Seduta n.211 del 05/03/2002 

SEDUTA CCXI

Martedì 5 marzo 2002

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 10 e 05.

Licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 26 febbraio 2002 (206), che è approvato.

PRESIDENTE. Constatata l'assenza di numerosi consiglieri sospendo la seduta per quindici minuti. Riprenderà alle ore 10 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 06, viene ripresa alle ore 10 e 31.)

Continuazione e fine della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" (295/A) e "Bilancio di previsione per l'anno 2002 e bilancio pluriennale per gli anni 2002-2003-2004" (296/A) e della proposta: "Note di programma 2002" (Progr. n. 31/A)

PRESIDENTE. Siamo al terzo punto all'ordine del giorno che reca la continuazione della discussione generale della manovra finanziaria 2002-2004.

Siamo nella parte finale del dibattito, devono intervenire i Capigruppo. Come al solito gli uffici mi hanno fatto un elenco dei Capigruppo dando un ordine sulla base della consistenza numerica.

Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Sanna Giacomo, che vedo sta uscendo. Parla lei onorevole Cogodi?

E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

Cogodi (R.C.). Signor Presidente e colleghi consiglieri, ritengo che se quel miliardo per consigliere di maggioranza di cui gli organi di informazione danno notizia e contezza a tutti i sardi, fosse un miliardo per davvero messo sul tavolo, un miliardo che andrebbe perso qualora non ritirato entro il primo quarto d'ora della seduta, io credo che i consiglieri di maggioranza sarebbero appena più presenti.

Si è detto tanto della legge finanziaria e del bilancio. Si è detto però principalmente che sarebbe una legge omnibus. L'omnibus era un mezzo di trasporto che così si chiamava, prima che corresse il filobus, perché era il mezzo di trasporto popolare, quello destinato a tutti. Se questa legge fosse una legge omnibus poco male, e magari, seppure dispersiva, avrebbe un qualche carattere di validità. In realtà questa legge finanziaria non è affatto omnibus, è invece partibus, guarda e vuole soddisfare gli appetiti, non sempre legittimi e non sempre fondati, di una sola parte della società, sempre la stessa, e quindi è sostanzialmente parziale e discriminatoria. Non è una legge finanziaria del tipo "a tutti un po'" è una legge finanziaria ancora una volta "ad alcuni tutto e a molti meno di quello di cui hanno diritto e di cui hanno bisogno per sé e per garantire un progetto di sviluppo ordinato e crescente nella nostra Regione".

Spero che il Presidente del Consiglio regionale tanto attento a tante cose, e tanto distratto rispetto a tante altre, abbia la bontà - parlo di bontà perché sembra essere in questo momento, in questa fase, in questa condizione la virtù maggiore, non per essere "buonisti", cioè buoni per mestiere, no! ma perché si abbia a cuore il bene dell'istituzione regionale, della prima istituzione regionale, prima non per gerarchia ma per funzione, il Consiglio regionale, l'Assemblea legislativa - dicevo che spero che il Presidente del Consiglio voglia, non dico smentire, ma energicamente sanzionare con una pubblica dichiarazione resa in Aula e all'opinione pubblica, che sarebbe - uso il condizionale; diamo il beneficio di inventario - illogico e immorale se fosse fondata, la notizia, ampiamente data ai sardi, che i consiglieri della maggioranza in quest'Aula abbiano avuto una sorta di appannaggio personale di un miliardo a testa, con cui potrebbero condizionare l'orientamento della spesa pubblica e quindi l'equilibrio del bilancio regionale.

Spero e chiedo che questa dichiarazione intervenga immediatamente, perché se così non fosse, e se non vi fosse una smentita prima di tutto verbale, come reazione politica e morale innanzitutto, alla sola ipotesi prospettata, ma anche nei fatti, io credo che questo Consiglio regionale debba cessare qui, ora, la sua esistenza per indegnità indotta dal solo fatto che una tale ipotesi si possa accarezzare da parte di chiunque possa costituire maggioranza di governo.

Ritengo invece, e noi riteniamo, che, proprio alla luce di consimili degenerazioni che intervengono in una situazione politica già tanto deteriorata, e perciò rischiano di non creare manco più scandalo, e invece sono scandalose, bisogna ristabilire a questo punto alcuni canoni essenziali di riferimento politico, ed aggiungo, ripeto e sottolineo, anche morale circa la gestione del danaro pubblico.

Deve essere ristabilito innanzitutto un primo elemento di verità e di condivisione esplicita, per niente reticente. Punto primo: di chi è il bilancio della Regione? E` dei singoli consiglieri costituiti in società per azioni? Anche fosse di una maggioranza - lasciamo stare per un attimo, per facilità di ragionamento, non perché debbano mai essere per un attimo lasciate stare, tutte le questioni sulla legittimità, sulla regolarità e sulla titolarità con cui una presunta maggioranza, che è solo addizione di persone, che non è coalizione, che non ha progetto comune, si compone ed usurpa le funzioni di governo in questa Regione - ma, pur così, esprimete, almeno nelle forme, non dico una bontà, ma una regolarità almeno formale dell'azione di governo. Allora, saranno pure le vostre convenienze, o meglio quelle che voi ritenete essere le convenienze della Sardegna; però parlate di convenienze generali, rappresentate questo tipo di convenienze; saranno le convenienze dell'idea, della politica e della pratica della destra, ma che sia rappresentata comunque una convenienza di carattere generale!

Facciamo e fate voi, una valutazione complessiva, quella che tanto vi è cara quando si applica alle aziende, ai comparti produttivi. Un'analisi semplice costi-benefici: quali sono i costi per determinate attività, quali sono le destinazioni specifiche delle risorse pubbliche, cioè di tutti, per determinate, individuate finalità e quali sono i benefici sociali complessivi.

Noi dobbiamo ancora riproporre questa questione; che la politica è risposta ai bisogni complessivi, che la politica è equilibrio negli interventi. Se non ci fosse da riequilibrare, quindi da decidere cose che possono agevolare chi ha di meno, e in qualche modo limitare, ricondurre ad equilibrio, a compatibilità chi ha di più, la politica non avrebbe nessun senso e neppure le istituzione pubbliche. Noi dobbiamo quindi, parlare ancora di riequilibrio oltre che di sviluppo, di equità sociale; dobbiamo ancora parlare di diritti umani, che non sono solo quelli dei perseguitati altrove nel mondo, quelli che direttamente contrastano le dittature. C'è un problema di diritti umani in ogni luogo, in ogni parte del mondo, ed anche in questa parte del mondo, se volete.

Gli esclusi, comunque, sono in una condizione di minorità, di debolezza, non per colpa loro ma per colpa degli altri, nostra. Voi, voi della destra, usate dire, l'avete scritto anche in un grande tabellone elettorale, che è necessario aiutare chi è rimasto indietro; badate, quello che è indietro in questa società non è rimasto indietro, è stato cacciato indietro, è stato tenuto indietro, è indietro perché altri sono andati avanti e non sempre con gli stessi mezzi, travolgendolo; quindi non c'è da aiutare chi è rimasto indietro, c'è da camminare pari, c'è da recuperare i divari, da vincere le ingiustizie, le grandi ingiustizie del mondo ma anche le ingiustizie concrete di questa parte del mondo, qui, della nostra regione, della nostra isola, dell'isola in cui viviamo.

Allora, se noi vogliamo fare un bilancio serio altro che dividere le prebende e i budget fra i singoli consiglieri di maggioranza, per rendere regola quello che è diventato il vero cancro della politica: il localismo, il personalismo. Voi volete che il localismo e il personalismo, vero ed autentico cancro che corrode la politica e le istituzioni pubbliche, diventi addirittura regola, anche attraverso una prassi che se venisse inaugurata sarebbe indecente. Noi proponiamo invece di rovesciare tutto, di rovesciare tutta quella impostazione tanto immorale quanto miserabile, miserabile sul piano politico, e di procedere invece, per chi ne ha voglia ed è attento, per chi è sensibile, per chi vuole fare politica e non carriera e scalata personale, che si proceda ad un censimento dei bisogni sociali e che da questo censimento dei bisogni sociali, nasca la risposta che la legge finanziaria e il bilancio della Regione, tentano, si propongono - non risolveranno tutto - ma si propongono di dare.

In questo censimento dei bisogni sociali bisogna riconoscere che il primo bisogno, in una società che vuole chiamarsi società, cioè insieme di persone che convivono rispettosamente, il primo bisogno per tutti è la partecipazione al processo produttivo; per tutti! Cioè il lavoro produttivo. Ve lo abbiamo detto, ve lo diciamo e ve lo diremo, perché ne siamo convinti e perché è così oggettivamente, che in una società che voglia essere tale nessuna persona, nessuna donna e nessun uomo, qualunque sia la sua età, il suo tasso di conoscenza e di istruzione, la sua capacità stessa, nessuna donna e nessun uomo può essere preventivamente e programmaticamente escluso dall'opportunità di partecipare al processo produttivo, alla produzione cioè dei beni e dei servizi materiali e immateriali di cui una società, se vuole essere civile, si deve dotare.

Pertanto il problema dei senza lavoro, degli esclusi, che non sono rimasti indietro ma sono stati cacciati via, è un problema non settoriale della politica, è un problema generale, quindi, deve essere il primo punto del bilancio pubblico della Regione, ma anche di ogni altro ente pubblico - bisogna pur tornare a questo ragionamento - anche delle province, dei comuni, degli enti di settore, di tutti, punto primo del loro statuto morale e giuridico deve essere: "come posso io contribuire con le risorse e con i poteri che ho, ad affrontare e risolvere il problema dei problemi? Il problema del lavoro produttivo e della dignità delle persone in una società che vuole essere civile?". Questo è il compito primario della Regione e di tutte le pubbliche istituzioni dell'ordinamento autonomistico, per fare tutto quello che possono, e per rivendicare con forza, e con forza vincente però, quindi con convinzione, dallo Stato, e da chi esercita i poteri e comunque anche a livello sovranazionale, questo obiettivo, che è il primo obiettivo dell'esistenza stessa di un potere pubblico costituito.

Nel censimento dei bisogni, insieme ai problemi e ai temi del lavoro produttivo, per cui noi stessi avanzeremo proposta ancora una volta modificativa del bilancio - noi non vogliamo il budget del miliardo, noi vogliamo contribuire e partecipare alla decisione buona con cui questa Regione deve impegnare 12 mila miliardi, che è ben di più in qualità, e non solo in quantità, di quello che voi, consiglieri di maggioranza, ritenete essere le spoglie del bilancio; io non so cosa ne farà Cappai del miliardo di appannaggio, farà una strada intorno ad un paesino della Trexenta, e così tutti gli altri; ma che vi importa farlo così! Ma che vi importa di diventare padrini istituzionali di paese, quando noi abbiamo giurato di essere rappresentanti e di batterci per gli interessi complessivi e giusti di tutta la Regione e di tutto il popolo? - insieme al lavoro, dicevo, in questo censimento dei bisogni primari, questa Regione deve tenere conto dei problemi della salute delle persone e dell'ambiente nel quale le persone, ma anche tutti i viventi, si trovano, dei problemi dell'istruzione, cioè della conoscenza che è elemento fondamentale per l'esercizio della stessa libertà, dell'autonomia del giudizio, della capacità critica. Dove è questo ragionamento sulla qualità dell'istruzione in questa Regione? Sugli abbandoni scolastici? Sugli esclusi comunque dall'accesso a tutti i gradi dell'istruzione, formazione e conoscenza; dove è questo ragionamento nel bilancio e nella finanziaria? E potremmo dire ancora dell'ambiente, del processo di desertificazione e del dramma dell'acqua, che non può essere affrontato con annunci ripetuti di miliardi che dovranno esserci dati, che sono sempre gli stessi, e però non si ha il bene primario e più prezioso per la vita civile e le attività produttive che è l'acqua.

Il processo di desertificazione, come ben vediamo e viviamo drammaticamente, anche in questa parte del mondo dove siamo noi, in Sardegna, avanza in modo disastroso, e noi abbiamo il dovere di considerare oggi queste condizioni, oggi che possiamo porvi rimedio, perché saremo domani del tutto responsabili di quello che facciamo, se facciamo bene, di quello che non facciamo, se facciamo finta di non vedere e di non sapere.

Da ultimo vorrei fare un cenno ad una questione, che pure è presente nel dibattito sulla finanziaria: le relazioni politiche e la ricerca di soluzioni vere ed efficaci almeno per il governo della Regione. Avrei voluto avere il tempo, e non mancheranno altre occasioni, per dire una parola per esempio sull'intervento dell'ex Presidente della Regione, onorevole collega Floris, il quale ancora una volta non ha parlato di bilancio, cioè non ha parlato dell'argomento di cui parliamo, e dobbiamo parlare, ma ha riproposto il miraggio del polo nazionalitario che dovrebbe alloggiare nella casa della destra.

Avremo modo di esplicitare, l'abbiamo già fatto, che quel condominio, quello della destra, non ha nulla a che vedere con le ragioni più profonde dell'autonomia, che è lotta di liberazione, che è lotta di emancipazione sociale, e tuttavia lasciamo che ognuno coltivi i suoi sogni e pure i suoi interessi quando questi siano legittimi. Di riforme in questa finanziaria, in questo bilancio, non vi è e non si ritrova neppure l'ombra; Fantola continua a tenere i concerti, ma non è con i concerti che si fanno le riforme, si riordina la Regione e si fanno gli interessi della Sardegna.

Noi riteniamo invece che debba essere esaminato nel merito e nel concreto il bilancio della Regione, siamo a metà e oltre dalla legislatura, siamo ad un passaggio cruciale, alcune cose o si fanno adesso, in questa stagione, in questa fase della legislatura o sappiamo che non si faranno più. Ecco perché sarà necessario, nel merito, approfondire diverse questioni e trovare diverse ed alternative soluzioni rispetto a quelle insufficienti e contraddittorie che voi prospettate.

PRESIDENTE. Non voglio assolutamente eludere le questioni che mi ha posto all'inizio del suo intervento. Anche io ho letto i giornali come lei, e debbo ritenere che si tratti assolutamente di congetture. Se così non fosse, ma lo escludo, io non sono stato invitato a partecipare a lottizzazioni di tal fatta, e se fosse vera la notizia riportata dai giornali, ma lo escludo, la maggioranza ha fatto bene a non invitarmi a partecipare ad accordi di questo tipo. Però credo di poter affermare, senza dubbio, che si tratti di congetture.

E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Colleghe e colleghi, intervengo di nuovo nella discussione generale perché molti che sono intervenuti hanno preferito non affrontare il problema in discussione, cioè la manovra finanziaria, in termini politici, ma in termini puramente contabili, o se preferiamo semplicemente in termini di calcolo ragionieristico, il che non è accettabile, anche se dalla discussione sulla manovra finanziaria sono emersi i limiti politici e progettuali della Giunta e della sua maggioranza. La finanziaria, da occasione di rilancio del progetto e dell'azione del Governo, si è trasformata in una certificazione del suo fallimento, peraltro annunciato e prevedibile.

Abbiamo già avuto modo di affermare, infatti, che è velleitario persino il tentativo di migliorare una manovra nata male e aggiustata peggio, in un clima di instabilità e di conflitto permanente tra le stesse forze della maggioranza, senza una strategia complessiva di sviluppo, senza un metodo, abbandonando prima la concertazione e rifugiandosi poi nell'indebitamento e nel disavanzo; ripensamenti sostanziali, accompagnati da repentini mutamenti in corso d'opera, tanto che è stata comune la sensazione di aver a che fare con due diverse manovre finanziarie. Non soltanto l'opposizione ha denunciato il disagio per tali atteggiamenti, ma anche autorevoli esponenti della stessa maggioranza hanno chiesto e chiedono con forza scelte lineari e il coraggio della verità sulla finanziaria, sui temi delle riforme e sulle azioni di governo.

Non soltanto l'opposizione chiede, dunque, a questa Giunta di porre fine alle iniziative tese soltanto alla ricerca di un facile consenso, prive di qualsiasi linea politica e amministrativa coerente, ma accompagnate da un formidabile utilizzo delle tecniche della comunicazione, ma di porre in essere atti concreti e comportamenti politici conseguenti, per scongiurare il pericolo che la Sardegna perda altro tempo, altre risorse, altre opportunità di crescita e di sviluppo, perché non si resti ai margini delle riforme e dei cambiamenti, perché si dia vigore a una nuova tensione oppositiva nei confronti di uno Stato sempre più accentratore, perché venga restituita credibilità alla nostra tradizione autonomistica.

E voglio ricordare tre accadimenti di quest'ultimo periodo, per dimostrare proprio che la credibilità della nostra tradizione autonomistica sta scomparendo. Il primo è la discussione dell'altro giorno in quest'aula sui problemi del demanio, e se vogliamo delle zone franche; e vorrei aggiungere in proposito che, saremo veramente contenti se finalmente in quest'aula si potesse riprendere il discorso non più sui sei punti franchi, bensì sulla zona franca integrale. Il secondo è l'emanazione del decreto legge, proposto dal ministro Marzano, numero 7 del 2002, sulla sicurezza del sistema elettrico nazionale. Dalla sua lettura è facile comprendere il significato della norma che prescrive che per la costruzione di tali opere, dichiarate di pubblica utilità, è sufficiente un'autorizzazione unica rilasciata dal Ministero delle attività produttive. Cioè, i comuni, che prima governavano il proprio territorio, oggi, alla luce di questo nuovo atto legislativo, grazie al principio che la loro qualificazione di opere di pubblica utilità consente tutto, sono del tutto esautorati; l'importante è che si produca energia, non si sa neanche quale sarà il combustibile utilizzato, potrebbero essere anche rifiuti solidi urbani, purché si produca energia. Questo consente, con un unico atto rilasciato dal Ministero, di evitare tutte le trafile poco desiderate, esautorando le autonomie locali. Il terzo avvenimento è l'emanazione del decreto legge 22 febbraio di quest'anno, numero 13, recante disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali, che prevede, qualora gli enti locali non dovessero riuscire ad approvare per tempo il loro bilancio, la nomina, non più da parte della Regione ma dello Stato attraverso le prefetture, di un commissario ad acta.

Questo è un federalismo strano, un'autonomia che non ha significato, qualcuno dovrebbe cercare di spiegare a me, ma credo a tutto il Consiglio e all'intera Isola, se, dopo l'approvazione della riforma del Titolo V, sbandierata come federalismo alla moda, si sia arrivati a una situazione inversa, per cui ritorna tutto verso Roma, vengono nuovamente accentrate le decisioni attraverso i soliti decreti legge, della cui facilità di approvazione abbiamo conoscenza, e non ci meravigliano più, perché qua di cultura autonomistica credo che ne sia rimasta ben poca. E non mancano neppure le occasioni per un confronto serrato tra chi storicamente, da sempre, rappresenta l'ala nazionalitaria in Sardegna e chi, invece, con ritardo soltanto oggi la guarda con attenzione. Ma non mi meravigliano i ritardi, può succedere che si verifichino.

Pertanto, non soltanto per il contingente momento politico, ma soprattutto in una prospettiva nuova, per costruire davvero una Sardegna più libera e più giusta, è necessario confrontarsi iniziando a chiarire che cosa significhi affermare che il progetto nazionalitario sardo non è alternativo a quello dei due poli; noi invece ci sentiamo alternativi rispetto a chi dimostra di non avere un progetto credibile e una proposta politica realizzabile; alternativi a chi segue pedissequamente gli schemi del bipolarismo italiano e pretende di radicarli anche in Sardegna; alternativi a chi non pone gli interessi del popolo sardo al primo posto dell'agire politico; a chi si appiattisce sulle decisioni del Governo romano anche quando queste compromettono lo sviluppo e riducono le competenze della nostra Isola, mortificando la nostra vecchia autonomia e pregiudicando quella futura; alternativi a chi propone una manovra finanziaria senz'anima, che non è occasione di crescita e di progresso per la Sardegna.

Abbiamo dimostrato nei fatti di saper esercitare il diritto alla rinuncia. Attendiamo che altri facciano altrettanto, restituendo credibilità al loro agire politico e alle istituzioni autonomistiche della nostra Isola. Onorevole Floris, io ho ascoltato con attenzione il suo intervento; si diventa alternativi quando non c'è prospettiva alcuna, si diventa alternativi quando c'è il vuoto, quando non c'è proposta, quando mancano gli elementi di confronto perché non si ha la capacità di porli all'attenzione, e per essere alternativi bisogna avere un elemento catalizzatore. Noi abbiamo da tempo fatto una proposta che può essere l'elemento catalizzatore, che è quella di costruire insieme un progetto comune, un progetto che levi quest'isola dal sottosviluppo, le dia prospettiva, sani i mali del sottosviluppo che in questi anni ci hanno aggredito continuamente e riesca finalmente a risolverli; quelle linee guida a cui da tempo noi facciamo riferimento sono aperte al confronto con le forze politiche, sociali ed imprenditoriali, con la società civile, con chi crede nella possibilità di costruire insieme quel progetto che oggi non c'è, al quale tutti devono contribuire, perché in esso tutti si devono riconoscere per far sì che alla fine di questo percorso quel progetto diventi veramente una proposta di governo di quest'isola in termini definitivi, non di enunciazioni, tenendo presente che il progetto deve avere una sua completezza, in poche parole deve essere un progetto esecutivo, non può essere soltanto una elencazione di problemi. I problemi li conosciamo, li conosciamo da troppo tempo, li conosce la gente, la classe politica, la classe dirigente; allora ci vuole un qualche cosa di diverso che ponga fine a questa serie di problemi, ci vuole quel progetto a cui noi facciamo riferimento, da costruire insieme. Questo è alternativo, questo è alternativo a chi non ha una proposta seria, credibile per una soluzione definitiva che quest'isola attende ormai da troppo tempo.

Forse sarà un modo diverso di fare politica, di aprire confronti con le forze politiche, perché solitamente si creano coalizioni intorno a spazi di potere da occupare, non a progetti per governare. Solitamente si creano attorno al sindaco, al Presidente della provincia, al Presidente della Giunta da indicare per guidare una coalizione, la maggior parte del tempo si discute di questo, il resto viene utilizzato per trascrivere un qualcosa che ormai ripetiamo da troppo tempo, una semplice enunciazione di necessità alle quali però promettiamo di far fronte, appunto, da troppo tempo.

Noi vogliamo invertire questo processo, vogliamo partire dal costruire insieme un progetto, per vedere se intorno al progetto le forze politiche riescono a coagularsi e se riescono a dare il proprio contributo per elaborare insieme e condividere un progetto sulla base del quale costruire una coalizione di governo seria, alternativa a chiunque non sia riuscito fino ad oggi ad avere questa capacità, questa forza, questa volontà comune. Allora alla volontà comune noi facciamo appello. Ho detto in altre circostanze che la cultura nazionalitaria ormai stava avanzando a grandi passi e che non l'avrebbe potuta fermare nessuno. Lo vediamo in Italia, in Europa, nel mondo; proprio in nome di questo nessuno deve rinunciare a ciò che è stato, al proprio passato. Chi è democristiano resti democristiano, ma innanzitutto ponga i problemi dell'isola; quel concetto nazionalitario di appartenenza che non è solo ed esclusivamente sardista, non può restare solo ed esclusivamente sardista, deve diventare di tutti, perché è un dovere che abbiamo tutti quanti. Chi era socialista faccia altrettanto, ma innanzitutto quella cultura a cui ci richiamiamo da troppo tempo e alla quale molti oggi si richiamano, diventi l'elemento fondante per poter costruire insieme qualche cosa di alternativo, di valido, di veramente definitivo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

Cappai (C.C.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, nel momento in cui mi accingo a prendere la parola nella discussione generale sulla manovra finanziaria, non posso fare a meno di esprimere tutta la mia solidarietà a tutti quegli amministratori locali dell'isola, che in quest'ultimo periodo sono stati oggetto di vili attentati da parte di criminali che minano la sicurezza delle nostre piccole comunità.

La manovra finanziaria in discussione si muove su due direttrici fondamentali: la prima tende a ripristinare una politica finanziaria di rigore mirante al risanamento della finanza regionale, anche se detto rigore è stato notevolmente attenuato dalle modifiche apportate dalla terza Commissione. La seconda direttrice è rivolta a dare attuazione alle politiche di sostegno allo sviluppo della nostra Regione.

Desidero sottolineare che, in seno alla terza Commissione, si sono approfondite le tematiche dell'indebitamento, del disavanzo e dei residui di stanziamento. Su questi ultimi ritengo che occorra procedere ulteriormente nella direzione di una concreta pulizia del bilancio, al fine di rendere chiaro il reale indebitamento della nostra Regione. Concordo perfettamente sull'analisi svolta dal relatore di maggioranza, onorevole Balletto, che si è soffermato diffusamente sull'argomento. Desidero pure sottolineare l'esigenza di riqualificare la spesa regionale, anche al fine di garantire l'efficienza della stessa attraverso la tempestività dell'attuazione ed effettiva realizzazione dei programmi dei vari comparti. In questo quadro si innesta con tutta evidenza la necessità di un monitoraggio della spesa per verificare il grado dei risultati conseguiti in relazione agli obiettivi che l'Esecutivo, le forze di maggioranza e l'intero Consiglio si erano proposti.

La seconda direttrice della manovra economico-finanziaria, oggi all'esame di questa Assemblea, tende, attraverso nuove iniziative, ad ampliare la base economico-produttiva nella Regione. Sicuramente la legge regionale numero 36 del '98, attraverso gli sgravi contribuivi previsti per contenere il costo del lavoro, in questi anni ha costituito un valido strumento per arginare e diminuire la grave disoccupazione che tuttora attanaglia la Sardegna e alla luce di questo fatto la terza Commissione ha ritenuto di potenziare tali incentivi.

La terza Commissione ha altresì ritenuto di rifinanziare, per l'anno 2002, l'articolo 19 della legge numero 37 del 1998, per un importo di 171 milioni ottocentomila euro, accogliendo l'emendamento presentato dalla Giunta regionale sul piano straordinario del lavoro. Tale emendamento ha trovato il mio personale sostegno, conscio dell'esigenza che le istanze delle fasce più deboli della società sarda dovessero trovare accoglienza nella presente manovra finanziaria.

Nel disegno di legge finanziaria oggi all'esame del Consiglio una particolare importanza riveste l'articolo 11, che prevede l'istituzione di un apposito fondo per l'accelerazione dei tempi di esecuzione delle opere pubbliche di interesse regionale. Tale norma è pienamente in linea con l'indirizzo politico che le forze di maggioranza si sono proposte, e che intendono perseguire privilegiando la politica del fare a quella, molto spesso inconcludente, delle sole parole, rinvenibile nelle numerose conferenze stampa che l'altra parte politica persegue tenacemente.

Di pari rilievo è ugualmente l'articolo 14 del medesimo disegno di legge che, in coerenza con gli obiettivi indicati nel documento di programmazione economico finanziaria, mira a promuovere la realizzazione delle opere pubbliche di preminente interesse regionale e di rilevante interesse locale, finanziate con la prevalente partecipazione di capitale privato e attraverso l'intervento finanziario diretto della Regione in ordine alle spese relative all'assistenza tecnica al project financing.

Ritengo che la manovra finanziaria avrebbe dovuto riservare una particolare attenzione alla gravissima ed allarmante emergenza idrica che la Sardegna sta attraversando, con punte di particolare drammaticità nella parte meridionale. Non è infatti ulteriormente procrastinabile il rifacimento della condotta idrica che collega il sistema Flumendosa al capoluogo della Regione, al fine di eliminare le gravi perdite che si registrano attualmente in quella in funzione.

Penso che, subito dopo l'approvazione della manovra finanziaria sia necessario che il Consiglio affronti questa complessa tematica, al fine di poter disporre di un quadro chiaro della situazione per poter adottare tutti quegli interventi che oramai non sono più rinviabili. Questa mia posizione trova conforto, come si è appreso dalla stampa mercoledì 27 febbraio, della firma dell'accordo di programma sulla emergenza idrica tra il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente Pili.

La risorsa idrica, come tutti sanno, è un bene essenziale per lo sviluppo turistico, agricolo e industriale della Sardegna; la risorsa idrica è altresì essenziale ai cittadini sardi per una degna convivenza civile. Penso, al di là delle mere disquisizioni del collega Ortu consistenti in un fiume di parole, che sia giunto il momento di pervenire in questo campo a soluzioni risolutive del problema, che mirino innanzitutto al rifacimento delle condotte colabrodo e al rifacimento delle reti cittadine di distribuzione idrica, dando priorità, per queste ultime, a quelle di Cagliari e dell'intero hinterland, dove si concentra circa il 43 per cento della popolazione isolana; al recupero e alla depurazione dei reflui urbani, con conseguente destinazione delle risorse recuperate al settore agricolo; al collegamento del sistema idrico del Tirso al sistema del Flumendosa; alla costruzione in tempi brevi di un dissalatore per la città di Cagliari; alla costruzione e al completamento di quei bacini ritenuti essenziali come, per esempio, la costruzione di un invaso nel Rio Picocca, previsto negli svariati studi che sono stati elaborati in materia, a totale carico del bilancio regionale, nonché il completamento della diga di Monte Nieddu; alla promozione di una pubblicità-progresso tendente al risparmio e al corretto utilizzo del bene acqua; a incentivare l'utilizzo degli impianti a goccia in agricoltura.

Ritengo che sia un dovere del Consiglio regionale, ma soprattutto di questa maggioranza che ha dato la fiducia all'esecutivo in carica, porre con energia e forza questo problema per pervenire ad una soluzione definitiva. Sono convinto che sul bene acqua sono in gioco la credibilità dell'Istituto autonomistico e la nostra stessa credibilità verso i cittadini.

Desidero pure richiamare l'attenzione del Presidente della Regione, che vedevo prima presente, adesso non c'è, comunque dell'intera Giunta regionale, - l'Assessore del bilancio non c'è - sulla pericolosità, Assessore, del decremento del fondo regionale per i servizi socio-assistenziali, che sicuramente produrrà un deficit nell'attività di prevenzione. Ritengo che l'attività di prevenzione sia elemento irrinunciabile per la tutela della salute della comunità regionale, oltre a produrre significativi risparmi nella stessa spesa socio-sanitaria.

Particolarmente significativa in questa manovra finanziaria è invece l'istituzione dell'osservatorio dei prezzi in sanità, che tende, unitamente al sistema informativo regionale sanitario, ad accelerare la spesa sanitaria, consentendo nel contempo sia una riduzione della stessa, sia un controllo qualitativo e quantitativo della gestione delle A.S.L..

Chiedo a nome del Gruppo del C.C.D. che il Governo regionale si faccia carico delle questioni, che spero di avere rappresentato con la necessaria chiarezza. Penso che la chiarezza debba sempre costituire l'elemento essenziale di ogni dialogo politico, soprattutto quando si affrontano temi generali riguardanti l'intera comunità regionale. Con lo spirito costruttivo che ha sempre contraddistinto l'azione politica del mio Gruppo e mia personale, pongo i problemi da me prospettati alla riflessione del Governo regionale.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, la manovra finanziaria 2002-2004, della quale ci stiamo occupando, può essere definita, senza tema di smentita, un vero e proprio mostro economico, finanziario e giuridico. Sia chiaro, non invento nulla perché questi giudizi sono già emersi ripetutamente dentro quest'Aula e all'esterno sulla stampa, dappertutto.

Perché mostro giuridico? Perché mostro finanziario? Perché mostro economico? Innanzitutto perché arriva con oltre quattro mesi di ritardo rispetto al termine previsto; in secondo luogo perché ha come presupposto un documento di programmazione economica e finanziaria che, a causa delle gravi carenze da cui era caratterizzato, è stato a suo tempo in buona parte bocciato dal Consiglio regionale, ed è noto che una creatura generata da un genitore tarato e deforme non può che venire alla luce a sua volta tarata e forse anche deforme; in terzo luogo perché questa manovra è stata architettata con la riserva mentale di dare vita a uno strumento di carattere provvisorio, invenzione straordinaria di qualche stratega dell'economia e della politica, per fare fronte alle esigenze più urgenti ed essere quindi a distanza di sei mesi integrata da una sorta di manovra bis e di conseguenza risente della fretta e della superficialità che caratterizza le costruzioni provvisorie. La si potrebbe paragonare quasi ad uno di quei tratti della strada statale 131, che tutti abbiamo la sventura di percorrere, che vengono realizzati per sostituire provvisoriamente dei tratti in rifacimento ed essere demoliti una volta realizzata l'opera definitiva; non possono essere utilizzati a lungo, devono essere demoliti. In questo caso si è invece ritenuto di portare avanti questa manovra finanziaria, nonostante fosse quasi un tratto di strada fatto malamente, per poter fare fronte ad esigenze momentanee.

Infine perché i brillanti artefici dell'operazione, anzichè preoccuparsi di dare vita alla concertazione a priori, sono andati per la loro strada, senza preoccuparsi di sentire le parti sociali, per poi tornare sui loro passi, dando vita ad una sorta di concertazione a posteriori, il che è la totale negazione della concertazione. Sarebbe come iniziare la costruzione di una casa dal tetto, anzichè dalle fondamenta: immaginatevi che cosa succederebbe! Il risultato è, appunto, come si è premesso, un vero e proprio mostro. D'altra parte, cosa si poteva pretendere da una maggioranza - lo ripeto per l'ennesima volta - spuria, nata non già grazie al consenso degli elettori e per promuovere un serio modello di sviluppo della società sarda, bensì - lo ripetiamo ancora una volta - grazie ad una vergognosa compravendita di voti e ad un indecente ribaltone, posto in essere per perseguire interessi privati e di clan, aventi ad oggetto la spartizione in modo tanto spregiudicato, quanto ottuso, delle riforme della Regione? Mai come in questo caso vale il detto che ognuno raccoglie quello che ha seminato, perché sarà anche vero che qualcuno degli ispiratori dell'operazione ha ottenuto per qualche tempo un ruolo che non aveva diritto di ricoprire o che qualche componente di questo o quel clan si sia avvantaggiato di questa o quella rendita di posizione, ma è anche vero, dato che il tempo è galantuomo, che prima o poi i nodi non potevano non venire al pettine e il gioco non poteva non essere scoperto. Il guaio, e in questo caso è un guaio davvero, è che a pagare non saranno i responsabili di questo sfacelo, ma la Sardegna in generale e le categorie più deboli in particolare, a cominciare dai giovani in cerca di lavoro.

In questa situazione più che giustificato è il giudizio di chi ha parlato di strategia del disordine e di mala gestio, così come più che giustificati sono i giudizi negativi espressi in modo pressoché unanime non solo dai consiglieri delle forze politiche di opposizione, ma dalle parti sociali e dalle organizzazioni di categoria dei lavoratori e dei datori di lavoro, dell'industria, dell'artigianato e del commercio, nonché dalle associazioni degli enti pubblici territoriali e, aggiungiamo, dallo stesso relatore di maggioranza, onorevole Balletto, che qualche critica non l'ha risparmiata, e di questo gli va dato atto, anche se poi, alla fin fine, è espressione della stessa maggioranza. Mai come in questa occasione una Giunta regionale è stata investita da un coro unanime di critiche, al punto che c'è da chiedersi con quale coraggio il Presidente Pili e la sua Giunta abbiano l'ardire di restare al loro posto.

Fate queste inevitabili constatazioni, c'è ben poco da aggiungere, basta fare riferimento, da un lato al deficit che dai 4 mila miliardi di lire registrato al termine del '99 è cresciuto in modo esponenziale (tanto che di questo passo, alla fine del 2003, come è stato evidenziato, sarà pari a una cifra in Euro corrispondente ai 12 mila miliardi di lire, ciò anche tenuto conto dell'intenzione di accendere, nei prossimi anni, mutui per oltre 3 miliardi e mezzo di Euro), dall'altro lato all'incapacità di produrre progetti che consentano di spendere gli ingenti fondi comunitari che la Giunta Pili, così come quella di Floris che l'ha preceduta, hanno avuto in dote dalle tanto criticate giunte di centrosinistra presiedute da Federico Palomba, che oggi in molti cominciano a rimpiangere.

Che dire poi della plateale incoerenza con cui, da un lato, si sbandiera l'intenzione di ridurre il deficit finanziario bloccando le assunzioni e, dall'altro lato, si prevede di fare proliferare gli incarichi e le consulenze, con l'unico risultato di fare arricchire soggetti esterni all'amministrazione, proseguendo in tal modo l'opera di clientelismo fino ad ora condotta? E con quale coraggio la Giunta fa sapere che la maggior parte dei piani integrati d'area non potranno essere finanziati? Come è possibile che si vogliano taglieggiare i comuni che hanno mostrato di voler realmente combattere l'abusivismo edilizio pretendendo che si accollino l'onore delle demolizioni degli immobili abusivi non sanabili, quando si tratta in realtà di un primario interesse di carattere generale? Altro che esprimere solidarietà agli amministratori locali con espressioni generiche, come ha fatto poco fa l'onorevole Cappai! La solidarietà agli amministratori locali si dimostra in altri modi, con un'attenzione costante, con un sostegno reale e concreto, con le opere e non con le frasi fatte o con le clausole di stile. E perché non si vogliono finanziare le nuove province? Questo lo dice uno che era contrario al loro proliferare e che quindi non è sospetto di perseguire intenti demagogici o di clientela, però ormai sono un dato di fatto; è un incoerenza, è un grave lacuna anche questa: quando si decide in una certa direzione, bisogna essere conseguenti.

Insomma, il quadro è sufficientemente chiaro, si potrebbero aggiungere numerose altre considerazioni, ma mi pare che non ne valga la pena. Siamo davanti ad un fallimento pressoché totale, al quale sembra volersi porre rimedio con provvedimenti demagogici diretti a gettare fumo negli occhi e a soddisfare, come ad esempio nel settore della cultura, non già interessi di carattere generale ma aspettative di questo o quel Gruppo vicino alla maggioranza o all'Assessore o al consigliere di turno e di riferimento. Basta pensare all'oscena spartizione di cui dà oggi notizia un quotidiano locale: ogni consigliere avrebbe diritto a emendamenti per un miliardo di lire, quasi che i soldi della Regione fossero di proprietà privata e potessero essere divisi in questo modo fra un consigliere e l'altro della maggioranza.

Ma la perla è il progetto della costruzione della foresteria di Arzachena, che una volta realizzata consentirà ad assessori e consiglieri di maggioranza di riposare le stanche membra, trascorrendo magari i fine settimana o qualche scampolo di vacanze, a contatto con il mondo dei vip o alla corte del cavaliere di Arcore, il tutto in perfetta sintonia col clima da basso impero ormai istituzionalizzato; con tanti saluti, non solo all'autonomia regionale e al tanto sbandierato progetto del polo nazionalitario - cavallo di battaglia dell'ex Presidente Floris, che di questa maggioranza continua a fare parte, al di là di tutto quello che dice - ma a quel minimo di dignità che dovrebbe animare chi pretende di rappresentare una comunità.

E` vero quello che è stato detto, mi riferisco al collega Cogodi: dato che oggi si parla di articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e di giusta causa di licenziamento, beh, chi ha amministrato fino ad adesso dovrebbe essere licenziato per giusta causa, ce ne sarebbero tutti gli elementi, e chiamato a rispondere dei danni, ovvero se ci si riferisce a degli amministratori di società sarebbe inevitabile un'azione di responsabilità, sempre per mala gestio, e conseguente risarcimento dei danni.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Grazie, signor Presidente. Solitamente una maggioranza, nella prima fase della propria organizzazione, va incontro a incongruenze, a ritardi, all'esigenza di dover provvedere in tempi ristretti a numerose necessità procedendo in modo disordinato, all'esigenza di amalgamarsi, però solitamente, col passare del tempo, dei mesi, degli anni, alla fine trova un comune modo di vita, trova una comune essenza politica, inizia a marciare, a marciare unita. Invece, con la maggioranza di centrodestra, fin dall'inizio della legislatura, i ritardi con cui sono stati presentati i documenti finanziari, non costituiscono l'eccezione, non costituiscono un fatto straordinario, ma ormai sono diventati una regola fissa, una costante. Cambiano i Presidenti di Giunta, si alternano gli assessori della programmazione, vi sono gli avvicendamenti, non cambiano i risultati; anzi se cambiano, cambiano in peggio e in ogni caso peggiora sicuramente la tempistica.

Quando Assessore della programmazione era l'onorevole Pittalis, noi segnalavamo, in maniera puntigliosa, una serie di incongruenze esistenti fra il DPEF e la legge finanziaria. Con Pili Presidente della Giunta regionale e con l'onorevole Masala, Assessore della programmazione, un miglioramento c'è, hanno cioè risolto il problema alla radice: il confronto fra i due documenti diventa sempre più difficile, per non dire vi è più impossibile, dopo la sostanziosa bocciatura fatta in Aula su parti essenziali del DPEF, con un ulteriore peggioramento. In analoga occasione, Mario Floris, Presidente della Giunta regionale - c'era un minimo rispetto delle regole democratiche e una minima sensibilità politica - ha preso atto della bocciatura di parti importanti del DPEF e ne ha tratto le conclusioni politiche.

Oggi con l'onorevole Pili Presidente della Giunta regionale, invece, questa sensibilità politica viene totalmente a mancare. Il DPEF subisce decisive e importanti mutilazioni, ma l'onorevole Pili dichiara che non saranno i voti dei franchi tiratori a costringerlo alle dimissioni e giustifica, poi, questa decisione che, mi consenta onorevole Pili, è un attimino arrogantella, col fatto che la mutilazione del DPEF è frutto dei voti segreti. Ma la Giunta Floris non è forse caduta proprio sui voti segreti? Insomma, secondo il Presidente della Giunta regionale le regole vanno cambiate: e se la maggioranza dell'Assemblea fosse contraria a cambiarle in corso d'opera? In questo caso, secondo l'onorevole Pili, i risultati, gli eventi, i frutti che vengono determinati a seguito dell'applicazione di quelle regole non possono essere produttive di conseguenze, e in ogni caso non possono portare a un risultato politico negativo. Ecco, a me pare questo un esempio eclatante di mancato rispetto delle regole della democrazia. Siccome, però, comprendo che non sarà certamente questo rimbrotto a far cambiare opinione all'onorevole Pili, torniamo agli aspetti propri della manovra finanziaria.

Velocità della spesa: certamente la Giunta non assomiglia, se dovessimo fare un esempio in termini sportivi, in termini ciclistici, a Pantani; assomiglia a una tartaruga. Giusto un esempio: il rapporto stanziamenti pagamenti, riferito all'anno 2001, è uno dei più bassi nella storia dell'autonomia della Sardegna. Dall'altro lato, risorse: il centrodestra ha avuto una grossa fortuna, non le fortune di Berlusconi che sono altre, ma in ogni caso ha avuto una grossa fortuna. Si ritrova cioè a gestire, non per suo merito, ma per eredità ricevuta, per grazia divina, tante risorse finanziarie in un'annualità, come mai è avvenuto prima d'ora. Uno di solito, quando riceve un'eredità è magnanimo. In altri tempi sulle eredità si pagavano anche le imposte di successione, poi i ragionamenti e le convenienze dell'onorevole Berlusconi lo hanno portato a dire che è meglio abolirle del tutto, soprattutto per gli alti redditi. La Giunta di centrodestra non è magnanima neanche quando riceve un'eredità, anzi è avara, perché anziché spendere mira a tesaurizzare: meglio conservare, non si sa mai. La cosa strana è che tutto questo avviene contemporaneamente a un fortissimo incremento dell'indebitamento della Regione sarda; molte risorse, pochi impegni, ancor minori pagamenti, ma indebitamento al massimo livello; al massimo livello, a livello di bancarotta: dai circa 4 mila miliardi di indebitamento del 2000, siamo passati a oltre 7 mila miliardi nel 2001 e siamo a 10 mila miliardi.

Ricordo i tempi in cui l'onorevole Balletto, giustamente, seriamente, criticamente, non per una presa di posizione politica (allora l'onorevole Balletto stava all'opposizione), ma perché consapevole che l'indebitamento andava in ogni caso tenuto sotto un rigido controllo, suggeriva e stimolava ed era voce critica nei confronti della maggioranza di allora dicendo: "State attenti, perché l'indebitamento va contenuto, va risanata quella situazione". Bene, onorevole Balletto, noi allora prendevamo atto delle sue dichiarazioni, oggi comprendiamo anche il suo disagio, ma assistiamo a una scelta politica della Giunta regionale, di segno diametralmente opposto: mutui esasperati, indebitamento esasperato, tanto mica lo paga la Giunta regionale, lo pagheranno i sardi, lo pagheranno i cittadini di Sardegna nel tempo.

Ricordo anche i tempi in cui forti richiami venivano fatti rispetto a tentativi, da parte della maggioranza di allora, di incrementare alcune voci di spesa. E i richiami che l'opposizione di allora faceva erano rivolti all'esigenza puntuale e precisa di monitorare la spesa per verificare quali effetti questa spesa poi producesse nell'insieme del sistema economico sardo e se valesse la pena insistere, dotando di risorse sufficienti alcune leggi di settore, prima di avere verificato quali effetti l'applicazione di quelle leggi di settore avrebbe avuto nell'economia e in termini di sviluppo del sistema economico e, perché no, naturalmente e giustamente, anche in relazione al livello di occupazione, cioè alle possibilità di crescita dell'occupazione. Era quella una richiesta che ci pareva giusta e legittima, ci restava una perplessità: che questa richiesta venisse avanzata ogni qualvolta si trattava di risorse destinate alle politiche attive del lavoro, questo sì. Ma quei tempi sono passati, oggi di monitoraggio non se ne parla, di monitoraggio non se ne fa alcuno, e oltre a non fare quell'azione di monitoraggio nulla si fa in termini di politiche attive per il lavoro e per lo sviluppo.

Fondi europei: avete speso male e poco; non so se prevalga il poco o se prevalga il male. Tra l'altro lo avete fatto in alcune occasioni, disattendendo voi, legislatori regionali, leggi che questa Regione aveva emanato. Mi riferisco per esempio ai PIT che, per il seguito che hanno avuto, per come sono stati fatti i bandi, sono la palese dimostrazione di come la Giunta regionale contravvenga alle proprie leggi. Non solo, ma siete riusciti a renderli perfino del tutto inutili. Ai privati che hanno concorso ai PIT è stato detto, a posteriori, che in ogni caso devono ripresentare domanda e partecipare alle leggi di settore, ma allora che significato avevano? Qual era la strategia, perché li abbiamo inseriti, perché chiedere che le domande siano presentate due volte? Perché provocano ritardi, che provano sicuramente ulteriori insufficienze. Perché non li si sono territorializzati e si è rispettata quella norma che in una legge finanziaria della passata legislatura avevamo inserito ed approvato all'unanimità, che destinava il 60 per cento di quelle risorse ai territori più deboli della Sardegna, che non significava stabilire una condizione di privilegio a favore di alcuni territori, ma che al contrario rendere merito e giustizia a quei territori che più di altri vivevano con difficoltà? Infine, sempre relativamente ai fondi europei, io ricordo che da più tempo in quest'Aula pensiamo con forte preoccupazione al 2006, e ricordo un articolo sulla stampa dell'onorevole Fantola titolato a caratteri cubitali in cui diceva: "Abbiamo trovato modo, le forme, le opportunità politiche aprendo una contrattazione, perché la Sardegna nel 2006 non esca dell'Obiettivo 1". Bene, si tratta di qualche mese fa, quindi chi non ha la memoria corta ricorderà sicuramente quel fatto; mentre l'onorevole Fantola lanciava questi proclami e lo faceva con orgoglio, con il giusto orgoglio, a livello nazionale invece parrebbe, secondo notizie di stampa, che l'onorevole Berlusconi intenda rinunciare alla quota dei fondi strutturali dopo il 2006. Certo che di incongruenze e di stranezze ve ne sono! Anzichè far leva sulle specifiche condizioni, a partire dall'insularità, che consentissero alla sardegna il permanere all'interno dell'Obiettivo 1, l'onorevole Berlusconi rinuncia definitivamente e decisamente ai benefici che questo comporta perché altri paesi, altre nazioni devono entrare a far parte della Comunità. Lo sapevamo bene! ma la Sardegna fa ancora parte di quei territori che ritengo non possano invece acriticamente rinunciare a partecipare a quelle quote di finanziamento.

Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione si è andati ad una semplificazione delle procedure, dei percorsi, ad attribuzioni di maggiori competenze ai poteri locali. Bene, in Sardegna, il controllo sugli atti degli enti locali continua ad essere pienamente esercitato, e la Giunta regionale non vuole, non riesce, non si preoccupa, non so quale sia la cosa più giusta, di applicare una norma che potrebbe tranquillamente essere attuata con una circolare, con una determinazione, la più facile e la più semplice possibile.

Le province: si fa un gran dibattere sulle province;, badate, che marcino domani, che marcino fra un mese, che trovino pratica e piena attuazione fra due o dieci anni, stante la normativa che il Consiglio regionale ha approvato e che, a tutti gli effetti, è efficace, se dovessimo andare a votare domani per il rinnovo del Consiglio regionale, anche in questo regime di totale inattività a riguardo, da parte della Giunta, dovremmo votare sulla base dalle nuove circoscrizione elettorali, così come le abbiamo individuate attraverso quella normativa. Ma badate, questa è un'ulteriore incongruenza: siamo obbligati, giustamente, al rispetto di quella legge e a votare sulla base di quelle nuove circoscrizioni elettorali, però la Giunta regionale, non solo non si preoccupa di far sì che le province diventino a questo punto fatto reale, ma non inserisce nella propria manovra finanziaria neanche un euro, non prevede neanche la minima risorsa perché le province effettivamente diventino cosa concreta ed operativa.

Anche in ciò c'è una stranezza, io non intendo richiamare per nome e cognome i colleghi oggi di maggioranza, alcuni dei quali nel frattempo svolgono funzioni di Assessore, però voglio ricordare che in altri tempi essi ponevano come elemento pregiudiziale e irrinunciabile l'istituzione delle nuove province, e sono arrivati a minacciare perfino le dimissioni dal Consiglio regionale se le province non fossero immediatamente divenute operative. Oggi non ne parlano più, il tutto nel più "fragoroso" silenzio. Come mai, colleghi, allora tanto riottosi e preoccupati, oggi siete tanto silenziosi ed adagiati su questa nuova situazione?

La legge numero 51 del 1993 era una legge che funzionava, e funzionava bene con la procedura valutativa a sportello, bene, anche quella, siccome funzionava bene vediamo un po' se possiamo riuscire a farla rientrare invece in un sistema notevolmente più ingarbugliato, e se possiamo passare dalla procedura a sportello a quella a bando, così da ritardarne ulteriormente l'applicazione.

C'è un tentativo di delegittimare totalmente la legge 31/1998, c'è il tentativo di non utilizzare nel giusto modo, così come meritano, i dipendenti della Regione, i dipendenti dei singoli Assessorati, e di delegare parti di funzioni e, guarda caso, soprattutto quelle che non sono delegabili, all'esterno.

Riflettete, ripensate, modificate, emendate; è necessario. Se così non fosse, questa finanziaria rimarrebbe senza anima e senza strategia per lo sviluppo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

Fadda (Popolari P.S.). Signor Presidente, colleghi e colleghe, il dibattito di questi giorni sulla manovra finanziaria, al di là dell'importanza di questo atto e della sua qualità, per il momento in cui si svolge, ormai ben oltre la metà della legislatura, che per riconoscimento di tanti settori della stessa maggioranza non ha dato finora grandi frutti, per il momento in cui si svolge - dicevo - potrebbe rappresentare, mi auguro, un dibattito di svolta. Un'occasione per cercare di ridare a questo Consiglio dignità e ruolo significativo, agli occhi di una popolazione che guarda la massima Assemblea della sua Regione con stupore e smarrimento, con la preoccupazione di chi vede dar vita in quest'Aula, almeno da parte di alcuni, ad un cerimoniale avulso dagli effettivi interessi, dalle sofferenze e dalle speranze delle donne e degli uomini della Sardegna.

E` doveroso per tutti noi, anche per l'onorevole Corona dunque, riflettere e riprendere una strada che abbiamo smarrito già dall'inizio della legislatura, fin dalle vicende della formazione della prima Giunta, dagli scambi indecenti di quei giorni che erano l'annuncio, perfino troppo prevedibile, dell'appiattimento, dei baratti, dei ricatti degli ultimi tempi.

Non tenterei neppure di fare un consuntivo se non avessi la certezza che esistono in quest'Aula persone ed idee capaci di reagire, non tanto, si badi bene, per ravvivare la qualità del dibattito, anche per questo certo, ma soprattutto per restituire ad ognuno di noi la vera dimensione del compito per il quale siamo stati scelti dagli elettori, e per la risposta che agli elettori e a tutta la popolazione dobbiamo in termini di contenuti dell'azione di governo, se l'onorevole Corona condivide, e di risultati tangibili e concreti; facendo maturare l'opinione che quello che si fa in questo Consiglio è nell'interesse dei più, e non certo dei pochi, non di quelli comunque che guardano alla Regione come ad uno strumento destinato a tutelare egoismi personali, di gruppi ristretti e devoti, o comunque di parte. Il contrario insomma di quello che è possibile leggere nella finanziaria che stiamo discutendo in questi giorni.

Il tempo che ci resta per una riflessione seria e responsabile, per atti che non facciano naufragare del tutto questa legislatura, non è molto, ma è sufficiente per mettere in campo reazioni efficaci, solo che dalle parole e dalle enunciazioni generiche si voglia passare a forme di riconoscimento degli errori compiuti e dei pericoli ai quali ancora si può andare incontro. Mi riferisco a questo proposito, soprattutto alle dichiarazioni dell'onorevole Floris, alle quali manca tuttavia un dato essenziale per potere offrire prospettive nuove di cambiamento per la seconda parte della legislatura. Manca insomma il riconoscimento del fatto che l'instabilità di oggi, la caduta verticale di questa maggioranza, é frutto degli errori del passato. All'inizio di questa legislatura si sono verificate, infatti, le vicende che hanno originato ferite profonde nei rapporti tra le forze politiche e tra queste e la comunità che le aveva espresse.

Questo riconoscimento è essenziale, ed è essenziale che avvenga dentro questo Consiglio, perché il Consiglio sia il luogo in cui la dialettica politica riprenda a svolgersi, superando i modesti accordi da salotto e i tafferugli dei quali danno notizia gli organi di informazione, che non possono non fare il loro dovere. E` essenziale che il Consiglio ridiventi protagonista del dibattito, offrendo occasioni di confronto positivo ed aiutando a dimenticare le ore trascorse inutilmente nelle discussioni superficiali, nella evidente improduttività della quale tutti ci preoccupiamo senza trovare ancora rimedi efficaci. Del resto, gli unici tentativi per rivitalizzare un dibattito politico senza orizzonti, sono stati fatti dal centrosinistra senza trovare, se non in poche occasioni, riscontri efficaci, anzi, nel fastidio mostrato da una maggioranza preoccupata di dimostrare a se stessa e agli altri l'inutilità del confronto dialettico.

Sembra basti la forza dei numeri e dei muscoli maldestramente esibita per tentare di dimostrare che non serve, onorevole Presidente della Giunta, discutere, dialogare, ragionare, ma solo telefonare quando i Capigruppo stanno parlando.

E' in atto un'occupazione del potere fine a se stessa, di fronte al disagio di un'opinione pubblica che con il tempo guarda con sempre maggiore fastidio e diffidenza alla politica, alle idee, ai programmi, alle battaglie per lo sviluppo.

Questa finanziaria è lo specchio, è la sintesi del vuoto che si nasconde dietro questa maggioranza, che non riesce ad essere politicamente compatta su nulla, che ricatta ed è ricattata, che teme un presidente protetto dal manovratore romano, un presidente che sembra avere come unico scopo quello di arrivare alle elezioni nel più breve tempo possibile, e in condizioni di poter vendere al meglio il credito mediatico che gli proviene dei suoi padroni di oltre Tirreno.

Siccome questa maggioranza di centrodestra è affetta dalla stessa sindrome di Napoleone, di cui soffre l'imperatore romano che tira i fili anche in Sardegna, mi sembra giusto che ci fermiamo anche noi a considerare ciò che ha fatto il Presidente Pili in questi cento e più giorni dalla formazione della Giunta. Dobbiamo prendere atto che non è stato fatto nulla che possa avere la minima importanza o il minimo interesse per la popolazione della Sardegna: pochissimi, e di scarsissima qualità e rilevanza sono i disegni di legge approvati dalla Giunta e pervenuti al Consiglio; un totale fallimento, se pensiamo solo alle occasioni in cui avrebbe dovuto difendere la Sardegna e i suoi interessi nel confronto con il Governo e con gli altri organi dello Stato e della Comunità Europea; succube delle decisioni di un capo del Governo che forse è suo amico, ma che nonostante i proclami televisivi, e degli organi di informazione che lo sostengono, si è dimostrato poco amico della Sardegna - lo dimostra l'abbandono in sede europea dei legittimi interessi della nostra regione, e l'accettazione della sua uscita dall'Obiettivo 1 -; succube sulle vicende di Porto Torres e Portovesme; attivo e partecipe nel far perdere alla Sardegna i terreni demaniali, perché gli amici romani e cagliaritani potessero, in alcuni di questi terreni, realizzare i loro progetti più o meno privati. La verità è che il Presidente Pili occupa la Regione per soddisfare, certo, le sue ambizioni, ma soprattutto gli interessi di Berlusconi, con il quale è d'accordo su tutto ed in particolare su un obiettivo chiaro: condurre la Regione, tra un ricatto messo in atto ed uno ricevuto, da questa pessima finanziaria ad una avventura elettorale senza una legge approvata dal Consiglio regionale.

Abbiamo assistito alle prove di questo programma in questi mesi di discussione di una legge finanziaria fatta a fini elettorali, basta leggere i quotidiani odierni. Abbiamo assistito alle prove di questo programma anche giovedì nel corso del dibattito sui terreni demaniali. E` stato facile per tutti notare con quale fastidio ed imbarazzo l'onorevole Pili, dopo aver inutilmente tentato il rinvio, abbia affrontato quel dibattito. E` stato facile notare come, anche con il dissenso della sua stessa maggioranza, fosse evidente il goffo ed affannato tentativo di difendere il commissario dell'autorità portuale, che nessun sardo, sinceramente pensoso delle sorti della propria Regione, si sognerebbe di confermare per un'ora in più in quel delicatissimo ruolo. L'irritazione del Presidente Pili si è diretta proprio nei confronti di quegli organi di informazione, i quali, dando correttamente la notizia dello scippo che si stava preparando, hanno consentito al Parlamento nazionale di sventare lo spregiudicato tentativo.

C'è dunque, onorevole Frongia, una valutazione fortemente negativa sui mesi di Pili al governo della Regione, c'è la preoccupazione per un gioco politico pericoloso, rovinoso per la Regione, perché rovinose sarebbero le conseguenze di un'interruzione traumatica della legislatura. Ci troviamo dinnanzi alle valutazioni di un Presidente così superficiale, e lo dimostra anche in questo momento, e disinvolto, da affermare che nessuna sconfitta in quest'Aula, neppure lo stesso stravolgimento della manovra finanziaria lo farebbe desistere dal percorrere fino in fondo la strada o del potere comunque o di un capolinea elettorale, concordato forse con lo stesso Berlusconi. "Dopo di me il diluvio", amava dire il re Sole, Luigi XIV. Ecco perché la valutazione che esprimiamo su questa legge finanziaria non può essere una valutazione staccata dal contesto politico generale in cui ci troviamo a vivere ed operare, ed è in larga misura la stessa valutazione delle organizzazioni sociali e imprenditoriali della Sardegna, che ci condannano senza appello. Ecco perché il giudizio sul provvedimento che stiamo discutendo non può essere separato da quello sul futuro della legislatura. Ecco perché intendiamo cogliere e discutere senza illusioni, ma anche senza pregiudizi, alcuni segnali non insignificanti che sono stati lanciati in questi giorni in quest'Aula.

Questi segnali li vogliamo cogliere soprattutto perché emersi in questo dibattito. Questa finanziaria non può più beneficare di richiami al passato, basta! di accuse ai governi precedenti, di errori compiuti in altre legislature, ma è da collegare soltanto agli errori macroscopici di oggi. E` una finanziaria che ha ricevuto un giudizio severo da quegli stessi esponenti che sostengono la maggioranza, i nomi non è necessario farli, eravamo in molti in Aula ad ascoltare.

Ci troviamo di fronte ad un provvedimento che nasce con un ritardo disastroso per le effettive possibilità di spesa, un ritardo del quale la Giunta è la sola responsabile; un provvedimento completamente scollegato dal DPEF, incoerente con se stesso, che prevede un indebitamento che incrementa le risorse non per produrre sviluppo ma solo per accontentare gruppi ben individuati; un provvedimento caratterizzato da palesi violazioni di leggi sostanziali, tra le quali quella di contabilità, confuso, illegale, velleitario quando vuole disciplinare materie che nulla hanno a che fare con la natura stessa della legge Finanziaria; un provvedimento del tutto mancante di una strategia comprensibile e tanto meno credibile, destabilizzante verso categorie produttive che in questi ultimi anni, come nel caso dell'artigianato, hanno avviato una nuova fase di sviluppo e di lavoro e che si trovano ora mortificate senza comprenderne il motivo.

Abbiamo assistito, nel corso di questi mesi, a comportamenti e sentito affermazioni che seminano disorientamento e discredito sull'intero Istituto regionale. Abbiamo assistito alla cervellotica proposta della Giunta di un bilancio in due tempi, uno tecnico ed uno politico, un gioco di prestigio incredibile. Abbiamo poi visto quella stessa Giunta presentarsi in Commissione e sconfessare gli articoli che costituivano il caposaldo materiale di quella scelta. Abbiamo visto la stessa Giunta iniziare quindi, una concertazione improvvisata e disorganica, e far salire ancora l'indebitamento in misura vertiginosa, in modo da precludere alla nostra Regione, per chissà quanti anni, ogni capacità di progettare qualche cosa che non sia la più ordinaria e piatta amministrazione dell'esistente. A causa di questa improvvisazione la prospettiva è quella di nuove tasse a carico delle nostre popolazioni, come se non fossero già abbastanza gravi lo stato della nostra economia, il disagio dei giovani e delle famiglie, la mancanza di lavoro e di sviluppo economico.

Di fronte a questa improvvisazione, lo diciamo anche all'onorevole Fantola, non basta il richiamo ad idealità e traguardi che sono evidentemente per il domani. Anche noi siamo interessati a lavorare per un muovo Statuto, ne stiamo discutendo i contenuti, stiamo coinvolgendo gli intellettuali, i cittadini, gli enti locali e l'associazionismo; nessuno, credo, potrà negare che l'argomento del nuovo Statuto è entrato nell'agenda politica proprio per merito di una mozione presentata dal centrosinistra. Siamo d'accordo sugli obiettivi di fondo, però non condividiamo appieno gli strumenti, ce lo siamo detti tantissime volte, e neanche i viaggi della speranza verso le maggiori istituzioni romane, se davvero crediamo nell'autonomia della nostra Regione e nella sua capacità di perseguire e conquistare i traguardi con la forza della sua mobilitazione e delle sue intelligenze culturali, sociali e politiche. Ma alcuni provvedimenti devono essere approvati subito: una nuova legge elettorale, la modifica del Regolamento consigliare, l'applicazione del Titolo V della Costituzione, le leggi che recepiscono le nuove normative nazionali in materia di mercato del lavoro, di controlli sugli atti degli enti locali, che tanti colleghi prima di me hanno illustrato benissimo. In verità, a ben altro pensava e pensa questa maggioranza, o almeno una parte di essa.

E` possibile raccogliere la sfida che viene da una situazione che si avvia ad un deterioramento progressivo, forse irreversibile? E` possibile arrestare questa pericolosa deriva? E` possibile trovare nel Consiglio nuove forme di collaborazione e restituire a questa sede la dignità che spetta all'Assemblea ed alle intelligenze e volontà positive che la compongono? A queste domande, e alle prospettive che mi pare di poter cogliere, voglio dedicare la parte conclusiva di questo mio intervento.

Alle mie considerazioni e alle mie speranze mi auguro che la risposta venga data in questa Aula, in coerenza con le affermazioni che ho fatto in premessa sul ruolo e sulla dignità che attribuisco a questa Assemblea.

Capisco bene che il compito di porre fino in fondo e con chiarezza i temi della nostra Autonomia, prospettando ai sardi le difficoltà innegabili e le soluzioni politiche possibili, spetterebbe al Presidente della Regione, ma quanto detto fino ad ora dimostra con evidenza quale sia la profondità della delusione verso il modo in cui viene esercitato dall'onorevole Pili il ruolo di massimo interprete del Governo della Regione. Ma se la gravità del momento non scuote il Presidente, se le sue linee strategiche sono altre e divergenti rispetto alle attese della comunità isolana, allora occorre che il Consiglio ricuperi il suo ruolo e trovi sensibilità e soluzioni, aggregazioni capaci di rendere utili questi anni che restano prima della conclusione della legislatura.

Voglio ribadire con fermezza che il Partito Popolare è contrario allo scioglimento immediato del Consiglio, non perché si abbia paura di un nuovo confronto elettorale, ma perché questo avvenimento traumatico creerebbe solo danni alla Sardegna. Il Partito Popolare è invece interessato ad alcuni provvedimenti vitali per la nostra Regione, provvedimenti da realizzare, non nei prossimi anni, ma nei prossimi mesi, se vogliamo impedire che anche la prossima legislatura sia conflittuale ed inconcludente come quella in corso.

Voglio ribadire con altrettanta chiarezza però, quanto ha già affermato il segretario del mio partito: "il Partito Popolare non è sul mercato, non c'è un centro mobile che possa essere utilizzato per ogni soluzione, e se quel centro mobile esiste non ha arruolato tra le sue fila coloro che con coerenza vogliono percorrere la loro strada senza partecipare al mercato delle cariche, ma anche senza rinunciare, in accordo con gli alleati del centrosinistra, ad esplorare soluzioni trasparenti di un possibile Governo dell'emergenza che viviamo".

L'onorevole Floris ha richiamato nel suo intervento la sofferenza per una politica che non decolla; l'inutilità di un dibattito senza contenuti e prospettive; la necessità che prevalgono le idee sugli uomini che ne sono più o meno coerenti interpreti. A lui chiediamo di chiarire ancora, e rendere esplicite, anche nei comportamenti di voto, le prospettive di superamento della situazione attuale per varare i provvedimenti urgenti che ho richiamato. A lui e all'onorevole Fantola chiediamo un esame spietato nei confronti di una incapacità alle riforme che mai come ora si è mostrata così chiaramente. Chiediamo il superamento delle ambivalenze fra l'attenzione chiara al cambiamento e l'acquiescenza ad una situazione torbida e mortificante di piccoli interessi e di ricatti. Sarà possibile così trovare collegamenti positivi e non distruttivi fra le cose buone del passato, che non si vuole riconoscere, come l'intesa Stato Regione, e quello che grazie a quella intesa è ancora possibile realizzare. Se lo scopo del Governo regionale sarà quello della difesa degli interessi dei sardi, senza inutili inchini al Governo di Roma, sarà possibile mostrare alla gente che la Regione ha un suo ruolo imprescindibile e di sostegno agli enti locali che la sentono lontana come mai l'hanno sentita; sarà possibile recuperare la fiducia degli imprenditori traditi che meditano la fuga da qualsiasi proposta del Governo regionale, e dare risposta di lavoro ai disoccupati; sarà possibile giungere alle prossime elezioni con una legge che garantisca un Governo stabile, con l'elezione diretta ed un sistema proporzionale; sarà possibile difendere la permanenza nell'Obiettivo 1 resistendo alle scelte matrigne di un Governo che è tutt'altro che amico della Sardegna.

Questi problemi vogliamo affrontarli qui, in questo Consiglio, vogliamo discuterne in questa sede. Partire dalla sola delusione non è sufficiente, onorevole Floris, occorre fare un passo avanti, riconoscere gli errori contenuti nel progetto originario, anzi riconoscere il fallimento di tale progetto, se non altro per gli sbocchi distruttivi ai quali ha dato luogo, per gli appetiti che ha risvegliato, per il mercato che ha generato.

Se questo avverrà, se un dibattito serio su questi argomenti sarà reso possibile dalla discussione di questa finanziaria, sarà anche possibile superare l'equivoco e la contraddizione di un polo nazionalitario che, per lo stesso nome che porta, non può convivere con chi ha dimostrato di essere totalmente succube delle scelte romane, fino al punto di rifiutare persino la più tenue critica al Governo centrale, come è avvenuto - per citare un solo esempio - in occasione della presentazione dell'ordine del giorno sull'edilizia scolastica. Questa stessa coerenza dobbiamo chiedere all'onorevole Fantola. Anche il nome del suo movimento dovrà essere messo in discussione, onorevole Fantola, se non ci saranno cambiamenti immediati, che, a mio avviso, sono tuttavia improbabili. Quali riforme ha promosso questa maggioranza perché l'onorevole Fantola non debba ritenere conclusa l'esperienza di centrodestra e pensare a soluzioni diverse da quella nella quale si trova coinvolto? Noi ci impegneremo a cogliere, se ci saranno, tutti i segnali di riflessione che matureranno, almeno lo speriamo, anche in altri schieramenti politici.

Pensiamo soprattutto al futuro, ma siamo convinti che questa legge finanziaria possa essere ancora corretta e migliorata. Se sarà così, se davvero dalle discussioni di questi giorni nasceranno nuove prospettive, potremo sperare che il sonno della politica abbandoni finalmente quest'Aula. Sarà così che un pessimo progetto potrà dare nuove speranze e nuove prospettive di sviluppo alla Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

Capelli (P.P.S.-C.D.U Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di iniziare il mio intervento devo dire che l'intervento dell'onorevole Fadda pone diversi quesiti, alcuni dei quali sicuramente condivisibili, posti comunque da uno che si riconosce sicuramente in un'idea politica, con la necessità però, Paolo, di difendere sempre e comunque uno schieramento. Una scelta legittima. "Nessun richiamo al passato" - si dice - "guardiamo al futuro", però, non conoscendo il passato, e non puntualizzando alcune cose del passato, è difficile poi impostare anche un futuro, anche se non insieme, e persino discutere sullo stesso.

E' indubbio che la Sardegna stia attraversando un momento difficile; in generale tutta la società mondiale sta attraversando dei momenti difficili, stenta quindi a trovare quegli equilibri che possano tutelare la pace e in particolare la dignità dell'uomo. In questo contesto la nostra Isola vive emergenze continue. Ultima in ordine di tempo, ma non ultima per importanza, l'emergenza idrica; emergenza perenne, quella che hanno conosciuto i nostri padri e i nostri nonni. Non vuole essere un richiamo al passato, ma oggi questa emergenza ha risvolti ancora più drammatici. E' un problema non risolto né dai nostri nonni né dai nostri padri; essi non sono riusciti, in tanti anni, a dare una risposta concreta, ma le eredità si sa, portano con sé gioie e dolori. Il rammarico più grosso è senz'altro quello di non aver saputo investire in interventi mirati che portassero alla reale soluzione del problema. E' vero, la siccità ha portato nell'Isola fiumi di denaro, ma con il solo denaro non ci si può dissetare, e tanto meno si possono irrigare i campi. Adesso, grazie anche all'esperienza del passato si sta approfondendo il problema e si spera si stiano ponendo in essere le soluzioni strutturali che potranno garantire un più sereno futuro.

Presidenza del Vicepresidente Biggio

(Segue CAPELLI.) Comunque, sicuramente non sono le emergenze, argomento di scontro politico, ma costituiscono, come altri, terreno in cui le parti, sia centrodestra che centrosinistra, il Consiglio intero, si ritrovano insieme nella ricerca di soluzioni tecniche nell'interesse comune dai sardi.

Così come d'interesse comune è stata in quest'aula la difesa della nostra autonomia. Abbiamo tutti insieme portato la Sardegna in Europa, o meglio, l'Italia stessa in Europa. L'Europa ha risposto riempendoci di denari e lasciando a noi la facoltà di progettare il nostro futuro, di mettere in campo le nostre idee e i nostri progetti.

Certo, la complessità delle stesse procedure europee, la mancanza negli anni di un dialogo diretto con la Comunità, non hanno facilitato e non facilitano la spendita dei fondi destinati all'Isola. Così come non aiuta il nostro vecchio e farraginoso sistema burocratico e legislativo.

Dai più e stato detto che l'essere compresi nell'Obiettivo 1 è stata una conquista. Alcuni, tra i quali ex presidenti non presenti adesso in questo Consiglio, cercano di autoincensarsi aspirando a impossibili vie di resurrezione, nonostante la Pasqua, attribuendosi meriti di parte nell'avere raggiunto il risultato dell'ingresso nell'Obiettivo 1. Dimenticano però che tale risultato è solo un segno di una incapacità, che ha prodotto maggiore povertà in particolare nelle aree deboli della nostra Sardegna. Da qui polemica politica ed eredità.

In questi ultimi anni i fautori del disastro in Sardegna cercano di attribuire i disastrosi effetti dovuti alla loro incapacità a questa coalizione, che pare abbia l'obbligo di ripristinare una corretta via di sviluppo economico e sociale in un lasso di tempo che sta in rapporto di 1 a 10 rispetto al tempo in cui voi avete governato, cioè ogni anno di nostro governo dovrebbe porre rimedio a dieci anni di mal governo. Oggi infatti si chiede di ripulire una finanziaria e un bilancio che nel passato hanno registrato nelle loro pagine decenni di compromessi, di clientele, di assistenzialismo, e pretendete che noi cancelliamo tutto questo con un colpo di spugna. Bene, nonostante l'impresa sia ardua, ci stiamo comunque provando, con l'inserimento di provvedimenti innovativi, coraggiosi, ma che devono comunque fare i conti con una lunga serie di diritti acquisiti e cattive abitudini, che non si cancellano nell'arco di una sola legislatura.

Coniugare lo sviluppo con il rigore non è sicuramente un'impresa facile; tutelare i diritti di tutti, e in modo particolare di chi assolve i propri doveri, è comunque un obiettivo al cui raggiungimento tutti devono cooperare: la politica, quest'Aula, il sindacato, le parti sociali.

La nostra coalizione ci sta provando, pur pagando lo scotto dell'essere una giovane coalizione, con le difficoltà dell'inizio, con la difficoltà di coniugare la realizzazione di un progetto politico con la necessità di fronteggiare situazioni di emergenza, con le difficoltà di superare anche interventi esterni non sempre capiti e non sempre opportuni. Abbiamo bisogno di crescere un po' tutti, e la Sardegna ha bisogno di crescere in Europa.

Il principio già acclarato della nostra insularità sarà il cardine della nostra permanenza nell'Obiettivo 1, non contro aree comunque che necessitano di solidarietà all'interno della nuova Europa. Auspico, come credo tutti voi, che la Sardegna riesca a uscire gradualmente dall'Obiettivo 1, nel momento in cui saremo economicamente e socialmente più vicini al Nord dell'Europa, e quindi completamente integrati nel sistema Europa, tutelando sempre la nostra autonomia e la nostra specificità, di cui siamo orgogliosi.

Per ottenere tutto questo dobbiamo impostare una politica coraggiosa e innovativa tutta nostra, per quanto possibile in sintonia con Roma, ma se necessario anche alternativa, nell'interesse dei sardi. Far valere le proprie ragioni con idee, proposte e progetti che a volte non possono essere comprese o condivise dal Governo nazionale, o parte di esso, non significa andare contro; significa sostenere e difendere la nostra specificità e gli interessi dei sardi contro chi non vede, nelle nostre proposte, una priorità nazionale o europea.

Le formule politiche non risolvono questo problema, le strane alleanze lo risolvono ancora meno, siano esse alleanze politiche nazionali, siano essere regionali. Si sta insieme intorno a un'idea, e il bipolarismo, che non è bipartitismo, è la contrapposizione di due idee profondamente diverse.

Nella nostra realtà la caratterizzazione della specificità è profondamente radicata in ognuno di noi, e nessuno mi può togliere il diritto di sentirmi profondamente sardo, valore aggiunto nella nostra idea politica, nella Casa delle Libertà, in una scelta di campo chiara, definita e stabile. Un progetto che valorizzi questa identità che non può essere solo sardista; condivido in pieno, onorevole Sanna, quanto da lei affermato. Ciò conferma che le formule politiche servono agli uomini per cercare spazi politici ed improponibili ritorni di stampo pentapartitico, e non alla politica che cerca di riconquistare il suo spazio. Ben venga una maggiore impronta sardista nazionalitaria dentro la Casa delle Libertà: è un arricchimento per chi non ha ancora fatto propri questi valori; è una conferma per chi li ha già, come noi del C.D.U. - P.P.S., che in questo momento rappresento, nella propria cultura personale e di partito, e non li ha da oggi. Sarà questo l'argomento del dopo finanziaria: è necessario ed urgente ma non è sicuramente questo il momento per fermarsi a dibatterlo.

E` d'obbligo esitare la legge finanziaria, ma subito dopo, in un attimo, troviamo la dovuta sintonia, che non ho dubbi ritroveremo immediatamente. Lungi da me, per chi può mal interpretare queste affermazioni, mettere in discussione questa maggioranza; ma riconfermiamoci, per un più sereno futuro, concentrandoci sul progetto Sardegna, sul nostro ruolo in Europa, dentro l'Italia, ma non figliastri del vecchio o nuovo nord.

Accolgo pienamente l'invito dell'onorevole Fadda; confrontiamoci lealmente, riconquistiamo il ruolo istituzionale dentro e fuori il palazzo; parliamo più tra noi e meno attraverso i media; mettiamo da parte il livore. Onorevole Dore, non le fa onore il pettegolezzo. Non voglio convincerla delle mie idee, ma le chiedo più rispetto per chi non la pensa come lei, basta con i suoi arbitrari richiami, con i suoi anatemi! Trovi nuovi argomenti e magari li traduca in fatti e progetti, di opposizione, certo, perché l'opposizione è una cosa seria. Presenti per esempio seri emendamenti alla finanziaria. L'emendamento è un atto di democrazia, di confronto, non uno strumento di divisione dei pani e dei pesci - onorevole Cogodi, mi fa specie che dia spazio ad affermazioni gratuite - l'emendamento serve a raccogliere un'esigenza delle parti sociali, a correggere, ad adeguare il complesso, quanto maldestro, sistema che comunque ci avete consegnato.

(Interruzione del consigliere Cogodi)

PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. L'onorevole Cogodi è pregato di tacere. E` iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

Vargiu (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente e colleghi consiglieri, credo che effettivamente il dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula sia un dibattito che meriti un'attenzione particolare, forse proprio perché la finanziaria, che oggi stiamo andando a discutere, è uno strumento così importante nell'ambito di ciascun anno di legislatura, ed è uno strumento così importante per attuare il programma di governo che viene prospettato, che non appare assolutamente fuori luogo che in sede di discussione di un argomento così importante, ci sia un dibattito più ampio rispetto a quello che forse meriterebbe semplicemente la discussione delle poste di bilancio. E` un dibattito più ampio che, soprattutto negli interventi di questa mattina, ma anche in quelli che hanno preceduto la giornata odierna, investe nella sua complessità il ruolo di questo Consiglio, investe i metodi di lavoro che, all'interno di quest'aula, ci stiamo dando e che ci siamo dati nelle commissioni, investe i rapporti tra i partiti e i singoli consiglieri, investe la possibilità di lavorare insieme sulle regole per garantire nuove opportunità all'intero Consiglio, e non soltanto alla maggioranza o alla minoranza attuali.

I Riformatori sardi voteranno a favore della legge finanziaria del 2002 e del bilancio, così facendo si assumeranno, come è stato giustamente chiesto in quest'aula, e come è stato giustamente ricordato ai Riformatori, si assumeranno - dicevo - la propria quota parte di responsabilità, di meriti e di critiche che sono correlate alla manovra economica. Il cammino di questa legge è stato travagliato, e si è in parte sovrapposto ad eventi che hanno acceso la dialettica interna alle forze consiliari ed alla stessa maggioranza. E difficile, credo, sarà il percorso di questa legge in Aula, anche se i segnali che ci sono stati in questi giorni in Consiglio fanno pensare che la discussione possa vertere, oltre che sul confronto diretto, sulle posizioni e sulle singole poste di bilancio, come è giusto che sia, anche su argomenti di maggior rilievo e che hanno un interesse complessivo per il funzionamento dell'intero Consiglio. Senza seguire quindi i facili schematismi che il collega Cugini nel suo intervento ha ricordato, va però sottolineato quanto ci sia di vero nelle sue parole: questa maggioranza, lo ricordiamo, è una maggioranza consiliare che nasce da un sistema elettorale sempre combattuto dai Riformatori che hanno sempre sostenuto la necessità dell'alternanza, nei ruoli di governo e di controllo, di due schieramenti elettorali tra loro diversi. Questa maggioranza è figlia, quindi, di un percorso culturale che ha aggregato forze politiche e sensibilità politiche differenti, unite dalla convinzione di voler interpretare idealità e metodi di governo differenti dal passato.

Le forze politiche che sono alleate in questa maggioranza si sono presentate nel '99 ai sardi con un progetto di cambiamento, sostenuto da entusiasmi profondi e dalla consapevolezza di dover dare risposte, nuove e diverse rispetto al passato, alle nuove sfide del federalismo, dell'Europa, dei mercati e della globalizzazione. I sardi hanno dato un'indicazione di apprezzare tale volontà di cambiamento, e questo, non soltanto i numeri parlamentari, ha reso possibile la nascita del primo governo non di centrosinistra della Regione Sardegna. Di ciò nessuno è dimentico in questo Consiglio, né la minoranza, che per mascherare problemi di proposta politica troppo spesso usa l'asfittico cavallo di battaglia di un ribaltone forse mai avvenuto, né purtroppo la stessa maggioranza, che vede crescere al proprio interno individualismo e litigiosità nella spartizione del bottino di una guerra che in realtà non abbiamo ancora vinto.

Se i Riformatori non sono abilitati a fare i conti in tasca alle strategie dell'opposizione, che decidono da sole con quale faccia e con quale argomenti presentarsi ai sardi, un discorso differente meritano le considerazioni sull'atteggiamento della maggioranza, di cui questa legge finanziaria rappresenta una delle espressioni di maggiore significato. Il discorso non può che essere di metodo e di sostanza. Nel metodo nessuno di noi, cari amici del centrodestra, dimentichi che questa maggioranza è frutto dell'impegno comune per la realizzazione di programmi condivisi, da parte di formazioni politiche con differente storia, tradizioni e cultura. I Riformatori non sono parte integrante della Casa delle Libertà, così come altre formazioni politiche che sostengono questa maggioranza, e sono portatori di diversità e di peculiarità di cui sono orgogliosi. I Riformatori si considerano un valore aggiunto, convinti che l'omogeneità e l'omologazione creino grigiore e tendenza di regime, mentre la valorizzazione delle differenze nell'ambito di un progetto comune crei ricchezza nelle scelte e nelle idealità. Certo che se la dialettica interna diventasse la torre di Babele della politica, ove ognuno parla una propria lingua incomprensibile agli altri, i primi a non capire sarebbero i nostri elettori.

Questa legge finanziaria, dunque, che pure reca importanti innovazioni nel suo impianto, dall'utilizzo di nuovi strumenti finanziari all'accelerazione delle opere pubbliche, dalla previsione di importanti investimenti per l'informatizzazione all'utilizzo di professionalità esterne che aiutino la crescita di quelle interne, è nata con un metodo che non ci convince del tutto, perché rischia di essere la somma di esigenze singole e non la sintesi delle esigenze complessive. I Riformatori hanno richiesto più volte, e avrebbero preferito, la moltiplicazione dei momenti di confronto all'interno della maggioranza, finalizzati alle ricerca delle priorità vere e delle politiche di bilancio che potessero rappresentare la scommessa che questo Governo regionale nel suo insieme propone ai sardi.

Qui si introduce il discorso della sostanza; i Riformatori non sono per l'approvazione di una legge finanziaria purché sia, ma per l'approvazione di una manovra legislativa che rappresenti la carta d'identità di questa maggioranza, e che possa essere giudicata dai suoi elettori per gli elementi di diversità rispetto al passato.

Ecco, a questo proposito è doloroso, e fonte di sofferenza sentire il collega Cugini, il collega Gian Valerio Sanna, il collega Paolo Fadda, ma ne dimentico senz'altro qualcuno, che ci accusano di avere una iniziativa politica così scarsa da utilizzare ancora tutti gli strumenti legislativi del precedente centrosinistra. E` vero! Non è possibile non ammettere, e in parte è vero, che la riforma delle acque, da tutti considerata la prima riforma di interesse dei sardi, è ancora da fare, mentre una trentina di enti regionali si dividono la gestione di risorse idriche talmente inesistenti, che sul capoluogo di questa Regione grava la minaccia della distribuzione dell'acqua per sei ore a giorni alterni. E` fastidioso constatare che sui temi dell'urbanistica siamo ancora in attesa delle pronunce dei tribunali amministrativi e non abbiamo saputo lanciare la nostra sfida alla sinistra, che dimostrasse la nostra capacità di coniugare le esigenze di sviluppo economico con quelle della salvaguardia ambientale. E` fastidioso sapere che il piano straordinario del lavoro della precedente maggioranza, che era appunto straordinario, e come tale sarebbe dovuto terminare dopo i tre anni canonici, avrà invece, per necessità, il finanziamento di una quarta annualità. E questo non certo perché si contestino gli interventi finalizzati a sanare la piaga della disoccupazione che affligge la nostra isola, è evidente; quanto perché è purtroppo disarmante verificare che ad oggi non abbiamo ancora discusso, e quindi non abbiamo ancora trovato le proposte che ci consentano, non certo di abbandonare i disoccupati al loro destino, come qualcuno sostiene, ma di migliorare il nostro intervento, per risolvere davvero il problema.

Ogni giorno dovremmo ricordarci, cari amici, che il vero sviluppo della Sardegna non è in mano ai tanti amici o meno amici che, più o meno legittimamente, occupano le stanze e gli anditi di questo palazzo, per esercitare azioni lobbistiche nel significato più nobile del termine, ma è invece in mano a coloro che si accontenterebbero che noi disboscassimo finalmente quella selva di leggi sovrapposte e intrecciate che negano oggi risposte ragionevoli a chiunque abbia idee in Sardegna, e voglia metterle in atto senza elemosine pubbliche.

Ricordiamoci di Luigi Einaudi quando sosteneva che il legislatore liberista dice: "Io non ti dirò affatto, uomo, quello che devi fare, ma fisserò i limiti entro quali potrai a tuo rischio muoverti". Ed ancora di più ricordiamoci di Luigi Sturzo che, distinguendo in maniera, se possibile, ancora più radicale l'azione pubblica dall'iniziativa economica privata, ammoniva nel 1951, più di cinquant'anni fa: "Lo Stato è per definizione inabile a gestire una semplice bottega di ciabattino" e, forse con un'ottica preveggente per l'ipotesi di imbarbarimento nel corso delle discussioni sulle leggi finanziarie delle Regioni, si rivolgeva alla coscienza civile e politica di ciascuno di noi, ricordandoci come prima del fascismo il deputato era un servo degli elettori, ma oggi arriva persino a essere il trafficante degli interessi parassiti dello Stato.

Cari amici del centrodestra, è questa la sfida che noi rischiamo di perdere: la sfida della diversità culturale tra la nostra proposta e quella del centrosinistra; e hanno fatto bene a ricordarcelo gli amici del centrosinistra. Ci accusano di essere liberali, e cioè difensori della libertà, e noi arretriamo, quasi convinti che ci sia qualcosa di cui vergognarci; l'unica cosa di cui dovremmo vergognarci davvero è che liberali non riusciamo a essere, che restiamo burocratizzati, centralisti ed assistenzialisti come chi ci ha preceduto, mentre diventa sempre più liberale e liberista il mondo intero che va avanti con le sue regole, indipendentemente da quello che noi decidiamo in quest'aula; indipendentemente dalla nostra capacità di adeguare il sistema Sardegna agli scenari post-2006 e post-2010, ai quali ci ha richiamato la parte più consapevole e lungimirante dell'opposizione di centrosinistra.

Se vogliamo tentare di adeguarci al grande cambiamento che c'è intorno a noi si sbrighi questo Consiglio regionale, nel suo insieme, a prendere atto che la guerra, anche quella fredda, è finita, e che non c'è più spazio per l'ultimo dei giapponesi che la combatta da solo. E si ricordino i colleghi, ancora oggi nemici del liberalismo - che non so dove stiano in quest'aula - che nella storia soltanto la concorrenza e il mercato hanno creato la ricchezza delle società, e che soltanto le società ricche possono fare solidarietà reale! Perché la solidarietà si fa distribuendo ricchezza, e non distribuendo povertà. La vera eguaglianza di una società moderna non è quella che impedisce ai migliori di emergere negando la diversità, che è il motore del progresso, ma quella che realizza la società aperta, con l'uguaglianza per tutti dei punti di partenza. Ce ne accorgeremo quando andremo finalmente a ragionare sulle ricadute sul nostro sistema sanitario delle nuove leggi sul federalismo, e verificheremo quanto è grande il rischio che ci siano regioni ricche, in grado di garantire assistenza sempre migliore della nostra, e regioni povere che se non si attrezzano culturalmente sono destinate a vedere il progressivo deterioramento della qualità della propria assistenza, con sostanziale negazione del diritto alla salute del cittadino, garantito dall'articolo 32 della Costituzione. Ma ce ne accorgiamo anche durante la discussione di questa legge finanziaria, che in assenza di scelte forti e di segnali inequivoci della volontà politica della maggioranza, rischia di essere una coperta corta, incapace di soddisfare le complessive richieste di aiuto che provengono dalla società sarda.

Noi Riformatori sardi, proprio noi che, lo ripeto, non siamo parte integrante della Casa delle Libertà, ci sentiamo più di altri legati a questa maggioranza, per il suo programma, per le sue idealità, e per i risultati concreti della sua amministrazione; e soltanto per questi motivi siamo stati disposti e saremo ancora disposti a dare il sangue alla battaglia di cambiamento alla quale non abbiamo smesso di credere. Siamo rispettosi dei travagli politici di altri partiti, siamo attenti alle esigenze dei nostri alleati, comprendiamo le sofferenze di ciascuna componente della maggioranza, ma non siamo, non siamo stati e non saremo disposti, né alcuno ce lo chiede - caro collega Cugini - a coprire nessuna porcheria! Perché per noi Riformatori sardi, che non siamo omogenei a nessun quadro nazionale, questa maggioranza esiste sin tanto che esiste il suo programma, e sin tanto che esiste la volontà comune di realizzarlo, rendendo conto della sua attuazione ai sardi che ci hanno votato e a quelli che non ci hanno votato.

Riteniamo questa finanziaria sofferta e imperfetta, un banco di prova che dimostri la vitalità della maggioranza e rappresenti l'indispensabile passaggio per aprire al suo interno il dibattito culturale sugli obiettivi da realizzare negli ultimi due anni di legislatura. Ma consideriamo anche questa finanziaria, e raccogliamo l'invito in questo senso di tanti colleghi del centrosinistra, dell'onorevole Paolo Fadda in particolare, l'ultimo passaggio che separa l'intero Consiglio dall'indispensabile ragionamento comune sulle regole, che inizia con la discussione e il varo di una legge elettorale adeguata ai principi di alternanza delle democrazie occidentali, e continua con la riforma del regolamento interno del Consiglio e quella dei poteri presidenziali e dei suoi contrappesi, che sono comunque necessarie perché i sardi abbiano governi autorevoli e rappresentativi, e minoranze consiliari in grado di assolvere effettivamente al proprio ruolo di controllo.

Il dibattito che oggi si apre sul titolo V, e sulla sua riforma, è un dibattito al quale questo Consiglio nel suo insieme deve partecipare; ed è questo il motivo per cui, in maniera assolutamente deliberata, nel mio intervento ho rinunciato a qualsiasi accenno alla discussione sull'Assemblea costituente, che non ritengo argomento di proprietà né dei Riformatori, né della maggioranza, ma ritengo argomento in cima all'agenda politica di tutte le forze parlamentari sarde, e di tutti i cittadini sardi.

Richiamiamo, quindi, tutti i consiglieri regionali, rappresentanti dei sardi in quest'Aula, ad onorare le regole scritte e quelle non scritte di questo Consiglio, quelle di correttezza nei rapporti interpersonali, di prassi di lavoro, di comune impegno legislativo, che dobbiamo vivere insieme perché non venga mai sottratta a quest'Aula la dignità e la centralità che merita; e perché ciascuno di noi possa andare orgoglioso per tutta la Sardegna del proprio ruolo di consigliere regionale.

E su questi argomenti, cari amici, potranno finalmente confrontarsi le culture differenti, e vedremo finalmente quali sono e se ci sono differenze tra il centro destra e il centro sinistra, perché è dallo scontro dialettico tra le idee che nasce il progresso civile dei popoli. Ma anche, e forse soprattutto, per ritrovare il filo del ragionamento comune che è l'unica plausibile risposta della politica in questo momento di profondo e lacerante cambiamento, e per ritrovare quella capacità di elaborazione e quel profondo respiro culturale del passato che tanti di voi hanno rimpianto nel proprio intervento, e la cui assenza allontana quotidianamente il Palazzo dalla gente sarda e dai veri problemi della nostra Regione.

Il collega Cugini, che ha il senso della storia, nel suo intervento ha citato i padri della nostra piccola grande patria: Lussu, Dessanay, Dettori; io ne potrei aggiungere degli altri, ma non è questa la cosa più importante. La cosa più importante è che voglio fare all'onorevole Cugini l'augurio che il sussulto di orgoglio e di vivacità culturale che tutti quanti chiediamo a questo Consiglio, e che dipende, in definitiva - collega Cugini - soltanto da noi, fra trenta o quarant'anni possa portare i nostri successori a citare in quest'Aula, con lo stesso rispetto, il collega Cugini, o chiunque altro degli attuali consiglieri regionali.

Concludo solo con un appello: chiudiamo la partita di questa finanziaria ognuno difendendo le regole e le certezze ideali in cui crede; e poi apriamo subito il dibattito sulle regole, che possa restituire a questo Consiglio regionale il ruolo legislativo, ma soprattutto la centralità culturale che questo Consiglio Regionale si merita in Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Presidente, colleghi, la discussione sulle leggi finanziaria e di bilancio è la circostanza adeguata, per la maggioranza di Governo e per l'intero Consiglio, per fare il punto della situazione e verificare lo stato delle cose.

Giova alla maggioranza, che deve utilizzare il confronto come pausa di riflessione; è occasione per ritrovare le ragioni di uno stare insieme che deve avere una profonda base programmatica e ideale. Dobbiamo modulare un'azione di Governo, calibrarne le politiche ed essere di conseguenza concreti, e non esiste occasione migliore di questa per fare una concreta verifica dentro la maggioranza. E un fatto è certo, perdonate la mia brutalità, colleghi del centro destra: la nostra gente vuole unità, vuole cose semplici, chiare e durature; vuole andare avanti e vuole vedere risultati. Questo è il sentimento che si percepisce al di fuori del Palazzo. Certo la politica è mobile per definizione, è magmatica, in evoluzione continua, e Alleanza Nazionale non ha paura di questa evoluzione, non è interessata a difendere uno status quo in luogo di un altro; per questo preliminarmente voglio rispondere al Presidente Mario Floris, e dovrò farlo prendendo in considerazione diversi punti del suo intervento.

Nel suo lucido intervento Floris, che spero mi stia ascoltando, ci ricorda che non è bello e non è giusto addossare alla coalizione i problemi interni a una formazione politica; è vero, è giusto, nella stessa misura in cui non è giusto addossare a una singola formazione - guarda caso sempre Alleanza Nazionale - i problemi che sono i problemi di una maggioranza e del suo stare insieme. Abbiamo difeso la coalizione e continueremo a farlo, ma non possiamo non essere, come è nostro costume antico, franchi e diretti,e con franchezza dire che certe prepotenze sono ingiuste per i mille motivi che tutti conoscono. Non per una semplice questione di posti e di poltrone, ma, come detto e ribadito durante la discussione sulla fiducia a questo Governo, per difendere dignità e ruolo affidatoci dagli elettori.

Quello che dobbiamo capire, presente Pili, lo ripeto, è per quale motivo siamo stati insieme, per quali motivi dobbiamo e vogliamo continuare a starci. Occorre che già da oggi sia chiaro il percorso che ci separa dalla fine della legislatura e soprattutto bisogna stabilire quello che vogliamo fare; il che vuol dire - fuori dai denti - che dobbiamo fare scelte di coalizione e di Governo, di gestione delle responsabilità in relazione, per esempio, alla legge elettorale e alle prospettive che ne nasceranno.

Il suo polo nazionalitario, Presidente Floris, è idea affascinante, di indubbio valore: tende ad accogliere un vasto mondo che guarda all'autonomismo come vera prospettiva, ma, per tornare alla gente di centro destra che si interroga, e soprattutto ci interroga, vi deve essere una scelta di campo chiara, precisa, netta, da operare nell'immediato - se i colleghi dell'U.D.R. ascoltassero forse farebbero meglio -. Il bipolarismo è una strada che abbiamo indicato, non perché ci piace scimmiottare Roma, ma perché ci garantisce la governabilità, indica e tratteggia le coalizioni, offre profili definiti; e infatti io ne sono convinto sostenitore. Ahimè! C'è una dose di ambiguità nel centro destra, forse la colpa è di tutti noi, del nostro modo di comunicare, ma va eliminata completamente da subito, e questo è il momento.

Operiamo, tra l'altro, a destra come a sinistra, in un clima di crisi dei partiti, crisi nella quale gli eletti diventano arbitri importanti e quasi solitari delle scelte future; per questo è necessario che le scelte e le identità politiche siano connotate con onestà intellettuale e con chiarezza. Dentro il concetto di coalizione competitiva anche la destra sarda rivendica un suo spazio, centrale nello schieramento, e noi pensiamo che asciugare il sistema, raggruppare ciò che è culturalmente omogeneo, sia soluzione ideale. Certo, il bipolarismo va adattato alla nostra storia, alla nostra cultura e alle nostre radici, non può essere una clonazione di schemi nazionali; l'unitarietà si sostanzia, allora, in pochi punti programmatici e autorevoli. Questioni che, nel breve e nel medio periodo, caratterizzino un'idea di trasformazione della Sardegna in questa nascente Europa delle regioni e dei popoli.

Qualcuno, dai banchi della sinistra, ha detto che Mario Floris, citando Porto Allegre, la crisi dell'11 settembre, le preoccupazioni per il divario tra il nord e sud del mondo, stesse scavalcando addirittura la coalizione posta alla nostra sinistra. Mi permetto di dire ancora una volta, e forse i cittadini lo hanno capito meglio dei politici che stanno dentro quest'Aula, che anche Alleanza Nazionale ha una visione solidaristica della società, e che il liberismo temperato da regole e rispetto è la strada che vogliamo percorrere, e per fare questa strada non necessariamente bisogna essere di sinistra.

Molte idee comuni, allora, da mettere insieme, ma nessuno pensi che la destra sarda sia attaccata alla poltrona, anche a costo di cedere quote della propria identità, della propria freschezza, tanto da sacrificare le idee-guida della Sardegna di domani. Sardegna di domani che si sta costruendo oggi; la devoluzione dei poteri dallo Stato alle regioni è un fenomeno complesso, unisce aspetti di democrazia e problemi organizzativi, il ruolo delle regioni più deboli e soprattutto il trasferimento delle risorse. Non è un problema di facile soluzione, ma non possiamo non far sentire la nostra voce per rilanciare l'ipotesi di un federalismo solidale, strumento di riequilibrio, che aspetti, che attenda chi non ha e chi ha minori possibilità.

Quando diciamo che dopo la finanziaria si deve aprire una discussione chiarificatrice, non pensiamo ad eventi drammatici, tutt'altro. Stabilita l'unità, Presidente Pili, offriamo un volto preciso all'opinione pubblica, proprio sulla base dei temi esposti, e quando sembra - vedi la devolution di Bossi - che sanità, scuola e polizia locale saranno nelle mani della Regione.

Su questi temi, onorevole Giacomo Sanna, si può e si deve lavorare, con cautela, adagio, con rispetto reciproco, ma con la certezza che l'Isola è al centro della nostra azione politica. Non sono problemi di facile soluzione, ma resta l'idea di lavorare a un'ipotesi dei federalismo solidale, davvero strumento per ampliare la nostra democrazia e per non dare molto a chi ha già, e niente a chi ha poco. Lo sviluppo non può essere omogeneo tra chi ha un sistema all'avanguardia e chi vive in un contesto come il nostro che, duole dirlo, è gravemente sottosviluppato. Sottosviluppato nelle infrastrutture, nella cultura d'impresa e nell'attenzione alle fasce più deboli. Ecco perché, continuo a rimarcarlo, sono le scelte strategiche di fondo, e non solo le copiose quantità di risorse, a fare lo sviluppo. E' il senso di una classe dirigente preparata e attenta a mettere insieme visioni globali ed esigenze assolutamente particolari.

Alleanza Nazionale, signor presidente Pili, vuole marcare questa manovra con due sigilli. Il primo è quello di un'attenzione costante alle classi sociali più disagiate. Lo sviluppo del mercato non può non essere bilanciato da un'azione regolatrice del classe politica; non possiamo non tener presente che le condizioni di partenza non sono uguali per tutti. Il riferimento a questa forma di solidarismo deve essere perseguito, e questo è il nostro secondo marchio, con un confronto continuo con le organizzazioni sociali; il tavolo del partenariato, le organizzazioni di categoria, le associazioni sindacali, l'impresa, i corpi intermedi, l'università e le strutture di ricerca sono gli interlocutori naturali della classe politica. Cari colleghi, non facciamoci prendere da visione plebiscitarie della politica. Al contrario, teniamo presente che non possiamo concederci il lusso di forzature sociali o tensioni con le categorie produttive.

A lei, signor Presidente, chiediamo un'attenzione particolare e costante alle istanze poste dal tavolo del partenariato e l'impegno assiduo nell'aiutare il nostro Assessore della programmazione a porre ordine negli strumenti contabili della Regione. Ringraziamo l'assessore Italo Masala per il lavoro attento e capace; egli ha saputo organizzare in tempi ristretti e in condizioni di oggettiva difficoltà una manovra importante. Della finanziaria che porta la sua firma apprezziamo l'occhio verso il rigore e la caratura innovativa e moderata allo stesso tempo. All'assessore Masala chiediamo, come dicevo, il riordino e la ricomposizione degli strumenti contabili regionali. Troppi documenti, Assessore, mentre il DPEF rischia di trasformarsi in una sorta di minima indicazione, fatta più per essere letta e cestinata, che utilizzata come guida.

La modernizzazione è e deve essere la chiave di volta di questa finanziaria, di cui non possiamo non apprezzare gli sforzi in direzione dell'informatizzazione e dello snellimento dell'attività amministrativa, vero e proprio vulnus di questa Regione. Ma modernizzare significa soprattutto aggiornamento culturale; vuole dire reimpostare integralmente i rapporti con gli enti locali e renderli protagonisti di uno sviluppo che veda nella struttura regionale una convincente e discreta cabina di regia e nei territori il luogo della trasformazione delle aspirazioni in progetto. Modernizzazione vuol dire apertura reale alle forme avanzate di finanza di progetto e impostazione di un nuovo rapporto con i privati e le loro intraprese.

Alla Giunta regionale chiediamo, già dal prossimo documento di programmazione economica e finanziaria, di affrontare lo spinoso e vasto tema della formazione professionale e di sottolineare con maggior vigore il ruolo delle Università, realtà che competono con le migliori strutture del mondo, e che noi a volte trascuriamo.

Quella che si propone, certo con qualche fatica, comprensibile fatica, è una Regione giovane, competitiva, libera dai molti complessi, capace di portare un moderno autonomismo, semplice e vero, non quello urlato, di moda, di facciata e un po' propagandistico, che il dibattito politico di questi giorni ha registrato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non credo di esagerare quando affermo che con la discussione di questa manovra finanziaria si apre uno dei momenti più delicati dall'inizio della legislatura. Siamo chiamati tutti, maggioranza e opposizione, a una prova decisiva per le sorti di questa legislatura.

Forza Italia ha fatto sin dall'inizio un patto forte con i propri elettori e con le forze della maggioranza: assicurare la governabilità alla Regione. Lo stiamo facendo con senso di responsabilità; lo stiamo facendo nonostante le ben note carenze nei numeri, e i numeri, come tutti sappiamo, in democrazia sono essenziali per far funzionare le istituzioni. Governare la Regione in queste condizioni si sta rivelando cosa difficile e impegnativa. Non possiamo far finta di dimenticare che una legge elettorale superata ci ha consegnato un Consiglio regionale spaccato a metà. E un Consiglio regionale diviso a metà fatica a essere funzionale all'efficacia dei governi, che hanno, invece, bisogno di maggioranze forti, stabili e coese.

Questo, cari colleghi, è un dato di fatto; è un dato di fatto che non ha colorazione politica, né di centro, né di destra, né di sinistra. La governabilità della Regione sarebbe altrettanto complessa, sono sicuro, anche se al governo vi fossero oggi le forze di centrosinistra. Voglio però sottolineare che esiste una complessità del quadro politico attuale che non dipende né dalle forze di governo né da quelle dell'opposizione, che questa complessità ha inevitabili conseguenze sull'azione di governo e di questo si deve tener conto, senza creare confusione.

Molti dei problemi che investono gli schieramenti politici, e anche la nostra coalizione, sono frutto dell'inevitabile fase di assestamento che stiamo vivendo. Sono certo che il confronto fra le forze della coalizione sarebbe più sereno se non fossimo chiamati a governare in queste condizioni limite. Anche il confronto sul tipo di bipolarismo cui dobbiamo tendere sarebbe più sereno se non ci fossero forze centrifughe.

Al riguardo sono convinto, e concordo con il Presidente Mario Floris, che il quadro politico regionale non può omologarsi puramente e semplicemente a quello nazionale, e che la Sardegna deve rivendicare e rivendica una specificità anche nella gestione del quadro politico. I contenuti della nostra autonomia devono, pertanto, trovare ampio spazio e una puntuale collocazione, ma senza mettere in discussione la logica del confronto bipolare che, invece, è ormai una conquista irrinunciabile del nostro sistema. Sui grandi temi dell'autonomia e della programmazione dello sviluppo, la nostra coalizione politica di maggioranza è aperta e disponibile a valorizzare appieno le legittime e irrinunciabili istanze nazionalitarie. Ma in questo momento la coalizione deve soprattutto trovare stabilità, motivazioni forti, slancio ideale e spirito di unità. Ci siamo impegnati con i nostri elettori a invertire la rotta; ci siamo impegnati a portare al centro del dibattito politico i nostri principi e il nostro programma di governo; ci siamo impegnati a cambiare la Sardegna, nel quadro del più ampio progetto che riguarda l'intero Paese.

Fin dal Governo Floris le nostre forze di maggioranza hanno elaborato un nuovo modello di sviluppo della Regione, sotto il segno della discontinuità con il passato. Abbiamo portato all'attenzione della politica e dell'opinione pubblica un nuovo modello di sviluppo che introduce svolte strategiche nell'approccio ai temi del lavoro, dell'impresa, del bilancio, dei territori. Abbiamo consacrato questo modello nei principali atti di programmazione, ma dobbiamo ancora lavorare per farlo diventare il punto centrale della nostra azione politica.

E' sui grandi temi dello sviluppo che è nata la nostra coalizione; ed è su questi temi che le forze di maggioranza devono continuare ad assicurare tutto il loro necessario sostegno all'azione di governo. Con senso di responsabilità dobbiamo fare della stabilità un principio irrinunciabile sul piano politico e programmatico, così da assicurare il sostegno all'azione della nostra Giunta. Solo in un quadro di stabilità, infatti, possiamo riportare al centro del dibattito i grandi temi dello sviluppo e della crescita della Regione.

Dobbiamo lasciare fuori dell'aula le discussioni, anche aspre, sugli assetti e rilanciare la nostra funzione di governo, alla quale siamo chiamati. Per queste ragioni di fondo la finanziaria oggi in discussione diventa fondamentale. Diventa fondamentale perché avremo modo di dimostrare che non intendiamo rinunciare ai nostri impegni e che ancora oggi sono forti le nostre motivazioni e il nostro spirito di coesione. Diventa fondamentale perché avremo modo di riportare al centro del dibattito il nostro modello di sviluppo e i nostri programmi: la finanziaria oggi in discussione è del tutto coerente con i nostri programmi. Come ha puntualmente evidenziato nella relazione il collega Balletto, in un quadro di coerenza con il documento di programmazione economica 2002 - 2004, la manovra segue tre direttrici di fondo, poste a base dello stesso documento: una politica economica che consenta alle risorse locali di dispiegare un più forte potenziale competitivo e il conseguente potenziamento della base produttiva; una politica delle risorse umane che punti al recupero di un ritardo nei livelli di istruzione e diffusione delle qualifiche specialistiche che non è meno grave, ed è altrettanto strutturale del ritardo economico; una riforma dell'amministrazione regionale che trasformi efficacemente gli assetti burocratici in funzione della nostra missione principale, che è quella di programmare strategicamente, secondo principi di sussidiarietà e decentramento verso le comunità locali.

Dobbiamo comunque rilevare che l'importanza di questi aspetti, e i tempi ristretti fra il varo della nuova Giunta del Presidente Pili e dello stesso ultimo Dpef, non hanno consentito appieno di predisporre un quadro articolato di interventi che potesse trovare compiuta espressione in questa manovra. Questa finanziaria si propone di porre le premesse per l'attuazione del programma della nuova Giunta del Presidente Pili, che troverà ulteriori approfondimenti e continuità d'azione con le successive manovre finanziarie di fine legislatura. E` una manovra che evidenzia un dato oggettivo che deve portare tutto il Consiglio a fare quadrato: la progressiva insufficienza delle risorse disponibili rende problematico dare piena attuazione ad interventi strutturali, in grado di sostenere il processo di sviluppo della nostra isola. Con senso di responsabilità, la Giunta regionale e la Commissione competente presentano all'Aula una manovra che cerca di apportare misure significative di contenimento, contemperando tuttavia tale esigenza con quella di dare sostegno e impulso al sistema economico, il rischio è quello di un crescente indebitamento che ha raggiunto già livelli di guardia; la Giunta ha però anche posto una questione di notevole rilevanza: il bilancio regionale, per effetto dell'abnorme proliferazione dei cosiddetti residui di stanziamento, si caratterizza per la presenza di parti di indebitamento fittizio che vanno individuate e rimosse. Per questo la manovra finanziaria introduce, come uno degli elementi principali e qualificanti, importanti provvedimenti di pulizia del bilancio che consentano di stabilire con precisione il reale stato dell'indebitamento.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, così non si può andare avanti; se dovete trattare i vostri emendamenti sospendiamo la seduta e riprendiamo tra un'ora o mezz'ora, altrimenti prestate attenzione al dibattito. Prego onorevole Corona.

CORONA (F.I.-Sardegna). Ma la manovra non trascura il tema centrale dell'emergenza del lavoro, un tema che richiede politiche congiunte su più fronti e che non può essere affrontato con piani miracolosi, né può essere affidato a provvedimenti-tampone. Alcuni colleghi dell'opposizione chiedono, nonostante i poco incoraggianti risultati della legge numero 37 del '98, un suo rifinanziamento; dopo un'attenta valutazione di come fino a ad oggi ha funzionato noi siamo convinti che la legge 37 debba essere profondamente modificata; la manovra cerca di conciliare le posizioni in campo, il testo che arriva all'attenzione dell'Aula, correggendo l'originaria formulazione della Giunta, da un lato prevede il rifinanziamento della legge e dall'altro il monitoraggio sugli effetti da essa prodotti sino ad oggi. Condividiamo questa impostazione se si modificherà la legge nella direzione di una sua maggiore efficacia, fatto salvo il ruolo centrale delle amministrazioni locali.

Sull'insieme di questi temi le forze di maggioranza non possono sottrarsi alle proprie responsabilità di governo e ciascuno di noi dovrà rendere conto del suo operato. Mi auguro che, con la manovra, si raggiunga un effettivo raccordo tra l'attività di governo della Giunta e quella di indirizzo e di sostegno che compete al Consiglio regionale; mi auguro che ciascuno di noi si senta veramente partecipe della battaglia per la crescita e responsabile del ruolo cui è chiamato. Su questi temi strategici dello sviluppo e su quelli altrettanto rilevanti in materia istituzionale, auspico il prezioso contributo di idee e di proposte delle forze politiche di ispirazione autonomista e riformista, per trovare insieme in modo trasparente le necessarie intese programmatiche; questo sarà utile anche per accelerare il processo costituente di riforma istituzionale della Regione e per aiutarci a conseguire quegli obiettivi concreti che la Sardegna ogni giorno ci chiede.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Sì, Presidente. Magari se rassicura i colleghi che avranno a disposizione qualche minuto in più per presentare gli emendamenti si evita questo brusio. Presidente, onorevoli colleghi, come prima di me, è stato detto molto bene dai numerosi colleghi che mi hanno preceduto in questa fase finale della discussione generale, questa manovra finanziaria, che è ritardataria da ogni punto di vista, non ci piace, e non per partito preso e perché così pretendono le regole del gioco e il copione e perché così deve fare l'opposizione. Non ci piace perché la giudichiamo priva dei requisiti minimi per considerarla una manovra di politica economica e finanziaria: priva dei requisiti di tempestività, siamo infatti a marzo; priva del requisito di buona amministrazione; priva del requisito di onesta risposta ai bisogni essenziali della Sardegna; priva di un qualunque disegno strategico o anche solo tattico; priva del mantenimento di una linea di continuità semplicemente con il falcidiatissimo vostro Dpef. Una finanziaria ed un bilancio senza madri né padri o con troppi babbi e troppe mamme, il che equivale a non averne nessuno.

Questa in discussione è la vostra terza manovra finanziaria che si colloca nel terzo anno del Governo del cosiddetto centrodestra o meglio della variamente assortita maggioranza, prima di Floris, poi di Pili. Un arco di tempo sufficiente per lasciare il segno di una politica, e voi un segno lo state certamente lasciando: il segno della vostra confusione, dell'impreparazione, dei facili slogan, il segno di una politica inefficiente e inefficace, di cui portate per intero la responsabilità; un costante balbettio che comincia ad apparire incredibile anche al più indulgente di voi ed ai più benevoli osservatori.

Nella corso della discussione della prima manovra finanziaria, quella del 2000, l'allora assessore Pittalis, che continua impunemente a spararle grosse, ci aveva spiegato con convinzione che quella era una brutta finanziaria ma che ci avrebbe salvato dalla catastrofe ed era necessaria al risanamento della voragine dei debiti lasciati dal centrosinistra, una finanziaria di lacrime e sangue in nome del risanamento. Nel 2001 avete inondato la finanziaria della Sardegna di collegati: ben 18 di cui uno solo in realtà approvato dal Consiglio. Questa del 2002 è stata rappresentata invece come la finanziaria dei due tempi ed è invece la finanziaria scollegata, tanto scollegata che ha una scarsissima relazione col Dpef, poca con quella presentata dalla Giunta ed il meglio, secondo me, deve ancora arrivare. Più che una manovra finanziaria è la certificazione della inconsistenza e insussistenza di una maggioranza che abbia le idee chiare sulle decisioni da adottare e da proporre; è la finanziaria del dissesto del bilancio; è la finanziaria dell'assalto alla diligenza; è la finanziaria che lascia finalmente cadere il velo della mistificazione con la quale avete fino a ieri detto di concertare con le forze sociali ed economiche della Sardegna.

Ci vuole una gran faccia per affermare, come ha fatto ancora qui in questa aula l'onorevole Pittalis, che l'opposizione verrebbe da sindacalisti facinorosi e comunisti della C.G.I.L. e della U.I.L. Onorevole Pittalis, lasciamo questo piglio all'onorevole Berlusconi che è un maestro di mistificazione e che di comunismo se ne intende. Quei sindacati e quei sindacalisti sono gli stessi dai quali lo scorso anno ha incassato il consenso che lei ci ha ripetutamente sbandierato in quest'aula, sono gli stessi che hanno verificato da sindacalisti, secondo me, come lei e la Giunta di cui faceva parte non abbiate mantenuto nessuno degli impegni assunti.

Sono, purtroppo per voi e per lei, in buona compagnia, dato che questa manovra finanziaria è riuscita nel miracolo di mettere insieme un vastissimmo fronte di opposizione, di dissenso nel merito e di merito politico ed economico. Questa, onorevole Pili, con buona pace, è la finanziaria di oltre 5 milioni di Euro, o se preferite 10 mila miliardi di lire, di debito, più del doppio rispetto al '99, al limite della sostenibilità del debito, così come ha argomentato molto puntualmente il collega Morittu. Una gigantesca ingessatura del bilancio, il preludio ad un inasprimento della tassazione, per me inevitabile, tra qualche mese; siamo infatti davanti ad entrate in diminuzione ed ad un incremento crescente della prenotazione della spesa: sarete costretti ad aumentare le tasse.

Ad un indebitamento crescente, stratosferico, corrisponde poi un'incredibile incapacità di spesa, la più bassa negli ultimi 10 anni. L'ormai cronico ritardo con il quale il bilancio può essere utilizzato nel sistema Sardegna produce un effetto domino, ingorgandolo di residui, rendendo insicura l'azione di enti locali, di enti economici e delle imprese. Dopo tre anni continuate a riproporci, come se niente fosse, l'esigenza di monitorare, di informatizzare, di digitalizzare, di snellire, di scioccare la struttura burocratica. Onorevole Masala, lei è stato fino all'altro giorno Assessore degli affari generali e della riforma della Regione, chi le ha impedito, che cosa vi ha impedito di scioccare, di digitalizzare, e di emanare direttive per il corretto funzionamento della macchina amministrativa? Da un lato fate finta di bloccare gli organici in nome del contenimento della spesa e dall'altro ci proponete, in questa finanziaria, il ricorso al lavoro temporaneo e interinale, così siete più liberi di assumere chi vi pare e quando vi pare, come già fate ricorrendo a società di servizi vari; la famosa flessibilità berlusconiana qua è stata messa in pratica e concretamente attuata.

E' la finanziaria, questa, nella quale nel testo originario della Giunta all'articolo 6, titolavate: "Sostegno alle autonomie locali in applicazione dei principi di sussidiarietà e sostegno", ma poi in Commissione, consapevoli di come questo titolo sarebbe potuto apparire beffardo agli enti locali a cui diminuite i fondi e i trasferimenti, l'avete modificato nel più generico "Interventi a favore degli Enti locali". Una manovra, quindi, esosa fin quasi al dissesto, una manovra contro il tessuto economico e produttivo della Sardegna, una manovra che umilia le autonomie locali, una manovra che sconquassa la struttura amministrativa e contabile interna, una manovra scollegata da qualunque disegno, non dico di cambiamento, ma di semplice adeguamento al quadro istituzionale, come la vicenda dei controlli del Coreco dimostra; una manovra scollegata dal quadro definito dalla finanziaria nazionale ed in una assoluta dissintonia con i bisogni e le aspettative dei sardi.

Che dire? L'onorevole Balletto è molto preoccupato in relazione a questo trand del debito ed invita l'opposizione alla cooperazione, si lamenta che non ci sia un aiuto sufficiente alla maggioranza; per la verità poco avete ascoltato in Commissione i suggerimenti e le opinioni della minoranza. L'onorevole Pittalis, per altro verso, dice che invece va tutto bene, che purtroppo siamo in presenza delle sette piaghe bibliche, che andiamo da un'emergenza all'altra, tra una siccità, una lingua blu, una mucca pazza e la pesantissima eredità del centrosinistra. Io credo che non ce la facciate più a reggere questa mistificazione e questa sceneggiata, non ce la facciate più a reggere il peso di questa situazione che denunciamo ai sardi, non ce la facciate più a reggere. E tutto questo preoccupa maggiormente se guardiamo ai dati generali che sono dati di grande allarme: continua a crescere la disoccupazione, continua ad aumentare il divario con le altre regioni del nord, assistiamo alla decisione dell'onorevole Berlusconi di rinunciare a mantenere la Sardegna nell'Obiettivo Uno, rischiamo di perdere il treno dell'utilizzo dei soldi del quadro comunitario di sostegno per superare il nostro ritardo di sviluppo.

C'è un silenzio assordante ormai sulle partite più grosse che la Sardegna è chiamata a giocare: chiude il nostro apparato chimico e mentre in tutte le nazioni del mondo e dell'Europa si mantiene una struttura chimica moderna e la si mantiene come risorsa fondamentale per lo sviluppo, in Sardegna la chimica viene vissuta come un retaggio errore del passato, e non piuttosto come una risorsa sulla quale investire. Silenzio sull'energia; silenzio sulle infrastrutture.

Questa non è una maggioranza politica: siete divisi su tutto, non avete purtroppo niente da offrire alla Sardegna, non avete alcuna visione condivisa dei processi economici e sociali della Sardegna. Questo naturalmente non è un bene per nessuno: non lo è per voi, non lo è per l'opposizione, perché con un profilo così basso è difficile sviluppare un confronto capace di affrontare, pur nella distinzione dei ruoli, i temi che sono oggi nella nostra agenda politica ed ai quali non siete in grado neppure di dare un ordine di priorità. Stanno cambiando profondamente i riferimenti tradizionali della nostra politica, è cambiata la forma dello Stato, col quale il rapporto è ormai paritario, così come dello stesso livello è quello tra Stato, Regione, province e comuni. Continuate a lavorare, ma ci costringete a lavorare entro uno schema gerarchico centralistico, scarsamente rispettoso delle modifiche sostanziali intervenute nella Carta costituzionale e con una legislazione elettorale e di trasferimento di competenze che dal '90 ad oggi ha cambiato profondamente il quadro istituzionale. Siete prigionieri di una vecchia armatura che gestite con modalità da fare invidia alla peggior Prima Repubblica, e con un accentramento burocratico e gestionale da fare invidia al peggiore statalismo.

Ciò che ci viene proposto, viene da voi collocato in una prospettiva suggestiva di emozioni e richiami alla sardità, al nazionalismo, alla forte sottolineatura di distintivi caratteri della nostra identità. Credo che il terreno di questa sfida, se è una sfida seria, debba essere accettato e precisato; esiste un sentimento diffuso di popolo, del nostro popolo, che mira ad aumentare la capacità di autogoverno, a delineare le forme di questo Governo, i rapporti con lo Stato, l'Europa delle regioni, le relazioni nell'area del Mediterraneo. Deve essere convogliata tutta questa energia in un confronto serrato, serio, che parta dal Consiglio e coinvolga tutto il gruppo dirigente sardo: amministratori, operatori economici, culturali, sociali, università, i rappresentanti di tutta la società sarda.

Noi siamo pronti a convogliare questa grande energia all'interno di un progetto di grande riforma federale della nostra Regione, siamo pronti a parlare della forma di Governo, siamo pronti a parlare della distinzione delle funzioni della Regione, delle Province e dei Comuni, in un federalismo interno solidale pari a quello che noi rivendichiamo dallo Stato. Siamo pronti ad affrontare le politiche della spesa e degli investimenti in questo quadro di riforma generale; siamo pronti a farlo da domani, onorevole Vargiu, siamo pronti a farlo immediatamente dopo la conclusione di questa discussione sulla manovra finanziaria, se la vostra maggioranza regge - speriamo di non dover presentare una mozione, anche su questo vi incalzeremo - siamo pronti insomma a disegnare una ipotesi di regole, di funzioni e di sistemi economici, sociali, culturali e dell'istruzione che porti la Sardegna fuori dalle secche del sottosviluppo e la proietti nel futuro. Lo ripeto: siamo pronti da domani. In questo quadro possono essere contenute le diverse opinioni sullo strumento da utilizzare; se questo è il quadro, siamo pronti a lavorare da subito alle linee del nuovo Statuto, alla legge elettorale, alla riforma interna. Su questo misureremo le volontà di uscire dalle formule e le discriminanti vere, oggi nascoste dietro la costituente e dietro lo strumento.

Non credo che la Sardegna in questo contesto abbia bisogno di un terzo polo nazionalitario; credo che in Sardegna ci sia un nazionalitarismo diffuso, credo però che il nazionalitarismo non annulli le differenze e che in nome del nazionalitarismo, non si possa dire che siamo tutti uguali, credo che anche nella accentuazione del carattere regionale, nell'accentuazione della nostra identità, nell'accentuazione del nostro essere popolo, continuino a restare le differenze su come questo popolo debba essere rappresentato.

Pujol, che è uno dei più autentici rappresentati di un'autonomia spintissima, in realtà lo fa sviluppando una politica di conservazione; non è vero che l'autonomismo catalano risolva i problemi del confronto e delle differenze tra le politiche a sostegno delle classi più deboli e le politiche a tutela degli interessi forti. Pujol, pur nella accentuazione dell'autonomia, tuttavia sviluppa un'azione politica a sostegno e sostenuta dai poteri forti in Catalogna. Allora il problema continua ad essere, nella nostra Sardegna, le differenze sull'uso delle risorse, sul controllo sociale, sul livello della democrazia, sulla trasparenza delle azioni. Ci unisce un indistinto nazionalitarismo, e su questo possiamo trovare un punto di intesa, ci dividono i referenti sociali. Non sto riproponendo vecchi schemi di classe, sto riproponendo una separazione classica tra conservazione e modernità, sto riproponendo una separazione classica tra sinistra e destra, che esiste e continua ad esistere. Non è vero che tutto è annullato e non è vero che i termini socialismo, democrazia e libertà siano stati banditi dal panorama politico regionale ed europeo come ha affermato l'onorevole Selis.

Credo che la discussione vera si faccia sulle strutture, sull'insieme delle regole che ci diamo per governare la Regione e su come utilizziamo le nostre risorse che sono prioritariamente e principalmente l'ambiente e il territorio. Credo che abbia ragione Giacomo Sanna a dire che ci si trova sulla base di un progetto alternativo, un progetto alternativo che naturalmente non è la semplice riproposizione dei poli nazionali, che in Sardegna hanno bisogno di essere coniugati con la pluralità, la vastità ed ampiezza delle forze politiche che sono differenti dallo schema nazionale. Credo che il confronto su questi temi sia possibile, ma che non sia possibile con questa maggioranza nessuna intesa sulle politiche fin qui messe in campo. Ci siamo astenuti, nel corso della discussione della manovra finanziaria in Commissione, dalla presentazione di emendamenti; in Aula svolgeremo una dura opposizione e presenteremo gli emendamenti che secondo noi devono modificare profondamente e sostanzialmente questa legge finanziaria. Nessuno di noi lavora allo scioglimento del Consiglio, lo scioglimento del Consiglio è la conseguenza del vuoto determinato dalla vostra maggioranza; noi continueremo ad opporci a questa vostra maggioranza per i motivi che ho detto.

PRESIDENTE. Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A. N.) Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, colleghi, anch'io confesso avrei preferito svolgere un intervento più rivolto alle strategie politiche, più rivolto all'analisi della sussistenza in Sardegna di condizioni, di bipolarismo oppure di terzo polismo; anch'io avrei preferito discutere di Case della Libertà, di centrosinistra, di polo dei sardi, nei quali pure i riformatori ci sono, ma purtroppo l'onere che mi tocca assumere, mi richiama alla realtà della manovra finanziaria. Capisco che ci troviamo in una situazione caratterizzata dal fatto che siamo a metà della legislatura, quindi siamo in una situazione, chiamiamola così strategica, perché ci sono le evidenti guerre di posizione in vista delle prossime elezioni; è chiaro che anche questo fatto rende più vivace il dibattito anche sulla legge finanziaria, perché invero ho notato un accanimento che forse la manovra non meritava, perché è una manovra come tutte le altre; si presenta, alle volte anche con qualche errore di ingenuità, alla valutazione del Consiglio; è una manovra che come tutte quelle degli anni precedenti è suscettibile di miglioramento, è suscettibile di cambiamento, di integrazioni. Non è la prima volta che ciò è accaduto, sia per quelle che sono state concepite e presentate al Consiglio come manovre in due tempi, così come viene ancora oggi definita quella attuale, sia per quelle che sono state presentate come manovre in unico tempo. Io ho otto anni di esperienza in questo Consiglio e non ricordo una manovra finanziaria che sia stata esitata dalla Commissione così come l'aveva licenziata la Giunta e tanto meno dall'Aula. Non è mai accaduto, è sempre stato necessario l'apporto della Commissione, è stata sempre necessaria la collaborazione, il concorso dei consiglieri. D'altra parte il Consiglio deve esercitare la funzione legislativa; che legge si farebbe se il Consiglio si sottraesse a questo dovere di concorrere alla formazione della legge?

E quindi in questa constatazione c'è già la risposta a una delle polemiche che ci ha accompagnato per tre mesi: bilancio in due tempi. Ma cosa vuol dire bilancio in due tempi? Qual è il delitto di quella Giunta che lealmente si presenta di fronte all'opinione pubblica e al Consiglio dicendo che ha intenzione di riverificare a metà strada, a metà legislatura, il percorso che era stato tracciato frettolosamente subito dopo l'approvazione del DPEF, il 21 di dicembre, e che non voleva perdere altro tempo, ma voleva sfruttare il lavoro che era già stato svolto a livello di concertazione con le forze economiche, sociali e sindacali dalla Giunta che l'ha preceduta, in relazione alla quale esiste la continuità politica, esiste la continuità programmatica, esiste la continuità amministrativa. E' di tutta evidenza che era assolutamente indispensabile conciliare l'esigenza di rispettare i tempi con l'esigenza di perfezionare quell'attività concertativa che era stata già iniziata dalla precedente Giunta!. E diciamo che, naturalmente, essendo io l'autore principale di questo mostro giuridico e amministrativo, come è stato definito oggi dall'onorevole Dore, il quale tra l'altro oggi è stato anche abbastanza contenuto nell'aggettivare; non è ricorso - ahimè! Ahilui! - al Codice penale; forse è la prima volta che non fa riferimento al Codice penale durante uno dei sui interventi, oggi ha parlato solo di mostro giuridico economico e finanziario.

CUGINI (D.S.). C'è tempo!

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Dicevo che, essendo io l'autore di questo mostro giuridico, economico e finanziario, me ne assumo in toto la responsabilità politico-amministrativa, anche con riferimento al ritardo con cui questa manovra giunge in Aula, perché non esiste assolutamente discontinuità tra la maggioranza che sostiene questa Giunta e la maggioranza che sosteneva la Giunta Floris; tra l'attività di questa Giunta e l'attività della precedente. Quindi mi assumo in toto la responsabilità anche per il ritardo con il quale questa manovra giunge in Aula.

Una delle accuse più gravi che viene rivolta a questa manovra finanziaria è quella di aver provocato un livello altissimo di indebitamento. Certo, il problema dell'indebitamento è un problema che riguarda questa maggioranza, è un problema che riguarda questa opposizione, è un problema che riguarda questo Consiglio, è un problema che riguarda questa Giunta, è un problema che riguarda tutti i cittadini della Sardegna. Però, e lo dico non per fare la distinzione tra i bravi e cattivi, ma esclusivamente per rispetto della storia e della cronaca, purtroppo, quando inizia l'indebitamento è difficile poi da sanare; l'indebitamento non è iniziato nel 2001 o nel 2000, è iniziato nel 1997. Ha avuto delle progressioni, è evidente, perché quando uno si indebita poi deve pagare delle rate di ammortamento e quindi diminuiscono le disponibilità finanziarie; è evidente che sia così, però noi partiamo dai 1.304 miliardi di indebitamento del '97 ed è da lì che iniziamo poi a ragionare in termini di stanziamento anziché in termini di corretta amministrazione finanziaria.

La cultura dello stanziamento, infatti, che ha colpito tutti, ha preso tutti, maggioranza e opposizione, è una cultura difficile da smantellare. Occorre forse l'elezione diretta del Presidente; forse la prossima legislatura, con un Presidente eletto direttamente dal corpo elettorale, e quindi più autorevole, e quindi con un Consiglio regionale con maggioranze politiche più coese, può darsi che con la prossima legislatura questo Consiglio possa esitare leggi finanziarie caratterizzate dalla ferma volontà dell'Esecutivo di fare una politica di risanamento. Allora, forse, la cultura dello stanziamento potrà essere anche abbandonata. Ma quando esiste ed è prevalente questa cultura dello stanziamento - e non è un discorso che riguarda solo la maggioranza; ha riguardato anche l'opposizione e lo stesso Consiglio - è appena sufficiente che la Giunta regionale faccia una proposta per ritardare un determinato stanziamento, per far slittare da un anno all'altro un determinato impegno finanziario, è sufficiente che si accenni appena a iniziare una politica delle entrate che apriti cielo! Si scatenano da tutte le parti, maggioranza e opposizione, Consiglio e società civile, imprenditori, commercianti e sindacalisti, tutto il mondo si leva come un solo uomo contro chi vuole perseguire una politica di entrate, contro chi vuole ridurre le spese. Non è possibile! Perché prevale in questo momento la cultura dello stanziamento.

Se poi allo stanziamento non corrisponde la spesa, poco importa; non ha importanza se gran parte di questi stanziamenti diventano residui passivi, non ha importanza perché in ogni caso io questi residui passivi non li considero alla fine dell'esercizio finanziario e pretendo che per l'anno successivo vengano mantenuti, se non addirittura superati, gli stanziamenti dell'anno precedente. E così è un rincorrersi tra stanziamento e residuo passivo e non vedo per quale ragione ci si debba scandalizzare se un umile operatore dell'economia, in questo caso chi vi parla, ritenga che forse è giunto il momento di cominciare a pensare ad una politica delle entrate e anche a una politica di seria pulizia del bilancio; cioè tendente a verificare se veramente esistono i residui attivi che si dice che esistano, e se effettivamente esistono i residui passivi che si dice che esistano, o meglio, che risultano esistenti in ragione di 9.000 o 10.000 miliardi; forse è il caso di andare a vedere se effettivamente questi residui sono ancora attuali, se cioè i residui che sono nella UPB che trae origine da una legge del 1950, magari non notificata alla Unione Europea, siano ancora attuali o se possano essere cancellati dal bilancio e quindi si possa predisporre un bilancio più aderente alla realtà vera. E, magari, a seguito di questo risultato si giunge alla conclusione che non abbiamo 7.000 miliardi di disavanzo, ma soltanto 2000, forse 3000, non so quanto sarà, può darsi anche 10.000; perché bisogna accettare, quando si fanno questi discorsi, il rischio di trovare sorprese anche nel campo dei residui attivi, perché naturalmente il risultato che si ottiene a seguito di questa operazione, cioè la trasparenza e la certezza matematica dei dati di bilancio, è un risultato politico estremamente positivo, perché finalmente sappiamo con quali dati dobbiamo fare i conti.

L'altro problema, che è legato strettamente all'indebitamento, ed è una cosa di questi giorni, è rappresentato dalla necessità di dover fare fronte ad eventi imprevisti ed imprevedibili. Non è colpa di questa Giunta se quest'anno è stato particolarmente siccitoso; non è colpa di questa Giunta né di questo Consiglio se ci sono state le gelate, e se necessariamente la Giunta regionale dovrà far fronte alle esigenze del mondo agricolo attraverso un'iniziativa legislativa che dovrà stanziare fondi a favore di queste categorie. Naturalmente, con riferimento a questo, si dovrà parlare di indebitamento.

Altra accusa che è stata mossa alla manovra è relativa al cosiddetto smantellamento della concertazione. In realtà, quando l'8 gennaio la Giunta regionale aveva approvato il bilancio si era preoccupata di informare le associazioni di categorie e i sindacati che si presentava la legge finanziaria per far decorrere i termini previsti dal Regolamento ai fini della sua approvazione. Se oggi noi, al 5 di marzo, ci troviamo dopo due mesi circa all'aver soltanto superato la fase istruttoria della Commissione - dal momento della presentazione all'inizio della discussione in Aula sono passati due mesi - voi immaginate quando noi avremmo potuto portare in quest'aula questa legge se avessimo ripreso le concertazioni che l'assessore Pittalis e il Presidente Floris avevano iniziato nel mese di giugno dello scorso anno e avevano concluso nel mese di settembre o di ottobre, consultazioni che erano durate, quindi, quattro mesi; anche accelerando i tempi avremmo dovuto necessariamente dedicare non meno di 30 giorni, il che ci avrebbe portato automaticamente al mese di aprile e forse al mese di aprile saremmo stati a contare col cronometro, con l'orologio alla mano, meno 30, meno 29, meno 28, perché evidentemente la scadenza del 30 aprile è davanti agli occhi di tutti noi ed un termine oltre il quale evidentemente questo Consiglio non si può permettere di andare. Quindi, in relazione a questo, cosa doveva fare questa Giunta se non cercare di bruciare i tempi, cercare di recuperare una parte di questo tempo, fermo restando che doveva mantenere, e così ha fatto per intero, gli impegni assunti dalla precedente Giunta?

Credo che attraverso le concertazioni le categorie produttive siano state pienamente soddisfatte; è chiaro che loro chiedono sempre di più, ma non c'è categoria che non abbia avuto riconosciuti stanziamenti addirittura superiori a quelli del 2001, soprattutto la categoria degli artigiani che ho sentito citare più volte in quest'aula; le leggi che riguardano in particolare il sostegno delle attività artigiane hanno avuto stanziamenti nel 2002 di oltre 20 milioni di euro superiori a quelli del 2001; evidentemente chi parla di queste cose ne parla senza conoscere le cifre, basta controllare la legge finanziaria, basta guardare il bilancio quando verrà approvato e fare un pochino di conti.

Il punto più qualificante, più centrale della concertazione riguarda indubbiamente il cosiddetto rifinanziamento dell'articolo 19 della legge numero 37, in relazione al quale esistono delle perplessità che attraversano ambedue gli schieramenti, il centrodestra come il centrosinistra; su questo problema noi dobbiamo tutti quanti fare un'attenta riflessione perché è vero che molti comuni hanno utilizzato correttamente le risorse previste dall'articolo 19 della legge 37, ma è anche vero che molti comuni non hanno neanche iniziato ad utilizzarle, è vero che soprattutto i capoluoghi di provincia hanno ancora giacenti nelle loro casse ingenti risorse provenienti dell'articolo 19 della legge 37, ed è altrettanto vero che si tratta di risorse che forse possono essere utilizzate finalmente nella direzione giusta e cioè nella direzione dello sviluppo locale, forse cercando di combinare la loro utilizzazione con quella di tutte le altre, quelle comunitarie e nazionali, e finalmente cominciare a realizzare quel ciclo unico di programmazione di cui abbiamo parlato tante volte, che ha sorretto filosoficamente il POR Sardegna, che sorregge ed alimenta le discussioni in ogni convegno, alimenta interpretazioni, confronti, dibattiti continui, però sul piano della concretezza stenta, questo concetto, a diventare realtà.

Allora, credo che sia necessario fare un piccolo sforzo per rivedere l'articolo 19 della legge 37, così come è stato riformulato dall'articolo 17 della finanziaria, per verificare se non si possa trovare una soluzione che ci consenta di creare le premesse per un autentico sviluppo locale, questa è una sfida di fronte alla quale credo si troverà questo Consiglio anche nei prossimi giorni.

Non ho altro da aggiungere, avrei potuto dilungarmi come qualcuno ha fatto, però in realtà i punti che mi interessava sottolineare li ho toccati e, avviandomi alla conclusione di questo intervento, debbo dire che ho ascoltato tutti gli intervenuti, dal primo fino all'ultimo, ho sentito delle critiche accese, ma ho saputo cogliere, anche dalle persone che hanno usato toni molto accesi, delle indicazioni positive. Credo che in questo Consiglio, al di là delle dichiarazioni che abbiamo sentito poc'anzi di indisponibilità al confronto su questo tema ed ai propositi di opposizione decisa, ferma, quasi oltranzista a questa manovra finanziaria, anche da parte della opposizione ci sia la sensibilità necessaria perché questa manovra, comunque sia, venga affrontata nei prossimi giorni e licenziata nel più breve tempo possibile, perché in caso contrario non si farebbe un torto all'attuale maggioranza o all'attuale Giunta, ma si farebbe un torto, io credo, a tutti i cittadini della Sardegna ai quali invece bisogna guardare tutti con attenzione.

CUGINI (D.S.). Sarebbe un torto minore.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Onorevole Dore, di che cosa vuole parlare?

DORE (I Democratici). Voglio intervenire per fatto personale, Presidente.

PRESIDENTE. Potrà prendere la parola alla fine della seduta.

Passiamo alla votazione del passaggio all'esame degli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

Sull'ordine dei lavori

COGODI (R.C.). Presidente, già tra colleghi componenti del Gruppo e responsabili di diversi Gruppi è intercorsa un'interlocuzione circa la modalità attraverso cui raggiungere l'obiettivo delle migliori condizioni di esame particolareggiato della finanziaria e del bilancio ed anche preliminarmente degli emendamenti che si debbono presentare prima del voto del passaggio all'esame degli articoli.

In Aula sono già a disposizione copie degli 87 corposi emendamenti presentati, però abbiamo notizia dagli uffici che sono in via di stampa...

PRESIDENTE. Siamo a oltre 191 emendamenti.

COGODI (R. C.). Starebbero per pervenire altri emendamenti e siamo già a 191; 191 emendamenti di questa natura, richiedono almeno uno sguardo, cioè una cognizione che consenta di sapere all'incirca che cosa da ogni parte si sta proponendo. Quindi chiedo alla sua cortesia di voler concedere, per ora, un breve lasso di tempo perché possa tra i Gruppi esserci uno scambio di opinioni, per valutare la situazione e valutare anche come procedere nel migliore dei modi; tutto il tempo, i minuti guadagnati adesso sicuramente sono ore guadagnate dopo. Oppure, se lo ritiene opportuno, può convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per valutare la situazione.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, siamo alle solite, ogni volta che vi si concede un dito voi volete anche il braccio. Non ho difficoltà a convocare la Conferenza dei Capigruppo, però devo ricordarle che gli impegni assunti erano diversi, gli impegni erano quelli di procedere oggi, dopo la chiusura della discussione generale, alla votazione del passaggio all'esame degli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, lei ha puntualmente riferito all'Aula anche l'esito della Conferenza dei Capigruppo nel corso della quale si è appunto raggiunto un accordo sul metodo da seguire e sull'organizzazione dei lavori. Era previsto che a conclusione della replica da parte della Giunta si sarebbe proceduto al voto.

Ora, se l'onorevole Cogodi non ha ancora pronti gli emendamenti deve dire che non è pronto, e deve chiedere la cortesia di una sospensione, se questo è il problema. Ecco, mi si dice che li ha già depositati. In caso contrario vorrei ricordare che il fair-play istituzionale ci consente anche di accogliere un'istanza, anche se viene dall'estrema opposizione. Ma mi pare che, se il problema è superato, come mi fa capire l'onorevole Vassallo, si possa procedere immediatamente alla votazione del passaggio all'esame degli articoli.

Presidenza del Presidente Serrenti

PRESIDENTE. Il problema, collega Pittalis, è effettivamente risolto. Secondo l'accordo raggiunto, oggi alle due avremmo dovuto votare il passaggio all'esame degli articoli. Così ci siamo lasciati, onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Io ho fatto una proposta. Ho detto che mezzora impiegata adesso ci avrebbe fatto risparmiare tempo dopo. Chiedo che arrivino almeno gli emendamenti.

PRESIDENTE. Questa era l'impegno che avevamo raggiunto, le ricordo che non abbiamo lavorato ieri proprio perché oggi abbiamo stabilito che alle due, alla fine del dibattito, avremmo votato il passaggio agli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). E` vero quello che ricordava prima il Presidente Biggio e adesso il Presidente Serrenti, che in Conferenza dei Capigruppo abbiamo deciso questo percorso e di concludere col voto questa mattina. L'onorevole Cogodi pone un'altra esigenza, che è legata alla quantità di emendamenti che sono stati presentati; ovviamente la richiesta avanzata non intende scardinare l'intesa che si era raggiunta, intende guadagnare qualche ora per prendere visione degli emendamenti. Se questa richiesta non viene accolta vuole dire - come diceva l'onorevole Cogodi - che questo tempo che non utilizziamo adesso verrà ricavato nel prosieguo dei lavori, non facciamo guerre di religione su richieste che possono essere accolte o respinte, però il problema è stato posto dall'onorevole Cogodi nei termini corretti.

PRESIDENTE. Io non discuto i termini nei quali l'onorevole Cogodi ha posto il problema, però voglio ricordare che l'accordo era questo; che noi non avremmo lavorato venerdì scorso, che avremmo dato tempo per la presentazione degli emendamenti sino a stamattina, che avremmo votato il passaggio agli articoli e stasera l'avremmo dedicata a prendere visione di tutti gli emendamenti. Però bisogna arrivare ad un momento nel quale si dice: da questo momento in poi, tranne i casi previsti dal Regolamento, non si possono presentare altri emendamenti. Questo è il momento, per cui io propongo di votare il passaggio all'esame degli articoli, così come concordato, così stasera tutti possono approfondire la conoscenza degli emendamenti e domani mattina si inizia l'esame dell'articolato.

COGODI (R.C.). Io chiedo che siano disponibili in aula tutti gli emendamenti che sono stati presentati. E' un diritto.

PRESIDENTE. Mi pare di capire che si tratti di garantire all'onorevole Cogodi e agli altri che stiamo parlando degli emendamenti fin qui presentati, perché effettivamente l'onorevole Cogodi potrebbe pensare che continuino ad arrivarne altri.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Sì, Presidente io credo che quanto richiesto dall'onorevole Cogodi in ordine alla garanzia che non vengano presentati ulteriori emendamenti sia condivisibile; gli uffici potranno garantire che da questo momento in poi non se ne presenteranno altri. E' vero anche che sarà presa conoscenza degli emendamenti in Commissione questo pomeriggio, come concordato, così come è vero, ma non da me dichiarato, bensì dallo stesso onorevole Cogodi, che il numero degli emendamenti e il loro contenuto è di sua conoscenza, li ha letti sulla stampa, e su questo ci ha fatto anche un'assidua critica. Per cui credo che la decisione concordata, il cui rispetto è indispensabile per poter procedere, con i tempi previsti dal Regolamento, all'esame della legge finanziaria, non possa essere bloccata da questa richiesta. Perciò se è possibile sarebbe opportuno procedere al voto e rimandare alla Commissione di stasera i dovuti approfondimenti.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, se ci fosse stata l'unanimità avrei senz'altro accettato la sua proposta, ma non c'è; d'altra parte se non votiamo non mettiamo la parola fine alla presentazione degli emendamenti, pertanto votiamo e poi stasera lei prenderà visione degli emendamenti.

COGODI (R.C.). Io chiedo che sia rispettato il diritto di tutti i consiglieri, quindi di tutti noi, di avere depositati in Aula tutti gli emendamenti presentati.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, gli emendamenti ci sono però se non votiamo il passaggio all'esame degli articoli qualunque consigliere potrà, nel suo diritto, presentarne altri. Come faccio io a garantirle una cosa che non posso garantire? Allora votiamo, dopo di ché, se vuole aspettiamo mezz'ora.

COGODI (R.C.). Io voglio essere garantito sul fatto che dopo il voto nessuno presenti altri emendamenti. Ho diritto di avere in aula tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi perdoni, è certo che sarà così, nessuno potrà presentare altri emendamenti, questo è certo, tranne nei casi previsti dal Regolamento, neppure la Giunta, se vorrà, potrà presentare emendamenti dopo il voto sul passaggio all'esame degli articoli.

Votiamo, onorevole Cogodi, è la migliore garanzia anche per lei, se questo è il problema.

COGODI (R.C.). Gli emendamento consegnati debbono essere disponibili in aula.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le faccio una proposta alternativa: se questa è la sua preoccupazione, votiamo, teniamo la seduta aperta fino a quando non vengono consegnati tutti gli emendamenti e poi andiamo via. Però l'unico modo per chiudere è il voto.

C'era un accordo e io lo devo mantenere a meno che non ci sia l'unanimità.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari - P.S.). Quanto tempo ci vuole perché ci vengano consegnati gli emendamenti? Perché se sono necessarie due ore, adesso andiamo via e votiamo stasera alle quattro.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, fino al momento del voto tutti possono presentare emendamenti, pertanto il numero degli emendamenti può ancora aumentare. Votiamo, mi pare che sia la cosa migliore per garantire tutti quanti.

Votazione del passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 295/A

PRESIDENTE. Metto in votazione del passaggio all'esame degli articoli. Chi li approva alzi la mano.

(E' approvato)

A questo punto non si possono più presentare emendamenti; tutti i consiglieri che lo richiedano, compreso l'onorevole Cogodi, possono avere copia degli emendamenti. Ci vuole un'oretta per consentire agli uffici di registrare gli ultimi emendamenti presentati; se siamo d'accordo non chiudiamo la seduta fino a quando non saranno registrati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I. Sardegna). Essendosi esaurita questa fase, è necessario che sia convocata la Commissione terza per l'esame degli emendamenti. Questo affinché sia consentita la regolare prosecuzione dei lavori, quando il Presidente lo riterrà opportuno, sulla base dell'istruttoria degli emendamenti da parte della Commissione. Sotto questo aspetto c'è la necessità che Ella dia indicazioni in questo senso alla Commissione e io riterrei anche opportuno che fissi il termine entro il quale la Commissione deve fornire il parere all'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, anche a lei ricordo che gli accordi raggiunti prevedono che stasera lavori la Commissione per poi proseguire domani con la discussione dell'articolato in aula. Questo avevamo concordato. Lei può convocare la Commissione per stasera. Per cortesia, vi chiedo di pazientare qualche minuto per consentire agli Uffici almeno di numerare gli emendamenti, così posso comunicare all'Aula a che numero siamo arrivati dando così a tutti la certezza che non continueranno ad arrivare altri emendamenti.

Per fatto personale

PRESIDENTE. Onorevole Dore, le do ma parola, lei l'ha chiesta per fatto personale. Ai sensi dell'Articolo 79 del Regolamento deve spiegare a me in che cosa consiste il fatto personale, poi il Presidente deciderà se darle su questo argomento la parola o no. E se insistesse deve decidere il Consiglio; mi spieghi per cortesia di che cosa si tratta.

DORE (I DEMOCRATICI). Credo che sia evidente per chi era in Aula, io non c'ero e mi dispiace: mi è stato riferito che sia l'assessore Masala che il consigliere Cappelli hanno espresso dei giudizi non certo positivi nei miei confronti, quindi su questo io vorrei brevemente replicare. Credo di averne il diritto.

PRESIDENTE. Io ho seguito il dibattito, le posso garantire non c'è stato alcun riferimento a lei che non fosse rispettoso. Naturalmente credo che qualche obiezione al suo intervento fosse consentita. Ma non c'è stato alcun riferimento a lei che fosse meno che rispettoso. Quindi, io credo che non esistano le ragioni per...

DORE (I DEMOCRATICI). Vorrei sapere se risponde al vero che l'onorevole Masala mi ha sostanzialmente preso in giro dicendo che una volta tanto non avevo citato il Codice Penale...

PRESIDENTE. In questo consiste il fatto personale, onorevole Dore?

DORE (I DEMOCRATICI)…. in tono dispregiativo . Vorrei rispondere che si fa sempre in tempo a citare il Codice Penale; questa volta ho citato il Codice Civile e lo Statuto dei Lavoratori ma volendo si potrebbe anche fare riferimento al Codice penale. Per quanto riguarda l'onorevole Cappelli che ha parlato di livore, di rabbia, di odio ed altre cose di questo genere, vorrei dire che l'ho sempre rispettato sul piano personale, che non ho mai fatto riferimento nei suoi confronti ad alcun codice, nemmeno alla legge fallimentare, e di conseguenza vorrei essere ripagato con la stessa moneta.

PRESIDENTE. Se ogni riferimento comporta il fatto personale, dovremo discutere soltanto di questo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che gli emendamenti presentati sono 432. Ricordo che ne abbiamo dato una numerazione progressiva, viste le richieste che sono state fatte da alcuni colleghi. Tuttavia abbiamo già potuto notare che alcuni di questi emendamenti non sono ammissibili perché sono stati presentati, per esempio, da due consiglieri anziché da cinque, come prescrive il Regolamento; pertanto darò comunicazione all'Aula domani degli emendamenti che non sono regolari e quindi non possono essere ammessi.

Comunico anche che la Commissione terza è stata convocata questa sera per le ore 17 e che i lavori del Consiglio proseguiranno domani mattina alle ore 10 e 30.

La Seduta è tolta alle ore 14 e 33