Seduta n.75 del 02/03/2005 

LXXV SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Martedì 22 Marzo 2005

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente PAOLO FADDA

La seduta è aperta alle ore 10 e 18.

MATTANA, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 16 marzo 2005, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Renato Cugini, Ciriaco Davoli e Gavino Manca hanno chiesto un giorno di congedo a far data dal 22 marzo 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 91/A. Il passaggio all'esame degli articoli è stato approvato nella precedente seduta. Siamo al titolo del disegno di legge, a cui sono stati presentati nove emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo del titolo e dei relativi emendamenti.)

Titolo

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005).

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01:

Art. 1

Disposizioni economico finanziarie per la crescita e lo sviluppo

economico sociale compatibile della Sardegna

1. Al fine di favorire la crescita e lo sviluppo economico sociale e territoriale della Sardegna vengono adottate apposite misure e adeguati strumenti per promuovere iniziative economiche riguardanti l'intero territorio regionale.

2. Sono obiettivi prioritari della manovra economica finanziaria :

a) lo sviluppo della Sardegna attraverso la pianificazione territoriale intesa come strumento di valorizzazione ambientale e promozione della crescita sociale attraverso un processo economico intersettoriale dei vari comparti produttivi dell'isola con particolare attenzione alle potenzialità ambientali, culturali, storiche.

b) la crescita occupazionale attraverso il rafforzamento delle politiche attive del lavoro in sinergia con le autonomie Locali.

c) la definizione di un processo di decentramento amministrativo in grado di accelerare procedure e azioni con deleghe e trasferimento di funzioni dalla Regione agli enti locali. (273)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01:

Art. 1

Programmi Integrati di Sviluppo

1. Al fine di promuovere azioni organiche di sviluppo ed accelerare gli investimenti sia pubblici che privati sono istituiti i programmi integrati di sviluppo.

2. I programmi integrati di sviluppo possono essere promossi rispettivamente dallo Stato, dalla Regione, dagli enti locali singolarmente o associati, da privati singoli o associati.

3. Per la definizione e l'attuazione di programmi integrati di sviluppo, caratterizzati dalla integrazione di diverse tipologie d'intervento, ivi comprese le opere di urbanizzazione, e da una dimensione tale da incidere sulla organizzazione complessiva del territorio e che richiedono, per la loro completa realizzazione, modifiche ed integrazioni alla disciplina urbanistica e territoriale, la Regione, la Provincia ed i Comuni, singoli o associati, possono stipulare accordi di programma con soggetti pubblici e privati che propongano iniziative di rilevante interesse economico e produttivo, con l'obiettivo primario dello sviluppo economico-sociale mediante l'incremento della base occupazionale del territorio, nei settori industriale, artigianale, agricolo, turistico, commerciale, residenziale e dei servizi.

4. Il Programma Integrato di Sviluppo deve essere corredato da apposito studio di fattibilità, redatto secondo le indicazioni della delibera CIPE 106/99. Ad esso deve essere allegata una proposta di variante della pianificazione urbanistica vigente che deve essere elaborata, qualora riguardi ambiti vincolati ai sensi del D.Lgs. 42/04, secondo le prescrizioni di cui ai precedenti articoli 1, quinto comma e 4.

5. Il Presidente della Regione, entro trenta giorni dal ricevimento della proposta di Programma Integrato di Sviluppo, convoca una conferenza tra tutti i rappresentanti delle amministrazioni interessate; qualora si raggiunga l'intesa, lo schema di accordo di programma, previa istruttoria pubblica di cui all'articolo 18 della L.R. 40/90, entro i successivi sessanta giorni viene adottato dalle amministrazioni pubbliche interessate e trasmesso alla Giunta regionale che, acquisito il parere del C.T.R.U., ne delibera l'approvazione definitiva. L'accordo, sottoscritto da tutti i soggetti interessati e corredato dalla dichiarazione di interesse pubblico, indifferibilità ed urgenza delle opere programmate, è reso esecutivo con decreto del Presidente della Regione ed esplica la sua efficacia con la pubblicazione sul B.U.R.A.S., determinando le eventuali e conseguenti variazioni alla disciplina urbanistica e territoriale e, sempre che vi sia l'assenso del Comune interessato, sostituendo le concessioni edilizie.

6. Negli ambiti territoriali compresi nella fascia dei 300 metri dal mare l'accordo di programma potrà prevedere interventi limitatamente a:

- ristrutturazioni ed ampliamenti di strutture ricettive alberghiere di cui alla legge regionale 22/84, operanti alla data d' approvazione della presente legge, per le quali sono consentiti incrementi volumetrici, purché attigui alle strutture preesistenti, nella misura massima del 30% delle preesistenze, purché non venga superato complessivamente l'indice fondiario di 1 mc/mq; almeno il 50% di detto incremento volumetrico dovrà essere riservato al miglioramento della qualità dei servizi offerti;

- riconversione mediante ristrutturazione o ricostruzione a seguito di demolizione di complessi edilizi preesistenti da destinare a strutture ricettive alberghiere di cui alla legge regionale 22/84 e successive modifiche ed integrazioni per i quali sono consentiti incrementi volumetrici nella misura massima del 25% delle preesistenze;

- le opere pubbliche o di preminente interesse pubblico che per la loro natura non possono essere localizzate in altri ambiti e le relative varianti, ivi comprese le opere riconducibili alle preesistenti previsioni della programmazione regionale;

- prevenzione e tutela della salute pubblica e della qualità dell'ambiente; interventi di risanamento e disinquinamento nella fascia costiera, di valorizzazione delle zone umide e di acquacoltura;

- riqualificazione edilizia-ambientale e razionalizzazione urbanistica dei preesistenti agglomerati residenziali.

7. Le misure di salvaguardia di cui al comma 3 della legge regionale 25 novembre 2004 n.8 non si applicano per i programmi integrati di sviluppo che abbiano ottenuto l'approvazione definitiva da parte della Giunta regionale. Sono fatti salvi i limiti di cui al comma 6 del presente articolo.

8. I divieti di cui all'Art. 3 della legge regionale n.8/2004 non si applicano agli interventi ricompresi negli atti della programmazione negoziata di cui alle L.L.R.R. 16/1994 e 14/1996, alla L.23.12.96, n.622, Art.2, commi da 202 a 214 ed al D.Lgs. 18.8.2000, n.267 ed alle delibere CIPE dal 21 marzo 1997 al 17.3.2000 (Contratti d'area, di programma, Patti territoriali) e negli accordi di programma ex art.28 della L.R.45/89 già sottoscritti fra la Regione Sarda e i soggetti pubblici e privati ovvero adottati dalla Giunta regionale. (272)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01:

Art. 1

Accelerazione della pianificazione attrattiva in capo agli enti locali

1. Al fine di accelerare le iniziative di sviluppo che contemplino modifiche agli strumenti urbanistici vigenti le varianti di iniziativa privata agli strumenti di attuazione del piano urbanistico comunale di cui all'articolo 21 della L.R. 22 dicembre 1989, n. 45 sono approvate, con unico atto, dal Consiglio Comunale. Non trovano conseguentemente attuazione le disposizioni di cui all'articolo 20 della L.R. dicembre 1989, n. 45.

2. Le varianti agli strumenti di attuazione del piano urbanistico comunale, di cui all'articolo 21 della L.R. 22 dicembre 1989, n. 45, che non incidono sul dimensionamento globale del piano, e che non comportano modifiche ai parametri informatori, sono approvati dal Consiglio Comunale con le procedure di cui all'articolo 34 della Legge 22 ottobre 1971, n. 865. (271)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01:

Art. 1

Occupazione Politiche attive del lavoro delegate agli enti locali

1. Al fine di sviluppare come priorità economica sociale azioni tese a consolidare politiche attive del lavoro è istituito un apposito stanziamento di 172 milioni di euro per il finanziamento dell'art.9 della legge regionale 24 dicembre 1998 n.37.

2. Tali risorse sono cosi ripartite Euro 140 milioni finalizzati ad investimenti in conto capitale di cui alla lettera a) e c) della L.R.37/98 e Euro 32 milioni per la promozione di attività produttive di cui alla lettera b) dell'art.9 della legge regionale n.37/98.

3. Al fine di accelerare la spesa e la conseguente creazione di nuova occupazione le risorse finanziarie destinate alla lettere a) e c) sono utilizzabili attraverso appalti esterni per la realizzazione in tutto o in parte dell'intervento previsto, cantieri comunali gestiti direttamente dall'ente locale, ovvero con delega diretta a società a totale capitale pubblico, comprese quelle partecipate da soggetti che concorrano alla stabilizzazione di lavoratori socialmente utili.

4. Nella fattispecie dei cantieri comunali e/o nella gestione con delega diretta a soggetto terzo, così come indicato al comma precedente, al fine di destinare le risorse ad interventi che rientrino tra quelli finanziabili anche con la contrazione di mutui si indicano le tipologie di intervento: riqualificazione urbana ed extraurbana, manutenzione patrimonio pubblico, verde pubblico attrezzato

5. La ripartizione delle risorse ai Comuni avviene con i criteri di cui alla legge regionale n.25/93.

6. Le provenienza delle relative risorse è così ripartita:

Euro 80.000.000 dal punto 6 del comma 2 dell'art.2 mediante il trasferimento per eguale importo al bilancio ordinario della regione ( E 03.008)

Euro 30.000.000 (UPB S04.017)

Euro 62.000.000 il cui relativo onere per l'ammortamento del mutuo valutato in euro 3.806.000 per ciascuno degli anni dal 2006 al 2035 fa carico all'Upb S03.050 e S03.051. (270)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01/quinquies:

Art.1

Decentramento amministrativo

deleghe e trasferimento di poteri ai Comuni

1. Al fine di attuare un progetto organico di sussidiarietà regionale che realizzi un concreto progetto di decentramento amministrativo con il trasferimento di poteri e risorse agli enti locali della Sardegna la giunta regionale, entro tre mesi dall'approvazione della presente legge, presenta al Consiglio un apposito disegno di legge per il trasferimento ai Comuni dì tutte le funzioni amministrative nelle materie di competenze regionali, salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, non vengano riservate alle Province od alla Regione.

La disciplina delle funzioni amministrative degli enti locali è riservata esclusivamente alla potestà statutaria e regolamentare degli stessi, nell'ambito della legislazione statale e regionale, secondo le rispettive competenze, che ne assicura i requisiti minimi di uniformità. (269)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01/sexies:

Art. 1

Coordinamento regionale della pianificazione e

eliminazione controllo sugli enti locali

L'amministrazione regionale esercita in fase di programmazione l'attività di coordinamento della pianificazione urbanistica e infrastrutturale e dei programmi di opere pubbliche.

E' soppressa ogni forma di controllo regionale nelle materie di cui sopra. (268)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01:

Art. 1

Silenzio-assenso

1. Nei procedimenti amministrativi tra Regione ed Enti Locali è stabilito il reciproco principio del silenzio assenso.

2. Tutte le norme regionali che disciplinano procedure autorizzative e pareri vincolanti nei rapporti tra Regione ed Enti Locali sono assoggettate al termine massimo di trenta giorni oltre il quale, se non sarà intervenuto un motivato diniego, o per una sola volta una richiesta di integrazione documentale, dal cui ricevimento sono consentiti altri 15 giorni, la procedura proposta si intenderà accolta in virtù del principio del silenzio assenso.

3. Ad esclusione dei settori dei beni culturali, archeologici e di interesse naturalistico, così come individuati nel D.Lgs. n.42/2004, la Regione Sarda e gli enti locali applicano nel rapporto con soggetti terzi (cittadini, imprenditori, società, associazioni) il principio del silenzio assenso in tutte le procedure amministrative previste da leggi regionali o regolamenti attuativi di disposizioni legislative.

4. Qualora entro trenta giorni dalla presentazione di qualsiasi istanza autorizzativa alla Regione, enti strumentali compresi, e agli Enti locali, prevista dalla normativa regionale vigente, non sia intervenuto un motivato diniego o, per una sola volta, una richiesta di integrazione documentale, dal cui ricevimento sono consentiti altri 15 giorni, l'istanza proposta si intenderà accolta in virtù del principio del silenzio assenso. (267)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01/octies:

Trasferimento di poteri ai Sindaci

1. Ai Sindaci dei Comuni della Sardegna sono delegati, su richiesta degli stessi, i poteri in capo al Presidente della Regione, compresi quelli eventualmente affidatigli dallo Stato, per l'attuazione di piani di sviluppo e in particolar modo interventi tesi a fronteggiare l'emergenza venutasi a creare nel territorio comunale di propria competenza in materia di:

calamità naturali

emergenza idrica

traffico e viabilità

emergenza ambientale

2. I Sindaci provvedono all'individuazione ed alla realizzazione degli interventi necessari al superamento della situazione di emergenza di cui al comma precedente avvalendosi anche di tecnici e soggetti esterni alla propria amministrazione.

In particolar modo attivano:

- la progettazione degli interventi necessari al superamento della situazione emergenziale;

- la realizzazione delle opere necessarie, assumendo il ruolo di stazione appaltante anche attraverso il ricorso alla trattativa privata, qualora la particolare urgenza degli interventi non consenta l'espletamento delle procedure ordinarie di gara.

3. I Sindaci approvano definitivamente i progetti in deroga alle procedure ordinarie previste dalla vigente legislazione nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento. L'approvazione dei progetti sostituisce pareri, visti, autorizzazioni da parte di altre autorità di diretta dipendenza regionale, eventualmente occorrenti.

4. I Sindaci delegati dovranno rendicontare le somme messe a disposizione dall'amministrazione regionale secondo le disposizioni vigenti. (266)

EMENDAMENTO aggiuntivo PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - LIORI - ARTIZZU

Subito dopo il titolo è aggiunto il seguente articolo 01/nonies:

Art.1

Risarcimento mancati introiti Ici

1. E' autorizzata per l'anno 2005 la spesa di Euro 20.000.000 per l'erogazione a favore dei Comuni costieri di contributi per sopperire al mancato introito dell'I.C.I. per effetto dell'art. 3 della L.R. n° 8/2004.

2. I Comuni costieri possono, entro 30 giorni dall'approvazione della presente Legge, presentare istanza all'Assessorato EE.LL. per l'ottenimento di un contributo commisurato ai mancati introiti dell'I.C.I. derivante dall'applicazione della L.R. n° 8/2004.

3. L'Assessorato EE.LL. entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente Legge trasferisce i contributi a favore dei Comuni.

In aumento UPB S04.016

In diminuzione UPB S12.028.

(265)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 273 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente, non è un caso che questo sia il primo emendamento, non soltanto per una questione di forma, ma noi riteniamo anche per una questione di sostanza. La manovra finanziaria che è stata presentata dalla Giunta regionale, come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare - e i colleghi della coalizione l'hanno sottolineato in Commissione in maniera puntuale e dettagliata -, contiene disposizioni di carattere finanziario. Lo dice lo stesso titolo del Capo 1 del provvedimento sottoposto all'attenzione dell'Aula: "Disposizioni di carattere finanziario e programmatico". Manca, però, una parola che, per quanto ci riguarda, è fondamentale, la parola "economico", in quanto non può esserci nessun provvedimento di carattere finanziario che non sia legato a un aspetto economico e, aggiungiamo noi, sociale ai fini della programmazione regionale. E di questo ne siamo assolutamente convinti, sia per gli obiettivi che si vogliono in qualche modo raggiungere, sia soprattutto per quello che l'economia è in grado di generare per le stesse risorse della Regione sarda. La crescita del prodotto interno lordo è un parametro sul quale noi riteniamo che la Regione sarda debba assolutamente fondare la sua azione politica. Non può essere eluso da alcuno che il trend raggiunto nella precedente legislatura ha visto una crescita del prodotto interno lordo in controtendenza rispetto ad altre realtà regionali del Mezzogiorno d'Italia. Ma certamente un altro trend rilevante è stato quello occupazionale, che ha portato il parametro della disoccupazione al livello più basso nella storia autonomistica della nostra Regione. E allora questi due parametri sono per noi fondamentali per qualsiasi manovra finanziaria. E in questa direzione noi abbiamo presentato il primo emendamento che proponiamo all'Assemblea non in senso provocatorio, come era invece prassi del centrosinistra nella precedente legislatura, quando il primo emendamento alla legge finanziaria era sempre quello che proponeva la soppressione dell'articolo 1, cioè l'opposizione di allora si caratterizzava per la volontà di cancellare l'articolo 1. La differenza rispetto a noi è che noi vogliamo scrivere l'articolo insieme a voi, per raggiungere alcuni obiettivi che riteniamo sostanziali per la crescita della nostra regione.

Il primo: non possiamo non mettere alla base di una manovra economica, sociale e finanziaria il tema dello sviluppo. Noi riteniamo che, oggi, in Sardegna, ci sia un'emergenza rispetto allo sviluppo dettata da una serie di iniziative che questa Giunta regionale e questa maggioranza hanno messo in campo, che hanno causato un blocco generalizzato di tutta una serie di azioni economiche sul territorio senza che vi sia la possibilità di pianificare niente di nuovo. E cioè la Giunta regionale, essa stessa, si è limitata nella progettualità economica perché si è voluta limitare nella progettualità di pianificazione del territorio regionale. Noi riteniamo, invece, che, come primo elemento fondante dell'azione politica di un Consiglio regionale che deve dare degli indirizzi debba essere data una delega alla Giunta regionale affinché con la sua azione favorisca una sinergia tra l'aspetto economico e quello della pianificazione. Vuol dire che tutti gli strumenti della programmazione negoziata, i Programmi integrati d'area, i Progetti integrati territoriali, i fondi comunitari, le stesse leggi di settore che non possono essere realizzate se non vi è... Presidente, si è spento il microfono, ma il tempo a mia disposizione è di dieci minuti.

PRESIDENTE. Non so, non sono io che l'ho spento. Ha ancora cinque minuti, onorevole Pili. Prego.

PILI (F.I.). Dicevo che vi è la necessità di creare uno strumento capace di rendere sinergiche la programmazione economica e la pianificazione territoriale, perché la Sardegna possa cogliere tutte quelle opportunità interne ed esterne che le si offrono in termini di sviluppo economico.

Il secondo punto che noi poniamo nell'emendamento numero 273 è relativo all'occupazione. Per noi la crescita occupazionale, a differenza di quello che ha detto in questi giorni Rifondazione Comunista, rappresenta il punto nevralgico di qualsiasi manovra economica della nostra Regione e riteniamo che debba essere rafforzata l'azione sulle politiche attive del lavoro in sinergia con le autonomie locali. Vogliamo sottolineare questo aspetto per noi fondante, e cioè che le autonomie locali devono essere protagoniste delle politiche attive del lavoro e diciamo anche che abbiamo bisogno di progettare la fase due, quella volta a consentire alle politiche attive del lavoro di trasformarsi in politiche attive di sviluppo e conseguentemente di creazione di occupazione.

Il terzo punto su cui vorremmo fondare questa manovra economica, quella che noi proponiamo all'Aula in alternativa alla finanziaria dei tagli, riguarda la definizione di un processo di decentramento amministrativo che anche nella precedente legislatura abbiamo cercato di attuare con provvedimenti assolutamente rilevanti sul piano amministrativo, che abbiamo bisogno di rafforzare in questa fase dell'autonomia regionale con atti che abbiano l'imprimatur del Consiglio regionale, per acclarare il concetto che la Regione non deve essere centralista, ma deve essere la Regione delle autonomie locali. In questo quadro di provvedimenti noi riteniamo che si debba proporre una competitività del sistema regionale e del sistema degli enti locali, tra enti locali e Regione e tra Regione ed enti locali, ma soprattutto tra i due soggetti protagonisti dell'autonomia locale e i cittadini. Quindi occorre prevedere norme volte alla semplificazione delle procedure, alla riduzione dei tempi e della sostanza stessa di un quadro di controllo che è diventato, oggi più che mai, asfissiante da parte di chi si pone in termini di controllo verso le autonomie locali e dimenticando il concetto di visione paritetica tra lo Stato, la Regione e gli enti locali mette questi ultimi in secondo piano rispetto alla visione istituzionale e politica della Regione stessa.

Ecco, in questa direzione noi siamo pronti a sostenere con forza le ragioni di questo primo emendamento a questa finanziaria, che vuole rappresentare un approccio positivo da parte nostra, a differenza di quanto succedeva negli anni passati quando all'articolo 1 venivano presentate decine e decine di emendamenti soppressivi totali. Noi abbiamo presentato un emendamento propositivo; c'è chi in passato proponeva tagli e soppressioni e chi invece, come noi, sceglie di proporre una strada economica e sociale per la nostra regione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 272 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). L'emendamento numero 272 riguarda l'attuazione del primo punto posto alla base dell'articolo 1. L'articolo che noi proponiamo, che abbiamo voluto titolare "Programmi Integrati di Sviluppo", contiene tutta una serie di articolazioni puntuali che pongono la Giunta regionale nelle condizioni di accogliere tutte le iniziative di sviluppo che riterrà valide per l'economia della nostra regione in termini di attuabilità e accelerazione dell'attuazione dei programmi stessi attraverso procedure certe, quelle procedure che oggi sono state totalmente eluse da questa maggioranza con azioni - vedasi la legge numero 8 del 2004 - che hanno causato la cancellazione di tutti i parametri che erano in capo al Consiglio regionale. Noi qui proponiamo che questi parametri siano in capo alla Giunta regionale e che i Comuni, le province, la stessa Regione, soggetti pubblici e privati, singoli o associati, possano concorrere alla predisposizione di programmi integrati e proporre immediatamente una variante urbanistica automatica, in quanto l'economia non si ferma di fronte a una visione negativa della pianificazione territoriale.

Noi crediamo che la pianificazione economica debba corrispondere a una virtuosa gestione della pianificazione territoriale e in questa direzione abbiamo indicato, per essere più chiari, gli ambiti di intervento, e cioè i settori industriale, artigianale, agricolo, turistico, commerciale, residenziale e dei servizi. Vogliamo sostanzialmente creare le condizioni perché la Giunta regionale e le autonomie locali possano seguire un percorso privilegiato per tutte quelle iniziative che loro riterranno di valore economico e occupazionale per la nostra regione. Ipotizziamo che venga avanzata alla Regione la richiesta per la realizzazione di un'iniziativa imprenditoriale che ricade in uno strumento pianificatorio che non è assolutamente adeguato a quel tipo di iniziativa. Noi cestiniamo quella iniziativa perché i tempi di adeguamento di quello strumento sono biblici oppure possiamo mettere in capo alla Giunta regionale uno strumento che le consenta di dire di sì o no, fatte tutte le valutazioni anche di carattere ambientale, nel rispetto dei parametri che abbiamo richiamato, che sono previsti dal Codice Urbani, e cioè creando le condizioni perché ci sia un percorso codificato, che possa sostanzialmente dare il via libera alle concessioni edilizie automatiche, laddove ci fosse il parere favorevole delle amministrazioni interessate.

Io credo che male farebbero la Giunta regionale e la maggioranza a guardare con sufficienza a questo provvedimento. Noi sappiamo che molto spesso fare proposte positive può essere per la minoranza un'arma a doppio taglio, perché si può avere il privilegio di fare una proposta, ma sicuramente gli altri hanno il privilegio di attuarla e gestirla. Credo tuttavia che in questo fondamentale documento di programmazione che il Consiglio regionale ha il dovere di approvare, uno strumento come questo sia di primaria importanza per creare davvero le condizioni per una ripresa economica della nostra regione. A questo abbiamo aggiunto alcune questioni che sono emerse nel dibattito che si è svolto in Consiglio regionale relativamente alla legge "blocca sviluppo", una legge che noi riteniamo sbagliata perché butta tutto a mare senza fare una cernita di ciò che può essere positivo per lo sviluppo economico, senza fare differenziazioni di sorta. Noi proponiamo, al comma 6 dell'emendamento numero 272, tutta una serie di azioni che consentono di valorizzare l'esistente. Non abbiamo alcun interesse a sviluppare volumetria abnorme e soprattutto abbiamo interesse a valorizzare ciò che esiste. Abbiamo detto che il sistema turistico della Sardegna è in deficit sul piano della qualità dell'insediamento e dei servizi offerti. Il nostro sistema turistico, con la legge "blocca sviluppo" numero 8 del 2004, rischia di essere tagliato fuori dal circuito mondiale, perché quando le strutture alberghiere già esistenti non potranno dotarsi di quelle strutture fondamentali già concepite nella stessa realtà della Costa Smeralda, tanto avversata dal Presidente della Regione, si porrà il problema di realizzare la fase due: non salvaguardare più soltanto i due o tre mesi all'anno del periodo estivo, ma ampliare la stagionalità.

Il nostro obiettivo con questo emendamento e il comma 6 in particolare è quello di consentire a chi già esiste di potersi qualificare e mettere al passo col mercato turistico regionale, mondiale ed europeo. E in questa direzione noi abbiamo proposto questo tipo di provvedimento che va incontro al preciso obiettivo di ridare speranza a un settore turistico che, invece, da quanto emerge dalle azioni portate avanti in questi ultimi mesi, sembra devastato dalla mancanza di programmazione. Basta vedere quello che è successo alla BIT di Milano e poi alla Fiera di Berlino: nel giro di due mesi si è cambiato il marchio del prodotto Sardegna senza nulla spiegare, senza nulla dire! E' evidente che così facendo si crea sbandamento, si suscita sorpresa nel mondo turistico regionale, nazionale e mondiale.

Sono convinto, pertanto, che questo provvedimento che noi sottoponiamo all'attenzione dell'Aula meriti una riflessione e non una superficiale valutazione da parte dell'Esecutivo e, consentitemelo, anche da parte della maggioranza. Qui non è in gioco lo sviluppo dei cittadini che hanno votato per una parte o l'altra di questo Consiglio regionale; qui è in gioco lo sviluppo della nostra regione. Una valutazione attenta, seppure con modifiche che potranno essere introdotte, può dare, a mio avviso, una risposta compiuta all'azione della stessa Giunta regionale. Noi ci poniamo, quindi, in termini propositivi e positivi di fronte a questo tema, sapendo che lo strumento dei Programmi integrati di sviluppo, se ben utilizzato, può creare, sul piano occupazionale ed economico, dei risultati in grado di generare introiti per la macchina amministrativa regionale, per il bilancio, per le casse della Regione. Se così non fosse anche questo secondo emendamento non avrebbe possibilità di essere nemmeno discusso. Ieri, Gruppi della opposizione hanno abbandonato la Commissione bilancio, che è stata delegittimata dalle dichiarazioni del Capogruppo dei D.S., l'onorevole Siro Marrocu. Noi non vorremmo che anche il Consiglio regionale fosse in qualche modo dimenticato persino nella procedura di definizione della legge finanziaria da una mancanza di risposte su questi temi. Capirei l'irrigidimento della maggioranza se ci fossimo proposti, come facevate voi nella scorsa legislatura, con emendamenti soppressivi totali, ma qui stiamo parlando di emendamenti propositivi su temi su cui possono essere condivisi dei percorsi, temi sostanziali per l'economia regionale.

Noi riteniamo, quindi, che questo emendamento sia cruciale, nevralgico per tutti quei progetti di sviluppo che la Regione in primis vorrà in qualche modo portare avanti con strumenti che qui risultano codificati e ben pianificati.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 271 ha facoltà di illustrarlo.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 271, che è conseguente ai primi due emendamenti appena illustrati, tende a produrre nell'ordinamento, in particolare sul livello delle norme urbanistiche, un effetto di accelerazione delle procedure amministrative, cioè dei tempi di approvazione e di operatività degli strumenti urbanistici che siano in qualche modo collegabili con iniziative pubbliche e private contenute nei Programmi integrati di sviluppo.

La logica, come è stato detto nella illustrazione dei precedenti emendamenti, è quella di dotare il Governo regionale di uno strumento di pianificazione, di programmazione economica e conseguentemente di determinazione delle procedure amministrative collegate alla materia urbanistica che possono in qualche modo venire incontro alla necessità di accelerare i tempi di realizzazione di interventi che altrimenti non sarebbero economicamente realizzabili.

In questa logica si pone quella che è evidentemente una deroga molto forte rispetto alle procedure di approvazione degli strumenti urbanistici previsti dalla legge urbanistica regionale, la legge numero 45 del 1989. Si prevede infatti che le modifiche che derivino evidentemente dai progetti, dalle iniziative di sviluppo contenute nei Programmi integrati di sviluppo, qualora siano iniziative di natura privata che comportano varianti agli strumenti urbanistici vigenti, possano essere esaminate e quindi approvate dal consiglio comunale con una procedura abbreviata che deroga alla legge 45. Si tratta evidentemente di un intervento sul sistema urbanistico vigente che necessita di un'accelerazione della procedura, proprio per poter essere collegato a investimenti che altrimenti non potrebbero raggiungere l'effetto desiderato, così come tante volte è successo. Ed è questo, fondamentalmente, il limite - che credo tutti noi riconosciamo - della programmazione negoziata, il fatto cioè che la normativa vigente, sia di livello regionale sia di livello nazionale non prevede procedure di accelerazione amministrativa. Basti pensare all'assetto normativo che è a monte dei Programmi integrati d'area, quindi della legge numero 14 del 1995, o al sistema degli strumenti di programmazione negoziata di livello nazionale, cioè previsti da una legge del 1997, se non ricordo male, quindi contratti di programma e patti territoriali, che sono strumenti su cui, sì, si convogliano risorse pubbliche per lo sviluppo, ma parallelamente la normativa che li istituisce non prevede procedure di accelerazione del sistema amministrativo, soprattutto in materia urbanistica, tanto che, come abbiamo visto più volte, molti patti territoriali, contratti di programma e contratti d'area risultano bloccati e inefficaci, e molte risorse pubbliche sono di fatto ferme proprio in considerazione del fatto che tante iniziative inserite nei programmi, quindi a monte, non possono essere attuate per intoppi di natura burocratico-amministrativa, particolarmente per quanto riguarda la politica territoriale, quindi sul fronte delle autorizzazioni e concessioni edilizie.

Quindi questo è uno strumento su cui certamente si può discutere a lungo, che dà una forte capacità innovativa agli investimenti privati, ma che potrebbe davvero, ragionandoci su, costituire un punto di riferimento importante per un obiettivo che noi più volte abbiamo detto di voler raggiungere, quello di far sì che il sistema della programmazione economica e quello della pianificazione territoriale abbiano tempi in qualche modo omogenei. La programmazione economica ha dei tempi certamente non brevissimi (pensiamo al periodo che occorre perché il CIPE possa effettivamente autorizzare un patto territoriale o un contratto di programma), ma i tempi della pianificazione urbanistica sono forse ancora più lunghi. Questa divergenza fra i tempi delle procedure amministrative determina in molti casi l'inefficacia degli atti di programmazione. Quindi tante risorse finanziarie pubbliche e private, messe in gioco, almeno come disponibilità, in realtà non raggiungono l'esito previsto. Noi crediamo che occorra il coraggio prima o poi - ed è per questo che l'emendamento 271 è stato inserito in questa parte della finanziaria - di mettere mano alla normativa in materia urbanistica per poter davvero accorciare i tempi della pubblica amministrazione in modo che coincidano con le intuizioni e le volontà del sistema privato e di quello pubblico quando risorse finanziarie vengono destinate a fini orientati allo sviluppo locale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 270 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Non è un caso che l'articolo 1 contenga il punto che noi riteniamo fondamentale dell'azione economica e, come dicevo prima, sociale della Regione. E l'abbiamo voluto mettere al primo punto del disegno di legge finanziaria che stiamo esaminando perché riteniamo che questo sia un punto di merito non di una sola parte politica ma, per quello che è stata la storia di questi ultimi anni, dell'intero Consiglio regionale.

Vorrei ricordare anche ai colleghi dell'attuale maggioranza che su questo tema tutte le Giunte regionali precedenti, nessuna esclusa, hanno dichiarato che in assenza di provvedimenti alternativi non si poteva in alcun modo fare a meno della creazione di un polmone finanziario capace di generare opportunità occupazionali. Certo, molto spesso queste opportunità non si sono generate così come avremmo voluto. Avremmo dovuto perseguire un obiettivo forse più puntuale per quanto riguarda alcune leggi di settore, vedi per esempio la legge numero 36, ma certo vi era l'esigenza di creare le condizioni per un processo positivo dell'economia regionale legata anche agli enti locali. Ecco, noi riteniamo che le autonomie locali possano essere lo strumento per attuare questo processo nell'ambito delle politiche attive del lavoro.

La Giunta regionale, invece, ha presentato un emendamento fittizio nella forma e nella sostanza - voglio essere magnanimo -, ma soprattutto privo di copertura finanziaria. Spero che i colleghi di Rifondazione Comunista avranno l'accortezza di leggere quello che è scritto nel dispositivo finanziario di quell'emendamento, perché allora capiranno qual è il bluff messo in campo dalla Giunta regionale relativamente agli stanziamenti per il piano straordinario per il lavoro. In capo al capitolo indicato ci sono solo ed esclusivamente 30 milioni di euro, non c'è una sola risorsa aggiuntiva! E non mi si dica che sono stati stanziati 110 milioni dei fondi POR, intanto perché i fondi POR prevedevano già tutte quelle misure che sono state richiamate, ma certamente quelle misure non potranno essere utilizzate secondo la procedura, forma e la sostanza individuate dall'articolo 19 della legge 37. Quindi è vero che quell'emendamento proposto dalla Giunta è un emendamento farsa che non risponde a quelle esigenze.

Noi abbiamo voluto, invece, nel primo articolo della finanziaria, indicare con certezza assoluta le risorse finanziarie, riportando il finanziamento dell'articolo 19 della legge 37/98 a 172 milioni di euro. E mi rivolgo ai colleghi Paolo Fadda, Eliseo Secci, Biancu e a tutti coloro che per il 2003 e il 2004 hanno firmato emendamenti che contenevano una previsione triennale per il piano straordinario per il lavoro per un importo di 172 milioni di euro per ciascuna annualità. Ci sono, ripeto, degli emendamenti, che vedremo lungo questa discussione, presentati dalla opposizione nella precedente legislatura che prevedevano uno stanziamento, anche per il 2005, di 172 milioni di euro. Fa specie che oggi quegli stessi esponenti sostengano una proposta assolutamente limitativa sotto l'aspetto finanziario, ancora di più sotto quello sostanziale, cioè appena 30 milioni di euro. C'è una differenza abissale tra il modo in cui l'attuale maggioranza concepiva il lavoro quando era all'opposizione e il modo in cui lo concepisce ora. Noi siamo coerenti con quello che facemmo allora e oggi riproponiamo un emendamento che stanzia appunto 172 milioni di euro veri, non finti, non sono risorse che appartengono ad altre procedure che vedremo lungo questa discussione, che non possono essere dichiarate e acclarate in nessun complemento di programmazione. E vorremmo che l'Assessore della programmazione, che ha preannunciato ieri in Commissione l'individuazione delle misure, portasse in Aula, prima della votazione, l'elenco di tali misure del Complemento di programmazione e indicasse le risorse finanziarie in capo a ognuna di esse, spiegando con quale tecnica si crea occupazione e quali procedure e tempi consentono di utilizzare quelle risorse per il piano straordinario per il lavoro. Ne è dimostrazione quello che il Comitato di sorveglianza ha reiteratamente scritto sulla modifica, a metà percorso, del Complemento di programmazione del POR Sardegna: nessuna misura poteva essere introdotta ex novo senza la modifica del POR. E l'Assessore, che, ne sono certo, è competente in materia, sa che le procedure di rivisitazione del Programma operativo regionale hanno una durata non inferiore a dodici mesi. Non ci può essere procedura di durata inferiore per introdurre quelle misure che voi, in maniera ingannevole, avete proposto come soluzione ai compagni di Rifondazione Comunista. Credo che se Rifondazione Comunista accettasse questa lettura ne sarebbe pienamente complice, cioè se Rifondazione Comunista accetta la stesura che avete proposto non sarà ingenua per non aver capito qual era l'arcano del sistema finanziario messo in campo, ma sarà complice del taglio delle risorse per le politiche attive del lavoro, che passano da 172 milioni di euro a 30 milioni di euro. Questa è la sostanza finanziaria di quello che invece noi vogliamo in qualche modo controvertire ripristinando lo stanziamento che ha consentito ai comuni di fare opere pubbliche.

Qualcuno ha detto che i comuni con quelle risorse hanno realizzato opere pubbliche. Sì, molti comuni hanno fatto anche opere pubbliche, perché gli stanziamenti sulla legge 25 notoriamente sono assolutamente calibrati sulle esigenze ordinarie di un comune e consentono a malapena di gestire le entità ordinarie dei servizi comunali. I finanziamenti della legge 25, che era nata per creare un trasferimento di risorse oggettive parametrato ai comuni, non hanno mai consentito di dare risposte in termini di investimenti e quindi i comuni hanno cercato, facendo uno sforzo che non sempre è riuscito, di coniugare l'investimento in conto capitale con la creazione di occupazione di cantiere da una parte e di occupazione stabile dall'altra, attraverso la gestione delle stesse opere che si sono pianificate. Questo è quello che accadrà: i comuni avranno 140 milioni di euro in meno rispetto al budget che ormai da sei anni caratterizzava il loro bilancio ordinario. Questo significa mettere in ginocchio i comuni della Sardegna. Il fatto che Rifondazione Comunista accetti oppure no riguarda la politica. Noi possiamo scontrarci, opposizione e maggioranza possono litigare, ma il risultato è che nei bilanci dei comuni vi saranno 140 milioni di euro (280 miliardi di lire) in meno, il che significa, ripeto, mettere in ginocchio tutti i comuni della Sardegna. E' una responsabilità politica che sarà in capo a questo Consiglio regionale, a questa maggioranza, ma, consentitemelo, anche a questa opposizione, se non dovesse fare, come invece sta cercando di fare, un'azione propositiva per modificare le cose, per dare certezze.

Noi qui mettiamo risorse compiute, anche attraverso la contrazione di un mutuo. Pensate qual è lo sforzo: un onere di ammortamento annuo di 3 milioni e 800 mila euro! Vi sembra troppo un mutuo di 62 milioni di euro per dare risposte ai giovani sardi rispetto a tutte le risorse che venivano quotidianamente sprecate prima e che verranno sprecate domani? A me sembra che 3 milioni e 800 mila euro siano veramente un piccolo prezzo se serve a dare risposte alla Sardegna e al mondo del lavoro!

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 269 ha facoltà di illustrarlo.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che l'emendamento numero 269 sia dettato dalla ragionevolezza e quindi se l'Aula decide di aprire su di esso una discussione lo si può condividere, perché è un emendamento che mette nero su bianco un ragionamento che è stato fatto tante volte in quest'Aula, quello secondo cui le politiche sul federalismo, che sono state avviate a livello nazionale e che comportano il trasferimento di competenze dallo Stato alle Regioni, rischiano di creare un mostro peggiore di quello che si vuole smantellare. Cioè si corre il rischio di far subentrare al centralismo statale un neocentralismo regionale, con un accorpamento di competenze sulla Regione paragonabile a quello precedentemente criticato che era in mano allo Stato. Ecco, con questo emendamento si intende prendere atto di questa situazione e quindi procedere, come tante volte si è discusso in quest'Aula, verso una vera attuazione del principio di sussidiarietà anche nei riguardi dei comuni della Sardegna. Cioè noi riteniamo che il federalismo vero sia quello che riguarda i comuni, laddove ogni decisione viene rimandata al livello istituzionale più basso, dove può essere maturata e discussa. Quindi nel caso specifico noi riteniamo che il principio della sussidiarietà e le regole del federalismo comunale applicati alla Regione Sardegna comportino la delega di tutta una quantità di incombenze di carattere gestionale che attualmente in modo improprio sono mantenute in capo alla Regione e alle quali se ne aggiungeranno verosimilmente altre per effetto del trasferimento di competenze da parte dello Stato.

Questo insieme di competenze, a nostro avviso, deve essere ulteriormente decentrato e questo decentramento, ovviamente accompagnato da un analogo decentramento delle risorse economiche, deve avvenire nei tempi più rapidi possibili e deve essere orientato verso i comuni. E' ovvio che in capo alla Regione o alle Province, laddove esiste la necessità di un livello intermedio, è comunque necessario il mantenimento di un'attività di cornice, di un'attività di coordinamento, di un'attività di inquadramento delle norme che poi consenta anche di esercitare un'attività di controllo sul modo in cui le competenze delegate vengono realmente gestite da parte dei comuni. Il che si traduce in un'azione di stimolo nei confronti dei comuni verso il potenziamento delle associazioni intercomunali, che sono comunque indispensabili per una gestione migliore dei servizi resi al cittadino.

Quindi per noi è senz'altro importante che tutto il lavoro di coordinamento delle competenze rimanga nel livello intermedio provinciale o nel livello superiore regionale. E' importante altresì che venga attuato il principio della delega delle funzioni di gestione, per altro enunciato dalla stessa Presidenza della Giunta durante le dichiarazioni programmatiche rese in quest'Aula.

Il nostro emendamento contiene anche una proposta sui tempi, nel senso che entro tre mesi dalla promulgazione della presente legge la Giunta si fa carico di predisporre e presentare al Consiglio regionale un disegno di legge che vada nella direzione della delega delle competenze ai comuni. Noi crediamo che questo emendamento non abbia alcun intento polemico rispetto a esigenze più volte rappresentate in quest'Aula, e sicuramente condivise dalla Giunta, ma che sia, ripeto, un emendamento dettato dalla ragionevolezza, sui cui aspetti di merito si può discutere, eventualmente anche esaminando i dettagli tecnici di attuazione. Esso rappresenta comunque un punto fermo, una pietra miliare rispetto a una volontà che tante volte è riecheggiata in quest'Aula, ma che sino a oggi non ha avuto conseguenze concrete.

E' giunto il momento per noi di essere conseguenti rispetto alle dichiarazioni di intenti che facciamo, e quindi è giunto il momento che quest'Aula inizi sul serio a stabilire quali competenze debbano essere realmente delegate al livello comunale, quali possono essere delegate al livello provinciale, su quali competenze è indispensabile che la Regione mantenga la sua azione di controllo e attraverso quali metodi. Se noi aspettassimo ancora soltanto un istante rispetto alla problematica sul tappeto, faremmo un torto probabilmente a noi stessi oltre che a tutti i sardi, perché, a fronte della esigenza più volte rappresentata e largamente condivisa di attuare un meccanismo di federalismo che davvero comporti il decentramento ai comuni delle competenze di gestione che in questo momento sono in capo alla Regione, non avremmo dato alcun segno concreto di voler effettivamente andare in questa direzione.

Quindi chiediamo alla Giunta di riflettere su questo emendamento per verificare se, discutendo insieme di tempi e modi di attuazione, si può andare in questa direzione nei prossimi mesi di lavoro del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 268 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Credo che stia emergendo in maniera ormai irreversibile quello che sarà il ruolo di questa minoranza che, come abbiamo sempre detto, non farà un'opposizione di maniera e di facciata, ma di contenuti.

L'emendamento numero 268, che si pone come cerniera tra l'emendamento presentato dal collega Vargiu e i successivi emendamenti, nella sua stesura appare fin troppo semplice, ma credo che possa considerarsi estremamente attuale. Noi riteniamo che il ruolo della Giunta regionale non possa assolutamente sovrapporsi a quello degli enti locali, in questo caso comuni e province. Da troppo tempo aspettiamo una proposta che, in qualche maniera, ci faccia capire con quale criterio questa maggioranza vuole delegare tutta una serie di competenze che riguardano solo ed esclusivamente gli enti locali, alla luce anche della normativa nazionale vigente. Qui non è stato applicato il decreto legislativo numero 112, non è applicata la legge nazionale numero 59, ancora non abbiamo notizie sui dettami relativi al recepimento dei decreti legislativi numero 142 e 267, e noi stiamo per iniziare questo percorso, anzi lo abbiamo già iniziato con l'emendamento presentato dal collega Vargiu. Nell'emendamento numero 268 noi diciamo che l'amministrazione regionale si deve occupare solo della programmazione, dell'attività di coordinamento della pianificazione urbanistica e infrastrutturale e dei programmi di opere pubbliche. A questo punto si ferma la funzione dell'amministrazione regionale perché tutto passa in capo alle amministrazioni locali, le quali debbono avere totale autonomia nel rispetto di tutta una serie di norme che regolamentano questa materia, e noi riteniamo che debbano essere anche aboliti tutti i controlli relativi appunto alla pianificazione urbanistica, alle infrastrutture e ai programmi di opere pubbliche. Il programma di opere pubbliche, voglio ricordarlo ai colleghi consiglieri, è triennale e viene approvato da un organo che ha altissime prerogative, ossia il consiglio comunale o provinciale, il quale, una volta approvato il programma, ne investe l'organo deliberante, quindi la Giunta, affinché metta in piedi tutta una serie di iniziative volte a concretizzare prima la programmazione, poi la pianificazione e quindi la realizzazione del programma stesso. Di fronte a questo triplice passaggio, credo che nessun organo superiore possa assolutamente interferire con la volontà di un organo consiliare regolarmente espresso, che si basa su norme e leggi, oltre che sul proprio statuto, e sul quale i cittadini hanno manifestato la loro volontà e attenzione.

Per cui noi riteniamo che questo emendamento debba essere considerato attentamente da questo Consiglio regionale, affinché le forme di controllo regionale in questa materia siano definitivamente abolite. Peraltro ci sono dei precedenti: abbiamo abolito i comitati di controllo, abbiamo abolito qualsiasi forma di controllo anche sugli atti amministrativi, esclusi quelli fondamentali. Non capisco per quale motivo l'amministrazione regionale dovrebbe sovrapporsi a una volontà diffusa, che spesso è quella di unioni di comuni o comunità montane o comunque di comuni che in forma associata decidono di realizzare un'opera pubblica o una infrastruttura o di predisporre un piano urbanistico. Di fronte a questo credo che non ci possano assolutamente essere interferenze da parte della Regione Sardegna.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 267 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). L'emendamento numero 267 è caratterizzato dal titolo "Silenzio assenso" e riguarda una procedura di principio, ma sostanziale, che noi riteniamo doveroso introdurre in questa legge finanziaria. Si tratta di un principio economico e siccome l'economia genera finanza questo è un provvedimento economico e finanziario, perché, dando risposta ai diritti, accelera l'economia, consente di dare risposte puntuali allo sviluppo economico della nostra regione, ma consente soprattutto il rispetto di quel diritto reciproco - e sottolineo reciproco - di Comuni, Province e Regione di intervenire con risposte rapide e che non siano invece sistematicamente bloccate nelle more di quell'attendismo che caratterizza la pubblica amministrazione in genere.

Noi riteniamo che per la Regione il principio del silenzio assenso debba valere nei confronti di Comuni, Province ed enti locali in genere. Riteniamo che questo principio debba essere anche inverso e cioè che gli enti locali debbano dare le risposte in termini compiuti alla Regione che le chiede. Noi proponiamo anche dei tempi, riteniamo cioè che tutte le norme regionali che disciplinano procedure autorizzative e pareri vincolanti nei rapporti tra Regione ed enti locali debbano essere asseverate al termine massimo di trenta giorni (più altri quindici per una eventuale integrazione documentale), trascorso il quale in virtù del principio del silenzio assenso la procedura proposta si intenderà accolta.

E' un principio garantista per tutti, per la Regione e per gli enti locali. Ma abbiamo voluto, a garanzia di alcune fasce sensibili della macchina amministrativa, escludere i settori dei beni culturali, archeologici e di interesse naturalistico, così come individuati nel decreto legislativo numero 42/2004. Cioè abbiamo escluso tutto quello che è richiamato nel Codice Urbani, che riprende una serie di passaggi della legge Galasso e quant'altri, che hanno storicamente caratterizzato la tutela del patrimonio ambientale, naturalistico, archeologico e dei beni culturali. Per questa ragione noi riteniamo che questi settori debbano essere esclusi dal silenzio assenso. La macchina amministrativa, sia comunale che regionale, e gli stessi cittadini di fronte a questo tema devono avere la consapevolezza che occorre un'attenzione particolare per garantire una risposta che non leda il valore di questi ambiti territoriali e culturali, ma è indispensabile, da questo punto di vista, caratterizzare anche la fase successiva, quella prevista dal comma 4 di questo emendamento, la più rivoluzionaria, se vogliamo, la sfida vera della trasparenza. La trasparenza non si professa, ma occorre dichiararla con codici e norme, se veramente si vuole perseguire il processo di trasparenza ed efficienza della pubblica amministrazione, come si sostiene sempre nelle dichiarazioni programmatiche.

Anche noi abbiamo fatto di tutto, senza riuscirci, perché questo principio fosse inserito nelle leggi finanziarie precedenti, probabilmente perché, a differenza di quanto capita oggi, non avevamo maggioranze oceaniche. Avevamo molto fuoco nemico e anche qualche fuoco amico, ma era difficile far passare un principio così innovativo benché sia l'opposizione, e quindi il fuoco nemico, sia la maggioranza, il fuoco amico, comprendessero che poteva essere un vantaggio per chi lo proponeva e per chi lo realizzava.

Oggi a noi spetta l'onere e anche l'onore di riproporre questo principio, ma a voi spetta l'onore di dare attuazione a uno strumento di garanzia per il cittadino che si rivolge agli enti locali, alle autonomie locali in genere, dai comuni, alle province, alle comunità montane, per quanto ancora esisteranno, alla stessa Regione, e che in trenta giorni ottiene le risposte che chiede. Non è plausibile che la macchina burocratica - io che l'ho conosciuta so che è così - spedisca automaticamente le lettere di comunicazione della interruzione dei termini. Questo vale per i comuni, le province e in larga misura la stessa Regione. Cioè, per non dare risposte, in quanto non si è in condizioni di gestire la macchina amministrativa con l'efficienza necessaria, in maniera automatica vengono spedite delle lettere con cui si comunica l'interruzione dei termini. Come sapete la legge 7 agosto 1990, numero 241, ha disciplinato in maniera assolutamente puntuale questo tema, ma ha lasciato aperto il passaggio della interruzione dei termini.

Noi riteniamo che questo processo debba essere introdotto, oggi più che mai, nel rapporto tra Regione, Comuni, Province e cittadini. E' un diritto sacrosanto dei cittadini avere una compiuta risposta in tempi certi e senza contrattazione o negoziazione. Non possiamo permetterci che una pratica sia accolta a seconda del rapporto di amicizia o del rapporto più o meno politicizzato che ci può essere tra chi chiede e chi deve concedere. Dobbiamo, in base al principio del silenzio assenso, passare dalla logica della burocrazia amica o nemica, a quella della burocrazia che applica le norme. E questo passaggio fondamentale per la trasparenza della pubblica amministrazione diventa determinante nel processo di evoluzione della burocrazia e di partecipazione attiva del cittadino alla riforma della macchina burocratica regionale, intendo quella che coinvolge tutte le autonomie locali.

E' per questa ragione che noi abbiamo presentato questo emendamento che ha un valore economico, come dicevo inizialmente: più l'economia accelera, avendo risposte in tempi certi, più è in grado di generare un effetto occupazionale, che è indotto direttamente, e un effetto finanziario. Cioè, come dicevo prima, più la Regione è capace di generare economia più genera introiti per le sue stesse casse.

Questo emendamento non è una norma intrusa, a differenza delle centinaia di norme intruse, che più intruse non si può, che sono state introdotte in questa vostra finanziaria dei tagli, priva di proposte e di indirizzi. Noi abbiamo presentato questo emendamento che, come avete visto, non prevede oneri, perché riteniamo che la pubblica amministrazione possa caratterizzarsi anche per interventi puntuali, che non comportano oneri, dando però un beneficio importante all'economia. Per questo, anche su questo tema, a nostro avviso occorre una riflessione e non una superficiale condivisione. Per mettere negli annali del Consiglio regionale questo emendamento sarebbe necessaria un'attenta valutazione anche da parte della maggioranza, che ha responsabilità di governo e quindi è impegnata a dare risposte ai cittadini.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 266 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Abbiamo preso le misure del nuovo sistema per iscriversi a parlare. Vede che ci vuole poco, basta un po' di collaborazione. E un po' di collaborazione sarebbe necessaria da parte del Consiglio non dico per capire, perché i colleghi sono certamente vigili e quindi capiscono bene, ma forse per prestare un po' più di attenzione.

Ha detto poc'anzi l'onorevole Pili che noi non stiamo presentando emendamenti che comportano indebitamento ulteriore per la Regione, indebitamento sul quale io continuo a nutrire tutti i miei dubbi, che sono solo miei e non vorrei venissero in qualche maniera contaminati, perché riguardano una convinzione che mantengo solo io per il momento, ma credo che nelle giornate più o meno lunghe che trascorreremo in quest'aula probabilmente altri capiranno perché io ritengo che la Regione non sia oggi così indebitata come si vuol far credere. Dicevo che i nostri sono emendamenti che non comportano costi, che non comportano spese aggiuntive, ma che anzi tendono a velocizzare la spesa. E anche l'emendamento numero 266 va in questa direzione. Peraltro questo emendamento è maturato alla luce delle esperienze che si sono già avute per quanto riguarda i poteri che sono stati conferiti in maniera straordinaria al Presidente della Regione, qualche volta poi trasferiti dal Presidente della Regione ai comuni e qualche volta trasferiti direttamente dallo Stato ai comuni. Stiamo parlando di poteri straordinari certamente, poteri che, come ho detto, possono essere messi in capo al Presidente della Regione ma possono essere conferiti anche ai sindaci che ne facessero richiesta, ovviamente non per quanto riguarda tutta la loro attività, ma per particolari emergenze, come calamità naturali, emergenza idrica, traffico e viabilità, emergenza ambientale. Tutte condizioni che si verificano spesso e volentieri nel nostro territorio, ma credo che si verifichino in tutto il territorio italiano. Non a caso esiste la legge numero 225, che prevede appunto che in particolari condizioni si intervenga con poteri straordinari. Questo perché? Perché vogliamo assolutamente che i sindaci, nel recepimento anche del criterio di conferimento dei nuovi poteri, che dovrebbe essere emanato, e nel recepimento delle norme che ho citato nel mio precedente intervento, abbiano una corsia preferenziale dovuta proprio al momento di emergenza. Quindi noi vogliamo che i comuni, che ne hanno tutta la capacità (e i sindaci l'hanno dimostrato quando, per l'emergenza idrica, sono stati investiti di pieni poteri) possano immediatamente attivare le procedure di spesa, in qualche modo assumendo anche il ruolo di stazione appaltante.

Questo credo che sia un potere dovuto ai sindaci, e non è un potere inteso nel senso deleterio della parola, ma è proprio la capacità di interpretare in tempo reale le necessità immediate che si manifestano nel territorio. E quindi, in attesa di una legge organica su questo argomento, noi riteniamo che i sindaci, se ne fanno richiesta, debbano essere coinvolti in questa esperienza e avere i poteri commissariali che permettano loro di individuare i settori di intervento e di attivare tutte le necessarie procedure in caso di calamità naturali o qualsiasi altro evento di carattere straordinario.

Questa è la motivazione per la quale noi riteniamo che l'emendamento numero 266 debba essere preso nella dovuta considerazione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 265 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Questo potrebbe apparire ai più un emendamento provocatorio, non vuole esserlo e non lo è. Riguarda invece un tema serio, onorevole Secci, e lei che è stato presidente della Commissione bilancio, ma ha anche un trascorso, per quel che posso dire io, importante, perché chi è chiamato a governare un'autonomia locale, una comunità ha delle responsabilità importanti, saprà che i bilanci dei comuni si fondano sulle entrate. E nei comuni della Sardegna, così come nei comuni di tutta Italia, i bilanci si fondano su un'entrata in particolare, che è l'ICI, ossia l'imposta comunale sugli immobili, che viene corrisposta in misura diversa a seconda che riguardi l'abitazione principale, la cosiddetta prima casa, o la seconda casa. Ma ci sono, per esempio, terreni agricoli o montani che sono inutilizzabili e ce ne sono altri che nella lettura estimale catastale hanno un valore se rientrano in previsioni urbanistiche particolari. E le previsioni urbanistiche si possono leggere su più fronti: gli strumenti attuativi e la pianificazione generale del Comune, ma anche della Regione. Con l'introduzione della legge numero 8 del 2004, gran parte dei terreni, anzi tutti i terreni caratterizzati da insediabilità rispetto ai precedenti PTP o a piani regolatori di recepimento degli stessi, seppure non completati, hanno perso il valore che avevano e che garantiva ai comuni un certo gettito, un introito particolare, perché un terreno in zona F vale più di un terreno in zona E, cioè in zona agricola. Credo che non ci voglia uno scienziato in estimo per ponderare quale modificazione sia intervenuta nel gettito fiscale e delle imposte immobiliari!

Noi abbiamo considerato un parametro che ci ha portato a prevedere per i comuni un danno di circa 20 milioni di euro, riteniamo, cioè, che questa azione abbia comportato per i comuni minori entrate per 20 milioni di euro. Questo si evince anche dalla rilettura degli atti della legge numero 8 del 2004, e gli assessori Pigliaru e Sanna lo ricorderanno, ma non è un argomento da legge blocca sviluppo, semmai è un argomento da legge finanziaria, che noi abbiamo voluto riportare qui, in considerazione di ciò che era stato detto durante la discussione di quella legge. Ovviamente, se la nostra previsione dovesse essere smentita, porteremo gli atti che abbiamo dai resoconti del dibattito di allora, per dimostrare che forse è il caso di stare attenti anche a questo tipo di tagli che vengono proposti ai comuni della Sardegna, che hanno fatto i bilanci o avrebbero dovuto fare i bilanci prima del bilancio regionale e hanno previsto delle entrate sulle quali non c'è certezza per via della legge numero 8. Oggi i nostri comuni registrano sicuramente un disavanzo rispetto alle previsioni iniziali di bilancio.

Per questa ragione proponiamo con questo emendamento l'erogazione di 20 milioni di euro a favore dei comuni costieri che, per sopperire al mancato introito dell'ICI, ovviamente documentato, possono presentare all'Assessorato degli enti locali, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, istanza per ottenere un contributo commisurato a tale mancato introito.

Crediamo che sia una norma, ripeto, propositiva che risponde a una logica diversa da quella del decreto salvacoste (il "guardiacoste", come qualcuno l'ha chiamato), per pagare i danni da esso derivanti. Noi riteniamo che oggi ci sia un'emergenza prioritaria, che è quella di pagare il danno subito dai comuni, che non avranno le risorse per mantenere in piedi i servizi per i cittadini. E' un danno provocato da quella legge e noi vogliamo con questo emendamento riproporlo all'attenzione della Giunta innanzitutto, che in tal senso credo abbia un obbligo amministrativo, in mancanza del quale potrebbe esserci qualche passaggio sul piano giudiziario-amministrativo per chi pensa di poter applicare in Sardegna norme cancella tutto, anche il futuro economico dei nostri comuni!

In questa direzione io credo che bene farebbe l'assessore Pigliaru a non considerare questo emendamento provocatorio, ma a trovare le risorse di copertura che noi abbiamo comunque individuato, per attenuare, seppure in minima parte, gli effetti finanziari devastanti di quella legge nefasta per la Sardegna. Credo che possa essere una risposta di cui i comuni saranno assolutamente grati, in considerazione di un danno che per le loro finanze si verificherà puntualmente in maniera sempre più cocente, anche perché c'è un mancato introito dell'ICI che fu, ma ci sarà sicuramente un mancato introito dell'ICI che ci sarebbe stata con una pianificazione territoriale corretta ed equilibrata, che i comuni - ne sono certo - avrebbero posto in essere in gran parte della Sardegna, salvo alcuni casi che abbiamo pubblicamente denunciato, in cui evidentemente lo sviluppo non era omogeneo, non era sostenibile.

In questo senso io credo che questo emendamento meriti l'attenzione della Giunta e della maggioranza, anche se purtroppo da parte della maggioranza c'è un muro invalicabile, che non è posto dalle teste pensanti che pure in essa ci sono, ma da vincoli che riguardano le coste e anche la democrazia di questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. L'illustrazione degli emendamenti al titolo è così conclusa. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Darò un parere su ciascuno degli emendamenti, però vorrei fare una brevissima premessa che giustifica le ragioni del giudizio che la Commissione ha espresso su di essi. Ci sembra che gli emendamenti dal numero 273 al numero 265, che prevedono l'inserimento di un articolo 1, contengano tutti proposte certamente meritevoli di attenzione, perché riguardano temi che sono di sicuro importanti e fondamentali per lo sviluppo della Sardegna. Ci è venuto da domandarci, però, perché questi emendamenti siano stati proposti in questa fase e non siano stati invece oggetto di un'azione di governo che non si è conclusa tantissimo tempo fa.

A parte questa considerazione, che può sembrare polemica, ci sembra che questa mole di emendamenti tratti materie che sono o molto distanti dall'impostazione della finanziaria, e quindi per questo non condivisibili, o comunque in parte già trattate nella finanziaria o in altri provvedimenti di legge in itinere, come per esempio il trasferimento di competenze e funzioni agli enti locali.

Per questa e per altre ragioni che sicuramente saranno espresse meglio nel corso della discussione, la Commissione sugli emendamenti numero 273, 272, 271, 270, 269, 268, 267, 266 e 265 esprime parere contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, Presidente. Il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente della Commissione, quindi è contrario sugli emendamenti numero 273 e 272. In particolare, per quanto riguarda la materia trattata dal 272, che prevede l'istituzione dei Programmi integrati di sviluppo, la Giunta regionale sta elaborando delle proposte sulla nuova programmazione integrata che non sono ovviamente esattamente in sintonia con quelle qui avanzate.

Il parere della Giunta è contrario sull'emendamento numero 271 e sul 270, riguardante le politiche attive del lavoro. Sono certo che, come ha anticipato l'onorevole Pili, avremo occasione di approfondire questo argomento e la Giunta potrà anche spiegare in dettaglio l'emendamento proposto che definisce il quadro delle risorse disponibili per un'efficace azione a favore della creazione di lavoro con risorse sia regionali che comunitarie. Il parere è contrario anche sull'emendamento numero 269, in quanto è già in carico alla Commissione il disegno di legge numero 85, presentato il 23 dicembre 2004, sulle stesse tematiche, e sugli emendamenti numero 268 e 267. Il 267 certamente fornisce un contributo tendenzialmente importante al rapporto tra Regione ed enti locali e quindi apprezziamo l'indicazione di massima in esso contenuta, credo tuttavia che sia responsabilità di chi governa valutare i tempi entro cui ci si muove in una certa direzione per raggiungere un determinato obiettivo. Quindi, mentre condividiamo la necessità della massima trasparenza, crediamo di dover gestire tempi un po' meno affrettati su questo punto.

Il parere della Giunta è contrario anche sugli emendamenti numero 266 e 265. L'onorevole Pili ha presentato l'emendamento numero 265 come emendamento non provocatorio, ma naturalmente la vera natura di questo emendamento nasce dalla sua valutazione sulla legge numero 8 del 2004, una legge, a suo dire, nefasta, che cancella il futuro economico dei nostri comuni. Noi riteniamo, al contrario, che questa legge rappresenti un tassello importante per uno sviluppo economico realmente sostenibile, uno sviluppo cioè in grado di generare, nel medio e lungo periodo, le risorse che oggi sembrano mancare proprio in virtù della sua sostenibilità. Quindi il parere sull'emendamento numero 265 rimane contrario.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà. Propongo ai colleghi di iscriversi a parlare durante l'intervento dell'onorevole Pili, se è possibile.

PILI (F.I.). Presidente, sul titolo del testo della Commissione?

PRESIDENTE. Sul titolo e sugli emendamenti al titolo, così sono configurati dal punto di vista tecnico.

PILI (F.I.). Quindi possiamo intervenire sugli emendamenti presentati. Abbiamo dieci minuti per questo intervento?

PRESIDENTE. Sì.

PILI (F.I.). Presidente, mi consenta innanzitutto di ringraziare l'onorevole Secci per le sue buone parole. Egli ha definito, con uno sforzo credo, meritevoli di attenzione questi emendamenti e per questo lo ringraziamo pubblicamente. E' tanto buono l'onorevole Secci che poi ha aggiunto: "Perché non prima?" Perché prima non governavamo noi, ma non governavate nemmeno voi! E il risultato è che in questi tre punti dell'emendamento 265 abbiamo proposto qualcosa che è stato condiviso unanimemente dal Consiglio regionale. Prima non c'è stato bisogno di presentarli perché su alcuni temi maggioranza e opposizione, forse per una non sempre conviviale gestione del Consiglio, o forse perché la maggioranza di allora era, per ragioni numeriche, costretta a dialogare, raggiungevano dei punti d'intesa. Ricordo l'introduzione, nella legge finanziaria del 2002, delle norme sulla valutazione d'impatto ambientale. Per quanto riguarda l'accelerazione di quelle procedure mi pare, onorevole Secci, che ci fu un'intesa tra maggioranza e opposizione al fine di consentire la realizzazione di alcune importanti iniziative economiche per il futuro della Sardegna. Così come - onorevole Secci - mai e poi mai nella precedente legislatura c'è stato un Presidente della Regione, dall'onorevole Floris all'onorevole Masala, che abbia detto tout court: "Tagliamo il piano straordinario per il lavoro". Abbiamo detto più volte: "Discutiamone", ma tutti gli emendamenti….

(Interruzione del consigliere Secci)

PILI (F.I.). Gli emendamenti sono qui, onorevole Secci, e lei potrà leggere le dichiarazioni del presidente Floris, dell'onorevole Masala e del sottoscritto sul fatto che quel flusso finanziario non poteva essere interrotto senza creare alternative per il piano straordinario per il lavoro e le politiche attive del lavoro. Basta rileggersi gli atti! E basta rileggersi gli emendamenti che sono allegati ai resoconti consiliari di allora.

Perché non prima? Perché prima c'era l'intesa, perché prima il centrosinistra proponeva anche per il 2005 uno stanziamento di 172 milioni di euro e non ci spieghiamo per quale ragione oggi lo stesso centrosinistra, guidato dalle stesse persone, lasci condurre una gestione ragionieristica del piano per il lavoro, proponendo, anziché 172 milioni di euro, appena 30 milioni di euro! Appena 30 milioni di euro, con il silenzio di tutti e anche l'assenso dei compagni comunisti!

Credo che sia ingrato, onorevole Secci, domandare a noi: "Perché non prima?" Perché noi, prima, la delega ai sindaci l'abbiamo data senza avere bisogno di una legge! E' questa la diversa visione tra noi e voi. Noi abbiamo proceduto con atti amministrativi, abbiamo delegato a tutti i sindaci della Sardegna, non solo a quelli di destra o di sinistra, i due poteri che, in assenza di una specifica legge, potevamo delegare in materia di ambiente ed emergenza idrica, onorevole Secci! Oggi intravediamo nelle azioni della Regione una visione centralista: si vogliono togliere ai sindaci anche le competenze riguardanti il sistema turistico locale, la pianificazione delle infrastrutture, la gestione dei progetti di sviluppo e così via. Pensate a quello che sta succedendo sui PIT: non saranno più i comuni a proporre, ma sarà la Regione a imporre!

Allora perché ci si domanda: "Perché non prima?" A questi temi durante la discussione della legge finanziaria 2002, onorevole Secci, noi abbiamo presentato un capitolo dedicato all'accelerazione delle procedure amministrative, basta riprenderselo! Il centrosinistra allora ci disse: "Sono norme intruse" e siccome spostammo allora gli occhi della opposizione sull'urbanistica ci fu consentito, essendosi distratti per un attimo anche i cecchini della nostra maggioranza, di approvare tutta una serie di norme per l'accelerazione delle procedure amministrative. Quindi non si dica: "Perché non prima?" Prima sono state fatte, oggi vi è una ragione in più per presentarle e farle diventare norme assolutamente puntuali.

Inoltre, nell'esprimere il parere della Commissione, l'onorevole Secci ha detto testualmente: "Sono materie distanti da questa finanziaria". Ha ragione, onorevole Secci, mi permetta di condividere questa affermazione: sono materie distanti da questa finanziaria, a maggior ragione noi chiediamo di introdurle in questa finanziaria, perché questa non può essere una manovra solo finanziaria, ma è necessario che sia anche una manovra economica. Non era pensabile che non si scrivessero alcune norme volte a rendere più competitivo il sistema sardo e ad attenuare i tagli che voi avete proposto. Mi sembrano davvero poco plausibili le scarse risposte, non solo sul piano sostanziale, ma anche su quello formale, dell'assessore Pigliaru: "Del piano per il lavoro ne discuteremo più avanti". No, dopo non discuteremo del piano per il lavoro, Assessore, dopo discuteremo di un bluff! E io non ho difficoltà a dire che è un inganno per i giovani sardi - non per Rifondazione Comunista, non ce ne frega niente di Rifondazione Comunista -, che non avranno più quelle risorse finanziarie che sono state stanziate negli ultimi sei anni in virtù di una legge del centrosinistra che oggi viene calpestata da un inganno. Si vogliono cioè stanziare 110 milioni di euro che non esistono, prelevandoli da fondi POR che non si possono utilizzare e che sono semmai iscritti in misure che già esistevano nel POR Sardegna 1999-2006 e in quello del 2000-2006.

L'onorevole Uras, che prima di essere consigliere regionale è un funzionario della Regione, sa bene che quelle misure - lo dica ai suoi colleghi, onorevole Uras - sono già iscritte dal 2000 nel POR Sardegna e nessuna modifica può essere introdotta senza la procedura di rivisitazione che si fa a metà mandato proprio per introdurre eventuali modifiche al POR e al Complemento di programmazione. L'onorevole Uras e l'Assessore della programmazione bene farebbero a dire quante parole la Commissione europea ha cassato delle modifiche proposte al Complemento di programmazione, mi pare, il 24 novembre 2004. E' scritto in diversi capitoli: "tutto quello che si propone con la modifica del POR deve essere cassato"! Abbiamo l'onestà intellettuale, onorevole Uras, di dichiarare in questo Consiglio regionale, che tutto quello che è stato previsto di modificativo è stato cassato dal Comitato di Sorveglianza. E sapete benissimo tutti che quei 110 milioni sono già iscritti nei capitoli del POR Sardegna e nel Complemento di programmazione. Volete farli risultare? Potevate mettere 2.000 miliardi o anche di più, ma quello che conta non è ciò che si vuole far credere, ma è lo stanziamento finale, e cioè 30 milioni di euro, non 140 milioni di euro! Ciò che conta in economia e in finanza è la sostanza finanziaria, e voi sapete benissimo che dopo non discuteremo del piano per il lavoro, dopo decideremo e vedremo il funerale del piano per il lavoro, a cui parteciperanno come chierichetti e come becchini anche coloro che l'hanno concepito!

Noi siamo pronti a fare una battaglia politica qui dentro, ma soprattutto fuori, indicando chi ha ceduto le armi, chi ha ammainato la bandiera, chi, per chissà quali giochi, quali trucchi e quali preoccupazioni, ha deciso di abdicare su un tema così rilevante come quello del piano straordinario per il lavoro, che noi riteniamo modificabile e migliorabile, ma certamente ciò che si sta facendo metterà in ginocchio i comuni. Questa è una finanziaria contro i giovani sardi che non avranno opportunità di nuovo lavoro, ma è anche una finanziaria contro le autonomie locali. Metterete in ginocchio non soltanto la Sardegna, ma quelle cellule fondamentali della regione, costituite da 377 comuni, che non attendono questa finanziaria come una manna, ma semmai come una mannaia che si scaglierà contro gli interessi delle autonomie locali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Io apprezzo, ma sinceramente, perché è frutto anche del nostro modesto impegno, la passione con la quale oggi da più parti in quest'Aula, si afferma la validità dell'articolo 19 della legge 37/98. Il piano straordinario per il lavoro non è solo una cosa degna, una norma ben costruita, un contenuto proposto all'attenzione dei sardi come ipotesi di soluzione del problema storico della Sardegna, la disoccupazione, ma è un pilastro, è un grande progetto di sviluppo locale della occupazione, il migliore che ci sia. Il migliore tra quelli proposti dalla precedente legislatura di centrosinistra, a guida Palomba, difeso e mantenuto con grandi battaglie, anche di popolo, e oggetto di difesa anche in questo momento, in quanto vengono sempre tutti, dalle diverse parti d'Italia e d'Europa, a insegnarci come fare meglio e poi, puntualmente, quando si tratta di discutere, di verificare, di concretizzare ritorna l'articolo 19 della legge 37.

Perché ritorna l'articolo 19 della 37? Perché non è una semplice norma, è molto di più: è una cultura politica, i cui protagonisti non sono quelli che siedono nei banchi del Governo e del Consiglio, ma sono le comunità e le loro amministrazioni. Si tratta di una grande, seppure insufficiente - non è mai stata sufficiente - dotazione finanziaria, la cui programmazione è in mano alle stesse comunità. Sarebbe bastato applicare bene questo articolo nei cinque anni precedenti. Purtroppo la Giunta Palomba ha fatto in tempo solo ad approvarlo, non ad attuarlo, dopo sono venuti cinque anni devastanti, da questo punto di vista, di paralisi, di denigrazione, di accuse e poi è arrivata un'altra stagione. Siccome avete operato male, siccome il piano non funziona è sempre colpa della legge, mai del funzionario di turno, mai di chi governa! Abbiamo detto che bisogna modificare, migliorare, sterilizzare, alla fine, anche l'articolo 19 della 37, perché non ha prodotto gli effetti che avrebbe dovuto produrre. E qua io mi lascio andare anche molto volentieri alle mie considerazioni, proprio perché ne sono in qualche modo, dal punto di vista tecnico, quasi un padre, anche se è meglio che i padri cose così non ne generino, perché forse fanno vita più facile: quando qualcuno di noi diventa padre di qualcosa gli altri incominciano a colpire il figlio, gli fanno il malocchio, sperano che muoia, quindi l'articolo 19 della 37 non ha padri, è nn, figlio di nessuno, o meglio di tutti, adesso anche della destra, il che mi fa piacere.

L'articolo 19 della 37, si è detto, ha una percentuale di spesa ridicola e migliore di quella del POR. Se noi dovessimo ragionare in termini aritmetici dovremmo dire: prendete il POR e buttatelo nel cestino perché, guarda caso, i livelli di spesa dell'articolo 19 sono migliori. Ma il POR non l'ho costruito io, devo dire che non l'ha costruito neppure l'assessore Pigliaru, invece qualche responsabilità per come è stato costruito, definito e gestito sta da quella parte.

PILI (F.I.). E qui ti sbagli, perché l'ha scritto l'onorevole Scano e poi è stato trasmesso alla Commissione Europea!

URAS (R.C.). Per riuscire a capire bene come funziona il meccanismo europeo, come funziona anche la definizione delle procedure di spesa, sono andato a recuperarmi la fonte: i regolamenti. Io suggerirei alla Giunta, che dal punto di vista organizzativo e operativo ha mezzi molto superiori a quelli del Consiglio, di diffondere attraverso Internet (perché ci vorrebbero alcuni mesi per stamparli!), e anche in forma cartacea, tutti i documenti che riguardano il POR, sia la versione originaria, sia la rivisitazione che sarebbe dovuta avvenire entro il 31 dicembre 2003 e credo sia stata fatta a novembre dell'anno scorso. E' prevista poi un'altra verifica entro il 31 dicembre 2005. Tutto questo per capire come stiamo lavorando e se stiamo lavorando bene. Le procedure di spesa sono definite da un atto che è il prodotto di un accordo, di un dialogo, di un confronto tra diversi soggetti. L'Europa è meno rigida di quanto non lo sia la burocrazia regionale. Tutti vanno in giro a dire: "Bisogna fare solo bandi". E poi si dice: "Si può fare anche altro, non solo bandi". Poi si dirà: "Si possono trovare anche forme diverse, l'importante è che concordiamo sulla migliore capacità di spesa, sul più efficace modo per raggiungere gli obiettivi". Tutto ciò che riguarda l'Europa è così, quindi quali problemi ci poniamo? Primo: salvare l'articolo 19 nella sua costruzione, perché è quanto di meglio abbia prodotto la legislazione regionale in questi anni, qualcosa che funziona meglio sul piano della distribuzione delle risorse, delle possibilità e delle occasioni di lavoro in tutto il territorio regionale, perché c'è un correttivo a favore delle piccole comunità, perché è uno strumento per contrastare lo spopolamento, perché è una elaborazione anche tecnica capace, con pochi sforzi che sono in capo alla Giunta, di essere anche sul piano della spesa più efficace di altri strumenti. E riteniamo che di questo, perché così è universalmente affermato, se ne debba prenderne atto.

Secondo: riteniamo che se si può accelerare la spesa del POR su iniziative che sono, guarda caso, assolutamente coerenti con le finalità dell'articolo 19 della legge 37, si possano anche rivedere quelle procedure, perché ci sono meccanismi atti a orientare verso quella direzione una parte delle risorse che non si riesce a spendere. Cioè noi pensiamo che in questo dibattito e in questa discussione vada colto il dato positivo: l'articolo 19 della legge 37 è un grande strumento, rende protagonista il popolo, la sua capacità di elaborazione e di produzione progettuale. Rilanciamolo insieme, nella sua dotazione finanziaria e in quant'altro, senza timidezze, perché, come abbiamo detto, è figlio di nn e non ci sono conti da mettere a posto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere la Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). La discussione sul titolo e relativi emendamenti è obiettivamente una novità rispetto al passato per la scelta fatta dalla opposizione di inserire anticipatamente, rispetto all'esame dell'articolo 1, alcune proposte che, se accolte, ovviamente richiederebbero una rimodulazione dei parametri fissati nell'articolo 1. E' chiaro quindi che la scelta di collegare gli emendamenti ora in discussione al titolo è dovuta a uno scopo di natura tecnica, ma anche alla volontà di proporre un contenuto politico che noi abbiamo ritenuto dovesse essere discusso all'inizio poiché pone alcuni problemi di carattere fondamentale, generale e in qualche modo anche pregiudiziale rispetto al dibattito sulla manovra finanziaria.

Questa manovra finanziaria è caratterizzata, così come ha detto la Giunta e come è stato ribadito più volte, dalla necessità del risanamento finanziario, e questo si manifesta sicuramente nel primo comma nell'articolo 1, che fissa il limite dell'autorizzazione a nuovo indebitamento, ma è anche un'azione di risanamento che si basa sulla revisione di alcune scelte politiche di fondo che avevano caratterizzato, nella precedente legislatura, un innalzamento del disavanzo. Noi siamo tutti consapevoli del fatto che la politica del lavoro, e in particolare il rifinanziamento, anno dopo anno, a partire dal 1999, dello stanziamento previsto originariamente nella legge 37 del 1998, hanno portato in maniera determinante all'innalzamento del disavanzo. Nella discussione, sia dai nostri interventi, sia dalle repliche - per dire la verità molto scarse anche numericamente - dei colleghi della sinistra, in particolare di Rifondazione Comunista, è emersa un'affermazione circa le ragioni, che ci vedono contrapposti, oggi come ieri, della politica del lavoro che con i nostri emendamenti noi cerchiamo di tenere collegata con la politica dello sviluppo territoriale. Da qui la proposta di introdurre nel sistema un apparato di norme tutte centrate sullo strumento dei Programmi integrati di sviluppo, che evidentemente si allargano in tanti settori e su tanti fronti, non soltanto quelli della politica del lavoro, e hanno però nella attuazione delle politiche per l'occupazione un elemento sicuramente fondamentale, perché di una politica dell'occupazione e del lavoro tutti riconosciamo la necessità. Ma il taglio e l'operatività delle norme che sono a monte degli stanziamenti così generosamente e anche massicciamente stabiliti dal Consiglio regionale negli anni scorsi sono evidentemente diversi. Noi non stiamo dicendo, collega Uras, che vogliamo, passando dall'altra parte, difendere quelle stesse norme che in cinque anni di vostra opposizione e di nostro governo sono state oggetto da un lato di critiche per la difficoltà di essere attuate, dall'altro di difesa strenua, utilizzando tutti gli strumenti: dall'ostruzionismo a una strategia che è stata ampiamente utilizzata nella scorsa legislatura, quella di incunearsi nelle difficoltà interne di una maggioranza che soprattutto dopo i primi esercizi ha mostrato evidentemente - questa è storia ormai, non più cronaca - sempre di più la propria rilevanza. Sino all'ultima legge finanziaria in cui, a voto segreto, è stato reintrodotto uno stanziamento così alto da generare nuovo indebitamento, nuovo disavanzo quanto meno.

Sulle ragioni politiche che hanno portato a quelle votazioni abbiamo già detto, sta di fatto che - lo vorrei sottolineare - la reintroduzione delle norme sul piano per il lavoro è stata voluta e accettata anche dalla maggioranza nei primi anni della legislatura, quindi, senza cedere alle forzature del voto segreto, è stata reintrodotta sulla base di una concertazione con le parti sociali e anche di un confronto con le diverse realtà istituzionali della Sardegna, molte delle quali erano governate, a livello locale intendo, da amministratori del centrodestra. Vi ricordo che sull'articolo 19 della legge 37 non ha fatto le barricate qui soltanto Luigi Cogodi. Sull'articolo 19 della legge 37 sono intervenuti, in maniera forte, lo stesso sindaco di Cagliari allora in carica, Mariano Delogu, altri sindaci, l'ANCI, i quali hanno chiesto la reintroduzione di quegli stanziamenti sia per il fatto che intervenivano su un problema che gli amministratori locali vivono sempre con maggiore drammaticità, quello dell'emergenza lavoro, che comunque negli anni scorsi, pur seguendo la tendenza alla diminuzione del tasso di disoccupazione, ha mantenuto degli elementi veramente allarmanti, sia perché l'articolo 19 è stato utilizzato dagli amministratori locali per affrontare l'emergenza lavoro e la realizzazione urgente di alcune opere e iniziative pubbliche che nel livello locale si sono rivelate comunque utili. L'articolo 19 della legge 37 ha in qualche modo compensato le ristrettezze dei trasferimenti di risorse finanziarie dalla Regione agli enti locali sulla base dei meccanismi molto rigidi, standardizzati ormai, della legge 25. L'articolo 19 è stato, per il sistema degli enti locali, un polmone finanziario che ha dato la possibilità di realizzare molte iniziative imprenditoriali e in grandissima parte anche opere pubbliche importantissime. Quanti sindaci oggi potrebbero testimoniare che è stato così utile? Ma allora, se questo è vero, come può oggi Rifondazione Comunista accettare un ammorbidimento evidentissimo della sua posizione, almeno di quella parte che ha rivendicato in maniera clamorosa, nelle settimane scorse, l'esigenza di reinserire in questa finanziaria un intervento di questo genere? La nostra proposta, anche provocatoriamente, si rifà sostanzialmente agli stessi meccanismi dell'articolo 19, con alcuni aggiustamenti che riteniamo utili e che potrebbero dare effettivamente fiato ad alcune iniziative importanti, come quelle di cui prevalentemente alle lettere a) e c) dell'articolo 19, cioè le iniziative pubbliche.

Ma se anche non andasse bene questo sistema, come può andar bene invece la proposta della Giunta, che, a quanto pare, vi ha anestetizzato, ha chiuso un incidente politico e diplomatico che evidentemente era scomodo per il centrosinistra e anche per il Partito della Rifondazione comunista? Come si può accettare una proposta che di fatto è una riverniciatura di fondi comunitari (con tutti i dubbi poi sulla loro operatività), così come sono stati ridefiniti nell'emendamento numero 321, mi pare, che prevalentemente utilizza fondi del POR per iniziative a sostegno della microimprenditorialità, che non hanno nulla a che fare con il piano per il lavoro, così come è stato concepito? Cosa ne pensano i sindaci della sinistra e anche di Rifondazione Comunista del fatto che quei pochi fondi non andranno agli enti locali con sistemi di perequazione fra i territori, ma ovviamente con il sistema del bando, quindi premiando i comuni già attivi e non quelli che magari versano in condizioni di estremo disagio e non sono neanche in grado di partecipare con qualche possibilità di vittoria ai bandi? E' evidentemente una situazione politica paradossale e noi abbiamo il dovere di tenere aperta la ferita, perché non può essere rimarginata con un compromesso al ribasso, neanche da parte di Rifondazione Comunista.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, intervengo per sostenere l'emendamento numero 273, che vede nella sua proposizione la ricerca di quelle che sono le motivazioni politiche e soprattutto economiche e finanziarie che devono trovare tra le pieghe di questa finanziaria e di questo bilancio le risposte alle problematiche legate alle emergenze della nostra Isola.

Chi mi ha preceduto ha parlato dell'emergenza primaria della Sardegna. Ci siamo dimenticati che l'emergenza primaria della Sardegna riguarda l'occupazione: la nostra Isola è fanalino di coda in Italia per numero di occupati, ma prima in assoluto per numero di inoccupati. E quando si affronta un tema come questo si deve perlomeno riflettere sulla valenza che oggi la nostra società e la classe politica in primis vuole dare a un problema drammatico come questo. E' inutile arrovellarsi il cervello pensando alle disparità, alle differenze tra ricchi e poveri, all'aumento delle nuove povertà, quando all'atto pratico si vuole restare sordi al grido d'allarme che arriva da tutte le nostre contrade per quella brusca frenata che si intende dare allo sviluppo economico della nostra Isola.

Nel condividere questo emendamento abbiamo sviluppato un concetto che attiene alla pianificazione territoriale, così come noi la intendiamo, ma che si sposa col concetto di crescita economica della nostra Isola. Il come e il perché naturalmente vanno riferiti alle iniziative sulle quali ci soffermeremo nel prosieguo della discussione, tenendo anche conto di tutti quegli interventi che non sono sostenuti da questa finanziaria e che andrebbero invece indirizzati verso i settori produttivi che caratterizzano la nostra economia.

Non vedo in questo momento il Presidente della Commissione industria, ma è presente qualche altro collega che partecipa, come me, ai lavori di questa Commissione, che è diventata il refugium dei disperati, con richieste continue di incontri da parte di rappresentanti dei lavoratori che portano all'attenzione un problema gravissimo, cioè la perdita costante di posti di lavoro nel settore industriale. Questo per dire che l'80 - 90 per cento del lavoro che è stato fatto nella Commissione industria è stato destinato a ricevere, ascoltare, dare disponibilità per interventi di sostegno all'industria che volta per volta si chiede alla Commissione di attivare. Il nostro comparto industriale non solo soffre, ma è afflitto da vecchi malanni che sono diventati strutturali anche perché continua a mancare la volontà di adottare provvedimenti volti non solo a rasserenare i nostri lavoratori, ma anche a riportare tutto il comparto a una gestione economicamente valida.

Non parliamo del commercio: siamo tornati di recente sul commercio con l'approvazione di quel provvedimento che frena la nascita di nuovi insediamenti commerciali fuori da una logica di programmazione. Anche su questo penso che il concetto contenuto nel punto a) di questo emendamento si coniughi con la ricerca di rapporti intersettoriali, posto che non c'è oggi rispondenza tra i settori produttivi e i settori commerciali, perché non è mai stata analizzata la problematica e non si sono mai trovate le giuste vie per collocare i nostri prodotti nel mercato non solo locale, ma anche nazionale ed estero. Non c'è stato mai un sostegno che mirasse a creare le necessarie sinergie tra il mondo commerciale e il mondo produttivo attraverso la cura e lo sviluppo del marketing, e oggi i produttori del settore agricolo, del settore artigianale e del settore industriale trovano tutte le difficoltà possibili e immaginabili nella collocazione sui mercati dei loro prodotti.

Sono state portate avanti delle politiche, senza ombra di dubbio, ma in che modo queste politiche abbiano dato davvero delle risposte non è dato sapere. Faccio un esempio pratico, che riguarda la collocazione della carne d'agnello prodotta in Sardegna nei mercati non solo locali, ma anche nazionali e internazionali: non è mai stato emanato un provvedimento che garantisse ai nostri produttori di poter collocare, nel periodo di massima produzione, quello autunnale e invernale, la carne ovina nei mercati nazionali e internazionali. Noi sappiamo benissimo che in questi processi sono intervenute poi le maggiori disgrazie: la lingua blu è l'ultima in ordine di tempo e ancora oggi non trova risposta né in termini di prevenzione sanitaria, né in termini di rispondenza alla realtà di una ricerca scientifica che non riceve sostegno economico e nemmeno incentivazioni che le consentano di individuare, nel più breve tempo possibile, le soluzioni igienico-sanitarie in grado di arginare finalmente questo problema. Mi riferisco non solo alla ricerca dei vaccini più adatti, ma soprattutto a tutti quegli strumenti di natura igienico-sanitaria idonei a salvaguardare il nostro patrimonio ovicaprino.

Detto questo molto probabilmente potremmo soffermarci ad analizzare tanti altri aspetti. Ne cito un altro: per quanto riguarda il carciofo noi non abbiamo ottenuto negli anni nemmeno la denominazione di origine protetta. Eppure il carciofo, oggi, rappresenta la sopravvivenza per tanti agricoltori, per l'economia di intere zone della nostra Isola, che vivono proprio dei proventi della produzione del carciofo. La coniugazione tra questi processi di ricerca e la crescita economica della nostra Isola non può trovare risposte se non nella analisi di tutti gli impegni, di tutti gli sforzi che si vogliono fare nei vari settori produttivi. E questo non può essere legato a una volontà momentanea, ma deve essere un processo che va attivato e soprattutto sostenuto con risorse dalle quali davvero non si può prescindere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà. Invito i colleghi, quando la freccia che indica lo scadere del tempo lampeggia, a concludere prontamente il proprio intervento, grazie.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Nella discussione degli emendamenti al titolo credo vadano sottolineati due aspetti: intanto questi emendamenti potrebbero sembrare intrusi, in realtà seguono la via della impostazione data dalla Giunta regionale stessa alla finanziaria; in secondo luogo, poiché la maggior parte di essi non prevede nuove spese, rappresentano il tentativo di dare una risposta alla sfida che la Giunta ha voluto lanciare al Consiglio.

Credo che, senza attardarci, lo faremo magari in dichiarazione di voto sui singoli emendamenti, nulla ci sia di contraddittorio od ostativo da parte di questo Consiglio a prendere in considerazione, per esempio, il primo degli emendamenti illustrati dal collega Pili, cioè il 273. E' un emendamento chiarificatore, di indirizzo, che in altri momenti sicuramente non sarebbe stato ammesso alla discussione in quanto lo si sarebbe considerato intruso, però vedo che l'attenzione dell'Aula è fondamentalmente concentrata sui riferimenti all'articolo 19 della legge 37/98. Vorrei dire al collega Uras, il cui intervento ho seguito con attenzione, che l'articolo 19 della legge 37 è sicuramente figlio vostro, anche perché non vorrei cadere in contraddizione con quanto ho sempre sostenuto. L'articolo 19 della legge 37 è totalmente da rivedere, così come è da rivedere, aggiornare, modificare e migliorare l'intera legge 37.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue CAPELLI.) Per cui io - e se si vuole si possono fare anche le prove del DNA - rifuggo da quella paternità, ma ritengo che quando è stata esitata dal Consiglio sicuramente, nelle intenzioni, fosse una buona legge. Una buona legge che non ha creato né sviluppo né occupazione. Se monitoriamo quanto è avvenuto negli anni, coerentemente con quanto proposto nelle finanziarie delle precedenti Giunte, non posso non riconoscere che l'articolo 19 della legge 37 non ha assorbito tante risorse finanziarie regionali. E il monte dei residui è buon testimone di quanto è stato utilizzato, di quanto è stato mal utilizzato, di quanto non è stato possibile utilizzare della dotazione finanziaria dell'articolo 19 della legge 37. Allora ci si può domandare: perché la minoranza oggi, solo in apparente contraddizione, chiede che l'articolo 19 della 37 venga rifinanziato? Perché non si può staccare la spina di botto, perché non si può accettare la proposta della Giunta di rifinanziare l'articolo 19 della 37 con 30 milioni di euro. Per quanto mi riguarda non concordo sul fatto che l'articolo 19 della 37 vada ricapitalizzato nella misura prevista dalla finanziaria del 2004. Credo che come al solito il buon senso ci dovrebbe portare a trovare una via di mezzo che consenta agli enti locali di continuare la gestione dell'articolo 19 della legge 37, che comunque è servita per la realizzazione di alcune opere pubbliche e per creare un'occupazione temporanea che non è mai stata stabilizzata.

Sicuramente eccessiva è la somma che siete riusciti a ottenere in quel sistema parlamentare deficitario che ha caratterizzato la scorsa legislatura, somma che avete portato voi a 172 milioni di euro, perché noi invece eravamo partiti, nella proposta di finanziaria 2004, da un importo decisamente più accessibile e abbordabile per le finanze regionali e sicuramente soddisfacente per le esigenze degli enti locali. Successivi emendamenti all'articolo 19 della legge 37, cioè il piano straordinario per il lavoro, ben illustrano la situazione e ci confronteremo su di essi alla ricerca di una soluzione che dia continuità in attesa di una possibile e celere rivisitazione della 37, che comprenda anche una rivisitazione dei residui e non sia solo una drastica riduzione dei finanziamenti, che toglie quel poco ossigeno che gli enti locali hanno.

Allora dove sta la contraddizione? La contraddizione sta in voi, è totalmente in voi che siete padri di quella legge, che ne siete stati gestori fino a ieri, fino a quando la Giunta, con un artificio contabile, vi ha convinto che il finanziamento del piano per il lavoro sarà ripristinato quasi per intero rispetto a quanto previsto nella finanziaria 2004. Credo che sarebbe poco educato e poco rispettoso nei confronti dei colleghi consiglieri spiegare l'artificio contabile, che conoscete, con l'utilizzo dei fondi POR. Tutto quello che è stato detto credo che sia indiscutibile, però si accetta una soluzione politica che non risolve niente, perché, è vero, lo stanziamento rimane fermo a 30 milioni di euro. Sostenere che forse la soluzione sta nel mezzo non è un modo per cercare il compromesso che a volte è utile in politica, che a volte è utile per il buon cammino di una legge, che a volte è utile per dare risposte ognuno ai propri convincimenti. Dire che la soluzione sta nel mezzo significa, a mio avviso, fare un'affermazione di buon senso, e gli emendamenti successivi lo dimostreranno. Non è di buon senso, invece, la vostra non solo apparente, ma sostanziale contraddizione: sul piano per il lavoro avete ceduto politicamente. Si sollevano le barricate in una prima fase poi, come spesso succede in quest'Aula, non si dà corso alle minacce - minacce politiche, ovviamente, mi riferisco a quelle - e nel momento cruciale si utilizza sempre la retromarcia perché probabilmente ognuno ha paura del proprio futuro.

La nostra posizione sull'articolo 19 della legge 37, che tanto ha colpito i colleghi della maggioranza, è espressa nelle proposte contenute nei primi emendamenti. Non capisco, tra l'altro, una cosa e porto ad esempio gli emendamenti numero 269, 268, in particolare, e 267, che rispondono anch'essi a una sfida. Il titolo del Capo I della finanziaria reca: "Disposizioni di carattere finanziario e programmatico", ribadendo il fatto che non siamo di fronte a una semplice elencazione di numeri, ma che quei numeri la dicono lunga sulla impostazione programmatica che si vuole dare all'azione di governo. Riferendomi proprio a questo, gli emendamenti che ho poc'anzi citato danno una risposta alla sfida, non per continuare a sfidarci, ma per contribuire, come minoranza, a una maggiore chiarezza, a un migliore utilizzo delle leggi, a una rivisitazione burocratica, a dare corso a quello che si chiede, cioè migliorare e delegare compiti e funzioni agli enti locali.

C'è una certa linea di principio anche nella risposta della Giunta su alcuni emendamenti, e quelli a cui noi ci riferiamo sono sicuramente principi condivisibili, mi è sembrato di capire dalle parole dell'assessore Pigliaru, che vanno delegati ad appositi disegni di legge, anche per maggiori approfondimenti. Io condivido totalmente la lettura data dall'assessore Pigliaru e spero che tutto questo venga ripetuto nel momento in cui valuteremo le vostre proposte, che niente hanno a che vedere con la manovra finanziaria.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà. Poiché non è in aula decade dal diritto di intervenire. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Il mio intervento naturalmente è di sostegno a questi emendamenti che noi abbiamo presentato nella speranza di dare un contributo importante a questa manovra finanziaria che, a nostro parere, ha bisogno di numerosi correttivi.

Abbiamo ritenuto opportuno, come ai colleghi non sarà sfuggito, individuare alcuni aspetti importanti e alcune funzioni fondamentali che la legge finanziaria non osserva nella sua stesura attuale, nella speranza di fornire un contributo importante per dare un input nuovo allo sviluppo economico della Sardegna, allo sviluppo occupazionale della nostra Isola e anche ad altri temi importanti che più volte sono riecheggiati in quest'Aula, come la salvaguardia dell'ambiente e l'utilizzo dell'ambiente in chiave produttiva e non esclusivamente conservativa.

Questo è il senso dei nostri emendamenti, in particolare di questo pacchetto di emendamenti che riguardano il titolo e l'articolo 1 della manovra finanziaria, proprio per cercare di individuare alcuni elementi costitutivi di quella che deve essere una nuova politica di sviluppo della Sardegna, che noi non vediamo adeguatamente osservata nella stesura della legge finanziaria. In particolare due obiettivi emergono in tutti i nostri emendamenti, ma in particolare in quelli riguardanti il primo articolo della finanziaria: uno sviluppo della Sardegna che passi attraverso la pianificazione territoriale e un adeguato, intelligente, moderno e razionale utilizzo della risorsa ambiente. Noi abbiamo certamente una concezione diversa da quella della maggioranza della tutela e dell'utilizzo del bene ambientale. Crediamo che l'ambiente possa essere salvaguardato e tutelato, ma anche utilizzato come grande risorsa di sviluppo, che possa essere proprio il motore e l'habitat ottimale per far crescere le categorie produttive e sviluppare quei filoni che oggi sono mortificati e non hanno ancora avuto occasione di sviluppo in Sardegna. Diciamo che non c'è una differenza ideologica tra le nostre proposte e quelle elaborate nella legge finanziaria, ma piuttosto mi sembra di individuare una ideologia soltanto da una parte e una razionalità, un senso del realismo e della concretezza nelle proposte che noi abbiamo elaborato.

L'altro filone che noi abbiamo seguito nella preparazione di questi emendamenti, che sosterremo con il nostro voto, è quello delle politiche del lavoro. Certo, crediamo anche noi in una nuova politica occupazionale, crediamo che la Sardegna non possa perdere il treno di un eccezionale aumento dei posti di lavoro, quale quello certificato, diffuso e pubblicato ieri. Fortunatamente l'Italia registra, secondo le ultime proiezioni, un aumento occupazionale che non si registrava da tredici anni. Questi sono i dati ufficiali, ai quali auspichiamo che la Sardegna possa collegarsi invertendo la tendenza ancora negativa che riguarda il Centro e in particolare il Sud Italia, dove il tasso di disoccupazione, secondo gli ultimi dati, ai quali faccio riferimento, si attesta al 15 per cento, a differenza del 4,1 per cento delle regioni più ricche, più benestanti, quelle del Nord e in particolare del Nord-Est. Crediamo ci siano le potenzialità e le possibilità perché la Sardegna si agganci invece alla tendenza migliore, sotto il 10 per cento, che è quella che potrebbe risolvere il dramma di decine di migliaia di nostri giovani e anche meno giovani, perché il problema della disoccupazione non è soltanto del mondo giovanile, ma, come tutti voi sapete, riguarda in modo drammatico anche le generazioni dei quarantenni e cinquantenni.

Infine abbiamo creduto opportuno individuare, in questo blocco di emendamenti, una politica di decentramento di poteri. Credo non sfugga a nessuno, e certamente non sfugge nemmeno alla maggioranza, viste anche alcune recentissime esternazioni di autorevoli esponenti della Giunta, che in un'era caratterizzata dalla devoluzione, dal decentramento e dal trasferimento di poteri agli enti locali (questo riguarda naturalmente lo Stato nei confronti delle Regioni, ma riguarda anche i poteri che le Regioni devono decentrare agli enti locali e quindi ai comuni), una legge elettorale da correggere ha generato il mostro al quale tutti noi dobbiamo cercare di porre rimedio. Non mi riferisco ovviamente a una persona fisica, il mostro è l'accentramento eccessivo di poteri in capo al Presidente della Regione.

Ho molto apprezzato le dichiarazioni fatte in questo senso dall'assessore Dadea, che ha forse atteso a lungo prima di manifestare il suo pensiero nella sede e nel momento opportuni. Lo ha fatto in un convegno pubblico dove si parlava proprio di decentramento, di autonomie locali e di funzioni delle autonomie locali. L'Assessore ha manifestato un disagio, che è disagio del Consiglio regionale prima ancora che della Giunta regionale: è il disagio del Consiglio che vede mortificata la sua funzione, che vede mortificata la sua autonomia e la sua ragione stessa di esistenza, quella cioè di fare leggi, di analizzarle, di cambiarle, di approvare le politiche dello sviluppo e dare indirizzi alla Giunta regionale, e non l'inverso. Un bilanciamento che oggi è nascosto, che oggi è dimenticato e che io auguro che possa trovare una realizzazione in una opportuna modifica dello Statuto, di cui si è già parlato sin dagli esordi di questo nuovo Consiglio regionale, eletto l'anno scorso, che deve trovare una unità di contributi se non anche auspicabilmente di consensi. Un bilanciamento che deve passare, quindi, attraverso una revisione dello Statuto, ma anche attraverso la revisione della legge elettorale, perché bisogna ovviamente intervenire alla base affinché al Consiglio regionale sia restituito quel potere legislativo e di controllo per il quale lo stesso Consiglio esiste. Un bilanciamento di poteri che deve riguardare entrambe le parti, ovviamente, che deve salvaguardare i buoni principi che sono contenuti nella riforma elettorale con la quale abbiamo votato l'anno scorso. Un bilanciamento di poteri che poi comprende anche un discorso quanto mai attuale, che è quello della tutela del popolo sardo dal conflitto di interessi del Presidente, per il quale leggevo poco fa che lo stesso Presidente sta elaborando una proposta dall'affascinante ma un po' misterioso nome inglese. Io preferirei magari che ce lo spiegasse in italiano, ma in modo un po' più comprensibile.

Mi pare particolarmente importante, ritornando comunque nel merito degli emendamenti che abbiamo presentato, la creazione dei Programmi integrati di sviluppo. Finalmente, con questo strumento, noi intendiamo fare in modo che la Regione e gli enti locali, quindi le Province, enti intermedi, e i Comuni soprattutto, possano stipulare accordi di programma tra loro e con soggetti privati.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Ormai è consuetudine che io richiami l'onorevole Uras, il quale, purtroppo, non è in aula. Lo richiamo perché l'onorevole Uras ha affermato che l'articolo 19 della legge 37 non ha un padre. Ma se non ce l'ha l'articolo 19 della 37 un padre, allora non ce l'ha nessuno! Oppure l'articolo 19 della 37 ha un padre e allora ce l'hanno tutti, e quindi esiste anche un padre del POR Sardegna, che non può essere certo identificato nel centrodestra, che anzi ha subito quel programma, essendo ben precedente all'insediamento della Giunta regionale di centrodestra.

Per cui non vorrei che tutti i nostri ragionamenti venissero indirizzati verso l'articolo 19 della 37, nel tentativo di convincere tutti che questo articolo sia la panacea di tutti i mali. Non è affatto la panacea di tutti i mali, ha dimostrato negli anni tutti i suoi limiti, sia con l'amministrazione di centrosinistra sia l'amministrazione di centrodestra, e probabilmente rischia ancora oggi di dimostrare tutti i suoi limiti, visto che anche l'assessore Pigliaru ha ritenuto, su questa materia, di recuperare delle risorse, sulle quali ancora non c'è chiarezza, con un emendamento, il 321, che ci lascia piuttosto perplessi. Non mi voglio addentrare su questo emendamento, perché lo esamineremo probabilmente nei prossimi giorni e quindi per il momento vorrei accantonare questo aspetto. Il problema fondamentale è che noi non abbiamo ancora identificato una linea politica chiara che possa far capire ai sardi che tutti i proclami che il Presidente della Regione in campagna elettorale ha veicolato possono essere elementi sufficienti per modificare lo stato economico della Regione Sardegna. Questo non ci appare - e non è una critica - evidente, anzi direi che non ci sono proposte. L'elemento caratterizzante di questa finanziaria, l'unico elemento caratterizzante che ormai è noto a tutti i sardi, è il taglio dei finanziamenti e quindi il blocco della spesa a un livello superiore del 10 per cento alle entrate. Nessuno ha considerato che stiamo andando incontro a dei cambiamenti, come dimostrano le notizie dei giorni scorsi sul patto di stabilità, sulla modifica del Trattato di Maastricht, sul fatto che è possibile prevedere anche un indebitamento, uscire da certi parametri se è necessario. Qui noi questa situazione non la vediamo, perlomeno non appare, perché se si fosse detto: "Andiamo oltre il 10 per cento rispetto alle entrate, andiamo al 20 per cento, però individuiamo questo canale strategico per lo sviluppo del territorio della Regione Sardegna", probabilmente nessuno di noi avrebbe avuto alcunché da dire, avremmo discusso dei problemi sollevati e delle azioni da mettere in campo. Ma qui, vivaddio, azioni da mettere in campo non ce ne sono! Eppure i proclami erano tali e tanti che a me personalmente avevano fatto pensare, per esempio, che la Carta di Lisbona doveva essere un elemento determinante per questa amministrazione regionale. Invece non se ne parla, non si parla di innovazione, non si parla di ricerca o se ne parla lo si fa in maniera assolutamente marginale. E credo che questo non sia sufficiente.

Allora, se avessimo dato un indirizzo in questo senso, probabilmente anche un indebitamento superiore del 10 per cento alle entrate correnti o una contrazione di mutui per un importo superiore avrebbe trovato da parte nostra una diversa disponibilità al dialogo. Ma così non è e l'assenza di proposte ci ha imposto di presentare gli emendamenti che abbiamo presentato, non a caso abbiamo modificato anche il titolo del disegno di legge. Vorrei però invitare i colleghi a prendere in considerazione la lettera a) dell'articolo 1 così come riformulato nell'emendamento 273. Noi diciamo: "Lo sviluppo della Sardegna attraverso la pianificazione territoriale intesa come strumento di valorizzazione ambientale", e già qui, voglio dire, c'è un'apertura. Sono stato io a chiedere al presidente Spissu, in Conferenza dei Capigruppo, che venissero presentate in Consiglio le linee guida del Piano paesaggistico regionale prima che si iniziasse la discussione della finanziaria, perché ci sembrava opportuno anticipare questo problema, proprio perché voi avevate detto che intendevate partire da lì per creare una situazione che in qualche maniera facesse capire ai sardi qual era la strategia. Nulla di nulla!

Abbiamo iniziato tardi la finanziaria perché ci siamo impegnati nella legge che doveva replicare il decreto salvacoste, tardiamo ancora sul Piano paesaggistico regionale e ci troviamo oggi in ritardo nell'approvazione della manovra finanziaria. Una manovra finanziaria che, come ho detto, non ci fa capire assolutamente qual è la strategia. Ma c'è qualcosa di più grave, e lo dico ai colleghi del centrosinistra, che io vorrei coinvolgere molto più di quanto non intenda coinvolgere il presidente Soru, perché la responsabilità non la si può dare solo a uno, la responsabilità bisogna darla a tutti. Siccome esiste una maggioranza, grazie a Dio, piuttosto numerosa, le responsabilità non sono solo del Presidente, ma sono anche della maggioranza che lo sostiene. E allora, di fronte a questa situazione, non uno degli atti contenuti in questa manovra finanziaria, oltre che scontentare noi, soddisfa - questo è il fatto grave - le esigenze dell'esterno, perché quotidianamente siamo investiti delle nostre responsabilità da parti sociali, da parti economiche, da associazioni delle scuole, della formazione, di tutti i settori, agricoltura e industria comprese. Ci domandano: "Ma è così, è veramente così?" Non debbo portare io le soluzioni o dare garanzie al di fuori di questo Consiglio regionale, che è impegnato, per bocca di qualcuno, piuttosto che a valutare le opportunità all'esterno a verificare i fatti negativi dell'interno. Non è così che si fa la politica, non dobbiamo essere noi a dare le risposte ai cittadini. E pongo questo problema perché ve lo poniate voi che avrete le stesse identiche sollecitazioni, forse anche più pressanti, perché se si rivolge a me un cittadino che non ha votato per il centrodestra cerco di dare delle risposte, cerco di far capire come stanno le cose, ma è più grave quando si rivolgono a voi i cittadini che vi hanno votato e che vivono situazioni di insofferenza, dato che in questa finanziaria non è evidenziata nessuna problematica in via di soluzione, salvo che quel 10 per cento di cui ho detto.

Certo, è un modo di intendere la buona prassi, la buona amministrazione. Io non credo che sia solo così, non credo che debba essere solo così, perché come ho già detto, e lo ribadisco ancora una volta, ritengo che nelle pieghe del bilancio regionale esistano certamente delle possibilità per utilizzare al meglio le risorse. E non mi si venga a dire, onorevole Uras, che le risorse del POR sono state utilizzate male perché c'eravamo noi. L'emendamento numero 321, lo cito per l'ultima volta stamattina, ma lo citerò tantissime altre volte nei prossimi giorni, non fa chiarezza su questo, perché questo emendamento, assessore Pigliaru - mi rivolgo a lei perché sarà lei il maggiore responsabile dei risultati che questo emendamento potrà esplicare -, non potrà essere applicato e comunque non nell'arco di soli dodici mesi. Onorevole Pili, in soli dodici mesi questo non si può fare. Ognuno di noi qualche esperienza l'ha maturata in questo settore, non siamo degli sprovveduti, e probabilmente chi leggerà con attenzione questo documento si renderà conto che al massimo il tutto inizierà dopo sedici o diciotto mesi. Questo vuol dire che arriveremo al termine del famoso sessennio con le risorse ancora da impegnare e l'onorevole Uras ci ricorderà che non siamo stati in grado di spendere le risorse del POR, che, al contrario di quanto lui sostiene, possono essere spese come si vuole.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana, ha utilizzato tutto il tempo a sua disposizione.

DIANA (A.N.). Allora non posso concludere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, colleghi, io credo che in tempi non lontani l'assenza così prolungata e ingiustificata del Presidente della Regione avrebbe comportato una interruzione dei lavori del Consiglio, e forse anche l'occupazione dell'aula. Parlo di tempi non lontani, quando esisteva il Consiglio, quando il Consiglio eleggeva il Presidente della Regione. Oggi più che mai, di fronte anche agli SOS per un Presidente tuttofare, io credo che sia indecoroso continuare a parlare di finanziaria e di bilancio in assenza di chi decide, in sede preventiva e finale, tutto quello che deve avvenire nella nostra regione.

Il Presidente non può mandare i suoi sicari - e faccio una denuncia pubblica, ricorrendo al presidente Ciampi, il quale sostiene, giustamente, che le denunce si fanno nelle assemblee parlamentari - a dire ai funzionari che devono lasciare il posto, funzionari che hanno soltanto il torto di essere dei bravi funzionari. Ma i sicari dicono: "Le esigenze politiche impongono che tu ti dimetta dal posto di lavoro", facendo mobbing. Perché? Per ragioni politiche. E quali sono le ragioni politiche? Le ragioni di Soru. Quali sono le ragioni di Soru? Noi non le conosciamo.

Mi dispiace che sia l'onorevole Fadda, che io stimo molto, a presiedere questa Assemblea e che non ci sia il Presidente del Consiglio, che incalzeremo fino alla nausea perché tolga tutta questa intrusione che c'è in questa finanziaria e la riporti a una corretta applicazione delle norme. Norme che non possono essere stravolte da una maggioranza, una volta che il Consiglio se le è date nella sua globalità e nella sua interezza, perché se no staremmo qui a mettere in atto una politica che non ha niente di politico, ma è qualcosa di pericoloso e di molto molto strano.

Signor Assessore, lei non ha risposto alle mie domande. Gliele riformulo adesso perché qui stiamo parlando del niente. Mi fa piacere che ormai ci sia un clima più sereno e che la gente non ritorni più su questa storia dell'indebitamento fatto dalla precedente Giunta o sulla volontà dell'attuale Giunta di risanare tutto lo spreco pregresso, il che lo posso pure condividere. Apprezzo anche che lei, Assessore, abbia detto che l'indebitamento non è un male in assoluto - ho annotato le sue testuali parole -, che anzi l'indebitamento per favorire gli invvestimenti crea ricchezza. Indebitamento, quindi, per realizzare investimenti, come d'altra parte sta facendo questa Giunta regionale, la quale sta indebitando la Regione per i prossimi trent'anni, dal 2006 al 2035, per 568 milioni di euro.

L'articolo 6 della legge 29 aprile 2003, numero 3, ha sostituito l'articolo 37 della legge numero 11, che regolamenta le modalità e i limiti per l'autorizzazione di mutui e prestiti, con un unico comma di carattere generale. Risultano pertanto soppressi, in considerazione che l'articolo 37 veniva integralmente sostituito dall'unico comma, i commi 2, 3, 4 e 5, che regolamentavano gli aspetti operativi per il ricorso al credito. Non ci sono più. Si è cercato di porre rimedio con l'articolo 1 della legge 22 dicembre 2003, numero 13, che testualmente recita: "Nell'articolo 6 comma 1 le parole 'l'articolo 37' devono intendersi 'il comma 1 dell'articolo 37'". Con questo escamotage non si è ridata vita agli articoli 2, 3, 4 e 5, perché non ci sono più. Quindi è indubbio che il sistema vigente di ricorso al credito, lo voglio dire in quest'Aula, si presta a impugnative di vario genere, di carattere generale e particolare. Ma soprattutto, signor Presidente del Consiglio, noi non abbiamo gli elementi per trattare questa materia, in quanto mancano i titoli della spesa obbligatoria, senza i quali è impossibile stabilire la capacità di indebitamento della Regione. Se l'Assessore la conosce, lo dica, se no di che cosa parliamo? Dei 30 milioni di euro, anziché 100 milioni, destinati al piano straordinario per il lavoro?

Qual è la capacità di indebitamento della Regione autonoma della Sardegna? Per ottenere la capacità di indebitamento sappiamo tutti che dobbiamo fare ricorso ai titoli 1, 3 e 4 delle entrate, da cui vengono sottratte le spese obbligatorie. Quali sono le spese obbligatorie? Noi non lo sappiamo. L'articolo 5 del bilancio fa riferimento all'articolo 23 della legge 11/83 e all'elenco numero 1, che voi ci avete dato, ma non viene indicata la somma delle spese obbligatorie. Quindi io invito il Presidente del Consiglio, per la parte di propria competenza, a far sì che ci vengano forniti i dati, perché quelli che ho io sono persino terrificanti. Non voglio creare polemiche, ma se la rata del mutuo passa da 297 milioni di euro del 2004 a 334 milioni e 459 mila euro, di quale risanamento stiamo parlando? Quindi, per cortesia, forniteci i dati, io ritengo che sia una cosa dovuta, non un favore. Forniteci i dati per stabilire qual è la reale capacità di indebitamento della Regione autonoma della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, vorrei riprendere da dove ho interrotto il mio ultimo intervento, quello sul passaggio all'esame degli articoli del presente disegno di legge. Mi sono interrotto mentre parlavo di informatizzazione della Regione e di un caso che calza a pennello con l'emendamento numero 273.

Un imprenditore sardo ha scoperto un sistema per garantire la segretezza e certezza del voto e anche la lettura ottica e la trasmissione dei dati al centro di raccolta attraverso un sistema informatico. Oggi le grandi case che governano il sistema dell'informatica nel mondo, mi riferisco all'IBM e anche a società statali e private italiane, stanno cercando di soffiare il frutto di questo lavoro, il frutto dell'ingegno dei sardi, che poi vuol dire ricchezza, vuol dire sviluppo, vuol dire innovazione, e che più di ogni altra cosa può dare una possibile speranza per il futuro della Sardegna. E noi non facciamo niente per tutelarlo, ma presentiamo nel contempo una finanziaria fatta di tagli! Forse è anche per questo che per la prima volta nella storia della Sardegna ci volevano i consulenti di Tiscali, perché mi risulta che sia stato violato da un hacker il sito della Sardegna, che è stato modificato di poco, soltanto per dimostrare che era possibile violarlo. E' successo, anche se non è uscito sulla stampa. Insomma, credo che le cose non stiano andando bene.

Ieri ho presentato un'interrogazione che denuncia il fatto che la Regione sarda ha bandito un appalto di 3 milioni e 400 mila euro, a Roma, per avere a disposizione delle auto di rappresentanza, con autista, e questo dopo che è stata presentata ai sardi una finanziaria fatta di tagli importanti in tutti i settori strategici, toccando fortemente gli interessi di chi anche in campo sociale sperava che le proprie aspettative fossero soddisfatte da un Governo che aveva promesso demagogicamente di tutto, di più e di meglio, facendo in realtà poi di tutto, di più e di peggio. Ecco perché trova assolutamente spazio in una finanziaria come questa l'emendamento numero 273, che cerca di dare un indirizzo a una finanziaria che spende risorse per circa 11 o 12 mila miliardi di lire, che non sono bazzecole, neanche in tempi di inflazione.

E allora a me sembra giusto aver apposto su questo emendamento la mia firma, che rappresenta un'adesione convinta a questo modo di fare opposizione, cioè con proposte concrete e non soltanto con emendamenti sostitutivi o soppressivi. Un emendamento come questo cerca di dare soluzione al bisogno di crescita e sviluppo della Sardegna, individuando le misure e gli strumenti per promuovere un'economia indirizzata su obiettivi strategici, non certo per mezzo di una pianificazione quinquennale di tipo "sovietico" e di quei piani di cui eravamo abituati a parlare quando eravamo studenti, ma attraverso una pianificazione seria, fondata su un'economia moderna che valorizzi le risorse della Sardegna, risorse che oggi possono essere misconosciute, ma che esistono. La Sardegna è un'isola di opportunità, un'isola di risorse in parte conosciute e in parte misconosciute, ma che noi tutti insieme, maggioranza e opposizione, abbiamo il dovere di individuare e di sfruttare per il bene dei sardi, per il bene delle nuove generazioni, a cui non possiamo continuare a tarpare le ali frenando la loro volontà di credere che ci siano ancora possibilità di sviluppo e di miglioramento della società. E allora occorre individuare un sistema economico - parola della quale ha abusato anche lo stesso Presidente in campagna elettorale -, proporre seriamente a quest'Aula un sistema di sviluppo che prenda in considerazione le potenzialità ambientali, culturali e storiche della Sardegna, e non parlo della crescita occupazionale legata alle politiche attive del lavoro, perché ne hanno parlato già in abbondanza i colleghi. Sfruttare queste risorse ambientali, culturali e storiche non vuol dire fare proposte del genere del cosiddetto decreto salvacoste, che non salva un tubo, perché secondo me incrementerà, come fanno le leggi che proibiscono tutto, l'abusivismo, aumentando i danni, anziché stabilire regole e direttive. Chi cerca di bloccare per quattro o cinque anni ogni possibilità di costruire nelle coste determinerà, ne sono certo, soltanto l'incremento dell'abusivismo. Del resto fenomeni di abusivismo anche importanti si sono verificati in questi giorni - e sono stati denunciati sulla stampa - proprio sulle spiagge più belle della Sardegna. Quindi è dimostrato che la legge numero 8 del 2004, che ha fatto seguito a quel decreto, non è idonea a garantire la salvaguardia delle coste.

Ma noi dobbiamo sfruttare certamente le potenzialità culturali di un'Isola che ha millenni di civiltà, le sue potenzialità storiche e soprattutto le potenzialità dell'intelligenza dei sardi, di quei pochi sardi che vivono in quest'Isola, perché purtroppo siamo soltanto un milione e mezzo. E di queste potenzialità, che comunque esistono, ne abbiamo avuto esempi clamorosi: la stessa Tiscali è stata un esempio clamoroso di innovazione, di crescita di un diverso sistema di sviluppo, in tutti i settori, da quello dei servizi a quello delle produzioni primarie.

C'è tanto da fare, dobbiamo creare un sistema organico, un sistema come quello di altre regioni d'Europa, penso alla Spagna, dove anche l'industria pesante, per esempio quella automobilistica, è al servizio del turismo: le auto spagnole portano i nomi delle località turistiche, delle città d'arte, delle città storiche, e vengono vendute in tutta Europa promuovendo anche l'immagine della Spagna, che si tutela benissimo a Bruxelles con un'azione congiunta dei migliori funzionari dello Stato, per drenare risorse che si sa già dove spendere prima ancora che vengano stanziate dalla Commissione Europea. Ma anche l'agricoltura spagnola è in funzione del turismo e dell'economia locale e soddisfa le esigenze primarie della nazione. E in Spagna non è pensabile che venga dato al turista un panino che non sia prodotto sul posto! Noi sappiamo dire tante cose, ma poi non le sappiamo realizzare. Abbiamo propagandato, abbiamo parlato e soprattutto avete parlato di decentramento amministrativo, di necessità di accelerare le procedure di tutti i tipi, di dare certezza del diritto a chi avanza una domanda alla Regione e non può aspettare per anni una risposta. Un imprenditore che decida di iniziare un'intrapresa economica non può aspettare per tre o quattro anni, e infatti spesso la società fondata con un determinato scopo fallisce prima di ottenere una risposta dalla pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda il trasferimento di funzioni ai comuni, si registra la schizofrenia della Giunta regionale che cerca di avocare a sé quanto più possibile, preferibilmente in capo alla Presidenza, creando scandalosi conflitti di interessi con il controllo di momenti importanti della vita economica, come l'appalto sull'e-government, e toglie competenze ai comuni, con artifici, con istituzioni innovative, che in altre nazioni esistono, mi si dice, ma nessuno mi può garantire che qui non siano soltanto un sistema per togliere ai comuni la facoltà di concedere licenze anche di carattere edilizio. E questo per tenere tutto sotto il controllo della Regione! Non per niente uno dei primi atti di questa Giunta è stato quello di bloccare gli enti dicendo ai Presidenti e ai commissari: "Fate soltanto l'ordinaria amministrazione, perché qualunque cosa si muova deve avere il permesso della Giunta, deve avere il permesso della Presidenza". E' un atto illegittimo, ma la dice lunga sulla volontà di tenere sotto controllo ogni settore della vita politica e anche economica di questa regione. Ecco perché noi siamo molto preoccupati, ecco perché noi vogliamo dare delle direttive per lo sviluppo economico della Sardegna, che siano condivise.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Questa finanziaria, che a mio giudizio è opera dell'assessore Pigliaru, è stata scritta - e lo si deduce nettamente sin dal titolo dell'articolo 1 - da una persona che ha molta fede. E' scritta secondo un dettato, a mio giudizio, evangelico, perché l'assessore Pigliaru ha indicato, al comma 1 dell'articolo 1, quello che sarebbe dovuto essere l'ultimo comma della finanziaria. Cioè gli ultimi sono diventati davvero i primi, e questo perché l'assessore Pigliaru, evidentemente non già nello spirito, ma solo nel dettato evangelico, ha voluto porre un comma un po' subdolo, che blinda l'intera finanziaria, che impedisce al Consiglio di discutere di quella programmazione a cui fa riferimento il titolo stesso dell'articolo 1.

Io credo che questo aspetto non debba sfuggire, perché non possiamo assolutamente accettare che nel comma 1 dell'articolo 1 sia indicato l'indebitamento totale che la finanziaria poi dovrà assumere, in quanto una volta approvato il comma 1 dell'articolo 1 potremmo tranquillamente chiudere il discorso sulla finanziaria e andare tutti a casa, perché gli spazi sarebbero davvero chiusi. Una sorta di fossato, un fossato di tipo antico, come quello che separa il castello dal resto del territorio, dalla Sardegna, dai cittadini che vogliono e chiedono invece di poter partecipare, secondo la filosofia della finanziaria, alla programmazione delle azioni di sviluppo della Sardegna.

Povero fra' Luca Pacioli, che seicento anni fa inventò la partita doppia e che già allora dava le indicazioni per costruire bene un bilancio! Lui diceva: "Il dare non può disgiungersi dall'avere, il dare ragiona con l'avere, l'avere ragiona col dare". Quindi una combinazione, naturalmente, tra le partite attive e passive, entro le quali interagivano le azioni che il bilancio stesso, in questo caso la finanziaria, avrebbe dovuto prevedere. Ecco, i nove emendamenti della minoranza, a mio giudizio, hanno una filosofia unica: lanciare un grido di dolore e chiedere di poter partecipare attivamente alla costruzione dello strumento più importante della programmazione e dello sviluppo di questa regione. Se vogliamo banalizzare - visto che in questi giorni se ne parla tanto, e sempre in prima pagina, ne L'Unione Sarda - è un po' una sorta di "zeddamania", la mania del signor Salvatore Zedda di Ortacesus, che, poverino, chiedeva, in maniera addolorata, che gli fosse assegnata una "passaword" per poter accedere alla "supermail", come diceva lui, per poter utilizzare cioè uno strumento di programmazione. Noi diciamo che i nostri emendamenti hanno un significato simile: vogliamo intervenire, vogliamo partecipare. Non ci dica l'onorevole Uras che l'articolo 19 è figlio di tutti. Mi pare di ricordare un altro frate, fra' Luca Cubeddu, che scrisse: "Fillu de tanti babbus". L'articolo 19 è invece una risposta ai bisogni dei territori, alle esigenze di tanti comuni e dei tanti disoccupati sardi. Alla conquista dell'articolo 19 hanno contribuito davvero tutti in questa Assemblea. Addirittura i consiglieri che allora erano sindaci del centrodestra rischiarono l'espulsione da quest'aula quando assunsero iniziative forti proprio per suscitare una certa emozione nel Consiglio e arrivare - lo ricorderà bene l'onorevole Cappai - all'approvazione dell'articolo 19 nell'interesse di tutta la Sardegna.

Come possiamo oggi non condividere lo spirito di alcuni di questi emendamenti proposti all'articolo 1 della finanziaria, quelli che restituiscono i diritti al titolo della finanziaria? Noi crediamo davvero che si debba necessariamente capovolgere quella che è la filosofia di questo strumento contabile e programmatico e insieme individuare i bisogni. Ha detto bene prima l'onorevole Floris: non possiamo ragionare in maniera deduttiva da quello che è l'indebitamento che vogliamo costruire, perché se questo è il ragionamento non c'è assolutamente spazio per costruire niente di positivo. Ma come faremmo, altrimenti, a far capire poi che ci sono esigenze che ci hanno manifestato gli artigiani, i piccoli commercianti, le scuole materne private, i territori, i servizi socioassistenziali dei comuni, per le quali davvero le risorse messe in campo in questa finanziaria non sono assolutamente sufficienti?

Noi dobbiamo invece focalizzare questi bisogni, in funzione dei quali dobbiamo fare dei ragionamenti deduttivi e stabilire quale dovrà essere il conseguente indebitamento. Non possiamo scrivere già nel comma 1 dell'articolo 1 che 568 milioni di euro sono il debito che dovrà essere contratto attraverso mutui o emissione di obbligazioni e poi scrivere, in un comma successivo, addirittura che al riscontro di maggiori entrate farà seguito una contrazione di minori debiti, quindi escludendo in maniera preventiva la partecipazione ai bisogni che nell'eventualità noi qui sappiamo già di dimenticare, perché non abbiamo dato loro alcuna risposta e quindi non li abbiamo inseriti in questa programmazione. Non più il 10 per cento quindi, ma il rapporto tra spese ed entrate potrebbe vedere una differenza percentuale inferiore al 10 per cento, quindi si avrebbe un indebitamento sicuramente diverso da quello programmato in questa finanziaria.

In conclusione voglio sottolineare, come noi avevamo fatto anche durante la discussione del decreto salvacoste, poi diventato legge salvacoste, le necessità dei settantanove comuni costieri che rischiano la bancarotta per il venir meno di entrate che invece erano già preventivate nei loro bilanci. Ma come faranno questi comuni a chiudere in pareggio il bilancio senza avere più certezza dell'ammontare dell'ICI, che per loro era, al contrario, un'entrata certa? E' evidente che noi non possiamo non dare risposte a questi settantanove comuni, perché improvvisamente il rischio è davvero che il deficit non possa essere nemmeno coperto e che le responsabilità vengano spostate non già sul Consiglio regionale, ma sui poveri amministratori locali che sono chiamati a fare scelte conseguenti a quelle che si fanno qui.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Insieme per la Sardegna). Ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi, ma soprattutto l'intervento di un sindaco, visto che si fa tanto riferimento, in questi emendamenti, alle amministrazioni locali e al decentramento di poteri che la Regione vorrebbe con questi emendamenti attuare in favore delle istituzioni locali.

C'è un elemento che mi lascia sinceramente perplesso: dopo un mese e mezzo di discussione in Commissione sulla finanziaria, dopo le discussioni avvenute all'interno delle forze politiche e in numerosi confronti anche con gli amministratori locali, che hanno fatto emergere i problemi che questa manovra pone, si tenta ancora di dimostrare che, come ha detto l'onorevole Diana, l'elemento caratterizzante di questa manovra siano i tagli. Mi dispiace che l'onorevole Diana non sia in aula, perché vorrei ricordargli che l'elemento caratterizzante di questa manovra non sono i tagli, che ne sono invece l'effetto, e che la causa di questi tagli è la situazione finanziaria che questa Giunta, questa maggioranza e questo Consiglio hanno trovato. Se si tende a nascondere questo elemento, tutti gli altri dati di discussione vengono salvati.

Badate, io non voglio impegnarmi in una discussione su chi e su dove debbano essere riversate le responsabilità; non mi interessa e non interessa ai sardi, presumo. Quello che interessa è capire ciò che ci viene richiesto dalla opposizione. Ricordo la conclusione dell'intervento dell'onorevole La Spisa nella discussione generale: "Qual è il progetto che proponete nella finanziaria?" Bene, il progetto che noi proponiamo prevede prima di tutto l'eliminazione dei principali impedimenti alla definizione di una manovra indirizzata veramente verso lo sviluppo economico e la crescita della occupazione. Come per l'edilizia, è più facile progettare su un terreno libero da vincoli, dove i progettisti possono sviluppare al massimo le loro capacità, la loro fantasia, il loro spirito innovativo, ben più difficile è ristrutturare edifici la cui solidità deve essere verificata e su cui è necessario intervenire per rimuovere gli ostacoli alla modernizzazione. In termini finanziari, vi è la necessità di dare gambe a un'ipotesi di sviluppo per la quale occorre innanzitutto eliminare l'indebitamento eccessivo della Regione. Al collega Pisano - mi rivolgo a lui perché come sindaco si lamentava del fatto che sia indicato il totale dell'indebitamento già nell'articolo 1 - vorrei ricordare gli emendamenti che la minoranza ha presentato al titolo, dopo che in Commissione per due mesi si è discusso in modo approfondito e serio su tutta la manovra! E vorrei anche chiedergli, visto che richiamiamo sempre e giustamente le potestà, le capacità programmatorie, le responsabilità di gestione dei territori comunali da parte dei sindaci: come sindaco le sarebbe stato possibile - e non è scritta in nessuna norma evangelica questa questione, ma è scritta nelle leggi che regolano la finanza comunale - prevedere uno sbilancio del 10 per cento, così come è stato previsto nella finanziaria regionale e così come ci è stato proposto dalla Giunta, e prevedere un livello di indebitamento inferiore alla metà di quello degli anni precedenti? Il collega Pisano, come sindaco, non l'avrebbe potuto fare, perché i sindaci, le amministrazioni comunali e le amministrazioni provinciali hanno l'obbligo del pareggio di bilancio e anche un livello di indebitamento per mutui che è rigorosamente legato alle entrate.

Il collega Pisano parlava della partita doppia e io sono convinto, perché sono stato amministratore comunale per tanti anni, che bisogna assolutamente partire dalle entrate. Non si può fare il discorso che in Commissione, con mia notevole sorpresa, ho colto nei ragionamenti dei colleghi più esperti, i quali hanno rivelato che era consuetudine, in Commissione bilancio, nei precedenti esercizi, accantonare l'articolo 1 per riprenderlo alla fine della discussione, di modo che, non fissando esattamente la partita delle entrate, si arrivava, senza questa cornice seria e per molti aspetti virtuosa nella gestione delle finanze regionali, e non solo regionali, a un livello di indebitamento eccessivo e non in linea con l'ammontare delle entrate e della spesa.

Badate, per tornare all'intervento dell'onorevole Diana, i tagli sono per un politico come l'autogol per un goleador! Noi stiamo cercando di far capire all'opinione pubblica sarda che se questa coalizione ha operato dei tagli, ma con il maggior buonsenso possibile, l'ha fatto obtorto collo. Non piace a nessuno impostare una manovra di bilancio, soprattutto la prima, basandosi sui tagli dei finanziamenti. Non piace a nessuno! Allora l'obiettivo di fondo è stabilire come risolvere il problema complessivo delle finanze della Regione. Il punto è questo, badate, e quando si sottovalutano, quasi con una furia iconoclasta, i risultati e gli atti della precedente Giunta di centrosinistra, io penso che anche sul piano per il lavoro si sia commesso un errore, cioè non aver accettato la legge 37, e l'articolo 19 in particolare, che io mi sento di difendere. Come sindaco, debbo dire che io sono uno dei figli più piccoli di questa legge, quantomeno uno dei suoi sostenitori. Ho sostenuto i padri di questa legge e ho ricevuto nel mio comune le delegazioni dei giovani che partecipavano alle marce per il lavoro, che partivano da varie aree della Sardegna. Li abbiamo ricevuti, li abbiamo sentiti. Abbiamo partecipato come amministratori alla grande consultazione e concertazione che ha portato poi al varo della legge 37, di cui difendo ancora i principi, gli obiettivi, che non sono assolutamente stati eliminati. Però vorrei porre un'altra domanda ai colleghi del centrodestra: in questa situazione di indebitamento profondo ha senso continuare ad accantonare risorse sull'articolo 19 della 37, stante il livello di circa 500 milioni di euro che sono attualmente a residuo su questa partita? Ha senso sottrarre risorse da altri capitoli di bilancio, perché dovremo per forza ripulire altri capitoli di bilancio per trovare altri 30, 60, 142 milioni di euro per rifinanziare questo articolo, o non ha più senso accelerare tutte le procedure perché quei 500 milioni di euro già stanziati nelle annualità dal 1999 al 2004 vengano prontamente spesi e possano creare occupazione e non accantonamenti? Senza questa accelerazione quei fondi potranno essere spesi solamente tra due o tre anni. Questo è il punto che ha generato una discussione seria all'interno della coalizione sul piano per il lavoro, che, lo rivendico, è una conquista che viene difesa da tutta la coalizione, non solo dagli amici o dai compagni di Rifondazione Comunista. E' un valore che noi vogliamo difendere anche per il modo in cui la legge 37 è stata approvata.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Salis. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, quella rivoluzione antropocentrica paventata dal governatore Soru è fallita. Quella rivoluzione che metteva l'uomo al centro della politica regionale, della politica di rinnovamento e di rilancio delle politiche economiche e sociali non si intravede in questa finanziaria, o meglio si intravede la presenza di un uomo solo: il Presidente!

Non si può condividere, Presidente, questa finanziaria perché solo le parti più deboli della società sono chiamate a pagare il prezzo più alto, il prezzo di una razionalizzazione scellerata, che non tiene conto delle reali esigenze della Sardegna, il prezzo dei tagli che sono stati fatti senza alcun criterio, senza badare alle parti veramente interessate, senza neanche riflettere sul programma che avete proposto ai vostri elettori nel giugno scorso.

E' stato bello e anche emozionante vedere, un paio di giorni fa, sotto il palazzo regionale, il sindaco di Laconi, il collega Pisu, danzare insieme al Gruppo folk di Laconi e protestare contro la sua maggioranza per i vari tagli fatti anche in settori importanti e strategici, soprattutto per quanto concerne le zone interne della Sardegna. E' stato bello vederlo danzare, così come mi auguro di vederlo danzare, saltare e aiutare l'opposizione in questa battaglia per il reperimento di fondi per tutti quei settori che sono stati colpiti dalla vostra mannaia.

Siamo fortemente preoccupati, signor Presidente, e anche un po' sconcertati, devo dire, dall'emendamento numero 321, da voi presentato. E' un emendamento che ci preoccupa per due motivi: primo, perché forse pensate di avere a che fare con gente che non legge, che non studia, che non conosce i problemi, che non conosce, in questo caso, la materia. Chi più chi meno, proveniamo tutti da esperienze amministrative a vari livelli, quindi quello che ci proponete sa di indecente!

Lo stato economico della Regione Sardegna, come ho avuto modo di affermare da questo scranno durante l'intervento che ha preceduto la votazione del passaggio all'esame degli articoli, ci preoccupa, ma non è certamente imputabile a questa opposizione, o meglio, a questa parte politica che governava sino al giugno del 2004. Abbiamo detto, e l'ho sentito anche stamattina, che il problema finanziario di questa Regione ha una storia, ha dei nomi e dei cognomi e, per chi come me siede per la prima volta in questi banchi, e non ha avuto quindi responsabilità, credo che sia opportuno misurarsi sulle cose da fare, sulle priorità da indicare e soprattutto dare un contributo fattivo alle esigenze e aspettative di tanta gente che guarda a questo Consiglio con grande attenzione e speranza.

Dico con altrettanta franchezza che non intravedo, non riesco a percepire il senso di questa finanziaria, quel senso che il Presidente, durante le sue dichiarazioni programmatiche ed anche nella replica, nel mese di luglio, ha evidenziato: il senso della sua politica. Egli ha cercato di farci capire che vi era un senso, a parole. Con i fatti questo senso noi non lo percepiamo, non lo intravediamo. E' per questo che siamo fortemente preoccupati.

Continuo anche ad affermare, come ha fatto il collega Pisano, che mi ha preceduto, che noi siamo opposizione dentro quest'Aula, ma non siamo opposizione nella società. Tutte le proposte contenute nei nostri emendamenti, comprese quelle contenute nell'articolo 1 da noi riformulato, che riguarda "Disposizioni economico finanziarie per la crescita e lo sviluppo economico sociale compatibile della Sardegna", noi le abbiamo fatte nostre in mezzo alla gente, ascoltando la gente, le preoccupazioni dei più giovani e dei meno giovani, di chi un lavoro non ce l'ha e di chi rischia di perderlo anche per colpa di questa finanziaria. Una finanziaria calata in maniera forte dall'alto; una finanziaria, consentitemi di dirlo, cari colleghi della maggioranza, che non riusciremo a intaccare neanche un po', né con i nostri emendamenti né con i vostri, qualora vi venga data la possibilità di discuterli.

Quindi la grande sfida che noi lanciamo ai colleghi della maggioranza, quelli ancora liberi di pensare e di incidere sulla politica regionale, è quella di confrontarci sulle proposte serie che da questi banchi noi avanzeremo in questi giorni e di decidere insieme un percorso che ci porti a dare soprattutto un segnale di distensione a una società che sta per esplodere, che mugugna, che si lamenta, che a giugno vi ha dato la fiducia, ma che ben presto ve la toglierà!

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Vargiu.

La seduta è tolta alle ore 13 e 36.