Seduta n.263 del 16/07/2002
CCLXIII SEDUTA
Martedì 16 luglio 2002
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente Salvatore SANNA
La seduta è aperta alle ore 17 e 15.
Ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 3 luglio 2002.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul processo verbale il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sarebbe potuto accadere questa sera esattamente quello che è successo l'altra sera, cioè che dopo la lettura del processo verbale un consigliere regionale abbia alzato la mano per intervenire, ma né il Presidente né le altre persone che stanno al banco della Presidenza se ne sono accorte, quindi il processo verbale è stato approvato.
L'articolo 56 del Regolamento prevede che sul processo verbale si possa intervenire, quindi io preliminarmente domando che l'Ufficio di Presidenza del Consiglio definisca una procedura sicura attraverso cui sia dato di individuare tutti i consiglieri regionali che alzando la mano chiedono la parola, perché non abbiamo altro strumento per poterla chiedere.
In molte aule consiliari, anche comunali, esiste un pulsante semplice semplice, premendo il quale si prenota l'intervento. Fra tanta tecnologia e organizzazione (e anche disorganizzazione) e fra tanto uso di risorse pubbliche per garantire i lavori del Consiglio non c'è tuttavia - e io, noi e altri lo stiamo dicendo detto da tempo - un sistema semplice attraverso il quale si possa avanzare in modo inequivocabile, non arbitrariamente desumibile e interpretabile, la richiesta di iscrizione a parlare. E' accaduto adesso. Essendo noi in questa postazione, può accadere che ci veda qualcuno tra il pubblico che è alle nostre spalle, ma chi è davanti a noi non ci veda. Che fare?
Tuttavia prendo atto che, comunque, ai sensi dell'articolo 56 del Regolamento, proprio sul processo verbale mi è stata doverosamente concessa la parola.
L'articolo 56 del Regolamento prevede che in esito alla lettura il processo verbale si dà per approvato se non vi sono osservazioni, e che sul processo verbale si possa e si debba dare la parola qualora si intenda proporre rettifiche o chiarire il proprio pensiero precedentemente espresso, oppure per fatto personale.
Io non chiedo di chiarire nulla del processo verbale, perché non contiene nulla di quello che è accaduto nella scorsa seduta, e posso solo rilevare che è strano che non contenga nulla. Non ho da chiarire né da precisare, per quanto mi riguarda, il pensiero precedentemente espresso, perché lo confermo per intero, né le parole che ho pronunciato in sedute precedenti.
Chiedo, invece, per l'ultima ipotesi e fattispecie descritta dall'articolo 56 del Regolamento, di avere la parola per fatto personale. E siccome non vorrei ritardare neppure di un attimo i lavori del Consiglio nel merito dell'esame del DPEF e del voto conseguente, chiedo che la parola per fatto personale mi sia data in conclusione di seduta.
A norma di Regolamento, debbo annunciare al Consiglio in che cosa consiste il fatto personale. Lo annuncio nei seguenti termini, leggendo una riga del verbale ufficiale della seduta precedente, nel quale è contenuta la seguente espressione pronunciata dal Presidente del Consiglio e a me rivolta: "Lei minaccia spesso e anche a mano armata qualche volta." - meno male che non è sempre! - "Non mi faccia dire".
Io, così come moltissimi altri colleghi che ho avuto modo di interpellare, non ho sentito pronunciare questa frase nel corso dell'ultima riunione del Consiglio, perché doverosamente devo dire che se io o altri componenti del mio Gruppo o - credo - anche di qualsiasi altro Gruppo consiliare l'avessimo percepita chiaramente non ho dubbi che più di uno avrebbe chiesto chiarimenti immediatamente. Io non l'ho percepita, ho avuto modo di leggerla sugli organi di informazione il giorno dopo, ma so che se l'avessi sentita la procedura concordata (perché si è trattato di procedura concordata) per superare quell'episodio, come dire, di polemica nel corso dell'ultima seduta certamente non avrebbe avuto quello svolgimento e quel corso.
Sulla espressione "Lei minaccia spesso e anche a mano armata. Non mi faccia dire" delle due l'una: o si riconosce che non è vero e lo si chiarisce immediatamente, perché può capitare ad ognuno di sbagliare (anche se non dovrebbe succedere perché le parole hanno un senso e un significato, una portata e una conseguenza, e chi sbaglia può riconoscere il suo errore, chiedere scusa e le scuse possono essere accettate o no), oppure non è così, ho sbagliato io. Esiste in questo parlamento dei sardi un consigliere regionale capace di commettere un delitto, perché la minaccia a mano armata è un reato che si configura come un delitto? Io chiedo di risponderne, innanzitutto in questa sede, che è la sede della responsabilità pubblica per ognuno di noi, non dico a partire da me o da un altro, ma alla pari per ognuno, e chiedo di risponderne di fronte all'autorità giudiziaria che in materia di reati deve giudicare e punire, se il fatto è vero.
Questo non è un giudizio, questo è un fatto. Per altro, se esistesse un consigliere regionale o fossi io capace in qualsiasi momento, anche il più irato, di una minaccia a mano armata, l'errore sarebbe tale per cui io non potrei stare in questa sede, e dichiaro che non starei in questa sede. Se il fatto non è vero, chi lo asserisce deve accettare identica e analoga condizione.
Questo è stato percepito dagli organi di informazione, è stato riportato di fronte all'opinione pubblica, di fronte ai sardi, ed è scritto negli atti ufficiali del Consiglio, salva e impregiudicata ogni e qualsiasi ulteriore tutela sul piano legale riconosciuta dalle leggi della Repubblica italiana e dai codici penali e civili. Per intanto io ho il dovere di ricorrere all'articolo 80 del Regolamento - ripeto, salva e impregiudicata ogni ulteriore azione di accertamento penale e di responsabilità conseguente - in base al quale: "Un consigliere che sia accusato di fatti che ledano la sua onorabilità" - ed essere accusati di minaccia a mano armata non può che ledere l'onorabilità, se l'accusa non è fondata immagino - "egli può chiedere al Presidente del Consiglio" - in questo caso non saprei a chi chiederlo, lo chiedo al Consiglio, poi veda il Consiglio - "di nominare una commissione che giudichi la fondatezza dell'accusa". C'è un fatto, il fatto è addotto e c'è un'accusa. Alla commissione è assegnato un termine per riferire al Consiglio e quant'altro. Chiedo formalmente che sia nominata la commissione a tutela della onorabilità, nei termini regolamentari, ai sensi dell'articolo 80.
Ripeto, conclusivamente, che non sono mai stato, non sono e spero di non essere mai affetto da buonismo, cioè da quel moto dell'animo che tende a confondere il bene della propria condotta e dei propri convincimenti con il lassismo, tuttavia, non per buonismo ma per responsabilità, ho aspettato in questi giorni inutilmente, ma aspetto ancora un attimo per questa seduta del Consiglio che intervenga un chiarimento preliminare, chiarificatore, decisorio nel merito e appagante rispetto al fatto che è stato dedotto e che figura negli atti ufficiali del Consiglio regionale della Sardegna.
PRESIDENTE. Prima di passare al primo punto dell'ordine del giorno c'è stato questo lungo intervento dell'onorevole Cogodi, che io non ho interrotto perché volevo che dicesse tutto ciò che aveva da dire. L'onorevole Cogodi ha chiesto - ed è nel suo diritto - una commissione di indagine perché sia valutato e appurato ciò che è accaduto.
Credo che il Presidente del Consiglio regionale, che è pur esso un consigliere regionale, possa chiedere che un'altra commissione valuti se egli sia stato vittima di ingiurie ingiuste, a mio avviso molto scorrette, non sul piano personale - questa è un'altra questione che sarà valutata, se l'onorevole Cogodi lo riterrà, in altra sede -, ma sul piano istituzionale, per quello che il Presidente del Consiglio regionale rappresenta.
Quindi decida in merito il Consiglio, vuol dire che sarà questo l'argomento all'ordine del giorno di questa seduta. Può parlare un consigliere per Gruppo e se il Consiglio deciderà in tal senso saranno istituite due commissioni di inchiesta o di indagine.
COGODI (R.C.). Io ho chiesto di parlarne a fine seduta, non ho chiesto di interrompere la discussione sul DPEF.
SANNA NIVOLI (A.N.). Presidente, il fatto personale si discute a fine seduta.
PRESIDENTE. E' stata fatta una richiesta ai sensi dell'articolo 80 del Regolamento. Non si tratta di fatto personale, ma di tutela dell'onorabilità dell'onorevole Cogodi e anche del Presidente del Consiglio. E' stata chiesta la nomina di una commissione, io sono assolutamente d'accordo, dirò in quella sede, le cose che ho da dire.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, spiace constatare che stiamo parlando di fatti che avrebbero potuto essere chiariti e definitivamente risolti nel momento nel quale si sono verificati.
Per quanto ci riguarda, innanzitutto comprendiamo che la funzione che lei svolge non le consente di esternare e rappresentare liberamente, dal suo punto di vista, i motivi di doglianza che ella ha sintetizzato nel suo breve intervento. In secondo luogo, per quanto la richiesta di istituzione di una o più commissioni possa trovare ingresso, perché lo prevede il Regolamento, chiediamo che su questo aspetto, sia consentita una breve interlocuzione tra i Gruppi della maggioranza per decidere una posizione uniforme, anche alla stregua delle cose che abbiamo sentito dall'onorevole Cogodi e dallo stesso Presidente.
PRESIDENTE. Un Capogruppo, a nome della maggioranza, ha chiesto di poter usufruire di un breve lasso di tempo per poter valutare la situazione. Se non vi sono contrarietà accedo alla richiesta, dopodiché sospenderò i lavori, se siamo d'accordo.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ho sentito l'intervento e la richiesta dell'onorevole Cogodi, così come il suo breve intervento e quanto da lei richiesto.
Non ho esperienza in merito, ma i colleghi più anziani mi dicono che forse è la prima volta che avviene in Aula una discussione di questo genere. Credo che sia opportuno e necessario, comunque, procedere con la discussione degli argomenti all'ordine del giorno. Pur comprendendo le legittime richieste dell'onorevole Cogodi e le altrettanto legittime sue richieste, ritengo che in quest'Aula si sia andati forse un po' troppo spesso oltre le righe da ambo le parti. Non è riferito nel caso specifico a lei, signor Presidente, o specificatamente all'onorevole Cogodi, ma in alcuni momenti questo è stato un aspetto che ha caratterizzato negativamente quest'Aula.
Tra colleghi, sicuramente con un elevato grado di buonsenso, ci possono essere altri tipi di interlocuzione che consentono un chiarimento, ma soprattutto fatti di questo genere devono insegnare a tutti noi - a me per primo - a controllare un po' le nostre parole, i nostri interventi, perché rappresentiamo pur sempre un'istituzione e dovremmo essere d'esempio per chi sta fuori di qui, per noi stessi, per i giovani e i meno giovani.
Per cui, non credo che una cosa di questo genere - pur accedendo, se necessario, alla richiesta del collega Pittalis - debba essere esaminata come maggioranza o come opposizione. Credo che nonostante il Regolamento, nonostante la legittimità delle richieste, nonostante tutto, sia molto più opportuno far prevalere il buon senso. Io stesso talvolta ho usato nei confronti dei colleghi, pensando con il senno di poi, parole che magari non avrei voluto in quel momento usare. Credo che tutti noi dovremmo fare tesoro di questo e procedere con i lavori, che interessano sicuramente di più i sardi che aspettano i nostri provvedimenti, pur non togliendo nulla all'importanza del caso in esame e al rispetto dei colleghi, dell'onorevole Presidente e del collega Cogodi. Pregherei quindi di andare avanti con i lavori e di interloquire privatamente, affinché l'Aula possa serenamente procedere e superare questo momento un po' difficile nei rapporti interpersonali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Presidente, sostanzialmente confermo quanto ha detto l'onorevole Capelli, che mi ha preceduto. Dico sostanzialmente poiché la questione non è di facile risoluzione, soprattutto per quanto riguarda la richiesta che ha fatto lei, in quanto non si deve pronunciare il Consiglio, bensì il suo Presidente. Quindi se è un precedente già di per sé ostico deliberare sulla nomina di una commissione ai sensi dell'articolo 80 del Regolamento, è altrettanto ostico il fatto che sia lo stesso Presidente a chiedere la nomina di una commissione a tutela di se stesso.
Per valutare l'opportunità delle richieste dell'onorevole Cogodi e del Presidente del Consiglio, nonché della richiesta di sospensione dell'onorevole Pittalis, occorre conoscere esattamente i fatti; potrebbe per esempio trattarsi di fatto personale, da discutersi quindi alla fine della seduta. Affinché il Consiglio possa fondatamente valutare se si siano verificati oppure no fatti lesivi della onorabilità di suoi componenti, e quindi pronunciarsi sulla richiesta di nomina di una commissione, è opportuno che questa questione sia affrontata alla fine della seduta odierna o all'inizio della prossima, dopo aver preso visione degli atti consiliari, perché i fatti di cui si parla sono stati solo enunciati e noi effettivamente non li conosciamo.
Pertanto, a prescindere dal fatto che si debba procedere all'esame del DPEF, ci sono ragioni di opportunità, discrezionalità e quant'altro, che ho enunciato prima, che impongono di discutere la questione che è stata sollevata alla fine della seduta. Nel frattempo, ripeto, si procede con i lavori per il fatto che - con il dovuto rispetto delle parti che hanno avanzato le richieste - è più importante discutere del DPEF che di fatti personali, che per Regolamento devono essere sempre trattati in coda alla seduta, senza interrompere i lavori con una turbativa che sarebbe inopportuno prendere in considerazione in questo momento.
PRESIDENTE. Qui non è stato chiesto di intervenire per fatto personale, è stata chiesta l'applicazione dell'articolo 80 del Regolamento, che è altro. Tuttavia io non ho nessun problema, sono pronto a discutere alla fine della seduta, o quando il Consiglio riterrà, questo argomento, che non credo sia così urgente. Per altro voglio ribadire che non esiste un fatto personale tra me e l'onorevole Cogodi, almeno per quanto mi riguarda.
Onorevole Pittalis, mi pare che gli intervenuti abbiano dichiarato che è preferibile trattare questo argomento alla fine della seduta. Se anche lei è d'accordo, procediamo con i lavori.
Poiché non vi sono opposizioni il processo verbale si intende approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Edoardo Usai ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 16 luglio 2002, per motivi personali, e che il consigliere regionale Luigi Biggio ha chiesto di poter usufruire di tre giorni di congedo a far data dal 16 luglio, per motivi di salute. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Elezione di un consigliere Segretario
Votazione a scrutinio segreto per schede
PRESIDENTE. Comunico che il Gruppo U.D.C. (Unione Democratici Cristiani e Democratici di Centro), non rappresentato nell'Ufficio di Presidenza, ha chiesto, ai sensi del secondo comma dell'articolo 4 Regolamento interno, che si proceda all'elezione di un Segretario.
L'Ufficio di Presidenza, secondo il dettato del terzo comma del suddetto articolo 4, ha deliberato di accogliere tale richiesta in quanto legittima e regolarmente espressa. Il Consiglio può pertanto procedere alla relativa votazione.
Indico pertanto la votazione ricordando che ciascun consigliere può scrivere sulla scheda un solo nominativo. Risulterà eletto il consigliere che, essendo iscritto al Gruppo U.D.C., ottiene il maggior numero di voti. A parità di voti risulterà eletto il più anziano di età. Prego il consigliere Segretario di procedere alla chiama.
(BIANCU, Segretario, procede alla chiama.)
(Seguono la votazione e lo spoglio delle schede)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.
Presenti 72
Votanti 71
Astenuti 1
Schede bianche 21
Hanno ottenuto voti: Antonio Cappai, 49; Alberto Randazzo, 1.
Viene proclamato eletto il consigliere Antonio Cappai.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle partizioni del documento numero 39/A. Colleghi, ricordo che erano state approvate, mi pare con alcune modifiche, le partizioni prima e seconda. Si dia lettura del titolo della terza partizione.
LICANDRO, Segretario:
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione la terza partizione. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Si dia lettura del titolo della quarta partizione.
LICANDRO, Segretario:
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, il DPEF che stiamo analizzando sembra, o è sembrato, più l'esercizio stanco di un rituale che ha per oggetto una resa dei conti dentro la maggioranza che un documento che, al di là delle puntualità temporali, rappresenta fedelmente, quasi fotograficamente il profilo politico che vi contraddistingue e che è ormai consapevolezza diffusa in larga parte della comunità regionale.
Non ci sembra un'opinione segnata o direttamente conseguente alla nostra funzione di opposizione, quanto un giudizio ricorrente, consolidato fra le parti sociali, così come in vasti settori della vostra stessa compagine di maggioranza. Anche questa volta abbiamo tuttavia fatto uno sforzo molto serio per andare alla ricerca di idee nuove, di valori e di punti di riferimento che indicassero in qualche modo una diversa impostazione programmatica rispetto al fallimento di questi anni passati e al cliché che accompagna fin dall'origine di questa legislatura una politica di sola propaganda e di effetti annuncio.
Avremmo voluto verificare la presenza di quei nuovi principi del buon governo richiamati dal recente Libro Bianco sulla buona governance, che la Comunità Europea ha voluto elaborare a beneficio di tutti i livelli di governo, compresi quelli regionali, nella prospettiva di una più completa integrazione delle politiche di sviluppo nell'ambito comunitario. Ci attendevamo così di ritrovare nel documento i principi di apertura, di partecipazione, di responsabilità, di efficacia e coerenza, indicati dalla Comunità come riferimenti indispensabili di una nuova epoca dello sviluppo europeo. Dobbiamo invece registrare soltanto un lungo rosario di critiche e censure, comprese quelle del sindacato, ignorato e umiliato attraverso una strategia mirata a combattere il conflitto sociale eliminando la democrazia delle idee e del dissenso, per affermare la supremazia e l'arroganza di un gruppo dirigente che intende imporsi e spesso sopravvivere persino oltre la elementare decenza.
Oramai, dopo gli accadimenti dei giorni scorsi, non è più mistero che la liquidazione e la marginalizzazione del sindacato siano uno degli obiettivi a breve termine di un capitalismo che registra la più acuta crisi dei profitti e la più umiliante ed evidente crisi dell'etica dei comportamenti. Lo sviluppo, come lo intendete voi, mira ad abbattere i vecchi valori del lavoro e i diritti elementari dei cittadini, rendendoli sempre più provvisori ed incerti per meglio asservirli ai processi di accumulazione di massimo profitto, e dunque ciò comporta la sconfitta del sindacato, o meglio il suo smantellamento.
In queste condizioni mi è sembrato assolutamente incoerente e perfino sospetto il tentativo di interpretare l'opposizione parlamentare intorno a un DPEF di questo genere sulla linea della trattativa o, peggio ancora, intorno alla proposta di emendamenti aggiuntivi o integrativi, che di fatto tendono ad approvarne i contenuti e che ne sottintendono una sostanziale credibilità.
Sembra applicarsi, dunque, anche da noi, ce lo ha confermato anche l'intervento del collega Pittalis, la famosa regola capitalistica introdotta dagli economisti inglesi negli anni della prima rivoluzione industriale, in base alla quale i sindacati vanno prima diffamati e poi definitivamente emarginati. Eppure, al di là dell'attacco di questi anni contro le politiche del centrosinistra, in Italia come in Sardegna, voi stessi vi avvalete ancora, seppur confusamente, degli strumenti e delle iniziative legislative provenienti da quella esperienza. Sapete altrettanto bene che i dati positivi contenuti anche nell'ultimo rapporto Crenos sull'economia sarda sono il risultato di anni di concertazione con le parti sociali e di costruzione di itinerari dello sviluppo regionale possibile. Doveva essere l'inizio di un nuovo modello di sviluppo che registrando il fallimento di decenni di centralismo regionale nelle politiche di programmazione acquisiva la consapevolezza che l'integrazione dei principali fattori e protagonisti dello sviluppo poteva realizzare una migliore e più efficace penetrazione degli stimoli e delle opportunità della programmazione nel complesso sociale e territoriale sardo.
La critica che abbiamo sentito sui risultati di uno sviluppo tutto sommato omologato a scelte e a modelli esterni, che non si sono mai integrati nel contesto socioculturale della Sardegna, altro non è, in fondo, che la dichiarazione di inadeguatezza e inefficacia di quel centralismo regionale che voi, sotto nuove forme, cercate di riaffermare. Non serve perciò criticare, e lo dico anche verso alcuni settori dell'opposizione, se poi si condivide nei fatti il ripristino e l'affermazione di quei metodi e di quei modelli della programmazione economica.
Dal 1999 questa maggioranza si è asserragliata a difesa di un dogma di inamovibilità e di infallibilità, quasi a sostenere che una volta conquistato il potere, questo per nessuna ragione debba essere posto in discussione, neppure per quella dignità e quella elementare sensibilità democratica che invocate spesso per ricordarci del consenso che avete ricevuto e che noi, senza fretta, speriamo duri ancora per poco. La realtà è assai diversa, anche rispetto alle riflessioni fatte da qualche collega. L'integrazione fra cultura, identità e sviluppo non si ottiene sicuramente attraverso scelte di impostazione di modelli istituzionali smaccatamente eterodiretti ed eterodipendenti, quali quelli ai quali vi riferite. Una Regione ridotta alla paralisi della propria autonomia finanziaria, che nel confezionare il DPEF si affida a pochissime idee, oltre a quelle commissionate al professor Savona, e alle opportunità che derivano dai fondi dei progetti obiettivo, da quelli del por e dalla sola benevolenza del Governo nazionale, non ha il diritto e tanto meno la credibilità per invocare più autonomia, né per decantare mirabolanti prospettive nazionalitario; né, peraltro, può rappresentare per nessuno il ricettacolo di pulsioni alla distinzione, al protagonismo, che indirettamente sostengono e avallano un documento inemendabile.
Abbiamo necessità di verificare, al contrario, se le ragioni di questa nuova tensione nazionalitaria rispondano alla effimera riproposizione di una variante della cosiddetta costante resistenziale dei sardi anche in politica, oppure se la desertificazione e il degrado culturale e politico imposto in questi anni induca qualcuno ad agitare suggestioni istituzionali o paradisi autonomistici assai più per sostenere e rilanciare gruppi dirigenti o singoli protagonisti della politica, magari in odore di decadenza, piuttosto che realizzare nel concreto quelle scelte e quei comportamenti che siano in grado di attivare un tavolo istituzionale delle riforme, le quali da sole e attraverso una propria caratterizzazione possono assicurare al futuro della Sardegna nuova competitività e orizzonti di specialità e autonomia reale.
Noi siamo tutt'altro che insensibili a quest'ultima prospettiva, così come guardiamo con rispetto, lavorando ogni giorno con impegno e serietà, al bisogno più generale di una classe politica più fedele e sensibile ai processi identitari nelle logiche dello sviluppo regionale. Discutere di sviluppo possibile per la Sardegna significa, tra l'altro, guardare all'insieme delle risorse in senso più ampio; abbiamo molte volte sostenuto, perché a ciò crediamo anche per averlo positivamente sperimentato, che molto di quello che in passato ha pesantemente condizionato lo sviluppo della Sardegna è oggi e nel medio e lungo periodo fonte di straordinarie e inedite potenzialità di crescita. Ci sono molteplici esempi dai quali trarre insegnamento e prospettiva, così come fu immaginato e in parte realizzato nell'esperienza della precedente legislatura attraverso le politiche dello sviluppo locale. Di tutto ciò, tuttavia, non si ha traccia, non solo nei documenti ufficiali di questo Governo regionale, ma neppure nei vostri intendimenti futuri, mentre avvertiamo da tempo il gusto di un inspiegabile rifiuto per tutto ciò provenga dalle politiche passate, in un tipico e quasi caustico atteggiamento immaturo e infantile.
E' fondamentalmente per questo che avvertiamo la necessità di andare oltre per vedere coerenza e misurare una diversa attendibilità dei comportamenti rispetto alle troppe e ingannevoli parole. Non c'è in voi nessuna consapevolezza per l'indispensabile risanamento finanziario, strumentale e morale della nostra Regione. Tutto scorre su di voi senza analisi e autocritica e nel DPEF bloccate le spese, alle pagine 65 e 66, mentre nello stesso momento approvate leggi di amplificazione e di incremento dell'indebitamento.
L'ultima parte la vorrei riservare a ciò che è accaduto giovedì scorso e che sembra profilarsi anche oggi, ma che nel nostro giudizio fonda la sue ragioni in una più acuta crisi, che è quella dei diritti, delle libertà e delle tutele, che sono, o meglio dovrebbero essere, signor Presidente del Consiglio, le ragioni più alte e persino più intoccabili della nostra dimensione morale e della dignità della nostra funzione. Nessuno di noi può negare l'esistenza di un filo rosso che purtroppo lega la nostra condizione parlamentare di oggi agli accadimenti che hanno stravolto e menomato irreversibilmente questa legislatura. Sarebbe stato bello e auspicabile poter vivere questa esperienza, per certi versi e per alcuni di noi sicuramente straordinaria, in una dimensione di valori e di principi di alto profilo morale. Sarebbe stato persino necessario che tutti, dalla magistratura, alle istituzioni, agli stessi cittadini sardi, avessero insieme, in maniera solidale e intransigente, lavorato per la difesa della democrazia reale, delle libertà individuali e dell'onestà dei comportamenti pubblici e privati.
Ci hanno insegnato, diventando grandi, che i sogni rappresentano una parte assai volatile della nostra vita e che prima o poi viene il tempo di guardare con più intensità alla realtà. Un sinedrio posticcio e immorale, composto da coloro che pretenderebbero di coordinare politicamente alcuni di voi, ha deciso di impadronirsi delle vostre libertà, in una lesione non solo delle vostre intelligenze e dei vostri diritti, ma anche della vostra dignità personale. Pensavano così, presidente Pili in testa, di vincere una battaglia di democrazia riducendo invece la democrazia a un valore coatto piuttosto che a una espressione di libertà. Avete così ucciso, ancora una volta, la dignità di questa istituzione, che non ci e non vi appartiene, e avete vilipeso il senso di alcuni diritti, che quando non esistono più rendono vuoto e privo di senso il ruolo guida e di testimonianza delle rappresentanze democratiche ovunque e comunque esse siano costituite.
Noi non ci faremo intimorire, né ci stancheremo nella denuncia di questi fatti, da nessuno e per nessuna ragione o convenienza, e lo faremo, malgrado voi, per portare alla luce e illimpidire l'orizzonte di grigiore delle troppe ombre che sovrastano la vostra attitudine all'esercizio della politica e delle istituzioni, e forse perfino a difesa delle debolezze di alcuni di voi che probabilmente vorrebbero, ma che non hanno il coraggio né la forza di ribellarsi.
Se non saremo ascoltati a sufficienza saremo comunque sereni e in pace con noi stessi perché, come sempre accade, la storia e forse gli stessi cittadini di questa terra hanno iniziato dalle piazze che non amate a decretare i giusti responsi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). E' davvero singolare assistere e anche partecipare a questa fase conclusiva di discussione del DPEF in questo clima così apparentemente composto - dire stanco è dire poco - di pericolo scampato, di quiete dopo la tempesta.
Fino a qualche giorno o a qualche ora fa, per settimane si era creata si può dire un'attesa spasmodica: DPEF, prova decisiva e suprema per la maggioranza e per la Giunta, grande accadimento politico. Qualche volta ho detto, ma qui bisogna stare attenti a quello che si dice, perché c'è chi intende e chi fraintende: "Noi, poveri cristi". Era un modo di dire, ma cancello tutto, o meglio chiarisco che non intendevo dire che noi, componenti di un Gruppo politico di opposizione, Rifondazione Comunista, siamo dei disgraziati. Quel "poveri cristi" voleva dire: tenete conto che abbiamo meno mezzi, meno strumenti, siamo pochi e tuttavia ci proviamo, tentiamo di introdurre in questo Consiglio regionale, nella dialettica politica, nel confronto politico, nel merito delle leggi, di tutte le leggi, il senso, il valore, l'indicazione, la proposta diversa e alternativa della opposizione. Apriti cielo! Musi lunghi, saluti formali appena accennati, commentatori politici audaci e sagaci pronti a pontificare in ogni luogo: "La maggioranza è scassata, questa Regione non ha autorità e capacità di governo, ma l'opposizione, ugualmente scassata, non fa l'opposizione, non ha capacità di opposizione". Tutti incapaci!
Noi abbiamo provato in quest'ultima circostanza, così come nelle altre circostanze, a dire "no" alle cose che riteniamo sbagliate, e diciamo "no" non per assunto ideologico, per una pregiudiziale acritica, ma perché non ci convincono le proposte che avanzate. E nel dire "no" noi avanziamo altre proposte, qualcuna delle quali talvolta è stata pure ritenuta condivisibile dal Consiglio e approvata a maggioranza. Qualcuno deve aver pensato: "Ma non è che quelli vogliono fare davvero l'opposizione? Pur essendo così pochi pensano di poter fare l'opposizione? L'opposizione o la facciamo noi che siamo molti o non la fa nessuno". Errore, errore madornale! L'opposizione la fa chi la vuol fare, chi è capace di farla la sviluppa. A noi partito politico, a noi Gruppo consiliare, a noi singoli consiglieri regionali, uno per uno e tutti e tre insieme, il diritto di presenza in quest'Aula non lo toglierà nessuno, se non gli elettori. Nessun altro mai e per nessuna ragione ci toglierà il diritto di presenza, e il diritto di parola, di giudizio e di proposta meno che mai!
Noi siamo stati privati del nostro diritto di intervenire sui punti precedenti del DPEF, rispetto ai quali avevamo pensato, lavorato e proposto in quest'Aula formulazioni alternative. Ci è stata negata la parola, siamo stati espropriati del nostro diritto e, badate, l'esproprio di un diritto parlamentare non appartiene a chi subisce in quel momento l'esproprio, appartiene a tutti. C'è gente contenta perché i tre consiglieri di Rifondazione non hanno potuto illustrare le loro proposte in quest'Aula? C'è gente soddisfatta perché la contumelia che va e viene condita persino dell'insulto, della calunnia e della falsità, può sostituire e artatamente si adduce per sostituire il confronto politico? Chi la pensa così stia comodo! Noi insistiamo rispetto al progetto che è contenuto in questo DPEF, perché c'è un progetto, non è vero che non c'è niente, non è vero che è aria fritta. Questo DPEF contiene un'idea di politica economica, più che di economia politica, di politica applicata all'economia, dove l'economia è quella del sistema delle imprese e la politica è messa al servizio e va in soccorso di chi ha quel potere economico che si rafforza, si difende e prevarica perché ottiene anche il favore, la forza del sostegno politico delle istituzioni e del potere costituito. Questo Governo della Regione non governa nulla, in questo senso non governa nulla, però sceglie; sceglie di stare dalla parte di chi ha il potere economico, lo dice chiaro e lo scrive in modo evidente nei testi: "Noi sosteniamo il sistema delle imprese". Questa Regione ha come vocazione e come obiettivo strategico quello di essere una piattaforma logistica, cioè una portaerei dove ogni aereo può atterrare e chi atterra con quell'aereo decide cosa fare: porti danari, porti investimenti, porti corruzione, porti mafie, porti quello che gli pare, noi dobbiamo attrezzare la Sardegna ad accogliere quelli che passano di qui. E per quanto riguarda gli obiettivi propri della Regione, la qualità dello sviluppo, la salvaguardia del proprio ambiente, del nostro ambiente, la valorizzazione delle nostre risorse, a partire dalle risorse umane, la condizione dei sardi in quanto tali, che hanno rispetto solo se presi in considerazione tutti, fate finta di non capire. Avete voglia di far finta di non capire, chi più chi meno!
Quando un documento programmatico ufficiale della Regione, che parla del progetto di sviluppo, escludesse dalla produzione centomila, duecentomila o cinquantamila sardi, ma foss'anche uno solo, quel documento sarebbe inficiato, ingiusto, manchevole, perché lascerebbe indietro un componente di un popolo che ha diritto, nel suo insieme, di essere preso in considerazione. Noi vi abbiamo fatto delle proposte che non chiedevano di dare lavoro a tutti domani, ma di invertire il processo, di costituire un fondo per lo sviluppo e l'occupazione, aggredendo via via la disoccupazione, facendo leva sulla capacità produttiva principalmente dei giovani, dei giovani istruiti, dei giovani capaci, dei giovani che hanno idee, che non devono solo avere contributi facili, ma devono avere sostegno in via continuativa per mettere a frutto la loro capacità di intrapresa e di applicazione in ogni luogo della Sardegna.
Questo vi chiedevamo con quegli emendamenti e voi ci avete impedito di intervenire. Adesso siamo alla fine dell'esame del DPEF, ma si può pensare che la funzione sia di governo che di opposizione possa essere affidata all'andamento del mal di pancia di questo o di quel componente della maggioranza e non invece alla chiarezza dei propositi, al confronto chiaro e leale, alla competizione sui programmi e sulle strategie dello sviluppo?
Noi ci abbiamo provato. Qualcuno dirà o potremmo dire anche noi: "nel nostro piccolo"; no, "nel nostro grande", perché in questa condizione nella quale non si avanza una proposta diversa e alternativa di merito e di contenuto, la nostra proposta era e rimane grande, se non altro perché è l'unica che si è avanzata. Lo capiscano e lo vogliano prendere in considerazione oppure no i commentatori politici tanto audaci quanto sagaci!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Presidente, intervengo brevemente, a proposito della parte quarta del DPEF, che è quella che contiene, diciamo, la politica di bilancio e il quadro delle risorse, per tornare su un punto che ho avuto modo, come altri colleghi, peraltro, di porre nel dibattito e anche nel testo scritto della relazione di minoranza.
Ho avuto modo di dire che le pagine 65 e 66 (che sono quelle di cui stiamo ora parlando in particolare, perché la parte quarta ha qualche pagina in più, inizia infatti a pagina 60) sono la parte più importante, il cuore del DPEF, perché contengono gli indirizzi per la formazione del bilancio dei prossimi tre anni. Ho quindi invitato i colleghi della Giunta e della maggioranza a leggere con molta attenzione queste due pagine. Io non dubito che questo invito sia stato accolto, però mi permetto di insistervi un attimo, perché quando si esce, diciamo, dalla parte letteraria del DPEF - buona o cattiva letteratura che sia è un altro discorso - e si arriva agli indirizzi, ciò che si legge è questo: "La manovra di bilancio dovrà, quindi, essere impostata come segue: non deve includere nuovi o maggiori interventi, e, nell'eventualità di un loro inserimento la relativa copertura dovrà essere necessariamente ricercata nelle risorse previste dalla vigente legislazione…" Questo è il primo punto. Quindi niente nuovi e maggiori interventi. Secondo punto: "Le spese di funzionamento debbono essere limitate a quelle strettamente legate al soddisfacimento delle obbligazioni in essere…", in sostanza c'è una riduzione del 10 per cento, e questo direi che è un fatto apprezzabile. Terzo punto: "Le spese per il personale devono essere limitate alle sole "presenze", pertanto non dovranno essere previste nuove assunzioni…". Quarto punto: "La spesa corrente in genere, … deve subire un abbattimento annuo progressivo del 5 per cento", e anche questo direi che è buono, avevamo iniziato noi peraltro a portare avanti un indirizzo di questo genere. "Non devono essere previsti ulteriori stanziamenti per quelle spese di investimento o in conto capitale che presentino consistenti residui" o non abbiano raggiunto il limite di impegno dell'80 per cento. Infine c'è l'indirizzo per quanto riguarda gli enti strumentali, "per i quali vigono, in quanto applicabili, le limitazioni di cui sopra". Il Consiglio, nell'approvare il DPEF, sta dicendo alla Giunta questo; tutto il resto è - scusate la brutalità - chiacchiera! Il Consiglio sta dicendo alla Giunta: niente nuovi o maggiori interventi, riduci del 10 per cento le spese di funzionamento, per il personale rimani nei limiti attuali, riduci del 5 per cento la spesa corrente. Poi ci sono quegli altri due codicilli su cui adesso non ritorno.
Io dicevo, colleghi della Giunta e della maggioranza, una volta che avrete ultimato la lettura di queste due paginette, rispondete a due domande (le ho volute porre anche nella relazione di minoranza, così se qualcuno avesse voluto ingegnarsi a fornirci la risposta avrebbe avuto tutto il tempo, perché sono trascorsi ormai 15-20 giorni). Prima domanda: se le pagine 65 e 66 rimangono come sono, come pensate di perseguire gli obiettivi contenuti nelle altre 64 pagine? Io insisto su questa domanda, perché nel dibattito non ho sentito risposta. Seconda domanda: dove sono indicati i nuovi strumenti normativi e operativi per realizzare uno sviluppo autonomo del sistema sardo? Io non so capacitarmi del fatto che in 64 pagine si dica che si vogliono fare delle cose bellissime, strabilianti, alcune molto discutibili, e poi, lo dico con tono leggero, vi siano queste due pagine che dicono: niente nuovi interventi, riduzione della spesa. Dove sono gli strumenti e le risorse per attivare il processo di sviluppo? Dove sono e quali sono gli strumenti?
Io sto facendo questo intervento diciamo perché ho il dovere politico di farlo, ma non credo che ci sarà una risposta, perché se la risposta avesse potuto venire, sarebbe venuta nel dibattito, quindi sono rassegnato a non avere alcuna risposta. Concludo dicendo che spero vivamente che il Consiglio regionale bocci la parte quarta del DPEF, perché così si prenderebbero due piccioni con una fava: da una parte naturalmente si apre un problema politico per la Giunta e per la maggioranza, dall'altra il DPEF senza la parte quarta non voglio dire che sia migliore, perché sarebbe diciamo un'espressione fuori luogo, però tolte le indicazioni alla Giunta per fare il bilancio rimane la sola e mera divagazione, rimane solo un mucchietto di parole. Allora non c'è dubbio, se il Consiglio bocciasse la parte IV, che il DPEF farebbe assai meno danni, perché la Giunta rimarrebbe priva di indirizzi sbagliati per fare i danni! Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghe e colleghi, io prendo la parola su questa parte ultima del DPEF anche perché rappresenta, come ha detto poc'anzi il collega Scano, la parte più qualificante per ciò che riguarda l'aspetto immediato, e cioè quello della predisposizione della prossima manovra finanziaria.
Il collega Scano è stato per l'invero molto severo e ingeneroso nel definire le parti precedenti del DPEF pura chiacchiera o parti di divagazione, perché in esse si traccia con dovizia di analisi, con argomentazioni analitiche, tutto ciò che un'amministrazione corretta deve porre in essere per cercare di recuperare quella condizione di sottosviluppo nella quale oggi si ritrova la nostra Isola. E, guarda caso, non sarebbe del tutto sbagliato ricordare in quest'Aula che è una condizione che per l'attuale maggioranza e per chi governa da poco più di due anni (due anni e mezzo esattamente), cioè il Governo di centrodestra, costituisce un'eredità che perviene da anni, da decenni, direi da un cinquantennio di politiche che quanto meno non si sono dimostrate efficienti. Questo è dunque il risultato al quale si è davanti oggi, ma anche il più sciocco dei bambini è in grado di capire che in due anni i problemi atavici che hanno dilaniato la nostra Isola nessuno è in grado di risolverli.
Una legislatura di ottima amministrazione è forse appena sufficiente per avviare i processi di recupero; dieci anni rappresentano un periodo abbastanza congruo per verificare se un'amministrazione e la classe politica che la sostiene, nuova rispetto al passato, sono in grado di produrre quei cambiamenti che si vogliono. Sta di fatto che la manovra finanziaria di quest'anno a venire avrà la stessa dimensione di quella dell'esercizio finanziario precedente, e tutto ciò avverrà con un indebitamento ulteriore, per il finanziamento di questa spesa, di poco più di 110 milioni di euro, 240 miliardi di vecchie lire per avere un volume di spesa e di intervento pari a quello dell'esercizio finanziario, che non era di poco conto.
La manovra finanziaria che si disegna, e che è improntata al DPEF oggi in discussione, prevede, collega Scano, tutta una serie di interventi nel settore delle infrastrutture, che costituiscono poi quel limite, quel deficit mai rimosso in precedenza che è cagione dell'attuale situazione di sottosviluppo e di rallentamento del processo di piena occupazione alla quale si aspira e verso la quale si dovrebbe andare. E' inutile che qua si sostenga che gli effetti della riduzione della disoccupazione nascono solo ed esclusivamente da misure di carattere nazionale, perché non è vero, e nel DPEF è dimostrato, per chi l'ha letto attentamente, che l'economia isolana, depurata dei fattori macroeconomici di natura nazionale, denota un incremento dell'occupazione che va ben al di là di quelli che sono i benefici influssi che arrivano dalle politiche nazionali e alle quali finalmente dobbiamo tutti guardare con riconoscenza, perché il processo di ripresa a livello nazionale, in un contesto internazionale ancora negativo, tutto sommato sta a dimostrare che chi governa oggi sa quello che deve fare.
Quindi identità di risorse che si assicurano e si mantengono con un ridottissimo indebitamento, e anche qui dobbiamo dire il perché del ridotto indebitamento: per effetto del bilancio consuntivo del 2001 sono stati portati ad economia più di 800 miliardi di vecchie lire, che riducono il tetto dell'indebitamento complessivo; se si considerano i mutui già ottenuti e già previsti con la finanziaria del 2001, per ottenere lo stesso volume di risorse si arriva alle cifre che abbiamo indicato prima, 113 milioni di euro. Collega Scano, io so che lei è un puntuale lettore e analista dei fatti economici e quindi anche del DPEF, che la vede sempre impegnatissimo, devo dire anche con senso di responsabilità, perciò avrà avuto occasione di notare che le altre tre parti del DPEF, che sono quelle che dovrebbero rappresentare il cosiddetto divagare - per usare, se non ricordo male, parole sue - contengono misure e iniziative che vanno verso la riqualificazione della spesa. E noi sappiamo che con la riqualificazione della spesa si raggiunge l'efficienza della spesa; efficienza e riqualificazione della spesa unitamente a tutta una serie di misure che sono previste e che fanno sì che i vari settori e comparti produttivi, dal punto di vista amministrativo, possano interagire e coagire tra di loro in maniera da ottenere quelle spinte sinergiche che si vanno ricercando, ecco dove si può ottenere il miglioramento, non nel 10 per cento di contenimento della spesa, non nel divieto di nuove assunzioni, se non per quelle che sono assolutamente necessitate e motivate, e via dicendo.
Il DPEF è qualcosa di più, come è stato riconosciuto anche velatamente, pur in senso critico, dal precedente intervento del collega Cogodi; il DPEF è un documento programmatico dal contenuto di alto valore. Il problema non è tanto quanto è detto, che è incontrovertibile, quanto dimostrare, da parte di maggioranza e Giunta, di avere forza e capacità di dare attuazione a quanto nel DPEF è indicato. Le risorse ci sono, si tratta solamente di spenderle bene, impegnarle bene, velocizzare la spesa, tutte iniziative che nel DPEF sono previste.
Collega Cogodi, lei ha creduto di muoverci un appunto dicendo che il potere politico ha sposato il sistema delle imprese. E' un complimento, perché noi siamo convinti che lo sviluppo può venire solo dall'impresa adeguatamente sostenuta nelle iniziative valide e non attraverso un assistenzialismo becero, perché il peggiore assistenzialismo non è quello che si fa nei confronti dei lavoratori, è quello che si fa nei confronti delle imprese che non hanno mezzi, qualità e capacità di stare sul mercato. Quello è il vero assistenzialismo dannoso. Quindi occorre capacità da parte di questa maggioranza e di questa amministrazione di intervenire con misure che siano di reale sostegno a imprese che esistono, che siano capaci di stare sul mercato per dare, attraverso il sostegno, quell'input, quel qualcosa in più che le renda competitive non solo nel mercato isolano, ma nel mercato nazionale e in quello internazionale.
Saper leggere, voler leggere e dare fiducia a chi opera non è certamente azione sbagliata, ma nel gioco della politica è normale che chi sta all'opposizione si limiti a criticare in maniera generalizzata, senza verificare quanto di buono vi è negli atti, nei documenti e in quanto si sta facendo. Meno male che il giudizio finale è quello dell'elettore; a quello dovremo sicuramente sottoporci e lo accetteremo come l'abbiamo accettato in passato. Non sono i giudizi che vengono da quest'Aula sull'operato di questa maggioranza e del Governo che essa esprime che possono impaurirci o infastidirci.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, i colleghi che mi hanno preceduto hanno avuto modo di sottolineare come le pagine 65 e 66 del DPEF rappresentino, diciamo, il cuore dell'intera manovra. Esiste però, come è stato detto, un divario tra quanto affermato in queste pagine e quanto dichiarato in termini ampiamente prosaici in tutte le altre pagine del DPEF, dove viene meno anche un'impostazione senz'altro innovativa in termini di proposte, che però non viene suffragata in termini di disponibilità di risorse economiche. Infatti è stato richiamato come la manovra di bilancio non può e non deve includere nuovi interventi, per cui anche le risorse allocate nel fondo nuovi oneri legislativi riescono solo a rappresentare una riserva per il cofinanziamento di iniziative a livello comunitario, mentre la manovra deve incentrarsi principalmente sulla riqualificazione della spesa e sul contenimento di spese improduttive.
Ma in questa quarta parte del DPEF vengono fatte anche altre affermazioni che hanno necessità di un puntuale approfondimento. L'osservazione è che nel tempo noi abbiamo assistito anche in Sardegna, al pari di altre regioni, a una continua erosione delle entrate regionali in termini di riduzione di trasferimenti da parte dello Stato e al fatto che non riusciamo a garantire un livello di entrate in termini di continuità, e la stessa esperienza del federalismo fiscale, nella impossibilità di portare avanti un'autonoma manovra di finanza locale, rischia di essere negativa. Allora come possiamo reperire le risorse che servono per questi nuovi interventi? Da una parte attraverso una interlocuzione col livello dell'Unione Europea e dall'altra con un forte negoziato e confronto con lo Stato.
Nella parte quarta del DPEF si dice che sarà compito di questa Giunta portare avanti, oltre all'Intesa istituzionale di programma, l'attuazione dell'articolo 13 dello Statuto per la predisposizione di un nuovo piano di rinascita. Si dice inoltre che è già iniziata un'interlocuzione con il Governo e che il nuovo piano di rinascita potrà veder la luce nel prossimo anno, cioè nel 2003.
A questo punto sarebbe opportuna e utile una presentazione al Consiglio da parte del presidente Pili e dell'Assessore della programmazione dello stato di attuazione di questa interlocuzione con il Governo. Mentre rispetto a queste che sono, però, mere dichiarazioni di principio appare in tutta evidenza l'insufficienza dell'intervento della Regione sulle grandi scelte che devono essere fatte a livello comunitario e soprattutto statale. Per cui io mi limito a fare delle brevi osservazioni rispetto alla spendita dei fondi strutturali europei e rispetto anche all'approccio che dobbiamo avere riguardo alla legge obiettivo, perché anche nell'ultima esperienza sulle priorità delle grandi opere a livello nazionale il ripensamento postumo, con l'inserimento di una ventunesima priorità per la Sardegna, dimostra proprio quanto non vi sia nel Governo centrale sensibilità rispetto alle nostre esigenze. Proprio questo ripescaggio postumo equivale a mettere una pezza su una dimenticanza grave.
Per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse europee c'è stato, la settimana scorsa, il Comitato di sorveglianza e quanto è stato espresso in quella sede rappresenta proprio alcune bacchettate per la Regione. Da una parte è stato detto che l'operazione che ha fatto la Regione per non perdere i fondi del 2000 è stata un'operazione di ingegneria finanziaria, perché sono stati recuperati dei progetti già attuati attraverso il concorso di risorse regionali pur di non perdere le risorse comunitarie. Però si è stata sottolineata l'esigenza di urgenti correttivi per non perdere le risorse europee, perché non è affatto vero che noi siamo a rischio nel disimpegno automatico delle somme riferite alla spendita al 31 dicembre 2002. L'ultima rilevazione relativa alla spesa dei fondi comunitari, con dati al 30 giugno 2002, dice che in Sardegna nel 2000 ci sono stati impegni per oltre 253 milioni di euro e i pagamenti effettuati assommano a poco più di 178 milioni di euro. Per cui, in questi ultimi sei mesi, è necessario fare pagamenti per oltre 75 milioni di euro, altrimenti questa somma andrà senz'altro disimpegnata e quindi persa. Però è venuto meno anche l'impegno della premialità, perché non si è dato corso a quanto di innovativo era stato previsto, come l'avvio dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA) che rappresentava, diciamo, uno dei fattori per ottenere la premialità.
Per quanto riguarda l'esigenza di colmare il divario tra il Sud e il resto del Paese occorre intervenire in termini molto più puntuali per diminuire le differenze infrastrutturali e di qualità e per incrementare il tasso di crescita in termini superiori rispetto a quello medio nazionale, così come occorre ridurre la disoccupazione in termini percentualmente superiori rispetto al Nord. Questo per garantire un'esigenza di rilancio della competitività del nostro territorio regionale per far fronte alla crescente concorrenzialità del mercato unico, migliorando le dotazioni e la gestione delle infrastrutture sia materiali che immateriali.
Noi notiamo però, rispetto a un pericolo che è stato di recente sottolineato anche dallo SVIMEZ, che il Sud rischia di essere ai margini delle grandi reti infrastrutturali europee, perché per quanto riguarda le reti transeuropee nei settori dei trasporti, delle comunicazioni e dell'energia a livello comunitario nell'ultimo decennio si è privilegiato più l'asse di sviluppo geografico est-ovest che non l'asse nord-sud, e questo può rappresentare una penalizzazione anche per noi.
Un altro aspetto, quello della legge obiettivo, rappresenta proprio uno degli esempi di come non si possano risolvere in questi termini i problemi infrastrutturali del nostro Paese, di come non si riesca a risolvere il grande deficit infrastrutturale del Sud. Infatti anche questo aspetto è all'attenzione dell'ultimo rapporto di coesione sulle politiche dell'Unione Europea, che sottolinea molto chiaramente come il deficit del Sud mantenga i suoi aspetti di progressività e costituisca un elemento di forte preoccupazione rispetto alle esigenze di coesione e di competitività di un'Unione che si allarga e di un mondo che si globalizza.
E quel deficit infrastrutturale non può essere superato attraverso questa legge obiettivo, voluta dal Governo, che rappresenta un'operazione pesantemente centralistica e in netta contraddizione rispetto anche alla stagione federalista. Infatti la recente riforma del Titolo V della Costituzione e l'attuazione dell'Agenda 2000 assegnano alle autorità decentrate la titolarità delle scelte e la loro attuazione. Invece notiamo che, a fronte di una legge obiettivo che ha un'esigua posta finanziaria, (appena il 9 per cento del budget previsto), lo Stato si è dovuto "inventare" un'iniziativa di dismissione del patrimonio, con la creazione di due apposite società per azioni - la Società Patrimoni e la Società Infrastrutture - al fine di recuperare risorse da utilizzare a garanzia dei mutui da contrarre per il finanziamento delle grandi opere.
Ebbene, rispetto a questo anche oggi viene dichiarato, nel rapporto SVIMEZ che è stato presentato a Napoli, che per quanto riguarda le grandi opere: "A fronte di 55 miliardi di euro, che è l'intera dotazione della legge obiettivo, di cui circa il 44 per cento è assegnato al Sud d'Italia, ci troviamo in una fase di operosa incertezza". Allora, se questa Giunta non riesce ad aggredire prontamente questo problema e a inserirsi in termini positivi, sia rispetto al contesto dell'utilizzo dei fondi strutturali, sia nella negoziazione di risorse adeguate col Governo centrale, chiaramente non sarà attraverso questa manovra pauperistica, presente nella parte quarta del Documento di programmazione economica e finanziaria che si potranno risolvere le gravi emergenze, a partire da quella drammatica dell'acqua, e i bisogni della nostra Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io devo dire che questo Consiglio ha iniziato la discussione sul DPEF con una maggioranza dal respiro "trattenuto". Siamo arrivati alla quarta parte, cioè l'ultima, è vero, quella più importante, e ci siamo arrivati quasi per miracolo e senza alcun danno per la maggioranza, almeno senza quei danni che erano stati in qualche modo preannunciati.
In questa discussione sin dalle prime battute si è respirata un'aria strana. La maggioranza sembra che abbia la testa rivolta ad altro, non al DPEF. Incombe, ormai da molti mesi, una paralizzante e strisciante crisi politica, che sta producendo, ahimè, dannosi ritardi all'economia e alla società sarda. Molti consiglieri di maggioranza sono intervenuti, soprattutto nelle precedenti sedute, non per dare un contributo di merito, per migliorare o anche per criticare indirizzi e obiettivi, per altro inesistenti in questo DPEF, come è stato sottolineato da molti colleghi del centrosinistra, ma semplicemente, tante volte, per evitare una circostanza di voto che poteva dimostrarsi negativa.
L'onorevole Pirastu ha definito il documento addirittura inutile, una esercitazione da superare velocissimamente, teorizzando una sorta di programmazione di tipo presidenziale. Beh, se penso all'attività svolta in questi mesi dal Presidente in qualità di Commissario delle acque, ahimè, davvero riabbiamo di che aver paura io, il Consiglio e tutti i sardi, perché è stata assolutamente inefficace e gravata da incompetenza.
La verità è che questo documento, redatto in tutta fretta per dimostrare efficienza e così via, e anche ben confezionato devo dire, con tanti diagrammi a griglia colorati, appare, ed è stato detto, solo una sorta di buccia colorata di bella presenza, ma di assoluto scarso contenuto. Il centrosinistra non ha ritenuto, nel merito, di emendare questo documento, considerandolo del tutto inadeguato rispetto ai problemi dello sviluppo e del tutto astratto e irrealistico rispetto agli annosi problemi dell'ammodernamento infrastrutturale della Sardegna. Non vi è assoluta corrispondenza tra le risorse in campo e le opere auspicate; a questo proposito, la prima parte del Documento rappresenta un grande libro dei sogni, soprattutto al primo punto, in cui sono elencate le politiche prioritarie di intervento, perché, ripeto, non c'è nessuna corrispondenza tra gli auspici, i sogni e la disponibilità finanziaria messa in campo dal DPEF stesso. E' stato sottolineato che mancano priorità, modalità, tempi e risorse finanziarie certe.
L'onorevole Scano, nella relazione fatta per conto del centrosinistra, ha posto alcune domande; al di là delle timide e anche, mi sembra, non convincenti affermazioni dell'onorevole Balletto, non abbiamo ancora sentito autorevoli voci della maggioranza in risposta a quelle semplici, ma io credo puntuali e pregnanti domande. La politica delle entrate è affidata sostanzialmente alla benevolenza dello Stato nazionale e al buon cuore dell'onorevole Berlusconi, con annesso l'onorevole Pisanu, che finalmente è diventato davvero ministro, perché prima non lo era, se non per andare in giro, per la Sardegna soprattutto, a fare promesse e spesso a inaugurare opere che erano frutto di finanziamenti e realizzazioni di precedenti Governi del centrosinistra, nazionale e regionale.
Poi vedremo se davvero vi sarà corrispondenza tra una politica con qualche cenno di resipiscenza e di risanamento, contenuta nella quarta parte, e la finanziaria chhe sarà presentata, perché ho notato che tra gli auspici e le promesse del DPEF e la finanziaria vi è stata sempre una grossa differenza, soprattutto sul tema dell'indebitamento: dai 600-900 miliardi di vecchie lire si è passati sempre, dal 2000 al 2002, a una cifra più che doppia dell'indebitamento previsto nel DPEF correlato. E allora nella finanziaria vedremo se riuscirete a mantenere l'impegno delle poste finanziarie contenute nel DPEF.
Noi abbiamo detto che questo DPEF non è migliorabile e pertanto l'abbiamo ritenuto non emendabile; qualche altro settore del centrosinistra, per la verità, o della sinistra, ha manifestato, invece, un'opinione, una volontà diversa, presentando anche alcuni emendamenti. Certo è che la società sarda, in tutte le sue articolazioni istituzionali, economiche e sociali, ha avanzato forti critiche e riserve nei confronti del DPEF e dell'esperienza complessiva di governo del centrodestra. Ormai in Sardegna si parla sempre più chiaramente del fallimento dell'esperienza del centrodestra nel governo della regione.
Caro collega Vargiu dei Riformatori, io credo che il progetto lanciato dal centrodestra allargato - come loro amano dire - ad Aritzo sia fallito sostanzialmente. Avete perso la sfida del governo, poi non parliamo della promessa sfida del liberalismo di stampo cosiddetto riformista, perché di questo assolutamente non vi è traccia da nessuna parte. Nella parte terza, che abbiamo approvato velocissimamente, che avete approvato velocissimamente, ritroviamo tutti gli auspici ripetuti da tre anni sulle riforme, le accelerazioni e quant'altro, sempre promesse naturalmente e mai assolutamente fatte. Eppure questo centrodestra si era presentato in campagna elettorale con promesse ben forti. Io ricordo, ma tutti ricordiamo la campagna elettorale del giovane candidato Pili: i comizi tenuti dappertutto, anche nei porti, negli aeroporti, nelle dighe, che tendevano a mettere in risalto il fallimento delle precedenti esperienze di governo, promettendo una nuova stagione di governo fattuale, concreto, di grandi riforme e così via. I risultati mi pare che siano tutti davanti a noi, e non solo davanti a noi che siamo anche di parte, ma soprattutto davanti alla società sarda.
Per quanto riguarda le diverse questioni, riportate nella parte prima, sulla continuità territoriale, sia interna che esterna, il presidente Pili ha davvero venduto grande fumo e ha fatto di tutto, per altro, per ritardare tutto ciò che i precedenti Governi di centrosinistra, nazionale e regionale, avevano messo in campo.
Per quanto riguarda il campo delle risorse io riporto una piccola promessa fatta dall'onorevole Pisanu l'altro giorno all'Università di Sassari, dopo essersi presentato come nuovo vero ministro: "I deputati sardi e comunque i rappresentanti delle istituzioni sarde devono pensare a portare il pane in Sardegna". Se andiamo a vedere ciò che il Governo Berlusconi in questi anni ha riservato alla Sardegna, compresi i grandi provvedimenti contenuti nella legge obiettivo, c'è davvero da piangere: non siamo non al pane, neanche alle briciole!
Per la cosiddetta emergenza idrica ci sono 65 miliardi di vecchie lire per l'annualità 2002, una vera e propria inezia, che probabilmente è appena sufficiente per pagare la progettazione del famigerato collegamento tra la Corsica e la Sardegna. Ma di questo e di altro parleremo nel seguito della discussione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Mi rendo conto che la discussione sul DPEF assume caratteri un po' surreali, è un tentativo di riportare la discussione sul merito, mentre a tutt'altro si pensa. E credo che anche questa sia una ragione che riduce l'utilità di questo strumento, di questo documento, rispetto alle esigenze di cui la nostra Isola avrebbe bisogno. Questo documento dovrebbe costituire la base di riferimento, lo strumento di indirizzo e di coordinamento fondamentale - io penso, ed evidentemente non lo penso solo io, se ho inteso bene i diversi interventi che sono venuti persino dai banchi della maggioranza - per correggere la rotta ed evitare quindi che l'intera legislatura vada sprecata, senza che ai grandi annunci roboanti che sono avvenuti più volte facciano seguito non dico grandi passi, ma per lo meno dei piccoli passi in direzione dell'innovazione e della modernizzazione del nostro sistema autonomistico.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE SANNA
(Segue ORRU') Se dovessi dare un giudizio sommario direi che questo DPEF sorvola, trascende la realtà economica, sociale e produttiva della nostra Isola. Io penso, siccome tutte le cose non avvengono per caso, che evidentemente questo documento non aveva e non ha il compito di incidere sulle dinamiche in atto, ma semplicemente quello di accompagnarle, senza provocare scossoni con accelerazioni improvvise, aspettando che il corso delle cose, le decisioni prese soprattutto altrove, i vincoli esterni, la manna dal cielo, gli aiuti in qualche misura provvedano per noi. Altro che stagione di rilancio autonomistico, è l'esatto opposto!
Così è avvenuto sinora per l'innovazione e la modernizzazione del nostro sistema istituzionale; ciò che oggi c'è di innovativo ed è operativo è in larga parte di derivazione nazionale o è riconducibile ai tempi trascorsi, alle legislature passate. Ciò che ancora non c'è, mi riferisco alla mole di trasferimenti a cui si fa cenno, per altro, nella parte terza appena approvata dalla maggioranza, ha trovato qui un ostacolo e un impedimento, non tanto una riscrittura o una rilettura alla luce della nostra realtà regionale. Così è per quel che viene richiamato, ad esempio per il contesto giuridico che sovrintende ad alcuni settori produttivi, come quello del commercio.
Leggo nel DPEF che per sostenere la riqualificazione e lo sviluppo della rete distributiva delle piccole e medie imprese in particolare la Regione si è dotata addirittura non di uno, ma di una serie di strumenti legislativi e normativi. Dove sono? Questo è uno dei servizi produttivi importanti che però non dispone, è orfano di un sistema di incentivazione degno di tal nome, a meno che non si voglia far passare la leggina sulla piccola e media impresa commerciale, approvata poco tempo fa, e per altro non ancora operativa, per uno strumento di grande efficacia per la sistemazione, l'innovazione e lo sviluppo della rete distributiva commerciale. Ma così è anche per tutti i settori produttivi della nostra Isola, che avrebbero bisogno certamente di uno strumento omogeneo, organico, razionale, di un sistema di incentivazione che quindi non sia dispersivo, che non sia contraddittorio, per alcuni operativo e per altri no. Ecco, di questo ci sarebbe bisogno e puntualmente tutti gli anni nel DPEF vi è la richiesta di un qualcosa del genere, a cui però non fa seguito nessun atto.
Io non credo che questo porti lontano; ci troviamo davanti - almeno questa è la mia impressione - a una situazione in cui la macchina amministrativa rappresenta un serio ostacolo alla possibilità di crescita della nostra Isola, ma non si fa nulla per agevolarla e snellirla dislocando risorse, competenze e servizi più vicino ai cittadini, come si suol dire, presso il sistema delle autonomie locali. Tutto questo può attendere! Ora anche questo contribuisce non solo ad appesantire la macchina amministrativa gestionale, perché di questo si tratta, ma ad accumulare quei residui, cioè quelle risorse non utilizzate, non disponibili o non rese disponibili dal sistema delle imprese. Quindi non si può fare a meno di tenere conto di questa situazione, ovviamente, come ha ricordato poc'anzi il collega Scano, perché la dura realtà delle cifre non la si può imbrogliare. Bisogna dunque fare i conti con quanto è scritto alle pagine 65 e 66, cioè niente investimenti, niente assunzioni, tagli del 15 per cento delle spese per il personale, e così via discorrendo, per rispettare quel quadro, quella possibilità di rientro. Ma allora, se il quadro che abbiamo di fronte, che la stessa maggioranza, almeno per quanto riguarda questa parte, dice di avere, è questo, in che modo si recupera la distanza, il gap che ci separa dalle altre regioni italiane ed europee? Perché è con loro che siamo in competizione, senza risorse aggiuntive, utilizzando male quelle che abbiamo e rinviando sine die gli interventi strutturali del nostro sistema istituzionale amministrativo e normativo?
Tutto ciò a ridosso del 2006, quando non potremo più contare sul paracadute costituito dall'Obiettivo 1, ma probabilmente potremo contare su uno strumento molto meno protettivo. Ecco perché non approvare questo DPEF non rappresenta un danno per la Sardegna, rappresenterebbe un danno approvarlo. Credo che la non approvazione del DPEF darebbe la possibilità a questo o ad altro Esecutivo di predisporre uno strumento più idoneo, più adeguato alle necessità che sono del tutto opposte rispetto a quelle delineate e lasciate intravedere in questo documento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche la parte quarta del Documento di programmazione economica e finanziaria, che stiamo esaminando, ha le stesse caratteristiche delle tre parti che abbiamo già esaminato. Intanto ciò che è più evidente è che questa maggioranza dice una cosa e poi ne fa un'altra; questa è una caratteristica, per la verità, che questa maggioranza ha messo in luce fin dal suo insediamento.
Si parla di risanamento, onorevole Masala, ci sarebbe questa tendenza confermata rispetto a una politica seria di risanamento delle finanze della Regione. Questo si dice, poi, però, di fatto si pratica una politica che porta a un indebitamento diventato, in questi tre anni, di dimensioni tali da rendere difficile non solo parlare di risanamento, ma anche parlare di autonomia finanziaria della nostra Regione, perché passare dai 3.000 miliardi del '99, ai 12.000 di quest'anno significa superare ampiamente il livello di guardia e significa che i margini di movimento dell'amministrazione regionale rispetto a una seria politica di sviluppo si sono ridotti notevolmente. Quindi di quale risanamento si sta parlando se da un lato si dice una cosa e dall'altro si fa l'esatto opposto? E questo avviene in un quadro in cui i trasferimenti statali tendono a ridursi in modo sostanziale. Anche questo viene richiamato nella quarta parte del documento, però non si spiega il perché di questa riduzione. Questa riduzione avviene perché il Governo Berlusconi sta già praticando un tipo di federalismo che danneggia le regioni più deboli del nostro Paese. Non c'è perequazione, non c'è riequilibrio, non c'è solidarietà, quindi la nostra regione paga in modo sostanziale e grave le conseguenze di questa politica nazionale. In questa situazione l'amministrazione regionale, anch'essa guidata dal centrodestra, non è capace di portare avanti una seria iniziativa nei confronti del Governo nazionale tesa a riequilibrare questi rapporti, ad affermare una nuova politica delle entrate, anch'essa decantata e auspicata fin dai primi bilanci di questa legislatura, ma non seguita da atti e iniziative concrete. La stessa Commissione paritetica prevista nell'Intesa istituzionale Stato-Regione è ancora sulla carta; sarebbe questo uno strumento importante per affrontare seriamente i problemi legati all'I.V.A., ma non solo, anche a tutta la fiscalità che riguarda appunto lo Stato e la Regione, però questo non avviene e assistiamo a un processo di impoverimento graduale e progressivo della disponibilità di risorse della nostra Regione. Lo Stato scarica sulle Regioni il costo di servizi essenziali, mi riferisco alla sanità, ma anche alla pubblica istruzione, ed è chiaro che in questa situazione alla fine si dovrà fare ricorso a una politica di fiscalità regionale che aggraverà ulteriormente la situazione contributiva dei nostri concittadini. Si sta già facendo ricorso ai ticket sanitari, ma io credo che anche altri tributi dovranno essere messi in campo, e graveranno sui cittadini, per poter assicurare all'amministrazione regionale le risorse necessarie per programmare e progettare il proprio sviluppo.
E in questo quadro cosa succede? Succede che crescono le spese correnti e si riducono gli investimenti, cioè si verificano due fenomeni paralleli e speculari che sono l'esatto contrario di una politica di efficienza, di sviluppo e di risanamento. Gli investimenti si stanno praticamente riducendo a quelli previsti nel POR, a quelli del CIPE per le aree depresse e a quelli dei programmi comunitari. Questo sta avvenendo e il grosso delle risorse della nostra Regione è sostanzialmente destinato alle spese di funzionamento e clientelari, che crescono di anno in anno a dismisura. In questa situazione lo stato della finanza locale non gode certamente di alcuna possibilità di crescita, e la tanto sbandierata sussidiarietà tra i diversi livelli istituzionali non può essere praticata o può essere praticata soltanto molto parzialmente proprio perché il sistema delle autonomie locali, le province e i comuni, non hanno risorse adeguate, quindi non hanno gli strumenti necessari per poter essere soggetti e interlocutori all'altezza dei compiti che una seria programmazione di sviluppo dal basso richiederebbe.
In questo senso, fra l'altro, ci sono due esempi estremamente significativi in negativo: mi riferisco al caso della programmazione negoziata che già il Governo nazionale dimostra di non avere più la volontà di portare avanti, però anche l'amministrazione regionale, rispetto a questo grande strumento di sviluppo, sta dando segnali sempre più negativi, tanto che tutti gli strumenti a suo tempo finanziati con i Governi di centrosinistra sono fermi e rischiano quindi di non produrre i propri effetti. Non diversamente, purtroppo, sta avvenendo per i PIT, mi riferisco a quelli approvati, e non si capisce perché questa Giunta non li metta ancora in cantiere e non li trasformi in fatti, in progetti, in lavoro e in ricchezza. Insomma si dice una cosa e se ne fa un'altra. Questa mi sembra la caratteristica di maggiore coerenza di questo DPEF con la politica che in questi tre anni questa maggioranza sta portando avanti nella nostra Regione.
Chiudo con una considerazione sul modo di fare opposizione, di cui anche oggi si è parlato. Io credo che non ci sia un solo modo di fare opposizione; certo, quel modo di fare opposizione è caratteristico, è tipico del collega Cogodi ed è, io credo, legittimo e rispettabile, ma nessuno può ritenere non legittimi e non degni di rispetto anche gli altri modi di fare opposizione che vengono portati avanti in quest'Aula in maniera efficace e coerente con il progetto che il centrosinistra anche in questa discussione ha messo in campo per contrastare il Governo del centrodestra, che non è all'altezza dei compiti che dovrebbe svolgere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, colleghi, la parte quarta del DPEF rappresenta il cuore, la struttura portante del documento, è stato detto. E' la parte che dovrebbe attuare le indicazioni contenute in tutte le parti precedenti, che dovrebbe contenere e indicare le poste economiche per le politiche prioritarie d'intervento, per il rilancio del territorio, per le politiche infrastrutturali, per le risorse idriche, per l'industria, la mirabolante piattaforma logistica del Mediterraneo, e così via discorrendo. Ma la fredda e severa logica dei numeri e delle cifre ci dice che tutto ciò di cui parlate, signori della Giunta, non è fattibile, per quanto detto alle pagine 65 e 66, come già richiamato nella relazione di minoranza dell'onorevole Scano e come tanti colleghi hanno già detto.
Io credo che sia anche opportuno sottolineare, con una certa commozione, i richiami che avete fatto alla famiglia, al disagio e alla povertà. Se non fossimo in quest'Aula userei un altro termine, ma credo che sia un atteggiamento veramente demagogico e irrispettoso verso chi soffre disagio e povertà e per le politiche vere che si volessero attuare per la famiglia, visto e considerato che si tratta, anche qui, di una mera enunciazione.
L'onorevole Balletto ha affermato, con una certa enfasi, che all'interno del DPEF sono contenute le politiche che tenderebbero a eliminare quelle condizioni di sottosviluppo che sono un'eredità di anni, di un cinquantennio di politiche sbagliate. E chiaramente di questa eredità la sua parte politica non è parte in causa! Credo che l'onorevole Balletto dovrebbe fare qualche riflessione e guardarsi intorno, prima di fare affermazioni di questa natura, che sono assolutamente disattese anche dalle pagine 65 e 66 del DPEF. Ma sull'inadeguatezza di questo documento numerose sono le voci che si sono levate anche da parte di autorevoli settori e di singole personalità del centrodestra, che ne hanno evidenziato i limiti strutturali. Primo fra tutti l'errato approccio metodologico, come è stato detto dai vostri banchi, collega Murgia. Dai banchi del centrodestra si è sostenuto che vi è stato un errato approccio metodologico nella costruzione di questo documento, anche per il mancato coinvolgimento delle parti sociali e imprenditoriali e degli enti locali. Cioè questo DPEF è nato senza la concertazione che è stata invocata come metodo di governo anche nella parte iniziale di un intervento dell'onorevole Pittalis, che però poi ha proposto che si faccia un patto per la Sardegna con le firme disgiunte di CISL e UIL da una parte, lasciando la CGIL dall'altra. Ci pare veramente una proposta abbastanza povera e credo anche molto velleitaria.
Il secondo appunto che è stato fatto dai banchi del centrodestra riguarda la sostanziale mancanza di respiro culturale che rende questo DPEF avulso dall'attuale storia della Sardegna, privo di qualsiasi ancoraggio al vissuto dei sardi, privo di qualunque ancoraggio alle loro tradizioni, ai loro costumi. In sostanza, è stato affermato con forza, sembrerebbe un DPEF decontestualizzato, al di fuori cioè del contesto non solo economico, ma anche fisico della nostra Isola.
Io credo, signor Presidente, che sia veramente mortificante intervenire su questo DPEF dal momento che il centrosinistra l'ha considerato inemendabile, e ritengo comunque che le parole che sono state pronunciate in quest'aula, non soltanto da parte dell'opposizione, ma anche da parte della maggioranza, richiederebbero la non approvazione di questo documento. Avrò modo di sviluppare il mio ragionamento nel prosieguo della discussione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi, il quale rinuncia. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente perché mi preme sottolineare una cosa: stiamo esaminando la quarta parte, che qualcuno ha definito la più importante, io direi che è come le altre, nel senso che si tratta del quadro di sostegno economico e finanziario alle parti che abbiamo discusso e approfondito nei giorni scorsi.
L'onorevole Balletto ha definito il Documento di programmazione economica finanziaria qualche cosa di più: un progetto di alto valore. Io non riesco a comprendere le acrobazie che fa l'onorevole Balletto per difendere l'indifendibile, soprattutto quando parla di efficienza e riqualificazione della spesa. I dati che abbiamo in nostro possesso dimostrano chiaramente che non solo non riuscite a spendere i fondi comunitari, ma fate cilecca anche sugli stessi fondi ordinari. Forse la riduzione e riqualificazione della spesa e le azioni che intendente porre in campo, un anno prima delle elezioni, si riducono proprio al mancato utilizzo e accantonamento dei fondi dello stesso bilancio ordinario e di quelli comunitari. Sembra quasi che stiate facendo il lavoro della formica, nel senso che non spendete, conservate, però non vi rendete conto che così facendo create un grande danno a questa nostra economia già di per sé disastrata.
Si parla di riduzione della spesa - voglio ribadire questo aspetto - intendendo la spesa di quegli Assessorati che non hanno utilizzato le risorse impegnate; si intende cioè recuperare le somme stanziate per fini non ritenuti utili, non richiesti dal sistema Sardegna. Se guardiamo al livello della spesa dei vari Assessorati, vediamo che un po' tutti sono al di sotto della soglia minima, quella che garantisce il rifinanziamento delle leggi di settore, che dovrebbero dare impulso al sistema delle imprese. Noi abbiamo già detto, nei nostri interventi, che non siete riusciti nemmeno a rappresentare coloro che ritenete di dovere rappresentare, cioè quelle associazioni imprenditoriali che vi hanno bocciato su tutta la linea.
Voglio però soffermarmi su due sole questioni: la prima riguarda la posizione del nostro Gruppo. Noi abbiamo presentato cinque emendamenti; non avevamo la presunzione di riscrivere l'intero Documento di programmazione economica e finanziaria, volevamo soltanto introdurre il seme di quello che può rappresentare gli interessi dei più deboli, di chi non ha garanzie né prospettiva alcuna. Questa affermazione appare ancor più vera dopo aver ascoltato le parole dell'onorevole Balletto: "Noi comunque garantiremo il sistema delle imprese, di quelle che già ci sono e funzionano bene". Già di per sé questa chiara affermazione taglia fuori tutti quelli che hanno o potrebbero avere l'ambizione o l'intuizione, la buona idea di costituire un'impresa. Questa è la situazione. Voi negate il sostegno a tutti coloro che hanno le capacità, per cui negate il fattore umano, che è l'aspetto essenziale, più importante della nostra società; voi favorite la fuga dei "cervelli" dalla Sardegna che andranno ad arricchire le altre regioni. Perché? Perché volete continuare a finanziare i soliti noti, gli amici degli amici, probabilmente i vostri amici e unicamente i vostri amici!
Questa è, purtroppo, la realtà che abbiamo di fronte. E' una realtà indiscutibile e quando chiedete dieci anni per mostrare dei risultati, beh, veramente io vi darei soltanto pochi secondi, i secondi che mi permettono di chiudere questo intervento e di passare al voto, augurandomi che almeno questa parte venga clamorosamente bocciata.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, passiamo alla votazione della quarta partizione.
Ha domandato di parlare sulla modalità di voto il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto e la prego, signor Presidente, di invitare i colleghi che devono votare a rispettare la propria posizione abituale. Confermiamo che si sono verificati episodi di controllo del voto nella seduta scorsa e che noi ci sentiamo tranquilli e rassicurati sulla libertà del voto se ogni consigliere sta nel posto che occupa abitualmente.
Per esempio il collega Pittalis è fuori posto.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Invito tutti i colleghi, per cortesia, per poter procedere con ordine alle votazioni, ad occupare ciascuno il posto che occupa abitualmente durante il corso delle sedute. Avverto che qualora non si dovesse procedere con ordine, io prima sospenderò la seduta e poi prenderò altre determinazioni.
Ripeto l'invito ancora per una volta: prego i colleghi di sedersi al proprio posto abituale. Non ho nessuna intenzione di aprire una discussione su questa questione .
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ha dato la parola all'onorevole Spissu!
SPISSU (D.S.). Per chiedere il voto segreto.
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che siamo in fase di votazione e invito ognuno a sedersi al proprio posto abituale.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ma stiamo scherzando?
SPISSU (D.S.). No, non stiamo scherzando, stiamo facendo sul serio!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Stiamo scherzando?
SPISSU (D.S.). Pietro, stiamo facendo sul serio!
PRESIDENTE. Colleghi, io vorrei passare alle votazioni. Ho invitato, credo in modo cortese, i colleghi a sedersi al loro posto abituale, vedo che invece non c'è nessuna intenzione di accogliere questo mio invito.
OPPI (U.D.C.). Chi sono i colleghi? Faccia nomi e cognomi!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia accoglie il suo invito, anche se lo ritiene davvero anomalo, e la invita a verificare le votazioni che si sono tenute la settimana scorsa sulla prima, seconda e terza parte del DPEF, così come sugli emendamenti. Rileverà che la posizione dei componenti del nostro Gruppo è la stessa e tale rimarrà - glielo preannuncio -, al di là della libertà di ciascuno di sedersi nei banchi riservati al proprio Gruppo dove e come crede, perché non c'è nessuna norma regolamentare né di legge che lo vieta.
Signor Presidente, nel dichiarare che accediamo al suo invito, le chiedo di far fare questa verifica dall'Ufficio di Presidenza e dai suoi Uffici. Le assicuro che la disposizione dei componenti del nostro Gruppo durante tutte le votazioni sul DPEF è la stessa di questa sera.
SPISSU (D.S.). Cioè che tu sei fuori posto per votare!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Il Consiglio, signor Presidente, non è nelle mani né dell'opposizione né di chi vuole imporre sistemi la cui regolamentazione spetta soltanto alla legge e al Regolamento, non all'onorevole Spissu!
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, è del tutto evidente che non è possibile fare una verifica di questo genere.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). E allora?
PRESIDENTE. Nel senso che non c'è nessuna registrazione dei posti, però tutti quanti sappiamo quali sono le postazioni occupate abitualmente dai singoli consiglieri durante le votazioni.
Ci sono state delle osservazioni - lo ricordo a tutti i colleghi -, riportate anche dalla stampa, in relazione al controllo del voto. Io ritengo che il Presidente debba sicuramente tutelare nella maniera più assoluta, e non su richiesta di una parte politica, l'esercizio democratico del voto, in questo caso segreto. Tra l'altro, se lo ritiene, il Presidente può disporre che si voti con un procedimento diverso da quello elettronico.
CUGINI (D.S.). Giusto, Presidente!
PRESIDENTE. In questo caso io ritengo, dato che non si vuole stare al posto abitualmente occupato, che l'unica modalità di voto sia quella che prevede l'uso delle palline, ai sensi dell'articolo 94 del Regolamento. Quindi invito gli Uffici a predisporre questa procedura di voto.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). E' una vergogna!
SPISSU (D.S.). Sei una vergogna tu!
CORDA (A.N.). Presidente, chiedo la parola, lei è tenuto a darmela.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, onorevole Corda.
(Interruzioni)
Ricordo ai colleghi che il voto avviene depositando nell'urna bianca la pallina bianca quando si è favorevoli e la pallina nera nell'urna nera quando si è contrari.
(Interruzioni)
Invito i colleghi Questori ad avvicinarsi un attimo al banco della Presidenza.
(Interruzioni)
Colleghi, per consentire la predisposizione delle urne sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 52, viene ripresa alle ore 19.54 )
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione con le palline. Invito i Questori, per cortesia, a collaborare affinché le votazioni avvengano nel massimo ordine.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Vorrei richiamare alla sua attenzione, Presidente, i commi 1 e 2 dell'articolo 94 del Regolamento, che recitano: "La votazione per scrutinio segreto ha luogo normalmente mediante procedimento elettronico. In caso di difetto dei relativi dispositivi, il Presidente fa approntare due urne ed ordina l'appello. Ad ogni votante sono date due palline, una bianca ed una nera, da deporre nelle urne". Solo in questo caso, quindi, cioè solo in caso di accertato difetto del funzionamento del sistema elettronico si procede alla votazione con le palline; in ogni altro caso non è arbitrio del Presidente - mi perdoni - modificare il Regolamento disua sponte. Per modificare il Regolamento occorre la maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio, cioè 41, quindi lei non può modificarlo.
Il Regolamento prevede che si voti con il sistema elettronico, a meno che lei non dichiari, e i tecnici lo attestino, che il sistema elettronico non funziona. In caso contrario, se lei insistesse nel far votare con le palline bianche e nere, sarebbe un grave abuso e, secondo me, una grave mancanza di rispetto verso il Consiglio che ha approvato il Regolamento che, fino a prova contraria, è in vigore.
SPISSU (D.S.). Un giorno sei a favore e un giorno sei contro!
Continuazione della discussione delle partizioni del Documento di
Programmazione Economia e Finanziaria 2003-2005 (Doc. n. 39/A)
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto della quarta partizione. Si vota con il procedimento che ho preannunciato, cioè quello delle palline. Ricordo ai colleghi, che sicuramente lo sanno, che si procederà alla chiama e che a ciascun consigliere saranno consegnate due palline: in caso di voto favorevole si depone la pallina bianca nell'urna bianca e la pallina nera nell'urna nera; in caso di voto contrario si devono invece invertire i colori inserendo la pallina bianca nell'urna nera e la pallina nera nell'urna bianca.
Prego i consiglieri Segretari di procedere alla chiama. I colleghi, per cortesia, dopo aver votato tornino al loro posto.
Invito due colleghi Questori a stare agli angoli dell'emiciclo e i colleghi Segretari a collaborare durante la votazione.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, tutti seduti ai loro posti.
PRESIDENTE. Colleghi, penso che ci sia sicuramente la voglia da parte di tutti di procedere con ordine e quindi chiedo a tutti di stare seduti al proprio posto. Un Segretario della maggioranza, per cortesia, può prendere posto?
(Seguono la chiama e la votazione)
SPISSU (D.S.). Presidente, è peggio di prima!
SANNA ALBERTO (D.S.). La maggioranza non vuole votare!
SPISSU (D.S.). Faccia votare all'interno della cabina, Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia, il Segretario mi fa osservare che occorre entrare in cabina, perché altrimenti può essere intravisto il voto. Per cui vi chiedo, per cortesia, di andare a votare nell'apposita cabina.
(Interruzioni)
SPISSU (D.S.). Nicola, non farti coinvolgere, siediti e lascia fare a Pittalis.
PRESIDENTE. Procediamo per cortesia, colleghi.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non voto perché questa è una prevaricazione della Presidenza! Non voto perché questa è una prepotenza della Presidenza che ha violato il Regolamento!
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, fanno vedere le palline.
PRESIDENTE. Il problema lo devono sollevare i consiglieri Questori. Io ho chiesto la loro collaborazione, per cortesia lasciamo che svolgano la loro funzione.
FADDA (Popolari-P.S.). E questo sarebbe un Questore?
CASSANO (Rif. Sardi-U.D.R.). Ma siediti e smettila di fare lo scemo!
FADDA (Popolari-P.S.). Sei un Questore e devi dare l'esempio!
PRESIDENTE. Collega Corda, è chiaro che il suo voto è annullato.
CORDA (A.N.). Io sono contrario al voto segreto.
RASSU (F.I.-Sardegna). Presidente, lei può annullare una votazione, ma non un voto!
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 77
Votanti 77
Maggioranza 39
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.)
Colleghi, siccome ci sono stati parecchi casi di votazione palese, che mi pare tutti quanti abbiano potuto vedere, è chiaro che a seconda di ciò che riferiranno i consiglieri Segretari io annullerò questa votazione.
(Interruzioni)
Siccome i Segretari hanno riscontrato delle irregolarità nella votazione, la dichiaro nulla e sarà ripetuta.
Seconda votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la seconda votazione a scrutinio segreto con il sistema delle palline. Prego i consiglieri Segretari di procedere alla chiama.
(Seguono la chiama e la votazione)
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti 35
Votanti 35
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.)
Poiché non è stato raggiunto il numero legale la votazione è nulla. Il Consiglio è riconvocato per domani mattina alle 10. I lavori inizieranno con la votazione della quarta partizione del DPEF, secondo la stessa modalità.
La seduta è tolta alle ore 21 e 02.
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