Seduta n.16 del 05/11/1999 

XVI SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

VENERDI' 5 NOVEMBRE 1999

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 9 e 35.

FLORIS EMILIO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 4 novembre 1999 (15), che è approvato.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano, il quale non è presente in Aula. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu, il quale non è presente in Aula. E' iscritto a parlare il consigliere Demontis, anche lui non è presente in Aula. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu, il quale è in Aula, la prego onorevole Spissu. Non vuole intervenire?

SPISSU (D.S.-F.D.). Vorrei intervenire a fine mattinata.

PRESIDENTE. A fine mattinata? Credo che il dibattito stia per concludersi.

Ha domandato di parlare il consigliere Masala sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Poiché ci sono molti assenti, forse è opportuno, magari invitandoli dopo a ridurre i tempi di intervento, ma forse una breve sospensione mi pare opportuna perché diversamente io avrei molto di dire sull'eventuale richiesta di protrazione del tempo da parte di coloro che, chiamati ad intervenire, sono presenti in aula, così come è accaduto poc'anzi, perché diversamente devono rinunciare come quelli che sono assenti e che vengono dichiarati decaduti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Sono d'accordo totalmente con quanto ha detto il collega Masala. Chiedo una brevissima sospensione per fare in modo che i colleghi che sono al bar possano intervenire in Aula per svolgere gli interventi. E` bene, Presidente, dire le cose come stanno, qualche volta la verità aiuta.

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio non può che tener fede agli impegni presi in Conferenza dei Capigruppo ed è puntuale; chi è chiamato, se non è presente in Aula, decade per Regolamento, c'è una richiesta, ne prendo atto, di sospensione dei lavori. Sospendiamo i lavori per un quarto d'ora, riprendiamo alle ore 9 e 45.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 40, viene ripresa alle ore 10 e10.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. E` iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, dopo circa cinque mesi, grazie ad una legge elettorale che premia chi perde e non chi vince, e che preferisce gli sconfitti a coloro che i sardi non hanno scelto il 13 e il 27 giugno, in barba a quelle che sono le più elementari regole democratiche ecco finalmente - mi auguro almeno - che stamane scaturisca una nuova Giunta regionale per i sardi. Poco importa se questa è in grado di risolvere i problemi che affliggono la nostra Isola! Poco importa se fanno parte della Giunta quegli stessi partiti, quegli stessi uomini, poco importa per maggiore precisione se questa non è che la continuità delle precedenti Giunte guidate dall'onorevole Palomba, che ha portato, in questi ultimi cinque anni, la Sardegna allo sfascio, alla ingovernabilità. Poiché se è vero, come è vero, che oggi a distanza di cinque mesi l'isola è ingovernabile lo si deve soprattutto, in particolar modo, al governo delle sinistre.

Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, siamo finalmente all'epilogo, da oggi in poi probabilmente non sentiremo parlare più di cani rognosi, di cecchini, di voltagabbana, non sentiremo più parlare di governo delle regole, caro Bruno Dettori, e di principi ed equidistanza, caro Giacomo Sanna, tra i due poli, perché gli scopi sono stati raggiunti, gli obiettivi idem. Obiettivo principale era quello di impedire al Polo per la Sardegna di governare la nostra isola all'insegna del cambiamento, dell'efficienza, e perfino in particolar modo della trasparenza.

Il Presidente Selis in un passaggio del suo intervento afferma testualmente: "Dividiamoci sulle responsabilità del passato, ma uniamoci sulle cose da fare oggi"; ma non le pare che questo appello più a che noi, almeno al sottoscritto, debba essere rivolto ai suoi alleati del centro-sinistra che hanno disamministrato in questi ultimi anni la nostra isola, soprattutto in questi ultimi cinque anni. Ma dove era l'onorevole Selis e tutta la Giunta di sinistra quando si rifiutava di affrontare il problema dei giovani, dei disoccupati, dei lavoratori socialmente utili che lei oggi richiama nelle sue dichiarazioni programmatiche e che a volte rimangono mesi e mesi senza ricevere l'integrazione dovuta da parte della Regione Sarda? Dove era quando si lasciava morire l'agricoltura, l'industria (Fiumesanto ne è la testimonianza), l'artigianato, il commercio, la piccola e media industria che produce benessere e soprattutto ricchezza? Dove era, signor Presidente, assieme ai suoi alleati, quando il numero dei disoccupati in Sardegna anziché diminuire aumentava fino a raggiungere la soglia dei 360.000 disoccupati? Dove eravate voi della sinistra quando si parlava di trasporti, di sanità, con un piano sanitario immobile, bloccato da oltre quattro anni, senza che nessuno se ne voglia occupare, si voglia impegnare a modificarlo, e poi nello stesso tempo presentarlo in maniera definitiva?

Che dire poi degli Enti locali, cui lei fa riferimento, e delle competenze loro delegate, che gli derivano dalle leggi vigenti, che sono state sempre puntualmente disattese dalle precedenti Giunte regionali.

Signor Presidente, io che mi onoro di essere stato Sindaco per oltre un decennio so cosa significhi affrontare problemi quotidiani e le difficoltà con cui gli amministratori locali più di una volta loro malgrado, senza mezzi e con mille difficoltà, sono chiamati a dare delle risposte ai cittadini e a sopperire ai ritardi, e sopratutto, in particolar modo, alle inadempienze e alle innumerevoli lungaggini della macchina burocratica che non funziona in questa regione, ma che non deriva e non è da attribuire ai funzionari che pure si impegnano e si adoperano in modo egregio ad assolvere i loro compiti.

Dove era o dove eravate quando perfino alle compagnie barracellari hanno tolto i fondi, nonostante nel periodo estivo, sostituendosi alle squadre antincendio nei comuni, garantiscono di fatto in modo esemplare la salvaguardia, il controllo e perfino la lotta agli incendi, nonché durante gli altri periodi dell'anno la prevenzione e il controllo del territorio.

Questi sono degli esempi, signor Presidente, di tanta inefficienza da voi prodotta, e quindi non mi pare giusto che possiate, ancora una volta, guidare la regione, che la sinistra con una maggioranza divisa su tutto, dalle idee ai programmi, ma che vi vede uniti ed alleati solo da un obiettivo comune, che sono le poltrone, essere cioè incollati al potere fine a se stesso. Altro che pensare ai giovani, onorevole Cogodi, altro che pensare al lavoro!

Signor Presidente, sono rispettoso del ruolo che gli è stato affidato, ma non trova alcuna giustificazione il comportamento di privilegio che vuol riservare ad un consigliere regionale che per Alghero ha inteso protestare giustamente per il mancato beneficio dei fondi strutturali. Non altrettanto privilegio, però, è stato riservato alla confederazione provinciale della Coltivatori Diretti di Sassari, che a più riprese ha avuto modo di far sentire la propria voce a tutti i livelli, senza peraltro trovare né attenzione e solidarietà, e tanto meno rispondenza né da parte sua, nelle proprie dichiarazioni programmatiche, e tanto meno dalla Giunta regionale uscente, quando la Giunta provinciale di Sassari ha disatteso le loro richieste, le loro problematiche, i loro problemi, di lavoratori agricoli.

Signor Presidente, mi creda, poiché anch'io provengo dalle file della Democrazia Cristiana come lei, in passato, ma perfino oggi la consideravo un politico coraggioso e innovativo, cosa che invece non appare dalle dichiarazioni programmatiche che riportano suggerimenti e proposte dette e ridette, alle quali per primi voi non credete, immaginatevi se ci crederanno i sardi.

Signor presidente del Consiglio, onorevole presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri, il 13 e il 27 giugno i sardi hanno dato centocinquantaduemila preferenze all'onorevole Mauro Pili, seppure in assenza di una legge elettorale presidenzialista e maggioritaria, che mi auguro la stragrande maggioranza il 21 novembre possa eventualmente scegliere, e ha indicato in lui, assieme al Polo per la Sardegna, il futuro Presidente della Regione. Tutto questo non sta avvenendo, con giochi e giochetti, dal momento che sta per nascere un Giunta debole nei numeri e povera nei contenuti, non espressione del cambiamento e tanto meno della volontà dei sardi, mi auguro - e concludo - che veramente nel futuro e nelle imminenti scadenze amministrative che avremo di fronte i sardi sappiamo trarre le dovute conseguenze.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.-F.D.). Signor presidente del Consiglio, signor presidente della Giunta, care colleghe, cari colleghi, non so se riuscirò a nascondere l'emozione del mio primo intervento in questa prestigiosa Assemblea degli eletti e dei rappresentanti del popolo sardo. Quella che non voglio nascondere invece è la grande preoccupazione che deriva dalla responsabilità che mi è stata attribuita, come a voi tutti, care colleghe e cari colleghi, di rappresentare i cittadini che ci hanno dato la fiducia per dare voce ai loro problemi, alle loro ansie e alle loro speranze. Per questo non posso nascondervi la mia angoscia, il mio senso di frustrazione per i gravi ritardi con i quali si sta avviando questa legislatura, che ad oltre quattro mesi dalla conclusione della tornata elettorale non ha ancora consentito di dare un Governo alla nostra regione e di far funzionare la nostra Assemblea legislativa.

Di fronte alle gravi emergenze della nostra società, che trovano nella mancanza di lavoro e nella disoccupazione giovanile la causa principale del disagio sociale e dei tanti drammi familiari e personali, non è consentito a nessuno di noi sottrarci alle nostre responsabilità per dare concreto avvio a questa legislatura.

Oggi noi possiamo, e dobbiamo farlo, dando la fiducia al presidente Selis e alla sua Giunta, per quanto si abbia la consapevolezza che la Giunta che sta per nascere non disponga di un'ampia base parlamentare, ritengo che la spirito che anima le forze di maggioranza sia capace di dare all'azione di governo l'impulso e la concretezza necessaria per assicurare alla Sardegna il governo delle emergenze.

Ma il programma presentato dal presidente Selis, con molta compostezza e sobrietà, contiene in sé anche l'orgoglio di un popolo e di una società positiva che ha voglia di una grande innovazione e modernizzazione, basata sui valori della sua identità, della sua cultura, della sua autonomia e della sua aspirazione all'autodeterminazione e all'autogoverno. Le nostre speranze di riscatto devono infatti ripartire dall'affermazione della nostra specialità e della nostra autonomia; per questo acquista particolare rilevanza politica la presenza significativa del Partito Sardo d'Azione nella maggioranza e nella Giunta regionale.

La chiara e convinta posizione, espressa dal presidente Selis sull'autonomia, non nasce dall'esigenza opportunistica di mettere assieme una maggioranza, ma dalla profonda convinzione che il sentimento autonomistico è ormai diventato un patrimonio diffuso dei sardi che questa maggioranza vuole affermare e difendere con orgoglio e con determinazione.

Ma oltre che nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente, questa maggioranza e questa Giunta devono trovare nella concretezza dell'azione di governo la credibilità della sua coscienza autonomistica; la forza e la vitalità dell'autonomia della nostra Regione ha bisogno di atti concreti e se necessario di un confronto duro con il Governo e con lo Stato.

In questi tormentati mesi di inizio della legislatura ho assistito, pressoché impotente, a due vicende che a questo proposito meritano di essere citate come esempio della prepotenza dello Stato e dei suoi apparati e che mortificano l'autorevolezza della nostra istituzione autonomistica. Mi riferisco all'atteggiamento dei Monopoli di Stato che da venticinque anni non rispettano le prerogative all'articolo 14 dello Statuto speciale, impedendo il trasferimento al patrimonio regionale dei beni demaniali delle Saline, e alla decisione dell'enel, che ha stracciato l'impegno sottoscritto con la Regione sarda per la riconversione tecnologica ed ambientale della centrale termoelettrica del Sulcis. Si tratta di due esempi concreti, signor Presidente, sui quali potrà essere misurata nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, la capacità della Giunta che sta per nascere di affermare la propria autorevolezza e il prestigio della nostra istituzione autonomistica nei confronti dello Stato e del Governo nazionale.

Ma l'autorevolezza e il prestigio dell'istituzione autonomistica dipenderà soprattutto dalla nostra capacità di autogoverno; nelle prossime settimane e nei prossimi mesi la Giunta e il Consiglio regionale saranno chiamati a decidere sulle scelte da operare per l'attuazione di importanti atti di programmazione che ci ha lasciato in eredità la precedente legislatura, primi fra tutti il quadro comunitario di sostegno e l'intesa istituzionale Stato - Regione. Si tratta di opportunità irripetibili per la crescita, per il progresso sociale e per la modernizzazione della nostra regione, che non possiamo perdere se non vogliamo condannare definitivamente la Sardegna al sottosviluppo.

Occorrono scelte chiare, coraggiose, innovative, di alto profilo politico programmatico, sulle quali la nuova Giunta regionale saprà giocare un ruolo fondamentale, ma rispetto alle quali è indispensabile il contributo di tutte le forze e di tutti gli schieramenti presenti in questo Consiglio.

All'alba del terzo millennio si può e si deve aprire una nuova fase dell'autonomia, come diceva l'onorevole Floris, ma deve essere sostenuta da una nuova e rinnovata azione di programmazione, che deve vedere coinvolti tutti i soggetti sociali istituzionali che rappresentano, a partire dalle realtà locali, il tessuto vitale della nostra società e della nostra regione. E` indispensabile mettere in campo uno sforzo straordinario di fantasia e di progettazione per ricercare vie nuove, capaci di generare sviluppo sostenibile e nuova occupazione.

Nella globalizzazione e nei mercati internazionali possiamo trovare gli spazi vitali per il nostro futuro se ci sapremo presentare con la nostra identità e con le nostre risorse naturali e culturali.

La fine dell'intervento pubblico nella gestione delle attività economiche è diventato un percorso irreversibile che ci costringe a mettere in campo tutta la nostra capacità di intraprendere, se vogliamo creare sviluppo economico, benessere diffuso e nuova occupazione. Il processo delle privatizzazioni, il consolidamento di quello che è rimasto del vecchio modello di sviluppo basato sugli impianti di base creati negli anni Sessanta e Settanta, che tanto sconquasso hanno creato in termini di impatto sociale e di compatibilità ambientale, deve spingerci definitivamente verso la ricerca di una nuova base produttiva che consenta l'incremento del prodotto interno lordo e la crescita dall'occupazione.

Per la valorizzazione delle risorse locali è indispensabile, in primo luogo, sostenere i processi di autosviluppo per far crescere ed affermare l'imprenditoria e le produzioni locali. Nella nostra realtà regionale, nella quale sono presenti, assieme grandi capacità innovative, come è dimostrato dagli esempi di Video on Line e di Tiscali, permangono ancora forti condizioni di arretratezza e di sottosviluppo, è indispensabile sostenere e promuovere gli investimenti produttivi per costruire un tessuto diffuso di piccole e medie imprese come asse portante di un nuovo modello di sviluppo basato sulle integrazioni di diversi settori economici e produttivi, dall'industria all'artigianato, dal turismo al commercio, dall'agricoltura alla pesca e all'agroalimentare. Nell'epoca attuale del mercato unico europeo e della globalizzazione, il flusso degli investimenti privati è assai mobile e tende ad indirizzarsi verso le attività e i territori dove esistono più favorevoli condizioni ambientali.

E` per ciò compito delle istituzioni sostenere e promuovere attivamente gli investimenti privati, migliorando i fattori attrattivi e favorendo le opportunità di insediamento.

L'efficienza della pubblica amministrazione, i sistemi di incentivazione, le dotazioni infrastrutturali, la qualificazione della forza lavoro, la sicurezza per le persone rappresentano le condizioni essenziali per la competitività e il successo dell'impresa.

Per migliorare il sistema degli incentivi deve essere approvato rapidamente, con le necessarie modifiche ed integrazioni, il Testo Unico delle leggi agevolative per l'industria e per gli altri settori produttivi, e vanno assicurate maggiori risorse agli strumenti che hanno dimostrato migliore efficacia e sostegno degli investimenti, attrezzando la struttura regionale per la gestione diretta delle tante leggi di incentivazione per le imprese, che sono state decentrate alla regione dalla Bassanini e dal decreto legislativo 112/98.

Per migliorare le dotazioni infrastrutturali bisogna potenziare ed ammodernare le aree insediative industriali artigianali e i servizi alle imprese, ma anche attrezzare i porti industriali e i nodi intermodali del sistema dei trasporti, creando la connessione con il terminal Mediterraneo di Cagliari che si avvia alla sua completa operatività.

Si è fortemente accentuata la competitività tra i paesi e le regioni in ritardo di sviluppo per attrarre i flussi di investimenti nazionali ed esteri, questo fatto accentua la necessità urgente di una struttura regionale organizzata per coordinare gli interventi per l'attrazione e la promozione di investimenti in Sardegna. Esso deve valorizzare in termini efficaci le opportunità localizzative e ambientali offerte dal sistema Sardegna, prevedere le priorità settoriali e territoriali verso cui indirizzare i potenziali investitori, realizzare azioni mirate, anche per via informatica e telematica, di scouting (?) e di promozione attiva verso gli investitori nazionali ed esteri, avvalendosi di banche di affari e di soggetti altamente specializzati ed assicurando anche l'assistenza ed il primo accompagnamento degli investitori interessati.

Questa struttura regionale organizzata dovrà stabilire forme efficaci di collaborazione e di sinergia con Sviluppo Italia, con la rete estera dell'ICE e con le organizzazioni dei circoli degli emigrati sardi che rappresentano le nostre antenne più attive per il collegamento e la connessione del nostro sistema regionale con il mondo intero. La nostra condizione di insularità deve essere superata con una politica di forte proiezione internazionale, questa è la grande novità politica e il grande contenuto innovativo presente nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Selis che condivido interamente.

Una politica che deve integrarsi con nuove forme di promozione e di markenting territoriale, come dice il presidente Selis, capace di offrire un prodotto peculiare ed unico al modo che è rappresentato dal nostro ambiente, dalla nostra storia e dalla nostra cultura. Questi valori sono anche i tratti essenziali della nostra identità, che assieme alla nostra centralità geografica e alla nostra capacità di modernizzazione ci può collegare con il sistema Mediterraneo e con il mondo intero.

Bisogna costruire un nostro ruolo nel sistema internazionale, non solo con le nuove infrastrutture e con l'innovazione tecnologica, ma anche con i collegamenti culturali, con il dialogo, il confronto e la cooperazione internazionale, che trova nei paesi che si affacciano nel Mediterraneo i principali interlocutori con i quali costruire un progetto comune di relazione e di scambi a livello planetario.

Dalla sua centralità geografica nel Mediterraneo la Sardegna può e deve costruire la sua centralità culturale per favorire la sua centralità economica. Ciò può essere realizzato promuovendo e sviluppando strutture formative, come la facoltà di architettura del Mediterraneo e il centro internazionale per la specializzazione dei tecnici dei paesi in via di sviluppo, gestito dal consorzio Forgen(?) International ed attività culturali come il centro cinematografico del Mediterraneo, il museo degli scultori del Mediterraneo, per citare alcuni esempi già proposti dal mondo della scienza e della cultura.

E` questo il grande significato che ha voluto attribuire alla nostra regione l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura in occasione del prestigioso riconoscimento internazionale che ha voluto attribuire al patrimonio tecnico-scientifico, storico-culturale e paesaggistico-ambientale contenuto nelle aree del parco geominerario storico ambientale della Sardegna.

Signor Presidente, nel corso delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del nostro Statuto di autonomia, il Consiglio regionale, che lei allora presiedeva, ha voluto pubblicare sui quotidiani locali un passaggio del discorso tenuto da Emilio Lussu nel 1947 all'Assemblea Costituente, quel passaggio diceva: "Noi sentiamo che dobbiamo ricominciare la nostra vita ed avere fiducia in noi stessi, lavorare di più, studiare di più e conoscere i nostri problemi e quelli degli altri. Studiare di più in tutto, sacrificare di più l'individuale al collettivo, e sperimentare di più. Entrare di più in questa vita di civiltà moderna d'Italia, d'Europa e del mondo, spezzare questo incantesimo tenebroso di isolamento, che è diventato psicologico dopo essere stato prima di tutto naturale. E dobbiamo universalizzarci, ma per questo è necessario avere presupposti di vita autonoma".

Signor Presidente, lei ha voluto con le sue dichiarazioni programmatiche riprendere la sfida lanciata cinquant'anni fa da uno dei padri nobili della nostra autonomia, non è una sfida né facile, né di corto respiro, ma ritengo che debba rappresentare per noi sardi la sfida con la quale possiamo e dobbiamo aprire il terzo millennio per dare contenuti e prospettive ad una nuova stagione della nostra autonomia.

Non so quanto potrà durare la sua Giunta, quello che so e che lei, gli uomini della Giunta, la maggioranza che la sosterrà e tutti i colleghi di questa Assemblea avranno la responsabilità politica e morale, ma credo anche le capacità culturali e l'intelligenza, per cogliere questa sfida in un passaggio epocale che ci deve vedere tutti protagonisti del futuro, del popolo sardo che rappresentiamo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU(A.N.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, non credo che oggi per i sardi sia una giornata fausta, una giornata bella, perché in luogo del rinnovamento e della discontinuità si sta per varare una Giunta che già nelle persone, con gli assessori in carica, sia con i nuovi entrati e nei programmi ricorda e ricalca quanto già visto nell'undicesima legislatura. Siamo, cioè, non già in presenza solamente di una Giunta di rinnovamento, ma di una Giunta di restaurazione in contrasto, è bene ricordarlo ancora una volta, so che può non far piacere a molti, con quanto le popolazioni della nostra Isola avevano chiesto, e pertanto quanto sta avvenendo è la mortificazione di un voto, democraticamente espresso principalmente il 27 giugno 1999.

Lei, onorevole Presidente Selis, l'amicizia che c'è credo che resti, ha cercato di mettere già le mani avanti durante il suo intervento, leggendo le sue dichiarazioni programmatiche, sulle discussioni che ancora interesseranno quest'Aula, interesseranno la gente, tra chi ha vinto e chi non ha vinto.

Le discussioni è vero, andranno avanti ancora per molto tempo perché la gente, il popolo, non riesce a comprendere come mai chi ha avuto il 48 per cento di voti al primo turno è circa il 54 per cento al ballottaggio non riesca a governare. Ogni ballottaggio - perché esiste un ballottaggio - è la cartina di tornasole della volontà popolare, in cui uno schieramento o un personaggio è vincente e uno è soccombente.

E` vero, non siamo ancora per legge, ripeto per legge, all'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale, ma l'indicazione popolare che di fatto ha anticipato la legge stessa è stata chiara: fra due personaggi alla testa dei due più grossi raggruppamenti la scelta è caduta su Mauro Pili, il quale doveva essere posto nelle condizioni di governare, di poter esprimere le sue potenzialità di governo, magari inizialmente, l'ho detto altre volte, anche con un governo di minoranza, cosa che succede molto spesso nelle grandi democrazie, per far uscire con un programma diverso e con forze sicuramente nuove la Sardegna dalle secche di una situazione economica e sociale disastrosa. Situazione disastrosa che non è figlia del destino; tutti fanno finta di dimenticarsi, sembra, che in questi cinquant'anni la Regione sarda sia stata governata dalle forze di destra o di centrodestra. Ma la responsabilità è (?)di coloro i quali, forse personaggi politici che hanno da troppo tempo gestito la cosa pubblica nella nostra Isola e che ora - ecco la restaurazione - si ripropongono alla guida dell'amministrazione regionale.

Questo Consiglio pertanto non ha saputo interpretare in modo compiuto il chiaro messaggio che le genti di Sardegna hanno dato nel giugno scorso, nascondendosi, questo Consiglio, dietro il dito di un parlamentarismo che oramai cozza con le scelte dei elettori.

Pertanto, la gente alla quale si è chiesto, principalmente al secondo turno, a quale coalizione intendessero affidare il governo dell'Isola e chi avrebbe dovuto guidare tale governo non ha avuto dubbi: Polo per la Sardegna e Pili come presidente, non Selis.

Pertanto, presidente Selis, nei suoi confronti c'è stata un'indicazione precisa; lei è soccombente rispetto alla scelta che i sardi hanno fatto. Lei onorevole presidente Selis è fra i presidenti indicato direttamente, usiamo questo termine, anche se non c'è un'indicazione diretta, però indubbiamente c'è un'indicazione che i partiti o i raggruppamenti hanno dato, è stato il meno votato nella storia dell'autonomia: circa 30 mila voti in meno di Palomba, che passò, è bene ricordare anche questo, come il presidente eletto dal popolo. Circa cinque anni fa in quest'aula si dicevano tutte queste cose, si dissero nella prima occasione, si dissero alla seconda occasione, durante la seconda Giunta e così via, perché su quest'alto numero di preferenze dell'allora presidente Palomba si è intessuta per lungo tempo tutta una campagna promozionale sulla volontà dei sardi.

Ma se andiamo a controllare bene, onorevoli colleghe e colleghi, tutto l'andamento elettorale chiarisce che nessuna delle forze autonome si era schierata a favore del centrosinistra. In particolare l'U.D.R. ha portato avanti la campagna elettorale in nome della discontinuità rispetto al centrosinistra; lo stesso Partito Sardo d'Azione, fortemente critico rispetto agli ultimi governi Palomba, parlava di equidistanza; il Nuovo Movimento era apertamente a favore di Pili, quindi la stragrande maggioranza, anche di queste forze autonome, ha chiaramente detto agli elettorali che mai avrebbe governato col centrosinistra, prendendone nettamente le distanze dalla sua azione di governo.

La corretta lettura del voto è quindi contro il centrosinistra, contro la sua esperienza politica fallimentare degli anni precedenti, a favore pertanto del cambiamento interpretato dal centrodestra. Ma l'interpretazione data da quest'Aula è stata, per inconfessabili giochi di potere, differente dalle scelte elettorali.

Onorevole Selis, lei, bisogna riconoscerlo e io glielo riconosco, è sicuramente un uomo fortunato, direi doppiamente fortunato, per quello che ho detto prima: non votato dalla gente è Presidente. Poi è fortunato perché da buon cattolico e da credente, come il sottoscritto, non ha un angelo custode, ne ha ben due. Uno ce l'abbiamo tutti, uno sicuramente, per chi è credente, ci viene dato alla nascita; invece qualche angelo custode lo si può trovare durante il percorso, questo può succedere. E lei il secondo angelo salvatore, "salvatore" di nome e di fatto lo ha trovato, perché a un certo punto questo angelo salvatore le si affianca, le viene vicino e le dice: "Ti dò il voto per la governabilità".

Sono trascorse meno di 48 ore dalla sua elezione quando il suo angelo salvatore si trasforma da esponente che appoggia il centrodestra, interpretando quello che era stato detto in campagna elettorale e votando Mario Floris, a un esponente determinante per farla decollare.

Presidenza del Vicepresidente Spissu

Le motivazioni addotte sulla necessità della governabilità sono quanto meno, mi si passi il termine, un po' risibili. Infatti non basta avere un governo per governare se non si hanno le idee chiare e programmi fattibili, e per di più con partiti e personaggi che male avevano operato nell'undicesima legislatura e che l'esponente dell'U.D.R., l'onorevole Amadu, aveva duramente avversato, tanto da fargli dire, il 6 luglio 1999: "Ho scritto che occorre un governo discontinuo rispetto all'esperienza precedente e ne sono convinto".

Inoltre quei programmi fra i due Poli di centrodestra e di centrosinistra sono anche fra di loro alternativi e non possono essere sposati alla bisogna, purchè i programmi, il come realizzarli e le priorità degli interventi dei programmi stessi non siano degli optional.

Inoltre la governabilità, diciamocelo francamente, può essere data anche con l'appoggio esterno, senza l'assunzione di responsabilità assessoriali, se veramente, è sempre l'onorevole Amadu che parla, "in coerenza con i principi fissati dal suo fondatore Francesco Cossiga, l'U.D.R. deve porsi l'obiettivo di assicurare, in un momento di emergenza, una Giunta possibile, operando con responsabilità politica e istituzionale", quindi anche con un appoggio esterno.

Così non è stato. Ed è sempre l'onorevole Amadu che parla: "L'accelerazione da me impressa in un momento di totale paralisi costituisce un richiamo all'U.D.R., al rispetto dei preminenti interessi dei cittadini". Ripeto, è sempre Amadu che parla, avrà il suo bell'assessorato, sedendo in una Giunta con coloro i quali combatteva ieri, in quella stessa sala Giunta dove si riuniranno e dove stava per insediarsi anche per una maggioranza alternativa.

Non sto qui a parlare dell'ex presidente Cossiga, di quello che ha detto, probabilmente sarà intervenuto in questa situazione, è intervenuto pesantemente molte volte, ha detto che noi siamo stati il canile di Arcore. Chi parla da uomo libero, da sempre uomo libero, da quando militava nel Movimento Sociale-Destra Nazionale ad Alleanza Nazionale, un uomo libero non è e non sarà mai succube di alcuno. Siamo qui per governare, siamo qui per dare un'avvenire alla nostra gente, pertanto rispediamo al mittente tutte quelle cose. Bene avrebbe fatto credo in questi giorni l'onorevole Cossiga, amante del nord Europa, in questa notte delle streghe di Halloween, andare eventualmente nel nord Europa e trascorrere qualche bella serata o nottata.

Ma la sua elezione, onorevole Presidente, ha anche detto a chiare lettere tante altre cose che non sto qui a ripetere, ma una la vorrei dire, la cosiddetta Casa comune dei sardi è stata molto sponsorizzata, si è parlato anche della necessità che la Casa comune dei sardi dovesse avere la presidenza della Giunta, questa Casa comune dei sardi alla fine si è dimostrata una non realtà, perché non c'è stata votazione, non c'è stato momento politico in cui questa casa non si sia spaccata, e principalmente si è spaccata e l'hanno spaccata coloro i quali volevano a capo della Giunta Regionale sarda un uomo della Casa comune, al momento della votazione per esempio per Mariolino Floris, sicuramente un alto esponente di questa Casa comune, alcuni hanno votato in un modo, altri hanno votato in un altro modo. Ancora oggi questa cosiddetta Casa comune è spaccata, i più fortunati e i più furbi sono passati dalla parte dell'attuale vincitore.

Onorevoli colleghi, ieri mattina mi sarei aspettato che qualcuno avesse ricordato a quest'Aula una cosa che fu ricordata il 18 ottobre scorso, perché giace, fu detto in quel momento, negli uffici della segreteria del Consiglio una mozione sul governo delle regole presentata l'11 ottobre 1999 dai colleghi del Gruppo dei Democratici, mozione sicuramente importante, da discutere con estrema urgenza, fu chiesto in quel momento, affinchè dice la mozione il Consiglio anche a prescindere dalla formazione di una Giunta si faccia carico di esaminare i problemi di sua diretta competenza e di adottare i provvedimenti che si ritengono utili.

Ho aspettato invano, eppure il 18 scorso quando si doveva votare per l'elezione del Presidente, e quando si paventava che la scelta potesse cadere su un esponente del centro-destra fu chiesto che questa Aula discutesse e votasse subito la mozione, per valutare la possibilità di costituire al più presto una Giunta per le regole e per la gestione delle scadenze. Sicuramente gli amici propositori in quel periodo erano preoccupati che il centro-destra potesse spuntarla, e allora governo delle regole in alternativa a governi di centro-destra e di centro-sinistra. Scampato il pericolo è tutto nuovamente nel cassetto, il governo delle regole non è più urgente, si vara finalmente un governo, a mio avviso, in cuor loro realmente auspicato e di restaurazione, e la regola, il governo delle regole e la regola serve pur di avere un qualche posto di potere che così viene assicurato.

Dei grandi principi e delle grandi battaglie sbandierate ci si acconsenta di poche righe che vanno bene a tutti, presidenzialisti e non, proporzionalisti o maggioritari, basta leggere a pagina 23 delle sue dichiarazioni programmatiche, l'interessante è iniziare a gestire il potere. Poi perché rischiare di restare a terra quando basta una frase per salvare capra e cavoli? "Ma per dare una partecipazione diretta i democratici chiederanno che Selis interpreti le loro esigenze programmatiche, conciliandole con le posizioni espresse dai partiti contrari al sistema maggioritario", così l'onorevole Bruno Dettori, su "La Nuova Sardegna" del 31 ottobre 1999; mi sa che i principi sono finiti nel momento in cui si fa qualcosa che a loro va bene. Quindi la partecipazione diretta alla Giunta viene concesso, bastano poche parole che accontentano un pochettino tutti, con un assessore tecnico non eletto dai cittadini, è bene ricordare anche questo, anche se la Giunta non è di grande spessore come più volte gli amici democratici hanno invocato. Comunque era chiaro che diversamente non poteva andare per quanto riguarda gli amici dell'asinello, poiché in ogni occasione anche gli esponenti di tale movimento erano stati organici con la Coalizione Autonomista.

Onorevole Presidente Selis, non entrerò molto nel merito del suo programma, programma che la gente quando fu presentato, pur in grandi linee, durante la campagna elettorale come ho detto prima, in pratica bocciò non dandole la fiducia che lei si aspettava, è un programma che ricalca, pur con qualche piccolissima novità, ad esempio si parla almeno in modo confuso delle riforme istituzionali, i cinque programmi Palomba che già conosciamo e che abbiamo avuto la sventura di non vedere realizzati e che ci vengono riproposti come qualcosa nuovo; si parla di tante cose, anche oggi ho sentito le cose che bisogna fare, io che sono stato presente, lei me ne dà atto, per cinque anni in cui ho ascoltato molto e ho sentito, e sentendo oggi e ricordando quello che ho sentito ieri mi sembra di sentire le stesse cose, è quello che bisogna fare, lo so che bisogna fare tante cose proprio in funzione delle cose che non sono state fatte, però quando vengono dette da esponenti che erano in maggioranza cinque anni fa, qui c'è una presa in giro.

Quindi dicevo che si parla di tante cose, di spopolazione delle campagne, di disoccupazione al 30 per cento come nella mia zona, nell'Anglona, si parla e se n'è parlato nuovamente di Piano Straordinario del Lavoro, l'onorevole Cogodi, il nuovo Assessore del lavoro, ha fatto una conferenza stampa per dire che sono stati creati settemila nuovi posti di lavoro duraturi, ma vorrei, se mi permettete, ho un pezzo del giornale dell'altro giorno, è una dichiarazione dell'onorevole Ribelle Montis già di Rifondazione Comunista, oggi dei Comunisti italiani, che in un convegno a Tramatza con il sindacato, dice questo, nel suo articolato intervento Ribelle Montis si è soffermato a lungo sul Piano Straordinario per il Lavoro, raccomandando la necessità di non mistificare e contrabbandare i risultati in termini di occupazione stabile, che difficilmente si potranno raggiungere e che comunque non sono verificabili. Le organizzazioni sindacali - dice sempre Ribelle Montis - devono reagire a questa propaganda eccessiva e non rispondente alla situazione reale. Non lo dice Alleanza Nazionale, non lo dice il Polo, lo dice un esponente vicino sino a ieri che era in maggioranza ad un certo momento in una Giunta Palomba, un amico sicuramente del neo assessore del lavoro, onorevole Cogodi; quindi stiamo già sbandierando cose che non ci sono, cose che non sono reali.

Dicevo che per un programma del genere si sono persi non già quattro mesi, di questo fu accusato Pili, reo di aver convocato parti sociali, imprenditoriali, enti locali, dirigenti del credito, volontariato, sindacati e quant'altro, per il varo in questo caso di un qualcosa di diverso, qualche cosa di discontinuità, ma si sono persi, diciamo la verità, non quattro mesi, ma cinque anni e quattro mesi, cinque anni prima e quattro mesi adesso, perché in pratica il programma è lo stesso, quindi è una continuazione, quindi cinque anni e quattro mesi. Aver concluso in pochissimi giorni le consultazioni credo che non debba essere un merito, perché sta a dimostrare che il tutto era pronto in nome della continuità e della restaurazione.

E` vero, onorevole Selis, lei l'ha detto e l'ha scritto, non si possono tollerare l'alto costo del denaro, i trasporti che non funzionano, con la Tirrenia e l'Alitalia che continuano a considerare i sardi figli di un Dio minore, gli enti statali tipo l'Enel che chiudono e privatizzano, è il caso di Fiumesanto, non avremo più la metanizzazione, proprio per queste cose, diciamocele anche queste cose, quindi che privatizzano a loro piacimento, senza tener conto dei patti sottoscritti. E` tutto vero, ma non basta piangerci addosso, bisogna opporsi con forza e proprio in discontinuità, questo lo voglio dire; in discontinuità con i comportamenti assunti per troppo tempo, quasi con rassegnazione, un giovane Presidente, l'onorevole Mauro Pili, aveva iniziato senza paura alcuna e prendendo di petto fin dalle prime battute del suo operare a dire basta a simili forti potentati intoccabili, e forse nell'aver toccato la sensibilità economica di simili poteri forti sta la chiave di volta di non aver potuto varare una Giunta alternativa al fine di dare ai sardi una Sardegna nuova, ecco i veri poteri forti.

Lei, onorevole Presidente, si è rivolto nelle sue dichiarazioni programmatiche agli uomini e alle donne della nostra terra, sicuramente i quali aspettavano qualcosa di diverso, non la solita minestra riscaldata. E questi uomini e donne di Sardegna, dopo aver sentito il suo programma, sicuramente ancora di più si saranno sentiti rapinati nel loro voto; a questi uomini e donne della Sardegna io però voglio mandare un messaggio di speranza non demotivate, non pronunciate frasi, sardi, di questo tipo che si sentono troppo spesso "io non vado più a votare perché il mio voto alla fin fine non serve", uomini e donne di Sardegna restate vicino al Polo, perché si è solo persa una battaglia, non la guerra.

L'azione politica del Centro-destra e degli amici che con coerenza sono rimasti vicini continuerà in quest'Aula e in tutte le contrade della Sardegna, certi che il progetto di sviluppo da noi presentato sarà alla fine quello vincente.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe, colleghi, inizierò questo mio breve intervento con una citazione tratta da un libro di Girolamo Sotgiu "La Sardegna negli anni della Repubblica, storia critica dell'autonomia" libro che credo tutti dovremmo leggere perché sicuramente è interessante e soprattutto ci dimostra che ciò che sta avvenendo oggi non è del tutto contrario o in antitesi con ciò che avveniva ieri.

"La Sardegna ha sofferto di un abbandono secolare, promesse e lusinghe mai mantenute o soddisfatte solo in minima parte, sempre inadeguate e insufficienti alle reali, urgenti necessità del vivere civile, hanno generato una sfiducia amara in tutte le classi sociali, uno scetticismo profondo che si manifesta e traspare nelle parole, nel gesto e negli occhi dei sardi, fa meditare sulla sorte toccata a un popolo che dalla sua storia mineraria trae scintille di gloria e di fastigio luminoso".

"Il popolo sardo, sublime nell'eroismo in terra e sui mari, infaticato e paziente nell'industria e pesante lavoro delle miniere, nei campi e nella pastorizia, attende una giusta riparazione". "Ridare la fiducia al popolo sardo è la precipua cosa che deve impegnare Consiglio e Giunta per promuovere ed attuare le provvidenze per la rinascita della Sardegna".

Non sono parole mie, sono parole pronunciate 50 or sono, il 28 maggio 1949 dall'onorevole Amicarelli, in occasione dell'insediamento del primo Consiglio Regionale della Sardegna. Sono passati 50 anni ma sembra ieri, sembra quasi oggi, infatti si tratta di concetti un po' enfatici, forse un po' datati, ma se si considera la situazione in cui oggi a distanza di 50 anni, alle soglie del terzo millennio, versa la Sardegna, si deve ammettere che non tutte le parole pronunciate allora dall'onorevole Amicarelli possono essere ritenute anacronistiche. Anche oggi si può parlare di promesse e lusinghe dello Stato, non mantenute o soddisfatte solo in minima parte e sempre inadeguate alle reali, urgenti necessità del vivere civile.

Anche oggi si può parlare della sfiducia amara e dello scetticismo profondo che ne sono derivati nei sardi, anche oggi si può dire che il popolo sardo, e in particolare i sardi che operano nei settori dell'agricoltura e della pastorizia, cui si possono aggiungere quelli dell'artigianato, del commercio e soprattutto il mondo giovanile e quello femminile, attendono una giusta riparazione.

Anche oggi non è fuori luogo sostenere che il compito precipuo dei componenti del Consiglio e della Giunta della Sardegna è quello di impegnarsi con tutte le proprie energie e risorse per ridare fiducia alla Sardegna e iniziare così un nuovo cammino di rinascita, questo per terminare, ritornando alle parole dell'onorevole Amicarelli.

Questo deve essere l'impegno di noi tutti, di qualunque parte politica siamo espressione, dobbiamo renderci conto che siamo dei privilegiati, e sottolineo la parola privilegiati, rispetto alla maggior parte dei nostri corregionali, che non ci troviamo qui per diritto divino, ma per il fatto che qualcuno, nel darci il voto, ha creduto in noi, ha creduto nella nostra intelligenza, nella nostra volontà, nel nostro impegno, nella nostra onestà.

Questa è la ragione per la quale l'esortazione che il Presidente, onorevole Gian Mario Selis, ha rivolto a tutti i consiglieri e innanzitutto a se stesso, e questo va sottolineato, non deve essere ritenuta né anacronistica, né enfatica, né di maniera ma quanto mai pertinente. La Sardegna vive infatti un momento particolarmente difficile, determinato innanzitutto dai suoi atavici mali, dal suo isolamento, dall'insufficiente sostegno dello Stato, dalle promesse non mantenute, da quella vera e propria corda al collo costituita dallo Statuto regionale, ma anche dalle gravi carenze e inadeguatezze della sua classe dirigente.

La Sardegnaha necessità dell'impegno di tutti, ma ha necessità di una guida autorevole, occorre superare gli egoismi, i particolarismi, le risse, i ricatti.

Si potrà obiettare che con una maggioranza ridotta all'osso, come quella che sostiene l'onorevole Selis, normalmente non si va lontano. Tuttavia, richiamando da parte di chi come me penalista non è, concetti propri del diritto penale, si può e si deve dire che formare questo Governo e farlo partire rappresenta non solo l'esercizio di un diritto, ma anche l'adempimento di un dovere.

Si dirà che con 40 - 41 voti non si può governare, si dirà che la Giunta presentata dall'onorevole Selis e dalle forze che lo sostengono avrebbe potuto essere più forte e meglio assortita, ma richiamando ancora una volta un concetto proprio del diritto penale, si può agevolmente replicare che oggi non si è in una situazione normale, si è di fronte ad un vero e proprio stato di necessità, ad una situazione cioè talmente grave che rende non solo lecito, ma doveroso fare qualcosa che in una situazione normale si sarebbe anche potuto decidere di non fare o di fare in modo diverso. Perché, cari colleghi, l'alternativa quale era? Era quella di lasciare la Sardegna nel caos? Era quella di mettere i destini della Sardegna in mano ad un giovanotto sicuramente brillante, telegenico, pronto nella battuta, ma al tempo stesso inesperto, digiuno di competenze sui principali problemi della regione e soprattutto non espresso democraticamente da una o più forze politiche, ma catapultato in una realtà sicuramente molto più grande di lui da un vecchio marpione della finanza, da un monopolista plurinquisito, e sul cui capo pendono già alcune condanne per gravi reati contro la pubblica amministrazione, da un personaggio che è stato definito, a ragione, il vero macigno, che blocca la politica italiana impedendole di rinnovarsi, da un personaggio che non ha deciso di sbarcare in Sardegna per filantropia o spirito di carità cristiana, ma evidentemente per badare ai suoi interessi privati e alle sue speculazioni, per conquistare quella che, senza esagerazioni, può essere definita "l'isola del tesoro".

Ma vi è di più, Mauro Pili, l'alternativa, non si è dimostrato solo inesperto, si è dimostrato anche arrogante, superficiale e poco rispettoso verso le istituzioni e verso gli elettori; ha preteso di governare la Sardegna per ben due mesi, contando solo su 35 voti, non solo ha presentato come suo un programma parzialmente altrui, ma non ha nemmeno avuto il buon gusto e l'umiltà di riconoscere il suo errore.

Infine, dopo il voto di sfiducia del Consiglio, ha avuto l'ardire di arringare la folla in piazza contro lo stesso Consiglio, facendo al tempo stesso, e questo è un passaggio importante, indebite e gravi pressioni sul suo Presidente, affinchè venisse meno alla prassi ultraventennale secondo cui il Presidente del Consiglio, una volta eletto, sia pure da una parte politica, diviene arbitro e non può più fare il giocatore.

Si badi bene, le cose non cambierebbero nemmeno se il Presidente del Consiglio votasse e poi si dimettesse, anche in tal caso si verificherebbe infatti uno strappo istituzionale gravissimo, senza precedenti.

In conclusione si può essere certi che oggi, se si tornasse a votare, molti di coloro che hanno dato il proprio voto a Mauro Pili, per il suo tratto accattivante e per la sua giovane età, probabilmente non ripeterebbero l'errore. Che dire dell'alternativa offerta dall'onorevole Mario Floris, su cui caduto Pili il Polo ha ritenuto di concentrare i propri voti? Come si fa a dire che non poteva legittimamente essere eletto Selis perché aveva avuto meno voti di Pili, quando poi si era disposto ad appoggiare un candidato che aveva riportato solo la modesta percentuale di poco più del 6 per cento dei consensi? Con quale coraggio, onorevole Floris, ha preteso di candidarsi personalmente alla presidenza, pochi giorni dopo aver detto che se Pili fosse caduto l'U.D.R. avrebbe valutato responsabilmente l'ipotesi alternativa di appoggiare la candidatura dell'onorevole Selis? Questo è stato detto pubblicamente. Con quale coraggio coloro che - qui mi riferisco ai Riformatori- pur di sostenere la candidatura di Floris fino alle estreme conseguenze, hanno rifiutato di prendere in esame la proposta di noi Democratici, diretta a dar luogo ad una Giunta delle regole, oggi, caduto Floris e eletto Selis, pretendono che si torni indietro come se nulla fosse avvenuto?

In conclusione, a quasi cinque mesi dalle elezioni la Sardegna ha necessità di una guida per far fronte alle imminenti scadenze e non perdere gli ingenti finanziamenti comunitari disponibili, per avviare il processo di riforma elettorale ed istituzionale, per attuare finalmente il principio del decentramento in favore degli enti locali previsto dall'articolo 44 dello Statuto, rimasto finora lettera morta.

Per fortuna in pista c'è l'uomo giusto; quel Gianmario Selis che accoppia una notevole esperienza ad una conoscenza non comune della macchina regionale e dei meccanismi della programmazione; che accoppia una grande sensibilità nell'interpretare i gravi problemi e le urgenti per la necessità della Sardegna a notevoli capacità di sintesi e ad una indiscutibile autorevolezza. Ne è conferma la sagacia e la pazienza con cui è riuscito ad operare sulle forze del centro-sinistra, smussando le divergenze e i contrasti iniziali fino a farne uno schieramento coeso ed organico. Ne è soprattutto conferma il documento programmatico presentato a questo Consiglio, che rappresenta appunto la sintesi delle istanze delle principali componenti sociali, imprenditoriali ed istituzionali della società sarda. Ed è serio lavoro di studio ed elaborazione compiuto nei mesi trascorsi dalle forze politiche che compongono lo schieramento del centro-sinistra; forze che mentre Berlusconi, Pili e buona parte dei loro compagni di borgata, non mancano di lodevoli eccezioni, passavano le ore ad arringare le folle sulle piazze o più ancora ad invadere le case dei sardi col martellamento degli slogan televisivi, costoro, componenti del centro-sinistra, si confrontavano invece con impegno e serietà per tentare di individuare le possibili soluzioni per i gravi problemi della Sardegna. Mi piace, a questo proposito, ricordare il seminario che l'appena nato movimento dei Democratici, del quale mi onoro di far parte, tenne l'aprile scorso a Santo Lussurgiu per elaborare quel programma che, dopo aver ottenuto un positivo riscontro da parte dell'elettorato, è stato posto a disposizione delle altre forze del centro-sinistra e dello stesso Presidente Selis, ottenendo riconoscimenti e consensi per l'adeguato approfondimento dei problemi e l'originalità delle soluzioni proposte; e ciò non solo in relazione al cavallo di battaglia delle riforme istituzionali e all'attuazione dell'autonomia e della specialità della Sardegna e del decentramento amministrativo, ma anche in ordine alla difesa della legalità, al rispetto dei valori della cultura, del paesaggio, dell'ambiente e del territorio, alla tutela dei valori della famiglia e della solidarietà, intesa quest'ultima non come assistenzialismo ma collegata con la professionalità e l'efficenza, alla valorizzazione del lavoro e dello sviluppo in tutte le sue manifestazioni, dall'agricoltura alla pastorizia, dall'impresa al turismo, dai trasporti alla viabilità, dalle fonti energetiche alle risorse idriche, dall'artigianato al commercio. Infine, alla valorizzazione - non perché sia l'ultimo problema ma perché forse è il problema più importante - del mondo giovanile ed anche di quello femminile. Principi e valori che si ritrovano nel documento programmatico presentato dal Presidente Selis, che rappresenta appunto felice sintesi delle idee, dell'elaborazione culturale e della sensibilità delle varie componenti dello schieramento del centro-sinistra, dalla cattolica alla liberaldemocratica, dalla sardista alla socialista, dalla progressista alla ambientalista, a quella del mondo degli emigrati, anch'essa componente essenziale della nostra società.

Concetti, slanci e suggerimenti che Gianmario Selis ha saputo comprendere ed interpretare nel modo giusto, apportandovi il valore aggiunto rappresentato dal suo personale bagaglio culturale e di sensibilità umana.

Mi piace, in particolare, ricordare il costante riferimento alla ricerca del massimo livello qualitativo che dovrà caratterizzare lo sforzo di chi si candida a governare la Regione, se si vorrà acquistare realmente competitività; mi piace, infine, ricordare l'attenzione che Gianmario Selis ha mostrato verso il messaggio del Presidente della Commissione Europea, il nostro Romano Prodi, in relazione al ruolo da protagonista che la Sardegna, se ne sarà capace, potrà assumere nei prossimi anni nel bacino del Mediterraneo, divenendo l'anello di congiunzione, il ponte ideale tra l'opulenta Europa, di cui è l'estrema propaggine, e i paesi ricchi di storia e di tradizioni che vi si affacciano e che rappresentano al tempo stesso altrettanti potenziali mercati; quest'ultima, se utilizzata a dovere, potrà essere per la Sardegna una straordinaria occasione di riscatto e di progresso.

Infine, un particolare apprezzamento per gli esponenti del Partito Sardo d'Azione, Giacomo Sanna e Pasqualino Manca, per il coraggio dimostrato e il senso di responsabilità e per l'onorevole Salvatore Amadu. Il quale ha mostrato coraggio, ma veramente tanto coraggio, prendendo una posizione che non era certamente particolarmente comoda per lui che aveva avuto dei riconoscimenti anche da parte dello schieramento contrapposto, ma che ha sentito l'esigenza di fare uno sforzo per consentire la governabilità della Sardegna. Credo che questo sia un riconoscimento che gli debba essere attribuito e che probabilmente gli consentirà di entrare nella storia di questo Consiglio.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, il Presidente del mio Gruppo, onorevole Cossa, esporrà compiutamente le valutazioni del mio Gruppo, e quindi di tutti noi consiglieri che facciamo riferimento ai Riformatori, in merito alle sue dichiarazioni programmatiche sia sul piano politico e sia sul piano delle azioni del Governo.

Io mi soffermo su un punto, al quale arrivo immediatamente, un punto che è all'ordine del giorno, mi sembra di tutti gli interventi che si sono susseguiti in questo Consiglio, ed è sostanzialmente, credo, all'ordine del giorno del dibattito fuori da quest'Aula e tra la gente, ed è il tema del cambiamento, il tema della riforma. Se il tema della riforma è al centro del dibattito, credetemi, non è un caso, né una coincidenza fortunosa; la Sardegna, è stato detto ed è stato ribadito, vive una grande crisi e per noi in quest'Aula è il momento delle scelte, è il momento di indicare la direzione del cambiamento. Spero e credo che il 21 novembre, nella consultazione referendaria per individuare un nuovo sistema elettorale, una nuova forma di governo, i sardi diano un'indicazione precisa a quest'Aula.

Dicevo che la Sardegna oggi vive una grande crisi, una crisi imperniata sostanzialmente sul suo sistema produttivo. Ieri il collega Floris l'ha detto con chiarezza, un sistema produttivo in sostanza arretrato e per tanti versi un sistema produttivo che oramai è fuori dal mercato.

Basta pensare ai 350.000 iscritti nelle liste di disoccupazione, basta pensare che il fatturato in agricoltura è pari all'ammontare dei debiti delle aziende agricole, 1.500 miliardi, o ai 1.800 posti in meno nel commercio in quest'anno o semplicemente al fatto che nel 1998 ben 1.300 imprese artigiane hanno chiuso. Ma, la crisi del sistema produttivo è accompagnata da una altrettanto forte crisi del sistema istituzionale. Abbiamo un sistema Regione che è sostanzialmente vecchio, burocratizzato e che in un'Isola povera, che ha bisogno di sviluppo, non è in grado di mettere in essere nel territorio le condizioni perché ci sia un effettivo sviluppo, ma anzi, la Regione è diventata la palla al piede dello sviluppo, la Regione è diventata il freno, il blocco per lo sviluppo della nostra Isola.

Questo fatto pone il tema delle riforme al centro del dibattito, e lo pone ancor di più nel momento in cui siamo in Europa e, sappiamo che l'Europa è diventata per noi la vera casa e in Europa vive un sistema di innovazione e di competitività al quale noi siamo sostanzialmente estranei. Quindi, l'innovazione e la modernizzazione, il cambiamento della Regione diventano un fatto essenziale.

Francamente devo dire, signor Presidente, lei ha definito la sua una Giunta a termine, una Giunta di avviamento, ma credo che anche una Giunta a termine o di avviamento su questo problema avrebbe dovuto, una Giunta che si propone comunque di governare la Sardegna per un periodo limitato, dare indicazioni più chiare e più precise sul tema del cambiamento. Un tema del cambiamento che tocca il tema dell'autonomia, che tocca i rapporti tra Cagliari, Roma e Bruxelles, che riguarda la riforma interna della Regione. Qui è facile esemplificare perché il punto nevralgico è sicuramente quello della burocrazia regionale, ma abbiamo una serie di elementi: il sistema degli enti, anche questo ho ricordato; che cosa fare degli enti, capire se la sua Giunta vuole avviare un processo di cambiamento degli enti o vuole semplicemente avviare un processo di cambiamento dei consigli di amministrazione degli enti; l'eterno problema del governo dell'acqua, della unicità del governo dell'acqua, che proprio nella sua maggioranza ha nella scorsa legislatura trovato le più forti resistenze, in alcuni Gruppi della sua maggioranza, e che crediamo essere - proprio per esemplificare - uno dei temi principali, su questo io non ho visto e non ho capito quali siano le intenzioni del suo governo e non ho visto parole chiare nelle sue dichiarazioni programmatiche.

Comunque, all'interno del processo di riforma in cui un altro capitolo importantissimo è capire, al di là del sottolineato principio di sussidiarietà tra Comuni e Regione, capire in quali modi, con quali strumenti e con quali mezzi si può avviare in Sardegna a breve, immediatamente, un processo di vero federalismo municipale. All'interno di questo processo di cambiamento nella Regione credo che sia fuori dubbio che un tema, un punto essenziale, lo riconosciamo tutti, credo che ormai non ci sia sardo che non l'abbia ben chiaro, esiste il problema della governabilità, di assicurare alla nostra Regione governi stabili, autorevoli e credibili. Questo è il punto essenziale; d'altra parte credo che nessuno possa immaginare che un sistema di governo e una legge elettorale che in realtà ci hanno assicurato nella scorsa legislatura sei crisi di governo, non so quanti mesi, otto o dieci mesi di governo, non vedo come possa affrontare i temi su cui stiamo trattando, dal problema dell'occupazione che non c'è, dello sviluppo che non si vede, dal problema delle giuste rivendicazioni con Roma, dalla continuità territoriale, fino ai problemi più volte sottolineati del cappio al collo del sistema creditizio, del nodo energetico. Insomma affrontare i grandi temi senza una stabilità di governo non è possibile, e questa legislatura che si è aperta cinque mesi e ancora ci lascia senza un governo, e qualsiasi governo abbiamo di fronte sappiamo essere un governo debole, gracile, un governo che si regge con un voto, un governo - mi scusi, lo voglio ripetere per l'ennesima volta, so che è un argomento trito e ritrito - che porta oggi al governo una coalizione che sostanzialmente e politicamente, al di là della legge elettorale, ha perso le elezioni, è chiaramente un sistema che non dà credibilità al voto e che non dà sicurezza al cittadino di poter, al momento del voto, dare un'indicazione chiara sul governo della Sardegna.

Allora, il tema della governabilità diventa il tema centrale. E' un tema vecchio, un tema che in quest'aula, con tanti colleghi che sono nei diversi gruppi politici da tempo, se lei si ricorda, nel movimento per le riforme avevamo portato avanti, e già da allora, anni fa, avevamo indicato l'elezione diretta del Presidente della Regione, un sistema sostanzialmente bipolare quelli che dovevano essere i punti di riferimento. E la legge che è stata fatta in questo Consiglio non è stata fatta dal movimento per le riforme, ma contro il movimento per le riforme, per non fare andare a voto i cittadini sul referendum per l'elezione diretta del Presidente della Regione. Oggi sento alcuni in quest'aula accusare il movimento per le riforme di essere il padre di questa legge elettorale: niente di più calunnioso e falso, basterebbe leggere, e forse mi conviene fare le fotocopie e distribuirle a tutti, i resoconti consiliari relativi alla discussione sulla legge elettorale, ciò che fu detto da tutti gli esponenti del movimento per le riforme allora, e già da allora insistevano sul presidenzialismo e sul maggioritario.

Voglio dire che cinque anni fa, ad inizio legislatura, insieme ad altri colleghi, avevamo presentato delle proposte di legge in questa direzione; avevamo presentato delle proposte di legge per l'elezione diretta del Presidente della Regione e per il maggioritario; proposte di legge ed iniziativa regionale per il Parlamento, perché il Parlamento desse a noi la possibilità di legiferare in questa direzione.

Vorrei ricordare a quest'aula che in cinque anni non sono state mai esaminate dal Consiglio, non sono state mai esaminate dalle Commissioni e non sono mai state messe all'ordine del giorno delle Commissioni. Perché dico questo? Non per accusare nessuno, ma per spiegare, se è possibile anche fuori di quest'aula, che la nostra mania referendaria non è una mania diabolica di chi vuole passare le giornate per le strade a raccogliere firme e chiamare i cittadini al voto. La via referendaria è stata l'unica via attraverso la quale abbiamo potuto porre questo problema al centro dell'attenzione e abbiamo potuto chiamare i cittadini ad esprimersi, come faranno il 21 novembre su questo punto. Ecco perché abbiamo scelto la via referendaria.

Bene, signor Presidente, prima del voto, altri colleghi ed io abbiamo chiesto a lei, che si presentava per l'approvazione di (?)questa Giunta, di dire parole chiare su questo tema. Lei poteva scegliere due strade, secondo me, entrambe percorribili e legittime: poteva fare una scelta chiara tra presidenzialismo e centralità del Consiglio e poteva scegliere tra il sistema proporzionale e il sistema maggioritario. Questa era una scelta chiara, legittime entrambe sia ben chiaro, e poteva seguire una seconda strada, quella di dire: per il momento noi non scegliamo, aspettiamo il voto del referendum del 21 novembre e facciamo una legge che sia conseguente al voto del 21 novembre.

A me sembra francamente che non abbia scelto né l'una né l'altra strada, e lo capisco, capisco che lei non abbia scelto la prima strada: noi chiedevamo una scelta chiara verso il presidenzialismo, il che non vuol dire elezione di un presidente taglia nastri, che deve inaugurare mostre e congressi, ma un presidente che abbia poteri, un presidente cioè che abbia la capacità di governare e che il Consiglio non abbia la potestà di sostituire se non è più affine o omogeneo agli interessi di gruppi o gruppetti del Consiglio stesso. Un presidente, cioè, non più in balia dei gruppi consiliari in quest'Aula, perché ha la fiducia diretta del cittadino; un presidente che in casi estremi, solo per esemplificare, in caso di ingovernabilità, abbia la capacità e la possibilità di sciogliere sé stesso e il Consiglio regionale e mandare tutti al voto. Questo è il presidenzialismo vero.

Per quanto riguarda il sistema maggioritario noi chiedevamo appunto un sistema maggioritario e non un sistema proporzionale, magari con qualche premio di maggioranza come una ciliegina su una torta che tutti quanti conosciamo, che ci ha dato l'ingovernabilità, che sappiamo essere ormai una torta vecchia, rancida, immangiabile per tutti. Una cosa è il sistema maggioritario, che determina coalizioni di governo omogenee, una cosa è un sistema elettorale proporzionale, pur con qualche premio di maggioranza che mantiene la litigiosità tra le coalizioni e non dà al cittadino la possibilità di scegliere il governo della propria regione.

Lei non ha fatto questa scelta e lo capisco, voglio essere franco guardi, lo capisco perfettamente, perché nella sua maggioranza, come del resto seppur in maniera diversa esiste in quest'altra parte, non esiste un'unità di giudizio; nella sua maggioranza esistono dei colleghi che legittimamente sono per il presidenzialismo e per il maggioritario, che fanno parte dei comitati per il referendum del 21 novembre, ci sono degli altri colleghi che sono su una sponda totalmente opposta e che hanno costituito i comitati dell'OE, è chiaro che questa è una situazione che non permette una scelta chiara ma che determina scelte di compromesso. Devo dire che non credo, e non solo io, non mi sembra giusto dire che dall'altra parte dello schieramento vi sia un'unanimità di consensi, sebbene minori anche da noi ci sono delle singole posizioni diverse rispetto ad una scelta chiara presidenzialista e maggioritaria.

E' per questo che noi avevamo chiesto al collega Pili, indicato alla Presidenza, di fare una scelta chiara; nel senso che la chiarezza era di dire in quest'Aula apertamente che il Consiglio regionale avrebbe recepito e tradotto in legge quello che era l'orientamento del corpo elettorale che si esternerà il 21 novembre; se il 21 novembre i cittadini scelgono per il presidenzialismo maggioritario, quest'Aula ha il dovere politico e morale di tradurre in legge quella che è l'indicazione del corpo elettorale. Su questo punto, signor Presidente, lei ha dato a me personalmente la più grande delusione, quando ho potuto leggere nelle sue dichiarazioni programmatiche, cito a memoria, che lei considera i referendum viceversa come un momento di riflessione.

Caro Gian Mario, quale riflessione? Non è che i referendum siano una riflessione; le riflessioni si fanno nei convegni. Riflessioni possono essere i sondaggi che possono essere fatti su questo argomento, noi stiamo chiamando al voto un milione di cittadini per fare una scelta chiara, inequivocabile che ribadisco questo Consiglio ha il dovere morale e politico di recepire e tradurre in legge, non è una riflessione. E` un pronunciamento politico della più grande rilevanza e della più grande importanza che questo Consiglio ha il dovere di recepire integralmente.

Ed è per questo, signor Presidente, che io voglio concludere questo breve intervento ribadendo che poi tutte le considerazioni di ordine politico verranno svolte dal Presidente del mio Gruppo, ribadendo che credo che il 21 novembre sarà uno spartiacque tra due scelte differenti e legittime ma contrapposte tra di loro, perciò do una grande rilevanza al 21 novembre. Credo e spero, qui concludo veramente, che il 21 novembre faccia piazza pulita di una serie di timori, reticenze e vincoli presenti in vari settori di quest'Aula, che il 21 novembre si dia l'avvio a una vera riforma che dia governabilità alla Sardegna; una vera riforma che è quella di cui la Sardegna ha bisogno ed è quella in cui i sardi credono e vogliono.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.

AMADU (U.D.R.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, la piega assunta dagli interventi in riferimento alle dichiarazioni programmatiche del Presidente Selis sta tralasciando totalmente, e questo è un appunto che mi permetto di fare soprattutto all'opposizione, tralasciare il fatto che arrivati al 5 novembre qualcuno prima di me avrebbe dovuto dire che oggi avremmo dovuto parlare di necessità di scioglimento di questo Consiglio regionale.

Perché davanti alla paralisi ormai insopportabile, davanti ai tanti e troppi eccessivi giochi di questo Palazzo la sensibilità dell'opinione pubblica è stata messa ad una prova che ormai non ha precedenti non solo nella storia di questa Regione, ma non ha precedenti democratici. Ed allora, bene avrebbero fatto quanti moraleggiando soprattutto in quest'Aula a parlare di cose serie; la prima cosa seria, chi ritiene che la governabilità non sia un bene prezioso, coloro avrebbero dovuto parlare solo di scioglimento del Consiglio regionale. Ebbene siccome questo sussulto di etica politica, collega Murgia, nessuno ce l'ha, allora bisogna pensare all'ordinario e l'ordinario, rispetto alle tante attese della società sarda, l'ordinario che diventa drammaticità è quello di dare comunque un governo a questa disastrata Regione. Le attese del mondo del lavoro, del sindacato, delle imprese piccole, medie e grandi, di quelle della produzione, dal mondo agro-pastorale a quello artigianale, commerciale, turistico, dei giovani, alle attese economiche e di riflesso sociale si aggiungono quelle di riforma politico-istituzionale. Penso agli amministratori locali, ai sindaci ed ai tanti amministratori locali, ai tanti consiglieri comunali, primo pezzo dello Stato che si confronta con i bisogni della Gente che attende da questo Consiglio un qualche segnale, di luce e non di buio.

Non è detto che oggi o domani ancora una volta questo Consiglio regionale, non in nome della governabilità ma in nome dell'ingovernabilità, piombi nel buio più totale; questo chiama in causa non solo i partiti o i gruppi o i gruppetti, ma chiama prima di tutta la coscienza di noi consiglieri regionali e la responsabilità che, per un ottantesimo, compete ad ogni consigliere regionale che ha un mandato superiore ed autonomo da parte degli elettorali, ognuno interpreta il mandato degli elettorali secondo il suo punto di vista ed ognuno ha il diritto di esprimerlo secondo la propria coscienza. Io ho la mia e lascio agli altri la libertà di esprimere la propria.

Per chi soffre di un po' di amnesia, e purtroppo questa è una malattia diffusa, devo ricordare a chi cerca di farsi facile propaganda, che l'U.D.R. nel contesto elettorale e nell'impegno con gli elettori si è presentato a giugno in posizione autonoma; si è presentato a giugno da solo come formazione con la stessa dignità di qualsiasi altro polo, di destra, di centro-destra, di sinistra o di centrosinistra. Si è presentato autonomo e da solo, ho sott'occhi le dichiarazioni programmatiche allegate alla presentazione della lista che presentava l'amico Mario Floris a Presidente della Giunta Regionale, alternativo a tutti con l'ambizione di governare, non di governare a tutti i costi ma di presentarsi agli elettori con l'ambizione di rappresentare gli elettori nel governo della Regione. Ma si è presentato da solo per una ragione ben precisa: perché puntava ad un programma autonomista e puntava ad un progetto politico che è tuttora valido, che senza condizionamenti di carattere programmatico né ideologico ponesse al centro i problemi della Sardegna nella drammaticità che essi rappresentano.

Io sono e rimango, cari colleghi, uomo di centro, cattolico libero; rimango cattolico libero di centro ma difensore dei cittadini. So assumersi le mie responsabilità come persona che antepone il bene della collettività agli interessi di parte o di schieramento, anche pagando personalmente queste scelte, avendo il coraggio ma anche la libertà; sfido altri ad avere quella stessa libertà.

CORDA (A.N.). Lasci l'Assessorato intanto!

(Interruzioni)

AMADU (U.D.R.). Nessun condizionamento di casacca, nessun cambiamento di casacca, la casacca ognuno si tenga quella che ha, se uno ha la canottiera si tenga anche la canottiera se ce l'ha.

(Interruzione del consigliere Corda)

PRESIDENTE. Onorevole Corda, lasci proseguire l'onorevole Amadu.

AMADU.(U.D.R.) Lei dimostra la sua democraticità interrompendo, io non ho interrotto nessuno e mi fa piacere se non vengo interrotto. Comunque, Presidente non perdo il filo del discorso, perché mi fa piacere anzi se vengo interrotto, così posso puntualizzare ancora meglio, poi c'è qualcuno - come si dice - che non agguanta l'altra anca(?) ed infatti ha abbandonato l'aula in segno di democrazia, questo mi dispiace per la persona, per il collega ma mi dispiace anche per il Gruppo di Alleanza Nazionale, che è un Gruppo che ho sempre rispettato, che rispetto oggi e che rispetterò, perché è composto in buona parte da persone serie, è un partito che ha una sua storia e una sua responsabilità, e il giudizio che esprimo su qualche singolo collega assolutamente non vuole inficiare il rispetto che ho verso il Gruppo di Alleanza Nazionale, rispetto che francamente sul piano politico è reciproco.

Quindi, non ho indossato casacca di nessuno e non la indosserà neanche domani, resto libero; ma credo che occorra un po' di prudenza quando si esprimono giudizi.

Prudenza perché ognuno parla a ruota libera, qui ho sentito il collega Onnis ieri, che è un amico cacciatore, che non so quanto sappia difendere gli interessi dei cacciatori; dovrebbe prima pensare ai problemi di casa sua prima di pensare ai problemi degli altri; un po' di prudenza perché l'amico Onnis è stato parlamentare e poi, per merito non so o demerito dei suoi colleghi si è ripresentato e quegli stessi colleghi hanno deciso che non doveva essere rieletto parlamentare, lui sì è alla caccia probabilmente di qualche sedia se è quello il discorso suo, si è presentato alle elezioni regionali ed è stato eletto, non so se questa sua nobile scelta fosse dettata dagli interessi della collettività oppure dalla ricerca di una sedia, fatto sta che spetta sempre agli elettori decidere le sorti di ognuno. Dico al Collega Frau, che è un amico ed è simpatico, il collega Frau mi fa anche un po' di propaganda, lo ringrazio perché me l'ha fatta anche nel periodo elettorale e continua a farla e di questa attenzione lo ringrazio, anche lui deve pensare ai problemi suoi, all'elefantino che lui ha subito e che non voleva assolutamente, non ne ha parlato, parliamo a tutto campo. Prima di parlare dei problemi degli altri, credo che sia giusto pensare ai problemi di casa propria, poi ognuno si guarda bene le cose che ha attorno.

Credo che occorra, nei nostri giudizi, lasciare da parte i personalismi che poi, ripeto, sono propaganda spicciola; parlare di politica, di rispetto delle posizioni di ognuno, e questo vuol che se è legittimo tutto è anche legittimo che il Gruppo di Alleanza Nazionale pochi giorni fa ha proposto una formula politica in cui il ruolo di Alleanza Nazionale doveva essere di appoggio esterno, Alleanza Nazionale prendo atto che ha cambiato idea rispetto al mese di giugno e di luglio, posizione legittima, per carità, ma è una posizione che è stata proposta giustamente ad ottobre, quando i tempi sono diversi e quando si fanno giudizi rispetto a luglio, perché l'emergenza continua ancora più...

Così anche i colleghi di Forza Italia, Gruppo che io rispetto, non mi aspettavo nessun ringraziamento perché il voto che ho espresso l'ho espresso sempre con libertà, però credo che qualche riflessione qualche collega di Forza Italia dovrebbe farla prima di esprimere delle valutazioni, perché quando gli assessorati si assegnano da un'altra parte, due consiglieri hanno avuto due assessorati, un consigliere ha avuto un assessorato, ma quando nel tentativo della coalizione di centrodestra allargata all'U.D.R., all'U.D.R. sono stati assegnati dal centrodestra liberamente, penso, senza compravendite, tre assessorati rispetto a tre consiglieri il collega Balletto non si è scandalizzato, io non ho capito perché si scandalizzi adesso e prima non si doveva scandalizzare.

Io invece avrei apprezzato una critica a tutto campo da parte del collega Balletto, a quel punto ognuno sarebbe stato contento di sentire posizioni appena appena chiare. Ma andiamo avanti guardando il passato ma soprattutto anche il futuro.

La nostra posizione come U.D.R. è una posizione coerente, posizione autonoma, libera e scevra da condizionamenti, ma anche preoccupata di perseguire la collettività, gli interessi della collettività regionale, perché la propria collocazione originaria, che è quella di perseguire un governo per la regione, rimane come dovere di responsabilità politica, e i tre tentativi, cui lealmente l'U.D.R., in modo unitario, ha dato il proprio leale e chiaro appoggio per consentire una governabilità che tenesse conto delle esigenze di cambiamento, non hanno dato risultati, non hanno consentito un allargamento della coalizione.

Davanti alla ingovernabilità che ancora oggi diventa pressante, i doveri impongono scelte sempre trasparenti, chiare e precise sulla base di programmi che possono in qualche modo affrontare le emergenze; io a questo proposito ringrazio il collega Selis perché con dichiarazioni sobrie, sintetiche ma precise, pur affrontando problemi che richiedono tempo, mesi e probabilmente, anni ha fatto uno sforzo importante, uno sforzo per consentire l'avviamento di questa legislatura, anche indicando in modo lucido, preciso e puntuale i problemi e le possibili soluzioni in un momento di grandissima difficoltà; io ho sentito pochi colleghi, invece in alcuni colleghi ho apprezzato molto l'impegno a indicare problemi concreti e soprattutto a indicare soluzioni in grado di rispondere alle necessità.

In questo contesto l'U.D.R., avendo come base imprescindibile di riferimento il programma ideale politico del suo fondatore, Francesco Cossiga, persegue il bene comune dei sardi e il suo programma economico e sociale in modo coerente, e questa coerenza oggi l'ha indotto a trovare, con partner evidentemente impegnati a dare una soluzione alla crisi, dei punti di incontro importanti a cui l'U.D.R. non si è sottratto in termini di impegno.

Ricordo ciò che noi abbiamo indicato: l'approvazione di un bilancio regionale e di un piano di sviluppo che punti all'occupazione e ai settori produttivi e suscettibili di crescita, agricoltura, pastorizia ed agriturismo, piccola e media impresa, artigianato, turismo, commercio, servizi.

Abbiamo sottolineato l'importanza dello sviluppo delle politiche ambientali, dell'importanza dell'ambiente come risorsa fondamentale al servizio dell'uomo per la cui tutela bisogna fare ogni sforzo, ma che deve coinvolgere quanto più, rispetto al passato, tutte quelle realtà, anche del volontariato, che nella difesa dell'ambiente possano dare il loro contributo, e penso non solo agli apparati istituzionali ma soprattutto al ruolo delle compagnie barracellari e penso al ruolo dei cacciatori che sono i primi ambientalisti, difensori del bene ambiente e che hanno titolo a essere coinvolti per la difesa del nostro ambiente.

Ho messo un punto importante nella necessità dell'attuazione della continuità territoriale, con particolare riferimento alla necessità di spendere immediatamente i fondi a disposizione per assicurare parità di condizioni economiche rispetto alla Penisola, sia per il settore merci, che per i passeggeri residenti. Ho indicato la riforma della formazione professionale, che porterebbe ad un più stretto raccordo tra scuole, università ed imprese. Ho rammentato la necessità di un effettivo decentramento amministrativo che metta gli enti locali, i sindaci, gli amministratori, tutti nella condizione di rispondere al meglio ai bisogni e agli interessi del territorio.

Ho proposto la costituzione di una Commissione Consiliare Speciale per le nuove regole e per la legge elettorale, ho proposto poi l'abolizione del voto segreto che tanto danno ha portato in termini di non trasparenza nell'attività di questo Consiglio Regionale. Credo che l'abolizione del voto segreto, per consentire a tutti massima libertà di espressione nell'interesse della Sardegna sia quello di abolire il voto segreto, di limitarlo esclusivamente per casi rarissimi, ma per tutti quegli atti che attengono all'attività amministrativa e legislativa, il voto segreto è un obbrobrio giuridico e politico che va assolutamente cancellato.

In ultimo, ma non ultimo, ma perché fra le priorità ritenevo che fosse importante, lo lascio alla fine, era il problema del diritto alla salute. La sanità in questi anni non sempre è stata all'altezza della situazione e delle esigenze dei cittadini, un equilibrato rapporto sanità pubblica, sanità privata, indirizzata soprattutto ai cittadini che hanno più bisogno credo che sia uno degli obiettivi principali che un governo si deve porre, quindi nel rispetto della libertà delle leggi e del libero mercato, ma nel rispetto soprattutto di chi deve usufruire della sanità, vale a dire degli utenti, abbiamo ritenuto che questo tema dovesse avere un aspetto, un trattamento, una particolare attenzione.

Poc'anzi, signor Presidente, dicevo che occorre guardare al futuro, dicevo che oggi o domani questa Assemblea può cadere nel buio totale, allora mi rivolgo prima ai singoli consigliere, ma mi rivolgo a chi in questa Assemblea ricopre cariche istituzionali del massimo livello, le cariche istituzionali del massimo livello non devono, non solo per nostro calcolo, ma per rispetto di questa istituzione e per rispetto dei cittadini essere coinvolte in questioni che riguardano aspetti di governo, che riguardano giochi di altro genere e l'appello quindi che rivolgo è che non ci debbano essere interferenze, non ci debbano essere pressioni, non ci debbano essere forze che solo per un pur legittimo, ma mero calcolo di parte, possano indurre ad atti che a mio modo di vedere poco comprensibili ma ingiustificabili sarebbero da parte di chicchessia; non giochiamo allo sfascio con le istituzioni, giochiamo liberamente di formule, chi lo vuole fare lo faccia, ma attenzione, non coinvolgiamo le istituzioni in giochi che non devono far parte dei soliti giochi ordinari; se ci poniamo il problema di assicurare l'avvio di questa legislatura, dobbiamo farlo pensando a chi sta fuori da questo palazzo.

L'U.D.R. continuerà ad assumersi le proprie responsabilità politiche e istituzionali nel rispetto del mandato degli elettori e in coerenza con i principi della sua identità, in base alla quale auspico che, pur nella diversità delle opinioni e decisioni contingenti, l'intero U.D.R. possa contribuire alla soluzione della crisi con comportamenti e atti positivi e propositivi, in prospettiva possa convergere con le altre forze sinceramente democratiche, regionaliste e riformiste nella costruzione di un partito regionale.

Pur nella consapevolezza dell'estrema difficoltà di questa situazione, signor Presidente, colleghe e colleghi, voglio insistere nell'impegno al servizio della gente, in questo sono convinto di avere tanti colleghi, tanti cittadini che mi hanno espresso solidarietà e che mi inducono a continuare in questa battaglia intrapresa, spinto dell'ottimismo che mi deriva, per dirla come il grande Giorgio La Pira, dalla visione cristiana della vita.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (D.S. - F.D.). Signor Presidente, colleghe, colleghi, presidente Selis, sull'esito del voto c'è un equivoco, il Polo dice di aver vinto le elezioni, il 53,8 per cento circa al ballottaggio, anche il centrosinistra dice di aver vinto le elezioni, 37 seggi a 35 seggi, ogni osservatore distaccato ed obiettivo non farebbe molta fatica a capire che non è vera né l'una, né l'altra cosa, ossia non ha vinto né l'uno, né l'altro.

Infatti siamo qui a quattro mesi dal voto, perché il centrodestra sottolinea il risultato di Mauro Pili e l'esito del ballottaggio, ma rimuove il fatto di aver conquistato meno seggi del centrosinistra, il centrosinistra da parte sua ha giustamente sottolineato il fatto di avere in questo Consiglio più seggi del centrodestra, ma talvolta sottovaluta il risultato del ballottaggio. La verità è che non ha vinto né il centrodestra, seppure ha avuto più voti nel ballottaggio, né il centrosinistra che ha avuto più seggi.

Questo risultato elettorale ci consegna un Consiglio diviso pressoché a metà, nel quale il centrodestra non è riuscito a costruire la fiducia alla Giunta ed una maggioranza, nel quale il centrosinistra, presumibilmente, al termine di questo dibattito, avrà la fiducia, ristretta, risicata, difficile, ma che voi colleghi del Polo avreste considerato, se foste riusciti ad ottenerla, una vittoria.

Noi non la consideriamo una vittoria, ma un'utile base di partenza perché comprendiamo che una cosa è avere un voto di fiducia e altra è poter davvero governare. Nessuno oggi può dire quali saranno gli sviluppi di questa complessa vicenda, noi pensiamo che la legislatura possa, a questo punto, e debba partire con la Giunta guidata da Gian Mario Selis, ma chiunque di voi, di Forza Italia, dei Riformatori, del C.C.D., di Alleanza Nazionale, dell'U.D.S. vorrà ragionare di politica sul futuro della legislatura, sul lavoro del Consiglio e sui problemi della Sardegna, sui problemi veri della Sardegna, troverà tra di noi persone capaci di ascoltare e di discutere.

Le dichiarazioni del presidente Selis rappresentano una base molto seria di programma, non sono enfatiche, non contengono nemmeno una citazione, non parlano di ponti passerella, e pensate, non citano Lussu, nemmeno una volta: incredibile! I casi sono due: o Selis non legge libri, e quindi non può fare citazioni, o ha proprio un'allergia a fare citazioni e a copiare.

Queste dichiarazioni hanno un sapore di cose nate in Sardegna, pensate in Sardegna e per la Sardegna: io le ho apprezzate; lo sviluppo sostenibile, lo sviluppo locale, la qualità dello sviluppo come chiave per il futuro della Sardegna, il ciclo unico della programmazione, la centralità dei problemi della formazione della scuola, le politiche sociali, la famiglia. Questa è una base robusta e seria per governare la Sardegna.

Queste dichiarazioni non hanno mistificato la realtà, non sono un mezzo di propaganda, non negano, onorevole Pili, l'evidenza, non negano gli atti di governo già compiuti, parziali certamente, ma effettivi ed utili.

A questo punto del dibattito basti qualche cenno e qualche esempio; la questione del titolo terzo, cioè la revisione delle entrate della regione su cui nell'intesa istituzionale di programma è già prevista la stipula, entro tre mesi, dell'accordo di programma quadro.

La questione delle risorse statali e comunitarie per il lavoro e lo sviluppo, su cui qualche mese fa è stato firmato il protocollo aggiuntivo dell'intesa istituzionale di programma, che ha riconosciuto alla Sardegna il 12,97 per cento delle risorse comunitarie sull'importo complessivo per le regioni dell'obiettivo uno e il 12 per cento sugli interventi per le aree depresse.

Questi sono risulti rilevantissimi, ai quali vanno aggiunti i PIA, 2000 miliardi di investimento, 220 miliardi all'anno per i prossimi dieci anni, gli interventi per i centri storici, 50 miliardi all'anno per dieci anni, gli incentivi per le imprese, l'estinzione della legge 15 agli artigiani, l'articolo 19 della "37" per i sistemi di sviluppo locale, l'avvio con finanziamenti certi per un triennio del riordino fondiario, questione primaria per ogni prospettiva di rilancio dell'agricoltura e dell'agroalimentare. I finanziamenti rilevanti, ancorché non sufficienti per il diritto allo studio.

Insomma, al di là degli schemi propagandistici, in una Sardegna piena di problemi ci sono processi e scelte significative di governo che sono state avviate. Ha fatto bene per esempio il Presidente Selis a sottolineare in questo quadro la centralità del sistema formativo e di processi in atto e di programmi avviati in questo campo.

La formazione rappresenta il principale strumento capace di intervenire non solo sulle competenze e sulle abilità professionali, ma soprattutto sugli atteggiamenti degli uomini e delle donne nei confronti del lavoro, dei lavori, dei nuovi lavori.

Condivido questa impostazione ed aggiungo una citazione particolare, il progetto Marte, per il quale è stato già firmato e finanziato l'accordo di programma quadro all'interno dell'intesa, che prevede il collegamento intranet delle scuole di ogni ordine e grado della Sardegna, l'aggiornamento e la formazione degli insegnanti, le dotazioni materiali dei laboratori telematici per l'insegnamento e per l'insegnamento a distanza.

Insomma, mediante questo progetto, il Governo nazionale e la Regione hanno insieme deciso di fare della Sardegna la regione pilota e d'avanguardia delle nuove tecnologie dell'informazione e della formazione.

Potrei richiamare altri atti di governo, ma mi fermo qua, non si può sempre negare l'evidenza, non si può sempre fare propaganda, siamo persone serie. Certo, ci sono dei limiti oggettivi, anche dei ritardi, delle insufficienze, ed io li vedo, non li nego, nell'impostazione del centrosinistra. Tra questi voglio sottolineare una questione che a me sta più a cuore fra tutte le altre: l'assenza, e così la voglio chiamare qua, in questo momento, della questione femminile.

Non è un problema solo della composizione della Giunta o delle tue dichiarazioni, caro Presidente Selis. La presenza o meno delle donne, delle loro esigenze, delle loro istanze, è un problema ben più generale, non di uno schieramento, di una Giunta o di un programma.

E` una questione che investe la cultura politica della Sardegna e del Paese, del centrosinistra e del centrodestra, l'organizzazione della politica e delle istituzioni, dei partiti e dei movimenti, gli assetti reali del potere nella nostra regione e nelle regioni, nelle istituzioni della nostra Repubblica, nelle province e nei comuni.

Ci sarà anche chi non ha capito, chi si è risentito, chi ha banalizzato, chi ha sorriso, chi ha ridotto tutto ciò ad una modesta recriminazione, frutto di ambizioni insoddisfatte o di delusioni.

Niente di tutto ciò, ma ho voluto, anzi, noi donne abbiamo voluto interpretare, dare espressione a una cosa più profonda: al disagio delle donne per essere tagliate fuori dalla democrazia, alla volontà delle donne di esserci, alla domanda di una democrazia che esprima la realtà che è fatta, prima di tante altre cose, dell'originaria composizione di uomini e di donne.

So, presidente Selis, che tu comprendi, che tu sei sensibile a questi temi, ma non posso non dirti che le tue dichiarazioni programmatiche, che peraltro sono di un livello assolutamente apprezzabile, non sono conseguenti quando da una parte affermi che bisogna dare spazio e voce nelle istituzioni alle donne, dall'altra presenti una Giunta di soli uomini, come peraltro la Giunta presentata da Pili, come tante Giunte presentate nel passato, come tante Giunte presentate altrove.

Per questo motivo tante donne, le donne del centrosinistra, la Commissione pari opportunità ed io abbiamo espresso delusione e protesta; per questo motivo ho dichiarato una riserva sul voto, affidando il mio voto agli esiti di questa discussione, della discussione con le donne, mettendo il mio voto a disposizione di una riflessione collettiva. Abbiamo discusso e ragionato.

A questo punto una cosa dovrebbe essere chiara, che non si tratta, come si sarà detto in qualche corridoio, in qualche redazione, nel bar del Consiglio, dell'ambizione personale di una donna: oggi mia, ieri di un'altra, domani di un'altra ancora. Gli uomini, come si sa, non hanno ambizioni! Discussione che si è conclusa, certo, con un forte senso di disagio da parte delle donne, con punti di vista diversi, con una consapevolezza ed un forte senso di responsabilità dalla parte di noi donne, da parte di tutte le donne, da parte di molte donne della Sardegna.

Per cui fin d'ora dichiaro il mio voto favorevole alla Giunta Selis, ma provate a pensare, a capire che qui c'è una questione vera e fondamentale che riguarda i partiti, tutti i partiti, nessuno escluso, di destra, di centro, di sinistra, che riguarda le istituzioni, tutte le istituzioni, nessuna esclusa, l'organizzazione della democrazia, l'organizzazione della politica e della società. Provate a riflettere sul fatto che tutto conta di più: la differenza fra i territori, l'articolazione in correnti, gli interessi da comporre, i congressi da vincere rispetto a una realtà primaria ed elementare secondo la quale il mondo è composto di due generi, gli uomini e le donne.

Alle colleghe del centrodestra, che naturalmente ringrazio per le dichiarazioni di solidarietà espresse anche a me personalmente e alle donne del centrosinistra, voglio dire che ricordo il loro silenzio sul programma e sulla Giunta Pili che le aveva ignorate e che nessuno può pensare di fare su questi temi operazioni strumentali.

Care amiche e colleghe, io credo e spero, e lo spero per tutte noi donne di destra, di sinistra e di centro che ciò rappresenti l'inizio di un'autentica presa di parola per poter costruire insieme, in Consiglio, un'azione comune segnata dalla differenza di genere.

Le donne sono un soggetto capace di rielaborare e rinnovare i grandi valori fondanti la democrazia: uguaglianza, libertà, solidarietà e giustizia, per le esperienze che hanno maturato in tutti i settori della società. Esse sono portatrici di saperi e di competenze che ne fanno un soggetto politico formidabile per la modernizzazione, l'innovazione della politica, del potere e della società. Questo patrimonio non è pienamente utilizzato se non si realizza una partecipazione attiva delle donne ai processi decisionali pubblici.

Io aderisco profondamente ai valori e ai programmi del mio partito. La mia adesione non significa passività, stare buoni, stare buoni e zitti, disciplina. Io sono pienamente coinvolta nella realizzazione di quei valori e di quei programmi, ma solo se alle dichiarazioni di principio si è capaci di far seguire scelte operative e conseguenti, se c'è uno sforzo di coerenza, se si è capaci di interpretare la complessità della società, la dualità dell'umanità, la differenza di genere, i punti di vista, i progetti, i saperi, le competenze e la cultura delle donne. Non è più sufficiente dire: "Stiamo facendo uno sforzo" se allo sforzo non seguono i fatti. Non è più sufficiente dire: "Oggi non si può, domani vedremo". Bisogna iniziare nei programmi e negli assetti a vedere oggi, a cambiare oggi gradualmente, sì, lo capisco, ma effettivamente.

Questo centrosinistra, questa Giunta sarda, questo programma di governo hanno davvero la volontà di dar voce alle esigenze di cambiamento che le donne esprimono? Il mio intervento si chiude con una domanda. La mia non è una domanda retorica, aspetto le risposte dal dibattito, dal mio partito, dal centrosinistra e dal presidente Selis.

Il voto non è più e non sarà mai più, spero per le donne, frutto di timore o solamente strumento di affermazione di aspettative personali; sarà, io spero, un fatto di condivisione effettiva dei programmi e delle scelte reali. D'ora in poi non ci sarà più niente di scontato se la coalizione di centrosinistra non capisce che non può continuare con i metodi e le politiche di prima. O il centrosinistra realizza un effettivo cambiamento e ha la capacità di voltare pagina, oppure deve sapere che c'è in rischio della sconfitta.

Noi donne non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci alla prospettiva della sconfitta; vogliamo che la politica cambi, che il centrosinistra cambi, che sia più aderente ai suoi valori e ai suoi ideali e che sia, tra le altre cose, più aperto al mondo e alle idee e ai ruoli delle donne.

Noi donne avremo il coraggio necessario per combattere ciò che non ci piace della situazione attuale, delle istituzioni, dei partiti e del potere reale; avremo il coraggio necessario per imporre un cambiamento. E ciò non servirà solo alle donne, servirà a tutti, uomini e donne. Servirà alla società, servirà al Consiglio, servirà alla Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari). Signor Presidente, colleghe e colleghi, avrei voluto evitare in apertura del mio contributo di replicare all'inutile disputa fra chi sostiene ancora di aver vinto o perso le elezioni regionali, ma pur cercando di rimanere nel solco del rispetto istituzionale e per concorrere a chiarire un equivoco che aleggia ancora in quest'Aula, credo che sia comunque opportuno ricordare le opinioni e gli interventi di molti all'indomani dell'esito elettorale che rivendicavano il diritto dell'onorevole Pili di costruire il governo regionale e l'inopportunità per l'onorevole Selis di cimentarsi democraticamente, con trasparenza nel medesimo obiettivo. Come si vede e si vedrà, così come abbiamo sempre sostenuto, il consenso vale per il significato che poi assume nelle sedi istituzionali in ragione delle norme e delle leggi operanti. Proprio queste leggi ci dicono di un sistema elettorale del tutto particolare, ma vigente, che si compone di due assi fondamentali fra il collegio regionale e il collegio provinciale, che al di là dei numeri ha assegnato nel suo complesso due vittorie e due sconfitte insieme, ma che nel saldo dei saggi ha assegnato una inconfutabile prevalenza della Coalizione Autonomista.

In un sistema non presidenzialista poi, come si sa, i candidati alla presidenza ottengono consensi pari e proporzionali a quelli dei partiti da cui provengono, senza con questo intaccare il valore politico dell'indicazione che le coalizioni assegnano ai propri leaders e proporzionando il consenso fra i diversi candidati per non ridurre le opportunità di elezione di nessuna componente. Questo credo che sia stato ben capito, al di là delle polemiche espresse, se assegniamo coerente e conseguente significato alla candidatura e al sostegno dato dal Polo dei sardi al tentativo dell'onorevole Floris.

Invece, allora, in quei giorni concitati ci sono stati vessilli innalzati e fanfare intonate intorno a quella partenza, dal nostro punto di vista, ma pure memori di una lunga e nobile storia politica, sapevamo di averne viste altre di quelle partenze che poi purtroppo per i protagonisti sono rimaste tali. Da parte nostra è il contrario; abbiamo con pazienza e doverosa responsabilità verificato gli spazi e le opportunità date dalle condizioni oggettive e conseguentemente assunte le nostre responsabilità, sapendo che la Sardegna aveva in questa difficile congiuntura molto da guadagnare ma che allo stesso tempo c'era ben altro che in nessun modo dovevamo perdere. Tra ciò che non dovevamo perdere vi era la fedeltà ad un principio fondamentale di autonomia vera, che ha alle sue fondamenta la volontà dei sardi di non essere "etero-diretti", governati per corrispondenza o per dipendenza. Sembrerà un passaggio di poco conto, ma col tempo necessario emergerà con chiarezza di contorni e di pericoli sventati, la deriva colonizzatrice e le linee esterne di una strategia mirata al controllo della Sardegna e delle sue risorse, che è stato posto in essere con indubitabile calcolo; se qualcuno in quel momento avrà ancora dei dubbi analizzeremo con maggiore serenità di oggi le prove e le testimonianze di quanto e quale tipo di intervento sia stato prodotto. Malgrado tutto, è venuta maturando in questi mesi una consapevolezza diffusa del rischio cui è sottoposto il sistema politico regionale nel suo complesso, ben oltre le sue distinzioni. La crisi in cui siamo tutti, vincitori o vinti, è quella che si misura ora nell'indicare un governo che assumendosi gravi e complessi problemi della Sardegna sa di avere l'angustia di un rapporto col Consiglio, vincolato dall'esito elettorale e dallo schiacciamento tra i due poli.

Espressa con minore o maggiore drammaticità poco importa, ma credo che le questioni centrali di questa difficile fase politica restino la governabilità e la moralità della politica insieme. Per quanto ci riguarda è proprio la percezione di questo legame, tra moralità dei comportamenti politici ed esigenze di governabilità che ci spinge ad operare nella chiarezza delle posizioni, ben sapendo che solo per questa direzione le cose potranno farsi più agevoli e produttive di risultati. In questo senso ho apprezzato le parole del Presidente, quando nelle sue dichiarazioni ci richiama ed avverte della non onnipotenza della politica. Ha ragione Presidente, il rischio che corriamo tutti, indistintamente, chiusi dentro i conflitti e le aspirazioni della politica, spesso anche fisicamente confinati dentro le mura del palazzo, è quello di pensare che alla fine la politica sia tutto e tutto assorba attorno a sé. Così non è per fortuna, e come ci ricorda il Presidente secondo un itinerario logico nelle sue dichiarazioni, la vita, la società, i sentimenti e le speranze di ciascuno contano assai più della politica, anzi proprio la politica è obbligata moralmente di farsi carico di tutto ciò per esaltarlo e tutelarlo oltre ogni egoismo ed interesse.

Vorremmo dunque iniziare questa nuova responsabilità, onorevoli colleghi, con questo spirito e con questa umiltà, cercare di individuare e sottrarre insieme i tanti spazi indebitamente occupati dalla politica per restituirli alla società, e con questa aprire un dialogo e un confronto fecondo per progettare il futuro e dare futuro ai giovani. E` un'idea che ci è particolarmente cara e che è a pieno titolo pilastro della nostra moderazione politica e della nostra attitudine all'esercizio delle responsabilità istituzionali. Noi non abbiamo bisogno di invocare un giorno sì e l'altro pure né de Gasperi, né Sturzu, né Lussu o Dettori, sappiamo delle loro testimonianze indelebili ma vogliamo costringere noi stessi, oltre le comodità di una deriva senza valori, ad essere coerenti e lungimiranti sui loro insegnamenti. Infatti, non ho mai conosciuto formule magiche per risolvere in blocco i problemi della nostra Regione, ma credo che la responsabilità dei singoli sia qualcosa di molto più reale della responsabilità politica in astratto.

Alla scontrosità di alcuni interventi che ci accusano quasi di estorcere a questo Consiglio qualcosa di non dovuto, mi piace rispondere come fece un nostro grande uomo politico, un vero democratico circa dieci anni fa, il quale replicando al senatore Chiaromonte, al Senato disse: "Onorevole collega non vi è bisogno di assediare la Bastiglia è inutile ed è tempo perso, se avete le chiavi aprite il portone ed entrate per la via maestra". Così è per noi colleghi, la regola parlamentare democratica è la chiave, l'unica chiave che noi intendiamo utilizzare e per la quale invochiamo anche il rispetto che si deve a chi sta nella politica e nelle istituzioni non per fare schiamazzi, ma per rispettare le leggi e per cercare di fare buone leggi. Noi al contrario confidiamo ancora che la competizione, come le collaborazioni, possano misurarsi lealmente con più concretezza intorno ad un unico progetto di governo e disegno riformatore, che sia l'esito di un contributo collettivo e che abbia sufficiente respiro per esprimersi compiutamente. Detto in altre parole, qualcosa noi riteniamo si possa e si potrà costruire a condizione che tutti, grandi o piccole forze politiche, abbandonino il terreno delle convenienze personali per dare spazio alla faticosa strada dell'equilibrio e della persuasione, strada che peraltro non ha mai mortificato le legittime aspettative di ruolo e di visibilità di ciascuno.

Noi vogliamo scegliere questa strada perché ci sembra oggi ragionevolmente la più adeguata per corrispondere alla crisi, che rischia di accentuare ogni giorno, la divaricazione tra l'idea di un vantaggio immediato e quella di una scommessa più lunga e più carica di futuro. Altri prima di noi hanno fatto così; secondo questo itinerario non c'è dato manifestare né pregiudizi né una volontà di esclusione, ma semplicemente le ragioni di un percorso possibile al servizio della Sardegna. Le difficoltà si faranno più schiaccianti e i pericoli di delegittimazione più insidiosi, infatti, se non riuscissimo ognuno per la parte che gli compete, di riconoscere quello che può maturare di positivo anche dalle condizioni più critiche complesse; se le condizioni politiche muteranno tuttavia saremmo pronti ad assumere ogni utile iniziativa, che guardi alla nostra condizione istituzionale per superarla in avanti e non certo con la sola volontà di ereditarne le difficoltà di oggi.

Intendiamo riconoscere perciò, nell'esigenza di profonde riforme istituzionali, una strada utile e possibile per dare più vigore alla ripresa di autorevolezza politica della Regione e per una più giusta relazione tra i compiti della politica e il cambiamento invocato. Su questo terreno credo ci possa essere nell'immediato una piccola ma importante autoriforma. Mi voglio riferire, signor Presidente, all'opportunità che la sua Giunta possa, dall'inizio sino alla fine, riscoprire nel lavoro autenticamente collegiale il senso di un sentimento autonomista del governo che fino ad oggi è stato, purtroppo e troppo spesso, un sentimento personale o, alla prova dei fatti, un'aspirazione solo teorica. L'autonomia vera deve avere il suo motore quotidiano, quel cuore che rinunciando alle pratiche e alla programmazione per comparti, viva orizzontalmente le competenze e le informi agli orizzonti che ci auspichiamo. Per fare ciò non c'è bisogno di una legge, serve solo un po' di lungimiranza e di buona volontà.

Sul piano invece degli interventi programmatici condivido le sue dichiarazioni, Presidente, e svolgerò soltanto alcune sottolineature; va senza dubbio affermato che le dichiarazioni hanno centrato la straordinaria e preziosa realtà che va maturando in questi anni. Si è aperta infatti, da qualche tempo, una nuova fase della politica di Governo regionale, nella quale, all'insegna dei principi di sussidiarietà e del partenariato, gli enti locali sono stati chiamati via via alla gestione sempre più concreta dei processi di sviluppo. I piani integrati d'area hanno avuto il merito non solo di anticipare le politiche nazionali rispetto ai processi comunitari, ma quella di porre per primi alla testa della programmazione regionale il concetto dello sviluppo locale. Su questo terreno, con fatica e con alcune incredulità, si è sviluppato in questi anni un processo di concertazione dal basso, che ha coinvolto gradualmente e settorialmente tutti i soggetti dello sviluppo locale, alla formazione dei piani di intervento; è cresciuta la consapevolezza delle responsabilità ed è migliorato il rapporto tra risorsa ed utilizzo della stessa, facendo maturare progressivamente una classe dirigente locale che dalla cultura del conflitto si è operosamente trasferita sul terreno della costruzione e della collaborazione.

Con queste impostazioni in Sardegna, già da tempo, il principio del cofinanziamento privato allo sviluppo si è ampiamente consolidato e sviluppato; a questo riguardo penso di non poter condividere le considerazioni dell'onorevole Floris in tema di impresa e di imprenditoria sarda. Noi sappiamo che la globalizzazione dell'economia e dei mercati di questo fine decennio si regge sulla mondializzazione dei rapporti economici e sui grandi numeri. In questa condizione data la Sardegna, pur in una teorica condizione di piena occupazione, mai avrebbe potuto competere con i suoi valori nel contesto economico internazionale.

Tuttavia, la qualità e la capacità del saper fare, rappresentano entro questo contesto una fascia di mercato, tutt'altro che secondaria, e perciò i nostri piccoli e medi imprenditori si cimentano a buon titolo su questo versante per assicurarsi le fette più pregiate del cosiddetto "mercato di nicchia".

Proprio la filosofia dello sviluppo locale, del partenariato e della valorizzazione in senso lato del saper fare, ha generato una classe imprenditoriale di tutto rispetto che già dai prossimi anni farà sentire il proprio peso. In Sardegna oggi, per svariate centinaia di miliardi sono in atto, o in incipiente avvio, progetti e progetti che vedono coinvolti gli imprenditori sardi.

Per questa realtà la Regione dovrà migliorare gli strumenti legislativi e finanziari, assecondare con maggior rigore e continuità la pratica della concertazione quale strumento nuovo dello sviluppo e della responsabilità pubblica.

Sulla cultura, sulla scuola e sull'università molto e bene è stato detto. Questo settore che rappresenta quella parte immateriale delle necessarie infrastrutture della Sardegna passa infatti in primo piano tra le attenzioni delle dichiarazioni del Presidente. Credo che tutti però sappiano della difficoltà che le scuole, soprattutto quella dell'obbligo, ha attraversato e sta attraversando in questi anni in Sardegna.

Le politiche di bilancio nazionali hanno indotto progressivamente, provvedimenti di razionalizzazione scolastica che in Sardegna particolarmente lasciano segni pesanti di arretramento di questo particolare e sensibile settore sul territorio. La particolare connotazione del tessuto territoriale e demografico, fortemente divaricato tra realtà ad alta urbanizzazione e un vasto ambito di piccoli e medi comuni, ha inciso negativamente sulle prospettive di una sufficiente scolarizzazione della Regione, ponendo le autonomie locali di fronte a chiusure, verticalizzazioni ed accorpamenti.

Una grande battaglia è stata fatta in questi anni dagli amministratori locali per attenuare gli squilibri che si producevano, e forte è stato il confronto con lo Stato da parte della Regione, per evitare che i parametri di riferimento posti a base dei tagli fossero pari a quelli di altre, e del tutto diverse, realtà regionali. Le province e i comuni stanno ora completando i piani di ridimensionamento della rete scolastica e la Regione dovrà comporre questo complesso lavoro, per produrre un piano regionale che più che di ridimensionamento dovrà essere soprattutto di salvaguardia. Si tratta dunque di lavorare alla clemente, perché in Sardegna l'abbandono di alcuni e fondamentali presidi della scolarità dell'obbligo non produca un'impennata ulteriore alla già grave condizione della mortalità scolastica, per riconsegnarci magari ad una stagione di analfabetismo di ritorno.

Non si vive solo nelle città, colleghi, e spesso molte illuminate intelligenze crescono nella sobrietà o nella povertà dei nostri piccoli comuni, e a noi spetta comunque l'obbligo di offrire loro tutte le opportunità di sviluppo e di valorizzazione. Il piano straordinario per l'occupazione si occupa anche di questo aspetto, indicando il bisogno di studiare e monitorare il grave fenomeno dell'abbandono scolastico da parte di molti giovani, e perché gli investimenti sulla formazione e sull'alta formazione ci consegnino buoni operatori e manager adeguati.

Per concludere, sul giudizio e le osservazioni che riguardano il Partito Popolare per ora ci è sufficiente riconoscere di aver fatto ogni sforzo per restare fedeli agli impegni assunti e condivisi, ben oltre le difficoltà incontrate e comunque sempre e soltanto nel segno della responsabilità e dell'interesse generale.

L'avvio di questa legislatura tuttavia, che auspichiamo e sosteniamo, costituisce un punto di partenza fondamentale, perché fuori dai fuochi e dalle contrapposizioni post-elettorali, maturi e si accresca con i contributi che dovranno essere ulteriormente costruiti, un disegno di rilancio e di modernizzazione della Regione, nel segno di quella qualità che il Presidente ci ha ricordato.

Credo tuttavia che il miglior segno premonitore di questo orizzonte possa e debba essere la modernizzazione e l'elevazione anche del nostro modo di fare politica; dello stile e della sobrietà che chiesto alle istituzioni e a noi che ne siamo i protagonisti, assieme a quel dovere di concretezza e di operosità che la società sarda invoca con drammatica urgenza anche in queste ore.

Ed è per questo, che insieme al Presidente, ci sentiamo impegnati ad un avvio misurato della legislatura, concentrato su pochi e circoscritti punti programmatici in grado di corrispondere alle emergenze e solo a queste.

Nessuno oramai nasconde le difficoltà della nostra esperienza autonomistica, spesso aggravata dalle nostre stesse insipienze. Lo stesso Professor Lilliu qualche settimana fa, nel corso della presentazione del nuovo libro dell'onorevole Cardia "Autonomia Sarda: un'idea che attraversa i secoli", ha paragonato il travaglio dell'autonomia a quella di un torrente, al suo scorrere e alla sua turbolenza, indicando nella maggiore turbolenza, nel maggior distacco delle acque dall'alveo, il distacco della società da quei sani valori ideali e morali che hanno ispirato il lavoro e il sacrificio di tanti piccoli e grandi uomini della Sardegna. E` accaduto più volte ma forse mai come ora; è per questo che ci sentiamo responsabili ed interlocutori di questa fase politica e di questa ora della politica regionale. Certo vi sono limiti, occorre realismo e modernità, ma forse dovremmo sentire ancora di più, insieme maggioranza e minoranza, la soddisfazione di ciò che abbiamo realizzato fin qui e insieme il tormento per quello che ancora resta da fare e che dobbiamo fare. Questo, signor Presidente, è il senso e il sentimento che ci accompagna, il nostro contributo e il valore della fiducia che intendiamo accordarle senza condizioni e per il bene esclusivo dei sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I. - Sardegna) Sull'ordine dei lavori, chiedo scusa, ma abbiamo concordato, e di questo può essere testimone l'onorevole Gian Mario Selis, che l'ultimo intervento, prima di quello dei Capigruppo, dovesse essere quello dell'onorevole Pili; quindi, vorrei chiederle prima se ci sono altri interventi oppure se questo è l'ultimo della serie.

PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Presidente, per esattezza occorre dire che non si tratta di un accordo o di aver concordato, il collega Masala ha chiesto se era possibile che il collega Pili svolgesse l'ultimo intervento.

Presidenza del Presidente Serrenti

(Segue CUGINI.) Io personalmente ho risposto che potevamo organizzarlo in questo modo, il collega Pittalis sostiene questa tesi in buona fede, perché essendo arrivato in ritardo questa mattina alla Conferenza dei Capigruppo, non ha potuto assistere a questa prima parte dei lavori. Quindi, era normale al momento che il collega Spissu, che presiedeva, non poteva dare la parola a sé stesso. Penso che si possa accogliere la richiesta, ma era nella norma il comportamento del presidente Spissu.

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che l'intervento dell'onorevole Spissu è il terz'ultimo intervento, poi ci sarà una breve riunione dei Presidenti dei Gruppi per decidere sulla prosecuzione dei lavori.

E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, quello che svolgiamo in questi giorni è il primo vero confronto politico consiliare di merito di questa dodicesima legislatura, avviata tra fragorose schermaglie verbali, toni accesi, semplificazioni propagandistiche e tentativi di partenza andati a vuoto.

Dopo oltre quattro mesi dal voto dei sardi, mesi nei quali le aspettative della gente sono cresciute al pari della sfiducia nella nostra capacità di risolvere una pericolosa deriva politica ed istituzionale, siamo, mi auguro, alle battute finali.

E` necessario che diamo un governo alla nostra regione, è urgente l'avvio di questo nostro mandato legislativo, pena una conclamata e manifesta incapacità della politica, dei partiti, dei singoli a rappresentare adeguatamente e consapevolmente il voto dei sardi, le emergenze della vita quotidiana, il bisogno diffuso di un interlocutore che rimetta la barca in mare e faccia cominciare la navigazione.

Questo da noi si attendono lo province e i comuni, le organizzazioni sociali e di categoria, il mondo dell'associazionismo, del volontariato, i singoli cittadini. Le nostre contese, i nostri millimetrici avanzamenti, le differenze troppo urlate e subito contraddette non sono più comprese neanche dai nostri più sinceri sostenitori, e questo appare sempre più un palazzo distante in cui si consumano riti esoterici riservati agli adepti, tanto più lontano dagli interessi della gente quanto più trascorre vanamente il tempo a noi assegnato.

Sono perciò tra coloro che incoraggiano e hanno incoraggiato il presidente Selis perché portasse a buon fine il mandato assegnato dagli elettori a lui e alla coalizione che lo sostiene, sebbene con alcuni oggettivi limiti e alcuni elementi di preoccupazione, sui quali tornerò più avanti. Ho condotto con il mio partito, Federazione Democratica, e all'interno della Coalizione autonomista una campagna elettorale nella quale ho domandato il consenso degli elettorali per mettere a disposizione del territorio che mi ha espresso e della Sardegna, la mia intelligenza, la mia esperienza, la mia voglia di intendere la politica come servizio e soprattutto come strumento di cambiamento e di miglioramento delle condizioni dell'Isola e del suo popolo.

A questo mandato intendo restare fedele, non consumando inutilmente il tempo e il consenso ricevuto per fare, per costruire condizioni di benessere, per riformare la Regione, per avvicinarla ai cittadini, per farla diventare davvero uno strumento della modernizzazione e del superamento delle arretratezze politiche, sociali, culturali e quindi, economiche. Sono assolutamente poco appassionato da una discussione sulla continuità o discontinuità agitata propagandistiscamente, così come le categorie del nuovo e del vecchio, dove spesso il nuovo è nato già vecchio. In politica, come nella vita, del resto, la discontinuità si segna e si regista non perché si cammina a testa in giù, quanto perché si capisce qual è la direzione di marcia, perché si riesce a interpretare appieno il momento che si attraversa, le opportunità che si presentano, i bisogni diffusi delle popolazioni, rappresentando il pluralismo, la varietà, la differenza come il segno di una enorme ricchezza e vitalità che può essere piegata a sostegno di un alto progetto di sviluppo e di cambiamento.

Mi appare, quindi, affascinante, intrigante e attraente la scommessa che il presidente Selis propone prima di tutto a chi lo sostiene, ma poi all'interno Consiglio e alla Sardegna tutta, di avvio di una nuova stagione autonomista, come lui ha sinteticamente definito la prospettiva con la quale misurare la nostra capacità di essere una classe politica adeguata alla stagione che stiamo vivendo.

Trovo che ciò che è stato definito in questo nostro dibattito "una bella relazione sociologica priva di politica", sia invece densa di politica e di sfide rispetto alle quali non so se questo Consiglio, la Giunta e la classe dirigente dell'Isola sapranno essere all'altezza. La politica con la "P" maiuscola, la politica come agente di cambiamento.

La ridefinizione, nella stagione della globalizzazione, dell'omologazione a parametri sovranazionali, dell'Europa unita, dei confini della nostra specialità e specificità, non solo in relazione al nostro Stato, ma in relazione agli Stati, è materia che deve uscire dagli slogan e dalle semplificazioni, su cui peraltro siamo tutti d'accordo, e diventare nuovo statuto, nuovo patto con lo Stato in un sistema di sussidiarietà, equilibrio tra poteri e (?)materia di carattere istituzionale, economico e sociale.

Stare dentro il mercato, competere, trasformare i propri prodotti e le proprie risorse in ricchezza, in impresa e in lavoro e contemporaneamente evitare di essere schiacciati dalle leggi spietate che il mercato impone, dall'evanescenza dei capitali che vengono ormai spostati on line, confrontarci con un padrone delle società e delle imprese che cambia con la borsa e che non si conosce è la frontiera entro la quale dobbiamo collocare la nostra specialità, la nostra autonomia, il nostro bisogno di solidarietà nazionale perché vengano a noi consentite pari opportunità che non significano né possono significare assistenza o protezione.

E` questo un grande tema di confronto ideale e ideologico tra gli schieramenti e tra diverse sensibilità politiche su cui misurare il nostro sardismo diffuso, costantemente evocato e presente in tutti gli schieramenti politici. Ma, essere autonomisti e federalisti, rivendicare e contrattare poteri, risorse, competenze dallo Stato in un sistema di partecipazione moderno, costringe a una analoga operazione tra la Regione e il sistema delle nostre autonomie locali.

Sarebbe piuttosto contraddittorio vestirsi di autonomismo e di rivendicazione di un rapporto nuovo verso o contro lo Stato, ed essere invece centralisti e accentratori in casa propria. Questo è in larga misura ciò che la Regione è verso il sistema di distribuzione interna dei poteri, delle risorse e delle competenze. Una Regione che vuole fare tutto, dare gli indirizzi, fare i programmi, regolare la spendita delle risorse in tutti i campi di propria competenza. Una Regione a Statuto speciale che non è riuscita in questi anni a fare, non dico più di quanto in nome della specialità avrebbe dovuto fare, ma neppure quanto hanno fatto gli altri accumulando da questo punto di vista una colpevole arretratezza verso quanto avviene nel resto del paese. In Sardegna è in atto una fase di cambiamento e di trasformazione che spesso è più veloce della politica. Si depotenzia un vecchio sistema economico e produttivo fondato sulle imprese di Stato di cui peraltro nessuno di noi ha nostalgia, nonostante fosse per certi versi rassicurante e sulla Pubblica Amministrazione. Cresce a fatica un tessuto di piccole aziende di produzione e di serviizi anche sostenuto da una strumentazione complessa fatta di patti territoriali, di contratti d'area, di accordi di programma eccetera. Un tessuto che è dinamico, che deve essere compreso ed accompagnato con le leve a nostra disposizione, leve di carattere legislativo, economico, finanziario e formativo. Viviamo per nostra fortuna una stagione nella quale - sono d'accordo col Presidente Selis - occorre investire in qualità. E` certamente necessario non trascurare, quindi continuare ad investire perché diminuiscano i maggiori costi alle imprese nel settore dell'energia, del trasporto, dell'infrastrutturazione più in generale, eliminando il gap negativo del nostro sistema economico, ma saremo ciechi se non cogliessimo il livello della trasformazione in essere nel mondo. L'informatica, la comunicazione globale, l'uso di mezzi che abbattono qualunque barriera fisica, che avvicinano chi è distantissimo, che mettono in collegamento chi è isolato, chi era fino a ieri impedito da elementi geografici, fisici ed economici, rompe molti dei nostri vecchi schemi di ragionamento e di valutazione, ci costringe a rimodulare le priorità. Non è più necessario, infatti, stare fisicamente in una grande città per godere di servizi ed opportunità, non è più necessario trasportare onerosamente i propri prodotti culturali, ambientali, turistici, artigianali nelle fiere del mondo; si entra nel mondo, in tutto il mondo, alla pari, superando d'un colpo secolari segregazioni, isolamenti e arretratezze.

La politica, il Consiglio Regionale sardo non può non cogliere il totale cambiamento di prospettiva e investire in beni immateriali, il sapere, la conoscenza, la padronanza dei sistemi. L'investimento informazione, la dotazione e diffusione di questi moderni strumenti di lavoro, la riqualificazione di massa rappresentano la possibilità di cambiamento radicale della nostra condizione, e di quella soprattutto dei nostri figli, la risposta moderna allo spopolamento dei comuni delle zone interne, le pari opportunità elevate a sistema, superando barriera prima invalicabili. Questi sono soltanto alcuni dei motivi che meritano il varo della Giunta Selis, una Giunta che sebbene, nel programma indicato, voli alto, si propone al Consiglio con un taglio minimalista di programma essenziale e temporalmente definito, oltre il quale ci sarà una verifica dell'attività svolta e una puntualizzazione degli obiettivi successivi. Non mi convincono i toni usati anche in questi giorni e in questo nostro dibattito da chi si atteggia a vittima di non si capisce bene quale macchinazione, di chi rappresenta l'attuazione vicenda come un tradimento del voto dei sardi. Dopo i due falliti tentativi dell'onorevole Pili, il Polo ha messo in campo il tentativo dell'onorevole Floris contraddicendo lo sbandierato rispetto del voto dei sardi per il Polo e per Pili, e mi sembra francamente impresentabile ai sardi la denuncia di una presunta usurpazione di incarico presentata dal Presidente Selis che è il candidato che la Coalizione del centrosinistra ha sostenuto in campagna elettorale e coerentemente, in tutti questi mesi e in queste settimane nei quali, intorno a lui, si sono coagulati consensi necessari attraverso chiari accordi politico-programmatici con il Partito Sardo d'Azione, il Nuovo Movimento, l'U.D.R.. Consensi necessari e sufficienti per varare una Giunta e tuttavia non soddisfacenti per dare ad essa la forza e l'autorevolezza necessaria alle sfide che ci aspettano. Abbiamo ben presente che occorre lavorare ancora perché si allarghino i confini dell'alleanza, e perché si consolidino le convergenze programmatiche in un clima svelenito e più proficuo di quello attuale al dialogo e alle intese.

La legislatura porta in sé la contraddittorietà dell'equilibrio del risultato elettorale, figlio di una legge che il Consiglio passato ci ha lasciato in eredità per gravi responsabilità di molte forze politiche, comprese quelle che oggi più di tutte gridano allo scandalo. Ma la nostra responsabilità odierna non è tanto quella di fare i censori delle responsabilità passate, quanto di assumere come un imperativo morale, prima che politico, l'impegno a riformare il sistema elettorale con una legge che consenta di eleggere direttamente il Presidente, assegni ad esso una chiara maggioranza per governare, leghi l'esito della legislatura alla sorte del Presidente stesso. Questi obiettivi sono ben indicati nella dichiarazione del Presidente Selis e devono essere assunti come priorità da chi concorre oggi al varo della Giunta; preoccupano le dichiarazioni dei massimalisti delle riforme, di quelli che non si accontentano delle minestre riscaldate e hanno naturalmente più complessa, più forte, più alta e certamente rispettabilissima delle riforme. Il meglio tuttavia è spesso nemico del bene, e temo che la ricerca del meglio abbia inutilmente fatto trascorrere la passata legislatura. Farò per questo quanto è in mio potere da ottantesimo consigliere regionale, perché le prossime elezioni si svolgano con un sistema che eviti alla nostra terra la difficoltà e le incoerenze di queste appena svolte.

Le emergenze che lei ha richiamato, presidente Selis, nel suo programma minimo, bilancio, fondi comunitari, riforma elettorale, riforma della Regione, non sono tali soltanto per lei o per la maggioranza che intorno a lei si costituisce, sono tali per tutti noi, su esse siamo impegnati, noi più di tutti, ad aprire un franco e costruttivo confronto consiliare, ricercando convergenze, punti di incontro che non possono confinarsi nel recinto della maggioranza o delle singole forze politiche.

E` necessario per la Sardegna che la sua Giunta avvii la legislatura, consapevoli e impegnati a porre in essere, nel tempo indicato dal Presidente, una puntuale e più estesa verifica dei programmi, degli strumenti, degli uomini e delle donne chiamate ad attuarle. A lei, onorevole Selis, sulle cose che ho brevemente richiamato e sulle altre contenute nelle dichiarazioni non farò mancare il mio sostegno, il mio contributo e quello del nostro gruppo a partire dal voto favorevole al varo della sua Giunta.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo riflettuto molto prima di decidere se intervenire o meno in questo dibattito, il dubbio era se legittimare o meno queste dichiarazioni programmatiche, se riconoscergli la dignità di progetto politico ed economico. Devo dire subito, senza infingimenti, che se avesse prevalso in noi la logica di un atteggiamento irresponsabile, uguale e contrario a quello tenuto dal centrosinistra in occasione della presentazione della prima Giunta da me presieduta, avremmo dovuto disertare il dibattito almeno per due motivi: manifesta assenza di un progetto politico ed economico per assoluta carenza di presupposti a partire dalla legittimazione popolare.

Invece abbiamo scelto di essere qui a confrontarci purtroppo su un progetto che non esiste, su un modo di fare politica che appartiene al passato, alla logica perversa di raffazzonare pur di costruire i castelli del potere sul banco e sul sottobanco della politica, dalla Giunta al sottogoverno.

Non potevamo tacere, non possiamo tacere, come non si può tacere l'offesa che oggi il centrosinistra propone ai sardi, una patetica riedizione del fallimentare Governo dell'ultima legislatura, questo consentitemelo, una sbiadita fotocopia di quegli evanescenti programmi che hanno messo in ginocchio, in questi anni, la Sardegna. Allora non possiamo sottrarci, non possiamo sottrarci ad una denuncia forte e sentita per quell'autonomia violata, per quella incapacità dimostrata e dichiarata nelle inconsistenti dichiarazioni programmatiche presentate in quest'Aula.

L'onorevole Selis ha detto: "Non partiamo da zero"; ha ragione, condivido, sosterrò in ogni angolo della Sardegna questo concetto. E' vero, i sardi non partono da zero, la Sardegna e i sardi purtroppo partono da meno 350 mila, meno 350 mila uomini e donne che liberi non sono, che rappresentano le vittime di questo malgoverno di oggi e di ieri, precario, a tempo, che si vuole ancora imporre con arroganza, questa sì, alla nostra regione e alla nostra gente.

Fate pure, onorevole Selis, contribuirete ulteriormente a rappresentare il Palazzo, quello lontano, quello distante dalla gente, il palazzo che rappresenta gli interessi forti, quello dei partiti che male governano Roma e che peggio vorrebbero continuare a governare la Sardegna. L'autonomia, di cui tanto vi siete riempiti la bocca, oggi, in quest'Aula, è purtroppo la grande assente. Con queste dichiarazioni programmatiche avete offeso l'autonomia, avete offeso e vilipeso il più alto valore di cui la Sardegna dispone.

L'autonomia è pensiero, l'autonomia è realizzazione, l'autonomia è gestione, l'autonomia è vita, libertà, ma è soprattutto controllo di popolo. Invece registriamo una autonomia che svanisce nel governo del potere a tutti i costi.

In questi giorni abbiamo già visto qualche ministro arrivare in Sardegna per annunciare migliaia di miliardi di finanziamenti per la nostra Isola; non sono gratuite regalie ai sardi e alla Sardegna, ma sono diritti scritti e sanciti nelle regole comunitarie. Non vorranno mica anche loro, i ministri di stato, far passare un diritto per un favore e viceversa? Sorrisi, pacche sulle spalle, le stesse pacche che da tanti anni ingannano i sardi e la Sardegna. Sarebbe davvero troppo facile, colleghi del Consiglio, infierire ulteriormente più di quanto già dai banchi del centrosinistra si è infierito sulle affermazioni dell'onorevole Selis, che ha preannunciato il futuro, il futuro dei rapporti con lo Stato, un rapporto di perenne subalternità, di incapacità realizzativa e di assoluta inefficacia istituzionale, politica ed amministrativa.

I protocolli, le intese di programma, i patti, gli accordi, quante di queste parole hanno risuonato vanamente dentro quest'Aula, nelle stanze dei partiti, e i giovani disoccupati accogliere ogni possibile nuova formula come un flebile segnale di speranza. Invece si trattava sempre di più di una vana illusione; oggi, qui, dibattiamo su una Giunta frutto delle vecchie logiche della politica, della contrattazione spinta oltre ogni lecito e morale intendimento della buona politica.

Signor Presidente e onorevoli colleghi, con un discorso ricco di riferimenti sociologici, ma povero di motivazioni politiche, l'onorevole Selis ci ha proposto una improvvisata, risicata e contraddittoria maggioranza, e insieme ad essa una Giunta, me lo consentano i colleghi, artificiosa, frutto di molteplici arrangiamenti tra i partiti che la compongono, ma anche tra le fazioni dei singoli partiti.

Così facendo egli ha cercato di nascondere l'arbitrarietà, l'inconsistenza democratica di un'operazione politica che si compie, quella sì, in aperta violazione della sovranità popolare e sulla pelle dell'autonomia regionale.

Mettiamo, dunque, subito in chiaro le cose: nel corso di questo travagliato inizio di legislatura il Polo della Sardegna e i suoi alleati dell'U.D.R. si sono appellati con grande convinzione al dogma della sovranità popolare e, con altrettanta convinzione, hanno sostenuto che la nuova Giunta dovesse rispettare nella massima misura possibile indicazioni di fondo, date dagli elettori.

Questo in quest'Aula non sta affatto accadendo. L'onorevole Selis mi ha amabilmente ricordato che il risultato elettorale si presta a diverse interpretazioni, accennandone anche una che in parte posso condividere e che tempo addietro ho sentito esporre anche dal segretario dei Democratici di Sinistra. Sì, in qualche modo è vero, le ultime elezioni regionali hanno avuto due protagonisti: da un lato il centrosinistra che avrebbe vinto di stretta misura la competizione per il Consiglio Regionale, piazzando 37 consiglieri contro i 35 dello schieramento opposto, dall'altra il Polo dei sardi che ha vinto nettamente il confronto elettorale sulla coalizione di governo e sulla presidenza della regione, ottenendo per il suo candidato 152 mila preferenze, ben oltre il doppio di quelli raccolti da lei, onorevole Selis.

Un dato però è certo: abbiamo dato vita ad una competizione elettorale fortemente bipolare, nella quale l'attenzione dei sardi era rivolta, concentrata sui candidati e sui programmi dei due schieramenti maggiori. Ebbene, in questa contesa, gli elettori hanno promosso a pieni voti il candidato del Polo per la Sardegna, alla presidenza, e invece hanno sonoramente bocciato il candidato del centrosinistra.

Tuttavia oggi, alla presidenza c'è lei, onorevole Selis, bocciato dagli elettori, ma promosso dal Consiglio Regionale. Come non vedere in tutto questo un'offesa alla volontà popolare? Un insulto alla regola fondamentale della democrazia; mi si obietta, a norma di legge, che il Presidente è soltanto indicato dagli elettori, ma che viene eletto dal Consiglio Regionale. Lo so e lo sappiamo, ma anche quell'indicazione è stabilita per legge, ed è moralmente e politicamente vincolante quanto è giusta la ragione del popolo elettore.

Una ragione così forte, colleghi del centrosinistra, e a voi mi rivolgo, che nella scorsa legislatura vi siete sentiti in dovere di difendere ad ogni costo la presidenza Palomba, proteggendola contro sei tempestose crisi regionali, proprio perché si trattava del Presidente indicato dagli elettori.

Oggi sembrate aver cambiato opinione, ma le regole della democrazia non mutano mai con il mutare delle convenienze politiche e di parte, e resta comunque il fatto che voi vi assumete oggi la grave responsabilità di porre il voto del Consiglio regionale in contrasto con il consenso e con l'indicazione popolare.

La maggioranza consiliare, si badi bene, è costruita in maniera fraudolenta con il metodo del trasformismo, noi non useremo nessuna delle parole sprezzanti, da cane rognoso in giù, che a suo tempo furono sparate militarmente, come tiro preventivo contro presunti apporti a favore del Polo dei sardi; in quest'aula rispettiamo tutti, nessuno escluso.

Diciamo solo che non è edificante raccogliere voti su posizioni moderate e impiegarli poi a sostegno del fronte opposto, non è edificante per chi lo fa e non lo è neppure per chi ne trae vantaggio.

Se dunque, tornando al merito, la Giunta nasce con il duplice marchio del trasformismo e dell'offesa alla volontà popolare, come può pretendere, l'onorevole Selis, di trovarci consenzienti a battaglie comuni, come egli oggi dice, sulle riforme e sulle altre questioni di particolare interesse per la Sardegna; una politica al di sopra delle parti, nell'interesse di tutti presuppone un reciproco, pieno riconoscimento di legittimità e questo, onorevole Selis, non è il caso, perché noi riconosceremo legittimità istituzionale alla sua Giunta se avrà la maggioranza del Consiglio, ma non potremo né noi, né i sardi riconoscerle legittimità politiche. Del resto come potrebbe promuovere nuove regole una Giunta che nasce calpestando la regola prima della volontà popolare?

Non a caso lei su questo argomento ha totalmente glissato, ha sostenuto sì l'elezione diretta del Presidente della Regione, ma quanto alla legge elettorale lei ha evitato con cura di pronunciare le sole parole che possano definire la scelta chiara tra maggioritario e proporzionale, eppure sa bene che il sistema presidenziale tollera soltanto una legge elettorale di carattere maggioritario, altrimenti si gettano le basi del caos politico e amministrativo, perché il presidenzialismo congiunto ad una legge elettorale proporzionale potrebbe darci insieme un Presidente ed una maggioranza consiliare a lui ostile, rendendo paralizzante il contrasto e ingovernabile il sistema.

Si riprodurrebbe, insomma, aggravandoli, gli effetti perversi dell'attuale legge elettorale. Sull'argomento lei evita di pronunciarsi, perché se lo facesse rischierebbe di rompere o con Rifondazione Comunista da una parte, rigorosamente proporzionalista, o con i democratici di Prodi, rigorosamente maggioritari, o con altri ancora che mollemente sdraiati sono tra l'una e l'altra ipotesi; resta il fatto che il sistema presidenziale e la legge elettorale maggioritaria sono le due facce di una stessa medaglia.

Proprio per questo, come già detto, sosterremo con grandissima convinzione, in ogni angolo della Sardegna, il sì al referendum popolare del 21 novembre, una scelta chiara per un'interpretazione autentica del voto dei sardi. Oggi non c'è modo migliore per dire basta alla distorsione della volontà popolare, per dire basta alla pericolosa contrapposizione tra il voto dei cittadini e quello delle assemblee elettive, per dire basta al trasformismo e al mal costume politico che sta lentamente, purtroppo, corrodendo le basi stesse della nostra autonomia.

Ma le contraddizioni insanabili di questa maggioranza risicata e a breve termine non si limitano alle riforme, c'è ben altro, colleghi del Consiglio, nelle dichiarazioni programmatiche è detto che questa Giunta vuole mettere - e cita la Sardegna - in condizioni di competere nel mondo e nella prospettiva di un futuro che non si preannuncia facile da nessuna parte, e tanto meno, aggiungo io, in Sardegna, in quest'Isola stremata dalla disoccupazione, dalla sordità dello Stato e dall'emarginazione in Europa e da anni e anni di malgoverno del Centrosinistra.

D'accordo, onorevole Selis, la competizione è la sfida del futuro, il mezzo più efficace per lo sviluppo e noi diciamo: "Libera competizione di idee nei campi della scienza, della politica, libera competizione di beni e servizi sul mercato globale". Competere però vuol dire cercare insieme la soluzione migliore ai nostri problemi, operando in modo agonistico.

Ma come rendere competitivo il sistema Sardegna, dalla scuola pubblica alla pubblica amministrazione, al credito, all'imprenditoria in genere? Soprattutto con quali forze politiche e sociali si può sostenere questo principio, che è l'anima stessa dell'economia di mercato? Forse lo volete sostenere con Rifondazione Comunista, con il dirigismo dei grandi carrozzoni regionali che accumulano debiti e nutrono clientele, con il Banco di Sardegna ferocemente lottizzato dal conflitto tra Brusco(?) e Palmieri, o forse con le strutture della formazione professionale, colonizzate storicamente dal centrosinistra?

Onorevoli colleghi, potrei continuare a lungo, potrei continuare con domande come queste e ottenere risposte analoghe, ma può bastare. No, onorevole Selis, questo sistema regionale è degradato, è totalmente funzionale alla sua presunta maggioranza e ai vostri atavici interessi elettorali. E` proprio per questo motivo che non lo cambierete mai, anzi, farete di tutto per conservarlo, se si vogliono controprove basterà attendere la prossima eventuale abbondante tornata di nomine negli enti regionali.

Onorevoli colleghi, mercoledì a Tortolì si compiva un ennesimo e drammatico sequestro, emblema angoscioso di tutti i nostri mali, richiamo gelido alla dura realtà economica, sociale e civile della Sardegna. Ma questa realtà evoca subito il compito gravoso a cui siamo chiamati tutti noi, classe politica e dirigente, e allo stesso tempo il confronto tra i problemi e le forze necessarie per affrontarli mette a nudo tutta l'inadeguatezza, tutta la pochezza del governo che vorreste far nascere.

Al di là di ogni pur legittima distinzione politica, noi tutti riconosciamo che i problemi enormi della Sardegna e le esigenze imperiose della modernizzazione richiedono, se almeno vogliamo accettare la prova, una mobilitazione vasta non di sole parti politiche, ma chiediamo un impegno di tutte le risorse umane e materiali disponibili, un impegno generalizzato e attivo come non mai, e sottolineo di tutti i gruppi dirigenti, economici, sociali, culturali ed aggiungo soprattutto politici.

Allora chiediamoci, se una maggioranza risicata e contraddittoria come questa, se una Giunta a breve o brevissimo termine come questa possono essere in grado di avviare e guidare un simile processo.

Colleghi del centrosinistra, voi stessi riconoscete di avere energie solo per qualche mese, tuttavia annunciate ai sardi, ancora una volta, come fece Palomba, imprese grandiose, ma non vedete la dismisura, lo sproposito tra le vostre affermazioni e la realtà che avete costruito intorno a voi, l'onorevole Selis l'ha definita una Giunta di avviamento.

Una volta in effetti c'erano le scuole benemerito di avviamento, Agrario e Industriale, servivano a completare il ciclo educativo della scuola elementare ed avviare i ragazzi al mondo del lavoro, davano la spinta iniziale che è la fase più critica di ogni viaggio e di ogni missione, ma voi state cercando di partire, onorevole Selis, col carburante scarso e adulterato del trasformismo e della frode elettorale. Posto che riuscirete a partire non andrete lontano perché le contraddizioni politiche, le riserve mentali e i risentimenti che vi portate appresso esploderanno alla prima occasione, con altri ritardi, più di quelli che avete accumulato nei cinque anni precedenti, con altri e ulteriori danni per gli interessi ideali, morali e materiali della Sardegna tutta. E' proprio vero che in certi casi, come recita un celebre aforisma, il miglior modo di arrivare è non partire.

Onorevoli colleghi e onorevole Selis, il Polo dei sardi si batterà perché questa Giunta non parta, o se parta perché cada al più presto, nell'interesse della Sardegna, e credetemi, di tutti i sardi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Grauso. Ne ha facoltà.

GRAUSO (Gruppo Misto). Gli inizi di un discorso sono quei pensieri che ti passano sempre nella mente, ne immagini uno, poi lo butti, lo accantoni, te ne viene in mente un altro che ti sembra più brillante e più efficace. Mentre ascoltavo Mauro Pili ho ripassato con la mente tutte quelle fasi che hanno preceduto la sua elezione, ma direi anche quei cinque anni in cui, come vi ho detto ma non voglio ulteriormente annoiarvi, ritengo di aver incarnato la massima opposizione al sistema di Palomba, quindi ricordo che apertura di credito, prima ancora psicologica, emotiva, affettiva che io avevo fatto nei confronti di Mauro, che sia chiaro, continuo a considerare sempre il migliore all'interno della coalizione del centrodestra.

Ricordo anche quali erano gli atteggiamenti di Mauro, se vogliamo anche gli esperti, le vecchie volpi della politica potevano definire anche infantili, perché cariche di questo entusiasmo giovanile, di programmi, di cose dette, di cose da fare, perché effettivamente in tutte le condizioni, in tutti i discorsi che ho fatto all'interno di questo palazzo sulla politica della Sardegna, tra le pochissime persone che mi parlavano di programma, non di assessorati e di pacchi dono, c'era proprio Mauro.

Gli ricordavo, e lui condivideva, che il suo successo che comprensibilmente vanta ogni giorno, altro non era poi che il prodotto di una serie di componenti, delle quali sicuramente una era lui, ma le altre erano la mia posizione e il fatto di non essermi presentato nel listone regionale, il che probabilmente gli avrebbe sottratto quei 40.000-50.000 voti che avrebbero ridimensionato il suo successo personale.

Quindi io, lui e tutti sapevamo che quel risultato era il prodotto di un lavoro di équipe, di squadra, fatta di atteggiamenti anche omissivi, di astensioni che di fatto andavano a privilegiare il successo di una certa coalizione, che non vivevo come una posizione ideologica di destra, perché mi insegnate che oramai tutto questo non ha più nessun significato nelle definizioni, nelle accezioni attuali dei termini di destra e di sinistra. Dobbiamo ormai tornare indietro di parecchi decenni per dare a ciascuno di questi termini un significato che abbia un minimo di collegamento e di matrice ideologica.

Oggi abbiamo una sinistra che è più liberista della destra; abbiamo una sinistra che propone il modello americano, uno dei più devastanti che abbiano mai attraversato lo scenario del nostro pianeta, come un modello a cui fare riferimento; abbiamo, dopo il 1945, avuto la prima entrata in guerra dell'Italia con un Presidente del Consiglio, esponente del Partito Comunista Italiano, che ha concesso le basi militari per andare ad attaccare un altro paese comunista.

Quindi questo stravolgimento, che è noto a tutti, penso che vi convincerà del fatto che l'apertura di credito che facevo a Mauro Pili era un'apertura proprio in termini di alternanza e di cambiamento. Poi però che cosa è successo? Questo anche per spiegare quella che secondo me è la linea di coerenza massima che ritengo di aver interpretato e che in realtà non va ricercata nello stare a destra, a sinistra o al centro, ma va ricercata nel cercare di dare ai sardi il miglior governo possibile nella situazione data. E la situazione data siamo noi, anche come siamo arrivati all'interno di quest'aula. Tutto fa politica: fa politica l'informazione, fa politica la magistratura deviata quando assume iniziative e soprattutto quando, per anni, non ha assunto iniziative all'interno di questi palazzi.

Ebbene, comunque siamo arrivati al giorno in cui Mauro Pili è stato eletto presidente, e siamo arrivati al giorno in cui ho visto e ho scoperto, veramente con quella forma di delusione che forse attanagliò in condizioni storiche diverse, per ragioni diverse, Jacopo Ortis, ho visto Mauro Pili e il suo progetto degradare giorno dopo giorno per effetto di meccanismi, di atteggiamenti e di logiche che erano assolutamente identiche a quelle contro le quali avevo combattuto. Le stesse!

D'altronde, onorevole Balletto, siccome tutto fa moda, e qui dovete stare molto attenti anche voi col giustizialismo selvaggio, perché poi anche i bambini copiano dai grandi e la prima cosa che si sono messi in testa alcuni della destra, quando interpretavano il mio comportamento come negativo alle loro posizioni, era quello di denunciarmi - l'onorevole Balletto è informato - per cercare di espungermi, di cancellarmi da questo Consiglio regionale in modo tale che al mio posto subentrasse un consigliere di provata e contenuta visione mentale, che potesse essere più assimilabile alle posizioni meno problematiche della destra.

Quindi, cade Pili, non tanto e non solo per Pili, non tanto e non solo per l'episodio della copiatura, che rappresentava anche sul piano della comunicazione uno strumento di più facile percezione da parte dei sardi, ma cade soprattutto perché in quella che io ritenevo essere la mia coerenza non potevo, pur non sapendo cosa sarebbe successo dopo, avallare quella soluzione.

Avviene, a quel punto, il momento della scelta tra Floris e Selis, e qui rispondo molto volentieri a Mario Floris che mi accusa di "sindrome di Stoccolma", giustamente per certi aspetti, devo dire, ma voglio ricordare a Mario Floris, che è stato l'enunciatore e l'elaboratore della Casa comune dei sardi, che dopo la caduta di Pili non avrebbe dovuto, (?) automaticamente sostituirsi a Pili come candidato del Polo, magari in una previsione di una carriera politica nazionale che poteva discendergli più facilmente da una scelta di questo tipo, ma avrebbe evidentemente dovuto fare uno di quei famosi passaggi politici che io sto, da inesperto, imparando in questi giorni, in queste settimane, che devono essere fatti, cioè doveva richiamare a raccolta la Casa dei sardi che era un suo parto, un suo figlio e all'interno della Casa dei sardi evidentemente elaborare e portare avanti una proposta politica che, portata all'interno di questa Assemblea, potesse essere condivisa o dalla destra o dalla sinistra.

Ecco perché in quel momento, non senza sofferenze e contraddizioni che, mi pare, siano emerse agli occhi di tutti, decisi di votare per l'onorevole Selis.

Pensavo e immaginavo che la sinistra, che aveva e ha degli uomini di grandissima qualità, facesse tesoro della parabola dei talenti, facesse tesoro del pericolo scampato e vivesse quanto era accaduto come un'opportunità unica per avere quella scarica elettrica, quella scarica di adrenalina che richiamasse le forze migliori della sinistra, le forze più attente a elaborare un progetto politico, economico, sociale della Sardegna e per la Sardegna di qualità.

Questi uomini li avevate e li avete, devo dire però che ne avete speso una minima parte, perché poi alla fine, con mio grande stupore, e qui una brevissima parentesi, scusate non voglio essere offensivo, ma non ho mai assistito ad un festival di così tanto poca intelligenza politica e visione strategica politica come in questi mesi. Per cui la sinistra invece di dire: bene facciamo un'analisi critica della situazione, facciamo un'analisi critica di quanto è accaduto, facciamo un'analisi critica di quello che siamo, di quello che vogliamo essere, di come vogliamo collocarci non nel terzo millennio, ma anche solo nei prossimi dieci anni, bene, questo processo, se non che da pochissime parti e so che facendo dei nomi e dei cognomi probabilmente non faccio altro che creare imbarazzo alle persone che magari citerò, però devo dare atto che vi sono state all'interno della Coalizione autonomista delle persone che questo sforzo lo hanno autenticamente fatto. E, ultima parentesi, sono delle persone rispetto alle quali, sia chiaro, qualunque soluzione poi, si concretizzi all'interno di quest'aula, ideologicamente andando a guardare il passato, e andando a guardare anche un'ipotesi di futuro, io comunque mi sento più vicino e mi sentirò sempre più vicino. Allora, è evidente che per la quarta o quinta volta, nonostante l'intenzione del brutto Peretti o del livido Melis o di altri soggetti fosse quella, alla fine, di neutralizzare, come hanno anche scritto, sempre di più il voto di Grauso, questa condizione potrebbe anche andarmi bene e in certi momenti anche l'auspico, non si realizza mai. Penso forse e mi auguro che questa sia l'ultima volta in cui dovrò essere io a decidere. Bene, io non penso, e lo dicevo anche ieri, in una riunione che ho avuto con alcuni esponenti della Coalizione autonomista, che sia serio rimanere con le mani attaccate a una fune legata al collo di un cavallo che tenta di scappare e di correre, rischiando solo di venir trascinati e di vederci sbucciate le mani. Io penso che una maggioranza che si basa su quaranta o quarantun consiglieri, e che peraltro contiene al suo interno un vizio, un delitto istituzionale gravissimo, che forse è passato sotto silenzio ai più, ma che per me ha avuto una significatività notevole, il presidente Selis affermava: "Qualsiasi modifica dell'accordo politico che mi ha eletto non può che avvenire col consenso di tutti i soci fondatori e di tutti gli elettori del sottoscritto"; bene, c'è stata una modifica di questo quadro politico e posso garantirvi che io l'ho appresa dai giornali, io che per tre volte avevo creato le condizioni per cui una sinistra ormai agonizzante potesse avere un'altra possibilità, mi sono accorto che questo quadro politico veniva modificato, era stato modificato senza richiedere minimamente il mio consenso.

Allora, chiedo ad Ivana Dettori, chiedo a Nazareno, chiedo a molte persone prima di tutto alla sinistra, chiedo ai democratici, lo chiedo ai popolari, chiedo ai sardisti, chiedo a chiunque in questo momento voglia condividere questo invito che io rivolgo al presidente Selis, di prendere atto di una battaglia e di un tentativo impossibile che alla fine finirebbe per nuocere soprattutto chi questo tentativo impossibile vuole portare avanti.

Chiedo anche a lei, presidente Serrenti, di prendere atto della fragilità degli equilibri che si stanno definendo e che si potrebbero definire e le chiedo evidentemente di valutare se non sia il caso di ricorrere anche alle massime istituzioni delle Repubblica per verificare se non sia il caso che questo Consiglio regionale debba essere sciolto e che si proceda a delle nuove elezioni. E` evidente che nella comunicazione che io ho ultimato è implicita l'intenzione del voto che intendo esprimere, qualora si dovesse arrivare a questa votazione; penso che vi siano soltanto due strade, o il percorso delle massime vie istituzionali per affrontare in maniera radicale il problema di un Consiglio che non è in grado di dare un governo alla Sardegna, perché vedete non è vero che qualsiasi governo è migliore di un non governo, non è assolutamente vero. Su questo equivoco, come ho detto anche nel mio intervento venti giorni fa o un mese fa, si sono consumati grandissimi errori e delitti. Quindi, penso che o si riesce a trovare una nuova soluzione che poi vada con la sinistra o con la destra questo appartiene evidentemente a chi sarà deputato ad elaborarlo e a proporlo, ma una nuova soluzione che finalmente veda i partiti sardi, sardisti e centrali, federati, con i loro partiti nazionali veda il momento centrale, l'assunzione di responsabilità del governo di questa Regione. Anche perché mi pare che il bipolarismo così com'è stato proposto, come è stato tentato di affermare abbia oramai consumato tutti i suoi fallimenti e abbia oramai dimostrato tutti i propri limiti.

Due soluzioni: dopo le dimissioni di Selis penso che lei Presidente debba decidere e valutare se sia il caso di dar luogo ad un altro tentativo per dare un governo di grandissima qualità alla Sardegna, essendoci forse nello scenario politico attuale le condizioni perché questo avvenga, o se sia il caso di ricorrere al Presidente della Repubblica.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Credo che stia diventando sempre più difficile, sapevo che dopo l'intervento di Grauso ci sarebbe stata la Conferenza di Capigruppo e vedo che non c'è e non spetta a me insistere perché avvenga.

PRESIDENTE. E` dopo il suo intervento la Conferenza dei Capigruppo, consigliere Sanna.

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). La ringrazio per la chiarezza. Cari colleghi dicevo che diventa sempre più difficile, in quest'aula, preparare un intervento per cercare nella ristrettezza dei tempi di poter dire tutto ciò che si pensa e siccome l'onorevole Grauso, per quanto riguarda le sue affermazioni e cioè sulla linea di coerenza massima, credo che oggi abbia confermato un dubbio che io avevo, nel rapporto di simpatia che c'è, del suo mancato successo nell'attività agonistica, ha paura di tagliare i traguardi qualunque essi siano a destra o a sinistra. Quindi, questa coerenza viene meno nel momento in cui si arriva al traguardo e la paura di poterlo tagliare, ripeto, è manifesta, qualunque esso sia, a destra o a sinistra, ma pur traguardo è, è preferibile non tagliare e non diventare il primo della classe anche in una attività agonistica, pura, sincera dove la lealtà, la trasparenza e la coerenza sono valori veri che dovremmo imparare tutti, io per primo, ed è questo che mi dà quella giustificazione che mi mancava del mancato successo in una attività agonistica che in gioventù tutti abbiamo, quanto meno, percorso in una frequentazione normale in una società civile, in un'educazione dello sport che credo sia esempio pratico, reale che tutti dovremmo riportare in realtà come questa, quei valori che mancano solitamente.

Comunque, non verrò meno al mio intervento perché non ho voglia di fare acrobazie mentali, né di dire cose che effettivamente non penso, quindi, signor Presidente, colleghi e colleghe, il Partito Sardo d'Azione non è qui per lodarla né per seppellirla questa Giunta che abbiamo faticosamente contributo a concepire, non siamo innamorati dell'onorevole Selis, così come non abbiamo accettato la corte assidua e piacevole dell'onorevole Pili, tanto meno il viaggio in prima classe con alternanza alla guida dell'onorevole Floris. Siamo qui, responsabilmente convocati attorno ad un'ipotesi di governo regionale, determinati a dare avvio ad una legislatura che si annuncia difficile, ma non a fare assistenza ad un mostro da tenere in vita per accanimento terapeutico. Siamo qui per ribadire la nostra separazione prudente, la nostra equidistanza dai due poli italianisti e dal tipo di centralismo che essi esprimono. Equidistanza dal centralismo di sinistra, soprattutto ora che la sinistra è forza di governo e non fa che annunciare riforme per legittimarsi con forza riformatrice.

Mentre in effetti la Sardegna punta ad inglobare nel proprio programma riforme e traguardi per il quale il Partito Sardo d'Azione si batte dal primo dopoguerra di questo nostro secolo breve. Federalismo, bilinguismo, la continuità territoriale, la parità energetica e fiscale trova accoglienza a sinistra nel momento in cui i sardisti si chiedono se non sia il caso di andare oltre e di sottoporre le proprie istanze a revisione storica. Ciò per paura che altri possano utilizzarle come paravento per le vecchie rendite di posizione o come nuova chiave di gestione del vecchio assistenzialismo; qualcuno dimentica, ad esempio, che l'utilizzazione del carbone per produrre energia elettrica in forme dalle quali oggi in buona parte dissentiamo, fu una ricetta escogitata quarant'anni fa dal nostro partito per mantenere l'occupazione e salvare le miniere. Diciamo questo per evitare che l'indulgenza verso il nostro passato non rischi di coprire e giustificare l'assenza di responsabilità nel preparare il futuro. Il cambiamento non ci fa paura, non possiamo non tener conto, da sardisti, dei valori emersi in una parte della società post-industriale sarda, che hanno portato spesso ad una catastrofe antropologica del mondo agro pastorale e di come siano tramontate le grandi concentrazioni di fabbriche.

Ricordo le lotte operaie per le miniere e le occupazioni delle terre, veri capisaldi delle antiche identità sociali e politiche e di come siano prepotentemente emerse le cosiddette questioni immateriali, legate alla qualità della vita, al cosiddetto sviluppo economico compatibile e alla difesa dell'ecosistema ambientale. Non esitiamo a porci il quesito su quale sardismo avremo a contatto con l'innovazione informatica, con la telematica e i linguaggi digitali, virtuali o interattivi; noi pensiamo certamente ad un partito moderno. E la nostra equidistanza si delinea ancor più marcatamente, nel momento in cui rifiutiamo le risposte che il sistema dell'informazione e delle televisioni di regime formula ad uso della permanenza nel potere o dell'occupazione, delle istituzioni, col rischio di azzerare la nostra memoria storica, il ricordo dell'appartenenza e il valore dell'identità. Noi vogliamo essere un partito moderno, che trae insegnamenti gli per il futuro da una storia di cui, per fortuna, non ci vergogniamo e che non abbiamo motivo di rimuovere.

Il partito più antico della Sardegna, forte della propria e gloriosa tradizione politica, non accetta, come altri, la morte del futuro.

Come sardisti, nel momento di accordare la fiducia alla Giunta presieduta dall'onorevole Selis, non ci nascondiamo che tra il dire e il riformare c'è di mezzo ancora una burocrazia regionale arruolata parte dall'ex Democrazia Cristiana e parte dall'ex Partito Comunista. Così come non nascondiamo agli amici della costituenda maggioranza, che il Partito Sardo d'Azione non è disposto ad accordarsi a riforme ambigue, disegnate su una Regione in cui potrebbe accentuarsi la separazione tra amministrazione e legislazione.

Agli amici della coalizione autonomistica diciamo inoltre che oggi intendiamo marcare la nostra distanza non solo su quegli argomenti che caratterizzano da sempre i programmi del Partito Sardo d'Azione, ma anche sui nuovi terreni di confronto, ad iniziare da quelli inerenti la cooperazione con l'Unione europea, soprattutto oggi che questa si propone come Amministrazione politica e le risorse di un continente di piccole patrie e di tante sovranità.

I sardisti non sono arrivati in Europa, non al seguito dei popolari di Asnar, di Marini o di Berlusconi, i sardisti pur non avendo rappresentanti al Parlamento di Strasburgo sono da sempre in Europa, ce li ha portati il loro statuto, la lungimiranza dei padri fondatori, la loro storia, l'idea fondativa di libertà, sovranità e federalismo; sono queste le idee che ci tengono prudentemente distanti dalla destra e dalle sue pericolose derive plebiscitarie. Noi crediamo nel diritto alla rappresentanza politica, crediamo nella democrazia partecipata e crediamo nella pluralità e nelle diversità, nella specificità, tanto da considerarle risorse da salvaguardare e valorizzare. Siamo contrari da sempre all'uomo della provvidenza, allo stesso modo di come ci opponiamo con forza a qualunque progetto che miri a restringere le decisioni politiche, al protagonismo dei leader dei partiti di maggioranza relativa dei due poli, o a quella delle grandi città o peggio al leaderismo(?) delle loro aziende. Quando le proposte degli amici del centrodestra si tradurranno in una riproposizione di un nuovo modello di centralismo, quello aziendale, viene meno la possibilità di una scelta di modernità, ed è naturale che riferendoci al modello di pseudo-discontinuità propostoci dall'amico Pili, i sardisti si chiedano se valga la pena di scegliere; l'equidistanza del Partito Sardo d'Azione dai due poli italianisti non è dunque venuta meno, è diventata meno visibile, è stata in parte coperta per sovrapposizione nel momento in cui le due coalizioni si sono sempre più addossate al Partito Sardo d'Azione in cerca della governabilità, a tal punto da far diventare la nostra non scelta, quale poteva essere un voto di astensione in occasione dell'elezione del Presidente della Giunta, una scelta determinante per decidere chi avrebbe governato l'Isola. Ed è chiaro che ad una non scelta da noi non partecipata ed esplicitata, abbiamo preferito una scelta limpida e trasparente, rispettosa dei dettati congressuali nel nostro partito, ed in una situazione di emergenza stiamo cercando di favorire la nascita di un Governo con quella parte politica con la quale abbiamo più linguaggi e più storia in comune, senza rinunciare alle nostre vecchie indignazioni, ai dubbi più recenti e perché no, alla nostra irascibilità sistematica.

Per questi motivi rinviamo al mittente l'ironia dei consulenti esterni, di un sardismo ad uso delle carriere nel giornalismo come nell'antropologia, ricordando che un nostro censore ha vissuto in maniera più traumatica la mancata nomina nella prima Giunta Palomba nel proporci una partecipazione significava nell'azione di governo offrendoci, simultaneamente, uno spazio che va oltre l'aritmetica elettorale. E` evidente che i due poli hanno individuato ciò che ci rende diversi dagli altri partiti, cioè, accettabili, essenziali e riconoscibili, anche dagli elettori che hanno votato altre formazioni politiche.

Tuttavia non essendo un partito a scarsa rappresentatività ideale, non è nostra abitudine esercitare il potere di interdizione nella formazione delle Giunte. Certo, non è questa la nostra maggiore aspirazione, siamo pronti ad offrire il nostro contributo alla causa della Sardegna, così come abbiamo fatto in cinquant'anni di onesta e gloriosa carriera nelle istituzioni autonomistiche. Vogliamo farlo al meglio e nella misura più costruttiva possibile, iniziando con lo scindere il momento emergente, rappresentato dall'esigenza di dare un governo alla Sardegna che avvii la legislatura, dalle questioni meno emergenti che riguardano le prospettive di più largo respiro e che interessano il futuro della nostra Isola, come sono quelle inerenti l'autonomia e il federalismo.

Su questi argomenti credo sia lecito pretendere atteggiamenti politici chiari ed estremamente leali, tali da dissipare dubbi sulle repentine e quanto mai strumentali conversioni all'idea federalista, che rappresenta il superamento dell'esperienza autonomista forse annichilita da non averne approfittato e approfondito il senso.

Ma, non è questa la sede più opportuna per compiere analisi storiche o ricercare responsabilità politiche; credo sia più costruttivo fissare alcuni punti che ci permettano di fare chiarezza e di intraprendere un cammino autenticamente riformatore. Occorre avere coscienza che lo stato federale non può intendersi come evoluzione dell'attuale stato regionale; lo stato federale rappresenta una radicale modificazione dell'attuale stato centralistico, che tale è rimasto nonostante le regioni autonome e le regioni a Statuto ordinario.

Parlare di prospettive, parlare di prospettiva federalistica significa discutere principalmente sui livelli di competenze, di funzione e in definitiva dei poteri che vorremmo fossero attribuiti alla nostra Regione.

Significa affrontare un argomento che questa Assemblea ha discusso non più tardi di un anno fa e che riguarda il tema della sovranità del popolo sardo. In un ordinamento federale vi sono diversi centri del potere sovrano, quello dello Stato e del popolo federale e quelli degli stati e dei popoli federati. Il Consiglio regionale della Sardegna si è espresso per la sovranità del popolo sardo sul suo territorio ed è stato su questo pronunciamento solenne del Parlamento, che occorre partire per far vincere il sentimento di libertà, di autogoverno e del riscatto del popolo sardo di cui parla il Presidente nelle sue dichiarazioni programmatiche.

Se è questo il nostro percorso non possiamo che augurarci che al più presto si giunga alla rideterminazione dei rapporti tra la Sardegna e l'Italia, attraverso il superamento dell'attuale Statuto che mai ha rappresentato uno strumento idoneo a risolvere i problemi della nostra Isola; uno statuto che ad un'isola non attribuisce le competenze in materia di trasporti esterni, che è stato scientificamente e progressivamente svuotato da una serie di interpretazioni riduttive e che ha visto inattuati una serie di punti fondamentali per lo sviluppo della nostra economia. Difendere oggi la nostra debole e svuotata autonomia significa intraprendere l'ennesima battaglia di retroguardia, che sgancerebbe la Sardegna dalle grandi e vincenti battaglie per la sovranità dei popoli in Europa e che vede protagonisti baschi e catalani, come gli Irlandesi e gli Scozzesi. I sardisti si batteranno perché la Regione sarda sia soggetto attivo in questo grande progetto di libertà. E` possibile, ed è stato spiegato anche in quest'Aula, in occasione della discussione sulla mozione della sovranità, provocare senza traumi o particolari fratture la nascita di un nuovo ordinamento federale.

Questo è il nostro grande orizzonte politico in questa legislatura. E` questo l'obiettivo di largo respiro che vorremo raggiungere con le forze politiche presenti in questo Consiglio, che come noi credono in una Sardegna libera e partecipe dell'integrazione europea.

Per quanto attiene il contributo che con orgoglio offriremo a questo Governo di avviamento, credo sia sufficiente ricordare la nostra lealtà e la nostra passione politica che da sempre ci caratterizza. Non rappresentiamo gruppi di interessi omogenei, esperimenti trasversali di grandi famiglie dedite all'occupazione del potere, rappresentiamo una comunità con interessi diversi ma con gli stessi valori condivisi; non abbiamo seconde case in cui il sardismo diventa terapia di gruppo per politici al debutto o per vecchi che sono votati all'eternità nelle poltrone che contano, nessun tunnel collega il nostro glorioso partito con le catacombe. E se qualcuno ha creduto di poterci vendere, e qualcuno ha creduto di averci comprato, ora è giusto che sappia che scegliere con chi governare nell'interesse di tutti non è come scegliere di tradire il partito per tutelare soltanto gli interessi personali.

Presidente. I lavori del Consiglio sono conclusi. Il Consiglio è aggiornato a stasera alle ore 16 e 30.

Convoco una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

La seduta è tolta alle ore 13 e 39.