Seduta n.112 del 20/12/2000
CXIi SEDUTA
Mercoledì, 20 Dicembre 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 14.
cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 6 dicembre 2000 (107), che è approvato.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Annunzio che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:
"Bilancio regionale 2000 - Variazione in diminuzione delle disponibilità iscritte nei capitoli 06060 - 06068.01 e 06081, in conto competenze e iscrizioni in aumento a favore dei fondi previsti nella legge regionale 14 novembre 2000, n. 21 - cap. 06015 - 06017 - 06036 - 06085 - 06209 - 06086.01 e 06163.01". (137)
(Pervenuto il 15 dicembre 2000 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Autorizzazione all'esercizio provvisorio del Bilancio della Regione per l'anno 2001 - Deroga per l'Ente Foreste - Conservazione a residui". (140)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2001)". (141)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Proposta di bilancio per l'anno finanziario 2001 e di bilancio pluriennale per gli anni 2001-2003 e relative note di programma". (142)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Norme in materia di ricerca scientifica e tecnologica". (143)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato all'ottava Commissione.)
"Interventi integrativi in materia di istruzione scolastica, cultura, informazione e sport". (144)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato all'ottava Commissione.)
"Disposizioni varie in materia di difesa dell'ambiente". (145)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla quinta Commissione.)
"Interventi nel settore della pesca e dell'acquacoltura" (146)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla quinta Commissione.)
"Norme urgenti in materia di gestione di rifiuti e di bonifica di siti inquinati in attuazione del decreto legislativo n. 22 del 1997. Disposizioni per favorire il recupero e il riutilizzo dei rifiuti e la raccolta differenziata. Attuazione dell'art. 3, commi 24-40 della Legge 549 del 1995 per la disciplina del tributo speciale per il conferimento in discarica dei rifiuti". (147)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla quinta Commissione.)
"Interventi a favore di forme collettive di garanzia fidi nel settore agricolo". (148)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla quinta Commissione.)
"Istituzione e gestione della rete contabile agricola regionale". (149)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla quinta Commissione.)
"Interventi a favore delle zone di montagna". (150)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Incentivi alle imprese artigiane sull'apprendistato". (151)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla sesta Commissione.)
"Provvedimenti in materia di opere pubbliche". (152)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla quarta Commissione.)
"Disciplina dell'imposta regionale sulle attività produttive". (153)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Modifica alla legge regionale 13 settembre 1993, n. 39 sulla disciplina dell'attività di volontariato". (154)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla settima Commissione.)
"Valorizzazione e riconoscimento del volontariato sociale". (155)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla settima Commissione.)
"Istituzione del fondo regionale per l'occupazione dei disabili". (156)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla sesta Commissione.)
"Interventi a favore della cooperazione". (157)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla sesta Commissione.)
"Integrazioni alle leggi regionali 17 gennaio 1989, n. 3 e 21 settembre 1993, n. 46 a sostegno dell'attività delle organizzazioni di volontariato operanti nella protezione civile. Attività di prevenzione, ricerca, recupero, soccorso ed educative nell'ambito montano e speleologico". (158)
(Pervenuto il 19 dicembre 2000 ed assegnato alla prima Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
Presidente. Annunzio che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri TUNIS Marco - PILO - LIORI - LA SPISA - MURGIA - LICANDRO - FLORIS Emilio - CORONA: "Istituzione di un fascicolo fabbricato". (138)
(Pervenuta il 14 dicembre 2000 ed assegnata alla quarta Commissione.)
dai consiglieri SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - CUGINI - FADDA - BALIA - DETTORI Bruno - DEMURU - DETTORI Ivana - GIAGU - MARROCU - PACIFICO: "Piano regionale di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa a dei pericoli derivanti dall'amianto". (139)
(Pervenuta il 15 dicembre 2000 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale
PRESIDENTE. Annunzio che è stata presentata la seguente proposta di legge nazionale:
Dai consiglieri SANNA Giacomo - MANCA: "Assemblea costituente del popolo sardo". (5)
(Pervenuta il 19 dicembre 2000 ed assegnata alla prima Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Interrogazione FOIS, con richiesta di risposta scritta, sui ventilati licenziamenti del personale marittimo che espleta i servizi di mensa e di camera sulle navi delle Ferrovie dello Stato". (279)
"Interrogazione PILO - TUNIS Marco - SCARPA - SANNA NIVOLI - BIANCAREDDU - LA SPISA - FOIS sui tempi eccessivamente lunghi di prenotazione delle visite specialistiche nelle strutture pubbliche". (280)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di salvaguardare il posto di lavoro dei 500 addetti agli impianti di potabilizzazione e depurazione dipendenti da imprese private per conto dell'ESAF". (281)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Mozione CORDA - USAI - BIGGIO - LIORI - ONNIS - SANNA NIVOLI - MURGIA - TUNIS Marco - SCARPA sul contratto di sponsorizzazione tra Cagliari Calcio S.p.A. e Regione sarda". (34)
Mozione SANNA Giacomo - MANCA sulla incompatibilità di un nuovo invaso sul rio Posada con l'istituzione del Parco naturale regionale 'Lithos - Tepilora'". (35)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 3/A.
Poiché il relatore, onorevole Corda, non è presente in questo momento, passiamo al punto successivo dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 83/A.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, stiamo ponendo in discussione la proposta di legge numero 83/A, che è uno deiprovvedimenti fondamentali per cercare di dare una risposta concreta al sostegno dell'imprenditoria femminile, e ci troviamo di fronte non più di venti persone.
PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, il Consiglio è riunito e in grado di discutere; intanto che vengono svolte le relazioni arriveranno gli altri colleghi. Faccio osservare che il Consiglio era convocato per le dieci e sono soltanto le dieci e venti. Noi quindi possiamo procedere. Ha facoltà di parlare la consigliera Pilo, relatrice.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. A me sarebbe piaciuto che i consiglieri, soprattutto quelli di maggioranza, fossero presenti in Aula proprio perché, come diceva il collega Vassallo, questa legge per noi ha un significato particolare; segna infatti l'inizio di una attenzione verso il mondo femminile e, in particolare, verso il mondo dell'imprenditoria femminile alle cui istanze intendiamo dare risposta. Io chiederei pertanto una sospensione di dieci minuti in attesa che arrivino i colleghi.
PRESIDENTE. Onorevole Pilo, come posso sospendere i lavori? Lei svolga la relazione, i colleghi arriveranno.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Poichè non ritengo corretto che un argomento di così grande importanza sia discusso in un'Aula pressochè vuota, chiedo la verifica del numero legale. Non è possibile continuare così.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, il Regolamento prescrive che la verifica del numero legale possa essere richiesta solo in prossimità di una votazione.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). E` impensabile che gli argomenti all'ordine del giorno vengano fatti slittare perché manca il relatore. Al momento sono presenti in Aula solo dieci persone; concordo quindi con la collega Pilo che chiede una sospensione della seduta in modo da ridare un minimo di dignità a quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Presidente, al di là di quanto sancito dal Regolamento che impedisce la verifica del numero legale in questa fase, io credo che sia in ogni caso un problema di buon senso che un argomento di questa importanza non possa essere trattato di fronte a quindici, massimo venti consiglieri presenti in Aula. Senza essere troppo formali, sospendiamo un quarto d'ora e vediamo se gli altri consiglieri nel frattempo arrivano.
PRESIDENTE. Due Capigruppo più il relatore della legge avanzano una richiesta di sospensione della seduta; se i colleghi sono d'accordo i lavori del Consiglio sono sospesi. La seduta riprenderà alle ore 10 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 24, viene ripresa alle ore 10 e 57.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.
E' all'ordine del giorno l'esame della proposta di legge numero 83/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare la consigliera Pilo, relatrice.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Signor Presidente, finalmente perviene in Aula un provvedimento del quale abbiamo molto discusso e del quale si è molto parlato. Presidente le chiacchiere mi distraggono.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Onorevole Pilo, prego, prosegua.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Signor Presidente, io non pretendo di essere ascoltata, pretendo di non essere disturbata, che è un'altra cosa; chi non vuole sentire, chi non è interessato, non è obbligato a restare qui, però deve consentirmi di parlare.
Dicevo che finalmente arriva in Aula questa proposta di legge della quale si è molto parlato e che, per la verità, era molto attesa dalle associazioni imprenditoriali e dalle donne che intendono scommettere sulla loro presenza nel mondo del lavoro in veste imprenditoriale.
Questa è una proposta di legge che reca la firma di tutti i componenti della Commissione sesta e delle consigliere. E' stata approvata all'unanimità in Commissione ed è, sostanzialmente, il provvedimento di recepimento della legge nazionale numero 215 del 1992.
La Sardegna, in realtà, della legge numero 215/92, ha beneficiato poco, sia dal punto di vista del numero di proposte presentate al Ministero, a suo tempo, sia dal punto di vista del numero di proposte accolte.
In realtà, nessuna attività di divulgazione è stata fatta su questa legge, ma è anche vero che la lontananza della Sardegna rispetto al Ministero ha impedito il coinvolgimento delle donne sulla legge medesima.
Il nuovo regolamento di attuazione della legge numero 215 presenta delle novità sostanziali rispetto alla gestione stessa della legge; sostanzialmente prevede infatti la possibilità di spostare le istruttorie delle domande a livello regionale qualora le regioni destinino fondi propri in compartecipazione per il cofinanziamento della legge ; e questo è quello che la Regione Sardegna ha fatto.
Perché questa legge è importante rispetto, come dire, alla legge nazionale? E` importante perché, consentendo che l'istruttoria delle domande si svolga in ambito regionale, ci permette di affrontare alcune specificità della nostra Regione. Il nuovo regolamento nazionale prevede che la Regione possa stabilire propri criteri, oltre quelli prioritari stabiliti dal regolamento medesimo, e questi criteri riguardano la scelta dei territori e dei settori sui quali le norme di legge inciderebbero. Questo fatto ci assegna una responsabilità non da poco, perché noi gestiremo la spendita di 14 miliardi di finanziamento ministeriale, più un miliardo e 250 milioni di finanziamento regionale.
All'interno della Commissione abbiamo discusso in modo molto approfondito sulla composizione del Comitato perchè ci siamo posti il problema di una gestione snella di questa legge; di conseguenza abbiamo optato per un Comitato ristretto composto dai rappresentati degli assessorati e presieduto dall'Assessore del lavoro e formazione professionale, preferendo con le associazioni imprenditoriali un rapporto di collaborazione, ma non di presenza all'interno del Comitato medesimo.
Questa è una scelta che, benché difficile da effettuare, nel senso che la consuetudine vuole che le associazioni imprenditoriali e le rappresentanze sindacali siano sempre all'interno dei comitati, evita di rendere il Comitato un organismo pletorico, la cui sola convocazione poteva porre dei problemi. Abbiamo quindi preferito inserire nella legge l'obbligo a carico del Comitato di sentire tutte le associazioni e le organizzazioni maggiormente rappresentative a livello regionale, auspicando un rapporto di stretta collaborazione ma, lo ribadisco, non di presenza all'interno dello stesso .
Il Comitato ha un compito fondamentale che è quello di stabilire le priorità sulla base delle quali i progetti verranno approvati.
Altra cosa rilevante è che queste priorità, appunto, devono vedere l'individuazione delle aree e dei settori sui quali principalmente si intende operare, fermo restando che l'intendimento della Commissione nel presentare questa proposta di legge è stato quello di valorizzare le aree nelle quali maggiori sono le difficoltà relative ad una presenza femminile nel mondo dell'imprenditoria.
Questo provvedimento segna comunque l'inizio di un percorso importante, di attenzione di questo Consiglio regionale verso i problemi legati alla presenza delle donne nel mondo del lavoro. Nel corso del primo anno di attuazione probabilmente dovremo costruire insieme questo percorso sostanzialmente nuovo, anche perché dobbiamo appropriarci di un know how che in questo momento non abbiamo in materia di istruttoria delle pratiche; e, probabilmente, dobbiamo anche appropriarci di una nuova visione dello sviluppo dell'imprenditoria che fino a questo momento è stata, come dire, una visione assolutamente maschile, solo poche donne casualmente riuscivano a farsi strada nel mondo dell'impresa.
Invece, questoprovvedimento prevede proprio un intervento specifico che deve mirare, secondo me, principalmente alla creazione di una scuola di imprenditoria femminile, l'inizio e lo sviluppo di una attività imprenditoriale sono diversi se la gestione fa capo a donne o a uomini; perché, come tutti sappiamo, le difficoltà sono diverse, le impostazioni sono diverse, ma anche il rapporto con gli elementi esterni all'impresa, dalle banche ai clienti, agli stessi politici, è diverso.eEd è diverso perché (io cito sempre l'esempio delle poche donne presenti in Consiglio, quattro consigliere regionali su ottanta), è sempre vero dire che la presenza delle donne all'esterno della famiglia è ancora considerata con qualche difficoltà.
Per la verità devo dire che questa difficoltà è minore nel mondo del lavoro rispetto a quello della politica, cioè il mondo del lavoro respinge meno le donne di quanto invece non faccia la politica; ciò nonostante però all'interno del mondo del lavoro la percentuale delle imprenditrici è assolutamente irrilevante rispetto a quella degli imprenditori.
Allora iniziamo questo percorso in questo primo anno di sperimentazione, ed è anche per questo che la quota stanziata per il primo anno dalla Regione è limitata, essendo sufficiente un miliardo di cofinanziamento; ma io credo che, come dire, superato il primo anno di sperimentazione, la Regione possa anche decidere di fare ulteriori investimenti per la presenza delle donne nel mondo dell'imprenditoria.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Prima di iniziare gli interventi sulla legge 83/A, comunico che ho ricevuto una lettera del consigliere Pinna che, come sapete, si trova all'interno delle miniere di Monteponi perché sta portando avanti , una battaglia per l'istituzione del Parco geominerario, storico e ambientale della Sardegna, che pare sia stato dimenticato dal Governo.
Di questa lettera che mi ha inviato ritengo giusto, corretto e doveroso dare lettura al Consiglio. Chiedo al Segretario di darne lettura.
LICANDRO, Segretario:
"Caro Presidente, desidero innanzitutto ringraziarti sentitamente per la gradita telefonata che mi hai fatto nei giorni scorsi al Pozzo Sella, e devo esprimere il mio rammarico per non aver potuto accogliere il tuo invito ad uscire dalla miniera in occasione di una tua prossima visita a Monteponi.
Non posso nascondere che i quarantacinque giorni trascorsi sottoterra cominciano a provarmi fisicamente e devo ammettere che sento forte il desiderio e l'esigenza di ritornare alla vita comoda e normale ponendo fine, anche in vista delle prossime festività, ai disagi che sto creando a mia moglie e ai miei figli che pure non mi fanno mancare il loro sostegno e la loro solidarietà.
Devo però confermarti che l'insieme di questi sacrifici e difficoltà, cui peraltro mi sono liberamente e consapevolmente sottoposto, non possono farmi recedere dal proseguimento dell'azione di protesta fino al raggiungimento dei principali obiettivi (approvazione della legge istitutiva del Parco geominerario, firma dell'intesa Stato-Regione, costituzione del consorzio Parco e approvazione del piano di stabilizzazione occupazionale dei lavoratori L.S.U. del Parco geominerario) per i quali è maturato nella mia coscienza il convincimento e la determinazione per condurre una battaglia che ritengo giusta e utile nell'interesse generale.
Come sai ho iniziato in solitudine l'occupazione della miniera, ma ben presto si sono uniti a me, guidati dalle loro OO.SS. i lavoratori del Parco geominerario con i quali è stato stretto il patto di proseguire l'azione di protesta fino a quando le idee, le parole, i progetti ed anche le leggi si trasformino in atti e in azioni concrete.
A questo patto devo e voglio tenere fede fino in fondo e a qualsiasi costo.
D'altro canto i quarantacinque giorni finora trascorsi nel Pozzo Sella, durante i quali ho potuto incontrare e sentire tantissimi cittadini e amministratori locali, ed ho avuto modo di conoscere più a fondo i problemi e le ansie personali e familiari dei lavoratori L.S.U. del Parco geominerario, provenienti da tutte le aree minerarie dismesse della Sardegna, con i quali ho condiviso tutti i momenti della mia vita in galleria, hanno contribuito ad accrescere e consolidare il mio convincimento e la mia determinazione.
Pur essendomi convinto, seguendo in questa idea diversi colleghi, tanti sindaci, molti studiosi ed esperti e tantissimi cittadini, che il Parco geominerario può rappresentare un'occasione per creare nei territori interessati una nuova opportunità di sviluppo economico e sociale basata sul recupero e la valorizzazione dello straordinario patrimonio storico-culturale che ci ha lasciato la millenaria epopea mineraria della Sardegna, ho sempre sostenuto che l'istituzione dello stesso Parco non risolverà, come d'incanto, tutti i gravissimi problemi delle aree minerarie dismesse della nostra Regione.
Nessuna facile illusione è stata, dunque, creata nell'opinione pubblica.
Questo non significa però che l'idea e il progetto del Parco geominerario debba restare l'ennesima incompiuta della nostra Regione, con il rischio, in questo caso, di compromettere la credibilità delle stesse Istituzioni statali e regionali di fronte alla comunità scientifica internazionale, ed in particolare di fronte all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) che, a seguito dell'istanza presentata dallo Stato e dalla Regione, ha dichiarato patrimonio dell'umanità i beni e i valori presenti nelle aree del Parco geominerario della Sardegna.
Neanche nella ricerca di adeguate soluzioni per i 500 lavoratori impegnati nel progetto L.S.U. del Parco geominerario sono state profuse facili illusioni tra gli stessi lavoratori, né da parte delle OO.SS., né da parte mia.
Nella convinzione, infatti, che occorra superare al più presto l'esperienza dei lavori socialmente utili, quello che si chiede è semplicemente il rispetto degli impegni assunti a livello statale (D.Lgs. 28 febbraio 2000, n. 81) e regionale (L.R. 5 settembre 2000, n. 17 - Delibera della G.R. n. 43/2 del 31 ottobre 2000) che hanno previsto la presentazione entro il 9 dicembre u.s. da parte dei soggetti utilizzatori (Ministero dell'Ambiente e Regione sarda) del piano di stabilizzazione occupazionale degli stessi lavoratori all'interno delle attività del Parco geominerario a partire dagli interventi per il recupero e la valorizzazione dell'ambiente e dei beni culturali.
Per tutte queste ragioni, pur giudicando molto positivamente il recupero alla Camera dei Deputati della norma che istituisce e finanzia il Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna (dovrebbe diventare legge nei prossimi giorni con l'approvazione definitiva nei due rami del Parlamento della Finanziaria per il 2001), gli ordini del giorno unitari approvati da diversi Consigli comunali per aderire al Parco e il recepimento nel Complemento di programmazione del POR di una serie importante di interventi riguardanti lo stesso Parco geominerario, non posso porre fine alla mia azione di protesta.
E' indispensabile che vengano compiuti, da parte di tutte le Istituzioni interessate (Governo, Regione e Enti locali), gli atti concreti per l'effettiva istituzione dello stesso Parco (firma dell'Intesa Governo-Regione e costituzione del Consorzio del Parco) e che venga presentato da parte del Ministero dell'ambiente e della Regione il piano di stabilizzazione occupazionale dei lavoratori L.S.U. con la necessaria concertazione con le OO.SS.
Sono convinto che nel perseguimento di questi obiettivi non mancherà l'impegno concreto di tutti i soggetti interessati che pure, in larghissima maggioranza, hanno dichiarato il proprio assenso all'istituzione del Parco.
Spero che la definizione degli atti sopra richiamati, che potevano concretizzarsi, come sostenuto inizialmente da più parti, nei giorni successivi all'approvazione della legge finanziaria nazionale, non subisca ingiustificati e inutili rinvii costringendo me e i lavoratori del Parco geominerario a procrastinare ancora per molto tempo la nostra difficile azione di protesta e di sollecitazione.
Per favorire una rapida soluzione di questi problemi, lo stesso Consiglio regionale, pur non essendo chiamato direttamente ad esprimersi su tali atti, potrebbe, se lo riterrà necessario, nelle forme che considererà più opportune, svolgere un importantissimo ruolo di indirizzo, di stimolo e di sollecitazione.
In relazione all'attività del Consiglio posso assicurarti che sono molto dispiaciuto per la mia assenza prolungata, che sicuramente mi farà retrocedere nella classifica dei consiglieri maggiormente presenti ai lavori dell'Aula e delle Commissioni.
Spero che questa sia la prima e l'ultima volta in cui, sentendomi impotente nel mio ruolo di consigliere regionale, mi trovo costretto a compiere un atto estremo per tentare di risolvere il problema del Parco geominerario; Parco nel quale tante persone, ed io con loro, hanno creduto e credono con molta convinzione.
In questi quarantacinque giorni, assieme alla soddisfazione per la straordinaria ed esaltante esperienza umana che sto vivendo a fianco di tanti lavoratori che combattono con dignità e con orgoglio contro la loro condizione di precarietà e di emarginazione, ho vissuto momenti di frustrazione per i pesanti giudizi a cui è stata sottoposta questa mia iniziativa.
Pur essendo stata di grande conforto la solidarietà di tantissime persone, che mi ha incoraggiato e sostenuto per proseguire in questa difficile azione di protesta, devo comunque dirti, caro Presidente, che sento un grande sconforto nel constatare che nella nostra Regione , tra i partiti e nelle istituzioni in modo particolare, non ci siano più molte persone disposte a credere che un rappresentante politico impegnato nelle Istituzioni possa combattere una battaglia per difendere una causa giusta e utile a tutti senza secondi fini e senza ricercare interessi personali.
E' triste pensare che l'atteggiamento di ognuno di noi sia rivolto più a stroncare chi assume qualche iniziativa, se pure fuori dalla norma, piuttosto che a giudicare nel merito i gesti, gli atti, le scelte e le finalità per le quali ognuno di noi ritiene che valga veramente la pena di spendere il suo impegno politico e le sue ragioni di vita.
Ho sostenuto sin dall'inizio che questa mia azione di protesta non era e non è rivolta contro qualcuno in particolare, ma è mirata esclusivamente a tentare di dare un modesto contributo per risolvere un problema di interesse generale.
Pur avendo scelto di lasciar cadere certi giudizi e illazioni che considero ingrati e ingiustificati, non posso che rispondere con i segni della mia testimonianza personale.
Per questa ragione, caro Presidente, le prossime festività non saranno per me giorni di festa, in quanto ho deciso di mettere in atto ulteriori forme di protesta civile, che farò conoscere nei prossimi giorni, proprio in segno di reazione contro questo metodo di fare, di intendere e di praticare la nostra azione politica.
E' questo un metodo e una prassi che rischia di cancellare il senso più profondo e nobile del nostro impegno politico e, probabilmente, è anche il tarlo che sta corrodendo alle radici le nostre Istituzioni autonomistiche e la nostra capacità di autogoverno e autodeterminazione.
Tutto questo non mi impedisce di essere sereno e di essere orgoglioso di far parte, per volontà dei cittadini, della massima Assemblea del Popolo sardo nella quale sono convinto esistano le risorse e le tensioni politiche e morali per guardare più avanti delle nostre occasionali miserie.
Tutto questo non mi impedisce neppure, caro Presidente, di provare il piacere e il desiderio di esprimere a te e a tutti i colleghi del Consiglio regionale, ai quali ti pregherei di estendere la conoscenza di questa lettera, i miei più sinceri auguri per un felice Natale e per un fecondo e sereno anno nuovo.
Con i migliori e più cordiali saluti.
Giampiero Pinna
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io credo che tutti con attenzione e con rispetto abbiamo ascoltato la lettura della lettera che il collega Giampiero Pinna ha inviato al Presidente del Consiglio regionale.
Il Presidente del Consiglio regionale aveva molti modi per portare alla nostra attenzione il contenuto di questa lettera; uno di questi poteva essere quello di fare delle copie e inviarcele. Ha invece ritenuto, motu proprio, di sospendere la discussione generale di una legge della Regione, nel cui merito poi ci pronunceremo, per dare formale, solenne lettura della lettera che un nostro collega, assente giustificato perché è impegnato in una forma, che egli ha deciso, di protesta e di lotta politica, ha inviato al Presidente del Consiglio.
Nel momento in cui questo messaggio, qualunque sia il giudizio che su di esso si può dare, e il mio quando si discuterà in merito sarà in parte di condivisione e in parte di non condivisione, viene formalmente posto all'attenzione del Consiglio regionale, che si riunisce in seduta pubblica, per Statuto, quindi è esposto coram populo, io ritengo che non ci si possa esimere dal diritto e dal dovere di dare la propria valutazione.
Io chiedo di poter dire la mia opinione, mia e per conto del Gruppo della Rifondazione Comunista, sul contenuto dell'atto che è stato introdotto nel Consiglio regionale. Non so, sul piano regolamentare, quando ciò possa avvenire; questo atto è stato introdotto nel corso della discussione di un provvedimento legislativo, discussione che è stata sospesa, non so in base a quale norma regolamentare, per aprire una parentesi.
Allora, prima di chiudere la parentesi, si svolga il dibattito sul tema che è stato proposto, a mio avviso inopinatamente e irregolarmente proposto (quali siano i fini reconditi ognuno lo valuti), però ci sia dato la possibilità di dire che cosa pensiamo, se no qui si creerebbe una condizione per cui ognuno di noi può scegliere di fare altro, anche di molto più importante e interessante rispetto alla funzione istituzionale che abbiamo, e di inviare messaggi al Consiglio.
Se questa è una nuova norma regolamentare noi dobbiamo saperlo, perché immagino che da ogni parte del mondo ognuno di noi possa inviare messaggi esponendo il proprio pensiero e ogni punto di vista che ciascuno di noi abbia molto a cuore, valutando le cose del mondo grande e del mondo piccolo .
Quindi, io formalmente chiedo che si apra, nei modi che si riterrà più opportuni, il dibattito sul contenuto della lettera.
Io ritengo che ogni consigliere regionale, volendo, poiché l'argomento implica anche questioni di coscienza, possa esprimersi; non parlerei quindi neppure di un intervento per Gruppo. In ogni caso, siccome la questione è stata posta deve essere esaminata.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le ricordo che quando si chiede di parlare sull'ordine del giorno a questo bisogna attenersi.. Lei, tutt'al più ha parlato del Regolamento. Le faccio osservare che l'articolo 57 del Regolamento dice che il Presidente...
COGODI (R.C.). Io ho parlato dell'ordine del giorno, visto che questo argomento è all'ordine del giorno. Applicando il Regolamento si astenga dal rimproverare i consiglieri regionali.
PRESIDENTE. Mi faccia parlare, per favore, io l'ho ascoltata senza interromperla. Onorevole Cogodi, la prego di stare seduto e di ascoltarmi.
L'articolo 57 del Regolamento dice che il Presidente, dopo la lettura del processo verbale, comunica all'Assemblea i messaggi e le lettere pervenute alla Presidenza.
Io ho letto questa lettera in applicazione dell'articolo 57.
COGODI (R.C.). Allora andava letta dopo la lettura del processo verbale.
PRESIDENTE. Ma il Presidente fa le comunicazioni quando lo ritiene opportuno.
Non si apre quindi su questo argomento nessun dibattito.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 83.
Ricordo ai colleghi che le iscrizioni debbono avvenire nel corso dello svolgimento del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ma non è possibile!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non interrompa i lavori del Consiglio, la prego!
COGODI (R.C.). Li ha interrotti lei i lavori del Consiglio, introducendo un nuovo argomento all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei faccia il suo lavoro, io faccio il mio. Se avrà delle cose da confutare lo farà, come in effetti ha già fatto. Adesso, la prego, ci consenta di continuare a lavorare.
RASSU (F.I.-Sardegna). La ringrazio signor Presidente, anche se questo breve intermezzo ha distolto forse l'attenzione dall'argomento principale in discussione, io voglio richiamare nuovamente l'attenzione dell'Aula sulla proposta di legge numero 83/A, che riguarda gli interventi a sostegno dell'imprenditoria femminile.
Questo strumento agevolativo regionale, che recepisce il disposto della legge nazionale numero 215 del '92, credo rappresentiper la nostra Regione, un evento storico, in quanto di fatto è il primo segnale tangibile di unaeffettiva promozione delle pari opportunità nelle attività imprenditoriali. Pari opportunità più volte citate in quest'Aula, ma che in concreto non erano stati finora previsti in nessun dispositivo di legge di incentivazione per il mondo imprenditoriale.
Certo, la limitatezza delle risorse che lo Stato propone alla Regione per questo intervento, ne condiziona non poco la sua attuazione; di fatto, il contributo statale, è pari a 14 miliardi e 296 milioni, integrato in questa prima fase del 2000con uno stanziamento di un miliardo e 250 milioni da parte della Regione autonoma della Sardegna. Questo primo stanziamento, con un plafond pari a circa 15 miliardi, pur venendo incontro limitatamente alle esigenze dell'imprenditoria femminile, rappresenta comunque un primo passo; mentre a regime, cioè dal 2001, i finanziamenti ammonteranno a circa 20 miliardi.
Ma l'importanza storica di questo provvedimento di legge è data dal fatto che riconosce il ruolo determinante che la donna ha svolto e attualmente svolge nel mondo del lavoro; di conseguenza il ruolo determinante e importante che la donna ha nell'economia nazionale, e al momento anche, perché no, in quella isolana.
Di fatto, moltissime donne imprenditrici oggi sono presenti nella piccola e media industria, nell'artigianato, nei servizi, principalmente nel commercio e nelle attività ad esso collegate.
Quindi, oggi la presenza femminile nelle attività imprenditoriali rappresenta una realtà; una realtà che aspettava da anni questo provvedimento con il quale vede appagate le proprie istanze.
Ma è necessario citare anche il silenzioso lavoro delle nostre donne di Sardegna, che prima con il lavoro familiare e ora con il lavoro artigianale hanno sancito la continuità di una tradizione lavorativa millenaria, che ha rappresentato e rappresenta tuttora un elemento determinante dell'economia isolana. Mi riferisco alle attività artigianali della tessitura, dell'intreccio, della produzione di dolci e di pane, attività in cui le donne sono state e sono tuttora le principali protagoniste. Lo sono state prima nella famiglia agropastorale, lo sono tuttora nel contesto economico e sociale della Sardegna. E questo ruolo rilevantissimo, nella conservazione della nostra cultura, svolto dalle donne sardetrova in questa legge un riconoscimento importantissimo perché dà alle nostre donne pari dignità rispetto alle donne imprenditrici della penisola.
Io non mi soffermo sul dispositivo di legge che è stato puntualmente illustrato dalla collega, onorevole Pilo, che come Presidente della stessa Commissione ha portato avanti questo provvedimento, nei mesi scorsi, con puntigliosa ed orgogliosa determinazione, proprio perché, da donna, ne sentiva quanto e più di altri l'esigenza e l'importanza.
Ma debbo sottolineare , signor Presidente e colleghi, che uguale determinazione è stata dimostrata anche da tutta la Commissione sesta nella sua interezza, così come è stato determinante e positivo l'apporto fornito dai colleghi della opposizione; opposizione che, al pari della maggioranza, ha voluto dare un contributo indispensabile a questo provvedimento di legge.
E' certo che oggi il mondo dell'imprenditoria sarda dispone di uno strumento di legge innovativo che consentirà a decine, a centinaia di nostre donne imprenditrici di affacciarsi autonomamente, dignitosamente, grazie alla loro sola ed esclusiva iniziativa, sia sotto formaindividuale che associata, nel mondo imprenditoriale, dando loro un sostegno che sino ad oggi era stato negato da quelle leggi di settore che le vedevano comunque messe all'angolo, emarginate.
Questo provvedimento è perciò una conquista del mondo imprenditoriale sardo, non solo del mondo politico, una conquista delle nostre donne che vedono riconosciuta la loro dignità, che vedono finalmente e storicamente riconosciuto il loro ruolo, che possono finalmente e con pari dignità entrare nel mondo dell'imprenditoria e dare, come sempre hanno dato, il loro contributo per lo sviluppo socio-economico della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.). Colleghe e colleghi, debbo dire che provo un certo disagio a parlare dopo le problematiche regolamentari poste dal collega Luigi Cogodi nel suo intervento che condivido appieno. Pertanto credo che forse in quest'Aula ricercare un clima di calma e di serenità non guasti, soprattutto perché in tal modo sarebbe possibile ricreare anche tra di noi quel rapporto di fiducia e di stima che rischiamo ogni volta di incrinare. Ritengo comunque che l'argomento posto dal collega Cogodi vada affrontato.
Colleghe e colleghi, nell'affrontare il tema del lavoro femminile, e in particolar modo di quello legato all'attività imprenditoriale, si è partiti generalmente dalla affermazione che le imprese delle donne sono imprese deboli e che il problema prioritario da affrontare sia quello di come sostenerle o rafforzarle.
Io ritengo necessario invece spostare l'ottica dell'analisi e, più precisamente, credo che occorra focalizzare l'attenzione sulla individuazione dell'esistenza o meno di condizioni ambientali in cui l'impresa delle donne possa costituire una risorsa preziosa per lo sviluppo locale. Voglio qui ricordare a chiunque che basta verificare, soprattutto nel settore dell'artigianato, che cosa e quanto le donne in territori deboli economicamente riescono a "intrecciare" in termini di lavoro, produzione e reddito. Un reddito indispensabile a condurre una vita familiare spesso accettabile. Sono convinta infatti che non sia possibile studiare modelli e politiche di sviluppo prescindendo dall'analisi degli agenti economici, delle loro potenzialità e dei loro limiti. Soprattutto per evitare di dar corso ad una legge che generalizzi, tale analisi non può partire dal considerare le donne come un gruppo omogeneo non integrato nei processi di sviluppo, ma deve essere condotta partendo dal concetto che segna, come dire, il passaggio da una ricercat di equità economica, politica e sociale ad una volontà delle imprese femminili tesa molto spesso ad accrescere il proprio potere e ad attribuirsi, a partire dalla consapevolezza del proprio ruolo, la possibilità e la capacità di produrre sviluppo e reddito.
Sono convinta che la donna abbia grandi potenzialità in quanto soggetto economico, soprattutto abbia la capacità di avviare attività imprenditoriali orientate al mercato che, in aree non ancora pienamente sviluppate, come la Sardegna, sono rappresentate da un lato da risorse in termini di capacità operative e produttive nell'ambito dell'impresa, dall'altro da risorse in termini di fattori di innovazione ambientale, non foss'altro per la capacità di immettere nel circuito produttivo e economico risorse che altrimenti non sarebbero state utilizzate.
Se diamo per verificata l'affermazione che in una società tecnologicamente arretrata la risorsa rappresentata dalla conoscenza del processo produttivo si fonda sul saper fare manuale ed artigianale, credo non sia contestabile che il saper fare delle donne sia immediato e faccia riferimento alla gran parte della produzione di base. Si tratta quindi di intervenire per valorizzare una risorsa già esistente, sviluppando non solo elementi strutturali dell'impresa delle donne, ma anche il sistema relazionale per superare il gap culturale che esiste nei loro confronti.
Tali interventi non possono però prescindere dalla considerazione delle differenze esistenti tra uomini e donne in termini sociali, ovvero del diverso ruolo che i due sessi hanno nella società. Differenze che è necessario siano rese trasparenti e non tenute coperte, occorre cioè misurarle, sia che si chiamino discriminazioni, ruoli o vantaggi. Soltanto dopo questa indispensabile azione conoscitiva si potrà su esse operare, non per tendere ad una omologazione, secondo le politiche emancipatorie che spesso sono state messe in campo, ma perché possano essere individuate le risorse, le attività, le potenzialità, al fine di assicurare la massima efficacia nel perseguire un obiettivo di sviluppo.
Elaborare nuove modalità di intervento in questo settore richiede di agire in modo integrato a diversi livelli. Innanzitutto occorre intervenire prima sui processi sociali e politici per allocare al meglio le risorse finalizzate a rispondere ai nuovi bisogni ed interessi che la società esprime, poi sulla pianificazione degli interventi che attualmente invece si concludono spesso con la mera predisposizione di un piano. Infine occorre intervenire sull'organizzazione del processo di azione amministrativa al fine di implementare il programma designato. Questo comporta che non si hanno più all'ordine del giorno soltanto singoli progetti per le donne, quanto che tutta la programmazione sia a livello locale che negli organismi nazionali e sovranazionali deve confrontarsi con la problematica che le donne imprenditrici in questi ultimi anni hanno posto all'attenzione dell'impresa, ma io direi anche del governo e della politica.
Agire su questi diversi livelli significa tenere in considerazione le risorse, i bisogni che i soggetti, in questo caso le donne, esprimono. Pertanto gli strumenti legislativi che si esplicano nella previsione di aiuti finanziari, ma anche e soprattutto in servizi reali, si rendono necessari per valorizzare una risorsa esistente, particolarmente attiva e dinamica.
In questa direzione, mi auguro che l'Aula approvi questo provvedimento a sostegno della imprenditorialità femminile in attuazione della legge nazionale numero 215/1992. A livello nazionale vige da diversi anni una legge a sostegno della imprenditorialità femminile, ma purtroppo anche a livello nazionale le buone leggi molto spesso non vengono dotate di risorse adeguate; ed è accaduto che prima dell'emanazione del regolamento di attuazione, che noi siamo chiamati ad applicare, le risorse erano poche e le imprese al femminile che si sviluppavano in Sardegna avevano poche possibilità di accedere alle risorse nazionali.
Il recepimento del regolamento di attuazione, e cioè il cofinanziamento per poter espletare l'istruttoria sui progetti a livello regionale, piuttosto che nazionale, rappresenta il primo passo per elaborare nuove modalità di intervento in questo settore, per agire in modo integrato a diversi livelli e sui diversi bisogni. E sono bisogni di informazione e orientamento per l'assunzione di un ruolo professionale in un contesto che non dà visibilità ai comunque non numerosi modelli di riferimento, che sono le imprese delle donne, bisogni di informazione e guida sulle regole del gioco e sulle procedure, bisogni di informazione sul reperimento di capitali, sugli strumenti di garanzie per l'accesso al credito. Necessità di luoghi ed occasioni per sviluppare la rete relazionale.
In questo scenario è evidente come la capacità di incentivare le imprese delle donne, non con strumenti assistenzialistici, ma con differenti agevolazioni, come ad esempio il credito, potrà giocare un ruolo fondamentale nei processi di sviluppo di nuova imprenditorialità, con tutto ciò che ne consegue per lo sviluppo generale di cui potrà avvantaggiarsi la regione. E ciò nella direzione non soltanto di fare accrescere competenze e abilità, ma soprattutto di stimolare le capacità imprenditoriali delle donne, di rafforzare le capacità gestionali per incidere sia sulle competenze che sui comportamenti. In questo modo si potrà perseguire con la massima efficacia un obiettivo di sviluppo.
Questo nell'ottica che, nel più breve tempo possibile, non simettano all'ordine del giorno soltanto, come dicevo poc'anzi, singoli progetti per le donne, pertanto leggi finalizzate, quanto che tutta la programmazione sia a livello locale che nazionale si confronti con i saperi e le competenze femminili.
D'altronde, guardate, l'Unione Europea sta andando in questa direzione, sta abolendo gli atti di indirizzo di "tutela" per offrire pari opportunità agli atti rivolti alle donne; occorre piuttosto fare in modo che vi siano assi preferenziali per la conoscenza dei bisogni e l'accesso alle risorse, quindi come dire la legislazione in qualche modo deve venire "spalmata" su tutte le iniziative economiche.
E` necessario, pertanto, dotarsi di strutture, di centri di risorse capaci di sciogliere quei nodi che in questi anni sono stati individuati come vincoli allo sviluppo dell'imprenditorialità femminile. A parità di condizioni, e solo allora, sarà possibile verificare sul campo la qualità, la forza e l'efficacia delle imprese femminili.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). Signor Presidente, revemente, anche perché mi riconosco in molte delle considerazioni fatte poc'anzi. Io penso che consentire o, meglio, favorire una più efficace e puntuale utilizzazione della legge numero 215 del '92 da parte delle donne sarde fosse un obiettivo da perseguire sino dal varo della legge in questione. Per raggiungere questo obiettivo noi abbiamo, insieme agli altri colleghi della Commissione, dato un contributo, credo positivo e fattivo.
La legge numero 215 è uno strumento legislativo poco o nulla utilizzato dalle donne sarde, e una delle ragioni ci pareva derivasse dal fatto che fosse disciplinata da una procedura diretta e coordinata nazionalmente. Per quanto si viva ormai nell'epoca delle comunicazioni satellitali e dell'informatica, quel provvedimento era comunque distante dalla nostra realtà. E quindi da qui la necessità di orientare scelte e priorità alle esigenze, ai problemi, ma anche alle opportunità che vi sono, o potrebbero esserci nella nostra realtà regionale.
Inoltre lo strumento del cofinanziamento consente, sin da questa annualità, almeno teoricamente, di definire indirizzi, criteri di attribuzione delle risorse ancorati a parametri regionali, svincolati quindi dalle scelte effettuate a livello nazionale. Vorrei però dire che io ho molte riserve sul fatto che questo strumento possa essere realmente utilizzato in tempi rapidi, perché come al solito arriviamo alla definizione dei provvedimenti di fretta e sempre con procedure del tutto eccezionali. Io penso che questa normativa possa rappresentare un modo di sostenere le professionalità, le capacità imprenditoriali delle donne sarde, soprattutto perché non si deve creare dal nulla questa soggettività imprenditoriale; questa soggettività esiste già, esiste storicamente, esiste tuttora, noi dobbiamo considerarla una risorsa su cui la nostra regione può contare sin d'ora, come giustamente ha poc'anzi sostenuto Ivana Dettori.
Questa convinzione ci ha portato a proporre, a sostenere, a contribuire ad elaborare questo progetto di legge cercando nel contempo di renderlo meno macchinoso, come ha sostenuto la relatrice,rispetto alla stessa legge numero 215: Per questo motivo si è previsto un Comitato ristretto, non elefantiaco, con l'assunzione della responsabilità diretta da parte della Giunta regionale; un Comitato non disperso in una miriade di partecipazioni, ma composto da quattro rappresentanti e aperto sostanzialmente all'esterno solo alla rappresentante della Commissione per le Pari Opportunità.
Ovviamente sono previste delle procedure che consentono la consultazione di soggetti esterni, privi di ruolo decisionale, per definire i criteri e la programmazione dell'uso delle risorse.
Presidenza del Vicepresidente Spissu
(Segue ORRU'.) Sulle risorseva detto che sono limitate. Sono limitate relativamente alle assegnazioni statali, perché si tratta soltanto di una quota pari a 14 miliardi e 196 milioni per il 2000, ed è limitata ovviamente anche la compartecipazione della Regione che ammonta ad un miliardo e 250 milioni in sede di prima applicazione. Poi a regime la dotazione finanziaria regionale sarà calcolata dividendo il venti per cento delle risorse assegnate dallo Stato nell'anno precedente per l'indice regionale di disoccupazione femminile risultante dall'ultima rilevazione ufficiale disponibile. Un'ultima osservazione e chiudo. A parte le risorse e il più o meno efficace dispositivo della legge, io credo che la Giunta regionale in primo luogo, ma anche gli altri enti istituzionali, occorrerà che si impegnino a sostenere e promuovere presso le associazioni imprenditoriali, il mondo della cooperazione, il complesso delle organizzazioni sociali esistenti negli enti locali questo provvedimento di legge per fare in modo che venga conosciuto dalle donne, e non sia uno strumento che rimanga sulla carta. Questo per evitare l'anno prossimo di trovarci a a parlare di residui.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, intervengo anch'io, molto brevemente, per svolgere alcune considerazioni in merito a questo provvedimento. Un provvedimento che giunge in Aula in ritardo, nonostante le sollecitazioni che da più parti sono pervenute, in particolare dalle nostre colleghe.
Io nel mio intervento vorrei meglio specificare, anche dal punto di vista tecnico, il senso di questa iniziativa, così che l'Aula realmente percepisca ciò che stiamo facendo e per che cosa lo stiamo facendo.
Questa legge, che io non chiamo leggina, perché non lo è, si deve inserire nel quadro della regionalizzazione prevista dalla legge numero 59 del '97, che ha trasferito tutta una serie di competenze ed anche di risorse, previste da leggi di incentivazione, dai vari Ministeri alle Regioni. Mi riferisco alla legge Sabatini, alla legge numero 215, appunto, alla legge numero 221 per le aree minerarie dismesse, e si prosegue su questa strada del decentramento anche con la legge numero 488. Molto probabilmente stiamo assistendo agli ultimi bandi nazionali, anche se in questi ultimi sono già presenti delle indicazioni che devono obbligatoriamente pervenire da parte delle Regioni interessate, in particolare da quelle rientranti nell'Obiettivo uno.
Quindi è in questo quadro che noi stiamo approvando unprogetto di legge che funge anche da contenitore delle risorse finanziarie attribuite dallo Stato alla Regione per compiti specifici; quindi ancora una volta, sta diventando una consuetudine, rincorriamo l'emergenza e creiamo questi contenitoriper ottenere dei fondi che altrimenti non ci verrebbero dati. Questa è la verità in questo caso e in tanti altri casi.
La legge nazionale numero 215 del '92, è operante da diversi anni, ma , è poco conosciuta, poco efficace nei suoi effetti; solamente il 20 per cento delle domande presentate trovava risposta soprattutto perché, lo ripeto, la legge era scarsamente finanziata e non divulgata a dovere.
Questa regionalizzazione può essere una opportunità per l'imprenditoria femminile, ed è una opportunità sicuramente da cogliere, nel solco , io aggiungo, tracciato dalle direttive comunitarie.
Il principio delle pari opportunità, non è valido solamente per l'imprenditoria femminile, ma va applicato a diversi strati sociali; ai giovani, per esempio, ai lavoratori di lunga durata disoccupati, per esempio, ed anche alle donne che hanno difficoltà nella intrapresa economica.
In seno alla Unione Europea vi sono due Commissioni fondamentali, una che regolamenta gli aiuti di Stato e stabilisce le regole di una concorrenza non sleale, l'altra che io ritengo altrettanto importante, anche se meno conosciuta, che regolamenta e difende le pari opportunità e funziona da contrappeso alla prima; è una Commissione che noi non abbiamo come Regione mai utilizzato, e il cui compito sarebbe proprio quello di far passare, in seno all'Unione europea stessa, le nostre determinazioni volte a offrire pari opportunità alle donne, ai giovani, ai lavoratori di lunga disoccupazione.
Brevemente, entrando nel merito della proposta di legge, sulla quale confermo il parere favorevole già espresso in Commissione, dico di condividerne sostanzialmente il testo;, avanzo comunque qualche perplessità in particolare sul già menzionato articolo 5 che prevede l'ennesimo Comitato.
Io ritengo questa una strada non corretta, penso che le leggi debbano essere chiare, snelle, efficaci, facilmente comprensibili e soprattutto sburocratizzate. Questa è la strada maestra per dare risposte incisive e concrete a tutta l'imprenditoria, compresa quella femminile. E questo articolo non percorre questa strada, secondo me giusta, ma torneremo su questo in altre occasioni.
Poi, per la piena applicazione del provvedimento si rinvia al testo della legge numero 215; anche questo io lo ritengo uno sbaglio perché se la "215" non ha funzionato a livello nazionale, io non credo che riusciremo a farla funzionare bene a livello regionale.
Ma una delle maggiori perplessità, la ricordava poc'anzi il collega Orrù, riguarda la scarsa conoscenza e la mancata diffusione su tutto il territorio sardo di queste tematiche.
Inoltre non sono ottimista sulla gestione in prospettiva della globalità degli incentivi. Continuiamo a procedere con il solito "spezzatino", nel senso che la Giunta e la maggioranza non hanno una strategia precisa sul dove "andare a parare" con tutte le leggi che stiamo approvando in Aula. Stanno passando leggine che danno risposte momentanee a problemi temporanei, manca una bussola che indichi la direzione. Si continua, quindi, ad utilizzare i fondi dell'Unione europea senza rispettare i nuovi orientamenti dell'Unione medesima. Il concetto di impresa proprio dell'Unione europea è esteso a tutti i settori che vengono parificati pur favorendo, certamente, come in questo caso, alcuni settori e alcune categorie. E questo è anche il caso della legge numero 28, che va rivista, corretta, abrogata e rifatta, perché se ci sono delle categorie da proteggere, lo possiamo fare con un unico testo, lo possiamo fare con leggi normali, senza ghettizzare quelle che dobbiamo sostenere maggiormente. L'Unione europea ci permette di fare questo, e questo dobbiamo fare:utilizzare l'equivalente della sovvenzione netta massima consentita dall'Unione europea. Io penso che anche gli attuali contenuti della legge 28 possano essere ricompresi molto più facilmente in un unico testo ponendo fine a quello "spezzatino" che la Giunta ci sta propinando dall'inizio della legislatura, e che io non condivido assolutamente. In conclusione, ho voluto manifestare alcune mie perplessità pur condividendo complessivamente il provvedimento perché lo ritengo valido.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, anche il mio sarà un breveintervento. Questo provvedimento presentato peraltro sette mesi fa, e che reca le firme dell'intera Commissione sesta, la Commissione competente, più quelle delle consigliere regionali, è ampiamente condiviso.
Questo provvedimento recupera un ritardo decennale, direi, presente nella nostra società rispetto all'esigenza di porre in essere situazioni di pari opportunità per il mondo femminile, e aggiungerei, come diceva poc'anzi Falconi, che le pari opportunità bisognerebbe estenderle a tutte quelle categorie, non so se sia il termine giusto, o comunque strati sociali che vengono discriminati, che sono trattati in modo diverso rispetto ad altri soggetti.
Di questo provvedimento, pur condividendone gli intenti, occorre rimarcare alcuni limiti, su alcuni si è già soffermato Falconi. In primo luogo va detto che il più grosso limite della proposta di legge è che si pone in concorrenza con la stessa legge nazionale; noi infatti stiamo recependo la legge numero 215 perché il Governo ha dato la possibilitàalle Regioni di gestirla direttamente, sì, ma non in in assoluta autonomia bensì in linea con un testo predefinito, preordinato. Un primo limite è dato proprio dal fatto che la legge nazionale male e poco ha funzionato a livello centrale, e il Governo resosi conto di ciò ha decentrato le potestà previste nella "215"alle Regioni; però ha posto alcuni paletti che la nostra Regione non poteva valicare, pena il rinvio della legge. Questo non vuol dire chenel prossimo futuro, anche dopo la fase di prima applicazione della legge, e il conseguente monitoraggio per verificare i risultati conseguiti, non dobbiamo agire per modificarla e, comunque, per interloquire con il Governo centrale affinché alle Regioni venga data maggiore autonomia nella gestione e nella modifica del testo legislativo, senza l'eventuale diminuzione dei fondi che il Governo continuerà a trasferire e le Regioni ad integrare. Il comportamento delle Regioni dovrà però sottostare a precise norme regolamentari già stabilite dal livello centrale. Praticamente, abbiamo un'autonomia a sovranità limitata; sarebbe stato più opportuno invece che nell'ambito di alcune indicazioni puramente generali le Regioni avessero avuto la possibilità di legiferare autonomamente, anche perché da regione a regione di sicuro le situazioni sociali variano profondamente.
Detto questo, comunque, abbiamo di fronte un testo legislativo finalizzato alla promozione delle pari opportunità nell'attività imprenditoriale femminile; anche se va detto che si ritrovano in questo provvedimento alcuni dei limiti presenti in po' in tutta la nostra legislazione regionale.
Io non condivido, per esempio, gli articoli 4 e 5, riguardanti l'istituzione e i compiti del Comitato, che pure èespressamente previsto dal legislatore nazionale. Bene ha fatto la Commissione a limitare il numero dei componenti allo stretto necessario, perché a livello nazionale il Comitato era un organo pletorico la cui finalità non si capiva bene quale fosse, al fine di operare con più celerità e con meno intralci di carattere puramente burocratico. Però io considero un fatto negativo l'istituzione di questo Comitato, perché per altre leggi di settore il Comitato non è previsto. E' anche questo un vincolo imposto dalla legislazione nazionale che bisognerà trovare il modo di superare.
Mentre noi, oggi, ci accingiamo ad approvare questa proposta di legge, arrivano in Consiglio (sono presenti anche nel collegato alla finanziaria, che è stato consegnato ieri sera, a cui ho avuto modo di dare un'occhiata), vari provvedimenti in favore dell'imprenditoria, in favore del mondo del lavoro, che sono completamenti scoordinati rispetto ai provvedimenti già esaminati o all'esame delle Commissioni.
E' un modo di procedere, questo, che non permette di coordinare e di dare univocità ai vari provvedimenti che trattano materie affini; ci troveremo quindi di fronte, se non si va verso una razionalizzazione del contenuto dei diversi testi, , affinché vi sia una consequenzialità tra le diverse proposte, a una legislazione schizofrenica che non tiene conto del fatto che, comunque, nella società le imprese devono essere trattate tutte nella stessa maniera, ma la politica può invece determinare quanto in più debba essere dato a uno o a un altro settore perché vengono considerati strategici rispetto allo sviluppo in questo caso della nostra regione.
Mi siano consentite altre due brevi considerazioni. Dicevamo che con questa normativa si cerca di superare il divario che fino ad oggi è esistito tra la presenza maschile e quella femminile nel mondo dell'imprenditoria; sicuramente l'imprenditoria femminile si è trovata di fronte tutta una serie di paletti che le hanno impedito di sviluppare impresa produttiva.
Eppure se analizziamo le realtà imprenditoriali che si sonosviluppate anche grazie alla legge numero 28, vediamo che proprio le imprese in cui prevalela componente femminile sono quelle che meglio reggono sul mercato.
Questo è un fatto importante, anzi direi determinante da portare all'attenzione di coloro che considerano il ruolo della donna marginale, forse perché le donne sono più oculate degli uomini nella gestione di un bene, forse perché a loro è toccata in prevalenza anche la gestione dei bilanci familiari da cui dipendeva anche la buona gestione dell'intrapresa familiare.
Questo fatto dovrebbe far riflettere gli istituti di credito, e si dovrebbe trovare il sistema di premiare la progettualità; molte volte vengono presentati progetti che possiedono una grande valenza non soltanto per l'idea che sta alla base del progetto, ma anche perché hanno tutte le potenzialità necessarie per restare sul mercato. Nonostante ciò, questi progetti molte volte incontrano grandi difficoltà ad essere attuati perché gli istituti di credito chiedono nel concreto, anche se la legge non le prevede, garanzie reali e questo fatto ritarda talmente l'approvazione degli stessi progetti che la stessa buona idea progettuale col passare del tempo non è più attuale, e perde anche la sua valenza economica.
Dico queste cose perché è necessario monitorare la fase di prima applicazione della norma per accertare che non si introducano elementi di disturbo tali da impedire che una legge, che può dare risposte concrete e positive, possa essere poi nel concreto vanificata da azioni poste in essere da soggetti terzi, ma comunque indispensabili per l'applicazione della normativa in esame, tipo gli istituti di credito. Si è constatato infatti, nell'applicazione della "215", che uno dei motivi fondamentali della mancata permanenza sul mercato delle società imprenditoriali a prevalente presenza femminile è dato dalle grandi difficoltà incontrate nel rapporto con gli istituti di credito che non consideravano sufficienti le stesse garanzie stabilite dal Governo. Di fatto diverse società imprenditoriali femminili, dopo aver iniziato l'attività e ricevuto i contributi, hanno dovuto successivamente indebitarsi attraverso il credito ordinario, con tassi di riferimento elevati che hanno assorbito gran parte del finanziamento agevolato ricevuto per la costruzione dell'intrapresa. Molte intraprese non reggono quindi non perché non siano valide, ma perché intervengono fattori estranei che stravolgonogli obiettivi voluti dal legislatore. Io concludo il mio intervento anche perché sono convinto che su questo argomento ci dovremo ritornare, e ci ritorneremo sia in fase di discussione del bilancio, sia in fase di esame di altre leggi che riguardano l'incentivazione all'impresa in senso lato. Noi, infatti, pur condividendo il principio che l'imprenditoria femminile sia un settore da sostenere e da privilegiare perché finora discriminato, riteniamo che si debba arrivare ad assicurare le pari opportunità a tutti quei soggetti, donne ma anche uomini, giovani che non hanno mai avuto lavoro, giovani disoccupati, ed anche giovani cassaintegrati, per non continuare a dare soltanto a chi ha sempre avuto, e che continua ad avere, ma per incominciare a dare anche a coloro che poco o niente hanno avuto da questa nostra società.
PRESIDENTE. Intervengono da questo momento i Capigruppo. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Un briciolo di alternanza non sarebbe stato male! Parlo dopo il collega e compagno, onorevole Vassallo, perché così mi viene chiesto di fare, non perché Rifondazione voglia, in modo speciale, rimarcare la sua presenza.
Io ritengo che di questa legge deve essere data una giusta valutazione; dare una giusta valutazione significa dire che la legge è sicuramente una legge utile, però bisognerebbe rifuggire dal rischio di rappresentare chissà quali possibilità di utilizzazione degli strumenti previsti da questo provvedimento, così come ho sentito dire in modo abbastanza enfatico, tali da poter affrontare e risolvere non solo il problema dell'occupazione femminile nella nostra isola, ma addirittura l'impiego imprenditoriale delle donne al livello alto delle attività produttive .
Io credo debba essere detto esattamente quello che è, questa è una legge regionale che, semplicemente, dà attuazione ad una legge dello Stato, una legge dello Stato che è del '92, cioè di otto anni fa, che ha avuto le sue vicissitudini, non è che la Regione sia in ritardo di otto anni, però sicuramente per l'ultima fase, quella che abbiamo conosciuto e vissuto anche in quest'Aula, sappiamo quante convulsioni ha dovuto sopportare questo schema di legge.
Io ricordo che prima della sospensione feriale di giugno-luglio, in quest'Aula si era diffuso il messaggio che se non si approvava questa legge entro quella determinata data, si sarebbero persi i soldi dello Stato. Non era vero, come poi si appurò, che si sarebbero persi i soldi dello Stato. Era vero invece, ed è rimasto vero, che la legge si poteva approvare anche mesi fa e che così non è stato per una serie di questioni che riguardano interamente le vicende della maggioranza.
Ricordo che ci furono in ragione, o attorno alla vicenda, di questa legge le dimissioni del Presidente della Commissione, l'onorevole Mariella Pilo, che poi ci fu il ritiro che però non era gradito dalla sua maggioranza, di quelle dimissioni, e che l'onorevole Pilo, Mariella, comunque, pur avendo ritirato le dimissioni, poi fu dimissionata dalla sua maggioranza, con buona pace della legge e dell'imprenditorialità femminile e di tutte le donne che in Sardegna aspettavano questa legge importante.
Nel frattempo si è dimessa la Presidente Pilo, sono stati fatti altri Presidenti, è passato il tempo e nel frattempo si è dimesso anche l'onorevole Capelli - mi pare da un'altra Commissione - però sempre per una ragione; si dimettono alcuni Presidenti delle Commissioni consiliari per accertata inoperatività delle Commissioni medesime; cioè, sono dei gesti, per quanto valgono, anche di protesta di Presidenti che, ad un certo punto, si sentono colpevolizzati, e che non intendono più esercitare quella responsabilità perché quelle Commissioni vanno regolarmente deserte; cioè non lavorano, non possono lavorare, la maggioranza non c'è, non sostiene i Presidenti e non sostiene gli argomenti che sono in carico a quelle Commissioni.
Questa è una valutazione di ordine politico che non può passare però, di dimissione in dimissione; questa è infatti una maggioranza strana, vuole tutte le Presidenze di commissione ma non ha la maggioranza nelle commissioni medesime, non le fa lavorare, non fa il proprio dovere che è quello di istruire i provvedimenti per l'Aula, e poi quando si riesce a istruirne qualcuno perché c'è il concorso, diciamo, unitario o quasi largamente maggioritario dei componenti le commissioni, allora si pretende anche di menare vanto. Ma di che mena vanto allora l'opposizione?
Se questo non fosse un testo presentato dall'intera Commissione manco in questa circostanza sarebbe arrivato in Aula! Se non fosse una legge condivisa e quindi sostenuta in modo determinante dall'opposizione, pure con i suoi limiti perché è una legge che ha molti limiti, manco oggi, lo ripeto, sarebbe arrivata in Aula a dieci giorni dalla fine dell'anno, sperando che il Consiglio l'approvi, che vada al Governo, che il Governo abbia il tempo di dare il visto entro la fine dell'anno. Si recupereranno così quei dodici-quindici miliardi di un fondo statale che la Regione dovrebbe avere e che, attraverso le modalità che quella legge indica, dovrebbero sostenere alcune iniziative di imprenditorialità femminile. E saranno solo alcune iniziative, perché si tratta di dodici-quindici miliardi a cui la Regione sta aggiungendo un miliardo e 200 milioni; per cui va bene che il Consiglio regionale, soprattutto la componente più sensibile - la componente femminile - esalti per quanto possibile, ed anche enfatizzi, ma che cosa? Il bisogno di lavoro, io rispondo, nonchè un protagonismo possibile ed utile della componente femminile della società, ma non si dica che con questo strumento, o prevalentemente con questo strumento, si risolverà questo problema. Quindi bisogna dire esattamente le cose come sono in modo che le cose stesse si rimettano a posto.
D'altronde, se quello che tutti dicono di volere fosse , effettivamente il perseguimento del grande e nobile obiettivo di una società che cresca tutta e cresca in dignità e in parità, in uguaglianza almeno come pari opportunità, se non come parità di traguardi possibili, perché allora tutte le altre leggi della Regione, e ce ne sono tante, che pure destinano risorse ben più consistenti di queste, per il lavoro, privilegiando il lavoro femminile e l'imprenditoria femminile, sono leggi pressoché, non dico morte, ma sicuramente tramortite? Perché questa maggioranza insiste nel non applicare le leggi della Regione, quelle che hanno strumenti e finanziamenti rivolti anche a questo fine, anche a questo obiettivo? Consideriamo, per esempio, la legge 28; questa legge era nata per sostenere l'imprenditorialità giovanile, ma una linea di finanziamento era riservata in modo specifico alla componente femminile e per le donne non era previsto alcun limite di età.Si consentiva quindi la costituzione di società e di imprese finanziate dalla Regione con molti danari, perché sono centinaia e centinaia i miliardi che sono stati destinati negli anni passati alla legge 28. Il fatto che per le donne non vi fossero limiti di etàcostituiva una forma di agevolazione che permetteva loro di misurarsi con obiettivi, con percorsi di carattere imprenditoriale e di lavoro produttivo. E invece la legge 28 è stata svilita, la legge 28 è stata evirata, la legge 28 è stata ricondotta ad una legge qualsiasi di incentivazione; purché fosse giovane, chiunque, anche il figlio dello sceicco che lavorava col babbo sceicco (si può essere figli di sceicchi e mettersi in proprio) ha avuto i miliardi della Regione, ha avuto superagevolate le proprie iniziative, e non sempre si trattava di attività produttive ma erano attività di altra natura.
E conosciamo anche le ultime vicende della legge 28; quando l'Unione Europea ha stabilito che non si potessero più superincentivare alcune iniziative, l'ha fatto perché la legge 28 non era più una legge di sostegno del lavoro, perché se la "28" fosse rimasta nell'alveo delle politiche attive del lavoro, che costituivano il suo certificato di nascita, non sarebbe incorsa nella censura dell'Unione Europea. Ecco perchè abbiamo sostenuto, però qui nessuno vuole capire, che anche quell'ultima scorpacciata di due-trecento miliardi con la quale qualche mese fa avete ritenuto di soddisfare esigenze di progetti pregressi della "28" era illegittima, rimane illegittima e tale verrà dichiarata persino dal Consiglio di Stato. Però non ne parlate, fate finta di niente. Quando noi, in Aula abbiamo detto questo, soli e inascoltati, noi pochi di Rifondazione Comunista, molti in quest'Aula hanno fatto finta di non capire, a partire dalla maggioranza e dalla Giunta. Quei miliardi che avete stanziato sulla "28" non li potete spendere, e voi lo sapete, perché quella norma è illegittima, perché anche i tribunali vi hanno dato torto, e con l'Unione Europea e con la Commissione Europea non avete trattato nulla! Siamo quindi ad un punto morto; eppure la legge 28 consentiva di intervenire in materia di lavoro e di imprenditorialità femminile.
Ma, e la legge 33, la legge istitutiva dell'agenzia per il lavoro, che contiene a sua volta una norma specifica di incentivazione del lavoro femminile e della imprenditorialità femminile, che cosa è l'agenzia per il lavoro in questa Regione autonoma, speciale? In questa Regione l'agenzia per il lavoro, istituita con una legge regionale ha pure ottenuto la delega statale, quindi l'agenzia del lavoro in questa Regione è agenzia regionale e statale, realizzata dalla Regione, un atto di autonomia quindi, che tra le sue finalità annovera il sostegno al lavoro e all'imprenditorialità femminile, è stata da voi tradotta non in un soggetto che agisce e per questo si chiama agenzia, ma in un soggetto che tradisce le aspettative dei disoccupati e dei soggetti deboli sul mercato del lavoro.
State costruendo un altro Ministero, vi avete allocato trenta, quaranta, cinquanta impiegati, ma non c'è un solo progetto di politica del lavoro che possa essere ascritto all'agenzia del lavoro, mentre contributi alle imprese a domanda quello sì lo sapete fare, e cioè dare i danari a chi ne ha già. Ma l'Agenzia per il lavoro, nata come strumento principale delle politiche attive delle lavoro, è lettera morta.
Noi le diciamo queste cose, però si fa finta di non sentire. Io ancora chiedo alla Giunta regionale, a quel pezzo che è presente, chiedo al suo Presidente, (non lo chiedo più all'Assessore del lavoro perchè non gliene importa nulla), perché si continua a tenere l'Agenzia del lavoro nella totale illegalità. Perché è stata indetta una selezione per l'assunzione del direttore dell'Agenzia del lavoro, e l'esito di quella selezione, siccome non vi piace e non potete lottizzare, voi lo collocate nel nulla! Nominate il direttore dell'Agenzia legittimamente, ma nominatelo, perché voi non potete tenere uno strumento importante per le politiche del lavoro in questa condizione, e non godrete di impunità permanente, prima o poi pagherete da qualche parte! Intendo sul piano politico naturalmente e principalmente.
Però non potete far finta di non sentire! La legge numero 37, la legge per il lavoro, non contiene forse misure e strumenti e risorse, molte, per promuovere nuova impresa, ed attraverso la promozione di nuova impresa consentire nuove soluzioni imprenditoriali per i soggetti deboli, a partire dai giovani e dalle donne? E perché leggiamo sui giornali di oggi che con 24 miliardi previsti daell'articolo 19 del piano per il lavoro, dico 24 miliardi, il comune di Cagliari, città capoluogo di Regione, finanzia 4 o 5 progetti di opere pubbliche che darebbero lavoro a 58 persone, con 24 miliardi si dà occupazione a 58 persone! Questo è il risultato della legge per il lavoro che doveva stimolare nuove iniziative imprenditoriali, che doveva creare un circuito virtuoso di nuova progettualità soprattutto da parte dei giovani e delle donne; si finisce invece nel grande calderone delle opere pubbliche, asfalto e cemento, cemento ed asfalto, per magnificare le sorti di chi pensa che questo sarebbe il nuovo modo di governare, quello vostro, della destra, in Regione, nelle provincie, nei comuni, tradendo le leggi per il lavoro che sono finalizzate ai disoccupati.
Allora, di questa legge diamo pure questo giudizio positivo, ma limitatamente all'ambito nel quale questa legge può intervenire. E richiamo però, ancora, le responsabilità più ampie, più gravi che voi avete, di cui fate finta di non accorgervi.
Iil collega Giampiero Pinna, nella sua lettera, che il Presidente di questo Consiglio ha voluto, seppure in modo estemporaneo, rendere nota a tutti noi, ha voluto dire una cosa che ha un senso. Parlo di Giampiero Pinna come nostro collega e di Giampiero Pinna come nostro compagno; ognuno sulla lotta che lui ha intrapreso può dire quello che vuole, se è sbagliata qualcuno dovrebbe dire che è sbagliata, ma se quella lotta non è sbagliata, se è giusta, se è utile, se il senso della sua iniziativa è quello di risolvere qualche problema soprattutto delle categorie più deboli di questa società, allora facciamo come Giampiero Pinna! Fate come Giampiero Pinna! Andate in miniera e rimaneteci!
E siccome il Parco geominerario non è un'astrazione, ma una realtà che riguarda soprattutto alcune centinaia di lavoratori precariamente impiegati in quel progetto, se volete solidarizzare con Giampiero Pinna, a partire dell'esimio Presidente o da colui che siede nella sedia più alta, parlo in senso metrico decimale naturalmente, perchè quando discutiamo i progetti di legge, ne abbiamo approvato uno l'altro ieri, e noi proponiamo una norma per riservare il trenta per cento dei contributi da destinare alle imprese, essendo contributi in conto occupazione, a questa categoria vessata dalla malasorte, questa categoria di lavoratori espulsi dai processi produttivi, che sono i lavoratori socialmente utili, non votate a favore di questa norma?
Avete bocciato l'emendamento che noi abbiamo proposto, perché quando in concreto si deve tentare di risolvere, almeno in parte, qualche problema voi dite no se riguarda i lavoratori; volete dare i soldi solo ai padroni, esistono i padroni, voi siete i padroncini, voi siete servitori dei padroni, dei padroncini. Voi pensate di essere padroni; non padroneggiate nulla, manco voi stessi, e manco la vostra maggioranza. Però li servite!
L'unica cosa che sapete fare è quella di distribuire danari alle imprese, intendendo i proprietari delle imprese, i padroni delle imprese non l'impresa come contesto, come organizzazione, come formazione sociale dove nell'impresa c'è l'imprenditore, ma ci sono anche i lavoratori, ci sono le componenti produttive e quindi, all'interno del fattore produttivo imprenditoriale, una ridistribuzione di utilità, se non proprio di utili, di vantaggi, di miglioramento delle condizioni per il lavoro dovrebbe coinvolgere tutti.
Invece no, i danari ai padroni, i danari agli imprenditori dite voi, e i lavoratori per quanto vi riguarda possono essere anche di più vessati, di più flessibilizzati, di più resi precari, di più espulsi, di più marginalizzati, non arrivate all'eliminazione fisica solo perché esiste un codice penale.
Ma quanto a legge politica e morale, voi certamente non avete pietà, perché gli strumenti che avete, che dovete gestire non li gestite, li gestite male.
Su alcuni punti di questo provvedimento, su cui può essere espressa anche una valutazione critica, diremo nel corso dell'esame degli articoli. Così inquadrata è una legge piccola piccola, tanto in ritardo che attua solo una norma dello Stato, di cui voi maggioranza e Giunta non avete merito alcuno; se emergono aspetti positivi sonodovuti al contributo dell'opposizione che ha modificato e consentito di portare questa normativa in Aula. Per questa ragione il nostro giudizio, conclusivamente, potrà essere complessivamente positivo, ma alcuni spunti critici ve li rappresenteremo nel corso dell'esame dell'articolato.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
Dore (I Democratici). Signor Presidente, una valutazione rapidissima; condividiamo l'ispirazione della proposta di legge, che è certamente positiva, almeno negli intenti di chi l'ha proposta; quindi, da questo punto di vista, il giudizio non può che essere favorevole.
Per quanto riguarda poi il merito ci sarebbero numerose osservazioni da fare. In primo luogo sulla, forse, scarsa efficacia della normativa in questione che, certamente, non può risolvere o attenuare i problemi principali, che poi sono quelli dello sviluppo e dell'occupazione, potrebbe essere un palliativo e quindi andrebbe rivista con maggiore attenzione, approfondita, perché mi sembra, o ci sembra, piuttosto leggera, piuttosto superficiale. Soprattutto, e questo è un giudizio che esprimo a titolo personale, perché non ho approfondito l'opinione degli altri componenti del Gruppo, sussistono delle forti riserve sulla composizione del Comitato regionale per l'imprenditoria femminile, previsto dall'articolo 4, che prevede una bella sfilza di politici, molti assessori e, di conseguenza, francamente, le perplessità sono molte.
Vi è la preoccupazione infatti che, come sempre succede in questi casi, questo organismo si trasformi e adotti criteri di gestione clientelari, che è l'ultima cosa alla quale una legge di questo genere dovrebbe ispirarsi. Questo è un giudizio certamente non positivo ma, ripeto, pur condividendo le finalità del provvedimento, io credo che l'auspicio principale sarebbe quello di un approfondimento sugli altri aspetti e direi, addirittura, di un rinvio in Commissione, perché l'approfondimento in Aula mi sembra alquanto difficile, specialmente a causa della fretta che sembrerebbe caratterizzare chi lo sta portando avanti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.
Floris EMILIO (f.i.-Sardegna). Signor Presidente, finalmente questo provvedimento è pervenuto all'esame dell'Aula.
A mio avviso è un progetto di legge molto importante, perché apre una nuova fase in tema di pari opportunità tra uomo e donna, ed anche perché arriva nel momento in cui il regolamento di attuazione della legge numero 215, decentra alle Regioni gran parte degli adempimenti in materia, se le Regioni legiferano prevedendo un cofinanziamento regionale. Abbiamo quindi l'importante novità di un coinvolgimento diretto delle Regioni che partecipano con risorse finanziarie proprie, e vi èuna dotazione finanziaria più consistente rispetto alla legge nazionale e agli anni precedenti.
Attraverso questo strumento agevolativosostanzialmente le imprese a prevalente partecipazione femminile hanno l'opportunità di presentare in loco i progetti, e la Regione li valuterà con particolare riguardo alle esigenze di sviluppo del territorio. L'importanza di questo provvedimento, al di là dei nuovi criteri che lo informano, è data dal fatto che sono delegate alla Regione tutte le fasi dell'iter legislativo, dall'accoglimento delle domande fino all'erogazione dei contributi stessi.
Direi che soprattutto per questa che io definirei la regionalizzazione della legge nazionale numero 215, noi auspichiamo che il Consiglio esprima un voto favorevole pur, come diceva prima il collega Dore, con una necessaria revisione da effettuare probabilmente in sede di Commissione. Ma saranno i relatori e i componenti della Commissione, qualora ravvisassero questa necessità, a suggerire questa soluzione nel corso dell'esame dell'articolato. E' per noi del tutto indifferente che questo riesame si faccia in Commissione, oppure in Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
Cugini (d.s.). Signor Presidente, io sono convinto che la collega Pilo, relatrice della legge, auspicasse da parte dell'Aula un impegno superiore a quello che c'è stato anche perchè, recentemente, quando abbiamo trattato l'argomento, quest'Aula si era appassionata alle difficoltà presenti nella Commissione che stava elaborando il provvedimento; difficoltà che avevano generato un confronto anche abbastanza duro tra i due schieramenti. Persino la sostituzione della collega Pilo alla presidenza della Commissione era la conseguenza del lavoro che si stava facendo su questa proposta di legge. Quindi tutti, anche nei giorni passati, pensavamo a un provvedimento che effettivamente avrebbe affrontato la materia così come questo Consiglio l'aveva vissuta .
Però, lo dico per le colleghe e per il Consiglio, quindi per tutti noi, è bene non perdere le risorse che vengono messe a disposizione dalla Regione e questa proposta di legge almeno questo lo fa. Però la Giunta regionale, l'Assessore della programmazione, gli Assessori che esprimeranno rappresentanti in seno al Comitato, così come dice l'articolo 5, hanno stabilito che il sostegno diretto della Regione sarda per far funzionare questa legge, per colpire l'obiettivo, sarà nell'ordine di un miliardo e 250 milioni. Lo dico al collega Pittalis. Sì, queste risorse si aggiungono a quelle stanziate dallo Stato, ma sono nella misura di un miliardo e 250 milioni.
FADDA (Popolari-P.S.). Obbligatori.
Cugini (d.s.). Obbligatori perché è un cofinanziamento. Il che vuol dire che sul tema, lo dico per tutti noi, non c'è stato quel giusto approfondimento che la materia "sostegno alla imprenditorialità femminile" richiederebbe.
Allora, se vogliamo essere onesti con noi stessi, e dobbiamo esserlo , dobbiamo assumere l'impegno, lo dico per i componenti della Commissione, di votare questa proposta di legge, ma di riprenderla nei prossimi giorni, dopo le feste, per fare in modo che si dia vita ad una legge, vera, a sostegno del settore in questione. In Sardegna, infatti, ma nel Meridione d'Italia, l'impresa gestita al femminile è molto limitata, prevalentemente opera nel settore dei servizi; ma nelle nostre realtà il settore dei servizi o del commercio si sviluppa per la maggior parte nelle grandi realtà urbane. Da ciò consegue che l'obiettivo di aiutare la parte più esposta del sistema imprenditoriale attraverso questa legge non viene raggiunto, perché il cuore della legge, che è l'articolo 5, si limita a stabilire l'istituzione di un Comitato che darà indirizzi e stabilirà priorità. E tanto è limitata la proposta di legge, che si prevede che persino il Comitato stabilirà le priorità di anno in anno. Questa è' fragile come impostazione: in un anno non si crea impresa, soprattutto non si crea impresa che produca utili per stare sul mercato.
Quindi, facciamo tutti autocritica perché il provvedimento è stato licenziato all'unanimità dalla Commissione, ma non è un provvedimento che risponde alle nostre esigenze. Andrà rivisto e collegato anche con altre leggi che intervengono a sostegno del sistema economico, pur dando la priorità a questo tipo di intervento;so chesaranno presentati degli emendamenti di modifica del testo, perché già è stata fatta una prima valutazione sulla debolezza della proposta di legge, però neanche gli emendamenti possono essere risolutivi del problema principale.
Io concludo qui, alla Giunta dico che il miliardo e 250 milioni sta a significare proprio la poca attenzione data all'argomento; il testo si limita a un trasferimento di un'indicazione molto datata, per quanto riguarda le leggi a sostegno delle imprese, in questo caso a sostegno dell'impresa al femminile; allora noi dobbiamo assumere responsabilmente la decisione che l'argomento lo riprendiamo. E il testo lo usiamo in questa fase, da qui al mese di marzo, momento in cui scatta l'impiego delle risorse, perché quelle risorse vengano finalizzate. Speriamo che chi farà parte del Comitato abbia presente l'insieme del ragionamento che si sta facendo, perché sennò sarà un buco anche quello, perché è un provvedimento che non dà indirizzi sulle priorità, ma assegna questo compito al Comitato. Quindi mettiamo delle risorse in mano ad un Comitato che non sappiamo come sarà composto, speriamo che vengano nominate persone in grado di utilizzare bene queste risorse statali, ma il fatto stesso che le priorità vengano stabilite di anno in anno, conferma che non c'è stata l'attenzione sufficiente. Allora, gli Assessorati del lavoro, della programmazione, dell'industria, dell'agricoltura, che dovranno esprimere i componenti del Comitato, sono richiamati alla produzione di un testo adeguato per il futuro. Ma, siccome io non ho molta fiducia nella Giunta perché ha già dimostrato la sua pochezza nell'uso delle risorse, mi affido prevalentementente ai colleghi della Commissione e, in particolare, ai colleghi del centrosinistra presenti nella Commissione, , perché ricordo che tutte le leggiimportanti, questo Consiglio, in questa legislatura, le ha licenziate con il concorso attivo del centrosinistra.
Se noi mettiamo il provvedimentonelle mani dei colleghi del centrodestra, che non hanno neanche sentito il dovere politico di intervenire sull'argomento, è chiaro che non riusciremo a esitare una legge adeguata, e intendo adeguata all'intervento introduttivo della collega Pilo e a quello della collega Dettori che hanno cercato di portare all'attenzione del Consiglio un ragionamento più completo sull'argomento.
Però questo discorso tra di noi l'abbiamo fatto tante volte, ma non siamo riusciti - lo dico alla collega Dettori - neanche a cogliere l'obiettivo di fare partecipare la maggioranza alla discussione.
Allora noi confermiamo l'impegno, che politicamente abbiamo assunto anche in un momento diverso da questo, di modificare il provvedimento, e lo dico al collega Emilio Floris, perché non raggiunge quegli obiettivi che lui ha richiamato nell'intervento.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Lo spirito è quello.
CUGINI (D.S.). Però è considerato da noi tutti uno strumento per utilizzare in questa fase le risorse, siamo impegnati però nei prossimi mesi a produrre uno strumento totalmente diverso da quelle che viene sottoposto alla nostra attenzione, al nostro voto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
Luridiana, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La Giunta ritiene fondamentale il recepimento della legge nazionale numero 215, perché questo permetterà di coordinare le iniziative a livello regionale e, quindi, di stabilire anche le priorità all'interno del settore dell'imprenditoria femminile. Che l'imprenditoria femminile non navighi nell'oro lo sappiamo tutti, qualcuno poc'anzi ha parlato della legge numero 28 che ugualmente aveva un occhio di riguardo per quest settore di intervento; senz'altro il provvedimento in esame non può essere enfatizzato, non pensiamo che sia la risoluzione di questo problema, però è un tassello nel percorso che in questi anni, e soprattutto in questo periodo, sta portando verso una occupazione maggiore.
Il livello di disoccupazione è ancora alto, però il trend di sviluppo dell'economia sarda è positivo, e questo significa maggiore occupazione; e questa legge, come altre che abbiamo approvato ultimamente, va in questa direzione. Forse, come qualcuno ha suggerito, bisogna dare più pubblicità al provvedimento e la Giunta prende questo impegno; occorrerà inoltre individuare e verificare puntualmente i settori e le priorità di intervento.
Per quanto detto la Giunta, chiede un voto favorevole sulla proposta di legge.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura del Titolo.
CAPPAI, Segretario:
Titolo
Norme di sostegno all'imprenditoria femminile in attuazione della Legge 25 febbraio 1992, n. 215.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul Titolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
CAPPAI, Segretario:
Art. 1
Finalità
1. La presente legge è diretta a promuovere e sostenere l'imprenditoria femminile in Sardegna in applicazione dei principi e delle misure di intervento previste dalla Legge 25 febbraio 1992, n. 215 (Azioni positive per l'imprenditorialità femminile), e successive modifiche e integrazioni, del relativo regolamento di attuazione, nonché delle direttive comunitarie in materia di pari opportunità per uomini e donne.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
CAPPAI, Segretario:
Capo I
Disposizioni generali
Art. 2
Beneficiari
1. Possono accedere ai benefici della presente legge i soggetti di cui all'articolo 2, comma 1, lettere a) e b), della Legge n. 215 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, aventi sede e operanti in Sardegna.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
CAPPAI, Segretario:
Art. 3
Fondo regionale per lo sviluppo
dell'imprenditoria femminile
1. Ad integrazione delle risorse statali di cui all'articolo 3 della Legge n. 215 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, è istituito il Fondo regionale per lo sviluppo dell'imprenditoria femminile con apposito capitolo nello stato di previsione della spesa dell'Assessorato del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
2. La dotazione finanziaria del Fondo regionale è stabilita per il primo anno di applicazione della presente legge in misura pari a lire 1.250.000.000; negli anni successivi la dotazione minima di tale Fondo è calcolata dividendo il venti per cento delle risorse statali stanziate nell'anno precedente per la stessa Regione per l'indice regionale di disoccupazione femminile risultante dall'ultima rilevazione ufficiale disponibile.
3. Le risorse finanziarie regionali sono integrate di anno in anno con le risorse finanziarie nazionali stanziate a favore della Regione Sardegna con decreto del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
PRESIDENTE. All'articolo 3 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Pusceddu - Demuru - Falconi - Spissu - Calledda - Orrù.
Art. 3
Nel comma 2 le parole "indice regionale di disoccupazione" sono sostituite da "tasso di attività femminile". (6)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pusceddu per illustrare l'emendamento numero 6.
Pusceddu (d.s.). Signor Presidente, con questo emendamento noi proponiamo che la compartecipazione al fondo segua il trend occupazionale: più sale l'occupazione meno risorse vengono stanziate.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Pilo, relatrice.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Io non sarei favorevole a questo emendamento perché tra le priorità stabilite nel Regolamento di attuazione l'indice di disoccupazione è già previsto; anche se questo non è l'unico parametro di riferimento per definire un'attività a sostegno dell'occupazione femminile.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Il parere della Giunta è conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Signor Presidente, per dichiarare, essendo firmatario di questo emendamento, che a seguito di un chiarimento fornito dagli uffici riteniamo che vada bene il testo dell'articolo. Ritiriamo quindi l'emendamento.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
CAPPAI, Segretario:
Art. 4
Comitato regionale per l'imprenditoria femminile
1. Presso l'Assessorato regionale del Lavoro è istituito il Comitato regionale per lo sviluppo dell'imprenditoria femminile, presieduto dall'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e composto dall'Assessore all'industria, dall'Assessore al turismo, artigianato e commercio, dall'Assessore all'agricoltura e riforma agro-pastorale, dall'Assessore alla programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, o da loro delegati e da un rappresentante della Commissione pari opportunità.
2. I membri del Comitato sono nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale entro venti giorni dall'entrata in vigore della presente legge e restano in carica per tre anni. Per ogni membro effettivo viene nominato un supplente.
3. Il Comitato elegge al suo interno un vicepresidente; per l'adempimento delle proprie funzioni si avvale del personale e delle strutture messe a disposizione dagli Assessorati di cui al comma 1 del presente articolo.
PRESIDENTE. All'articolo 4 è stato presentato l'emendamento numero 5. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Rassu - Flori E. - Orrù - Vassallo - Dettori I..
Art. 4
Il secondo comma dell'art. 4 è soppresso. (5)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.
RASSU (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Pilo, relatrice.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Signor Presidente, a me piacerebbe sapere qual è il motivo che ha spinto i consiglieri Rassu, Floris e non so chi altri, a presentare un emendamento di soppressione di questo comma, che contiene un obbligo per la Giunta di effettuare le nomine entro venti giorni dall'entrata in vigore della legge. Questo termine è stato inserito per far sì che tutta la procedura per l'espletamento delle pratiche venga attivata entro il mese di marzo. Quindi, francamente, non capisco le ragioni dell'emendamento al quale sono contraria perché i termini previsti nel secondo comma sono necessari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, per chiarire l'emendamento. In effetti il comma 1 dell'articolo 4 già prevede espressamente da chi è composto il Comitato, in quanto recità che "E` presieduto dall'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, ed è composto dall'Assessore dell'industria, dall'Assessore del turismo, artigianato e commercio, dall'Assessore dell'agricoltura e dall'Assessore della programmazione"; a noi sembra ovvio che non debba sussistere il comma due che dice "i componenti del Comitato sono nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale". ComitatoIl comma due in effetti ci sembra superfluo perchè praticamente conferma quanto abbiamo già espressamente prescritto nel comma uno. Forse non era capito questo.
PRESIDENTE. Onorevole Pilo ha inteso? Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La Giunta accoglie l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C..D.U.Sardi). Presidente, prima di intervenire, poichè non ho capito bene il parere della Giunta vorrei che venisse ripetuto.
PRESIDENTE. Favorevole all'emendamento.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente, io credo che da un certo punto di vista, a una prima lettura, quanto illustrato dall'onorevole Vassallo possa essere preso in considerazione; però ad una lettura più attenta del comma uno dell'articolo quattro, constatiamo che sono elencati semplicemente i vari assessori che fanno parte del Comitato e i loro delegati, ma non sono stabiliti i tempi.
Noi, nel predisporre questo testo, come precedentemente detto dall'onorevole Falconi nel suo intervento, abbiamo cercato di rispettare quelle regole che rendano veloce, applicabile e semplice un testo di legge, e questo presuppone anche dei tempi certi.
Io concordo con quanto ha detto la relatrice, l'onorevole Pilo, e ritengo sia più che mai necessario porre dei termini vincolanti, in quanto su proposta degli assessori possono essere nominati anche loro delegati, ma è comunque sempre necessario che ciò avvenga con decreto del Presidente della Giunta regionale e i venti giorni previsti nel comma 2 dell'articolo 4 ritengo possano dare certezza di tempiin relazione sia al funzionamento del Comitato, sia alla stesura degli indirizzi che il Comitato stesso deve dare.
Per queste ragioni che ho esposto sono favorevole al mantenimento del secondo comma dell'articolo 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io ritengo che l'emendamento che cassa il comma 2 abbia un suo significato, nel senso che è vero che si elimina il termine dei venti giorni, e se i termini fossero perentori se in 20 giorni non si nominasse il Comitato allora significherebbe che Comitato non ce ne sarà mai. Ma è chiaro che sono termini ordinatori; ormai si ritiene che i termini siano come la croce da cavaliere, o un bicchiere d'acqua, che non si negavano a nessuno, un tempo almeno perchè adesso anche l'acqua sta diventando preziosa, la croce da cavaliere non so.
Quando noi abbiamo una maggioranza e una Giunta che non rispetta, non di un giorno, ma di tre mesi, il termine per presentare il bilancio annuale e triennale della Regione e si fa finta di nulla, ma pensiamo, onorevole Pilo, anima candida, che questo termine di 20 giorni sia tale da garantire che la Giunta, qualsiasi Giunta, ma questa Giunta, quella a cui adesso è demandato questo compito, al diciannovesimo giorno avrà nominato il Comitato?
In ogni caso è un appesantimento questo comma 2, perché per nominare un Comitato che rimane in carica 3 anni, c'è una formalizzazione, forse anche un'indennità. Questo Comitato poi non sarà formato dagli assessori, chi conosce minimamente il funzionamento della Regione sa che se gli assessori dovessero partecipare ai comitati interassessoriali non farebbero mai gli assessori, sarebbero permanentemente presenti inun Comitato; ed infatti si usa sempre la formula ormai di rito "o un suo delegato" cioè vengono delegati dei funzionari.
Ma non è meglio che questi funzionari siano quelli che di volta in volta seguono le cose, anziché fare un Comitato che si fossilizza, si blocca e diventa un'altra cosa che se ne va per i fatti suoi?
Io faccio questo ragionamento come corollario, però, di un'altra questione che avrei dovuta enunciare prima e che invece enuncio adesso.
E` questo Comitato che non serve a nulla. E` il comma uno che bisogna cassare. Siccome su questa legge si sta rappresentando una larga convergenza, questa legge andrà a buon fine, ma a che serve questo Comitato? Me se le direttive le deve approvare la Giunta, cioè l'intera Giunta, non sarà meglio che un ufficio istruttore, magari dell'Assessorato del lavoro, le predisponga? E questo Assessore del lavoro potrà anche non ricordare che esistono le direttive, ma come compito istituzionale qualcuno glielo ricorderà. Ma se è la Giunta che deve approvare le direttive a che serve un Comitato composto da cinque Assessori, che saranno poi cinque funzionari? E questa Regione quanti ne ha di comitati già costituiti? E se è vero che si voleva snellire, semplificare perché non si è attribuito questo compito, questa finalità istruttoria ad uno dei comitati già costituiti, versati in materia; ed insisto e torno sull'argomento: ma non c'è un Comitato costituito dalla legge numero 33, il Comitato per il lavoro, presso l'Agenzia del lavoro, presso l'Assessorato del lavoro?
Questo Comitato è nominato, è la nomina del direttore che l'Assessore non propone perché non è d'accordo sui soggetti in possesso dei titoli, perché sta aspettando che decadano i termini per presentare un altro bando. In questa Regione, ci sono figure professionali che hanno titoli e che, coram populo, liberamente e pacificamente, quindi senza armi, come dice la Costituzione, difendono le loro ragioni anche professionali, ma tutto ciò non vale in questa Regione, perché questa Giunta sa nominare solo quelli che vuole. E se c'è una selezione pubblica e quelli che hanno i titoli non piacciono della Giunta non si propongono, non si nominano, si lascia nella illegalità anche un pezzo di Regione.
L'Assessore del gruppo dei "regolisti", dei più "regolisti" che esistono in questo mondo, quelli delle regole, delle regole, e ancora delle regole, parlo dei "fantolisti" parlo dei riformatori, badate avete un Assessore, signori riformatori, voi tanto regolisti, che non rispetta le regole. C'è una selezione pubblica indetta in questa Regione che ha dato un certo risultato, ma non si nomina il direttore dell'Agenzia del lavoro perché quelli che hanno i titoli non vi piacciono; ora, già è sbagliato che lottizziate quello che potreste, ma voi volete lottizzare anche quello che non potete lottizzare, quello che la legge non vi consente di lottizzare, perché le selezioni pubbliche avvengono in base a leggi che vi vincolano.
Caro Fantola, diglielo al tuo assessore, che se ha in mente di far diventare direttore un amico non può far decadere questo bando, quell'amico doveva concorrere e doveva avere titoli migliori di quelli che hanno concorso. Però c'è il Comitato, ma non c'è il direttore, l'Agenzia è nell'illegalità perché non c'è il direttore, perché voi la tenete nell'illegalità, con tutto quello che ne consegue. Però il Comitato c'è, e ilComitato per il lavoro è formato anche dall'Assessore del lavoro, è formato dalle parti sociali, dalle parti imprenditoriali e dalle parti sindacali, sindacati e lavoratori dipendenti ed associazioni professionali di lavoro autonomo, ci sono tutti, ne fa parte anche il rappresentante della Commissione delle pari opportunità, che su questa materia dovrebbe svolgere una funzione particolarmente incisiva e rilevante. Perché non si è affidata a quel Comitato un'istruttoria delle direttive che poi deve approvare la Giunta; era un modo per semplificare, era un modo per usare gli strumenti che ci sono già. E` che voi non volete l'Agenzia, non volete politiche attive del lavoro, perché pensate che le politiche attive del lavoro non possono creare la premessa per una nuova ideazione, per una nuova progettualità ed anche per una nuova impresa nella quale impresa la versione al femminile, la dimensione femminile può avere, deve avere, diritto di cittadinanza, pieno titolo di cittadinanza.
Quindi era il comma uno che intanto andava, secondo noi, eliminato, però anche su questo si potrà tornare perchè le leggi si fanno, poi si modificano, si migliorano. Questo riordino delle politiche del lavoro e del sostegno all'imprenditorialità, quel sostegno particolare dovrà prima o poi essere riordinato, dovrà essere prima o poi riassestato; e credo che in quella circostanza, quanto prima è meglio è, ci sarà la possibilità di migliorare anche questa norma. Però, danno nell'eliminare il comma due proprio non ne intravedo, intanto perché questa è una Giunta che termini non ne rispetta, manco quelli più importanti, e poi perché si evita almeno di fossilizzare, in un nuovo Comitato che durerebbe tre anni e sarebbe una cosa che va per i fatti suoi, come spesso tutti questi comitati, questa iniziativa.
E` chiaro poi che se il comma uno prescrive come deve essere costituito il Comitato la Giunta, con atto amministrativo, con delibera, costituirà formalmente il Comitato, perché se gli assessori sono lì e i loro rappresentanti sono lì, è chiaro che dovranno essere nominati anche gli altri componenti, come per esempio il rappresentante della Commissione per le pari opportunità. Quindi potrà essere costituito con atto amministrativo, conseguentemente in base alle procedure generali.
Sì, può essere collega Pilo, che ci sia la malizia da parte di qualcuno della maggioranza, anche nell'abbassare il livello di garanzie attraverso l'obbligo dei venti giorni per nominare il Comitato, però siccome vedo che l'emendamento non è solo firmato da esponenti della maggioranza, che possono avere questa idea in testa, potrebbero averla, so che per certo che non tutti hanno questa idea, e quindi può essere data una interpretazione non in malam partem, ma una volta tanto di carattere positivo e benevolo, e cioè intendendo lo spirito, come dire, di migliore sistemazione, e anche di accelerazione e semplificazione dell'intera prescrizione dell'articolo 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 5 per dire che è stato presentato, perlomeno questo era il senso, come un emendamento tecnico all'interno dell'articolo 4 per una questione di logica; infatti il comma 1 istituisce il Comitato, e questo comma è sostanzialmente di natura prescrittiva, perché del Comitato fanno parte quelle figure e non altre, più la rappresentante della Commissione pari opportunità. Il comma 2, nel testo della Commissione prevede che entro venti giorni dal momento dell'approvazione della legge il Presidente della Giunta nomini con decreto i membri del Comitato, mentre cassando questo comma il Comitato si intenderebbe nominato con l'approvazione della legge; quindi questo riduce i tempi. Altro è, e credo che di questo ne abbiate discusso a lungo in Commissione, prevedere per ogni legge un comitato tecnico che istruisca le pratiche. Ma questo credo che attenga ad un ragionamento più complessivo, e cioè che sarebbe meglio che quei comitati tecnici che già esistono o dovrebbero esistere, signor Assessore del lavoro, che hanno la finalità e le competenze per istruire tutte le richieste di finanziamento che attengono al suo assessorato, e previste dalle leggi, funzionassero. Noi, ed io come prima firmataria, abbiamo già presentato un'interpellanza per capire i motivi per cui non funzionano. E allora risponda all'interpellanza e ci dica, una volta per tutte, seriamente, che cosa osta a che all'interno della Giunta si dia gambe a ciò che già esiste.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Ha ragione il collega Cogodi nel dire che io sono sospettosa da un lato ed ingenua dall'altro. In primo luogo poiché la funzionaria ha fatto firmare l'emendamento mentre io parlavo, non sono onestamente a conoscenza dei motivi tecnici per i quali si apporta questa modificat Però, cari colleghi, vi dico una cosa: mi sembra strano - e mi rivolgo ai colleghi maschi principalmente - che vi poniate il problema di non istituire ulteriori comitati, solo quando è in discussione una legge che riguarda le donne; perché di recente abbiamo votato in Aula qualsiasi schifezza, comitati, commissioni inutili, che non servono a niente, che tutti sappiamo che non servono, sui quali io peraltro ho votato contro perché ritenevo inutile spendere 500 milioni a vuoto;e voi per primi, l'onorevole Cugini, ricordo, mi avete detto di non pensarei che questi comitati debbano servire davvero; e poi vi ponete il problema di istituire un Comitato inutile e superfluo relativamente alla legge sull'imprenditoria femminile. Io, francamente, vi chiedo un po' di coerenza, perché i comitati o servono, e allora devono essere previsti in tutte le leggi, o non servono, ed allora abbiamo il coraggio di assumerci la responsabilità di non prevederli o di abolirli; questo è il primo punto.
Secondo punto, vorrei sottolineare che questo malcostume diffuso in Regione, per cui i funzionari vanno, vengono, non si sa mai dove sono, in quale omitato, in quale commissione, rende la burocrazia regionale un autentico disastro. Allora, nel pensare il comma 2 dell'articolo 4 ci siamo detti che forse era opportuno che il Comitato avesse una qualche stabilità, proprio perché avendo demandato la partecipazione agli assessori, e sapendo che gli assessori non ci sarebbero andati, chiediamo quanto meno che i percorsi siano seguiti in modo organico delle stesse persone. A me non va per niente bene che in Comitato vada ogni giorno un funzionario diverso che ha il compito di stabilire le priorità, perché questo Comitato deve proporre alla Giunta le priorità della Regione sui progetti per lo sviluppo dell'imprenditoria femminile. Io chiederei che le persone che vanno al Comitato siano sempre le stesse, con certezza di presenza, perché le cose che devono discutere non sono di poco conto. Così come il termine dei venti giorni di tempo deve consentire di partecipare al bando. Non è una posizione pregiudiziale la mia, sono soltanto considerazioni su aspetti che stranamente vi ponete quando toccano le donne, altrimenti non vi interessano proprio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Intervengo soltanto per dire che io condivido molte delle osservazioni formulate dall'onorevole Pilo, perché sulla questione dei comitati previsti da diverse leggi regionali noi abbiamo sempre espresso un giudizio altamente negativo;, soprattutto perchè questi comitati servono spesso per complicare la vita a tutti, per accrescere la burocrazia regionale e per impedire lo snellimento delle procedure di attuazione delle norme stesse.
Non è un segreto il nostro rifiuto di seguire logiche molte volte consociativistiche, che non fanno ben comprendere il significato della creazione di queste commissioni, comitati e quant'altro. Anche se è vero che molte volte è necessario, comunque, il confronto, nelle opportune sedi, con i soggetti sociali che sono maggiormente interessati alle finalità che la legge vuole perseguire. Guai a non riconoscere, invece, proprio la necessità di una grande dialettica democratica, in virtù della quale le leggi vengano attuate secondo il significato che il legislatore gli ha dato, e quindi che corrispondano veramente al tessuto sociale che si intende tutelare o privilegiare.
Ma, in questo caso, a me sembra veramente che ci stiamo parlando addosso, nel senso che noi abbiamo già detto, nel corso della discussione generale, che avremmo preferito che questo Comitato non nascesse nemmeno. Però l'esigenza di formulare questo emendamento all'articolo 4, almeno in Commissione, per quanto ricordo, è stata determinata del fatto che la la legge nazionale, la numero 215, prevede espressamente la costituzione di un Comitato, che comunque deve avere la funzione di sentire quei soggetti sociali che re di sicuro sono interessati affinché la legge venga applicata e recepita per raggiungere le finalità che si propone.
Addirittura la legge nazionale prevedeva che questi comitati fossero formati da innumerevoli soggetti, sindacali, imprenditoriali e quant'altro, per cui in questa fase si è cercato di snellirlo come è precisato nell'articolo 6. Adesso il fatto che i membri del Comitato devono essere nominati, a noi sembra puramente superfluo, nel senso che una volta che si dice che sono gli Assessori competenti, se gli Assessori come di norma sembra che debbano delegare delegheranno con atto amministrativo. Forse l'unico problema si pone per il componente della Commissione delle pari opportunità, che non è precisato come e da chi debba essere nominato. Noi davamo per scontato che comunque non essendo quest'ultimo né un assessore nè un suo delegato debba essere nominato dal Presidente della Giunta regionale. Comunque sia, se si ritiene importante questa questione, al comma 1 dell'articolo 4 si può aggiungere, dopo "rappresentante della Commissione pari opportunità", "nominato con decreto del Presidente del Presidente della Giunta regionale entro venti giorni". Si recupera così il termine di venti giorni per l'unico soggetto la cui nomina al limite potrebbe essere ritardata, ma l'unica questione che rimane è veramente questa, dato che il Comitato si costituisce nel momento in cui la legge entra in vigore, per cui non c'è un problema di termini.
Inserendo quella dizione che ho detto per il rappresentante della Commissione pari opportunità si chiude così questa partita. Anzi, forse dovremmo prendere l'impegno, dopo l'effettuazione del monitoraggio, di verificare se sia possibile eliminare questo Comitato, di cui mi sembra che tutti quanti faremmo a meno. Sarebbe infatti opportuno e utile non soltanto per noi, ma soprattutto per coloro che dovrebbero essere i destinatari della stessa norma, riuscire ad attivare procedure diverse e comunque più snelle.
E' chiaro che trattandosi di un emendamento orale deve essere accolto all'unanimità, e può essere considerato un emendamento puramente tecnico, di raccordo tra la proposta soppressiva e quella non soppressiva. PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Signor Presidente, io non entro nel merito della necessità dell'istituzione del Comitato, lo do ormai per acquisito, anche se ho qualche perplessità sulla sua utilità, però certamente condivido l'esigenza, posta dall'onorevole Pilo, che per la funzionalità dello stesso i suoi membri dovrebbero essere stabili.
Io su questo concordo pienamente, perché mi sembra che il testo proposto dalla Commissione rechi il rischio che il Comitato stabile non sia. Rileggendo invece il testo originario, mi sembra che lì possa essere raggiunta la stabilità, e cioè al posto della dicitura "Assessore dell'industria, Assessore del lavoro, eccetera" inserire direttamente "un rappresentante dell'Assessorato…" e così via. Con questa dicitura l'Assessore nomina il suo rappresentante, che poi verrà nominato dalla Giunta con i criteri del comma 2, che avrebbe a quel punto un senso, e quindi se si ritornasse alla dicitura originaria "un rappresentante dell'Assessore" quel rappresentante è stabile, dura in carica tre anni, e non cambia ogni volta che all'Assessore viene l'idea di cambiare il suo delegato.
Questa penso che sia la formula per raggiungere quella esigenza di stabilità che richiede siano sempre le stesse persone a seguire le questioni.
Per cui, nel merito, se rimane in piedi il testo dell'articolo 4, predisposto dalla Commissione, è evidente che il comma 2 va soppresso, perché diversamente sussiste una contraddizione, cioè il Comitato decadrebbe ogni tre anni anche se l'Assessore fosse lo stesso? Questo è un rischio che forse non si corre, però questo è ciò che dice. Per cui, se fosse possibile introdurre, come diceva anche l'onorevole Vassallo, un emendamento orale, io proporrei di ripristinare la dicitura originaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.-Sardi). Signor Presidente, io, mi scuseranno i colleghi, ma mi chiedo se i colleghi componenti delle Commissioni poi riferiscano ai Gruppi di appartenenza, perché sul comma 2 e sull'intero articolo 4 abbiamo lungamente discusso nel corso dei lavori della Commissione. Sul testo originario si è discusso in merito a chi indicare quali rappresentanti dell'Assessorato, perciò ci si potrebbe trovare spesso e volentieri a non avere i funzionari presenti presso gli Assessorati perché incaricati presso questo o quel Comitato. La soluzione proposta nell'articolo 4 dalla Commissione nasceva dall'idea che vi possano essere anche persone di indubbia capacità e di indubbia professionalità che non per forza debbono essere in servizio presso un Assessorato.
Questo era l'intendimento, siccome io non ritengo opportuno fare processi alle intenzioni, a quello che sarà, conto sul fatto che chi scrive, sia i testi degli articoli che gli emendamenti, si lasci guidare dal buon senso e dalla buona fede per far funzionare una legge.
Poi è vero, come diceva poc'anzi il collega Cogodi, che questo a volte non succede, ma questo dipende dalle volontà, dal buon senso, dalle capacità di chi applica in concreto un testo legislativo..
Sul fatto del Comitato in sé; io appartengo alla schiera di coloro che pensa che l'istituire comitati decisionali o meno, non facili il corso e l'attuazione di una legge; però nel caso in specie non dobbiamo dimenticare che stiamo intervenendo con un cofinanziamento, di conseguenza facciamo riferimento, nella stesura del nostro progetto di legge, a quanto previsto e richiesto nella legge nazionale, come ricordava poc'anzi molto chiaramente il collega Vassallo. Io credo infatti che in Commissione avremmo deciso all'unanimità di non istituire questo Comitato, se non fossimo stati legati al testo della legge 215; tant'è che - lo ricordava sempre il collega Vassallo - abbiamo cercato anche di operare una semplificazione delle procedure. Se noi prendiamo il testo della legge nazionale, vediamo che il Comitato è composto da un rappresentante dei Ministeri, rispettivamente, dell'industria, commercio, lavoro e della previdenza sociale, agricoltura, tesoro o loro delegati, da un rappresentante degli istituti di credito, da un rappresentante per ciascuna delle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale. Insomma era un Comitato abbastanza pletorico che abbiamo cercato di sfoltire.
Così come abbiamo anche discusso, ma lo vedremo nell'esame dell'articolo 5, sui compiti del Comitato che, a sua volta, deve sentire le organizzazioni maggiormente rappresentative nel territorio. Ricordo ai colleghi della Commissione che io, con una sorta di provocazione, suggerii di sentire direttamente il C.R.E.L., visto che l'abbiamo istituito e visto che nel C.R.E.L. sono presenti con i loro rappresentanti tutte le associazioni di categoria.
Io sostenevo che sarebbe bastato chiedere ad un solo soggetto per avere risposte da tutti. Ma ben sappiamo quali sono le funzioni del C.R.E.L. e che cosa poi alla fine farà, o meglio non farà, come a livello nazionale non fa il C.N.E.L.. Ci siamo quindi soffermati a lungo in Commissionesu questi argomenti; , e gli intenti dichiarati in Commissione relativamente all'articolo 4, e in principal modo al comma 2 dell'articolo suddetto - se dimentico qualcosa prego i colleghi di correggermi - erano prima di tutto quelli di determinare, così come previsto nella legge numero 215, chi nomina questo Comitato. Se noi leggiamo l'articolo 10, comma 2, vediamo che i membri del Comitato sono nominati con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, e via di seguito tutti quelli che ho elencato precedentemente. Di conseguenza abbiamo identificato in un atto di nomina da parte del Presidente della Giunta l'elemento costitutivo del Comitato, perché è presente un rappresentante della Commissione pari opportunità, e perché gli Assessori possono non essere loro componenti di questo Comitato, e perché, così come recita anche la legge nazionale, qualcuno lo deve pur nominare questo Comitato.
La legge nazionale, inoltre, prescrive un termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge per la nomina, e una durata di tre anni. Questo è conseguente ai compiti del Comitato, che deve di anno in anno, lo vedremo nell'articolo 5, individuare dei criteri di priorità e di aggiornamento che sono insiti, come dicevo poc'anzi, nei compiti del Comitato stesso.
Allora, avendo discusso all'interno della Commissione su queste questioni, avendo rivisitato il testo originale con questo spirito, ed avendo indicato, all'unanimità, se fosse stato possibile, la non istituzione di questo Comitato, queste argomentazioni che oggi si stanno portando in Aula ci stanno facendo perdere ulteriore tempo, dopo quello che abbiamo già perso in Commissione.
Lo ripeto: è una legge votata all'unanimità, vista e rivista con attenzione. Io credo che questa sia una legge, potrei dire "di attenzione" ai problemi del mondo femminile, non di soluzione degli stessi. Una legge dotata di 15 miliardi chepuò generare un volume di interventi nel settore imprenditoriale di circa cinquanta miliardi, non credo sia una legge che determinerà la creazione di grandi imprese, è indirizzata infatti alle piccole e medie imprese, soprattutto alle imprese a conduzione familiare.
Tutte le rivisitazioni saranno sempre opportune, ma lo spirito che ha informato la stesura di questa proposta di legge è stato quello di tenere ben presenti, e in grande considerazione, - lo ribadisco, le problematiche femminili, ma sicuramente non si pensava di poter dare soluzione definitiva ai problemi imprenditoriali e di sviluppo nei diversi settori economici dell'intera Sardegna. Ecco perché continuo a ritenere che sia erroneo accettare l'emendamento di soppressione del comma 2 dell'articolo 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, molto brevemente, anche perché questo secondo comma dell'articolo 4 sta davvero prendendo troppo tempo all'Aula. Per rispondere a qualche precedente intervento, vorrei dire che per semplificare non prevedere comitati ad ogni pie' sospinto e in ogni legge, non significa apportare comunque un beneficio all'operatività della legge stessa.
Istituire un Comitato ad hoc per l'imprenditoria femminile, io lo ritengo non un elemento positivo, ma negativo, perché aggiunge macchinosità ad un iter istruttorio che, a mio avviso, deve essere snello. Ma tant'è, siccome si è deciso di lasciare in piedi il Comitato, io penso che tutto ciò che attiene al Comitato vada chiarito il più possibile. Quindi sul comma 2 dell'articolo 4, io penso che vada ricercata una via di mezzo con un richiamo comunque ai tempi di nomina del Comitato stesso.
Va da sé, l'anticipava il collega Vassallo nel suo intervento, che gli Assessori rimangono in carica per la durata del loro mandato, e di quello della loro maggioranza, quando decadono vengono sostituiti da altri assessori, quindi non è necessario richiamare una loro nomina nel comma due, non serve a nulla; quelli che ci sono in quel momento faranno parte del Comitato, o loro o i loro delegati. . Basta, a mio avviso, richiamare il fatto che il rappresentante della Commissione pari opportunità, che è l'unico componente esterno alla Giunta regionale, resta in carica (e qui ha ragione la Pilo, più lunga è la durata meglio è, più semplice è l'iter meglio è) per l'intera legislatura, cioè resta in carica cinque anni. Quindi, per chiudere e cercando di semplificare, sopprimendo il comma due io al comma uno, dopo le parole "da un rappresentante della Commissione pari opportunità", aggiungere le parole "che resta in carica l'intera legislatura". Con quattro parole riusciamo, pur sopprimendo il comma, a lasciare in piedi il concetto di continuità di quella rappresentanza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, ognuno di noi tenta come giustamente ha detto l'onorevole Capelli, di dare il proprio contributo sia in Commissione che in Aula per il perfezionamento di un provvedimento di legge.
Ed è vero, così come ho detto nella mia relazione, che la Commissione ha lavorato bene, ha lavorato all'unisono, ma ha dovuto lavorare anche in tempi stretti, per cui ci si era riproposti, nel caso se ne fosse ravvisata la necessità, di intervenire nel corso del dibattito in Aula per perfezionare l'articolato della proposta di legge. E questo è quanto sta succedendo oggi.
Io ringrazio i funzionari della Segreteria generale e il funzionario della Commissione, che con il loro apporto, grazie alla loro esperienza tecnica, consentono, di evitare vizi di legittimità nell'articolato.
Ritorno ora al comma due dell'articolo quattro. Con la nuova formulazione del primo comma una volta che è approvata la legge, il Comitato è automaticamente costituito, per cui il secondo comma che dice che i membri del Comitato sono nominati con decreto del Presidente della Giunta non ha ragione di essere. Se questo dato è sfuggito in Commissione, magari perché eravamo intenti a discutere con passione le nostre proposte, ma ne abbiamo colto la contraddizione in Aula, è giusto -correggerlo, se questo è possibile, per rendere il testo più agibile.
Collegandomi poi al discorso del collega Vassallo, è pur vero che, nel caso in cui si debba dare un termine, questo deve essere dato per la nomina del rappresentante della Commissione per le pari opportunità ma, di fatto, anche questo componente del Comitato a seguito dell'approvazione del primo comma è automaticamente nominato; ma anche in questo caso, se il Consiglio è d'accordo, si può superare il problema posto dall'onorevole Falconi nominandocome rappresentante della Commissione per le pari opportunitàl Presidente della medesima o un suo delegato. In questo modo i componenti il Comitato restano in carica per il periodo in cui sta in carica la Giunta e, di conseguenza, abbiamo risolto ogni problema.
Ecco quindi che la discussione svolta in Aula su questo emendamento ha dato un contributo positivo. Quindi io propongo, a conclusione di quanto già detto e dall'onorevole Cappelli e dall'onorevole Vassallo e dall'onorevole Falconi per ultimo, di perfezionare il primo comma dell'articolo 4 specificando che in qualità di rappresentante della Commissione per le pari opportunità viene nominato il Presidente della Commissione stessa o un suo delegato, eliminando così ogni possibilità di equivoco.
PRESIDENTE. Ha domandato parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, molto velocemente, perché avendo partecipato in Commissione al dibattito su questa legge, ricordo che avevamo impiegato una notevole quantità del nostro tempo per cercare di migliorare la rappresentatività di questo Comitato.
A mio parere, l'eliminazione del comma 2, , non dico che svuoti le funzioni del Comitato, ma sicuramente affievolisce l'interesse che la Giunta deve avere noi confronti di questo Comitato e quindi il ruolo che la stessa può svolgere.
Io mi pongo solo una domanda, e la pongo ai consiglieri, poiché con l'eliminazione di questo comma viene meno la definizione sia dei tempi di durata del Comitato, che delle modalità di nomina di coloro che lo compongono, che cosa succederebbe a fronte della richiesta di convocazione di questo Comitato che deve entrare nel merito dei problemi dell'imprenditoria femminile? Io rispondo che, stante la notevole quantità di impegni dei singoli assessori, può succedere, siccome i delegati non sono nominati, che secondo le esigenze dell'assessore venga mandato a far parte del Comitato il funzionario che si trova presente al momento e che, logicamente, oltre a non conoscere le tematiche trattate dal comitato, non conosce sicuramente nemmeno l'importanza dello stesso.
Io ritengo che l'emendamento andava probabilmente formulato in maniera diversa; se è vero che erano i tempi che in qualche modo dovevano essere modificati, nel senso che la durata di questo Comitato avrebbe dovuto corrispondere a quella della legislatura, e su questo si può incidere; però il fatto che non venga precisato il nominativo esatto del delegato dell'assessore nel Comitato, a mio avviso può svuotareo la valenza di un Comitato che invece abbiamo ritenuto estremamente importante.
PRESIDENTE. Onorevole Masia, il suo era l'ultimo intervento maa parte le diverse proposte verbali formulate dai vari intervenuti, il testo dell'emendamento non è stato ancora modificato.Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C). Signor Presidente, soltanto per precisare che anche grazie ai suggerimenti tecnici, è stata avanzata una proposta.
PRESIDENTE. La proposta che viene formulata è quindi quella di mantenere l'emendamento soppressivo del comma 2 dell'articolo 4 e riformulare l'articolo 4 stesso precisando che il rappresentante della Commissione pari opportunità è il Presidente della Commissione stessa o un suo delegato. Quindi il Comitato è permanentemente costituito da tutti gli assessori che abbiamo indicato e dal Presidente della Commissione per le pari opportunità o da loro delegati. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Pilo, relatrice.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. La relatrice si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, chiedo la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 5 all'articolo 4.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 67
Astenuti 1
Maggioranza 34
Favorevoli 56
Contrari 11
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - ORRU' - ORTU - PIANA - PILO - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Vicepresidente SPISSU.)
Metto in votazione l'articolo 4, con le precisazioni concordate. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Sospendo la seduta sino alle ore 16 e30.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 57, viene ripresa alle ore 16 e 39.)
Presidenza del Presidente Serrenti
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio, i colleghi sono pregati di prendere posto. Ricordo che stiamo esaminando l'articolato della proposta di legge numero 83/A.
Si dia lettura dell'articolo 5.
LICANDRO, Segretario:
Art. 5
Compiti del Comitato
1. Il Comitato, nel rispetto dei principi e dei limiti previsti dalla Legge n. 215 del 1992, e dal relativo regolamento di attuazione, sentiti i rappresentanti di ciascuna delle organizzazioni maggiormente rappresentative a livello regionale della cooperazione, della piccola industria, del commercio, dell'artigianato, dell'agricoltura, del turismo e dei servizi, individua i criteri regionali di priorità per la concessione delle agevolazioni volti ad adeguare gli interventi alle esigenze regionali di programmazione e di sviluppo, segnalando particolari aree del proprio territorio e specifiche attività economiche considerate strategiche per lo sviluppo, stabilendo per ciascuna di esse il relativo punteggio numerico, compreso tra 0 e 10, da attribuire alle iniziative interessate.
2. I criteri regionali di priorità sono proposti, con cadenza annuale, alla Giunta regionale, che li emana con apposite direttive, previo parere della competente Commissione consiliare, entro e non oltre trenta giorni dalla loro trasmissione.
3. In fase di prima applicazione, i criteri di cui al comma 1 sono adottati dal Comitato entro venti giorni dal suo insediamento.
4. Per le finalità di cui al presente articolo il Comitato può avvalersi di consulenti, individuati tra persone aventi specifiche competenze professionali ed esperienze in materia di imprenditorialità femminile.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 1 e 2. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Capelli - Fois - Pilo - Tunis Marco.
Art. 5
Al 1° comma la parola "strategiche" è sostituita dalla parola "prioritarie". (1)
Emendamento aggiuntivo Capelli - Fois - Pilo - Tunis Marco.
Art. 5
All'articolo 5 è aggiunto il seguente comma, dopo il comma 4:
4 bis. Per lo svolgimento dei compiti previsti dal presente articolo è autorizzata la spesa annua di 30 milioni, che grava sullo stanziamento del Cap. 10207 istituito dall'art. 33 della L.R. 5 settembre 2000, n. 17. (2)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 1 ha facoltà di illustrarlo.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Signor Presidente, la Commissione ha previsto la possibilità per il Comitato di avvalersi della consulenza di esperti. Poichè troppo spesso gli stanziamenti previsti dalle leggi vengono utilizzati per studi, ricerche, eccetera, e poco rimane per l'attuazione della legge, la Commissione ha pensato di porre un tetto alla spesa per consulenze, limitando a 30 milioni la somma utilizzabile.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale e sicurezza sociale. La Giunta esprime parere favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, noi abbiamo già detto nel merito del Comitato, e l'abbiamo fatto non solo in riferimento a questo provvedimento di legge, ma in relazione a tutti i provvedimenti che vengono discussi e approvati in questo Consiglio. Siamo assolutamente contrari al proliferare di comitati, che non facilitano nemmeno la gestione dei provvedimenti.
E' anche vero che, relativamente a questo progetto di legge, c'è un richiamo nella legislazione nazionale di cui dobbiamo tener conto; per questo abbiamo operato in Commissione affinchè il Comitato si limitasse alle sue funzioni naturali, cioè alle funzioni di coordinamento della materia all'interno dei diversi Assessorati, quindi che in sostanza fosse una sorta di Comitato interassessoriale. Ma, , in barba a tutte le dichiarazioni che qui si fanno sulla volontà di riformare, e quindi di cambiare radicalmente, la macchina amministrativa regionale, quando si vuole risolvere un problema - e noi l'avevamo immaginato - da un lato si costituisce un Comitato e dall'altro lato si attivano le consulenze. Quindi anche in questo caso è chiaro che non doveva mancare un Comitato, così come non dovevano mancare le consulenze.
Adesso, con l'emendamento in discussione si dice che avendo anche noi (i presentatori) questa preoccupazione si vuole limitare l'intervento su un provvedimento le cui risorse disponibili, badate, sono non solo ridicole, ma banali. Perché se uno si mette di buona volontà, uno qualsiasi che abbia un minimo di conoscenza della materia in campo amministrativo, a distribuire 14, 15, 16 o 17 miliardi impiega mezza mattinata, predisponendo tutte le istruttorie tecniche indispensabili e avvalendosi tra l'altro dell'apparato tecnico di cui pure dispone questa benedetta amministrazione regionale. Quindi, se uno si mette di impegno, pur a fronte dell'esiguità dello stanziamento previsto in questo provvedimento (e noi anche su questo abbiamo già detto), il piano di spesa e di intervento può essere realizzato tranquillamente.
A noi però viene rimproverato, l'onorevole Pilo lo fa ad ogni pie' sospinto, di essere contro l'imprenditoria quando, magari giustamente, chiediamo che all'interno dei provvedimenti di legge vengano affrontati e risolti problemi reali, come per esempio quello dei lavoratori socialmente utili nei confronti dei quali, anche mezz'ora fa, tutti hanno assunto degli impegni che poi, puntualmente, vengono disonorati all'interno di quest'Aula.
Invece, ripeto, non si nega la necessità della costituzione di comitati nè, soprattutto, quella dell'attivazione di consulenze. Ma in questo emendamento si parla di contenere la spesa per le consulenze entro i 30 milioni. Allora qui si tratta di fare un regalo a qualcuno, io dico quello che penso e lo dico in modo chiaro, si tratta di regalare 30 milioni a qualcuno a cui si è magari già pensato.
CUGINI (D.S.). In effetti si è pensato a tre persone, dieci milioni a testa!
ORTU (R.C.). A tre persone, 10 milioni a testa, allora è la "befana" per qualcuno! Noi diciamo che, da questo punto di vista, siamo contrari a questo emendamento e mi auguro che in quest'Aula ci sia ancora qualcuno che ha buon senso, che ha rispetto per l'Amministrazione pubblica; tra l'altro non riesco a capire come l'Assessore possa esprimere un giudizio favorevole rispetto a questo emendamento. Il contributo dell'Assessore al provvedimento in discussione è stato il suo intervento a conclusione della discussione generale e, ogni tanto, interloquire per dire che è d'accordo su qualcosa di cui non so se abbia davvero capito la portata reale. Trenta milioni per consulenze sono una beffa nei confronti di chiunque capisca qualcosa di pubblica amministrazione.
Quindi noi siamo contrari all'emendamento e diciamo già adesso che chiederemo la votazione per parti dell'articolo 5 perché siamo contrari al quarto comma di cui vorremmo l'abrogazione. Vogliamo cancellare le consulenze, tanto più se la consulenza costa 30 milioni, ed è cioè una regalia a qualcuno. Poi ognuno si assume le responsabilità anche delle cose che fa e che vota nell'ambito di quest'Aula, ma mi auguro che prima o poi ci sia anche qualcuno che queste cose le faccia apparire sulla stampa e finalmente si dica di che cosa discute realmente, nel merito, questo benedetto Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). Signor Presidente, francamente, sui due emendamenti, non solo il numero 2 ma anche il numero 1, io ho delle perplessità.
L'emendamento numero 1 non si capisce che cosa effettivamente prospetti; dal momento che i proponenti non hanno fornito nessuna spiegazione, mi sembra anche improprio ragionare facendo il processo alle intenzioni. Comunque, vorrei sapere che differenza fa sostituire il termine"strategiche" con il termine "prioritarie" , non che non vi sia una differenza fra i due termini ma vedendo l'obiettivo che si propone mi pare del tutto inutile sostituire l'uno con l'altro, a meno che non vi siano delle ragioni che io non conosco.
L'emendamento numero 2, invece, è del tutto contraddittorio rispetto a ciò che è stato sostenuto ancora stamattina, cioè la discussione poggia su una tesi estrema che propone di eliminare il Comitato, oppure i comitati si insediano purchè siano strutture snelle che non devono pesare sull'Amministrazione regionale, e non debbono essere di impedimento all'azione dell'amministrazione e, considerando che l'entità delle risorse di cui stiamo parlando è molto, molto limitata, non si capisce perché noi dobbiamo, da un lato, fare una discussione criticando l'inserimento ad ogni pie' sospinto dei comitati, dall'altro lato presentiamo degli emendanti dove prevediamo che questi comitati possano avvalersi di consulenti, gettonati, oppure sono i comitati stessi che vengono gettonati.
A me sembra che in questo modo si debba aprire di soppiatto una finestra in cui introdurre un Comitato costituito in pianta stabile anziché quell'orientamento emerso in Commissione, o quel compromesso emerso in Commissione, per cui il Comitato era una emanazione diretta della Giunta regionale, fatta eccezione per il rappresentante della Commissione per le pari opportunità. Adesso si introduce invece un corrispettivo per il Comitato o per i consulenti del Comitato.
Io ritengo che questa decisione non sia corretta. E per quanto io sia poco convinto della necessità del Comitato, dal momento che è stata trovata un'intesa sulla istituzione e composizione del Comitato medesimo, la Regione e le strutture assessoriali hanno la possibilità di avvalersi di tutte le consulenze che riterranno necessarie. Abbiamo previsto infatti che vi sia la consultazione preventiva delle associazioni di categoria, di tutte le organizzazioni sociali comunque interessate a questo problema; sono presenti quindi tutti gli elementi utili per poter stabilire dei criteri sulla base dei quali indire i bandi, che bisogno c'è di introdurre in legge una provvista finanziaria ancorché limitata di 30 milioni? Io francamente ritengo che non sia giusto, e penso siano prcorribili altre strade. Quindi mi dichiaro fin d'ora contrario all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io continuo a stupirmi di fronte alle evidenti manie di persecuzione presenti in quest'Aula. Mi sembra effettivamente strano che le modifiche che vengono apportate con gli emendamenti numero 1 e numero 2, ripeto per l'ennesima volta, già discusse in Commissione, che soltanto per errore non sono state inserite nel testo originale, ora riproducano le discussioni già fatte. Sono modifiche sulle quali i componenti dei Gruppi, chi mi ha preceduto poc'anzi, nonché il collega Vassallo, compagno dell'onorevole Ortu, hanno già avuto modo di discutere.
Riguardo all'emendamento numero 1, la differenza tra il termine "strategiche" e il termine "prioritarie" mi sembra evidentissima. Nella impostazione di una politica di sviluppo economico ci sono delle attività che possono essere considerate strategiche nell'ipotesi di uno sviluppo globale, mentre ci sono attività prioritarie o delle priorità in alcuni territori, di questo abbiamo parlato in diversi interventi sulle zone svantaggiate; sono quindi attività prioritarie che diventano strategiche in una visione di riequilibrio socio-economico della nostra regione. Tanto è vero che nelle direttive nazionali all'articolo 11/7 "Criteri di priorità regionali", criteri ai quali il Comitato si deve attenere, vengono individuate le aree del territorio (con riferimenti al comune Istat per attività specifiche) su cui intervenire perché considerate prioritarie per lo sviluppo. Con l'emendamento numero 1 perciò abbiamo pensato di riportare tutto alla dizione originale, soltanto per errore era stato usato il termine "strategiche" e non "prioritarie". Per quando riguarda l'emendamento numero 2 all'articolo 5 io capisco l'onorevole Ortu che forse, in passato, ha sempre pensato più a una distribuzione del denaro pubblico per Tizio, per Caio, per Sempronio che non invece alla progettualità e a quello che si vuole scrivere in una legge…
ORTU (R.C.). Ho imparato da te!
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Così come capisco anche il fatto che parli sopra le mie parole pur non avendolo io minimamente disturbato nel suo intervento, accettando democraticamente anche le cose che dice lui. Se noi leggiamo attentamente il testo dell'emendamento vediamo che si fa riferimento allo svolgimento dei compiti previsti dall'articolo 5, da tutto l'articolo 5 ad opera del Comitato; e consentitemi di sottolineare che anche la legge nazionale prevede che il Comitato si avvalga dell'azione di consulenti individuati tra persone aventi specifiche competenze professionali e esperienze in materia di imprenditorialità femminile..
Si specifica quindi che si tratta di imprenditorialità femminile che richiede, come tutti nei loro interventi, anche in quest'Aula, hanno riconosciuto, una specificità di interventi. Sarebbe quindi opportuno affidare a persone preparate, che abbiano provata esperienza in materia di imprenditorialità femminile, la stesura dei regolamenti e l'individuazione delle priorità.
Perché abbiamo preferito vincolare la spesa limitandola a 30 milioni? Perché così ci auguriamo che la gran parte dei fondi vengano destinati a fare impresa, non a pagare consulenze. Tanto è vero che nella legge nazionale, per esempio, al comma 6 dell'articolo10 potrete leggere che per lo svolgimento dell'attività prevista dall'articolo, eccetera, eccetera, è autorizzata la spesa annua di lire 500 milioni.
Allora, noi riteniamo che essendo un Comitato formato dagli assessori, o loro delegati, la maggior parte dei fondi debbano essere destinati all'attuazione della legge e non al pagamento di chicchessia, ma riconoscendo comunque che delle spese vanno sostenute per, come recita l'intero articolo 5, lo svolgimento dei compiti e delle funzioni del Comitato, abbiamo limitato verso il basso lo stanziamento che non va a favore di nessuno, va semplicemente a chi ha l'obbligo di curare l'attuazione di questa legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Relativamente all'articolo 5 mi pare che prima ancora che sul comma quarto, ci sia da dire qualche cosa anche sul primo comma.
Qui si è detto, dalle prime battute di presentazione di questo provvedimento, poi nella relazione scritta, poi nel corso di quella svolta in Aula e negli interventi successivi, che la preoccupazione principale che ha guidato l'estensore del testo normativo sarebbe stata quella di esitare una normativa semplificata, snella, agile, di pronta, anzi prontissima attuazione. Così non parrebbe essere. Il comma primo prevede un sistema per cui l'intervento delle parti sociali in questa materia, siamo in materia di impresa e di lavoro, è ridotto a un "sentiti" che non risolve il problema della partecipazione sociale, perché il termine "sentiti" i rappresentanti del mondo delle imprese, della cooperazione, della piccola industria, del commercio, dell'artigianato, dell'agricoltura, del turismo, dei servizi e quant'altro, sapendo che in ognuno di questi settori esiste anche un pluralismo di rappresentanza, significa sentire molto associazioni e molte organizzazioni.
La differenza rispetto ad altre situazioni è che qui non partecipano realmente, vengono "sentiti"; poi, dopo che ti ho sentito, io faccio quello che mi pare e però nel frattempo ti devo sentire. Quindi tutta quella attività di convocazione, istruttoria, confronto si deve svolgere lo stesso. In realtà qui c'è un'attenuazione della partecipazione delle parti sociali, per non dire una estromissione delle stesse, in ragione non di erogazione di finanziamenti o di approvazione di singoli progetti, ma in ragione della programmazione, cioè in ragione dell'individuazione dei criteri, criteri di priorità. Insomma, quando si deve per davvero tenere conto del contributo delle parti sociali, qui siamo in materia d'impresa, non se ne tiene conto, si sentono, però tutta la procedura c'è perché anche per arrivare a sentire bisogna pur fare tutto. Quindi questa sarebbe la velocizzazione promessa. La verità è che poi l'interassessoriale, cioè la Giunta, il potere politico si riserva di fare quello che vuole, perché quattro assessori o cinque, quanti sono, mezza Giunta, poi propongono alla Giunta il tutto e in realtà decidono quello che gli pare.
Come è noto noi non riteniamo che ogni e qualsiasi passaggio della pubblica amministrazione debba essere preventivamente concordato con le forze sociali, quella che voi chiamate concertazione; noi siamo per un confronto vero, reale, diretto con le parti sociali, tant'è che negli organismi nei quali dev'essere pensata la strategia dello sviluppo, pensiamo al Comitato per la programmazione, quando esisteva, o al Comitato per le economie di lavoro che si è pensato di istituire in sua vece o al Comitato del lavoro che fa capo alla legge numero 33 sull'Agenzia del lavoro, lì le parti sociali ci sono e ci sono davvero, per elaborare, per dare indicazioni, per dare contributi che il potere politico tiene in conto.
In una materia specifica come questa, per altro, non è che le altre leggi della Regione decadono, continuano a esistere anche in presenza di questa nuova legge; la Commissione per le pari opportunità esiste, ha funzioni, la Regione stanzia in bilancio danari, molti danari per le attività che deve svolgere la Commissione per le pari opportunità -(credo che il contributo si avvicini al miliardo annuo); la Commissione per le pari opportunità ha una rappresentanza ampia, vasta, articolata, di carattere pluralisticoin relazione alle istanze, ai bisogni, agli interessi del mondo femminile.
La Commissione per le pari opportunità è quindi presente, con il suo Presidente o delegato, anche in questo Comitato, quindi è possibile attingere contributi, informazioni, elaborazioni, attraverso gli strumenti che la Regione ha, così come è dotato di strumenti quell'interassessoriale perché gli assessori hanno uffici, gli assessori hanno apparati;, in specie l'Assessorato del lavoro ha uffici, ha apparati, e dovrebbe avere anche vocazione, dovrebbe avere anche sensibilità, dovrebbe avere capacità di pensare a elaborare strategie di sviluppo e di lavoro in tutti i campi e settori, ivi compreso quello della dimensione del lavoro e dell'impresa femminile.
Noi abbiamo la sensazione di dire cose che hanno un qualche senso, siamo qui pagati anche per onorare i nostri impegni, anche se non ascoltano quelli che devono ascoltare, anche se non ascolta l'Assessore del lavoro, il quale ben si sa che ne sa tanto in materia, quindi non ha nulla da apprendere, però deve considerare il fatto che nel Consiglio si discute e lui può essere d'accordo o in disaccordo; l'importante è che comprenda in che cosa consiste l'accordo e anche il disaccordo; però mentre parlo io devo vedere le spalle di qualcuno anziché la faccia degli Assessori.
Io sto parlando in un Consiglio regionale nel quale riterrei che il primo interlocutore sia la Giunta regionale. Se ci sono cose urgenti e assolutamente indifferibili si sospende un attimo il Consiglio e si trattano le cose che riguardano gli uffici e forse le modificazioni che, sicuramente, sarà necessario introdurre in questo testo.
Per quanto ho detto, ribadisco quello che prima accennava e poi riproponeva e giustificava il collega Ortu, e cioè la necessità di una riflessione e di un'indicazione per migliorare appena appena questo testo di legge. Noi abbiamo detto dall'inizio che condividiamo nell'insieme le finalità e anche questa produzione normativa all'incirca così come arriva in Aula. Abbiamo anche detto, e lo ha detto per primo il collega Vassallo, che ha partecipato anche all'attività istruttoria in Commissione, che diciamo sì con alcuni elementi di valutazione critica, il che vuol dire che dove qualche cosa, qualche "cosetta" è possibile migliorarla va migliorata .Anche imporre: prendere o lasciare, se è prendere o lasciare, badate, noi abbiamo già scelto: lasciamo. Lasciamo a voi la responsabilità di alcune di queste cose.
Che senso ha per ogni legge che si fa, lo diceva prima bene Ortu, lo dicevano anche altri, ma che senso ha che per ogni legge che si fa, anche settoriale, anche parziale, certo specifica, tutte le leggi sono specifiche, se no ci sarebbe una legge regionale omnibus e noi non saremmo qui a essere legislatori per fare tante diverse leggi, si debba istituire un Comitato, per ogni legge una procedura? Ma non si era detto di semplificare? Di accorpare? E poi per ogni legge si deve aprire il rubinetto delle consulenze esterne! E` una questione di principio; le consulenze la Regione ha la possibilità di reperirle al suo interno, ha tanti uffici, ma per gestire 15 miliardi in questo settore si deve aprire di nuovo la strada a una nuova procedura, ad un altro Comitato e per di più anche a consulenze.
Voi non limitate, dite: "30 milioni"; ma che cosa sono 30 milioni?, scrivete nell'emendamento 30 milioni, dopo che è stato sollevato il caso. E infatti Pittalis bello tranquillo parla d'altro, perché 30 milioni sono meno della metà di quanto lui, in base a una delibera, avrebbe destinato ad una consulenza abusiva che ha attivato nel suo Assessorato; questo si desume nel leggere le carte che formalmente vengono presentate in questo Consiglio regionale. Una volta che si apre il rubinetto non si sa quanta acqua passa, lo capisce ognuno che stanziare 30 milioni per una consulenza qualificata è una sciocchezza, perché non è vero che sono 30 milioni, perché è chiaro che passato il principio poi le consulenze non costeranno 30 milioni.
Per cui sull'articolo 5 , come già il collega Ortu ha proposto, noi confermiamo che conviene operare una piccola riflessione, accettare una piccola modifica, cioè cassare quel comma quattro; eliminarlo non cambia la legge, non cambia la filosofia, non cambia l'obiettivo, non cambia neanche l'opportunità, sapete bene, di avvalersi di qualche consulenza attraverso gli Assessorati in forza delle competenze che hanno. Cinque assessori sono componenti di questo Comitato, immaginate se Pittalis non riesce ad attivare una piccola consulenza, visto che ne attiva anche quando le leggi non lo prevedono, anzi lo proibiscono. Però questo sarà ragione di ulteriore esposizione qualora non vogliate accettare neppure l'idea di piccole modificazioni migliorative della legge stessa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Signor Presidente, la situazione che si è venuta a creare appare quanto meno ridicola, perché se non fosse per un momento di disattenzione, in realtà non esisterebbe l'emendamento numero 2 il cui contenuto sarebbe già inserito nella proposta di legge, dato che la precisazione sul totale degli importi che si dovevano rendere disponibili sulle consulenze era stata già votata in Commissione all'unanimità. Cari colleghi, non si può buttare il bambino con l'acqua sporca, ed è esattamente quello che sta capitando nella discussione di questo comma dell'articolo 5, perché io non so come siete abituati voi, se per voi le consulenze sono un modo di dare remunerazioni non necessarie ad alcune persone, per noi non è così, per noi le consulenze sono una cosa seria, utile, e le consulenze devono essere pagate in base a prestazioni precise.
Non vi sembri offensivo quanto sto dicendo, perché il collega Ortu è stato ben più offensivo di me nell'insinuare che questi trenta milioni erano somme destinate a qualcuno che aveva già un nome e un cognome.
SANNA EMANUELE (D.S.). Sessanta milioni.
PILO (F.I.-Sardegna). No, trenta. Io dico che le consulenze in tema di imprenditoria possono servire, non dico che il Comitato dovrà necessariamente avvalersi di queste consulenze, però potremmo trovarci anche nella condizione di averne necessità, stante il fatto che questa è la prima volta che si applica questa legge, stante il fatto che la condizione dell'imprenditoria femminile richiede forse una riflessione che ancora questa Regione non ha fatto e, terzo aspetto, il Comitato deve lavorare per proporre alla Giunta le priorità aggiuntive della Regione, a meno che non decidiamo che sia doveroso inventarsi le priorità. Presidente, scusi, posso chiedere di continuare a parlare senza che ci sia questo chiasso?
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di fare un po' di silenzio. Onorevole Cogodi, lei protesta sempre, giustamente, quando parla e qualcuno non ascolta le cose che dice. La richiesta di silenzio vale anche per gli altri.
COGODI (R.C.). Le assicuro che sto ascoltando con molta attenzione, e avrò modo anche di replicare.
PILO (F.I.-Sardegna). Pertanto, relativamente ad alcune specificità, compresa l'individuazione delle priorità sul territorio, priorità che non siamo stati in grado di indicare in legge perché ancora non avevamo chiarezza su questo, dobbiamo sapere in base a quali riferimenti individuarle, perché genericamente abbiamo indicato nelle zone interne sicuramente le principali protagoniste dei progetti di sviluppo. . Ma questo non sarà l'unico criterio che verrà adottato, ce ne saranno degli altri, ma non credo che debbano essere gli Assessori a effettuare le analisi e le indagini necessarie al raggiungimento degli obiettivi contenuti nella proposta di legge. Per cui può darsi che questi trenta milioni non vengano usati, non credo che verranno regalati a qualcuno, costituiscono una possibilità. Fra l'altro la possibilità o meno che vengano utilizzati è a tutela della legge, nel senso che noi chiediamo che piccole somme vengano destinate a questo scopo, diversamente da quanto è accaduto in passato, quando la stragrande maggioranza dei fondi serviva più a finanziare ricerche sull'operatività di una legge che a rendere operativa la legge stessa. Non è questo il caso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Veramente, signor Presidente, mi viene da sorridere, perché non so se non ci capiamo veramente o se facciamo finta di non capirci, nel senso che chi ha letto il testo, e soprattutto ha letto la proposta originaria e la proposta di modifica capisce chiaramente che il comma 4 dell'articolo 5 poteva avere un senso nel momento in cui veniva mantenuto in piedi il vecchio testo, nel quale si prevedeva la partecipazione di tutta una serie di soggetti sociali che nella proposta attuale mancano. Era comprensibile che di fronte a una pluralità di soggetti sociali vi fosse la necessità di istituire anche elementi di valutazione esterna, dato che una discussione all'interno di un Comitato così rappresentativo poteva ingenerare di sicuro discussioni molto lunghe e probabilmente anche contraddittorie.
Nel momento in cui con l'articolo 4 si è semplificata la composizione del Comitato prevedendo la presenza degli Assessori competenti più un rappresentante, nella fattispecie il presidente, della Commissione per le pari opportunità come elemento di garanzia rispetto al ruolo che il Comitato ha, non si capisce perché si debba mantenere questo comma 4 che prevede l'attivazione di consulenze, come se gli Assessorati, così veniva ricordato da chi mi ha preceduto, non avessero la possibilità di attivare comunque consulenze e quant'altro.
Gli Assessorati hanno una struttura alle spalle, non siamo di fronte a persone singole che hanno bisogno di essere in qualche modo supportate. Se la struttura degli Assessorati non funziona bisogna farla funzionare. Noi potremmo anche considerare la possibilità di ricorrere a consulenze esterne se voi ci diteche queste sono necessarie perché la struttura interna non funziona, non riesce a dare nessun tipo di supporto; ma che ci venga detto. Diteci esattamente lo stato dell'arte dei singoli Assessorati, se esiste questo problema, ma se non è così non si capisce perché bisogna inserire questo comma 4.
Peraltro mi è sembrata curiosa l'argomentazione dell'onorevole Pilo sul fatto che la Commissione non ha indicato nel provvedimento le priorità perché non vi erano certezze in merito. La verità vera è che si voleva fare fretta e non si voleva discutere nel merito, anche in modo contraddittorio rispetto alla discussione che si stava articolando in Commissione, e si è rimandata questa questione ad un momento successivoinvitando la Giunta a formulare una proposta, sulla quale la Commissione effettuerà le eventuali osservazioni
Trenta milioni, è vero, onorevole Pilo, sono poca cosa. E' vero però che di questi tempi anche trenta milioni sono una grande cosa rispetto alle modalità di utilizzo, perché potremmo anche accantonare dei fondi lasciandoli inutilizzati; anche perché tutte le volte che parliamo di poste finanziarie l'Assessore ci ricorda che il fondo del barile è già stato raschiato, di conseguenza se incominciassimo a utilizzare bene anche questi trenta milioni forse faremmo una buona cosa.
Vorrei fare ancora una considerazione; lei, onorevole Pilo, non era presente nella scorsa legislatura, io invece ho avuto la fortuna di esserci, e su questa questione dei comitati, dei consulenti e quant'altro, Forza Italia ha fatto battaglie. Mi dispiace che non sia presente l'onorevole Balletto il quale, tutte le volte che si discuteva sull'eventualità di attivare delle consulenze, gridava allo scandalo.
Io non grido assolutamente allo scandalo, io voglio soltanto sottolineare l'inopportunità di stanziare questi trenta milioni per queste finalità. E non voglio credereche le poste finanziarie, poichè sono molto piccole, possano essere anche immediatamente aumentate. Peraltro abbiamo avuto un'esperienza del genere, forse una settimana fa, quando abbiamo portato uno stanziamento da 7 a 70 miliardi, quindi non ci meraviglia veramente più nulla.
Io chiedo soltanto alla Pilo, a Capelli, ai firmatari dell'emendamento di non considerare i nostri discorsi come discorsi ostruzionistici, nel senso che vogliamo per forza parlare contro una proposta. No, noi stiamo parlando contro in maniera ragionata, e io sono convinto che se vi fermate un attimo anche voi a ragionare vi renderete conto che le cose che stiamo dicendo hanno un senso.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola agli ultimi due consiglieri iscritti a parlare, devo far rilevare che il capitolo 10207 è il capitolo finalizzato alla copertura delle spese per i gettoni di presenza. Pertanto deve essere indicato un diverso capitolo di bilancio.
PILO (F.I.-Sardegna). C'è un errore, gli uffici stanno effettuando una verifica.
PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Io sono intervenuto e intervengo nella discussione perché in qualità di presidente della Commissione ne ho seguito i lavori. In merito a quanto detto dall'onorevole Pilo, debbo dire che in parte risponde a verità e in parte no.. Mi spiego, è vero che durante l'esame in Commissione della proposta di legge si è parlato di un possibile impegno di spesa per consulenze di cui il Comitato potrebbe avvalersi. Questo è stato detto, ma non è stata assolutamente definita nessuna cifra; si è parlato di 10, 20, 30, 50 milioni, ma sempre in modo vago.
Mi dispiace quindi che ancora una volta in quest'Aula venga richiamata la responsabilità degli uffici che assistono la Commissione, quasi che essi abbiano la responsabilità politica di tutto ciò che si muove all'interno di questo provvedimento. Questo non è assolutamente corretto, non è assolutamente educato, non è assolutamente vero, e mi premeva dirlo, non per fare l'avvocato difensore, ma perché, come ho specificato nel mio precedente intervento, c'è stata l'unanime collaborazione della Commissione, minoranza e maggioranza, e ho precisato e puntualizzato che grazie anche all'assidua presenza della minoranza, la proposta di legge è stata esitata in un tempo ristretto, riservandoci in Aula, chiaramente, di completarla, dando ognuno il proprio apporto personale, per rimediare ad eventuali mancanze che la fretta, i tempi ristretti potevano avere generato nel dispositivo di legge.
In questa situazione e in questo contesto di urgenza può senz'altro essere sfuggito qualcosa, ma sicuramente non è stata determinata nessuna cifra quale retribuzione a favore di qualche consulente; è stato detto, questo è vero, che il Comitato poteva se necessario avvalersi di una consulenza anche perché questo è previsto nella legge numero 215, dove addirittura nei dispositivi ministeriali si consigliava la consulenza di un determinato ente, di una determinata struttura che aveva lavorato alla predisposizione dei dispositivi di legge e che aveva già lavorato giustamente su altre situazioni simili.
Non si è assolutamente deciso di citare questo ente, perché anche noi in Sardegna oltre questo possiamo avere altri enti che forniscono consulenze. In ogni caso devo ribadire che nessuno in Commissione in quel momento ha detto più di tanto sulle cifre; non è giusto, quindi, lo ripeto ancora, dover inopinatamente, continuamente richiamare la responsabilità degli uffici perché sinceramente non c'è assolutamente motivo di farlo. Ribadisco, e termino, che l'urgenza, i tempi ristretti con cui è stato esaminato il dispositivo di legge hanno fatto sì che i commissari decidessero di comune accordo che il provvedimento sarebbe stato completato in Aula con l'apporto di ognuno di noi.
Questo è stato detto e questo è quello che si sta facendo, chiaramente ogni contributo è positivo, ogni contributo è valido per poter esitare un provvedimento di legge, il più completo possibile, ma credo che sia necessario lasciare da una parte i personalismi e cercare di dare un contributo sereno, un contributo obiettivo, come è doveroso da parte di ognuno di noi fare, affinchè il Consiglio regionale esiti una legge importantissima, lasciando da parte inutili protagonismi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Vorrei ricordare ai colleghi del Gruppo di Rifondazione Comunista che stiamo parlando di una legge di recepimento di una legge nazionale. In particolare, per quanto riguarda le consulenze, il testo del quarto comma dell'articolo 5 è la riproposizione quasi integrale del comma quinto dell'articolo 10 della legge nazionale, che prevede la presenza di consulenti in materia di imprenditoria femminile.
ORTU (R.C.). E' copiato anche questo!
COSSA (Patto Segni-Rif.Sardi). Non si tratta di copiare, ma io non mi scandalizzo nemmeno per questo, e riconnetto all'emendamento presentato dai colleghi Pilo e Capelli, per quanto riguarda le consulenze, un intento moralizzatore, che è condivisibile, senza però che si privi il Comitato del supporto fornito dai consulenti in una specifica materiaComitato.
Volevo fare questa semplice considerazione del tutto marginale rispetto alla legge, decisamente importante, sull'imprenditorialità femminile, che sarebbe auspicabile approvare.
PRESIDENTE. Proporrei all'aula, in attesa che venga reperita una diversa copertura finanziaria dell'emendamento numero 2, di accantonare l'articolo 5 e i due emendamenti e passare all'esame dell'articolo 6. Si dia lettura dell'articolo 6.
PIANA, Segretario:
Art. 6
Norma di rinvio
1. Le modalità di presentazione delle domande, la formazione delle graduatorie regionali, le iniziative e le spese ammissibili, la misura delle agevolazioni e le relative modalità di erogazione sono determinate ai sensi della Legge n. 215 del 1992 e del relativo regolamento di attuazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
L'articolo 7 è soppresso. Si dia lettura dell'articolo 8.
PIANA, Segretario:
Capo II
Programmazione regionale
Art. 8
Programmi regionali
1. Ai sensi dell'articolo 21 del regolamento di attuazione della Legge n. 215 del 1992, la Regione, in coerenza con i propri obiettivi e strumenti di programmazione regionale, predispone un programma per la promozione e il coordinamento delle iniziative previste dagli articoli 2, comma 1, lettera b), e 12, della Legge n. 215 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, diretto a:
a) attuare iniziative di informazione e di supporto per la diffusione della cultura d'impresa tra le donne;
b) sviluppare servizi di assistenza e consulenza tecnica e manageriale a favore dell'imprenditoria femminile;
c) promuovere la formazione imprenditoriale delle donne.
2. Per la realizzazione di tale programma, la Regione può stipulare apposite convenzioni con enti pubblici e/o privati che abbiano caratteristiche di affidabilità e consolidata esperienza in materia. Tali soggetti devono avere sede operativa nella regione e sono selezionati tramite le procedure di gara previste dal decreto legislativo n. 157 del 1995.
3. In fase di prima applicazione, la Regione per l'assistenza normativa e l'elaborazione del programma di cui al presente articolo, può avvalersi, previa stipula di apposita convenzione, della collaborazione dell'Istituto per la Promozione Industriale - IPI - già accreditato e utilizzato per queste funzioni dal Ministero dell'industria e commercio, ai sensi dell'articolo 17 della Legge 7 aprile 1995, n. 104.
4. Per la realizzazione delle iniziative di cui al presente articolo è istituito apposito capitolo di bilancio presso l'Assessorato del lavoro per l'integrazione delle risorse di cui all'articolo 12 della Legge n. 215 del 1992 e all'articolo 21, comma 2, del regolamento di attuazione.
PRESIDENTE. All'articolo 8 sono stati presentati gli emendamenti 3 e 4. Se ne dia lettura.
PIANA, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Capelli - Fois - Pilo - Tunis Marco.
Art. 8
Il comma 2 è sostituito dal seguente:
2. Per la realizzazione di tale programma la Regione può stipulare apposite convenzioni con Enti pubblici e/o privati che abbiano caratteristiche di affidabilità e specifiche e consolidate esperienze in materia di incubazione d'impresa, e che siano presenti sull'intero territorio regionale.
Tali soggetti sono selezionati tramite le procedure di gara previste dal Decreto Legislativo n. 157 del 1995. (3)
Emendamento sostitutivo parziale Capelli - Fois - Pilo - Tunis Marco.
Art. 8
All'art. 8, al 3° comma, le parole "e l'elaborazione del programma di cui al presente articolo" sono sostituite da "e per il supporto tecnico necessario per l'avvio delle procedure e l'installazione e gestione dei sistemi informatici, può avvalersi, previa stipula di apposita convenzione senza oneri a carico della Regione sarda". (4)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare gli emendamenti numero 3 e 4.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). L'emendamento numero 3, sostitutivo, specifica meglio le caratteristiche che alcuni enti pubblici e/o privati devono avere per poter stipulare convenzioni con la Regione al fine di partecipare alla realizzazione del programma previsto dal comma 1 dello stesso articolo. In particolare alla fine del primo periodo: "che abbiano caratteristiche di affidabilità specifica e consolidata esperienza in materia" sono state aggiunte le parole "di incubazione di impresa".
Questo per tutelare principalmente gli enti pubblici o privati che insistono ed operano sull'intero territorio regionale in Sardegna e che abbiano specifiche caratteristiche ed esperienze nell'accompagnare le giovani, nuove imprese nel percorso iniziale dell'avviamento; tali aziende private e pubbliche sono presenti nel nostro territorio regionale, è demandata dalla legge 215 la possibilità di servirsi di queste aziende e di questi enti, ripeto, pubblici e privati, abbiamo preferito specificare ulteriormente le caratteristiche di esperienza e professionalità che tali enti devono avere.
Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 4, sempre all'articolo 8, al comma 3, si tratta di sostituire alle parole "elaborazione del programma di cui al presente articolo" le parole: "e per il supporto tecnico necessario per l'avvio delle procedure e l'installazione e gestione dei sistemi informatici", questa possibilità è offerta alle Regioni che integrano le risorse statalie dal Ministero è offerta anche la possibilità di collaborazione con la IPI, che già in altre realtà ha operato affianco delle strutture regionali ma anche con quelle del Ministero nella gestione delle procedure di avviamento della legge.
Questo è previsto per legge ed è previsto anche che sia una prestazione convenzionata e gratuita a carico del Ministero stesso; abbiamo preferito sottolinearlo ulteriormente perché non ci fossero equivoci sul fatto che tale prestazione fornita da un ente nazionale sia comunque a titolo non oneroso per la Regione e che per qualsiasi altro tipo di partecipazione, sempre in materia di incubazione di impresa, lo stesso ente-regione possa essere libero di convenzionarsi possibilmente e prioritariamente con aziende che siano presenti e operino , come quelle meglio specificate nell'emendamento numero 3, sull'intero territorio regionale e abbianole necessarie competenze in materia di incubazione di impresa.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti numero 3 e 4, ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professonale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La Giunta li accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sugli emendamenti il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Gran parte dell'articolo 8 fa il paio con gran parte del precedente articolo 5; siccome si parla in questo provvedimento di agevolazioni a favore di alcune forme di sostegno dell'imprenditorialità femminile si ha l'impressione che si stia pensando che esistono due Regioni; per il modo tentacolare in cui vengono suddivisi gli interventi previsti da questa legge, parrebbe che si stia prefigurando un'altra Regione, con altri apparati, altre convenzioni, altre consulenze, altri uffici per la Regione al femminile, per l'economia al femminile, per l'impresa al femminile, per il lavoro al femminile, dopo di che l'altra Regione, quella che rimarrebbe, sarebbe quella maschile.
Qui cerchiamo di capirci, se un provvedimento legislativo come questo è mirato all'adozione di misure di carattere positivo, per superare qualche ulteriore difficoltà propria delle categorie che sul mercato del lavoro, ma non solo del lavoro, anche nelle iniziative di impresa in realtà sono svantaggiate per ragioni indipendenti dalla loro volontà, è il caso di diverse componenti della società, come i giovani, come chi per varie ragioni non ha potuto storicamente partecipare a processi di inserimento nell'attività economica nel tempo nel quale altri hanno potuto farlo, ma in questi casi si parla anche dell'universo maschile, non solo di quello femminile, per cui io direistare attenti a non creare adesso, con questo provvedimento la Regione al femminile che presuppone comunque l'esistenza di una Regione al maschile.
In materia di economia, che è materia di lavoro, per fortuna viviamo tempi nei quali molti uomini e molte donne sono in grado di fare cose rilevanti senza essere per altro verso tutelati in modo del tutto specifico e anche onnicomprensivo; dovremmo dire che per fortuna conosciamo professionalità eccelse al femminile, che basterebbe saper valutare e saper apprezzare dove esistono, né è detto che ogni cosa che sia al femminile sia migliore: Cerchiamo di sfatare questa teoria :una cosa intelligente è tale chiunque la pensi, uomo o donna che sia, una sciocchezza è tale chiunque la proponga, uomo o donna che sia.
Essendo le donne di più, è chiaro che propongono cose più intelligenti, ma rischiamo facendo questo ragionamento di precipitare in un tempo e in una dimensione di ragionamento nel quale non abbiamo proprio nessuna intenzione di precipitare, né di correre il rischio di farlo. Però state attenti, perché questo è un programmino, un programmino contenuto in una leggina, dato che lo Stato sta dando un finanziamento di quindici miliardi e la Regione, a seguito di un emendamento approvato, si sta vincolando a non stanziare mai più del 20 per cento del finanziamento statale, diviso l'indice di disoccupazione femminile, come dire che più aumenta la disoccupazione femminile, meno mette la Regione perché così è scritto nell'articolo 2. E quando io ho chiestoche cosa questo significasse, mi è stato risposto che così si obbliga lo Stato a mettere di più perché si sta aumentando il divisore. Ciò che a me sembrava un errore, era invece voluto. Leggetelo, l'ultimo comma dell'articolo 2 dice questo, che più disoccupazione femminile c'è in Sardegna e meno la Regione può mettere danaro, perché se aumenta il tasso di disoccupazione femminile, che è il divisore rispetto al 20 per cento di quanto mette lo Stato, che è il dividendo, se aumento il divisore diminuisco il risultato.
Quindi avete già approvato un articolo col quale dite che più c'è disoccupazione femminile in questa Regione e meno la Regione può mettere danari, rimangono quelli che mette lo Stato che sono 13 - 15 miliardi; e per gestire questo fondo dobbiamo creare tutto questo nuovo apparato regionale, uffici di consulenza, adesso incubatrici, ma non ci sono incubatrici, chi incuba non incuberà uomini e donne? C'è in questa regione un BIC Sardegna sostenuto dal potere pubblico? Funziona? Lo si faccia funzionare per uomini e donne, abbia la sua azione specifica al maschile e al femminile, se ritenete, ma perché altre incubatrici e altri incubatori, Capelli? Che cosa devi incubare di altro? Che cosa devi incubare? Perché altre convenzioni, c'è scritto qui, con altri soggetti incubatori pubblici e privati? Ma che cosa dobbiamo fare un programma di incubatrici? Ma allora tu devi fare pollai , non programmi di sostegno all'imprenditorialità femminile!
Esiste già una struttura pubblico-privata, è sufficiente, la Regione la usa quando vuole, non c'è bisogno che tu lo metta in questa legge, la verità è che tu con questa legge, con questo emendamento non ti riferisci al BIC che c'è ed è utilizzabile, è utilizzabile come è utilizzabile normalmente tutto quello che è della Regione o che c'è nella Regione; tu dici strutture, incubatori e incubatrici, maschili e femminili, pubblici e privati, quindi plurali pure e incubiamo, incubate, però così voi non state sostenendo una buona legge per una buona idea, per un buon principio, cogliete ogni occasione per infilarci tutte le cose e cosette di cui siete a conoscenza e di cui avete anche un piccolo controllo.
Sai non ti sto dicendo le cose così, tu lo stai dicendo, sarei anche meno ridanciano in queste cose, perché adesso discutiamo questa legge, però qui sul tavolo abbiamo un sacco di carte e, fra le altre carte, ce n'è una che voi, maggioranza e Giunta, state perorando perchè si chiede che, subito dopo la discussione di questo provvedimento, in deroga alle regole si possa riunire una Commissione oggi per approvare un'altra variazione di bilancio, perché se no questa Giunta, nel settore dell'agricoltura in particolare, perderebbe 70 miliardi.
Noi siamo qui tutto il giorno a discutere di questi 14 miliardi, con tanto di organizzazione, di strumentazione, di Commissioni, di convenzioni e di incubatrici, di questi 14 miliardi che dovrebbero risolvere il problema dell'imprenditorialità femminile in Sardegna, balle!, e nel frattempo la Giunta sta perdendo 70-80 miliardi che erano destinati all'agricoltura e non che non sono stati spesi eppure, quanto bisogno aveva l'agricoltura che si utilizzassero quei danari per realizare gli investimenti previsti.
Però la prima voce inserita in quella variazione, Cara Mariella, te lo dico affettuosamente (onorevole Pilo, per l'ufficialità), da un tuo amico, collega, referente di Giunta non sono trenta milioni tanto per gradire, per fare una cosetta, una consulenza piccolina tutta al femminile, no, lui propone una consulenza al maschile, bella maschia, per gli ultimi giorni di quest'anno, in aggiunta a tutto quello che aveva e che ha, di 7 miliardi. Ci state chiedendo una deroga per non perdere 70-80 miliardi, e guai a voi se li perdete! in un settore sofferente della nostra Regione, quale è il settore agro-pastorale in questa fase particolare, ma il primo intervento che proponete, del costo di 7 miliardi, è per le promozioni pubblicitarie per il resto dell'anno che rimane prima della befana, cioè da Gesù bambino a Capodanno.
Non è possibile! Ecco in che clima discutiamo, ecco perché stiamo invitando ad aggiustare alcune cose, cose piccole, a migliorarle, in modo che si possa approvare questa leggina. E vedremo di approvare anche qualche altro provvedimento sistemando le cose però, non sotto ricatto, perché così fate danno ma non a noi; a noi tutt'al più fate spendere maggiori energie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU` (D.S.). Sull'emendamento 4 era ed è intendimento dell'insieme della Commissione di non introdurre surrettiziamente dei canali di spesa a favore di enti o società, ancorché si tratti di enti pubblici; ci stiamo riferendo infatti all'Istituto di promozione industriale, che è un istituto pubblico, peraltro è già pagato dallo Stato, in quanto i sui servizi sono già previsti dalla legge numero 215.
In sede di prima applicazione, come dice la legge, lo Stato mette a disposizione questo strumento, questo aiuto, però può succedere che quanto non previsto espressamente dalla convenzione, trattandosi di programmi informatici, di procedure di software e quant'altro, possa essere successivamente inserito.
Quindi io sono d'accordo nell'introdurre quella formulazione purché ciò non comporti oneri aggiuntivi; il che taglia la testa al toro e l'amministrazione regionale potrà avvalersi dell'Istituto di promozione industriale solo per quei servizi che sono gratuiti.. Questo era il nostro intendimento, probabilmente occorreva precisarlo meglio; quindi sull'emendamento numero 4 penso che ci possa e ci debba essere l'accordo.
Relativamente all'emendamento numero 3 non sono d'accordo con le considerazioni svolte poc'anzi dal collega Cogodi. Io ricordo bene, almeno penso di ricordare bene, la lunga discussione che è avvenuta in Commissione attorno alla possibilità o necessità, in certi momenti, di individuare in legge il soggetto di cui il Comitato o l'Amministrazione regionale si avvale o può avvalersi, qualora non possa risolvere con i propri strumenti ordinari tutti gli adempimenti necessari per la programmazione e l'uso di queste risorse, di consulenze anche in questo caso, di enti, società, enti pubblici o società e così via.
. Si è poi stabilito che questo non era opportuno, anche perché qualsiasi amministrazione pubblica non puòindividuare il soggetto in anticipo perché quel soggetto, tra le altre cose, si farebbe pagare, ovviamente, per ciò che fa. Tutti i vari settori dell'amministrazione pubblica, a partire dal più piccolo dei comuni, non possono procedere in questo modo neppure per affidare consulenze del valore di un milione e mezzo di lire, figuriamoci se si tratta d'altro.
Si è invece deciso che l'Amministrazione regionale, qualora abbia necessità di ricorrere al sostegno di consulenze e professionalità esterne, proceda così come procedono tutte le amministrazioni pubbliche, seguendo i dettami previsti dalla legge numero 157 del '95 in tema di appalti. Allora tutti i soggetti pubblici o privati che siano concorreranno sulla base del capitolato che verrà predisposto.
Quindi non sono d'accordo sull'individuazione prioritaria del soggetto perché non è così; anzitemo che finiremmo per incorrere in una procedura di infrazione da parte dell'Unione europea.
Non capisco perché l'emendamento a questo punto introduca quale elemento caratterizzante il fatto che questo ente debba essere incubatore di impresa; è una formula magica. Io capisco che cosa significhi, non capisco perché si debba restringere la partecipazione solo a chi ha nel proprio statuto quella dicitura. Se si bandisce una gara sarà l'amministrazione a stabilire di che cosa ha bisogno, se ha bisogno di incubatori di impresa lo scriverà nel capitolato, così come elencherà gli eventuali altri servizi di cui potrà necessitare.
Perché dobbiamo prescriverlo in legge? Dovremmo riportare il testo in Consiglio regionalequalora fosse necessaria una consulenza che prescinda dall'incubatore di impresa? Io francamente penso che sia corretto e giusto dire che ciò che non è passato in Commissione venga portato direttamente in Aula, siccome in Commissione si intendeva affidare direttamente al BICeventualmente, questo tipo di consulenza, lo si dica; dal punto di vista procedurale però secondo me non è possibile, perché è un'infrazione, e allora come al solito viva la libera concorrenza, viva il privato, viva quant'altro, naturalmente nelle declamazioni, perché poi quando si fanno le scelte concrete si agisce in maniera diversa.
Se il BIC, come io ritengo, ha le capacità, le professionalità necessarie e quant'altro, parteciperà alla pari di tutti gli altri istituti e concorrerà per dare quel tipo di servizio, se non le ha dovrà guadagnarsi, come si suol dire, la pagnotta, e darsi da fare, rimboccarsi le maniche e probabilmente migliorare anche dal punto di vista professionale.
Io non credo che sia giusto prescegliere in legge gli enti o gli istituti. Questa discussione si è già avuta nella sede propria della Commissione e la Commissione è arrivata a una conclusione che mi pare molto chiara, molto lineare, molto trasparente; se l'amministrazione regionale ha bisogno di quelle consulenze e di quei servizi bandisca una gara d'appalto, ai sensi della legge numero 157, e i vari soggetti concorreranno. Non altro.
Le limitazioni, secondo me, è opportuno che vengano introdotte per via amministrativa, semplicemente, attraverso il bando della gara, non attraverso la legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, sarò brevissimo. Voglio solo precisare, affinché non si dia adito a equivoci, né tanto meno a distorte interpretazioni della legge, che la quota assegnata dallo Stato alla Regione deriva non da una scelta politica regionale, bensì da una parametrazione tra il dato della popolazione residente in Sardegna e quello della disoccupazione femminile in Italia; per essere chiari, leggo testualmente: "La quota di riparto è ottenuta riposizionando a 100 il valore derivante dalla moltiplicazione della distribuzione percentuale della popolazione residente, corretta del tasso di disoccupazione in Italia". In base a questo calcolo, che è insito e riportato nella legge numero 215, alla Sardegna spettano esattamente 14 miliardi e 296 milioni, nel primo anno, che è questo, il 2000, data in cui la legge sta per ottenere, così si spera, l'approvazione del Consiglio. Stante che siamo nello scorcio finale dell'anno, e stante che in fase di assestamento di bilancio, per non perdere i diritti acquisiti, cioè per non perdere la contribuzione di quei 14 miliardi 296 milioni, il Consiglio ha deliberato uno stanziamento pari a 1 miliardo e 250 milioni, una quota minima, e in questo concordo con l'onorevole Cogodi. Però, così come ho precisato nel mio primo intervento, a partire dal 2001, dal marzo prossimo quindi, la quota che la Regione affiancherà alla quota della Stato sarà pari a 5 miliardi, per cui si avranno a disposizione risorse pari a 20 miliardi. Queste risorse indubbiamente saranno insufficienti e inadeguate a sopperire alle domande di investimenti che perverranno dalla imprenditoria femminile, su questo sono perfettamente d'accordo.
Ma la limitatezza dello stanziamento non è assolutamente da imputare alla volontà politica della Regione autonoma della Sardegna, in quanto la cifra base è prefissata dallo Stato, dal Ministero, in base a un calcolo parametrico previsto in legge. Noi possiamo solo incentivare percentualmente quella cifra. Le cose stanno così. Ciò non toglie, mi rifaccio a qualche intervento sentito stamani, che la Regione possa dotarsi di una sua legge sull'imprenditoria femminile e sopperire quindi all'insufficienza del finanziamento statale. Quindi non colpa assolutamente della Regione, quindi non scelta politica della Regione, ma osservanza di quanto disposto dalla legge dello Stato, ed è questo che limita ingiustamente, dico ingiustamente, l'importo da investire.
Mi auguro che a marzo, quando il Comitato preposto dovesse giustamente, così prescrive la legge, predisporre il programma di interventi, quest'Aula proponga iniziative atte a sopperire a questa grave e ingiustificata lacuna ad opera, lo ribadisco, dello Stato e non della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Intervengo brevemente per dire che si può anche prendere atto della precisazione dell'onorevole Rassu, però i discorsi di principio che noi con i nostri interventi abbiamo sviluppato rimangono in piedi. Non si può enfatizzare un provvedimento la cui dotazione finanziaria è di 15 miliardi, presentandolo come la soluzione di tutti i mali della condizione femminile e dell'alto tasso di disoccupazione, e poi apprendere che in realtà si sta esitando un provvedimento che in questa fase ha solo ed esclusivamente la finalità di utilizzare fondi nazionali.
Presidenza del Vicepresidente Spissu
(Segue ORTU.) A questo scopo sarebbe stato sufficiente varare un testo formato da un articolo unico, senza enfatizzare il problema, discuterne con grande chiarezza, con grande apertura come tra l'altro, devo sottolinearlo, giustamente, ha fatto l'onorevole Rassu nell'intervento precedente. L'onorevole Rassu infatti, correggendo su questo l'onorevole Pilo, ha detto che il provvedimento è stato esitato in modo anche un po' affrettato, e la responsabilità di questo è nostra, di noi politici, e non dei funzionari - ci mancherebbe altro! - e l'onorevole Rassu ha aggiunto che è stato licenziato dalla Commissione con la riserva che si potesse migliorare in Aula . E ci mancherebbe altro che non fosse possibile migliorare un provvedimento in Aula! I consiglieri hanno tutti il diritto di verificare in Aula, essendo questa la sede di approvazione definitiva di un provvedimento, con estrema attenzione il materiale che ci viene sottoposto e quindi avere anche la possibilità, una volta appreso dei contenuti in sede di Commissione, eventualmente di effettuare anche una riflessione approfondita. Ci mancherebbe altro, ripeto, che non fosse così, e ci mancherebbe altro che il Consiglio regionale si limitasse a copiare, in modo puro e semplice, i provvedimenti approvati a livello nazionale! In barba all'autonomia speciale e a tutto ciò che si teorizza in proposito anche da parte dei Riformatori. Riformatori che, con l'onorevole Cossa, ammettono di aver copiato in modo puro e semplice il provvedimento nazionale, e quindi ci chiedono di che cosa ci lamentiamo, e poi vogliono inventarsi la Costituente per essere noi i soggetti, proponenti, di ciò che anche a livello nazionale, e questo è più che giusto, dovrebbe formare la legislazione fondamentale di regolamentazione delle attività economiche, sociali ed istituzionali nell'ambito della nostra Isola.
Allora, in primo luogo noi non siamo dell'opinione di accogliere tout court i provvedimenti nazionali, neanche se dovessero includere convenzioni o consulenze, e ci mancherebbe altro! anche su questo non si scherza a Cagliari, non si scherza nemmeno a Roma.
Noi abbiamo indicato un percorso, che prevede anche uno snellimento della legislazione, che a nostro avviso consente, concretamente, di incominciare a riformare il modo di pensare e di fare le leggi in Sardegna. E per questa ragione noi, in Sardegna e non solo in Sardegna, abbiamo detto che un provvedimento, la cui dotazione finanziaria è di 15 miliardi, deve essere davvero semplice e deve poter essere anche attuato in modo rapido; non c'è bisogno quindi di tutte le "bardature" che sono state apportate al provvedimento. Una conferma è data dal fatto che non vi è un Comitato e una consulenza solo per l'intera legge, in ogni articolo si apre la strada a consulenze o a convenzioni. Così è detto nell'emendamento numero 3, è discutibile anche il testo dell'articolo 8, ed è discutibile anche il comma 2 che si vuole emendare, per essere chiari. Quindi concordo con quanto ha sostenuto l'onorevole Rassu, Presidente della Commissione, e non vedo perché non si dovrebbero accogliere la sua tesi e le sue precisazioni; e io pregherei l'onorevole Rassu di ripetere all'onorevole Capelli - visto che era fuori dell'Aula - il contenuto del suo intervento così anche lui in qualche misura ha il quadro delle informazioni necessarie per discutere questo provvedimento di legge.
Perciò, come ha detto l'onorevole Rassu, la legge va perfezionata in Consiglio e, per la verità, noi abbiamo anche perplessità sullo stesso contenuto del comma 2 dell'articolo 8. Proprio perché degli strumenti che vengono in quel comma richiamati, l'amministrazione regionale se ne può avvalere in via ordinaria e non vediamo perché debbano essere richiamati in legge. Veramente sappiamo perché devono essere richiamati in legge, perché poi la finalità viene resa esplicita con l'emendamento numero 3 all'articolo 8. L'obiettivo è quello di realizzare convenzioni addirittura individuando anche i soggetti, perché le cose bisogna chiamarle con nome e cognome, perché tutti sappiamo leggere e scrivere.
Quando nell'emendamento si ripropone il comma 2 con la precisazione che gli enti con cui stipulare la convenzione devono avere "specifica e consolidata esperienza in materia di incubazione di impresa", si sta dicendochiaramente con quali soggetti si vogliono realizzare le convenzioni. E noi non siamo assolutamente d'accordo.
Ecco dove si rivela la vostra volontà, la volontà di questa maggioranza di voler cambiare tutto, sì, volete cambiare tutto ma cambiare tutto in peggio, appesantendo ulteriormente la macchina già così farraginosa dell'amministrazione regionale, scegliendo di mantenere in piedi questo apparato elefantiaco affiancandogli una miriade di altri soggetti, soprattutto privati, ai quali poi devolvere le risorse, quelle poche risorse pubbliche.
Noi siamo contrari a questo modo di procedere. Se davvero vogliamo riformare la macchina amministrativa regionale, se davvero vogliamo semplificare, se davvero vogliamo delegiferare, come si dice, facciamo leggi semplici, avvaliamoci degli strumenti esistenti, modificandoli se non sono più adatti, rendiamoli in grado di rispondere alle esigenze dell'amministrazione pubblica, ma non manteniamo in piedi questa struttura elefantiaca e soprattutto non contribuiamo, e noi non siamo d'accordo, a crearne un'altra parallela, privata, che non è migliore di quella pubblica..
Ecco perché noi diciamo che se la volontà vera è quella di utilizzare bene le poche risorse di cui si dispone questo può tranquillamente avvenire predisponendo un provvedimento semplice, snello, leggero che consenta una spendita velore dei 15 miliardi. Ripeto, chi ha esperienza di pubblica amministrazione sa che 15 miliardi possono essere spesi bene, possono essere finalizzati alla realizzazione di obiettivi positivi e concreti di sviluppo e di crescita anche dell'impresa, facendo bene le cose, facendole in tempi rapidi, senza ricorrere a "bardature" inutili e, soprattutto, senza sprecare quelle poche risorse disponibili, siano esse di derivazione nazionale o regionale. E come ha detto il collega Cogodi, giusto parlando di sprechi, dovremmo esaminare un altro provvedimento, e anche esso è stato chiamato leggina poc'anzi, che tra l'altro su 70 miliardi ne destina 7 più 8, grosso modo l'importo previsto in questo stanziamento, ad obiettivi che davvero non servono né ai privati nè tanto meno allo sviluppo economico e sociale di quest'Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori Ivana. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.). Vorrei rammentare a tutti noi che stiamo discutendo una proposta di legge regionale che è stata presentata al fine di attivare quel cofinanziamento regionale da affiancare a delle risorse già stanziate nazionalmente ancorché esigue; e su questo punto mi pare che già nell'introduzione sia io che altri colleghi siamo stati chiari nel dire che sono, quelle regionali, risorse aggiuntive. Il cofinanziamento infatti permette alle Regioni, che intendono aderirvi, di istruire le pratiche di finanziamento per l'attivazione di imprese femminili in loco. In certi momenti ho l'impressione che si pensi che stiamo discutendo di una legge propria della Regione che intende finanziare chissà quali interventi con chissà quali grandi risorse. Se noi provassimo invece a ragionare all'interno di questi steccati, diremmo meno cose inesatte e la esiteremmo anche prima; soprattutto potremmo provare a ragionare visto che questa proposta di legge è arrivata in Aula con l'approvazione dell'intera Commissione, pertanto sia della maggioranza che dell'opposizione, e che mi pare che a quel punto gli emendamenti che dovevano essere presentati, dovevano essere concordati e che gli emendamenti tecnici dovevano essere tecnici per davvero. Ma, entrando nel merito, l'emendamento numero 4 all'articolo 8 in realtà che cosa fa? Introduce una ulteriore specificazione dei soggetti eventualmente idonei a stipulare una convenzione al fine di aiutare le imprese, anzi sostenere le imprese, accompagnare le imprese nella loro attività.
Dai colleghi , a dire il vero sia della maggioranza che dell'opposizione, con i quali ho parlato, visto che io non faccio parte della Commissione VI e pertanto non ho potuto seguire i lavori, mi è stato detto che su questa dicitura c'è stata già un'ampia discussione in Commissione e che lì è stata rigettata, quindi non è un emendamento tecnico, non è un'omissione della funzionaria, non è una dimenticanza. Perché non proviamo, giusto per concludere in modo un po' più razionale e senza aggiungere troppi fronzoli, che farebbero pensare che in realtà stiamo pensando, magari non è vero, però certo che l'emendamento così proposto, questo parrebbe far pensare, a consulenti o società precise, eccetera. Anche perché io concordo col collega Orrù quando diceva che probabilmente sono diciture che verrebbero ricusate dall'Unione europea stessa.
Io proporrei pertanto ai presentatori di questo emendamento di ritirarlo, così si può procedere al voto dell'articolo come concordato in Commissione. Oltretutto tutti stiamo dicendo che questa proposta di legge, fra un anno, cioè dopo il primo anno di vigenza, andrà rivista; ci renderemo conto infatti che le priorità regionali dobbiamo scriverle in legge, perché è un nostro preciso dovere, una volta analizzata la situazione, avere statistiche un po' più precise di quelle di cui siamo in possesso, e probabilmente attivare gli enti che la Regione Sardegna prevede per istruire ed incubare le imprese, salvo poi renderci conto che sono sempre inadeguati.
Riproponiamo allora ciò che si era concordato e deciso in Commissione, votiamo l'articolo 8, così come proposto nel progetto di legge, e ripensiamo al modo di riscriverlo in una prossima rivisitazione della proposta stessa. .
E non dimentichiamo che la Regione Sardegna, come ho detto prima, sta stanziando questo fondo semplicemente per attivare quel cofinanziamento che permette di istruire le pratiche in Regione e non a Roma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). L'onorevole Ivana Dettori ha avanzato una proposta, di tipo operativo, per smuovere una situazione che sta rasentando il ridicolo. Ora, a parte il fatto che, a fronte di una proposta, non c'è stata nessuna risposta da parte di coloro che dovrebbero quanto meno dire se sono o non sono d'accordo, a questo punto mi sembra doveroso intervenire perché, rimanendo agli atti le cose che dico, e non possano sussistere dubbi rispetto alla nostra posizione.
Se è vero che la legge numero 215, così come si sta ripetendo nel corso degli interventi limita il potere d'intervento della Regione e quant'altro, e si ritiene ingiusto questo fatto , è altrettanto vero che l'emendamento numero 3 queste prerogative di sicuro non le riassegna, anzi, si va oltre. Quando si sottolinea che questo emendamento può causare anche un possibile rinvio del provvedimento, io dico che questo è nelle cose, perché il testo approvato dalla Commissione dice esattamente: "Tali soggetti devono avere sede operativa nella regione e sono selezionati tramite le procedura di gara previste dal decreto legislativo numero 157 del 1995". Si sta affermando che si opererà nel rispetto della legislazione vigente. Con questo emendamento si vuole aggirare una disposizione di carattere generale, certo, ma comunque una disposizione di trasparenza rispetto alle procedure che si devono adottare nei confronti dei soggetti con i quali eventualmente possiamo stipulare le convenzioni.
Si sta ripresentando in questo caso una questione che affrontammo quando discutemmo un altro provvedimento inConsiglio, relativamente ai titoli che le imprese devono possedere per partecipare alle gare.
Ora, se qualcuno avanza il sospetto che questa formulazione possa consentire anche operazioni poco chiare, come per esempio l'individuazione di precise aziende aventi queste caratteristiche a livello regionale, mi sembra che normale, perché questa è la realtà.
Io, dopo le dichiarazioni dell'onorevole Ivana Dettori, pensavo che ci sarebbe stata una risposta positiva, invece non perviene nessuna risposta né da parte dei proponenti, né da parte della Giunta, né da parte dell'Assessore interessato, che fino a adesso si è semplicemente limitato a essere d'accordo con le indicazioni del relatore, in questo caso l'onorevole Pilo.
Su questo aspetto voglio sollevare un dubbio anche di carattere procedurale, Presidente, perché il relatore di una legge, si esprime a favore o contro non in quanto relatore, ma in quanto rappresentante di quella commissione che gli ha dato tale compito, e si esprime negativamente o favorevolmente in quanto la commissione, nella sua maggioranza, ha approvato o disapprova un certo emendamento. Non è che qua ogni relatore esprime il suo parere personale, in questo caso ancora peggio perché il relatore che esprime il suo gradimento agli emendamenti è colui che è primo firmatario dell'emendamento stesso. Beh, qua c'è il gioco delle tre carte, c'è qualche cosa che non funziona e forse anche nell'applicazione del Regolamento, nelle procedure che noi adottiamo dovremmo stare più attenti, perché il relatore in questo caso, sorpatutto, dovrebbe " rimettersi all'Aula, perché la Commissione, nel merito degli emendamenti, non ha avuto la possibilità di esprimersi. Anzi, a dir di più, il relatore avrebbe potuto dichiarare di essere personalmente d'accordo, ma di dover far presente che in sede di Commissione, la maggioranza della Commissione aveva respinto l'emendamento in questione. A mio avviso quindi il parere espresso a nome della Commissione doveva essere esattamente opposto a quello dichiarato in quest'aula".
PILO (F.I.-Sardegna), relatrice. Io non ho espresso il parere su questo emendamento.
VASSALLO (R.C.). E' bene che le cose si riportino esattamente; e rivolgo un invito all'Assessore, il quale continua a dire di essere d'accordo con con quanto dichiara il relatore, di darci alcune risposte rispetto alle questioni di merito che noi abbiamo sollevato. Anche perché è stato sospeso un emendamento imputato a un capitolo di spesa non rispondente, e noi abbiamo già chiesto in proposito se sia proprio necessario attivare queste consulenze. E se l'assessorato del lavoro non abbia al suo interno gli strumenti per poter comunque operare. Se non non dovesse averli lo dica, e dica che cosa sta facendo per recuperare le carenze croniche che in quell'assessorato ci sono. Ha bisogno di altro personale? Ha bisogno di attivare consulenze perché altrimenti la legge non funziona? Noi questo chiediamo, e vorremo sapere, perché non è ininfluente ai fini della nostra decisione sull'espressione di voto. Potremmo infatti anche decidere di votare a favore se ritenessimo che le risposte che lei ci darà abbiano un fondamento. Penso che il senso della mia dichiarazione si sia capito; avrò modo di approfondire comunque nel corso della discussione sugli altri articoli.
PRESIDENTE. Poiché nessuno altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
Poiché sussistono problemi invito un altro consigliere Segretario ad assidersi al banco della Presidenza, così si può contare meglio. Qual è il risultato?
Piana (P.P.S.-C.D.U.Sardi), Segretario. 31voti a favore e 22 contrari.
MASIA (F.S.D.), Segretario. 27 (?) contrari, 22 favorevoli.
PRESIDENTE. Quindi?
CUGINI (D.S.). Votiamo col sistema elettronico e facciamo la verifica.
MASIA (F.S.D.), Segretario. Posso dare i nomi di chi è entrato ora.
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione col sistema elettronico.Chi approva alzi la mano.
(E' approvato)
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Chi ha chiesto la votazione elettronica?
PRESIDENTE. La può disporre il Presidente, onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. C'è la certificazione del Segretario.
PRESIDENTE. Il Consiglio ha approvato l'emendamento numero 4 con 34 voti favorevoli. Questa non era una verifica del numero legale, era una votazione su un emendamento, il numero 4, su cui alcuni consiglieri si sono evidentemente astenuti, pur essendo presenti in aula. E' chiaro? Non era la verifica del numero legale bensì una votazione con l'ausilio del sistema elettronico.
Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Presidente, mi consenta un brevissimo richiamo alle modalità di voto. Io ho chiesto più volte che quando si procede alla votazione si usi la cortesia di far suonare quella che noi chiamiamo la "cicala" in termine parlamentare, perché può accadere che un consigliere si sposti per un qualunque motivo e non sapere che si vota in quel momento. Non costa niente fare questo.
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi, chiedo scusa all'onorevole Contu, ma devo sottolineare che il segnale acustico è in funzione da prima che iniziasse la votazione.
FADDA (Popolari-P.S.). Confermo.
CONTU (C.C.D.). Le do la mia parola d'onore che non si sentiva.
PRESIDENTE. Noi non diamo la parola d'onore, onorevole Contu, la prego di credere che abbiamo attivato il sistema di chiamata, così come è previsto; se poi lei non l'ha sentito, questo è un altro problema.
Onorevole Cugini, su che cosa chiede di intervenire?
CUGINI (D.S.). Sulla richiesta avanzata dal collega Contu.
PRESIDENTE. La richiesta del collega Contu è stato esaudita.
CUGINI (D.S.). Un secondo, Presidente, io chiaramente intervengo in forma collaborativa.
PRESIDENTE. Collaborativa verso chi? Verso l'onorevole Contu?
CUGINI (D.S.). Verso il Presidente.
PRESIDENTE. Verso il Presidente. La ringrazio.
CUGINI (D.S.). Il collega Contu ha detto che al momento della votazione dobbiamo in qualche modo essere avvisati perché uno può essersi spostato, e su questo ha ragione. Però noi abbiamo chiesto questo sistema di votazione per un altro motivo, collega Contu, noi abbiamo chiesto di verificare il voto perché siamo convinti che il Segretario Piana, quando ha contato i voti, ha alterato la votazione, questa è la nostra opinione. Per verificare questo fatto abbiamo chiesto al Presidente Spissu questo sistema di votazione, e l'ha fatto in ragione di una nostra obiezione e di una certezza, perché due Segretari hanno contato le stesse persone e a un Segretario risultavano più voti alla maggioranza e meno voti alla minoranza. Ho detto che poteva essere che il collega Piana, contando i voti della maggioranza, vedesse doppio, e quindi questo poteva risultare. Allora, per evitare la conferma di questo dato, abbiamo fatto questa verifica. Tutto qui. Ecco perché il Presidente Spissu ha proceduto in questo modo alla votazione.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cugini per l'ausilio e la collaborazione. Abbiamo adottato il sistema elettronico perché è stata di difficile rilevazione la votazione manuale, fra l'altro si è modificato il numero dei presenti in Aula tra una votazione e l'altra, tra un emendamento e l'altro.
Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
PiANA, Segretario:
Art. 9
Controlli
1. La Regione può disporre in qualsiasi momento le ispezioni e le verifiche ritenute opportune, anche a campione, sui soggetti che hanno richiesto le agevolazioni, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni per la fruizione delle medesime.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, per dire della totale superfluità di questo articolo. Che cosa vuol dire stabilire in una legge che la Regione può disporre in qualsiasi momento le verifiche da effettuare anche a campione che ritiene opportune. Ma certo che lo può fare. Su questo come su ogni attività in cui la Regione sia coinvolta, di cui sia, non dico artefice in esclusiva, ma in cui sia anche solo parte. Cioè non comprendo che cosa aggiunga o che cosa tolga questo articolo alla bontà di una legge.
Allora la proposta è che questo articolo, proprio perché del tutto inutile, a meno che non voglia significare cose altre rispetto a quello che il testo e la lettera dell'articolo fanno intendere, ma se c'è altro qualcuno lo spieghi, è del tutto superfluo, è del tutto ultroneo. Per cui chiederei che venga cassato. In realtà era superflua (visto che devo dire qualcosa, così perchè qualcuno abbia la bontà di porgere orecchio), così come era superflua la votazione precedente, ripetuta due volte. Io comprendo che si intende il ruolo di arbitro nella contesa facendo pareggiare la partita, c'erano due emendamenti, facciamo uno agli uni ed uno agli altri. Non ho ancora capito, non ho voluto interloquire prima, lo faccio adesso, chiedo scusa, come si faccia, essendosi tenuta la votazione, ed avendo i Segretari, due Segretari, conteggiato i numeri dei presenti, e detto che quella votazione era finita con un certo esito, ma non di un voto di differenza, ma di cinque, sei, sette voti di differenza, come si faccia a non credere alla dichiarazione dei Segretari che in questo Consiglio sono tenuti a verificare i votanti e a far ripetere la votazione che, come si è visto, ha dato esattamente i numeri che ha dato, sette o otto voti in più rispetto a quelli precedenti della maggioranza che era minoranza, che erano i sette o otto che sono entrati nel frattempo.
Ora io comprendo,si può votare come si vuole, si può anche dire non si vota mai, si vota solo quando arriva l'onorevole Contu, è una regola anche quella, però basta saperlo. Però se si vota, quando si vota, il voto è valido. Ora quello era un emendamento di poco conto, non cambia la sostanza della legge, diciamo che il clima natalizio può indurre anche a miti, buoni, ed anche ottimi consigli. Però, vorremmo che cose del genere non accadano, perché il Consiglio regionale non può essere messo nella condizione di una scolaresca indisciplinata. Quando il voto si esprime si esprime, quando la votazione è indetta è indetta, quando i Segretari hanno contato hanno contato. Non accetto l'idea che i miei colleghi, Masia e Ortu, siano dei fedifraghi che dichiarano alla Presidenza numeri che non hanno contato, abbiate pazienza! Comprendo lo spirito con il quale il Presidente ha inteso in qualche modo dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, però non è quella la funzione del Presidente, la funzione del Presidente è di presiedere, di prendere atto di quello che accade e soprattutto di come si esprime il voto in Aula.
Ripeto, non ne facciamo questione fondamentale perché la norma era di poco conto, però non è di poco conto il fatto come si è svolto. Questo anche per dire che quando noi lamentiamo sul modo di condurre quest'Aula, sul modo di dirigerla, non lo facciamo perchè ce l'abbiamo in modo particolare col Presidente Serrenti, con Serrenti ce l'abbiamo totalmente, voglio dire, perché presiede malissimo l'Assemblea, ma se altri presiedono ugualmente male, noi abbiamo il dovere di dirlo.
In materia di votazione non si può scherzare, quell'emendamento non era approvato, era bocciato, adesso è inserito nella legge regionale per poco che valga, perché si è rifatta la votazione dato che alcuni colleghi prendevano il caffè e sono entrati a votare dopo al fine di invalidare una votazione che era stata già fatta ed era validissima. Tornando all'articolo 9, lo considet del tutto inutile e suggerisco di cassarlo.
Presidente. Onorevole Cogodi, io non voglio fare nessuna polemica, naturalmente, ma sull'emendamento precedente le cose non stanno come lei dice; abbiamo proceduto alla votazione elettronica perché era difficile accertare le presenze in Aula. Se i colleghi stessero seduti al loro posto mentre si svolgono le operazioni di voto, probabilmente anche il compito dei Segretari e di chi presiede l'Assemblea sarebbe agevolato. Se invece si passeggia nei corridoi e si esce dalle tende per votare, questo ovviamente crea dei problemi a chiunque presieda l'Assemblea.
Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
PIANA, Segretario:
Art. 10
Disposizioni finali
1. Per tutto ciò che non è espressamente menzionato nella presente legge, si rimanda direttamente alle disposizioni contenute nel testo della Legge n. 215 del 1992, e successive modifiche e integrazioni, e del relativo regolamento di attuazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Dobbiamo a questo punto tornare all'articolo 5 che era stato sospeso. All'articolo 5 sono stati presentati due emendamenti, l'emendamento numero 1 sostitutivo, e l'emendamento numero 2 aggiuntivo, su cui era necessario svolgere una verifica relativamente al capitolo utilizzato per la copertura finanziaria. Poiché abbiamo accertato che viene utilizzato un capitolo per la copertura finanziaria dell'emendamento 2 inutilizzabile, l'emendamento è dichiarato inaccoglibile.
PILO (F.I.-Sardegna). E' stato ritirato.
PRESIDENTE. All'articolo 11 è stato presentato un emendamento che sostituisce l'emendamento numero 2. Se ne dia lettura.
PIANA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Capelli - Pilo - Tunis Marco.
Art. 11
- Nell'articolo 11, nel comma 2, alla fine del primo alinea aggiungere la seguente frase:
"con la variazione di cui al comma 3".
- Nel comma 3 prima della parte "in aumento entrata" è aggiunto:
"In diminuzione
10. LAVORO
Cap. 10207 Interventi a sostegno dell'imprenditoria femminile (L. 25 febbraio 1992, n. 215, e 5 settembre 2000, n. 17, art. 33)
2000 lire 30.000.000"
- Nella parte in aumento dopo il Cap. 10208, è aggiunto il seguente:
"Cap. 10209 Spese per studi, progetti, ricerche, collaborazioni e simili nelle materie di propria competenza (art. 50 L.R. 8 marzo 1997, n. 8, e art. 5, comma 4 della presente legge)
2000 lire 30.000.000" (7)
VASSALLO (R.C.). Essendo stato ritirato l'emendamento 2 l'emendamento 3 è irricevibile.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Ritiro anche il 7, Presidente.
PRESIDENTE. Il capitolo di bilancio cui faceva riferimento l'emendamento 2 non andava bene. Questo riferimento è stato modificato ed è stato modificato con un nuovo emendamento che, ai sensi del Regolamento, è ricevibile; è un emendamento all'articolo 11, che rimane sostanzialmente quello proposto con l'emendamento aggiuntivo 2 all'articolo 5, con un riferimento al capitolo per la copertura finanziaria diverso e, a questo punto, corretto.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). La sua interpretazione, Presidente, …
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Vassallo, l'onorevole Capelli chiede di formulare una proposta che potrebbe rendere superfluo anche il suo intervento. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io vorrei prima di tutto ringraziare gli uffici perché hanno ottimamente provveduto a risolvere il problema, ma ritiro l'emendamento 2 e l'emendamento 7.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero1.Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 5.
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, le ricordo che avevo chiesto la votazione per parti. PRESIDENTE. Sì, ha ragione. Mettiamo in votazione l'articolo 5 per parti, così come è stato richiesto.
COGODI (R.C.). Prima ha fatto votare due volte, adesso si dimentica la votazione per parti!
PRESIDENTE. Non dimentichiamo niente, onorevole Cogodi, la prego di non ripetere cose che non corrispondono a verità. Quella è la sua opinione.
Metto in votazione il comma 1 dell'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il comma 2 dell'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione il comma 3 dell'articolo 5.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiediamo la votazione a scrutinio segreto sul comma 4. In realtà noi, avevamo chiesto di votare per parti dividendo l'articolo in due parti, non in quindici fettine! Avevamo chiesto di votare l'articolo fino al comma quarto, e il comma quarto, che è quello relativo alle consulenze, su cui la gran parte del Consiglio ha manifestato delle perplessità , di votarlo con votazione distinta. Questo succede perché non si ascolta, e poi si ha anche la pretesa di aver capito tutto! In ogni caso chiediamo la votazione a scrutinio segreto sul comma 4, essendo votazione per parti.
PRESIDENTE. Stiamo votando il comma 3, poi per il 4 facciamo così come lei ha chiesto.
Metto in votazione il comma 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del comma 4.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 57
Astenuti 1
Maggioranza 29
Favorevoli 32
Contrari 23
Voti nulli 2
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS Emilio - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - OPPI - ORRU' - ORTU - PIANA - PILO - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Vicepresidente SPISSU.)
Si dia lettura dell'articolo 11.
PIANA, Segretario:
Art. 11
Norma finanziaria
1. Le spese previste per l'attuazione della presente legge sono determinate in lire 15.546.000.000 per l'anno 2000.
2. Agli stessi oneri si fa fronte:
- quanto a lire 1.250.000.000 con gli stanziamenti dei fondi regionali disposti dall'articolo 33 della legge regionale 5 settembre 2000, n. 17 (cap. 10207);
- quanto a lire 14.296.000.000 con la variazione di bilancio di cui al comma 3.
3. Nel bilancio della Regione per gli anni 2000-2002 sono introdotte le seguenti variazioni:
In aumento
Entrata
Cap. 23201
Quota dello Stato per le azioni positive per l'imprenditoria femminile (L. 25 febbraio 1992, n. 215)
2000 lire 14.296.000.000
2001 lire P.M.
2002 lire P.M.
Rif. Cap. spesa 12208
Spesa
10 - LAVORO
Cap. 10208 -
Assegnazioni statali a sostegno dell'imprenditoria femminile (Legge 25 febbraio 1992, n. 215)
2000 lire 14.296.000.000
2001 lire P.M.
2002 lire P.M.
Rif. Cap. entrata 23201
4. Alla determinazione delle spese per gli anni successivi si provvede con la legge finanziaria.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 11, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 12.
PIANA, Segretario:
Art. 12
Urgenza
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto speciale ed entra in vigore il giorno della sua pubblicazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo, se è possibile, di rinviare la votazione finale e convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per verificare se ci sono le condizioni perché tutto il Consiglio regionale possa approvare un ordine del giorno unitario, che deve essere legato, naturalmente, a un provvedimento, in questo caso lo leghiamo a questo provvedimento, sui lavori socialmente utili.
PRESIDENTE. Mi rimetto all'Assemblea. Se l'Assemblea è d'accordo per questa sospensione facciamo la sospensione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Su che cosa intende intervenire?
COGODI (R.C.). Chiedo di intervenire sulla richiesta avanzata dall'onorevole Fadda. Noi abbiamo dato uno sguardo al testo che è stato ipotizzato in materia di lavoratori socialmente utili.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Cogodi, lei non interviene nel merito di un ordine del giorno che nessuno conosce. Lei deve dire se è d'accordo perché la votazione conclusiva sul provvedimento venga fatta adesso oppure, come chiede il collega Fadda, si sospenda per consentire lo svolgimento di una breve Conferenza dei Capigruppo. Quindi su questo lei può intervenire.
COGODI (R.C.). Evidentemente esistono dei pregiudizi, perché esattamente su questo volevo intervenire. C'è sempre qualcuno che si premura di mettere il confine e i paletti su quello che dovrebbe dire chi chiede di parlare in quest'Aula. Niente paura! Io concordo sull'opportunità che si rimandi la votazione conclusiva su questa legge per verificare, invece, se nel frattempo non non siano maturate le condizioni per prendere in considerazione anche alcuni altri progetti di legge che quest'Aula dovrebbe con urgenza esaminare, per evitare che scadano i termini superati i quali questi progetti di legge, importanti, diverrebbero praticamente o inapprovabili o da approvare inutilmente. Quindi una breve sospensione sarebbe utile più che altro, secondo noi, a questo fine, cioè per verificare subito, perché il tempo è poco, se vi è o no la possibilità di completare la seduta con l'esame anche di altri importanti provvedimenti di legge.
Non riterrei invece preminente in questo momento, soprattutto collegato a questa sola legge, altre leggi si prestano meglio, questa è una legge sull'imprenditorialità femminile, un ordine del giorno sui lavoratori socialmente utili, anzi sul parco geominerario, non vedo come lo si possa legare consequenzialmente a questo provvedimento di legge.
FADDA (Popolari-P.S.). L'occupazione.
COGODI (R.C.). L'occupazione? Parco geominerario femminile! Mentre un ordine del giorno sui lavoratori socialmente utili, ivi compresi i lavoratori del parco geominerario, perché questo è il tema, non solo i lavoratori socialmente utili del parco geominerario, può essere pensato dal Consiglio e, come atto di indirizzo alla Giunta, fornito magari in collegamento con altre leggi che più puntualmente trattano il tema dello sviluppo e dell'occupazione, che magari sono le leggi successive alle quali mi pare la maggioranza tenga molto ed anche la Giunta. Siccome noi teniamo molto alla maggioranza e alla Giunta, vorremmo dare questo piccolo sostegno natalizio.
PRESIDENTE. Credo di poter acconsentire alla richiesta dell'onorevole Fadda, perché questa mi pare anche l'opinione dell'Assemblea. Convoco quindi una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
PRESIDENTE. (La seduta, sospesa alle ore 19 e 02, viene ripresa alle ore 20 e 09.)
Presidenza del Presidente Serrenti
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio e passiamo alla votazione della proposta di legge nel suo complesso.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione con procedimento elettronico del disegno di legge numero 83/A.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - ORRU' - ORTU - PIANA - PILO - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI e il consigliere DORE.
PRESIDENTE. Onorevole Dore, il suo voto risulta nullo. La prego di dichiarare il suo voto così ne teniamo conto.
DORE (I DEMOCRATICI). Astenuto.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 67
Votanti 65
Astenuti 2
Maggioranza 34
Favorevoli 65
(Il Consiglio approva).
Nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi è stata paventata la necessità di una breve sospensione per trovare un accordo politico che vada oltre le decisioni che possono essere prese in sede di Conferenza, perché entrano nel merito di alcune questioni su alcuni provvedimenti di legge che, essendo di particolare urgenza ed importanza, dovrebbero essere esitati entro stasera o domani al più tardi. Pertanto, per consentire ai Presidenti dei Gruppi, e comunque alle diplomazie politiche, di parlamentare e di trovare un accordo, sospendiamo i lavori del Consiglio per un quarto d'ora. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 20.30.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 15, viene ripresa alle ore 21 e 12.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio. Colleghi, i Presidenti di Gruppo della coalizione di centrosinistra hanno fatto pervenire una nota, inviata al Presidente del Consiglio e al Presidente della Giunta, della quale do lettura: "Con riferimento ai disegni di legge numero 131(?) e numero 137 e alle sollecitazioni della Giunta regionale per un'approvazione, anche in deroga ai tempi e alle procedure regolamentari, il centrosinistra ribadisce la disponibilità ad esaminare queste possibilità se la Giunta regionale e la maggioranza forniranno dettagliate motivazioni sui ritardi e le responsabilità con i quali i provvedimenti sono pervenuti in Aula".
Io ritengo che rispetto alle cose che ci siamo detti prima nella Conferenza non ci sia nessun passo avanti, forse è opportuno che torniamo in Conferenza e decidiamo ciò che dobbiamo fare, non lo possiamo decidere in Aula, in questo modo. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Con una precisazione che è doverosa; io sono Presidente di Gruppo, sono sicuramente all'opposizione, e si vede, ma non figuro in quell'elenco.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, è vero, infatti il suo Gruppo non c'è.
COGODI (R.C.). Quindi mi pare che correttezza voglia che si dica che sono firmatari solo una parte dei Presidenti dei Gruppi dell'opposizione. Però siccome c'è una parte, la stragrande maggioranza per altro, dell'opposizione che ritiene di notificare quella posizione, noi Gruppo di Rifondazione Comunista abbiamo il dovere ugualmente di notificare la nostra posizione. Noi diciamo che la Giunta regionale i ritardi li ha accumulati, sono chiari davanti a tutti, e che non c'è bisogno che venga accompagnata dai genitori; ma la condizione che noi poniamo è la possibilità di apportare modifiche ai provvedimenti che arrivano in ritardo in Commissione e in Aula. Questo se sono provvedimenti che noi possiamo condividere nel merito, perché riteniamo che con le opportune modificazioni possano diventare provvedimenti buoni, giusti (allo stato non lo sono), utili per la Sardegna e per i destinatari ai quali si rivolgono. In particolare questo vale per il provvedimento sull'agricoltura, che dev'essere un provvedimento che guardi alle emergenze che sono nel mondo agro-pastorale. Questo ci interessa, non il fatto che la Giunta venga accompagnata dai genitori.
PRESIDDENTE. Chiedo scusa, effettivamente ha ragione l'onorevole Cogodi, non risulta tra i firmatari che sono Renato Cugini, Paolo Fadda, Giuseppino Balia e Bruno Dettori.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (POPOLARI-P.S.). Signor Presidente, solo per esplicitare qualche aspetto che nella concitazione delle fasi che hanno preceduto questo momento, ed anche nella elaborazione della sintesi richiesta dalle comunicazioni tra di noi, forse non è del tutto chiaro.
Noi continuiamo a ribadire, e l'abbiamo dimostrato, che siamo disponibili ad approvare non solo questi provvedimenti, ma tutti quelli che sono stati e sono determinanti per la sorte di quest'Isola, non per venire in soccorso alla Giunta, ma per venire in soccorso alla Sardegna. Ribadiamo anche che, nonostante i tempi strettissimi, siamo anche disponibili ad esaminare questi provvedimenti, però occorre un chiarimento reciproco.
Sarò esplicito; se domani, o dopodomani, o prima possibile si approvassero i provvedimenti migliorati, nel senso indicato dall'onorevole Cogodi, e quale è emerso parlandone con gli Assessori;e se pervenendo a Roma praticamente poco prima o subito dopo Natale, un'approvazione non ci fossero i termini per approvare questi documenti , noi vorremmo dire che la nostra responsabilità, la responsabilità dell'opposizione sarebbe diversa da quella della maggioranza. Anche questo è talmente ovvio che non vi è necessità di ribadirlo.
I provvedimenti sull'agricoltura hanno seguito un certo iter; ad aprile la Giunta si è resa conto che alcuni capitoli di spesa non erano spendibili, a maggio ha quindi licenziato il disegno di legge che è arrivato in Consiglio. Probabilmente la maggioranza, con qualche distrazione in Commissione, ne ha dilazionato l'approvazione (ma lasciamo perdere questo aspetto), fino al 14 novembre. Ed il documento non è stato portato in Aula, ma adesso la Giunta ci invita ad approvarlo perché siamo in ritardo. E noi vi rispondiamo che siamo disponibili se troviamo un accordo, ma in qualche modo occorre sempre distinguere le responsabilità della maggioranza e quelle dell'opposizione. E` una richiesta eccessiva questa? E` una richiesta franca, perché non ci interessa chiedere al Presidente di turno o all'Assessore di venire accompagnati dai genitori, noi abbiamo semplicemente l'esigenza di certificare i fatti e le diverse responsabilità. Se queste cose, che sono agli atti, vengono dette, riconosciute, e quindi ribadite, noi dichiariamo la nostra la disponibilità.
Stesso discorso vale per il provvedimento sui Consorzi Fidi, del quale si sta parlando da mesi. E` da mesi che la Giunta ne sta discutendo, anche questo testo arriva all'ultimo momento; e, pur ribadendoo la massima disponibilità ad esaminare il provvedimento in questione, chiariamo che il ritardo enorme non è responsabilità dell'opposizione, è un ritardo che riguarda provvedimenti vitali per la Sardegna, è un ritardo che riguarda altri provvedimenti (cito per tutti l'assestamento di bilancio) e sui quali la nostra disponibilità a lavorare, a trattarli e ad approvarli deve vedere distinte chiaramente, senza polemica, con molta serenità, le responsabilità dei ritardi stessi.
Mi sembra che questo sia un modo corretto di impostare i rapporti, di essere disponibili a lavorare, non vedo che cosa ci sia di scandaloso. Altre volte la Giunta ha riconosciuto questi nostri comportamenti e noi gliene abbiamo dato atto; non capisco perché questa situazione non debba essere chiarita nella limpidezza dei fatti e degli atti di questa Assemblea.
PRESIDENTE. Dopo questo chiarimento sulle rispettive posizioni politiche, rimane comunque la necessità sul piano pratico di decidere come procedere con i lavori del Consiglio. Pertanto, al fine di trovare un accordo sulla prosecuzione dei lavori, io convocherei una Conferenza dei Capigruppo..
Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.
Floris Mario (C.S.) Presidente della Giunta regionale. Io desidero confermare la disponibilità della Giunta a fornire tutti i chiarimenti necessari.. Noi non ci sottraiamo assolutamente alla responsabilità che abbiamo di fornire al Consiglio tutti gli elementi utili. E non ci sottraiamo neppure in Commissione a rivedere i provvedimenti sulla base dei contributi e degli apporti che forniranno tutte le forze politiche.
Io credo che sia necessario a questo punto stabilire quando e come questi chiarimenti devono avvenire. Se il Presidente lo ritiene si può convocare la Conferenza dei Capigruppo, oppure si può andare avanti. Se i chiarimenti possono essere dati adesso, o devono essere dati in altro momento non lo so, ma noi siamo disponibili fin da questo momento.
PRESIDENTE. Io preferisco sospendere la seduta e convocare una Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 24, viene ripresa alle ore 21 e 54.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.
Sospendiamo l'esame della proposta di legge 83/A e proseguiamo con gli altri punti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge nazionale numero 3/A.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Corda, relatore.
CORDA (A.N.), relatore. Signor Presidente, io sono l'unico firmatario di questa proposta di legge nazionale; questo potrebbe apparire come un atto di arroganza, di presunzione, una mancanza di rispetto, quasi un'offesa nei confronti dei colleghi del Consiglio che come me lavorano e con me condividono le stesse responsabilità. Però non è così, perché due mesi prima di presentare questa proposta di legge io ho parlato di questa mia idea, ne ho parlato con i Capigruppo di maggioranza e di opposizione, ho consegnato una copia della proposta e l'ho consegnata a tutti, dall'onorevole Cogodi all'onorevole Cugini, chiedendo a tutti aiuto e suggerimenti, perché questa proposta di legge credo avesse bisogno di modifiche e di miglioramenti, perché era stata predisposta da una persona che aveva decisamente poca esperienza e continua ad averne poca.
Gli uffici mi hanno dato una mano e non è stato difficile perché, come ho sempre detto e lo confermo qua in Aula, questa proposta di legge non è stata elaborata utilizzando la mia preparazione, la mia fantasia o quella degli uffici, ma è stata ripresa una proposta di legge nazionale analoga, nella fattispecie quella per la regione Piemonte, per l'alluvione del novembre del '94.
Partendo da questo presupposto, se è vero che le altre regioni hanno ottenuto il risarcimento per i danni subiti per varie calamità naturali, non vedo la ragione per la quale la Sardegna non debba ottenere questi stessi vantaggi.
I suggerimenti e le proposte sono poi di modifica, e sono state avanzate opportunamente nella Commissione competente. Il desiderio, la speranza di chi si accinge a pronunciare un discorso al cospetto di altre persone è di non dire cose ovvie, cose scontate, cose già conosciute dalla maggior parte delle persone che ascoltano. Ma poiché credo che tutti abbiano il diritto di essere informati degli argomenti di cui si parla, vi chiedo di avere un po' di pazienza, perché io dirò qualcosa che magari alcuni sanno, altri no.
L'11 e il 12 novembre del '99, negli abitati e nella campagna di Assemini, di Uta, di Capoterra, di Villasor, di Decimo e di altri paesi limitrofi, ma anche nel Sarrabus e nell'Ogliastra, si abbatté un nubifragio che provocò la morte di due persone e causò ingenti danni alle abitazioni, ma anche ai beni mobili primari. Ingenti perdite subirono anche le aziende artigiane, di trasformazione, commerciali, di servizi, alberghiere, agricole e di allevamento. L'acqua e il fango invasero i locali adibiti alle attività, distruggendo scorte di materie prime, manufatti, merci in deposito. L'acqua e il fango resero inservibili macchinari ed inutilizzabili molti locali gravemente danneggiati, crollati o da demolire.
Sono ancora tante, ancora oggi, le persone in difficoltà costrette a vivere in stato di grande disagio; sono ancora in molti i piccoli imprenditori artigiani, commercianti e agricoltori che ancora non sono riusciti a riprendere le attività. In qualche caso hanno perso tutto. A fronte di quel disastro il Governo, anche attraverso il Ministro degli interni, per le zone colpite da quella alluvione, dichiarò lo stato di calamità naturale, ma questo non si tradusse in un vantaggio per nessuno, come vedremo, servì solo ad illudere la gente. Il Consiglio regionale, invece, approvò a tempo di record una proposta di legge presentata dall'opposizione, per far fronte a quell'emergenza. La Giunta di centrodestra, in quel frangente, dimostrò sensibilità ed efficienza, vennero stanziati - come ricordiamo - ben 265 miliardi. Mai in passato, davanti ad una emergenza, anche la Giunta era stata così tempestiva.
In Consiglio venne data notizia delle promesse fatte dal Governo nazionale, e cioè che sarebbero stati in arrivo 200 miliardi. Per conoscere lo stato di attuazione di quelle promesse alcuni mesi fa invitammo l'assessore Ladu in quarta Commissione, il quale ci comunicò che Romafino a quel momento aveva impegnato a favore della Regione Sardegna la miseria di 16 miliardi, di cui ne erano arrivati solamente 2 . Ancora una volta, dunque, lo Stato ci ha lasciato in balia dei nostri mali, dei nostri problemi; noi però la vita ce la complichiamo anche da soli. Infatti anche una parte dei 265 miliardi, stanziati dalla Regione sarda, sono rimasti impantanati per più di un anno nei mille rivoli della burocrazia regionale. Ma sono bloccati anche dalla colpevole lentezza con la quale i comuni hanno inviato la documentazione richiesta. Mi sembra un'ovvietà dire che se i soldi arrivano in tempo per salvare un'azienda, allora sono sì indispensabili, ma se vengono erogati dopo che l'azienda è fallita o chiusa non servono più; sarebbe come gettarli nel fiume.
E' assolutamente indispensabile a questo punto avviare la riforma della Regione e degli enti regionali; è tempo di scatenare una guerra totale alla burocrazia e, se è necessario, mandare in pensione i burocrati che rallentano tutto ed impediscono che la Sardegna progredisca. E` necessario organizzare severi corsi interni di riqualificazione culturale oltre che professionale. Culturale perché chi è convinto di avere un posto deve invece rendersi conto che ha un lavoro. Chi lavora nelle strutture pubbliche deve essere consapevole e felice di poter essere di aiuto ai cittadini.
A quanti di noi è capitato di chiamare un ospedale, un assessorato, un ente della Regione; se si è fortunati qualcuno prima o poi risponde, quando rispondono non si presentano mai, così come vorrebbero le regole della buona educazione o anche della comunicazione. Se va bene ti dicono "Mi dica" "desidera?", questa è la risposta più frequente. Spesso sono scostanti, quasi mai sono in grado di dare informazioni utili alla gente. Il discorso si farebbe troppo lungo, quindi torniamo alle calamità naturali.
Il 3 e il 4 dicembre del 1998 e il 16 settembre del 1999 un altro nubifragio ha colpito altri paesi del nord e del centro della Sardegna, e tra questi Gonnesa; gli abitanti di queste zone che hanno subito danni, certificati da perizie stilate dalle autorità competenti entro la data prevista, hanno la giusta aspirazione di poter ottenere un risarcimento. A chiedere i danni sono in tanti, i soldi disponibili, nonostante lo sforzo compiuto dalla Giunta, sono sufficienti per soddisfare solo una parte delle richieste di risarcimento che, come diceva anche il Presidente, ammontano a circa mille miliardi..
Ma c'è anche un altro aspetto importante da tenere in conto, la necessità di riparare le strutture pubbliche danneggiate, edifici, strade, ponti chiusi da quasi un anno, come ad Assemini, in modo che si possa avere una normale viabilità e la mobilità delle persone possa tornare a essere quella di un tempo, ed evitare che siano costrette a fare decine di chilometri al giorno per aggirare gli ostacoli. Ma è necessario anche uno studio approfondito e un massiccio intervento in tutto il territorio regionale per ristabilire l'equilibrio idrogeologico, in modo da scongiurare tragedie future.
Tutte le cose che ho detto, comprese le ultime, sono cose che si sanno; le soluzioni proposte sono ennesime ovvietà, sono argomenti dei quali si è parlato molte volte, se ne è parlato a lungo, e se ne parla da molti anni.
Allora io chiedo che cosa è stato fatto fino ad ora. La risposta la conosciamo tutti: non è stato fatto nulla. Non sono stati rimossi nemmeno i detriti e le masserizie trasportati dall'ultima alluvione nei canali di scolo.
Per questo motivo, nonostante la terribile stagione di siccità che stiamo attraversando, nonostante si abbia un disperato bisogno di tanta acqua, in quei paesi hanno il terrore che piova troppo.
Il Governo, dicevamo, per l'alluvione del novembre scorso decretò lo stato di calamità naturale; i fondi stanziati, come detto prima, sono state però poche briciole. A fronte di una identica dichiarazione di stato di calamità naturale relativa alla sola città di Alessandria, del novembre '94, Roma rispose versando 209 miliardi nelle casse del Comune di Alessandria tra i venti giorni e i tre mesi dopo l'alluvione, e 75 miliardi entro l'anno e mezzo, quindi il totale provvisorio per la sola città di Alessandria è stato di 284 miliardi. Questi dati li potete verificare, anche nei minimi dettagli, nella lettera che cortesemente mi aveva inviato il sindaco di Alessandria e che ho messo alla vostra attenzione, immagino che qualcuno di voi l'abbia vista.
Ma non è tutto; il 16 febbraio del '95 il Parlamento, convertendo un decreto legge del mese di dicembre, approvò la legge numero 35. A titolo di esempio, venne pagata per intero la ricostruzione della casa distrutta dall'alluvione fino a un massimo di 200 metri quadri di coperto; vennero pagati i danni ai beni immobili fino a 50 milioni per nucleo familiare; le aziende poterono contare su rimborsi, ma anche su finanziamenti a tassi agevolati; lo Stato, attraverso la Confidi, fornì garanzie in mancanza di garanzie reali, in molti casi distrutte, affinché le imprese potessero riprendere l'attività.
Tutte queste cose, oltre ad altre, le troverete quasi uguali in questa proposta di legge. Attraverso questa legge, e con provvedimenti successivi, lo Stato per l'alluvione del novembre del '94 ha dato al Piemonte 11.000 miliardi. Non ho sbagliato e lo ripeto: il Piemonte ha incassato dallo Stato italiano 11.000 miliardi per quella alluvione. Lo hanno confermato l'ex ministro Zamberletti e il presidente della Regione Piemonte, ospiti nelle scorse settimane, forse li avrete anche visti, nella trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa.
Lo Stato spende 7.000 miliardi all'anno, da parecchi danni, per rimborsare i danni delle calamità naturali a tutte le regioni fuorché alla Sardegna. Mi domando e vi domando: quando mai, che voi ricordiate, noi abbiamo avuto qualcosa? Per il Piemonte, ma anche per altre regioni, l'intervento dello Stato dunque fu fulmineo e poderoso: in meno di tre mesi aveva risposto, a suon di decreti e di migliaia di miliardi, alle richieste degli alluvionati. Quella legge, che è stata completamente onorata dallo Stato, è quasi uguale a questa. Leggi analoghe sono state predisposte in occasione di altre calamità naturali che negli anni hanno colpito altre regioni italiane. Tutti hanno ottenuto il giusto e dovuto intervento da parte dello Stato. La Sardegna è sempre stata dimenticata, forse perché siamo pochi e politicamente abbiamo scarsa capacità di incidere; forse perché non siamo stati capaci di chiedere e di far sentire alta la nostra voce. Sia chiaro che io credo nello Stato, credo nell'unità nazionale, e perfino nella patria, e sono tra quelli che ancora si commuovono quando ascoltano l'inno nazionale. Ma io sono sardo, eletto in questo Consiglio come tutti voi dal popolo sardo, ed ho e abbiamo il dovere di alzare la voce affinché ascoltino una volta per tutte le nostre ragioni e vengano riconosciuti ai sardi gli stessi diritti che sono stati riconosciuti ai piemontesi, ai siciliani, ai calabresi, e a tutti gli altri.
Se qualcuno pensa che questa sia demagogia spicciola, si prenda la briga di andare parlare con la gente, in giro per la Sardegna, e cambierà presto idea, perché toccherà con mano una realtà che probabilmente non conosceva. Ma, come tutti sappiamo, dopo quelle alluvioni sulla nostra Isola si sono abbattute altre due gravissime tragedie: la siccità, che ha colpito da nord a sud le nostre colture, che ha fatto rinsecchire intere piantagioni di verdure e ortaggi, che ha inaridito i pascoli, prosciugato pozzi e sorgenti, che ha messo in ginocchio alcune delle attività più floride della nostra Isola, l'agricoltura, l'allevamento e altri comparti collegati. E poi l'ultima calamità, quella che ha decimato le nostre greggi, l'epidemia di febbre catarrale, provocata come sappiamo da un culicoides terrificante.
Allora, queste tragedie che hanno colpito la Sardegna in quest'ultimo periodo hanno messo in ginocchio, come dicevamo, agricoltori, allevatori, imprenditori del settore caseario e agroalimentare, ma anche i commercianti. Molte aziende sono state messe all'asta, altri imprenditori stanno pagando pesantissimi interessi da usura alle banche, altri ancora non sono in grado di pagare i debiti e di mantenere gli impegni presi, ma soprattutto non hanno prospettive. Ecco perché sono urgenti gli aiuti a tutti coloro che da soli non potranno mai farcela a riprendere le attività produttive. Per questo, per affrontare questo disastro, la Sardegna già penalizzata da carenze strutturali che ne impediscono lo sviluppo, con il fardello di oltre 350.000 disoccupati, sono cose che sapete, ma è bene ogni tanto ricordarle, deve chiedere l'urgente intervento dello Stato.
Le dichiarazioni di stato di calamità naturale fatte prima per l'alluvione e poi per la siccità non sono stati strumenti di pressione sufficienti per ottenere un adeguato intervento statale. Non possiamo più permettere che i sardi vengano trattati dal Governo nazionale non come fossero figliastri, ma addirittura come se non facesser parte della comunità nazionale. La cronaca drammatica degli scorsi mesi, l'alluvione che ha colpito il nord est, ma anche poi il nord ovest dell'Italia, ci ha raccontato della tragedia subita da quelle popolazioni, della perdita di vite umane, delle sofferenze, dei disagi, degli ingenti danni materiali, ma ci ha anche mostrato come lo Stato, ventiquattr'ore dopo la prima alluvione avesse già inviato alle Prefetture 100 miliardi, e i sindaci delle zone colpite erano stati autorizzati telefonicamente dal Ministro degli interni a spendere subito le somme necessarie per l'emergenza. Tre giorni dopo l'alluvione erano stati stanziati altri 1.000 miliardi. Per questa ragione è auspicabile che il Consiglio regionale, migliorandola con il contributo di tutti, invii questa proposta quanto prima all'attenzione del Parlamento, anche con l'impegno, attraverso la voce dei parlamentari sardi dei Gruppi di maggioranza e di opposizione presenti in Parlamento appunto, di far valere le ragioni del popolo sardo, facendo approvare al più presto questa proposta con le necessarie modifiche, se saranno necessarie, affinché diventi uno strumento da poter - se ci sarà bisogno, speriamo di no - utilizzare non solo oggi, ma anche in futuro.
"Tanto questa proposta di legge nazionale finisce tra le tante scartoffie che hanno a Roma", mi diceva qualcuno dei colleghi nei giorni scorsi e anche oggi; "Tanto non ci danno niente, ma che cosa vuoi che contiamo", mi diceva qualcun altro nelle scorse settimane. Le persone che mi hanno detto queste cose, evidentemente, hanno veramente poca voglia di combattere; sono affette da un fatalismo che immobilizza tutto o che non consente che si accenda nessuna speranza. Io non mi arrendo e combatterò fino in fondo, proprio perché credo in questa possibilità, e cioè che lo Stato ci dia una mano.
E proprio noi, che dobbiamo dare l'esempio alla nostra gente, ci dobbiamo scrollare di dosso questa rassegnazione e batterci con determinazione; non ci dobbiamo rassegnare ad avere all'interno della comunità nazionale un ruolo subalterno a quello di altre Regioni, come è stato fino ad oggi.
Se è necessario dobbiamo urlare, pretendere che vengano riconosciuti i nostri diritti. La gente che non ha lavoro, che ha perso o sta perdendo l'azienda, che non ha più capacità di sostentamento perché ha perso il gregge o a causa della siccità ha avuto il raccolto distrutto, quella gente non ne può più.
Un mese fa davanti all'ingresso laterale del Consiglio un uomo di cinquant'anni, in preda alla disperazione, si è dato fuoco; solo la fortuna e il tempestivo intervento delle forze dell'ordine hanno impedito che quell'uomo morisse. Io mi rendo conto di dire cose di cui la gente sa, che sapete, che sono ovvie, ma mi auguro che siano cose che coinvolgono, almeno sotto il profilo emotivo, anche voi. A quell'uomo, io, da questo banco, voglio esprimere tutta la mia solidarietà e dirgli di non arrendersi perché noi combatteremo per lui e per tutti gli altri che hanno bisogno di aiuto; e mi rivolgo proprio a chi da sempre ha fatto della solidarietà il proprio cavallo di battaglia, vedo però che i banchi sono vuoti.
Dobbiamo intraprendere questa battaglia non perché siamo buoni ed altruisti, ma perché credo che questo sia il nostro sacrosanto dovere. Dunque, adoperiamoci affinché questa proposta venga approvata oggi dal Consiglio regionale, e in testa al documento, nello spazio dove è previsto, non ci sia solo il mio nome, ma ci siano le firme forti e chiare degli ottanta consiglieri regionali sardi, tutti uniti in difesa dei diritti del popolo che ci ha eletto e che abbiamo l'onore di rappresentare.
PRESIDENTE. Qualcuno vuole iscriversi a parlare?
CUGINI (D.S.). Presidente, io voglio sapere chi della maggioranza sostiene questo provvedimento; dopo di chè ci iscriveremo a parlare.
PRESIDENTE. Intanto ho bisogno di un oratore che che svolga un primointervento durante il quale, come lei sa, onorevole Cugini, ci saranno le iscrizioni a parlare.
E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che durante l'intervento dell'onorevole Cogodi bisogna iscriversi a parlare.
COGODI (R.C.). Io intervengo nel merito di questa proposta di legge, presentata a suo tempo, più volte presentata alla stampa…
CORDA (A.N.). Una volta.
COGODI (R.C.). Ed oggi ancora illustrata in Aula dal collega Corda, per dire che essendo una proposta di legge di un consigliere regionale, ha percorso il suo cammino, mi pare anche abbastanza facilmente, all'interno delle Commissioni di merito, nel senso che non mi pare abbia trovato grandi ostacoli.
CORDA (A.N.). Sono trascorsi sette mesi dalla presentazione!
COGODI (R.C.). Non parlo del tempo, è andata lentamente ma senza grandi ostacoli, non vedo grandi variazioni, non ci sono emendamenti introdotti in Commissione, quindi vuol dire che grosso modo la proposta era condivisa da tutti. O era condivisa, o era poco creduta, tuttavia arriva in Aula e il Consiglio la prende in esame, la discute e la voterà.
Noi del Gruppo di Rifondazione ci siamo chiesti, come facciamo sempre quando c'è un qualsiasi provvedimento che arriva in Aula, quale fosse prevalentemente il giudizio da dare su questa legge, cioè quale voto avremmo dovuto conclusivamente esprimere, se favorevole, contrario o di astensione. Siamo arrivati alla conclusione che questa legge da noi non avrà un voto, nel senso che questa non è una legge che ha bisogno di voti, questa è una legge che ha bisogno di auguri. Ha bisogno di una pacca sulla spalla, ha bisogno di un incoraggiamento. D'altronde la stagione è propizia, un augurio tra tanti in questo tempo si può pure dispensare. Perché provvedimenti di questa natura, proposte di legge nazionale, un'assemblea legislativa del rango dell'assemblea legislativa della Sardegna, dovrebbe valutarli un poco più attentamente. Non se ne può fare un uso qualsiasi della proposta di legge nazionale, perché delle due una: o sono cose qualsiasi ed allora via, vada pure, però non con voti e con nomi alti e forti, come dice il collega Corda, ma con auguri anche sinceri si inoltri a Roma.
Io voglio ricordare alcune cose. Primo, non si è mai dato il caso nella storia dell'autonomia che una proposta di legge di iniziativa regionale, e ne ricordo diverse, su varie materie, anche quando il Consiglio le ha ben diversamente valutate, e sostenute, , abbia avuto esito positivo a Roma. A Roma questo Consiglio regionale non è riuscito a farsi approvare neppure un provvedimento, come per esempio quello addirittura ovvio sull'incompatibilità.,.
In tutto il Paese da vent'anni e più esiste una normativa sull'incompatibilità tra l'incarico istituzionale di consigliere regionale, per esempio, e quello di dirigente degli enti regionali; perchè è un problema di funzionalità, è un problema di serietà, è un problema anche di moralit. Noi siamo Regione autonoma e speciale e responsabilmente avevamo, per nostra iniziativa, più volte, non dico segnalato, ma formalmente proposto al Parlamento nazionale che questo regime, migliore, di compatibilità ed incompatibilità valesse anche nella nostra Regione. Non se ne è fatto nulla, per cui è accaduto che questa fosse una Regione nella quale - ricordo un tempo - mezzo Consiglio regionale era dipendente della Regione.
C'era un tempo nel quale, per esempio, il contratto dei regionali veniva fatto con legge e il Consiglio regionale faceva la legge per se stesso. Io ricordo di aver presieduto in altri tempi la seconda Commissione consiliare che si occupava del contratto dei regionali, ebbene, io presiedevo una Commissione regionale composta da dipendenti e funzionari regionali, i quali facevano la legge per sè, per i loro contratti e per le loro pensioni.
In nome dell'autonomia, quindi, è accaduto tutto questo; e le proposte di leggi nazionali inoltrate dal Consiglio regionale, essendosi concluse le legislature, sono sempre decadute; e non hanno mai avuto buona sorte non solo le proposte nazionali presentate su questioni di questa natura, ma anche quelle presentate su questioni molto più rilevanti ed incisive.
Un pochino questo fatto si può anche comprendere; questa è una Regione ad autonomia speciale, quindi fa valere le sue prerogative, le sue capacità legislative e di governo, per quante competenze ha, per come riesce a farlo in base ai suoi poteri. Ed è una Regione, però, che come tutte le altre ha le sue rappresentanze parlamentari, e tutte le parti politiche, ivi compresa, quella dell'onorevole Corda ha la sua rappresentanza parlamentare. E che cosa sarebbero i nostri e i vostri rappresentanti nel Parlamento nazionale, quelli che chiamiamo deputati; deputati a che cosa? Deputati, cioè incaricati a presentare in Parlamento le proposte di legge. Avrei voluto vedere questa proposta di legge presentata almeno dalla parte politica a cui appartiene il collega Corda. La sua parte politica in quel Parlamento non la presenta, però si vuole veicolare questa proposta nel Parlamento nazionale attraverso il Consiglio regionale.
La proposta, come dire, è comunque ispirata da buoni sentimenti. La proposta, come dire, vuole essere positiva, avanza richieste per la Regione nell'eventualità accadessero dei disastri. Mai capiti che abbiamo troppi disastri da fronteggiare, però può avvenire che ce ne siano. Il collega Corda evoca i disastri del Piemonte, i disastri di Alessandria del '94, e chiede che alla Sardegna venga corrisposto un risarcimento da parte dello Stato pari a quello concesso per Alessandria anni fa.
A me pare che al collega Corda sfugga una cosa, che in dieci anni o quasi sono cambiate tante cose, e che ipotizzare che oggi possa essere riconosciuto in modo estensivo quello che è stato riconosciuto una volta da qualche parte, ben si sa che è irrealistico. Peraltro Alessandria è solo una delle tante situazioniche ci sono in Italia dovute al dissesto idrogeologico. In altri tempi è accaduto che anche per la Sardegna, per esempio, sia stata varata una legge nazionale ad hoc per la ricostruzione di Gairo e Osini, o Tratalias, ciò non vuol dire che in ogni parte del Paese, permanentemente, si invochi la legge "Gairo e Osini" per ogni smottamento che accade; esistono altre parti del Paese dove è noto che ci sono stati smottamenti terrificanti, frane terribili che hanno creato disastri ed anche lutti immani e tuttavia lo Stato non è intervenuto, come è intervenuto in altre situazioni, in altri casi. Sono leggi speciali che qualche volta derivano o da una particolare emozione, o da una contingenza favorevole..
Inoltre è ben noto a tutti che il Parlamento nazionale è arrivato al compimento del suo tempo di vita, è quasi allo scioglimento, per cui difficilmente qualunque atto inoltrato al Parlamento per questa legislatura, la prossima non so, avrà possibilità concrete di avere corso.
Tutto ciò detto noi non abbiamo ragione alcuna né di ironizzare, né di sopravalutare, né di sottovalutare il senso di questa proposta. Ripeto, una proposta di legge nazionale avrebbe meritato una diversa considerazione, un diverso approfondimento, una diversa istruttoria, un diverso grado di interlocuzione necessaria tra Governo della regione, questa Regione autonoma, e Governo nazionale, per verificare entro quali limiti e modi e tempi ed entità sarebbe stato possibile, come dire, un concorso legislativo nazionale di questa Regione, di questa Assemblea parlamentare, per il rispetto che è dovuto anche alla stessa Assemblea parlamentare.
Per il fatto che noi abbiamo titolo a presentare leggi non è detto che dobbiamo presentare qualsiasi legge; dovremmo molto gelosamente, direi con molta modestia, con molto senso del ruolo e della funzione e della dignità usare di questa potestà. Per il fatto che uno di noi abbia la patente non è detto che debba guidare qualsiasi macchina che vede in strada; guiderà la macchina che sa guidare, possibilmente la sua macchina, quella che è utile per un certo percorso.
Io vedo in questo utilizzo di facoltà legislativa, o di proposta legislativa, in qualche modo, una dimostrazione di superficialità che non tornerà a vantaggio della Regione, perché proposte così se non sono proposte vere, forti, credibili poi rischiano in altre circostanze di rendere meno motivate, meno forti anche e meno credibili altre proposte che possono meglio rispondere ai bisogni della Sardegna.
Tuttavia la proposta ha camminato, è arrivata in Aula e il Consiglio dovrà pure esprimersi con un voto. Se noi potessimo dare un consiglio al collega Corda gli daremmo quello di ritenere, come dire, compiuta la missione. Ha detto che lui intende lottare e combattere; immaginate se questo è, come dire, non un linguaggio, ma anche un valore che ci è estraneo. Naturalmente ci è estraneo il valore dell'arditismo, che è caro al collega Corda. Combattere vuol dire sapere come dosare le forze, conoscere gli obiettivi, soprattutto sapere che cosa si vuole in ragione di cose che si possono ottenere in modo giusto. Non è combattere per combattere, quello lo faceva D'Annunzio e lo fanno i suoi epigoni con tutti i danni che hanno prodotto allora e che si rischia di produrre oggi. Combattendo, peraltro, comodamente sui banchi di un Consiglio regionale ben tenuto e ben riscaldato.
Tuttavia combattere va bene, battersi egualmente, si batta il collega Corda, secondo noi questo è un modo sbagliato di battersi, soprattutto è un modo inconcludente, diamo però tutto il beneficio della buonafede. La sua parte politica, la sua maggioranza, colleghi che in questo tempo lo hanno assistito in diverso modo, hanno ritenuto che questo documento dovesse percorrere l'iter fino a questo punto, chi pensa di votare voti, noi non voteremo questa proposta. Non la voteremo perché riteniamo il voto nostro, di parlamentari della Sardegna, per questo tipo di proposte da inviare al Parlamento nazionale, una diminuzione del valore del voto che noi dovremmo dare in quest'Aula.
Vorremmo dare il nostro voto convinto a proposte di legge nazionale che abbiano avuto una elaborazione forte, corale, vera, sentita su cose da ottenere davvero, non per iniziative così estemporanee, tiepide, inconcludenti, poco credibili, che tolgono significato e valore anche all'espressione di un voto.
Tuttavia, perché questo nostro argomentare non sembri l'espressione di una contrarietà, noi auguriamo lungo corso e lunga corsa ancora, e che arrivi al traguardo, e lunga vita a questa proposta. Quindi il nostro augurio c'è tutto, la nostra pacca sulle spalle c'è - come dire - per l'idea che si evoca, per l'auspicio che si avanza, e quindi diciamo che il nostro incoraggiamento lo diamo alla finalità della legge, non ci pare che il tutto meriti di più, ed onestamente non ci sentiamo di dare un voto.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei iniziare questo intervento a favore della proposta di legge dell'onorevole Corda con un elogio al collega. Un elogio soprattutto per l'impegno che ha profuso nell'elaborare questa proposta di legge, appena eletto in Consiglio regionale, privo di ogni esperienza amministrativa; voglio ricordare ai colleghi che l'onorevole Corda non ha mai avuto nessuna esperienza neanche in una piccola circoscrizione della Sardegna, quindi era totalmente digiuno di qualunque esperienza che potesse aiutarlo nel portare avanti questo lavoro.
Il bravo nasce dal cuore perché conosco l'onorevole Corda e conosco l'impegno che mette nelle cose, cose in cui credee delle quali deve andare fiero. L'onorevole Corda crede infatti in questa Sardegna, crede nella possibilità di migliorarla, crede che l'impegno di ogni consigliere possa contribuire e debba essere finalizzato soltanto a promuovere lo sviluppo, la crescita della Sardegna.
In un anno di tempo abbiamo dovuto affrontare nella nostra regione un terremoto, che per fortuna non ha portato danni, un'alluvione; una disastrosa siccità e una malattia degli animali che ha causato disastri come non se ne vedevano da decenni. Abbiamo dovuto, e lo ricordiamo tutti quanti, lavorare sempre in clima di emergenza, l'attività legislativa ordinaria dell'Aula è stata paralizzata per molto tempo avendo dovuto esaminare di continuo iniziative di legge dettate dall'emergenza e che, forse, per la fretta molte volte non sono state all'altezza della situazione. Ognuno di noi in queste circostanze ha comunque profuso il proprio impegno, ci siamo sacrificati, ricordiamo di aver lavorato, anche fino a tarda notte, per portare avanti le iniziative che ci venivano richieste con urgenza dalla gente, per risolvere i problemi dettati dall'emergenza. Questa proposta di legge nazionale presentata dall'onorevole Corda, ma che noi dovremmo fare nostra, perché permetterebbe, se approvata, anche a questo Consiglio di non dovere affrontare dei tour de force notturni, dei tour de force nei quali tutti siamo imprigionati e distolti da altri problemi, di affrontare una volta per tutte le conseguenze provocate da questi eventi eccezionali, qualora si dovessero nuovamente verificare perché verrebbe automaticamente dichiarato, nei territori colpiti della nostra isola, lo stato di calamità naturale.
Questa proposta di legge nazionale è organica, ampia, affronta le varie evenienze che potrebbero presentarsi, individua i destinatari degli interventi e, di conseguenza dei finanziamenti, e da quali risorse bisogna attingere questi finanziamenti, come deve intervenire lo Stato, in che percentuale deve intervenire la Regione qualora si vada incontro ad eventi di questo tipo, individua, addirittura, settore per settore, come devono avvenire gli interventi, quali contributi devono essere dati alle imprese, ma - argomento più importante di tutti gli altri - definisce in maniera approfondita, i rapporti tra lo Stato e la Regione. perché non è possibile che in Sardegna una calamità naturale colpisca un territorio e il giorno dopo, per decreto, lo stato di calamità venga esteso ai comuni amici del Governo centrale. Non è possibile che quando una Regione potrebbe essere messa in ginocchioda un evento calamitoso, lo Stato decida di intervenire a piacimento, a seconda che sia amico o nemico del Governo regionale di turno. Non può essere lasciata all'arbitrio del Governo la quantità e la destinazione degli interventi.
Voglio ricordare che quando in una regione d'Italia si è verificato un caso di colera il giorno dopo, in quella regione, sono arrivati mille miliardi per finanziare opere infrastrutturali.
Credo che questi siano esempi di malgoverno che non possono continuare; non possono essere lasciate certe scelte alla volontà e alla illuminazione culturale e mentale del governante e del ministro di turno.
Voglio rimarcare ancora una volta che, relativamente ai rapporti tra Stato e Regione, questo provvedimento stabilisce i criteri e le procedure con le quali assegnare i fondi, indica come determinare le spese che possono essere ammesse al finanziamento statale, indica chi deve verificare l'entità di queste spese, consente per danni fino ad un certo importo che i cittadini li autocertifichino, e individua i soggetti che devono accertare la veridicità dei danni denunciati. Indica, appunto, chi deve rilasciare queste attestazioni, ed indica quali sono tutti i contributi che possono essere erogati, nonché tutti i criteri che devono essere seguiti per portare a compimento l'iter burocratico in questione.
Io credo che appena eletto, alla prima legislatura, non sarei stato certamente in grado di portare avanti con tanta caparbietà, con tanta tenacia una proposta di legge, non sarei stato capace di metterla nero su bianco, né di proporla all'Aula con quella volontà, di cui deve andare fiero il consigliere Corda; , un'Aula che mi sembra troppo disattenta e troppo distratta per affrontare un problema come questo.
Credo che questa proposta di legge nazionale, così come ha detto anche l'onorevole Cogodi, avrebbe meritato da parte di tutti un contributo superiore, e avremmo certamente fatto del bene alla Sardegna; non credo comunque che il provvedimento, anche superando l'esame di quest'Aula riuscirebbe, visto il periodo pre-elettorale che anche il Governo centrale sta vivendo, ad essere approvata in tempo per diventare legge dello Stato. Questo è un problema che andrebbe affrontato in avvenire, proprio da una Giunta e da una maggioranza che vogliono caratterizzarsi per le riforme, e credo che leggi organiche di questo tipo possano dare lustro a chi riuscirà a portarle a compimento.
PRESIDENTE. Poichè i Capigruppo hanno rinunciato a parlare
per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Io penso che il Presidente Floris avrebbe svolto, su questo provvedimento, alcune considerazioni, ma la relazione del proponente è stata decisamente esaustiva, e ne prendiamo atto. Io ho apprezzato ciò che il collega Corda ha detto, e cioè che questa è, sì, una sua proposta, ma è patrimonio del Consiglio, e come tale la Giunta, appunto, si rimette al Consiglio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto sul passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, sul passaggio all'esame degli articoli.
PRESIDENTE Proclamo il risultato delle votazione.
Presenti 59
Votanti 57
Astenuti 2
Maggioranza 29
Favorevoli 26
Contrari 31
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FALCONI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GIAGU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONNIS - OPPI - ORTU - PIANA - PILO - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SCARPA - SELIS - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI e il consigliere LAI.)
Poichè non è stato approvato il passaggio all'esame degli articoli, di fatto la legge è bocciata.
CORDA (A.N.). Complimenti a chi ha avuto il grande coraggio da leone di chiedere il voto segreto. Molti complimenti! Vergognatevi!
PRESIDENTE. Onorevole Corda, le ricordo che in base al Regolamento è vietato fare commenti sui voti espressi in Consiglio.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, come è noto alcuni Capigruppo della minoranza hanno chiesto delucidazioni sui motivi del ritardi con cui i disegni di legge numero 131 e 137 sono pervenuti all'esame del Consiglio regionale.
Io devo dire che per quanto riguarda il disegno di legge concernente i Consorzi fidi, abbiamo lavorato in tutto questo periodo abbastanza alacremente; abbiamo avuto diversi incontri, una quindicina direi, con tutte le parti sociali, per trovare una chiave di lettura unitaria e per intervenire in questo settore secondo le richieste avanzate dalle stesse parti sociali, così da definire una volta per tutte un quadro di riferimento normativo preciso.
Abbiamo compiuto un excursus su tutta la legislazione attuale in materia di incentivi nei settori dell'industria, della cooperazione, del turismo e del commercio e abbiamo stilato un testo unico degli stessi. Abbiamo quindi verificato la rispondenza tra le richieste avanzate dalle categorie di volta in volta, alla luce anche delle esigenze presenti nei diversi settori, e le risposte fornite nel tempo, per meglio rispondere alla attuale pressante richiesta di un intervento da parte della Giunta regionale nella materia.
I ritardi sono dovuti al fatto che soltanto a fine esercizio, abbiamo potuto liberare le risorse; i 70 miliardi sono il frutto di risorse recuperate, proprio in questo periodo, dai fondi di ammortamento degli interessi sui mutui e quant'altro.
Soltanto ora, quindi, siamo stati in grado di stimare e di coprire per tutto l'anno 2000 le esigenze finanziarie che si sono manifestate grazie ad una concertazione, vera, con le parti sociali; e quando dico parti sociali intendo le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro. E devo dire che questo nostro sforzo è stato premiato anche dal lavoro notevole svolto dalla Commissione, nelle sue componenti di maggioranza e di opposizione, che hanno finalmente definito questo quadro di riferimento.
Per quanto riguarda invece il provvedimento relativo al settore agro-pastorale, io ricordo che il provvedimento in questione è stato presentato il 12 maggio 2000, è stato approvato dalla quinta Commissione l'11 ottobre 2000 e dall'Aula il 26 ottobre, come ricordava l'onorevole Selis, del 2000. Il Governo dato il suo nullaosta alla fine di ottobre, primi di novembre 2000. Il provvedimento è' stato pubblicato nel B.U.R.A.S. il 17 novembre 2000.
A questo riguardo devo dire che ci siamo trovati in una situazione particolare nel senso che tutte le disposizioni di spesa previste nel bilancio 2000 erano collegate a fondi derivanti da leggi regionali. Però, essendosi modificati nel tempo gli orientamenti in tema di aiuti da parte dell'Unione Europea, andava adeguata la normativa in base alla quale avevamo approvato questi provvedimenti. Ora siamo in condizioni di poter spendere questi fondi. Certo, onorevole Selis, io comprendo che probabilmente questo provvedimento sarebbe potuto arrivare in Aula in tempi più rapidi, purtroppo la macchina burocratica è quella che è. E' arrivato soltanto ora, noi ce ne scusiamo, anche perché ci dispiace che questi provvedimenti vengano discussi in tempi così risicati, nel senso che a fine anno si somma la discussione di diversi provvedimenti. Ci facciamo carico di questo ritardo ed è per questo che chiediamo all'Aula, alla maggioranza, ma anche all'opposizione, una volta che è statoraggiunto un accordo sulla sostanza del provvedimento, di volerlo approvare. Staremo attenti a che in futuro non si verifichino più questi ritardi.
PRESIDENTE. Dobbiamo decidere quindi come proseguire i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Mi pare che a conclusione della Conferenza dei Capigruppo sia apparsa evidente l'opportunità, nel caso in cui il Presidente della Giunta avesse reso una dichiarazione attinente l'iter di questi due progetti di legge, e se fosse stato raggiunto accordo sulla sostanza dei provvedimenti stessi, di procederein questo modo. Domani mattina alle 9 si riuniscono le Commissioni e l'Aula viene convocata per le 10 e 30, in modo tale che questi provvedimenti si possano, volendo, essere licenziati domani mattina. Se ci sono altre proposte, dovrebbero scaturire ora dall'Aula. Mi è sembrato di capire che la procedura, in parte concordata, fosse questa. Comunque siamo aperti a qualunque altra proposta che sia ragionevole e utile per raggiungere lo stesso identico risultato.
PRESIDENTE. L'onorevole Contu ha formulato una proposta su cui, chi vuole, può intervenire.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). L'iter che il collega Contu ha richiamato è simile a quello che abbiamo deciso in Conferenza dei Capigruppo; abbiamo detto che domani mattina si riuniscono le Commissioni, per esaminare il contenuto dell'accordo raggiunto dai colleghi che hanno lavorato ed anche per discutere la richiesta che noi abbiamo avanzato, Presidente Serrenti, di riunire la Commissione per trattare l'altro argomento. Quindi non penso che si possa convocare per le dieci e mezza la ripresa dei lavori dell'Aula; però sono dell'idea che si possano riunire le Commissioni domani mattina e poi convocare l'Aula, a un orario ragionevole, per licenziare i provvedimenti. Questo sì, ma con un orario diverso da quello che propone il collega Contu, perché non sappiamo quanto durerà, non tanto la discussione della Commissione agricoltura sull'accordo raggiunto, se effettivamente si è raggiunto un accordo sarà questione di qualche minuto, quanto invece la discussione che si farà sull'altra richiesta che abbiamo avanzato noi. Quindi convocare l'Aula per le dieci e mezza significa, così mi sembra, assumere un impegno che poi potremmo non riuscire a mantenere.
Io indicherei la tarda mattinata di domani per dare alle Commissioni il tempo per esaminare gli argomenti che hanno in carico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Mi era parso onestamente di aver capito, già nelle precedenti interlocuzioni, in sede di Conferenza dei Capigruppoper esempio, che l'attività e il lavoro del Consiglio, prevalendo su ogni altra cosa, si sarebbero svolti in modo, come dire, continuativo. Ma continuativo non vuol dire non darsi i tempi di sosta, di pausa e di riposo.
Per cui mi parrebbe che, allo stato delle cose, la soluzione più conseguente sarebbe che il Consiglio riprenda domattina, quando è possibile che riprenda, data l'ora, adesso sono quasi le ventitre, il proprio lavoro e lo completi. Il Presidente ha reso dichiarazioni, saranno appaganti, non saranno appaganti, le dichiarazioni del Presidente, rispetto a chi le ha provocate, rispetto a chi le ha richieste, ma dovranno, comunque, essere valutate.
Le parti politiche hanno preso in esame i disegni di legge e parrebbe che ci sia un largo assenso sul merito degli stessi. La proposta che mi era parso di comprendere fosse passata, non che avanzo adesso, in quanto rispecchiava l'opinione prevalente, prevedeva che domani mattina si completi il lavoro d'Aula, immediatamente dopo, può essere già in tarda mattinata, o comunque per quanto rimane della giornata lavorativa, si va in Commissione, in seduta pubblica, perché è stata chiesta anche la seduta pubblica delle Commissioni; e badate la seduta pubblica non è che è automaticamente tale perché si apre un microfono, o si annuncia che è pubblica e qualcuno lo sa sennò una seduta di Commissione pubblica fatta alle nove del mattino, decidendolo a quest'ora, quando chi deve partecipare manco lo sa, è pubblica per modo di dire. Questo va ribadito anche sotto il profilo della funzionalità.
Per cui, la proposta che mi parrebbe possa essere, come dire, accolta è di proseguire domani mattina anche alle nove e mezzo, dieci il lavoro d'Aula; completare il lavoro d'Aula perché a questo punto ci sono questi due provvedimenti, peraltro nel merito largamente condivisi, salvo il giudizio che chi l'ha chiesto darà su quanto ha riferito il Presidente, sulle modalità e sulla responsabilità e sulle colpe, sui ritardi e quant'altro; e convenire fin d'ora che poi si prosegue in Commissione, senza procedere a strappi, Aula-Commissione-Aula, perché se si va in Commissione, secondo me, poi ci vorranno tempi di recupero per riprendere i rapporti in Aula. Le Commissioni possono anche essere riunite, perché hanno già concordato, mezz'ora prima che inizi il lavoro del Consiglio. Possiamo fare alle nove le Commissioni e alle dieci l'Aula.
PRESIDENTE. Io non so se ci sono altri interventi, ma voglio far osservare che esiste un problema di natura tecnica, e non di poco conto; infatti i provvedimenti quando arrivano in Aula, devono essere esaminati prima dalle commissioni di merito. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Il passaggio in Commissione, naturalmente, deve avvenire prima della discussione in Aula, allora se domani mattina dalle nove alle dieci le Commissioni valutano i provvedimenti, i provvedimenti verranno valutati positivamente perché questo mi è parso di capire è l'accordo, per cui alle dieci il Consiglio può iniziare a lavorare; vuol dire che farà il lavoro che deve fare nelle due ore a disposizione, poi da mezzogiorno in poi potrà tenersi la seduta pubblica. Se l'accordo si è raggiunto non credo ci siano grosse difficoltà, soprattutto se qualcuno non si diverte a scaraventare duecento emendamenti sugli argomenti in discussione.
PRESIDENTE. Ce n'è una di difficoltà; c'è un'interpellanza da svolgere in Commissione, e non so se un'ora di tempo sarà sufficiente.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Dopo la seduta del Consiglio si discuterà l'interpellanza in Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, cerchiamo di trovare un modo di procedere che consenta di bilanciare tutte le esigenze.
Allora, c'è l'esigenza di approvare dei provvedimenti di legge, una volta esitati dalle Commissioni, se si trova come mi pare che si possa trovare un accordo sui contenuti dei medesimi. E' probabile quindi che due ore siano sufficienti. Io inoltre voglio prescindere dalle dichiarazioni rese dal Presidente che ci hanno un po' disorientati perché ritenevamo che le avrebbe fatte le domani mattina in apertura; ma, come giustamente diceva l'onorevole Cogodi, verranno valutate da chi le ha chieste. Io valuto invece il discorso organizzativo, procedurale; se ci fosse l'accordo sui testi, a mio parere, i provvedimenti si possono varare in tempi sufficientemente brevi, dedicandogli all'incirca due ore, dalle dodici alle quattordici, così da dedicare la prima parte della mattinata al lavoro delle
Commissioni.i Il problema è il risultato, perché come qualcuno ha detto, ed è vero, tenere una seduta pubblica alle nove non ha senso; per questo noi chiediamo che venga convocata per le dieci; per quell'ora sono convocate anche le altre Commissioni, e a mezzogiorno si può riunire l'Aula e e si va avanti. Questo è quanto noi proponiamo sotto l'aspetto organizzativo, perchè questa organizzazione dei lavori ci può consentire di raggiungere l'obiettivo che ci proponiamo.
Consentitemi, anche se riprenderemo il discorso domani, un breve commento sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta. Ho detto prima, che sono state rese in un momento di confusione (si sentiva anche piuttosto male), ma credo che sia il Presidente che i colleghi della maggioranza abbiano correttamente percepito l'atteggiamento positivo, di disponibilità dell'opposizione; atteggiamento di disponibilità che non significa confondere i ruoli ma anzi li tiene distinti, differenziando anche le responsabilità, e senza nulla togliere alle difficoltà, ma queste fanno parte dell'attività di Governo. A noi continua a non essere del tutto chiaro come si possa far seguire un iter così tortuoso in Commissione a dei provvedimenti urgentiqual è quello sull'agricoltura o anche quello sui consorzi fidi, posto che nel corso dei mesi scorsi noi abbiamo approvato provvedimenti con provviste finanziarie anche di maggiore portata. Quindi si poteva trovare anche la copertura per il provvedimento sui consorzi fidi, 35 miliardi c'erano già, 35 bisognava trovarli, Ma era fattibile. Continuiamo quindi ad avere queste perplessità, che entreranno a far parte del dibattito politico.
PRESIDENTE. Le Commissioni terza e quinta e sesta sono convocate per domani mattina alle ore 9.30
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, poiché la convocazione avviene suo tramite, deve essere chiaro anche l'ordine del giorno su cui le Commissioni si riuniscono. La quinta Commissione infatti deve semplicemente dare un parere su un provvedimento che poi deve tornare alla Commissione terza per l'esame e l'approvazione finale. Per cui va bene che si convochino insieme. La Sesta può essere convocata dopo perché deve semplicemente dare un parere.
PRESIDENTE. Va bene, allora la Sesta la possiamo convocare un'ora dopo.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Presidente, vorrei fosse chiaro che la terza Commissione viene convocata per l'esame di questi due provvedimenti di legge ed anche per l'esercizio provvisorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Poichè non vorremmo, dopo aver tanto lavorato per creare un dialogo, scivolare su un piccolo malinteso e ricreare problemi, ribadisco la nostra proposta Chiedo che l'aula venga convocata per le ore dodici, le Commissioni interessate, tenendo conto delle argomentazioni del collega La Spisa, possono lavorare dalle nove alle dodici. La Commissione agricoltura si deve riunire prima perché deve far pervenire il parerealla Commissione programmazione, e se c'è l'accordo in cinque minuti può terminare i lavori.
In definitiva le Commissioni possono riunirsi dalle dieci alle dodici, ora in cui si può convocare il Consiglio.
PRESIDENTE. Onorevole Selis le faccio notare che l'onorevole La Spisa chiedeva di poter discutere, anche il disegno di legge sull'esercizio provvisorio domani. Si deciderà in Commissione come procedere, la convocazione fatta dal Presidente del Consiglio vale per i due argomenti.
C'è un piccolo problema, l'onorevole Cogodi faceva osservare che essendo la Quinta commissione convocata per un'interpellanza in seduta pubblica, quella seduta pubblica avrebbe bisogno di un minimo di preavviso, per cui mi pare che le ore dieci non siano un'ora adatta. Convochiamo la quinta Commissione dove si deve appunto svolgere l'interpellanza numero 116 in seduta pubblica almeno alle ore dieci e trenta. Ricapitolando, la terza e la quinta Commissione sono convocate alle nove e trenta per la discussione dei due provvedimenti di legge; la sesta Commissione alle ore dieci, sempre per la stessa ragione. Nella quinta commissione alle ore 10 e 30 si terrà la seduta pubblica per svolgere l'interpellanza. Il Consiglio è convocato per le ore 12.
La seduta è tolta alle ore 23 e 11.
Allegati seduta
Testo delle interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERROGAZIONE FOIS, con richiesta di risposta scritta, sui ventilati licenziamenti del personale marittimo che espleta i servizi di mensa e di camera sulle navi delle Ferrovie dello Stato.
Il sottoscritto,
premesso che le notizie relative al continuo ridimensionamento dell'attività delle Ferrovie dello Stato S.p.A. palesano in maniera chiara ed inequivocabile la dismissione progressiva dei collegamenti marittimi con la Sardegna e sono causa di crescente tensione tra una considerevole parte della popolazione sarda;
considerato che proprio a causa di questo ridimensionamento la cooperativa Garibaldi, che ha in appalto i servizi, ha intenzione di licenziare i lavoratori impiegati nei servizi di mensa e camera a bordo delle motonavi;
atteso che questo provvedimento rappresenta un duro colpo all'economia di alcuni centri marittimi sardi, come ad esempio Golfo Aranci, nel quale una grossa parte della popolazione residente si troverebbe a subire un pesante contraccolpo economico e sociale;
rilevato che, nonostante gli appelli e le proteste portati avanti in occasione dei ripetuti annunci di dismissione delle navi sulla linea Civitavecchia - Golfo Aranci, non è stata fornita nessuna garanzia che potesse tranquillizzare i lavoratori di Golfo Aranci,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei trasporti per conoscere quali iniziative intendano adottare per risolvere definitivamente il problema dei lavoratori che vedono minacciato il loro posto di lavoro; in particolare chiede quali azioni e quali iniziative di tutela intendano intraprendere anche nei confronti del Ministero competente, al fine di impedire il progressivo smantellamento dei collegamenti nella tratta Golfo Aranci - Civitavecchia. (279)
INTERROGAZIONE PILO - TUNIS Marco Fabrizio - SCARPA - SANNA Noemi - BIANCAREDDU - LA SPISA - FOIS sui tempi eccessivamente lunghi di prenotazione delle visite specialistiche nelle strutture pubbliche.
I sottoscritti,
visto quanto apparso sulla stampa sui tempi medi di prenotazione delle visite specialistiche presso le strutture pubbliche;
sentite le lamentale di numerosi cittadini, purtroppo afflitti da patologie anche gravi, che vedono rinviati ripetutamente gli appuntamenti per visite di controllo ed esami specialistici quali mammografie, coronarografie, etc.;
considerato che il problema della tutela della salute è dovere primario delle forze di governo,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale della sanità per sapere quali iniziative siano state intraprese per la soluzione dei problemi di cui trattasi e se, in riferimento al Centro unico regionale di prenotazione, l'organizzazione comprenda tutti i servizi pubblici a gestione sia pubblica che privata. (280)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di salvaguardare il posto di lavoro dei 500 addetti agli impianti di potabilizzazione e depurazione dipendenti da imprese private per conto dell'ESAF.
Il sottoscritto,
vista la deliberazione n. 89 del 21 novembre 2000, assunta dal Consiglio di Amministrazione dell'ESAF (Ente Sardo Acquedotti e Fognature), con cui il citato ente ha deciso di procedere all'assunzione diretta degli impianti di potabilizzazione e di depurazione attualmente gestiti da imprese private per conto dello stesso ente;
considerato che questa situazione mette in crisi e comporta la cessazione del rapporto di lavoro di ben 500 dipendenti delle imprese private, che finora hanno garantito un sistema di servizio idrico autonomo, funzionale ed efficiente grazie alle professionalità acquisite in anni di attività nella gestione degli impianti;
ritenuto che l'ESAF debba garantire, nelle more della sua trasformazione in società mista pubblica - privata a prevalente capitale pubblico ai sensi della legge regionale 7 maggio 1999, n. 15, il mantenimento del posto di lavoro agli attuali dipendenti privati,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori dei lavori pubblici e del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per conoscere i provvedimenti che la Giunta regionale, di concerto con i lavoratori interessati e le organizzazioni sindacali, intenda assumere per salvaguardare la continuità occupativa del personale impegnato negli impianti. (281)
MOZIONE CORDA - USAI - BIGGIO - LIORI - ONNIS - SANNA Noemi - MURGIA - TUNIS Marco Fabrizio - SCARPA sul contratto di sponsorizzazione tra Cagliari Calcio S.p.A. e Regione sarda.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
1) la Regione sarda, attraverso l'Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, ha stipulato un contratto promo-pubblicitario in abbinamento con la società Cagliari Calcio, per l'importo complessivo di lire 3.000.000.000, per il campionato 2000-2001. Oggetto della promozione pubblicitaria è il Pecorino Sardo;
2) la finalità principale della "promo-pubblicità" è di ottenere la maggior diffusione possibile del marchio, in abbinamento all'attività positiva e possibilmente vincente della squadra; la diffusione del logo è affidata soprattutto alle immagini televisive, attraverso la trasmissione delle fasi di gioco che non sempre consentono una buona visibilità del "marchio" con le interviste prima e dopo gli allenamenti e negli spogliatoi davanti ai pannelli pubblicitari, dopo le partite ufficiali, ma anche agevolando la partecipazione dei propri tesserati, in divisa sociale, alle trasmissioni sportive alle quali fossero invitati come ospiti;
3) l'aspettativa della Regione sarda è che il Cagliari Calcio agevoli la maggior diffusione possibile del nome "Pecorino Sardo";
4) il dovere del Cagliari Calcio, per assolvere agli obblighi derivanti da un contratto di sponsorizzazione serio, dovrebbe essere quello di favorire le riprese televisive di tutte le testate giornalistiche, giornali e soprattutto televisioni che ne facciano richiesta;
5) il campionato di Calcio di serie B ha una scarsissima visibilità nazionale. Le reti Mediaset lo ignorano quasi completamente e le reti Rai ne parlano in una rubrica pomeridiana che ha un basso indice di ascolto. Le partite trasmesse in "Pay TV" hanno un bassissimo indice di ascolto;
6) le reti regionali private danno invece grande risalto al campionato di serie B, al Cagliari, ma anche alla Torres, nei telegiornali, ma anche in alcune trasmissioni settimanali. Per questa ragione le reti televisive regionali sarde private sono dunque i mezzi attraverso i quali si potrebbe ottenere un numero di "contatti" che in qualche modo potrebbero giustificare la spesa dei 3.000.000.000 che la Regione sarda verserà al Cagliari Calcio; se a questo si aggiunge che due importanti televisioni regionali trasmettono anche via satellite e che il segnale viene irradiato in un bacino superiore ai 500 milioni di persone, si capisce quale importanza abbia l'intervento di queste televisioni regionali all'attività del Cagliari, attraverso le riprese degli allenamenti e delle partite, anche solo limitatamente al diritto di cronaca, delle interviste e delle trasmissioni in diretta trasmesse dalle stesse, per il raggiungimento dell'obiettivo cui, chi paga una sponsorizzazione, mira;
7) alcune settimane prima che venisse perfezionato e firmato il contratto promo-pubblicitario del quale si parla, si è tentato di contattare i funzionari responsabili della struttura. per informazioni sullo stato delle trattative, ma ci si è scontrati contro un muro impenetrabile. Anche il tentativo di ottenere documentazione preventiva degli atti è fallito, giacché si è avuta copia del contratto, grazie all'intervento dell'Assessore, solo dopo la sua sottoscrizione;
ACCERTATO che:
1) il Cagliari Calcio impedisce l'ingresso negli spogliatoi, per gli allenamenti e per le partite ufficiali, alle troupe televisive di una importante televisione regionale che trasmette anche via satellite;
2) che non favorisce la partecipazione di almeno uno dei suoi tesserati invitati alle trasmissioni sportive;
3) attraverso una intervista riportata nei giorni scorsi da un quotidiano sardo, si è appreso che si impedirà l'ingresso nelle sedi dove si svolgono gli allenamenti, le partite e le interviste, anche ai giornalisti ed ai fotografi del maggior quotidiano sardo;
CONSIDERATO che:
1) questo fatto, oltre ad essere una gravissima limitazione del diritto di informazione sancito dalla carta costituzionale, in riferimento al fine primo del contratto promo-pubblicitario, rappresenti una grave inadempienza contrattuale a danno della Regione sarda poiché quasi tutte le clausole di detto contratto sono fortemente sbilanciate a favore del Cagliari Calcio;
2) gli stessi funzionari disattendendo le richieste di documentazione preliminari fatte da alcuni consiglieri regionali della Sardegna, hanno violato l'articolo 105 del Regolamento del Consiglio,
propone
che l'Assessore competente riapra la trattativa con il Cagliari Calcio per apportare le opportune modifiche del contratto a tutela degli interessi dei sardi e dell'irrinunciabile pluralità e diritto dovere di informazione, poiché in questa occasione, i vertici dell'Assessorato che hanno condotto la trattativa con il Cagliari Calcio fino alla firma del contratto, non si sono oltretutto dimostratati capaci di tutelare gli interessi dei sardi ed hanno dimostrato disinteresse per i diritti dei consiglieri regionali,
impegna la Giunta regionale
nel più alto interesse del popolo sardo ad un attento riesame della posizione dei dirigenti dell'Assessorato nel rispetto delle norme vigenti. (34)
MOZIONE SANNA Giacomo -MANCA sulla incompatibilità di un nuovo invaso sul rio Posada con l'istituzione del Parco naturale regionale "Lithos - Tepilora".
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSTATATO che nel 1960 si sono conclusi i lavori per la costruzione della diga sul rio Posada, realizzata in prossimità della stretta di Maccheronis, la cui capacità di invaso è di circa 24 milioni di metri cubi;
RILEVATO che lo sfruttamento delle sabbie dei terrazzi alluvionali e dello stesso letto del fiume ha sottratto, nel corso degli anni, un notevole carico solido costituito da quelle frazioni granulometriche che costituiscono l'ossatura dei litorali sabbiosi; è noto, infatti, che gli impianti di lavaggio restituiscono al fiume solo i fanghi ed i granuli più fini che raggiunta la foce più facilmente e rapidamente vengono spinti al largo;
EVIDENZIATO che la realizzazione della diga, se da un lato ha portato indubbi vantaggi in ordine alla regolazione delle piene ed alla costituzione di una consistente riserva idrica, dall'altro ha alterato in misura sensibile l'equilibrio naturale del delicato ecosistema, tipico delle zone umide;
SOTTOLINEATO che si registra un'accentuazione dei fenomeni di ingressione marina sulla costa e la presenza di specie vegetali caratteristiche delle zone salmastre in porzioni sempre più vaste del territorio;
VERIFICATO che il 7 dicembre 2000 i Sindaci dei Comuni di Bitti, Lodé e Torpé, d'intesa con l'Assessore regionale alla difesa dell'ambiente, hanno sottoscritto il programma per l'istituzione del Parco naturale regionale denominato "Lithos Tepilora";
ATTESTATO che per l'istituzione dell'area protetta, il competente Assessore regionale alla difesa dell'ambiente si è impegnato a presentare alla Giunta apposito disegno di legge ed allo stanziamento di lire 300.000.000 a fini progettuali;
VERIFICATO, altresì, che il 7 novembre 2000 la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale dei lavori pubblici, ha stanziato, nell'ambito del programma per la predisposizione ed il completamento di studi e progetti relativi alle opere idriche, l'importo di lire un 1.700.000.000 per studio e progettazione di un nuovo invaso sul rio Posada ad "Abba Lughente" con capacità superiore a quella della diga già esistente e la cui realizzazione porterebbe al collasso dell'ecosistema delle zone umide ed alla morte del rio Posada, sommergendo fra le altre, consistenti porzioni di territori ricompresi nella perimetrazione provvisoria del Parco "Lithos -Tepilora";
ACCERTATO che l'Amministrazione comunale di Posada ha beneficiato nel 1998 di un finanziamento della Regione sarda, di lire 2.500.000.000 per la realizzazione di un percorso fluviale sul rio Posada e che la stessa Amministrazione ha espresso la propria contrarietà per la realizzazione di un secondo invaso;
impegna la Giunta Regionale
- a valutare attentamente l'opportunità di dar seguito alle procedure per il finanziamento di studi e progettazioni per favorire la realizzazione di un secondo invaso sul rio Posada, opera incompatibile con il perseguimento degli obiettivi prioritari sanciti dall'articolo 4 dell'intesa di programma sottoscritta il 7 dicembre 2000 per l'istituzione del Parco naturale regionale "Lithos - Tepilora";
- a favorire l'istituzione del Parco naturale regionale in luogo del secondo invaso sul rio Posada, con capacità pari a 40 milioni di metri cubi, nel rispetto delle volontà delle amministrazioni locali che hanno manifestato ufficialmente la volontà di istituire in quei territori un'area protetta per la tutela dei valori ambientali, storico - culturali e per la promozione dello sviluppo sostenibile dell'area. (35)
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