Seduta n.382 del 23/03/1999
Seduta CCCLXXXII
Martedì 23 Marzo 1999
Presidenza del Vicepresidente Zucca
indi
del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 17 e 25.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 9 marzo 1999 (378), che è approvato, e dell'estratto del processo verbale della seduta di giovedì 11 marzo 1999 (381) recante l'elezione di un componente del CO.CI.CO. di Nuoro.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Lorenzoni ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 23 marzo 1999.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Costituzione di una rappresentanza politica in seno al Gruppo Misto
PRESIDENTE. Devo comunicare di aver ricevuto in data 16 marzo 1999 la seguente comunicazione: "Il sottoscritto consigliere regionale comunica alla Signoria Vostra di voler costituire presso questo Consiglio regionale il Gruppo politico dei "Riformatori sardi-Liberaldemocratici", cui ha aderito ai sensi e per gli effetti della vigente normativa. Distinti saluti, Massimo Fantola".
La Presidenza ha preso atto della costituzione di una rappresentanza politica all'interno del Gruppo Misto, in quanto ai sensi del comma 4 dell'articolo 20 del Regolamento non può essere autorizzata la costituzione di un vero e proprio Gruppo consiliare, quindi è stata costituita una componente con questa denominazione "Riformatori sardi-Liberaldemocratici" all'interno del Gruppo Misto in base al comma 4 dell'articolo 20 del Regolamento.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Il Consiglio regionale nella seduta dell'11 marzo ha provveduto all'elezione delle componenti della Commissione per la pari opportunità tra uomini e donne, per la copertura degli ultimi due posti concorrono con due voti ciascuna, Aru Milvia nata il 6 settembre 1935, Moretti Beatrice nata l'8 luglio 1957 e Piat Paola nata il 16 dicembre 1942; sulla base della verifica dei dati anagrafici vengono quindi proclamate elette perché più anziane di età: Aru Milvia il cui nome corretto è Aru Tuveri Milvia e Piat Paola.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
FRAU, Segretario f.f.:
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul paventato razionamento idrico nella città di Sassari". (1265)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di pericolo esistente su un tratto della Strada Consortile Cascetta-Molafa (SS) a causa dell'eccessiva quantità di acque reflue convogliate nel canale sottostante". (1266)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di ripristinare l'alveo originario del fiume rio Mannu in località "Bidolzu" in agro di Buddusò (SS)". (1267)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di agitazione delle compagnie barracellari per il mancato ripristino dei premi e sulle difficoltà della prossima campagna antincendi". (1268)
"Interrogazione LOCCI - BIGGIO, con richiesta di risposta scritta, sulle strategie dei vertici delle Poste sul Centro servizi finanziari di Cagliari". (1269)
"Interrogazione CUCCA - DETTORI Ivana sullo stato della sanità nel distretto del Sarcidano-Barbagia di Seulo". (1270)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanzepervenute alla Presidenza.
FRAU, Segretario f.f.:
"Interpellanza BALLETTO - PITTALIS sulla situazione di grave squilibrio finanziario dell'E.S.A.F.". (538)
"Interpellanza BERTOLOTTI - FLORIS - LIORI - LIPPI - BIGGIO sulla necessità di ricontrattare con lo Stato i rapporti relativi alle servitù militari". (539)
Sulle modalità con cui si è pervenuti alla definizione dell'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulla Risoluzione sulla crisi del comparto agricolo e dell'allevamento ovino e caprino in Sardegna, documento numero 59/A. Invito il Presidente della Commissione ad illustrare al Consiglio questa Risoluzione.
Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, colleghi e colleghe, come membro di questa Assemblea intendo esprimere formalmente il mio dissenso dalle modalità con cui è stata assunta la decisione di porre al primo punto dell'ordine del giorno di questa tornata di lavori la risoluzione numero 79 sulla crisi del comparto agricolo e dell'allevamento ovino e caprino in Sardegna.
Risoluzione approvata dalla quinta Commissione il 9 marzo scorso, in coincidenza con l'inizio della precedente tornata consiliare dedicata all'esame di altri provvedimenti sulla base di un ordine di priorità concordato in sede di Conferenza dei Capigruppo con l'Ufficio di Presidenza del Consiglio.
Vorrei chiarire subito il mio pensiero. Non intendo qui entrare in merito delle istanze esposte dal movimento dei pastori e dalla loro gravità ed urgenza, lo faremo nel corso dell'imminente dibattito, né intendo discutere le ragioni che hanno indotto la Presidenza di questa Assemblea in occasione di quella sessione di lavori a non modificare l'ordine del giorno già predisposto includendovi l'esame della risoluzione in questione.
Ritengo infine del tutto legittime le proteste e le pressioni, anche di piazza, della categoria volte ad accelerare l'esame da parte del Consiglio delle istanze presentate, quando però tali proteste e tali pressioni si mantengano nell'ambito del rispetto delle istituzioni, qual è quella che noi rappresentiamo qui sulla base di un mandato elettivo liberamente e democraticamente espresso. L'occupazione forzata di locali di questo edificio è atto grave, che non doveva essere tollerato ab initio, grave è l'accoglimento di una richiesta di per sé legittima da parte della Conferenza dei Capigruppo quando ancora perdurava tale occupazione abusiva; ciò significa la legittimazione di un comportamento illegale attuato in dispregio di una istituzione che rappresenta comunque tutti i sardi, al di là della valenza di chi temporaneamente la impersona. Ed è parimenti censurabile che tale comportamento sia stato assecondato da estemporanee iniziative di solidarietà che, trascendendo la giusta considerazione dovuta alle istanze espresse da qualunque categoria o gruppo sociale, si traducano in mere espressioni demagogiche.
Vorrei invitare tutti noi consiglieri e gli stessi istanti, ad una pacata e serena riflessione su quanto accaduto, sul pericolo che comportamenti inappropriati da ambo le parti in occasione di qualsiasi vertenza e di qualsiasi rivendicazione possono rappresentare per l'istituzione.
Quelle istituzioni che potranno certamente essere modificate e migliorate ma non delegittimate, perché è solo attraverso esse che è possibile ad ogni categoria di cittadini la libera espressione delle proprie legittime istanze e il democratico confronto atto a contemperare e a conciliare le esigenze degli uni con quelle degli altri.
Ritengo di aver chiaramente esposto come il mio dissenso riguardi il metodo seguito e non la sostanza. Accingiamoci pertanto ad esaminare la risoluzione all'ordine del giorno con serenità, approfondendo i problemi che ci sono posti.
PRESIDENTE. Alle sue osservazioni se lo riterrà risponderà il Presidente che testè nella Conferenza dei Capigruppo ha riferito anche sulle modalità attraverso le quali è venuto l'inserimento all'ordine del giorno di questo punto, riferirà il Presidente.
Io notando -anche con disappunto - l'assenza in questo momento dell'Assessore dell'agricoltura ed anche del Presidente della Commissione agricoltura, sospendo i lavori per un quarto d'ora in attesa che siano presenti.
(La seduta sospesa alle ore 17 e 35 viene ripresa alle ore 17 e 47.)
Discussione della Risoluzione della quinta Commissione "Sulla crisi del comparto agricolo e dell'allevamento ovino e caprino in Sardegna" (Documento 59)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto perché do la parola al Presidente della Commissione per l'illustrazione della risoluzione che la quinta Commissione permanente del Consiglio regionale ha approvato.
Ha facoltà di parlare consigliere Marrocu.
MARROCU (Progr. Fed.). Signor Presidente e cari colleghi, il 9 marzo la quinta Commissione ha approvato la risoluzione numero 79; la quinta Commissione ha approvato la risoluzione dopo un attento e rigoroso esame dei problemi che sono stati sottoposti all'attenzione della Commissione e dei Capigruppo dall'iniziativa del movimento pastori.
La quinta Commissione ha approvato questa risoluzione non sulla spinta di un movimento di piazza o sulle pressioni di una occupazione del palazzo da parte dei pastori, ma convinti della drammaticità della situazione che il comparto ovi - caprino in Sardegna viveva.
La quinta Commissione ha ritenuto opportuno. Volevo precisare questo aspetto del dibattito che ha preceduto l'approvazione della Commissione della risoluzione, un dibattito ed un approfondimento anche tecnico che è stato fatto dalla Commissione, dal funzionario ed anche dagli incontri con le organizzazioni debitamente convocate per esaminare questo problema, perché spero che anche l'Aula e il Consiglio, i colleghi nel dibattere questa mozione non siano condizionati dalle forme di lotta che il movimento dei pastori ha adottato e che non trova un giudizio positivo tra i colleghi, ma siano portati ad approfondire, a discutere e poi decidere su questa risoluzione esclusivamente nel valutare la situazione che ha determinato quelle lotte e quelle proteste.
Quindi, il giudizio e l'eventuale assenso o dissenso alla risoluzione, non trovi motivazioni nel chi ha sollevato il problema e con quali mezzi ha sollevato il problema, ma se i problemi sollevati sono reali e se la situazione di crisi del comparto è reale, e se le risposte che la Commissione ha proposto ed indicato invitando la Giunta ad adempiere, siano risposte corrette e perseguibili oppure no. Quello che noi auspichiamo come Commissione è che vi sia una discussione molto equilibrata e molto sobria sulla situazione che viene denunciata in questa risoluzione.
Io evito, anche perché credo che sia giusto non prendere più del tempo necessario, di far riferimento alle considerazioni che sono indicate nella risoluzione e che i colleghi hanno tutti letto e che leggeranno. Vi è comunque una situazione reale di grave crisi nel settore ovi-caprino, e non potrebbe essere diversamente se pensiamo che il prezzo del latte in quest'anno è di appena mille lire IVA compresa, quanto stanno liquidando sia le cooperative che gli industriali, mentre pochi anni fa, dieci anni fa, il prezzo del latte era intorno le 1400 lire o 1500 lire, a che da dieci anni ad oggi, mentre è diminuito il prezzo del latte sono aumentati i costi che il mondo agropastorale deve sostenere. Sono aumentati soprattutto in queste annate, in queste annate disgraziate di siccità che determinano un obbligo per gli agricoltori, per il mondo pastorale di approvvigionamento di foraggi, a costi che aumentano di anno in anno e quindi l'approvvigionamento esterno che determina che nel momento in cui si ha un aumento di costi si ha una riduzione delle entrate Cioè la situazione di crisi e di drammaticità che si vive nel mondo agropastorale non è una invenzione di chi ha occupato l'aula, è una situazione reale che coinvolge migliaia e migliaia di cittadini, in un comparto che comunque è un comparto strategico ed importante per l'economia della Sardegna.
Ciò che ha motivato pertanto la Commissione non è una risposta ad una situazione di emergenza, che veniva sottolineata dall'occupazione dell'aula o dall'occupazione del piazzale davanti al Consiglio, ma una situazione di emergenza vera, reale, di crisi di un comparto che si vive nei paesi, nei nostri paesi lo viviamo tutti i giorni e dei quali ovviamente siamo informati.
Quali sono quindi le soluzioni che la Commissione ha indicato?
A gennaio del 1998 veniva pubblicata la legge numero 4. La legge numero 4 fu approvata dal Consiglio regionale all'unanimità. E' una legge che recepisce normative comunitarie e che consente agli stati membri di poter procedere a politiche di salvataggio e di ristrutturazione di settori in crisi. La legge numero 4 è stata approvata dall'Unione europea perché recava norme generali in quanto rinviava la sua attuazione a piani di comparto e a piani di risanamento.
Dalla legge numero 4 noi abbiamo approvato, tra l'altro con un voto anche quello unanime in Commissione e la Giunta ha poi trasmesso all'Unione Europea, un solo piano di ristrutturazione e di risanamento, il piano serricolo. Questo piano serricolo a tutt'oggi non è stato approvato dall'Unione europea anzi sono state avviate, dopo un lungo e tormentato confronto tra la Giunta regionale, tra i funzionari, con tra l'altro l'attivazione anche da parte della Giunta regionale dello stesso Ministero dell'agricoltura, delle politiche agricole, perché la Giunta prendeva atto di una situazione di gravità che si vive nel nostro mondo; questo piano non è stato attuato e non si può attuare, anzi è stata avviata una procedura - per il momento non ancora di infrazione, perché il piano non si è attuto, ovviamente, pertanto non c'è ancora l'infrazione - da parte della Unione Europea. Ma, questo non impedisce, anzi l'esperienza che si stà vivendo nel comparto serricolo autorizza pensare che è possibile comunque predisporre altri piani in attuazione della legge numero 4, per ristrutturare e risanare altri settori del comparto agricolo che vivono momenti di crisi, come il comparto ovi - caprino, magari avvalendosi proprio dell'esperienza che oggi abbiamo, in relazione a quello che è avvenuto per il comparto serricolo, facciamo tesoro di quella esperienza predisponendo un piano che invece possa trovare l'accoglimento dell'Unione Europea.
Da questo punto di vista siamo anche avvantaggiati perché lo stesso Ministero ha proposto un suo schema, che raccoglie molte delle indicazioni che sono nel piano serricolo per quanto attiene le politiche di salvataggio. Quindi, il primo invito che la Commissione ha fatto alla Giunta è quello di attivarsi per la predisposizione di un piano in attuazione della legge numero 4, tenendo conto dell'esperienza che si è maturata per il piano serricolo, quindi non ricommettendo gli errori che abbiamo commesso per il piano serricolo, pertanto facendo tesoro di quella esperienza, ed anche tenendo conto delle indicazioni che ormai sono fatte proprie anche dal Ministero dell'Agricoltura (chiamiamolo così), per quanto riguarda l'attuazione di quelle direttive comunitarie.
Quindi è possibile pensare ad un piano di risanamento, di ristrutturazione del settore ovi - caprino che vive un momento di crisi, facendo tesoro sia di quanto disposto dalla legge numero 4 che da quanto disposto nelle direttive(?) comunitarie. Quindi, non vogliamo e né pensiamo ad un piano che si allontani dalla normativa comunitaria, non si può pensare a ripercorrere gli errori che furono percorsi nell'89 quando, in presenza di un evento calamitoso come appunto la siccità, si attuò la legge numero 44 di cui oggi stiamo ancora pagando le conseguenze, dopo la condanna e dopo l'apertura dell'infrazione da parte dell'Unione Europea. Un piano è possibile però predisporlo, nel rispetto della normativa comunitaria, cioè di quelle direttive approvate dall'Unione europea nel settembre 1997, nel rispetto della legge numero 4 e facendo tesoro (lo ripeto ancora una volta) di quanto avvenuto per il piano serricolo.
L'altra indicazione che veniva dalla Commissione, e proprio facendo tesoro delle esperienze di quanto è avvenuto per il piano serricolo e di quanto stà avvenendo, non sempre in Assessorato ci sono le competenze ad un tal livello per affrontare un problema di un confronto rispetto alle politiche di risanamento e di ristrutturazione di comparti in crisi, in un rapporto e in un confronto con l'Unione europea.
Abbiamo avvertito l'esigenza di individuare una struttura, un punto di riferimento che fosse in grado di coordinare la predisposizione stessa del piano, di fare un'opera di monitoraggio e soprattutto di stabilire come, dopo l'attuazione del piano di risanamento, questo settore può riprendere produttività e riprendere a produrre reddito per gli operatori. Questo elemento per noi, questo punto di unione tra il mondo agropastorale che è in crisi e il mondo del credito e l'Unione europea è rappresentato dalla finanziaria pubblica, che sulla base di una riforma della SFIRS, sulla base di una riforma deliberata oggi, con(?) competenza anche in materia agricola, che tra l'altro attua politiche di risanamento, di rilancio, di ristrutturazione nei settori industriali e, che può intervenire anche nel settore agricolo perché ne ha competenza. Ne ha competenza perché è stato modificato lo statuto, ne ha competenza perché abbiamo dato competenza anche in materia agricola, quindi può essere uno strumento individuato come elemento di collegamento tra il mondo agricolo (quindi, il mondo in crisi) il mondo del credito e l'Unione europea.
Nella risoluzione della Commissione, inoltre, ci sono indicate altre iniziative che possono essere assunte per evitare la crisi. Alcune sono relative ad eliminare, ma in questa direzione mi pare che la Giunta e l'Assessorato si stiano già muovendo, alcune diseconomie che il mondo agropastorale vive, che sono la questione della mancata infrastrutturazione del territorio, penso alla viabilità, penso all'elettrificazione(?), penso alla questione dei trasporti, alle difficoltà che abbiamo nel esportare il nostro prodotto, quindi alle difficoltà complessive.
L'altro punto che viene qui indicato è la possibilità di realizzare strutture di refrigerazione e conservazione...c'è un po' troppo rumore!
PRESIDENTE. Prego i colleghi di evitare il borbottio persistente.
MARROCU (Progr. Fed.), relatore. Su questo punto in passato c'è stata una lunga discussione e ha anche messo (?) a confronto posizioni differenti. Ciò che animava il dibattito nel passato, quando fu definita già nell'89 la realizzazione di impianti di refrigerazione del latte a Macomer e a San Gavino, era principalmente motivato da due elementi, cioè, dall'esigenza di garantire la possibilità di avere latte nel periodo estivo per poter produrre formaggi molli in un periodo in cui il mercato in Sardegna tira per la presenza dei turisti e la produzione del latte non c'è, quindi eliminare la stagionalità sia della lavorazione nel momento della trasformazione del latte, sia la possibilità anche di non avere un certo prodotto, che è quello che poi sul mercato va - i formaggi molli - per dodici mesi all'anno.
Questa motivazione però era contrastata dal punto di vista tecnico, in particolare, perché si riteneva che il congelamento del latte faceva perdere al latte alcune caratteristiche che poi non consentivano di avere un prodotto di un certo valore. Oggi però la tecnologia in quella direzione è cresciuta, ci sono tecnologie anche sperimentate in Sardegna dall'Istituto Zootecnico Incasario, o anche tecnologie francesi che consentono di congelare il latte e di mantenere intatte le caratteristiche del latte stesso, ma soprattutto la funzione del congelamento ha un'altra funzione che è quella di ritirare il latte in un periodo di sovrapproduzione e quindi di poter consentire una contrattazione migliore del prezzo del latte tra gli industriali e gli allevatori. Contrattazione che oggi non c'è, perché l'allevatore o accetta le condizioni che gli vengono poste oppure non ha nessuna arma e nessun strumento per poter contrattare. Questa è un'altra indicazione che viene data nella risoluzione.
Ci sono altre due indicazioni che io voglio citare, poi le altre mi pare che i colleghi le abbiano lette e le conoscano. La prima è la regionalizzazione dell'AIMA, un fatto che si pone anche in considerazione di quanto è avvenuto in queste settimane e in questi mesi.
I colleghi sanno bene quanto sta avvenendo intorno a questo aspetto: c'é chi ha abusato e viene perseguito perché ha abusato, ma nello sparare nel mucchio stanno perseguendo anche chi non ha abusato, chi invece è in regola con la normativa comunitaria, chi è in regola perché i controlli sono stati fatti in un certo modo. Noi abbiamo chiesto che venisse regionalizzata l'AIMA, perché vi è un'indicazione in questa direzione che viene da tutti, quindi non mi pare che su questo ci siano indicazioni(?).
L'altro aspetto riguarda a due leggi: noi abbiamo approvato oltre alla legge numero 4 la legge numero 18. Nella legge numero 18 era inserito un articolo, l'articolo 18 che consentiva per le aziende in crisi l'attivazione della legge numero 60, che sulla piccola proprietà contadina si potesse fare anche il passaggio di proprietà da padre in figlio, quindi questo potesse consentire all'avvio(?) di recuperare una certa liquidità per affrontare e trovare soluzioni alle crisi dell'azienda.
L'articolo 18 della legge 18 non si è potuto attuare perché c'è una procedura anche lì avviata non ancora di infrazione, ma una procedura avviata sulla legge numero 60 sulla piccola proprietà contadina.
Ciò che chiediamo, ma devo dare atto all'assessore Ferrari e alla Giunta che comunque in questa direzione si stanno attivando, è che queste procedure vengano definite, perché ciò che si lamenta di più nel mondo agropastorale è che delle leggi che noi abbiamo approvato la 4, la 8 e la 18 per quanto attiene all'aspetto dell'articolo 18, la legge 8 per quanto riguarda l'articolo 14, cioè la sanatoria per la legge (?) 44, di queste leggi che il Consiglio ha approvato all'unanimità, e per la cui attuazione ha stanziato ingenti risorse, si sono avviate procedure - ripeto non di infrazione, ma procedure di controllo da parte dell'Unione Europea - e a distanza di un anno o un anno e mezzo non si sa ancora se si potranno attuare oppure no. Quindi creano una situazione di aspettativa e di attesa da parte del mondo agropastorale e da parte del mondo agricolo che vive crisi, contemporaneamente vengono meno le risposte.
Allora, si è proceduto in questi mesi a chiedere il rinvio delle attivazioni di aste e di pignoramenti di aziende, e io ripeto che quando un agricoltore oltre a perdere il lavoro rischia di perdere la propria casa, o addirittura la casa dei propri familiari come in molti casi sta avvenendo, c'è quel rischio, è chiaro che anche la tranquillità ed anche le forme di lotta pur non giustificabili rischiano di aprire quella situazione che noi non abbiamo ben accolto in queste settimane, però ci troviamo di fronte a situazioni di vera emergenza. In certi casi rischia di diventare emergenza anche di ordine pubblico data questa situazione drammatica che si vive nelle campagne.
Allora, anche qui l'invito è ad avviare un confronto più serrato col Governo nazionale e attraverso il Governo nazionale con l'Unione Europea, perché sulla 4, sulla 8 e sull'articolo 18 della 18 ci sia una chiusura di questa procedura avviata a livello comunitario, ci sia l'assenso oppure no. Io so che su alcuni punti sembrerebbe che ci sia disponibilità ad essere accolti, penso all'articolo 14 della 44, sul quale sinceramente non riesco a capire quali sono le obiezioni comunitarie, non riesco proprio a capirle, perché mi pare che obiezioni non possano essercene su quelli leggi. Il motivo della risoluzione è anche quello di far sì che queste procedure su leggi regionali, approvate all'unanimità dal Consiglio regionale, che rappresentano una risposta alla crisi del comparto agropastorale, vi sia una parola definitiva a livello dell'Unione Europea perché se quella strada non è percorribile, si individuano altre strade percorribili, certo è che non possiamo accettare che un settore primario e importante come l'agricoltura possa morire come sta morendo in queste settimane, in questi mesi, anche per l'effetto di un grave elemento come la siccità che stiamo vivendo in queste settimane.
Questa è la risoluzione, ripeto ancora una volta che mi auguro che il Consiglio la discuta tenendo conto della situazione e del problema sollevato non soltanto guardando a chi a sollevato il problema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.
FERRARI (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che, prima di procedere nella discussione, se il Consiglio, dopo l'intervento della Giunta, riterrà di farlo in questa fase, ritengo che sia opportuno tener conto di una serie di valutazioni e di fatti nuovi che la Giunta vuol portare a conoscenza del Consiglio.
Dico subito che in questa fase particolare della legislatura - intendo dire che siamo vicini alle elezioni, quindi siamo alla conclusione e quindi si pone una serie di problemi anche di tempi tecnici per eventuali interventi della Giunta - però c'è un punto che ci accomuna, ed è la valutazione che tutti facciamo dello stato di crisi della nostra agricoltura, ed è per questo che io nella relazione che ho svolto in Aula giorni fa, ho chiesto al Consiglio uno sforzo unitario, anche se è difficile realizzare, attuare uno sforzo unitario in questa fase di fine legislatura, ben consapevole del fatto che, pur essendo tutti consapevoli dello stato di crisi, a fine legislatura siamo tutti portati a evidenziare e sottolineare di più la nostra posizione rispetto a quella degli altri. Però ci sono valutazioni che possono essere considerate neutre. Io, per esempio, di fronte alla risoluzione della Commissione, che credo sia un lavoro orientato a fare delle proposte per risolvere quanto più possibile la situazione di crisi, dove ho colto che si pongono anche dei problemi di compatibilità con la normativa comunitaria, ricordiamoci sempre che noi siamo all'interno dell'Unione Europea e dell'Unione Europea dobbiamo accettare vincoli e regole, benefici, lacci e laccioli che possono esserci.
Allora, ho chiesto ai miei uffici, a chi dei miei uffici più direttamente segue la normativa comunitaria sotto l'aspetto della legittimità dell'azione della Giunta e del Consiglio, che mi facesse una propria valutazione, diciamo, neutra, io non ho chiesto nulla, non ho detto assolutamente di puntare la propria attenzione in una direzione e non in un'altra, ho chiesto a chi si occupa di queste cose di fare la propria valutazione, questa valutazione ha una firma, è una valutazione tecnica ed è quella che vi leggo. Sono due paginette e ve le posso leggere perché questo è un dato che non può essere sottaciuto nel momento in cui noi approviamo una Risoluzione che, grazie a Dio, non è così leggera, non è così poco impegnativa. I miei uffici dicono: "Gli aiuti di aziende in difficoltà - si parla degli interventi soprattutto in relazione alla legge numero 4, richiamata del Presidente della Commissione - sono per definizione aiuti eccezionali, destinati a un numero estremamente ristretto di beneficiari, essi infatti sono compatibili ai sensi degli orientamenti comunitari in materia solo se si verificano le condizioni seguenti: a) l'intervento deve consentire il ripristino della redditività aziendale; b) può essere necessaria la riduzione della produzione; c) il beneficiario deve contribuire in maniera significativa all'attuazione della ristrutturazione aziendale; d) l'intensità dell'aiuto deve essere limitato al minimo necessario alla ristrutturazione; e) il programma di ristrutturazione deve essere realizzato interamente e la Commissione attraverso una relazione annuale ne verifica l'esecuzione.
Le osservazioni fatte dalla Commissione al Piano per il settore serricolo consentono oggi di avere non solo uno strumento in più per l'elaborazione di piani di intervento, ma hanno anche messo in evidenza quanto sia complesso costruire regimi di aiuto sulla base degli orientamenti comunitari e quanto la stessa Commissione trovi difficoltà a valutarli. Con le osservazioni la Commissione ha però in qualche modo indicato quali sono gli elementi su cui fondamentalmente si basa la valutazione degli aiuti che sono: individuazione dei parametri che consentono di definire la difficoltà delle aziende considerate; presentazione di valida documentazione a sostegno del fatto che le misure proposte nel piano di intervento consentano effettivamente di ripristinare la redditività aziendale; chiarezza nella definizione dell'intervento pubblico; garanzia da parte dei beneficiari di un contributo significativo alla ristrutturazione dell'azienda; individuazione di sbocchi di mercato per le produzioni interessate, necessità quindi di ricerche di mercato valide; presenze nel piano di aiuti compatibili, da evitare quindi quelli proposti nella risoluzione in quanto dichiarati incompatibili dalla Commissione con decisione eccetera eccetera.
Detto tutto questo, appare ancora più evidente rispetto al passato come gli aiuti previsti dalla legge regionale numero 4 del 1998 vadano considerati essenzialmente aiuti complementari, da utilizzare nei casi di reale e dimostrabile necessità, piuttosto che interventi risolutivi per problemi più ampi e complessi come pare invece si intenda nella risoluzione. La SFIRS potrebbe anche essere utilizzata per l'attuazione di piani di salvataggio, la cui giustificazione è comunque particolarmente difficile perché presuppone, quale motivazione, acute difficoltà sociali. Gli aiuti al salvataggio consistono esclusivamente in aiuti di tesoreria, sotto forma di garanzia di crediti o di crediti rimborsabili gravati da un tasso di interesse equivalente a quelli di mercato, possono essere concessi una tantum e per breve periodo, generalmente sei mesi.
L'utilizzo della SFIRS non consente di evitare il controllo della Commissione, in quanto l'obbligo di notifica non sussiste soltanto nel caso in cui la società finanziaria pubblica agisca in circostanze che sarebbero accettabili per un investitore privato che opera nelle normali condizioni di un'economia di mercato. Nel caso specifico di aziende in difficoltà appare piuttosto improbabile che qualunque intervento non si configuri come aiuto.
L'aiuto istituito con l'articolo 3 della legge regionale numero 16 del 1995 non è ripetibile; l'articolo 18 della legge regionale numero 18 del 1998 non è attuabile in quanto trova fondamento nella legge regionale numero 60 del 1979, per cui la Commissione Europea ha aperto la procedura, pertanto è tassativamente vietato dare attuazione agli aiuti da questa istituiti, compreso quello istituito con il succitato articolo 18 che potrà essere attuato soltanto qualora la procedura si chiudesse in senso positivo e fosse giudicato compatibile dalla Commissione.
Eventuali aiuti per la realizzazione di strutture di refrigerazione e conservazione del latte rientrano nel campo di azione del Regolamento 950 del 1997, articolo 12, devono pertanto essere rispettate le intensità di aiuto previsto dal suddetto Regolamento e dalle relative delibere di attuazione adottate dalla Regione".
Ora detto questo io non mi soffermo, potrei commentare alcune cose, ma mi rimetto al testo della relazione fatta degli uffici. Vorrei informare il Consiglio che, proprio domani, per una serie di temi comunque posti dalla Risoluzione della Commissione, c'è un incontro con il Ministro De Castro, incontro con l'Assessore regionale dell'agricoltura e con i rappresentanti che siedono nel tavolo verde a livello regionale, e saranno trattati in particolare i seguenti argomenti: indebitamento e credito.
In relazione a una serie di questioni, per esempio in agricoltura non possiamo sostenere i consorzi fidi perché la normativa comunitaria ce lo vieta e quindi bisogna inventare qualcosa perché è assurdo che si possano utilizzare i consorzi fidi con sostegni, aiuti da parte della Regione, in tutti i campi, in tutti i settori, esclusa l'agricoltura. Quindi bisognerà trovare un rimedio, ma è un rimedio che va contrattato a livello comunitario e che va proposto a livello nazionale.
Noi abbiamo fatto una trattativa con gli istituti di credito a livello regionale e per quanto riguarda i mutui di assestamento, poi con tutte le difficoltà che comunque rimangono, siamo riusciti ad abbattere il tasso d'interesse dal 14 al 6 per cento per le rate che rimangono da pagare a partire dal primo di gennaio di questo anno. Comunque si sta discutendo, si sta proponendo a livello nazionale, un disegno di legge che vorrebbe estendere un po' a tutti i mutui dell'agricoltura questo abbattimento del tasso di interesse, ed è una cosa che proporremo domani al Ministro.
Si discuterà della legge numero 4 in relazione al piano serricolo, che è ancora all'esame, è aperta la procedura, ma non è detto, come ricordava il Presidente della Commissione, che questo piano venga bocciato. Noi su questo più volte abbiamo dato i nostri chiarimenti, però effettivamente le difficoltà ci sono, anche perché gli orientamenti comunitari in materia stanno tendenzialmente modificandosi, anzi, c'è già la proposta di modifica.
Per quanto riguarda la legge numero 8 c'è in discussione l'articolo 14, che è quello che ricordava il Presidente della Commissione, che se venisse approvato, e su questo non c'è ancora la procedura di infrazione, tutto il resto della legge numero 8 è stato approvato, salvo gli articoli che sono stati cassati, se viene approvato l'articolo 14 credo che sia un forte aiuto alle aziende in difficoltà. Si tratterà del settore ovicaprino in tutte le implicanze di questo settore, a cominciare dal problema del mancato contributo all'esportazione del formaggio pecorino romano; si discuterà di quote latte, ad evitare che quanto si è ottenuto a livello comunitario, circa 600.000 tonnellate di quote latte per l'Italia vadano tutte alle regioni che hanno sfondato il plafone a loro assegnato; si discuterà della ripartizione delle quote assegnate all'Italia, quasi 13.000 ettari di vigneti per un'equa ripartizione e assegnazione anche alla Sardegna; si discuterà della riforma dell'AIMA e dei problemi che sono stati sollevati in questo ultimo periodo.
Detto questo vorrei proporre all'Aula, è una proposta che fa la Giunta e che l'Aula valuterà e naturalmente la Giunta si rimetterà all'Aula, mi sembra che sia opportuno che si discuta di questi problemi e si arrivi a una risoluzione che io auspicherei unitaria dopo anche questo incontro, e questo incontro non è un incontro che non rappresenta niente, rappresenta il mondo dell'agricoltura sarda che va a confrontarsi con il Ministro che, con capacità, con tenacia, sta sostenendo le ragioni dell'Italia a livello comunitario.
E` ovvio che qualunque documento si approvi in quest'Aula, questo documento per quanto riguarda la Giunta, deve essere naturalmente compatibile con la normativa comunitaria, deve essere compatibile con le risorse finanziarie e deve essere compatibile con i tempi tecnici che noi abbiamo da qui alla fine di questa legislatura.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, adesso l'Assessore...
CUGINI (Progr. Fed.). Signor Presidente, ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori, non sul provvedimento.
PRESIDENTE. Infatti sta parlando sull'ordine dei lavori.
CUGINI (Progr. Fed.). Speriamo.
PRESIDENTE. Continui il suo intervento sull'ordine dei lavori.
BOERO (A.N.). Poc'anzi l'Assessore ci ha letto un documento tecnico, di valutazione che incide in modo particolare, a dire dell'Assessore, sulla nostra risoluzione. Io chiedo, ecco l'ordine dei lavori, fantasmi non ne esistono, che venga duplicato questo documento e che ci sia dato un adeguato tempo per prenderne visione.
PRESIDENTE. Se non ho capito male l'onorevole Boero sull'ordine dei lavori propone di acquisire...
BOERO (A.N.). Di acquisire questo documento che l'Assessore ha utilizzato come fatto fondamentale, che a suo dire cambierebbe qualche termine, qualche cosa fondamentale della risoluzione, poterne prendere visione, avere il tempo di prenderne anche visione e quindi, con una sospensione adeguata.
PRESIDENTE. Quindi in termini prepositivi le conseguenze di questa sua premessa sarebbero che si dovrebbe aggiornare la discussione sulla risoluzione?
BOERO (A.N.). Aggiornare e il tempo di leggerselo e di dare una considerazione, che so, venti minuti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Per concordare con la richiesta del consigliere Boero, ed eventualmente anche per introdurre un emendamento alla sua proposta che è quest0; l'Assessore ha posto all'attenzione dell'Aula due problemi, ha posto all'attenzione un documento tecnico, che tecnico non è perché non riesco a capire la differenza tra tecnico e politico, è un documento che pone questioni rilevantissime al Consiglio che abbiamo necessità di approfondire, così come ha detto che ci sarà anche un incontro col Ministro, domani, per porre sul tavolo del governo i problemi che sono contenuti nel nostro dibattito.
Proporrei invece di prendere visione del documento dell'Assessore, di rinviare la discussione sul primo punto dell'ordine del giorno per qualche giorno per darci il modo di verificare e di valutare il documento dell'Assessore, ma anche le conclusioni dell'incontro con il Ministro di domani e poi eventualmente di procedere con gli altri punti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis Marco sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.). Sull'ordine dei lavori. Mi dispiace contraddire il collega Marteddu che ha preannunciato una richiesta che poteva essere legittima in altri momenti. Noi oggi ci siamo riuniti per trattare argomenti delicatissimi, documenti che hanno già suscitato la massima attenzione di una certa categoria, gli operatori attendono da noi delle risposte. Potrebbero, caro collega Marteddu, capire dal suo atteggiamento che è quello ancora di dilazionare, non trovare risposte a dei problemi che loro hanno avanzato, a dei documenti che la Commissione ha presentato e che meritavano già attenzione precedentemente. Noi già non abbiamo dato risposta alla risoluzione nelle altre sedute; onorevole Marteddu, io non me la sento di dover non dare risposte oggi agli agricoltori, agli allevatori che le stanno aspettando. Ritengo invece di appoggiare la proposta del collega Boero perché vengano concessi dieci, quindici minuti di valutazione a queste proposte, che ci ha già detto verbalmente l'Assessore Ferrari e che io ho recepito molto probabilmente leggendole con più attenzione, si potrebbe anche riprendere il dialogo fra 15 minuti. Non me la sento di condividere l'opinione, sia pur apprezzabile del collega Marteddu, perché costringe quel mondo ancora a protestare, ancora a pressare, ancora a stare da noi e noi siamo dalla loro parte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Io vorrei che chi ha proposto un rinvio riflettesse un po' sulla situazione che abbiamo, altrimenti non riusciamo a capire in che situazioni si trova il Consiglio regionale, si trovano i pastori e i contadini che hanno ripetutamente manifestato, e nelle forme che hanno manifestato clamorosamente.
Esattamente quindici giorni fa in apertura di seduta, avevamo chiesto di discutere il documento che aveva esitato la quinta Commissione, cioè questo. La Presidenza aveva assicurato tutto il suo interessamento, i Capigruppo non decisero in questo senso. E` stata occupata la sala del Consiglio, è successo quel che è successo, un episodio non edificante, una situazione di grande difficoltà che non risponde neanche agli interessi e ai bisogni più sentiti di questa categoria, rinviamo ancora? Noi ci dissociamo profondamente da questa cosa; è sbagliato, è assolutamente sbagliato rinviare questa discussione.
Credo che il documento vada discusso, che l'Assessore e la Giunta esaminino i provvedimenti che sono di loro competenza, che sono possibili attuare in tempi rapidissimi e consentire alle categorie di distendere(?) la situazione e di avere anche dei benefici da un intervento della Giunta regionale e per essa in questo caso, dal Consiglio regionale, altrimenti continuiamo così. A meno che non vogliamo giocare allo sfascio; vogliamo giocare allo sfascio? Vogliamo consentire che ci sia una ulteriore ribellione da parte di queste categorie che hanno ragione da vendere, per non dire altro.
Signor Presidente, noi ci dissociamo nel modo più assoluto, quindi chiediamo che la discussione continui; il documento può essere prodotto e esaminato da chi vuole esaminarlo anche nel corso degli interventi che ci saranno in Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, per dire che condivido le argomentazioni dell'onorevole Montis per me basta aspettare cinque minuti la riproduzione del documento, ritengo che il Consiglio debba andare avanti perché alla riunione di domani con il Ministro l'Assessore porti l'opinione del Consiglio, quindi effettivamente vi è l'urgenza di chiudere il dibattito.
Teniamo conto che non stiamo approvando una legge, stiamo approvando una risoluzione, quindi una manifestazione di volontà del Consiglio che è meglio che avvenga prima dell'incontro col Ministro, mentre il dopo probabilmente non avrebbe nessun significato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, proprio sull'ordine dei lavori anch'io vorrei ribadire, perché dopo la prima proposta del collega Boero che chiedeva una sospensione giusto per riprodurre il documento dell'Assessore e per poterlo valutare, e chiedere poi la discussione dell'ordine del giorno, cioè della risoluzione, insisto sulla richiesta da parte di Alleanza Nazionale perché la risoluzione venga discussa oggi per i motivi che sono stati ampiamente illustrati dai colleghi, che non intendo ripetere, però la volontà di Alleanza Nazionale è di andare avanti nella discussione della risoluzione in questa giornata.
PRESIDENTE. Se non ci sono altre opinioni la Presidenza si assume la responsabilità di decidere.
Sospendo per il tempo strettamente necessario alla distribuzione della risoluzione, un quarto d'ora, e poi continuiamo con il dibattito.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 31, viene ripresa alle ore 18 e 46.)
Continuazione della discussione della Risoluzione della quinta Commissione "Sulla crisi del comparto agricolo e dell'allevamento ovino e caprino in Sardegna" (Documento 59)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Risoluzione che andiamo a considerare e a valutare parte da considerazioni sicuramente condivisibili dall'Assemblea, cioè che le crisi sono dovute a punti nei quali soprattutto il secondo - io l'avrei messo al primo punto - cioè che l'indebitamento ha raggiunto livelli insostenibili e che poi, riprendo il primo punto, cioè il deficit delle infrastrutture di tipo territoriale, o legate anche alle aziende e che comunque hanno una valenza fondamentale nel determinare, insieme alle continue siccità, la crisi del mondo agro-pastorale, soprattutto del settore ovino e caprino che, bontà della Commissione, viene definito uno dei settori più importanti dell'economia della Sardegna, anche se poi lo sappiamo tutti che è l'unico che crea economia vera in Sardegna, vera almeno del punto di vista quantitativo dell'economia che crea.
Non si può non condividere che c'è necessità di impianti di refrigerazione, che possono consentire quindi la messa sul mercato di quantità di prodotto nei momenti in cui questo sia più conveniente, cose che fanno tutte parte di una seria politica economica, che la Regione avrebbe dovuto darsi da tempo e che questo Consiglio ha perso l'occasione di fare in cinque anni di attività. Non può allo stesso modo non essere condivisibile che la concessione di mutui a tasso agevolato per l'acquisto di aziende agricole, di appartenenti allo stesso nucleo familiare, sia una concessione che aiuterebbe a rimettere nel mercato dei giovani in agricoltura, tanto più se ci fossero delle leggi a questo finalizzate. Però, la parte in cui viene invitata la Giunta Regionale a prendere una serie di provvedimenti a me sembra proprio campagna elettorale e demagogia, una Giunta che in cinque anni non ha trovato il tempo e il modo di interessarsi seriamente per i problemi dell'agricoltura.
Ripeto, il settore più importante dell'economia isolana, non può pretendere in meno di 90 giorni che mancano alla chiusura del proprio mandato, giorni che saranno impegnati, lo sappiamo tutti, in campagne elettorali di tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, e anche di autorevoli esponenti della Giunta che mi risulta passeranno più tempo a farsi la campagna elettorale in quanto candidati, che a risolvere i problemi della Sardegna che non sono riusciti a risolvere fino ad oggi, a me sa, non solo di demagogia, ma di una presa in giro che si poteva risparmiare a tutto il mondo degli allevatori ovini e caprini, che sinceramente non meritano questa presa in giro.
Il fatto stesso che si invita la Giunta a predisporre alla Commissione Europea una piano di risanamento in attuazione della legge numero 4, cioè della legge del '98 che intitolava: "Interventi a favore delle aziende agricole in difficoltà", legge che voglio ricordare, noi dell'opposizione criticammo, anche se poi la votammo pur di dare uno strumento a questo Consiglio, ove poter drenare risorse anche in anni futuri, questa legge era stata varata con l'intento di destinare fondi che già noi giudicavamo insufficienti per il solo settore serricolo e che quindi non si può pensare con gli stessi fondi di risolvere i problemi del mondo dell'allevamento ovino, perché sappiamo di non essere in grado di risolverli, e poi ci limitiamo a chiedere che si attui un reperimento delle risorse contestuale, che sappiamo che tutto potranno essere fuorché congrue.
E` una presa in giro, signor Presidente, che non mi sento di sostenere in tutta onestà, perché vengo da una comunità che esprime allevatori veri, allevatori che sono il vanto dell'economia della Sardegna, che ci presenta come biglietto da visita in tutto il mondo, ci vengono invidiati; questi allevatori sono dei veri imprenditori, hanno delle difficoltà vere che spesso non dipendono da loro, ma dipendono anche da errori della politica precedente che noi avremmo avuto in questi anni il dovere di aiutare a risolvere.
Voglio ricordare, signor Presidente, che non abbiamo il potere di sospendere gli atti esecutivi, potremmo tutt'al più intervenire sulle banche, ma a me sembra di ricordare di aver sentito l'onorevole Palomba, il Presidente di questa Giunta, più di una volta proclamare in televisione di aver avuto risultati brillanti e importanti in questo settore; beh, se oggi stiamo qui a chiederli vuol dire o che l'onorevole Palomba aveva chiesto qualcos'altro, o che io non avevo capito niente di quello che lui diceva, ma non credo che questa seconda ipotesi sia quella reale.
Voglio criticare anche questo documento dell'assessore, persona a cui ho sempre riconosciuto serietà, però signor Presidente e signor assessore, mi rivolgo a lei in modo particolare, non era il caso di presentare questo documento adesso, o forse lei da persona seria vuole salvare la faccia presentandoci tutta una serie di punti di questo documento che ci dicono che questa risoluzione è carta straccia, che non è attuabile. Allora che cosa dovremmo votare noi? Questi punti dovevano essere portati a conoscenza della Commissione nel momento in cui questa risoluzione si stava proponendo all'Aula; arrivati a questo punto noi dobbiamo ricominciare da capo, perché bisogna ricordarli questi punti, "l'intervento deve consentire il ripristino della redditività aziendale" e qui siamo d'accordo "può essere necessaria la riduzione della produzione". La produzione del latte ovicaprino, in tutto il segmento della produzione del latte europeo, è una minima e minimissima percentuale, lo sappiamo tutti. Quindi che cosa vogliamo chiedere di ridurre ancora la produzione? Stiamo prendendo in giro? La produzione del latte di vacca dovremmo chiedere che venga ridotta.
Voglio ricordare all'assessore che io ho depositato più di una volta una legge che chiede dei fondi e che chiede della provvidenze per le aziende colpite da agalassia, e voglio fare una considerazione, che credo sia condivisa da gran parte dell'Aula, che queste aziende che già erano in crisi per la siccità, che già erano in crisi per l'indebitamento al quale erano state spinte questo indebitamento dalla sconsiderata politica degli enti agricoli e dei vari assessorati che si sono succeduti in questi ultimi decenni nella Regione; beh, quando queste aziende si sono trovate tra capo e collo questa malattia che gli enti strumentali della Regione avrebbero avuto il dovere di evitare che potesse svilupparsi in Sardegna, perché per questo sono pagati lautamente e per questo drenano risorse dagli altri settori produttivi dell'agricoltura, beh, questa malattia che si è potuta sviluppare per colpevolezza di questi enti, lo voglio sottolineare ancora, si trova nel punto di annegare, di affogare.
Se noi gli dessimo queste provvidenze che meritano e che non sono così importanti in termini quantitativi, perché per aiutare queste aziende basterebbe che venissero pagati i debiti e i danni che a loro sono stati causati da queste malattie, eviteremo senz'altro il fallimento di queste aziende e non avremo bisogno per fare questo di ricorrere al Mercato comune europeo e di pietire niente alla CEE.
Signor Presidente, c'era stato un impegno da parte sua, da parte dell'Assessore Scano, da parte del Presidente della Commissione agricoltura di portare al più presto alla discussione questo provvedimento che avrebbe dato una boccata di respiro almeno a quelle aziende. Non lo vedo inserito nei punti all'ordine del giorno e nei punti della risoluzione, signor Presidente. Abbiamo un debito con queste categorie: queste categorie mantengono in piedi l'economia dell'Isola nonostante il mondo della politica, nonostante l'attività del Consiglio regionale, anzi contro l'attività del Consiglio regionale che sembra fare di tutto per danneggiare queste aziende. Oggi noi abbiamo la possibilità di fare qualcosa, questo qualcosa di concreto che io avevo proposto non è stato preso neanche in considerazione. Credo che non mi si possa chiedere di prendere in giro il sangue del mio sangue, la gente della mia gente, votando documenti come questi che sono improponibili, che sono vergognosi, che non sono degni di un'aula che si possa chiamare parlamento del proprio sardo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). E` veramente paradossale che questo Consiglio regionale concluda i suoi cinque anni di improduttività e di inefficienza trattando proprio della questione del comparto agropastorale. E dunque a cinque intollerabili anni di demagogia segue oggi la discussione su una risoluzione che pare essa stessa provare vergogna per l'inadeguatezza e la strutturale improduttività delle sue conclusioni.
Bisogna ricordare a qualche smemorato collega del centrosinistra e a qualche componente della Giunta regionale che oggi è il 22 marzo, ovvero manca poco più di un mese all'apertura dei comizi elettorali, e già da tempo questa maggioranza è in campagna elettorale. E quando si dispone di un mese - è bene dirlo - non si fanno risoluzioni, si fanno concreti atti di governo, si mettono in opera radicali iniziative per affrontare una crisi difficile e con origini lontanissime, quale quella del comparto agricolo.
Gli agricoltori, gli allevatori, i pastori sono stufi delle chiacchiere, sono stufi del fiume di parole, sono stufi, onorevole Marrocu e onorevole assessore Ferrari, delle analisi sulle quali non possiamo che convenire. La gente attende atti di governo, non chiacchiere. E allora la dolorosa occupazione da parte del Movimento dei pastori sardi dei locali del Consiglio regionale è un fenomeno che non può essere trascurato come è stato fatto. La circostanza che un gruppo di pastori, gente seria e abituata a lavorare duramente, non a passare il tempo in uffici riscaldati, decida di occupare il Consiglio regionale per protestare non può essere né taciuta, né valutata alla stregua di un atto di teppismo urbano. Non si può sottacere che se queste persone, dopo venti giorni passati all'addiaccio, hanno assunto un decisione tanto grave questo è dovuto all'insensibilità e ai turlupinamenti che hanno ricevuto dalle forze di governo, dalle forze di centrosinistra. Tralasciamo, proprio per questioni di decoro, di commentare come queste oneste persone, ma, è il caso di dirlo, questi nostri corregionali a differenza nostra disperati sono stati trattati proprio da chi fa della democrazia un pomposo punto di riferimento. E tralasciamo anche di valutare come certi mezzi di informazione hanno ritenuto opportuno dare la notizia, sottacendo la gravità della protesta, trascurando la durezza e l'ampiezza del malessere e trattando come dei sovversivi gli occupanti che invece erano e sono padri e madri di famiglia.
Sicuramente, a chi non ha collegamenti con il mondo agropastorale posso anche capire che non si può chiedere di comprendere appieno il dramma; qualcuno dovrebbe vestire i panni del pastore, del contadino, dell'agricoltore, dell'allevatore e soprattutto dovrebbe assumersi i suoi debiti per capire il dramma che attraversano questi padri e queste madri di famiglia.
Trascuriamo questi aspetti davvero poco edificanti e poco rispettosi di qualsiasi senso della democrazia e della umanità e veniamo ai fatti politici. La domanda è una sola, e non può che essere relativa, a qualche settimana dalle elezioni, a quanto è stato fatto in questi cinque anni: oggi, Assessore, glielo dico con tutto il garbo che la sua persona sicuramente merita, ma anche con tutta la severità di un giudizio politico assolutamente negativo per la inefficienza di queste sei Giunte che si sono succedute, capitanate dal presidente Palomba, oggi avremo voluto avere un consuntivo delle cose fatte per l'agricoltura in Sardegna, per questo settore che ancora viene definito come un comparto strategico. E invece stiamo ancora alla fase degli studi, delle elaborazioni, delle progettazioni. Ma quando si vedrà realizzato qualcosa in questo comparto? Quante conferenze, quante tavole rotonde, quante chiacchiere, signori della maggioranza, spese in questi inutili cinque anni? Mi domando e ci domandiamo se il presidente Palomba, l'onorevole Assessore all'agricoltura, i signori componenti della Giunta regionale, i colleghi della maggioranza si siano convinti di avere a che fare con dei giacobini assetati di sangue. Ci domandiamo se lor signori ritengano di avere a che fare con una categoria di esosi o di approfittatori; ci domandiamo se la classe di governo di questa regione si sia resa conto che quando un'intera categoria umana e professionale assume una protesta tanto clamorosa, tanto decisa, tanto duratura e tanto giusta, allora con ogni evidenza ci si trova dinanzi ad un dramma umano che non può certo essere affrontato con superficialità o leggerezza, né con la malagrazia che ha caratterizzato ogni risposta data a questa gente.
Mai, riteniamo, si era realizzato un così completo disinteresse per la gestione politica del comparto agricolo. Mai gli allevatori, gli agricoltori erano stati lasciati così soli dinanzi alla mole dei problemi che l'ammodernamento delle aziende oggi comporta. Mai - lo voglio ricordare ancora oggi - come oggi un litro di latte era giunto a prezzi così ridicoli e, come tutti sanno, costa molto meno di un litro di acqua.
Non è giusto, colleghi, non è giusto né economicamente né moralmente; è solo frutto di una vergognosa politica miope. Il dato fornito dal coordinamento dei pastori è davvero inquietante e non c'è ragione per dubitarne, se è vero che la burocrazia regionale da sola assorbe circa il 70 per cento delle risorse destinate alle campagne, il dato è indice di una schizofrenia amministrativa che sgomenta.
Avremmo voluto, assessore Ferrari, che lei ci dicesse quanti sono gli enti preposti al governo del comparto agricolo e quanti di questi enti, inutili, che da soli divorano la maggior parte delle risorse per il settore agricolo. Quanti Consigli di amministrazione inutili, signor Assessore! Quali risultati ha sortito l'azione riformatrice da parte di questa Giunta? Forza Italia, con un senso del decoro e della pace sociale, che credo encomiabile, si è astenuta, proprio in occasione della occupazione del Consiglio da parte del Movimento dei pastori, dal cavalcare la protesta - come sa benissimo lo stesso Presidente Selis - e dal forzare anche i toni. Non sarebbe servito a niente se non a fare un po' di fumo che, francamente, non giova a nessuno. Ma sia chiaro, noi non possiamo accodarci ad essere soddisfatti di questa risoluzione che offre come al solito buone parole che non approdano a niente. Il primo punto della risoluzione che oggi discutiamo è - guarda caso - superato da alcuni curiosi articoli di cronaca. Leggiamo che la provincia di Nuoro gode del maggior numero di litri d'acqua pro capite tra tutte le province italiane. Ma chi vive in quella provincia sa che l'acqua è razionata e che chi ne abbia necessità per usi agricoli ha seri e gravi problemi. Ma è un problema non della sola provincia di Nuoro, ma di tutta la Sardegna. Se non piove per tre mesi la carenza idrica assume proporzioni "sahariane", e quale sia la condizione degli invasi oramai è nota. In questa Aula è noto che nessuna delle dighe è stata collaudata e che dunque la loro portata è notevolmente inferiore alla capacità e domando all'Assessore dei lavori pubblici perché nessuna diga è stata collaudata. Ce lo dica qualche rappresentante della Giunta che siede in quei banchi prima che siamo noi a dichiarare, per l'ennesima volta, il forfait di questa Regione dissennata. Con quale serenità poi si assumono delle notizie gravissime come se fossero sciocchezzuole. Come si fa a dichiarare un persistente deficit di infrastrutture quando questo gravissimo deficit è dipeso, signori del centro sinistra, dal vostro malgoverno. E così la risoluzione prosegue con un'analisi che pare davvero degna del migliore oppositore di questa maggioranza e di questa Giunta. Ma da quanto tempo da questi banchi dell'opposizione ripetiamo che bisogna intervenire sulle infrastrutture; da quanto tempo in questa legislatura abbiamo segnalato la necessità di intervenire per modificare la condizione della situazione debitoria delle aziende. E non ci si dica che è intervenuto Palomba per modificare le condizioni dei tassi bancari, perché è un favola, perché non si è trattato, e lo sa benissimo, di un suo intervento politico, ma di una favorevole congiuntura economica nazionale. Basta! Lo diciamo a questo Governo, basta con la demagogia. Da quanto tempo abbiamo detto, e fanno fede i verbali del Consiglio regionale, che il comparto agrosilvopastorale rappresenta una voce insostituibile dell'economia isolana. Da quando chiediamo, come oggi fa questa velleitaria risoluzione, di dare spazio e respiro al settore.
Sull'analisi c'è davvero poco da criticare, ma già la seconda parte della risoluzione mostra con risalto l'insopprimibile vis demagogica dei nostri governanti: predisporre e trasmettere nel più breve tempo possibile un piano di risanamento alla Commissione europea, prevedere interventi finalizzati al riequilibrio delle diseconomie, inserire la Sfirs tra aziende ed istituti di credito, e così via discorrendo. Ed intanto, come azione concreta, vedo oggi arrivare una proposta di legge in Commissione bilancio che, della demagogia e degli interventi sbagliati, è un esempio chiaro, anzi chiarissimo. E lo voglio dire qui pubblicamente per dare una dimostrazione tangibile di come i problemi dell'agricoltura vengono trattati dai banchi del centro sinistra. Una proposta di legge presentata tra l'altro dai consiglieri regionali, l'onorevole Bruno Dettori, l'onorevole Marrocu e l'onorevole Lorenzoni, che recita testualmente "Interventi a favore della olivicoltura". Il titolo, per la verità, è assai pretenzioso, e si dovrebbe pensare legittimamente ad interventi di sostegno della Regione in favore di una coltivazione assai produttiva ed assai importante in Sardegna quale quella delle olive, ed invece - udite, udite! - all'articolo primo si riconosce la tutela per le piante di olivo ed olivastro con anzianità stimata di almeno cinquanta anni e che hanno valenza ambientale, storica, paesaggistica e monumentale. Signori, qui rasentiamo veramente il senso del ridicolo e della vergogna!
MARROCU (Progr.Fed.). E' approvata anche dai tuoi commissari in Commissione!
PITTALIS (F.I.). Onorevole Marrocu, io so che lei in questo momento si nasconde per la vergogna e ha ben ragione di farlo perché lei sta soltanto prendendo in giro il mondo agricolo con le sue chiacchiere e le sue promesse!
MARROCU (Progr.Fed.). Tu sei abituato a nasconderti.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu.
MARROCU (Progr.Fed.). E' approvata all'unanimità in Commissione.
PRESIDENTE. Lei ha già svolto il suo intervento, lasci che lo svolga anche l'onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.). Sentano gli agricoltori e sentano gli addetti al mondo agricolo di cosa è capace questa maggioranza del centro sinistra. Questo vuol dire che a chi coltiva l'olivo per produrre non andrà alcun sostegno.
(Interruzioni)
MARROCU (Progr.Fed.). Ci sono 200 miliardi del FEOGA nel Pop.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, non è il caso di dialogare, ognuno è libero di dire quello che vuole, onorevole Marrocu la prego di non interrompere, dialogherete dopo. Prego continui.
PITTALIS (F.I.). Io capisco la reazione dell'onorevole Marrocu perché quando si dice la verità si scopre, innegabilmente, che finora, ribadiamo, dal centro sinistra sono venuti in questi cinque anni solo progetti tesi soltanto a...
MARROCU (Progr.Fed.). Se non li conosci ti conviene tacere e farti informare dai tuoi.
PITTALIS (F.I.). Onorevole Marrocu, ho rispetto per la sua persona, ma ritengo che in fatto di demagogia lei sia qui il principale attore, lei ha preso in giro....
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, la prego di continuare con l'intervento.
PITTALIS (F.I.). Io continuo, ma non tollero che un demagogo strutturale interrompa il mio intervento, perché l'onorevole Marrocu non è assolutamente abilitato a parlare di problemi dell'agricoltura perché..
(Interruzione del consigliere Marrocu)
PITTALIS (F.I.). Presidente, guardi...
PRESIDENTE. Posso svelenire il clima suggerendo ad entrambi la lettura di un libro di Luciano Canfora che dimostra che la parola "demagogo" prima aveva un valore altamente positivo poi si è deteriorato storicamente, quindi pensiamo al valore originario. Prego continui.
BERTOLOTTI (F.I.). Anche la parola "politico" aveva un altro valore!
PITTALIS (F.I.). Benissimo, allora perché sia chiaro ancora il concetto, e lo ribadisco ancor di più perché so che questo sicuramente suona male alle orecchie dell'onorevole Marrocu, Presidente della Commissione agricoltura, lo ripeto per chi non avesse capito. All'articolo primo di questa proposta di legge che reca "Interventi a favore dell'olivicoltura" si dice testualmente: "per le piante di olivo ed olivastro con anzianità stimata di almeno cinquanta anni e che hanno valenza ambientale, storica, paesaggistica e monumentale"; questo vuol dire che a chi coltiva l'olivo per produrre non andrà alcun sostegno che invece, guarda caso, andrà a chi possiede un bel parco intorno alla propria villa di campagna. Questi sono gli interventi della maggioranza del centro sinistra a favore del comparto agricolo. Ma non basta, in questa proposta di legge c'è ancora qualche altra bella perla, per la predisposizione del programma previsto in questo progetto di legge, vergognoso e dissennato, si prevede che l'amministrazione regionale si possa avvalere di enti regionali o di società pubbliche o private. Se questo passa per essere un intervento in agricoltura o di sostegno al comparto ben si comprende quanto sia dolorosa e priva di prospettive la crisi del settore. Altri sei miliardi nel triennio buttati al vento se questa proposta dovesse essere legge. Ma io preannuncio che con tutte le nostre forze ci opporremo per evitare l'approvazione di questa vergogna. Ed allora perché non riferire dei miliardi persi nel non saper profittare dei fondi comunitari, perché tanto Presidente, abbiamo avuto con questa proposta di legge, per salvaguardare probabilmente le ragioni politiche di quello che era l'Ulivo, sicuramente ora avremo qualche proposta di legge a salvaguardia invece dell'asino.
Signor Presidente, perché non soffermare la discussione sull'azione delle banche sarde nei confronti delle aziende. Banche che sono banche di interesse regionale, banche per la nomina dei cui amministratori voi del centro sinistra avete fatto fuoco e fiamme, ma banche a cui rifiutate di dare un indirizzo politico organico in materia. Si tratta di un vergognoso comportamento che specula sulla buona fede dei pastori, degli agricoltori e delle loro famiglie. L'onorevole Presidente della Commissione competente perché non riferisce cosa ha promesso e cosa non è stato mantenuto? Forza Italia biasima e censura questa maggioranza prevaricatrice e strumentale, incapace e inefficiente, e fa propria la proposta del movimento dei pastori sardi per un intervento deciso e concreto a sostegno delle aziende con situazioni debitorie rilevanti. Per la verità è stata anche segnalata alla nostra attenzione un'ipotesi che reca le firme di due rappresentanti, del rappresentante del movimento dei pastori sardi Felice Floris e del Presidente dell'associazione regionale agrozootecnico serricola, il signor Mario Pistis, questo però è stato valutato da molti con certa sufficienza. Sicuramente non sarà scritto anche in ottimo italiano, però qualche idea, qualche spunto di riflessione sicuramente l'offriva all'attenzione di noi tutti se solo avessimo voluto veramente affrontare, seriamente ed efficacemente, il problema. Ma qui ci sono i "soloni" del comparto agricolo, quelli che conoscono tutto e che pensano che anche la Commissione sia un fatto proprio e non possa aver accesso a quella Commissione l'idea, l'apporto anche di persone che sicuramente comprendono meglio, anche dello stesso Presidente, il dramma delle famiglie e il dramma di quel comparto.
Noi riteniamo che proprio quella proposta sia la strada da percorrere, e immediatamente, e su questo noi sfidiamo il centro sinistra, altre riforme davvero non sono possibili in un mese, voi lo sapete meglio di me. Mi auguro che i sardi, e soprattutto il mondo agropastorale, dia alle forze liberali democratiche autonomiste e riformatrici la possibilità del governo di questa regione e, certamente, sapremo far vedere come si governa questo comparto, rappresentando a Bruxelles le istanze dei nostri pastori, non mandandoci i funzionari che saranno anche persone sicuramente preparate e perbene, ma il potere politico non deve fuggire dai propri compiti, portando il prezzo del latte a standard europei, tutelando le produzioni del comparto e bloccando spesso anche forme di sciacallaggio di finanziarie ed anche dell'interesse di alcune banche solo a veder realizzato il credito senza alcuna azione concreta da parte del governo regionale. Per fare tutto questo noi ci rendiamo conto che occorre volontà politica, occorre capacità, ed occorre anche tempo, perché voi avete sprecato questi cinque anni di tempo; volontà politica e capacità e tutto quello che questo governo sardo, questo centro sinistra non ha avuto e non ha.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Berria. Ne ha facoltà.
BERRIA (Progr. Fed). Sarò molto breve, farò solo alcune rapidissime osservazioni, cercherò di esprimere una mia opinione partendo dal dato che su questo tema è bene evitare - lo dico molto francamente al collega Pittalis - una facile propaganda che non serve, perché poi ognuno fra qualche mese farà quello che sa fare.
Io sono uno che viene da una famiglia di pastori, come il collega Pittalis, vengo da quella terra, sono sindaco di un paese di pastori, pastori veri, e conosco il livello dei problemi ed anche il livello del dramma che quelle comunità vivono, e il livello dei problemi e del dramma che vivono i pastori e le loro famiglie. Comincio a dire molto francamente che non condivido nella maniera più assoluta la piattaforma che il movimento dei pastori sardi ha presentato al Consiglio regionale; non la condivido e la ritengo demagogica, è bene che ce lo diciamo. Il problema dei pastori non è vicenda di un territorio, è problema di tutta la regione, ed è problema particolarme acuto e sentito in alcune aree. Quando sento parlare della riduzione del numero dei capi di bestiame, è bene che parliamo anche della riduzione del numero degli addetti. Ricordo quando abbiamo trattato in quest'Aula importanti riforme, penso alla riforma dell'ente minerario, abbiamo parlato anche di problema di addetti, degli operai, di quanta gente ci lavora, cioè il numero degli operatori, degli operai, dei lavoratori non è materia che non conta, è materia che va accompagnata ad un disegno più generale, che riguarda lo sviluppo della nostra regione e dei nostri territori, quindi è bene evitare su queste questioni facile propaganda, è bene che ne parliamo con cognizione di causa. Cosa vuol dire per esempio a Orune quando parliamo di famiglie con cinque addetti che spesso vivono allevando e lavorando con trecento capi ovini? Stiamo parlando di livelli di reddito minimo, spesso non è nemmeno il minimo garantito. Quando parliamo di riduzione dei capi di bestiame, dobbiamo parlare di persone che ci lavorano, e quindi bisogna evitare la propaganda e parlare dei problemi veri.
Credo che la risoluzione che viene proposta dalla Commissione agricoltura richiederebbe un impegno non di tre mesi, di cinque mesi, richiederebbe un impegno di un bel po' di anni, e quindi è bene che per evitare la propaganda la maggioranza e l'opposizione cerchiamo di vedere quelle che sono le cose possibili; dicendo a quel mondo le cose che sono possibili fare, né una cosa in più, né una cosa in meno, quello che è possibile, e se ci sono cose che non sono possibili va detto che non possono essere risolte, ma quelle cose che noi riteniamo possano essere risolte su questo terreno, questo Consiglio regionale deve dire parole chiare.
Sono convinto che noi non possiamo, lo dico con assoluta convinzione, assumere un impegno per affrontare in maniera strutturale quella che è la questione pastorale in Sardegna. E' inutile che ci prendiamo in giro: oggi questo Consiglio non è nelle condizioni di farlo; non ci sono i tempi, non so se ci sono le condizioni politiche, ma non è possibile farlo e quindi non mi cimento con questa materia.
Pongo a me stesso, al Consiglio, alla Giunta, alla Commissione agricoltura tre questioni: la prima riguarda la questione del credito. Cari colleghi, su questo terreno, questo Consiglio, la Giunta Regionale ha assunto impegni; ci sono aziende che si sono indebitate e su questo noi dobbiamo una risposta; o è sì o è no, ma una risposta deve essere data. Quindi è bene che su questo si dica una parola finale, sì o no, ma si dica.
Durante la discussione sulla legge finanziaria noi abbiamo assunto, ad esempio, un impegno, parto dai problemi del mio territorio, parlo di problemi minimi sulla agalassia. Abbiamo detto: "Ci impegniamo ad adottare un provvedimento urgente, immediato" è bene che diciamo anche su questo che cosa facciamo. Poi c'è tutta la partita della vicenda del prezzo del latte. Io non lo so, non sono un esperto in materia, c'è la Commissione agricoltura, si dica anche su questo se c'è una condizione, so che in altre regioni è in corso una riflessione. L'assessore, nella precedente seduta del Consiglio, ha assunto un impegno a portare una valutazione, si dica se su queste problematiche del prezzo del latte si può entrare nel merito e come la Regione può entrare nel merito di una partita che è abbastanza delicata, che riguarda i problemi di mercato e i problemi di quantità e di qualità delle produzioni, sono tre problemi minimi.
Qui credo che su queste questioni la Giunta e il Consiglio abbia l'obbligo di dare una risposta. I pastori non ci stanno chiedendo provvedimenti speciali, non ce lo stanno chiedendo, ci stanno chiedendo di avere risposte su alcune partite che sono aperte da anni, ed è bene che su queste, questo Consiglio regionale, che è alla fine del suo mandato, dica parole definitive.
Mi auguro e apprezzerei, lo dico con molta serenità, un impegno dell'assessore e della Giunta regionale a conclusione di questa discussione, più della risoluzione che richiama le grandi problematiche dell'agricoltura e del mondo dei pastori, apprezzerei un impegno della Giunta a dire: "Mi impegno a tornare qua tra cinque giorni, tra dieci giorni, tra una settimana, domani, dopo domani" per dire parole finali su queste partite, che sono le partite che peraltro non una parte, ma i pastori ci chiedono, e che secondo me è giusto che il Consiglio regionale, la Giunta e il Governo della Regione a questi problemi dia una risposta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che la vicinanza delle elezioni, anche il carattere di certi colleghi, qualche volta porti delle asprezze di linguaggio che non risolvono, non affrontano i problemi. I problemi in questo campo sono, ha ragione Berria, di una difficoltà estrema, sono problemi che si sono accumulati negli anni, nei decenni, senza riuscire a trovare soluzioni adeguate per gli stessi. Intanto questa risoluzione parla del comparto agricolo e dell'allevamento ovino, non parla solo dell'allevamento ovino, non parla solo di pastori, parla anche del comparto agricolo, quindi di tutto il mondo delle campagne, di tutti questi due comparti che rappresentano uno dei settori portanti dell'economia.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo, chi lo ripete con noi fa una cosa egregia, ricorda una situazione reale che esiste in quest'Isola, non solo dal punto di vista della ricchezza del prodotto interno lordo, anche dell'occupazione, sono problemi che vanno affrontati di pari passo, anche qui io do ragione a Berria quando dice che la riduzione dell'allevamento ovino comporterebbe anche una riduzione dell'occupazione, e quando si parla di riduzione di occupazione, siamo fuori della politica che si è tentato di instaurare con quella legge impropriamente detta di piano straordinario per il lavoro e concretizzatasi con la legge 37 che è operante in Sardegna.
Questa è la situazione. Noi dobbiamo avere coscienza che questo mare, questo numero incredibile di problemi che gravano per il settore agricolo e per il settore dell'allevamento non può essere risolto di colpo, se non attraverso esternazioni demagogiche che risentono delle imminenti elezioni regionali. Noi diciamo, credo di dirlo con molta serenità e anche con grande convincimento, e se facessimo una riflessione onesta dal punto di vista politico credo che avremmo tutti ragione; vedete come ci siamo abituati in questo Consiglio, e non da oggi: ognuno parla e poi in genere se ne va, ascolta se stesso, gli piace la sua parola, gli piace sentirsi, se fosse registrato il suo intervento se lo ripeterebbe probabilmente anche a casa, non sente gli altri, non ha la possibilità di confronto, di esaminare se altri dicono cose serie, forse migliori delle sue o che convergono con le sue. No, ognuno dice le sue cose. E` possibile affrontare i problemi in questo modo? Non credo. I problemi continueranno a non essere affrontati, i problemi continueranno a gravare su questi settori, e se ci sarà un altro periodo di siccità o altri problemi di questo tipo, per esempio, nell'utilizzo delle risorse idriche.
La Commissione ha ricevuto oggi in modo informale le cooperative di Sestu e di Samassi; di Sestu, dove sono i prodotti orticoli, nell'hinterland cagliaritano dove tra l'altro è uno dei maggiori centri di approvvigionamento del mercato ortofrutticolo sardo. I problemi che chiedono non sono niente, sono assicurare le quantità d'acqua e propongono anche in percentuale: "Diteci quanto possiamo utilizzare negli anni migliori, il 20, il 30, il 40 per cento, di conseguenza ci regoleremo nella produzione dei nostri prodotti"; e poi, dicono e affermano: "Ci sono nelle nostre zone laghetti di una ditta di laterizi che ha costruito con i contributi pubblici, ottenendo sei miliardi di finanziamento. Dateci quest'acqua anziché scaricarla nel Rio Mannu, noi saremo in grado di produrre, saremo in grado di assicurare i prodotti che vengono periodicamente avviati, spesso giornalmente, al mercato ortofrutticolo, e consentire alle nostre famiglie, alle nostre aziende di avere dipendenti e di avere una remunerazione per la nostra attività".
Questi sono problemi concreti; se noi ci ascoltassimo, ci confrontassimo su queste cose anziché parlare di vergogne, di tante altre cose che possono essere anche giuste fondamentalmente, ma che non risolvono, non affrontano i problemi. Allora voglio indicarne alcuni di problemi, che secondo me sono quelli che maggiormente oggi interessano questi comparti.
Intanto noi voteremo questo documento, perché propone all'amministrazione regionale, al suo Assessore, alla sua Giunta, problemi che possono essere affrontati immediatamente, altri di più lunga prospettiva, e quindi tener presente delle cose possibili, come si diceva, e delle cose in prospettiva, elaborando tra l'altro un programma che può soddisfare in futuro, in un arco di tempo più grande, in un periodo storico più grande i problemi dell'agricoltura e dell'allevamento.
Una delle questioni fondamentali, piaccia o non piaccia, è evitare la vendita coatta delle proprietà indebitate e morose, attraverso un credito diverso. Questo è uno dei problemi. Sono tra l'altro le questioni che sono agitate da anni, che hanno creato anche situazioni di grande tensione con l'occupazione dei locali dell'Assessorato, con esposizioni di singoli imprenditori agricoli in condizioni anche di difficoltà e di pericolo in questo campo. Questa è la prima questione, credo che sia difficile trovarne qualche altra che sia più urgente di questa: evitare la vendita coatta delle proprietà indebitate e quindi esaminare il credito e le possibilità di accedervi per rilanciare le aziende agricole e pastorali.
Il secondo problema è quello del prezzo del latte: se a prezzi correnti fosse valutato il prezzo di dieci, dodici anni fa delle 1.400 - 1.450 lire - 1.480 lire, oggi il latte dovrebbe costare non meno di 2.300 - 2.500 lire.
E` possibile raggiungere una remunerazione del latte, quindi della produzione dell'azienda pastorizia in questa situazione? Credo che non sia possibile e tuttavia ci sono misure che consentirebbero, in un arco di tempo breve e ragionevole, di raggiungere questi obiettivi attraverso la refrigerazione del latte, realizzando due obiettivi contemporaneamente: il primo è la possibilità di produrre formaggi molli da immettere nel mercato durante tutto l'anno, il secondo è sottrarre i pastori alle forche caudine della imprenditoria di trasformazione che spesso abbassa in modo ineguale il prezzo della produzione del latte.
Questa è un'altra delle verità incontestabili, se facciamo questo, si dice che è possibile, io non sono un tecnico, anche altri hanno detto la stessa cosa, ma se è possibile realizzare un processo di questo genere avremo risolto non una grossa, ma certamente una parte importante dei problemi che hanno gli allevatori del bestiame ovino in Sardegna, creando in prospettiva anche ricchezza e aumentando quella ricchezza di cui si parla, spesso impropriamente, del prodotto interno lordo.
Queste sono due delle principali questioni; vorrei suggerire umilmente, ma non credo che l'Assessore ignori questa cosa, che il confronto che si apre con l'Unione Europea interno ai problemi che venivano suggeriti del Piano di risanamento, dell'attuazione della legge numero 4 che questo Consiglio approvò all'unanimità, è un problema che va affrontato col Governo nazionale, non con riunioni di routine col Governo nazionale che consulta periodicamente i funzionari, le regioni, gli assessori o le giunte regionali, ma attraverso un impegno permanente perché possa poi contribuire in qualche modo a migliorare le situazioni delle regioni meridionali, e in modo particolare della nostra Regione che è la più colpita in questo campo. Sono provvedimenti che possono essere presi.
Poi ci sono altre due questioni: c'è una legge nazionale, se non ricordo male - non ho i dati - è la legge 441, pubblicata il 15 dicembre dello scorso anno, tre mesi fa, che dispone un finanziamento a favore dell'azienda contadina, dei giovani dai 18 ai 40 anni che intendono cimentarsi con questo gravissimo problema. E` vero o non è vero che per usufruire di questi finanziamenti la Regione deve recepire questa legge e quindi un disegno di legge del Governo della regione, altrimenti rischiamo che quando sarà recepito dalla Regione a fine legislatura, o nella prossima legislatura, i fondi di questa legge non ci saranno più, saranno stati assorbiti dalle altre aziende, dagli altri imprenditori nel resto del Paese?
L'altra questione è la legge 37, la legge regionale. E` stata fatta una legge che parlava di occupazione, non di lavoro, il problema del lavoro è diventato una mistificazione autentica: tutti sono per il lavoro, solo un pazzo non lo sarebbe in una situazione come quella della Sardegna o del Mezzogiorno d'Italia. Siamo tutti per il lavoro, ma il problema di essere per il lavoro è un problema generico che non risolve i problemi, che non li affronta, che non dà indirizzi, che non dà indicazioni. Allora bisogna incominciare a dire in che direzione bisogna andare.
La legge 37 dispone 60 miliardi di lire, potrebbe dare un contributo decisivo a giovani imprenditori in agricoltura che intendono costruirsi un'azienda, ristrutturarla, acquisire l'azienda familiare e lanciarla in modo moderno, con produzioni moderne. Potrebbe essere un contributo molto importante per 2000-2500, però facciamolo, produciamo i regolamenti di attuazione, le disposizioni di attuazione, altrimenti siamo a tre mesi dall'approvazione della legge, anche questo è vanificato; il rischio che continuiamo come il passato anche quando ci sono importanti risorse finanziarie, a vanificare le stesse perché non vengono utilizzate per mancanza di regolamenti di attuazione, per intoppi burocratici, per scarsa sensibilità che deriva da un governo della regione.
Infine, io ho finito ma ripropongo la questione, la ripropongo perché nessuno la riprende, ha paura di riprenderla e credo che più di ogni altro abbia paura la maggioranza, ci sarà, la Regione come ogni anno avrà un assestamento di bilancio, l'avrà a settembre, l'avrà a giugno, l'avrà a maggio, l'avrà ad aprile, non so quando, in genere l'assestamento di bilancio comporta un reperimento di fondi, un taglio, un'aggiunta, un cumulo di risorse finanziarie intorno ai quattro, cinquecento miliardi.
Diciamo che queste somme vanno a favore degli agricoltori e della pastorizia per affrontare questi problemi, se non in toto almeno per la grande maggioranza di queste risorse, perché continuare a pensare ad assestamento di bilancio, a pseudo piani straordinari per il lavoro, e destinarlo poi in 38, 36 poste di bilancio, non solo non risolve il problema, ma diventa un inganno autentico nei confronti di chi ha bisogno di lavorare, di produrre, di sviluppare le proprie aziende, di dare sicurezza a sé e alle proprie famiglie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Cercherò di essere più breve dei colleghi che mi hanno preceduto, signor Presidente, perché credo che la gente che sta dimostrando ancora oggi, fuori da questo palazzo, la propria rabbia, abbia necessità di atti concreti, prima ancora che di parole e di chiacchiere.
Io di atti concreti oggi mi sarei atteso di dover discutere, di poter parlare di progetti, di piani di intervento, di provvedimenti capaci di cogliere tutte le opportunità che le sinergiche azioni della Comunità Europea e dello Stato mettono in campo, invece ci dobbiamo accontentare di una somma di intenti contenuti in un documento che a pochi mesi dall'appuntamento elettorale ha più il sapore di un momento, di un'occasione di propaganda, che di un qualcosa di effettivamente concreto.
Onorevole Ferrari, non sono in quest'Aula e in questi cinque anni qua a dover aspettare di dovermi far spiegare un regolamento comunitario, quale quello numero 950 del 1997 che, in ottemperanza ai Regolamenti comunitari sugli aiuti alle imprese, regola gli interventi in agricoltura, interventi compatibili con le politiche che la Comunità Europea mette in campo sono chiari a tutti, mi auguro, si sostanziano in un semplice concetto: lavorare meglio per guadagnare di più; ed è un concetto che anche gli stessi allevatori che sono fuori da questo palazzo, gli stessi agricoltori chiedono a questa Regione, le condizioni per lavorare meglio e guadagnare di più, non c'è altro da dover ideare e pensare.
Il regolamento comunitario si sostanza in queste due espressioni: cioè mettere in atto degli interventi che consentano miglioramenti nella qualità, e conseguentemente un incremento dei prezzi alla vendita della produzione, o interventi che viceversa consentano dei risparmi nei processi produttivi, consentendo quindi agli operatori di avere maggiori margini operativi-economici nei risultati di gestione delle proprie attività.
Quindi questi si sostanziano in interventi diretti alle imprese, noi non ci dobbiamo dimenticare che uno dei motivi per cui nei prossimi anni ci sarà una maggiore difficoltà per le produzioni sarde, derivanti da produzioni zootecniche, sono quelle legate alle nuove normative che i mercati, per esempio come quello americano, sono previste in fase di ingresso e che regolano alcuni concetti come la carica batterica che devono rimanere al di sotto di determinati parametri.
Un modo per intervenire, per aiutare le nostre imprese a superare queste fasi è proprio quello di mettere in atto delle misure che consentano ristrutturazioni aziendali che limitino queste conseguenze legate alle caratteristiche del prodotto lattiero-caseario, tra cui appunto questo effetto della carica batterica.
Ebbene udite, udite oggi in Sardegna ci sono non meno, per conoscenza mia diretta, a oggi almeno cinquanta aziende, che hanno avuto la disponibilità di fondi comunitari sul Pop per poter adeguare i propri impianti alle norme igienico-sanitarie necessarie e conseguenti a far sì che il latte sia vendibile, e che quindi possa essere venduto almeno a quelle mille al litro di cui si diceva prima, e che normative assurde, di carattere urbanistico, fanno sì da impedirgli qualsiasi tipo di intervento perché magari ricadono in aree che sono inquadrate dai Piani Regolatori come zone di tutela di tipo H, per cui si consente all'allevatore di stare su quei terreni e quindi di inquinare a cielo aperto, e non gli si consente di fare per esempio opere che facciano sì da convogliare i liquami in appositi depuratori perché si ritiene che inquinino di più i depuratori degli animali che vanno invece sui campi in cosiddetta presa diretta.
Oggi abbiamo fondi che non possono essere spesi, abbiamo allevatori che dovranno vendere il proprio prodotto non alle mille lire, che si diceva essere comunque un prezzo troppo basso, ma altre 300 0 400 lire al litro che è il prezzo che si riserva alle produzioni destinate al consumo animale, anziché a quello umano.
Oggi mi sarei aspettato sicuramente proposte diverse, proposte che ci consentano di introdurre il tentativo di vincere la paura del nuovo e di quello che in Europa è meglio anche per la nostra terra. Questa Giunta non ha nessuna attenuante, si diceva del problema idrico, in questo caso non è possibile neanche dire: "C'è stata un'opposizione che ha in qualche modo impedito di fare gli interventi", visto che i compiti del Commissario Straordinario delle Acque consentono di avere pieni poteri; problema idrico che poteva essere uno dei motivi per cui gli interventi a sostegno delle aziende potevano essere giustificati ma udite, udite, nessuno ha provveduto a notificare alla Comunità Europea lo stato siccitoso in cui si dibatte la Sardegna, nessuno parlando del Piano, che ancora giace presso la Comunità Europea, il famoso Piano per il salvataggio delle aziende serricole, ha chiarito se esiste un metodo di selezione per le aziende che hanno già usufruito di aiuti e per evitare che le stesse aziende superino i livelli comunitari di aiuti riferiti a periodo di anni; nessuno ha chiarito mai in quel Piano in che cosa tale Piano volesse intervenire a proposito della ristrutturazione del settore e di consentire quegli atti di miglioramento dell'economicità dell'azienda in termine di risparmi delle produzioni o di miglioramento della qualità.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
(Segue BERTOLOTTI.) Perché poi si sostanza tutto qua: la Comunità Europea vuole avere chiarezza su quelli che sono i nostri atti, così come sono molto chiari i regolamenti comunitari e noi non abbiamo saputo dare queste chiarezze e queste certezze. Addirittura qualche maligno dice che non conoscono neanche i visi dei nostri governanti nell'ambito delle stanze di Bruxelles, dove sarebbe stato forse opportuno farsi vedere spesso e con validi motivi per sostenere le battaglie che dal mondo agricolo e da quest'isola arrivano per i problemi che questa gente ci ripropone.
Quindi è un giudizio sostanzialmente negativo sull'azione di questa Giunta, che non ha consentito alle aziende agricole di uscire dalla crisi in cui si dibattono, che non sembra avere nessuna proposta da fare per cercare di lenire i danni che queste politiche devastanti hanno avuto sul comparto nel settore agro - alimentare.
Non abbiamo paura di farli questi interventi di modernizzazione, non è vero che ci saranno espulsioni e diminuzioni di occupazione, ci sarà semplicemente una trasformazione dell'occupazione, passando dallo stato delle attività primarie, a quello invece più economicamente valido delle seconde lavorazioni. I processi di trasformazione dell'agricoltura, se paragonati a quelli che sono stati fatti negli altri stati dell'Unione Europea, hanno portato sì ad una diminuzione degli occupati nel settore agricolo primario, ma conseguentemente hanno fatto sì che le lavorazioni successive assorbissero un maggior numero di occupati ancora più numeroso di quelle che sono state le espulsioni del settore.
Per cui coraggio, lo chiedo a questo Consiglio, anche se ormai a due mesi dalle elezioni è difficile poter mettere in azione politiche che possano dare risposte, le opportunità ci sarebbero state nell'affrontare diversamente proposte che anche dall'opposizione sono venute sui temi dell'agricoltura, oggi non possiamo far altro che dare quanto meno una risposta alla gente che protesta, quanto meno una risposta che gli consenta di far credere a loro che sono ancora degnamente rappresentati da questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritorna ancora una volta un problema del settore agricolo, anzi, della parte del settore agricolo che sicuramente è la più importante, sicuramente l'attività economica in Sardegna che impegna più unità lavorative e che involge i maggiori problemi economici.
Devo lamentare che ancora una volta il Consiglio affronti la discussione però con una parzialità di visioni, ultimamente anche con impostazioni demagogiche che effettivamente non fanno progredire per niente la soluzione dei problemi.
Il problema dell'allevamento in Sardegna, come dicevo, è importantissimo, se scomparisse l'allevamento in Sardegna credo che l'intera società sarda, escluso qualche strato cittadino, avrebbe un assetto completamente diverso. L'allevamento, nelle forme in cui è praticato in Sardegna, caratterizza il territorio, il paesaggio, gli stessi centri abitati e l'insieme dei rapporti sociali in vastissime parti del territorio della Sardegna, per cui è un settore che è vitale se noi vogliamo ottenere una gestione del territorio che non sia completamente rivoluzionaria rispetto a quella attuale che, allo stato, possiamo ipotizzare soltanto come abbandono completo del territorio.
L'attività di allevamento è la vera occupazione del territorio in Sardegna. Eliminare questa attività o quanto meno gravemente ridurla vuole dire decidersi a ristrutturare il territorio in forme completamente nuove e al momento assolutamente sconosciute. Per cui la conservazione in questo settore ha una valenza non solo importantissima dal punto di vista economico, ma è importante per caratterizzare la società sarda, per caratterizzare la capacità della comunità sarda a disporre del proprio territorio.
Di fronte a questo siamo in una situazione d'impotenza perché questo Consiglio non si vuole rendere conto che ormai la capacità di governo dell'economia non appartiene più a noi se non in minima parte. Con l'affermarsi dell'Unione Europea, noi siamo entrati in un sistema liberale e liberista contrario alle tradizioni economiche italiane, per lo meno degli ultimi 85 anni, perché a partire della prima guerra mondiale l'Italia non ha mai avuto un sistema economico liberale e liberista.
Abbiamo un'economia che è stata sempre dominata dall'intervento pubblico, prima per le esigenze di guerra, poi per le esigenze dell'autarchia, poi per le esigenze della ricostruzione post-bellica, poi l'affermarsi comunque di un protezionismo che c'è sempre stato e che chiaramente ha magari messo in subordine l'economia di certe regioni, ma sicuramente ha previsto che alla fine vi fosse, comunque, un "Pantalone" che pagasse anche i disastri creati da quel tipo di politica.
Il collega Montis mi è sembrato ripercorrere quelle vie e non capire che la situazione è mutata, perché noi possiamo anche deliberare di dare 500 miliardi (che diceva l'onorevole Montis) al settore dell'allevamento, ma il fatto che è non glieli potremo dare perché l'Unione Europea impedirà che noi si dia degli aiuti che ritiene lesivi della concorrenzialità all'interno della stessa Unione Europea. Questo è un po' il punto.
Cioè, la Regione Sarda si è caratterizzata per 50 anni (l'avrà fatto bene o male) per un'attività di promozione dello sviluppo economico; oggi questa attività di promozione dello sviluppo economico è gravemente limitata dal principio di non turbare la libertà di concorrenza all'interno dell'Unione Europea, ed è ancor più turbata dalla libertà di commercio internazionale che si va progressivamente affermando in forme estreme.
Per cui, noi siamo privi tutto sommato degli interventi che consistevano nel dare risorse aggiuntive ai settori produttivi, risorse finanziarie con trasferimento dalle casse pubbliche. Noto che anche in questa vicenda si stanno affermando due filosofie, perché da una parte la Commissione ha adottato una risoluzione che cerca comunque di trovare strumenti di aiuto, e da parte della Giunta è arrivata una stroncatura, un tentativo di invitare a mettere i pedi per terra. Credo che questo induca a delle riflessioni, perché prima di tutto la mancanza di una filosofia comune tra il Consiglio e la Giunta e tanto più tra la maggioranza consiliare e la Giunta (che non è certo un fenomeno nuovo in quest'Aula).
Seconda questione, occorre anche evitare che il Consiglio approvi documenti, il Consiglio approva addirittura leggi che non sono minimamente attuabili, occorre cessare la demagogia ed andare a dire chiaramente le cose che si possono fare.
Io credo che, in questo quadro, l'intervento diretto nelle vicende economiche sia un elemento del passato che diventerà sempre meno attuabile; interventi che pur sono avvenuti qualche anno fa, la relazione che la Giunta presenta li dichiara irripetibili, quindi, sono delle vie che dobbiamo abbandonare.
Colleghi consiglieri io credo che noi possiamo fare molto per lo sviluppo economico, ma sicuramente non dobbiamo e non possiamo farlo nelle forme del passato! Perché il primo beneficio che possiamo dare allo sviluppo economico, è quello di avere una pubblica amministrazione che funzioni, che non sia un ostacolo ai cittadini. Questo che è proprio il compito nostro, invece è il compito che si è finito per trascurare inseguendo il giorno per giorno, sotto le spinte di emergenze che non sono congiunturali, sono strutturali!
Il problema dell'allevamento in Sardegna, non è un problema di oggi e né si può pensare di risolverlo con provvedimenti particolari. E` un problema che noi abbiamo anche per i maggiori costi del lavoro e delle materie prime, un allevamento che sicuramente produce dei prodotti a costi superiori a quelli del mercato internazionale, e fino ad ora l'Unione Europea interveniva in modo massiccio nelle restituzioni alle esportazioni dei formaggi ovini; venute meno in gran parte queste restituzioni, l'economia dell'allevamento sardo si trova ad affrontare un'economia mondiale in cui in gran parte del terzo mondo il pastore non è pagato per niente e certamente non c'è neppure il costo aggiuntivo dei mangimi.
Nei paesi del terzo mondo quando c'è la siccità il bestiame muore, e quando invece piove si ha un'esuberanza di prodotto che invade anche i paesi del mondo civilizzato perché, chiaramente, non esistono più le barriere doganali protettive.
Quindi il problema dell'allevamento, tutto sommato, è un aspetto estremo, perché la concorrenza all'allevamento la può fare qualunque pastore del terzo mondo; sono le estremizzazioni dei problemi che ha in generale l'economia agricola sarda. Per fare questo noi dobbiamo creare, considerato che certi fattori non sono comprimibili, come per esempio il costo del lavoro, perché comprimere il costo del lavoro vorrebbe dire ridurre i pastori sardi alla miseria, mediante elementi che consentono di avere aziende che producono a costi bassi e prodotti di qualità, ed i prodotti di qualità per affermarsi in Europa, ma in tutto mondo industriale, con prodotti che non temono concorrenza di produzioni del terzo mondo. Aziende che abbassino i costi che possono essere abbassati.
In questo senso, noi potevamo e possiamo fare molto per il riordino fondiario, per quella riforma agro-pastorale che c'è nel titolo dell'assessorato ma nessuno fino ad ora ha visto.
I problemi di avere aziende che costituiscono unità produttive gestibili con sistemi moderni, è un problema che in Sardegna si pone. Molto è stato fatto, non siamo più chiaramente con il vecchio ovile, ma molto si può ancora fare in questo senso, e credo che siano questi interventi strutturali che a lungo termine possono affrontare il problema dell'allevamento sardo.
Noi non possiamo permetterci assolutamente la scomparsa o il ridimensionamento di questa attività. Ma se continuiamo - come propone la Commissione - a dare il contributo per il trasporto delle balle di foraggio, noi risolviamo per un'estate il problema dell'approvvigionamento in casi di siccità, ma non risolviamo certamente i problemi dell'azienda di allevamento in Sardegna.
Occorre, quindi, puntare su elementi strutturali che non saranno immediati, anzi agricoltori che hanno cercato di praticarlo si sono trovati a mal partito perché si tratta di aziende estremamente deboli dal punto di vista finanziario.
Occorre vedere la possibilità accennata nella risoluzione, ma è un campo tutto da esplorare, e anche qua probabilmente verranno problemi con l'Unione europea di un intervento di finanziaria regionale nel settore agricolo. E` chiaro che questa attività forse può essere ancora praticata, trattandosi d'interventi strutturali tendenti a far venire meno diseconomie, ma insistere con provvedimenti congiunturali, credo che sia finita. Ed occorre anche fare chiarezza sulla storia dei debiti. Credo che nel settore agricolo, la rivendicazione dell'eliminazione dei debiti sia un refrain che risale addirittura a dei millenni. Solone si vantò di aver levato dai fondi agricoli le ipoteche che allora si infliggevano sul terreno. Ma, dai tempi di Tiberio Gracco e di Catilina non è più stata accolta nessuna proposta di eliminazione dei debiti che gravano sui fondi agricoli. Non ci riuscì neppure Hitler che fece uno statuto del contadino tedesco dichiarandolo esente da ogni possibilità di pignoramento del fondo. Fallì anche lui, eppure credo che come volontà e capacità di imporre la propria volontà, ne avesse. Ma non ci riuscì neppure lui! Quindi, è inutile che noi tentiamo in questa questione.
Forse è opportuno chiedere l'intervento del Governo e dell'Unione europea per una forma di finanziamento a lungo termine che non si traduca, però, nel solito beneficio alle banche; gran parte dei fondi che mandiamo in agricoltura, alla fine diventano finanziamenti alle banche, facilitazioni alle banche. Probabilmente occorre trovare strumenti diretti di intervento, perché altrimenti se noi continuiamo con i provvedimenti che abbiamo fatto, accresceremo gli utili delle banche ma non risolveremo per niente i problemi dell'azienda agricola.
Infine, la gestione amministrativa dell'agricoltura: noi abbiamo 40 enti che governano le acque, abbiamo una serie di enti regionali costosissimi, più costosi che nelle altre regioni, che svolgono le attività che l'agricoltura impone a una regione prevalentemente agricola ancora come la nostra. Dobbiamo cercare di razionalizzare, di portare tutti questi enti sotto una politica unitaria, evitando gli sprechi di risorse e, soprattutto, dobbiamo cercare di far sì che la pubblica amministrazione sia a favore dell'agricoltura delle attività produttive, non un freno per le attività produttive. Occorre cambiare la mentalità di una pubblica amministrazione che resta un "corpus" staccato dai cittadini. Credo che su questo abbiamo fatto qualche passo, ma molti ne dobbiamo ancora fare.
In questo senso, io credo che la relazione predisposta dalla Giunta debba segnare un ammonimento. Andare a votare in quest'ottica, così com'è la risoluzione della Commissione, mi pare di levare una cortina fumogena di promesse, che poi indipendentemente dalla volontà di chi vota e di chi la sostiene, non potranno essere mantenute. Non facciamo promesse ma cerchiamo di fare fatti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi: sarò brevissimo anche se c'è tanto da dire. E` dall'inizio della legislatura che si parla, e parlo, del nostro mondo agro-pastorale, della sua profonda crisi, dei suoi problemi irrisolti da decenni, con precise responsabilità politiche che cambiando sigle, non hanno cambiato gli attori. Gli attori sono sempre gli stessi, gli stessi partiti, hanno avuto solo qualche trasformazione di sigla, ma è sempre lo stesso quadro politico che ha la chiara inequivocabile responsabilità di questo stato di crisi. "Crisi", è già una parola benevola. Io e non solo io, considero il settore comparto agricolo e dell'allevamento ovino e caprino in Sardegna, un settore in coma profondo. Ebbene, criticando la prima finanziaria 5 anni fa, perché non dava risorse necessarie del nostro bilancio al settore, richiamando la necessità di investire in pochi settori strategici della nostra economia in Sardegna, 5 anni fa indicavo io congiuntamente a tutti i colleghi del mio Gruppo, la strada prioritaria per la soluzione positiva della nostra economia. Ma, le nostre risorse sono state sperperate (quelle che sono state sperperate) e rimangono congelate in assurdo nelle nostre banche, quando invece le aziende del mondo agro-pastorale sono sotto sequestro proprio per azione delle banche. Quindi, in 5 anni si è partiti per arrivare in sintesi, a poco meno di 3 mesi dalle elezioni, a una risoluzione; risoluzione che ho concordato e che voterò in Commissione per due motivi fondamentali:
Primo, perché abituato a dare una parola e a non ritirarla. La parola è stata data agli allevatori che, disperati, qui hanno proposto manifestazioni di ogni genere di protesta che sono l'indice della loro disperazione, e la voterò perché è un atto ufficiale d'accusa della maggioranza dall'inizio della legislatura ad oggi.
Per chi la legge la sa leggere e la legge bene, è - ripeto -un atto d'accusa di totale inefficienza e incapacità, di nessuna volontà politica nei confronti del settore. Perché quando la risoluzione dice: "Considerato che" - ricordo, sempre a 2 -3 mesi dalle elezioni, alla fine della legislatura, questi sono gli ultimi sussulti - "l'attuale crisi del settore è da ricollegarsi a varie cause tra cui le ricorrenti siccità...". Ma, la siccità è una conseguenza dell'imprevidenza di questa Giunta, di questa legislatura e delle precedenti. Perché la siccità non è un fatto nuovo; la siccità nei fenomeni addirittura mai conosciuti, in una isola che è storia di siccità, da oltre 15 anni sta causando danni mai conosciuti a memoria d'uomo! E non prevedere, non agire in questo settore è delittuoso! Non è solo sintomo di incapacità.
Noi abbiamo il commissario governativo, l'onorevole Palomba, che ormai nelle ultime riunioni è un perenne assente, anche oggi brilla quella poltrona vuota, se va bene a lui, a me no (?), ne riscalderà una da questa parte. Certo non toccherà più a lui quella poltrona per fortuna dei sardi! Ebbe, questo sciagurato commissario governativo ci ha lasciato nella sete dei campi, nella sete della città, nella sete del viver civile: manca l'acqua. Ho personalmente denunciato più volte pubblicamente, con interpellanze, interrogazioni e quant'altro, questo stato di cose, per cui dire che le cause tra cui le ricorrenti siccità sono colpa di chi ci governa... la siccità è un fenomeno meteorologico non improvviso che ha la sua ricorrenza storica più che quindicennale e chi non la prevede, chi non si prepara ad affrontarla è veramente uno sciagurato. E' un atto di accusa nei confronti di questo governo, questa risoluzione, lo si rileva dalla successiva frase: "A un persistente deficit di infrastrutture sia del territorio, viabilità, elettrificazione del territorio, disponibilità di risorse idriche eccetera, che delle stesse aziende".
E allora, ecco un valido sincero reale motivo per il sottoscritto che fa parte di questa opposizione, che ha tentato dall'inizio della legislatura di correggere la sciagurata rotta antiagricoltura di questa Giunta Palomba, ha tentato inutilmente, ovviamente, è motivo serio di votare questa risoluzione, perché è un atto d'accusa.
Voglio vedere, se questa risoluzione passa, che cosa fa quella poltrona assente, quel responsabile di ogni danno e attorno a lui tutta la Giunta, perché lui come Presidente della Giunta regionale, come foglia di fico di due legislature precedenti portate avanti dal Partito comunista, oggi P.D.S., con la Democrazia Cristiana, oggi PPI, e quant'altro, sono sempre gli stessi responsabili del disastro! E` stato usato come foglia di fico!
PIRAS (Popolari). C'era anche il MIS, però, Achille!
BOERO (A.N.). All'opposizione, caro lei! Non ha mai governato! Lei è un complice corresponsabile di questa Giunta, ed è inutile che scenda con il berrettino verde, perché lei dovrebbe scendere con il berrettino...
PIRAS (Popolari). Sono ambientalista, sono contro i cacciatori!
BOERO (A.N.). Va benissimo! Lei è responsabile anche della siccità delle tasche degli agricoltori!
RANDACCIO (G.D.R.I. e Ind.). Piove, Governo ladro!
BOERO (A.N.). A questo punto, occorrerebbe veramente che piovesse, per poter dare verità, che è sostanza e verità a questa battuta del collega Randaccio.
Termino col dire all'Assessore dell'agricoltura che al termine della legislatura si è preso questo gravoso compito, lui è e rimane un galantuomo per quello che io lo conosco; però, prima di farsi passare questa farsa di documenti, indipendentemente da chi li abbia stilati, si accerti che siano dei veri tecnici - prima cosa - e che non scadano nell'ovvietà, perché dire a lei, e noi ne prendiamo atto - bontà sua - come atto democratico, lei ci ha passato un documento che al limite dovrebbe essere riservato, perché la sappiamo comunque, suo malgrado, in questa Giunta, un galantuomo, dire che l'intervento deve consentire il ripristino della redditività aziendale, è dire una cosa ovvia. Altrimenti a che cosa serve? Questa è la candelina, la lampadina che si accende? Queste sono le novità che dovrebbero far cambiare il senso della risoluzione? "Il beneficiario deve contribuire in maniera significativa all'attuazione della ristrutturazione aziendale": ma il proprietario della propria azienda cosa deve fare? Continuare a suicidarsi, a rovinare quello che lui chiede per ricostruire? Ma questa è asineria! E` ovvio! E` ovvietà e asineria. Un collega mi consiglia di non fare propaganda elettorale per gli avversari, ma asineria ed asinelli può darsi che siano la stessa cosa. Dire che "L'intensità dell'aiuto deve essere limitata al minimo necessario alla ristrutturazione" cosa vuol dire? E` ovvio!
Salto, per sentire che "può essere necessaria la riduzione della produzione". Ma dov'è che siamo in sovrapproduzione? Un termine di tal genere si può usare in centri di agricoltura opulenta, non in Sardegna!
Ma che razza di tecnici sono questi! I tecnici non devono essere solo tecnici, ma, dopo che li stipendiamo (ahinoi!) per l'agricoltura e si mangiano una fetta del bilancio dell'agricoltura, perché sappiamo tutti che il bilancio dell'agricoltura anno per anno, ridotto, serve per pagare preminentemente un apparato burocratico di asini - non tutti per carità! - ma se tanto mi dà tanto, se questi sono documenti da produrre, se questo è frutto di un pensiero "fosforico", dico io che siamo alla catastrofe!
Caro Assessore, conservi pure le sue idee politiche, ma prima di fare parte di certe Giunte, lei che è un galantuomo ci pensi bene, non si assuma queste responsabilità! Lo dico con affetto personale perché personalmente la estrapolo da un contesto inqualificabile. Non si può essere corresponsabili di simili asinerie nel momento in cui il nostro mondo agro-pastorale sta tirando gli ultimi respiri, sta morendo. Ecco perché l'ordine del giorno va votato. L'ordine del giorno evidenzia il fatto che il Presidente della Commissione agricoltura evidentemente, soggettivamente, in modo politicamente scollegato dagli ordini di scuderia del suo partito o della sua maggioranza, ha preso coscienza che non si è fatto resto di niente; non è un documento che ovviamente risolve in ipotesi tutto, se fossimo all'inizio della legislatura, se avesse possibilità di percorso (perché è chiaro che lo sanno anche le pietre che non ha possibilità di percorso), ha quanto meno il senso di denuncia ed indica almeno un quarto della strada che si sarebbe dovuta fare e che non si è fatta.
Allora, il Presidente della Commissione agricoltura ha preso atto evidentemente (è un'interpretazione, per carità) e insieme a tutta la Commissione prendendo atto del fallimento ha detto: "Ragazzi avete fallito; così dovete fare". Ecco perché va votato questo documento, diversamente è chiaro che tutti gli interventi dei miei colleghi di denuncia generale sono tutti da sottoscrivere, ma non è da denunciare il documento. Il documento - attenti colleghi dell'opposizione - è un documento che va sottoscritto perché è un preciso atto di accusa, di autoaccusa, forse quella famosa autocritica che veniva richiesta in ben altri regimi che qualcuno coraggioso ha avuto la capacità di fare. Grazie.
PRESIDENTE. Siccome vari colleghi mi chiedono l'ordine dei lavori, dico questo: devono parlare ancora nel dibattito generale i consiglieri La Rosa, Tunis Marco e Casu. Il dibattito è concluso con questi tre interventi, poi aggiornerei la replica della Giunta e poi la votazione domattina. Comunico contemporaneamente che il protrarsi dei lavori dell'Aula impedisce la prevista riunione della Prima Commissione che quindi si riunisce domani alle 9 e 30.
E' iscritto a parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (G.D.R.I e Ind.). Signor Presidente, onorevoli Assessori, colleghe e colleghi: innanzitutto mi scuso se nel mio intervento non dirò neppure una parola di più di quanto sia necessario per esprimere il mio pensiero. Sono già intervenuto nel dibattito del 3 marzo scorso, allora ho avuto modo di parlare anche per qualche minuto in più, e ho detto quali erano - a mio avviso - le possibilità di intervento nell'immediato ed anche gli indirizzi possibili di prospettiva in relazione al settore di cui stiamo trattando. In seguito al dibattito del 3 marzo, la Commissione competente ha continuato l'approfondimento ed ha elaborato una risoluzione sei giorni dopo il 9 marzo. Pur non essendo io componente della Commissione, ho inteso partecipare e dare il mio piccolo contributo alla costruzione di questa risoluzione.
Le ipotesi di lavoro che sono qui contenute (e sulle quali non torno perché sono ormai arci note) io sono fermamente convinto che siano cose possibili. Siamo nel campo delle possibilità, delle ipotesi di lavoro che possono essere portate avanti, alcune delle quali del resto anche presenti in qualche altra regione del paese, a rischio anche di procedura d'inflazione in queste regioni ma comunque si attuano; del resto siamo davanti alla necessità d'intervenire nell'immediato per cercare di colmare almeno parzialmente alcune diseconomie importanti che condizionano fortemente l'attività di questo settore, in quanto al piano di risanamento del settore ovino e caprino ci si richiama del resto ad un piano analogo già predisposto per un altro settore, è vero un piano non ancora operativo ma non è detto che non lo possa diventare, io credo che anzi occorre che ci si adoperi con tutte le forze perché tale possa diventare.
Sono contenute nella risoluzione, oltre al richiamo di alcuni interventi per affrontare l'emergenza, indirizzi, i programmi che riguardano la prospettiva perché sappiamo tutti che gli interventi per l'emergenza non risolvono anche la prospettiva, ma certamente consentono di poter arrivare a quella fase successiva nella quale gli interventi dovranno garantire condizioni di crescita e di competitività nel mercato da parte delle aziende. Per queste ragioni credo che la risoluzione che ha trovato nella Commissione agricoltura l'approvazione unanime dei presenti in rappresentanza delle diverse componenti, sia di maggioranza sia di opposizione, debba essere approvata. Credo che, se esprimeremo o meno questa sera il voto può essere anche in qualche misura secondario, tuttavia credo anche che ci debba essere, e mi pare che sostanzialmente ci sia, un'espressione ancora una volta della volontà di questo Consiglio che non può che essere di aiuto al confronto con il Governo che già - se non ho capito male - nella giornata di domani la Giunta dovrebbe ancora portare avanti proprio intorno ad alcuni dei problemi più importanti del settore pastorale e agricolo.
L'espressione della volontà del Consiglio l'approvazione o comunque l'impegno positivo nei confronti dei contenuti di questa risoluzione, credo che, appunto, siano di aiuto al Governo, alla Giunta regionale nel confronto che deve sostenere con il Governo nazionale. Pertanto, invito il Consiglio a sostenere unitariamente questa risoluzione. Grazie.
Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.) Signor Presidente, colleghi consiglieri, finalmente qui in Aula si parla di agricoltura come argomento principale e non secondario come fino ad ora è successo, sempre perché trascinati per i capelli. Oggi si parla di agricoltura e questo settore merita attenzione. Ciò è dovuto a un atto di coraggio degli operatori agricoli e non certamente per un'azione della Giunta che ha portato l'argomento in Aula. Sono stati trascinati a parlarne inizialmente da uno sciopero, poi da alcune azioni che sono state anche male interpretate (e sulle quali poi specificherò alcune mie personali osservazioni).
Ciò è servito però perché la proposta, cioè questa risoluzione, frutto del lavoro effettuato dalla Commissione agricoltura, affidato dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo insieme al Presidente del Consiglio, negli incontri anche con i rappresentanti del Movimento pastori-agricoltori. Vi abbiamo lavorato di venerdì, di sabato e di lunedì per dover consentire il martedì famoso all'Aula di potersi esprimere. Mediante questa proposta si sono trovati alcuni punti di convergenza con questi operatori, di equilibrio rispetto a tutte le richieste che erano tante ed a quelle rivendicazioni contenute in quel famoso documento presentato ai Capigruppo qualche settimana fa e che, ricordo, aveva suscitato il sorriso ironico di qualche componente la Giunta regionale e di qualche Solone della nostra agricoltura.
Questo documento è stato portato all'attenzione del Consiglio regionale dal collega Marrocu, oggi viene esaminato in ritardo (sarebbe stato più giusto averlo fatto in qual famoso martedì e non è stato certamente fatto), però oggi auspico il pieno accoglimento dell'Assemblea mediante provvedimenti conseguenti della Giunta, che indirizzino e vincolino nei confronti del popolo delle campagne, soluzioni che devono essere adottate e che rappresentano un atto di giustizia nei confronti del popolo delle campagne, un atto efficace per iniziare un rilancio del comparto agro-zootecnico sardo, non sottovalutando, tra l'altro, la crisi del settore suinicolo (di cui nessuno ne ha voluto parlare), per citare: ormai i maialetti vengono importati a 11 mila lire l'uno, un chilogrammo di carne vale quanto un litro di latte, nonostante la Sardegna sia deficitaria del 52 per cento. Cioè si sta deprezzando con la politica di questa maggioranza, sia la carne e così anche il latte.
Abbiamo visto dei colleghi che hanno preso le distanze dall'atteggiamento irruento degli operatori del mondo agro-pastorale; però, probabilmente, è stato un atto conseguente ad un comportamento lassivo da parte dell'Assemblea, perché la Commissione aveva elaborato questa risoluzione non solo oggi, ma l'aveva già nell'ultima seduta e nell'ultima tornata dei lavori consiliari. Durante i lavori consiliari nessuno della maggioranza ha portato l'argomento perché venisse trattato, si sono lasciati esasperare gli animi della gente che stava giù ad aspettare delle risposte, quanto meno interlocutorie, quanto meno di dare una speranza. Invece non si è fatto nulla!
E` chiaro che gli operatori hanno una certa reazione, azioni incomprensibili che io condanno certamente, si è arrivati ad occupare il Consiglio regionale, però probabilmente perché c'è un sistema di sicurezza che è inadeguato! Il corpo dei vigilantes che noi abbiamo sono sicuramente all'altezza della situazione, probabilmente chi è preposto al controllo non lo è più, perché è frutto di assunzioni fatte anche in maniera autonoma dalla precedente legislatura, che era un regime. Assunzioni fatte da Oppi che ancora oggi restano! Questa è la situazione che noi abbiamo!
Sono inadeguate, perché i pastori si sono limitati a dare una scrollata a qualcuno che era distratto. Noi stiamo predisponendo sistemi di sicurezza che sono fallimentari.
Ieri abbiamo assistito a dei provvedimenti che hanno limitato l'accesso delle persone negli uffici del Consiglio regionale facendoli transitare uno ad uno, cioè come se fossimo reggimentati, perché suggeriti da un sistema di sicurezza di controllo esterno inadeguato.
Cioè, le persone che vengono a trovare i consiglieri regionali possono essere marito e moglie e figli e questi devono sostare giù perché noi gli diciamo:" Voi state giù perché voi salite uno ad uno". Mi sembra che sia un atto che possa portare turbamento allo svolgimento delle attività, e non facilitare certamente gli incontri. Comunque sia questa è la situazione e lo volevo dire. Probabilmente ci sarà necessità di dare uno sguardo a questo sistema che a me risulta inadeguato e che sta portando a questo tipo di esasperazione. Noi abbiamo visto certamente il mondo agro-pastorale protestare, però li abbiamo visti anche vituperati da una parte di consiglieri regionali che si riconoscono nelle organizzazioni agricole che loro chiamano istituzionali. Cioè, noi abbiamo organizzazione agricole di governo, secondo la parola stessa "istituzionali" sta a significare rappresentanza di governo. Cioè, noi abbiamo visto consiglieri regionali che in Aula, nella seduta precedente, hanno preso le distanze. Questo non è oggettivamente serio! Se le iniziative vengono anche in maniera spontanea, anche in maniera occasionale ma da migliaia di persone, e ci hanno portato all'attenzione i loro problemi, noi dobbiamo sentire il dovere di esaminarle e, se è possibile, di venire loro incontro.
Dicevamo della proposta della Commissione come atto efficace per iniziare un rilancio del comparto zootecnico sardo. Tutti noi sappiamo bene che nell'ultimo decennio, e particolarmente a partire dal 1994, la Sardegna è stata colpita da eventi calamitosi; ci sono state persistenti siccità e frequenti gelate sfavorevoli che hanno determinato danni molto gravi alle aziende agricole e zootecniche sarde. Tuttavia il sistema delle imprese agricole, pur in presenza di annate agrarie climaticamente sfavorevoli, ha comunque dimostrato di saper programmare nuovi, coraggiosi, adeguati investimenti strutturali per l'adeguamento tecnologico, come dimostra anche il fatto che la produzione lorda vendibile, il PLV nel 1996, 1997 e 1998 è costantemente cresciuta ed ha raggiunto e superato abbondantemente i 2000 miliardi di valore. Il sistema delle imprese agricole zootecniche sarde, deve però affrontare da un lato la riduzione drastica dei propri redditi, crollo del prezzo del latte, aumento dei costi di conduzione, lievitazione del prezzo dei mangimi e dei fertilizzanti, e delle possibilità di capitalizzare risorse per gli investimenti e dall'altro la continua diminuzione delle risorse finanziarie che la pubblica amministrazione comunitaria, nazionale e regionale destina allo sviluppo del settore.
Tali riduzioni sono state per gli agricoltori ed allevatori causa di ulteriori esposizioni debitorie, presso gli istituti di credito con i quali sono stati contratti mutui che avrebbero potuto essere onorati se, fidando nel conseguimento di buoni risultati produttivi che sono stati conseguiti, l'Unione Europea non avesse annullato la legge regionale 44/88 con le conseguenze ben note. Così l'agricoltura sarda, sebbene dimostri una certa vitalità, è soffocata da 1.600 miliardi di debiti e le banche, in primis il Banco di Sardegna che, per altro continua a fare utili sulla pelle del contadini e dei pastori, tengono sotto sequestro 2000 aziende, con l'intenzione di venderle all'asta decretando, tra l'altro, la morte civile, cioè il fallimento di migliaia di imprenditori.
Non posso esimermi dal denunciare in questa sede che le varie Giunte regionali che si sono succedute in questa legislatura (e sono 6) hanno sottovalutato e trascurato i problemi del mondo agricolo, se è vero come è vero che ad enunciazione roboante non hanno fatto seguito atti conseguenti, ma si è avuto un immobilismo assoluto. Allora occorre ricordare alcuni punti. La Regione sarda non ha fatto nulla per evitare la cancellazione del sostegno finanziario all'esportazione del formaggio pecorino.
2) non riesce a sbloccare le leggi regionali numero 4 del 1998 e numero 8 del 1998, ancora sotto esame da parte della burocrazia comunitaria.
Signor Assessore, lei è una persona squisita, è una persona corretta, è una brava persona, però probabilmente occorre un assessore che si presenti, che vada all'Unione europea. Lei ci è andato - devo dire la verità - però è stato ricevuto da dei funzionari. Lei signor Assessore non può essere ricevuto da dei funzionari pur rispettabili! I funzionari regionali devono trattare la questione burocratica con i funzionari della Comunità europea, ma un signor Assessore tramite il ministro, ecco a distanza di tempo il ministro De Castro adesso, ma ne abbiamo avuto degli altri, ha avuto coraggio di poter parlare con lei. Ma, lei avrebbe dovuto parlarne con il ministro, oppure il Presidente della Regione e farne una questione sarda.
Noi abbiamo due leggi che sono state approvate all'unanimità, cioè ha partecipato anche l'opposizione a determinare quella volontà! Noi volevamo il salvataggio, noi volevamo dei provvedimenti per quel mondo agricolo. Voi dovevate tenere conto che c'era tutto il Consiglio regionale. Così come hanno fatto altre regioni che ne hanno fatto un caso nazionale.
Il Trentino, la Toscana, e l'Emilia sono diverse della Sardegna?! Noi abbiamo caratteristiche nostre e le nostre peculiarità che andavano portate all'attenzione dell'Unione europea, e non è certamente tramite dei funzionari oppure tramite un assessore che ci va una volta. Occorreva farne un caso sardo e portato all'attenzione del Governo nazionale per essere portato alla Comunità europea. Andava trattato con quell'attenzione. Invece ci troviamo ad aver sperperato un patrimonio, una cultura di tutto il Consiglio regionale. Credetemi: non è stato approvato, è andato disperso la volontà precisa del Consiglio regionale. Mi creda signor Assessore, lei è una brava persona, però occorreva tramite il Presidente della Regione, che è inesistente, portare l'argomento alla Comunità Europea.
Si potevano adottare altre azioni, se non le potevano fare gli agricoltori le poteva fare la Giunta regionale. Bene, se oggi si vuole qualcosa si devono fare azioni che devono travalicare la normale amministrazione, devono esaminarla. Invece noi vediamo che queste due leggi votate all'unanimità da tutto il Consiglio sono buttate da una parte, e non è giusto.
3) La regione subisce passivamente la decisione ministeriale dello scorso autunno, ora sospesa per la rivolta di molti sindaci, la quale di colpo fa diventare ricchi oltre cento comuni agricoli sardi, ove agricoltori e pastori a stento sopravvivono.
Era stata presentata una mozione, primo firmatario Marco Tunis; è stata presentata una proposta di legge, primo firmatario Marco Tunis ed altri, anche di altri partiti, per quanto riguarda le zone svantaggiate, ma voi avete preferito testardamente, perché l'iniziativa veniva dall'opposizione, non prenderla in considerazione, e noi poi ci siamo trovati addirittura a combattere ancora oltre, cioè hanno considerato ricchi non soltanto quei paesi poveri, ma anche quelli più poveri. E meno male che hanno protestato i sindaci, perché altrimenti, signori, noi eravamo ancora così. L'azione della Giunta è stata devastante in maniera negativa.
La Giunta rifiuta di procedere al riordino del governo delle acque; l'abbiamo detto, è un'iniziativa che era stata trattata presso la Commissione dei lavori pubblici e non è giunta a conclusione, però questa situazione rovina i contadini ed i pastori. Ci sono diversi prezzi, ci sono i conflitti con tra l'EAF, il consorzio di bonifica Sardegna Meridionale ed altri, però noi continuiamo a vedere questa situazione, speriamo nella nuova legislatura.
Non si procede alla riforma degli enti agricoli regionali che assorbono il 70 per cento delle spese dell'assessorato. Non procede altresì a sollecitare la riforma dell'AIMA, che sta dando il colpo di K.O. alle nostre aziende. Noi l'abbiamo detto in Commissione, noi stiamo facendo impazzire gli agricoltori. L'AIMA è un ente autonomo, non risponde neppure allo Stato, la Regione lascia che questi funzionari dell'Aima alla fiera chiamino i nostri agricoltori, li facciano correre a produrre migliaia di documenti e non otterranno (perché si discosta anche di un punto rispetto a quel valore) ciò che è loro dovuto. Avremo dovuto sollecitare la regionalizzazione, così com'è stato detto, ma con atti concreti. Purtroppo, anche l'AIMA è ancora a questo punto, e noi sapevamo che già dal primo gennaio 1999, le competenze sarebbero dovute passare all'ERSAT. Così non è stato e così rimarrà anche per la prossima legislatura, come argomento da trattare. Ce ne sono tanti.
La Giunta non recepisce la legge 441 tesa a valorizzare l'imprenditoria giovanile, non procede alla stesura di un testo unico in materia di agricoltura, non ha quanto meno mantenuto gli impegni delle Giunte precedenti e non ha mai aperto un dibattito sul tema dell'agricoltura e pastorizia in Consiglio regionale, ha bloccato di fatto i mutui fondiari, ha bloccato i contributi per le attrezzature agricole. La verità è che questa Giunta, purtroppo, nonostante lei sia arrivato buon'ultimo, signor Assessore Ferrari, sta pagando per tutti. Noi all'agricoltura non stiamo dando più nulla, cioè è bloccato tutto. La prossima legislatura sarà una carneficina.
Auspico, quindi, che sul testo elaborato dalla Commissione del consiglio, cioè la Commissione agricoltura, la Giunta e la maggioranza vogliano almeno parzialmente riscattarsi dall'insufficiente attenzione avuta in questa legislatura verso questo fondamentale settore dell'economia isolana, che fornisce lavoro a tutt'oggi a più di 62.000 persone. Una folta rappresentanza di essi ha atteso risposte adeguate in quest'ultimo periodo giù dal Consiglio regionale.
Il Gruppo di Forza Italia, almeno in Commissione, esprime parere favorevole perché si trovino soluzioni formalizzate ai seguenti punti che gli operatori del mondo agro- pastorale ritengono irrinunciabili, noi li abbiamo portati all'attenzione perché sono il frutto di un confronto con gli operatori e vi abbiamo lavorato in fine settimana per delega dei Capigruppo.
Quota latte, trovare forme immediate di intervento, e l'abbiamo detto non certamente per aumentare il prezzo ma trovare delle forme che aggirano il problema, magari con contributi sulla commercializzazione e sui trasporti, ed è contenuta in questa risoluzione;
Calamità naturali, sul problema delle calamità naturali occorre equiparare i settori del mondo pastorale e di quello dell'agricoltura, non più fondandolo per il futuro con la questione dell'estensione delle culture, ma bensì arrivando un domani alla diminuzione del reddito effettivo;
Problema dei gravami bancari, l'indebitamento è uno dei terzi punti fondamentali in questa risoluzione. Noi ne diamo delle indicazioni, noi diciamo "La Giunta vi deve provvedere". Secondo me quello che dice e porta all'attenzione la Giunta stessa adesso, è un altro modo di aggirare l'ostacolo e di non arrivare a trattare. Noi stiamo discutendo una risoluzione, dobbiamo approvarla o no, ma dobbiamo decidere sulla risoluzione, sulla scorta di quella poi la Giunta deve tornare qui a portarci delle proposte.
Ma noi corriamo il rischio che esaminando queste, che io non condivido, dell'Assessore all'agricoltura perché non sono altro che il ripetersi di argomentazioni, che sono della Comunità europea, che sono contrarie agli agricoltori, dico che è bene manco trattarle. Noi dobbiamo dare una risposta agli agricoltori, sapere se questi qui possono contare ancora sul Consiglio regionale. Basta volerlo.
Noi di Forza Italia consideriamo l'agricoltura e l'allevamento una strategia valida per lo sviluppo della Sardegna. Forza Italia ed io personalmente crediamo ancora in questo settore: l'agricoltura e gli agricoltori possono ancora farcela.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Signor Presidente, non è che io pretenda di dire cose molto importanti, ma se guardiamo appena appena l'aula, guardiamo i banchi della Giunta, io credo che non si possa parlare in queste condizioni. Io devo parlare alla Giunta. La Giunta è costituita non solo dall'onorevole Ferrari, che certamente porta avanti il suo discorso in modo encomiabile, l'impegno qui deve essere assunto da tutta la Giunta non solo dall'Assessore dell'agricoltura. Credo che con sia dignitoso, non per me, ma per questo Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Casu, l'Assessore rappresenta la Giunta, poi gli impegni che prenderà l'Assessore in serata ma soprattutto domani, e domani quando voteremo, sono rappresentativi di tutta la Giunta.
CASU (F.I.). E' il Presidente della Giunta che non vediamo mai! E l'Assessore del bilancio e della programmazione economica? Possiamo parlare di questi problemi in assenza degli Assessori maggiormente interessati, perché qui se noi dobbiamo parlare di questa risoluzione, dobbiamo mettere mano ai cordoni della borsa.
Se lei ritiene opportuno un brevissimo intervento, lo faccio lo stesso, però sarei del parere che sia più dignitoso svolgerlo domani mattina.
Presidente. Io le sarei grato se lei svolgesse l'intervento questo sera, poi domani ci sarà la replica della Giunta e poi volendo potrà intervenire per dichiarazione di voto. Ma, per correttezza nel completamento dei lavori, la pregherei di svolgere questa sera l'intervento. D'altronde i colleghi sono presenti in numero congruo.
CASU (F.I.). Accolgo il suo invito, Presidente. Domani interverrò come dichiarazione di voto.
Certo qui si è detto all'inizio della seduta, dopo l'intervento del mio Capogruppo, che non era un fatto demagogico la discussione; è diventata un fatto demagogico. Se io guardo intorno e vedo dieci consiglieri, allora permettetemi di dire che è documentato il fatto che si tratti di una discussione demagogica.
Come fanno il Consiglio e la Giunta ad assumere gli impegni che derivano da una risoluzione di questo genere non ascoltando gli interventi che si sono susseguiti in aula? Fino adesso l'aula non era molto affollata, ma c'erano almeno 15-20 consiglieri, ormai è ridotta veramente al limite.
Comunque, considerato il fatto che il Presidente del Consiglio mi invita a fare l'intervento ugualmente, io lo faccio e allora, dico, mutuando un'affermazione che è venuta non dai banchi dell'opposizione, ma da quelli della maggioranza, quindi, certamente degna di fede, con questa affermazione si dice: per fare le cose che sono contenute in questa risoluzione sono necessari non 2, 3 o 5 mesi ma, forse 5 anni.
Credo che l'onorevole Berria non l'abbia detto a mo' di battuta, ma l'ha detto perché è convinto che i problemi dell'agricoltura, e in particolare i problemi degli allevatori, oggi sono talmente difficili, per cui non saranno certo questo Consiglio e questa Giunta che nel volgere di due o tre mesi potranno affrontare seriamente questi problemi. La realtà nuda e cruda è che oggi il prezzo del latte non è più remunerativo dei sacrifici e dei costi che si devono affrontare per la produzione.
Un litro di latte (è stato messo in evidenza da altri consiglieri), mentre alcuni anni addietro veniva pagato fino a 1.400 lire, oggi si sta avviando verso un prezzo di mille lire, mentre i costi chiaramente sono cresciuti, per cui forse sarebbe remunerato se il prezzo del latte fosse almeno di 2000 lire. La situazione debitoria dei nostri allevatori ha raggiunto dei livelli insostenibili.
Evidentemente i nostri allevatori erano e sono esasperati. Forse l'aggettivo è ancora leggero: sono disperati! Ma noi crediamo nell'agricoltura, nella pastorizia e nell'allevamento quali attività produttive capaci di occupare una parte dei sardi? Ci crediamo? Altrimenti non prendiamoci in giro, perché io ritengo che non ci crediamo! Dal modo con il quale oggi noi stiamo operando si direbbe che non crediamo che l'agricoltura sia fonte di occupazione.
Ma se l'agricoltura non è fonte di occupazione, lo è l'industria? Ma no, non lo è l'industria! Perché tutti gli ostacoli che la Comunità europea trova quando si tratta d'intervenire in agricoltura non li trova quando si deve intervenire nell'industria. Assessore, glielo dico io che non li trova, perché nell'industria si assorbono, questo Consiglio, questa Amministrazione regionale si accolla perdite per centinaia e centinaia di miliardi. E questo è possibile in base alle norme sulla concorrenza della Comunità Economica Europea? Io ci metterei almeno un grossissimo punto interrogativo.
Che noi non crediamo nell'agricoltura quale fonte di reddito, quale fonte di occupazione per il popolo sardo, è dimostrato dal fatto che noi abbiamo gestito le risorse finanziarie pensando all'agricoltura quale elemento non degno di attenzione.
Io in quest'Aula ho detto molte volte che l'attenzione è sempre scarsa: quando noi abbiamo esaminato il disegno di legge 447, quando abbiamo esaminato la legge finanziaria, avevate sempre fretta; il Consiglio ha sempre fretta e la Giunta non è presente. Sempre fretta di andare via. Io vi dicevo: "Non possiamo avere fretta nell'esame della legge finanziaria" perché la legge finanziaria è il programma politico che noi stiamo impostando non per un anno, ma per tre anni! Il programma politico lo abbiamo licenziato, quale parte abbiamo riservato noi all'agricoltura delle risorse disponibili? All'allevamento, quale parte di risorse abbiamo riservato?
Abbiamo creato le società miste - ve lo ricordo - abbiamo destinato a tale scopo centinaia e centinaia di miliardi ingessando il bilancio della Regione, non per un anno, per due o per tre anni, ma fino al 2012-2013 ci sono gli stanziamenti per i fondi integrati, per i programmi integrati d'area e anche per le società miste. Questo abbiamo fatto!
Allora, o ci stiamo prendendo in giro o stiamo prendendo in giro gli agricoltori, che non ci sono più fortunatamente, perché diversamente avrebbero sentito dalla mia voce che questo Consiglio li sta prendendo in giro. Li sta prendendo in giro perché all'agricoltura, all'allevamento non ha riservato quella porzione di risorse che meritava.
Ha ragione il collega Bonesu, non è concepibile una Sardegna senza l'allevamento, non è concepibile una Sardegna senza l'agricoltura; ma, allora se non è concepibile una Sardegna senza l'agricoltura, perché noi abbiamo destinato le risorse ad altri settori?
Di fronte al fatto che oggi un litro di latte viene pagato mille lire o giù di lì, e non è remunerativo (e credo che di questo tutti noi ne siamo certi) sta a significare che noi avremmo dovuto fare i programmi in campo economico. Ma siamo sempre lì, le linee generali di sviluppo economico dell'isola non le avete tracciate voi della maggioranza, voi della Giunta. Non avete proposto nulla al Consiglio. La Giunta doveva proporre al Consiglio quali erano i comparti, quali erano i settori suscettibili di produrre ricchezza e di produrre occupazione duratura. E ci sono questi settori. Mi risulta che noi estraiamo il marmo o il granito, e lo mandiamo in continente per la lavorazione. Ma, abbiamo speso centinaia di miliardi per impianti nel settore industriale e non troviamo i soldi necessari per dotare gli operatori economici di questo settore degli impianti necessari per trasformare questa materia prima in prodotto finito. Una materia prima di notevole mole e di notevole peso che viene a costare certamente il trasporto fior di quattrini, ma noi continuiamo ad investire i soldi della Regione nei canali tradizionali, l'industria.
Non sono contro l'industria, ma sono contro l'industria mangiasoldi, e di soldi ne ha mangiati tanti. Ecco perché abbiamo dato tanti soldi all'industria e pochi ne sono rimasti per l'agricoltura, ma soprattutto è venuta a mancare la programmazione che noi avremmo dovuto fare non oggi, ma l'avreste dovuta fare all'inizio della legislatura. Credo che questa risoluzione passerà, e passerà molto probabilmente perché domani quando si passerà ai voti, allora entreranno tutti coloro che rimangono negli anditi, entreranno per esprimere il voto, passerà con il voto positivo, molto probabilmente, di tutto il Consiglio.
Ma io sono convinto, signor Presidente del Consiglio, onorevole Assessore dell'agricoltura, caro Presidente della Commissione agricoltura, sono convinto che verrà approvata ma che produrrà scarsi effetti, perché è il Consiglio che non vuole operare, è la Giunta che non vuole operare, e quando non c'è la volontà di operare, non ci sono mezzi finanziari che possono produrre effetti positivi.
Vi dico: sabato ho fatto un giro in qualche comune della provincia, a conclusione di questa visita, ho chiesto alla persona che mi accompagnava: "Mi dica qual è la fonte di reddito, qual è l'occupazione dei cittadini di questo Comune?" La risposta è stata: "Le pensioni".
PRESIDENTE. Grazie consigliere Casu. La ringrazio anche per aver accolto l'invito di un intervento in un momento forse non affollatissimo dell'Aula; mi pare che comunque il dibattito di questa sera, comunque sia stato impegnato per più versi. Noi concludiamo qui, ed aggiorniamo i lavori a domani alle ore 10.00. Procederemo alle votazioni del documento, con eventuali emendamenti se ce ne fossero, e comunque sentendo l'Assessore per primo. Grazie e buona serata.
La seduta è tolta alle ore 21.10
Allegati seduta
Testo delle interrogazioni e interpellanze annunziate in apertura di seduta
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul paventato razionamento idrico nella città di Sassari.
Il sottoscritto, premesso che:
a) ogni anno, e puntualmente, si parla di un probabile razionamento idrico nella città di Sassari, se le acque nel periodo piovoso non dovessero essere abbondanti;
b) puntualmente anche viene ricordato che esisterebbe un progetto per collegare la città al bacino del Coghinas, l'unico invaso del nord Sardegna ad avere quantità sufficienti di acqua tali da evitare che i sassaresi debbano soffrire la sete nel periodo estivo;
c) di questo progetto però si è persa traccia, nonostante in data 10 novembre 1997 - in risposta ad una interrogazione dello scrivente - il capo di gabinetto dell'Assessorato dei lavori pubblici avesse testualmente affermato "il progetto relativo al collegamento con la condotta del Coghinas è attualmente in istruttoria per essere sottoposto all'esame del Comitato Tecnico Regionale";
d) nonostante siano trascorsi da quella affermazione ben quindici mesi, del by-pass non si è più parlato e pertanto i lavori, che porrebbero fine a tutti i problemi di approvvigionamento idrico, mai iniziati,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:
1) in relazione alla risposta pervenuta del 10 novembre 1997, a che punto sia il progetto per il collegamento della città di Sassari al Coghinas;
2) se il finanziamento a suo tempo previsto per la realizzazione di tale opera sia ancora disponibile, perché non si vorrebbe che siano stati dirottati da altra parte, la qualcosa sarebbe una beffa nei confronti dei sassaresi;
3) quali iniziative intenda assumere, affinché senza ulteriori indugi n by-pass così importante e che porrebbe fine finalmente ad ogni problema di razionamento idrico a Sassari venga finalmente realizzato. (1265)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di pericolo esistente su un tratto della Strada Consortile CASCETTA-MOLAFA (SS) a causa dell'eccessiva quantità di acque reflue convogliate nel canale sottostante.
Il sottoscritto,
premesso che lungo la strada in oggetto si trova un ponticello che permette l'attraversamento di un canale nel quale si riversano acque reflue in portata eccessiva per il volume del canale stesso;
considerato che il canale in questione in origine raccoglieva solo le acque provenienti dalla fontana delle conce verso il rio Tissi, ma che attualmente riceve anche le acque di un depuratore fognario e di altre fognature intubate, con un sistema di pieno in eccesso per la portata del canale;
considerato, altresì, che nei pressi della strada consortile sono in corso i lavori di realizzazione della strada camionabile per Portotorres che porteranno altra affluenza di acque al canale sopra citato e che il ponticello sovrastante, a causa della pendenza della strada stessa, è perennemente allagato, creando ulteriore pericolo nel transito;
rilevato che lo stesso Presidente del Consorzio strada vicinale CASCETTA-MOLAFA ha ripetutamente chiesto l'intervento delle autorità competenti per risolvere il problema e sollevare gli utenti della strada in questione dal disagio dell'attraversamento di un tratto allagato da acque reflue e spesso inquinanti nonché dal pericolo costituito dalla precarietà della strada stessa,
chiede di interrogare gli Assessori regionali dei lavori pubblici e dell'agricoltura per conoscere quali interventi urgenti intendano mettere in atto per risolvere la situazione di pericolo che si protrae ormai da tempo sulla strada consortile CASCETTA - MOLAFA (SS) a causa dell'eccessivo convogliarsi di acque reflue nel canale sottostante il tratto stradale, così da permettere agli utenti e alla popolazione del luogo di transitare su una strada sicura. (1266)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di ripristinare l'alveo originario del fiume rio Mannu in località "Bidolzu" in agro di Buddusò (SS).
----------------------------
Il sottoscritto,
premesso che l'alveo del fiume rio Mannu che scorre in località "Bidolzu" in agro di Buddusò (SS) si trova in condizioni preoccupanti a causa dei detriti e dei rifiuti che si ammassano in esso;
considerato che nel periodo invernale, a causa delle abbondanti piogge e del sopraelevato letto del fiume stesso, esiste un rischio notevole di inondazione dei territori circostanti;
rilevato che nei pressi dell'alveo in questione si trovano sia una strada statale, la n. 389, sia un ponte che l'attraversa proprio in corrispondenza di un restringimento artificiale del fiume, sia, ancora, numerose aziende agricole che rischiano di essere inondate,
chiede di interrogare gli Assessori regionali della difesa dell'ambiente e dei lavori pubblici per sapere se siano a conoscenza del problema suesposto concernente il fiume rio Mannu, in località "Bidolzu" nei pressi di Buddusò (SS) e come intendano intervenire per proporre un intervento che regimenti il corso del fiume rispettando il suo alveo naturale e liberandolo dall'ammasso di detriti e rifiuti che ne impediscono il normale scorrimento. (1267)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di agitazione delle compagnie barracellari per il mancato ripristino dei premi e sulle difficoltà della prossima campagna antincendi.
Il sottoscritto,
premesso che sabato u.s. l'assemblea dei capitani delle compagnie barracellari della Provincia di Sassari ha dibattuto i problemi gravanti sull'attività e sull'organizzazione delle compagnie stesse, rilevando, alla presenza di sindaci, consiglieri regionali, del presidente dell'Amministrazione provinciale di Sassari e di altre autorità, la necessità di un immediato reintegro dei premi (finanziamenti) regionali per l'attività svolta e l'urgenza di modificare la normativa regionale disciplinante il funzionamento e l'organizzazione del barracellato in Sardegna;
considerato che la Giunta regionale, dopo aver adottato immotivatamente forti tagli agli stanziamenti di bilancio, non ha ancora provveduto a soddisfare le legittime aspettative delle compagnie barracellari, determinandone di fatto lo stato di agitazione;
ritenuto che questa situazione può nuocere ad una seria programmazione della ormai imminente campagna antincendio, tenuto conto dell'importante funzione svolta dalle compagnie baraccellari nelle campagne,
chiede di interrogare gli Assessori degli enti locali e della difesa dell'ambiente per sapere quali provvedimenti urgenti intendano adottare per rimpinguare il fondo destinato alla concessione dei premi spettanti alle compagnie barracellari, anche al fine di evitare eventuali ripercussioni in vista della prossima campagna antincendio. (1268)
INTERROGAZIONE LOCCI - BIGGIO, con richiesta di risposta scritta, sulle strategie dei vertici delle Poste sul Centro servizi finanziari di Cagliari.
I sottoscritti, premesso che:
- la popolazione postale della Sardegna è fortemente preoccupata delle annunciate strategie da parte dei vertici aziendali sulla riconfigurazione del Centro servizi finanziari di Cagliari da ridimensionare creando una nuova concentrazione delle attività in sito esterno;
- il Centro in parola attualmente svolge egregiamente sia il servizio in termini di competitività che di efficienza. La sua struttura, inoltre, è perfettamente adeguata alle norme di igiene e di sicurezza nei posti di lavoro e non richiede, quindi, spese di adeguamento;
- è ritenuta necessaria, come soluzione ottimale, sia per le potenzialità dei servizi da offrire, sia per la posizione strategica di Cagliari al centro del Mediterraneo, la realizzazione di una sala di elaborazione dati che necessita soltanto di un lettore ottico;
- tale realizzazione consentirebbe non solo di soddisfare regolarmente tutte le naturali esigenze dell'Isola, ma anche di anticipare, in prospettiva, la struttura necessaria per gestire la contabilità dei comuni, come previsto dalla legge finanziaria, e per svolgere servizi di tesoreria,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) quali iniziative intenda adottare nei confronti dei Ministri delle comunicazioni e del tesoro perché non vengano limitate le attività del Centro servizi finanziari di Cagliari;
2) se siano stati previsti i reali sviluppi delle attività dell'Isola con la realizzazione del CED;
3) quali siano gli ostacoli per dotare il Centro servizi finanziari di Cagliari del solo lettore ottico a fronte di un indubitabile e certo ritorno di immagine e di efficienza della Poste italiane nell'Isola. (1269)
INTERROGAZIONE CUCCA - DETTORI Ivana sullo stato della sanità nel distretto del Sarcidano-Barbagia di Seulo.
I sottoscritti,
PREMESSO CHE il piano stralcio sulla ristrutturazione della rete ospedaliera in Sardegna determinava le condizioni per il mantenimento delle strutture sanitarie nel territorio del Sarcidano-Barbagia di Seulo ed in particolare per le sorti dell'ospedale di Isili;
CONSIDERATO CHE la A.S.L. n. 3 avrebbe dovuto dare attuazione al Piano-stralcio attraverso chiari atti amministrativi e di indirizzo;
RILEVATO CHE quanto finora posto in essere dagli amministratori della A.S.L., così come risulta da notizie di stampa, sembrerebbe insufficiente per garantire il mantenimento della struttura ospedaliera che necessiterebbe di opportuni adeguamenti strutturali e del potenziamento delle prestazioni dei servizi sanitari;
SOTTOLINEATA la necessità che si evitino allarmismi ingiustificati e che si alimenti una diffusa sfiducia nei confronti degli operatori sanitari isilesi,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere quali atti intenda porre in essere per garantire il pieno diritto alla salute alle popolazioni del Sarcidano-Barbagia di Seulo. (1270)
INTERPELLANZA BALLETTO - PITTALIS sulla situazione di grave squilibrio finanziario dell'E.S.A.F.
I sottoscritti, premesso che:
- da informazioni assunte, risulta che l'Ente Sardo Acquedotti e fognature per la dissennata amministrazione delle risorse disponibili versa in gravissime condizioni di difficoltà di cassa tanto da pregiudicare in maniera preoccupante il regolare funzionamento dell'ente medesimo;
- il deficit di cassa ha assunto ad oggi dimensioni insostenibili per un ammontare superiore a 45.000.000.000;
- tale deplorevole situazione dipende oltre che da cattiva amministrazione, dall'incapacità di porre in essere un'oculata gestione delle entrate idonea a garantire l'equilibrio finanziario;
considerato che:
- risulta inoltre, e ciò è pienamente desumibile da bilancio consuntivo dell'Ente, che negli ultimi anni la spesa si è dilatata enormemente in misura quantificabile nel 15 per cento annuo, mentre le entrate non si sono adeguate in pari misura;
- peraltro, a causa delle miserevoli condizioni della finanza regionale, la Regione non sarà in grado d'assicurare il riequilibrio dei conti attraverso l'erogazione di maggiori contributi in conto esercizio,
chiedono di interpellare l'Assessore dei lavori pubblici e il Presidente della Giunta regionale sui provvedimenti che intendono assumere per porre rimedio alla gravissima situazione che si è creata, la quale, se non rimossa con tempestività, potrà portare in breve tempo alla paralisi amministrativa e funzionale dell'E.S.A.F. e delle attività economiche che fanno riferimento alla gestione del predetto ente. (538)
INTERPELLANZA BERTOLOTTI - FLORIS - LIORI - LIPPI - BIGGIO sulla necessità di ricontrattare con lo Stato i rapporti relativi alle servitù militari.
I sottoscritti, premesso che:
- è in corso a livello nazionale un processo di trasformazione e adeguamento della organizzazione delle Forze armate alle nuove esigenze della difesa comune europea;
- in tale ottica si stanno mettendo in atto misure volte alla valorizzazione delle risorse umane e processi di specializzazione e impiego di tecnologie d'avanguardia e collaborazione con realtà produttive locali;
- la Sardegna è una delle Regioni che ha, in termini si uso del territorio, pagato prezzi altissimi con penalizzazioni in diversi settori economici, non ultimi il turismo, la pesca, l'agricoltura;
- occorre ricontrattare con lo Stato i rapporti inerenti le servitù militari essendo preparati a cogliere le nuove opportunità, in termini di occasioni di occupazione, formazione e coinvolgimento di realtà produttive e dei servizi della società sarda che l'attività delle Forze armate può offrire;
- la Sardegna è dotata di infrastrutture d'avanguardia (aeroporti quali quello di Elmas, porti, centri di manutenzione e di ricerca, ecc.) che potrebbero essere valorizzati da un nuovo rapporto con lo Stato e le Forze armate;
- la Sardegna non può essere destinata a divenire solo "campo di esercitazioni",
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere:
1) se siano in corso trattative con lo Stato e le Forze armate in merito alle questioni inerenti le servitù militari;
2) se sia a conoscenza dei piani delle Forze armate in merito al futuro delle attuali basi militari e in particolare a quelle a più alto contenuto tecnologico e con attività di manutenzione soprattutto sui mezzi aerei, navali e terrestri e sulle apparecchiature elettroniche;
3) quali iniziative intenda attivare per garantire che la Sardegna non venga considerata solo "campo da esercitazioni", ma possa godere invece di opportunità di lavoro, sviluppo, formazione, collaborazione tecnica ed economica con le forze armate. (539)
Versione per la stampa