Seduta n.60 del 11/01/2005
LX SEDUTA
Martedì 11 Gennaio 2005
Presidenza del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 17 e 29.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 3 dicembre 2004, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Licandro, Masia e Rassu hanno chiesto congedo per la seduta odierna. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:
"Disposizioni urgenti per la costituzione delle nuove province della Sardegna ad integrazione e parziale modificazione della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4 e della legge regionale 1 luglio 2002, n. 10 e discipline diverse". (82)
(Pervenuto il 27 dicembre 2004 ed assegnato alla prima Commissione.)
"Norme per la gestione straordinaria dei parchi e delle riserve naturali istituite con legge regionale". (83)
(Pervenuto il 27 dicembre 2004 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo: "Regolamento dell'attività cinematografica in Sardegna. Istituzione dell'Agenzia del cinema". (76)
(Pervenuta il 21 dicembre 2004 ed assegnata all'ottava Commissione.)
SANCIU - PILI - LA SPISA - RASSU - SANNA Paolo Terzo - SANNA Matteo - LIORI - MORO - ARTIZZU - DIANA - PETRINI - CASSANO - DEDONI - CAPELLI: "Norme per la prevenzione e cura del diabete mellito". (77)
(Pervenuta il 21 dicembre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)
BALIA - MANINCHEDDA - ORRU' - CORRIAS - SANNA Francesco - CUCCU - URAS: "Iniziative per la predisposizione del nuovo Statuto speciale di autonomia della Regione Sardegna. Istituzione, attribuzioni e disciplina della Consulta regionale per il nuovo Statuto". (78)
(Pervenuta il 21 dicembre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)
MANINCHEDDA - ORRU' - SANNA Francesco - CUCCU Giuseppe - CORRIAS - URAS - BALIA - MARRACINI: "Indizione e svolgimento delle elezioni comunali e provinciali. Scioglimento e commissariamento delle amministrazioni locali". (79)
(Pervenuta il 21 dicembre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)
DEDONI - VARGIU - CASSANO - PISANO: "Adeguamento alla vigente legislazione sugli enti locali e riduzione dei componenti delle giunte delle comunità montane". (80)
(Pervenuta il 22 dicembre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)
SABATINI - GIAGU - BIANCU - CUCCA - CUCCU Giuseppe - ADDIS - FADDA - SANNA Simonetta - SANNA Francesco - SECCI - MANCA: "Norme in materia di politiche del lavoro e organizzazione dei servizi per l'impiego". (81)
(Pervenuta il 23 dicembre 2004 ed assegnata alla sesta Commissione.)
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 15 e 23 dicembre 2004.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione MORO sull'approvazione del piano urbanistico comunale di Sassari in relazione alla delibera della Giunta regionale 10 agosto 2004, n. 33". (54)
(Risposta scritta in data 21 dicembre 2004.)
"Interrogazione LAI sulla attività del Consiglio di amministrazione dell'Ersu di Sassari". (71)
(Risposta scritta in data 21 dicembre 2004.)
"Interrogazione MURGIONI - LADU - ONIDA sulla necessità di nuovo svincolo sulla nuova statale 125 per migliorare la viabilità in direzione dell'abitato di Villaputzu (CA)". (77)
(Risposta scritta in data 4 gennaio 2005.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sui disagi che si potranno verificare presso l'Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari a seguito dell'imminente scadenza dei contratti in essere con operatori medici, paramedici e tecnici". (95)
"Interrogazione LIORI, con richiesta di risposta scritta, sulle recenti alluvioni che hanno colpito la Sardegna". (96)
"Interrogazione URAS - DAVOLI, con richiesta di risposta scritta, sulla grave condizione di precarietà in cui versano ormai da sedici mesi i lavoratori dipendenti della ex Softing di Monastir, azienda a partecipazione regionale". (97)
"Interrogazione BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulle discriminazioni subite nell'ambiente di lavoro da un dipendente comunale a seguito della sua candidatura politica". (98)
"Interrogazione VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo delle residenze sanitarie assistite in Sardegna". (99)
"Interrogazione CONTU, con richiesta di risposta scritta, sulla vertenza relativa al prezzo del latte ovino". (100)
"Interrogazione CHERCHI Silvio - MARROCU - CALLEDDA, con richiesta di risposta scritta, sull'edilizia scolastica in Sardegna". (101)
"Interrogazione ADDIS, con richiesta di risposta scritta, sulla cessione da parte della società Meridiana di alcuni importanti rami d'azienda ad altra società della penisola, con grave ricaduta sul livello occupazionale della città di Olbia e dell'intera Gallura". (102)
"Interrogazione PISU - ATZERI - MASIA - DAVOLI - FADDA - LANZI - FRAU - URAS - PINNA - BARRACCIU - GESSA - LICHERI, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di sospensione del permesso di ricerca mineraria concesso alla società Sardinia Gold Mining S.p.A. in aree comprese nel poligono militare interforce di Perdasdefogu nei Comuni di Villaputzu, Armungia e Ballao". (103)
"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'appalto di servizi e progetto "e-mountain" della Comunità montana n. 9 del Nuorese. Conflitto di interessi". (104)
"Interrogazione SERRA, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative da assumere per istituire un presidio fisso di vigili del fuoco a La Maddalena". (105)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza CALLEDDA - SANNA Franco sulla vertenza della Binex di Iglesias". (51)
"Interpellanza CALLEDDA - CHERCHI Silvio sul regolamento per le iscrizioni con riserva ai corsi di laurea specialistica presso l'Università di Cagliari". (52)
"Interpellanza CALIGARIS sulla grave situazione creatasi a Tele Costa Smeralda (TCS) con il drastico ridimensionamento dei programmi giornalistici e la soppressione del telegiornale". (53)
"Interpellanza CHERCHI Silvio - MARROCU - CALLEDDA sul riconoscimento ai lavoratori della Sanac Vesuvien Italia dell'esposizione all'amianto da parte dell'Inail di Cagliari". (54)
"Interpellanza LA SPISA sul ridimensionamento della rete ferroviaria sarda". (55)
"Interpellanza BALIA - MASIA sull'aggravarsi della crisi nel settore agro-pastorale e sul prezzo del latte". (56)
"Interpellanza OPPI - CAPELLI - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - AMADU - RANDAZZO sulla mancata attivazione delle procedure per assicurare il servizio di vigilanza presso le guardie mediche". (57)
"Interpellanza ATZERI - SCARPA sulla campagna di vaccinazione contro la febbre catarrale degli ovini-caprini per l'anno 2005". (58)
PRESIDENTE. Colleghi, come avete visto sono state distribuite delle nuove schede che regoleranno il sistema di votazione elettronica e consentiranno di potersi iscrivere a parlare. La scheda va inserita nell'apposita feritoia, ma tra una riunione e l'altra del Consiglio occorre rimuoverla. Il pulsante grigio sopra la scheda consente di effettuare l'iscrizione a parlare, il che agevolerà i nostri lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine del giorno per sottoporre alla Presidenza una richiesta, a termini di Regolamento, prevedendo nel contempo la possibilità di concordare l'inizio dei lavori di questo pomeriggio tenendo conto di due problemi sui quali ritengo sia utile e anche opportuno che il Consiglio regionale possa esprimersi.
I due problemi sono legati a urgenze particolari e in merito a uno di essi una delegazione di sindaci ha chiesto di incontrare i Capigruppo. Credo che una concomitante riunione della maggioranza abbia impedito questo incontro con i Capigruppo di maggioranza, molti dei quali ancora non sono in aula, per cui si potrebbe magari concordare una brevissima sospensione della seduta per sentire questi amministratori locali sulla problematica relativa alla grave situazione del settore agricolo, in particolare per alcune aziende che stanno per essere di fatto svendute. Una situazione gravissima, con ripercussioni a catena, alla quale credo che tutto il mondo politico sia interessato. Questo argomento potrebbe essere affrontato attraverso una mozione unitaria da inserire all'ordine del giorno, ai sensi dell'articolo 114, comma 2, del Regolamento, eventualmente con la presentazione di un ordine del giorno che sarà votato stasera stessa.
L'altro argomento, per il quale chiederei ugualmente l'utilizzo dell'articolo 114, riguarda l'istituzione del Parco nazionale del Gennargentu. Secondo informazioni a tutti note, il Presidente della Regione potrebbe essere sentito su questo argomento, forse anche nella giornata di domani, dal Ministro dell'ambiente. Credo che anche in questo caso possa essere utile che il Consiglio regionale intervenga con un proprio atto di indirizzo che rafforzi la posizione della Regione nel confronto col Governo. Tra l'altro, su questo argomento è già stata presentata, in data 2 dicembre, la mozione numero 22, primo firmatario l'onorevole Capelli, che potrebbe essere strumentalmente utilizzata per inserire all'ordine del giorno questo punto.
Chiedo pertanto alla Presidenza del Consiglio di prendere in esame l'opportunità che il Consiglio si esprima su questi due argomenti.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, sulla prima questione, cioè sull'incontro tra i Presidenti di Gruppo e una delegazione di sindaci, penso che si possa richiedere l'opinione dei Presidenti di Gruppo, che però non sono al momento tutti presenti. Per cui a conclusione dei lavori pomeridiani convocherò la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per stabilire se ci sono le condizioni per presentare una mozione da sottoporre all'attenzione del Consiglio.
Nella stessa riunione si deciderà in merito all'inserimento all'ordine del giorno della mozione numero 22, ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento. Penso che non ci siano difficoltà, però abbiamo bisogno di questo passaggio formale, onorevole La Spisa. Quindi la Conferenza dei Presidenti di Gruppo sarà convocata a conclusione dei lavori della serata.
Se abbiamo risolto questi problemi preliminari, andiamo avanti con i lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 9/A e 27/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, signori Assessori, il provvedimento che ci accingiamo a discutere riprende il lavoro prodotto dalla precedente legislatura, che portò all'elaborazione e infine all'approvazione di un testo unificato in sede di Commissione competente.
Oggi, come allora, questo testo unificato rappresenta una possibile qualificata sintesi politica (in parte lo è già, dal momento che questo testo è stato approvato all'unanimità dalla Commissione) di diverse impostazioni, che tuttavia convergono su un obiettivo importante, quello di avviare un reale processo di riforma del nostro sistema autonomistico, prefigurando un sistema istituzionale più moderno, più funzionale e più articolato, che favorisca quindi la partecipazione democratica delle autonomie locali ai procedimenti legislativi e amministrativi che le riguardano più direttamente.
Inoltre riteniamo importante e significativo il fatto che tale processo inizi con l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali, in modo da consentire in via ordinaria, direi in via sistematica, la partecipazione effettiva dei sindaci e dei presidenti delle province a quel processo di riforma che, come è facile prevedere, non sarà né breve, né tanto meno privo di asperità e ostacoli. La partecipazione, dunque, di Comuni e Province ai processi decisionali della Regione rappresenta intanto un passaggio qualificato, qualitativamente importante, e costituisce, ritengo, un primo passo nel cercare di temperare, di correggere, per quanto è possibile, quel centralismo regionale che, avendo mezzo secolo di consuetudini, come nel caso della nostra Regione a statuto speciale, è riuscito a strutturarsi e a stratificarsi in modo preponderante, direi in modo pervasivo.
Ora perché tutto questo possa essere superato lo si dovrà affrontare, com'è giusto che sia. Questo costituirà uno dei temi principali, fondamentali della revisione statutaria, non certo un tema secondario. Non si ritenga eccessiva questa sottolineatura, tanto più per il fatto di trovarci in una Regione a statuto speciale che ha acquisito sin dal 1993, con la legge numero 3 di riforma costituzionale, la competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali. Il che non significa solo definizione delle leggi in materia elettorale, degli organismi di governo, dei comuni e delle province, ma anche e soprattutto definizione delle funzioni e dei poteri dei comuni e delle province. Bene, anzi male, perché in questi dieci anni e oltre si sono compiuti dei passi, non è che non si sia fatto nulla, intendiamoci, però sono passi insufficienti, certamente in avanti e talvolta, in alcune fasi, persino contraddittori. Quasi la ricerca di un nuovo centralismo in luogo di un serio ed efficace decentramento.
Ora, con questa proposta di legge si intende dare una prima risposta alle esigenze accennate poc'anzi, cogliendo innanzitutto l'opportunità offerta dal nuovo testo dell'articolo 123 della Costituzione, ultimo comma, che è introdotto dalla riforma del Titolo V con la legge costituzionale numero 3 del 2001. Testo che è applicabile immediatamente, anche nelle regioni differenziate come la nostra, in virtù di quella clausola transitoria contenuta nell'articolo 10 della stessa legge di riforma, che stabilisce che in ogni regione venga disciplinata l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali quale organo di consultazione tra la Regione e gli enti locali.
Tenendo fermo questo presupposto, cioè il limite prescritto dalla Costituzione, che limita appunto la funzione consultiva dell'organo di rappresentanza, che non è dunque superabile con legge regionale, semmai con norma statutaria, questa proposta di legge si sforza comunque di attribuirgli la più ampia gamma delle funzioni consultive possibili, compatibili ovviamente con l'attuale cornice statutaria e costituzionale. La funzione consultiva viene quindi estesa alle varie fasi del processo legislativo e amministrativo, ovviamente su materie inerenti alle autonomie locali, consentendo pertanto la partecipazione sostanziale e attiva a quel processo attraverso l'espressione di pareri obbligatori, quelli appunto definiti meglio agli articoli 9 e 13 del testo unificato in discussione.
Questo, come è facile intuire, non solo non pregiudica, ma prefigura quello sviluppo del processo di riforma verso un sistema istituzionale unitario Regione-enti locali dove non vi siano logiche di separatezza o gerarchie istituzionali, semmai un'articolazione, una specificità di competenze e di funzioni diverse, diversificate, ispirate ai principi di sussidiarietà e di responsabilità piena dei diversi soggetti istituzionali in rapporto alle funzioni che sono loro attribuite.
Ora questo argomento, non meno importante rispetto ad altri temi, sarà oggetto del confronto sulla revisione statutaria. All'interno di questa prospettiva e stando nei limiti costituzionali si è cercato di unire le due funzioni, cioè quella consultiva e quella partecipativa, con un risultato forse originale, ma sicuramente niente affatto scontato.
Infine, se mi è consentito, alcune brevi considerazioni sul merito di alcune scelte compiute e meglio evidenziate nell'articolato. La prima scelta, condivisa dalla Commissione, è stata quella della rappresentanza diretta delle autonomie locali, cioè con impossibilità di delegare, quindi una composizione limitata esclusivamente ai sindaci e ai presidenti delle province. Si è trattato di una scelta discussa, che tuttavia è stata fatta proprio per dare maggiore autorevolezza all'organo di rappresentanza e non porlo alla pari di organismi associativi che assolvono altre funzioni e non quella di rappresentanza istituzionale, come è prefigurato negli intendimenti di questo testo di legge.
La seconda scelta riguarda l'autonomia funzionale dell'organismo: una sede propria, l'organizzazione e la dotazione degli uffici riservata al personale degli enti locali, collocato in posizione di comando, segretari comunali o provinciali o anche personale della Regione che ha una sua organizzazione del tutto autonoma, staccata dalla organizzazione dell'amministrazione regionale in senso stretto.
La terza scelta attiene alla introduzione, forse un po' timida, non c'è dubbio, del principio di equiordinazione, sancito peraltro dalla riforma del Titolo V, cioè quello che equipara appunto Comuni, Province e Regioni dando loro pari dignità costituzionale.
Ora tre scelte sono contenute nell'articolato: la seduta congiunta, prima della sessione di bilancio, del Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali; l'equiparazione tra consiglieri regionali e componenti del Consiglio delle autonomie locali per quanto attiene almeno al diritto all'informazione, che auspichiamo più tempestiva, esauriente ed efficace rispetto a quella di cui godono attualmente gli stessi consiglieri regionali, e infine la conferma della Conferenza permanente Regione-enti locali istituita, com'è noto, nel 1993. Si è scelto di confermare la Conferenza permanente, attribuendole però in modo più netto, più chiaro, alcuni compiti essenziali, quali sono stati considerati dalla Commissione la concertazione, la cooperazione e il coordinamento tra l'amministrazione regionale e gli enti locali della Sardegna.
Il Consiglio delle autonomie locali partecipa alla Conferenza permanente con una propria delegazione di dieci componenti, che vengono eletti appunto autonomamente dal Consiglio tenendo ferma l'impostazione di rigorosa autonomia del Consiglio stesso. La scelta obbligata non poteva essere che quella di separare le funzioni del Consiglio delle autonomie da quelle della Conferenza permanente, per evitare sovrapposizioni di funzioni e di competenze dei due organismi, attribuendo ad esempio alla Conferenza permanente degli enti locali la stipula degli accordi tra Regione ed enti locali, le intese tra la Regione e gli enti locali, proprio in virtù di un coinvolgimento, di una pluralità di rappresentanze istituzionali, in quanto nella Conferenza non sono presenti solo i rappresentati diretti degli enti locali, ma anche la stessa Giunta regionale. D'altra parte la Conferenza è presieduta dal Presidente della Regione e sono presenti altresì gli organismi associativi degli enti locali. Quindi un organismo di rappresentanza plurale deve assolvere funzioni che coinvolgono una pluralità di soggetti istituzionali che sono chiamati non solo ad esprimere la loro opinione, ma anche a decidere di conseguenza.
Per concludere, se, come mi auguro, stante la sostanziale condivisione delle forze politiche presenti nella Commissione competente, che ha determinato l'approvazione all'unanimità del testo unificato delle proposte di legge numero 9 e 27, il Consiglio regionale deciderà l'istituzione di un organismo di rappresentanza diretta del sistema delle autonomie locali, esso diventerà un interlocutore, non dubito, attento e attivo, costruttivo del procedimento legislativo che lo riguarda e che non è piccola parte dell'attività legislativa di questa Assemblea.
Se questo accadrà, avremo dato una risposta attesa da tempo, quella che senza dubbio si è rivelata una delle realtà istituzionali più dinamiche ed aperte all'innovazione del nostro sistema autonomistico. Un primo passo, ma un primo passo importante che va nella direzione giusta.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Orrù. Ci si può iscrivere a parlare col pulsante situato sopra la scheda o col sistema tradizionale. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io non utilizzerò per intero il tempo che ho a disposizione, voglio però sottolineare alcuni aspetti importanti che sono stati già esposti dal collega Orrù nella relazione al testo unificato delle proposte di legge numero 9 e 27.
La prima considerazione riguarda il fatto che davvero è importante che in questa seduta, la prima del 2005, si discuta un testo di legge che parla dei territori e che quindi ci si proponga di licenziare una prima legge, che probabilmente avrà il numero progressivo 1, che dovrà diventare un caposaldo della stagione di riforme che questa tredicesima legislatura si è prefissa di avviare.
Credo che non si potesse iniziare in maniera migliore e infatti questo testo unificato ha raccolto l'unanimità dei consensi nella Commissione riforme, il che dimostra che vi è una volontà comune di iniziare un percorso che, d'altro canto, facciamo forse bene a sottolinearlo, noi avevamo auspicato di avviare e concludere già nella scorsa legislatura. Tant'è che noi Riformatori Sardi, appena quindici giorni dopo l'approvazione della legge costituzionale 3/2001, che aveva portato la modifica del Titolo V della Costituzione, in vigore dall'8 novembre 2001, presentammo una proposta di legge istitutiva appunto del Consiglio delle autonomie locali, proprio perché pensavamo di interpretare questo senso quasi rivoluzionario, annunciato dalla riforma costituzionale, che disponeva, già nell'articolo 114 innovato, un sistema che non corrispondeva più alla precedente dizione, ma che diventava vero sistema in senso tecnico, come oggi lo si intende, e quindi con delle autonomie che si integrano, che si coordinano e che hanno una pari dignità istituzionale.
Noi a questo avevamo pensato e questo testo di legge così unificato penso davvero che riesca a interpretare questa filosofia. Iniziare dai territori e quindi riuscire oggi a istituire il Consiglio delle autonomie locali, a seguito appunto della riformulazione del Titolo V della Costituzione, rappresenta un traguardo importante per questo Consiglio regionale. La Sardegna sarà la prima Regione a istituire il Consiglio delle autonomie locali secondo la nuova dizione della Costituzione italiana; altre Regioni l'hanno già fatto, ma in base alla formulazione precedente.
Ha detto bene il collega Orrù, è una riforma che si ispira anche a un'innovazione ulteriore, che potrà essere affrontata non più con il limite imposto oggi dal quarto comma dell'articolo 123 della Costituzione, che dà competenze soltanto consultive al Consiglio delle autonomie locali, ossia la costituzione di un sistema quasi bicamerale, se così vogliamo intenderlo, come futuro processo legislativo affidato appunto a questo Consiglio.
Ecco, noi questo sforzo lo dobbiamo fare, nel senso che davvero dobbiamo pensare a questa riforma, che sono certo sarà licenziata da questo Consiglio all'unanimità pensando a quella che potrà essere l'ulteriore riforma che il nostro Statuto potrà ospitare e contenere, cioè pensando che queste autonomie, oggi non più gerarchicamente subordinate, che si articolano e si integrano di già con l'istituzione di questo Consiglio delle autonomie locali, un domani possano davvero respirare la piena autonomia che dovrebbe essere loro riconosciuta. E' quindi un primo grande tassello di una riforma statutaria che questo Consiglio probabilmente sarà chiamato a regolamentare e quindi a deliberare.
Noi, ha detto l'onorevole Orrù, siamo arrivati a due proposte che potevano essere anche distanti. Io non credo che la distanza fosse così elevata, anzi in sostanza le due proposte erano molto simili, forse divergevano nell'entità della composizione, probabilmente in qualche forma di rappresentatività che, a mio giudizio, intelligentemente, la Commissione ha saputo restringere, unificandola con un testo che davvero rispecchia meglio quelle che sono le attese dei sardi. Una composizione snella che soprattutto ha saputo cogliere in maniera intelligente la separazione dei due momenti di un confronto istituzionale che le rappresentanze degli enti locali dovranno porre in essere: la partecipazione alla formazione delle leggi, quindi nella sede deputata del Consiglio regionale, e la partecipazione alla Conferenza permanente Regione-enti locali, che dovrà sviluppare le opportune intese con la Giunta regionale.
Noi, quindi, siamo ben contenti, come Riformatori Sardi, che si inizi da questa che sarà una grande e importante riforma e ci auguriamo che davvero si tratti di un auspicio importante e che altre riforme così attese possano essere licenziate in questa tredicesima legislatura. Non lo dico adesso per accattivarmi particolari attenzioni, però oggi in tribuna sono presenti parecchi sindaci per rappresentare altre problematiche di questa nostra Isola. Sarà probabilmente una combinazione, ma è importante che essi assistano a questo importante dibattito del Consiglio regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare i consiglieri Uras, Maninchedda, Mattana, Franco Sanna e Atzeri. Ricordo che ci si doveva iscrivere entro la conclusione del primo intervento e che è in funzione il sistema di prenotazione elettronica, che non consente sviste. Siamo in rodaggio per oggi, poi vedremo di entrare a regime.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Il testo di legge unificato che è all'attenzione del Consiglio, come ha ben detto il relatore, proviene da un dibattito che è iniziato, ma non si è concluso nella precedente legislatura e ha come obiettivo quello di coinvolgere, già nella fase di programmazione degli interventi regionali di maggiore rilevanza, soprattutto quelli che interessano il sistema delle autonomie locali, i protagonisti di quel sistema, cioè le amministrazioni locali, attraverso meccanismi di rappresentanza che sono indicati perfettamente nel testo stesso, che io condivido.
La ragione dell'esigenza di intervenire nella discussione di questo provvedimento nasce da una considerazione più generale sull'ordinamento e sulle funzioni che ciascuno dei soggetti di rappresentanza politica deve svolgere nel sistema istituzionale democratico regionale e locale, perché ogni soggetto, nella sua autonomia, così come definita dalle norme, così come sancita nella Costituzione, così come è precisata per alcuni versi nello Statuto di autonomia, ha una funzione e la deve esercitare con riferimento alla propria platea di rappresentanza. Per cui i comuni, i cittadini di quel comune, le province e i cittadini di quella circoscrizione provinciale, gli organi di governo e di rappresentanza politica, di indirizzo, di coordinamento delle funzioni regionali e ogni strumento in più che consenta poi una fruttuosa relazione, una discussione, un approfondimento, un orientamento comune e condiviso, dopo il ragionamento, dopo l'analisi delle questioni che si devono affrontare, ogni sede che ha il compito di svolgere questa funzione è una sede utile. Tutto è utile, quindi, se ciascuno svolge pienamente il proprio ruolo, e tutto è utile se ciascuno che svolge pienamente il proprio ruolo rispetta anche il ruolo degli altri, se ne ha considerazione, perché diversamente questo sistema sarà tutto solamente un costo. E allora vale la pena di ascoltare le voci che di tanto in tanto si levano nella società civile per dire che la società politica, cioè quella della rappresentanza democratica, è un peso, non svolge la sua funzione, è in contestazione piena con se stessa, per cui non è utile, non aiuta a governare i problemi, ma addirittura li aggrava, e allora è un costo. E' un costo considerato quanto bisogna spendere per farla funzionare; è un costo perché ritarda i processi decisionali, li rende poveri nel loro contenuto, frutto di mediazioni faticose e defaticanti e, conseguentemente, anche sostanzialmente deboli. Allora perché porsi il problema - lo dico anche al collega Pisano - di avere un'altra sede nella quale quelle rappresentanze esprimono un'ulteriore rappresentanza per consentire una partecipazione alla decisione se già abbiamo fastidio per le decisioni che bisogna assumere con il concorso degli altri? Io mi domando che senso ha che noi oggi si affronti questo problema, cioè si ritenga di dover rappresentare in una forma consultiva (ma consultiva stringente, come in alcuni passi di questa legge si consente di fare) il sistema delle autonomie, se questo modello entra in conflitto con la cultura della decisione che si va affermando in questa stagione, che io giudico di controriforma, addirittura di restaurazione per alcuni aspetti, e che altri invece salutano con tanto di cappello come una stagione di riforme, di miglioramento cioè della qualità della vita pubblica e di maggiore partecipazione dei cittadini.
Questo è il tema ed è un tema che va risolto nella discussione che noi affronteremo, non credo in queste settimane, ma in queste ore attorno a questo e ad altri provvedimenti che riguardano il sistema delle autonomie locali, ivi compreso quindi quello per le consultazioni elettorali prossime venture, perché il sistema delle rappresentanze vale se quel sistema è riconosciuto dagli stessi soggetti che ci sono dentro, che partecipano a quella rappresentanza, che la promuovono. E prima di tutto è riconosciuto dai cittadini, i quali ritengono utile il sistema democratico delle rappresentanze che si costituiscono attraverso il voto, quelle che hanno un ruolo esecutivo e di governo e quelle che hanno un ruolo legislativo o amministrativo. Tutte le rappresentanze che sono espressione dei cittadini sono dagli stessi cittadini riconosciute indispensabili per il processo di decisione democratica sulla cosa pubblica, sul sistema dello Stato, sulla convivenza civile all'interno del nostro Paese, sulla considerazione e sul rispetto della persona e delle sue libertà, ivi compresa quella di esprimere la propria opinione e di farla valere nelle istituzioni. Questo è il tema, perché diversamente a che cosa servirebbe una sede di consultazione? Anzi, direi di più, perché in questa norma ci sono dei passi che sono significativi: il ruolo che viene riservato a questo organismo è un ruolo di partecipazione alla decisione molto significativo, perché condiziona la decisione che deve essere adottata da un'altra istituzione, da un altro organismo pubblico, non da quello da cui questa rappresentanza deriva, ma da un altro soggetto. E viene coinvolto nel riconoscimento di questa rappresentanza anche il Consiglio regionale.
Cosa dire? E' di questi giorni il dibattito. Quelli come me, che hanno fatto battaglie negli anni passati, anche da fronti diversi da quello istituzionale e del Consiglio regionale, e molti di voi che hanno concorso alle battaglie in questo Consiglio regionale hanno individuato nel sistema istituzionale locale, nel comune in modo particolare, il punto principale di aggressione dei problemi sociali, dei problemi del lavoro e della disoccupazione e hanno individuato nel comune il soggetto istituzionale che prima di ogni altro era chiamato a dare una risposta diretta al cittadino che viveva in condizioni di bisogno. Quindi hanno individuato nell'ente locale un soggettivo attivo non solo sul piano amministrativo per il governo del proprio territorio e delle proprie questioni, ma anche per la costruzione di una condizione di sviluppo generale della nostra regione, che parta dalla valorizzazione delle risorse e vocazioni produttive di quei luoghi. Quindi sono stati individuati i sindaci, le loro amministrazioni, il sistema di funzionamento amministrativo della istituzione locale come il baluardo per la difesa dei valori democratici, che sono valori di sviluppo complessivo, ma anche come la sede che prima di ogni altra deve dare una risposta alle esigenze più pressanti.
Attorno a questo concetto sono state costruite le modalità di funzionamento, sono stati cioè messi a punto degli strumenti per consentire a quei soggetti di operare realmente su questo terreno, sono state destinate risorse finanziarie e sono state stabilite delle procedure. Spesso le risorse sono state insufficienti, a mio avviso lo sono ancora; spesso le procedure non sono state rispettate, qualche volta sono state distorte nella gestione non sempre trasparente delle buone leggi. Si sono distrutte potenzialità e possibilità che invece avrebbero potuto dare risultati più evidenti, risultati che oggi avrebbero relegato il dibattito sulla valutazione di quelle politiche a una sorta di certificazione della loro buona riuscita. Invece oggi si pensa di ridurre le dotazioni finanziarie e le possibilità di intervento, di ridimensionare la funzione, la partecipazione e il valore della consultazione, anche quella che si fa per le vie brevi e che è istituzionalizzata nella legge che ci apprestiamo ad approvare. Cioè quella rappresentanza può dire: "Io concordo o non concordo con quelle politiche" e lo dice perché abbia una valore. Ma già nelle consultazioni che si fanno in modo direi informale, o meglio non istituzionalizzato, come in questo caso, si ritiene che quelle consultazioni abbiano a valere come: "Sì, ti ascolto, però ho già deciso", "Sì, ti ascolto, però se tu dovrai assumere un provvedimento, dovrai cioè esplicitare con il tuo voto la tua posizione politica, sappi che si tratta di una posizione che non è condivisa, che è già diversa, che è pregiudizialmente diversa".
E allora io propongo a tutti una riflessione, anche ai sostenitori delle riforme che decisamente non hanno avuto gli effetti che noi ci aspettavamo e che anche voi vi aspettavate: si torni a su connottu, cioè al sistema anche difficile delle mediazioni e delle relazioni tra i partiti, alle sedi di discussione partecipata, non all'istituzionalizzazione delle cose inutili, che poi non servono, perché intanto non se ne tiene conto. Si torni a quello che è più utile, meno dispendioso e forse anche più efficace rispetto ai valori di democrazia, che non sono quelli di un accoglimento acritico, ma della partecipazione alla decisione, del contributo reale, perché questa legge avrà un senso, il suo costo finanziario avrà un senso, il suo costo politico avrà un senso, se in tutti noi è presente la consapevolezza che la posizione che ciascuno di noi esprime, anche in virtù di ciò che rappresenta, ha un valore. Sicuramente non vale tutto, ma vale quella parte che deve concorrere sempre alla formazione della decisione migliore, alla individuazione della soluzione migliore, di una migliore risposta ai bisogni del nostro popolo. Se no si accantoni questa legge, con essa se ne accantonino anche altre che sono in vigore, si rinunci a far valere il rispetto per noi stessi e per la funzione di rappresentanza che esercitiamo e si deleghi. Il costo sarà minore, sicuramente vivremo in un mondo le cui caratteristiche democratiche saranno diverse, sicuramente ognuno di noi penserà più a se stesso e meno agli interessi generali del Paese, sicuramente ognuno di noi avrà una filosofia che difficilmente corrisponderà a quella degli altri, ma non avrà sedi di confronto, le terrà per se stesso, si ridurranno i conflitti e tutto quanto potrà essere facilmente superato in modo quasi meccanico, se non burocratico. Se no, abbiamo il coraggio di dirle le cose come stanno.
Io a questa legge ci credo in questo quadro: le autonomie locali sono parti essenziali del nostro sistema democratico, sono rappresentanze certe di bisogni, di aspirazioni, di identità e come tali devono essere assolutamente considerate in ogni circostanza, in ogni grande operazione di programmazione e di realizzazione che riguardi questa nostra Regione. E' utile una loro rappresentanza di sintesi che contribuisca fattivamente alla buona riuscita delle azioni di governo di questa Regione e anche all'apertura delle grandi vertenze nei confronti dello Stato, a incominciare da una politica di entrate seria che rammenti allo Stato: la solidarietà in questo Paese si misura in quattrini, non in parole. E si dia voce a una nuova rivendicazione per un nuovo piano di rinascita, nonostante non siano stati attuati pienamente quelli già approvati, che abbia caratteristiche di efficacia e di rispetto degli obiettivi che invece altri piani non hanno avuto. Si proceda al riconoscimento pieno dell'attività di questo Consiglio come centro primo di elaborazione della politica regionale. Non c'è un'altra sede che abbia autorevolezza di rappresentanza come il Consiglio regionale, che comprende tutte le parti politiche, ogni angolo di territorio, comprende cioè ogni aspirazione, ogni bisogno, ogni esigenza. Sia il Consiglio regionale, così come previsto anche da questo testo di legge, l'artefice dell'affermazione del sistema democratico delle autonomie e del sistema democratico in assoluto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, il relatore, l'onorevole Orrù, ha già esplicitato i contenuti e le ambizioni di questa legge. Mi corre l'obbligo di dire due parole, come Presidente della prima Commissione, che riguarderanno il metodo con cui la legge è stata approvata e alcuni aspetti di merito.
Il metodo: la legge è stata approvata all'unanimità dalla Commissione. E' il segno di una volontà di affrontare le riforme istituzionali nell'orizzonte della ragionevolezza, ma mi permetto di aggiungere alcune considerazioni personali in questa direzione. Io sono sempre stato convinto che la grandezza della Sardegna sia sempre stata fatta non dagli ortodossi alle linee agli schieramenti nazionali, ma dagli eretici di queste ortodossie. Penso ai Lussu, penso ai Cardia, penso ai Melis, penso ai Soddu, penso ai Dettori. La Sardegna è sempre stata fatta grande da chi non si è accontentato delle categorie politiche scontate del dibattito politico nazionale. Si tratterebbe di verificare se l'orizzonte politico del dibattito istituzionale in quest'Aula sa avere ambizioni autentiche di autonomia di pensiero, sa recuperare quella cultura sardista che non è solo del Partito Sardo d'Azione, ma che è un'occasione, un patrimonio che noi abbiamo e che mi sembra non stiamo utilizzando. In Europa, a lato del Parlamento europeo, a lato della Commissione Europea, sta emergendo forte la necessità di creare un luogo, una conferenza, un consiglio delle nazioni senza stato. Ci sono luoghi, in Europa, che comprendono che la debolezza delle nazioni senza stato si combatte con l'internazionalizzazione di questa debolezza. Noi dobbiamo abituarci a ragionare con categorie utili per noi e non necessariamente clonate, pur nel rispetto delle nostre reciproche differenze e della competizione elettorale che abbiamo svolto. Credo che in Commissione si sia creato questo clima e mi auguro che possa essere agevole per questo Consiglio recuperarlo; agevole nella direzione dell'evviva che noi tutti possiamo elevare agli eretici che hanno fatto grande la Sardegna.
Nel merito, questa è la legge per gli enti locali. Gli enti locali possono essere intesi o come un luogo della lentezza della procedura democratica dell'amministrazione, o come un luogo invece della coesione democratica. Noi abbiamo pensato che non possa esistere una regione centralista; la legge dice con chiarezza che creare un nuovo centralismo produrrebbe errori nell'amministrazione della Regione. La rete degli enti locali deve essere coinvolta nelle decisioni regionali. La legge attualmente garantisce questo coinvolgimento nella forma più alta di legittimità a quadro normativo vigente. Ma più di ciò che viene garantito dalla legge valgono l'intendimento e lo spirito, e lo spirito è quello di annunciare che le riforme in Sardegna non si faranno nella direzione di una Regione centralista, ma si andrà verso un sistema federalista. Noi intendiamo realizzare una riforma che non veda la Regione come un luogo di accentramento e di usurpazione dei poteri. E lo diciamo non per una valenza astratta, ma perché siamo convinti che quanto più il potere è vicino al luogo di controllo, che sono i cittadini, tanto meno sbaglia.
C'è un terzo elemento su cui vorrei richiamare la vostra attenzione. La funzione consultiva obbligatoria è prescritta e garantita dalla legge sulle leggi di spesa. Non è un fatto banale. Noi ancora non siamo riusciti a smontare un modello che esiste in Sardegna almeno dal 1300, che funziona in questo modo: i grandi poli urbani consumano tutte le risorse e lasciano le briciole a una grande periferia. Questo sistema esiste in Sardegna dal 1300, era codificato in età medievale moderna imponendo al mondo rurale l'ammasso di grano per le città. O noi diamo peso nel potere alla periferia o la periferia diventa un'ulteriore periferia.
Facciamo un ragionamento banale: nella sanità i centri di eccellenza dove sono? Nell'istruzione i centri di eccellenza dove sono? Nei trasporti i grandi gangli dove sono? Alcune cose sembrano ineluttabili, ma altre non lo sono. Allora il problema del potere è anche il problema dello sviluppo: o si dà peso alla periferia della Sardegna, o la periferia della Sardegna non recupera un ruolo strategico. Attribuire un potere consultivo obbligatorio sulle leggi di spesa al Consiglio delle autonomie locali, garantire a ciascuno dei suoi membri lo stesso diritto all'accesso agli atti che ha ciascun consigliere regionale ha il senso di spalmare sulla Sardegna quel potere che non è stato mai spalmato sugli enti locali - mai! - e che è sempre stato un potere urbano. Per questo questa legge ha una grande valenza democratica e presuppone una visione della Regione sarda più aperta, più federalista e, secondo me, intimamente più sardista di quanto non lo sia stata fino adesso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, signori Assessori, io credo che l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della stabilizzazione legislativa, mi si consenta questo modo di dire, della Conferenza permanente Regione-enti locali, sia un primo passo, un primo significativo passo, direi, con il quale la Regione Sardegna imbocca, in questa legislatura, la strada delle riforme e dell'autoriforma verso un modello spesso annunciato, ma più scarsamente praticato, di federalismo interno che dovremo verificare nei prossimi passaggi non solo consiliari, ma anche di consultazione delle forze della cultura, dell'economia, del sindacato e delle autonomie locali nella nostra regione. Perché questo sia, occorre non solo approvare questa legge, magari con qualche ritocco migliorativo nel corso della discussione, per esempio nei riferimenti costituzionali, ai quali hanno fatto cenno sia il relatore sia i colleghi che mi hanno preceduto, ma soprattutto lanciare una seria prospettiva di partecipazione alla prima formazione dell'organo da parte delle forze politiche e degli amministratori locali, per cui questo non possa, nemmeno per sbaglio, essere inteso come il luogo della corporazione degli amministratori.
Badate, è vero, come ha ricordato il collega Maninchedda, che il Consiglio delle autonomie locali può essere interpretato come uno dei contrappesi a un debordante centralismo regionale che, legislatura dopo legislatura, quasi quarantacinque anni di storia autonomistica hanno prodotto, Cagliari soprattutto e sopra tutti i livelli delle autonomie locali. Però sappiamo anche che nel giudizio e nella percezione della legge non sfugge a un a volte sommario meccanismo livellatore di spregio e di critica pregiudiziale anche il livello degli amministratori locali, che pure sono quelli che più di tutti interpretano direi la trincea, la prima linea dei bisogni molto spesso inevasi della nostra Sardegna, delle categorie produttive, dei settori deboli e forti che compongono la società di questa nostra Isola.
Affinché non sia il luogo della corporazione delle autonomie locali, cioè della corporazione degli amministratori locali, occorre che il ruolo del Consiglio delle autonomie locali sia interpretato, sin dall'immediato, al livello al quale noi lo stiamo collocando nell'ordinamento della nostra Regione. E' vero, colleghi, che a noi si applica, in quanto forma più estesa dell'autonomia che avevamo e che abbiamo con lo Statuto regionale, questo pezzo di riforma dell'articolo 123 della Costituzione, almeno su questo saremo d'accordo. La riforma del Titolo V della Costituzione, siamo d'accordo, è un aspetto positivamente innovativo e non quel disastro che molto spesso è stato raccontato anche in quest'Aula, magari con un di più di superficialità, però collocare il Consiglio delle autonomie locali in un ambito introdotto da una norma legislativa ordinaria, ma in un ambito costituzionale (e uso volontariamente questa parola riferendola al nostro ambito statutario, perché il nostro Statuto e soprattutto il nostro nuovo futuro Statuto sarà la costituzione della Sardegna), pone, secondo me, il primo passo e un passo giusto, corretto, di buona impostazione nel lavoro del Consiglio delle autonomie locali. E cioè, così come la dottrina ci ha insegnato che esistono degli organi di rilevanza costituzionale insieme al Parlamento, al Governo, al Presidente della Repubblica, ci sono organi che hanno una loro rilevanza costituzionale e hanno una loro tutela, e quindi anche direi una loro insopprimibile funzione da svolgere. Io credo che noi stiamo facendo del Consiglio delle autonomie locali della Sardegna un organo di rilevanza costituzionale e statutaria, che ci obbligherà, quando metteremo mano allo Statuto della Sardegna, a inserirlo tra quelli a esistenza obbligatoria della nostra Regione, cioè non potremo non tenerne conto. E, cari colleghi, questo avrà un significato nel prendere sul serio il lavoro del Consiglio delle autonomie locali sin dai primi passi che esso muoverà. Quando noi attribuiamo al Consiglio delle autonomie locali una funzione consultiva obbligatoria sui progetti di legge che interessano l'ordinamento degli enti locali in Sardegna stiamo dicendo che facciamo di questo organismo uno dei luoghi privilegiati nei quali si dovrà discutere il progetto di federalismo interno che la Giunta ha proposto all'attenzione del Consiglio con un disegno complessivo, molto interessante, di trasferimento di funzioni e di competenze dalla Regione alle Province e ai Comuni. Chiederemo al Consiglio delle autonomie locali cosa pensa di questo processo di trasferimento nei contenuti, direi, di dettaglio, che sono quelli in cui nascondiamo molto spesso le resistenze al cambiamento oppure il coraggio del cambiamento.
Io credo che da questo punto di vista saremo aiutati a non fare gli errori comuni che questi processi riformatori si portano con sé: trasferire le funzioni senza trasferire le risorse; prescindere dalla condizione reale di funzionamento di organi periferici che sono stati, da politiche che si sono succedute negli anni, depauperati di competenze professionali e non hanno la possibilità di dotarsi di strutture che mettano in grado di svolgere i compiti che anche noi in questo processo legislativo ci accingiamo a conferire e a investire. Al tempo stesso vorrei porre l'attenzione sul significato della stabilizzazione legislativa, a cui facevo riferimento prima, della Conferenza Regione-enti locali. Credo che ormai un ultraventennale funzionamento della Conferenza Stato-Regioni ci possa dire che c'è un modello al quale questa Conferenza Regione-enti locali si ispira: tutti gli atti i quali hanno una natura di interpretazione del coordinamento e dell'indirizzo da parte di una Regione che fa del coordinamento e dell'indirizzo il suo compito principale devono vedere i protagonisti dell'attuazione di queste politiche in termini proprio di coordinamento e di indirizzo, perché non si cada negli errori di cui ho parlato prima e quindi si possano registrare, sin dall'inizio, quell'armonia e quello spirito di leale collaborazione di cui parlano sia questo testo di legge, sia il disegno di legge della Giunta che sarà oggetto delle nostre valutazioni.
Onorevoli colleghi, io non sono un appassionato di cabala, però permettetemi di dire che dando il numero 1 a questa legge istitutiva del Consiglio delle autonomie locali abbiamo raccolto l'auspicio di una legislatura riformatrice. E' un primo passo ed è molto interessante anche registrare come il dibattito, sgombrato da pregiudizi ideologici, sia stato franco e facilmente portato alla convergenza in sede di prima Commissione autonomia. Spero e credo che questo metodo potremo continuare a seguirlo nel prosieguo dei lavori e delle future riforme che saranno allo studio e all'oggetto di quest'Aula. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mattana. Ne ha facoltà.
MATTANA (D.S.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, il relatore, l'onorevole Orrù, ha ben descritto i contenuti di questo testo unificato delle proposte di legge numero 9 e 27, precisandone il percorso seguito in Commissione, così come ha fatto anche il Presidente della prima Commissione. Io, però, vorrei svolgere alcune considerazioni su una proposta di legge che credo rappresenti un buon inizio per quest'anno di lavoro che ci attende.
Credo che la legge per l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione-enti locali rappresenti un importante e significativo passo verso l'attuazione dei principi costituzionali sanciti con la modifica del Titolo V della Costituzione italiana approvata nella precedente legislatura. In particolare l'articolo 123 della Costituzione, come è già stato ricordato, all'ultimo comma afferma: "In ogni regione, lo Statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione tra le Regioni e gli enti locali". Per questo motivo l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali è diventata un adempimento obbligatorio per le Regioni a statuto ordinario applicabile anche alle Regioni a statuto speciale. La proposta si inserisce, quindi, in un processo politico, culturale e direi giuridico avviato negli ultimi anni, che ha portato, giustamente, a riconoscere e valorizzare il ruolo dei comuni e degli enti locali. E' importante osservare, a tale proposito, che ogni carta costituzionale delinea, articolo dopo articolo, l'immagine fedele dei rapporti politici, dei rapporti sociali e dei rapporti economici esistenti in una comunità. In poche parole, si può affermare che le moderne costituzioni democratiche incarnano il sistema dei valori della società che le ha espresse. Così come la nostra Costituzione, la Costituzione italiana, del 1948, ha rappresentato - e credo rappresenti ancora oggi - il punto di sintesi più alto delle diverse culture che diedero vita alla Repubblica italiana.
Si può giustamente affermare che il sistema dei valori contenuto nella nostra Carta costituzionale è ancora oggi valido e attuale. Tuttavia negli ultimi anni si è avviato un processo politico e culturale che ha portato a riconoscere il ruolo che hanno assunto i comuni e gli enti locali nella nostra società e nel nostro ordinamento giuridico. La riforma del Titolo V della Costituzione non ha fatto che recepire e adeguare i contenuti della Carta costituzionale a quella che è l'immagine attuale della nostra società, l'immagine e il sistema dei valori presenti nella società italiana. Una società nella quale i comuni, come gli altri enti locali, costituiscono un elemento centrale dello Stato, perché espressione immediata delle esigenze e delle aspirazioni delle comunità e degli stessi cittadini. Naturalmente questo processo di trasferimento di poteri dal centro verso la periferia non può dirsi di certo concluso, tutt'altro. Rimane forte un'aspirazione: l'aspirazione verso quella camera delle autonomie che rappresenta il completamento di un percorso iniziato oramai dai primi anni novanta e forse ancora prima.
Il testo di legge esitato dalla Commissione, pertanto, recepisce, da questo punto di vista, l'esigenza di partecipazione e di coinvolgimento degli enti locali nel processo di formazione del diritto regionale e nella sua attuazione. Questo non solo nelle materie che riguardano direttamente le competenze e l'ordinamento degli enti locali, ma anche e soprattutto, io ritengo, nella proposta di atti sia di programmazione economica e finanziaria sia di pianificazione del territorio, rispetto al quale forse la proposta potrebbe essere meglio integrata e precisata.
L'istituzione del Consiglio delle autonomie dà attuazione al principio di cooperazione degli enti locali tra loro e con la Regione, come detto nello stesso articolo 1 del testo di legge esitato dalla prima Commissione, ma credo, soprattutto, ed è stato detto, che riaffermi con forza un principio cardine della nostra Costituzione, e cioè il principio di sussidiarietà, che anche la stessa nuova Costituzione europea ha riaffermato come centrale e principale. Sussidiarietà vuol dire che i problemi devono essere risolti laddove si manifestano, e devono essere risolti dalle istituzioni pubbliche più vicine ai cittadini e al tempo stesso in grado, per mezzi e competenze, di trovare la giusta soluzione.
La nostra Costituzione assegna un ruolo centrale al principio di sussidiarietà e tuttavia per dare piena attuazione a questo principio è necessario, come detto, che tutto il processo legislativo, a livello sia nazionale sia regionale, ne faccia un principio cardine inderogabile. Per questo motivo bisogna evitare la tendenza, per altro invalsa, è stato ricordato già da più interventi in precedenza, di passare dal centralismo di governo a un neocentralismo regionale ancora più rigido.
Credo sia quindi necessario andare avanti in modo deciso nel processo di trasferimento di poteri agli enti locali. Ma, si badi bene, in questi anni io ho assistito al trasferimento agli enti locali di numerose competenze e oneri soprattutto in materia impositiva e tributaria, ma ritengo necessario correggere questa tendenza trasferendo ai comuni competenze e allo stesso tempo risorse finanziarie.
Permettetemi, a questo punto, di fare alcune brevi considerazioni, forse andando un po' fuori tema, sulla finanza e fiscalità locali, perché negli ultimi tempi abbiamo assistito, e assistiamo ancora oggi, a una campagna di critiche sui comuni spendaccioni, sugli sprechi dei comuni, sulla spesa pubblica incontrollata dei comuni. Sono affermazioni ricorrenti anche in quest'ultimo periodo in cui è in fase di approvazione la finanziaria nazionale e si parla anche della finanziaria della nostra Regione, che devo dire hanno raccolto un malessere, quello manifestato dai sindaci, e la protesta degli amministratori locali di qualsiasi appartenenza politica e di colore. Ma direi che basta leggere i dati ISTAT o la relazione della Corte dei Conti che dimostrano chiaramente che non può essere imputata alla finanza locale dei comuni la crisi del bilancio dello Stato e dei conti pubblici, essendo accertato, per esempio, che il 97 per cento dei comuni italiani sopra i 5000 mila abitanti in questi ultimi due anni ha rispettato il patto di stabilità. Credo, quindi, che l'esempio degli enti locali sia un esempio virtuoso da tenere nella giusta considerazione e al quale bisogna assegnare il ruolo che gli compete.
Un breve cenno alla Conferenza Regione-enti locali. Io ritengo che il sistema delle conferenze debba essere rivalutato. E' stato ricordato che in Sardegna il sistema delle conferenze Regione-enti locali è già attuato da molti anni. Siamo purtroppo in un momento di crisi dei rapporti e delle relazioni tra i diversi livelli istituzionali, c'è una difficoltà profonda ad attuare quel principio di leale collaborazione tra le istituzioni che la nostra Costituzione prevede e contempla e credo che, come è stato detto dai più autorevoli esponenti, potrebbe essere rilanciata la proposta di inserire anche nella Costituzione le conferenze, dando così ad esse maggiore forza e consentendo che questa sede di confronto possa funzionare in modo ancora più efficiente e con un ruolo istituzionale a livello costituzionale.
Concludo questo intervento dicendo che forse mi si potrà rimproverare di aver parlato più da amministratore locale che da consigliere regionale. Mi perdonerete, perché è da più tempo che faccio il sindaco, quindi ho voluto portare anche questo punto di vista, tenuto conto che oggi erano molti i sindaci presenti anche nelle tribune di quest'aula. Comunque, proprio per questa ragione ritengo di avere oggi un duplice motivo di soddisfazione, da amministratore locale e da consigliere regionale, perché credo che l'approvazione della legge istitutiva del Consiglio delle autonomie locali rappresenti un deciso passo avanti nel processo di trasferimento dei poteri verso le istituzioni che sono più vicine ai cittadini. Un deciso passo avanti per l'attuazione di quel principio di equiordinazione che pone su un pari livello di dignità lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni.
Credo che molto resti ancora da fare, ma sono convinto che siamo sulla buona strada e mi auguro che questo buon inizio sia di auspicio per una stagione di riforme che possa caratterizzare il lavoro di questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi consiglieri, io non vorrei guastare la seduta che è iniziata in un modo idilliaco, però mi corre ricordare che siamo di fronte a una doverosa presa d'atto di una legge che è datata 7 ottobre 2003, e quindi anche la Regione Sardegna, non certo tra le ultime Regioni, con tre anni di ritardo, si è dovuta adeguare a un topolino partorito dallo Stato italiano.
Il trionfalismo con cui si è voluto presentare questo Consiglio delle autonomie locali si scontra con l'assenza dell'animo federalista. Noi non facciamo parte, come Partito Sardo d'Azione, della prima Commissione, ciò non toglie che questo testo lo voteremo, però non costringeteci a presentarne un frammento alla biologia molecolare per verificare, attraverso strumenti analitici, se la paternità sia sardista o no. Tanti, infatti, si sono affaccendati nell'ammantarlo di sardismo quando non ne contiene neanche un milligrammo, perché questo Consiglio delle autonomie locali non ha potere deliberativo; è composto da sindaci e presidenti di provincia, i quali possono esprimere dei pareri sommessi, tiepidi, simpatici, che però rimarranno sempre dei pareri. La Regione non avrà nessun vincolo, non è obbligata a tenerne conto; può, dopo aver sentito i sindaci su alcune materie, prenderne atto. Quindi, quando si parla di su connottu, quando si parla di radici sardiste antiquate e superate, se è antiquato pensare al federalismo dei nostri antenati, come Tuveri e Cattaneo, che mettevano al centro del dibattito politico i comuni, adesso, con molta franchezza, la centralità e l'essenzialità dei comuni dove stanno?
Ecco perché, con molta frannchezza, riportiamo le cose al loro posto. Questo è un atto dovuto: ancora una volta lo Stato ha legiferato e noi con una politica di retroguardia ne prendiamo atto. Finisce qui il nostro lavoro. Per questo motivo, consapevoli che non si può, con leggi ordinarie regionali, scavalcare quelle del Governo, noi abbiamo presentato un emendamento che ha una valenza politica, che vuol dare a questo istituendo Consiglio poteri reali, deliberativi, proprio perché intendiamo il federalismo vero, quello che parte dal basso, dai comuni, che sono indispensabili. Non possiamo dunque attribuire la paternità sardista a questo testo di legge perché in esso non c'è nulla del nostro pensiero politico, anche se da ottant'anni ripetiamo queste tematiche che, mi dite voi, non appartengono più solo al Partito Sardo d'Azione. E' vero che noi avevamo un Presidente di Giunta che, preso dall'entusiasmo, definiva il sardismo "diffuso", ma noi possiamo prendere atto oggi che è sadismo diffuso. Sono mutuate queste tematiche, soprattutto in alcune stagioni utili alla sopravvivenza politica di alcune organizzazioni virtuali che nascono, muoiono, si ricompongono, si scompongono, ma poi perdono quel DNA sardista. Ecco perché l'emendamento, che vuole essere anche una provocazione politica: chi impedisce a noi consiglieri di questa Regione a Statuto speciale di porre il problema politico al Parlamento perché riteniamo ingiusta questa legge? Chi ce lo può impedire, se veramente siamo federalisti, autonomisti 365 giorni all'anno? Credo nessuno. Chi impedisce di sensibilizzare parlamentari e senatori affinché costringano il Governo a dare ai sindaci poteri reali perché sono i depositari, i veri conoscitori dei bisogni della gente? Ecco che l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali avrebbe avuto il placet in salsa sardista.
Allora, se si ha il coraggio di uscire dagli steccati italiani e di non attendere, come sempre, l'imbeccata esterna che pretende di dettarci tempi e contenuti del nostro autonomismo, è possibile realizzare un sistema davvero orientato al federalismo. Un principio che troppi utilizzano indebitamente e con disinvoltura, ma che poi nella pratica è svuotato di contenuto. Il discorso è ampio e coinvolge la stessa concezione sardista dell'autonomia regionale. Il P.S.d'Az. ha infatti da sempre lottato contro i mulini a vento ogni volta che ha prospettato un modello di Regione che non ripetesse su scala minore i guasti del centralismo statale, perché anche la nostra Regione è vittima della sindrome del centralismo mutuato dal Governo italiano: meno quote di potere si trasferiscono a chi conosce i problemi, più centralità e sopravvivenza politica ha la Regione. A poco vale disporre di poteri anche molto ampi se poi questi si traducono in un disegno centralista che mortifica le autonomie locali, trasformandole in semplici appendici. Purtroppo la storia della nostra autonomia regionale dimostra quanto questi principi siano stati disattesi e pervertiti. La vera critica al centralismo regionale si attuerebbe se il Consiglio delle autonomie locali avesse il potere, d'intesa con la Regione, di promuovere questioni di legittimità costituzionale nei confronti di atti legislativi statali che si suppongono lesivi delle nostre prerogative autonomistiche. Inoltre, si tratta di realizzare l'obiettivo di rappresentare compiutamente la complessità dei nostri territori come garanzia per vincolare e orientare in senso realmente federalista la legislazione regionale. Ecco un antidoto per questo impoverimento e spopolamento del centro verso i poli, questo intendiamo noi.
In conclusione, due mesi fa, quando abbiamo celebrato il nostro congresso, i sindaci di Seneghe, Oliena, Mogoro, Ghilarza, tutti i sindaci sardisti hanno impegnato me e il consigliere Scarpaz con un ordine del giorno votato all'unanimità, affinché nella legge istitutiva del Consiglio delle autonomie locali fosse prevista la possibilità deliberativa di questo nuovo organismo, altrimenti è un insignificante e svuotato organo che poco può produrre. Può fare da pensatoio nobile, però può incidere pochissimo sulle tematiche e sulle leggi che interessano soprattutto le periferie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, il tema che stiamo dibattendo è della massima importanza per gli enti locali della Sardegna. L'onorevole Orrù e gli altri intervenuti hanno già chiarito l'articolato del testo di legge che io condivido. Era questo un provvedimento atteso da tempo da parte dei sindaci e di tutti gli amministratori locali. Le discussioni sull'argomento tra sindaci, appunto, nei convegni dell'ANCI, nella consulta dei piccoli comuni sono state veramente tante. Certo, il Titolo V ha stabilito in modo inequivocabile il criterio giusto dell'equiordinazione, dunque non più istituzioni intese in senso verticale e gerarchico, ma costruite e organizzate con un moderno concetto che è di tipo orizzontale, cioè democratico e rispettoso della dignità delle varie articolazioni dello Stato e dei rapporti tra loro. Questo è avvenuto nel 2001, della legge in questione, però, se ne discute in Consiglio regionale oggi, per dare concretezza a quelle discussioni. Secondo me, la si sarebbe potuta approvare da tempo se ci fosse stata maggiore sensibilità da parte della Giunta e della maggioranza della precedente legislatura. In particolare i piccoli e piccolissimi comuni sardi, che per il 92 per cento non superano i tremila abitanti, per il 60 per cento non superano neanche i mille abitanti, il più delle volte senza voce sulle scelte generali che hanno ricadute nel loro territorio, con questa legge non solo potranno dire la loro, ma avranno un'autorevole rappresentanza diretta per porre e imporre nell'agenda politica regionale i loro problemi, che sono tanti e spesso drammatici. Anche le altre ipotesi di decentramento sono apprezzabili e necessarie e daranno un ruolo maggiore a questi comuni.
C'era bisogno di questa legge anche per andare avanti su quella strada di federalismo solidale e democratico in cui noi crediamo. Da un lato, abbiamo detto più volte, abbiamo fatto battaglie per il federalismo statale e per il federalismo europeo, a cui deve rapportarsi anche la nostra Regione. Dall'altro abbiamo più volte parlato, appunto, di federalismo interno, cioè del rapporto tra Regione ed enti locali minori nella nostra Isola. Una visione di federalismo, dunque, a livello regionale, italiano ed europeo che io personalmente auspico a livello internazionale, dove tutti abbiano pari dignità, indipendentemente dai popoli e dalle comunità che rappresentano.
Purtroppo, a livello nazionale ed europeo non è avvenuto quello che noi ci aspettavamo. Infatti, a livello europeo è passata una Costituzione con gravi lacune, dove i popoli senza stato, i lavoratori e le classi più deboli sono stati trascurati, mentre l'impresa e il mercato la fanno da padroni. In Italia è invece passata una deregulation, cioè un falso federalismo basato sull'egoismo sociale e territoriale, imposto al nostro Paese, accettato dal Governo Berlusconi sotto il ricatto della Lega Nord. Per cui questa legge istitutiva del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione-enti locali va nella direzione giusta, perché dà il segno della strada federalista che vogliamo percorrere anche nella riformulazione del nuovo Statuto sardo, che è di fondamentalmente importanza e su cui devono essere fatti al più presto dei significativi passi avanti, dando gambe alla Consulta statuaria, su cui abbiamo discusso e deciso recentemente in quest'Aula.
Concludo rivolgendomi al carissimo collega Atzeri, che ha parlato poc'anzi. Certo, mi rendo conto dei limiti della legge in cui noi siamo costretti a operare e del contesto in cui operiamo, però la Regione è stata centralista per oltre cinquantacinque anni, lo è ancora, e su questi cinquantacinque anni tutte le forze politiche devono fare autocritica, anche il Partito Sardo d'Azione, che è stato per oltre vent'anni alla guida di questa Regione e ha anche espresso il Presidente della Regione per un certo periodo. Sicché non si tratta di essere immuni da critiche e da autocritiche. Ne siamo tutti colpevoli? Bene, se ne siamo tutti colpevoli cerchiamo di far tesoro dell'esperienza del passato, imbocchiamo la strada nuova delle riforme in un'ottica federalistica, sia per quanto riguarda il rapporto tra la Regione e gli enti locali minori, sia per quanto riguarda il rapporto tra la Regione, lo Stato e l'Europa dei popoli e dei lavoratori, che noi vogliamo costruire.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Se l'occasione di intervenire non me l'avesse data l'onorevole Uras, me l'avrebbe comunque data l'onorevole Pisu, con le sue affermazioni in un'Aula che certamente non presta tutta l'attenzione che probabilmente questo provvedimento di legge merita, al di là dell'unanimismo che c'è stato in Commissione.
Voglio solo ricordare che nella precedente legislatura, la prima Commissione licenziò all'unanimità questo provvedimento, quindi c'era già da allora la volontà di approvarlo, ma c'erano probabilmente condizioni politiche diverse. Oggi certamente la situazione è cambiata, ma non è cambiato il sistema, onorevole Pisu, perché se lei è convinto di risolvere tutti i problemi del rapporto Regione-enti locali con questa legge probabilmente sta sbagliando, stiamo sbagliando tutti. Mi ci metto di mezzo anch'io, perché il primo valore che conta è il riconoscimento del ruolo che devono avere gli enti locali. Io volevo astenermi dal fare polemiche, però lei mi ci ha trascinato dentro, per cui devo dire che ieri pomeriggio, alle ore 16 e 30, i Presidenti delle Province, il Presidente dell'ANCI, il Presidente dell'APEL, i presidenti di tutte le associazioni che tutelano gli interessi degli enti locali erano convocati presso la Giunta regionale per discutere della finanziaria 2005. Opera egregia, invito doveroso. Alle 17 ci è stato comunicato che si sarebbe andati alle 17 e 30; alle 17 e 30 ci è stato detto che c'erano ancora dei ritardi, motivati - ma è a questo che voglio arrivare - dal fatto che era in essere una riunione con una parte sociale o con parti sociali certamente importanti, ma io non credo più rilevanti di quella famosa autonomia o di quel famoso riconoscimento che noi vogliamo dare agli enti locali. Per farla breve ci è stato comunicato che la riunione slittava alle 18 e 30. Alle 18 e 50 i Presidenti delle Province e i rappresentanti degli enti locali hanno lasciato viale Trento, perché non era possibile fare questo incontro. L'incontro è poi terminato, so per certo, alle 19 e 15, e quindi le lascio immaginare il disagio che avremmo sopportato se fossimo rimasti ad aspettare dalle 16 e 30 alle 19 e 15. Io, però, sono ben felice di aver ricevuto ieri notte una telefonata del Presidente della Regione che si scusava per quel ritardo e ho accettato, ovviamente, le sue scuse perché mi sono sembrate veramente sentite. Quindi ci siamo accordati per oggi alle ore 17, stesse modalità. Alle ore 17 di questo pomeriggio non è avvenuto niente, la riunione è slittata a sabato, stessa ora. Senza voler fare polemiche, devo dire che il ruolo che si deve dare agli enti locali lo si dà anche attraverso questi segnali.
Ho colto, invece, le argomentazioni che ha portato l'onorevole Uras, con quella sua ironia che mi piace molto e che certe volte ci avvicina, pur essendo così distanti e soprattutto distinti. Non sono invece riuscito a capire chi in quest'Aula rappresenti l'ortodossia e chi gli eretici. Questo non l'ho capito, onorevole Maninchedda. Probabilmente torneremo su questi argomenti quando discuteremo di Statuto, e sono d'accordo con chi ha detto, credo l'onorevole Francesco Sanna, della necessità che questo organismo nasca con norma statutaria. Sono convinto che questo sia necessario, perché così come ha tanti dubbi l'onorevole Uras credo che in quest'Aula di dubbi ne abbiamo tutti tantissimi su come sta nascendo questo organo, che fondamentalmente può illudere gli enti locali di avere chissà quali poteri, chissà quale rappresentanza, ma di fatto non è così, considerato il modo in cui il Consiglio regionale sta portando all'approvazione questo provvedimento, perché il fatto che la Commissione lo abbia approvato all'unanimità fa pensare che anche l'Aula terrà questo comportamento.
Quindi siamo arrivati a questa legge sulla partecipazione degli enti locali, ma i proclami fatti in campagna elettorale, in maniera egregia, visto il risultato elettorale, ci avevano fatto pensare che questa stagione politica dovesse iniziare con l'approvazione immediata dell'assestamento di bilancio, poi del DPEF e della finanziaria entro l'anno, per poi mettere mano allo Statuto. E dallo Statuto siamo ancora distanti, credo saremo anche distinti nella discussione, tanto per ripetere gli stessi termini, però quel che mi preoccupa è che di trasferimento di competenze agli enti locali se ne parla sempre meno. E allora, in merito alle problematiche sollevate dall'onorevole Mattana sulle critiche che oggi arrivano agli enti locali, a mio avviso c'è una corsa a chi accusa di più i sindaci spendaccioni, i presidenti delle province spendaccioni, coloro che non sanno amministrare. E' una guerra continua e gli enti locali, spesso e volentieri, devono fare i conti - questa volta sì - per far quadrare i bilanci che non sempre sono possibili e lo saranno ancora di meno se i primi dati che ho visto della finanziaria regionale corrispondessero al vero.
Ecco perché, in un momento così delicato della nostra vita politica, mi appello al senso di responsabilità di chi rappresenta questa regione per poter dialogare prioritariamente con gli enti locali. Invece abbiamo ancora una volta utilizzato quel famoso sistema che prevede intanto la calma sindacale, ma non so se questa volta ci sarà questa calma sindacale, ho la vaga impressione che non ci sarà bonaccia, però è certo che ancora una volta si è perseguito quel metodo, che io non condivido e che immagino non condividiate neanche voi, colleghi della maggioranza. L'onorevole Uras dice: "La solidarietà si misura con le risorse", e non con le chiacchiere, aggiungo io, ma l'ha detto anche lui. Certo che la solidarietà si misura con le risorse, però, onorevole Uras, se avessimo a disposizione tutte le risorse possibili sarebbe fin troppo facile forse, perché poi bisogna sempre capire se quelle infinite risorse che sono state messe a disposizione in altri tempi abbiano prodotto quegli effetti positivi che qualcuno di voi ancora oggi continua a considerare indispensabili. Sono indispensabili le risorse, certamente, bisogna però capire se l'utilizzo che si fa di quelle risorse è valido e modifica sostanzialmente il quadro socioeconomico della nostra regione, o se stiamo dando il contentino alle amministrazioni locali, escludendo in questo caso le province - e credo di essere chiaro - che non partecipano a questa ripartizione. Certamente un monitoraggio attento doveva essere già stato fatto, almeno per farci capire se l'utilizzo di quella grande mole di risorse finanziarie abbia prodotto o no degli effetti. Perché se li ha prodotti ed è dimostrato che è così, noi siamo i primi a sostenerla, ma fino adesso nessuno è stato in grado, e probabilmente neanche questa Giunta lo sarà, di darci una documentazione esaustiva di quanti effetti positivi ha prodotto quel tipo di investimento.
Io non entrerò ovviamente nella disquisizione ideologica che ha visto il Partito Sardo d'Azione tirato in ballo in questa circostanza, me ne guardo bene perché è un terreno quasi minato, non si capisce più chi è sardista e chi non lo è, chi è animato da grande spirito sardista, chi sono i padri dell'autonomia, chi lo vuole ancora essere, tornando all'ortodossia dell'onorevole Maninchedda, che coglie spesso l'occasione per lanciare dei segnali e poi dileguarsi, però qua bisogna essere chiari. Io posso anche dichiarare di essere ortodosso, però ho una testa pensante e riesco anche a distinguermi quando è necessario, e lo faccio molto spesso, mancando di "rispetto" a quella famosa ortodossia a cui faceva riferimento l'onorevole Maninchedda.
Colleghi consiglieri, io rimango dell'opinione che questa legge sia arrivata in Aula col parere favorevole della Commissione. Anche i rappresentanti di Alleanza Nazionale credo abbiano partecipato attivamente, se ce ne fosse stato bisogno. La relazione dell'onorevole Orrù mi è sembrata più che una relazione un'esposizione fin troppo semplicistica di questa legge. Qualche dubbio, probabilmente, anche l'onorevole Orrù l'avrebbe dovuto sollevare, perché credo che ne avesse anche lui, ma poiché bisognava licenziare la legge numero 1 del 2005 andiamo verso l'approvazione di questa legge. A mio avviso è una legge insufficiente, che non dà risposte né agli enti locali, né ai cittadini e continua a mantenere al vertice la Regione. Ancora non abbiamo capito quale sia lo spirito che anima la Giunta regionale e la maggioranza, in questo caso, per delegare funzioni, competenze a quegli enti locali che da tanti anni attendono e dimostrano quotidianamente di essere capaci, anche in forma aggregata. L'esempio più importante, lo cito perché lo conosco meglio di altri, è certamente quello dell'Autorità d'ambito, nella quale 36 sindaci e 4 presidenti di provincia credo abbiano fatto un lavoro egregio, e all'unanimità il 95 per cento delle volte. C'è stato un dialogo continuo tra le amministrazioni locali, i territori, i sindaci e i loro rappresentanti. Questa è la dimostrazione che quando gli enti locali, i sindaci e i loro rappresentanti vengono messi nella condizione di ben operare hanno la capacità per farlo. Non bisogna chiamare i sindaci solo per sentire cosa ne pensano quando le cose sono già fatte; bisogna delegare i sindaci e gli amministratori locali a fare, perché probabilmente sono più abili di noi essendo quotidianamente impegnati in questa impresa. E il sindaco Pisu queste cose le sa benissimo ed è più pragmatico certamente di altri colleghi che non hanno vissuto l'esperienza amministrativa da sindaco. Allora, perché non dovremmo fidarci dei sindaci? Perché abbiamo paura di creare dei carrozzoni? Non stiamo creando dei carrozzoni e non li vogliamo creare. Ripeto, l'esempio è quello dell'Autorità d'ambito, un esempio certamente importante, forse unico in Italia, che ha dato ottimi risultati e da lì dobbiamo partire per attribuire veramente competenze importanti agli enti locali.
Un'ultima considerazione su un punto, secondo me, fondamentale: nella composizione del Consiglio delle autonomie locali forse era necessario prevedere, senza diritto di voto, anche i rappresentanti delle autonomie funzionali, altro elemento importantissimo della nostra vita politica, sociale ed economica. Mi riferisco ai Presidenti delle Camere di commercio, per esempio, che, anche senza diritto di voto, a mio avviso dovrebbero far parte del Consiglio delle autonomie locali.
Ho terminato, ovviamente mi riservo di intervenire anche sull'ultimo argomento che ho citato, perché ritengo che possa essere un elemento importante se vogliamo dare un segnale più forte di disponibilità verso gli enti locali e di interesse per ciò che succede nel territorio regionale.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, io voglio naturalmente uniformarmi allo stile molto sobrio che il Consiglio ha voluto assumere nell'affrontare questo importante provvedimento e quindi eviterò, così come hanno fatto molti consiglieri, di usare un tono enfatico su un provvedimento che però, a modo di vedere della Giunta regionale e mio personale, presenta degli elementi fortemente positivi.
Innanzitutto, ed è per noi un fatto estremamente importante, questo provvedimento è stato approvato dalla prima Commissione all'unanimità. Io penso che questo fatto rappresenti un buon viatico per quella stagione delle riforme che la maggioranza intende avviare, ma sono anche convinto che sarebbe sbagliato da parte sua portare avanti un percorso riformatore facendo leva soltanto sulle proprie capacità e sulla forza dei numeri. Il fatto che questo primo provvedimento di riforma sia stato approvato all'unanimità in Commissione, col concorso di tutte le forze politiche, è, ripeto, di grande rilevanza. Noi pensiamo che sul terreno delle riforme si possa trovare una unità o perlomeno una convergenza estremamente utile per portare a compimento questo percorso.
Dicevo che l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali e, vorrei aggiungere, perché spesso lo si dimentica, della Conferenza Regione-enti locali rappresenta un primo passo incoraggiante di questo percorso a cui noi pensiamo possano aggiungersi altri passi importanti. Voglio ricordare che la Giunta regionale ha già approvato un importante provvedimento di riforma, che è quello relativo al trasferimento di competenze amministrative, ma anche di personale e di risorse agli enti locali. E questo provvedimento abbastanza corposo (si compone di 75 articoli) arriverà prestissimo, forse è già arrivato all'attenzione del Consiglio regionale, specificatamente della prima Commissione. Quindi questa legislatura inizia sotto i migliori auspici per quanto riguarda le riforme, e l'approvazione di questo provvedimento, a nostro modo di vedere, ci consente anche di recuperare dei ritardi assolutamente inaccettabili, che la Regione ha accumulato in tutti questi anni sul terreno delle riforme istituzionali. Voglio ricordare che la Sardegna è rimasta assolutamente immobile in un panorama istituzionale in continuo movimento e in profonda trasformazione. Ci sono passati sulla testa provvedimenti di grande rilevanza, come la riforma Bassanini e la riforma del Titolo V della Costituzione, e credo che la funzione del Consiglio legislatore consenta di recuperare tutti i ritardi che la Regione ha accumulato in questi anni, a iniziare proprio dai ritardi in materia di riforma del Titolo V.
Questa riforma, dicevo, ci è passata sulla testa, eppure aveva e ha in sé degli elementi di forte positività. Io penso che la vera grande novità della riforma del Titolo V della Costituzione sia rappresentata dal nuovo rapporto che si instaura tra la Regione e gli enti locali: viene smantellato quel modello istituzionale gerarchico che vedeva al vertice lo Stato, poi la Regione e gli enti locali, e si prefigura un modello in cui viene rovesciato anche il rapporto squilibrato oggi esistente tra la Regione, che ha forti connotati centralistici, e il sistema delle autonomie locali. E soprattutto si sancisce - e questo è il grande elemento di novità contenuto nella riforma del Titolo V della Costituzione - la pari dignità istituzionale tra la Regione e gli enti locali, che è uno degli obiettivi che anche il Governo regionale si pone. Si inizia cioè a delineare un modello istituzionale che si espande in maniera orizzontale, un sistema a rete in cui i diversi livelli istituzionali, dalla Comunità Europea, allo Stato, alla Regione, agli enti locali, si intersecano tra di loro in un rapporto appunto di pari dignità istituzionale. Questo per noi è un elemento di grande importanza, tant'è che i provvedimenti che noi abbiamo assunto e quelli che intendiamo assumere si uniformeranno a questo principio fondamentale contenuto nella riforma del Titolo V della Costituzione: pari dignità istituzionale tra la Regione e le autonomie locali, costruzione di un nuovo sistema istituzionale in cui i diversi livelli si intersecano e interagiscono tra loro in un rapporto di parità e di equiordinazione.
Noi pensiamo che la proposta di legge che istituisce il Consiglio delle autonomie locali e la Conferenza Regione-enti locali risponda perfettamente a questo obiettivo. Senza enfatizzare il ruolo del Consiglio delle autonomie locali, ritengo però che si debba dire che questo rappresenta uno strumento fondamentale di partecipazione del sistema delle autonomie locali alle decisioni in materia di comuni, province e comunità montane. Uno strumento di partecipazione non solo al processo legislativo, ma anche a quello che è uno degli obiettivi più importanti che il Consiglio legislatore si pone, e cioè l'elaborazione del nuovo Statuto delle autonomie. Quale migliore strumento di partecipazione per il sistema delle autonomie locali alla costruzione del nuovo statuto delle autonomie, se non quello della istituzione del Consiglio delle autonomie locali stesse?
Colgo questa occasione anche per fare alcune considerazioni sulla cornice riformatrice di riferimento a cui il Governo regionale sta lavorando e che sta cercando di costruire. Intanto devo sottolineare che questo provvedimento si inserisce perfettamente all'interno di questa cornice riformatrice che il Governo regionale sta cercando di delineare. E voglio spendere poche parole per rispondere ad alcune osservazioni che sono venute da autorevoli rappresentanti del mondo sindacale e anche del mondo universitario attraverso degli articoli di stampa, secondo cui non è chiaro o perlomeno non è sufficientemente delineato il percorso riformatore che il Governo regionale intende seguire. Io ho già avuto modo di dire che questo Governo regionale e il suo Presidente vogliono costruire un innovativo sistema istituzionale. E questo innovativo sistema istituzionale noi vogliamo raggiungerlo attraverso tre obiettivi fondamentali, il primo dei quali è la costruzione di un rapporto nuovo tra la Regione e l'esterno, quindi tra la Regione e la Comunità Europea, tra la Regione e lo Stato, tra la Regione e i paesi del Mediterraneo. Il secondo obiettivo è la costruzione di un rapporto nuovo tra la Regione e il suo interno, quindi tra la Regione e il sistema delle autonomie locali sulla base delle novità che sono contenute nella riforma del Titolo V della Costituzione. Il terzo obiettivo fondamentale è la ristrutturazione profonda dell'attuale modello di Regione, modificandone profondamente gli assetti amministrativi e organizzativi. Vogliamo costruire, in sostanza, un modello nuovo di Regione.
Per raggiungere questi obiettivi noi intendiamo muoverci lungo tre direttrici di riforma fondamentali. La prima direttrice si collega direttamente ad alcuni di questi provvedimenti, tra cui quello che stiamo ora esaminando, e cioè il recupero dei ritardi in materia di attuazione della cosiddetta legge Bassanini e del Titolo V della Costituzione. Ho già avuto modo di dire che è stato deliberato dalla Giunta regionale il trasferimento di competenze amministrative agli enti locali. Vogliamo naturalmente ridefinire le competenze delle comunità montane e vogliamo anche, con il disegno di legge che seguirà, definire il problema delle nuove province.
Questa prima direttrice di riforma si salda con la seconda direttrice di riforma, e cioè la costruzione di un nuovo modello di Regione. Se noi trasferiamo competenze, se trasferiamo risorse e personale agli enti locali, allora è possibile costruire una Regione più snella, "asciugata" di tutte quelle competenze in materia di amministrazione diretta che la appesantiscono. Vogliamo, invece, una Regione che si occupi di programmazione e di indirizzo. E come intendiamo costruire questo nuovo modello di Regione? Naturalmente attraverso i provvedimenti di cui abbiamo parlato, ma vogliamo anche modificare profondamente le modalità operative di questa Regione, quindi la legge numero 1, intervenendo sulle competenze e anche sul numero degli Assessorati, e il suo aspetto organizzativo, cioè la legge numero 31.
La terza direttrice di riforma è costituita da quello che sarà il prossimo terreno di confronto di questo Consiglio, del Consiglio legislatore, e cioè la definizione del nuovo Statuto di autonomia, con l'istituzione appunto della Consulta statutaria. Senza entrare nel merito del nuovo Statuto, vogliamo, naturalmente, che esso sia uno Statuto dei diritti dei cittadini, vogliamo rivendicare per la nostra Regione maggiori poteri e maggiore sovranità, vogliamo poter decidere su questioni di grande rilevanza che toccano interessi primari dei cittadini sardi e vogliamo anche modificare quello che è il ruolo della Sardegna nel Mediterraneo valorizzando la sua condizione di insularità.
Questa è la cornice riformatrice di riferimento all'interno della quale si inserisce questo provvedimento. Un provvedimento che io non ho voluto enfatizzare, raccogliendo anche una delle sollecitazioni dell'onorevole Atzeri, ma mi corre ricordare che questo provvedimento, pur istituendo un organismo con funzione meramente consultiva, è il primo passo verso un Consiglio delle autonomie locali con funzione deliberante, prefigura cioè, mi pare che lo dicesse l'onorevole Pisano, quella seconda camera regionale di cui si parla, che può essere inserita però soltanto all'interno del nuovo Statuto di autonomia. Oggi noi dobbiamo accontentarci di questo strumento di partecipazione con il sistema delle autonomie locali, ma se sapremo attribuirgli quel valore e anche quel potere che deriva dall'autorevolezza che oggi il sistema delle autonomie ha all'interno del nostro sistema istituzionale, penso che quel parere consultivo possa diventare nel concreto, nella realtà espressione di un potere deliberante.
Non voglio attardarmi ulteriormente, dico solo che questo è un primo piccolo passo di un processo di riforma, ma tutte le grandi imprese iniziano con un primo passo. E' fondamentale, però, e io me lo auguro, che questo primo passo lo compiamo insieme in Aula, così come è avvenuto nella prima Commissione consiliare.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. La votazione del passaggio all'esame degli articoli è rinviata a domani mattina per consentire la predisposizione e presentazione degli emendamenti. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo è convocata immediatamente nella sala attigua all'aula. Il Consiglio è riconvocato per domani alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 19 e 43.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica all'interrogazione MORO sull'approvazione del piano urbanistico comunale di Sassari in relazione alla delibera della Giunta regionale 10 agosto 2004, n. 33. (54)
Con riferimento alla nota prot. N. 6070/Gab. del 28/10/2004 si trasmette in allegato alla presente, la relazione istruttoria fornita dagli Uffici di questo Assessorato relativamente all'interrogazione di cui all'oggetto.
In riscontro alla nota sopra emarginata si fa presente quanto segue:
Risulta dagli atti di quest'Ufficio che il Comune di Sassari, anziché disporre l'adozione del Piano Urbanistico Comunale previsto dagli art. 19 e 20 della L.R. n. 45 del 22.12.1989 e in adeguamento ai Piani Territoriali Paesistici approvati nel 1993, ha disposto nel tempo numerosissime varianti al P.R.G. sia normative che cartografi che, senza alcuna connessione tra loro. Si ritiene pertanto che ad oggi lo schema e il disegno unitario del P.R.G. siano del tutto superati.
Per quanto riguarda il quesito circa la possibilità di approvare il P.U.C, in vigenza delle misure di salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale, si fa presente che l'art. 8, 2°comma della L.R. n° 8 del 25.11.04 consente ai soli Comuni che alla data di pubblicazione della del. G.R. n° 33/1/04 hanno adottato il PUC, di procedere alla sua definitiva approvazione purché venga corredato dallo Studio di Compatibilità Paesistico Ambientale di cui all'art. 5 della stessa legge n° 8.
Risposta scritta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione LAI sulla attività del Consiglio di amministrazione dell'Ersu di Sassari. (71)
Con la presente, si forniscono le notizie richieste in merito alla interrogazione Indicata in oggetto.
1. Deliberazione del Consiglio di Amministrazione n. 11 del 6.7.2004. di annullamento di determinazioni del Direttore Generale in materia di personale.
Tale Deliberazione è stata ritenuta illegittima anche dalla Direzione Generale di Organizzazione e Metodo del Personale.
L'Assessorato, a mezzo del Direttore del Servizio competente, ha richiesto chiarimenti in merito al Presidente dell'ERSU, senza che sia pervenuto alcun riscontro.
2. Mancata approvazione del conto consuntivo esercizio 2003.
L'ERSU di Sassari è stato invitato a provvedere sollecitamente a tale adempimento, sia dall'Assessorato della Programmazione che dallo scrivente Assessorato.
Tale inadempienza viene ascritta, da parte del Presidente dell'Ente, al Direttore Generale, il quale, oltre a non aver predisposto gli atti necessari, non avrebbe, da ultimo, partecipato alla seduta del Consiglio di Amministrazione del 15 novembre 2004, senza lasciare le necessarie indicazioni al suo sostituto; il Direttore Generale aveva affermato, a sua volta, che il Consiglio di Amministrazione era in condizioni di poter deliberare.
3. Adempimenti del Consiglio di Amministrazione.
Il Presidente dell'Ente ha comunicato, con esposto in data 15 novembre 2004, che per tale data era stato convocato il Consiglio di Amministrazione per deliberare sul seguente ordine del giorno: 1. Bilancio consuntivo relativo all'anno 2003; 2. Residenza Via Manzella, 5° lotto; 3. Residenza via Manzella, 5° lotto complementare; 4. Residenza via Coppino, variante e consegna unificata 1° e 2° stralcio. Il Presidente dell'ERSU ha segnalato la mancata presenza del Direttore Generale, per motivi di salute, e che il sostituto del Direttore Generale ha confermato di non essere stato messo al corrente delle pratiche all'ordine del giorno; che, per tali motivazioni, il Consiglio di Amministrazione non ha potuto deliberare sugli argomenti all'ordine del giorno.
In considerazione della complessità della situazione venutasi a creare nell'Ersu di Sassari lo scrivente Assessorato ha ritenuto opportuno proporre al Presidente della Regione il conferimento dell'incarico all'Ufficio Ispettivo della Regione per una indagine complessiva presso il suindicato Ente, al fine di acquisire tutti i dati necessari per le decisioni da assumere per poter pervenire alla normalizzazione della situazione dell'Ente medesimo.
La nomina di due Ispettori della Regione è stata disposta con nota del Presidente della Regione n. 7538 in data 27.10.2004.
Si ritiene opportuno attendere i risultati dell'ispezione regionale.
Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione MURGIONI - LADU - ONIDA sulla necessità di nuovo svincolo sulla nuova statale 125 per migliorare la viabilità in direzione dell'abitato di Villaputzu (CA). (77)
Con riferimento all'interrogazione n° 77/A relativa all'oggetto, trasmessa con nota della Presidenza della Regione 17 novembre 2004 n° 6544 che ad ogni buon fine si restituisce in copia, si ritiene di fornire i seguenti elementi di risposta:
- Con nota in data 12 novembre 2002 il Comune di Villaputzu avanzava richiesta per la realizzazione urgente di un ulteriore svincolo al servizio dell'abitato sulla nuova S.S. 125, in corso di realizzazione, da ubicare in prossimità di una delle spalle del viadotto sul fiume Flumendosa;
- L'Assessorato dei Lavori Pubblici richiedeva all'Anas in data 15 gennaio 2003 di esprimersi sulla richiesta formulata dal Comune con valutazioni attinenti l'utilità dell'opera proposta, la funzionalità, la fattibilità tecnica e l'eventuale disponibilità di risorse finanziarie per la realizzazione della medesima;
- L'Anas con nota 2945 in data 29 gennaio 2003, inviata per conoscenza anche al Comune di Villaputzu, puntualizzava che l'intervento in argomento ricade nel 3° lotto 2° stralcio del tronco Tertenia - San Priamo della nuova S.S. 125 i cui lavori, appaltati e consegnati all'Impresa aggiudicataria, risultano in corso di esecuzione.
Il progetto appaltato, approvato in Conferenza di Servizi, non prevede lo svincolo in prossimità della spalla del Viadotto sul Flumendosa indicato dal Comune di Villaputzu in quanto un analogo svincolo al servizio degli abitati di Villaputzu, Muravera e San Vito è previsto in corrispondenza della spalla opposta dello stesso viadotto.
L'ipotesi prospettata dal Comune di Villaputzu, pur funzionale per l'accesso al centro abitato, non sarebbe adeguatamente giustificabile poiché comporterebbe l'allontanamento del traffico pesante dall'attuale ponte sul Flumendosa che appare del tutto idoneo a sopportarlo trattandosi peraltro della sola quota di traffico diretto a Villaputzu.
Parrebbe inoltre che la realizzazione del nuovo svincolo presenti numerosi problemi legati alla situazione orografica e morfologica della zona: esso infatti ricadrebbe in piena zona golenale del Flumendosa ed andrebbe collegato alla viabilità esistente rappresentata dall'attuale S.S. 125, che dista circa un chilometro in linea d'aria, con la necessità di realizzare opere piuttosto impegnative sia dal punto di vista tecnico che economico.
L'importo necessario alla realizzazione della nuova opera, stimabile in almeno 3 milioni di € non risulta reperibile al momento in alcun programma finanziario.
La segnalazione degli interroganti circa la non idoneità del ponte sul Flumendosa alla gran mole di traffico pesante, che certamente con l'apertura al traffico della nuova orientale verrà ridimensionato, verrà comunque presa in considerazione dall'Assessorati»per eventuali interventi della Società Anas, attuale proprietaria, o, una volta declassata l'attuale S.S. 125, dalla Provincia.
Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA CALLEDDA - SANNA Franco sulla vertenza della Binex di Iglesias.
I sottoscritti,
premesso che a fine dicembre i lavoratori della Binex, una fabbrica di biciclette mai entrata in funzione dopo aver incassato ingenti finanziamenti pubblici, cofinanziata dalla Regione tramite la Sigma Invest, terminano il periodo di mobilità e verranno licenziati;
ricordato che alcuni operai della succitata azienda erano stati inseriti nell'organico della fabbrica con le norme della Legge 221 (aree minerarie dismesse) ed essendosi ritrovati subito dopo fuori dal ciclo produttivo, ma con gli stessi requisiti dei dipendenti della Softing, sarebbero potuti transitare con passaggio diretto alla Igea;
considerato che sulla vertenza Binex, fortemente sostenuta dalle organizzazioni sindacali con interventi presso gli amministratori regionali tesi a sollecitare risposte chiare a salvaguardia dei livelli occupativi, non si hanno né risposte né impegni politici non essendo stato mai attivato da parte dei competenti organi regionali un tavolo di confronto per cercare una soluzione al problema;
rilevato che ora la Sigma Invest è in liquidazione e sembra che gli organi competenti abbiano dimenticato il caso, lasciando in balia degli eventi i lavoratori che hanno perciò avviato una forte mobilitazione a difesa dei posti di lavoro a rischio,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere quali atti intendano porre in essere affinché si applichi ai dipendenti della Binex la stessa procedura dei lavoratori Palmas Cave e Softing che prevede il loro passaggio diretto alla Igea al fine di garantire occupazione ai lavoratori in una zona già pesantemente colpita dai riflessi di una grave crisi industriale. (51)
INTERPELLANZA CALLEDDA - CHERCHI Silvio sul regolamento per le iscrizioni con riserva ai corsi di laurea specialistica presso l'Università di Cagliari.
I sottoscritti,
premesso che:
- la riforma universitaria introdotta col Decreto Ministeriale n. 509 del 1999 prevede l'articolazione dei corsi di studio su due livelli, un primo livello di durata triennale e un secondo livello di durata biennale;
- al termine del primo livello si ottiene la laurea breve e lo studente può scegliere di proseguire gli studi iscrivendosi al corso di secondo livello, al termine del quale si ottiene la laurea specialistica;
considerato che:
- in diverse università italiane è concessa, sulla base del dettato del terzo comma dell'articolo 6 del Decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che prevede l'ammissione al corso di laurea specialistica anche ad anno accademico iniziato, un'iscrizione con riserva da sciogliere con l'ottenimento della laurea entro il 28 febbraio o il 31 marzo, per passare dal triennio al biennio;
- tale possibilità non è invece data agli studenti dell'Università di Cagliari, ai quali, nel caso in cui manchino pochi esami e crediti al conseguimento della laurea di primo livello (al termine previsto per l'iscrizione, generalmente prima dècade di novembre), non viene consentito di fare domanda di iscrizione alla laurea specialistica né di accedervi una volta conseguita la laurea breve;
- l'unica cosa che gli studenti, pur laureatisi in corso ma con un paio di mesi di ritardo rispetto alla data prevista per l'iscrizione alla laurea specialistica, possono fare, per non rimanere fermi un anno, è quella di iscriversi ai singoli corsi di insegnamento del corso specialistico, seguire le lezioni e sostenere gli esami per poi chiederne il riconoscimento all'atto dell'iscrizione, il che vuol dire pagare altre tasse oltre a quelle già versate;
sottolineato che per impedimenti burocratici, che possono essere rimossi dai singoli atenei, si rischia di determinare un inutile rallentamento dei curricula degli studenti e maggiori oneri economici a carico dei bilanci familiari degli studenti non alla portata di tutti;
evidenziato che tale problema grava non soltanto sugli studenti iscritti al nuovo ordinamento didattico, ma anche su coloro i quali passano dal vecchio ordinamento al nuovo e determinerà il coinvolgimento di un sempre maggior numero di universitari, aumentando il numero di quelli fuori corso e invogliando altri a cambiare ateneo, così come pare stia già accadendo,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere quali atti intendano porre in essere affinché presso l'Università di Cagliari venga modificato il manifesto degli studi e consentita l'iscrizione con riserva, da sciogliersi con l'ottenimento della laurea entro il 28 febbraio (termine da spostare più in là nel tempo per l'anno accademico in corso, in considerazione degli adempimenti burocratici certamente necessari), ai corsi di laurea specialistica, per offrire a tutti gli studenti le stesse opportunità indipendentemente dalle capacità economiche delle loro famiglie. (52)
INTERPELLANZA CALIGARIS sulla grave situazione creatasi a Tele Costa Smeralda (TCS) con il drastico ridimensionamento dei programmi giornalistici e la soppressione del telegiornale.
La sottoscritta,
appreso che:
- l'emittente Tele Costa Smeralda (TCS), con sede a Cagliari, ha deciso di ridimensionare drasticamente i programmi giornalistici e di sopprimere dall'inizio del 2005 il telegiornale;
- la decisione assunta ha provocato il mancato rinnovo dei contratti a termine per 21 operatori dell'informazione, tra giornalisti e tecnici;
considerato che:
- l'iniziativa si ripercuote pesantemente sull'occupazione acuendo la crisi nel settore dell'informazione dopo alcuni episodi denunciati dall'Associazione della stampa sarda (licenziamento di cinque giornalisti professionisti di diverse testate, difficoltà a lavorare dignitosamente per i collaboratori non contrattualizzati, assenza di regole sulle assunzioni, "vertenze" in atto, etc.);
- anche in questa occasione, a causa dell'atipicità dei contratti, non sarà possibile attivare alcun ammortizzatore sociale;
- l'altissimo livello di disoccupazione intellettuale alimenta nell'isola un ristretto mercato lavorativo rendendo gli operatori della comunicazione particolarmente deboli con gli editori e impossibilitati a svolgere il delicatissimo compito di informare in modo corretto e completo;
sottolineato che:
- il pluralismo dell'informazione è un bene primario da tutelare e salvaguardare a vantaggio dei cittadini e della pratica della democrazia;
- molte aziende editoriali, specialmente quelle più piccole (quotidiani, periodici, giornali telematici nonché emittenti radiofoniche o televisive), sopravvivono grazie ai contributi regionali non potendo contare su alti indici di lettori;
- il mercato della pubblicità è quasi del tutto assorbito dalle testate più accreditate,
chiede di interpellare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere quali iniziative intenda assumere per far recedere la proprietà di TCS dal proposito di smantellare la struttura giornalistica che garantiva quotidianamente più edizioni del telegiornale, in attesa della Conferenza regionale dell'informazione in programma nella prossima primavera. Quella sede offrirà l'occasione di approfondire le diverse e complesse problematiche del "caso Sardegna" di formulare proposte per interventi di riordino della normativa esistente e per nuove iniziative a sostegno del pluralismo in un equilibrio di espressione.
In quella occasione potrà anche essere rivista la logica nell'attribuzione della pubblicità istituzionale considerata in moltissimi casi unica fonte certa di introito per la piccola editoria. (53)
INTERPELLANZA CHERCHI Silvio - MARROCU - CALLEDDA sul riconoscimento ai lavoratori della Sanac-Vesuvien Italia dell'esposizione all'amianto da parte dell'Inail di Cagliari.
I sottoscritti,
premesso che:
- un gruppo di lavoratori dipendenti della società Sanac-Vesuvius Italia, degli stabilimenti di Cagliari e della zona industriale di Assemini, nel 2001 hanno presentato domanda di esposizione all'amianto all'Inail di Cagliari;
- l'Inail nel 2002 ha respinto la domanda in quanto la documentazione presentata non consentiva di provare l'effettiva esposizione all'amianto dei lavoratori interessati;
- nel frattempo gruppi di dipendenti della stessa società impiegati in diversi stabilimenti in Italia, in particolare in Liguria e a Taranto, hanno ottenuto dall'Inail il riconoscimento dell'esposizione all'amianto;
- sulla scorta di tale risultato i lavoratori degli stabilimenti di Cagliari e Assemini nel 2003 hanno presentato all'Inail di Cagliari una nuova domanda di riconoscimento dell'esposizione all'amianto esibendo nuova documentazione rispetto a quella della domanda precedente e analoga a quella presentata dai lavoratori degli altri stabilimenti;
- tutti i lavoratori interessati, in Sardegna e in Liguria, erano addetti a cicli produttivi identici, consistenti nello stoccaggio, macinazione, miscelazione e altri successivi trattamenti di materie prime contenenti materiali derivanti dal recupero di prodotti refrattari degli impianti siderurgici, materiali ad elevato contenuto di amianto, in quanto provenienti dalla demolizione dei forni fusori che, secondo la tecnologia all'epoca universalmente utilizzata, erano realizzati con una intercapedine di fibre di amianto;
- la documentazione presentata dai lavoratori degli stabilimenti di Cagliari e di Assemini, benché fosse analoga a quella presentata dai lavoratori della Liguria, non è stata giudicata idonea dell'Inail di Cagliari, che nel 2004 ha nuovamente respinto la domanda di riconoscimento dell'esposizione all'amianto;
considerato che si è venuta così a creare una inspiegabile disparità di trattamento dei lavoratori, frutto di un atteggiamento dell'Inail di Cagliari difforme da quello di istituti di altre province e perciò di un'analisi insufficiente delle effettive condizioni di lavoro negli stabilimenti di Cagliari e Assemini,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere quali atti abbia posto o intenda porre in essere per assicurare una uniformità di trattamento ai lavoratori interessati e per impedire una grave lesione dei diritti dei lavoratori degli stabilimenti di Cagliari e di Assemini della Sanac-Vesuvius Italia. (54)
INTERPELLANZA LA SPISA sul ridimensionamento della rete ferroviaria sarda.
Il sottoscritto,
preso atto che:
- da notizie diffuse dai lavoratori sardi, si è appreso che la Rete Ferroviaria Italiana (RFI) Spa ha in programma un drastico ridimensionamento della rete sarda;
- tale orientamento è attribuito a necessità di razionalizzazione e modernizzazione del sistema dei servizi;
- in realtà è fin troppo evidente l'intenzione di concentrare i servizi nelle aree più popolate e remunerative del paese, depotenziando lo stesso sistema nelle zone periferiche o, ancor peggio, insulari;
considerato che:
- l'ordinamento regionale è sempre più coinvolto in una competenza programmatoria sull'uso delle risorse finanziarie e sulle scelte fondamentali in materia di grandi infrastrutture;
- è inaccettabile che una politica nazionale non tenga conto degli svantaggi collegati alla insularità della Sardegna,
chiede di interpellare l'Assessore dei trasporti per conoscere quali iniziative abbia assunto o intenda assumere presso il Governo nazionale e presso i vertici della RFI Spa, al fine di scongiurare i pericoli rappresentati dalle organizzazioni sindacali sarde. (55)
INTERPELLANZA BALIA - MASIA sull'aggravarsi della crisi nel settore agro-pastorale e sul prezzo del latte.
I sottoscritti,
premesso che gli allevatori sardi attraversano una crisi drammatica a causa di tanti problemi come l'imposizione di un prezzo del latte irrisorio rispetto ai costi di produzione, la lingua blu, la siccità, l'aumentato costo dei mangimi (solo per elencare i principali) che si ripercuotono e si intrecciano da svariati anni su un settore ormai prossimo al collasso;
rilevato che, lungi dal trovare una soluzione di ampio respiro, tali flagelli si ripresentano periodicamente con conseguenze rese ancor più disastrose in quanto amplificate dalla recrudescenza e dalla debolezza strutturale del comparto;
considerato che, per i motivi suddetti, il mancato riconoscimento di un congruo prezzo del latte per l'anno 2005 sta innescando una reazione a catena che rischia di degenerare in una protesta di cui è difficile prevedere le conseguenze;
ritenuto che appare ingiustificato ed anzi paradossale che, in un contesto economico in cui tutti i beni di consumo subiscono aumenti di prezzo vertiginosi, il prezzo corrisposto per il latte ovino dall'industria casearia agli allevatori sardi sia inferiore rispetto agli anni precedenti ed a quello corrisposto nel resto d'Italia;
constatato che la situazione del mercato sardo è resa anomala dal fatto che pochi industriali fanno "cartello" sul pecorino, imponendo condizioni economiche inaccettabili a danno degli allevatori;
rilevato altresì che il contesto di quasi monopolio è aggravato dal fatto che gli industriali caseari in Sardegna detengono anche gran parte della commercializzazione del formaggio pecorino, col potere di determinarne il prezzo di vendita;
verificato che i prezzi al consumo dei prodotti caseari appaiono esorbitanti e sproporzionati se confrontati con quanto viene corrisposto agli allevatori;
rimarcato che gli industriali caseari giustificano l'imposizione di un prezzo così basso lamentando difficoltà nella commercializzazione dei prodotti lattiero caseari sardi;
evidenziato che tale affermazione appare contraddetta dalla constatazione che sul mercato isolano vengono immesse quantità sempre maggiori di formaggi e altri derivati del latte ovino prodotti in altre regioni italiane;
sottolineato che da questo si evince con tutta evidenza che nelle altre regioni si sono superate le difficoltà presenti sul mercato e si sono sapute adeguare produzione e commercializzazione alle rinnovate esigenze dei consumatori;
ribadito che non si possono scaricare sugli allevatori responsabilità di altre categorie che avrebbero dovuto tempestivamente adeguare la produzione lattiero-casearia e la sua commercializzazione alle rinnovate esigenze del mercato;
preso atto che le istituzioni sarde sono chiamate ad individuare strumenti idonei per consentire alle categorie produttive della Sardegna di affrontare con successo la sempre maggiore concorrenzialità dei mercati che devono essere messi in grado di competere a livello planetario;
atteso che il comparto produttivo del settore agro-pastorale costituisce un asse portante della nostra economia e contribuisce a contenere il triste fenomeno dello spopolamento delle zone interne grazie alla presenza degli allevatori nelle zone più remote dell'isola,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere:
- quali azioni siano state avviate per garantire ai produttori di latte ovino/caprino un prezzo congruo ed in grado di ridare vitalità, sicurezza e slancio ad un comparto essenziale del sistema economico sardo;
- quali garanzie siano state offerte relativamente al ritiro del latte ovino prodotto nell'isola da parte del sistema della trasformazione e degli industriali privati;
- quali atti siano stati intrapresi per sollecitare Bruxelles per il parere sulla Legge n. 15 del 2003;
- quali azioni siano state poste in essere per la salvaguardia dei prodotti agricoli della Sardegna. (56)
INTERPELLANZA OPPI - CAPELLI - BIANCAREDDU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - AMADU - RANDAZZO sulla mancata attivazione delle procedure per assicurare il servizio di vigilanza presso le guardie mediche.
I sottoscritti,
premesso che nell'ultimo assestamento di bilancio è stato approvato all'unanimità un emendamento per la sicurezza degli operatori delle guardie mediche;
rilevato che l'emendamento prevede la cifra di 15milioni di euro annuali per protrarre a partire dal 1° gennaio 2005 il servizio di vigilanza presso le guardie mediche previsto dall'articolo 5 della legge regionale n. 13 del 2003;
evidenziato che questo intervento era stato avviato con urgenza nella scorsa legislatura anche a seguito del terribile fatto accaduto alla guardia medica di Solarussa;
ricordato che questo intervento garantisce agli operatori delle guardie mediche di svolgere la propria attività lavorativa con maggiore sicurezza e serenità;
considerato che il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento all'unanimità;
denunciato che quanto stabilito in assestamento di bilancio non ha ancora avuto seguito, delegittimando l'intero Consiglio regionale;
denunciato altresì che non ci consta che siano state avviate le procedure che devono garantire, come stabilito nell'emendamento presentato in assestamento di bilancio, il servizio di vigilanza presso le guardie mediche a partire dal 1° gennaio 2005,
chiede di interpellare il Presidente della Regione affinché intervenga presso l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale perché attivi tutte le procedure necessarie per assicurare il servizio di vigilanza nelle guardie mediche, al fine di evitare che possano ripetersi fatti come quelli verificatisi in passato. (57)
INTERPELLANZA ATZERI - SCARPA sulla campagna di vaccinazione contro la febbre catarrale degli ovini-caprini per l'anno 2005.
I sottoscritti,
premesso che in Sardegna dall'anno 2000 ad oggi, sono morti, perché colpiti dalla febbre catarrale degli ovi-caprini, centinaia di migliaia di capi, portando ingenti danni all'economia del comparto;
considerato che negli anni 2003 e 2004 è stata eseguita una vaccinazione con sierotipo 2 (vaccino vivo attenuato prodotto nel Sud-Africa) su tutta la popolazione animale recettiva (ovina-caprina-bovina) presente in Sardegna;
verificato che nell'anno 2004 si è utilizzato in Sardegna un vaccino trivalente (prodotto in Sud-Africa) con i sierotipi 2, 4, 16, che hanno provocato gravissimi danni economici e biologici agli animali vaccinati, quali: mortalità, agalassia temporanea, aborti, nati - mortalità, malformazioni, ipofertilità, ipofecondità, zoppia, mastiti etc., tali da far interrompere tutta l'operazione di profilassi;
accertato che, nonostante siano state effettuate le vaccinazioni, si sono verificati centinaia e centinaia di focolai negli allevamenti ovini-caprini e bovini sardi;
preso atto che anche il Ministero della salute ha riconosciuto i danni derivati dall'uso del vaccino trivalente nel 2004, per cui, come del resto anche la Regione autonoma della Sardegna, ha previsto un risarcimento per i danni causati dalla vaccinazione,
chiedono di interpellare l'Assessore dell'igiene,sanità e assistenza sociale per sapere:
- se siano state concordate con il Ministro della salute le valutazioni scientifiche che hanno portato alla emissione della nota n. 40231 del 23 dicembre 2004, dove si comunica ai servizi veterinari delle ASL, l'avvio della campagna di vaccinazione per la blue tongue per l'anno 2005;
- con quale formulazione vaccinale si intenda eseguire la profilassi, visti i danni causati dalla precedente;
- quali iniziative intenda intraprendere per salvaguardare il patrimonio zootecnico isolano, oggetto in tutti questi anni di attenzioni scientifiche particolari, che ne hanno minato l'esistenza;
- come mai la componente scientifica sarda sia esclusa o marginalmente coinvolta da qualsiasi serio programma di studio sulla malattia e sulla sua prevenzione;
- perché inoltre si voglia subire un'altra, non si sa quanto benevola, campagna di vaccinazione senza che siano stati ancora risarciti i danni (per la moria, economici e biologici) subiti dagli allevamenti in occasione della vaccinazione 2004;
- se non ritenga opportuno agire con maggiore autonomia, tenuto conto che la malattia è ormai endemica per l'isola rispetto a posizioni che creano nei nostri allevatori sconcerto e preoccupazioni, così come nella classe veterinaria sarda, in questo momento esposta e oggetto di atti intimidatori, costretta a dare risposte e spiegazioni, che non hanno, vista la loro quasi totale esclusione dalle discussioni, dalle sperimentazioni e dalle decisioni che periodicamente vengono imposte dall'alto. (58)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sui disagi che si potranno verificare presso l'Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari a seguito dell'imminente scadenza dei contratti in essere con operatori medici, paramedici e tecnici.
Il sottoscritto,
venuto a conoscenza che a fine dicembre 2004 scadranno numerose convenzioni stipulate a suo tempo tra l' ASL n. 1 di Sassari e operatori -personale medico, paramedico e tecnico- che attualmente prestano la loro attività presso specifiche destinazioni (strutture ospedaliere di Sassari e Alghero e istituti universitari di Sassari, etc.);
considerato che detto personale, utilizzato per sopperire a carenze di organico, consente di garantire alcuni servizi essenziali, altrimenti, non organizzabili;
tenuto conto del fatto che a fine dicembre 2004 i contratti andranno in scadenza con conseguenze negative e presumibili disagi per l'utenza in caso di soppressione dei servizi,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale e la Giunta regionale per sapere se è informata della situazione sopra descritta e per conoscere le iniziative che intendano assumere per garantire le necessarie attività in favore dell'utenza e per assicurare adeguate risposte, tali da evitare l'allungamento delle inaccettabili liste d'attesa. (95)
INTERROGAZIONE LIORI, con richiesta di risposta scritta, sulle recenti alluvioni che hanno colpito la Sardegna.
Il sottoscritto,
in relazione alla ondata di maltempo che di recente ha causato in Sardegna gravissime alluvioni e provocato perdite di vite umane nonché ingentissimi danni;
considerato che:
- l'evento calamitoso, pur di natura straordinaria nell'isola, era stato previsto dagli esperti e solo l'intervento e l'impegno delle forze preposte e dei numerosi volontari e la solidarietà delle popolazioni hanno evitato danni ancor più gravi;
- la Procura della Repubblica di Lanusei ha aperto un'inchiesta a carico di ignoti con l'ipotesi di disastro colposo, la cui causa risiederebbe nella cementificazione selvaggia dei corsi d'acqua, i quali a seguito di ciò, nell'impossibilità di trovare sfogo "esploderebbero" scaricando nelle vie e sulle case una valanga di fango e di detriti,
chiede di interrogare il Presidente della Regione per conoscere, se la Regione oltre la possibilità di interventi finanziari, abbia predisposto o abbia concorso a predisporre una mappa dei rischi connessi a questo tipo di evento calamitoso, se ad essa abbia connesso un piano interventi organico ed in caso contrario, quali siano gli intendimenti della Regione stessa. (96)
INTERROGAZIONE URAS - DAVOLI, con richiesta di risposta scritta, sulla grave condizione di precarietà in cui versano ormai da sedici mesi i lavoratori dipendenti della ex Softing di Monastir, azienda a partecipazione regionale.
I sottoscritti,
premesso che:
- i lavoratori della Softing di Monastir, da ormai 16 mesi si trovano senza alcuna retribuzione e senza speranza di ripresa produttiva;
- l'azienda, ormai prossima al fallimento, avrebbe in corso l'effettuazione di una svendita totale che, a detta degli stessi lavoratori, sarebbe priva di autorizzazioni;
- il titolare dell'azienda finirebbe per sottrarre beni e merci che dovrebbero essere gestiti dal curatore fallimentare, quando nominato, così da poter recuperare risorse per il pagamento agli operai di almeno una parte di stipendi arretrati;
ritenuto particolarmente offensivo per i lavoratori il fatto che chi ha prodotto quelle merci senza ricevere il giusto stipendio le veda oggi svendute a beneficio di un imprenditore che ha rifiutato di pagare i suoi dipendenti;
considerata la grave condizione di precarietà e di povertà che quei lavoratori ed i loro familiari sono costretti a sopportare ormai da diversi mesi;
considerato che:
- sono sempre più numerose le aziende in crisi i cui lavoratori non percepiscono retribuzioni da mesi e mesi, mentre i titolari - come nel caso della Softing, denunciato dai lavoratori - procedono a svendite totali e straordinarie dei beni aziendali;
- rispetto a queste preoccupanti situazioni appare insufficiente l'azione di controllo e di verifica dei comportamenti aziendali,
chiedono di interrogare l'Assessore dell'industria e l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere se siano al corrente dei fatti rappresentati e per sapere quali iniziative abbia posto in essere la Giunta regionale per trovare una soluzione positiva alla situazione oramai drammatica in cui versano i lavoratori ex Softing e le loro famiglie. (97)
INTERROGAZIONE BALIA - MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulle discriminazioni subite nell'ambiente di lavoro da un dipendente comunale a seguito della sua candidatura politica.
I sottoscritti,
premesso che si è avuta informazione di una situazione di forte disagio vissuta nell'ambiente lavorativo da un dipendente da oltre vent'anni del comune di Arbus, nei confronti del quale sono stati posti in essere atti tesi a creare condizioni organizzative/ambientali di lavoro che hanno portato alla marginalizzazione della sua attività lavorativa, allo svuotamento di mansioni, alla mancata assegnazione di compiti lavorativi con conseguente inattività lavorativa forzata;
preso atto che tali atti, che evidenziano una situazione di mobbing nei confronti del dipendente, si sono verificati a seguito della sua candidatura in una delle liste del centrosinistra alle ultime elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna;
rilevato che nella fattispecie pare delinearsi una volontà di penalizzazione verso un lavoratore per motivi di appartenenza politica ed ideologica;
considerato che nel caso in questione gli atti punitivi che hanno determinato la situazione di mobbing denunciata dal dipendente, sono posti in essere all'interno di una pubblica amministrazione che dovrebbe, semmai, tutelare le libertà fondamentali dei cittadini,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere se voglia intraprendere opportune iniziative politico-istituzionali per evitare che il fenomeno del mobbing continui a diffondersi pericolosamente negli ambienti di lavoro della nostra isola, soprattutto se determinato da intenzioni tese a limitare la libertà politica ed ideologica, come purtroppo accade nella situazione suesposta. (98)
INTERROGAZIONE VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sul ruolo delle residenze sanitarie assistite in Sardegna.
Il sottoscritto,
considerato l'insostituibile ruolo che le residenze sanitarie assistite (RSA) già oggi rivestono in Sardegna, come presidio sanitario di confine, a supporto dell'assistenza sanitaria per le fasce di popolazione bisognose di tutela continua, che possono essere seguite al di fuori del regime di ricovero ospedaliero;
considerato che:
- all'interno del sistema sanitario regionale esiste una grave carenza di posti letto per post-acuti che rende ad oggi assai difficile la gestione dei pazienti che necessitano di cure riabilitative intense e costanti all'atto della dimissione da parte del reparto ospedaliero di acuzie;
- a più riprese si è parlato dell'ipotesi di investire le RSA, almeno nella fase transitoria di adeguamento dell'offerta ospedaliera, del ruolo di supporto nella gestione del paziente post-acuto, rappresentando in tal modo un efficace intervento tampone nel corso della ristrutturazione del sistema sanitario regionale;
- l'attuale configurazione assistenziale delle RSA appare ovviamente orientata alla gestione del paziente cronico o comunque stabilizzato e non certo alla gestione delle delicate fasi di riabilitazione necessarie al riequilibrio psico-fisico del paziente post-acuto e al suo reinserimento sociale;
- anche il sistema di accesso alle prestazioni delle RSA e il loro finanziamento appare ovviamente assolutamente inadeguato ad eventuali nuovi compiti istituzionali,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere se esista:
- un sistema di controllo di qualità da parte dell'Assessorato che consenta di conoscere con certezza se l'attuale sistema di organizzazione delle RSA rappresenti la risposta ottimale alle necessità dell'utenza oppure, necessiti di modifiche e di adeguamenti finalizzati alla garanzia dell'università dell'accesso e di una migliore qualità delle prestazioni;
- l'intendimento di conferire nuovi, seppur transitori, ruoli istituzionali alle RSA sarde, in particolare rendendole protagoniste di nuovi servizi ai pazienti post-acuti nelle more della ristrutturazione della rete ospedaliera sarda;
- conseguentemente una ipotesi di rafforzamento della vocazione sanitaria riabilitativa di tali residenze, con correlata modifica dei presidi assistenziali disponibili e dei sistemi di finanziamento e di accesso. (99)
INTERROGAZIONE CONTU, con richiesta di risposta scritta, sulla vertenza relativa al prezzo del latte ovino.
Il sottoscritto,
visti:
- le gravi condizioni in cui versa il settore lattiero-caseario sardo;
- i gravi problemi legati al prezzo di produzione del latte;
- gli alti costi dei mangimi e dei prodotti accessori all'allevamento del bestiame;
- i problemi di ordine sociale e di ordine pubblico,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere quali azioni intendano promuovere per:
- trovare una soluzione al problema del prezzo del latte;
- trovare nuovi canali di commercializzazione dei prodotti ovi-caprini (come promesso dal Presidente della Regione oltre un mese e mezzo fa);
chiede inoltre quali strategie si intendano attivare per fronteggiare la grave crisi che sta colpendo mortalmente il settore trainante dell'economia isolana. (100)
INTERROGAZIONE CHERCHI Silvio - MARROCU - CALLEDDA, con richiesta di risposta scritta, sull'edilizia scolastica in Sardegna.
I sottoscritti,
premesso che:
- il Decreto legislativo n. 626 del 1994 impone la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e degli edifici pubblici compresi quelli scolastici;
- con una successiva Legge, la n. 265 del 1999, il termine della messa in sicurezza degli edifici scolastici era stato prorogato al 31 dicembre 2004;
- l'attuale governo, con un decreto legge del novembre scorso, ha dato la possibilità alle regioni "a fronte di comprovare esigenze" di fissare una nuova scadenza "comunque non successiva al 31 dicembre 2005, relativamente alle opere di edilizia scolastica comprese nei rispettivi programmi di intervento";
considerato che l'ultimo provvedimento governativo non fa riferimento alle "altre" opere di edilizia scolastica e si può prevedere, pertanto, che poiché una grossa percentuale di edifici non è attualmente a norma non potrà nemmeno godere della proroga;
evidenziato che, così come sottolineato in un documento del Consiglio scolastico provinciale di Cagliari riunitosi di recente per un esame della grave situazione, nonostante l'impegno dell'Assessore competente per cercare risorse per le scuole superiori, rimane in ombra la situazione delle scuole elementari e medie i cui edifici sono dei comuni;
sottolineato che per affrontare in maniera decisiva tale situazione occorrono interventi straordinari che devono vedere impegnati il Governo nazionale, la Regione, gli enti locali e le istituzioni scolastiche,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere quali atti abbia posto o intenda porre in essere per affrontare e dare soluzione ai gravi problemi di edilizia scolastica per impedire che, alla ripresa dalle vacanze natalizie
il 7 gennaio 2005, molte scuole della provincia di Cagliari rimangano chiuse. (101)
INTERROGAZIONE ADDIS, con richiesta di risposta scritta, sulla cessione da parte della società Meridiana di alcuni importanti rami d'azienda ad altra società della penisola, con grave ricaduta sul livello occupazionale della città di Olbia e dell'intera Gallura.
Il sottoscritto,
premesso che:
- la società Meridiana avrebbe comunicato ai 21 dipendenti dell'Ufficio proventi traffico, con contratto in essere a tempo indeterminato, la cessione del ramo aziendale alla ComData di Ivrea a partire dal 1° febbraio 2005;
- contestualmente sarebbe stato richiesto agli stessi dipendenti di firmare per accettazione un documento liberatorio in favore di Meridiana;
- il trasferimento alla ComData riguarderebbe anche altri 50 addetti che nel corso dell'anno sono stati assunti con contratti a tempo determinato per svolgere attività di elaborazione tagliandi;
premesso, altresì che:
- il call center sarebbe stato parimenti ceduto alla ComData di Ivrea;
- il personale interessato da questa operazione ammonta a circa 130 unità, quasi tutte con contratti a tempo determinato della durata di circa dieci mesi l'anno;
- vi è la fondata preoccupazione di un trasferimento graduale delle attività, sotto forma di overflow, sulle altre strutture della società di Ivrea;
- sarebbe in corso lo sviluppo di un progetto informatico mirato alla condivisione con ComData di un sito web per le prenotazioni Meridiana;
- gli ultimi contratti, tutti di breve durata, parrebbero suggerire l'imminente passaggio alla gestione in outsourcing del call center;
tenuto conto che:
- sarebbe in corso uno studio per la dismissione del settore tecnico manutentivo;
- i tecnici passerebbero ad una nuova società di servizi a capitale ancora da definire;
- tale fatto comporterebbe una importante riduzione di personale come conseguenza di un possibile graduale trasferimento di attività di manutenzione in altre strutture aeroportuali della penisola;
- il disimpegno di Meridiana si sta manifestando attraverso il rifiuto di assumere personale sardo, già formato, seppure con contratti a tempo, ricorrendo, per far fronte alla grande mole di lavoro, a tecnici continentali in pensione con un rapporto di lavoro di tipo consulenziale;
considerato che:
- quanto sopra esposto, se corrispondesse al vero anche solo in parte, avrebbe gravi e negativi riflessi sui livelli occupazionali della città di Olbia e dell'intera Gallura;
- tutto ciò appare ancora più grave nel momento in cui la società Meridiana dovesse assumere l'incarico della gestione di tutte le rotte da e per la Sardegna in regime di continuità territoriale,
chiede di interrogare l'Assessore dei trasporti per sapere quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere al fine di evitare quanto lamentato in premessa. (102)
INTERROGAZIONE PISU - ATZERI - MASIA - DAVOLI - FADDA - LANZI - FRAU - URAS - PINNA - BARRACCIU - GESSA - LICHERI, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di sospensione del permesso di ricerca mineraria concesso alla società Sardinia Gold Mining S.p.A. in aree comprese nel poligono militare interforze di Perdas de Fogu nei Comuni di Villaputzu, Armungia e Ballao.
I sottoscritti,
visto il permesso di ricerca minerario n. 263 del 21 maggio 2002 con scadenza il 21 maggio 2004, rilasciato alla Sardinia Gold Mining (S.G.M.) S.p.A. per la ricerca dei minerali di Au, Ag, Cu, As, Pb, Zn, Sb, Fe, V, nei territori dei Comuni di Villaputzu, Armungia, Ballao e, più specificatamente, nei territori denominati Monte S'Ollasteddu e Sa Fraigada, facenti parte dei territori già in concessione al poligono militare interforze di Perdas de Fogu;
vista la determinazione n. 219 del 28 maggio 2004 del direttore del Servizio attività estrattive dell'Assessorato dell'industria della Regione autonoma della Sardegna con la quale viene concessa una proroga di mesi otto alla società S.G.M. S.p.A. per procedere con il permesso di ricerca mineraria su indicato;
visto lo studio di geochimica ambientale, promosso del Ministero della Difesa e realizzato dal Dipartimento di scienze ambientali dell'Università di Siena in collaborazione con il Dipartimento di scienze naturali dell'Università di Cagliari, nel quale si ammette, pur con altri intenti, la presenza anche nei territori interessati del permesso di ricerca in oggetto di un alto tasso d'inquinamento dai minerali di As (Arsenico), Pb (Piombo) e Cd (Cadmio);
considerato che la Commissione di indagine, istituita dal VII Commissione permanente (Sanità) del Consiglio regionale, ha da pochi mesi iniziato i suoi lavori per valutare se esista un pericolo d'inquinamento, o un inquinamento già in atto, capace di apportare gravi conseguenze alla salute e alla sicurezza nei territori dei comuni vicini o interessati dal poligono interforze;
considerata l'ipotesi di allarme ambientale e sanitario che, anche in quel territorio, viene proposta dai media locali e nazionali e denunciata da diversi comuni locali nonché da documenti tecnici (riguardanti alcune falde acquifere e lo stato dei terreni limitrofi all'area di ricerca mineraria in oggetto) redatti da tecnici competenti;
valutati i rischi ambientali e sanitari per la popolazione residente nel territorio vicino alla zona di concessione mineraria in oggetto, che conseguirebbero da un ulteriore movimento di terre in quel territorio se gli allarmi su richiamati risultassero confermati;
certificata la contrarietà al permesso di ricerca mineraria espresso dalla maggior parte dei comuni interessati, i quali già da tempo hanno provveduto, anche con l'utilizzo di risorse regionali, a pianificare l'uso del territorio con attività locali volte all'utilizzo turistico e produttivo del territorio in netto contrasto con qualsiasi ipotesi di sfruttamento minerario;
considerata la situazione di pericolo che potrebbe materializzarsi per gli abitanti del territorio, le falde acquifere e i terreni, qualora durante le frequenti esercitazioni militari interne al poligono la sede della miniera con i suoi laghetti artificiali, i depositi dei materiali di scarto, i depositi di materiale pericoloso, etc, si trasformasse erroneamente in un bersaglio;
data, per confronto, la grave situazione ambientale venutasi a creare nel territorio del comune di Furtei e dei comuni limitrofi, nell'ambito della concessione mineraria di cui è titolare la stessa società S.G.M. S.p.A., in seguito alle modalità di prelievo e di trattamento dei materiali per l'estrazione dell'oro, nonché all'uso del cianuro di sodio per la separazione dell'oro dagli altri minerali;
considerate le difficoltà che si verrebbero a determinare circa la valutazione della corretta realizzazione degli scavi, la conformità al permesso di ricerca già rilasciato e l'eventuale concessione di sfruttamento, nonché la correttezza nel ripristino previsto dalla legge, dato che il territorio interessato dal permesso di ricerca in oggetto è sottoposto alle restrizioni dovute ai vincoli militari,
chiedono di interrogare il Presidente della regione e l'Assessore dell'industria per conoscere:
- se nel concedere il permesso di ricerca alla S.G.M. S.p.A. si sia tenuto conto della delicatezza del territorio interessato sia per quanto riguarda le possibili conseguenze socio-sanitarie sia per quanto riguarda l'impatto ambientale, visto quanto richiamato in premessa;
- con quali atti formali e con quali parametri per la valutazione del rischio si sia proceduto se, nonostante quanto richiamato in premessa, è stata comunque concessa la proroga in oggetto;
- se la S.G.M. S.p.A. abbia effettuato, durante la vigenza del permesso di ricerca (dal 21 maggio 2002 al 21 maggio 2004), le ricerche concesse e se sia stato effettuato un controllo;
- quali motivazioni siano state apportate per la richiesta di proroga e in quale data tale proroga sia stata richiesta;
- quali siano i motivi per cui la S.G.M. S.p.A. ha ottenuto la proroga del permesso di ricerca già concesso se, lo stesso permesso, era già scaduto e, quindi, decaduto da sette giorni;
- se non si ritenga di dover sospendere con effetto immediato la proroga già concessa, per i gravi motivi di salute pubblica e ambientale che potrebbero derivare dall'inizio delle attività di ricerca, fino a che tutti i dubbi in merito non saranno fugati. (103)
INTERROGAZIONE SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sull'appalto di servizi e progetto "e-mountain" della Comunità montana n. 9 del nuorese. Conflitto di interessi.
Il sottoscritto,
appreso che:
1) la Comunità montana n. 9 del nuorese, in qualità di ente coordinatore, ha presentato il progetto e-mountain Sardegna che è stato finanziato dal Dipartimento per l'innovazione tecnologica presso la presidenza del Consiglio dei Ministri per una somma di euro 1.550.000;
2) lo stesso progetto è stato altresì finanziato daella Regione autonoma della Sardegna per una somma di euro 4.000.000;
3) la Comunità montana n. 9 del nuorese, per la realizzazione del progetto e-mountain, intende avvalersi di partner privati e per questo ha emesso un bando di gara il cui termine per la presentazione delle offerte scade il prossimo 11 dicembre;
4) che, come riportato nel primo allegato, tale bando assegna cinque punti di vantaggio ad alcune aziende, tra cui società sarde come Tiscali o che hanno interessi nella nostra regione come Algotech Sistemi Srl e Finsiel Spa, operante in Sardegna tramite la propria controllata Krenesiel Spa di Sassari;
5) tale vantaggio è attribuito a queste aziende in forza della determinazione dirigenziale n. 203 del 6 giugno 2002 della Comunità montana n. 9 (allegato B) la quale individua dei partner, fornitori del progetto e-mountain, senza esprimere una gara europea come invece previsto dalla vigente normativa sugli appalti, anche in considerazione del rilevante importo di progetto;
6) per tale ultima ragione, un società del settore (la In.It. Srl di Perugia) ha manifestato pubblicamente, attraverso gli organi di informazione, forti dubbi sulla legittimità del predetto bando di appalto e ha preannunciato ricorso alle competenti autorità giudiziarie (allegati C, D ed E);
7) la stessa società del settore, sempre attraverso gli organi di informazione, ha altresì lamentato una ingiustificata e colpevole carenza di informazioni su parti essenziali del progetto che avvantaggerebbero alcune società, tra cui le stesse già favorite dai citati cinque punti;
venuto a sapere che:
- la Comunità montana n. 9 del nuorese, con delibera n. 151 del 15 settembre 2004 (allegato F), dà atto che la Uncem, attraverso le proprie società operative, ha scritto il capitolato d'appalto e-mountain;
- una delle società operative della Uncem (la Uncem Consulting) è controllata dallo stesso soggetto proprietario di una delle società che beneficiano dei cinque punti di vantaggio di cui ai punti 4e 5, la Algotech Sistemi Srl, evidentemente per partecipare direttamente o indirettamente all'appalto;
- la società del settore di cui al precedente punto 7, nel lamentare pubblicamente una ingiustificata e colpevole carenza di informazioni su parti essenziali del progetto, ha anche precisato che alcune delle società beneficiarie dei cinque punti di vantaggio (Finsiel Krenesiel) sono ulteriormente avvantaggiate per il fatto che, a differenza degli altri potenziali concorrenti, sono in possesso delle informazioni tecniche mancanti e indispensabili per la formulazione dell'offerta;
- in risposta all'appalto di cui trattasi è stata formulata un'unica offerta, presentata proprio da queste ultime società in associazione di impresa con Tiscali, società controllata dal Presidente della Regione;
già interrogato il Presidente della Regione per sapere:
- perché la Regione autonoma della Sardegna abbia finanziato un appalto con questi presunti profili di illegittimità;
- perché la Regione autonoma della Sardegna, essendo anch'essa a conoscenza di questi aspetti controversi, non sia intervenuta per fare chiarezza sulle lamentate illegittimità;
- quali provvedimenti intenda intraprendere la Regione per assicurarsi che, in questo specifico caso, i propri finanziamenti vengano assegnati con la massima trasparenza e nella piena osservanza delle norme che regolano gli appalti;
chiede di interrogare il Presidente della Regione, la giunta regionale e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere:
- quali azioni intenda intraprendere la Regione rispetto al fatto che i propri finanziamenti vengono gestiti in presenza di un potenziale conflitto di interessi tra chi ha scritto il bando di gara e chi partecipa all'appalto o comunque beneficia di un cospicuo vantaggio;
- se ritiene ancora opportuno confermare i finanziamenti alla Comunità montana del nuorese, alla luce dei fatti emersi ed in relazione alla gravità degli stessi, correndo il rischio che anche questi fondi rimangano bloccati nell'ennesimo contenzioso e vengano revocati dall'Unione Europea perché non spesi in tempo utile;
- come il Presidente della Regione intende risolvere il proprio conflitto di interessi, visto che Tiscali, ancora una volta, nonostante le promesse dello stesso Presidente, partecipa alle gare di appalto finanziate dalla Regione e, a quanto pare, se le aggiudica addirittura come unico concorrente;
- se il Presidente, anche alla luce di questa imbarazzante vicenda che ripropone l'attualità del conflitto di interessi in tutta la sua gravità, intende ancora dare corso all'attuazione delle delibere di Giunta n. 30/38 del 20 luglio 2004 e 32/1 del 3 agosto 2004 che assegnano, di fatto, direttamente allo stesso Presidente i poteri di gestire l'e-government e quindi gli appalti sull'informazione della Regione e degli enti locali. (104)
INTERROGAZIONE SERRA, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative da assumere per istituire un presidio fisso di vigili del fuoco a La Maddalena.
Il sottoscritto,
premesso che, oramai da anni, la Regione sarda predispone appositi piani per una adeguata risposta preventiva per un'efficace lotta agli incendi;
considerato cheil comune di La Maddalena è sede di un presidio estivo del Comando dei vigili del fuoco di Sassari che garantisce, per detto periodo, una struttura organizzata e l'attivazione di un servizio capillare nel territorio, che consente di mettere a frutto le competenze professionali e operative dei vigili del fuoco, dei volontari e di tutte le energie disponibili con relativi uomini e mezzi per combattere gli incendi estivi;
accertato che durante il resto dell'anno a La Maddalena le eventuali emergenze sono lasciate a carico di un esiguo gruppo di volontari della protezione civile, in quanto la più vicina caserma dei vigili del fuoco si trova ad Olbia, circa 40 km più il traghetto, e che per un intervento bisogna attendere un'ora, un tempo troppo elevato;
constatato chetale condizione di gravissima difficoltà è ravvisabile, sia:
- nella carenza di personale all'altezza dal punto di vista professionale e organizzativo per garantire l'intervento nei casi in cui si richiede l'apporto di soccorsi con l'impegno di particolari mezzi tecnici;
- nell'impossibilità di mantenere i turni notturni;
tenuto conto che questa situazione è stata comunque affrontata con uno sforzo notevole, soprattutto nei mesi estivi, grazie ad un incremento dell'impiego di vigili del fuoco volontari, ma soprattutto ad un incremento di lavoro straordinario dei vigili del fuoco effettivi;
verificato che il presidio estivo istituito per la campagna antincendio-boschivi a La Maddalena ha rappresentato un valido argine contro gli incendi, attraverso un elevatissimo sforzo in termini di impiego di uomini, di mezzi ed anche di risorse finanziarie da parte del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e che ciò avrebbe maggiore consistenza se si costituisse una postazione fissa di vigili del fuoco con compiti di coordinamento fra tutti gli organi preposti al controllo e alla prevenzione degli incendi,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente al fine di conoscere:
- quali provvedimenti immediati intendano portare avanti al fine di permettere che il presidio di La Maddalena possa contare su una organizzazione valida ed efficace per la lotta agli incendi tutto l'anno;
- quali siano i motivi che impediscano di insediare un presidio fisso di vigili del fuoco a La Maddalena e se non ritengano necessario uno snellimento delle procedure tecnico-organizzative per un rafforzamento di uomini e mezzi in detto territorio. (105)
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