Seduta n.105 del 20/07/2005
CV Seduta
Mercoledì 20 Luglio 2005
Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 6 luglio 2005, antimeridiana (100), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Sanjust, Contu, Lombardo hanno chiesto congedo per la seduta del 20 luglio 2005. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 1° luglio 2005, 5 luglio 2005 e 8 luglio 2005.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Disposizioni in materia di risorse idriche e bacini idrografici". (153)
(Pervenuto il 5 luglio 2005 ed assegnato alla quarta Commissione.)
"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2000 e del rendiconto dell'Azienda foreste demaniali della Regione per lo stesso anno". (155)
(Pervenuto l'8 luglio 2005 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2001". (156)
(Pervenuto l'8 luglio 2005 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2002". (157)
(Pervenuto l'8 luglio 2005 ed assegnato alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
SANCIU - LA SPISA - PILI - SANNA Paolo Terzo - RASSU - PETRINI - CONTU - SANJUST - LOMBARDO - MILIA - LICANDRO - DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - OPPI - AMADU - CAPELLI - CAPPAI - BIANCAREDDU - RANDAZZO - LADU - MURGIONI - ONIDA - VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO - CUCCU Franco Ignazio: "Norme in materia di bonifica e riordino dei Consorzi". (154)
(Pervenuta il 7 luglio 2005 ed assegnata alla quinta Commissione.)
MARRACINI: "Norme organiche per la disciplina, la programmazione e lo sviluppo delle attività di spettacolo dal vivo nella Regione autonoma della Sardegna". (158)
(Pervenuta il 13 luglio 2005 ed assegnata all'ottava Commissione.)
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione CHERCHI sull'individuazione dei siti per gli impianti di trattamento rifiuti nella Provincia di Oristano alternativi a Bau Carboni". (211)
(Risposta scritta in data 18 luglio 2005.)
"Interrogazione CASSANO sulla campagna di prevenzione degli incendi per l'anno 2005". (229)
(Risposta scritta in data 18 luglio 2005.)
"Interrogazione DIANA - LIORI sul funzionamento delle commissioni competenti alla determinazione del valore agricolo degli espropri". (234)
(Risposta scritta in data 18 luglio 2005.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'esonero dal pagamento dei medicinali per il morbo di Wilson". (256)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di revisione del calendario venatorio approvato recentemente". (257)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato della pratica relativa ai lavori del secondo lotto della strada Sassari-Alghero". (258)
"Interrogazione ARTIZZU, con richiesta di risposta scritta, sulle eventuali consulenze esterne all'Amministrazione regionale". (259)
"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sul licenziamento del signor Giovanni Chessa, notificato dalla società Sistemi idrici integrati srl". (260)
"Interrogazione CACHIA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di emergenza nel reparto di radiologia dell'ospedale Dettori di Tempio". (261)
"Interrogazione GIORICO, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di emergenza nell'ex carcere modello di Alghero". (262)
"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata regionalizzazione del CRS4". (263)
"Interrogazione DIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione dei contributi in favore dell'attività cooperativistica". (264)
"Interrogazione FLORIS Vincenzo - SANNA Franco - CORRIAS - BARRACCIU, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione temporanea dei vincoli sull'area del parco del Gennargentu". (265)
"Interrogazione SANJUST, con richiesta di risposta scritta, sull'impossibilità di accedere ai contributi per la lingua sarda da parte delle testate on line (delibera n. 32/2 del 13 luglio 2005)". (266)
"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'ipotesi di soppressione del Consorzio industriale di Olbia". (267)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interpellanza PACIFICO sul progetto presentato dalla società Ecoserdiana spa per l'ampliamento del modulo di discarica controllata per rifiuti non pericolosi dotato di impianto di biogas in località "Su Siccesu" nel Comune di Serdiana in Provincia di Cagliari". (101)
"Interpellanza CHERCHI Silvio sulla decisione della Giunta regionale di procedere allo scioglimento della società Porto Terminal Mediterraneo spa". (102)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Mozione URAS - BALIA - LICHERI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU - MASIA - CALIGARIS sullo stato economico-finanziario delle aziende agricole sarde che sono, ancora, in attesa dell'avvio e conclusione delle procedure di pagamento degli indennizzi relativi ai danni subiti dalle colture per virosi, dagli allevamenti a causa delle epidemie di lingua blu (con riferimento anche alle vaccinazioni) e della peste suina e per eventi calamitosi". (40)
PRESIDENTE.. Ha chiesto di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI ELISEO (La Margherita D.L.). Intervengo per chiedere una breve sospensione per consentire il completamento delle riunioni in corso sulla materia.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni aggiornerei i lavori alle ore 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 14 e 14, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
Discussione della Risoluzione sulle entrate della Regione (Risoluzione n. 3)
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. L'ordine del giorno reca la discussione della risoluzione numero 3 della terza Commissione sulle entrate della Regione.
(si riporta il testo della risoluzione:
TERZA COMMISSIONE PERMANENTE PROGRAMMAZIONE ECONOMICA E SOCIALE - BILANCIO - CONTABILITA' - CREDITO - FINANZA E TRIBUTI - DEMANIO E PATRIMONIO - PARTECIPAZIONI FINANZIARIE
composta dai consiglieri
SECCI, Presidente - RASSU, Vicepresidente - SALIS, Segretario - LADU, Segretario - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CAPELLI - CUGINI - DIANA - LICHERI - LA SPISA - MARROCU - OPPI - PINNA - SCARPA - VARGIU
approvata il 13 luglio 2005
RISOLUZIONE
Sulle entrate della Regione
PREMESSO che la ragione della forte carenza delle entrate, sofferta dalla Regione, particolarmente negli ultimi dieci-quindici anni, è da attribuire:
a) alla mancata attuazione dello Statuto relativamente:
1) alla non puntuale applicazione della Legge 13 aprile 1983, n. 122, attuativa dell'articolo 8;
2) al mancato rifinanziamento dell'articolo 13 dello Statuto;
b) al mancato rispetto dei vincoli di copertura statale alla spesa sanitaria;
c) alla mancata attuazione dell'intesa istituzionale di Programma dell'aprile 1999, con particolare riferimento all'A.P.Q. previsto dall'articolo 7, concernente la riforma del titolo III dello Statuto;
PRESO ATTO delle dichiarazioni rese in Commissione dal Presidente della Regione e dall'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio in merito ai problemi legati alla non puntuale attuazione della Legge n. 122 del 1983 ed alla copertura della partecipazione alla spesa sanitaria che determinano mancati introiti per un importo annuo di circa 600.000.000 di euro, corrispondente all'attuale disavanzo annuo di gestione del bilancio della Regione;
CONSIDERATO che:
- la soluzione dei sopraindicati problemi è attualmente oggetto di una verifica, in sede tecnica, tra il Ministero dell'economia e la Regione;
- la Commissione ha illustrato il problema ai Parlamentari della regione e, successivamente, nelle rispettive sedi istituzionali, agli Uffici di Presidenza ed alle Commissioni bilancio della Camera dei Deputati e del Senato;
- la soluzione del problema delle entrate inciderà positivamente sulla difficile situazione economico-finanziaria della Sardegna;
- per raggiungere lo scopo è necessaria una forte sensibilizzazione ed il sostegno di tutti gli organi istituzionali;
impegna il Consiglio regionale
1) a proseguire d'intesa con la Giunta regionale l'azione intrapresa per la corretta attuazione della legge 13 aprile 1983, n. 122 e della copertura della partecipazione alla spesa sanitaria;
2) a prendere tutte le iniziative necessarie per l'applicazione dell'articolo 13 dello Statuto e dell'Intesa istituzionale di programma tra il Governo e la Giunta regionale del 21 aprile 1999;
secondo le tematiche esplicate nell'allegato 1
Allegato 1
RISOLUZIONE
Sulle entrate della Regione
Le principali tematiche in relazione alle quali è necessario che la Giunta Regionale si attivi con opportuni interventi possono così sintetizzarsi:
1) l'attuazione della Legge n. 122 del 1983;
2) la copertura della spesa sanitaria;
3) l'applicazione dell'art. 13 dello Statuto;
4) l'attuazione dell'intesa Istituzionale di programma tra il Governo della Repubblica e la Giunta della Regione autonoma della Sardegna del 21 aprile 1999.
1) L'attuazione della L. 122/83
Nell'applicazione della Legge 122 del 1983 si sono riscontrate sia difficoltà nell'interpretazione del dettato normativo (vedi lettere a, b e c), sia anomalie operative dell'amministrazione centrale (vedi lettera d). Tali problematiche hanno generato in entrambi i casi riduzioni del gettito spettante alla Regione Sardegna.
Le criticità emerse verranno affrontate nei seguenti paragrafi:
a. Spettanze IRPEF;
b. Compartecipazioni;
c. Determinazione della quota IVA;
d. Rimborsi IRPEF.
Di seguito si analizzeranno separatamente i punti sopra specificati.
a. Spettanze IRPEF
Le ritenute IRPEF versate da aziende ubicate fuori dal territorio regionale ai concessionari della riscossione operanti al di fuori della Sardegna nel quinquennio 1999 - 2003 sono calate del 16 per cento.
Al riguardo occorre procedere ad un monitoraggio delle imprese aventi sede legale al di fuori del territorio regionale, ma operanti in Sardegna, al fine di poter effettuare i necessari riscontri ed attivare un'interlocuzione con lo Stato suffragata da dati certi e attendibili.
b. Compartecipazioni
La Regione Sardegna, ai sensi dell'art. 8 dello Statuto, ha titolo a compartecipare ai sette decimi delle entrate riscosse nel territorio reiognale generate dalle imposte sui redditi: sia quelle gravanti sulle persone fisiche, sia quelle gravanti sulle persone giuridiche.
Tutti i redditi, in relaizone alle specifiche attività da cui derivano, sono riconducibili a una delle sottoindicate categorie nelle quali, ai sensi dell'art. 6 del TUIR, sono classificati:
a. redditi fondiari;
b. redditi da capitale;
c. redditi di lavoro dipendente;
d. redditi di lavoro autonomo;
e. redditi di impresa;
f. redditi diversi
Con legge finanziaria dello Stato del 2001 (Legge n. 448 del 2001) alle Regioni a Statuto speciale a cui non spettasse già la compartecipazione alle imposte sostitutive dei tributi erariali oggetto di devoluzione è stata attribuita una quota delle medesime imposte sostitutive nella misura prevista dagli statuti per le imposte sotituite.
Nonostante le disposizioni di cui al comma 6 dell'articolo 25, della Legge n. 448 del 2001, non tutte le imposte sui redditi riscosse nell'isola vengono compartecipate dalla Regione Sardegna.
Infatti, risulta che parte delle compartecipazioni (ad esempio quelle relative alle ritenute sugli interessi e altri redditi da capitale) sfugge dalla base di calcolo delle somme da erogare alla Regione Sardegna ai sensi dell'articolo 8 dello Statuto sardo.
È necessario che il Governo regionale si attivi perché l'amministrazione statale inserisca tra i tributi soggetti a compartecipaizone tutti i tributi sui redditi effettivamente e sostanzialmente sostitutivi dell'IRPEF e dell'IRPEG.
c. Determinazione della quota IVA
Occorre ricontrattare con lo Stato anche la misura della quota dell'IVA riscossa in Sardegna, indicata dalla lettera g) dell'articolo 8, dello Statuto come variabile e da rapportare al costo delle funzioni "normali" della Regione.
Sin dal 1995, con un provvedimento del Consiglio dei Ministri, adottato in base ad un ordine del giorno del Senato, tale misura viene determinata dallo Stato, in modo unilaterale, (e non d'intesa così come previsto dalla norma statutaria) secondo un incremento annuale corrispondente al tasso d'inflazione programmato. Tale sistema di calcolo ha addirittura ridotto, in termini reali, l'importo della quota regionale dell'IVA dai 224.000.000 di euro del 1991 ai 200.000.000 di euro corrisposti nel 2003.
La contrattazione in atto sull'entità di tale quota dovrebbe prevedere una percentuale regionale comunque non inferiore al 40 per cento, già in anni precedenti riconosciuta come spettante: non è infatti pensabile - e non corrisponde evidentemente al dato normativo - che le funzioni "normali" della Regione si siano nel frattempo ridotte.
d. Rimborsi IRPEF
Con riferimento infine alle problematiche legate ai rimborsi IRPEF, si rileva che annualmente lo Stato provvede ad addebitare alla Regione i sette decimi dei rimborsi (maggiorati dei relativi interessi) effettuati dall'erario per l'IRPEF versata in eccesso dai contribuenti in Sardegna. Tuttavia, l'effettiva compartecipazione regionale all'IRPEF è pari a circa quattro decimi del gettito generato nell'isola e non ai sette decimi previsti dallo Statuto e devoluti alle casse regionali con due-tre anni di ritardo.
Occorre, pertanto, rivendicare la restituzione dei tre decimi dei rimborsi posti indebitamente a carico dell'Amministrazione regionale.
2. La copertura della spesa sanitaria
In merito alla copertura della spesa sanitaria, si premette che il fabbisogno sanitario delle singole regioni viene quantificato annualmente in sede di conferenza Stato-Regioni.
Con particolare riferimento alla Regione Sardegna, le entrate che questa deve destinare alla copertura della spesa sanitaria derivano dalle seguenti fonti:
a. gettiti dell'IRAP;
b. gettiti dell'addizionale IRPEF;
c. entrate proprie delle ASL;
d. contribuzione regionale stabilita, ai sensi delle Leggi n. 549 del 1995 e n. 662 del 1996, pari al 29 per cento;
e. trasferimenti del Fondo sanitario nazionale.
Lo Stato trasferisce, mediante anticipazioni mensili, le risorse spettanti alle Regioni. La quota residua viene corrisposta soltanto se la Regione ha provveduto a coprire, con proprie risorse, l'eventuale disavanzo verificatosi nell'anno precedente.
Nel 1996 l'aliquota di compartecipazione alla spesa sanitaria è stata elevata dal 21 al 25 per cento. La medesima aliquota è stata elevata dal 25 al 29 per cento per effetto delle leggi citate. Ciò ha determinato per la Regione Sardegna un maggiore onere annuo stimato pari a oltre 175.000.000 di euro. Le leggi sopra citate hanno, inoltre, previsto che - nel caso in cui le entrate tributarie regionali fossero risultate superiori del 2 per cento a quelle dell'anno precedente- la maggiore spesa sanitaria sarebbe dovuta essere posta a carico della Regione Sardegna. Tale disposizione, però, è stata applicata solo sino al 1998 in quanto la norma è stata interpretata come avente carattere una tantum.
È quindi necessario attivare una trattativa con gli Uffici dell'Amministrazione statale affinchè venga in qualche modo compensato il maggiore onere annuo che la Sardegan è tenuta ad sostenere a partire dal 1996.
3. L'applicazione dell'articolo 13 dello Statuto
Ai sensi dell'articolo 13 dello Statuto, lo Stato col concorso della Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola. Come è noto, l'ultimo programma di intervento è quello finanziato con la Legge n. 402 del 1994, si ritiene pertanto doveroso e indispensabile sollecitare l'attivazione di tutti gli adempimenti necessari affinchè lo Stato proceda al rifinanziamento del piano di rinascita ai sensi del citato articolo 13.
4. L'attuazione dell'intesa Istituzionale di Programma tra il Governo della Repubblica e la Giunta della Regione Autonoma della Sardegna del 21 aprile 1999.
Occorre dare seguito all'Intesa istitutzionale di programma del 21 aprile 1999 ed in particolare alla lettera c.1) dell'articolo 7, che prevede la revisione delle quote di devoluzione alla Regione del gettito tributario previsto dalle lettere a), b), c), d), f) dell'articolo 8 dello Statuto e la determinazione in quota fissa della devoluzione dell'IVA di cui alla lettera g) del medesimo articolo 8.)
Comunico che tratteremo la risoluzione come se fosse una mozione. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita - D.L.), relatore. Grazie Presidente. Pensavo per la verità che l'interesse per l'argomento fosse leggermente più sentito, però, siccome abbiamo il dovere di rispettare le regole introduciamo l'argomento.
La Commissione bilancio, nell'ambito delle funzioni che il Regolamento le attribuisce, aveva da tempo individuato come problema importante quello della verifica delle entrate della Regione. Un argomento che è diventato rilevante negli anni tant'è che è stato oggetto di interlocuzioni del governo della Regione con lo Stato nei primi anni novanta, che è stato oggetto assieme ad altri argomenti importanti di un APQ nell'ambito dell'Intesa istituzionale di programma del 1999; che è tornato più volte anche in Consiglio regionale attraverso la discussione di mozioni presentate da più parti politiche, senza trovare ancora, purtroppo, adeguata soluzione.
La Commissione autonomamente ha fatto un lavoro d'indagine sentendo il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della programmazione, incontrando tutti i parlamentari sardi e chiedendo un incontro con gli uffici di Presidenza delle commissioni bilancio della Camera e del Senato che si è svolto il mese scorso. La Commissione bilancio ha voluto affrontare questo argomento come si affrontano tutti gli argomenti importanti, cercando cioè di trovare il massimo di unità, che si è raggiunta, come si vede dai documenti, con la votazione unanime della risoluzione oggi all'ordine del giorno e con l'impegno unanime di discutere questo argomento importante in Consiglio regionale; perché è parere della Commissione bilancio nella sua interezza che il grosso problema delle entrate non possa essere materia riservata alla trattazione del solo Governo della Regione, che pure sta facendo egregiamente la sua parte, e la Commissione ha dato atto di questo sia al Presidente che all'Assessore, ma riteniamo che una partita così importante non possa essere affrontata senza il contributo fondamentale di tutto il Consiglio regionale e di tutte le forze economiche e sociali che nella Regione operano, perché riteniamo che questa sia una partita molto difficile.
Questo perché il problema è rimasto aperto da molto tempo e, quindi, la situazione si è in qualche maniera appesantita. Una stima della Giunta regionale fa risalire il credito della Regione nei confronti dello Stato per entrate tributarie a tre miliardi e mezzo - quattro miliardi di euro, a seconda delle modalità di calcolo; si capisce bene che tre miliardi e mezzo - quattro miliardi di euro equivalgono praticamente ad una finanziaria. Comprendiamo anche che questo problema si inserisce in un contesto di crisi delle finanze dello Stato, che ha difficoltà grossissime a chiudere in pareggio il proprio bilancio, che sta cercando in maniera abbastanza complicata di trovare l'equilibrio per rispettare tutti i parametri, non solo interni ma anche internazionali, che il Governo deve rispettare. Assieme a questo va preso atto finalmente, diciamo noi, che oggi il problema delle entrate della Regione è stato posto con cognizione di causa perché nel passato è stato trattato, per colpa di tutti evidentemente, non c'è nessuno che si possa sottrarre a questa responsabilità, come se l'ammontare delle entrate derivasse da una condizione necessitata e quindi quello che ci trasferiva lo Stato era quello che dovevamo in qualche maniera utilizzare senza chiederci, o senza chiedersi chi aveva il compito e il dovere di farlo, se era calcolato nel rispetto delle norme vigenti.
La legge 122 dell'83, che ha modificato l'articolo 8 dello Statuto, dice tutta una serie di cose che io non richiamo, ma che se i colleghi vogliono possono trovare nella documentazione allegata a disposizione di tutti, e contiene una serie di impegni che lo Stato ha assunto con la Regione e che avrebbe dovuto mantenere; gli impegni principali erano che alla Regione dovevano essere attribuiti i setti decimi delle imposte sul reddito delle persone fisiche, una quota dell'IVA variabile in funzione delle condizioni economiche della Regione, mentre la Regione doveva partecipare alla spesa sanitaria, che è un obbligo dello Stato, in misura variabile, in funzione dell'andamento delle proprie entrate. Per l'esattezza la norma prevedeva che la Regione aumentasse il suo contributo dal 21 al 29 per cento qualora avesse avuto negli anni una crescita delle entrate uguale o superiore al due per cento; questo non è mai avvenuto, però da molto tempo lo Stato ha imposto alla Regione di adeguare il proprio contributo alla spesa sanitaria al 29 per cento a cui facevo riferimento, per un importo che oggi è pari a 686 milioni di euro. Stiamo parlando quindi di un importo annuo di circa sessanta milioni di euro che la Regione pagherebbe in più come contributo alla spesa sanitaria che non è dovuto.
Assieme a queste cose nell'indagine la Commissione ha appurato che mentre le entrate dello Stato derivanti dall'IRPEF sono aumentate negli anni di riferimento che vanno dal 1991, se non mi ricordo male, al 2003 di circa il quaranta per cento, le entrate della Regione nello stesso periodo sono rimaste invariate. Il gettito IVA per lo Stato è aumentato nello stesso periodo dell'81 per cento, la cifra derivante dal gettito IVA che la Regione ha incassato è diminuita dell'11 per cento. Tutti questi elementi portano ad alcune considerazioni che sono le stesse che ci hanno fatto brillantemente l'Assessore e il Presidente della Regione quando li abbiamo incontrati: dieci punti di IVA non corrisposti alla Regione equivalgono a cento milioni di euro. Dieci punti di IRPEF non corrisposti, se dovuti alla Regione, equivalgono a 250 milioni di euro. Lo Stato riconosce oggi alla Sardegna anziché sette decimi quattro decimi del gettito derivante dall'IRPEF, quindi mancherebbero all'appello tre decimi, pari a 750 milioni di euro. Però questi calcoli possono essere in qualche maniera approssimati per eccesso.
Per quanto riguarda il gettito derivante dall'IVA, nel 1995 è stata introdotta una variabile che risulta incomprensibile e assolutamente non rispettosa delle norme che vigono, secondo la quale lo Stato si è impegnato a trasferire alla Regione per gli anni successivi, e così è stato, una quota di IVA che viene incrementata annualmente in percentuale corrispondente al tasso d'inflazione programmato, che è da molto tempo intorno al due per cento, mentre la norma prevede che l'IVA servisse a finanziare le funzioni normali della Regione ed il gettito da trasferire alla Regione dovesse andare da una percentuale minima intorno al quaranta ad una percentuale massima intorno al settanta. Da moltissimi anni la quota regionale è pari al 22 per cento del gettito IVA riscosso in Sardegna.
Ora, come si evince da tutti di questi dati, stiamo parlando di cifre che sono state verificate in gran parte perché, come è detto nella bozza di risoluzione, è in corso un'interlocuzione a livello tecnico tra il Governo e la Giunta regionale nel corso della quale è stato più volte affermato, e ne hanno fatto menzione nei loro interventi sia l'Assessore che il Presidente della Giunta, che il metodo che la Giunta regionale ha utilizzato per la verifica dei dati è corretto. E se il metodo è corretto evidentemente la dimensione esatta dell'importo che lo Stato ci deve è certamente da verificare e da contrattare, ma sulla qualità dell'interlocuzione mi sembra e ci sembra che non ci siano dubbi.
Presidente, Assessori ed onorevoli colleghi, io penso che sia importante che in questa giornata di lavoro questo problema si approfondisca ancora, se è necessario, si prendano impegni ulteriori rispetto a quelli che ciascuno ha dichiarato di voler assumere, ma di sicuro deve uscire da quest'Aula, Presidente, una decisione unanime del Consiglio regionale che, attraverso tutte le articolazioni, interloquisce con lo Stato e riesca ad ottenere giustizia per la Sardegna. Perché a seguito della soluzione di questa trattativa sarebbe giusto che la Sardegna vedesse ricondotto ad equilibrio l'indebitamento che ha dovuto contrarre per sostenere negli ultimi anni una situazione finanziaria sempre più difficile. Ricondurre ad equilibrio le entrate della Regione significa poter adottare programmi di crescita e di sviluppo che oggi ci vengono impediti perché le risorse non sono sufficienti. E pensiamo che questo sia un impegno che deve essere assunto dal Consiglio nella sua interezza, così come è stato sempre fatto, su problematiche di questo genere, in altre stagioni della politica regionale, pensiamo ai grandi momenti di unità tra tutte le forze politiche sui piani di rinascita e su progetti di sviluppo importanti. Siamo convinti che questa sia una di quelle partite che possa segnare anche un cambio di rotta rispetto all'interlocuzione politica anche in Consiglio regionale mostrando che sui problemi grossi non ci sono divisioni fra maggioranza e opposizione, ma c'è la consapevolezza della necessità e dell'impegno di tutti e del fatto che ciascuna parte politica può dare un contributo fondamentale. È con questo spirito che io chiedo al Consiglio che discuta e approvi la nostra risoluzione con l'impegno che poi la Commissione, sicuramente la Giunta e anche altre articolazioni del Consiglio, proseguano questa battaglia che è soltanto all'inizio, perché non penso che sarà facile riuscire ad ottenere dallo Stato quanto ci è dovuto, però, ci dobbiamo impegnare tutti, non trascurando eventualmente la possibilità - ma non è questa la fase in cui questo strumento possa essere utilizzato - qualora la politica non riuscisse ad ottenere risultati, di ricorrere ad altri strumenti perché ci venga riconosciuto quanto ci è dovuto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Non è la prima volta che la Regione Sardegna affronta, in maniera anche critica e propositiva nei confronti del Governo, questa materia. Dico questo perché credo che non sfugga ai colleghi che anche nelle precedenti legislature il Presidente di turno si è adoperato perché venisse chiarita, una volta per tutte, la questione delle entrate della Regione Sardegna. Certo, risultati apparentemente, ma credo anche realmente, non se ne sono avuti, visto che siamo tornati sulla materia. Si è arrivati a questa risoluzione in Commissione a seguito di un lavoro che è stato predisposto dall'Assessorato al Bilancio, e quindi dalla Giunta, che ci ha fornito una serie di dati che se sono esatti - e tali noi li abbiamo considerati ma ovviamente dovranno essere confrontati anche con il Governo nazionale, interlocuzione che credo sia ancora in corso sia a livello tecnico sia a livello politico, non a caso la terza Commissione consiliare si è mossa per incontrare le Commissioni di Camera e Senato - è chiaro che il contenzioso con lo Stato deve essere sostenuto e, qualora ce ne fosse necessità, amplificato come toni. Questo ci fa capire comunque come mai in tutti questi anni, giacché il problema non risale ad un ano fa o ad una legislatura ma si trascina da diverse legislature, da un bilancio tutto sommato in equilibrio, si sia arrivati ad un forte indebitamento a causa della mancata erogazione di contributi erariali che ci ha progressivamente penalizzato e ci penalizzerà ulteriormente se ancora non riuscissimo ad ottenere risultati a seguito di questa risoluzione.
Vorrei anche sottolineare un dato politico, l'ho già fatto in Commissione: troppo spesso in campagna elettorale, ma non solo in campagna elettorale, ci si è lasciati andare a denunciare, nel 1999 il centrodestra l'ha fatto nei confronti del centrosinistra, nel 2004 il centrosinistra nei confronti del centrodestra, la grave situazione finanziaria della Regione Sardegna attribuendola alla "mala amministrazione" senza considerare questo fatto. Se corrisponde al vero, e non ho dubbi su questo, che la Regione Sardegna vanta crediti così importanti, ne possiamo dedurre tranquillamente e serenamente, per buona pace di tutte le parti politiche presenti in questo Consiglio e per quelle presenti nelle precedenti legislature, che certamente, se le entrate fossero state diverse da quelle che abbiamo avuto negli ultimi decenni, l'indebitamento della Regione Sardegna non avrebbe raggiunto livelli così preoccupanti. Credo che questa sia una considerazione che deve essere fatta, perché - come diceva l'onorevole Uras nel corso della discussione della manovra finanziaria - quando si hanno i soldi tutto diventa più semplice! Quando non si hanno i soldi diventa un pochino più complicato, ed è stata complicata la finanziaria del 2004 e probabilmente sarà complicata - agli occhi dei sardi, agli occhi nostri e per l'economia - la finanziaria del 2005; necessariamente sarà complicata perché le risorse non bastano!
E quindi spero che questa rivendicazione, che io ritengo giusta e corretta, ma ritengo anche che non sia la prima volta che i governi regionali si adoperano per risolvere questo problema, sia accolta perché, diversamente dal passato, oggi noi trattiamo con dei dati che, come ho detto, sembrano certi, per cui abbiamo potuto verificare che altre Regioni a Statuto speciale hanno ottenuto molto più di quanto non abbiamo ottenuto noi, le entrate nelle altre Regioni a Statuto speciale - certamente la Sicilia non può essere accumunata a noi perché ha una normativa diversa - hanno un trend di crescita che nella Regione Sardegna non c'è stato. Qualche volta abbiamo ottenuto una percentuale di finanziamenti invariata, altre volte addirittura inferiore!
Non vorrei che un domani il Governo ci dimostrasse che in effetti la Regione Sardegna ha avuto altre entrate che in qualche maniera possano compensare il mancato introito erariale, non lo so, lo pongo come problema, che non deve essere considerato se non come esternazione personale punto e basta. Quello che è importante è avere certezza - e la certezza noi l'abbiamo per i dati che ci sono stati forniti - che lo Stato è debitore nei confronti della Regione Sardegna, e i debiti, come si sa, devono essere onorati, soprattutto in presenza di intese istituzionali e di norme come quelle contenute nello Statuto sardo.
Per cui nell'approvare la risoluzione della Commissione sono partito dal convincimento personale, ma condiviso dal Gruppo di Alleanza Nazionale, che i dati che ci sono stati forniti sono dati corretti, e se quei dati sono corretti è opportuno ed è necessario che questo Consiglio regionale si pronunci nella direzione che è stata richiesta. Certo che se questi dati non corrispondessero malauguratamente al vero, veramente non ci troveremo in condizioni di sostenere la nostra rivendicazione, ma quest'ipotesi io non la voglio neanche considerare, convinto come sono che i dati posti alla nostra attenzione siano corretti e che le interlocuzioni tecniche che si sono avute tra i tecnici dell'Assessorato del Bilancio e quelli della Ragioneria generale dello Stato ci abbiano dato un'idea corretta della situazione. Sotto questo punto di vista io non posso che ribadire il voto favorevole su questa risoluzione, e attendiamo fiduciosi che questo Governo entro il termine della legislatura, o altri governi successivamente, non trascurino questa partita che io ritengo sia estremamente importante per il futuro della Sardegna e soprattutto della sua economia.
Altra cosa sarà capire come queste risorse verranno utilizzate per lo sviluppo della Sardegna. Questa credo che sia una partita che ancora dobbiamo affrontare, non voglio certo entrare nel merito di queste scelte in questo momento, però bisognerebbe iniziare a ragionare anche su questo e credo che il Consiglio regionale, la Giunta e le Commissioni e tutte le organizzazioni inizino a ragionare sulla base della ipotesi, neanche remota, che venga rifinanziato l'articolo 13 dello Statuto, che vengano erogate le risorse che sembrerebbe non siano state date, anzi certamente non sono state date, però l'utilizzo di quelle risorse deve essere, ovviamente, stabilito da questo Consiglio regionale e non può essere lasciato a colui che "l'universo tutto muove"; lo dico in questa sede, assessore Pigliaru, perché quando i cordoni della borsa vengono rimpinguati e c'è benessere tutti quanti siamo portati ad abusare di questo benessere!
PRESIDENTE. Prego onorevole, concluda il suo intervento.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Pensavo di aver utilizzato solo la metà del tempo!
PRESIDENTE. Solo al relatore sono concessi venti minuti, la prossima volta la nomineremo relatore e potrà farlo anche lei!
DIANA (AN). Non ho questa pretesa e né mi sarebbe piaciuto farlo. Per cui dico che una volta che questo risultato fosse ottenuto, credo che il Consiglio regionale sull'utilizzo di queste risorse forse farebbe bene a fare delle scelte, evitando di lasciare ad un'unica persona la gestione di quest'enorme massa finanziaria.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio Presidente. Colleghi del Consiglio, credo che ci dobbiamo tutti impegnare per fare in modo che la discussione su questa risoluzione approvata dalla Terza Commissione sfugga al rischio di diventare un rituale al quale il Consiglio si presta senza una particolare passione, e diventi un ragionamento ed una riflessione dell'intero Consiglio quanto più possibile utile sul contenuto della risoluzione, soprattutto sulle azioni che la Regione Sardegna dovrà intraprendere per effetto di questa risoluzione e sugli obiettivi che la risoluzione stessa si pone; nel senso che in Terza Commissione si è sentito un ragionamento che, come ha sottolineato anche il collega Diana, è utile per il futuro perché dà comunque una luce diversa ad alcuni ragionamenti svolti in quest'Aula nel corso della discussione della finanziaria del 2005, e a tutta una serie di valutazioni legate alla sua approvazione. Infatti voi senz'altro ricordate, cari colleghi, come nel corso della discussione della finanziaria del 2005 sia risuonata non solo in quest'Aula, ma come spesso accade, almeno in questa legislatura, molto di più sui media che seguono il lavoro di quest'Aula, o che seguono il lavoro che una parte di quest'Aula, e soprattutto la Giunta, effettuano fuori da quest'Aula, amplificandolo, la valenza di forte risanamento che la finanziaria del 2005 aveva.
Noi abbiamo poi verificato, successivamente, rivedendo quei conti e sentendo anche le valutazioni che su quella finanziaria venivano fatte dall'intera Sardegna, ma anche dalla stessa Giunta, che più che di risanamento in realtà quella era una finanziaria di contenimento, nel senso che essa, di fronte ad una situazione economica critica, comunque imponeva dei tagli perché i tagli consentivano di ridurre la spirale a crescere dell'indebitamento, che aveva raggiunto un'entità non più sopportabile per le casse della Regione, soprattutto per la capacità di gestione finanziaria ed economica da parte della Regione. E' stato detto più volte, non solo in Commissione Terza ma in tante discussioni in quest'Aula, che essendo una finanziaria di contenimento dell'incremento del debito, avrebbe causato, e ciò si sta puntualmente verificando, sofferenze in tante parti della società sarda, che era una finanziaria che si era resa indispensabile per effetto di una serie di errori amministrativi, di errori gestionali, di errori legislativi che soprattutto le giunte dell'ultimo quinquennio, cioè quelle di centrodestra, avevano commesso.
In Commissione Terza, durante la discussione di questa risoluzione, si sono sentite argomentazioni differenti, nel senso che è stato detto che la criticità della situazione finanziaria della Regione è dovuta più alla carenza ed alla riduzione delle entrate che si è realizzata nell'ultimo decennio, che non alla scorretta amministrazione. Quindi si è iniziato a fare un ragionamento generale che ha come filo conduttore quello che in una situazione di carenza di risorse economiche diventa indispensabile per chi governa cercare nuove fonti di finanziamento che consentano di avere una massa economica di manovra, che queste nuove fonti si sono trovate nell'indebitamento, che in realtà è stato prodotto per rispondere a bisogni reali della Sardegna. Quindi l'indebitamento è figlio della riduzione delle entrate statali, nasce non da un sovradimensionamento dei bisogni che sono diventati improvvisamente superiori rispetto a quelli che si conoscevano o che erano reali in Sardegna, ma dal fatto - ed è stato ammesso da tutti i componenti di maggioranza e di minoranza della Commissione - che la contrazione delle risorse disponibili ha reso difficile dare una risposta ai bisogni della Sardegna. Di fronte a questa situazione, la scelta che è stata fatta dalle giunte precedenti è stata quella di aumentare l'indebitamento mentre questa Giunta, trovandosi oltretutto nella impossibilità materiale di aumentare ulteriormente l'indebitamento senza rischiare il dissesto, ha deciso di iniziare, da un lato, una politica di riduzione dell'incremento dell'indebitamento, dall'altro, una politica di rivendicazione di nuove risorse economiche, e quindi di nuove entrate, nei confronti dello Stato.
E' una politica sulla quale come opposizione siamo d'accordo, e siamo d'accordo come Riformatori se sono chiare le premesse, nel senso che è chiaro che noi siamo d'accordo su questo tipo di rivendicazione soltanto se poi si è tutti quanti d'accordo anche sulla premessa che abbiamo appena fatto e che sta alla base delle rivendicazioni. Ma la premessa non è, cari colleghi del centrosinistra, una premessa neutra, nel senso che se c'è condivisione sulla premessa, e quindi c'è condivisione sulla grande battaglia per aumentare le entrate che questo Consiglio regionale deve aprire nei confronti dello Stato, nei confronti del Governo romano, non ci può non essere altrettanta condivisione su altrettante tematiche di rilevanza generale che noi andremo ad affrontare o che stiamo già affrontando in questa fase dei lavori consiliari.
Se voi date una scorsa particolare ai dati che riguardano la contrazione dei finanziamenti relativi al settore della sanità, anche essi meritano una riflessione particolare, nel senso che oggi la Sardegna paga il 29 per cento della spesa sanitaria complessiva con risorse proprie. Questa quota di compartecipazione deriva da una normativa nazionale; sarebbe interessante sentire, magari in sede di replica da parte della Giunta, se tutte le altre regioni italiane concorrono alla spesa sanitaria propria con la stessa identica percentuale. Probabilmente è così, nel senso che probabilmente anche nelle altre regioni italiane la quota di spesa sanitaria a carico della regione è arrivata a percentuali simili o identiche. Va però detta una cosa che è importante e che è a monte, e cioè che per lungo tempo il concorso delle regioni alla spesa sanitaria è stato diverso e che, comunque, quando è partita la ripartizione del fondo sanitario nazionale secondo le cosiddette quote capitarie, l'unico parametro che è stato individuato per rendere la quota capitaria ragionevole è stato quello della popolazione residente, nel senso che la quota capitaria sarda è identica a quella della Lombardia con una differenza di pesatura esclusivamente basata sulla popolazione residente, quindi sullo stato dell'invecchiamento. Nessuno ha mai pensato, a quei tempi, di ragionare sul fatto che anche la dispersione della popolazione sul territorio, anche la qualità della viabilità tra i vari comuni potesse essere un dato importante per valutare il tipo di perequazione da applicare alle quote capitarie. Per cui la spesa sanitaria in Sardegna è storicamente sottodimensionata, quindi, oltre che ragionare su quel 29 per cento di cui parliamo, va aperto oggi un confronto con lo Stato su come è calcolata la quota capitaria che spetta alle singole regioni italiane. Certo, noi ci rendiamo conto che questo ragionamento se fatto oggi, nell'ambito della rivendicazione sulle entrate, cade in un momento delicato perché lo Stato Italiano si trova ad affrontare rivendicazioni che che fanno riferimento a concezioni di federalismo che a noi sembrano basate più su presupposti di natura egoistica che su criteri finalizzati alla ridistribuzione ed alla perequazione, però certo questa è una battaglia da fare ed è una battaglia da fare tutti assieme, è una battaglia in cui il Consiglio non può non essere unito alla Giunta se si vuole avere la speranza di arrivare a risultati concreti.
Quindi noi siamo disponibili a fare questa battaglia, però chiederci di fare oggi questa battaglia tutti insieme significa condividere le premesse che abbiamo fatto e significa anche condividere i percorsi successivi di quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie. Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, io sarò molto breve e cercherò anche di essere molto pragmatico, soprattutto vorrei sottolineare il buon lavoro svolto dal Presidente della Commissione e dai componenti tutti. Mi escludo da questo complimento anche se componente della Commissione, in quanto ho partecipato poco ai lavori che hanno portato all'approvazione della risoluzione sulle entrate che è in discussione oggi in Consiglio. Credo che sia stato un lavoro opportuno, ben articolato e soprattutto documentato per quanto riguarda i dati trasmessi alla Commissione dall'Assessorato competente.
Non mi attarderò perché gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e gli interventi successivi analizzeranno nel merito la nostra posizione sulle entrate, che inevitabilmente vanno a toccare anche i trasferimenti per la spesa sanitaria. Vorrei solo rimarcare, con un certo tono polemico ma anche con sconcerto e rassegnazione - ovviamente, condividendo il metodo di lavoro svolto, voterò secondo le indicazioni del mio Gruppo la risoluzione e l'ordine del giorno conseguente - che purtroppo per l'ennesima volta in questo Consiglio si parla di cose già dette, nel senso che il tema dei crediti che vantiamo nei confronti dello Stato, e non solo di carattere finanziario, è uno degli argomenti che grava sulla nostra Regione da anni. Abbiamo già discusso in questo Consiglio delle basi militari, abbiamo discusso di questi problemi che purtroppo devo constatare che si ridiscutono in quest'Aula con una certa cadenza temporale. Io credo che l'unità delle forze politiche, delle forze sociali, della Sardegna tutta, possa servire per risolvere questi problemi e per dare dignità alla Sardegna, al pari delle altre regioni, in ambito nazionale. Mi rifiuto, però, di continuare il mio intervento soprattutto perché condivido il richiamo che è stato fatto dal Presidente della Commissione in apertura della sua relazione, quando ha affermato che sicuramente sperava che questo argomento richiamasse più colleghi in aula e che fosse più sentito dalla stessa Aula consiliare. Io mi rifiuto di continuare perché, con tutto il rispetto personale e istituzionale che ho nei confronti della Giunta, di questo Consiglio e del Presidente della Commissione, non accetto di parlare di questo argomento con chi ne parla solo sulle pagine dei giornali, mi riferisco al Presidente della Regione, che probabilmente è assente in questo momento perché sta svolgendo le sue funzioni da qualche altra parte. Credo, infatti, che un argomento di questo genere non potesse essere preso in esame da questo Consiglio in assenza del maggiore rappresentante della Regione presso gli organi istituzionali dello Stato, e cioè del Presidente della Regione, che per l'ennesima volta conferma il suo rispetto nei confronti di questo Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, condivido quanto è stato detto dal Presidente della Commissione e dai colleghi che mi hanno preceduto, cioè che questa è una delle battaglie più importanti che questo Consiglio regionale sta portando vanti. E' una battaglia fondamentale che ci porterà a definire al meglio le risorse della Sardegna. La nostra è una battaglia autonomista, a sostegno di una rivendicazione il cui accoglimento non può essere ritardato ulteriormente ed è una battaglia che, dal mio punto di vista, ha già superato le premesse che venivano richiamate dal collega Vargiu.
Uno degli elementi più importanti che voglio sottolineare è l'unitarietà di fondo raggiunta sulla impostazione che è stata definita sulla base di un lavoro di ricerca svolto da tutte le forze presenti in Commissione bilancio e in Consiglio insieme alla Giunta, un lavoro di affinamento delle conoscenze, di elaborazione di dati tecnici che sono importanti e che hanno essi stessi una valenza politica, una unitarietà di fondo che è la forza stessa e la premessa per vincere questa battaglia. Una battaglia che è difficile. I colleghi della delegazione che hanno partecipato insieme a me alle audizioni presso le commissioni bilancio del Senato e della Camera non possono non ricordare il sorriso ironico del Presidente della Commissione bilancio della Camera, il leghista Giorgetti, quando dopo l'illustrazione del presidente Secci ha chiesto: "Mah, e ve ne siete accorti adesso della mole di risorse che rivendicate dallo Stato? Possibile che non abbiate avuto la capacità di portare prima all'attenzione dello Stato e del Governo questo dato?"
Ecco, il sorriso del Presidente della Commissione bilancio della Camera è una delle cose che io vorrei tentare di cancellare nel più breve tempo possibile, tenendo conto del fatto che veramente bisogna recuperare tutti gli anni che abbiamo perso. A me non interessa, come non interessa ai sardi, definire responsabilità degli anni passati o delle precedenti legislature, quello che mi interessa è che questo Consiglio regionale, di cui ho l'onore di far parte con le mie pur limitate capacità e con il mio impegno, si riappropri di questa battaglia sulle entrate che è stata colpevolmente sottovalutata.
E' indubbio che nelle legislature precedenti ci si è preoccupati di dotare la Sardegna di maggiori risorse esclusivamente attraverso l'indebitamento e la contrazione di mutui, avendo sottovalutato la partita delle entrate. E' ben vero, però, che in questa fase, con gli strumenti che la Commissione assieme alla Giunta meritoriamente ha individuato, possiamo colmare questo vuoto e impostare una battaglia che sarà difficile, sarà complessa ma che io ritengo possa essere condotta e vinta con buoni risultati per la Sardegna proprio perché i dati che portiamo all'attenzione del Governo sono - di questo sono convinto - assolutamente inconfutabili e fondati anche dal punto di vista tecnico.
Ecco perché dico che questa risoluzione imposta già la battaglia di questo Consiglio regionale per quel che riguarda i diritti pregressi non rispettati, perché non stiamo - è importante sottolinearlo - rivendicando nuove risorse al di fuori delle leggi e delle disposizioni dello Statuto vigente, stiamo chiedendo che vengano rispettati gli accordi, gli impegni, le intese e le leggi attualmente vigenti, quindi stiamo avanzando una richiesta di giustizia, così come l'ha definita il Presidente della Commissione bilancio, e la battaglia per vedere accolta questa rivendicazione di giustizia deve vederci uniti e compatti.
Io spero che questa vertenza si concluda in tempi non biblici, anche perché è stata rimarcata la necessità di ottenere risultati perché nel corso dell'esame anche in quest'Aula del DPEF e della finanziaria dell'anno scorso sia la Giunta sia il Consiglio regionale sono stati impegnati a cercare di contenere il debito della Regione che è arrivato, come tutti noi sappiamo, a livelli non più sopportabili. Per cui questa battaglia sulle entrate dovute alla Sardegna, è fondamentale anche per quel che riguarda il bilancio del 2006 e quello degli anni successivi ed è fondamentale per la salvaguardia dell'autonomia della Sardegna, perché non può esserci autonomia senza una dotazione finanziaria adeguata; non può esserci un nuovo modello di sviluppo e il potenziamento dell'economia della Sardegna se non ci sono le risorse adeguate.
E allora, continuiamo su questa strada, continuiamo con una battaglia che io ritengo, ripeto, fondamentale per le sorti della Sardegna e impegnamoci tutti a mantenere l'unitarietà in questa battaglia al di fuori di polemiche che possono essere anche fondate o di atteggiamenti che possono anche essere ritenuti, a torto o a ragione, giusti, perché per il successo di questa battaglia io ritengo sia necessario l'impegno del Consiglio regionale su tutti i fronti che abbiamo aperto. Ritengo che per il futuro sviluppo della Sardegna sia fondamentale questa iniziativa sul fronte delle entrate, senza la quale tutto diventerà più difficile.
PRESIDENTE. [s1] E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, dai lavori della terza Commissione, in queste ultime settimane, anche grazie alle informazioni e al sostegno tecnico che è stato fornito dalla Giunta regionale, è emersa una situazione che è chiara e lampante. Noi ci troviamo di fronte a uno Stato che è inadempiente nei confronti della Regione autonoma della Sardegna, non rispetta lo Statuto, che è una legge di rango costituzionale, non rispetta le leggi ordinarie, lo fa con stratagemmi e con artifici interpretativi, con ordini del giorno del Senato, stravolgendo qualunque rapporto fra istituzioni che, ai sensi della Costituzione, hanno pari dignità. Alla Giunta va il merito di aver quantificato questo inadempimento, di averlo messo sotto gli occhi di tutti ed anche sotto gli occhi del Consiglio regionale. Non solo ci troviamo di fronte ad un inadempimento grave - 600 milioni di euro in meno all'anno vogliono dire meno servizi per i nostri cittadini, meno scuola, meno sanità, meno cultura eccetera - legato proprio al mancato rispetto di norme, ma ci troviamo di fronte anche, e lo abbiamo potuto rilevare, ad una profonda sperequazione di trattamento che lo Stato italiano riserva alla Regione autonoma della Sardegna rispetto alle altre regioni a statuto speciale. Questo è un altro tipo di controversia che confidiamo che la Giunta regionale si muova ad aprire. Un grafico che è stato fornito dalla Giunta regionale mostra come considerato pari a 100 il dato del 1991 relativo alle quote IRPEF riconosciute alle regioni a statuto speciale, nel 2003 la Regione sarda rimane a 100 mentre altre regioni arrivano a 160 e a 170.
Questa situazione è di evidente ingiustizia, non ritengo che vi sia stato alcun errore, anche lo stesso Assessore della programmazione ci ha riferito in Commissione che la questione si sta affrontando nei dettagli, ma non è stato detto alla Regione che sono state prese delle cantonate su questi dati; mi è sembrato di capire, durante le audizioni e gli incontri che si sono svolti a Roma, che il percorso sia difficile, cioè che non sia facile che quest'anno lo Stato ci dia 600 milioni di euro in più o che ci riconosca i 3 miliardi di euro di arretrati. E siccome in questa battaglia noi come Partito Sardo d'Azione siamo a fianco del Presidente della Regione e della Giunta regionale, il problema centrale che noi vogliamo porre è: che cosa facciamo se lo Stato italiano continuerà ad essere inadempiente? Cosa facciamo se ci proporranno una transazione promettendo di darci qualche briciola, 50 o 100 milioni di euro? Su questa questione, noi aspettiamo un'indicazione da parte della Giunta e speriamo che il Presidente e la Giunta abbiano il coraggio e la forza di andare avanti in questa rivendicazione, di non accettare soluzioni parziali perché - ripeto - questo è un grave inadempimento, se si fosse verificato fra privati avremmo potuto rescindere il contratto o applicare altre sanzioni previste dall'ordinamento, per cui vi chiedo fino a dove vogliamo arrivare con questo Stato italiano che è inadempiente nei nostri confronti. Noi speriamo che la Giunta e il Presidente abbiano la forza di arrivare fino in fondo e di andare avanti, e di ottenere la vittoria in questa battaglia che è di giustizia, che salvaguarda i diritti e la libertà del nostro popolo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà. In via del tutto eccezionale.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, sarò brevissimo perché credo che i colleghi che mi hanno preceduto abbiano già trattato ampiamente i problemi e i Capigruppo senz'altro saranno più precisi ed esporranno la materia più compiutamente, ma credo sia doveroso che ognuno di noi dia il proprio apporto, seppur modesto, su quest'argomento.
Bene ha detto il Presidente Secci: è l'inizio di una battaglia. E' l'inizio di una battaglia che sarà senz'altro dura, non ci dobbiamo illudere, il sorriso del Presidente della Commissione camerale probabilmente voleva dare ad intendere tante cose, non solo il rilievo sul fatto che ci siamo accorti con troppo ritardo di questa gravissima disattenzione dello Stato nei confronti della nostra Regione, ma io credo che quel sorriso volesse anche intendere: "Auguri per il futuro!" considerate le difficilissime condizioni in cui attualmente le finanze dello Stato versano.
Debbo riconoscere la validità del lavoro svolto dalla Commissione e dal Presidente innanzitutto, ma non tralasciare di complimentarmi con l'assessore Pigliaru. Questo senz'altro è stato un lavoro improbo, un lavoro impegnativo, un lavoro che avrebbe dovuto essere fatto anni ed anni fa. Malgrado le sollecitazioni delle precedenti amministrazioni regionali è probabile che fino ad oggi non sia stato presentato al Governo un documento così analitico, così complesso, così preciso che costringa quindi, con argomenti tecnici oltre che politici, il Governo ad intervenire.
Ma credo che dobbiamo essere prudenti, poichè la rivendicazione è articolata in due tempi; in primo luogo il pregresso, e questo sarà difficile ottenerlo, in secondo luogo ciò che lo Stato deve corrispondere alla Regione autonoma della Sardegna a partire da quest'anno sulla base dei nuovi calcoli. E' una battaglia autonomistica in tutti i sensi; è una battaglia, come ha detto il collega Beniamino Scarpa, che riguarda la dignità del popolo sardo. Noi non siamo la ruota di scorta dell'Italia, noi siamo una delle Regioni a statuto speciale più importanti, siamo una delle Regioni che storicamente ha concorso all'unità d'Italia e alla storia della Repubblica Italiana in maniera determinante e non dobbiamo e non possiamo più consentire allo Stato di considerarci il fanalino di coda.
Dicevo poc'anzi: non illudiamoci. Questa è una battaglia che non può e non deve essere condotta solo dal Consiglio regionale in tutte le sue componenti, perché riguarda tutti i sardi, non è una battaglia della maggioranza e della minoranza, è una battaglia che deve coinvolgere i sindacati e tutte le forze sociali della Sardegna affinché lo Stato senta la voce della Sardegna che chiede tutta unita di correggere questa grave ingiustizia, di onorare gli impegni assunti la cui inadempienza sino ad oggi ha determinato in Sardegna il disavanzo finanziario che è stato riscontrato e che, almeno in questa fase, la Giunta riconosce essere dovuto principalmente, se non del tutto, alle mancate entrate dello Stato.
Questo è un dato che dal punto di vista politico obiettivamente deve essere riconosciuto e che, come diceva il collega Vargiu, ha un valore anche per il domani, perché se la Giunta riconosce questo è necessario che prenda in considerazione non solo i demeriti ma anche i meriti che le precedenti amministrazioni hanno avuto. Quindi è una battaglia che deve vederci uniti e senz'altro ci vedrà uniti, ma è una battaglia che non bisogna trascurare né tanto meno prendere alla leggera. La Giunta continui a fare le sue azioni di pressing, ed i suoi incontri, così come farà la Commissione, ma io ritengo che sia necessario ed indispensabile coinvolgere in questa battaglia, come ho detto poc'anzi, le forze sociali, le forze sindacali, il mondo della scuola, i rappresentanti istituzionali, tutta la Sardegna, perché è una battaglia che riguarda tutto il popolo sardo, è una battaglia anche questa che riguarda la nostra autonomia.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io obiettivamente mi trovo in difficoltà oggi, perché sto verificando che ci sono molti condottieri, molti combattenti di razza e invece ho delle perplessità in quanto confermo l'osservazione fatta prima dal Presidente della Commissione e dal collega Capelli, cioè che per l'importanza dell'argomento che stiamo discutendo sarebbe stata opportuna la presenza del presidente Soru ed anche quella di molti colleghi della maggioranza, perché noi veniamo chiamati quando serviamo, ma poi alla fine, di fatto, i meriti quasi sempre se li attribuisce anche chi non dovrebbe.
Io ho alcune brevi considerazioni da fare su questa risoluzione che discute oggi l'Aula, ma soprattutto una mia personale perplessità. Sul merito della questione è appena il caso di evidenziare che non si può non essere d'accordo. E' evidente che tutti i sardi, al di là della loro collocazione politica, non possono che auspicare un aumento delle entrate della Regione ed è altrettanto naturale che si reclami il rispetto integrale, da parte dello Stato, della legge che dispone il trasferimento delle imposte di spettanza della Regione Sardegna, tutto condivisibile e condiviso; talmente condivisibile che analoga azione politica, come ciascuno sa bene, nonostante la confusione mentale che c'è stamattina, fu proposta sia dalla prima Giunta Palomba e negli anni successivi dalle giunte di centrodestra e, anche recentemente, con particolare cura, dal Presidente della Regione Mario Floris. Ed è altrettanto comprensibile che con i colleghi della Terza Commissione sia stato approvato questo documento, anche se l'atteggiamento della maggioranza dall'inizio di questa legislatura non ci piace, devo dirlo, perché non si cura delle minoranze, le ritiene superflue, irrilevanti e non dotate di rappresentanza politica. Dall'inizio della legislatura a noi non è stato possibile interloquire, nonostante gli sproloqui di questi giorni, con il Governo regionale, né con la maggioranza di governo; non c'è stata riconosciuta la possibilità di cooperare migliorando le leggi adottate, né in sede di Commissione, né tanto meno in Aula: potrei citare la legge finanziaria e numerose altre leggi. Io sono contrario, sto parlando a livello personale, alla politica del jukebox, quella politica per la quale l'opposizione viene dimenticata sino a quando non serve, come in questo caso, per approvare unitariamente una risoluzione. Allora si mette la monetina, si aspetta che la minoranza suoni il disco e che la maggioranza scelga. Questa è una strada assai pericolosa e mortificante.
Vorrei inoltre sottolineare che ci sono degli errori nei dati forniti, ne voglio citare alcuni per evitare discussioni future: innanzitutto va detto che ci sono regioni che per l'assistenza sanitaria spendono il 60 per cento delle loro risorse, basta consultare i dati. La Sicilia spende circa otto mila miliardi di risorse proprie, ma prescindendo dalla Sicilia ci sono altre osservazioni da fare: quando nel 1995 è stata approvata la legge che prevedeva un aumento della quota del gettito dell'IVA che in pratica non è stato superiore al due per cento annuo c'era un governo di centrosinistra; sia Palomba che gli altri presidenti della nostra Regione hanno rivendicato maggiori risorse ma su questo tema c'è insensibilità da parte delle altre regioni italiane che non sono disponibili a rinunciare a nulla, praticamente. Di soldi ce ne sono pochi. E' inutile dire che uno ci ha fatto un sorriso ironico, si chiami Giorgetti o in altro modo non conta, perché di fatto risorse ce ne sono poche, e la battaglia va fatta, va fatta unitariamente, va fatta con correttezza e va fatta sapendo che ci sono obiettive difficoltà.
A me ha fatto piacere in questi giorni che l'assessore Pigliaru con molta correttezza, gliene do atto, abbia letto una lettera che, lo dico ai colleghi della maggioranza, non chiamo lettera Soru, chiamo lettera Pigliaru perché ha più sensibilità su certe cose, indirizzata al Ministero competente in cui si dice che la Sardegna in questi quindici anni è stata fortemente penalizzata e ha dovuto aumentare progressivamente l'indebitamento, ritengo soprattutto per colpa vostra: quando abbiamo proposto di stanziare 100 milioni per l'alluvione voi, per fare un po' di marchette, siete arrivati a 500 che poi non sono stati spesi, lo stesso è successo quando si è verificata l'epidemia della blue tongue, quando c'è stato il problema della siccità per far fronte al quale forse bastavano risorse più limitate - dicevate che 100 miliardi non si negano a nessuno - per cui avete implicitamente riconosciuto che l'indebitamento è di tutti. Però adesso si tratta di fare una battaglia; io nonostante avessi grosse perplessità sono disposto a farla per senso di responsabilità, sapendo che alcune cose difficilmente le otterremo ma dobbiamo cercare di ottenere il massimo possibile, e se qualcuno è convinto che ci daranno tutto, evidentemente è da ricovero coatto, questo è fuor di dubbio! Noi sull'adeguamento della quota dell'IVA e delle altre tasse dobbiamo rivendicare che quello che ci compete deve esserci dato con gradualità, non dobbiamo fare la guerra alle altre Regioni a Statuto speciale, come ha detto qualche collega, perché quando per esempio un'industria del Sulcis del settore alluminio - qui c'è Calledda che è un maestro su questo argomento - che produceva per il mercato nazionale e ancora oggi è leader in questo settore ha dovuto porre i propri operai in cassa integrazione, un'altra impresa dello stesso settore, che non produceva e non traeva profitti, ma era ubicata a Bolzano è stata favorita e non per problemi di etnia; quando l'EFIM o l'Aluminia hanno deciso di uscire dall'impresa di Bolzano gli hanno dato il doppio di quello che valeva l'industria, pur di farle andare via perché gli italiani non erano graditi. Gli hanno dato 100 miliardi di allora, una cifra pari a quattro volte il valore del terreno. Noi non dobbiamo fare la battaglia contro gli altri, dobbiamo rivendicare i legittimi diritti di questa Regione con senso di responsabilità, utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione e coinvolgendo tutti.
Io credo di avere dato, anche ieri sera, un grosso contributo in due Commissioni, per quanto riguarda la peste suina - sopperendo all'incapacità manifesta da voi dimostrata quando non avete ascoltato i nostri suggerimenti, perché sono stati sempre approvati tutti i piani della comunità tranne questa volta - suggerendovi di iscrivere in bilancio i fondi per pagare i 21 mila capi abbattuti, come finalmente ieri avete riconosciuto opportuno fare. Ecco, se tra di noi c'è un'interlocuzione più seria, ognuno per la parte che gli compete, per le aderenze che può avere, può fare una battaglia che è una battaglia di tutti e i cui meriti andranno a tutti, con l'impegno, mi consenta, Assessore, di utilizzare le risorse che riusciremo a farci assegnare con rigore, perché ho avuto modo di riscontrare, ma preciseremo queste affermazioni in un'altro momento, che proprio in questi giorni, e molti sono a conoscenza di questo fatto, i soldi si stanno spendendo senza rigore, come mai è accaduto nella storia dell'Istituto autonomistico; ma questo non è il momento né il luogo per approfondire questi temi.
Quindi il mio voto, ovviamente, sarà conseguente a quello espresso in Commissione, e alla linea politica che noi tendiamo ad adottare perché tutti assieme riusciamo ad ottenere il migliore risultato possibile. Io non sono uno di quelli che dice che otterremo 3 mila miliardi perché non sarà possibile. Cerchiamo di ottenere il massimo. A questo proposito, Assessore, glielo ho detto anche l'altro giorno, non ho capito perché il buon Massicci frappoga ostacoli: ci vuol dare quei 108 miliardi di lire che abbiamo inserito nel nostro bilancio del 2001 quando abbiamo pagato noi la quota della sanità e che non ci hanno rimborsato in modo maldestro senza giustificati motivi, perché avremmo approvato il provvedimento a marzo? Sono passati tre anni, si vuole dotare la Sardegna di un minimo di integrazione di cassa, visto che ormai gli operatori del settore privato e gli altri in Sardegna non vengono pagati da otto mesi? Questa è la battaglia che dobbiamo fare! Per quanto poi riguarda la rivendicazione di una quota maggiore dell'IVA plaudo soprattutto alla richiesta di far pagare le tasse in Sardegna a coloro i quali, amici e non amici, da anni creano problemi soprattutto di carattere ambientale, perché basterebbe questo per disporre di una quantità di risorse finanziarie tale da evitare di creare difficoltà a molti comparti che, purtroppo, a causa dell'indebitamento sono stati penalizzati anche l'anno scorso per via dei tagli al bilancio che si sono dovuti fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Credo sia giusto, così come hanno fatto altri colleghi, dare atto alla Giunta e alla Terza Commissione del buon lavoro fatto, e apprezzare anche questo dibattito che oggi coinvolge l'intera Aula consiliare; un dibattito onesto sul tema fondamentale dell'autonomia finanziaria di questa Regione, al di là di contrapposizioni e al di là della conflittualità che giustamente caratterizzano il confronto politico.
È stato detto e ripetuto più volte che l'autonomia non può prescindere dall'autonomia finanziaria, ebbene sin dall'avvio della legislatura questo Consiglio si è dovuto in qualche modo misurare con un problema molto grosso: la capacità di dotare questa Regione di un bilancio che fosse in qualche modo sostenibile. Abbiamo parlato l'anno scorso, in sede di discussione dell'assestamento di bilancio, di manovre necessitate, ma di fatto ci siamo resi conto che gli spazi di manovrabilità entro i quali la Giunta, la Commissione e l'intero Consiglio si potevano muovere erano molto limitati. Abbiamo fatto riferimento alla impossibilità di aggravare ulteriormente un processo di indebitamento; abbiamo messo da subito in evidenza l'inadeguatezza del sistema delle entrate rispetto alla spesa che ordinariamente questa Regione deve sostenere ed abbiamo approvato delle misure, specialmente con la legge finanziaria, con le quali abbiamo tentato di contenere e rallentare la tendenza all'indebitamento sapendo comunque che ci si trova in presenza di spese che sono in buona sostanza incomprimibili, delle spese dovute, cioè delle spese che consentono a questa Regione di poter esistere. Ebbene in questo lavoro molto serio che è stato fatto dalla Giunta e poi trasmesso alla terza Commissione, è evidenziata l'impossibilità di predisporre un bilancio per il nuovo anno se non si fosse in condizioni di introdurre in qualche modo dei correttivi.
Nel dibattito politico si è fatto riferimento soprattutto al sistema dei tagli, mi riferisco alla lettera che l'onorevole Oppi ha citato, però nell'interlocuzione che c'è stata tra la Giunta regionale e il Ministero si è fatto riferimento ad un dato importante e cioè che la Sardegna è ormai in una condizione di dissesto strutturale. Questo perché al trasferimento di funzioni onerose, mi riferisco in modo particolare soprattutto all'assistenza sanitaria, non corrisponde in alcun modo il trasferimento di risorse adeguate, non perché non abbiamo ricontrattato con lo Stato questa partita, ma perché siamo in presenza di una sistematica non applicazione dei contratti già siglati. Per cui tutti quanti abbiamo condiviso una condizione necessitata, credo che, al di là delle scelte contenute nella manovra di bilancio, sulla necessità di contenere la corsa all'indebitamento non vi siano state posizioni diversificate, perché ci ha accomunato il senso di responsabilità manifestato da tutte le componenti politiche in Commissione ed in Aula, che non hanno potuto negare che non era possibile andare oltre, tra l'altro sapete perfettamente che ci sono anche dei limiti che ci vengono imposti dallo Statuto.
Questo è un primo tipo di necessità; però oggi siamo in presenza di una seconda necessità, quella di chiedere con forza il riconoscimento di quanto stabilito in sede di contrattazione con lo Stato, una necessità insormontabile, altrimenti credo che questa Regione non sarà più in condizioni di esistere, perché sulla base anche dei primi dati in nostro possesso, che poi discuteremo in fase di esame della nuova manovra di bilancio, ci rendiamo conto che in assenza di nuove entrate ed in presenza di costi altissimi legati soprattutto alla contribuzione al sistema sanitario - d'altra parte la risoluzione fa riferimento anche all'articolo 13 dello Statuto, all'Intesa istituzionale di programma del 1999 - in attesa di risorse che rispondono a questo bisogno di riequilibrio, al rafforzamento della coesione nazionale, questo era soprattutto lo scopo dei vecchi piani di rinascita, questa Regione è al palo.
Allora da questo punto di vista, nel preannunciare il voto favorevole su una risoluzione che abbiamo contribuito a stendere, devo dire assieme a tutte le forze che fanno parte di questo Consiglio, siamo anche consapevoli che questa battaglia che ha coinvolto in prima battuta i parlamentari sardi, che è arrivata anche al confronto con gli Uffici di Presidenza delle Commissioni della Camera e del Senato deve estendersi all'intera società sarda. A noi la responsabilità di evitare gli sprechi e soprattutto di rendere produttiva la nostra spesa. Lo Stato però ha la responsabilità di trasferire a questa Regione, che è anch'essa espressione dello Stato, in nome del principio non solo della solidarietà ma anche della sussidiarietà, le risorse a noi dovute.
Perché è necessario il coinvolgimento all'intera società sarda? Perché questa battaglia per le entrate deve coinvolgere il mondo sindacale, il mondo sociale, il mondo imprenditoriale e quello culturale ed associazionistico? Perché la battaglia per le entrate è la battaglia per l'esistenza di questa Regione autonoma, è la battaglia che può consentire, attraverso l'arrivo di nuove risorse, di attivare processi virtuosi di sviluppo.
Credo che la risoluzione che stiamo discutendo, che dovrà essere diffusa ed essere conosciuta, rappresenti un documento importante e che a partire dalla sua approvazione la stessa autonomia sarda, intesa non semplicemente come autonomia istituzionale ma come autonomia diffusa, conosca un momento di risveglio. È vero, è stato detto che probabilmente vanno valutate meglio le ragioni che hanno portato anche a questo progressivo indebitamento, probabilmente ci sono anche responsabilità attribuibili ai diversi governi regionali, ma questo è un altro aspetto. In questo momento, infatti, non si tratta tanto di verificare a chi attribuire le responsabilità o di fermarsi a riflettere perché si è arrivati ad una condizione insopportabile, in questo momento si tratta soprattutto di riuscire a coinvolgere l'intera società sarda perché vi sono i presupposti per scrivere una nuova pagina dello sviluppo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Grazie Presidente, io penso che non si tratti per nulla di cercare a chi attribuire le responsabilità, perché se solo si pensa all'ordine del giorno del Senato col quale è stata determinata in modo unilaterale la misura della quota dell'IVA, si dovrebbero individuare responsabilità non solo politiche ma anche tecniche, e persino giuridiche.
Io penso che con la risoluzione che oggi la Commissione, unanimemente, sottopone al Consiglio regionale si apra una stagione diversa dalle precedenti, nella quale non è necessario e non è utile ragionare sulle responsabilità quanto ragionare su questioni che influenzano, necessariamente influenzano, il progredire del nostro lavoro. Lo dico perché io considero un dato nuovo il fatto che su questa risoluzione ci sia una tensione unitaria sincera, una tensione che a dispetto dell'inizio di questo dibattito dimostra una grande partecipazione da parte di ogni Gruppo politico. E' una stagione nuova perché c'è una sinergia tra l'ottimo lavoro della Giunta e l'ottimo lavoro della Commissione che è sintomo di una positiva modalità di lavoro che coinvolge il potere legislativo e quello esecutivo; lo dico perché questa non è solo una battaglia politica ma è una battaglia prima di tutto di giustizia a nome di tutti i cittadini sardi a cui sono sottratte da molti anni risorse dovute. Poi la politica deciderà come spenderle ma le risorse sono dovute e se sono state sottratte ai cittadini sardi vuol dire che sono state date a qualcun altro che ha avuto di più del dovuto.
Allora dico che questa è una stagione nuova e che dobbiamo prendere atto di alcune carenze che dobbiamo oggi colmare, perché ci sono state violazioni gravi, anche dal punto di vista giuridico, che questo Consiglio deve affrontare anche adottando nuove norme, a partire dal lavoro che la Giunta da una parte e la prima Commissione dall'altra stanno facendo intorno allo Statuto; perché sulla quota dell'IVA vi sono state gravissime violazioni statutarie, perché non si può modificare una norma statutaria con un ordine del giorno del Senato, non è possibile! Si tratta di una violazione giuridicamente gravissima. Così come non è possibile che per undici anni, dal 1994 ad oggi, una norma statutaria e quindi costituzionale, parlo dell'articolo 13, al di là di come lo si voglia applicare, sia stata elusa; anche in questo caso si tratta di una gravissima violazione statutaria. Qualcuno dice che c'è stata disattenzione, io dico che forse c'è necessità di dare alla nostra Carta costituzionale un valore, un'attenzione ed anche usarla in termini innovativi in questa direzione.
C'è poi un altro elemento che va sottolineato: badate si può discutere sui dati che riguardano l'IRPEF, io spero che l'Assessore ci confermi quello che ci ha detto in Commissione due mesi fa, ma sull'IVA e sulla spesa sanitaria i dati sono codificati, condivisi ed assolutamente indiscutibili non c'è niente da dire. Se quelli sull'IPERF vengono confermati siamo di fronte a dati che non sono discutibili sotto il profilo formale, dimensionale, ed anche qualitativo e solo la politica può travisarli.
Ebbene, su questo tema siamo di fronte ad un'azione che non è neanche rivendicativa ma semplicemente chiede l'applicazione di norme già esistenti, per la quale si sta procedendo con una verifica tecnica, così come è giusto, perché la questione è importante; questo problema è noto solo in parte ed è dimensionalmente eclatante, questo è il dato che in qualche modo colpisce perché quanto ci è dovuto dallo Stato corrisponde paradossalmente all'indebitamento che abbiamo ampliato ogni anno per riuscire a mantenere in campo le politiche di sviluppo e consentire alla Regione di continuare ad esistere. Ma c'è anche una seconda componente, sotto il profilo giuridico altrettanto importante, che riguarda l'applicazione dell'intesa istituzionale del 1999, che all'articolo 7 prevede la revisione del Titolo terzo dello Statuto, quello sulle entrate, e non si tratta di una mera dichiarazione di intenti politici ma pone un vero e proprio vincolo legislativo, perché è è stata approvata dagli organi massimi dello Stato e dal CIPE e riconosce la necessità di provvedere a tale modifica. Pertanto già nel 1999 era stata riscontrata non soltanto la mancata applicazione del Titolo terzo, ma anche la necessità di modificarlo per colmare la carenza di giustizia nei confronti dei cittadini sardi. Ed in questo quadro possiamo, come diceva giustamente l'onorevole Vargiu, rivedere anche altri profili relativi alla contribuzione della Regione ad alcune spese, ovvero la revisione delle modalità di definizione della quota capitaria in campo sanitario.
Ebbene, noi oggi stiamo svolgendo una funzione importante che è quella di sostenere politicamente una azione tecnica così come la Commissione ha fatto ponendo questi problemi all'attenzione di Camera e Senato, e l'ha fatto di fronte anche a delle difficoltà; non bisogna dare per scontato il fatto che, raggiunta la condivisione sui numeri, ci sia poi un'azione conseguente, perché è facile far confluire questa prima parte del nostro lavoro, che è solo una correzione tecnica, nel grande calderone di richieste di finanziamenti aggiuntivi delle regioni a statuto speciale e a statuto ordinario in nome della devolution, così come è stato tentato di fare anche dai componenti della Commissione bilancio di Camera e Senato, pur con tutta l'attenzione che è stata manifestata e che il Presidente Secci ha saputo attirare insieme a tutta la Commissione.
Dicevo che il lavoro che c'è da fare, nonostante quello sinora fatto sia un buon lavoro, è ancora tanto e consiste in una serie di azioni che stiamo mettendo in campo. Non sarà semplice ottenere ciò che chiediamo, ha ragione l'onorevole Oppi quando dice che non possiamo pensare di ottenere tutto, soprattutto non possiamo pensare di ottenere tutti gli arretrati, ma sicuramente dobbiamo ottenere , da oggi in poi, ciò che è giusto. E poi c'è una componente, che è diventata straordinaria perché l'ordinarietà non l'abbiamo perseguita, che è quella dell'Intesa istituzionale Stato - Regione, ed è una componente che richiede una straordinarietà anche nell'azione politica. E dico azione politica non azione istituzionale perché penso che se c'è una cosa che può consentirci di raggiungere un buon risultato sul tema che oggi è oggetto della risoluzione è una nuova fiducia nei confronti di tutto il Consiglio regionale e nei confronti del Governo regionale da parte di tutta la società sarda che non può non essere mobilitata quando dovremo affrontare con il Governo la questione della revisione del Titolo terzo, quando dovremo affrontare con il Governo il tema dell'applicazione nuova ed innovativa dell'articolo 13 dello Statuto, quando dovremo affrontare con il Governo cosa significa per la Sardegna uscire dall'Obiettivo 1, quando dovremo affrontare con il Governo ciò che significa il rapporto tra una regione come la nostra ed uno Stato come quello italiano all'interno dell'Unione europea.
In quella occasione le forze sociali, le organizzazioni sindacali dovranno necessariamente essere al nostro fianco e se oggi non lo sono in parte è anche una nostra responsabilità, perché dobbiamo fare in modo che il successo di questa battaglia renda credibile l'azione della politica e di conseguenza renda utile il sostegno e la condivisione di una battaglia che prima di tutto è di giustizia.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
Informo comunque sia l'onorevole Dedoni che l'onorevole Ladu che possono parlare soltanto per dichiarazione di voto.
LA SPISA (F.I.). Grazie Presidente. Il dibattito di oggi è stato già abbastanza esteso. Ciò ci consente di abbreviare i tempi per sintetizzare ed enucleare le vere motivazioni per cui in Commissione si è arrivati ad un orientamento comune da parte di tutti i rappresentanti dei diversi gruppi, che si è anche concretizzato in un'iniziativa politica di confronto istituzionale con la richiesta di un incontro con le commissioni bilancio della Camera e del Senato e in una proposta di risoluzione, approvata all'unanimità in Commissione, che tendenzialmente chiede all'Aula di avere una posizione unitaria per rafforzare quella di tutta la Regione nella difficile trattativa con lo Stato sulla materia delle entrate e, quindi, dei trasferimenti di risorse statali alla Regione.
È una questione che va trattata politicamente con senso di responsabilità, ma direi semplicemente con una buona dose di semplice buon senso, unitariamente da parte di tutte le forze politiche, certamente per un'esigenza di utilità comune ma anche perché oggettivamente, e questo è stato fatto rilevare, su questo tema non si tratta davvero di fare a gara nell'individuare responsabilità dell'una o dell'altra parte politica, perché un'analisi seria, serena ed oggettiva dell'andamento storico di queste questioni, porta a una conclusione molto semplice, una conclusione - se vogliamo - anche disarmante rispetto a qualunque forzatura polemica - disarmante e contemporaneamente preoccupante per la Sardegna - e cioè che il risanamento finanziario dello Stato è stato in tutti questi ultimi decenni attuato a discapito della finanza regionale e di quella degli enti locali in generale da parte di tutti i rappresentanti istituzionali dello Stato.
I vincoli posti dall'Unione Europea, dal processo di evoluzione verso la moneta unica, dai condizionamenti dell'economia internazionale hanno portato evidentemente a scelte drastiche da parte dello Stato, ed è molto semplice in questi casi che le scelte difficili vengano in qualche modo ripartite colpendo quasi sempre i soggetti più deboli. I soggetti più deboli dal punto di vista finanziario, nell'ordinamento giuridico italiano, sono quelli che non hanno autonomia finanziaria; che non hanno cioè la capacità di trovare risorse autonomamente perché hanno dei vincoli legislativi, ma in particolare tra i soggetti istituzionali più deboli, cioè Regione e enti locali in generale, hanno maggiori difficoltà coloro che, anche potendo utilizzare in piccola parte la leva fiscale, non hanno un sistema economico talmente forte da permettere un drenaggio fiscale importante, che possa compensare in qualche modo i mancati trasferimenti da parte dello Stato centrale.
Questa è la grande partita che si gioca fra Stato e regioni e comuni in generale, ma anche tra Stato e regioni e comuni dei territori più deboli dello Stato italiano; questo è un problema particolarmente grave ed è il problema politico di fondo che noi dobbiamo affrontare, avendo purtroppo come interlocutore o come controparte non un soggetto politico, ma un soggetto istituzionale, cioè lo Stato, che, su questa materia, è rappresentato non solo dai rappresentanti politici, ma in gran parte anche dalle amministrazioni, dalle burocrazie, dagli uffici che su queste tematiche hanno evidentemente un controllo molto ferreo. Si tratta di un potere dello Stato, capace di interloquire in maniera forte e determinante nei confronti di tutti i governi, di tutti i rappresentanti politici. Non rendersi conto di questo sarebbe miopia! Sarebbe non rispetto nei confronti del nostro territorio, della nostra gente che percepisce poco la rilevanza di queste questioni, perché evidentemente in nessuna realtà territoriale periferica si comprende facilmente che cosa cambi per la vita di ciascuno se le entrate sono i sette decimi o gli otto decimi, se la compartecipazione alle entrate riguardanti l'Imposta sul valore aggiunto venga definita una volta per tutte o, come dice lo Statuto, concordata anno per anno utilizzando quell'unico strumento per compensare le minori entrate della Regione o per compensare svantaggi territoriali rilevanti.
Quella valvola di sfogo prevista dalla legge 122 che ha modificato il Titolo terzo, che poteva essere utile per un riequilibrio territoriale, è stata invece irrigidita in modo tale da non renderla uno strumento flessibile. Ci sono tante giustificazioni per qualunque governo e per qualunque maggioranza politica che abbiano agito in questo modo. Certo, c'è una grave situazione finanziaria dello Stato, ma purtroppo questa grave situazione finanziaria si ripercuote sui livelli più bassi e sui livelli più deboli del sistema istituzionale. Questo è il problema che dobbiamo affrontare e, soprattutto, noi dobbiamo affrontarlo in una duplice prospettiva: sullo sfondo vi è cioè la necessità di mettere la Sardegna, nella trattativa tra lo Stato e le regioni, e in particolare nella trattativa fra lo Stato e le regioni a autonomia speciale, in una condizione politicamente forte per poter far valere la propria posizione e le proprie rivendicazioni anche nei confronti di quelle regioni speciali che hanno una maggiore forza politica. I colleghi che erano presenti all'audizione alla Camera ricorderanno come reagì un deputato, non mi ricordo neanche di quale partito, rappresentante della Regione Sicilia, che ovviamente, appena segnalato il nostro problema, debbo dire anche di fronte allo stupore della gran parte dei deputati presenti, Presidente della Commissione compreso, su alcuni aspetti segnalati, disse: "Bene, trattiamo la questione per tutte le regioni perché è una questione importante".
È chiaro che su questa trattativa ci sono degli interessi più estesi. Noi su questo non dobbiamo guardare in faccia nessuno, e tenere presente che per la nostra Regione vi è la necessità davvero di difendere i propri interessi. Gli altri fanno così, noi dobbiamo fare altrettanto. Sullo sfondo c'è quindi la trattativa fra lo Stato e le regioni a Statuto speciale in particolare per omogeneizzare il loro trattamento, portando la Sardegna ai livelli che altre regioni speciali hanno già raggiunto. Ma questo livello di trattativa, che sarà difficile e non sarà di breve periodo, credo, deve portare - questo è lo scopo che oggi ci porta a fare questa rivendicazione unitariamente - ad una attuazione della legislazione vigente corretta. Noi oggi dobbiamo chiedere, come stiamo chiedendo, una corretta applicazione della legislazione vigente, in modo tale che quando la legge verrà modificata, ne consegua una corretta applicazione. Ci sono delle divaricazioni fra gettito riscosso e trasferimenti statali, evidentissime; questa cosa va spiegata, la Ragioneria centrale dello Stato deve spiegarla. Per avere questo chiarimento è necessario essere uniti ed è per questo che abbiamo assunto questa posizione.
PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Credo che sia dovere e compito mio prendere la parola a nome della Giunta, ed anche a nome del Presidente, oggi assente per impegni istituzionali a Roma. Vorrei però ricordare che il Presidente è stato assai presente nei lavori della Commissione bilancio con una lunga, appassionata e dettagliata relazione, e quindi ha avuto modo di portare il suo contributo a questi lavori, non molti giorni o non molte settimane fa. Esprimo un inevitabile e forte apprezzamento per l'iniziativa di oggi, e per la risoluzione che stiamo qua discutendo. È un apprezzamento doveroso perché questa è una battaglia di tutta la Sardegna, non è certamente la battaglia di una Giunta in stato di isolamento. E credo anche che sia molto utile parlare di queste cose tutti insieme perché stiamo parlando, in modo concreto e cruciale, di mantenere vivo un orizzonte autonomistico al di là degli slogan e al di là delle parole, stiamo parlando di ottenere certezza delle risorse senza le quali è certamente difficile disegnare il proprio futuro, fare scelte di politica e di governo.
C'è un aspetto bypartisan evidente in questo lavoro. In alcuni interventi, oltre che disponibilità, una forte e diffusa disponibilità ad un lavoro bypartisan sull'argomento, ho sentito qualche perplessità, forse anche qualche timidezza, della serie: adesso che c'è bisogno si parla di un atteggiamento bypartisan e in altre occasioni no. Questo può essere vero in generale, in questo caso in particolare io non credo che sia una critica giusta, perché credo che abbiamo combattuto e combatteremo e bisticceremo su questioni che riguardano le scelte, su come spendere i soldi e su dove allocare i soldi, ma qui siamo in un terreno naturalissimo per un comportamento bypartisan, perché non stiamo parlando delle scelte ma stiamo parlando delle risorse, stiamo parlando di vincoli di bilancio. Quindi, c'è una naturale divisione fra questi due terreni. Questo è un terreno in cui lavoreremo insieme e poi, una volta ottenute le risorse, avremo tutto il modo di confliggere e di essere competitivi soprattutto intorno alle idee ed ai modi in cui si vorranno operare le scelte.
Quindi, credo che non ci sia ambiguità nella battaglia che dobbiamo compiere insieme. Semmai c'è una base politica di questa discussione bypartisan che va effettivamente portata in luce ed è stato fatto da molti interventi, e questa base politica ha a che fare con l'interpretazione sulla formazione del debito in questa Regione. Non c'è dubbio che questo sia l'argomento mi pare più politico emerso oggi, toccato con molta attenzione e mi pare con molta serietà da vari interventi. Fatemi dire soltanto una cosa: il debito di cui parliamo, che condizionerà ancora la manovra futura, è un debito importante, cresciuto in certi anni molto rapidamente; il contributo della discussione di oggi e comunque della vertenza entrate e forse anche il contributo che la Giunta ha dato indirettamente a questo discorso credo che sia quello - almeno in parte - di rasserenare quel dibattito. I dati che noi abbiamo fornito, che le strutture tecniche per dire la verità hanno elaborato, sono dei dati che hanno chiarito una cosa che certamente si sapeva, ma l'hanno chiarita in termini quantitativi. Quei dati chiariscono, credo con significativa precisione, l'ordine di grandezza del problema riguardante la penuria di risorse con cui questa Regione ha dovuto fare i conti in passato e hanno quindi chiarito la grande difficoltà di trovare equilibri di bilancio in quegli anni, e quindi certamente il debito di cui parliamo ha tra le sue fonti prioritariamente il problema di cui stiamo parlando adesso. Ciò non significa che da oggi in poi non ci potranno essere polemiche sulla gestione di quella situazione, ma questo significa sottolineare la grande difficoltà in cui ci si è trovati. La lettera che l'onorevole Oppi ricordava, e che io ho citato in Commissione, dice esplicitamente questo: attribuisce la causa fondamentale della formazione del debito a questa difficoltà e a questo enorme squilibrio tra entrate e fabbisogno della Regione. E' una lettera che è firmata dal presidente Soru, che ne condivide il contenuto in ogni sua virgola.
Prospettive: credo che sia mio dovere in questa conclusione aggiornare il Consiglio sulla parte tecnica della vertenza; noi abbiamo portato al tavolo della Regione e dello Stato dei dati che rappresentano una parziale novità rispetto al passato. La novità è che certificano e quantificano l'anomalia della situazione della Regione Sardegna, un'anomalia, appunto, che va sottolineata perché non ci risultano situazioni simili in altre regioni per quanto riguarda IVA e IRPEF. Stiamo parlando di diritti acquisiti che non hanno avuto attuazione da parte dello Stato ad un livello che crea una precisa anomalia. L'anomalia è la nostra ragione di moderato ottimismo in questa vertenza ed è certamente il dato fondamentale che in un'azione comune dobbiamo continuamente sottolineare.
Gli sviluppi: ho già detto in Commissione che la Giunta ha mandato una lettera riguardante gli accordi sull'IVA per gli anni 2004 e 2005, una lettera in cui chiediamo il settanta per cento del gettito IVA regionale. La motivazione di questo settanta per cento ha due componenti. In primo luogo nel passato, prima che venisse applicato un ordine del giorno del Senato che ha pian piano fatto decadere il valore reale del corrisposto IVA, la Sardegna aveva toccato il quaranta per cento e non ci sono ragioni per non tornare a quel quaranta per cento, ma da allora in poi è stato imposto alla Sardegna di contribuire per il ventinove per cento alla spesa sanitaria, senza alcuna copertura derivante da nuove entrate. La somma di queste coincidenze ci indurrebbe a chiedere il novanta per cento e non il settanta per cento, ma chiediamo il settanta per cento come segno insieme di moderazione, di consapevolezza delle difficoltà in cui versa l'intero Stato italiano ed anche di consapevolezza di altre partite che rimangono aperte. In secondo luogo, i dati IRPEF che sono stati citati. Noi abbiamo fatto un lavoro al meglio delle nostre conoscenze che sono limitate, attraverso il quale abbiamo proposto allo Stato la nostra ricostruzione del gettito IRPEF, ricostruzione che conoscete in ogni dettaglio; la Ragioneria dello Stato ha risposto con proprie serie di dati significativamente diverse dalle nostre. Abbiamo confrontato le due serie e stiamo proponendo alla Ragioneria una riconciliazione che, non sorprendentemente essendo fatta esclusivamente su basi tecniche, è al novanta per cento vicina alla nostra iniziale elaborazione, ed è molto lontana da quella che ci ha fornito la Ragioneria dello Stato. Abbiamo ragione di ritenere che la riconciliazione avverrà di fatto sulla nostra serie, e questo naturalmente è un punto estremamente importante. Abbiamo infine consegnato alla Ragioneria, già da settimane, l'anagrafe delle imprese che lavorano in Sardegna ma che hanno sede legale fuori dalla Sardegna, perché è possibile, stiamo esplorando l'ipotesi, che dal modo in cui queste imprese pagano l'IRPEF possa nascere l'anomalia verificatasi sul gettito IRPEF. Siamo in attesa di una convocazione che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, sarà nostra cura informare il Consiglio, naturalmente passo per passo, di ciò che sta succedendo.
Lasciatemi dire una cosa sul contesto, perché stiamo parlando di entrate e tra pochissimo parleremo di federalismo fiscale, di un contesto più generale in cui si colloca la vicenda di cui stiamo appunto discutendo oggi. Che succede nelle altre regioni? Nel documento che ho presentato alla Commissione bilancio e all'Aula c'è una tabella riassuntiva, e quindi ci sono tutte le risposte a varie domande che oggi sono state avanzate, ma fatemi prendere il caso della Sicilia. La Sicilia paga il quarantatre per cento della spesa sanitaria, e quindi molto più di quanto paghiamo noi, ma la Sicilia ha il cento per cento dell'IVA e il cento per cento dell'IRPEF. Ebbene, io sarei pronto a firmare oggi il contratto della Sicilia, sarei pronto a prendere il quarantatre per cento, a fronte del cento per cento dell'IVA e del cento per cento dell'IRPEF; abbiamo fatto i nostri calcoli, ci converrebbe di molto, rispetto alla situazione attuale, in cui paghiamo il ventinove per cento della spesa sanitaria e incassiamo il ventidue per cento dell'IVA e una quota dell'IRPEF che probabilmente è molto più vicina al quaranta che al settanta per cento. Quindi, abbiamo ampi spazi di miglioramento anche per il futuro, anche nell'ambito di un discorso che va verso una logica di federalismo fiscale solidale e non competitivo, con tutta la partita dell'articolo 119 della Costituzione aperta e che dobbiamo presidiare con molta attenzione, ovviamente non solo la Giunta ma anche il Consiglio e tutte le forze sociali della Sardegna. Rimane il fatto che abbiamo spazi nei quali muoverci con la convinzione di trovarci in una situazione particolarmente sfavorevole.
Questo è quanto volevo dire. Su questo argomento sarà nostra cura, come ho già detto, informare di tutti i passi futuri, compresi gli esiti dell'incontro che si terrà nei prossimi giorni al tavolo tecnico, che spero siano positivi. Io credo che tutti insieme, maggioranza, opposizione, Giunta, dovremo monitorare la situazione e decidere il momento in cui la partita tecnica si trasforma in una vertenza politica forte nei confronti dello Stato. Credo che tra luglio e l'inizio di settembre sarà chiaro se il tavolo tecnico ha prodotto risultati importanti o se in quale misura ci sia bisogno di continuare a trattare rinforzando l'azione politica.
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
SANNA MATTEO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO SECCI - RASSU - SALIS - LADU - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CAPELLI - CUGINI - DIANA - LICHERI - LA SPISA - MARROCU - PINNA - SCARPA - VARGIU sulla risoluzione relativa alle entrate della Regione.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA la risoluzione n. 3 sulle entrate della Regione approvata dalla Commissione bilancio nella seduta del 13 luglio 2005;
ATTESO che la Commissione ha chiesto, a' termini dell'articolo 51 del regolamento, la discussione in aula;
CONSIDERATO che la soluzione del problema delle entrate inciderà positivamente sulla difficile situazione economico-finanziaria della Sardegna,
a conclusione del dibattito
approva
la risoluzione n. 3 della Terza Commissione bilancio sulle entrate della Regione. (1)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno si dà per illustrato.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi siamo dell'opinione che il negoziato su quanto lo Stato ha in obbligo di trasferire alla Regione deve proseguire, come in passato, attraverso un confronto politico e tecnico, volto a definire criteri certi per individuare le fonti e aumentare l'ammontare delle risorse. Nessuna fuga in avanti da un punto di vista politico con le minacce strumentali di ritorsioni, come quelle fatte in materia di servitù militari, deve condizionare il confronto. Tuttavia noi riteniamo questa risoluzione assolutamente insufficiente e voteremo contro perché siamo dell'opinione che questa risoluzione sia datata, anche l'Assessore parla di IVA e di IRPEF dovuti. Noi riteniamo che allo stato attuale si debba ridefinire l'Intesa istituzionale di programma per incrementare le già notevolissime risorse del fondo aree sottoutilizzate che ogni anno vengono assegnate alla Regione con l'ulteriore afflusso di risorse ordinarie dei Ministeri e dei soggetti gestori delle grandi infrastrutture, che destinano alla Sardegna risorse marginali, costringendoli a mantenere gli impegni (vedi il caso delle Ferrovie dello Stato).
Riteniamo che il piano di rinascita debba essere rivisto e finalizzato al superamento del gap dell'insularità. Riteniamo altresì che un altro aspetto urgente del negoziato sia rappresentato dalle risorse per le future politiche strutturali 2007/2013. Non tutte le speranze sulla permanenza della Sardegna tra le Regioni dell'Obiettivo 1 sono cadute; esiste la possibilità che si possa negoziare una assimilazione della Sardegna in quanto isola alle regioni francesi d'oltremare, che presentano un prodotto interno lordo significativamente superiore a quello sardo e quindi superiore al 75 per cento della media del prodotto interno lordo in parità di potere d'acquisto, che è la soglia massima prevista per definire le aree in ritardo.
I dati sulla disoccupazione, la carenza nella dotazione infrastrutturale, i ritardi nei livelli di istruzione e di formazione delle popolazioni sarde possono essere utilizzati come rafforzamento dell'handicap ambito della insularità. In ogni caso, se la Sardegna esce dall'Obiettivo 1 deve rimanere l'impegno del Governo nazionale a incrementare le risorse da destinare alla Sardegna per surrogare le minori entrate. Questo è un impegno che richiede un forte potere contrattuale della Regione, intesa come corpo coeso di tutti i soggetti di maggioranza e di minoranza. Senza queste cose, ho l'impressione che quella in esame sia una risoluzione basata sullo studio di Santoro di tanti anni fa, ma che non tiene conto di quello che sta avvenendo.
E sempre per quanto attiene, visto che lei, Assessore, fa cenni di diniego alla politica delle risorse finanziarie - ne riparleremo a proposito del DPEF che lei ha osannato per dimostrarle quanto le copiature sono in voga, non voglio dire altro in questa sede - è opportuno rimarcare che quanto afferma il Governo regionale sulla possibilità di sostituire le risorse del bilancio ordinario con le risorse POR non è una strada oggettivamente perseguibile.
Per queste ragioni noi voteremo contro la risoluzione perché non tiene conto, secondo noi, delle entrate della Regione considerate nel loro complesso.
PRESIDENTE. Chiedo scusa all'onorevole Dedoni, però prima mi sono scordato di chiedere il parere della Giunta sull'ordine del giorno. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta esprime parere favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente, avevo chiesto di intervenire prima nella discussione generale, ma mi accontento della metà del tempo. Dico in premessa che voterò a favore, nonostante vi siano notevoli perplessità e quelle che ha aggiunto l'onorevole Floris credo che facciano emergere con chiarezza che probabilmente manca qualcosa al nostro dibattito.
I quotidiani sardi di oggi, hanno speso poche righe sul nostro dibattito. Hanno messo in risalto il volo del presidente Soru, hanno messo in evidenza l'approvazione del DPEF, ma a questo dibattito non si è fatto cenno, in qualche giornale, mi pare in due, compare un piccolo trafiletto. Questo per dire quanto siamo distanti, come istituzione pubblica, come rappresentanti del popolo sardo - tali ci dichiariamo - come parlamento del popolo sardo, dai cittadini, tanto distanti che non riusciamo a trasmettere l'importanza di questo dibattito, di questa rivendicazione di vera, seria autonomia finanziaria per la nostra Regione. Iniziative simili ci sono state da sempre, però questa volta c'è una differenza sostanziale: questo è un dibattito tutto interno alle istituzioni, e non sono d'accordo con lei, onorevole rappresentante del P.S.d'Az. quando dice che deve essere la Giunta a gestire questa partita, in altri tempi le Giunte coinvolgevano il popolo sardo in un dibattito vasto nel territorio, di modo che ci fossero forze sociali, enti locali, autonomie locali che sostenevano coralmente la rivendicazione vera, sana, genuina del popolo sardo di avere un destino uguale a quello delle altre regioni più fortunate d'Italia.
Noi decidiamo tutto all'interno delle istituzioni e anzi teniamo chiuso il dibattito all'interno del Consiglio regionale, lo sviluppiamo un po' tecnicamente all'interno della Commissione, forse stiamo delegando al gestore assoluto una trattativa, che diventa quasi personalistica, con lo Stato italiano, dimenticando che invece sono in ballo principi fondamentali molto importanti. In riferimento ai quali debbo dire che dissento molto dall'amico Pietro Ciarlo, che ieri diceva che la istituzione di una assemblea costituente sarda avrebbe significato secessione. Non lo trovo giusto neanche giuridicamente perché istituire un'assemblea costituente non vuole dire secessione in uno Stato complesso come quello italiano, ci si può infatti richiamare all'esempio della Sicilia, uno stato nello Stato inserito all'interno della Costituzione italiana, che può battere anche moneta se si legge attentamente quello che dice lo Statuto della Sicilia, che i nostri padri costituenti in altri tempi hanno rifiutato.
Io dico questo perché è significativo, cari colleghi, amici della Giunta, ed è veramente grave che oggi non sia qui in aula il Presidente della Regione. Io capisco che possa avere altri impegni istituzionali ma si sarebbe potuto spostare il dibattito; il Presidente avrebbe dovuto essere partecipe di questo dibattito che dovrebbe servire a tutelare gli interessi veri della Sardegna, se è vero che è stato calcolato tutto quello che fino ad oggi è stato perso dalla Sardegna ostacolando il suo riscatto economico e sociale, la possibilità di costruire una condizione migliore per la nostra Isola e per il nostro popolo.
Ma allora, se vogliamo ancora restringere questo dibattito, se vogliamo ridurre solo a un fatto tecnicistico il rapporto tra il Presidente e la Commissione o il Governo o una parte del Governo, o un Ministero solo del Governo, lo si faccia pure. Io non so quali saranno i risultati perché ci sarà sempre un sorrisino ambiguo.
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, ha terminato il tempo a sua disposizione.
Dedoni (Riformatori Sardi). Molto gentile, grazie!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, i consiglieri del Gruppo di Fortza Paris voteranno a favore su quest'ordine del giorno, così come hanno fatto in Commissione, perché lo ritengono giusto e dovuto da parte di questo Consiglio regionale, perché credo che gli impegni che sono stati assunti da parte del Governo nazionale, sottoscritti con intese e previsti nello Statuto, vadano mantenuti e rispettati. Così purtroppo non è stato in tutti questi anni e bene hanno fatto, devo dire, la Giunta regionale e la Commissione successivamente a porre il problema, perché questo rapporto fra la Regione sarda e il Governo nazionale va regolarizzato.
E' ovvio che pur votando a favore qualche perplessità ce l'abbiamo, ma non nel senso che l'iniziativa non sia giusta o non debba essere perseguita, perché noi siamo convintissimi e comunque lo approveremmo qualsiasi fosse l'atteggiamento della maggioranza, però noi vorremmo che la pacatezza, la ragionevolezza, il senso di responsabilità che ha caratterizzato il lavoro anche della Commissione, ci porti a continuare su questa linea, ad avere un rapporto più costruttivo e produttivo nei confronti dello Stato perché c'è la necessità effettivamente di arrivare a un risultato importante, al pagamento da parte dello Stato di tutta quella serie di somme che sono ben evidenziate nella risoluzione che noi stiamo per approvare.
Però, lo diceva qualcuno che mi ha preceduto, credo che a noi non possa bastare questo provvedimento. Stiamo attraversando una fase politica di transizione importante e di cambiamenti che coinvolgono significativamente anche la Regione Sardegna, che dal 2006 uscirà dall'Obiettivo 1, e quindi c'è una fase di grande discussione anche a livello nazionale oltre che locale per ridefinire il rapporto fra la Regione Sardegna e il Governo nazionale e quindi l'Unione europea, per decidere se il discorso dell'insularità verrà affrontato e come verrà affrontato, per affrontare tutta una serie di situazioni nuove che coinvolgono la Sardegna, quali la ridefinizione dell'articolo 13 e la riforma dello Statuto. Si tratta di argomenti che appassioneranno questo Consiglio regionale e che rappresenteranno la vera sfida per instaurare un rapporto forte con il Governo nazionale, perché credo che sia la riforma dello lo Statuto sia gli altri provvedimenti che riguardano i rapporti con il Governo nazionale sia lo stesso Titolo V della Costituzione disegnino una situazione nuova a livello nazionale rispetto alla quale la Regione sarda sia molto in ritardo.
Io credo che questo passaggio, pur non essendo risolutivo, sia un passaggio importante, giusto, però faremmo un gravissimo errore se non prendessimo in considerazione tutta una serie di nuove situazioni che interessano questo Consiglio regionale e si vedrà anche la capacità che avrà questo Governo regionale, e di conseguenza anche la Giunta, di instaurare con il Governo nazionale un rapporto non conflittuale, soprattutto non inutilmente conflittuale, perché noi consideriamo dannose per la Sardegna certe posizioni assunte dalla Giunta regionale perché non portano a nessun risultato, mentre io trovo molto più giusto questo atteggiamento che documenta le richieste che avanziamo e fa delle proposte. Ecco, su questo terreno noi ci confronteremo anche nel prossimo futuro. Anche nel prossimo futuro Fortza Paris non avrà problemi a votare a favore di provvedimenti che riguardano gli esclusivi interessi della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Chiedo a tutti i colleghi, lo faccio adesso con il relatore, di rispettare il termine dei cinque minuti perché comunque non concederò un secondo in più.
SECCI (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Vorrei fare pochissime considerazioni, ovviamente annunciando il mio voto favorevole sull'ordine del giorno. Ne voglio approfittare per esprimere anche la soddisfazione per come si è svolto il dibattito su questo argomento e per dare atto che è la prima volta dopo molto tempo, che il dibattito in Consiglio regionale si svolge senza parti contrapposte, o che cercano di dividersi - argomenti di divisione onestamente se ne sarebbero potuti trovare anche su questo tema - anzi tutte le parti politiche presenti in Consiglio mostrano di essere interessate alla soluzione di un problema che è un problema di tutti.
Ed è chiaro che non si risolveranno adesso e per sempre i problemi che abbiamo davanti, ecco perché, presidente Floris, meraviglia la sua dichiarazione di voto contrario. Non c'è nella intenzione di chi ha svolto questo lavoro la convinzione che con esso si esaurisca il rapporto della Regione con lo Stato relativamente ai problemi delle entrate.
Ci siamo voluti limitare solo al tema in discussione proprio per evitare divisioni, e mi auguro che anche la divisione che lei ha annunciato rientri perché, presidente Floris, lei è stato protagonista insieme ad altri, in altre circostanze, di azioni di alto profilo politico per la difesa degli interessi della Sardegna. In questa occasione noi stiamo solo difendendo quello che ci è dovuto. Ecco perché, collega Dedoni, il discorso e il dibattito si svolge all'interno delle istituzioni. Noi non stiamo facendo una battaglia per modificare; è necessaria anche una battaglia per modificare, è necessaria anche una battaglia per rivedere. Ne ha fatto cenno l'Assessore, ne hanno fatto cenno altri colleghi che sono intervenuti. Ma in questo momento la rivendicazione è quella di avere giustizia, di ottenere l'applicazione delle intese che ci sono e delle leggi che vigono e che non vengono rispettate. Di questo stiamo discutendo. Questo è il valore dell'unità che stiamo rappresentando. E sono valore aggiunto a questo anche le critiche che da più parti si sono sollevate per precisare, per aggiustare, per aggiungere e per correggere. Va tutto bene, è tutto giusto se poi il disegno e il senso di marcia è quello che abbiamo delineato. Io penso che quello che stiamo facendo oggi sia un passo avanti. Certamente è un passo importante, certamente il documento che ci accingiamo ad approvare deve essere trasmesso alla nostra rappresentanza istituzionale in Parlamento, che deve adoperarsi per rafforzare l'azione della Giunta nei confronti del Governo, e noi tutti dobbiamo essere pronti in qualsiasi momento a mobilitarci per ottenere quello che ci è dovuto se ce ne fosse bisogno.
Io mi auguro naturalmente che questa fase di interlocuzione della Giunta con il Governo, di presa d'atto e di azione politica da parte del Consiglio regionale siano sufficienti a risolvere questa parte del problema per poterci poi dedicare alle parti che mancano. Se così non fosse, io penso che dovremmo essere chiamati tutti ed essere pronti tutti, a qualunque parte apparteniamo, a difendere quello che ci è dovuto. Ci divideremo su altre cose. Ci divideremo, come diceva qualcuno, su come spenderli i soldi se ci verranno dati. Ci divideremo sulle prospettive di sviluppo e di crescita della nostra Regione, ma non possiamo dividerci sull'elemento essenziale che ci consente di fare progetti, di fare programmi, e senza il quale non si può andare avanti. E' con questo spirito che ringrazio ancora sia i colleghi della Commissione che hanno lavorato, sia la Giunta regionale che sta svolgendo un lavoro da tutti riconosciuto come importante e soprattutto ringrazio tutti i colleghi del Consiglio che voteranno a favore di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, credo che un argomento come quello che stiamo dibattendo meriti una grande tensione ideale, culturale e politica. Da tanti anni molti di noi che hanno sempre difeso gli interessi della Sardegna, hanno sognato che il Consiglio regionale fosse il motore di una grande battaglia politica tesa ad aprire una vertenza con lo Stato per affermare i nostri diritti identitari ed avere le risorse necessarie, certe, per programmare lo sviluppo della nostra Isola.
Sulla partita identitaria dobbiamo avviare al più presto la riforma dello Statuto che ricontratti su base federalistica i rapporti Sardegna-Stato Italiano, mentre sugli aspetti finanziari è urgente portare avanti questa iniziativa che tende a rivendicare dallo Stato le risorse che ci sono dovute e che non ci sono state date in questi ultimi lustri. Si tratta di risorse rilevanti, come è stato detto, valutate in 600 milioni di euro l'anno che avrebbero potuto determinare un andamento diverso della storia, dell'economia, del livello dei servizi erogati, dell'attenuazione delle disuguaglianze sociali e territoriali, del ruolo degli enti locali, della cultura e dell'istruzione della Sardegna. Forse il dramma sociale, cari amici e colleghi, psicologico ed umano di una parte di coloro che sono dovuti emigrare o restare disoccupati o inoccupati in questi anni si sarebbe potuto evitare; le inadempienze dello Stato che sono evidenziate nella risoluzione, in particolare nell'allegato 1, sono tante e sistematiche, come tanti colleghi hanno con passione sottolineato. Questa battaglia assume oggi una rilevanza di carattere straordinario soprattutto per l'esigenza di risanamento finanziario che in mancanza di queste entrate ci porterebbe necessariamente ad operare nella prossima finanziaria nella sola direzione dei tagli; pertanto ci deve essere da parte nostra maggiore convinzione nel sostenere questa lotta senza pensare che lo dobbiamo fare quasi per un dovere istituzionale e politico. Ritengo invece che dobbiamo raggiungere completamente l'obiettivo e non avere un atteggiamento riluttante come mi è parso di cogliere in alcuni degli interventi svolti.
Noi dobbiamo andare a questo confronto non con il cappello in mano ma con la consapevolezza che abbiamo dalla nostra parte la ragione derivante dalle leggi che lo Stato ha disatteso per troppo tempo. Ma quest'iniziativa, come dicevo all'inizio, è parte di una battaglia molto più importante e complessa che deve vedere come protagonista questa Regione in tutte le sue espressioni, non una sola persona o un gruppo di persone, ma tutto un popolo per ottenere un nuovo Statuto e dunque una nuova dignità e sovranità per il popolo sardo. Per questo auspico che sulla consulta statutaria nel più breve tempo possibile sia data una risposta politica da parte della Giunta e di questa maggioranza. Non dimentichiamoci che abbiamo assunto questo solenne impegno, che vi era una parte importante del mondo politico, sindacale e culturale che chiedeva e chiede l'assemblea costituente, che abbiamo detto che questioni di questo tipo vanno affrontate all'inizio della legislatura. Pertanto credo che non ci sia altro tempo da perdere e che sia necessario istituire la consulta statutaria che apra una grande prospettiva di dibattito e di lotta per garantire un futuro migliore ai nostri figli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Intendo annunciare il nostro voto favorevole e ricordare che come Sardisti siamo allievi di Camillo Billieni e non di Bill Gates e ci sentiamo anche cittadini e non sudditi, e la sintesi di questo Parlamento s'incarna nel Presidente della Regione, che per cinque anni o ancora quattro dovrebbe essere il Presidente Soru, che politicamente debole, secondo il nostro punto di vista, ma abbiamo sempre auspicato che sui grandi temi, e in questo caso si tratta dell'ennesima prevaricazione dello Stato italiano nei nostri confronti, la classe politica sarda debba trovare a tutti i costi l'unità, perché la prima terapia per superare la debolezza politica è l'unità sui grandi temi che dobbiamo condividere.
Riteniamo ingiusto ed immorale che lo Stato trattenga risorse nostre o le riconosca come e quando vuole. Quando si è aperto il dibattito sul Dpef, ci siamo permessi di suggerire l'istituzione di un ufficio tributario regionale, proprio per uscire da una generica quantificazione calcolata più su indici statistici che su indici analitici, perché se ci limitiamo al monitoraggio delle risorse è chiaro che ci presentiamo di fronte allo Stato in posizione di estrema debolezza. Oggi s'insinua che forse 600 milioni o 638 milioni di euro, più o meno, corrispondono a ciò che dovremmo avere dallo Stato, e questo è un altro segno di debolezza. Noi dobbiamo far rispettare i patti e le leggi che lo Stato sancisce e dobbiamo avere anche il coraggio, se è necessario, di trascinare lo Stato, quando li disattende, di fronte alla Corte Costituzionale; il problema della continuità territoriale non c'entra niente con l'argomento in discussione ma è un esempio classico del modo di infrangere i patti, della morosità da parte dello Stato che partorisce una legge, la numero 144 del 1999, e poi non garantisce la dovuta copertura finanziaria; siamo stufi di questo atteggiamento rancoroso e pregiudizievole dello Stato.
Questa è l'occasione in cui dobbiamo mostrare di essere uniti e nella quale bisognerebbe chiedere allo Stato ciò che noi non siamo riusciti a mettere nello Statuto, come invece hanno fatto brillantemente i siciliani. Al di là di ciò che può pensare qualche docente partenopeo sardo o sardo partenopeo, al di là della sua ubiquità, noi abbiamo suggerito di prevedere una norma statutaria forte, che sancisca finalmente non la compartecipazione della Regione ai tributi statali, ma, capovolgendo il concetto, la riscossione delle imposte da parte della Regione che poi trasferisce allo Stato la quota parte che ad esso compete; invecce, ancora stiamo qui con il cappello in mano ad attendere la generosità dello Stato che quando vuole si ricorda che esistiamo e ci da ciò che ci è dovuto. Ecco perché voteremo a favore perché si apra una stagione seria di rivendicazioni sulle quali la classe politica sarda sia unita e non assuma più posizioni di retroguardia, perché è vergognoso che da un decennio lo Stato abbia sottratto tante risorse alla Regione sarda che poi è costretta ad accanirsi, come è successo purtroppo con l'ultima manovra finanziaria, contro l'agricoltura, contro la cultura, contro l'identità. Noi dobbiamo rivendicare i nostri diritti e per questo voteremo con convinzione a favore di questo ordine del giorno pur sapendo che il documento deve essere ancora irrobustito.
(E' approvato)
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, prima di passare all'esame dell'altro punto all'ordine del giorno, credo che sia opportuno riunire la Conferenza dei Capigruppo per l'organizzazione dei lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Capigruppo e sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 51, viene ripresa alle ore 13 e 11.)
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che i lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10, se sarà necessario proseguiranno nel pomeriggio e venerdì mattina.
La seduta è tolta alle ore 13 e 13.
[s1]Non è in aula
Allegati seduta
CV Seduta
Mercoledì 20 Luglio 2005
Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 6 luglio 2005, antimeridiana (100), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Sanjust, Contu, Lombardo hanno chiesto congedo per la seduta del 20 luglio 2005. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 1° luglio 2005, 5 luglio 2005 e 8 luglio 2005.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Disposizioni in materia di risorse idriche e bacini idrografici". (153)
(Pervenuto il 5 luglio 2005 ed assegnato alla quarta Commissione.)
"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2000 e del rendiconto dell'Azienda foreste demaniali della Regione per lo stesso anno". (155)
(Pervenuto l'8 luglio 2005 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2001". (156)
(Pervenuto l'8 luglio 2005 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2002". (157)
(Pervenuto l'8 luglio 2005 ed assegnato alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
SANCIU - LA SPISA - PILI - SANNA Paolo Terzo - RASSU - PETRINI - CONTU - SANJUST - LOMBARDO - MILIA - LICANDRO - DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - OPPI - AMADU - CAPELLI - CAPPAI - BIANCAREDDU - RANDAZZO - LADU - MURGIONI - ONIDA - VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO - CUCCU Franco Ignazio: "Norme in materia di bonifica e riordino dei Consorzi". (154)
(Pervenuta il 7 luglio 2005 ed assegnata alla quinta Commissione.)
MARRACINI: "Norme organiche per la disciplina, la programmazione e lo sviluppo delle attività di spettacolo dal vivo nella Regione autonoma della Sardegna". (158)
(Pervenuta il 13 luglio 2005 ed assegnata all'ottava Commissione.)
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione CHERCHI sull'individuazione dei siti per gli impianti di trattamento rifiuti nella Provincia di Oristano alternativi a Bau Carboni". (211)
(Risposta scritta in data 18 luglio 2005.)
"Interrogazione CASSANO sulla campagna di prevenzione degli incendi per l'anno 2005". (229)
(Risposta scritta in data 18 luglio 2005.)
"Interrogazione DIANA - LIORI sul funzionamento delle commissioni competenti alla determinazione del valore agricolo degli espropri". (234)
(Risposta scritta in data 18 luglio 2005.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'esonero dal pagamento dei medicinali per il morbo di Wilson". (256)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di revisione del calendario venatorio approvato recentemente". (257)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato della pratica relativa ai lavori del secondo lotto della strada Sassari-Alghero". (258)
"Interrogazione ARTIZZU, con richiesta di risposta scritta, sulle eventuali consulenze esterne all'Amministrazione regionale". (259)
"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sul licenziamento del signor Giovanni Chessa, notificato dalla società Sistemi idrici integrati srl". (260)
"Interrogazione CACHIA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di emergenza nel reparto di radiologia dell'ospedale Dettori di Tempio". (261)
"Interrogazione GIORICO, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di emergenza nell'ex carcere modello di Alghero". (262)
"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata regionalizzazione del CRS4". (263)
"Interrogazione DIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla concessione dei contributi in favore dell'attività cooperativistica". (264)
"Interrogazione FLORIS Vincenzo - SANNA Franco - CORRIAS - BARRACCIU, con richiesta di risposta scritta, sulla sospensione temporanea dei vincoli sull'area del parco del Gennargentu". (265)
"Interrogazione SANJUST, con richiesta di risposta scritta, sull'impossibilità di accedere ai contributi per la lingua sarda da parte delle testate on line (delibera n. 32/2 del 13 luglio 2005)". (266)
"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'ipotesi di soppressione del Consorzio industriale di Olbia". (267)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interpellanza PACIFICO sul progetto presentato dalla società Ecoserdiana spa per l'ampliamento del modulo di discarica controllata per rifiuti non pericolosi dotato di impianto di biogas in località "Su Siccesu" nel Comune di Serdiana in Provincia di Cagliari". (101)
"Interpellanza CHERCHI Silvio sulla decisione della Giunta regionale di procedere allo scioglimento della società Porto Terminal Mediterraneo spa". (102)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Mozione URAS - BALIA - LICHERI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU - MASIA - CALIGARIS sullo stato economico-finanziario delle aziende agricole sarde che sono, ancora, in attesa dell'avvio e conclusione delle procedure di pagamento degli indennizzi relativi ai danni subiti dalle colture per virosi, dagli allevamenti a causa delle epidemie di lingua blu (con riferimento anche alle vaccinazioni) e della peste suina e per eventi calamitosi". (40)
PRESIDENTE.. Ha chiesto di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI ELISEO (La Margherita D.L.). Intervengo per chiedere una breve sospensione per consentire il completamento delle riunioni in corso sulla materia.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni aggiornerei i lavori alle ore 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 14 e 14, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
Discussione della Risoluzione sulle entrate della Regione (Risoluzione n. 3)
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. L'ordine del giorno reca la discussione della risoluzione numero 3 della terza Commissione sulle entrate della Regione.
(si riporta il testo della risoluzione:
TERZA COMMISSIONE PERMANENTE PROGRAMMAZIONE ECONOMICA E SOCIALE - BILANCIO - CONTABILITA' - CREDITO - FINANZA E TRIBUTI - DEMANIO E PATRIMONIO - PARTECIPAZIONI FINANZIARIE
composta dai consiglieri
SECCI, Presidente - RASSU, Vicepresidente - SALIS, Segretario - LADU, Segretario - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CAPELLI - CUGINI - DIANA - LICHERI - LA SPISA - MARROCU - OPPI - PINNA - SCARPA - VARGIU
approvata il 13 luglio 2005
RISOLUZIONE
Sulle entrate della Regione
PREMESSO che la ragione della forte carenza delle entrate, sofferta dalla Regione, particolarmente negli ultimi dieci-quindici anni, è da attribuire:
a) alla mancata attuazione dello Statuto relativamente:
1) alla non puntuale applicazione della Legge 13 aprile 1983, n. 122, attuativa dell'articolo 8;
2) al mancato rifinanziamento dell'articolo 13 dello Statuto;
b) al mancato rispetto dei vincoli di copertura statale alla spesa sanitaria;
c) alla mancata attuazione dell'intesa istituzionale di Programma dell'aprile 1999, con particolare riferimento all'A.P.Q. previsto dall'articolo 7, concernente la riforma del titolo III dello Statuto;
PRESO ATTO delle dichiarazioni rese in Commissione dal Presidente della Regione e dall'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio in merito ai problemi legati alla non puntuale attuazione della Legge n. 122 del 1983 ed alla copertura della partecipazione alla spesa sanitaria che determinano mancati introiti per un importo annuo di circa 600.000.000 di euro, corrispondente all'attuale disavanzo annuo di gestione del bilancio della Regione;
CONSIDERATO che:
- la soluzione dei sopraindicati problemi è attualmente oggetto di una verifica, in sede tecnica, tra il Ministero dell'economia e la Regione;
- la Commissione ha illustrato il problema ai Parlamentari della regione e, successivamente, nelle rispettive sedi istituzionali, agli Uffici di Presidenza ed alle Commissioni bilancio della Camera dei Deputati e del Senato;
- la soluzione del problema delle entrate inciderà positivamente sulla difficile situazione economico-finanziaria della Sardegna;
- per raggiungere lo scopo è necessaria una forte sensibilizzazione ed il sostegno di tutti gli organi istituzionali;
impegna il Consiglio regionale
1) a proseguire d'intesa con la Giunta regionale l'azione intrapresa per la corretta attuazione della legge 13 aprile 1983, n. 122 e della copertura della partecipazione alla spesa sanitaria;
2) a prendere tutte le iniziative necessarie per l'applicazione dell'articolo 13 dello Statuto e dell'Intesa istituzionale di programma tra il Governo e la Giunta regionale del 21 aprile 1999;
secondo le tematiche esplicate nell'allegato 1
Allegato 1
RISOLUZIONE
Sulle entrate della Regione
Le principali tematiche in relazione alle quali è necessario che la Giunta Regionale si attivi con opportuni interventi possono così sintetizzarsi:
1) l'attuazione della Legge n. 122 del 1983;
2) la copertura della spesa sanitaria;
3) l'applicazione dell'art. 13 dello Statuto;
4) l'attuazione dell'intesa Istituzionale di programma tra il Governo della Repubblica e la Giunta della Regione autonoma della Sardegna del 21 aprile 1999.
1) L'attuazione della L. 122/83
Nell'applicazione della Legge 122 del 1983 si sono riscontrate sia difficoltà nell'interpretazione del dettato normativo (vedi lettere a, b e c), sia anomalie operative dell'amministrazione centrale (vedi lettera d). Tali problematiche hanno generato in entrambi i casi riduzioni del gettito spettante alla Regione Sardegna.
Le criticità emerse verranno affrontate nei seguenti paragrafi:
a. Spettanze IRPEF;
b. Compartecipazioni;
c. Determinazione della quota IVA;
d. Rimborsi IRPEF.
Di seguito si analizzeranno separatamente i punti sopra specificati.
a. Spettanze IRPEF
Le ritenute IRPEF versate da aziende ubicate fuori dal territorio regionale ai concessionari della riscossione operanti al di fuori della Sardegna nel quinquennio 1999 - 2003 sono calate del 16 per cento.
Al riguardo occorre procedere ad un monitoraggio delle imprese aventi sede legale al di fuori del territorio regionale, ma operanti in Sardegna, al fine di poter effettuare i necessari riscontri ed attivare un'interlocuzione con lo Stato suffragata da dati certi e attendibili.
b. Compartecipazioni
La Regione Sardegna, ai sensi dell'art. 8 dello Statuto, ha titolo a compartecipare ai sette decimi delle entrate riscosse nel territorio reiognale generate dalle imposte sui redditi: sia quelle gravanti sulle persone fisiche, sia quelle gravanti sulle persone giuridiche.
Tutti i redditi, in relaizone alle specifiche attività da cui derivano, sono riconducibili a una delle sottoindicate categorie nelle quali, ai sensi dell'art. 6 del TUIR, sono classificati:
a. redditi fondiari;
b. redditi da capitale;
c. redditi di lavoro dipendente;
d. redditi di lavoro autonomo;
e. redditi di impresa;
f. redditi diversi
Con legge finanziaria dello Stato del 2001 (Legge n. 448 del 2001) alle Regioni a Statuto speciale a cui non spettasse già la compartecipazione alle imposte sostitutive dei tributi erariali oggetto di devoluzione è stata attribuita una quota delle medesime imposte sostitutive nella misura prevista dagli statuti per le imposte sotituite.
Nonostante le disposizioni di cui al comma 6 dell'articolo 25, della Legge n. 448 del 2001, non tutte le imposte sui redditi riscosse nell'isola vengono compartecipate dalla Regione Sardegna.
Infatti, risulta che parte delle compartecipazioni (ad esempio quelle relative alle ritenute sugli interessi e altri redditi da capitale) sfugge dalla base di calcolo delle somme da erogare alla Regione Sardegna ai sensi dell'articolo 8 dello Statuto sardo.
È necessario che il Governo regionale si attivi perché l'amministrazione statale inserisca tra i tributi soggetti a compartecipaizone tutti i tributi sui redditi effettivamente e sostanzialmente sostitutivi dell'IRPEF e dell'IRPEG.
c. Determinazione della quota IVA
Occorre ricontrattare con lo Stato anche la misura della quota dell'IVA riscossa in Sardegna, indicata dalla lettera g) dell'articolo 8, dello Statuto come variabile e da rapportare al costo delle funzioni "normali" della Regione.
Sin dal 1995, con un provvedimento del Consiglio dei Ministri, adottato in base ad un ordine del giorno del Senato, tale misura viene determinata dallo Stato, in modo unilaterale, (e non d'intesa così come previsto dalla norma statutaria) secondo un incremento annuale corrispondente al tasso d'inflazione programmato. Tale sistema di calcolo ha addirittura ridotto, in termini reali, l'importo della quota regionale dell'IVA dai 224.000.000 di euro del 1991 ai 200.000.000 di euro corrisposti nel 2003.
La contrattazione in atto sull'entità di tale quota dovrebbe prevedere una percentuale regionale comunque non inferiore al 40 per cento, già in anni precedenti riconosciuta come spettante: non è infatti pensabile - e non corrisponde evidentemente al dato normativo - che le funzioni "normali" della Regione si siano nel frattempo ridotte.
d. Rimborsi IRPEF
Con riferimento infine alle problematiche legate ai rimborsi IRPEF, si rileva che annualmente lo Stato provvede ad addebitare alla Regione i sette decimi dei rimborsi (maggiorati dei relativi interessi) effettuati dall'erario per l'IRPEF versata in eccesso dai contribuenti in Sardegna. Tuttavia, l'effettiva compartecipazione regionale all'IRPEF è pari a circa quattro decimi del gettito generato nell'isola e non ai sette decimi previsti dallo Statuto e devoluti alle casse regionali con due-tre anni di ritardo.
Occorre, pertanto, rivendicare la restituzione dei tre decimi dei rimborsi posti indebitamente a carico dell'Amministrazione regionale.
2. La copertura della spesa sanitaria
In merito alla copertura della spesa sanitaria, si premette che il fabbisogno sanitario delle singole regioni viene quantificato annualmente in sede di conferenza Stato-Regioni.
Con particolare riferimento alla Regione Sardegna, le entrate che questa deve destinare alla copertura della spesa sanitaria derivano dalle seguenti fonti:
a. gettiti dell'IRAP;
b. gettiti dell'addizionale IRPEF;
c. entrate proprie delle ASL;
d. contribuzione regionale stabilita, ai sensi delle Leggi n. 549 del 1995 e n. 662 del 1996, pari al 29 per cento;
e. trasferimenti del Fondo sanitario nazionale.
Lo Stato trasferisce, mediante anticipazioni mensili, le risorse spettanti alle Regioni. La quota residua viene corrisposta soltanto se la Regione ha provveduto a coprire, con proprie risorse, l'eventuale disavanzo verificatosi nell'anno precedente.
Nel 1996 l'aliquota di compartecipazione alla spesa sanitaria è stata elevata dal 21 al 25 per cento. La medesima aliquota è stata elevata dal 25 al 29 per cento per effetto delle leggi citate. Ciò ha determinato per la Regione Sardegna un maggiore onere annuo stimato pari a oltre 175.000.000 di euro. Le leggi sopra citate hanno, inoltre, previsto che - nel caso in cui le entrate tributarie regionali fossero risultate superiori del 2 per cento a quelle dell'anno precedente- la maggiore spesa sanitaria sarebbe dovuta essere posta a carico della Regione Sardegna. Tale disposizione, però, è stata applicata solo sino al 1998 in quanto la norma è stata interpretata come avente carattere una tantum.
È quindi necessario attivare una trattativa con gli Uffici dell'Amministrazione statale affinchè venga in qualche modo compensato il maggiore onere annuo che la Sardegan è tenuta ad sostenere a partire dal 1996.
3. L'applicazione dell'articolo 13 dello Statuto
Ai sensi dell'articolo 13 dello Statuto, lo Stato col concorso della Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola. Come è noto, l'ultimo programma di intervento è quello finanziato con la Legge n. 402 del 1994, si ritiene pertanto doveroso e indispensabile sollecitare l'attivazione di tutti gli adempimenti necessari affinchè lo Stato proceda al rifinanziamento del piano di rinascita ai sensi del citato articolo 13.
4. L'attuazione dell'intesa Istituzionale di Programma tra il Governo della Repubblica e la Giunta della Regione Autonoma della Sardegna del 21 aprile 1999.
Occorre dare seguito all'Intesa istitutzionale di programma del 21 aprile 1999 ed in particolare alla lettera c.1) dell'articolo 7, che prevede la revisione delle quote di devoluzione alla Regione del gettito tributario previsto dalle lettere a), b), c), d), f) dell'articolo 8 dello Statuto e la determinazione in quota fissa della devoluzione dell'IVA di cui alla lettera g) del medesimo articolo 8.)
Comunico che tratteremo la risoluzione come se fosse una mozione. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita - D.L.), relatore. Grazie Presidente. Pensavo per la verità che l'interesse per l'argomento fosse leggermente più sentito, però, siccome abbiamo il dovere di rispettare le regole introduciamo l'argomento.
La Commissione bilancio, nell'ambito delle funzioni che il Regolamento le attribuisce, aveva da tempo individuato come problema importante quello della verifica delle entrate della Regione. Un argomento che è diventato rilevante negli anni tant'è che è stato oggetto di interlocuzioni del governo della Regione con lo Stato nei primi anni novanta, che è stato oggetto assieme ad altri argomenti importanti di un APQ nell'ambito dell'Intesa istituzionale di programma del 1999; che è tornato più volte anche in Consiglio regionale attraverso la discussione di mozioni presentate da più parti politiche, senza trovare ancora, purtroppo, adeguata soluzione.
La Commissione autonomamente ha fatto un lavoro d'indagine sentendo il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della programmazione, incontrando tutti i parlamentari sardi e chiedendo un incontro con gli uffici di Presidenza delle commissioni bilancio della Camera e del Senato che si è svolto il mese scorso. La Commissione bilancio ha voluto affrontare questo argomento come si affrontano tutti gli argomenti importanti, cercando cioè di trovare il massimo di unità, che si è raggiunta, come si vede dai documenti, con la votazione unanime della risoluzione oggi all'ordine del giorno e con l'impegno unanime di discutere questo argomento importante in Consiglio regionale; perché è parere della Commissione bilancio nella sua interezza che il grosso problema delle entrate non possa essere materia riservata alla trattazione del solo Governo della Regione, che pure sta facendo egregiamente la sua parte, e la Commissione ha dato atto di questo sia al Presidente che all'Assessore, ma riteniamo che una partita così importante non possa essere affrontata senza il contributo fondamentale di tutto il Consiglio regionale e di tutte le forze economiche e sociali che nella Regione operano, perché riteniamo che questa sia una partita molto difficile.
Questo perché il problema è rimasto aperto da molto tempo e, quindi, la situazione si è in qualche maniera appesantita. Una stima della Giunta regionale fa risalire il credito della Regione nei confronti dello Stato per entrate tributarie a tre miliardi e mezzo - quattro miliardi di euro, a seconda delle modalità di calcolo; si capisce bene che tre miliardi e mezzo - quattro miliardi di euro equivalgono praticamente ad una finanziaria. Comprendiamo anche che questo problema si inserisce in un contesto di crisi delle finanze dello Stato, che ha difficoltà grossissime a chiudere in pareggio il proprio bilancio, che sta cercando in maniera abbastanza complicata di trovare l'equilibrio per rispettare tutti i parametri, non solo interni ma anche internazionali, che il Governo deve rispettare. Assieme a questo va preso atto finalmente, diciamo noi, che oggi il problema delle entrate della Regione è stato posto con cognizione di causa perché nel passato è stato trattato, per colpa di tutti evidentemente, non c'è nessuno che si possa sottrarre a questa responsabilità, come se l'ammontare delle entrate derivasse da una condizione necessitata e quindi quello che ci trasferiva lo Stato era quello che dovevamo in qualche maniera utilizzare senza chiederci, o senza chiedersi chi aveva il compito e il dovere di farlo, se era calcolato nel rispetto delle norme vigenti.
La legge 122 dell'83, che ha modificato l'articolo 8 dello Statuto, dice tutta una serie di cose che io non richiamo, ma che se i colleghi vogliono possono trovare nella documentazione allegata a disposizione di tutti, e contiene una serie di impegni che lo Stato ha assunto con la Regione e che avrebbe dovuto mantenere; gli impegni principali erano che alla Regione dovevano essere attribuiti i setti decimi delle imposte sul reddito delle persone fisiche, una quota dell'IVA variabile in funzione delle condizioni economiche della Regione, mentre la Regione doveva partecipare alla spesa sanitaria, che è un obbligo dello Stato, in misura variabile, in funzione dell'andamento delle proprie entrate. Per l'esattezza la norma prevedeva che la Regione aumentasse il suo contributo dal 21 al 29 per cento qualora avesse avuto negli anni una crescita delle entrate uguale o superiore al due per cento; questo non è mai avvenuto, però da molto tempo lo Stato ha imposto alla Regione di adeguare il proprio contributo alla spesa sanitaria al 29 per cento a cui facevo riferimento, per un importo che oggi è pari a 686 milioni di euro. Stiamo parlando quindi di un importo annuo di circa sessanta milioni di euro che la Regione pagherebbe in più come contributo alla spesa sanitaria che non è dovuto.
Assieme a queste cose nell'indagine la Commissione ha appurato che mentre le entrate dello Stato derivanti dall'IRPEF sono aumentate negli anni di riferimento che vanno dal 1991, se non mi ricordo male, al 2003 di circa il quaranta per cento, le entrate della Regione nello stesso periodo sono rimaste invariate. Il gettito IVA per lo Stato è aumentato nello stesso periodo dell'81 per cento, la cifra derivante dal gettito IVA che la Regione ha incassato è diminuita dell'11 per cento. Tutti questi elementi portano ad alcune considerazioni che sono le stesse che ci hanno fatto brillantemente l'Assessore e il Presidente della Regione quando li abbiamo incontrati: dieci punti di IVA non corrisposti alla Regione equivalgono a cento milioni di euro. Dieci punti di IRPEF non corrisposti, se dovuti alla Regione, equivalgono a 250 milioni di euro. Lo Stato riconosce oggi alla Sardegna anziché sette decimi quattro decimi del gettito derivante dall'IRPEF, quindi mancherebbero all'appello tre decimi, pari a 750 milioni di euro. Però questi calcoli possono essere in qualche maniera approssimati per eccesso.
Per quanto riguarda il gettito derivante dall'IVA, nel 1995 è stata introdotta una variabile che risulta incomprensibile e assolutamente non rispettosa delle norme che vigono, secondo la quale lo Stato si è impegnato a trasferire alla Regione per gli anni successivi, e così è stato, una quota di IVA che viene incrementata annualmente in percentuale corrispondente al tasso d'inflazione programmato, che è da molto tempo intorno al due per cento, mentre la norma prevede che l'IVA servisse a finanziare le funzioni normali della Regione ed il gettito da trasferire alla Regione dovesse andare da una percentuale minima intorno al quaranta ad una percentuale massima intorno al settanta. Da moltissimi anni la quota regionale è pari al 22 per cento del gettito IVA riscosso in Sardegna.
Ora, come si evince da tutti di questi dati, stiamo parlando di cifre che sono state verificate in gran parte perché, come è detto nella bozza di risoluzione, è in corso un'interlocuzione a livello tecnico tra il Governo e la Giunta regionale nel corso della quale è stato più volte affermato, e ne hanno fatto menzione nei loro interventi sia l'Assessore che il Presidente della Giunta, che il metodo che la Giunta regionale ha utilizzato per la verifica dei dati è corretto. E se il metodo è corretto evidentemente la dimensione esatta dell'importo che lo Stato ci deve è certamente da verificare e da contrattare, ma sulla qualità dell'interlocuzione mi sembra e ci sembra che non ci siano dubbi.
Presidente, Assessori ed onorevoli colleghi, io penso che sia importante che in questa giornata di lavoro questo problema si approfondisca ancora, se è necessario, si prendano impegni ulteriori rispetto a quelli che ciascuno ha dichiarato di voler assumere, ma di sicuro deve uscire da quest'Aula, Presidente, una decisione unanime del Consiglio regionale che, attraverso tutte le articolazioni, interloquisce con lo Stato e riesca ad ottenere giustizia per la Sardegna. Perché a seguito della soluzione di questa trattativa sarebbe giusto che la Sardegna vedesse ricondotto ad equilibrio l'indebitamento che ha dovuto contrarre per sostenere negli ultimi anni una situazione finanziaria sempre più difficile. Ricondurre ad equilibrio le entrate della Regione significa poter adottare programmi di crescita e di sviluppo che oggi ci vengono impediti perché le risorse non sono sufficienti. E pensiamo che questo sia un impegno che deve essere assunto dal Consiglio nella sua interezza, così come è stato sempre fatto, su problematiche di questo genere, in altre stagioni della politica regionale, pensiamo ai grandi momenti di unità tra tutte le forze politiche sui piani di rinascita e su progetti di sviluppo importanti. Siamo convinti che questa sia una di quelle partite che possa segnare anche un cambio di rotta rispetto all'interlocuzione politica anche in Consiglio regionale mostrando che sui problemi grossi non ci sono divisioni fra maggioranza e opposizione, ma c'è la consapevolezza della necessità e dell'impegno di tutti e del fatto che ciascuna parte politica può dare un contributo fondamentale. È con questo spirito che io chiedo al Consiglio che discuta e approvi la nostra risoluzione con l'impegno che poi la Commissione, sicuramente la Giunta e anche altre articolazioni del Consiglio, proseguano questa battaglia che è soltanto all'inizio, perché non penso che sarà facile riuscire ad ottenere dallo Stato quanto ci è dovuto, però, ci dobbiamo impegnare tutti, non trascurando eventualmente la possibilità - ma non è questa la fase in cui questo strumento possa essere utilizzato - qualora la politica non riuscisse ad ottenere risultati, di ricorrere ad altri strumenti perché ci venga riconosciuto quanto ci è dovuto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Non è la prima volta che la Regione Sardegna affronta, in maniera anche critica e propositiva nei confronti del Governo, questa materia. Dico questo perché credo che non sfugga ai colleghi che anche nelle precedenti legislature il Presidente di turno si è adoperato perché venisse chiarita, una volta per tutte, la questione delle entrate della Regione Sardegna. Certo, risultati apparentemente, ma credo anche realmente, non se ne sono avuti, visto che siamo tornati sulla materia. Si è arrivati a questa risoluzione in Commissione a seguito di un lavoro che è stato predisposto dall'Assessorato al Bilancio, e quindi dalla Giunta, che ci ha fornito una serie di dati che se sono esatti - e tali noi li abbiamo considerati ma ovviamente dovranno essere confrontati anche con il Governo nazionale, interlocuzione che credo sia ancora in corso sia a livello tecnico sia a livello politico, non a caso la terza Commissione consiliare si è mossa per incontrare le Commissioni di Camera e Senato - è chiaro che il contenzioso con lo Stato deve essere sostenuto e, qualora ce ne fosse necessità, amplificato come toni. Questo ci fa capire comunque come mai in tutti questi anni, giacché il problema non risale ad un ano fa o ad una legislatura ma si trascina da diverse legislature, da un bilancio tutto sommato in equilibrio, si sia arrivati ad un forte indebitamento a causa della mancata erogazione di contributi erariali che ci ha progressivamente penalizzato e ci penalizzerà ulteriormente se ancora non riuscissimo ad ottenere risultati a seguito di questa risoluzione.
Vorrei anche sottolineare un dato politico, l'ho già fatto in Commissione: troppo spesso in campagna elettorale, ma non solo in campagna elettorale, ci si è lasciati andare a denunciare, nel 1999 il centrodestra l'ha fatto nei confronti del centrosinistra, nel 2004 il centrosinistra nei confronti del centrodestra, la grave situazione finanziaria della Regione Sardegna attribuendola alla "mala amministrazione" senza considerare questo fatto. Se corrisponde al vero, e non ho dubbi su questo, che la Regione Sardegna vanta crediti così importanti, ne possiamo dedurre tranquillamente e serenamente, per buona pace di tutte le parti politiche presenti in questo Consiglio e per quelle presenti nelle precedenti legislature, che certamente, se le entrate fossero state diverse da quelle che abbiamo avuto negli ultimi decenni, l'indebitamento della Regione Sardegna non avrebbe raggiunto livelli così preoccupanti. Credo che questa sia una considerazione che deve essere fatta, perché - come diceva l'onorevole Uras nel corso della discussione della manovra finanziaria - quando si hanno i soldi tutto diventa più semplice! Quando non si hanno i soldi diventa un pochino più complicato, ed è stata complicata la finanziaria del 2004 e probabilmente sarà complicata - agli occhi dei sardi, agli occhi nostri e per l'economia - la finanziaria del 2005; necessariamente sarà complicata perché le risorse non bastano!
E quindi spero che questa rivendicazione, che io ritengo giusta e corretta, ma ritengo anche che non sia la prima volta che i governi regionali si adoperano per risolvere questo problema, sia accolta perché, diversamente dal passato, oggi noi trattiamo con dei dati che, come ho detto, sembrano certi, per cui abbiamo potuto verificare che altre Regioni a Statuto speciale hanno ottenuto molto più di quanto non abbiamo ottenuto noi, le entrate nelle altre Regioni a Statuto speciale - certamente la Sicilia non può essere accumunata a noi perché ha una normativa diversa - hanno un trend di crescita che nella Regione Sardegna non c'è stato. Qualche volta abbiamo ottenuto una percentuale di finanziamenti invariata, altre volte addirittura inferiore!
Non vorrei che un domani il Governo ci dimostrasse che in effetti la Regione Sardegna ha avuto altre entrate che in qualche maniera possano compensare il mancato introito erariale, non lo so, lo pongo come problema, che non deve essere considerato se non come esternazione personale punto e basta. Quello che è importante è avere certezza - e la certezza noi l'abbiamo per i dati che ci sono stati forniti - che lo Stato è debitore nei confronti della Regione Sardegna, e i debiti, come si sa, devono essere onorati, soprattutto in presenza di intese istituzionali e di norme come quelle contenute nello Statuto sardo.
Per cui nell'approvare la risoluzione della Commissione sono partito dal convincimento personale, ma condiviso dal Gruppo di Alleanza Nazionale, che i dati che ci sono stati forniti sono dati corretti, e se quei dati sono corretti è opportuno ed è necessario che questo Consiglio regionale si pronunci nella direzione che è stata richiesta. Certo che se questi dati non corrispondessero malauguratamente al vero, veramente non ci troveremo in condizioni di sostenere la nostra rivendicazione, ma quest'ipotesi io non la voglio neanche considerare, convinto come sono che i dati posti alla nostra attenzione siano corretti e che le interlocuzioni tecniche che si sono avute tra i tecnici dell'Assessorato del Bilancio e quelli della Ragioneria generale dello Stato ci abbiano dato un'idea corretta della situazione. Sotto questo punto di vista io non posso che ribadire il voto favorevole su questa risoluzione, e attendiamo fiduciosi che questo Governo entro il termine della legislatura, o altri governi successivamente, non trascurino questa partita che io ritengo sia estremamente importante per il futuro della Sardegna e soprattutto della sua economia.
Altra cosa sarà capire come queste risorse verranno utilizzate per lo sviluppo della Sardegna. Questa credo che sia una partita che ancora dobbiamo affrontare, non voglio certo entrare nel merito di queste scelte in questo momento, però bisognerebbe iniziare a ragionare anche su questo e credo che il Consiglio regionale, la Giunta e le Commissioni e tutte le organizzazioni inizino a ragionare sulla base della ipotesi, neanche remota, che venga rifinanziato l'articolo 13 dello Statuto, che vengano erogate le risorse che sembrerebbe non siano state date, anzi certamente non sono state date, però l'utilizzo di quelle risorse deve essere, ovviamente, stabilito da questo Consiglio regionale e non può essere lasciato a colui che "l'universo tutto muove"; lo dico in questa sede, assessore Pigliaru, perché quando i cordoni della borsa vengono rimpinguati e c'è benessere tutti quanti siamo portati ad abusare di questo benessere!
PRESIDENTE. Prego onorevole, concluda il suo intervento.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Pensavo di aver utilizzato solo la metà del tempo!
PRESIDENTE. Solo al relatore sono concessi venti minuti, la prossima volta la nomineremo relatore e potrà farlo anche lei!
DIANA (AN). Non ho questa pretesa e né mi sarebbe piaciuto farlo. Per cui dico che una volta che questo risultato fosse ottenuto, credo che il Consiglio regionale sull'utilizzo di queste risorse forse farebbe bene a fare delle scelte, evitando di lasciare ad un'unica persona la gestione di quest'enorme massa finanziaria.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio Presidente. Colleghi del Consiglio, credo che ci dobbiamo tutti impegnare per fare in modo che la discussione su questa risoluzione approvata dalla Terza Commissione sfugga al rischio di diventare un rituale al quale il Consiglio si presta senza una particolare passione, e diventi un ragionamento ed una riflessione dell'intero Consiglio quanto più possibile utile sul contenuto della risoluzione, soprattutto sulle azioni che la Regione Sardegna dovrà intraprendere per effetto di questa risoluzione e sugli obiettivi che la risoluzione stessa si pone; nel senso che in Terza Commissione si è sentito un ragionamento che, come ha sottolineato anche il collega Diana, è utile per il futuro perché dà comunque una luce diversa ad alcuni ragionamenti svolti in quest'Aula nel corso della discussione della finanziaria del 2005, e a tutta una serie di valutazioni legate alla sua approvazione. Infatti voi senz'altro ricordate, cari colleghi, come nel corso della discussione della finanziaria del 2005 sia risuonata non solo in quest'Aula, ma come spesso accade, almeno in questa legislatura, molto di più sui media che seguono il lavoro di quest'Aula, o che seguono il lavoro che una parte di quest'Aula, e soprattutto la Giunta, effettuano fuori da quest'Aula, amplificandolo, la valenza di forte risanamento che la finanziaria del 2005 aveva.
Noi abbiamo poi verificato, successivamente, rivedendo quei conti e sentendo anche le valutazioni che su quella finanziaria venivano fatte dall'intera Sardegna, ma anche dalla stessa Giunta, che più che di risanamento in realtà quella era una finanziaria di contenimento, nel senso che essa, di fronte ad una situazione economica critica, comunque imponeva dei tagli perché i tagli consentivano di ridurre la spirale a crescere dell'indebitamento, che aveva raggiunto un'entità non più sopportabile per le casse della Regione, soprattutto per la capacità di gestione finanziaria ed economica da parte della Regione. E' stato detto più volte, non solo in Commissione Terza ma in tante discussioni in quest'Aula, che essendo una finanziaria di contenimento dell'incremento del debito, avrebbe causato, e ciò si sta puntualmente verificando, sofferenze in tante parti della società sarda, che era una finanziaria che si era resa indispensabile per effetto di una serie di errori amministrativi, di errori gestionali, di errori legislativi che soprattutto le giunte dell'ultimo quinquennio, cioè quelle di centrodestra, avevano commesso.
In Commissione Terza, durante la discussione di questa risoluzione, si sono sentite argomentazioni differenti, nel senso che è stato detto che la criticità della situazione finanziaria della Regione è dovuta più alla carenza ed alla riduzione delle entrate che si è realizzata nell'ultimo decennio, che non alla scorretta amministrazione. Quindi si è iniziato a fare un ragionamento generale che ha come filo conduttore quello che in una situazione di carenza di risorse economiche diventa indispensabile per chi governa cercare nuove fonti di finanziamento che consentano di avere una massa economica di manovra, che queste nuove fonti si sono trovate nell'indebitamento, che in realtà è stato prodotto per rispondere a bisogni reali della Sardegna. Quindi l'indebitamento è figlio della riduzione delle entrate statali, nasce non da un sovradimensionamento dei bisogni che sono diventati improvvisamente superiori rispetto a quelli che si conoscevano o che erano reali in Sardegna, ma dal fatto - ed è stato ammesso da tutti i componenti di maggioranza e di minoranza della Commissione - che la contrazione delle risorse disponibili ha reso difficile dare una risposta ai bisogni della Sardegna. Di fronte a questa situazione, la scelta che è stata fatta dalle giunte precedenti è stata quella di aumentare l'indebitamento mentre questa Giunta, trovandosi oltretutto nella impossibilità materiale di aumentare ulteriormente l'indebitamento senza rischiare il dissesto, ha deciso di iniziare, da un lato, una politica di riduzione dell'incremento dell'indebitamento, dall'altro, una politica di rivendicazione di nuove risorse economiche, e quindi di nuove entrate, nei confronti dello Stato.
E' una politica sulla quale come opposizione siamo d'accordo, e siamo d'accordo come Riformatori se sono chiare le premesse, nel senso che è chiaro che noi siamo d'accordo su questo tipo di rivendicazione soltanto se poi si è tutti quanti d'accordo anche sulla premessa che abbiamo appena fatto e che sta alla base delle rivendicazioni. Ma la premessa non è, cari colleghi del centrosinistra, una premessa neutra, nel senso che se c'è condivisione sulla premessa, e quindi c'è condivisione sulla grande battaglia per aumentare le entrate che questo Consiglio regionale deve aprire nei confronti dello Stato, nei confronti del Governo romano, non ci può non essere altrettanta condivisione su altrettante tematiche di rilevanza generale che noi andremo ad affrontare o che stiamo già affrontando in questa fase dei lavori consiliari.
Se voi date una scorsa particolare ai dati che riguardano la contrazione dei finanziamenti relativi al settore della sanità, anche essi meritano una riflessione particolare, nel senso che oggi la Sardegna paga il 29 per cento della spesa sanitaria complessiva con risorse proprie. Questa quota di compartecipazione deriva da una normativa nazionale; sarebbe interessante sentire, magari in sede di replica da parte della Giunta, se tutte le altre regioni italiane concorrono alla spesa sanitaria propria con la stessa identica percentuale. Probabilmente è così, nel senso che probabilmente anche nelle altre regioni italiane la quota di spesa sanitaria a carico della regione è arrivata a percentuali simili o identiche. Va però detta una cosa che è importante e che è a monte, e cioè che per lungo tempo il concorso delle regioni alla spesa sanitaria è stato diverso e che, comunque, quando è partita la ripartizione del fondo sanitario nazionale secondo le cosiddette quote capitarie, l'unico parametro che è stato individuato per rendere la quota capitaria ragionevole è stato quello della popolazione residente, nel senso che la quota capitaria sarda è identica a quella della Lombardia con una differenza di pesatura esclusivamente basata sulla popolazione residente, quindi sullo stato dell'invecchiamento. Nessuno ha mai pensato, a quei tempi, di ragionare sul fatto che anche la dispersione della popolazione sul territorio, anche la qualità della viabilità tra i vari comuni potesse essere un dato importante per valutare il tipo di perequazione da applicare alle quote capitarie. Per cui la spesa sanitaria in Sardegna è storicamente sottodimensionata, quindi, oltre che ragionare su quel 29 per cento di cui parliamo, va aperto oggi un confronto con lo Stato su come è calcolata la quota capitaria che spetta alle singole regioni italiane. Certo, noi ci rendiamo conto che questo ragionamento se fatto oggi, nell'ambito della rivendicazione sulle entrate, cade in un momento delicato perché lo Stato Italiano si trova ad affrontare rivendicazioni che che fanno riferimento a concezioni di federalismo che a noi sembrano basate più su presupposti di natura egoistica che su criteri finalizzati alla ridistribuzione ed alla perequazione, però certo questa è una battaglia da fare ed è una battaglia da fare tutti assieme, è una battaglia in cui il Consiglio non può non essere unito alla Giunta se si vuole avere la speranza di arrivare a risultati concreti.
Quindi noi siamo disponibili a fare questa battaglia, però chiederci di fare oggi questa battaglia tutti insieme significa condividere le premesse che abbiamo fatto e significa anche condividere i percorsi successivi di quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie. Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, io sarò molto breve e cercherò anche di essere molto pragmatico, soprattutto vorrei sottolineare il buon lavoro svolto dal Presidente della Commissione e dai componenti tutti. Mi escludo da questo complimento anche se componente della Commissione, in quanto ho partecipato poco ai lavori che hanno portato all'approvazione della risoluzione sulle entrate che è in discussione oggi in Consiglio. Credo che sia stato un lavoro opportuno, ben articolato e soprattutto documentato per quanto riguarda i dati trasmessi alla Commissione dall'Assessorato competente.
Non mi attarderò perché gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e gli interventi successivi analizzeranno nel merito la nostra posizione sulle entrate, che inevitabilmente vanno a toccare anche i trasferimenti per la spesa sanitaria. Vorrei solo rimarcare, con un certo tono polemico ma anche con sconcerto e rassegnazione - ovviamente, condividendo il metodo di lavoro svolto, voterò secondo le indicazioni del mio Gruppo la risoluzione e l'ordine del giorno conseguente - che purtroppo per l'ennesima volta in questo Consiglio si parla di cose già dette, nel senso che il tema dei crediti che vantiamo nei confronti dello Stato, e non solo di carattere finanziario, è uno degli argomenti che grava sulla nostra Regione da anni. Abbiamo già discusso in questo Consiglio delle basi militari, abbiamo discusso di questi problemi che purtroppo devo constatare che si ridiscutono in quest'Aula con una certa cadenza temporale. Io credo che l'unità delle forze politiche, delle forze sociali, della Sardegna tutta, possa servire per risolvere questi problemi e per dare dignità alla Sardegna, al pari delle altre regioni, in ambito nazionale. Mi rifiuto, però, di continuare il mio intervento soprattutto perché condivido il richiamo che è stato fatto dal Presidente della Commissione in apertura della sua relazione, quando ha affermato che sicuramente sperava che questo argomento richiamasse più colleghi in aula e che fosse più sentito dalla stessa Aula consiliare. Io mi rifiuto di continuare perché, con tutto il rispetto personale e istituzionale che ho nei confronti della Giunta, di questo Consiglio e del Presidente della Commissione, non accetto di parlare di questo argomento con chi ne parla solo sulle pagine dei giornali, mi riferisco al Presidente della Regione, che probabilmente è assente in questo momento perché sta svolgendo le sue funzioni da qualche altra parte. Credo, infatti, che un argomento di questo genere non potesse essere preso in esame da questo Consiglio in assenza del maggiore rappresentante della Regione presso gli organi istituzionali dello Stato, e cioè del Presidente della Regione, che per l'ennesima volta conferma il suo rispetto nei confronti di questo Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, condivido quanto è stato detto dal Presidente della Commissione e dai colleghi che mi hanno preceduto, cioè che questa è una delle battaglie più importanti che questo Consiglio regionale sta portando vanti. E' una battaglia fondamentale che ci porterà a definire al meglio le risorse della Sardegna. La nostra è una battaglia autonomista, a sostegno di una rivendicazione il cui accoglimento non può essere ritardato ulteriormente ed è una battaglia che, dal mio punto di vista, ha già superato le premesse che venivano richiamate dal collega Vargiu.
Uno degli elementi più importanti che voglio sottolineare è l'unitarietà di fondo raggiunta sulla impostazione che è stata definita sulla base di un lavoro di ricerca svolto da tutte le forze presenti in Commissione bilancio e in Consiglio insieme alla Giunta, un lavoro di affinamento delle conoscenze, di elaborazione di dati tecnici che sono importanti e che hanno essi stessi una valenza politica, una unitarietà di fondo che è la forza stessa e la premessa per vincere questa battaglia. Una battaglia che è difficile. I colleghi della delegazione che hanno partecipato insieme a me alle audizioni presso le commissioni bilancio del Senato e della Camera non possono non ricordare il sorriso ironico del Presidente della Commissione bilancio della Camera, il leghista Giorgetti, quando dopo l'illustrazione del presidente Secci ha chiesto: "Mah, e ve ne siete accorti adesso della mole di risorse che rivendicate dallo Stato? Possibile che non abbiate avuto la capacità di portare prima all'attenzione dello Stato e del Governo questo dato?"
Ecco, il sorriso del Presidente della Commissione bilancio della Camera è una delle cose che io vorrei tentare di cancellare nel più breve tempo possibile, tenendo conto del fatto che veramente bisogna recuperare tutti gli anni che abbiamo perso. A me non interessa, come non interessa ai sardi, definire responsabilità degli anni passati o delle precedenti legislature, quello che mi interessa è che questo Consiglio regionale, di cui ho l'onore di far parte con le mie pur limitate capacità e con il mio impegno, si riappropri di questa battaglia sulle entrate che è stata colpevolmente sottovalutata.
E' indubbio che nelle legislature precedenti ci si è preoccupati di dotare la Sardegna di maggiori risorse esclusivamente attraverso l'indebitamento e la contrazione di mutui, avendo sottovalutato la partita delle entrate. E' ben vero, però, che in questa fase, con gli strumenti che la Commissione assieme alla Giunta meritoriamente ha individuato, possiamo colmare questo vuoto e impostare una battaglia che sarà difficile, sarà complessa ma che io ritengo possa essere condotta e vinta con buoni risultati per la Sardegna proprio perché i dati che portiamo all'attenzione del Governo sono - di questo sono convinto - assolutamente inconfutabili e fondati anche dal punto di vista tecnico.
Ecco perché dico che questa risoluzione imposta già la battaglia di questo Consiglio regionale per quel che riguarda i diritti pregressi non rispettati, perché non stiamo - è importante sottolinearlo - rivendicando nuove risorse al di fuori delle leggi e delle disposizioni dello Statuto vigente, stiamo chiedendo che vengano rispettati gli accordi, gli impegni, le intese e le leggi attualmente vigenti, quindi stiamo avanzando una richiesta di giustizia, così come l'ha definita il Presidente della Commissione bilancio, e la battaglia per vedere accolta questa rivendicazione di giustizia deve vederci uniti e compatti.
Io spero che questa vertenza si concluda in tempi non biblici, anche perché è stata rimarcata la necessità di ottenere risultati perché nel corso dell'esame anche in quest'Aula del DPEF e della finanziaria dell'anno scorso sia la Giunta sia il Consiglio regionale sono stati impegnati a cercare di contenere il debito della Regione che è arrivato, come tutti noi sappiamo, a livelli non più sopportabili. Per cui questa battaglia sulle entrate dovute alla Sardegna, è fondamentale anche per quel che riguarda il bilancio del 2006 e quello degli anni successivi ed è fondamentale per la salvaguardia dell'autonomia della Sardegna, perché non può esserci autonomia senza una dotazione finanziaria adeguata; non può esserci un nuovo modello di sviluppo e il potenziamento dell'economia della Sardegna se non ci sono le risorse adeguate.
E allora, continuiamo su questa strada, continuiamo con una battaglia che io ritengo, ripeto, fondamentale per le sorti della Sardegna e impegnamoci tutti a mantenere l'unitarietà in questa battaglia al di fuori di polemiche che possono essere anche fondate o di atteggiamenti che possono anche essere ritenuti, a torto o a ragione, giusti, perché per il successo di questa battaglia io ritengo sia necessario l'impegno del Consiglio regionale su tutti i fronti che abbiamo aperto. Ritengo che per il futuro sviluppo della Sardegna sia fondamentale questa iniziativa sul fronte delle entrate, senza la quale tutto diventerà più difficile.
PRESIDENTE. [s1] E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, dai lavori della terza Commissione, in queste ultime settimane, anche grazie alle informazioni e al sostegno tecnico che è stato fornito dalla Giunta regionale, è emersa una situazione che è chiara e lampante. Noi ci troviamo di fronte a uno Stato che è inadempiente nei confronti della Regione autonoma della Sardegna, non rispetta lo Statuto, che è una legge di rango costituzionale, non rispetta le leggi ordinarie, lo fa con stratagemmi e con artifici interpretativi, con ordini del giorno del Senato, stravolgendo qualunque rapporto fra istituzioni che, ai sensi della Costituzione, hanno pari dignità. Alla Giunta va il merito di aver quantificato questo inadempimento, di averlo messo sotto gli occhi di tutti ed anche sotto gli occhi del Consiglio regionale. Non solo ci troviamo di fronte ad un inadempimento grave - 600 milioni di euro in meno all'anno vogliono dire meno servizi per i nostri cittadini, meno scuola, meno sanità, meno cultura eccetera - legato proprio al mancato rispetto di norme, ma ci troviamo di fronte anche, e lo abbiamo potuto rilevare, ad una profonda sperequazione di trattamento che lo Stato italiano riserva alla Regione autonoma della Sardegna rispetto alle altre regioni a statuto speciale. Questo è un altro tipo di controversia che confidiamo che la Giunta regionale si muova ad aprire. Un grafico che è stato fornito dalla Giunta regionale mostra come considerato pari a 100 il dato del 1991 relativo alle quote IRPEF riconosciute alle regioni a statuto speciale, nel 2003 la Regione sarda rimane a 100 mentre altre regioni arrivano a 160 e a 170.
Questa situazione è di evidente ingiustizia, non ritengo che vi sia stato alcun errore, anche lo stesso Assessore della programmazione ci ha riferito in Commissione che la questione si sta affrontando nei dettagli, ma non è stato detto alla Regione che sono state prese delle cantonate su questi dati; mi è sembrato di capire, durante le audizioni e gli incontri che si sono svolti a Roma, che il percorso sia difficile, cioè che non sia facile che quest'anno lo Stato ci dia 600 milioni di euro in più o che ci riconosca i 3 miliardi di euro di arretrati. E siccome in questa battaglia noi come Partito Sardo d'Azione siamo a fianco del Presidente della Regione e della Giunta regionale, il problema centrale che noi vogliamo porre è: che cosa facciamo se lo Stato italiano continuerà ad essere inadempiente? Cosa facciamo se ci proporranno una transazione promettendo di darci qualche briciola, 50 o 100 milioni di euro? Su questa questione, noi aspettiamo un'indicazione da parte della Giunta e speriamo che il Presidente e la Giunta abbiano il coraggio e la forza di andare avanti in questa rivendicazione, di non accettare soluzioni parziali perché - ripeto - questo è un grave inadempimento, se si fosse verificato fra privati avremmo potuto rescindere il contratto o applicare altre sanzioni previste dall'ordinamento, per cui vi chiedo fino a dove vogliamo arrivare con questo Stato italiano che è inadempiente nei nostri confronti. Noi speriamo che la Giunta e il Presidente abbiano la forza di arrivare fino in fondo e di andare avanti, e di ottenere la vittoria in questa battaglia che è di giustizia, che salvaguarda i diritti e la libertà del nostro popolo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà. In via del tutto eccezionale.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, sarò brevissimo perché credo che i colleghi che mi hanno preceduto abbiano già trattato ampiamente i problemi e i Capigruppo senz'altro saranno più precisi ed esporranno la materia più compiutamente, ma credo sia doveroso che ognuno di noi dia il proprio apporto, seppur modesto, su quest'argomento.
Bene ha detto il Presidente Secci: è l'inizio di una battaglia. E' l'inizio di una battaglia che sarà senz'altro dura, non ci dobbiamo illudere, il sorriso del Presidente della Commissione camerale probabilmente voleva dare ad intendere tante cose, non solo il rilievo sul fatto che ci siamo accorti con troppo ritardo di questa gravissima disattenzione dello Stato nei confronti della nostra Regione, ma io credo che quel sorriso volesse anche intendere: "Auguri per il futuro!" considerate le difficilissime condizioni in cui attualmente le finanze dello Stato versano.
Debbo riconoscere la validità del lavoro svolto dalla Commissione e dal Presidente innanzitutto, ma non tralasciare di complimentarmi con l'assessore Pigliaru. Questo senz'altro è stato un lavoro improbo, un lavoro impegnativo, un lavoro che avrebbe dovuto essere fatto anni ed anni fa. Malgrado le sollecitazioni delle precedenti amministrazioni regionali è probabile che fino ad oggi non sia stato presentato al Governo un documento così analitico, così complesso, così preciso che costringa quindi, con argomenti tecnici oltre che politici, il Governo ad intervenire.
Ma credo che dobbiamo essere prudenti, poichè la rivendicazione è articolata in due tempi; in primo luogo il pregresso, e questo sarà difficile ottenerlo, in secondo luogo ciò che lo Stato deve corrispondere alla Regione autonoma della Sardegna a partire da quest'anno sulla base dei nuovi calcoli. E' una battaglia autonomistica in tutti i sensi; è una battaglia, come ha detto il collega Beniamino Scarpa, che riguarda la dignità del popolo sardo. Noi non siamo la ruota di scorta dell'Italia, noi siamo una delle Regioni a statuto speciale più importanti, siamo una delle Regioni che storicamente ha concorso all'unità d'Italia e alla storia della Repubblica Italiana in maniera determinante e non dobbiamo e non possiamo più consentire allo Stato di considerarci il fanalino di coda.
Dicevo poc'anzi: non illudiamoci. Questa è una battaglia che non può e non deve essere condotta solo dal Consiglio regionale in tutte le sue componenti, perché riguarda tutti i sardi, non è una battaglia della maggioranza e della minoranza, è una battaglia che deve coinvolgere i sindacati e tutte le forze sociali della Sardegna affinché lo Stato senta la voce della Sardegna che chiede tutta unita di correggere questa grave ingiustizia, di onorare gli impegni assunti la cui inadempienza sino ad oggi ha determinato in Sardegna il disavanzo finanziario che è stato riscontrato e che, almeno in questa fase, la Giunta riconosce essere dovuto principalmente, se non del tutto, alle mancate entrate dello Stato.
Questo è un dato che dal punto di vista politico obiettivamente deve essere riconosciuto e che, come diceva il collega Vargiu, ha un valore anche per il domani, perché se la Giunta riconosce questo è necessario che prenda in considerazione non solo i demeriti ma anche i meriti che le precedenti amministrazioni hanno avuto. Quindi è una battaglia che deve vederci uniti e senz'altro ci vedrà uniti, ma è una battaglia che non bisogna trascurare né tanto meno prendere alla leggera. La Giunta continui a fare le sue azioni di pressing, ed i suoi incontri, così come farà la Commissione, ma io ritengo che sia necessario ed indispensabile coinvolgere in questa battaglia, come ho detto poc'anzi, le forze sociali, le forze sindacali, il mondo della scuola, i rappresentanti istituzionali, tutta la Sardegna, perché è una battaglia che riguarda tutto il popolo sardo, è una battaglia anche questa che riguarda la nostra autonomia.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io obiettivamente mi trovo in difficoltà oggi, perché sto verificando che ci sono molti condottieri, molti combattenti di razza e invece ho delle perplessità in quanto confermo l'osservazione fatta prima dal Presidente della Commissione e dal collega Capelli, cioè che per l'importanza dell'argomento che stiamo discutendo sarebbe stata opportuna la presenza del presidente Soru ed anche quella di molti colleghi della maggioranza, perché noi veniamo chiamati quando serviamo, ma poi alla fine, di fatto, i meriti quasi sempre se li attribuisce anche chi non dovrebbe.
Io ho alcune brevi considerazioni da fare su questa risoluzione che discute oggi l'Aula, ma soprattutto una mia personale perplessità. Sul merito della questione è appena il caso di evidenziare che non si può non essere d'accordo. E' evidente che tutti i sardi, al di là della loro collocazione politica, non possono che auspicare un aumento delle entrate della Regione ed è altrettanto naturale che si reclami il rispetto integrale, da parte dello Stato, della legge che dispone il trasferimento delle imposte di spettanza della Regione Sardegna, tutto condivisibile e condiviso; talmente condivisibile che analoga azione politica, come ciascuno sa bene, nonostante la confusione mentale che c'è stamattina, fu proposta sia dalla prima Giunta Palomba e negli anni successivi dalle giunte di centrodestra e, anche recentemente, con particolare cura, dal Presidente della Regione Mario Floris. Ed è altrettanto comprensibile che con i colleghi della Terza Commissione sia stato approvato questo documento, anche se l'atteggiamento della maggioranza dall'inizio di questa legislatura non ci piace, devo dirlo, perché non si cura delle minoranze, le ritiene superflue, irrilevanti e non dotate di rappresentanza politica. Dall'inizio della legislatura a noi non è stato possibile interloquire, nonostante gli sproloqui di questi giorni, con il Governo regionale, né con la maggioranza di governo; non c'è stata riconosciuta la possibilità di cooperare migliorando le leggi adottate, né in sede di Commissione, né tanto meno in Aula: potrei citare la legge finanziaria e numerose altre leggi. Io sono contrario, sto parlando a livello personale, alla politica del jukebox, quella politica per la quale l'opposizione viene dimenticata sino a quando non serve, come in questo caso, per approvare unitariamente una risoluzione. Allora si mette la monetina, si aspetta che la minoranza suoni il disco e che la maggioranza scelga. Questa è una strada assai pericolosa e mortificante.
Vorrei inoltre sottolineare che ci sono degli errori nei dati forniti, ne voglio citare alcuni per evitare discussioni future: innanzitutto va detto che ci sono regioni che per l'assistenza sanitaria spendono il 60 per cento delle loro risorse, basta consultare i dati. La Sicilia spende circa otto mila miliardi di risorse proprie, ma prescindendo dalla Sicilia ci sono altre osservazioni da fare: quando nel 1995 è stata approvata la legge che prevedeva un aumento della quota del gettito dell'IVA che in pratica non è stato superiore al due per cento annuo c'era un governo di centrosinistra; sia Palomba che gli altri presidenti della nostra Regione hanno rivendicato maggiori risorse ma su questo tema c'è insensibilità da parte delle altre regioni italiane che non sono disponibili a rinunciare a nulla, praticamente. Di soldi ce ne sono pochi. E' inutile dire che uno ci ha fatto un sorriso ironico, si chiami Giorgetti o in altro modo non conta, perché di fatto risorse ce ne sono poche, e la battaglia va fatta, va fatta unitariamente, va fatta con correttezza e va fatta sapendo che ci sono obiettive difficoltà.
A me ha fatto piacere in questi giorni che l'assessore Pigliaru con molta correttezza, gliene do atto, abbia letto una lettera che, lo dico ai colleghi della maggioranza, non chiamo lettera Soru, chiamo lettera Pigliaru perché ha più sensibilità su certe cose, indirizzata al Ministero competente in cui si dice che la Sardegna in questi quindici anni è stata fortemente penalizzata e ha dovuto aumentare progressivamente l'indebitamento, ritengo soprattutto per colpa vostra: quando abbiamo proposto di stanziare 100 milioni per l'alluvione voi, per fare un po' di marchette, siete arrivati a 500 che poi non sono stati spesi, lo stesso è successo quando si è verificata l'epidemia della blue tongue, quando c'è stato il problema della siccità per far fronte al quale forse bastavano risorse più limitate - dicevate che 100 miliardi non si negano a nessuno - per cui avete implicitamente riconosciuto che l'indebitamento è di tutti. Però adesso si tratta di fare una battaglia; io nonostante avessi grosse perplessità sono disposto a farla per senso di responsabilità, sapendo che alcune cose difficilmente le otterremo ma dobbiamo cercare di ottenere il massimo possibile, e se qualcuno è convinto che ci daranno tutto, evidentemente è da ricovero coatto, questo è fuor di dubbio! Noi sull'adeguamento della quota dell'IVA e delle altre tasse dobbiamo rivendicare che quello che ci compete deve esserci dato con gradualità, non dobbiamo fare la guerra alle altre Regioni a Statuto speciale, come ha detto qualche collega, perché quando per esempio un'industria del Sulcis del settore alluminio - qui c'è Calledda che è un maestro su questo argomento - che produceva per il mercato nazionale e ancora oggi è leader in questo settore ha dovuto porre i propri operai in cassa integrazione, un'altra impresa dello stesso settore, che non produceva e non traeva profitti, ma era ubicata a Bolzano è stata favorita e non per problemi di etnia; quando l'EFIM o l'Aluminia hanno deciso di uscire dall'impresa di Bolzano gli hanno dato il doppio di quello che valeva l'industria, pur di farle andare via perché gli italiani non erano graditi. Gli hanno dato 100 miliardi di allora, una cifra pari a quattro volte il valore del terreno. Noi non dobbiamo fare la battaglia contro gli altri, dobbiamo rivendicare i legittimi diritti di questa Regione con senso di responsabilità, utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione e coinvolgendo tutti.
Io credo di avere dato, anche ieri sera, un grosso contributo in due Commissioni, per quanto riguarda la peste suina - sopperendo all'incapacità manifesta da voi dimostrata quando non avete ascoltato i nostri suggerimenti, perché sono stati sempre approvati tutti i piani della comunità tranne questa volta - suggerendovi di iscrivere in bilancio i fondi per pagare i 21 mila capi abbattuti, come finalmente ieri avete riconosciuto opportuno fare. Ecco, se tra di noi c'è un'interlocuzione più seria, ognuno per la parte che gli compete, per le aderenze che può avere, può fare una battaglia che è una battaglia di tutti e i cui meriti andranno a tutti, con l'impegno, mi consenta, Assessore, di utilizzare le risorse che riusciremo a farci assegnare con rigore, perché ho avuto modo di riscontrare, ma preciseremo queste affermazioni in un'altro momento, che proprio in questi giorni, e molti sono a conoscenza di questo fatto, i soldi si stanno spendendo senza rigore, come mai è accaduto nella storia dell'Istituto autonomistico; ma questo non è il momento né il luogo per approfondire questi temi.
Quindi il mio voto, ovviamente, sarà conseguente a quello espresso in Commissione, e alla linea politica che noi tendiamo ad adottare perché tutti assieme riusciamo ad ottenere il migliore risultato possibile. Io non sono uno di quelli che dice che otterremo 3 mila miliardi perché non sarà possibile. Cerchiamo di ottenere il massimo. A questo proposito, Assessore, glielo ho detto anche l'altro giorno, non ho capito perché il buon Massicci frappoga ostacoli: ci vuol dare quei 108 miliardi di lire che abbiamo inserito nel nostro bilancio del 2001 quando abbiamo pagato noi la quota della sanità e che non ci hanno rimborsato in modo maldestro senza giustificati motivi, perché avremmo approvato il provvedimento a marzo? Sono passati tre anni, si vuole dotare la Sardegna di un minimo di integrazione di cassa, visto che ormai gli operatori del settore privato e gli altri in Sardegna non vengono pagati da otto mesi? Questa è la battaglia che dobbiamo fare! Per quanto poi riguarda la rivendicazione di una quota maggiore dell'IVA plaudo soprattutto alla richiesta di far pagare le tasse in Sardegna a coloro i quali, amici e non amici, da anni creano problemi soprattutto di carattere ambientale, perché basterebbe questo per disporre di una quantità di risorse finanziarie tale da evitare di creare difficoltà a molti comparti che, purtroppo, a causa dell'indebitamento sono stati penalizzati anche l'anno scorso per via dei tagli al bilancio che si sono dovuti fare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Credo sia giusto, così come hanno fatto altri colleghi, dare atto alla Giunta e alla Terza Commissione del buon lavoro fatto, e apprezzare anche questo dibattito che oggi coinvolge l'intera Aula consiliare; un dibattito onesto sul tema fondamentale dell'autonomia finanziaria di questa Regione, al di là di contrapposizioni e al di là della conflittualità che giustamente caratterizzano il confronto politico.
È stato detto e ripetuto più volte che l'autonomia non può prescindere dall'autonomia finanziaria, ebbene sin dall'avvio della legislatura questo Consiglio si è dovuto in qualche modo misurare con un problema molto grosso: la capacità di dotare questa Regione di un bilancio che fosse in qualche modo sostenibile. Abbiamo parlato l'anno scorso, in sede di discussione dell'assestamento di bilancio, di manovre necessitate, ma di fatto ci siamo resi conto che gli spazi di manovrabilità entro i quali la Giunta, la Commissione e l'intero Consiglio si potevano muovere erano molto limitati. Abbiamo fatto riferimento alla impossibilità di aggravare ulteriormente un processo di indebitamento; abbiamo messo da subito in evidenza l'inadeguatezza del sistema delle entrate rispetto alla spesa che ordinariamente questa Regione deve sostenere ed abbiamo approvato delle misure, specialmente con la legge finanziaria, con le quali abbiamo tentato di contenere e rallentare la tendenza all'indebitamento sapendo comunque che ci si trova in presenza di spese che sono in buona sostanza incomprimibili, delle spese dovute, cioè delle spese che consentono a questa Regione di poter esistere. Ebbene in questo lavoro molto serio che è stato fatto dalla Giunta e poi trasmesso alla terza Commissione, è evidenziata l'impossibilità di predisporre un bilancio per il nuovo anno se non si fosse in condizioni di introdurre in qualche modo dei correttivi.
Nel dibattito politico si è fatto riferimento soprattutto al sistema dei tagli, mi riferisco alla lettera che l'onorevole Oppi ha citato, però nell'interlocuzione che c'è stata tra la Giunta regionale e il Ministero si è fatto riferimento ad un dato importante e cioè che la Sardegna è ormai in una condizione di dissesto strutturale. Questo perché al trasferimento di funzioni onerose, mi riferisco in modo particolare soprattutto all'assistenza sanitaria, non corrisponde in alcun modo il trasferimento di risorse adeguate, non perché non abbiamo ricontrattato con lo Stato questa partita, ma perché siamo in presenza di una sistematica non applicazione dei contratti già siglati. Per cui tutti quanti abbiamo condiviso una condizione necessitata, credo che, al di là delle scelte contenute nella manovra di bilancio, sulla necessità di contenere la corsa all'indebitamento non vi siano state posizioni diversificate, perché ci ha accomunato il senso di responsabilità manifestato da tutte le componenti politiche in Commissione ed in Aula, che non hanno potuto negare che non era possibile andare oltre, tra l'altro sapete perfettamente che ci sono anche dei limiti che ci vengono imposti dallo Statuto.
Questo è un primo tipo di necessità; però oggi siamo in presenza di una seconda necessità, quella di chiedere con forza il riconoscimento di quanto stabilito in sede di contrattazione con lo Stato, una necessità insormontabile, altrimenti credo che questa Regione non sarà più in condizioni di esistere, perché sulla base anche dei primi dati in nostro possesso, che poi discuteremo in fase di esame della nuova manovra di bilancio, ci rendiamo conto che in assenza di nuove entrate ed in presenza di costi altissimi legati soprattutto alla contribuzione al sistema sanitario - d'altra parte la risoluzione fa riferimento anche all'articolo 13 dello Statuto, all'Intesa istituzionale di programma del 1999 - in attesa di risorse che rispondono a questo bisogno di riequilibrio, al rafforzamento della coesione nazionale, questo era soprattutto lo scopo dei vecchi piani di rinascita, questa Regione è al palo.
Allora da questo punto di vista, nel preannunciare il voto favorevole su una risoluzione che abbiamo contribuito a stendere, devo dire assieme a tutte le forze che fanno parte di questo Consiglio, siamo anche consapevoli che questa battaglia che ha coinvolto in prima battuta i parlamentari sardi, che è arrivata anche al confronto con gli Uffici di Presidenza delle Commissioni della Camera e del Senato deve estendersi all'intera società sarda. A noi la responsabilità di evitare gli sprechi e soprattutto di rendere produttiva la nostra spesa. Lo Stato però ha la responsabilità di trasferire a questa Regione, che è anch'essa espressione dello Stato, in nome del principio non solo della solidarietà ma anche della sussidiarietà, le risorse a noi dovute.
Perché è necessario il coinvolgimento all'intera società sarda? Perché questa battaglia per le entrate deve coinvolgere il mondo sindacale, il mondo sociale, il mondo imprenditoriale e quello culturale ed associazionistico? Perché la battaglia per le entrate è la battaglia per l'esistenza di questa Regione autonoma, è la battaglia che può consentire, attraverso l'arrivo di nuove risorse, di attivare processi virtuosi di sviluppo.
Credo che la risoluzione che stiamo discutendo, che dovrà essere diffusa ed essere conosciuta, rappresenti un documento importante e che a partire dalla sua approvazione la stessa autonomia sarda, intesa non semplicemente come autonomia istituzionale ma come autonomia diffusa, conosca un momento di risveglio. È vero, è stato detto che probabilmente vanno valutate meglio le ragioni che hanno portato anche a questo progressivo indebitamento, probabilmente ci sono anche responsabilità attribuibili ai diversi governi regionali, ma questo è un altro aspetto. In questo momento, infatti, non si tratta tanto di verificare a chi attribuire le responsabilità o di fermarsi a riflettere perché si è arrivati ad una condizione insopportabile, in questo momento si tratta soprattutto di riuscire a coinvolgere l'intera società sarda perché vi sono i presupposti per scrivere una nuova pagina dello sviluppo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Grazie Presidente, io penso che non si tratti per nulla di cercare a chi attribuire le responsabilità, perché se solo si pensa all'ordine del giorno del Senato col quale è stata determinata in modo unilaterale la misura della quota dell'IVA, si dovrebbero individuare responsabilità non solo politiche ma anche tecniche, e persino giuridiche.
Io penso che con la risoluzione che oggi la Commissione, unanimemente, sottopone al Consiglio regionale si apra una stagione diversa dalle precedenti, nella quale non è necessario e non è utile ragionare sulle responsabilità quanto ragionare su questioni che influenzano, necessariamente influenzano, il progredire del nostro lavoro. Lo dico perché io considero un dato nuovo il fatto che su questa risoluzione ci sia una tensione unitaria sincera, una tensione che a dispetto dell'inizio di questo dibattito dimostra una grande partecipazione da parte di ogni Gruppo politico. E' una stagione nuova perché c'è una sinergia tra l'ottimo lavoro della Giunta e l'ottimo lavoro della Commissione che è sintomo di una positiva modalità di lavoro che coinvolge il potere legislativo e quello esecutivo; lo dico perché questa non è solo una battaglia politica ma è una battaglia prima di tutto di giustizia a nome di tutti i cittadini sardi a cui sono sottratte da molti anni risorse dovute. Poi la politica deciderà come spenderle ma le risorse sono dovute e se sono state sottratte ai cittadini sardi vuol dire che sono state date a qualcun altro che ha avuto di più del dovuto.
Allora dico che questa è una stagione nuova e che dobbiamo prendere atto di alcune carenze che dobbiamo oggi colmare, perché ci sono state violazioni gravi, anche dal punto di vista giuridico, che questo Consiglio deve affrontare anche adottando nuove norme, a partire dal lavoro che la Giunta da una parte e la prima Commissione dall'altra stanno facendo intorno allo Statuto; perché sulla quota dell'IVA vi sono state gravissime violazioni statutarie, perché non si può modificare una norma statutaria con un ordine del giorno del Senato, non è possibile! Si tratta di una violazione giuridicamente gravissima. Così come non è possibile che per undici anni, dal 1994 ad oggi, una norma statutaria e quindi costituzionale, parlo dell'articolo 13, al di là di come lo si voglia applicare, sia stata elusa; anche in questo caso si tratta di una gravissima violazione statutaria. Qualcuno dice che c'è stata disattenzione, io dico che forse c'è necessità di dare alla nostra Carta costituzionale un valore, un'attenzione ed anche usarla in termini innovativi in questa direzione.
C'è poi un altro elemento che va sottolineato: badate si può discutere sui dati che riguardano l'IRPEF, io spero che l'Assessore ci confermi quello che ci ha detto in Commissione due mesi fa, ma sull'IVA e sulla spesa sanitaria i dati sono codificati, condivisi ed assolutamente indiscutibili non c'è niente da dire. Se quelli sull'IPERF vengono confermati siamo di fronte a dati che non sono discutibili sotto il profilo formale, dimensionale, ed anche qualitativo e solo la politica può travisarli.
Ebbene, su questo tema siamo di fronte ad un'azione che non è neanche rivendicativa ma semplicemente chiede l'applicazione di norme già esistenti, per la quale si sta procedendo con una verifica tecnica, così come è giusto, perché la questione è importante; questo problema è noto solo in parte ed è dimensionalmente eclatante, questo è il dato che in qualche modo colpisce perché quanto ci è dovuto dallo Stato corrisponde paradossalmente all'indebitamento che abbiamo ampliato ogni anno per riuscire a mantenere in campo le politiche di sviluppo e consentire alla Regione di continuare ad esistere. Ma c'è anche una seconda componente, sotto il profilo giuridico altrettanto importante, che riguarda l'applicazione dell'intesa istituzionale del 1999, che all'articolo 7 prevede la revisione del Titolo terzo dello Statuto, quello sulle entrate, e non si tratta di una mera dichiarazione di intenti politici ma pone un vero e proprio vincolo legislativo, perché è è stata approvata dagli organi massimi dello Stato e dal CIPE e riconosce la necessità di provvedere a tale modifica. Pertanto già nel 1999 era stata riscontrata non soltanto la mancata applicazione del Titolo terzo, ma anche la necessità di modificarlo per colmare la carenza di giustizia nei confronti dei cittadini sardi. Ed in questo quadro possiamo, come diceva giustamente l'onorevole Vargiu, rivedere anche altri profili relativi alla contribuzione della Regione ad alcune spese, ovvero la revisione delle modalità di definizione della quota capitaria in campo sanitario.
Ebbene, noi oggi stiamo svolgendo una funzione importante che è quella di sostenere politicamente una azione tecnica così come la Commissione ha fatto ponendo questi problemi all'attenzione di Camera e Senato, e l'ha fatto di fronte anche a delle difficoltà; non bisogna dare per scontato il fatto che, raggiunta la condivisione sui numeri, ci sia poi un'azione conseguente, perché è facile far confluire questa prima parte del nostro lavoro, che è solo una correzione tecnica, nel grande calderone di richieste di finanziamenti aggiuntivi delle regioni a statuto speciale e a statuto ordinario in nome della devolution, così come è stato tentato di fare anche dai componenti della Commissione bilancio di Camera e Senato, pur con tutta l'attenzione che è stata manifestata e che il Presidente Secci ha saputo attirare insieme a tutta la Commissione.
Dicevo che il lavoro che c'è da fare, nonostante quello sinora fatto sia un buon lavoro, è ancora tanto e consiste in una serie di azioni che stiamo mettendo in campo. Non sarà semplice ottenere ciò che chiediamo, ha ragione l'onorevole Oppi quando dice che non possiamo pensare di ottenere tutto, soprattutto non possiamo pensare di ottenere tutti gli arretrati, ma sicuramente dobbiamo ottenere , da oggi in poi, ciò che è giusto. E poi c'è una componente, che è diventata straordinaria perché l'ordinarietà non l'abbiamo perseguita, che è quella dell'Intesa istituzionale Stato - Regione, ed è una componente che richiede una straordinarietà anche nell'azione politica. E dico azione politica non azione istituzionale perché penso che se c'è una cosa che può consentirci di raggiungere un buon risultato sul tema che oggi è oggetto della risoluzione è una nuova fiducia nei confronti di tutto il Consiglio regionale e nei confronti del Governo regionale da parte di tutta la società sarda che non può non essere mobilitata quando dovremo affrontare con il Governo la questione della revisione del Titolo terzo, quando dovremo affrontare con il Governo il tema dell'applicazione nuova ed innovativa dell'articolo 13 dello Statuto, quando dovremo affrontare con il Governo cosa significa per la Sardegna uscire dall'Obiettivo 1, quando dovremo affrontare con il Governo ciò che significa il rapporto tra una regione come la nostra ed uno Stato come quello italiano all'interno dell'Unione europea.
In quella occasione le forze sociali, le organizzazioni sindacali dovranno necessariamente essere al nostro fianco e se oggi non lo sono in parte è anche una nostra responsabilità, perché dobbiamo fare in modo che il successo di questa battaglia renda credibile l'azione della politica e di conseguenza renda utile il sostegno e la condivisione di una battaglia che prima di tutto è di giustizia.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
Informo comunque sia l'onorevole Dedoni che l'onorevole Ladu che possono parlare soltanto per dichiarazione di voto.
LA SPISA (F.I.). Grazie Presidente. Il dibattito di oggi è stato già abbastanza esteso. Ciò ci consente di abbreviare i tempi per sintetizzare ed enucleare le vere motivazioni per cui in Commissione si è arrivati ad un orientamento comune da parte di tutti i rappresentanti dei diversi gruppi, che si è anche concretizzato in un'iniziativa politica di confronto istituzionale con la richiesta di un incontro con le commissioni bilancio della Camera e del Senato e in una proposta di risoluzione, approvata all'unanimità in Commissione, che tendenzialmente chiede all'Aula di avere una posizione unitaria per rafforzare quella di tutta la Regione nella difficile trattativa con lo Stato sulla materia delle entrate e, quindi, dei trasferimenti di risorse statali alla Regione.
È una questione che va trattata politicamente con senso di responsabilità, ma direi semplicemente con una buona dose di semplice buon senso, unitariamente da parte di tutte le forze politiche, certamente per un'esigenza di utilità comune ma anche perché oggettivamente, e questo è stato fatto rilevare, su questo tema non si tratta davvero di fare a gara nell'individuare responsabilità dell'una o dell'altra parte politica, perché un'analisi seria, serena ed oggettiva dell'andamento storico di queste questioni, porta a una conclusione molto semplice, una conclusione - se vogliamo - anche disarmante rispetto a qualunque forzatura polemica - disarmante e contemporaneamente preoccupante per la Sardegna - e cioè che il risanamento finanziario dello Stato è stato in tutti questi ultimi decenni attuato a discapito della finanza regionale e di quella degli enti locali in generale da parte di tutti i rappresentanti istituzionali dello Stato.
I vincoli posti dall'Unione Europea, dal processo di evoluzione verso la moneta unica, dai condizionamenti dell'economia internazionale hanno portato evidentemente a scelte drastiche da parte dello Stato, ed è molto semplice in questi casi che le scelte difficili vengano in qualche modo ripartite colpendo quasi sempre i soggetti più deboli. I soggetti più deboli dal punto di vista finanziario, nell'ordinamento giuridico italiano, sono quelli che non hanno autonomia finanziaria; che non hanno cioè la capacità di trovare risorse autonomamente perché hanno dei vincoli legislativi, ma in particolare tra i soggetti istituzionali più deboli, cioè Regione e enti locali in generale, hanno maggiori difficoltà coloro che, anche potendo utilizzare in piccola parte la leva fiscale, non hanno un sistema economico talmente forte da permettere un drenaggio fiscale importante, che possa compensare in qualche modo i mancati trasferimenti da parte dello Stato centrale.
Questa è la grande partita che si gioca fra Stato e regioni e comuni in generale, ma anche tra Stato e regioni e comuni dei territori più deboli dello Stato italiano; questo è un problema particolarmente grave ed è il problema politico di fondo che noi dobbiamo affrontare, avendo purtroppo come interlocutore o come controparte non un soggetto politico, ma un soggetto istituzionale, cioè lo Stato, che, su questa materia, è rappresentato non solo dai rappresentanti politici, ma in gran parte anche dalle amministrazioni, dalle burocrazie, dagli uffici che su queste tematiche hanno evidentemente un controllo molto ferreo. Si tratta di un potere dello Stato, capace di interloquire in maniera forte e determinante nei confronti di tutti i governi, di tutti i rappresentanti politici. Non rendersi conto di questo sarebbe miopia! Sarebbe non rispetto nei confronti del nostro territorio, della nostra gente che percepisce poco la rilevanza di queste questioni, perché evidentemente in nessuna realtà territoriale periferica si comprende facilmente che cosa cambi per la vita di ciascuno se le entrate sono i sette decimi o gli otto decimi, se la compartecipazione alle entrate riguardanti l'Imposta sul valore aggiunto venga definita una volta per tutte o, come dice lo Statuto, concordata anno per anno utilizzando quell'unico strumento per compensare le minori entrate della Regione o per compensare svantaggi territoriali rilevanti.
Quella valvola di sfogo prevista dalla legge 122 che ha modificato il Titolo terzo, che poteva essere utile per un riequilibrio territoriale, è stata invece irrigidita in modo tale da non renderla uno strumento flessibile. Ci sono tante giustificazioni per qualunque governo e per qualunque maggioranza politica che abbiano agito in questo modo. Certo, c'è una grave situazione finanziaria dello Stato, ma purtroppo questa grave situazione finanziaria si ripercuote sui livelli più bassi e sui livelli più deboli del sistema istituzionale. Questo è il problema che dobbiamo affrontare e, soprattutto, noi dobbiamo affrontarlo in una duplice prospettiva: sullo sfondo vi è cioè la necessità di mettere la Sardegna, nella trattativa tra lo Stato e le regioni, e in particolare nella trattativa fra lo Stato e le regioni a autonomia speciale, in una condizione politicamente forte per poter far valere la propria posizione e le proprie rivendicazioni anche nei confronti di quelle regioni speciali che hanno una maggiore forza politica. I colleghi che erano presenti all'audizione alla Camera ricorderanno come reagì un deputato, non mi ricordo neanche di quale partito, rappresentante della Regione Sicilia, che ovviamente, appena segnalato il nostro problema, debbo dire anche di fronte allo stupore della gran parte dei deputati presenti, Presidente della Commissione compreso, su alcuni aspetti segnalati, disse: "Bene, trattiamo la questione per tutte le regioni perché è una questione importante".
È chiaro che su questa trattativa ci sono degli interessi più estesi. Noi su questo non dobbiamo guardare in faccia nessuno, e tenere presente che per la nostra Regione vi è la necessità davvero di difendere i propri interessi. Gli altri fanno così, noi dobbiamo fare altrettanto. Sullo sfondo c'è quindi la trattativa fra lo Stato e le regioni a Statuto speciale in particolare per omogeneizzare il loro trattamento, portando la Sardegna ai livelli che altre regioni speciali hanno già raggiunto. Ma questo livello di trattativa, che sarà difficile e non sarà di breve periodo, credo, deve portare - questo è lo scopo che oggi ci porta a fare questa rivendicazione unitariamente - ad una attuazione della legislazione vigente corretta. Noi oggi dobbiamo chiedere, come stiamo chiedendo, una corretta applicazione della legislazione vigente, in modo tale che quando la legge verrà modificata, ne consegua una corretta applicazione. Ci sono delle divaricazioni fra gettito riscosso e trasferimenti statali, evidentissime; questa cosa va spiegata, la Ragioneria centrale dello Stato deve spiegarla. Per avere questo chiarimento è necessario essere uniti ed è per questo che abbiamo assunto questa posizione.
PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Credo che sia dovere e compito mio prendere la parola a nome della Giunta, ed anche a nome del Presidente, oggi assente per impegni istituzionali a Roma. Vorrei però ricordare che il Presidente è stato assai presente nei lavori della Commissione bilancio con una lunga, appassionata e dettagliata relazione, e quindi ha avuto modo di portare il suo contributo a questi lavori, non molti giorni o non molte settimane fa. Esprimo un inevitabile e forte apprezzamento per l'iniziativa di oggi, e per la risoluzione che stiamo qua discutendo. È un apprezzamento doveroso perché questa è una battaglia di tutta la Sardegna, non è certamente la battaglia di una Giunta in stato di isolamento. E credo anche che sia molto utile parlare di queste cose tutti insieme perché stiamo parlando, in modo concreto e cruciale, di mantenere vivo un orizzonte autonomistico al di là degli slogan e al di là delle parole, stiamo parlando di ottenere certezza delle risorse senza le quali è certamente difficile disegnare il proprio futuro, fare scelte di politica e di governo.
C'è un aspetto bypartisan evidente in questo lavoro. In alcuni interventi, oltre che disponibilità, una forte e diffusa disponibilità ad un lavoro bypartisan sull'argomento, ho sentito qualche perplessità, forse anche qualche timidezza, della serie: adesso che c'è bisogno si parla di un atteggiamento bypartisan e in altre occasioni no. Questo può essere vero in generale, in questo caso in particolare io non credo che sia una critica giusta, perché credo che abbiamo combattuto e combatteremo e bisticceremo su questioni che riguardano le scelte, su come spendere i soldi e su dove allocare i soldi, ma qui siamo in un terreno naturalissimo per un comportamento bypartisan, perché non stiamo parlando delle scelte ma stiamo parlando delle risorse, stiamo parlando di vincoli di bilancio. Quindi, c'è una naturale divisione fra questi due terreni. Questo è un terreno in cui lavoreremo insieme e poi, una volta ottenute le risorse, avremo tutto il modo di confliggere e di essere competitivi soprattutto intorno alle idee ed ai modi in cui si vorranno operare le scelte.
Quindi, credo che non ci sia ambiguità nella battaglia che dobbiamo compiere insieme. Semmai c'è una base politica di questa discussione bypartisan che va effettivamente portata in luce ed è stato fatto da molti interventi, e questa base politica ha a che fare con l'interpretazione sulla formazione del debito in questa Regione. Non c'è dubbio che questo sia l'argomento mi pare più politico emerso oggi, toccato con molta attenzione e mi pare con molta serietà da vari interventi. Fatemi dire soltanto una cosa: il debito di cui parliamo, che condizionerà ancora la manovra futura, è un debito importante, cresciuto in certi anni molto rapidamente; il contributo della discussione di oggi e comunque della vertenza entrate e forse anche il contributo che la Giunta ha dato indirettamente a questo discorso credo che sia quello - almeno in parte - di rasserenare quel dibattito. I dati che noi abbiamo fornito, che le strutture tecniche per dire la verità hanno elaborato, sono dei dati che hanno chiarito una cosa che certamente si sapeva, ma l'hanno chiarita in termini quantitativi. Quei dati chiariscono, credo con significativa precisione, l'ordine di grandezza del problema riguardante la penuria di risorse con cui questa Regione ha dovuto fare i conti in passato e hanno quindi chiarito la grande difficoltà di trovare equilibri di bilancio in quegli anni, e quindi certamente il debito di cui parliamo ha tra le sue fonti prioritariamente il problema di cui stiamo parlando adesso. Ciò non significa che da oggi in poi non ci potranno essere polemiche sulla gestione di quella situazione, ma questo significa sottolineare la grande difficoltà in cui ci si è trovati. La lettera che l'onorevole Oppi ricordava, e che io ho citato in Commissione, dice esplicitamente questo: attribuisce la causa fondamentale della formazione del debito a questa difficoltà e a questo enorme squilibrio tra entrate e fabbisogno della Regione. E' una lettera che è firmata dal presidente Soru, che ne condivide il contenuto in ogni sua virgola.
Prospettive: credo che sia mio dovere in questa conclusione aggiornare il Consiglio sulla parte tecnica della vertenza; noi abbiamo portato al tavolo della Regione e dello Stato dei dati che rappresentano una parziale novità rispetto al passato. La novità è che certificano e quantificano l'anomalia della situazione della Regione Sardegna, un'anomalia, appunto, che va sottolineata perché non ci risultano situazioni simili in altre regioni per quanto riguarda IVA e IRPEF. Stiamo parlando di diritti acquisiti che non hanno avuto attuazione da parte dello Stato ad un livello che crea una precisa anomalia. L'anomalia è la nostra ragione di moderato ottimismo in questa vertenza ed è certamente il dato fondamentale che in un'azione comune dobbiamo continuamente sottolineare.
Gli sviluppi: ho già detto in Commissione che la Giunta ha mandato una lettera riguardante gli accordi sull'IVA per gli anni 2004 e 2005, una lettera in cui chiediamo il settanta per cento del gettito IVA regionale. La motivazione di questo settanta per cento ha due componenti. In primo luogo nel passato, prima che venisse applicato un ordine del giorno del Senato che ha pian piano fatto decadere il valore reale del corrisposto IVA, la Sardegna aveva toccato il quaranta per cento e non ci sono ragioni per non tornare a quel quaranta per cento, ma da allora in poi è stato imposto alla Sardegna di contribuire per il ventinove per cento alla spesa sanitaria, senza alcuna copertura derivante da nuove entrate. La somma di queste coincidenze ci indurrebbe a chiedere il novanta per cento e non il settanta per cento, ma chiediamo il settanta per cento come segno insieme di moderazione, di consapevolezza delle difficoltà in cui versa l'intero Stato italiano ed anche di consapevolezza di altre partite che rimangono aperte. In secondo luogo, i dati IRPEF che sono stati citati. Noi abbiamo fatto un lavoro al meglio delle nostre conoscenze che sono limitate, attraverso il quale abbiamo proposto allo Stato la nostra ricostruzione del gettito IRPEF, ricostruzione che conoscete in ogni dettaglio; la Ragioneria dello Stato ha risposto con proprie serie di dati significativamente diverse dalle nostre. Abbiamo confrontato le due serie e stiamo proponendo alla Ragioneria una riconciliazione che, non sorprendentemente essendo fatta esclusivamente su basi tecniche, è al novanta per cento vicina alla nostra iniziale elaborazione, ed è molto lontana da quella che ci ha fornito la Ragioneria dello Stato. Abbiamo ragione di ritenere che la riconciliazione avverrà di fatto sulla nostra serie, e questo naturalmente è un punto estremamente importante. Abbiamo infine consegnato alla Ragioneria, già da settimane, l'anagrafe delle imprese che lavorano in Sardegna ma che hanno sede legale fuori dalla Sardegna, perché è possibile, stiamo esplorando l'ipotesi, che dal modo in cui queste imprese pagano l'IRPEF possa nascere l'anomalia verificatasi sul gettito IRPEF. Siamo in attesa di una convocazione che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, sarà nostra cura informare il Consiglio, naturalmente passo per passo, di ciò che sta succedendo.
Lasciatemi dire una cosa sul contesto, perché stiamo parlando di entrate e tra pochissimo parleremo di federalismo fiscale, di un contesto più generale in cui si colloca la vicenda di cui stiamo appunto discutendo oggi. Che succede nelle altre regioni? Nel documento che ho presentato alla Commissione bilancio e all'Aula c'è una tabella riassuntiva, e quindi ci sono tutte le risposte a varie domande che oggi sono state avanzate, ma fatemi prendere il caso della Sicilia. La Sicilia paga il quarantatre per cento della spesa sanitaria, e quindi molto più di quanto paghiamo noi, ma la Sicilia ha il cento per cento dell'IVA e il cento per cento dell'IRPEF. Ebbene, io sarei pronto a firmare oggi il contratto della Sicilia, sarei pronto a prendere il quarantatre per cento, a fronte del cento per cento dell'IVA e del cento per cento dell'IRPEF; abbiamo fatto i nostri calcoli, ci converrebbe di molto, rispetto alla situazione attuale, in cui paghiamo il ventinove per cento della spesa sanitaria e incassiamo il ventidue per cento dell'IVA e una quota dell'IRPEF che probabilmente è molto più vicina al quaranta che al settanta per cento. Quindi, abbiamo ampi spazi di miglioramento anche per il futuro, anche nell'ambito di un discorso che va verso una logica di federalismo fiscale solidale e non competitivo, con tutta la partita dell'articolo 119 della Costituzione aperta e che dobbiamo presidiare con molta attenzione, ovviamente non solo la Giunta ma anche il Consiglio e tutte le forze sociali della Sardegna. Rimane il fatto che abbiamo spazi nei quali muoverci con la convinzione di trovarci in una situazione particolarmente sfavorevole.
Questo è quanto volevo dire. Su questo argomento sarà nostra cura, come ho già detto, informare di tutti i passi futuri, compresi gli esiti dell'incontro che si terrà nei prossimi giorni al tavolo tecnico, che spero siano positivi. Io credo che tutti insieme, maggioranza, opposizione, Giunta, dovremo monitorare la situazione e decidere il momento in cui la partita tecnica si trasforma in una vertenza politica forte nei confronti dello Stato. Credo che tra luglio e l'inizio di settembre sarà chiaro se il tavolo tecnico ha prodotto risultati importanti o se in quale misura ci sia bisogno di continuare a trattare rinforzando l'azione politica.
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
SANNA MATTEO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO SECCI - RASSU - SALIS - LADU - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CAPELLI - CUGINI - DIANA - LICHERI - LA SPISA - MARROCU - PINNA - SCARPA - VARGIU sulla risoluzione relativa alle entrate della Regione.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTA la risoluzione n. 3 sulle entrate della Regione approvata dalla Commissione bilancio nella seduta del 13 luglio 2005;
ATTESO che la Commissione ha chiesto, a' termini dell'articolo 51 del regolamento, la discussione in aula;
CONSIDERATO che la soluzione del problema delle entrate inciderà positivamente sulla difficile situazione economico-finanziaria della Sardegna,
a conclusione del dibattito
approva
la risoluzione n. 3 della Terza Commissione bilancio sulle entrate della Regione. (1)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno si dà per illustrato.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi siamo dell'opinione che il negoziato su quanto lo Stato ha in obbligo di trasferire alla Regione deve proseguire, come in passato, attraverso un confronto politico e tecnico, volto a definire criteri certi per individuare le fonti e aumentare l'ammontare delle risorse. Nessuna fuga in avanti da un punto di vista politico con le minacce strumentali di ritorsioni, come quelle fatte in materia di servitù militari, deve condizionare il confronto. Tuttavia noi riteniamo questa risoluzione assolutamente insufficiente e voteremo contro perché siamo dell'opinione che questa risoluzione sia datata, anche l'Assessore parla di IVA e di IRPEF dovuti. Noi riteniamo che allo stato attuale si debba ridefinire l'Intesa istituzionale di programma per incrementare le già notevolissime risorse del fondo aree sottoutilizzate che ogni anno vengono assegnate alla Regione con l'ulteriore afflusso di risorse ordinarie dei Ministeri e dei soggetti gestori delle grandi infrastrutture, che destinano alla Sardegna risorse marginali, costringendoli a mantenere gli impegni (vedi il caso delle Ferrovie dello Stato).
Riteniamo che il piano di rinascita debba essere rivisto e finalizzato al superamento del gap dell'insularità. Riteniamo altresì che un altro aspetto urgente del negoziato sia rappresentato dalle risorse per le future politiche strutturali 2007/2013. Non tutte le speranze sulla permanenza della Sardegna tra le Regioni dell'Obiettivo 1 sono cadute; esiste la possibilità che si possa negoziare una assimilazione della Sardegna in quanto isola alle regioni francesi d'oltremare, che presentano un prodotto interno lordo significativamente superiore a quello sardo e quindi superiore al 75 per cento della media del prodotto interno lordo in parità di potere d'acquisto, che è la soglia massima prevista per definire le aree in ritardo.
I dati sulla disoccupazione, la carenza nella dotazione infrastrutturale, i ritardi nei livelli di istruzione e di formazione delle popolazioni sarde possono essere utilizzati come rafforzamento dell'handicap ambito della insularità. In ogni caso, se la Sardegna esce dall'Obiettivo 1 deve rimanere l'impegno del Governo nazionale a incrementare le risorse da destinare alla Sardegna per surrogare le minori entrate. Questo è un impegno che richiede un forte potere contrattuale della Regione, intesa come corpo coeso di tutti i soggetti di maggioranza e di minoranza. Senza queste cose, ho l'impressione che quella in esame sia una risoluzione basata sullo studio di Santoro di tanti anni fa, ma che non tiene conto di quello che sta avvenendo.
E sempre per quanto attiene, visto che lei, Assessore, fa cenni di diniego alla politica delle risorse finanziarie - ne riparleremo a proposito del DPEF che lei ha osannato per dimostrarle quanto le copiature sono in voga, non voglio dire altro in questa sede - è opportuno rimarcare che quanto afferma il Governo regionale sulla possibilità di sostituire le risorse del bilancio ordinario con le risorse POR non è una strada oggettivamente perseguibile.
Per queste ragioni noi voteremo contro la risoluzione perché non tiene conto, secondo noi, delle entrate della Regione considerate nel loro complesso.
PRESIDENTE. Chiedo scusa all'onorevole Dedoni, però prima mi sono scordato di chiedere il parere della Giunta sull'ordine del giorno. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta esprime parere favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente, avevo chiesto di intervenire prima nella discussione generale, ma mi accontento della metà del tempo. Dico in premessa che voterò a favore, nonostante vi siano notevoli perplessità e quelle che ha aggiunto l'onorevole Floris credo che facciano emergere con chiarezza che probabilmente manca qualcosa al nostro dibattito.
I quotidiani sardi di oggi, hanno speso poche righe sul nostro dibattito. Hanno messo in risalto il volo del presidente Soru, hanno messo in evidenza l'approvazione del DPEF, ma a questo dibattito non si è fatto cenno, in qualche giornale, mi pare in due, compare un piccolo trafiletto. Questo per dire quanto siamo distanti, come istituzione pubblica, come rappresentanti del popolo sardo - tali ci dichiariamo - come parlamento del popolo sardo, dai cittadini, tanto distanti che non riusciamo a trasmettere l'importanza di questo dibattito, di questa rivendicazione di vera, seria autonomia finanziaria per la nostra Regione. Iniziative simili ci sono state da sempre, però questa volta c'è una differenza sostanziale: questo è un dibattito tutto interno alle istituzioni, e non sono d'accordo con lei, onorevole rappresentante del P.S.d'Az. quando dice che deve essere la Giunta a gestire questa partita, in altri tempi le Giunte coinvolgevano il popolo sardo in un dibattito vasto nel territorio, di modo che ci fossero forze sociali, enti locali, autonomie locali che sostenevano coralmente la rivendicazione vera, sana, genuina del popolo sardo di avere un destino uguale a quello delle altre regioni più fortunate d'Italia.
Noi decidiamo tutto all'interno delle istituzioni e anzi teniamo chiuso il dibattito all'interno del Consiglio regionale, lo sviluppiamo un po' tecnicamente all'interno della Commissione, forse stiamo delegando al gestore assoluto una trattativa, che diventa quasi personalistica, con lo Stato italiano, dimenticando che invece sono in ballo principi fondamentali molto importanti. In riferimento ai quali debbo dire che dissento molto dall'amico Pietro Ciarlo, che ieri diceva che la istituzione di una assemblea costituente sarda avrebbe significato secessione. Non lo trovo giusto neanche giuridicamente perché istituire un'assemblea costituente non vuole dire secessione in uno Stato complesso come quello italiano, ci si può infatti richiamare all'esempio della Sicilia, uno stato nello Stato inserito all'interno della Costituzione italiana, che può battere anche moneta se si legge attentamente quello che dice lo Statuto della Sicilia, che i nostri padri costituenti in altri tempi hanno rifiutato.
Io dico questo perché è significativo, cari colleghi, amici della Giunta, ed è veramente grave che oggi non sia qui in aula il Presidente della Regione. Io capisco che possa avere altri impegni istituzionali ma si sarebbe potuto spostare il dibattito; il Presidente avrebbe dovuto essere partecipe di questo dibattito che dovrebbe servire a tutelare gli interessi veri della Sardegna, se è vero che è stato calcolato tutto quello che fino ad oggi è stato perso dalla Sardegna ostacolando il suo riscatto economico e sociale, la possibilità di costruire una condizione migliore per la nostra Isola e per il nostro popolo.
Ma allora, se vogliamo ancora restringere questo dibattito, se vogliamo ridurre solo a un fatto tecnicistico il rapporto tra il Presidente e la Commissione o il Governo o una parte del Governo, o un Ministero solo del Governo, lo si faccia pure. Io non so quali saranno i risultati perché ci sarà sempre un sorrisino ambiguo.
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, ha terminato il tempo a sua disposizione.
Dedoni (Riformatori Sardi). Molto gentile, grazie!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, i consiglieri del Gruppo di Fortza Paris voteranno a favore su quest'ordine del giorno, così come hanno fatto in Commissione, perché lo ritengono giusto e dovuto da parte di questo Consiglio regionale, perché credo che gli impegni che sono stati assunti da parte del Governo nazionale, sottoscritti con intese e previsti nello Statuto, vadano mantenuti e rispettati. Così purtroppo non è stato in tutti questi anni e bene hanno fatto, devo dire, la Giunta regionale e la Commissione successivamente a porre il problema, perché questo rapporto fra la Regione sarda e il Governo nazionale va regolarizzato.
E' ovvio che pur votando a favore qualche perplessità ce l'abbiamo, ma non nel senso che l'iniziativa non sia giusta o non debba essere perseguita, perché noi siamo convintissimi e comunque lo approveremmo qualsiasi fosse l'atteggiamento della maggioranza, però noi vorremmo che la pacatezza, la ragionevolezza, il senso di responsabilità che ha caratterizzato il lavoro anche della Commissione, ci porti a continuare su questa linea, ad avere un rapporto più costruttivo e produttivo nei confronti dello Stato perché c'è la necessità effettivamente di arrivare a un risultato importante, al pagamento da parte dello Stato di tutta quella serie di somme che sono ben evidenziate nella risoluzione che noi stiamo per approvare.
Però, lo diceva qualcuno che mi ha preceduto, credo che a noi non possa bastare questo provvedimento. Stiamo attraversando una fase politica di transizione importante e di cambiamenti che coinvolgono significativamente anche la Regione Sardegna, che dal 2006 uscirà dall'Obiettivo 1, e quindi c'è una fase di grande discussione anche a livello nazionale oltre che locale per ridefinire il rapporto fra la Regione Sardegna e il Governo nazionale e quindi l'Unione europea, per decidere se il discorso dell'insularità verrà affrontato e come verrà affrontato, per affrontare tutta una serie di situazioni nuove che coinvolgono la Sardegna, quali la ridefinizione dell'articolo 13 e la riforma dello Statuto. Si tratta di argomenti che appassioneranno questo Consiglio regionale e che rappresenteranno la vera sfida per instaurare un rapporto forte con il Governo nazionale, perché credo che sia la riforma dello lo Statuto sia gli altri provvedimenti che riguardano i rapporti con il Governo nazionale sia lo stesso Titolo V della Costituzione disegnino una situazione nuova a livello nazionale rispetto alla quale la Regione sarda sia molto in ritardo.
Io credo che questo passaggio, pur non essendo risolutivo, sia un passaggio importante, giusto, però faremmo un gravissimo errore se non prendessimo in considerazione tutta una serie di nuove situazioni che interessano questo Consiglio regionale e si vedrà anche la capacità che avrà questo Governo regionale, e di conseguenza anche la Giunta, di instaurare con il Governo nazionale un rapporto non conflittuale, soprattutto non inutilmente conflittuale, perché noi consideriamo dannose per la Sardegna certe posizioni assunte dalla Giunta regionale perché non portano a nessun risultato, mentre io trovo molto più giusto questo atteggiamento che documenta le richieste che avanziamo e fa delle proposte. Ecco, su questo terreno noi ci confronteremo anche nel prossimo futuro. Anche nel prossimo futuro Fortza Paris non avrà problemi a votare a favore di provvedimenti che riguardano gli esclusivi interessi della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Chiedo a tutti i colleghi, lo faccio adesso con il relatore, di rispettare il termine dei cinque minuti perché comunque non concederò un secondo in più.
SECCI (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Vorrei fare pochissime considerazioni, ovviamente annunciando il mio voto favorevole sull'ordine del giorno. Ne voglio approfittare per esprimere anche la soddisfazione per come si è svolto il dibattito su questo argomento e per dare atto che è la prima volta dopo molto tempo, che il dibattito in Consiglio regionale si svolge senza parti contrapposte, o che cercano di dividersi - argomenti di divisione onestamente se ne sarebbero potuti trovare anche su questo tema - anzi tutte le parti politiche presenti in Consiglio mostrano di essere interessate alla soluzione di un problema che è un problema di tutti.
Ed è chiaro che non si risolveranno adesso e per sempre i problemi che abbiamo davanti, ecco perché, presidente Floris, meraviglia la sua dichiarazione di voto contrario. Non c'è nella intenzione di chi ha svolto questo lavoro la convinzione che con esso si esaurisca il rapporto della Regione con lo Stato relativamente ai problemi delle entrate.
Ci siamo voluti limitare solo al tema in discussione proprio per evitare divisioni, e mi auguro che anche la divisione che lei ha annunciato rientri perché, presidente Floris, lei è stato protagonista insieme ad altri, in altre circostanze, di azioni di alto profilo politico per la difesa degli interessi della Sardegna. In questa occasione noi stiamo solo difendendo quello che ci è dovuto. Ecco perché, collega Dedoni, il discorso e il dibattito si svolge all'interno delle istituzioni. Noi non stiamo facendo una battaglia per modificare; è necessaria anche una battaglia per modificare, è necessaria anche una battaglia per rivedere. Ne ha fatto cenno l'Assessore, ne hanno fatto cenno altri colleghi che sono intervenuti. Ma in questo momento la rivendicazione è quella di avere giustizia, di ottenere l'applicazione delle intese che ci sono e delle leggi che vigono e che non vengono rispettate. Di questo stiamo discutendo. Questo è il valore dell'unità che stiamo rappresentando. E sono valore aggiunto a questo anche le critiche che da più parti si sono sollevate per precisare, per aggiustare, per aggiungere e per correggere. Va tutto bene, è tutto giusto se poi il disegno e il senso di marcia è quello che abbiamo delineato. Io penso che quello che stiamo facendo oggi sia un passo avanti. Certamente è un passo importante, certamente il documento che ci accingiamo ad approvare deve essere trasmesso alla nostra rappresentanza istituzionale in Parlamento, che deve adoperarsi per rafforzare l'azione della Giunta nei confronti del Governo, e noi tutti dobbiamo essere pronti in qualsiasi momento a mobilitarci per ottenere quello che ci è dovuto se ce ne fosse bisogno.
Io mi auguro naturalmente che questa fase di interlocuzione della Giunta con il Governo, di presa d'atto e di azione politica da parte del Consiglio regionale siano sufficienti a risolvere questa parte del problema per poterci poi dedicare alle parti che mancano. Se così non fosse, io penso che dovremmo essere chiamati tutti ed essere pronti tutti, a qualunque parte apparteniamo, a difendere quello che ci è dovuto. Ci divideremo su altre cose. Ci divideremo, come diceva qualcuno, su come spenderli i soldi se ci verranno dati. Ci divideremo sulle prospettive di sviluppo e di crescita della nostra Regione, ma non possiamo dividerci sull'elemento essenziale che ci consente di fare progetti, di fare programmi, e senza il quale non si può andare avanti. E' con questo spirito che ringrazio ancora sia i colleghi della Commissione che hanno lavorato, sia la Giunta regionale che sta svolgendo un lavoro da tutti riconosciuto come importante e soprattutto ringrazio tutti i colleghi del Consiglio che voteranno a favore di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, credo che un argomento come quello che stiamo dibattendo meriti una grande tensione ideale, culturale e politica. Da tanti anni molti di noi che hanno sempre difeso gli interessi della Sardegna, hanno sognato che il Consiglio regionale fosse il motore di una grande battaglia politica tesa ad aprire una vertenza con lo Stato per affermare i nostri diritti identitari ed avere le risorse necessarie, certe, per programmare lo sviluppo della nostra Isola.
Sulla partita identitaria dobbiamo avviare al più presto la riforma dello Statuto che ricontratti su base federalistica i rapporti Sardegna-Stato Italiano, mentre sugli aspetti finanziari è urgente portare avanti questa iniziativa che tende a rivendicare dallo Stato le risorse che ci sono dovute e che non ci sono state date in questi ultimi lustri. Si tratta di risorse rilevanti, come è stato detto, valutate in 600 milioni di euro l'anno che avrebbero potuto determinare un andamento diverso della storia, dell'economia, del livello dei servizi erogati, dell'attenuazione delle disuguaglianze sociali e territoriali, del ruolo degli enti locali, della cultura e dell'istruzione della Sardegna. Forse il dramma sociale, cari amici e colleghi, psicologico ed umano di una parte di coloro che sono dovuti emigrare o restare disoccupati o inoccupati in questi anni si sarebbe potuto evitare; le inadempienze dello Stato che sono evidenziate nella risoluzione, in particolare nell'allegato 1, sono tante e sistematiche, come tanti colleghi hanno con passione sottolineato. Questa battaglia assume oggi una rilevanza di carattere straordinario soprattutto per l'esigenza di risanamento finanziario che in mancanza di queste entrate ci porterebbe necessariamente ad operare nella prossima finanziaria nella sola direzione dei tagli; pertanto ci deve essere da parte nostra maggiore convinzione nel sostenere questa lotta senza pensare che lo dobbiamo fare quasi per un dovere istituzionale e politico. Ritengo invece che dobbiamo raggiungere completamente l'obiettivo e non avere un atteggiamento riluttante come mi è parso di cogliere in alcuni degli interventi svolti.
Noi dobbiamo andare a questo confronto non con il cappello in mano ma con la consapevolezza che abbiamo dalla nostra parte la ragione derivante dalle leggi che lo Stato ha disatteso per troppo tempo. Ma quest'iniziativa, come dicevo all'inizio, è parte di una battaglia molto più importante e complessa che deve vedere come protagonista questa Regione in tutte le sue espressioni, non una sola persona o un gruppo di persone, ma tutto un popolo per ottenere un nuovo Statuto e dunque una nuova dignità e sovranità per il popolo sardo. Per questo auspico che sulla consulta statutaria nel più breve tempo possibile sia data una risposta politica da parte della Giunta e di questa maggioranza. Non dimentichiamoci che abbiamo assunto questo solenne impegno, che vi era una parte importante del mondo politico, sindacale e culturale che chiedeva e chiede l'assemblea costituente, che abbiamo detto che questioni di questo tipo vanno affrontate all'inizio della legislatura. Pertanto credo che non ci sia altro tempo da perdere e che sia necessario istituire la consulta statutaria che apra una grande prospettiva di dibattito e di lotta per garantire un futuro migliore ai nostri figli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Intendo annunciare il nostro voto favorevole e ricordare che come Sardisti siamo allievi di Camillo Billieni e non di Bill Gates e ci sentiamo anche cittadini e non sudditi, e la sintesi di questo Parlamento s'incarna nel Presidente della Regione, che per cinque anni o ancora quattro dovrebbe essere il Presidente Soru, che politicamente debole, secondo il nostro punto di vista, ma abbiamo sempre auspicato che sui grandi temi, e in questo caso si tratta dell'ennesima prevaricazione dello Stato italiano nei nostri confronti, la classe politica sarda debba trovare a tutti i costi l'unità, perché la prima terapia per superare la debolezza politica è l'unità sui grandi temi che dobbiamo condividere.
Riteniamo ingiusto ed immorale che lo Stato trattenga risorse nostre o le riconosca come e quando vuole. Quando si è aperto il dibattito sul Dpef, ci siamo permessi di suggerire l'istituzione di un ufficio tributario regionale, proprio per uscire da una generica quantificazione calcolata più su indici statistici che su indici analitici, perché se ci limitiamo al monitoraggio delle risorse è chiaro che ci presentiamo di fronte allo Stato in posizione di estrema debolezza. Oggi s'insinua che forse 600 milioni o 638 milioni di euro, più o meno, corrispondono a ciò che dovremmo avere dallo Stato, e questo è un altro segno di debolezza. Noi dobbiamo far rispettare i patti e le leggi che lo Stato sancisce e dobbiamo avere anche il coraggio, se è necessario, di trascinare lo Stato, quando li disattende, di fronte alla Corte Costituzionale; il problema della continuità territoriale non c'entra niente con l'argomento in discussione ma è un esempio classico del modo di infrangere i patti, della morosità da parte dello Stato che partorisce una legge, la numero 144 del 1999, e poi non garantisce la dovuta copertura finanziaria; siamo stufi di questo atteggiamento rancoroso e pregiudizievole dello Stato.
Questa è l'occasione in cui dobbiamo mostrare di essere uniti e nella quale bisognerebbe chiedere allo Stato ciò che noi non siamo riusciti a mettere nello Statuto, come invece hanno fatto brillantemente i siciliani. Al di là di ciò che può pensare qualche docente partenopeo sardo o sardo partenopeo, al di là della sua ubiquità, noi abbiamo suggerito di prevedere una norma statutaria forte, che sancisca finalmente non la compartecipazione della Regione ai tributi statali, ma, capovolgendo il concetto, la riscossione delle imposte da parte della Regione che poi trasferisce allo Stato la quota parte che ad esso compete; invecce, ancora stiamo qui con il cappello in mano ad attendere la generosità dello Stato che quando vuole si ricorda che esistiamo e ci da ciò che ci è dovuto. Ecco perché voteremo a favore perché si apra una stagione seria di rivendicazioni sulle quali la classe politica sarda sia unita e non assuma più posizioni di retroguardia, perché è vergognoso che da un decennio lo Stato abbia sottratto tante risorse alla Regione sarda che poi è costretta ad accanirsi, come è successo purtroppo con l'ultima manovra finanziaria, contro l'agricoltura, contro la cultura, contro l'identità. Noi dobbiamo rivendicare i nostri diritti e per questo voteremo con convinzione a favore di questo ordine del giorno pur sapendo che il documento deve essere ancora irrobustito.
(E' approvato)
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, prima di passare all'esame dell'altro punto all'ordine del giorno, credo che sia opportuno riunire la Conferenza dei Capigruppo per l'organizzazione dei lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Capigruppo e sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 51, viene ripresa alle ore 13 e 11.)
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. La Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che i lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10, se sarà necessario proseguiranno nel pomeriggio e venerdì mattina.
La seduta è tolta alle ore 13 e 13.
[s1]Non è in aula
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