Seduta n.44 del 18/11/2004
XLIV SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì 18 novembre 2004
Presidenza del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 17 e 15.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 novembre 2004, che è approvato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. Riprendiamo la discussione dal punto nel quale l'avevamo lasciata, cioè dall'emendamento sostituivo parziale numero 13, emendato oralmente sia dall'assessore Sanna sia dal relatore Pirisi..
Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, in ordine all'ulteriore emendamento del Presidente della Commissione, la Giunta vorrebbe rilevare che nella formula "interventi pubblici" l'emendamento può essere accolto e quindi si rimette alla valutazione della Commissione.
PRESIDENTE. Quindi la scrittura del comma 4 sarebbe la seguente: "La realizzazione degli interventi pubblici già finanziati dall'Unione Europea e dallo Stato…" e prosegue così come i colleghi possono visualizzare nel testo che hanno davanti. Siamo in fase di votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Adesso abbiamo noi l'esigenza di un quarto d'ora di sospensione per valutare anche la ulteriore modifica, sulla base non dico del confronto, ma delle cose dette in Aula stamattina, ieri sera, eccetera, perché se si cambia ogni cinque minuti, vogliamo capirne il perché, ci sarà pure una logica nelle cose, perché se no questo Consiglio non ha più senso e non è più una cosa seria.
PRESIDENTE. Non ho difficoltà, onorevole Oppi, il testo è a disposizione da questa mattina, adesso siamo agli aggiustamenti orali di quel testo, comunque, se non ci sono obiezioni, accolgo la sua richiesta.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Sulla richiesta del collega Oppi noi siamo d'accordo, chiaramente, perché nasce da un'esigenza di tipo tecnico-politico che è giusto accogliere, non solo perché la maggioranza o parte di essa ha chiesto interruzioni e aggiornamenti, ma anche perché, lo dico in particolare al collega Oppi, oltre al termine che è stato richiamato dall'assessore Sanna, che io personalmente condivido, credo sia opportuno leggere l'insieme dell'articolato per comprenderne il senso, che dal nostro punto di vista può essere apprezzato. Voi valutatelo serenamente, ma risponde a un'esigenza che è stata manifestata in diverse occasioni.
PRESIDENTE. Mi pare che non vi siano obiezioni. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 19, viene ripresa alle ore 17 e 40.)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, se prendete posto iniziamo il nostro faticoso lavoro della giornata. Riprendiamo la discussione dall'emendamento numero 13 e dall'emendamento all'emendamento, con alcune correzioni che sono state proposte dall'assessore Sanna, al comma 2, dove propone di sostituire il termine "completati" con "realizzati", e al comma 4, che viene sostituito dalla proposta che avete ricevuto per iscritto.
Con l'emendamento all'emendamento nel comma 4 c'è stata un'ulteriore evoluzione, per cui la dizione conclusiva sarebbe: "la realizzazione degli interventi pubblici già finanziati dall'Unione Europea".
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, a noi viene alquanto difficile rincorrere le varie modifiche che maggioranza e Giunta ci stanno continuamente proponendo, perché noi abbiamo un testo che ci è pervenuto in chiusura della giornata di ieri, che sostanzialmente dice una cosa. Stamani si discuteva su possibili modifiche di quel testo e ora perviene un altro testo, ma questa è la metodologia scelta per questo progetto di legge, che corregge se stesso ormai per la decima, undicesima, dodicesima volta.
Così formulato l'emendamento non ci trova assolutamente d'accordo, perché sostanzialmente non cambia niente rispetto al testo del comma 4 del testo unificato. Noi intendiamo salvaguardare non solo gli interventi di interesse pubblico, ma anche quelli di interesse privato già finanziati dall'Unione Europea, dallo Stato, dalla Regione, dalla Provincia, dai Comuni e dagli enti strumentali statali o regionali. Inoltre riteniamo che il ruolo della Giunta debba essere strettamente legato alle linee guida che il Consiglio emanerà, di cui al comma 6 del precedente articolo 2. Perciò riteniamo che i colleghi della maggioranza possano ragionare, e noi con loro, sulla formulazione che proponiamo: "la realizzazione degli interventi di interesse pubblico e privato già finanziati dall'Unione Europea, dallo Stato, dalla Regione, dalle Province, dai Comuni, dagli enti strumentali statali o regionali può essere autorizzata dalla Giunta regionale sulla base delle linee guida di cui al comma 6 del precedente articolo 2".
In questo modo crediamo si ripristini quanto stabilito in chiusura dei lavori di ieri sera, frutto di un confronto durato tutto il pomeriggio (confronto che sembrava accettato dalla maggioranza e dalla minoranza), che possa in tal senso costituire un danno minore dei già evidenti danni che la legge provoca. Per maggiore chiarezza forse è opportuno rileggere il testo che vi proponiamo: "la realizzazione degli interventi di interesse pubblico e privato già finanziati dall'Unione Europea, dallo Stato, dalla Regione, dalle Province, dai Comuni o dagli enti strumentali statali o regionali può essere autorizzata dalla Giunta regionale sulla base delle linee guida di cui al comma 6 del precedente articolo 2". Credo che sia una proposta di buon senso che siamo comunque pronti a discutere in Aula.
PRESIDENTE. I colleghi capiscono che si fa una certa fatica a lavorare in questo modo e io non capisco più se si tratta di emendamenti, di emendamento all'emendamento o di emendamento all'emendamento dell'emendamento! Vediamo soprattutto di trovare un criterio per arrivare alla formazione dell'opinione in Aula, perché questo il Presidente deve fare.
La proposta dell'onorevole Capelli, nella prima parte, si configura come un emendamento aggiuntivo, perché integra il testo precedente; l'emendamento presentato dalla Giunta in parte cassa alcune parti di quel testo e lo rende diverso. Chiederei alla Giunta, che ha proposto l'emendamento, se possiamo procedere, per esempio, ad accettare le parti che sopprimono alcune parole del testo e poi vedere invece la parte integrativa o aggiuntiva, che dir si voglia.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, io concordo con lei, si può procedere con la votazione per parti, nel senso che la Giunta non condivide l'emendamento aggiuntivo "per privati" e la semplificazione dell'ultima parte, perché le linee guida già deliberate da questo Consiglio non possono riguardare autorizzazioni della Giunta, in quanto hanno per oggetto una cosa diversa. Non a caso nella formulazione noi richiamiamo la fattispecie che i criteri sono determinati in sede di definizione delle linee guida, sapendo scindere che ormai ciò che è deliberato attiene alle linee guida del Piano paesaggistico. In quella stessa sede, in termini temporali, noi aggiungiamo la possibilità di esplicitare e quindi di definire linee e criteri che ispireranno la Giunta sulla possibilità di utilizzare le autorizzazioni in deroga.
Per cui proporrei che si voti per parti: la parte dall'inizio fino a "pubblici", poi l'emendamento aggiuntivo, quindi la parte da "già finanziati" fino a "Giunta regionale" e separatamente l'ultima parte, come noi abbiamo indicato nell'emendamento orale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Vorrei fare la mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Marrocu, io ho proprio una difficoltà a gestire la composizione di un testo, per cui o si riesce a risolvere attraverso questo scambio di opinioni tra i banchi della Presidenza della Giunta e l'Aula, oppure le modifiche diventano emendamenti che si votano separatamente, così come proposti. Quindi o cerchiamo di trovare una dizione che possa andar bene, se non per quella eventuale parte aggiuntiva che introduce anche i privati nella legge, oppure l'onorevole Capelli e gli altri colleghi che propongono queste modifiche presentano formalmente degli emendamenti, che io accetterò, così come ho accettato l'emendamento della Giunta. Poi su ciascun emendamento si procederà, come siamo abituati, secondo Regolamento, altrimenti ho anch'io difficoltà a capire di cosa stiamo parlando e quali testi mettiamo in discussione.
Aggiungo che sull'emendamento 13 il testo resta tale e quale fino al comma 4. Noi adesso ci stiamo un po' attardando sul comma 4, piuttosto che sull'intero testo. Quindi prima di darle la parola per dichiarazione di voto, onorevole Marrocu, definirei questo aspetto regolamentare.
Ha domandando di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Intervengo per venire incontro a quanto lei ha chiesto poc'anzi, che io condivido. Noi abbiamo qualche difficoltà, soprattutto alla luce di quello che si è verificato ieri sera, perché con la dizione del comma 4 che si sta proponendo di fatto si annulla l'emendamento 1885 discusso ieri sera, accolto dalla Giunta, corretto e approvato.
Evidentemente vogliamo chiarire come può coniugarsi questo emendamento con questa dizione del comma 4. Credo opportuno che ci sia consentito di presentare eventualmente un emendamento all'emendamento in modo da regolare questo aspetto. Oppure un'altra possibilità c'è, quella di spostare il comma 4 all'articolo 8, per consentirci una più approfondita valutazione.
Vi sono cioè due possibilità, ma credo che se spostiamo il comma 4 all'articolo 8 non cambiamo niente. Abbiamo un minimo margine per poter fare una valutazione, presentare un emendamento all'emendamento e chiarire questo aspetto, fermo restando che quanto proposto dall'assessore Sanna in effetti non modifica sostanzialmente niente, in quanto si vota per parti, però il problema rimane inalterato nella dizione che ci è stata presentata poco fa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, considerando le difficoltà nel coordinare i lavori, a cui lei poc'anzi accennava, espresse diversamente dall'onorevole Capelli, ma che riflettono mi pare uguali difficoltà dell'Aula a raccapezzarsi su un argomento molto delicato, sulla cui discussione solo apparentemente è trascorsa, almeno qua dentro, una giornata perché nulla si è prodotto a livello di votazione. Insomma, quella del legislazione, si sa, è un'operazione molto complessa e delicata e talvolta richiede momenti di riflessione proprio per non incorrere in errori che intaccano, che restano, che segnano.
Alla luce di questa serie di difficoltà e di un certo disagio che ci ha portato più volte, nell'arco della giornata, a sospendere i lavori sul comma 4 senza arrivare ad alcuna determinazione, un po' sulla linea ultima tracciata dall'onorevole Oppi, ma diversamente io credo che il comma 4 non sia obbligatorio che venga spostato dall'articolo 8, può restare all'articolo 4, però ritengo, Presidente, che potremmo forse, proprio nel tentativo di superare le tensioni in una fase di stanchezza, andare avanti nell'esame dell'articolo, sospendendo la parte relativa al comma 4, per riprenderla - l'abbiamo fatto altre volte - in una seconda fase forse con maggiore lucidità, maggiore serenità e maggiore consapevolezza da parte di tutti.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, io non vorrei aprire su questo un dibattito, perché la situazione mi sembra chiara: è stato proposto di spostare eventualmente il comma 4 all'articolo 8, fra le norme transitorie, oppure, come proponevo io, di presentare degli emendamenti e procedere questa sera.
BALIA (Gruppo Misto). Ne ho fatto una anch'io.
PRESIDENTE. Lei ha fatto l'ipotesi di accantonare.
(Interruzione)
LA SPISA (F.I.). Con la proposta dell'onorevole Balia, siamo anche sul filo del Regolamento e della sua interpretazione. La sospensione di questo argomento comunque sia attiene alla discussione[s1] di un comma che appartiene all'articolo 4, che è attualmente in votazione, su cui non si potrebbero presentare emendamenti.
Credo che il Presidente del Consiglio abbia detto poco fa che è difficilmente comprensibile come possano intendersi emendamenti orali alcune formulazioni dette verbalmente, sì, ma dopo formulate per iscritto, perché è necessario averle scritte. Mentre sul piano dell'interpretazione del Regolamento, lo spostamento del comma 4 all'articolo 8 avverrebbe davvero nel pieno rispetto del Regolamento, che non consente in questa fase un incrocio di emendamenti che sono difficilmente considerabili come emendamenti orali.
Quindi, ripeto, la proposta di spostare il comma 4 all'articolo 8, o a qualunque altro articolo ancora non in votazione, credo sia la più ragionevole anche per il rispetto del Regolamento.
PRESIDENTE. Riassumo le proposte in campo: la prima è quella di spostare il comma 4 all'articolo 8, fra le norme transitorie; la seconda è quella di sospendere la discussione del comma 4 e di tutte le modifiche che sono state apportate, orali e scritte, per riprenderla non so bene quando. Il che significa non certo alla fine della discussione del testo di legge, ma probabilmente domani mattina, perché non possiamo tenere in sospeso questo articolo così a lungo.
LA SPISA (F.I.). Significherebbe non votare l'articolo.
PRESIDENTE. La terza ipotesi è quella di presentare in forma scritta, per evitare incomprensioni, le proposte che sono state fatte dall'onorevole Capelli, che diventano emendamenti modificativi e integrativi o soppressivi del testo presentato questa mattina dalla Giunta e procedere stasera alla discussione.
Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il nostro parere è che si possa procedere col terzo metodo, visto che le ipotesi sono già state formulate e sono abbastanza chiare. Si dia il tempo di presentare gli eventuali emendamenti al testo e si proceda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Sembra che la volontà della Giunta sia abbastanza chiara, perciò chiedo dieci minuti di sospensione per verificare la possibilità di stendere gli emendamenti o sintetizzare il tutto in un'unica proposta.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti e alla ripresa saranno accolti gli emendamenti proposti dai colleghi della opposizione.
(La seduta, sospesa alle ore 18, viene ripresa alle ore 18 e 17.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo posto, pare che siamo in condizioni di riprendere. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Presidente, innanzitutto la ringrazio per averci dato l'opportunità di questa sospensione. Noi siamo arrivati a questa determinazione: avevamo proposto di rinviare il comma 4 all'articolo 8, verificato che questo non è stato possibile, a questo punto è inutile che noi presentiamo emendamenti che riflettono quanto ha il collega Capelli in precedenza, cioè non sarebbero approvati. A norma del Regolamento, articolo 84, comma 11, verificato che questo ulteriore emendamento, il quinto di una serie di tentativi di modifica, non sortisce certamente un risultato positivo e siccome in questa fase possono essere presentati solo emendamenti necessari ai fini di una migliore comprensione del testo, nel caso in cui non si accetti lo spostamento del comma 4 all'articolo 8 chiediamo che si voti l'articolo così come è previsto nell'emendamento 13, escludendo l'emendamento orale della Giunta, perché accettarlo sarebbe una forzatura al Regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, io mi trovo in difficoltà, nel senso che avevo annunciato stamattina, sulla base della facoltà concessa al Presidente dal Regolamento di ammettere, anche dopo la votazione del passaggio all'esame degli articoli, emendamenti che servono a una migliore precisazione e comprensione del testo, l'ammissibilità dell'emendamento presentato oralmente dalla Giunta, che ho poi fatto stampare e distribuire fra i colleghi. Su questo è stata richiesta la sospensione.
OPPI (U.D.C.). Non era questo l'emendamento.
PRESIDENTE. Adesso dire che bisogna tornare indietro, l'emendamento riguardava la realizzazione delle opere pubbliche. Onorevole Oppi, io ho questo testo che è stato distribuito, non credo che esistano altri testi. Su questo c'è stato un intervento orale del Presidente della Commissione e un ulteriore intervento della Giunta.
Ad ogni buon conto io ho bisogno di sapere dalla Giunta se l'emendamento viene mantenuto o se viene ritirato e ritorniamo al testo conosciuto dell'articolo 13.
Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. In prima battuta vorrei dire che la Giunta ha formalmente presentato un emendamento stamane, non altri emendamenti. L'ho fatto oralmente, ufficialmente, davanti a tutti ed è questo. Ma poiché noi non vogliamo neanche ingenerare questioni che escludano la possibilità di un confronto, avendo espresso ognuno per la sua parte le proprie posizioni, siamo anche favorevoli a che il comma 4 venga trasferito all'articolo 8, se questo consente a tutti di affrontarlo in maniera più serena, posto che, chiaramente, ci riserviamo, Presidente, di presentare lo stesso emendamento al comma 4 laddove lo stiamo andando a collocare, ovvero all'articolo 8.
PRESIDENTE. Va bene, mi pare che questa proposta dell'Assessore intercetti l'opinione espressa prima dall'onorevole Oppi e anche, seppure non nella stessa forma, dall'onorevole Balia, per cui di fatto c'è un rinvio di questo emendamento all'articolo 8 o 7, se ci consentite di studiare il punto nel quale è meglio inserirlo dal punto di vista della tecnica legislativa, comunque alla conclusione della legge. E' l'emendamento al comma 4, che viene trasferito all'articolo 7 o all'articolo 8, a seconda di come la Presidenza valuterà che sia più utile ai fini della buona scrittura della legge. A questo punto torniamo all'emendamento 13, escluso il comma 4.
Quindi l'emendamento 13 finisce con il comma 3. All'emendamento 13 è stata apportata una modifica verbale che mi sembra possiamo inserire nel testo, e cioè la sostituzione al comma 2 della parola "completati" con "realizzati".
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Su questo emendamento il nostro voto è contrario perché contrario è il nostro giudizio espresso continuamente in questi giorni sul contenuto di questa legge, di cui l'articolo 4 costituisce uno dei punti fondamentali, che, diversamente dagli articoli 2 e 3, che attengono alle finalità e agli strumenti individuati per raggiungere la tutela del paesaggio, introduce una serie di interventi ammissibili che determinano la non applicazione dei vincoli e dei divieti previsti all'articolo 3, che noi sinteticamente giudichiamo assolutamente insufficienti per permettere un armonico sviluppo del sistema pubblico e privato di intervento, in particolare sul territorio costiero, e quindi nella prospettiva di promuovere valide, serie e durature iniziative imprenditoriali rispettose dell'ambiente.
Questo è un articolo che introduce, anche in maniera cervellotica, una serie di possibilità di non applicazione dei divieti di cui all'articolo 3, non rispondendo fondamentalmente alla questione di fondo che noi abbiamo individuato. Le stesse difficoltà che oggi la maggioranza ha incontrato nel definire il contenuto del comma 4, difficoltà che sono evidentissime ed esplicitate attraverso continui ritardi, richieste di interruzione, assenze in aula e riunioni fuori della stessa per trovare soluzioni evidentemente cercate, volute, richieste, con dichiarazioni esplicite, dallo stesso Presidente della Commissione, l'onorevole Pirisi, che ha fatto una proposta di emendamento alla quale evidentemente la Giunta regionale ha messo uno stop deciso.
Questo è un fatto politico importante che si è manifestato a questo punto dell'esame della legge, con evidenti contraddizioni al vostro interno, manifestatesi nonostante la persistente volontà della maggioranza di non far emergere difficoltà interne o diverse interpretazioni, diverse finalità, diverse proposte, come quelle che sono emerse anche ieri tra alcuni colleghi della maggioranza. Siete stati costretti, a questo punto a rinviare perché non era possibile trovare una soluzione che davvero componesse tutte le diverse interpretazioni che sono anche al vostro interno. Siete costretti a fare questo, proprio perché la legge è impostata drasticamente sul criterio del vincolo, del divieto. Ve ne state rendendo conto pian piano, qualcuno di voi l'ha detto in un clima come quello della giornata di ieri, in cui forse era meno pressante nei vostri confronti l'ansia di respingere l'opposizione rozza, così come la definite voi, ma sono emersi chiari segnali di dubbio, di incertezza, di difficoltà. Ma sono segnali di ragionevolezza, ragionevolezza che dovete avere il coraggio di esprimere in quest'Aula contraddicendo esplicitamente, e non solo sottobanco, nelle vostre riunioni, gli indirizzi della Giunta. Finché la maggioranza in Aula non avrà questo coraggio il dibattito qui sarà sempre falsato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.) Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, faccio subito un'osservazione: a mio parere questo emendamento doveva essere votato per parti e non nel suo insieme, poiché rappresenta l'intero articolo 4 con tutti i suoi commi. Di per sé è già un errore perché nelle dichiarazioni di voto senz'altro non si riuscirà a inquadrare tutto il contenuto dell'emendamento, che è fondante per la legge.
Detto questo io penso che sia evidente a tutti che, giustamente, la presentazione degli emendamenti sostitutivi che si stanno susseguendo, degli emendamenti agli emendamenti, sia orali che per iscritto, denota chiaramente, senza ombra di dubbio, che anche all'interno della maggioranza le posizioni non sono del tutto uniformi. Questo se non altro dà la possibilità alla minoranza di dire che il lavoro che ha svolto sino ad oggi attraverso una opposizione non distruttiva, come ho sentito dire, ma corretta e costruttiva e tendente a migliorare il provvedimento, ha avuto, se pure in minima parte, i suoi effetti.
Torniamo all'emendamento. Ripeto, cinque minuti, secondo me, non sono sufficienti a svolgere una dichiarazione di voto sull'emendamento numero 13, a cui io darò il mio voto contrario e lo motivo: alcune parti dell'emendamento contengono una norma che è già presente nella normativa urbanistica vigente, parlo delle zone A e B e delle zone C intercluse tra le zone B e le zone dei piani attuativi in essere, per cui abbiamo già un dato di fatto; inoltre ci sono dei punti, dei limiti, dei commi e dei sottocommi su cui è necessario sinceramente riflettere. Ci sono tra l'altro delle incongruenze: non si spiega il fatto che nelle zone C, D, F e G possono essere realizzati interventi dove sono già stati avviati i lavori di urbanizzazione o comunque è già stato compromesso lo stato dei luoghi, ovvero è già stato realizzato il reticolo stradale. Poi la differenza di significato tra inizio lavori - mi rivolgo al collega Mattana - e avviamento dei lavori sussiste sostanzialmente a livello urbanistico ed è comunque opinabile, perché un luogo è completamente trasformato quando si apre una trincea su una pianura, sarebbe sufficiente questo, ma queste sono quisquilie. Dopodiché si dice "purché siano stati già pagati gli oneri di urbanizzazione per una concessione edilizia", cioè ricevuta la concessione edilizia per un'opera privata e pagati gli oneri di urbanizzazione si può procedere. Se mettiamo a confronto questi due aspetti, perché di fatto la lottizzazione riguarda l'intervento in un sito che però ricade sul privato, ecco che ci sono incongruenze.
Questo denota ancora con quanta fretta, con quanta grossolanità, probabilmente, un determinato argomento sia stato affrontato. Perché dico questo? Perché l'emendamento, così come abbiamo detto prima, fa parte del provvedimento di legge sul Piano paesaggistico regionale, che nel contesto - per quanto io ho sempre affermato e hanno affermato anche i colleghi - risulta un provvedimento monco, un provvedimento che si cerca di tamponare con gli emendamenti sostanziali presentati dalla maggioranza, che sono sostitutivi totali, emendamenti ad emendamenti, orali e non. E' evidente che nel testo di legge mancano delle proposte basilari che possano portare all'approvazione di una legge equilibrata, che sia fondante e incida veramente sulla pianificazione territoriale.
Per cui l'approvazione di questo emendamento, su cui io voterò contro, porterà senz'altro all'approvazione della legge in via definitiva, questa è la verità, quindi invito i colleghi a riflettere ancora su quanto stiamo facendo. Non mi soffermo sul comma 3; del comma 4 abbiamo parlato già tanto ieri, i vari commi fanno a pugni gli uni con gli altri. L'emendamento al comma 3, poi, sulle zone boscate, sinceramente è un'eresia, l'ha detto anche il Presidente della Commissione agricoltura. Non intendo ripetere quello che ho detto ieri, dico solo che si vuole a tutti costi creare un provvedimento punitivo e non un provvedimento di pianificazione territoriale. Riflettiamoci anche ora, stiamo discutendo la legge, c'è qualche punto...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente noi non condividiamo nulla dell'emendamento numero 13 che, in pratica, è la riproposizione dell'articolo 4. Non condividiamo nulla perché dopo giorni di discussione il testo è rimasto praticamente identico e a nulla è servito lo sforzo che noi abbiamo prodotto per tentare di migliorare l'articolo. Devo dire che gli articoli 3 e 4 costituiscono l'impalcatura vera della legge; l'articolo 4, diciamo, è il cuore della legge, perché poi tutti gli altri articoli mi pare che contino poco. Voglio dire che su questi due articoli non c'è stata convergenza, né sull'articolo 3, che noi contestiamo nella maniera più ferma, né sull'articolo 4. In ordine all'articolo 3 ci siamo già espressi; sull'articolo 4 diciamo che tutti i punti fondamentali che vengono trattati non sono da noi assolutamente condivisibili. Quando si parla di zone agrosilvopastorali, noi riteniamo che sia inconcepibile che non possano essere autorizzate costruzioni edilizie residenziali, perché praticamente stiamo limitando anche gli interventi nelle zone agricole, stiamo limitando soprattutto gli interventi di chi vuole coltivare il fondo, di chi vuole stare nelle campagne, perché non è assolutamente pensabile che chi voglia fare un intervento di miglioramento fondiario poi realizzi una struttura dove non si può avere la residenza o che comunque non può essere un punto d'appoggio per le persone. E' chiaro che in questo modo viene impedito, diciamo, l'intervento in tutte le zone agricole.
Così come, per quanto riguarda le zone omogenee C, D, F e G, il fatto che debbano essere già approvate le convenzioni e avviate le opere di urbanizzazione è molto limitativo. I segnali di apertura che noi abbiamo dato in questo senso sono stati ampi, abbiamo tentato di introdurre elementi che potessero in qualche modo dare qualche possibilità a tutti quei comuni che avevano approvato gli strumenti urbanistici pur non essendo arrivati ancora alla fase di convenzione, però non c'è stata attenzione da parte della maggioranza, si è creato un muro contro muro che non è servito a nulla, tanto più che, a nostro avviso, non può essere accettato il riferimento alla delibera del 10 agosto 2004. Evidentemente, e qui ci sono altri obiettivi che noi non conosciamo, avremmo preferito comunque che anche questo inserimento partisse dalla data di approvazione della legge, e anche per questo motivo noi siamo totalmente contrari a questa parte, così come quando si parla di singoli interventi edilizi. Qui si dice che praticamente devono essere già pagati gli oneri di concessione, altrimenti anche questi singoli interventi non si possono fare. Anche per questo bisogna leggere bene la norma, perché praticamente significa che gli interventi per i quali non si è provveduto a pagare gli oneri di concessione rimarranno fermi per un paio di anni.
Così come, per quanto riguarda le aree boscate, portare a 100 metri la distanza dal limite del bosco delle possibili edificazioni riteniamo che sia veramente assurdo. Si poteva trovare una via di mezzo, perché così limiteremo e penalizzeremo alcune zone dove praticamente non sarà possibile fare assolutamente nulla. Io non credo che le costruzioni realizzate nelle vicinanze delle superfici boscate creino danno, questo non è assolutamente vero. L'ultimo comma è stato, mi pare, rimandato all'articolo 8, ma non credo che questo cambierà nulla.
Noi non accettiamo e non condividiamo questa impostazione, praticamente perché dà troppo potere alla Giunta e mortifica ancora il ruolo del Consiglio regionale, quindi crediamo che questo non possa essere accettato nella maniera più assoluta. Pertanto il nostro voto è contrario proprio perché non condividiamo assolutamente nulla dei contenuti dell'emendamento numero 13.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Nella discussione dell'articolo 4, che oggi siamo costretti a ridiscutere in presenza dell'emendamento sostitutivo totale numero 13, ho avuto modo di dire ieri che c'era la possibilità di ricorrere all'esame di riparazione. Dopo l'approvazione degli articoli 1, 2 e 3, che non abbiamo condiviso e non condividiamo e che riteniamo dannosi per la Sardegna e per i sardi, l'articolo 4 poteva fare in modo che qualcuno si ravvedesse e fare meno danni di quelli che invece si appresta a fare.
Ritengo che abbiamo fatto male, colleghi, a non approfondire il comma 4 e l'emendamento 13 ieri sera, perché avremmo potuto forse raggiungere una ragionevole intesa sull'emendamento all'emendamento 13 proposto dal presidente Pirisi. Avremmo potuto ragionare anche in assenza di presenze scomode, quali quelle che oggi invece abbiamo in aula e che, evidentemente, continuano a condizionare l'Assemblea. Era un emendamento di buon senso, quello del presidente Pirisi, e non abbiamo sottolineato il travaglio attraverso il quale il presidente della Commissione e altri colleghi sono dovuti passare per partorire però nulla. Nulla, perché il ragionamento si è bloccato, perché si era bloccata la linea di riconquista del buon senso.
Ho apprezzato molto, ieri, l'onestà intellettuale dell'onorevole Alberto Sanna e ho avuto modo di sottolinearla e di non farne faccenda pubblica. E continuerò a non farne faccenda pubblica perché onestamente condivido le sue osservazioni e mi era sembrato che anche gran parte dell'Aula le condividesse. Preannuncio che chiederemo la votazione per parti dell'emendamento 13.
Non abbiamo avuto risposte. Abbiamo chiesto, Assessore - e mi rivolgo a lei che non ha dato risposte - quali interessi nasconde il comma 2 dell'emendamento 13. Le abbiamo chiesto quale era il riferimento alle aree intercluse, abbiamo ripetuto la domanda più volte e nessuna risposta è arrivata. Abbiamo continuato a chiederci, durante i lavori, se fosse arrivato il momento di invertire il metodo. Nel merito non discutiamo, o meglio discutiamo e manifestiamo la nostra contrarietà, ma continueremo a contestare un metodo arrogante, prevaricatore e carente sotto il profilo democratico, ma che non riuscirà a intaccare minimamente la democrazia che regna in quest'Aula.
Noi vorremmo evitare, con i nostri emendamenti, con la nostra opposizione, che non vuole essere distruttiva, ma vuole collaborare alla stesura di un testo migliore che tenga conto delle esigenze di tutti i sardi e non solo di una parte di essi, e che tenga soprattutto presente che non vorremo domani parlare ai nostri figli di un'Isola che non c'è, quello a cui è destinata la Sardegna oggi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Io intervengo per annunciare che il nostro Gruppo voterà contro l'emendamento numero 13, che riscrive in maniera totale l'articolo 4 del progetto di legge. E nell'annunciare questo voto contrario approfitto per fare due considerazioni. Diceva ieri l'onorevole Uras: "Non è banale che l'articolo 4 segua l'articolo 3". E facevamo questa constatazione: l'articolo 4 è scritto in maniera totalmente incongruente rispetto all'articolo 3; l'articolo 4 dovrebbe prevedere le cosiddette deroghe, le eccezioni, le valvole di sfogo rispetto al vincolo così opprimente e vasto introdotto dall'articolo 3. E invece l'articolo 4 è incongruente, perché fa riferimento a un principio giuridico molto, ma molto diverso da quello a cui si ispira l'articolo 3. Mentre il vincolo dell'articolo 3 viene introdotto facendo riferimento a un atto preciso, che è quello dell'approvazione di uno strumento urbanistico come il PUC, l'articolo 4, a decremento dell'articolo 3, fa riferimento a una fase totalmente successiva, e quindi è incongruente rispetto all'articolo 3 nel momento in cui parla di lavori avviati e non di lavori approvati, e quindi contenuti negli strumenti urbanistici. Questo naturalmente va a cozzare con un principio che noi qui abbiamo portato in maniera continua, attraverso i nostri emendamenti, che è il principio della conservazione dei diritti acquisiti. Qui invece il diritto acquisito viene totalmente vanificato nel momento in cui si introduce la condizione di lavori avviati, e non solo avviati ma addirittura realizzati fino a una fase cosiddetta irreversibile.
Il collega Mattana ieri portava, a conforto della sua considerazione, l'esempio concreto di una normativa approvata nel 1942, quindi in pieno regime fascista, nella quale si diceva che le leggi che venivano approvate potevano non solo derogare agli strumenti urbanistici vigenti, ma addirittura bloccare l'esecuzione di lavori già avviati. Questo naturalmente era una principio che valeva fino all'approvazione della nostra Costituzione, che ha posto un limite ben preciso, successivo, che è invece quello della salvaguardia in maniera assoluta e totale del cosiddetto principio dei diritti acquisiti.
Vi è una incongruenza poi abbastanza evidente, ovvia, tra quello che in maniera positiva è stato introdotto nelle prime lettere del comma 1, ed esattamente alla lettera c), per cui il divieto di cui all'articolo 3 non si applica "per le opere di forestazione, di taglio e riconversione colturale e di bonifica", il che contrasta in maniera netta proprio con il comma 3 dello stesso articolo 4, riscritto nell'emendamento 13, perché nel momento in cui si dice che non è applicabile alle opere di forestazione, e le opere di forestazione non possono essere disgiunte da un quadro completo dell'opera stessa che è stata autorizzata dall'Ente foreste, dalla Regione, quindi comprensiva di quei piccoli volumi che possono essere realizzati dentro un'area boscata, non si capisce come, poi, al punto 3, invece si introduca l'incongruenza che questa volumetria potrebbe essere realizzata soltanto a una distanza di 100 metri dall'area boscata, e anche dentro purché "soltanto nelle radure naturali". Quindi è evidente che vi è una forte incongruenza che metterà in crisi e in difficoltà le amministrazioni comunali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi, in merito all'articolo 4 vorrei riprendere alcuni punti sui quali sicuramente non sono stato compreso dall'Assessore. Per quanto riguarda il punto b) del primo comma, che prevede la deroga per le attività agrosilvopastorali che non alterino lo stato dei luoghi e soprattutto che non prevedano costruzioni edilizie residenziali, l'Assessore, nel suo intervento appassionato, ha detto che praticamente in Sardegna è quasi inesistente il caso che l'allevatore abbia la propria abitazione all'interno dell'azienda. Assessore, se lei si riferisce a zone interne come Desulo, dove i pastori effettivamente abitano nel paese e per praticare la propria attività si avvalgono di capanne, per di più per brevissimi periodi dell'anno, le do perfettamente ragione. Ma se lei vedesse gli stessi desulesi o i pastori della transumanza, che hanno conosciuto i nostri nonni, come si sono sistemati nei campidani e anche in riva al mare, mi creda, cambierebbe prontamente idea, perché oggi esistono aziende di trenta, cinquanta, cento ettari ed è impensabile che per seguire aziende di queste dimensioni i conduttori, che sono dei veri e propri imprenditori, possano abitare in paese, perché la loro presenza continua nelle aziende è ormai necessaria ai fini della custodia della proprietà. Hanno perciò il diritto di poter abitare nelle loro aziende. Per non parlare, poi, di territori come il Sulcis e la Gallura, dove lo stazzo (dal latino statio, che vuol dire sostare) altro non è, come lei mi insegna, che un fenomeno culturale legato all'azienda e molto diffuso in Sardegna.
Quindi non credo di aver detto niente di assolutamente fuori luogo, anzi sottolineo che queste persone hanno diritto di vivere nella loro azienda, e se lei avesse la pazienza di venire con me le presenterei decine di proprietari, alcuni dei quali già vivono all'interno della loro azienda e sicuramente altri, se avranno l'opportunità, chiederanno di poter costruire nella loro azienda una casa di abitazione per sé e per i propri figli. Questo non solo nel loro interesse, che è legittimo, ma anche nell'interesse della Sardegna, perché le campagne si spopolano ogni giorno di più, viviamo un periodo in cui i giovani non vogliono più seguire il lavoro dei genitori, che verrà svolto probabilmente dagli extracomunitari. Sicuramente lei conosce anche questo fenomeno e sa quanto è importante che vi siano degli incentivi, come la possibilità di costruire la casa di abitazione, con le dovute regole, certo. Ecco perché io su questo almeno condivido che voi dettiate delle regole certe.
E qui mi riallaccio al punto finale dell'articolo 4, quello più conteso. E' logico che voi dobbiate stabilire che la casa deve essere costruita in pietra locale, per esempio, che non deve superare una certa altezza rispetto alla vegetazione, tutto questo lo condivido perfettamente, ma che si proibisca al proprietario di un terreno di costruirsi la casa mi sembra un'esagerazione. Allora facciamo come hanno fatto in Toscana, dove hanno stabilito una regola che vige su tutto il territorio della regione: è impossibile costruire una casa in tutto l'agro della Toscana. Chi ce l'ha già il casale perché l'ha avuto in eredità o ha avuto la fortuna di essere tra i primi compratori se lo tiene, però nessuno può più costruirsi una casa.
Non esiste un criterio logico in questo articolo 4, non sappiamo se coloro che faranno la domanda otterranno ciò che chiedono e in base a che cosa. Secondo un criterio discrezionale della Giunta, come nel periodo della legge Cogodi, o secondo un criterio stabilito e condiviso politicamente all'interno di quest'Aula? Io mi auguro almeno che sia così, Assessore, perché altrimenti è lecito pensare male degli Assessori, della Giunta e anche di questa legge. Ecco perché per adesso il mio parere è nettamente contrario anche sull'emendamento 13.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie, signor Presidente, per annunciare che voterò contro l'emendamento 13. Un collega ha detto che con l'emendamento 13 si voleva rimediare allo sfascio prodotto dall'articolo 3; a me dà la sensazione che la scure, la mannaia del "signor No" si sia abbattuta ancora di più con la riformulazione dell'articolo 4. La maggioranza effettivamente questa mattina, per bocca di qualche esponente di rilievo, aveva lasciato intravedere qualche sia pur timida apertura per cercare di apportare quegli aggiustamenti che avrebbero potuto rendere questo emendamento forse accettabile anche da parte della opposizione, ma noi ci siamo resi conto che il "signor No", non so se irretito dalla presenza fuori del palazzo dei regionali che rivendicavano dei diritti, ha riportato in Aula quel clima che ormai si respira dentro e fuori del palazzo.
Io sinceramente non pensavo di arrivare a questo punto, di dover esprimere solidarietà alla maggioranza che sostiene il Governatore. Anche per il loro stesso amor proprio, li inciterei alla ribellione. Non possono essere loro i sostenitori di un Presidente che non fa altro che soffocare le aspirazioni e i diritti che gli imprenditori in Sardegna hanno già ottenuto.
Voto contro quindi con molta convinzione, perché una legge che è stata pensata come primo atto di questa tredicesima legislatura si sta praticamente rivelando come la volontà da parte di questo Esecutivo di bloccare tutto. E' stata fatta questa scelta per paura degli ecomostri, ma noi abbiamo dimostrato, già da diversi giorni, che di ecomostri nei cinque anni della precedente legislatura non ce ne sono stati, quindi non abbiamo ancora capito quale fosse l'urgenza di mettere in piedi questa legge come primo atto, però così è.
Tornando all'emendamento in discussione, il 13, a un certo punto leggo fra le altre cose: "Sono, altresì, attuabili gli interventi edilizi ricadenti nelle zone C, immediatamente contigue alle zone B di completamento ed intercluse tra le stesse zone B e altri piani attuativi in tutto o in parte già realizzati". Vorrei invitare l'Assessore, che forse si è distratto un momento, a riflettere su quale sia effettivamente l'iter che la richiesta al comune di un intervento edilizio in zona C deve seguire. Quando un cittadino ha i requisiti per realizzare un intervento edilizio in zona C cosa fa? Acquista il terreno, presenta una domanda all'amministrazione comunale, che la istruisce, la presenta poi alla Commissione edilizia, alla Commissione urbanistica, alla Giunta e al Consiglio comunale. I tempi che intercorrono fra il primo esame e la pubblicazione degli atti sono piuttosto lunghi, praticamente prima di dare una risposta passano anni. Il Presidente del Consiglio, onorevole Spissu, potrebbe essermi testimone che a Sassari alcuni interventi in zona C hanno impiegato anche decine d'anni prima di poter essere realizzati. Quando qui si dice "solo se realizzati" o "in tutto o in parte già realizzati" significa che non si può ammettere nessuna zona C, che nessun imprenditore si può far carico della spesa, perché fare il progetto significa spendere, acquisire l'area significa spendere. Io non so se veramente vogliamo bloccare tutto, congelare tutto, cristallizzare tutto. Dico ai colleghi della maggioranza: abbiate un po' di amor proprio, ribellatevi, fateglielo capire al "signor No" che..
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moro. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, signori Assessori, intervengo sull'emendamento numero 13 preannunciando il mio voto contrario. Mi è venuta così, in seguito a una visita a Cesenatico, l'idea di raccontare che cosa è stato di una colonia marina a Cesenatico, una di quelle colonie che, in seguito a provvedimenti approvati negli anni trenta e quaranta, furono realizzate in Italia per poter svolgere tutta una serie di servizi volti a combattere la tubercolosi e soprattutto a prevenirla nell'infanzia.
L'Assessore, che ha avuto l'esperienza di avere in casa un genitore che svolgeva la mia stessa professione, quella di ufficiale sanitario, forse riesce a seguirmi meglio visto che ieri, molto probabilmente, non ha recepito il discorso sul Piano paesistico della Liguria. Cito l'esempio di Cesenatico, perché una colonia marina è stata trasformata negli anni scorsi in un acquario, prevedendo tutta un'altra serie di servizi, una colonia marina ubicata sulla spiaggia. Quindi tanto può essere ritrovato nella fascia sottoposta a vincolo situata fra i 300 metri e i 2 chilometri. E dico che in Sardegna strutture come la colonia marina di Cesenatico ve ne sono a Funtanazza, a Oristano e in tante altre località della Sardegna, anche al Poetto, però quella di Funtanazza calza a pennello, perché leggendo l'articolo 4, così come è stato rimodulato, si capisce che all'atto pratico non sarà possibile rimodernare quella struttura e farla diventare né un acquario, né tanto meno un albergo senza necessariamente intervenire sullo stato dei luoghi, perché se vogliamo trasformare la colonia di Funtanazza in un acquario presumibilmente dobbiamo pensare agli spazi di accesso, alla viabilità, ai parcheggi, alle vasche d'acqua, all'antincendio, alle scale di emergenza e quant'altro può modificare il profilo e comunque lo stato dei luoghi. Altrettanto si può dire se di quella colonia ne volessimo fare un albergo. Ma l'esempio calza a pennello, perché ci risulta che quella struttura di proprietà pubblica sia passata in mano privata.
Questo per dire, quindi, che si tratta di un insediamento privato che non riguarda quanto è nei contenuti del comma 4, da rivedere a da rimodulare. Cito un altro esempio: oggi, a Genova, si parla della riconversione industriale dell'Italsider. L'Italsider è una struttura di diversi ettari situata appunto al centro della città di Genova, che cade proprio dentro il Piano paesistico della Liguria. Necessariamente da un insediamento industriale si tenterà di realizzare tante altre cose, modificando necessariamente non solo lo stato dei luoghi, il profilo estetico del territorio, l'accessibilità, la viabilità, ma anche la destinazione d'uso definitiva di quelle aree.
Detto questo, mi domando: è possibile che qui vogliamo "strozzare" l'economia della nostra regione apponendo vincoli quali quelli contenuti in questo articolo 4? Io immagino, e sono d'accordo con il collega Alberto Sanna, che ieri ha manifestato qualche sua perplessità dopo aver verificato il contenuto del comma 3 e in particolare l'ampiezza della zona di rispetto dal limite del bosco, ma se la diciamo tutta, noi siamo convinti davvero che la tutela del territorio…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, nella discussione sull'articolo 4 ho già avuto occasione di illustrare le ragioni per le quali voterò contro l'emendamento numero 13, e ho comunque approfittato dell'opportunità della dichiarazione di voto per riprendere un aspetto, contenuto nell'articolo, che rientra nella sfera dei diritti acquisiti, anche per alcune cose che sono emerse ieri sera in quest'Aula.
Il collega Maninchedda diceva ieri che l'urbanistica è un campo nel quale i diritti sono molto incerti. Non è assolutamente vero, il diritto acquisito nasce dall'aver soddisfatto una obbligazione onerosa posta dalla legge e dalla normativa come condizione indispensabile per l'ottenimento di un beneficio. Quindi il cittadino che, nel rispetto di quella legge e di quella normativa, abbia ottemperato a quella condizione matura un diritto sul beneficio.
E' vero, talvolta in urbanistica accade che quel beneficio non si riesca a raggiungerlo, però il diritto acquisito viene in questo caso soddisfatto con un adeguato ristoro risarcitorio per le spese e gli oneri sostenuti. Tradotto in soldoni significa che se un cittadino, nel rispetto della legge e della normativa vigente, ha predisposto degli strumenti attuativi, ha sostenuto delle spese, ha versato gli oneri concessori, così come è stabilito dalla legge, e poi, per il caso richiamato all'onorevole Mattana ieri, la concessione già ottenuta viene svuotata di contenuto, quel cittadino ha comunque diritto a un ristoro risarcitorio che tenga conto delle spese sostenute, del danno procurato e di quant'altro il giudice in quella fase voglia considerare. Questa è la prima considerazione che volevo fare rispetto a quello che è emerso ieri, ma mi premeva soprattutto riprendere il riferimento fatto dall'onorevole Mattana, che è anche uomo di legge, alla legge 1150 del 1942, che afferma la supremazia dello strumento pianificatorio rispetto al diritto acquisito. Questo è vero, però una concessione, anche rilasciata dall'ente competente, viene svuotata di validità - l'onorevole Mattana ha usato queste parole, perché così è scritto nella legge - dall'entrata in vigore di uno strumento urbanistico.
Signori, questo non è uno strumento urbanistico, queste sono clausole di salvaguardia che non vengono nemmeno applicate a seguito dell'adozione, se non approvazione, di uno strumento urbanistico. Questo è un vincolo preventivo a fronte di una decisione pianificatoria che verrà forse fra diciotto mesi, dico forse perché le cose della politica sono aleatorie. Fra diciotto mesi potrebbe anche essere, spero proprio di no, che un giudizio del TAR abbia sciolto il Consiglio. Quindi, voglio dire, sono quelle cose che fanno parte dell'imponderabile, Assessore, che però non danno certezza di quello che accadrà nei momenti e nei tempi nei quali noi stabiliamo o pretendiamo di dare sicurezza.
L'onorevole Mattana, nel suo intervento, ha detto un'altra cosa ancora più importante, ha fatto cioè riferimento al momento certo dell'inizio dei lavori, che non è quello indicato qua, cioè quando si sia modificato in modo irreversibile lo stato dei luoghi. Ci sono pacchi di sentenze in merito, come accade in Italia su ogni materia, ce ne sono alcune un pochino più massimaliste e altre più permissorie.
L'unica cosa certa, comune a tutte le sentenze che sono state pronunciate in materia, è che la data di inizio dei lavori non è ancorata alla quantità dei lavori già eseguiti, cioè non quando sia stato realizzato il 70 per cento dei lavori, secondo la prima stesura dell'articolo 4, e nemmeno quando sia stata modificata in modo irreversibile la natura dei luoghi, come prevede l'emendamento 13. La data di inizio dei lavori, che deve essere dimostrata in maniera inoppugnabile, coincide col momento in cui i lavori hanno preso avvio senza interruzione, con continuità e per il soddisfacimento degli obiettivi progettuali. Significa in soldoni, che aver fatto la convenzione, aver versato gli oneri concessori, aver ottenuto la concessione e aver avviato i lavori semplicemente perché si è iniziato lo splateamento, sono la condizione che determinano la data di inizio dei lavori stessi.
Ritenevo utile, per le riflessioni che ognuno di noi deve fare in questi momenti, esprimere questi convincimenti anche in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Mi spiace che non sia in aula l'onorevole Pisano, perché avrei voluto riprendere con lui il ragionamento in ordine alla consequenzialità tra gli articoli 3 e 4. Noi partiamo dal principio che in una legge di pianificazione agli articoli 1 e 2 si definiscono le procedure, il modo; per pianificare il territorio dal punto di vista paesaggistico, e quindi dettare norme che consentano alla pianificazione urbanistica in capo ai comuni di potersi meglio esplicare, bisogna riflettere per un momento, perché si deve bloccare e non pregiudicare il territorio, altrimenti interverrebbe una pianificazione molto limitata, molto poco significativa soprattutto ai fini della tutela e salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico della Sardegna, partendo dal ragionamento che proprio il territorio è la risorsa principale di questa regione, su cui sarà possibile fondare il nostro sviluppo, su cui sarà possibile dare risposte dal punto di vista economico e sociale ai problemi della occupazione, del lavoro e così via.
L'articolo 4 dice - siccome non siamo, come si suol dire, orbi, e quindi comprendiamo che ci siano esigenze di cui tener conto nella fase molto breve, dodici mesi, caso mai prolungabile fino a diciotto, in cui si procederà alla pianificazione paesaggistica - che gli interventi necessari, quelli più urgenti, quelli che se non realizzati potrebbero, in quel periodo predefinito, creare qualche disagio sia sul piano economico che sul piano sociale, sono comunque consentiti. Qua invece si discute come se si potesse verificare, attraverso questa disposizione, il tracollo completo dell'economia della Sardegna. L'apposizione di alcune misure di salvaguardia in una fascia particolare del territorio della Sardegna, quello costiero, dove per altro molto si è realizzato e molto altro si potrà comunque realizzare in quello stretto periodo di dodici mesi, massimo diciotto, non pregiudica il fatto che in tutti i comuni dove sia stato approvato il PUC, dove esistono strumenti urbanistici contenenti piani attuativi già convenzionati, in cui si siano già avviati i lavori per la realizzazione di opere agricole e così via, opere pubbliche e così via, ci sia da realizzare tanto quanto mai e poi mai sarà possibile realizzare nel breve periodo di redazione del PPR. Siccome si parte dalla concezione a cui mi riferivo all'inizio, ecco lì che rispunta, disgraziatamente, la teoria del "signor No" e del "signor Sì": siete pieni di "signor Sì", c'è un "signor No", ci sono le presenze scomode, se no avremmo lavorato meglio, e così via. Su questo terreno non vi seguiamo, non siamo disponibili a seguirvi, perché sarebbe negare il voto, sarebbe negare l'espressione democratica, sarebbe negare la regolare funzione di questo Consiglio nell'espressione della sua maggioranza e minoranza, la regolare conduzione della vita democratica attraverso l'iniziativa che pure rimane in capo al Governo, che è stato scelto direttamente dal popolo, anche contro il nostro parere di comunisti, notoriamente appassionati ai sistemi proporzionali, non leaderisti, non presidenzialisti e neppure maggioritari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Assessore, signori Assessori, colleghe e colleghi, nel dichiarare il mio voto contrario all'emendamento numero 13, mi sia consentito esprimere tutto lo sconcerto e tutta la preoccupazione per questo emendamento che più che guardare all'Europa e al progresso, guarda all'Africa o al Nord d'Africa, come ha detto l'assessore Dirindin all'ospedale di Olbia. E' un emendamento che rischia di far diventare la Sardegna una riserva indiana, perché prevede solo ed esclusivamente vincoli che impediscono lo sviluppo, e mai, continuo a ribadire, nella storia di questa regione, la politica dei vincoli ha portato sviluppo e benessere.
Quello che sta accadendo oggi, dopo le aperture di ieri su questo articolo, e le dichiarazioni del Presidente stimatissimo della Commissione urbanistica, l'onorevole Pirisi, sinceramente mi lasciano un po' perplesso. Devo anche dire che, ieri, sono rientrato a casa con maggiore entusiasmo, perché forse eravamo riusciti ad incidere sulla politica urbanistica della Sardegna, che a noi sta tanto a cuore. E dico subito, con altrettanta franchezza, che quello che state facendo voi oggi è il vero filibustering! Il filibustering lo state facendo voi; l'ostruzionismo, onorevole Porcu, lo state facendo voi, non noi, e lo state facendo non contro quest'Aula, ma contro i sardi e la Sardegna, lo state facendo in danno delle future generazioni.
Con questa politica vincolistica noi andiamo verso l'Africa, non certamente verso l'Europa. E continuo anche a dire che mi dispiace vedere oggi l'onorevole Pirisi, triste e pallido in volto come un re sul trono, diceva l'Alfieri. Ha tutta la mia solidarietà, perché capisco cosa vuol dire trovarsi di fronte a un'Aula dove il proprio pensiero è, come dicono gli economisti, debole, così come forse sarà un pensiero debole quello che io sto manifestando oggi qui e così come forse era debole ieri il pensiero del collega stimatissimo, Presidente della Commissione agricoltura, l'onorevole Sanna. Però, siccome siamo qui per fare gli interessi di tutti i sardi, e non di particolari lobby, dico con altrettanta franchezza che sono contento che il mio pensiero oggi sia un pensiero debole, perché comunque è un pensiero sincero, che va al di là delle influenze esterne che possono esserci in quest'Aula, ed è un pensiero che io manifesto dopo varie riflessioni e dopo aver ascoltato in questi giorni con grande attenzione tutti gli interventi e le forme di apertura che sono emerse da più parti, riferite però solo ai tempi e non certamente ai contenuti di una legge che continuiamo a dire che è iniqua e non tiene conto delle reali esigenze del nostro territorio.
Voterò quindi contro l'emendamento 13 della Giunta, perché riduce la Sardegna a una riserva indiana.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Anch'io intervengo per annunciare il nostro voto contrario sull'emendamento 13, per tutte le considerazioni che sono state fatte in questi giorni dai colleghi che sono intervenuti nel dibattito sugli articoli.
Questo emendamento continua a non piacerci, così come non ci piace tutta l'impalcatura di questo provvedimento di legge, che è contorto e aggiunge ulteriori difficoltà a quelle già denunciate in sede di discussione degli articoli precedenti.
Ieri sera era sembrato che qualche punto di questo articolo potesse essere rivisto, che potesse esserci su alcuni aspetti una convergenza. Questa mattina, invece, abbiamo potuto verificare, ancora una volta, che alle velate aperture non dobbiamo più credere. Io sono fermamente convinto che ogni tentativo di dialogo in quest'Aula viene in qualche modo fatto naufragare fuori di qui. E non diteci che non è vero, perché noi siamo convinti che sia così, visto il dibattito tenutosi all'interno del Gruppo di Progetto Sardegna per quasi tutta la mattinata e visto il difficoltoso confronto tra questo stesso Gruppo e il resto della maggioranza.
Ho avuto modo di dire ieri, ma lo devo ripetere oggi, che forse non sarebbe stato un male se l'assessore Sanna avesse svolto il ruolo di Assessore comunale o di sindaco di un piccolo centro prima di fare l'Assessore tecnico in questa Giunta, perché sicuramente avrebbe emendato l'articolo 4 in modo diverso. Mi spiego meglio, con maggiore cognizione della realtà. Assessore, dovrebbe spiegare almeno a me perché non riesco a capirlo, il significato di questa espressione contenuta nel comma 2 dell'emendamento 13: "Sono, altresì, attuabili gli interventi edilizi ricadenti nelle zone C immediatamente contigue alle zone B di completamento ed intercluse tra le stesse zone B e altri piani attuativi in tutto o in parte già realizzati". Per quel po' che posso conoscere so che in uno strumento urbanistico le zone C devono sottostare a determinate regole, che si applicano sia nelle zone C immediatamente vicine alle zone B sia nelle altre zone omogenee C. Questo glielo dico per esperienza personale, perché avendo negato una concessione edilizia in zona C (il PUC era approvato) sono stato oggetto di una denuncia. Il TAR mi ha poi dato ragione, perché non si potevano consentire interventi edilizi nelle zone C. E allora io vorrei che si chiarisse cosa c'è di nascosto qua dietro, cosa significa, se si tratta oppure no di una marchetta. Ce lo dovrebbe dire lei, Assessore, dal momento che colui il quale cambia sempre gli atteggiamenti in quest'Aula e fuori di qui spesso e volentieri si assenta.
Insisto nel dire che questa è una legge Soru, una legge "guasta coste", e che ogni cosa che si fa contro la volontà di Soru non va bene. Anche voi dite che non va bene. Collega Uras, mi dispiace che non sia in aula, non si meravigli, quando lei afferma, riprendendo una frase dell'onorevole Pisano, che non ci dobbiamo preoccupare perché sono interessate solo le aree entro i due chilometri, io dico che invece ci preoccupiamo, perché sono le aree che creano maggiore reddito nell'economia della Sardegna, e dunque ce ne dobbiamo preoccupare seriamente.
Probabilmente molti di noi non conoscono neanche le coste, altrimenti capirebbero perché a protestare sono proprio i sindaci che hanno le strutture e che gestiscono…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cappai. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Ho provato ad ascoltare con attenzione i colleghi della minoranza che sono intervenuti questo pomeriggio e debbo dire che, purtroppo, ho colto nuovamente i toni dei primi giorni, toni un po' strumentali. Ho sentito frasi come: "Non sono d'accordo su nulla", ho visto atteggiamenti arroganti, qualcuno ha usato anche immagini truci, parlando di scure e di mannaia, di strozzatura dell'economia, di politica dei vincoli, del rischio di creare riserve indiane, di legge "guasta coste". Siamo tornati un po' alla retorica dei primi giorni, a quella retorica di contrapposizione di cui sinceramente non sentivamo la mancanza e alla quale era stata sostituita invece una logica più costruttiva che entrava nel merito delle cose.
Io non vorrei seguire i colleghi di centrodestra su questa strada, anche perché qui non stiamo discutendo la nostra visione del mondo o la nostra visione di turismo, perché ne abbiamo già discusso durante l'esame degli articoli. Noi la pensiamo in maniera profondamente diversa da voi, su questo non ci sono dubbi: per voi turismo significa mattoni, per noi significa servizi; per voi turismo è consumo del territorio, per noi è consumo di cultura e di esperienze; per voi lo sviluppo turistico si insegue aumentando i posti letto, per noi si insegue con un aumento della spesa pro capite per turista, perché crediamo che di posti letto ce ne siano anche troppi; per voi con questa legge la Sardegna rischia di diventare l'isola che non c'è, noi invece con questa legge faremo in modo che la Sardegna sia l'isola che c'è oggi e che ci sarà anche domani. Quindi su questo piano abbiamo poco da discutere, la pensiamo in maniera profondamente diversa, siamo contenti di pensarla in maniera diversa e siamo soprattutto contenti per noi, per i nostri figli, che gli elettori abbiano seguito noi, abbiano creduto a noi e non a voi, perché altrimenti sarebbe stato il vero disastro...
CAPPAI (U.D.C.). Li state imbrogliando!
PORCU (Progetto Sardegna). ...per le nostre coste, per la Sardegna. Mi ascolti, onorevole Cappai, ne parleremo anche dopo.
Io vorrei tornare all'articolo 4, e spero che il suggerimento del collega Cappai di votare per parti venga seguito, perché magari farà affiorare dei punti di convergenza. L'emendamento 13, su cui preannuncio il voto favorevole, ha introdotto l'impossibilità di cambiare la destinazione d'uso nel caso di interventi di ristrutturazione, una richiesta che avevate avanzato anche voi, colleghi della minoranza, credo non strumentalmente per salvaguardare qualche interesse particolare, e l'abbiamo accolta. Abbiamo parlato della possibilità di consentire gli interventi funzionali alle attività agrosilvopastorali; verranno presentate le sezioni di settore, di questo ne avete parlato anche voi ed è stato accolto. Abbiamo parlato della possibilità di consentire tutta una serie di opere in regime di autorizzazione edilizia, e queste opere in base all'emendamento 13 sono possibili. Si era detto che era difficile, sul piano del diritto, sostenere che potevano essere realizzate le opere i cui lavori erano già stati eseguiti per il 70 per cento del loro valore complessivo, e quella norma è stata cambiata ponendo in campo un altro diritto, che è quello che forse sfugge o continua a sfuggire al collega Pisano, e cioè il diritto di programmazione di un interesse più generale. Ritenendo che il 70 per cento fosse una percentuale difficile da misurare, è stata inserita la possibilità di dare il via libera a quegli interventi convenzionati che sono stati già avviati e la cui mancata realizzazione non influisce sulla programmazione generale, perché comunque lo stato dei luoghi è stato definitivamente modificato. E quindi il diritto della programmazione superiore, un diritto sovraordinato che noi vogliamo sostenere, e che è il diritto di ragionare nell'interesse generale, viene salvaguardato ma in maniera più aperta.
Cari colleghi del centrodestra, io credo che con questo emendamento la Giunta e la maggioranza abbiano dimostrato che se rimaniamo sul campo del merito alcuni punti di accordo sono possibili, ma se andiamo sul campo dello scontro più radicale, forse questi accordi diventano più difficili e ognuno sarà costretto ad innalzare la propria bandiera, e noi della nostra siamo orgogliosi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Non sono bastati tutti questi giorni di discussione e gli interventi non tanto della minoranza quanto della maggioranza, dell'Assessore dell'urbanistica, del Presidente della Commissione, per farci capire il senso di questa legge. Io difficilmente uso i termini che ha voluto ricordare l'onorevole Porcu, ma ne sarei tentato, perché se così non fosse verrebbe vanificata una parte del lavoro che comunque abbiamo fatto e che vi ha indotto ad apportare profonde modifiche, ma soprattutto ha stabilito il ruolo centrale del Consiglio regionale, che era ciò che ci interessava maggiormente e che ci interesserà anche nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, forse nei prossimi anni. Non basta un rapporto maggioranza-minoranza di 51 a 34, non è sufficiente per stravolgere le regole, ed è questo quello che ci interessa maggiormente. Voi avete ritirato l'emendamento numero 1887, che creava un precedente gravissimo per i lavori di quest'Aula; noi abbiamo accorpato gli emendamenti che secondo voi andavano accorpati, ma non abbiamo permesso che questo potesse costituire uno strumento per il futuro. Abbiamo comunque ritirato quegli emendamenti, ma abbiamo votato il primo emendamento di ogni gruppo e abbiamo ridato dignità al ruolo del Consiglio regionale. Abbiamo fatto un lavoro che probabilmente è oscuro, che probabilmente non è stato compreso all'esterno di quest'Aula, ma certamente è importante. E spero che questo lavoro che interessava noi possa aver interessato anche voi, perché oggi governate voi, domani potremmo governare noi, ma ci sono tempi per mettere mano al Regolamento, modificarlo, adeguarlo e dare certezze alla maggioranza, ma dare anche il ruolo che spetta all'opposizione.
Questo noi abbiamo cercato di fare. Certo, non abbiamo fatto solo questo, abbiamo cercato anche di far capire alla maggioranza, alla Giunta, al Presidente, i punti di debolezza - e sono tanti - di questa legge. Ovviamente in tutto questo c'è il vostro modo di interpretare la materia, così come la interpretano i colleghi Uras, Porcu e forse tutta la maggioranza, e il nostro modo di interpretare la salvaguardia dell'ambiente. E siccome di questo si doveva parlare, non abbiamo trovato assolutamente scandaloso che si decidesse di mettere ordine e di fare delle norme di salvaguardia, ma che avessero solo questa finalità. In questa legge ci si è invece infilato tutto e il contrario di tutto, e questo ci preoccupa molto e preoccupa anche quelli che, come me, solitamente viaggiano sulle ali dell'ottimismo, non del pessimismo, e non vedono ombre tutti i giorni. Però, nell'esaminare attentamente questo testo di legge abbiamo scoperto tutta una serie, forse non voluta, di questioni non chiare, che ci facevano pensare che probabilmente questa legge non era finalizzata all'interesse generale ma semmai a un interesse particolare, sia in un verso che nell'altro - attenzione, colleghi -, non per tutelare qualcuno, ma forse per "uccidere" qualcuno.
Ho affermato in un altro intervento che sarebbe stato molto meglio che il presidente Soru ci avesse detto: "Questo, questo e questo non si devono fare". Sarebbe stato molto più corretto, lo avremmo capito tutti quanti subito, e invece ci siamo imbarcati in un provvedimento di legge che, secondo me, procura più danni che benefici. Ma comunque l'onorevole Uras ha riconosciuto qui che questa è la maggioranza che ha vinto le elezioni, che queste cose le avete dette durante la campagna elettorale. Non è vero, non corrisponde al vero, perché se si fosse proposta questa legge in campagna elettorale non so cosa sarebbe successo, però è chiaro che voi vi siete presentati per questo, vi siete presentati per affossare la formazione professionale, vi siete preoccupati dei dipendenti regionali…
PRESIDENTE. Concluda, Onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Vi siete preoccupati, insomma, di tutta una serie di problemi, ma ve ne siete preoccupati oggi; in campagna elettorale di tutti questi problemi non ne è emerso mai uno. E' chiaro che non si poteva affrontare tutto in campagna elettorale, l'avete fatto dopo, pagherete lo scotto certamente di questa vostra tracotanza, di questo vostro modo di affrontare i problemi. Io credo che comunque dovrete renderne conto ai cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Certo che il centrosinistra ha vinto le elezioni, caro collega Porcu, infatti i dipendenti regionali stamattina sono venuti a ringraziare voi, mica noi. Infatti i dipendenti regionali, rapinati del loro diritto, sono venuti stamattina a ringraziare il vostro Presidente! Su questo non c'è ombra di dubbio.
Io annuncio il voto contrario a questo emendamento che, a mio avviso, signor Presidente, rispecchia i caratteri più deleteri dell'intera legge. Come diceva giustamente un collega della opposizione, gli articoli 3 e 4 rappresentano il fulcro principale della legge, la legge sta lì, gli aspetti più terrificanti di questa legge sono in questi due articoli. E a proposito, appunto, dell'emendamento 13 e dell'articolo 4, ricordando anche un intervento di ieri fatto da un collega stimato della maggioranza, che parlava del valore etico dell'azione di salvaguardia ambientale, io dico: sì, la salvaguardia ambientale è sicuramente un valore etico e ha delle indicazioni etiche, perché dobbiamo conservare il nostro ambiente per i figli e i figli dei figli, per i prossimi cinquecento anni, come prometteva il Presidente, ma ci accontenteremmo anche di un lasso di tempo leggermente inferiore, sarebbe comunque un ottimo risultato. Però, per fare certi proclami così epocali ci vuole una qualità che a noi pare che il presidente Soru non abbia, che è quella della credibilità, proprio in questo campo, dove si vogliono imporre ai sardi limiti violenti, che raggiungono la violenza, che non è solo una questione fisica, in quanto può essere violenta anche un'azione legislativa. Noi crediamo che il Presidente della Regione non sia la persona più indicata per praticare e per predicare il valore etico della salvaguardia ambientale, e sarei stucchevole se mi mettessi a ripetere le solite cose che ho sempre avuto il piacere, l'onore e il dovere di far risuonare in quest'Aula fino quasi, e me ne scuso, ad annoiare i colleghi, però tutti hanno capito a che cosa noi ci riferiamo.
Si è parlato anche di una tendenza a dar luogo a forzature nell'applicazione delle regole, avallate da permissivismo, e tutto questo sotto l'ombrello di una certa facilità nel rilascio di autorizzazioni. Insomma, credo di aver capito che il discorso fosse questo. Ai colleghi della maggioranza vorrei chiedere questo: siete proprio sicuri di potervi avventurare in questo campo, quello del permissivismo nel rilascio delle concessioni, senza bruciarvi le penne o senza rischiare di bruciarvi le penne? Io ci andrei un po' cauto su questo campo perché credo che sia disseminato di bucce di banana sulle quali, probabilmente, da quella parte si può inciampare più che da questa.
In ogni caso l'opposizione a questa legge, che continua, che è un dovere per noi, è dovuta al fatto che la legge rispecchia non una volontà di dialogo, non una volontà di servizio ai sardi, ma uno stile, il Soru style, che è fatto di poco ascolto, di molta imposizione e di scarsa capacità al dialogo. Francamente, non voglio sembrare irrispettoso, mi sembra una politica dell'arroganza, una politica che privilegia non le famiglie, non i risparmiatori, non le singole persone, ma alcuni poteri, soprattutto alcuni poteri forti; una politica poco rispettosa della gente, le cui scelte, anche quelle singole, che interessano singoli cittadini o singole amministrazioni locali, devono passare non sotto il vaglio e l'analisi del Consiglio regionale, il che sarebbe sacrosanto, ma sotto le forche caudine del Presidente. Voi sapete bene che in questa legge vi sono alcuni passaggi che prevedono appunto che le scelte passino sotto le forche caudine del Presidente. E allora andiamo verso una...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Artizzu, ricordo che sono sempre cinque minuti.
ARTIZZU (A.N.). Concludo all'istante. Andiamo verso uno scenario fatto di diritti negati, andiamo verso uno scenario di speculazione e di sconvolgimento del mercato, che non sarà difficile accertare e individuare, solo che sarà troppo tardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, i Riformatori voteranno contro l'emendamento 13, e devo dire che userò i cinque minuti di questa dichiarazione di voto anche per manifestare a voi tutti, colleghi del centrosinistra, la nostra profonda delusione di fronte al testo finale di questo emendamento. Delusione perché, sostanzialmente, voi avete dato ragione a quelli che, all'interno della minoranza, hanno sostenuto sin dall'inizio che era meglio lasciarvi compiere fino in fondo i vostri errori e farvene pagare le conseguenze per cinque o forse, come la vostra Cassandra presidenziale dice, cinquecento anni.
Credo che sia veramente un problema di fondo vedere riemergere in quest'Aula, quando voi forse vi sentivate vicini al risultato dell'approvazione di questa legge, toni arroganti, toni fondamentalisti, toni che mal si addicono alla disponibilità della minoranza di rispettare il ruolo di quest'Aula. Il rispetto del ruolo dell'Aula si realizza attraverso il rispetto delle diversità tra le parti che si confrontano in essa, anche nelle differenze. Quindi noi non siamo più disponibili a sentirvi sostenere che tutta la verità sta dalla parte vostra e che tutto l'errore sta dalla parte nostra. Questa cultura di tipo manicheo non ci appartiene e vorremmo che non appartenesse neanche a voi.
In qualche vostro intervento voi avete arbitrariamente diviso quest'Aula tra difensori dell'ambiente e palazzinari. Tutto ciò che non avveniva secondo quanto voi avevate tracciato era figlio dell'esigenza del mattone, dell'esigenza dell'economicismo spinto, che avrebbe animato qualsiasi attività da parte della minoranza. Colleghi, non è così, e voi lo sapete benissimo, perché per fortuna tra di voi esistono degli spiriti liberi, delle persone illuminate, che non hanno perso la voglia di ragionare e riflettere. E allora, colleghi, voi avete capito perfettamente che il comma 3 dell'articolo 4, così come riformulato nell'emendamento 13, che state sostenendo, è vergognoso, perché, come vi ha dimostrato il collega Cuccu nel suo intervento, anche per quanto riguarda le parti risarcitorie, il comma 3, quello che nega i diritti acquisiti, dice che i cittadini di questa regione non sono tutti uguali davanti alla legge e dice che voi avete fatto la scelta politica di salvare i PUC approvati, benché sulla base di norme illegittime, e nel contempo di affossare i privati, anche se hanno seguito lo stesso identico iter normativo, burocratico, di approvazione, di concessione, che la legge imponeva a ciascun cittadino sardo. Questo è un fatto gravissimo!
Il comma 4, quello che voi proponete di sospendere, va nella stessa direzione sudamericana e l'articolo 5, che dovremo discutere, va nella direzione di una deriva peronista, in cui qualcuno decide per tutti. Beh, colleghi, allora anche noi potremmo qui in quest'Aula fare una ripartizione tra chi crede nella certezza del diritto, nella garanzia dei diritti di ciascun cittadino sardo, uguale agli altri davanti alla legge, e quella di chi non ci crede; tra chi crede che possa esistere un'autorità superiore che pensa per il bene di tutti, uno stato etico che sa qual è la scelta migliore per ciascun cittadino e decide per lui, e chi non crede in tutto ciò. Colleghi, io questa divisione non la voglio fare e spero che tutti coloro che in quest'Aula si riconoscono nella libertà e nella certezza del diritto sappiano dare segnali che lascino intendere che su questi argomenti, su queste tesi potremo trovare un'intesa in seguito, oggi non è successo e non certo per colpa nostra.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, colleghi. Onorevole Capelli, aveva chiesto la votazione per parti?
CAPELLI (U.D.C.). Sì, propongo di votare insieme i commi 1 e 2 e il comma 3 separatamente. Chiedo la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ARTIZZU, MORO, CONTU, CAPPAI, SANJUST, LA SPISA, CUCCU Franco Ignazio.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei commi 1 e 2 dell'emendamento numero 13.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Il consigliere Amadu, non essendo riuscito a votare, dichiara il proprio voto contrario.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 68
Astenuti 3
Maggioranza 35
Favorevoli 44
Contrari 24
(Il Consiglio approva).
Al comma 3 non sono state apportate modifiche. Non ci risulta, onorevole Marrocu. Se non ricordo male, è stato spostato all'articolo 8, fra le norme transitorie, un emendamento di modifica del comma 3.
E' vero, lei ricorda che c'era un emendamento della Giunta, che però è stato ritirato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). In sede di votazione voglio un chiarimento, voglio sapere se è precisato che si tratta della fascia costiera entro i duemila metri.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per chiarire i termini dell'emendamento numero 1889.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, Presidente. Stamattina ho richiesto, e mi è sembrato di aver colto consenso, la presentazione all'articolo 8, che disporrà norme transitorie e finali, di un comma aggiuntivo che recita: "Se non diversamente previsto, le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma 1 dell'articolo 3". E' un'espressione generale che riguarda tutta la legge e prevede una deroga solo se espressa. Per cui si deduce che tutto quello che è previsto è riferito al solo ambito territoriale descritto.
Con questo evitiamo di ripercuotere su tutto l'articolato il richiamo al riferimento di applicazione, anche per correttezza formale.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, le è chiara la questione o mantiene le riserve? Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Mi è parzialmente chiara, perché nel comma 2 c'è già il richiamo agli ambiti territoriali di cui all'articolo 3.
PRESIDENTE. Non stiamo aprendo un dibattito, colleghi. Chiedo scusa, se c'è una questione che non è stata compresa, perché nel lavoro di stamattina un emendamento è stato spostato alle norme transitorie, cioè all'articolo 8, è bene che, ai fini della votazione, precisiamo e diamo dei chiarimenti. Non costa niente, se non qualche secondo in più, senza dibattito perché il dibattito non è riaperto.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Volevo contribuire, per chiarezza. L'emendamento proposto dall'assessore Sanna è sulle norme transitorie dell'articolo 8, ma, come egli ha detto stamattina, il riferimento va riportato all'articolo 1. Cioè, l'emendamento è all'articolo 8 ma va inserito fin dall'articolo 1. Ha detto così o sbaglio?
PRESIDENTE. Posso leggere il testo dell'emendamento 1889, così si capisce? E' un emendamento all'articolo 8: "Dopo il comma 2 è inserito il seguente, comma 2 bis: 'Se non diversamente previsto le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma 1 dell'articolo 3'". Va bene?
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del comma 3 dell'emendamento numero 13.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. I consiglieri Giorico e Ladu, non essendo riusciti a votare, dichiarano di votare rispettivamente a favore e contro.Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Silvio - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SANNA Alberto.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 74
Votanti 70
Astenuti 4
Maggioranza 36
Favorevoli 44
Contrari 26
(Il Consiglio approva).
Gli emendamenti sostitutivi parziali numero 67, 17, 819, 2, 5, 837, 18, 19, 20 e 842 sono pertanto decaduti.
Siamo alla votazione degli emendamenti aggiuntivi. Gli emendamenti numero 3, 21 e 817, al comma 1 dell'articolo emendato appena votato, erano stati illustrati insieme. L'emendamento numero 817 è decaduto, il 3 e il 21 sussistono.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Il 3 è al quarto rigo dell'emendamento 13.
PRESIDENTE. Certo che ci sono queste cose, se volete li facciamo decadere tutti! Non si ritrovano i righi nella stessa posizione, però non facciamone una questione formale che li farebbe decadere. Va bene.
(E' approvato)
Emendamento numero 820. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, SANCIU, RASSU, CAPPAI, MURGIONI, AMADU, ARTIZZU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 820.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - MILIA - MORO - OPPI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST- SANNA Matteo.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO -IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 64
Astenuti 3
Maggioranza 33
Favorevoli 18
Contrari 46
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 21. Ha domandato da parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Per una maggiore comprensione del testo, chiedo di poter formulare un emendamento orale e cioè sostituire la parola "proprietà" con "unità immobiliari già realizzate".
PRESIDENTE. Più che una migliore comprensione del testo mi sembra un'altra cosa, onorevole Sanjust. Stasera, come dire, stiamo interpretando estensivamente il Regolamento e anche il potere del Presidente, ma questa modifica mi sembra eccessiva, onestamente, parlando di recinzioni.
SANJUST (F.I.). Siccome mi pareva di aver capito al momento della presentazione dell'emendamento che vi erano delle difficoltà di comprensione rispetto a quello che si voleva chiedere, penso che invece in questo modo, parlando di unità immobiliari e quindi di caseggiati già esistenti, l'emendamento sia molto più chiaro. Per maggiore chiarezza sarebbe meglio scrivere: "per le opere di recinzione delle unità immobiliari già realizzate".
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, c'è una proposta di migliore specificazione, laddove si dice "per le opere di recinzione delle proprietà immobiliari esistenti" più che di "proprietà" possiamo parlare di "unità".
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Sono d'accordo sulla proposta che ha avanzato il collega Sanjust, ma volevo precisare che proprietà immobiliare è anche un lotto di terreno, e in questo caso noi non siamo d'accordo. Si parla di recinzioni delle unità immobiliari abitative.
PRESIDENTE. Le unità immobiliari sono unità immobiliari, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, d'accordo, purché sia indicato in maniera precisa ciò a cui ci stiamo riferendo.
PRESIDENTE. La dizione quindi è: "per le opere di recinzione delle unità immobiliari esistenti".
PIRISI (D.S.), relatore. Edificabili.
PRESIDENTE. Questo è un nuovo editto delle chiudende! Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. In che formula però?
PRESIDENTE. La formula mi sembra che sia questa: "unità immobiliari esistenti".
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. No, io mi riferisco al parere della Commissione. Poiché l'accezione "unità immobiliari" è ampia, se si usa la dizione "unità abitative" la Giunta si rimette all'Aula, diversamente il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Di che cosa vuol parlare, onorevole Rassu?
RASSU (F.I.). Non ho capito bene.
PRESIDENTE. Prego, ha facoltà di parlare.
RASSU (F.I.). Quindi, scusate, se un allevatore ha un terreno di dieci ettari deve lasciarlo aperto e non può recintarlo? Ho capito questo. Nelle zone agricole non si può recintare, ma stiamo scherzando? Ma per favore!
(Brusio in aula)
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, è chiaro che non stiamo parlando di pascoli.
Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 21, "per le opere di recinzione delle unità abitative esistenti".
SECCI (La Margherita-D.L.). E' cambiato?
PRESIDENTE. Chiedo scusa, la Giunta ha proposto questa formulazione. Se i colleghi fanno un po' di silenzio… Secondo me il lavoro che stiamo facendo non lo dovremmo fare in questo modo, non lo dovremmo fare in Aula e il Presidente non dovrebbe accogliere emendamenti orali che introducono, in realtà, argomenti, come abbiamo visto. Siccome non c'è accordo unanime, metterei in votazione l'emendamento così com'è, lasciando l'espressione originaria "per le opere di recinzione delle proprietà".
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
L'emendamento 824 è decaduto. Emendamento numero 825. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole sull'emendamento 825 e per significare che abbiamo provato a far scorrere un po' di emendamenti per comprendere se alcuni di questi, prima di essere votati, siano stati quanto meno letti. Sono stati rigettati emendamenti come il 21, che non è stato modificato, perché, giustamente, non sono state accettate variazioni proposte oralmente o maggiori chiarimenti che ne modificassero il contenuto, ma ci era sembrato di capire che la maggioranza lo potesse condividere per consentire che le proprietà possano essere recintate. L'emendamento recita: "per le opere di recinzione delle proprietà", perché state arrivando a vietare la recinzione di una proprietà. Questo è assurdo! Ritengo che non abbiate letto questo emendamento, perché non sarebbe comprensibile diversamente. Nessuno può proibirmi di recintare la mia proprietà. Nessuno! Siete arrivati a una fase di voto facile e non cosciente - al contrario di come dovrebbe essere per tutti noi nel momento in cui legiferiamo per il popolo sardo -, con superficialità, senza nemmeno riflettere su queste cose.
Così come non avete acceduto all'emendamento 820, riguardante gli interventi in attuazione delle disposizioni di cui alla legge regionale 26 febbraio 2004, numero 4, e poi osate parlare di fasce deboli, dei più deboli e degli ultimi! Eppure la legge regionale numero 4 del 2004, che dovrà essere modificata a seguito della legge nazionale numero 328, tutela le fasce deboli della società. Avete perciò rigettato istanze di una parte significativa e importante della società, alla quale noi tutti dovremmo prestare attenzione, che è la fascia più debole sotto tutti i punti di vista, e vi siete permessi di rigettare questa migliore specifica presente nell'emendamento 820.
Questo non è un modo serio di esitare una legge per i cittadini sardi! Nessuno vi chiedeva di fare la residenza sanitaria assistita in Costa Smeralda, sull'isola di Tavolara o in altri siti di proprietà del grande capitalismo sardo. Nessuno chiedeva questo; si chiedeva semplicemente una maggiore attenzione e tutela per un tipo di interventi che hanno diritto di esistere dappertutto e possibilmente di non sradicare chi è in stato di bisogno dal suo territorio, dal suo ambiente, dai suoi affetti, dalla sua famiglia.
Questo è il modo per avere riguardo delle fasce deboli? Questo è il modo di riflettere su una legge? Questo è il modo di essere coerenti col vostro programma? Noi non l'avremo scritto nel nostro programma, ma sicuramente rispondiamo personalmente delle nostre azioni, che siano scritte o no in un programma, e ne rispondiamo con la nostra morale, con la nostra coscienza e coerenza. Voi avete rigettato un'attenzione verso chi ha bisogno di noi, che stiamo bene. E' per loro che dovremmo lavorare prima di tutto.
PRESIDENTE. Io vi invito a fare la dichiarazione di voto sull'emendamento in discussione, non su quello precedente che è stato bocciato.
CAPELLI (U.D.C.). Mi scusi, Presidente, ma io ho parlato sull'emendamento in questione.
PRESIDENTE. Non mi sembra, siamo all'emendamento 825.
CAPELLI (U.D.C.). Veramente è l'emendamento 824.
PRESIDENTE. L'emendamento 824 è decaduto, siamo all'emendamento 825.
CAPELLI (U.D.C.). Comunque voto a favore dell'825.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 825. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Sull'emendamento 825, certamente, ma stiamo parlando di una legge ogni comma della quale è fondante per quello che rappresenta per i nostri territori. Io esprimo parere favorevole su questo emendamento, perché anche in questo caso si intendono salvaguardare i diritti acquisiti rispetto ai Piani urbanistici comunali approvati in via definitiva in adeguamento alla disciplina paesaggistica vigente.
Non per andare fuori tema, ma anzi per stare in argomento, dato che ogni apporto, ogni suggerimento, ogni consiglio può essere utile, perché il fondamento di una legge - io ricordo per quel po' di diritto che ho studiato - discende sempre dal buon senso del buon padre di famiglia, che è colui che stabilisce in famiglia regole e quant'altro, devo dire che l'emendamento che abbiamo appena respinto era volto a impedire l'approvazione di una norma assolutamente inattuabile, perché la legge (e dico questo con cognizione di causa) non può, in nessun caso, proibire a ogni libero e singolo cittadino di tutelare la sua proprietà. Sfido chiunque a trovare nella legislazione di qualsiasi paese del mondo - a meno che non si tratti di monumenti, di immobili di un determinato valore, o di luoghi dove non è possibile realizzare questo - una norma che impedisca al cittadino di recintare la sua proprietà! Non stiamo parlando dei terreni sul mare, non dimentichiamoci che la norma riguarda una fascia di due chilometri, laddove il 90 per cento dei terreni ha destinazione agricola. Come si può impedire a un allevatore, per esempio, di recintare il proprio terreno? Qui si dice questo. Se non viene precisato portiamo avanti - non io, ma chi la voterà - una norma assurda. Questo dimostra, appunto, l'idea fondamentalista a cui è improntato questo provvedimento di legge. Siamo al di fuori di qualsiasi ragionamento logico; non si parla di speculazione, non si parla di volumi di edificabilità, si parla di recinzioni e tenete presente che non è indicato il tipo di recinzione, per cui qualsiasi tipo di recinzione in un terreno agricolo, o in qualsiasi proprietà, entro la fascia di due chilometri dal mare non può essere realizzato. Siamo a questi livelli!
Se stiamo rispettando le leggi vigenti va bene, se stiamo facendo altro bisogna dirlo, perché sinceramente mi vergogno di una cosa del genere, un'Aula parlamentare non può partorire un simile orrore! Qui stiamo parlando di un obbrobrio che va contro qualsiasi concezione logica.
PRESIDENTE. Lei, onorevole Rassu, sta parlando dell'emendamento numero 21.
RASSU (F.I.). Esatto, ho fatto un collegamento, Presidente. Comunque, io invito l'Aula a riflettere su questo. Credetemi, io ritengo che la dignità dell'Aula vada salvaguardata e noi siamo qui per fare leggi e non per fare altro.
PRESIDENTE. Vi chiedo scusa, ma bisogna che stiamo un pochino in tema. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Devo annunciare il mio voto favorevole all'emendamento aggiuntivo al primo comma dell'emendamento 13, che così precisa: "a tutti gli interventi previsti dai Piani urbanistici comunali adottati e definitivamente approvati in adeguamento alla disciplina paesistica previgente". Presidente, anche a seguito del suo invito, non voglio commentare quanto ha già commentato il collega che mi ha preceduto, però mi sembra fuori dubbio che i diritti acquisiti, e tra questi vi è anche la possibilità di realizzare interventi previsti dai Piani urbanistici comunali, che quindi sono già stati programmati e approvati, debbano essere tutelati.
Il collega Rassu parlava di un diritto a tutti riconosciuto, quello di poter delimitare con una recinzione la proprietà privata. Forse il collega Rassu voleva evidenziare, nella sua dichiarazione di voto sull'emendamento 825, che spesso non si ha piena coscienza della portata di un provvedimento in termini legislativi, e del fatto che gli emendamenti prendono a volte in esame aspetti tanto particolari che ne sfugge persino il significato.
Dobbiamo renderci conto che con l'approvazione di questo articolo 4, qualora l'integrazione che noi proponiamo non fosse recepita, noi neghiamo dei diritti acquisiti, sui quali si attiveranno dei contenziosi che costituiranno un grave danno oltre che per l'ente pubblico anche per i privati.
Io chiudo questo intervento perché dovrei ripetere il solito concetto: riflettiamo di più, siamo meno sordi rispetto al compito di questa Assemblea, che è quello di legiferare nell'interesse dei nostri concittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Signor Presidente, io stasera non avevo molta voglia di intervenire, ma intervengo sull'emendamento numero 825 per esprimere un voto contrario e precisare che l'emendamento recita: "A tutti gli interventi previsti dai Piani urbanistici comunali adottati e definitivamente approvati in adeguamento alla disciplina paesistica previgente". Allora, questo è già previsto, cari colleghi, nelle norme che abbiamo già approvato, per cui dire che state emendando qualcosa per non ledere non so che, scusate tanto, è un'emerita sciocchezza. Quello che avete scritto è già contenuto nel testo di legge, quindi state un po' attenti voi a ciò che stiamo votando.
Vorrei dire anche un'altra cosa. Si è parlato di intervento che lederebbe le fasce sociali più deboli, riferito alla legge 24 febbraio 2004, numero 4, "Normativa regionale in materia di abusivismo edilizio, recepimento in Sardegna del decreto-legge 30 settembre 2003, numero 269, convertito con modificazioni della legge 24 novembre 2003, numero 326". Allora, bisogna anche ricordare che noi non eravamo assolutamente d'accordo su questo recepimento, perché si trattava di una legge nazionale approvata dal Governo Berlusconi per fare cassa, ed è stato un fallimento; l'avete prorogata a livello nazionale, ma che c'entra tutto questo con quello di cui stiamo discutendo? Dov'è l'attacco alle classi deboli, cari colleghi? Dobbiamo cercare di essere realistici!
Le recinzioni: il Presidente del Consiglio ha parlato di una sorta di nuovo editto delle chiudende e se avessimo accettato l'emendamento della minoranza così come era formulato si sarebbe trattato veramente di una cosa di quel tipo. Noi abbiamo detto: accogliamo la proposta di consentire la recinzione per quanto riguarda le case di civile abitazione, oppure gli immobili già realizzati, ma non siamo d'accordo sul frazionamento del territorio nella fascia costiera. "Tancas serradas a muru, fattas a s'afferra afferra", tu che sei un poeta anche queste cose le sai. Le recinzioni possono essere realizzate attraverso strutture precarie temporanee, senza bisogno di ricorrere all'Ufficio tutela del paesaggio. Voglio ricordare ai colleghi, se non lo sapessero, che anche quando si vuole fare una semplice recinzione nella fascia costiera bisogna recarsi all'Ufficio tutela del paesaggio e a volte si sta un anno intero ad attendere, lo dico per esperienza professionale diretta. Questo però non c'entra niente con la legge che stiamo discutendo, attiene ad altre questioni. Chi l'ha detto poi che uno possa realizzare bunker alti tre metri senza avere una concessione edilizia? Scusate, ma dove vivete, in quale parte del mondo? Stiamo parlando di altro!
Allora noi avevamo predisposto un emendamento, che purtroppo non è stato accolto, però....
(Interruzioni)
Esatto, è prevista l'altezza, ma è prevista anche la concessione edilizia se si costruisce una casa. Noi avevamo previsto la semplice autorizzazione per la realizzazione di alcune opere di recinzione, il punto è che, per un disguido, l'emendamento non è pervenuto entro i termini previsti, per cui per non rischiare di compromettere l'azione di pianificazione la maggioranza ha espresso parere negativo in ordine all'emendamento numero 21.
Onorevole Rassu, non c'è dunque da vergognarsi molto, bisogna stare molto più sereni e discutere le questioni tranquillamente. Su altri aspetti, citati per esempio dal collega Vargiu, un po' di imbarazzo potrebbe esserci, ma non ce n'è di certo sulle cose che state sostenendo adesso, squalificando per altro alcune considerazioni interessanti che sono state fatte anche nel corso di questa serata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento 825. Collega Pirisi, devo sottolineare con piacere che parlarsi evidentemente serve, nel senso che spesso i chiarimenti, come quello da lei appena dato, consentono di comprendersi meglio, magari di capire qualche errore e forse gli interventi che facciamo noi diventano spunto di riflessione per voi se esiste dialogo d'Aula.
Se l'emendamento 825 è stato messo in votazione dovrebbe significare che la Presidenza non l'ha ritenuto ricompreso nel testo di legge. Siccome non credo che la Presidenza abbia fatto un errore, l'emendamento ha evidentemente un senso diverso, e cerco di spiegarle quale dovrebbe essere, perché può darsi che sia scritto male, in tal caso avrebbe ragione lei. Il senso di questo emendamento è quello di indurci a ragionare un attimo sul problema dei PUC, in quanto noi abbiamo inserito all'interno della legge una cosa giusta, a mio avviso, cioè abbiamo detto che i comuni il cui PUC sia stato approvato sono fatti salvi dalla nuova normativa che stiamo scrivendo, però non dimentichiamo che questa normativa nuova è diversa da quella previgente, sulla base della quale erano stati approvati i PUC e quindi, come ha spiegato il collega Mattana, sarebbe sovraordinata se non specificassimo che i comuni il cui PUC è approvato sono esclusi.
Se questo vale per i comuni il cui PUC è stato approvato, non si comprende perché non sia data la possibilità agli altri comuni di adeguarsi alla stessa normativa previgente, anche perché si crea - e torniamo al problema fondamentale - una discriminazione tra coloro i quali hanno la fortuna di risiedere in un comune la cui amministrazione è stata solerte e coloro - cittadini incolpevoli - che questa fortuna non hanno avuto. Quindi il cittadino, a seconda della residenza propria o del proprio interesse commerciale, economico, di proprietà, si trova assoggettato a una normativa differente.
Quello che noi vi stiamo dicendo, collega Pirisi, è che ci sono due problemi diversi: il problema dei divieti e il problema delle regole. Per quanto riguarda i divieti, voi siete la maggioranza e li scrivete come volete. Se volete scrivere che le zone costiere sottoposte a vincolo sono di dieci chilometri, ci confronteremo in Aula. Noi diremo che non siamo d'accordo, voi scriverete comunque dieci chilometri e andrà benissimo, però dopo che avrete stabilito che i dieci chilometri valgono per tutti, collega Pirisi, perché non ci possono essere due giustizie diverse per cittadini di questa regione. Ve lo stiamo dicendo e ripetendo, è un problema di certezza del diritto, che poi riemergerà ovviamente quando inizieremo la discussione dell'articolo 5.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, mi ricollego a quanto è stato appena detto, trovandomi io nella condizione di essere l'amministratore di un comune il cui Piano urbanistico non è giunto a definizione completa, però è in fase di avanzata gestione.
Poiché la legge attuale favorisce esclusivamente quei comuni che hanno già approvato il PUC sulla base dei PTP preesistenti (poi bocciati dal Consiglio di Stato), volevo porre all'attenzione del presidente Soru il fatto che in questo modo potrebbero esserci due Sardegne a velocità diversa e risulterebbero penalizzati i cittadini che, come diceva lei, onorevole Vargiu, incolpevolmente subiscono le conseguenze dell'inadempienza dei propri comuni. Propongo pertanto che le norme che stiamo approvando non si applichino neanche ai comuni che hanno già avviato la predisposizione del Piano urbanistico, anche se non ufficialmente.
Spiegavo l'altra volta ai colleghi che non hanno avuto l'opportunità di amministrare una città che prima di mettere in piedi un Piano urbanistico comunale passano anni. Ci sono comuni che stanno affrontando la fase iniziale di questa procedura di espletamento, dopo aver praticamente preso in consegna elaborati fatti dieci anni fa. Per poter mettere in piedi un Piano urbanistico comunale occorrono, tra l'altro, investimenti consistenti. Il mio comune, per esempio, ha speso un miliardo e mezzo per la cartografia, quindi si trova già in una fase avanzata dei lavori, basta tener conto delle spese per la cartografia, per gli studi da effettuare e per il coinvolgimento dei professionisti che fanno parte dell'équipe del PUC.
Dicevo che, data questa situazione, ai comuni che hanno i Piani urbanistici in itinere, predisposti anch'essi praticamente sulla base degli stessi PTP cassati, si potrebbe consentire di approvare comunque i piani, chiedendo loro di adeguarsi poi al Piano territoriale paesaggistico o ai Piani territoriali paesistici. Penso che questo sia l'unico modo per limitare quella differenza, quel gap esistente tra i cittadini che fanno parte dei comuni i cui Piani urbanistici sono stati approvati e i cittadini dei comuni che si trovano nella situazione che ho descritto. A mio avviso sarebbe veramente un atto riparatorio e mi auguro che ci sia anche la volontà del presidente Soru di non dire sempre no, come diceva Satta in sardo: dae su miu non mi boganta qualunque cosa avvenga. Questa è una riflessione che io la invito a fare, Presidente, per rimettersi in corsa veramente come persona attenta ai problemi di tutti i cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'emendamento 825. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il voto è a favore di questo emendamento per le motivazioni già espresse anche dal collega Vargiu che ha molto precisamente specificato l'intendimento dei proponenti, appunto quello di salvaguardare tutti gli interventi previsti o da prevedere nei Piani urbanistici comunali che comunque rispettino i PTP previgenti.
Debbo sottolineare però, per quanto riguarda l'andamento dei lavori, che ciò che è accaduto poco fa effettivamente incide, perché non si comprende perché in un emendamento già approvato, l'858, che sostituisce la lettera e) dell'emendamento 13, in cui erano ricomprese diverse fattispecie di opere temporanee o per le quali era previsto, sulla base della legge 23/85, solo il parere dell'Ufficio tecnico comunale, si siano tralasciati i muri di cinta e le cancellate, ossia la lettera c), comma 1, dell'articolo 13 della legge 23. Questo crea un problema ed è un punto che comunque rimane non chiarito in questo testo di legge. Potrà essere considerato un punto di minore importanza, certamente, forse con una forzatura nell'interpretazione della legge i muri di cinta e le cancellate si potranno far rientrare nelle opere precarie previste da un'altra lettera, però è vero che questo problema rimane non affrontato.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Poiché l'emendamento numero 829 resta collegato al comma 4 dell'emendamento 13, che abbiamo trasferito all'articolo 8, segue la sorte del comma 4. Gli emendamenti numero 830, 831, 832, 833 e 840 sono decaduti.
Emendamento 834. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, MURGIONI, AMADU, LA SPISA, CUCCU Franco Ignazio, SANCIU, SANJUST.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 834.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 65
Astenuti 2
Maggioranza 33
Favorevoli 19
Contrari 46
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Abbiamo concluso i lavori sull'articolo 4. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). A conclusione di questa votazione, vorrei chiedere all'Aula di accettare la richiesta da parte dei presentatori di discussione immediata della mozione numero 20, sulla manifestazione di protesta del personale della Regione. Riguarda un problema che è stato affrontato oggi in Conferenza dei Capigruppo e in una riunione tra i Capigruppo di maggioranza e di opposizione e i rappresentanti sindacali, protagonisti di una manifestazione che si è svolta, come tutti sappiamo, stamattina.
Chiedo quindi l'inversione dell'ordine del giorno, con la sospensione della discussione dell'articolato del testo unificato in esame e l'inserimento della mozione numero 20, di cui chiedo la discussione immediata o a conclusione della seduta di stasera.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, io non so se i colleghi conoscano il testo della mozione di cui parla. Prima di tutto ne darei lettura e poi applichiamo non tanto l'inversione dell'ordine del giorno, quanto ciò che è previsto dall'articolo 114, cioè che la mozione possa essere ammessa alla discussione immediata in Aula se la Giunta regionale è d'accordo.
Si dia lettura della mozione numero 20.
MANCA, Segretario:
MOZIONE LA SPISA - OPPI - DIANA - LADU - CAPELLI - RANDAZZO - AMADU sulla manifestazione di protesta dei dipendenti regionali. (20)
PRESIDENTE. In base al Regolamento è necessario il parere favorevole della Giunta per ammettere la mozione in Aula. Possono parlare due oratori a favore e due contro e ci si rimette poi comunque al giudizio dell'Aula.
Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, signor Presidente. Ritengo che sia utile proseguire la discussione, che si protrae ormai da molto tempo, del progetto di legge in esame, per il quale è stato assunto l'impegno di concluderne l'esame entro tempi ormai certi.
La mozione numero 20 potrà essere discussa successivamente, secondo quello che il Consiglio deciderà. Peraltro mi preme rassicurare il Consiglio che la Giunta intrattiene relazioni sindacali corrette, nel rispetto della legge regionale numero 31. Né io né gli altri componenti della Giunta abbiamo iniziato una trattativa con i sindacati; abbiamo semplicemente risposto a una richiesta di incontro che ci è stata più volte avanzata. Siccome non abbiamo risposto prontamente la richiesta è stata reiterata diverse volte. Evidentemente avevano bisogno di risposte diverse, perché quando le risposte sono state diverse è risultato essere, secondo qualcuno, una trattativa al di fuori delle previsioni della legge regionale 31! Abbiamo semplicemente ascoltato le delegazioni sindacali, come ci è stato richiesto, e abbiamo espresso il parere della Giunta.
Voglio anche rassicurarvi sul fatto che la Giunta rispetterà, come è dovuto, tutti gli impegni già assunti sul piano della contrattazione giuridica ed economica e anche le indicazioni della Corte dei Conti. Non dimentico che il calendario della prima giornata di lavoro da Presidente della Regione prevedeva proprio la mia presenza alla Corte dei Conti per ascoltare la requisitoria del Procuratore regionale sul rendiconto generale della Regione Sardegna per l'esercizio finanziario 2004, e ricordo bene cosa fu detto in quella sede.
Vi voglio anche rassicurare sul fatto che questa Giunta....
LA SPISA (F.I.). Questa è una illustrazione dell'argomento. Se ne vogliamo discutere noi siamo molto contenti di farlo!
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Volevo solo dire sì o no e lo stavo dicendo in maniera articolata. Ho ascoltato a lungo voi, ma sto zitto immediatamente. Chiedo scusa.
CAPPAI (U.D.C.). E' il Regolamento!
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Credo che anche a vooi spesso capiti di non rispettarlo, basta ricordarlo.
PRESIDENTE. Il Presidente doveva esprimere un parere sull'ammissione della mozione in Aula e il parere della Giunta è contrario. Possono parlare due oratori a favore e due contro, per non più di cinque minuti.
Va bene colleghi, se non ci sono interventi né a favore né contro, metto in votazione...
OPPI (U.D.C.). Se il Presidente dice no perché dobbiamo intervenire?
PRESIDENTE. Colleghi, non possiamo ogni volta aprire un dibattito sull'interpretazione del Regolamento. E' sufficiente che il Presidente della Regione abbia detto no, secondo l'interpretazione prevalente va bene. La mozione non è ammessa alla discussione immediata e seguirà la procedura prevista dal Regolamento, perché comunque è stata presentata.
Va bene, colleghi, la seduta per oggi si conclude qui, il Consiglio è convocato per domani alle ore 10, riprenderemo i lavori dall'articolo 5.
La seduta è tolta alle ore 20 e 52.
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Allegati seduta
XLIV SEDUTA
(POMERIDIANA)
Giovedì 18 novembre 2004
Presidenza del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 17 e 15.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 novembre 2004, che è approvato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. Riprendiamo la discussione dal punto nel quale l'avevamo lasciata, cioè dall'emendamento sostituivo parziale numero 13, emendato oralmente sia dall'assessore Sanna sia dal relatore Pirisi..
Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, in ordine all'ulteriore emendamento del Presidente della Commissione, la Giunta vorrebbe rilevare che nella formula "interventi pubblici" l'emendamento può essere accolto e quindi si rimette alla valutazione della Commissione.
PRESIDENTE. Quindi la scrittura del comma 4 sarebbe la seguente: "La realizzazione degli interventi pubblici già finanziati dall'Unione Europea e dallo Stato…" e prosegue così come i colleghi possono visualizzare nel testo che hanno davanti. Siamo in fase di votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Adesso abbiamo noi l'esigenza di un quarto d'ora di sospensione per valutare anche la ulteriore modifica, sulla base non dico del confronto, ma delle cose dette in Aula stamattina, ieri sera, eccetera, perché se si cambia ogni cinque minuti, vogliamo capirne il perché, ci sarà pure una logica nelle cose, perché se no questo Consiglio non ha più senso e non è più una cosa seria.
PRESIDENTE. Non ho difficoltà, onorevole Oppi, il testo è a disposizione da questa mattina, adesso siamo agli aggiustamenti orali di quel testo, comunque, se non ci sono obiezioni, accolgo la sua richiesta.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Sulla richiesta del collega Oppi noi siamo d'accordo, chiaramente, perché nasce da un'esigenza di tipo tecnico-politico che è giusto accogliere, non solo perché la maggioranza o parte di essa ha chiesto interruzioni e aggiornamenti, ma anche perché, lo dico in particolare al collega Oppi, oltre al termine che è stato richiamato dall'assessore Sanna, che io personalmente condivido, credo sia opportuno leggere l'insieme dell'articolato per comprenderne il senso, che dal nostro punto di vista può essere apprezzato. Voi valutatelo serenamente, ma risponde a un'esigenza che è stata manifestata in diverse occasioni.
PRESIDENTE. Mi pare che non vi siano obiezioni. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 19, viene ripresa alle ore 17 e 40.)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, se prendete posto iniziamo il nostro faticoso lavoro della giornata. Riprendiamo la discussione dall'emendamento numero 13 e dall'emendamento all'emendamento, con alcune correzioni che sono state proposte dall'assessore Sanna, al comma 2, dove propone di sostituire il termine "completati" con "realizzati", e al comma 4, che viene sostituito dalla proposta che avete ricevuto per iscritto.
Con l'emendamento all'emendamento nel comma 4 c'è stata un'ulteriore evoluzione, per cui la dizione conclusiva sarebbe: "la realizzazione degli interventi pubblici già finanziati dall'Unione Europea".
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, a noi viene alquanto difficile rincorrere le varie modifiche che maggioranza e Giunta ci stanno continuamente proponendo, perché noi abbiamo un testo che ci è pervenuto in chiusura della giornata di ieri, che sostanzialmente dice una cosa. Stamani si discuteva su possibili modifiche di quel testo e ora perviene un altro testo, ma questa è la metodologia scelta per questo progetto di legge, che corregge se stesso ormai per la decima, undicesima, dodicesima volta.
Così formulato l'emendamento non ci trova assolutamente d'accordo, perché sostanzialmente non cambia niente rispetto al testo del comma 4 del testo unificato. Noi intendiamo salvaguardare non solo gli interventi di interesse pubblico, ma anche quelli di interesse privato già finanziati dall'Unione Europea, dallo Stato, dalla Regione, dalla Provincia, dai Comuni e dagli enti strumentali statali o regionali. Inoltre riteniamo che il ruolo della Giunta debba essere strettamente legato alle linee guida che il Consiglio emanerà, di cui al comma 6 del precedente articolo 2. Perciò riteniamo che i colleghi della maggioranza possano ragionare, e noi con loro, sulla formulazione che proponiamo: "la realizzazione degli interventi di interesse pubblico e privato già finanziati dall'Unione Europea, dallo Stato, dalla Regione, dalle Province, dai Comuni, dagli enti strumentali statali o regionali può essere autorizzata dalla Giunta regionale sulla base delle linee guida di cui al comma 6 del precedente articolo 2".
In questo modo crediamo si ripristini quanto stabilito in chiusura dei lavori di ieri sera, frutto di un confronto durato tutto il pomeriggio (confronto che sembrava accettato dalla maggioranza e dalla minoranza), che possa in tal senso costituire un danno minore dei già evidenti danni che la legge provoca. Per maggiore chiarezza forse è opportuno rileggere il testo che vi proponiamo: "la realizzazione degli interventi di interesse pubblico e privato già finanziati dall'Unione Europea, dallo Stato, dalla Regione, dalle Province, dai Comuni o dagli enti strumentali statali o regionali può essere autorizzata dalla Giunta regionale sulla base delle linee guida di cui al comma 6 del precedente articolo 2". Credo che sia una proposta di buon senso che siamo comunque pronti a discutere in Aula.
PRESIDENTE. I colleghi capiscono che si fa una certa fatica a lavorare in questo modo e io non capisco più se si tratta di emendamenti, di emendamento all'emendamento o di emendamento all'emendamento dell'emendamento! Vediamo soprattutto di trovare un criterio per arrivare alla formazione dell'opinione in Aula, perché questo il Presidente deve fare.
La proposta dell'onorevole Capelli, nella prima parte, si configura come un emendamento aggiuntivo, perché integra il testo precedente; l'emendamento presentato dalla Giunta in parte cassa alcune parti di quel testo e lo rende diverso. Chiederei alla Giunta, che ha proposto l'emendamento, se possiamo procedere, per esempio, ad accettare le parti che sopprimono alcune parole del testo e poi vedere invece la parte integrativa o aggiuntiva, che dir si voglia.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, io concordo con lei, si può procedere con la votazione per parti, nel senso che la Giunta non condivide l'emendamento aggiuntivo "per privati" e la semplificazione dell'ultima parte, perché le linee guida già deliberate da questo Consiglio non possono riguardare autorizzazioni della Giunta, in quanto hanno per oggetto una cosa diversa. Non a caso nella formulazione noi richiamiamo la fattispecie che i criteri sono determinati in sede di definizione delle linee guida, sapendo scindere che ormai ciò che è deliberato attiene alle linee guida del Piano paesaggistico. In quella stessa sede, in termini temporali, noi aggiungiamo la possibilità di esplicitare e quindi di definire linee e criteri che ispireranno la Giunta sulla possibilità di utilizzare le autorizzazioni in deroga.
Per cui proporrei che si voti per parti: la parte dall'inizio fino a "pubblici", poi l'emendamento aggiuntivo, quindi la parte da "già finanziati" fino a "Giunta regionale" e separatamente l'ultima parte, come noi abbiamo indicato nell'emendamento orale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Vorrei fare la mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Marrocu, io ho proprio una difficoltà a gestire la composizione di un testo, per cui o si riesce a risolvere attraverso questo scambio di opinioni tra i banchi della Presidenza della Giunta e l'Aula, oppure le modifiche diventano emendamenti che si votano separatamente, così come proposti. Quindi o cerchiamo di trovare una dizione che possa andar bene, se non per quella eventuale parte aggiuntiva che introduce anche i privati nella legge, oppure l'onorevole Capelli e gli altri colleghi che propongono queste modifiche presentano formalmente degli emendamenti, che io accetterò, così come ho accettato l'emendamento della Giunta. Poi su ciascun emendamento si procederà, come siamo abituati, secondo Regolamento, altrimenti ho anch'io difficoltà a capire di cosa stiamo parlando e quali testi mettiamo in discussione.
Aggiungo che sull'emendamento 13 il testo resta tale e quale fino al comma 4. Noi adesso ci stiamo un po' attardando sul comma 4, piuttosto che sull'intero testo. Quindi prima di darle la parola per dichiarazione di voto, onorevole Marrocu, definirei questo aspetto regolamentare.
Ha domandando di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Intervengo per venire incontro a quanto lei ha chiesto poc'anzi, che io condivido. Noi abbiamo qualche difficoltà, soprattutto alla luce di quello che si è verificato ieri sera, perché con la dizione del comma 4 che si sta proponendo di fatto si annulla l'emendamento 1885 discusso ieri sera, accolto dalla Giunta, corretto e approvato.
Evidentemente vogliamo chiarire come può coniugarsi questo emendamento con questa dizione del comma 4. Credo opportuno che ci sia consentito di presentare eventualmente un emendamento all'emendamento in modo da regolare questo aspetto. Oppure un'altra possibilità c'è, quella di spostare il comma 4 all'articolo 8, per consentirci una più approfondita valutazione.
Vi sono cioè due possibilità, ma credo che se spostiamo il comma 4 all'articolo 8 non cambiamo niente. Abbiamo un minimo margine per poter fare una valutazione, presentare un emendamento all'emendamento e chiarire questo aspetto, fermo restando che quanto proposto dall'assessore Sanna in effetti non modifica sostanzialmente niente, in quanto si vota per parti, però il problema rimane inalterato nella dizione che ci è stata presentata poco fa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, considerando le difficoltà nel coordinare i lavori, a cui lei poc'anzi accennava, espresse diversamente dall'onorevole Capelli, ma che riflettono mi pare uguali difficoltà dell'Aula a raccapezzarsi su un argomento molto delicato, sulla cui discussione solo apparentemente è trascorsa, almeno qua dentro, una giornata perché nulla si è prodotto a livello di votazione. Insomma, quella del legislazione, si sa, è un'operazione molto complessa e delicata e talvolta richiede momenti di riflessione proprio per non incorrere in errori che intaccano, che restano, che segnano.
Alla luce di questa serie di difficoltà e di un certo disagio che ci ha portato più volte, nell'arco della giornata, a sospendere i lavori sul comma 4 senza arrivare ad alcuna determinazione, un po' sulla linea ultima tracciata dall'onorevole Oppi, ma diversamente io credo che il comma 4 non sia obbligatorio che venga spostato dall'articolo 8, può restare all'articolo 4, però ritengo, Presidente, che potremmo forse, proprio nel tentativo di superare le tensioni in una fase di stanchezza, andare avanti nell'esame dell'articolo, sospendendo la parte relativa al comma 4, per riprenderla - l'abbiamo fatto altre volte - in una seconda fase forse con maggiore lucidità, maggiore serenità e maggiore consapevolezza da parte di tutti.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, io non vorrei aprire su questo un dibattito, perché la situazione mi sembra chiara: è stato proposto di spostare eventualmente il comma 4 all'articolo 8, fra le norme transitorie, oppure, come proponevo io, di presentare degli emendamenti e procedere questa sera.
BALIA (Gruppo Misto). Ne ho fatto una anch'io.
PRESIDENTE. Lei ha fatto l'ipotesi di accantonare.
(Interruzione)
LA SPISA (F.I.). Con la proposta dell'onorevole Balia, siamo anche sul filo del Regolamento e della sua interpretazione. La sospensione di questo argomento comunque sia attiene alla discussione[s1] di un comma che appartiene all'articolo 4, che è attualmente in votazione, su cui non si potrebbero presentare emendamenti.
Credo che il Presidente del Consiglio abbia detto poco fa che è difficilmente comprensibile come possano intendersi emendamenti orali alcune formulazioni dette verbalmente, sì, ma dopo formulate per iscritto, perché è necessario averle scritte. Mentre sul piano dell'interpretazione del Regolamento, lo spostamento del comma 4 all'articolo 8 avverrebbe davvero nel pieno rispetto del Regolamento, che non consente in questa fase un incrocio di emendamenti che sono difficilmente considerabili come emendamenti orali.
Quindi, ripeto, la proposta di spostare il comma 4 all'articolo 8, o a qualunque altro articolo ancora non in votazione, credo sia la più ragionevole anche per il rispetto del Regolamento.
PRESIDENTE. Riassumo le proposte in campo: la prima è quella di spostare il comma 4 all'articolo 8, fra le norme transitorie; la seconda è quella di sospendere la discussione del comma 4 e di tutte le modifiche che sono state apportate, orali e scritte, per riprenderla non so bene quando. Il che significa non certo alla fine della discussione del testo di legge, ma probabilmente domani mattina, perché non possiamo tenere in sospeso questo articolo così a lungo.
LA SPISA (F.I.). Significherebbe non votare l'articolo.
PRESIDENTE. La terza ipotesi è quella di presentare in forma scritta, per evitare incomprensioni, le proposte che sono state fatte dall'onorevole Capelli, che diventano emendamenti modificativi e integrativi o soppressivi del testo presentato questa mattina dalla Giunta e procedere stasera alla discussione.
Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il nostro parere è che si possa procedere col terzo metodo, visto che le ipotesi sono già state formulate e sono abbastanza chiare. Si dia il tempo di presentare gli eventuali emendamenti al testo e si proceda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Sembra che la volontà della Giunta sia abbastanza chiara, perciò chiedo dieci minuti di sospensione per verificare la possibilità di stendere gli emendamenti o sintetizzare il tutto in un'unica proposta.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti e alla ripresa saranno accolti gli emendamenti proposti dai colleghi della opposizione.
(La seduta, sospesa alle ore 18, viene ripresa alle ore 18 e 17.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo posto, pare che siamo in condizioni di riprendere. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Presidente, innanzitutto la ringrazio per averci dato l'opportunità di questa sospensione. Noi siamo arrivati a questa determinazione: avevamo proposto di rinviare il comma 4 all'articolo 8, verificato che questo non è stato possibile, a questo punto è inutile che noi presentiamo emendamenti che riflettono quanto ha il collega Capelli in precedenza, cioè non sarebbero approvati. A norma del Regolamento, articolo 84, comma 11, verificato che questo ulteriore emendamento, il quinto di una serie di tentativi di modifica, non sortisce certamente un risultato positivo e siccome in questa fase possono essere presentati solo emendamenti necessari ai fini di una migliore comprensione del testo, nel caso in cui non si accetti lo spostamento del comma 4 all'articolo 8 chiediamo che si voti l'articolo così come è previsto nell'emendamento 13, escludendo l'emendamento orale della Giunta, perché accettarlo sarebbe una forzatura al Regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, io mi trovo in difficoltà, nel senso che avevo annunciato stamattina, sulla base della facoltà concessa al Presidente dal Regolamento di ammettere, anche dopo la votazione del passaggio all'esame degli articoli, emendamenti che servono a una migliore precisazione e comprensione del testo, l'ammissibilità dell'emendamento presentato oralmente dalla Giunta, che ho poi fatto stampare e distribuire fra i colleghi. Su questo è stata richiesta la sospensione.
OPPI (U.D.C.). Non era questo l'emendamento.
PRESIDENTE. Adesso dire che bisogna tornare indietro, l'emendamento riguardava la realizzazione delle opere pubbliche. Onorevole Oppi, io ho questo testo che è stato distribuito, non credo che esistano altri testi. Su questo c'è stato un intervento orale del Presidente della Commissione e un ulteriore intervento della Giunta.
Ad ogni buon conto io ho bisogno di sapere dalla Giunta se l'emendamento viene mantenuto o se viene ritirato e ritorniamo al testo conosciuto dell'articolo 13.
Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. In prima battuta vorrei dire che la Giunta ha formalmente presentato un emendamento stamane, non altri emendamenti. L'ho fatto oralmente, ufficialmente, davanti a tutti ed è questo. Ma poiché noi non vogliamo neanche ingenerare questioni che escludano la possibilità di un confronto, avendo espresso ognuno per la sua parte le proprie posizioni, siamo anche favorevoli a che il comma 4 venga trasferito all'articolo 8, se questo consente a tutti di affrontarlo in maniera più serena, posto che, chiaramente, ci riserviamo, Presidente, di presentare lo stesso emendamento al comma 4 laddove lo stiamo andando a collocare, ovvero all'articolo 8.
PRESIDENTE. Va bene, mi pare che questa proposta dell'Assessore intercetti l'opinione espressa prima dall'onorevole Oppi e anche, seppure non nella stessa forma, dall'onorevole Balia, per cui di fatto c'è un rinvio di questo emendamento all'articolo 8 o 7, se ci consentite di studiare il punto nel quale è meglio inserirlo dal punto di vista della tecnica legislativa, comunque alla conclusione della legge. E' l'emendamento al comma 4, che viene trasferito all'articolo 7 o all'articolo 8, a seconda di come la Presidenza valuterà che sia più utile ai fini della buona scrittura della legge. A questo punto torniamo all'emendamento 13, escluso il comma 4.
Quindi l'emendamento 13 finisce con il comma 3. All'emendamento 13 è stata apportata una modifica verbale che mi sembra possiamo inserire nel testo, e cioè la sostituzione al comma 2 della parola "completati" con "realizzati".
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Su questo emendamento il nostro voto è contrario perché contrario è il nostro giudizio espresso continuamente in questi giorni sul contenuto di questa legge, di cui l'articolo 4 costituisce uno dei punti fondamentali, che, diversamente dagli articoli 2 e 3, che attengono alle finalità e agli strumenti individuati per raggiungere la tutela del paesaggio, introduce una serie di interventi ammissibili che determinano la non applicazione dei vincoli e dei divieti previsti all'articolo 3, che noi sinteticamente giudichiamo assolutamente insufficienti per permettere un armonico sviluppo del sistema pubblico e privato di intervento, in particolare sul territorio costiero, e quindi nella prospettiva di promuovere valide, serie e durature iniziative imprenditoriali rispettose dell'ambiente.
Questo è un articolo che introduce, anche in maniera cervellotica, una serie di possibilità di non applicazione dei divieti di cui all'articolo 3, non rispondendo fondamentalmente alla questione di fondo che noi abbiamo individuato. Le stesse difficoltà che oggi la maggioranza ha incontrato nel definire il contenuto del comma 4, difficoltà che sono evidentissime ed esplicitate attraverso continui ritardi, richieste di interruzione, assenze in aula e riunioni fuori della stessa per trovare soluzioni evidentemente cercate, volute, richieste, con dichiarazioni esplicite, dallo stesso Presidente della Commissione, l'onorevole Pirisi, che ha fatto una proposta di emendamento alla quale evidentemente la Giunta regionale ha messo uno stop deciso.
Questo è un fatto politico importante che si è manifestato a questo punto dell'esame della legge, con evidenti contraddizioni al vostro interno, manifestatesi nonostante la persistente volontà della maggioranza di non far emergere difficoltà interne o diverse interpretazioni, diverse finalità, diverse proposte, come quelle che sono emerse anche ieri tra alcuni colleghi della maggioranza. Siete stati costretti, a questo punto a rinviare perché non era possibile trovare una soluzione che davvero componesse tutte le diverse interpretazioni che sono anche al vostro interno. Siete costretti a fare questo, proprio perché la legge è impostata drasticamente sul criterio del vincolo, del divieto. Ve ne state rendendo conto pian piano, qualcuno di voi l'ha detto in un clima come quello della giornata di ieri, in cui forse era meno pressante nei vostri confronti l'ansia di respingere l'opposizione rozza, così come la definite voi, ma sono emersi chiari segnali di dubbio, di incertezza, di difficoltà. Ma sono segnali di ragionevolezza, ragionevolezza che dovete avere il coraggio di esprimere in quest'Aula contraddicendo esplicitamente, e non solo sottobanco, nelle vostre riunioni, gli indirizzi della Giunta. Finché la maggioranza in Aula non avrà questo coraggio il dibattito qui sarà sempre falsato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.) Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, faccio subito un'osservazione: a mio parere questo emendamento doveva essere votato per parti e non nel suo insieme, poiché rappresenta l'intero articolo 4 con tutti i suoi commi. Di per sé è già un errore perché nelle dichiarazioni di voto senz'altro non si riuscirà a inquadrare tutto il contenuto dell'emendamento, che è fondante per la legge.
Detto questo io penso che sia evidente a tutti che, giustamente, la presentazione degli emendamenti sostitutivi che si stanno susseguendo, degli emendamenti agli emendamenti, sia orali che per iscritto, denota chiaramente, senza ombra di dubbio, che anche all'interno della maggioranza le posizioni non sono del tutto uniformi. Questo se non altro dà la possibilità alla minoranza di dire che il lavoro che ha svolto sino ad oggi attraverso una opposizione non distruttiva, come ho sentito dire, ma corretta e costruttiva e tendente a migliorare il provvedimento, ha avuto, se pure in minima parte, i suoi effetti.
Torniamo all'emendamento. Ripeto, cinque minuti, secondo me, non sono sufficienti a svolgere una dichiarazione di voto sull'emendamento numero 13, a cui io darò il mio voto contrario e lo motivo: alcune parti dell'emendamento contengono una norma che è già presente nella normativa urbanistica vigente, parlo delle zone A e B e delle zone C intercluse tra le zone B e le zone dei piani attuativi in essere, per cui abbiamo già un dato di fatto; inoltre ci sono dei punti, dei limiti, dei commi e dei sottocommi su cui è necessario sinceramente riflettere. Ci sono tra l'altro delle incongruenze: non si spiega il fatto che nelle zone C, D, F e G possono essere realizzati interventi dove sono già stati avviati i lavori di urbanizzazione o comunque è già stato compromesso lo stato dei luoghi, ovvero è già stato realizzato il reticolo stradale. Poi la differenza di significato tra inizio lavori - mi rivolgo al collega Mattana - e avviamento dei lavori sussiste sostanzialmente a livello urbanistico ed è comunque opinabile, perché un luogo è completamente trasformato quando si apre una trincea su una pianura, sarebbe sufficiente questo, ma queste sono quisquilie. Dopodiché si dice "purché siano stati già pagati gli oneri di urbanizzazione per una concessione edilizia", cioè ricevuta la concessione edilizia per un'opera privata e pagati gli oneri di urbanizzazione si può procedere. Se mettiamo a confronto questi due aspetti, perché di fatto la lottizzazione riguarda l'intervento in un sito che però ricade sul privato, ecco che ci sono incongruenze.
Questo denota ancora con quanta fretta, con quanta grossolanità, probabilmente, un determinato argomento sia stato affrontato. Perché dico questo? Perché l'emendamento, così come abbiamo detto prima, fa parte del provvedimento di legge sul Piano paesaggistico regionale, che nel contesto - per quanto io ho sempre affermato e hanno affermato anche i colleghi - risulta un provvedimento monco, un provvedimento che si cerca di tamponare con gli emendamenti sostanziali presentati dalla maggioranza, che sono sostitutivi totali, emendamenti ad emendamenti, orali e non. E' evidente che nel testo di legge mancano delle proposte basilari che possano portare all'approvazione di una legge equilibrata, che sia fondante e incida veramente sulla pianificazione territoriale.
Per cui l'approvazione di questo emendamento, su cui io voterò contro, porterà senz'altro all'approvazione della legge in via definitiva, questa è la verità, quindi invito i colleghi a riflettere ancora su quanto stiamo facendo. Non mi soffermo sul comma 3; del comma 4 abbiamo parlato già tanto ieri, i vari commi fanno a pugni gli uni con gli altri. L'emendamento al comma 3, poi, sulle zone boscate, sinceramente è un'eresia, l'ha detto anche il Presidente della Commissione agricoltura. Non intendo ripetere quello che ho detto ieri, dico solo che si vuole a tutti costi creare un provvedimento punitivo e non un provvedimento di pianificazione territoriale. Riflettiamoci anche ora, stiamo discutendo la legge, c'è qualche punto...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente noi non condividiamo nulla dell'emendamento numero 13 che, in pratica, è la riproposizione dell'articolo 4. Non condividiamo nulla perché dopo giorni di discussione il testo è rimasto praticamente identico e a nulla è servito lo sforzo che noi abbiamo prodotto per tentare di migliorare l'articolo. Devo dire che gli articoli 3 e 4 costituiscono l'impalcatura vera della legge; l'articolo 4, diciamo, è il cuore della legge, perché poi tutti gli altri articoli mi pare che contino poco. Voglio dire che su questi due articoli non c'è stata convergenza, né sull'articolo 3, che noi contestiamo nella maniera più ferma, né sull'articolo 4. In ordine all'articolo 3 ci siamo già espressi; sull'articolo 4 diciamo che tutti i punti fondamentali che vengono trattati non sono da noi assolutamente condivisibili. Quando si parla di zone agrosilvopastorali, noi riteniamo che sia inconcepibile che non possano essere autorizzate costruzioni edilizie residenziali, perché praticamente stiamo limitando anche gli interventi nelle zone agricole, stiamo limitando soprattutto gli interventi di chi vuole coltivare il fondo, di chi vuole stare nelle campagne, perché non è assolutamente pensabile che chi voglia fare un intervento di miglioramento fondiario poi realizzi una struttura dove non si può avere la residenza o che comunque non può essere un punto d'appoggio per le persone. E' chiaro che in questo modo viene impedito, diciamo, l'intervento in tutte le zone agricole.
Così come, per quanto riguarda le zone omogenee C, D, F e G, il fatto che debbano essere già approvate le convenzioni e avviate le opere di urbanizzazione è molto limitativo. I segnali di apertura che noi abbiamo dato in questo senso sono stati ampi, abbiamo tentato di introdurre elementi che potessero in qualche modo dare qualche possibilità a tutti quei comuni che avevano approvato gli strumenti urbanistici pur non essendo arrivati ancora alla fase di convenzione, però non c'è stata attenzione da parte della maggioranza, si è creato un muro contro muro che non è servito a nulla, tanto più che, a nostro avviso, non può essere accettato il riferimento alla delibera del 10 agosto 2004. Evidentemente, e qui ci sono altri obiettivi che noi non conosciamo, avremmo preferito comunque che anche questo inserimento partisse dalla data di approvazione della legge, e anche per questo motivo noi siamo totalmente contrari a questa parte, così come quando si parla di singoli interventi edilizi. Qui si dice che praticamente devono essere già pagati gli oneri di concessione, altrimenti anche questi singoli interventi non si possono fare. Anche per questo bisogna leggere bene la norma, perché praticamente significa che gli interventi per i quali non si è provveduto a pagare gli oneri di concessione rimarranno fermi per un paio di anni.
Così come, per quanto riguarda le aree boscate, portare a 100 metri la distanza dal limite del bosco delle possibili edificazioni riteniamo che sia veramente assurdo. Si poteva trovare una via di mezzo, perché così limiteremo e penalizzeremo alcune zone dove praticamente non sarà possibile fare assolutamente nulla. Io non credo che le costruzioni realizzate nelle vicinanze delle superfici boscate creino danno, questo non è assolutamente vero. L'ultimo comma è stato, mi pare, rimandato all'articolo 8, ma non credo che questo cambierà nulla.
Noi non accettiamo e non condividiamo questa impostazione, praticamente perché dà troppo potere alla Giunta e mortifica ancora il ruolo del Consiglio regionale, quindi crediamo che questo non possa essere accettato nella maniera più assoluta. Pertanto il nostro voto è contrario proprio perché non condividiamo assolutamente nulla dei contenuti dell'emendamento numero 13.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Nella discussione dell'articolo 4, che oggi siamo costretti a ridiscutere in presenza dell'emendamento sostitutivo totale numero 13, ho avuto modo di dire ieri che c'era la possibilità di ricorrere all'esame di riparazione. Dopo l'approvazione degli articoli 1, 2 e 3, che non abbiamo condiviso e non condividiamo e che riteniamo dannosi per la Sardegna e per i sardi, l'articolo 4 poteva fare in modo che qualcuno si ravvedesse e fare meno danni di quelli che invece si appresta a fare.
Ritengo che abbiamo fatto male, colleghi, a non approfondire il comma 4 e l'emendamento 13 ieri sera, perché avremmo potuto forse raggiungere una ragionevole intesa sull'emendamento all'emendamento 13 proposto dal presidente Pirisi. Avremmo potuto ragionare anche in assenza di presenze scomode, quali quelle che oggi invece abbiamo in aula e che, evidentemente, continuano a condizionare l'Assemblea. Era un emendamento di buon senso, quello del presidente Pirisi, e non abbiamo sottolineato il travaglio attraverso il quale il presidente della Commissione e altri colleghi sono dovuti passare per partorire però nulla. Nulla, perché il ragionamento si è bloccato, perché si era bloccata la linea di riconquista del buon senso.
Ho apprezzato molto, ieri, l'onestà intellettuale dell'onorevole Alberto Sanna e ho avuto modo di sottolinearla e di non farne faccenda pubblica. E continuerò a non farne faccenda pubblica perché onestamente condivido le sue osservazioni e mi era sembrato che anche gran parte dell'Aula le condividesse. Preannuncio che chiederemo la votazione per parti dell'emendamento 13.
Non abbiamo avuto risposte. Abbiamo chiesto, Assessore - e mi rivolgo a lei che non ha dato risposte - quali interessi nasconde il comma 2 dell'emendamento 13. Le abbiamo chiesto quale era il riferimento alle aree intercluse, abbiamo ripetuto la domanda più volte e nessuna risposta è arrivata. Abbiamo continuato a chiederci, durante i lavori, se fosse arrivato il momento di invertire il metodo. Nel merito non discutiamo, o meglio discutiamo e manifestiamo la nostra contrarietà, ma continueremo a contestare un metodo arrogante, prevaricatore e carente sotto il profilo democratico, ma che non riuscirà a intaccare minimamente la democrazia che regna in quest'Aula.
Noi vorremmo evitare, con i nostri emendamenti, con la nostra opposizione, che non vuole essere distruttiva, ma vuole collaborare alla stesura di un testo migliore che tenga conto delle esigenze di tutti i sardi e non solo di una parte di essi, e che tenga soprattutto presente che non vorremo domani parlare ai nostri figli di un'Isola che non c'è, quello a cui è destinata la Sardegna oggi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Io intervengo per annunciare che il nostro Gruppo voterà contro l'emendamento numero 13, che riscrive in maniera totale l'articolo 4 del progetto di legge. E nell'annunciare questo voto contrario approfitto per fare due considerazioni. Diceva ieri l'onorevole Uras: "Non è banale che l'articolo 4 segua l'articolo 3". E facevamo questa constatazione: l'articolo 4 è scritto in maniera totalmente incongruente rispetto all'articolo 3; l'articolo 4 dovrebbe prevedere le cosiddette deroghe, le eccezioni, le valvole di sfogo rispetto al vincolo così opprimente e vasto introdotto dall'articolo 3. E invece l'articolo 4 è incongruente, perché fa riferimento a un principio giuridico molto, ma molto diverso da quello a cui si ispira l'articolo 3. Mentre il vincolo dell'articolo 3 viene introdotto facendo riferimento a un atto preciso, che è quello dell'approvazione di uno strumento urbanistico come il PUC, l'articolo 4, a decremento dell'articolo 3, fa riferimento a una fase totalmente successiva, e quindi è incongruente rispetto all'articolo 3 nel momento in cui parla di lavori avviati e non di lavori approvati, e quindi contenuti negli strumenti urbanistici. Questo naturalmente va a cozzare con un principio che noi qui abbiamo portato in maniera continua, attraverso i nostri emendamenti, che è il principio della conservazione dei diritti acquisiti. Qui invece il diritto acquisito viene totalmente vanificato nel momento in cui si introduce la condizione di lavori avviati, e non solo avviati ma addirittura realizzati fino a una fase cosiddetta irreversibile.
Il collega Mattana ieri portava, a conforto della sua considerazione, l'esempio concreto di una normativa approvata nel 1942, quindi in pieno regime fascista, nella quale si diceva che le leggi che venivano approvate potevano non solo derogare agli strumenti urbanistici vigenti, ma addirittura bloccare l'esecuzione di lavori già avviati. Questo naturalmente era una principio che valeva fino all'approvazione della nostra Costituzione, che ha posto un limite ben preciso, successivo, che è invece quello della salvaguardia in maniera assoluta e totale del cosiddetto principio dei diritti acquisiti.
Vi è una incongruenza poi abbastanza evidente, ovvia, tra quello che in maniera positiva è stato introdotto nelle prime lettere del comma 1, ed esattamente alla lettera c), per cui il divieto di cui all'articolo 3 non si applica "per le opere di forestazione, di taglio e riconversione colturale e di bonifica", il che contrasta in maniera netta proprio con il comma 3 dello stesso articolo 4, riscritto nell'emendamento 13, perché nel momento in cui si dice che non è applicabile alle opere di forestazione, e le opere di forestazione non possono essere disgiunte da un quadro completo dell'opera stessa che è stata autorizzata dall'Ente foreste, dalla Regione, quindi comprensiva di quei piccoli volumi che possono essere realizzati dentro un'area boscata, non si capisce come, poi, al punto 3, invece si introduca l'incongruenza che questa volumetria potrebbe essere realizzata soltanto a una distanza di 100 metri dall'area boscata, e anche dentro purché "soltanto nelle radure naturali". Quindi è evidente che vi è una forte incongruenza che metterà in crisi e in difficoltà le amministrazioni comunali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghi, in merito all'articolo 4 vorrei riprendere alcuni punti sui quali sicuramente non sono stato compreso dall'Assessore. Per quanto riguarda il punto b) del primo comma, che prevede la deroga per le attività agrosilvopastorali che non alterino lo stato dei luoghi e soprattutto che non prevedano costruzioni edilizie residenziali, l'Assessore, nel suo intervento appassionato, ha detto che praticamente in Sardegna è quasi inesistente il caso che l'allevatore abbia la propria abitazione all'interno dell'azienda. Assessore, se lei si riferisce a zone interne come Desulo, dove i pastori effettivamente abitano nel paese e per praticare la propria attività si avvalgono di capanne, per di più per brevissimi periodi dell'anno, le do perfettamente ragione. Ma se lei vedesse gli stessi desulesi o i pastori della transumanza, che hanno conosciuto i nostri nonni, come si sono sistemati nei campidani e anche in riva al mare, mi creda, cambierebbe prontamente idea, perché oggi esistono aziende di trenta, cinquanta, cento ettari ed è impensabile che per seguire aziende di queste dimensioni i conduttori, che sono dei veri e propri imprenditori, possano abitare in paese, perché la loro presenza continua nelle aziende è ormai necessaria ai fini della custodia della proprietà. Hanno perciò il diritto di poter abitare nelle loro aziende. Per non parlare, poi, di territori come il Sulcis e la Gallura, dove lo stazzo (dal latino statio, che vuol dire sostare) altro non è, come lei mi insegna, che un fenomeno culturale legato all'azienda e molto diffuso in Sardegna.
Quindi non credo di aver detto niente di assolutamente fuori luogo, anzi sottolineo che queste persone hanno diritto di vivere nella loro azienda, e se lei avesse la pazienza di venire con me le presenterei decine di proprietari, alcuni dei quali già vivono all'interno della loro azienda e sicuramente altri, se avranno l'opportunità, chiederanno di poter costruire nella loro azienda una casa di abitazione per sé e per i propri figli. Questo non solo nel loro interesse, che è legittimo, ma anche nell'interesse della Sardegna, perché le campagne si spopolano ogni giorno di più, viviamo un periodo in cui i giovani non vogliono più seguire il lavoro dei genitori, che verrà svolto probabilmente dagli extracomunitari. Sicuramente lei conosce anche questo fenomeno e sa quanto è importante che vi siano degli incentivi, come la possibilità di costruire la casa di abitazione, con le dovute regole, certo. Ecco perché io su questo almeno condivido che voi dettiate delle regole certe.
E qui mi riallaccio al punto finale dell'articolo 4, quello più conteso. E' logico che voi dobbiate stabilire che la casa deve essere costruita in pietra locale, per esempio, che non deve superare una certa altezza rispetto alla vegetazione, tutto questo lo condivido perfettamente, ma che si proibisca al proprietario di un terreno di costruirsi la casa mi sembra un'esagerazione. Allora facciamo come hanno fatto in Toscana, dove hanno stabilito una regola che vige su tutto il territorio della regione: è impossibile costruire una casa in tutto l'agro della Toscana. Chi ce l'ha già il casale perché l'ha avuto in eredità o ha avuto la fortuna di essere tra i primi compratori se lo tiene, però nessuno può più costruirsi una casa.
Non esiste un criterio logico in questo articolo 4, non sappiamo se coloro che faranno la domanda otterranno ciò che chiedono e in base a che cosa. Secondo un criterio discrezionale della Giunta, come nel periodo della legge Cogodi, o secondo un criterio stabilito e condiviso politicamente all'interno di quest'Aula? Io mi auguro almeno che sia così, Assessore, perché altrimenti è lecito pensare male degli Assessori, della Giunta e anche di questa legge. Ecco perché per adesso il mio parere è nettamente contrario anche sull'emendamento 13.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie, signor Presidente, per annunciare che voterò contro l'emendamento 13. Un collega ha detto che con l'emendamento 13 si voleva rimediare allo sfascio prodotto dall'articolo 3; a me dà la sensazione che la scure, la mannaia del "signor No" si sia abbattuta ancora di più con la riformulazione dell'articolo 4. La maggioranza effettivamente questa mattina, per bocca di qualche esponente di rilievo, aveva lasciato intravedere qualche sia pur timida apertura per cercare di apportare quegli aggiustamenti che avrebbero potuto rendere questo emendamento forse accettabile anche da parte della opposizione, ma noi ci siamo resi conto che il "signor No", non so se irretito dalla presenza fuori del palazzo dei regionali che rivendicavano dei diritti, ha riportato in Aula quel clima che ormai si respira dentro e fuori del palazzo.
Io sinceramente non pensavo di arrivare a questo punto, di dover esprimere solidarietà alla maggioranza che sostiene il Governatore. Anche per il loro stesso amor proprio, li inciterei alla ribellione. Non possono essere loro i sostenitori di un Presidente che non fa altro che soffocare le aspirazioni e i diritti che gli imprenditori in Sardegna hanno già ottenuto.
Voto contro quindi con molta convinzione, perché una legge che è stata pensata come primo atto di questa tredicesima legislatura si sta praticamente rivelando come la volontà da parte di questo Esecutivo di bloccare tutto. E' stata fatta questa scelta per paura degli ecomostri, ma noi abbiamo dimostrato, già da diversi giorni, che di ecomostri nei cinque anni della precedente legislatura non ce ne sono stati, quindi non abbiamo ancora capito quale fosse l'urgenza di mettere in piedi questa legge come primo atto, però così è.
Tornando all'emendamento in discussione, il 13, a un certo punto leggo fra le altre cose: "Sono, altresì, attuabili gli interventi edilizi ricadenti nelle zone C, immediatamente contigue alle zone B di completamento ed intercluse tra le stesse zone B e altri piani attuativi in tutto o in parte già realizzati". Vorrei invitare l'Assessore, che forse si è distratto un momento, a riflettere su quale sia effettivamente l'iter che la richiesta al comune di un intervento edilizio in zona C deve seguire. Quando un cittadino ha i requisiti per realizzare un intervento edilizio in zona C cosa fa? Acquista il terreno, presenta una domanda all'amministrazione comunale, che la istruisce, la presenta poi alla Commissione edilizia, alla Commissione urbanistica, alla Giunta e al Consiglio comunale. I tempi che intercorrono fra il primo esame e la pubblicazione degli atti sono piuttosto lunghi, praticamente prima di dare una risposta passano anni. Il Presidente del Consiglio, onorevole Spissu, potrebbe essermi testimone che a Sassari alcuni interventi in zona C hanno impiegato anche decine d'anni prima di poter essere realizzati. Quando qui si dice "solo se realizzati" o "in tutto o in parte già realizzati" significa che non si può ammettere nessuna zona C, che nessun imprenditore si può far carico della spesa, perché fare il progetto significa spendere, acquisire l'area significa spendere. Io non so se veramente vogliamo bloccare tutto, congelare tutto, cristallizzare tutto. Dico ai colleghi della maggioranza: abbiate un po' di amor proprio, ribellatevi, fateglielo capire al "signor No" che..
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moro. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, signori Assessori, intervengo sull'emendamento numero 13 preannunciando il mio voto contrario. Mi è venuta così, in seguito a una visita a Cesenatico, l'idea di raccontare che cosa è stato di una colonia marina a Cesenatico, una di quelle colonie che, in seguito a provvedimenti approvati negli anni trenta e quaranta, furono realizzate in Italia per poter svolgere tutta una serie di servizi volti a combattere la tubercolosi e soprattutto a prevenirla nell'infanzia.
L'Assessore, che ha avuto l'esperienza di avere in casa un genitore che svolgeva la mia stessa professione, quella di ufficiale sanitario, forse riesce a seguirmi meglio visto che ieri, molto probabilmente, non ha recepito il discorso sul Piano paesistico della Liguria. Cito l'esempio di Cesenatico, perché una colonia marina è stata trasformata negli anni scorsi in un acquario, prevedendo tutta un'altra serie di servizi, una colonia marina ubicata sulla spiaggia. Quindi tanto può essere ritrovato nella fascia sottoposta a vincolo situata fra i 300 metri e i 2 chilometri. E dico che in Sardegna strutture come la colonia marina di Cesenatico ve ne sono a Funtanazza, a Oristano e in tante altre località della Sardegna, anche al Poetto, però quella di Funtanazza calza a pennello, perché leggendo l'articolo 4, così come è stato rimodulato, si capisce che all'atto pratico non sarà possibile rimodernare quella struttura e farla diventare né un acquario, né tanto meno un albergo senza necessariamente intervenire sullo stato dei luoghi, perché se vogliamo trasformare la colonia di Funtanazza in un acquario presumibilmente dobbiamo pensare agli spazi di accesso, alla viabilità, ai parcheggi, alle vasche d'acqua, all'antincendio, alle scale di emergenza e quant'altro può modificare il profilo e comunque lo stato dei luoghi. Altrettanto si può dire se di quella colonia ne volessimo fare un albergo. Ma l'esempio calza a pennello, perché ci risulta che quella struttura di proprietà pubblica sia passata in mano privata.
Questo per dire, quindi, che si tratta di un insediamento privato che non riguarda quanto è nei contenuti del comma 4, da rivedere a da rimodulare. Cito un altro esempio: oggi, a Genova, si parla della riconversione industriale dell'Italsider. L'Italsider è una struttura di diversi ettari situata appunto al centro della città di Genova, che cade proprio dentro il Piano paesistico della Liguria. Necessariamente da un insediamento industriale si tenterà di realizzare tante altre cose, modificando necessariamente non solo lo stato dei luoghi, il profilo estetico del territorio, l'accessibilità, la viabilità, ma anche la destinazione d'uso definitiva di quelle aree.
Detto questo, mi domando: è possibile che qui vogliamo "strozzare" l'economia della nostra regione apponendo vincoli quali quelli contenuti in questo articolo 4? Io immagino, e sono d'accordo con il collega Alberto Sanna, che ieri ha manifestato qualche sua perplessità dopo aver verificato il contenuto del comma 3 e in particolare l'ampiezza della zona di rispetto dal limite del bosco, ma se la diciamo tutta, noi siamo convinti davvero che la tutela del territorio…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, nella discussione sull'articolo 4 ho già avuto occasione di illustrare le ragioni per le quali voterò contro l'emendamento numero 13, e ho comunque approfittato dell'opportunità della dichiarazione di voto per riprendere un aspetto, contenuto nell'articolo, che rientra nella sfera dei diritti acquisiti, anche per alcune cose che sono emerse ieri sera in quest'Aula.
Il collega Maninchedda diceva ieri che l'urbanistica è un campo nel quale i diritti sono molto incerti. Non è assolutamente vero, il diritto acquisito nasce dall'aver soddisfatto una obbligazione onerosa posta dalla legge e dalla normativa come condizione indispensabile per l'ottenimento di un beneficio. Quindi il cittadino che, nel rispetto di quella legge e di quella normativa, abbia ottemperato a quella condizione matura un diritto sul beneficio.
E' vero, talvolta in urbanistica accade che quel beneficio non si riesca a raggiungerlo, però il diritto acquisito viene in questo caso soddisfatto con un adeguato ristoro risarcitorio per le spese e gli oneri sostenuti. Tradotto in soldoni significa che se un cittadino, nel rispetto della legge e della normativa vigente, ha predisposto degli strumenti attuativi, ha sostenuto delle spese, ha versato gli oneri concessori, così come è stabilito dalla legge, e poi, per il caso richiamato all'onorevole Mattana ieri, la concessione già ottenuta viene svuotata di contenuto, quel cittadino ha comunque diritto a un ristoro risarcitorio che tenga conto delle spese sostenute, del danno procurato e di quant'altro il giudice in quella fase voglia considerare. Questa è la prima considerazione che volevo fare rispetto a quello che è emerso ieri, ma mi premeva soprattutto riprendere il riferimento fatto dall'onorevole Mattana, che è anche uomo di legge, alla legge 1150 del 1942, che afferma la supremazia dello strumento pianificatorio rispetto al diritto acquisito. Questo è vero, però una concessione, anche rilasciata dall'ente competente, viene svuotata di validità - l'onorevole Mattana ha usato queste parole, perché così è scritto nella legge - dall'entrata in vigore di uno strumento urbanistico.
Signori, questo non è uno strumento urbanistico, queste sono clausole di salvaguardia che non vengono nemmeno applicate a seguito dell'adozione, se non approvazione, di uno strumento urbanistico. Questo è un vincolo preventivo a fronte di una decisione pianificatoria che verrà forse fra diciotto mesi, dico forse perché le cose della politica sono aleatorie. Fra diciotto mesi potrebbe anche essere, spero proprio di no, che un giudizio del TAR abbia sciolto il Consiglio. Quindi, voglio dire, sono quelle cose che fanno parte dell'imponderabile, Assessore, che però non danno certezza di quello che accadrà nei momenti e nei tempi nei quali noi stabiliamo o pretendiamo di dare sicurezza.
L'onorevole Mattana, nel suo intervento, ha detto un'altra cosa ancora più importante, ha fatto cioè riferimento al momento certo dell'inizio dei lavori, che non è quello indicato qua, cioè quando si sia modificato in modo irreversibile lo stato dei luoghi. Ci sono pacchi di sentenze in merito, come accade in Italia su ogni materia, ce ne sono alcune un pochino più massimaliste e altre più permissorie.
L'unica cosa certa, comune a tutte le sentenze che sono state pronunciate in materia, è che la data di inizio dei lavori non è ancorata alla quantità dei lavori già eseguiti, cioè non quando sia stato realizzato il 70 per cento dei lavori, secondo la prima stesura dell'articolo 4, e nemmeno quando sia stata modificata in modo irreversibile la natura dei luoghi, come prevede l'emendamento 13. La data di inizio dei lavori, che deve essere dimostrata in maniera inoppugnabile, coincide col momento in cui i lavori hanno preso avvio senza interruzione, con continuità e per il soddisfacimento degli obiettivi progettuali. Significa in soldoni, che aver fatto la convenzione, aver versato gli oneri concessori, aver ottenuto la concessione e aver avviato i lavori semplicemente perché si è iniziato lo splateamento, sono la condizione che determinano la data di inizio dei lavori stessi.
Ritenevo utile, per le riflessioni che ognuno di noi deve fare in questi momenti, esprimere questi convincimenti anche in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Mi spiace che non sia in aula l'onorevole Pisano, perché avrei voluto riprendere con lui il ragionamento in ordine alla consequenzialità tra gli articoli 3 e 4. Noi partiamo dal principio che in una legge di pianificazione agli articoli 1 e 2 si definiscono le procedure, il modo; per pianificare il territorio dal punto di vista paesaggistico, e quindi dettare norme che consentano alla pianificazione urbanistica in capo ai comuni di potersi meglio esplicare, bisogna riflettere per un momento, perché si deve bloccare e non pregiudicare il territorio, altrimenti interverrebbe una pianificazione molto limitata, molto poco significativa soprattutto ai fini della tutela e salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico della Sardegna, partendo dal ragionamento che proprio il territorio è la risorsa principale di questa regione, su cui sarà possibile fondare il nostro sviluppo, su cui sarà possibile dare risposte dal punto di vista economico e sociale ai problemi della occupazione, del lavoro e così via.
L'articolo 4 dice - siccome non siamo, come si suol dire, orbi, e quindi comprendiamo che ci siano esigenze di cui tener conto nella fase molto breve, dodici mesi, caso mai prolungabile fino a diciotto, in cui si procederà alla pianificazione paesaggistica - che gli interventi necessari, quelli più urgenti, quelli che se non realizzati potrebbero, in quel periodo predefinito, creare qualche disagio sia sul piano economico che sul piano sociale, sono comunque consentiti. Qua invece si discute come se si potesse verificare, attraverso questa disposizione, il tracollo completo dell'economia della Sardegna. L'apposizione di alcune misure di salvaguardia in una fascia particolare del territorio della Sardegna, quello costiero, dove per altro molto si è realizzato e molto altro si potrà comunque realizzare in quello stretto periodo di dodici mesi, massimo diciotto, non pregiudica il fatto che in tutti i comuni dove sia stato approvato il PUC, dove esistono strumenti urbanistici contenenti piani attuativi già convenzionati, in cui si siano già avviati i lavori per la realizzazione di opere agricole e così via, opere pubbliche e così via, ci sia da realizzare tanto quanto mai e poi mai sarà possibile realizzare nel breve periodo di redazione del PPR. Siccome si parte dalla concezione a cui mi riferivo all'inizio, ecco lì che rispunta, disgraziatamente, la teoria del "signor No" e del "signor Sì": siete pieni di "signor Sì", c'è un "signor No", ci sono le presenze scomode, se no avremmo lavorato meglio, e così via. Su questo terreno non vi seguiamo, non siamo disponibili a seguirvi, perché sarebbe negare il voto, sarebbe negare l'espressione democratica, sarebbe negare la regolare funzione di questo Consiglio nell'espressione della sua maggioranza e minoranza, la regolare conduzione della vita democratica attraverso l'iniziativa che pure rimane in capo al Governo, che è stato scelto direttamente dal popolo, anche contro il nostro parere di comunisti, notoriamente appassionati ai sistemi proporzionali, non leaderisti, non presidenzialisti e neppure maggioritari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Signor Assessore, signori Assessori, colleghe e colleghi, nel dichiarare il mio voto contrario all'emendamento numero 13, mi sia consentito esprimere tutto lo sconcerto e tutta la preoccupazione per questo emendamento che più che guardare all'Europa e al progresso, guarda all'Africa o al Nord d'Africa, come ha detto l'assessore Dirindin all'ospedale di Olbia. E' un emendamento che rischia di far diventare la Sardegna una riserva indiana, perché prevede solo ed esclusivamente vincoli che impediscono lo sviluppo, e mai, continuo a ribadire, nella storia di questa regione, la politica dei vincoli ha portato sviluppo e benessere.
Quello che sta accadendo oggi, dopo le aperture di ieri su questo articolo, e le dichiarazioni del Presidente stimatissimo della Commissione urbanistica, l'onorevole Pirisi, sinceramente mi lasciano un po' perplesso. Devo anche dire che, ieri, sono rientrato a casa con maggiore entusiasmo, perché forse eravamo riusciti ad incidere sulla politica urbanistica della Sardegna, che a noi sta tanto a cuore. E dico subito, con altrettanta franchezza, che quello che state facendo voi oggi è il vero filibustering! Il filibustering lo state facendo voi; l'ostruzionismo, onorevole Porcu, lo state facendo voi, non noi, e lo state facendo non contro quest'Aula, ma contro i sardi e la Sardegna, lo state facendo in danno delle future generazioni.
Con questa politica vincolistica noi andiamo verso l'Africa, non certamente verso l'Europa. E continuo anche a dire che mi dispiace vedere oggi l'onorevole Pirisi, triste e pallido in volto come un re sul trono, diceva l'Alfieri. Ha tutta la mia solidarietà, perché capisco cosa vuol dire trovarsi di fronte a un'Aula dove il proprio pensiero è, come dicono gli economisti, debole, così come forse sarà un pensiero debole quello che io sto manifestando oggi qui e così come forse era debole ieri il pensiero del collega stimatissimo, Presidente della Commissione agricoltura, l'onorevole Sanna. Però, siccome siamo qui per fare gli interessi di tutti i sardi, e non di particolari lobby, dico con altrettanta franchezza che sono contento che il mio pensiero oggi sia un pensiero debole, perché comunque è un pensiero sincero, che va al di là delle influenze esterne che possono esserci in quest'Aula, ed è un pensiero che io manifesto dopo varie riflessioni e dopo aver ascoltato in questi giorni con grande attenzione tutti gli interventi e le forme di apertura che sono emerse da più parti, riferite però solo ai tempi e non certamente ai contenuti di una legge che continuiamo a dire che è iniqua e non tiene conto delle reali esigenze del nostro territorio.
Voterò quindi contro l'emendamento 13 della Giunta, perché riduce la Sardegna a una riserva indiana.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Anch'io intervengo per annunciare il nostro voto contrario sull'emendamento 13, per tutte le considerazioni che sono state fatte in questi giorni dai colleghi che sono intervenuti nel dibattito sugli articoli.
Questo emendamento continua a non piacerci, così come non ci piace tutta l'impalcatura di questo provvedimento di legge, che è contorto e aggiunge ulteriori difficoltà a quelle già denunciate in sede di discussione degli articoli precedenti.
Ieri sera era sembrato che qualche punto di questo articolo potesse essere rivisto, che potesse esserci su alcuni aspetti una convergenza. Questa mattina, invece, abbiamo potuto verificare, ancora una volta, che alle velate aperture non dobbiamo più credere. Io sono fermamente convinto che ogni tentativo di dialogo in quest'Aula viene in qualche modo fatto naufragare fuori di qui. E non diteci che non è vero, perché noi siamo convinti che sia così, visto il dibattito tenutosi all'interno del Gruppo di Progetto Sardegna per quasi tutta la mattinata e visto il difficoltoso confronto tra questo stesso Gruppo e il resto della maggioranza.
Ho avuto modo di dire ieri, ma lo devo ripetere oggi, che forse non sarebbe stato un male se l'assessore Sanna avesse svolto il ruolo di Assessore comunale o di sindaco di un piccolo centro prima di fare l'Assessore tecnico in questa Giunta, perché sicuramente avrebbe emendato l'articolo 4 in modo diverso. Mi spiego meglio, con maggiore cognizione della realtà. Assessore, dovrebbe spiegare almeno a me perché non riesco a capirlo, il significato di questa espressione contenuta nel comma 2 dell'emendamento 13: "Sono, altresì, attuabili gli interventi edilizi ricadenti nelle zone C immediatamente contigue alle zone B di completamento ed intercluse tra le stesse zone B e altri piani attuativi in tutto o in parte già realizzati". Per quel po' che posso conoscere so che in uno strumento urbanistico le zone C devono sottostare a determinate regole, che si applicano sia nelle zone C immediatamente vicine alle zone B sia nelle altre zone omogenee C. Questo glielo dico per esperienza personale, perché avendo negato una concessione edilizia in zona C (il PUC era approvato) sono stato oggetto di una denuncia. Il TAR mi ha poi dato ragione, perché non si potevano consentire interventi edilizi nelle zone C. E allora io vorrei che si chiarisse cosa c'è di nascosto qua dietro, cosa significa, se si tratta oppure no di una marchetta. Ce lo dovrebbe dire lei, Assessore, dal momento che colui il quale cambia sempre gli atteggiamenti in quest'Aula e fuori di qui spesso e volentieri si assenta.
Insisto nel dire che questa è una legge Soru, una legge "guasta coste", e che ogni cosa che si fa contro la volontà di Soru non va bene. Anche voi dite che non va bene. Collega Uras, mi dispiace che non sia in aula, non si meravigli, quando lei afferma, riprendendo una frase dell'onorevole Pisano, che non ci dobbiamo preoccupare perché sono interessate solo le aree entro i due chilometri, io dico che invece ci preoccupiamo, perché sono le aree che creano maggiore reddito nell'economia della Sardegna, e dunque ce ne dobbiamo preoccupare seriamente.
Probabilmente molti di noi non conoscono neanche le coste, altrimenti capirebbero perché a protestare sono proprio i sindaci che hanno le strutture e che gestiscono…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cappai. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Ho provato ad ascoltare con attenzione i colleghi della minoranza che sono intervenuti questo pomeriggio e debbo dire che, purtroppo, ho colto nuovamente i toni dei primi giorni, toni un po' strumentali. Ho sentito frasi come: "Non sono d'accordo su nulla", ho visto atteggiamenti arroganti, qualcuno ha usato anche immagini truci, parlando di scure e di mannaia, di strozzatura dell'economia, di politica dei vincoli, del rischio di creare riserve indiane, di legge "guasta coste". Siamo tornati un po' alla retorica dei primi giorni, a quella retorica di contrapposizione di cui sinceramente non sentivamo la mancanza e alla quale era stata sostituita invece una logica più costruttiva che entrava nel merito delle cose.
Io non vorrei seguire i colleghi di centrodestra su questa strada, anche perché qui non stiamo discutendo la nostra visione del mondo o la nostra visione di turismo, perché ne abbiamo già discusso durante l'esame degli articoli. Noi la pensiamo in maniera profondamente diversa da voi, su questo non ci sono dubbi: per voi turismo significa mattoni, per noi significa servizi; per voi turismo è consumo del territorio, per noi è consumo di cultura e di esperienze; per voi lo sviluppo turistico si insegue aumentando i posti letto, per noi si insegue con un aumento della spesa pro capite per turista, perché crediamo che di posti letto ce ne siano anche troppi; per voi con questa legge la Sardegna rischia di diventare l'isola che non c'è, noi invece con questa legge faremo in modo che la Sardegna sia l'isola che c'è oggi e che ci sarà anche domani. Quindi su questo piano abbiamo poco da discutere, la pensiamo in maniera profondamente diversa, siamo contenti di pensarla in maniera diversa e siamo soprattutto contenti per noi, per i nostri figli, che gli elettori abbiano seguito noi, abbiano creduto a noi e non a voi, perché altrimenti sarebbe stato il vero disastro...
CAPPAI (U.D.C.). Li state imbrogliando!
PORCU (Progetto Sardegna). ...per le nostre coste, per la Sardegna. Mi ascolti, onorevole Cappai, ne parleremo anche dopo.
Io vorrei tornare all'articolo 4, e spero che il suggerimento del collega Cappai di votare per parti venga seguito, perché magari farà affiorare dei punti di convergenza. L'emendamento 13, su cui preannuncio il voto favorevole, ha introdotto l'impossibilità di cambiare la destinazione d'uso nel caso di interventi di ristrutturazione, una richiesta che avevate avanzato anche voi, colleghi della minoranza, credo non strumentalmente per salvaguardare qualche interesse particolare, e l'abbiamo accolta. Abbiamo parlato della possibilità di consentire gli interventi funzionali alle attività agrosilvopastorali; verranno presentate le sezioni di settore, di questo ne avete parlato anche voi ed è stato accolto. Abbiamo parlato della possibilità di consentire tutta una serie di opere in regime di autorizzazione edilizia, e queste opere in base all'emendamento 13 sono possibili. Si era detto che era difficile, sul piano del diritto, sostenere che potevano essere realizzate le opere i cui lavori erano già stati eseguiti per il 70 per cento del loro valore complessivo, e quella norma è stata cambiata ponendo in campo un altro diritto, che è quello che forse sfugge o continua a sfuggire al collega Pisano, e cioè il diritto di programmazione di un interesse più generale. Ritenendo che il 70 per cento fosse una percentuale difficile da misurare, è stata inserita la possibilità di dare il via libera a quegli interventi convenzionati che sono stati già avviati e la cui mancata realizzazione non influisce sulla programmazione generale, perché comunque lo stato dei luoghi è stato definitivamente modificato. E quindi il diritto della programmazione superiore, un diritto sovraordinato che noi vogliamo sostenere, e che è il diritto di ragionare nell'interesse generale, viene salvaguardato ma in maniera più aperta.
Cari colleghi del centrodestra, io credo che con questo emendamento la Giunta e la maggioranza abbiano dimostrato che se rimaniamo sul campo del merito alcuni punti di accordo sono possibili, ma se andiamo sul campo dello scontro più radicale, forse questi accordi diventano più difficili e ognuno sarà costretto ad innalzare la propria bandiera, e noi della nostra siamo orgogliosi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Non sono bastati tutti questi giorni di discussione e gli interventi non tanto della minoranza quanto della maggioranza, dell'Assessore dell'urbanistica, del Presidente della Commissione, per farci capire il senso di questa legge. Io difficilmente uso i termini che ha voluto ricordare l'onorevole Porcu, ma ne sarei tentato, perché se così non fosse verrebbe vanificata una parte del lavoro che comunque abbiamo fatto e che vi ha indotto ad apportare profonde modifiche, ma soprattutto ha stabilito il ruolo centrale del Consiglio regionale, che era ciò che ci interessava maggiormente e che ci interesserà anche nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, forse nei prossimi anni. Non basta un rapporto maggioranza-minoranza di 51 a 34, non è sufficiente per stravolgere le regole, ed è questo quello che ci interessa maggiormente. Voi avete ritirato l'emendamento numero 1887, che creava un precedente gravissimo per i lavori di quest'Aula; noi abbiamo accorpato gli emendamenti che secondo voi andavano accorpati, ma non abbiamo permesso che questo potesse costituire uno strumento per il futuro. Abbiamo comunque ritirato quegli emendamenti, ma abbiamo votato il primo emendamento di ogni gruppo e abbiamo ridato dignità al ruolo del Consiglio regionale. Abbiamo fatto un lavoro che probabilmente è oscuro, che probabilmente non è stato compreso all'esterno di quest'Aula, ma certamente è importante. E spero che questo lavoro che interessava noi possa aver interessato anche voi, perché oggi governate voi, domani potremmo governare noi, ma ci sono tempi per mettere mano al Regolamento, modificarlo, adeguarlo e dare certezze alla maggioranza, ma dare anche il ruolo che spetta all'opposizione.
Questo noi abbiamo cercato di fare. Certo, non abbiamo fatto solo questo, abbiamo cercato anche di far capire alla maggioranza, alla Giunta, al Presidente, i punti di debolezza - e sono tanti - di questa legge. Ovviamente in tutto questo c'è il vostro modo di interpretare la materia, così come la interpretano i colleghi Uras, Porcu e forse tutta la maggioranza, e il nostro modo di interpretare la salvaguardia dell'ambiente. E siccome di questo si doveva parlare, non abbiamo trovato assolutamente scandaloso che si decidesse di mettere ordine e di fare delle norme di salvaguardia, ma che avessero solo questa finalità. In questa legge ci si è invece infilato tutto e il contrario di tutto, e questo ci preoccupa molto e preoccupa anche quelli che, come me, solitamente viaggiano sulle ali dell'ottimismo, non del pessimismo, e non vedono ombre tutti i giorni. Però, nell'esaminare attentamente questo testo di legge abbiamo scoperto tutta una serie, forse non voluta, di questioni non chiare, che ci facevano pensare che probabilmente questa legge non era finalizzata all'interesse generale ma semmai a un interesse particolare, sia in un verso che nell'altro - attenzione, colleghi -, non per tutelare qualcuno, ma forse per "uccidere" qualcuno.
Ho affermato in un altro intervento che sarebbe stato molto meglio che il presidente Soru ci avesse detto: "Questo, questo e questo non si devono fare". Sarebbe stato molto più corretto, lo avremmo capito tutti quanti subito, e invece ci siamo imbarcati in un provvedimento di legge che, secondo me, procura più danni che benefici. Ma comunque l'onorevole Uras ha riconosciuto qui che questa è la maggioranza che ha vinto le elezioni, che queste cose le avete dette durante la campagna elettorale. Non è vero, non corrisponde al vero, perché se si fosse proposta questa legge in campagna elettorale non so cosa sarebbe successo, però è chiaro che voi vi siete presentati per questo, vi siete presentati per affossare la formazione professionale, vi siete preoccupati dei dipendenti regionali…
PRESIDENTE. Concluda, Onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Vi siete preoccupati, insomma, di tutta una serie di problemi, ma ve ne siete preoccupati oggi; in campagna elettorale di tutti questi problemi non ne è emerso mai uno. E' chiaro che non si poteva affrontare tutto in campagna elettorale, l'avete fatto dopo, pagherete lo scotto certamente di questa vostra tracotanza, di questo vostro modo di affrontare i problemi. Io credo che comunque dovrete renderne conto ai cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. Certo che il centrosinistra ha vinto le elezioni, caro collega Porcu, infatti i dipendenti regionali stamattina sono venuti a ringraziare voi, mica noi. Infatti i dipendenti regionali, rapinati del loro diritto, sono venuti stamattina a ringraziare il vostro Presidente! Su questo non c'è ombra di dubbio.
Io annuncio il voto contrario a questo emendamento che, a mio avviso, signor Presidente, rispecchia i caratteri più deleteri dell'intera legge. Come diceva giustamente un collega della opposizione, gli articoli 3 e 4 rappresentano il fulcro principale della legge, la legge sta lì, gli aspetti più terrificanti di questa legge sono in questi due articoli. E a proposito, appunto, dell'emendamento 13 e dell'articolo 4, ricordando anche un intervento di ieri fatto da un collega stimato della maggioranza, che parlava del valore etico dell'azione di salvaguardia ambientale, io dico: sì, la salvaguardia ambientale è sicuramente un valore etico e ha delle indicazioni etiche, perché dobbiamo conservare il nostro ambiente per i figli e i figli dei figli, per i prossimi cinquecento anni, come prometteva il Presidente, ma ci accontenteremmo anche di un lasso di tempo leggermente inferiore, sarebbe comunque un ottimo risultato. Però, per fare certi proclami così epocali ci vuole una qualità che a noi pare che il presidente Soru non abbia, che è quella della credibilità, proprio in questo campo, dove si vogliono imporre ai sardi limiti violenti, che raggiungono la violenza, che non è solo una questione fisica, in quanto può essere violenta anche un'azione legislativa. Noi crediamo che il Presidente della Regione non sia la persona più indicata per praticare e per predicare il valore etico della salvaguardia ambientale, e sarei stucchevole se mi mettessi a ripetere le solite cose che ho sempre avuto il piacere, l'onore e il dovere di far risuonare in quest'Aula fino quasi, e me ne scuso, ad annoiare i colleghi, però tutti hanno capito a che cosa noi ci riferiamo.
Si è parlato anche di una tendenza a dar luogo a forzature nell'applicazione delle regole, avallate da permissivismo, e tutto questo sotto l'ombrello di una certa facilità nel rilascio di autorizzazioni. Insomma, credo di aver capito che il discorso fosse questo. Ai colleghi della maggioranza vorrei chiedere questo: siete proprio sicuri di potervi avventurare in questo campo, quello del permissivismo nel rilascio delle concessioni, senza bruciarvi le penne o senza rischiare di bruciarvi le penne? Io ci andrei un po' cauto su questo campo perché credo che sia disseminato di bucce di banana sulle quali, probabilmente, da quella parte si può inciampare più che da questa.
In ogni caso l'opposizione a questa legge, che continua, che è un dovere per noi, è dovuta al fatto che la legge rispecchia non una volontà di dialogo, non una volontà di servizio ai sardi, ma uno stile, il Soru style, che è fatto di poco ascolto, di molta imposizione e di scarsa capacità al dialogo. Francamente, non voglio sembrare irrispettoso, mi sembra una politica dell'arroganza, una politica che privilegia non le famiglie, non i risparmiatori, non le singole persone, ma alcuni poteri, soprattutto alcuni poteri forti; una politica poco rispettosa della gente, le cui scelte, anche quelle singole, che interessano singoli cittadini o singole amministrazioni locali, devono passare non sotto il vaglio e l'analisi del Consiglio regionale, il che sarebbe sacrosanto, ma sotto le forche caudine del Presidente. Voi sapete bene che in questa legge vi sono alcuni passaggi che prevedono appunto che le scelte passino sotto le forche caudine del Presidente. E allora andiamo verso una...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Artizzu, ricordo che sono sempre cinque minuti.
ARTIZZU (A.N.). Concludo all'istante. Andiamo verso uno scenario fatto di diritti negati, andiamo verso uno scenario di speculazione e di sconvolgimento del mercato, che non sarà difficile accertare e individuare, solo che sarà troppo tardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, i Riformatori voteranno contro l'emendamento 13, e devo dire che userò i cinque minuti di questa dichiarazione di voto anche per manifestare a voi tutti, colleghi del centrosinistra, la nostra profonda delusione di fronte al testo finale di questo emendamento. Delusione perché, sostanzialmente, voi avete dato ragione a quelli che, all'interno della minoranza, hanno sostenuto sin dall'inizio che era meglio lasciarvi compiere fino in fondo i vostri errori e farvene pagare le conseguenze per cinque o forse, come la vostra Cassandra presidenziale dice, cinquecento anni.
Credo che sia veramente un problema di fondo vedere riemergere in quest'Aula, quando voi forse vi sentivate vicini al risultato dell'approvazione di questa legge, toni arroganti, toni fondamentalisti, toni che mal si addicono alla disponibilità della minoranza di rispettare il ruolo di quest'Aula. Il rispetto del ruolo dell'Aula si realizza attraverso il rispetto delle diversità tra le parti che si confrontano in essa, anche nelle differenze. Quindi noi non siamo più disponibili a sentirvi sostenere che tutta la verità sta dalla parte vostra e che tutto l'errore sta dalla parte nostra. Questa cultura di tipo manicheo non ci appartiene e vorremmo che non appartenesse neanche a voi.
In qualche vostro intervento voi avete arbitrariamente diviso quest'Aula tra difensori dell'ambiente e palazzinari. Tutto ciò che non avveniva secondo quanto voi avevate tracciato era figlio dell'esigenza del mattone, dell'esigenza dell'economicismo spinto, che avrebbe animato qualsiasi attività da parte della minoranza. Colleghi, non è così, e voi lo sapete benissimo, perché per fortuna tra di voi esistono degli spiriti liberi, delle persone illuminate, che non hanno perso la voglia di ragionare e riflettere. E allora, colleghi, voi avete capito perfettamente che il comma 3 dell'articolo 4, così come riformulato nell'emendamento 13, che state sostenendo, è vergognoso, perché, come vi ha dimostrato il collega Cuccu nel suo intervento, anche per quanto riguarda le parti risarcitorie, il comma 3, quello che nega i diritti acquisiti, dice che i cittadini di questa regione non sono tutti uguali davanti alla legge e dice che voi avete fatto la scelta politica di salvare i PUC approvati, benché sulla base di norme illegittime, e nel contempo di affossare i privati, anche se hanno seguito lo stesso identico iter normativo, burocratico, di approvazione, di concessione, che la legge imponeva a ciascun cittadino sardo. Questo è un fatto gravissimo!
Il comma 4, quello che voi proponete di sospendere, va nella stessa direzione sudamericana e l'articolo 5, che dovremo discutere, va nella direzione di una deriva peronista, in cui qualcuno decide per tutti. Beh, colleghi, allora anche noi potremmo qui in quest'Aula fare una ripartizione tra chi crede nella certezza del diritto, nella garanzia dei diritti di ciascun cittadino sardo, uguale agli altri davanti alla legge, e quella di chi non ci crede; tra chi crede che possa esistere un'autorità superiore che pensa per il bene di tutti, uno stato etico che sa qual è la scelta migliore per ciascun cittadino e decide per lui, e chi non crede in tutto ciò. Colleghi, io questa divisione non la voglio fare e spero che tutti coloro che in quest'Aula si riconoscono nella libertà e nella certezza del diritto sappiano dare segnali che lascino intendere che su questi argomenti, su queste tesi potremo trovare un'intesa in seguito, oggi non è successo e non certo per colpa nostra.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, colleghi. Onorevole Capelli, aveva chiesto la votazione per parti?
CAPELLI (U.D.C.). Sì, propongo di votare insieme i commi 1 e 2 e il comma 3 separatamente. Chiedo la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ARTIZZU, MORO, CONTU, CAPPAI, SANJUST, LA SPISA, CUCCU Franco Ignazio.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei commi 1 e 2 dell'emendamento numero 13.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Il consigliere Amadu, non essendo riuscito a votare, dichiara il proprio voto contrario.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 68
Astenuti 3
Maggioranza 35
Favorevoli 44
Contrari 24
(Il Consiglio approva).
Al comma 3 non sono state apportate modifiche. Non ci risulta, onorevole Marrocu. Se non ricordo male, è stato spostato all'articolo 8, fra le norme transitorie, un emendamento di modifica del comma 3.
E' vero, lei ricorda che c'era un emendamento della Giunta, che però è stato ritirato. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). In sede di votazione voglio un chiarimento, voglio sapere se è precisato che si tratta della fascia costiera entro i duemila metri.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per chiarire i termini dell'emendamento numero 1889.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, Presidente. Stamattina ho richiesto, e mi è sembrato di aver colto consenso, la presentazione all'articolo 8, che disporrà norme transitorie e finali, di un comma aggiuntivo che recita: "Se non diversamente previsto, le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma 1 dell'articolo 3". E' un'espressione generale che riguarda tutta la legge e prevede una deroga solo se espressa. Per cui si deduce che tutto quello che è previsto è riferito al solo ambito territoriale descritto.
Con questo evitiamo di ripercuotere su tutto l'articolato il richiamo al riferimento di applicazione, anche per correttezza formale.
PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, le è chiara la questione o mantiene le riserve? Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Mi è parzialmente chiara, perché nel comma 2 c'è già il richiamo agli ambiti territoriali di cui all'articolo 3.
PRESIDENTE. Non stiamo aprendo un dibattito, colleghi. Chiedo scusa, se c'è una questione che non è stata compresa, perché nel lavoro di stamattina un emendamento è stato spostato alle norme transitorie, cioè all'articolo 8, è bene che, ai fini della votazione, precisiamo e diamo dei chiarimenti. Non costa niente, se non qualche secondo in più, senza dibattito perché il dibattito non è riaperto.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Volevo contribuire, per chiarezza. L'emendamento proposto dall'assessore Sanna è sulle norme transitorie dell'articolo 8, ma, come egli ha detto stamattina, il riferimento va riportato all'articolo 1. Cioè, l'emendamento è all'articolo 8 ma va inserito fin dall'articolo 1. Ha detto così o sbaglio?
PRESIDENTE. Posso leggere il testo dell'emendamento 1889, così si capisce? E' un emendamento all'articolo 8: "Dopo il comma 2 è inserito il seguente, comma 2 bis: 'Se non diversamente previsto le disposizioni della presente legge si applicano negli ambiti territoriali di cui al comma 1 dell'articolo 3'". Va bene?
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del comma 3 dell'emendamento numero 13.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. I consiglieri Giorico e Ladu, non essendo riusciti a votare, dichiarano di votare rispettivamente a favore e contro.Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Silvio - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar - SANNA Alberto.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 74
Votanti 70
Astenuti 4
Maggioranza 36
Favorevoli 44
Contrari 26
(Il Consiglio approva).
Gli emendamenti sostitutivi parziali numero 67, 17, 819, 2, 5, 837, 18, 19, 20 e 842 sono pertanto decaduti.
Siamo alla votazione degli emendamenti aggiuntivi. Gli emendamenti numero 3, 21 e 817, al comma 1 dell'articolo emendato appena votato, erano stati illustrati insieme. L'emendamento numero 817 è decaduto, il 3 e il 21 sussistono.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Il 3 è al quarto rigo dell'emendamento 13.
PRESIDENTE. Certo che ci sono queste cose, se volete li facciamo decadere tutti! Non si ritrovano i righi nella stessa posizione, però non facciamone una questione formale che li farebbe decadere. Va bene.
(E' approvato)
Emendamento numero 820. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, SANCIU, RASSU, CAPPAI, MURGIONI, AMADU, ARTIZZU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 820.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - MILIA - MORO - OPPI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST- SANNA Matteo.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO -IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 64
Astenuti 3
Maggioranza 33
Favorevoli 18
Contrari 46
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 21. Ha domandato da parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Per una maggiore comprensione del testo, chiedo di poter formulare un emendamento orale e cioè sostituire la parola "proprietà" con "unità immobiliari già realizzate".
PRESIDENTE. Più che una migliore comprensione del testo mi sembra un'altra cosa, onorevole Sanjust. Stasera, come dire, stiamo interpretando estensivamente il Regolamento e anche il potere del Presidente, ma questa modifica mi sembra eccessiva, onestamente, parlando di recinzioni.
SANJUST (F.I.). Siccome mi pareva di aver capito al momento della presentazione dell'emendamento che vi erano delle difficoltà di comprensione rispetto a quello che si voleva chiedere, penso che invece in questo modo, parlando di unità immobiliari e quindi di caseggiati già esistenti, l'emendamento sia molto più chiaro. Per maggiore chiarezza sarebbe meglio scrivere: "per le opere di recinzione delle unità immobiliari già realizzate".
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, c'è una proposta di migliore specificazione, laddove si dice "per le opere di recinzione delle proprietà immobiliari esistenti" più che di "proprietà" possiamo parlare di "unità".
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Sono d'accordo sulla proposta che ha avanzato il collega Sanjust, ma volevo precisare che proprietà immobiliare è anche un lotto di terreno, e in questo caso noi non siamo d'accordo. Si parla di recinzioni delle unità immobiliari abitative.
PRESIDENTE. Le unità immobiliari sono unità immobiliari, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.), relatore. Presidente, d'accordo, purché sia indicato in maniera precisa ciò a cui ci stiamo riferendo.
PRESIDENTE. La dizione quindi è: "per le opere di recinzione delle unità immobiliari esistenti".
PIRISI (D.S.), relatore. Edificabili.
PRESIDENTE. Questo è un nuovo editto delle chiudende! Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. In che formula però?
PRESIDENTE. La formula mi sembra che sia questa: "unità immobiliari esistenti".
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. No, io mi riferisco al parere della Commissione. Poiché l'accezione "unità immobiliari" è ampia, se si usa la dizione "unità abitative" la Giunta si rimette all'Aula, diversamente il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Di che cosa vuol parlare, onorevole Rassu?
RASSU (F.I.). Non ho capito bene.
PRESIDENTE. Prego, ha facoltà di parlare.
RASSU (F.I.). Quindi, scusate, se un allevatore ha un terreno di dieci ettari deve lasciarlo aperto e non può recintarlo? Ho capito questo. Nelle zone agricole non si può recintare, ma stiamo scherzando? Ma per favore!
(Brusio in aula)
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, è chiaro che non stiamo parlando di pascoli.
Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 21, "per le opere di recinzione delle unità abitative esistenti".
SECCI (La Margherita-D.L.). E' cambiato?
PRESIDENTE. Chiedo scusa, la Giunta ha proposto questa formulazione. Se i colleghi fanno un po' di silenzio… Secondo me il lavoro che stiamo facendo non lo dovremmo fare in questo modo, non lo dovremmo fare in Aula e il Presidente non dovrebbe accogliere emendamenti orali che introducono, in realtà, argomenti, come abbiamo visto. Siccome non c'è accordo unanime, metterei in votazione l'emendamento così com'è, lasciando l'espressione originaria "per le opere di recinzione delle proprietà".
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
L'emendamento 824 è decaduto. Emendamento numero 825. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole sull'emendamento 825 e per significare che abbiamo provato a far scorrere un po' di emendamenti per comprendere se alcuni di questi, prima di essere votati, siano stati quanto meno letti. Sono stati rigettati emendamenti come il 21, che non è stato modificato, perché, giustamente, non sono state accettate variazioni proposte oralmente o maggiori chiarimenti che ne modificassero il contenuto, ma ci era sembrato di capire che la maggioranza lo potesse condividere per consentire che le proprietà possano essere recintate. L'emendamento recita: "per le opere di recinzione delle proprietà", perché state arrivando a vietare la recinzione di una proprietà. Questo è assurdo! Ritengo che non abbiate letto questo emendamento, perché non sarebbe comprensibile diversamente. Nessuno può proibirmi di recintare la mia proprietà. Nessuno! Siete arrivati a una fase di voto facile e non cosciente - al contrario di come dovrebbe essere per tutti noi nel momento in cui legiferiamo per il popolo sardo -, con superficialità, senza nemmeno riflettere su queste cose.
Così come non avete acceduto all'emendamento 820, riguardante gli interventi in attuazione delle disposizioni di cui alla legge regionale 26 febbraio 2004, numero 4, e poi osate parlare di fasce deboli, dei più deboli e degli ultimi! Eppure la legge regionale numero 4 del 2004, che dovrà essere modificata a seguito della legge nazionale numero 328, tutela le fasce deboli della società. Avete perciò rigettato istanze di una parte significativa e importante della società, alla quale noi tutti dovremmo prestare attenzione, che è la fascia più debole sotto tutti i punti di vista, e vi siete permessi di rigettare questa migliore specifica presente nell'emendamento 820.
Questo non è un modo serio di esitare una legge per i cittadini sardi! Nessuno vi chiedeva di fare la residenza sanitaria assistita in Costa Smeralda, sull'isola di Tavolara o in altri siti di proprietà del grande capitalismo sardo. Nessuno chiedeva questo; si chiedeva semplicemente una maggiore attenzione e tutela per un tipo di interventi che hanno diritto di esistere dappertutto e possibilmente di non sradicare chi è in stato di bisogno dal suo territorio, dal suo ambiente, dai suoi affetti, dalla sua famiglia.
Questo è il modo per avere riguardo delle fasce deboli? Questo è il modo di riflettere su una legge? Questo è il modo di essere coerenti col vostro programma? Noi non l'avremo scritto nel nostro programma, ma sicuramente rispondiamo personalmente delle nostre azioni, che siano scritte o no in un programma, e ne rispondiamo con la nostra morale, con la nostra coscienza e coerenza. Voi avete rigettato un'attenzione verso chi ha bisogno di noi, che stiamo bene. E' per loro che dovremmo lavorare prima di tutto.
PRESIDENTE. Io vi invito a fare la dichiarazione di voto sull'emendamento in discussione, non su quello precedente che è stato bocciato.
CAPELLI (U.D.C.). Mi scusi, Presidente, ma io ho parlato sull'emendamento in questione.
PRESIDENTE. Non mi sembra, siamo all'emendamento 825.
CAPELLI (U.D.C.). Veramente è l'emendamento 824.
PRESIDENTE. L'emendamento 824 è decaduto, siamo all'emendamento 825.
CAPELLI (U.D.C.). Comunque voto a favore dell'825.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 825. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Sull'emendamento 825, certamente, ma stiamo parlando di una legge ogni comma della quale è fondante per quello che rappresenta per i nostri territori. Io esprimo parere favorevole su questo emendamento, perché anche in questo caso si intendono salvaguardare i diritti acquisiti rispetto ai Piani urbanistici comunali approvati in via definitiva in adeguamento alla disciplina paesaggistica vigente.
Non per andare fuori tema, ma anzi per stare in argomento, dato che ogni apporto, ogni suggerimento, ogni consiglio può essere utile, perché il fondamento di una legge - io ricordo per quel po' di diritto che ho studiato - discende sempre dal buon senso del buon padre di famiglia, che è colui che stabilisce in famiglia regole e quant'altro, devo dire che l'emendamento che abbiamo appena respinto era volto a impedire l'approvazione di una norma assolutamente inattuabile, perché la legge (e dico questo con cognizione di causa) non può, in nessun caso, proibire a ogni libero e singolo cittadino di tutelare la sua proprietà. Sfido chiunque a trovare nella legislazione di qualsiasi paese del mondo - a meno che non si tratti di monumenti, di immobili di un determinato valore, o di luoghi dove non è possibile realizzare questo - una norma che impedisca al cittadino di recintare la sua proprietà! Non stiamo parlando dei terreni sul mare, non dimentichiamoci che la norma riguarda una fascia di due chilometri, laddove il 90 per cento dei terreni ha destinazione agricola. Come si può impedire a un allevatore, per esempio, di recintare il proprio terreno? Qui si dice questo. Se non viene precisato portiamo avanti - non io, ma chi la voterà - una norma assurda. Questo dimostra, appunto, l'idea fondamentalista a cui è improntato questo provvedimento di legge. Siamo al di fuori di qualsiasi ragionamento logico; non si parla di speculazione, non si parla di volumi di edificabilità, si parla di recinzioni e tenete presente che non è indicato il tipo di recinzione, per cui qualsiasi tipo di recinzione in un terreno agricolo, o in qualsiasi proprietà, entro la fascia di due chilometri dal mare non può essere realizzato. Siamo a questi livelli!
Se stiamo rispettando le leggi vigenti va bene, se stiamo facendo altro bisogna dirlo, perché sinceramente mi vergogno di una cosa del genere, un'Aula parlamentare non può partorire un simile orrore! Qui stiamo parlando di un obbrobrio che va contro qualsiasi concezione logica.
PRESIDENTE. Lei, onorevole Rassu, sta parlando dell'emendamento numero 21.
RASSU (F.I.). Esatto, ho fatto un collegamento, Presidente. Comunque, io invito l'Aula a riflettere su questo. Credetemi, io ritengo che la dignità dell'Aula vada salvaguardata e noi siamo qui per fare leggi e non per fare altro.
PRESIDENTE. Vi chiedo scusa, ma bisogna che stiamo un pochino in tema. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Devo annunciare il mio voto favorevole all'emendamento aggiuntivo al primo comma dell'emendamento 13, che così precisa: "a tutti gli interventi previsti dai Piani urbanistici comunali adottati e definitivamente approvati in adeguamento alla disciplina paesistica previgente". Presidente, anche a seguito del suo invito, non voglio commentare quanto ha già commentato il collega che mi ha preceduto, però mi sembra fuori dubbio che i diritti acquisiti, e tra questi vi è anche la possibilità di realizzare interventi previsti dai Piani urbanistici comunali, che quindi sono già stati programmati e approvati, debbano essere tutelati.
Il collega Rassu parlava di un diritto a tutti riconosciuto, quello di poter delimitare con una recinzione la proprietà privata. Forse il collega Rassu voleva evidenziare, nella sua dichiarazione di voto sull'emendamento 825, che spesso non si ha piena coscienza della portata di un provvedimento in termini legislativi, e del fatto che gli emendamenti prendono a volte in esame aspetti tanto particolari che ne sfugge persino il significato.
Dobbiamo renderci conto che con l'approvazione di questo articolo 4, qualora l'integrazione che noi proponiamo non fosse recepita, noi neghiamo dei diritti acquisiti, sui quali si attiveranno dei contenziosi che costituiranno un grave danno oltre che per l'ente pubblico anche per i privati.
Io chiudo questo intervento perché dovrei ripetere il solito concetto: riflettiamo di più, siamo meno sordi rispetto al compito di questa Assemblea, che è quello di legiferare nell'interesse dei nostri concittadini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.), relatore. Signor Presidente, io stasera non avevo molta voglia di intervenire, ma intervengo sull'emendamento numero 825 per esprimere un voto contrario e precisare che l'emendamento recita: "A tutti gli interventi previsti dai Piani urbanistici comunali adottati e definitivamente approvati in adeguamento alla disciplina paesistica previgente". Allora, questo è già previsto, cari colleghi, nelle norme che abbiamo già approvato, per cui dire che state emendando qualcosa per non ledere non so che, scusate tanto, è un'emerita sciocchezza. Quello che avete scritto è già contenuto nel testo di legge, quindi state un po' attenti voi a ciò che stiamo votando.
Vorrei dire anche un'altra cosa. Si è parlato di intervento che lederebbe le fasce sociali più deboli, riferito alla legge 24 febbraio 2004, numero 4, "Normativa regionale in materia di abusivismo edilizio, recepimento in Sardegna del decreto-legge 30 settembre 2003, numero 269, convertito con modificazioni della legge 24 novembre 2003, numero 326". Allora, bisogna anche ricordare che noi non eravamo assolutamente d'accordo su questo recepimento, perché si trattava di una legge nazionale approvata dal Governo Berlusconi per fare cassa, ed è stato un fallimento; l'avete prorogata a livello nazionale, ma che c'entra tutto questo con quello di cui stiamo discutendo? Dov'è l'attacco alle classi deboli, cari colleghi? Dobbiamo cercare di essere realistici!
Le recinzioni: il Presidente del Consiglio ha parlato di una sorta di nuovo editto delle chiudende e se avessimo accettato l'emendamento della minoranza così come era formulato si sarebbe trattato veramente di una cosa di quel tipo. Noi abbiamo detto: accogliamo la proposta di consentire la recinzione per quanto riguarda le case di civile abitazione, oppure gli immobili già realizzati, ma non siamo d'accordo sul frazionamento del territorio nella fascia costiera. "Tancas serradas a muru, fattas a s'afferra afferra", tu che sei un poeta anche queste cose le sai. Le recinzioni possono essere realizzate attraverso strutture precarie temporanee, senza bisogno di ricorrere all'Ufficio tutela del paesaggio. Voglio ricordare ai colleghi, se non lo sapessero, che anche quando si vuole fare una semplice recinzione nella fascia costiera bisogna recarsi all'Ufficio tutela del paesaggio e a volte si sta un anno intero ad attendere, lo dico per esperienza professionale diretta. Questo però non c'entra niente con la legge che stiamo discutendo, attiene ad altre questioni. Chi l'ha detto poi che uno possa realizzare bunker alti tre metri senza avere una concessione edilizia? Scusate, ma dove vivete, in quale parte del mondo? Stiamo parlando di altro!
Allora noi avevamo predisposto un emendamento, che purtroppo non è stato accolto, però....
(Interruzioni)
Esatto, è prevista l'altezza, ma è prevista anche la concessione edilizia se si costruisce una casa. Noi avevamo previsto la semplice autorizzazione per la realizzazione di alcune opere di recinzione, il punto è che, per un disguido, l'emendamento non è pervenuto entro i termini previsti, per cui per non rischiare di compromettere l'azione di pianificazione la maggioranza ha espresso parere negativo in ordine all'emendamento numero 21.
Onorevole Rassu, non c'è dunque da vergognarsi molto, bisogna stare molto più sereni e discutere le questioni tranquillamente. Su altri aspetti, citati per esempio dal collega Vargiu, un po' di imbarazzo potrebbe esserci, ma non ce n'è di certo sulle cose che state sostenendo adesso, squalificando per altro alcune considerazioni interessanti che sono state fatte anche nel corso di questa serata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io dichiaro il mio voto a favore dell'emendamento 825. Collega Pirisi, devo sottolineare con piacere che parlarsi evidentemente serve, nel senso che spesso i chiarimenti, come quello da lei appena dato, consentono di comprendersi meglio, magari di capire qualche errore e forse gli interventi che facciamo noi diventano spunto di riflessione per voi se esiste dialogo d'Aula.
Se l'emendamento 825 è stato messo in votazione dovrebbe significare che la Presidenza non l'ha ritenuto ricompreso nel testo di legge. Siccome non credo che la Presidenza abbia fatto un errore, l'emendamento ha evidentemente un senso diverso, e cerco di spiegarle quale dovrebbe essere, perché può darsi che sia scritto male, in tal caso avrebbe ragione lei. Il senso di questo emendamento è quello di indurci a ragionare un attimo sul problema dei PUC, in quanto noi abbiamo inserito all'interno della legge una cosa giusta, a mio avviso, cioè abbiamo detto che i comuni il cui PUC sia stato approvato sono fatti salvi dalla nuova normativa che stiamo scrivendo, però non dimentichiamo che questa normativa nuova è diversa da quella previgente, sulla base della quale erano stati approvati i PUC e quindi, come ha spiegato il collega Mattana, sarebbe sovraordinata se non specificassimo che i comuni il cui PUC è approvato sono esclusi.
Se questo vale per i comuni il cui PUC è stato approvato, non si comprende perché non sia data la possibilità agli altri comuni di adeguarsi alla stessa normativa previgente, anche perché si crea - e torniamo al problema fondamentale - una discriminazione tra coloro i quali hanno la fortuna di risiedere in un comune la cui amministrazione è stata solerte e coloro - cittadini incolpevoli - che questa fortuna non hanno avuto. Quindi il cittadino, a seconda della residenza propria o del proprio interesse commerciale, economico, di proprietà, si trova assoggettato a una normativa differente.
Quello che noi vi stiamo dicendo, collega Pirisi, è che ci sono due problemi diversi: il problema dei divieti e il problema delle regole. Per quanto riguarda i divieti, voi siete la maggioranza e li scrivete come volete. Se volete scrivere che le zone costiere sottoposte a vincolo sono di dieci chilometri, ci confronteremo in Aula. Noi diremo che non siamo d'accordo, voi scriverete comunque dieci chilometri e andrà benissimo, però dopo che avrete stabilito che i dieci chilometri valgono per tutti, collega Pirisi, perché non ci possono essere due giustizie diverse per cittadini di questa regione. Ve lo stiamo dicendo e ripetendo, è un problema di certezza del diritto, che poi riemergerà ovviamente quando inizieremo la discussione dell'articolo 5.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, mi ricollego a quanto è stato appena detto, trovandomi io nella condizione di essere l'amministratore di un comune il cui Piano urbanistico non è giunto a definizione completa, però è in fase di avanzata gestione.
Poiché la legge attuale favorisce esclusivamente quei comuni che hanno già approvato il PUC sulla base dei PTP preesistenti (poi bocciati dal Consiglio di Stato), volevo porre all'attenzione del presidente Soru il fatto che in questo modo potrebbero esserci due Sardegne a velocità diversa e risulterebbero penalizzati i cittadini che, come diceva lei, onorevole Vargiu, incolpevolmente subiscono le conseguenze dell'inadempienza dei propri comuni. Propongo pertanto che le norme che stiamo approvando non si applichino neanche ai comuni che hanno già avviato la predisposizione del Piano urbanistico, anche se non ufficialmente.
Spiegavo l'altra volta ai colleghi che non hanno avuto l'opportunità di amministrare una città che prima di mettere in piedi un Piano urbanistico comunale passano anni. Ci sono comuni che stanno affrontando la fase iniziale di questa procedura di espletamento, dopo aver praticamente preso in consegna elaborati fatti dieci anni fa. Per poter mettere in piedi un Piano urbanistico comunale occorrono, tra l'altro, investimenti consistenti. Il mio comune, per esempio, ha speso un miliardo e mezzo per la cartografia, quindi si trova già in una fase avanzata dei lavori, basta tener conto delle spese per la cartografia, per gli studi da effettuare e per il coinvolgimento dei professionisti che fanno parte dell'équipe del PUC.
Dicevo che, data questa situazione, ai comuni che hanno i Piani urbanistici in itinere, predisposti anch'essi praticamente sulla base degli stessi PTP cassati, si potrebbe consentire di approvare comunque i piani, chiedendo loro di adeguarsi poi al Piano territoriale paesaggistico o ai Piani territoriali paesistici. Penso che questo sia l'unico modo per limitare quella differenza, quel gap esistente tra i cittadini che fanno parte dei comuni i cui Piani urbanistici sono stati approvati e i cittadini dei comuni che si trovano nella situazione che ho descritto. A mio avviso sarebbe veramente un atto riparatorio e mi auguro che ci sia anche la volontà del presidente Soru di non dire sempre no, come diceva Satta in sardo: dae su miu non mi boganta qualunque cosa avvenga. Questa è una riflessione che io la invito a fare, Presidente, per rimettersi in corsa veramente come persona attenta ai problemi di tutti i cittadini sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'emendamento 825. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il voto è a favore di questo emendamento per le motivazioni già espresse anche dal collega Vargiu che ha molto precisamente specificato l'intendimento dei proponenti, appunto quello di salvaguardare tutti gli interventi previsti o da prevedere nei Piani urbanistici comunali che comunque rispettino i PTP previgenti.
Debbo sottolineare però, per quanto riguarda l'andamento dei lavori, che ciò che è accaduto poco fa effettivamente incide, perché non si comprende perché in un emendamento già approvato, l'858, che sostituisce la lettera e) dell'emendamento 13, in cui erano ricomprese diverse fattispecie di opere temporanee o per le quali era previsto, sulla base della legge 23/85, solo il parere dell'Ufficio tecnico comunale, si siano tralasciati i muri di cinta e le cancellate, ossia la lettera c), comma 1, dell'articolo 13 della legge 23. Questo crea un problema ed è un punto che comunque rimane non chiarito in questo testo di legge. Potrà essere considerato un punto di minore importanza, certamente, forse con una forzatura nell'interpretazione della legge i muri di cinta e le cancellate si potranno far rientrare nelle opere precarie previste da un'altra lettera, però è vero che questo problema rimane non affrontato.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Poiché l'emendamento numero 829 resta collegato al comma 4 dell'emendamento 13, che abbiamo trasferito all'articolo 8, segue la sorte del comma 4. Gli emendamenti numero 830, 831, 832, 833 e 840 sono decaduti.
Emendamento 834. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, MURGIONI, AMADU, LA SPISA, CUCCU Franco Ignazio, SANCIU, SANJUST.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 834.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 65
Astenuti 2
Maggioranza 33
Favorevoli 19
Contrari 46
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Abbiamo concluso i lavori sull'articolo 4. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). A conclusione di questa votazione, vorrei chiedere all'Aula di accettare la richiesta da parte dei presentatori di discussione immediata della mozione numero 20, sulla manifestazione di protesta del personale della Regione. Riguarda un problema che è stato affrontato oggi in Conferenza dei Capigruppo e in una riunione tra i Capigruppo di maggioranza e di opposizione e i rappresentanti sindacali, protagonisti di una manifestazione che si è svolta, come tutti sappiamo, stamattina.
Chiedo quindi l'inversione dell'ordine del giorno, con la sospensione della discussione dell'articolato del testo unificato in esame e l'inserimento della mozione numero 20, di cui chiedo la discussione immediata o a conclusione della seduta di stasera.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, io non so se i colleghi conoscano il testo della mozione di cui parla. Prima di tutto ne darei lettura e poi applichiamo non tanto l'inversione dell'ordine del giorno, quanto ciò che è previsto dall'articolo 114, cioè che la mozione possa essere ammessa alla discussione immediata in Aula se la Giunta regionale è d'accordo.
Si dia lettura della mozione numero 20.
MANCA, Segretario:
MOZIONE LA SPISA - OPPI - DIANA - LADU - CAPELLI - RANDAZZO - AMADU sulla manifestazione di protesta dei dipendenti regionali. (20)
PRESIDENTE. In base al Regolamento è necessario il parere favorevole della Giunta per ammettere la mozione in Aula. Possono parlare due oratori a favore e due contro e ci si rimette poi comunque al giudizio dell'Aula.
Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, signor Presidente. Ritengo che sia utile proseguire la discussione, che si protrae ormai da molto tempo, del progetto di legge in esame, per il quale è stato assunto l'impegno di concluderne l'esame entro tempi ormai certi.
La mozione numero 20 potrà essere discussa successivamente, secondo quello che il Consiglio deciderà. Peraltro mi preme rassicurare il Consiglio che la Giunta intrattiene relazioni sindacali corrette, nel rispetto della legge regionale numero 31. Né io né gli altri componenti della Giunta abbiamo iniziato una trattativa con i sindacati; abbiamo semplicemente risposto a una richiesta di incontro che ci è stata più volte avanzata. Siccome non abbiamo risposto prontamente la richiesta è stata reiterata diverse volte. Evidentemente avevano bisogno di risposte diverse, perché quando le risposte sono state diverse è risultato essere, secondo qualcuno, una trattativa al di fuori delle previsioni della legge regionale 31! Abbiamo semplicemente ascoltato le delegazioni sindacali, come ci è stato richiesto, e abbiamo espresso il parere della Giunta.
Voglio anche rassicurarvi sul fatto che la Giunta rispetterà, come è dovuto, tutti gli impegni già assunti sul piano della contrattazione giuridica ed economica e anche le indicazioni della Corte dei Conti. Non dimentico che il calendario della prima giornata di lavoro da Presidente della Regione prevedeva proprio la mia presenza alla Corte dei Conti per ascoltare la requisitoria del Procuratore regionale sul rendiconto generale della Regione Sardegna per l'esercizio finanziario 2004, e ricordo bene cosa fu detto in quella sede.
Vi voglio anche rassicurare sul fatto che questa Giunta....
LA SPISA (F.I.). Questa è una illustrazione dell'argomento. Se ne vogliamo discutere noi siamo molto contenti di farlo!
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Volevo solo dire sì o no e lo stavo dicendo in maniera articolata. Ho ascoltato a lungo voi, ma sto zitto immediatamente. Chiedo scusa.
CAPPAI (U.D.C.). E' il Regolamento!
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Credo che anche a vooi spesso capiti di non rispettarlo, basta ricordarlo.
PRESIDENTE. Il Presidente doveva esprimere un parere sull'ammissione della mozione in Aula e il parere della Giunta è contrario. Possono parlare due oratori a favore e due contro, per non più di cinque minuti.
Va bene colleghi, se non ci sono interventi né a favore né contro, metto in votazione...
OPPI (U.D.C.). Se il Presidente dice no perché dobbiamo intervenire?
PRESIDENTE. Colleghi, non possiamo ogni volta aprire un dibattito sull'interpretazione del Regolamento. E' sufficiente che il Presidente della Regione abbia detto no, secondo l'interpretazione prevalente va bene. La mozione non è ammessa alla discussione immediata e seguirà la procedura prevista dal Regolamento, perché comunque è stata presentata.
Va bene, colleghi, la seduta per oggi si conclude qui, il Consiglio è convocato per domani alle ore 10, riprenderemo i lavori dall'articolo 5.
La seduta è tolta alle ore 20 e 52.
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