Seduta n.247 del 27/10/2006
CCXLVII SEDUTA
Venerdì 27 ottobre 2006
Presidenza del Vicepresidente Secci
indi
della Vicepresidente Lombardo
indi
del Vicepresidente Secci
INDICE
Congedi.................................................................................................................. 1
Disegno di legge: "Riavvio produttivo della miniera "Genna Tres Montis" nei Comuni di Silius e San Basilio" (257/A). (Discussione):
MATTANA, relatore........................................................................................... 137
(Votazione nominale del disegno di legge numero 257/A)....................................... 141
(Risultato della votazione)..................................................................................... 141
Interpellanza (Annunzio)........................................................................................ 2
Interrogazioni (Annunzio)...................................................................................... 2
Mozione (Annunzio)............................................................................................... 2
Mozioni Sanjust - La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Gallus - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Milia - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sul mancato rispetto degli accordi fra Regione e sindacati in tema di dipendenti degli enti di formazione professionale e inizio della procedura di licenziamento, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (98) e Dedoni - Pisano - Cassano - Vargiu - Ladu - Gallus - Murgioni - Licandro - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Contu - Sanjust - Cherchi Oscar sullo stato di gravissima crisi che investe l'intero settore della formazione professionale in Sardegna e in particolare sulla mancata attuazione dell'accordo del 29 giugno 2006 fra Regione e organizzazioni sindacali relativo al piano di esodo anticipato e ricollocazione del personale dipendente degli enti di formazione iscritto all'albo regionale in base alla legge regionale n. 42 del 1989 (100). (Discussione congiunta):
SANJUST............................................................................................... 7, 116, 133
DEDONI....................................................................................................... 21, 121
GALLUS....................................................................................................... 32, 131
SERRA.................................................................................................................. 39
MORO.................................................................................................................. 43
URAS.................................................................................................................... 49
RASSU.................................................................................................................. 53
MANINCHEDDA................................................................................................. 58
SANNA FRANCESCO........................................................................................ 63
FARIGU................................................................................................................ 69
LAI........................................................................................................................ 73
VARGIU............................................................................................................... 81
ARTIZZU.............................................................................................................. 88
MARROCU.......................................................................................................... 94
LA SPISA..................................................................................................... 99, 132
SALERNO, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale 105, 128
CALIGARIS........................................................................................................ 126
LICHERI............................................................................................................. 127
(Votazione nominale della mozione numero 98)..................................................... 134
(Risultato della votazione)..................................................................................... 135
(Votazione nominale della mozione numero 100)................................................... 135
(Risultato della votazione)..................................................................................... 137
La seduta è aperta alle ore 10 e 01.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del martedì 10 ottobre 2006 (241), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Atzeri, Barracciu, Capelli, Cerina, Oscar Cherchi, Silvio Cherchi, Corda, Cugini, Licandro, Pacifico, Porcu e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di venerdì 27 ottobre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di investimenti nel campo della strumentazione sanitaria richiesti dalla Facoltà di medicina dell'Università degli studi di Sassari".(672)
"Interrogazione Licheri - Davoli - Fadda - Lanzi - Pisu - Uras su disfunzioni e limiti nell'attuazione del Piano di prevenzione regionale della neoplasia alla mammella nella Provincia di Sassari". (673)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza LADU - GALLUS - MURGIONI sulla Misura 4.9 del POR in materia di investimenti nelle aziende agricole". (205)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Mozione La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sul rispetto dell'articolo 105 del Regolamento del Consiglio, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (101)
PRESIDENTE. Vista la consistenza numerica dei consiglieri, sospendo la seduta sino alle ore 10 e 15.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 04, viene ripresa alle ore 10 e 17.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Comunico al Consiglio che c'è l'esigenza di una brevissima Conferenza dei Capigruppo per stabilire l'articolazione dei lavori della mattinata, per cui sospendo i lavori e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 35.)
del 1989 (100)
PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, possiamo riprendere i nostri lavori.
L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni numero 98 e numero 100 sulla situazione gravissima che investe il settore della formazione professionale.
(Si riporta di seguito il testo delle mozioni:
MOZIONE SANJUST - LA SPISA - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - LADU - VARGIU - LOMBARDO - CONTU - GALLUS - LICANDRO - PETRINI - RASSU - SANCIU - DEDONI - MURGIONI - AMADU - MORO - SANNA Matteo - DIANA - PISANO - FARIGU - LIORI - MILIA - BIANCAREDDU - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio sul mancato rispetto degli accordi fra Regione e sindacati in tema di dipendenti degli enti di formazione professionale e inizio della procedura di licenziamento, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- il 30 settembre 2006 sono scaduti i termini previsti dall'accordo sottoscritto il 29 giugno 2006 fra la Giunta regionale e le organizzazioni sindacali relativamente all'esodo volontario o alla ricollocazione presso altri enti dei dipendenti della formazione professionale, accordo in cui la stessa Giunta regionale "si impegnava ad attivare entro il 30 settembre un tavolo politico con le OO.SS. e gli enti locali al fine di verificare i tempi e le modalità del trasferimento delle funzioni in materia di formazione e della ricollocazione del personale iscritto all'albo in base alla legge 42/89";
- conseguenza di questo mancato rispetto degli accordi è stato che gli enti di formazione professionale stanno avviando le procedure di licenziamento del personale;
- lo stesso personale da diversi mesi non percepisce lo stipendio;
CONSIDERATO che, fino a quella data, del tavolo promesso non c'è stata traccia e non si è saputo nulla nemmeno degli altri quattro punti dell'accordo che riguardano l'esodo volontario, la mobilità, la trasformazione degli oneri contributivi in indennità a favore dei lavoratori licenziati e, infine, la richiesta al Ministero del lavoro per verificare la possibilità dell'utilizzo di ammortizzatori sociali;
EVIDENZIATO che questa passività appare come un'incapacità di risolvere un problema provocato dallo stesso esecutivo e, come nel recente passato su questo argomento, ogni data individuata per il raggiungimento di un obiettivo fissato, promesso e sottoscritto, viene sistematicamente rinviata a causa dell'inerzia e dell'incapacità ad attivare i canali necessari per la salvaguardia del posto di lavoro;
PRESO ATTO che:
- ad esempio, la presidenza dell'ENAIP (l'ente di formazione delle ACLI) il 27 settembre scorso ha convocato, nella sede di Decimomannu, tutto il personale al quale è stato comunicato come la mancata apertura del tavolo politico promesso dagli Assessori regionali degli affari generali, personale e riforma della Regione e del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, ha segnato la resa dell'ente nei confronti della Regione, per cui si sarebbe dato avvio immediato alla procedura di licenziamento di 167 su 170 dipendenti, facendo decorrere da quel giorno i 120 giorni entro i quali l'ENAIP invierà ai destinatari le lettere di preavviso;
- su richiesta della Regione, inoltre, l'ENAIP si è impegnato a non mandare tali lettere prima del 31 ottobre così da prendere altro tempo per trovare una soluzione possibile al problema;
- alla richiesta della Regione, non ha fatto seguito l'erogazione dei fondi necessari per gli stipendi per cui, questi stessi lavoratori che già sono senza stipendio da almeno 2 mesi, resteranno privi di busta paga ancora per diverso tempo;
RILEVATO che:
- appare incomprensibile come l'esecutivo mostri disinteresse per portare a soluzione imminente la grave situazione degli oltre 700 dipendenti della formazione professionale sarda, oggi più che mai a grave rischio di licenziamento, ai quali è stato promesso un esodo forzato o una ricollocazione presso altri enti pubblici, ancora fumosa e incapace di offrire garanzie per il futuro;
- nessuno riesce a capire come la Giunta e il suo Presidente intendano salvaguardare l'istituto della formazione professionale almeno in quelle forme più storiche e più specialistiche e che vantano esperienza, capacità, professionalità e serietà negli attestati rilasciati;
- lo stesso esecutivo regionale, dopo aver cancellato ogni forma esistente di formazione professionale, si sta mostrando incapace di onorare i contenuti degli accordi che esso, con i suoi massimi esponenti, ha sottoscritto e continua a sottoscrivere in forma pubblica;
- da subito le dichiarazioni del Presidente manifestavano la volontà che nessun posto di lavoro doveva andare perduto,
riconosce
- la necessità che l'istituto della formazione professionale venga rinnovato nelle forme più carenti e meno efficaci a vantaggio dei nostri giovani, interessati all'acquisizione di una professione che li introduca nel mondo lavorativo;
- il ruolo importante svolto negli anni dalla maggior parte degli enti che hanno acquisito e messo in campo professionalità, competenza e serietà;
- il valore sociale e culturale della formazione professionale come patrimonio di esperienza che non può andare perduto, ma che, invece, dovrebbe essere salvaguardato e potenziato così come, ad esempio, la Regione Lombardia sta scegliendo di fare proprio in questi giorni;
- la necessità che questo istituto non diventi la soluzione alternativa allo studio, che resta l'unica possibilità per acquisire cultura, nozioni e professione, ma che la stessa formazione professionale, non venga definitivamente cancellata e, invece, ottenga dalla Regione sarda motivi di miglioramento così da servire al meglio il vasto pubblico di giovani,
afferma
la volontà di riscrivere le norme che dovranno regolamentare la formazione professionale, istituto che, oggi più che mai, deve proporsi in forme più consone e più efficaci per fronteggiare la disoccupazione giovanile e offrire più opportunità per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro,
a tal fine impegna la Giunta regionale
- a dare immediatamente corso agli accordi sottoscritti il 29 giugno scorso;
- a mettere a disposizione i fondi necessari affinché gli enti di formazione possano erogare ai dipendenti gli stipendi pregressi non ricevuti per la mancata assegnazione dei corsi che erano preventivati e che oggi sono motivo per l'avvio delle procedure di licenziamento;
- ad attivarsi, da subito, affinché nessun posto di lavoro, riferibile non solo agli oltre 700 dipendenti riconosciuti dalla legge regionale n. 42 del 1989, ma anche ai tanti che, comunque dall'impegno serio e generoso profuso all'interno degli enti di formazione, ricavavano un reddito necessario e indispensabile per una serena vita futura. (98)
MOZIONE DEDONI - PISANO - CASSANO - VARGIU - LADU - GALLUS - MURGIONI - LICANDRO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - CONTU - SANJUST - CHERCHI Oscar sullo stato di gravissima crisi che investe l'intero settore della formazione professionale in Sardegna e in particolare sulla mancata attuazione dell'accordo del 29 giugno 2006 fra Regione e organizzazioni sindacali relativo al piano di esodo anticipato e ricollocazione del personale dipendente degli enti di formazione iscritto all'albo regionale in base alla legge regionale n. 42 del 1989.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che il sistema della formazione professionale in Sardegna sta vivendo ormai da alcuni anni uno stato di gravissimo stravolgimento che ha portato a una drastica riduzione dell'attività formativa complessiva accentuando la grave crisi occupazionale ed economica che attualmente investe la nostra Isola;
ACCERTATO che non si coglie alcuna strategia politica complessiva del governo regionale in ordine alla valorizzazione del sistema della formazione professionale e alla realizzazione dell'effettivo processo di riforma del settore;
RILEVATO che il persistere di questo stato di confusione e di incertezza continua a determinare un danno a tutti gli operatori e in particolare ai destinatari delle azioni formative, creando rilevante disagio economico e sociale soprattutto nelle aree più svantaggiate;
PRESO ATTO che in queste ultime settimane si registrano le drammatiche notizie relative ai provvedimenti di licenziamento annunciati da alcuni enti storici della formazione professionale, come ENAIP Sardegna (156 licenziamenti), ENAP (150 licenziamenti), ANAP Sardegna, CRFPA, CNOS-FAP Sardegna, ed altri, per un totale di centinaia di lavoratori dipendenti;
ACCERTATO che, sulla base dell'accordo Regione-sindacato del 29 giugno 2006 sul piano di esodo riservato ai lavoratori iscritti all'albo ex legge regionale n. 42 del 1989, sono state presentate ad oggi ben 254 domande di prepensionamento e che per nessuna di queste la Regione ha predisposto la relativa istruttoria accompagnata dalla prescritta certificazione INPS della posizione contributiva personale dei richiedenti;
RAVVISATO che, entro la data del 30 settembre 2006, la Regione avrebbe dovuto attivare il tavolo politico con le organizzazioni sindacali e gli enti locali al fine di verificare i tempi e le modalità del trasferimento delle funzioni in materia di formazione e della ricollocazione del personale iscritto all'albo della legge regionale n. 42 del 1989 e che detto impegno non è stato ancora mantenuto;
CONSTATATO che, nonostante gli impegni assunti, ad oggi ancora nessuna verifica delle attività corsuali affidate a ciascun ente e del pieno utilizzo del personale è stata ultimata, né sono state assunte iniziative per il superamento di eventuali criticità ricorrendo anche alla mobilità temporanea di personale presso l'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale,
impegna la Giunta regionale
1) ad assumere tutte le iniziative necessarie affinché non vada perso alcun posto di lavoro di tutti gli operatori del sistema;
2) a dare immediatamente corso all'attuazione dell'accordo sottoscritto il 29 giugno 2006 con le organizzazioni sindacali;
3) ad avviare un urgente processo di riforma teso a porre in essere in Sardegna un qualificato sistema formativo integrato;
4) a porre gli enti di formazione operanti nel sistema formativo regionale, regolarmente accreditati, nelle condizioni finanziarie di poter stabilizzare i rapporti lavorativi in atto con tutti i propri dipendenti e collaboratori, assicurando loro la giusta retribuzione. (100).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Uno dei presentatori della mozione numero 98 ha facoltà di illustrarla.
SANJUST (F.I.). Dispiace dover intervenire su una questione così importante (che purtroppo ha avuto anche degli strascichi, nelle settimane scorse, non certamente esaltanti) in un'aula semideserta, ma soprattutto che non vede la presenza del presidente Soru su un argomento che l'ha coinvolto anche in momenti poco piacevoli e che mai si erano visti nella storia della nostra autonomia. Devo dire che, nei giorni scorsi, quando c'è stato lo slittamento della presentazione della mozione, ho pensato che probabilmente in questi giorni sarebbero intervenuti dei nuovi fatti, delle nuove argomentazioni che mi avrebbero portato a dover in parte cambiare il discorso e il ragionamento che io volevo presentare, oggi, qui in Aula e ai colleghi. Ma, venuto a conoscenza del verbale di accordo istituzionale siglato ieri, penso di poter dire di non dover cambiare di una virgola l'intervento che avevo preparato.
Nel verbale di accordo istituzionale, infatti, che cosa si trovano, signor Assessore? Si trovano sempre e solo dei provvedimenti tampone, si trova il riferimento a quello che dovrebbe essere, probabilmente secondo la Giunta, un grandissimo risultato, cioè la cassa integrazione la quale, non solo dal mio punto di vista, ma anche da quello dei sindacati, non fa altro che rappresentare, probabilmente, la fine e quindi quel disegno che da sempre ha avuto il Presidente, cioè cancellare il sistema della formazione professionale, ma soprattutto è l'ennesima presa in giro per i lavoratori.
La cassa integrazione, lo vorrei ricordare, viene data a chi ha compiuto il cinquantesimo anno di età e viene data solo ed esclusivamente ai grossi enti di formazione, cioè a quegli enti di formazione… io potrei anche fermarmi, Presidente, ma tanto penso che non cambierebbe niente. Capisco che abbiate già deciso tutto, onorevole Marrocu, però, almeno la correttezza di ascoltare…
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, mi sembra che tutto sommato l'Aula sia abbastanza disciplinata, contrariamente ad altre volte. Continui il suo intervento, la prego. Onorevole Marrocu, per gentilezza.
SANJUST (F.I.). La cassa integrazione viene concessa solo ed esclusivamente ai grossi enti, cioè agli enti che hanno più di quindici dipendenti. La cassa integrazione viene concessa, almeno per il momento e sempre che verrà fatto, solo per due mesi. Il futuro è tutto ancora da negoziare e gli impegni sono sempre e solo sulla carta. Viviamo quindi e continuiamo a vivere in un clima di gravissima esasperazione, uso anche un termine che è stato caro ad uno dei colleghi, l'onorevole Artizzu, nei giorni scorsi, in un clima di "macelleria sociale", di riforme fatte sulla pelle dei lavoratori. Stiamo assistendo ad un clima ostile, fondato su politiche ragionieristiche che non hanno il minimo riguardo per centinaia di lavoratori e per le loro famiglie.
Le vicende delle scorse settimane, quelle che hanno portato centinaia e centinaia di lavoratori sotto il Palazzo della Regione, hanno chiarito, sempre che ce ne fosse bisogno, che siamo in emergenza sociale e che la politica, quella che dentro questo Palazzo anche oggi si sarebbe dovuta fare con la presenza di tutti i consiglieri regionali di maggioranza, ma dico anche di opposizione, ha il dovere di dare immediate risposte, anche perché si sprecano le dichiarazioni di intenti con cui si continua ad illudere i lavoratori. "Non un solo lavoratore della legge numero 42 resterà a terra", questa è una frase che, negli ultimi due anni, abbiamo sentito più di una volta ma che ancora una volta non ha trovato riscontro e che, anzi, ha tradito le aspettative. Non si spiegherebbe, infatti, il motivo per il quale siano già state recapitate centinaia di lettere di licenziamento e tante altre siano in previsione per il primo novembre, nonostante quest'ultimo escamotage del verbale di accordo istituzionale che, stranamente, in fretta e furia, prima della seduta di oggi è stato firmato; anche se, per la verità, noi avevamo sollevato, in tempi non sospetti, importanti dubbi, dato che, sin dal programma elettorale della maggioranza, era evidente il chiaro disegno di distruggere il sistema della formazione professionale.
Dire "più scuola pubblica e meno formazione" è demagogico, ma soprattutto non ha niente a che vedere con ciò che sta accadendo. La formazione professionale è da riformare? Ebbene, lo si faccia ma lo si faccia con chiarezza avendo cura di distinguere tra i rappresentanti legali degli enti e le loro eventuali responsabilità e i destini dei lavoratori. Ma, poiché il disegno è quello di affossare il sistema della formazione, allora è chiaro che si crea disperazione. Per quanto riguarda la disperazione, io mi rifaccio a ciò che ieri il presidente Soru, per l'ennesima volta, ha dichiarato agli organi di stampa. Il Presidente ha detto che la rappresentazione del malessere che sta attraversando la Sardegna viene vista solo ed esclusivamente dalla stampa che distorcerebbe la realtà delle cose che, evidentemente, nella testa del Presidente e solo nella testa del Presidente, è frutto della fervida immaginazione degli organi di stampa. Non ci si meraviglia, allora, se tali esternazioni, assolutamente fuori dalla realtà, scatenino, nell'animo oramai esasperato della gente, reazioni prive di logica e dettate solo ed esclusivamente da vera disperazione.
La Sardegna non può pensare di risolvere i suoi problemi sulla formazione esclusivamente con l'alta formazione i cui risultati sono e saranno sempre più che modesti perché potranno interessare solamente una quota marginale della società. L'alta specializzazione interessa chi ha già una sua buona preparazione di base e, quindi, una quota marginale dell'utenza. Senza considerare il fatto che, qualora la specializzazione arrivasse ad alti livelli, non si avrebbe più il master and back ma il master and not back, poiché il mercato fuori dall'Isola offre sicuramente opportunità migliori. Il vero problema è che, in Sardegna, manca una valida formazione di base, acuita in più da un'altissima dispersione scolastica. La richiesta di una valida specializzazione e formazione da parte di quest'ultima, specie la più debole, è dimostrata dal fatto che non appena sono stati banditi i corsi di primo e secondo livello dalla stessa Regione, attraverso il suo centro pubblico di Via Caravaggio, al CISAPI sono arrivate in breve tempo quasi 5 mila domande per frequentare i corsi d'allievo. Questo significa che i sardi sono disposti a frequentare corsi che diano la possibilità di un lavoro piuttosto che un titolo generico di studio che dà garanzie, anche migliori, ma solo nel lungo termine.
In proposito, voglio rassicurare i colleghi della maggioranza che l'azione in difesa dei lavoratori del settore non ha nulla di demagogico o di strumentale, non è volgare sciacallaggio dove si critica l'operato del Governo regionale senza però dare alcuna soluzione alternativa. Se andiamo alla stretta attuale devo dire che la Giunta ha disatteso non solo gli accordi verbali ma persino precise disposizioni di legge. Infatti, non è casuale che proprio il 30 settembre, data di scadenza per attivare il tavolo di lavoro con il Governo nazionale per garantire gli ammortizzatori sociali e per altri importanti adempimenti a favore dei lavoratori, sia passato in cavalleria. Con una Conferenza stampa, il nostro Gruppo ha riportato all'attenzione ciò che si paventava e cioè che, ancora una volta, si era rimandata la soluzione del problema in attesa di una implosione del sistema della formazione che puntualmente è avvenuta. E' grave e triste dire che avevamo ragione, ma oggi il problema è indifferibile. Questo è il punto.
Per affrontare la situazione è troppo comodo ripararsi contro il paravento delle precedenti responsabilità: "se si è arrivati a questo stato di cose, non è colpa nostra"; anche questo lo abbiamo sentito più di una volta e forse sarebbe anche il caso di finirla con la solita "tiritera". Chi governa da oltre due anni deve assumersi precise responsabilità e dire, con chiarezza, come intende governare, e se ci sono precedenti responsabilità si facciano nomi e cognomi, si denunci all'autorità giudiziaria chi ha truffato, si chiudano gli enti che non meritano di operare. Perché si usa l'arma dell'allusione? Perché si continua a minacciare, a ricattare, a ventilare? Perché non si passa finalmente all'azione? Viene il sospetto che, dietro la formula "è colpa degli altri", si nascondano scheletri negli armadi. Concediamo pure che sia come dice la maggioranza, allora mi si dovrà spiegare come mai, nella passata legislatura, importanti esponenti dell'attuale maggioranza non abbiano mai alzato un dito per denunciare lo sfascio che il presidente Soru intende sottolineare.
Io mi sono preso la briga di controllarmi tutti gli atti della passata legislatura, non ho trovato un solo intervento contro ciò che si stava facendo sulla formazione professionale, ripeto, un solo intervento. Viene il sospetto, a questo punto, che ci fossero importanti ragioni che forse sarebbe il caso finalmente di capire anche oggi. Poiché non credo a queste cose, mi domando come mai quegli stessi esponenti della maggioranza, oggi, non difendano proprio quel sistema che essi, con il silenzio, hanno contribuito ieri a legittimare. Tra l'altro sarebbe utile capire come mai quegli stessi esponenti della maggioranza, che ben conoscevano il disegno di Soru di smantellare il settore, si siano fidati. Forse non pensavano che si sarebbe arrivati a questo punto ma, oggi, come mai non tuonano contro la "macelleria sociale" e non si oppongono allo smantellamento?
Il dubbio è legittimo, anche perché gli accordi disattesi non riguardano solo promesse fumose o dichiarazioni mirabolanti di intenti, gli accordi sono siglati anche in precise disposizioni di legge che noi abbiamo avversato fin dal primo momento. Mi riferisco, Assessore, al famigerato articolo 19 della finanziaria 2005 in cui si dispone l'esodo incentivato dei lavoratori. Il problema è che, come al solito, non ci sono risorse finanziarie, allora mi chiedo: chi aveva il dovere di far funzionare il sistema? Non sapevano in Giunta che c'era il patto di stabilità? Non avevano chiaro che gli enti locali non potevano assumere il personale? I casi sono due: la Giunta sapeva, ma ha giocato sporco con la complicità della maggioranza oppure non sapeva, allora, almeno per manifesta incapacità e non per incompatibilità caratteriale come negli ultimi mesi è capitato, sarebbe il caso forse di sollevare Soru dal problema di cambiare gli assetti di Giunta, per cui, caro assessore Salerno, si dimetta, così come dovrebbero fare altri Assessori appiattiti al volere del Presidente. Detto tra noi, caro assessore Salerno, i motivi delle sue dimissioni, oltre che sull'argomento, potrebbero essere anche altri, e lei li conosce benissimo.
Inoltre, la vicenda riporta alla mente il dibattito sulla famosa legge sul conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Anche in quella sede si erano sprecate le dichiarazioni trionfalistiche, si diceva che finalmente si era data attuazione al federalismo interno, la sussidiarietà avrebbe trasformato la Regione in ente programmatore e le autonomie locali sarebbero diventate finalmente protagoniste. Era chiaro che si trattava solo ed esclusivamente di spot, e ultimamente abbiamo visto tanti spot e anche tanti soldi, che potevano essere utilizzati diversamente, sono stati utilizzati per gli spot. Non c'erano e non ci sono le risorse neppure per l'ordinaria amministrazione. Le province sono carrozzoni vuoti, incapaci di incidere perché privi di risorse, questo lo dicono alcuni stessi Presidenti delle province, ma lo dicono soprattutto i sindacati e non certamente quelli più vicini al centrodestra. Inoltre a distanza di pochi mesi, Soru le vuole abolire, mirabile esempio di coerenza ma soprattutto di affidabilità. Il problema è che si sapeva benissimo che gli enti locali non avrebbero potuto assumere nessuno.
Si è poi parlato della cassa integrazione che è riportata in maniera mirabolante nel verbale di accordo istituzionale e si è eccepito formalisticamente che si tratta di un problema che deve risolvere il Governo italiano. Ma è solo un paravento. Il problema è la volontà politica e questa è latitante. Certamente non si può parlare di volontà politica su un accordo che vede una possibile cassa integrazione solo ed esclusivamente per due mesi e forse rinegoziabile per tutto il 2007. La Giunta non può impegnarsi sulla carta e far trascorrere tempi lunghi. Nel frattempo, quella disperazione che abbiamo visto nella piazza sta crescendo di giorno in giorno. Ammettiamo che, per miracolo, la Giunta, d'intesa con il Governo, si prenda le sue responsabilità e scarichi su tali ammortizzatori la soluzione di questo problema. Ebbene, ci troveremo di fronte a due aspetti di miopia politica. Il primo riguarda l'aver sottovalutato che, nelle professioni intellettuali, il regime di cassa integrazione produce danni irreparabili in tema di capacità lavorativa e d'altronde qui non si ha la stessa situazione dei lavoratori dell'industria ai quali, per ipotesi, può essere concessa la cassa integrazione per manifesta mancanza di materia prima o perché le aziende sono decotte. Qui la materia prima, se mi si passa l'espressione metaforica, sono i ragazzi che vogliono o sono costretti a entrare da subito nel mondo del lavoro, questi sono tanti ed è giusto che ce ne si faccia carico.
Il secondo problema riguarda una questione di carattere generale. Infatti, se anche passasse il progetto della cassa integrazione per i lavoratori della formazione si aprirebbe una voragine nei conti pubblici dello Stato perché qualunque Regione si sentirebbe autorizzata a fare altrettanto e non solo per la formazione professionale, ma anche per quasi tutti gli altri comparti. Quindi chi solleva questo problema mente sapendo di mentire.
Ho detto dall'inizio che la mozione non vuole cavalcare demagogicamente il problema della formazione professionale, perciò passiamo alla parte costruttiva. Dichiaro sin da ora che le proposte di Soru, avanzate non più tardi della settimana scorsa, sarebbero anche in parte condivisibili, benché tardive, ma ad una condizione: che si esca dalla dichiarazione di intenti (anche il verbale di accordo istituzionale a me sembra, Assessore, ancora una dichiarazione di intenti), che non incantano più nessuno, e si passi finalmente alle azioni concrete e misurabili.
Tre questioni risolutive riguardano la legge finanziaria regionale. La prima concerne la riapertura delle procedure per l'esodo incentivato; ebbene, si devono determinare somme, modalità e criteri. La seconda si riferisce alla disponibilità al sostegno finanziario maggiore per garantire la mobilità dei lavoratori verso gli enti locali con la copertura del 100 per cento degli stipendi, attraverso apposite convenzioni tra enti locali e enti di formazione e la Regione stessa; anche qui occorrono somme certe, schemi di convenzione immediatamente operativi, ma soprattutto modalità e tempi certi di soluzione. La terza questione riguarda l'istituzione di un fondo che copra gli arretrati degli stipendi non percepiti da giugno a novembre; anche qui è necessario indicare analiticamente il numero dei lavoratori, l'ammontare complessivo, le modalità di erogazione, l'individuazione del fondo.
Se ci fossero difficoltà nell'immediato a risolvere i problemi con la "ricetta Soru", esiste anche un'altra proposta che noi ci permettiamo qui di avanzare, relativa all'attuazione di quanto disposto dalla precedente finanziaria. Partendo da quanto stabilito dall'articolo 19 della legge regionale numero 4 del 2006, collegato alla finanziaria, si può o si potrebbe immediatamente, con una semplice delibera di Giunta, creare uno strumento o contenitore (al quale possiamo anche dare un nome oppure no), che comunque possa essere operativo immediatamente in attesa che venga applicato l'istituto della mobilità tra enti, così come è previsto dalla legge numero 42 e fino ad oggi sempre puntualmente disatteso dagli enti anche grazie alla complicità della Regione che non effettuava i dovuti e doverosi controlli, oltre che le verifiche. Nella prima sezione andrebbero inseriti tutti coloro i quali fanno parte della legge numero 42 del 1989…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sanjust.
SANJUST (F.I.). …con evidenziate, oltre alle generalità personali, anche le professionalità spendibili come se fosse un curriculum. Tale prima sessione, interamente finanziata, servirà per creare, oltre all'utilizzo del personale nell'agenzia formativa di appartenenza o presso altra agenzia, un serbatoio dal quale la Regione stessa in primis (cosa che già sta avvenendo ma in piccolissime dosi, ahimè) possa attingere per le sue necessità sia presso i centri pubblici che presso gli stessi Assessorati. Il tutto fino all'accompagnamento verso l'età pensionabile del lavoratore. Da tale serbatoio potranno altresì attingere tutti gli enti locali che facessero richiesta motivata…
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, la prego di concludere.
SANJUST (F.I.). …liberandosi di un peso economico rilevante qual è quello del costo del personale convenzionato. Io purtroppo non riesco a terminare se non mi si dà la possibilità di altri due minuti.
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, lei conosce le regole del Consiglio. Le ho dato un minuto ulteriore, di più non posso.
SANJUST (F.I.). Va bene, grazie.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 100 ha facoltà di illustrarla. Prego, onorevole Dedoni, le ricordo che ha 20 minuti di tempo a disposizione.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non so se li utilizzerò tutti, anche perché mi ritrovo pienamente nell'illustrazione della mozione numero 98, poc'anzi proposta all'attenzione del Consiglio da parte dell'onorevole Sanjust, sono firmatario di quella mozione ancorché primo firmatario di quest'altra mozione che riguarda l'insieme dei problemi riguardanti la formazione professionale e non esclusivamente quello contingente e certamente importante dei lavoratori inseriti nella legge numero 42.
Presidente, io gradirei, non volendo rubare niente a quest'Aula (che è già spoglia di per sé perché probabilmente alcuni consiglieri hanno preferito partecipare a degli incontri con il sindaco di Sassari ed altre personalità interessate al caso dei rifiuti, alla pattumiera che dovrebbe diventare la Sardegna) che perlomeno i consiglieri presenti in quest'aula abbiano l'opportunità di seguire con attenzione questo problema che è di una gravità non certamente trascurabile visto il panorama sociale ed economico della nostra Sardegna. Le dico - e devo accentuare allora qualche tono - che mi spaventa quando il presidente Soru, con qualcun altro, afferma che la crisi che vive la Sardegna in termini economici, occupazionali e sociali sta solo all'interno degli organi di informazione. Io non so se ci sia dissociazione mentale da parte degli operatori della stampa o se qualcuno non abbia colto con sufficiente ponderatezza il momento di crisi veramente poco edificante che vive la nostra Sardegna.
Se questo è - spero di poter tornare nei termini del ragionamento - a molti non è più consentito fare politica senza conoscere appieno quali sono i disegni istituzionali, legislativi e operativi che successivamente la Giunta regionale intende offrire al popolo della Sardegna. Io credo, mi auguro, spero che l'Assessore competente non sia venuta qui stamattina a dirci che ha risolto i problemi della formazione professionale solo perché ha firmato con tutte le sigle sindacali un "appiccicaticcio" accordo sulla CIG, sulla cassa integrazione per gli operatori della formazione professionale inseriti nella "42". Sarebbe meschina cosa, avrebbe il significato di tappa buchi per due mesi e forse - dice - anche per il 2007.
Noi reclamiamo una politica diversa, che non è diversa da quello che voi, come politiche attive del lavoro, avete indicato nei dibattiti pubblici politici e non è diversa da quello che, anche da questa parte, in più di una circostanza, non solo si è detto ma si è anche realizzato negli anni scorsi. E' vero che forse la formazione professionale andava rivisitata, rivista, con una normativa ad hoc, però questa normativa, neanche in questa legislatura, abbiamo avuto ancora la possibilità di vedere questa normativa, di discuterla, di dibatterla, non solo in quest'Aula, ma neanche in Commissione!
Io ho paura quando si fanno affermazioni auliche e poi non si arriva ad una concretizzazione. Vedete, come ha detto precedentemente Carlo Sanjust, si accusa sempre chi c'era prima di aver sbagliato tutto! A parte il fatto che, in questa Aula, non c'è stato nessuno, nella scorsa legislatura, che si sia levato per dire che andava male quello che si andava facendo in piazza Giovanni XXIII; io ricordo - a chi si dimentica facilmente - che, su trenta anni di governo in questa Regione, sette anni di governo sono stati esclusivamente del centrodestra, gli altri sono del centrosinistra e chi sedeva anche in piazza Giovanni XXIII non era certamente di questa parte politica! Allora, se dovessimo fare un percorso di denunzia, faremmo un ragionamento diverso; diciamo questo perché definitivamente il velo sia tolto, perché non ci si nasconda nella incapacità della gestione politica facendo riferimento a condizioni pregresse con allusioni di illegittimità o di illegalità. Se ci sono già da tempo dovevano essere denunciate alla Procura della Repubblica e agli organi di competenza e fatta chiarezza piena, senza pietà. Chi sbaglia paghi e chi è in politica deve pagare di più se ha sbagliato!
Ora, io credo che invece qualcuno farebbe bene a rileggersi con attenzione quanto è stato scritto, pubblicato e posto in circolazione, nella campagna elettorale da parte - queste sono fotocopie di documenti vostri - di Sardegna Insieme, sulla formazione professionale. Mi resta, rileggendoli, il dubbio forte che, ancora oggi, non si parla di formazione professionale con una legge apposita perché si fa una confusione grande, enorme, cioè si pensa che tutto deve essere assolto dalla scuola. Dichiaro subito oggi, qui, come ho già dichiarato altre volte, che io sono difensore strenuo della scuola pubblica, in tutti i sensi, ma non si può non prestare la dovuta e necessaria attenzione alla formazione professionale. Il nostro Presidente è attento a tante cose, vada a guardare quello che si verifica e si crea in altre istituzioni, in altre regioni, controlliamo anche quello che avviene in altre nazioni. Sono due apparati diversi, costituiscono due momenti diversi di attenzione verso la professionalità, verso la creazione di un sistema più importante e attento all'inserimento lavorativo dell'uomo. Non si possono porre l'uno contro l'altro.
Allora qualche dubbio e qualche incertezza nasce anche dalle dichiarazioni ultime della Giunta, relativamente all'accorpamento degli Assessorati, dove non c'è ancora chiarezza. Mi si dice, peraltro io sono d'accordo, che l'Assessorato della pubblica istruzione recupera qualcosa di più di organico all'interno del proprio sistema, ancorché l'Assessorato del lavoro, che va con le attività produttive, credo dovrebbe portare con sé la formazione professionale. Voi, in questo documento di propaganda, nelle vostre dichiarazioni elettorali, dite che la formazione continua è una delle cose essenziali da portare a compimento! Voi lo dite! E' scritto qui che la formazione professionale dovrebbe assumere un rilievo tale per cui l'inserimento lavorativo dovrebbe essere posto in condizioni di arrivare.
Allora, credo che queste cose avverrebbero, se noi avessimo l'opportunità di un dibattito serio, sereno e approfondito, per togliere via ogni condizione di disagio sociale che vive la formazione professionale. Vedete, il problema non si esaurisce con l'eliminazione del problema relativo al personale dipendente ex legge "42"; il problema è più complesso. Il fatto dell'accreditamento era un libertinaggio assoluto prima, vi ricordo che l'accreditamento degli enti nella formazione professionale nella scorsa legislatura era molto più pesante di quello che è oggi e obbediva a delle regole che l'Unione Europea dichiarava allora importanti per poter spendere quei danari; questo è l'accordo anche a livello nazionale, e presupponeva anche l'accreditamento delle sedi di formazione. Oggi non è più così, perché si può accreditare chiunque, e dopo, se ci saranno, verranno accreditate anche le sedi. Vi invito a vedere quanti sono gli enti oggi accreditati all'interno di quelle strutture (sono 210 circa), e quanti erano accreditati ieri, una sessantina di cui 33 soltanto per l'obbligo formativo Se non sbaglio, questi sono i dati, Assessore, che emergono dall'Assessorato, navigando su Internet.
Se queste sono le condizioni, io ritengo che bisogna avviare una riflessione più ampia perché, come dicevo prima, il problema della "42" non esaurisce il tema della formazione professionale, , in tempi di magra, di difficoltà di trovare occupazione; io mi auguro che non sia un'invenzione dei soli giornali il fatto che la Sardegna soffra di quelle condizioni di disagio occupazionale, sociale, economico che stiamo vivendo. Veramente saremmo fuori dal mondo, se non riconoscessimo che, dall'Iglesiente al centro Sardegna, arrivando a Porto Torres, per saltare alle altre Province, si vive una drammaticità quale mai si è conosciuta qui! Se sono veri i dati che sono stati citati dall'Assessore dell'industria in Commissione, e riportati qui nel dibattito dell'altro giorno, sono 9 mila soltanto i disoccupati che hanno avuto problemi con il sistema economico, di cui 7 mila solo delle costruzioni. Se è vero, com'è vero, che sono state chiuse fabbriche e che, se non troviamo soluzioni per l'energia, continuiamo a percorrere un collasso sociale che Dio ne scampi e liberi, allora, in questa condizione, diciamo che la formazione professionale assorbiva quelle energie nuove, quei laureati che non avevano altra possibilità se non di avere un inserimento lavorativo, ancorché temporaneo, all'interno di quest'ambito di formazione.
Io aspetto ancora quella occupazione totalizzante dei laureati che il presidente Soru ogni tanto ci propina, mi si dice che ci sono nuove entità che stanno sorgendo che però ancora non quagliano nell'assunzione di un paio di centinaia di ingegneri o di laureati legati all'informatizzazione. Farò un'interrogazione apposita per capire, perché anche l'altro giorno non ha detto neanche il nome delle intraprese che dovrebbero dare occupazione ai giovani laureati in Sardegna.
Allora, se c'è questa drammaticità, perché non si vuole risolvere un problema serio, che altre Regioni hanno affrontato altrettanto con serietà, per esempio nella Regione Lombardia (spero che per noi sia un punto di riferimento), ma così anche la Regione Emilia Romagna che ha dato un significativo apporto al comparto della formazione professionale dandogli un rilievo eccezionale. Io credo che bisogna dibattere questi problemi, siamo a due anni e mezzo di legislatura, abbiamo fatto tante dichiarazioni, tanta gente - aldilà dei comportamenti corretti o scorretti - ha marciato, ha assediato questo palazzo, ha assediato il palazzo dove siede il presidente Soru, cerca risposte alle esigenze proprie e delle proprie famiglie, e ancora non abbiamo presentato uno straccio di proposta di legge. La formazione professionale è stata solo criticata.
Allora io dico che tutte le volte che noi presentiamo una proposta di legge come opposizione o minoranza viene cassata se per caso non c'è il disegno di legge o non proviene anche una proposta dai banchi della maggioranza. Non si vogliono risolvere i problemi con serietà, accogliendo gli aspetti propositivi che vengono dalle minoranze, ma ci si chiude a castello, facendo trincea all'interno di una maggioranza che, a volte, in modo arrogante pensa di poter governare il tutto e il contrario di tutto! Non si può assolutamente pensare di creare una potenzialità per lo sviluppo se non si ricrea in termini propositivi un sistema di inserimento nel mercato del lavoro, brutta parola questa, dotando le persone destinate alle attività lavorative più disparate delle dovute competenze per cui servono nel mercato, io credo che troveremo difficoltà a creare prosperità nella nostra Isola.
Se noi non comprendiamo che non serve la sola laurea, che ci sono esigenze personali, che ci sono aspirazioni personali, che ci sono motivazioni che spingono a fare il muratore piuttosto che il fabbro, piuttosto che il fabbricante di sedie o di altro, io credo che faremmo un grave errore, perché tutti hanno pari dignità nel lavoro e tutti devono essere assecondati nelle loro aspirazioni lavorative. Dico di più, nella complessità del mondo del lavoro, servono le articolazioni più ampie nell'offerta della professionalità e invece ci si chiude sempre di più, si vuole pensare che solo il rapporto scuola-università dia concretezza e certezza di occupazione e poi troviamo i nostri laureati a spasso oppure mandati fuori con grande enfasi.
Io sono uno di quelli che apprezza pienamente il "master and back", ma ritiene che bisognerebbe dargli più contenuti in modo da avere la certezza che quel "cervello", che va via dalla Sardegna, torni compiutamente approntato per portare innovazione alla ricerca nella nostra Isola. Invece noi stiamo creando un nuovo mercato di emigrazione, che vede i nostri laureati andar fuori e non trovare poi alcuna soluzione. Perché non girate in mezzo alla gente? Perché non sentite? Io credo che voi lo facciate ma siete chiusi all'interno di una programmazione politica che è stretta in idee, che non vengono neanche confessate, di un indirizzo dirigistico e centralistico che viene posto in campo da chi oggi rappresenta non nel modo migliore il presidenzialismo.
Se non maturiamo queste cose, noi non faremo certamente nessuna opera di crescita civile e sociale, non faremo nessuna costruzione che possa dare al nostro Paese, alla nostra Sardegna, una certezza per il futuro. Io mi accaloro perché credo in certi aspetti e mi dispiace quando si pensa che ci sia solo contrapposizione, che si voglia assolutamente porre l'un contro l'altro, io sono per ricercare sinergie dove è possibile, per trovare momenti adeguati dopo i quali si diano risposte più che positive, non solo a questo comparto che presuppone, come dicevo prima, la possibilità di "attrezzare" i giovani e non giovani per meglio dare possibilità a chi è occupato di esprimersi nelle proprie competenze; se non realizziamo questo, io mi chiedo (Assessore, mi dia una risposta!) quanto abbiamo fatto di formazione continua in Sardegna.
Abbiamo abolito l'obbligo formativo con certe scuse - non torno sull'argomento perché sta finendo il tempo - ma non abbiamo dato concretezza né spazio a quello che poteva essere ancora un servizio per garantire la non chiusura di quelle esperienze di Ottana, di Porto Torres, del Sulcis Iglesiente e altre per poter riconvertire soprattutto quelle persone, gli ultraquarantenni, che, una volta fuori dal mercato del lavoro, difficilmente trovano occupazione. Anche questo potrebbe essere un aspetto sociale oltre che economico di valore per la nostra Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.
Ricordo che i colleghi che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.
GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Assessori, sin dal suo primo agire la Giunta regionale ha mostrato un sommo disinteresse per le problematiche che derivano dal mondo della formazione professionale, un atteggiamento inspiegabile forse figlio di una cultura aziendalistica imposta dallo stesso Presidente che vede negli enti un nemico pubblico da abbattere, uno spreco di denaro pubblico che può essere meglio utilizzato per altri fini più produttivi. Per esempio, penso - è chiaro ironicamente - ai soldi destinati alla promozione pubblicitaria della Sardegna e alle immense ricadute che ne avremo in termini occupativi. Il frenetico attivismo del nostro Presidente lo ha visto particolarmente presente nella fase destruens quasi che sia mosso da un sacro furore, teso a debellare il nostro modello di Regione senza peraltro averne un altro alternativo.
Proprio sulla formazione professionale si scatenò un interesse teso a contrastare questo settore bocciandolo senza appello come inutile; ricordiamo a questo proposito le polemiche che scaturirono in seguito ad alcune considerazioni provenienti dallo stesso Presidente che definì la formazione professionale un carrozzone dispendioso e quindi da eliminare, tant'è che già nella prima manovra finanziaria della legislatura, questa concezione si è tradotta in una serie di tagli forsennati che hanno determinato lo sconquasso attuale di tanti settori vitali, in primis appunto la formazione professionale.
I segnali della drammatica situazione odierna sono emersi attraverso diversi episodi specifici. Sul finire del 2004, l'Esecutivo regionale con motivazioni speciose e di carattere burocratico impedì il normale avvio dei corsi per l'obbligo formativo a causa di una discordanza sull'esatto numero degli studenti iscritti a detti corsi. In quell'occasione, l'argomentazione addotta dal presidente Soru riguardava il fatto che l'alto numero di studenti iscritti comportava un esubero di spesa che la Giunta non intendeva accollarsi. Si trattò di un atteggiamento di evidente ostracismo che già denunciava tutti i limiti di una visione distorta sulla reale importanza degli enti che si occupano di formazione professionale e sulla loro insostituibile funzione.
Di seguito, nell'estate del 2005, in un altro momento di scelte discutibili, la Giunta regionale, nell'adozione di un bando specifico, deliberò dei criteri iniqui per assegnare il punteggio agli enti di formazione presentatori di progetti finalizzati ad ottenere i finanziamenti previsti dal bando stesso; infatti, a tutto discapito delle proposte innovative che potevano pervenire da nuove proposte presentate, fu previsto come requisito essenziale per essere ammessi l'aver già maturato un'esperienza triennale nel campo. Apparve, allora, un'intollerabile sperequazione, tesa ad impedire agli enti non in possesso del requisito di accedere ai finanziamenti e a favorire, in maniera esclusivistica, solo alcuni degli altri enti già operanti. Peraltro, il finanziamento assegnato al bando in questione risultò totalmente inadeguato, non in grado di far fronte al finanziamento dei progetti ritenuti idonei.
Ho voluto citare, tra i tanti, questi due episodi per richiamare quello che in apertura ho definito un approccio distorto e distorsivo nei confronti del mondo della formazione professionale; un settore che comunque ha storicamente assunto, in Sardegna, una funzione essenziale, per esempio, nel recepire molti studenti che, avendo abbandonato il corso di studi dell'obbligo, hanno trovato nella frequentazione dei corsi una utile opportunità per completare il percorso formativo. Quello della dispersione scolastica è uno dei tanti, ormai tristi, primati negativi che oggi ci sono in Sardegna.
Tuttavia, sarebbe alquanto riduttivo giustificare i meriti e le funzioni cui assolvono gli enti di formazione, solo per il fatto che costituiscono un utile compendio attraverso i corsi dell'obbligo formativo. Si tratta, infatti, di un settore delicato e importante per l'economia e la cultura della Sardegna, che ha costituito, nel passato, un fiore all'occhiello dell'amministrazione regionale e un esempio da seguire. Peraltro, ancora oggi, molte Regioni italiane, tra le più avanzate economicamente, sostengono e perseguono con convinzione il potenziamento effettivo del settore della formazione professionale. La stessa mozione, sottoscritta dalle forze di opposizione, mette in evidenza il fatto che, oggi, grazie alle involutive politiche attuate dall'Esecutivo regionale, settecento dipendenti della formazione professionale sarda corrono il rischio di perdere il proprio posto di lavoro, andando ad infoltire la già superaffollata lista dei disoccupati della Sardegna. Si tratta di figure professionali che hanno un'elevata preparazione e una vasta esperienza, che non possono andare disperse nel mare magnum dei tanti inoccupati sardi; tutti lavoratori che, avendo raggiunto l'età matura, non hanno più possibilità di riqualificarsi professionalmente e, conseguentemente, sarebbero condannati alla cronicizzazione del loro stato di disoccupati.
Non bastano notizie come quelle apparse, oggi, sugli organi d'informazione a tranquillizzare l'ambiente. La concessione dell'estensione della cassa integrazione ai lavoratori della formazione professionale non fa altro che alimentare il sospetto che la Giunta abbia tutta l'intenzione di smantellare questo importante settore e noi non vogliamo questo, anzi lo contrastiamo. Da tutto ciò, sorge spontanea una domanda: la tanto propagandata propensione del presidente Soru, sbandierata in tutte le piazze elettorali, per far sì che i sardi possano elevare i loro livelli di preparazione culturale, scolastica e scientifica, come si pone di fronte a questo incomprensibile atteggiamento di totale chiusura, sia verso la formazione professionale che su tutto il mondo che rappresenta la cultura sarda?
Oggi, ci troviamo di fronte ad una situazione davvero paradossale perché, dopo aver determinato questo sfascio, la Giunta regionale sembra intenzionata a non dar seguito neppure a quanto aveva promesso attraverso gli accordi sottoscritti, nel giugno 2006, con le organizzazioni sindacali di settore, al fine di attivare le procedure relative all'incentivazione dell'esodo volontario o alla ricollocazione, presso altri enti, dei dipendenti della formazione professionale. Il termine del 30 settembre 2006, pattuito in quell'occasione, è abbondantemente scaduto ed oggi, per via di questa palese inadempienza della Giunta regionale, ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica che arriva perfino a turbare l'ordine pubblico, in quanto la disperazione di questi lavoratori ha raggiunto livelli difficilmente controllabili. Sia chiaro che noi condanniamo duramente qualsiasi ricorso alla violenza o anche solo ad indebite pressioni per far valere le proprie ragioni ma, nella legalità ovviamente, a buon diritto non possiamo neppure criminalizzare, oltre i limiti del buon senso, questi padri di famiglia che sono mossi dalla preoccupazione di non poter avere, nel prossimo futuro, i mezzi di sostentamento per i loro familiari.
Non mi attardo più di tanto a descrivere le motivazioni politiche che ci portano a difendere strenuamente i diritti sacrosanti di questi lavoratori e il mondo della formazione professionale in Sardegna, però voglio sottolineare, con forza, che di fronte a questo sfascio non possiamo rimanere insensibili, dobbiamo agire con la necessaria determinazione e tempestività, per far sì che neppure uno dei posti oggi assicurati da questo settore possa essere messo in pericolo. Una Regione, che non è in grado di assicurare ai propri dipendenti il posto di lavoro, si pone in stridente contrasto perfino col dettato costituzionale che tutela il lavoro in tutte le sue forme.
Non può essere che noi ci siamo ridotti al punto che questa nostra Regione, ricca di grandi slanci autonomistici, di cui è sempre andata fiera, oggi si riduca ad una sorta di consiglio di amministrazione, che debella le grandi conquiste sociali conseguite nel passato. Assicurare lo stato sociale, il diritto all'istruzione e anche la salute, aggiungo io, non può essere considerata una spesa. Tutto il nostro sistema regionale si regge su questi fondamentali principi che, oggi, noi vediamo messi seriamente in pericolo da una concezione restrittiva e penalizzate. La Sardegna vive attualmente un momento critico, dove la democrazia sembra essersi isterilita a causa dell'eccessivo potere concentrato nelle mani di una sola persona. Questo è un pericolo reale che noi non ci stancheremo mai di denunciare.
Colleghe, colleghi, la mozione in discussione non appartiene e riguarda la sola opposizione, essa infatti ci pone di fronte a un drammatico problema che appartiene alla generalità di questa Assemblea. Come tale, la nostra Assemblea, deve e può agire in forza di quel mandato popolare conferitole anche per difendere chi il lavoro lo sta perdendo e quelli che, meno fortunati, ancora non ce l'hanno.
PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che sono iscritti a parlare dodici colleghi, che il tempo a disposizione per ciascuno è di dieci minuti, che la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che la conclusione dei lavori sia per le ore 14 e che, entro questo termine, per decisione unanime della stessa Conferenza, si esamini anche il secondo punto dell'ordine del giorno. Non penso che ci sia bisogno di contingentare i tempi. Invito i colleghi, se possono, ad ottimizzare i loro interventi, magari concentrandosi più sull'argomento oggetto della discussione, anziché allargarlo come molto spesso succede, in modo da riuscire a rispettare i programmi e anche ad operare una corretta valutazione del problema che stiamo discutendo.
E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, credo che non utilizzerò tutti i dieci minuti che sono concessi. Inizio con una domanda che rivolgo a me stesso: "E' consentito in questo dibattito, sollecitato e stimolato dalle mozioni presentate dalla minoranza sulla formazione professionale, fare alcune considerazioni sulla formazione in generale e, direi, prevalentemente su questa?". Io credo di sì! Credo che sia consentito e, anzi, che sia doveroso. E' quanto cercherò di fare, non prima però di aver tentato di sgomberare il campo da qualche eventuale possibile equivoco.
Il primo punto è il seguente: alcune osservazioni contenute nella mozione sono non solo condivisibili ma addirittura ovvie. La prima: la formazione professionale ha svolto, negli ultimi decenni, un ruolo complessivamente positivo. Non c'è dubbio! La seconda: nessun posto di lavoro (e questo vale in generale, non solo nel settore della formazione professionale) deve andare perduto. La terza: la riforma era ed è necessaria. La quarta: leggo dalla mozione numero 98 che è necessario che "questo istituto non diventi la soluzione alternativa allo studio" - credo che s'intendesse dire 'la soluzione alternativa alla scuola' - "che resta l'unica possibilità per acquisire cultura, nozioni e professione…". Benissimo, su queste affermazioni non ci sono dubbi.
Altre considerazioni, contenute nella mozione, sono invece palesemente errate. Mi riferisco, in particolare, a quanto si afferma in relazione all'azione svolta dalla Giunta e dall'Assessore del lavoro per avviare a soluzione i problemi dei lavoratori dipendenti degli enti di formazione, che sono ricompresi nell'elenco di cui alla legge regionale numero 42 del 1989. Non voglio intervenire su questo punto, i dati e i numeri li conosco e sono conosciuti da tutti, inoltre verranno, credo, ribaditi anche dall'assessore Salerno nel suo intervento. In ogni caso, è giusto ripetere che nessuno di quei settecento lavoratori dovrà essere mandato a casa.
Sento, peraltro, il dovere di ribadire pubblicamente che, quando affermiamo che la sanità deve essere pensata ed organizzata per i cittadini e i malati e non per gli operatori, nessuno può pensare che vogliamo licenziare gli infermieri. Quando diciamo che gli enti agricoli sono funzionali, servono per l'agricoltura e non per i consigli di amministrazione degli stessi, nessuno può pensare che vogliamo licenziarne i dipendenti, allo stesso modo quando affermiamo che la formazione deve servire per i nostri giovani e non per gli enti di formazione, nessuno può pensare che vogliamo licenziare i dipendenti e gli insegnanti. Ciò detto, respingendo, in quanto infondate, le accuse contenute nella mozione nei confronti della Giunta e della maggioranza, credo che la richiesta di impegno, da parte della Giunta appunto, di dare corso agli accordi sottoscritti e di attivarsi affinché nessun posto di lavoro vada perduto, possa essere accolta.
Veniamo quindi alla formazione in generale, l'Unione europea, analizzando il rapporto formazione, lavoro e sviluppo dà, nei suoi documenti più importanti (mi riferisco al Trattato di Maastricht del 1992, al "Libro Bianco" di Delors del 1993, al processo di Lisbona del 2000), indicazioni chiarissime sulle strade da percorrere. Con questi documenti, l'Unione Europea privilegia la formazione, cioè la creazione nei giovani di capacità intellettuali che consentano loro di specializzarsi nel corso di tutta la vita in uno scambio realmente produttivo con la società; voglio dire che la formazione di base è globale e non settoriale, deve essere educazione e non solo apprendimento, è necessario a tal proposito estendere l'obbligo scolastico, come si evince dalle indicazioni che ci vengono dall'Europa, fino a diciotto anni, questa scelta è fondamentale per costruire, nel campo delle competenze specifiche della Regione, quella rete di strutture formative integrate che è necessario realizzare.
Se esaminiamo la storia della formazione professionale in Sardegna appare evidente l'insufficienza degli sbocchi professionali forniti, il livello sempre più sofisticato dei sistemi produttivi richiede una cultura di base realmente approfondita e quindi è giusto e corretto che la Regione elabori un progetto di politica scolastica che stabilisca con le istituzioni pubbliche un rapporto di collaborazione privilegiato che significa una valorizzazione della cultura di base, con particolare riferimento a quella dei valori civili e sociali.
Sono necessari e opportuni i contributi di tutte le agenzie formative che operano in Sardegna, ciascuna porti avanti i suoi progetti all'interno dei propri compiti perseguendo le finalità comuni con un giusto utilizzo delle risorse, la distribuzione delle risorse deve essere conseguente alla priorità degli obiettivi formativi, alla pratica di regole corrette e universalmente applicate e al controllo dei risultati conseguiti.
Concludo dicendo che, per il conseguimento di questi obiettivi, è necessario portare al più presto in Consiglio, ed approvare, quel disegno di legge, approvato con delibera numero 17/2 della Giunta, concernente "Principi e norme per l'educazione, l'istruzione e la formazione professionale". Credo sia improcrastinabile l'approvazione di una legge che preveda l'integrazione delle diverse competenze istituzionali, dei diversi settori di intervento e dei servizi alla persona per la costruzione di una rete di valorizzazioni delle autonomie scolastiche e istituzionali. Si rallenti dunque, è un ultimo appello che voglio fare, la presentazione di seppur utili mozioni e riavvii il Consiglio la sua fondamentale attività legislativa.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Serra, anche per aver mantenuto fede alla richiesta del Presidente di contenere il tempo dell'intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, avrei voluto avere l'impeto del "tribuno" Dedoni, ma, meno "tribuno", vorrei affrontare il problema molto delicato sulla formazione professionale, il quale è dovuto soprattutto alla brusca accelerazione impressa dal Governo regionale alla crisi della formazione in Sardegna e dimostra per l'ennesima volta che la sinistra non è più credibile quando pretende di avere il monopolio assoluto della difesa del lavoro e dei lavoratori; anzi, i fatti hanno dimostrato che, di fronte ai problemi concreti e alle scelte più difficili, i lavoratori vengono fatti precipitare, con cinica disinvoltura, dal primo all'ultimo posto nella scala dei valori che la stessa sinistra dice di voler rappresentare e difendere, naturalmente meglio di chiunque altro.
L'elemento più preoccupante in questo contesto è il ruolo di un sindacato come la CGIL, definita un tempo cinghia di trasmissione del partito di riferimento, che fa politica e persegue obiettivi politici e fiancheggia senza alcun pudore i D.S., come maggiore azionista della maggioranza regionale, sostiene e difende il presidente Soru, anche al di là e al di sopra di ogni evidenza, anche a costo di scaricare sulle spalle dei lavoratori tutto il peso di una battaglia che non è solo di rivendicazioni economiche e contrattuali ma anche sociale e civile.
Ci assumiamo per intero la responsabilità politica di ciò che stiamo dicendo ed anzi riteniamo sia nostro preciso dovere proporre, non solo al Consiglio, ma a tutta l'opinione pubblica regionale, verità scomode, politicamente scorrette, verità che peraltro circolano diffusamente in molti settori della società, senza però trovare canali istituzionali e soprattutto mediatici di espressione. Verità scomode e scorrette ancora, di cui chiamiamo a rendere conto i molti esponenti della sinistra i quali, di fronte alle legittime proteste di migliaia di lavoratori, non hanno esitato a recitare tutte le parti in commedia, facendo quelli che sono sempre impegnati nella lotta e nel governo, come se i ruoli ricoperti nel Governo regionale fossero un qualcosa di neutro, senza doveri e senza responsabilità.
Ma a che cosa è funzionale questa azione scientifica di occultamento della verità? Questa eutanasia senza consenso della formazione professionale in Sardegna? Semplicemente al mantenimento, finché si può, degli equilibri politici che sono tali solo perché la maggioranza è condannata ad appiattirsi sulle pulsioni incontrollate del presidente Soru. Non c'è spazio per analisi diverse, perché possiamo essere d'accordo sul fatto che, all'interno del sistema regionale della formazione, si annidassero sprechi, inefficienze e favoritismi, ma rispetto a questo le risposte possono essere di due tipi o si predispone una buona legge di riforma, riscrivendo le regole e prevedendo un normale equilibrio di transizione per favorire il passaggio graduale tra il vecchio e nuovo sistema (a parte il fatto che, già a legislazione vigente, la Regione ha tutti gli strumenti per governare il settore, ha la titolarità della programmazione e la possibilità di fare controlli per accertare chi opera con professionalità e chi tira a campare), oppure, seconda ipotesi, si azzannano alla gola i lavoratori tagliando le risorse, aspettando che muoiano dissanguati ma, in un certo senso, di morte naturale.
E' evidente che il Governo regionale ha scelto quest'ultima strada soprattutto perché il Presidente si è convinto che il mondo della formazione professionale era popolato da parassiti e, argomento di non secondaria importanza, servivano soldi per fare altre cose. Quindi è accaduto che, dal 1 gennaio 2005, con la finanziaria logicamente, gli stipendi delle 734 unità di iscritti all'apposito albo previsto dalla legge regionale numero 42 del 1989 (era stata scritta per amor di cronaca dall'assessore Cogodi allora esponente del PCI) sono stati ridotti del 50 per cento. Attenzione! Stiamo parlando di stipendi compresi fra i 900 e i 1500 euro al mese per figure di vertice dopo 30 anni di lavoro.
Poi, nello scorso mese di giugno, è stato stipulato un accordo con le organizzazioni sindacali per l'esodo volontario di lavoratori, considerata l'elevata età media a carico della Regione. L'accordo non è stato onorato perché, nel frattempo, la Regione ha cercato di battere cassa dal "Governo amico" per gli ammortizzatori sociali, senza ottenere nulla! Cosa che fa dubitare fortemente, tra l'altro, l'effettiva e totale copertura finanziaria dell'operazione con risorse regionali. In ogni caso l'intesa, a fronte delle 254 domande presentate, non prevede l'accompagnamento alla pensione ma un monte di 25 mensilità, cinque per anno per un massimo di cinque anni, poi finite quelle niente! I lavoratori che non hanno richiesto l'esodo volontario, invece, dovrebbero essere trasferiti alle Province, ma le Province giustamente non ci stanno perché, con la legge numero 216, la Regione ha trasferito le competenze ma non le risorse. Mancano ancora all'appello circa duemila lavoratori assunti dagli enti di formazione sulla base della legge regionale numero 47 del 1979 con diverse tipologie contrattuali, molti dei quali, anche quelli con qualifiche elevate, sono stati licenziati dopo 10 o 15 anni di lavoro. Per questi ultimi non c'è nessuna prospettiva, è bene dirlo!
Mancano ancora un paio di elementi per completare il quadro: in questi anni, ai 60 enti di formazione sardi se ne sono aggiunti altri, provenienti dalla penisola, sino a superare le 200 unità, una polverizzazione del mercato senza alcun controllo che ha danneggiato soprattutto le strutture sarde sulle quali poi è arrivato anche il colpo di grazia della Regione con l'abolizione della Commissione di mobilità che aveva il compito di far transitare, per quanto possibile e temporaneamente, gli operatori presso gli enti aggiudicatari dei corsi. Il risultato finale di questi interventi è che il sistema regionale della formazione è stato praticamente smantellato e le centinaia e centinaia di persone che costituivano un ostacolo alla realizzazione di questo progetto sono finite sulla strada. Non c'è che dire, proprio una bella cosa di sinistra!
Probabilmente avranno fatto questa amara riflessione i tantissimi lavoratori che hanno partecipato alla recente manifestazione di Cagliari, qualcuno è andato anche troppo oltre abbandonandosi a gesti di intolleranza, più che condannabili, ed infatti giustamente condannati in modo convinto e unanime. Ma, immediatamente dopo, con la stessa sincerità e con la stessa chiarezza diciamo che la riteniamo, signor Presidente, responsabile dello smantellamento del sistema regionale della formazione, cui accennavamo in precedenza, e della "macelleria sociale", come l'ha definita il collega Artizzu, che ha comportato e comporterà danni a tante persone e a tante famiglie. Non si tratta di una semplice responsabilità oggettiva, derivante cioè dal ruolo che ricopre come Presidente, a cui tutto può essere ricondotto a torto o a ragione, noi diciamo in questo caso a ragione; infatti, di quello che è avvenuto deve assumersi la responsabilità vera e intera perché, in questa triste vicenda, ha ritenuto, come si dice, di metterci la faccia in prima persona, ora ne tragga le conseguenze.
I sardi, soprattutto i lavoratori della formazione professionale, in altre parole, hanno capito molto bene cosa voleva fare e cosa ha fatto, non hanno capito invece quanto tutto questo potrà essere utile a una Regione dove la dispersione scolastica ha percentuali elevatissime, direi allarmanti, dove i giovani hanno un livello di istruzione mediamente molto basso e di scarsa qualità, dove manca una vera cultura dell'impresa e delle dinamiche del mondo del lavoro, dove è particolarmente difficile far incontrare il sapere culturale con il sapere professionale. Il sistema regionale della formazione, magari in una struttura diversa e con regole diverse, poteva essere di grande aiuto non solo alla Regione ma a tutta la società sarda.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Tenterò di stare nei cinque minuti anziché nei dieci, Presidente, per favorire la conclusione di questo dibattito in modo tale che si possa esplicitare al meglio. Incomincio con un'informazione: c'è una concezione di destra e c'è una concezione di sinistra della formazione professionale. C'è una situazione, che non è una situazione dell'oggi, è una situazione di ieri e, in qualche circostanza, anche di avantieri, della formazione professionale in Sardegna che ci ha portato a una condizione di particolare drammaticità, come quella che viviamo in questi giorni. Poi ci sono alcuni principi che, da ogni parte, ma sicuramente da questa parte, cioè da parte della maggioranza, di Rifondazione Comunista, di Partiti altri che compongono lo schieramento democratico al Governo della Regione, sono stati puntualmente ribaditi: nessuno dei lavoratori della formazione professionale rimarrà senza lavoro, rimarrà senza le garanzie di reddito, di previdenza di cui ha diritto. Non rimarrà senza lavoro e senza il reddito e i diritti alla previdenza, nonostante alcune robuste, inqualificabili, azioni strumentali del sistema degli enti di formazione professionale e, io dico, anche delle forze politiche del centrodestra. "Nonostante", perché non si può usare, ecco, la macelleria sociale, non si può usare il lavoratore per massa di manovra verso obiettivi diversi da quelli che riguardano la condizione del lavoratore.
I lavoratori non possono essere lo strumento attraverso il quale si fa l'attacco politico, i lavoratori sono persone che hanno diritto ad avere salvaguardate le loro condizioni di lavoratori dal punto di vista del reddito, della stabilità occupazionale, dei diritti alla previdenza. Purtroppo, devo dire, la gestione della battaglia della formazione professionale è stata questa ed è un errore, un altro errore che purtroppo si fa nella polemica e nello scontro politico, che noi tutti dovremmo evitare di fare.
Dicevo, c'è una concezione di destra e una di sinistra della formazione professionale: la concezione di destra è quella che veniva ampiamente rappresentata dall'onorevole, oggi sindaco di Milano, Moratti cioè "la formazione professionale e la scuola, i corsi ordinari di istruzione sono la stessa cosa, li mischiamo, quelli più poveri facciano la formazione professionale, abbiano diritto a una scuola che sono in grado di frequentare perché l'impresa e il sistema economico ne ha bisogno", lì si fa "macelleria sociale"; poi c'è una concezione di sinistra che dice "la formazione professionale è un capitolo importante della formazione complessiva, non soltanto in funzione dell'incremento dell'occupabilità del soggetto, all'interno del sistema produttivo, ma per dargli strumenti in più sul piano critico, anche sulla capacità di produrre, di lavorare, di organizzare se stesso e di esprimere al meglio la propria personalità anche nell'attività del lavoro". Allora bisogna sì procedere a una integrazione, che non significa mischiare tutto, significa altro, cioè sostenere l'educazione, l'istruzione scolastica fino al massimo livello possibile, quindi anche l'università, e integrare con qualificazioni professionali ciò che si è già acquisito sul piano dell'istruzione generale ai fini dell'attività di lavoro.
Anche la formazione, oltre l'educazione, deve essere permanente perché i lavori cambiano, è necessario riqualificarsi, oggi le condizioni di flessibilità, purtroppo o per fortuna, obbligano a cambiare non solo lavoro ma anche e spesso datore di lavoro nel corso della vita, quindi è necessario avere un sistema della formazione che sia in grado di sostenere le sfide del tempo.
E' per questo che si è affrontato il tema anche della "42". La "42", già quando è nata, prevedeva un sistema attraverso il quale si liberava la formazione professionale dal vincolo dei profili dei docenti, in ragione del necessario mutamento degli orientamenti della formazione rispetto alle innovazioni tecnologiche, al cambiamento dei processi produttivi e così via; questa esigenza permane ancora oggi, non possiamo rimanere ingessati perché sennò la formazione professionale sarà sempre in crisi, in questa legislatura e nella prossima. Io credo che sia necessario, invece, avere il coraggio per intervenire e che sia necessario anche investire nell'intervento per salvare i lavoratori, rilanciare la formazione, sostenere gli enti che hanno storia e qualità e dimenticarci di quella selva più o meno oscura che si è aggiunta nel tempo, che ha danneggiato la formazione e su cui bisognava essere più selettivi, in passato, anche nell'ultimo quinquennio di legislatura del centrodestra.
In questa direzione, noi ci dobbiamo muovere. Io credo che il Presidente abbia fatto bene quando ha concluso l'accordo con le organizzazioni sindacali nei giorni scorsi e che abbia anche dato soddisfazione alle esigenze e alle richieste dei lavoratori.
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Uras, anche per aver rispettato il suo impegno.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.).Signor Presidente, il dibattito certamente è uno di quei dibattiti appassionati e abbastanza attuali che magari spingerebbe ognuno di noi a fare degli interventi il più possibile completi e lunghi. Anch'io mi atterrò ai cinque minuti, Presidente, per dare la possibilità di completare i lavori dell'Aula in mattinata.
Che ci sia la necessità di riscrivere le norme che dovranno regolamentare d'ora in avanti la formazione, penso sia un'esigenza riconosciuta da tutti: è detto in mozione, è stato anche confermato da qualche collega che mi ha preceduto, principalmente il collega Serra. Ma riformare la formazione è difficile. Io spero sia vero, collega Uras, che nessuno dei lavoratori venga licenziato, ce lo auguriamo, lo speriamo, siamo qui per difendere anche questo, affinché questo non avvenga, perché questo non può succedere. Una qualsivoglia riforma che deve migliorare un qualsiasi stato sociale, deve innanzitutto, chiaramente, garantire i posti di lavoro, non solo, ma migliorare e valorizzare quelle professionalità, così come oggi nella formazione, che esistono e sono presenti. Se poi nel mondo della formazione, sino ad oggi, sino a ieri, c'è stato qualcosa che non va o che non è andato, non spetta a me dirlo - io non conosco di questi aspetti - chi di dovere ha l'obbligo di poter verificare, controllare, ma non per questo bisogna dare una spazzolata e far sparire tutto e tutti, perché sulle macerie non si può costruire niente.
Io non mi soffermerò su questo perché tutti qui siamo d'accordo e tutti siamo impegnati affinché non una professionalità, non un lavoratore venga assolutamente toccato, non credo comunque che questi lavoratori possano avere collocazione negli enti pubblici, né tanto meno negli enti locali; quindi è indispensabile, sotto questo aspetto, non prendere in giro nessuno. Si devono creare le condizioni e le situazioni per un nuovo corso - io lo chiamo - della formazione, rispettando e tutelando i livelli occupati, tutelando e rispettando la dignità dei lavoratori e delle loro famiglie.
Detto questo, certamente il nuovo corso deve rispondere alle effettive esigenze dell'offerta che può dare il mercato oggi, il mercato del lavoro intendo, e anche domani, quindi la potenziale offerta di lavoro. Certamente questo può e deve essere realizzato contestualmente alla collocazione degli attuali livelli occupativi. Io ho sempre affermato, l'ho detto anche durante la mia campagna elettorale, che la formazione, così come concepita fino ad oggi, probabilmente era carente o almeno non rispondeva esattamente alle esigenze del lavoro, perché in molti casi, se non in tutti comunque in moltissimi casi, ha creato dei sotto occupati, cioè una volta finito il corso di formazione, che serviva in quel momento a tamponare uno stato contingente di disoccupazione, i giovani si trovavano molte volte immessi nel mercato del lavoro ma con una formazione o con una specializzazione che non rispondeva a quella che, così come ho detto poc'anzi, era l'offerta del lavoro stessa. Questa è la carenza principale.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue RASSU.) Io credo che un nuovo corso della formazione non possa e non debba assolutamente fare a meno dell'intervento diretto, proprio interno, dell'Università. L'Università deve far parte, in assoluto, di un nuovo processo della formazione, assieme chiaramente agli enti preposti alla formazione, agli altri soggetti che della formazione si curano e si sono curati. L'Università deve assolutamente farne parte, poiché è stato indispensabile il suo apporto nelle esperienze che abbiamo avuto, a livello europeo e a livello internazionale; laddove la formazione ha avuto successo, si è potuto mandare i giovani a lavorare, quindi garantire posti di lavoro, nei nuovi settori dove l'offerta di lavoro esiste. L'altro ieri ho citato l'Università di Limerick a Shannon in Irlanda, ebbene se in Irlanda esiste una disoccupazione pari al 5 per cento, lo si deve proprio a questa formula, senza aver paura.
Chiaramente l'Università non può entrare in questo contesto per insegnare scienze politiche o per sfornare laureati in lettere; deve, insieme agli enti, insieme alla Regione, insieme ai soggetti preposti, formare e indirizzare i giovani nei nuovi corsi a livello scientifico, secondo la nuova offerta del mercato del lavoro. Certamente formando anche degli artigiani specializzati, questo senz'altro, ma ancor più dei soggetti che possano misurarsi, in Italia e fuori, nel nuovo mercato del lavoro, altrimenti si continueranno a creare, probabilmente, dei sotto occupati, delle illusioni o, comunque sia, a non rispondere completamente, o almeno in un'alta percentuale, alla domanda di lavoro e di occupazione che attualmente esiste. A mio parere, certamente questo si può e si deve fare.
Fermo restando il fatto che le attuali esperienze, le attuali professionalità (che, in tutti questi anni, non credo abbiano prodotto solo aspetti negativi nella formazione in Sardegna) possano in alcun modo essere trascurate, emarginate, o quantomeno messe in condizioni di non lavorare come purtroppo, l'abbiamo appreso dalla stampa, viene posto all'attenzione di questo Consiglio regionale dalle manifestazioni e da tutte le sollecitazioni del mondo della formazione professionale sino ad oggi.
Quindi, venga pure il nuovo corso, senz'altro, venga pure la riforma, senz'altro perché è necessaria, fermo restando il fatto - mettendo una pietra miliare - che il personale - che, sino ad oggi, ha provveduto a formare i nostri giovani - possa, con la sua esperienza e con la professionalità, integrarsi ma non solo, contribuire a migliorare questa formazione stessa, secondo la mia opinione personale, in un modello dove io vedo assolutamente, a fianco della Regione, a fianco degli enti preposti alla formazione, l'Università.
Secondo me, questa è la chiave di volta che può d'ora in avanti dare effettiva risposta alla richiesta di lavoro anche sul mercato internazionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, non me ne vorranno quelli dell'opposizione se faccio notare che vi è una differenza tra l'uso politico di problemi e le proposte per la soluzione dei problemi. La mia distanza dalle mozioni presentate nasce dal fatto che mi paiono più orientate ad usare un problema che non a proporne delle soluzioni. Allora, per non sprecare nella polemica il tempo concesso, mi oriento a dare un contributo per la soluzione dei problemi e non per usarli politicamente.
Noi, con la formazione, siamo di fronte a due fattispecie: il governo di un'emergenza e l'esigenza della riforma di un settore. C'è stata una novità in questa legislatura che ha messo in crisi il sistema, cioè gli enti di formazione sono stati posti realmente in concorrenza tra loro rispetto alla disciplina dei bandi, il che ha interrotto la certezza dei flussi e gli enti di formazione non si sono più trovati nella condizione del mantenimento stabile di un numero considerevole di lavoratori. Allora primo problema: si è contrari o a favore di una disciplina della concorrenza degli enti di formazione? Io sono per una disciplina della concorrenza. Si è contrari o a favore perché la disciplina della concorrenza, che parte oggi, sacrifichi i lavoratori dipendenti che hanno lavorato in un sistema differente? Io sono contrario a questo sacrificio. Gli strumenti messi in atto per tutelare i lavoratori sono adeguati? Ebbi a dire, mesi or sono, che l'articolo 19, a mio avviso, era inadeguato. I fatti mi hanno dato ragione.
Allora, come si può risolvere? Quali sono le soluzioni previste? Io continuo a dire che, per me, ed esprimo una posizione personale, la strada è quella di garantire il trasferimento di questi lavoratori o nei centri regionali di formazione, assumerli lì e farli lavorare attraverso l'attività che possono svolgere questi centri di formazione, oppure coprire interamente la loro retribuzione nell'incentivo all'esodo verso gli enti locali, interamente, non al 50 per cento.
Si propone oggi di utilizzare il modello "Puglia", cioè convenzioni tra gli enti locali e gli enti di formazione in maniera tale che gli enti di formazione possano far lavorare i loro dipendenti. Questo modello, che accetterei per fronteggiare l'emergenza, ha un difetto, cioè ribadisce che, per fare arrivare gli stipendi ai lavoratori, comunque dobbiamo finanziare gli enti. Stesso meccanismo che si è rivelato non proprio efficiente negli anni precedenti. Ma, se fosse necessario, sarei d'accordo. Mentre l'altro, quello del trasferimento ai centri di formazione professionale regionale, a cui affidare pezzi della formazione, consentirebbe anche di sostenere il costo di questi lavoratori sull'attività e non avrebbe eccessivi oneri per il bilancio regionale.
Sempre sull'emergenza, bisogna ragionare su un dato, negli accordi che si stanno firmando si parla di cassa integrazione. Sappiamo di che si tratta, il Governo regionale aveva ottenuto una grossa cassa integrazione in deroga su circa 1500 lavoratori dell'industria, c'è uno spazio finanziario per inserire circa 300 lavoratori della formazione e vi si inseriscono.
Bisogna considerare due aspetti, da gennaio non abbiamo più i 25 milioni di euro con cui sono stati coperti 1500 cassa integrati, dobbiamo inserirci nei 400 milioni di euro messi a disposizione dal Governo per l'anno prossimo. Qual è la capienza che si riserva al mondo della formazione, tenendo conto che ragionevolmente avremo anche altre emergenze industriali? Io ho qualche dubbio sulla capienza, primo elemento. Secondo, sulla cassa integrazione noi dobbiamo tenere conto che, chi va in cassa integrazione, rimane dipendente dell'ente e quindi la misura va in controtendenza rispetto all'esodo, che si voleva incentivare, perché il lavoratore si aspetta di essere riassunto dall'ente; allora il problema diventa quello della prospettiva. Che intendiamo fare per risolvere il problema della formazione professionale?
Ecco perché io tenterei di liberare il ragionamento sulla formazione professionale dall'emergenza sociale e assumerei il coraggio, lo suggerisco alla Giunta, di prendere questa quota di lavoratori e impegnarla stabilmente nei centri di formazione regionale, su cui si dirotta una quota di formazione. Non vedo altra alternativa. Questa non è la riforma della formazione professionale, ovviamente non lo è. La riforma della formazione professionale è un tema su cui noi dovremo discutere in Sardegna e in Consiglio regionale, se ne è accennato un'altra volta. Io dico solo alcune cose, ritrovandomi nelle posizioni espresse da alcuni ricercatori dell'Università di Cagliari, cioè: primo, la Sardegna ha bisogno di formazione professionale diffusa capillarmente non solo urbana; secondo, ha bisogno di una formazione professionale capace di differenziare l'offerta formativa, perché soltanto con una differenziazione dell'offerta formativa si diminuisce la mortalità scolastica. Il terzo elemento è che bisogna uscire dall'idea che tutto può essere gestito da una struttura statale, tutto deve essere regolato e controllato dalle leggi dello Stato, anche le assunzioni dei docenti devono essere regolate dalle leggi dello Stato e non dall'arbitrio, questo sì, ma pensare che tutto possa essere fatto dallo Stato è un errore clamoroso. Se questa dovesse diventare la strada che noi vogliamo percorrere, allora è chiaro che un disegno di riforma di questo tipo che attiene ad alcuni aspetti, alcuni diritti fondamentali della persona, non è un fatto banale, non è un fatto, come dire, circoscritto, è un fatto al quale dedicare tempi molto lunghi, non quelli che ci siamo dati oggi.
Ma è questa la prospettiva: una formazione professionale duttile, capillare, regolata dalle leggi dello Stato e fortemente controllata, che ha bisogno di un Assessorato efficiente, come oggi non è, di un Assessorato libero da conflitti di interessi, come oggi non è, di un Assessorato rispetto al quale bisogna avere il coraggio di fare uno spoil system delle strutture amministrative, che ho sempre rivendicato in questa Aula e che ribadisco anche oggi. Bisogna cambiare la struttura dell'Assessorato del lavoro, ne sono convinto, in altre sedi e in altre circostanze potremo ragionare come dimostrare questo fatto, ma è certo che, se ci sono livelli di inefficienza negli enti, se ci sono responsabilità di Governo in un accesso di accreditamenti e di sprechi, è altrettanto vero che ci sono grandissime responsabilità all'interno dell'amministrazione regionale, che non sono state adeguatamente aggredite e affrontate e che sarebbe il momento invece di fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna, poiché non è presente in Aula, decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signora Presidente, colleghi, io credo che dobbiamo cercare l'occasione, in questa discussione sulle mozioni presentate, per distaccarci dalla deriva, tendenzialmente demagogica, che in alcuni passaggi, non tanto delle mozioni, quanto degli interventi, io rilevo. Era assente uno dei presentatori mentre il suo collega Gallus ci diceva, in questa Aula, una cosa che non è vera, ci diceva come fa la Regione a licenziare i propri dipendenti, facendo credere ancora una volta ai dipendenti della formazione professionale quello che non è, né sostanzialmente, né giuridicamente, vero, che essi sono dipendenti regionali.
Il collega Maninchedda ha appena detto che lo Stato, io direi le istituzioni pubbliche non possono fare tutto, è vero devono regolare, sono d'accordo con lui, anche l'assunzione negli enti, laddove questi enti vogliono avere, parlo degli enti di formazione, una rete di garanzie che li distanzia dal mercato, ma allora questa equiparazione, lo dico al collega Gallus che purtroppo non c'è, è un'equiparazione che deve anche avvenire sul versante del principio costituzionale, per cui nella pubblica amministrazione si accede per concorso.
Se applicassimo questo sistema al passato, vedremmo che pochi dei dipendenti degli enti della formazione professionale sono stati assunti per concorso. Se noi avessimo fatto una legge in cui si scriveva "cari amici della formazione professionale, cari lavoratori" - mi voglio rivolgere a loro in questo modo perché, come tutti noi, ho molti amici che lavorano in quel settore - passate tutti e diventate dipendenti regionali", noi sappiamo che ci sarebbe stata immediatamente un'impugnativa davanti alla Corte costituzionale di quella legge, che sarebbe stata stracciata nel solco di una sicurissima dottrina che dice che per entrare nella pubblica amministrazione bisogna entrare per concorso. Un consigliere regionale, uno che siede qui dentro, uno che fa le leggi, deve sapere queste cose e non può riferirle in maniera sbagliata. Mi permetto di richiamarci ad una reciproca lealtà quando facciamo questi discorsi.
Invece, per venire al tema specifico, io non credo che oggi noi risolveremo il problema di quale concezione di formazione professionale si affermerà nella nostra Regione, però mi pare che tutti siamo sicuri nel dire che deve essere una formazione professionale che intanto c'è nel sistema. Poi, magari, potrà avere una diffusione capillare, potrà somigliare più o meno alla scuola, diciamo così, dell'obbligo, non voglio dire dell'obbligo formativo perché questa espressione ci ha portato sfortuna. Certo, c'è anche un problema non piccolo di sostenibilità finanziaria. Leggevo ieri un'indagine sulla formazione professionale nella Regione Sicilia, che sta esplodendo, anche loro chiedono cassa integrazione, sistemi speciali di ammortizzatore sociale. Hanno fatto più o meno come facevate voi del centrodestra negli anni scorsi, forse lo stanno ancora facendo, ma per poco, perché anche lì, con i 7 mila formatori, e di fronte all'impossibilità di quella Regione di sostenere, con 300 milioni all'anno di spesa corrente, un sistema che ha visto la proliferazione di 1470 enti di formazione, di cui solo 42 di formazione storica, la situazione non è più sostenibile. Quindi, anche nelle regioni di centrodestra si stanno cercando di porre rimedio e riformare.
Diffusione capillare o no? Vediamo, lo faremo nella riforma, dobbiamo mettere in piedi e discutere velocemente questa riforma. Sicuramente, integrazione scuola-formazione professionale, sì, perché a me ancora devono spiegare perché quando si è fermata la SARAS o quando si ferma ENDESA o quando si fermano le grandi società di Portovesme, da noi, in Sardegna, non esistono più persone che, con la professionalità sufficiente, siano capaci di fare quel tipo di manutenzioni e vengono 1500 o 2000 persone da fuori per fare quel tipo di lavori.
La scuola professionale dei mestieri. Possiamo fare anche i mestieri come pensiamo noi, dicendo ai ragazzi: "Fai il mestiere, ma fai anche l'uomo, il cittadino, la persona, con una base culturale che ti permette di correre le cose della vita alla pari con un sistema in grande trasformazione, con una tua cultura personale, con una tua dignità di cittadino. Per cui puoi prendere la maturità e poi frequentare anche la scuola professionale", se così vogliamo sintetizzare la questione banalizzando.
Io credo che, assessore Salerno, lei ci debba dare una risposta, perché su questo vorrei incominciare a mettere qualche puntino. Noi dobbiamo iniziare a chiedere alla Giunta, lo faccio io come responsabilità mia personale da oggi, la stessa severa attenzione alla fase attuativa delle leggi che, probabilmente, l'Esecutivo chiede al Consiglio regionale quando fa le leggi. Il Consiglio regionale non deve fare leggi impossibili da applicarsi. L'Esecutivo, quando c'è una legge, deve fare di tutto per applicarla. Allora ci risolva il mistero: l'articolo 19 del maxi collegato era sbagliato, nel senso che è risultato inapplicabile, oppure ci sono dei difetti di applicazione? Questa è una cosa che io vorrei sapere, così possiamo distinguere anche le responsabilità.
Il Presidente della Regione, nel verbale, nel manifestare il significato dell'accordo politico del "19", dice per esempio che chiederà al Consiglio regionale di modificare alcune norme dell'articolo 19. Benissimo! Quando questa richiesta sarà fatta, ma forse può darsi che l'anticiperemo, ci deve aiutare a dire dove era sbagliata; perché, se era sbagliata l'impostazione, la correggiamo sicuramente, ma se è sbagliata l'attuazione non possiamo fare nulla se non richiamare le responsabilità dell'Esecutivo nell'attuazione. Lei, Assessore, ha tutto il potere, e il Presidente ha tutto il potere di determinazione e di conoscenza di queste responsabilità e di assunzione dei provvedimenti conseguenti che le chiediamo di assumere, nel caso in cui, per esempio, le riscontrasse nella lentezza dell'attuazione dei dispositivi di legge. Se ci sono cose da cambiare le cambiamo ma, quando sono scritte, cerchiamo di attuare le leggi della Regione.
Io ritengo che, per il resto, le cose sono già dette. Noi dobbiamo, nell'emergenza, ritrovare una buona sintesi, di cui siamo ancora alla ricerca, tra la logica di mercato (che presiede alle regole comunitarie, che oggi finanziano in gran parte la formazione professionale) e il sistema e la presenza di strutture storiche, strutture storiche che si percepivano come pezzi dell'amministrazione regionale e avevano un mercato, come si dice oggi, captive,cioè eravamo obbligati a dare loro le commesse di formazione, giustamente dicendo che non tutto doveva fare la Regione, ma dovevano fare anche competenze diffuse, diciamo così, secondo un principio di sussidiarietà applicata in questa Regione da decenni, però c'è anche il tema che, essendo finanziata la formazione professionale dall'Unione Europea, la logica di mercato è entrata e ha invaso le regole.
Io credo che sia molto opportuno trovare una sintesi tra mercato e situazione storica, chiedendo, anzitutto, agli enti di formazione professionale storica di non tirare i remi in barca. Noi difendiamo la formazione professionale, riconosciamo anche i meriti storici di enti che hanno strappato, dall'ignoranza e dall'incapacità professionale, generazioni di giovani, oggi uomini, anche vicini alla pensione, però, questa difesa non può arrivare a dire che il sistema si difende perché è "irreformabile". Questa è la sconfitta della politica e non possiamo accettarla. Quindi, non tirate i remi in barca, fate i bandi, fateli bene, cercate di vincerli; poi ci saranno anche i paracadute, ci saranno le reti di protezione. Dall'altra parte, proviamo a inserire clausole sociali per cui non ci siano logiche di rapina di signori che vengono da fuori con buoni progetti, è vero, ma poi con il nulla del sistema organizzato dell'insegnamento diffuso che a noi serve. La strada dell'accordo del "19", assessore Salerno, è una buona strada, risposte per un'attuazione vera, diteci cosa deve fare il Consiglio, impegnatevi a fare bene quello che il Consiglio vi dice di fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, io sono molto d'accordo che, affrontando un problema così delicato come quello della formazione professionale, dibattito che nasce da situazione di emergenza, si debba rifuggire, se si vuole risolvere il problema, dalla, come dire, strumentalizzazione polemica. Detta così, sembra davvero una bella affermazione, carica anche di responsabilità politica, però, perché ciò non accada, oggi c'è qualche segnale in positivo, è anche opportuno e necessario che la maggioranza si liberi da conformismi e da silenzi.
Io ho apprezzato molto, oggi, le voci che mi hanno preceduto, perché questi sono segnali positivi, che cominciano a svincolarsi da un conformismo di maggioranza. Ebbene, spero che questo cresca e che cresca non solo intorno al problema della formazione professionale, ma serva più complessivamente ai problemi che affliggono la nostra Regione che sono purtroppo tanti, complessi e gravi.
Da molto tempo ho fatto delle riflessioni sulla formazione professionale e sull'istruzione, perché i due problemi non è che debbano essere così nettamente separati. Parlando anche d'altro, adesso però fermiamoci per un attimo su questi due aspetti: istruzione e formazione. Mi sono chiesto se la scuola e quindi l'istruzione viene affrontata avendo come obiettivo primario l'alunno o gli operatori e, ancora, se per quanto riguarda la formazione professionale abbiamo presente come obiettivo primario effettivamente la formazione dei giovani o gli operatori responsabili degli enti che vi operano. Tutto questo non nasce dal nulla, noi ci troviamo nella scuola eternamente afflitti dai precari, nella formazione professionale oggi siamo afflitti dall'albo della legge 42 del1989; ma di chi sono figli i precari della scuola e di chi sono figli i lavoratori della legge numero 42 del 1989?
Fermiamoci su questi ultimi che hanno determinato la presentazione delle mozioni, che hanno determinato questo stato di emergenza, la grande manifestazione di protesta eccetera eccetera eccetera. Questi sono figli di una, come dire, mancata e definitiva riforma che la Regione doveva affrontare nel momento in cui le competenze sono state trasferite dallo Stato alle Regioni, quindi alla nostra Regione; quei lavoratori degli enti soppressi, definiti inutili, ex enti di diritto pubblico (i famosi della "348" per la Sardegna e della "616" in campo nazionale eccetera), in altre Regioni hanno finito per entrare nell'organico del personale della Regione. La nostra Regione, in quella circostanza, ha resistito a quel tipo di pressione e non li ha inglobati nell'organico del personale dipendente diretto della Regione, ha creato l'albo della legge numero 42, è nella via di mezzo.
Dice la Regione: "Li pago io, però devono rimanere nell'ambito della formazione professionale"; ecco che, a quel punto, c'è stato uno scatenamento, una gara, una concorrenza tra gli enti di formazione professionale che, per ottenere la utile, concretamente utile, benevolenza della Regione, dell'Assessorato, hanno fatto a gara a spartirseli quasi a dire: "posto che io mi sono fatto carico di tutto questo, ergo, mi devi però garantire non solo gli stipendi ma anche l'affidamento dei corsi". Badate bene che chi conosce (qui ci sono autorevoli colleghi in questa Aula che sanno molto meglio di me e più puntualmente di me) tutto ciò che è accaduto, sa che assai spesso questi lavoratori venivano pagati dalla Regione e non compiutamente utilizzati nemmeno nelle organiche attività effettive della formazione professionale, anche perché molti di quegli espulsi dagli enti di formazione e inseriti nella "42", avevano qualifiche professionali non esattamente utilizzabili nel nuovo corso formativo.
Allora la riforma va fatta, io non so se siano necessarie leggi nuove per applicare correttamente eccetera, ma la riforma della formazione professionale da sola di per sé non serve quasi a nulla; una seria riforma professionale si può fare se a monte ci sono tutti gli elementi per predisporre piani formativi da parte della Regione. Allora, la Regione deve fare uno studio serio per stabilire qual è il fabbisogno delle strutture produttive intese in senso ampio delle risorse umane.
La scuola: ecco, si è fatta mai un'indagine sul perché si produce tanta dispersione scolastica? Che non significa soltanto esclusione dall'istruzione, determinazione di emarginazioni sociali, oltre che scompensi sociali, esposizioni e rischi sociali che non solo vanno in direzione della microcriminalità ma assai facilmente provocano vittime della droga. Allora, la formazione professionale ha assolto anche questo compito, quello di garantire un qualche riparo a quei giovani che alimentavano la dispersione scolastica. Allora, la Regione deve fare uno studio per capire esattamente come è il sistema scolastico in Sardegna e perché si vengono a determinare tante dispersioni scolastiche. Per quanto riguarda il sistema scolastico sardo, non so, facciamo degli esempi banali: come mai ogni anno scolastico noi troviamo una serie di strutture scolastiche, di locali destinati alla scuola che non sono in grado di funzionare? Perché si verificano tante inadempienze all'obbligo scolastico? Noi possiamo anche batterci, giustamente, perché l'obbligo scolastico venga esteso al massimo, ai 18 anni, bene! Con quali obiettivi? Obiettivi poi che presumono un inserimento dei giovani nella vita produttiva. Ma quando il sistema produttivo è in una così profonda crisi, come lo è la Sardegna…
PRESIDENTE. Onorevole Farigu, il tempo a sua disposizione è terminato.
FARIGU (Gruppo Misto). Solo 30 secondi, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Farigu, io non lo consento mai a nessuno…
(Interruzione del consigliere Farigu)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, dispiace vedere che all'impegno, in qualche modo scritto, di molti sottoscrittori sulla mozione, poi non corrisponda la presenza e ritengo opportuno sottolinearla perché, tra ciò che in qualche modo si dichiara e ciò che poi si fa, davvero, per risolvere i problemi, mi pare che la presenza non sia un elemento secondario o tralasciabile; quindi lo sottopongo anche come elemento di attenzione.
Ho deciso di intervenire proprio all'ultimo momento perché sollecitato dai primi due interventi dei presentatori della mozione, non perché abbia necessità di rendere noto il mio pensiero, che ho già espresso all'inizio di questa fase finale della crisi della formazione, dicendo anche, con precisione, che ritenevo ci fosse una responsabilità sui ritardi dell'applicazione dell'articolo 19 e che questa responsabilità non fosse dovuta al fatto che l'articolo 19 era scritto male. L'articolo 19 è scritto esattamente come è stato studiato dagli uffici dell'Assessorato e, se non è applicato, è perché si è perso del tempo rispetto alla data del 30 giugno, che era quella entro la quale si dovevano fare alcune cose, e poi alla data del 30 settembre, entro la quale se ne dovevano fare delle altre.
Allora l'articolo 19 è pienamente valido, è applicabile, rappresenta una strategia precisa che è fondamentale per poter strutturare un sistema della formazione professionale in Sardegna che risponda alle sfide nuove che ci sono e che le Regioni italiane hanno fatto tutte negli ultimi dieci anni, ultima la Puglia cinque anni fa, e che noi facciamo con una media di cinque o dieci anni di ritardo, facendo finta che in questi dieci anni non sia successo nulla.
Il nostro sistema di formazione professionale è restato in equilibrio sino al 1990 quando la formazione professionale era sostenuta e finanziata dalla Regione che faceva i suoi piani formativi sulla base di "tecnicalità", di presenze, di esigenze del mercato che esistevano e che, in qualche modo, emergevano da tutto il meccanismo che la legge prevedeva e quindi dall'analisi delle province, dall'analisi del sistema industriale, del sistema artigianale, del sistema produttivo in generale. Poi sono arrivati i fondi europei e in Sardegna, anziché essere utilizzati per rafforzare un sistema formativo e modernizzarlo, di fatto sono diventati un grande spazio di moltiplicazione di soggetti formativi, talvolta seri, talvolta inventati; quello che noi stiamo pagando oggi è la fase finale di 10-15 anni di disordine e di aumento dei soggetti formativi. Sino al 1990 in Sardegna operavano dodici soggetti formativi. Basta vedere i numeri degli ultimi accreditamenti, sia prima dell'ultima modifica, sia prima della precedente modifica dell'accreditamento ovvero introduzione dell'accreditamento, per capire come si sono decuplicati, centuplicati i soggetti formativi.
Ora, la strategia è quella di evitare che, nel futuro prossimo, si debba fare dell'attività formativa pensandola in funzione di coloro che ci lavorano e non in funzione di coloro che ne devono usufruire. Questa è la stessa cosa che noi stiamo facendo in sanità, questa è la stessa cosa che stiamo facendo su tutti i servizi che sono di interesse pubblico. Evitare cioè che noi eroghiamo servizi in funzione di coloro che ci lavorano, piuttosto che degli utenti dei servizi. L'abbiamo fatto dicendo da subito che non si poteva pensare a questa trasformazione senza prendere in carico i soggetti che, in questa evoluzione, potevano subire una fuoriuscita dal mercato del lavoro nel quale sino a quel momento avevano operato.
La strada del "un terzo verso l'esodo perché sono ultracinquantacinquenni oppure hanno altri lavori", "un terzo nel sistema delle autonomie locali in funzione del trasferimento delle competenze sulla formazione e sul mercato del lavoro", "un terzo ancora nel sistema per garantire una base stabile e il resto flessibilità delle funzioni, delle competenze, delle opportunità", è un disegno che mantiene la sua validità e che deve essere fatto sapendo che, siccome siamo in ritardo sui tempi di trasformazione e di produzione del nuovo sistema, i tempi di garanzia delle persone vanno allungati.
Allora lo strumento della cassa integrazione è uno strumento che non è mai stato ottenuto da nessuna Regione in Italia. Io ricordo che nel 1992 lo chiesero la Lombardia e la Sicilia e fu rifiutato! E' stato richiesto ancora nel 1997, richiesto di nuovo nel 2003 da diverse Regioni, ed è stato rifiutato! Quindi rappresenta uno strumento che, per la formazione professionale, è una novità. Non è una novità in negativo, è una novità in positivo perché era un sistema che non riusciva ad accederci anche per la tipologia di contratto che era stato fatto, perché il sistema pagava comunque e versava i fondi nel sistema della formazione professionale, ma non veniva riconosciuto per essere, diciamo, inserito nel sistema della cassa integrazione. Pensiamo che questa sia una soluzione a lungo termine? No, deve servire a guadagnare quei 2, 5 o 7 mesi che consentano di mettere in campo la nuova struttura del sistema formativo, che non può essere messa in campo più in là del prossimo anno scolastico o accademico.
Su questo bisogna che tutti gli attori svolgano in questa direzione una funzione, da una parte e dall'altra, per porre quello come punto all'ordine del giorno, che non vuol dire soltanto scegliere di riformare il sistema della formazione professionale con un disegno a sé, quanto di farlo dentro una logica che in parte abbiamo già affrontato con la legge sui servizi all'impiego, perché lì c'è un pezzo della formazione che va finanziata e sostenuta, perché lì abbiamo scritto che, ai lavoratori privi di qualifica, che sono 50 mila in Sardegna, iscritti all'ufficio di collocamento, va consentita un'occasione, attraverso un voucher, un credito formativo, di essere qualificati se sono dequalificati o non qualificati. Lì c'è un pezzo della trasformazione del sistema.
Quello che dobbiamo normare è l'altro pezzo del sistema che è quello che va integrato al sistema dell'istruzione più in generale. Certe volte si fa molta confusione. Guardate, non c'entra niente l'istruzione o l'istruzione universitaria con quello che deve fare la formazione professionale perché uno è il percorso del sapere, l'altro è il percorso del saper fare. Questa distinzione è presente in tutti i sistemi europei e mondiali perché sono percorsi differenti e la differenza che c'è di solito tra destra e sinistra (tranne alcune parti della destra) è che la prima ritiene che il saper fare debba essere messo in mano alle aziende, che così insegnano quel pezzo di lavoro, invece a sinistra si pensa che l'istruzione e la formazione siano un diritto individuale che deve essere completo non soltanto delle manualità ma anche della coscienza di ogni persona. Tanto è vero che il programma dell'Unione nazionale, a pagina 232, dice: "noi siamo contrari all'obbligo formativo a 14 anni". L'obbligo formativo è spostato a 16 anni ed entro i 18 anni ad ogni cittadino italiano deve essere garantito o un diploma di scuola superiore o la qualifica.
Quella è la strada a cui noi dobbiamo rispondere. Ci sono 4000 ragazzi all'anno che vengono espulsi dalla scuola. Non sono 4000 della Sardegna, il livello di espulsione nazionale è il 22 per cento della popolazione, in Sardegna è il 32 per cento, il che vuol dire che normalmente noi avremmo 3000 espulsioni se fossimo in un'altra Regione italiana, in Sardegna ne abbiamo 1000 in più! Allora è verso quei 1000 prima di tutto, quella differenza non è casuale in Sardegna!
Non c'è da fare nessuna ricerca, c'è scritto, lo scrivono i ricercatori del CRENOS, lo scrive l'ISFOL, il sistema nazionale di ricerca sulla formazione, il perché, in un'isola come la nostra, la scuola non ce la fa. Non ce la fa perché, quando in un territorio di 18 mila abitanti, l'unico sbocco dopo la terza media è solo un liceo, cioè esiste una monocultura di opportunità, un'opportunità unica, è chiaro che tutti i ragazzi di quel territorio al liceo non ci vanno! E non fanno 50 chilometri alle 6 del mattino per andare a frequentare un istituto tecnico o per ragionieri o geometri! Sappiamo anche quanto sono superati, tra l'altro, quegli indirizzi che non sono stati cambiati (geometri e ragionieri) e che oggi sono superati dall'eccesso di offerta di ingegneri e di laureati in economia e commercio. Questo è il motivo per cui in Sardegna, nelle zone isolate, ha successo la formazione professionale, perché dà un'alternativa, e non ha successo la monocultura dell'istruzione. Non lo dico io, è scritto nelle ricerche!
Noi dobbiamo soltanto decidere di riprendere a fare quell'offerta dopo la sbornia del 2003-2004, dico sbornia perché noi ci siamo fermati in quanto non era possibile che, dopo due anni che il Governo nazionale prometteva di pagare le differenze, trovarci con una lettera che diceva: "Noi oltre i 6 milioni di euro non andiamo e quindi i 114 milioni di euro li mettete voi". Quella cifra di 114 milioni di euro non potevano far parte della quota che la Sardegna metteva a disposizione su questo tema. Allora c'è da completare il disegno, da prendere i tempi - concludo - perché la transizione si completi…
PRESIDENTE. Onorevole Lai, il tempo a sua disposizione è terminato.
LAI (D.S.). Un minuto e concludo…
PRESIDENTE. No, onorevole Lai, non lo concedo mai a nessuno.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Darei volentieri un istante del mio tempo all'onorevole Lai per completare.
Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che, per chi l'ha voluto ascoltare, il dibattito di oggi non sia stato inutile. Il collega Lai ha notato che si svolge in un'aula che non è particolarmente affollata ed è vero, andrebbe forse fatto rilevare al collega Lai che, se l'affollamento non c'è nei banchi del centrodestra, neppure c'è in quelli del centrosinistra; durante l'interessante intervento del collega Lai purtroppo solo 18 consiglieri del suo schieramento su 50 hanno avuto la fortuna e il piacere di ascoltarla. Però, ecco, io credo che le riflessioni che lei, collega Lai, ha fatto pacatamente e qualcun altro ha fatto in maniera pacata e intelligente, in quest'Aula, possano essere di aiuto in questo momento anche a comprendersi sui problemi.
Per me, che non sono un conoscitore approfondito della materia della formazione professionale, come invece lei lo è e come lo sono altri colleghi in quest'Aula, vale il ricordo di quello che è successo qualche mese or sono; durante la discussione in terza Commissione (Commissione che si occupa di finanza e di programmazione) della manovra finanziaria, all'interno del collegato alla finanziaria, provvedimento che la maggioranza, come era legittimo, aveva fretta di chiudere, uno degli ultimi temi che rimase aperto sino alle ore piccole del mattino del giorno prima di andare in Aula, era l'aspetto della formazione professionale e gli emendamenti relativi presentati. Sull'aspetto della formazione professionale dal centrosinistra arrivarono, soprattutto con riferimento ai lavoratori della legge "42", una serie di proposte, ogni proposta aggiungeva un piccolo tassello che andava verso la soluzione dei problemi di questi lavoratori e alla fine il puzzle si completò.
Il centrosinistra disse allora che quello era il quadro di riferimento con cui si pensava di risolvere i problemi dei lavoratori della legge '42'" e venne spiegato anche il motivo. Io ricordo che, in quella circostanza, i colleghi più esperti del centrodestra dissero che quello non era il modo per risolvere i problemi di quei lavoratori e che quell'emendamento, inserito all'interno del collegato, che poi diventò legge, sarebbe stato un boomerang che sarebbe ritornato addosso a chi lo stava scrivendo, cioè il Consiglio regionale in quel momento, e che il Consiglio regionale avrebbe pagato sostanzialmente, non tanto e non soltanto il Consiglio regionale, ma chi sta fuori dal Consiglio, gli effetti di una norma di legge che non garantiva le persone che si proponeva di tutelare.
In effetti, ciò che ciascun consigliere regionale ha avuto modo di vedere in questi giorni conferma le perplessità e le preoccupazioni di chi diceva che quella norma sarebbe stata insufficiente e ha, fino a questo momento, smentito la dichiarazione ("nessun lavoratore della legge "42" perderà il proprio posto di lavoro") ribadita tante volte e visibile anche nella notizia di apertura del sito della Regione, qualche giorno fa, se uno avesse avuto il piacere e la volontà di andarselo a leggere.
Ecco, allora in questo clima, tutto sommato, relativamente soft con cui ci stiamo scambiando delle idee, colleghi del centrosinistra, esperti di formazione professionale, che avete garantito a noi colleghi del centrodestra, non esperti della formazione professionale, che il problema era risolto con quell'emendamento del collegato alla finanziaria, insomma, perlomeno ci dovete chiedere scusa. Nel senso che ci avete convinto e ci avete mandato a rassicurare i lavoratori che rischiavano di perdere il posto di lavoro che quella era la soluzione del problema e noi abbiamo appreso che invece non era la soluzione del problema, perché abbiamo ricevuto nel nostro computer centinaia di messaggi e-mail dei dipendenti della formazione professionale, perché siamo andati a visitare le sedi occupate della formazione professionale, perché abbiamo partecipato all'assemblea, al liceo Pacinotti, organizzata dalla formazione professionale, dove gli animi non erano certamente sereni e anche l'incolumità fisica di chi partecipava a quella riunione non era assolutamente garantita, abbiamo visto la manifestazione, abbiamo visto - insieme con il collega Lai dalle finestre di questo palazzo - la manifestazione sotto la pioggia dei lavoratori della formazione professionale, abbiamo deprecato e condannato insieme la violenza che, dalla manifestazione, è scaturita.
Collega Lai, se ne occupi lei di questo problema, nel senso che lei ha le idee chiare, lei ha le ipotesi di soluzione in testa, che la ascoltino, perché il problema della formazione professionale è sul tappeto da due anni e mezzo e sei mesi fa, quando siamo andati a ragionare su come il problema si doveva risolvere, le garanzie che il problema era risolto ce le avete date voi! Allora, se lei ha ben chiaro qual è il problema e quali sono le soluzioni, si affianchi all'assessore Salerno, si affianchi politicamente, il suo Gruppo, la sua maggioranza, e si aiuti l'assessore Salerno a trovare le soluzioni! Ha ragione il collega del centrosinistra che intervenendo ha detto: "Siamo al venerdì 27, è una situazione sempre difficile per discussioni approfondite, l'Aula è semideserta, l'attenzione è scarsa, certo è un'atmosfera ben diversa, da quella che abbiamo vissuto fuori dal palazzo, quella che si respira oggi in Aula". Io vorrei dire al collega del centrosinistra (forse sei tu) che ha fatto questa valutazione che è vero, che ha ragione, che avremmo potuto utilizzare in modo diverso questo tempo per fare delle leggi, per fare cose più importanti che una semplice discussione. Ma questa discussione che si svolge oggi in Consiglio regionale è semplicemente l'ultima propaggine di quello che sta succedendo fuori, non è che il centrodestra chiede al Consiglio di discutere di un argomento che siamo andati a cercare disponibile su Marte portandolo senza che ci sia, del problema, alcuna risonanza fuori da questa Aula. Il Consiglio regionale discute del problema perché fuori, non solo se n'è discusso, si sono dati anche schiaffi! Quindi, il problema per cui stiamo venendo a discutere qui in Consiglio regionale è perché cerchiamo di trovare in Consiglio regionale quel ragionamento che ci permetta di evitare la violenza fuori dal Consiglio regionale. L'obiettivo del Consiglio regionale è risolvere problemi e se i problemi restano e sono fuori da qui, in qualche maniera noi, che siamo i legislatori e siamo le persone che se ne devono occupare, dobbiamo parlare tra di noi, perché evidentemente non abbiamo parlato a sufficienza, perché evidentemente non abbiamo trovato le soluzioni dei problemi a sufficienza.
Quindi, anche la discussione, peraltro ragionevole, serena, pacata, pur nel rispetto delle diversità, che si sta svolgendo oggi, ha il significato di riportare il problema nella sede adeguata, affinché si diano le soluzioni. Io non sono sicuro che l'accordo che mi dicono che ieri sia stato stilato sia l'accordo che risolve i problemi, voi ne siete sicuri? Se ne siete sicuri, ma Silvio Lai dice di "no", perché dice che ci vogliono 3, 5 o 7 mesi per effettuare un ripensamento generale sul ruolo della formazione professionale e, quindi, sul destino da dare a quest'ultima, è una cosa che possiamo fare anche insieme, nel senso che il centrodestra non sta negando la propria disponibilità a prendersi una parte della responsabilità nella ridefinizione del sistema; però va fatto entro 3, 5 o 7 mesi! Cioè non è che, fra 7 mesi, ci vogliono altre sommosse popolari e mozioni del centrodestra per tornare in Aula e sentirci dire da Silvio, brillantemente, quello che non è stato fatto in questi sette mesi, che cosa manca e che cosa deve essere fatto tracciando così la strada della direzione. Questo non andrebbe bene, quindi utilizziamo la riunione di oggi, l'Assemblea del Consiglio regionale di oggi, per mettere le basi di quello che deve essere fatto, altrimenti è difficile che ci troviamo nella possibilità di risolvere il problema e di evitare che nuovamente sia una miccia accesa sotto il Consiglio regionale, ma sotto la pace sociale di questa Regione.
Voglio rivolgere il ragionamento prevalentemente ai colleghi della Rifondazione Comunista dai quali, nella scorsa legislatura, io ho ricevuto tante e tante lezioni sulla tutela e salvaguardia dei posti di lavoro: "nessun posto di lavoro deve essere mai perso in questa Regione". Colleghi, le parti sono cambiate, io vi spiegavo che, a mio avviso, più che le politiche del lavoro sono importanti le politiche dello sviluppo e che, dalle politiche dello sviluppo, discendono le politiche del lavoro, anzi automaticamente si ottengono le politiche del lavoro se ci sono le politiche dello sviluppo. Però, colleghi della Rifondazione Comunista, sono cambiati i tempi, sono cambiati i ruoli, sono cambiate le responsabilità. Ieri il presidente Soru era un imprenditore, poteva permettersi di licenziare i suoi dipendenti e dire che era un problema della politica, che se ne occupasse la politica. Oggi il presidente Soru, voi, siete la politica, quindi non potete più licenziare nessuno, dovete dire alle persone, a cui negate lo stipendio, qual è la soluzione dei loro problemi. Voi avete, il presidente Soru non ha più responsabilità da imprenditore, ha le responsabilità della politica e le risposte devono essere diverse rispetto a quelle che si davano in passato.
Ecco, se su queste cose siete consapevoli e siamo d'accordo, il ragionamento ci può essere perchè non ci sia tra sette mesi il ragionamento sulle cose che non si sono fatte o che si sono sbagliate nuovamente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, io ho molta stima e rispetto dei colleghi della maggioranza che hanno preso la parola oggi, però francamente ho sentito alcune affermazioni che mi hanno lasciato sorpreso, del tutto in disaccordo e in alcuni casi anche sbalordito. Come quando il collega Uras (che non vedo in questo momento in aula) ha praticamente detto che, sostanzialmente, i lavoratori della formazione professionale sono stati usati da una parte politica e, quindi, sarebbero stati usati da noi del centrodestra, insomma, usati un po' come Saddam Hussein utilizzava i civili come scudi umani per fare in modo che gli americani non bombardassero alcuni obiettivi.
Questa affermazione, unita a quella che riguarda il concetto di formazione di destra e il concetto di formazione di sinistra, mi lascia veramente sbalordito, prima di tutto perché è inammissibile affermare ed assurdo sostenere che quei lavoratori disperati, che a centinaia hanno manifestato sotto la Regione e anche sotto il Consiglio regionale, che, per settimane hanno mandato, nelle nostre caselle di posta elettronica, i loro messaggi "sono licenziato", "sono anch'io licenziato", "sono uno di quelli che perderanno il posto di lavoro", fossero strumentalizzati da noi e utilizzati come uno strumento di lotta politica! Ma vi rendete conto dell'assurdità di affermazioni di questo genere?
Guardate che lo dice un modesto consigliere di opposizione che fa parte di un Partito che certamente non ha mai giocato nello scacchiere della formazione professionale, non mi risulta che ci siano enti di formazione riconducibili alla destra, riconducibili ad Alleanza Nazionale, quindi il discorso che noi facciamo è un discorso puramente di difesa di questi lavoratori. Ben altre forze politiche hanno avuto le mani in pasta per decenni sulla formazione professionale, il discorso semmai andava indirizzato verso quei banchi, non certo verso questi banchi di opposizione. Francesco Sanna dice bene quando dice che bisogna stare attenti a quello che si afferma esercitando il proprio ruolo di Consigliere regionale; ha ragione, bisogna stare molto attenti a dire le cose come stanno e a individuare le responsabilità laddove le responsabilità sono nate e sono individuabili, certamente queste gravi responsabilità non sono ascrivibili a questa parte politica.
Fatta questa premessa, certo che noi confermiamo il nostro giudizio estremamente negativo sulla non soluzione che è stata trovata, certo che intravediamo, in questo operato della Giunta regionale, un'operazione di "macelleria sociale"; per dire la verità, qui la macelleria si sta diversificando perché, dalla "macelleria sociale" che ha riguardato in primo luogo i lavoratori della formazione professionale, dell'industria, del turismo, siamo passati agevolmente e facilmente alla "macelleria istituzionale" con la distruzione, la ricomposizione e lo scorporo di tutte le competenze degli Assessorati per ricondurre il tutto, naturalmente, unicamente nelle mani del Presidente della Regione. Quindi la macelleria c'è, eccome!
Peraltro, colleghi della maggioranza, voi sapete benissimo, molto meglio di me, perché voi avete competenze, ed uso un eufemismo, maggiori delle nostre in tema di formazione professionale, che la soluzione che state prospettando non è una soluzione. Non è la soluzione che avevate individuato sette o otto mesi fa, e non è comunque una soluzione, o dobbiamo considerare una soluzione ai problemi di centinaia di lavoratori il fatto che li mettete due mesi in cassa integrazione perché forse poi nel frattempo troverete una collocazione? Devono sentirsi tranquilli o soddisfatti? E' davvero, collega Lai, una soluzione positiva, come lei ha detto? Non credo. Non credo che se lei si trovasse nei panni, adesso non voglio prendermela personalmente con lei, ma non credo che, se io mi trovassi nei panni di uno di questi lavoratori, potrei essere contento del fatto che sto perdendo il posto, però dandomi oggi due mesi di cassa integrazione, mi finiscono di tagliare la testa fra tre mesi invece che oggi.
Se questa è una soluzione, complimenti! Peraltro, ben sapete che questa comunque è una non soluzione, è parziale e settoriale, non riguarda tutti i lavoratori della formazione professionale ma solo una parte e soprattutto la cosa che giustamente lascia, in questi lavoratori, angoscia (non è certo un'angoscia indotta da noi ma hanno già da se stessi degli ottimi motivi per essere preoccupati senza essere strumentalizzati da noi) e preoccupazioni intatte, anzi le aumenta con il passare dei giorni e delle settimane, è che non c'è un progetto, non c'è un indirizzo; non sappiamo bene, alla fine di questa agonia che voi prospettate e che secondo voi è un'ottima soluzione, dove arriverà il treno, se arriverà da qualche parte, perché non siete stati in grado di elaborare una strada diversa che tenga conto della salvaguardia dei posti di lavoro ma soprattutto del ruolo della formazione professionale in Sardegna, che non si sa dove volete indirizzare, che forse voi stessi non sapete dove indirizzare.
Il taglio, la macelleria, è già di per sé una cosa sbagliata, perché si parla di tagli ma si fa sempre finta di dimenticare che si taglia sulla pelle delle persone, quindi delle famiglie, che sono state assunte, che avevano individuato una prospettiva di vita, potevano sposarsi, comprarsi una casa, fare un investimento, avere dei figli, farsi una famiglia, e oggi forse continueranno a farlo ma con una grande fede o con una grande incoscienza a seconda delle valutazioni personali di ciascuno. Non c'è un progetto e non c'è un indirizzo su quello che voi volete fare e vorrete fare, ammesso che abbiate anche delle idee su quello che volete fare della formazione professionale.
Nel frattempo, c'è il problema dei lavoratori e c'è naturalmente il problema di chi ha usufruito di questa formazione professionale, Assessore, cioè generazioni di giovani, migliaia o forse anche tante migliaia di giovani che avevano anch'essi una prospettiva che era nell'immediato una prospettiva di formazione, ma che era poi nel futuro una prospettiva di lavoro; oggi questi ragazzi non ce l'hanno più. Assessore, lei viene da un Partito che ha fatto del Piano del lavoro e del lavoro e della tutela dei diritti dei lavoratori la propria battaglia, la bandiera, vi siete dimenticati del lavoro? Voi vi siete dimenticati il lavoro, non solo perché state massacrando la formazione professionale, ma perché state uccidendo le speranze e le prospettive di migliaia di giovani sardi, proprio mentre l'Unione Europea traccia una direzione che è ben precisa e che dice che la formazione non solo deve esistere, ma deve andare di pari passo con l'istruzione e con la scuola insomma.
Proprio mentre dalla parte dell'Unione Europea arriva questa precisa direttiva, voi che cosa fate? Smantellate la formazione professionale. O volete sostenere che erano tutti imbroglioni, che nella formazione professionale sostanzialmente si rubavano i soldi pubblici? Possibile che ve ne siate accorti ora? Possibile che, dopo tanti decenni, durante i quali io non facevo politica, ma molti di voi sì, soltanto adesso vi rendete conto che la formazione professionale era sostanzialmente un pozzo di soldi pubblici che venivano buttati là dentro e poi non si sa bene che fine facessero. I corsi erano fantasma, gli alunni erano fantasma, tutti fantasmi però si mangiavano i soldi pubblici, ve ne accorgete ora? E perché alcuni enti, nonostante tutto, oggi stanno continuando a lavorare? Perché i tagli sono stati fatti in una certa direzione e non in tutte le direzioni, Assessore?
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Trascuro per il momento l'intervento del collega Artizzu Ignazio. Quando i colleghi del centrodestra hanno presentato la mozione, eravamo in piena emergenza "formazione professionale", c'era una mobilitazione sindacale in tutto il territorio regionale con l'occupazione degli istituti e anche con una grande e straordinaria manifestazione che esprimeva il malessere, le preoccupazioni di questi lavoratori, di questa categoria. Ho grande rispetto per l'iniziativa e la lotta di quei lavoratori.
In quelle ore è stata sottoscritta questa mozione e si voleva portare il dibattito in Aula. Il dibattito arriva a poche ore dalla sottoscrizione di un accordo o di un'intesa istituzionale, quindi, magari, utilizzo questo argomento per giustificare le assenze, il disinteresse per il quale un argomento così importante porta a consentire di assentarsi persino a chi ha sottoscritto e chi ha chiesto, con urgenza, che quel tema arrivasse in Aula. Non è certamente positivo. Però c'è un rovescio di medaglia, che è quello che citava il collega Vargiu, che arrivare alla mozione a poche ore dall'intesa e quindi una volta che sembra superata (a me in verità non pare) l'emergenza, consente un dibattito con toni, lui diceva, soft, diciamo con toni di confronto vero e non di tentativo di strumentalizzare in funzione del proprio tornaconto politico di parte, di gruppo o di schieramento.
Il collega Lai (che ha sintetizzato, almeno per me, in modo preciso, le posizioni del nostro Gruppo, e credo della maggioranza, sulla formazione, con questo spirito del confronto vero, a poche ore da un'intesa sottoscritta, che può aver chiuso una prima fase dell'emergenza, ma che lascia aperto tutto il problema) ha indicato qual è la strada che, secondo noi, deve essere seguita. Noi non abbiamo avuto dubbi, all'inizio di questa legislatura, nel condividere una linea di riforma della formazione professionale. Non c'è dubbio che quello che è avvenuto negli ultimi anni ha finito per danneggiare la stessa formazione e che un eccesso di risorse messe a disposizione di un bilancio, che aveva raggiunto invece livelli di indebitamento come quelli che il bilancio regionale aveva avuto, immense risorse messe a disposizione per l'obbligo formativo era un acconsentire - lo ha ricordato anche adesso Silvio - che entrassero nella formazione, e venissero accreditati, soggetti che forse non meritavano di essere accreditati. Ignazio, non è vero che abbiamo detto che tutto ciò che è avvenuto nella formazione è negativo. Ciò che è avvenuto negli ultimi due anni, in particolare nel 2003 e nel 2004, con ingenti risorse messe a disposizione, sperando che arrivassero soldi dallo Stato mentre tutti noi sapevamo che i soldi non sarebbero arrivati,- ha esposto la formazione professionale al giudizio, che condivide tutta l'opinione pubblica, della necessità di riformarla.
Abbiamo però assunto un impegno, che io ribadisco: dicendo che è interesse dei ragazzi riformare la formazione professionale e dell'utenza, aggiungo, è interesse dei formatori avere una formazione professionale seria e utile per la società, inoltre è interesse degli enti seri (quelli che da anni, da decenni, garantiscono la formazione, quelli che sono stati sperimentati realmente) avere una formazione seria. E' quindi un interesse di tutti.
Allora acceleriamo il progetto di riforma. Noi avevamo una nostra proposta, che era diversa e, in parte, anche per molti punti, alternativa a quella della Giunta, non l'abbiamo presentata perché è giacente in Commissione il disegno di legge, ci proponiamo di presentare alla maggioranza, alla Commissione, gli emendamenti che raccolgono un'indicazione un po' differente, che vanno nella strada che ha indicato il collega Silvio Lai. Abbiamo approvato, perché quest'intesa di oggi fa riferimento ad un'altra intesa, in Aula una norma, nel collegato, noi pensavamo e ritenevamo che quella norma potesse dare una soluzione ai problemi del contingente e cioè che la riforma pagava prezzi e che i prezzi di questa riforma non dovevano pagarli i lavoratori, dipendenti degli enti professionali, ai quali abbiamo detto, e ribadiamo adesso, che nessun lavoratore deve andare dall'ente di formazione all'ufficio di collocamento. Nessun lavoratore!
Abbiamo ipotizzato una soluzione con l'articolo 19 del collegato ma, nutrendo anche noi dei dubbi, dopo averli qui manifestati, abbiamo proposto di effettuare delle sperimentazioni o delle verifiche. Abbiamo annunciato, quindi la maggioranza, la nostra disponibilità a rivedere sia le risorse stanziate sia lo stesso articolato, qualora avessimo preso atto che quella strada, che avevamo indicato nel collegato, non portasse alla soluzione dei problemi, come da noi auspicato. Allora l'unica cosa che io accetto come rimprovero, alla maggioranza e anche alla Giunta, è che non c'era bisogno di far esasperare così tanto la situazione e portarla sino alle estreme conseguenze di un'occupazione delle scuole, di una manifestazione di piazza, di qualche degenerazione che ha determinato quel malessere, non c'era bisogno di quel momento perché noi prendessimo atto che occorreva introdurre dei correttivi. Quei correttivi che introduce, oggi, quel protocollo d'intesa e quei correttivi che forse dovremo introdurre noi ritornando all'articolo 19, come proponeva il collega Sanna.
Concludo proponendo di creare un clima che non sia di strumentalizzazione di un malessere, vero, che esiste, che c'è e di una preoccupazione vera. Ammettiamo che la responsabilità non va cercata in questi due anni di tentativi di riforma, ma in ciò che è stato costruito, in particolare, negli ultimi anni della precedente legislatura, che ha determinato una situazione non accoglibile, non accettabile, di formazione, in particolare per l'obbligo formativo. Partiamo dalla necessità di dare concretezza a quel protocollo, di reperire magari risorse aggiuntive rispetto a quelle che possono essere stanziate dall'articolo 19, di ritornare all'articolo 19 per renderlo operante e attivo e, allo stesso tempo, andiamo in Commissione e acceleriamo il processo di riforma della formazione e dell'istruzione, approvando quel disegno di legge, portandolo in Aula e dando, nei tempi di cui parlava Silvio Lai, cioè entro la primavera prossima, una certezza ai lavoratori della formazione.
Con questo spirito, per quanto riguarda i DS, ma penso di parlare anche a nome della maggioranza, noi siamo pronti ad un confronto vero, sia all'interno del Consiglio sia con le parti sociali, che sono state protagoniste dei momenti di lotta in queste settimane.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Noi non vogliamo strumentalizzare nulla, cari colleghi. Noi denunciamo una situazione grave a cui voi da mesi, da anni ormai, state mettendo la sordina per nascondere un preciso, lucido e cinico progetto di smantellamento della formazione professionale in Sardegna. E' chiaro? Ecco perché i toni soft, il fatto che siamo di venerdì o che i lavoratori abbiano firmato, per stanchezza o per disperazione, un protocollo d'intesa che è una vergogna, perché la formazione professionale viene assimilata ad un'intesa istituzionale integrativa, riguardante la crisi d'area del territorio di Nuoro. State approcciando il problema della formazione professionale, come se si trattasse di un problema di un'area di crisi e state costringendo a firmare protocolli d'intesa che propongono soltanto l'assimilazione, ai lavoratori della formazione professionale, delle norme sugli ammortizzatori sociali, cassa integrazione, eccetera, cioè strumenti pensati dalle leggi statali per far fronte a situazione di reale crisi di mercato, di crisi aziendali. Assimilate così la formazione professionale ai settori dell'industria in crisi, quando invece la formazione professionale non è in crisi, perché non c'è assolutamente assenza di domanda, c'è anzi una colpevole, cinica, lucida, carenza di offerta formativa qui in Sardegna che, forse negli anni scorsi, poteva non essere adeguata certamente alla domanda, ma che voi avete e volete continuare ad affossare.
Perciò noi diciamo che non c'è assolutamente una volontà di strumentalizzare, è nostro dovere essere presenti su questo problema per far conoscere qual è la reale situazione in cui versa questo sistema perché, come hanno detto prima tutti i colleghi, lo diceva il collega Vargiu in particolare, avete voluto voi quell'articolo 19, avete ripetuto anche adesso, attraverso il collega Lai, che quell'articolo risolve il problema dei lavoratori della "42"; voi stessi, sempre con il collega Lai, avete riconosciuto che, se non si è attuato, è per colpa della Giunta. Non l'ha detto in questo modo, perché non poteva dirlo, ma è la verità, e soprattutto in questo protocollo non si vede uno straccio di prospettiva reale, di soluzioni concrete, proprio nel solco di quello stesso articolo 19 che non era - secondo noi - la soluzione adeguata ma che voi avete voluto, e che almeno individuava una prospettiva. Non c'è nulla di quella tripartizione del carico di personale a cui trovare una soluzione, non c'è nulla! Perché un terzo che doveva andare all'esodo non c'è andato, e non si vede quando vi potrà andare, il trasferimento agli enti locali è avvolto nelle nebbie, nel buio di una indisponibilità di risorse finanziarie al momento, anche e soprattutto di una indisponibilità di procedure amministrative e di coperture legislative perché questo possa avvenire, l'offerta - poca - che c'è, non riesce sicuramente a colmare l'esigenza di personale; e voi dite che stiamo strumentalizzando?
Il 30 settembre, giorno in cui scadeva l'impegno per rivedersi tra le parti, impegno che è stato disatteso anche negli incontri, noi abbiamo doverosamente segnalato il problema che d'altra parte però è scoppiato, è scoppiato nelle piazze, è scoppiato male! Come scoppia male quando la ribellione cova, cova, cova e viene continuamente pressata e tenuta in silenzio, da un lato, da un disegno cinico di chi governa e, dall'altro, da una maggioranza che non è capace di farsi rispettare su un tema che dice di voler seguire e difendere adeguatamente.
Non ci siete su questo problema e poi oggi ci venite a dire che il problema è la riforma della formazione professionale! Ma quale riforma? Dell'istruzione e della formazione? Ma avete visto il programma dei lavori delle Commissioni che voi ci avete presentato in Conferenza dei Capigruppo? Avete messo nell'ottava Commissione prima lo spettacolo, poi le società di mutuo soccorso, poi la ricerca e, come quarto punto, l'istruzione e la formazione professionale. Non è casuale questo perché voi sapete bene che il disegno di legge non darà soluzioni al settore della formazione professionale come non verranno soluzioni dall'indirizzo politico del Governo nazionale perché il Ministro Fioroni tutto vuole fare fuorché tentare di avviare le riforme perché ha capito che si brucerebbe le mani, come si è bruciato le mani prima Berlinguer e forse come, in parte, in un certo senso anche il Ministro successivo e lo stesso ministro Moratti. E' difficile fare una riforma dell'istruzione e della formazione in Italia come anche in Sardegna, perché non ci si vuole impegnare ad affrontare realmente i problemi, seriamente, guardando in faccia le questioni.
Caro collega Uras, non c'è una politica di destra e di sinistra, non lo so se lei la vede nella sua mano destra e nella sua mano sinistra, nello scrivere le sue proposte di legge o nel votare. Ma di che cosa stiamo parlando? Come si fa a disegnare il tentativo faticosissimo di numerosi Ministri di cercare di dare un sistema dell'istruzione e della formazione che veda insieme quello dell'istruzione e quello della formazione, dando pari dignità alla formazione, non mescolando le cose, perché è banale e inutile descrivere i tentativi di riforma in questo modo. Per quanto criticabile, da voi non da me, da me solo in parte, il progetto di riforma del ministro Moratti quanto meno indicava una linea molto chiara che era quella di una riforma del secondo ciclo che individuava istruzione e formazione professionale come due sistemi paralleli, di pari dignità, che portassero il nostro sistema di istruzione e di formazione ad essere più moderno, cioè più capace di dare risposte alla esigenza formativa e poi occupativa dei nostri giovani.
Questo è il problema. Parliamo tutti, anche voi, di dispersione scolastica e non ci rendiamo conto che ipertrofizzare la scuola è rendere invece la formazione professionale (che voi, con un eufemismo, nei vostri programmi, nei vostri tentativi, nei vostri discorsi, indicate e definite "integrata", ma non è una formazione "integrata" quella che disegnate voi, è una formazione figlia di un dio minore, è una formazione fatta per coloro che non riescono a stare nel sistema scolastico) una formazione che non ha pari dignità, una formazione che non dà capacità di entrare nel mercato del lavoro.
I veri problemi sono questi, sono difficili, neanche io ho ricette pronte per dare una soluzione di grande riforma al sistema della scuola e della formazione professionale, dobbiamo forse lavorarci molto di più insieme, forse lasciare antichi pregiudizi, tutti, chissà se ci riusciremo un giorno, ma non potete dire, oggi, alle persone che erano in piazza nei giorni scorsi, alle persone che ancora seguono, a quelli che hanno firmato per disperazione questo protocollo che la soluzione è un po' di cassa integrazione, un po' di promesse, è il miraggio di una riforma dell'istruzione e della formazione in Regione che voi vi affretterete a portare in Consiglio.
Io spero che lo facciate, ma spero che lo facciate guardando in faccia la realtà e le speranze di queste persone, ma non solo di queste, perché stiamo parlando di qualche centinaio di lavoratori della legge numero 42 mentre non parliamo invece di tutti gli altri che sono fuori, senza neanche la tutela della "42", né di tutto quel grande bisogno di formazione reale e di formazione per giovani che poi non arrivano ad entrare nel mercato del lavoro a 27 anni non sapendo cosa fare, o a 20 anni uscendo dalla scuola, dopo anni magari di dispersione, avendo lo spettro solo della disoccupazione e un bagaglio personale di competenze che è buono da un certo punto di vista, perché la scuola italiana non è vero che sia la peggiore del mondo, ma non è certamente un bagaglio di capacità, di saper fare, di conoscenze, di saper rapportarsi con la società che, al confronto invece con i giovani degli altri paesi, fa purtroppo partire con un handicap gravissimo i nostri giovani.
Questi sono i problemi, noi non abbiamo strumentalizzato nulla, continuiamo a denunciare la vostra incapacità di avere il coraggio di individuare risposte concrete che devono arrivare non solo negli accordi ma nella prossima legge finanziaria e su questo ancora dovrete essere disponibili e capaci di dimostrare che sapete dare risposte concrete.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Signor Presidente, signori consiglieri, il dibattito su una questione così complessa e così di rilievo per la politica regionale sicuramente meriterebbe tempi più lunghi proprio perché vi è necessità di approfondire la tematica della formazione professionale, del suo ruolo strategico, della sua funzione, anche in qualche modo slegata dall'emergenza sociale e io auspico che il disegno di legge approvato ad aprile dalla Giunta regionale, arrivi presto in quest'Aula per poter appunto avere l'occasione di un ragionamento più approfondito e più puntuale.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue Assessore SALERNO.) Certamente oggi il ragionamento è in qualche modo, seppur pacato, viziato comunque anche da strumentalizzazioni che tuttavia vi sono state; comprendo la dialettica politica ma non comprendo le strumentalizzàzioni e soprattutto l'utilizzo di dati che non corrispondono alla realtà, peraltro voglio ricordare che l'Assessorato, io stessa sono stata sempre disponibile, nei confronti di tutti i consiglieri di maggioranza, e giustamente di minoranza, a fornire tutte le spiegazioni e le delucidazioni che sono necessarie per quanto di mia competenza.
Dire oggi che questa Giunta non ha una strategia politica e non ha un disegno di legge di riforma, onorevole Dedoni, non credo che sia esatto. Ho ricordato che la Giunta ha depositato ed ha approvato, ad aprile del 2006, un disegno di legge di riforma dell'istruzione e della formazione professionale in Sardegna. Disegno di legge che ha una precisa e definita strategia politica: costruire nella nostra Regione quella società della conoscenza, in rispetto degli obiettivi (che sono stati richiamati anche in quest'Aula) fissati da Maastricht, da Lisbona, da Amsterdam, e che sono quelli della valorizzazione della risorsa umana per costruire una nuova società che veda sviluppo economico ma anche solidarietà e soprattutto diritti di cittadinanza.
Quindi, la Regione continua ad avere come bussola quegli obiettivi e, nell'ottica di quelle direttive, ha costruito questo disegno di legge. L'ha costruito anche per andare a superare quei problemi gravi che voi tutti qui avete denunciato e che noi abbiamo trovato in questa Regione: quello della dispersione scolastica, quello del basso numero di laureati e dei diplomati e quello di una formazione professionale che (nonostante le ingenti risorse spese, solo 250 milioni di euro di risorse POR) non ha conseguito l'obiettivo di aumentare i livelli di conoscenza e di sapere dei nostri giovani e dei nostri lavoratori, né quello di dare risposta alle esigenze del mercato del lavoro, se è vero come è vero, lo ricordava anche l'onorevole Lai, che oggi circa il 50 per cento dei disoccupati iscritti nelle liste non ha né qualifica e né titolo di studio. Possiamo leggere a questo proposito quanto rilevato da diversi istituti di ricerca (dal CENSIS, dal CRENOS) sulle carenze del sistema formativo in Sardegna, ma su questo tornerò dopo.
Nel disegno di legge, noi abbiamo disegnato un sistema di istruzione e di formazione professionale dove i due sottosistemi, chiamiamoli così, della scuola e della formazione hanno pari dignità, onorevole La Spisa, sono due sistemi che non si confondono ma che imparano a riconoscersi e a lavorare insieme per accompagnare i nostri cittadini lungo tutto l'arco della vita. Quindi, due sistemi che devono migliorare, entrambi, per garantire quella crescita del sapere e della conoscenza che oggi consentono prioritariamente, e devono consentire, il pieno godimento dei diritti di cittadinanza in una società sempre più complessa, in una società dove è sempre più difficile per un cittadino persino difendersi, in una società in cui è difficile certamente trovare lavoro, in una società in cui comunque noi dobbiamo dare tutti gli strumenti alle persone per godere dei propri diritti.
Certamente, in questa riforma, abbiamo messo al centro la scuola pubblica perché questo è l'obiettivo di questa Giunta e di questa maggioranza. Abbiamo detto "più istruzione" e abbiamo detto "i giovani devono restare il più possibile all'interno del sistema scolastico". Quindi abbiamo anche anticipato quella che è oggi la riforma nazionale contenuta nella finanziaria del 2007 elevando, già dall'anno scorso, l'obbligo scolastico ai 16 anni e quindi anticipando, di questo ne siamo orgogliosi, la riforma nazionale. Con questo non abbiamo mai assolutamente detto né praticato, ad oggi, la cancellazione della formazione professionale, ma abbiamo detto, credo che su questo siamo d'accordo, che vi era l'urgente, impellente necessità di una riforma della formazione professionale in Sardegna, per quello che abbiamo trovato e per quello che è stato prodotto, è stato ricordato in quest'Aula, soprattutto negli ultimi anni di Governo del centrodestra.
Abbiamo detto che occorreva qualificare l'offerta formativa e che la formazione professionale era degenerata, negli ultimi due anni, a fare esclusivamente il diritto/dovere all'istruzione della Moratti, e che aveva perso perfino la sua funzione strategica, quella dell'elevazione del saper fare, quella della occupabilità, quella della adattabilità delle competenze, ma anche quella di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Abbiamo trovato un sistema della formazione professionale estremamente polverizzato e dequalificato. Questo non vuole dire che tutti gli enti di formazione professionale avessero lavorato male, non lo abbiamo mai detto, che tutti fossero dei ladri o che tutti abbiano esclusivamente approfittato della spartizione della torta; abbiamo detto che ci sono enti che hanno lavorato bene, che hanno dato risultati e che hanno contribuito a formare e anche a far trovare lavoro a molti dei nostri giovani, vi sono enti che hanno contribuito perfino a combattere la dispersione scolastica, però vi era complessivamente un sistema che andava razionalizzato, riformato, riportato perfino alla legalità e qualche volta anche alla moralità.
(Interruzione)
Onorevole Dedoni, non c'è bisogno che la Giunta vada alla Finanza, la Finanza è tutti i giorni negli uffici dell'Assessorato regionale del lavoro, forse lei lo sa.
(Interruzione)
Noi vogliamo che si continui a verificare e a controllare quello che è avvenuto nel passato. Da parte nostra, non aspettando la definizione della legge, in questi anni, noi abbiamo già fatto molto sulla riforma della formazione; abbiamo detto nella legge che la formazione professionale doveva ridiventare strumento strategico di politica attiva del lavoro, abbiamo detto che la formazione non è l'obbligo formativo ma è la formazione iniziale, la formazione per i giovani e concordo, onorevole Sanjust, sul fatto che non ci può essere solo l'alta formazione ma che occorre partire prioritariamente da quel 50 per cento di iscritti disoccupati senza qualifica e senza titolo di studio. Abbiamo detto però che la formazione deve essere anche formazione superiore, post-diploma e post-laurea, formazione continua, formazione permanente in grado appunto di accompagnare il lavoratore in tutto l'arco della vita e abbiamo iniziato anche il lavoro di riqualificazione.
Si è detto qui del sistema di accreditamento, ne ha parlato l'onorevole Maninchedda. Io ho detto poc'anzi che bisognava ripristinare persino, in qualche modo, il rispetto delle regole e delle leggi comunitarie e nazionali. Or bene, noi abbiamo avuto per sette mesi i bandi del POR bloccati, dall'Assessorato della programmazione e dall'Autorità di gestione, perché la Sardegna non era in regola con il sistema di accreditamento, non aveva, fino a quel giorno, rispettato le leggi comunitarie e nazionali. Per cui noi abbiamo scritto un nuovo accreditamento che rispettasse le regole appunto della concorrenza, ma abbiamo anche detto che l'accreditamento non poteva essere fatto per sedi formative, ma che andava accreditato il soggetto titolare dell'attività di formazione, in base alle capacità didattiche, gestionali, organizzative e di relazione del territorio. Oggi, nell'ultima riunione della Conferenza delle Regioni, il sistema di accreditamento sardo sta per essere adottato a livello nazionale, essendo stato riconosciuto il migliore a livello nazionale. Queste sono le riforme che noi abbiamo fatto.
Non è vero quanto si dice sulle sedi formative e sugli enti; noi avevamo, sino al nuovo sistema di accreditamento, 338 sedi formative accreditate, un numero che, nei documenti dell'ISFOL, veniva considerato del tutto elevato se comparato al dato nazionale di 2168 sedi accreditate (censite sempre dall'ISFOL), oggi noi abbiamo 100 sedi formative accreditate, di cui il 20 per cento pubbliche, abbiamo 100 agenzie formative accreditate, di cui 77 sono scuole, per la prima volta. Certamente anche questo ha portato dei problemi, non li nego, però era giusto procedere ad una razionalizzazione del sistema.
Abbiamo poi, con diverse norme, la legge numero 4, la legge numero 9, presentata dall'assessore Dadea e approvata da questo Consiglio, decentrato alle Province le funzioni e le competenze in materia di formazione professionale, già previste peraltro dalla legge numero 20. Una cosa del tutto dovuta, devo dire, anche questa in attuazione delle leggi nazionali sul decentramento di competenze e funzioni alle Regioni, ed un fatto del tutto coerente con il decentramento, previsto dalla legge numero 20 appunto, di competenze e funzioni in materia di servizi per l'impiego e politiche attive del lavoro, essendo appunto la formazione professionale una politica del lavoro per eccellenza.
Abbiamo, da subito, esercitato il ruolo (già previsto peraltro dalla legge numero 47 del 1979, cosa che non era stata fatta negli ultimi anni) della Regione quale soggetto di programmazione, di controllo, di verifica e di monitoraggio delle attività formative. Non è che noi non avessimo una legge buona sulla formazione professionale. Oggi l'onorevole Farigu ha ricordato il problema dei fabbisogni formativi e ha anche ricordato, mi pare, che spesso le attività di formazione professionale, in modo ciclico devo dire, in questa Regione, non erano il frutto di un'analisi dei fabbisogni formativi dei territori e frutto, quindi, di una programmazione regionale che accoglieva quell'analisi dei fabbisogni anche in coerenza con le sue politiche di sviluppo economico e sociale, ma era a volte l'elenco della spesa degli enti.
Quindi, la Regione si è riappropriata, in questi anni, di questo ruolo; anticipando perfino il decentramento alle province, abbiamo individuato i fabbisogni formativi insieme alle province e abbiamo fatto una nuova programmazione. Poi abbiamo attuato anche il rispetto della legge che prevede che le risorse pubbliche vadano a bando e non ad affidamento diretto, con i bandi si misura la qualità perché si vince, non si affidano, onorevole Artizzu, in modo più o meno, come lei ha ventilato, discriminatorio le attività: si partecipa a bandi e si vincono i bandi in base a progetti e i progetti vengono valutati in base alla qualità. Anche questa è una riforma attuata.
E' chiaro che, per quegli enti che erano tradizionalmente abituati ad avere le risorse in modo diretto, per quegli enti che si erano abituati, ahimè, a fare attività di obbligo formativo senza sforzo di progettazione, è stata difficile la fase di adattamento; ci sono però tanti enti che vincono i bandi, ci sono enti che non partecipano ed enti che non ne vincono. Però oggi si dice che ci sono 2700 lavoratori che rischiano il posto di lavoro, dove sono? Oggi noi abbiamo, anzi avevamo sino a ieri, visto che abbiamo firmato l'accordo con l'ENAP, 134 lettere di preavviso di licenziamento, che oggi il presidente dell'ENAP si è impegnato a far ritirare dal proprio consiglio di amministrazione, e poi avevamo 150 lettere di licenziamento annunciate, più un'altra trentina di licenziamenti. Questo sui posti di lavoro. Poi si dice: la Regione ha cancellato la formazione professionale e non ha messo risorse. Allora: la Regione ha messo, nel 2004, risorse pari a 156 milioni di euro a bando; nel 2005, 152 milioni e 682 mila euro; nel 2006, 140 milioni di euro. Chiedo a voi dov'è la cancellazione della formazione professionale.
Certo, siamo in un sistema diverso, dove bisogna partecipare a bandi e bisogna vincerli, dove non ci sono affidamenti diretti, dove ci si misura sulla qualità, però gli enti in crisi, 100 agenzie accreditate più 77 scuole, si contano sul palmo di una mano. Allora, onorevole La Spisa, è vero che non c'è un sistema in crisi della formazione professionale, ci sono aziende, agenzie formative in crisi. Ma- come noi abbiamo sempre fatto e giustamente dobbiamo fare - siccome dobbiamo tener conto sia della fase di riforma, di questa delicata fase di riforma, e sia del problema sociale, perché il problema dei lavoratori ci sta a cuore indipendentemente da chi sia il datore di lavoro, mi pare che abbiamo dimostrato di aver risolto e dato risposte a tante situazioni di crisi in questa Regione, seppure spesso con ammortizzatori sociali ma comunque a tutela del reddito dei lavoratori, perché quelli erano gli strumenti di mia competenza.
Oggi ci sono degli esuberi nella formazione professionale. Abbiamo scritto delle norme, non le ha scritte solo la Giunta, le ha scritte questo Consiglio e ognuno deve assumersi la responsabilità per la parte che lo riguarda.
L'onorevole Francesco Sanna mi ha chiesto...
PRESIDENTE. Assessore, purtroppo il tempo a sua disposizione è terminato. Mi dispiace, ma la regola, per tutti, su questo argomento è stata che non sono concesse proroghe.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Glielo dirò a voce.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Dopo aver sentito soprattutto la replica dell'Assessore e anche le dichiarazioni rese dall'onorevole Marrocu, sono sempre più convinto del fatto che oggi si sia fatto assolutamente bene a portare questa mozione che, se era attuale nella settimana alla quale lei faceva riferimento e cioè nella settimana nella quale i lavoratori hanno, giustamente, manifestato in centinaia fuori dal Palazzo di viale Trento, oggi lo è ancora di più vista la farsa che viene rappresentata dal verbale di accordo istituzionale. Perché è una farsa, caro Assessore? Perché nella riunione, alla quale anche io ho partecipato, seppur da dietro le quinte, ma questo non mi ha impedito di ascoltare con le mie orecchie e di scrivere con la mia penna il presidente Soru, con l'assessore Salerno a fianco, nell'incontro avuto con i sindacati, con alcuni sindaci e, mi pare, con un Presidente di Provincia, aveva esposto cinque o sei punti che, a loro avviso, avrebbero determinato la risoluzione sia del problema della formazione ma soprattutto di quello delle centinaia di lavoratori; dico questo non in maniera strumentale né demagogica, come qualcuno purtroppo ha il cattivo gusto e il cattivo vizio di ripetere continuamente, altrimenti spiegatemi qual è il ruolo dell'opposizione se non quello di controllare che le cose vengano fatte o meno. Questo non è né strumentalizzare, né fare demagogia.
Bene, allora, caro Assessore, mi dispiace che non ci sia il Presidente, perché dopo tutto quello che è successo forse la cosa minima era la sua presenza, in quella sede si era parlato di riaprire l'esodo e di superare i ritardi; nel verbale, Assessore, magari con una conferenza stampa, così non parla solo con me o con il collega Sanna, mi faccia capire dove si parla di riapertura dell'esodo e di superare i ritardi. Mi faccia capire dove è scritta la disponibilità al sostegno finanziario maggiore per la mobilità verso gli enti locali con la copertura fino al 100 per cento degli stipendi. Mi faccia capire dove sta. Effettivamente si parla di cassa integrazione, ma, onorevole Lai, per quanto io riconosca che lei forse sia uno di quelli che sta soffrendo più di tutti questo problema, io non ho alcuna difficoltà a dirlo, perché riconosco la sua sensibilità, però vorrei capire qual è l'utilità della cassa integrazione, che lei dà come un risultato assolutamente eclatante del quale fregiarsi. Io penso che sia veramente un qualche cosa di mortificante per questo genere di lavoratori e che soprattutto non risolva nella maniera più assoluta un dramma che non viene certamente acuito con due mesi eventuali, se verranno, di cassa integrazione.
Si è parlato, in quei sei punti, caro Assessore, di clausola sociale nelle gare d'appalto, ne ha fatto poco fa riferimento l'onorevole Francesco Sanna. Bene, nella parte dell'intervento che io non sono riuscito prima a terminare, e che vuol essere propositivo, e non demagogico e strumentale, noi proponiamo una soluzione. Se realmente la cosa si vuol fare, ripeto, se realmente la cosa si vuol fare, la soluzione è di dare corpo a questa lodevole dichiarazione che per il momento è solo una lodevole dichiarazione di intenti, proponendo che questa clausola sia inserita come emendamento al disegno di legge in materia di appalti, che è attualmente in Commissione lavori pubblici. Allora, se i tempi per l'approvazione del testo invece fossero dilatati nel tempo, anche qua avete dimostrato più di una volta, il presidente Soru ha dimostrato più di una volta che, quando una legge la si vuol fare approvare dall'Aula, ha tutti i canali assolutamente privilegiatissimi, ci si è inventati maxi emendamenti, ci si è inventato di tutto, di certo una cosa l'avete dimostrata, e di questo ve ne diamo atto, quando una cosa interessa in questa Aula la si fa, della formazione professionale, evidentemente, non ve ne "frega" nulla, questa è la realtà, non vi interessa risolvere il problema a monte, vi interessa tappare i buchi, vi interessa, grazie alla sollecitazione di alcuni colleghi che sono assolutamente da lodare per questo, cercare di mettere freno ad una situazione sociale che sta veramente scoppiando.
Questa è la realtà delle cose, caro Assessore e caro Presidente, che neanche si prende la briga di venire qui in Aula, per dibattere civilmente, come tra l'altro è stato fatto anche durante la manifestazione, vorrei ricordare che non si può pretendere, non lo si potrà pretendere mai, che alle provocazioni, molte volte, non si debba rispondere, perché anche il fatto di uscire in maniera spavalda da una macchina per dire chissà che cosa, quando gli animi sono agitati, può comportare delle cose spiacevoli, che io, per carità, non sono qui, a dire che siano corrette, ma se si vuole correttezza, la correttezza la si deve prima di tutto dare, soprattutto a chi vive dei momenti di grandissima tensione; se ne vogliamo tirare fuori un altro caso, mi riferisco all'onorevole collega Caligaris, che è sempre attentissima a certe problematiche, che so che ha seguito molto da vicino il problema dei lavoratori delle pulizie degli uffici della Regione, anche lì, scusate se divago per 30 secondi, è stata fatta una grandissima presa in giro ai lavoratori, perché non c'è Presidente della Regione che, secondo me, avrebbe mai firmato un documento qual è quello che è stato firmato per convincere, anche in quel caso, i lavoratori a togliere il presidio e andarsene a casa.
Ma come si può dire, dopo che sono state presentate le buste, dopo che la gara oramai è praticamente in atto, scusi, onorevole Secci, lo so che sto divagando ma è l'esempio del modo di agire che non va assolutamente bene, se una gara d'appalto prevede che un'azienda possa dare in subappalto, eventualmente, l'appalto vinto, come si può scrivere, e farlo sottoscrivere dai sindacati, che si privilegerà, nel criterio di assegnazione, l'impresa che non ricorrerà al subappalto? Chi ha un minimo di dimestichezza in normative relative ad appalti pubblici, sa benissimo che questa si potrebbe anche configurare come turbativa d'asta. Qua lo dico e qui non lo nego. E questo è un documento firmato!
PRESIDENTE. La prego, onorevole Sanjust, torni sull'argomento.
SANJUST (F.I.)….Per ritornare sull'argomento e per chiudere, così faccio anche risparmiare un po' di tempo, noi abbiamo semplicemente dato delle possibilità di risoluzione del problema, tra l'altro rifacendoci a ciò che lei, Assessore, e il presidente Soru avete promesso ai sindacati e ai lavoratori, non c'è niente di tutto questo nel verbale di accordo istituzionale che ieri voi avete sottoscritto. Penso che, più che le parole, parlino i documenti che, fino a prova contraria, lasceranno sempre traccia, e questo non è niente di demagogico e niente di strumentale.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Vede Assessore, lei aveva l'opportunità, stamattina, di cogliere questa ricchezza di proposte, che sono venute da ambo le parti, direttamente o indirettamente, anche con la criticità, e cercare di dare qualche risposta in positivo alle esigenze della formazione professionale. Alla fine, invece, lei è arrivata qui, se l'è cantata e suonata da sola. Linee politiche della Giunta esistono nella misura in cui la Giunta dimostra che ha le linee politiche e le pone in atto, guardi l'unica cosa di linea politica che io leggo oggi nel giornale è "salvagente per la formazione", cioè continuando nel discorso che ha posto l'onorevole Sanjust, il quale ricordava che poco è, se non un momento, per tappare il buco di una difficoltà che vive la formazione professionale, non è certamente la salvezza della formazione professionale, né una prospettiva per la formazione professionale.
Fino a prova contraria a me non risulta che sia stato cacciato nessuno degli enti accreditati, se ne sono solo aggiunti nuovi, allora vorrei che fossero cacciati quelli che si sono comportati male e se qualcuno sta facendo, come organo di polizia, le indagini dovute, le porti a compimento perché vuol dire che si sta facendo pulizia, se c'è da farla, come in tutte le imprese, come dovunque in qualunque tipo di sistema di operatività, che sia l'edilizia, che sia la metallurgia o altro. Tutto questo non c'entra niente con le riforme, le riforme sono ben altra cosa, non c'è stata alcuna riforma, l'unica cosa che è esistita è quel qualcosa che è stato inserito nella proposta di la legge di riordino degli uffici per il lavoro, per i servizi, dove c'è una parte, lo ricordava Silvio Lai, relativa alla formazione professionale, le ricordo di aver contribuito anche io, in maniera larga.
Purtroppo non c'è altro, io ho colto solo che, in anni disagiati, negli anni 2003-2004, c'è stata un'alluvione di disponibilità finanziaria verso gli enti, ma si è mai chiesto perché? Perché c'erano i POR da portare a compimento. Se in tutto questo sistema, qualche agenzia ha fatto in modo di utilizzare in malo modo, in maniera furbesca, illegittima o addirittura illegale questi finanziamenti, che paghi! Ma non c'entra niente con la formazione professionale! Noi stiamo dibattendo e discutendo della formazione professionale come strumento possibile, anzi, necessario per fare giuste politiche attive del lavoro, cioè per consentire alla gente di entrare nel mercato del lavoro e di permanervi; cose che oggi non vengono date.
Io, fossi stato in lei, avrei segnato con un'accentuazione particolare gli interventi degli onorevoli Maninchedda, Lai e Sanna, tutti e tre hanno detto che c'è un'incapacità manifesta nella gestione delle attività, da parte della Giunta, sul tema della formazione professionale, ancorché in mancanza di fondamenta legislative adeguate nel senso di riforma. Una critica pesante e feroce che non è pervenuta dai banchi dell'opposizione. Questo dovrebbe farla riflettere e farle porre attenzione sulle necessità esistenti, vere, profonde, reali. Non è neanche nel giustificare che ci sono 157 miliardi messi a disposizione della formazione. Una cosa è fare bandi, una cosa è poi dimenticarsi di impegnare i fondi per poterli utilizzare proficuamente.
Bisogna quindi andare a fondo, analizzare, verificare e vedere se, nella gestione complessiva, si sono ottenuti e si possono ottenere risultati in positivo. Vede, io non voglio fare, e sto facendo forse male a farla, una requisitoria. Io credo che gli enti, le agenzie formative siano intraprese come tutte le altre e se un'intrapresa va male, me ne preoccupo, perché è un corpo sociale che comunque vibra e ha necessità di essere rimesso nella tonalità giusta perché tutto sia armonico. Cosa difficile è cercare di compiere il proprio dovere cercando di armonizzare, ma questo è compito sia di questo consesso, che della Giunta regionale.
Credo che, tra poco, all'unanimità, approveremo una legge che darà fiato e risposte in positivo ad un settore, il minerario, che ha necessità di una disponibilità finanziaria per essere rilanciato, nonostante ci sia, all'interno di quel tipo di miniera, già qualcosa in positivo nei prezzi e nella valutazione dei prezzi. Ma ricerchiamo la soluzione unitaria, perché vogliamo creare un sistema che sia produttivo, che sia importante, che dia sviluppo alla Sardegna, che consenta l'occupazione, che tranquillizzi i padri di famiglia, che dia sostanzialmente un'opportunità. Se non facciamo queste cose e non le cogliamo anche in seguito ad un dibattito produttivo, che credo ci sia stato oggi più che mai, nonostante si sia parlato di legge, direi quasi che è il prologo di un dibattito di una norma che non esiste ma è in fieri in termini generali.
Cogliamo questi aspetti, che sono venuti, ripeto, dalla maggioranza e dall'opposizione, dalla disponibilità manifesta da parte di tutti per cercare di risolvere un problema che è importante. Non è il discorso di richiamare e dire che la Moratti aveva torto o che il nuovo Ministro ha ragione, il problema è dare soluzione a quei disperati che vanno fuori comunque dalla scuola, che non si ritrovano nel mondo della scuola e che vogliono avere competenze per entrare nel mercato del lavoro. Su questo credo che non ci sia dubbio da parte di nessuno, dobbiamo confrontarci su quali siano i metodi migliori per poterlo fare, e non mi voglio scrivere etichette per dire: "Sono il più bravo", con umiltà, porto quel poco che posso di competenze.
Allora, cerchiamo insieme, veramente, di costruire un sistema nuovo della formazione, che non è nell'esclusione ma è nella convergenza, nel trovare soluzioni aggreganti che diano risposte in positivo, non solo agli operatori della "42" (mi auguro che ce l'abbiano, io ho qualche dubbio) ma spero e mi auguro che possa essere un nuovo modo di vivere la formazione professionale, perché è un sistema che non può essere trascurato, è fondamento e base in altri Stati dove l'economia tira, un esempio per tutti è la Germania. Se tutti ci riferissimo a quello, probabilmente, qualche dibattito in meno ci sarebbe e qualche soluzione in più la troveremmo per dare una possibilità di riscatto ai disoccupati; mi stanno a cuore soprattutto gli ultraquarantenni che, una volta cacciati via, per chiusura di impresa o per altro, dal mercato del lavoro, difficilmente possono essere riassorbiti. Credo che in questo caso ci sarà una compartecipazione di tutti e si troverà una soluzione in positivo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Passiamo alla votazione delle mozioni. Le dichiarazioni di voto si fanno sulle due mozioni, ma il voto sarà distinto per ciascuna mozione.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò contro le mozioni. Volevo però sottolineare due aspetti. Il primo è che le divagazioni in quest'Aula è opportuno non siano strumento per screditare il lavoro altrui, specialmente quello dei sindacati, che sono costantemente impegnati in vertenze delicate e difficili e che meritano il rispetto proprio per la condizione in cui si trovano a operare in particolari situazioni. La seconda è ancora di metodo e di correttezza. Sarebbe opportuno evitare, comunque e in qualunque circostanza, di creare delle precondizioni tendenti in qualche modo ad esasperare gli animi. Mi sembra che lo strumento della democrazia, del confronto diretto sui problemi, sia l'unica strada per affrontarli serenamente, offrendo con competenza soluzioni concrete e reali. Tutto il resto va verificato momento per momento e portato avanti con serietà e impegno da parte di tutti. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, per dichiarare il voto contrario alle mozioni presentate dai colleghi del centrodestra. Il collega La Spisa ha rimarcato, nel suo intervento, la volontà della maggioranza di Governo di voler cancellare la formazione professionale in Sardegna. Non c'è una volontà che vada in questa direzione, ma è vero che abbiamo una visione diversa dell'utilizzo della formazione professionale, su questo concordo con il collega Uras. Vogliamo una riforma che risponda effettivamente all'esigenza reale dell'utenza, quindi per un inserimento vero dei nostri giovani nel mercato del lavoro, garantendo professionalità e dignità, quella che i lavoratori meritano.
In quest'ottica e per questa ragione, quindi, è necessario modificare il percorso che è stato adottato fino a questo momento dalla Regione. Abbiamo iniziato a riformare il sistema dell'obbligo formativo in sintonia con il programma nazionale di governo. Però, è altrettanto vero, per essere chiari fino in fondo, che alcuni mesi fa questa maggioranza, durante l'approvazione del maxi collegato, ha preso degli impegni che garantissero il livello occupazionale o meglio un riordino complessivo del sistema. Questo, a mio giudizio, deve essere il punto di partenza, avviando subito un confronto che coinvolga il Consiglio nelle sue varie articolazioni, le parti sociali, gli enti e i lavoratori per una soluzione che sia duratura e condivisa.
PRESIDENTE. La Giunta ha domandato di parlare per poter esporre alcune precisazioni, concederei il tempo della dichiarazione di voto, che non può essere fatta dall'Assessore, perchè potrebbe essere utile per la prosecuzione delle successive dichiarazioni di voto.
Ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Grazie Presidente, io avrei voluto fare queste precisazioni nel corso del mio intervento, che purtroppo non ho potuto concludere, per dire che la Giunta, chiaramente, nonostante ribadisca la validità della riforma avviata, ha a cuore la situazione dei lavoratori e ribadisce l'impegno affinché tutti i lavoratori della legge numero 42 mantengano il posto di lavoro o comunque la garanzia del reddito.
Io sono qui per confermare l'impegno assunto dal Presidente nell'incontro con le organizzazioni sindacali, con i comuni e con la provincia di Carbonia. In quell'occasione, infatti, il Presidente si è impegnato ad accelerare l'iter burocratico sia da parte degli uffici regionali che degli enti esterni all'amministrazione regionale al fine di addivenire, entro il mese di novembre, alla conclusione delle procedure di cancellazione dall'albo e alla riapertura dei termini per la presentazione delle istanze per coloro che non le hanno presentate nel 2006. Inoltre, a proporre al Consiglio regionale di elevare dal 50 al 100 per cento il contributo per le assunzioni presso le province e dal 50 al 75 per cento quelle presso i comuni, in entrambi i casi per un massimo di tre anni, del personale, sempre, di cui all'albo della legge numero 42, anche tramite convenzione, spiegherò dopo, oltre che ad inserire, in tutti i bandi della formazione professionale, una clausola sociale per l'impiego prioritario nelle attività affidate al personale iscritto alla legge numero 42, a rendere pubblici albi provinciali con due distinte sezioni: quello dei docenti e quello della legge numero 42, a garantire al personale iscritto all'albo della legge numero 42, accertato in esubero, la concessione della cassa integrazione in deroga alla normativa vigente.
Su questo, voglio chiarire subito che questi impegni della Giunta regionale non dovevano e non potevano essere, onorevole Sanjust, contenuti in quell'intesa istituzionale. Spiego perché: per consentire il pagamento degli ammortizzatori sociali, in deroga, dal mese di novembre, noi non avevamo alcuno strumento, perché gli accordi sulla "266", la finanziaria nazionale, dovevano essere chiusi entro giugno di quest'anno; l'unico strumento che avevamo era la modifica di quell'intesa che è un'intesa per la crisi d'area e per due crisi di settore, inserendo anche la formazione professionale, questo ci consente di anticipare per poi andare ad un tavolo, al Ministero, c'è la lettera del sottosegretario Rinaldi che è già impegnato alla convocazione, per verificare la possibilità di fruire degli ammortizzatori in deroga previsti...
PRESIDENTE. Concluda, Assessore.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Concludo. E' chiaro che questo non è un risultato ottimale, come non lo è mai la cassa integrazione o l'ammortizzatore sociale, il risultato ottimale è sempre il lavoro, però in questo senso, nell'accordo con le organizzazioni sindacali, uno dei punti era la richiesta di un tavolo al Ministero del lavoro per verificare la possibilità di utilizzo di ammortizzatori sociali in deroga. In rispetto di quell'accordo, io mi sono attivata in questo senso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gallus per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, nel dichiarare il mio voto favorevole ad entrambe le mozioni, mi corre l'obbligo di rispondere al collega Sanna Francesco che, surrettiziamente, ha interpretato una frase del mio intervento attribuendola a un contesto specifico, quello della formazione professionale, mentre essa aveva una valenza dialettica più generale riferita a quanto sta avvenendo in questi giorni, per esempio ai lavoratori del centro di programmazione.
(Interruzione del consigliere Sanna Francesco)
GALLUS (Fortza Paris). Caro collega, se poi vuol fare polemica, mi citi lei un settore che dipende dai finanziamenti regionali in misura maggiore di quanto non accada per la formazione professionale. In questo senso va usata l'accezione del verbo "dipendenza", altrimenti mi dice di che cosa stiamo discutendo oggi? Perché questa gente è stata qui tanti mesi? Me lo sa spiegare, onorevole Sanna? Tra l'altro questa è l'unica spiegazione che le chiedo, perché, per comprenndere la differenza che corre tra i dipendenti del ruolo unico regionale e altre fattispecie, ho altri maestri a cui guardare e a cui eventualmente rivolgermi. Ribadendo il voto favorevole alle due mozioni, termino l'intervento chiudendo anche la provocazione e la polemica che lei ha voluto portare oggi in quest'Aula nei miei confronti.
PRESIDENTE. Prego i colleghi, nelle dichiarazioni di voto, di attenersi all'argomento oggetto della discussione altrimenti si provocano altre questioni che non sono gradite.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Votiamo a favore di queste mozioni e precisiamo ancora, contrapponendoci anche alle precisazioni irrituali fatte dall'Assessore poco fa, che rimane il fatto che lo strumento della cassa integrazione non è certamente uno strumento rivelatore della volontà di risolvere il problema di questo settore, è soltanto il riconoscimento, invece, di una situazione di crisi artificiosamente creata dalla Regione, non c'è una situazione di crisi della formazione professionale, lo strumento della cassa integrazione è uno strumento anomalo e pericoloso per il precedente che può creare in questa condizione particolare.
Noi continuiamo a chiedere l'adempimento preciso degli impegni assunti, non bastano alcune parole dette o scritte dal Presidente su disponibilità, coperture finanziarie per il passaggio agli enti locali, che non sappiamo dove siano, su quale fondamento poggino sia sul piano finanziario che sul piano sostanziale normativo. Non esiste ancora una volontà chiara di risolvere i problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Il mio voto è sicuramente positivo, quindi voterò "sì" su entrambe le mozioni. Pur avendo ormai esaurito i crediti, almeno personalmente, nei confronti di questa Giunta e soprattutto nei suoi confronti, assessore Salerno, in materia di formazione professionale, però dandole un'ultima chance, chiamiamola così, relativamente a ciò che lei ha voluto poc'anzi sottolineare, vorrei precisare che per l'ennesima volta di scritto non c'è nulla, sono solo ed esclusivamente dichiarazioni di intenti.
Allora, l'ennesima proposta che io le faccio e che mi auguro venga accolta, dato che tra l'altro si sta parlando di un precedente, è questa: visto come si è fatto per la bozza dell'articolo 102 sulle entrate della finanziaria nazionale che Soru ha portato dovunque, in Sardegna, a prova della cantierabilità delle promesse ottenute da parte del Governo, penso che allo stesso modo noi vorremmo, mi piacerebbe usare il termine "pretendere" ma visto che non si sta facendo né demagogia, né si sta strumentalizzando niente diciamo "vorremmo", vorremmo che gli impegni assunti e che lei ha anche poc'anzi ribadito siano anzitutto sottoscritti, cosa che ancora mi pare di aver capito non essere e, in secondo luogo, si faccia circolare questa benedetta bozza-stralcio di tutte le norme che verranno poi invece inserite in finanziaria e, soprattutto, che vengano date possibilmente prima ai sindacati, non so strumentalizzando i sindacati, e ai lavoratori.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione delle mozioni, a partire dalla mozione numero 98.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 98.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Uggias ha votato contro.
(A causa di un malfunzionamento del sistema elettronico di votazione non sono disponibili i tabulati con i nomi dei votanti.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 56
Votanti 56
Maggioranza 29
Favorevoli 18
Contrari 38
(Il Consiglio non approva)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 100.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Uggias ha votato contro.
(A causa di un malfunzionamento del sistema elettronico di votazione non sono disponibili i tabulati con i nomi dei votanti.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 54
Maggioranza 28
Favorevoli 17
Contrari 37
(Il Consiglio non approva)
Discussione del disegno di legge: "Riavvio produttivo della miniera "Genna Tres Montis" nei Comuni di Silius e San Basilio" (257/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 257/A.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Mattana, relatore.
MATTANA (D.S.), relatore. Signor Presidente, signori Assessori e onorevoli colleghi, molto brevemente perché l'ora è tarda e i colleghi sono stanchi, ma credo che due parole occorra spenderle in ordine a un disegno di legge che dà delle risposte a un territorio che soffre crisi ben più gravi di quelle di cui abbiamo parlato fino ad ora. Questo disegno di legge si propone l'obiettivo di favorire la ripresa produttiva della miniera di Silius e della Nuova Mineraria Silius che è ora messa in liquidazione. La messa in liquidazione della Nuova Mineraria Silius è conseguenza della procedura di infrazione avviata dall'Unione Europea nei confronti di tutte le società dell'ex Gruppo EMSA nel quale è coinvolta anche la Nuova Mineraria Silius. Ricordo che la Nuova Mineraria Silius è titolare di concessioni per la fluorite nel territorio di Silius e per la laveria nel territorio di Assemini.
Nel corso di questi ultimi dieci anni l'esercizio dell'attività mineraria ha avuto un andamento non positivo, diciamo così, per diverse cause: le condizioni del giacimento, l'aumento crescente dei costi di gestione e un prezzo non favorevole di mercato. Con riferimento a questo, lo ricordava prima il collega Dedoni, c'è una variazione, un aumento del prezzo della fluorite in quest'ultimo periodo che fa ben sperare anche per il futuro. Queste condizioni non hanno favorito certo negli anni un processo di privatizzazione, che è stato pure tentato per più volte, e bisogna anche ricordare che, nel 2003, è stato elaborato un piano industriale, presentato nel dicembre del 2004, che è stato oggetto di valutazione da parte delle organizzazioni sindacali e delle forze sociali ed è stato anche ritenuto valido.
Questo processo (che è stato avviato dalla precedente Giunta e portato avanti con continuità da questa Giunta) si è però interrotto per la verifica avviata sulla conformità degli interventi finanziari in materia di aiuti di Stato ed è stato evidenziato che non vi sono le condizioni per la prosecuzione dell'attività mineraria che non può essere più sostenuta da ulteriori finanziamenti della Regione. Bisogna sottolineare che, negli ultimi anni, ci sono state delle perdite consistenti nel bilancio della Nuova Mineraria Silius; da qui l'impegno dell'Assessorato regionale dell'industria e dell'intera amministrazione regionale, dopo un confronto difficile e delicato con le forze sociali e con le organizzazioni sindacali, per un percorso che naturalmente sia compatibile con le disposizioni europee e che favorisca la ripresa dell'attività e, soprattutto, salvaguardi i livelli di occupazione.
Noi stiamo parlando di un territorio, il Gerrei, che presenta degli aspetti economici e sociali di grande sofferenza, in situazione di isolamento, parliamo spesso di zone interne, però se qualcuno ha occasione di visitare il Gerrei può constatare che forse vive difficoltà pari, se non più gravi, in cui l'attività mineraria è l'unica risorsa, che occupa 160 dipendenti, oltre all'indotto, e con l'attività della FLUORSID dà lavoro a 520 persone nella filiera produttiva. In questo territorio si registra il 40 per cento di disoccupazione circa, per non parlare del patrimonio di professionalità e di competenze che sono un pezzo poi della storia di questo territorio, della sua economia e della sua cultura.
Questo percorso che intende rilanciare, appunto, l'attività mineraria, brevemente, prevede due ordini di attività, la prima delle quali consiste nell'emanazione di un bando pubblico per l'assegnazione delle concessioni minerarie a un nuovo concessionario; la seconda fase è la costituzione di un nuovo soggetto giuridico, una società di capitali, che può essere anche controllata dalla Regione, che deve concorrere naturalmente per l'aggiudicazione del bando e poi predisporre un piano industriale che, proprio perché questo soggetto si muova e operi come un soggetto in una comunità di mercato, sarà sottoposto ad una procedura di validazione da parte di un soggetto terzo che è stato individuato nella Banca CIS.
Quindi è un percorso che tende a salvaguardare i livelli occupazionali, oltre che a rilanciare questa attività mineraria produttiva (una parte finanziaria è di capitale di rischio di 2 milioni di euro per il 2006) che è stata oggetto anche di valutazione più volte in Commissione industria con grande attenzione da parte tutte le forze politiche. Concludo dicendo che è anche per dare un segnale di speranza a un territorio che da troppo tempo soffre grandi difficoltà.
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1:
Art. 1
Costituzione e compiti di un nuovo soggetto giuridico
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a costituire una nuova società per azioni avente il compito di assicurare la ripresa produttiva della concessione mineraria per fluorite e altri minerali denominata Miniera "Genna Tres Montis" nei Comuni di Silius e San Basilio.
2. La nuova società per azioni, anche controllata interamente dalla Regione, parteciperà al bando di evidenza pubblica per l'assegnazione della concessione mineraria e, in caso di aggiudicazione, realizzerà un piano industriale riconducibile ai criteri di qualsiasi operatore in economia di mercato.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, valutati in euro 2.000.000 per l'anno 2006, si fa fronte con pari importo da recuperarsi nell'ambito dei fondi destinati dal comma 2 dell'articolo 6 della legge regionale 24 febbraio 2006, n. 1, alla gestione liquidatoria di Marfili Spa e delle finanziarie regionali SIGMA Invest Spa e INTEX Spa e loro collegate (UPB S09.055 - Partecipazioni azionarie).)
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 257/A.
(Segue la votazione)
(A causa di un malfunzionamento del sistema elettronico di votazione non sono disponibili i tabulati con i nomi dei votanti.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 44
Votanti 44
Maggioranza 23
Favorevoli 44
(Il Consiglio approva)
Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 14 e 21.
Allegati seduta
CCXLVII SEDUTA
Venerdì 27 ottobre 2006
Presidenza del Vicepresidente Secci
indi
della Vicepresidente Lombardo
indi
del Vicepresidente Secci
INDICE
Congedi.................................................................................................................. 1
Disegno di legge: "Riavvio produttivo della miniera "Genna Tres Montis" nei Comuni di Silius e San Basilio" (257/A). (Discussione):
MATTANA, relatore........................................................................................... 137
(Votazione nominale del disegno di legge numero 257/A)....................................... 141
(Risultato della votazione)..................................................................................... 141
Interpellanza (Annunzio)........................................................................................ 2
Interrogazioni (Annunzio)...................................................................................... 2
Mozione (Annunzio)............................................................................................... 2
Mozioni Sanjust - La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Gallus - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Milia - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sul mancato rispetto degli accordi fra Regione e sindacati in tema di dipendenti degli enti di formazione professionale e inizio della procedura di licenziamento, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (98) e Dedoni - Pisano - Cassano - Vargiu - Ladu - Gallus - Murgioni - Licandro - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Contu - Sanjust - Cherchi Oscar sullo stato di gravissima crisi che investe l'intero settore della formazione professionale in Sardegna e in particolare sulla mancata attuazione dell'accordo del 29 giugno 2006 fra Regione e organizzazioni sindacali relativo al piano di esodo anticipato e ricollocazione del personale dipendente degli enti di formazione iscritto all'albo regionale in base alla legge regionale n. 42 del 1989 (100). (Discussione congiunta):
SANJUST............................................................................................... 7, 116, 133
DEDONI....................................................................................................... 21, 121
GALLUS....................................................................................................... 32, 131
SERRA.................................................................................................................. 39
MORO.................................................................................................................. 43
URAS.................................................................................................................... 49
RASSU.................................................................................................................. 53
MANINCHEDDA................................................................................................. 58
SANNA FRANCESCO........................................................................................ 63
FARIGU................................................................................................................ 69
LAI........................................................................................................................ 73
VARGIU............................................................................................................... 81
ARTIZZU.............................................................................................................. 88
MARROCU.......................................................................................................... 94
LA SPISA..................................................................................................... 99, 132
SALERNO, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale 105, 128
CALIGARIS........................................................................................................ 126
LICHERI............................................................................................................. 127
(Votazione nominale della mozione numero 98)..................................................... 134
(Risultato della votazione)..................................................................................... 135
(Votazione nominale della mozione numero 100)................................................... 135
(Risultato della votazione)..................................................................................... 137
La seduta è aperta alle ore 10 e 01.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del martedì 10 ottobre 2006 (241), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Atzeri, Barracciu, Capelli, Cerina, Oscar Cherchi, Silvio Cherchi, Corda, Cugini, Licandro, Pacifico, Porcu e Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di venerdì 27 ottobre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di investimenti nel campo della strumentazione sanitaria richiesti dalla Facoltà di medicina dell'Università degli studi di Sassari".(672)
"Interrogazione Licheri - Davoli - Fadda - Lanzi - Pisu - Uras su disfunzioni e limiti nell'attuazione del Piano di prevenzione regionale della neoplasia alla mammella nella Provincia di Sassari". (673)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interpellanza LADU - GALLUS - MURGIONI sulla Misura 4.9 del POR in materia di investimenti nelle aziende agricole". (205)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Mozione La Spisa - Artizzu - Capelli - Cappai - Cherchi Oscar - Ladu - Vargiu - Lombardo - Contu - Licandro - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Dedoni - Murgioni - Amadu - Moro - Sanna Matteo - Diana - Pisano - Farigu - Liori - Biancareddu - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Milia - Cassano - Cuccu Franco Ignazio sul rispetto dell'articolo 105 del Regolamento del Consiglio, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (101)
PRESIDENTE. Vista la consistenza numerica dei consiglieri, sospendo la seduta sino alle ore 10 e 15.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 04, viene ripresa alle ore 10 e 17.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Comunico al Consiglio che c'è l'esigenza di una brevissima Conferenza dei Capigruppo per stabilire l'articolazione dei lavori della mattinata, per cui sospendo i lavori e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 35.)
del 1989 (100)
PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, possiamo riprendere i nostri lavori.
L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni numero 98 e numero 100 sulla situazione gravissima che investe il settore della formazione professionale.
(Si riporta di seguito il testo delle mozioni:
MOZIONE SANJUST - LA SPISA - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - LADU - VARGIU - LOMBARDO - CONTU - GALLUS - LICANDRO - PETRINI - RASSU - SANCIU - DEDONI - MURGIONI - AMADU - MORO - SANNA Matteo - DIANA - PISANO - FARIGU - LIORI - MILIA - BIANCAREDDU - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio sul mancato rispetto degli accordi fra Regione e sindacati in tema di dipendenti degli enti di formazione professionale e inizio della procedura di licenziamento, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- il 30 settembre 2006 sono scaduti i termini previsti dall'accordo sottoscritto il 29 giugno 2006 fra la Giunta regionale e le organizzazioni sindacali relativamente all'esodo volontario o alla ricollocazione presso altri enti dei dipendenti della formazione professionale, accordo in cui la stessa Giunta regionale "si impegnava ad attivare entro il 30 settembre un tavolo politico con le OO.SS. e gli enti locali al fine di verificare i tempi e le modalità del trasferimento delle funzioni in materia di formazione e della ricollocazione del personale iscritto all'albo in base alla legge 42/89";
- conseguenza di questo mancato rispetto degli accordi è stato che gli enti di formazione professionale stanno avviando le procedure di licenziamento del personale;
- lo stesso personale da diversi mesi non percepisce lo stipendio;
CONSIDERATO che, fino a quella data, del tavolo promesso non c'è stata traccia e non si è saputo nulla nemmeno degli altri quattro punti dell'accordo che riguardano l'esodo volontario, la mobilità, la trasformazione degli oneri contributivi in indennità a favore dei lavoratori licenziati e, infine, la richiesta al Ministero del lavoro per verificare la possibilità dell'utilizzo di ammortizzatori sociali;
EVIDENZIATO che questa passività appare come un'incapacità di risolvere un problema provocato dallo stesso esecutivo e, come nel recente passato su questo argomento, ogni data individuata per il raggiungimento di un obiettivo fissato, promesso e sottoscritto, viene sistematicamente rinviata a causa dell'inerzia e dell'incapacità ad attivare i canali necessari per la salvaguardia del posto di lavoro;
PRESO ATTO che:
- ad esempio, la presidenza dell'ENAIP (l'ente di formazione delle ACLI) il 27 settembre scorso ha convocato, nella sede di Decimomannu, tutto il personale al quale è stato comunicato come la mancata apertura del tavolo politico promesso dagli Assessori regionali degli affari generali, personale e riforma della Regione e del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, ha segnato la resa dell'ente nei confronti della Regione, per cui si sarebbe dato avvio immediato alla procedura di licenziamento di 167 su 170 dipendenti, facendo decorrere da quel giorno i 120 giorni entro i quali l'ENAIP invierà ai destinatari le lettere di preavviso;
- su richiesta della Regione, inoltre, l'ENAIP si è impegnato a non mandare tali lettere prima del 31 ottobre così da prendere altro tempo per trovare una soluzione possibile al problema;
- alla richiesta della Regione, non ha fatto seguito l'erogazione dei fondi necessari per gli stipendi per cui, questi stessi lavoratori che già sono senza stipendio da almeno 2 mesi, resteranno privi di busta paga ancora per diverso tempo;
RILEVATO che:
- appare incomprensibile come l'esecutivo mostri disinteresse per portare a soluzione imminente la grave situazione degli oltre 700 dipendenti della formazione professionale sarda, oggi più che mai a grave rischio di licenziamento, ai quali è stato promesso un esodo forzato o una ricollocazione presso altri enti pubblici, ancora fumosa e incapace di offrire garanzie per il futuro;
- nessuno riesce a capire come la Giunta e il suo Presidente intendano salvaguardare l'istituto della formazione professionale almeno in quelle forme più storiche e più specialistiche e che vantano esperienza, capacità, professionalità e serietà negli attestati rilasciati;
- lo stesso esecutivo regionale, dopo aver cancellato ogni forma esistente di formazione professionale, si sta mostrando incapace di onorare i contenuti degli accordi che esso, con i suoi massimi esponenti, ha sottoscritto e continua a sottoscrivere in forma pubblica;
- da subito le dichiarazioni del Presidente manifestavano la volontà che nessun posto di lavoro doveva andare perduto,
riconosce
- la necessità che l'istituto della formazione professionale venga rinnovato nelle forme più carenti e meno efficaci a vantaggio dei nostri giovani, interessati all'acquisizione di una professione che li introduca nel mondo lavorativo;
- il ruolo importante svolto negli anni dalla maggior parte degli enti che hanno acquisito e messo in campo professionalità, competenza e serietà;
- il valore sociale e culturale della formazione professionale come patrimonio di esperienza che non può andare perduto, ma che, invece, dovrebbe essere salvaguardato e potenziato così come, ad esempio, la Regione Lombardia sta scegliendo di fare proprio in questi giorni;
- la necessità che questo istituto non diventi la soluzione alternativa allo studio, che resta l'unica possibilità per acquisire cultura, nozioni e professione, ma che la stessa formazione professionale, non venga definitivamente cancellata e, invece, ottenga dalla Regione sarda motivi di miglioramento così da servire al meglio il vasto pubblico di giovani,
afferma
la volontà di riscrivere le norme che dovranno regolamentare la formazione professionale, istituto che, oggi più che mai, deve proporsi in forme più consone e più efficaci per fronteggiare la disoccupazione giovanile e offrire più opportunità per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro,
a tal fine impegna la Giunta regionale
- a dare immediatamente corso agli accordi sottoscritti il 29 giugno scorso;
- a mettere a disposizione i fondi necessari affinché gli enti di formazione possano erogare ai dipendenti gli stipendi pregressi non ricevuti per la mancata assegnazione dei corsi che erano preventivati e che oggi sono motivo per l'avvio delle procedure di licenziamento;
- ad attivarsi, da subito, affinché nessun posto di lavoro, riferibile non solo agli oltre 700 dipendenti riconosciuti dalla legge regionale n. 42 del 1989, ma anche ai tanti che, comunque dall'impegno serio e generoso profuso all'interno degli enti di formazione, ricavavano un reddito necessario e indispensabile per una serena vita futura. (98)
MOZIONE DEDONI - PISANO - CASSANO - VARGIU - LADU - GALLUS - MURGIONI - LICANDRO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - CONTU - SANJUST - CHERCHI Oscar sullo stato di gravissima crisi che investe l'intero settore della formazione professionale in Sardegna e in particolare sulla mancata attuazione dell'accordo del 29 giugno 2006 fra Regione e organizzazioni sindacali relativo al piano di esodo anticipato e ricollocazione del personale dipendente degli enti di formazione iscritto all'albo regionale in base alla legge regionale n. 42 del 1989.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che il sistema della formazione professionale in Sardegna sta vivendo ormai da alcuni anni uno stato di gravissimo stravolgimento che ha portato a una drastica riduzione dell'attività formativa complessiva accentuando la grave crisi occupazionale ed economica che attualmente investe la nostra Isola;
ACCERTATO che non si coglie alcuna strategia politica complessiva del governo regionale in ordine alla valorizzazione del sistema della formazione professionale e alla realizzazione dell'effettivo processo di riforma del settore;
RILEVATO che il persistere di questo stato di confusione e di incertezza continua a determinare un danno a tutti gli operatori e in particolare ai destinatari delle azioni formative, creando rilevante disagio economico e sociale soprattutto nelle aree più svantaggiate;
PRESO ATTO che in queste ultime settimane si registrano le drammatiche notizie relative ai provvedimenti di licenziamento annunciati da alcuni enti storici della formazione professionale, come ENAIP Sardegna (156 licenziamenti), ENAP (150 licenziamenti), ANAP Sardegna, CRFPA, CNOS-FAP Sardegna, ed altri, per un totale di centinaia di lavoratori dipendenti;
ACCERTATO che, sulla base dell'accordo Regione-sindacato del 29 giugno 2006 sul piano di esodo riservato ai lavoratori iscritti all'albo ex legge regionale n. 42 del 1989, sono state presentate ad oggi ben 254 domande di prepensionamento e che per nessuna di queste la Regione ha predisposto la relativa istruttoria accompagnata dalla prescritta certificazione INPS della posizione contributiva personale dei richiedenti;
RAVVISATO che, entro la data del 30 settembre 2006, la Regione avrebbe dovuto attivare il tavolo politico con le organizzazioni sindacali e gli enti locali al fine di verificare i tempi e le modalità del trasferimento delle funzioni in materia di formazione e della ricollocazione del personale iscritto all'albo della legge regionale n. 42 del 1989 e che detto impegno non è stato ancora mantenuto;
CONSTATATO che, nonostante gli impegni assunti, ad oggi ancora nessuna verifica delle attività corsuali affidate a ciascun ente e del pieno utilizzo del personale è stata ultimata, né sono state assunte iniziative per il superamento di eventuali criticità ricorrendo anche alla mobilità temporanea di personale presso l'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale,
impegna la Giunta regionale
1) ad assumere tutte le iniziative necessarie affinché non vada perso alcun posto di lavoro di tutti gli operatori del sistema;
2) a dare immediatamente corso all'attuazione dell'accordo sottoscritto il 29 giugno 2006 con le organizzazioni sindacali;
3) ad avviare un urgente processo di riforma teso a porre in essere in Sardegna un qualificato sistema formativo integrato;
4) a porre gli enti di formazione operanti nel sistema formativo regionale, regolarmente accreditati, nelle condizioni finanziarie di poter stabilizzare i rapporti lavorativi in atto con tutti i propri dipendenti e collaboratori, assicurando loro la giusta retribuzione. (100).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Uno dei presentatori della mozione numero 98 ha facoltà di illustrarla.
SANJUST (F.I.). Dispiace dover intervenire su una questione così importante (che purtroppo ha avuto anche degli strascichi, nelle settimane scorse, non certamente esaltanti) in un'aula semideserta, ma soprattutto che non vede la presenza del presidente Soru su un argomento che l'ha coinvolto anche in momenti poco piacevoli e che mai si erano visti nella storia della nostra autonomia. Devo dire che, nei giorni scorsi, quando c'è stato lo slittamento della presentazione della mozione, ho pensato che probabilmente in questi giorni sarebbero intervenuti dei nuovi fatti, delle nuove argomentazioni che mi avrebbero portato a dover in parte cambiare il discorso e il ragionamento che io volevo presentare, oggi, qui in Aula e ai colleghi. Ma, venuto a conoscenza del verbale di accordo istituzionale siglato ieri, penso di poter dire di non dover cambiare di una virgola l'intervento che avevo preparato.
Nel verbale di accordo istituzionale, infatti, che cosa si trovano, signor Assessore? Si trovano sempre e solo dei provvedimenti tampone, si trova il riferimento a quello che dovrebbe essere, probabilmente secondo la Giunta, un grandissimo risultato, cioè la cassa integrazione la quale, non solo dal mio punto di vista, ma anche da quello dei sindacati, non fa altro che rappresentare, probabilmente, la fine e quindi quel disegno che da sempre ha avuto il Presidente, cioè cancellare il sistema della formazione professionale, ma soprattutto è l'ennesima presa in giro per i lavoratori.
La cassa integrazione, lo vorrei ricordare, viene data a chi ha compiuto il cinquantesimo anno di età e viene data solo ed esclusivamente ai grossi enti di formazione, cioè a quegli enti di formazione… io potrei anche fermarmi, Presidente, ma tanto penso che non cambierebbe niente. Capisco che abbiate già deciso tutto, onorevole Marrocu, però, almeno la correttezza di ascoltare…
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, mi sembra che tutto sommato l'Aula sia abbastanza disciplinata, contrariamente ad altre volte. Continui il suo intervento, la prego. Onorevole Marrocu, per gentilezza.
SANJUST (F.I.). La cassa integrazione viene concessa solo ed esclusivamente ai grossi enti, cioè agli enti che hanno più di quindici dipendenti. La cassa integrazione viene concessa, almeno per il momento e sempre che verrà fatto, solo per due mesi. Il futuro è tutto ancora da negoziare e gli impegni sono sempre e solo sulla carta. Viviamo quindi e continuiamo a vivere in un clima di gravissima esasperazione, uso anche un termine che è stato caro ad uno dei colleghi, l'onorevole Artizzu, nei giorni scorsi, in un clima di "macelleria sociale", di riforme fatte sulla pelle dei lavoratori. Stiamo assistendo ad un clima ostile, fondato su politiche ragionieristiche che non hanno il minimo riguardo per centinaia di lavoratori e per le loro famiglie.
Le vicende delle scorse settimane, quelle che hanno portato centinaia e centinaia di lavoratori sotto il Palazzo della Regione, hanno chiarito, sempre che ce ne fosse bisogno, che siamo in emergenza sociale e che la politica, quella che dentro questo Palazzo anche oggi si sarebbe dovuta fare con la presenza di tutti i consiglieri regionali di maggioranza, ma dico anche di opposizione, ha il dovere di dare immediate risposte, anche perché si sprecano le dichiarazioni di intenti con cui si continua ad illudere i lavoratori. "Non un solo lavoratore della legge numero 42 resterà a terra", questa è una frase che, negli ultimi due anni, abbiamo sentito più di una volta ma che ancora una volta non ha trovato riscontro e che, anzi, ha tradito le aspettative. Non si spiegherebbe, infatti, il motivo per il quale siano già state recapitate centinaia di lettere di licenziamento e tante altre siano in previsione per il primo novembre, nonostante quest'ultimo escamotage del verbale di accordo istituzionale che, stranamente, in fretta e furia, prima della seduta di oggi è stato firmato; anche se, per la verità, noi avevamo sollevato, in tempi non sospetti, importanti dubbi, dato che, sin dal programma elettorale della maggioranza, era evidente il chiaro disegno di distruggere il sistema della formazione professionale.
Dire "più scuola pubblica e meno formazione" è demagogico, ma soprattutto non ha niente a che vedere con ciò che sta accadendo. La formazione professionale è da riformare? Ebbene, lo si faccia ma lo si faccia con chiarezza avendo cura di distinguere tra i rappresentanti legali degli enti e le loro eventuali responsabilità e i destini dei lavoratori. Ma, poiché il disegno è quello di affossare il sistema della formazione, allora è chiaro che si crea disperazione. Per quanto riguarda la disperazione, io mi rifaccio a ciò che ieri il presidente Soru, per l'ennesima volta, ha dichiarato agli organi di stampa. Il Presidente ha detto che la rappresentazione del malessere che sta attraversando la Sardegna viene vista solo ed esclusivamente dalla stampa che distorcerebbe la realtà delle cose che, evidentemente, nella testa del Presidente e solo nella testa del Presidente, è frutto della fervida immaginazione degli organi di stampa. Non ci si meraviglia, allora, se tali esternazioni, assolutamente fuori dalla realtà, scatenino, nell'animo oramai esasperato della gente, reazioni prive di logica e dettate solo ed esclusivamente da vera disperazione.
La Sardegna non può pensare di risolvere i suoi problemi sulla formazione esclusivamente con l'alta formazione i cui risultati sono e saranno sempre più che modesti perché potranno interessare solamente una quota marginale della società. L'alta specializzazione interessa chi ha già una sua buona preparazione di base e, quindi, una quota marginale dell'utenza. Senza considerare il fatto che, qualora la specializzazione arrivasse ad alti livelli, non si avrebbe più il master and back ma il master and not back, poiché il mercato fuori dall'Isola offre sicuramente opportunità migliori. Il vero problema è che, in Sardegna, manca una valida formazione di base, acuita in più da un'altissima dispersione scolastica. La richiesta di una valida specializzazione e formazione da parte di quest'ultima, specie la più debole, è dimostrata dal fatto che non appena sono stati banditi i corsi di primo e secondo livello dalla stessa Regione, attraverso il suo centro pubblico di Via Caravaggio, al CISAPI sono arrivate in breve tempo quasi 5 mila domande per frequentare i corsi d'allievo. Questo significa che i sardi sono disposti a frequentare corsi che diano la possibilità di un lavoro piuttosto che un titolo generico di studio che dà garanzie, anche migliori, ma solo nel lungo termine.
In proposito, voglio rassicurare i colleghi della maggioranza che l'azione in difesa dei lavoratori del settore non ha nulla di demagogico o di strumentale, non è volgare sciacallaggio dove si critica l'operato del Governo regionale senza però dare alcuna soluzione alternativa. Se andiamo alla stretta attuale devo dire che la Giunta ha disatteso non solo gli accordi verbali ma persino precise disposizioni di legge. Infatti, non è casuale che proprio il 30 settembre, data di scadenza per attivare il tavolo di lavoro con il Governo nazionale per garantire gli ammortizzatori sociali e per altri importanti adempimenti a favore dei lavoratori, sia passato in cavalleria. Con una Conferenza stampa, il nostro Gruppo ha riportato all'attenzione ciò che si paventava e cioè che, ancora una volta, si era rimandata la soluzione del problema in attesa di una implosione del sistema della formazione che puntualmente è avvenuta. E' grave e triste dire che avevamo ragione, ma oggi il problema è indifferibile. Questo è il punto.
Per affrontare la situazione è troppo comodo ripararsi contro il paravento delle precedenti responsabilità: "se si è arrivati a questo stato di cose, non è colpa nostra"; anche questo lo abbiamo sentito più di una volta e forse sarebbe anche il caso di finirla con la solita "tiritera". Chi governa da oltre due anni deve assumersi precise responsabilità e dire, con chiarezza, come intende governare, e se ci sono precedenti responsabilità si facciano nomi e cognomi, si denunci all'autorità giudiziaria chi ha truffato, si chiudano gli enti che non meritano di operare. Perché si usa l'arma dell'allusione? Perché si continua a minacciare, a ricattare, a ventilare? Perché non si passa finalmente all'azione? Viene il sospetto che, dietro la formula "è colpa degli altri", si nascondano scheletri negli armadi. Concediamo pure che sia come dice la maggioranza, allora mi si dovrà spiegare come mai, nella passata legislatura, importanti esponenti dell'attuale maggioranza non abbiano mai alzato un dito per denunciare lo sfascio che il presidente Soru intende sottolineare.
Io mi sono preso la briga di controllarmi tutti gli atti della passata legislatura, non ho trovato un solo intervento contro ciò che si stava facendo sulla formazione professionale, ripeto, un solo intervento. Viene il sospetto, a questo punto, che ci fossero importanti ragioni che forse sarebbe il caso finalmente di capire anche oggi. Poiché non credo a queste cose, mi domando come mai quegli stessi esponenti della maggioranza, oggi, non difendano proprio quel sistema che essi, con il silenzio, hanno contribuito ieri a legittimare. Tra l'altro sarebbe utile capire come mai quegli stessi esponenti della maggioranza, che ben conoscevano il disegno di Soru di smantellare il settore, si siano fidati. Forse non pensavano che si sarebbe arrivati a questo punto ma, oggi, come mai non tuonano contro la "macelleria sociale" e non si oppongono allo smantellamento?
Il dubbio è legittimo, anche perché gli accordi disattesi non riguardano solo promesse fumose o dichiarazioni mirabolanti di intenti, gli accordi sono siglati anche in precise disposizioni di legge che noi abbiamo avversato fin dal primo momento. Mi riferisco, Assessore, al famigerato articolo 19 della finanziaria 2005 in cui si dispone l'esodo incentivato dei lavoratori. Il problema è che, come al solito, non ci sono risorse finanziarie, allora mi chiedo: chi aveva il dovere di far funzionare il sistema? Non sapevano in Giunta che c'era il patto di stabilità? Non avevano chiaro che gli enti locali non potevano assumere il personale? I casi sono due: la Giunta sapeva, ma ha giocato sporco con la complicità della maggioranza oppure non sapeva, allora, almeno per manifesta incapacità e non per incompatibilità caratteriale come negli ultimi mesi è capitato, sarebbe il caso forse di sollevare Soru dal problema di cambiare gli assetti di Giunta, per cui, caro assessore Salerno, si dimetta, così come dovrebbero fare altri Assessori appiattiti al volere del Presidente. Detto tra noi, caro assessore Salerno, i motivi delle sue dimissioni, oltre che sull'argomento, potrebbero essere anche altri, e lei li conosce benissimo.
Inoltre, la vicenda riporta alla mente il dibattito sulla famosa legge sul conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Anche in quella sede si erano sprecate le dichiarazioni trionfalistiche, si diceva che finalmente si era data attuazione al federalismo interno, la sussidiarietà avrebbe trasformato la Regione in ente programmatore e le autonomie locali sarebbero diventate finalmente protagoniste. Era chiaro che si trattava solo ed esclusivamente di spot, e ultimamente abbiamo visto tanti spot e anche tanti soldi, che potevano essere utilizzati diversamente, sono stati utilizzati per gli spot. Non c'erano e non ci sono le risorse neppure per l'ordinaria amministrazione. Le province sono carrozzoni vuoti, incapaci di incidere perché privi di risorse, questo lo dicono alcuni stessi Presidenti delle province, ma lo dicono soprattutto i sindacati e non certamente quelli più vicini al centrodestra. Inoltre a distanza di pochi mesi, Soru le vuole abolire, mirabile esempio di coerenza ma soprattutto di affidabilità. Il problema è che si sapeva benissimo che gli enti locali non avrebbero potuto assumere nessuno.
Si è poi parlato della cassa integrazione che è riportata in maniera mirabolante nel verbale di accordo istituzionale e si è eccepito formalisticamente che si tratta di un problema che deve risolvere il Governo italiano. Ma è solo un paravento. Il problema è la volontà politica e questa è latitante. Certamente non si può parlare di volontà politica su un accordo che vede una possibile cassa integrazione solo ed esclusivamente per due mesi e forse rinegoziabile per tutto il 2007. La Giunta non può impegnarsi sulla carta e far trascorrere tempi lunghi. Nel frattempo, quella disperazione che abbiamo visto nella piazza sta crescendo di giorno in giorno. Ammettiamo che, per miracolo, la Giunta, d'intesa con il Governo, si prenda le sue responsabilità e scarichi su tali ammortizzatori la soluzione di questo problema. Ebbene, ci troveremo di fronte a due aspetti di miopia politica. Il primo riguarda l'aver sottovalutato che, nelle professioni intellettuali, il regime di cassa integrazione produce danni irreparabili in tema di capacità lavorativa e d'altronde qui non si ha la stessa situazione dei lavoratori dell'industria ai quali, per ipotesi, può essere concessa la cassa integrazione per manifesta mancanza di materia prima o perché le aziende sono decotte. Qui la materia prima, se mi si passa l'espressione metaforica, sono i ragazzi che vogliono o sono costretti a entrare da subito nel mondo del lavoro, questi sono tanti ed è giusto che ce ne si faccia carico.
Il secondo problema riguarda una questione di carattere generale. Infatti, se anche passasse il progetto della cassa integrazione per i lavoratori della formazione si aprirebbe una voragine nei conti pubblici dello Stato perché qualunque Regione si sentirebbe autorizzata a fare altrettanto e non solo per la formazione professionale, ma anche per quasi tutti gli altri comparti. Quindi chi solleva questo problema mente sapendo di mentire.
Ho detto dall'inizio che la mozione non vuole cavalcare demagogicamente il problema della formazione professionale, perciò passiamo alla parte costruttiva. Dichiaro sin da ora che le proposte di Soru, avanzate non più tardi della settimana scorsa, sarebbero anche in parte condivisibili, benché tardive, ma ad una condizione: che si esca dalla dichiarazione di intenti (anche il verbale di accordo istituzionale a me sembra, Assessore, ancora una dichiarazione di intenti), che non incantano più nessuno, e si passi finalmente alle azioni concrete e misurabili.
Tre questioni risolutive riguardano la legge finanziaria regionale. La prima concerne la riapertura delle procedure per l'esodo incentivato; ebbene, si devono determinare somme, modalità e criteri. La seconda si riferisce alla disponibilità al sostegno finanziario maggiore per garantire la mobilità dei lavoratori verso gli enti locali con la copertura del 100 per cento degli stipendi, attraverso apposite convenzioni tra enti locali e enti di formazione e la Regione stessa; anche qui occorrono somme certe, schemi di convenzione immediatamente operativi, ma soprattutto modalità e tempi certi di soluzione. La terza questione riguarda l'istituzione di un fondo che copra gli arretrati degli stipendi non percepiti da giugno a novembre; anche qui è necessario indicare analiticamente il numero dei lavoratori, l'ammontare complessivo, le modalità di erogazione, l'individuazione del fondo.
Se ci fossero difficoltà nell'immediato a risolvere i problemi con la "ricetta Soru", esiste anche un'altra proposta che noi ci permettiamo qui di avanzare, relativa all'attuazione di quanto disposto dalla precedente finanziaria. Partendo da quanto stabilito dall'articolo 19 della legge regionale numero 4 del 2006, collegato alla finanziaria, si può o si potrebbe immediatamente, con una semplice delibera di Giunta, creare uno strumento o contenitore (al quale possiamo anche dare un nome oppure no), che comunque possa essere operativo immediatamente in attesa che venga applicato l'istituto della mobilità tra enti, così come è previsto dalla legge numero 42 e fino ad oggi sempre puntualmente disatteso dagli enti anche grazie alla complicità della Regione che non effettuava i dovuti e doverosi controlli, oltre che le verifiche. Nella prima sezione andrebbero inseriti tutti coloro i quali fanno parte della legge numero 42 del 1989…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sanjust.
SANJUST (F.I.). …con evidenziate, oltre alle generalità personali, anche le professionalità spendibili come se fosse un curriculum. Tale prima sessione, interamente finanziata, servirà per creare, oltre all'utilizzo del personale nell'agenzia formativa di appartenenza o presso altra agenzia, un serbatoio dal quale la Regione stessa in primis (cosa che già sta avvenendo ma in piccolissime dosi, ahimè) possa attingere per le sue necessità sia presso i centri pubblici che presso gli stessi Assessorati. Il tutto fino all'accompagnamento verso l'età pensionabile del lavoratore. Da tale serbatoio potranno altresì attingere tutti gli enti locali che facessero richiesta motivata…
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, la prego di concludere.
SANJUST (F.I.). …liberandosi di un peso economico rilevante qual è quello del costo del personale convenzionato. Io purtroppo non riesco a terminare se non mi si dà la possibilità di altri due minuti.
PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, lei conosce le regole del Consiglio. Le ho dato un minuto ulteriore, di più non posso.
SANJUST (F.I.). Va bene, grazie.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 100 ha facoltà di illustrarla. Prego, onorevole Dedoni, le ricordo che ha 20 minuti di tempo a disposizione.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non so se li utilizzerò tutti, anche perché mi ritrovo pienamente nell'illustrazione della mozione numero 98, poc'anzi proposta all'attenzione del Consiglio da parte dell'onorevole Sanjust, sono firmatario di quella mozione ancorché primo firmatario di quest'altra mozione che riguarda l'insieme dei problemi riguardanti la formazione professionale e non esclusivamente quello contingente e certamente importante dei lavoratori inseriti nella legge numero 42.
Presidente, io gradirei, non volendo rubare niente a quest'Aula (che è già spoglia di per sé perché probabilmente alcuni consiglieri hanno preferito partecipare a degli incontri con il sindaco di Sassari ed altre personalità interessate al caso dei rifiuti, alla pattumiera che dovrebbe diventare la Sardegna) che perlomeno i consiglieri presenti in quest'aula abbiano l'opportunità di seguire con attenzione questo problema che è di una gravità non certamente trascurabile visto il panorama sociale ed economico della nostra Sardegna. Le dico - e devo accentuare allora qualche tono - che mi spaventa quando il presidente Soru, con qualcun altro, afferma che la crisi che vive la Sardegna in termini economici, occupazionali e sociali sta solo all'interno degli organi di informazione. Io non so se ci sia dissociazione mentale da parte degli operatori della stampa o se qualcuno non abbia colto con sufficiente ponderatezza il momento di crisi veramente poco edificante che vive la nostra Sardegna.
Se questo è - spero di poter tornare nei termini del ragionamento - a molti non è più consentito fare politica senza conoscere appieno quali sono i disegni istituzionali, legislativi e operativi che successivamente la Giunta regionale intende offrire al popolo della Sardegna. Io credo, mi auguro, spero che l'Assessore competente non sia venuta qui stamattina a dirci che ha risolto i problemi della formazione professionale solo perché ha firmato con tutte le sigle sindacali un "appiccicaticcio" accordo sulla CIG, sulla cassa integrazione per gli operatori della formazione professionale inseriti nella "42". Sarebbe meschina cosa, avrebbe il significato di tappa buchi per due mesi e forse - dice - anche per il 2007.
Noi reclamiamo una politica diversa, che non è diversa da quello che voi, come politiche attive del lavoro, avete indicato nei dibattiti pubblici politici e non è diversa da quello che, anche da questa parte, in più di una circostanza, non solo si è detto ma si è anche realizzato negli anni scorsi. E' vero che forse la formazione professionale andava rivisitata, rivista, con una normativa ad hoc, però questa normativa, neanche in questa legislatura, abbiamo avuto ancora la possibilità di vedere questa normativa, di discuterla, di dibatterla, non solo in quest'Aula, ma neanche in Commissione!
Io ho paura quando si fanno affermazioni auliche e poi non si arriva ad una concretizzazione. Vedete, come ha detto precedentemente Carlo Sanjust, si accusa sempre chi c'era prima di aver sbagliato tutto! A parte il fatto che, in questa Aula, non c'è stato nessuno, nella scorsa legislatura, che si sia levato per dire che andava male quello che si andava facendo in piazza Giovanni XXIII; io ricordo - a chi si dimentica facilmente - che, su trenta anni di governo in questa Regione, sette anni di governo sono stati esclusivamente del centrodestra, gli altri sono del centrosinistra e chi sedeva anche in piazza Giovanni XXIII non era certamente di questa parte politica! Allora, se dovessimo fare un percorso di denunzia, faremmo un ragionamento diverso; diciamo questo perché definitivamente il velo sia tolto, perché non ci si nasconda nella incapacità della gestione politica facendo riferimento a condizioni pregresse con allusioni di illegittimità o di illegalità. Se ci sono già da tempo dovevano essere denunciate alla Procura della Repubblica e agli organi di competenza e fatta chiarezza piena, senza pietà. Chi sbaglia paghi e chi è in politica deve pagare di più se ha sbagliato!
Ora, io credo che invece qualcuno farebbe bene a rileggersi con attenzione quanto è stato scritto, pubblicato e posto in circolazione, nella campagna elettorale da parte - queste sono fotocopie di documenti vostri - di Sardegna Insieme, sulla formazione professionale. Mi resta, rileggendoli, il dubbio forte che, ancora oggi, non si parla di formazione professionale con una legge apposita perché si fa una confusione grande, enorme, cioè si pensa che tutto deve essere assolto dalla scuola. Dichiaro subito oggi, qui, come ho già dichiarato altre volte, che io sono difensore strenuo della scuola pubblica, in tutti i sensi, ma non si può non prestare la dovuta e necessaria attenzione alla formazione professionale. Il nostro Presidente è attento a tante cose, vada a guardare quello che si verifica e si crea in altre istituzioni, in altre regioni, controlliamo anche quello che avviene in altre nazioni. Sono due apparati diversi, costituiscono due momenti diversi di attenzione verso la professionalità, verso la creazione di un sistema più importante e attento all'inserimento lavorativo dell'uomo. Non si possono porre l'uno contro l'altro.
Allora qualche dubbio e qualche incertezza nasce anche dalle dichiarazioni ultime della Giunta, relativamente all'accorpamento degli Assessorati, dove non c'è ancora chiarezza. Mi si dice, peraltro io sono d'accordo, che l'Assessorato della pubblica istruzione recupera qualcosa di più di organico all'interno del proprio sistema, ancorché l'Assessorato del lavoro, che va con le attività produttive, credo dovrebbe portare con sé la formazione professionale. Voi, in questo documento di propaganda, nelle vostre dichiarazioni elettorali, dite che la formazione continua è una delle cose essenziali da portare a compimento! Voi lo dite! E' scritto qui che la formazione professionale dovrebbe assumere un rilievo tale per cui l'inserimento lavorativo dovrebbe essere posto in condizioni di arrivare.
Allora, credo che queste cose avverrebbero, se noi avessimo l'opportunità di un dibattito serio, sereno e approfondito, per togliere via ogni condizione di disagio sociale che vive la formazione professionale. Vedete, il problema non si esaurisce con l'eliminazione del problema relativo al personale dipendente ex legge "42"; il problema è più complesso. Il fatto dell'accreditamento era un libertinaggio assoluto prima, vi ricordo che l'accreditamento degli enti nella formazione professionale nella scorsa legislatura era molto più pesante di quello che è oggi e obbediva a delle regole che l'Unione Europea dichiarava allora importanti per poter spendere quei danari; questo è l'accordo anche a livello nazionale, e presupponeva anche l'accreditamento delle sedi di formazione. Oggi non è più così, perché si può accreditare chiunque, e dopo, se ci saranno, verranno accreditate anche le sedi. Vi invito a vedere quanti sono gli enti oggi accreditati all'interno di quelle strutture (sono 210 circa), e quanti erano accreditati ieri, una sessantina di cui 33 soltanto per l'obbligo formativo Se non sbaglio, questi sono i dati, Assessore, che emergono dall'Assessorato, navigando su Internet.
Se queste sono le condizioni, io ritengo che bisogna avviare una riflessione più ampia perché, come dicevo prima, il problema della "42" non esaurisce il tema della formazione professionale, , in tempi di magra, di difficoltà di trovare occupazione; io mi auguro che non sia un'invenzione dei soli giornali il fatto che la Sardegna soffra di quelle condizioni di disagio occupazionale, sociale, economico che stiamo vivendo. Veramente saremmo fuori dal mondo, se non riconoscessimo che, dall'Iglesiente al centro Sardegna, arrivando a Porto Torres, per saltare alle altre Province, si vive una drammaticità quale mai si è conosciuta qui! Se sono veri i dati che sono stati citati dall'Assessore dell'industria in Commissione, e riportati qui nel dibattito dell'altro giorno, sono 9 mila soltanto i disoccupati che hanno avuto problemi con il sistema economico, di cui 7 mila solo delle costruzioni. Se è vero, com'è vero, che sono state chiuse fabbriche e che, se non troviamo soluzioni per l'energia, continuiamo a percorrere un collasso sociale che Dio ne scampi e liberi, allora, in questa condizione, diciamo che la formazione professionale assorbiva quelle energie nuove, quei laureati che non avevano altra possibilità se non di avere un inserimento lavorativo, ancorché temporaneo, all'interno di quest'ambito di formazione.
Io aspetto ancora quella occupazione totalizzante dei laureati che il presidente Soru ogni tanto ci propina, mi si dice che ci sono nuove entità che stanno sorgendo che però ancora non quagliano nell'assunzione di un paio di centinaia di ingegneri o di laureati legati all'informatizzazione. Farò un'interrogazione apposita per capire, perché anche l'altro giorno non ha detto neanche il nome delle intraprese che dovrebbero dare occupazione ai giovani laureati in Sardegna.
Allora, se c'è questa drammaticità, perché non si vuole risolvere un problema serio, che altre Regioni hanno affrontato altrettanto con serietà, per esempio nella Regione Lombardia (spero che per noi sia un punto di riferimento), ma così anche la Regione Emilia Romagna che ha dato un significativo apporto al comparto della formazione professionale dandogli un rilievo eccezionale. Io credo che bisogna dibattere questi problemi, siamo a due anni e mezzo di legislatura, abbiamo fatto tante dichiarazioni, tanta gente - aldilà dei comportamenti corretti o scorretti - ha marciato, ha assediato questo palazzo, ha assediato il palazzo dove siede il presidente Soru, cerca risposte alle esigenze proprie e delle proprie famiglie, e ancora non abbiamo presentato uno straccio di proposta di legge. La formazione professionale è stata solo criticata.
Allora io dico che tutte le volte che noi presentiamo una proposta di legge come opposizione o minoranza viene cassata se per caso non c'è il disegno di legge o non proviene anche una proposta dai banchi della maggioranza. Non si vogliono risolvere i problemi con serietà, accogliendo gli aspetti propositivi che vengono dalle minoranze, ma ci si chiude a castello, facendo trincea all'interno di una maggioranza che, a volte, in modo arrogante pensa di poter governare il tutto e il contrario di tutto! Non si può assolutamente pensare di creare una potenzialità per lo sviluppo se non si ricrea in termini propositivi un sistema di inserimento nel mercato del lavoro, brutta parola questa, dotando le persone destinate alle attività lavorative più disparate delle dovute competenze per cui servono nel mercato, io credo che troveremo difficoltà a creare prosperità nella nostra Isola.
Se noi non comprendiamo che non serve la sola laurea, che ci sono esigenze personali, che ci sono aspirazioni personali, che ci sono motivazioni che spingono a fare il muratore piuttosto che il fabbro, piuttosto che il fabbricante di sedie o di altro, io credo che faremmo un grave errore, perché tutti hanno pari dignità nel lavoro e tutti devono essere assecondati nelle loro aspirazioni lavorative. Dico di più, nella complessità del mondo del lavoro, servono le articolazioni più ampie nell'offerta della professionalità e invece ci si chiude sempre di più, si vuole pensare che solo il rapporto scuola-università dia concretezza e certezza di occupazione e poi troviamo i nostri laureati a spasso oppure mandati fuori con grande enfasi.
Io sono uno di quelli che apprezza pienamente il "master and back", ma ritiene che bisognerebbe dargli più contenuti in modo da avere la certezza che quel "cervello", che va via dalla Sardegna, torni compiutamente approntato per portare innovazione alla ricerca nella nostra Isola. Invece noi stiamo creando un nuovo mercato di emigrazione, che vede i nostri laureati andar fuori e non trovare poi alcuna soluzione. Perché non girate in mezzo alla gente? Perché non sentite? Io credo che voi lo facciate ma siete chiusi all'interno di una programmazione politica che è stretta in idee, che non vengono neanche confessate, di un indirizzo dirigistico e centralistico che viene posto in campo da chi oggi rappresenta non nel modo migliore il presidenzialismo.
Se non maturiamo queste cose, noi non faremo certamente nessuna opera di crescita civile e sociale, non faremo nessuna costruzione che possa dare al nostro Paese, alla nostra Sardegna, una certezza per il futuro. Io mi accaloro perché credo in certi aspetti e mi dispiace quando si pensa che ci sia solo contrapposizione, che si voglia assolutamente porre l'un contro l'altro, io sono per ricercare sinergie dove è possibile, per trovare momenti adeguati dopo i quali si diano risposte più che positive, non solo a questo comparto che presuppone, come dicevo prima, la possibilità di "attrezzare" i giovani e non giovani per meglio dare possibilità a chi è occupato di esprimersi nelle proprie competenze; se non realizziamo questo, io mi chiedo (Assessore, mi dia una risposta!) quanto abbiamo fatto di formazione continua in Sardegna.
Abbiamo abolito l'obbligo formativo con certe scuse - non torno sull'argomento perché sta finendo il tempo - ma non abbiamo dato concretezza né spazio a quello che poteva essere ancora un servizio per garantire la non chiusura di quelle esperienze di Ottana, di Porto Torres, del Sulcis Iglesiente e altre per poter riconvertire soprattutto quelle persone, gli ultraquarantenni, che, una volta fuori dal mercato del lavoro, difficilmente trovano occupazione. Anche questo potrebbe essere un aspetto sociale oltre che economico di valore per la nostra Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.
Ricordo che i colleghi che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.
GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, Assessori, sin dal suo primo agire la Giunta regionale ha mostrato un sommo disinteresse per le problematiche che derivano dal mondo della formazione professionale, un atteggiamento inspiegabile forse figlio di una cultura aziendalistica imposta dallo stesso Presidente che vede negli enti un nemico pubblico da abbattere, uno spreco di denaro pubblico che può essere meglio utilizzato per altri fini più produttivi. Per esempio, penso - è chiaro ironicamente - ai soldi destinati alla promozione pubblicitaria della Sardegna e alle immense ricadute che ne avremo in termini occupativi. Il frenetico attivismo del nostro Presidente lo ha visto particolarmente presente nella fase destruens quasi che sia mosso da un sacro furore, teso a debellare il nostro modello di Regione senza peraltro averne un altro alternativo.
Proprio sulla formazione professionale si scatenò un interesse teso a contrastare questo settore bocciandolo senza appello come inutile; ricordiamo a questo proposito le polemiche che scaturirono in seguito ad alcune considerazioni provenienti dallo stesso Presidente che definì la formazione professionale un carrozzone dispendioso e quindi da eliminare, tant'è che già nella prima manovra finanziaria della legislatura, questa concezione si è tradotta in una serie di tagli forsennati che hanno determinato lo sconquasso attuale di tanti settori vitali, in primis appunto la formazione professionale.
I segnali della drammatica situazione odierna sono emersi attraverso diversi episodi specifici. Sul finire del 2004, l'Esecutivo regionale con motivazioni speciose e di carattere burocratico impedì il normale avvio dei corsi per l'obbligo formativo a causa di una discordanza sull'esatto numero degli studenti iscritti a detti corsi. In quell'occasione, l'argomentazione addotta dal presidente Soru riguardava il fatto che l'alto numero di studenti iscritti comportava un esubero di spesa che la Giunta non intendeva accollarsi. Si trattò di un atteggiamento di evidente ostracismo che già denunciava tutti i limiti di una visione distorta sulla reale importanza degli enti che si occupano di formazione professionale e sulla loro insostituibile funzione.
Di seguito, nell'estate del 2005, in un altro momento di scelte discutibili, la Giunta regionale, nell'adozione di un bando specifico, deliberò dei criteri iniqui per assegnare il punteggio agli enti di formazione presentatori di progetti finalizzati ad ottenere i finanziamenti previsti dal bando stesso; infatti, a tutto discapito delle proposte innovative che potevano pervenire da nuove proposte presentate, fu previsto come requisito essenziale per essere ammessi l'aver già maturato un'esperienza triennale nel campo. Apparve, allora, un'intollerabile sperequazione, tesa ad impedire agli enti non in possesso del requisito di accedere ai finanziamenti e a favorire, in maniera esclusivistica, solo alcuni degli altri enti già operanti. Peraltro, il finanziamento assegnato al bando in questione risultò totalmente inadeguato, non in grado di far fronte al finanziamento dei progetti ritenuti idonei.
Ho voluto citare, tra i tanti, questi due episodi per richiamare quello che in apertura ho definito un approccio distorto e distorsivo nei confronti del mondo della formazione professionale; un settore che comunque ha storicamente assunto, in Sardegna, una funzione essenziale, per esempio, nel recepire molti studenti che, avendo abbandonato il corso di studi dell'obbligo, hanno trovato nella frequentazione dei corsi una utile opportunità per completare il percorso formativo. Quello della dispersione scolastica è uno dei tanti, ormai tristi, primati negativi che oggi ci sono in Sardegna.
Tuttavia, sarebbe alquanto riduttivo giustificare i meriti e le funzioni cui assolvono gli enti di formazione, solo per il fatto che costituiscono un utile compendio attraverso i corsi dell'obbligo formativo. Si tratta, infatti, di un settore delicato e importante per l'economia e la cultura della Sardegna, che ha costituito, nel passato, un fiore all'occhiello dell'amministrazione regionale e un esempio da seguire. Peraltro, ancora oggi, molte Regioni italiane, tra le più avanzate economicamente, sostengono e perseguono con convinzione il potenziamento effettivo del settore della formazione professionale. La stessa mozione, sottoscritta dalle forze di opposizione, mette in evidenza il fatto che, oggi, grazie alle involutive politiche attuate dall'Esecutivo regionale, settecento dipendenti della formazione professionale sarda corrono il rischio di perdere il proprio posto di lavoro, andando ad infoltire la già superaffollata lista dei disoccupati della Sardegna. Si tratta di figure professionali che hanno un'elevata preparazione e una vasta esperienza, che non possono andare disperse nel mare magnum dei tanti inoccupati sardi; tutti lavoratori che, avendo raggiunto l'età matura, non hanno più possibilità di riqualificarsi professionalmente e, conseguentemente, sarebbero condannati alla cronicizzazione del loro stato di disoccupati.
Non bastano notizie come quelle apparse, oggi, sugli organi d'informazione a tranquillizzare l'ambiente. La concessione dell'estensione della cassa integrazione ai lavoratori della formazione professionale non fa altro che alimentare il sospetto che la Giunta abbia tutta l'intenzione di smantellare questo importante settore e noi non vogliamo questo, anzi lo contrastiamo. Da tutto ciò, sorge spontanea una domanda: la tanto propagandata propensione del presidente Soru, sbandierata in tutte le piazze elettorali, per far sì che i sardi possano elevare i loro livelli di preparazione culturale, scolastica e scientifica, come si pone di fronte a questo incomprensibile atteggiamento di totale chiusura, sia verso la formazione professionale che su tutto il mondo che rappresenta la cultura sarda?
Oggi, ci troviamo di fronte ad una situazione davvero paradossale perché, dopo aver determinato questo sfascio, la Giunta regionale sembra intenzionata a non dar seguito neppure a quanto aveva promesso attraverso gli accordi sottoscritti, nel giugno 2006, con le organizzazioni sindacali di settore, al fine di attivare le procedure relative all'incentivazione dell'esodo volontario o alla ricollocazione, presso altri enti, dei dipendenti della formazione professionale. Il termine del 30 settembre 2006, pattuito in quell'occasione, è abbondantemente scaduto ed oggi, per via di questa palese inadempienza della Giunta regionale, ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica che arriva perfino a turbare l'ordine pubblico, in quanto la disperazione di questi lavoratori ha raggiunto livelli difficilmente controllabili. Sia chiaro che noi condanniamo duramente qualsiasi ricorso alla violenza o anche solo ad indebite pressioni per far valere le proprie ragioni ma, nella legalità ovviamente, a buon diritto non possiamo neppure criminalizzare, oltre i limiti del buon senso, questi padri di famiglia che sono mossi dalla preoccupazione di non poter avere, nel prossimo futuro, i mezzi di sostentamento per i loro familiari.
Non mi attardo più di tanto a descrivere le motivazioni politiche che ci portano a difendere strenuamente i diritti sacrosanti di questi lavoratori e il mondo della formazione professionale in Sardegna, però voglio sottolineare, con forza, che di fronte a questo sfascio non possiamo rimanere insensibili, dobbiamo agire con la necessaria determinazione e tempestività, per far sì che neppure uno dei posti oggi assicurati da questo settore possa essere messo in pericolo. Una Regione, che non è in grado di assicurare ai propri dipendenti il posto di lavoro, si pone in stridente contrasto perfino col dettato costituzionale che tutela il lavoro in tutte le sue forme.
Non può essere che noi ci siamo ridotti al punto che questa nostra Regione, ricca di grandi slanci autonomistici, di cui è sempre andata fiera, oggi si riduca ad una sorta di consiglio di amministrazione, che debella le grandi conquiste sociali conseguite nel passato. Assicurare lo stato sociale, il diritto all'istruzione e anche la salute, aggiungo io, non può essere considerata una spesa. Tutto il nostro sistema regionale si regge su questi fondamentali principi che, oggi, noi vediamo messi seriamente in pericolo da una concezione restrittiva e penalizzate. La Sardegna vive attualmente un momento critico, dove la democrazia sembra essersi isterilita a causa dell'eccessivo potere concentrato nelle mani di una sola persona. Questo è un pericolo reale che noi non ci stancheremo mai di denunciare.
Colleghe, colleghi, la mozione in discussione non appartiene e riguarda la sola opposizione, essa infatti ci pone di fronte a un drammatico problema che appartiene alla generalità di questa Assemblea. Come tale, la nostra Assemblea, deve e può agire in forza di quel mandato popolare conferitole anche per difendere chi il lavoro lo sta perdendo e quelli che, meno fortunati, ancora non ce l'hanno.
PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che sono iscritti a parlare dodici colleghi, che il tempo a disposizione per ciascuno è di dieci minuti, che la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che la conclusione dei lavori sia per le ore 14 e che, entro questo termine, per decisione unanime della stessa Conferenza, si esamini anche il secondo punto dell'ordine del giorno. Non penso che ci sia bisogno di contingentare i tempi. Invito i colleghi, se possono, ad ottimizzare i loro interventi, magari concentrandosi più sull'argomento oggetto della discussione, anziché allargarlo come molto spesso succede, in modo da riuscire a rispettare i programmi e anche ad operare una corretta valutazione del problema che stiamo discutendo.
E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, credo che non utilizzerò tutti i dieci minuti che sono concessi. Inizio con una domanda che rivolgo a me stesso: "E' consentito in questo dibattito, sollecitato e stimolato dalle mozioni presentate dalla minoranza sulla formazione professionale, fare alcune considerazioni sulla formazione in generale e, direi, prevalentemente su questa?". Io credo di sì! Credo che sia consentito e, anzi, che sia doveroso. E' quanto cercherò di fare, non prima però di aver tentato di sgomberare il campo da qualche eventuale possibile equivoco.
Il primo punto è il seguente: alcune osservazioni contenute nella mozione sono non solo condivisibili ma addirittura ovvie. La prima: la formazione professionale ha svolto, negli ultimi decenni, un ruolo complessivamente positivo. Non c'è dubbio! La seconda: nessun posto di lavoro (e questo vale in generale, non solo nel settore della formazione professionale) deve andare perduto. La terza: la riforma era ed è necessaria. La quarta: leggo dalla mozione numero 98 che è necessario che "questo istituto non diventi la soluzione alternativa allo studio" - credo che s'intendesse dire 'la soluzione alternativa alla scuola' - "che resta l'unica possibilità per acquisire cultura, nozioni e professione…". Benissimo, su queste affermazioni non ci sono dubbi.
Altre considerazioni, contenute nella mozione, sono invece palesemente errate. Mi riferisco, in particolare, a quanto si afferma in relazione all'azione svolta dalla Giunta e dall'Assessore del lavoro per avviare a soluzione i problemi dei lavoratori dipendenti degli enti di formazione, che sono ricompresi nell'elenco di cui alla legge regionale numero 42 del 1989. Non voglio intervenire su questo punto, i dati e i numeri li conosco e sono conosciuti da tutti, inoltre verranno, credo, ribaditi anche dall'assessore Salerno nel suo intervento. In ogni caso, è giusto ripetere che nessuno di quei settecento lavoratori dovrà essere mandato a casa.
Sento, peraltro, il dovere di ribadire pubblicamente che, quando affermiamo che la sanità deve essere pensata ed organizzata per i cittadini e i malati e non per gli operatori, nessuno può pensare che vogliamo licenziare gli infermieri. Quando diciamo che gli enti agricoli sono funzionali, servono per l'agricoltura e non per i consigli di amministrazione degli stessi, nessuno può pensare che vogliamo licenziarne i dipendenti, allo stesso modo quando affermiamo che la formazione deve servire per i nostri giovani e non per gli enti di formazione, nessuno può pensare che vogliamo licenziare i dipendenti e gli insegnanti. Ciò detto, respingendo, in quanto infondate, le accuse contenute nella mozione nei confronti della Giunta e della maggioranza, credo che la richiesta di impegno, da parte della Giunta appunto, di dare corso agli accordi sottoscritti e di attivarsi affinché nessun posto di lavoro vada perduto, possa essere accolta.
Veniamo quindi alla formazione in generale, l'Unione europea, analizzando il rapporto formazione, lavoro e sviluppo dà, nei suoi documenti più importanti (mi riferisco al Trattato di Maastricht del 1992, al "Libro Bianco" di Delors del 1993, al processo di Lisbona del 2000), indicazioni chiarissime sulle strade da percorrere. Con questi documenti, l'Unione Europea privilegia la formazione, cioè la creazione nei giovani di capacità intellettuali che consentano loro di specializzarsi nel corso di tutta la vita in uno scambio realmente produttivo con la società; voglio dire che la formazione di base è globale e non settoriale, deve essere educazione e non solo apprendimento, è necessario a tal proposito estendere l'obbligo scolastico, come si evince dalle indicazioni che ci vengono dall'Europa, fino a diciotto anni, questa scelta è fondamentale per costruire, nel campo delle competenze specifiche della Regione, quella rete di strutture formative integrate che è necessario realizzare.
Se esaminiamo la storia della formazione professionale in Sardegna appare evidente l'insufficienza degli sbocchi professionali forniti, il livello sempre più sofisticato dei sistemi produttivi richiede una cultura di base realmente approfondita e quindi è giusto e corretto che la Regione elabori un progetto di politica scolastica che stabilisca con le istituzioni pubbliche un rapporto di collaborazione privilegiato che significa una valorizzazione della cultura di base, con particolare riferimento a quella dei valori civili e sociali.
Sono necessari e opportuni i contributi di tutte le agenzie formative che operano in Sardegna, ciascuna porti avanti i suoi progetti all'interno dei propri compiti perseguendo le finalità comuni con un giusto utilizzo delle risorse, la distribuzione delle risorse deve essere conseguente alla priorità degli obiettivi formativi, alla pratica di regole corrette e universalmente applicate e al controllo dei risultati conseguiti.
Concludo dicendo che, per il conseguimento di questi obiettivi, è necessario portare al più presto in Consiglio, ed approvare, quel disegno di legge, approvato con delibera numero 17/2 della Giunta, concernente "Principi e norme per l'educazione, l'istruzione e la formazione professionale". Credo sia improcrastinabile l'approvazione di una legge che preveda l'integrazione delle diverse competenze istituzionali, dei diversi settori di intervento e dei servizi alla persona per la costruzione di una rete di valorizzazioni delle autonomie scolastiche e istituzionali. Si rallenti dunque, è un ultimo appello che voglio fare, la presentazione di seppur utili mozioni e riavvii il Consiglio la sua fondamentale attività legislativa.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Serra, anche per aver mantenuto fede alla richiesta del Presidente di contenere il tempo dell'intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, avrei voluto avere l'impeto del "tribuno" Dedoni, ma, meno "tribuno", vorrei affrontare il problema molto delicato sulla formazione professionale, il quale è dovuto soprattutto alla brusca accelerazione impressa dal Governo regionale alla crisi della formazione in Sardegna e dimostra per l'ennesima volta che la sinistra non è più credibile quando pretende di avere il monopolio assoluto della difesa del lavoro e dei lavoratori; anzi, i fatti hanno dimostrato che, di fronte ai problemi concreti e alle scelte più difficili, i lavoratori vengono fatti precipitare, con cinica disinvoltura, dal primo all'ultimo posto nella scala dei valori che la stessa sinistra dice di voler rappresentare e difendere, naturalmente meglio di chiunque altro.
L'elemento più preoccupante in questo contesto è il ruolo di un sindacato come la CGIL, definita un tempo cinghia di trasmissione del partito di riferimento, che fa politica e persegue obiettivi politici e fiancheggia senza alcun pudore i D.S., come maggiore azionista della maggioranza regionale, sostiene e difende il presidente Soru, anche al di là e al di sopra di ogni evidenza, anche a costo di scaricare sulle spalle dei lavoratori tutto il peso di una battaglia che non è solo di rivendicazioni economiche e contrattuali ma anche sociale e civile.
Ci assumiamo per intero la responsabilità politica di ciò che stiamo dicendo ed anzi riteniamo sia nostro preciso dovere proporre, non solo al Consiglio, ma a tutta l'opinione pubblica regionale, verità scomode, politicamente scorrette, verità che peraltro circolano diffusamente in molti settori della società, senza però trovare canali istituzionali e soprattutto mediatici di espressione. Verità scomode e scorrette ancora, di cui chiamiamo a rendere conto i molti esponenti della sinistra i quali, di fronte alle legittime proteste di migliaia di lavoratori, non hanno esitato a recitare tutte le parti in commedia, facendo quelli che sono sempre impegnati nella lotta e nel governo, come se i ruoli ricoperti nel Governo regionale fossero un qualcosa di neutro, senza doveri e senza responsabilità.
Ma a che cosa è funzionale questa azione scientifica di occultamento della verità? Questa eutanasia senza consenso della formazione professionale in Sardegna? Semplicemente al mantenimento, finché si può, degli equilibri politici che sono tali solo perché la maggioranza è condannata ad appiattirsi sulle pulsioni incontrollate del presidente Soru. Non c'è spazio per analisi diverse, perché possiamo essere d'accordo sul fatto che, all'interno del sistema regionale della formazione, si annidassero sprechi, inefficienze e favoritismi, ma rispetto a questo le risposte possono essere di due tipi o si predispone una buona legge di riforma, riscrivendo le regole e prevedendo un normale equilibrio di transizione per favorire il passaggio graduale tra il vecchio e nuovo sistema (a parte il fatto che, già a legislazione vigente, la Regione ha tutti gli strumenti per governare il settore, ha la titolarità della programmazione e la possibilità di fare controlli per accertare chi opera con professionalità e chi tira a campare), oppure, seconda ipotesi, si azzannano alla gola i lavoratori tagliando le risorse, aspettando che muoiano dissanguati ma, in un certo senso, di morte naturale.
E' evidente che il Governo regionale ha scelto quest'ultima strada soprattutto perché il Presidente si è convinto che il mondo della formazione professionale era popolato da parassiti e, argomento di non secondaria importanza, servivano soldi per fare altre cose. Quindi è accaduto che, dal 1 gennaio 2005, con la finanziaria logicamente, gli stipendi delle 734 unità di iscritti all'apposito albo previsto dalla legge regionale numero 42 del 1989 (era stata scritta per amor di cronaca dall'assessore Cogodi allora esponente del PCI) sono stati ridotti del 50 per cento. Attenzione! Stiamo parlando di stipendi compresi fra i 900 e i 1500 euro al mese per figure di vertice dopo 30 anni di lavoro.
Poi, nello scorso mese di giugno, è stato stipulato un accordo con le organizzazioni sindacali per l'esodo volontario di lavoratori, considerata l'elevata età media a carico della Regione. L'accordo non è stato onorato perché, nel frattempo, la Regione ha cercato di battere cassa dal "Governo amico" per gli ammortizzatori sociali, senza ottenere nulla! Cosa che fa dubitare fortemente, tra l'altro, l'effettiva e totale copertura finanziaria dell'operazione con risorse regionali. In ogni caso l'intesa, a fronte delle 254 domande presentate, non prevede l'accompagnamento alla pensione ma un monte di 25 mensilità, cinque per anno per un massimo di cinque anni, poi finite quelle niente! I lavoratori che non hanno richiesto l'esodo volontario, invece, dovrebbero essere trasferiti alle Province, ma le Province giustamente non ci stanno perché, con la legge numero 216, la Regione ha trasferito le competenze ma non le risorse. Mancano ancora all'appello circa duemila lavoratori assunti dagli enti di formazione sulla base della legge regionale numero 47 del 1979 con diverse tipologie contrattuali, molti dei quali, anche quelli con qualifiche elevate, sono stati licenziati dopo 10 o 15 anni di lavoro. Per questi ultimi non c'è nessuna prospettiva, è bene dirlo!
Mancano ancora un paio di elementi per completare il quadro: in questi anni, ai 60 enti di formazione sardi se ne sono aggiunti altri, provenienti dalla penisola, sino a superare le 200 unità, una polverizzazione del mercato senza alcun controllo che ha danneggiato soprattutto le strutture sarde sulle quali poi è arrivato anche il colpo di grazia della Regione con l'abolizione della Commissione di mobilità che aveva il compito di far transitare, per quanto possibile e temporaneamente, gli operatori presso gli enti aggiudicatari dei corsi. Il risultato finale di questi interventi è che il sistema regionale della formazione è stato praticamente smantellato e le centinaia e centinaia di persone che costituivano un ostacolo alla realizzazione di questo progetto sono finite sulla strada. Non c'è che dire, proprio una bella cosa di sinistra!
Probabilmente avranno fatto questa amara riflessione i tantissimi lavoratori che hanno partecipato alla recente manifestazione di Cagliari, qualcuno è andato anche troppo oltre abbandonandosi a gesti di intolleranza, più che condannabili, ed infatti giustamente condannati in modo convinto e unanime. Ma, immediatamente dopo, con la stessa sincerità e con la stessa chiarezza diciamo che la riteniamo, signor Presidente, responsabile dello smantellamento del sistema regionale della formazione, cui accennavamo in precedenza, e della "macelleria sociale", come l'ha definita il collega Artizzu, che ha comportato e comporterà danni a tante persone e a tante famiglie. Non si tratta di una semplice responsabilità oggettiva, derivante cioè dal ruolo che ricopre come Presidente, a cui tutto può essere ricondotto a torto o a ragione, noi diciamo in questo caso a ragione; infatti, di quello che è avvenuto deve assumersi la responsabilità vera e intera perché, in questa triste vicenda, ha ritenuto, come si dice, di metterci la faccia in prima persona, ora ne tragga le conseguenze.
I sardi, soprattutto i lavoratori della formazione professionale, in altre parole, hanno capito molto bene cosa voleva fare e cosa ha fatto, non hanno capito invece quanto tutto questo potrà essere utile a una Regione dove la dispersione scolastica ha percentuali elevatissime, direi allarmanti, dove i giovani hanno un livello di istruzione mediamente molto basso e di scarsa qualità, dove manca una vera cultura dell'impresa e delle dinamiche del mondo del lavoro, dove è particolarmente difficile far incontrare il sapere culturale con il sapere professionale. Il sistema regionale della formazione, magari in una struttura diversa e con regole diverse, poteva essere di grande aiuto non solo alla Regione ma a tutta la società sarda.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Tenterò di stare nei cinque minuti anziché nei dieci, Presidente, per favorire la conclusione di questo dibattito in modo tale che si possa esplicitare al meglio. Incomincio con un'informazione: c'è una concezione di destra e c'è una concezione di sinistra della formazione professionale. C'è una situazione, che non è una situazione dell'oggi, è una situazione di ieri e, in qualche circostanza, anche di avantieri, della formazione professionale in Sardegna che ci ha portato a una condizione di particolare drammaticità, come quella che viviamo in questi giorni. Poi ci sono alcuni principi che, da ogni parte, ma sicuramente da questa parte, cioè da parte della maggioranza, di Rifondazione Comunista, di Partiti altri che compongono lo schieramento democratico al Governo della Regione, sono stati puntualmente ribaditi: nessuno dei lavoratori della formazione professionale rimarrà senza lavoro, rimarrà senza le garanzie di reddito, di previdenza di cui ha diritto. Non rimarrà senza lavoro e senza il reddito e i diritti alla previdenza, nonostante alcune robuste, inqualificabili, azioni strumentali del sistema degli enti di formazione professionale e, io dico, anche delle forze politiche del centrodestra. "Nonostante", perché non si può usare, ecco, la macelleria sociale, non si può usare il lavoratore per massa di manovra verso obiettivi diversi da quelli che riguardano la condizione del lavoratore.
I lavoratori non possono essere lo strumento attraverso il quale si fa l'attacco politico, i lavoratori sono persone che hanno diritto ad avere salvaguardate le loro condizioni di lavoratori dal punto di vista del reddito, della stabilità occupazionale, dei diritti alla previdenza. Purtroppo, devo dire, la gestione della battaglia della formazione professionale è stata questa ed è un errore, un altro errore che purtroppo si fa nella polemica e nello scontro politico, che noi tutti dovremmo evitare di fare.
Dicevo, c'è una concezione di destra e una di sinistra della formazione professionale: la concezione di destra è quella che veniva ampiamente rappresentata dall'onorevole, oggi sindaco di Milano, Moratti cioè "la formazione professionale e la scuola, i corsi ordinari di istruzione sono la stessa cosa, li mischiamo, quelli più poveri facciano la formazione professionale, abbiano diritto a una scuola che sono in grado di frequentare perché l'impresa e il sistema economico ne ha bisogno", lì si fa "macelleria sociale"; poi c'è una concezione di sinistra che dice "la formazione professionale è un capitolo importante della formazione complessiva, non soltanto in funzione dell'incremento dell'occupabilità del soggetto, all'interno del sistema produttivo, ma per dargli strumenti in più sul piano critico, anche sulla capacità di produrre, di lavorare, di organizzare se stesso e di esprimere al meglio la propria personalità anche nell'attività del lavoro". Allora bisogna sì procedere a una integrazione, che non significa mischiare tutto, significa altro, cioè sostenere l'educazione, l'istruzione scolastica fino al massimo livello possibile, quindi anche l'università, e integrare con qualificazioni professionali ciò che si è già acquisito sul piano dell'istruzione generale ai fini dell'attività di lavoro.
Anche la formazione, oltre l'educazione, deve essere permanente perché i lavori cambiano, è necessario riqualificarsi, oggi le condizioni di flessibilità, purtroppo o per fortuna, obbligano a cambiare non solo lavoro ma anche e spesso datore di lavoro nel corso della vita, quindi è necessario avere un sistema della formazione che sia in grado di sostenere le sfide del tempo.
E' per questo che si è affrontato il tema anche della "42". La "42", già quando è nata, prevedeva un sistema attraverso il quale si liberava la formazione professionale dal vincolo dei profili dei docenti, in ragione del necessario mutamento degli orientamenti della formazione rispetto alle innovazioni tecnologiche, al cambiamento dei processi produttivi e così via; questa esigenza permane ancora oggi, non possiamo rimanere ingessati perché sennò la formazione professionale sarà sempre in crisi, in questa legislatura e nella prossima. Io credo che sia necessario, invece, avere il coraggio per intervenire e che sia necessario anche investire nell'intervento per salvare i lavoratori, rilanciare la formazione, sostenere gli enti che hanno storia e qualità e dimenticarci di quella selva più o meno oscura che si è aggiunta nel tempo, che ha danneggiato la formazione e su cui bisognava essere più selettivi, in passato, anche nell'ultimo quinquennio di legislatura del centrodestra.
In questa direzione, noi ci dobbiamo muovere. Io credo che il Presidente abbia fatto bene quando ha concluso l'accordo con le organizzazioni sindacali nei giorni scorsi e che abbia anche dato soddisfazione alle esigenze e alle richieste dei lavoratori.
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Uras, anche per aver rispettato il suo impegno.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.).Signor Presidente, il dibattito certamente è uno di quei dibattiti appassionati e abbastanza attuali che magari spingerebbe ognuno di noi a fare degli interventi il più possibile completi e lunghi. Anch'io mi atterrò ai cinque minuti, Presidente, per dare la possibilità di completare i lavori dell'Aula in mattinata.
Che ci sia la necessità di riscrivere le norme che dovranno regolamentare d'ora in avanti la formazione, penso sia un'esigenza riconosciuta da tutti: è detto in mozione, è stato anche confermato da qualche collega che mi ha preceduto, principalmente il collega Serra. Ma riformare la formazione è difficile. Io spero sia vero, collega Uras, che nessuno dei lavoratori venga licenziato, ce lo auguriamo, lo speriamo, siamo qui per difendere anche questo, affinché questo non avvenga, perché questo non può succedere. Una qualsivoglia riforma che deve migliorare un qualsiasi stato sociale, deve innanzitutto, chiaramente, garantire i posti di lavoro, non solo, ma migliorare e valorizzare quelle professionalità, così come oggi nella formazione, che esistono e sono presenti. Se poi nel mondo della formazione, sino ad oggi, sino a ieri, c'è stato qualcosa che non va o che non è andato, non spetta a me dirlo - io non conosco di questi aspetti - chi di dovere ha l'obbligo di poter verificare, controllare, ma non per questo bisogna dare una spazzolata e far sparire tutto e tutti, perché sulle macerie non si può costruire niente.
Io non mi soffermerò su questo perché tutti qui siamo d'accordo e tutti siamo impegnati affinché non una professionalità, non un lavoratore venga assolutamente toccato, non credo comunque che questi lavoratori possano avere collocazione negli enti pubblici, né tanto meno negli enti locali; quindi è indispensabile, sotto questo aspetto, non prendere in giro nessuno. Si devono creare le condizioni e le situazioni per un nuovo corso - io lo chiamo - della formazione, rispettando e tutelando i livelli occupati, tutelando e rispettando la dignità dei lavoratori e delle loro famiglie.
Detto questo, certamente il nuovo corso deve rispondere alle effettive esigenze dell'offerta che può dare il mercato oggi, il mercato del lavoro intendo, e anche domani, quindi la potenziale offerta di lavoro. Certamente questo può e deve essere realizzato contestualmente alla collocazione degli attuali livelli occupativi. Io ho sempre affermato, l'ho detto anche durante la mia campagna elettorale, che la formazione, così come concepita fino ad oggi, probabilmente era carente o almeno non rispondeva esattamente alle esigenze del lavoro, perché in molti casi, se non in tutti comunque in moltissimi casi, ha creato dei sotto occupati, cioè una volta finito il corso di formazione, che serviva in quel momento a tamponare uno stato contingente di disoccupazione, i giovani si trovavano molte volte immessi nel mercato del lavoro ma con una formazione o con una specializzazione che non rispondeva a quella che, così come ho detto poc'anzi, era l'offerta del lavoro stessa. Questa è la carenza principale.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue RASSU.) Io credo che un nuovo corso della formazione non possa e non debba assolutamente fare a meno dell'intervento diretto, proprio interno, dell'Università. L'Università deve far parte, in assoluto, di un nuovo processo della formazione, assieme chiaramente agli enti preposti alla formazione, agli altri soggetti che della formazione si curano e si sono curati. L'Università deve assolutamente farne parte, poiché è stato indispensabile il suo apporto nelle esperienze che abbiamo avuto, a livello europeo e a livello internazionale; laddove la formazione ha avuto successo, si è potuto mandare i giovani a lavorare, quindi garantire posti di lavoro, nei nuovi settori dove l'offerta di lavoro esiste. L'altro ieri ho citato l'Università di Limerick a Shannon in Irlanda, ebbene se in Irlanda esiste una disoccupazione pari al 5 per cento, lo si deve proprio a questa formula, senza aver paura.
Chiaramente l'Università non può entrare in questo contesto per insegnare scienze politiche o per sfornare laureati in lettere; deve, insieme agli enti, insieme alla Regione, insieme ai soggetti preposti, formare e indirizzare i giovani nei nuovi corsi a livello scientifico, secondo la nuova offerta del mercato del lavoro. Certamente formando anche degli artigiani specializzati, questo senz'altro, ma ancor più dei soggetti che possano misurarsi, in Italia e fuori, nel nuovo mercato del lavoro, altrimenti si continueranno a creare, probabilmente, dei sotto occupati, delle illusioni o, comunque sia, a non rispondere completamente, o almeno in un'alta percentuale, alla domanda di lavoro e di occupazione che attualmente esiste. A mio parere, certamente questo si può e si deve fare.
Fermo restando il fatto che le attuali esperienze, le attuali professionalità (che, in tutti questi anni, non credo abbiano prodotto solo aspetti negativi nella formazione in Sardegna) possano in alcun modo essere trascurate, emarginate, o quantomeno messe in condizioni di non lavorare come purtroppo, l'abbiamo appreso dalla stampa, viene posto all'attenzione di questo Consiglio regionale dalle manifestazioni e da tutte le sollecitazioni del mondo della formazione professionale sino ad oggi.
Quindi, venga pure il nuovo corso, senz'altro, venga pure la riforma, senz'altro perché è necessaria, fermo restando il fatto - mettendo una pietra miliare - che il personale - che, sino ad oggi, ha provveduto a formare i nostri giovani - possa, con la sua esperienza e con la professionalità, integrarsi ma non solo, contribuire a migliorare questa formazione stessa, secondo la mia opinione personale, in un modello dove io vedo assolutamente, a fianco della Regione, a fianco degli enti preposti alla formazione, l'Università.
Secondo me, questa è la chiave di volta che può d'ora in avanti dare effettiva risposta alla richiesta di lavoro anche sul mercato internazionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, non me ne vorranno quelli dell'opposizione se faccio notare che vi è una differenza tra l'uso politico di problemi e le proposte per la soluzione dei problemi. La mia distanza dalle mozioni presentate nasce dal fatto che mi paiono più orientate ad usare un problema che non a proporne delle soluzioni. Allora, per non sprecare nella polemica il tempo concesso, mi oriento a dare un contributo per la soluzione dei problemi e non per usarli politicamente.
Noi, con la formazione, siamo di fronte a due fattispecie: il governo di un'emergenza e l'esigenza della riforma di un settore. C'è stata una novità in questa legislatura che ha messo in crisi il sistema, cioè gli enti di formazione sono stati posti realmente in concorrenza tra loro rispetto alla disciplina dei bandi, il che ha interrotto la certezza dei flussi e gli enti di formazione non si sono più trovati nella condizione del mantenimento stabile di un numero considerevole di lavoratori. Allora primo problema: si è contrari o a favore di una disciplina della concorrenza degli enti di formazione? Io sono per una disciplina della concorrenza. Si è contrari o a favore perché la disciplina della concorrenza, che parte oggi, sacrifichi i lavoratori dipendenti che hanno lavorato in un sistema differente? Io sono contrario a questo sacrificio. Gli strumenti messi in atto per tutelare i lavoratori sono adeguati? Ebbi a dire, mesi or sono, che l'articolo 19, a mio avviso, era inadeguato. I fatti mi hanno dato ragione.
Allora, come si può risolvere? Quali sono le soluzioni previste? Io continuo a dire che, per me, ed esprimo una posizione personale, la strada è quella di garantire il trasferimento di questi lavoratori o nei centri regionali di formazione, assumerli lì e farli lavorare attraverso l'attività che possono svolgere questi centri di formazione, oppure coprire interamente la loro retribuzione nell'incentivo all'esodo verso gli enti locali, interamente, non al 50 per cento.
Si propone oggi di utilizzare il modello "Puglia", cioè convenzioni tra gli enti locali e gli enti di formazione in maniera tale che gli enti di formazione possano far lavorare i loro dipendenti. Questo modello, che accetterei per fronteggiare l'emergenza, ha un difetto, cioè ribadisce che, per fare arrivare gli stipendi ai lavoratori, comunque dobbiamo finanziare gli enti. Stesso meccanismo che si è rivelato non proprio efficiente negli anni precedenti. Ma, se fosse necessario, sarei d'accordo. Mentre l'altro, quello del trasferimento ai centri di formazione professionale regionale, a cui affidare pezzi della formazione, consentirebbe anche di sostenere il costo di questi lavoratori sull'attività e non avrebbe eccessivi oneri per il bilancio regionale.
Sempre sull'emergenza, bisogna ragionare su un dato, negli accordi che si stanno firmando si parla di cassa integrazione. Sappiamo di che si tratta, il Governo regionale aveva ottenuto una grossa cassa integrazione in deroga su circa 1500 lavoratori dell'industria, c'è uno spazio finanziario per inserire circa 300 lavoratori della formazione e vi si inseriscono.
Bisogna considerare due aspetti, da gennaio non abbiamo più i 25 milioni di euro con cui sono stati coperti 1500 cassa integrati, dobbiamo inserirci nei 400 milioni di euro messi a disposizione dal Governo per l'anno prossimo. Qual è la capienza che si riserva al mondo della formazione, tenendo conto che ragionevolmente avremo anche altre emergenze industriali? Io ho qualche dubbio sulla capienza, primo elemento. Secondo, sulla cassa integrazione noi dobbiamo tenere conto che, chi va in cassa integrazione, rimane dipendente dell'ente e quindi la misura va in controtendenza rispetto all'esodo, che si voleva incentivare, perché il lavoratore si aspetta di essere riassunto dall'ente; allora il problema diventa quello della prospettiva. Che intendiamo fare per risolvere il problema della formazione professionale?
Ecco perché io tenterei di liberare il ragionamento sulla formazione professionale dall'emergenza sociale e assumerei il coraggio, lo suggerisco alla Giunta, di prendere questa quota di lavoratori e impegnarla stabilmente nei centri di formazione regionale, su cui si dirotta una quota di formazione. Non vedo altra alternativa. Questa non è la riforma della formazione professionale, ovviamente non lo è. La riforma della formazione professionale è un tema su cui noi dovremo discutere in Sardegna e in Consiglio regionale, se ne è accennato un'altra volta. Io dico solo alcune cose, ritrovandomi nelle posizioni espresse da alcuni ricercatori dell'Università di Cagliari, cioè: primo, la Sardegna ha bisogno di formazione professionale diffusa capillarmente non solo urbana; secondo, ha bisogno di una formazione professionale capace di differenziare l'offerta formativa, perché soltanto con una differenziazione dell'offerta formativa si diminuisce la mortalità scolastica. Il terzo elemento è che bisogna uscire dall'idea che tutto può essere gestito da una struttura statale, tutto deve essere regolato e controllato dalle leggi dello Stato, anche le assunzioni dei docenti devono essere regolate dalle leggi dello Stato e non dall'arbitrio, questo sì, ma pensare che tutto possa essere fatto dallo Stato è un errore clamoroso. Se questa dovesse diventare la strada che noi vogliamo percorrere, allora è chiaro che un disegno di riforma di questo tipo che attiene ad alcuni aspetti, alcuni diritti fondamentali della persona, non è un fatto banale, non è un fatto, come dire, circoscritto, è un fatto al quale dedicare tempi molto lunghi, non quelli che ci siamo dati oggi.
Ma è questa la prospettiva: una formazione professionale duttile, capillare, regolata dalle leggi dello Stato e fortemente controllata, che ha bisogno di un Assessorato efficiente, come oggi non è, di un Assessorato libero da conflitti di interessi, come oggi non è, di un Assessorato rispetto al quale bisogna avere il coraggio di fare uno spoil system delle strutture amministrative, che ho sempre rivendicato in questa Aula e che ribadisco anche oggi. Bisogna cambiare la struttura dell'Assessorato del lavoro, ne sono convinto, in altre sedi e in altre circostanze potremo ragionare come dimostrare questo fatto, ma è certo che, se ci sono livelli di inefficienza negli enti, se ci sono responsabilità di Governo in un accesso di accreditamenti e di sprechi, è altrettanto vero che ci sono grandissime responsabilità all'interno dell'amministrazione regionale, che non sono state adeguatamente aggredite e affrontate e che sarebbe il momento invece di fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna, poiché non è presente in Aula, decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signora Presidente, colleghi, io credo che dobbiamo cercare l'occasione, in questa discussione sulle mozioni presentate, per distaccarci dalla deriva, tendenzialmente demagogica, che in alcuni passaggi, non tanto delle mozioni, quanto degli interventi, io rilevo. Era assente uno dei presentatori mentre il suo collega Gallus ci diceva, in questa Aula, una cosa che non è vera, ci diceva come fa la Regione a licenziare i propri dipendenti, facendo credere ancora una volta ai dipendenti della formazione professionale quello che non è, né sostanzialmente, né giuridicamente, vero, che essi sono dipendenti regionali.
Il collega Maninchedda ha appena detto che lo Stato, io direi le istituzioni pubbliche non possono fare tutto, è vero devono regolare, sono d'accordo con lui, anche l'assunzione negli enti, laddove questi enti vogliono avere, parlo degli enti di formazione, una rete di garanzie che li distanzia dal mercato, ma allora questa equiparazione, lo dico al collega Gallus che purtroppo non c'è, è un'equiparazione che deve anche avvenire sul versante del principio costituzionale, per cui nella pubblica amministrazione si accede per concorso.
Se applicassimo questo sistema al passato, vedremmo che pochi dei dipendenti degli enti della formazione professionale sono stati assunti per concorso. Se noi avessimo fatto una legge in cui si scriveva "cari amici della formazione professionale, cari lavoratori" - mi voglio rivolgere a loro in questo modo perché, come tutti noi, ho molti amici che lavorano in quel settore - passate tutti e diventate dipendenti regionali", noi sappiamo che ci sarebbe stata immediatamente un'impugnativa davanti alla Corte costituzionale di quella legge, che sarebbe stata stracciata nel solco di una sicurissima dottrina che dice che per entrare nella pubblica amministrazione bisogna entrare per concorso. Un consigliere regionale, uno che siede qui dentro, uno che fa le leggi, deve sapere queste cose e non può riferirle in maniera sbagliata. Mi permetto di richiamarci ad una reciproca lealtà quando facciamo questi discorsi.
Invece, per venire al tema specifico, io non credo che oggi noi risolveremo il problema di quale concezione di formazione professionale si affermerà nella nostra Regione, però mi pare che tutti siamo sicuri nel dire che deve essere una formazione professionale che intanto c'è nel sistema. Poi, magari, potrà avere una diffusione capillare, potrà somigliare più o meno alla scuola, diciamo così, dell'obbligo, non voglio dire dell'obbligo formativo perché questa espressione ci ha portato sfortuna. Certo, c'è anche un problema non piccolo di sostenibilità finanziaria. Leggevo ieri un'indagine sulla formazione professionale nella Regione Sicilia, che sta esplodendo, anche loro chiedono cassa integrazione, sistemi speciali di ammortizzatore sociale. Hanno fatto più o meno come facevate voi del centrodestra negli anni scorsi, forse lo stanno ancora facendo, ma per poco, perché anche lì, con i 7 mila formatori, e di fronte all'impossibilità di quella Regione di sostenere, con 300 milioni all'anno di spesa corrente, un sistema che ha visto la proliferazione di 1470 enti di formazione, di cui solo 42 di formazione storica, la situazione non è più sostenibile. Quindi, anche nelle regioni di centrodestra si stanno cercando di porre rimedio e riformare.
Diffusione capillare o no? Vediamo, lo faremo nella riforma, dobbiamo mettere in piedi e discutere velocemente questa riforma. Sicuramente, integrazione scuola-formazione professionale, sì, perché a me ancora devono spiegare perché quando si è fermata la SARAS o quando si ferma ENDESA o quando si fermano le grandi società di Portovesme, da noi, in Sardegna, non esistono più persone che, con la professionalità sufficiente, siano capaci di fare quel tipo di manutenzioni e vengono 1500 o 2000 persone da fuori per fare quel tipo di lavori.
La scuola professionale dei mestieri. Possiamo fare anche i mestieri come pensiamo noi, dicendo ai ragazzi: "Fai il mestiere, ma fai anche l'uomo, il cittadino, la persona, con una base culturale che ti permette di correre le cose della vita alla pari con un sistema in grande trasformazione, con una tua cultura personale, con una tua dignità di cittadino. Per cui puoi prendere la maturità e poi frequentare anche la scuola professionale", se così vogliamo sintetizzare la questione banalizzando.
Io credo che, assessore Salerno, lei ci debba dare una risposta, perché su questo vorrei incominciare a mettere qualche puntino. Noi dobbiamo iniziare a chiedere alla Giunta, lo faccio io come responsabilità mia personale da oggi, la stessa severa attenzione alla fase attuativa delle leggi che, probabilmente, l'Esecutivo chiede al Consiglio regionale quando fa le leggi. Il Consiglio regionale non deve fare leggi impossibili da applicarsi. L'Esecutivo, quando c'è una legge, deve fare di tutto per applicarla. Allora ci risolva il mistero: l'articolo 19 del maxi collegato era sbagliato, nel senso che è risultato inapplicabile, oppure ci sono dei difetti di applicazione? Questa è una cosa che io vorrei sapere, così possiamo distinguere anche le responsabilità.
Il Presidente della Regione, nel verbale, nel manifestare il significato dell'accordo politico del "19", dice per esempio che chiederà al Consiglio regionale di modificare alcune norme dell'articolo 19. Benissimo! Quando questa richiesta sarà fatta, ma forse può darsi che l'anticiperemo, ci deve aiutare a dire dove era sbagliata; perché, se era sbagliata l'impostazione, la correggiamo sicuramente, ma se è sbagliata l'attuazione non possiamo fare nulla se non richiamare le responsabilità dell'Esecutivo nell'attuazione. Lei, Assessore, ha tutto il potere, e il Presidente ha tutto il potere di determinazione e di conoscenza di queste responsabilità e di assunzione dei provvedimenti conseguenti che le chiediamo di assumere, nel caso in cui, per esempio, le riscontrasse nella lentezza dell'attuazione dei dispositivi di legge. Se ci sono cose da cambiare le cambiamo ma, quando sono scritte, cerchiamo di attuare le leggi della Regione.
Io ritengo che, per il resto, le cose sono già dette. Noi dobbiamo, nell'emergenza, ritrovare una buona sintesi, di cui siamo ancora alla ricerca, tra la logica di mercato (che presiede alle regole comunitarie, che oggi finanziano in gran parte la formazione professionale) e il sistema e la presenza di strutture storiche, strutture storiche che si percepivano come pezzi dell'amministrazione regionale e avevano un mercato, come si dice oggi, captive,cioè eravamo obbligati a dare loro le commesse di formazione, giustamente dicendo che non tutto doveva fare la Regione, ma dovevano fare anche competenze diffuse, diciamo così, secondo un principio di sussidiarietà applicata in questa Regione da decenni, però c'è anche il tema che, essendo finanziata la formazione professionale dall'Unione Europea, la logica di mercato è entrata e ha invaso le regole.
Io credo che sia molto opportuno trovare una sintesi tra mercato e situazione storica, chiedendo, anzitutto, agli enti di formazione professionale storica di non tirare i remi in barca. Noi difendiamo la formazione professionale, riconosciamo anche i meriti storici di enti che hanno strappato, dall'ignoranza e dall'incapacità professionale, generazioni di giovani, oggi uomini, anche vicini alla pensione, però, questa difesa non può arrivare a dire che il sistema si difende perché è "irreformabile". Questa è la sconfitta della politica e non possiamo accettarla. Quindi, non tirate i remi in barca, fate i bandi, fateli bene, cercate di vincerli; poi ci saranno anche i paracadute, ci saranno le reti di protezione. Dall'altra parte, proviamo a inserire clausole sociali per cui non ci siano logiche di rapina di signori che vengono da fuori con buoni progetti, è vero, ma poi con il nulla del sistema organizzato dell'insegnamento diffuso che a noi serve. La strada dell'accordo del "19", assessore Salerno, è una buona strada, risposte per un'attuazione vera, diteci cosa deve fare il Consiglio, impegnatevi a fare bene quello che il Consiglio vi dice di fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, io sono molto d'accordo che, affrontando un problema così delicato come quello della formazione professionale, dibattito che nasce da situazione di emergenza, si debba rifuggire, se si vuole risolvere il problema, dalla, come dire, strumentalizzazione polemica. Detta così, sembra davvero una bella affermazione, carica anche di responsabilità politica, però, perché ciò non accada, oggi c'è qualche segnale in positivo, è anche opportuno e necessario che la maggioranza si liberi da conformismi e da silenzi.
Io ho apprezzato molto, oggi, le voci che mi hanno preceduto, perché questi sono segnali positivi, che cominciano a svincolarsi da un conformismo di maggioranza. Ebbene, spero che questo cresca e che cresca non solo intorno al problema della formazione professionale, ma serva più complessivamente ai problemi che affliggono la nostra Regione che sono purtroppo tanti, complessi e gravi.
Da molto tempo ho fatto delle riflessioni sulla formazione professionale e sull'istruzione, perché i due problemi non è che debbano essere così nettamente separati. Parlando anche d'altro, adesso però fermiamoci per un attimo su questi due aspetti: istruzione e formazione. Mi sono chiesto se la scuola e quindi l'istruzione viene affrontata avendo come obiettivo primario l'alunno o gli operatori e, ancora, se per quanto riguarda la formazione professionale abbiamo presente come obiettivo primario effettivamente la formazione dei giovani o gli operatori responsabili degli enti che vi operano. Tutto questo non nasce dal nulla, noi ci troviamo nella scuola eternamente afflitti dai precari, nella formazione professionale oggi siamo afflitti dall'albo della legge 42 del1989; ma di chi sono figli i precari della scuola e di chi sono figli i lavoratori della legge numero 42 del 1989?
Fermiamoci su questi ultimi che hanno determinato la presentazione delle mozioni, che hanno determinato questo stato di emergenza, la grande manifestazione di protesta eccetera eccetera eccetera. Questi sono figli di una, come dire, mancata e definitiva riforma che la Regione doveva affrontare nel momento in cui le competenze sono state trasferite dallo Stato alle Regioni, quindi alla nostra Regione; quei lavoratori degli enti soppressi, definiti inutili, ex enti di diritto pubblico (i famosi della "348" per la Sardegna e della "616" in campo nazionale eccetera), in altre Regioni hanno finito per entrare nell'organico del personale della Regione. La nostra Regione, in quella circostanza, ha resistito a quel tipo di pressione e non li ha inglobati nell'organico del personale dipendente diretto della Regione, ha creato l'albo della legge numero 42, è nella via di mezzo.
Dice la Regione: "Li pago io, però devono rimanere nell'ambito della formazione professionale"; ecco che, a quel punto, c'è stato uno scatenamento, una gara, una concorrenza tra gli enti di formazione professionale che, per ottenere la utile, concretamente utile, benevolenza della Regione, dell'Assessorato, hanno fatto a gara a spartirseli quasi a dire: "posto che io mi sono fatto carico di tutto questo, ergo, mi devi però garantire non solo gli stipendi ma anche l'affidamento dei corsi". Badate bene che chi conosce (qui ci sono autorevoli colleghi in questa Aula che sanno molto meglio di me e più puntualmente di me) tutto ciò che è accaduto, sa che assai spesso questi lavoratori venivano pagati dalla Regione e non compiutamente utilizzati nemmeno nelle organiche attività effettive della formazione professionale, anche perché molti di quegli espulsi dagli enti di formazione e inseriti nella "42", avevano qualifiche professionali non esattamente utilizzabili nel nuovo corso formativo.
Allora la riforma va fatta, io non so se siano necessarie leggi nuove per applicare correttamente eccetera, ma la riforma della formazione professionale da sola di per sé non serve quasi a nulla; una seria riforma professionale si può fare se a monte ci sono tutti gli elementi per predisporre piani formativi da parte della Regione. Allora, la Regione deve fare uno studio serio per stabilire qual è il fabbisogno delle strutture produttive intese in senso ampio delle risorse umane.
La scuola: ecco, si è fatta mai un'indagine sul perché si produce tanta dispersione scolastica? Che non significa soltanto esclusione dall'istruzione, determinazione di emarginazioni sociali, oltre che scompensi sociali, esposizioni e rischi sociali che non solo vanno in direzione della microcriminalità ma assai facilmente provocano vittime della droga. Allora, la formazione professionale ha assolto anche questo compito, quello di garantire un qualche riparo a quei giovani che alimentavano la dispersione scolastica. Allora, la Regione deve fare uno studio per capire esattamente come è il sistema scolastico in Sardegna e perché si vengono a determinare tante dispersioni scolastiche. Per quanto riguarda il sistema scolastico sardo, non so, facciamo degli esempi banali: come mai ogni anno scolastico noi troviamo una serie di strutture scolastiche, di locali destinati alla scuola che non sono in grado di funzionare? Perché si verificano tante inadempienze all'obbligo scolastico? Noi possiamo anche batterci, giustamente, perché l'obbligo scolastico venga esteso al massimo, ai 18 anni, bene! Con quali obiettivi? Obiettivi poi che presumono un inserimento dei giovani nella vita produttiva. Ma quando il sistema produttivo è in una così profonda crisi, come lo è la Sardegna…
PRESIDENTE. Onorevole Farigu, il tempo a sua disposizione è terminato.
FARIGU (Gruppo Misto). Solo 30 secondi, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Farigu, io non lo consento mai a nessuno…
(Interruzione del consigliere Farigu)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, dispiace vedere che all'impegno, in qualche modo scritto, di molti sottoscrittori sulla mozione, poi non corrisponda la presenza e ritengo opportuno sottolinearla perché, tra ciò che in qualche modo si dichiara e ciò che poi si fa, davvero, per risolvere i problemi, mi pare che la presenza non sia un elemento secondario o tralasciabile; quindi lo sottopongo anche come elemento di attenzione.
Ho deciso di intervenire proprio all'ultimo momento perché sollecitato dai primi due interventi dei presentatori della mozione, non perché abbia necessità di rendere noto il mio pensiero, che ho già espresso all'inizio di questa fase finale della crisi della formazione, dicendo anche, con precisione, che ritenevo ci fosse una responsabilità sui ritardi dell'applicazione dell'articolo 19 e che questa responsabilità non fosse dovuta al fatto che l'articolo 19 era scritto male. L'articolo 19 è scritto esattamente come è stato studiato dagli uffici dell'Assessorato e, se non è applicato, è perché si è perso del tempo rispetto alla data del 30 giugno, che era quella entro la quale si dovevano fare alcune cose, e poi alla data del 30 settembre, entro la quale se ne dovevano fare delle altre.
Allora l'articolo 19 è pienamente valido, è applicabile, rappresenta una strategia precisa che è fondamentale per poter strutturare un sistema della formazione professionale in Sardegna che risponda alle sfide nuove che ci sono e che le Regioni italiane hanno fatto tutte negli ultimi dieci anni, ultima la Puglia cinque anni fa, e che noi facciamo con una media di cinque o dieci anni di ritardo, facendo finta che in questi dieci anni non sia successo nulla.
Il nostro sistema di formazione professionale è restato in equilibrio sino al 1990 quando la formazione professionale era sostenuta e finanziata dalla Regione che faceva i suoi piani formativi sulla base di "tecnicalità", di presenze, di esigenze del mercato che esistevano e che, in qualche modo, emergevano da tutto il meccanismo che la legge prevedeva e quindi dall'analisi delle province, dall'analisi del sistema industriale, del sistema artigianale, del sistema produttivo in generale. Poi sono arrivati i fondi europei e in Sardegna, anziché essere utilizzati per rafforzare un sistema formativo e modernizzarlo, di fatto sono diventati un grande spazio di moltiplicazione di soggetti formativi, talvolta seri, talvolta inventati; quello che noi stiamo pagando oggi è la fase finale di 10-15 anni di disordine e di aumento dei soggetti formativi. Sino al 1990 in Sardegna operavano dodici soggetti formativi. Basta vedere i numeri degli ultimi accreditamenti, sia prima dell'ultima modifica, sia prima della precedente modifica dell'accreditamento ovvero introduzione dell'accreditamento, per capire come si sono decuplicati, centuplicati i soggetti formativi.
Ora, la strategia è quella di evitare che, nel futuro prossimo, si debba fare dell'attività formativa pensandola in funzione di coloro che ci lavorano e non in funzione di coloro che ne devono usufruire. Questa è la stessa cosa che noi stiamo facendo in sanità, questa è la stessa cosa che stiamo facendo su tutti i servizi che sono di interesse pubblico. Evitare cioè che noi eroghiamo servizi in funzione di coloro che ci lavorano, piuttosto che degli utenti dei servizi. L'abbiamo fatto dicendo da subito che non si poteva pensare a questa trasformazione senza prendere in carico i soggetti che, in questa evoluzione, potevano subire una fuoriuscita dal mercato del lavoro nel quale sino a quel momento avevano operato.
La strada del "un terzo verso l'esodo perché sono ultracinquantacinquenni oppure hanno altri lavori", "un terzo nel sistema delle autonomie locali in funzione del trasferimento delle competenze sulla formazione e sul mercato del lavoro", "un terzo ancora nel sistema per garantire una base stabile e il resto flessibilità delle funzioni, delle competenze, delle opportunità", è un disegno che mantiene la sua validità e che deve essere fatto sapendo che, siccome siamo in ritardo sui tempi di trasformazione e di produzione del nuovo sistema, i tempi di garanzia delle persone vanno allungati.
Allora lo strumento della cassa integrazione è uno strumento che non è mai stato ottenuto da nessuna Regione in Italia. Io ricordo che nel 1992 lo chiesero la Lombardia e la Sicilia e fu rifiutato! E' stato richiesto ancora nel 1997, richiesto di nuovo nel 2003 da diverse Regioni, ed è stato rifiutato! Quindi rappresenta uno strumento che, per la formazione professionale, è una novità. Non è una novità in negativo, è una novità in positivo perché era un sistema che non riusciva ad accederci anche per la tipologia di contratto che era stato fatto, perché il sistema pagava comunque e versava i fondi nel sistema della formazione professionale, ma non veniva riconosciuto per essere, diciamo, inserito nel sistema della cassa integrazione. Pensiamo che questa sia una soluzione a lungo termine? No, deve servire a guadagnare quei 2, 5 o 7 mesi che consentano di mettere in campo la nuova struttura del sistema formativo, che non può essere messa in campo più in là del prossimo anno scolastico o accademico.
Su questo bisogna che tutti gli attori svolgano in questa direzione una funzione, da una parte e dall'altra, per porre quello come punto all'ordine del giorno, che non vuol dire soltanto scegliere di riformare il sistema della formazione professionale con un disegno a sé, quanto di farlo dentro una logica che in parte abbiamo già affrontato con la legge sui servizi all'impiego, perché lì c'è un pezzo della formazione che va finanziata e sostenuta, perché lì abbiamo scritto che, ai lavoratori privi di qualifica, che sono 50 mila in Sardegna, iscritti all'ufficio di collocamento, va consentita un'occasione, attraverso un voucher, un credito formativo, di essere qualificati se sono dequalificati o non qualificati. Lì c'è un pezzo della trasformazione del sistema.
Quello che dobbiamo normare è l'altro pezzo del sistema che è quello che va integrato al sistema dell'istruzione più in generale. Certe volte si fa molta confusione. Guardate, non c'entra niente l'istruzione o l'istruzione universitaria con quello che deve fare la formazione professionale perché uno è il percorso del sapere, l'altro è il percorso del saper fare. Questa distinzione è presente in tutti i sistemi europei e mondiali perché sono percorsi differenti e la differenza che c'è di solito tra destra e sinistra (tranne alcune parti della destra) è che la prima ritiene che il saper fare debba essere messo in mano alle aziende, che così insegnano quel pezzo di lavoro, invece a sinistra si pensa che l'istruzione e la formazione siano un diritto individuale che deve essere completo non soltanto delle manualità ma anche della coscienza di ogni persona. Tanto è vero che il programma dell'Unione nazionale, a pagina 232, dice: "noi siamo contrari all'obbligo formativo a 14 anni". L'obbligo formativo è spostato a 16 anni ed entro i 18 anni ad ogni cittadino italiano deve essere garantito o un diploma di scuola superiore o la qualifica.
Quella è la strada a cui noi dobbiamo rispondere. Ci sono 4000 ragazzi all'anno che vengono espulsi dalla scuola. Non sono 4000 della Sardegna, il livello di espulsione nazionale è il 22 per cento della popolazione, in Sardegna è il 32 per cento, il che vuol dire che normalmente noi avremmo 3000 espulsioni se fossimo in un'altra Regione italiana, in Sardegna ne abbiamo 1000 in più! Allora è verso quei 1000 prima di tutto, quella differenza non è casuale in Sardegna!
Non c'è da fare nessuna ricerca, c'è scritto, lo scrivono i ricercatori del CRENOS, lo scrive l'ISFOL, il sistema nazionale di ricerca sulla formazione, il perché, in un'isola come la nostra, la scuola non ce la fa. Non ce la fa perché, quando in un territorio di 18 mila abitanti, l'unico sbocco dopo la terza media è solo un liceo, cioè esiste una monocultura di opportunità, un'opportunità unica, è chiaro che tutti i ragazzi di quel territorio al liceo non ci vanno! E non fanno 50 chilometri alle 6 del mattino per andare a frequentare un istituto tecnico o per ragionieri o geometri! Sappiamo anche quanto sono superati, tra l'altro, quegli indirizzi che non sono stati cambiati (geometri e ragionieri) e che oggi sono superati dall'eccesso di offerta di ingegneri e di laureati in economia e commercio. Questo è il motivo per cui in Sardegna, nelle zone isolate, ha successo la formazione professionale, perché dà un'alternativa, e non ha successo la monocultura dell'istruzione. Non lo dico io, è scritto nelle ricerche!
Noi dobbiamo soltanto decidere di riprendere a fare quell'offerta dopo la sbornia del 2003-2004, dico sbornia perché noi ci siamo fermati in quanto non era possibile che, dopo due anni che il Governo nazionale prometteva di pagare le differenze, trovarci con una lettera che diceva: "Noi oltre i 6 milioni di euro non andiamo e quindi i 114 milioni di euro li mettete voi". Quella cifra di 114 milioni di euro non potevano far parte della quota che la Sardegna metteva a disposizione su questo tema. Allora c'è da completare il disegno, da prendere i tempi - concludo - perché la transizione si completi…
PRESIDENTE. Onorevole Lai, il tempo a sua disposizione è terminato.
LAI (D.S.). Un minuto e concludo…
PRESIDENTE. No, onorevole Lai, non lo concedo mai a nessuno.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Darei volentieri un istante del mio tempo all'onorevole Lai per completare.
Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che, per chi l'ha voluto ascoltare, il dibattito di oggi non sia stato inutile. Il collega Lai ha notato che si svolge in un'aula che non è particolarmente affollata ed è vero, andrebbe forse fatto rilevare al collega Lai che, se l'affollamento non c'è nei banchi del centrodestra, neppure c'è in quelli del centrosinistra; durante l'interessante intervento del collega Lai purtroppo solo 18 consiglieri del suo schieramento su 50 hanno avuto la fortuna e il piacere di ascoltarla. Però, ecco, io credo che le riflessioni che lei, collega Lai, ha fatto pacatamente e qualcun altro ha fatto in maniera pacata e intelligente, in quest'Aula, possano essere di aiuto in questo momento anche a comprendersi sui problemi.
Per me, che non sono un conoscitore approfondito della materia della formazione professionale, come invece lei lo è e come lo sono altri colleghi in quest'Aula, vale il ricordo di quello che è successo qualche mese or sono; durante la discussione in terza Commissione (Commissione che si occupa di finanza e di programmazione) della manovra finanziaria, all'interno del collegato alla finanziaria, provvedimento che la maggioranza, come era legittimo, aveva fretta di chiudere, uno degli ultimi temi che rimase aperto sino alle ore piccole del mattino del giorno prima di andare in Aula, era l'aspetto della formazione professionale e gli emendamenti relativi presentati. Sull'aspetto della formazione professionale dal centrosinistra arrivarono, soprattutto con riferimento ai lavoratori della legge "42", una serie di proposte, ogni proposta aggiungeva un piccolo tassello che andava verso la soluzione dei problemi di questi lavoratori e alla fine il puzzle si completò.
Il centrosinistra disse allora che quello era il quadro di riferimento con cui si pensava di risolvere i problemi dei lavoratori della legge '42'" e venne spiegato anche il motivo. Io ricordo che, in quella circostanza, i colleghi più esperti del centrodestra dissero che quello non era il modo per risolvere i problemi di quei lavoratori e che quell'emendamento, inserito all'interno del collegato, che poi diventò legge, sarebbe stato un boomerang che sarebbe ritornato addosso a chi lo stava scrivendo, cioè il Consiglio regionale in quel momento, e che il Consiglio regionale avrebbe pagato sostanzialmente, non tanto e non soltanto il Consiglio regionale, ma chi sta fuori dal Consiglio, gli effetti di una norma di legge che non garantiva le persone che si proponeva di tutelare.
In effetti, ciò che ciascun consigliere regionale ha avuto modo di vedere in questi giorni conferma le perplessità e le preoccupazioni di chi diceva che quella norma sarebbe stata insufficiente e ha, fino a questo momento, smentito la dichiarazione ("nessun lavoratore della legge "42" perderà il proprio posto di lavoro") ribadita tante volte e visibile anche nella notizia di apertura del sito della Regione, qualche giorno fa, se uno avesse avuto il piacere e la volontà di andarselo a leggere.
Ecco, allora in questo clima, tutto sommato, relativamente soft con cui ci stiamo scambiando delle idee, colleghi del centrosinistra, esperti di formazione professionale, che avete garantito a noi colleghi del centrodestra, non esperti della formazione professionale, che il problema era risolto con quell'emendamento del collegato alla finanziaria, insomma, perlomeno ci dovete chiedere scusa. Nel senso che ci avete convinto e ci avete mandato a rassicurare i lavoratori che rischiavano di perdere il posto di lavoro che quella era la soluzione del problema e noi abbiamo appreso che invece non era la soluzione del problema, perché abbiamo ricevuto nel nostro computer centinaia di messaggi e-mail dei dipendenti della formazione professionale, perché siamo andati a visitare le sedi occupate della formazione professionale, perché abbiamo partecipato all'assemblea, al liceo Pacinotti, organizzata dalla formazione professionale, dove gli animi non erano certamente sereni e anche l'incolumità fisica di chi partecipava a quella riunione non era assolutamente garantita, abbiamo visto la manifestazione, abbiamo visto - insieme con il collega Lai dalle finestre di questo palazzo - la manifestazione sotto la pioggia dei lavoratori della formazione professionale, abbiamo deprecato e condannato insieme la violenza che, dalla manifestazione, è scaturita.
Collega Lai, se ne occupi lei di questo problema, nel senso che lei ha le idee chiare, lei ha le ipotesi di soluzione in testa, che la ascoltino, perché il problema della formazione professionale è sul tappeto da due anni e mezzo e sei mesi fa, quando siamo andati a ragionare su come il problema si doveva risolvere, le garanzie che il problema era risolto ce le avete date voi! Allora, se lei ha ben chiaro qual è il problema e quali sono le soluzioni, si affianchi all'assessore Salerno, si affianchi politicamente, il suo Gruppo, la sua maggioranza, e si aiuti l'assessore Salerno a trovare le soluzioni! Ha ragione il collega del centrosinistra che intervenendo ha detto: "Siamo al venerdì 27, è una situazione sempre difficile per discussioni approfondite, l'Aula è semideserta, l'attenzione è scarsa, certo è un'atmosfera ben diversa, da quella che abbiamo vissuto fuori dal palazzo, quella che si respira oggi in Aula". Io vorrei dire al collega del centrosinistra (forse sei tu) che ha fatto questa valutazione che è vero, che ha ragione, che avremmo potuto utilizzare in modo diverso questo tempo per fare delle leggi, per fare cose più importanti che una semplice discussione. Ma questa discussione che si svolge oggi in Consiglio regionale è semplicemente l'ultima propaggine di quello che sta succedendo fuori, non è che il centrodestra chiede al Consiglio di discutere di un argomento che siamo andati a cercare disponibile su Marte portandolo senza che ci sia, del problema, alcuna risonanza fuori da questa Aula. Il Consiglio regionale discute del problema perché fuori, non solo se n'è discusso, si sono dati anche schiaffi! Quindi, il problema per cui stiamo venendo a discutere qui in Consiglio regionale è perché cerchiamo di trovare in Consiglio regionale quel ragionamento che ci permetta di evitare la violenza fuori dal Consiglio regionale. L'obiettivo del Consiglio regionale è risolvere problemi e se i problemi restano e sono fuori da qui, in qualche maniera noi, che siamo i legislatori e siamo le persone che se ne devono occupare, dobbiamo parlare tra di noi, perché evidentemente non abbiamo parlato a sufficienza, perché evidentemente non abbiamo trovato le soluzioni dei problemi a sufficienza.
Quindi, anche la discussione, peraltro ragionevole, serena, pacata, pur nel rispetto delle diversità, che si sta svolgendo oggi, ha il significato di riportare il problema nella sede adeguata, affinché si diano le soluzioni. Io non sono sicuro che l'accordo che mi dicono che ieri sia stato stilato sia l'accordo che risolve i problemi, voi ne siete sicuri? Se ne siete sicuri, ma Silvio Lai dice di "no", perché dice che ci vogliono 3, 5 o 7 mesi per effettuare un ripensamento generale sul ruolo della formazione professionale e, quindi, sul destino da dare a quest'ultima, è una cosa che possiamo fare anche insieme, nel senso che il centrodestra non sta negando la propria disponibilità a prendersi una parte della responsabilità nella ridefinizione del sistema; però va fatto entro 3, 5 o 7 mesi! Cioè non è che, fra 7 mesi, ci vogliono altre sommosse popolari e mozioni del centrodestra per tornare in Aula e sentirci dire da Silvio, brillantemente, quello che non è stato fatto in questi sette mesi, che cosa manca e che cosa deve essere fatto tracciando così la strada della direzione. Questo non andrebbe bene, quindi utilizziamo la riunione di oggi, l'Assemblea del Consiglio regionale di oggi, per mettere le basi di quello che deve essere fatto, altrimenti è difficile che ci troviamo nella possibilità di risolvere il problema e di evitare che nuovamente sia una miccia accesa sotto il Consiglio regionale, ma sotto la pace sociale di questa Regione.
Voglio rivolgere il ragionamento prevalentemente ai colleghi della Rifondazione Comunista dai quali, nella scorsa legislatura, io ho ricevuto tante e tante lezioni sulla tutela e salvaguardia dei posti di lavoro: "nessun posto di lavoro deve essere mai perso in questa Regione". Colleghi, le parti sono cambiate, io vi spiegavo che, a mio avviso, più che le politiche del lavoro sono importanti le politiche dello sviluppo e che, dalle politiche dello sviluppo, discendono le politiche del lavoro, anzi automaticamente si ottengono le politiche del lavoro se ci sono le politiche dello sviluppo. Però, colleghi della Rifondazione Comunista, sono cambiati i tempi, sono cambiati i ruoli, sono cambiate le responsabilità. Ieri il presidente Soru era un imprenditore, poteva permettersi di licenziare i suoi dipendenti e dire che era un problema della politica, che se ne occupasse la politica. Oggi il presidente Soru, voi, siete la politica, quindi non potete più licenziare nessuno, dovete dire alle persone, a cui negate lo stipendio, qual è la soluzione dei loro problemi. Voi avete, il presidente Soru non ha più responsabilità da imprenditore, ha le responsabilità della politica e le risposte devono essere diverse rispetto a quelle che si davano in passato.
Ecco, se su queste cose siete consapevoli e siamo d'accordo, il ragionamento ci può essere perchè non ci sia tra sette mesi il ragionamento sulle cose che non si sono fatte o che si sono sbagliate nuovamente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, io ho molta stima e rispetto dei colleghi della maggioranza che hanno preso la parola oggi, però francamente ho sentito alcune affermazioni che mi hanno lasciato sorpreso, del tutto in disaccordo e in alcuni casi anche sbalordito. Come quando il collega Uras (che non vedo in questo momento in aula) ha praticamente detto che, sostanzialmente, i lavoratori della formazione professionale sono stati usati da una parte politica e, quindi, sarebbero stati usati da noi del centrodestra, insomma, usati un po' come Saddam Hussein utilizzava i civili come scudi umani per fare in modo che gli americani non bombardassero alcuni obiettivi.
Questa affermazione, unita a quella che riguarda il concetto di formazione di destra e il concetto di formazione di sinistra, mi lascia veramente sbalordito, prima di tutto perché è inammissibile affermare ed assurdo sostenere che quei lavoratori disperati, che a centinaia hanno manifestato sotto la Regione e anche sotto il Consiglio regionale, che, per settimane hanno mandato, nelle nostre caselle di posta elettronica, i loro messaggi "sono licenziato", "sono anch'io licenziato", "sono uno di quelli che perderanno il posto di lavoro", fossero strumentalizzati da noi e utilizzati come uno strumento di lotta politica! Ma vi rendete conto dell'assurdità di affermazioni di questo genere?
Guardate che lo dice un modesto consigliere di opposizione che fa parte di un Partito che certamente non ha mai giocato nello scacchiere della formazione professionale, non mi risulta che ci siano enti di formazione riconducibili alla destra, riconducibili ad Alleanza Nazionale, quindi il discorso che noi facciamo è un discorso puramente di difesa di questi lavoratori. Ben altre forze politiche hanno avuto le mani in pasta per decenni sulla formazione professionale, il discorso semmai andava indirizzato verso quei banchi, non certo verso questi banchi di opposizione. Francesco Sanna dice bene quando dice che bisogna stare attenti a quello che si afferma esercitando il proprio ruolo di Consigliere regionale; ha ragione, bisogna stare molto attenti a dire le cose come stanno e a individuare le responsabilità laddove le responsabilità sono nate e sono individuabili, certamente queste gravi responsabilità non sono ascrivibili a questa parte politica.
Fatta questa premessa, certo che noi confermiamo il nostro giudizio estremamente negativo sulla non soluzione che è stata trovata, certo che intravediamo, in questo operato della Giunta regionale, un'operazione di "macelleria sociale"; per dire la verità, qui la macelleria si sta diversificando perché, dalla "macelleria sociale" che ha riguardato in primo luogo i lavoratori della formazione professionale, dell'industria, del turismo, siamo passati agevolmente e facilmente alla "macelleria istituzionale" con la distruzione, la ricomposizione e lo scorporo di tutte le competenze degli Assessorati per ricondurre il tutto, naturalmente, unicamente nelle mani del Presidente della Regione. Quindi la macelleria c'è, eccome!
Peraltro, colleghi della maggioranza, voi sapete benissimo, molto meglio di me, perché voi avete competenze, ed uso un eufemismo, maggiori delle nostre in tema di formazione professionale, che la soluzione che state prospettando non è una soluzione. Non è la soluzione che avevate individuato sette o otto mesi fa, e non è comunque una soluzione, o dobbiamo considerare una soluzione ai problemi di centinaia di lavoratori il fatto che li mettete due mesi in cassa integrazione perché forse poi nel frattempo troverete una collocazione? Devono sentirsi tranquilli o soddisfatti? E' davvero, collega Lai, una soluzione positiva, come lei ha detto? Non credo. Non credo che se lei si trovasse nei panni, adesso non voglio prendermela personalmente con lei, ma non credo che, se io mi trovassi nei panni di uno di questi lavoratori, potrei essere contento del fatto che sto perdendo il posto, però dandomi oggi due mesi di cassa integrazione, mi finiscono di tagliare la testa fra tre mesi invece che oggi.
Se questa è una soluzione, complimenti! Peraltro, ben sapete che questa comunque è una non soluzione, è parziale e settoriale, non riguarda tutti i lavoratori della formazione professionale ma solo una parte e soprattutto la cosa che giustamente lascia, in questi lavoratori, angoscia (non è certo un'angoscia indotta da noi ma hanno già da se stessi degli ottimi motivi per essere preoccupati senza essere strumentalizzati da noi) e preoccupazioni intatte, anzi le aumenta con il passare dei giorni e delle settimane, è che non c'è un progetto, non c'è un indirizzo; non sappiamo bene, alla fine di questa agonia che voi prospettate e che secondo voi è un'ottima soluzione, dove arriverà il treno, se arriverà da qualche parte, perché non siete stati in grado di elaborare una strada diversa che tenga conto della salvaguardia dei posti di lavoro ma soprattutto del ruolo della formazione professionale in Sardegna, che non si sa dove volete indirizzare, che forse voi stessi non sapete dove indirizzare.
Il taglio, la macelleria, è già di per sé una cosa sbagliata, perché si parla di tagli ma si fa sempre finta di dimenticare che si taglia sulla pelle delle persone, quindi delle famiglie, che sono state assunte, che avevano individuato una prospettiva di vita, potevano sposarsi, comprarsi una casa, fare un investimento, avere dei figli, farsi una famiglia, e oggi forse continueranno a farlo ma con una grande fede o con una grande incoscienza a seconda delle valutazioni personali di ciascuno. Non c'è un progetto e non c'è un indirizzo su quello che voi volete fare e vorrete fare, ammesso che abbiate anche delle idee su quello che volete fare della formazione professionale.
Nel frattempo, c'è il problema dei lavoratori e c'è naturalmente il problema di chi ha usufruito di questa formazione professionale, Assessore, cioè generazioni di giovani, migliaia o forse anche tante migliaia di giovani che avevano anch'essi una prospettiva che era nell'immediato una prospettiva di formazione, ma che era poi nel futuro una prospettiva di lavoro; oggi questi ragazzi non ce l'hanno più. Assessore, lei viene da un Partito che ha fatto del Piano del lavoro e del lavoro e della tutela dei diritti dei lavoratori la propria battaglia, la bandiera, vi siete dimenticati del lavoro? Voi vi siete dimenticati il lavoro, non solo perché state massacrando la formazione professionale, ma perché state uccidendo le speranze e le prospettive di migliaia di giovani sardi, proprio mentre l'Unione Europea traccia una direzione che è ben precisa e che dice che la formazione non solo deve esistere, ma deve andare di pari passo con l'istruzione e con la scuola insomma.
Proprio mentre dalla parte dell'Unione Europea arriva questa precisa direttiva, voi che cosa fate? Smantellate la formazione professionale. O volete sostenere che erano tutti imbroglioni, che nella formazione professionale sostanzialmente si rubavano i soldi pubblici? Possibile che ve ne siate accorti ora? Possibile che, dopo tanti decenni, durante i quali io non facevo politica, ma molti di voi sì, soltanto adesso vi rendete conto che la formazione professionale era sostanzialmente un pozzo di soldi pubblici che venivano buttati là dentro e poi non si sa bene che fine facessero. I corsi erano fantasma, gli alunni erano fantasma, tutti fantasmi però si mangiavano i soldi pubblici, ve ne accorgete ora? E perché alcuni enti, nonostante tutto, oggi stanno continuando a lavorare? Perché i tagli sono stati fatti in una certa direzione e non in tutte le direzioni, Assessore?
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Trascuro per il momento l'intervento del collega Artizzu Ignazio. Quando i colleghi del centrodestra hanno presentato la mozione, eravamo in piena emergenza "formazione professionale", c'era una mobilitazione sindacale in tutto il territorio regionale con l'occupazione degli istituti e anche con una grande e straordinaria manifestazione che esprimeva il malessere, le preoccupazioni di questi lavoratori, di questa categoria. Ho grande rispetto per l'iniziativa e la lotta di quei lavoratori.
In quelle ore è stata sottoscritta questa mozione e si voleva portare il dibattito in Aula. Il dibattito arriva a poche ore dalla sottoscrizione di un accordo o di un'intesa istituzionale, quindi, magari, utilizzo questo argomento per giustificare le assenze, il disinteresse per il quale un argomento così importante porta a consentire di assentarsi persino a chi ha sottoscritto e chi ha chiesto, con urgenza, che quel tema arrivasse in Aula. Non è certamente positivo. Però c'è un rovescio di medaglia, che è quello che citava il collega Vargiu, che arrivare alla mozione a poche ore dall'intesa e quindi una volta che sembra superata (a me in verità non pare) l'emergenza, consente un dibattito con toni, lui diceva, soft, diciamo con toni di confronto vero e non di tentativo di strumentalizzare in funzione del proprio tornaconto politico di parte, di gruppo o di schieramento.
Il collega Lai (che ha sintetizzato, almeno per me, in modo preciso, le posizioni del nostro Gruppo, e credo della maggioranza, sulla formazione, con questo spirito del confronto vero, a poche ore da un'intesa sottoscritta, che può aver chiuso una prima fase dell'emergenza, ma che lascia aperto tutto il problema) ha indicato qual è la strada che, secondo noi, deve essere seguita. Noi non abbiamo avuto dubbi, all'inizio di questa legislatura, nel condividere una linea di riforma della formazione professionale. Non c'è dubbio che quello che è avvenuto negli ultimi anni ha finito per danneggiare la stessa formazione e che un eccesso di risorse messe a disposizione di un bilancio, che aveva raggiunto invece livelli di indebitamento come quelli che il bilancio regionale aveva avuto, immense risorse messe a disposizione per l'obbligo formativo era un acconsentire - lo ha ricordato anche adesso Silvio - che entrassero nella formazione, e venissero accreditati, soggetti che forse non meritavano di essere accreditati. Ignazio, non è vero che abbiamo detto che tutto ciò che è avvenuto nella formazione è negativo. Ciò che è avvenuto negli ultimi due anni, in particolare nel 2003 e nel 2004, con ingenti risorse messe a disposizione, sperando che arrivassero soldi dallo Stato mentre tutti noi sapevamo che i soldi non sarebbero arrivati,- ha esposto la formazione professionale al giudizio, che condivide tutta l'opinione pubblica, della necessità di riformarla.
Abbiamo però assunto un impegno, che io ribadisco: dicendo che è interesse dei ragazzi riformare la formazione professionale e dell'utenza, aggiungo, è interesse dei formatori avere una formazione professionale seria e utile per la società, inoltre è interesse degli enti seri (quelli che da anni, da decenni, garantiscono la formazione, quelli che sono stati sperimentati realmente) avere una formazione seria. E' quindi un interesse di tutti.
Allora acceleriamo il progetto di riforma. Noi avevamo una nostra proposta, che era diversa e, in parte, anche per molti punti, alternativa a quella della Giunta, non l'abbiamo presentata perché è giacente in Commissione il disegno di legge, ci proponiamo di presentare alla maggioranza, alla Commissione, gli emendamenti che raccolgono un'indicazione un po' differente, che vanno nella strada che ha indicato il collega Silvio Lai. Abbiamo approvato, perché quest'intesa di oggi fa riferimento ad un'altra intesa, in Aula una norma, nel collegato, noi pensavamo e ritenevamo che quella norma potesse dare una soluzione ai problemi del contingente e cioè che la riforma pagava prezzi e che i prezzi di questa riforma non dovevano pagarli i lavoratori, dipendenti degli enti professionali, ai quali abbiamo detto, e ribadiamo adesso, che nessun lavoratore deve andare dall'ente di formazione all'ufficio di collocamento. Nessun lavoratore!
Abbiamo ipotizzato una soluzione con l'articolo 19 del collegato ma, nutrendo anche noi dei dubbi, dopo averli qui manifestati, abbiamo proposto di effettuare delle sperimentazioni o delle verifiche. Abbiamo annunciato, quindi la maggioranza, la nostra disponibilità a rivedere sia le risorse stanziate sia lo stesso articolato, qualora avessimo preso atto che quella strada, che avevamo indicato nel collegato, non portasse alla soluzione dei problemi, come da noi auspicato. Allora l'unica cosa che io accetto come rimprovero, alla maggioranza e anche alla Giunta, è che non c'era bisogno di far esasperare così tanto la situazione e portarla sino alle estreme conseguenze di un'occupazione delle scuole, di una manifestazione di piazza, di qualche degenerazione che ha determinato quel malessere, non c'era bisogno di quel momento perché noi prendessimo atto che occorreva introdurre dei correttivi. Quei correttivi che introduce, oggi, quel protocollo d'intesa e quei correttivi che forse dovremo introdurre noi ritornando all'articolo 19, come proponeva il collega Sanna.
Concludo proponendo di creare un clima che non sia di strumentalizzazione di un malessere, vero, che esiste, che c'è e di una preoccupazione vera. Ammettiamo che la responsabilità non va cercata in questi due anni di tentativi di riforma, ma in ciò che è stato costruito, in particolare, negli ultimi anni della precedente legislatura, che ha determinato una situazione non accoglibile, non accettabile, di formazione, in particolare per l'obbligo formativo. Partiamo dalla necessità di dare concretezza a quel protocollo, di reperire magari risorse aggiuntive rispetto a quelle che possono essere stanziate dall'articolo 19, di ritornare all'articolo 19 per renderlo operante e attivo e, allo stesso tempo, andiamo in Commissione e acceleriamo il processo di riforma della formazione e dell'istruzione, approvando quel disegno di legge, portandolo in Aula e dando, nei tempi di cui parlava Silvio Lai, cioè entro la primavera prossima, una certezza ai lavoratori della formazione.
Con questo spirito, per quanto riguarda i DS, ma penso di parlare anche a nome della maggioranza, noi siamo pronti ad un confronto vero, sia all'interno del Consiglio sia con le parti sociali, che sono state protagoniste dei momenti di lotta in queste settimane.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Noi non vogliamo strumentalizzare nulla, cari colleghi. Noi denunciamo una situazione grave a cui voi da mesi, da anni ormai, state mettendo la sordina per nascondere un preciso, lucido e cinico progetto di smantellamento della formazione professionale in Sardegna. E' chiaro? Ecco perché i toni soft, il fatto che siamo di venerdì o che i lavoratori abbiano firmato, per stanchezza o per disperazione, un protocollo d'intesa che è una vergogna, perché la formazione professionale viene assimilata ad un'intesa istituzionale integrativa, riguardante la crisi d'area del territorio di Nuoro. State approcciando il problema della formazione professionale, come se si trattasse di un problema di un'area di crisi e state costringendo a firmare protocolli d'intesa che propongono soltanto l'assimilazione, ai lavoratori della formazione professionale, delle norme sugli ammortizzatori sociali, cassa integrazione, eccetera, cioè strumenti pensati dalle leggi statali per far fronte a situazione di reale crisi di mercato, di crisi aziendali. Assimilate così la formazione professionale ai settori dell'industria in crisi, quando invece la formazione professionale non è in crisi, perché non c'è assolutamente assenza di domanda, c'è anzi una colpevole, cinica, lucida, carenza di offerta formativa qui in Sardegna che, forse negli anni scorsi, poteva non essere adeguata certamente alla domanda, ma che voi avete e volete continuare ad affossare.
Perciò noi diciamo che non c'è assolutamente una volontà di strumentalizzare, è nostro dovere essere presenti su questo problema per far conoscere qual è la reale situazione in cui versa questo sistema perché, come hanno detto prima tutti i colleghi, lo diceva il collega Vargiu in particolare, avete voluto voi quell'articolo 19, avete ripetuto anche adesso, attraverso il collega Lai, che quell'articolo risolve il problema dei lavoratori della "42"; voi stessi, sempre con il collega Lai, avete riconosciuto che, se non si è attuato, è per colpa della Giunta. Non l'ha detto in questo modo, perché non poteva dirlo, ma è la verità, e soprattutto in questo protocollo non si vede uno straccio di prospettiva reale, di soluzioni concrete, proprio nel solco di quello stesso articolo 19 che non era - secondo noi - la soluzione adeguata ma che voi avete voluto, e che almeno individuava una prospettiva. Non c'è nulla di quella tripartizione del carico di personale a cui trovare una soluzione, non c'è nulla! Perché un terzo che doveva andare all'esodo non c'è andato, e non si vede quando vi potrà andare, il trasferimento agli enti locali è avvolto nelle nebbie, nel buio di una indisponibilità di risorse finanziarie al momento, anche e soprattutto di una indisponibilità di procedure amministrative e di coperture legislative perché questo possa avvenire, l'offerta - poca - che c'è, non riesce sicuramente a colmare l'esigenza di personale; e voi dite che stiamo strumentalizzando?
Il 30 settembre, giorno in cui scadeva l'impegno per rivedersi tra le parti, impegno che è stato disatteso anche negli incontri, noi abbiamo doverosamente segnalato il problema che d'altra parte però è scoppiato, è scoppiato nelle piazze, è scoppiato male! Come scoppia male quando la ribellione cova, cova, cova e viene continuamente pressata e tenuta in silenzio, da un lato, da un disegno cinico di chi governa e, dall'altro, da una maggioranza che non è capace di farsi rispettare su un tema che dice di voler seguire e difendere adeguatamente.
Non ci siete su questo problema e poi oggi ci venite a dire che il problema è la riforma della formazione professionale! Ma quale riforma? Dell'istruzione e della formazione? Ma avete visto il programma dei lavori delle Commissioni che voi ci avete presentato in Conferenza dei Capigruppo? Avete messo nell'ottava Commissione prima lo spettacolo, poi le società di mutuo soccorso, poi la ricerca e, come quarto punto, l'istruzione e la formazione professionale. Non è casuale questo perché voi sapete bene che il disegno di legge non darà soluzioni al settore della formazione professionale come non verranno soluzioni dall'indirizzo politico del Governo nazionale perché il Ministro Fioroni tutto vuole fare fuorché tentare di avviare le riforme perché ha capito che si brucerebbe le mani, come si è bruciato le mani prima Berlinguer e forse come, in parte, in un certo senso anche il Ministro successivo e lo stesso ministro Moratti. E' difficile fare una riforma dell'istruzione e della formazione in Italia come anche in Sardegna, perché non ci si vuole impegnare ad affrontare realmente i problemi, seriamente, guardando in faccia le questioni.
Caro collega Uras, non c'è una politica di destra e di sinistra, non lo so se lei la vede nella sua mano destra e nella sua mano sinistra, nello scrivere le sue proposte di legge o nel votare. Ma di che cosa stiamo parlando? Come si fa a disegnare il tentativo faticosissimo di numerosi Ministri di cercare di dare un sistema dell'istruzione e della formazione che veda insieme quello dell'istruzione e quello della formazione, dando pari dignità alla formazione, non mescolando le cose, perché è banale e inutile descrivere i tentativi di riforma in questo modo. Per quanto criticabile, da voi non da me, da me solo in parte, il progetto di riforma del ministro Moratti quanto meno indicava una linea molto chiara che era quella di una riforma del secondo ciclo che individuava istruzione e formazione professionale come due sistemi paralleli, di pari dignità, che portassero il nostro sistema di istruzione e di formazione ad essere più moderno, cioè più capace di dare risposte alla esigenza formativa e poi occupativa dei nostri giovani.
Questo è il problema. Parliamo tutti, anche voi, di dispersione scolastica e non ci rendiamo conto che ipertrofizzare la scuola è rendere invece la formazione professionale (che voi, con un eufemismo, nei vostri programmi, nei vostri tentativi, nei vostri discorsi, indicate e definite "integrata", ma non è una formazione "integrata" quella che disegnate voi, è una formazione figlia di un dio minore, è una formazione fatta per coloro che non riescono a stare nel sistema scolastico) una formazione che non ha pari dignità, una formazione che non dà capacità di entrare nel mercato del lavoro.
I veri problemi sono questi, sono difficili, neanche io ho ricette pronte per dare una soluzione di grande riforma al sistema della scuola e della formazione professionale, dobbiamo forse lavorarci molto di più insieme, forse lasciare antichi pregiudizi, tutti, chissà se ci riusciremo un giorno, ma non potete dire, oggi, alle persone che erano in piazza nei giorni scorsi, alle persone che ancora seguono, a quelli che hanno firmato per disperazione questo protocollo che la soluzione è un po' di cassa integrazione, un po' di promesse, è il miraggio di una riforma dell'istruzione e della formazione in Regione che voi vi affretterete a portare in Consiglio.
Io spero che lo facciate, ma spero che lo facciate guardando in faccia la realtà e le speranze di queste persone, ma non solo di queste, perché stiamo parlando di qualche centinaio di lavoratori della legge numero 42 mentre non parliamo invece di tutti gli altri che sono fuori, senza neanche la tutela della "42", né di tutto quel grande bisogno di formazione reale e di formazione per giovani che poi non arrivano ad entrare nel mercato del lavoro a 27 anni non sapendo cosa fare, o a 20 anni uscendo dalla scuola, dopo anni magari di dispersione, avendo lo spettro solo della disoccupazione e un bagaglio personale di competenze che è buono da un certo punto di vista, perché la scuola italiana non è vero che sia la peggiore del mondo, ma non è certamente un bagaglio di capacità, di saper fare, di conoscenze, di saper rapportarsi con la società che, al confronto invece con i giovani degli altri paesi, fa purtroppo partire con un handicap gravissimo i nostri giovani.
Questi sono i problemi, noi non abbiamo strumentalizzato nulla, continuiamo a denunciare la vostra incapacità di avere il coraggio di individuare risposte concrete che devono arrivare non solo negli accordi ma nella prossima legge finanziaria e su questo ancora dovrete essere disponibili e capaci di dimostrare che sapete dare risposte concrete.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Signor Presidente, signori consiglieri, il dibattito su una questione così complessa e così di rilievo per la politica regionale sicuramente meriterebbe tempi più lunghi proprio perché vi è necessità di approfondire la tematica della formazione professionale, del suo ruolo strategico, della sua funzione, anche in qualche modo slegata dall'emergenza sociale e io auspico che il disegno di legge approvato ad aprile dalla Giunta regionale, arrivi presto in quest'Aula per poter appunto avere l'occasione di un ragionamento più approfondito e più puntuale.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue Assessore SALERNO.) Certamente oggi il ragionamento è in qualche modo, seppur pacato, viziato comunque anche da strumentalizzazioni che tuttavia vi sono state; comprendo la dialettica politica ma non comprendo le strumentalizzàzioni e soprattutto l'utilizzo di dati che non corrispondono alla realtà, peraltro voglio ricordare che l'Assessorato, io stessa sono stata sempre disponibile, nei confronti di tutti i consiglieri di maggioranza, e giustamente di minoranza, a fornire tutte le spiegazioni e le delucidazioni che sono necessarie per quanto di mia competenza.
Dire oggi che questa Giunta non ha una strategia politica e non ha un disegno di legge di riforma, onorevole Dedoni, non credo che sia esatto. Ho ricordato che la Giunta ha depositato ed ha approvato, ad aprile del 2006, un disegno di legge di riforma dell'istruzione e della formazione professionale in Sardegna. Disegno di legge che ha una precisa e definita strategia politica: costruire nella nostra Regione quella società della conoscenza, in rispetto degli obiettivi (che sono stati richiamati anche in quest'Aula) fissati da Maastricht, da Lisbona, da Amsterdam, e che sono quelli della valorizzazione della risorsa umana per costruire una nuova società che veda sviluppo economico ma anche solidarietà e soprattutto diritti di cittadinanza.
Quindi, la Regione continua ad avere come bussola quegli obiettivi e, nell'ottica di quelle direttive, ha costruito questo disegno di legge. L'ha costruito anche per andare a superare quei problemi gravi che voi tutti qui avete denunciato e che noi abbiamo trovato in questa Regione: quello della dispersione scolastica, quello del basso numero di laureati e dei diplomati e quello di una formazione professionale che (nonostante le ingenti risorse spese, solo 250 milioni di euro di risorse POR) non ha conseguito l'obiettivo di aumentare i livelli di conoscenza e di sapere dei nostri giovani e dei nostri lavoratori, né quello di dare risposta alle esigenze del mercato del lavoro, se è vero come è vero, lo ricordava anche l'onorevole Lai, che oggi circa il 50 per cento dei disoccupati iscritti nelle liste non ha né qualifica e né titolo di studio. Possiamo leggere a questo proposito quanto rilevato da diversi istituti di ricerca (dal CENSIS, dal CRENOS) sulle carenze del sistema formativo in Sardegna, ma su questo tornerò dopo.
Nel disegno di legge, noi abbiamo disegnato un sistema di istruzione e di formazione professionale dove i due sottosistemi, chiamiamoli così, della scuola e della formazione hanno pari dignità, onorevole La Spisa, sono due sistemi che non si confondono ma che imparano a riconoscersi e a lavorare insieme per accompagnare i nostri cittadini lungo tutto l'arco della vita. Quindi, due sistemi che devono migliorare, entrambi, per garantire quella crescita del sapere e della conoscenza che oggi consentono prioritariamente, e devono consentire, il pieno godimento dei diritti di cittadinanza in una società sempre più complessa, in una società dove è sempre più difficile per un cittadino persino difendersi, in una società in cui è difficile certamente trovare lavoro, in una società in cui comunque noi dobbiamo dare tutti gli strumenti alle persone per godere dei propri diritti.
Certamente, in questa riforma, abbiamo messo al centro la scuola pubblica perché questo è l'obiettivo di questa Giunta e di questa maggioranza. Abbiamo detto "più istruzione" e abbiamo detto "i giovani devono restare il più possibile all'interno del sistema scolastico". Quindi abbiamo anche anticipato quella che è oggi la riforma nazionale contenuta nella finanziaria del 2007 elevando, già dall'anno scorso, l'obbligo scolastico ai 16 anni e quindi anticipando, di questo ne siamo orgogliosi, la riforma nazionale. Con questo non abbiamo mai assolutamente detto né praticato, ad oggi, la cancellazione della formazione professionale, ma abbiamo detto, credo che su questo siamo d'accordo, che vi era l'urgente, impellente necessità di una riforma della formazione professionale in Sardegna, per quello che abbiamo trovato e per quello che è stato prodotto, è stato ricordato in quest'Aula, soprattutto negli ultimi anni di Governo del centrodestra.
Abbiamo detto che occorreva qualificare l'offerta formativa e che la formazione professionale era degenerata, negli ultimi due anni, a fare esclusivamente il diritto/dovere all'istruzione della Moratti, e che aveva perso perfino la sua funzione strategica, quella dell'elevazione del saper fare, quella della occupabilità, quella della adattabilità delle competenze, ma anche quella di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Abbiamo trovato un sistema della formazione professionale estremamente polverizzato e dequalificato. Questo non vuole dire che tutti gli enti di formazione professionale avessero lavorato male, non lo abbiamo mai detto, che tutti fossero dei ladri o che tutti abbiano esclusivamente approfittato della spartizione della torta; abbiamo detto che ci sono enti che hanno lavorato bene, che hanno dato risultati e che hanno contribuito a formare e anche a far trovare lavoro a molti dei nostri giovani, vi sono enti che hanno contribuito perfino a combattere la dispersione scolastica, però vi era complessivamente un sistema che andava razionalizzato, riformato, riportato perfino alla legalità e qualche volta anche alla moralità.
(Interruzione)
Onorevole Dedoni, non c'è bisogno che la Giunta vada alla Finanza, la Finanza è tutti i giorni negli uffici dell'Assessorato regionale del lavoro, forse lei lo sa.
(Interruzione)
Noi vogliamo che si continui a verificare e a controllare quello che è avvenuto nel passato. Da parte nostra, non aspettando la definizione della legge, in questi anni, noi abbiamo già fatto molto sulla riforma della formazione; abbiamo detto nella legge che la formazione professionale doveva ridiventare strumento strategico di politica attiva del lavoro, abbiamo detto che la formazione non è l'obbligo formativo ma è la formazione iniziale, la formazione per i giovani e concordo, onorevole Sanjust, sul fatto che non ci può essere solo l'alta formazione ma che occorre partire prioritariamente da quel 50 per cento di iscritti disoccupati senza qualifica e senza titolo di studio. Abbiamo detto però che la formazione deve essere anche formazione superiore, post-diploma e post-laurea, formazione continua, formazione permanente in grado appunto di accompagnare il lavoratore in tutto l'arco della vita e abbiamo iniziato anche il lavoro di riqualificazione.
Si è detto qui del sistema di accreditamento, ne ha parlato l'onorevole Maninchedda. Io ho detto poc'anzi che bisognava ripristinare persino, in qualche modo, il rispetto delle regole e delle leggi comunitarie e nazionali. Or bene, noi abbiamo avuto per sette mesi i bandi del POR bloccati, dall'Assessorato della programmazione e dall'Autorità di gestione, perché la Sardegna non era in regola con il sistema di accreditamento, non aveva, fino a quel giorno, rispettato le leggi comunitarie e nazionali. Per cui noi abbiamo scritto un nuovo accreditamento che rispettasse le regole appunto della concorrenza, ma abbiamo anche detto che l'accreditamento non poteva essere fatto per sedi formative, ma che andava accreditato il soggetto titolare dell'attività di formazione, in base alle capacità didattiche, gestionali, organizzative e di relazione del territorio. Oggi, nell'ultima riunione della Conferenza delle Regioni, il sistema di accreditamento sardo sta per essere adottato a livello nazionale, essendo stato riconosciuto il migliore a livello nazionale. Queste sono le riforme che noi abbiamo fatto.
Non è vero quanto si dice sulle sedi formative e sugli enti; noi avevamo, sino al nuovo sistema di accreditamento, 338 sedi formative accreditate, un numero che, nei documenti dell'ISFOL, veniva considerato del tutto elevato se comparato al dato nazionale di 2168 sedi accreditate (censite sempre dall'ISFOL), oggi noi abbiamo 100 sedi formative accreditate, di cui il 20 per cento pubbliche, abbiamo 100 agenzie formative accreditate, di cui 77 sono scuole, per la prima volta. Certamente anche questo ha portato dei problemi, non li nego, però era giusto procedere ad una razionalizzazione del sistema.
Abbiamo poi, con diverse norme, la legge numero 4, la legge numero 9, presentata dall'assessore Dadea e approvata da questo Consiglio, decentrato alle Province le funzioni e le competenze in materia di formazione professionale, già previste peraltro dalla legge numero 20. Una cosa del tutto dovuta, devo dire, anche questa in attuazione delle leggi nazionali sul decentramento di competenze e funzioni alle Regioni, ed un fatto del tutto coerente con il decentramento, previsto dalla legge numero 20 appunto, di competenze e funzioni in materia di servizi per l'impiego e politiche attive del lavoro, essendo appunto la formazione professionale una politica del lavoro per eccellenza.
Abbiamo, da subito, esercitato il ruolo (già previsto peraltro dalla legge numero 47 del 1979, cosa che non era stata fatta negli ultimi anni) della Regione quale soggetto di programmazione, di controllo, di verifica e di monitoraggio delle attività formative. Non è che noi non avessimo una legge buona sulla formazione professionale. Oggi l'onorevole Farigu ha ricordato il problema dei fabbisogni formativi e ha anche ricordato, mi pare, che spesso le attività di formazione professionale, in modo ciclico devo dire, in questa Regione, non erano il frutto di un'analisi dei fabbisogni formativi dei territori e frutto, quindi, di una programmazione regionale che accoglieva quell'analisi dei fabbisogni anche in coerenza con le sue politiche di sviluppo economico e sociale, ma era a volte l'elenco della spesa degli enti.
Quindi, la Regione si è riappropriata, in questi anni, di questo ruolo; anticipando perfino il decentramento alle province, abbiamo individuato i fabbisogni formativi insieme alle province e abbiamo fatto una nuova programmazione. Poi abbiamo attuato anche il rispetto della legge che prevede che le risorse pubbliche vadano a bando e non ad affidamento diretto, con i bandi si misura la qualità perché si vince, non si affidano, onorevole Artizzu, in modo più o meno, come lei ha ventilato, discriminatorio le attività: si partecipa a bandi e si vincono i bandi in base a progetti e i progetti vengono valutati in base alla qualità. Anche questa è una riforma attuata.
E' chiaro che, per quegli enti che erano tradizionalmente abituati ad avere le risorse in modo diretto, per quegli enti che si erano abituati, ahimè, a fare attività di obbligo formativo senza sforzo di progettazione, è stata difficile la fase di adattamento; ci sono però tanti enti che vincono i bandi, ci sono enti che non partecipano ed enti che non ne vincono. Però oggi si dice che ci sono 2700 lavoratori che rischiano il posto di lavoro, dove sono? Oggi noi abbiamo, anzi avevamo sino a ieri, visto che abbiamo firmato l'accordo con l'ENAP, 134 lettere di preavviso di licenziamento, che oggi il presidente dell'ENAP si è impegnato a far ritirare dal proprio consiglio di amministrazione, e poi avevamo 150 lettere di licenziamento annunciate, più un'altra trentina di licenziamenti. Questo sui posti di lavoro. Poi si dice: la Regione ha cancellato la formazione professionale e non ha messo risorse. Allora: la Regione ha messo, nel 2004, risorse pari a 156 milioni di euro a bando; nel 2005, 152 milioni e 682 mila euro; nel 2006, 140 milioni di euro. Chiedo a voi dov'è la cancellazione della formazione professionale.
Certo, siamo in un sistema diverso, dove bisogna partecipare a bandi e bisogna vincerli, dove non ci sono affidamenti diretti, dove ci si misura sulla qualità, però gli enti in crisi, 100 agenzie accreditate più 77 scuole, si contano sul palmo di una mano. Allora, onorevole La Spisa, è vero che non c'è un sistema in crisi della formazione professionale, ci sono aziende, agenzie formative in crisi. Ma- come noi abbiamo sempre fatto e giustamente dobbiamo fare - siccome dobbiamo tener conto sia della fase di riforma, di questa delicata fase di riforma, e sia del problema sociale, perché il problema dei lavoratori ci sta a cuore indipendentemente da chi sia il datore di lavoro, mi pare che abbiamo dimostrato di aver risolto e dato risposte a tante situazioni di crisi in questa Regione, seppure spesso con ammortizzatori sociali ma comunque a tutela del reddito dei lavoratori, perché quelli erano gli strumenti di mia competenza.
Oggi ci sono degli esuberi nella formazione professionale. Abbiamo scritto delle norme, non le ha scritte solo la Giunta, le ha scritte questo Consiglio e ognuno deve assumersi la responsabilità per la parte che lo riguarda.
L'onorevole Francesco Sanna mi ha chiesto...
PRESIDENTE. Assessore, purtroppo il tempo a sua disposizione è terminato. Mi dispiace, ma la regola, per tutti, su questo argomento è stata che non sono concesse proroghe.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Glielo dirò a voce.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Dopo aver sentito soprattutto la replica dell'Assessore e anche le dichiarazioni rese dall'onorevole Marrocu, sono sempre più convinto del fatto che oggi si sia fatto assolutamente bene a portare questa mozione che, se era attuale nella settimana alla quale lei faceva riferimento e cioè nella settimana nella quale i lavoratori hanno, giustamente, manifestato in centinaia fuori dal Palazzo di viale Trento, oggi lo è ancora di più vista la farsa che viene rappresentata dal verbale di accordo istituzionale. Perché è una farsa, caro Assessore? Perché nella riunione, alla quale anche io ho partecipato, seppur da dietro le quinte, ma questo non mi ha impedito di ascoltare con le mie orecchie e di scrivere con la mia penna il presidente Soru, con l'assessore Salerno a fianco, nell'incontro avuto con i sindacati, con alcuni sindaci e, mi pare, con un Presidente di Provincia, aveva esposto cinque o sei punti che, a loro avviso, avrebbero determinato la risoluzione sia del problema della formazione ma soprattutto di quello delle centinaia di lavoratori; dico questo non in maniera strumentale né demagogica, come qualcuno purtroppo ha il cattivo gusto e il cattivo vizio di ripetere continuamente, altrimenti spiegatemi qual è il ruolo dell'opposizione se non quello di controllare che le cose vengano fatte o meno. Questo non è né strumentalizzare, né fare demagogia.
Bene, allora, caro Assessore, mi dispiace che non ci sia il Presidente, perché dopo tutto quello che è successo forse la cosa minima era la sua presenza, in quella sede si era parlato di riaprire l'esodo e di superare i ritardi; nel verbale, Assessore, magari con una conferenza stampa, così non parla solo con me o con il collega Sanna, mi faccia capire dove si parla di riapertura dell'esodo e di superare i ritardi. Mi faccia capire dove è scritta la disponibilità al sostegno finanziario maggiore per la mobilità verso gli enti locali con la copertura fino al 100 per cento degli stipendi. Mi faccia capire dove sta. Effettivamente si parla di cassa integrazione, ma, onorevole Lai, per quanto io riconosca che lei forse sia uno di quelli che sta soffrendo più di tutti questo problema, io non ho alcuna difficoltà a dirlo, perché riconosco la sua sensibilità, però vorrei capire qual è l'utilità della cassa integrazione, che lei dà come un risultato assolutamente eclatante del quale fregiarsi. Io penso che sia veramente un qualche cosa di mortificante per questo genere di lavoratori e che soprattutto non risolva nella maniera più assoluta un dramma che non viene certamente acuito con due mesi eventuali, se verranno, di cassa integrazione.
Si è parlato, in quei sei punti, caro Assessore, di clausola sociale nelle gare d'appalto, ne ha fatto poco fa riferimento l'onorevole Francesco Sanna. Bene, nella parte dell'intervento che io non sono riuscito prima a terminare, e che vuol essere propositivo, e non demagogico e strumentale, noi proponiamo una soluzione. Se realmente la cosa si vuol fare, ripeto, se realmente la cosa si vuol fare, la soluzione è di dare corpo a questa lodevole dichiarazione che per il momento è solo una lodevole dichiarazione di intenti, proponendo che questa clausola sia inserita come emendamento al disegno di legge in materia di appalti, che è attualmente in Commissione lavori pubblici. Allora, se i tempi per l'approvazione del testo invece fossero dilatati nel tempo, anche qua avete dimostrato più di una volta, il presidente Soru ha dimostrato più di una volta che, quando una legge la si vuol fare approvare dall'Aula, ha tutti i canali assolutamente privilegiatissimi, ci si è inventati maxi emendamenti, ci si è inventato di tutto, di certo una cosa l'avete dimostrata, e di questo ve ne diamo atto, quando una cosa interessa in questa Aula la si fa, della formazione professionale, evidentemente, non ve ne "frega" nulla, questa è la realtà, non vi interessa risolvere il problema a monte, vi interessa tappare i buchi, vi interessa, grazie alla sollecitazione di alcuni colleghi che sono assolutamente da lodare per questo, cercare di mettere freno ad una situazione sociale che sta veramente scoppiando.
Questa è la realtà delle cose, caro Assessore e caro Presidente, che neanche si prende la briga di venire qui in Aula, per dibattere civilmente, come tra l'altro è stato fatto anche durante la manifestazione, vorrei ricordare che non si può pretendere, non lo si potrà pretendere mai, che alle provocazioni, molte volte, non si debba rispondere, perché anche il fatto di uscire in maniera spavalda da una macchina per dire chissà che cosa, quando gli animi sono agitati, può comportare delle cose spiacevoli, che io, per carità, non sono qui, a dire che siano corrette, ma se si vuole correttezza, la correttezza la si deve prima di tutto dare, soprattutto a chi vive dei momenti di grandissima tensione; se ne vogliamo tirare fuori un altro caso, mi riferisco all'onorevole collega Caligaris, che è sempre attentissima a certe problematiche, che so che ha seguito molto da vicino il problema dei lavoratori delle pulizie degli uffici della Regione, anche lì, scusate se divago per 30 secondi, è stata fatta una grandissima presa in giro ai lavoratori, perché non c'è Presidente della Regione che, secondo me, avrebbe mai firmato un documento qual è quello che è stato firmato per convincere, anche in quel caso, i lavoratori a togliere il presidio e andarsene a casa.
Ma come si può dire, dopo che sono state presentate le buste, dopo che la gara oramai è praticamente in atto, scusi, onorevole Secci, lo so che sto divagando ma è l'esempio del modo di agire che non va assolutamente bene, se una gara d'appalto prevede che un'azienda possa dare in subappalto, eventualmente, l'appalto vinto, come si può scrivere, e farlo sottoscrivere dai sindacati, che si privilegerà, nel criterio di assegnazione, l'impresa che non ricorrerà al subappalto? Chi ha un minimo di dimestichezza in normative relative ad appalti pubblici, sa benissimo che questa si potrebbe anche configurare come turbativa d'asta. Qua lo dico e qui non lo nego. E questo è un documento firmato!
PRESIDENTE. La prego, onorevole Sanjust, torni sull'argomento.
SANJUST (F.I.)….Per ritornare sull'argomento e per chiudere, così faccio anche risparmiare un po' di tempo, noi abbiamo semplicemente dato delle possibilità di risoluzione del problema, tra l'altro rifacendoci a ciò che lei, Assessore, e il presidente Soru avete promesso ai sindacati e ai lavoratori, non c'è niente di tutto questo nel verbale di accordo istituzionale che ieri voi avete sottoscritto. Penso che, più che le parole, parlino i documenti che, fino a prova contraria, lasceranno sempre traccia, e questo non è niente di demagogico e niente di strumentale.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Vede Assessore, lei aveva l'opportunità, stamattina, di cogliere questa ricchezza di proposte, che sono venute da ambo le parti, direttamente o indirettamente, anche con la criticità, e cercare di dare qualche risposta in positivo alle esigenze della formazione professionale. Alla fine, invece, lei è arrivata qui, se l'è cantata e suonata da sola. Linee politiche della Giunta esistono nella misura in cui la Giunta dimostra che ha le linee politiche e le pone in atto, guardi l'unica cosa di linea politica che io leggo oggi nel giornale è "salvagente per la formazione", cioè continuando nel discorso che ha posto l'onorevole Sanjust, il quale ricordava che poco è, se non un momento, per tappare il buco di una difficoltà che vive la formazione professionale, non è certamente la salvezza della formazione professionale, né una prospettiva per la formazione professionale.
Fino a prova contraria a me non risulta che sia stato cacciato nessuno degli enti accreditati, se ne sono solo aggiunti nuovi, allora vorrei che fossero cacciati quelli che si sono comportati male e se qualcuno sta facendo, come organo di polizia, le indagini dovute, le porti a compimento perché vuol dire che si sta facendo pulizia, se c'è da farla, come in tutte le imprese, come dovunque in qualunque tipo di sistema di operatività, che sia l'edilizia, che sia la metallurgia o altro. Tutto questo non c'entra niente con le riforme, le riforme sono ben altra cosa, non c'è stata alcuna riforma, l'unica cosa che è esistita è quel qualcosa che è stato inserito nella proposta di la legge di riordino degli uffici per il lavoro, per i servizi, dove c'è una parte, lo ricordava Silvio Lai, relativa alla formazione professionale, le ricordo di aver contribuito anche io, in maniera larga.
Purtroppo non c'è altro, io ho colto solo che, in anni disagiati, negli anni 2003-2004, c'è stata un'alluvione di disponibilità finanziaria verso gli enti, ma si è mai chiesto perché? Perché c'erano i POR da portare a compimento. Se in tutto questo sistema, qualche agenzia ha fatto in modo di utilizzare in malo modo, in maniera furbesca, illegittima o addirittura illegale questi finanziamenti, che paghi! Ma non c'entra niente con la formazione professionale! Noi stiamo dibattendo e discutendo della formazione professionale come strumento possibile, anzi, necessario per fare giuste politiche attive del lavoro, cioè per consentire alla gente di entrare nel mercato del lavoro e di permanervi; cose che oggi non vengono date.
Io, fossi stato in lei, avrei segnato con un'accentuazione particolare gli interventi degli onorevoli Maninchedda, Lai e Sanna, tutti e tre hanno detto che c'è un'incapacità manifesta nella gestione delle attività, da parte della Giunta, sul tema della formazione professionale, ancorché in mancanza di fondamenta legislative adeguate nel senso di riforma. Una critica pesante e feroce che non è pervenuta dai banchi dell'opposizione. Questo dovrebbe farla riflettere e farle porre attenzione sulle necessità esistenti, vere, profonde, reali. Non è neanche nel giustificare che ci sono 157 miliardi messi a disposizione della formazione. Una cosa è fare bandi, una cosa è poi dimenticarsi di impegnare i fondi per poterli utilizzare proficuamente.
Bisogna quindi andare a fondo, analizzare, verificare e vedere se, nella gestione complessiva, si sono ottenuti e si possono ottenere risultati in positivo. Vede, io non voglio fare, e sto facendo forse male a farla, una requisitoria. Io credo che gli enti, le agenzie formative siano intraprese come tutte le altre e se un'intrapresa va male, me ne preoccupo, perché è un corpo sociale che comunque vibra e ha necessità di essere rimesso nella tonalità giusta perché tutto sia armonico. Cosa difficile è cercare di compiere il proprio dovere cercando di armonizzare, ma questo è compito sia di questo consesso, che della Giunta regionale.
Credo che, tra poco, all'unanimità, approveremo una legge che darà fiato e risposte in positivo ad un settore, il minerario, che ha necessità di una disponibilità finanziaria per essere rilanciato, nonostante ci sia, all'interno di quel tipo di miniera, già qualcosa in positivo nei prezzi e nella valutazione dei prezzi. Ma ricerchiamo la soluzione unitaria, perché vogliamo creare un sistema che sia produttivo, che sia importante, che dia sviluppo alla Sardegna, che consenta l'occupazione, che tranquillizzi i padri di famiglia, che dia sostanzialmente un'opportunità. Se non facciamo queste cose e non le cogliamo anche in seguito ad un dibattito produttivo, che credo ci sia stato oggi più che mai, nonostante si sia parlato di legge, direi quasi che è il prologo di un dibattito di una norma che non esiste ma è in fieri in termini generali.
Cogliamo questi aspetti, che sono venuti, ripeto, dalla maggioranza e dall'opposizione, dalla disponibilità manifesta da parte di tutti per cercare di risolvere un problema che è importante. Non è il discorso di richiamare e dire che la Moratti aveva torto o che il nuovo Ministro ha ragione, il problema è dare soluzione a quei disperati che vanno fuori comunque dalla scuola, che non si ritrovano nel mondo della scuola e che vogliono avere competenze per entrare nel mercato del lavoro. Su questo credo che non ci sia dubbio da parte di nessuno, dobbiamo confrontarci su quali siano i metodi migliori per poterlo fare, e non mi voglio scrivere etichette per dire: "Sono il più bravo", con umiltà, porto quel poco che posso di competenze.
Allora, cerchiamo insieme, veramente, di costruire un sistema nuovo della formazione, che non è nell'esclusione ma è nella convergenza, nel trovare soluzioni aggreganti che diano risposte in positivo, non solo agli operatori della "42" (mi auguro che ce l'abbiano, io ho qualche dubbio) ma spero e mi auguro che possa essere un nuovo modo di vivere la formazione professionale, perché è un sistema che non può essere trascurato, è fondamento e base in altri Stati dove l'economia tira, un esempio per tutti è la Germania. Se tutti ci riferissimo a quello, probabilmente, qualche dibattito in meno ci sarebbe e qualche soluzione in più la troveremmo per dare una possibilità di riscatto ai disoccupati; mi stanno a cuore soprattutto gli ultraquarantenni che, una volta cacciati via, per chiusura di impresa o per altro, dal mercato del lavoro, difficilmente possono essere riassorbiti. Credo che in questo caso ci sarà una compartecipazione di tutti e si troverà una soluzione in positivo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Passiamo alla votazione delle mozioni. Le dichiarazioni di voto si fanno sulle due mozioni, ma il voto sarà distinto per ciascuna mozione.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò contro le mozioni. Volevo però sottolineare due aspetti. Il primo è che le divagazioni in quest'Aula è opportuno non siano strumento per screditare il lavoro altrui, specialmente quello dei sindacati, che sono costantemente impegnati in vertenze delicate e difficili e che meritano il rispetto proprio per la condizione in cui si trovano a operare in particolari situazioni. La seconda è ancora di metodo e di correttezza. Sarebbe opportuno evitare, comunque e in qualunque circostanza, di creare delle precondizioni tendenti in qualche modo ad esasperare gli animi. Mi sembra che lo strumento della democrazia, del confronto diretto sui problemi, sia l'unica strada per affrontarli serenamente, offrendo con competenza soluzioni concrete e reali. Tutto il resto va verificato momento per momento e portato avanti con serietà e impegno da parte di tutti. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, per dichiarare il voto contrario alle mozioni presentate dai colleghi del centrodestra. Il collega La Spisa ha rimarcato, nel suo intervento, la volontà della maggioranza di Governo di voler cancellare la formazione professionale in Sardegna. Non c'è una volontà che vada in questa direzione, ma è vero che abbiamo una visione diversa dell'utilizzo della formazione professionale, su questo concordo con il collega Uras. Vogliamo una riforma che risponda effettivamente all'esigenza reale dell'utenza, quindi per un inserimento vero dei nostri giovani nel mercato del lavoro, garantendo professionalità e dignità, quella che i lavoratori meritano.
In quest'ottica e per questa ragione, quindi, è necessario modificare il percorso che è stato adottato fino a questo momento dalla Regione. Abbiamo iniziato a riformare il sistema dell'obbligo formativo in sintonia con il programma nazionale di governo. Però, è altrettanto vero, per essere chiari fino in fondo, che alcuni mesi fa questa maggioranza, durante l'approvazione del maxi collegato, ha preso degli impegni che garantissero il livello occupazionale o meglio un riordino complessivo del sistema. Questo, a mio giudizio, deve essere il punto di partenza, avviando subito un confronto che coinvolga il Consiglio nelle sue varie articolazioni, le parti sociali, gli enti e i lavoratori per una soluzione che sia duratura e condivisa.
PRESIDENTE. La Giunta ha domandato di parlare per poter esporre alcune precisazioni, concederei il tempo della dichiarazione di voto, che non può essere fatta dall'Assessore, perchè potrebbe essere utile per la prosecuzione delle successive dichiarazioni di voto.
Ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Grazie Presidente, io avrei voluto fare queste precisazioni nel corso del mio intervento, che purtroppo non ho potuto concludere, per dire che la Giunta, chiaramente, nonostante ribadisca la validità della riforma avviata, ha a cuore la situazione dei lavoratori e ribadisce l'impegno affinché tutti i lavoratori della legge numero 42 mantengano il posto di lavoro o comunque la garanzia del reddito.
Io sono qui per confermare l'impegno assunto dal Presidente nell'incontro con le organizzazioni sindacali, con i comuni e con la provincia di Carbonia. In quell'occasione, infatti, il Presidente si è impegnato ad accelerare l'iter burocratico sia da parte degli uffici regionali che degli enti esterni all'amministrazione regionale al fine di addivenire, entro il mese di novembre, alla conclusione delle procedure di cancellazione dall'albo e alla riapertura dei termini per la presentazione delle istanze per coloro che non le hanno presentate nel 2006. Inoltre, a proporre al Consiglio regionale di elevare dal 50 al 100 per cento il contributo per le assunzioni presso le province e dal 50 al 75 per cento quelle presso i comuni, in entrambi i casi per un massimo di tre anni, del personale, sempre, di cui all'albo della legge numero 42, anche tramite convenzione, spiegherò dopo, oltre che ad inserire, in tutti i bandi della formazione professionale, una clausola sociale per l'impiego prioritario nelle attività affidate al personale iscritto alla legge numero 42, a rendere pubblici albi provinciali con due distinte sezioni: quello dei docenti e quello della legge numero 42, a garantire al personale iscritto all'albo della legge numero 42, accertato in esubero, la concessione della cassa integrazione in deroga alla normativa vigente.
Su questo, voglio chiarire subito che questi impegni della Giunta regionale non dovevano e non potevano essere, onorevole Sanjust, contenuti in quell'intesa istituzionale. Spiego perché: per consentire il pagamento degli ammortizzatori sociali, in deroga, dal mese di novembre, noi non avevamo alcuno strumento, perché gli accordi sulla "266", la finanziaria nazionale, dovevano essere chiusi entro giugno di quest'anno; l'unico strumento che avevamo era la modifica di quell'intesa che è un'intesa per la crisi d'area e per due crisi di settore, inserendo anche la formazione professionale, questo ci consente di anticipare per poi andare ad un tavolo, al Ministero, c'è la lettera del sottosegretario Rinaldi che è già impegnato alla convocazione, per verificare la possibilità di fruire degli ammortizzatori in deroga previsti...
PRESIDENTE. Concluda, Assessore.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Concludo. E' chiaro che questo non è un risultato ottimale, come non lo è mai la cassa integrazione o l'ammortizzatore sociale, il risultato ottimale è sempre il lavoro, però in questo senso, nell'accordo con le organizzazioni sindacali, uno dei punti era la richiesta di un tavolo al Ministero del lavoro per verificare la possibilità di utilizzo di ammortizzatori sociali in deroga. In rispetto di quell'accordo, io mi sono attivata in questo senso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gallus per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, nel dichiarare il mio voto favorevole ad entrambe le mozioni, mi corre l'obbligo di rispondere al collega Sanna Francesco che, surrettiziamente, ha interpretato una frase del mio intervento attribuendola a un contesto specifico, quello della formazione professionale, mentre essa aveva una valenza dialettica più generale riferita a quanto sta avvenendo in questi giorni, per esempio ai lavoratori del centro di programmazione.
(Interruzione del consigliere Sanna Francesco)
GALLUS (Fortza Paris). Caro collega, se poi vuol fare polemica, mi citi lei un settore che dipende dai finanziamenti regionali in misura maggiore di quanto non accada per la formazione professionale. In questo senso va usata l'accezione del verbo "dipendenza", altrimenti mi dice di che cosa stiamo discutendo oggi? Perché questa gente è stata qui tanti mesi? Me lo sa spiegare, onorevole Sanna? Tra l'altro questa è l'unica spiegazione che le chiedo, perché, per comprenndere la differenza che corre tra i dipendenti del ruolo unico regionale e altre fattispecie, ho altri maestri a cui guardare e a cui eventualmente rivolgermi. Ribadendo il voto favorevole alle due mozioni, termino l'intervento chiudendo anche la provocazione e la polemica che lei ha voluto portare oggi in quest'Aula nei miei confronti.
PRESIDENTE. Prego i colleghi, nelle dichiarazioni di voto, di attenersi all'argomento oggetto della discussione altrimenti si provocano altre questioni che non sono gradite.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Votiamo a favore di queste mozioni e precisiamo ancora, contrapponendoci anche alle precisazioni irrituali fatte dall'Assessore poco fa, che rimane il fatto che lo strumento della cassa integrazione non è certamente uno strumento rivelatore della volontà di risolvere il problema di questo settore, è soltanto il riconoscimento, invece, di una situazione di crisi artificiosamente creata dalla Regione, non c'è una situazione di crisi della formazione professionale, lo strumento della cassa integrazione è uno strumento anomalo e pericoloso per il precedente che può creare in questa condizione particolare.
Noi continuiamo a chiedere l'adempimento preciso degli impegni assunti, non bastano alcune parole dette o scritte dal Presidente su disponibilità, coperture finanziarie per il passaggio agli enti locali, che non sappiamo dove siano, su quale fondamento poggino sia sul piano finanziario che sul piano sostanziale normativo. Non esiste ancora una volontà chiara di risolvere i problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Il mio voto è sicuramente positivo, quindi voterò "sì" su entrambe le mozioni. Pur avendo ormai esaurito i crediti, almeno personalmente, nei confronti di questa Giunta e soprattutto nei suoi confronti, assessore Salerno, in materia di formazione professionale, però dandole un'ultima chance, chiamiamola così, relativamente a ciò che lei ha voluto poc'anzi sottolineare, vorrei precisare che per l'ennesima volta di scritto non c'è nulla, sono solo ed esclusivamente dichiarazioni di intenti.
Allora, l'ennesima proposta che io le faccio e che mi auguro venga accolta, dato che tra l'altro si sta parlando di un precedente, è questa: visto come si è fatto per la bozza dell'articolo 102 sulle entrate della finanziaria nazionale che Soru ha portato dovunque, in Sardegna, a prova della cantierabilità delle promesse ottenute da parte del Governo, penso che allo stesso modo noi vorremmo, mi piacerebbe usare il termine "pretendere" ma visto che non si sta facendo né demagogia, né si sta strumentalizzando niente diciamo "vorremmo", vorremmo che gli impegni assunti e che lei ha anche poc'anzi ribadito siano anzitutto sottoscritti, cosa che ancora mi pare di aver capito non essere e, in secondo luogo, si faccia circolare questa benedetta bozza-stralcio di tutte le norme che verranno poi invece inserite in finanziaria e, soprattutto, che vengano date possibilmente prima ai sindacati, non so strumentalizzando i sindacati, e ai lavoratori.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione delle mozioni, a partire dalla mozione numero 98.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 98.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Uggias ha votato contro.
(A causa di un malfunzionamento del sistema elettronico di votazione non sono disponibili i tabulati con i nomi dei votanti.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 56
Votanti 56
Maggioranza 29
Favorevoli 18
Contrari 38
(Il Consiglio non approva)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 100.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Uggias ha votato contro.
(A causa di un malfunzionamento del sistema elettronico di votazione non sono disponibili i tabulati con i nomi dei votanti.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 54
Maggioranza 28
Favorevoli 17
Contrari 37
(Il Consiglio non approva)
Discussione del disegno di legge: "Riavvio produttivo della miniera "Genna Tres Montis" nei Comuni di Silius e San Basilio" (257/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 257/A.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Mattana, relatore.
MATTANA (D.S.), relatore. Signor Presidente, signori Assessori e onorevoli colleghi, molto brevemente perché l'ora è tarda e i colleghi sono stanchi, ma credo che due parole occorra spenderle in ordine a un disegno di legge che dà delle risposte a un territorio che soffre crisi ben più gravi di quelle di cui abbiamo parlato fino ad ora. Questo disegno di legge si propone l'obiettivo di favorire la ripresa produttiva della miniera di Silius e della Nuova Mineraria Silius che è ora messa in liquidazione. La messa in liquidazione della Nuova Mineraria Silius è conseguenza della procedura di infrazione avviata dall'Unione Europea nei confronti di tutte le società dell'ex Gruppo EMSA nel quale è coinvolta anche la Nuova Mineraria Silius. Ricordo che la Nuova Mineraria Silius è titolare di concessioni per la fluorite nel territorio di Silius e per la laveria nel territorio di Assemini.
Nel corso di questi ultimi dieci anni l'esercizio dell'attività mineraria ha avuto un andamento non positivo, diciamo così, per diverse cause: le condizioni del giacimento, l'aumento crescente dei costi di gestione e un prezzo non favorevole di mercato. Con riferimento a questo, lo ricordava prima il collega Dedoni, c'è una variazione, un aumento del prezzo della fluorite in quest'ultimo periodo che fa ben sperare anche per il futuro. Queste condizioni non hanno favorito certo negli anni un processo di privatizzazione, che è stato pure tentato per più volte, e bisogna anche ricordare che, nel 2003, è stato elaborato un piano industriale, presentato nel dicembre del 2004, che è stato oggetto di valutazione da parte delle organizzazioni sindacali e delle forze sociali ed è stato anche ritenuto valido.
Questo processo (che è stato avviato dalla precedente Giunta e portato avanti con continuità da questa Giunta) si è però interrotto per la verifica avviata sulla conformità degli interventi finanziari in materia di aiuti di Stato ed è stato evidenziato che non vi sono le condizioni per la prosecuzione dell'attività mineraria che non può essere più sostenuta da ulteriori finanziamenti della Regione. Bisogna sottolineare che, negli ultimi anni, ci sono state delle perdite consistenti nel bilancio della Nuova Mineraria Silius; da qui l'impegno dell'Assessorato regionale dell'industria e dell'intera amministrazione regionale, dopo un confronto difficile e delicato con le forze sociali e con le organizzazioni sindacali, per un percorso che naturalmente sia compatibile con le disposizioni europee e che favorisca la ripresa dell'attività e, soprattutto, salvaguardi i livelli di occupazione.
Noi stiamo parlando di un territorio, il Gerrei, che presenta degli aspetti economici e sociali di grande sofferenza, in situazione di isolamento, parliamo spesso di zone interne, però se qualcuno ha occasione di visitare il Gerrei può constatare che forse vive difficoltà pari, se non più gravi, in cui l'attività mineraria è l'unica risorsa, che occupa 160 dipendenti, oltre all'indotto, e con l'attività della FLUORSID dà lavoro a 520 persone nella filiera produttiva. In questo territorio si registra il 40 per cento di disoccupazione circa, per non parlare del patrimonio di professionalità e di competenze che sono un pezzo poi della storia di questo territorio, della sua economia e della sua cultura.
Questo percorso che intende rilanciare, appunto, l'attività mineraria, brevemente, prevede due ordini di attività, la prima delle quali consiste nell'emanazione di un bando pubblico per l'assegnazione delle concessioni minerarie a un nuovo concessionario; la seconda fase è la costituzione di un nuovo soggetto giuridico, una società di capitali, che può essere anche controllata dalla Regione, che deve concorrere naturalmente per l'aggiudicazione del bando e poi predisporre un piano industriale che, proprio perché questo soggetto si muova e operi come un soggetto in una comunità di mercato, sarà sottoposto ad una procedura di validazione da parte di un soggetto terzo che è stato individuato nella Banca CIS.
Quindi è un percorso che tende a salvaguardare i livelli occupazionali, oltre che a rilanciare questa attività mineraria produttiva (una parte finanziaria è di capitale di rischio di 2 milioni di euro per il 2006) che è stata oggetto anche di valutazione più volte in Commissione industria con grande attenzione da parte tutte le forze politiche. Concludo dicendo che è anche per dare un segnale di speranza a un territorio che da troppo tempo soffre grandi difficoltà.
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1:
Art. 1
Costituzione e compiti di un nuovo soggetto giuridico
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a costituire una nuova società per azioni avente il compito di assicurare la ripresa produttiva della concessione mineraria per fluorite e altri minerali denominata Miniera "Genna Tres Montis" nei Comuni di Silius e San Basilio.
2. La nuova società per azioni, anche controllata interamente dalla Regione, parteciperà al bando di evidenza pubblica per l'assegnazione della concessione mineraria e, in caso di aggiudicazione, realizzerà un piano industriale riconducibile ai criteri di qualsiasi operatore in economia di mercato.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, valutati in euro 2.000.000 per l'anno 2006, si fa fronte con pari importo da recuperarsi nell'ambito dei fondi destinati dal comma 2 dell'articolo 6 della legge regionale 24 febbraio 2006, n. 1, alla gestione liquidatoria di Marfili Spa e delle finanziarie regionali SIGMA Invest Spa e INTEX Spa e loro collegate (UPB S09.055 - Partecipazioni azionarie).)
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 257/A.
(Segue la votazione)
(A causa di un malfunzionamento del sistema elettronico di votazione non sono disponibili i tabulati con i nomi dei votanti.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 44
Votanti 44
Maggioranza 23
Favorevoli 44
(Il Consiglio approva)
Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 14 e 21.
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