Seduta n.215 del 11/09/1997 

Seduta CCXV

(Antimeridiana)

Giovedì 11 Settembre 1997

Presidenza del Presidente Selis

indi

del Vicepresidente Milia

indi

del Presidente Selis

La seduta è aperta alle ore 10 e 22 .

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 7 agosto 1997(211), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Fois Pietro ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dall'11 settembre 1997. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Discussione degli articoli del disegno di legge "Tutela e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna"(87)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, avendo chiuso la discussione generale, la discussione degli articoli del disegno di legge numero 87. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

I colleghi hanno ricevuto da parte degli uffici il dossier degli emendamenti e gli emendamenti, come avranno già visto, per agevolare il lavoro sono posti non in ordine progressivo, ma in ordine di riferimento al titolo degli articoli. Questo consente una più agevole discussione perché evita a tutti di andare a cercare i singoli emendamenti. Ricordo anche all'Assemblea che si voterà con il metodo elettronico e chiedo a tutti di verificare se hanno l'apposita scheda.

Si dia lettura del Titolo.

DEMONTIS, Segretario:

TITOLO: "Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna".

PRESIDENTE. Al Titolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala per illustrare l'emendamento numero 18.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, il testo dell'emendamento alla luce della discussione che si è svolta nel dibattito generale appare chiarissimo. Io ritengo che se non si vogliono avere delle implicazioni di natura politica, cosa che da alcuni è stata negata, ma che da altri, sostenitori della legge così come è formulata, è stata invece confermata, evidentemente non deve essere consentita la collocazione su due livelli separati della lingua e della cultura. Nel senso cioè che anche le questioni attinenti alle problematiche linguistiche devono essere riportate all'interno del concetto di cultura. Solo così si può avviare un approfondimento e anche consentire alla legge un percorso forse più agevole di quanto non avrà se invece questo, già dal titolo, non verrà riconosciuto. Quindi non si vuole attraverso l'emendamento soffocare o tentare di escludere che ci possano essere tutele delle parlate locali, delle lingue o dei dialetti, o come li vogliamo chiamare, ma si tratta di ricondurre questo fenomeno esclusivamente all'ambito culturale, perché diversamente avrebbe una implicanza di natura politica, come la discussione sull'articolo 1 dimostrerà.-

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca, relatore.

ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Il relatore non accoglie l'emendamento e può anche motivare il non accoglimento. La motivazione è la seguente. La Commissione ha lungamente discusso e ha modificato il titolo originario del disegno, cambiando la parola "tutela" con la parola "promozione" che ha un valore più positivo, non di difesa ma di attacco, in senso metaforico. Il fatto che specifichiamo la lingua come un aspetto della cultura, è un fatto al quale teniamo molto come Commissione. Non sono due cose antitetiche, ma nemmeno separate. La lingua è una specificazione che teniamo a mettere in luce. Quindi non accogliamo l'emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta condivide le osservazioni del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo emendamento, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

PRESIDENTE. Metto in votazione il Titolo. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

DEMONTIS, Segretario:

TITOLO I

PRINCIPI E FINALITA'

Art. 1

Finalità

1. La Regione autonoma della Sardegna assume l'identità culturale del popolo sardo come bene primario da valorizzare e promuove­re e individua nella sua evoluzione e nella sua crescita il presupposto fondamentale di ogni intervento volto ad attivare il progresso persona­le e sociale e i processi di sviluppo economico e di integrazione interna e internazionale.

2. A tal fine garantisce, tutela e valoriz­za la libera e multiforme espressione delle identità, dei bisogni, dei linguaggi e delle produ­zioni culturali in Sardegna, avvalendosi degli speciali poteri riconosciuti dallo Statuto sardo.

PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati sei emendamenti. Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:


PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 19 ha facoltà di illustrarlo.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento numero 19 tende a sopprimere tutto l'articolo 1 che interessa le finalità di questa legge, tant'è che noi abbiamo presentato, oltre che degli emendamenti ai vari commi, sempre di questo articolo 1, abbiamo presentato anche un emendamento sostitutivo, quindi lo illustro nel contempo, in cui proprio in virtù di quella filosofia che noi abbiamo cercato di spiegare ieri in quest'Aula, eliminiamo alcune parti, facendo sì che nella legge si riconosca la necessità di salvaguardare la cultura sarda, tant'è che l'articolo 1 è sostituito da ... la cultura della Sardegna, nella sua rivoluzione e nella sua crescita è assunta come bene primario da valorizzare e promuovere. Bene, la cultura, quindi noi siamo favorevolissimi alla valorizzazione e alla promozione di quella cultura in tutte le sue immagini, e proprio per questo la Regione autonoma della Sardegna tutela la promozione culturale della Sardegna stessa, eliminando tutta quella parte in cui si parla di valorizzazione multiforme dell'espressione dell'identità, dei bisogni e dei linguaggi che sicuramente lasciano intravedere qualcosa che a noi di A.N. non va bene. Pertanto credo che la sostituzione dell'articolo 1, così come era stato predisposto dalla Commissione, con l'emendamento che noi abbiamo presentato, dia più valore a questa legge e sia pertanto il tutto più chiaro.

PRESIDENTE. Domando all'onorevole Frau se l'illustrazione testé svolta comprende anche gli altri emendamenti o solo l'emendamento numero 19.

FRAU (A.N.). Io credo che tutti quanti gli altri siano collegati, tant'è che se viene recepito l'emendamento numero 22, che è sostitutivo totale dell'articolo 1, sia unitile spiegare tutti gli altri, altrimenti si rifanno, come l'emendamento numero 21 le parole, "identità culturale del popolo sardo", noi le abbiamo sostituite con "la cultura della Sardegna". In base proprio a quella filosofia che abbiamo spiegato ieri.

PRESIDENTE. Allora credo che l'intervento dell'onorevole Frau abbia illustrato in qualche modo la filosofia comprendendo anche gli emendamenti numero 20, 22 e 21. Ha facoltà di illustrare l'emendamento numero 1 il consigliere Paolo Fois.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Sì io credo che il senso del primo emendamento risulti chiaro dopo quello che ieri, nella discussione generale, è stato sottolineato da tutti gli intervenuti; a parte evidentemente i colleghi di Alleanza Nazionale. E cioè che con questa legge non ci proponiamo assolutamente di rispondere ad esigenze di tipo particolaristico, non vogliamo chiuderci in un guscio, ma vogliamo, con la tutela dell'identità culturale e della lingua della Sardegna, favorire l'inserimento della Sardegna stessa in un contesto più ampio, che è, come è stato sottolineato, quello europeo. La formula "integrazione interna e internazionale" è sì in questa direzione, però è vaga e imprecisa perché mette sullo stesso piano l'integrazione internazionale con l'integrazione europea, questa sì integrazione, mentre a livello internazionale più ampio, usare il termine integrazione mi sembra non del tutto appropriato e comunque non farebbe emergere quell'aspetto che, ripeto, tutti hanno sottolineato del collegamento con l'Europa. Ora in questa legge che parte con questa finalità non vi è un riferimento all'Europa, non c'è nei primi articoli, in nessun articolo della legge, che è così importante e che da questo orientamento chiaro ai sardi, ai cittadini, all'Italia, all'Europa, nessun riferimento all'Europa è contenuto. Allora, io credo che con questo emendamento, che è nello spirito del testo dell'articolo 1, noi miglioriamo il testo stesso nello spirito di tutto quello che è stato detto finora, e cioè sottolineiamo che noi facciamo un'operazione di grande apertura verso l'Europa, ci colleghiamo con quanto detto in altre leggi analoghe che fanno riferimento all'Europa e al tempo stesso favoriamo la costruzione di un'Europa delle regioni che stenta a decollare e che deve essere basata sulla difesa, sulla valorizzazione delle lingue e culture regionali. Ecco il senso di questo mio primo emendamento.

Per quanto riguarda il secondo emendamento io credo che quanto detto ieri e cioè in particolare sul fatto che l'identità culturale, le competenze della Regione in materia culturale, non sono state adeguatamente prese in considerazione nello Statuto del 1948. Dopo quello che è stato detto la formula "avvalendosi degli speciali poteri riconosciuti dallo Statuto sardo" potrebbe indurre a ritenere che noi siamo paghi, per così dire, di quello che è contenuto nello Statuto attuale, mentre, appunto, mi sembra chiaro che noi vogliamo invece porre il problema di una modifica dello Statuto soprattutto per questo aspetto. Allora, mi sembra che la formula "in conformità ai principi ispiratori dello Statuto speciale" ci lasci, per così dire, le mani libere e ci permetta di modificare e di sostenere con maggiore decisione la nostra linea, che è quella di ottenere un riconoscimento di maggiori competenze in nome del principio dell'identità culturale e del nuovo Statuto.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere , relatore.

ZUCCA, relatore. Il relatore non accoglie gli emendamenti numero 19, 20, 22 e 21. Accoglie invece gli emendamenti numero 1 e 2, anche se il senso non era quello di chiuderci, comunque è un arricchimento e lo accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta mentre accoglie gli emendamenti numero 1 e 2, non accoglie gli emendamenti numero 19, 20, 21 e 22.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta regionale, Assessori, colleghi, io quando sono intervenuto nella discussione generale avevo delle perplessità anche su ciò che io stesso affermavo, e cioè le preoccupazioni che avvertivo le manifestavo, ma allo stesso tempo dentro di me speravo che non fossero fondate. Quando ho sentito, invece, gli interventi dei colleghi che hanno parlato dopo di me ho avuto conferma che i dubbi erano fondatissimi e addirittura erano da amplificare, da aggravare. Infatti, quando noi abbiamo svolto il dibattito sulle riforme istituzionali ci siamo preoccupati di mantenere sempre un collegamento stretto tra quelle che erano le esigenze della identità e della specialità della Sardegna con quelle che erano le esigenze di natura nazionale. Da tutti i banchi si è affermato che mai e poi mai in quest'aula e fuori di quest'aula si sarebbe sollevato un problema di rottura, sia pure in modo surrettizio, della unità nazionale. Ebbene, dagli interventi, nonostante gli sforzi che sono stati fatti per nascondere, tuttavia è emerso invece che questa rottura è già in atto, perché attraverso questa legge si introducono dei principi che in quella sede di discussione, cioè delle risoluzioni sulle riforme costituzionali dello stato, avevamo escluso. Quando, cioè, in quest'aula si parla di Regione e Stato, mi trova d'accordo, quando si parla invece di Regione e Italia non sono più d'accordo, perché quando si parla di Regione e Italia sembrerebbe quasi che si parla di due soggettività diverse, mentre in realtà, fino a prova del contrario, e stando ai principi della Costituzione, la Sardegna è Italia, la Sardegna è parte integrante dell'Italia. Non voglio ricordare che la Sardegna ha dato titolo giuridico, in termini costituzionali, alla nascita dell'Italia, e quindi non vedo come si possa parlare di Sardegna e Italia. Quando si parla di identità culturale, e questa identità culturale del popolo sardo viene considerata, nella sua estrinsecazione, nella sua applicazione naturale, come portatrice del diritto della autodeterminazione, si dice qualcosa di diverso dalla tutela della lingua, si dice qualcosa di diverso dal fatto che questa legge non avrebbe dei rilievi di natura istituzionale, si dice qualcosa di diverso dal fatto che questa legge non avrebbe invece delle implicazioni di natura politica, ma che atterrebbe esclusivamente a un fatto culturale. Quest'Aula ha già bocciato il titolo, eppure avrebbe potuto, accogliendo la modifica del titolo, dare un segnale, non grande, non sufficiente, forse, ma un pochino significativo del fatto che almeno si tenevano distinti gli aspetti culturali del problema dagli aspetti politici e istituzionali. Invece no, erano fondati questi dubbi, e quando si parla di autodeterminazione, che sarebbe una conseguenza automatica del riconoscimento, della assunzione, cioè, della identità culturale del popolo sardo come valore fondante, quando si parla di autodeterminazione si riconosce, ed è stato anche detto, la sovranità, si sdoppia, cioè, la sovranità tra quella regionale e quella nazionale, ma in posizione paritetica. Cioè, in realtà attraverso questo articolo, stando non tanto alla lettera dell'articolo, quanto al parere che è espresso, perché i verbali di quest'Aula poi servono a interpretare in modo autentico il significato che questa norma ha. E allora, se l'interpretazione autentica è quella che è stata data in quest'Aula, io devo concludere che è stato fatto entrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta, o viceversa, perché qui il problema non è un discorso di fare una valutazione con stile ottocentesco o risorgimentale, quasi che il richiamo ai valori del Risorgimento fosse una cosa della quale ci si debba vergognare. I valori del Risorgimento sono ancora attuali, sono ancora qua dentro, devono essere ancora presenti nella società italiana. Non vedo per quale ragione ci si debba vergognare dei valori risorgimentali, perché se c'è qualcuno che se ne vergogna lo dica. Però, non basta dire di non vergognarsi dei valori risorgimentali, occorre anche impedire che questi valori vengano vanificati, vengano portati nel nulla, e non basta - attenzione - il dire che la Sardegna, poi, in una società moderna della globalizzazione di tutto deve guardare più avanti e quindi deve superare i vincoli nazionali, gli ambiti nazionali perché stiamo guardando all'Europa, non c'è mica contraddizione in questo. Io sono affezionato al mio comune di nascita e alla provincia nella quale sono nato, alla mia terra, cioè alla Sardegna, ma non per questo non mi riconosco italiano, sono attaccato all'Italia ma non per questo non mi riconosco europeo, mica esiste contraddizione tra l'essere europei e l'essere sardi o non essere sardi o essere italiani. Cioè sono una compenetrazione. Del resto l'assessore Serrenti lo ha detto ieri, allora se la sua teoria era esatta dobbiamo anche darne un'applicazione vera, autentica quando parlando della lingua dice che il primo nucleo è la famiglia, certo è la famiglia, infatti è la famiglia la sede dove noi tradizionalmente in Sardegna abbiamo scambiato le nostre opinioni, le nostre confidenze, le nostre relazioni all'interno della famiglia, nel dialetto che alle volte è specifico di quella famiglia o di determinate famiglie nell'ambito di un paese di mille abitanti, perché anche all'interno dei paesi piccoli esistono delle differenze tra un determinato nucleo familiare e un altro nucleo familiare, quella è la lingua parlata dalla famiglia. Poi c'è la lingua del paese che può essere diverso o coincidere, e poi quella della provincia, un ambito più largo, quella che ci serve per le comunicazioni che è stato l'italiano sino ad oggi, ce lo ha detto. Il che non significa che attraverso questi punti concentrici non si possa avere un'articolazione dal comune alla provincia e alla Regione, sia pure in un sistema più o meno federale allo Stato e all'Europa; io non lo capisco questo, qui io segnalo questo grave pericolo che attraverso questa legge, attraverso questi principi enunciati in questo articolo 1 vengono enunciati, perché il problema è molto semplice: noi l'abbiamo messo attraverso questi emendamenti in modo chiaro, almeno spero. Cioè qui si tratta di stabilire una volta per tutte se a noi stanno a cuore i problemi culturali, se sta a cuore la tutela, la promozione della cultura della Sardegna, oppure se abbiamo uno scopo diverso da questo.

Se abbiamo a cuore la tutela e la valorizzazione della cultura, anche per le implicazioni internazionali e di carattere economico, se noi abbiamo a cuore la protezione, la tutela e la promozione della cultura della Sardegna non c'è bisogno di fare richiami a identità, a valori supremi, perché non servono, non è quello lo scopo. Se invece privilegiamo gli altri, allora vuol dire che la promozione della cultura, la dichiarata promozione della cultura, eccetera, è solo strumentale ad affermare quei principi che vengono enunciati nell'articolo primo.

Allora, qual è la soluzione? La soluzione che noi proponiamo, che è stata poi, sentito, rigettata dal relatore, rigettata dall'Assessore, eccetera, che noi proponiamo è che la legge venga inquadrata nella strada giusta della tutela della cultura, lasciamo le altre questioni e le implicazioni di carattere istituzionali fuori da questa legge, ma pensiamo seriamente ad affrontare il problema della cultura, la sua tutela, la sua promozione, eccetera, quindi sotto tutti i punti di vista noi siamo disponibili a tutto su questa strada, però non deve essere uno strumento per introdurre nell'ordinamento regionale principi che sono subdolamente in antitesi con i principi che attengono all'unità nazionale. Su questo non ci piove, non c'è niente da fare. Perché è evidente nelle dichiarazioni, è evidente più che nel testo e nelle dichiarazioni fatte in quest'Aula, perché è vero che non c'è nessuno qua dentro in questo momento che ha intenzione di sollevare questioni in ordine all'autodeterminazione o all'esercizio autonomo del principio di sovranità. E' vero, può anche darsi che sia vero, io ci credo quando si dice che qui non c'è nessuno in questo momento che voglia esercitare questo potere che discenderebbe dall'affermazione di quel principio, ma io non so se domani, tra un anno, due anni o dieci anni o cinque anni ci sia qualcuno qua o fuori di qua che, una volta accolto questo principio, voglia esercitare questo diritto all'autodeterminazione scavalcando ovviamente lo Stato e rivolgendosi a quei principi affermati in sede comunitaria. Perché il problema è tutto qui, io lo vedo in questo modo, in questa direzione, cioè un'affermazione dell'identità in questo modo, sia pure in una legge apparentemente innocente perché rivolta alla tutela di valori culturali, e poi poter attraverso i contatti diretti con gli organi della Comunità europea considerare come acquisito un valore e un principio e un potere che invece nessuno di noi, qua dentro, adesso vuole attribuire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Solo trenta secondi, signor Presidente, perché mi è sembrato che il collega Masala polemizzasse anche col mio intervento, perché quando dice ho sentito negli interventi dei colleghi che hanno parlato dopo di me, e nel dibattito generale dopo l'onorevole Masala ho parlato solo io e poi c'è stata la replica della Giunta. Allora volevo semplicemente dire questo, che marcare l'identità sarda e sviluppare l'esperienza dell'autonomia non significa costruire, come pensa l'onorevole Masala, uno strumento per rompere l'unità dello Stato italiano e per gettare nella spazzatura della storia il Risorgimento italiano. Se noi rimaniamo chiusi in questa logica dell'essere più realisti del re, dell'essere più realisti del Parlamento italiano, dell'essere più realisti del Parlamento europeo, ho già detto nel mio intervento e lo ripeto, mi scuso con i colleghi, la tutela della lingua, della cultura e dell'identità (ahi, questa parola sacrilega!) dell'identità sarda, ci verranno imposte dal Parlamento europeo e probabilmente più in là dal Parlamento italiano. Lasciate fuori l'identità, dice Italo Masala, io non lascio fuori proprio nulla perché la cultura è identità di un popolo, perché la lingua è identità di un popolo, perché la storia di un popolo è la sua identità. Il punto è non concepire con una logica semplificata l'identità come una cosa per cui se c'è quella sarda non c'è quella italiana, se c'è quella italiana non c'è quella sarda, è una logica ben povera questa, noi concepiamo invece l'essere sardi e il marcare l'identità sarda come un modo più pieno, più libero, più intenso dell'essere italiani e dell'essere europei. Per questo io credo che questa legge non apre affatto la strada a fratture né volontariamente né involontariamente, ma fonda o contribuisce a fondare per le comunità regionali, e ora parliamo della nostra ma si pone anche per altre, la strada della partecipazione alla comunità italiana ed europea in modo, ripeto, pieno, con la propria storia, con la propria lingua, con la propria voce, con il proprio ambiente, con il proprio essere se stessi, con la propria anima.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Io volevo fare un brevissimo intervento per tranquillizzare l'onorevole Masala, perché quanto lui paventa in prospettiva ci delinea un quadro che non corrisponde a quello che già esiste a livello europeo. Abbiamo una convenzione, la convenzione sulle lingue regionali o minoritarie, che è tutta centrata sulla protezione delle lingue regionali e minoritarie come mezzo per garantire la valorizzazione della identità culturale dell'Europa e degli europei. Quindi siamo in ottima compagnia. E quello che diceva l'onorevole Scano, che potrà venire in seguito dall'Europa c'è già, perché questa Convenzione internazionale, anche se l'Italia non l'ha ratificata, che pone l'accento sulla lingua è già nei fatti, è già una Convenzione applicata da molti altri paesi. Quindi credo che queste preoccupazioni, se ci muoviamo sempre in un'ottica europea, non hanno ragione di essere.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 19. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 20. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 22. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto ora in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

DEMONTIS, Segretario:

Art. 2

Oggetto

1. Ai sensi della presente legge la Regio­ne assume come beni fondamentali da valorizza­re la lingua sarda - riconoscendole pari dignità rispet­to alla lingua italiana - la storia, le tradi­zioni di vita e di lavo­ro, la produ­zione letteraria scritta e orale, l'espres­sione artistica e musicale, la ricerca tecnica e scientifi­ca, il patrimonio cultu­rale del popolo sardo nella sua specificità e originalità, nei suoi aspetti materiali e spirituali.

2. La Regione considera tale impegno parte integrante della sua azione politica e lo confor­ma ai principi della pari dignità e del pluralismo linguistico sanciti dalla Costituzione e a quelli che sono alla base della Carta comuni­taria delle lingue e culture regionali e della Carta dei diritti delle minoranze etniche.

3. Pertanto la Regione considera la cultura della Sardegna, la lingua sarda e la valorizzazio­ne dei relativi specifici moduli e sedimenti, come caratteri e strumenti necessari per l'eserci­zio delle proprie competenze statuta­rie in mate­ria di beni culturali - quali musei, biblioteche, antichità e belle arti -, di pubblici spettacoli, ordinamento degli studi, architettura e urbanisti­ca, nonché di tutte le altre attribuzioni proprie o delegate che attengono alla piena realizzazione del­l'au­to­nomia della Sardegna.

4. La medesima valenza attribuita alla cultura ed alla lingua sarda è riconosciuta con riferi­men­to al territorio interessato, alla cultura ed alla lingua catalana di Alghero e al tabarchi­no delle isole del Sulcis.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 23, 24, 31, 30, 26, 25, 27, 3, 28, 15, 32, 29 e gli emendamenti numero 6, 7 e 33 che sono aggiuntivi. Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 23 ha facoltà di parlare il consigliere FRAU.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, credo che questo articolo 2, di cui noi abbiamo chiesto, fra le altre cose, la soppressione, sia uno degli articoli più importanti, perché si vuol riconoscere, in questo articolo, pari dignità della così detta lingua sarda rispetto alla lingua italiana. A mio avviso, checché se ne dica, ieri illustri colleghi, hanno parlato, hanno spaziato, hanno detto ma non ci hanno assolutamente convinto, che esista una lingua sarda e, se esiste, quale essa sia. E' stato confermato da tanti che probabilmente non si può parlare di lingua sarda visto che le parlate sono tantissime. Però, nell'ambito della legge, oltre che la lingua in generale di cui è già stato detto, per quanto riguarda l'articolo 1, si continua a parlare di lingua sarda, riconoscendole pari dignità alla lingua italiana. E se è pur vero che qualcuno ha detto che nessuno ha niente contro la lingua italiana, nel momento in cui si dà pari dignità alla lingua sarda, indirettamente si dice che il cittadino che abita in Sardegna o chiunque altro, possa esprimersi in un altro idioma che non sia la lingua italiana, tant'è che poi noi lo vedremo, per esempio nella pubblica amministrazione sarà possibile fare questo. E pertanto, a nostro avviso, non si può dare pari dignità a qualcosa che non esiste, e ieri ho cercato di dirlo con parole di altri esponenti del mondo della cultura e anche della cultura linguistica sarda. Ho detto e ripetuto quello che hanno detto questi signori. Parli ognuno come vuole poi qualcosa, qualcuna di queste parlate prenderà il sopravvento e quella sarà, tra virgolette, la lingua sarda, a mio avviso andando a cozzare contro quelle che sono le prospettive che deve avere una legge di tutela di tutta quella cultura che abbiamo in Sardegna e che è diversissima tra comune e comune ma anche nell'ambito del comune. Perché non si potrà mai imporre, per esempio, al sassarese di Sorso di parlare come il logudorese di Sennori. Due cose distinte. E se noi dovessimo pensare che quella parlata che primeggerà sarà la lingua sarda, noi sicuramente avremmo fatto un torto a tantissimi sardi che abitano in parti diverse della Sardegna. Sarà, come ho detto, un razzismo alla rovescia. E quindi ecco il perché del nostro emendamento soppressivo di questo articolo, che dicevo è importante, poi nell'articolo si parla di tante altre cose, ci si rifà nel comma 2 al pluralismo linguistico sancito dalla Costituzione e si parla di etnie. Io sono del parere che i sardi non siano un'etnia; l'unica diversità che abbiamo rispetto agli altri italiani del continente è che la Sardegna è un'isola e quindi qualche diversità l'abbiamo per questo. Ecco, l'insularità è quella che eventualmente ci divide. Abbiamo, è vero, qualcosa che ci diversifica nell'ambito della nostra cultura, ma siamo italiani a tutti gli effetti. Siamo italiani come cultura e come religione e siamo italiani come lingua e siamo sardi proprio perché siamo italiani. Questo dicevo per quanto riguarda l'articolo 2, poi è chiaro che abbiamo presentato altri emendamenti nell'eventualità che l'articolo, così come è stato concepito, non venga soppresso nella sua interezza. E' chiaro, all'articolo 24 la parola lingua sarda viene soppressa, riconoscendo alla Regione sarda di assumere come beni fondamentali da valorizzare la cultura letteraria scritta ed orale, l'espressione eccetera eccetera. Queste cose le ha ripetute molto bene, ieri e stamani, l'onorevole Masala. Non solo ma al comma terzo abbiamo voluto sostituire sempre la parola lingua sarda, per quello che è stato detto, con le parole "diverse parlate locali", che è più realistico per quello che hanno detto le stesse popolazioni della Sardegna. Ho letto ieri alcuni frasi di un documento delle popolazioni della Gallura e di questo noi dobbiamo tener conto. Non solo: nell'ambito sempre dell'articolo 2, al comma 4 ci dà la stessa valenza della lingua sarda, è attribuito alla lingua catalana di Alghero e al tabarchino delle isole del Sulcis. Noi siamo per la tutela della cultura di Alghero, siamo per la tutela della cultura delle isole del Sulcis, ma nel contempo, allora, dovremmo dire, ed ecco altri emendamenti, dovremmo essere, per la tutela di altre parlate diversissime, che se pur non ci provengono dall'estero, dalla Catalogna per quanto riguarda Alghero e da qualche altra parte, mi pare credo dalla Liguria per quanto riguarda le isole del Sulcis, abbiamo diversità linguistiche in altre parti e, pertanto, uno degli emendamenti fa sì che la tutela interessi anche, oltre la città di Alghero, il patrimonio culturale della città di Alghero, anche il patrimonio culturale della Gallura. Ma non solo: il patrimonio culturale del sassarese di Sassari, del Gallurese della Gallura in un altro emendamento, e dell'ogliastrino dell'Ogliastra. Ma ripeto, potevamo mettere tante altre cose, io ne ho fatto due esempi particolari che conosco: Sorso e Sennori, due comuni dove in pratica ormai non c'è più nessuna soluzione di continuità, con due parlate diversissime, direi diversissime fra di loro ma diversissime per quanto riguarda altre parlate della Sardegna. Parlate quelle che bisogna sicuramente valorizzare perché sicuramente sono utili. E vorrei dire un'altra parola; io credo di aver illustrato, ripeto molto cose sono proprio in funzione di tutto ciò che abbiamo detto su che cosa intendiamo noi per cultura, e quindi la sostituzione della parola lingua e della parola cultura nella sua accezione più grossa. Ecco, vorrei dire questo a proposito della convenzione sulle lingue regionali e minoritarie. Io non so se i signori che siedono nel Parlamento europeo conoscano tante cose, sono personaggi come noi, eletti come noi e probabilmente fanno quelle leggi o quelle convenzioni, prendono quelle risoluzioni, sicuramente senza conoscere determinate cose, perché questi signori mi dovrebbero dire, a proposito della lingua sarda, e torniamo sempre al discorso se la lingua sarda esiste o non esiste e quale eventualmente essa sia.

Ma non solo: vorrei tranquillizzare anche coloro che dicono, come grimaldello per accettare questa legge, che probabilmente una legge comunitaria e poi una legge nazionale ci imporranno queste cose. Io, ripeto, potranno imporci tutto ma sicuramente sbagliando, perché questi signori dovrebbero venire a parlare in Sardegna con buona parte dei cittadini della Sardegna, e io con buona parte di questi ho parlato, assolutamente non pensano che esiste una lingua sarda. Sicuramente esistono molte parlate, molti idiomi, al limite esistono molte lingue, come è stato detto da qualcuno, e già questo sta a dimostrare che non esiste una lingua sarda. Quindi potranno imporci dal punto di vista comunitario qualsiasi cosa, ma sicuramente questi signori, che sono signori come noi, solamente che loro stanno in un parlamento e noi stiamo in un altro, ecco, potranno imporci qualsiasi cosa, ma sbagliando sicuramente. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Fois per illustrare il suo emendamento.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Molto brevemente. La proposta di emendamento all'articolo 2, secondo comma, è dovuta soltanto al fatto che il richiamo ai due atti, la Carta comunitaria delle lingue e culture regionali e la Carta dei diritti delle minoranze etniche, mi sembra riduttivo rispetto a una sterminata serie di atti internazionali che sono nel senso di tutelare la lingua e la cultura regionale. Da un lato, quando chiedo di istituire la frase con "a quelli che sono alla base degli atti internazionali in materia" vedo di eliminare questa riduzione operata con un riferimento a due risoluzioni del Parlamento europeo del 1981, e dall'altra richiamo due carte, che sono due convenzioni, anche se non ancora ratificate dall'Italia, che sono molto più recenti e che toccano, queste sì, l'ambito europeo. Ai fini redazionali, credo comunque, per non appesantire il testo, che il richiamo alla data di firma o di apertura della firma di queste due convenzioni potrebbero essere soppresse per non appesantire il testo. Quindi, appunto, il richiamo alla Carta europea delle lingue regionali minoritarie e alla convenzione quadro europea per la protezione delle minoranze nazionali non sarebbe seguito dal richiamo della data che ho appunto inserito per maggiore chiarezza nel mio emendamento.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 15 ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare gli emendamenti numero 6 e 7.

BONESU (P.S.d'Az.). I due emendamenti partono da premesse comuni, però sono fra loro alternative, per cui i proponenti si riservano di ritirarne uno dopo il parere del relatore. Il fatto è che l'attuale configurazione dell'articolo due dà la tutela alla lingua sarda, e poi dà tutela a due lingue o dialetti, che dir si voglia, che sardi sicuramente non sono, cioè il catalano e il tabarchino. Ora, i glottologi, almeno la maggior parte di loro, seguendo l'esempio del Wagner, ascrive il sassarese e il gallurese come dialetti italiani e non dialetti sardi, per cui al momento di applicare la legge, se venisse approvata nell'attuale testo, avremmo la conseguenza che qualcuno potrebbe obiettarci che non essendo parte della lingua sarda e non avendo una particolare specifica tutela non sia possibile utilizzare questa legge per tutelare e valorizzare il sassarese e il gallurese. Questa preoccupazione era evidente in quei deliberati dei consigli comunali della Gallura, che abbiamo ricevuto tutti, che chiaramente esigono un'assicurazione, che appunto noi valorizzeremo il gallurese e il sassarese indipendentemente dalla loro natura glottologica di dialetti sardi o dialetti italiani.

Per cui l'emendamento numero 6 presuppone che sassarese e gallurese siano dialetti sardi, per cui li inserisce in un elenco di dialetti sardi, mentre l'emendamento numero 7 parte dal presupposto che siano dialetti italiani e quindi dà la stessa forma di tutela prevista per il catalano e il tabarchino. Siccome la questione è puramente scientifica ci rimettiamo al relatore.

Faccio notare la differenza rispetto a un emendamento di Alleanza Nazionale che parla, invece, dell'ogliastrino. Per l'ogliastrino il problema non si pone assolutamente, perché è pacifico per tutti che il dialetto ogliastrino, che fra l'altro viene ritenuto una varietà del campidanese, è sicuramente un dialetto sardo e quindi rientra nella dizione di tutela e valorizzazione della lingua sarda. Se no dovremmo elencare 20-30 dialetti sardi; il problema del gallurese e del sassarese invece si pone perché la maggioranza degli studiosi ritiene che non siano dialetti sardi.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.

ZUCCA (Progr.Fed.), relatore. Il relatore non accoglie gli emendamenti numero 23, 24, 31, 30, 26, 25, 27, 28, 32, 29. Accoglie il numero 3 e 15. Tra gli emendamenti numero 6 e 7, l'opinione del relatore, al quale è sbagliato rimettersi per ragioni scientifiche, perché io non sono un glottologo, sono semmai un modesto professore di filologia classica, quindi con la caduta dell'Impero romano di occidente finiscono le mie competenze specialistiche, tuttavia, alla luce delle mie conoscenze scientifiche, sono dell'opinione che sia da accogliere l'emendamento numero 7 e da non accettare il 6 perché i massimi studiosi di linguistica sarda oggi concordano con l'opinione del Wagner che il sassarese e il gallurese non siano dialetti sardi ma di derivazione toscana per un verso e corsa dall'altro. Quindi propongo che si accetti l'emendamento numero 7. L'emendamento numero 33 non lo accoglie, anche perché gli aspetti essenziali sono già compresi nell'emendamento numero 7.

PRESIDENTE. Chiedo agli onorevoli Bonesu e Nizzi se, in seguito al parere del relatore, l'emendamento numero 6 è ritirato.

BONESU (P.S.d'Az.). Sì, è ritirato e permane l'emendamento numero 7.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta condivide le osservazioni fatte dal relatore, per cui accoglie gli emendamenti accolti dal relatore e non accoglie, invece, quelli dallo stesso non accolti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio fare una breve premessa. Credo che nessuno mi potrà negare di essere profondamente sardo, in quanto appartengo storicamente a una delle famiglie sicuramente più antiche, almeno dal punto di vista storico della Sardegna. Beh, non sono sardo perché i miei sono arrivati con Martino il Giovane, però credo che come notizia storica qualche titolo per parlare come sardo, anche se non ho un cognome che finisce in u ce l'ho, anche perché nel sangue, dopo tanti secoli e incroci di cui mi onoro, sicuramente ho una forte sardità, come lo testimonia anche il fatto che uno dei miei antenati viene citato da La Marmora come il più famoso per allora poeta dialettale contemporaneo sardo.

Allora, sono profondamente innamorato della Sardegna, mi sento un sardofilo, però ricordo dalle mie conoscenze scarse della Bibbia che una delle maledizioni peggiori che Dio inflisse al popolo di Jahvè fu proprio la confusione delle lingue con la famosa storia della costruzione di Babele. Allora io vorrei ricordare che in questa legge si parla di parole che mi spaventano, di etnie, perché il passaggio dall'etnia alla razza è un passo abbastanza veloce, signor Presidente e onorevoli colleghi, e credo che tutto questo sia foriero di pericoli che noi non possiamo disconoscere. Io mi chiedo che cosa potrebbe succedere in Sardegna se domani si organizzasse un'etnia come quella siciliana, come quella napoletana e si diano da fare per tutelare la propria minoranza etnica e culturale. Credo che queste minoranze in Sardegna siano senz'altro più numerosa di quella catalana, di quella tabarchina e di qualche altra minoranza presente nell'Isola e credo che a nessuno sfuggano le implicazioni di quello che potrebbe succedere qualora questi ritenessero di avere il diritto di tutelarsi, chiedendo che il proprio dialetto venga tutelato nelle amministrazioni pubbliche, venga parlato nei Tribunali, alla fine, signor Presidente, credo che non sfugga a nessuno tutto quello che potrebbe succedere. E credo che nell'articolo 2 siano contenuti in modo surrettizio degli argomenti di disgregamento della società italiana, perché - checché se ne dica - il far parte della società italiana comporta anche il fatto che noi siamo riusciti, dopo secoli di sforzi perché non dimentichiamolo, quando qualcuno disse che fatta l'Italia bisogna creare gli italiani, siamo riusciti ad avere un'unica lingua, che è stato un grande valore per la crescita culturale del popolo, del popolo italiano intendo. Per questo sicuramente molto ha fatto la scolarizzazione obbligatoria estesa a tutti i livelli, in tutti i paesi, in Italia molto hanno fatto i mass media e in particolare la televisione, credo che oggi sarebbe molto importante riuscire a parlare tutti il linguaggio di windows o di qualche altro sistema di linguaggio del computer e che sia meno importante, lo dico purtroppo con dispiacere da sardo, che sia meno importante per i sardi approfondire, magari obbligatoriamente, il dialetto di appartenenza. Comunque, quando si parla di etnia, quando si fanno richiami nell'articolo 2 alla carta comunitaria delle lingue e delle culture regionali e alla carta dei diritti delle minoranze etniche, sicuramente noi inseriamo un cuneo, un grimaldello nell'unità nazionale e secondo me ci arroghiamo anche dei diritti di scelte di politica estera che non competono a questo Consiglio. Io credo che sia il caso che tutti quanti meditiamo bene su quello che stiamo facendo, perché una cosa è valorizzare la cultura, della cultura fa parte anche la lingua, io sono convinto che esiste una lingua sarda, è innegabile questo, però da qui a dire che bisogna passare al bilinguismo ce ne passa e ce ne passa molto. E questo sotto tutti i punti di vista, anche per scelta culturale, per quello che dobbiamo affrontare noi nell'avvenire e per quello che dovranno affrontare i nostri figli a cui dobbiamo fornire armi in grado di difenderli dalla società futura, che, ahimé, io vedo molto meno solidaristica e molto più competitiva, dobbiamo dare armi alla nuove generazioni per competere con le società del 2000 che è a un passo, signor Presidente e onorevoli colleghi, ancora riflettiamo su quello che stiamo per fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, l'articolo 2 è chiaramente la dimostrazione di quello che ho detto con il linguaggio italico-bossiano, così sono stato definito dal collega Bonesu ieri. Ma qui i bossiani ci sono nella sostanza, nella triste e tragicomica realtà, e sono i sostenitori di questo obbrobrio di legge, di questa grande offesa alla sardità. Perché questa legge è una vera offesa, è un oltraggio alla sardità e rappresenta ancora una volta i sardi come ignoranti, questo è il contenuto di questa legge nell'articolo 2, è una legge, e l'articolo 2 lo dimostra, che dimostra che c'è un disegno da prima Repubblica sarda che non è mai morta, ed è questo disegno, l'ho detto ieri e lo ripeto oggi, contenuto nelle storture dell'articolo 2 e nell'impianto iniziale soprattutto della legge, ed è quello di preparare il terreno ad un aspetto clientelare della gestione prossima della legge stessa. E al di là dell'aspetto clientelare e della gestione di questa legge, che non fa che perpetuare i vecchi mali di cui in modo particolare il partito che avrebbe dovuto per sua storia difendere la cultura sarda, la Sardegna, la sardità, è invece colpevole nella gestione della Regione di cui ha avuto troppa ampia possibilità e responsabilità di governo, ha avuto quindi grande responsabilità di arretratezza di questa Regione negli atti di scarsa conoscenza di casa propria è inutile venire a fare i dotti con varie citazioni nel proprio linguaggio in base ai propri studi, quando nella pratica e nella realtà delle cose non si conosce casa propria. Perché questa è la tragica realtà, non conoscete la Sardegna, non conoscete i sardi, non conoscete i sardi nella loro meravigliosa diversità. Un mosaico splendido che, come dicevo ieri, è stato ben definito dal poeta Marcello Serra, non rossi, non bianchi, non Bossi, veramente sardo, Sardegna quasi un continente.

Presidenza del Vicepresidente Milia

(Segue BOERO.) E l'oltraggio contenuto nell'articolo 2 e nell'impianto iniziale di questa legge è disconoscere questa grande complessità, questa meravigliosa complessità della Sardegna che si è data storicamente fortuna, una dimensione nazionale e si vuole sfuggire come vuole Bossi sfuggire e con questa specie di legge si vuole sfuggire al senso di nazionalità italiana confondendo cose che non devono essere assolutamente confuse. Non si può che essere contrari a questo modo di procedere e annuncio fin d'ora che un gruppo di veri studiosi della Sardegna, e conoscitori della Sardegna, dentro e fuori questo Consiglio regionale, sta preparando una vera proposta di legge per la promozione globale della cultura e di tutte le valenze della nostra isola, in sintonia con le stesse valenze e con la vera cultura della nostra isola; non questo giochino clientelare, propagandistico per dire che si fa finalmente qualche cosa, ma la si fa molto male e in totale ignoranza delle varie valenze culturali e vari idiomi della Sardegna, con tutto ciò che ne consegue e che tranquillamente e bellamente ha esposto il mio collega Frau. Ma è altamente illuminante il modo in cui il professore relatore ci ha veramente dimostrato perché, per come con una grande relazione i vari emendamenti, che hanno il solo torto di avere la targa di Alleanza Nazionale, non vengono accolti. Sono rimasto esterrefatto dalla dotta, grande argomentazione, da tutto quello che ha detto, si è dilungato, si accendeva sempre la lucina rossa, perché ha occupato un tempo incredibile per dire che stavamo dicendo cose sbagliate sull'emendamento 23, 30, 34. Ha dato un esempio di capacità, di democrazia, di confronto, un oltraggio anche ai lavori parlamentari.

ZUCCA (Progr. Fed.). Delle mie (?) non è autorizzato a parlarne, onorevole Boero, pensi alle sue.

BOERO (A.N.). Io sono autorizzato a parlare di tutto ciò che si esprime qua dentro da parte dei colleghi in dissenso da ciò che esprimono i colleghi, e non sarà lei con la sua ignoranza di sardo a pormi il silenzio.

PRESIDENTE. Onorevole Boero, la richiamo all'uso di termini parlamentari. La sto richiamando perché nella sua esposizione non si rivolga al collega Zucca in termini oltraggiosi.

BOERO (A.N.). Il collega Zucca, come qualunque altro collega, rispetti il diritto di parola e io rispetterò qualunque collega. Allora quando io stigmatizzo su un modo comportamentale di qualunque relatore della maggioranza, quello di non dire neanche una virgola del perché non si accoglie questo o quell'emendamento, è un oltraggio ai lavori di quest'aula, è un modo marxista-leninista di dire: "manco ti considero, manco considero i tuoi emendamenti, non entro nel merito, non dico una parola, nulla". Si bocciano, non si accolgono. E' un modo marxista-leninista e chi perde la calma peggio per lui, io non la perdo. Però devo sottolineare questo modo oltraggioso, comportamentale di chi detiene una maggioranza, decisamente immeritata, con la speranza che il popolo sardo riacquisendo nei tempi, nei modi, nei luoghi, la propria dignità levi questa maggioranza nelle prossime occasioni a chi non merita di detenerla. Perché il confronto per quanto aspro, per quanto differenziato è l'elemento principale della democrazia e non lo vado a inventare certo io. Però pur non inventando niente di nuovo io chi sta deprimendo questo confronto, il senso del confronto democratico, dello scambio delle opinioni anche le più contrapposte è chi, relatore della maggioranza, batte in ritirata, non entra nei contenuti del confronto, e risponde semplicemente che non si accoglie. Ecco perché sono piuttosto severo con il collega, che per altri versi, in altri momenti, nella vita parlamentare come con tutti i colleghi veramente non ho niente di personale, lo stimo, è simpatico, ha una vena umoristica meravigliosa nella vita normale dell'istituzione. Però questo è un atteggiamento non accettabile, non lo accetto dal relatore Zucca, non lo accetto da qualsiasi relatore della maggioranza. Quando ci sono emendamenti si abbia la decenza di dire "no per questo", tre parole, non è che si deve fare un comizio. "No per questo, per questo e per quell'altro", ecco il confronto, al quale state prendendo un gran fugone. Allora il mio sospetto e non solo il mio sospetto è che è una legge che deve passare frettolosamente, che deve dare non so quali prebende a non so quali Soloni, professori e quant'altri, per poter mettere in piedi un impianto farraginoso che creerà grande destabilizzazione, grandi problemi di interpretazione di una legge che sarà da interpretare giorno per giorno per renderla pratica, ammesso che sia possibile rendere pratico un simile impianto di legge che ha affrontato troppo leggermente, troppo evasivamente il grande problema della difesa, della promozione, del rilancio della cultura sarda, non della lingua sarda. Ecco il grande disegno che non è stato affrontato. Questa legge io ieri ho detto che va ritirata, va ripensata, va integrata, va migliorata, va variata. Gli emendamenti vanno in quel senso lì, gli emendamenti proposti sono per evitare tutti quei grandi lati oscuri, di grande confusione. Non penso di essere facile profeta all'indomani della votazione, della messa in esecuzione di questa legge che avremo e avremo tanto da ridire, sulla quale i sardi avranno tanto da lamentarsi, tanto da rimproverare ancora una volta quest'aula di aver fatto un aborto di legge su una cosa importantissima che è la nostra vita, la nostra essenza vera, reale di sardi. Non possiamo mettere l'uno contro gli altri popolazioni, idiomi, modo di sentire e di parlare che compongono il meraviglioso mosaico della Sardegna che nella sua splendida diversità ha messo insieme un mosaico unico al mondo. Io oso definire, ma non solo io, l'ombelico del mondo, del Mediterraneo, la Sardegna. E invito sempre a leggere, chi non l'ha letto, il libro di Marcello Serra "Sardegna quasi un continente", siamo quasi un continente; non possiamo ridurci a questa leggina, ad oltraggiare questo grande continente che è la Sardegna. Ecco perché va ripensata, ecco perché l'articolo 2 va soppresso come andrebbe soppressa tutta questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, non intervengo certamente in qualità di esperto in materia linguistica perché non lo sono. Ciò nonostante ritengo doveroso far notare qualcosa che a me disturba, non lo so se ci sia anche qualche altro consigliere che sente uguale impressione. All'inizio, primo comma dell'articolo 2 "ai sensi della presente legge, la Regione assume come beni fondamentali da valorizzare la lingua sarda riconoscendole pari dignità rispetto alla lingua italiana. Ecco, l'espressione che io cancellerei è: riconoscendole pari dignità rispetto alla lingua italiana. A parte il fatto che credo che molti di voi abbiano già messo in evidenza che una lingua sarda non esiste. Non abbiamo una lingua, noi abbiamo tutta una serie di, chiamatele, lingue o chiamatele dialetti, che però si diversificano notevolmente l'una dall'altra. Io credo che sia fra i pochi, in questo Consiglio, che ho avuto l'onore di avere, come prima lingua, non la lingua italiana ma la lingua sarda. Questa è la mia prima lingua. Perciò conosco il sardo e vi dico anche, a chi non conoscesse queste ramificazioni della lingua sarda, quali sono le difficoltà di apprendimento. Provate a leggere in dialetto. E se voi provate a leggere vi accorgete della differenziazione esistente, la diversità esistente, spesse volte, tra un paese e l'altro che distano, l'uno dall'altro, due o tre chilometri. Io conosco l'efficacia della lingua sarda, la potenza espressiva della lingua sarda; ci sono delle espressioni assolutamente intraducibili nella lingua italiana; perdono tutta la loro efficacia tradotte in lingua italiana. Quindi certamente sono per la tutela e la conservazione della lingua sarda, ma vi dico anche: chi meglio degli enti locali può curare la tutela e la conservazione della lingua e del patrimonio culturale sardo? Noi a livello regionale? Io credo di no. Noi dobbiamo legiferare, non c'è ombra di dubbio, però io ritengo che il modo di operare concreto debba essere attribuito non alla Regione ma agli enti locali, i quali sono in grado di seguire con attenzione la diversificazione esistente nella lingua sarda fra le diverse zone. E qualcuno ha messo l'accento, io non ho sentito parlare, in quest'Aula, mai, e ve lo ripeto, di Trexenta, Marmilla, Gerrei, credete che non abbiano una loro identità linguistica? Certamente ce l'hanno. Il fatto che molti vocaboli corrispondano a quelli usati a Oristano o a Cagliari non dice che non abbiano una loro identificazione e una loro diversificazione linguistica; non se ne è parlato. Io credo che se noi non stiamo attenti nell'inquadrare la lingua sarda in quattro cinque ramificazioni che potremmo anche determinare dei risentimenti dei sardi di una zona rispetto a quelli di altra zona. Ho sentito spesso parlare in quest'Aula di sviluppo economico secondo questa legge; vi confesso che qualche volta ho sorriso; ho sorriso perché lo sviluppo economico è legato alle scelte che noi non abbiamo fatto, non vogliamo fare, che quest'Aula non vuole fare, nonostante tutte le pressioni. Da qui deriva lo sviluppo economico. Tutt'al più l'approvazione, la realizzazione concreta di questa legge può determinare quel centinaio di posti (non lo so, ce lo diranno i proponenti) retribuiti, quindi il salario e lo stipendio per queste persone. Né mi pare di poter condividere questa importanza della legge rispetto al problema europeo. Io ritengo che oggi non siano in ansia, a Bruxelles, nella comunità per vedere se noi approveremo o non approveremo questa legge, e non sono in ansia neanche i sardi. Guardate i banchi del pubblico: non è gremita l'aula. Evidentemente il problema è più dei vertici che di base. Io credo che questo discorso dovrebbe accogliere la spinta che dà la base; non deve essere il vertice a determinare il tutto, perché se noi lo determiniamo come vertice, ovviamente può rimanere, un domani, lettera morta, e ho paura che rimarrà lettera morta. Questa legge voi l'approverete, sono convinto che l'approverete questa legge, io non sono contrario alla legge, sono contrario a questo tipo di formulazione e sono contrario a questa indicazione proprio quando si dice che la lingua sarda, la lingua sarda singolare, non le varie lingue sarde, avranno pari dignità della lingua italiana. Non diciamo cose che non sono vere, perché il popolo sardo non ce lo perdonerebbe.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io spero che il popolo sardo si ricordi precisamente di queste leggi che questo Consiglio, così sicuro e senza dubbi, altro che, senza dubbi, la maggioranza è senza dubbi, noi ne abbiamo tanti di dubbi, tanto è che avremmo suggerito di modificare la legge, senza alcun dubbio, con molta determinazione, sta portando al suo varo questa legge, che vedrà più che mai, a mio avviso, divisi i sardi su quale dialetto, ripeto, non parliamo e non si parla di cultura, così finalmente alla fine di questa tornata, quando la legge sarà veramente approvata, durante i lavori io ho avuto la tentazione di proporre al mio Capogruppo di ritirarci in buon ordine, e se il senso del dovere non avesse prevalso, lo avrei anche fatto. Ma stiamo qui a votare contro; contro non perché siamo contro la cultura sarda, lo sapete bene, contro perché abbiamo tanti dubbi che voi non avete. Io sono sorpreso di queste vostre certezze: la mancanza assoluta di dubbio. E mi complimento anche perché, insieme a tutte le chicche che porrete, che dovete elencare, per il compimento del dovere assolto nei confronti del popolo sardo, insieme al metano, insieme alle riforme dell'agricoltura, insieme a tutti i posti di lavoro, aggiungeremo anche insieme alla spendita di miliardi accantonati presso le nostre casse, che non vengono erogati, metteremo insieme anche questa chicca: la legge sulle lingue sarde e sulla pari dignità della lingua sarda con quella italiana. Più, apprendo oggi, che siamo una minoranza etnica, che noi sardi siamo una minoranza etnica, non siamo un popolo italiano che si colloca con l'Europa e in Europa, siamo una minoranza etnica. Questo io non lo accetto e credo che il mio Gruppo non lo voglia accettare e credo che molti altri consiglieri regionali, col mandato che hanno, dai sardi, non lo vogliano accettare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Signor Presidente, molto brevemente, perché non avrei niente da aggiungere rispetto a quello che ho detto, a quello che stanno dicendo i colleghi, ma una brevissima considerazione: tutti parliamo di difesa della lingua sarda ma nessuno in quest'Aula, in questi giorni, ha usato una delle tante parlate, forse perché è più facile o è più difficile scrivere prima e più facile parlare dopo, avrebbero dovuto darci eventualmente lo scritto in lingua italiana e poi, eventualmente, ascoltare l'intervento in limba, in dialetto. Sicuramente nessuno di noi avrebbe letto lo scritto in italiano, probabilmente molti di noi avrebbero perso buona parte dei concetti che i colleghi avrebbero espresso in limba o in dialetto. Quindi ecco il perché, quindi già questo... Vi ho detto, per esempio, che mi sarebbe piaciuto fare l'intervento in sassarese, ho preparato lo scritto in italiano, purtroppo, nonostante da quarant'anni viva a Sassari, non lo so parlare, nonostante mi senta sassarese e ho di quella sassareseria zappadorina, come si dice, il tutto, ed è ecco quindi anche la difesa eventualmente di quella parlata. Non lo so assolutamente parlare, capisco buone cose del sassarese, non l'ho potuto fare. Questa è la prima considerazione che volevo fare.

Seconda considerazione: qualcuno ha detto, è stato detto in Commissione, quanto questa legge sia attesa, poi mi è stato detto che è attesa dai soliti cinque, sei, sette soloni che attendono fuori, magari con le borse piene di scritti, di grammatiche, qualcosa del genere, inventato, perché aspettano di dividere la torta.

Quindi gente che aspetta, però vedo che il popolo, è vero che non ci siamo e non siamo moltissimi qui, anche questo è grave, il popolo sardo qui non c'è perché ha altri problemi che non quello dell'espressione, di poter andare in un ufficio ed esprimersi. Tenete presente che i nostri padri più anziani quando sono andati negli uffici pubblici e se qualcuno di questi non sapeva usare l'italiano, che spessissimo sapevano usare molto bene, potevano tranquillamente esprimersi nella loro parlata e sicuramente qualcuno riusciva a capire qualche cosa.

Dicevo, il popolo sardo ha altri problemi oggi: sono problemi di occupazione, di sopravvivenza, queste cose le ho già dette.

Terzo: vorrei leggere che cosa hanno detto due ministri della Repubblica italiana, uno continentale e uno sardo, a proposito dell'insegnamento della lingua e dell'uso della lingua. Il ministro Giancarlo Lombardi, in Sardegna nel giugno 1995, a proposito di chi gli diceva qualcosa sulla validità dell'insegnamento del sardo, diceva questo: "Credo profondamente nei valori culturali locali, ma direi che l'insegnamento del sardo non rientra fra le priorità. E' giusto rivendicare l'identità culturale, ma guai se questo viene pagato con un ritorno al passato. Le mie perplessità riguardano soprattutto l'enfasi posta intorno al problema della lingua sarda, anche se ho piena disponibilità per lo studio della cultura locale.". L'ex ministro Lombardi diceva queste cose, buona parte delle quali sono le cose che noi abbiamo detto in questi giorni. Ma, qualcuno potrebbe dire: il ministro Lombardi è continentale, ce l'ha con i sardi, al solito noi siamo sempre trattati male per quello che si dice, però, qualche cosa del genere l'ha detta l'onorevole Berlinguer. Io qui ho un ritaglio di giornale del 16 dicembre 1996, una lunga intervista al ministro Berlinguer. Dopo aver detto a proposito di programmi, di introdurre nei programmi la lingua sarda, eccetera, gli è stata posta questa domanda: "E così si arriverà a insegnare il sardo, ma quale sardo, signor Ministro?" "Già - risponde - quale sardo, vorrò vedere se i cagliaritani lasceranno il posto al logudorese, o se i logudoresi lasceranno il posto al gallurese o al sassarese.". Queste cose le diceva un ministro della Repubblica italiana nato in Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, mi corre l'obbligo, innanzi tutto, di fare una precisazione: i colleghi di Alleanza Nazionale, quando parlano su questo argomento, e fanno delle affermazioni che possono apparire in contrasto con la linea ufficiale del Gruppo, così come è stata delineata in questa sede, lo fanno esclusivamente a titolo personale, perché quando si dice che esiste la lingua sarda e contemporaneamente non esiste o che ne esistono di più, evidentemente c'è una contraddizione. Poiché ognuno di noi è affezionato alle proprie radici, alle proprie origini, si corre il rischio che ciascuno di noi, qualora venga affermata l'esistenza effettiva di una lingua sarda, ritiene sicuramente che la lingua sarda sia quella di sua origine. Per cui io posso ritenere che la lingua sarda è quella della Trexenta, perché sono nato in Trexenta, ma il sassarese dirà sicuramente che se esiste una lingua sarda quella è il sassarese, altrettanto dicasi per il cagliaritano e il nuorese. Io sono consapevole, perché si è visto già dal dibattito generale e dalle dichiarazioni in quest'aula, che sicuramente questa legge andrà in porto così come è stata licenziata dalla Commissione, a nulla servendo gli eventuali aggiustamenti o ampliamenti e integrazioni che verranno fatti nel corso di questa discussione, però non è detto che quando si ha anche la consapevolezza che una determinata battaglia può andare persa non è che non si debba ugualmente combattere, si deve combattere portando le argomentazioni a sostegno delle proprie tesi, si deve sostenere anche vivacemente l'argomentare delle proprie tesi, naturalmente senza lasciarsi andare ad episodi che evidentemente non sono pertinenti all'argomento in discussione. Mentre ascoltavo gli altri interventi sulla discussione dell'articolo 2 e degli emendamenti mi venivano in mente due idee. La prima è di carattere generale, e mi sono chiesto: una legge che addirittura disciplina, fissa, stabilisce principi fondamentali, che assume come valori fondanti della stessa autonomia della Sardegna determinati beni, determinati valori, è o non è un argomento che possa eventualmente attenere alle regole fondamentali? Cioè, se noi veniamo chiamati a partecipare a decisioni congiunte quando si tratta di discutere se fare senza la logica, sfuggendo alla logica maggioranza e opposizione, quando si deve discutere se dare un determinato parere sulla proposta di riforma costituzionale dello Statuto o dello Stato, questo argomento non è forse ugualmente importante quanto quello che è scritto nello Statuto, non attiene forse alle regole fondamentali di questa Regione? E, se così è, perché questa deve sfuggire a questa logica, a questa regola che è stata affermata e che si vuole continuamente affermare e che noi siamo stati sempre disponibili e continuiamo ad essere disponibili a che venga applicata, e invece debba essere soggetta alla logica perversa di maggioranze più o meno organizzate e opposizione? Possibile che su questa legge non una ipotesi, non una proposta, non una idea per quanto marginale di Alleanza Nazionale possa trovare uno spazio, non per attenuare, per alleggerire il coso, ma per dare la sensazione o almeno l'impressione che, sì, anche in questo caso si sta parlando di regole o di cose fondamentali. Perché se così non è allora non è una cosa fondamentale, e allora mi sorge il sospetto che qualche critica fatta da qualche collega sia, anche sulle finalità diverse da quelle che io almeno ritengo di obiettivo, di livello diverso, qualche collega ha indicato. Se poi noi, come è stato sottolineato da molti, si indica al singolare la lingua sarda, si indica al singolare, ma siamo certi che sia una battaglia di libertà? Le battaglie di libertà possono essere rivolte in questo caso verso l'esterno, ma internamente, cioè all'interno della Sardegna è battaglia di libertà l'imporre o creare le condizioni che anno dietro anno le parlate di maggiore peso, di maggiore consistenza numerica possono imporsi? Perché il sassarese, è stato scritto anche nell'emendamento, è definito - come il logudorese del resto - dialetto, però si dice è dialetto italiano, ma nel contesto risulterebbe un dialetto, ma se è la lingua tutelata, cioè la parlata che ha dignità di lingua, il dialetto come può trovare una sua tutela di pari dignità? E' piuttosto un po' intrecciato male tutto questo discorso. E perché richiamarsi ai principi della carta delle minoranze etniche, perché? Che significa? Allora ha ragione l'onorevole Biggio, perché se noi ispiriamo la nostra azione politica alla carta delle minoranze etniche, quelle europee, quella è volta a tutelare le minoranze etniche, cioè i tedeschi che stanno in Italia, i francesi che eventualmente stanno in Italia, gli italiani che stanno in Jugoslavia o che stanno in Svizzera e gli italiani, se ce ne sono, che stanno in Francia, non gli italiani che parlano italiano e sardo. Insomma io non ho ancora capito veramente di che razza sia, sono nato in Sardegna, ho anche parenti che hanno scritto, sono autori di commedie sarde, sono nato in sa bidda e "ziu Paddori", l'autore è mio zio, so parlare il sardo, sono compaesano di Desiderio Casu e quindi sa che io non sto dicendo bugie. Ho detto ieri che penso in sardo, mi hanno detto che sono italiano, a oggi mi si dice che se sono italiano non sono sardo, se sono sardo non sono italiano, mentre io ritengo di essere un italiano di Sardegna, come si può dire, cioè mi si sta creando un sacco di confusione e io, caro onorevole Zucca, non ho preoccupazioni per il futuro perché io non ce le ho, io ho compiuto 60 anni in questo 1997, per cui non è che devo vedere le cose in una prospettiva personale, io devo vedere le cose in una prospettiva per gli altri, per i figli, per i nipoti, eccetera. Quindi io non sono preoccupato del fatto che si possa disgregare lo Stato, l'unità nazionale, oggi, per la mia persona, ma per i miei figli, per i miei nipoti, ma anche per voi, per i vostri figli e per i vostri nipoti, non per i miei e non soltanto per i miei.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 23. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 24. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 31. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 30. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 26. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 25. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 27. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 15. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 28 è decaduto, così come l'emendamento numero 32.

Metto in votazione l'emendamento numero 29. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 6 è stato ritirato.

Metto in votazione l'emendamento numero 33. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

LODDO, Segretario f.f.:

Art. 3

Compiti della Regione

1. Per il perseguimento delle finalità e degli obiettivi enunciati agli articoli 1 e 2, la Regione Autonoma della Sardegna predispone e realizza, anche in raccordo con le istituzioni pubbliche ed eventualmente con soggetti privati, le adeguate strumentazioni conoscitive ed operative e garantisce ai cittadini singoli, o comunque organizzati nelle forme di legge, i mezzi e le condizioni reali per l'esplicazione dei rispettivi linguaggi.

2. In particolare, la Regione:

I. garantisce - regolandone le istanze, le finalità e i programmi - la più ampia partecipazione degli enti locali, delle forze sociali, della scuola, degli organismi culturali pubblici e privati, alla programmazione culturale regionale;

II. predispone e coordina programmi di intervento annuali e pluriennali relativi ad attività e iniziative culturali;

III. garantisce la tutela e la fruizione - in particolare attraverso la catalogazione e la conservazione - del patrimonio culturale regionale;

IV. promuove, valorizza e coordina i servizi idonei al raggiungimento delle finalità della presente legge ed assicura, alla rete da essi formata, efficienza, economicità e tempestività;

V. programma gli obiettivi generali da conseguire e le connesse innovazioni tecniche, utilizzando a tal fine anche gli strumenti previsti dalla vigente legislazione regionale.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.

LODDO, Segretario f.f.:


PRESIDENTE. Per illustrare gli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Frau.

FRAU (A.N.). Brevemente, onorevole Presidente, inizio dall'emendamento numero 35. Con quest'emendamento abbiamo chiesto che dopo la parola "linguaggi" si aggiunga "di origine", questo per significare che esistono molte parlate, affinché non ci siano quindi delle prevaricazioni nei riguardi delle parlate regionali, perché l'articolo 3 parla dei compiti della Regione e quindi per il perseguimento di queste finalità dice: "La Regione sarda dà i mezzi e le condizioni reali per l'esplicazione dei rispettivi linguaggi", aggiungiamo "linguaggi di origine" perché se uno si sposta da un punto all'altro della Sardegna anche questo deve essere tutelato. Per quanto riguarda l'emendamento numero 34 abbiamo chiesto la soppressione delle parole "forze sociali". Crediamo che in questo coso lasciando fuori i sindacati che non dovrebbero entrarci per niente, almeno questo, speriamo che non si mettano a discutere di che cosa si deve fare nelle scuole, di che cosa si deve fare negli uffici pubblici, di come si deve parlare. Eventualmente se questo non dovesse passare, allora l'emendamento numero 36 dopo le parole "forze sociali" aggiungere le parole "e politiche". Perché no? Perché se ci sono i sindacati non ci debbano essere anche i partiti politici.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca, relatore.

ZUCCA (Progr. Fed), relatore. L'emendamento numero 36 non si accoglie. L'emendamento numero 35 invece si accoglie. L'emendamento numero 34 non si accoglie.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta esprime lo stesso parere del relatore della Commissione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Meravigliato del fatto che statisticamente uno su tre emendamenti venga accolto, rimango colpito ugualmente dalla dovizia di argomentazioni poste a spiegare perché il 34 non si accoglie, il 35 si accoglie e il 36 non si accoglie. Più di un collega ha espresso l'amara constatazione che non vi è pubblico, non vi è attenzione nei sardi per questa legge, comunque io personalmente l'abbia considerata prima, e continui a considerarla, comunque importante nella sua negatività o nella sua positività a seconda delle ottiche dei colleghi qui presenti, i sardi nella espressione della cultura, delle persone che dovrebbero avere comunque attenzione a questa legge, positiva o negativa, non sono presenti. Meno male che non sono presenti, per fortuna che non sono presenti, perché se volessero capire il come si costruisce e eventualmente si modifica il perché un testo di legge nella sua meccanica, nei suoi emendamenti o meno, non capirebbero niente. Capirebbero "si accoglie o non si accoglie". Quindi molto più pacatamente di prima, chiedendo comunque scusa se ogni tanto provocato, interrotto, mi lascio andare a qualche aggettivazione colorita e troppo pesante, comunque pacatamente ma fermamente lamento e continuo a lamentare questo modo di procedere che non è né democratico, né esplicativo, non è certo gratificante al modo dei lavori di quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io capisco poco l'emendamento numero 34 perché si parla tanto che questa storia della lingua sarda sarebbe argomento gradito ad alcuni Soloni, poi quando si scrive una norma che impone una ampia partecipazione sociale, si cerca di tagliare questa norma. Non capisco perché si voglia tagliare le forze sociali, perché resterebbero soltanto le istituzioni come gli enti locali e la scuola o gli organismi culturali pubblici e privati che credo siano dominio di quei Soloni di cui si lamentava la strapotenza. Credo che la partecipazione delle forze sociali a una gestione collettiva dei problemi, alla programmazione delle attività previste di questa legge sia un elemento essenziale. E non capisco neppure l'emendamento numero 36 che parla di aggiungere alle forze sociali quelle politiche. I partiti politici hanno un loro ambito di attività; secondo la Costituzione italiana sono lo strumento di partecipazione dei cittadini alla vita politica. Il partito politico di per se stesso non deve prendere decisioni pubbliche, è lo strumento perché le strutture pubbliche prendano decisioni. A livello di enti locali, come a livello regionale, chiaramente le decisioni che vengono prese sono ispirate dai partiti politici, ma sarebbe profondamente un errore trasformare le istituzioni in qualche cosa di sottomesso ai partiti politici. E' stato l'errore della prima repubblica in cui una costituzione di fatto ha prevaricato questo, è diventato un regime dei partiti e non un regime in cui le istituzioni erano ispirate ai partiti che erano lo strumento di trasmissione della volontà dei cittadini nelle istituzioni. Per cui mi dichiaro contrario ai due emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io mi richiamo sempre a quella affermazione che ieri mi ha colpito del collega Scano, sul dubbio che avrebbe dovuto colpire noi e che non colpisce assolutamente mai le forze della maggioranza. E mi sono anche già complimentato. A noi ci ha colpito e abbiamo avuto il dubbio, tant'è che abbiamo presentato emendamenti con una certa articolazione motivata. Perché questa osservazione condivisibile dell'onorevole Bonesu sulla partecipazione delle forze sociali, va bene e andrebbe benissimo se per forze sociali si intendessero tutte, in particolare quelle sindacali, tutte. Ma è operazione di regime, io nel dubbio tale la considero o potrei essere portato a considerarla tale in quanto poi le interpretazioni che vengono date sono di un certo tipo; quindi anche in questa riga se vogliamo, in queste due righe sono contenute argomentazioni e scelte precise che nulla hanno a che fare con la pluralità di soggetti che possano partecipare alla diffusione e alla conservazione della nostra cultura. Questo volevo sottolineare e questo osserviamo ancora una volta complimentadoci sempre per la vostra ritrovata, perfetta unità.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 34. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 35. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 36. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

FRAU, Segretario f.f.:

Titolo II

STRUMENTI OPERATIVI

Art. 4

Servizi di ricognizione, catalogazione e conservazione del patrimonio culturale

1. La Regione Autonoma della Sardegna, in conformità alle norme fondamentali di riforma della pubblica amministrazione, sancite dalla legislazione statale, fatti salvi i principi statutari, emana apposite leggi di settore dirette a costituire, anche con riferimento alle esigenze di riequilibrio territoriale, una rete di servizi di ricognizione, catalogazione, conservazione, tutela e fruizione del patrimonio culturale regionale.

2. Tali leggi di settore dovranno, in particolare, prevedere e disciplinare i seguenti sistemi ed organismi, anche in ordine alle modalità di selezione del personale agli stessi preposto:

I. il Sistema bibliotecario e documentario della Sardegna, costituito:

A. dall'insieme delle biblioteche, degli archivi, dei centri di documentazione, pubblici e privati che, oltre ai compiti ad essi connaturati, garantiscano la raccolta organica della produzione editoriale sarda e sulla Sardegna, la sua conservazione, valorizzazione e fruizione, anche con l'ausilio delle nuove tecnologie;

B. dalla raccolta, catalogazione e archiviazione, in fotografia, diapositive o microfilm, della documentazione storica relativa alla Sardegna, custodita negli archivi sardi, delle altre regioni italiane e dei Paesi esteri, in particolare dell'area mediterranea;

C. dalla raccolta, catalogazione e conservazione della documentazione audiovisiva e di quanto prodotto con linguaggi mass-mediali sulla Sardegna;

D. dalla Libreria della Regione Autonoma della Sardegna, che cura la diffusione, tramite vendita, delle iniziative editoriali promosse dall'Amministrazione regionale, concernenti l'attività legislativa ed amministrative della Regione ed i relativi atti di programmazione, nonché le problematiche di generale interesse per la Sardegna, comprese quelle formanti oggetto della presente legge;

II. il Sistema museale e monumentale della Sardegna che:

A. cura la valorizzazione, la crescita e la fruizione, diffuse e coordinate, dei musei e delle pinacoteche, nonché dei beni storici, archeologici, antropologici, artistici, architettonici, paesaggistici ed ambientali, meritevoli di tutela e di memoria collettiva esistenti in Sardegna, anche favorendo la nascita di nuove raccolte espositive;

B. promuove studi e ricerche sui centri storici della Sardegna, per la loro valorizzazione e tutela;

III. il Sistema delle tradizioni popolari della Sardegna, che si avvale dell'Istituto Superiore Regionale Etnografico (I.S.R.E.), cui vengono affidate specifiche funzioni.

PRESIDENTE. All'articolo 4 sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.

FRAU, Segretario f.f.:


PRESIDENTE. L'emendamento numero 12 è ritirato. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare gli emendamenti numero 37 e 38.

FRAU (A.N.). Si danno per illustrati.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.

ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Non si accolgono entrambi gli emendamenti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta non accoglie entrambi gli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, fintanto che continuerà questo modo di spiegare le motivazioni per cui non si accolgono o si accolgono gli emendamenti mi sento in dovere, costantemente, di lamentare questo modo assai democratico di procedere. Gli emendamenti comunque hanno una loro ragione, anche se non condivisa dal relatore e dalla maggioranza, se emendamenti ovviamente proposti dalla minoranza, e quando capita che ci sono emendamenti proposti dalla Giunta o ritirati o portati avanti dalla maggioranza e dalla Giunta, sarebbe interessante sapere perché per come tali emendamenti vengono portati avanti o ritirati per cercare di capire l'iter, il meccanismo, l'impianto, la ratio che porta avanti un testo di legge. Le definizione che ho dato di questo testo di legge non le ripeto, le confermo nella loro sostanza, continuo a lamentare questa metodologia e continuo a ringraziare il fatto che i sardi danno loro, con la loro assenza, il senso e il valore di questa legge, e comunque la fortuna che non sono presenti perché non capirebbero mai il vostro e non il nostro di Alleanza nazionale, modo di procedere, sempre in dispregio di un corretto e democratico confronto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Chiedo scusa per essere stato colto impreparato. Ora, quello che ha detto poc'anzi l'onorevole Boero viene compiutamente e formalmente e decisamente da me sottoscritto con riferimento all'emendamento numero 38, perché se viene confrontato con il testo della legge ci si rende conto che, in realtà, è un emendamento che lo semplifica, cioè si era talmente abituati a veder chissà quale cosa nascosta che forse è sfuggito alla Commissione. Perché sinceramente io leggendo il primo comma dell'articolo 4 confesso di non averlo capito, e una volta che l'ho capito, e capendolo dico che non capisco per quale motivo, mentre da un lato si rivendicano le funzioni e le prerogative della Sardegna, dall'altro invece ci si affida a principi e a leggi nazionali eccetera. In realtà la formula "in conformità alle norme fondamentali di riforma della pubblica amministrazione sancita da leggi statali" cioè che cosa vuol dire, fatti salvi poi ... attenuato e messo in relazione eccetera. In materia di ordinamento, per quanto riguarda la disciplina, il personale, eccetera, fatti salvi i principi delle leggi eccetera, cioè sono lì, i principi dell' ordinamento, cioè sono scontati, questo è scontato che debba essere così, è una cosa superflua. Per cui io mi ero permesso di rendere più semplice la norma dicendo semplicemente che la Regione autonoma della Sardegna, con leggi successive, disciplina questo questo eccetera. Cioè le stesse cose che sono contenute qui, non c'è né una cosa in più né un oggetto in meno, era soltanto un emendamento che era volto costruttivamente alla semplificazione della norma e che, evidentemente, è stato superficialmente esaminato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Zucca. Ne ha facoltà.

ZUCCA (Progr. Fed.), relatore. Mi corre l'obbligo di contraddire molto garbatamente l'onorevole collega Masala quando dice che non aggiunge niente e non toglie niente all'articolo originario il loro emendamento numero 38. Non è vero che non toglie niente, toglie una cosa molto importante, ed è questo il motivo che ci porta a non accettare quell'emendamento, perché noi diciamo "anche con riferimento alle esigenze di riequilibro territoriale", e non è un piccolo dettaglio. Questa parte è completamente scomparsa dal vostro emendamento, ecco perché non riteniamo di doverlo accettare.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 37. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 38. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'articolo 5 è soppresso. Si dia lettura dell'articolo 6.

CONCAS, Segretaria:

Art. 6

Osservatorio regionale per la cultura e la lingua sarda

1. Per il conseguimento delle finalità di cui alla presente legge, è costituito presso l'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, l'Osservatorio regionale per la cultura e la lingua sarda, di seguito denominato Osservatorio.

2. L'Osservatorio è organo consultivo dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e propone indirizzi generali per il perseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 1.

3. Esprime inoltre il parere sul Piano di interventi previsto dall'articolo 13, comma 1, nonché, annualmente, proprie valutazioni sull'attività svolta per il perseguimento dei suindicati obiettivi.

4. L'Osservatorio è presieduto dall'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo sport ed è composto da:

a) cinque studiosi delle discipline indicate all'articolo 17, di riconosciuto e comprovato prestigio nella vita culturale sarda, eletti dal Consiglio regionale con voto limitato a tre;

b) un rappresentante per ciascuna delle Università della Sardegna, designati dai rispettivi Senati accademici;

c) i Soprintendenti archeologici della Sardegna;

d) i Soprintendenti per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici della Sardegna;

e) il Soprintendente archivistico della Sardegna;

f) il Soprintendente scolastico per la Sardegna;

g) i Provveditori agli Studi delle Province Sarde;

h) un rappresentante della Pontificia facoltà teologica, designato dal collegio dei docenti;

i) il Presidente dell'Istituto Regionale di Ricerca, Sperimentazione e aggiornamento educativo (I.R.R.S.A.E.).

5. Le funzioni di segretario dell'Osservatorio sono svolte da un funzionario dell'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, di qualifica non inferiore alla ottava.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati sei emendamenti. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per illustrare gli emendamenti.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, iniziamo dall'emendamento numero 39, variazione del titolo, indubbiamente secondo quella che è la nostra filosofia per noi deve restare l'osservatorio regionale per la cultura e chiaramente deve sparire la dicitura "e la lingua sarda". Lo stesso discorso lo debbo fare per l'emendamento numero 40, in cui si prevede l'istituzione di questo osservatorio regionale per la cultura e no, quindi eliminando ancora una volta la dizione "e la lingua sarda".

L'emendamento numero 42 propone invece, fermo restando il numero di cinque, che questi cinque studiosi, così erano chiamati nell'articolo 6, ma studiosi delle discipline indicate dall'articolo 17, noi proponiamo che questi cinque esperti eletti dal Consiglio regionale con voto limitato a tre, siano cinque esperti al di fuori delle discipline indicate nell'articolo 17. Per quanto riguarda l'emendamento numero

41, ricordiamo che i commi due e tre dell'articolo 6, in cui si dice che questo osservatorio deve esprimere pareri sul piano di interventi, eccetera, questo all'Assessore competente, chiediamo che le attività dei commi 2 e 3 siano sottoposte al parere preventivo della competente Commissione consiliare, in questo caso della Commissione ottava, affinché i Gruppi politici siano messi nelle condizioni di conoscere che cosa ha fatto questo osservatorio, che cosa vuol fare, che parere eventualmente ha dato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 11, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. L'emendamento numero 11 si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 9.

BONESU (P.S.d'Az.). L'emendamento viene ritirato...per cui è stato presentato qua si è detto che la situazione linguistica e culturale della Sardegna è estremamente frammentata, per cui si ritiene che nell'osservatorio vi debba essere la rappresentanza delle situazioni locali, ritengo, a livello provinciale, per cui sia come strumento di partecipazione degli enti locali, sia come espressione delle subculture all'interno della Sardegna, è opportuno che nell'osservatorio vi siano queste presenze.

Vedo che l'istanza è recepita dalla Giunta nell'emendamento numero 11, pertanto, essendo assorbita, l'emendamento numero 9 viene ritirato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Zucca.

ZUCCA (Progr.Fed.), relatore. L'emendamento numero 39 non è accolto per le ragioni che sono state a priori espresse già nella relazione introduttiva, che è anch'essa portatrice di una filosofia antitetica per questi aspetti all'altra che invece sottende questo emendamento come tanti altri.

L'emendamento numero 40 non è accolto, l'emendamento numero 11 è accolto, l'emendamento numero 42 non è accolto, l'emendamento numero 41 non è accolto e l'emendamento numero 9 è stato ritirato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Non si accolgono gli emendamenti numero 39, 40, 42 e 41 e naturalmente ripropone il suo emendamento numero 11.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, non me ne vogliano i colleghi, ma c'è effettivamente qualcosa che non quadra. L'emendamento numero 42 dice che "cinque esperti vengono eletti dal Consiglio regionale con voto limitato a tre" è stato detto "non si accoglie". Questo l'ha detto sia il relatore, sia l'Assessore. E' grave che l'abbia detto l'Assessore dal momento che la stessa cosa ha recepito nell'emendamento numero 11. Quindi mi sembra che un attento osservatore avrebbe detto: badate che è stato già recepito e quindi è inammissibile, se passa quello evidentemente, se viene accolto l'emendamento numero 11, l'emendamento numero 42 è destinato a decadere, ma non si può dire di non essere d'accordo dopo essersi espressi favorevolmente nella pagina precedente.

Per quanto concerne l'emendamento numero 40, osservo che anche questo, ormai persa la battaglia dei titoli e anche sugli articoli fondamentali 1 e 2, non mantiene la medesima filosofia, ma è volto ad un processo di semplificazione. Ove si legga con attenzione l'articolo 6, nella sua globalità, si osserva che la competenza dell'Osservatorio è quella di svolgere i compiti per il raggiungimento delle finalità fissate nell'articolo 1, e l'articolo 1 indica la finalità che è quella dell'assunzione dell'identità culturale della Sardegna a bene fondamentale, eccetera, laddove non si parla di lingua se non per raggiungere quelle finalità, che non è il fine ma è uno strumento. Cioè nell'articolo 1 la lingua, o le parlate, le espressioni linguistiche non vengono indicate come fine ma vengono indicate come strumenti per raggiungere il fine. Ora è singolare che si confonda il fine con lo strumento. Se l'articolo 6 individua le competenze dell'Osservatorio, tutte dirette al raggiungimento della finalità di cui all'articolo 1, è sufficiente chiamarlo Osservatorio, perché tutto quello che deve fare è indicato e specificato con riferimento all'articolo 1. Quindi aveva una logica diversa da quella che il relatore affermava poc'anzi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, io veramente non capisco, al di là dei giochi e delle posizioni tra coloro i quali vogliono che la legge arrivi così come è stata esitata dalla Commissione e coloro i quali vogliono che qualche cosa possa essere rivista, probabilmente, anzi sicuramente, per migliorarla. Strano questo. Potremmo veramente arrivati a questo punto, io queste cose non le ho dette mai, prendere i piedi, andarcene tutti, perché tanto forse è anche più bello, anziché venire qui, ricevere un fax, eventualmente via fax mandare il nostro parere, favorevole o contrario o astenuto, e avremmo fatto così risparmiare tanti soldi a quel benedetto, tra virgolette, popolo sardo a cui noi ci rifacciamo sempre. Noi qui siamo per cercare di dare una mano, per migliorare, per far sì che questa legge, come tutte le altre leggi, possano essere utili alle nostre genti, almeno l'emendamento numero 41 io credo che poteva essere accettato. Che cosa dice l'emendamento numero 41? Che le attività di cui ai commi 2 e 3 sono sottoposte al parere preventivo della competente Commissione consiliare. Cioè tutta quella attività che deve fare questo benedetto Osservatorio non resti nel chiuso dell'Osservatorio stesso o nelle stanze dell'Assessorato competente. Questo volevamo dire e veramente mi fa specie, io capisco che l'Assessore abbia detto no, lo capisco, la trasparenza da molte parti non esiste o esiste poco, ma veramente mi fa specie, lo dico con la massima tranquillità, onorevole Zucca, io la stimo molto, non abbiamo mai bisticciato, perché se ci diciamo queste cose sono atti politici, ma se componenti della Commissione ottava, ma non solamente perché domani potrebbero essere i componenti di un'altra Commissione, non vogliono questo. Io credo che sia opportuno che la Commissione di competenza possa dare il proprio parere, possa vedere che cosa quest'Osservatorio ha fatto e che cosa vuole fare. Ecco, io pregherei eventualmente il collega Zucca e gli altri componenti della Commissione a rivedere questo e di chiedere veramente, credo che non comporti niente, comporterà eventualmente doversi riunire una mattinata, chiunque esso sia e vedere che cosa è stato fatto, così come facciamo, con la massima tranquillità, per tutti quegli atti che devono arrivare alla Commissione. Pertanto chiedo di rivedere questa posizione invitandovi ad approvare l'emendamento numero 41. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Presidente, mi riferisco all'emendamento numero 11. Io credo che sia un po' il cuore di quest'articolo. Tra l'altro l'emendamento, proposto dalla Giunta, semplifica molto le procedure, soprattutto i criteri e le rappresentanze della cultura sarda all'interno dell'Osservatorio. Individuo però una contraddizione all'interno dello stesso emendamento che cerco di riassumere in questo modo, da una parte c'è lo sforzo di portare all'interno di questo nuovo organismo che un po' sovrintende, non solo l'applicazione della legge, ma, tra virgolette, posso dire alla purezza dell'attività scientifica che attraverso questa legge si intende introdurre da una parte si porta dentro l'Osservatorio dei settori importanti della cultura sarda, e dall'altra, però, si introducono elementi che sottolineo come elementi, tra virgolette, di natura politica, cioè gli studiosi, i sovrintendenti o la rappresentanza delle sovrintendenze archeologiche, dei beni culturali, eccetera, un rappresentante del collegio dei docenti della Pontificia Facoltà Teologica, quindi uno studioso sicuramente, tra l'altro chiedo all'Assessore una specificazione, da questo punto di vista intende dire naturalmente della Pontificia Facoltà Teologica sarda, non so se è il caso di specificarlo, oppure se è dato per implicito, perché insomma potrebbe farlo anche una rappresentanza della Pontificia Facoltà Teologica perché quando si dice Pontificia Facoltà Teologica si intende quella che sta a Roma e non quella che sta in Sardegna, forse conviene specificarlo. Il punto f) e il punto g), mi riferisco in particolare al punto g) dell'emendamento, nel senso che il Presidente dell'ISRE normalmente è per sua natura un presidente di natura politica, appunto, è un presidente che viene eletto dal Consiglio regionale e l'origine della sua elezione e della sua indicazione è strettamente di natura politica, seppure attraverso un curriculum che ne dimostri le proprie capacità, ma non le capacità scientifiche naturalmente, ma un curriculum generale, mentre noi abbiamo necessità di introdurre dentro l'Osservatorio le capacità scientifiche soprattutto di quest'istituto. Non a caso è uno dei pochi enti regionali che ha due figure apicali al massimo livello, una figura amministrativa che è il coordinatore generale amministrativo e il coordinatore generale che si occupa della parte scientifica. Quindi credo che vada privilegiato questo; ma se c'è da approfondire questo aspetto mi rendo conto che non è possibile presentare in questo momento emendamenti, allora io chiederei all'onorevole Assessore e al Presidente del Consiglio se fosse possibile in questo momento sospendere la discussione di questo emendamento e riportarlo successivamente per tentare di trovare una soluzione a questo problema che ho posto.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni potremmo sospendere l'articolo, ma chiedo il parere dell'assessore Serrenti.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. In merito alle questioni poste dal collega Marteddu direi che possiamo anche considerarle accolte fin da adesso e possiamo anche superare il problema della sospensione. Quindi credo che limitatamente al problema dell'ISRE, le considerazioni fatte siano giuste, così come per il rappresentante della Pontificia facoltà specificare che si tratta di quella sarda mi pare opportuno; io ritenevo che fosse implicito e credo che lo ritenessero anche gli altri che hanno lavorato alla legge. Tuttavia sono d'accordo che una maggiore precisazione non guasta. Io poi avevo chiesto, Presidente, di parlare sull'emendamento 42. Posso farlo adesso o mi dà la parola dopo?

PRESIDENTE. Adesso ha domandato di parlare il consigliere Dettori Ivana. Ne ha facoltà.

DETTORI Ivana (Progr. Fed.). Presidente, colleghe e colleghi, vorrei brevemente intervenire sull'emendamento numero 41 per ricordare, perché altrimenti parrebbe che non si dicessero le motivazioni per cui non si accolgono gli emendamenti. Voglio dire qui che le motivazioni del non accoglimento dei diversi emendamenti i colleghi di Alleanza Nazionale le conoscono perché sono motivazioni di fondo della accettazione o meno di una legge che promuove e valorizza non solo la cultura ma anche la lingua. Quindi molto spesso sono legati a questo concetto fondamentale e pertanto come dire il collega Frau con il quale abbiamo lavorato per mesi insieme in Commissione e con il quale ci prendiamo scherzosamente in giro rispetto a questa questione. Per quanto invece concerne l'emendamento numero 41 vorrei ricordare al collega che abbiamo molto e tanto discusso in Commissione e tanto è vero vorrei riportare l'attenzione sull'articolo 13, comma due, nel quale è esplicitamente detto che il programma va approvato dalla Giunta ma su parere della Commissione competente. E questo quindi vale anche per i commi due e tre dell'articolo 6, per cui fra l'altro riferire in Commissione su una attività altamente specifica di uno strumento attuativo di quelli che sono i fondamenti della legge ci pareva eccessivo. Anche perché non dobbiamo dimenticare che il Consiglio e i componenti della Commissione hanno gli strumenti di indagine e di controllo che esistono già nei regolamenti del nostro Parlamento. Poi, fra l'altro, il collega forse non se n'è accorto, ma vanno sottoposti anche ad un esame preventivo. Diventa come dire veramente macchinoso e a mio parere qualche volta anche pericoloso perché significa quasi che noi abbiamo una attività di censura più che di controllo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Presidente, io davo per illustrato l'emendamento numero 11 e mi accorgo che forse avrei dovuto spiegare meglio, anche per le questioni che ha sollevato il collega Masala. In realtà che cosa abbiamo voluto fare? Nella stesura originale della legge, ma anche in quella poi proposta dalla Commissione è sfuggito un elemento che un osservatorio come strumento importante che avrebbe dovuto svolgere una serie di compiti che sono quelli di consulenza, di supervisione, di approfondimento, di attenzione costante verso il fenomeno complessivo, verso la questione complessiva, non poteva essere in mano per lo più a funzionari burocrati dello Stato. Se noi infatti valutiamo i sovraintendenti sia quello archeologico, che quello ai beni culturali che quello ai beni archivistici, altro non sono che impiegati, funzionari dello Stato. Questo era contrario al principio di carattere generale che voleva una gestione consapevole, conscia di tutti i problemi che riguardano le questioni legate alla cultura e alla lingua sarda e che quindi sarebbe stato più opportuno, anche per ragioni di tipo politico, è una legge che è fondamentalmente una legge sull'autonomia e non poteva essere gestita da una struttura a prevalenza esterna. Allora abbiamo ritenuto di dover far partecipare, piuttosto che i funzionari dello Stato, studiosi della materia. Cinque di questi sono nominati dal Consiglio regionale con voto limitato a tre, ma non parliamo e qui sta la differenza con l'emendamento numero 42, ma non parliamo di esperti genericamente, ma parliamo di studiosi nella accezione corretta del termine; il che significa di persone che hanno studiato, che hanno approfondito l'argomento, che magari hanno anche fatto delle pubblicazioni e viene anche detto che devono avere le esperienze e le conoscenze previste dal successivo articolo 17. Quindi abbiamo detto una cosa molto precisa e non quanto dice invece l'emendamento numero 42 che parla semplicemente di esperti. Non c'è, la prego di credere collega Masala, da parte della Giunta, ma credo, mi pare per come si è comportata fino ad adesso, anche la Commissione, un atteggiamento ostativo nei confronti dei contributi che vuole dare A.N.. quando gli emendamenti proposti da A.N. entrano anche in un ragionamento che mi accorgo essere diverso, l'impostazione mentale verso la legge è diversa, quindi è per questo che spesso gli emendamenti non sono conciliabili, ma quando questo fosse possibile le assicuro che da parte della Giunta non c'è un atteggiamento di rifiuto, siamo disponibili ad accettare tutti i contributi e le collaborazioni ma che siano nel senso di una visione che è quella che è stata abbondantemente esplicitata nella giornata di ieri e di oggi nei vari interventi illustrativi degli emendamenti stessi.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 39. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 40. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

Metto ora in votazione l'emendamento numero 11 con le modifiche relative al capo e) "un rappresentante della pontificia facoltà teologica della Sardegna e al punto g) invece che "presidente" "il coordinatore scientifico dell'Istituto superiore regionale etnografico". Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 42 è decaduto.

Metto in votazione l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 41. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 9 è stato ritirato.

Si dia lettura dell'articolo 7.

CONCAS, Segretaria:

Art. 7

Nomina e durata dell'Osservatorio

1. L'Osservatorio è nominato con decreto dell'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport dura in carica quattro anni.

2. La carica di consigliere regionale o di componente del Parlamento è incompatibile con quella di membro dell'Osservatorio.

3. I membri dell'Osservatorio possono essere riconfermati una sola volta, a meno che non siano nominati in relazione alla carica ricoperta. In caso di loro dimissioni, decadenza o sopravvenuta incompatibilità, l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport promuove gli atti per la sostituzione, secondo la procedura prevista per la nomina. I sostituti durano in carica sino alla scadenza dell'Osservatorio.

4. I membri dell'Osservatorio decadono qualora non intervengano, senza giustificato motivo, a più di tre sedute consecutive.

5. Qualora i rappresentanti di cui alle lett. b) ed h) dell'articolo 6 non vengano designati entro sessanta giorni dalla richiesta, l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport procede comunque alla nomina dell'Osservatorio e ne stabilisce l'insediamento.

6. Ai membri dell'Osservatorio, per la partecipazione alle sedute, spetta un gettone di presenza nella misura prevista dall'articolo 1, comma 2, lett. a) della legge regionale 22 giugno 1987, n. 27.

7. In sede di prima applicazione della presente legge, l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport provvede alla nomina dell'Osservatorio entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge stessa.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 8, 13, 43, 46, 47, 44, 45. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Sospendo i lavori per cinque minuti e convoco una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 11, viene ripresa alle ore 13 e 25.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo, riunitasi anche su proposta della Giunta, ha preso atto della volontà della Giunta di informare l'Assemblea su una problematica specifica e di particolare rilevanza che riguarda l'evoluzione e lo stato dei lavori della Commissione paritetica Stato-Regione sull'attuazione dello Statuto. In particolare, per quanto riguarda la maturazione dei due problemi che poi il Presidente dirà, che riguardano i controlli amministrativo-contabili e la possibilità di istituire punti franchi, zone franche nel territorio. Argomenti che verranno in qualche modo stralciati dal complesso del problema e possono andare avanti con la corsia preferenziale. Il Presidente e la Giunta hanno ritenuto utile, per un fatto di rispetto al Consiglio, informare il Consiglio, e i Presidenti di Gruppo hanno accettato questa possibilità di essere informati nel corso della seduta di stamattina, e poi la procedura che il Consiglio seguirà per dare il parere previsto statutariamente sulla bozza di norme di attuazione, prevederà una seduta di Commissione alla prima, quindi ne informo già il Presidente e i componenti della Commissione che avranno in carico, già da oggi pomeriggio, questo argomento, e con la preghiera di riunirsi, magari a fine serata, per istruire questo problema in modo da consentire (questo era l'accordo) di poterne discutere e votare già nella seduta di domani. Per quanto riguarda la prosecuzione dei lavori, andremo avanti tutta la giornata, secondo gli orari consueti, cioè fino alle 21, e riprenderemo domani alle 9 e 30 per concludere in una mattinata, magari anche lunga, di domattina, cioè andando anche ad oltranza, sino alle 14 o alle 15, se fosse necessario, insomma, finire nel primissimo pomeriggio di domani. Questa è l'impalcatura dei lavori, naturalmente per quanto riguarda l'ordine del giorno seguiamo quello che stiamo facendo, ascoltiamo adesso questa informativa, e riprenderemo dopo, alle 16 e 30, con la legge sulla lingua e la cultura sarda.

Comunicazioni del Presidente della Giunta regionale

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io ringrazio il Presidente della Conferenza dei Presidenti di Gruppo e i colleghi che mi danno la possibilità, a nome della Giunta, di fare questa informativa, sia pure brevissima, che vuole rappresentare un atto di rispetto nei confronti del Consiglio, prima che una notizia venga data pubblicamente su questi punti, ci è parso doveroso informare previamente il Consiglio regionale. La Giunta ha incardinato presso la Commissione paritetica una serie di argomenti che riguardano le norme di attuazione dello Statuto sardo. Gran parte di queste questioni proposte, prospettate e incardinate, provengono da specifiche sollecitazioni del Consiglio regionale, dopo una fase di stasi dovuta al ricambio dei componenti di designazione governativa nella Commissione, la Commissione stessa ha ripreso a lavorare e sono giunti a maturazione due temi fra quelli incardinati. Il primo è quello che riguarda (l'ha già ricordato il Presidente) la questione dei controlli sugli atti della Regione; il secondo è quello che riguarda l'attuazione dell'articolo 12 dello Statuto, cioè l'istituzione dei punti franchi doganali in Sardegna. Per quanto riguarda il controllo sugli atti della Regione, è stata approvata in Commissione paritetica una formulazione assai riduttiva che è quella derivante, peraltro, da tutta l'evoluzione della legislazione anche nazionale, che alle altre regioni si applica automaticamente ma che, per quanto riguarda la Sardegna, deve avere una specifica normazione con la procedura dell'articolo 56. Essa prevede che siano soggetti a controllo di legittimità, con esclusione di ogni possibilità di controllo di merito, esclusivamente gli atti regolamentari e quelli di attuazione dei regolamenti della Comunità Europea. Questo significherà una semplificazione e una accelerazione delle procedure, un'accelerazione anche della spesa e una maggiore responsabilizzazione complessiva delle istituzioni regionali, senza che venga comunque allentata la legalità degli atti. Il secondo punto concerne l'attuazione dell'articolo 12 dello Statuto che, come è noto, riguarda la previsione dell'istituzione dei punti franchi all'interno dell'Isola. Una prima formulazione, che era stata incardinata tempo fa, prevedeva l'istituzione dei punti franchi all'interno dei porti industriali e delle zone industriali ad essi collegati. Ora c'è stata una modificazione soltanto terminologica perché, nel frattempo, i porti industriali non ci sono più e comunque si è precisato che non si tratta di punti franchi in senso tecnico, ma si tratta di zone franche, perché in questo modo il regolamento CEE lo prevede. E' stata approvata una norma che dice che, in attuazione dell'articolo 12 dello Statuto, sono istituite zone franche, naturalmente, come ripeto, doganali, per quello che dirò subito, zone franche nei porti di Cagliari, Portoscuso, Oristano, Porto Torres, Olbia e Arbatax. Si dice anche di altri porti e di zone industriali che sono ad esse collegate o funzionalmente collegabili. Si prevede poi che la delimitazione venga effettuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta della Regione, mentre per quanto riguarda il porto di Cagliari, la delimitazione finora stabilita è quella contenuta nella planimetria allegata all'atto aggiuntivo dell'accordo di programma, del febbraio 1997, dove è già specificata una zona destinata espressamente ad accogliere la zona franca. Ora, come dicevo, di istituti franchi si parla in due sensi: il primo è quello dell'attuazione dell'articolo 12, che prevede esclusivamente zone franche doganali; il secondo è quello che riguarda più genericamente la possibilità di istituzione di zone franche di carattere fiscale. Si tratta di un doppio binario che la Regione sta percorrendo. E' arrivato a maturazione il primo, il quale non esclude il secondo, cioè non esclude che vadano avanti gli approfondimenti relativi alla possibilità anche di istituire una zona franca di carattere fiscale. Su questo punto naturalmente la prudenza deve essere maggiore in quanto la riduzione delle sovvenzioni fiscali è una misura che in qualche modo può andare a detrimento della percezione dei tributi che sulle stesse imposte (?) gravano. Perciò crediamo che sarà necessario, cosa che si sta già facendo, arrivare ben presto a una corretta valutazione del calcolo dei costi-benefici. Mentre, per quanto riguarda la possibili riduzione dell'IVA potremmo già essere favorevoli in quanto sull'IVA la quota della Regione è oggi all'incirca del 29-30 per cento, quindi si potrebbe chiedere che l'esenzione fiscale parziali gravi sulla quota di spettanza dello Stato. Comunque le zone fiscali doganali non solo non impediscono l'approfondimento della problematica relativa alla zona fiscale, ma, anzi, in qualche modo possono semplificarla. Il secondo istituto franco riguarda comunque una procedura più complessa che deve tenere conto anche di quanto dirà l'Unione europea, cioè è frutto di un negoziato e quindi richiede ulteriori approfondimenti.

La procedure prevede che le norme di attuazione siano approvate con decreto legislativo, decreto del Capo dello Stato, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e previo parere del Consiglio regionale. Ecco perché l'informativa all'interno di questa sessione, affinché venga valutata l'opportunità di prestare con celerità il parere del Consiglio regionale affinché tempestivamente la questione possa essere incardinata presso il Consiglio dei Ministri.

Non ci si deve nascondere che esiste qualche margine ancora circa la possibilità che il Consiglio dei Ministri possa approvare una estensione così rilevante delle zone franche della Sardegna, considerato che per altre località la zona franca doganale si è dovuta istituire con legge dopo battaglie abbastanza lunghe, come per quanto riguarda il porto di Napoli e quello di Genova, ma l'assenso comunque dato ai rappresentanti del Governo, in sede di Commissione paritetica, induce a ritenere che anche da parte del Consiglio dei Ministri ci possa essere una considerazione benevola.

Questo è quello che volevo comunicare, in nome della Giunta, al Consiglio in quanto riteniamo che si tratti di un risultato importante per tutte le istituzioni autonomistiche sarde.

PRESIDENTE. I lavori antimeridiani sono così conclusi. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 30. Ringraziamo il Presidente della Giunta per l'informativa, naturalmente la procedura dell'espressione sarà quella che ho già indicato.

La seduta è tolta alle ore 13 e 40.