Seduta n.93 del 12/05/2005
XCIII Seduta
Giovedì 12 Maggio 2005
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 59.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del Mercoledì 6 Aprile 2005 (88), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali La Spisa, Licandro, Rassu, Sanciu, Cappai e Ladu hanno chiesto congedo per la seduta del 12 maggio 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi s'intendono accordati.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione LADU sulla ripartizione dei fondi per gli interventi urgenti a favore dei Comuni del Nuorese colpiti dagli eventi naturali". (137)
(Risposta scritta in data 11 maggio 2005.)
"Interrogazione SANNA Matteo sulla esclusione del Comune di Oliena dal risarcimento dei danni causati dall'alluvione del mese di dicembre 2004". (149)
(Risposta scritta in data 11 maggio 2005.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Intervengo per chiedere cortesemente l'inversione dell'ordine del giorno in quanto il consigliere che deve procedere all'illustrazione della mozione 33, l'onorevole Pili, a causa di un imprevisto non è presente in Aula, perciò chiederei cortesemente di mettere in coda la mozione numero 33.
PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni, e mi pare che non ce ne siano perché questa esigenza era stata rappresentata anche ai Capigruppo della maggioranza, la richiesta si intende accolta.
Esposizione delle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esposizione delle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale.
Ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. A me il compito di rompere il ghiaccio su un argomento importante sul quale sappiamo esserci parecchie aspettative. A me il compito di introdurre i principi generali su cui si baserà la pianificazione paesaggistica della Regione e quindi i principi che sono contenuti nelle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico. Queste linee guida si articolano in quattro parti: i principi, gli obiettivi, la pianificazione sostenibile e la partecipazione, il piano paesaggistico regionale, e sono accompagnate da alcuni allegati che rappresentano dei brevi studi che ci sono stati utili per predisporre le linee guida. Queste linee guida assumono come elemento fondamentale della pianificazione e come elemento principale di ispirazione della governance del territorio il paesaggio; ma non soltanto del territorio regionale quanto anche di quello provinciale e locale, così come è previsto dall'articolo 135 del Codice Urbani, che è uno dei principali riferimenti normativi di queste linee guida. Il paesaggio, in sostanza, è assunto come principale riferimento strategico della pianificazione. Il concetto di paesaggio viene sviluppato attraverso quattro concetti collaterali, concetti che sono interdipendenti l'uno dall'altro e che hanno una serie di implicazioni anche nelle scelte strategiche delle linee guida e quindi del piano.
Il primo concetto riguarda la dinamicità del paesaggio e il processo di pianificazione. Il paesaggio viene assunto come realtà dinamica, come processo di formazione e trasformazione continua in cui si intrecciano e confliggono talvolta elementi diversi. Una struttura di relazioni in cui si confrontano fattori naturalistici, che sono particolarmente importanti nel paesaggio della Sardegna, e fattori antropici. Sostanzialmente il presupposto da cui muoviamo è la ricchezza del passaggio della Sardegna che un libro famoso, conosciuto da tutti noi, aveva definito "quasi un continente", proprio a voler sottolineare la grandissima varietà e diversità delle caratteristiche del nostro paesaggio. Ricchezza della diversità, quindi, e contemporaneamente della dinamicità. La conseguenza, a livello della pianificazione, quindi la strategia, è quella che l'azione di tutela e di valorizzazione dev'essere riorientata non soltanto contemplando misure di salvaguardia, ma anche per gestire i processi di trasformazione del passaggio e insieme per progettare nuovi paesaggi.
Il secondo concetto è quello che considera il paesaggio come fattore di cultura e di identità della Sardegna, quindi un paesaggio che è un elemento caratteristico della cultura delle nostre comunità, che connota profondamente la loro identità e che, al tempo stesso, da questa è connotato. Un paesaggio che è prodotto e produttore di identità, in cui sono particolarissime, talvolta uniche, le nostre specificità, quelle del patrimonio storico, del patrimonio archeologico, delle nostre tradizioni, dei nostri saperi, della fauna, della flora, in cui sono unici però anche i nostri paesaggi montani, quelli rurali, quelli minerari. Quindi una pianificazione ispirata a questo aspetto del paesaggio, paesaggio identitario, deve considerare al tempo stesso la necessità di preservare un patrimonio comune così importante, di arricchirlo costantemente, ma contemporaneamente di guardare al futuro e quindi di coniugare la conservazione da una parte con l'innovazione dall'altra, la tutela con la ricostruzione.
Un altro elemento, il terzo, che riguarda il paesaggio è quello che lo lega appunto al governo del territorio. Il paesaggio, come ho detto, è il primo e principale riferimento di tutte le politiche di governo del territorio, è insieme però anche il suo strumento progettuale e ciò impegna l'amministrazione regionale, così come le amministrazioni provinciali o comunali, a definire strategie, orientamenti per governare appunto il territorio e per programmarne lo sviluppo.
La territorialità, infatti, viene assunta come quel rapporto tra spazio e vissuto delle comunità, nella consapevolezza che lo spazio fisico, così come i soggetti, sia individuali che collettivi, possano ritagliarsi dei luoghi nei quali riconoscersi. Questo concetto di paesaggio è particolarmente importante perché implica la partecipazione e il coinvolgimento delle comunità che abitano un determinato luogo e il riconoscimento di questa percezione non significa riconoscere il valore del paesaggio in senso astratto quanto piuttosto affrontare anche la pianificazione come un processo, come un confronto dialettico e quindi non soltanto fare una ricognizione di quello che già c'è, di mondi già dati, di mondi già conosciuti, quanto impegnarsi in un progetto di conservazione e insieme di ricostruzione del territorio. E vorrei sottolineare che in questo contesto la parola ricostruzione ha un significato particolarmente denso perché contiene una forte connotazione progettuale, ricostruire infatti è una parola che ha molti più significati di quelli che ha la parola costruire. Costruire significa collaborare con la terra, imprimere il segno dell'uomo sul paesaggio che dall'uomo risulterà sicuramente modificato; ricostruire, invece, ha per noi un'accezione più ampia, più carica di significati, e mi piace ricordare quello che Marguerite Yourcenar ha scritto nelle "Memorie di Adriano" a proposito del rapporto tra uomo e spazio e uomo e tempo. Lei dice che ricostruire significa appunto "collaborare con il tempo nel suo aspetto di "passato", coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo, quasi, verso un lungo avvenire" e poi poeticamente ricorda che "significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti".
Allora che cosa vuol dire assumere il paesaggio come processo, come dinamicità, come fattore identitario, come momento di progettazione che coinvolge le comunità? Significa tener conto che il paesaggio, essendo un elemento fondamentale della nostra storia e della nostra cultura, ma anche il motore della pianificazione, è sicuramente un elemento fondamentale per lo sviluppo dell'Isola, e quindi deve tener conto di alcuni altri elementi che sono legati al concetto di sostenibilità, in particolare di sostenibilità del turismo. Ma cosa vuol dire la sostenibilità del turismo? Manca l'Assessore competente - anzi è arrivato - che sicuramente potrà arricchire quello che io dirò. Tenterò di spiegarlo però semplicemente così come io l'ho recepito.
Intanto vuol dire valorizzare, gestire tutte quelle attività turistiche che sono in grado di rispettare e di riservare nella prospettiva di lungo termine le risorse naturali e culturali, garantendone però anche la capacità di uso da parte di quelli che verranno dopo di noi. Quindi l'alta qualità della risorsa offerta è infatti un elemento strategico, importantissimo, per essere competitivi in un mondo globalizzato. Quindi, in un contesto come quello della Sardegna, la pianificazione del passaggio deve valutare da una parte la convenienza economica attuale e quella futura, dall'altra deve valutare lo stretto rapporto tra la qualità della risorsa consumata e la qualità dell'offerta, il che implica un utilizzo molto attento, prudente e in alcuni casi sicuramente conservativo del bene che vogliamo offrire.
Sostenibilità nello sviluppo turistico significa avviare modelli che siano economicamente convenienti, che durino nel tempo, che però siano anche eticamente e socialmente equi, non soltanto rispetto alle singole comunità locali, ma rispetto all'intera comunità regionale. Quindi non possiamo dimenticare che una crescita dell'offerta poco coordinata o poco controllata, come quella che in qualche caso è avvenuta in Sardegna, può comportare fortissimi rischi per lo sviluppo futuro, perché può comportare la perdita della qualità del bene che vogliamo offrire e quindi causare una diminuzione del suo valore e del suo prezzo di mercato.
Allora il modello di sviluppo sostenibile a cui vogliamo fare riferimento, quello che sia economicamente ed eticamente sostenibile, è quello che consente, attraverso un utilizzo conservativo e durevole delle nostre preziosissime risorse naturali, di realizzare anche nel futuro lo stesso reddito che può generare oggi. Allora governare o pianificare tenendo conto delle prospettive di sviluppo sostenibile significa sostanzialmente tenere presenti due concetti: il primo è l'alta qualità ambientale, sociale ed economica come valore in sé, ma non soltanto, come indicatore di benessere e come condizione per poter competere nei mercati globali; il secondo è il mantenimento e rafforzamento dell'identità della Regione come sistema, quindi la Regione complessivamente intesa con la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni, i suoi saperi e le sue architetture, sempre nel rispetto della massima coesione sociale.
Infine, l'ultimo concetto fondante delle linee guida è il rapporto che connette il paesaggio, e quindi la pianificazione, con la partecipazione. È stato detto che il paesaggio è frutto delle relazioni naturali ed umane, ma è anche il frutto della percezione che le popolazioni hanno dei luoghi in cui abitano, quindi un passaggio percepito, un passaggio inteso in questa direzione non può che essere un paesaggio partecipato. Allora questo piano, così come le linee guida, si prospetta a favore di un'apertura di dialogo, si prospetta come una struttura aperta, che vuole evolvere in un rapporto reciproco di scambio con le comunità e con tutti i livelli istituzionali coinvolti. Per quanto riguarda il coinvolgimento e la comunicazione delle singole comunità dobbiamo inventare degli strumenti, ma utilizzarne anche alcuni che hanno dato in questa direzione già degli ottimi risultati. Per esempio progetti pilota che sono stati utilizzati in Val d'Aosta per paesaggio, zone, aree specifiche, che sono riusciti a coinvolgere le popolazioni e che hanno avuto soprattutto lo scopo importante non solo di coinvolgere e di far partecipare gli abitanti del luogo, ma anche di spostare l'attenzione dalle misure di vincolo a progetti reali di intervento per lo sviluppo locale.
Un altro esempio può essere la partecipazione diretta, con metodologie simili a quelle utilizzate nei piani di azione locale delle Agende 21; ancora, premialità per i progetti locali che meglio possano rispondere ai principi ispiratori di questo piano, un'infinità di altre iniziative ancora, note e no, che possano sensibilizzare l'opinione pubblica e soprattutto contribuire ad aumentare il senso di appartenenza ai singoli luoghi. Infine la comunicazione strategica, anche questa per un coinvolgimento reale delle persone, dei cittadini; l'idea è quella di attivare un sito web regionale attraverso il quale le popolazioni possano essere costantemente informate in itinere su quella che è l'evoluzione dell'elaborazione del piano, ma anche un forum pubblico sul paesaggio in cui ognuno possa esprimere il proprio pensiero, la propria critica, la propria interazione, possa dare il proprio contributo.
Allora, per concludere, che cosa davvero connota queste linee guida del piano? Intanto la capacità di sviluppare soprattutto quattro abilità (questa è la scommessa), quattro abilità che toccano quattro ambiti molto sensibili, che sono quello economico, quello sociale, quello culturale, quello istituzionale. In quello economico la capacità, come ho detto, di generare in modo duraturo reddito e lavoro per gli abitanti della Sardegna, assicurando però che questo avvenga attraverso un uso razionale e cauto delle risorse, impegnandosi per la riduzione dell'impiego di quelle che non sono rinnovabili. Sul terreno sociale l'abilità o la capacità è quella di garantire condizioni di benessere umano, ma anche accesso a nuove opportunità nei campi più vari, come la sicurezza, la salute, l'istruzione, ma anche il divertimento, la serenità o la socialità che vanno distribuite in modo equo in tutti gli strati sociali, in tutti i generi e le età, nei paesi come nelle campagne, nei centri storici e nelle periferie, senza dimenticare che dobbiamo lavorare per noi e per le generazioni future. Sul terreno culturale significa maturare capacità, soprattutto di valorizzare il sistema delle differenze della Sardegna e quindi di puntare sulla nostra diversità e sulle peculiarità del nostro paesaggio. Sul terreno istituzionale significa, per tutte le amministrazioni, di ogni ordine e grado, riuscire ad assicurare capacità e condizioni di stabilità, regole certe, semplici e trasparenti, alle quali ciascuno possa far riferimento.
In conclusione, questa nuova fase della pianificazione paesaggistica considera il paesaggio, come ho detto, come riferimento delle procedure di governo del territorio, ma anche come riferimento di una nuova idea di Sardegna, di una nuova crescita che è fondata appunto sull'identità del nostro territorio. In questo senso ambiente, storia e specificità del nostro patrimonio culturale e identitario costituiscono proprio il punto di forza di questo modello di sviluppo.
Coerentemente la predisposizione del piano sarà ispirata a due linee strategiche fondamentali: la prima è quella che dovrà identificare le grandi invarianti del nostro paesaggio, i luoghi della nostra identità, i luoghi della lunga durata naturale e storica, i valori che sono irrinunciabili, quelli non negoziabili, sui quali possiamo fondare un progetto di qualità del territorio della Sardegna per il terzo millennio, recependo però anche la consapevolezza, che è matura in tutti i sardi, dell'esigenza della salvaguardia e della conservazione delle nostre risorse.
La seconda linea strategica è quella che riguarda la ricostruzione: ricostruire per risanare i luoghi delle grandi e delle piccole trasformazioni del passato, quelle ancora in atto. Recuperare il degrado che ne è conseguito in molte situazioni, sia per abbandono sia per un utilizzo non accorto, con una costruzione partecipata al progetto per le nuove regole dei paesaggi locali, senza dimenticare quello che anche la Convenzione europea spesso sottolinea, che i paesaggi non sono soltanto quelli considerati eccezionali o di eccezionale valore, sono anche i paesaggi della nostra vita quotidiana e purtroppo sono anche i paesaggi degradati.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Chiedo scusa, Presidente, le chiedo la cortesia di poter parlare seduto. Io entro un po' più nel merito del lavoro tecnico e di pianificazione che è stato svolto fino a oggi e che può illuminare gli onorevoli consiglieri sullo stato e sulle proiezioni che intendiamo dare in questo contesto di linee di indirizzo.
Il punto di partenza è stato certamente la considerazione che le trasformazioni intervenute negli ultimi cinquant'anni sul territorio regionale spesso non sono state assecondate da una proporzionale capacità di prevederne gli effetti irreversibili e le alterazioni che sarebbero ricadute sull'ambiente e sul paesaggio. L'obiettivo generale era sempre la crescita economica, ma senza una complessiva pianificazione - ed è opportuno ricordare che in Sardegna quella regionale è mancata per lungo tempo - e senza le adeguate tutele e là dove la crescita c'è stata, ha provocato una progressiva riduzione della funzionalità degli ecosistemi e un indebolimento della qualità e quantità delle risorse ambientali. Insomma, abbiamo vissuto un'esperienza nella quale il rapporto fra pianificazione e paesaggio era esclusivamente regolato dall'applicazione di meri vincoli estrapolati da competenze diverse, mai interconnessi e mai correlati all'ambito più vasto del territorio interessato. Quindi noi crediamo che in questo rapporto tra pianificazione e paesaggio entrino in gioco nuovi elementi, dettati dalla cultura nuova della pianificazione in campo europeo, da quello che ci dice il Codice Urbani e anche dalla consapevolezza che ci dovremo mettere un po' del nostro per tutelare la nostra terra, che non significa solo conoscerla, ma anche dare al senso della pianificazione i sentimenti e gli approcci che sono propri di chi dedica anche in questa fase qualcosa alla propria terra.
E dunque c'è, nel concetto più generale della sostenibilità, al quale vorremmo ispirarci, l'esigenza di individuare e garantire un percorso di evoluzione più articolato del processo di pianificazione e che fondamentalmente mette in gioco, per noi, tre componenti e tre sistemi molto importanti: quello economico, quello storico-culturale e quello ambientale, che visti nel loro insieme rappresentano nient'altro che il complesso delle risorse, delle azioni e delle relazioni sulle quali costruire e rilanciare un nuovo modello di sviluppo della Sardegna.
Basterebbe ricordare che l'obiettivo di uno sviluppo economicamente sostenibile, in un modello turistico per esempio, può essere perseguito attraverso un utilizzo conservativo e durevole della risorsa naturale, ponendosi l'obiettivo di realizzare nel futuro il medesimo reddito che essa crea nel presente. Noi aspiriamo a realizzarne di più, ma in maniera certamente durevole. E quindi in questo ragionamento sulla sostenibilità, non possiamo fare a meno di riferirci a due principi fondamentali: il principio di precauzione che, è chiarissimo, non è stato molto adoperato in questi ultimi decenni, che impone cautela nelle decisioni pubbliche, soprattutto quando si tratta di intervenire e di "usare" il territorio, e poi il principio di valutazione - efficienza, che praticamente si potrebbe anche declinare secondo un'accezione a me personalmente molto più cara, che esprime il senso nuovo della governance territoriale, cioè attraverso il sistema del comando e del controllo, cioè la capacità di implementare azioni, ma anche il dovere di monitorarle, di valutarle e di ponderarle.
Partendo da questi presupposti abbiamo cominciato un lavoro e adesso mi servirò di alcune rappresentazioni per essere anche più sintetico. Abbiamo iniziato con una ricostruzione storica del processo formativo dei vecchi piani territoriali paesistici, attraverso la valutazione e il recupero delle analisi e della documentazione e cartografia che avevamo a disposizione e l'individuazione di fasi fondamentali di elaborazione di questi piani, e quindi abbiamo portato a sintesi, attraverso delle tabelle di omogeneizzazione, il processo che ha dato luogo al varo dei vecchi piani territoriali paesistici. Questo è stato un lavoro indispensabile, anche perché siamo voluti partire non solo dalla correlazione degli elementi documentali, ma anche dalla capacità di capire dove il vecchio sistema è andato in crisi, e se ciò si è verificato solo per un problema di carattere giuridico.
Le prime sintesi sulla ricognizione dello stato delle conoscenze territoriali, che abbiamo operato alcuni mesi fa, hanno dimostrato che avevamo a disposizione numerosi strati di conoscenze territoriali in forma omogenea, accessibile, interrogabile nel costruendo sistema informativo territoriale regionale, che comunque seguiva un processo già autonomo, ad eccezione degli elementi storico culturali. Abbiamo preso in esame e considerato gli elaborati e le informazioni contenute nei piani urbanistici provinciali, seppure definiti in maniera disomogenea, perché vorrei ricordare al Consiglio che essi furono elaborati in assenza di un quadro unitario della pianificazione regionale e quindi abbiamo dovuto operare in questa fase, proprio per recuperare il valore di questi elementi, un lavoro di omogeneizzazione.
Per quanto riguarda il quadro conoscitivo di riferimento ci siamo dotati di queste strumentazioni: la cartografia di base, che è la carta tecnica regionale solo di alcune zone, le ortofotocarte in bianco e nero e a colori, sempre in scala 1:10.000, disponiamo di rilievi fotografici costieri dal 1987 al 2002 e stiamo provvedendo all'aggiornamento di qualche parte che non era coperta. Poi abbiamo a disposizione carte derivate dalla cartografia di base attraverso un modello digitale del terreno, carte altimetriche e delle acclività; abbiamo carte che riguardano gli aspetti fisici, la geologia, la morfologia, la pedologia, la trasformazione del suolo in termini di valutazione dell'incidenza delle aree urbanizzate e delle infrastrutture, aree industriali, attività estrattive (vedremo poi nelle diapositive) in essere e anche dismesse, che ci danno un quadro abbastanza interessante di questi elementi. Abbiamo quindi assunto anche alla conoscenza globale della costruzione del reticolo conoscitivo una serie di piani che erano a disposizione, ognuno lasciato alla sua vita autonoma, ma utili alla pianificazione: piano di assetto idrogeologico, piano acque, piano rifiuti, piano cave, il mosaico degli strumenti urbanistici comunali e vecchi piani. I vincoli ambientali sono stati anch'essi catalogati: da quelli imposti dal Codice Urbani, il vincolo idrogeologico, tutti i siti a diverso titolo, SIC, ZPS e altri vincoli derivanti dal sistema legislativo pregresso. Infine il quadro conoscitivo che riguardava le valenze storico-culturali attraverso attività che sono state svolte anche in collaborazione con i Ministeri competenti, da parte dell'Assessorato della pubblica istruzione e della cultura sulle regioni storiche, le regioni ambientali, urbane, il mosaico dei beni storici e culturali e quindi anche archeologici.
Questo che vedete è il quadro cartografico dal quale siamo partiti, il quadro di unione sui limiti comunali. A seguire, c'è una esemplificazione del sistema cartografico di cui vi accennavo prima: in particolare carte numeriche con l'indicazione 1:10.000, a destra i dettagli delle ortofotocarte, si vede in particolare l'area di Arzachena in scala 1:10.000, e poi questo sistema è stato anche posto a raffronto. Voi potete vedere che con questa procedura noi riusciamo a rendere visibile - vi segnalerei di guardare in basso il caso di Stintino - nella progressione temporale, il grado di insediamento e quindi di crescita del sistema insediativo in queste aree particolarmente delicate che sono, appunto, oggetto del nostro studio. Abbiamo fatto un ragionamento in questa sede dal 1995 al 2001, contiamo di aggiornare questi elementi conoscitivi per avere la cronologia più attuale e poter fare delle valutazioni più puntuali. Qui possiamo vedere Arbus e in basso Villaputzu, dove è altrettanto evidente l'espansione degli insediamenti dal 1995 al 2001, grazie a questo sistema di rilevazione, che noi speriamo di poter adottare anche ai fini della messa a regime di un sistema nuovo di vigilanza urbanistica, attraverso delle convenzioni che il Presidente sta portando avanti con il Ministero delle entrate, che vedremo appunto di perfezionare in una fase successiva.
Abbiamo fatto riferimento anche ai dati presenti sulle carte storiche, per vedere esattamente come si distribuiva il reticolo viario in un tempo abbastanza distante da oggi, perché poi vedremo, nelle successive diapositive, che abbiamo in qualche misura confrontato in termini di valutazione della progressione insediativa anche dei centri urbani, per una finalità molto importante, di cui dirò dopo.
Il sistema conoscitivo adottato, che ha reso possibile che tutte le regioni costiere siano state messe in relazione sia alla carta altimetrica che in particolare, ci dà degli elementi molto puntuali del sistema idrografico e del sistema altimetrico regionale, sia alla carta geologica, alla morfologia generale, al reticolo dei bacini idrografici che, chiaramente, abbiamo reso in una scala generale, ma che possiamo - come vedete nel riquadro a fianco - elevare a scala utile per lo studio puntuale in ogni ambito territoriale; abbiamo ancora la carta dei suoli, con la valutazione del loro utilizzo. In questo caso, per esempio, la legenda mette in evidenza le zone urbanizzate, le zone industriali, le aree estrattive, le zone boscate, le zone agricole, le zone umide, le acque marittime e interne. Questo che vedete è un particolare della stessa carta del suolo in scala più alta che si correla in una sovrapposizione al sistema dell'ortofotocarta, che ci consente quindi di fare una verifica immediata della rispondenza fra la rilevazione diretta sul suolo e quella rinvenuta in sede cartografica; grazie a questa relazione siamo in condizioni anche di provvedere all'aggiornamento cartografico.
La carta che segue ci dà la possibilità di definire e circoscrivere anche le aree industriali operanti in Sardegna: aree di sviluppo industriale (ASI), nuclei industriali e zone industriali di interesse regionale. Qui si evidenzia l'area di Sassari in particolare, proprio perché la scala di lavoro ci ha fornito la possibilità di metterle in evidenza, in altri casi sono molto più piccole perché la scala è più ridotta. Abbiamo poi carte che mettono in evidenza le aree urbanizzate e le infrastrutture, in questo caso potete vedere, intorno all'area di Cagliari, questi puntini rossi che si addensano e che mostrano la concentrazione del sistema insediativo delle aree urbanizzate anche lungo la costa. Abbiamo preso in esame le carte sulle aree minerarie, in termini sia di cave attive che inattive, vedete nel riquadro in alto le parti verdi che evidenziano il sistema minerario attivo, le cave inattive e quelle dimesse, nel riquadro sulla sinistra si segnalano con particolare rilievo nella zona del Sulcis, dove l'evidenziazione è ampiamente dimostrativa.
Infine abbiamo messo insieme il mosaico degli strumenti urbanistici comunali al fine di evidenziare, rispetto a questi strumenti, la destinazione urbanistica delle aree. E' evidente che le aree non colorate, rappresentano in generale le aree agricole propriamente dette, mentre le altre rappresentano zone agricole speciali, zone urbanizzate e centri storici di vario genere. Questa carta mette in evidenza i confini dei previgenti piani territoriali paesistici, e ci è stata utile per fare una valutazione anche su come selezionare il sito campione. Abbiamo poi preso in esame le carte indicanti le rilevanze di carattere ambientale, come i parchi, le aree protette, i monumenti naturali. In questa carta potete vedere molto ben circoscritte le aree marine protette, con la loro delimitazione, i parchi naturali della Sardegna e le aree urbane, i monumenti naturali identificati. Ovviamente queste sono tutte carte attualmente in corso di aggiornamento, proprio in ragione di quello che dicevo prima, ovvero l'omogeneizzazione dei dati provenienti dai piani urbanistici provinciali, ma siamo già a un livello sufficientemente accettabile di definizione. Qui abbiamo invece i siti di interesse comunitario definiti dalla Direttiva Comunitaria 92/43, le aree SIC, i siti bio-Italy e le aree proposte come siti di interesse comunitario dalla direttiva citata. Abbiamo le zone di tutela paesistica, in questa scala non si vedono molto bene, la fascia di rispetto dei 300 metri, le quote oltre i 1200 metri sul livello del mare, i laghi, gli stagni e la fascia di rispetto idrografico.
In questa carta mostriamo invece un elemento molto interessante, che è partito dalla carta delle unità fisiografiche fornita dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente per i servizi tecnici del Ministero dell'ambiente. Si tratta di una delle pochissime carte aggiornate che offre una esemplificazione di come è conformato il territorio nazionale rispetto ai tipi di paesaggio: montuosi, collinari, di bassa pianura e di altra classificazione. Vi vorrei far vedere in maniera particolare la Sardegna: la Sardegna è l'unica regione che ha una molteplicità di scenari paesaggistici, ne ha un numero maggiore rispetto a qualunque altra area d'Italia; un po' il Meridione, la Calabria e la Sicilia hanno questa caratteristica, ma in particolare la regione Sarda ha una pluralità di paesaggi, a conferma della complessità attraverso la quale noi abbiamo dovuto prendere atto della rilevanza del lavoro fatto. Questo ingrandimento mostra, appunto, come il territorio regionale è interessato da una variabilità molto intensa, molto frequente di tipologie di paesaggio.
Abbiamo ritenuto importante partire da questo dato conoscitivo, che è molto attuale, in modo che, attraverso la sovrapposizione di tutti questi livelli di conoscenza che vi ho schematicamente messo in evidenza, si potessero definire, nell'ambito regionale, macro-aree che fossero dal punto di vista delle connotazioni territoriali le più omogenee possibili, questo perché la definizione delle macro-aree consente un lavoro più puntuale sul territorio e quindi la delimitazione di ambiti territoriali che poi diventano oggetto vero e proprio dello studio specifico e di minor scala. Abbiamo potuto osservare, dal confronto di questa previsione definita dalla carta delle unità fisiografiche col lavoro che è stato fatto anche grazie alla collaborazione della Progemisa, che sostanzialmente si ottengono in Sardegna un certo numero di macro-aree omogenee (che poi vedremo) che massimizzano il livello delle omogeneità territoriali che le caratterizza.
In questa carta, segnati i limiti provinciali, si possono vedere indicate in rosso ipotesi, ancora tutte da definire perché il livello delle conoscenze non è ancora completo, che definiscono anche rispetto al livello costiero - che poi è la parte che in questa fase ci interessa, ma sarà assolutamente utile poi andare di seguito a tutto il territorio regionale - ambiti sostanzialmente omogenei che potrebbero essere oggetto di discipline abbastanza omogenee e univoche.
Abbiamo poi lavorato sulla ricerca di metodologie progettuali per la realizzazione del piano paesaggistico, coerenti con la legge numero 8 e in conformità al Codice Urbani. Abbiamo pensato che fosse utile assumere come punto di riferimento sperimentale, quindi a livello di mera esemplificazione, l'ambito definito dal vecchio P.T.P. numero 13, in quanto si è ritenuto che intorno a quest'area si addensasse la più ampia casistica di studio utile a definire, in via generale, un processo pilota per l'approccio a tutto il resto del territorio regionale.
Quindi abbiamo assunto questo ambito territoriale come ambito di sperimentazione e siamo andati a fare delle valutazioni attraverso l'esame delle conoscenze disponibili su quest'area: quadro conoscitivo originale del P.T.P., quadro conoscitivo derivante dal sistema territoriale regionale, quadro conoscitivo del piano urbanistico provinciale e una serie di dati che la Progemisa ci ha fornito. Abbiamo lavorato per integrare ed elaborare tutte queste informazioni con la massima sovrapposizione possibile, anche in relazione a diversi obiettivi, perché non tutti gli elementi conoscitivi sono utili ai fini degli obiettivi o delle missioni che la pianificazione dovrebbe attuare. Abbiamo cominciato a lavorare su questo ambito attraverso, per esempio, l'elaborazione, a scala molto più sofisticata, degli apparati paesistico - ecologici, così com'erano definiti, attraverso una delimitazione del territorio per apparati stabilizzati, apparati resilienti, apparati escretori, dal punto di vista geologico, apparato produttivo, cioè sistemi agricoli e sistemi della residenza e dei servizi, funzioni industriali, energia e trasporti. Nel riquadro in alto potete vedere - è un dato molto importante - che la vecchia delimitazione dei piani paesistici era tale per cui esiste una evidente disomogeneità della linea che delimita la conformazione degli apparati paesistici, a dire che probabilmente siamo oggi in una condizione conoscitiva che può rendere molto più rispondente questo disegno a scenari nuovi. Quindi questo dice della esigenza, e anche dell'urgenza, di provvedere all'aggiornamento e all'attuazione di questo processo.
Abbiamo poi elaborato le invarianti ambientali, definendo le zone boscate, dense, a media densità e più rade, anche quelle di origine artificiale, i compendi sabbiosi e le zone umide e fluviali interne, che poi vedremo anche in un'altra definizione. Sarà molto interessante valutare la corrispondenza delle vecchie zone di rispetto e di tutela integrale, anche in relazione agli ambiti di esondazione che invece quelle aree hanno fornito, che è un dato molto preoccupante. In questa cartina, vi chiedo lo sforzo di guardare più attentamente, nell'ultima parte della legenda è indicata l'altimetria litoranea, alla distanza di 50 metri dalla costa: cioè noi siamo in condizioni oggi, e in questo caso è stato fatto centimetro per centimetro e ovviamente la valutazione è puntuale, di definire che tipo di sistema costiero abbiamo. In questo caso abbiamo scelto distanze inferiori ai cinque metri, tra cinque e venti metri e oltre i venti metri. Questo è un elemento molto importante perché definisce anche di fatto la vocazione, la destinazione, la connotazione della costa rispetto agli scenari che vorremmo studiare e approfondire.
Abbiamo poi esaminato le invarianti infrastrutturali ed insediative e i diversi livelli delle urbanizzazioni e delle infrastrutture presenti nel territorio. Abbiamo anche cominciato lo studio delle invarianti storico-culturali, (qui abbiamo preso l'ambito di Castiadas), attraverso l'indicazione dei centri abitati di antica formazione, gli iconemi, i beni architettonici vincolati e quelli non vincolati e anche le vie romane, cioè quelle che sono reperibili dagli archivi storici e dalle conoscenze che l'Ufficio del Piano sta acquisendo. In questo caso poi stiamo elaborando una stratificazione dello sviluppo dei centri abitati, perché questo sarà molto importante non solo per la conoscenza globale e territoriale dei rilievi storici, ma anche per fornire alla Regione finalmente una classificazione puntuale del valore dei centri storici regionali. Una volta che completeremo questo lavoro, sapremo esattamente che tipo di centri storici abbiamo. Prendiamo ad esempio, in questo caso, il Comune di Muravera: è indicato il centro abitato nel 1898, nel 1963, nel 1992 e nel 1997; si può vedere sia l'espansione urbana, sia la datazione originaria di questo centro.
Infine abbiamo elaborato le aree sottoposte a vincolo ambientale paesaggistico mettendo in evidenza la linea dei 300 metri, quella dei 2 chilometri e come si articolava rispetto a queste caratteristiche la vecchia delimitazione e zonizzazione dei P.T.P., che dimostra ancora una volta come sia assolutamente necessario ritornare puntualmente sull'analisi territoriale di questi ambiti per aggiornare quanto meno l'omogeneità delle definizioni territoriali. In questo caso abbiamo considerato la zonizzazione che deriva dal pericolo idraulico di frane derivanti dal piano di assetto idrogeologico, mettendo in evidenza, appunto, le aree che sono suscettibili di rischio a diversi livelli, sia di tipo franoso che di tipo idraulico. In questo caso, sempre nell'ambito dei rischi idraulici e di frana, nel riquadro in alto potete vedere come la linea verde che descrive l'andamento di questo fiume, che nel vecchio P.T.P. è delimitato come zona di protezione integrale, non tiene conto, nelle aree più chiare limitrofe, delle aree di esondazione che invece andrebbero tutelate proprio in ragione di una valutazione successiva che dovremo fare sulla base della integrazione delle conoscenze oggi in nostro possesso.
Abbiamo messo insieme gli strumenti urbanistici comunali, per esempio prendendo in esame alcuni ambiti. Questo è l'ambito di Solanas, come vedete l'intensità delle zone F si commenta da sé. Non abbiamo elementi conclusivi o di giudizio su questo, stiamo solamente operando sui livelli conoscitivi, ma anche questo elemento sarà importante per capire che tipo di evoluzione e di prospettiva dovremo dare a questi ambiti, sia dal punto di vista dello stato dei luoghi, sia dal punto di vista della prospettiva che il piano paesaggistico regionale gli dovrà assegnare.
Questa ortofotocarta mostra invece la problematica delle concessioni demaniali che la Giunta sta affrontando e anche in questo caso si evidenzia un monitoraggio dello stato dell'arte dell'uso del litorale, che avrebbe necessità di essere rivisto nell'ambito dello stesso piano attraverso l'integrazione dei piani di utilizzo dei litorali in ambito paesaggistico. A seguire si vedono alcune aree che sono state oggetto di rilevazione puntuale per effetto di una loro indicazione come aree degradate, per vedere in che modo, sulla base di una visione più puntuale, ipotizzare azioni di protezione e di salvaguardia di queste aree, per esempio Flumini, dove sembra che lo sbocco a mare sia impedito.
Per quanto riguarda lo schema delle procedure di pianificazione paesaggistica noi pensiamo di operare, secondo quello che diceva anche la collega Pilia precedentemente, attraverso tre grandi aree di intervento, connotate da elementi descrittivi, normativi e di progetto. Le aree sono quelle di conservazione, di ricostruzione e di trasformazione.
Le aree di conservazione - ovviamente trattandosi di linee guida dobbiamo limitarci ad una definizione di carattere generale, poi chiaramente ci saranno tutte le norme che specificheranno questo ambito - rappresentano gli spazi sottratti integralmente agli interventi di trasformazione, in quanto risultanti dalla somma dei mosaici e dei diversi livelli di vincolo presenti, per i quali saranno previsti semmai interventi limitati alla loro adeguata valorizzazione e fruizione nel contesto territoriale. Poi ci saranno sicuramente da approntare discipline su aree cosiddette di ricostruzione, distinte in aree da armonizzare, in quanto caratterizzate da un grado di compromissione e di degrado non elevato, per le quali sarà semmai necessario predisporre dei piani operativi specifici, contenenti le azioni per un loro completamento funzionale ai contesti ambientali e la dotazione delle necessarie infrastrutture e servizi; nonché aree ad alto grado di compromissione e degrado, non solo ambientale e paesaggistico, ma anche di carattere insediativo, per le quali i piani operativi dovranno prevedere le regole e le azioni necessarie per il superamento delle criticità paesaggistiche e insediative attraverso piani di intervento che, anche in questo caso, sulla base del principio comando - controllo, dovranno essere monitorati e programmati nel tempo.
Infine aree di trasformazione che chiaramente comprenderanno quelle zone che, sulla base dei vincoli, delle destinazioni e delle prescrizioni definite nell'ambito del piano paesaggistico, saranno suscettibili di alcune trasformazioni sia di carattere pubblico che privato. Per esse per esempio - sono solo ipotesi, poi vedremo la definizione più puntuale - potranno essere attivate procedure anche concorsuali di idee o di progetto, volte all'ottimizzazione dei valori paesistici e ambientali nel contesto di intervento. In questo caso i piani operativi verranno definiti all'interno di una regia regionale, con forme concertative di partecipazione delle autonomie locali interessate, che prescriverà tutti i livelli necessari di analisi, di contabilità ambientale, di compensazione territoriale, ovvero di perequazione perché noi dovremo tenere conto anche delle aree che sottrarremo alle trasformazioni che possono essere oggetto di diritti che dovranno essere compensati in ambito diverso dalle zone di rilevanza ambientale e comunque tutte quelle aree che saranno soggette a valutazione economica, paesaggistica e di sostenibilità generale. Poi ci sono degli altri elaborati progettuali e una serie di altre attività che intendiamo svolgere.
Adesso vorrei mostrare un altro aspetto conoscitivo che riguarda questo sistema: praticamente noi siamo dotati di un prodotto a definizione tridimensionale che, nell'ambito dell'Obiettivo 1, ha dato luogo alla elaborazione di un modello digitale del terreno che è costruito su passo di dieci metri, che deriva da una rete irregolare di triangoli denominata Digitalia, fornito dal Ministero dell'Ambiente, realizzato dal CNR di Pisa, che è in corso di aggiornamento in termini di livelli conoscitivi, perché chiaramente questo è datato. La superficie media dei triangoli è pari a 25 metri quadri, quindi questo dà attualmente il livello di precisione territoriale, le ortofoto sono realizzate dalla GCR di Parma e sono anche queste in corso di aggiornamento. Sono tutto sommato ortofotocarte che lavorano su base cartografica al 10.000, con risoluzione a terra di circa un metro. Si tratta comunque di uno strumento molto utile una volta aggiornato. Adesso io vi farò vedere grosso modo come sarà possibile operare; tenete presente che questo sarà uno strumento assolutamente necessario, che può essere anche messo on line per determinati utenti specializzati, penso agli studi, agli uffici tecnici, agli ordini professionali. Il sistema consente di identificare, attraverso la legenda, il luogo dove andare e comincia il volo permettendo in questo modo di visionare gli ambiti territoriali secondo punti di visuale che l'operatore individua. Vorrei per esempio sottolineare come sia molto importante la percezione del paesaggio non dal territorio, ma dal mare o dall'alto, due modi abbastanza inconsueti di valutare il paesaggio, che comunque danno una visione del contesto territoriale, anche in termini di presenza di urbanizzazione, molto interessante. Quando questo prodotto sarà completo in tutti i suoi dati ci fornirà elementi conoscitivi importanti; potrà essere uno strumento anche ludico per i ragazzi, per gli alunni delle scuole, un sistema che stiamo definendo e di cui ci stiamo servendo proprio in questa fase per verificare i limiti delle aree urbanizzate, la presenza di cave o di territori comunque compromessi. A nostro giudizio questo prodotto andrà implementato collegandolo al sistema satellitare per dare, in tempo reale, una visione diversa; peraltro gli uffici tecnici del nostro Assessorato ci dicono che la sua integrazione con i dati catastali e con la visione satellitare è assolutamente compatibile.
Vorrei da ultimo farvi vedere un altro elemento molto importante che si basa su un lavoro che è stato fatto dal WWF e dalla Guardia di Finanza, che è in corso di completamento, attraverso una serie di voli costieri di recentissima edizione che ci consentono di operare delle verifiche sul territorio. In questo caso stiamo vedendo la parte che riguarda Villasimius, ma possiamo anche far scorrere le immagini.
Vorrei infine precisare che tutto questo lavoro lo si sta portando avanti, come prescrive la legge numero 8, attraverso l'Ufficio del Piano con la collaborazione di altri assessorati e della Progemisa, che ci sta dando un utile contributo, soprattutto per l'integrazione di questi dati cartografici, avendo un'esperienza più che avanzata in questo settore. Credo che queste immagini per alcuni versi possano essere anche esemplificative della necessità e della rilevanza, non solo ambientale ma anche di tipo insediativo, dei problemi da affrontare oggi in Sardegna, cosa che ci ha motivato a questo lavoro.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, non abbiamo rispettato i tempi regolamentari previsti per l'esposizione delle linee guida, però mi sembra che la complessità del tema e anche la vastità del lavoro che è stato intrapreso sia tale da richiedere uno spazio temporale maggiore di quello che il nostro regolamento prevede per le comunicazioni della Giunta. Io direi che possiamo terminare i nostri lavori, così come avevamo deciso, avendo previsto per questa sera soltanto le comunicazioni e la distribuzione del documento che sta alla base delle linee di indirizzo. Se non ci sono diverse indicazioni dei Capigruppo, io direi che possiamo anche sospendere la seduta e fare una brevissima riunione della Conferenza dei Capigruppo per programmare i lavori della prossima settimana. Quindi sospendo la seduta e convoco una breve riunione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 57, viene ripresa alle ore 18 e 07.)
PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di convocare il Consiglio martedì 24, alle ore 17.00, con all'ordine del giorno la discussione delle linee guida che abbiamo avviato oggi e, a seguire, mercoledì l'esame della mozione numero 33. Quindi il 24 e il 25 lavorerà Consiglio, invece la Commissione urbanistica è convocata per martedì 17.
La seduta è tolta alle ore 18 e 08.
Allegati seduta
isposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione LADU sulla ripartizione dei fondi per gli interventi urgenti a favore dei Comuni del Nuorese colpiti dagli eventi naturali. (137)
Con riferimento alla nota dell'Ufficio di Gabinetto della Presidenza della Giunta, prot. n. 1150/gab del 15.02.2005 (Interrogazione n. 137/A), nel seguito si forniscono - sulla scorta dei documenti agli atti di questo Servizio - alcuni elementi di risposta.
Gli adempimenti prescritti dalla normativa regionale imponevano, come noto, che entro 10 gg. dalla data di entrata in vigore della L.R. 20.12.2004 n. 10 (entro il 30 dicembre 2004) si adottasse una Delibera di Giunta diretta ad individuare i Comuni interessati dagli eventi alluvionali del dicembre 2004.
Prontamente le strutture operative dell'Assessorato, sin dai primi giorni dell'evento, davano corso alla raccolta delle segnalazioni degli enti ed effettuavano le prime ricognizioni sul territorio per la vantazione dei danni.
Questo Assessorato, in ottemperanza a quanto disposto dalla succitata L.R. n. 10/2004, provvedeva a trasmettere alla Direzione Generale della Presidenza della Regione, con nota n. 31588 del 30.12.2004, l'elenco dei comuni/enti che avevano subito le conseguenze degli eventi alluvionali, riservandosi, in considerazione dei tempi ristretti per l'effettuazione di una stima puntuale dei danni riferiti ad infrastrutture pubbliche e all'individuazione degli interventi di sistemazione e di riassetto idrogeologico, di comunicare con successiva nota i programmi d'intervento strettamente correlati alla finalità di superamento dell'emergenza.
Detto elenco - predisposto sulla scorta delle segnalazioni pervenute dagli enti e dai Geni Civili territorialmente competenti - ricomprendeva n°28 comuni/enti della provincia di Nuoro (tra i quali i Comuni di Bitti, Oliena, Orgosolo, Lula), n°14 comuni/enti della provincia di Sassari e n°9 comuni/enti della provincia di Cagliari.
Nella seduta del 30 dicembre 2004, dopo ampia illustrazione delle prime verifiche effettuate - resa dagli Assessori Regionali dei Lavori Pubblici, della Difesa dell'Ambiente e dell'Agricoltura - la Giunta Regionale, con delibera n 54/79, ha ritenuto di individuare prioritariamente i soli comuni di Arzana, Dorgali, Gairo, Gattellì, Ierzu, Irgoli, Loculi, Onifai, Orosei, Osini, Posada, Talana, Torpè, Urzulei, Villagrande Strisaili (per un totale di 15 comuni ricadenti nella provincia di Nuoro) più direttamente colpiti dall'evento alluvionale, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1 della L.R. 10/04.
Nel proseguire l'attività generale di verifica e di accertamento dei danni, estesa anche ai comuni non individuati nella succitata delibera, il Genio Civile di Nuoro effettuava la stima dei danni alle infrastrutture che, nello specifico, per le Amministrazioni indicate nella interrogazione in oggetto ammonta complessivamente a:
Comune Art.1, c.2, lett.b L.R. 10/04
Bitti € 765.466,00
Lula € 1.793.100,00
Nuoro € *
Oliena € 545.000,00
Onani € *
Orgosolo € 0,00
* (non è pervenuta alcuna segnalazione e/o stima di danni alle infrastrutture)
Infine, con delibera n.1/13 del 18 gennaio 2005, la Giunta Regionale - nell'approvare una prima ripartizione degli stanziamenti disponibili - ha assegnato a questo Assessorato la somma di 30 milioni di euro con la quale far fronte alle prime più urgenti esigenze di riparazione dei danni alle infrastrutture pubbliche, stanziamento successivamente ripartito tra i soli comuni individuati con la citata delibera di Giunta Regionale n. 54/79. Ciò non pregiudica l'individuazione - previa nuova delibera di Giunta Regionale - di un ulteriore elenco di comuni colpiti, in misura diversa, dall'evento alluvionale per i quali richiedere un ulteriore finanziamento al competente Dipartimento della Protezione Civile anche alla luce degli ulteriori fabbisogni in corso di stima da parte degli altri Assessorati.
A tal proposito la Direzione Generale della Presidenza della Giunta Regionale ha inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile la documentazione necessaria per la presentazione della richiesta di accesso al Fondo Europeo di Solidarietà per le catastrofi naturali.
Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione SANNA Matteo sulla esclusione del Comune di Oliena dal risarcimento dei danni causati dall'alluvione del mese di dicembre 2004. (149)
Con riferimento alla nota dell'Ufficio di Gabinetto della Presidenza della Giunta, prot. n.1539/gab del 01.03.2005 (Interrogazione n. 1497/A), nel seguito si forniscono - sulla scorta dei documenti agli atti di questo Servizio - alcuni elementi di risposta.
Gli adempimenti prescritti dalla normativa regionale imponevano, come noto, che entro 10 gg. dalla data di entrata in vigore della L.R, 20.12.2004 n. 10 (entro il 30 dicembre 2004) si adottasse una Delibera di Giunta diretta ad individuare i Comuni interessati dagli eventi alluvionali del dicembre 2004.
Prontamente le strutture operative dell'Assessorato, sin dai primi giorni dell'evento, davano corso alla raccolta delle segnalazioni degli enti ed effettuavano le prime ricognizioni sul territorio per la valutazione dei danni.
Questo Assessorato, in ottemperanza a quanto disposto dalla succitata L.R. n. 10/2004, provvedeva a trasmettere alla Direzione Generale della Presidenza della Regione, con nota n. 31588 del 30.12.2004, l'elenco dei comuni/enti che avevano subito le conseguenze degli eventi alluvionali, riservandosi, in considerazione dei tempi ristretti per l'effettuazione di una stima puntuale dei danni riferiti ad infrastrutture pubbliche e all'individuazione degli interventi di sistemazione e di riassetto idrogeologico, di comunicare con successiva nota i programmi d'intervento strettamente correlati alla finalità di superamento dell'emergenza.
Detto elenco - predisposto sulla scorta delle segnalazioni pervenute dagli enti e dai Geni Civili territorialmente competenti - ricomprendeva n°28 comuni/enti della provincia di Nuoro (tra i quali i Comuni di Bitti, Oliena, Orgosolo, Lula), n°14 comuni/enti della provincia di Sassari e n°9 comuni/enti della provincia di Cagliari
Nella seduta del 30 dicembre 2004, dopo ampia illustrazione delle prime verifiche effettuate - resa dagli Assessori Regionali dei Lavori Pubblici, della Difesa dell'Ambiente e dell'Agricoltura - la Giunta Regionale, con delibera n 54/79, ha ritenuto di individuare prioritariamente i soli comuni di Arzana, Dorgali, Gairo, Galtellì, Ierzu, Irgoli, Loculi, Onifai, Orosei, Osini, Posada, Talana, Torpè, Urzulei, Villagrande Strisaili (per un totale di 15 comuni ricadenti nella provincia di Nuoro) più direttamente colpiti dall'evento alluvionale, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1 della L.R. 10/04.
Nel proseguire l'attività generale di verifica e di accertamento dei danni, estesa anche ai comuni non individuati nella succitata delibera, il Genio Civile di Nuoro effettuava la stima dei danni alle infrastrutture che, nello specifico, per le Amministrazioni indicate nella interrogazione in oggetto ammonta complessivamente a:
Comune Art.1, c.2, lett.b L.R. 10/04
Bitti € 765.466,00
Lula € 1.793.100,00
Nuoro € *
Oliena € 545.000,00
Onani € *
Orgosolo € 0,00
* (non è pervenuta alcuna segnalazione e/o stima di danni alle infrastrutture)
Infine, con delibera n. 1/13 del 18 gennaio 2005, la Giunta Regionale - nell'approvare una prima ripartizione degli stanziamenti disponibili - ha assegnato a questo Assessorato la somma di 30 milioni di euro con la quale far fronte alle prime più urgenti esigenze di riparazione dei danni alle infrastrutture pubbliche, stanziamento successivamente ripartito tra i soli comuni individuati con la citata delibera di Giunta Regionale n. 54/79. Ciò non pregiudica l'individuazione - previa nuova delibera di Giunta Regionale - di un ulteriore elenco di comuni colpiti, in misura diversa, dall'evento alluvionale per i quali richiedere un ulteriore finanziamento al competente Dipartimento della Protezione Civile anche alla luce degli ulteriori fabbisogni in corso di stima da parte degli altri Assessorati.
A tal proposito la Direzione Generale della Presidenza della Giunta Regionale ha inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile la documentazione necessaria per la presentazione della richiesta di accesso al Fondo Europeo di Solidarietà per le catastrofi naturali.
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