Seduta n.184 del 13/12/2001
CLXXXIV SEDUTA
Giovedì 13 Dicembre 2001
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 31.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 14 novembre 2001, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che la consigliera regionale Claudia Lombardo ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data del 13 dicembre 2001. Poiché non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
"Interrogazione Calledda - Marrocu, con richiesta di risposta scritta, sul licenziamento da parte dell'Ente foreste dei lavoratori occupati nel perimetro forestale di Planedda - Buggerru". (404)
"Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi nel CRAS". (405)
"Interrogazione Sanna Giacomo - Manca, con richiesta di risposta scritta, sul debito verso lo Stato del Consorzio Liceo Musicale 'Luigi Canepa' di Sassari". (406)
"Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sull'accesso agli atti per i consiglieri nel Comune di Romana (Sassari)". (407)
"Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di malessere presso il Centro Residenziale per Anziani (C.R.A.) di Alghero". (408)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
"Interpellanza Tunis Marco Fabrizio - Marrocu - Manca - Secci - Sanna Alberto - Licandro sulla presunta nuova discriminazione tra comuni svantaggiati e non svantaggiati in Sardegna". (191)
"Interpellanza Tunis - Licandro sulla non corretta utilizzazione dei lavoratori nelle miniere di Seruci e Nuraxi Figus". (192)
"Interpellanza Manca - Sanna Giacomo sulla innocuità ed efficacia del vaccino contro la blue tongue". (193)
"Interpellanza Vassallo - Cogodi - Ortu sulla programmata dismissione di fondamentali produzioni nel settore chimico in Sardegna". (194)
"Interpellanza Deiana - Cugini - Sanna Giacomo - Granella - Lai - Morittu - Spissu - Biancu sulla ipotesi di eventuale chiusura o di modifica di utilizzo del polo chimico industriale ENICHEM di Porto Torres". (195)
"Interpellanza Cogodi - Vassallo - Ortu sulla sperequazione creata tra i dipendenti dell'Amministrazione regionale partecipanti alle selezioni interne per l'accesso a categorie superiori". (196)
"Interpellanza Pacifico - Dettori Ivana - Vargiu - Ibba - Manca - Dore - Liori sui tre casi di leptospirosi accertati nella città di Cagliari". (197)
"Interpellanza Biancu - Deiana - Dore - Granella sugli aiuti erogati in favore delle aziende agricole ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988". (198)
"Interpellanza Pinna - Dettori - Manca - Pacifico - Sanna Giacomo - Scano sulla vendita del patrimonio immobiliare connesso alle saline di Sant'Antioco e sulla cessione a privati della concessione per l'esercizio delle stesse saline". (199)
"Interpellanza Ortu - Vassallo sulla grave situazione del C.R.A.S. (Centro Regionale Agrario Sperimentale)". (200)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
"Mozione Biancu - Cugini - Fadda - Balia - Dore - Cogodi - Calledda - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marroccu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo sulle modalità attuative del POR Sardegna 2000-2006 con particolare riferimento ai Progetti Integrati Territoriali (PIT)". (50)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 50. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Mozione Biancu - Cugini - Fadda - Balia - Dore - Cogodi - Calledda - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marroccu - Masia - Morittu - Orrù - Ortu - Pacifico - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo sulle modalità attuative del POR Sardegna 2000-2006 con particolare riferimento ai Progetti Integrati Territoriali (PIT).
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che con le risorse straordinarie del Q.C.S. si intendevano rimuovere gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo della nostra Isola e che attraverso i Progetti Integrati Territoriali si voleva promuovere la crescita dei singoli territori, attraverso la individuazione di un'idea-forza, attorno alla quale costruire le proposte da definirsi con il metodo della concertazione e del partenariato;
VERIFICATO che:
- per un numero significativo di misure del Complemento di Programmazione al POR Sardegna 2000-2006 ed in particolare per il 4° asse "Sistemi locali di sviluppo", parte degli interventi previsti non sono compresi nel campo di applicazione delle leggi regionali di settore di incentivazione delle imprese;
- la gran parte degli interventi programmati nelle misure del Complemento di programmazione, funzionali sia al raggiungimento degli obiettivi generali e specifici del POR Sardegna, sia ad un impatto significativo sulle variabili di rottura del Quadro Comunitario di sostegno, sono sprovvisti di una procedura di attuazione che permetta la spendita delle risorse comunitarie assegnate alla Sardegna;
- nelle procedure di attuazione delle misure dal Fondo FSE pubblicate nel supplemento straordinario al BURAS n. 29 del 28 settembre 2001, è identificata una priorità per le azioni formative inerenti ai PIT, mentre per analoghe procedure di attuazione, già oggetto di pubblicazione, facenti riferimento ad importanti misure del Complemento di Programmazione (misure 4.1C - 4.9 - 4.10 - 4.11 e 4.21 ) non si dà alcuna priorità agli interventi ricompresi nei PIT;
CONSTATATO che:
- la denominazione dell'asse IV " Sistemi locali di sviluppo" - asse del POR Sardegna che comprende le misure di sostegno ed incentivazione al tessuto imprenditoriale - richiamando alla dimensione locale dello sviluppo, evidenzia la necessità di portare in ambito locale gli strumenti di incentivazione per il settore produttivo (agricoltura, artigianato, turismo, industria);
- nell'ambito degli strumenti di sviluppo locale integrato PIT, pur essendo previste opportunità di finanziamento per i piani di investimento delle imprese, non sono ancora chiare le modalità di attuazione dei suddetti interventi;
VERIFICATO, altresì, che le risorse del QCS 2000-2006 rappresentano una componente significativa nel bilancio regionale per la realizzazione degli investimenti produttivi da parte delle imprese e del mondo del lavoro;
CONSTATATO, altresì, che i Progetti Integrati Territoriali rappresentano una delle modalità operative di attuazione del POR Sardegna 2000-2006;
APPURATO che il bando sui PIT per l'annualità 2001 ha visto partecipi i sistemi locali in un contesto di assoluta mancanza di informazione da parte dell'Amministrazione e degli enti preposti;
CONSTATATO che:
- il contenuto del Complemento di Programmazione al POR Sardegna è stato oggetto di sostanziale modifica con delibera della Giunta regionale n. 27/72 del 7 agosto 2001, nonostante il bando sui PIT fosse da tempo pubblicato sul BURAS e non ancora scaduto, creando ulteriori disagi e disorientamento tra i possibili beneficiari alla ricerca di una corretta collocazione degli interventi proposti nelle relative misure del Complemento di Programmazione;
- nella fase di progettazione dei PIT è stata data notevole enfasi all'integrazione e complementarietà tra gli interventi presentati dai soggetti pubblici ed i piani di sviluppo delle imprese;
- alla luce delle condizioni di ammissibilità del PIT, la partecipazione dei soggetti privati rappresentava una condizione sine qua non per la presentazione del progetto integrato da parte di un sistema locale;
- l'assenza di qualunque tipo di vantaggio per i presentatori di manifestazione di interesse nell'ambito di un PIT ritenuto valido dalla fase di selezione, andrebbe a minare irreparabilmente il rapporto di fiducia e complementarietà tra i soggetti attori dello sviluppo locale privati imprenditori ed enti locali;
CONSTATATA la mancata previsione della riserva del 60 per cento delle risorse, programmate con i Progetti Integrati Territoriali (PIT), a favore dei programmi nei territori provinciali il cui prodotto interno lordo risulta inferiore al 75 per cento del prodotto interno lordo europeo e negli altri territori nei quali si registrano maggiori ritardi nello sviluppo;
CONSTATATO il mancato rispetto della destinazione del 40 per cento delle risorse, previste nelle singole misure del Q.C.S, ai Piani Integrati Territoriali, come in particolare per quelle della misura 2.1 " Archeologia e percorsi museali", interamente destinate a "bando a regia regionale" , e quelle della misura 4:9 "investimenti nelle aziende agricole", interamente destinate a bando POR,
impegna la Giunta regionale
1) a intervenire nella definizione delle modalità di attuazione degli interventi previsti nei Piani Integrati Territoriale sprovvisti di una procedura di attuazione e di una norma di riferimento che permetta la spendita delle risorse comunitarie di riferimento;
2) a garantire la priorità di finanziamento degli interventi dei privati (di cui all'asse IV del Complemento di Programmazione) gia inseriti nei PIT e agevolati anche attraverso leggi di incentivazione a settore, per le quali è previsto un bando ordinario di spese delle risorse;
3) a garantire il ripristino della riserva del 60 per cento, prevista dal comma 48 dell'art.1 della finanziaria 2001, a favore delle zone della Sardegna che registrano i maggiori ritardi nello sviluppo;
4) a garantire la destinazione di almeno il 40 per cento delle risorse POR delle singole misure ai Progetti Integrati Territoriali, così come concordato tra la Giunta regionale e le parti sociali e previsto nel Complemento di Programmazione approvato dal Consiglio;
5) a disporre gli opportuni provvedimenti per sopperire alla totale mancanza di informazione sull'attuazione dei PIT e rispetto alla soluzione dei problemi tecnici relativi alla spendita delle risorse;
6) ad attivare la misura 4.1 linea A per le attività di animazione economica ed informazione, alla luce del fatto che gli interventi di sostegno allo sviluppo, programmati nel Complemento di programmazione sono già in parte avviati. (50)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
TUNIS (Gruppo Misto). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Potrà intervenire sull'ordine dei lavori dopo l'illustrazione della mozione, onorevole Tunis. Prego, onorevole Biancu.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente della Giunta, ancora una volta il Consiglio regionale viene riunito per iniziativa delle opposizioni di centrosinistra e Rifondazione Comunista, allo scopo di discutere temi e problemi di primario interesse per la società sarda.
Una settimana fa abbiamo discusso, sempre per nostra iniziativa, dello stato di attuazione dell'intesa Stato-Regione; oggi siamo chiamati a confrontarci e mi auguro a fornire risposte adeguate alle richieste, alle incertezze e alle insoddisfazioni generate dalla mancanza di chiarezza degli strumenti di programmazione relativi all'utilizzo delle risorse del Quadro comunitario di sostegno e in modo particolare sulla predisposizione dei Piani integrati territoriali.
I PIT costituiscono, infatti, una delle modalità operative di attuazione del POR Sardegna 2000-2006, del quale il Consiglio regionale discusse un anno fa il Complemento di programmazione presentato dalla Giunta allora presieduta dall'onorevole Floris.
Anche in quella occasione, è bene ricordarlo, la discussione avvenne solo per iniziativa delle opposizioni; fu quello un dibattito che la Giunta fece di tutto per evitare, impedendo al Consiglio di dare un fattivo contributo alla elaborazione del Complemento di programmazione prima della presentazione all'Unione Europea.
Presidente, io credo che in queste condizioni non si possa andare avanti. Non chiedo l'attenzione, però almeno un po' di silenzio.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Biancu. Colleghi, se qualcuno di voi ha l'esigenza di consultarsi con altri colleghi può accomodarsi qui fuori, ma date all'onorevole Biancu la possibilità di parlare con chiarezza e in tranquillità.
La prego di scusare e di andare avanti, onorevole Biancu.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Quello che doveva essere un grande progetto comune per lo sviluppo sociale ed economico della nostra Isola fu svilito dalla prassi scelta dalla Giunta che costrinse il Consiglio a una mera presa d'atto di quanto era già stato deciso e addirittura già trasmesso al Comitato di Sorveglianza riunito in contemporanea al Consiglio regionale.
Tuttavia all'interno di quella discussione i consiglieri dell'opposizione indicarono con grande chiarezza tutti i limiti e le inadeguatezze del documento presentato dalla maggioranza. Quel Complemento era vago sia per quanto riguarda le finalità strategiche, le idee forza, sia a proposito della quantificazione degli obiettivi che intendeva perseguire. Vi si riscontrava l'assoluta assenza di indicatori economici, la mancanza di una impostazione aderente al principio unico di programmazione e la carenza di riferimenti all'intesa Stato-Regione. Nasceva, inoltre, non soltanto al di fuori del necessario confronto all'interno del Consiglio regionale, ma anche senza il doveroso coinvolgimento nella fase di elaborazione delle province e degli enti locali. E anche relativamente all'attuazione rifiutava, di fatto, di valorizzare e responsabilizzare le autonomie locali, assegnando un eccesso di discrezionalità agli Assessorati regionali nella realizzazione delle azioni previste. Assessorati e uffici erano chiamati contemporaneamente a gestire e a controllare l'attuazione del programma all'interno di un quadro confuso, in cui le risorse venivano allocate in modo frammentario e nel quale si doveva fare riferimento a troppe e diverse procedure e norme, spesso indeterminate o inutilmente complicate. Un Complemento di programmazione inadeguato nei contenuti, con scelte in materia di politica dei trasporti e dell'energia decisamente superate e con stanziamenti di risorse malamente calibrati, come dimostra - a titolo di esempio - l'insufficienza della quota destinata al complessivo adeguamento infrastrutturale della nostra Regione.
Quel documento era assolutamente inadeguato, inoltre, rispetto a un altro obiettivo fondamentale: il cosiddetto riequilibrio territoriale dell'Isola, ossia la crescita e lo sviluppo di quelle aree, come il nuorese e l'oristanese, che con il loro ritardo economico hanno determinato il permanere della Sardegna nell'ambito delle Regioni europee dell'Obiettivo 1.
A fronte di tutto questo, e vista l'impossibilità di modificare il documento in discussione, evidenziammo la necessità di predisporre, nell'ambito di alcuni mesi, un protocollo aggiuntivo che specificasse meglio metodi, obiettivi e priorità, al fine di migliorare il complesso degli interventi. Proponemmo di elaborare tale protocollo aggiuntivo attraverso un approfondito confronto con le forze sociali, sindacali, produttive e con gli enti locali, nel rispetto del principio di partenariato del ruolo del Consiglio regionale. La Giunta non volle ascoltarci, ma fu poi costretta a produrre, comunque, un adeguamento a seguito del documento dell'Unione Europea, quando ormai il bando dei PIT risultava pubblicato da tempo.
E' all'interno di questo contesto, caratterizzato da ritardi, inadeguatezze e confusione che si è venuto a sviluppare l'iter dei Progetti integrati territoriali, uno dei capitoli più consistenti del Complemento di programmazione. Il bando relativo ai PIT per l'annualità 2001 - è bene ricordarlo - è stato pubblicato alla fine del mese di luglio ed è stato caratterizzato dalla totale mancanza di informazione.
Appare chiaro a chiunque come la scelta del momento della pubblicazione del bando sia stata a dir poco infelice. I soggetti chiamati a proporre i progetti si sono trovati costretti a predisporre i piani durante il mese di agosto, essendo assenti per ferie quasi tutti i responsabili di misura, interlocutori indispensabili e senza che l'amministrazione regionale avesse provveduto a fornire ai soggetti interessati alcuna assistenza o supporto consultivo.
La responsabilità dei ritardi, imputabile all'intera Giunta, lo è maggiormente dell'ex assessore Pittalis, impegnato per diversi mesi nella campagna elettorale e contemporaneamente nella rimodulazione dei PIA della provincia di Nuoro, mentre teneva e ha tenuto bloccati - e lo sono tuttora, assessore Masala - decine di decreti di trasferimento di risorse agli Assessorati competenti relativi a interventi compresi nei PIA delle altre tre province. Il fatto è ancora più grave perché contemporaneamente l'ex assessore Pittalis andava denunciando i ritardi nella spendita delle risorse impegnate con i PIA.
Ulteriori difficoltà sono state create dalla delibera numero 27/72 assunta dalla Giunta regionale il 7 agosto 2001, con la quale veniva modificato in modo sostanziale il Complemento di programmazione. Anche su tale delibera si è registrato un ritardo e una carenza di informazione, visto che i soggetti interessati ne sono potuti venire a conoscenza soltanto alla fine del mese di agosto, quando tutti i progetti erano già in avanzata fase di elaborazione. Questo passaggio ha dunque incrementato il disorientamento e la confusione in chi stava lavorando alla predisposizione dei piani e già aveva incontrato non poche difficoltà.
Venendo ad aspetti di merito, occorre denunciare diverse gravi carenze: non è stata rispettata la volontà del Consiglio regionale, espressa nel comma 48 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2001, che dispone la previsione della riserva del 60 per cento delle risorse programmate per i PIT, da destinare a favore di quei progetti riguardanti i territori provinciali il cui prodotto interno lordo risulta inferiore al 75 per cento del PIL europeo e gli altri territori nei quali si registrano i maggiori ritardi di sviluppo.
Nessuna norma prevede la destinazione del 40 per cento delle risorse delle singole misure del Complemento di programmazione a interventi finanziati tramite i PIT. Questo fatto comporterà necessariamente dei problemi nell'utilizzo delle risorse. Infatti, non essendo stata determinata la quota di competenza dei PIT, non è definibile a priori neanche l'ammontare di fondi da utilizzare secondo procedura ordinaria, con il rischio di una totale paralisi delle leggi di agevolazione, che potrebbero paradossalmente trovarsi prive di fondi se questi venissero totalmente assorbiti dai PIT. Per contro è possibile che determinati interventi compresi nei PIT possano risultare sprovvisti di finanziamento, qualora i fondi relativi venissero totalmente utilizzati attraverso criteri ordinari di spesa. E tutto ciò potrebbe accadere nonostante la modesta spendita di risorse del QCS 2000-2006 con il rischio sempre più incombente di perdere una parte consistente dei fondi assegnati.
Mentre da una parte il documento sui PIT e il relativo bando ponevano grande enfasi sull'integrazione e la complementarietà tra interventi pubblici e piani di sviluppo delle imprese, e la partecipazione dei privati veniva indicata come condizione indispensabile per l'ammissibilità dei PIT proposti, dall'altra, nello stesso bando mancavano totalmente le modalità di attuazione degli interventi di privati compresi nei PIT.
Numerose misure del Complemento di programmazione sono prive di leggi di riferimento, risultano così totalmente vanificate e ridotte a mere enunciazioni di intenti. Ci si riferisce in particolare alla misura 4.1, linea D, "Fondi per la capitalizzazione delle piccole e medie imprese, linea E, "Prestiti partecipativi alle piccole e medie imprese, linea H, "Monitoraggio e potenziamento del sistema di infrastrutturazioni funzionale alle attività produttive"; alle misure 4.2, "Interventi per l'attrazione di imprese esterne", 4.3, "Sostegno alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese", 4.4, "Sviluppo integrato d'area", 4.5, relativamente alle linee B, C e D e al finanziamento delle nuove strutture turistico-alberghiere, extraalberghiere, delle infrastrutture e dei servizi", 4.14, "Rinnovamento e miglioramento dei villaggi e protezione e tutela del patrimonio rurale", 4.15, "Incentivazione di attività turistiche e artigianali", 4.16, "Tutela dell'ambiente in relazione all'agricoltura, silvicoltura, conservazione risorse naturali e benessere degli animali".
Questi interventi, pur indicati nel POR e nel Complemento di programmazione, non potranno essere attuati a breve termine perché sprovvisti di uno strumento legislativo. Tale stato di cose sta generando negli operatori privati una pericolosa sfiducia, che rischia di portare al fallimento un'esperienza come la programmazione concertata dal basso, che tante positive ricadute ha prodotto negli ultimi anni soprattutto nelle aree più deboli della nostra Regione
L'assenza di premialità per le manifestazioni di interesse presentate dai privati, e contenute nei PIT, annullerebbe la complementarietà tra interventi pubblici e privati, e pregiudicherebbe irreparabilmente il rapporto di fiducia e lo spirito di collaborazione tra enti territoriali e soggetti privati.
Non risulta comprensibile, inoltre, come le procedure di attuazione (si vedano i bandi di misura) prevedano la priorità per gli interventi compresi nei PIT solo per le azioni formative, mentre non viene prevista alcuna priorità per le altre azioni, quali per esempio quelle relative alle misure 4.1 C, "Incentivi in conto capitale e conto interessi per l'attuazione di progetti di impresa", 4.9, "Investimenti nelle aziende agricole", 4.10, "Miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli",4.14, "Commercializzazione di prodotti agricoli di qualità", e 4.21, "Insediamento dei giovani agricoltori".
Abbiamo, dunque, sotto gli occhi purtroppo un quadro ricco di carenze, di errori, di incongruenze; ma abbiamo sotto gli occhi anche le conseguenze negative di tutto ciò. Esiste una forte e diffusa insoddisfazione tra i diversi soggetti che si sono impegnati e hanno investito nella elaborazione e nella proposta di diversi piani integrati, siano essi amministratori pubblici o imprenditori privati. Tale insoddisfazione colpisce soprattutto quei territori che risultano penalizzati, nonostante siano stati quelli che in virtù del loro più grave ritardo di sviluppo hanno consentito alla Sardegna di permanere tra le regioni dell'Obiettivo 1.
Presidente, abbia pazienza, l'onorevole Frau evidentemente ha molto da dire, ma lo può dire anche in altra sede.
FADDA (Popolari-P.S.). Sospendiamo per qualche minuto, è una relazione importante.
PRESIDENTE. Ognuno torni al proprio posto, per cortesia. Prego, onorevole Biancu.
BIANCU (I DEMOCRATICI). Le penalizzazioni e le insoddisfazioni hanno inoltre prodotto rivendicazioni che stanno traducendosi in vere e proprie contrapposizioni tra territori. Con il risultato paradossale di trasformare in motivo di conflitto e rivalità quella che doveva essere una grande opportunità di crescita e sviluppo comune a tutti i territori della nostra regione.
Tutto questo si coniuga, poi, con il più grave dei rischi che stiamo correndo: i ritardi nella spendita delle risorse e l'inadeguatezza delle procedure ci stanno, infatti, conducendo verso la perdita delle risorse del primo biennio del POR 2000-2006. Quali sarebbero le conseguenze di una simile eventualità sulla situazione economica della nostra regione è davvero superfluo dire.
Ciò che oggi è certo è che i PIT, che dovevano essere l'occasione per costruire un patto tra enti locali, imprese e sindacati per spendere bene le risorse disponibili e promuovere lo sviluppo dei diversi territori, hanno conseguito solo molto parzialmente gli obiettivi previsti, e ciò a causa delle inadeguatezze e dei ritardi dell'amministrazione regionale.
Per le considerazioni esposte risulta necessario che la Giunta si impegni a intervenire rapidamente su una pluralità di fronti; deve definire modalità di attuazione degli interventi previsti nei PIT e attualmente sprovvisti di una procedura di esecuzione e di una norma di riferimento che permetta la spendita delle risorse comunitarie di riferimento. Mi riferisco in particolare alla misura 4.5 che prevede interventi per le imprese alberghiere ed extraalberghiere in fase di avvio e per le imprese che erogano servizi nel settore del turismo; alla misura 4.2, che prevede agevolazioni a favore delle imprese esterne; alle misure 4.14, 4.15 e 4.16; alla misura 4.3, per le aziende in fase di avvio, e alle diverse linee della misura 4.1 sopra citata.
Occorre garantire il finanziamento ai soggetti privati che hanno fatto richiesta tramite i PIT e disporne la priorità rispetto ai canali ordinari, quali le leggi a bando o a sportello, poiché il mancato finanziamento delle imprese pregiudicherebbe ulteriormente il rapporto di fiducia di queste nelle istituzioni.
Bisogna garantire il rispetto di quanto previsto nel comma 48, articolo 1, della legge finanziaria 2001, che dispone la previsione della riserva del 60 per cento delle risorse programmate per i PIT da destinare a favore di quei progetti riguardanti i territori provinciali il cui prodotto interno lordo risulta inferiore al 75 per cento del PIL europeo. La Giunta deve inoltre garantire ai PIT la destinazione di almeno il 40 per cento dei fondi delle singole misure del POR, così come concordato tra la Giunta regionale e le parti sociali e previsto nel Complemento di programmazione approvato dal Consiglio.
Infine, ricordando la totale assenza di informazione sulle risorse a disposizione sul POR 2000-2006 e sui PIT, si invita la Giunta a rimediare attraverso una forte attività di animazione su tutto il territorio regionale, in particolare attivando la misura 4.1, linea A, che prevede il finanziamento di azioni di animazione e divulgazione degli interventi a sostegno dello sviluppo dell'Isola. Grazie.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, siamo qui purtroppo per registrare sulla partita dei PIT e del POR Sardegna uno dei tanti risultati fallimentari che siamo costretti a evidenziare in quest'Aula. Il fallimento è del tutto evidente nell'esito che oggi noi abbiamo a disposizione. Basta semplicemente osservare alcuni dati: su trenta PIT presentati meno della metà sono stati ritenuti ammissibili e a ottobre di quest'anno la percentuale dei pagamenti e degli impegni rispetto al costo totale dell'intera manovra finanziaria riguardante il POR Sardegna non raggiungeva neppure il 23 per cento dei costi complessivi.
Questo fallimento, a ben vedere, era anche largamente annunciato nelle premesse poste in essere a partire da oltre un anno fa. Le premesse, infatti, poste alla base di questo percorso erano, a nostro giudizio, già chiaramente foriere di questo epilogo. Lo avevamo detto, lo abbiamo ripetuto in tutto questo periodo, in Aula così come nelle Commissioni, quasi alla nausea, scontando perfino gli atteggiamenti stizziti e intolleranti della maggioranza, così come dell'assessore Pittalis, depositario di gran parte di queste responsabilità e dunque dello stesso fallimento che oggi viene denunciato non solo da noi, ma le parole delle associazioni sociali e imprenditoriali contano in questo momento assai più delle nostre stesse parole.
Abbiamo assistito cronologicamente, in quest'anno trascorso, a molti fatti, tutti però concorrenti a descrivere compiutamente l'insieme delle cause degli errori commessi e sui quali oggi abbiamo inteso discutere. A iniziare dai ritardi maturati dalla Giunta Floris: oltre un anno dalla dichiarazione di ricevibilità trascorso senza nessuna iniziativa, né volto alla prosecuzione del negoziato con la Commissione Europea, né tanto meno per adeguare il POR e impostare il Complemento di programmazione.
Quel tempo allora sprecato inutilmente è stato fatto pagare agli enti locali, alle imprese e ai territori attraverso quello che potremmo definire il blitz di agosto, fatto più per tentare di mettersi la coscienza a posto, che per tenere nella giusta considerazione un processo delicato e assai serio, che al di là di tutto va poi a ricadere direttamente sulla pelle dei cittadini della Sardegna.
Seguendo una linea tutto sommato positiva di programmazione regionale, sviluppatasi negli anni precedenti, sostenemmo con forza, all'avvio del dibattito sul Complemento di programmazione, l'esigenza di orientare i Progetti integrati nella direzione del partenariato e della promozione dello sviluppo dal basso, sapendo di ricalcare così, in maniera pressoché fedele, l'orientamento prevalente nella strategia europea degli ultimi anni. Tutto questo veniva avvalorato dai nuovi snodi che erano proposti all'attenzione degli Stati membri per l'attuazione della nuova fase dei fondi strutturali, e che poggiavano sostanzialmente sull'autonomia della costruzione progettuale e sulla flessibilità nell'interpretazione degli obiettivi conseguibili, nella individuazione degli indicatori e delle coerenze fra i diversi obiettivi indicati.
Io ricordo bene che voi già da allora avevate scelto una strada diversa: l'obiettivo primario era allora, ma anche oggi, rilevo, contraddire aprioristicamente quanto proveniva dall'impostazione e dal lavoro del centrosinistra nella precedente legislatura, negandogli validità e non degnandolo neppure del necessario rigore di analisi e di valutazione preventiva. Oltre tutto il nuovo modello programmatorio da voi introdotto guarda ancora oggi assai più concretamente all'accentramento piuttosto che al decentramento, negando perciò alla radice un orizzonte di sviluppo locale di iniziative e progettualità dal basso e di concertazione territoriale in senso proprio.
Cosa, dunque, potevano essere i PIT, secondo voi, in questa negazione all'origine di protagonismo locale e nell'enfasi clientelare e populista che vi caratterizza? Cito dalle comunicazioni dei risultati sulle istruttorie dei PIT, in cui voi dite: "In sostanza il PIT è stato inteso come un ulteriore strumento di programmazione dal basso, piuttosto che come una modalità di attuazione del POR Sardegna". Ma esiste, secondo voi, un elemento di programmazione che possa essere speso pubblicamente attraverso l'affermazione di voler attuare il POR Sardegna? Ma soprattutto che cosa significa questa affermazione se il POR stesso è il risultato di un insieme di misure di per sé astratte e difficilmente interpretabili e traducibili con la realtà delle diverse situazioni locali? Cosa pensavate di fare con gli enti locali, se non siete stati capaci neppure di orientare, indirizzare e calibrare gli obiettivi desiderati? Dov'era l'assessore Ladu, che oggi minaccia la rivoluzione, quando si costruiva tutto ciò? Forse era intento a continuare la fortificazione clientelare del suo collegio elettorale? E, soprattutto, dove eravate voi della maggioranza, che oggi vi lamentate, quando Pittalis, con i PIT in mano, distribuiva promesse e orizzonti paradisiaci durante tutta la sua campagna elettorale?
Avevamo, ahimè, ancora una volta, ragione noi quando, poco meno di un anno fa, scrivevamo nella relazione di minoranza al Complemento di programmazione queste parole: "Non pare che ci sia a monte del Complemento di programmazione l'esatta lettura della situazione, e la sensazione è che non ci sia né una sufficiente assimilazione delle metodologie comunitarie, né l'indispensabile chiarezza di idee in termini di progetti e di programmi. Il Complemento di programmazione manca, dunque, di requisiti formali e sostanziali essenziali". Sono cinque righe che descrivevano allora, ma valgono anche per oggi, le incredibili premesse del fallimento di questa partita comunitaria.
La Giunta regionale, per mantenere salda la sua linea ideale, ha inoltre operato, nel corso di quest'ultimo anno, una serie infinita di violazioni e arbitrarietà, a cominciare dal contenzioso aperto con il Consiglio regionale sulla titolarità delle procedure per la modifica del Complemento di programmazione; contenzioso oltre modo dannoso, che aveva non solo il compito di non rispettare le norme già scritte e vigenti in materia di competenza della programmazione, ma soprattutto quello di dare un ulteriore colpo mortale al ruolo del Consiglio e alla sua funzione fondamentale di indirizzo e di programmazione.
E' stata poi posta in essere una sequenza di procedure, di regole e di tempi che per la loro improvvisazione e irrazionalità hanno creato uno straordinario disorientamento nelle amministrazioni locali, nei sindacati, nelle imprese e negli interlocutori territoriali. Questo fatto fu decisamente negato allora dalla Giunta regionale, ma ora è ammesso e denunciato con nettezza dal Gruppo regionale di coordinamento quando dichiara: "Questa prima verifica ha fatto emergere gravi carenze di informazione". L'informazione, purtroppo, sarà sempre carente quando voi la intendete contraffare con la propaganda.
Nonostante queste lacune nella trasmissione degli input di lavoro e l'orizzonte precario nei risultati che da qui in poi era facile desumere, la Giunta ha proseguito nella sua indefessa opera di confusione, intervenendo ripetutamente in maniera sostanziale a modificare il Complemento di programmazione, dapprima affermando, nelle proprie delibere, di voler introdurre soltanto elementi volti a una sua migliore e più corretta comprensione e adeguatezza lessicale, e poi modificando nel merito, aggiungendo e tagliando, quando non anche sostituendo, in maniera poco chiara, elementi sostanziali e rilevanti dello stesso documento.
Di quelle circostanze chiedemmo conto in una specifica interpellanza alla quale l'onorevole Pittalis si è guardato bene di dare risposta. Tuttavia, mentre gli echi del disagio e del disorientamento dei territori arrivavano fin dentro il palazzo regionale, la Giunta, non doma dell'opera ciclopica di svilimento di questo strumento, ha poi deciso, dopo aver a lungo invocato, sollecitato e stimolato il ruolo degli enti locali, di scaricarli rapidamente, proprio nel momento cruciale del bando, per di più unico, ignorando non solo il lavoro svolto, ma anche volendo affermare indirettamente che l'attuazione formale dei PIT era persino prioritaria alla necessaria e indispensabile animazione territoriale.
Dopo aver stravolto il Complemento, ha dunque concesso pochi giorni, poi prorogati a complessivi cinquantaquattro giorni (un mese e ventitré giorni), perché da tutta questa confusione si raccogliessero i frutti. Evidentemente nel mese di agosto è usuale, secondo la vostra visuale, attivare partenariati economici e sociali, operare nelle pubbliche amministrazioni a pieno regime e dialogare con le imprese che sono nel vivo dell'unica vera sospensione annuale delle proprie attività.
Colleghi, credo che con un minimo di realismo e buonsenso, viste le premesse, non possiamo oggi lamentarci proprio dei risultati. Soprattutto non dovrebbero meravigliarsi l'assessore Ladu e i suoi colleghi di Giunta, che parte primaria hanno avuto e purtroppo continuano ad avere, seppure negativamente, nelle scelte, nelle iniziative, nel coordinamento di questa fondamentale e vitale fase dell'autonomia regionale. Quando si truccano le regole del gioco, poi, mentre si svolge la partita, normalmente si raccolgono frutti amari e dannosi, ed è questo purtroppo il caso nostro.
Ecco, dunque, il significato di questa nostra ennesima mozione: aprire un dibattito vero e non demagogico su questo tema, per il quale non vi siete mai sentiti in dovere di confrontarvi e di verificarvi, e certificare agli atti di questa legislatura uno dei più gravi e dannosi fallimenti ed errori posti in essere da questa maggioranza ai danni della Sardegna e dei sardi, i quali difficilmente potranno usufruire di altrettanta generosità pubblica per il loro sviluppo. Ma il significato della nostra mozione è anche quello, ancora una volta, di riprendere con fare costruttivo, come sempre, la nostra azione in questi anni, una linea di responsabilità e di composizione che ci consenta di non dilatare ulteriormente gli spazi di penalizzazione che si verranno a determinare a causa di tutto ciò.
Noi riteniamo che su questa partita non ci sia una proprietà della maggioranza e una proprietà della Giunta pro tempore di questa amministrazione regionale. Questo è patrimonio dei sardi e lo riteniamo pertanto responsabilità e impegno, sul quale anche noi abbiamo il diritto di profondere tutte le nostre energie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Gruppo Misto). Colleghi del Consiglio, signor Presidente, intervengo sull'ordine del giorno per significare che siamo nel mese di dicembre, mancano ormai pochi giorni alla fine dell'anno, e abbiamo come consiglieri regionali un enorme carico di lavoro, con una serie di progetti di legge pronti per essere discussi in Aula. Sono tutti progetti di legge importanti, che sono stati elaborati, sui quali sono stati fatti degli studi e ora, in considerazione anche del momento in cui ci troviamo, si potrebbe accelerare l'iter procedurale di alcuni di essi.
Voglio comunque ricordare alcune importanti questioni, che hanno dato origine a gravi problemi, persino a episodi di turbamento dell'ordine pubblico. Mi riferisco per esempio alla questione dei trasporti marittimi dalle isole minori (San Pietro e La Maddalena) verso la terra ferma. Il relativo progetto di legge, che è in carico alla Commissione ormai da più di sei mesi, può essere discusso e votato magari in soli cinque minuti. Anche la norma di attuazione dello Statuto di autonomia concernente il trasferimento alle Camere di Commercio delle funzioni e dei compiti dell'Ufficio metrico provinciale dell'industria, del commercio e dell'artigianato (la Sardegna è l'unica Regione d'Italia che non ha provveduto al riguardo) e un progetto di legge riguardante incentivi a favore delle imprese, di cui manca soltanto la relazione, potrebbero essere esaminati in breve tempo.
Io vorrei chiedere, se è possibile, pur in presenza di un argomento importante, la cui discussione è stata sollecitata dalle opposizioni, di inserire in coda all'ordine del giorno anche i provvedimenti che ho citato. Mi rivolgo a lei, signor Presidente, ai Presidenti di Gruppo e all'Assemblea in ultima analisi.
PRESIDENTE. Onorevole Tunis, come lei sa il Presidente deve applicare il Regolamento, il quale, al secondo comma dell'articolo 55, stabilisce che quando il Consiglio è riunito in sessione straordinaria per dibattere un particolare argomento non è possibile inserire all'ordine del giorno altri argomenti. Lei capisce che si potrebbe, con un espediente di questo genere, superare ogni volta la legittima richiesta di una parte del Consiglio, che non necessariamente è l'opposizione, di discutere un particolare argomento. Pertanto, al termine della discussione della mozione numero 50, lei potrà chiedere, sempre in base al secondo comma dell'articolo 55, l'inserimento all'ordine del giorno dei progetti di legge che ha richiamato, e l'Assemblea deciderà in merito. Stamattina, in sede di Conferenza dei Capigruppo, io ho chiesto alla maggioranza, all'opposizione e alla Giunta una nota scritta degli argomenti da inserire con priorità all'ordine del giorno della sessione ordinaria del Consiglio che comincerà subito dopo la discussione della mozione. In questo momento non posso pertanto accedere alla sua richiesta.
Onorevole Fadda, la prego, il consigliere Tunis ha sollevato un problema e io gli ho risposto. Preferirei andare avanti, non mi sembra assolutamente il caso di aprire un dibattito su questo argomento.
FADDA (Popolari-P.S.). L'onorevole Tunis conosce bene il Regolamento, quindi sa e sappiamo anche noi perché ha avanzato quella richiesta. Tutti noi potremmo fare la stessa richiesta, per intenderci. Mi risulta che lei stesso gli abbia ricordato che cosa prescrive il Regolamento, perciò se si deve giocare giochiamo tutti, Presidente, ma in Consiglio non si gioca.
PRESIDENTE. Non so quali siano le ragioni dell'onorevole Tunis.
TUNIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, la mia intenzione non era quella di giocare, ma di fare una cosa seria.
PRESIDENTE. L'argomento è chiuso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io credo invece che l'argomento che è all'ordine del giorno, anche se la discussione è stata sollecitata dalla mozione presentata dall'opposizione, meriti una particolare attenzione perché è un argomento attualissimo e perché veramente il POR e i PIT rappresentano il migliore strumento di programmazione dei fondi comunitari, finché la Sardegna rimane nell'Obiettivo 1, e quindi fino al 2006.
In questi giorni si sono verificate, dopo la pronuncia della Giunta regionale sull'ammissione dei PIT, ma anche in ordine al bando emanato alcuni mesi fa per quanto riguarda il POR, alcune difficoltà. Non possiamo infatti nasconderci che la Regione ha incontrato delle difficoltà sia in fase programmatoria, sia in fase di assegnazione e anche di promozione di alcuniPIT nell'ambito del POR. E la dimostrazione è data all'altissimo numero di proteste pervenute sia da parte di colleghi consiglieri regionali, sia da parte degli enti locali e degli imprenditori.
Quindi indubbiamente questo argomento riveste una particolare importanza non solo come fatto interno di questo Consiglio regionale, ma credo anche per l'attenzione che ad esso rivolgono gli enti locali e gli imprenditori, i quali attendono risposte dalla Regione Sardegna, e quindi anche dal Consiglio regionale.
Per quanto riguarda i PIT innanzitutto c'è da dire che qualche difficoltà iniziale si è avuta per i tempi ristretti in cui è stato presentato il relativo bando; si sono poi incontrate delle difficoltà soprattutto quando si è cercato di dare un ruolo di programmazione e di coordinamento alle province, le quali alla fine sono risultate quasi dei passacarte nei confronti degli enti locali. Ma il fatto ancora più grave è che il bando sui PIT spesso non era chiaro e non era supportato da una sufficiente informazione, o comunque sono mancate l'informazione e l'assistenza necessarie agli stessi enti locali che dovevano fare la programmazione dal basso.
Questo ha dato origine indubbiamente a diverse riunioni. Io parlo della provincia di Sassari, che ha promosso, giustamente, moltissime riunioni con i sindaci della stessa provincia, e ha richiesto, mi pare una o due volte, la presenza dell'Assessore della programmazione e del bilancio per illustrare direttamente le indicazioni e le modalità di presentazione e di composizione dei bandi e delle domande, però è anche vero che questo ha creato indubbiamente qualche difficoltà, e lo dimostra in modo particolare l'altissimo numero di PIT che sono stati presentati. Ma non essendovi dei budget adeguati vi è stata anche un'altissima richiesta di finanziamenti.
Il Consiglio regionale, nell'ultima finanziaria, ha approvato una norma in base alla quale il 60 per cento delle risorse del POR 2000-2006 riservate ai PIT doveva essere destinato ai territori provinciali in cui si registra il maggiore ritardo nello sviluppo e il cui PIL si mantiene al di sotto di una certa percentuale. Oggi riscontriamo, però, che due zone della provincia di Sassari, che attualmente stanno affrontando una gravissima crisi sociale ed economica, e che forse avevano più requisiti di altre zone per essere ammesse ai finanziamenti, sono state invece da questi escluse. Mi riferisco in modo particolare alle zone Goceano-Ozieri e Coros-Villanova.
Mentre per il PIT della zona del Goceano c'era il problema (secondo quanto risulta dalla documentazione che ci è stata fornita, questa settimana, nella seconda Commissione) della non compatibilità con quanto indicato nel bando, per il PIT che interessa la zona di Villanova, Monteleone e Coros il problema è più grosso perché, a quanto pare, la sua esclusione è dovuta solamente alla mancata firma dei sindacati.
Allora, si mettono d'accordo i privati, si mettono d'accordo i comuni, con un grosso lavoro, e quindi anche con una notevole spendita di energie e di progettazione, e poi solamente ed esclusivamente perché la parte sindacale non appone la propria firma quel PIT viene escluso. Io credo che questo argomento meriti molta attenzione e che la Giunta si debba far carico, eventualmente prima della definitiva deliberazione, di recuperare alcuni progetti che sono particolarmente attesi, anche perché sul problema dei PIT è stata creata una grandissima aspettativa, a cui deve essere data risposta. Non possiamo dire: "Non sei rientrato nel gruppo di valutazione conforme al bando e vieni escluso". Io credo che una risposta debba essere data perché c'è veramente la necessità di intervenire in quelle parti del territorio della Sardegna dove oggi si assiste allo spopolamento, alla chiusura di scuole e di uffici postali, e dove la microcriminalità sta iniziando a diventare un'emergenza e non una questione ordinaria.
Quindi bisogna rimediare ad alcuni errori che sono stati fatti fino ad oggi ed evitare di commetterli con i nuovi bandi, attribuendo, a mio avviso, maggiori poteri alle province. E' necessario creare un gruppo di assistenza che vada nei territori ad assistere sia gli imprenditori privati, sia gli enti locali che in questa fase sono stati attivissimi; occorre predisporre i bandi prevedendo tempi ragionevoli, non i sessanta giorni in piena estate, così come è stato fino adesso. Ritengo veramente che alcune attenzioni debbano essere dedicate soprattutto a chi oggi è stato escluso.
Signor Presidente del Consiglio, onorevole Assessore della programmazione e bilancio, mi rivolgo a lei che è presente, io credo che per le difficoltà riscontrate la Giunta tra qualche settimana riceverà la notifica di numerosissimi ricorsi al TAR, che sicuramente potranno modificare quella prima graduatoria che fino ad oggi è stata fatta.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue PIANA). Certamente non è una situazione in cui avremmo voluto trovarci; non avremmo cioè voluto sentirci dire, anche da parte di sindaci amici e di amministrazioni amiche, che l'intenzione è quella di ricorrere al TAR. E' una cosa sicuramente non positiva.
Concludo il mio intervento dicendo che anche per quanto riguarda il POR c'è una grande emergenza, mi riferisco in modo particolare alle misure previste per l'agricoltura. Mi risulta che ad oggi, per quanto riguarda la misura 4.9, presso gli Ispettorati agrari non sia stata presentata neanche una domanda su oltre il 60 per cento dei bandi pubblicati. Questo è un fatto gravissimo, e se risulta vero quanto mi è stato riferito, non credo che nei prossimi dieci giorni, visto che il termine di presentazione delle domande è stato prorogato, per alcuni bandi, dal 16 al 31 gennaio, questa situazione potrà essere ribaltata. Evidentemente qualcosa non ha funzionato, e c'è veramente il grosso pericolo, se non si trasferiscono i fondi destinati ad alcuni bandi verso altri bandi, di perdere definitivamente centinaia di miliardi messi a disposizione dall'Unione Europea. Sicuramente c'è stato qualche elemento nella predisposizione dei bandi, nella loro pubblicazione o nella loro composizione interna che non ha convinto gli imprenditori agricoli a presentare le domande di finanziamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, è difficile parlare di un argomento così complesso in un'aula semivuota, ma mi sforzerò di farlo seppure nei dieci minuti che mi sono concessi.
La premessa della mozione numero 50, che il centrosinistra ha presentato e che ha generato questa discussione, individua per l'ennesima volta l'obiettivo principale che l'Unione Europea si pone nell'intervenire quantitativamente e qualitativamente per rimuovere gli ostacoli che si frappongono al principale obiettivo della coesione tra territori diversi, tra regioni diverse, che adesso hanno diversi gradi di sviluppo e che devono riequilibrarsi soprattutto individuando sistemi locali di sviluppo, sostenute dal Quadro comunitario di sostegno.
Tutti noi abbiamo piena consapevolezza che questa potrebbe essere l'ultima occasione che l'Unione Europea ci fornisce in termini di sostegno economico, di controllo e di coordinamento metodologico. La Regione Sardegna aveva e ha la responsabilità di coordinare le procedure e gli adempimenti che strategicamente essa stessa ha individuato come idee forza per il suo sviluppo e per la sua coesione.
Qual è lo stato di attuazione, Assessore, delle 54 misure contenute nel Complemento di programmazione che noi stessi abbiamo approvato? In sede di Comitato di sorveglianza - io non voglio assolutamente rendicontare alcunché al Consiglio regionale, questo è compito della Giunta e ad essa lo lasciamo - sono trapelate luci e ombre nell'analisi fatta in quella sede e nel precedente incontro bilaterale. I vari assi sono stati descritti e dati alcuni per avviati con notevoli performance, altri in considerevole avanzamento procedurale, altri ancora al palo, ed è questo aspetto che ci preoccupa. La rendicontazione che consente alla Commissione Europea il pagamento delle domande presentate a rendiconto è ancora in alto mare; in alcuni casi tali domande, per dirla non con parole mie, Assessore, ma con le parole dei funzionari europei, sono state giudicate "irricevibili". Una delle ragioni di irricevibilità è la mancata costituzione dell'ARPA, se ne vuole prendere nota anche il collega Contu.
Ma veniamo all'analisi più seria dello strumento attuativo maggiore che noi all'interno del Quadro comunitario di sostegno ci siamo dati e che ha in dotazione il 40 per cento delle risorse disponibili da "spalmare" equamente nel territorio regionale. Se con i PIT volevamo far discutere e sperare tutte le amministrazioni locali e gli imprenditori sardi, la Giunta regionale di centrodestra ha colpito in questo obiettivo nel segno, ha fatto discutere tutta l'estate tutti quanti. Tutto il resto penso debba essere rivisto e corretto urgentemente.
Più volte ci è stato chiarito, anche in quest'Aula, quello che i PIT non dovevano essere: non dovevano essere dei PIA, non dovevano quindi rientrare nella legge 14/96, non erano uno strumento di programmazione negoziata. Queste cose le dico per iniziare la mia prima considerazione. Vi è stato un tragico errore iniziale da parte della Giunta regionale: non aver chiarito, allora, cosa dovevano essere i PIT. Il bando, le bozze, il cambiamento, che si chiamava "cambiamento in progress", hanno generato tanta e tale confusione che il risultato deludente che oggi abbiamo sotto gli occhi poteva essere anche peggiore, arrivo a dire che forse abbiamo evitato il peggio.
Vi sono due aspetti che nel bando si sono compenetrati e che io voglio, per mia comodità di analisi, scindere: l'aspetto, che è stato toccato dai colleghi che mi hanno preceduto, della pubblica amministrazione, delle province, dell'intero mondo delle autonomie locali, che dovevano occuparsi soprattutto di infrastrutturare il territorio della Sardegna, e l'aspetto dell'impresa privata, che dai territori e nei territori doveva attivarsi per produrre progetti d'impresa. Questo binario, costituito da queste due forze, che doveva smuovere lo sviluppo territoriale, nella maggior parte dei casi è rimasto in stazione per questioni procedurali, come lo stesso collega Piana ricordava: nel protocollo mancava la firma dei privati, mancava la firma dei sindacati, alcuni PIT erano incompleti e a volte incoerenti con il POR nei contenuti. Alla fine, in questa incomprensibile e irrazionale situazione si è fatta una quasi casuale shakerata dei 30 PIT, e ne sono risultati 13 ammessi e 17 non ammessi.
Sul riequilibrio territoriale abbiamo ottenuto esattamente il contrario di ciò che volevamo, rispetto alle indicazioni non casuali, non di un ordine del giorno, ma rispetto a indicazioni legislative che il Consiglio regionale aveva dato alla Giunta. Vi ricordate, colleghi (vi ha fatto riferimento questa mattina anche il collega Biancu nella esposizione della mozione), l'emendamento votato all'unanimità da questo Consiglio regionale che prevedeva la destinazione del 60 per cento delle risorse dei PIT alla coesione dei nostri territori? "Coesione", per utilizzare la terminologia che l'Europa ci ha insegnato. L'effetto è stato esattamente quello contrario, questo obiettivo dichiarato in legge non è stato colto, ed era il più importante. Non era né di difficile interpretazione, come qualcuno ha detto, anche l'ex assessore Pittalis, né impossibile da applicare. Ma l'Unione Europea perché riesce ad agire allo stesso modo nei nostri confronti? E' la stessa cosa, eppure ciò che fa l'Unione Europea noi sosteniamo di non riuscire a farlo in ambito regionale.
Il secondo aspetto che voglio brevemente riprendere riguarda il coinvolgimento dei privati, che dovevano essere obbligatoriamente coinvolti in concrete proposte di sviluppo provenienti dal basso per almeno il 10 per cento delle singole proposte dei PIT, percentuale raggiunta e in alcuni casi decuplicata.
Quindi c'è in Sardegna tanta voglia di impresa. Alla fine, in forme assolutamente casuali, alcune di queste imprese - pochissime, troppo poche - verranno finanziate, ripeto, in forme assolutamente casuali, date da chi ha azzeccato il PIT giusto al momento giusto e da chi ha azzeccato, perché neanche questo avete saputo dire come Giunta regionale, la legge di sostegno giusta.
Sulle leggi di sostegno noi non abbiamo fatto il nostro ragionamento oggi, in tempi sospetti; l'abbiamo fatto, al fine di spendere le risorse del Quadro comunitario di sostegno e soprattutto dei PIT, quasi due anni fa, presentando lo strumento normativo che consente di spendere in forma coerente le risorse del Quadro comunitario di sostegno, appunto il testo unico. Gli altri PIT non sono stati esaminati perché dichiarati irricevibili. Vi sono 2218 domande di imprese che hanno creduto a questo strumento, che magari hanno rinunciato ai contemporanei bandi emanati nei mesi scorsi in base alla legge nazionale numero 448/92, per quanto riguarda il turismo, e alla legge regionale numero 15/94, per quanto riguarda l'industria, e che adesso hanno perso quella opportunità.
Questi due aspetti, che dovevano organicamente supportare proposte di sviluppo territoriale, sono stati travolti da una disinformazione disordinata, incoerente, a volte pericolosa, veicolata da sedicenti consulenti esterni anche alla pubblica amministrazione, che si sono potuti inserire perché è mancata l'informazione da parte della pubblica amministrazione e hanno generato questa situazione veramente difficile da riequilibrare.
Io conosco la dichiarazione della Giunta regionale, che ha l'intento di rimediare a tutti questi sbagli, e per certi versi la condivido. La proposta della Giunta è anche la nostra, è contenuta nel dispositivo della mozione stessa, che è stata presentata prima di quella dichiarazione. Anche noi siamo favorevoli al recupero delle parti coerenti dei PIT ugualmente bocciati, anche noi siamo favorevoli alla concorrenzialità, ma quale concorrenzialità? Non certamente quella che avete previsto nel bando, che fa passare i territori da una possibilità ridotta allo zero o portata a cento. Non può essere questa. L'Europa prevede la premialità e la concorrenzialità, ma la prevede con un 10 per cento in più per i territori che sanno fare bene. Perché dobbiamo inventare e pasticciare le cose, quando altri su questi temi ci vogliono e ci devono dare delle indicazioni?
Quindi è possibile recuperare qualcosa degli sbagli fatti, è possibile soprattutto fare bene le cose d'ora in poi, con equilibrio, per l'equilibrio territoriale voluto, ricercato, ma deve essere, stavolta, garantito nei bandi, nei dispositivi dei bandi, perché altrimenti restano parole, seppure dette in legge, assolutamente inconcludenti.
Noi dobbiamo, come dicevo, prendere esempio dalla premialità dell'Unione Europea e dare sostanza ai dispositivi che la stessa mozione prevede per quanto riguarda le norme di procedura e la coesione dei territori, aiutando quelli svantaggiati e con scarsa progettualità, perché è chiaro che se un territorio è marginale e povero ha anche scarsa progettualità, ed è lì che deve seriamente puntare la sua attenzione l'amministrazione regionale.
Per quanto riguarda il da farsi con gli altri bandi avrò altre occasioni di parlarne - adesso, per motivi di tempo, sono costretto a tagliare la metà del mio intervento -, ma come ha già detto il collega Piana, della maggioranza, vi sono bandi fatti non per lo sviluppo, ma per non spendere le risorse finanziarie che rischiamo di perdere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori della Giunta, pochi onorevoli colleghi consiglieri presenti, avendo vissuto questa prima esperienza dei Progetti integrati territoriali in prima persona, e da un punto di osservazione esposto, come una delle nostre quattro amministrazioni provinciali, non potrò non fare opportuno riferiimento a ciò nelle considerazioni che l'ordine del giorno mi suggerisce.
Un'esperienza tormentata e amara, quella dei PIT, che ci corre l'obbligo di rendere irripetibile. La stessa relazione conclusiva del GRC (Gruppo regionale di coordinamento) documenta e argomenta questo mio disagio pur nella sua stringatezza tecnica. In verità l'importante discussione del Consiglio regionale avrebbe assunto più incisiva valenza se il Centro regionale di programmazione avesse accompagnato la richiamata relazione conclusiva con una nota informativa e possibilmente chiarificatrice degli avvenimenti procedurali che hanno portato al primo bando dei PIT e di cui nella relazione stessa ne sono stati descritti soltanto gli effetti ultimi. Ciò avrebbe, a mio parere, consentito di cogliere a pieno il senso dell'espressione "bando sperimentale" usata comunemente per questa prima esperienza dei PIT e che anche la citata relazione usa per connotarne benevolmente i relativi risultati.
Senza pretendere di farlo in questo rapporto, rilevo sinteticamente che questa prima esperienza è stata caratterizzata da una fase preparatoria lunga, tormentata e altalenante; indecisione fuorviante sulla strategia, sugli obiettivi e sulla metodologia necessaria per perseguirli; problemi di coerenza tra POR, Complemento di programmazione, bando per i PIT; tempi troppo stretti per la partecipazione materiale al bando; esclusione delle province da qualsiasi ruolo attivo e propositivo nella fase formativa; minimizzazione del ruolo delle province in sede di GRC; mancanza di un disegno a medio termine entro cui inquadrare proficuamente la dichiarata sperimentalità iniziale. Eppure la discussione era cominciata bene, e tutti abbiamo avuto allora, nel gennaio scorso, la netta impressione che si stesse aprendo una fase di avvio concreta e produttiva di attuazione del Quadro comunitario di sostegno 2000-2006 in Sardegna. Ma pur avendo avviato positivamente la procedura di nascita dei PIT, contestualmente alla progressiva definizione del Complemento di programmazione, e visti come specificazione della misura 4.4 in esso contenuta, in sede di loro definizione puntuale l'articolazione normativa finale, raggiunta per aggiustamenti successivi, è finita per diventare un documento a sé stante, carente e con evidenti problemi di coerenza a monte. Da qui i rilievi primi elencati che, per la maggior parte, a meno della questione ruolo delle province, corrispondono a quelli richiamati dalla stessa relazione conclusiva del GRC. Da qui anche i numerosi problemi creati alle province, chiamate prima a promuovere, sviluppare e coordinare la concertazione e poi isolate e di fatto contrapposte ai territori sulla base di un'assurda e speciosa querelle costruita intorno alla compatibilità tra proponente e controllori.
Curiosa, a questo proposito, la contraddizione in cui cade l'intero impianto dei PIT, fino alla selezione e valutazione a proposito di ruolo e compiti di partenariato economico e sociale nella definizione, formazione, assunzione e valutazione dei PIT medesimi. Recita il documento conclusivo del GRC: "Il PIT è un modo di attuare il POR e non costituisce una riserva di risorse da destinare senza vincoli a iniziative frutto di accordi partenariali a livello dei singoli territori. Da qui le molte confusioni che hanno portato alle proposte presentate, vere e proprie raccolte di iniziative spesso incoerenti con il POR e con il Complemento di programmazione. Il partenariato economico e sociale ha evidentemente partecipato prima alla raccolta e selezione delle iniziative dei singoli territori oggetto dei PIT, e poi alla selezione, valutazione degli stessi in sede di GRC. Le province, il cui ruolo, sancito dal decreto legge numero 267, e richiamato dal Complemento di programmazione, è quello di concorrere alla formazione del programma regionale di sviluppo e degli altri programmi e piani regionali, sono state invece saltate e relegate a ruoli marginali senza alcuna possibilità di intervento e partecipazione.
La stessa composizione del GRC, che su ventotto membri ha visto quattro rappresentanti delle province contro due del partenariato economico e sociale, undici esperti esterni e undici dirigenti e funzionari regionali a vario titolo, responsabili di fondi di regimi d'aiuto, Centro regionale programmazione, membri vari, ha penalizzato le province e ha dato allo stesso GRC una caratterizzazione burocratico-tecnocratica che oltre a discriminare all'interno del partenariato, non corrisponde a nessuna volontà espressa, né in fase di definizione politica, né in fase strettamente amministrativa". Questo mio richiamo, per cominciare da quello che il rapporto del GRC non dice, né poteva dire, perché pregresso rispetto ai suoi compiti, per rimarcare il carente e distorto ruolo assegnato alle province, che segna problematicamente e criticamente l'intera esperienza del primo anno di attuazione del POR.
Proseguendo poi con ciò che non dice compiutamente, va evidenziata tutta la parte relativa al dopo graduatoria, e cioè all'attuabilità vera e propria dei progetti proposti, che è a questo punto l'aspetto più significativo e importante del dopo PIT. Ritengo a tal proposito spiacevolmente chiarificatorio quanto concluso dal rapporto oggetto della discussione, e cito testualmente: "Le proposte di PIT sembrano prescindere non solo dalla normativa comunitaria, ma soprattutto dai documenti di programmazione QCS e POR Sardegna, da cui discendono e da cui traggono significato". E più avanti: "Numerose operazioni pubbliche o private ricomprese nei PIT dovranno essere ulteriormente vagliate in fase istruttoria, da parte dei responsabili di misura, per la verifica della coerenza e rispondenza ai criteri di selezione indicati nella misura di riferimento". A ben leggere si coglie la seria e, mi auguro, motivata preoccupazione dei membri del Gruppo regionale di coordinamento che ulteriori problemi si delineino all'orizzonte dei progetti, sia pubblici che privati, ancorché inclusi in PIT approvati e finanziati. Non sempre le schede progettuali dei PIT sono accompagnate dalle elaborazioni richieste e solo raramente da documentazione esaustiva tale da consentire la valutazione di tutti gli elementi costitutivi del progetto.
Ritengo che questi primi elementi da me addotti delineino già un quadro di questa prima esperienza attuativa del POR Sardegna non confortante e anzi preoccupante. Ritengo che il rapporto del GRC, sebbene impietoso e severo, debba rappresentare un riferimento critico, ma positivo e costruttivo, e che a noi tutti, all'amministrazione regionale e all'Assessore della programmazione in particolare, spetti l'assunzione di adeguate misure di rettifica e aggiustamento per far sì che dal prossimo secondo bando 2002 si realizzi, per l'attuazione del POR Sardegna 2000-2006, una svolta qualitativa capace di garantire al popolo sardo i risultati attesi e voluti.
Nei giorni scorsi tutti noi, credo, abbiamo partecipato a incontri e dibattiti sui risultati del primo bando dei PIT. Tutti noi siamo stati chiamati a farci portatori di lagnanze concrete e diffuse e a tutti noi è stata chiesta l'ideazione di un qualche percorso e/o provvedimento capace di assicurare il finanziamento di tutti i PIT. Ma il rapporto, a tal proposito, sbarra pesantemente ogni strada. "Al fine di non vanificare il primo bando sperimentale" - si dice - "si sono interpretati sia le idee forza che i nuclei progettuali dei vari PIT, fino a prevedere la possibilità di attribuire le operazioni a misure di riferimento più congruenti di quelle proposte. Ci si dice che per consentire di stilare, comunque, una graduatoria si è giunti a interpretare i PIT e le loro proposte in essi contenuti. Ciò facendo si è riusciti a verificare la sussistenza dei contenuti minimi dei PIT per tredici proposte. Questo significa che pur facendo tutti i possibili sforzi si sono selezionati soltanto 13 PIT, pari al 43 per cento, con contenuti minimi e individuati, interpretando questi contenuti e collaborando con i soggetti proponenti i PIT fino a cogliere le loro intenzioni".
Mi sembra difficile sovvertire estensivamente una tale conclusione del GRC, ed è ancora più difficile finanziarie tutti o, peggio, scegliere qualcuno tra i PIT non ammessi alla valutazione, o addirittura tra quelli senza i crismi dell'ammissibilità, e tutto ciò a fronte di una relazione conclusiva ampiamente argomentata e motivata e già approvata dal Comitato di sorveglianza.
Ritengo più corretto e costruttivo avviare, fin da questo dibattito, una discussione serena e operosa intorno al secondo bando, ormai prossimo, per riuscire a costruire e prospettare così un obiettivo credibile per i territori intorno a cui sviluppare la progettualità e l'intrapresa dei territori e delle forze imprenditoriali. Fare una scelta diversa significherebbe ripetere l'esperienza dei PIA, impantanare risorse per progetti discutibili e improbabili e rischiare il salto di un bando per la inevitabile sottrazione di risorse che ne deriverebbe.
Il rapporto al nostro esame individua come punti critici dell'esperienza primo bando i seguenti: idea forza, finanziabilità delle operazioni, rispetto della normativa comunitaria, assistenza tecnica, concentrazione e integrazione delle operazioni. Saltando i primi tre, che attengono di più alla qualità dei PIT proposti e selezionati, e di cui ho già ampiamente detto, ritengo più produttivo, ormai, occuparsi degli ultimi due punti critici. Dall'analisi al nostro esame emerge la difficoltà riscontrata di raccordare le proposte dei territori, per le operazioni sia pubbliche che private, agli indirizzi di programmazione della Regione, e ciò nonostante i supporti consulenziali di cui molti proponenti si sono avvalsi per la redazione dei PIT.
La conclusione del GRC di far risalire ciò anche all'assenza di un'adeguata e opportuna assistenza tecnica da parte delle strutture regionali mi sembra sensata e corretta. Per il futuro, perciò, non potrà bastare perfezionare e mirare meglio i bandi, ma bisognerà adeguare la nostra struttura e principalmente quella del CRP (Centro regionale di programmazione) perché in tutte le fasi, da quella preparatoria a quella propositiva e progettuale, siano assicurati ai soggetti proponenti i necessari supporti tecnici e i servizi richiesti. Ecco la prima questione: un nuovo bando che contenga già al suo interno le ipotesi di sviluppo positivo del processo programmatorio proposto, a cominciare dalla sua gestione tecnica, in termini di disponibilità di banche dati, di servizi, e fino al coordinamento operativo, se necessario e richiesto.
Il CRP non può, né si deve limitare a produrre i soli tracciati metodologici della programmazione regionale, ma si deve far carico in particolare, per questa prima fase, della unificazione delle forze e delle risorse impegnate nel processo regionale di attuazione del POR Sardegna. Un tale sforzo e i risultati attesi e possibili, oltre a garantire più qualificati risultati, favorirebbero un'ulteriore qualificazione della importante struttura di regia regionale, attrarrebbero nuove e giovani risorse di eccellenza, pur disponibili, aiuterebbero l'unificazione delle strutture del territorio e accentuerebbero, ne sono sicuro, il prestigio e il ruolo del Centro regionale di programmazione.
Mi dispiace di non poter continuare, Presidente, perché avrei avuto la necessità di esplicitare ancora alcuni concetti importanti.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è ampiamente superato. Non è nella mia facoltà concedere altro tempo, lei lo sa.
DIANA (A.N.). Un'ultima considerazione, mi riferisco all'ultima questione posta criticamente dal Gruppo regionale di coordinamento e relativa alla associazione dei tassi di disoccupazione e di spopolamento dei comuni compresi nei PIT. Si rileva come da ciò ne sia nata una distorsione dei risultati, non ottenendo pienamente l'effetto volto ad agevolare in particolare le aree interne. Devo dire che, essendo stato in disaccordo con l'ordine del giorno votato da questo Consiglio nel maggio scorso, da Presidente della provincia di Oristano, ancor più sollecito oggi una modifica sostanziale di quell'ordine del giorno unitario nel senso posto dal Gruppo regionale di coordinamento. Bisogna scongiurare, sottolineo, il pericolo, già attuatosi, che una volontà del Consiglio, ancorché unitaria, finisca per produrre effetti postumi apertamente discussi e discutibili.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, ho preferito chiedere di poter parlare stamani anziché nella ripresa annunciata di martedì, nonostante non sia assistito da buona forma fisica, perché è davvero sconfortante il quadro che abbiamo di fronte. Adesso qualche Assessore prende posto sui banchi della Giunta, ma questa riunione del Consiglio si sta svolgendo con i banchi della Giunta pressoché deserti. Nella desertificazione politica che riguarda il quadro di governo resiste l'oasi dell'assessore Masala; oasi solitaria, speriamo non sia un miraggio. Grazie, presidente Pili, per la sua preziosa presenza in aula. Il Consiglio è distratto, grandemente assente, tuttavia, anche per questa ragione, noi riteniamo che una parola, per parte nostra, debba essere detta fin da stamani.
Noi non stiamo trattando di una questione minore; i PIT non sono un oggetto misterioso del quale bisogna indovinare la natura. Vero è che c'è ormai tutta una tecnica applicata alla politica per cui più si parla in modo difficile o cifrato meglio è. Noi vorremmo capire ed essere capiti, ma mai o sempre meno indichiamo le cose con il loro nome, tutto procede per sigle e per numeri. Parliamo di PIT che deriva dal QCS, che deriva dal POR, alla fine una persona normale qualsiasi - altro che partecipazione, e partecipazione democratica! - dovrebbe munirsi sicuramente di un codice di interpretazione, perché ancora un po' l'alfabeto Morse è molto più comprensibile al cittadino comune di questo modo di esprimersi nelle istituzioni e nella politica.
Tuttavia noi abbiamo l'obbligo di tentare almeno di precisare ancora i contenuti e gli obiettivi delle questioni che siamo chiamati a trattare. I PIT, cioè i Progetti integrati territoriali, indicano e obbligano a fare una programmazione, un'integrazione degli interventi, una diffusione e distribuzione nel territorio. Il rischio è che anche il confronto e la verifica che il Consiglio regionale vorrebbe operare oggi in Aula si riducano a una sorta di lamentazione, ancora una volta, dei singoli territori o dei singoli interessi anche legittimi, però parziali, che non hanno trovato collocazione nel primo intervento, e che sfugga ancora una volta l'idea e la necessità di sostenere l'idea che la programmazione integrata e territoriale altro non è, nella terminologia, che l'ultima versione della programmazione democratica o dell'intervento programmato sul territorio e nel territorio. Dove c'è gente, però, non nel territorio inteso come cosa morta, ma nel territorio dove esistono e si agitano gli interessi e i bisogni sociali che aspettano risposte.
Quindi dire PIT vuol dire qualità dell'intervento pubblico, capacità dell'autogoverno dell'autonomia di essere presente, di prospettare, di garantire, di guidare lo sviluppo di qualità. Di tutto ciò, è evidente, non c'è nessun risultato, questo è il punto politico che in alcuni minuti può essere solo e principalmente ripreso.
Non c'è nessuno che sia soddisfatto di quello che sta accadendo, ma non su una questione minore. Per quanto importante sia questa questione non è la continuità territoriale e gli sconti sulle tariffe aeree, per i quali abbiamo brindato, perché il Presidente della Regione, quello che c'era, cioè l'onorevole Floris, ci aveva detto: "Brindate". Noi ci abbiamo creduto, abbiamo brindato e ci è rimasto qui! Infatti, per quanto riguarda la continuità territoriale, è di nuovo tutto in alto mare, non c'è nulla. E così via.
E quando abbiamo centrato il traguardo dell'Obiettivo 1 non si è detto che era l'ultima occasione per questa Regione? Non si è detto che era l'ultimo treno che passava perché potessimo, con una operazione saggia, incisiva, seria, complessiva, di intervento sull'economia e sulla socialità in questa regione, agganciare il treno, che correva più veloce, dello sviluppo nei termini, nell'entità e nella qualità delle regioni europee più sviluppate? Ma se stiamo parlando dell'ultimo treno che passa, e passa veloce, a che punto è la percorrenza? Quali viaggiatori sta trasportando quest'ultimo treno? Dove sta andando? A chi rende servizio?
Noi del Gruppo di Rifondazione Comunista, ma immagino tutti qua dentro, posto che siamo tutti scontenti di come stanno andando le cose, vorremmo capire intanto se c'è qualcuno che è contento. Sembra infatti che siano tutti scontenti: sono scontenti gli imprenditori, sono scontenti i sindacati, sono scontenti i territori, le istituzioni locali, è scontento il Consiglio, perché qui nessuno ha parlato a favore, né l'opposizione, che ha chiesto che si discutesse e si potesse sapere qualcosa nel merito (se no per la maggioranza e per la Giunta non succede nulla, tutto va bene!), né la maggioranza. Non ho sentito nessuno dei consiglieri che sono intervenuti dire: quello che si è fatto va bene. Cioè sono scontenti tutti.
E allora, se qui sono scontenti tutti, intanto qualcuno contento ci sarà, vero? Almeno quelli che avranno i soldi ci sono, ma quelli non contano. Eppure qualcuno che li tutela ci sarà pure! Presidente Pili, lei ha parlato di "vittime, in questa regione, delle procedure che imbrigliano lo sviluppo e le sue possibilità". Ha detto: "Bisogna passare dalla cultura delle procedure alla cultura del risultato". Bel risultato questo! Se questa è la cultura del risultato, e il risultato è un fallimento, voi non potete stare lì neppure un attimo di più. Questo è davvero un fallimento totale, perché ancora una volta attraverso la "tecnicalità", direbbe qualcuno, il tecnicismo, qualche volta il formalismo, qualche volta il cavillo, ritenuto neutro, delle tecniche e delle procedure, gli interessi che vengono serviti sono sempre gli stessi. Noi possiamo ottenere piani di rinascita, intese istituzionali di programma, quadri comunitari di sostegno, interventi straordinari, tutto sempre e comunque si rapporta ai poteri forti che di sicuro ottengono il loro risultato, in un modo o in un altro, e voi li proteggete. Intendo i poteri forti, non i territori forti, perché su questa vicenda ho sentito lamentarsi le zone interne e le zone esterne, ho sentito i rappresentanti delle città, a partire dalla città capoluogo, minacciare sfracelli. Evidentemente non c'era nessun disegno, non c'era nessun ordine, non c'era nessuna selezione né priorità degli interventi ritenuti opportuni e necessari, per cui dietro tutto questo apparente contrasto ci deve pur essere qualche punto di convergenza verso cui le risorse si dirigono, e non sarà lo sviluppo ordinato ed equilibrato il risultato che ne deriva, ma comunque sarà la conservazione dei privilegi che sempre e comunque vengono garantiti.
La Giunta deve rispondere su questo, sul punto politico, deve dire come intende rimettere sui binari il treno, come intende garantire un intervento ordinato, equilibrato, quindi di riequilibrio territoriale e sociale, di tutte le risorse della Regione e principalmente di quelle comunitarie, che hanno questo segno, che sono state date e ottenute per questa finalità.
Questo è il quesito principale al quale la Giunta deve rispondere. Non serve un aggiustamento delle procedure o il ripescaggio di alcuni progetti, perché così facendo, invece di risolvere davvero e per bene il problema, si rischierebbe di complicarlo ancora di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Signor Presidente, mi ricollego alle ultime cose dette dall'onorevole Cogodi circa il riequilibrio territoriale e sociale. I PIT, secondo quanto stabilito nel Quadro comunitario di sostegno, sono un complesso di azioni che convergono verso un comune obiettivo di sviluppo di un territorio. Sono pertanto una modalità attuativa del POR, si è detto. Le risorse del Quadro comunitario di sostegno avevano e hanno lo scopo di consentire alle regioni in ritardo di sviluppo di superare tale ritardo e di mettersi al passo con quelle più avanzate. Questo obiettivo, come stabilisce il Complemento di programmazione, va raggiunto attivando tutte le azioni del POR assieme agli altri strumenti programmatici, in un unicum organico, il famoso ciclo unico di programmazione, in un periodo concentrato, così da determinare un tasso di crescita superiore a quello medio europeo entro il quarto anno del settennio 2000-2006.
Se da una parte il Complemento di programmazione ha individuato quale strategia generale un modello di crescita basato sulle convenienze alle localizzazioni produttive, dall'altra ha riaffermato la necessità di un riequilibro interno e l'adozione di una strategia per combattere lo spopolamento e l'impoverimento delle aree interne. Quindi nel POR e nel Complemento di programmazione sono chiaramente enunciati due concetti fondamentali che, qualora tradotti in progetti e azioni, determineranno un salto nella produttività e nella competitività del sistema sardo, salvaguardando il riequilibrio interno.
Sulla necessità di arginare il fenomeno del progressivo abbandono delle aree interne, con la conseguente congestione delle aree urbane e costiere, si dicono e si scrivono fiumi di parole. Numerose sono le analisi che evidenziano le conseguenze negative dello spopolamento di queste aree, altrettanto numerose quelle che tendono a dimostrare i notevoli effetti positivi che scaturirebbero da un'inversione di tendenza di questo fenomeno.
L'onorevole Pili, nelle dichiarazioni programmatiche rese un mese fa, ha posto il turismo al primo posto delle cinque idee forza. Tra i punti di forza del turismo sardo l'ambiente è al primo posto; tra quelli di debolezza si individua il fatto che l'offerta turistica è concentrata nel troppo breve periodo estivo. Da ciò scaturisce la conseguenza logica che l'ampliamento dell'offerta turistica passa dalla valorizzazione della risorsa ambiente ancora non utilizzata, e cioè tutto quel complesso di risorse costituito dalle bellezze naturali, ambientali, paesaggistiche, archeologiche, culturali, delle tradizioni delle zone interne. E' evidente che tutte queste risorse ambientali per essere conservate e per poter essere rese fruibili hanno bisogno della presenza e della permanenza delle popolazioni e di quelle attività che hanno nei secoli conservato e creato queste bellezze.
La politica ha la funzione di guidare lo sviluppo; la politica ha riconosciuto il grave stato di arretratezza delle zone interne; questo Consiglio ha espresso la volontà di destinare una parte rilevante (il 60 per cento) della dotazione finanziaria dei PIT a queste zone, nel comma 48 dell'articolo 1 della finanziaria 2001, è forse troppo chiedere alla Giunta di tener conto della volontà del Consiglio nella preparazione dei bandi attuativi dei PIT?
Noi avevamo proposto di utilizzare il vincolo delle risorse in bandi territoriali, non ci hanno dato ascolto. Pensiamo che questo sia uno strumento valido per raggiungere quell'obiettivo, che è il vincolo che la legge proponeva. Lo sviluppo delle zone interne è indispensabile per una vera crescita della Sardegna, per raggiungere l'obiettivo di superare il ritardo rispetto alle regioni europee più progredite, salvaguardando nel contempo il riequilibro territoriale, che sta alla base, come detto, della conservazione di quell'enorme patrimonio ambientale, culturale, delle tradizioni della Sardegna e del popolo sardo.
Pertanto evito di fare - come invece altri hanno fatto, e hanno fatto bene -una critica giusta, severa, di questa esperienza del primo bando dei PIT e rivolgo un appello alla Giunta affinché nei prossimi bandi sia rispettata la volontà di questo Consiglio e quelle risorse siano destinate veramente alle zone che il Consiglio stesso ha individuato.
Richiesta di procedura abbreviata
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto nel territorio. Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento, chiedo l'adozione della procedura abbreviata per l'esame del DPEF e del disegno di legge di autorizzazione all'esercizio provvisorio per il 2002.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione la richiesta formulata dall'assessore Masala. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Il Consiglio è riconvocato per le ore 10 di martedì 18 dicembre 2001.
La seduta è tolta alle ore 12 e 15.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Tunis Marco Fabrizio - Marrocu - Manca - Secci - Sanna Alberto - Licandro sulla presunta nuova discriminazione tra comuni svantaggiati e non svantaggiati in Sardegna.
I sottoscritti,
PREMESSO che è in corso di pubblicazione, nel quadro del POR Sardegna 2000-2006 (agricoltura), il bando per l'ammissione ai finanziamenti recati dalla misura 4.9 intervento: L - investimenti nelle aziende agricole - comparto delle coltivazioni floro-vivaistiche, regolamento C.E. n. 1257/99 e che, nello stesso bando, al punto 4, viene surrettiziamente reintrodotta in Sardegna, probabilmente con un ingiustificabile e cavilloso artificio giuridico di qualche burocrate regionale, la discriminazione tra i comuni svantaggiati e non svantaggiati;
RILEVATO che tale incomprensibile e ingiusto ripristino non è in linea con quanto prevede il regolamento C.E. n. 1257/99 del Consiglio del 17 marzo 1999, agli articoli 19 e 20;
DENUNCIATO che, comunque, questo caso frustra e vanifica una battaglia trentennale portata avanti tenacemente dagli agricoltori e amministratori comunali;
RILEVATO inoltre che i comuni agricoli cosiddetti "ricchi" sono considerati tali soltanto perché sono dotati di indispensabili condotte idriche di irrigazione, dove peraltro negli ultimi quindici anni l'acqua è stata generalmente un fantasma,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale per sapere:
1) se non ritengano opportuno e necessario intervenire immediatamente per sospendere l'operatività del bando precedentemente indicato, onde procedere alla sua rivisitazione tesa alla cancellazione della ingiustificabile discriminazione tra i comuni svantaggiati e non svantaggiati (in quanto l'intera Sardegna è svantaggiata);
2) se l'Assessore competente non intenda trattare la questione in un apposito incontro con la specifica Commissione del Consiglio regionale. (191)
Interpellanza Tunis - Licandro sulla non corretta utilizzazione dei lavoratori nelle miniere di Seruci e Nuraxi Figus.
I sottoscritti,
PREMESSO che nel 1993 fu raggiunto un accordo fra sindacati dei lavoratori e datori di lavoro, affinché gli operai e le maestranze obbligati alla cassa integrazione guadagni, "ruotassero" al fine di garantire un analogo trattamento a tutte le categorie e a tutte le unità operative all'interno delle singole categorie;
OSSERVATO che gli interpellanti hanno avuto nei giorni scorsi un incontro con il dott. Martucci nella sua qualità di Commissario liquidatore EMSA, al fine di avere dei chiarimenti riguardo ai problemi sollevati, e preso atto che lo stesso Commissario ha assicurato che avrebbe fornito notizie tecniche più dettagliate;
RITENUTO che il problema sia di natura politica, infatti occorre che la finalità sia quella di assicurare un trattamento equo e paritario per tutti, nel bene e nel male, e che la Giunta regionale e l'Assessore competente adottino le necessarie misure al riguardo,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria per sapere:
a) se sono a conoscenza delle modalità e criteri sui quali si basa la turnazione lavorativa dei lavoratori Carbosulcis in cassa integrazione;
b) se non ritengano opportuno e necessario intervenire tempestivamente per eliminare la prassi iniqua secondo la quale circa 300 lavoratori vengono impiegati soltanto saltuariamente, in quanto colpevoli di non essere "legati" al carro di persone influenti (amministratori della società o sindacalisti). (192)
Interpellanza Manca - Sanna Giacomo sulla innocuità ed efficacia del vaccino contro la blue tongue.
I sottoscritti,
PREMESSO CHE:
- il 26 novembre 2001 l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha emanato il decreto n. 50 con il quale è resa obbligatoria nell'intero territorio della Sardegna la profilassi vaccinale contro la febbre catarrale per tutti i ruminanti della specie ovina, caprina e bufalina;
- la decisione della Commissione Europea del 18 gennaio 2001, concernente la verifica della sicurezza e dell'efficacia dei vaccini contro l'afta epizootica e la febbre catarrale, afferma in premessa che i vaccini contro la febbre catarrale acquistati all'estero per casi di emergenza devono essere testati per ottenere informazioni significative sulla loro utilizzazione in condizioni epidemiologiche diverse;
- il vaccino che si intende utilizzare in Sardegna è quello vivo attenuato, prodotto dal Veterinary Institute di Oonderstepoot, Sud Africa, messo a disposizione dall'Unione Europea;
- nessuna notizia ufficiale è stata resa nota circa il testaggio di tale vaccino,
chiedono di interpellare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) se il prodotto immunizzante, che verrà somministrato a tutti i ruminanti presenti nel territorio sardo, potrà offrire complete garanzie circa i requisiti di innocuità ed efficacia, in particolare nella pecora di razza sarda e in animali di specie differenti, quali bovini, bufalini e caprini;
2) se non giudichi opportuno precisare quali e quanti siano i rischi cui si fa riferimento nell'articolo 4 del decreto n. 50 del 26 novembre 2001 sulla profilassi vaccinale obbligatoria contro la febbre catarrale;
3) se siano stati individuati i livelli di responsabilità, in merito al verificarsi di eventuali inconvenienti conseguenti alla vaccinazione, al fine di salvaguardare la professionalità dei veterinari addetti alla vaccinazione e di assicurare opportuni risarcimenti agli allevatori, per i danni diretti e indiretti che potrebbero derivare agli animali a seguito del trattamento vaccinale;
4) su quali basi scientifiche l'allevatore, così come previsto nell'articolo 4, lettera c), del decreto n. 50 del 2001, potrà sottoscrivere la prevista dichiarazione che certifichi che gli animali sottoposti alla vaccinazione sono in uno stato fisiologico tale da ridurre al minimo gli effetti indesiderati conseguenti alla somministrazione del vaccino;
5) se non si ritenga tale disposizione estremamente dannosa per gli allevatori, che dovrebbero assumersi la responsabilità di una dichiarazione sullo stato fisiologico dei loro animali senza che a tutt'oggi siano noti gli effetti indesiderati derivanti dalla somministrazione del vaccino sudafricano e le risultanze delle prove sul vaccino, previste dalla decisione della Comunità Europea del 18 gennaio 2001;
6) su quali basi sia stata interpretata a tal proposito l'Ordinanza ministeriale 11 maggio 2001 che prevede una collaborazione degli allevatori per le operazioni di profilassi, ma soltanto per quanto concerne il contenimento degli animali. (193)
Interpellanza Vassallo - Cogodi - Ortu sulla programmata dismissione di fondamentali produzioni nel settore chimico in sardegna.
I sottoscritti,
APPRESO che, nel corso di incontri svoltisi con le organizzazioni sindacali nazionali e regionali del settore chimico, l'ENICHEM ha confermato l'intendimento di procedere alla sostanziale chiusura delle proprie attività in Sardegna, attraverso la realizzazione di un piano industriale che, sotto le apparenze di un piano di sviluppo, prevede il conferimento e la concentrazione in una nuova società controllata dal gruppo delle attività che rivestono interesse al solo fine della cessione alla società Saudi Basic Industries Corporation, con la quale sarebbe stata raggiunta un'intesa in proposito;
RITENUTO che gli stabilimenti ENICHEM nel territorio regionale, tra i quali le produzioni del cloro a Porto Torres e Assemini, nell'immediato minacciate dal programma presentato, ma anche gli altri impianti operanti nel territorio, quali Ottana, Uta, Sarroch, etc., qualora svolgano le proprie attività produttive nel rispetto dell'ambiente e delle norme di sicurezza sul lavoro, rivestono un carattere strategico per tutta l'economia regionale, in considerazione del fatto che realizzano circa il 30% della complessiva produzione industriale isolana;
RIBADITO che anche nel settore chimico occorre risolvere il problema posto dal differenziale causato dall'insularità nei costi di trasporto delle materie prime in entrata e dei prodotti lavorati in uscita, e che pertanto occorre che la Giunta regionale presti adeguata attenzione anche a tale settore, in sede di confronto col Governo nazionale, nella vertenza sulla continuità territoriale delle merci;
CONSIDERATO che gli stabilimenti sardi, sinora, hanno potuto sopravvivere rispetto a tale differenziale economico grazie all'esperienza, alle innovazioni tecniche, all'aggiornamento produttivo, alla professionalità maturata, elementi tutti che verrebbero persi con il progressivo disimpegno dell'ENI dalla chimica nell'Isola;
TENUTO CONTO che diverse aziende operanti in Sardegna con propri impianti in filiere fondamentali della produzione industriale si avvalgono delle produzioni di base degli stabilimenti ENICHEM, e che la chiusura di questi ultimi costituirebbe un colpo mortale, non solo per le maestranze direttamente interessate, ma anche per un vasto indotto produttivo, ed in ultima analisi per tutta l'economia e lo stato dell'occupazione isolana;
VALUTATO opportuno, anche al fine della promozione di una nuova imprenditoria sarda, tenere nella debita considerazione, nell'ipotesi della cessione di impianti da parte dell'ENICHEM, la possibilità del subentro nelle attività da parte di operatori economici isolani;
CONSIDERATO che l'elevato costo energetico costituisce un aggravio non sopportabile per le aziende del settore, le cui lavorazioni richiedono la disponibilità di notevoli quantità di energia elettrica, che dovrebbe essere pertanto resa disponibile a costi analoghi a quelli vigenti nell'Europa continentale;
RAMMENTANDO che, a seguito della disponibilità manifestata dal Ministero dell'Industria in considerazione della particolare rilevanza del settore chimico sardo, la Giunta regionale, con atto n. 8/2 del 27 febbraio 2001, ha deliberato l'istituzione di un Osservatorio regionale per il settore chimico, nel cui organismo direttivo sono rappresentati gli enti locali e le parti sociali interessate;
RITENUTA non più rinviabile la redazione e l'adozione di un Piano Energetico Regionale,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria per sapere se non ritengano:
- di esprimere la propria contrarietà rispetto alle annunciate prospettive di smantellamento dell'apparato industriale nel comparto chimico isolano;
- di convocare con urgenza, a fronte della grave situazione che si rappresenta, una prima riunione del Consiglio direttivo dell'Osservatorio Regionale per il settore chimico;
- di consultare i soggetti imprenditoriali interessati e le Organizzazioni sindacali, anche per valutare concrete proposte per il superamento della crisi ed il rilancio produttivo della chimica in Sardegna che contemplino la possibilità del subentro di operatori economici isolani nelle attività dismesse dall'ENICHEM;
- di completare la predisposizione e l'approvazione del Piano Energetico Regionale;
- di aprire in tempi rapidi il confronto con il Governo nazionale sulla vertenza relativa alla continuità territoriale delle merci. (194)
Interpellanza Deiana - Cugini - Sanna Giacomo - Granella - Lai - Morittu - Spissu - Biancu sulla ipotesi di eventuale chiusura o di modifica di utilizzo del polo chimico industriale ENICHEM di Porto Torres.
I sottoscritti,
PREMESSO CHE:
- l'ENI ha deciso una radicale ristrutturazione dei propri settori, prevedendo una concentrazione dell'attività nel campo del gas e petroli con la conseguente ipotesi, derivante da notizie pubblicate dalla stampa, di una cessione di parte del settore chimico ENICHEM alla società mediorientale SABIC (Saudi Arabian Basic Industries Corporation);
- tale ristrutturazione comporterebbe in un primo tempo la cessione del 51 per cento dell'ENICHEM alla società saudita e poi, successivamente, del restante 49 per cento delle aziende, con esclusione degli impianti sardi e di parte di quelli siciliani;
CONSIDERATO CHE:
- l'intera operazione nazionale potrebbe comunque rappresentare quasi una svendita del settore chimico italiano, da sempre di grande rilevanza, ad una corporation mediorientale della quale non si conoscono le garanzie, i programmi futuri e la sua strutturazione;
- ancora non è ben chiaro quale destino avrebbero gli impianti citati rimasti fuori dall'ipotesi di cessione, ovvero se per essi è prevista una riconversione, una destinazione diversa o addirittura la chiusura;
RILEVATO CHE:
- se venisse presa in considerazione quest'ultima ipotesi di chiusura, si prefigurerebbe per l'industria sarda l'ennesimo grave danno alla martoriata economia isolana con ricadute disastrose in particolare per l'occupazione;
- anche prendendo in considerazione una diversa destinazione o utilizzo, sarebbe inevitabile, senza una adeguata politica di riqualificazione e valorizzazione, la perdita d'importanza del polo industriale di Porto Torres e la conseguente diminuzione di produzione degli impianti;
- si verificherebbe un ulteriore rilevante danno al PIL sardo, il quale già non presenta indici entusiasmanti, contribuendo così a rendere la situazione economico - occupazionale dell'Isola ancora più drammatica,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria affinché verifichino:
- se le ipotesi citate in premessa, che riguardano il destino del polo chimico industriale ENICHEM di Porto Torres, corrispondano a verità;
- una volta compiuta la verifica, se sia necessario assumere iniziative presso l'ENI e il Governo nazionale al fine di scongiurare una perdita di importanza degli impianti di Porto Torres che avrebbe conseguenze disastrose per l'occupazione sarda;
se fosse riscontrata una volontà di modifica d'utilizzo degli impianti stessi, che questa non sia causa di ulteriore danno per l'economia della nostra Isola. (195)
Interpellanza Cogodi - Vassallo - Ortu sulla sperequazione creata tra i dipendenti dell'Amministrazione regionale partecipanti alle selezioni interne per l'accesso a categorie superiori.
I sottoscritti,
CONSIDERATO che l'Amministrazione regionale, con decreti dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione in data 25 ottobre 2001, nn. 1415/P e 1416/P pubblicati sul B.U.R.A.S. n. 33 del 6 novembre 2001 ha provveduto, in applicazione alle norme di cui alla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31 e del contratto collettivo regionale di lavoro per il periodo 1998-2001 relativo al personale dell'Amministrazione e degli enti strumentali della Regione, a bandire selezioni interne per titoli ed esami per l'accesso alle categorie superiori dei dipendenti in possesso dei requisiti previsti, ai sensi dell'articolo 77 del predetto contratto;
ATTESO che i bandi di concorso per l'accesso ai livelli iniziali delle categorie C e D prevedono lo svolgimento della prova d'esame orale sulla discussione di procedure amministrative facenti capo a Settori e Servizi "tra quelli facenti capo alle Direzioni Generali della Presidenza della Giunta e degli Assessorati di cui al decreto del Presidente della Giunta regionale 13 gennaio 2000, n. 4, pubblicato sul supplemento ordinario n. 1 al B.U.R.A.S. n. 2 del 15 gennaio 2000", ovvero ad una partizione interna del Centro Regionale di Programmazione, e che detta scelta deve essere indicata dai concorrenti all'atto della presentazione della domanda di ammissione, i cui termini di presentazione scadono il prossimo 5 dicembre;
CONSIDERATO che la ratio della scelta dell'articolazione interna dell'Amministrazione da parte del candidato appare essere quella di consentire al medesimo di svolgere la prova d'esame sulle materie ordinariamente già oggetto della corrente attività lavorativa;
CONSIDERATO che il riferimento al solo decreto del Presidente della Giunta regionale 13 gennaio 2000, n. 4, esclude la possibilità di operare l'individuazione di altre strutture - eccezion fatta immotivatamente per il solo Centro di Programmazione Regionale - alle quali sia assegnato personale dell'Amministrazione regionale, ma che non rivestano la qualità di Servizio, ancorché la loro istituzione ovvero l'assegnazione di personale sia disposta a termini di legge;
ATTESO che rientra in tale fattispecie un lungo elenco di strutture tra cui, a mero titolo esemplificativo e non certo esaustivo, si rammentano: l'Ufficio Regionale per le Pari Opportunità tra Uomini e Donne, l'Ufficio del Commissario Governativo per l'Emergenza Idrica, la Struttura regionale di Coordinamento Tecnico e Segreteria tecnica per l'attuazione del Piano di disinquinamento per il risanamento ambientale del Sulcis Iglesiente, l'Agenzia del lavoro, gli uffici di gabinetto del Presidente e degli Assessori, nonché i Comuni ed altre Amministrazioni, presso i quali operano dipendenti in posizione di distacco (ad es. presso i Comuni per l'esercizio delle funzioni socio-assistenziali e la gestione delle Case di riposo per anziani di cui alle leggi regionali n. 4 del 1988 e n. 4 del 1990);
CONSIDERATO PERCIÒ:
- che si configurano numerosissime situazioni nelle quali i dipendenti dell'Amministrazione interessati alla partecipazione alle selezioni non operano, ovvero non hanno mai operato presso alcun servizio o partizione interna del C.R.P. tra quelli da indicare ai fini delle prove orali d'esame;
- che il provvedimento comporta perciò una palese sperequazione nei confronti dei dipendenti impediti nell'individuazione di una struttura delle cui procedure amministrative abbiano diretta conoscenza e pratica;
- che è palese essere stata creata una condizione tale da determinare il rischio di contenzioso che veda soccombente l'Amministrazione regionale, con gravi danni, eventualmente anche di natura erariale;
TENUTO CONTO dell'imminente scadenza del bando e dell'urgenza di completare le procedure di inquadramento previste dalle norme e dal contratto recentemente siglato,
chiedono di interpellare in via di urgenza l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione, per conoscere se non ritenga di:
- consentire in ogni caso che i candidati possano indicare, al fine della individuazione delle procedure amministrative sulle quali svolgere la prova orale d'esame, anche la struttura amministrativa regionale o altro ente, nei quali abbiano operato prevalentemente nell'ultimo quadriennio, quand'anche questi non rivestano la qualità di Servizio individuato del decreto del Presidente della Giunta regionale 13 gennaio 2000, n. 4, o di partizione interna del C.R.P.;
- in relazione a ciò, valutare la necessità di provvedere a riaprire i termini dei bandi suddetti, consentendo integrazioni o modifiche rispetto alle indicazioni contenute nelle domande già presentate;
- in alternativa, qualora i punti precedenti non fossero ritenuti perseguibili, provvedere urgentemente a sospendere le procedure selettive. (196)
-
Interpellanza Pacifico - Dettori Ivana - Vargiu - Ibba - Manca - Dore - Liori sui tre casi di leptospirosi accertati nella città di Cagliari.
I sottoscritti,
VENUTI a conoscenza dei tre casi di leptospirosi, uno dei quali mortale, verificatisi di recente a Cagliari fra gli operatori del mercato di San Benedetto;
RILEVATO che la grave e rara malattia trasmessa dai topi potrebbe essere stata favorita da una situazione igienica fortemente degradata di uno dei più grossi mercati cittadini, oltre che dalla conseguenza degli imponenti scavi effettuati in questi ultimi mesi nella città che potrebbero aver messo in fuga dal sottosuolo colonie di pericolosi roditori;
CONSTATATA l'inadeguatezza dei controlli in settori rilevanti di igiene pubblica della ASL 8 che pongono a grave rischio la salute dei cittadini;
SOTTOLINEATA la necessità di un immediato intervento di monitoraggio teso a fornire un quadro puntuale e preciso dello stato igienico e sanitario di tutte le strutture pubbliche e, in particolare, delle zone interessate dai lavori di ristrutturazione di immobili e di rifacimento della pavimentazione stradale,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere quali atti intendano compiere, o abbiano compiuto, per:
- dare immediato avvio al monitoraggio della situazione con l'obiettivo di fornire un quadro chiaro dello stato igienico e sanitario dei mercati civici e di tutte quelle strutture pubbliche adiacenti la zona interessata da lavori di recupero urbanistico;
- verificare l'efficienza e le eventuali inadempienze dei servizi di igiene pubblica delle ASL. (197)
Interpellanza Biancu - Deiana - Dore - Granella sugli aiuti erogati in favore delle aziende agricole ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988.
I sottoscritti,
CONSTATATO CHE:
- la Regione ha attivato la procedura di recupero degli aiuti erogati in favore delle aziende agricole ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, in attuazione della Decisione n. 97/612 del 16 giugno 1997 della Commissione delle Comunità europee;
- la medesima Commissione, con Decisione n. 95/366 del 14 marzo 1995, obbliga il recupero degli aiuti concessi sempre nel settore agricolo ad aziende, associazioni e consorzi, ai sensi degli articoli. 1, 3, 4, 6 e 8 della legge regionale n. 17 del 1992 e degli articoli, 40 della legge regionale n. 14 del 1981, 57 della legge regionale n. 44 del 1986 e 11 della legge regionale n. 6 del 1992, perché considerati illegali;
VERIFICATO CHE:
- le leggi regionali oggetto delle decisioni non erano state notificate preventivamente alla Commissione sotto forma di progetto ed erano poi entrate in vigore senza che la Commissione potesse pronunciarsi al riguardo, contravvenendo a quanto sancito dall'articolo 93, paragrafo 3, del Trattato di Roma;
- l'iter conclusosi con le due Decisioni della Commissione era iniziato fin dal 1994 con l'avviamento delle rispettive procedure di infrazione, a fronte delle quali la Regione non aveva posto in essere i necessari ricorsi che motivassero le legittimità dei provvedimenti adottati;
- le osservazioni prodotte dallo Stato italiano a seguito dell'avviamento della procedura da parte della Commissione si sono caratterizzate come generiche, imprecise e inefficaci, tanto da essere considerate dalla Commissione insufficienti per ribaltare il giudizio di illegalità relativo alle misure in esame;
- anche dopo la definitiva formulazione di tale giudizio da parte della Commissione non sono stati posti in essere provvedimenti volti a sostituire gli aiuti giudicati illegali, né sono state utilizzate in questa direzione leggi già approvate, come la legge regionale n. 8 del 1998, articolo 14;
CONSIDERATO CHE:
- il settore dell'agricoltura e dell'allevamento sta vivendo in Sardegna una fase di gravissima crisi, dovuta agli effetti del cosiddetto morbo della lingua blu e di emergenze strutturali mai risolte, prima fra tutte quella della risorsa idrica;
- l'obbligo di restituire gli aiuti ricevuti da un gran numero di aziende del settore attraverso le leggi sopra richiamate rappresenta un ennesimo, inatteso danno che rischia di portare al collasso economico molte di quelle aziende;
- il giudizio di illegalità sugli aiuti da restituire è evidentemente il risultato di inadeguatezze, errori, ritardi e inadempienze non erano attribuibili agli imprenditori agricoli, ma piuttosto alla Regione che ha promulgato quelle leggi in assenza della prescritta notifica agli organi comunitari;
- risulta dunque comprensibile l'esasperazione degli imprenditori agricoli e delle loro associazioni, che annunciano di non voler procedere alla restituzione delle somme già ricevute e preparano ricorsi contro la Regione,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere:
- se e come intendano intervenire affinché alle aziende che dovranno restituire gli aiuti concessi ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, e contestati dalla Commissione della Comunità Europea, sia consentito di accedere a un sistema di compensazione degli esborsi cui oggi devono far fronte improvvisamente e incolpevolmente;
- se e come intendano intervenire a fronte dell'analoga situazione che appare profilarsi riguardo agli aiuti concessi sempre nel settore agricolo ad aziende, associazioni e consorzi, ai sensi degli articoli 1, 3, 4, 6 e 8 della legge regionale n. 17 del 1992 e degli articoli 40 della legge regionale n. 14 del 1981, 57 della legge regionale n. 44 del 1986 e 11 della legge regionale n. 6 del 1992;
- se e quando verrà realizzata una capillare verifica dello stato dell'insieme delle leggi relative al settore agricolo, con particolare riferimento ai requisiti di compatibilità con la normativa europea vigente, al fine di verificare se vi siano altre leggi regionali per le quali sussista il rischio dell'avviamento di procedure di infrazione da parte dei competenti organismi comunitari, ed eventualmente predisporre gli strumenti attraverso i quali evitare che tali procedure si traducano in conseguenze dannose ed oneri imprevisti a carico degli imprenditori e delle aziende del settore. (198)
Interpellanza Pinna - Dettori - Manca - Pacifico - Sanna Giacomo - Scano sulla vendita del patrimonio immobiliare connesso alle saline di Sant'Antioco e sulla cessione a privati della concessione per l'esercizio delle stesse saline.
I sottoscritti,
PREMESSO che l'articolo 14 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, prevede che la Regione sarda, nell'ambito del suo territorio, succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali e che i beni e diritti connessi a servizi di competenza statale ed a monopoli fiscali restano allo Stato finché duri tale condizione;
TENUTO CONTO che, a seguito dell'entrata in vigore della Legge 16 febbraio 1973, n. 10, è stato abolito, con effetto dal 1° gennaio 1974, il monopolio fiscale del sale e la sua produzione e vendita non rientrano più tra i monopoli fiscali o servizi di competenza statale, che determinavano il permanere allo Stato dei beni e diritti ad essi connessi, come previsto dal richiamato articolo 14 dello Statuto speciale della Sardegna;
RILEVATO che l'Accordo Programma Quadro, Area 5 - A.P.Q. (7c1, 7c2, 7c3), 8d - Demanio e patrimonio, di cui all'Intesa istituzionale Stato-Regione Sardegna del 21 aprile 1999, prevede la sospensione, nelle more del trasferimento dallo Stato alla Regione di tutto il patrimonio immobiliare in virtù del richiamato art. 14 dello Statuto Speciale per la Sardegna, delle procedure di vendita ai privati dei beni dello Stato che dovrebbero essere trasferiti alla Regione;
ACCERTATO che, ai sensi degli articoli 3, lettera m), e 6 dello Statuto e dell'articolo 48 del D.P.R. 19 giugno 1979, n. 348, la Regione Sardegna ha competenza legislativa primaria in materia di "esercizio dei diritti demaniali e patrimoniali della Regione" relativi alle saline ed esercita tutte le attribuzioni degli organi centrali e periferici dello Stato relativi a funzioni amministrative;
CONSTATATO che alle saline si applica la normativa prevista per le miniere poiché le relative lavorazioni riguardano sostanze che le classificano quali minerali ai sensi dell'articolo 2 del R.D. 29 luglio 1927, n. 1443 e che tale regio decreto è vigente in Sardegna con le integrazioni ad esso apportate con la legge regionale 7 maggio 1957, n. 15;
VERIFICATO che lo Stato, e per esso prima l'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e, successivamente, l'ETI (Ente Tabacchi Italiani), nonostante le diverse disposizioni di legge, ha ancora nella sua disponibilità le saline di Sant'Antioco con il connesso patrimonio immobiliare che insiste su una superficie di 1461 ettari ricompresa nei territori comunali di Sant'Anna Arresi, San Giovanni Suergiu e Sant'Antioco, senza disporre, peraltro, di nessun titolo concessorio rilasciato dalla Regione sarda alla quale non viene corrisposto il previsto canone annuale con relativi danni alle entrate del bilancio regionale;
PRESO ATTO che la Giunta regionale con proprio atto deliberativo del 16 marzo 1999 (n. 16/26), ha approvato le linee di indirizzo per l'attivazione delle procedure di acquisizione al patrimonio della Regione dei compendi produttivi e immobiliari (terreni e fabbricati) connessi direttamente e indirettamente alle saline di Cagliari-Poetto, Sant'Antioco e Carloforte ancora nella disponibilità dell'Amministrazione statale inserendo tale finalità nella richiamata Intesa Istituzionale Stato-Regione Sardegna del 21 aprile 1999;
CONSIDERATO che è esclusiva facoltà della Regione autonoma della Sardegna l'affidamento in concessione a soggetti pubblici e privati in possesso dei requisiti per esercire le saline a fronte di un piano industriale che favorisca la produzione e la lavorazione in loco del sale con il relativo valore aggiunto oggi del tutto inesistente;
CONSIDERATO altresì che, contestualmente alla produzione e alla lavorazione del sale, nel medesimo compendio umido, di particolare pregio naturalistico e ambientale, possono essere esercitate diverse attività economiche compatibili con la produzione e la lavorazione del sale (itticoltura, turismo ambientale, attività termali ecc.);
APPRESO (IL SOLE 24 ORE del 6 dicembre 2001) che l'ETI (Ente Tabacchi Italiani) ha messo in vendita l'intero comparto saliniero da esso controllato procedendo alla pubblicazione dell'annuncio per "sollecitare le manifestazioni di interesse per l'acquisto" delle saline di Margherita di Savoia in Provincia di Foggia e di Sant'Antioco in Provincia di Cagliari con la dote della concessione trentennale rilasciata dallo Stato a partire dal 1° gennaio 1999,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore dell'industria e l'Assessore degli enti locali per sapere quali azioni urgenti intendano mettere in atto per chiedere il rispetto delle competenze primarie ed esclusive assegnate dalle leggi alla Regione Autonoma della Sardegna in materia di gestione del patrimonio immobiliare e di esercizio delle sue funzioni amministrative e per sapere se non ritengano di:
1) chiedere al Governo Nazionale l'immediata sospensione della procedura di vendita del comparto saliniero controllato dall'ETI nel caso in cui la stessa procedura includa il patrimonio immobiliare direttamente e indirettamente connesso all'esercizio delle saline di Sant'Antioco, nonché la concessione per esercire le medesime saline;
2) mettere in atto tempestivamente tutte le azioni politiche ed eventualmente legali per l'immediata acquisizione del patrimonio immobiliare connesso alle saline di Sant'Antioco;
3) adottare al più presto un piano che, attraverso l'affidamento in concessione a soggetti privati e/o pubblici delle saline di Sant'Antioco, consenta di sviluppare la produzione e la lavorazione in loco del sale e di promuovere un processo integrato di sviluppo dell'intero compendio umido nei settori dell'itticoltura, del turismo naturalistico e ambientale e delle attività termali. (199)
Interpellanza Ortu - Vassallo sulla grave situazione del C.R.A.S. (Centro Regionale Agrario Sperimentale).
I sottoscritti,
APPRESO che presso il C.R.A.S. (Centro Regionale Agrario Sperimentale) i programmi di ricerca e attività per gli anni 2001 e 2002 non sarebbero stati in gran parte né approvati e neppure esaminati;
CONSIDERANDO che questa condizione rende di fatto impossibile, per i tempi biologici delle colture agrarie, l'attività di alcuni settori di ricerca per l'anno 2002;
ATTESO CHE:
- il Comitato Tecnico, presieduto dal Presidente del Consiglio di amministrazione, non ha ancora approvato il programma di attività per il 2001 e non ha ancora esaminato le proposte dei ricercatori dell'ente per il 2002;
- uno dei componenti dei suddetto Comitato tecnico-scientifico, si è dimesso per asserite "divergenze con il Presidente e gli altri componenti del Comitato, per quanto concerne i compiti istituzionale dell'ente e conseguentemente le scelte programmatiche relative alle attività sperimentali".
CONSIDERATO che, a seguito delle proteste contenute in una lettera aperta sottoscritta nel mese di ottobre da 91 dei 96 dipendenti dell'ente, che lamentavano fra l'altro essere "caduto l'oblio" sul C.R.A.S., le organizzazioni sindacali del comparto regionale hanno fatto rimarcare la condizione di progressiva paralisi dell'attività istituzionale, evidenziata dalla mancata approvazione - per il secondo anno consecutivo - del programma di ricerca dell'ente, ma anche, in particolare:
- la mancanza di trasparenza politico amministrativa, con la mancata affissione dei verbali delle sedute del Consiglio di amministrazione e di numerose deliberazioni assunte dal medesimo Consiglio di amministrazione;
- la mancata convocazione dello stesso Consiglio di amministrazione,
- il blocco delle attività di analisi del laboratorio verso esterni in attesa dell'approvazione, mai intervenuta, di un tariffario delle prestazioni;
- la riduzione della presenza del C.R.A.S nel territorio, attuata con la chiusura della sede di Sassari, realizzata in pochi giorni e tuttora protratta nonostante la comunicazione dell'Assessorato del personale (prot. 19829 del 12 settembre 2001) che sanciva l'arbitrarietà e la nullità del relativo provvedimento;
- le mancate assunzioni per la copertura delle notevoli carenze dell'organico;
CONSIDERATO che a seguito di agitazioni del personale svoltesi il 20 aprile 2001, il Presidente della Regione e l'Assessore dell'Agricoltura convocarono le parti al fine di garantire il piano strategico di rilancio del C.R.A.S., e promossero la costituzione di una commissione paritetica per la formulazione di tale piano;
CONSIDERATO che detta Commissione si è riunita una sola volta nel mese di maggio e la sua attività è tuttora paralizzata, e che i lavoratori hanno avviato gravi azioni di protesta indirizzate contro il Presidente dell'ente,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere quali urgenti provvedimenti intendano adottare per risolvere la grave situazione di paralisi istituzionale ed amministrativa del CRAS. (200)
Interrogazione Calledda - Marrocu, con richiesta di risposta scritta, sul licenziamento da parte dell'Ente foreste dei lavoratori occupati nel perimetro forestale di Planedda -Buggerru.
I sottoscritti,
PREMESSO che l'Ente foreste della Sardegna ha inviato, alla fine del mese di ottobre, ai 27 lavoratori del perimetro forestale di Planedda-Buggerru le lettere di licenziamento con le quali si preannuncia la risoluzione del rapporto di lavoro a partire dal 31 dicembre 2001;
SOTTOLINEATO che una tale decisione, incomprensibile nel metodo ed inaccettabile nel merito, rischia di pregiudicare il lavoro fino ad ora svolto, nonché le prospettive di sviluppo durevole in un'area fortemente degradata e penalizzata dall'assenza di altre opportunità di occupazione;
RILEVATO che l'Ente foreste, nel corso di un incontro con le segreterie regionali sindacali ha annunciato che si stava predisponendo un piano di costo e di proposta per l'inserimento dei lavoratori nel piano ordinario,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'ambiente per sapere quali atti abbiano compiuto o intendano urgentemente compiere per consentire il proseguimento dei lavori nel perimetro forestale Planedda-Buggerru e garantire in tal modo il mantenimento dei livelli occupativi. (404)
Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi nel CRAS.
Il sottoscritto,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale per sapere:
1) se siano a conoscenza della situazione di immobilismo nel quale si trova il CRAS (Centro Regionale Agrario Sperimentale), che ha portato in più occasioni alla proclamazione dello stato di agitazione da parte delle organizzazioni sindacali, preoccupate per il rischio che venga compromessa definitivamente tutta l'attività di ricerca, fiore all'occhiello di quest'ente strumentale della Regione;
2) se sia vero che i programmi per l'attività di ricerca per il 2002 non sono stati ancora approvati, né è stata espressa alcuna valutazione in merito, compromettendo anche il lavoro e l'investimento degli anni precedenti;
3) se corrisponda al vero che la sede periferica di Sassari continui ad essere chiusa, nonostante una nota dell'Assessorato degli affari generali abbia ritenuto priva di effetto la deliberazione n. 37 del Consiglio di amministrazione del CRAS del 20 marzo 2001, che modificava l'assetto organizzativo dell'ente;
4) se siano a conoscenza che in data 22 novembre un componente del Comitato tecnico-scientifico del CRAS si è dimesso con la seguente motivazione "considerate le divergenze di opinione con il Presidente e gli altri componenti del Comitato, per quanto concerne i compiti istituzionali dell'ente e conseguentemente le scelte programmatiche relative all'attività sperimentale";
5) se non sia pertanto opportuno - alla luce di quanto esposto e a quant'altro riportato in una lunga nota di numerosissimi dipendenti - intervenire con urgenza per verificare quanto sta accadendo all'interno del CRAS al fine di sanare tutte le cause di malessere, ridare serenità a tutta la struttura e rilanciare tutta l'attività di ricerca. (405)
Interrogazione Sanna Giacomo - Manca, con richiesta di risposta scritta, sul debito verso lo Stato del Consorzio Liceo Musicale "Luigi Canepa" di Sassari.
I sottoscritti,
PREMESSO CHE:
- la Legge 8 agosto 1977 n. 663, relativa alla "Statizzazione di istituti musicali pareggiati", all'art. 1 ha disposto, a decorrere dal 1° ottobre 1968, la trasformazione in conservatorio di musica statale dell'istituto "Luigi Canepa" di Sassari;
- il 23 novembre 1979, i rappresentanti del Consorzio Liceo Musicale "Luigi Canepa" , il Comune di Sassari ed il Ministero della pubblica istruzione, hanno sottoscritto la convenzione, di durata pari a 99 anni, per la statalizzazione dell'istituto musicale pareggiato e per la gestione dello stesso, con la quale il suindicato Consorzio all'articolo 4 si è impegnato alla corresponsione annuale allo Stato di lire 40.000.000 (quaranta milioni) per il funzionamento del Conservatorio di musica, a decorrere dal 1° ottobre 1968;
- con legge regionale del 26 giugno 1969 n. 30, l'Amministrazione regionale è stata autorizzata a concedere al Consorzio Liceo Musicale "Canepa" un contributo annuale di lire 40.000.000 (quaranta milioni) per il funzionamento e lo sviluppo del Conservatorio;
- tale contributo annuale, di importo pari a quello del canone che il Consorzio avrebbe dovuto versare allo Stato Italiano, è stato corrisposto regolarmente dalla Regione sarda;
- il Consorzio Liceo Musicale "Luigi Canepa" non ha mai versato il contributo annuale obbligatorio, stabilito nella convenzione del 23.11.1979, e l'ammontare del debito verso lo Stato, è calcolato in lire 2.426.991.095 dei quali lire 1.136.991.095 per interessi,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, cultura, spettacolo e sport, per sapere:
- chi abbia sostenuto le spese del ricorso al TAR, respinto con sentenza del 28.05.1999 n. 698/99, proposto dal Consorzio Musicale "Luigi Canepa", contro la Direzione provinciale del tesoro di Sassari, per l'annullamento del decreto dell'8 giugno 1993, con il quale si invitava il Consorzio al versamento delle somme dovute;
- se non si giudichi almeno temerario il ricorso dinanzi al TAR, considerato che il debito del Consorzio scaturiva da una convenzione liberamente stipulata tra il citato ente e lo Stato italiano;
- se il Consorzio Liceo Musicale "Luigi Canepa", abbia mai dato seguito alla richiesta di chiarimenti, anche nel recente passato formulate dall'Amministrazione regionale, circa il mancato trasferimento allo Stato della quota del contributo regionale di lire 40.000.000;
- quali iniziative intende adottare per facilitare una corretta e rapida soluzione della vicenda, considerato che, tra le altre, è stata informata la Procura Generale della Corte dei Conti e che gli interessi derivanti dal mancato pagamento del canone obbligatorio sono di importo assai elevato e sono destinati ad aumentare, al momento costituiscono circa il 50% dell'ammontare complessivo del debito Consorzio Liceo Musicale "Luigi Canepa" verso lo Stato. (406)
Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sull'accesso agli atti per i consiglieri nel Comune di Romana (Sassari).
Il sottoscritto,
PREMESSO CHE:
a) la Giunta del Comune di Romana, con delibera n. 35 del 30 giugno 2001, ha regolamentato (in attesa dell'entrata in vigore del regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale) le norme sul diritto ai consiglieri comunali di ottenere dagli uffici tutte le notizie e le informazioni utili all'espletamento del proprio mandato;
b) ai sensi di detta delibera il consigliere comunale, interessato all'ottenimento di notizie su un qualsiasi atto dell'Amministrazione, deve inoltrare "tassativa richiesta formulata e motivata per iscritto al Sindaco";
c) al punto 2) della delibera viene poi sancito "ad ogni consigliere verrà data risposta per iscritto entro trenta giorni (prorogabili a sessanta giorni a seconda della richiesta) per fissare l'appuntamento con il responsabile del servizio"
d) il punto 4) della delibera recita "le risposte verranno date esclusivamente nei giorni di martedì e giovedì, dalle ore 12.00 alle ore 13.00 e dovranno essere assunte solo da chi le ha richieste, fatte salve cause di forza maggiore e disposizioni contrarie del Sindaco, Assessore o del Segretario comunale;
e) questa delibera sta creando molto malumore fra i consiglieri dell'opposizione, perché di fatto rende praticamente impossibile lo svolgimento dei compiti che la legge riconosce agli eletti;
f) al contrario molte altre Amministrazioni comunali si stanno adoperando per rendere più facile e possibile l'accesso alle informazioni su tutti gli atti, anche con semplici richieste formali,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere:
1) se siano a conoscenza della delibera succitata e se la stessa per i contenuti non debba essere considerata come liberticida perché, di fatto, impedisce ai consiglieri comunali - visti i tempi (sessanta giorni per poter avere un primo appuntamento) e la trafila burocratica - di poter espletare osservazioni o opposizioni sulle scelte della Giunta;
2) se non sia opportuno interessare del problema il Prefetto di Sassari e il Ministero degli interni, affinché con un loro autorevole intervento possa essere cancellato questo atto che mortifica principalmente i consiglieri di minoranza democraticamente eletti dalla popolazione, in modo che il Comune sia realmente una casa di vetro. (407)
Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di malessere presso il Centro Residenziale per Anziani (C.R.A.) di Alghero.
Il sottoscritto,
chiede di interrogare l'Assessore della sanità per sapere:
a) se sia a conoscenza che da molti anni opera ad Alghero un Centro residenziale per anziani (C.R.A.), prima gestito direttamente dalla Regione ed attualmente dal Comune catalano, con 73 ospiti, nonostante la struttura complessivamente possa accoglierne 120 (poiché alcuni reparti sono chiusi da anni, nonostante siano attrezzati per l'uso), situazione che obbliga l'Amministrazione comunale a dirottare gli anziani in altri centri residenziali con aggravio di spese;
b) se sia vero che non sempre gli anziani ospiti sono seguiti regolarmente e trattati in modo ottimale, cosa che spessissimo ha portato e porta a contrapposizioni anche violente fra i familiari e la direzione della struttura, la quale fra l'altro si oppone al fatto che i familiari degli ospiti possano sostituirsi al personale in momenti di emergenza;
c) se corrisponda al vero che:
1) non viene attuata una dieta personalizzata per ogni ospite o almeno per quelli con gravi problemi sanitari;
2) i servizi igienici sono carenti in tutti i sensi;
3) non sono presenti né medico, né l'assistente sociale;
4) niente viene fatto per il recupero fisico e morale degli anziani ospiti, tant'è che la struttura, a detta di molti, è da considerasi solamente un parcheggio;
d) se alla luce di quanto succitato (che è solo una parte dei tanti problemi che affliggono la struttura) non sia opportuna una ispezione, col compito di appurare se in detto centro non si compiano abusi di potere da chicchessia e se tutte le norme (nutrizionali, igieniche, sanitarie, comportamentali, di rispetto della persona e quant'altro) siano rispettate, affinché questo Centro Residenziale per Anziani sia sereno non solo di nome, ma anche di fatto e possa essere il fiore all'occhiello di Alghero. (408)
Mozione Biancu - Cugini - Fadda - Balia - Dore - Cogodi - Calledda - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marroccu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pacifico - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Spissu - Vassallo sulle modalità attuative del POR Sardegna 2000-2006 con particolare riferimento ai Progetti Integrati Territoriali (PIT).
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che con le risorse straordinarie del Q.C.S. si intendevano rimuovere gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo della nostra Isola e che attraverso i Progetti Integrati Territoriali si voleva promuovere la crescita dei singoli territori, attraverso la individuazione di un'idea -forza, attorno alla quale costruire le proposte da definirsi con il metodo della concertazione e del partenariato;
VERIFICATO CHE:
- per un numero significativo di misure del Complemento di Programmazione al POR Sardegna 2000-2006 ed in particolare per il 4° asse "Sistemi locali di sviluppo", parte degli interventi previsti non sono compresi nel campo di applicazione delle leggi regionali di settore di incentivazione delle imprese;
- la gran parte degli interventi programmati nelle misure del Complemento di programmazione, funzionali sia al raggiungimento degli obiettivi generali e specifici del POR Sardegna, sia ad un impatto significativo sulle variabili di rottura del Quadro Comunitario di sostegno, sono sprovvisti di una procedura di attuazione che permetta la spendita delle risorse comunitarie assegnate alla Sardegna;
- nelle procedure di attuazione delle misure dal Fondo FSE pubblicate nel supplemento straordinario al BURAS n. 29 del 28 settembre 2001, è identificata una priorità per le azioni formative inerenti ai PIT, mentre per analoghe procedure di attuazione, già oggetto di pubblicazione, facenti riferimento ad importanti misure del Complemento di Programmazione (misure 4.1C - 4.9 - 4.10 - 4.11 e 4.21 ) non si dà alcuna priorità agli interventi ricompresi nei PIT;
CONSTATATO che:
- la denominazione dell'asse IV " Sistemi locali di sviluppo" - asse del POR Sardegna che comprende le misure di sostegno ed incentivazione al tessuto imprenditoriale - richiamando alla dimensione locale dello sviluppo, evidenzia la necessità di portare in ambito locale gli strumenti di incentivazione per il settore produttivo (agricoltura, artigianato, turismo, industria);
- nell'ambito degli strumenti di sviluppo locale integrato PIT, pur essendo previste opportunità di finanziamento per i piani di investimento delle imprese, non sono ancora chiare le modalità di attuazione dei suddetti interventi;
VERIFICATO, altresì, che le risorse del QCS 2000-2006 rappresentano una componente significativa nel bilancio regionale per la realizzazione degli investimenti produttivi da parte delle imprese e del mondo del lavoro;
CONSTATATO, altresì, che i Progetti Integrati Territoriali rappresentano una delle modalità operative di attuazione del POR Sardegna 2000-2006;
APPURATO che il bando sui PIT per l'annualità 2001 ha visto partecipi i sistemi locali in un contesto di assoluta mancanza di informazione da parte dell'Amministrazione e degli enti preposti;
CONSTATATO CHE:
- il contenuto del Complemento di Programmazione al POR Sardegna è stato oggetto di sostanziale modifica con delibera della Giunta regionale n. 27/72 del 7 agosto 2001, nonostante il bando sui PIT fosse da tempo pubblicato sul BURAS e non ancora scaduto, creando ulteriori disagi e disorientamento tra i possibili beneficiari alla ricerca di una corretta collocazione degli interventi proposti nelle relative misure del Complemento di Programmazione;
- nella fase di progettazione dei PIT è stata data notevole enfasi all'integrazione e complementarietà tra gli interventi presentati dai soggetti pubblici ed i piani di sviluppo delle imprese;
- alla luce delle condizioni di ammissibilità del PIT, la partecipazione dei soggetti privati rappresentava una condizione sine qua non per la presentazione del progetto integrato da parte di un sistema locale;
- l'assenza di qualunque tipo di vantaggio per i presentatori di manifestazione di interesse nell'ambito di un PIT ritenuto valido dalla fase di selezione, andrebbe a minare irreparabilmente il rapporto di fiducia e complementarietà tra i soggetti attori dello sviluppo locale privati imprenditori ed enti locali;
CONSTATATA la mancata previsione della riserva del 60 per cento delle risorse, programmate con i Progetti Integrati Territoriali (PIT), a favore dei programmi nei territori provinciali il cui prodotto interno lordo risulta inferiore al 75 per cento del prodotto interno lordo europeo e negli altri territori nei quali si registrano maggiori ritardi nello sviluppo;
CONSTATATO il mancato rispetto della destinazione del 40 per cento delle risorse, previste nelle singole misure del Q.C.S, ai Piani Integrati Territoriali, come in particolare per quelle della misura 2.1 " Archeologia e percorsi museali", interamente destinate a "bando a regia regionale" , e quelle della misura 4:9 "investimenti nelle aziende agricole", interamente destinate a bando POR,
impegna la Giunta regionale
1) a intervenire nella definizione delle modalità di attuazione degli interventi previsti nei Piani Integrati Territoriale sprovvisti di una procedura di attuazione e di una norma di riferimento che permetta la spendita delle risorse comunitarie di riferimento;
2) a garantire la priorità di finanziamento degli interventi dei privati (di cui all'asse IV del Complemento di Programmazione) gia inseriti nei PIT e agevolati anche attraverso leggi di incentivazione a settore, per le quali è previsto un bando ordinario di spese delle risorse;
3) a garantire il ripristino della riserva del 60 per cento, prevista dal comma 48 dell'art.1 della finanziaria 2001, a favore delle zone della Sardegna che registrano i maggiori ritardi nello sviluppo;
4) a garantire la destinazione di almeno il 40 per cento delle risorse POR delle singole misure ai progetti integrati territoriali, così come concordato tra la Giunta regionale e le parti sociali e previsto nel Complemento di Programmazione approvato dal Consiglio;
5) a disporre gli opportuni provvedimenti per sopperire alla totale mancanza di informazione sull'attuazione dei PIT e rispetto alla soluzione dei problemi tecnici relativi alla spendita delle risorse;
6) ad attivare la misura 4.1 linea A per le attività di animazione economica ed informazione, alla luce del fatto che gli interventi di sostegno allo sviluppo, programmati nel Complemento di programmazione sono già in parte avviati. (50)
Versione per la stampa