Seduta n.224 del 21/03/2002 

CCXXIV Seduta

Giovedì 21 Marzo 2002

Presidenza del Presidente Serrenti

indi del Vicepresidente Biggio

indi del Presidente Serrenti

indi del Vicepresidente Biggio

indi del Presidente Serrenti

indi del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 10 e 18.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 14 marzo 2002, che è approvato.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A)

Sulla settima giornata nazionale della memoria e dell'impegno nel ricordo delle vittime delle mafie e della criminalità

PRESIDENTE. Colleghi, oggi si celebra nella città di Nuoro la giornata dell'impegno e della memoria; un appuntamento che l'associazione Libera, creata da Don Ciotti, ha promosso, così come fa ormai da sette anni, e ha voluto celebrare nella nostra Isola, considerata terra di accoglienza da tutti. Anche Don Ciotti l'ha definita così. E' una giornata dedicata alla riflessione sulle vittime delle mafie e della criminalità, della violenza e della sopraffazione, alla quale parteciperanno centinaia di persone provenienti da tutta l'Isola ed anche da altre parti d'Italia.

Ho più volte avuto occasione di evidenziare, anche parlando con lo stesso Don Ciotti, che la nostra Isola non conosce il fenomeno mafioso in senso stretto, ma è innegabile che anche da noi si sia insinuata una criminalità organizzata, spesso di importazione, soprattutto in alcuni settori dell'economia isolana, ad esempio nel settore degli investimenti immobiliari. E' risaputo, ne parlano i giornali, non è una mia valutazione, io non faccio indagini. Sono inoltre in preoccupante ascesa gli attentati contro gli amministratori di comuni, per la presenza proprio di inquietanti fenomeni criminosi.

Il Consiglio regionale, riunito per l'esame della manovra finanziaria, ha il dovere di svolgere il proprio ruolo, che consiste nel riunirsi in quest'Aula e dare risposte ai bisogni dell'Isola. Poiché non possiamo quindi essere fisicamente presenti a questa manifestazione dobbiamo dare una testimonianza.

E' stato presentato un ordine del giorno a firma di tutti i colleghi.

Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO DETTORI - SPISSU - CORONA - MURGIA - ONIDA - VARGIU - FADDA - DORE - OPPI - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo sulla Settima giornata nazionale della memoria e dell'impegno nel ricordo delle vittime delle mafie e della criminalità.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che ricorre oggi la Settima giornata nazionale della memoria e dell'impegno nel ricordo delle vittime delle mafie e della criminalità e che in tal senso è stata promossa da associazioni ed istituzioni una manifestazione che si tiene a Nuoro;

CONSIDERATO che i componenti del Consiglio, impegnati nell'esame della manovra finanziaria, non potranno essere presenti alla suddetta manifestazione;

RITENUTO importante che il Consiglio regionale invii un messaggio di solidarietà e partecipazione;

PRESO ATTO che anche nell'esercizio delle nostre funzioni e nella levatura dell'esercizio delle responsabilità parlamentari si può e si deve ogni giorno ricordare il sacrificio di coloro che hanno messo in gioco la propria vita per la legalità e la democrazia,

fa voti

di fattiva partecipazione all'iniziativa e di impegno affinché la cultura della legalità si diffonda nell'intero territorio della Sardegna. (5)

PRESIDENTE. Io credo che con questo ordine del giorno il Consiglio regionale abbia manifestato l'attenzione per la battaglia che l'associazione Libera sta facendo avverso questi problemi che stanno rendendo così poco sicura la nostra vita.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Voglio fare una precisazione sul testo. Propongo di sostituire le parole "hanno messo in gioco la loro vita" con l'espressione "hanno sacrificato la vita", perché la vita secondo me non si mette mai in gioco.

PRESIDENTE. Per illustrare l'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'onorevole Dettori.

DETTORI (D.S.). Sarò velocissima, ma mi pare importante, anche in quest'Aula, non solo votare l'ordine del giorno, ma spendere due parole su questo tema, e voglio dire innanzitutto che questa giornata è importante perché la lotta alle mafie non ha senso solo in Sicilia, ha senso in Italia e molto senso in Sardegna. E voglio sottolineare questo, perché la nostra società non pensi di essere al di fuori del fenomeno delle mafie, come spesso vogliamo far pensare e credere. Credo anche di poter sottolineare che questa nostra adesione, ancorché non fisicamente presenti a Nuoro, debba avere un gran senso, non solo per portare la nostra solidarietà, ma per esprimere da parte di tutti noi, che qua dentro operiamo e lavoriamo, un impegno reale, fattivo, continuo, affinché la cultura della legalità sia sempre più diffusa e perché sempre più noi, che rappresentiamo il popolo sardo, ne siamo artefici e siamo capaci di far sì che nelle nostre comunità questa diventi una battaglia reale.

Ne approfitto anche per dire che è più corretto e più giusto, e accetto la proposta del collega Cogodi, che si sostituisca l'espressione "hanno messo in gioco" con le parole "hanno sacrificato".

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta Pili.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Giunta. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Sull'omicidio del prof. Marco Biagi

PRESIDENTE. Sono stati presentati ieri, ma io li ho avuti solo adesso, due ordini del giorno che non sono stati illustrati sull'omicidio del professor Marco Biagi. Se ne dà lettura ora, ma, se i colleghi sono d'accordo, li votiamo a fine mattinata.

Si dia lettura dei due ordini del giorno.

LICANDRO, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - CORONA - VARGIU - ONIDA - FADDA - MURGIA - SANNA Giacomo - OPPI - BALIA - COGODI - DORE sulla barbara uccisione del Professor Marco Biagi.

IL CONSIGLIO REGIONALE

APPRESO della barbara uccisione del Professor Marco BIAGI avvenuta a Bologna ad opera di ignoti terroristi;

CONSIDERATA la gravità che questo atto rappresenta nel civile e democratico confronto in corso nel Paese su materie delicate quali quella del lavoro cui il Professor Biagi lavorava con professionalità e competenza come Consulente del Ministro Maroni;

VALUTATA la straordinaria coincidenza di questo vile atto con quello accorso qualche anno fa al Professor D'Antona, allora Consulente del Ministro Bassolino, e prima ancora del Professor Ezio Tarantelli,

esprime

la propria ferma condanna per un atto vile, assurdo, estraneo al confronto democratico fra le forze politiche e sociali del Paese che si fonda sulla libera espressione delle opinioni e delle idee e sul libero esercizio della propria attività professionale, politica, sociale, associativa.

IL CONSIGLIO REGIONALE

respinge con fermezza l'uso della violenza e della intimidazione che vuole limitare e comprimere gli spazi di democrazia e di libertà che nel nostro Paese sono stati raggiunti,

rivolge

un appello a tutte le Istituzioni, ai cittadini, ai lavoratori perché si mobilitino a difesa della democrazia, contro la violenza terrorista, a tutela dell'unità del Paese e dei valori fondamentali della libera convivenza che travalicano le differenze politiche e di schieramento.

Il Consiglio Regionale della Sardegna

esprime ai familiari, ai colleghi il sentimento del proprio profondo cordoglio. (3)

ORDINE DEL GIORNO Balletto - Onida - Capelli - Lombardo - Ladu - Corona - Pittalis - Diana - Piana - Sanna Nivoli - Granara - Carloni - Locci - Corda - Giovannelli - Randazzo - Cassano - Satta - Pilo sull'omicidio del Professor Marco Biagi, consulente del Ministero del Lavoro.

APPRESA la notizia della efferata uccisione del Professor Marco Biagi da parte di un commando terrorista;

PRECISATO che le differenze ideologiche e la contrapposizione delle idee e il rispetto delle stesse sono la base della vita democratica di un Paese civile;

CONSIDERATO che tutte le forze politiche, a prescindere dai rispettivi ruoli ideologico-culturali, sono tuttavia unanimemente concordi nell'attenersi, nelle loro azioni, ai principi del libero confronto democratico e al rigoroso rigetto, per far valere le proprie tesi, di ogni e qualsiasi forma di violenza;

NEL CONDANNARE con sdegno il vile omicidio di Bologna e nell'esprimere la partecipata solidarietà alla famiglia del Prof. Biagi

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

A farsi portavoce presso il Governo nazionale della indignazione del Consiglio regionale della Sardegna per quanto avvenuto e dell'auspicio che vengano rapidamente assicurati alla giustizia i responsabili e i mandanti della vile uccisione, in modo da stroncare qualsiasi disegno eversivo e garantire la normale vita democratica nel Paese. (4)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Vorrei invitare i firmatari del secondo ordine del giorno a ritirarlo, perché è stato firmato un ordine del giorno unitario da parte di tutti i Capigruppo.

PRESIDENTE. L'onorevole Fadda ha sollevato un problema che è anche di sostanza. Quando si presenta un ordine del giorno unitario, poiché l'unitarietà conferisce un maggiore peso all'ordine del giorno, non è necessario ribadire le stesse cose con un altro documento per differenziarsi.

Naturalmente non c'è nessuna regola che lo impedisca, ma faccio mio l'invito del collega Fadda.

Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io non faccio nessun appello, semplicemente constato che quando abbiamo aderito a una proposta di ordine del giorno che contenesse principi di ordine generale, abbiamo aderito pensando di affermare questioni di natura politica che attengono al terreno democratico entro cui si deve svolgere la contesa politica, e così, ognuna delle parti politiche ha evitato di accentuare quegli aspetti di particolare attenzione che di fronte a tutti i fatti del mondo sempre si possono accentuare. Perciò dico semplicemente che non comprendo quale possa essere la ragione per la quale, dopo una presa di posizione complessiva delle forze politiche democratiche presenti in Consiglio, o comunque rappresentative di interessi sociali e politici nella nostra regione, si voglia fare un altro ordine del giorno di parte.

Quindi io non rivolgo nessun appello. Se permane questa situazione, chiedo solo la cortesia di avere non più di dieci minuti, senza che si interrompano i lavori del Consiglio, perché possiamo presentare anche noi un altro ordine del giorno ugualmente di parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, è un problema che non si pone assolutamente. Il secondo ordine del giorno è completamente assorbito dal primo, è un'iniziativa che è partita in Aula, erano state raccolte delle firme, quindi era giusto e doveroso nei confronti dei firmatari presentarlo, ma certamente l'ordine del giorno unitario è completamente esaustivo, ci trova perfettamente concordi, non c'è nessuna difficoltà a ritirare il secondo ordine del giorno perché è completamente assorbito nel primo. Non è un problema, nel modo più assoluto.

PRESIDENTE. Se è così, consentitemi di chiudere l'argomento. mettendo in votazione l'ordine del giorno unitario. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero 295. Continuiamo la discussione dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti.

E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Intervengo in particolare sull'emendamento numero 134, che è stato illustrato dalla Giunta in maniera molto sommaria, e che riguarda un intervento ripartito in diverse annualità che ammonta a circa 170 miliardi di vecchie lire.

A noi sembra quanto meno anomalo un emendamento di questo tipo che non si limita a un piano puramente finanziario, quindi alla ripartizione nelle diverse annualità di questa grossa cifra, che, come ricordavo poc'anzi, ammonta ad oltre 170 miliardi, ma con il quale si approvano anche i relativi programmi. A me sembra che, trattandosi di un programma molto articolato, dovrebbe essere trattato a latere, nel senso che è prassi del Consiglio regionale approvare i programmi sulla base di una specifica conoscenza, mentre con questo emendamento stiamo approvando con poche righe un programma molto articolato, che dovrebbe avere anche un grande impatto di natura socio-economica sulla nostra società, in modo particolare nelle zone del sassarese e del nuorese. Quindi pongo un problema procedurale, perché si vuole con questo emendamento non soltanto approvare il piano finanziario, ma anche i relativi programmi, peraltro da noi non conosciuti. Non ci sembra una questione di poco conto, anche perché io penso che il Consiglio regionale debba venir chiamato ad approvare qualche cosa che conosce. Qua, invece, come altre volte, ci ritroviamo ad approvare delle norme al buio, un po' sulla fiducia.

Noi più di una volta abbiamo ribadito un concetto. Noi non abbiamo alcuna fiducia in questa Giunta, perché sino ad oggi non ci ha dato prova di essere degna della fiducia che chiede. Quindi, dato che per quanto ci riguarda, non abbiamo mai dato la nostra fiducia al buio, chiedo che la Giunta, proprio in considerazione delle cose che sto dicendo, cassi le ultime due parole dall'emendamento stesso, riducendolo ad un emendamento di carattere puramente finanziario e di suddivisione delle somme.

Io non so se l'Assessore, la Giunta, il suo Presidente, ascoltino gli interventi e siano quindi in condizione di dare una risposta compiuta ai quesiti che vengono posti. Non sembrerebbe. E questo ci rammarica ancora di più in considerazione del fatto che noi cerchiamo di parlare, di lanciare un messaggio alla Giunta, e da quella parte non c'è nessuno che ascolta. Proviamo anche un senso di rammarico - adesso mi rivolgo a lei, Presidente del Consiglio - per questo modo di atteggiarsi rispetto all'Aula e ad una discussione che, invece, dovrebbe essere una discussione ascoltata e partecipata.

Io rinuncio a concludere il mio intervento in quanto sto ponendo dei precisi quesiti alla Giunta regionale e vedo che la Giunta non ascolta, per cui ritengo assolutamente inutile continuare questo intervento che pone dei problemi sui quali di sicuro non avremo una risposta…

PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, ha bisogno di qualche secondo ancora?

(Interruzioni)

VASSALLO (R.C.). Sì, rincomincio da…

PRESIDENTE. No, non può rincominciare, onorevole Vassallo. Se ha bisogno di due secondi per concludere glieli do, se no andiamo avanti.

(Interruzioni)

COGODI (R.C.). Riproponi le questioni che hai proposto. Se questo è un Consiglio!

VASSALLO (R.C.). Io penso una cosa, Presidente. Io sono convinto che le cose che ho detto non sono state ascoltate dalla Giunta ma sono state ascoltate dai consiglieri, per cui dato che sono convinto che le stesse questioni verranno riprese anche da altri consiglieri mi auguro che, da parte del Presidente della Giunta e dell'Assessore della programmazione, ci sia più attenzione, in modo che possano rispondere in maniera compiuta ai quesiti che sono stati posti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Io vorrei parlare dell'articolo 4 - poi tornerò molto brevemente anche su qualche emendamento - per riportare la discussione su quello che è il contenuto dell'articolo 4, cioè l'ulteriore prelievo dai Fondi di rotazione delle leggi di sostegno in essere presso le banche per finanziare altro e per riprogrammare queste somme ulteriormente tolte da quei fondi. E` vero che non è la prima annualità che si toglie dai Fondi di rotazione, bisogna riconoscere che nella precedente legislatura si toccò la cifra enorme di 1.200 miliardi depositati presso i Fondi di rotazione nelle banche; poi, anno dopo anno, si rosicchiò, da quella disponibilità, fino a distogliere in questa annualità ulteriori 110 miliardi o, se preferite, 55 milioni di euro, lasciando, da quella disponibilità massima di 1200 miliardi toccata nel '96, oggi solamente 200 miliardi.

Quello che voglio sottolineare è che io non considero negativo il fatto che si tolgano delle risorse dai Fondi di rotazione, voglio sottolineare soprattutto la questione relative al rapporto Regione Sardegna - banche. A mio avviso vi sono innumerevoli convenzioni, una diversa dall'altra, perché per ogni legge ci sono diverse convenzioni, con ogni banca per la singola legge c'è una convenzione, una diversa dall'altra in termini di percentuale, in termini di deposito, di procedure, per cui vi è, ormai, una giungla sempre più ingarbugliata, che è necessario assolutamente disboscare, semplificare, fino ad ipotizzare non dico la non stipula di convenzioni, ma fino ad ipotizzare una convenzione tipo, rivolta a tutte le banche, che serva soprattutto a chi le banche le utilizza, cioè serva effettivamente agli imprenditori, perché oggi gli imprenditori sono costretti a muoversi in questa miriade non solo di leggi, ma di banche che partecipano se la Regione le chiama. Con questo voglio dire che non vi è un effettivo libero mercato nel mercato creditizio isolano. Quindi è necessario rivedere questi meccanismi, abolendo questi privilegi che negli anni si sono incrostati, i privilegi delle banche rispetto alla Regione e rispetto all'utenza.

I Fondi di rotazione, che sono tantissimi, sono mille rivoli che disperdono un po' l'efficacia delle leggi di sostegno pure discrete che questa Regione ha approvato. Io ritengo che la soluzione la si possa trovare quando, fra qualche settimana, mi auguro, andremo a discutere il Testo Unico degli incentivi per prevedere una semplificazione che porti possibilmente ad avere pochissimi fondi di rotazione in essere non presso una o due banche privilegiate, ma a disposizione del mercato che deve garantire le condizioni migliori per gli imprenditori.

Da dove si tolgono le risorse, con questo ulteriore prelievo che l'attuale Giunta fa da questi fondi? Si tolgono, ahinoi, ulteriormente dall'artigianato, dal turismo, e dall'industria, dai settori produttivi, perché i fondi di rotazione riguardano questi settori. Ma io voglio sottolineare l'entità delle cifre. Si tolgono dal fondo di rotazione della ex legge 40 del '76 che finanziava l'artigianato, dove sono depositati i soldi recuperati col pagamento dei mutui contratti dagli artigiani prima del 1993. E` una sorta di parcheggio di danaro, e nel fondo di rotazione vi sono soldi solamente in ingresso, ed è giusto toglierli.

Noi non contestiamo questo, perché quel fondo è inoperativo. La proposta che noi vogliamo sottoporre all'attenzione della Giunta è che quei fondi, distolti dall'artigianato, vengano riversati automaticamente nei fondi della legge 51 per l'artigianato. Lo stesso ragionamento vale per la legge numero 8 del '64, che è la legge che finanziava il turismo, dove stanno rientrando i soldi delle rate dei mutui ventennali contratti da parte degli imprenditori turistici e ci sono soldi solo in entrata, per cui bisogna riversare anche questi nel fondo di una legge di sostegno al turismo, che in questo modo quasi si autoalimenta.

Prima di chiudere voglio sottoporre all'attenzione della Giunta un'altra iniquità. Togliete tutti i fondi della legge 23 del '57, legge datata, inefficace da diversi anni, inefficace perché inapplicabile, perché prevede l'abbattimento in conto interessi fino al cinque per cento, quindi inutile perché gli imprenditori oggi trovano liquidità ad un tasso forse minore.Anche quella legge si dovrebbe un giorno o l'altro abrogare. Ma ciò che voglio sottolineare è che la funzione svolta da quella legge non è stata sostituita da nulla.

Si prova a sostituirla con i consorzi fidi, prevedendo il credito scorte finanziato con i consorzi fidi, non avviene neanche questo; crediamo che questo tipo di intervento a sostegno della imprenditoria e del sistema produttivo sardo vada ripristinato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Credo che sia necessario cogliere l'occasione per intervenire sui fondi di rotazione, perché sono stati sempre un elemento, a parer mio, di grande disturbo, e in questi ultimi anni abbiamo cercato in tutti i modi di creare un minimo di erosione, perché i denari delle leggi di settore, come ricordava il collega Falconi, posizionati nei diversi istituti di credito, la cui lentezza è argomento continuo di discussione da parte della classe politica regionale, ma soprattutto da parte degli imprenditori...

(Interruzioni)

Presidente, io posso capire che il problema del credito in quest'Isola susciti poco interesse, tanto poco che le banche continuano a fare quello che ritengono giusto nel loro interesse. Banche non ne abbiamo più. Poco importa se poi si possa parlare di classe imprenditoriale senza affrontare il problema del credito, cosa molto difficile da accettare.

(Interruzioni)

Ma perché non ve ne andate fuori a parlare! Ve lo dico io così lo evito al Presidente.

PRESIDENTE. Colleghi, si sente un brusio che è davvero fastidioso per chi sta parlando, quindi vi prego di non disturbare.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Oggi leggiamo sulla stampa che questi fondi di rotazione, a suo tempo utilizzati e venduti poi ai nostri imprenditori, o ai sardi in generale, hanno un grande richiamo, una cosa eccezionale; il CIS, ieri, in una conferenza stampa, ha dichiarato che finalmente i suoi conti tornano in attivo: 14,5 milioni di euro, una cosa fantastica! Oltre il danno la beffa! Hanno incassato 220 miliardi, si sono venduti mille miliardi di credito alla solita "banca lavatrice" appartenente, guarda caso, al maggiore azionista dello stesso CIS - cosa che io ho denunciato in quest'Aula, ma voi continuate a non voler capire - e questo ha generato degli utili. Si sono presi i nostri soldi, se li sono svenduti, chi li ha acquistati ha fatto il business e ha avuto utili, dopodiché finalmente hanno sanato il bilancio, certo, perché su mille miliardi, come ben sapete, avrebbero dovuto pagare anche le tasse, tasse che oggi non pagano più perché i mille miliardi se li sono svenduti, hanno incassato 220 miliardi e hanno avuto un utile di 14,5 milioni di euro.

Questa è la grande banca! Questo è il grande risultato! Qualcuno provi a spiegare a chi sta fuori di quest'Aula, a quegli imprenditori che continuano a bussare, giustamente, per richiamare l'attenzione della classe politica regionale, quale risultato finale si sia ottenuto attraverso la vendita di quei crediti.

Grazie a un sistema mediatico che continua a trasmettere le notizie nel modo più distorto, la verità di fondo viene accettata passivamente dalla nostra classe politica. Invece di lamentarci, invece di prendere posizione, invece di creare strumenti che finalmente possano consentire a quest'Isola, e a chi ha interesse a viverci e ad operare, di trasformare in modo positivo il sistema creditizio .

Caro Presidente, io la invito ad avere maggiore attenzione per un comparto che è di vitale importanza per qualsiasi realtà imprenditoriale, a maggior ragione per una realtà come la nostra, che non è certo la prima in classifica in materia di sviluppo e di occupazione.

Allora, se le banche, ormai, nella propria autonomia, per la parte che non ci appartiene più, per ciò che vogliono e devono rappresentare, non trovano, attraverso un filo diretto, una classe politica pronta, abbastanza chiara, con un progetto di sviluppo che sia improntato veramente al futuro, credo che noi, ancora una volta, dovremo subire passivamente le decisioni degli istituti di credito.

Non c'è stata una presa di posizione sui mille miliardi svenduti, sul business fatto da soggetti ben individuati, denunciati in quest'Aula e pubblicamente.

Non c'è una presa di posizione su questa ulteriore beffa che viene consumata a danno dei sardi, non si dice finalmente che il CIS ha un bilancio in attivo perché si è venduto i crediti, li ha svenduti, per essere più preciso. Credo che sia una dimostrazione di poco rispetto, di poca attenzione, di poca sensibilità per la nostra realtà economica.

Non capisco questo timore reverenziale per un qualcosa che non ci appartiene più, anche se siamo ancora azionisti, un qualcosa che non riusciamo a governare, non riusciamo a indirizzare, non riusciamo ad utilizzare in termini più positivi. Subiamo solo le conseguenze di una politica creditizia che non può appartenerci. Non vedo perché questo Consiglio e questa Giunta debbano restare in silenzio e non vedo perché il Presidente Pili, che ha grande sensibilità nell'utilizzo del sistema mediatico, non riesca a percepire che la conferenza stampa, fatta ieri dal CIS, assume aspetti ancora più negativi di quanto non sia stata la svendita degli stessi mille miliardi di credito, di denari dei sardi, di denari della Regione, perché oltre il settanta per cento era costituito dai fondi della Regione per le leggi di settore. E noi sappiamo con quale attenzione quei crediti vengono erogati e le garanzie che vengono chieste.

Ci sono dei crediti per i quali le fideiussioni sono della stessa Regione Sarda. Vorrei capire se questo è denaro pubblico oppure è denaro che appartiene al privato di turno che ne può fare l'uso che ritiene più opportuno per la propria convenienza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari - P.S.). L'articolo 4 ripropone un problema che ha suscitato, negli ultimi anni, da quando è stato inventato questo meccanismo di finanziamento delle entrate, una serie di dubbi e di osservazioni. Se non ricordo male è un processo che è cominciato in maniera molto sostenuta nel 1995 o 1996, e l'aveva inaugurato in dimensioni così importanti l'Assessore Sassu. Ma allora c'era una giustificazione: si erano recuperati molti miliardi dai fondi di rotazione, perché erano soldi che venivano ottenuti, dagli istituti di credito convenzionati, a loro disposizione, senza produrre gli effetti benefici che avrebbero dovuto produrre.

Questa metodo è stato sempre seguito nelle ultime finanziarie, ed ancora adesso si ripropone per cifre abbastanza ingenti: 54 milioni di Euro nel comma primo, risorse più limitate, 3 milioni e 615 mila Euro nel comma terzo, e un milione nel comma quarto. Quindi sono cifre certamente più limitate che in passato, ma pur sempre significative; tradotte in lire superano i cento miliardi di lire, quindi una cifra non da poco.

La domanda che ci siamo posti in molte occasioni, e che abbiamo riproposto anche in Commissione, è se non si stia cominciando a creare qualche difficoltà alla funzionalità dei fondi da cui stiamo togliendo risorse, e questo dubbio non è stato mai fugato, nel senso che la Giunta in pratica ha sempre detto che non ci sono problemi, che la funzionalità e la possibilità per gli istituti di credito di finanziare gli interventi nei settori specifici, non viene ad avere nessun nocumento. Ora questo problema si ripropone e ci preoccupa. Io non affronto il discorso della politica delle entrate che ha fatto brillantemente il mio collega Gian Valerio Sanna in più di una circostanza in questo dibattito, però certamente il problema dell'incrementare le entrate non può essere continuamente affrontato con strumenti di questo genere, perché è come il gatto che si morde la coda. Non si approda a nulla perché si aumentano le risorse destinate alle spese ordinarie sottraendole agli interventi nei settori produttivi dei quali ci riempiamo continuamente la bocca, sostenendo che è necessario non solo mantenere le risorse ad essi destinate, ma anche incrementarle.

Quindi questo articolo è stato oggetto di critiche da parte nostra, e noi volevamo in qualche maniera riproporre queste critiche, queste osservazioni e queste preoccupazioni in Aula, perché se le nostre ragioni fossero supportate da dati di fatto, dei quali peraltro non disponiamo, non avendo noi il Governo della Regione, bisognerebbe in qualche maniera cercare di contenere il ricorso a questo tipo di azioni. Ed è in questo senso che la nostra posizione, anche per quanto riguarda l'articolo 4, è molto critica e molto distante dalla posizione che è stata espressa dalla Giunta regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Anch'io, aggiungendole alle puntuali precisazioni del mio collega Secci, voglio fare alcune considerazioni di carattere generale.

Il fatto che questo Governo di centrodestra da alcuni anni ponga a regime questa metodica del recupero di somme dai fondi di rotazione, è un fatto che da un lato richiama come esercizio sistematico modalità di finanziamento surrettizio dei fondi di bilancio non attraverso incrementi delle entrate, perché queste rappresentano movimentazioni interne, che di fatto depotenziano strumenti esistenti, e non sono più tali da poter essere giustificate, come quando questa metodica era stata introdotta, come un corretto riproporzionamento dei fondi di rotazione alle reali funzioni che quei fondi dovevano svolgere, che erano nati in questa logica, e oggi, invece, sono determinati in maniera esclusivamente empirica, sulla base delle esigenze di fatto che il bilancio propone.

Su questo andrebbe fatta una riflessione più approfondita partendo dalla questione dei rapporti dell'Amministrazione Regionale con il sistema creditizio isolano. Abbiamo notato che, dopo l'iniziativa molto propagandistica del ridimensionamento dei conti correnti aperti dalla Regione, non si è più parlato di questo argomento, e sarebbe stato invece utile dare una continuità a questo importante provvedimento che in qualche modo avrebbe potuto svolgere in maniera più virtuosa quello che voi tentate di fare con l'utilizzo dei fondi di rotazione.

Io credo che anche su questo tema un dibattito come quello che abbiamo invocato sulla problematica delle entrate debba dire una parola chiara per capire come questi possano essere utilmente legati alle strategie di sviluppo. E` del tutto evidente che mancando un'anima, un filo conduttore delle politiche di sviluppo della Regione, così come abbiamo tante volte accennato, è del tutto contabile la lettura che può essere fatta di un articolo di questo genere, che anche se, come diceva il collega Secci, contiene, rispetto ad anni precedenti, le somme da movimentare, non può essere,per noi, un metodo ordinario e permanente da utilizzare in ogni manovra di bilancio, anche perché così facendo rischieremmo di fare come il gatto che si morde la coda, propagandando da un lato determinate politiche di sviluppo a favore dei comparti e delle organizzazioni imprenditoriali e produttive della Sardegna, e dall'altro operando una surrettizia operazione di recupero di fondi che depotenzia le capacità e le riserve finanziarie ad esse destinate. Da questo punto di vista noi esprimiamo la nostra posizione critica e rileviamo che, anche su questo argomento la Giunta e la maggioranza, continuano a non dare spiegazioni, riferimenti, giustificazioni anche quantitative delle operazioni fatte, cosa che rappresenta in questa sede un dovere primario di chi ci propone la manovra finanziaria e che, come è accaduto per quasi tutta la manovra finanziaria, non sono state date neanche in Commissione, essendo la Commissione ormai relegata a una funzione di mera ratifica politica e non di merito delle questioni che le sono state sottoposte.

Io speravo che la Commissione avrebbe potuto svolgere un ruolo diverso, magari di supporto e di arricchimento della capacità di impostazione della manovra finanziaria; di fatto ne ha peggiorato, come ha palesemente espresso il suo Presidente, la portata, ma anche gli strumenti empirici e un po' surrettizi, qualche volta anche velleitari, che sono stati introdotti per dare una parvenza di credibilità a una manovra finanziaria che, a nostro giudizio, continua a rimanere il crogiolo delle vostre convenienze e comunque il punto di raccordo di una strategia politica che è affidata solo, come abbiamo detto, allo scambio politico.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io credo che i temi affrontati nell'articolo 4 siano effettivamente centrali nella politica di sviluppo di quest'Isola, e concordo con il collega Sanna quando dice che la politica del credito è centrale per lo sviluppo economico della Sardegna. Mi meraviglio, però, quando tutte le affermazioni fatte dal collega Sanna, che per alcuni versi condivido, vengono addebitate alla politica del governo di centrodestra. Quasi che fossimo stati noi a decidere la vendita delle banche sarde alle banche del Continente, senza tenere conto delle esigenze specifiche della Sardegna. Noi abbiamo subìto questa scelta, l'abbiamo subita con grandi malumori e molto malvolentieri nell'impossibilità assoluta di modificare in alcun modo le scelte che il centrosinistra aveva fatto sulla politica del credito in Sardegna. Ma per quanto riguarda la discussione proposta dai colleghi del Partito popolare sui dubbi sul recupero delle somme sui fondi di rotazione, io credo di dover specificare un aspetto molto preciso: la politica creditizia delle banche quando erano sarde, e a maggior ragione adesso che non lo sono, è quella di utilizzare i fondi giacenti presso le stesse banche, che siano regionali o che siano private, per un mero ragionamento economico tutto interno alle banche, volto a produrre utili per le banche, ma che non hanno in alcun modo aiutato lo sviluppo dell'economia sarda e soprattutto che non hanno aiutato in alcun modo lo sviluppo delle piccole imprese sarde. Come tutti sappiamo il problema non è solo la quantità dei fondi, ma anche la celerità con la quale i fondi vengono fatti girare. Questo è un problema delle banche, ma è soprattutto un problema delle piccole imprese, le quali si trovano a dover effettuare pagamenti a 30 giorni e avere incassi a 90, 120 e a volte anche 180 giorni.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue PILO.) La politica delle banche è stata questa di non favorire in alcun modo l'erogazione delle somme, anche sul dovuto, verso le piccole e medie imprese, perché quegli stessi fondi venivano utilizzati per la rotazione delle banche su altri investimenti. Allora mi chiedo, cari colleghi, di che cosa stiamo parlando, di quale tipo di sviluppo stiamo parlando se non sappiamo neanche quali sono i problemi delle imprese e dei settori dei quali diciamo di voler sostenere lo sviluppo. Io personalmente credo che questo strapotere creditizio debba finire, credo che sia assolutamente doveroso che la Regione rientri nel possesso delle disponibilità perché possano essere davvero erogate a favore delle aziende dei settori che ne hanno necessità. A me non interessa affatto come il Banco di Sardegna, il CIS, o qualsiasi altra banca, fanno quadrare i loro conti, perché questi conti non sono legati al benessere della Sardegna e allo sviluppo delle nostre aziende. E' preferibile che le scelte vengano fatte dalla Regione e non dalle banche, perché è noto a tutti, e non ce lo dobbiamo nascondere, che moltissime volte le banche alle quali noi avevamo demandato, tra l'altro, le istruttorie per le leggi speciali, non ultima la 28, hanno ritardato l'erogazione dei fondi perché questo consentiva loro di far girare gli stanziamenti destinati dalla Regione a questa legge, verso altri canali. Credo che su questo tema debba essere aperto un dibattito serio anche con le parti sociali; le imprese, non fanno altro che dirci che il sistema creditizio sardo è il problema vero insieme al commercio verso l'estero e verso l'esterno della Sardegna. La politica creditizia è uno degli ostacoli seri allo sviluppo della Sardegna, è una delle cause principali della moria delle piccole imprese in Sardegna.

Cari colleghi del centrosinistra, non potete fare finta di non avere responsabilità sulla politica del credito, che è totalmente a tutt'oggi in mano vostra, basata su scelte fatte esclusivamente da voi. Non li abbiamo mica venduti noi il Banco di Sardegna e il CIS!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Signor Presidente, è stato già detto, ma vale la pena ripeterlo, che il recupero di risorse dai fondi di rotazione è una pratica che venne introdotta, massicciamente almeno, c'era anche prima, ma venne introdotta massicciamente nella passata legislatura dal centrosinistra nel 1995 e poi perseguita. Io quindi, anche se sono all'opposizione e voi in maggioranza, non giudico negativamente il recupero di risorse dai fondi di rotazione, lo giudico positivamente, perché l'opposizione si fa opponendosi alle cose sbagliate non a quelle giuste.

Nel 1995, con quella scelta, vennero effettuate contestualmente due misure giuste: la prima naturalmente è il recupero di risorse per il bilancio regionale; la seconda - ed è per questo che ho preso la parola, non per la prima misura - è la significativa riduzione della dotazione, per usare un eufemismo, esuberante, che veniva attribuita alle banche e che si traduceva in un corposo finanziamento alle banche medesime.

Non era tutta economia, era anche politica. Stiamo parlando di un patto più o meno esplicito tra credito e politica, che è durato decenni. Sulle responsabilità politiche non mette conto adesso di parlare perché appartengono alla storia, non appartengono più alla politica attuale. Stiamo parlando, per capirci, per parlare un po' di cifre, di un'entità superiore ai mille miliardi all'anno.

Quel finanziamento alle banche (stiamo parlando delle banche sarde, perché poi, alla fine, non esclusivamente, ma in larghissima misura questo flusso di risorse andava in quelle due direzioni) ha contribuito a creare prima e a tenere in piedi poi per decenni, nel variare anche delle formule di governo, un sistema creditizio inefficiente che traeva ragione dalle risorse regionali per perpetuare l'inefficienza, la non competitività, i clientelismi, l'intreccio negativo - io adesso non ne sto parlando in termini morali o moralistici, ne sto parlando in termini di efficienza del sistema anche se c'è anche l'altro aspetto - l'intreccio negativo tra politica e credito. Non è il momento adesso di fare un dibattito sul credito, ma le banche sarde hanno poi avuto, al termine di una storia complessa, l'epilogo che si sa, con il cervello e la proprietà fuori dalla Sardegna. Questo è uno dei fenomeni che ha contribuito in questi anni - non è l'unico, però è uno dei più visibili e dei più significativi - ad accentuare la dipendenza, cioè la mancanza di autonomia, cioè la mancanza di libertà, del sistema economico sardo. Naturalmente questa è una materia - rispondo a quanto diceva poco fa Mariella Pilo - su cui le responsabilità sono state tante e diverse nei vari periodi, è difficile che qualcuno se ne possa tenere fuori, scaricando il tutto sull'avversario; il gioco del rimpallo credo che in questa materia non funzioni e che, senza fare di ogni erba un fascio, vada detto con onestà intellettuale che c'è nella storia, nella vicenda e nell'epilogo delle banche sarde, c'è materia di autocritica per tutti.

PRESIDENTE. E` domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Anche se siamo tutti convinti che questa materia non si possa approfondire nella finanziaria, tuttavia l'articolo che stiamo discutendo dà lo spunto per qualche considerazione e bene hanno fatto i colleghi sia della opposizione che della maggioranza che sono intervenuti ad aprire una discussione su questo. Una discussione che oggi non si può approfondire ma che serve decidere di mettere in calendario. Non si può, ogni volta che si parla di questa materia, avere timori, perplessità, perché ci sono responsabilità, e noi non ci sottraiamo ad esse, ma perché, al di là delle responsabilità, la cosa che deve essere chiara è che, se è vero che la politica è l'arte del futuro, e se è vero che l'arte del futuro si può sempre e si deve sempre basare sull'analisi del passato e quindi sulla storia delle responsabilità, però poi il compito fondamentale del Governo e di quest'Aula, è di capire quello che si fa. Tutto ciò premesso, premesse le responsabilità, premesse le vicende storiche, il problema è come si governa questo problema, questo fenomeno, e questa realtà che stiamo vivendo. E la realtà che stiamo vivendo certamente sconta delle responsabilità anche nostre ma vi ricordo che state governando da tre anni e alcuni di voi governano da 30 anni, o da 20 anni. Non il Presidente, ma qualcuno di voi governa da 50 anni, se vogliamo proprio metterla così. Però non mi interessa, il giorno in cui discutessimo di questo problema, io che non ho mai fatto parte direttamente dei governi, ma ne ho condiviso in quanto aderente ad un partito di cui rivendico con orgoglio la storia e non mi nascondo le responsabilità, sono sempre disponibile ad analizzare le responsabilità e i processi e il passato se tutto questo serve a capire come si governa meglio il futuro. Il futuro in qualche modo passa oggi attraverso l'argomento che stiamo discutendo, sul quale dobbiamo fare chiarezza. Chiedo perciò all'assessore Masala e al Presidente, se, a finanziaria finita, è possibile fare il punto, in Aula, in Commissione, su tutte le tematiche del credito. Quante sono le giacenze? Noi non siamo - l'ha detto Piersandro Scano prima - contro i prelievi e il recupero dei fondi di rotazione, anzi li abbiamo attivati, il problema è qual è l'entità dei fondi di rotazione perché, in un momento in cui ci accingiamo ad accendere mutui e a pagare il costo dei mutui, vorremmo capire il rapporto che c'è tra le giacenze dei fondi regionali e l'entità dei mutui, quanto rendono le giacenze e quanto costano i mutui, capire se si sta facendo di tutto per ridurre al massimo le giacenze e per ridurre contemporaneamente al massimo i mutui, se si conosce esattamente la dinamica del rientro delle giacenze e quante sono le sofferenze e i ritardi nel rientro delle giacenze dei fondi di rotazione. Cito soltanto queste cose per dire che c'è un complesso di problemi su cui è urgente oggi più che mai fare ordine, posto che l'entità dell'indebitamento ci porterà a pagare costi altissimi e bisogna anche capire come questa entità dei fondi di rotazione può essere utilizzata per ridurre le provviste di cassa dal credito. Ma, al di là di queste vicende che pure ci riguardano da vicino, che riguardano da vicino la corretta amministrazione dei fondi di rotazione e quindi delle risorse finanziarie della Regione, c'è un altro problema che dobbiamo mettere in cantiere, è il problema del rapporto, lo citava la collega Pilo prima, tra sistema creditizio e sistema delle imprese. E` una questione che noi non possiamo discutere oggi, ma sulla quale non possiamo chiudere gli occhi e, lo dico chiaramente, non possiamo intervenire solamente dal punto di vista finanziario continuando a promuovere una legislazione che interviene abbattendo i costi finanziari che gravano sulle imprese, perché questo non fa altro che trasferire dalle imprese al bilancio regionale i costi di un sistema creditizio esoso.

Allora, da questo punto di vista, è possibile fare qualcosa di più? Io vi faccio una proposta vecchia, se volete, ma mai attuata. E` possibile che la Regione attivi un Osservatorio del credito e che capisca che cosa sta succedendo, qual è il problema delle sofferenze delle imprese, le difficoltà con il sistema creditizio, l'entità dei costi, il problema dell'usura che spesso è un'usura legalizzata e che però incide in maniera talmente pesante sul sistema delle imprese da essere condizionante per i processi di sviluppo? In questo problema rientra non solo il costo del credito, ma la novità dei servizi, rientra tutto il problema del rapporto tra imprese e sistema creditizio che non è solo un problema di costi, ma è un problema di innovazione, è un problema di creazione di nuovi servizi da parte del credito a favore del sistema delle imprese, e più in generale del sistema economico regionale. Su tutto questo troviamo il modo, nelle prossime settimane, con urgenza, di riflettere e di prendere delle iniziative, perché serve anche questo al sistema delle imprese e, se mi consentite, probabilmente serve più di qualche leggina o legge di incentivazione che ha dei costi alti per la Regione e dei rendimenti bassissimi per il sistema delle imprese.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono altri interventi, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, io cercherò di dare una risposta ai numerosi quesiti che sono stati posti, a incominciare da quello dell'onorevole Vassallo di cui spero di avere compreso la domanda e mi auguro che egli possa comprendere la risposta che, evidentemente, non essendo stata approfondita può anche essere non esaustiva.

La proposta di soppressione della frase "i relativi interventi" dell'emendamento 134 non può essere accolta per una ragione molto semplice e cioè che il programma che andrà approvato non viene approvato con legge, e conseguentemente con l'inserimento nella legge non solo della previsione del programma ma anche degli interventi successivi, si dà attraverso la legge una copertura legislativa a tutta una serie di attività che verranno svolte successivamente e in attuazione del programma medesimo. Conseguentemente sarà possibile considerare questa come autorizzazione alla erogazione dei contributi previsti dal programma medesimo.

Relativamente al problema più generale che è stato posto in ordine all'articolo 4, cioè alla gestione dei fondi di rotazione, io per un momento mi sono ricordato di quando anche io, incuriosito, quando ero all'opposizione, andavo a leggere l'articolo relativo ai fondi di rotazione. E come molti dei colleghi consiglieri, non tutti, per la verità, anche io commettevo lo stesso errore, cioè mi preoccupavo di andare a guardare la legge che autorizzava il singolo fondo di rotazione e dicevo preoccupato: "Ma come state togliendo i soldi al fondo di rotazione per gli artigiani, per i commercianti, eccetera". Questo era evidentemente dovuto alla mia insufficiente preparazione sull'argomento. Perché come molti di loro, o qualcuno di loro, non andavo a guardare l'elenco, che è allegato ai documenti della manovra finanziaria, dei fondi di rotazione per legge, per istituto di credito, per categorie eccetera. C'è tutta la situazione, sono indicati i movimenti per capitale, per interessi eccetera. Io forte, o meglio, debole di quella mia insufficienza, quando ho avuto l'onere di andare a dirigere l'Assessorato della programmazione, mi sono preoccupato di capire cosa fossero questi fondi di rotazione; e ho scoperto che dei fondi di rotazione non si deve parlare soltanto ai fini del recupero dei soldi per fare quadrare i conti in sede di bilancio, come purtroppo viene fatto. Ho fatto delle scoperte molto interessanti che possono essere sintetizzate in questo modo. Quando, venivano istituiti i fondi di rotazione, in passato, si facevano delle convenzioni con le banche che prevedevano la erogazione di un compenso per l'istruttoria delle pratiche ma addirittura il pagamento di una sorta di interesse sulle giacenze. Cioè presso la banca X era costituito il fondo di rotazione previsto dalla legge 8 del 1950, tanto per fare un esempio, e lì c'erano determinati soldi; alla fine dell'anno la banca nell'estratto conto addebitava alla Regione anche una somma in proporzione alla giacenza dei conti.

Per cui incrementare le risorse nei conti significava sostanzialmente danneggiarsi ulteriormente. Io parlo di tempi remoti, non parlo di tempi recenti, forse questo era dovuto alla commistione tra politica e credito, ma le cose andavano così. Ma da allora nessuno ha assunto ancora l'iniziativa per andare a modificare queste cose. Io sono andato ad analizzare la questione, e quello che sto per dire sorprenderà anche i funzionari dell'Assessorato che mi ascoltano perché non lo sanno, ho già esteso l'incarico agli ispettori che stanno facendo la revisione del bilancio, soprattutto dei residui attivi e passivi, di analizzare la situazione dei fondi di rotazione. Perché i fondi di rotazione contenuti in questo elenco, in gran parte sono fondi di rotazione che riguardano leggi già scadute e quindi hanno flussi di entrata e non di uscita, in termini di contributi, oppure riguardano leggi non notificate all'Unione Europea quindi non operative, quindi leggi che determinano, essendo stati erogati a suo tempo i contributi, il rientro delle rate di ammortamento, ma per le quali non ci sono somme in uscita, salvo quelle che sono destinate alle stesse banche a titolo di compenso sia per le pratiche svolte che per le giacenze, perché mi riferisco sempre a conti vecchi.

Si è accertato che le banche che sono depositarie di questi fondi recuperano le somme di cui sono direttamente creditrici, ma non si preoccupano assolutamente di recuperare le somme che attengono ai fondi di rotazione; per cui il risultato è che se il debitore versa, buon per noi, allora nei fondi di rotazione arrivano i soldi; se il debitore versa in parte, diciamo buon per noi in parte; se il debitore non versa per niente, nessuno se ne preoccupa. Ecco in che cosa consiste l'indagine che è già stata avviata, cioè una corrispondenza con gli assessorati competenti perché ci dicano in tempo reale quanto hanno versato, chi deve versare e chi non deve versare, per verificare se non sia il caso di estendere alle banche l'incarico di recuperare non solo i soldi loro, ma anche quelli della Regione. E questa non è solo una politica di recupero e di rastrellamento, è una politica di buona amministrazione, perché se la Regione ha dei crediti è giusto che li recuperi; non è giusto che si lascino i soldi sparsi in questo modo. Ed io ho motivo di ritenere, sulla base dei primi segnali che percepisco, che forse i crediti che sono vantati sui fondi di rotazione potrebbero ammontare - non voglio esagerare, perché la gente si può anche spaventare - a parecchie decine di miliardi di lire.

Io credo che siano da recuperare. E` evidente che in materia di credito in generale noi dobbiamo impostare una politica un po' diversa da quella del passato perché non abbiamo banche sarde e il settore del credito è un settore ormai globalizzato e noi dobbiamo impostare la politica creditizia soltanto in una direzione e cioè nella direzione di favorire la concorrenza, tanto è vero che su tutte le procedure di nuove convenzioni che si stanno portando avanti, per le quali, per esempio nel settore dell'industria, sono stati già fatti i bandi, si va nella direzione dell'unificazione nell'ambito di un settore per evitare che ci siano rivoli e rivoletti che poi non si riesce a controllare neppure se questi dati vengono riportati nel documento allegato alla finanziaria, come ho cercato poco fa di dimostrare, che si chiama "Elenco dei fondi di rotazione".

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

Onorevole Cogodi, i colleghi hanno già votato, io non ho visto alcuna mano alzata. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Ad evitare situazioni poche simpatiche, prego non solo il Presidente, che è uno solo, ma anche, visto che il Regolamento dice che l'iscrizione a parlare avviene presso il banco della Presidenza, coloro che occupano i banchi accanto alla Presidenza, di dare uno sguardo per vedere chi si prenota per parlare. Non è possibile che ogni volta sia necessario alzare la voce; è antipatico.

Voglio dichiarare il voto contrario, per le cose che abbiamo detto nel merito, su questo articolo 4, riprendendo anche brevemente l'argomento che è già stato esposto dal collega Vassallo prima, e rispetto al quale non ci pare proprio che la risposta dell'Assessore del bilancio abbia chiarito alcunché.

C'è un emendamento apparentemente innocuo, apparentemente solo tecnico, il 134, che in buona sostanza invece riguarda una somma di 170 miliardi. E` il sostegno finanziario ai programmi INTERREG. Qui si pongono due questioni sulle quali noi, nella fase precedente dell'esame di questa manovra finanziaria abbiamo posto l'accento. Noi abbiamo evidenziato alcuni degli emendamenti non tutti, alcuni, altri ancora dovremo metterli in luce, che sono macroscopicamente estranei alla manovra finanziaria, in materia di ambiente, di territorio, di deroga sulle coste, tutto quello che voi avevate pensato di rovesciare addosso alla finanziaria per seppellirla.

L'operazione di seppellimento della finanziaria sotto le pietre non vi è riuscita, avete scostato le pietre e vi riproponete di riportarle in Aula nelle prossime settimane.

Però le pietre sono tante e una è questa. Prima questione: perché un provvedimento che comporta una spesa di 170 miliardi si porta in Aula sotto forma di emendamento? È una cosa seria? Voi avete predisposto la manovra finanziaria, l'avete inviata all'esame della Commissione consiliare e vi dimenticate un provvedimento di questa entità? Alla pari di tante altre cose! Perché? Perché voi avete sempre l'idea che il Consiglio regionale, la sua articolazione in commissioni istruttorie valga zero, perché siete non solo prepotenti - forse non siete neanche potenti e quindi è difficile che possiate essere anche prepotenti - siete superficiali, disprezzate l'istituzione consiliare, perché non può essere che un provvedimento del genere, che vale 170 miliardi, si introduca così, con un emendamento.

Questo è un fatto politico, di prima grandezza di sicuro, ma grande è un modo di dire perché la grandezza è rapportata alla vostra dimensione.

Il secondo aspetto è che con questo emendamento non si dà soltanto copertura finanziaria ad un programma, con questo emendamento - e il collega Vassallo l'ha fatto rilevare prima - il Consiglio regionale è chiamato a approvare gli interventi e gli interventi sono gli elementi costitutivi del programma. Delle due l'una: o il programma lo dove approvare il Consiglio con legge, ed allora portate i programmi, perché non si possono approvare programmi che qui non ci sono; oppure i programmi non si devono approvare con legge, e per questo qui non ci sono i programmi, ed allora ha ragione il collega Vassallo che vi dice di togliere le ultime due parole, cioè che si stanno approvando anche i relativi interventi, e al punto due che si sta approvando la spesa per l'attuazione del programma. .

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I. - Sardegna). Colleghi, la suspense è un espediente che viene spesso usata per catturare l'attenzione, ce lo hanno insegnato tante volte i registi cinematografici, peccato che qui non siamo al cinema, anche se lo spettacolo spesso non manca, soprattutto non mancano gli spettacoli brutti, come ieri sera, quando sei franchi tiratori hanno fatto scempio di un emendamento che invece andava approvato. Mi riferisco all'emendamento per il Parco scientifico e tecnologico.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue LICANDRO.) E' un emendamento che andava approvato intanto per ragioni se non altro di maggioranza, quindi di squadra, anche se è da verificare se una vera maggioranza politica, nel senso più completo della parola, in quest'Aula esiste. Ma soprattutto era un emendamento che non andava bocciato perché la sua bocciatura porta con se un messaggio che fa riferimento soltanto a rancore, a rabbia e a furore cieco, che poi in effetti sono gli stessi argomenti, le stesse motivazioni che hanno portato quel signore sassarese con la barba, Giacomo Spissu, a chiedere il voto segreto. E` stato lui che ha armato la mano dei famigerati sei servi sciocchi a cui facevo riferimento prima.

(Proteste dai banchi della sinistra)

Cogodi, per favore, io non ti ho mai interrotto neanche quando ci hai riempito le orecchie di moralismi falsi che odorano di muffa e che hanno il naso lungo come Pinocchio. Vorrei continuare a parlare. Va bene!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, vi invito alla calma.

CUGINI (D.S.). Non offendere.

SANNA ALBERTO (D.S.). Misura le parole.

LICANDO (F.I. - Sardegna). Onorevole Alberto Sanna, io le parole le so misurare più di quanto lei non creda. Cugini, faccia silenzio, per favore.

(Interruzioni)

Ma parli di offesa tu che parli di imbrogli qua dentro, di imbrogli, di imbroglioni e di truffe. Proprio tu parli!

CUGINI (D.S.). Tu sei un imbroglione. Ma stiamo scherzando!

PRESIDENTE. Colleghi, se non c'è la serenità interrompiamo brevemente.

LICANDRO (F.I. - Sardegna). Chiedo di continuare a parlare.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di fare un po' di silenzio e all'onorevole Licandro voglio ricordare che il Regolamento vieta espressamente commenti su voti già espressi, lei sta facendo una dichiarazione di voto...

LICANDRO (F.I. - Sardegna). Io sto facendo una dichiarazione di voto anche perché l'unico pericolo che non si corre in quest'Aula è quello di uscire fuori tema. Sono due anni e mezzo che sento interventi che non hanno niente a che vedere con il tema.

PIRISI (D.S.). Hai fatto la morale l'altro giorno su questo.

LICANDRO (F.I.-Sardegna). Io non sto insultando nessuno.

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, facciamolo concludere.

LICANDRO (F.I. - Sardegna). Voglio soltanto chiarire che l'emendamento sul Parco scientifico e tecnologico era un emendamento che poteva considerarsi tecnico e non, cari colleghi dell'opposizione, un emendamento che conteneva nel suo interno delle norme intruse, quelle norme per le quali per giorni e giorni ci avete martellato che non hanno diritto di cittadinanza in una manovra finanziaria. Era un emendamento che non comportava tra l'altro neanche un aggravio di spese per quanto riguarda la finanza del Consiglio. Era un emendamento tecnico che doveva servire per affermare politicamente che il Parco scientifico e tecnologico, oggi come oggi, è diventato un centro di ricerca e di trasferimento tecnologico così importante da poter fare a meno dell'amministrazione del Consorzio 21.

Ora, cari amici dell'opposizione, che chiedete il dialogo solo quando fa comodo e instillate il germe della rissa in altre occasioni, e voglio rivolgermi anche a quella parte della maggioranza che nei corridoi parla di unità e in aula invece gioca allo sfascio, ebbene a tutti voi io dico che è arrivato veramente il momento di vergognarsi. In questi giorni si parla del pericolo che possano far parte dell'Obiettivo 1 soltanto le isole che hanno meno di cento mila abitanti. Bene, colleghi della opposizione e della maggioranza, continuiamo pure così e probabilmente il problema sarà risolto, perché nel 2006 la Sardegna rischia di avere meno di centomila abitanti. Per quanto mi riguarda ho troppo rispetto per me stesso per cominciare a tendere tranelli in aula, per cui io sciolgo la suspense e dichiaro il mio voto a favore e questo per quel famoso senso di responsabilità che tutti noi qua dentro dovremmo avere e che invece non tutti hanno.

PRESIDENTE. Onorevole Licandro, io devo chiedere a tutti i colleghi, per quanto è possibile, di ammorbidire i toni.

E' iscritta a parlare per dichiarazione di voto la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Presidente, colleghi e colleghe, dichiaro il mio voto contrario per i motivi fin qui portati dai colleghi del centrosinistra. E colgo l'occasione per fare una riflessione che può riguardare qualsiasi votazione, in qualsiasi momento, per qualsiasi articolo e per qualsiasi emendamento, in tutte le forme democraticamente espresse. Colgo l'occasione per dire che un giornale si è occupato delle presenze e delle assenze dei consiglieri. Nulla da dire, anzi sarebbe un bene, un servizio pubblico, se venisse fatto sistematicamente e obiettivamente, presidente Serrenti. Così non è. La notizia riportata oggi su un giornale è evidentemente tendenziosa e suggerita; si tratta del resto di giornalista la cui tendenziosità è arcinota. E' vero che tocca ai giornalisti parlare all'opinione pubblica dei politici, ma quando si passa la misura può essere necessario che tocchi ai politici parlare all'opinione pubblica di qualche giornalista. Grazie.

COGODI (R.C.). Questa è suspense!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare per dichiarazione di voto il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, intervengo per esprimere il nostro voto contrario all'articolo 4 per una serie di motivi di merito, ma anche di forma. Io dico, marginalmente, che quando l'onorevole Licandro invoca questi profili di pseudomoralità non riesco, nonostante tutto l'impegno, a commuovermi, perché poi scavando scavando si capisce da che cosa muove.

Mi avrebbe fatto piacere che parlasse di moralità con riguardo alla genesi di questa legislatura, alle cose che avvengono e che sono contenute in tutto questo malloppo di emendamenti. E' capitato che il primo ha riguardato direttamente l'interfaccia di quella procedura parentale che avete realizzato nella prima fase della legislatura, ma mi sembra che sia un fatto naturale, non c'è da scandalizzarsi. Ma vado oltre, e chiedo scusa per la digressione.

La motivazione del nostro voto contrario è nel merito, ma è anche nella forma. Assessore Masala, io sono preoccupato per la mia prospettiva personale, perché se sento lei dire che sta imparando, alla sua età, con la sua esperienza e con la sua responsabilità, io che sono arrivato più di recente in questi banchi ho una preoccupazione di prospettiva, e lei comprende bene il perché. Siccome questa affermazione fa il paio con altre affermazioni del tipo: "Io, assessore, non mi sento competente", che abbiamo sentito di recente, il quadro che ne viene fuori è un quadro che tutto sommato si attaglia molto bene al giudizio di valore che noi abbiamo dato, e che stiamo dando da un po' di tempo. Tra l'altro mi permetto di dire sommessamente: immaginatevi di stare sotto i ferri di un chirurgo che, svolgendo la sua professione, prima di iniziare l'operazione facesse affermazioni di questo genere. Il livello di responsabilità mi sembra che sia paragonabile a questo.

Noi dobbiamo invece dire che gli approfondimenti, gli studi, i confronti, lo stesso dibattito sulle problematiche che abbiamo richiamato oggi sarebbero stati opportuni prima di affrontare nel merito questi argomenti e probabilmente anche in sede di Commissione, come ho detto, perché una Commissione non può limitarsi a una mera ratifica di stampo politico, ma deve poter svolgere una funzione di approfondimento, e in quella sede, probabilmente…

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'ha fatta.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'ha fatta con quel criterio splendido col quale ha esaminato gli emendamenti, non guardando al contenuto dell'emendamento, ma fermandosi al nome e al cognome dei presentatori, con quella rapidità che ha caratterizzato il lavoro. Quindi credo che su questo, nonostante la buona volontà, oggi registriamo un dato di fatto che è in progress e speriamo di poter vedere scenari diversi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Presidente, diciamo che la passione politica è la regola, e guai se dovesse mancare, però quando la passione supera certi limiti, quando supera certi toni, quando anziché poter essere chiamata passione può essere chiamata rabbia o livore, evidentemente c'è qualcosa di eccessivo. Non comprendo, peraltro, in un dibattito sulla finanziaria, come si faccia a rimbrottare colleghi della maggioranza che hanno espresso un voto contrario rispetto a un provvedimento, evidentemente perché non lo condividono, qualcuno, può essere, anche per motivi di coscienza. E non comprendo, dicevo, come si faccia a passare da questo aspetto, cioè dal merito del problema, a parlare di ragioni di squadra. Ecco, quando si esce dal merito del problema e si parla di ragioni di squadra, e tutto questo è accompagnato da un eccesso di livore, se mi consentite qualche dubbio nasce.

Diversamente gli interventi si svolgerebbero con la giusta passione e con il giusto tono, ma non supererebbero certi limiti, così come è invece avvenuto poc'anzi con l'intervento dell'onorevole Licandro. Addirittura il collega ha parlato di qualcuno che ha armato la mano di consiglieri del centrodestra, inducendoli a votare in maniera difforme rispetto alle indicazioni. Siccome in questo caso l'arma non è un'arma materiale, ma è l'arma della ragione, è l'arma della discussione, è l'arma dal dibattito, è l'arma del raziocinio, caro Giacomo Spissu, se davvero riesci a svolgere una funzione in questa direzione, e induci la gente alla ragione e al raziocinio, non è un'arma temibile, ma un'arma favorevole, tanto di guadagnato.

Però nell'intervento, Presidente - lei stesso ha fatto un richiamo - c'era quasi un insulto verso i colleghi del centrodestra che hanno ritenuto opportuno esprimere quel voto difforme, e un insulto anche nei confronti di tutti gli altri colleghi per l'ingerenza, che io ho chiamato ragione, nelle ragioni degli altri. Io credo che convenga a tutti, soprattutto in questa fase, in una fase molto importante, qual è quella del dibattito sulla finanziaria, riacquistare un minimo di serenità, di tranquillità e di pacatezza. Annuncio il voto contrario nei confronti del punto oggetto di discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Grazie Presidente. Cercherò in questo mio intervento di avere la stessa moderazione che ha avuto il collega Licandro. Ovviamente non entro nel merito dei legittimi ruoli di maggioranza ed opposizione. L'opposizione in quest'Aula sta facendo il suo ruolo, sicuramente da me non condiviso nel metodo, e allorquando non si condivide nel metodo è difficile seguire anche la sostanza e il merito, perché il merito di alcuni interventi condivisibili viene disperso dalla nullità di alcuni altri interventi, che tendono unicamente a perdere del tempo, a cercare uno spazio tra le righe dei giornali, senza contribuire effettivamente alla soluzione dei problemi della nostra isola. Non l'hanno fatto prima i colleghi del centrosinistra, e con grande difficoltà lo fanno ora; però è anche vero che molti contributi sono arrivati, e molti sono stati accolti dal centrodestra. E con sempre maggiore attenzione ci poniamo in questo confronto, in questo dialogo. A volte, sicuramente, anche tra i colleghi del centrosinistra, c'è chi cerca di arricchire il dibattito, però basta poi l'intervento ormai stancante di qualche altro vostro collega per disperdere quanto di buono si riesce a costruire.

Io capisco, invece, la rabbia. La rabbia di un collega come Mimmo Licandro che, con lealtà, correttezza, dà il proprio contributo in questo Consiglio col lavoro di tutti i giorni. Purtroppo però tutte queste persone sono soggette al giudizio di chi - e mi rivolgo ai miei colleghi del centrodestra e al Presidente Pili perché tenga conto di quello che dico - di chi non ha tempo di vedere le cose reali, di leggere una finanziaria, di capirne il contenuto, però viene qui e si permette di giudicare quello che altri fanno.

Vede, onorevole Balia, la maggioranza ha esaminato gli emendamenti, era quello il momento di discutere; era quello il momento per esprimere l'opposizione interna e la non condivisione, perché il gioco di squadra si fa anche quando non si condivide pienamente. Io, per esempio, l'ho fatto sulle aree demaniali, ma l'ho fatto anche in tante altre occasioni, credo che lo farò anche nelle prossime occasioni, ma viene difficile fare un gioco di squadra a chi, probabilmente, di squadra non ha sicuramente il concetto e la concezione. In quest'Aula, per esempio, a causa di una legge elettorale che, sì, vede anche me tra questi banchi…

SECCI (Popolari-P.S.). Per fortuna!

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Non so se per fortuna o per sfortuna, per fortuna mia sicuramente sì, ma stavo cercando di dare un contenuto a quello che stavo dicendo… dicevo una legge elettorale che ci pone in queste condizioni disastrose, dove chi gareggia per questioni personali, per contrapposizioni di ruoli, chi utilizza l'Aula per lanciare messaggi che poi devono trovare riscontro necessariamente sulle pagine dei giornali, che a noi sono tanto utili e che a volte discutiamo perché scrivono anche quello che a noi non piace.

Quanto è successo ieri non è di grande importanza nel merito, sicuramente rompe la difficile costruzione di un accordo politico all'interno della maggioranza. Si è ceduto su tanti fronti alle sollecitazioni dei colleghi del centrosinistra, bene io credo che questo sia stato un grave errore. Un grave errore perché si è ceduto solo ed unicamente perché questa maggioranza politica non esiste. Voto a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Annuncio il voto contrario e approfitto di questa dichiarazione di voto per testimoniare una situazione che non è dovuta alla giornata di ieri. Io credo che i toni che sono stati utilizzati in quest'Aula, in questa e nella scorsa settimana, il clima che si è venuto a creare, che ha messo in discussione la stessa agibilità dell'Aula, siano un po' esplosi ieri. E capita in situazioni come questa che anche cose importanti vengano stravolte, passino in secondo piano e credo però anche che il modo in cui il collega Licandro ha posto il problema non sia il migliore per rasserenare un ambiente che certamente ha bisogno di serenità, di tranquillità per poter affrontare con lucidità il lavoro che ci attende sulla finanziaria e sul bilancio.

E quando c'è un clima come quello che purtroppo c'è anche nella mattinata di oggi, capita che anche cose valide vengano bocciate, ma non è un problema di chi chiede il voto segreto, perché nella passata legislatura posso garantirle che avete chiesto e abbiamo chiesto, soprattutto negli ultimi due anni, il voto segreto in numerosissime occasioni, ma lo ritenevamo doveroso, importante, era il nostro ruolo, l'abbiamo svolto, quindi non è questo il problema. E non è l'amico Spissu che può essere indicato come quello che ha costruito attorno a questo emendamento chissà quale strategia.

Ma io richiamo quell'emendamento per la sua importanza, e devo dire che anch'io sono - e me ne dolgo - arrivato in ritardo e non ho potuto partecipare alla votazione, perché sinceramente anche con il voto segreto avrei dato il mio apporto all'approvazione dell'emendamento, forse non sarebbe servito a molto, perché in contrapposizione ci sarebbe stato il voto del collega Deiana, che insieme a me ha raggiunto l'Aula in ritardo.

Il problema è un altro, cioè che lo stesso tema ce lo ritroveremo lungo strada, come ce lo siamo ritrovati l'anno scorso, perché sia sul Parco Tecnologico, sia su Porto Conte Ricerche che vive la stessa, se non una peggiore situazione, bisogna che alla fine si faccia chiarezza sulle indicazioni che arrivano dall'Aula, e soprattutto sulla strategia da seguire perché chi dovrebbe tenere in vita queste realtà lo faccia nel modo giusto, al momento giusto, come atto dovuto, non aspettando il soccorso che deve arrivare dall'Aula ogni anno perché si garantiscano risorse per tenerle in vita, se no non avrebbero ragione di esistere. Se non devono esistere ce lo dobbiamo dire, ma se devono continuare a esistere, e devono farlo per la loro importanza, non vedo perché ci debba essere una rincorsa dentro l'Aula a trovare le risorse per mantenerle in salute. Questo l'abbiamo fatto l'anno scorso, fate buona memoria, destinando 800 milioni alla Porto Conte Ricerche. Quest'anno non ci sono ancora; quest'anno c'era un emendamento in più, il numero 37, proprio perché c'è una disattenzione da parte del Consorzio 21, che è stata esposta all'Aula, perché tenesse conto di questa necessità. Però, l'Aula, nella situazione che ho delineato ieri, ha bocciato l'emendamento 37. Credo che a questo si possa porre rimedio grazie all'impegno della Giunta, ma non possiamo ogni volta affidarci ad una sorta di mutuo soccorso, assessore Masala. Sia per quanto riguarda il Parco Tecnologico, sia per quanto riguarda la Porto Conte Ricerche, il problema dovrebbe già essere risolto nel disegno di legge della prossima finanziaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, mentre il collega Licandro parlava, mi sono un po' stupito perché lo conosco come persona normalmente serena e pacata, e mi chiedevo quali tensioni, quali emozioni ci stanno turbando. Ho la sensazione che ci sia qualcosa che in quest'Aula ha creato nell'ultimo periodo un eccesso di tensione. C'è un eccesso di preoccupazione; è circolata non solo in quest'Aula, ma anche nei giornali, la frase attribuita - ma mi auguro che non sia vero - al presidente Pili: "Dopo di me il diluvio". Forse la preoccupazione di qualcuno di essere vittima del diluvio lo porta ad essere un po' troppo agitato, un po' troppo in tensione. Io non credo che Pili abbia detto questa frase, non credo che nessuno di noi pensi che in quest'Aula ci siano gli uomini della provvidenza, perché non ci sono, e credo che tutto debba essere ricondotto ad un gioco democratico, alla normale dialettica democratica. Se così non fosse, e se io, che sono portato a non credere alle cose che ho letto, fossi invece convinto che quelle cose sono vere, vorrebbe dire che stiamo veramente decadendo a livelli inaccettabili. Mi rivolgo al collega Licandro, ma mi rivolgo anche a ciascuno di noi, per chiedere se riteniamo che tra la lealtà alla maggioranza e la lealtà alla legge sia più importante la prima o la seconda. Io credo che sia più importante la lealtà alla legge che la lealtà alla squadra. Ed allora nella fattispecie la legge di contabilità dice che la legge finanziaria non può contenere, per esempio, disposizioni che comportino nuove spese. L'emendamento che è stato bocciato ieri rientra in questa fattispecie. Ed allora i colleghi di maggioranza e di opposizione che hanno espresso il loro voto contrario si sono comportati secondo la legge e hanno privilegiato la coerenza e la fedeltà alla legge, piuttosto che la coerenza ad una squadra politica. Che cosa c'è di talmente disdicevole nell'essere più fedeli e più coerenti alla legge e mettere in secondo piano, rispetto alla legge, la fedeltà alla squadra? Non mi pare, si può opinare, ma non mi pare che sia una cosa così scandalosa.

Incidenti di questa natura nascono quando ci troviamo di fronte ad una molteplicità di emendamenti che sono incoerenti rispetto alla legge, per questo continuiamo a dire, e continuo a dire: facciamo uno sforzo in quest'Aula nelle prossime ore, nei prossimi giorni quanto meno per ridurre al massimo gli emendamenti che sono contrari alla legge, e per evitare quindi che i colleghi di maggioranza e di opposizione, soprattutto di maggioranza, si trovino nella situazione di dover scegliere se essere rispettosi della legge o se obbedire alle logiche di squadra.

Per quanto riguarda poi i problemi della ricerca e i problemi del finanziamento al Parco Tecnologico, sarebbe utile e mi aspetterei, e mi aspetto che nelle prossime settimane la Giunta, su questa materia, faccia insieme a noi il punto e se ci sono delle esigenze, come quelle che forse l'emendamento doveva soddisfare, ci vengano illustrate, perché nessuno di noi si sottrae - e lo dico per me ma credo di interpretare anche la volontà degli altri colleghi - all'esigenza di fornire delle risorse, in questo caso al Parco Tecnologico, ma a qualunque politica di ricerca scientifica, se fossimo edotti di quella che è la situazione. E` un po' più difficile capire quali sono l'entroterra e le motivazioni di un emendamento quando viene presentato come norma intrusa nella finanziaria.

Mi auguro, nell'esprimere queste cose, che si torni ad un momento di normale e serena dialettica democratica, senza scandalizzarci se uno privilegia la legge rispetto alle logiche di squadra.

Naturalmente voto contro l'emendamento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, per dire che voto contro l'emendamento 134, a differenza di altri colleghi del centrodestra che hanno preso la parola per esprimere valutazioni, opinioni e posizioni diverse dalla stragrande maggioranza del Consiglio, riferite soprattutto al confronto in corso per fare in modo che la finanziaria venga ripulita da un insieme di argomenti che abbiamo considerato in discussione generale argomenti intrusi. Io considero una cosa estremamente importante aver raggiunto una convergenza sul metodo e chi lo ha fatto in Aula ha dato un contributo positivo alla discussione.

Le opinioni diverse da queste sono legittime, chiaramente, però se in Aula si determina una convergenza che impegna buona parte dei Capigruppo, e di altri colleghi che ci hanno lavorato, vuol dire che c'è la volontà di assegnare al Consiglio regionale una funziona alta, come è stato detto nelle giornate passate. Quindi io penso che lavorare su quella linea significa rispondere ad aspettative interne al Consiglio, ma soprattutto esterne al Consiglio regionale.

Quindi i rilevi possono essere fatti, le opinioni possono essere espresse, però io penso che chi ha lavorato in quella direzione debba continuare a farlo, perché ci sono ancora parti della finanziaria che meritano attenzione ed approfondimento, e se ne discuteremo con il senso di responsabilità che ha caratterizzato le giornate passate e la conclusione di quel lavoro, sono convinto che continueremo a dare contributi seri.

Io devo dire al collega Licandro, che so essere una persona seria, che sarebbe giusto, visto che è uscito lui dal binario della discussione anche aspra, per cercare di offendere il presidente di un Gruppo, il presidente del Gruppo del partito maggiore di quest'Aula, che spero che troverà l'occasione per chiedere scusa al presidente Spissu, perché a volte noi parliamo anche aspramente, ma lo facciamo quasi sempre con il sorriso sulle labbra, invece il collega Licandro ha voluto introdurre un metodo che, se non smentito rapidamente, non si sa a quali conseguenze possa portare, perché con quel ragionamento ha voluto colpire sul piano fisico, e questo non va bene. Non va bene Licandro.

Io penso che tu debba rapidamente rimediare chiedendo scusa, perché non va bene il livello di discussione che hai proposto. Perché se io mi dovessi seguirti in quella direzione, siccome prima di tutto questi ragionamenti li faccio su me stesso - ho un principio di autoironia che se non fermato rischia di diffondersi - potrei dire che uno per farsi crescere la barba deve avere la faccia, e per avere la faccia avere la testa, e se avesse la testa non avrebbe fatto quel ragionamento. Quindi possiamo procedere su quel terreno, ma mi fermo qui perché sono convinto che avrai la possibilità di recuperare, diversamente ogni volta tratteremo questo argomento.

COGODI (R.C.). E poi lascia in pace la barba!

CUGINI (D.S.). E poi ce l'ha anche Cogodi la barba!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Deiana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEIANA (I DEMOCRATICI.). Signor Presidente, farò la mia dichiarazione di voto, ma voglio anch'io entrare nel merito delle cose che sono state dette negli ultimi interventi. Io risulto assente al momento della votazione, effettivamente in queste tornate abbiamo fatto tantissime votazioni e forse quella è una delle poche alle quali non ho partecipato, pur restando nel palazzo.

Rientrato subito in Aula ho saputo del risultato della votazione e ho accettato quel risultato. Allora penso che ognuno di noi, sia nella maggioranza che nella minoranza, debba accettare il risultato che gli altri determinano, perché ogni votazione è espressione dell'istituzione del Consiglio regionale, e come tale il suo risultato va accettato e rispettato anche quando a noi personalmente non piace. Nel momento in cui si accusa chi ha votato in modo diverso, si sta offendendo il ruolo che ognuno di noi esercita in quest'Aula. Ma se anche molte volte non lo ricordiamo, io penso che dobbiamo richiamarci a principi più ampi. Qualche collega parlava poco fa di gioco di squadra, devo dire che per me per prima viene la gente, viene l'istituzione, vengono gli interessi generali della popolazione e dopo viene l'interesse di squadra, l'interesse di partito, l'interesse di movimento, perché noi siamo chiamati a compiere azioni che siano di utilità alla nostra società, all'intera popolazione, e non a fare il gioco di squadra. Questo forse è un concetto un po' difficile da applicare; ma ognuno di noi deve sforzarsi di farlo. Ma a tale proposito, visto che si trattava di un argomento che riguardava la ricerca e l'innovazione tecnologica - vedo che non c'è in Aula il collega Capelli, che è presidente dell'ottava Commissione - ricordo che io ho avuto l'onore di scrivere una proposta di legge all'inizio di questa legislatura sulla ricerca scientifica e sull'innovazione tecnologica, la Commissione ha iniziato l'esame congiunto del disegno di legge sulla materia e di questa ed altre proposte. Da due anni non riusciamo a portare in porto un progetto unitario in Commissione e poi in Consiglio. Ed allora penso se la presenza dei commissari nella Commissione ottava fosse stata più costante, se la volontà politica della maggioranza in quella Commissione, perché mi sembra che quella della minoranza c'era, avesse avuto seguito, avremmo avuto occasione di trattare molto più appropriatamente ed ampiamente in sede di coordinamentodei progetti di legge il problema trattato nell'emendamento che è stato respinto.

Ognuno di noi prenda in considerazione la storia di questa legislatura. Io penso che sentimenti irrazionali, come il rancore per qualcosa che succede all'interno dell'Assemblea regionale, possano essere espressi in altri momenti, fuori da quest'Aula, ma la posizione di chi esprime il proprio voto ed anche di chi non lo esprime, come ho fatto io in quella occasione, deve essere rispettata, perché rispettando noi stessi rispettiamo la gente che ci ha eletto e rispettiamo le istituzioni che rappresentiamo. Ogni tanto dobbiamo ricordarci che dobbiamo avere una grande dignità, consapevoli del privilegio che il popolo ci ha riservato, eleggendoci a far parte di questa Assemblea.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio voto contrario sull'articolo 4 della finanziaria.

Signor Presidente e colleghi, in un suo racconto Franz Kafka affermava "non c'è niente di peggio del disordine quando si hanno capacità esigue", e l'accordo che è stato raggiunto per sveltire questa manovra credo che non impedisca a nessuno, a me certamente no, di esprimere pacatamente un parere e un giudizio anche sulla discussione che stiamo facendo in questo momento. Io credo che voi, maggioranza di centro destra, con questa manovra finanziaria e non solo, avete fornito e stato fornendo a quest'Aula e a tutta la Sardegna una inoppugnabile prova del disordine con il quale state lavorando; del disordine con cui avete elaborato questa manovra; del disordine nel quale volete precipitare la nostra Regione e tutti i sardi; del disordine nel quale state profilando il futuro delle giovani generazioni e non solo. Un futuro incerto, senza prospettive, privo di un sogno positivo per la nostra terra ed i suoi abitanti. I sogni che avevate promesso durante la campagna elettorale ed anche recentemente, come nella "Metamorfosi" Kafkiana, sono diventati degli incubi per i sardi. Mi pare che ci troviamo nella condizione nelle quale si è trovato il signor Gregor Samsa, che si è addormentato come uomo ed appunto, per effetto di una metamorfosi, si è svegliato insetto.

Ma state anche dimostrando costantemente di essere in possesso, per dirla sempre con Kafka, di esigue capacità di governare la cosa pubblica, di esigue capacità di autonomia nei confronti del Governo centrale, di esigue capacità di essere coalizione, e lo state dimostrando anche stamattina, in una scena direi abbastanza inquietante, e se me lo consentite anche un po' penosa.

Voi dite all'esterno di essere compatti e di essere maggioranza, ma i componenti di questa maggioranza dicono in quest'Aula che non si sa se quella che sta governando la Sardegna è una maggioranza. Avete esigue capacità di credere nelle autonomie locali, esigue capacità di pensare e di promuovere uno sviluppo autopropulsivo, esigue capacità di credere nel valore della nostra autonomia e di affermare la nostra dignità di popolo sardo.

Siete, se me lo permettete, politicamente, amministrativamente e legislativamente, disordinati ed esigui, cari colleghi della maggioranza.

Il collega Licandro è intervenuto stamattina introducendo un metodo, che pare sia diventato una prassi, cioè quello di parlare di cose già votate, di un emendamento che è stato bocciato ieri. Quando l'ha fatto il collega Cogodi, ieri, è stato redarguito, dicendo che questa prassi in quest'aula non poteva essere introdotta. Il collega Licandro ha svolto un intervento, invece, che era pesantemente offensivo nei confronti del presidente del mio Gruppo, ma non solo, era un attacco da parte di colui il quale ci ha mandato una lettera richiamandoci a una funzione alta del Consiglio, al ruolo alto che dovrebbe avere questo Consiglio, al fatto che dobbiamo seguire una eticità comportamentale.

Bene, non accettiamo assolutamente prediche da quel pulpito. Lo dico molto sommessamente, però questo deve essere rimarcato con chiarezza. A me pare, tra l'altro, riflettendo su tanti interventi che abbiamo sentito anche stamattina, che quando siete a corto di argomenti rivolgete la testa all'indietro, guardate al passato, a ciò che ha fatto il centrosinistra. In confronto alle cose che state facendo oggi, quello che è stato fatto dal tanto vituperato, da voi, centrosinistra sembra veramente gigantesco. Siete come quelle persone che camminano sempre con la testa all'indietro e, non guardando in avanti, e prendono tante botte andando a sbattere contro tutti gli ostacoli che incontrano. Vedo che il collega Murgia è nervoso.

MURGIA (A.N.). No, sto pensando che la guerra è finita.

PIRISI (D.S.). Non c'è nessuna guerra collega Murgia, dico semplicemente...

MURGIA (A.N.). E' il quinto intervento uguale che fai, cambia!

PIRISI (D.S.). Però, mi ha interrotto, Presidente, vorrei recuperare.

PRESIDENTE. Le do due secondi per recuperare.

PIRISI (D.S.). Collega Murgia, purtroppo la scena a cui ci state facendo assistere è ripetitiva, perché non c'è niente di nuovo, state dimostrando lo sfilacciamento della maggioranza e tentate anche di scaricare su altri responsabilità che sono vostre. Io inviterei lei, collega, che conosce la stima che le porto, a dare uno sguardo tra i suoi banchi ed a invitare i suoi colleghi affinché lavorino perché la legge finanziaria possa essere varata in tempi rapidi.

PRESIDENTE. Vorrei tranquillizzarla, onorevole Pirisi, dicendole che non c'è una prassi nuova. E' vietato dal Regolamento discutere sui voti espressi dall'Aula. Per quanto si cerchi, educatamente, di lasciare spazio alle argomentazioni dei consiglieri è vietato. Io sono arrivato qui quando l'onorevole Licandro stava già facendo il suo intervento, gli ho detto nella maniera dovuta che il Regolamento questo non lo consentiva. Non lo consente a lui, non lo consente a nessuno, pertanto prego i colleghi di esimersi per il futuro dal farlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Nel dichiarare il mio voto contrario all'articolo 4 mi sembra opportuno richiamare una serie di affermazioni che sono state fatte proprio a proposito di questo articolo, e l'inusuale intervento di Licandro su una questione che di per sé inquieta. Inquieta quanto meno me, e dovrebbe inquietare tutto il Consiglio. Dovrebbe inquietarlo per la logica da lui illustrata, che oltre che sul merito della questione, cioè il finanziamento al Parco scientifico, poneva l'accento più che sulla condivisione degli emendamenti su una questione di mera solidarietà che deve tradursi nell'approvazione degli emendamenti firmati dal centrodestra stesso. Il risultato della votazione sembrerebbe quasi un reato di lesa maestà non tanto per la bocciatura del contenuto dell'emendamento, ma per il fatto che sia stato bocciato un emendamento presentato dalla maggioranza. E questo si ricollega strettamente al gioco di squadra da voi richiamato.

E' questa l'anomalia, è questo il fatto inquietante, non tanto il merito della questione, su cui posso essere anche d'accordo, cioè la necessità di quel finanziamento. Ma più doveroso e necessario era da parte vostra illustrare l'emendamento in quest'aula, far capire a questo Consiglio da che cosa derivava la necessità di quello stanziamento, collegarsi ai ragionamenti che hanno fatto altri colleghi, compreso l'onorevole Sanna, rispetto ai finanziamenti ai centri di ricerca e quant'altro. E, invece, voi date per scontato che gli emendamenti che voi presentate debbano essere approvati. Ma chi l'ha detto? Che ragionamento è? E' per questo che richiamiamo la questione anche sull'emendamento 134, e non vorrei che questi interventi deviatori, che spostano l'argomento della discussione servano anche per spostare la discussione dal merito di quello che noi oggi stiamo discutendo.

Noi abbiamo posto un problema sull'emendamento 134, sul fatto se sia normale o meno che in quest'aula si approvi un emendamento con il quale oltre che un programma si approvano anche gli interventi. Su questa questione non è stata data risposta, sembra sottovalutata da tutti, quindi non degna nemmeno di attenzione.

Noi vogliamo invece riportare l'attenzione sulle questioni di merito, cercando di far comprendere anche a voi, cari colleghi della maggioranza, che se volete che si ragioni, la nostra disponibilità a ragionare c'è, ma è una disponibilità a ragionare in maniera compiuta rispetto alle cose che conosciamo, rispetto alle cose in cui siamo coinvolti, e su cui possiamo esprimere compiutamente un nostro giudizio. Non potrete trovare da parte nostra una disponibilità a ragionare sulle cose che non conosciamo, quindi a dare una delega a voi perché facciate tutto quello che ritenete giusto fare.

E richiamo questa questione perché ci ritorneremo quando discuteremo i prossimi emendamenti di spesa da voi proposti, e non pensiate che anche quegli emendamenti possano passare così, tout court, soltanto perché li avete proposti voi, o perché ritenete che il gioco di squadra debba garantirvi.

Vedete, se ci sono emendamenti, anche presentati da voi, che hanno un senso e una valenza positivi, potremmo votarli anche noi, se riteniamo che siano giusti, perché noi non pensiamo di avere la verità in tasca e la visione di tutto e di tutti, ma questo lavoro deve essere fatto congiuntamente, ci deve essere una volontà di dialogo costruttivo sul merito delle questioni sulle quali avete sempre rifiutato un confronto. Penso che questo intervento di Licandro possa servire soprattutto a spingerci a una riflessione sul comportamento che voi avete tenuto fino a questo momento, per permettere a voi di correggere il tiro, e quindi permettere a tutta l'Aula di poter lavorare in maniera diversa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Intervengo brevemente Presidente, perché ritengo sia utile riportare in quest'aula il confronto tra maggioranza e opposizione su un piano di corretta e serena dialettica. Io mi astengo dal dare giudizi, che sono legittimi e anche liberi, su singoli consiglieri della maggioranza che, evidentemente, parlando a titolo esclusivamente personale rappresentano il proprio parere, in relazione a vicende che possono averli visti impegnati, anche direttamente e personalmente, su qualche emendamento, come è stato ricordato, purtroppo con l'esito che non è stato quello auspicato.

Non ritengo però che sia opportuno alzare i toni della polemica, quando faticosamente si é riusciti a comporre, pur nella distinzione dei ruoli tra maggioranza ed opposizione, una ipotesi di lavoro che possa portare alla approvazione in tempi rapidi della legge finanziaria e del bilancio. Io confermo che questa è l'impostazione e questa deve rimanere, e mi pare che si siano fatti notevoli passi in avanti per raggiungere questo obiettivo e questa non è assolutamente commistione, inciucio o consociativismo, ma ripeto, nella distinzione dei ruoli di maggioranza di opposizione, è un modo, direi utile per tutti, per definire in tempi rapidi l'approvazione della legge finanziaria e del bilancio.

Quindi abbassare i toni deve essere una regola per tutti, per la maggioranza e per l'opposizione, e l'opposizione d'altro canto fa il suo lavoro di incalzare la maggioranza e di operare il controllo dovuto sugli atti della maggioranza. Certo noi riteniamo e siamo convinti, sono i numeri a confermarlo, che esiste una maggioranza, che esistono all'interno della maggioranza sensibilità differenti, però formulo a me stesso e a tutti i colleghi l'invito a sottolineare, quando si parla a titolo personale, perché non si può sempre coinvolgere la maggioranza o far apparire la maggioranza sfilacciata o dilaniata, perché questa è una immagine non corrispondente al vero, e allora chi parla, anche in dissenso, e lo fa legittimamente, lo faccia a titolo personale.

Noi continueremo a sostenere i provvedimenti della Giunta Regionale, continueremo nella dialettica democratica con le opposizioni perché penso che l'obiettivo che deve accomunare tutti è alla fin fine quello di rendere operativo e produttivo il lavoro di quest'Aula. Confermo il mio voto favorevole sull'articolo 4.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Pilo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). Sarò rapidissima. Credo che quest'ultima parte del dibattito che c'è stato in Aula ci riporta ad un fatto di ieri che, per la verità, a mio parere non è stato carino, ma sul quale non voglio discutere. Ho solo una preoccupazione, ed è che dalla discussione di oggi emerge che in realtà il problema non era il contenuto dell'emendamento, perché tutti i colleghi intervenuti oggi hanno detto che il contenuto era condivisibile.Allora mi chiedo se non sia necessario estendere il tentativo che si sta facendo di abbassare i toni sulle cose davvero condivisibili, spostando lo scontro sui contenuti e non sugli aspetti ideologici o sulle modalità di espressione legate alla personalità di ciascuno di noi.

E voglio anche dire che l'intervento della collega Dettori pone l'accento su un aspetto che secondo me è importante e che a volte disturba i lavori di quest'Aula, cioè la mala informazione da parte di certa stampa che poi, come dire, porta il Consiglio regionale a discutere di cose dalla stessa stampa inventate, e che nulla hanno a che vedere con i rapporti reali esistenti in Consiglio e con i contenuti politici. E a proposito di mala informazione, le illazioni, come quella fatta tempo fa, secondo le quali a ciascun consigliere di maggioranza era stata attribuita una quota del bilancio, che è quanto di più falso ci sia, sono comunque un elemento di disturbo nei confronti dell'esterno, ma anche nei confronti di quest'Aula.

L'unica precisazione che voglio fare è che, guarda caso, questa stessa mala stampa non cita mai, per esempio, le donne di questo Consiglio per quello che di buono ed onesto fanno con dedizione e con passione, al di là dei risultati che poi ottengono, e le cita sempre, nella logica delle illazioni e delle cattiverie, per cose che mai si sono sognate di fare, che mai hanno pensato, creando ulteriori problemi alle donne di questo Consiglio che di problemi ne hanno già abbastanza. Io stessa ho subito l'altro giorno un attacco con l'insinuazione dell'esistenza di un dissenso fra me e il Presidente del Consiglio, quando ho abbandonato l'Aula, per un problema che non riguardava assolutamente il Presidente del Consiglio, ma che ha creato per un attimo qualche fraintendimento.

Credo quindi che quest'Aula non possa farsi governare in alcun modo dalle menzogne e dalle falsità di alcuni giornalisti che non hanno niente a che fare con i problemi della Sardegna e con la voglia di risolverli. Io, per prima, voglio occuparmi di questi problemi e voglio scontrarmi con l'opposizione solo sulle questioni di merito.

PRESIDENTE Se nessuno chiede di parlare metto in votazione l'articolo 4. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri FADDA, MORITTU, SELIS, PIRISI, MARROCU, DETTORI, BALIA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 4.

(I consiglieri Liori e Oppi dichiarano di votare a favore non avendo potuto votare per il cattivo funzionamento del sistema elettronico.)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 79

votanti 78

astenuti 1

maggioranza 39

favorevoli 44

contrari 34

(Il Consiglio approva)

Vi ricordo che l'emendamento 544 è stato ritirato, pertanto, se nessuno chiede di parlare, devo porre in votazione l'emendamento 134, che è un emendamento della Giunta regionale,. E' stata chiesta la votazione nominale con procedimento elettronico, prego i colleghi di prendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Chiediamo una votazione per parti, la prima, ricomprendente il primo comma sino alle parole "piano finanziario" escludendo le parole "I relativi interventi" perché il Consiglio non li conosce, l'abbiamo già spiegato prima, quindi proponiamo la votazione per parti.

PRESIDENTE. Indico quindi la votazione della prima parte. E' stata richiesta la votazione nominale con procedimento elettronico. Ricordo che la richiesta deve essere appoggiata da sette consiglieri.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri FADDA, MORITTU, SELIS, PIRISI, MARROCU, DETTORI, BALIA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione con procedimento elettronico della prima parte dell'emendamento numero 134.

(L'onorevole Balia dichiara di votare contro non avendo potuto votare per il cattivo funzionamento del sistema elettronico.)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA -CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 77

votanti 76

astenuti 1

maggioranza 39

favorevoli 44

contrari 32

(Il Consiglio approva)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico della seconda parte dell'emendamento numero 134, comprendente le parole "e i relativi interventi".

(Il consigliere VASSALLO dichiara di aver votato contro non avendo potuto votare per cattivo funzionamento del sistema elettronico.)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 79

votanti 78

astenuti 1

maggioranza 40

favorevoli 44

contrari 34

(Il Consiglio approva)

Metto in votazione la terza parte coincidente con il secondo comma. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

Ricordo che l'emendamento 204 è stato ritirato e che rimane il 515. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, ieri, nel dibattito, credo che sia emerso un dato. Il riferimento è a tutta una serie di comuni litoranei, i quali devono affrontare la manutenzione delle spiagge in situazioni finanziarie abbastanza difficili, complesse; comuni come Buggerru, come Gonnesa, come Santa Anna Arresi. Io credo che questo emendamento avesse lo scopo intanto di valorizzare cose che la Regione autonoma della Sardegna, e in particolare il Consiglio regionale, ha fatto nel passato e che hanno dato anche dei risultati straordinari. Non dimentichiamo che, nell'Azione 3, diverse cooperative sono intervenute, hanno garantito diversi posti di lavoro, seppur temporanei, e io credo che questo emendamento debba essere in qualche misura accolto; e faccio appello anche a tutti i colleghi che hanno seguito insieme a me questa situazione. E per quanto riguarda la posizione che ha assunto ieri l'assessore Masala, di finanziare i comuni sulla base di decisioni assunte nella Giunta, credo che bisogna in qualche misura avere la consapevolezza che quando una cosa funziona bene deve essere riconfermata. Certo, mi rendo conto anch'io che la legge di riferimento, la numero 11, è scaduta, però credo che, visto che stiamo facendo la legge finanziaria, destinare delle risorse per ripristinare questo tipo di interventi, sia quasi un atto dovuto. Voi parlate spesso di occupazione, di creare nuove opportunità, credo che questo sia, anche per le cose che abbiamo vissuto nel passato recente, uno strumento che ha garantito posti di lavoro. Li ha garantiti l'Azione 3, li ha garantiti l'Azione bosco, li ha garantiti l'Azione terre pubbliche, così come sono stati garantiti anche nell'ambito della sanità.

Mi chiedo che cosa costa accettare una impostazione di questo genere? Io credo che questo sia, come dire, un atto dovuto da parte della Giunta nei confronti di decine di lavoratori che senza questa possibilità resteranno a casa disoccupati. Se noi affrontiamo in termini chiari questo aspetto, credo che anche le amministrazioni locali, che nel passato recente hanno utilizzato questi strumenti, potranno essere in qualche misura soddisfatte e contente. E spero anche, visto che il provvedimento è in mano al Presidente della Giunta, che anche il Presidente possa in qualche misura fare la scelta di definire in termini chiari e precisi questo aspetto, e chiedo e auspico una decisione positiva.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Demuru per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Voglio brevemente intervenire per dichiarare il mio voto a favore di questo emendamento e per richiamare l'attenzione di tutti i colleghi, soprattutto dell'opposizione, per capire bene il contenuto di questo emendamento.

Intanto questo è un emendamento che si riferisce ai progetti speciali finalizzati all'occupazione; qualche volta, quando si parla di progetti finalizzati all'occupazione, da parte della maggioranza c'è, come dire, un preventivo atteggiamento di negatività. Io invece invito i colleghi a riflettere un po', perché questi sono degli interventi che in modo chiaro coniugano creazione di occupazione e produttività. Infatti, se è vero che una delle nostre grandi risorse per lo sviluppo della Sardegna, in cui molti credono, è rappresentata dal turismo e dalle nostre coste, è altrettanto vero che offrire delle spiagge decenti sicuramente incrementa il turismo, e questo è l'aspetto produttivo e strategico di questo intervento.

Io non tralascerei inoltre il fatto che anche i cittadini sardi che vogliono godere delle loro coste debbono trovare quelle condizioni di vivibilità e di godibilità di queste coste che possono essere date dalla loro pulizia, e questa pulizia, che sicuramente dove c'è uno sviluppo turistico di alto livello è sempre garantita, probabilmente non lo sarà se noi non rifinanziamo questa Azione che tanti risultati positivi ha dato.

Per cui, chiedendo ai colleghi di appoggiare questo emendamento, riconfermo il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Voglio ribadire il mio voto favorevole a questo emendamento e ricordare che i progetti speciali della legge 11 non hanno solo prodotto pulizia dei giardinetti o delle cunette, cosa pure importante nella nostra regione, ma che questa Azione tre - gli interventi sui litorali - ha rappresentato in molti tratti della costa della Sardegna, in particolare in quei litorali che sono fruibili dai turisti e dai sardi, in particolare nei mesi estivi, l'unico intervento per garantire la pulizia degli arenili, i servizi alle spiagge e la sicurezza per i bagnanti. Con gli interventi precedenti sono stati realizzati investimenti anche rilevanti in strutture di servizio nei litorali, strutture che sono attualmente nella disponibilità degli operatori che hanno eseguito i lavori in questi anni, e non so in quale modo queste strutture, che hanno comportato investimenti per qualche miliardo, possano essere utilizzate se si pone fine a questo intervento.

Voglio ricordare che, in prevalenza, questi interventi hanno riguardato litorali e arenili che non sono alimentati e sostenuti da attività imprenditoriali vicine agli arenili, e quindi è pressoché impossibile pensare che all'intervento pubblico possa sostituirsi l'intervento degli operatori privati, in quanto non esistono, in territori comunque nei quali la programmazione regionale e tutti i discorsi che sono stati fatti in quest'Aula hanno previsto ed orientato gli sforzi e la programmazione regionale verso l'incremento dell'attività turistica.

Voglio richiamare, a questo riguardo, la rassegna stampa del mese di luglio e di agosto dell'estate scorsa, con il grande campanello d'allarme lanciato dai sindaci, dagli utenti, dai cittadini, dai turisti stranieri, per lo stato di indecenza nel quale sono stati abbandonati nella passata stagione questi litorali, e questo lo ricordo a me stesso, lo ricordo ai colleghi, e in particolare a quei colleghi che provengono come me da parti della Sardegna, nelle quali questo problema esiste ed è sentito, e come me hanno partecipato agli incontri con i sindaci di quei territori, promettendo loro la vicinanza della Regione, promettendo un intervento che l'anno successivo sarebbe dovuto essere molto più tempestivo, soprattutto nelle procedure, perché la finanziaria dell'anno scorso è stata approvata con lo stesso ritardo di quest'anno e lo stanziamento poteva essere trasferito alla Provincia, che è competente per l'attuazione degli interventi, e tuttavia le procedure adottate dalla Regione, in particolaredall'ufficio progetti speciali della Presidenza, che gestisce questa misura per trasferirne le competenze poi alle province, sono state avviate a stagione estiva già ultimata.

Io voglio ricordare a tutti i colleghi gli impegni che sono stati presi, e siccome non possiamo, a mio avviso, per etica politica, utilizzare il sistema delle promesse di fronte agli interessati e poi, in quest'Aula, fare il contrario, credo che sia bene che tutti quanti si assumano le proprie responsabilità, e per questa ragione io chiedo anche la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io ho avuto già modo di ricordare ieri che l'Azione Tre "Progetti Speciali" è un pezzo del primo piano per il lavoro, quello del 1988, e ho anche avuto modo di ricordare che anche quel primo piano per il lavoro fu duramente contestato e fortemente sospettato di essere assistenziale, e invece, proprio perché fondato sui bisogni primari di una parte della società sarda, di sui bisogni cioè di occupazione e di lavoro produttivo, di lavoro buono, e per essere anche quel primo piano per il lavoro improntato ad un criterio di obiettività, nel senso che non vi era discrezionalità alcuna per il potere politico centrale regionale, di indirizzare per scelta politica neppure una lira, ma tutto andava ordinato attraverso programmi distribuiti nel territorio e principalmente sostenuti attraverso i comuni, quel primo piano per il lavoro ha dato ottimi risultati, seppure molto in ritardo, perché le alterne vicende della politica regionale hanno come conseguenza che in questa Regione c'è chi fa le leggi per il lavoro e c'è chi, cambiando i governi, disfa le leggi per il lavoro. C'è chi fa e c'è chi disfa ,e siamo di nuovo tornati a questa situazione.

Ora io vorrei capire perché l'azione sanitaria dei progetti speciali è così rilevante, che ogni anno la Regione, continua a finanziarla con decine di miliardi del suo bilancio, e noi abbiamo votato a favore, abbiamo detto che anche l'azione sanitaria va sostenuta, perché altre azioni di quel primo intervento per il lavoro vengano sostenute e altre no.

Badate, questa Azione 3 - Litorali - è in parte una questione di lavoro e in parte una questione di servizi, ed è una questione ambientale, perché non si tratta solo di ripulire le spiagge, cioè di ripulirle dai cocci, dalle plastiche per la breve stagione balneare. Il progetto dovrebbe essere un progetto di vera e propria manutenzione delle spiagge, dei litorali anzi, non solo delle spiagge, perché l'azione si chiama "Litorali", e se i litorali della Sardegna sono un gioiello perché questo gioiello deve essere lasciato abbandonato? Anzi, questa manutenzione dovrebbe essere curata in modo opportuno tutto l'anno, non solo perché quando arriva la stagione balneare i litorali siano puliti e ordinati, ma anche perché tutta una serie di interventi leggeri di manutenzione, che conservano anche l'equilibrio ambientale naturale, dovrebbero svolgersi tutto l'anno creando anche iniziative d'impresa, quindi occupazione, occupazione buona, occupazione produttiva, e creando un servizio, cioè la fruizione sociale delle spiagge e dei litorali della Sardegna.

Vorrei dire ai colleghi della maggioranza che quando si parla di turismo vi sono tanti aspetti, e capiterà di parlarne ancora, ma i sardi del loro mare, dei loro litorali e delle loro spiagge potranno usufruirne poco poco? E le spiagge cosiddette "libere", cioè quelle non recintate, quelle a cui accede la stragrande maggioranza dei sardi, potranno essere tenute appena appena ordinate e pulite? Perché negare questo? Lo diceva poc'anzi il collega Demuru, e ha tanta, tanta ragione in questo. Per cui questa azione non riguarda solo il lavoro, crea anche lavoro e lavoro produttivo, ma è anche un'azione di tutela ambientale, è anche un'azione di servizio sociale per i sardi, perché le spiagge troppo custodite, tanto da essere recintate e sottratte alla fruizione libera sono troppe, e questo è un altro capitolo su cui torneremo quando ancora si potrà parlare di demanio marittimo e di concessioni sul demanio marittimo.

Allora io non comprendo cosa la destra, i singoli consiglieri del centrodestra vedano di particolarmente stravolgente, rispetto all'equilibrio del bilancio, nel sostenere una proposta che non richiede grosse risorse finanziarie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Io condivido le osservazioni che hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto. Non dubitando della sua serietà, assessore Masala, credo che le motivazioni che lei ha portato in quest'aula per non accogliere questo emendamento siano sempre valide per tutte le azioni. Siccome noi chiederemo la registrazione delle dichiarazioni che ha portato per respingere questo emendamento, mi auguro che la motivazione non sia soltanto che l'emendamento è stato presentato dalle opposizioni. Siccome andremo ad esaminare ancora la finanziaria, mi auguro che la sua coerenza, di cui io non dubito, sia valida per tutte le azioni che noi andremo ad esaminare dentro questa finanziaria, che le motivazioni siano identiche. La ringrazio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, voglio fare due considerazioni telegrafiche per dire sì all'emendamento 515. La prima: l'Azione 3 - Litorali- così come i colleghi hanno ricordato, ha portato tanti benefici non solo sul piano dell'occupazione ma anche dei vantaggi concreti e reali per gli imprenditori turistici. Quindi una Giunta, una maggioranza che non fa altro che sbandierare il sostegno alle imprese, di fatto interviene sul piano pratico e concreto eliminando delle risorse che darebbero certamente dei risultati positivi così come è avvenuto in passato. Non voglio dilungarmi perché i colleghi hanno già parlato su questo.

Però la lotta alla poseidonia tante volte ha richiesto degli impegni grossi anche sotto il profilo economico, e c'è stata la perorazione, affinché questa azione venisse rifinanziata, anche da parte degli imprenditori turistici della costa, che non sono soltanto chiaramente quelli dell'Iglesiente, ma sono quelli di Orosei, sono quelli di Siniscola, sono quelli di Posada, eccetera, eccetera, e anche sull'altro versante, di Bosa e così via. Parlo solo della provincia di Nuoro, i colleghi hanno parlato delle altre realtà, compresa anche tutta l'Ogliastra.

La scelta che ha fatto l'assessore Masala, il quale ci ha detto: "Ci sono circa 10 miliardi da erogare attraverso la legge 25", è un errore clamoroso, perché quelle risorse vengono spalmate su tutta la Sardegna e non sono quindi più degli interventi mirati a sostegno dell'Azione 3 - Litorali.

Quindi io credo che sia un errore, e bene ha fatto il collega Pinna poc'anzi a chiedere la votazione nominale con procedimento elettronico, in modo tale che i sardi, i disoccupati e anche gli imprenditori turistici sappiano chi è che voleva sostenere questa azione e chi invece si appresta ad affossarla. Credo che invece un atto di resipiscenza da parte della Giunta, se il presidente Pili desse questo tipo di indicazione, sarebbe certamente proficua e dignitosa per la Giunta stessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Voglio anch'io dichiarare il mio voto favorevole e chiedere nuovamente alla Giunta regionale un'ulteriore riflessione su questo emendamento. Dovremmo discutere fra un po' di un emendamento della Giunta regionale che rimodula i finanziamenti...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Scusate, c'è un collega che sta parlando e vorrebbe non essere disturbato.

MARROCU (D.S.). Dicevo, intervengo non solo per dare il mio parere favorevole all'emendamento 515, ma per chiedere alla Giunta regionale un'ulteriore riflessione. Dovremo votare fra un po' una rimodulazione delle risorse prevista per quanto riguarda il finanziamento alle azioni 7 A1 e 7 A4. La prosecuzione delle azioni 7 A1 e 7 A4 è prevista dai commi 14, 15 e 16 dell'articolo 4 della legge numero 6 del 2001, e c'è un emendamento della Giunta per rifinanziare e rimodulare il finanziamento.

Il comma 17 - qui si citano il 14, il 15 e il 16 - riguardava proprio i litorali, quindi la stessa Giunta propone di rifinanziare i commi 14, 15 e 16 , ma non fa riferimento invece al comma 17 sempre dell'articolo 4. Qual è il motivo per cui gli interventi previsti nei commi 14, 15, 16 della legge numero 6 vengono riproposti e prorogati e non si proroga il comma 17? Effettivamente non ci sono motivi. Non me ne vogliano i colleghi che seguono la sanità, ma nelle azioni 7 A1 e 7 A4 ci sono anche progetti e programmi che personalmente non avrei prorogato. Io ricordo uno dei progetti che aveva come finalità lo studio dei disagi giovanili, mi chiedo: dopo dieci anni questo studio è finito o non è finito? I disagi dei giovani li conosciamo oppure no?

Qui i disagi si vogliono eliminare, perché comunque si vuole consentire a dei giovani di proseguire a lavorare, lì si continua a incentivare studi sul disagio giovanile, qui si propone un'azione che elimina il disagio perché consente ai giovani di lavorare e allo stesso tempo di mantenere pulite le spiagge di quei territori che non hanno altre risorse da utilizzare per quella finalità, per curare le nostre spiagge, perché uno dei grandi beni, anzi, forse quello più importante che la Sardegna ha, è costituito dal suo mare, dai suoi litorali, perché corrispondano sempre all'immagine della nostra isola che noi vogliamo esportare.

Quindi direi che sarebbe auspicabile almeno una riflessione, per legare questo emendamento non all'articolo 4, ma alla parte che riguarda la rimodulazione dei commi 14, 15 e 16, e valutare l'ipotesi che questo emendamento possa essere accolto, magari valutando se le risorse sono eccessive oppure no, e valutando l'ipotesi di una compartecipazione dei comuni, come era previsto a suo tempo per l'articolo 18 bis della legge 37, chiedendo anche ai comuni di integrare le risorse messe a disposizione. Sinceramente non riterrei opportuno che si andasse adesso ad un voto contrario da parte della Giunta e della maggioranza su un'azione che mi pare meritoria di essere approvata e confermata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io voterò a favore di questo emendamento perché l'azione terre pubbliche, l'azione bosco, insomma i programmi degli articoli 92 e 93 sono programmi molto importanti che, senza il sostegno dell'amministrazione regionale, non possono essere effettuati. Io porto ad esempio un caso che conosco molto bene che riguarda il Monte Arci. In quel territorio sono stati realizzati, negli ultimi anni, a seguito di questi programmi, interventi sull'azione terre pubbliche e sull'azione bosco, con questi interventi realizzati dalle diverse comunità montane e dai comuni di quel territorio si è praticamente fatto un intervento organico di cura colturale di tutto il bosco del Monte Arci.

Questo intervento serve a tutelare questo grande patrimonio, soprattutto a difenderlo dagli incendi, perché ora non è più possibile appiccare incendi in questo territorio, perché il bosco ha caratteristiche tali che gli incendi in quel territorio non possono più avere un'azione devastante, come hanno avuto in altri periodi precedenti.

Quindi io credo che queste azioni siano da sostenere, tra l'altro si parla anche di risorse abbastanza limitate, in questo caso sono appena sette miliardi, che creano occupazione ed è un'occupazione utile per tutelare il nostro territorio, perché se non si fanno queste azioni non c'è nessun comune che ha le risorse per farlo, non c'è nessun privato che ha interesse per farlo. Quindi se non interviene la Regione queste azioni non possono essere svolte e sono azioni altamente positive, perché servono e sono indispensabili per tutelare un patrimonio ambientale e del nostro territorio, che altrimenti non può essere tutelato.

Io credo che, rispetto ad azioni di questo genere, anche la maggioranza debba dare il suo assenso perché altrimenti, ripeto, un patrimonio importantissimo del nostro territorio non può essere tutelato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MASIA (F.S.D.). Io sono favorevole all'emendamento proposto dal collega Calledda. Questo emendamento evidenzia in particolare un aspetto che non ci deve sfuggire, ed è lo stato di abbandono in cui si trovano i nostri litorali che pure vantiamo come la più importante risorsa quando ci proponiamo di essere anche un'isola che vuole offrire turismo, e perché no?, opportunità di vacanze al centro del Mediterraneo.

Credo che molte risorse potrebbero e dovrebbero essere spese per questo aspetto. Quindi a me pare che un rifiuto di questo emendamento, tout court, senza pensarci minimamente, sia un grosso sbaglio da parte di questa maggioranza e dell'Assessore. Mentre si sviluppa il dibattito di questa finanziaria e quindi entriamo nel merito dei diversi emendamenti che sono stati presentati, in particolare dall'opposizione, emerge un aspetto che credo non guasti sottolineare, ed è che mentre i colleghi della maggioranza sono convinti, per la loro collocazione politica, che i propri emendamenti possono avere migliore fortuna, spesso i loro emendamenti sono caratterizzati dal fatto, che è evidente, che sono un modo di fare un po' clientela e quindi di dare risposte all'elettorato di ciascun consigliere, in quanto questo è il modo di restituire un po' delle attenzioni che hanno ricevuto al momento della propria elezione; al contrario, per ciò che riguarda gli emendamenti dell'opposizione, credo che vada sottolineato un'altro aspetto, ed è che partendo logicamente da una situazione di difficoltà, hanno una caratteristica, che è importante, che è quella di sottolineare quelli che sono i bisogni, le deficienze che ci sono in questo nostro territorio, in questa nostra Regione, per cui, per poter accedere almeno un poco alla sensibilità di parte di questa maggioranza, hanno una grande valenza di proposta e sicuramente potrebbero avere miglior fortuna se ci fosse un po' di attenzione da parte della maggioranza e se si lasciasse da parte la tendenza a difendere la propria posizione e quindi i privilegi che si ritiene di dover avere per il fatto di essere in maggioranza. Questo è un dato di fatto che credo che vada sottolineato perché questo tipo di disattenzione probabilmente sta creando dei grossi danni.

L'emendamento del collega Calledda, non si differenzia da molti altri, anche io ne ho supportato alcuni, così come hanno fatto anche altri colleghi dell'opposizione, e molti sono stati ritirati sapendo che non avrebbero avuto fortuna. Come dicevo, sono degli emendamenti caratterizzati dall'oggettività, e non sono quasi mai, per non dire mai, riconducibili ad interessi di campanile. Naturalmente io non faccio l'elenco, ma è davanti a tutti, e questo lo sottolineo, perché è probabile che attraverso gli emendamenti dell'opposizione, che mi pare non abbiano fortuna, si potrebbe avere forse l'opportunità di elencare quelli che sono davvero i bisogni del territorio della nostra Regione.

Questo nostro emendamento in particolare ha una caratteristica, e cioè che oltre che recuperare e valorizzare il litorale, avrebbe un ritorno dal punto di vista occupazionale, non soltanto per l'occupazione che si può creare investendo delle risorse per dare lavoro a chi va a recuperare la situazione nei nostri litorali, avrebbe delle ricadute che non sono indifferenti se si pensa che la situazione di degrado dei nostri litorali può spingere i turisti a decidere di non ritornare nella nostra isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Voglio chiedere all'assessore Masala se non sia il caso di valutare positivamente questo emendamento sottoscritto da Calledda, Fadda e Dore perché risponde ad esigenze reali per quanto riguarda non solo il mantenimento dell'occupazione, ma soprattutto l'attività che questi lavoratori svolgono. Se ci fosse l'attenzione dell'Assessore, io penso che si potrebbe sospendere momentaneamente l'emendamento per farlo rientrare in una valutazione più puntuale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non ho niente in contrario alla sospensione del voto su questo emendamento numero 515 per un ulteriore approfondimento.

Credo che l'istruttoria sia stata compiuta, ma non si sa mai, può darsi che vada approfondito. Lo sospendiamo e poi vediamo.

PRESIDENTE. L'emendamento 515 è sospeso.

Adozione di procedura abbreviata

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chiedo l'adozione della procedura abbreviata, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento, per l'esame del disegno di legge 309 di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio per il mese di aprile.

PRESIDENTE. Metto in votazione la proposta dell'Assessore.

Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi è contrario?

(E` approvato)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A)

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 5. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, chiedo, se i colleghi sono d'accordo, che si dia lettura dell'ordine del giorno che è stato presentato da numerosi Capigruppo e che aiuta lo svolgimento dei nostri lavori. E' un documento al quale abbiamo lavorato ieri e stamattina, quindi si potrebbe sospendere l'esame dell'articolo 5 e discutere l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Va bene, onorevole Spissu, ne diamo lettura.

Si dia lettura dell'ordine del giorno numero 6.

CAPPAI, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - CORONA - MURGIA - ONIDA - VARGIU - FADDA - DORE - CAPPAI - BALIA - FLORIS sui provvedimenti legislativi in materia urbanistica.

IL CONSIGLIO REGIONALE

RAVVISATA l'opportunità di definire in tempi rapidi e prestabiliti e previo confronto democratico fra le diverse proposte legislative, la complessa materia urbanistica regionale;

CONSIDERATO l'impegno assunto dalle forze politiche in Consiglio regionale di estrapolare ogni iniziativa legislativa e ritirare i relativi emendamenti in materia urbanistica dal contesto della manovra finanziaria 2002;

DATO ATTO dell'intervenuta convergenza di consentire entro il 30.04.2002 l'esame dei provvedimenti in oggetto da parte delle Commissioni competenti e di rimettere all'Aula per l'esame e l'approvazione degli stessi entro i medesimi termini,

impegna la Giunta regionale e le Commissioni competenti

a porre in essere ogni conseguente iniziativa ed attività per il puntuale rispetto dei tempi e degli obiettivi concordati. (6)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Presidente e colleghi, quest'ordine del giorno secondo me contiene dei punti di valore che noi condividiamo, e principalmente il primo e il secondo.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi scusi, non la voglio interrompere, voglio solo darle un'idea di come dobbiamo procedere. Abbiamo letto l'ordine del giorno. Adesso dovremmo sospendere i lavori perché mi risulta che...

COGODI (R.C.). E questo ordine del giorno quando si può valutare?

PRESIDENTE. Stasera, alla ripresa dei lavori. E non è prevista discussione.

COGODI (R.C.). Allora chiedo la parola sul Regolamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Chiedo la parola fin d'ora sul Regolamento; sul fatto poi che sull'ordine del giorno non debba esserci discussione alcuna, almeno per sapere chi lo condivide e chi non lo condivide….

PRESIDENTE. E` il Regolamento, onorevole Cogodi. Lei può intervenire solo per dichiarazione di voto, quando lo metteremo in votazione.

COGODI (R.C.). Io interverrò per dichiarazione di voto quando verrà messo in votazione. Ora intervengo invece sul Regolamento per rappresentare all'attenzione del Presidente del Consiglio innanzitutto, perché valuti la segnalazione che io avanzo, che il terzo comma di quest'ordine del giorno a nostro avviso contiene una indicazione che confligge col Regolamento vigente. Perché il terzo comma di quest'ordine del giorno contiene un termine tassativo entro cui dovrebbe finire l'esame della finanziaria e del bilancio, e questo è rimesso al Consiglio perché la discussione è in atto.

Quindi, se il Consiglio potesse stabilire un termine tassativo per la conclusione dell'esame della finanziaria e del bilancio, si dovrebbe fare anche una distribuzione dei minuti e degli attimi che sono compresi da qui alla fine di marzo, perché se no, arrivati all'ultimo giorno, all'ultima ora, si dovrebbe fare un'approvazione in blocco, senza discussione.

(Interruzioni)

No scusate, la manovra finanziaria si deve approvare entro il corrente mese, e siamo nel mese di marzo, mentre è indicato un altro termine per l'esame in Aula dei provvedimenti in materia urbanistica, paesistica e provvedimenti connessi, che sono disegni di legge della Giunta e proposte di legge del Consiglio, che entro aprile dovrebbero pervenire in Aula a prescindere che le commissioni li abbiano esitati, e quindi a prescindere anche dai termini per la presentazione delle relazioni di maggioranza e di minoranza che possono essere richiesti in base al Regolamento. Siccome nel Regolamento del Consiglio prima esisteva l'istituto della fissazione del termine alle commissioni, e nel nuovo Regolamento questo istituto non c'è più, ed è sostituito dall'inserimento nella programmazione bimestrale, ritengo che se si vuole rispettare l'attuale Regolamento, e non possiamo che rispettarlo, l'unica cosa che è ipotizzabile è che un argomento possa essere inserito, con voto del Consiglio, nella programmazione bimestrale dei lavori ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento. Nessun altro termine, neppure dal Consiglio, neppure dalla stragrande maggioranza, neppure dalla quasi totalità, può essere assegnato per l'esame dei provvedimenti legislativi. Pongo questa questione, che è puramente regolamentare, perché da qui a questo pomeriggio sull'ordine del giorno vi sia un'istruttoria tecnica, e poi nel merito esprimeremo la nostra opinione quando verrà messo in votazione.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi. Esamineremo la questione che lei ha posto con molta attenzione, però adesso mi è stato chiesto da alcuni Capigruppo, suppongo a nome di tutti, di interrompere i lavori perché c'è un incontro con delle organizzazioni sindacali di categoria.

La seduta è sospesa. I lavori riprenderanno alle ore 15 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 35, viene ripresa alle ore 15 e 45. )

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

PRESIDENTE. Poiché numerosi consiglieri sono assenti, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 15 e 46, viene ripresa alle ore15 e 54.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari - P.S.). Signor Presidente, può darsi che io abbia compreso male, ma mi pare che alla chiusura dei lavori stamattina, il Presidente Serrenti abbia dato disposizione di leggere l'ordine del giorno e abbia detto che avremmo ripreso i nostri lavori con le eventuali dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno stesso. Però può darsi che io abbia compreso male stamattina. Aveva chiesto la parola il collega Cogodi, che non vedo in Aula in questo momento, però noi ci eravamo lasciati con l'intento che alla ripresa ci sarebbero state le dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, c'è anche la richiesta di votare l'ordine del giorno adesso, dopo la discussione.

FADDA (Popolari - P.S.). Non voglio contestare le decisioni che prende la Presidenza. Se c'è una modifica dell'ordine del giorno, possiamo procedere anche in modo diverso, però mi pare che il Presidente Serrenti alla chiusura abbia detto all'onorevole Cogodi "Noi riprenderemo alle ore 15 con le dichiarazioni di voto sull'ordine del giorno", quindi Presidente, decida lei.

PRESIDENTE. Io ho capito che è stata chiesta la lettura dell'ordine del giorno, dopodiché si dovrebbe votare l'articolo e poi l'ordine del giorno.

FADDA (Popolari - P.S.). Mi dispiace che il Presidente Serrenti non abbia informato il Presidente Biggio su quanto avevamo concordato. Il Presidente Serrenti, rispondendo all'onorevole Cogodi, che aveva chiesto di parlare, ha detto: "Adesso diamo soltanto lettura dell'ordine del giorno, la dichiarazione di voto avverrà subito dopo la ripresa dei lavori." Questo è quanto ha detto il Presidente Serrenti. Se il Presidente Biggio ritiene di cambiare, io sono anche d'accordo col Presidente Biggio.

PRESIDENTE. Probabilmente io non avevo capito bene. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I. - Sardegna). Per confermare quello che testé ha dichiarato il collega Fadda; siamo rimasti d'intesa su questo, è solo per correttezza.

PRESIDENTE. Onorevole Scano, la questione è chiarita, vuole parlare di questo argomento?

SCANO (D.S.). Sì, tre secondi.

PRESIDENTE. Ma è chiarito, onorevole Scano.

SCANO (D.S.). No, non è chiarito. Solo per dire che sarebbe gradito che coloro che hanno la responsabilità di condurre l'Aula, non sto parlando del Presidente Biggio, evitino le dispute su questioni che dovrebbero risolvere prima che l'Aula si riunisca.

PRESIDENTE. Onorevole Scano, non si tratta di una disputa, si è trattato di un malinteso. Credo che questo possa avvenire e talvolta non si possa evitare. Io me ne assumo tutte le responsabilità, chiedo scusa all'Aula, ma le assicuro che si è trattato di un malinteso.

Per esprimere il parere della Commissione sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare il consigliere Balletto.

BALLETTO (F.I. - Sardegna), relatore di maggioranza. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Prima di esprimere il parere sul merito dell'ordine del giorno, richiamo l'attenzione dell'onorevole Presidente del Consiglio e del Consiglio medesimo sul fatto che in chiusura della precedente riunione noi abbiamo posto una questione regolamentare, che il Presidente del Consiglio si è riservato di esaminare, pensiamo che l'abbia esaminata, e vorremmo ne venisse data relazione all'Aula. Se vuole la riassumo.

PRESIDENTE. No, ho capito di che cosa sta parlando. Io non ho avuto nessuna interpretazione da parte del Presidente, le posso dare la mia interpretazione. I firmatari dell'ordine del giorno hanno assunto un impegno, le norme regolamentari avranno poi la loro influenza in itinere, non so come e quando, ma c'è un impegno dei firmatari di quest'ordine del giorno. Tra l'altro, a mio avviso, se il provvedimento viene presentato subito, credo che possa essere esitato abbastanza tranquillamente nei termini previsti.

COGODI (R.C.). Presidente, chiedo scusa, tanto è solo questione di un minuto; qui vertiamo in materia regolamentare. Il Regolamento è questo e l'interpretazione del Regolamento appartiene al Presidente. Il Presidente che ha assunto l'impegno di approfondire la questione secondo me fa male a non essere presente, avendo egli assunto l'impegno, in questa fase di ripresa dei lavori.

Mi rendo conto che Ella, presiedendo in questo momento, non ha presente interamente la questione che è stata sottoposta al Presidente Serrenti. L'ordine del giorno, finché è una convergenza politica fra consiglieri regionali, presidenti dei Gruppi regionali o anche i Gruppi stessi, ha un valore politico di impegno reciproco e stabilisce un'obbligazione politica fra i Gruppi consiliari. Ma nel momento in cui l'ordine del giorno è sottoposto al voto del Consiglio, allora non è più dei singoli presentatori, diventa un atto del Consiglio.

Il quesito che è stato posto è il seguente: il Consiglio regionale, alla luce dell'attuale Regolamento, non può porre un termine al lavoro delle Commissioni, l'unica prescrizione che può dare il Consiglio è quella dell'articolo 100 del Regolamento, cioè inserire un argomento che non fosse stato istruito dalle Commissioni nella programmazione bimestrale dei lavori. Per cui, essendo contenuto in questa proposta di ordine del giorno, un termine alle Commissioni, superato il quale l'argomento, ancorché non istruito, verrebbe in Aula, questo confligge col Regolamento. Questo è il quesito che è stato posto, su cui deve essere dato un chiarimento preliminare.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Il Regolamento non e' perentorio!

COGODI (R.C.). Non è perentorio, non è neppure parente, non è neppure parentale, che c'entra?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, nel Regolamento non c'è più la norma a cui lei si riferisce. Con l'ordine del giorno si assume un impegno politico, nel momento in cui si presenteranno le fattispecie che lei sta rappresentando si terrà conto di quanto prescrive il Regolamento.

Metto in votazione l'ordine del giorno.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Presidente, a favore o contro? Perché se è a favore non glielo permettiamo!

COGODI (R.C.). Cosa vuol dire non glielo permettiamo? Prima vinci le elezioni e poi dai ordini e fai ordinanze!

Noi esprimiamo il nostro assenso sulla formulazione di questo ordine del giorno per quanto attiene i primi due periodi. Esprimiamo invece un dissenso sul terzo periodo, per una ragione che è regolamentare, che abbiamo sollevato, e per una ragione che è di merito, sostanziale.

Quanto alla ragione regolamentare, la vogliamo ribadire ancora una volta, perché le questioni regolamentari non sono questioni di forma minori, secondarie; le norme regolamentari in un'assemblea parlamentare sono fondamentali, inderogabili, a garanzia di tutti, delle maggioranze, delle minoranze e dei singoli, però prendiamo atto della risposta saggia, in qualche modo salomonica, non piratesca della Presidenza; avremmo potuto in una diversa inclinazione di umore, definirla anche pilatesca, invece no, la definiamo salomonica. Il Presidente attuale del Consiglio ha preso il bambino, l'ha diviso in due, o meglio, non l'ha ancora diviso, ha detto alla mamma: "Se non rinunci io divido in due il bambino!", la mamma rinuncia, lascia il bambino intero. Lo lascia intero perché giustamente, o meglio, opportunamente, il Presidente ha detto: "Questa questione regolamentare si vedrà nel momento in cui le questioni regolamentari verranno in evidenza", cioè il 30 aprile, e quindi giustamente il 30 aprile si potrà leggere l'articolo 100 del Regolamento e dedurre, per chi allora lo vorrà dedurre, che il Consiglio non ha fissato un termine per la Commissione, ma ha solo assunto un impegno politico, per fare una cosa che chi vorrà la farà. Fine della trasmissione per quanto attiene all'aspetto regolamentare!

Noi siamo però contrari al terzo periodo di quest'ordine del giorno per una questione di sostanza, perché abbiamo condotto e conduciamo e condurremo una battaglia politica frontale. Frontale mica vuol dire che ci prenderemo a cornate! Frontale vuol dire che uno di fronte all'altro, a viso aperto, sosterremo le nostre posizioni legittimamente, rispettosamente, in contraddittorio con chi sostiene altre posizioni ugualmente legittime, riteniamo, e auspichiamo anche ugualmente rispettose. In materia di territorio e di ambiente e di regolazione dell'edilizia e del paesaggio in Sardegna esiste una battaglia politica e culturale aperta ormai da decenni, per cui ci sono voluti anni e anni per addivenire a leggi organiche della Regione che sono anche punti di equilibrio, equilibrio di allora ed equilibrio successivo, con diversi assestamenti ed aggiustamenti normativi che via via si sono determinati.

Ora questa maggioranza politica, esplicitamente, mica clandestinamente, fin dalle sue dichiarazioni programmatiche ha annunciato di voler travolgere la normativa urbanistica, la normativa edilizia, la regolamentazione paesistica che esiste in questa Regione, proponendo soluzioni quali la variante automatica, nel senso che il privato può stipulare un accordo con l'amministrazione che modifica automaticamente gli strumenti di pianificazione urbanistica e paesistica. Questa cosa è stata riproposta anche in un emendamento alla finanziaria, noi siamo stati contrari e siamo contrari. Il fatto che vogliate rinviare di un mese, da marzo ad aprile, l'esecuzione del condannato a morte e che vogliate ancora qualche settimana per attrezzare la camera a gas non ci convince, non cambia nulla! Le leggi devono essere istruite interamente in Commissione in base agli equilibri politici e quando le Commissioni finiscono la loro istruttoria inizia il confronto in Aula e lì può nascere una diversa formulazione delle normative generali della Regione. Non ci sono scorciatoie, non ci sono convergenze e convenienze altre che possono travolgere né le leggi né i convincimenti che liberamente su materia così delicata noi abbiamo espresso.

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, metto in votazione l'ordine del giorno.

(E' approvato)

(Interruzioni)

No, non l'ha chiesto, onorevole Cogodi, io non l'ho sentito. E' la terza votazione che facciamo, onorevole Cogodi, abbia pazienza!

(Interruzioni)

Allora, ravvisato, tenuto conto, visto e dato atto, valutiamo che questo voto vale per il primo comma dell'ordine del giorno.

Metto in votazione il secondo comma. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il terzo comma. Chi l'approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova) Chi non l'approva alzi la mano.

Metto in votazione la parte finale. Chi l'approva alzi la mano.

(E` approvato)

Con i voti contrari dei colleghi consiglieri di Rifondazione Comunista e dell'onorevole Capelli.

Passiamo all'articolo 5. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Art. 5

Modifiche ed integrazioni alla legge regionale n. 11 del 1983

1. Nella legge regionale n. 11 del 1983 e successive modifiche ed integrazioni sono introdotte le seguenti modifiche:

a) nell'articolo 1, comma 2, è abrogata la lettera a);

b) nell'articolo 22, come modificato dall'articolo 10 della legge regionale 9 giugno 1999, n. 23, è aggiunto alla fine il seguente comma :

"5. A seguito delle modifiche organizzative introdotte con Decreto del Presidente Regione, a' termini dell'articolo 13, comma 2, della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, l'Assessore della programmazione, bilancio e assetto del territorio provvede con proprio decreto alla ripartizione delle risorse, nel rispetto dello stanziamento autorizzato dalla legge di bilancio per ciascuna unità previsionale di base, tra i centri di responsabilità competenti alla gestione delle stesse.";

c) nell'articolo 12 bis, introdotto dall'articolo 6 della legge regionale n. 23 del 1999, dopo il comma 2, è inserito il seguente:

"2 bis. I centri di responsabilità amministrativa di cui al comma 2 adottano gli atti di gestione, fatte salve le spese obbligatorie e vincolate, nel rispetto delle procedure previste dall'articolo 9 della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31.";

d) nell'ultimo comma dell'articolo 38, introdotto dalla lettera b) del comma 20 dell'articolo 1 della legge regionale n. 6 del 2001, alla fine del primo periodo dopo le parole "da istituire" è inserita la seguente espressione: "; qualora nella legge regionale siano indicate le variazioni dei capitoli, si prescinde dal decreto.".

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati degli emendamenti. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia

Art. 5

La lettera a) del comma 1 dell'art. 5 è soppressa. (207)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia

Art. 5

Dopo la lettera d) dell'art. 5 sono introdotte le seguenti:

e) dopo il secondo comma dell'art. 40 è inserito il seguente comma: "Non è consentita l'assunzione di impegni al di fuori di qaunto è previsto nel precedente comma. In ogni caso la registrazione dell'impegno avviene sotto la responsabilità di chi ha emesso il relativo provvedimento."

f) Dopo l'ultimo comma dell'art. 62 è aggiunto il seguente comma: "Le somme stanziate e non impegnate alla chiusura dell'esercizio costituiscono economie di stanziamento. Non sono consentite deroghe a tale disposizione ad eccezione di quelle contenute nel presente articolo". (206)

Emendamento aggiuntivo Vargiu - Cassano - Pisano - Fantola

Art. 5

All'art. 5, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:

"1 bis. Il conto del patrimonio di cui all'articolo 65 della Legge Regionale n. 11 del 5 maggio 1983 e successive modificazioni, è redatto secondo i principi di cui agli articoli 2423 e seguenti del C.C.. La struttura di conto di cui all'articolo 2424 del C.C. può essere modificata secondo il principio della chiarezza, per adeguarla alle pecularietà del patrimonio della Regione Autonoma della Sardegna. In calce al conto del patrimonio sono indicati i residui attivi e passivi che non costituiscono, rispettivamente, crediti e debiti. Il conto del patrimonio è accompagnato dal conto economico redatto, fatti salvi gli adattamenti richiesti dal principio di chiarezza, secono dettato dell'articolo 2425 del Codice Civile.

L'Assessorato alla Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio attua, entro un anno dall'approvazione della presente legge, una contabilità regionale integrata, preventiva e consuntiva, ove siano presenti le dimensioni finanziaria, patrimoniale ed economica. A far data dall'esercizio 2003, è comunque fatto divieto di approvare la legge di bilancio, di cui all'art. 12 della Legge Regionale n. 11 del 5 maggio 1983 e successive modificazioni, qualora non siano stati previamente approvati i documenti consuntivi di cui agli articoli 63, 64 e 65 della predetta legge regionale.

Per l'attuazione di quanto sopra, il Presidente della Giunta Regionale, sentito l'Assessore della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio, nomina un gruppo di lavoro composto da dirigenti dell'Amministrazione Regionale e da uno o più soggetti esterni qualificati in grado di fornire la necessaria assistenza tecnica, nonché il coordinatore. Al gruppo sono attribuite adeguate risorse e tempi certi per l'espletamento dell'incarico (U.P.B. 03.016, cap. 03034). (120)

Emendamento aggiuntivo Sanna Giacomo - Manca

Dopo l'articolo 5 è aggiunto il seguente:

Art. 5 bis

Trasferimento al demanio regionale

1. Tutte le opere per le quali, in attuazione della delibera CIPE 8 aprile 1987, n. 157, sia stato disposto il trasferimento alla Regione, agli enti locali e loro consorzi, rientrano nel demanio regionale, con esclusione di quelle rientranti nel demanio marittimo.

2. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, l'Assessorato dell'Industria procede alla determinazione dello stato di consistenza di tali opere. (77)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 207.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Vorrei un attimo di attenzione da parte dei colleghi, perché con l'emendamento numero 207 noi proponiamo la soppressione della lettera A del comma 1 dell'articolo 5.

Ritengo che questo sia un argomento molto delicato che attiene ad una prassi consolidata ancorché non attuata del tutto, che riguarda i contenuti, la funzione e il metodo di programmazione economica della Regione legato al documento di programmazione economica e finanziaria. Con questa lettera la maggioranza intende cancellare dalla legge la prima definizionedel contenuto del Dpef, contenuta in legge, che recita in questo modo: "Il Dpef contiene un'analisi degli aspetti strutturali e degli andamenti economici del sistema regionale con una motivata valutazione degli scostamenti rispetto agli obiettivi prefigurati nei precedenti Dpef.".

Colleghi, è del tutto chiaro che l'eliminazione di questo elemento ci riporta indietro di molti anni, e priva il Dpef della sua funzione predominante, che è quella di monitorare e rilanciare sull'orizzonte politico, economico e di sviluppo della Sardegna quelli che sono i parametri e i dati che possono giustificare una strategia e negarne un'altra. Questo è un elemento incomprensibile. Si potrebbe dire che fa meraviglia che l'assessore Masala voglia passare alla storia della Regione come colui che depotenzia al cuore il sistema che noi abbiamo legiferato e portato avanti in questi anni, che è la programmazione economica e finanziaria.

Ho avuto modo di dire in altri interventi, lo ripeto qua, che sbagliamo se pensiamo che il documento di programmazione economica e finanziaria sia uno strumento solo interno e solo funzionale alle nostre procedure. In tutto il mondo, in Italia, il documento di programmazione economica e finanziaria è uno strumento di propulsione del sistema economico che vale forse di più per l'esterno degli ambiti istituzionali, per dire qual è lo scenario economico che si vuole conseguire, dati gli elementi strutturali ed anche analitici che si portano all'interno di questo documento, per giustificare questo scenario. Da un lato si cancellano le verifiche, che senso ha fare il prossimo Dpef se non si riesce a fare il punto su quello che è avvenuto nel frattempo, su quello che è mutato; grazie a Dio, viviamo tempi nei quali le congiunture internazionali intervengono sugli scenari economici in tempi rapidissimi mutando da un mese all'altro le proiezioni, le attese dell'economia, la stessa tenuta dei sistemi monetari per quanto siano rinforzati attraverso queste grandi convergenze europee e continentali. Io mi domando che senso ha e dove si vuole andare. Perché, badate, non si tratta di dare un significato a quello che resta di questo articolo, significa - come abbiamo detto noi - tornare su questo argomento per migliorarne la funzione, per renderlo più vincolante per il nostro lavoro e perché sia un elemento di visibilità della strategia regionale rispetto a quegli interlocutori. Io mi domando come potete pretendere di portare avanti il project financing quando non siete in grado e negate la possibilità di offrire al sistema dell'impresa privata scenari che possano rendere attendibile una loro partecipazione ad intraprese, a progetti, a meccanismi di sviluppo della Sardegna. Il nostro emendamento ha questo senso, farvi riflettere sul fatto che probabilmente una revisione complessiva di quella normativa è necessaria, ma che nel frattempo non la dobbiamo amputare di un elemento fondamentale che è una palestra di confronto anche fra le concezioni macro-economiche che in quest'Aula si possono confrontare sugli scenari possibili. Credo che questo sia il cuore della nostra funzione parlamentare ed in parte anche un elemento di propulsione e di significato della nostra autonomia.

Io richiamo i colleghi ad una riflessione su questo e sono piuttosto amareggiato del fatto che con molta superficialità e con molto silenzio, con neanche due righe della finanziaria, si cancelli questo elemento.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 206 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento 206 è invece un emendamento di carattere aggiuntivo che va nella direzione di una risposta, se così si può dire, al grave problema del monte residui che ogni anno registriamo.

Quest'anno abbiamo forse stabilito un record, ma il trend è pressoché costante, cambiano le cifre ma la fenomenologia si ripete.

Vorrei che l'Assessore la considerasse una provocazione, ma è una provocazione anche strutturale, che in qualche modo vuol dire che tutto quello che non si riesce a spendere e che diventa residuo di stanziamento alla fine dell'esercizio debba in qualche modo concorrere al ripiano del disavanzo; vale a dire che non viene data più, con questo articolato, la possibilità di intervenire sui residui di stanziamento con successive programmazioni, decorso l'anno finanziario al quale era attribuito.

Mi rendo conto che, nella condizione disastrata nella quale si trova complessivamente l'amministrazione regionale, per quanto riguarda l'efficienza, e ahimè votata anche ad un graduale peggioramento, questo tipo di emendamento appare un'enormità; dal nostro punto di vista è un elemento di coerenza con quello che abbiamo detto, l'esigenza sottolineata da più parti, con diversi strumenti, di intervenire su quelli che sono gli elementi di contrasto ad un indebitamento senza controllo e, quindi, di porre in condizioni l'amministrazione di avere dei riferimenti legislativi che la conducano verso una prospettiva di maggiore efficienza e di tempestività, perché è chiaro che la portata di questo emendamento incide sul fatto che noi normalmente stiamo andando a rendere esecutive le finanziarie e le leggi di bilancio, diciamo, quasi a ridosso di metà anno finanziario e quindi di fatto abbiamo perso questo tempo. E` anche vero che, contestualizzando questa norma in un ambito ordinario di gestione del bilancio, avrebbe un significato diverso e darebbe modo all'amministrazione di misurarsi con efficienza e non solo prendere atto delle lungaggini e dei freni che essa ha, tuttavia la nostra rimane una provocazione per richiamare alla nostra attenzione il fatto che su questo fronte nulla si è fatto. Registriamo anche per l'anno scorso, al 30 gennaio ultimo, sei mila miliardi di residui passivi, è un fatto che non viene considerato, viene attribuita a noi la colpa di un ostruzionismo che impedisce il dipanarsi della strategia contenuta nella legge finanziaria e non si dice ai cittadini che dei 15 mila miliardi dell'anno scorso l'amministrazione non ne ha speso sei mila, quindi circa la metà. Rileviamo questo contrasto e queste incoerenze, questo emendamento ha un significato da un lato propositivo e dall'altro di provocazione, penso che l'Assessore abbia capito il significato di quello che abbiamo proposto.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 120 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). L'emendamento 120 sottolinea lo spirito con cui i consiglieri riformatori che hanno firmato il testo hanno, con estrema attenzione, seguito la discussione che c'è stata durante la presentazione sia del Dpef che successivamente della legge finanziaria e del bilancio in Commissione che viene ribadita in aula. Lo spirito è stato quello di raccogliere le osservazioni di critica costruttiva che da più parti sono state rivolte all'attuale presentazione e all'attuale stesura della legge finanziaria, avendo a mente nell'estensione di questo emendamento fondamentalmente due obiettivi.

Il primo è quello di porre fine allo stato di non completa conformità della contabilità regionale alla legislazione vigente. I ritardi nell'approvazione del consuntivo del 2000 e la mancanza del conto del patrimonio mostrano un'amministrazione che non conosce a fondo sé stessa.

Ovviamente, noi siamo perfettamente consapevoli che si tratta di una situazione che non è figlia di comportamenti o di omissioni interamente addebitabili all'attuale maggioranza, né tanto meno all'attuale Giunta. Ma, non di meno si tratta di una situazione dalla quale noi crediamo che sia doveroso programmare comunque l'uscita per restituire piena trasparenza all'intera contabilità regionale.

Il secondo obiettivo è quello di avviare un processo virtuoso di razionalizzazione dei documenti contabili, che è finalizzato a consolidare un'azione economica in linea con le più avanzate indicazioni delle leggi nazionali, ma anche delle procedure internazionali, in materia di management pubblico. Infatti è evidente - noi vogliamo sottolinearlo - come le riforme istituzionali che tante volte sono state evocate con forza in quest'Aula, non possano restare disgiunte da una solida riforma amministrativa che adotti moderni strumenti di organizzazione e gestione delle risorse umane e tecnologiche, adottando la programmazione per obiettivi, i metodi di controllo e di gestione della verifica e revisione di qualità (VRQ) e i sistemi di contabilità economico-patrimoniale. La piena conoscenza del patrimonio regionale può inoltre consentire di conoscere, valorizzare e, se occorre, dismettere tutte le proprietà dando più ampia sostanza al ragionamento sulla riforma della legge 35 che è già stato affrontato in quest'Aula, e contemporaneamente consente di avere piena consapevolezza delle passività attuali e latenti.

La metodologia di lavoro che noi abbiamo proposto nell'emendamento e che prevede l'affiancamento di professionalità esterne a quelle già presenti all'interno dell'amministrazione, consente di ottenere con sicurezza il raggiungimento degli obiettivi prefissati, mentre comunque all'interno dell'amministrazione crescerebbero le competenze specifiche della struttura, con lo scopo di garantire che in prospettiva la struttura stessa possa essere totalmente autonoma nel garantire le finalità che sono indicate dalla legge e che sono proposte dall'amministrazione stessa.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 77 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). L'emendamento numero 77, Presidente, sul trasferimento al demanio regionale, è argomento che in quest'Aula è stato oggetto di un'ampia discussione, in termini generali e sulle linee di condotta da seguire al riguardo, e di un tentativo di discussione sia pure in Commissione, ma si entrerà maggiormente nel merito quando il relativo progetto di legge verrà portato in Aula, soprattutto in ordine al potere da parte dell'autorità portuale e cioè, quella di Cagliari, di esercitare diritti su quelle aree interessate da un progetto speciale per la portualità. Intanto voglio ricordare che il titolo terzo del nostro Statuto, l'articolo 14, dice testualmente "la Regione nell'ambito del suo territorio succede nei beni e diritti patrimoniali dello stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo". Credo che non ci siano dubbi che, escluso il demanio marittimo, sul resto sia la Regione Sarda a dover necessariamente disporre di quel patrimonio e del suo utilizzo.

E lo dice anche con grande chiarezza la delibera del CipE che è citata nell'emendamento, quella dell'8 aprile 1987 numero 157, che è la delibera sulle direttive per i trasferimenti e la liquidazione delle opere e dell'attività della cessata Cassa per il Mezzogiorno.

Lo dice con chiarezza, ne spiega i passaggi, e con altrettanta chiarezza in alcuni di essi addirittura lo fa con un particolare, ad esempio per le opere eseguite in gestione diretta dovrebbe sempre acquisirsi, da parte dell'Agenzia, il preventivo assenso della Regione circa l'ente destinatario del trasferimento. Se questo non dovesse essere sufficiente, voglio ricordare anche che il decreto legislativo del 3 aprile 1993, più precisamente il 96, che riguarda le competenze dell'ex AGENSUD recita al primo comma: "la chiusura contabile e gestionale dei progetti speciali e delle opere di cui alla delibera CipE 8 aprile 1987 numero 157, nonché dei progetti e delle attività per le quali, in attuazione della stessa delibera CipE sia stato a suo tempo disposto il trasferimento a regioni e ad enti locali, loro consorzi, ed altri enti pubblici e per i quali sussistano procedure contenziose, ovvero pretese di maggiori compensi a qualsiasi titolo" e così continua. Cioè, viene richiamato anche in questo decreto legislativo l'atto fondamentale, quello principale, che è la delibera del CipE del 1987, la numero 157.

Arrivati a questo punto, per eliminare qualsiasi ulteriore tentativo, per rasserenare un clima che, voglio ricordarlo, in quel periodo su questa materia si era abbondantemente surriscaldato, abbiamo presentato questo emendamento che richiama gli atti fondamentali di quando la Cassa per il Mezzogiorno cessò di esistere, successivamente c'è anche il decreto legislativo in riferimento all'AGENSUD, che richiama la stessa delibera del CipE del 1987. Poniamo dunque fine a qualsiasi intromissione, qualcuno direbbe alzata di testa, di un commissario di turno, o di qualsiasi autorità portuale che intenda in Sardegna rivendicare competenze che non gli spettano su patrimoni che sono della Regione e non certo dello Stato. Perché questo fu fatto anche in un'altra circostanza e in termini abbastanza chiari il 5 aprile del 1989, con un decreto interministeriale per quanto riguardava le aree di preminente interesse nazionale nella Regione Sarda e delle funzioni amministrative su aree demaniali e marittime, tanto che questo decreto interministeriale è di una particolarità unica perché - voglio citare solo un aspetto - entro la fascia dei duecento metri individua pertinenze che restano nel demanio marittimo, ma stiamo parlando di quattro o di quindici metri quadri. Cioè, dove è ubicato un qualche servizio comunque di appartenenza dello Stato, la "mappatura" è stata iscritta in questo decreto interministeriale, per cui quei quattro metri quadri sono il demanio in quella zona, in quel territorio, in quel mappale, perché c'è un servizio dello Stato che ancora è in piedi, esercita le proprie funzioni, cosa che risulta abbastanza chiara dallo stesso documento, ma il restante territorio, già nell'89, cioè dal 5 aprile di quell'anno, è entrato a far parte del patrimonio regionale: si tratta di aree che sembrava quasi impossibile acquisire alla Regione.

A maggior ragione cerchiamo di evitare che ci siano assalti alla diligenza di chi ha delle attività in quella parte di terreni che non sono terreni di nessuno, stiamo parlando prevalentemente di consorzi industriali in questo emendamento, consorzi industriali che, ripeto, sono quasi, per non dire oltre, il cinquanta per cento dei consorzi industriali presenti in Italia. Credo che la difesa del territorio, il fatto che sia la Regione a poter disporre e decidere sul proprio patrimonio, non si possa assolutamente mettere in discussione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. La Commissione esprime parere negativo sull'emendamento 207 e sull'emendamento 206. Per quanto riguarda l'emendamento 120 la Commissione ha ritenuto sussistente l'attualità ed anche l'utilità di un siffatto emendamento, tuttavia invita i proponenti al ritiro dell'emendamento e chiede agli stessi di presentarlo come raccomandazione alla Giunta. Sull'emendamento numero 77 il parere è negativo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, se il Consiglio me lo consente vorrei dare un parere motivato fin da questo momento per evitare di intervenire nella discussione generale. Relativamente all'emendamento numero 207 chiedo ai proponenti di ritirarlo per una ragione molto semplice. Io ho dimostrato coerenza nel chiedere alla Commissione di abrogare la lettera a) della legge regionale di contabilità nella quale si prevede il piano generale di sviluppo perché è superfluo continuare a prevedere uno strumento nella legge di contabilità se poi questo strumento non dev'essere utilizzato, anzi quando qualcuno prova a utilizzarlo, come io ho tentato di fare nell'articolo 1 della proposta di legge, viene dichiarato centralista e tutte le aggettivazioni negative che possono essere utilizzate in questo momento.

Quindi, siccome siamo tutti d'accordo sul fatto che dovremo riscrivere qualche parte del primo capitolo della legge di contabilità, sugli strumenti di programmazione che possono essere un nuovo piano di sviluppo, un DPEF diverso, o una programmazione coincidente con la durata della legislatura, posto che siamo in un sistema di alternanza, a me personalmente è indifferente che sia scritto o non scritto, però, poiché mi è stato fatto rilevare da autorevoli esponenti del centrosinistra che quella che io andavo scrivendo nel proporre un piano generale di sviluppo era una sciocchezza, evidentemente dal momento che è una sciocchezza è bene rimuovere la sciocchezza dall'ordinamento regionale.

Relativamente al cosiddetto provocatorio emendamento 206, in realtà al di là della provocazione c'è la quasi superfluità dell'emendamento stesso, perché il primo comma non aggiunge niente a quello che già prevede la legge di contabilità, nel senso cioè che la responsabilità è evidentemente in capo a chi adotta il provvedimento e la registrazione nulla aggiunge alla responsabilità di chi ha adottato il provvedimento, quindi, sul merito, in quanto la responsabilità della ragioneria, l'atto della registrazione attiene esclusivamente a una verifica di corrispondenza degli importi previsti dal provvedimento agli stanziamenti di bilancio. Relativamente alla seconda, io capisco l'esigenza, chiamiamola così, politico-amministrativa, magari si riuscisse a fare in modo che, cessato l'esercizio finanziario, si evitassero i residui, però viviamo in questo mondo, e soprattutto in questa in regione, dove - e questa frase l'ho sentita dire molte volte al presidente Selis - non esiste una gerarchia delle fonti, per cui scrivere oggi che le somme residue, non spese al 31 dicembre vanno automaticamente in economia e poi, cinque minuti dopo, fare una legge che dice il contrario non ha senso, evidentemente la seconda prevale sulla prima. Quindi, diciamo che a mio giudizio è superflua.

L'emendamento 120 indica un percorso nella cui direzione è orientata la Giunta in sede di revisione della legge di contabilità, però allo stato, anche tenendo conto della "disastrata situazione nella quale si trova la pubblica amministrazione", tra virgolette perché non sono parole mie, ma sono parole di un collega di quest'Aula, chiederei ai proponenti di ritirare l'emendamento, ma lo accolgo come raccomandazione per la riforma della legge di contabilità.

Per quanto concerne l'emendamento numero 77, chiedo un momento di riflessione perché non è stato possibile approfondire l'argomento, anche se mi pare che ci sia un'imprecisione, perché le opere non esistono come bene di cui si possa trasferire la proprietà. Evidentemente si riferisce, se non ho mal capito, alle strutture. Non ho capito bene! Quindi, non so che cosa si intende per le opere. Le opere non si trasferiscono in proprietà. Non ho capito che cosa voglia dire questo termine, se si riferisca alle strutture. Stiamo approfondendo la materia e quindi chiederei, se non dovesse essere ultimata l'istruttoria, di rimandarne il voto a una fase successiva.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, colleghi, sul piano generale di sviluppo abbiamo in corso una riflessione da tempo e ci sono anche tra noi pareri diversi.

Io continuo a ritenere, ma è un'opinione del tutto personale, per cui se dovesse essere abrogato non mi scandalizzerei, che però ha un significato perché, a differenza del DPEF, il piano generale di sviluppo dovrebbe avere un'articolazione pluriennale. Dovrebbe essere, cioè, uno strumento di ampia portata, riservando invece al DPEF l'articolazione annuale, il monitoraggio della situazione economica e l'adeguamento delle politiche.

Questo era il senso del piano generale di sviluppo. Anche con il collega Scano e con altri colleghi abbiamo discusso e credo che abbiamo opinioni diverse, per cui non c'è un orientamento specifico, esprimo semplicemente un mio parere, perché credo che, al di là della denominazione che possiamo dare ad un documento, l'importante è che sia chiaro che l'esigenza che abbiamo è di avere una programmazione e un documento di programmazione a medio termine, cioè che ricostruisca lo scenario e l'andamento economico e sociale nel medio termine, e che poi rinvii a documenti con un orizzonte temporale più contenuto, come il documento annuale, consentendo così sia la definizione di una strategia di sviluppo di medio e lungo termine che la verifica dell'attuazione con i documenti annuali. Poi, possiamo chiamarlo come vogliamo, però la cosa che secondo me è importante è che la Regione abbia, soprattutto all'inizio della legislatura, comunque documenti di programmazione di medio termine e di lungo termine che definiscano e analizzino l'andamento dell'economia della società regionale nel contesto nazionale, europeo ed internazionale, e alla luce di questa analisi definiscano strategie di crescita di medio e lungo termine e poi ne verifichino e ne dettino l'articolazione annuale che deve essere attuata col bilancio annuale e con gli altri strumenti di programmazione di breve periodo.

Questo strumento di analisi di lungo periodo lo vogliamo chiamare piano generale di sviluppo? Lo chiamiamo DPEF e nel DPEF anteponiamo una parte pluriennale che poi articoliamo? Secondo me sarebbe utile che rimanesse il piano generale di sviluppo e che riservassimo il termine DPEF, Documento di programmazione economica e finanziaria, solamente per l'articolazione annuale e quindi per la verifica annuale e per la definizione delle politiche di breve periodo. Detto questo non mi scandalizzo né in un caso né nell'altro.

La seconda cosa che vorrei dire è che io ho apprezzato, il collega Vargiu lo sa, l'emendamento proposto dal Gruppo Riformatori, non so se aderiscono anche i colleghi dell'UDR, l'emendamento 120. Mi sembra che ci sia un grosso sforzo di razionalizzazione e prima mi sono avvicinato al collega Vargiu, stamattina, per esprimere il mio apprezzamento. Il collega Balletto, Presidente della Commissione, invita il collega Vargiu a ritirarlo, secondo me è sbagliato ritirarlo; per cui, se il collega Vargiu dovesse ritirarlo, avviso che lo faccio proprio, sapendo anche che queste innovazioni in un momento iniziale possono anche creare qualche problema di avviamento della procedura, però rappresentano uno stimolo all'amministrazione. D'altronde l'amministrazione ha funzionari e uffici di qualità e di esperienza che secondo me non troveranno soverchie difficoltà ad attuare l'emendamento 120. Quindi, nell'esprimere un parere personale di apprezzamento e favorevole, preavviso che se dovesse essere ritirato lo faccio proprio.

Ugualmente esprimo un parere favorevole sull'emendamento numero 77. Per ora mi fermo qui salvo poi, se ci sono le condizioni, intervenire sui singoli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Signor Presidente, io voglio intervenire su due emendamenti in particolare: il 120 e il 206.

Il collega presidente Selis, per l'esperienza che ha, e che tutti noi gli riconosciamo, ben sa che il Presidente della Commissione esprime il parere della Commissione e non proprio quello personale, perché analoga opinione sul contenuto dell'emendamento ce l'ha a titolo personale il Presidente, ma la Commissione è un'altra cosa, ovviamente.

Io credo che anche la Giunta condivida le argomentazioni e le innovazioni che sono state proposte, però ha ritenuto e ritiene che sia più opportuna un'ulteriore riflessione in maniera tale da arrivare sostanzialmente, in forma più compiuta, semmai fosse possibile, alla fine della riflessione ad accogliere e trasferire nella legge 11 di contabilità gli aspetti innovativi contenuti nell'emendamento numero 120. Nessuno ovviamente può negare che la contabilità pubblica è una contabilità di tipo finanziario, e la contabilità finanziaria impedisce di avere una contezza immediata di quello che è l'aspetto patrimoniale della gestione dell'ente pubblico Regione, perché anche il conto del patrimonio che noi possediamo non contiene le indicazioni precipue caratteristiche previste dal Codice Civile, cioè l'ammontare dell'attivo e l'ammontare del passivo. Perché se noi giungessimo alla determinazione di dare al conto del patrimonio una caratura e una forma diversa che arrivi ad indicare lo stato patrimoniale e cioè la consistenza dell'attivo, cioè tutto il patrimonio, compresi anche i crediti, avremmo un'immediata conoscenza dei residui attivi, e allo stesso tempo l'indicazione di tutte le passività, conosceremmo quindi l'esatta misura di quelli che sono i debiti della Regione.

In questo nostro dibattito, sia nella discussione generale, sia nel corso dell'esame degli articoli e dei vari commi, si è dibattuto a lungo sull'indebitamento e, oggi come oggi, nonostante tutte le precisazioni e i chiarimenti che sono stati dati, noi non conosciamo ancora l'effettiva situazione debitoria della Regione.

Con questo emendamento e con questa riforma noi riusciremmo ad avere per tempo tutte queste indicazioni che oggi sono assolutamente necessarie ed indispensabili. Quindi, la raccomandazione che viene accolta dalla Giunta rientra nell'ottica forse, come dicevo prima, di un ulteriore approfondimento, che serve, nella misura in cui si può perfezionare l'indicazione che è stata data, fare in un futuro molto prossimo, una riforma che sia compiuta e che possa veramente risolvere il problema.

Forse oggi la preoccupazione è che questa indicazione possa non essere ancora completa. Apprezzabile poi è anche l'indicazione, Presidente Selis, che i famosi residui di stanziamento, cioè quelli che costituiscono obbligazione nominale e non obbligazione effettiva sulla quale ci si è dilungati tutti quanti, compreso il relatore di maggioranza, quell'indicazione nei conti d'ordine, come viene detto, darebbe proprio l'indicazione delle potenziali obbligazioni, che tali però sino a quel momento non sono.

Per ciò che riguarda l'emendamento numero 206, come ha giustamente sottolineato nel suo intervento l'Assessore, la lettera e) tutto sommato nulla aggiunge al disposto normativo che già esiste. Però, nella norma prevista alla lettera f) tutto sommato non sarebbe sbagliato che questa Assemblea facesse un approfondimento perché andrebbe nella direzione di limitare i famosi residui di stanziamento che sono motivo di preoccupazione per l'indebitamento. Però, anche su questo, pur apprezzandone personalmente il contenuto, ritengo sia opportuna un'ulteriore riflessione e credo dunque che sarebbe necessario dedicare un'apposita sessione della Commissione consiliare competente anche all'approfondimento di questo argomento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Intervengo rapidamente, Presidente e colleghi, piuttosto che sugli emendamenti, sull'articolo. Premetto, sull'emendamento numero 120, quello relativo al conto del patrimonio, che ne apprezzo la ratio ed anche gran parte delle formulazioni, ma ritengo che sia giusto soprassedere per procedere all'inserimento nel nostro ordinamento di questa normativa interessante ed innovativa, con una valenza diciamo più sistematica e quindi più attenta ai raccordi e al contesto delle procedure, in modo da evitare difficoltà di rapporto tra la norma che inseriremo e l'insieme di quelle vigenti.

L'articolo - intervengo solo per questo, perché è giusto che argomenti di questa rilevanza non passino inosservati - contiene l'abrogazione della lettera A del comma 2 dell'articolo 1 della legge di contabilità, cioè l'abrogazione del piano generale di sviluppo. Ha ricordato il collega Selis, molto opportunamente, che naturalmente questa discussione ha una lunga storia, fatta anche di riflessioni e di posizioni differenti nei due schieramenti, com'è naturale che sia in situazioni di questo genere.

La materia del contendere, se posso fare una rapidissima cronistoria, è questa: nel 1998 quando si procedette alla riforma della legge di contabilità e all'istituzione del Dpef, ciò venne fatto sulla base di un pacchetto di emendamenti della Giunta di centrosinistra che prevedeva anche l'abrogazione del piano generale di sviluppo. La discussione fu ampia, per la verità attenta più all'elemento DPEF che all'elemento PGS, Piano generale di sviluppo, e si concluse che la scelta più opportuna, più equilibrata potesse essere quella di introdurre nell'ordinamento il DPEF lasciando provvisoriamente, diciamo in attesa di una delibazione più compiuta, la previsione della lettera A relativa al piano generale di sviluppo.

Fui io stesso da Assessore che ne avevo proposto l'abrogazione a dire "introduciamo il DPEF, fermiamoci un attimo per maturare tutti insieme con una discussione più lunga, più attenta e più matura l'abrogazione del Piano generale di sviluppo", questa fu la conclusione e questa si trova fissata oggi nella legge 11.

In questi anni noi abbiamo detto alla Giunta:"O si fa il piano generale di sviluppo o si cancella", a questo dilemma non si sfugge perché la cosa sbagliata è tenerlo e non farlo. C'è chi sostiene che bisogna tenerlo e farlo, la mia tesi è invece che bisogna cancellarlo e non farlo. La mia e quella di tanti altri naturalmente. Perché? Sostanzialmente per tre ragioni che riassumo con grande sintesi.

Primo, il piano generale di sviluppo non si fa più da nessuna parte; il piano generale di sviluppo ha degli elementi connaturati. Uno è la forte organicità, cioè il pensare il processo di sviluppo come qualcosa che debba essere ricompresa in uno schema generale.

Ha ancora come elemento connaturato un forte dirigismo, cioè il pensare che il pubblico abbia in mano i fili fondamentali per informare l'intero processo di sviluppo. Non si fa perché è cambiata la concezione del rapporto pubblico-economia, perché è cambiata in tutti i filoni culturali mi pare la concezione della qualità e dei caratteri che debbono avere gli strumenti della politica economica.

In Italia mi pare che non venga in mente a nessuno, né a chi oggi governa, né a chi giustamente, legittimamente e con molta forza ideale si oppone, di proporre un piano generale di sviluppo dell'Italia, mi pare una cosa fuori dall'ordine della discussione!

Il secondo motivo è che se da più di dieci anni non si fa qualche ragione ci deve essere. Qualche ragione che va al di là delle inadempienze, dei difetti, delle deficienze di chi ha governato in questi anni; in questi dieci anni hanno governato in tanti, hanno governato formule diverse e nessuno ha proposto il piano generale di sviluppo.

Io penso che ci siano delle ragioni strutturali, delle ragioni profonde per cui questo non è stato fatto, perché in qualche modo ci si è resi conto che sarebbe stato uno strumento non efficace.

La terza ragione, quella per me più importante, è che non c'è nulla di ciò che si suppone potrebbe essere fatto col piano generale di sviluppo che non possa già essere fatto col documento di programmazione economico-finanziaria.

Una lettura dell'articolo 1 bis della legge 11 credo che costituisca sufficiente dimostrazione di questa tesi, perché la legge di contabilità dice (riassumo rapidamente) che il Dpef contiene l'analisi degli aspetti strutturali e degli andamenti economici del sistema, l'esame dei risultati raggiunti anche in termini economici e del grado di realizzazione dei programmi e degli interventi finanziati con il bilancio pluriennale, le previsioni delle entrate e così via, gli obiettivi "generali" e programmatici dello sviluppo regionale, in particolare quelli dell'occupazione e del reddito, del sistema delle infrastrutture e dei servizi alla produzione, gli indirizzi e le priorità delle politiche e delle azioni che saranno perseguite, l'indicazione dei programmi e così via. Potrebbe tranquillamente essere una definizione del piano generale di sviluppo.

Allora, il problema è la temporalità. Questo aspetto io penso debba essere adeguatamente risolto pensando il Dpef non come un documento che nasce ogni anno dal nulla, ma come un documento che, come è detto nella legge 11, ha una prospezione, un respiro triennale e che, nei vari aspetti di analisi, di indicazione degli obiettivi, di riflessione sugli strumenti e sui risultati, va aggiornato di anno in anno. A mio modo di vedere, quindi, il Dpef non è altro che un modo moderno, più flessibile, meno organicistico, meno pubblicistico e meno dirigistico di fare il piano generale di sviluppo.

Io penso che se il Consiglio ha questa consapevolezza sia giusto sciogliere il dilemma, o si fa o si toglie,fermo rimanendo che poi il Dpef va fatto bene.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Non è la prima volta che accade che questioni di grande rilevanza sotto il profilo giuridico normativo ed anche istituzionale vengano trattate in modo estemporaneo nell'Assemblea legislativa, questo è uno di quei casi. Mi riferisco, come già altri colleghi hanno fatto prima, con diverse accentuazioni - l'ha fatto per un verso il collega Gian Mario Selis e per l'altro verso il collega Pier Sandro Scano - alla proposta di abrogazione tout court del piano generale di sviluppo,cioè, del primo strumento di programmazione economica e finanziaria della Regione che è contenuto nella legge di contabilità.

E` vero, si può discutere molto a lungo, ed approfondire; sarebbe il caso, non di discutere troppo e a lungo, ma almeno di approfondire questioni di tale portata invece di procedere ad abrogazioni repentine, così come mi pare stia per accadere. Perché neppure la Giunta regionale, neppure la maggioranza ha proposto questa misura. Questa misura è emersa in modo ugualmente episodico ed estemporaneo in Commissione. Visto che ci siamo, perché non proponiamo di abrogare il piano generale di sviluppo? Per un voto di differenza in Commissione, al di là delle politiche e delle strategie, e degli orientamenti e delle convergenze di maggioranza e di opposizione - viva il bi-bipolarismo per quelli che lo vogliono tanto- si è proposta la abrogazione. Noi siamo di norma contrari a questo modo di procedere, perché strumenti rilevanti attraverso cui si organizza la previsione di sviluppo della Regione, dovrebbero essere abrogati qualora sia utile all'interno di una rappresentazione complessiva degli strumenti altri che debbono sostituire quelli che si abrogano.

Non serve vale dire puramente e semplicemente: "Ma, nella modernità, nella innovazione" ed aggiungiamo; nel futuro e nel futuribile, "quello che prima era piano generale di sviluppo, oggi è Dpef". Anche questa è una moda, o se volete anche questo è un ritornello.

Che cos'è un Dpef in concreto? Il piano generale di sviluppo è desueto, il piano generale di sviluppo come idea e come rappresentazione delle coerenze generali, degli obiettivi generali, delle relazioni interne fra le utilità e i bisogni dei territori e delle categorie sociali e dei settori dello sviluppo, è qualcosa che non è del tutto aggiornato e non è del tutto presente nell'attenzione della politica complessiva della Regione. E` vero, ma è altrettanto vero che il Dpef non è che abbia dato quella gran buona prova di sé. Se quel primo cavallo è un po' vecchio ed anche un po' zoppo, il secondo cavallo non è certo Varenne, come direbbe il collega Tunis Gianfranco.

SECCI (Popolari-P.S.). Gianfranco Tunis è senatore. Tu vuoi dire Marco Tunis.

COGODI (R.C.). Anche il secondo cavallo è molto azzoppato e anche affaticato, Pensiamo a cos'è diventato nella fase attuale il Dpef, questo secondo cavallo, non dico sia un ronzino, ma quasi. Pensate che solo alcuni mesi fa si sono approvati due Dpef, tutti e due bucati, tutti e due stracciati, tant'è che il primo, pure approvato, è servito a far dimettere il Presidente della Giunta, e il secondo, ugualmente bucato ed ugualmente malandato, è servito a non far dimettere il Presidente della Giunta. Però, o perché il Presidente Floris si è dimesso, o perché il Presidente Pili non si è dimesso per la stessa causa e ragione, tuttavia, l'uno e l'altro di quei DPEF sono bucati, imperfetti, manchevoli di parti essenziali che la stessa legge di contabilità prevedeva. Quindi sono strumenti di per sé inefficaci, se possono esserci o non esserci, essere composti o no dagli elementi che la legge definisce essenziali, e se il bilancio si può ugualmente proporre, come state facendo, a prescindere dal fatto che esista o no il DPEF; voi continuate a chiamarlo il tavolo, ancorché non abbia le gambe, e quindi è solo una tavola appoggiata a terra, però voi lo chiamate tavolo e tavolo rimane e lì appoggiate il bilancio.

Allora non serve fare un'esercitazione dialettica non serve dire: "Lo strumento moderno è il DPEF. Il piano generale di sviluppo è antico". Ma qui, fra antico e moderno, abbiamo due strumenti dei quali né l'uno e né l'altro servono a niente. Però almeno l'idea che serva una coerenza di insieme alle politiche dello sviluppo, la vogliamo o no conservare? Poi si migliori appena si può, ma in modo organico e coerente, non è abrogando così che si migliorano le cose. Questa è la riflessione. Io in questa che non è una disputa, in questa riflessione propendo, lo dico chiaramente, più per le indicazioni prospettiche che avanzava il collega Selis, che non per quelle che avanzava il collega Scano, perché mi pare che pongano un problema e lo tengano aperto, mentre dall'altra parte lo si dà per superato.

Tra l'altro si fanno ragionamenti che non reggono. Questa affermazione che il piano generale di sviluppo come metodo e sistema sarebbe superato, non ci trova concordi. Che il pubblico non debba comandare l'economia nel suo insieme, nel suo sviluppo, nella sua applicazione, soprattutto nella sua gestione, trova concordi anche noi, ma guai se il pubblico non mantenesse integre alcune delle prerogative che deve avere in un sistema democratico, che non si compone, badate, solo di libere istituzioni rappresentative. La democrazia appartiene all'ambito della politica e delle relazioni sociali e culturali, ma se non c'è democrazia economica non c'è democrazia politica, perché senza democrazia economica la democrazia politica si riduce ad una larva, ad una rappresentazione scenica, ad una parvenza di partecipazione popolare alla politica. Ed allora dov'è che si sostanzia la democrazia economica? Negli strumenti attraverso cui è possibile l'accesso non solo ai capitali ma soprattutto alla programmazione dello sviluppo ed ai processi di sviluppo e al controllo sociale dell'organizzazione dello sviluppo. E dov'è che, come dire, la componente sociale, che non ha capitali attraverso cui entrare nelle società per azioni, dov'è che quella componente sociale fa valere qualcosa di sé, del suo diritto ed anche della sua idea? Dove se non attraverso l'accesso agli strumenti pubblici, che essendo pubblici sono di tutti, dei ricchi ed anche dei poveri? Se il povero che ha un'idea la deve da qualche parte rappresentare ed anche far camminare, dove la fa camminare e la può rappresentare? Nei consigli di amministrazione delle banche, nei consigli di amministrazione delle grandi società? Non ci arriverà mai. Ecco allora che la componente pubblica deve rimanere come presidio, che non deve soverchiare l'iniziativa e neppure la gestione, meno che mai la gestione delle cose economiche, di chi ha in mano, di chi possiede, di chi ha la titolarità e la proprietà di gran parte dell'economia, ma in base alle regole che devono essere pubbliche. Le regole vogliono dire innanzitutto gli obiettivi generali, la strumentazione e la regolazione, tutto quello che, in un sistema equilibrato di previsione di sviluppo, deve valere perché vi sia, appunto, questa anima che sostanzia la democrazia non solo nella politica ma anche nell'economia.

Valga questo come una riflessione, non perché la questione venga definita così o cosà, perché forse è il caso che proprio questo tipo di soluzione taglia - teste venga accantonata e ci sia una migliore riflessione e si trovi anche il modo di superare il piano generale di sviluppo, ma sostituendolo con altri strumenti, che siano però veri ed efficaci.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Intervengo a nome dei proponenti dell'emendamento numero 120 per dichiarare che accogliamo l'invito della Commissione a ritirare l'emendamento ed accogliamo soprattutto l'invito della Giunta che, nel proporci il ritiro dell'emendamento, cosa che noi siamo disponibili a fare, si impegna formalmente ad accogliere questo emendamento come raccomandazione, avendo apprezzato lo spirito con cui l'emendamento stesso è stato presentato.

Per quanto ci riguarda ovviamente noi comprendiamo, lo abbiamo compreso anche durante il ragionamento che sullo stesso argomento è stato fatto in Commissione, che la macchina dell'amministrazione pubblica, soprattutto in Sardegna, dove si scontano ritardi che sono gravi, possa avere necessità di più tempo per andare nella direzione della modernizzazione.

Ribadisco quanto ho affermato quando ho illustrato l'emendamento, che riteniamo che la modernizzazione amministrativa non possa andare disgiunta dalla modernizzazione istituzionale. Parlare dell'una senza tenere conto dell'altra sarebbe un grave errore. Quindi, nel ritirare questo emendamento, noi chiediamo all'Assessore Masala di essere interprete reale della assicurazione che ci ha dato accogliendolo come raccomandazione, quindi dando anche piena coscienza sia ai proponenti che all'Aula intera di quelli che saranno i passaggi che l'Assessore Masala riterrà di dover fare per dare conto dell'accoglimento come raccomandazione.

In tal senso io volevo rivolgere anche un invito al collega Selis, il cui apprezzamento, come quello del collega Balletto, all'emendamento - trattandosi di persone che per competenza professionale e per ruolo ricoperto all'interno della Istituzione regionale hanno sicuramente una grande esperienza - è stato particolarmente gradito. Al Presidente Selis vorrei chiedere, come del resto anche il collega Scano ha fatto, di non fare proprio questo emendamento, ma, insieme con i proponenti, di vigilare sull'impegno che la Giunta regionale, attraverso l'assessore Masala, da uomo di parola come tutti sappiamo, ha preso, di trasferire nel concreto della Amministrazione regionale lo spirito e il contenuto dell'emendamento stesso.

In chiusura, mi sia consentito di soffermarmi, giusto perché è stato interessante ascoltarlo quasi da spettatore, sul ragionamento che parecchi Consiglieri hanno fatto sul piano generale di sviluppo.

Io credo che riflessioni come quelle che si sono sentite su questo argomento in questa Aula siano di grande stimolo per tutti i consiglieri, al di là della estemporaneità con cui sono state portate, e che abbiano consentito a ciascuno di noi di verificare i passi avanti che ciascuno, in rappresentanza delle culture di appartenenza, sta facendo in quel continuo confronto con i nuovi scenari economici a cui la Sardegna oggi si deve riferire.

Quindi le valutazioni equilibrate, di parte, fatte dal collega Scano mi hanno colpito, così come mi hanno colpito, devo dire, in parte positivamente, le considerazioni fatte dallo stesso collega Cogodi, che sostanzialmente accoglie, pur rimarcando la sua appartenenza politica, delle considerazioni che forse dieci anni fa o anche cinque anni fa sarebbero state per lui inaccettabili.

Io credo che le considerazioni che sono state fatte sull'uguaglianza sostanziale dei punti di partenza che il collega Cogodi, pur senza usare questa terminologia, ha svolto in quest'aula, siano materia di riflessione per il centrosinistra, di cui il collega Cogodi rappresenta la parte forse più estrema, ma siano anche materia di riflessione per lo stesso centrodestra, per capire qual è lo sforzo di elaborazione, qual è il cammino culturale che ciascuna parte politica all'interno di questo Consiglio sta compiendo. Così come, fatte forse con un accanimento diverso dal solito, sono apparse più logiche e più lucide anche le stesse considerazioni, che sono fondamentali in qualunque società democratica, in qualunque società liberale, nel mantenere quanto più divise tra di loro, le rappresentanze politiche e le rappresentanze economiche, al di là delle polemiche strumentali che su questo potrebbero essere fatte, con la considerazione sostanziale di fondo che qualunque società libera prevede che i centri di potere, i centri di comando siano quanto più frammentati possibile e che ogni accentramento di potere e che ogni accorpamento, all'interno degli stessi gruppi oligarchici o nelle mani delle stesse persone, di poteri che siano tra loro commisti in qualche misura non può che preoccupare qualsiasi sincero democratico e qualsiasi sincero liberale.

PRESIDENTE. Quindi l'emendamento 120 è ritirato.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari-P.S.). Presidente, dopo i colleghi che hanno sicuramente approfondito molto la materia e hanno espresso il loro parere, può sembrare difficile parlarne, ma io, senza entrare nel merito, proverò a esprimere qualche considerazione che mi porta a dire, salvo che i presentatori non lo ritirino dopo, che parlo a sostegno dell'emendamento 207. E lo faccio in presenza di un dibattito sulla materia della conservazione o meno, tra gli strumenti della programmazione, del piano generale di sviluppo, perché stasera su questa materia mi è sembrato di sentire la ripetizione di un dibattito lungo, approfondito, che abbiamo fatto nel momento in cui abbiamo introdotto nella legge 11, con l'articolo 1 bis, il documento di programmazione economica e finanziaria.

Anche allora ci fu un lungo dibattito sull'utilità di mantenere il piano generale di sviluppo? C'era chi diceva: "Non serve più, dotiamoci di strumenti moderni, abbandoniamo quelli vecchi" e chi invece diceva più prudentemente: "Vediamo se non sia il caso di fare su questo argomento un ulteriore supplemento di indagine". Dalle cose che emergono stasera risulta che non si è ancora fatto, e quindi probabilmente questo supplemento di indagine, questo supplemento di dibattito, questo supplemento di considerazioni andrà fatto. Certamente, a mio avviso, il momento non è questo, e non è questo certamente per la maggioranza e per la Giunta, che proponendo la legge finanziaria e la norma programmatica dell'articolo 1 faceva dell'aggiornamento entro sei mesi del piano generale di sviluppo uno degli strumenti fondamentali per l'azione di governo del prossimo futuro. Evidentemente c'erano, alla base di questa convinzione, tutta una serie di analisi, tutta una serie di studi, tutta una serie di approfondimenti che portavano la Giunta regionale, il presidente Pili, l'assessore Masala, a dire che quello strumento, pure desueto, pure non molto più utilizzato, era uno strumento che andava aggiornato.

Mi viene una battuta rispetto alle considerazioni che faceva il collega Pier Sandro Scano sul fatto che da dieci anni il piano generale di sviluppo non si aggiorna, e la battuta è che se ne vedono i risultati, perché non si capisce bene dov'è che stiamo andando, a mio avviso, da un po' di tempo a questa parte, e sicuramente non si capisce assolutamente dove stiamo andando dagli ultimi tre anni. E allora la mia considerazione è quella che cancellare con una riga del comma primo lettera a) dell'articolo 5, questo strumento, perché l'assessore Masala diceva: "Io vi ho proposto di aggiornarlo e alcuni settori mi hanno detto che non serviva". Per la verità il centrosinistra si è opposto all'introduzione della lettera a) del primo comma, dicendo: "Tanto vale che lo togliamo". Io non lo so se si debba abolire o non abolire il piano generale di sviluppo. Di sicuro, sulla materia della programmazione regionale, occorre rimettere le mani, di sicuro occorre riflettere ulteriormente se occorra ancora un piano che abbia una temporalità più lunga rispetto al Dpef, e di sicuro occorre riflettere su un altro problema, perché l'altro elemento fondamentale è questo, perché avrebbe ragione del tutto il collega Scano se fossimo di fronte ad un documento di programmazione economica e finanziaria che poi regola e governa la manovra finanziaria. Ma noi ci troviamo invece di fronte ad una manovra finanziaria che non tiene conto quasi per niente o contraddice in molti punti il documento di programmazione economica e finanziaria appena approvato.

E allora, come vedete, i motivi di dubbio, i motivi di preoccupazione, i motivi di perplessità, sono più di uno, e non si possono fugare, però, con l'inserire nell'articolo 5 al comma primo lettera a) le parole: "nell'articolo 1 comma 2 è abrogata la lettera a)". Mi sembra troppo semplicistico, frutto di emozioni momentanee, che vanno da un estremo all'altro, e non frutto, invece, di una riflessione che ci porti a concludere che è necessario rimuovere uno strumento importante, che aveva un significato condiviso, che a mio avviso ha ancora livelli di condivisione elevata, perché ci manca il senso di marcia, la direzione nella quale ci dobbiamo muovere nelle scelte di sviluppo economico della nostra Regione, e se ne vede il segno in tutta la società, perché bene o male, purtroppo, forse la nostra regione è diversa dalle altre, forse la nostra economia è un'economia ancora debole, ancora arretrata e ha bisogno della mano pubblica più di altri sistemi economici sviluppati, europei, internazionali, mondiali, globalizzati, che invece viaggiano certamente non tenendo molto conto di quello che è l'influsso e il peso dell'intervento della mano pubblica nell'economia.

Tutti questi che rimangono dubbi o possono rimanere convinzioni parziali mi portano a dire che, secondo me, non solo questo emendamento va mantenuto, ma io sarei molto più felice se la Giunta, raccogliendo le osservazioni che si stanno facendo, dicesse: "Fermiamoci un attimo su questa materia, decidiamo di fare una discussione seria, ampia, strutturata, nelle sedi opportune, perché si stabilisca definitivamente quali sono i nostri strumenti di programmazione", perché di strumenti di programmazione economica e finanziaria abbiamo bisogno, e abbiamo bisogno di strumenti di programmazione economica e finanziaria che siano seri, che siano riconosciuti come tali, che siano condivisi, seppure nella differenza dei ruoli che, di volta in volta, l'elettorato ci assegna.

PRESIDENTE. Io ho comunicato all'Aula che l'emendamento 120 è stato ritirato, però l'onorevole Selis aveva dichiarato che l'avrebbe fatto suo. Mi fa cenno che vuole la parola. E' già intervenuto, però gliela do brevemente anche perché dovrà dare una risposta al collega Vargiu.

Ha facoltà di parlare il consigliere Selis.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, mi permetto di confermare quanto dicevo prima, pur comprendendo sia le cose che ha detto l'Assessore, sia in aula, sia poco fa in qualche scambio di battute più informale, sia quanto hanno detto il collega Balletto, il collega Vargiu e anche il collega Scano, perché io ritengo che sia vero che noi abbiamo necessità di mettere ordine in tutta la materia, però mi pare che un emendamento di questa natura sia proprio uno stimolo a mettere ordine nella materia, perché se no, è inutile che ce lo nascondiamo, chiusa la sessione di bilancio, chiusi i nostri buoni propositi, non per cattiva volontà di nessuno, ricominciano i problemi, gli impegni quotidiani, dopodiché si arriva al prossimo bilancio, grande appuntamento per fare di nuovo buoni propositi.

Allora, un emendamento ispirato al rigore certamente in qualche modo crea qualche problema organizzativo, ma io ho fiducia nelle strutture amministrative, nei dirigenti, nei funzionari dell'amministrazione regionale, so che sono all'altezza di recepire questa innovazione; però un emendamento di tipo innovativo sicuramente innesca, dentro l'amministrazione regionale, forse dentro lo stesso Governo regionale, l'esigenza di riordinare l'intera materia, e quindi in questo senso io credo che esso sia un contributo positivo che i colleghi Riformatori hanno dato, e credo che la Giunta e tutti noi lo dobbiamo vedere in questa prospettiva, come un contributo positivo alla razionalizzazione della gestione della cosa pubblica, della sua programmazione ed amministrazione, che spingerà tutti noi, e in particolare il Governo regionale e il Consiglio regionale a sistematizzare la materia.

Per quello che ci riguarda noi siamo disponibili a lavorare per sistematizzare la materia, per riorganizzarla, per rifare anche un testo unico della legge di contabilità e, lo dico solo per inciso, della stessa legge di programmazione, di cui ci sono brandelli sparsi nella nostra legislazione. Mi pare che questo emendamento stimoli tutti noi ad assumere nuove responsabilità, ad assumere consapevolezza della urgenza del problema, e quindi mi propongo di farlo mio, a meno che non lo mantengano i proponenti. Se lo mantengono i proponenti, esprimo il mio voto favorevole, se invece i proponenti ritengono di ritirarlo, io lo faccio mio invitando il Consiglio, coloro che lo condividono, a votarlo, ma proprio con questo spirito, al fine di dare una spinta, di essere di stimolo alla razionalizzazione di tutta la materia e alla animazione di un dibattito, in Commissione e in Aula, per una sistematizzazione organica della materia della programmazione e dell'amministrazione regionale.

PRESIDENTE. L'Onorevole Selis fa proprio l'emendamento numero 120. Mi permetta solo di farle notare che qualora il Consiglio lo respingesse, ci sarebbe su questo emendamento comunque un giudizio negativo dell'Aula, e questo peserebbe poi sul piano politico. Glielo faccio notare, poi decida lei.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Onorevole Selis, qui dobbiamo essere chiari, ci dobbiamo guardare negli occhi e parlarci sinceramente. Lei preferisce avere nell'ordinamento una norma che non viene applicata perché non può oggettivamente essere applicata, oppure preferisce ricevere da me l'impegno, come l'ho assunto con l'onorevole Vargiu, che questa verrà inclusa nella riforma della legge 11 che, tra l'altro, gli uffici stanno già studiando? Sa perché le dico questo? Perché l'emendamento introduce il bilancio economico. Ora, se noi consideriamo che qui abbiamo introdotto il bilancio di cassa due anni fa, e che solo quest'anno per la prima volta stiamo entrando a regime col bilancio di cassa, evidentemente vuol dire che i tempi dell'amministrazione, ahimè, non seguono quelli della volontà politica. Quindi, la prego, non faccia suo l'emendamento. Per una volta dia fiducia anche a chi le parla, almeno in questo momento, sinceramente, e non solo in questo momento, perché le garantisco che mette in difficoltà non me ma la struttura.

Ora, non possiamo creare dei guai ad una struttura che ha servizi senza dirigenti, coordinamenti senza coordinatori, che ha direzioni generali senza direttori generali. Non tiriamo troppo la corda. In questo momento, le garantisco, la struttura mi dice che non è nelle condizioni di anticipare una riforma in questo senso. Questa questione sarà oggetto di un esame approfondito con la collaborazione della Commissione ovviamente, che verrà investita il più in fretta possibile di questo problema. Però non ci metta in queste condizioni. Tanto, guardi, se lei lo dovesse far suo, io non voterò contro; quindi, se la finalità è quella di mettere uno contro l'altro all'interno della maggioranza, questo risultato non lo otterrà.

Sono in grado di dare adeguata risposta all'emendamento numero 77 su cui mi ero riservato di intervenire. Sull'emendamento numero 77, onorevole Sanna, la questione sta in questi termini: di tutti i progetti speciali e delle opere sia in corso di esecuzione che già eseguite dall'agenzia della Cassa del Mezzogiorno era stato disposto il trasferimento alle Regioni, ai comuni, ai loro consorzi, ai consorzi industriali e così via di seguito, cioè ad un insieme di enti, e questo doveva essere fatto a cura di un commissario ad acta. Ora, se i beni e queste opere e questi progetti sono stati già trasferiti in ipotesi agli enti destinatari, non possono essere nel demanio regionale, perché se sono già degli enti locali o dei consorzi degli enti locali o del consorzio industriale, sono di loro proprietà. Se noi dovessimo dire oggi, con legge, che diventano parte del patrimonio regionale, questo significherebbe fare un esproprio di questi beni. Quindi io capisco la sua finalità, e cioè che vuole garantire, cautelare questi beni dalle eventuali intromissioni ed aggressioni da parte di altri soggetti, per esempio da parte dello Stato, ma in questo caso io non credo che esista questo pericolo, perché la titolarità da parte della Regione sui beni che rientrano nell'ambito del territorio regionale è garantita dalla Costituzione. Quindi noi, in qualunque momento, potremo intervenire per difendere il nostro territorio e quello che ci sta dentro, di fronte a qualunque tipo di intromissione esterna.

Quindi, se lei vuole che noi garantiamo l'utilizzo di questi beni, da parte di chi oggi ce l'ha già, la formulazione dell'emendamento dovrebbe essere diversa, però toglierli, attraverso un atto di esproprio, ai legittimi destinatari oggi di questi beni, mi sembra una cosa non possibile. Ecco perché il parere della Giunta è negativo, pur riconoscendo con lei che esiste la necessità di scrivere una norma sulla questione, e quindi noi possiamo predisporre, d'intesa anche con lei, con la collaborazione di tutti, anche un disegno di legge che disciplini questa materia. Questo possiamo senz'altro farlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, non ruberò molto tempo, ritiriamo l'emendamento numero 206, accogliendo anche il senso positivo dell'intervento del Presidente della Commissione, e rinviando ad una riflessione su questo problema. E` del tutto evidente che, in questo momento, questo argomento riguarda assai più la maggioranza che non l'opposizione ovviamente, però è un tema che resta aperto.

Manteniamo l'emendamento numero 207, Assessore, senza polemica, per lasciarlo - nella libertà di ciascuno di pronunciarsi a favore o contro l'abrogazione della lettera a del primo comma - come un promemoria, che serva all'Aula per prendere atto che questa dicotomia di valutazioni riflette un po' i tempi che vive attualmente la politica.

Oggi non siamo più portati a guardare all'orizzonte, ai grandi problemi. Forse, tenuto conto che comunque gli strumenti ci sono e non si utilizzano a pieno, da qualche parte si è smesso non solo di pensare in grande, ma anche di pensare, però manteniamo questo emendamento senza polemica, lasciando alla libertà individuale di ciascuno la scelta di schierarsi pro o contro, per segnalare che questo è un problema che il Consiglio regionale deve continuare ad approfondire non tanto per mantenere uno strumento invece che un altro, ma per dare senso e funzione agli strumenti che scegliamo di avere, perché oggi registriamo che, al di là della disputa, non si fa uno ma si fa male anche l'altro, o perlomeno lo si fa senza dargli il significato che noi ed anche il collega Scano abbiamo voluto precisare in quest'Aula.

Con questo spirito, manteniamo l'emendamento, ma senza alcun intento di confronto aspro e di polemica.

Chiedo scusa, Presidente, volevo segnalare una questione di coordinamento. Sulla lettera d) dell'articolo 5 io penserei, per una consecutio logica, che al posto delle parole "da istituire" vanno inserite le parole "Ragioneria generale", perché l'ultima frase continua a parlare del decreto, e noi invece stiamo inserendo una eccezione all'obbligo di emanare un decreto, cioè qualora nella legge siano indicate variazioni di capitoli si prescinde dal decreto.

Siccome il periodo che parla del decreto finisce con le parole "Ragioneria generale" è bene aggiungere la modifica proposta come periodo successivo; è un problema di coordinamento.

PRESIDENTE. Vediamo se possiamo accoglierlo.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io ho sentito le motivazioni dell'assessore Masala, ma mi lasciano perplesso per un semplice motivo, che il contenuto dell'emendamento non va ad espropriare certamente ciò che è stato assegnato quando la cassa per il Mezzogiorno ha cessato di esistere, con il passaggio successivo dell'Agensud. Io le porto un elemento di prova che riguarda il suo territorio: presa a mare, zona industriale Porto Torres, più precisamente Enichem. "Presa a mare" significa acquisire l'acqua del mare, serve per il raffreddamento degli impianti, non sono poi tanti in questo momento - questa è la nota dolente - rimasti in funzione.

Il tutto era gestito dall'area di sviluppo industriale di Sassari-Alghero-Porto Torres, il canone per l'Enichem era 150 milioni. Non avendo mai la Regione acquisito quei patrimoni, cosa che nelle altre regioni d'Italia almeno per il 99 per cento è stato fatto, poco tempo fa, più precisamente alla fine dello scorso anno, il Ministero interviene, si riappropria della presa a mare, stabilisce un nuovo canone, di un miliardo per l'esattezza, esclude il consorzio industriale da quel tipo di gestione, quindi lo estromette completamente per il semplice motivo che la Regione sarda non ha mai acquisito ai propri beni tutto ciò che la Cassa per il Mezzogiorno in questa realtà aveva terminato di costruire. Non stiamo parlando di lavori in corso, stiamo parlando di opere già eseguite, ultimate e funzionanti. La testimonianza è questa della presa a mare in una realtà che a lei è vicina: Porto Torres.

Che cosa comporta questo emendamento? Forse va a sanare una situazione che non è stata mai affrontata né dal Consiglio regionale né dalle giunte che si sono succedute in questi anni. Finalmente si riesce ad acquisire quel patrimonio che è dell'ex Cassa per il Mezzogiorno per poterlo finalmente dare in gestione - lo stabilirà la Regione - ai consorzi di turno, ai soggetti più interessati, a quelli che riterrà più opportuno, ma comunque questi beni entreranno a far parte del patrimonio e quindi del demanio regionale, cosa che sino ad oggi non si è fatta.

Se lei vuole aspettare la prossima legge, Assessore, se lei ritiene che questo emendamento possa espropriare chissà chi, non espropria niente. Questo emendamento mette in sicurezza un patrimonio che noi ancora non abbiamo acquisito, e pone fine ad eventuali aggressioni come quella che abbiamo visto ultimamente sul commissario dell'autorità portuale di Cagliari. Mettere in sicurezza queste cose non significa espropriare nessuno, significa acquisire una volta per tutte quel patrimonio alla Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il successore di un determinato bene diventa titolare del bene stesso per il solo fatto che si è aperta la successione, cioè se la legge ha stabilito che i beni della Cassa per il Mezzogiorno vengano destinati a determinati soggetti, cioè regioni, comuni, consorzi eccetera, basta che si verifichi questo fatto perché il diritto venga acquisito, non occorre una legge.

Se poi, di fatto, la Regione non ha esercitato le facoltà che sono inerenti al diritto di proprietà, questo è un problema amministrativo, e abbiamo il dovere di verificare perché, nell'ipotesi da lei fatta, se il bene non è stato materialmente acquisito dalla Regione, perché la Regione non lo ha fatto; ma è un atto di natura amministrativa se il trasferimento del diritto è già avvenuto a monte. Diversamente non è che noi con una legge possiamo espropriare una cosa degli altri. Questo mi pare che sia evidente.

L'articolo 9 della legge 93 che lei ha citato stabilisce che vengano trasferiti i beni agli enti, Regione, comuni, consorzieccetera. Quindi una volta che si verifica il trasferimento del diritto, sta al successore, cioè a colui che subentra, esercitare le facoltà inerenti al diritto stesso. Se non lo abbiamo fatto, l'assessorato competente provvederà ad esercitare questo diritto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Signor Presidente, non ruberò che pochi minuti, ma non mi voglio esimere dal fare anche io una riflessione sui temi oggetto di una discussione davvero interessante, magari già fatta, come qualcuno dei consiglieri che è intervenuto ha detto, ma alla quale io non ho partecipato in passato.

La discussione ha toccato alcuni aspetti fondamentali della strumentazione relativa alla programmazione economico-finanziaria della nostra Regione. In particolare si è soffermata sulla utilità o meno del programma generale di sviluppo e del documento di programmazione economica e finanziaria frutto di una stagione più recente.

Io credo, un po' in accordo con qualcuno del mio Gruppo che è intervenuto in proposito, che il programma generale di sviluppo sia uno strumento ormai datato e che appartiene ad una stagione storico-politica che abbiamo alle nostre spalle, e non soltanto per quanto riguarda la Sardegna, ma anche per quanto riguarda il panorama nazionale.

Era uno strumento che si adattava ad un quadro politico di non alternanza, ad un quadro politico sostanzialmente fermo nella composizione dei soggetti che governavano il paese, e in qualche modo fissava un po' una bussola rispetto ad un susseguirsi di governi, magari anche molto più veloce di quanto non sia avvenuto in questi ultimi anni, nel senso si alternavano ogni anno o ogni due anni, mantenendo però uno scenario politico immutato.

E poi, peraltro, io non sono un esperto, ma dalle cose che so, non mi pare che il documento di programmazione economica generale, il cosiddetto "programma generale di sviluppo", davvero dirigesse molto, dirigeva un po' ma molto veniva diretto dalla cosiddetta economia reale.

Sicuramente aveva ambizioni dirigiste, ma non raggiungeva davvero obiettivi di direzione politica ed economica.

Ora, da qualche anno ormai, questo strumento, come dire, non si adotta, e non è un caso che non si adotti, perché lo scenario da dieci anni a questa parte è cambiato, non solo a livello regionale ma anche a livello nazionale.

Siamo in una fase di transizione e questa fase di transizione ha sacrificato il cosiddetto "programma generale di sviluppo".

Nel 2004, guardate, che questo Consiglio faccia o non faccia la nuova legge elettorale, lo scenario sarà diverso, ed allora lo strumento che oggi, come dire, viene pure utilizzato ma non viene osservato, che sono le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, diventerà, secondo me, lo strumento vero di indirizzo che fisserà obiettivi, direttive e priorità di marcia.

Ed allora, in quel contesto, il documento di programmazione economico - finanziaria che noi da qualche anno stiamo adottando in questa Regione, ahimè, non con grande efficacia, perché lo si adotta, ma poi, puntualmente, lo si smentisce, come è stato dichiarato ed affermato anche da parte delle forze che attualmente governano questa Regione, diventerà davvero lo strumento agile e attuativo del programma che il Presidente sottoporrà all'approvazione di quest'Aula.

Io credo che questa discussione sui due strumenti sia ormai una discussione che va certamente approfondita, ma che non potrà essere riproposta nei termini datati con i quali si è affrontato il problema qualche anno fa. Il quadro che avremo davanti sarà un quadro fortemente innovativo che metterà davvero la parola fine, io credo, al programma generale di sviluppo così come è stato concepito negli anni passati.

Sull'emendamento numero 120 voglio dire una battuta: io non sono tanto d'accordo con l'Assessore Masala, anche se ne capisco le preoccupazioni, quando dice che possiamo anche approvare l'emendamento 120 ma che questa norma non diventerà operativa perché è impossibile attuarla.

Io credo che possa essere, invece, davvero, il sale, se mi si consente questa metafora, il sale da mettere alla coda di una amministrazione che è abbastanza lenta nella sua azione e che ha necessità davvero di essere scioccata non a parole né, come dire, sostituendola, ma davvero, invece, invitandola e in qualche modo incentivandola a camminare. E questa norma può essere uno strumento di incentivazione per un rinnovamento responsabile da parte della burocrazia regionale.

Peraltro l'emendamento 120 davvero raccoglie molte delle critiche e anche delle proposte che sono state avanzate dalle forze della opposizione in occasione del dibattito anche lungo e ripetitivo, che si è fatto in questa Aula sull'articolo 2, cioè sul cuore della finanziaria, sulle questioni dell'indebitamento.

Tutti abbiamo osservato che noi stiamo approvando una manovra finanziaria senza conoscere i numeri, né quelli dell'indebitamento né i numeri reali della possibilità di entrate di questa Regione.

Allora io credo davvero che questo emendamento 120 colga uno degli aspetti importanti e nevralgici della manovra finanziaria.

Io, personalmente, davvero, mi sentirei di sostenerlo.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 207. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo ora alla votazione dell'articolo 5 con la modifica proposta dal consigliere Sanna Gian Valerio. Il punto D è così modificato: Nell'ultimo comma dell'articolo 38 introdotto dalla lettera B, del comma 20 dell'articolo 1 della legge regionale numero 6 del 2001, alla fine è inserita la seguente espressione: "qualora nella legge regionale siano indicate le variazioni dei capitoli si prescinde dal Decreto". Metto in votazione l'articolo 5 così emendato. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

PRESIDENTE. L'emendamento 206 è ritirato; per l'emendamento 120 l'onorevole Gian Mario Selis mantiene fermo il proposito di farlo suo e chiede la votazione nominale con procedimento elettronico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 120.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LA SPISA - LAI - MANCA - MARROCU - MASALA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PILI - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIGGIO - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - USAI.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - FLORIS - TUNIS - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 70

votanti 66

astenuti 4

maggioranza 34

favorevoli 32

contrari 34

(Il Consiglio non approva)

Passiamo ora all'emendamento numero 77. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Chiedo all'onorevole Sanna di ritirare l'emendamento 77 impegnandomi a presentare un disegno di legge che disciplini questa materia, perché voglio vederci chiaro sulla questione dal punto di vista amministrativo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Assessore Masala, io accolgo l'invito con la preghiera non solo di accelerare i tempi della presentazione del disegno di legge, ma di verificare l'aspetto amministrativo a partire da quello che io ho segnalato poc'anzi nel mio intervento, cioè da ciò che è accaduto nell'area di sviluppo industriale di Porto Torres, perché è impensabile che mentre prima il canone di 150 milioni veniva incassato dal Consorzio industriale, oggi un canone di 1 miliardo, dopo aver espropriato tutto al Consorzio, venga incassato dallo Stato.

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 6.

LICANDRO, Segretario:

Art. 6

Interventi a favore degli enti locali

1. Al fine di sostenere le autonomie locali nella valorizzazione delle risorse del territorio e nel soddisfacimento dei bisogni primari delle popolazioni, coerentemente con i principi di sussidiarietà e di decentramento, nonché per garantire l'efficace raccordo tra la programmazione regionale e le esigenze locali, l'Amministrazione regionale finanzia le spese di progettazione finalizzate al sostegno della programmazione negoziata.

2. I contributi erogati sono volti al finanziamento degli studi di fattibilità inerenti progetti di interesse locale nell'ambito della programmazione negoziata.

3. Possono beneficiare dei contributi in via prioritaria le associazioni o i consorzi composti da comuni limitrofi la cui popolazione media non superi i 2000 abitanti per Comune; a tal fine è destinata una quota non superiore al dieci per cento dello stanziamento di cui al fondo per la programmazione negoziata (UPB S03.008 - Cap. 03026).

4. I criteri e le modalità di attribuzione sono stabiliti con deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio di concerto con l'Assessore competente per materia.

5. Dopo il comma 3 dell'articolo 7 bis della legge regionale 1° giugno 1993, n. 25 (Trasferimento di risorse finanziarie al sistema delle autonomie locali e modifiche alla legge regionale 1° agosto 1975, n. 33), introdotto dalla legge regionale n. 37 del 1998, è aggiunto il seguente:

"3 bis. E autorizzato un contributo straordinario per la fase di avvio delle unioni di Comuni determinato in euro 10.000 per ciascun Comune con un massimo di euro 100.000 per unione.".

6. Gli oneri derivanti dall'attuazione del comma 5 gravano sullo stanziamento dell'UPB S04.016 - Cap. 04021.

PRESIDENTE. All'articolo 6 sono stati presentati ventotto emendamenti.

Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Fadda - Spissu - Dore - Balia

Art. 6

L'emendamento numero 135 è soppresso. (545)

Emendamento sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE

Art. 6

Interventi a favore degli Enti Locali

I commi 1 e 2 sono sostituiti dal seguente:

"1. Al fine di sostenere le autonomie locali nella valorizzazione delle risorse del territorio e nel soddisfacimento dei bisogni primari delle popolazioni, coerentemente con i principi di sussidiarietà e di decentramento, nonché per garantire l'efficace raccordo tra la programmazione regionale e le esigenze locali, l'Amministrazione regionale finanzia gli studi di fattibilità e le relative progettazioni inerenti interventi di interesse locale nell'ambito della programmazione negoziata". (135)

Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia

Art. 6

Al comma 3 le parole: "2000 abitanti per comune" sono sostituite da: "3000 abitanti per comune". (208)

Emendamento sostitutivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia

Art. 6

Nel comma 5 dell'art. 6, 3 bis le parole "euro 10.000" sono sostituite da "euro 20.000" e "euro 200.000".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S04.016 - Cap. 04021

Anno 2002 euro 110.000

In diminuzione

UPB S03.006 - FNOL parte corrente

Anno 2002 euro 110.000

mediante riduzione della voce 4 della Tab. A allegata alla Finanziaria. (208)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia

Art. 6

Al comma 1 dopo le parole: "programmazione negoziata" sono inserite le parole: "e al programma straordinario di edilizia scolastica". (210)

Emendamento aggiuntivo Capelli - Licandro - Cappai

Art. 6

Al comma 2 dell'art. 6, è aggiunto:

"…. e alla organizzazione, presso l'Assessorato degli Enti Locali, di un servizio di assistenza tecnica e consulenza a favore delle amministrazioni locali". (42)

Emendamento aggiuntivo Piana - Milia - Businco - Pilo

Art. 6

Dopo il comma 6 è aggiunto il comma "6 bis" :

E' autorizzata nell'anno 2002 la concessione di un contributo all'amministrazione comunale di Villanova Monteleone di euro 160.000 per il completamento della chiesa "Nostra Signora Internos" (UPB S04.017).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

04 - EE.LL.

UPB S04.017 - Trasferimento agli EE.LL. investimenti

Anno 2002 euro 160.000

In diminuzione

03 - Bilancio

UPB S03.006 - FNOL spese correnti

Anno 2002 euro 160.000

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 4 della Tab. A allegata alla Legge Finanziaria. (20)

Emendamento aggiuntivo Piana - Milia - Businco - Pilo

Art. 6

Dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

"6 bis. E' autorizzata nell'anno 2002 la concessione di un contributo all'amministrazione provinciale di Sassari di euro 160.000 per il ripristino della segnaletica verticale delle strade provinciali del Goceano (UPB S04.017). "

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

04 - EE.LL.

UPB S04.017 - Trasferimento agli EE.LL. investimenti

Anno 2002 euro 160.000

In diminuzione

03 - Bilancio

UPB S03.006 - FNOL spese correnti

Anno 2002 euro 160.000

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 4 della Tab. A allegata alla Legge Finanziaria. (21)

Emendamento aggiuntivo Giovannelli - Sanna Gian Valerio - Satta - Pittalis - Rassu - Locci - Businco - Capelli - Corona - Murgia - Biancu - Granella - Dore - Dettori - Falconi - Giagu - Balia - Marrocu - Biggio - Demuru - Tunis Marco - Sanna Emanuele - Frau - Pirastu - Scano - Licandro - Selis - Cugini - Masia - Spissu - Pusceddu - Calledda - Pilo - Lai - Deiana - Pinna - Lombardo - Morittu - Sanna Nivoli - Piana - Fadda - Granara - Fantola - Vargiu - Cassano - Pisano - Sanna Giacomo - Manca - Floris - Pacifico - Carloni - Sanna Alberto - Orrù - Milia - Corda - Ibba - Randazzo - Usai

Art. 6

Dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

"6 bis. Al fine di dare attuazione alla legge regionale 12 luglio 2001, n. 9 (Istituzione delle Province di Carbonia - Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia - Tempio) è autorizzata la spesa di euro 1.550.000 per le spese di avviamento delle nuove Province (UPB S04.016); il relativo programma di intervento è approvato dalla Giunta regionale a' termini dell'articolo 4, lettera i), della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.016

Trasferimento agli enti locali - Parte corrente

Anno 2002 euro 1.550.000

In diminuzione

03 - BILANCIO

UPB S03.006 - FNOL - Parte corrente

Anno 2002 euro 1.550.000

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 4 della Tabella A allegata alla legge finanziaria. (20)

Emendamento aggiuntivo Usai - Corona - Vargiu - Pilo - Granara - Biggio - Pirastu

Art. 6

Nell'articolo 6 dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

"6 bis. Al fine di riconoscere al Capoluogo della Sardegna un ruolo di guida nello sviluppo economico regionale, è autorizzata la concessione di un contributo annuo al Comune di Cagliari per la realizzazione di interventi volti a potenziare la friubilità dei servizi nell'ambito dell'area vasta di Cagliari a favore dell'intera collettività regionale e di accelerare il processo di competitività internazionale con i paesi del mediterraneo; la spesa prevista per l'attuazione comma è valutata in euro 10.000.000 annui (UPB S04.017)".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

04 - EE. LL.

UPB S04.017 TrasferimentI agli enti locali - Investimenti

anno 2002 euro 10.000.000

anno 2003 euro 10.000.000

anno 2003 euro 10.000.000

In diminuzione

03 - BILANCIO

UPB S03.006 - FNOL - Parte corrente

Anno 2002 euro 10.000.000

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 4 della Tabella A allegata alla legge finanziaria.

12 - SANITÀ

UPB S12.027

Anno 2003 euro 10.000.000

Anno 2003 euro 10.000.000 (127)

Emendamento aggiuntivo Pirisi - Morittu - Orrù - Spissu - Falconi - Sanna Gian Valerio

Art. 6

Dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:

"7. L'Amministrazione regionale, in vista dell'entrata in vigore del testo Unico 8 giugno 2001 n. 327 (in materia di espropriazioni), tenuto conto dell'onere finanziario che graverà sugli Enti Locali ed in particolare sui Comuni di modeste dimensioni, nell'applicazione delle prescrizioni contenute nell'articolo 6, comma 2, al fine di favorire l'istituzione di uffici, consorzi, e altro, per le espropriazioni, così come è previsto dal quarto comma dello stesso articolo, è autorizzata a concedere ai comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti un contributo pari a euro 1.000.000,00" (UPB S03.042 - Cap. 03113 (NI)).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S03.042 Contributi ai comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti per favorire l'istituzione di uffici, consorzi, e altro, per le espropriazioni (T.U. 8.06.2001, n. 327).

Competenza anno 2002 euro 1.000.000

Competenza anno 2003 euro 1.000.000

Competenza anno 2004 euro 1.000.000

In diminuzione

UPB S03.006 - Cap. 03019-00 - Fondo nuovi oneri legislativi spese correnti

Competenza anno 2002 euro 1.000.000

Competenza anno 2003 euro 1.000.000

Competenza anno 2004 euro 1.000.000 (463)

Emendamento aggiuntivo Pirisi - Falconi - Orrù - Morittu - Spissu - Balia - Demuru

Emend. 211 (Art. 6)

All'Emendamento n. 211 è aggiunto il seguente comma:

"6/ter. Allo scopo di promuovere l'adozione di misure preventive finalizzate a determinare maggiori condizioni di sicurezza per i cittadini e le istituzioni, l'Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi per l'attuazione di specifici protocolli d'intesa stipulati tra i Comuni e le Autorità preposte alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. I contributi sono disposti a favore dei Comuni e possono coprire, nella misura massima dei 2/3, gli oneri previsti a loro carico da detti protocolli."

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S04.016 - Cap. 04038-00 - Contributi ai Comuni per l'attuazione di specifici protocolli d'intesa stipulati tra i Comuni e le autorità preposte alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica per promuovere misure preventive per la sicurezza dei cittadini e delle istituzioni.

Competenza anno 2002 euro 500.000

Competenza anno 2003 euro 500.000

Competenza anno 2004 euro 500.000

In diminuzione

UPB S03.006 - Cap. 03019-00 - Fondo nuovi oneri legislativi spese correnti

Competenza anno 2002 euro 500.000

Competenza anno 2003 euro 500.000

Competenza anno 2004 euro 500.000 (468)

Emendamento aggiuntivo Pacifico - Vargiu - Scano - Pisano

Emend. 211 (Art. 6)

Dopo il comma 6 dell'art. 6 è aggiunto il seguente:

6 ter. E' autorizzata nell'anno 2002 la spesa di Euro 255.000 a favore della XXV Comunità Montana Sa Giara per la completa acquisizione del patrimonio pubblico dei Cavallini della Giara, ancora di proprietà privata

COPERTURA FINANZIARIA

03 - Bilancio

In aumento

UPB S03.054 - Investimenti a favore delle Comunità Montane.

Anno 2002 euro 255.000.000

In diminuzione

UPB S03.006 - FNOL Spese correnti

Anno 2002 euro 255.000.000

mediante riduzione della voce 4 della Tab. A allegata alla Legge Finanziaria. (534)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia

Art. 6

Dopo il comma 6 dell'art. 6 è aggiunto il seguente:

6 bis. Ai comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti è riconosciuta a valere sui fondi della legge regionale n° 25 del 1993, una quota aggiuntiva pari a 5.164.000 di euro per l'anno 2002, per far fronte ai maggiori oneri derivanti dall'applicazione delle nuove norme in materia di indennità agli amministratori locali.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S04.016

Anno 2002 euro 5.164.000

In diminuzione

UPB S03.006

Anno 2002 euro 5.164.000

(211)

Emendamento sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE

Emendamento n. 214 (Art. 6)

Dopo il comma 6 è sostituito il seguente:

"6 bis. Tra le tipologie di intervento previste dall'articolo 6, comma 15 della L.R. 20 aprile 2001, n. 6 sono incluse quelle relative a sentenze derivanti da danni per inquinamento". (443)

Emendamento aggiuntivo Secci - Fadda - Dettori - Scano - Morittu - Orrù

Emendamento n. 214 (Art. 6)

All'Emendamento n. 214 è aggiunto il seguente comma:

"8. All'articolo 6, comma 15, della legge regionale n. 6 del 24.04.2001 sono soppresse le parole: "i cui oneri non siano sostenibili con le ordinarie disponibilità dell'Ente". (473)

Emendamento aggiuntivo Pusceddu - Pinna - Dore - Orrù - Falconi

Art. 6

Interventi a favore degli enti locali

Dopo il comma 6 è inserito il seguente:

7. L'Amministrazione regionale è autorizzata a finanziare gli enti locali che abbiano sofferenze finanziarie in conseguenza di sentenze relative a danni per inquinamento a favore dei Monopoli di Stato i cui oneri non siano sostenibili con le ordinarie disponibilità finanziarie dell'ente locale; a tal fine è autorizzato lo stanziamento di euro 5.165.000. Il relativo programma di intervento è approvato dalla Giunta regionale a' termini dell'art. 4 lett. I) della legge regionale n. 1 del 1977 e successive modificazioni e integrazioni (UPB S04.016 - cap. 04038/00).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

04 - Enti locali, finanze e urbanistica

UPB S04.016 - cap. 04038/00 N.I.

Finanziamenti straordinari agli enti locali

Anno 2002 euro 5.165.000

In diminuzione

03 - Bilancio

UPB S03.006 - FNOL - parte corrente

Anno 2002 euro 5.165.000

mediante riduzione della voce 4 della Tab. A allegata alla Legge Finanziaria. (214)

Emendamento aggiuntivo Fadda - Spissu - Balia - Dore - Cogodi - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo

Emendamento n. 8 (Art. 6)

All'emendamento n. 8 è aggiunto il seguente comma:

3. E' autorizzata per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004 la spesa complessiva di euro 30.000.000 a favore dei Comuni della Sardegna per il finanziamento di spese correnti; le somme sono ripartite in misura proporzionale alla popolazione residente alla data del 31 dicembre del penultimo anno precedente a quello di competenza. (UPB S04.016)

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB S04.016 - Trasferimento agli Enti Locali parte corrente

Competenza anno 2002 euro 30.000.000

Competenza anno 2003 euro 30.000.000

Competenza anno 2004 euro 30.000.000

In diminuzione

UPB S03.006 - FNOL spese correnti

Competenza anno 2002 euro 30.000.000

Competenza anno 2003 euro 30.000.000

Competenza anno 2004 euro 30.000.000 (455)

Emendamento sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE

Emendamento n. 8 (Art. 6)

All'emendamento n. 8 è sostituito dal seguente:

Art. 6 ter

E' autorizzata per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004 la spesa di euro 6.000.000 a favore dei Comuni capoluogo di provincia per il finanziamento di spese d'investimento; le somme sono ripartite per l'85 per cento della spesa complessiva in misura proporzionale alla popolazione residente alla data del 31 dicembre del penultimo anno precedente a quello di competenza e, in attuazione del dettato della legge regionale n. 6 del 2001, il restante 15 per cento è destinato ai capoluoghi di Provincia il cui PIL risulti essere inferiore al 75 per cento del PIL medio eurpoeo. (UPB S04.017)

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.017 - Trasferimento agli Enti Locali - Investimenti

2002 euro 6.000.000

2003 euro 6.000.000

2004 euro 6.000.000

In diminuzione

UPB S03.007 - Fondo per nuovi oneri legislativi in conto capitale

(voce 2)

2002 euro 6.000.000

UPB S12.027 - Spese per il Servizio Sanitario Regionale. Parte corrente

2003 euro 6.000.000

2004 euro 6.000.000 (528)

Emendamento aggiuntivo Corona - Usai - Frau - Pilo - Murgia - Vargiu - Biggio

Art. 6

Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6.1

Comuni Capoluogo di provincia

1. E' autorizzata per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004 la spesa complessiva di euro 15.000.000 a favore dei Comuni capoluogo di provincia per il finanziamento di spese correnti; le somme sono ripartite per l'85 per cento della spesa complessiva in misura proporzionale alla popolazione residente alla data del 31 dicembre del penultimo anno precedente a quello di competenza e, in attuazione del dettato della legge regionale n. 6 del 2001, il restante 15 per cento è destinato ai capoluoghi di Provincia il cui PIL risulti essere inferiore al 75 per cento del PIL medio eurpoeo. (UPB S04.016)

2. E' autorizzata per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004 la spesa complessiva di euro 20.000.000 a favore dei Comuni capoluogo di provincia per il finanziamento di spese correnti; le somme sono ripartite per l'85 per cento della spesa complessiva in misura proporzionale alla popolazione residente alla data del 31 dicembre del penultimo anno precedente a quello di competenza e, in attuazione del dettato della legge regionale n. 6 del 2001, il restante 15 per cento è destinato ai capoluoghi di Provincia il cui PIL risulti essere inferiore al 75 per cento del PIL medio eurpoeo. (UPB S04.017)

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

04 - ENTI LOCALI

UPB S04.016 - Trasferimento agli Enti Locali - Parte corrente

Anno 2002 euro 15.000.000

Anno 2003 euro 15.000.000

Anno 2004 euro 15.000.000

UPB S04.017 - Trasferimento agli Enti Locali - Investimenti

Anno 2002 euro 20.000.000

Anno 2003 euro 20.000.000

Anno 2004 euro 20.000.000

In diminuzione

03 - BILANCIO

UPB S03.002 - Fondo di riserva per le spese obbligatorie e d'ordine

Anno 2002 euro 5.000.000

Capitolo da stornare: 03004

UPB S03.006 - FNOL spese correnti

Anno 2002 euro 30.000.000

mediante riduzione della voce 4 della Tabella A collegata alla legge finanziaria

UPB S12.027 - Spese per il Servizio Sanitario regionale - Parte corrente

Anno 2003 euro 35.000.000

Anno 2004 euro 35.000.000 (8)

Emendamento aggiuntivo Giovannelli - Satta - Giagu - Masia - Calledda - Granella - Deiana - Pisano - Biggio

Art. 6

Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6.1

L'Amministrazione regionale è autorizzata ad erogare al Comune di Tempio Pausania un finanziamento di euro 470.000= per la concessione di contributi ai privati danneggiati dall'evento alluvionale del 3 dicembre 1998.

Il Comune curerà l'erogazione dei contributi in analogia con le procedure stabilite dalla Giunta regionale in attuazione della legge regionale 17 dicembre 1999, n. 26.

Il relativo onere graverà sull'UPB S04.016 capitolo -------- (N.I.).

Alla copertura finanziaria si farà fronte con una riduzione di pari importo delle disponibilità previste nel capitolo 04019 del bilancio per l'anno 2002. (19)

Emendamento aggiuntivo Corona

Art. 6

Dopo l'art. 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6.1

Modifica alla L.R. n.25 del 1993 - Trasferimento fondi agli EE.LL.

All'art. 2 della legge regionale 1° giugno 1993, n.25, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

"4. Fino alla approvazione della legge di riordino, alle Comunità montane che abbiano subito una riduzione del contributo regionale a seguito dell'applicazione dell'articolo 58, della legge regionale 20 aprile 2000, n.4, è garantita una assegnazione non inferiore a quella attribuita nel 1998.

Gli oneri relativi graveranno sull'incremento delle disponibilità finanziarie previste nel corrispondente capitolo di bilancio a partire dall'anno 2002." (79)

Emendamento aggiuntivo Corona

Art. 6

Dopo l'art. 6 è aggiunto il seguente:

Art. 6.1

1. E' abolito il controllo preventivo obbligatorio sugli atti dei Comuni, delle Province e degli altri anti con esclusione, relativamente alla materia urbanistica, degli strumenti di pianificazione generale indicati agli artt. 16 e 19 L.R. 22 dicembre 1989 n. 45.

2. Gli interventi sostitutivi per la mancata adozione di atti obbligatori per legge, statuto o regolamento, sono esercitati dalla Regione, nei confronti dei Comuni, delle Province e degli altri enti locali, con le procedure fissate dagli artt. 26-27-28 L.R. 13 dicembre 1994 n. 38. (81)

Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Secci - Fadda

Emendamento n. 369 (Art. 22)

Nell'emendamento n. 369 sono soppresse:

- la lettera b) del comma 4;

- le parole "nel rispetto delle procedure previste dall'articolo 127 del D.L.vo n° 267/2000 per quanto attiene al punto B". (527)

Emendamento aggiuntivo Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia

Dopo l'articolo 22 è inserito il seguente:

Art. 22.1

1. Per effetto di quanto previsto dall'articolo 9 della Legge Costituzionale n.3/2001, il controllo sugli atti degli Enti Locali della Sardegna è abolito.

2. Al controllo degli atti degli ulteriori Enti elencati all'art. 1 della L.R. n.62/78 provvedono gli Assessorati Regionali dai quali dipendono.

3. L'Assessore Regionale agli EE.LL. predispone entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, un apposito disegno di legge contenente le disposizioni per la riorganizzazione degli uffici periferici della Regione.

4. Col medesimo provvedimento si determinano le conseguenti norme:

a) sull'attività e le procedure dell'intervento sostitutivo della Regione sugli Enti Locali;

b) sulle procedure ed i requisiti per la verifica degli atti su richiesta dei Consiglieri;

c) sull'intervento e coordinamento regionale nelle materie urbanistiche.

5. Nelle more di approvazione del disegno di legge di cui al comma 1, le attività di cui al precedente comma 2 sono disposte dall'Assessore Regionale agli EE.LL. con proprio decreto ed avvalendosi della struttura organizzativa dell'Assessorato Regionale, nel rispetto delle procedure previste dall'articolo 127 del D.L.vo n.267/2000 per quanto attiene al punto B), nonché alle procedure di verifica in materia urbanistica di cui alla L.R. n.45/89 per il punto C).

6. La Legge regionale 13 dicembre 1994, n. 38 e successive modifiche ed integrazioni è abrogata. (369)

Emendamento aggiuntivo Orrù - Morittu - Spissu

Emendamento n. 212 (Art. 6)

All'emendamento n. 212 è aggiunto il seguente comma:

3. All'articolo 11, comma 3, della legge regionale 22 aprile 1987, n. 24, gli importi finanziari riportati alle lettere a), b), c), d) ed e) sono sostituiti dai seguenti valori:

lettera a) - 1.292.000 euro

lettera b) - 2.582.000 euro

lettera c) - 4.132.000 euro

lettera d) - 5.165.000 euro

lettera e) - 5.165.000 euro. (456)

Emendamento aggiuntivo Morittu - Pirisi - Sanna Alberto - Orrù - Sanna Gian Valerio - Lai - Spissu - Cugini

Art. 6

Dopo l'articolo 6, è aggiunto il seguente:

Art. 6 bis

Sportello unico per l'edilizia

1. Al fine di consentire l'effettiva istituzione dello sportello unico per l'edilizia di cui all'articolo 5 del DPR 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), nei comuni, singoli o associati della Sardegna, quale unico ufficio competente a curare tutti i rapporti fra il privato e la pubblica amministrazione in ordine all'intervento edilizio oggetto della richiesta di concessione o di denuncia di inizio attività, l'Amministrazione regionale è autorizzata a contribuire alle spese di istituzione e funzionamento con uno stanziamento di euro 1.030.000 per gli anni 2002, 2003 e 2004 e successivi. Beneficiano, in via prioritaria, di tali contributi le associazioni o i consorzi di comuni limitrofi, per una percentuale minima del 50 per cento dello stanziamento complessivo.

2. Il relativo programma di intervento è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di Enti locali, a' termini dell'articolo 4, lettera i) della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 e successive modifiche e integrazioni.

In aumento

UPB S04.016 - Trasferimento agli enti locali - Parte corrente

Cap. 04022-00 (N.I.) - Contributi ai comuni per le spese di avvio e funzionamento dello sportello unico per l'edilizia.

Competenza 2002 euro 1.030.000

Competenza 2003 euro 1.030.000

Competenza 2004 euro 1.030.000

In diminuzione

03 - Programmazione

UPB S03.006

Cap. 03019

Competenza 2002 euro 1.030.000

Competenza 2003 euro 1.030.000

Competenza 2004 euro 1.030.000 (212)

Emendamento aggiuntivo Satta - Giovannelli - Lombardo - Pittalis - Rassu - Pirastu - Granara - Pilo - Capelli - Diana - Corona - Sanna Nivoli - Piana - Usai - Locci - Carloni - Licandro

Art. 6

Modifica dell'art. 11, comma 2 della L.R. 22.4.1987, n. 24.

All'articolo 11, comma 2 della legge regionale 22 aprile 1987, n. 24, gli importi finanziari riportati alle lettere a), b), c) e d) sono sostituiti rispettivamente dai seguenti valori:

Euro 775.000,00 - 1.550.000,00 - 2.582.000,00 e 3.090.000,00

(424)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 545 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 135 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Con l'emendamento 135 si riscrivono i commi uno e due che vengono sostituiti. Il parere della Giunta sull'emendamento numero 545 è negativo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento 545 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Trattandosi di un emendamento non esaminato dalla Commissione, la Commissione si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 208 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento si propone di rettificare il numero massimo di abitanti dei comuni, previsto perché i Consorzi e le associazioni dei comuni possano beneficiare dei contributi, sulla base della valutazione che il tetto di "duemila abitanti per comune" non ricomprende una più ampia fascia di comuni della Sardegna, però a posteriori, avendo valutato che, soprattutto per i grandi centri, per i capoluoghi di provincia e l'hinterland, si sono previsti finanziamenti aggiuntivi, riteniamo che la dicitura "duemila abitanti per comune" possa utilmente ricomprendere anche questi casi, e comunque ci riserviamo di valutare alla fine della discussione l'opportunità di mantenere l'emendamento o di ritirarlo.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 209 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento, Presidente, interviene a modifica del comma 5 dell'articolo 6 proponendo la rettifica degli importi che noi riteniamo esigui e spesse volte anche poco significativi, se ci rendiamo conto che le unioni dei comuni devono essere maggiormente incentivate e che l'incentivo deve essere significativo e non simbolico come appare in questo caso. Se si trattasse di piccolissimi comuni 200 milioni per unione sarebbe una cifra ragguardevole; se teniamo conto che la media della popolazione dei nostri comuni è intermedia tra quella dei comuni medio alti e quella dei piccolissimi, riteniamo che sia più appropriata una cifra di 20 mila euro a comune e 200 mila euro ad unione di comuni, proprio per incentivare in modo significativo questa cosiddetta fase di avvio dell'unione dei comuni che, a nostro avviso, rappresenta uno di quegli strumenti positivi che si stanno attuando nel contesto regionale di razionalizzazione anche delle modalità di gestione dei servizi collettivi, il cui uso è, molte volte, ahimè, reso necessario dalla forte contrazione delle risorse locali. Quindi io credo che, per esercitare compiutamente un reale regime di sussidiarietà nei confronti degli enti locali della Sardegna, bisogna essere un tantino più espliciti nella incentivazione e quindi nella erogazione di risorse a favore di questo processo che comincia, ma che noi dovremmo accelerare nell'interesse non solo delle zone interne, ma anche dell'apparato dell'amministrazione regionale, che prima o poi si dovrà porre di fronte al decentramento reale delle funzioni e che quindi troverà nelle unioni dei comuni degli interlocutori non solo competenti e affidabili, ma già ampiamente rodati per assumersi queste responsabilità.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 210 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). L'emendamento, Presidente, rileva una carenza che noi abbiamo rilevato nel momento in cui si è trattato di ripristinare l'operatività del programma straordinario di edilizia scolastica. Noi abbiamo un difetto, normalmente, nella nostra programmazione, facciamo grandi programmi di programmazione locale e di programmazione negoziata e non comprendiamo che le amministrazioni locali hanno necessità, non potendo più esercitare la cosiddetta progettazione a rischio, di dotarsi di effettivi progetti esecutivi per poter partecipare attivamente ai programmi di intervento.

Ora, la polemica sul fatto che il programma straordinario di edilizia scolastica non abbia decollato è anche legata al fatto che, se noi non mettiamo le amministrazioni locali in condizioni di rendere adeguate le progettazioni, non avremo mai la possibilità di concretizzare dei programmi di intervento esecutivi. Bisogna porsi il problema perché questo incide direttamente sulla questione dei residui, perché fare un provvedimento straordinario di finanziamento, ipotecando indebitamento a carico della Regione, senza accompagnarlo e corredarlo degli strumenti operativi che consentano alle amministrazioni pubbliche di presentarsi in regola con le progettazioni a questo obiettivo, mi sembra che sia sbagliato.

Non voglio suscitare l'ira di nessuno, ma mi piace dire in questa sede che accade da alcuni anni - e lo dico senza peli sulla lingua - che professionisti amici del Governo regionale si appropinquino alle amministrazioni comunali destinatarie di finanziamenti per proporsi per la progettazione, e siccome questa è una questione che si ripete e di cui disponiamo prove documentali, io credo che per non passare da un eccesso all'altro e svolgere correttamente una funzione di programmazione che abbia un significato e voglia raggiungere l'obiettivo, sia necessario che abbiano accesso ai fondi anche le amministrazioni provinciali, come proponiamo con l'emendamento, e non solo per la programmazione negoziata, ma quest'anno se vogliamo fare uno stralcio esecutivo del programma straordinario per l'edilizia scolastica possiamo mettere in condizioni alcune amministrazioni locali di ottenere quelle pochissime risorse necessarie per poter procedere dalla progettazione definitiva a quella esecutiva, perché nel frattempo è cambiata la legge Merloni e quindi sono ferme ad un livello di progettazione che non rende cantierabile nessun intervento, allargando e forse anche potenziando finanziariamente questo capitolo, dando all'amministrazione locale la possibilità di concorrere alle progettazioni per questo programma. Solo così potremo realizzare uno stralcio significativo del programma straordinario per l'edilizia scolastica. Questo è il significato dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli, per illustrare l'emendamento numero 42.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). L'emendamento numero 42, a seguito della determinazione dei contributi da erogare agli enti locali per gli studi di fattibilità inerenti i progetti di interesse locale, nell'ambito della programmazione negoziata, prende lo spunto dal fatto che le politiche comunitarie, e quindi a cascata le politiche nazionali e regionali che negli ultimi anni si sono succedute e continuano a dettare linee guida per il prossimo quinquennio, dimostrano prima di tutto che gli enti locali sono gli attori principali dello sviluppo locale. In tale disegno, essi sono chiamati ad avere un ruolo fondamentale nell'azione e nella definizione delle politiche di sviluppo più idonee per il territorio.

Tale opportunità decisiva per gli enti locali che in tal modo possono incidere in maniera importante sullo sviluppo del proprio territorio rappresenta nel contempo un onere consistente nella necessità che essi si dotino di un'organizzazione intesa come insieme di risorse umane materiali, idonee ad affrontare tale sfida. Ad oggi tale presupposto non esiste per la stragrande maggioranza degli enti locali, i quali per cercare di cogliere le opportunità offerte dalla legislazione a favore dello sviluppo locale si affidano a strutture esterne dalle quali chiedono di essere affiancate nella definizione delle politiche di sviluppo locale; è ovvio che tale situazione determina una dipendenza degli stessi nei confronti dei soggetti esterni, spesso privati, con conseguente perdita di competenza e quindi di ruolo in un tema che noi riteniamo fondamentale. Tale emendamento suggerisce, quindi, l'istituzione e l'organizzazione, presso l'Assessorato degli enti locali, di un servizio di assistenza tecnica e consulenza a favore appunto di dette amministrazioni locali.

In parte, tale intervento è già avviato e strutturato su livelli crescenti di attività, ed abbiamo già avuto modo di riscontrare l'utilità del suo affiancamento nella gestione della legge regionale "37" del 1998, la conseguente attività di monitoraggio della stessa, già in corso e l'attività di informazione di servizi funzionali allo sviluppo locale. Con questo intento, con l'emendamento numero 42 si propone l'istituzione appunto di un servizio di assistenza tecnica e consulenza a favore degli enti locali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Piana, per illustrare l'emendamento numero 20.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). L'emendamento numero 20 propone di far ottenere al Comune di Villanova Monteleone una somma di 160 mila euro per il completamento dell'ultimo lotto della Chiesa di Nostra Signora di Interrios, c'è da precisare che tale chiesa, che è la più importante del Comune, è stata già oggetto in questi anni di finanziamenti dei lotti per la stessa chiesa, quindi questo è l'ultimo finanziamento per il completamento della stessa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Piana per illustrare l'emendamento numero 21.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). L'emendamento numero 21 nasce dall'esigenza che l'amministrazione provinciale di Sassari ottenga un finanziamento straordinario per un problema molto sentito in un'area particolarmente svantaggiata della provincia di Sassari che è il Goceano. Attualmente, per carenza di finanziamenti, c'è una carenza di segnaletica verticale; siccome esistono diversi agriturismi e diverse iniziative turistiche per l'interno, si chiede un finanziamento aggiuntivo all'amministrazione provinciale di Sassari affinché completi la segnaletica verticale che in questo momento è completamente assente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli per illustrare l'emendamento numero 47.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Questo è un emendamento condiviso, di fatto è un emendamento pressoché unitario, ed io ringrazio per questo, che prevede l'istituzione di un capitolo specifico per le spese di avviamento per le nuove province già istituite ma non ancora attuate. E` prevista una spesa di 1 milione 550 mila euro, ovviamente questo non è risolutivo di quelli che saranno i problemi delle nuove province e per noi comunque è un passo significativo ed anche un impegno, che come consiglieri assumiamo, ad essere coerenti con quanto è stato fatto fino ad ora rispetto al lungo iter dell'istituzione delle nuove province tanto attese. Noi ci auguriamo che a breve possa essere portato in Aula il testo di attuazione e colgo l'occasione anche per ricordare alla Giunta di trovare un'intesa efficace rispetto all'emendamento numero 437, che è anche esso parte per certi versi significativa di quel processo che si dovrà condurre per dare effettivamente legittimità e gambe alle nuove province.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Usai per illustrare l'emendamento numero 127.

USAI (A.N.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi per illustrare l'emendamento numero 463.

PIRISI (D.S.). Questo emendamento si propone di dare un contributo ai comuni con popolazione inferiore ai quindici mila abitanti affinché possano istituire degli uffici consorziati in materia di espropriazioni. Come si sa, con l'entrata in vigore del D.P.R. dell'8 giugno 2001 che sostanzialmente definisce il fatto che le espropriazioni non sono più in capo alle Regioni così come era previsto dalla legge regionale 23 del 1985. L'ufficio delle espropriazioni che emanava i decreti era istituito presso la Presidenza della Giunta regionale. Assessore Masala, se mi ascolta, le ruberò, un minuto soltanto di attenzione, la prego! Il 1° giugno entrerà in vigore il D.P.R. numero 327, che è il Testo Unico che comprende anche la materia delle espropriazioni, con il quale è previsto che tutti gli enti abilitati alla realizzazione di opere pubbliche dovranno procedere all'emanazione dei decreti di esproprio. Questo accadrà, salvo che non ci siano provvedimenti ulteriori, entro il 30 giugno di quest'anno. Quindi, un comune piccolo che dovesse fare opere pubbliche dovrà istituire un ufficio espropriazioni.

Noi sappiamo quali siano le condizioni di tanti comuni della Sardegna che non saranno in grado, attraverso i propri uffici, di provvedere e di intervenire in una materia così delicata come quella degli espropri.

Quindi, si chiede che la Regione preveda un provvista di un milione di euro al fine di aiutare i piccoli comuni, o eventuali consorzi tra piccoli comuni; senza un intervento di questo tipo si può capire quali difficoltà incontreranno soprattutto i piccoli comuni sardi. Pertanto, credo che la Giunta regionale dovrebbe in qualche misura dare una risposta e farsi carico di una problematica così impellente e così importante.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 468 ha facoltà di illustrarlo.

PIRISI (D.S.). Questo è un altro aspetto molto delicato, signor Presidente. L'emendamento numero 468, in sostanza, avanza una proposta che è la seguente. La Regione sarda dà un contributo a favore dei comuni che abbiano firmato dei protocolli sulla sicurezza pubblica. Il problema della sicurezza, alla luce anche di tutti gli attentati che si sono verificati in Sardegna, è molto importante. L'emendamento riprende anche in qualche misura l'ordine del giorno sulla giornata della memoria e dell'impegno nel ricordo delle vittime delle mafie, che è stato votato all'unanimità da questo Consiglio regionale stamattina all'inizio della seduta. Io credo che di fronte agli attentati di cui sono vittime numerosi amministratori e non solo, questo sia un problema che deve interessare non solo il Governo centrale.

Io non voglio in questo momento entrare nel merito del gravissimo episodio che è successo avantieri nella nostra Nazione, però credo che il problema della sicurezza degli amministratori e della sicurezza pubblica sia un fatto di imprescindibile importanza. Il ministro Scajola qualche tempo fa ci aveva detto che in Italia la criminalità è in diminuzione, che praticamente gli atti criminosi sono molto diminuiti, e quindi in qualche misura ci siamo sentiti tranquillizzati. Ma le bombe che hanno devastato abitazioni e non solo di numerosi amministratori, credo che richiedano un intervento da parte della Regione.

Si tratta di un segnale che viene lanciato da questo ente, che certamente non può essere la Regione a doversi far carico della sicurezza dei cittadini, è un problema che attiene allo Stato centrale, però ritengo che noi dobbiamo levare la nostra voce anche attraverso l'inserimento nel bilancio di una posta che ha una valenza di tipo quasi simbolico - si tratta soltanto di cinquecentomila euro - in modo che questo argomento venga affrontato così come dovrebbe essere affrontato, e che questo argomento non sia oggetto soltanto di qualche ordine del giorno, ma coinvolga oggettivamente e solidaristicamente il Consiglio regionale.

Quindi, Assessore, io le chiedo che la Giunta intervenga, la formula è stata studiata perché si parla dei comuni che abbiano sottoscritto degli specifici protocolli d'intesa per la sicurezza, sono stati già stipulati dei protocolli in tal senso, e quindi credo che sia veramente un fatto di grande importanza e di grande rilevanza.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 534 ha facoltà di illustrarlo.

PACIFICO (D.S.). Si dà per illustrato

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 211 ha facoltà di illustrarlo.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Riproponiamo, Assessore, una norma che era stata anche reiterata nel bilancio del 2000 e che si proponeva di integrare i fondi della legge numero 25 per far fronte ai maggiori oneri derivanti dall'applicazione delle nuove norme in materia di indennità per i comuni sotto i 15.000 abitanti.

Ne approfitto perché probabilmente riflessioni più recenti suggerirebbero anche di modificare il tetto dei 15.000 abitanti portandolo a 10.000, e voglio richiamare l'attenzione dei colleghi sulle pagine del quotidiano di oggi, che significando come vengono gestite allegramente le indennità delle amministrazioni provinciali, e comunque di enti superiori, suggerirebbero di premiare maggiormente i piccoli comuni che in maggior misura soffrono questa contrazione di risorse.

E` una proposta che poniamo all'attenzione della Giunta, esprimendo comunque anche riguardo a questo aspetto, cioè alla gestione delle indennità e dei contributi ai comuni per questo fine, un rilievo particolare che riguarda, appunto, il venir meno in molte realtà della possibilità di sostenere con i fondi propri la minima contribuzione delle indennità agli amministratori, e sappiamo bene tutti quanti di qualunque parte politica che ci sono piccoli amministratori che, svolgendo questa funzione nei confronti della propria comunità per spirito di servizio, spesse volte sono costretti anche a rinunciare a queste indennità. Mi sembra opportuno che questo elemento venga tenuto in considerazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, intervengo per cercare di snellire i lavori. C'è stato un impegno da parte della maggioranza e della Giunta a ritirare molti emendamenti; ora, se noi continuiamo ad andare avanti illustrando tutti gli emendamenti, anche sulla segnaletica di Villa San Pietro, credo che non andremo da nessuna parte.

Allora, io chiedo se la Giunta intende ritirare gli emendamenti per cercare di snellire il lavoro, o se dobbiamo illustrare tutti gli emendamenti, e parleremo tutti, perché non si può continuare ad andare avanti in questo modo. Se c'è un impegno, questo impegno dev'essere mantenuto. Allora, noi d'ora in poi parleremo su tutti gli emendamenti. Non si può lavorare in questo modo.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io non posso entrare nel merito di accordi di natura politica, però sul piano puramente tecnico devo dire che condivido la sua preoccupazione e stavo per chiedere di contingentare i tempi, perché se no si allunga troppo.

Uno dei presentatori dell'emendamento 443 ha facoltà di illustrarlo.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 473 ha facoltà di illustrarlo.

SECCI (Popolari-P.S.). Presidente, penso che sia importante illustrare questo emendamento, ne abbiamo già discusso all'articolo 2 quando si è posto il problema. Io ripropongo il ragionamento, sperando di essere più efficace di ieri sera, quando in qualche momento sono stato piuttosto disattento.

L'emendamento 473 richiama quanto previsto nel comma 15 dell'articolo 6 della legge regionale numero 6 del 24.04.2001 che ha avuto anche l'attenzione della Giunta, che con il 443 inserisce un'ulteriore tipologia di finanziamento per sopperire alle sofferenze finanziarie dei comuni relative a sentenze derivanti da danni per inquinamento.

Allora, se si introducono elementi aggiuntivi non vedo perché non possa essere preso in esame con maggiore attenzione quanto era contenuto nel comma 15 stesso, che è stato reintrodotto nell'articolo 6 dopo una lunga discussione in Commissione.

Io non ero presente l'anno scorso in Consiglio regionale, e quindi non posso ricordare come ha avuto origine l'introduzione della norma che prevedeva contributi agli enti locali per il finanziamento delle sofferenze finanziarie per sentenze passate in giudicato per transazioni a seguito di liti tra privati e amministrazioni. Di sicuro, da modesto amministratore di un comune, ho letto il concetto "i cui oneri non siano sostenibili con le ordinarie disponibilità finanziarie" in un modo che cerco di spiegare, cioè che il comune non possa far fronte a questi obblighi con le normali disponibilità di bilancio, ossia con le normali entrate finanziarie, cioè con le entrate proprie o con l'accensione di mutui.

Questo io intendo e penso che intendesse il legislatore, quando ha fatto la norma, per "ordinarie disponibilità dell'ente"; sennonché, quando i comuni sono stati chiamati a presentare le domande all'Assessorato regionale competente per la materia, si sono trovati di fronte ad una richiesta di integrazione di documentazione dove si chiedeva quali fossero le condizioni dei consuntivi approvati per l'ultimo anno e quali fossero le eventuali presenze di avanzi di amministrazione nel bilancio comunale.

E` inutile dire che parlo principalmente dei piccoli comuni, perché nei grandi comuni le dimensioni e i numeri sono molto elevati; ma mi sembra che sia una costante molto diffusa, quasi unanime per tutte le amministrazioni locali che nel nostro sistema di gestione esistano avanzi di amministrazione da un anno all'altro, anche se questi avanzi di amministrazione, nell'altrettanto quasi totalità non sono recuperabili perché non si ha la certezza della disponibilità. E quindi ci troviamo di fronte a comuni che possono chiudere il proprio bilancio consuntivo di tre, quattro miliardi, fino a dieci, quindici miliardi, forse anche venti, con avanzi di amministrazione di tre, quattrocento milioni, seicento milioni, anche un miliardo forse, senza che di questo miliardo, o seicento o quattrocento milioni, se ne possa recuperare una lira.

Bene, rispetto a queste condizioni oggettive, che penso tutti conoscano e sicuramente conosce chi si occupa di amministrazione locale, la Regione dice "io do i soldi soltanto a quei comuni che non solo hanno debiti derivanti dalle condizioni che sono state rilevate dalla legge, ma gestiscono la finanza allegramente per cui sono praticamente al dissesto".

Ed allora si sarebbe dovuto dire, Presidente, onorevole Assessore e colleghi, che si finanziavano i comuni dissestati, cioè si sarebbe dovuta introdurre una fattispecie più limitata degli aventi diritto e non saremmo stati a penare su questo.

Allora, io ritengo che sia un fatto di giustizia riproporre un intervento che era stato introdotto nella finanziaria regionale dell'anno scorso e nel bilancio della Regione per soddisfare un bisogno. Se è vero, come a me risulta, che oltre il cinquanta per cento delle risorse sono rimaste nelle casse della Regione perché i comuni non sono riusciti a superare questo ostacolo, mi chiedo se non sia possibile trovare una formulazione che salvaguardi e garantisca che non ci sia speculazione nell'utilizzo di queste risorse, ma che ci sia pure la possibilità che queste possano essere utilizzate da parte dei comuni seri in modo da superare queste difficoltà. Evitando così che l'elenco dei comuni dissestati possa aumentare, perché il rischio che deriva dall'applicazione eccessivamente rigida di questa norma è che noi conserviamo i soldi che abbiamo destinato a questo scopo e che aumenti il numero dei comuni dissestati, perché se non si danno questi contributi, alcuni comuni che pure hanno quella condizione di avanzo a cui facevo riferimento, possono entrare in quella condizione.

Allora, io mi rendo conto che la semplice eliminazione delle parole "non siano sostenibili con le ordinarie disponibilità dell'ente" possa aprire un campo di applicazione troppo ampio e quindi pericoloso, e per il quale non possono essere sufficienti le risorse che sono state destinate a questo fine, però io credo che si possa limitare il campo, introducendo una piccola variazione con un emendamento orale stabilendo, per esempio, che il limite di avanzo sia di un certo tipo e che quindi si premino condizioni oggettive, oppure si faccia come si fa in molti altri casi, si stanzino le risorse necessarie e poi si faccia un bando, si faccia una graduatoria e si diano i soldi a chi ha si è trovato nelle condizioni peggiori rispetto agli indicatori dati.

Mi sembra che questo sia un problema, Presidente ed Assessore, che riguarda moltissime amministrazioni, mi rendo conto che i debiti dei comuni per questa fattispecie sono tantissimi, e sicuramente non soddisfacibili con le risorse che si stanno stanziando. Però tra la scelta di destinare risorse che per una parte rilevante non vengono utilizzate, e lasciare i comuni nel totale abbandono su questi problemi, mi sembra che ci passi.

Sarebbe stato meglio, probabilmente, se non si stabiliscono condizioni praticabili per poter accedere a questi finanziamenti, non illudere i comuni che c'era la possibilità di vedere le loro finanze ristorate dalle condizioni di crisi nelle quali si trovano a seguito di questi eventi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu, per illustrare l'emendamento numero 214. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, prima di illustrare l'emendamento numero 214, voglio fare una brevissima osservazione sull'emendamento 473 che è collegato all'emendamento 214. Nel testo di questo emendamento che ha illustrato poc'anzi il collega Secci, c'è un refuso, viene indicato l'articolo 6 della legge regionale 6/2000, invece deve leggersi legge 2001.

Mentre l'emendamento 214 nasce da un'esigenza. E` nota a tutti la situazione in cui versano gli enti locali della Sardegna, da una parte per le difficoltà derivanti dalla contrazione dei trasferimenti da parte dello Stato, e dall'altra per i problemi derivanti da un'interpretazione della finanza locale, secondo il principio di sussidiarietà, , che rischia di far diventare i trasferimenti statali aggiuntivi rispetto alle normali tassazioni che operano gli enti locali. Per cui questi ultimi si trovano in grave difficoltà, soprattutto allorquando devono far fronte ad interventi di carattere straordinario legati a sentenze che rischiano di incidere in maniera pesante sui magri bilanci degli enti locali.

Di questa esigenza questo Consiglio regionale già l'anno scorso si era fatto carico, con la legge finanziaria del 2001, ed in particolare col già citato articolo 6, comma 15, che consente all'amministrazione regionale di venire incontro alle esigenze degli enti locali che hanno sofferenze finanziarie in seguito a liti, arbitrati e transazioni, legate soprattutto ad avvenuti investimenti ed espropriazioni.

Con l'emendamento 214 si vuol porre all'attenzione dell'Aula un'esigenza, che è quella che interessa sia il comune capoluogo che i comuni dell'hinterland sud est di Cagliari, che a seguito di sentenze relative a danni per inquinamento a favore dei Monopoli di Stato, si trovano in una grave difficoltà, in quanto i sistemi fognari, per difficoltà legate ai mancati trasferimenti di fondi, sia regionali che statali, non erano ancora collegati al depuratore consortile di Is Arenas. Da qui un lunghissimo contenzioso, che è durato diversi lustri e che è arrivato a sentenza, e rischia veramente di avere effetti negativi per i vari enti locali.

Per cui l'emendamento cerca di inserirsi in termini positivi rispetto a questa esigenza che è stata rappresentata da più parti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio per illustrare l'emendamento numero 528. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito assetto del territorio. L'emendamento 528 si dà per illustrato, comunque sostituisce l'emendamento 8.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 455.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, prima di illustrare l'emendamento vorrei fare rilevare al Presidente che molti dei colleghi, non appena il collega Piana ha presentato il suo emendamento sono corsi a telefonare ai rispettivi sindaci per vedere se hanno bisogno di rifare le strisce pedonali o concludere i lavori di restauro delle chiese, ed io invito anche i nostri colleghi a darsi da fare perché sull'articolo 22, se si continua presentare questo tipo di emendamenti, io direi un po' "indecenti", c'è spazio per tutte le strisce pedonali di tutti i paesi della Sardegna.

Dico questo per ribadire che il chiarimento che non si è voluto fare fino ad ora, credo che sia necessario per non allungare molto i tempi, e credo che sia opportuno, Presidente, che incarichi qualcuno di misurare il tempo che tutti questi emendamenti ci fanno perdere, perché gli unici accusati di perdere tempo siamo noi.

L'emendamento numero 455 introduce l'autorizzazione all'istituzione di un fondo perequativo sulle spese correnti dei comuni della Sardegna in proporzione alla loro consistenza, con riguardo alla popolazione residente nel penultimo anno precedente a quello a cui si fa riferimento.

Si tratta di 60 miliardi all'anno che noi riteniamo importanti per corrispondere alle maggiori e più complesse esigenze di funzionamento degli enti, conseguenti anche all'abolizione dei controlli, e quindi necessari per potenziare le strutture, il controllo interno e tutte le altre parti dell'organizzazione interna dell'amministrazione comunale che oggi più che mai, in regime di federalismo, hanno maggiori oneri sulla parte corrente.

Presidente. L'emendamento numero 8, presentato dai colleghi Corona, Usai e più è stato ritirato, pertanto sull'argomento rimane l'emendamento numero 528, che è l'emendamento presentato dalla Giunta, che lo ha dato per illustrato, e che di fatto sostituisce l'8. Decade invece il 455 che è un emendamento all'emendamento 8.

Uno dei presentatori dell'emendamento numero 19 ha facoltà di illustrarlo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 79 ha facoltà di illustrarlo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 81 ha facoltà di illustrarlo.

CORONA (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna per illustrare l'emendamento numero 369 e il 527 che è un emendamento all'emendamento..

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Si tratta del già richiamato problema del controllo sugli enti locali. Noi avremmo voluto e auspicato che si fosse agito, così come hanno fatto altri Presidenti di Regioni autonome, quindi immuni anche da confusioni sotto il profilo della specialità dell'ordinamento, che con una semplice nota di presa d'atto trasmessa agli enti locali hanno di fatto recepito quanto previsto dall'articolo 9 della legge costituzionale numero 3 del 2001 che ha abolito i controlli.

Questi controlli, a nostro giudizio, sono aboliti anche in Sardegna, perché nell'ordinamento costituzionale non è fatto esplicito riferimento a nessun tipo di eccezione e di specialità che possa essere escluso da questo ambito. Diciamo di più: essendo la norma di rango paritario anche rispetto a quella statutaria non ci sono neanche problemi in ordine alla gerarchia legislativa, per cui non abbiamo fino a questo momento compreso la ragione di un'inerzia colpevole dal punto di vista politico e amministrativo, ma ulteriormente colpevole dal punto di vista contabile, perché la regione continua a mantenere in piedi i comitati di controllo, spende soldi inutilmente, e probabilmente è questa la ragione che spiega questa inerzia. Noi abbiamo anche assistito alla ulteriore sceneggiata di vendita di fumo del Presidente della Giunta che, nel telegramma inviato alla Conferenza dei sindaci convocati dall'ANCI, annunciava la presentazione di un emendamento alla finanziaria di sua iniziativa per l'abolizione del controllo, fatto che abbiamo già sbugiardato in maniera evidente nei giorni a seguire. La verità è che l'unica attività in questo senso è stata svolta dal centrosinistra, prima in Commissione, dove trattando a distanza di un anno il progetto di legge sull'abolizione dei comitati di controllo, si è tentato di fare seriamente il proprio lavoro, cercando, nel momento in cui si interveniva, di portare l'innovazione legislativa dell'abolizione del controllo, che si sovrapponeva all'abolizione dei comitati di controllo, fatto che ci è stato negato per una clausola procedurale, ma che dimostra come molte volte le procedure confliggono con le ragioni della logica e anche del buon senso.

Noi riproponiamo il progetto di legge presentato il giorno successivo alla Commissione, per il suo esame, in veste di emendamento, perché registriamo ancora alla data odierna l'inerzia del Presidente della Giunta; inerzia sia sul piano dell'iniziativa nella sede della finanziaria, sia in altre forme possibili e dovute. Chiediamo che il Consiglio prenda in considerazione il nostro emendamento, perché, al di là della facile demagogia che richiama l'emendamento del collega Corona sulla stessa norma, e che è andato ovviamente sulla scia di un sentimento di protesta da parte degli amministratori locali, propone che all'abolizione del controllo sancito in legge, faccia seguito la predisposizione di un disegno di legge da parte della Giunta che riorganizzi gli uffici periferici della Regione e predisponga ogni altra procedura riguardo a materie che possano considerarsi ancora oggetto di un intervento o di una valutazione di congruità sulle materie urbanistiche e sull'intervento sostituivo della Regione sugli enti locali.

Abbiamo anche previsto, al punto quinto dell'emendamento, la gestione transitoria nelle more dell'approvazione del disegno di legge. Crediamo che sia un modo serio e coerente di provvedere ad attualizzare doverosamente una norma costituzionale.

Io mi auguro che questa sia la sede giusta nella quale sia fatta verità su chi ha preso iniziative e su chi invece ha manifestato inerzia; mi auguro che non ci siano ulteriori atti di resistenza da parte delle parentele sistemate nei comitati di controllo, che a nulla servono oramai, mi auguro che si provveda celermente, perché anche la migliore riorganizzazione degli uffici della Regione è un dovere che incombe all'amministrazione regionale, perché non è possibile che esista, nell'amministrazione regionale, personale che non debba avere degli obiettivi, dei compiti specifici, e che lavori in una condizione di vaghezza totale, perché da un lato si sa che il controllo non c'è, e molti sindaci non stanno mandando gli atti al controllo, mentre altri li stanno mandando.

Io credo che l'alternativa a questo emendamento possa essere solo un intervento formale del Presidente della Giunta, ma posto che non è ancora avvenuto credo che tutto sia affidato alla nostra iniziativa legislativa. E mi sembra questa la sede giusta, perché non possiamo noi inserire qui, come qualcuno potrebbe dire, una norma che non ha niente a che vedere con la finanziaria, questa è una norma che ha invece una rilevanza sul piano finanziario, perché mette i comuni in una condizione diversa, permettendo una maggiore celerità degli atti di programmazione, e dando loro la possibilità di dare esecuzione immediata a molti di quegli atti che invece subiscono ritardi di mesi e mesi, basti pensare al programma annuale di opere pubbliche di un'amministrazione comunale che subisce tempi lunghissimi dovuti prima al controllo interno e poi anche al controllo di legittimità.

Credo che questo sia il senso del nostro emendamento. La parte che riguarda l'emendamento 527 è una variante che noi proponiamo come parte della discussione, rilevandosi che, sull'aspetto che riguarda la possibilità del controllo da parte delle minoranze e da parte del Consiglio, questa possa - secondo qualche interpretazione, anche abbastanza diffusa ed accreditata - essere riservata all'autonomia statutaria degli stessi enti che possono prevederla nel loro ambito.

Questo non toglie che lo stesso disegno di legge della Giunta debba esprimere questo indirizzo e in qualche modo rivolgere un invito affinché forme di tutela delle minoranze e della democrazia dei Consigli comunali e provinciali del nostro territorio regionale siano comunque salvaguardate, perché l'autonomia statutaria possa non diventare una prigione del pluralismo impedendo che sugli atti si possa comunque chiedere una verifica ed un controllo senza per questo caricare gli enti locali di oneri impropri per ricorrere alla Corte di Cassazione, o in altre sedi di carattere giurisdizionale ma che non fanno parte di quella che noi riteniamo l'importantissima funzione del controllo democratico dei consessi pluralisti e democratici eletti dai cittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiediamo che l'emendamento numero 455, che era aggiuntivo all'emendamento numero 8, essendo stato sostituito l'emendamento numero 8 dall'emendamento numero 528, sia aggiuntivo al "528".

PRESIDENTE. Credo che la richiesta debba essere accolta perché l'emendamento numero 8 è ritirato e il "528" lo sostituisce.

Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento numero 456.

ORRU` (D.S.). Si tratta di un adeguamento dei limiti previsti dalla legge 24 dell'87 in materia di opere pubbliche, per cui è previsto il parere degli uffici tecnici. Quei limiti furono stabiliti quindici anni fa, ed erano - per intenderci - attorno ai 400 milioni, 800, 1 miliardo e così via. E` vero che quei limiti sono stati adeguati, però, secondo noi sono del tutto inadeguati ai tempi ed alle necessità che gli enti locali hanno, e per enti locali intendo comuni, province ed enti strumentali della Regione. Per avere un'idea, i programmi regionali, quindi fissati dalla stessa Giunta regionale, dagli Assessorati competenti, indicano per esempio per l'edilizia scolastica, di cui alla legge nazionale 23, sei mesi di tempo per l'espletamento della progettazione esecutiva. Se si considera che in molti casi la procedura di evidenza pubblica, per il solo affidamento dell'incarico di progettazione riempie la metà del tempo, ci si rende conto che gli altri due o tre mesi per le fasi preliminari, definitive ed infine per l'esecutivo, previo parere del CTAP o del CTR, spesso e volentieri non sono sufficienti, o -quel che è peggio - si fanno progettazioni approssimative.

Quindi noi pensiamo che nell'ambito di un adeguamento, sia in rapporto a quelli che sono gli importi relativi alle opere dall'87 ad oggi, sia per quanto riguarda le nuove norme legislative che sono nel frattempo intervenute, sia necessario snellire per consentire agli uffici competenti, quindi sia agli uffici tecnici comunali e provinciali, nonché dell'EAF, dell'ERSAT e quant'altro, di poter adempiere a questo compito il più possibile in autonomia e quindi ricorrendo agli strumenti di cui dispongono.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento numero 212. .

MORITTU (D.S.). Noi abbiamo presentato insieme a dei colleghi questo emendamento che recepisce una norma del Testo Unico recentemente approvato dal Governo nazionale in materia di sportello unico per l'edilizia. Prevediamo un modesto finanziamento ai comuni che consenta loro l'effettiva istituzione di questo sportello unico. E` un po' - per intenderci - sulla falsariga dello sportello unico per le imprese, è uno strumento che noi riteniamo molto efficace ai fini della accelerazione delle procedure per il rilascio delle autorizzazioni delle concessioni edilizie. Se noi non lo recepiamo, il Decreto legislativo del 6 giugno 2001 numero 378 in Sardegna rischiamo di non poterlo attuare. Si ripete così una questione annosa, che le norme dello Stato sono più avanti delle norme regionali. E` una occasione, credo, per adeguarci tempestivamente a questa normativa che entrerà in vigore a livello nazionale, benché già approvata, il primo di giugno di quest'anno. Noi, approvando questo emendamento abbiamo l'opportunità di dare davvero ai comuni uno strumento efficace ed utile per l'accelerazione delle procedure di concessione in materia edilizia. La norma prevede per esempio una conferenza di servizi come strumento utile per richiedere l'autorizzazione sul provvedimento in questione ai diversi enti che sono interessati alla richiesta.

Ricordo soltanto che in alcuni casi una richiesta di concessione o di autorizzazione edilizia richiede dodici autorizzazioni da enti vari, in questo modo noi abbiamo un unico soggetto al quale il cittadino si può rivolgere per ottenere l'autorizzazione e questo soggetto è abilitato, in forza di questa norma, a richiedere il parere ai diversi enti interessati all'autorizzazione stessa. Si parla tanto di accelerazione delle procedure in materia edilizia in quest'aula, credo che sia una occasione per dare una risposta concreta, magari non ambiziosissima, ma certamente concreta, volta a rispondere alle esigenze concrete quotidiane dei cittadini, e ad agevolare l'azione dei Comuni in questa materia.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Satta per illustrare l'emendamento numero 424.

SATTA (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. Sull'emendamento 545 la Commissione si rimette all'Aula; sul 135 esprime parere favorevole; sul 208, sul 209 e sul 210 esprime parere contrario; per gli emendamenti 42, 20 e 21 la Commissione invita i presentatori a ritirarli; sul 47 esprime parere favorevole; sul 127 invita i presentatori a ritirarlo; sul 463, il 468 e il 534 si rimette all'Aula; sul 211 esprime parere contrario; sul 443 e sul 473 si rimette all'Aula; per il 214 invita i presentatori ad una riformulazione; sul 528 si rimette all'aula; sul 455 (recuperato perché agganciato non più all'emendamento 8 ma all'emendamento della Giunta che sostituisce l'emendamento 8) si rimette all'Aula; sul 19, il 79 e l'81 invita i presentatori a ritirarli; sul 369 e sul 527 si rimette all'Aula; sul 212 esprime parere contrario; sul 456 si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Le faccio notare che l'emendamento numero 212 è l'emendamento principale e lei ha detto che non lo accoglie. Il 456 è un emendamento al 212.

SECCI (Popolari-P.S.). La Commissione non l'ha esaminato.

PRESIDENTE. Il 456 non è stato esaminato dalla Commissione pertanto il Presidente si rimette all'Aula per il parere.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. Abbiamo chiarito?

PRESIDENTE. E' chiaro che deve essere così, non avendolo esaminato la Commissione si rimette al parere dell'Aula. Manca il parere sull'emendamento numero 424

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. La Commissione lo accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta su tutti gli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta non accoglie l'emendamento numero 545 perché accoglie il 135 che è della Giunta; non accoglie il 208 perché elevare il limite da due a tremila abitanti determina una lievitazione della spesa che non siamo neanche nelle condizioni di poter valutare. Per altro qui non c'è la corrispondente copertura. Non accoglie il 209 per lo stesso motivo, non accoglie il 210; accoglie il 42 come raccomandazione per l'Assessorato degli enti locali ma invita i presentatori a ritirarlo; il 20 rientra nei programmi, come è stato per altro detto nell'illustrare l'emendamento medesimo, pertanto la Giunta invita i presentatori a ritirarlo; altrettanto dicasi per il 21; accoglie l'emendamento 47.

FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, che cosa vuol dire invitare al ritiro. O si accoglie o non si accoglie. Poi vedranno i proponenti se ritirare o meno i loro emendamenti.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ha ragione l'onorevole Fadda, raccolgo l'osservazione ma non si adiri; la Giunta non accoglie gli emendamenti.

Sull'emendamento 47 la Giunta esprime parere favorevole; sull'emendamento 21 ho detto che la Giunta non lo accoglie in quanto fa parte di programmi.

CUGINI (D.S.). Stiamo dicendo che siamo d'accordo. E' ritirato.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il 127 è sostituito dall'emendamento numero 8;.

PRESIDENTE. No, Assessore, l'8 è ritirato.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E` da ritirare in quanto assorbito dall'8. Quindi la Giunta non lo accoglie; per quanto riguarda l'emendamento numero 463 l'assessore Ladu ne chiede la sospensione e io aderisco alla richiesta di sospensione; sul 211 esprimo parere contrario. Il 468 affronta un argomento che andrebbe affrontato con un ordine del giorno. La Regione non può sostituirsi allo Stato nel garantire la sicurezza dei cittadini, tutt'al più si fa un ordine del giorno impegnando la Giunta ad interessare il Governo perché garantisca la sicurezza dei cittadini.

PRESIDENTE. Quindi la Giunta non lo accoglie.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Sull'emendamento numero 534 mi riserverei una riflessione ed un approfondimento; per quanto riguarda l'emendamento numero 214, per il quale è stata richiesta una riformulazione, ritengo che sia assorbito dall'emendamento numero 443 della Giunta. Quindi il parere sull'attuale formulazione è negativo e la Giunta invita i presentatori a ritirarlo; per quanto riguarda l'emendamento numero 473 che riguarda le sofferenze finanziarie di alcuni enti locali, il proponente è stato reso edotto dell'esistenza di procedimenti amministrativi volti a superare l'ostacolo, ma, come emendamento, non può essere accolto; l'emendamento numero 528 è della Giunta e sostituisce l'emendamento numero 8 presentato dall'onorevole Corona e più, che è ritirato; il 455 non può essere accolto perché la Giunta ha già aumentato le risorse per le spese correnti dei comuni, anche se in misura inferiore a questo; sull'emendamento numero 19 la Giunta esprime parere contrario e invita i presentatori a ritirarlo; sull'emendamento numero 79...

(Interruzioni)

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chiedo scusa, ha ragione l'assessore Biancareddu, rettifico perché non è un incremento di spesa ma un movimento di variazione interno allo stato di previsione degli enti locali, quindi per quanto riguarda l'emendamento numero 19 il parere è favorevole.

L'emendamento numero 79 non viene accolto anche se viene accolta la raccomandazione, e quindi si invitano i presentatori a ritirarlo; per quanto riguarda l'emendamento numero 81 e il 369, integrato dall'emendamento 527, si accolgono ma riservandoci di scrivere un emendamento di coordinamento che ci preoccuperemo di redigere appena possibile, perché vanno unificati; l'emendamento 212 non può essere accolto perché la Regione non può farsi carico di tutti gli oneri conseguenti all'applicazione di leggi nazionali. Non siamo, allo stato, nelle condizioni di potervi aderire. L'emendamento numero 456 è identico, anche se con formulazione diversa, all'emendamento numero 454. Gli stessi non possono essere accolti perché la materia è delegificata. Infatti è competenza del Presidente della Giunta regionale emanare decreti su proposta dall'Assessore dei lavori pubblici che modifichino, ai sensi dell'articolo 12 della legge 24 del 1987, gli importi nei limiti previsti dagli articoli 11, 16, 18 e 22 della stessa legge. La materia è quindi delegificata. L'Assessore dei lavori pubblici potrà senz'altro procedere alla formulazione delle proposte al Presidente della Giunta per accogliere i limiti che sono stati indicati dagli emendamenti.

Quindi, gli emendamenti vengono accolti nella sostanza ma saranno fatti oggetto di un decreto del Presidente della Giunta.

PRESIDENTE. Assessore, non abbiamo capito il parere della Giunta sull'emendamento numero 424.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 424, a parte le cifre, è uguale, cioè disciplina la stessa materia del 456, quindi si tratta sempre di materia delegificata, disciplinata dall'articolo 12 della legge 24/87 alla quale rimando perché sarà poi l'Assessore dei lavori pubblici a fare la proposta di emanazione del decreto presidenziale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Finalmente, Presidente e colleghi, possiamo dire anche noi una parola, perché avrete notato che, contrariamente ad altre circostanze, il Gruppo di Rifondazione Comunista non ha presentato molti emendamenti, ne ha presentato pochissimi, e principalmente attorno alle questioni del lavoro, e non per chiedere di aggiungere molti miliardi, ma per fare funzionare le leggi per il lavoro, e ci arriveremo. Pochi emendamenti nei quali non si parlasse più di tanto di miliardi da aggiungere, ma si consentisse con norme efficaci e serie di sbloccare e di far funzionare le leggi vigenti.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue COGODI.) Ora è invece in discussione questo articolo 6 della finanziaria al quale sono stati presentati, e sono stati illustrati, e dovrebbero essere oggetto di valutazione da parte del Consiglio, una quarantina di emendamenti, dei quali alcuni anche abbastanza complessi.

Allora, vi domando: se doveste spiegare, non dico ad un alieno, ma ad una persona normale, che cosa sia la democrazia parlamentare, e voi glielo spiegaste con questo esempio, fareste una pessima figura; perché non riuscireste mai a fare capire che in questo modo vi possa essere esercizio di democrazia parlamentare, perché solo a leggere i titoli degli emendamenti, solo a leggere l'indice, non basta il tempo che è assegnato ad ognuno di noi per esprimere le valutazioni di merito sulle norme che si propongono. Poi dite che si appesantisce, che si ritarda, che si interviene troppo.

Noi interverremo lo stretto necessario. Su ognuno degli emendamenti, se ci basteranno le energie e le forze, cercheremo di utilizzare quei pochi minuti che sono consentiti per dire una parola, o mezza parola, su ognuno di quegli emendamenti che poi sono norme, sono leggi, sono miliardi che voi proponete all'Aula di approvare.

Ma andando così a scegliere, utilizzando un sistema di democrazia a campione, a sorteggio, dei trenta, quaranta emendamenti, facciamo uno, due, forse, se c'è il tempo, tre riferimenti. Tutto quello che deriva da questo sistema è una forma di dissociazione mentale, è una forma di perversione politica. Voi non convincerete mai nessuno di una cosa diversa. C'è tutto ed il contrario di tutto.

Andiamo a campione: una schiera nutrita di consiglieri regionali firma un emendamento denominato "province" con il quale si stanziano tre miliardi per le istituende, o istituite province. Questo emendamento è da conservare, badate, conservatelo caro perché acquisterà valore al mercatino, nei prossimi anni, delle cose usate, perché un emendamento firmato da 60 e più consiglieri regionali è una rarità, è da incorniciare.

Non c'entra più, non dico la parte politica, la maggioranza, l'opposizione, non c'entra più la logica elementare.

"Noi non l'abbiamo firmato", e cosa vuol dire, che noi di Rifondazione Comunista siamo contro l'istituzione delle province? L'Assessore di Rifondazione Comunista, poco importa che fossi io, qualche anno fa ha proposto lo schema di assetto delle nuove province al Consiglio regionale che lo ha approvato all'unanimità.

Quindi immaginate se qualcuno può indurre il sospetto che noi siamo contro l'istituzione delle nuove province.

Ma che senso ha propagandarsi a mezzo stampa, 60 e più consiglieri regionali, annunciando che si stanziano oggi, per una legge che non c'è, tre miliardi? Ma perché non fate la legge, 60 e più consiglieri regionali? Perché non fate la legge? Fate la legge istitutiva ed organizzatoria delle nuove province, fatela per favore, e smettetela di ingannare voi stessi.

Tre miliardi per cosa? Per le sedi? Ma abbiamo discusso un po' del patrimonio pubblico della Regione? Ma ne volete sedi, non per tre miliardi ma per trenta o trecento miliardi? Alloggi, uffici, immobili pubblici che possono essere immessi nel circuito della buona utilizzazione? Ma ce ne sono tanti, ne ha tanti la Regione. E` ridicolo tutto questo! O è perché si devono invece utilizzare questi 3 miliardi in spesa corrente? Ma cosa corre se la provincia non c'è? Ma dove corre questa spesa se non sono eletti i nuovi consiglieri provinciali? Non sono eletti perché non c'è la legge che ne consente l'elezione. Non è serio, è ridicolo, e noi abbiamo il dovere di dirlo. Ci direte che siamo contro le province, non vi crederà nessuno, perché non ci credete neanche voi. Questa cosa non è seria e la mettiamo da parte.

C'è un altro emendamento, e se si dovesse dare un titolo a questo romanzo sarebbe "Ossia della perversione", un altro emendamento che propone che la Regione stanzi 10 miliardi per darli allo Stato, attraverso i comuni che lo Stato ha citato in giudizio perché avrebbero fatto la pipì in casa loro. E' una perversione! Dieci miliardi della Regione da dare allo Stato! Qui non si fanno azioni politiche per curare le entrate, perché lo Stato dia alla Regione i danari e gli immobili che le sono dovuti; lo stagno di Molentargius è della Regione da più di quindici anni, da quando lo Stato ha smesso il monopolio della produzione del sale, in forza dell'articolo 14 dello Statuto. Che fa lo Stato? Non non iscrive lo stagno di Molentargius nella titolarità dei beni regionali e fa causa ai comuni di Quartu, di Quartucciu, di Selargius e non so quali altri, perché avrebbero inquinato con la pipì lo stagno di Molentargius, e chiede loro 10 miliardi! Ma l'avessero pure fatta la pipì quelli di quei comuni, l'hanno fatta in casa loro, perché quell'immobile è della Regione. Sarebbe stata la Regione semmai a dover dire a quei comuni: "Mi devi qualche cosa perché non ti ho finanziato le fognature". E quel sindaco che poteva fare se non aveva un programma regionale o statale per fare le fognature? Se le faceva lui le fognature di Quartu? Lo Stato fa causa! Bisognerebbe fare un'indagine.

PANI, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Onorevole Cogodi, non è aggiornato, l'ultima richiesta è di 120 miliardi!

COGODI (R.C.). La ringrazio, Assessore, sono fermo alla piccola perversione della richiesta di 10 miliardi; se l'ultima richiesta è di 120 miliardi come vede siamo alla pazzia totale, e se apriamo questa breccia mettete in conto le rate successive.

Ma come è possibile, se quel compendio è della Regione, che la Regione stanzi miliardi perché siano dati allo Stato? Così come lo Stato chiede 21 miliardi al Comune di Cagliari, il Comune di Cagliari sta pure trattando per ridurre la somma! 21 miliardi! Sapete perché? Perché nel 1941 - era ancora in corso la guerra - - è stato costruito il Palazzo di Giustizia, che fino a prova contraria è un servizio dello Stato, però siccome un'altra norma prevede che le strutture e i servizi della giustizia in parte siano a carico dei Comuni che li ospitano, si sono dimenticati di fare l'esproprio del sedime stradale del Palazzo di Giustizia. Dal '41 a oggi lo Stato ha calcolato che il Comune di Cagliari deve pagare 21 miliardi per mancato canone.

PRESIDENTE. In via eccezionale, le do qualche secondo per concludere, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ventun miliardi perché nel '41 si sono dimenticati di espropriare il terreno dove è costruito il Palazzo di Giustizia che è dello Stato, poi il Comune di Cagliari chiederà i 21 miliardi alla Regione, e noi daremo 21 miliardi al Comune di Cagliari perché li dia allo Stato che ha fatto il Palazzo di Giustizia che è suo.

Ma potrei continuare con questo elenco di perversioni. Colleghi, perché presentate norme di questo genere? Presentate una norma perché la Regione faccia una grande causa chiamando a raccolta tutti quelli che sanno fare l'avvocato, che volontariamente, senza parcella, si offrano a fare una grande causa contro lo Stato perché paghi le migliaia di miliardi che deve alla Regione, ai Comuni, alle Province, così facciamo anche la segnaletica verticale nel paese che interessa al collega Piana.

Ma non si può continuare così! E nel frattempo vorremmo anche abolire tutti i controlli di legittimità! Ne parlerò quando arriveremo al punto. Facciamo le cose con raziocinio, non si fanno cose così per dire che si sono risolti i problemi.

Ecco, tutto questo insieme di cose credo che debba poter essere considerato. O i colleghi ritirano davvero gli emendamenti, oppure ho calcolato che, poiché ci sono 40 emendamenti da discutere e ho 5 minuti per dichiarazione di voto a emendamento, 5 per 40 fa 200, hocirca quattro ore stanotte per dire qualcosa su ognuno di questi emendamenti. Anche il mio collega interverrà. Saranno quindi circa otto ore di discussione. Voi della Giunta ritirate tutti gli emendamenti, e anche ai colleghi dico: ritirateli quasi tutti, se è vero che avete fatto anche un accordo. Ma che accordo avete fatto? Noi ve lo abbiamo detto che non era un vero accordo, che era una manfrina, però, se è un vero accordo, per favore, non dite che l'avete fatto per accelerare i lavori e poi mettete montagne di pietre sui binari per far deragliare il treno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Credo che l'articolo 6, che ha per titolo "Interventi a favore degli enti locali", sia decisamente inadeguato rispetto alle problematiche degli enti locali.

La stessa mole di emendamenti in qualche modo ne dà una dimostrazione. Però debbo dire anche che l'articolo 6 contiene qualche elemento positivo, in particolare i commi 1 e 2, così come sono stati riscritti dall'emendamento della Giunta numero 135, ossia la previsione del finanziamento di studi di fattibilità e relative progettazioni inerenti a interventi di interesse locale nell'ambito della programmazione negoziata.

Credo che si sia colta un'esigenza, dimostrata per altro durante la prima fase di avvio della programmazione legata ai POR, e in particolar modo ai PIT, e debbo dire che questo è un elemento positivo che va colto.

Non altrettanto si può dire invece del comma 5, che per altro, vorrei far notare, probabilmente contiene un errore, perché la legge numero 25 del 1° giugno '93 non titola "Disciplina urbanistica", ma titola "Trasferimento di risorse finanziarie al sistema delle autonomie locali", e tra l'altro bisogna notare che all'articolo 7 non vi è alcun comma 3 perché l'articolo 7 è formato da un solo comma. Comunque sarebbe opportuno che venisse fatta una verifica su questo perché, a mio avviso, sembrerebbe un refuso.

Dicevo, non altrettanto si può dire del comma 5 che destina alle unioni di Comuni 20 milioni per ogni comune e 200 milioni per ogni unione di comuni nella fase di avvio. Non si può esprimere un giudizio positivo non già per l'intervento in se stesso, ma perché le risorse vengono attinte, assessore Masala, dal capitolo 04021, e sarebbe opportuno che anche l'assessore Biancareddu questo lo tenesse a mente. Le risorse per finanziare l'avvio delle unioni di comuni, assessore Biancareddu, vengono prelevate dal capitolo 04021, UPB S 04016, cioè il capitolo che finanzia la gestione associata dei servizi dei consorzi e delle unioni dei comuni, tra l'altro, come è stato fatto notare sia nella Commissione bilancio sia nella Commissione prima, risorse che risultano inadeguate.

Io ritengo che, per questa nuova iniziativa, questa nuova sensibilità che il Consiglio regionale vuole manifestare, bisognerebbe prevedere risorse specifiche aggiuntive per finanziare questa nuova attenzione all'avvio dell'unione dei comuni. Non ricordo quale sia stato il parere della Commissione e della Giunta relativamente all'emendamento 463, che finanzia gli uffici comunali o consortili per le espropriazioni. Credo che la giunta e la Commissione si siano rimesse all'Aula e devo dire che questo è un emendamento che coglie una necessità, un'emergenza nuova che si sta manifestando negli uffici comunali, peraltro non dotati di strutture tecniche per assolvere a questo nuovo compito, compito che viene sottratto alla Regione e quindi nel momento in cui, questo è il tipico esempio, assessore Masala e assessore Biancareddu, una funzione viene tolta dalla Regione e trasferita ai comuni, certo non per una sua scelta ma per una normativa nazionale, devono essere date le risorse a chi va a svolgere questa nuova funzione.

Per quanto riguarda l'emendamento 455 c'è già stato un parere negativo da parte della Giunta, sull'aumento dei finanziamenti per le spese correnti ai comuni. Io vorrei far rimarcare che il trasferimento ai comuni è fermo dal 1993. Quindi, credo che, in considerazione delle tante funzioni che si stanno trasferendo anche dalla Regione agli enti locali, vi dovrebbe essere un'attenzione diversa al problema dell'adeguamento delle risorse. Io concordo con l'emendamento numero 47 presentato da Giovannelli e tutti, o quasi tutti i consiglieri, perché è vero che noi stiamo andando a sostenere e a sollecitare il definitivo avvio delle nuove province e quindi delle procedure relative alle elezioni degli organi delle nuove province, però è altresì vero che senza risorse questo avvio non vi può essere, non solo ma vorrei fare notare che, nella battaglia condotta da parte di chi è contrario all'istituzione e all'avvio delle nuove province - perché le province sono già istituite - una delle motivazioni addotte era proprio quello che si stavano avviando le nuove province senza che vi fossero risorse finanziarie destinate a questo fine.

Certo, l'emendamento numero 47 non risolve tutti i problemi, ma credo che sia un segnale significativo per chi ritiene che il processo delle nuove province debba essere definitivamente compiuto, così come l'emendamento numero 437 che la Giunta non ha accolto, che utilizza come bacino di riferimento non più le aree programma, ma le nuove province. Assessore Masala, ho letto l'emendamento che è stato presentato da parte dalla Giunta, che pur non accogliendo l'emendamento numero 437 sostanzialmente raccoglie quanto in esso contenuto, cioè che alle province, oltre a destinare risorse per il loro funzionamento, ancorché inadeguate, conferisce risorse destinate alla trasformazione del proprio territorio.

Non si può invece concordare con l'emendamento numero 528 della Giunta che è sostituivo dell'emendamento numero 8 presentato dai colleghi Corona, Usai e più, cioè un emendamento della maggioranza che stanzia 12 miliardi in più per i comuni capoluogo di provincia. Assessore Masala, questi 12 miliardi sono due in più rispetto a quelli che voi avete tolto ai piccoli comuni. Perché le vorrei ricordare che le risorse per investimenti trasferite al sistema degli enti locali nel 2001, erano 207 miliardi e 970 milioni. Quest'anno state trasferendo 198 miliardi, poco meno. Cioè, praticamente voi quei 10 miliardi che avete tolto ai comuni piccoli e medi li state trasferendo ai comuni capoluoghi di provincia, cioè togliete ai piccoli e ai medi per dare ai grandi - a me sembra una politica non corretta - nonostante il bisogno di strutture e di servizi dei piccoli comuni soprattutto delle zone interne, e nonostante le affermazioni che anche voi fate spesso di voler impedire la soppressione dei servizi nelle zone interne - scuole, uffici postali - e soprattutto di voler in qualche modo arrestare lo spopolamento delle zone interne. Certo questa non è la direzione giusta.

In ultimo mi meraviglia il mancato intervento da parte della Giunta sull'abolizione dei controlli. La modifica del Titolo V della Costituzione, come altri hanno ricordato prima di me, ha abrogato l'articolo 130 dello Statuto che prevedeva il controllo sugli atti degli enti locali da parte di organi regionali. Bene, assessore Masala, credo che, come lei ha annunciato, verrà fatto un coordinamento degli emendamenti presentati dalla minoranza, e spero che questo venga realizzato entro l'esercizio finanziario in corso, anche perché riteniamo che siamo già in ritardo perché l'abolizione dei controlli è un atto dovuto. Mi auguro che durante questo esercizio finanziario il problema venga definitivamente risolto per ridare serenità e certezza agli amministratori locali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie. Con riferimento all'emendamento numero 47 debbo fare una rettifica: l'UPB in diminuzione è l'UPB S03.007, voce 2 al posto di UPB S03.006 FNOL parte corrente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. SARDI). Per dare un contributo, in seguito all'accordo che abbiamo trovato, gli emendamenti 20 e 21 vengono ritirati con l'impegno anche da parte della Giunta e dell'Assessore competente di inserirli nei programmi assessoriali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Questo articolo 6, forse perché il titolo è "Interventi a favore degli enti locali", ha scatenato a mio avviso una campagnache sembra preludere alla campagna elettorale che si terrà tra poco in numerosi comuni della Sardegna, perché le elezioni amministrative sono ormai alle porte. Non è possibile che si affrontino i problemi più generali delle nostre comunità, come questa Assemblea dovrebbe fare, dando risposte parziali ad esigenze particolari di determinate zone, puramente finalizzate ad avere un riscontro di tipo elettoralistico e nulla più. Non si può condividere questa filosofia, così come non si può condividere l'affermazione fatta poc'anzi dall'onorevole Piana che ha dichiarato di ritirare gli emendamenti 20 e 21 in quanto vi è un impegno da parte della Giunta, in questo caso dell'assessore Masala, a inserirli nei programmi. Mi permetto di riprendere queste frasi, pronunciate poc'anzi dall'onorevole Piana, perché le considero gravi e lesive anche delle regole del gioco, non il gioco che si tiene qua, ma il gioco che si deve fare nella Giunta regionale, in quanto i programmi seguono linee generali molto rigide, in virtù delle richieste dei comuni e in virtù anche dell'analisi delle richieste fatte e delle argomentazioni che le accompagnano.

Per cui ritengo che sia necessario comunque che, nella risposta che la Giunta dovrà comunque dare, si precisi questo fatto, che la Giunta regionale non può assumere in questa sede l'impegno di inserire nei programmi i comuni indicati negli emendamenti 20 e 21 se quei comuni non avranno i requisiti per ricevere i finanziamenti.

Insomma il baratto non può essere spostato da quest'Aula alla Giunta regionale, perché le cose devono essere fatte nell'ambito delle norme di legge e non vi può essere discrezionalità da parte dell'assessore, del Presidente della Giunta stessa o della Giunta nel suo complesso. Questo elemento di garanzia pensiamo che debba essere ribadito, altrimenti resterebbe il dubbio che gli emendamenti vengono ritirati anche perché poi nelle segrete stanze della Giunta regionale o di qualche assessorato comunque i soldi a quei soggetti a cui gli emendamenti erano riferiti verranno comunque dati. Fatta questa precisazione, mi sembra opportuno richiamare un altro aspetto e cioè che molti degli emendamenti presentati, a mio avviso, hanno chiaramente intenti puramente elettoralistici e propagandistici. Penso all'emendamento sulle nuove province, qualcuno ha detto poc'anzi che è un segnale di disponibilità perché intanto si stanziano i soldi. Ma, scusate, che senso ha stanziare i soldi senza sapere esattamente a che cosa sono finalizzati? L'esigenza di quelle realtà, di quelle nuove province, di quei territori è che questo Consiglio regionale faccia immediatamente le norme che possono far decollare le nuove province. Io mi sarei aspettato un ordine del giorno, mi sarei aspettato un emendamento di principio, pur essendo inusuale, che vincolasse tutti noi, compresa la Giunta regionale, a percorrere quella strada, ma stanziare quattro lire per dire che faremo una cosa molto più grande poi, mi sembra riduttivo, non soltanto per quelli a cui noi cerchiamo di parlare, con i segnali che riusciamo a dare, ma anche poco credibile rispetto a una platea che di sicuro è molto più vasta di quella che oggi noi siamo in grado di rappresentare, o quanto meno che non abbiamo fino adesso rappresentato degnamente, in quanto questa aspettativa da tutti annunciata non siamo poi riusciti a concretizzarla. Così come appare propagandistico rincorrere una serie di richieste che vengono fatte in un momento particolare e che soprattutto non tengono conto di un contesto più generale. Mi sto riferendo alla norma dell'abolizione dei comitati di controllo. Non sono assolutamente d'accordo che si vada così tout court ad abolire tutte le norme sul controllo degli enti locali; e lo dico avendo fino a pochi giorni fa ricoperto il ruolo di consigliere comunale di un medio comune della Sardegna, se non si introducono comunque norme che prevedono la tutela dei diritti delle assemblee, e con tale termine, non mi riferisco tanto ai sindaci che molto volentieri vengono qua a Cagliari - e fanno bene a venire - a rivendicare le loro prerogative di sindaci. Bisognerebbe che questa assemblea sentisse anche la voce di quello che c'è intorno ai sindaci, quindi dei consigli comunali che molte volte si vedrebbero costretti oggi, se non avessero quello strumento, per far valere i loro diritti, a rivolgersi al TAR per vedere riconosciuta la giustezza delle loro posizioni. Penso quindi che questa materia abbia necessità di essere approfondita. Forse anche la stessa Commissione competente per materia, se la Giunta si deciderà a presentare questo benedetto disegno di legge, dovrebbe fare un confronto un po' più ampio rispetto a quello con i rappresentanti delle autonomie locali, in questo caso l'ANCI, perché composta esclusivamente da rappresentanti dei sindaci che dovrebbero rappresentare l'intera comunità quindi le intere assemblee degli enti locali, ma così purtroppo molte volte non è. Altra questione che è stata posta all'attenzione attraverso una serie di emendamenti è la questione del finanziamento ai capoluoghi di provincia.

Qua molto si è detto rispetto al fatto che questa assemblea debba agevolare - forse agevolare è un termine improprio - tenere in maggiore considerazione i piccoli comuni della Sardegna. Ho qui una serie di emendamenti, poi assorbiti da un emendamento della Giunta, che invece dà una risposta sostanziale, una risposta molto corposa ai capoluoghi di provincia. Vedete, io sono d'accordo che una risposta bisogna darla, ma non è possibile continuare in questo modo, è necessario che partendo da un'esigenza ...

PRESIDENTE. Ha ancora qualche minuto per concludere, onorevole Vassallo.

VASSALLO (R.C.). Concludo, visto che il tempo è scaduto, ma mi riservo di continuare questo discorso in seguito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.

SANNA Emanuele (D.S.). Ho intenzione di fare un intervento pacato e costruttivo, non so se sia l'ultimo della serata, Presidente. E` l'ultimo?

PRESIDENTE. L'argomento è controverso, ci sono pareri diversi, perché i signori capigruppo non si sono evidentemente consultati abbastanza.

SANNA Emanuele (D.S.). Lasciamo un po' di vera suspense oltre a quella che ha annunciato stamattina il collega LicandroSpero che mi ascolti l'Assessore agli enti locali ma mi sembra che stia circolando intorno alle pertinenze dell'Aula.

Ieri il collega Morittu diceva che parlava col didietro di un collega, io ho l'onore di parlare con tre didietro.

FANTOLA (Rif.Sardi-U.D.R.). Era il mio, nobile!

SANNA Emanuele (D.S.). Dicevo che prendo atto del parere favorevole della Giunta sull'emendamento che è stato presentato da diversi colleghi del centrosinistra, il 369, e che l'assessore Masala ha dichiarato di accogliere a nome della Giunta insieme ad un analogo emendamento, anche se di contenuto più sobrio, presentato dal collega Corona, raccomandando di riscrivere questi emendamenti, di uniformarli e coordinarli. Siccome il lavoro di riscrittura e di coordinamento sarà un lavoro delicato, Assessore, penso che non possiamo risolvere questo problema stasera, noi avevamo tra l'altro collegato il nostro emendamento ad un articolo, il 22 o il 23, se non ricordo male, quindi sarà opportuno che lo affrontiamo in maniera più precisa, dopo la riscrittura, un pochino più avanti, la prossima settimana. Però colgo questa occasione della chiusura del dibattito di stasera per fare alcune considerazioni sul tema, Assessore, perché io ho la preoccupazione che, mentre dichiariamo tutti finalmente e con ritardo, che vogliamo abolire i controlli sugli atti degli enti locali che sono diventati, come sappiamo, illegittimi ed anticostituzionali, dopo la riforma del titolo quinto della Costituzione, l'abrogazione dell'articolo 130, il referendum popolare che ha confermato quella riforma, e dopo che tutte le Regioni italiane li hanno abrogati, alcune addirittura, come nel caso della Regione Valle d'Aosta, li hanno abrogati con un decreto del Presidente della Giunta, lo stesso Ministro La Loggia ha comunicato, come voi sapete, diversi mesi, fa che cadevano i controlli di legittimità sugli atti degli enti locali, e mentre tutti dichiariamo che finalmente cade questo controllo tutorio e insopportabilmente centralistico della nostra Regione nei confronti del sistema delle autonomie locali, non vorrei che rimanesse, non dico qualche tentacolo nel territorio del sistema e degli apparati di controllo della nostra Regione autonoma, ma che rimanesse sostanzialmente viva la testa dell'Idra, e che, poi, col tempo si riproducesse il sistema che viene giustamente contestato dal sistema delle autonomie locali. Questo non è un emendamento che costa, non è un emendamento che incrementa l'indebitamento pauroso che noi abbiamo contestato e sul quale ci siamo duramente confrontati in questi giorni. Non toglie risorse agli emendamenti proposti da alcuni colleghi per rifare la segnaletica di alcuni collegi elettorale, è un emendamento che invece fa risparmiare, fa risparmiare indennità, fa risparmiare spese negli uffici di controllo, recupera professionalità preziose per i compiti istituzionali della Regione e, soprattutto, fa cadere questo ruolo improprio e tutorio della nostra Regione.

Però la Regione, Assessore, deve smantellare, i comitati; noi sappiamo che c'è anche il problema di sistemare i controllori, ma questo problema di sistemare i controllori che potranno trovare, per le esigenze e per i compiti di istituto dell'amministrazione regionale, sicuramente un ruolo più utile e più efficace, non può prevalere sull'esigenza ineludibile di fare oggi questo passo. Noi sappiamo che i comuni stanno giustamente disobbedendo, che molti comuni hanno deciso di non inviare i loro atti e le loro delibere ai Comitati di controllo, però sappiamo anche che queste decisioni coraggiose stanno determinando un po' di problemi per quanto riguarda i rapporti con le banche e per quanto riguarda l'esecutività di alcune delibere, penso quindi che, come è detto nel nostro emendamento, con un percorso preciso, con la gradualità che è necessaria per fare questi passi, noi dobbiamo procedere senza ulteriori incertezze. Restano naturalmente dei problemi che anche noi, Assessore, non sottovalutiamo e che il collega Gian Valerio Sanna, nella sua illustrazione dell'emendamento ha puntualmente richiamato, spero che la Giunta ne tenga adeguatamente conto, Non si tratta naturalmente di passare ad un sistema nel quale non esiste nessuna forma di controllo, perché noi sappiamo che, secondo un principio generale, riconosciuto anche sul piano internazionale, non è possibile che sussistano aree di gestione pubblica completamente sottratte al controllo, in quanto questa funzione è connaturata, come sappiamo, all'impiego di risorse della comunità ed è svolta proprio a vantaggio del cittadino contribuente. Noi non vogliamo, lo diciamo con chiarezza, già in questa fase, che al sistema dei controlli istituzionali si sostituiscano altre forme di controllo, perché è chiaro che possono poi intervenire i controlli della magistratura contabile ed anche della magistratura ordinaria. Tutti questi problemi vanno affrontati così come noi indichiamo nel nostro emendamento, però oggi va assolutamente compiuto, con la legge finanziaria, questo passo. Naturalmente riveste, come ha detto il collega Gian Valerio Sanna, particolare importanza e delicatezza, anche per i temi che abbiamo discusso in questi giorni in Consiglio, dopo la sopravvenuta impraticabilità dei controlli sugli atti degli enti locali, la tutela di quegli interessi che per loro natura, come sappiamo, si collocano al di sopra dell'ambito locale, e questa tutela naturalmente dovrà essere garantita con un sistema di controlli democratici e istituzionali che il legislatore regionale dovrà scrivere con chiarezza. Per questo noi, Assessore, appezziamo la disponibilità che la Giunta ha manifestato, per dichiarazione dell'Assessore alla programmazione, però attendiamo vigili la scrittura formale dell'emendamento che il Consiglio probabilmente potrà esaminare la prossima settimana.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Onorevole Sanna, sono perfettamente d'accordo sul fatto che l'emendamento 369, e il 527 vadano riferiti all'articolo 22. Noi siamo d'accordo, li sospendiamo e li spostiamo all'articolo 22, così abbiamo il tempo sufficiente per scrivere un bell'articolo di coordinamento. D'accordo così?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Presidente, solo un minuto su questa questione dei controlli, anche se dovremo tornarci più avanti, perché è una questione delicata; io voglio esprimere un'opinione perché penso che ci sia una larga sintonia, però c'è anche il rischio di impostare il problema in termini non del tutto corretti dal punto di vista giuridico.

La tesi che io sostengo è che l'abrogazione dell'articolo 130 della Costituzione con la riforma del Titolo quinto, non comporta di per sé la decadenza dell'articolo 46 dello Statuto che è quello che dice che il controllo sugli atti degli enti locali è esercitato da organi della Regione nei modi e nei limiti stabiliti con legge regionale, in armonia con i principi della legge dello Stato, anche perché vengono applicate alle Regioni speciali le nuove norme del Titolo V della Costituzione solo in quanto espansive dei poteri della Regione, non dei comuni. Così è scritto nel Titolo V. Allora, in linea di principio ai sensi dell'articolo…

(Interruzioni)

Io adesso sto perdendo la pazienza, invece.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Chi deve chiacchierare vada fuori dell'aula?

SANNA NIVOLI (A.N.). Sto sgombrando.

SCANO (D.S.). Dicevo che faccio questo ragionamento per chi volesse - io non sono tra quelli - legittimamente sostenere che la Regione deve mantenere un sistema di controlli.

(Interruzioni)

Sono due in tutto che stanno da un quarto d'ora impedendo al Consiglio di lavorare. Sto parlando di due persone, fra un attimo faccio i nomi. Non, non è Licandro, che è un galantuomo, ieri o stamattina, ha scantonato un po', ma è un peccato veniale.

Dicevo che per chi volesse sostenere la tesi che la Regione deve mantenere un sistema di controlli c'è una motivazione nello Statuto. C'è però un piccolo particolare: che se è vero che l'articolo 46 non è superato dall'abrogazione dell'articolo 130 della Costituzione è vero però che c'è un conflitto nel senso che l'articolo…

(Interruzioni)

Ecco, Edoardo invece è uno di quelli, così un nome l'abbiamo fatto, ma lui non ha sentito perché è al telefono, perché si sta occupando del congresso, e fa bene perché altrimenti lo perde. E c'è il rischio che lo perda comunque, anche se telefona.

SANNA NIVOLI (A.N.). Già fatto!

SCANO (D.S.). Già perduto?

SANNA NIVOLI (A.N.). E' già tutto deciso.

SCANO (D.S.). Ah, va bene. Chiedo scusa, non voglio invadere il campo.

Dicevo che siccome i controlli devono essere disciplinati in armonia con i principi delle leggi dello Stato ecco che i principi delle leggi dello Stato in materia non ci sono più, e qui c'è un conflitto. Il problema, comunque, fatta questa precisazione sul piano costituzionale, è di merito, nel senso che il controllo regionale sugli atti...

USAI (A.N.). Crepi l'astrologo!

SCANO (D.S.). Non so se è d'accordo Antonello Liori, però. Concludo - è stato un intervento travagliato per via delle vicende congressuali di Alleanza Nazionale - il controllo è da tempo considerato dagli studiosi, dalla pubblicistica giuridica, uno strumento superato, questo è il punto, al di là dell'abrogazione dell'articolo 130. In tutto il territorio nazionale, questo è l'argomento vero, l'abrogazione dell'articolo 130 comporta la scomparsa del controllo in questione. La domanda è perché dovrebbe durare in Sardegna e perché i comuni sardi dovrebbero trovarsi in condizioni di discriminazione.

In conclusione, la Regione può tranquillamente, secondo me deve, ma poi sul merito ci sarà una discussione, abrogare le leggi regionali sui controlli, può eliminarli totalmente o parzialmente, affrontando naturalmente tutti i problemi di raccordo e i problemi di sostanza e di merito che sono stati da diversi colleghi opportunamente affacciati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Pensavo di dover intervenire dopo.

SECCI (Popolari-P.S.). Alterni, Presidente, alterni.

PRESIDENTE. Non ci sono concorrenti. Sospendo la seduta per cinque minuti e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, pregandovi di stare in aula.

(Interruzioni)

Il consigliere Pirisi non vuole partecipare al dibattito, quindi ne prendiamo atto e lo mettiamo a verbale.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 06, viene ripresa alle ore 20 e 16.)

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno martedì prossimo alle ore 9.

La seduta è tolta alle ore 20 e 17.