Seduta n.207 del 27/02/2002
Seduta CCVII
Mercoledì 27 Febbraio 2002
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 02.
Licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1° febbraio 2002, che è approvato.
Annuncio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
dai consiglieri PACIFICO - CAPELLI - DETTORI Ivana - LICANDRO - PINNA - VARGIU:
"Norme per la disciplina dell'attività professionale del turismo ambientale escursionistico". (304)
(Pervenuta il 22 febbraio 2002 ed assegnata alla sesta Commissione.)
Elezione dei Segretari del Consiglio ai sensi dell'art. 4, comma 2,
del Regolamento (Rinvio)
PRESIDENTE. Il secondo punto all'ordine del giorno reca l'elezione dei Segretari dei Consiglio. Mi pare opportuno, considerato il numero dei consiglieri presenti, rinviare questo argomento e passare al successivo punto all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 295/A e 296/A e del programma numero 31/A. Siamo in sede di discussione generale, la prima iscritta a parlare è la consigliera Lombardo.
Ricordo ai colleghi che le iscrizioni a parlare devono pervenire entro la conclusione dell'intervento della consigliera Lombardo.
Sull'ordine del giorno ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, vista l'importanza del disegno di legge in esame e la necessità di iscriversi durante il primo intervento, credo che sia opportuna una breve sospensione.
PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta. La seduta è sospesa per quindici minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 04, viene ripresa alle ore 10 e 38.)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, la legge finanziaria oggi all'esame del Consiglio, in coerenza con le dichiarazioni programmatiche e con gli obiettivi e le azioni di intervento delineati nel documento di programmazione economica e finanziaria, si propone di gettare le basi per l'attuazione del programma di governo della Regione.
In particolare, la programmazione regionale 2002-2004 si fonda su una fondamentale necessità, che è quella di rivisitare le politiche di sviluppo economico della Sardegna, con l'obiettivo di recuperare il gap strutturale rispetto agli indicatori dello sviluppo: infrastrutture e reddito. Programmazione che tra l'altro risulta condizionata dal nuovo ciclo di programmazione dello sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno e dai relativi programmi comunitari.
In quest'ottica si mira a far ottenere alla nostra Isola un tasso di crescita economica superiore a quello medio dell'Unione Europea, seguendo contemporaneamente due strade: da un lato la coesione economico-sociale delle aree interne della nostra Regione e dall'altro lo sviluppo della competitività del nostro sistema economico, attraverso la valorizzazione delle risorse locali e gli interventi volti ad incrementare l'occupazione, la dotazione infrastrutturale, a potenziare la base produttiva regionale e ad attrarre iniziative imprenditoriali e risorse dall'esterno.
La filosofia di fondo della manovra è la linea del rigore, da attuare attraverso una politica di eliminazione delle spese improduttive e di riqualificazione di quelle difficilmente utilizzabili a beneficio dei settori di spesa portanti e funzionali allo sviluppo. In termini quantitativi ciò si traduce in una riduzione orientativa di circa il 20 per cento delle previsioni di spesa per l'anno 2002 rispetto a quelle per l'anno 2001, tenendo conto però della diversa natura e obbligatorietà delle spese, apportando di conseguenza riduzioni diversificate per fattispecie di spesa. Appare quindi del tutto evidente che per la riduzione dell'indebitamento si rende più che mai necessaria una rigorosa azione di contenimento e di razionalizzazione della spesa.
Per quanto attiene, invece, alla politica delle entrate fondamentale sarà l'azione volta alla rivisitazione del Titolo III dello Statuto, e in particolare dell'articolo 8, relativo alle quote di spettanza della Regione dei tributi erariali, che, come tutti noi sappiamo, costituiscono la principale fonte di entrata, sì da pervenire all'acquisizione di maggiori risorse. Una situazione, quella sarda, diversa rispetto a quella di altre Regioni a Statuto speciale, come la Sicilia, che invece compartecipa all'intero gettito di tutti i tributi riscossi sul proprio territorio.
Se partiamo dall'analisi della politica di sviluppo economico e sociale che da lungo tempo è stata posta in essere in Sardegna, ci rendiamo conto di come venga a galla la sua totale inadeguatezza in termini di incapacità di attivare uno sviluppo autopropulsivo in grado di perseguire gli obiettivi dell'occupazione, del reddito, di un adeguato sistema delle infrastrutture e dei servizi alla produzione.
Occorre prendere atto che le politiche di assistenzialismo, di incentivazione e di distribuzione a pioggia della spesa regionale non hanno prodotto, non producono e non produrranno alcun risultato positivo in termini di sviluppo e di aumento dell'occupazione; di conseguenza bisogna favorire il passaggio da un'economia di tipo assistito a un'economia di tipo liberista, dove le imprese resistono sul mercato in virtù del maggior vantaggio competitivo che possiedono.
In quest'ottica la politica regionale deve svolgere un suo ruolo ben preciso, e cioè mettere la libera iniziativa privata nelle condizioni di affermarsi sul mercato concorrenziale, attraverso la promozione dei fattori di sviluppo e la valorizzazione delle risorse locali. Come è noto, una delle fondamentali precondizioni per lo sviluppo è la dotazione di efficienti infrastrutture a rete: acqua, energia, telecomunicazioni, trasporti; dotazione che esprime anche il grado di competitività complessiva di un'area.
Ebbene, ciò che contraddistingue la nostra regione, purtroppo, e sottolineo purtroppo, è il pesante gap infrastrutturale rispetto alle altre regioni, non solo del Nord Italia, ma anche del Mezzogiorno. Se prendiamo in considerazione le risorse provenienti dallo Stato e dell'Unione Europea, tra l'altro in continua e progressiva diminuzione - e lo ricordava lo stesso Presidente della Commissione nella sua relazione - ci rendiamo conto che non si potrebbero realizzare i progetti indispensabili per recuperare quella forbice che ci penalizza fortemente. L'unica soluzione possibile è rappresentata dalla partecipazione al processo delle risorse private, attraverso strumenti come il project financing e la programmazione negoziata.
In considerazione di ciò nella finanziaria si prevede che la Regione, per la realizzazione di opere pubbliche di preminente interesse regionale e di rilevante interesse locale, finanziate in prevalenza con capitale privato, sostenga le spese relative all'assistenza tecnica al project financing, con conferimento di incarichi a soggetti privati di comprovata esperienza attraverso procedure di evidenza pubblica. Tuttavia non bisogna sottovalutare che affinché il regime del project financing possa trovare validi supporti finanziari è necessario che la Sardegna possa determinare condizioni favorevoli per un'attenta politica del credito. In questi anni il potere politico si è più occupato di consigli di amministrazione e di fondazioni, con il risultato di una totale assenza di strategia della Regione in materia.
Il costo del denaro rappresenta, oggi in Sardegna, uno dei limiti fondamentali allo sviluppo; il sistema creditizio sardo non è in grado di rispondere alle esigenze di sviluppo dell'Isola. Si rende più che mai necessario un intervento della Regione atto a determinare un'inversione di tendenza.
Così come affermato nella relazione della Giunta regionale, l'aspetto più innovativo del disegno di legge finanziaria è rappresentato dall'introduzione del principio di premialità, dalle disposizioni per il contenimento della spesa, dallo snellimento dell'azione amministrativa regionale e dall'accelerazione della spendita dei fondi. Disposizioni nell'ambito delle quali sono previste azioni concrete, volte a rendere il processo decisionale meno complesso e quindi l'azione amministrativa più trasparente. In Sardegna infatti, negli anni, si è via via affermata la cultura della procedura che sovrasta quella del risultato. Il fine dell'amministrazione non è più il raggiungimento degli obiettivi, ma la procedura, quando governare significa invece dare risposta ai cittadini in termini di efficacia, efficienza e celerità. In quest'ottica, cioè al fine del raggiungimento di questi obiettivi, si prevedono nel breve periodo le seguenti azioni concrete: la semplificazione e l'accelerazione delle procedure di spesa, nonché il decentramento degli uffici della Ragioneria regionale presso la Presidenza e gli Assessorati, con contestuale attivazione delle procedure necessarie all'informatizzazione dei pagamenti; la verifica straordinaria della consistenza dei residui attivi e passivi, al fine di perseguire la veridicità delle risultanze del bilancio tramite affidamento, sulla base di procedure selettive di evidenza pubblica, ad una società di revisione di livello internazionale, abilitata alla certificazione dei bilanci delle società e aziende private; l'attivazione di un sistema di monitoraggio della spesa al fine di verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati, anche con l'ausilio di soggetti esterni capaci di fornire la necessaria assistenza tecnica; la definizione, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, delle pratiche inevase. A tal fine si prevede la mobilità del personale anche mediante comandi e la possibilità di assunzioni a tempo determinato, di convenzioni con società di servizi o per la fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo. Infine, si prevede l'attuazione della riforma della struttura burocratica regionale, con l'introduzione di tecnologie informatiche e telematiche con l'obiettivo principale della digitalizzazione delle procedure amministrative.
Altro punto qualificante della manovra è l'accelerazione delle opere pubbliche in corso. In Sardegna, attualmente, sono numerose le opere in via di realizzazione, il cui regolare o addirittura anticipato completamento porterebbe indubbiamente dei vantaggi all'economia e alla popolazione. Il prolungarsi della fase di cantiere comporta infatti inevitabilmente disagi e disfunzioni in termini di probabile aumento dei costi e di obsolescenza dell'infrastruttura. La soluzione individuata per ovviare al rischio di cantiere è l'istituzione di un fondo per l'incentivazione dei contratti di appalto che prevedano un'anticipazione dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture di interesse regionale, fondo da istituire presso l'Assessorato della programmazione, mentre compete alla Giunta regionale individuare criteri e modalità per l'individuazione delle opere per le quali si ritenga necessario accelerare i tempi facendo ricorso a incentivi. Non bisogna sottovalutare che si potrebbe realizzare un risultato positivo anche in termini occupazionali. Infatti si potrebbe affiancare alla revisione del contratto d'appalto la ridefinizione del piano di lavoro, privilegiando soluzioni che comportino l'incremento del numero degli occupati.
La questione del lavoro, cari colleghi, e mi avvio alla conclusione, rappresenta senza ombra di dubbio la sfida più importante che oggi la classe politica si trova a dover affrontare. E' opinione unanime che il vero obiettivo deve essere una politica dello sviluppo per l'occupazione stabile, una politica liberista, non assistenzialistica, ma veramente solidaristica, volta a incentivare le imprese e a sostenere le idee innovative ed i progetti imprenditoriali dei giovani, per rinnovare il sistema, ma soprattutto per creare una via vera allo sviluppo socioeconomico.
PRESIDENTE. Ricordo che le iscrizioni a parlare sono chiuse. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo dire subito che il progetto di legge finanziaria per l'anno 2002 è totalmente inadeguato alle esigenze alle quali dovrebbe far fronte. Per la verità non ci eravamo fatti troppe illusioni, visto che questa Giunta, fin dal giorno della sua nascita, ha dimostrato di non avere alcuna possibilità di risultare all'altezza dei compiti che l'attendevano. In bilico tra le tante, troppe divisioni interne al centrodestra, questo Esecutivo ha da subito denunciato precarietà, insufficienza di consenso, totale inadeguatezza di progettualità e prospettive. Tuttavia, nonostante le premesse non facessero presagire niente di positivo, la Giunta è stata comunque capace di stupirci in negativo, e di stupire con noi i cittadini sardi, con una impressionante e costante incapacità di dare risposte adeguate ai problemi che in tutti i settori la Sardegna deve affrontare e risolvere con urgenza. L'iter di elaborazione della legge finanziaria e il merito delle proposte in essa contenute rappresenta forse la sintesi delle troppe inadeguatezze di chi oggi ha la responsabilità di governare la regione. Inadeguatezze che si sono manifestate prima di tutto attraverso l'immobilismo, l'improduttività e la totale assenza di una strategia politica mirata allo sviluppo e al rilancio dei settori fondamentali del sistema Sardegna. Non c'è ambito che si sia sottratto a questa desolante stasi progettuale e operativa: il lavoro e la formazione, la sanità, l'agricoltura, l'artigianato, l'industria, le politiche sociali, la cultura. Una stagnazione che si può ben rappresentare ricordando qual è lo stato della spesa delle ingenti risorse di cui la Regione dispone: per l'anno 2001, a fronte di uno stanziamento di 15.000 miliardi di lire, ne sono stati impegnati appena 8.800 ed effettivamente spesi, al 9 gennaio 2002, soltanto 6.400; i residui passivi che al 31 dicembre 2000 ammontavano a 9.170 miliardi, una cifra record rispetto al passato, un anno dopo, 31 dicembre 2001, erano arrivati addirittura a 10.577 miliardi, con un'ulteriore crescita di ben 1.405 miliardi. Si pensi, a titolo di esempio, che nel settore dei lavori pubblici i residui passivi ammontavano, al 31 dicembre 2000, a 2.070 miliardi; un anno dopo erano cresciuti ulteriormente fino a raggiungere la cifra di 2.249 miliardi. Se si considera che lo stanziamento di competenza per l'anno 2002 è di 771 miliardi, ci si rende conto del fatto che oggi l'Assessore dei lavori pubblici si trova a dover gestire risorse equivalenti a quelle di quattro esercizi finanziari.
Tutto questo, in presenza di un ricorso sfrenato all'indebitamento, ci pare semplicemente aberrante. Ma forse in questa politica fatta di ridotta capacità di spesa il Governo regionale pensa di trovare una sorta di omogeneità con il Governo nazionale, che sta facendo registrare una politica tutt'altro che espansiva per il Mezzogiorno. Un importante pezzo dell'Italia complessivamente in ritardo di sviluppo che rischia di indebolirsi sempre di più anche a causa…
Presidente, non è che si chieda attenzione, ma per lo meno di non essere disturbati, e poi le chiedo di farmi recuperare il tempo perso, per favore.
PRESIDENTE. Lei ha ragione, le chiedo scusa e chiedo ai colleghi di consentire l'intervento, per cortesia. Prego, onorevole Biancu.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Dicevo che un importante pezzo dell'Italia complessivamente in ritardo di sviluppo rischia di indebolirsi sempre di più anche a causa del basso livello di investimenti previsti per la sua crescita da parte del Governo nazionale, molto più interessato a favorire gli investimenti nel Nord del Paese dove maggiori sono gli interessi del Governo. Francamente, presidente Pili, dalle tanto enfatizzate sinergie con il Governo nazionale amico ci aspettavamo qualcosa di più.
Ci siamo invece trovati di fronte a un deprimente gioco delle parti, nel quale l'unico ruolo della Giunta regionale sarda è consistito nell'assecondare supinamente le scelte dettate da Roma, anche quando queste contrastano con gli interessi spesso vitali della nostra regione. Ci saremmo infatti aspettati che lei, onorevole Pili, avesse preso una netta posizione di contrasto rispetto alla legge finanziaria del Governo nazionale, per il suo carattere fortemente penalizzante per le regioni del Meridione e per la Sardegna. Così come ci saremmo aspettati che sulla devolution voluta da Bossi, improntata al federalismo egoista delle regioni forti contro le regioni meno fortunate, come la Sardegna, fosse venuta da lei e dalla sua maggioranza una chiara presa di distanza e una forte opposizione per promuovere, al contrario, un federalismo equilibrato e solidale capace di garantire la coesione sociale nelle diverse realtà del nostro Paese. Ma mi rendo conto che sarebbe stato davvero pretendere l'impossibile da una Giunta che, nata debole, evita, per quanto è possibile, di prendere decisioni anche le più urgenti.
Passando poi alla politica della maggioranza contro l'indebitamento non si può non rimanere perplessi di fronte alla contrazione del così detto maximutuo da parte della Regione. Senza dimenticare che l'autorizzazione dei mutui degli anni precedenti è tuttora operante, non si comprende che senso abbia contrarre un mutuo per la cifra di circa 11.500 miliardi giustificandolo con l'esigenza di far fronte a uno scoperto di cassa di soli 800 miliardi. A parte la macroscopica sproporzione tra le due cifre e a parte il fatto che anche nei passati esercizi si sono evidenziati scoperti di cassa paragonabili a quello attuale, c'è un altro problema che sembra totalmente trascurato, il fatto cioè di costituire, attraverso il maximutuo, una cassa propria che, per le procedure della tesoreria unica, esporrebbe la Regione alla sospensione o al rallentamento dei trasferimenti da parte dello Stato. Se consideriamo, infine, che per ottenere questo risultato la Regione dovrebbe pagare una rata di rimborso di circa 1.000 miliardi per i prossimi quindici anni il quadro è completo. Che senso ha, dunque, il maximutuo e quale considerazione dobbiamo avere delle dichiarazioni che il centrodestra aveva fatto all'inizio della legislatura sull'inaugurazione di una politica incentrata sulla riduzione dell'indebitamento della Regione? La risposta a questa domanda sta nella disastrosa impennata che il deficit del bilancio regionale ha fatto registrare proprio in questi ultimi due anni, così come ha ricordato ieri il collega Secci.
Per quanto concerne le esigenze di riforma della Regione, occorre dire che la Giunta ha rinunciato a tentare anche solo di avviare la riforma interna dell'amministrazione regionale, così si stipulano le convenzioni con società di servizi esterne per la fornitura di lavoro temporaneo, si affidano gli incarichi di verifica e revisione dei residui a società di revisione esterne, si delega il recupero crediti a una società esterna specializzata, si individua un soggetto privato per gestire l'alienazione del patrimonio regionale, si nominano commissari ad acta, sempre soggetti di diritto privato, per la verifica dei residui degli enti locali, degli enti e delle aziende regionali. Alla faccia del federalismo e dell'autonomia, verrebbe da dire! Ma su questi aspetti tornerò tra poco. A fronte di tutto ciò si assiste allo svuotamento di funzioni e di competenze delle strutture interne dell'amministrazione regionale.
Ma c'è un altro tema, oltre a quello delle riforme, di cui il centrodestra ha parlato tantissimo senza intraprendere la benché minima iniziativa concreta, è il tema del federalismo. E così come sul fronte delle riforme, anche su quello del federalismo interno la Giunta dimostra la sua latitanza anche nella legge finanziaria, che è davvero una miniera di elementi indicatori di quale sia l'effettiva sensibilità di questa Giunta e di questa maggioranza rispetto al federalismo e all'opportunità di riconoscere funzioni e risorse agli enti locali. Non è stato infatti possibile rintracciare…
Presidente, così non si può andare avanti, abbia pazienza! Io non chiedo grande attenzione, chiedo però di poter svolgere il mio intervento.
FADDA (Popolari-P.S.). Così sospendiamo! Non c'è quasi nessuno della maggioranza e quelli che ci sono non lasciano parlare.
CUGINI (D.S.). Ce ne sono pochi e anche disordinati!
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Però, lei comprende, onorevole Biancu, che io posso solo richiamare alla partecipazione.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Non un richiamo alla partecipazione, Presidente, ma per lo meno al silenzio. Non chiedo l'attenzione dei colleghi.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, un po' di silenzio, consentiamo all'onorevole Biancu di svolgere il suo intervento almeno con tranquillità. Prego, onorevole Biancu.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Non è stato infatti possibile rintracciare una sia pur vaga indicazione relativa al trasferimento di funzioni dalla Regione agli enti locali, mentre continuano le assurde pratiche di accentramento delle risorse che avevano caratterizzato anche i due esercizi precedenti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue BIANCU.) L'approvazione della legge regionale numero 9 del 12 luglio 2001, istitutiva delle nuove province, sembra non aver sortito nessuna conseguenza sulla finanziaria e non c'è traccia di risorse da destinare specificatamente a questi enti, neanche nella previsione del bilancio pluriennale per gli esercizi 2003 e 2004. Lo stanziamento previsto dalla legge regionale numero 25/93 è rimasto immutato per quanto riguarda la parte relativa ai fondi per il funzionamento degli enti, mentre la parte relativa agli investimenti subisce inspiegabilmente un taglio di 10 miliardi di lire. Inoltre non è previsto il rifinanziamento dell'articolo 19 della legge 37/98, ossia lo stanziamento di 333 miliardi per le politiche attive del lavoro. Si tratta di una legge che ha svolto una funzione altamente positiva, contribuendo all'evoluzione dell'ente locale, che si sta trasformando sempre più da soggetto erogatore di servizi in soggetto capace di promuovere attivamente lo sviluppo del proprio territorio. Sappiamo che nella sua prima fase di vita la legge ha conosciuto dei ritardi di applicazione, ma superata questa fase fisiologica per qualunque nuova legge si manifestano evidenti segnali di un significativo recupero e incremento di efficacia.
Lo spirito federalista e la sensibilità della Giunta si erano manifestati anche attraverso la proposta di infliggere un taglio di 70 miliardi di lire (da 90 a 20 miliardi) ai fondi per i cantieri comunali per l'occupazione; taglio che, oltre a bloccare la realizzazione di importanti opere programmate dai comuni sardi, avrebbe cancellato da un giorno all'altro una fonte di reddito essenziale per circa quattromila famiglie appartenenti alle fasce più deboli della popolazione della nostra regione. Per fortuna, e grazie alla reazione degli enti locali, del centrosinistra e delle organizzazioni sindacali, questa minaccia è stata sventata e la Giunta è stata costretta a tornare sui propri passi e a rimangiarsi il taglio annunciato. Ma il tentativo compiuto rimane a testimoniare quale sia il livello di attenzione della Giunta e della maggioranza per le tematiche del federalismo interno, per il ruolo degli enti locali e della parte più debole della nostra popolazione.
Altro esempio di pratica di federalismo interno è quello sui controlli. Al riguardo, così come abbiamo sostenuto in Commissione autonomia, non possiamo non condividere la decisione assunta dalle associazioni degli enti locali di non inviare più al controllo gli atti di comuni, province e comunità montane; è assurdo infatti che, a seguito delle modifiche del Titolo V dello Statuto, la Regione abbia immediatamente applicato l'eliminazione dei controlli sulle leggi regionali e si ostini invece, così come ha fatto l'assessore Biancareddu in Commissione, a voler mantenere in piedi i controlli per gli enti locali.
FADDA (Popolari-P.S.). E' vero.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Valutazioni altrettanto negative dobbiamo poi formulare relativamente a un altro fondamentale aspetto del processo di formazione della legge finanziaria, quello che viene definito il metodo della concertazione. Anziché costruire il progetto della legge finanziaria insieme agli attori sociali e alle imprese, cioè insieme ai veri protagonisti del lavoro e dell'economia della nostra regione, la Giunta ha confezionato un suo pacchetto che, bell'e pronto, ha presentato a quegli interlocutori. Altro che concertazione! La Giunta ha deliberatamente evitato di confrontarsi e di discutere, come invece doverosamente avrebbe dovuto fare, coinvolgendo in modo approfondito il mondo del partenariato economico, sociale e istituzionale. Non si tratta semplicemente di avere o no sensibilità democratica e una sufficiente disponibilità al confronto, che peraltro la Giunta ha dimostrato di non possedere; il problema è che, in questo come in altri ambiti, la formazione delle decisioni attraverso processi di confronto aperto e di condivisione produce risultati oggettivamente migliori. In sostanza la concertazione non avrebbe soltanto portato un processo più condiviso e democratico, ma avrebbe soprattutto prodotto un progetto di legge finanziaria migliore e più efficace, perché arricchito dall'esperienza e dalle conoscenze di tutti quegli operatori che ogni giorno concretamente affrontano i problemi che la finanziaria dovrebbe contribuire a risolvere.
Dobbiamo dire che, seppure in ritardo, c'è stato un tentativo di rimediare a questo deficit di concertazione, tant'è che la seconda proposta di legge finanziaria, quella esitata dalla Commissione, è risultata effettivamente migliorata, soprattutto relativamente alla copertura finanziaria delle politiche del lavoro e anche sul fronte del sostegno alle imprese, anche se le risorse previste appaiono ancora inadeguate rispetto alle aspettative degli operatori economici.
Prima di avviarmi a concludere vorrei fare un'ulteriore considerazione. Scorrendo il Rapporto sullo stato di attuazione allegato alla finanziaria ho avuto modo di soffermarmi sul capitolo relativo ai Programmi integrati d'area, in particolare su quelli della provincia di Oristano. Assessore Masala, le vorrei far presente che i ritardi imputati ai soggetti beneficiari sono, il più delle volte, determinati dai ritardi del suo Assessorato. Le vorrei anche ricordare, non per fare una colpa personalmente a lei, essendo Assessore solo da pochi mesi, che a tutt'oggi non risultano ancora emessi i decreti relativi agli interventi pia la cui copertura finanziaria era prevista a valere sul bilancio 2000, per i quali risultano definiti i progetti e in molti casi già appaltate le opere.
Lei, assessore Masala, ha il dovere di rimediare alle gravi responsabilità del suo predecessore che, da una parte, non ha onorato gli accordi di programma sottoscritti dalla Giunta regionale, determinando il blocco delle iniziative, e dall'altra, soprattutto nel periodo della campagna elettorale, ha predisposto accordi di programma aggiuntivi nel suo collegio elettorale per altri 227 miliardi di lire. Ora, nel rapporto sullo stato di attuazione, forse per recuperare le risorse utilizzate per soddisfare i maggiori impegni assunti dall'ex assessore Pittalis, si vorrebbero cancellare interventi pubblici per 89 miliardi di lire, con questa motivazione: per inadempienza rispetto ai tempi previsti nell'accordo di programma. In aggiunta agli interventi pubblici sono inoltre interessati alla cancellazione interventi privati per 82 miliardi riguardanti quaranta iniziative che, secondo il rapporto, risulterebbero inattuabili.
A prescindere dal fatto che non viene fatta alcuna menzione dei gravi ritardi dell'Assessorato della programmazione, a cui mi sono richiamato precedentemente, debbo evidenziare delle incongruenze riguardanti diversi interventi che si vorrebbero cancellare, in particolare, nel pia or 01, l'intervento 04 e l'intervento 020, per l'importo complessivo di un miliardo e mezzo, con la motivazione: progetto esecutivo non approvato. Devo far notare che questi progetti risultano in istruttoria da parte del Banco di Sardegna da moltissimo tempo; questo ritardo dell'istruttoria, assessore Masala, non è certamente imputabile al Comune di Gonnoscodina o all'imprenditore di Usellus, soggetti beneficiari dei progetti sopraindicati, bensì alla Regione, che non vigila sul rispetto dei tempi previsti in convenzione per l'istruttoria dei progetti di impresa.
Un'ulteriore considerazione la voglio riservare al collega Licandro - che non vedo in aula, come buona parte del centrodestra, evidentemente il momento del dibattito non è importante -, il quale, in occasione delle dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Pili, in risposta a coloro che lamentavano l'assenza di un rappresentante della provincia di Oristano nella Giunta che veniva presentata, aveva affermato, con non poca enfasi, che lui si riteneva soddisfatto perché il territorio della provincia di Oristano risultava garantito dal presidente amico onorevole Pili. Non so se lei oggi sia ancora convinto di quell'affermazione, se così fosse vorrei farle notare, onorevole Licandro, che tra le opere che la Giunta vuole eliminare risultano anche la circonvallazione di Cuglieri, la panoramica di Cuglieri e la circonvallazione di San Vero Milis, per un importo complessivo di ben 19 miliardi, finanziamenti che la Giunta provinciale di centrosinistra riuscì a ottenere dall'allora Giunta di centrosinistra alla Regione. Poiché tutti noi e per lo meno i colleghi della provincia di Oristano, di minoranza e maggioranza, sappiamo quanto siano importanti queste opere, sono certo non consentiremo questo ennesimo tentativo scippo in atto, avendo il dovere di difendere i diritti legittimi delle popolazioni interessate che da troppo tempo attendono la soluzione dei problemi relativi alla viabilità di quei territori.
Complessivamente mi sembra di poter affermare che il progetto di legge finanziaria 2002 va comunque ad aggiungersi alla purtroppo lunga catena di occasioni perdute dalle Giunte di centrodestra in questa legislatura. Poteva essere lo strumento attraverso il quale dare un nuovo slancio al sistema economico della nostra regione, incidere sul problema della disoccupazione, promuovere il protagonismo degli enti locali e degli attori sociali; si è rivelato invece come ulteriore cartina di tornasole delle debolezze e delle incertezze della Giunta e di una maggioranza troppo divisa per programmare e attuare politiche efficaci.
Il risultato di questa incertezza politica è un palpabile regresso diffuso in tanti ambiti e settori; cala l'ottimismo delle nostre imprese, un intero comparto, quello dell'artigianato, si è visto tagliato totalmente fuori dall'elaborazione del progetto di legge finanziaria e si è visto attribuire una valutazione finanziaria di settore totalmente inadeguata. I giovani che speravano di costruire nuove imprese devono fare i conti con la miopia di una Giunta che, dopo la sanatoria riguardante la legge 28, non ha voluto prevedere i finanziamenti occorrenti per i futuri progetti di impresa proposti da società giovanili. Il mondo della scuola e dei competenti amministratori provinciali e comunali ha constatato di essere esposto a tentativi di tagli dei fondi indiscriminati e inattesi dopo il tentativo della Giunta, per fortuna fallito, di ridurre drasticamente i finanziamenti previsti per il prossimo triennio relativi all'adeguamento delle strutture scolastiche. Tutto ciò non consente a nessuno di avere fiducia nel futuro: né alle imprese, né ai lavoratori, né agli amministratori locali, né ai giovani studenti o disoccupati. A fronte di tutto ciò la maggioranza di centrodestra non sembra in grado di uscire dallo stato comatoso in cui versa dal momento in cui si è formata la Giunta Pili, e quando si colgono segnali di vita questi sono da attribuire al ridestarsi dei contrasti interni, causati dall'attribuzione di poltrone o di incarichi, così come dimostra il recente caso delle nomine alla Presidenza delle Commissioni consiliari.
Non vediamo alcuna strategia nell'attività di questa Giunta, forse la sola strategia presente consiste nel perseguire la logica del "tanto peggio tanto meglio", in virtù della quale, lasciando irrisolti i problemi, si fa precipitare la situazione politica e istituzionale fino alla definitiva crisi della maggioranza e, al limite, allo scioglimento di questo Consiglio regionale, perché poi qualcuno possa ripresentarsi in campagna elettorale rivendicando il diritto di governare la Sardegna con la motivazione che non gli è stato consentito di farlo in questa legislatura. Se questo è il disegno noi lo combatteremo con forza. Sarebbe da un lato una fuga dalle gravi responsabilità del presente, che ci impongono di lavorare senza tregua per risolvere i problemi della nostra regione, ma sarebbe anche una fuga dalle responsabilità che abbiamo per il futuro, che per noi consistono, prima di tutto, nel cercare di evitare che anche la prossima legislatura sia caratterizzata dal caos politico e istituzionale e dalla paralisi amministrativa della Regione, a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni e mezzo. Questo significa che tutti dobbiamo impegnarci, prescindendo dagli schieramenti politici, perché la parte restante della presente legislatura sia utilizzata per compiere quelle riforme essenziali (prima fra tutte quella riguardante la nuova legge elettorale regionale) che consentano anche alla nostra di diventare una regione normale, una regione in cui i cittadini scelgono con il loro voto chi effettivamente li dovrà governare e nella quale l'Esecutivo si assume la responsabilità delle scelte di governo, nel rispetto del necessario equilibrio democratico del potere di controllo dell'Assemblea regionale. Questo al fine di avere un'amministrazione regionale che agisca con efficacia per ciò che riguarda le sue competenze e sappia delegare ad altri, secondo il principio di sussidiarietà, ciò che compete agli altri livelli istituzionali, comuni e province, praticamente tutto ciò che nella presente legislatura non si è verificato e crediamo che questo abbia danneggiato gravemente la nostra regione.
Non è possibile attendere oltre e sono dunque necessari un grande impegno e una forte determinazione perché la Sardegna e i sardi abbiano quanto prima un governo e un'amministrazione regionale all'altezza delle loro esigenze, dei loro problemi e delle loro legittime aspirazioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io cercherò di essere breve, anche perché non sempre condivido, non dico questa disattenta passerella, ma comunque questo disattento dibattito sulla finanziaria. Un dibattito che si ripete tutti gli anni e a più riprese durante l'anno su argomenti particolarmente importanti, quali la manovra finanziaria e il documento di programmazione economica e finanziaria, che per altro sono strumenti certamente fondamentali nella vita dell'amministrazione regionale, ma che evidentemente non suscitano particolare interesse. Purtroppo, sempre di più, le cose che attraggono l'attenzione dei colleghi della maggioranza sono ben altre, non sono certamente le prospettive generali dello sviluppo e le tematiche che devono essere contenute nei documenti in esame e nelle analisi fatte in quest'Aula. Ma, ahinoi, stiamo discutendo della finanziaria 2002 in assoluto ritardo, un ritardo stimabile non in due mesi, come dicono i giornali, ma in quattro mesi. Ed è un ritardo che nella debole economia della Sardegna non solo procrastina l'erogazione dei finanziamenti, ma sicuramente produce mancate risposte, perché questa manovra finanziaria può dare delle risposte solamente per il breve periodo, e quindi in termini minori rispetto alle necessità. Sottolineo questa questione dei tempi, che per altro si verificava - per onestà intellettuale bisogna dirlo - anche nelle precedenti amministrazioni, però non in questa dimensione, non certamente con la dimensione di quattro mesi.
L'altro aspetto, che hanno richiamato anche i colleghi del centrosinistra intervenuti ieri e oggi, è l'assoluta incoerenza di questa manovra col documento di programmazione economica e finanziaria. Questo non è solo un qualcosa che va sottolineato da parte dell'opposizione; questo è un qualcosa che non si può fare, colleghi, perché c'è una legge che bisogna rispettare, in quanto il documento di programmazione economica e finanziaria è una legge che contiene le dichiarazioni di questa Giunta su ciò che intendeva fare in Sardegna dal punto di vista economico nel 2002. Questa manovra finanziaria è assolutamente incoerente con ciò che si è detto appena qualche mese fa, non un anno fa.
Si è costruito tutto questo, a nostro avviso, in modo assolutamente singolare anche rispetto agli anni scorsi, cioè agli ultimi anni di governo del centrodestra. Prima abbiamo assistito allo smantellamento della concertazione con le forze sociali e alla presentazione, un po' raffazzonata, del documento finanziario nelle Commissioni di merito, le quali ne hanno discusso per una mezza giornata, ma non tutte hanno poi potuto esprimere il parere per l'assenza dei consiglieri della maggioranza. Il documento è poi pervenuto alla Commissione terza, che lo ha discusso in modo approfondito, non peggiorandolo, come sostiene il collega Balletto, ma cercando di porre dei rimedi.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Non ho detto che è stato peggiorato, ho detto che è stato modificato.
FALCONI (D.S.). Il collega Balletto, Presidente della Commissione terza, aveva detto che il documento è stato peggiorato dalla Commissione, ora assistiamo al suo pentimento. E' riportato dai giornali, ma io non prendo i giornali come Vangelo, l'ho sentito personalmente, volendo si possono ascoltare le registrazioni, ma è scritto anche nella relazione allegata al disegno di legge.
La Commissione, dicevo, ha parzialmente modificato il testo del disegno di legge - secondo me in meglio - su proposta dell'opposizione, in particolare, ma anche su proposta della Giunta. Io ricordo i 64 emendamenti all'articolo 19, molti dei quali erano stati presentati dalla Giunta. Parallelamente a questo a Villa Devoto si svolgeva, perché non era stata fatta fino ad allora, la concertazione con le forze sociali, cioè la mano destra non sapeva quello che stava facendo la sinistra. Contemporaneamente, cioè, si concertava a Villa Devoto e si lavorava in Commissione terza! Anche questo è un modo di fare nuovo e veramente singolare, ma non credo che si facciano bene le cose, se questo è il nuovo modo di governare. Davvero, colleghi della maggioranza, è meglio tornare all'antico, perché almeno in passato si procedeva in forma corretta e per fasi: prima la concertazione, poi l'istruttoria delle Commissione di merito, infine il parere della Commissione terza che esitava il testo per l'esame da parte dell'Assemblea.
Ma qual è stata la conclusione da parte della Commissione terza? Come è stato correttamente ribadito anche da lei in Aula, collega Balletto - io dico le cose come stanno, non me ne voglia -, la Commissione ha rimarcato che per quanto riguarda l'indebitamento vi è stato il mancato rispetto del documento di programmazione economica e finanziaria, delle stesse dichiarazioni programmatiche di questa Giunta e anche di quella precedente, nonché della volontà di mantenere il controllo sulla manovra finanziaria, che appunto non si riesce a controllare. Infatti anche quest'anno si rileva una fortissima accelerazione dell'indebitamento, in quanto anche in sede di Commissione si è cercato di dare delle risposte, a volte positive ma a volte, mi si passi il termine, "di bottega". Avremo modo, nel corso dell'esame dell'articolato, di individuare, perché li conoscete bene, gli articoli cosiddetti di bottega. Il collega Onida, nei giorni scorsi, ha detto che alla bottega hanno compartecipato anche colleghi dell'opposizione, quindi del centrosinistra. Io non ho partecipato, per cui parlerò di quegli articoli di bottega che avete inserito e che riconoscete come tali, perché non si può governare in questo modo. Cioè la maggioranza usa come alibi una segnalazione dei consiglieri di opposizione dicendo: "Se ce lo segnalano loro possiamo fare tutto quello che di incoerente può essere contenuto in una finanziaria". Una classe di governo deve avere senso di responsabilità, deve anzitutto fare proposte e operare al meglio, senza cercarsi continuamente degli alibi per fare le cose così come le sta facendo.
L'anno scorso abbiamo fatto una scorpacciata di collegati alla finanziaria, ce n'erano ben venti, ne sono andati in porto due. Quei collegati erano il risultato della concertazione con le forze sociali che, momentaneamente soddisfatte, sono rimaste successivamente deluse.
Quest'anno non c'è nulla di tutto ciò, anzi si va avanti con la vecchia normativa delle leggi di sostegno, che per altro, anche questo è stato ricordato, è la normativa preesistente a questa esperienza di governo di centrodestra; è la normativa delle leggi di sostegno che il centrosinistra aveva approvato nell'ultimo scorcio della precedente legislatura. Non che vada male, va bene anche questo, ma non si propone nessuna modifica, nessun monitoraggio, non si individuano le leggi che necessitano di essere modificate per adeguarle all'economia che è sempre in movimento. Nulla, assolutamente nulla! Anche a queste modifiche, a questa introduzione di elementi nuovi hanno pensato il centrosinistra e l'opposizione con la presentazione di un testo unico, un anno e mezzo fa. Ci risulta che il centrodestra stia pensando a ben altro; soprattutto sta pensando, oltre che alla bottega, a smontare quel poco di buono che riusciamo a presentare noi.
Per quanto riguarda, invece, le modifiche apportate in Commissione, devo dire che qualcosa di positivo sull'edilizia scolastica e sul piano del lavoro - lo hanno rimarcato già altri colleghi e perché non dirlo - è stato accolto dalla maggioranza su nostra proposta. Altri elementi che facciano ritenere questa una manovra che complessivamente dà risposte concrete alle problematiche dello sviluppo economico e occupazionale della Sardegna non mi pare ve ne siano, anzi ci sono delle risposte, non solo qui, ma in generale, che non vanno nella direzione corretta per la valorizzazione dell'impresa in quanto tale.
Voglio tornare per un minuto alla gestione dell'ultimo bando dei PIT perché è un aspetto emblematico. Noi - noi Regione, intendo, perché abbiamo partecipato anche noi a questo coinvolgimento - abbiamo coinvolto, l'estate scorsa, tutta la Sardegna, cioè amministrazioni comunali e provinciali, comunità montane, consorzi, associazioni di categoria, imprenditori singoli e associati, i quali per hanno discusso dei PIT (la grande speranza estiva!) sino a predisporre dei progetti integrati con i quali hanno poi partecipato al relativo bando, come parte pubblica e privata appunto in forma integrata. Adesso, nel mese di febbraio, a questi imprenditori e, per oltre la metà dei progetti, anche alla parte pubblica diciamo: "Siccome non sono firmati da un sindacalista conosciuto di quel territorio, oppure sono incoerenti con il POR i vostri progetti non sono accoglibili". Oltre la metà di quei progetti sono caduti con queste motivazioni. Per il finanziamento di undici dei progetti rimasti in piedi abbiamo detto che c'erano le risorse necessarie, per altri due invece non c'erano risorse sufficienti. Ma non basta: a tutti quei privati, e si tratta del 50 per cento delle domande presentate, quindi della progettazione prodotta, abbiamo detto come Regione: "Scusate, abbiamo scherzato, non se ne fa nulla, non s'ha da fare! Il bando prevedeva così, ma voi non avrete una lira di finanziamento!"
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue FALCONI.) Noi abbiamo dato una risposta seria tempo fa al mondo giovanile con la nuova legge 28, chiamiamola così, per capirci. Non si può dare una risposta del genere al mondo dell'impresa, non si può prendere in giro in questo modo chi ha il coraggio di investire in quest'Isola, non è corretto, non è giusto, perché mai più nessun privato spenderà i suoi soldi per partecipare a un bando della Regione sarda, in quanto ha davanti a sé il rischio di ricevere un diniego postumo. Certo che ci sono forme che possono correggere questo andamento delle cose. Voi direte: "Ma cosa c'entra questo con la finanziaria in discussione!" C'entra eccome! Presenteremo emendamenti su questi temi che io adesso sto solo riprendendo superficialmente, perché ci riserviamo di presentare appunto degli emendamenti volti a migliorare l'intera manovra finanziaria.
Per quanto riguarda la programmazione negoziata nazionale, ci giungono notizie che sui patti verdi, sui contratti d'area, sul turismo e su altro, la Regione mette in discussione il cofinanziamento, vale a dire che lo Stato sta mettendo 500-600 miliardi, la Regione ne dovrebbe mettere 120-150, ma poiché noi, ad oggi, non stiamo garantendo il cofinanziamento, i patti restano fermi fino a quando la Giunta non manderà la delibera precisa di cofinanziamento al Ministero delle finanze.
Si assiste, anche qui, a un'ulteriore presa in giro proprio di quella classe imprenditoriale che ha il coraggio di investire da noi. E ancora: noi abbiamo detto che per l'industria, l'artigianato, il commercio, il turismo dovevano esserci delle risposte concrete, si dovevano rifinanziare i settori che hanno dimostrato buona capacità di spesa negli ultimi anni e in particolare nella precedente annualità. Nulla di tutto questo, perché? All'industria si garantisce un approvvigionamento finanziario per poter rifare il bando della legge 15/94, null'altro; è insufficiente il finanziamento destinato ai consorzi fidi dell'industria; si sono tolti dal fondo di rotazione della legge 23/57 qualcosa come 50 miliardi di lire, ma non si è sostituito quell'intervento (che so bene non si può più fare con la legge 23) con altre proposte legislative o con altro strumento.
Per quanto riguarda l'artigianato accade grosso modo la stessa cosa: si garantisce ugualmente il rifinanziamento dell'articolo 10 della legge 51/93, ma sui consorzi fidi dell'artigianato, sull'apprendistato, su tante altre cose, non si sta intervenendo. Eppure l'artigianato in Sardegna, nel 2001, ha dimostrato una capacità d'impresa, una capacità di crescita che non ha eguali non solo in altri settori, ma neanche nelle altre regioni del Meridione, assessore Masala. L'artigianato ha garantito, solamente nel 2001, 5 mila nuovi posti di lavoro in Sardegna, e sappiamo quanto sia difficile creare anche un solo posto di lavoro. E noi che cosa stiamo garantendo? Neanche i finanziamenti della precedente annualità! Ma, allora, quale attenzione abbiamo verso l'impresa?
La vostra strategia di sviluppo è però rivolta al turismo. Non vogliamo accennare, per decenza, alla gestione del bando della legge numero 9/98, che si è appena concluso, ci limitiamo a dire che, senza proporre modifiche a questa legge alla luce di tutto ciò che è avvenuto, avete garantito un parziale rifinanziamento assolutamente insufficiente ad effettuare un altro bando, secondo quanto voi stessi avete verificato.
Per quanto riguarda il commercio lascio a voi, colleghi della maggioranza, individuare come e dove siete intervenuti in questa finanziaria, tranne che per i consorzi fidi. Sappiano, i commercianti sardi, che il centrodestra prevede nella sua manovra finanziaria zero lire per questo settore. Questa è l'attenzione che voi riservate agli imprenditori!
Quindi siete liberisti, ma liberisti perché? Perché volete la libertà di non essere controllati, la libertà di fare bottega e anche di non finanziare lo sviluppo economico della Sardegna, che in questa fase di ripresa dello sviluppo in Italia e in Europa è veramente possibile. Con questa maggioranza diventa veramente difficile garantire questo sviluppo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo di non dire nulla di nuovo se sostengo che l'approvazione della finanziaria e del bilancio rappresenta, nella vita della Regione, un momento centrale e particolare. E' la fase in cui tutte le forze politiche debbono esprimere programmi e idee ispirati ai valori in cui credono, le proprie tensioni morali, gli obiettivi e gli strumenti. E' un momento di confronto tra le diverse tesi, di dialettica e anche di contrapposizione. Scelte giuste possono determinare processi di crescita; scelte sbagliate possono provocare ritardi e stagnazione dello sviluppo.
Di fronte a tali obiettivi l'impegno dei Gruppi politici e dei consiglieri non può essere generico e di ordinaria amministrazione. Lo vediamo, purtroppo è così, ma non dovrebbe essere. Le scelte più significative non possono avvenire senza tenere conto dello scenario nazionale e mondiale. Viviamo in una fase di transizione, in cui non ci sono più punti fermi; il tragico evento delle Torri Gemelle, nel cuore pulsante dell'economia mondiale, ha cambiato la storia del mondo e di tutti noi, il che è paragonabile soltanto alla caduta del muro di Berlino.
Il crollo della Enron, uno dei più grandi colossi della globalizzazione, dimostra che l'egemonia mondiale dei poteri forti degli Stati Uniti, che guidano l'economia planetaria, è entrata in una fase di crisi. Il forum di Porto Alegre, al di là degli estremismi inevitabili, sembra confermare questo dato e fa riemergere nuovi orientamenti. Le certezze di uno sviluppo economico fondato sul profitto e sul libero mercato sembrano vacillare di fronte alle esigenze primarie dell'uomo e delle aree deboli del pianeta. Mi sembra di rivivere il monito di Giovanni Paolo II "ai potenti della terra e agli uomini di buona volontà": è l'uomo al centro della storia, dell'economia, delle istituzioni.
Il documento oggi in discussione non può non tenere conto di questo contesto: sviluppo economico e solidarietà, binomio inscindibile dopo l'esaltazione liberistica senza regole, tornano al centro della politica e delle scelte della nostra Regione. Il punto più delicato e cruciale - questa parte sul bilancio la lascio agli atti del Consiglio - rimane quello di una politica capace di aggredire l'indebitamento e il disavanzo che crescono in modo abnorme. La soluzione non è solo politica, ma anche tecnica e va cercata, a mio giudizio, dentro la manovra finanziaria. Lo stesso Governo centrale ha avuto il coraggio - ieri il centrosinistra, oggi il centrodestra - di effettuare i tagli necessari operando riforme strutturali. In Sardegna si tende ad affrontare tale modo ricorrendo ai finanziamenti, incrementando le risorse senza individuare i tagli e i punti parassitari e non produttivi.
Alla luce di queste riflessioni, esaminando la proposta della Giunta in Commissione, mi sono chiesto quale linea fosse meglio seguire: quella tipica dei farisei, rispettosa delle forme e delle apparenze, ligia al potere costituito, senz'anima e senza una linea progettuale, sicuramente comoda, che avrebbe evitato malintesi e problemi, oppure l'altra linea, quella propositiva e critica, volta a proseguire il progetto di cambiamento, che costituiva e costituisce la base ideale e politica della maggioranza, a individuare i punti di debolezza di un progetto che aveva suscitato tante speranze per correggerne le eventuali disfunzioni. Ho scelto di seguire questa seconda strada, sicuramente meno comoda, non solo nell'interesse della Sardegna, ma anche della stessa maggioranza. Una strada, perché non ci sia alcun equivoco o dubbio, fatta di coerenza e di lealtà non soltanto nei confronti della maggioranza, ma della stessa Giunta Pili.
Siamo più fedeli alleati di quanti nel silenzio e nel disinteresse minano la credibilità del progetto politico della maggioranza; una scelta coerente sul piano personale e su quello politico. Non è possibile né immaginabile assistere passivamente e acriticamente all'esaurirsi della nostra autonomia speciale e alle difficoltà di una maggioranza che stenta a portare avanti la sua idea originaria.
Perché in questo Consiglio non si produce? Perché nella manovra del 2001 provvedimenti di grande importanza sono rimasti in gran parte inevasi? Io sono presente qui dalla mattina alla sera, come tanti altri colleghi, cercando di dare un contributo, ma, come tanti altri colleghi animati da grande volontà, non riesco a dare il massimo. Perché? Forse prevalgono i personalismi, le divisioni, forse tra le parti non c'è dialogo, rispetto, amicizia. Bisogna far uscire il Consiglio dalla sua solitudine non solo politica; bisogna restituire il Consiglio regionale alla gente con rigore, impegno e una nuova etica politica; bisogna tornare alla tensione ideale e alla coesione politica che ha costruito e tenuto unita questa maggioranza.
Da quell'idea politica e programmatica ispirata certamente alla Casa delle LIBERTÀ, ma anche attenta ai valori delle forze popolari, democratiche e sociali e in particolare sardiste e autonomiste, avevo tratto le mie dichiarazioni programmatiche, rimarcando gli aspetti nazionalitari e riformistici. L'idea forza puntava su un obiettivo strategico: creare un sistema Sardegna competitivo in Europa e nell'area del Mediterraneo; vincere la nostra insularità attraverso la continuità territoriale delle persone e delle merci; ridurre i costi energetici con il metanodotto Algeria-Sardegna-Corsica-Continente, sfruttando le nuove normative europee; aumentare la capacità produttiva e occupazionale attraverso il rilancio delle strutture economiche della piccola e media impresa, del turismo, dell'artigianato e del commercio e, infine, considerare il 2002 l'anno delle riforme, in modo da dare corpo al processo di cambiamento istituzionale della Regione e della Sardegna.
La nuova Giunta ha il dovere di proporre la linea della chiarezza. E' ancora valido quel disegno o ha subito modifiche? Se esiste un progetto alternativo, qual è? Questa maggioranza è nata da un progetto politico e programmatico che deve essere portato avanti, valorizzato ed eventualmente modificato, indipendentemente dalle persone che lo rappresentano o dai presidenti di turno. Più degli uomini contano le idee e le strategie.
Non ritengo il programma della mia Giunta il migliore possibile, ma è importante superare l'attuale inerzia riformistica aprendo un confronto programmatico anche in questo dibattito sulla finanziaria e sul bilancio. E' oggi credo un imperativo morale per tutte le forze della maggioranza (altro che disertare il Consiglio, Giunta e consiglieri!) uscire dalle secche di una instabilità permanente e riprendere il filo di una nuova tessitura ideale e politica.
Ad Alleanza Nazionale, che ha saputo interpretare una linea costruttiva di grande responsabilità durante la mia presidenza, voglio dire di non disperdere questo patrimonio di coerenza, ma di trovare all'interno le ragioni di unità indispensabili per garantire un quadro di stabilità. Le tensioni interne dei partiti devono essere risolte senza scaricarle nelle istituzioni, un monito che vale per ognuno di noi. Bisogna avere il coraggio della verità e delle scelte lineari, non per fare critiche distruttive, ma per ricostruire le ragioni originarie di una comune battaglia politica.
Io mi sono tirato da parte, con senso di responsabilità, convinto di trovare maggiore stabilità anche attraverso l'allargamento del quadro politico. La coesione tra le forze si è invero ulteriormente deteriorata. I Gruppi politici dialogano soprattutto attraverso i mass media e si impongono le prese di posizione dei singoli consiglieri al di fuori della volontà dei Gruppi e della coalizione. E' tutto un inseguire gli umori della gente e dell'opinione pubblica senza una linea politica coerente; quel che conta è la cattura del consenso attraverso la tecnica della comunicazione. E' quello che è successo anche oggi per quanto riguarda l'acqua: un problema risolto dal 1999 con un Accordo di programma quadro, viene presentato come una nuova vittoria nei confronti dello Stato. Sono i soldi che già avevamo! E' solo una ratifica degli accordi raggiunti dopo un anno e mezzo di lavoro!
In Consiglio vengono meno i grandi punti di riferimento, come invece una volta era dato vedere in molti personaggi della maggioranza e dell'opposizione, capaci di elaborare un'idea guida, una grande proposta, un comune denominatore, una sintonia etica con ideali della politica. Manca l'umiltà del proprio ruolo, ognuno si sente un leader, un piccolo leader di se stesso.
Una peculiarità politica ha sempre contraddistinto la Sardegna: le comuni battaglie delle sue forze politiche e sociali per la rinascita, le miniere, i nodi della Sardegna centrale, il malessere delle zone interne, il rapporto Stato-Regione. Non credo che oggi non ci siano in questo Consiglio, in tutte le forze politiche, uomini di adeguato spessore morale e culturale, capaci di riprendere, in un contesto nuovo, le battaglie unitarie perché la Sardegna non rimanga confinata ai margini delle riforme e dei cambiamenti e affronti i temi dell'autonomia e del federalismo con rinnovata attenzione storica. Dobbiamo avere il coraggio, però, di un itinerario che superi le nostre appartenenze politiche.
Dal Consiglio regionale deve partire un appello perché la Sardegna non perda ulteriore tempo. Non bisogna lasciar cadere la tensione oppositiva nei confronti di uno Stato lontano, e non sono permessi silenzio e acquiescenza quando si tratta di difendere i diritti fondamentali del popolo sardo, qualunque sia il Governo che lo rappresenti, di sinistra o di destra. Occorre porsi nei confronti dello Stato con l'orgoglio e la coscienza della nostra autonomia nazionalistica - per dirla con Cossiga - e non con le sembianze dell'autonomia ottriata di derivazione centralistico-statuale. Siamo divisi tra fautori e contrari all'Assemblea costituente. Dobbiamo superare questa divisione e considerare l'alto valore etico e civile della proposta, come testimonianza e servizio alla piccola patria sarda, alla nostra piccola nazione incompiuta senza stato.
Faccio mio quanto disse Cossiga a Chiaramonti: "Per carità non perdiamo altro tempo, portiamo avanti la proposta dell'Assemblea costituente come processo che nasce dal basso, dalla convergenza del popolo sardo". E mentre apprezzo e sostengo l'iniziativa di Fantola, di Scano, di Giacomo Sanna, della CISL, delle forze sociali e imprenditoriali e di altri colleghi che pochi giorni fa sono andati a incontrare il presidente Ciampi e oggi si apprestano a incontrare il Presidente del Consiglio, io mi sono permesso di sollecitare il senatore Cossiga ad assumere una sua personale iniziativa legislativa e politica, perché venga data una risposta parlamentare di governo secondo la volontà dei sardi.
E' importante in questo momento il concorso di tutte le forze politiche. L'omologazione della Sardegna al federalismo generalizzato delle altre Regioni sarebbe un tornare indietro rispetto alla stessa autonomia speciale. Da oggi, fino al giugno del 2003, la Convenzione europea per le riforme istituzionali sarà impegnata a elaborare la proposta della Costituzione europea o Trattato globale. L'Europa di domani sarà sempre di più l'Europa delle Regioni e non degli Stati.
Ho potuto sperimentare, durante la mia Presidenza, una nuova strada nei rapporti diretti tra Sardegna e Unione Europea su questioni che hanno interessato l'Isola: l'occupazione giovanile, la blue tongue, la siccità, i testi unici sull'agricoltura. La Convenzione europea è l'occasione perché alla Sardegna venga riconosciuta, per la sua specialità insulare, la sua legittimazione istituzionale nei rapporti diretti con l'Unione Europea e il suo ruolo internazionale nell'ambito euromediterraneo. E nel momento in cui l'Unione Europea predispone la sua Carta costituzionale, definendo o ridefinendo i rapporti con gli Stati, le Regioni e le isole, la Sardegna, con un'autonomia speciale in declino, non può rimanere paralizzata dalla querelle tra i favorevoli e i contrari all'Assemblea costituente, ma tutti dobbiamo condurre la battaglia politica per giungere all'Assemblea e nel contempo iniziare a impostarre le linee guida del nuovo Statuto.
Perché - come ha detto sempre lo stesso Cossiga nella prefazione del libro di Graziano Milia -, per realizzare tutto questo occorre pensare non certo a un unico partito nazionale o nazionalistico sardo, ma, almeno per ora, e con lo scopo appunto di promuovere l'Assemblea costituente o Convenzione sarda, a un fronte nazionale o nazionalistico sardo che raggruppi chi la pensa come noi, di sinistra, di centro, di destra.
In questo quadro, ricco di fermenti e di spinte innovative, la discussione e l'approvazione della finanziaria e del bilancio verrebbe ad assumere una connotazione diversa sul piano della qualità politica. Esiste un'area nazionalitaria nell'Isola, radicata nella coscienza dei sardi, rappresentata storicamente dal glorioso Partito Sardo d'Azione, che si colloca oggi in un ampio filone politico e culturale della società sarda. Al collega Murgia, in risposta a una sua lettera aperta, manifestai le preoccupazioni di un bipolarismo continentale nell'Isola, incapace di garantire la stabilità e la governabilità sia in presenza del proporzionale, sia in presenza del maggioritario. E' l'anomalia del sistema politico sardo. Mentre a livello nazionale l'unificazione dei partiti dell'area centrale del centrosinistra nella Margherita avvia il riposizionamento dello scacchiere politico nazionale e la rivisitazione del bipolarismo, in Sardegna le forze riformistiche di ispirazione nazionalitaria continuano a innalzare bandiere solitarie inadeguate a rispondere alle sfide dei nuovi tempi. E' emblematico del vento nuovo che spira anche nella politica mondiale l'avvicinamento verso il centro da parte degli undici leader progressisti degli Stati più avanzati nel recente vertice di Stoccolma, che hanno cancellato il termine socialista dalla loro dichiarazione finale per rafforzare ulteriormente questa linea, ribadendo nel contempo l'impegno per una globalizzazione democratica.
Il bipolarismo sardo può anche non essere speculare al bipolarismo nazionale. Bipolarismo sardo e polo nazionalitario non sono antitetici; il progetto nazionalitario sardo non è alternativo ai due poli tradizionali, anzi il progetto nazionalitario riformista, come indicato anche da Cossiga, è una grande opportunità per la stabilizzazione del quadro politico nazionale.
Questa maggioranza è frutto di esperienze culturali e politiche diverse e le diversità costituiscono un valore se prevale il principio della pari dignità e del rispetto della propria identità, per concorrere meglio al rilancio di un comune progetto politico e per allargare ad altre diversità la compartecipazione. Di fronte a un'architettura istituzionale europea in fieri, di fronte a un modello di stato nazionale in definizione, abbiamo il diritto-dovere di pensare a creare un'architettura istituzionale sarda che abbia i suoi fondamenti nei diritti naturali e inalienabili del popolo sardo, nei suoi valori storici e nazionalitari.
La storia dei sardi non è la storia degli altri; la nazione sarda è tale per identità e storia del suo popolo. Non vogliamo essere una nazione comunque prigioniera della propria identità e del suo isolamento geografico; vogliamo l'unità del suo popolo per meglio competere con gli Stati e le Regioni d'Europa e del Mediterraneo nelle nuove sfide della globalizzazione.
Con questo animo rivolto al futuro della nostra terra, io intendo dedicare tutto il mio impegno perché la Sardegna abbia la sua legge finanziaria, con la speranza che essa rappresenti però un'occasione di crescita e di progresso per la nostra gente. Non vorrei che ci limitassimo ad approvare la legge finanziaria e il bilancio (che può essere quello che ha proposto la Giunta o un altro), disperdendo questa occasione nel cercare di stabilire che cosa avverrà dopo questa discussione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, dopo tre finanziarie a marchio maggioritario di centrodestra, noi abbiamo operato uno sforzo nelle settimane scorse per non limitarci a dare un giudizio puntuale sulla funzione, sul significato, sulle ricadute di questa manovra finanziaria, e abbiamo assunto la responsabilità più impegnativa di mettere assieme il percorso e le strategie di questi ultimi tre anni per tirare una linea di consuntivo, che in politica più che un optional è un obbligo. E quindi, per non considerare ancora, come spesso appare anche nella desolazione di quei banchi, la condizione di maggioranza una condizione acquisita e portata a casa, e la sede parlamentare un acquitrino melmoso e maleodorante, come spesso appare nella dignità che viene data dai vostri comportamenti a certi dibattiti, a certi argomenti, mi verrebbe da porre a voi una domanda preliminare, che un po' si collega alle osservazioni che faceva il collega Floris: volete davvero dissestare definitivamente la Regione per difendere l'icona berlusconiana in questa chiusura acritica e dogmatica della vostra occupazione del potere? Questa è una domanda preliminare, perché a seconda della risposta noi possiamo usare argomenti diversi, possiamo concorrere o meno a che qui dentro prevalgano gli interessi dei sardi rispetto a queste chiusure. Questo è il nodo che noi abbiamo cercato di spiegarvi in questi tre anni, ma a quella domanda non abbiamo avuto risposta. E considerando da una parte quello che dice il collega Balletto: "E' vero infatti che l'insufficiente verifica dei risultati conseguiti per effetto delle manovre precedenti costituisce un limite inaccettabile per la Regione, poiché essa permane irresponsabilmente nelle condizioni di non poter individuare appieno i canali di spesa più produttivi e funzionali al perseguimento degli obiettivi che si è prefissa", e dall'altra le cose che diceva il collega Floris, vi invito a sentire che cosa dice la nostra relazione di minoranza: "Il nostro impegno non sarà di meno sul terreno delle iniziative volte a rendere più difficile e impraticabile l'affermazione della deriva di delegittimazione della politica e di depotenziamento autonomistico" - onorevole Floris - "conseguenti alla leggerezza e all'irresponsabilità delle scelte finanziarie e di programma fin qui portate avanti dalla maggioranza di centrodestra". Questa affermazione ha un significato più ampio che va, a nostro giudizio, al di là della manovra finanziaria, onorevole Masala, ed è letta e soppesata con riguardo non solo ai grandi processi legislativi e costituzionali di riforma statutaria, ma anche alla difesa dell'autonomia. E' fatta guardando come questa deriva dell'autonomia regionale avvenga ogni giorno sotterraneamente, e qualche volta anche palesemente, nei fatti quotidiani e nelle questioni apparentemente insignificanti. Avremo occasione molto presto di parlare di queste cose.
Io raccolgo positivamente questa pulsione che ha manifestato l'onorevole Floris verso l'opera demolitoria del dirigismo berlusconiano in Sardegna. Purtroppo è un dato di fatto: ordini del giorno che ci dividono, conclusioni di questioni centrali per la dimensione autonomistica che vedono la maggioranza chiusa alla concertazione di un parere comune, di una lotta, di un'idea di garanzia dell'autonomia, perché non si possono ledere le sensibilità degli amministratori di Roma, perché questo impone il dirigismo berlusconiano. Io, onorevole Floris, lo apprezzo, ma forse dobbiamo entrambi mettere nel conto che purtroppo questa spinta dirigistica di stampo berlusconiano è oggi, ma fin dall'inizio della legislatura, l'unico collante che tiene insieme questa maggioranza. E non essendoci altro vedo difficile l'apertura di un dibattito culturale che possa avere, da quella parte, interlocutori attendibili e attenti. Sul centro politico, sul suo percorso formativo e culturale, si sono dette tutte cose giuste, ma anche qui bisogna fare chiarezza e forse occorrono anche degli approfondimenti. Io la considero una prospettiva a condizione che lavoriamo tutti per sottrarre il centro democratico dalla tentazione di essere sempre una zona franca della moralità pubblica e di quella politica. Se su questo poniamo i puntelli, gli approfondimenti, i ragionamenti potranno essere positivi e forieri di risultati.
Il giudizio sulla finanziaria e sulle finanziarie ci porta a dire che, in un certo senso, in senso metaforico, ma anche ironico, onorevole Masala, ci possiamo considerare soddisfatti, perché il giudizio del mondo esterno a quest'Aula conferma tutte le nostre osservazioni, dà a questo documento di programmazione il valore consuntivo di cui parlavo prima ed è un giudizio orizzontale: dalle organizzazioni sindacali a quelle di categoria, agli enti locali, all'associazione degli enti locali, a tutti. Quello che meraviglia è la vostra sordità, la mancata consapevolezza di ammettere una strategia sbagliata nell'impostare la finanziaria, un metodo irriverente nei confronti dell'istituto regionale: trattare, cambiare, modificare, pattuire la finanziaria mentre questa è all'esame dell'Aula e delle sue Commissioni, secondo un vezzo che quando calma il dissenso esterno e accontenta la borsa della spesa ha fatto il suo dovere. Questa è la strategia che ci porta nel centro più sottosviluppato dell'Africa, non in Europa!
Questa cultura va esplorata perché, come diceva la collega Lombardo, i tassi di crescita economica non si guardano sempre in avanti, bisogna anche saperli guardare ai piedi dell'opera svolta, a consuntivo di quello che si è fatto, dismettendo questa cattiva abitudine di vedere sempre nell'esperienza degli altri il permanere del fantasma del centrosinistra, della cultura di sinistra, alla quale voi non avete assolutamente nulla da dire, dal momento che tutto - e sottolineo tutto - l'impianto legislativo di cui vi siete appropriati per dare significato anche a questa manovra finanziaria, è patrimonio del centrosinistra, delle precedenti Giunte, che avete demonizzato nelle piazze e nelle aule istituzionali, ma alle quali non avete saputo contrapporre un'idea diversa di sviluppo, perché idea di sviluppo non avete.
Il giudizio sulle dinamiche economiche di largo respiro lo vedremo. Ci sono già segnali molto evidenti; la ripresa del divario fra il prodotto interno lordo della Sardegna e quello della media delle regioni del Mezzogiorno, come è stato osservato, è un segnale preoccupante, foriero di ulteriori preoccupanti condizioni economiche che derivano dalla congiuntura internazionale e dalla condizione nella quale l'Italia si trova dentro questa congiuntura internazionale.
L'esperienza di questi anni, purtroppo, ci dice anche un'altra cosa che questa cultura della maggioranza di centrodestra ha insinuato e ha obbligato quest'Aula a recepire molte volte, con la compiacenza di responsabilità istituzionali che l'avrebbero invece dovuto impedire, e cioè che ogni legge - secondo voi - può essere anche uno scherzo, nel senso che a ogni legge si contrappone un abuso, un suo non rispetto, un suo scavalcamento e una sua irritualità applicativa. Basta considerare che quest'anno avete presentato la legge finanziaria ai primi di marzo, che il DPEF è stato presentato con notevole ritardo, e che l'anno scorso la finanziaria fu approvata il 24 aprile.
Il contesto generale nel quale si pone questa manovra è stato già espresso: un disavanzo che va alle stelle, un indebitamento fuori controllo, un quadro delle entrate sfiorato nell'articolo 1, da voi cassato in Commissione e non riproposto in termini di dibattito e di confronto. Chi invoca un dibattito sul Titolo III dello Statuto, sulle forme di ulteriori e maggiori entrate per la Sardegna sta solo esercitando un ruolo canonico, formale. La subordinazione che avete dimostrato in questi tre anni al Governo nazionale vi impedirà, e vi impedisce di fatto, di avere una dinamica pattizia, una dinamica interpretativa dell'autonomia e del valore dell'autonomia in grado di esercitare questa funzione. E questo è per noi un elemento di grave preoccupazione perché ci condanna, fino a quando rimarrete in maggioranza e al governo, alla subordinazione e alla rinuncia a questo contrasto autonomistico e rivendicativo.
Questa finanziaria dimostra che il bilancio vi è sfuggito di mano ed è ormai fuori controllo; l'invocazione che avete anche voi ripreso più volte, di un percorso virtuoso in un ciclo unico di programmazione è saltata. Non c'è più collegamento fra DPEF e finanziaria, non c'è nesso logico tra finanziaria, fondi comunitari e complemento di programmazione; non c'è più nulla. La concertazione, che era quello strumento importante attraverso il quale in una società debole, economicamente debole, si chiamavano tutte le forze imprenditoriali disperse nel territorio a esercitare una funzione progettuale in concorso con la Regione, è stata cancellata, è ridotta a una mercificazione politica: "Ti do questo e stai a posto". Questo è il senso che avete dato alla concertazione, un senso che umilia la Sardegna, umilia coloro che si prestano a questo tipo di pattuizione e allontana le prospettive dello sviluppo locale (come è stato dimostrato ampiamente con il fallimento dei PIT, sui quali abbiamo già espresso le nostre opinioni e sui quali torneremo per le prospettive pericolose che attengono ai risvolti di questo fallimento nell'immediato futuro), per arrivare infine, a livello di riforme, all'inerzia di cui parlava il collega Floris, col quale concordiamo soprattutto in merito al fatto che la Regione non registra neppure l'innovazione legislativa prodotta dal Titolo V, non sottopone a ragionamento e riflessione questo elemento, in una funzione di decentramento e di impianto normativo innovativo verso lo sviluppo, con il coinvolgimento degli enti locali, che sia in grado di risolvere i vostri problemi, quelli che voi da quei banchi ci avete denunciato anche l'anno scorso: la lentezza della spesa, la sua cattiva qualità, questa condizione centralistica, di neocentralismo, diciamolo pure, anche abbastanza clientelare, di cui vi siete serviti. I programmi di opere pubbliche di interesse locale registrano, nel loro insieme, la quantità più alta dei residui passivi storici rispetto a quelle partite, perché chi deve fare i programmi attende la composizione del puzzle delle convenienze elettorali, di collegio, di parte e di quant'altro. Su queste cose noi non decliniamo le parole giuste, assessore Masala, perché questo è il vero bubbone della vostra condizione di maggioranza, l'incapacità, cioè, di rivolgervi a una strategia, di mettere in competizione le risorse della Sardegna e di sfidare il suo tessuto economico, pur debole, verso lo sviluppo.
C'è un altro problema che attiene alla nostra autonomia, onorevole Floris, che noi tratteremo nell'esame dell'articolato della finanziaria, perché lo riteniamo centrale, una spina dorsale, un fatto connaturato al nostro stato attuale: il 12 per cento di questo Consiglio regionale l'hanno determinato i tribunali dello Stato, perché noi siamo carenti di leggi, siamo incapaci di darci la nostra autoregolamentazione, le nostre tutele. E io non accetto, Presidente del Consiglio, in cuor mio e nella mia integrità morale, la presenza in quest'Aula di colleghi che da questo punto di vista rappresentano alla mia persona degli abusivi. La Regione deve avere regole uguali per tutti! Sue regole, non le regole dello Stato o dei giudici, che a seconda dell'opinione decidono in un modo e il giorno dopo nel modo esattamente contrario a quello del giorno prima. E' inaccettabile il silenzio della Regione su questo fronte. C'è gente che si presenta in Consiglio regionale un giorno con il saio da benedettino e il giorno dopo con il saio da francescano! Non possiamo vivere questa dicotomia, questa falsità che rende poco credibile la Regione e la politica agli occhi dei cittadini.
Sugli enti locali, assessore Masala: la sfiducia palese scritta, codificata nella legge finanziaria, dentro la spesso inutile invocazione della nostra specialità, è la dimostrazione (credo quest'anno l'abbiano avvertita un po' tutti, anche i meno accorti nella lettura delle norme finanziarie) dell'inadeguatezza culturale della nostra aspirazione autonomistica. Una Regione che si avvale dei benefici legislativi per se stessa e li usa come gabello, come vincolo, come imbrigliamento, come condizione alla sua libertà, contro gli enti locali! Basta leggere l'articolato della finanziaria, dove imponete loro di operare la revisione dei residui passivi. L'avessimo fatto noi prima di predicarlo agli altri! Fossimo noi nella condizione di aver assolto quest'obbligo, sapendo bene che la legge di contabilità cui sono assoggettati gli enti locali è ben più rigida e severa di quella che abbiamo noi e che non rispettiamo mai! Un po' di dignità, un po' di amor proprio nei confronti degli enti locali!
E poi continua l'imposizione dei commissari ad acta, nel momento in cui cessano i controlli, e voi, prima in Commissione e poi anche in Aula, sicuramente, omettete l'obbligo di recepire una legge costituzionale che di fatto i controlli ha cancellato. Ed è bene quello che ha fatto l'anci, bisogna dirlo, perché i controlli non ci sono più, indipendentemente dalla nostra volontà e indipendentemente dalla volontà vostra di mantenere i vostri amici e parenti nei comitati di controllo, con una legge che avete tenuto un anno e mezzo, per questa ragione, bloccata in Commissione, con le vostre divisioni e con le finzioni sulle vostre divisioni. Questa è la realtà! E su quei denari e sul fatto che da quando è entrata in vigore la legge costituzionale numero 3 del 2001 voi siete responsabili contabilmente delle spese che avete inutilmente messo in campo, ci sarà da discutere, e noi saremo presenti anche in quel dibattito.
Sulle violazioni di legge ho già detto; la legge regionale numero 11 è stata richiamata, così come la manomissione dei principi fondamentali di leggi importantissime, che hanno avuto la convergenza più ampia, che erano i piccoli segni che lasciavamo sul campo della capacità residuale di innovazione che aveva questa Regione. Parlo della legge 31/98, che aveva come cardine la separazione tra le funzioni di direzione politica e quelle di amministrazione; una legge che avete tentato, come dei cecchini, dentro la finanziaria, di disarcionare completamente, creando illegittimamente dentro l'organizzazione della Regione, su cui avete dimostrato piena sfiducia, ma per la quale concorrete anche a creare condizioni non operative, mettendo in competizione e in discrimine funzioni e ruoli del personale regionale, delle zone franche in cui avete cercato di mettere al riparo settori dell'amministrazione.
La struttura clientelare di questa finanziaria è visibile nell'articolo che riguarda la cura delle attività culturali, che dimostra, insieme al dirigismo berlusconiano, che l'unico elemento della vostra unione ideale è il detto riportato nella nostra relazione do ut des, e se non do sono guai, perché non ci sono più i numeri. Questa è la costante del vostro operare e questo è l'elemento sul quale, lo abbiamo detto, noi non vogliamo speculare. Sappiamo che siamo al termine di un percorso tollerabile per la Sardegna. Badate, non è più in gioco il dualismo centrosinistra-centrodestra; sono in gioco ben altre cose. Il livello insopportabile che si è raggiunto vi deve sottoporre a un'autocritica, che troverà come interlocutrici delle opposizioni che non vogliono speculare. Noi non vogliamo andare in maggioranza a tutti i costi e a qualunque condizione; noi, prima di questo compito, abbiamo assunto davanti ai cittadini della Sardegna, per il nostro giuramento, quello di curare gli interessi della Sardegna. Io domando a ciascuno di voi, singolarmente e particolarmente, se per quello che i cittadini sanno, e anche per quello che immaginano, state onorando quel giuramento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, bisogna riconoscere che ci sono modi diversi per dissociarsi da una parte dalla responsabilità e dall'altra anche dal confronto di merito sull'argomento in discussione, per non voler condividere quello che è avvenuto. Devo dire che il presidente Floris si è dissociato bene, e questa dissociazione impone una riflessione, perché se dovesse confermarsi che si tratta di una dissociazione di merito vera, allora sarà possibile fare quello che il collega Gian Valerio Sanna ha proposto alla riflessione del Consiglio.
Io concordo pienamente con quella impostazione e voglio brevemente esprimere la mia opinione. E' vero, la dimensione sovranazionale delle fonti economiche e delle scelte di governo è oggi sotto gli occhi di tutti, e la dimensione sovranazionale impone, così come sta avvenendo in Europa, un approfondimento della collocazione delle Regioni meridionali in quel contesto. E allora, se quello è lo scenario per il quale dovremo fare le nostre riflessioni, adeguare le nostre iniziative e predisporre gli strumenti di governo dell'economia regionale, dobbiamo dire da subito che il bilancio presentato non risponde a quella impostazione e non sarà possibile apportare delle correzioni in Aula, perché le risorse sono state assegnate, fuori dalle Commissioni e fuori dal Consiglio, in modo clientelare e discriminatorio.
E' vero, la dislocazione delle nazioni nell'equilibrio mondiale delle produzioni e dei consumi impone questa nuova riflessione, e noi siamo chiamati a farla come paese Italia e come regione dell'Italia e, aggiungo, come regione che vuole sviluppare la propria iniziativa in Europa, seppure senza strumenti idonei a un dialogo diretto con l'Europa. Però, per fare questo ragionamento è bene che facciamo un altro approfondimento e un'altra riflessione, non per dissociarci dalla responsabilità, ma anzi per assumerla. Se la ricetta che viene proposta (e sarebbe un errore parlare di ricetta proposta con questa finanziaria, perché si è ripresa l'impostazione delle finanziarie precedenti) è quella del centrodestra allora è bene, collega Floris, che chiariamo da subito che quello è un percorso che non porta da nessuna parte, perché il centrodestra, non solo al governo della regione - è sotto gli occhi di tutti noi che siamo qui, ma adesso per fortuna è anche sotto gli occhi del sistema delle imprese e delle organizzazioni sindacali - ha fallito, non è stato all'altezza degli obiettivi che si è proposto. Il centrodestra ha fallito non perché è sempre in crisi, o perché si azzuffa sulla presidenza delle Commissioni, o perché determina lo slittamento dell'assunzione dei provvedimenti; il centrodestra ha fallito perché è in crisi la cultura che ha determinato l'alleanza in questo Consiglio regionale.
Ci propone una finanziaria, come ben diceva ieri il collega Secci, senza alcun collegato, il che vuol dire, in termini pratici, che si usano gli strumenti del centrosinistra anche dopo due anni e mezzo di esperienza di governo del centrodestra. Non ci sono idee, non ci sono proposte, c'è il fallimento politico e culturale del centrodestra. Ora, lo possiamo dire con maggiori argomenti, siamo in presenza anche del fallimento nell'esperienza di governo e in quella amministrativa.
Caro Floris, se vogliamo essere persone serie, se vogliamo assegnare a questo Consiglio regionale una funzione alta, e noi concordiamo, non possiamo discutere del bilancio della Regione senza fare un riferimento alla crisi che è presente nel gruppo dirigente del centrodestra in Sardegna; crisi diffusa, crisi di strategia, incapacità amministrativa, difficoltà dello stare insieme, difficoltà nel far coincidere la solidarietà cattolica con il liberismo sfrenato di Berlusconi. Questa è la crisi nella quale siamo!
Spiegatemi cosa è successo nel centrodestra ad Alghero: "Rottura dell'alleanza su interessi particolari del centrodestra"; spiegatemi cosa è successo ad Oristano: "Rottura del centrodestra per incapacità amministrativa della coalizione"; spiegatemi cosa è successo a Selargius: "Rottura del centrodestra", a Sant'Antioco, a Carloforte, ad Olbia, dove si va in crisi perché esponenti della Giunta di centrodestra fanno ricorso per annullare le elezioni e portare quella città nuovamente alla verifica elettorale. Quindi la crisi è profonda e ha origine nell'incapacità politica, culturale e amministrativa del centrodestra; questa è la crisi vera nella quale voi avete precipitato la Sardegna.
Caro Floris, non si può non parlare di queste cose e soprattutto, mi permetta, non si possono dare coperture, non si può tentare la fuga verso altri argomenti per dare coperture. Si deve discutere di questa situazione di crisi, in cui voi avete precipitato la Sardegna. E allora, se ammettete di avere fallito sul piano strategico e amministrativo, sarà possibile riprendere il confronto, e questo Consiglio regionale potrà riappropriarsi della sua sovranità e uscire da una situazione di solitudine, così come è stata chiamata. Ma io non direi che nei prossimi giorni noi staremo soli, perché pare che un movimento si stia proponendo alla nostra attenzione, appunto per non lasciarci soli, perché voi, lasciati soli, avete fatto pasticci nell'uso della risorsa pubblica.
Ed allora si può uscire, certamente, da questa situazione, ma se l'analisi che facciamo è vera, com'è nata la maggioranza? E' possibile proporre alle nuove generazioni un rapporto tra le forze politiche che abbia come riferimento la nascita di questa maggioranza? Che insegnamento diamo alle nuove generazioni, alle ragazze e ai ragazzi sardi che si affacciano alla politica se proponiamo loro quello che è avvenuto in quest'aula? E quello che è avvenuto in quest'aula è la parte nobile, perché l'abbiamo vista e conosciuta, ma non possiamo parlare di quello che non conosciamo, di ciò che è avvenuto fuori di quest'aula per far sì che consiglieri regionali eletti nel centrosinistra passassero al centrodestra, con un ragionamento evidentemente elevato, puntuale, economicamente valido, se li ha convinti.
Io penso che noi dobbiamo riconsiderare tutto questo, per poter parlare di un Consiglio regionale che si propone di svolgere una funzione alta. E allora, l'Europa delle Regioni e l'Europa degli Stati era un argomento presente nel dialogo che c'è stato tra il collega Tunis e il collega Corda, la settimana scorsa, quando si sono misurati per chi dovesse ricoprire la carica di Presidente della Commissione urbanistica? Insomma, si tratta proprio di una fuga dalla realtà nella quale noi operiamo. Io penso, invece, che occorra trattare le questioni della politica regionale per proporre la Regione in un contesto più ampio e senza bisogno di rifarci ai padri nobili della nostra terra, ma richiamandoli e avendoli presenti, perché non dobbiamo considerare solo quelli che parlano ancora oggi con noi, se vogliamo assegnare a questa Regione una precisa funzione, ma dobbiamo parlare di quelli che hanno lasciato a noi una grande eredità autonomistica. Dobbiamo parlare di Lussu, di Dessanay, di Dettori, a loro dobbiamo tornare se vogliamo costruire un punto d'incontro tra le culture presenti in questo Consiglio. Tutte le altre sono scorciatoie per dare coperture.
E allora per quanto riguarda i contenuti della nuova autonomia, parliamoci chiaramente, si può dire che in quest'Aula abbiamo parlato e stiamo parlando dei contenuti della nuova autonomia, del nuovo Statuto, che abbiamo detto come vogliamo il nuovo Statuto? Io penso di no. E quando dico che non lo si è fatto, non dico che non ci sia bisogno di farlo, anzi penso che sia urgente farlo. Però quando abbiamo tentato di parlarne, in un'altra occasione, ci siamo divisi e ci siamo divisi più sulla forma, che poi è diventata sostanza, che sul merito del ragionamento. E allora ridiscutere del merito può essere, collega Floris, un momento di confronto alto e positivo. Può essere. Io non sono chiuso a un ragionamento che ci porti a confrontarci su quello che vogliamo fare, però liberiamolo dalle coperture che buona parte del Consiglio si attribuisce attraverso la discussione di quell'argomento. E' stato fatto l'esempio di quella grande conquista che riguarda l'acqua, di cui oggi si parla sui giornali e che viene presentata come un'iniziativa alta di questo Consiglio, sapendo che anche lì c'è l'imbroglio e lo si fa solo per dare la notizia.
E allora bisogna discutere del merito, globalizzare i diritti in una concezione di solidarietà, per quanto riguarda non il rapporto tra gli individui, ma il rapporto tra le Regioni e i Paesi. Certo è un principio cattolico che si estende dall'individuo alla collettività, che determina consenso, partecipazione e unità, ma dobbiamo ragionare su questo per verificare quanto di quella cultura della solidarietà che si accompagna a quella dell'uguaglianza è presente nella discussione che stiamo facendo in questo Consiglio.
E allora i sardi si possono essere popolo solo se diventano attori del loro destino, se no rimangono, nel contesto nazionale, cittadini sardi privi di diritti o con diritti limitati. Per diventare popolo occorre un progetto nobile, che definisca chiaramente la funzione che deve svolgere la nostra Regione nel contesto nazionale ed europeo. Il primo rapporto deve quindi essere tra noi e la strada sin qui proposta non è quella che può costruire delle possibilità di dialogo vero. Il terreno va sgombrato, soprattutto in questa fase, da ogni ragionamento sui nuovi equilibri di governo. Onorevole Floris, noi non verremo a governare con lei! E, soprattutto, non vi può essere discussione senza una nuova valutazione del merito delle cose. Che cosa c'entra, infatti, il bilancio con il ragionamento che noi dobbiamo fare, qui, in Consiglio regionale? Non c'entra nulla, perché è un bilancio che non ha genitori, di cui non si sa a chi attribuire la paternità. Il bilancio e la finanziaria non possono essere registrati come tali perché vengono disconosciuti dalle organizzazioni sindacali, dalle organizzazioni del sistema delle imprese, dalle cose che sono state dette qui. Il Presidente della terza Commissione dice che il testo del bilancio presentato in Aula è molto diverso da quello iniziale a causa degli emendamenti proposti in sede di Commissione. Si disconosce, quindi, persino l'idea della partecipazione democratica in Commissione alla costruzione del bilancio. Ecco perché non è credibile un ragionamento che voglia associare l'insieme del Consiglio nella discussione.
Io penso che qui dentro tutti abbiamo delle responsabilità, ma ci sono responsabilità più grosse, che devono essere attribuite. Per fare chiarezza tra noi occorre dire quali sono queste responsabilità, che sono principalmente da ricondurre al fatto che il Presidente del Consiglio regionale per la prima volta ha votato per impedire la nascita di una Giunta (e anche questo è un tema ancora presente); che una parte dei consiglieri eletti nel centrosinistra sono passati, con quella idealità che li ha caratterizzati, al centrodestra; che il presidente Floris ha dato in quella circostanza una copertura; che l'onorevole Fantola, pur non facendo parte del Polo, ha coperto e continua a coprire questa porcheria. Questa è la questione! Non si sfugge alle responsabilità individuali e neanche a quelle collettive, e ad esse occorre tornare, perché questo Consiglio può riassumere la sua funzione solo se tutte le responsabilità che abbiamo accertato vengono messe in chiaro.
Io ritengo che sia possibile stabilire delle priorità partendo dal presupposto che, terminato l'esame della manovra finanziaria, si passerà a discutere della legge elettorale. Questo è il primo punto. Il secondo punto riguarda l'assunzione di responsabilità per la situazione difficile nella quale si è fatta precipitare la Sardegna. Il terzo punto concerne le prospettive della Regione in ordine alle sue competenze, funzioni e ruolo. Noi siamo pronti ad aprire la discussione su questi temi, il collega Gian Valerio Sanna ha già dato delle indicazioni di percorso, ma io non credo che voi siate pronti ad affrontare questo dibattito, perché volete ancora coprire la situazione, sperando di trovare tra voi un nuovo punto d'incontro per sostituire - giustamente - il presidente Pili, ma purtroppo con un altro di voi, confermando così un progetto fallimentare dal punto di vista culturale e anche amministrativo. Se c'è dell'altro procediamo alla discussione e poi trarremo le conseguenti valutazioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (P.P.S-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, il documento che oggi abbiamo in discussione, cioè il disegno di legge finanziaria, credo sia il momento programmatico più importante del Consiglio regionale. Però è anche vero che oggi si sta parlando più di aspetti politici riguardanti maggioranza e opposizione, che di bilancio vero e proprio. Credo però che sia l'occasione anche per parlare della situazione in cui noi ci ritroviamo.
E' una finanziaria nata tra polemiche, accompagnata da voci di corridoio (molto probabilmente si sarebbe potuta aprire una crisi), secondo le quali forse si stava per fare lo sgambetto al presidente Pili e alla sua Giunta e, in questi giorni, sarebbe successo qualcosa di terribile per la stessa finanziaria. Credo che tutto questo, pur con le innegabili difficoltà di questa legge, non avverrà perché questa finanziaria e questa maggioranza sono le uniche possibili; non esistono margini per altre maggioranze o per alternative alla sinistra. E credo anche che nel rapporto fra maggioranza e opposizione vi possano essere momenti di confronto come questo che ritengo costruttivi.
Quando sento i colleghi dell'opposizione parlare di "disastro del centrodestra, disastro di questo governo, disastro nei comuni dove state amministrando", mi viene da chiedere loro: "Voi dove eravate?", perché non siete assolutamente estranei alla situazione sino ad oggi portata avanti. E nelle precedenti elezioni del Consiglio regionale i cittadini delle città capoluogo da voi amministrate vi hanno bocciato proprio per il vostro modo - che sicuramente noi non vorremmo copiare, né prendere ad esempio - di amministrare il bene pubblico. Voi, per il momento, dopo la vostra esperienza, avete avuto la bocciatura democratica dei cittadini.
Ma è anche vero che ci sono problemi che devono essere risolti, che vanno al di là di una finanziaria e di un bilancio. Uno di questi è il problema delle riforme, che non ha una collocazione politica di centrodestra, di centro o di centrosinistra. Credo che il problema delle riforme riguardi l'intera istituzione del Consiglio regionale, che deve innanzitutto attuare la riforma elettorale, affinché sin dalla prossima legislatura chi vince le elezioni, anche con un solo voto in più, così come avviene nei consigli provinciali e comunali, possa governare assumendosene l'intera responsabilità. Perché in un sistema elettorale come quello in base al quale siamo stati eletti noi, in cui nessuna delle parti risulta vincitrice, per cui la maggioranza si forma successivamente all'interno del Consiglio regionale, anche l'opposizione ha un suo potere e, se le cose non vanno bene, le sue responsabilità. Inoltre non possiamo dimenticare quello che anni di amministrazione del centrosinistra ci hanno lasciato in eredità, perché dagli interventi che ho sentito mi sembra quasi di essere in un altro Consiglio regionale o addirittura in un'altra regione.
Ma voglio ritornare sullo specifico dei disegni di legge finanziaria e di bilancio di cui oggi abbiamo iniziato la discussione generale. Credo che ci siano almeno cinque componenti forti di questa finanziaria: la prima è la presa d'atto, finalmente, che la presenza di troppi residui passivi è un male che va sanato, perché non è più tollerabile che i finanziamenti destinati ai settori produttivi arrivino ai beneficiari solamente dopo tre o quattro anni, come spesso avviene.
Allora, indubbiamente, anche all'interno di questa finanziaria, occorre fare uno sforzo nella direzione dell'accelerazione della spesa pubblica. Se riusciamo a far sì che a un imprenditore o in ogni caso al beneficiario di una particolare legge il finanziamento pervenga in pochi mesi, non dico settimane, abbiamo risolto uno dei grossissimi problemi che le classi imprenditoriali, le categorie produttive ci stanno appunto chiedendo di risolvere. Allora, in questa finanziaria c'è una forte, fortissima volontà di accelerare la spesa pubblica, anche attraverso il ricorso a norme straordinarie, per esempio la modifica della legge 31/98 (che dà la facoltà alla Giunta di ricorrere al comando di proprio personale), in deroga a questa stessa legge, che pone dei limiti anche numerici sul comando, per sopperire, laddove ci sia la necessità, alla carenza di personale al fine di accelerare le pratiche e quindi la spesa pubblica. E possiamo dire che spesso abbiamo condiviso anche il ricorso a strutture private per poter procedere all'istruttoria delle pratiche. C'è anche una norma che prevede l'accelerazione delle procedure relative agli appalti delle opere pubbliche, che da troppo tempo vengono portate a termine in fortissimo ritardo e con grossi problemi. Quindi anche su questo si intravede una linea ben precisa da seguire. C'è anche un articolo che impegna tantissimo la Regione, e sta impegnando molte altre Regioni, molti enti comunali e provinciali, quello che prevede il ricorso al privato nel cofinanziamento, attraverso il project financing, delle opere pubbliche, perché è impensabile che la pubblica amministrazione da sola possa far fronte alle spese di realizzazione di tutte le opere pubbliche. Quindi credo che questa strada, che è fortemente voluta dal presidente Pili, sia da perseguire, perché può dare sicuramente dei risultati.
Uno dei problemi che si sta tentando di risolvere, ma la cui soluzione è ancora lontana, è quello riguardante il settore della sanità, per il quale questa finanziaria dispone uno stanziamento di risorse incrementato del 9 per cento circa rispetto alla finanziaria dell'anno scorso. E' vero che l'anno scorso si è tentato di creare un centro di acquisti centralizzato per monitorare le spese sanitarie, quest'anno si sta facendo un altro centro di monitoraggio delle spese delle ASL, ma credo che le spese del settore sanità siano ancora troppo elevate. Quello della sanità è uno dei capitoli che assorbe troppe risorse finanziarie e sicuramente possiamo dire che le ASL e i loro manager (che sono ampiamente retribuiti) debbano fare un controllo più accurato sulle spese e sugli sprechi che nella sanità si stanno ancora verificando. E' impensabile continuare a sostenere, con migliaia di miliardi, un settore che sicuramente non può andare avanti così e deve essere completamente tenuto sotto controllo e quindi sanato.
Credo che il contenimento della spesa, che era in partenza del 18-20 per cento per tutti gli Assessorati, sia dovuto in modo particolare alle grosse emergenze che si sono verificate nella nostra Isola, e un'altra emergenza, che coinvolge ancora l'agricoltura, ce la ritroveremo tra qualche settimana, quando dovremo recuperare circa 250 miliardi - come sostengono gli uffici regionali - per far fronte all'annoso problema della siccità.
Siccome non ci possiamo inventare la fabbrica dei soldi, perché le risorse finanziarie a nostra disposizione sono quelle che sono, è evidente che se si copre da una parte si scopre dall'altra, perciò dobbiamo fare un ragionamento anche più serio sugli interventi strutturali necessari al fine di utilizzare al meglio anche i fondi comunitari di cui possiamo disporre sino al 2006.
Allora, con interventi come quello previsto nell'accordo di programma che ieri è stato firmato a Roma, che ci consente di avere nuovi fondi da destinare all'emergenza idrica, unitamente alla conquista della continuità territoriale (per il momento solo quella aerea, ma sicuramente otterremo anche quella marittima, estesa al trasporto delle merci), credo che ci siano le condizioni, pur con tutte le difficoltà che stiamo attraversando, per poter dare un grosso contributo a una regione che in questo momento sta soffrendo e che merita un approfondimento delle proprie capacità di risollevarsi. Ritengo che noi abbiamo queste capacità e che anche attraverso interventi che vanno dalle leggi di settore ai finanziamenti previsti nella legge finanziaria, si possa uscire da questa crisi economica e congiunturale. Tutti noi dobbiamo impegnarci, senza distinzione tra maggioranza e opposizione, a dare un grosso contributo, anche garantendo la presenza nelle Commissioni e in Aula. Io e il collega Capelli la nostra presenza la stiamo garantendo sia in Commissione sia in Consiglio, dove siamo sempre presenti per dare il nostro modesto contributo. Credo che questa riflessione debba essere sottoposta anche agli altri colleghi, di maggioranza e anche di opposizione, perché sicuramente la strada che dobbiamo percorrere è comune e la scommessa che ci attende è grande, ma ritengo che abbiamo tutti i mezzi per poterla vincere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, il giudizio sul bilancio e sulla finanziaria noi lo abbiamo già espresso nella relazione di minoranza del collega Cogodi, così come abbiamo dato in modo inequivocabile un giudizio sia sulla maggioranza che oggi fa capo a Pili, sia su quella che ieri faceva capo a Floris. Ed era un giudizio perentorio, inequivocabile, ovviamente negativo. Tra l'altro abbiamo detto, con grande chiarezza, che noi non siamo disponibili a fare pasticci; lo ribadiamo oggi in quest'aula, viste anche le considerazioni che sono state svolte questa mattina dall'onorevole Floris (che tra l'altro non riguardano l'insieme della maggioranza), che segnalano ancora una volta un malessere, di cui noi prendiamo atto, ma che non si conclude con una proposta politica. Anche se noi abbiamo sempre detto che questa legislatura ormai è segnata, per quanto ci riguarda il giudizio, ripeto, è preciso.
Parteciperemo comunque alla discussione, vedremo quali riforme, di cui si parla sempre e che poi non si ha nemmeno la forza e la capacità di portare in Aula, si potranno realizzare. Discuteremo della modifica della legge elettorale, che prima o poi dovrà pur pervenire in quest'Aula, diremo con grande precisione e chiarezza cosa pensiamo ed esprimeremo la nostra posizione.
Per quanto riguarda il bilancio e la legge finanziaria, come dicevo prima, noi abbiamo espresso un giudizio negativo; un giudizio negativo peraltro supportato dai fatti, anche quelli accaduti stamattina in Aula. Ogni qualvolta c'è un appuntamento rilevante che riguarda l'Aula o comunque le determinazioni che essa deve assumere, si ricorre a espedienti per impedire che si discutano nel merito le questioni che sono poste al centro del dibattito. E' accaduto, per esempio, in occasione delle dichiarazioni programmatiche del presidente Pili e sta accadendo oggi per il bilancio 2002. Si ricorre, cioè, alla frase ad effetto, diffusa attraverso la stampa e gli altri mezzi di comunicazione, con l'obiettivo di spostare l'attenzione dal merito sull'effetto che si è cercato di ottenere. Così è stato durante la discussione delle dichiarazioni programmatiche, quando il presidente Pili, con grande enfasi, scoprendo ancora una volta l'acqua calda, ha incentrato tutta la sua proposta innovativa sulla trovata della cosiddetta "autostrada del mare". Lo fa anche oggi, tra l'altro ho dei dubbi o forse la certezza che ne abbia parlato perfino a sproposito, perché data la condizione specifica della nostra regione, cioè l'insularità, non si può propriamente parlare, lo dicono tutti i tecnici, di autostrada del mare. Così accade oggi, quando, spostando la discussione dal bilancio sull'effetto mediatico, il presidente Pili parla di "cascata di euro sulla siccità", oppure quando ha parlato di "autostrada dell'acqua". Evidentemente il termine autostrada lo affascina a tal punto da indurre perfino Berlusconi in errore. Ieri, infatti, il Capo del Governo nazionale ha detto che occorre "rifare l'autostrada 131" in Sardegna. Forse, innamorato del termine, Pili finisce per indurre in errore anche il Capo del Governo nazionale.
E non solo. I giornali di ieri, per quanto riguarda un aspetto delicato che vive la nostra Isola in questi giorni, spesso anche drammatico, sono ricorsi a un'altra terminologia, usata sempre dal Presidente della Giunta, il quale, non essendo riuscito a spendere una lira nel 2001 per l'agricoltura, oggi parla di master plan per risolvere le sorti dei campi. Ecco, si pensa che con le dichiarazioni ad effetto si possano esorcizzare i problemi e perfino ingannare i sardi, riproponendo una sorta di minestra riscaldata. Sinceramente non so come tutto questo possa essere valutato, soprattutto se riferito a un Presidente della Giunta regionale.
Noi diamo un giudizio chiaro sul bilancio, così come lo abbiamo dato in passato sulle frasi ad effetto, dicendo che spesso erano perfino inaudite e che per lo meno dovevano essere ponderate, almeno da parte del Presidente della Giunta regionale per il ruolo che egli ricopre in quest'Isola e per evitare di essere poi beffeggiato. Lo stesso si potrebbe tranquillamente dire per i riferimenti impropri che in più di un'occasione qui sono stati fatti. Ma come può il Presidente della Giunta parlare di "cascata di euro sulla siccità", quando la settimana scorsa si è sviluppato in quest'aula un dibattito e con grande chiarezza abbiamo detto che il presidente Pili, questa Giunta e l'assessore Ladu, prima e dopo, cioè con la Giunta Floris ieri e con la Giunta Pili oggi, erano in grave ritardo nell'attuazione dell'accordo di programma del 17 giugno 2000, che già prevedeva quegli interventi di cui si sta parlando? Il grave ritardo che abbiamo accumulato su quegli interventi sta causando alla Sardegna conseguenze drammatiche per quanto riguarda l'approvvigionamento delle risorse idriche.
Nel merito della finanziaria, badate, cosa vi dobbiamo dire di più di quanto ha detto l'onorevole Balletto nell'intervista richiamata ieri dal collega Cogodi, o di quanto ha ribadito stamattina l'onorevole Floris, che pure di qualcosa è a conoscenza? Cosa vi dobbiamo dire di più di quanto è contenuto nella relazione di maggioranza della Commissione agricoltura? Badate, è una relazione che noi non abbiamo condiviso, non perché non ne abbiamo colto il giudizio critico, ma perché i consiglieri di maggioranza sarebbero dovuti essere conseguenti con quel giudizio critico, quindi avrebbero dovuto dare parere negativo. Nella relazione infatti è detto che è necessario: incrementare i fondi per il funzionamento dell'Ente foreste; incrementare i fondi da destinare alla spesa per la gestione del personale da impiegare nel servizio antincendio; incrementare i fondi da destinare al finanziamento del settore della pesca;incrementare i fondi destinati all'acquisto e gestione di mezzi necessari per l'espletamento dei compiti affidati al Corpo forestale. Si ravvisa quindi l'opportunità di incrementare i fondi per l'agricoltura, nonché di adottare tutte le soluzioni idonee alla velocizzazione della spesa. Quando si dicono tutte queste cose si sta dicendo che, per esempio, sulla parte del bilancio che è di competenza della Commissione agricoltura e ambiente il giudizio è negativo. Che cosa vi dobbiamo dire di più? Noi concordiamo con quel giudizio negativo; diciamo che la precedente e questa Giunta stanno finendo per essere una iattura per la Sardegna, perché è inconcepibile che i bilanci di questa Regione continuino ad essere approvati con ritardi incredibili, che il DPEF continui a essere presentato e approvato con un ritardo inconcepibile, che i collegati alla finanziaria dell'anno scorso siano scomparsi nelle sabbie mobili, non si capisce bene se della precedente o dell'attuale maggioranza, che poi in sostanza sono la stessa cosa. E non si capisce nemmeno perché il lavoro fatto nelle Commissioni, anche con il contributo dell'opposizione, non sia arrivato in Aula nel mese di gennaio, per dare anche una risposta concreta alle richieste che vengono continuamente riproposte dai diversi ceti sociali, dalle popolazioni, dalle opposizioni, fuori e dentro quest'Aula. Questa Giunta non riesce a spendere le risorse di cui dispone, e lo confessate voi stessi, basta controllare gli atti del bilancio per capire che siamo anche qui in una situazione che ha dell'incredibile. E da questa situazione derivano le vostre responsabilità e il ritardo nello sviluppo della nostra Isola.
Ma io vorrei soffermarmi brevemente sulle questioni che riguardano il comparto agricolo. Il presidente Pili, come dicevo poc'anzi, parla di master plan per l'agricoltura, ma dov'è il master plan per l'agricoltura? Il Presidente della Giunta ha letto il bilancio che egli stesso ha presentato? Badate, la situazione è questa: nel 2001 la competenza (già ridotta, già tagliata rispetto agli anni precedenti, e lo abbiamo dimostrato durante la discussione del bilancio 2001) per il settore dell'agricoltura era di 416 mila euro, grosso modo 830 miliardi di lire; nel 2002 era di 291 mila euro, meno di 600 miliardi di lire, quindi vi è stato un taglio di 120 mila euro, il che equivale a 240 miliardi in meno rispetto all'anno scorso, per non parlare degli esercizi precedenti. Ma dov'è il master plan o l'intenzione di adottare un master plan per l'agricoltura? E' nei sogni del Presidente della Giunta e nelle frasi ad effetto che utilizza per imbrogliare l'opinione pubblica e quindi per imbrogliare i nostri e i suoi elettori! Il taglio fatto dalla Regione è di proporzioni inaudite se pensiamo che lo Stato, che pure ha ridotto tutti i capitoli relativi alle uscite del proprio bilancio (salvo quelli per sostenere la guerra, perché ha presentato una finanziaria di guerra, in quanto l'unico stanziamento che non ha ridotto è quello destinato al Ministero della difesa, il quale non è impegnato nella difesa del nostro Paese, ma nell'offesa verso altri paesi e altri popoli, ecco perché è un Ministero della guerra), ha ridotto lo stanziamento per l'agricoltura di 700 miliardi, cosa che noi riteniamo grave per la condizione in cui versa il comparto agricolo nel nostro Paese. Ma a maggior ragione tagliare 240 miliardi di lire in Sardegna, pari a un terzo del taglio complessivo effettuato dallo Stato per gli interventi in agricoltura, è inconcepibile data la condizione ormai drammatica delle nostre campagne, che riguarda non solo il 2002, ma anche le annate precedenti. Quindi il Presidente della Giunta regionale e l'assessore Masala non possono prima effettuare i tagli e poi imbrogliare parlando di master plan. Ma quale master plan per l'agricoltura! Evitiamo di enfatizzare i problemi e di ricorrere agli escamotage per non discuterli nella sostanza, così come è accaduto.
Badate, la conduzione di questo Assessorato dimostra quale sia la vostra capacità, quale sia il giudizio che ogni cittadino, se consapevole di quello che accade, dovrebbe dare su di voi, cioè quello di una Giunta che non riesce nemmeno a compiere l'ordinaria amministrazione. Assessore Masala, penso che lei conosca a menadito il suo bilancio, per cui le chiedo che cosa abbiamo per quanto riguarda l'agricoltura? Nel 2001 i residui iniziali erano di 1.384 miliardi; a fine 2001 - dati del suo bilancio, Assessore - i residui ammontano sempre a 1.384 miliardi. In sostanza siete riusciti a malapena a spendere quattro soldi della competenza che quel bilancio aveva riservato per il 2001.
Nel 2002, oltre al taglio della competenza, partite con 1.197 miliardi di residui e risorse disponibili per 1.757 miliardi, che sono costituite dai residui più la competenza. Ebbene voi confessate - assessore Masala, questo dovrebbe dirlo anche al suo Presidente, perché ho tutta l'impressione che non lo sappia - che con la disponibilità di cassa che siete convinti di avere, ditelo come volete, potrete spendere, nel 2002, 744 miliardi, perché questa è la disponibilità di cassa che riservate all'agricoltura per il 2002. Quindi voi addirittura pensate sin da adesso di non spendere 1.000 miliardi dei residui che pure avete accumulato o avete concorso ad accumulare nel corso di questi anni.
Presidente Pili, questa è la situazione, altro che master plan per l'agricoltura! Allora, se questa è la situazione, il giudizio per noi è chiaro, lo abbiamo già detto: non siete capaci nemmeno di affrontare l'ordinaria amministrazione, immaginiamoci se sarete capaci di far fronte alla condizione drammatica in cui versano alcuni comparti della nostra economica! A maggior ragione non sarete in grado di affrontare la situazione drammatica dei comparti maggiormente esposti al rischio, come quello dell'agricoltura. Non si spendono le risorse finanziarie, questo è il punto. Avete una montagna di risorse e siete capaci di pronunciare frasi ad effetto, ma non di risolvere un problema di questa nostra Isola. Ecco perché il nostro è un giudizio assolutamente negativo, ecco perché noi in quest'Aula condurremo un'opposizione netta a questa maggioranza, così come l'abbiamo condotta contro la maggioranza precedente. Siamo contrari a che si facciamo pasticci e tenteremo di costruire, speriamo insieme alle forze democratiche, un'opposizione in quest'Aula e fuori di quest'Aula, perché solo in questo modo si può rinvigorire la battaglia contro questa maggioranza e creare le condizioni perché finalmente i sardi abbiano la possibilità, alle prossime elezioni regionali, di liberarsi di voi.
PRESIDENTE. Questo era l'ultimo degli interventi previsti per la mattinata. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Alberto Sanna .
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