Seduta n.404 del 29/10/2003 

CDIV Seduta

(Pomeridiana)

Mercoledì 29 Ottobre 2003

Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Vicepresidente Biggio

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

La seduta è aperta alle ore 15 e 38.

Biancu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 21 Ottobre 2003 (398), che è approvato.

PRESIDENTE. Colleghi, mi trovo costretto a sospendere la seduta per mancanza di almeno un rappresentante della Giunta e per la scarsa presenza anche in Aula. La seduta è sospesa. I lavori riprendono alle ore 15 e 50.

(La seduta, sospesa alle ore 15 e 39, viene ripresa alle ore 15 e 51.)

Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana - Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 245 e delle proposte di legge numero 350, 362, 379, 380, 392, 396.

Ha facoltà di parlare la consigliera Dettori per illustrare l'emendamento numero 16.

DETTORI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, abbiamo presentato questo emendamento perché siamo convinte che sia per la parità di accesso alle liste elettorali, come illustrato stamani, che per la parità nell'elezione sul piano del principio queste due forme siano giuste entrambe. L'emendamento, come sapete, recita "Ciascun elettore può attribuire inoltre un massimo di due voti di preferenza", quello che noi abbiamo voluto chiamare la doppia preferenza paritaria, cioè funzionerebbe in questo modo: è ammissibile una seconda preferenza solo se questa venisse espressa per un candidato di genere diverso dal primo che si vota, o dalla prima, se naturalmente questi due candidati sono nella stessa coalizione e quindi sarebbero così giustificate, anche perché noi siamo assolutamente contrari al voto disgiunto, cioè noi siamo convinte e convinti che la preferenza tra lista regionale e liste provinciali e tanto più se si dovesse esprimere una preferenza, due preferenze, due per due generi diversi, sarebbero assolutamente legate al candidato premier e quindi al suo programma e al suo progetto politico. Siamo assolutamente contrari al voto disgiunto.

La parità di accesso è giustificata nella giurisprudenza, come abbiamo stamani ampiamente detto. La parità nell'elezione, ad onor del vero, è giusto dirlo, è discussa anche tra i costituzionalisti, nel senso che i costituzionalisti sono divisi a metà fra coloro che sostengono che potrebbe essere costituzionale e coloro che sostengono invece che sarebbe incostituzionale. Abbiamo voluto presentarlo comunque perché se fosse approvato avrebbe il significato di far fare un passo in avanti reale a colmare quel gap che esiste tra politica e società. Ci rendiamo conto che è un emendamento discutibile, ed è per questo che l'abbiamo presentato, perché venga discusso. D'altronde noi, l'abbiamo detto e lo ribadiamo, siamo fortemente convinte che invece debba essere attuata una parità legislativa, quindi nella legislazione e siamo anche forti nel presentare questi emendamenti dalla petizione popolare, che stamane abbiamo formalmente presentato al Consiglio, in cui la doppia preferenza di genere è prevista nel quesito che noi abbiamo posto. In due settimane abbiamo raccolto 4.500 firme, con una grande volontà, non solo da parte del genere femminile ma anche del genere maschile, che questa avvenga, perché molti sono convinti, e fra l'altro diversissimi test e indagini lo confermano, che quando le donne governano sono molto ben apprezzate per il modo di governare, per le capacità che esprimono e soprattutto perché molto spesso, più di altri, si occupano di problemi reali e più vicini alla gente. Ma naturalmente, essendo che la società è formata da due sessi nessuno di noi vuole escludere l'altro sesso, ed è per questo che non riterremo valide allo stesso modo liste presentate da sole donne.

Voglio ricordare ai colleghi che con la sentenza numero 49 del 2003 la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Governo in riferimento alla legge regionale della Valle d'Aosta, la 21 del 2002, che ha stabilito, a pena di invalidità, cosa che noi non abbiamo introdotto ma che forse bisognerebbe che ci ragionassimo tutti assieme, che ogni lista di candidati debba prevedere la presenza di candidati di entrambi i sessi, pena la non ricevibilità delle liste. Questo noi non l'abbiamo detto, però può essere pure che secondo me qualche emendamento possa essere riformulato in tal senso. Pertanto le misure di riequilibrio della presenza dei due sessi che si limitano ad intervenire nella fase di presentazione delle liste e che quindi non incidano sul diritto di elettorato passivo dei cittadini e delle cittadine… Mi pare strano, Presidente, che Forza Italia che stamattina ha a tutti noi detto che ci sfida a voto palese sul riequilibrio, invece provi a fare altro! Noi naturalmente la sfida l'accettiamo, ad intervenire nella fase di presentazione delle liste e che quindi non incidono sul diritto di elettorato passivo di cittadini e cittadine siano costituzionalmente ammissibili.

La doppia preferenza paritaria, invece, che molti costituzionalisti prendono in considerazione, potrebbe avere dei rilievi sul piano della costituzionalità anche in base alle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale numero 49 del 2003. Questo lo dico perché anche tra noi è aperta, rispetto a questa, una discussione, sarebbe bello che venisse approvato perché vuol dire che ci troveremmo nella situazione del Belgio, ritengo che sia quasi impossibile essendo che noi in Consiglio regionale rappresentiamo il genere femminile come 5 per cento complessivo, quindi capisco che questo possa creare problemi, però mi piacerebbe che i colleghi si misurassero sul piano argomentativo anche sulla doppia preferenza di genere. E quindi, le norme elettorali sulla parità, principio di eguaglianza sostanziale, questo vogliamo esprimere, cioè le leggi elettorali che non contenessero queste norme non sarebbero assolutamente ricevibili proprio perché mancherebbe quel principio di eguaglianza sostanziale che è stato sancito per ben due volte nella Costituzione italiana.

Io voglio essere molto chiara, di questo ne ho discusso con le altre colleghe e con le donne che insieme a noi hanno fatto questo lavoro di visibilità esterno, di contatto con gli uomini e le donne di questa regione, che una legge che non contenesse le norme di parità nelle candidature sarebbe da ritenere incostituzionale e pertanto da impugnare davanti alla Corte. Quindi io credo che noi questo faremo, naturalmente. Ecco perché noi vogliamo fortemente discutere la legge, modificare la legge nazionale, perché se riteniamo che sia insufficiente quel principio sancito nella legge regionale che qui stamani abbiamo discusso riteniamo oltremodo negativa la legge nazionale, che non accoglie per nulla, neanche sulla base del principio generale. Allora io credo che siccome siamo chiamati a porvi rimedio, d'altronde l'approvazione dell'articolo 51 è successiva alla emanazione della legge nazionale, questo non vuol dire naturalmente che non potesse essere prevista, ma naturalmente, essendo stata emanata prima poteva non contenere il principio dell'articolo 51. Ma d'altronde il legislatore, con l'articolo 117 comma 7, ha detto che le regioni che si apprestano obbligatoriamente a modificare le leggi regionali debbono inserire, pena di incostituzionalità, e la Val d'Aosta ha detto anche di ricevibilità delle liste, questo principio. Pertanto noi, dopo lunga discussione anche con diversi costituzionalisti, abbiamo pensato di impugnare la legge della Regione Sardegna se non contenesse norme di parità legislativa. Ribadisco che le quote, qualcuno potrebbe dire, come è stato detto, è meglio di niente, naturalmente noi riteniamo che per superare quel gap che esiste tra politica e società è assolutamente necessario che le norme siano di parità legislativa. In conclusione voglio dire, come dicevo all'inizio, che l'emendamento 16 io lo porto alla discussione dell'Aula. Noi siamo molto convinte di quello che c'è scritto, naturalmente. Capiamo la difficoltà e sappiamo anche, lo ribadisco, che vi sono due indirizzi diversi anche fra i costituzionalisti, ma è anche necessario che se ne discuta, e se la regione Sardegna fosse l'apripista in questo senso io credo che faremmo un favore alla politica in generale e alla collettività in particolare. Grazie.

PRESIDENTE. L'emendamento 101 è stato già illustrato. Ha facoltà di parlare il consigliere Licandro per illustrare l'emendamento 141.

LICANDRO (P.P.S. - Sardistas). Signor Presidente, colleghi, sono tanti e tali gli argomenti che ricorrono in questo dibattito che certamente non è sufficiente poco tempo per approfondirli. Anzitutto il concetto di fondo è che a noi di Forza di Italia la legge italiana tutto sommato non dispiace. Questo l'abbiamo già detto nei mesi scorsi e coerenza lo ripetiamo anche oggi che siamo entrati nel vivo di una discussione per questa proposta unificata della Commissione autonomia. Una proposta che non ci piace, che non ci convince; ecco la ragione di tanti emendamenti, di tanti interventi in Aula che non giungono come fulmine a ciel sereno, li avevamo abbondantemente annunciati, ed eccoli a rivelare quelle che sono le nostre perplessità e le soluzioni alternative per affrontare e decidere un tema alto come quello della legge elettorale, che è la legge di tutti, cari colleghi - anche quelli che non ascoltano - non solo della maggioranza di oggi o quella di domani, è questa la regola delle regole, il sistema principe sul quale costruire i prossimi passi della nostra fragile democrazia sarda.

Per cominciare siamo contrari a che il voto disgiunto sia dichiarato nullo, siamo per il voto disgiunto, che è una garanzia di libertà a dispetto di quanto in tanti, sui giornali e nel chiacchiericcio di questi giorni, si affrettano ad affermare. Deve essere dunque consentito all'elettore sardo di indicare un candidato governatore e al tempo stesso, nel collegio di residenza, si possa anche indicare un candidato consigliere di una lista avversaria. C'è una ragione dietro questa scelta ed è rappresentata dal fatto che per noi è sovrana la libertà di scelta, la libertà di indirizzo, la libertà di voto. Una libertà che non può essere tarpata né limitata, né compressa, e lo diciamo considerando il fatto che la legge italiana prevede meccanismi che in ogni caso assicurano al candidato governatore che prende più voti e riporta maggiore consenso una quota di consiglieri, chiamatelo premio di maggioranza o come preferite, quel numero di consiglieri garantisce al governatore la sua operatività politica ed assicura la piena funzionalità e la governabilità. Pensateci bene, è esattamente il contrario di quanto abbiamo visto in questa legislatura, visto e subìto, perché non era questo il risultato che gli elettori sardi desideravano quando nel '99, in 151 mila, consegnavano la loro preferenza al candidato alla Presidenza Mauro Pili. E invece è andata come è andata, è andata in tutti i modi tranne che nella direzione indicata dal popolo sardo. Ed allora che non si dica che il voto disgiunto sarà quello che ci riconsegnerà una stagione di buio e di incertezze, perché questo non è assolutamente vero. È vero invece che il diritto di scelta, il diritto di libertà avrà il contrappeso della quota di consiglieri che garantirà la governabilità e il governo del Presidente della Regione. In questo contesto, nel contesto che il saggio legislatore italiano ha indicato, il voto disgiunto quindi non danneggia l'effettiva governabilità perché la legge impedisce in ogni caso pasticci e ribaltoni così come impedisce delle situazioni ambigue. Ecco perché sosteniamo, con convinzione naturale, l'emendamento 141, che appunto prevede un voto per il Presidente, un voto per il consigliere della lista regionale ed uno per quello della lista provinciale. Di conseguenza non possiamo che esprimerci contro gli emendamenti e quei commi contrari a questi principi.

Noi possiamo darci anche una legge elettorale sarda, anzi, ho già detto che è giusto che ce la diamo se siamo in grado e possibilmente senza fare ricorso al voto segreto, perché con questo strumento potremmo ritrovarci pericolosamente davanti ad un sonno della ragione, un sonno che può produrre mostri, mostri elettorali. Va bene la legge, l'idea di un'altra legge rispetto a quella del Parlamento italiano, ma noi di Forza Italia non possiamo pensare di cambiare tanto per cambiare quello che va male, quello che va così e così e così anche quello che va bene. I principi della libertà non si possono toccare, e tra questi c'è anche il voto disgiunto.

Chiediamo quindi a tutto il centro destra di condividere questi principi che furono e sono uno dei pilastri della nostra maggioranza. Il voto disgiunto non è soltanto patrimonio nostro e chi lo riconosce come suo oggi ha il dovere di difenderlo in quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu per illustrare l'emendamento numero 154.

BIANCAREDDU (F.I. - Sardegna). Presidente, colleghi, ho detto la volta scorsa che questa legge nasce con gravi peccati originali, primo fra tutti è quello della non correlazione tra quella che sarà la forma di governo di questa Regione e il sistema elettorale che ci porterà all'elezione del Presidente. Infatti non si capisce se qua si voglia andare incontro ad un presidenzialismo, ad una forma di governo parlamentare, ad una forma di governo contemperata tra presidenzialismo e parlamentalismo, altrettanto non si capisce nel sistema elettorale perché si sia voluto inserire la lista regionale, perché, come diceva il collega Scano stamattina, inserire la lista regionale ha un senso se questa serve ad attribuire un premio di maggioranza che assicuri stabilità, qua invece la legge del nove a sette o del sette a nove mi sa tanto di una sorta di accordo tra compagni di merende, sono come quelli che giocano a nascondino che dicono "se mi trovi hai vinto e se non mi trovi sono dentro l'armadio" quindi praticamente chi gioca vince sempre.

Quindi sarebbe preferibile a questo punto eliminare la lista regionale e fare anche un sistema elettorale molto più semplice, dove tutti gli ottanta consiglieri vengono eletti su base provinciale, dove ognuno si confronta con l'altro e un partito si confronta con l'altro partito, e addirittura slegare l'elezione del Presidente attribuendola a un'altra scheda, dove veramente ci sono solo i candidati presidenti e dove l'elettore può scegliere chiaramente qual è il Presidente che lui vuole delegare al governo di questa regione. Questa sarebbe una forma di presidenzialismo che darebbe stabilità.

Questo listone dove ciascuno candida i propri - non uso nessun termine - potentati e li vuole salvaguardare anche in caso di sconfitta, non è sicuramente un sinonimo di democrazia e di rappresentatività. Quindi o c'è una lista regionale che attribuisce un premio di maggioranza secco, e anche qua si può, dal punto di vista della rappresentatività, obiettare qualcosa, ma è preferibile, oppure si elimini totalmente. Non esiste una lista regionale dove chi vince prende solo un consigliere in più di chi ha perso, perché non c'è competizione, è solo una gara di ricerca alla preferenza di chi è all'interno dei sedici, che cerchi di arrivare nei primi nove o sette e poter accedere al Consiglio regionale. Quindi ripeto, è preferibile che ci sia un voto disgiunto per un vero presidenzialismo dove veramente in una scheda ci siano solo i nomi dei presidenti, che poi possono essere uno, due, tre a seconda delle coalizioni che avranno il coraggio di candidare un presidente, ma l'elettore in quel caso vede veramente chi è il presidente, non come è previsto in questa legge, dove il presidente prende la somma algebrica dei voti delle liste provinciali, quindi si può candidare a presidente un rimorchio qualsiasi perché serve solo a rimorchiarsi voti delle liste provinciali e quindi la valenza del presidente è uguale a zero. Però a questo presidente vogliamo dare poteri straordinari, parlare di presidenzialismo e parlare di stabilità. Allora decidiamo, torniamo al parlamentarismo, non prevediamo nessun premio di maggioranza e andiamo col proporzionale puro. Allora serve (?) un presidente così che viene trascinato dai partiti, altrimenti comportiamoci in maniera consequenziale.

Per questo motivo abbiamo presentato questo emendamento soppressivo totale che elimina la stortura della preferenza della lista regionale e cerca di fare un po' di giustizia in termini di legittimità di questo articolo 1, che fa pensare parecchio su quello che produrrà in caso venisse approvato.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 102 è stato già illustrato. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 140 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, noi stiamo proseguendo l'illustrazione degli emendamenti e l'emendamento 140 in qualche modo è un emendamento di completamento tecnico del testo, ovviamente nella ipotesi in cui altri emendamenti possano andare a buon fine, per ristabilire un elementare principio, che è quello che nella lista regionale il voto espresso per il candidato della lista possa comportare automaticamente l'espressione del voto anche per il candidato Presidente della Giunta regionale. Si tratta evidentemente di un insieme di emendamenti che tendono tutti in qualche modo a ristabilire quello che è il principio su cui stiamo insistendo, e cioè che possa essere maggiormente rispettata la volontà degli elettori.

La questione su cui insistiamo, quella della possibilità che venga riconosciuta anche nel testo di legge che potrà essere emanato a seguito della discussione in quest'Aula su questo progetto di legge esitato dalla Commissione autonomia e riforme, noi crediamo che debba in qualche modo ispirarsi a un principio che debba essere il più possibile rispettoso della volontà degli elettori. Quello di un sistema che meccanicamente, obbligatoriamente costringa l'elettore a esprimere una fiducia così come deriva dalla proposta che fanno le coalizioni, e cioè quella di liste che corrispondono evidentemente a partiti o movimenti politici e quella invece del candidato alla presidenza, fatto in maniera meccanicistica e cioè impedendo al cittadino che eventualmente possa anche non riconoscersi in un orientamento politico, ma che voglia esprimere la propria fiducia nei confronti di un personaggio che ritiene degno di poter rivestire la carica di Presidente della Regione, noi crediamo che in qualche modo non rispetti l'esigenza che da un lato giustamente l'elettorato ha dimostrato di gradire, oltretutto, perché anche statisticamente, se si andasse a esaminare quelli che sono i risultati delle diverse competizioni elettorali nei diversi livelli in cui in Italia in questi anni si è votato con il sistema maggioritario o comunque con l'elezione diretta del Presidente di Regione o di Provincia o dell'elezione diretta del sindaco, parallelamente invece a un sistema che esprime con il metodo proporzionale la composizione delle assemblee elettive, noi abbiamo visto, questo è statisticamente rilevabile a colpo d'occhio, che l'elettore molto volentieri e sempre di più esprime la volontà di premiare e di attribuire la propria fiducia a una persona in cui crede e crede che possa effettivamente corrispondere alle attese, alle aspettative dell'elettore stesso rispetto a quella che è una coalizione che spesso nasce anche da accordi, da trattative intavolate dalle diverse formazioni politiche, che non sempre corrispondono a quella che è la dinamica e la dialettica politica che si esprime ormai a livello sociale, non soltanto all'interno dei partiti.

Sorprende quindi che, da un lato, in alcune parti di questa legge ci sia una difesa quasi ad oltranza del pluralismo delle diverse forme politiche, oppure si difenda la possibilità che, come è stato fatto riguardo ai commi 3 e 4, in cui molto argomentata è stata la difesa della possibilità di presentare liste anche nelle diverse province pur non essendo presenti in tutto il territorio regionale, eppure in questo caso, riguardo al problema proprio del voto disgiunto o congiunto noi assistiamo invece a una posizione che evidentemente privilegia quella che è la scelta ideologica, la scelta di partito, la scelta corrispondente a quelle che sono le dinamiche dei partiti e delle segreterie di partito rispetto a quella che è invece la legittima aspettativa del cittadino di poter essere rappresentato da chi, collegato o meno a partiti politici, da chi corrispondente o meno alla propria impostazione culturale, ideologia o politica in generale possa invece meritare, a giudizio del cittadino, ed è un giudizio insindacabile, a nostro parere, la sua fiducia. La possibilità di esprimere il voto disgiunto, indicando cioè il candidato alla presidenza, e diversamente invece l'orientamento per quanto riguarda la scelta dei rappresentanti nell'assemblea elettiva, che può rispondere anche ad altre motivazioni, noi sappiamo perfettamente che la scelta del candidato alla presidenza è una scelta più caratterizzata culturalmente rispetto alle potenzialità e alle capacità che il candidato presidente propone all'elettorato, mentre la rappresentanza elettiva nel Consiglio regionale, così come capita anche nei consigli comunali e provinciali, dipende molto spesso anche da una capacità di presenza sul territorio, da una più o meno grande corrispondenza a organizzazioni associative nei diversi campi, da quello culturale, a quello sportivo a quello più specificamente politico, che quindi porta spesso l'elettore a decidere di orientare la propria fiducia verso persone che appartengano più specificamente, più esplicitamente a delle connotazioni di carattere politico o comunque culturale-ideologico. Mentre la scelta del candidato alla presidenza noi sappiamo che è molto più caratterizzata proprio nella logica della tendenza sempre più forte nell'elettore italiano e anche in quello sardo di individuare caratteristiche personali, caratteristiche di capacità di rappresentanza degli interessi diffusi che possono non trovare corrispondenza con specifici orientamenti ideologici o politici.

Noi crediamo che sia opportuno sottoporre a quest'Aula l'esigenza, la necessità di riflettere ancora su questa opportunità; crediamo che davvero si possa dimostrare di voler rispettare sempre di più la volontà dei cittadini dando la possibilità di scelta, diversificando le forme di orientamento del consenso e crediamo che questo vada sempre di più nella logica che è anche tra i principi fondamentali dichiarati anche dai presentatori dei diversi progetti di legge a cui si ispira anche il testo unificato esitato dalla Commissione, che è quello del maggioritario; criteri di rappresentatività e di stabilità, quindi la possibilità di rappresentare il più possibile la diversificazione degli orientamenti degli elettori e d'altra parte però stabilità, quindi possibilità di dare una maggiore forza a chi ispira maggior fiducia all'elettore.

La possibilità del voto disgiunto è evidentemente nella direzione di rafforzare, essendo collegato poi a un sistema più complesso e articolato di premio di maggioranza, che noi crediamo debba essere accentuato rispetto a quello che è previsto nella proposta in discussione, voto disgiunto e quindi maggioritario più netto, più spinto che possano, parallelamente a un premio di maggioranza più consistente, dare un esito più conforme all'esigenza duplice prevista dallo stesso progetto di legge, nei suoi principi ispiratori, della rappresentatività e della stabilità. Più stabilità è garantita anche dal fatto che un candidato presidente possa raggiungere un maggior numero di voti validi anche in maniera disgiunta rispetto agli orientamenti previsti e sanzionati nelle preferenze orientate per singole liste.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 171 ha facoltà di illustrarlo.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Emendamento 171: "Il comma 10 dell'articolo 1 è soppresso. E' nullo il voto contemporaneamente espresso per una lista regionale e per una lista provinciale ad essa non collegata". Qui rientriamo abbondantemente in quel caso che è stato ampiamente illustrato e che nella disposizione normativa al comma 10 fa evidente riferimento alla esclusività prevista del voto congiunto.

Noi siamo assolutamente contrari al voto congiunto anche perché abbiamo cercato di dimostrare, con la forza della ragione che i nostri modesti mezzi e le capacità di eloquio ci mettono a disposizione, che il voto congiunto è l'esatta antitesi al sistema maggioritario, che comunque in questa proposta di legge si vuole mantenere negli enunciati, ma che nella sostanza è completamente esclusa. Perché, vedete colleghi, se abbiamo avuto la pazienza di guardare e di leggerci gli emendamenti all'articolo 1, per la verità numerosi, se andiamo a guardarne alcuni, per esempio l'emendamento 63, che permette l'apparentamento al secondo turno alla condizione comunque che ci sia la condivisione delle liste perdenti, emendamento 63 e 97. L'emendamento 65, addirittura, prevede una modifica dell'attuale disposizione normativa attraverso la quale i seggi da assegnare alla coalizione vincente non sono nove, ma diventano dodici, e i restanti quattro attribuiti alle liste concorrenti, non alla lista che si confronta, alla seconda lista più votata, ma alle liste concorrenti, il che significa che col sistema proporzionale entrano tutte le liste che comunque si sono presentate nel listone. Io chiedo dove sta, qual è l'utilità del listone nel momento in cui anche in questa circostanza si vuole garantire la presenza e quindi l'elezione con l'attribuzione di quattro seggi agli esponenti delle liste che hanno perso? Scusate se io uso sempre un termine forte, che non va bene e che non andrebbe bene perché ne va la dignità di tutti noi, ma dov'è la serietà del legislatore regionale quando confeziona una legge che è fatta e che sembra un vestito buono e adatto per le esigenze di tutti quanti per salvare il salvabile? E' questo anche l'emendamento 60, che prevede non dodici seggi, ma ne prevede dieci; l'emendamento 82 prevede la ripartizione tra le liste concorrenti secondo quote proporzionali; il 135 che prevede invece, mitigando il concetto che è abnorme, di ripartire i seggi che eccedono tra le liste non vincenti, ma che abbiano avuto almeno il dieci per cento dei voti. A seconda delle esigenze c'è un vestito pronto in maniera tale che possa calzare alla perfezione su ciascuno di noi e che non abbia neanche la necessità di passare dal sarto, perché può avere una spallina scadente, la vita troppo larga o l'abbottonatura, il petto troppo stretto.

E allora, quando noi diciamo che vogliamo la legge nazionale, colleghi, non è perché la legge nazionale sia la panacea per tutti i mali, perché ci rendiamo conto che anche in quella sarebbe opportuno e necessario correggere alcuni aspetti marginali che avrebbero potuto trovare in quest'Aula ampia condivisione perché è giusto e non perché rispetta gli interessi di tutti quanti, ma questo è un pastrocchio. Questo è un pastrocchio! Chiunque verrà dopo questa legislatura si troverà nelle medesime condizioni di quelle in cui ci siamo trovati noi in questa legislatura. L'emendamento 68 esclude che siano riservati sul proporzionale almeno 35 seggi, ma la base di questa legge, quantomeno, era quella di garantire, anche se non con una quota ritenuta esorbitante del 60 per cento, ma quindi di 44 seggi, perché nove venivano attribuiti sul collegio regionale e 35 comunque riservati sulle circoscrizioni provinciali, e quindi 44 seggi, con l'emendamento 68 si chiede che l'Aula sopprima questa disposizione secondo la quale i 35 seggi non debbano essere garantiti sulla competizione elettorale provinciale.

Colleghi, francamente, di fronte a una legge così fatta, anche se è forte la volontà da parte di Forza Italia di non richiedere il voto segreto, perché queste cose devono essere decise alla luce del sole, in modo che il popolo sardo sappia che cosa stiamo facendo sulla loro pelle, e questa volontà l'ha espressa in maniera univoca il nostro portavoce regionale, io dico che per quanto mi riguarda di fronte a queste cose non avrò difficoltà, tradendo quella che è la mia disposizione naturale a ripudiare il voto segreto, di fronte a questo, siccome è una questione di coscienza che riguarda tutti noi, io non avrò difficoltà a richiedere il voto segreto.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 96 e 103 sono già stati illustrati. Ha facoltà di parlare il consigliere Corona per illustrare l'emendamento numero 170.

CORONA (F.I.-Sardegna). Anche questo è uno dei punti nodali della legge per come è uscita dalla Commissione. Sono attribuiti a ciascun candidato Presidente della Regione i voti espressi nelle liste provinciali collegate. Questa è una di quelle cose che effettivamente non va bene, cioè il voto congiunto, come se un Presidente potesse essere eletto per i voti riportati dai vari candidati, ciascuno dei candidati, nelle liste provinciali. Secondo noi, una cosa è la preferenza che viene espressa nelle liste provinciali, altra cosa è la preferenza alla scelta che viene indicata per il candidato Presidente della Regione o sindaco dei sardi che dovrà governare la Sardegna nei cinque anni successivi.

Secondo noi, c'è sicuramente un difetto di chiarezza, nel senso che chi vuole scegliere il Presidente sceglie il Presidente e non lo fa attraverso una preferenza nelle liste provinciali, per diversi motivi, il primo è che il Presidente indicato è il garante del programma della coalizione e quindi colui che dovrà rispondere in prima persona del fatto che il programma venga fatto oppure meno; un altro motivo è il fatto dell'alternanza, cioè il Presidente è colui che viene nuovamente rivotato nei cinque anni successivi, oppure viene bocciato, e non sono invece i consiglieri regionali che vengono eletti nei collegi provinciali

Secondo noi, viene leso quello che è il diritto di ciascun cittadino di scegliere un Presidente che sia autonomo dalle liste provinciali. D'altronde, se dovesse rimanere in piedi questo comma 11 non ci sarebbe nessuna chiarezza né il risalto della responsabilità che spetta al Presidente.

(Interruzione del consigliere Sanna Giacomo)

PRESIDENTE. Collega Sanna, per cortesia, è particolarmente irrequieto oggi, mi consenta di farglielo notare. Prego, onorevole Corona, continui.

CORONA (F.I.-Sardegna). Dicevo, Presidente, se rimanesse questo comma 11, non ci sarebbe nessuna chiarezza né il risalto della responsabilità che spetta al Presidente. Un'altra cosa che, secondo me, è molto importante, non ci sarebbe da parte del Presidente eletto la possibilità di dire che chi ha fallito non è stato il Presidente ma sono state le liste a lui collegate. Questa non è una cosa che assolutamente si può far passare e noi per questo abbiamo fatto questo emendamento.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 104 è già stato illustrato. Ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli per illustrare l'emendamento numero 169.

GIOVANNELLI (F.I-Sardegna). Presidente, colleghi, il comma 12 recita "È eletto il Presidente il candidato che ha riportato la maggioranza assoluta dei voti validi." Noi abbiamo evidenziato più volte in interventi precedenti che siamo per il presidenzialismo e per il maggioritario. Lo scrivere in un articolo, nel comma 12, "È eletto presidente il candidato che ha riportato la maggioranza assoluta dei voti validi" presuppone il fatto che il candidato presidente debba ottenere oltre il 50 per cento dei voti validi, per cui di fatto si presuppone evidentemente di introdurre o di considerare l'ipotesi del ballottaggio, per cui del secondo turno. Forza Italia ha ribadito il fatto che si vuole votare col sistema del mono turno, per cui per noi questo comma non va bene in quanto dovrà essere eletto presidente il candidato presidente che comunque avrà ottenuto la maggioranza eventualmente relativa rispetto agli altri candidati presidenti. Per cui questo è un po' uno dei commi dei quali noi chiediamo la cancellazione e poi ci saranno altri articoli eventualmente modificativi con i quali interverremo per i correttivi del caso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento 168.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Le argomentazioni che il collega Giovannelli ha portato per giustificare la proposta di emendamento del comma 12 a maggior ragione si estendono a questo emendamento, il 168, che propone la soppressione del comma 13, che propone cioè la soppressione del cuore del problema che stiamo toccando in questo momento. Abbiamo visto come in questo articolo viene delineato l'impianto della legge elettorale, abbiamo criticato alcuni aspetti, poco fa gli emendamenti appena illustrati si sono incentrati sull'argomento e sulla questione del voto disgiunto, adesso entriamo forse nel cuore delle motivazioni per cui il nostro Gruppo non condivide questa proposta di legge elettorale, non condivide proprio l'impianto del sistema elettorale e l'impianto della forma di governo che nascerebbe da questo sistema elettorale.

Il doppio turno. Il comma 12 prevede che venga eletto Presidente soltanto il candidato che ha almeno maggioranza assoluta dei voti e il comma 13 precisa che qualora ciò non accada si proceda nella seconda domenica successiva ad una votazione di ballottaggio tra i due candidati più votati. Noi perché crediamo che l'introduzione del doppio turno, il mantenimento anche nella Regione Sardegna di un sistema di votazione con il doppio turno da cui in qualche modo è scaturito anche il Consiglio regionale sia nell'ultima consultazione elettorale, poiché nel 1994 si era votato con un altro sistema ancora, che differenzia sostanzialmente e differenzierebbe ancora di più se questo sistema elettorale fosse perpetuato nonostante un sistema elettorale che neanche nel resto d'Italia si svolge in modo diverso, attraverso invece qui in Sardegna l'introduzione del doppio turno, del ballottaggio, a differenza di tutte le altre Regioni che vedono l'elezione del Presidente al turno unico, affidando cioè la responsabilità di governare la Regione al candidato Presidente che raggiunge un voto in più degli altri. A quel candidato cioè che presentandosi in maniera trasparente e lineare all'elettore insieme alla coalizione che lo ha scelto, che lo ha indicato (in certi casi può sembrare invece che accada il contrario) noi crediamo che in questo modo si possa effettivamente garantire da un lato una immediata stabilità, dall'altro un'introduzione o il mantenimento anche in Sardegna, così come accade nelle regioni ordinarie, di un sistema di estrema chiarezza nei confronti dell'elettore. Le alleanze, le indicazioni delle coalizioni che andranno a governare, o che si propongono ai cittadini, al corpo elettorale per governare una regione, devono essere chiare fin dal primo momento. Potremmo dire brutalmente che se la posta in gioco in una competizione elettorale è una grande vincita ed è in qualche modo in senso buono, in senso nobile, una grande scommessa, è giusto che la scommessa da parte di chi vuole scendere in una competizione elettorale, questa scommessa va fatta subito, questa scommessa va fatta quando ancora c'è l'incertezza di quale può essere l'esito. Questa scommessa va fatta di fronte ai cittadini dicendo da subito, fin dal principio da che parte si vuole stare, chiedendo fiducia sulla base di un programma, di un obiettivo che si vuole raggiungere, di una strategia, di obiettivi singoli che si possono individuare, sulla base anche di persone, di personaggi che possono interpretare questo programma, questi principi, questi obiettivi, ma deve essere detto subito, deve essere detto subito in modo tale che i cittadini possano immediatamente orientare la propria scelta senza che poi questa scelta possa essere manipolata da trattative non sempre trasparenti, così come insegna l'esperienza di questi ultimi dieci anni di doppio turno introdotto nel nostro sistema elettorale, non sempre trasparenti; di accordi, spesso sottobanco, con compensazioni spesso inconfessate che hanno portato in qualche modo a ribaltamenti di giudizi elettorali espressi chiaramente dall'elettore al primo turno, quando l'elettore è di fronte appunto a una tabula rasa, di fronte ad una prospettiva del tutto aperta e su cui tutti giocano le proprie chances. L'introduzione del ballottaggio dà sempre più spazio, invece, alle riserve mentali, alla presentazione senza dire tutto al cittadino, alla presentazione al corpo elettorale senza dire con chi si vuole realizzare un certo programma elettorale, spesso quindi implicitamente senza dire che cosa si vuole ottenere. Noi crediamo certamente, rendendoci conto anche che il turno unico ha evidentemente anche dei limiti, voi avete detto anche nella discussione generale, io l'ho inteso e ho registrato anche questa obiezione di fondo che pure è comprensibile, in parte anche teoricamente condivisibile, certamente il turno unico permette di governare a chi non ha una quantità di consenso che, in qualche modo, lo legittimi ad avere un premio di maggioranza così consistente come quello che prevede il sistema maggioritario, è un'obiezione certamente giustificabile, comprensibile. Ma il rimedio a questo limite contenuto in questa obiezione è un rimedio che va oltre e che di fatto introduce e salvaguardia nel nostro sistema una tendenza che si è verificata purtroppo in questi anni a presentarsi davanti all'elettore senza aver fatto scelte chiare; è molto semplice e potrebbe essere anche molto conveniente soprattutto poiché tutti sappiamo che stiamo facendo una legge elettorale non sulle nuvole, non camminando a due metri sopra la terra, ma con i piedi ben piantati a terra e sapendo ciascuno di noi e ciascuno di voi con chi sta cercando di allearsi, con chi potrebbe essere costretto ad allearsi se ci fosse il turno unico, e con chi quindi potrebbe non essere costretto ad allearsi chiaramente al primo turno se venisse introdotto un sistema di ballottaggi così come quello che prevede il progetto in discussione.

Noi vogliamo dire, e lo diremo instancabilmente in questi giorni, potrete dirci che facciamo ostruzionismo, noi vi diciamo che stiamo tentando di dimostrare e di esplicitare con chiarezza ai cittadini sardi che speriamo ci ascoltino e continuino a seguirci sia pure in questa stanca discussione su questa legge elettorale, che molto del destino della Sardegna è affidato al metodo con cui verrà scelta la classe dirigente regionale in questo Consiglio regionale. Le difficoltà incontrate in questa legislatura dipendono in gran parte da questo, noi speriamo che con un sistema più chiaro, e il doppio turno non introduce chiarezza ma ambiguità, crediamo che si possa dare più stabilità e più rappresentatività a questa Assemblea legislativa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano per illustrare l'emendamento numero 63.

SCANO (Gruppo Misto). La materia è quella del rapporto tra il tema collegamenti o apparentamenti, come talvolta si dice, e ballottaggio - doppio turno. Il ragionamento che noi facciamo è molto semplice: si può scegliere il turno unico o si può scegliere il doppio turno. Esistono motivi validi per scegliere il turno unico, esistono motivi validi, che io prediligo, per scegliere il doppio turno. L'importante è che facciamo una scelta chiara, io spero per il doppio turno, altri possono legittimamente sperare per il turno unico ed operare per il turno unico. Quello che mi sembra sbagliato è fabbricare un ibrido tra il turno unico e il doppio turno perché la filosofia delle due opzioni è assai diversa. Nel turno unico le coalizioni si fanno prima, completamente prima.

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Scano, dobbiamo interrompere un attimo perché non c'è nessuno della Giunta.

SCANO (Gruppo Misto). No, c'è l'Assessore dell'agricoltura, per me è più che sufficiente.

PRESIDENTE. Non è affatto sufficiente.

SCANO (Gruppo Misto). Non volevo interferire con la Presidenza, naturalmente.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Si può avere l'Assessore competente?

PRESIDENTE. Ne approfittiamo anche per chiedere ai colleghi un po' di attenzione. Grazie. Prego onorevole Scano.

SCANO (Gruppo Misto). Dicevo, le due filosofie, quelle che stanno alla base del turno unico e del doppio turno sono profondamente diverse. Nel turno unico le coalizioni si fanno prima, completamente prima, il processo politico si esaurisce prima dell'unico voto nel quale, se posso esprimermi così, si vince l'intera posta anche per un solo voto di differenza. Questa è la filosofia del turno unico.

Il doppio turno ha una logica diversa. Nel primo dei due turni io presento e voto il mio candidato, candidato del mio gruppo, del mio partito, quello in cui mi identifico; nel secondo dei due turni, qualora nessuno abbia vinto naturalmente, abbia avuto la maggioranza assoluta nel primo turno, si converge ciascuno sul candidato che non è il proprio candidato, ma è il meno lontano, quello che nella cultura anglosassone chiamano "the best second", sarebbe la seconda migliore scelta. Allora, è questo il punto, l'apparentamento, o meglio il collegamento - non stiamo parlando di frutta e verdura, volevo dire che dopo la prima ne viene una seconda, che non è la mia, ma è quella che è meno distante dalla mia, dalle mie aspirazioni, dalle mie propensioni elettorali - tra soggetti politici diversi tra il primo e il secondo eventuale turno nel caso del ballottaggio è essenziale nella logica del doppio turno. Non è una cosa che si può aggiungere o non aggiungere, è strutturalmente nella logica del doppio turno che ci sia la possibilità tra il primo e il secondo di collegarsi ed apparentarsi, altrimenti arrivo a dire che il secondo turno non ha senso, allora si scelga il primo, il turno unico. Ma se si sceglie la seconda opzione, cioè il doppio turno, il doppio turno è doppio turno, non è una cosa adulterata che sta tra il primo e il secondo. Se non vi fosse il collegamento è meglio il turno unico. Ripeto, io sono per il doppio turno, ma deve essere un doppio turno autentico.

Se ho ancora un minuto voglio spenderlo per dire che questa questione che sento, il fatto che gli accordi tra il primo e il secondo turno sarebbero politicamente, o addirittura moralmente riprovevoli, la considero una sonora sciocchezza. Non capisco dove stia il carattere negativo, politicamente o moralmente, di accordi che avvengono alla luce del sole tra candidati che si sono presentati al primo turno, due dei quali vanno al ballottaggio con accordi con coloro che non vanno al ballottaggio. Dove sta il carattere negativo? Accordi tra forze diverse, anche tra schieramenti diversi, non sono certo di per sé negativi.

Voglio dire, perché è sempre un tema di polemica ricorrente, e poi concludo, che nemmeno la trasversalità e di per sé negativa. Il Movimento per le riforme con il collega Fantola era trasversale ed era positivo secondo me. Il Movimento per la Costituente era ed è trasversale, più era che è, ed è positivo. Ma anche gli emendamenti presentati…

MARROCU (D.S.). Sono i risultati che mancano!

SCANO (Gruppo Misto). Lascia stare i risultati e occupati di agricoltura, con scarso profitto, tu. Gli emendamenti dall'82 al 94 sono anch'essi trasversali, non sono di per sé negativi, anche se usando gli stessi meccanismi usati dagli avversari della costituente potrei dire che ne vorrei capire la logica, che magari c'è del marcio in Danimarca? Perché se leggo i firmatari di quegli emendamenti mi vengono naturalmente una serie di legittimi interrogativi.

Ma gli apparentamenti - ed ho concluso - non sono riprovevoli se sono chiari quando avvengono tra il primo e il secondo turno, quando avvengono sulla base di un confronto politico e culturale. Concludo quindi dicendo che se non si ha la volontà di avere il doppio turno con tutto ciò che è essenziale per il doppio turno, collegamenti ed apparentamenti compresi, è meglio scegliere il turno unico.

Secondo me sarebbe meglio, questa è la mia posizione, il doppio turno ma fatto come Dio comanda ed anche come l'esperienza istituzionale e il buon senso comandano.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 97 ha facoltà di illustrarlo.

FANTOLA (Rif.Sardi-U.D.R.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento 64 ha facoltà di illustrarlo.

SCANO (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento 167 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). A questo comma, il quattordicesimo, si sono introdotti gli emendamenti, chiedo ai colleghi non a quelli che li hanno presentati ma a quelli che non sono firmatari di andare a leggerseli, li cito per semplicità e per favorirne la ricerca, emendamenti: 63, 97, 65, 60, 82, 135, 376 e 84. Questo comma che nelle intenzioni della Commissione aveva una sua ragione e una sua logica, secondo il filo conduttore che ha animato la Commissione stessa nel licenziare questo testo, però ha dato la stura alla presentazione di una serie di emendamenti che questo concetto o questa impostazione stravolgono, se non tanto ed esclusivamente nell'impianto, soprattutto nella grande elasticità che si è dimostrata di possedere, almeno così nelle capacità dei proponenti, di modificare queste percentuali con una facilità ed oserei dire con una disinvoltura allarmante; perché si passa dai nove seggi ai dieci, dai dieci ai dodici, dalla assegnazione alla lista perdente, dal riparto con tutte le liste concorrenti, comunque talvolta che abbiano avuto almeno il 10 per cento dei voti, ed altre volte addirittura uno prevede che sia assegnato alla coalizione perdente che ha riportato, oltre le due ammesse al ballottaggio, il maggior numero dei voti. Quindi ritorniamo al discorso che facevo prima, e cioè del tentativo di confezionare abiti su misura che calzino a pennello sulle esigenze personali di chi, immedesimandosi in una certa situazione, vedendolo concorrente, cerca tutela e salvataggio nella legge.

Colleghi, io sono convinto che per quanto si è fatto e per quanto non si è fatto da parte dell'opposizione, nella prossima legislatura saranno non più del trenta per cento i colleghi che risiederanno su questi banchi; stiamo tutti tranquilli che saremo sottoposti alla falcidia inesorabile del giudizio degli elettori; e questo ci sta anche bene perché non siamo riusciti a combinare granché di produttivo. Una cosa va detta, che le responsabilità non sono tutte degli onorevoli colleghi consiglieri che insieme a me ed insieme a tutti noi hanno frequentato questa Istituzione, perché badate bene, sull'istituzione nessuno di noi ha un diritto domenicale, un diritto di proprietà, le istituzioni sono di tutti e guai a chi pensa, come è avvenuto in passato, di poterle utilizzare per il soddisfacimento di interessi che non sono, come ho detto prima e come voglio ricordare adesso, interessi esclusivi del popolo che noi rappresentiamo.

La seconda scelta alla quale fa riferimento il collega Scano, con le solite riconosciute capacità di ragionamento e di eloquio, collega Scano, una semplice domanda: ma lei non pensa che veramente i mali delle passate legislature e di questa nascono proprio da questa situazione delle scelte non chiare fatte nel momento in cui l'elettore va a votare, che è il momento più importante? Perché se noi andiamo a verificare, collega Scano, qual è la percentuale di affluenza alle urne al secondo turno noi vediamo una drastica, continua caduta di frequentazione alle urne degli elettori, e questo non può essere consentito. Quegli elettori, quella scarsa partecipazione che c'è noi la dobbiamo garantire e la dobbiamo garantire con un voto che sia la vera espressione di quello che vogliono e non di un arrangiamento, per quanto motivato voglia essere, che sia sempre una scelta di ripiego. Anche perché, collega Scano, la prima scelta si può fare da subito e può essere la migliore.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento 65 ha facoltà di parlare il consigliere Scano.

SCANO (Gruppo Misto). Molto rapidamente perché sono temi che ormai stiamo toccando ricorrentemente. Io illustro insieme l'emendamento 65 e l'emendamento 66 che viene subito dopo e che sono due varianti di uno stesso ragionamento. Ragionamento che può essere riassunto in tre passaggi molto semplici. Uno, se si introduce il collegio regionale, come è orientamento larghissimamente maggioritario se non addirittura unanime, il collegio regionale deve essere finalizzato a qualcosa che non sia la mera convenienza.

Secondo passaggio, l'introduzione del collegio regionale deve essere finalizzata, non può che essere finalizzata al premio di maggioranza. Terzo passaggio, la cosa più logica, sarebbe la soluzione più logica, che il premio di maggioranza sia attribuito integralmente nel collegio regionale e che nei collegi provinciali si proceda invece ad assegnare i seggi in ragione proporzionale ai voti ottenuti, sarebbe la soluzione più limpida, più chiara, più tranquilla, più funzionale. In questo caso, qualora un ragionamento di questo genere divenisse prevalente, non avrebbe senso il meccanismo attuale, cioè attribuire nel listino regionale, nel col leggio regionale nove seggi a chi vince e sette al secondo, poi il senso del perché si dà un premio a chi perde non l'ho ancora capito, ci deve essere ancora spiegato bene. Avremmo allora dei meccanismi diversi che potrebbero essere assegnare a chi vince dieci o undici, o dodici, a seconda dei ragionamenti che si fanno e che si possono motivatamente ed argomentatamente svolgere, attribuendo i rimanenti seggi sei, cinque, quattro, a seconda dell'opzione prescelta, proporzionalmente alle altre liste in ragione dei voti ottenuti.

La legge nazionale, cioè la disciplina transitoria, sceglie un altro meccanismo ancora che è affine, sia pure con delle differenze, rispetto all'opzione che io sto sostenendo nel senso che, salvo che nei casi previsti della legge in cui al vincitore vada l'intero listino, negli altri casi metà dei seggi vanno a chi vince e gli altri sono ripartiti proporzionalmente in questo caso non alle altre liste regionali, ma alle liste provinciali collegate con la lista regionale diversa da quella che esprime il Presidente della Regione, il Presidente eletto.

In ogni caso a me sembra essenziale questo, che se c'è il collegio regionale che abbia un senso giuridico istituzionale, cioè che serva per l'attribuzione del premio di maggioranza. Che il premio di maggioranza si dia, perché questo dice la logica, nel collegio regionale e non nei collegi provinciali. Terzo, che i seggi rimanenti se ne rimangono, come dovrebbero rimanerne nell'impianto che noi stiamo qui prefigurando, vadano non al secondo ma alle liste regionali concorrenti in ragione proporzionale dei voti ottenuti.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento 82 ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). L'emendamento 82 si propone di specificare meglio il secondo capoverso del comma 14 nel senso che ricomprende entrambe le fattispecie nell'assegnazione dei seggi restanti della lista regionale, sia nel caso in cui l'elezione si esaurisca al primo turno oppure si proceda al turno di ballottaggio, differenziando la metodica nel senso che i seggi restanti nel caso di vittoria al primo turno vanno distribuiti in maniera strettamente proporzionalmente, salvo lo sbarramento del 10 per cento, nell'altro caso vengono attribuiti alla lista seconda del ballottaggio.

A questo proposito vorrei dire alcune cose. Questa discussione sulla legge elettorale sembra avvenire in quest'Aula senza che ci sia stato alcunché precedentemente rispetto alle discussioni che stiamo facendo. Da un lato mi sembra evidente la strumentalità dei comportamenti, dall'altro verso mi sembra la ripetizione di ragionamenti fatti ma che ci hanno condotto a sintesi totalmente diverse e che comunque vanno rispettati.

Vorrei dire questo; noi siamo approdati ad una ipotesi a doppio turno in forza di un ragionamento semplicissimo che è stato posto in commissione, e cioè al fatto che il primo turno avrebbe affidato ad un maggioranza del trenta, trentacinque per cento la totalità dei poteri di governo e di amministrazione della nostra Regione. Cioè una minoranza nella complessità del consenso espresso aveva questa enormità di poteri. Il doppio turno affina questo processo ed affida, in termini formali, anche se normalmente il consenso è inferiore, comunque dà una legittimazione maggioritaria a chi governa.

Noi eravamo proponenti di una proposta monoturnista abbiamo accolto, sulla base di queste argomentazioni, questa prospettazione.

Poi sul senso che si vuole dare ai seggi assegnati a chi perde al ballottaggio mi interesserebbe chiederlo al collega Scano perché noi siamo figli di una legge che quello prevedeva e non l'ho approvata certo io, e quindi lui la domanda la deve porre nella ratio di una legge che ha fatto questo Consiglio regionale.

SCANO (Gruppo Misto). Non aveva i poteri allora!

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Poteri o non poteri, ma io sto alle logiche, ma mi si deve spiegare anche quale elezione democratica avviene oggi nel mondo, nel quale i candidati sono due e i beneficiari sono quattro o cinque. Una volta che si accetta la logica del ballottaggio non esiste una legittimazione democratica che consente, in forza di quella votazione, di attribuire seggi a chi non ha concorso, è una regola elementare della legittimazione democratica.

E poi sugli apparentamenti, anche qui abbiamo argomentato all'infinito. Se quello che conta nella politica è l'apparentamento politico come io credo, nella affinità dei programmi, nel ravvedimento di punti comuni nell'azione programmatica, l'apparentamento politico è giusto che avvenga ed è consentito. È un apparentamento che va nella direzione del governo, del sostegno, ma noi abbiamo detto nessun apparentamento che metta in moto meccanismi di mercificazione dei seggi, perché quel meccanismo, tra l'altro, nelle esperienze delle elezioni nei comuni e nelle province quasi mai si adotta proprio perché compromette la legittimazione che ne deriva dal voto diretto degli elettori ai candidati, e che invece di creare convergenze è capace semmai di creare divergenze e instabilità.

Sul voto disgiunto dico poco perché io credo che se ragioniamo seriamente sul fatto che una legge elettorale è anche una misura della civiltà democratica della comunità che se la dà, dobbiamo riflettere sul fatto che non possiamo essere bipolaristi o accettare questo tempo del bipolarismo e consentire che un elettore possa contestualmente aderire a due progetti politici, perché questo è diseducare la gente, questo è contraddire le stesse nostre prediche.

Noi dobbiamo inculcare anche nelle giovani generazioni, quelle che vanno per la prima volta a votare, il senso della coerenza e del dovere civico. Io aderisco ad un programma e lo sostengo, non aderisco a due cose teoricamente antitetiche perché questa è diseducazione. Questa non è educazione civica, non è avanzamento democratico, è arretramento.

Poi, dopo quello che ho sentito dal collega Licandro, mi verrebbe da dire che qui non c'è nessuno che ha fatto proposte come si fa tra compagni di merende, perché qui bisogna anche rispettare il portato del lavoro istituzionale che è stato fatto per arrivare fin qua e bisogna rispettarlo sapendo che anche quella parte politica era presente a quella riunione di compagni di merende, che era una riunione non di compagni di merende ma di livelli istituzionali che vanno rispettati diversamente, e c'eravate anche voi.

La verità è un'altra! La verità è che quando per la prima volta in questa legislatura siete chiamati a cimentarvi sull'acceleratore delle riforme concrete, se mi consentite rubando una prerogativa dei colleghi medici: voi le riforme le conosce solo per via orale, così come vi insegna il vostro leader. E Biancareddu ed altri che quando parlano assomigliano molto a colleghi vostri del livello nazionale che spesse volte parlano anche di fronte all'evidenza che nega quello che dicono.

Su questo ragionamento noi siamo usciti dalla Commissione in maniera chiara e disponibili anche a continuare gli approfondimenti, ma che oggi si voglia sostenere che voi siete per la legge nazionale perché avete in mente le positività di quella legge con le argomentazioni che avete posto voi agli atti della Commissione sui singoli argomenti dove vi siete espressi in maniera chiara, bisogna che su questo si faccia chiarezza e si dica che avete cambiato posizione e che in questo momento, evidentemente, qualcuno vi ha ordinato di seguire una linea che porta alla disgregazione sociale della Sardegna perché, caro Pili, io lo so che a te interessa far cadere questa legge, e credo che forse più di tutti noi interessa a te, però noi ci stiamo approcciando a questo impegno cercando di separare le nostre convenienze da quelle che invece possono essere le utilità di una regione che si vuole dare un nuovo assetto, dicendo subito che ciascuno di noi poteva portare, ed è contenuto nelle proposte di legge, le proprie posizioni, forse mediate, forse anche cariche di un po' di convenienza, le abbiamo lasciate lì con l'impegno di arrivare ad un lavoro unitario, e questa è la dimostrazione che tutti hanno dato di buona fede nell'arrivare ad una proposta che poteva essere portata in Aula attraverso un consenso molto più ampio di quello dal quale partiva ciascuna singolarmente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento 135.

ORRÙ (D.S). Io mi limito a fare alcune brevissime considerazioni sull'intento migliorativo che l'emendamento 135 contiene, riservandomi anch'io di fare alcune considerazioni poi di carattere più specifico nella discussione generale che ci sarà sull'insieme degli emendamenti. Su questa proposta, che è simile per altro a quella esposta poc'anzi dal collega Gian Valerio Sanna, noi siamo pervenuti in Commissione con il contributo di tutti non con un lavoro separato di alcuni, ad una formulazione che dava l'attribuzione dei sedici seggi sul colleggio regionale solo alle prime due liste. L'abbiamo inteso anche come un passo in avanti, anche perché l'impianto è diverso, etc., sono considerazioni già fatte, anche qui un miglioramento della legge nazionale che, come sappiamo, assegna tutti e sedici i seggi, ma quello è il senso e la logica, il premio di maggioranza è tutto lì, alla coalizione del Presidente eletto, fatti salvi casi del tutto eccezionali, cioè risultati del tutto eccezionali. Il fatto di dover quindi affermare da un lato il principio della rappresentanza proporzionale su entrambi i livelli portava alla necessità, appunto, di distribuire i sedici seggi sulle due liste e non su una lista, e quindi il 55 per cento sulla lista regionale. Noi pensavamo probabilmente più al secondo turno di ballottaggio, è questo probabilmente il limite che abbiamo riscontrato, non invece alla eventualità, cosa possibile, che il Presidente venga eletto al primo turno con la maggioranza assoluta dei voti. In questo caso abbiamo ritenuto che fosse davvero una lesione in qualche misura della rappresentanza democratica, cioè più coalizioni, più candidati a Presidente partecipano alla competizione, la competizione ha un suo esito al primo turno, non è giusto che solo le prime due coalizioni, la prima e la seconda, abbiamo diritto all'attribuzione proporzionale dei seggi. L'emendamento si propone di intervenire in questo caso correggendo, però allo stesso tempo introducendo un soglia di sbarramento che è di coalizione che è del 10 per cento, non a caso simile a quella che poi è contenuta per quanto riguarda l'abbattimento della soglia per la distribuzione dei seggi nelle circoscrizioni provinciali che è ugualmente, come sappiamo, del 10 per cento. Questo per evitare una cosa che un po' nei comuni anche questa abbiamo sperimentato e cioè quella che io la definisco semplicisticamente, mi si passi l'espressione, un po' la lista del sindaco fai da te, dove la finalità della proposta di elezione a sindaco, in questo caso della candidatura a Presidente, è finalizzata non tanto a competere per il Governo, ma solo ed esclusivamente per acquisire una rappresentanza certa, cioè una volta candidato a sindaco quello è il primo degli eletti e si tutela e si garantisce il seggio nel Consiglio comunale, con tutto ciò che ne consegue. C'è davvero una sorta di spezzettamento di carattere personalistico più che di carattere politico spesso e volentieri, ma questa è una delle aberrazioni, delle deformazioni che il sistema ha indotto. Abbiamo inteso non trasportarlo, perlomeno evitare che questo accada, anche in una elezione per un'assemblea legislativa, e crediamo che questo limite rappresenti un serio ostacolo perché questo avvenga, perché una coalizione che perviene a risultati del 10, 12, 14, 15, 16 per cento non è una lista del Presidente fai da te, è una coalizione politica che ha un suo radicamento, che ha una sua legittimazione democratica, non perché quell'altra non ce l'avesse intendiamoci, ma anche di grande valore della nostra Isola, ed è giusto quindi che abbia diritto, qualora si verifichi appunto che l'elezione abbia una sua conclusione al primo turno, che la distribuzione dei seggi avvenga tra le liste che compartecipano.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue ORRU'.) Se si interviene dopo nel ballottaggio, o si elimina il ballottaggio, per cui si torna al "trilotaggio" di antica memoria, della vecchia legge. Mi meraviglia che non ci sia un emendamento di tal genere perché sarebbe un elemento di discussione, penso che questo non sia intendimento di nessuno, al di là delle battute. Il ballottaggio è un sistema adottato, non è né da glorificare, né credo da esaltare, però penso che non sia neppure da demolire come un sistema che non consente di eleggere rappresentanze certe, autorevoli altamente rappresentative della volontà politica espressa dagli elettori, perché così non è. Io mi permetto solo di osservare, anche qui ovviamente si deve ricorrere ad estremi nel ragionamento, però non mi sembra un fatto più legittimo che un Presidente al primo turno venga eletto con il 30, il 28, il 27 o il 25 per cento, rappresenta comunque un quarto dell'elettorato. Questo non vuol dire che non sia legittimo dal punto di vista democratico, il sistema è quello, le regole sono quelle e vengono accettate per quelle che sono, ma non che sia il non plus ultra della rappresentatività. Il ballottaggio consente di definire, così come avviene per l'elezione diretta dei sindaci, al secondo turno, nei comuni al di sopra dei quindicimila abitanti, come sappiamo, il pronunciamento comunque su quel punto, su chi deve governare, non sulla rappresentanza, quindi sul Governo, su quel programma, su quel candidato a sindaco o a presidente in questo caso, colui il quale ha il consenso del 50 per cento più uno del corpo elettorale. Avrà i suoi limiti perché al secondo turno il numero degli elettori diminuisce, ma questo non sta scritto da nessuna parte che debba accadere così. Purtroppo accade così perché l'interesse è minore, perché i candidati sono minori, sappiamo per tante ragioni; ma in ogni caso quella è la platea a cui ci si rivolge, e quello è il verdetto che viene dato; contiene dei difetti, ma probabilmente i pregi sono migliori rispetto ai difetti. Chi partecipa al ballottaggio ha diritto ad avere la rappresentanza, chi non partecipa davvero diventa un fatto astruso che poi venga indotto dopo.

Sugli apparentamenti. Anche questo è un argomento su cui mi sembra abbiamo discusso a lungo, per non discutere solo in astratto e teoricamente - l'ha accennato anche il collega Gian Valerio Sanna - noi abbiamo esperienze di questo tipo ormai consolidate da un decennio, cioè dal '93 in poi, con l'introduzione dell'elezione diretta dei sindaci, o con l'elezione dei presidenti delle province, dove appunto tra un turno e l'altro sono consentiti apparentamenti, e quindi nuove aggregazioni rispetto alle coalizioni o alle liste che hanno perso. Lì davvero si assiste a mercati di tutti i tipi, ai mercanteggiamenti eccetera, e c'è soprattutto un elemento da tenere presente, lì c'è una lesione della rappresentanza, perché una volta che il corpo elettorale si è espresso e i cittadini hanno delineato le rappresentanze proporzionali, non mi sembra giusto che per effetto di accordi o non ci è sembrato giusto né corretto, non ci è sembrato giusto che per effetto di accordi tra pochi, riservato a piccoli gruppi dirigenti, quella rappresentanza venga alterata e quindi si operi una lesione; questa sì ci è sembrata grave. Quindi nel ballottaggio nessuno impedisce che vi siano pronunciamenti di carattere politico, sul Governo, ma non sulla rappresentanza. Ed è un sistema molto, ma molto più lineare, a nostro avviso, cioè si presta meno a mercanteggiamenti, ad ambiguità, parole che ho sentito spesso riecheggiare in quest'Aula. Ripeto, non esistono i sistemi perfetti, ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti. La proposta che in questo caso, almeno su questo punto è stata avanzata, a mio avviso, contiene molti più pregi che difetti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 142.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). L'emendamento numero 142 si integra e si completa con l'emendamento numero 139 (pagina 71), perché visto così potrebbe non avere un grosso significato, o per lo meno l'avrebbe se venisse letto nella chiave di lettura sbagliata, perché qua va ribadito che la via maestra è quella indicata dalla legge elettorale, cioè che sulla competizione regionale, sul collegio regionale l'assegnazione dei seggi va fatta con quel meccanismo, esclusa la prima possibilità che la lista o coalizione che esprime il Presidente, quindi la coalizione vincente sul proporzionale, abbia ottenuto 40 seggi su 80 e quindi il 50 per cento, i seggi del "listone" si ripartiscono 8 da una parte e 8 dall'altra.

In tutte le altre situazioni con le diverse articolazioni che sono previste dalla legge i 16 seggi del collegio regionale vanno attribuiti alla lista che ha espresso il Presidente vincitore. Addirittura configurando situazioni nelle quali se il numero dei seggi riportati nelle competizioni provinciali sono di un numero tale da non garantire con l'aggiunta dei 16 seggi della lista regionale, addirittura che si possa superare il numero di 80 seggi attingendo a seggi aggiuntivi che devono essere recuperati sulle liste provinciali, cioè richiamando ed eleggendo quei migliori candidati che per effetto del riparto proporzionale sulle liste provinciali ne rimarrebbero esclusi, diciamo il "best second", il "best third" eccetera.

Se si legge l'emendamento 71 con l'emendamento 139 come ipotesi di accordo e quindi di convergenza tra maggioranza e opposizione si discute e si vuole introdurre il tema della discussione sulla possibilità di inserire, ma ripeto non è la strada maestra ma è solo una posizione di avvicinamento e di mediazione tra parti, tra posizioni diverse, si potrebbe ipotizzare di introdurre il sistema proporzionale anche sul "listone" attraverso il riparto proporzionale tra i due partiti o coalizioni di partiti che hanno ottenuto la maggiore quantità di voti validi. Questo può non essere ovviamente sufficiente se correlato, se commisurato al risultato delle liste provinciali a garantire quella maggioranza che è necessaria per garantire governabilità e stabilità. Allora, qui scatta il meccanismo della legge nazionale, attraverso il quale riprendendo quel meccanismo si vuole garantire il premio di maggioranza e quindi la composizione numerica stabile attraverso seggi aggiuntivi e quindi superare il numero di 80, 81, 82, 83 quanti ne occorrono, perché si possa pervenire comunque per la lista vincente, sempre attraverso il voto disgiunto della lista regionale, quel numero di seggi capaci di garantire queste due condizioni di governabilità e di stabilità.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Corda per illustrare l'emendamento numero 376.

CORDA (Gruppo Misto). Signor Presidente, illustrare questo emendamento è abbastanza facile, sono sufficienti pochi secondi. La proposta di legge che la Commissione ha approvato prevede che l'attribuzione dei seggi sul collegio regionale debba essere fatta in questo modo: 9 alla coalizione che esprime il Presidente che poi vince la competizione e 7 alla seconda lista non vincente poco, ma perdente perché chi ha perso ha perso. Vince soltanto uno, vince il Presidente che viene eletto Presidente, quindi la sua lista.

La proposta che fa questo emendamento è che invece debba contare il voto espresso dalla gente e non le indicazioni date dai partiti e che quindi i 7 seggi vengano attribuiti con criterio proporzionale a tutte le liste regionali che sono state presentate, perché non mi pare che sia democraticamente accettabile o corretto che se una persona ha preso trentamila voti solo perché fa parte di una quarta lista che non è andata al ballottaggio debba essere lasciata fuori dal Consiglio regionale e quei trentamila sardi che l'hanno votata non contano nulla, sono voti non validi, e che entri invece con cinquemila voti uno solo perché fa parte di quella lista che ha fatto "l'accoccamento" o l'accordo con la lista vincente. Mi sembra che sia una offesa all'intelligenza dei sardi, ma un'offesa e un affronto alla regola della democrazia.

Noi siamo qua in quanto siamo stati delegati dalla gente a governare in nome e per conto loro; siamo stati indicati dalla gente, che ha espresso un voto e in base a questo voto si è arrivati in Consiglio regionale. Allora mi sembra che non sia accettabile l'idea che 9 vadano a chi ha vinto, giustamente, con un piccolo premio di maggioranza di 2, e che 7 vadano ai secondi arrivati. I secondi arrivati non hanno la medaglia d'argento, hanno perso, come i terzi, come i quarti, come i quinti o quelli che ci saranno. Che siano i sardi a decidere chi deve entrare in questa assemblea regionale. Allora io credo che non si possa decidere per legge che trentamila voti valgono molto meno di cinquemila. Sarebbe un'aberrazione della democrazia.

Io ho sentito parlare in quest'aula di tante cose, ho sentito tanta ipocrisia, tanta demagogia. Se fosse possibile l'uso del siero della verità in quest'Aula credo che ne sentiremmo delle belle, ne sentiremmo davvero delle belle. Siccome però questo non è possibile dobbiamo rassegnarci all'idea che nessuno abbia il coraggio di dire quello che pensa perché è poco conveniente.

Onorevole Ivana Dettori, che non c'è, ma io, guardi, ho grande rispetto per le donne, ho grande stima per le donne come per gli esseri umani, per tutti, ma non credo che si possa pensare che una persona debba essere eletta perché è di sesso maschile o di sesso femminile. Io credo che debba essere eletta perché è stata votata e perché dispone di intelligenza, di capacità, di onestà, di capacità di produrre cose utili per la gente. Non c'entra niente essere maschi o femmine, non c'entra niente. Io mi rendo conto che le donne sono state in qualche modo discriminate, ma se per esempio il Movimento dovesse decidere di indicare il 70 per cento di donne, perché magari riceviamo tante domande, io non potrei farlo, perché secondo questa proposta che prevede l'alternanza io non potrei presentare le liste, quindi non potrei candidare questo 70 per cento di donne. Il problema non è uno sì, uno no, uno sì, uno no. Il problema è che ci deve essere libero accesso, facilitazione massima per l'accesso delle donne e io confermo che nel Movimento porte aperte alle donne, siamo disposti, se questa norma non passa, a candidare il 70 per cento di donne, senza nessun problema, noi candideremo quelli che riterremo più intelligenti, più capaci, più seri e più onesti, più utili alla Sardegna. Questo è il nostro disegno! Smettiamola quindi di fare demagogia, di dire: "Noi siamo d'accordo con le donne perché una sì, uno no, noi l'appoggiamo". Siete bugiardi! Non avete il coraggio di dire quello che pensate e invece io credo che in quest'Aula noi dovremmo avere il coraggio di dire le cose così come le pensiamo, così come sono. Si è parlato tanto di libertà e di legge nazionale, onorevole Balletto, lei ha parlato di mandato elettorale e ha detto che è giusto, che è normale che 16 persone vengano elette in Consiglio regionale senza che la gente possa dire: "Bah", solo perché sono state indicate dai partiti. Così non va bene, la gente li deve indicare, non i partiti. La gente, si deve chiedere il voto della gente, le persone che contano sono la gente! Perché i partiti spesso sono arroganti, spesso sono invadenti, spesso sono impositivi e allora io credo che noi dobbiamo avere la dignità, il coraggio di saper difendere la nostra prerogativa di essere sardi, non per volere a ogni costo che dobbiamo essere solo sardi, perché se ci fosse un progetto che è fatto in Lombardia ben venga, io sono di quelli che copiano, se è possibile, perché copiare cose utili per gli altri è una cosa assolutamente giusta, ma un conto è che si copi, che noi decidiamo di copiare perché…, altro conto è che ci diano il compitino pronto già fatto e che ci dicano: "O mangi di questa minestra o salti da quella finestra, o non ti ricandidiamo, o non farai parte più di questo partito". Non si può pensare che in un'Aula, dove sappiamo che accadono cose incredibili, e lo sappiamo, perché ne abbiamo la contezza, ne abbiamo la prova e ne parleremo in altra occasione, non possiamo pensare di affidarci ai partiti per indicare 16 persone che devono sedere qua dentro, 16 su 80. E' un'aberrazione, è una cosa contro la quale noi ci ribelliamo e combatteremo fino in fondo, poi perderemo, pazienza, ma non rinunceremo a combattere per raccontare alla gente questa vergogna, perché è bene che la gente sappia quali sono le ragioni per le quali si combatte per fare in modo che la legge nazionale, non con una legge migliore, no, vogliono la legge nazionale, vogliono quella e quella e basta! Ma io credo che la gente abbia imparato a capire, che la gente abbia imparato a ragionare e allora quel 30 per cento a cui faceva accenno a lei, onorevole Balletto, che forse non rientrerà più in Consiglio, io credo che sia data per eccesso questa percentuale, io mi augurerei che fosse molto più bassa, molto più bassa, o molto più alta la percentuale di quelli che non rientrano, perché lei ha ragione, non abbiamo combinato niente, non abbiamo fatto una riforma, non me ne vogliano i Riformatori, ma non è mica soltanto colpa loro. Giunta per il Regolamento, lei ha parlato del Regolamento, onorevole Balletto, la Giunta per il Regolamento non è riuscita a modificare in quattro anni le proposte di Regolamento fatte non solo da me, ma anche da altri, che riguardavano il voto segreto, che riguardavano l'assenteismo, che riguardavano i tempi degli interventi, che riguardavano il contingentamento dei tempi. Allora, chi ha bloccato queste proposte in Giunta per il Regolamento sono stati tutti i partiti fuorché il sottoscritto, e se qualcuno dice il contrario vediamo i verbali delle riunioni di Giunta.

Quindi, quando dite che volete le riforme, dite una bugia! Voi le riforme non le volete, voi volete mantenere tutto com'è e magari decidere anche attraverso i partiti e le segreterie chi mandare qua dentro. Sedici persone, io immagino già le liste, sono già persone pronte che aspettano il biglietto omaggio per entrare in Consiglio, il biglietto gratuito, in treno di prima classe, tutti qua dentro. No, ma non sarà così, il biglietto lo chiederete ai sardi, chi vuole entrare qua dentro lo chiederà ai sardi il biglietto, perché non è possibile pensare il contrario.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Corda.

CORDA (Gruppo Misto). Concludo, Presidente, perché tanto riprenderemo a parlare nei prossimi giorni di questi argomenti e approfondiremo meglio questi temi. Grazie.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 105 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 84 ha facoltà di illustrarlo.

OPPI (U.D.C.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 166 ha facoltà di illustrarlo.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, come abbiamo detto più di una volta, noi non siamo contrari a discutere una legge elettorale sarda, purché sia una legge migliorativa della riforma nazionale, che è una legge perfettibile quindi, naturalmente, può essere migliorata.

L'emendamento numero 166 riguarda il comma 15. Il comma 15 è un corollario del comma 14, in cui, voglio ricordarlo, si è fatta una specie di riserva per i potentati dei partiti che eleggono 9 consiglieri regionali per la lista vincente e 7 consiglieri per la lista perdente. Io penso invece che sia interesse dei sardi decidere col maggioritario, perché il maggioritario, quando è stato applicato, sia per quanto riguarda i comuni d'Italia, sia per quanto riguarda le altre regioni d'Italia, ha sempre dato degli ottimi risultati; ottimi risultati nel campo della stabilità, della governabilità, di quello che è stato compiuto nei territori in cui è stato applicato.

Vorrei anche dire che rispetto al turno unico e al turno doppio, di cui si è parlato prima, che dal punto di vista della democrazia, cioè del potere del popolo, eleggere un Presidente della Regione o un sindaco con il 40 per cento dei voti dell'80 per cento dei voti validi è una cosa, eleggere al secondo turno con il 51 e 52 per cento un presidente o un sindaco con il 50 per cento dei voti validi mi pare che sia una partecipazione a un livello di democrazia probabilmente inferiore.

Ma io penso che siccome noi in questo momento non sappiamo chi vincerà la prossima volta, siamo assolutamente sicuri di poter dire che vogliamo una legge migliore per tutti i sardi, cioè una legge che chiunque vada a governare possa governare nel modo migliore senza dover fare tutti gli accordi che servono oggi, grazie alla legge del '99, per poter governare. Quindi è interesse di tutti, secondo me, fare una legge migliore della riforma nazionale e non una peggiore. Grazie.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 68 ha facoltà di illustrarlo.

SCANO (Gruppo Misto). A questo punto dell'illustrazione degli emendamenti per la verità l'emendamento 68 non avrebbe bisogno di essere illustrato e quindi dedicherò solo pochi istanti a questo adempimento.

L'emendamento 68 propone di sopprimere nel comma 15 le parole: "assicurando comunque che la lista o coalizione di liste che ha espresso il Presidente della Regione ottenga almeno 35 seggi". E' chiaro che qualora venisse soppressa questa parte che cosa rimarrebbe? Rimarrebbe che i seggi dei collegi provinciali, i 64 seggi o i 61, ove si detraessero i 3 seggi per il collegio estero, verrebbero attribuiti proporzionalmente. Io credo, l'ho già motivato, ho già detto che questa sarebbe la soluzione più convincente, fermo restando che il premio di maggioranza va dato, ma che va dato nel listino regionale, nel collegio regionale. Non aggiungo altre motivazioni, rimando alle cose già dette.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 11 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, l'emendamento numero 11, che è identico al successivo emendamento 67, riguarda sempre la materia del collegio estero ed è la ricaduta sul comma 15 dell'articolo 1 della istituzione del collegio estero, che assegna 3 deputati regionali agli elettori che votano all'estero o fuori dalla Sardegna, comunque, e quindi contemporaneamente riduce il numero dei consiglieri che vengono eletti sui collegi provinciali da 64 a 61. Credo che essendo stato già illustrato ampiamente il principio che informa questi emendamenti che sono concatenati tra di loro non sia necessaria ulteriore illustrazione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 67 ha facoltà di illustrarlo.

SCANO (Gruppo Misto). Solo un secondo per dire che sostituire la parola "64" con la parola "61" significa semplicemente tener conto della riserva di seggi per l'eventuale collegio estero.

PRESIDENTE. L'emendamento 138 va spostato perché i proponenti hanno sbagliato comma. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 69, che va col 165, ha facoltà di illustrarlo.

SCANO (Gruppo Misto). Proponendo la soppressione del comma 16 si sostiene una tesi, e la tesi è che non sono necessarie soglie di sbarramento. Il ragionamento può essere riassunto in poche battute: noi abbiamo tre strumenti nell'attuale impianto, parlo di quello statutario e costituzionale, per garantire la stabilità, che sono: l'elezione diretta del Presidente, il premio di maggioranza, la forma di governo simul stabunt simul cadent, sono più che sufficienti per assicurare la stabilità e la governabilità. Quella forma di governo è per il legislatore regionale obbligatoria qualora scelga l'elezione diretta; noi stiamo scegliendo l'elezione diretta ne consegue quindi quella forma di governo e stiamo scegliendo, anche se non vi siamo obbligati, ma credo tutto sommato opportunamente, il premio di maggioranza. Una volta che ci sono questi tre strumenti la stabilità è assicurata, per ciò che naturalmente le vicende istituzionali e politiche consentono, in modo abbastanza certo, poi naturalmente la stabilità può anche essere messa in questione da un conflitto, questo è sempre possibile, tra il Presidente e il Parlamento e il Presidente preferisce interrompere l'esperienza andando a casa egli stesso, ma mandando a casa il Parlamento, e anche il Parlamento può decidere di andare a casa mandando a casa il Presidente. Però diciamo che ci sono ragioni molto forti che attribuiscono a questo sistema elementi consistenti di stabilità con quei tre strumenti. Questo lo dico perché di solito quando si dice: "Se non ci sono soglie di sbarramento c'è la frantumazione, quindi l'instabilità..", no questo nel sistema proporzionale, non in un sistema che abbia questi tre strumenti dell'elezione diretta del premio di maggioranza e della forma di governo. Io non provo nessun fastidio verso forme di sbarramento molto leggere, come quelle che sono presenti nella vecchia legge regionale ormai non più in vigore o anche nella disciplina transitoria che non prevede forme di sbarramento e quindi rimanderebbe alla precedente disciplina, se ho capito bene. Quindi, non ritengo che, pur non provando fastidio per forme leggere che agevolino l'aggregazione dei soggetti politici, tuttavia penso che le clausole di sbarramento siano assolutamente inefficaci rispetto ai fini che vengono dichiarati in un sistema configurato come questo e quindi sarebbe bene che non ce ne fossero.

PRESIDENTE. Emendamento 165 è simile a quello appena commentato dall'onorevole Scano; questo è a firma di Corona, Balletto, Biancareddu e più. Chi lo vuole illustrare?

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Emendamento numero 83 che è simile nel contenuto, è connesso all'emendamento invocato 138 (pagina 63), Sanna Gian Valerio, Biancu, Floris e più. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 83.

SANNA GIAN VALERIO (LA MARGHERITA-D.L.). Presidente, l'emendamento 83 che per quello che dirò non è assolutamente simile per contenuto al 165, è simile per materia ma non per contenuto, propone la sostituzione del comma 16 in una dicitura molto più lineare e meno articolata dal punto di vista dello sbarramento sostenendo che accedono al riparto le liste che in linea generalizzata, con il medesimo contrassegno che abbiamo raggiunto il 3 per cento dei voti validi nell'insieme dei collegi provinciali. Si tratta questo in effetti di un allineamento con quanto disposto dalla disciplina transitoria dell'articolo 7 della legge 43 del 1995 che è supportata dalla considerazione che successivamente alla conclusione dell'elaborazione della legge si è ritenuto che la soglia differenziata che metteva in gioco anche le percentuali assunte dalla coalizione fossero propedeutici ad una maggiore convergenza all'interno delle coalizioni. Ora il complesso della legge soddisfa ampiamente questi requisiti che invitano, che sostanzialmente tendono alla convergenza in coalizione dei partiti, per cui riteniamo opportuno, abbiamo ritenuto opportuno riferirci ad una soglia di accesso che ormai è consolidata e che non avrebbe motivo e ragione di argomentazione anche perché in mancanza di legge regionale e in applicazione della norma transitoria questo sbarramento avremo comunque, e quindi si tratta di allineare la disposizione a quelli che sono i limiti di accesso che sono previsti già nella disciplina transitoria.

Dal punto di vista invece del ragionamento che si faceva sul premio di maggioranza, io credo che non sia inopportuno ricordare che nel dibattito che è stato svolto in Commissione, noi abbiamo largamente parlato di questo aspetto e cercare in qualche modo di modificare attraverso numeri e percentuali diversi il ruolo del listino regionale rispetto al premio di maggioranza è in qualche modo una tendenza a riallinearsi sulla concezione della legge nazionale, legge nazionale che tutti a parole abbiamo da questo punto di vista contestato, cioè il fatto che consideriamo opportuno che l'accesso al Consiglio regionale, la legittimazione debba essere unitaria, univoca, cioè debba avvenire per consenso e non per cooptazione. Questo è stato un assunto da parte di tutti. Allora, questo elemento non è discrezionale, nel senso che una volta che si rinuncia al principio di inamovibilità del premio di maggioranza sul listino è del tutto evidente che questo principio coinvolge i due rami del sistema elettorale, cioè quello provinciale e anche quello regionale e comporta un trasferimento pro quota, e poi sulle quote si può discutere, dell'entità del premio di maggioranza sui due livelli in modo tale che essendone investiti entrambi non solo tutti due e rami concorrono al premio di maggioranza ma evitano che ci sia l'irrigidimento e la cooptazione sul listino regionale che a quel punto non avrebbe nessun senso, perché è chiaro che il principio che ispira quella concezione è il fatto che a legittimazione deve corrispondere il collocamento, non è pensabile che uno che prende 5 mila voti in un listino non debba entrare a fronte di uno che nella lista provinciale ha preso altrettanti voti. Il consenso trasferisce come portata una legittimazione all'interno del Consiglio. Nella misura in cui questo non c'è, è chiaro che il sistema elettorale sul provinciale rimane un sistema del tutto casuale, come era precedentemente anche da noi. Noi abbiamo inteso non solo ripartire e ripartire in una misura che poi gli emendamenti che lo portano a 12 a 10 riportano a 60 per cento, tenendo conto che l'assimilazione di un premio di maggioranza a 60 per cento che ha una sua validità in teoria sui livelli amministrativi ha un carattere totalmente diverso sul terreno legislativo, perché chiaramente un conto è che uno debba amministrare un'amministrazione secondo un programma e rendicontare ai cittadini, un altro discorso è che si facciano delle leggi che abbiano delle ricadute generali universali e che devono vedere il più possibile il coinvolgimento paritario delle espressioni democratiche dell'assemblea e che nulla tolgono la possibilità tra l'altro che il Governo abbia la sua legittimazione e la sua maggioranza. Questa attenuazione corrisponde a una filosofia di indebolimento volontario consapevole dei livelli di potere che sono addensati sulla base della legge nazionale, sul Presidente e sulla coalizione vincente, fatto che anche qui ampiamente dimostrato dalla letteratura attuale nei Consigli ormai esistono solo le Giunte, i Presidenti e i Sindaci, i Consigli vengono depotenziati e la stessa funzione assembleare e consiliare priva di significato con tutto quello che ne consegue. Tutto questo dal punto di vista del bilancio ognuno lo porti a conclusione che vuole, noi diciamo che questa scelta sta portando a una professionalizzazione dell'attività pubblica, negli assessorati, nel potere, nelle Giunte e non sta facendo in modo al contrario di animare quel livello dialettico e parlamentare del pluralismo assembleare che invece è una palestra indispensabile per la maturazione e la crescita dei quadri dirigenti e della classe dirigente che è un beneficio che indistintamente ricadrebbe su tutta la classe politica che, come ben sappiamo, è investita oggi da un alto tasso di impopolarità anche e a causa di questo trascinamento di metodi scarsamente pluralistici e democratici all'interno di metodi che hanno inteso sì garantire la governabilità privando invece di livelli di crescita e di espressione democratica del pluralismo assembleare nelle diverse assemblee, è per questo che noi continuiamo a sostenere che è importante questo equilibrio che si è trovato in Commissione che ha una ratio e che se volete può essere anche in qualche modo il precursore di una filosofia diversa che i livelli nazionali stanno già mettendo in discussione su questa scelta di smaccate maggioranze che adombrano le funzioni consiliari e relegano le minoranze soprattutto ad una condizione di ininfluenza rispetto ai processi amministrativi, questo sarebbe comprensibile, ma non è comprensibile che le minoranze vengono estraniate e rese residuali rispetto a processi legislativi che hanno ben altra ricaduta nella comunità.

PRESIDENTE. Emendamento numero 138, Corona, Balletto e più. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 138.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). L'emendamento che adesso si illustra è un emendamento che potrebbe apparire in qualche modo provocatorio e ci si potrebbe anche dire che siamo contraddittori rispetto a quella legge che noi diciamo di difendere. Ma questo emendamento si deve leggere nel complesso delle proposte di modifica che noi stiamo faticosamente cercando di sostenere, di convincere il Consiglio della loro bontà sulla questione della garanzia che si debba dare al Consiglio di una maggiore stabilità, una maggiore rappresentatività però anche con un minimo di regole che non consentano a chiunque, con qualunque capacità di rappresentanza, di essere presenti e di tentare di essere presenti in Consiglio regionale però facilitando la frammentazione del voto. In realtà è vero che questo emendamento propone una soglia di sbarramento anche superiore a quella che è prevista nella legge per le Regioni ordinarie, ma questo non è per un attentato al pluralismo o in qualche modo per una polemica aprioristica, pregiudiziale nei confronti dei piccoli partiti, è un emendamento che evidentemente ha una sua dose anche di provocatorietà, però una provocatorietà che tenta di essere sana nel senso della spinta, dell'impulso ad una normazione di questo aspetto del sistema elettorale, cioè di un minimo di soglia che deve essere in qualche modo fissata che sia effettivamente ragionevole, anche perché rifacendoci anche ad altri emendamenti, come il precedente che è stato appena illustrato, il numero 83 se non ricordo male, che sostanzialmente toglie o tenta di togliere dal comma 16 la seconda possibilità che viene data ai piccoli partiti di poter rientrare, cioè o di raggiungere il 3 per cento o pur non raggiungendo il 3 per cento di essere collegati ad una coalizione di liste che raggiunga almeno il 10 per cento dei voti validi, sembra quasi che in quest'Aula si sventoli il vessillo del pluralismo ma è un modo sventolare un po' ipocrita perché se veramente si vuole fare gli alfieri del pluralismo lo si deve fare fino in fondo, non si può dire: "Avanti ma non troppo", non si può dire "pluralismo, ma non esageriamo", non si può dire "va bene una soglia del 3 per cento" e no invece per quelli che non raggiungono il 3 per cento ma che non siano collegati a liste, a coalizione di liste che abbiamo raggiunto almeno il 10 per cento dei voti validi. Colleghi, mi sembra che davvero, non solo nell'impianto della legge, non solo nel testo esitato dalla Commissione, ma anche nella serie di emendamenti che voi stessi della maggioranza riformista, elettoralriformista che si sta esprimendo così validamente in quest'Aula, anche soprattutto dialetticamente perché voi ci avete sempre rimproverato quando si discuteva di finanziaria che non partecipavamo mai alla discussione, oggi vediamo che a questo punto il principio di emulazione, il criterio di emulazione veramente vi sta animando altrettanto alacremente così come animava i rappresentanti della maggioranza durante le sedute della finanziaria e vediamo che siete molto vivaci, ma tentiamo comunque, così come tentavate voi in finanziaria, di essere presenti, di animare il dibattito, nonostante il disinteresse tutto sommato ogni tanto anche l'ironia sottile che si cerca di fare su questo nostro tentativo. Ma non vediamo una coerenza neanche nelle vostre proposte, come è possibile appunto dire che si vuol veramente il pluralismo, ma si vuole impedire l'accesso in Consiglio a quelle liste, a quei gruppi politici che pur non raggiungendo il 3 per cento siano collegati con coalizioni che abbiano raggiunto il 10 per cento. La legge nazionale prevede il 5, addirittura questa legge, questa proposta in qualche modo è ancora più generosa nei confronti delle piccole realtà, come mai qui il vostro attivismo pluralista non si manifesta e tende invece a frenare, forse perché in fondo queste percentuali sono solo fotografie di partiti esistenti? Cioè vanno bene alcuni partiti di centro, non vanno bene i partiti di sinistra più o meno estrema? Oppure partiti virtuali o prefigurazioni di forze politiche che validamente si stanno candidando ad essere rappresentate in quest'Aula. Qual è lo scopo che vi anima? Che riforma si vuole fare? D'altra parte non siamo stati noi a avere detto che riguardo al premio di maggioranza l'avere prefigurato il 9 a 7, non ci stanchiamo di dirlo, che è la fotografia di un sistema, non lo dice il centrodestra, non lo dice il Forza Italia, l'hanno detto esponenti della sinistra, esponenti autorevoli quantitativamente e qualitativamente anche per l'apporto che hanno dato in quest'Aula. Allora, noi provocatoriamente diciamo, non il 3 per cento ma il 4 per cento. Non è qui il problema però. Il problema è che comunque un sistema di limitazione della rappresentanza in modo tale che si favorisca, non per impedire di entrare in Consiglio regionale a chiunque abbia una forza politica e sociale di rappresentanza e di raccolta del consenso, si può essere piccole realtà sociali, appartenere a piccoli movimenti, a piccole associazioni ma partecipare a coalizioni forti con la propria dignità non rinunciando alla propria vera rappresentatività culturale che non è solo quantitativa ed avere anche la capacità di rappresentare piccoli interessi anche in grandi partiti. Finiamola con la contrapposizione aprioristica tra piccolo e grande partito, questo emendamento può non passare, anzi probabilmente non passerà, ma vogliamo dire veramente che il problema non è essere piccoli o grandi per il rispetto della volontà popolare, per il rispetto della rappresentatività dei legittimi interessi della società, vogliamo dire che anche i grandi partiti, direi quasi spesso proprio i grandi partiti hanno garantito una rappresentanza a realtà sociali che erano quantitativamente piccole nel sistema politico e nel sistema sociale proprio i grandi partiti, proprio il Partito Comunista, pensate soltanto all'esperienza degli Indipendenti di Sinistra che tanto ruolo hanno avuto nel sistema democratico italiano, pensiamo alla Democrazia Cristiana quanto spazio hanno avuto in una certa epoca i cosiddetti esterni, pensiamo a quello che oggi anche il nostro partito di Forza Italia permette nel senso della capacità di rappresentare e di accogliere realtà culturali diverse che possono confrontarsi a muso duro e a viso aperto di fronte a tutto, su problemi economici, su problemi sociali, educativi, culturali potendo dire la propria, potendo dire in libertà, potendo avere lo spazio anche in un grande partito di essere presenti e di poter incidere sul sistema sociale, economico e istituzionale. Lo sbarramento deve essere ragionevole, deve essere certamente non vessatorio nei confronti dei piccoli partiti ma capiamoci, mettiamoci d'accordo, fateci capire qual è la vostra idea di pluralismo!

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano per illustrare l'emendamento 70 aggiuntivo sull'articolo 16.

SCANO (Gruppo Misto). Sulla problematica che è stata ora toccata egregiamente, al di là della condivisione maggiore o minore, dal collega La Spisa ho già avuto modo di esprimere la mia posizione nell'illustrare l'emendamento precedente. Invece l'emendamento 70 ha una natura un po' più di contorno nella legge elettorale. Vuol dire questo, che qualora vi siano delle soglie di sbarramento, soluzione peraltro, come ho già ricordato, non necessaria ai fini del raggiungimento degli obiettivi di stabilità e di governabilità una volta che nella legge elettorale siano previsti gli strumenti, come abbiamo prima ricordato, della elezione diretta, del premio di maggioranza e della forma di governo ex articolo 35 dello Statuto. Comunque, qualora vi siano delle soglie di sbarramento, si propone con l'emendamento 70, diciamo in via subordinata, che si aggiunga al meccanismo del tre per cento previsto nel testo attuale, sia pure con quella formulazione particolare del comma 16 che adesso non richiamo, il meccanismo desunto dalla nostra tradizione legislativa del raggiungimento di un quoziente pieno nei collegi provinciali, non in senso alternativo ma in senso integrativo. Quindi o il raggiungimento di una certa percentuale di voti nell'insieme dei voti espressi o il raggiungimento di un quoziente pieno in almeno uno dei collegi provinciali, mi pare che integrerebbe, in via subordinata, qualora vi siano delle soglie di sbarramento, integrerebbe secondo me la legislazione in un modo che ci viene tutto sommato positivamente consegnato dalla nostra tradizione elettorale.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento 71 ha facoltà di parlare il consigliere Scano.

SCANO (Gruppo Misto). Il comma 17 e quindi anche l'emendamento 71 al medesimo comma riguardano il rapporto tra criterio politico e criterio territoriale nella formazione della rappresentanza e nel meccanismo dell'attribuzione dei seggi. Io credo, lo dico molto brevemente, che l'assolutizzazione del criterio territoriale, così come emerge dall'attuale formulazione del comma 17, dà luogo a numerosi inconvenienti che sono stati per la verità oggetto di attenta discussione e riflessione nei lavori della prima Commissione.

Io credo che questi inconvenienti dovrebbero essere superati. Io non sono un esperto di questa materia che, per quanto mi riguarda, è troppo incorporata di elementi matematici perché io la possa trattare con sufficiente competenza, però ho sentito da colleghi che si sono applicati a questa materia ragionamenti assolutamente interessanti. Io credo che il rapporto tra questi due criteri così come è configurato nell'articolo 17 non vada bene. Allora io ho proposto, per farla bene, la soppressione del comma ma naturalmente andrebbe anche bene una riformulazione che vada nella direzione di armonizzare meglio questi due criteri, ciascuno dei quali ha naturalmente la sua grandissima importanza, da una parte l'appartenenza politica, perché quando si vota si effettua una scelta tra opzioni politiche diverse, dall'altra però anche la dimensione territoriale, che pure non è una cosa trascurabile.

Dico concludendo, se proprio dovessi dire un'opinione su due piedi, in due parole, direi che se non troviamo una soluzione migliore, alla quale sono peraltro assolutamente aperto e per la quale sono disponibile, forse anche qui dovremmo guardare alla nostra tradizione legislativa elettorale che colloca il rapporto tra il criterio politico e quello territoriale in un'ottica che certo ha creato delle vittime, ma le elezioni creano sempre delle vittime, ma non mi pare che abbia dato luogo ad inconvenienti così eclatanti e così clamorosi come potrebbero invece provenire da un irrigidimento del criterio territoriale.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento 164 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Il comma 17 pone un problema di non poco conto, e l'emendamento soppressivo da noi proposto potrebbe a prima vista essere considerato anche come un emendamento provocatorio, però così non è, e questo anche perché il collega Scano, che mi ha preceduto, ha portato all'attenzione di quest'Aula un problema che non è certamente secondario; quindi l'emendamento ha la funzione di risvegliare l'attenzione proprio su questo aspetto, e cioè se debba essere privilegiata la rappresentanza politica o se debba invece essere, in maniera più forte di quanto è avvenuto nel passato, data soddisfazione alla esigenza legittima di rappresentanza territoriale.

La legge sulle nuove province, oggi legge della Regione Sardegna, ha esasperato questo problema perché noi ci troviamo oggi di fronte ad un cospicuo numero di province, alcune delle quali hanno una rappresentanza territoriale alquanto modesta. Per cui si arriva ad una frantumazione eccessiva della rappresentanza territoriale a scapito della rappresentanza politica.

L'articolo 15 del nostro Statuto prevede che il mandato del consigliere regionale, quindi le funzioni del consigliere regionale siano esercitate senza vincolo di mandato, il che significa che per legge costituzionale, quindi per legge di rango superiore nella gerarchia delle fonti e èmessa al primo posto, si sancisce questo principio dell'assenza del vincolo di mandato, ed è chiaro che a questo punto il discorso sulla prevalenza della rappresentatività territoriale rispetto a quella politica assurge a una dignità, tra virgolette, passatemi il termine, non ne trovo uno migliore, di rango inferiore a quell'altra funzione che è del consigliere regionale di svolgere la sua funzione nel rispetto delle leggi, nell'interesse dell'intero territorio, cioè dell'intera regione e non delle singole aree dalle quali proviene.

Con questo io non voglio assolutamente dire che le legittime aspettative dei territori in funzione della loro rappresentanza non debba avere accesso, ma io dico che è un problema, e mi associo in questo a quanto ha detto in precedenza il collega Scano, è un processo che non può essere liquidato semplicemente con una semplice trasposizione della problematica nel testo normativo con una soluzione predeterminata che se da una parte soddisfa un'esigenza certamente ne trascura un'altra, non secondaria e forse, per il ragionamento che svolgevo in precedenza, trova nel sistema legislativo italiano e nostrano una dignità e quindi una aspettativa di accoglimento di tipo superiore.

Allora io invito i colleghi nella discussione, nella fase che seguirà a questa che si sta esaurendo della illustrazione degli emendamenti a non considerarlo un problema acquisito, secondario, perché è un problema di importanza notevole e per il quale nella discussione io credo che le forze politiche debbano adeguatamente soffermarsi.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento 379 ha facoltà di parlare il consigliere Balia.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Molto brevemente, Presidente, anche perché le motivazioni che ci hanno indotto a presentare l'emendamento 379 sono di fatto abbastanza coincidenti con quelle illustrate dall'onorevole Scano relativamente all'emendamento 71, e le altre riproposte adesso dall'onorevole Balletto con l'emendamento, mi pare, 164.

Una considerazione preliminare, mi consenta Presidente, è data dal fatto che con questo progetto di legge così come la Commissione lo ha licenziato viene eliminato un problema che stava a monte e che era invece contenuto nella legge nazionale, cioè quello relativo agli eletti nel listino laddove, in base alla normativa nazionale, non vengono espresse preferenze ma sono i partiti che acquistano maggiore potestà attraverso una indicazione relativa all'ordine di lista dei candidati. Quello era un criterio ed una forma che viaggia contro il rispetto delle norme di democrazia e che in qualche maniera svilisce il potere dell'elettore nel momento in cui esprime il proprio voto riservato solo ed esclusivamente a chi rappresenta la coalizione ma senza avere peraltro la possibilità di scegliere invece i candidati da eleggere in Consiglio regionale.

Da un lato con questo progetto di legge si elimina quella discrasia e però, attraverso il comma 17 dell'articolo 1, di fatto se ne fa nascere un'altra su un problema che però obiettivamente bisogna riconoscere che è reale e legittimo, quello della territorialità che, come però veniva detto, si scontra in maniera palese col criterio invece della rappresentanza politica.

È vero che il partito di riferimento non viene in ogni caso a subire danno alcuno e che la rappresentanza totale che gli viene attribuita è rispettosa del numero dei voti presi nel livello regionale, però è anche vero che, così come è formulato il comma 17, consente che un partito anziché eleggere per esempio in un territorio laddove ha preso il sette, otto per cento dei voti, elegga il proprio rappresentante magari in un territorio laddove ha preso soltanto l'un per cento dei voti. Non è che non si veda e non si comprenda immediatamente che il potere dell'elettore nell'effettuare la propria scelta in questo caso viene sminuito.

Io credo, relativamente a questo comma dell'articolo 1, che possano nascere eventualmente anche problemi di compatibilità di natura costituzionale. Non so quale possa essere il rimedio, nel tentativo di rispettare sempre la rappresentanza territoriale, che in ogni caso resta anch'essa una esigenza, però la riformulazione del comma 17 ovviamente questo non garantisce e, ove approvato, si dovrebbe poi provvedere alla modifica degli articoli e dei commi successivi che col comma 17 dell'articolo 1 naturalmente si intersecano ed interferiscono, ma sarebbero modifiche sempre possibili perché avrebbero valore di modifiche tecniche al di là degli emendamenti al riguardo presentati.

Debbo anche dire che, passi che venga approvato l'emendamento numero 379, o che venga approvato uno degli emendamenti abrogativi totali del comma 17, quello numero 71 o quello numero 164, l'obiettivo sarebbe assolutamente analogo.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento 139 sul comma 17 ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Siamo arrivati sostanzialmente alla conclusione della illustrazione degli emendamenti e l'emendamento 139 è proprio quell'emendamento, tra i nostri, da cui viene fuori la parte propositiva, cioè non soltanto l'insieme delle disposizioni che noi chiediamo a quest'Aula di sopprimere, quindi in qualche modo tentando di destrutturare quella che era la proposta, l'impianto presentato, ma anche facendo emergere qual è l'orientamento, qual è quindi il sistema elettorale che il nostro partito, e sicuramente le persone che condividono questa impostazione, vorrebbero dare al Consiglio regionale, alla Sardegna.

L'emendamento 139 va evidentemente collegato all'emendamento 142, e naturalmente ai relativi corrispondenti emendamenti soppressivi dei diversi commi che prefigurano il sistema elettorale proprio attraverso il meccanismo di assegnazione dei seggi attraverso le liste presentate nella circoscrizione regionale ed attraverso le liste presentate nelle diverse circoscrizioni provinciali.

Ricordo che l'emendamento 142, per quanto riguarda la distribuzione dei seggi provenienti dalla circoscrizione regionale, prevede che l'assegnazione dei sedici seggi sia effettuata mediante riparto proporzionale tra i due partiti o coalizioni dei due partiti che hanno ottenuto nella circoscrizione regionale il maggior numero di voti validi, quindi evidentemente attraverso questo emendamento che è stato illustrato precedentemente, ma forse non dettagliatamente nel suo contenuto, si discosta in maniera consistente rispetto al sistema elettorale delle regioni ordinarie proprio perché non prevede la possibilità che nella circoscrizione vengano assegnati alla coalizione vincente tutti e sedici i seggi disponibili, ma invece prevede nella circoscrizione regionale una ripartizione con metodo puramente proporzionale. Questo anche per compensare quell'aspetto tanto criticato e sicuramente degno, a nostro parere, di una considerazione e di un ripensamento, se ci fossero gli spazi di una razionalità e di una logica di confronto politico che non sia meramente orientata semplicemente al calcolo dei propri interessi, nell'ipotesi in cui davvero si fosse capaci di fare una legge elettorale pensando a quale sarà, non solo per il 2004 ma quello che sarà per il 2009, pensando a quello che sarà per il 2014 e così via l'esigenza di rappresentatività e di stabilità dell'Assemblea legislativa e del Governo regionale, se fossimo capaci e disponibili a fare una legge ragionevole, lungimirante, evidentemente la questione della scelta dei rappresentanti nella circoscrizione regionale affidata non agli elettori attraverso il saggio, tradizionalissimo metodo dell'espressione della preferenza che sceglie quindi quali rappresentanti mandare in Consiglio regionale, ma invece con il sistema della lista bloccata che naturalmente affida un enorme potere alle dirigenze dei partiti, questo sicuramente sarebbe una questione su cui si potrebbe discutere. Ma in ogni caso noi attraverso il 142 abbiamo detto che una parte dell'assegnazione dei seggi avvenga col sistema proporzionale e quindi colmando un divario e ponendo in qualche modo una compensazione al sistema eccessivamente affidato alla capacità e alla volontà di decisione delle dirigenze dei partiti.

Quindi assegnazione col sistema proporzionale, però evidentemente per garantire una forma di governo sufficientemente stabile, sufficientemente capace di una possibilità di incidere sui problemi che dipendono in particolare dall'azione di governo noi dobbiamo dare alla Giunta, quindi all'esecutivo un supporto di sostegni nel Consiglio regionale che sia effettivamente adeguato alle necessità di una snella e incisiva azione di governo, non per mortificare l'azione legislativa e quindi non per diminuire il potere dell'Assemblea legislativa, anzi, per dare all'Assemblea legislativa la capacità di azione molto più snella, con la possibilità di arrivare anche in tempi rapidi all'approvazione delle leggi e non invece di quella pletora di atti di cogestione rispetto al potere esecutivo che ancora il nostro ordinamento regionale prevede in decine se non centinaia di leggi che prevedono il passaggio nelle commissioni consiliari per i pareri più o meno obbligatori rispetto all'azione di governo attraverso gli atti amministrativi compiuti dalla Giunta.

Noi in questo modo, con l'emendamento 139, indichiamo molto chiaramente qual è la strada per raggiungere la stabilità, e cioè attraverso l'introduzione, così come prevede anche la legge per le regioni ordinarie, di un premio di maggioranza che sia un effettivo premio, che non sia soltanto un'indicazione molto limitata, quasi un'indicazione di un handicap leggermente inferiore per chi non vince, un premio di maggioranza come quello che emerge dall'impianto del progetto di legge che la Commissione ha esitato, che è oggi all'attenzione del Consiglio, che dà un premio di appena il 55 per cento, perché il risultato che emerge dal testo da voi sostenuto è che si hanno per chi vince nove consiglieri nella circoscrizione regionale e 35 nelle diverse circoscrizioni provinciali, quindi ottenendo un numero di consiglieri di maggioranza che è di appena 44, perché noi crediamo che non consenta, potremmo dirlo quasi per esperienza personale, di governare con sufficiente stabilità; noi crediamo quindi che ragionevolmente si possa dire ai sardi oggi, in questo mese di fine ottobre del 2003, a pochissime settimane dalla conclusione di una crisi che è stata devastante per il sistema regionale ed anche per l'immagine dello stesso Consiglio regionale, per l'immagine che abbiamo dato della stessa autonomia regionale, oggi, dopo tutto ciò che è accaduto in questa penosissima estate, penosa per noi ma soprattutto penosa per i sardi, ci permettiamo di sostenere una legge elettorale che dà un premio limitatissimo, che sostanzialmente riproduce una situazione come quella in cui noi oggi ci troviamo! Se si deve fare oggi una scelta decisa, io ho già detto anche in discussione generale, non sono mai stato un maggioritario convinto, capisco che ci sono grandi motivazioni culturali, ideali per difendere il proporzionale, ma capisco anche che oggi nella contingenza storica e istituzionale in cui ci troviamo occorre una virata verso la direzione del maggioritario, ma se si fa questa scelta deve essere una vera scelta maggioritaria, non si può fare a metà dicendo che sì, si sceglie il maggioritario ma con un premio di appena il 55 per cento. Da qui allora la nostra proposta chiarissima che vale per quest'Aula e che noi vorremmo valesse per il dibattito e per la conoscenza di tutti i sardi, che speriamo in qualche modo vengano a conoscenza di quanto sta accadendo in questi giorni qui, e cioè una scelta chiara per l'introduzione di un premio di maggioranza reale, un vero premio di maggioranza che consenta di governare e consenta di fare leggi perché si deve poter governare quindi per quel sistema di sostegno continuo alla Giunta e all'Esecutivo, ma si deve poter governare attraverso un'assemblea legislativa che non sia nostalgica dei poteri della Giunta e dell'Esecutivo ma che sia invece orgogliosa e dignitosa tanto da assumersi in carico la funzione legislativa in pieno, potendo avere una maggioranza per fare leggi importanti per l'economia e la società della Sardegna. Questo è il senso degli emendamenti 142 e 139 che vanno evidentemente letti insieme.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano per illustrare l'emendamento numero 72.

SCANO (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'emendamento 72 riguarda la famosa materia delle primarie, e vedo con piacere che c'è un emendamento, primo firmatario Spissu, che non solo va nella stessa direzione ma mi pare identico, al di là di qualche variazione formale, nominalistica. L'emendamento numero 72 è molto semplice ma credo di grande operatività ed anche di grande immediatezza perché, a proposito delle elezioni primarie, non si propone di introdurre una disciplina legislativa dell'argomento, materia questo della disciplina legislativa delle primarie quantomai controversa, come sappiamo, esistono su questo terreno posizioni assai diversificate. Ma non solo, aggiungo che anche qualora ci fosse un forte convincimento sulla necessità delle primarie, sull'opportunità di disciplinarlo legislativamente ed anche sull'opportunità di inserire in questa legge la disciplina delle primarie, mi sembra del tutto evidente che questa disciplina non entrerebbe in vigore in tempo utile per far svolgere le primarie con quella disciplina in tempo utile per la designazione dei candidati alla presidenza della Regione che, ove non siano già designati o stanno per essere designati o sono a metà strada, qualcuno un po' più avanti, qualcuno meno avanti, ma non credo che possiamo attendere i tre mesi più tre dell'entrata in vigore di questa legge, i tre mesi per la raccolta eventuale delle firme per il referendum e poi alcuni mesi per lo svolgimento del referendum. Per questo la scelta fatta non è quella di introdurre in questa legge la disciplina delle primarie, io aggiungo che non credo molto, anzi, credo decisamente poco alla possibilità, anzi, credo decisamente nulla, per essere più schietto, alla possibilità che il Consiglio regionale esamini ed approvi una disciplina delle elezioni primarie distinta con un altro provvedimento legislativo diverso da quello che stiamo esaminando. La conclusione di questo ragionamento è che si può inserire in questa legge una normativa più semplice: quella che io propongo con la collega Dettori e che propongono anche Spissu, Pacifico e Orrù, quindi il Gruppo dei D.S., è che qualora le liste o i gruppi di liste intendano svolgere elezioni primarie per designare il candidato alla presidenza della Regione, l'amministrazione regionale cosa fa? È autorizzata a mettere a disposizione strutture e risorse umane, cioè personale per garantirne il regolare svolgimento. Non è poco, può sembrare poco, secondo me invece è una cosa importantissima perché se qualcuno vuole fare le primarie le può fare in modo serio con strutture e personale che quindi sottrangono alle primarie tutta l'avventurosità delle primarie organizzate in modo artigianale e consente anche di svolgere già stavolta, quindi per avere uno strumento in cui molti di noi credono legittimamente per una designazione democratica dal basso dei candidati alla presidenza della Regione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento numero 136.

ORRÙ (D.S.). Signor Presidente, per non ripeterci, anche perché come ha sottolineato il collega Scano gli emendamenti sono pressochè simili, abbiamo ritenuto anche noi di avanzare una proposta anche per raccogliere quell'esigenza che è stata avanzata da molte forze politiche, c'è un grande dibattito attorno alla possibilità di utilizzare questa procedura, di utilizzare questo metodo per avanzare la proposta di candidatura del Presidente non attraverso solo ed esclusivamente l'assunzione di responsabilità dei gruppi dirigenti dei partiti ma anche attraverso una vera e propria consultazione ampia di un gran numero di cittadini. L'obiettivo che ci proponiamo anche noi con questo emendamento è appunto quello non di legiferare in maniera analitica su questa materia, crediamo che questo debba essere affidato più semplicemente ad una regolamentazione specifica che le varie aggregazioni, coalizioni e forze politiche intendono darsi in quanto, come è ovvio, il peso organizzativo e quant'altro da loro deve essere sostenuto, non può essere caricato sulle strutture pubbliche. Certamente però l'indicazione che viene data di mettere a disposizione strutture e servizi pubblici facilita senza dubbio l'attuazione di una procedura di questo genere e inoltre offre garanzie di trasparenza, correttezza, legittimità della consultazione stessa. Poi il tutto penso che possa essere completato con una procedura amministrativa demandata poi all'Esecutivo o attraverso direttive, oppure altri strumenti.

Anch'io penso che sia difficile che in questa fase si possa metter mano ad uno strumento di legge specifico; il fatto che non vi siano e non siano state avanzate proposte in tal senso da altre forze politiche che peraltro hanno dichiarato di voler ricorrere a questa procedura posso pensare che derivi da questo, cioè da una scelta di ricorrere ad uno strumento di legge ordinario e non dall'inserimento in questa legge della procedura delle primarie, però penso che sia abbastanza difficile che questo possa avvenire, soprattutto che possa avvenire in tempo utile per la prossima consultazione elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale. Se qualora questo venisse approvato sarebbe un'indicazione molto forte che potrebbe anche tradursi in un'operatività anche al di là dei tre mesi, nel senso che poi da un punto di vista amministrativo la Regione potrebbe dare questo tipo di indicazione ai comuni perché poi tutto si baserebbe ovviamente sui comuni, facendo seguire ovviamente anche la relativa norma finanziaria.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Emanuele Sanna, relatore.

SANNA EMANUELE (D.S.), relatore. Signor Presidente, il ruolo istituzionale mi costringe a dare un parere positivo e negativo ai diversi emendamenti che sono stati presentati attenendomi al voto della Commissione. Però sono convinto che su molti di questi emendamenti, dopo la discussione che si farà successivamente, si possa raggiungere un'intesa ed una convergenza più ampia in Aula, quindi per alcuni emendamenti io formulerò il parere contrario della Commissione indicando però che si tratta di problemi sui quali la stessa Commissione ha auspicato una convergenza più ampia in Consiglio regionale.

All'emendamento numero 18 è sfavorevole (dico no o sì perché favorevole o sfavorevole crea qualche problema ai resocontisti);

18 no; 58 no; 228 no; 163 no; 59 no; 12 no (poi sarà l'Aula, perché affronta il problema del collegio estero); 145 no; 60 no; 162 no; 161 no; il 15 è stato ritirato; 133, penso sia giusto rimettersi all'Aula, perché sono gli emendamenti che riguardano il problema della parità di accesso alle cariche pubbliche ed elettive ad entrambi i sessi. 133 si rimette all'Aula, 143 si rimette all'Aula; 317 si rimette all'Aula, 93 si rimette all'Aula; 92 si rimette all'Aula, 118 si rimette all'Aula; 378 si rimette all'Aula; 61 no (anche se è il collegamento al collegio estero, quindi anche questo sarà l'Aula a dirimerlo); 160 no; 62 no; 119 no; 159 no; 120 si rimette all'Aula; 137 si rimette all'Aula; 134 si rimette all'Aula; 98 no; 158 no; 99 no; 157 no; 100 no; 156 no; 16 si rimette all'Aula; non accoglie gli emendamenti numero 101, 141, 154, 102, 140, 171, 103, 96, 170, 104, 169, 168, 63, 97, 64, 167, 65, 66, 82 (ma sarà uno di quegli emendamenti che riprenderà l'Aula, sto dando il parere della Commissione, non il mio parere personale), 135, 142, 376, 105, 84 (ma naturalmente è uno degli emendamenti di mediazione che stanno discutendo i Gruppi), 166, 68, 11, 67, 138, 69, 165, 83, 70. Sull'emendamento 71, dei colleghi Scano e Dettori, come i successivi 164 e 379, che riguardano il delicato problema della rappresentanza territoriale, la Commissione si è espressa per la salvaguardia rigida della rappresentanza territoriale, quindi il parere è contrario; sul 139, che aumenta i seggi per arrivare a un premio di maggioranza del 60 per cento, poiché la Commissione ha stabilito un premio di maggioranza del 55 per cento, il parere è contrario; sul 72 e 136, invece, penso di poter esprimere anche a nome della Commissione un parere favorevole, perché il problema delle elezioni primarie è stato ampiamente discusso in Commissione, ma non si è potuto inserire questo importante tema nel corpo della legge, ma io ho registrato in Commissione complessivamente una opinione largamente favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

FOIS (P.P.S.-Sardistas), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, la Giunta, pur apprezzando la qualità degli interventi, si rimette all'Aula su tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Colleghi, dovremmo procedere alla discussione, prima però è necessario, per riordinare un attimo le cose, vista l'intensità del lavoro che ci attende ancora, una breve conferenza dei Capigruppo per coordinare e concordare come proseguire meglio. E' convocata la conferenza dei Capigruppo, la seduta è sospesa per venti minuti circa.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 55, viene ripresa alle ore 19 e 27.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Ancora un'interlocuzione? Noi abbiamo ripreso come da impegni. Ancora dieci minuti di sospensione.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 28, viene ripresa alle ore 19 e 44.)

PRESIDENTE. Colleghi, i lavori riprendono con la discussione dell'articolo e degli emendamenti.

E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io svolgerò, Presidente, colleghi, alcune rapidissime considerazioni, neppure richiedendo il raddoppio dei dieci minuti che sono consentiti nei casi nei quali la materia è complessa, come in questo caso, un articolo di ben diciassette commi, ma abbastanza incisivi e rilevanti, e una settantina, mi pare, qualcuno oltre anche, di emendamenti, per la gran parte rilevanti.

Sono sufficienti, per intanto, alcuni minuti per alcune rapide riflessioni, per dire innanzitutto che con una qualche soddisfazione assisto ed altri di noi assistono alla performance della destra, di Forza Italia in specie, che si produce in questo filibustering. Era ora! Forse il filibustering, essendo una forma estrema di intervento parlamentare, avrebbe meritato altra materia e altro obiettivo. Forza Italia e la destra decidono di bloccare per diverso tempo e di appesantire i lavori del Consiglio regionale, che ha tante cose da prendere in esame di prima importanza, a partire dal DPEF, dalla manovra economica, dalle tante emergenze di questa regione, nell'industria, nell'agricoltura, nel lavoro, e però Forza Italia, partito di maggioranza relativa, ritenuta maggioranza, prende gusto invece ad esercitarsi nel filibustering sulla legge elettorale regionale.

Altra preliminare considerazione: il Gruppo della Rifondazione Comunista non ha presentato a questa legge alcun emendamento, non perché condivida la legge, ma perché abbiamo valutato che gli emendamenti a questa legge non avrebbero potuto, quelli almeno di parte nostra, sortire effetti benefici per due ragioni: intanto perché su molteplici aspetti gli emendamenti ci sono e sono abbondantissimi e c'è possibilità, per chi vuole, di dire una parola e anche di esprimere un voto che possa essere utile a migliorare ancora l'impianto della legge; ma soprattutto per una seconda ragione: perché l'impianto complessivo, la filosofia della legge elettorale, questa, così come la legge che ormai tutti chiamano italiana, quella del Parlamento nazionale, in materia di elezioni regionali, sono cose che si assomigliano troppo, nella sostanza e nella loro intima essenza sono, l'una e l'altra, cose che noi non condividiamo nella sostanza, perché l'una e l'altra legge sono varianti interne di un'unica visione autoritaria della politica e delle istituzioni. Si può dire che una cosa è più autoritaria e una cosa è un po' meno autoritaria, ma sono varianti di una stessa forma di autoritarismo, di spoliazione del diritto civico alla rappresentanza e alla politica, di emarginazione crescente, voluta, consapevole, istituzionale, politica che viene perseguita da molti anni a questa parte di ricacciare i cittadini in una condizione di minorità rispetto alla politica e rispetto alle pubbliche istituzioni.

La legge italiana è presidenziale, la legge regionale è presidenziale, e non è che il luogo comune vale a fare una ragione comune, rimane un luogo comune. La politica presidenziale non è la politica democratica; l'abolizione o la sostanziale mortificazione della centralità dei parlamenti, e questo è un parlamento, cioè del luogo della rappresentanza pluralista della società, del luogo del confronto limpido e costruttivo, laddove le maggioranze si costituiscono nella responsabilità e rendono conto al popolo che rappresentano di quello che fanno, tutto questo viene avvilito in quella forma stitica e inefficiente pure di autoritarismo di tipo presidenziale, laddove una persona eletta, perché eletta dal popolo, chi lo chiama governatore, chi lo chiama sindaco della Regione, chi lo può ancora richiamare podestà o padre padrone, però che sia il sindaco di una città o peggio ancora sindaco di una Regione è uno che pensa o ritiene di pensare per tutti che fa e disfa, che nomina e snomina, che quindi svuota l'insieme di un sistema di partecipazione democratica che, attraverso le istituzioni rappresentative e la centralità dei parlamenti, storicamente ha dato buoni frutti nella crescita e la maturazione della migliore democrazia repubblicana e anche autonomistica. Questa è l'impostazione della legge italiana, questa rimane l'impostazione della legge regionale e quindi questo non vuol dire, per quanto ci riguarda, che non vi sia ambito di migliore intervento negli istituti particolari, ma sugli istituti particolari, di volta in volta, si vedrà sulla base della copiosità e ridondanza pure di emendamenti di poter dire ancora una parola in senso specifico.

Ancora tre cosette nel merito dell'articolo 1 sottoposto adesso a discussione. Una è sugli emendamenti: intanto non si comprende perché vi sia un novero consistente di emendamenti che propongono la soppressione integrale dell'articolo 1, posto che tutti da tutte le parti hanno detto che la legge nazionale meriterebbe comunque di essere migliorata, è chiaro per migliorarla bisogna proporre una norma che la migliori. Se si abroga del tutto rimane la legge nazionale, che quindi non è vero che tutti vogliono migliorata. Sicuramente la destra per un calcolo politico secondo me molto miope, ma comunque per una visione autoritaria della politica perché tutto si tiene e tutto torna, pensa che l'elezione del presidente ottenuta con i metodi del condizionamento del corpo elettorale, con l'effetto speciale mass-mediatico, con la dovizia di mezzi che ha preponderanti rispetto agli altri, possa in un colpo, che è la campagna elettorale, creando un effetto, incamerare il risultato elettorale, incamerato quello, in nome di una democrazia svuotata di contenuti e di partecipazione popolare, esercitare il potere e gestire la cassa e comandare, invece che governare, indisturbata per cinque anni. Quindi la destra ha questo tipo di intendimento e quindi si comprende che voglia da una parte parlare di miglioramento, dall'altra invece bloccare e abrogare tutto.

Una parola vorrei dirla ancora su alcuni altri emendamenti, in specie il 378 - vedo però la freccia che segnala - e il 16 che riguardano la parità di accesso alle istituzioni, la parità di sesso o di genere, meglio dire, e che meritano una considerazione specifica dal punto di vista che riguarda gruppi, partiti e riguarda anche le singole sensibilità. Mi ripropongo su questo di dire una parola in modo più preciso quando si arriverà alla votazione degli emendamenti, così come su altri punti specifici che meritano una qualche considerazione, una presa di posizione e anche un chiarimento che, nel modo più assoluto, dopo un anno di lavoro di Commissione, dopo mezzo anno di attività propedeutica e adesso ancora di preliminari per l'Aula e nell'aula, tanto lunghi che mai arrivano o si intravede che possano arrivare alla conclusione, però appaiano chiariti, né chiariti negli intendimenti, né chiariti negli effetti pratici che potranno determinare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, io credo che l'articolazione degli emendamenti che noi abbiamo visto nel corso di questa giornata descrivano in generale una serie di posizioni che in qualche modo leggono fedelmente l'andamento e gli accadimenti di questa legislatura e forse anche gli esiti finali. Quello che sorprende, che tutto sommato il testo della Commissione è un testo che pur non ponendosi come obiettivo primario questo, ha dato vita ad una proposta di legge che si discosta forse anche abbastanza poco dallo schema di legge elettorale che abbiamo adoperato nel corso dell'elezione di questo Consiglio dal punto di vista schematico. Dentro questa legge vengono introdotti quei principi di salvaguardia della governabilità e dell'elezione diretta, se dovessi dire che cosa pensavo prima di iniziare il lavoro sulla legge elettorale, avrei detto, per una onestà di rapporti e lealtà su una materia di questo genere, forse meno ci si discosta dallo schema legislativo che abbiamo conosciuto, più è chiaro a tutti il tipo di legge che si fa, la ricaduta che si può avere e l'equilibrio che si può trovare. Così non era perché, mi perdonerete, in questa legislatura si sono sviluppate e realizzate delle filosofie della politica, filosofia pratica non filosofia teorica, per carità, in fondo molti di voi sanno bene anche perché con i loro comportamenti in questa legislatura hanno alimentato questa tesi, che quando esiste una forma di investitura - e mi fermo qua, senza dare ulteriori aggettivi - quell'investitura rispetto all'esito elettorale ha un valore superiore persino all'organizzazione e all'esistenza di una forza politica organizzata.

Questa filosofia esiste, è tangibile, è in base a questa filosofia che si realizzano, dopo le discussioni che peraltro abbiamo avuto anche in Commissione dove sembrava che almeno questi aspetti fossero superati, si realizzano le posizioni di un pezzo, attualmente dell'ex maggioranza che evidentemente, come sempre, stiamo registrando anche nei governi periferici, rispetto ai compiti istituzionali preferiscono più l'audience che l'agorà; ma la politica è audience o è agorà? Questo è l'interrogativo che noi dovremmo metterci anche quando elaboriamo quelle norme di equilibrio e di imparzialità che mettiamo alla base della legittimazione. Ho detto imparzialità, la legge elettorale è la legge che prima di ogni altra deve garantire condizioni di equilibrio e di parità di accesso alla legittimazione e la forma elettorale può incentivare o disincentivare queste forme di equilibrio e questo è uno dei problemi che noi ci siamo posti anche in Commissione, e dunque il problema del voto disgiunto, i poteri esclusivi, la diminuzione delle prerogative di accesso dei partiti minori, vi sembrano tutti elementi incoerenti o slegati da una filosofia che vuole salvaguardare la visibilità delle leadership rispetto ai poteri e alle funzioni ed ai ruoli dei partiti? Questo è il tema, è inutile che il nostro dibattito sugli emendamenti eluda questa questione che poi si realizza in una finzione, ma non avete registrato, voi colleghi di Alleanza Nazionale, i prezzi che avete pagato in questa legislatura a causa del sostegno a questa filosofia? Vi sembrano pochi, vi sembrano fisiologici, o vi sembrano ordinari? Per non fare una riflessione adeguata su che cosa può comportare la legge elettorale, togliamo i veli, non esiste il problema che portate avanti, che dobbiamo garantire la governabilità, la governabilità anche con questo schema è garantita. Perché voi dite il sessanta per cento, perché ritenete legittimo per la governabilità il sessanta per cento e non una quota che tenga conto che le sedi parlamentari e le sedi legislative hanno una valenza diversa dalle funzioni amministrative e che i ruoli delle minoranze, anche nel concorso alla formazione al processo legislativo è una ricchezza, non è un qualcosa che deve essere residuata nell'ambito della dialettica parlamentare. Badate, paradossalmente questa visione avviene già nei nostri Consigli, coloro che pensassero in un momento di essere vincitori, in una coalizione che prende il sessanta per cento, badate il sessanta per cento dal cinquantacinque è un paio di consiglieri, ma questo paio di consiglieri avranno per quella maggioranza un prezzo molto più esoso di quello che vi appare in questo momento perché la corrispondenza di quei poteri e di una filosofia di quel genere, mi riferisco alla legge nazionale, significa anche la residualità della maggioranza parlamentare rispetto alla funzione del governo, ed è un prezzo troppo alto per la storia dell'autonomia, per il valore che l'autonomia anche se in decadenza, se a pregiudizio comunque deve avere perché l'autonomia può aver avuto in questi anni fasi difficili e fasi anche poco nobili, ma a nessuno è dato non avere la speranza e l'ottimismo di ricostituire un orizzonte dell'autonomia autorevole e competitivo.

E badate, le differenze che ci sono nella legge numero 1 del 1999 sulle opportunità date alle Regioni a Statuto speciale, non è da leggere come una penalizzazione, badate che se non fate la legge elettorale si applica quella nazionale, se voi affermate questo assunto, siete voi che state dicendo che potete fare dell'autonomia carne da macello, per voi non è un valore, perché l'opportunità è la sfida che il legislatore costituzionale ha posto a noi come dire "Vincete l'inerzia di ridurvi ad una norma transitoria e datevi le norme", non è una penalizzazione, è la mancanza di una opportunità che significano scelte politiche, colleghi, non significano comodità di una legge piuttosto che un'altra; voi dovrete rispondere rispetto a questo fatto di fronte al popolo sardo perché avete rinunciato ad una prerogativa costituzionale assegnata alla Sardegna e la dovete spiegare non in termini di voto disgiunto perché alla gente non importa niente di queste cose, che si riducono a fattori tecnici, alla gente, al popolo sardo interessa perché, se avevate la possibilità, non l'avete fatto. Questo è il tema centrale delle discussioni, poi c'è il tema del maggioritario. Badate, nessuno di noi ha accettato in maniera serena quest'epoca all'insegna del maggioritario. Si diceva: "C'è un'esigenza di concretezza, c'è un'esigenza di governabilità, di fattibilità, ci buttiamo sul maggioritario". Lascio perdere i risultati sul piano della qualità della politica. Badate, la qualità della politica in generale non è immune da un collegamento col sistema elettorale, non lo è; lascio perdere questo. Ma era indubbio che l'avvio di una fase del maggioritario imponesse nella cultura politica italiana, per tutti vale questo, perché siamo tutti pezzi e figli di quel pezzo di storia, imponeva ai partiti una consapevolezza della necessità di un'autoriforma, che fosse tale da adattare la configurazione dei partiti a questa nuova dimensione senza mortificare una storia di pluralismo politico...

PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole Sanna.

SANNA GIAN VALERIO (La Margherita - D.L.). Che non si può eliminare con uno schema che, se lasciato a sé stesso, quello maggioritario, sconfina nel bipartitismo al quale credo nessuno abbia oggi intenzione di approdare.

Sul principio territoriale anche qui è una sfida di autonomia; l'innovazione, lo dice uno che venendo dalla provincia di Oristano ai tempi delle quattro province, sa quali prezzi quei territori hanno pagato in termini di sotto rappresentazione nel Consiglio regionale, in quei tempi la provincia di Sassari e di Cagliari, con tutto il rispetto che porto agli amici e a quei territori, aveva la maggioranza assoluta del Consiglio regionale, può darsi che non sia stato ininfluente, ma guadagnare un riequilibrio della rappresentanza, rispetto ad aree che hanno avuto meno fortuna in Sardegna significa lavorare per realizzare quella coesione sociale nella programmazione del territorio e nella programmazione dello sviluppo che è indispensabile per risolvere alcuni dei nodi storici che attanagliano soprattutto le zone interne. Da un lato realizziamo con enfasi le nuove province, dall'altro esasperiamo un sistema che, se lasciato senza il principio territoriale, proprio perché ha creato una parcellizzazione, estremizza le penalizzazioni demografiche delle province più piccole, in senso crescente dalla più piccola verso la più grande, diminuendo la loro rappresentanza e ripristinando in maniera ancora più evidente quella discriminazione e quella sotto rappresentazione che si è avuta con le quattro province. Valutate voi, questo non è un fatto tecnico, è un fatto politico, questo è un fatto politico, e l'equilibrio che è stato trovato in Commissione non è quello di preordinare il principio territoriale, ma era quello di fare salvo totalmente il principio politico, della rappresentanza politica, e a valle di questo applicare il principio territoriale; è chiaro che non c'è una coincidenza perché sono due principi che confliggono dal punto di vista tecnico perché uno è basato sul principio demografico e l'altro sul principio percentuale che non vanno d'accordo; il punto di mediazione è un punto di mediazione minimo, a questo punto, che si minimizza ulteriormente qualora venisse approvato l'emendamento che unifica lo sbarramento delle liste al tre per cento sul livello nazionale ed è a mio giudizio un livello di mediazione ampiamente sufficiente per essere coerenti con quello che abbiamo fatto finora in termini di nuove circoscrizioni provinciali e quello di avere anche un quadro futuro del Consiglio regionale che si affida ad un principio di maggiore coesione nelle politiche e nella crescita.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà. Vi informo che dopo l'onorevole Marrocu non ho altre iscrizioni per gli interventi. È possibile prenotarsi di volta in volta, però devo sollecitare qualche prenotazione, perché vi sto informando che dopo l'onorevole Marrocu non ho altre prenotazioni per interventi, e il Regolamento comporta che non avendo altre prenotazioni devo dichiarare chiusa questa partita, salvo che non provvediate durante l'intervento dell'onorevole Marrocu a prenotare gli interventi.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, io credo che nell'avvio della discussione di questa legge non sia giusto che si possa affermare che ci sia da parte della minoranza di questo Consiglio, in questo caso rappresentata da Forza Italia e da A.N., perché sino adesso ha dimostrato di essere in minoranza, seppur occupa A.N. impropriamente i banchi della Giunta, che ci sia stato sino adesso un atteggiamento di ostruzionismo. Onestamente non mi pare di poterlo dire, non l'ho visto nel momento in cui c'è stato il passaggio agli articoli e non l'ho visto neppure nell'illustrazione degli emendamenti, nel senso che non mi pare ci sia stato un abuso dei tempi a disposizione, ma anzi una corretta illustrazione degli emendamenti.

Io, personalmente, mi auguro che si prosegua lungo il percorso di questa legge difficile, si prosegua con lo stesso atteggiamento avuto sino adesso, posizioni diverse che si scontrano ma legittimamente e che però si arrivi rapidamente a dare una legge elettorale regionale che superi quelle che sono le situazioni che la legge nazionale pone e che io ritengo debbano essere superate. L'articolo 1 è effettivamente il banco di prova, è il cuore della legge, io personalmente nell'ascoltare i colleghi di Forza Italia che hanno illustrato gli emendamenti, non ho trovato alcun elemento che mi portasse a cambiare opinione su alcuni punti io ritengo fondamentali per la legge regionale.

Il primo: il voto congiunto o disgiunto. Io ritengo un'aberrazione che un cittadino possa scegliere un Presidente ed una coalizione a cui intende affidare con il suo voto il governo della Regione, quindi fa un patto politico programmatico con quella coalizione, con quel Presidente, che questo stesso cittadino possa poi votare un candidato e un partito che poi si contrappone nettamente a quello schieramento a cui sta affidando col suo voto il governo della Regione, io la ritengo un'aberrazione la possibilità del voto disgiunto, cioè che uno possa votare il candidato Presidente del centrosinistra, condividendone il suo programma, la sua coalizione e poi scegliere un candidato e uno schieramento di un partito che si contrappone nettamente.

Io non ho trovato nelle argomentazioni dei colleghi che hanno presentato emendamenti su quel punto nessun elemento che mi portasse a cambiare idea e rimango fermo dell'idea che sia un'aberrazione mantenere questo elemento che è presente nella legge nazionale, che è presente nelle leggi comunali eccetera, ritengo che vada superato anche in quelle leggi, mi auguro che si possa rivedere addirittura in quelle leggi, e che non va certamente confermato nella legge regionale.

L'altro punto: nessuno mi ha convinto, anzi per la verità non sono convinti neanche i colleghi, che si possa mantenere, mantenendo la legge nazionale, il listino regionale bloccato con i sedici eletti, cioè il venti per cento del Consiglio eletto senza che i cittadini possano esprimere un loro gradimento oppure no a quel candidato.

Io ritengo che anche questo punto non ci sia stato nell'illustrazione degli emendamenti, nessun elemento che potesse portare a cambiare idea rispetto al punto in cui è arrivata la Commissione che prevede la possibilità che ci sia la preferenza e che prevede quindi la possibilità, essendoci la preferenza, che non tutti i candidati siano eletti, e quindi è ovviamente un fatto necessario, obbligatorio che il premio di maggioranza sia diluito tra il livello del listino regionale e quello provinciale.

Io credo che anche questo fatto della norma nazionale che i candidati sono o tutti eletti o nessun eletto, e quindi dia la possibilità al cittadino di scegliere tra quelli che i partiti e la coalizione propone come candidati, cioè dei sedici, sia data la possibilità che i cittadini scelgano chi eleggere ed anche su questo fatto non ci sia stato nessun passo in avanti nell'illustrazione degli emendamenti e rimango fermo al fatto che anche questo sia un'aberrazione della legge nazionale che priva di potere i cittadini che anche scegliendo una coalizione vogliono anche scegliere chi li rappresenta in quella assise, quindi vogliono scegliere il consigliere regionale che deve essere eletto in quella lista.

Mentre ho apprezzato il lavoro che è stato fatto dal Consiglio che migliora la legge in alcune parti, penso agli emendamenti del collega Scano e di altri colleghi per quanto riguarda la possibilità comunque di mettere a disposizione strutture per le primarie, penso per esempio alla parità dove ci sono emendamenti del centrodestra, del centrosinistra, del centro e sui quali può essere trovata una sintesi unitaria da parte di questo Consiglio, e quindi ritengo che su questi punti ci siano dei passi in avanti.

Io non condivido - lo dico - neanche quegli emendamenti che partendo dal presupposto che c'è il doppio turno, individuano nel doppio turno lo strumento per consentire che forze politiche che si presentano con programmi, con uomini, con obiettivi differenti nel secondo turno possono fare apparentamento con altre forze politiche, altre coalizioni che si sono presentate con altri uomini, con altri programmi.

Il collega Scano in inglese diceva "il miglior secondo", cioè la possibilità che uno che partecipa ad una competizione, poi non raggiunge l'obiettivo, cioè non riesce a fare in modo che le sue idee prevalgano nella battaglia elettorale, prevale quindi un altro schieramento, poi tra i due schieramenti che vanno al ballottaggio possa scegliere tra i due il miglior secondo o quello che lui può considerare il male minore.

Allora io credo che questo sia legittimo e nessuno lo impedisce, uno che partecipa ad una competizione elettorale è sconfitto e dopo può dire "Eh, io tra lo schieramento del centrodestra e lo schieramento del centrosinistra, scelgo il centrosinistra", ma lo può fare liberamente e comodamente, ma questa è una cosa; l'altro, l'apparentamento, secondo me è un baratto perché presuppone la possibilità di averne un vantaggio. Una cosa è l'affermazione politica "Io scelgo il miglior secondo", una cosa è che nel momento in cui afferma questo ne abbia anche un tornaconto riservandosi di avere il tornaconto nel secondo turno che non avrebbe nel primo turno, quello invece secondo me è baratto. E quindi, anche questo aspetto; io ritengo che invece la soluzione trovata dalla Commissione sia quella più giusta e che bisogna mantenersi e attestarsi a quella che è stata la posizione della Commissione. Così come ritengo che la soluzione del comma 17 non renda giustizia ai territori e tanto meno alle piccole province, tanto meno alla nostra che comunque ha già subito nell'ultima legge una situazione che io ho detto che mentre noi abbiamo fatto la battaglia per avere più rappresentanza alla fine ci troviamo ghettizzati ad una ridotta rappresentanza, cioè è stata rigirata la frittata a quelle aree e a quei territori; però ritengo che l'alternativa non sia la legge nazionale, perché è meglio avere un rappresentante dell'Ogliastra che magari in Ogliastra non ha grandi consensi che non averne neanche uno perché l'alternativa, con la soppressione del comma 17, è quella che non abbia nessun rappresentante, l'Ogliastra o che il Campidano ne abbia solo uno o due, così il Sulcis, così la Gallura.

Per cui la soluzione del comma 17 non è la migliore, anzi ha tantissimi elementi negativi, forse avremmo dovuto studiarla ulteriormente, può darsi che magari nel prosieguo si riesca a trovare una soluzione alternativa, ma sicuramente è meglio della legge nazionale che annulla, cancella completamente le rappresentanze di quelle aree territoriali, con la legge nazionale otto seggi dai piccoli territori passerebbero ai grandi centri e si realizzerebbe quello che ha detto Gian Valerio Sanna nel prossimo Consiglio, non è che anche questo sia molto differente. Infine volevo dire, io prima, quando si parlava dell'apparentamento, magari ho interrotto, e chiedo scusa al collega Scano, che su questo punto citava movimenti trasversali come il Movimento delle riforme e il Movimento per la costituente dicevo "Ma il risultato è zero", e il collega Scano diceva "Pensa più all'agricoltura che a queste cose". Io ritengo che, proprio per citare un esempio dell'agricoltura, quello che stimola meno gli agricoltori sono quegli agricoltori che coltivano sapendo di non dover raccogliere, se andiamo in giro nei campi, quelli meno stimati sono quelli che hanno prodotto colza e girasole, perché la gente sapeva che quel contadino stava coltivando non perché voleva raccogliere colza o girasole ma perché voleva avere il contributo comunitario. Così è, forse meno per Pier Sandro, anzi, devo dire con quale generosità e quale impegno e passione ha messo in questa battaglia, così penso che sia successo a chi si è impegnato in questa battaglia, che l'obiettivo vero non era fare le riforme, come per l'agricoltore l'obiettivo vero non era raccogliere il girasole e la colza, l'obiettivo vero è un altro, tant'è che di riforme chi faceva parte del Movimento delle riforme mi pare ne abbia presentate e si sia impegnato così poco in questo Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, con la votazione del passaggio agli articoli e con l'esame dell'articolo 1 siamo entrati nel vivo del dibattito e del confronto sui diversi temi della legge elettorale regionale. Essa dovrebbe costituire un preciso riferimento normativo a salvaguardia e garanzia dei principi di governabilità e di rappresentatività che tutti vorremmo fossero ben presenti ed efficaci in un testo di legge pensato e voluto per garantire ai sardi, rispetto ad un sistema istituzionale che negli anni non ha funzionato e che invece ha generato confusione, instabilità e perdita di credibilità della classe politica regionale.

Forza Italia in questi mesi ha più volte rimarcato l'esigenza di approntare una legge elettorale che fosse rispettosa dei principi costituzionali e che fosse rispondente alle esigenze della Sardegna a tutela della sua autonomia e specificità. La prima Commissione ha lavorato per molti mesi, devo riconoscerlo, con grande impegno, all'armonizzazione delle diverse proposte di legge presentate dai vari Gruppi politici ed alla conseguente sintesi, ma purtroppo, alla luce del risultato e dalla proposta di legge pervenuta in Aula, nonostante gli sforzi fatti in Commissione, dobbiamo ammettere che probabilmente si è voluto accelerare in Commissione l'approvazione di un testo per farlo approdare in Aula senza che però fossero risolti molti nodi fondamentali di un efficace impianto legislativo.

D'altra parte l'elevato numero di emendamenti presentati da tutti i Gruppi è la dimostrazione che il grosso lavoro svolto dalla Commissione comunque ha rappresentato soltanto una prima tappa di un cammino che dal lavoro di oggi si preannuncia sicuramente lungo e difficile.

Oggi sono già emerse in Aula diverse posizioni che sono divaricanti rispetto ad aspetti fondamentali della legge, e d'altra parte dobbiamo riconoscere che sarebbe impensabile formare una legge così importante per il futuro della nostra Isola a colpi di emendamenti, magari con voti segreti o con accordi trasversali magari oscuri.

Abbiamo detto più volte che a soluzioni pasticciate Forza Italia preferisce la certezza di una legge elettorale qual è quella nazionale, comunque già definita e sperimentata. Abbiamo anche affermato che saremo stati disponibili a modificare alcune parti della legge nazionale ma si è preferito affrontare l'avventura di intervenire in Aula con centinaia di emendamenti sul testo esitato dalla Commissione, ben sapendo che un simile sistema non può che generare un'accozzaglia di norme non organiche e magari anche incostituzionali.

A quel punto la confusione appare totale, il ricorso al referendum che già aleggia in quest'Aula diventerà quasi certamente indispensabile, e i sardi che non si sentiranno garantiti da una legge elettorale siffatta la bocceranno.

Per questo motivo credo che sia stato giusto l'aver proposto una serie di emendamenti soppressivi per una legge che nasce inquinata o che sarà comunque inquinata da emendamenti, quali sono anche quelli preannunciati dall'articolo 1, che se approvati la renderanno inadeguata e dannosa allo sviluppo della nostra Isola.

In Sardegna da troppi anni abbiamo convissuto con l'instabilità politica e la conseguente mancanza di governabilità; questo ha portato alla mancanza di risposte agli imprenditori e ed ai cittadini. Sono state approvate definitivamente pochissime leggi ed interi settori di importanza vitale sono stati trascurati. Il rapporto non facile, spesso conflittuale tra l'organo legislativo e quello esecutivo hanno fatto sì che si creasse una situazione di stallo che ha prodotto gli effetti negativi che sono sotto gli occhi di tutti. Una legge elettorale che non consenta alla Sardegna una maggioranza definita e chiara, che non affermi competenze e responsabilità, che non superi le logiche della sopravvivenza personale e politica del singolo consigliere non può essere accettata. Quindi anche oggi, durante l'illustrazione degli emendamenti dell'articolo 1 e dei suoi commi abbiamo ribadito quali siano i nostri punti fermi della legge.

Noi di Forza Italia vogliamo un sistema presidenziale chiaramente maggioritario con un turno unico, un presidente eletto direttamente dai cittadini, nessuna possibilità di ribaltoni di sorta e poi, lo vedremo nei successivi articoli, un sistema di incompatibilità che sia fondato sulla ragionevolezza e sul buonsenso oltre che, ed è fondamentale, sul diritto.

Dovremmo garantire, onorevole Marrocu, quello sì, la rappresentanza territoriale, e siamo disposti a confrontarci su questo nel proseguo della discussione, affinché tutte e otto le province sarde abbiano i propri rappresentanti nella massima Assise regionale.

Abbiamo oggi ribadito che sosterremo le giuste rivendicazioni avanzate anche da noi di Forza Italia in Commissione con degli emendamenti che non hanno trovato ascolto in quella fase anche dai componenti del centrosinistra, della sinistra, per meglio dire, in relazione alle pari opportunità, al collegio elettorale estero, al voto disgiunto e al turno unico. Il nostro obiettivo non è quello di affossare la legge elettorale sarda, anche noi la vorremmo, ed anche per questo non abbiamo voluto ricorrere al voto segreto durante la fase del passaggio agli articoli.

Oggi, però, dalla discussione sul primo articolo che riveste un'importanza fondamentale sull'intero impianto legislativo sono emersi tutti i limiti di una proposta legislativa che noi non riteniamo adeguata e nemmeno valida. Abbiamo valutato appunto oggi gli emendamenti all'articolo 1, sicuramente è un articolo complesso, è il cuore della legge, e noi di Forza Italia siamo intervenuti, come è stato detto, è vero, con molti emendamenti soppressivi, ma siamo intervenuti anche con degli emendamenti aggiuntivi o modificativi.

Su diverse parti dell'articolo 1 siamo intervenuti, per esempio, per riaffermare la nostra disponibilità alla creazione di un collegio estero, abbiamo manifestato attenzione, come ho detto prima, rispetto alle pari opportunità e ci siamo ovviamente distinti rispetto alle posizioni dei colleghi del centrosinistra per quanto riguarda il tipo di sistema; come ho detto prima noi vogliamo un sistema presidenziale, vogliamo la garanzia di un turno unico, non siamo certamente d'accordo alle ipotesi di un eventuale ballottaggio e, per quanto riguarda il riparto dei seggi, vorremmo che questo garantisse effettivamente la volontà espressa dai cittadini nell'indicare chiaramente coloro che devono avere la responsabilità di governare in maggioranza la nostra Regione e coloro che viceversa avranno l'obbligo di esercitare da minoranza l'opportuna e necessaria azione di controllo.

Per cui la nostra è una posizione sicuramente responsabile, aperta al contributo ed ai chiarimenti che arriveranno durante il proseguo del dibattito, però nello stesso tempo è una posizione netta e ferma che certamente i nostri concittadini della Sardegna capiscono e capiranno a ragione di un'esigenza che è quella di dare ai sardi le certezze di cui hanno bisogno e diritto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S). Signor Presidente ed onorevoli colleghi, l'andamento del confronto che si è sviluppato finora in quest'Aula, la quantità e la qualità delle proposte emendative inducono più al pessimismo dell'intelligenza che non all'ottimismo della volontà circa l'esito di una positiva convergenza tra i Gruppi consiliari sul contenuto finale di questo importantissimo progetto di legge. Tuttavia io coltivo ancora il tentativo di avvicinare le posizioni in quest'Aula, persino al di là delle appartenenze politiche, perché stiamo discutendo di regole e bisogna affrontarle con uno spirito e con una prospettiva che deve andare un po' al di là della contingenza politica ed anche al di là del nostro ruolo di rappresentanza in questo consesso democratico.

Io ho troppo rispetto dell'intelligenza politica dei colleghi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia, che hanno presentato quella valanga di emendamenti soppressivi, per non capire che lo fanno per obbedire ad un calcolo e forse anche ad una direttiva politica che hanno radici anche lontane da quest'Aula, e forse lontane anche dalla nostra Isola, che mirano ad impedire sostanzialmente l'approvazione di qualsiasi riforma elettorale prima del voto per il rinnovo del Consiglio regionale tra qualche mese, probabilmente nella primavera del 2004.

Ed ho anche troppo rispetto dell'intelligenza ed anche della storia politica di altri colleghi, che stanno come me e come noi in questo momento nei banchi dell'opposizione, per non capire che la radicalità e la potenzialità distruttiva di alcuni loro emendamenti punta soprattutto a modificare la legge su alcuni punti chiave che hanno avuto in Commissione una soluzione che questi colleghi non condividono e che cercano legittimamente in questa fase di modificare e di ribaltare. Vediamo i nodi, quelli che restano ancora aperti e che l'Aula comunque dovrà dirimere, l'Aula, con un voto, perché comunque al voto si arriverà, anche se molti hanno lavorato perché non si arrivasse a questa prova della verità nell'aula del Consiglio regionale della Sardegna.

Restano sostanzialmente questi nodi, anche se molti emendamenti anziché tentare di sciogliere questi nodi vogliono tagliarli rompendo non solo la corda ma affossando complessivamente la riforma, restano questi nodi: voto congiunto o disgiunto, premio di maggioranza, quanto e dove attribuirlo, lista regionale, mono o doppio turno e, se doppio turno, con o senza apparentamenti. Questi nodi e le soluzioni da dare a questi problemi attraversano il Consiglio, attraversano gli schieramenti politici, vorrei dire che attraversano positivamente anche gli stessi Gruppi politici.

Poi ci sono alcune questioni di carattere generale sulle quali io penso che dovremo trovare una saggia convergenza riguardo alla effettiva parità di accesso alle cariche pubbliche elettive dei due sessi, riguardo alla partecipazione effettiva alla vita politica e delle nostre istituzioni autonomistiche dei tanti sardi che risiedono lontano dal nostro Paese, riguardo alla rappresentanza politica e alla rappresentanza territoriale e forse una convergenza, un contributo positivo può venire da quest'Aula anche per quanto riguarda l'istituto delle elezioni primarie per la selezione delle candidature.

Sul voto congiunto o disgiunto, che è un nodo che ha assunto via via una valenza crescente sempre più dirompente, io voglio dire esplicitamente che questa questione, cari colleghi, sarebbe esiziale, sarebbe un imperdonabile errore di miopia politica se lo risolvessimo pensando soltanto alle prossime elezioni regionali ed ai prossimi leader delle due coalizioni che si fronteggeranno in Sardegna per il consenso.

Noi dobbiamo fare una riforma che garantisca stabilità e governabilità e per questo non abbiamo depotenziato né la legittimazione popolare né i poteri del Presidente eletto direttamente dai cittadini, però vogliamo anche salvaguardare il patto con gli elettori evitando che il Presidente intercetti anche i consensi di parte dell'elettorato che vota il programma e la coalizione contrapposta. C'è chi pensa nei due schieramenti che non si debba impostare la campagna elettorale, la competizione elettorale sui programmi e sui progetti ma sulla forza esclusiva del leader, delle persone, che la calamita da utilizzare per convincere gli elettori sia il carisma del leader e quindi non vogliono un bipolarismo, un sano e moderno bipolarismo non coercitivo, come abbiamo detto nella discussione generale, non modellato sul bipolarismo italiano e nazionale perché siamo un partito con un sistema politico autonomistico forte e vitale, ma comunque un sano e moderno bipolarismo giudicato dagli elettori. Chi propone il voto disgiunto vuole la gara tra due persone non la gara tra due progetti, vuole il bipresidenzialismo, non vuole il bipolarismo, ed io, che ascolto con la massima attenzione i colleghi, come l'onorevole Fantola, che ripropongono questo tema e che fanno una gara con i colleghi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia, vorrei invitarli a riflettere perché se c'è uno strumento che indebolisce un sano bipolarismo programmatico, quello che devono giudicare gli elettori e legittimarlo col voto per governare per un governo di legislatura, se c'è uno strumento che fa depotenziare, indebolire e deperire il bipolarismo è il bipresidenzialismo. Quindi su questo punto io non credo che ci sia, lo dico molto francamente, possibilità di intesa fra noi e chi ripropone il voto disgiunto. Poi ritornano alcune discussioni sul premio di maggioranza; noi non vogliamo il dominio della maggioranza, di nessuna maggioranza, anche se gli indicatori dell'opinione pubblica dicono che probabilmente ci sarà nella prossima legislatura una maggioranza di segno diverso, noi non vogliamo il dominio della maggioranza, non vogliamo la supremazia dell'Esecutivo sull'Assemblea legislativa e rappresentativa e per questo proponiamo un sicuro premio di maggioranza del 55 per cento che garantisce stabilità e governabilità e se quella maggioranza si sfalda voi sapete che il Presidente ha nelle sue mani l'arma potentissima di sciogliere il Consiglio regionale. Perché insistete ossessivamente su questo tema? Su un problema che è risolto in maniera limpida dal testo unificato che anche voi avete votato fino al mese di febbraio e poi avete fatto una imbarazzante e imbarazzata marcia indietro, perché avete capito che la presidenza Pili non reggeva più alla prova dell'Aula e al confronto parlamentare. Lista regionale: sento ancora da questo punto di vista delle cose non grossolane ma stravaganti, infondate; se noi vogliamo sbloccare il listino, lo sapete tutti, se si vuole davvero dare agli elettori lo strumento democratico della preferenza per scegliere i consiglieri da eleggere, tutti, sia quelli della lista provinciale che della lista regionale, noi dobbiamo distribuire il premio di maggioranza tra lista regionale e lista provinciale; è obbligatorio, è inevitabile, è ineludibile, altrimenti dovrete proporre quelle soluzioni imprensentabili che vogliono riportare il premio di maggioranza ampliando ulteriormente un'assemblea che è fin troppo pletorica, come sappiamo. Avete persino presentato gli emendamenti che prevedono non solo di riportare il premio al 60 per cento ma, pur di garantire il 60 per cento, di aumentare ulteriormente il numero dei consiglieri e dei componenti di questa Assemblea. Cosa dice il collega Fantola che ha presentato a suo tempo con altri una proposta di legge, che io peraltro condivido, che porta invece ad una sana riduzione a 60 dei componenti? Mono o doppio turno? Io non faccio una battaglia ideologia e non ho una posizione ideologica a favore o contro il mono e il doppio turno. Noi sappiamo che la lunga discussione nazionale sul mono e doppio turno si è risolta, almeno per le leggi regionali, già dal 1994 e poi nel '99, si è risolta in Parlamento con la scelta monoturnista, e non mi sfuggono i vantaggi innegabili del monoturno, non mi sfuggono, i colleghi che hanno partecipato alla quella appassionata e lunga discussione in Commissione sanno di cosa parliamo. Però c'è un limite nel monoturno, cari colleghi, poi l'Aula è sovrana e deciderà, non sarà questo che scasserà l'impianto della riforma e dell'articolo 1 che è il cuore della legge che stiamo discutendo. C'è un limite nel monoturno che mi sembra meritevole della massima attenzione da parte di tutti, chiedo: se una coalizione ha un consenso persino al di sotto del 40 per cento, perché deve avere un premio che incrementa i suoi seggi fino al 60 per cento? E perché non dobbiamo interpellare il corpo elettorale per fare da arbitro tra due coalizioni che hanno magari un margine di differenza di un solo punto o mezzo punto di consenso al primo turno? Perché prima di attribuire il premio di maggioranza non dobbiamo interpellare di nuovo il corpo elettorale? Il doppio turno per noi serve per dare il premio alla coalizione che ha la più ampia legittimazione popolare possibile, è questa la ratio, non ci sono altre ragioni, non si vuole scassare o scardinare niente e non c'è in questa concezione del doppio turno l'idea di aprire un negoziato sui seggi tra il primo e secondo turno, tra coalizioni che si sono separate al primo turno e quindi, lo dico con la massima un franchezza al collega Scano che continua a sostenere questa tesi, coerentemente con quanto ha fatto in Commissione, che ridistribuire i seggi dopo il primo turno rende vulnerabile e virtuale il bipolarismo, perché gli elettori si pronunciano, come sappiamo, massicciamente al primo turno, può darsi che non diano una maggioranza sufficiente a nessuna delle coalizioni in campo, però ridistribuire i seggi dopo il primo turno rende vulnerabile e virtuale il bipolarismo. Questo principio non può essere adattato o snaturato a seconda delle stagioni e delle collocazioni politiche. Ecco perché siamo contrari agli apparentamenti tra primo e secondo turno, perché questo sì reintrodurrebbe un potere patologico di coalizione e di condizionamento della vita politica da parte di chi ha poco consenso nei confronti di chi ha maggiore consenso. E poi ci sono altri problemi sui quali io penso che una mediazione sia possibile, cari colleghi. Penso che ci sia una mediazione possibile sulla base degli emendamenti che noi abbiamo presentato e che altri colleghi hanno presentato sull'attribuzione dei seggi nella lista regionale e io penso anche, lo dico già da adesso, poi esamineremo gli emendamenti, che se vanno al ballottaggio le due prime coalizioni perché nessuna ha superato un limite accettabile di consenso popolare, i seggi del listino vanno ad entrambe, però se vanno al ballottaggio e c'è una coalizione, e in Sardegna potrebbe succedere perché si potrebbe formare una terza lista, un terzo polo al di fuori dei poli classici italiani, se questa lista dovesse raggiungere al primo turno un consenso di poco inferiore alle prime due o un alto consenso di voti è improponibile, è indiscutibile. Io invito tutti ad una a riflessione e ad una valutazione che un seggio delle minoranze al più votato, a chi guida quella coalizione possa essere attribuito anche nella lista regionale, non credo che stiamo entrando in contraddizione con quello che abbiamo fatto finora, e ci sono poi da fare azioni positive e norme per la parità di accesso dei sessi alle cariche elettive. Finisco con questo punto perché poi ci ritorneremo più avanti. Attenzione, anche qui bando al gioco degli inganni. Ha detto il collega Pittalis, parlando a nome del suo Gruppo, del suo partito, che il suo Gruppo e il suo partito non chiederà il voto segreto su questo punto delicato della legge, un punto che l'Aula può migliorare nettamente.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA

(Segue SANNA EMANUELE.) Avrei apprezzato, collega Pittalis, che lei avesse dichiarato solennemente, in coerenza con tanti discorsi che le ho sentito fare in altri momenti della vita di questa Assemblea, che allo strumento del voto segreto per scassare la riforma non sarebbe comunque ricorso anche su altre parti e su altri punti della legge. Però attenzione, chi dice parità assoluta e ritiene di risolvere questo problema col 50 per cento e 50 per cento forse punta a impedire che si faccia almeno un passo avanti importante. Ci sono due emendamenti sostanzialmente su questo problema: uno prevede parità assoluta, 50 per cento e 50 per cento, uno prevede prevalenza di nessuno dei sessi e comunque nessuno dei due sessi può prevalere oltre i due terzi dei posti disponibili nelle liste. Attenzione, io penso che la logica del tutto o niente possa portare al niente, e quindi chi vuole davvero fare qualche passo avanti su questo punto è pregato, siccome la collega Lombardo deve parlare subito dopo di me, è pregato di essere un pochettino più ragionevole. Per il resto, signor Presidente, noi saremo fra qualche ora o fra qualche giorno, dipenderà dalla quantità degli interventi e dall'atteggiamento più o meno propositivo che assumeranno i singoli consiglieri, saremo di fronte ad una scelta precisa: o fare una legge elettorale sarda e autonomistica o subire, perché chi parla di tempi, di fretta sfidando persino il ridicolo, visto che sono passati tre anni invano da quando avevamo la possibilità di affrontare questo tema, oppure subire una legge elettorale centralistica e fortemente distorsiva per la nostra democrazia rappresentativa e per il sistema politico istituzionale della nostra Isola. Alcuni di noi questa seconda responsabilità comunque non se l'assumeranno e quindi al voto ci andremo e i nostri comportamenti saranno poi giudicati dagli elettori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (P.P.S. - Sardistas). Presidente, colleghi, la legge elettorale che sta discutendo l'Aula in questi giorni rappresenta effettivamente un utile, e lo ribadisco, sforzo effettuato dalla Commissione Autonomia per giungere ad una legge elettorale sarda, una legge che tuteli al massimo la specificità della nostra Isola. Questo sforzo va certamente apprezzato perché è importante che il Consiglio regionale della Sardegna ritrovi il più alto tasso di autonomia nei suoi atti e nelle sue decisioni. La gran mole di emendamenti presentati significa però chiaramente quante e quali perplessità, quanti dubbi questa legge elettorale ha rappresentato e ha suscitato nelle diverse componenti politiche di quest'Aula. Ci sono differenze di opinione e di intenti non solo fra i partiti ma tra ciascuno di noi ottanta. Ritengo pertanto abbastanza singolare, mi dispiace che non sia presente l'onorevole Cogodi, il quale parla di ostruzione da parte di Forza Italia per il fatto di aver presentato numerosi emendamenti, anzi, lui si pregia di affermare che il suo Gruppo non ne ha presentato nemmeno uno nonostante anche lui abbia delle perplessità nei riguardi di questa legge che stiamo discutendo in quest'Aula; lui dice che abbiamo tante cose importanti come il Dpef, la manovra finanziaria, che incombono; certamente il collega Cogodi ha ragione, o meglio, avrebbe ragione se non fosse lui il maestro di tutti noi in materia di pura ostruzione. Il collega Cogodi si è dimenticato che nella scorsa finanziaria solamente negli ultimi giorni ha presentato centinaia di emendamenti agli emendamenti, tutti modificativi della stessa cifra, e questo per nulla preoccupato dei ritardi della programmazione della nostra Isola!

Forza Italia, l'abbiamo detto tante volte, l'abbiamo espresso in tanti, è per il presidenzialismo, questa è una posizione oramai chiara, cioè quella relativa al tema del sindaco della Sardegna, come lo chiamiamo noi. Questo deve diventare da subito il Presidente della Regione perché l'esperienza ci ha dimostrato, l'esperienza dei sindaci e dell'elezione diretta ci ha dimostrato di essere un modello assolutamente valido. Il sindaco ha un rapporto diretto con gli elettori, li ascolta e risponde direttamente a loro. Noi vogliamo un Presidente così, un Presidente che sia vicino, e vicino intendiamo non soltanto idealmente ai sardi, che i sardi sentano davvero il Presidente come il loro Presidente, e questo oggi e da molto tempo purtroppo non è. Per chi non lo ricordasse quasi il 50 per cento dei sardi non ha votato alle scorse elezioni regionali. E questo, badate bene, e un dato terribile, un numero che ci esprime realmente, appieno il senso della democrazia imperfetta nella quale siamo calati tutti quanti noi. E il presidenzialismo, noi lo sappiamo bene, è il modello che tutti gli italiani, quindi non soltanto i sardi, hanno scelto come regola di rappresentanza e di responsabilità. Gli elettori vogliono sapere e vogliono saperlo da subito a chi, persona fisica che mette in gioco la sua credibilità personale, il suo passato e il suo futuro politico, vogliono sapere qual è questa persona alla quale verrà conferito il mandato di amministrarli. Gli elettori hanno dimostrato che intendono conoscere il programma di governo e chi deve rappresentarlo senza alchimie dell'ultima ora, ricambi di maggioranza e persino sottili e poco ideali ricatti che possono impedire tutto questo. La triste parentesi di questa legislatura che si va chiudendo ha rappresentato invece il contrario di quanto gli elettori, compresi quelli sardi, ci hanno chiesto. Ed è prima di tutto qui il distacco della politica dalla società civile. Noi siamo per la chiarezza del chi vince e del chi perde, dei poteri di governo a chi vince e del potere di controllo a chi perde. Finiranno finalmente così le crisi, i personalismi e gli isterismi che hanno condizionato pesantemente anche questa legislatura. Il rispetto che è venuto meno da parte degli elettori, dei cittadini sardi in questi anni è stato causato dallo stravolgimento circense delle regole. Noi dovevamo garantire un Governo alla Sardegna ma è stato possibile farlo soltanto in parte. L'esperienza e la forza delle persone intelligenti, ma soprattutto di chi è chiamato a ruoli di responsabilità come il nostro. Dunque sono queste le posizioni che rigidamente pone Forza Italia, senza le quali per noi non c'è riforma elettorale possibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio; abbiamo già avuto modo nella discussione generale della legge di dare il nostro giudizio che intendiamo riconfermare a seguito anche di un dibattito che ha visto chiaramente due modi di interpretare la politica, due culture, due diverse filosofie che sono emerse d'altra parte in questi quattro anni di dibattito in questo Consiglio regionale.

Ho sempre sostenuto che non esiste una legge nazionale, esiste una legge nazionale studiata e prodotta per altri contesti, per altre organizzazioni, per altre regioni, non per la Sardegna. Questi contesti non hanno niente a che vedere con noi; esiste la legge nazionale soltanto questa norma transitoria nel caso in cui la Sardegna dimostri la sua insensibilità, la sua incapacità, la sua resa totale nei confronti dello Stato nazionale.

Soltanto se noi dicessimo che non siamo in grado di farci una nostra legge, che non è una concessione dello Stato, anche perché io vorrei ricordare che noi una legge elettorale già l'avevamo, che era stata un punto di riferimento di tutto il dibattito politico nazionale, perché vedete, molte volte qui si confondono gli strumenti e i fini con i valori, anche la stabilità diventa un valore, ma tutti quanti sappiamo che la stabilità non è un valore, e diamo questo contenuto e riteniamo che il sistema elettorale sia un dogma fermo, immobile, immutabile nel tempo. Non comprendiamo che secondo il mutare della società noi dobbiamo cambiare i sistemi elettorali e li dobbiamo cambiare non una volta, ma due volte, dieci volte, venti volte. Non è un caso che lo stesso Presidente del Consiglio, dopo aver predicato per anni il maggioritario e il bipolarismo, oggi si stia ricredendo e stia parlando di nuovo di proporzionale. E allora perché ci innamoriamo così di questi slogan? Noi siamo in una situazione oggi anche agevole, la situazione politica della Sardegna è precaria e fluida, noi non sappiamo chi vincerà le elezioni, e questo dovrebbe indurci tutti quanti ad essere pacati e prudenti e a fare norme che riguardano chi ci sarà, non si sa chi. Abbiamo, d'altra parte, con questa legge tutti rispettato una volontà popolare, che è la volontà popolare sul presidenzialismo e sul maggioritario, anche chi era contrario a questo, ma non un maggioritario cosiddetto continentale, un maggioritario e direi anche un bipolarismo basato sui problemi della Sardegna, basato, come è stato detto, sulle nostre specificità, sui nostri bisogni, sul nostro modello di sviluppo, sui nostri progetti che dobbiamo presentare e non un bipolarismo basato sui giochi di prestigio, sulle illusioni, su chi ritiene di poter avere la bacchetta magica per risolvere i problemi della nostra Isola. Non è così! Noi sappiamo benissimo cosa vuol dire fare politica: fare politica è fatica, è concretezza, è condivisione, è conoscenza, è concertazione, è persuasione, è mediazione ed è la negazione della personalizzazione. Se non comprendiamo questo allora stiamo facendo altro, stiamo ritenendo che ci siano delle persone al mondo che conoscono tutto, che possono fare tutto e che andranno a lenire tutte quelle che sono le sofferenze di un popolo, le sofferenze di una macchina complessa come è quella della Regione.

Noi ci troviamo in una fase, dopo l'esperienza delle Regioni a Statuto speciale, che è sbilanciata rispetto al presidente nei confronti delle assemblee elettive. Ma ne vogliamo tener conto o no? Ma è vero, come è vero, che in Sicilia il Consiglio regionale non esiste più, l'Assemblea siciliana? Sono invenzioni? Non sono invenzioni e d'altra parte questo è un tema degno di più attenta riflessione per assicurare il funzionamento di tutti gli organi rappresentativi, perché tutti gli organi rappresentativi sono espressione di una diretta volontà popolare, non c'è solo il Presidente e non è in discussione il tema dell'elezione diretta, o elezione diretta sì, elezione diretta no del Presidente della Regione; è in discussione, come abbiamo detto d'altra parte un anno fa, non oggi, la scelta tra un presidenzialismo rafforzato e un presidenzialismo temperato e bilanciato. Allora noi non possiamo prevedere lo schiacciamento dei partiti dentro il Governo, non giova perché grava su una debolezza dell'azione politica dei partiti che devono invece trovare dignità di proposta e un nuovo slancio ideale e programmatico, perché dobbiamo riconfermare, se siamo persone responsabili, il primato della politica. Ma se non ci crediamo noi perché ci dovrebbero credere gli altri? Ma se siamo noi stessi ad annullare questa esperienza, non dico miracolosa, ma degna di rilievo dei partiti nel nostro Paese perché ci dovrebbero credere gli altri? Allora noi abbiamo questa preoccupazione, l'abbiamo espressa, la riconfermiamo, se non si avrà il raccordo necessario tra il presidente, tra il governatore, il Consiglio regionale, la sua maggioranza, i partiti politici e l'Assemblea legislativa non sarà una cosa che andrà avanti seriamente e non gioverà certamente alla Sardegna e ai sardi. Noi dobbiamo cercare di definire gli indirizzi politici lasciando ovviamente per intero la responsabilità al presidente o se si vuole, al governatore che l'avrà tutta intera, ma ridando dignità a tutte le componenti politiche in quanto tutte partecipano attivamente con i loro uffici studi, con la loro esperienza, con la loro capacità a cercare di risolvere i problemi della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, è stata ricordata come momento alto un attimino fa dall'onorevole Floris l'infausta legge elettorale del 1993. Il meglio? I risultati li abbiamo visti tutti, abbiamo visto anche che un candidato che ha avuto 152 mila preferenze non ha potuto assolutamente governare. Eppure anche in quei momenti si parlò, basta andare a leggersi gli atti, di laboratorio politico del meglio; avevano inventato il trilottaggio, un'altra aberrazione politica, già qui discutiamo se ci deve essere o no il ballottaggio, quello era il trilottaggio. Parlare bene di quella legge mi sembra… Io credo che sia opportuno, se necessario che ci diamo una legge, però rifarci a un'altra legge e siamo costretti a rivederla perché non ha funzionato, credo che non fosse molto opportuno.

Io credo comunque che nel momento in cui si discute di una legge elettorale è un momento bello, particolare, importante e l'abbiamo visto, però da tutto quello che sta succedendo, dalla mole degli emendamenti, dalle differenze sostanziali che sono negli emendamenti, dagli stessi emendamenti dell'emendamento alla fin fine, non si hanno quindi idee chiare, ho l'impressione che il risultato potrebbe essere una specie di mostro, che al di là di tutte quelle che sono le idee portanti, dare governabilità, far sì che ci sia il potere del presidente, del governatore sia così annacquato da quella che è la forza del Consiglio, però se rischiamo di avere un mostro, probabilmente non avremo fatto una cosa bella. E vediamo che in tutto questo articolato possibilità del genere ce ne sono. Io sono del parere che bene forse avremmo fatto, non perché siamo innamorati del tatarellum, che ci ricorda un grande nostro amico, ma perché noi potevamo partire da quella legge nazionale e portare eventualmente i correttivi tipici proprio di quella nostra specialità. Così non si è fatto e stiamo andando in questo modo, e pertanto, ripeto, rischiamo tante cose.

Quando sono intervenuto in discussione generale io ho detto quali sono, a mio avviso, alcuni punti difficili di questa legge, alcuni punti che probabilmente ci dividono, tenendo conto che il presidenzialismo va bene perché lo vuole la gente, checché se ne dica, al di là delle fughe che ci possono essere il presidenzialismo lo vuole la gente, la gente vuole che chi governa venga eletto dal popolo e i risultati sappiamo che sono ottimali al di là di qualche aberrazione, ma l'aberrazione è dovuta ai singoli eletti che poi spessissimo tradiscono quelli che sono gli input cche gli dà la gente, il ballottaggio, il turno unico o il doppio turno. Signori belli, io personalmente sono per il turno unico, perché per il turno unico? Perché c'è chiarezza e trasparenza nelle scelte che vengono fatte all'inizio, perché ognuno di noi si presenta all'elettore e ha tutto il tempo, non solo nei trenta giorni della campagna elettorale, ma tanto tempo prima per dire: "Io, la mia coalizione, vogliamo questo, presentiamo questo programma". Quindi c'è un accordo iniziale su un presidente e un programma, cosa che chiaramente non ci può essere dopo, in cui meno di quindici giorni, che sono sette giorni, perché se passasse una norma che dice che si può fare un apparentamento negli ultimi sette giorni, ditemi come facciamo noi a spiegare alle genti di Sardegna perché personaggi probabilmente diversi poi si uniscono per quelli che sono gli interessi, probabilmente, della coalizione che potrebbe vincere e di coloro i quali fanno l'apparentamento. E fa specie, cari amici, lo dico con la massima tranquillità, che un gruppo che qui passa, dicono di essere riformatori, che volevano non solo il maggioritario, ma l'uninominale secco, adesso siano disponibili per esempio a tutte queste possibilità di accordi e di apparentamenti. Pertanto io credo che il doppio turno non sia il metodo migliore che noi possiamo scegliere, quindi, affinché ci sia certezza, ci sia certezza automatica la sera stessa delle elezioni per chi ha vinto e per chi potrà governare la Sardegna. Quindi gli accordi, cari amici, si devono fare prima; invece col doppio turno si fanno accordi, si fanno trattative, ci sono richieste e sappiamo spessissimo come va a finire.

E' stato detto nella relazione che ha presentato il relatore che la scelta della Commissione su questo cruciale punto della riforma è frutto di una complessa mediazione tra i Gruppi consiliari. Ed è stata fatta, sicuramente, io ci credo a questo, sia pure col voto contrario di diversi commissari, per assicurare alla coalizione vincente quell'ampia base di consenso popolare che non viene sempre garantita in un sistema monoturnista. Questo può essere vero, però ci siamo anche resi conto, anche per il periodo in cui si vota, eccetera, che il giorno del ballottaggio, sicuramente, e questo succede sempre da tutte le parti, a votare vanno soltanto gli interessati, con il rischio che quella coalizione, quel presidente possa essere eletto anche con meno voti di quanti eventualmente non ne avrebbe avuto al primo turno. Può succedere, è già successo. Non solo, ci sono stati ribaltamenti perché ci sono state anche delle forze diverse che si sono unite per contrastare un qualche cosa. Quindi io credo che sia opportuno il turno unico perché sicuramente c'è chiarezza dall'inizio. Quindi i partiti, i gruppi, i movimenti che vogliono fare accordi li devono fare inizialmente. Questo per quanto riguarda il doppio turno. Io credo poi (?) il premio di maggioranza, io credo cioè debba essere un premio di maggioranza consistente. Nessuno si è strappato le vesti per quanto concerne il 60 per cento nelle elezioni dei consigli comunali al di sopra dei 15 mila abitanti o dei consigli provinciali. Io credo che serva perché deve essere consistente, non deve essere solamente di uno o di qualche consigliere, per dare la possibilità veramente di governare, perché sappiamo che il consigliere è uomo e come uomo può essere molto debole, l'abbiamo visto. Proprio per questo nella legge nazionale c'è anche una norma antiribaltone: prima di due anni e mezzo non ci può essere nessun cambiamento, non ci può essere assolutamente nessun cambiamento e credo che sarebbe opportuno far sì che eventualmente questa norma possa essere messa anche nella nostra legge. Quindi presidenzialismo, premio di maggioranza consistente, antiribaltone, turno unico ed emigrati. Questa battaglia, cari amici, non è stata fatta, non viene fatta solamente per i sardi che sono in continente o all'estero. Questa battaglia voi sapete che l'onorevole Tremaglia, l'attuale Ministro degli italiani nel mondo, l'ha fatta per poter dare il voto agli italiani all'estero, cosa che dopo quarant'anni è uscito ad ottenere. Quindi noi non abbiamo assolutamente niente in contrario a che questi nostri fratelli che vivono da anni o i loro figli che vivono da anni fuori dalla Sardegna possono avere il loro rappresentante.

Un altro problema, di cui abbiamo parlato proprio poco, è il problema della preferenza unica. Io sono per la preferenza unica, perché la preferenza unica, in un sistema a liste, in cui ci sono delle liste e quindi vari candidati, in pratica è una specie di uninominale, un sistema uninominale, cioè nell'ambito di quella lista voto un candidato, per me il candidato è quello e non altri. Voi sapete che fu eliminata la possibilità di dare più preferenze proprio per non fare quelle cordate, affinché veramente ci sia la scelta dell'uomo o della donna, proprio per questo. Quindi mi sembra strano anche la pretesa di fare altre cordate, in questo caso cordate tra uomini e donne, perché se dovesse passare quella norma che le colleghe hanno chiesto per poter dare due preferenze una a un candidato di sesso maschile e l'altra a un candidato di sesso femminile mi sembra, al di là della stranezza, anche la possibilità di cordate uomo-donna sicuramente molto, ma molto strane.

Poi, cari amici, vi è il problema della candidatura delle donne: io ricordo, lo voglio ricordare con piacere, nella passata legislatura avevamo tre colleghe consigliere regionali, che erano l'onorevole Cherchi, l'onorevole Busonera, l'onorevole Concas, sicuramente personaggi a modo, personaggi di valore. Queste nostre tre colleghe sono state ricandidate, la colpa sicuramente se le nostre tre ex colleghe non sono state elette non credo che sia di nessuno di noi o perché non sono state candidate. Si sono presentate, come altre ce n'erano in tutte le liste, se non sono state elette la colpa non è di una legge elettorale, la colpa è di andare in giro tra la gente e cercare di ottenere le preferenze. Questo credo che sia naturale. Allora ben venga una candidatura delle donne, se sono disponibili, e a questo proposito faccio una provocazione alle componenti le Commissioni pari opportunità regionale e provinciali, che si mettano a disposizione, che si candidino mettendosi a disposizione subito dei partiti e dei movimenti che le hanno segnalate, perché mi risulta che al di là delle belle parole che dicono, delle battaglie che fanno - hanno detto che verranno qui per controllarci - molte di queste non si vogliono assolutamente candidare. Quindi ben vengano nelle liste, sicuramente può essere un momento di miglioramento del tutto, però quello di decidere quante devono essere di sesso maschile o di sesso femminile mi sembra un po' strano. L'interessante è che vogliano candidarsi, possano candidarsi prima, ma questo credo che sia semplice, ma vogliano candidarsi.

Per finire, perché il mio tempo è scaduto, onorevole Presidente, abbiamo detto, come Alleanza Nazionale, anche nella discussione generale, quindi in molte occasioni, che siamo disponibili ad alcuni miglioramenti forti rispetto eventualmente alla legge nazionale, perché noi ci rifacciamo sempre a quel sistema. Quindi è opportuno e, ripeto, siamo disponibili a un incontro con le forze politiche presenti in questo Consiglio regionale per cercare di trovare un accordo per far sì che buona parte di quegli emendamenti che ci sono possano essere eliminati e quindi si arrivi proprio a qualche cosa che possa trovare tutti quanti d'accordo su alcune cose che ho detto questo pomeriggio, ma che altri diranno in altre occasioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Io inizierò dagli appelli a evitare il voto segreto. Sono convinto da sempre che il voto segreto vada limitato, qui se ne è fatto uso e abuso. Non sono per eliminarlo, sono per ricondurlo ai casi previsti dal Regolamento della Camera e del Senato. Articolo 49: "Le votazioni hanno luogo a scrutinio palese. Sono effettuate a scrutinio segreto, sempre che ne venga fatta richiesta ovviamente, le votazioni sulle modifiche al Regolamento sull'istituzione di Commissioni parlamentari di inchiesta, sulle leggi ordinarie relative agli organi costituzionali dello Stato e agli organi delle Regioni, nonché sulle leggi elettorali.", proprio perché le leggi elettorali sono delle leggi particolari. Il Regolamento della Camera e del Senato prevede espressamente il voto segreto su questa materia. Io credo che sia saggio il ragionamento svolto in quei regolamenti e credo che non ci sia da menare scandalo se qualcuno qui chiede su questa materia il voto segreto, proprio per la delicatezza che hanno le questioni sottoposte al voto del Consiglio. Io penso, lo dico senza giri di parole, credo che, col Gruppo Misto, chiederò in alcuni punti il voto segreto, non per smantellare, per cambiare. Affronto rapidissimamente alcuni punti. I nodi, come giustamente li ha chiamati poco fa Emanuele Sanna, voto congiunto - voto disgiunto, io sono per il voto congiunto. Riduce la possibilità di conflitto tra Presidente e Parlamento, riduce anche il tasso di personalizzazione. Bene, se si optasse per il voto disgiunto nel sistema bisognerebbe inserire, si avrebbe bisogno di inserire elementi stabilizzanti, omogeneizzanti. Se si opta per il voto congiunto, secondo me, ma io conto poco, ma secondo coloro che si occupano della materia, secondo gli studiosi, occorrerebbe invece nel sistema inserire elementi di fluidità perché è vero che c'è il rischio del Presidente padrone, dell'uomo solo al comando, come si dice, rischio da evitare; è vero anche che c'è il rischio del Presidente prigioniero dei partiti, ed è da evitare anche questo in una corretta visione del rapporto tra partiti, la cui funzione va riconosciuta, e istituzioni che sono la sfera diversa anche se non ovviamente scollegata.

Turno unico - turno doppio. Su questo ho già avuto modo di esprimere un'opinione. Si può scegliere l'uno o si può scegliere l'altro. Io sceglierei il doppio turno, a mio giudizio, posso sbagliare naturalmente, a mio giudizio il doppio turno ha nella sua logica strutturalmente la possibilità che lo schieramento venga modificato, rispetto alla situazione di partenza, con i collegamenti. Se non si accetta in pieno la filosofia del doppio turno, a mio giudizio, abbiate il coraggio di scegliere il turno unico. Io, se rimane questo impianto, pur essendo un convinto doppio turnista, ci penserò bene, non ho deciso, ma mi posso perfino trovare nella necessità, cosa che mi costa, di votare il turno unico, vorrei che ci fosse un doppio turno autentico.

Collegio regionale e collegi provinciali; su questo punto davvero, Emanuele, non ho capito, perché sbloccare la lista regionale, cosa che condividiamo tutti, comporta la necessità di attribuire sui due livelli il premio di maggioranza? Non è obbligatorio, è una scelta libera, motivabile, ma non è obbligatorio. Leggete l'emendamento 65, di cui sono primo firmatario. Se si prevede un meccanismo tipo questo, cioè si attribuiscono al vincitore almeno X seggi nel collegio regionale, io ho scritto 12, ma può essere 11, non lo so, non c'è affatto necessità di dare il premio di maggioranza nei collegi provinciali. Io credo che nei collegi provinciali ci debba essere un sistema proporzionale e che il listino regionale non può servire a altro che ad attribuire il premio di maggioranza, altrimenti ne viene meno la ragione, salvo una ragione nostra di convenienza, lo capisco bene che nel fare le liste ci conviene avere collegi provinciali e collegi regionali, ma non è una ragione istituzionale, è una ragione di convenienza nobile dei partiti, ma non è una ragione istituzionale. Se c'è il collegio regionale secondo me è per l'attribuzione del premio di maggioranza.

Sulle modalità del premio di maggioranza voglio dire una cosa, perché può essere stata letta una riflessione che io ho ripetuto varie volte come malevola, cioè quando io dico: "il modo in cui è congegnato il meccanismo 9 a 7 nel collegio regionale è un modo per blindare la classe dirigente", certo che anche il listino bloccato a sua volta blinda la classe dirigente in un altro senso. Il significato del mio ragionamento è questo, lo dico proprio in termini papali papali, terra terra, il senso è: anche se perdiamo noi ci siamo. Ok, 9 a 7 vuole dire anche se perdiamo noi ci siamo, è uno scambio tra i due schieramenti maggiori, ma non è una cosa che abbia un senso nel disegnare una legge istituzionale che abbia per il funzionamento delle istituzioni una sua linearità, una sua coerenza e un suo rendimento, è un'altra cosa.

La questione della parità, ne parlo perché a sentire il dibattito, salvo qualche lodevole eccezione, può sembrare che sia un problema delle donne e delle consigliere. È un problema generale. C'è stata una modifica della Costituzione, non ripeto cose che sono state dette, ciò che mi interessa segnalare è che il punto, a mia modestissima opinione, più rilevante della sentenza della Corte sul caso Valle d'Aosta è il punto 4.1 dove si dice: "Le condizioni di parità tra i sessi che la norma costituzionale richiede di promuovere sono qui, nella situazione valdostana, imposte nella misura minima di una non discriminazione ai fini della candidatura a sfavore dei cittadini di uno dei due sessi". Cioè, non solo respinge la posizione di chi ha provocato il pronunciamento della Corte, ma si dice: "Il testo della Valle d'Aosta è insufficiente, viene criticato per la sua insufficienza". Allora cosa fa il Consiglio regionale valdostano? Introduce nella misura minima, forse si può introdurre nella misura massima, forse si può introdurre nella misura giusta; sto parlando di candidabilità non di eleggibilità che è un'altra questione. Penso che si arriverà, lo porterà la società, lo sviluppo della società alla parità nella eleggibilità, ma insomma, facciamo un passo per volta. Ma il passo che facciamo sia serio, io penso che si possa fare un passo nella direzione auspicata dalla sentenza della Corte, non con due terzi che è di nuovo la logica della quota, nella logica della parità per la candidabilità, non per l'eleggibilità.

Ultima cosa, io ho richiamato l'attenzione del dibattito, mi permetto di farlo ancora sul comma quarto, comma terzo solo per la parte per cui c'è una connessione con il comma quarto. Quello che si dice è "bisogna collegarsi alla lista regionale", e questo va bene. Bisogna presentare nei collegi liste con lo stesso contrassegno. La Lega, prima ho detto il Partito Sardo d'Azione, la Lega non sarebbe presente in Parlamento con una norma di questo genere. Voi direte: "Poco male!". No, se la Lega non è presente perché non è votata io sono d'accordo, se la Lega non è presente perché qualcuno conculca un diritto, io non sono d'accordo. Noi con una norma di quel genere conculchiamo dei diritti. È una cosa, non è un termine buttato lì, è una cosa illiberale, è una cosa antidemocratica il comma 4 e la parte del comma terzo connesso al comma 4.

Sugli emigrati, ed ho veramente concluso, diamo un segnale, se riuscissimo a far partecipare, vediamola in positivo: se riuscissimo a fare partecipare i sardi nel mondo alla vita civile, culturale e politica della Sardegna e al suo processo di sviluppo, potrei fare l'esempio di quello che contano i cinesi d'oltremare per lo sviluppo della Cina, sarebbe una cosa gigantesca. La riserva di tre seggi è davvero una ben piccola cosa per un progetto che ha così grandi potenzialità, siamo generosi una volta tanto, perché poi non mettiamo la riserva di tre seggi soltanto perché ce ne sono tre in meno da ripartire tra di noi, e cerchiamo di andare un po', non dico di volare alto, ma di uscire da queste cose comprensibili ma onestamente un po' meschine.

Il Consiglio regionale, secondo me, ripeto, faccio anche delle critiche anche severe su una serie di punti al Testo unificato, ma le faccio con un intento costruttivo, il Consiglio deve approvare una legge, secondo me quindi deve non smantellare ma deve cambiare profondamente, poi, quando avremo di fronte il testo dopo questo processo di esame e di votazione del Consiglio, ciascuno deciderà del proprio voto e dell'eventuale ricorso al referendum, ma questa non è una minaccia, è scritto nello Statuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, Forza Italia non è aprioristicamente contraria a una legge elettorale esitata da questo Consiglio regionale. Ma ciò non toglie che una siffatta legge non debba rispondere a principi che per noi sono irrinunciabili: la stabilità e la governabilità. L'articolo 1 travolge completamente questi principi perché è un ibrido tra sistema maggioritario e proporzionale con incomprensibili invasioni tra l'uno e l'altro sistema. Come si spiega che il premio di maggioranza, comma 14 dell'articolo 1, sia assegnato anche alla coalizione perdente? Sono infatti assegnati ben 7 seggi su 16, e sono d'accordo con lei, onorevole Scano, che è un modo per blindare la classe dirigente di entrambi gli schieramenti. Ancora, come si spiega il voto congiunto che esprime due momenti diversi della volontà dell'elettore, che si articola su liste provinciali di chiaro stampo proporzionale e quindi con motivazioni profondamente diverse e la lista del collegio regionale che riguarda invece più propriamente l'aspetto politico del voto, cioè la scelta del Presidente.

Che dire poi della reintroduzione del ballottaggio, la legge nazionale infatti prevede il turno unico, garante di scelte fatte sulla base della condivisione di un progetto politico e programmatico, non della pura convenienza elettorale.

Forza Italia con i suoi emendamenti ha cercato di eliminare alla radice queste gravi contraddizioni e allo stesso tempo con emendamenti propositivi ha cercato di riproporre gli elementi caratterizzanti del confronto politico sulla base del principio maggioritario in maniera adeguata presenti nella legge nazionale, una legge che, ribadiamo, rappresenta adeguatamente questi principi. Non dimentichiamo, cari colleghi, che c'è l'esigenza profonda di rinnovare la politica, le sue regole consunte e i suoi strumenti logori, oggi più che mai c'è il bisogno di ordinamenti innovativi e di istituzioni adeguate, obiettivi che potrebbero essere raggiunti anche attraverso una seria riforma della legge elettorale, ancora una volta sottolineo "seria", perché il testo oggi all'esame del Consiglio non merita questa definizione. Non la merita per le logiche che sono state seguite nella stesura del testo, non la ricerca dell'interesse generale del popolo sardo ma la ricerca dell'interesse particolare, di partito e personale, sintomo di una classe politica arrogante, egoista, chiusa al confronto, preoccupata solo di perpetuare se stessa e non di dare alla Sardegna la forma di governo che merita, all'insegna della governabilità, della stabilità e della rappresentatività. Questi, unitamente all'elezione diretta del Presidente della Regione, sono i principi cardine a cui si deve uniformare, secondo Forza Italia, una seria riforma della legge elettorale. Valori irrinunciabili che non riscontriamo nel testo della Commissione e che invece trovano pieno riscontro nella legge elettorale nazionale.

Abbiamo una grande opportunità che non dobbiamo assolutamente lasciarci sfuggire, quella di dare dimostrazione di essere una classe politica seria, matura, ma anche consapevole dei propri limiti. Dobbiamo avere l'umiltà di riconoscere di avere avuto troppa fretta nel portare in Aula un argomento come quello oggi in discussione sul quale sarebbe stato necessario un maggiore approfondimento e sul quale si sarebbe dovuto costruire un minimo di accordo politico. Onorevole Sanna Gian Valerio, lei ha detto che per noi l'autonomia non è un valore. Io le rispondo che per noi l'autonomia è un grande valore e proprio per il rispetto che merita riteniamo che esitare un testo purché sia, per dare prova di capacità e non di inerzia, come lei ha detto, sia invece la mortificazione dell'autonomia. Pensa l'onorevole Sanna che la gente sia più interessata alla sostanza delle cose più che alla loro forma. Ritengo che i sardi siano più interessati ad una legge elettorale che risponda alle esigenze fondamentali della stabilità, della governabilità, della rappresentatività e del rispetto dell'espressione democratica del voto, più che al fatto che sia, costi quel che costi, una legge esitata dal Consiglio regionale. Fare un passo indietro rispetto ad un provvedimento legislativo frutto di pasticci e artifizi giuridici a scapito della rappresentanza e della democrazia rappresenterebbe un segno di grande maturità e responsabilità.

Su aspetti che vanno al di là dell'impostazione di fondo, quelli da taluni definiti marginali, ma io soggiungo di pari importanza riguardo ai principi che intendono sostenere, Forza Italia se ne è fatta promotrice; mi riferisco in particolare alla questione della parità nella rappresentanza di cui abbiamo già avuto ampiamente modo di parlare ma non abbastanza, almeno fintanto che non riscontreremo un atteggiamento diverso nella sostanza e non nella forma. Infatti formalmente tutti o quasi in quest'Aula si sono dichiarati favorevoli ad un riequilibrio della rappresentanza, ne sono una dimostrazione anche gli emendamenti presentati da alcuni colleghi. Tuttavia sorge spontaneo un dubbio, un dubbio lecito: ma quanti in realtà sono fermamente convinti e sostenitori di questa battaglia di democrazia? Ha fatto bene stamani il collega Pittalis a chiedere di giocare a carte scoperte, invitando tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio a non chiedere il voto segreto sugli emendamenti a sostegno della parità nella rappresentanza.

Solo in questo modo si potrà dare dimostrazione di coerenza rispetto a quanto affermato e sostenuto, fugando i sospetti di strumentalità che aleggiano in questo Consiglio. Vogliamo la possibilità per le donne di partecipare in condizioni pari alle competizioni elettorali, lo ripeto, si tratta di applicare il principio di uguaglianza ma non di violarlo, non mi stancherò mai di dire che vogliamo la parità di accesso e non di risultato. È un dato di fatto che le donne oggi siano sotto rappresentate nel nostro Paese, questo mentre in tutta Europa la presenza femminile in tutti i settori sociali e a tutti i livelli professionali è ormai una realtà consolidata. Siamo ultimi in Europa e al 69° posto nel mondo, lo ricordava bene questa mattina la collega Dettori che siamo stati superati anche da Paesi come Congo e Mozambico. In Consiglio regionale la presenza femminile è andata via via diminuendo nel corso delle legislature, dalla scorsa all'attuale si è registrata una diminuzione del 50 per cento. Tutto questo ci deve fare riflettere, il problema costo posto è un problema reale che necessita di una presa di coscienza da parte di tutti e soprattutto dei partiti, principali responsabili di questa situazione. Non dimentichiamo che la previsione di una uguale presenza di candidati dei due sessi nelle liste elettorali è in piena corrispondenza con gli articoli 3 e 51 della Costituzione. Non si determina infatti alcuna condizione di favore per uno a sfavore dell'altro, in deroga al principio di uguaglianza formale, né si garantisce automaticamente il risultato, cioè l'elezione, semplicemente a donne e uomini viene fornita una effettiva parità di chances. La sentenza della Corte Costituzionale del 1995 non può essere considerata un ostacolo perché superata dall'approvazione delle nuove disposizioni costituzionali che sicuramente non possono essere disattese dalla legge elettorale regionale alla quale si impongono. Viceversa sarebbe illegittima la legge elettorale regionale che non tenesse conto delle disposizioni costituzionali ora vigenti.

Onorevole Emanuele Sanna, lei ha detto che la logica del tutto o niente può portare a niente. Nelle sue parole ho letto un avvertimento se non una velata minaccia che respingiamo al mittente perché riteniamo che nonostante i nostri interventi lei forse non abbia ben capito quale sia la differenza che passa tra le quote che lei ci propone, quasi fossimo disposte a mercanteggiare, e una legislazione paritaria che realmente faccia superare la distanza che esiste tra la rappresentanza politica e il ruolo che le donne hanno ormai raggiunto nella società e nel lavoro.

Noi non abbiamo mai posto il problema del tutto o niente, abbiamo posto un problema di metodo all'approccio della rappresentanza di donne e uomini nelle istituzioni, forti delle ultime riforme costituzionali. Se non l'avesse ancora ben capito, le ribadisco onorevole Sanna la nostra contrarietà alla politica delle quote, che istituzionalizzerebbe una riserva, che ci umilierebbe come donne ed offenderebbe la nostra dignità di persona.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, colleghi; siamo arrivati, dopo aver superato l'ostacolo del voto del passaggio agli articoli, a questo secondo importante traguardo ed è decisivo ovviamente; questo è il vero cuore, se cade questo cadono braccia, gambe, testa, occhi, orecchie, tutto, non c'è più niente. Quindi questo è il cuore della legge, è il punto più importante, quindi occorre che non ci siano imboscate e non ci siano tentativi di abbatterlo, ci sono d'altronde emendamenti che sono delle iniezioni letali predisposte dai nostri amici di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, e mi auguro che in qualche modo questi veleni vengano disattivati o col sistema termico o con altri sistemi, ma comunque che vengano disattivati.

È stato lanciato l'allarme che se passa questa legge è il disastro per la Sardegna, non c'è possibilità di governare, eccetera eccetera. Ma non è assolutamente vero. È una bugia vera e propria, perché chiunque faccia questa legge regionale, che sia quella fatta a livello nazionale, che noi non vogliamo, che sia questa modificata, deve tener conto di due cose essenziali, irrinunciabili: la governabilità e la rappresentatività. Questo dice lo Statuto e da qui non si può scappare, quindi nessuno dica, ma voi volete… non è così, non è vero! Tutti vogliamo il presidenzialismo, tutti vogliamo l'elezione diretta del Presidente a suffragio universale, tutti vogliamo che ci sia la governabilità, tutti vogliamo che ci sia la rappresentatività; quindi smettiamola di fare demagogia su queste cose perché state dicendo cose per creare confusione nella gente e basta.

Stabilite queste cose poi tutto il resto, e queste sono cose che attengono alla governabilità e alla rappresentatività e che attengono veramente alle esigenze della Sardegna, di una Sardegna che ha bisogno di un governo che governi. Tutto il resto sono esigenze di partito, esigenze di Gruppi, esigenze di coalizioni. Ognuno vuole tirare la coperta dalla sua parte per avere vantaggi personali, personali nel senso di partito, di coalizione, questa è la verità; perché il discorso del voto congiunto o voto disgiunto, noi possiamo disquisire su questo, certamente che se una persona vota per un Presidente e per quel programma mi sembra normale che debba poi votare di conseguenza per un candidato che possa esprimere e che possa portare a termine quel programma, però si può fare anche un altro tipo di ragionamento e potrebbe essere questo. Possiamo noi legislatori impedire ai cittadini di esprimere il loro voto così come vogliono farlo? E se un cittadino decide che vuol dare il voto ad una persona perché di quella persona ha particolare stima e ha particolare fiducia? Bèh, io dico che su questo non mi fascio la testa, non ci vedo poi grandi problemi, se il voto è congiunto o voto disgiunto, a meno che non si facciano altri ragionamenti di convenienza, questo è un altro discorso. Il listino bloccato, bèh, abbiamo detto prima, credo che non ci sia più bisogno di aggiungere altro, sarebbe aberrante che in una maggioranza presunta di quarantacinque o di quarantotto sedici persone entrassero in Consiglio senza il voto della gente, sarebbe una assolutamente inaccettabile anche perché sarebbero probabilmente persone che la gente non eleggerebbe mai.

Potrebbero esserci anche persone capaci, ma anche persone incapaci, anche portaborse, figli di papà, tutte persone di cui la Sardegna non ha assoluto bisogno, anzi, di cui la Sardegna dovrebbe avere la possibilità di liberarsi, e speriamo che si liberi.

Noi credo che abbiamo il dovere di dimostrare che siamo un'Assemblea regionale che ha fatto molto poco, che ha fatto spesse cose sbagliate, che ha lavorato poco ma che almeno abbia la dignità e abbia il coraggio di affrontare questa legge, questa tenzone che c'è in piedi rispetto alla legge elettorale e che produca questa legge elettorale dando una risposta al legislatore nazionale che ci ha proprio detto "se non siete in grado di farla badate che la legge l'ho fatta io".

Ecco, io credo che noi dobbiamo dimostrare che invece almeno questa legge per governare la nostra Sardegna, una legge che tenga conto della nostra condizione diversa, che tenga conto della nostra insularità, che tenga conto che noi abbiamo esigenze diverse da quelle che ha la Sicilia o la Val d'Aosta, che noi abbiamo una cultura diversa, che noi abbiamo tradizioni diverse, che noi abbiamo problemi diversi. Ecco perché noi dobbiamo farci una legge che sia frutto di ragionamenti che ci portino ad affrontare questi problemi.

Le donne, l'ho detto prima, a me sembra un'offesa recintare il problema donne con una imposizione e dire "vogliamo una donna e un uomo…" mi sembra una cosa francamente offensiva nei confronti delle donne. Nello Statuto del Movimento non è possibile iscrivere un circolo che non contenga nomi di entrambi i sessi, non è possibile fare il coordinamento provinciale in cui non ci siano persone di entrambi i sessi, la stessa cosa per la direzione regionale. Allora questo è uno statuto, Movimento.org, può vederlo chiunque. Noi crediamo che la donna deve avere un ruolo e un ruolo importante, però io vi esorto, esorto le donne, fatevi avanti, abbiate coraggio, non possiamo istituire dei premi per fare in modo che voi veniate a candidarvi! Non si può dire "se venite vi diamo la medaglia"; voi dovete avere il coraggio di osare, perché è vero che la donna è importante, è vero che la donna può rappresentare per un Consiglio, per un'Assemblea legislativa quel tocco di saggezza in più, di capacità e di intuitiva in più, di sensibilità in più che la donna ha, certamente questo io lo credo, ma cara Ivana, io credo che voi dobbiate avere il coraggio, tutte quante, fuori dalla demagogia di dire "Allora, noi ci presentiamo", io vi ripeto la sfida, il Movimento è pronto ad accogliere anche in lista il 70 per cento delle donne, hai capito Ivana?! Quindi il mio discorso è un discorso che va a favore delle donne, non posso pensare che sia necessario fare una legge apposta per discriminare un sesso! Poi bisogna eleggere, non dipende da noi, caro Piersandro, non dipende da noi.

Volevo dire qualcosa sul voto segreto, visto che ho ancora qualche minuto. Piersandro, io ho sentito il tuo intervento ed ho sentito con quanto calore hai citato il Regolamento del Parlamento, che io conosco perché ne ho preso copia a suo tempo, conosco anche quello di altri parlamenti regionali, anche quello europeo. Quando ho fatto la proposta per l'eliminazione del voto segreto ho previsto che fosse mantenuto per i casi di coscienza e quando riguardi le persone. Ma quando si va a votare una legge elettorale, Piersandro, che deve dettare regole di convivenza, regole di vita, regole di sviluppo, regole di progresso, ma che ragione c'è di farlo di nascosto? Ma perché? Se io sono per il voto disgiunto e tu per quello congiunto ma che bisogno c'è di nascondersi? Le donne? È sufficiente dirle con chiarezza le cose che si pensano! Io sono convinto che le cose che ho detto riguardo le donne le pensano anche le donne. Sono assolutamente convinto di questo. Ed allora il voto segreto mi sembra che sia… Io capisco, si può usare perché è in vigore in questa Assemblea, quindi è legittimo usarlo, non sarò certo io a protestare per questo, però ripeto che secondo me la legge elettorale, proprio perché è una legge che riguarda tutti ma che riguarda tutti i sardi, dovrebbe essere una legge fatta a voto palese con coraggio, poi si seguirà l'iter del referendum, se Forza Italia vorrà affossarla o non vorrà affossarla, saranno poi i sardi a giudicare, e poi bisogna vedere come andrà questo referendum, perché non è mica detta che si proponga e poi si vinca, può succedere tutto, e siccome poi c'è l'effetto dinamite, per simpatia, quando c'è un risultato se ce n'è uno subito dopo poi c'è il pericolo dell'effettolone.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà. Con l'intervento dell'onorevole Orrù si concludono i lavori della giornata, che riprenderanno domani mattina alle 10.00, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Biancu. Prego, onorevole Orrù.

ORRU' (D.S.). Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi che si sono susseguiti nell'esporre ed illustrare gli emendamenti, ed in modo particolare gli interventi nella discussione generale. Ritengo che sia comprensibile, non solo legittimo, sostenere convintamente le proprie posizioni, in questo caso, chiedo scusa signor Presidente!

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Colleghi per cortesia, c'è un intervento in corso, vi prego di prestare la massima attenzione ma soprattutto di fare un po' di silenzio.

ORRU' (D.S.). Dicevo, che definirei come vera e propria posizione politica pregiudiziale, cioè quella di netta contrarietà al prodotto di un lavoro non facile che direttamente o indirettamente ha coinvolto tutto il Consiglio regionale; direttamente ha coinvolto i commissari, peraltro con tutte le forze politiche rappresentate nella discussione in Commissione, in diversi mesi, indirettamente su una materia come questa, come è logico, ha coinvolto poi anche i Gruppi e così via.

Ora credo che il Consiglio, quindi, messo insieme in quella fase ed anche in questa fase, abbia cercato di fare un passo in avanti, nel senso di migliorare lo stato delle cose e non di peggiorare la situazione in cui ci si trovava; era peraltro una richiesta avanzata un po' da tutti, chi per un punto, chi per un altro, chi per il listino bloccato, chi per la non soddisfacente possibilità di rappresentanza dei territori e quant'altro, anche per la situazione nuova che si era venuta a creare dal punto di vista istituzionale nella nostra Isola.

Ora, questo tentativo era di migliorare quello strumento che comunque la norma transitoria costituzionale ha imposto alla nostra autonomia speciale. Non è che vigiamo in una vacatio legis, già però questa impostazione non viene accettata a livello di principio. Poi, però, sostanzialmente viene non solo accettata ma viene difesa, perché nella discussione io ho avuto questa netta impressione, non quella di attaccare i punti di debolezza di quella legge, di quello strumento, ma la difesa di quello strumento.

Io credo che di aver ascoltato con molta attenzione i contributi venuti dai colleghi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, in particolare, e francamente l'impressione che ne ho ricavato è che la legge regionale più adeguata alla nostra specificità, chiamiamola così, sia la legge numero 43 del 1995 e successivi adeguamenti, cioè la legge nazionale. Io penso che questo, ripeto, non solo sia legittimo, ma è corretto sostenere che questo sia lo strumento più adeguato, però non c'entra nulla il presidenzialismo, non c'entrano nulla tante altre cose o meglio c'entrano, intendiamoci, ma non sono il punto di differenziazione; perché sostengo questo? Perché i tre punti sono stati da tutti gli interventi giudicati, come dire, irrinunciabili. Il mono turno, il voto disgiunto, l'attuazione del premio di maggioranza sulla cosiddetta lista regionale. Questi mi sembra che siano i tre punti che differenziano sostanzialmente la nostra proposta di legge dalla legge nazionale, almeno nella discussione che si è avuta fin qui sull'articolo 1.

Ora, senza alcuna venatura fondamentalista, perché lontana da me ed anche dal mio modo di pensare, il mono turno e doppio turno; ho già espresso il mio parere precedentemente, aggiungo solo che se si richiama con tanta enfasi l'elezione diretta del Sindaco, del Sindaco della Sardegna, queste sono le cose che ho ascoltato, beh, poiché stiamo eleggendo il Sindaco della Sardegna e quindi non un Sindaco di un Comune al di sotto, piccolo, minore di quindici mila abitanti, è evidente che si utilizza un certo strumento e da Cagliari, da Olbia, da Oristano a Sassari il Sindaco viene eletto con il doppio turno, non col mono turno, è perfetto? No. Ci sono procedure ambigue tra il primo e il secondo turno, io non so se siano fatti pasticci in quelle fasi e in quei momenti, in ogni caso penso di poter dire che i pasticci non stanno e non risiedono negli strumenti che si adoperano ma risiedono in chi li opera e in chi li utilizza se si sono fatti, e non è lo strumento in sé che si presta a questo.

Il voto disgiunto. Io sono tra coloro che ritengono un ibrido anche la legge nazionale, dal punto di vista del presidenzialismo, la legge nazionale non è che assicura il presidenzialismo, è una forma che lo indica; il presidenzialismo prevede la netta separazione tra le due funzioni e tra i due poteri ed avviene anche in momenti separati; cioè i momenti elettivi avvengono in momenti separati anche dal punto di vista temporale, nei sistemi presidenziali veri che sono, come sappiamo, quelli degli Stati Uniti, dell'elezione del Presidente degli Stati Uniti d'America o in Francia.

Io su una cosa di questo genere sarei tendenzialmente d'accordo anche perché un modo per salvaguardare il potere legislativo, la funzione legislativa. Il Presidente degli Stati Uniti d'America non si sogna di imporre il proprio bilancio al Congresso; spesso e volentieri avviene il contrario. Ma questo oggi è fattibile? No, io penso che nella prossima legislatura con la riforma statutaria sia fattibile ed è un argomento serio di discussione. Ma, non c'entra nulla con la legge nazionale e la legge regionale, perché entrambi garantiscono l'elezione diretta del Presidente, chi con un sistema, chi con un altro. Io penso, e ne sono convinto, che stante la contemporaneità dell'elezione del Consiglio e del Presidente, stante anche il collegamento tra Presidente, Esecutivo cioè Giunta, e coalizione politica, la cosa più corretta è collegarli dall'inizio, non dopo, ma dall'inizio, e il contratto lo sancisce chi? L'elettorato. Quindi non è una scelta così! Come dire, mi dispiace che non ci sia nessuno, lo sto ponendo in termini di ragionamento, poi capisco l'ora.

Terzo punto: l'attribuzione del premio di maggioranza. Ma, io più che premio di maggioranza, sono d'accordo con il collega Scano quando dice: il premio di maggioranza serve per la stabilità; ma, insomma si tratta di un rafforzamento della stabilità, perché la stabilità è già garantita sufficientemente, diciamo non totalmente perché è chiaro che serve comunque una corrispondenza, ma se uno viene eletto dal 51 per cento dei voti è evidente che a questo corrisponderà anche e comunque una maggioranza dei seggi, ancorché risicati! E quindi, anche con la rappresentanza puramente proporzionale. Però, c'è...

COGODI (R.C.). Non affaticarti troppo, se no li convinci.

ORRÙ (D.S.).No, è giusto discutere, io credo che per ragionare e confrontarci serva anche a noi e non solo alla maggioranza. Chiedo scusa, altrimenti poi non riesco a concludere rapidamente; io penso che si tratti di un rafforzamento della stabilità, come molti di noi, come Commissione peraltro abbiamo ritenuto tale, cioè un ulteriore rafforzamento di quell'elemento di stabilità di Governo, per fare corrispondere, certo, anche perché ripeto l'elezione diretta del Presidente, i poteri integri del Presidente, cioè il potere di nomina e di revoca degli Assessori, l'arma letale dello scioglimento del Consiglio, io credo che, insomma, la direzione in cui si deve intervenire non sia proprio quella di rafforzarlo col 65 per cento, poi se li prende quei consessi, nessuno vieta quel tipo di maggioranza, la legge non lo vieta, pone un minimo.

Io ero firmatario peraltro di una proposta di legge, insieme ai colleghi del mio Gruppo, di una proposta in cui non era prevista la lista regionale, due proposte prevedevano solo liste provinciali...

PRESIDENTE. Continui, onorevole Orrù.

ORRÙ (D.S.). Cinque proposte prevedevano invece il ricorso alla lista regionale, ivi inclusa la proposta della Giunta di cui il primo firmatario è l'attuale Presidente della Giunta, nonché ovviamente componente di un Gruppo, evidentemente ha modificato, è possibile, le proprie opinioni in corso d'opera, in politica questo è possibilissimo ed è anche spiegabile.

Cinque proposte prevedevano la lista regionale. Ora, la lista regionale, quindi, è passata come tale, nessuno può pretendere di dire "o passa la mia proposta altrimenti non si va avanti", ed è un punto in cui si trovato un punto di... peraltro non è un punto in cui c'è stata contrapposizione tra le varie componenti della Commissione, quindi, l'accettare questo comporta ovviamente delle conseguenze, insieme all'accettazione del sistema proporzionale, cioè non il ricorso all'ibrido, metà proporzionale e metà maggioritario, ma se si accetta il sistema proporzionale questo è, non è vero che non si può o che si può intervenire e dare il premio sulla lista. No, si torna alla lista, alla famosa legge numero 43 del 1995, perché altrimenti non è così, perché una volta che si hanno i trenta seggi attribuiti, massimo 32 nel sistema proporzionale delle circoscrizioni, poi bisogna aggiungerne come minimo tredici. Il ché, il tutto rimarrebbe ad uno o a due seggi. E' questo che si può fare? Non è questo? Però, questo significa che bisogna introdurre il voto di preferenza e quant'altro. Ed allora, delle due l'una! Ho sentito parlare di imposizioni dei gruppi dirigenti col blocco…. Anche qui questo dipende da chi fa le scelte, certamente se c'è la libertà di imporre in quel listino che si chiama non a caso bloccato, lì c'è la massima libertà per chi vuole imporre gruppi blindati, più blindati di così non è possibile!

Poi, questo avviene anche nella lista regionale, certamente, ma fa parte di una scelta soggettiva, non è un'imposizione, in ogni caso l'ultima parola ce l'ha l'elettore, nell'altro caso ce l'ha attraverso il voto collettivo, diciamo, non il voto individuale, o li prendi in blocco o li rifiuti in blocco! Ma, non seleziona. Quindi, io credo che questa lunga discussione sull'attribuzione del premio di maggioranza vada anche chiusa. O si accetta il principio della proporzionalità, e la conseguenza è quella, si può alterare di uno, ma allora non si vede il perché, o altrimenti è così. Quindi sarebbe più opportuno probabilmente un confronto di merito sui grandi sistemi, ma è un'altra cosa, non fa parte delle lievi correzioni a cui si fa cenno. Noi abbiamo introdotto - e finisco - alcuni interventi migliorativi. Io mi riferisco solo alle pari opportunità, perché sugli tra l'altro sono già intervenuto.

Il punto è se c'è ed abbiamo la consapevolezza che si può fare davvero una scelta coraggiosa, innovativa, quella che anticipa un po' il futuro, quello che sarà, cioè davvero di creare una pari opportunità. Questa è tutta nelle mani del Consiglio, se si ha il coraggio di farlo. Se per altre ragioni, perché si hanno difficoltà, per tutte le ragioni che conosciamo, questo non è pensabile, non è possibile farlo, non è che per questo noi mandiamo, è una proposta che noi siamo disponibili a sostenere ma non per questo pregiudichiamo il percorso della legge. Su questo io penso sia necessario non banalizzarla e parlarne davvero come una cosa molto impegnativa che qualificherebbe questo Consiglio solo per questa decisione, figuriamoci - credo - per il lavoro positivo che è stato finora fatto.

PRESIDENTE. Con l'intervento dell'Onorevole Orrù si concludono i lavori della serata, i lavori riprendono domani mattina alle ore 10, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Biancu.

La Seduta è tolta alle ore 22 e 04 .