Seduta n.89 del 03/11/2000
LXXXIX SEDUTA
(POMERIDIANA)
Martedì 3 Ottobre 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi del Vicepresidente SPISSU
indi del Presidente SERRENTI
indi del Vicepresidente CARLONI
indi del Presidente SERRENTI
La seduta ha inizio alle ore 16 e 13.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 4 agosto 2000, che è approvato.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Nella giornata di ieri è stato trattato il caso della nave mercantile Eurobulker che si è incagliata nella rada di Portovesme. [SP1] I colleghi hanno evidenziato l'esigenza di un intervento rapido e risolutivo e la risposta che la Giunta e la maggioranza hanno dato era rassicurante, perché hanno confermato che la situazione era sotto controllo. Invece, questa notte, non so a che ora, è successo il danno: la nave si è spezzata in due. Volevamo sapere se il Presidente della Giunta ne è al corrente e se ci può dare informazioni su ciò che è avvenuto e su come ritiene di intervenire per evitare che il danno che si è già creato si aggravi e dalla situazione attuale si passi a un disastro difficile da valutare calcolare in questo momento.
Richiamo questo fatto perché noi ne abbiamo avuto notizia questa mattina, e abbiamo notato che c'è una grande discordanza tra quello che è avvenuto e le informazioni che la Giunta ha dato ieri. Quindi vogliamo sapere se il Presidente della Giunta ci può dare informazioni ulteriori in merito alla nave che stanotte si è spezzata in due, così come dicono i tecnici.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, come lei sa non è possibile trattare argomenti che non siano iscritti all'ordine del giorno, tuttavia, considerando la gravità del problema che lei ha segnalato, io posso invitare il Presidente della Giunta a dare informazioni all'Aula, sulla base delle notizie che sono a lui pervenute, nel corso del suo intervento di replica.
GRANARA (F.I.-Sardegna). Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Se consentissi a lei di intervenire, onorevole Granara, dovrei poi fare lo stesso con tutti. Ho dato la parola all'onorevole Cugini non sapendo di che cosa doveva parlare, ma non posso consentire che su questo argomento si apra una discussione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del documento numero 8/A. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, il nostro giudizio lo abbiamo espresso stamattina, ed è un giudizio netto e preciso, per cui non ritengo necessario addentrarmi sulla portata dell'articolato del DPEF (Documento di programmazione economica e finanziaria) per ribadirlo. Noi riteniamo che il DPEF abbia un'impostazione negativa, che penalizza il popolo sardo, e soprattutto la sua parte più debole, la Sardegna e la sua economia.
Il nostro giudizio negativo è dovuto alla filosofia complessiva che guida questo documento e che, in sostanza, rivela la vera anima dell'impostazione politica e programmatica di questa Giunta. Il giudizio è negativo sulle politiche che vengono adesso perseguite ma, non abbiamo alcun timore di dirlo, anche sulle politiche del passato che hanno portato la Sardegna a questo risultato. Noi pensiamo che non valgano molto le considerazioni fatte stamattina dall'onorevole Balletto, che ha voluto scaricare le responsabilità delle condizioni drammatiche di quest'Isola su altri, su chi sarebbe venuto prima di lui. Noi non siamo d'accordo nemmeno su questo giudizio, perché un anno di presenza al governo della Regione da parte di Rifondazione Comunista non può essere assimilato alle responsabilità del Presidente di questa Giunta, l'onorevole Mario Floris, che ben più di noi porta con sé le responsabilità del passato, della politica che è stata perseguita a livello regionale in questi decenni e dei risultati che ne sono conseguiti.
Ribadisco quindi il nostro giudizio negativo, che è frutto di una valutazione complessiva e che, ripeto, è racchiuso nella filosofia che sottende l'impostazione del DPEF, al di là dei dati e delle analisi, la filosofia insita nei quattro principi, come sono stati definiti, che dovrebbero ispirare una nuova politica di sviluppo economico della regione, ossia i quattro principi che dovrebbero, di fatto, creare un deserto dal quale ripartire per costruire prospettive di sviluppo e di occupazione nella nostra Isola. Qualcuno li ha definiti i quattro comandamenti; potremmo chiamarli i quattro punti cardinali, i quattro moschettieri, quello che volete, ma la realtà è che questa Giunta davvero non ha una bussola da seguire e quindi succede quel che deve succedere, quello che è successo nel corso di questi anni, e in quest'ultimo anno in modo particolare. Succede, per esempio, quello che è successo ieri, cioè che una nave che doveva essere recuperata si è spezzata in due, aggiungendo disastro al disastro.
In altre occasioni abbiamo detto che bisognerebbe ricorrere a qualcosa che ponga fine al danno; forse la soluzione migliore sarebbe quella di sgombrare il campo e di consentire un'ispirazione di politica economica e sociale differente da quella che è stata prospettata nel corso di questi mesi, con punti di riferimento diversi, che evitino di oscillare dalla Lombardia alla Catalogna, per finire, così come finisce l'impostazione del DPEF in esame, in Irlanda.
Allora è chiaro che la rotta che è stata prospettata nel DPEF è una sola, cioè colpire i ceti sociali più deboli, e l'ispirazione, come ha sostenuto anche ieri l'Assessore dell'industria, è quella di smantellare tutto, in modo da sgombrare il campo, non si sa bene da che cosa, per introdurre e accentuare le politiche neoliberiste, delegiferare, defiscalizzare, flessibilizzare. Delegiferare per abrogare la normativa che in questi anni ha consentito di tutelare il patrimonio più importante e fondamentale della nostra Isola, quindi smantellare la legislazione ambientale, così come si è tentato di fare con l'emendamento sulla VIA (valutazione di impatto ambientale) e come si è fatto con la legislazione sulla DIA (denuncia di inizio attività). Smantellare i Piani territoriali paesistici, si è detto e si dice, e si ricorre perfino al Consiglio di Stato per sostenere la tesi che questi piani sarebbero stati abrogati per eccesso di vincolo, e non per il motivo opposto, cioè per inesistente o insufficiente tutela ambientale del territorio.
Si vorrebbe maggiore flessibilità, seguendo l'impostazione che ha dato ieri in quest'aula l'Assessore dell'industria nel rispondere alle nostre interpellanze sulla Scaini. Cioè si sostiene la necessità di smantellare e di introdurre maggiore flessibilità e si vorrebbe, attaccando i diritti dei lavoratori, superare la contrattazione nazionale e, in nome della sussidiarietà e del federalismo, reintrodurre le gabbie salariali, chiamandole "contratti regionali". Ecco, questa è la filosofia: portare un ulteriore attacco al salario dei lavoratori, non essendo ancora sufficiente quello che è accaduto nel corso di questi anni, soprattutto nell'ultimo anno, se pensiamo che vi è stato un incremento del 6,4 per cento delle tariffe dell'acqua, dell'energia elettrica, degli affitti, del combustibile per riscaldamento. Sono aumenti che spesso non entrano nel paniere della scala mobile, dell'aumento dei prezzi, ma diminuiscono ancora di più il potere d'acquisto dei salari.
Si vorrebbero smantellare i contratti per introdurre flessibilità, si è detto, e se non fosse sufficiente la riduzione dei salari, così come ha ripetuto l'Assessore dell'industria ieri, perché il salario dei lavoratori della Nuova Scaini sarebbe eccessivo, si possono cacciare via i lavoratori, perché costituiscono anch'essi un ingombro, un ostacolo alla flessibilità, alla possibilità di ricollocare nel mercato quelle industrie. E magari, con il contributo dello Stato e con gli incentivi regionali, cacciati quei 153 lavoratori, i 50, 60 o 70 lavoratori che dovrebbero sostituirli ci verrebbero qui presentati come nuova occupazione, cioè come un risultato positivo, figlio della nuova politica di sviluppo economico regionale che si vorrebbe perseguire. In sostanza la Regione pagherebbe o in qualche modo si troverebbe a concorrere per pagare la cacciata di quei lavoratori, e in questo modo si pensa di incrementare lo sviluppo e l'occupazione!
Nel DPEF sono stati indicati tanti dati, tanti indici che dovrebbero consentirci di valutare lo stato dell'economia del Paese e della Sardegna, ma, guarda caso, ci si è dimenticati che vi sono anche gli utili delle imprese italiane, che nei primi sei mesi di quest'anno, così come è accaduto nel corso degli ultimi anni, hanno fatto registrare un aumento che oscilla tra il 20 e il 30 per cento. Nessuno più utilizza la parola "profitti" e quindi nessuno vuole più valutare lo stato dell'economia e la condizione delle imprese anche in relazione agli utili, ma anzi si vorrebbe accettare la richiesta pressante delle imprese e della Confindustria a livello nazionale - e a questo si dovrebbe associare la politica fiscale anche a livello regionale - di ulteriori sgravi fiscali, a prescindere dagli utili e anche dal fatto che le imprese italiane, comprese quelle sarde, che nel corso di questi anni hanno realizzato enormi profitti, hanno nel contempo ridotto l'occupazione. Si vorrebbe intervenire ulteriormente su questo versante, dimenticando che, per esempio, una delle imprese che opera in Sardegna, e che è responsabile anche delle vicende di questi ultimi decenni, di cui abbiamo parlato spesso in quest'aula e di cui si parla anche oggi sul giornale, cioè l'Eni, ha incrementato gli utili, nel corso dell'ultimo anno, da giugno a giugno, del 119 per cento, e tuttavia ora sta mettendo in discussione la sua presenza in Sardegna, a Macchiareddu e perfino a Sarroch. Cioè, mentre noi discutevamo, l'ENI ha realizzato un incremento degli utili pari al 119 per cento, e nonostante le dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale, Mario Floris, continuava ad attuare in Sardegna una politica di smantellamento di quel poco che è rimasto del tessuto industriale. Anche nel DPEF l'attività industriale viene ormai considerata obsoleta, superata, non più in grado di produrre reddito e quindi sviluppo, non più in grado di compartecipare a una ipotesi di crescita economica e sociale della nostra Isola. La conseguenza è che la linea dello smantellamento finisce per prevalere: la si accetta e poi la si teorizza, così come è avvenuto nel DPEF, in nome degli sgravi fiscali, e quindi non bastano i profitti realizzati nel corso di questi anni, non basta la diminuzione dell'occupazione. Invece, da risultati come questi dovrebbe venire il rilancio dell'economia e dello sviluppo e la capacità di Regione di dare risposte ai tanti disoccupati presenti nella nostra Isola.
Noi abbiamo dato un giudizio fortemente negativo sulla filosofia che guida questa impostazione. Non la consideriamo accettabile, la respingiamo e contro di essa ci batteremo con tutte le nostre forze, per impedire che il futuro riservi alla Sardegna ulteriori disastri, così come è accaduto nel corso di quest'ultimo anno. Disastri che hanno reso le condizioni della nostra Isola e della sua economia, in particolare in alcuni settori, drammatica e a cui nel DPEF non si accenna; così come politiche che sarebbero necessarie non sono state né analizzate né prospettate, anzi spesso, come per esempio è successo per il comparto agricolo, si riduce l'analisi a poche righe. Infatti tutto quanto è accaduto nel corso di quest'ultimo anno in Sardegna all'interno di questo comparto lo si è ridotto a un'analisi di otto righe, in barba a quanto era stato dichiarato nell'impostazione programmatica dal Presidente, che aveva posto l'esigenza di affrontare il problema dell'indebitamento…
VASSALLO (R.C.). Scusa, Velio. Presidente, io vorrei capire se in quest'aula è in corso un altro Consiglio.
PRESIDENTE. L'onorevole Vassallo ha ragione, se qualcuno non vuole seguire i lavori può uscire dall'aula. Onorevoli Piana e Randazzo, consentite all'onorevole Ortu di continuare a svolgere il suo intervento.
ORTU (R.C.). Questa è l'attenzione con cui si discute in quest'aula del DPEF, l'attenzione che la maggioranza ha riservato al DPEF e che è sintomatica, è ovvio, del giudizio che la stessa maggioranza dà di questo documento e dell'importanza che ripone su uno strumento che definisce centrale per la politica di programmazione dello sviluppo in Sardegna. Per quanto ci riguarda noi ribadiamo un giudizio preoccupato e negativo: non sono affrontati in termini adeguati i problemi che hanno condizionato in modo drammatico la nostra Isola nel corso di questi mesi, nonostante, ripeto, le dichiarazioni e gli impegni assunti a suo tempo dal Presidente della Regione. Non si è affrontato in termini adeguati quanto è accaduto nel comparto agricolo, che è fondamentale per l'economia della nostra Isola. Non si vogliono tradurre in atti concreti, quindi in ipotesi d'intervento, le esigenze che sono emerse nel corso di questi mesi, di cui pure abbiamo discusso in quest'Aula, di cui pure la Giunta ha dichiarato di volersi fare carico. Invece, così come è detto nell'ordine del giorno con cui si è chiuso il dibattito sulla drammatica condizione del comparto zootecnico ed agropastorale, si vorrebbero scaricare tutte le responsabilità sul Governo nazionale, nei confronti del quale non si è ipotizzata una politica seria d'intervento, capace di dare risposte alle emergenze, come noi abbiamo chiesto, ma anche capace di delineare un quadro complessivo di rilancio dell'economia della nostra Isola, all'interno del quale per noi rimane fondamentale l'intervento in agricoltura per poter far fronte ai drammi che hanno travolto questo comparto nel corso di questi ultimi mesi, e quindi consentirgli di dare un apporto allo sviluppo economico della nostra Isola.
Noi riteniamo che nel DPEF si sarebbero dovuti affrontare seriamente i problemi dell'Isola e che la Giunta avrebbe dovuto avanzare una proposta in merito. Per questo ribadiamo il nostro giudizio negativo e voteremo contro l'ipotesi che è stata presentata in Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cossa. Ne ha facoltà.
COSSA (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente del Giunta, onorevoli colleghi, credo che realmente il documento di programmazione economica e finanziaria che stiamo discutendo sia uno strumento di svolta. In esso si intravede quello che non si rilevava nel documento dello scorso anno, che, del resto, era stato concepito da una Giunta di sinistra, come è stato anche oggi ampiamente sottolineato. In esso si intravede anche un chiaro mutamento di rotta rispetto al passato, e la migliore testimonianza di questo sono proprio le critiche, in particolare quelle fatte dall'onorevole Cogodi che, coerentemente con le sue convinzioni politiche, ha stigmatizzato alcuni punti nodali del documento, bollandoli di iperliberismo e antisolidarismo. E' un giudizio che descrive in modo plastico la diversa impostazione e la rottura tra una politica che ha concorso a produrre assistenzialismo e disoccupazione e l'individuazione di nuove strategie di politica economica, in grado di avviare quel circolo virtuoso che tutti attendono, in grado di tradursi in sviluppo e posti di lavoro. Questo non vuol dire accedere all'idea di un capitalismo senz'anima e senza cuore, di un consumismo sfrenato in cui i valori vengono sacrificati al dio mercato, e dove chi ha i mezzi per resistere resista e per gli altri pazienza. Attuare una nuova politica di sviluppo in Sardegna vuol dire, caso mai, tutto il contrario. Vuol dire avere una Regione che si ritrae, che cessa di intervenire direttamente nell'economia, ma utilizza le sue energie per promuovere e assecondare l'imprenditorialità; vuol dire mirare a un sistema in cui vi siano opportunità reali per i giovani, vuol dire creare i presupposti perché la Sardegna possa agganciarsi al trend positivo che sta emergendo in Italia.
Francamente non trovo scandaloso che ci si ispiri a modelli nazionali o regionali che hanno prodotto risultati positivi, talvolta eccezionali, e io trovo particolarmente calzante, mutatis mutandi, l'esempio dell'Irlanda, terra affine alla Sardegna sotto molteplici versanti, per gli indicatori economici di partenza degli anni ottanta, ma anche per l'insularità, per la scommessa sulle nuove tecnologie, e per il carattere di un popolo orgoglioso, vessato da secoli di dominazione straniera che, fra l'altro, non è ancora finita.
Il DPEF analizza con puntiglio accademico, ha detto il collega Piersandro Scano, anche le differenze di fatto e le difficoltà di diritto che si frappongono all'applicazione alla Sardegna della ricetta gaelica. E' vero, in particolare, che l'Irlanda è uno Stato sovrano e che Dublino è amministrata da una corporation e non da un consiglio comunale, cioè che vi è un diverso approccio al problema stesso dell'amministrazione pubblica. Io mi permetto di aggiungere una differenza ulteriore che interessa tutto il Meridione d'Italia, e cioè la scarsa concretezza, l'eccessiva lentezza nei processi decisionali e l'eccessiva macchinosità delle procedure degli appalti pubblici, e quindi i tempi "geologici" necessari per la realizzazione di qualsiasi intervento infrastrutturale. E così, mentre Parigi inaugura la quattordicesima linea di metropolitana super veloce, super sicura e senza macchinisti, Cagliari perde 40 miliardi che sarebbero serviti per realizzare poco più che una linea di tram.
La difficoltà a mettersi in sintonia con quanto si muove nel mondo, non solo dal punto di vista delle idee, ma anche rispetto ai tempi e al modo di approcciarsi ai problemi, è un grave gap strutturale che dobbiamo superare.
Certo è che, come è accaduto in Irlanda, la defiscalizzazione e la delegificazione sono elementi essenziali per la creazione di un clima economico favorevole all'attrazione di imprese e al consolidamento del tessuto economico esistente. Ecco perché è necessario che la Regione batta questa strada, che prema sullo Stato e sull'Unione Europea affinché prendano coscienza del fatto che esiste una questione meridionale, che esiste una questione sarda ancora irrisolta, che esiste un'Italia a due velocità, dove il Sud non può essere trattato alla stregua del Nord, perché i problemi sono diversi e devono essere affrontati con azioni diversificate.
Tra sei anni la Sardegna uscirà dall'Obiettivo 1: l'agenda 2000 prevede l'ingresso di molti altri paesi, soprattutto dell'est europeo e per noi si aprirà un periodo difficile perché, seppure sinora siano state mal utilizzate, verranno a mancare ingenti risorse.
Noi abbiamo posto un problema, quello di iniziare da subito, dalla prossima conferenza di Nizza, un'azione forte nei confronti dello Stato nazionale, ma anche un'azione di lobbying nei confronti delle altre isole europee, perché le difficoltà oggettive derivanti dall'insularità continuino ad essere considerate dall'Unione Europea come elemento frenante dello sviluppo, come elemento che rende necessario un nuovo Obiettivo 1.
Tra le prime condizioni ambientali che, come è stato evidenziato nel DPEF, avvantaggiano l'Irlanda, ce n'è una che io credo meriti una particolare riflessione, ossia la conoscenza della lingua inglese (in quel caso lingua madre). Fa parte, credo, dell'esperienza comune la constatazione che la scarsissima diffusione dell'inglese in Sardegna è un elemento di grave penalizzazione: è penalizzante rispetto all'avvio di una vera e diffusa politica turistica, è penalizzante rispetto all'approccio all'industria del software e più in generale, alle nuove tecnologie, rispetto alla new economy e alle relazioni economiche e sociali con il resto del mondo. Mentre il mondo parla inglese, i nostri giovani parlano, come seconda lingua dopo l'italiano, quando va bene un po' di francese, da qualche anno a questa parte lo spagnolo, ma quasi nessuno parla l'inglese. Tanto è vero che ci sono dei call center che non riescono a trovare personale perché, essendo l'inglese indispensabile, è difficilissimo trovare giovani che parlino in maniera decorosa questa lingua.
La Giunta regionale ha varato un progetto di alfabetizzazione informatica e di diffusione dei computer sul territorio che è all'avanguardia a livello nazionale, forse anche europeo. Un'operazione analoga dovrà essere compiuta per la diffusione della lingua inglese, coinvolgendo, come è ovvio, anzitutto le istituzioni scolastiche, ma anche gli enti di formazione professionale e i comuni. Accanto alla formazione permanente, alla riqualificazione dei disoccupati, particolarmente evidenziata nel DPEF, è questa, a mio avviso, una delle leve per far fronte alla globalizzazione, sempre che siamo convinti di poter accettare la sfida e non ne sottovalutiamo con sufficienza le implicazioni.
Altre due brevi osservazioni in materia di energia e di ambiente, perché vorrei rilevare, presidente Floris, assessore Pittalis, che nel DPEF non si fa menzione delle fonti di energia rinnovabili, in particolare il sole e il vento, visto che la dotazione di foreste non ci consente di parlare di tanta legna da ardere. Continua ad essere un mistero il fatto che in una Regione che ha una percentuale di giornate soleggiate così elevata ci sia una così bassa diffusione di pannelli solari, laddove la regione della Stiria, in Austria, ad esempio, ha fatto una scelta precisa al riguardo e non c'è praticamente casa che non sia dotata di questi pannelli.
Non può mancare naturalmente in questo intervento un riferimento al problema sollevato poc'anzi dall'onorevole Cugini sul caso della nave Eurobulker. Vorrei invitare la Giunta a prendere in seria considerazione la possibilità di avviare un'azione legale nei confronti dell'ENEL. Stanno montando le polemiche in queste ore, si sta profilando una catastrofe ambientale e c'è una responsabilità che credo vada accertata, cioè la responsabilità dell'ENEL nel continuare a servirsi di armatori che hanno imbarcazioni ed equipaggi inadeguati, malgrado gli sia stato ripetutamente chiesto di fare in modo che ciò non accadesse. Invece, alcune centinaia di tonnellate di carbone, forse di più, si sono riversate sul fondo del mare.
Oggi la Regione deve tutelare, anche in sede giurisdizionale, non soltanto l'ambiente della Sardegna, ma anche la sua immagine di regione turistica.
Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). E' meglio non abusare e quindi non utilizzerò tutto il tempo a disposizione avendo già presentato la relazione di minoranza sul DPEF
Alcuni spunti mi sono stati offerti dai colleghi, in particolare il collega Cossa ha parlato del problema della lingua. E' un problema reale, ma che è stato recepito male, collega Cossa, perché invece di indirizzare i sardi verso l'inglese, questa Giunta ha utilizzato un altro strumento, una lingua particolare, la "lingua blu". E proprio dagli eventi calamitosi voglio incominciare il mio intervento.
A quasi un anno dall'insediamento di questa Giunta, si sono verificati diversi eventi calamitosi: dall'alluvione alla siccità, alla "lingua blu", alla nave che s'incaglia e che, per darci l'ennesimo dispiacere, riesce anche, con la complicità del maestrale, a spezzarsi in due tronconi. Io credo che il riferimento che ho fatto a suo tempo al portatore sano sia ancora valido, perché è impensabile che in meno di un anno possano accadere così tanti eventi calamitosi e chissà, speriamo di no, che cosa ancora ci aspetta. L'indagine è in corso, arriverà a una conclusione e si sarà anche individuato il portatore sano di queste calamità e l'estrazione, come per un buon dentista quando non c'è più niente da fare, sarà la cosiddetta ultima spiaggia. In quest'ultimo anno di dichiarazioni e di programmi ne abbiamo sentiti parecchi, e il disorientamento di quest'Aula credo che sia l'elemento di disturbo principale per capire dove si vuole andare. S'inizia con dichiarazioni programmatiche in cui si indica il sistema catalano come esempio massimo, un sistema che attraverso la dialettica e il confronto è riuscito a individuare il modo in cui una regione come la Catalogna poteva uscire dal sottosviluppo che da anni la attanagliava. Ma si tratta di una regione della Spagna, appartenente quindi a un'altra nazione, e alcuni aspetti di quell'esperienza non sono stati recepiti nel modo più positivo, per cui tutto cade nel nulla, finisce nel dimenticatoio.
Il primo DPEF era quello predisposto da Piersandro Scano, e lo si è lasciato immutato perché i tempi erano quelli che erano e ragionevolmente non era pensabile che l'onorevole Pittalis, in due giorni, riuscisse a fare un nuovo DPEF. Si è tenuto conto di questa realtà, anche se poi il bilancio presentato da questa Giunta non era certamente agganciato agli indirizzi principali del DPEF discusso e approvato in quest'Aula.
Oggi non c'è più l'emergenza - per quanto riguarda il DPEF, per il resto c'è sempre - e quindi affrontiamo per la prima volta la discussione del DPEF presentato da questa Giunta. Ognuno di noi ha avuto modo di leggerlo, di apprezzarne certamente qualche parte e di non condividerne molte altre. Innanzitutto, se non vi dovesse essere un'aggressione vera contro ciò che sino ad oggi ha impedito che le linee di sviluppo seguissero il loro corso, credo che qualsiasi DPEF, qualsiasi intendimento di buona volontà, qualsiasi progetto, non possa trovare riscontro alcuno. Perciò, nel modo più elementare, voglio chiedere prima a me stesso e poi alla Giunta e a questa maggioranza: è un elemento di disturbo sulla strada dello sviluppo il problema energetico? Se lo è, e sono sicuro che lo sia, non si può far finta di niente perché questo problema continuerà ad esistere, non se ne parlerà, non lo si affronterà e l'unica cosa che si potrà fare (che avete fatto, ma che non condivido) è andare a Roma, riunire alcuni parlamentari sardi e valutare se nella prossima finanziaria qualcuno si farà carico del disturbo di trovare la forza e i numeri perché magari venga concesso un contributo, per esempio di 200 lire, per abbattere il costo del gasolio. Ma credo che questo non sia il modo di proporre in forma definitiva la sanatoria di un problema che attanaglia la Sardegna ormai da lungo tempo; il problema va posto e affrontato in tutta la sua interezza.
Nella passata legislatura, con insistenza, si era parlato di defiscalizzazione in attesa della metanizzazione di questa benedetta Isola. Tutto ciò non vi riguarda, la continuità amministrativa, anche se ci sono elementi positivi, non v'interessa, bisogna cancellare il passato, avere nuove idee, proporsi in modo diverso. Oppure, come avete fatto per questo argomento, nel DPEF avete la forza, la capacità di non proporre niente e di non trovare soluzioni.
Per quanto riguarda il problema dei trasporti avete sprecato due righe per dire quello che non dovevate dire e senza trovare elementi propositivi per sanare una situazione di fatto che attanaglia, anch'essa, l'Isola da sempre. Quindi sono due i paletti del sottosviluppo. Sul problema del credito gli ultimi scenari a cui ho potuto assistere non mi aiutano a capire; si persegue l'occupazione del potere, che potrebbe trovare giustificazione se accompagnata da una proposta sul credito seria e reale per uscire da questa situazione imbarazzante, per certi versi. A buona memoria, voglio ricordare che in quest'aula, con quella famosa votazione segreta, si è persa anche l'altra banca, cioè il Cis. Non ce l'hanno portata via gli altri, è stata quest'Aula, come al solito, nel segreto dell'urna, senza alcun senso di responsabilità, a scaricare il CIS. Ma su questo tema anche nel DPEF non s'individua un modo propositivo; s'individua invece un passaggio molto semplice, che è quello a cui mi riferivo poc'anzi: è necessario sostituire un consiglio di amministrazione, lo capisco benissimo e trovo anche delle giustificazioni, ma per questo non si possono non portare motivazioni serie e un programma di rilancio del comparto del credito, che insieme agli altri due, in un conto molto semplice, penalizza i sardi e la nostra imprenditoria per non meno del 15-20 per cento.
Io sfido chiunque di voi a dimostrare che una nostra azienda qui in Sardegna, partendo da una penalizzazione del 15-20 per cento, sia in grado di stare sul mercato. Questo è inaccettabile per qualsiasi imprenditore, è inaccettabile per chiunque abbia interesse a investire in Sardegna per fare investimenti, e quindi creare occupazione e sviluppo. Qualcuno si è avventurato e ci ha lasciato nella maggior parte dei casi le "penne", nonostante le leggi di settore e quel famoso contributo del 70 per cento, a cui facevo riferimento, che, guarda caso, dopo tre anni e mezzo non gli era ancora arrivato. Nel frattempo le banche lo hanno dissanguato, la tecnologia utilizzata inizialmente è stata superata dal mercato e lascio a voi immaginare qual è la fine che un imprenditore che ha corso questo rischio ha potuto fare nella nostra Isola.
Deficit strutturale: io non vedo grandi trattazioni nel DPEF per sanare questo deficit strutturale. In tutto il documento non si riesce a trovarne traccia, e ancora oggi, nel sentire i colleghi della maggioranza che sono intervenuti sul problema delle acque, che comunque viene richiamato, nel bene e nel male, nei due momenti di calamità, cioè la siccità e le alluvioni, non si riesce a individuare una traccia vera, reale, se non quella del raccordare. Che cosa volete raccordare? I bacini del Nord Sardegna con quelli del Sud e far sì che la suddivisione di quelle poche risorse idriche faccia diventare guerra di campanile persino il possesso dell'acqua? Questo è l'elemento nuovo che avete portato all'attenzione dell'Aula, ed è qualcosa di inconcepibile. Un giorno o l'altro riusciremo a sapere che cosa ha fatto il commissario governativo della passata legislatura e riusciremo anche a capire che cosa ha fatto il commissario governativo che ricopre l'incarico in questa legislatura, perché nessuno ne sa niente, come se non fosse un diritto di quest'Aula sentirsi relazionare su come si stanno spendendo i denari e con quale tipo d'investimento s'intende tirar fuori dalla siccità l'intera Isola. O forse pensate che i denari continueranno ad arrivare così come sono arrivati fino ad oggi e che non interessi a nessuno sapere come vengono spesi e da chi? Non credo proprio. Si parlò, a suo tempo, di qualità della spesa, non di quantità, ma la qualità qui lascia ancora a desiderare.
Rispunta poi l'Irlanda, anche da parte di chi forse solo geograficamente sa dov'è questa nazione, forse perché l'ha visitata, ma sul contenuto vero della via dello sviluppo che l'Irlanda ha intrapreso credo che ci sia molto da discutere. E allora, per evitare che dopo essere passati dalla Spagna all'Irlanda vi mettiate a girare anche fuori dell'Europa, per fermare questo circuito vizioso e impedire che qualcuno voglia andare a Cuba per vedere come hanno risolto lì i loro problemi, che non sono i nostri, e quindi perdere ulteriormente tempo (qualcuno diceva stamattina che forse il Giappone sarebbe più indicato, se almeno qualcuno con gli occhi a mandorla fosse presente in quest'aula, ma non ne vedo), non sarebbe preferibile, colleghi del Consiglio, attivarsi per verificare attentamente cosa succede fuori di quest'Isola? E cioè, invece di parlare "a vanvera", non sarebbe meglio istituire una Commissione, che resti in carica solo sei mesi, e abbia il compito di verificare attentamente, con la collaborazione di tecnici ed esperti, capaci di recepire nel migliore dei modi alcune delle esperienze fatte in realtà come la Catalogna, l'Irlanda, il Galles o la Scozia, che cosa possiamo estrapolare da quelle esperienze per costruire un progetto adatto alla nostra realtà? Altrimenti al prossimo DPEF ci inventeremo qualche altra cosa pur di riempirne le pagine, che non saranno più 97, di cui 50 dedicate al circuito e 47 dedicate a poco di quello che a noi interessa. Questo può essere un percorso che ci può coinvolgere totalmente e ci può portare a verificare attentamente che cosa possiamo copiare, e senza vergogna, da un altro genere di esperienze. Le copiature qua dentro sono arrivate sempre nel modo sbagliato. Amici miei, si può copiare, ma si deve copiare bene dalle esperienze altrui, attingendo il meglio e lasciando il peggio. Quel cambiamento a cui da tempo si fa riferimento non potrà arrivare diversamente, per il semplice motivo che c'è un vuoto di idee, oltre che scarsa volontà politica di riformare questa benedetta Regione, sotto tutti gli aspetti.
Una volta suddivise le ASL, di riforme in quest'Aula non se ne parlerà più: "diviso l'ultimo catino non c'è vino per nessuno" e tutti devono stare a regime, questa è la verità vera. Cosa tiene in piedi ancora questa maggioranza lo sapete tutti. Avete superato il livello di guardia ed è bene rendersene conto prima che questo livello di guardia sommerga tutti quanti.
Adesso consentitemi una battuta: del discorso di insediamento dell'onorevole Serrenti io ho condiviso solo un passaggio, perché ritengo che sia stato un segno premonitore. E' quello in cui egli parlava di indiani. Devo ritenere giusto quel passaggio che l'onorevole Serrenti fece in quella circostanza: gli indiani sono arrivati ed è arrivato anche il capo indiano! Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Signori Presidenti, colleghi, io prendo spunto proprio dalla rinuncia a intervenire dell'onorevole Contu per ricordare che sin dalla fase iniziale, qualche mese dopo la nascita di questa Giunta, ci sono stati numerosi e ripetuti interventi sulla stampa da parte di consiglieri singoli o associati, che coinvolgevano proprio, a più riprese, gli onorevoli Contu, Fantola, Capelli, Fois, Usai, Amadu, Noemi Sanna e altri. Erano interventi critici, che denotavano un chiaro e profondo malessere. Ora bisognerebbe comprendere quali sono i reali motivi del manifestato disagio e, arrivati a questo punto, se dovessimo trarre una qualche conclusione, visto che della maggioranza nella discussione del DPEF sono intervenuti solo gli onorevoli Balletto e Murgia, anche con qualche spunto critico, dovremmo dedurre che il disagio che quegli onorevoli, singoli o associati, più volte hanno manifestato sulla stampa è solo malessere da assestamento, talora sanitario, talora di altra natura, destinato ad essere rapidamente e, ahinoi, acriticamente risolto e riassorbito.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Interruzione del consigliere Usai)
(Segue BALIA) Edoardo, accolgo l'interruzione, però è tempo che la smettiate di parlare della passata legislatura e che iniziate a parlare della legislatura attuale, perché viviamo in un momento differente, quindi tutti i richiami, i ricordi, la memoria storica, le cose non fatte, le lamentazioni su quella legislatura, a distanza di quasi un anno dall'insediamento dell'attuale Giunta regionale credo inizino a perdere di significato e non abbiano più ragion d'essere. Comunque, dal passato è sempre bene prendere le cose produttive, in questo caso la redditività della passata legislatura, piuttosto che le cose negative che potevano essere rappresentate dalla litigiosità.
USAI (A.N.). Purtroppo siamo vecchi.
BALIA (F.S.D.). Però, dicevo, in questo Consiglio regionale, anche da parte di quei consiglieri della maggioranza che pure esprimono quel malessere su giornali "amici", dandogli quindi notevole risalto, tutto viene lasciato cadere nella sonnolenza, tutto viene annacquato. In questo Consiglio regionale si tace mentre si discute del documento di programmazione economica e finanziaria. Badate, non è il silenzio degli innocenti questo tacere, è il silenzio dei "colpevoli al contrario".
Venendo allo specifico del documento di programmazione economica e finanziaria, voglio fare intanto un'osservazione in linea generale: il documento non è ancora rispondente a quelle che sono le prescrizioni contenute nella legge istituiva, e non solo non è rispondente, ma anche rispetto al passato, ne costituisce in qualche modo un arretramento. Certo c'è un'analisi, nella parte iniziale, interessante e anche parzialmente condivisibile, soprattutto quando vengono richiamati i dati e i parametri (mi riferisco naturalmente i dati e i parametri incontrovertibili, in quanto riportati in maniera oggettiva) relativi a parecchi paesi industrializzati e che riguardano soprattutto la crescita o il decremento del prodotto interno lordo, cominciando dagli Stati Uniti d'America, la Francia, la Germania, la Spagna, l'Irlanda, l'Italia. Finalmente, per quanto riguarda l'Italia, per il pezzetto che la riguarda è presa in considerazione anche la Sardegna. C'è poi una serie di analisi fortemente critiche delle strategie di sviluppo adottate in passato. Manca, Assessore, un comportamento consequenziale tra queste analisi fortemente critiche e la costruzione di una nuova progettualità e di una nuova strategia alternativa rispetto al passato.
Alcune affermazioni sono chiaramente condivisibili: per esempio il richiamo alla metanizzazione, alle riforme non fatte, al problema delle acque, ma non c'è una conseguente e congruente proposta operativa. C'è l'individuazione del problema e la dichiarazione di buoni propositi per il futuro, manca una strategia convincente in questo documento. Per alcune di queste questioni, dai PIA ai parchi, vi sono affermazioni che vengono contraddette immediatamente dopo dalle indicazioni che nel documento stesso sono riportate.
Poi viene preso come esempio un altro paese, l'Irlanda. Sia il relatore La Spisa, sia l'onorevole Cossa poc'anzi hanno affermato che l'Irlanda, naturalmente, ha poteri, potestà e capacità di intervento diretto differenti rispetto a quelli della Sardegna. Perché? Perché ha poteri decisionali e di autodeterminazione che sono tipici di uno stato sovrano e che non possono essere fatti propri in Sardegna, se non ricorrendo ad altri livelli istituzionali. Così, le politiche finanziarie e fiscali non sono adattabili direttamente alla nostra regione attraverso azioni assunte da questo livello istituzionale, perché una parte di quelle azioni, quelle che più potrebbero incidere ed essere determinanti, discende invece direttamente dal Governo nazionale e non dal Governo regionale. Il che equivale a dire, sotto questo profilo: badate che le cose che noi non facciamo sono quelle che non possiamo direttamente fare, quelle sulle quali non ci possiamo impegnare direttamente, perché la responsabilità non sta nelle nostre mani, ma sta invece in mano a livelli istituzionali diversi. Evidentemente quell'esempio, seppur valido per alcuni aspetti, non può essere importato in maniera acritica ed adattato alle condizioni della Sardegna.
Questo chiamare sempre responsabilità altrui, esterne a questo Palazzo, senza assumersi le proprie, lo dico con molto rispetto e senza voler offendere nessuno, richiama più che un'azione politica seria e convincente, una politica quasi di accattonaggio. E poi è vero, come diceva poc'anzi l'onorevole Giacomo Sanna, che si può copiare, si possono raccogliere esempi positivi da altre parti del mondo, però è difficile e quasi impossibile che si possano importare in maniera acritica esperienze esterne. E' un principio economico basilare, l'ha detto tanti anni fa il professor Siro Lombardini, partendo dal presupposto che importare esperienze esterne applicandole riportandole al nostro territorio per ciò stesso genera prospettive di sviluppo diverse. Non servono lievi manipolazioni, ma profondi adattamenti che tengano conto delle diversità, delle diverse condizioni e di quella che è la nostra storia.
Sulla qualità delle proposte concrete non c'è granché di nuovo, o meglio di nuovo ci sono le cose mancanti, quelle che pure vengono individuate ed enunciate, molto spesso correttamente, senza che poi vi sia un comportamento consequenziale con quelle enunciazioni.
C'è molta critica verso il passato, poi, stranamente, si salvano diverse strategie che nel passato sono state costruite e si dà anche qualche attestato di aver bene operato su qualche legge, per esempio la legge numero 36[SP2] . Ma all'interno del documento in esame gli unici atti che restano in qualche maniera apprezzabili sono proprio quelli che con il passato hanno una certa continuità. Non sono gli atti che rinnegano il passato, onorevole Pittalis; gli atti, al contrario, recuperano il passato dandogli continuità. Inoltre, è stato richiamato da altri, si individua il problema della grande infrastrutturazione, si sostiene l'importanza, da tutti condivisa da tempo, dell'utilizzo di varie forme, come il project financing, e poi non si individuano i modi per stimolare l'imprenditoria privata e per attivare e accelerare quel percorso e quel progetto. Quindi, anche quando si individuano bene i problemi e talvolta le soluzioni, rimangono i buoni propositi, ma senza conseguenze operative.
A noi socialisti uniti pare che questo documento sia fortemente carente, che non contenga proposte innovative apprezzabili, e non si muova verso le logiche dello sviluppo. E' improntato a una filosofia privatistica, o ancorata al liberismo, e non muove risorse verso il settore che in Sardegna è maggiormente sofferente, quello dei disoccupati, per creare nuove occasioni di lavoro; non muove risorse nel modo giusto nemmeno a favore dell'impresa in funzione non solo della redditività, ma anche del lavoro.
Chiedo scusa, lo dico con rispetto, e naturalmente è un giudizio di natura politica: questo non è un documento di programmazione economica e finanziaria, è un documentino. L'onorevole Cossa, nel suo intervento, e non ricordo più in riferimento a che cosa, parlava di età geologiche. Presumo si riferisse alle ere geologiche, e se continuiamo ad andare avanti di questo passo per vedere miglioramenti in Sardegna di ere geologiche ne passeranno tante.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.
fois (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signori Presidenti, gentili colleghi, dei numeri reali del bilancio, del PIL, delle percentuali di occupazione del passato, del DPEF se n'è parlato tanto. Ne ha parlato ampiamente e bene anche il Presidente della terza Commissione, l'onorevole La Spisa, ma a me non interessano i numeri del passato, mi interessano, invece, i numeri e le percentuali di miglioramento per il futuro, su quelli dobbiamo concentrare la nostra attenzione, e questo documento di programmazione può garantire le scelte giuste per poter fare un nuovo passo in avanti.
Non faccio nessuno sforzo a riconoscere che una delle cose migliori della scorsa legislatura fu proprio il DPEF voluto con forza dalla Giunta precedente, in particolare dall'Assessore del bilancio Pier Sandro Scano. Fu senza dubbio un segnale di riordino, di risanamento, di nuovo linguaggio, lo riconosco, ma in questo DPEF c'è qualcosa di più che condivido in pieno: c'è una scelta economico-finanziaria più netta, che dovrà garantire le classi più deboli e disagiate passando, però, attraverso un riordino di scelte economiche chiare, basate soprattutto sulle responsabilità dirette, su quelle economie che devono funzionare per forza, che si reggono su sé stesse, perché altrimenti ci rimettono di tasca, come il libero mercato e le imprese.
Noi siamo d'accordo che la liberalizzazione e la delegiferazione siano state assunte quali principi fondamentali nell'ipotesi di nuova politica di sviluppo economico regionale, contenuta nel DPEF 2001-2003. E, al di là delle facili ironie e obbligatorie critiche di parte, noi leggiamo in questo documento un tentativo forte di innovazione nel pensare e nel disegnare un nuovo e diverso sviluppo per la Sardegna, senza rinnegare quanto di buono e di positivo c'è stato nel passato, ma senza dimenticare tutte le storture, gli inceppamenti e, perché no, i fallimenti che hanno destinato la nostra Isola ad una posizione di retroguardia, piena di contraddizioni. Siamo ancora, per un pelo, nell'Obiettivo 1, ma riusciamo ad entrare nell'Obiettivo 2; abbiamo aziende leader nella new economy, ma muoiono aziende tradizionali, come quelle dell'agricoltura e della pastorizia. Ecco perché, con fantasia e coraggio, occorre percorrere nuove strade, approntare nuovi strumenti e, talvolta, senza vergogna, mutuare comportamenti e modelli utilizzati da altre regioni e nazioni che hanno svolto il ruolo di pioniere nel ribaltare situazioni di disagio socioeconomico disastrose, i modelli cioè di cui tener conto per superare le frontiere delle nuove tecnologie della new economy. E' ora di avere un nostro modello economico; si può anche sorridere al pensiero di questi orizzonti nel momento in cui ci si sofferma per un attimo sul panorama dei problemi esistenti, che conosciamo tutti e che viviamo quotidianamente. La proiezione verso la manovra finanziaria 2001-2003, contenuta nel DPEF, scaturisce da precise scelte in merito alle politiche del lavoro, ma soprattutto del costo del lavoro, che interessano l'ambiente, l'energia, le risorse idriche, i trasporti, e passano attraverso un sistema più efficiente degli incentivi alle imprese.
Le iniziative per la promozione turistica e di adeguamento dell'industria alberghiera, il rilancio dell'artigianato e del commercio, gli interventi di qualificazione urbana, il cofinanziamento della programmazione negoziata e gli sgravi fiscali rappresentano passi significativi della volontà di questa coalizione di superare la logica delle misure che rischiavano di essere puramente assistenziali e approdare invece a un più efficiente sistema degli incentivi alle imprese, con le immancabili e positive conseguenze su tutte le classi sociali, senza le quali non esiste "fare impresa".
E per finire, signor Presidente, ogni coalizione che si avvicenda nel governo della regione riceve e lascia a sua volta delle eredità, e anche questa Coalizione ne ha ricevuto una, ma solo se continuerà a lavorare con volontà, coraggio e coesione saprà lasciare un'eredità migliore di quella ricevuta.
In chiusura, voglio dichiarare il voto favorevole a nome del gruppo del CCD- CDU e del Partito del popolo sardo, quindi rinuncerò all'intervento per la dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
dettori Bruno (I Democratici). Signor Presidente, colleghi e colleghe, cosa dire di uno strumento fortemente innovativo che in tre anni è già invecchiato, avendo perduto la spinta vera per cui è nato?
Gli interventi sinora svolti, sia di maggioranza che di opposizione, denunciano in maniera inequivocabile il rischio che ancora una volta la politica perda l'occasione di legittimare, attraverso la sua funzione, il ruolo che ad essa compete sulle prospettive ed opportunità che devono essere assicurate ai sardi per un futuro sviluppo al passo con un'economia cosiddetta globale.
Questo rischio reale traspare dal dibattito spento, ma soprattutto dal documento in esame, non perché in esso non vi siano elementi meritevoli di discussione e di approfondimento, e in qualche caso elementi di indirizzo, ma perché lo stesso documento non segna una rotta precisa, non sembra possedere, nella sua articolazione, una bussola capace di orientare la prua della "motonave Sardegna" verso orizzonti chiari di sicura ripresa.
Infatti, dopo un'analisi che il consigliere Scano ha definito ridondante sul ruolo della Sardegna nell'economia globale, non si avverte, nella parte più strettamente legata alle problematiche sarde, un approccio metodologico corretto sulle cose da fare, in tema di politiche finanziarie. Tra i diversi passaggi, al di là di aspetti acquisiti, quali il ciclo unico di programmazione o l'esigenza sempre più spinta del monitoraggio della spesa, non si sono superati nodi rilevanti per poter aspirare alla realizzazione di quanto esposto nello stesso DPEF. Si registra un'impalcatura troppo generica, priva pertanto di elementi di chiarezza sulle reali cose da fare, che fanno precipitare lo stesso strumento nell'indifferenza da parte di tutte le forze politiche e soprattutto da parte delle forze sociali ed imprenditoriali.
Questo è il dato politico più importante: l'indifferenza con la quale i sardi attendono questo strumento. I casi sono due: o non hanno capito niente o non gliel'abbiamo saputo spiegare. Evidentemente l'argomento non suscita interesse, evidentemente non siamo riusciti a renderlo interessante; vuol dire che, probabilmente, sotto ci può anche essere un grande bluff. L'occasione per costruire in maniera più incisiva una pianificazione sia delle entrate che degli investimenti, con l'apporto dal basso dei territori, sia delle istituzioni che delle stesse imprese, questa volta non è stata proprio colta.
Il DPEF non è uno strumento per pochi addetti, così rischiamo di farne retrocedere la valenza; al contrario, è opportuno recuperare i vantaggi che dal DPEF possono derivare, rendendolo sempre più strumento cardine di programmazione, sintesi alta degli orientamenti di sviluppo della nostra regione, oggetto ispirato da cui la nostra Isola possa attingere per realizzare la prospettiva di aspirare a diventare vera regione europea.
Gli spunti per imboccare questa strada erano presenti nel primo DPEF, con tanti limiti, perché essendo il primo apriva degli orizzonti e dunque ne era limitato; oggi ci si doveva attendere qualcosa di più sia in relazione alle cose annunciate, quale il rientro dal debito, lo stop all'indebitamento, la tendenza al ciclo unico, sia per quanto riguarda la tempestività con cui la politica deve affrontare le varie problematiche di sviluppo. E il problema della tempestività significa nel concreto anche competitività; quando si arriva in ritardo si ha poco da competere, pur essendo bravi. Ma si sa che le rivoluzioni, quando sono annunciate con troppa enfasi, finiscono per deludere gli stessi che le hanno annunciate. Da qui le ragioni d'insoddisfazione di frange sempre più consistenti di consiglieri della maggioranza, posizioni che non possono andare oltre una timida insoddisfazione.
Un conto è affrontare i problemi con l'animosità del genio guastatori, così come nella scorsa legislatura il centrodestra ha operato, un conto è pensare di costruire il futuro dei sardi con le stesse armi del genio guastatori. Ai sardi dobbiamo pur raccontare come intendiamo giocarci le risorse che ci derivano dall'essere stati inseriti nell'Obiettivo 1, in modo da recuperare molti dei ritardi accumulati negli anni nella corsa allo sviluppo. E' certo una responsabilità grande per tutti, ma potremmo anche farcela. Possiamo però riuscirci con la bassa produttività di questa Giunta? Possiamo farcela con il totale scollamento che si registra tra istituzioni e forze sociali e produttive? Possiamo farcela senza porre mano, non come fatto elettoralistico, ma in maniera decisiva, alle riforme essenziali, il cui mancato avvio ci inchioda in una posizione di sottosviluppo? Ebbene, senza un patto tra le forze politiche, senza un patto tra le forze sociali, senza un patto con il Governo, noi continueremo a fallire nel concreto e a mortificare le aspirazioni di tutti i sardi.
Le aspettative che da questo documento sarebbero dovute derivare sulle politiche fiscali, sulle politiche del lavoro, del credito, in materia di energia, acqua, trasporti, capisaldi di una prospettiva di sviluppo organica, integrata ed ecosostenibile, non sono state ancora una volta onorate, e su questo versante il documento non vola. Al contrario, crea molte preoccupazioni tra l'indifferenza di tutti.
Noi democratici denunciamo questo fatto e con esso anche il rischio che questa maggioranza, un pezzo alla volta, faccia affondare anche le iniziative più serie, soprattutto quelle programmatorie, evitando un dibattito vero - come di fatto oggi sta accadendo -, nel quale potrebbero evidenziarsi le forti lacune e incongruenze.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (C.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, credo che la discussione che si sta sviluppando in quest'Aula ponga come primo obiettivo l'individuazione di una scommessa, quella di riuscire, per quanto possibile, ad abbattere o comunque a contrastare il dramma della disoccupazione che attanaglia la Sardegna.
Il documento di programmazione economica e finanziaria, che la Giunta e la maggioranza hanno presentato, si assume alcuni oneri: partendo da un'analisi e inquadrando la situazione della Sardegna in un'ottica più generale cerca di indicare alcune linee di programmi, alcune promesse; vi è nel documento lo sforzo di individuare settori e comparti produttivi che meritano le attenzioni finanziarie, che meritano gli sforzi della finanza regionale. Vi è quindi uno sforzo per individuare quei rami della vita economica e sociale suscettibili di ulteriore e progressivo sviluppo della produttività e quindi della base occupativa.
Ma mentre affrontiamo questi temi, mentre ci sforziamo, sul piano politico e istituzionale, di valutare questi aspetti rispetto alla realtà, purtroppo proprio nella realtà accadono fatti straordinari, di gravità straordinaria, che riguardano il futuro della Sardegna. Si pensi al dramma che sta straziando il mondo agricolo per la vicenda della "lingua blu", un mondo agricolo già colpito nel suo impegno vitale per le conseguenze della siccità e dell'indebitamento.
Davanti a questi drammi - e questo è un primo dramma - vi sono i primi interventi, ma noi, Giunta e Consiglio, riteniamo di aver fatto fino adesso quanto è necessario per riportare nelle campagne quel minimo di serenità, per far calare nella realtà lo sforzo che oggi stiamo compiendo? Riusciamo a far sentire questo mondo non lontano, ma vicino a noi? La stessa passione che il mondo agricolo prova mentre affronta i drammi del proprio sviluppo e della propria sussistenza sappiamo provarla noi nel compiere il nostro dovere, però con toni e in condizioni che sono più da sala universitaria che non da trincea? La Sardegna vive oggi, per alcuni problemi, un vero e proprio clima da trincea. Allora, cerchiamo di far calare queste linee di azione nella trincea delle responsabilità quotidiane. Mentre affonda una nave che non solo può inquinare, ma può gettare un forte discredito sulla immagine turistica futura della Sardegna, con un danno devastante non solo all'ambiente, ma anche al turismo, alle comunità locali e alle prospettive future della Sardegna, noi riteniamo di fare quello che possiamo o riteniamo invece che dobbiamo fare di più? Cerchiamo di trovare i modi perché in una fase di elaborazione forte, di disponibilità al cambiamento, qual è quella della discussione del documento di programmazione economica e finanziaria, verifichiamo, accanto alle tante luci che si prospettano, dove sono le ombre, dove sono i rischi per la nostra economia.
Sono state elencate numerose problematiche che sono fondamentali per lo sviluppo, che vanno dalla questione delle infrastrutture a quelle dell'energia, dell'acqua, dei trasporti, della continuità territoriale. Si è accennato a uno strumento nuovo di politica fiscale, la defiscalizzazione, però si è abbandonato un tema che è stato uno dei cavalli di battaglia un po' di tutte le forze politiche, seppure in modo poco incisivo: la zona franca. Credo non si debba abbandonare questo strumento importante perché la nostra realtà, la nostra collocazione è specifica e diversa, e allora dobbiamo chiedere al Governo e all'Unione Europea un riconoscimento particolare se vogliamo far ripartire lo sviluppo e frenare l'emigrazione, altro dramma che riguarda i giovani.
Io conosco, in particolare, la realtà del sassarese, dove il dramma della disoccupazione ormai sta toccando livelli, cari colleghi, insopportabili. Alcuni giovani coraggiosi fanno la valigia e partono, ma molti di loro ritornano dopo aver provato le difficoltà, i disagi e il malessere sociale e psicologico della disoccupazione. Davanti a questi problemi che tocchiamo con mano, cerchiamo di calarci nella realtà, e allora saranno il bilancio, gli strumenti prossimi della programmazione, gli strumenti finanziari, il banco di prova fondamentale di questa volontà di cambiamento, che vedo già importante, ma che dobbiamo in qualche modo trasformare in azioni concrete, in poste di bilancio concrete. Credo che per cambiare si debba anche, dov'è possibile, tagliare. Tagliare non dove si produce, dove si ottiene qualcosa in termini di produttività e di occupazione, ma dove si spreca. Si è accennato in quest'aula alla situazione del servizio sanitario e delle aziende sanitarie. Io conosco in particolare la situazione contabile dell'Azienda sanitaria numero 1 di Sassari: le poste fuori bilancio, vale a dire non contabilizzate, che qualcuno dovrà pur pagare in qualche modo, si stanno avvicinando a 300 miliardi. Non parlo di 300 milioni o di 3 miliardi; sto parlando di una cifra che si avvicina ai 300 miliardi. Davanti a situazioni come quelle di aziende ASL che negli ultimi anni hanno operato senza avere un bilancio approvato, o che non sanno a quanto ammontano i loro debiti, noi riteniamo di riuscire a far calare le nostre buone intenzioni, collega Pittalis, in queste realtà?
L'Assessore della sanità aveva annunciato, nei giorni in cui si procedeva alla nomina dei primi direttori generali, a un'inchiesta per valutare dov'era possibile mettere un freno a questa situazione. Ma se, com'è stato detto, dopo le nomine, pur individuando persone valide, capaci e competenti, non si mette mano al sistema più generale rischiamo di essere sommersi dai debiti. E allora le buone intenzioni scritte in questo documento di programmazione economica rimarranno tali, purtroppo, e non si tradurranno in atti concreti.
Individuiamo, quindi, ciò che è possibile realizzare. Mi permetto, collega assessore Pittalis, di richiamare un aspetto a cui io accennai nella discussione del precedente bilancio, e che riguardava la legge 32/85 sulla prima casa: il settore dell'edilizia credo sia sempre stato uno dei settori portanti della nostra economia, ma in questi ultimi anni è stato abbandonato e, comunque sia, non è stato trattato come meritava. Io rinnovo oggi la proposta, e chiedo che lei ne prenda nota per il prossimo bilancio, di valutare la possibilità di estendere il contributo all'abbattimento degli interessi di ammortamento per tutta la durata del mutuo, per dare un segnale, alle migliaia di famiglie sarde che hanno un reddito basso, di solidarietà da parte della Regione. Davanti al libero mercato, dobbiamo sostenere le famiglie a basso reddito, che, pur godendo delle agevolazioni della legge 32, non sono in grado di pagare il tasso pieno quando tali agevolazioni cessano. Io chiedo, nel momento in cui gli effetti di una rinegoziazione della politica creditizia tardano ad arrivare, atti concreti che vengano incontro alle decine e decine di migliaia di famiglie sarde che chiedono appunto l'estensione delle agevolazioni previste dalla legge 32 per tutta la durata del mutuo.
Ribadisco il pieno sostegno a tutte le iniziative che in qualche modo vanno nella direzione del cambiamento e per questo credo che occorra fare un appello di solidarietà e coinvolgere le forze sociali e le forze imprenditoriali. Credo che anche l'opposizione debba, sotto questo profilo, svolgere la sua parte, cercando di interpretare i bisogni reali della Sardegna in un'ottica di collaborazione tra tutte le forze politiche, perché si raggiungano i risultati che tutti auspichiamo.
Quindi, gli atti formali successivi diranno se questo documento pieno di impegni, pieno di buona volontà e di programmi, saprà rispondere alle buone intenzioni e alle attese economiche e istituzionali della nostra popolazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Non so se sia il mio turno o meno, Presidente.
PRESIDENTE. E' rigorosamente il suo turno, secondo l'elenco degli iscritti a parlare che mi è stato consegnato dal presidente Serrenti. Naturalmente si tenta di alternare gli oratori di maggioranza e quelli di opposizione.
USAI (A.N.). Ho capito, infatti mi pare di ricordare che il collega Amadu sia nella maggioranza e io all'opposizione, o viceversa.
PRESIDENTE. Dopo di lei, infatti, sono iscritti a parlare nell'ordine un collega dei Democratici di Sinistra e un collega di Forza Italia.
USAI (A.N.). Dicevo poco fa, è soltanto una battuta, che non credo che questi nostri interventi, anzi, il mio sicuramente no, passeranno alla storia, né che i miei pronipoti saranno interessati a leggere l'intervento del bisnonno Edoardo del 3 ottobre 2000. Detto questo, posso parlare prima o dopo senza difficoltà.
Ho ascoltato con attenzione gli interventi dei nostri colleghi, e voglio rassicurare subito l'amico Peppino Balia, che ha mostrato apprensione per il disagio di Alleanza Nazionale, sul fatto che avere opinioni e manifestarle non è né disagio, né malessere. Voglio rassicurarlo anche sulle condizioni di salute mie personali e del Gruppo di Alleanza Nazionale, perché le opinioni che abbiamo manifestato non rispondono a un disagio, né a un malessere sanitario. Quindi stia tranquillo, noi dieci continuiamo a rimanere in piena salute.
Volevo dire qualche altra cosa, oltre a queste battute, e mi riallaccio a quello che ha detto Pier Sandro Scano in conclusione del suo intervento, cioè che la propaganda è una cosa, le cose serie sono un'altra cosa, mi pare che il senso fosse questo. Io, e non è la prima volta che questo succede, sono d'accordo col collega onorevole Scano, perché tutto quello che lui dice è vero: è vero che la propaganda è una cosa diversa rispetto alle cose serie, e lui probabilmente si riferiva, o come retro pensiero sicuramente aveva in mente l'ultima propaganda - non dico dell'ormai defunto ma, insomma, ha ricevuto l'estrema unzione - del Governo Amato, che nel momento del trapasso dice di voler regalare, cioè restituire agli italiani tutto quello che è stato tolto o mal tolto. Questo sì è l'effetto annuncio del quale spesso si sente parlare in quest'Aula! E' l'effetto annuncio che serve ad acchiappare la benevolenza degli elettori. Le cose serie sono un'altra cosa.
Ricordo la discussione, avvenuta qualche mese fa, del precedente documento di programmazione economica e finanziaria, quando, allora sì, la propaganda del centrosinistra disse che quel documento assomigliava molto al DPEF redatto in precedenza. I più maligni dicevano che fosse stato copiato di sana pianta. Questa era la critica fondamentale che il centrosinistra faceva in quel momento alla Giunta presieduta dall'onorevole Floris. Ho sentito anche le argomentazioni dei colleghi di sinistra, che talvolta sono state garbate e sicuramente intelligenti, altre volte invece sono apparse "velenose" e "aggressive", e altre ancora sembravano la recitazione di un copione che abbiamo già visto e soprattutto già sentito.
Allora, colleghi consiglieri, io mi sarei spaventato, rammaricato, arrabbiato, se questo documento in discussione oggi avesse avuto le caratteristiche di quello precedente. Mi sarei preoccupato enormemente se dai banchi del centrosinistra o della Coalizione Autonomista, che dir si voglia, fossero piovuti elogi e consensi. Avrei pensato che quello che si dice inopinatamente della Coalizione di centrodestra sulla sua presunta incapacità di avere una cultura di governo fosse una realtà, e invece, ahimè, non è così. Finalmente, grazie a Dio, vi è un segnale di discontinuità rispetto al passato che, senza enfasi, senza retorica e senza demonizzare nessuno (non vogliamo demonizzare nessuno, non l'abbiamo mai fatto nel corso di questi anni e non credo che sia questo il momento di cominciare a farlo), mostra che il centrodestra è distante, vorrei dire distantissimo, e distinto dal centrosinistra.
E' vero che il DPEF è una creatura nuova perché ha tre o quattro anni di vita; è vero che doveva fare, e lo ha fatto, il suo periodo di rodaggio, è vero, però, che quello che stiamo esaminando adesso è un documento organico, checché se ne dica, ed esaustivo. Sicuramente non è perfetto, perché in natura, cari colleghi miei, di perfetto non esiste niente; esiste soltanto qualcuno che presume di esserlo, ma nostro Signore Gesù Cristo farà giustizia della sua presunzione. E' un documento che incarna la filosofia politica ed economica del centrodestra; è un documento che abbraccia il liberismo - che è stato fortemente attaccato e contestato dalla sinistra, giustamente e legittimamente, se no non si capirebbe più niente, sarebbe una Babele dei ruoli -, non ripudia lo stato sociale, ma condanna lo stato assistenziale. E' un documento teso al risanamento delle centinaia, se non migliaia di miliardi di debiti che sono stati contratti in passato; esso traccia la strada, e questo è importante, della modernizzazione della Sardegna, e quando si parla, onorevole Fadda, di liberalizzazione, delegiferazione, defiscalizzazione e flessibilità, credo che proprio questo documento sia un esempio di modernizzazione da additare.
Questo documento di politica economica e finanziaria è anche il viatico giusto per le riforme, contiene infatti un capitolo in cui viene fatto riferimento al programma che la Giunta intende realizzare appunto in merito alle riforme. Si parla di riforma elettorale, di riforma della legge numero 1 del 1977, di riordino e di riforma degli enti, quindi questo è il senso del documento di politica economica e finanziaria: innovare, sburocratizzare, modernizzare e riformare la Sardegna.
Io mi sono riguardato le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, l'onorevole Mario Floris. Egli diceva, tra le altre cose, che l'azione di governo risulterebbe non adeguata agli obiettivi di governo se non ponessimo in campo, in via prioritaria, la riforma complessiva della Regione e dei suoi enti. Unitamente alla modifica della legge elettorale, il primo passo da compiere è quindi la riforma della legge regionale numero 1, sulle attribuzioni dei poteri e competenze della Giunta regionale.
Io mi auguro, che tra qualche ora il documento di programmazione economica e finanziaria venga approvato, con il voto favorevole di Alleanza Nazionale, che sarà consequenziale quando riterrà opportuno esserlo, che non ha bisogno né di indicazioni, né di suggerimenti, che manifesta le sue opinioni liberamente e che deciderà quello che deve fare, quando deciderà di farlo e, soprattutto, se deciderà di farlo.
Questo documento diventerà quindi un atto vincolante per la Giunta e per la maggioranza. Alleanza Nazionale crede nell'importanza degli impegni assunti con le centinaia di migliaia di sardi che hanno condiviso la scommessa del centrodestra alle passate elezioni regionali, ed è certa che la Giunta e la maggioranza vorranno rispettare l'impegno assunto con i sardi, perché questo e solo questo dà senso e importanza all'appartenenza di Alleanza Nazionale al Governo della Regione.
La Giunta ha attraversato diverse fasi, come i neonati: da neonata è stata nutrita con il latte materno. La mamma la conosciamo, conosciamo anche il babbo, peccato che non siate stati voi il babbo.
SANNA SALVATORE (D.S.). Ma neanche la mamma, però!
USAI (A.N.).Dicevo che questa Giunta è stata neonata, adesso è diventata più grandicella, perché ha preso quella che all'epoca mia si chiamava la pappa Mellin, qualcuno se la ricorda, e adesso ha iniziato a camminare. Noi campidanesi diciamo: esti scappara a pei.
La preghiera, la raccomandazione, la sollecitazione, è che dopo nove mesi questa neonata che ha iniziato a camminare proceda speditamente. Alleanza Nazionale di questo ne è certa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Sono contento che il collega Usai, ci abbia ricordato che la Giunta ha iniziato a camminare, però si è dimenticato di dirci se va avanti o se va indietro. Sta camminando senz'altro, su questo siamo d'accordo, solo che in questo suo cammino insieme alla maggioranza avvia la Sardegna verso il precipizio. Quindi, camminare non significa molto, è importante invece sapere quale direzione propone di seguire per la Sardegna, e quindi quale strada vogliamo percorrere e qual è l'oggetto del contendere nella nostra discussione.
Effettivamente, bisogna riconoscerlo, sino a questo momento, per il dibattito non molto ampio che si è sviluppato, si sono confrontate due tesi, due opinioni, due filosofie, su questo sono d'accordo. Anche il collega Scano questa mattina ha sottolineato l'esigenza di riavviare la Sardegna verso il cammino del progresso, perché il DPEF che l'assessore Pittalis ci ha proposto, oltre a confermare uno stop, indica una strada all'indietro già conosciuta. Il collega Scano questa mattina ha anche indicato - come battuta, chiaramente, senza voler offendere nessuno - i collaboratori dell'assessore Pittalis, quelli che hanno contributo alla stesura del documento, e ha individuato il periodo in cui si era perseguita la filosofia contenuta nel DPEF, riportandoci indietro di circa vent'anni.
E' qui l'oggetto del contendere. Si deve riconoscere che la Sardegna negli ultimi anni, e non solo negli ultimi cinque anni, al pari del resto del Paese, ha registrato un trend positivo: ci sono meno poveri che nel passato, e questo fatto, che non ha solo rilevanza economica e sociale, ma anche culturale, noi dobbiamo adesso riuscire a inquadrarlo per verificare se quanto previsto nel DPEF proposto dal collega Pittalis per riavviare la programmazione, gli investimenti, lo sviluppo, la partecipazione della parte più viva della nostra regione, possa contribuire a risolvere i problemi, o se invece non determini un arresto e, come noi abbiamo evidenziato, anche un arretramento nell'analisi e negli strumenti che vengono proposti alla nostra attenzione.
Quando polemizziamo a volte usiamo termini forti per disconoscere quello che noi facciamo ("noi" sta per chi ha responsabilità politica o di governo della cosa pubblica), però, lo dico all'ultimo collega della maggioranza che è intervenuto, cioè al collega Usai, si può disconoscere il dato che è stato pubblicato nelle ultime settimane, relativo alla produttività della nostra regione e alla capacità di inserire le proprie produzioni nel mercato mondiale dei consumi.
Il DPEF non ne parla, perché è stato predisposto qualche settimana prima, però nelle settimane passate, le statistiche, quindi non la destra o la sinistra, ma le statistiche hanno dimostrato che la nostra regione si è collocata positivamente, per quanto riguarda la valorizzazione delle proprie risorse, nel mercato delle produzioni, delle esportazioni e dei consumi, e le imprese hanno registrato nei loro bilanci degli utili.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue CUGINI) Da che cosa è derivata questa maggiore capacità del nostro sistema produttivo di intervenire nel mercato? E' derivata senz'altro dall'andamento positivo dell'economia nazionale, dall'inserimento del nostro Paese nel governo democratico dell'Europa, dalla capacità che ha avuto il centrosinistra sardo, e non solo negli ultimi cinque anni, di produrre strumenti a sostegno dell'economia e quindi dell'impresa, per dare la possibilità al nostro sistema produttivo di concorrere al miglioramento del saldo della bilancia dei pagamenti della Regione ed anche dello Stato.
Per quanto riguarda il granito, per esempio, nonostante la crisi di questi ultimi due anni, si è registrato un dato positivo nell'esportazione non solo della materia prima non lavorata, ma anche dei semilavorati; nel settore vitivinicolo abbiamo raggiunto livelli di esportazione mai registrati in passato e abbiamo conquistato mercati mondiali, il che fa prevedere una possibile conferma nei prossimi anni. Tutto il settore agrozootecnico pastorale, non lo diciamo noi, lo dicono i dati, ha conseguito risultati positivi, allora perché nel dibattito odierno, ma anche in quello che vi è stato nelle settimane passate, non si è voluto riconoscere alla forza lavoro sarda nel suo complesso questo dato positivo? Perché vi ostinate a dire che non c'è stata in questi anni una partecipazione della forza lavoro alle risposte che la Regione ha dato? Quelle risposte non sono figlie di nessuno, ma il problema non è stabilire quante madri e quanti padri hanno; si tratta di verificare chi ha proposto le leggi, chi le ha sostenute e chi ha votato contro. E voi, sulle leggi a sostegno dell'economia sarda - mi riferisco agli ultimi cinque anni, e quindi ne parlo per conoscenza diretta - avete prevalentemente votato contro, e pur avendo votato contro provvedimenti importanti che vengono negati da questo DPEF dovete registrare questo dato positivo, non perché lo diciamo noi, ma perché lo ha detto la Confindustria nei giorni scorsi, quando ha pubblicamente riconosciuto che l'aver messo a disposizione molte risorse attraverso la legge sui Pia (Programmi Integrati d'Area), che noi riteniamo debba essere modificata, ha influito positivamente sull'economia. E questo, collega Pittalis, è apprezzato. Il che vuole dire che quello strumento era comunque valido.
Ma le dichiarazioni dell'Assessore del lavoro, Luridiana, pubblicate oggi sui giornali, che si riferiscono alla legge 36, sulla quale tu, Edoardo, hai votato contro...
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La legge numero 36 l'avete proposta voi.
CUGINI (D.S.). Assessore Pittalis, sto parlando dello strumento. Siccome il DPEF propone strumenti, propone linee, indica quali provvedimenti si prenderanno per il futuro, e non fa riferimento alle risorse che stiamo mettendo a disposizione, io affermo che quello strumento che è stato da voi fortemente criticato viene richiamato oggi dai giornali, dall'assessore Luridiana, il quale dichiara che si tratta di uno strumento che merita attenzione e va ulteriormente finanziato.
Voi avete spessissimo criticato l'intesa istituzionale di programma con lo Stato, che ha portato talvolta ad assumere iniziative un po' "spinte", secondo la vostra logica di governo, eppure, per quanto riguarda la parte che si riferisce ai trasporti, oggi i giornali riportano il punto di vista dell'assessore Manunza, che dice: "Occorre procedere su quella strada". Certo, andrà migliorata, però anche quell'intesa di programma è uno strumento importante per la risoluzione del problema dei trasporti, ma anche per la questione della metanizzazione e per l'insieme dei provvedimenti che in essa vengono richiamati.
Il collega Scano ha definito questo DPEF, in modo scherzoso e senza offesa per nessuno, uno spot dell'assessore Pittalis, e poi ha fatto una serie di valutazioni critiche. E noi dobbiamo farle queste valutazioni critiche, perché, presidente Floris, onestamente, ce lo dobbiamo dire, ormai voi siete al governo da diversi mesi, non dico da anni, ma ciò che conta non è il numero dei mesi, bensì la qualità di ciò che sino adesso la maggioranza ha fatto, quindi le critiche non sono rivolte solo alla Giunta. Cari colleghi, quante nuove leggi per correggere gli errori del centrosinistra avete approvato nelle Commissioni? Quali strumenti vi siete dati per correggere le scelte che abbiamo fatto noi nel passato? Presidente Floris, se nel suo intervento, che sarà l'ultimo prima della chiusura della discussione generale, riuscirà a indicarne almeno tre sarà mio ospite a pranzo. Ma voi non avete assunto nessuna iniziativa di rilievo per cambiare le leggi approvate dal centrosinistra, e non perché in Commissione le opposizioni abbiano fatto ostruzionismo, ma perché non avevate iniziativa da proporre. Quindi voi state facendo, su questo sono d'accordo, della propaganda, e state governando utilizzando gli strumenti che noi come centrosinistra abbiamo costruito negli anni passati, quegli strumenti sui quali voi, come centrodestra, avete votato contro. Allora, perché non riflettere sull'esigenza di considerare questo DPEF inutile, ininfluente sulle sorti del governo della regione, perché non c'è da parte vostra un'iniziativa conseguente alla propaganda che voi fate sulle esigenze del Governo. Non mi preoccupa molto che il collega Usai faccia rilievi su come si governa; noi siamo figli di un dibattito intenso che vi è stato nei cinque anni precedenti, per cui è una critica che non ci tocca, nel modo più assoluto. Se una componente della maggioranza ha da dire qualcosa è giusto che la dica, per una dialettica interna alla maggioranza. Però, cari colleghi, riflettiamo: è questo DPEF che ci farà uscire dalla situazione di crisi nella quale ci troviamo? Secondo noi no. E allora si richiama l'esigenza di confrontarci sulla politica delle riforme, ma la piattaforma del confronto non può essere né la premessa, né i contenuti di questo DPEF, perché le domande della nostra regione sono diverse, superiori e più forti di quelle in esso indicate e meritano un approfondimento consiliare, una verifica in quest'Assemblea, al di là della collocazione tra maggioranza e minoranza. Però, ripeto, il punto di riferimento non può essere questo DPEF, che cammina in senso inverso rispetto a quello che noi abbiamo indicato, e la situazione dovrebbe suggerire, invece, uno sforzo per procedere sulla strada che noi avevamo proposto negli anni precedenti e che voi non avete accolto, ma che ha dato, comunque, risultati positivi. E lo dico al collega Pittalis.
A questo proposito, per quanto riguarda la capacità di spesa dimostrata in quest'ultimo anno dall'attuale Giunta, e quindi dalla maggioranza, si è evidenziata una difficoltà, una impossibilità, una "non spesa" per svariati miliardi. Il collega Pittalis dice: "Noi non vogliamo fare sprechi". Va bene, può essere anche questa una risposta, ma possiamo davvero permetterci di non spendere 17 mila miliardi che ci vengono messi a disposizione da leggi nazionali e da provvedimenti europei, limitandoci a utilizzare solo le risorse che accumuliamo in Sardegna? Sarebbe la catastrofe per l'economia della nostra Regione. Allora, mi rivolgo al leader del centrosinistra, Gian Mario Selis, assumiamo noi l'iniziativa di fare una discussione con all'ordine del giorno le riforme utili e funzionali allo sviluppo della Sardegna. Non perché pretendiamo che il centrodestra faccia autocritica e converga sulla nostra indicazione, ma perché c'è l'esigenza di dotare questa Regione di strumenti, certo, anche superiori a quelli che abbiamo proposto noi in passato, come centrosinistra, ma senz'altro totalmente diversi da quelli che ci propone l'attuale Giunta, e in particolare l'Assessore della programmazione.
Io non sto assolutamente alludendo a cambiamenti tra i ruoli attuali di maggioranza e opposizione; noi staremo all'opposizione fino alla scadenza, non è questo il problema. Il problema è dato dalla responsabilità che noi abbiamo, avendo governato la Sardegna prima di voi, in questa fase caratterizzata da una mancanza di governo e che ci vede coinvolti in una discussione su un documento che non esiste, tant'è che, oltre a noi dell'opposizione, neppure voi della maggioranza lo avete sostenuto. Non sono stati fatti interventi di rilievo da parte della maggioranza che possano indurmi a dire: "Concordo su quella parte dell'intervento". Non concordo, anche se molte volte mi è capitato di convenire con lui, neanche con quanto ha detto il collega La Spisa. Normalmente, essendo di cultura "giusta", egli propone delle riflessioni positive, ma sarà la collocazione politica, sarà la funzione, sarà il dover fare comunque una scelta, in questa occasione, nell'illustrare il documento, come Presidente della Commissione programmazione ha mancato un obiettivo, quello di indicare una strada attraverso la quale si possa aprire un confronto.
Quindi, voi state pure al governo, Edoardo, tenetevi stretti la maggioranza, noi non vi porteremo via Cesare Corda, nel modo più assoluto, però il problema si pone. E si pone nei termini che io sto cercando di esporre, che Pier Sandro Scano ha indicato nella sua relazione di minoranza e che i colleghi hanno confermato. Facciamo pure questo sforzo, non possiamo riscrivere il DPEF, ma possiamo fare una discussione preliminare alla finanziaria, perché se la finanziaria dovesse essere figlia di questo DPEF non se ne conoscerà né il padre né la madre, sarà illegittima e quindi non verrà iscritta neanche nel registro delle nascite.
Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.
Floris Emilio (F.I.-Sardegna). Ciò che si nota in quest'aula è la differenza tra la politica del dire e la politica del fare. Io, chiaramente, sostengo questa Giunta per quello che sta facendo nelle condizioni date, considerata la situazione in cui la passata maggioranza di centrosinistra ha lasciato la Sardegna e le gravi emergenze con le quali ha dovuto confrontarsi e che sta superando brillantemente.
E' chiaro che al di là del gioco delle parti e delle diverse valutazioni noi crediamo in questo DPEF. Non sono molti i documenti di programmazione economica e finanziaria discussi in quest'aula, Presidente, ma nonostante gli scarsi termini di confronto a disposizione, quello che esaminiamo questa volta è il primo e unico documento completo di un'analisi economica esauriente, che ci consente di collocare la situazione sarda in un contesto internazionale, quello stesso contesto con il quale, tragicamente, il nostro fragile tessuto economico deve misurarsi ogni giorno. Quello di oggi è il primo documento di programmazione economica e finanziaria che affronta il tema della programmazione e dello sviluppo seguendo una sola chiave di lettura per ogni passaggio, per ogni settore, per ogni capitolo.
Il documento di programmazione che discutiamo oggi ha un'unica filosofia di partenza a sostegno delle analisi e delle proposte, una sola tesi per dimostrare che le condizioni di arretratezza economica, di scarso dinamismo e di stallo in cui versa la Sardegna, possono essere superate osservando e ricalcando le orme di altre realtà europee, che dieci o quindici anni fa soffrivano delle nostre stesse condizioni di difficoltà, mentre oggi cominciano a raccogliere i frutti dello sviluppo.
Il Leitmotiv del nostro DPEF è dimostrare, argomentando con dati alla mano, che il sistema degli incentivi finanziari, così come l'abbiamo conosciuto, con i finanziamenti alle imprese in conto capitale e i finanziamenti agevolati, non è servito ad attrarre capitali e a stimolare investimenti, ma solo a sostenere una miriade di piccole e medie imprese destinate a vivacchiare, impedendo di fatto di incidere positivamente sull'occupazione.
Le realtà europee esaminate presentano interessanti similitudini con la condizione sarda e dimostrano che per fare un salto di qualità ci vogliono investimenti di capitale che arriva dall'esterno, oltre a una rinnovata fiducia in sé stessi. Dieci anni fa la situazione dell'Irlanda, soprattutto, ma anche del Galles, della Scozia e delle Baleari, faceva registrare un reddito pro capite inferiore a quello sardo e livelli di disoccupazione sovrapponibili, in quanto a percentuale, ai nostri.
Oggi, queste regioni europee ci hanno superato, ci hanno, diciamolo pure, surclassato. Non è stato un miracolo, ma il risultato delle condizioni poste perché ciò avvenisse. In quelle regioni europee sono stati messi in moto meccanismi che hanno saputo attirare ricchezza da investire, attivando principalmente un tipo di sviluppo immateriale, parlo di informatica e di produzione di software, che non soffre di alcune condizioni fortemente penalizzanti in altri settori di attività come l'insularità.
La prima constatazione a cui approda il DPEF è che ormai, da alcuni anni, in ambito internazionale è in atto tra gli Stati una corsa alle agevolazioni fiscali, nella consapevolezza che si tratta dell'unico strumento capace di attirare investimenti, incentivare sviluppo, creare occupazione. Perciò, quanto è accaduto e accade in Irlanda, dove si registra una sorta di miracolo economico, e dove sono localizzate centinaia di imprese internazionali, è il risultato di condizioni fiscali privilegiate e allettanti. Qualcuno ha definito un giro turistico quest'analisi attenta e utilissima, altri l'hanno definita una manovra propagandistica, ma se ci fosse stata prima di oggi un'analisi propagandistica o un giro turistico di questo genere, un'analisi di partenza e un traguardo da perseguire, forse oggi non ci troveremmo nelle condizioni in cui ci troviamo.
Nascono critiche superficiali, il timore che venga fuori l'inutilità di un sistema improntato all'assistenzialismo, che ha messo a tacere le spinte verso la modernità e lo sviluppo, schiacciandole sotto il peso di una classe politica interessata solo a sviluppare sé stessa. Gli interventi finanziari a pioggia hanno avuto il merito di sostenere la fragile economia sarda, ma non hanno consentito di fare un solo passo in avanti, limitandosi a tenere in piedi una pletora di imprese impegnate a tirare a campare.
Gli incentivi finanziari non bastano, serve una seria politica di defiscalizzazione, così come annuncia il DPEF proposto, un orientamento che, guarda caso, figurava nel nostro DPEF ben quattro mesi prima che lo stesso Governo nazionale varasse il proprio documento di programmazione economica e finanziaria, basato proprio su una politica di incentivi fiscali. L'obiettivo è da rivedere; il sistema di incentivazioni basato sui contributi in conto capitale e su quelli a tasso agevolato, che, tra l'altro, impongono lunghe, defaticanti e costose istruttorie, deve cessare. Al contrario, gli incentivi fiscali, saltano a piè pari ogni procedura, attivando automatismi che non costano nulla e che possono essere messi in discussione impedendo che qualcuno possa essere favorito a danno di altri. L'unico presupposto per l'accesso alle agevolazioni fiscali è essere in presenza di imprese capaci di reggersi da sole sul mercato, che creino profitti e siano soggetti fiscali attivi.
Dall'analisi illustrata nel DPEF emerge chiaramente che il grande capitale è molto sensibile alla fiscalità, non voglio dire che dovremmo abolire del tutto il sistema di contributi e di sostegno alle imprese, ma dovremmo passare gradualmente ad incentivare le imprese davvero competitive e produttive.
Qualcuno ha obiettato che questo principio può valere per l'Irlanda, uno Stato padrone di darsi il regime fiscale che preferisce, ma non può valere per la Sardegna, vincolata alla politica fiscale nazionale. Di recente, però (qualche distratto evidentemente non l'ha colto), la stessa Unione Europea, che non ammette sperequazioni all'interno di uno stesso Stato, ha deciso di avviare una politica di incentivi fiscali soprattutto per il Mezzogiorno d'Italia. Si tratta, quindi, di verificare se i regimi fiscali differenziati sono davvero tollerati e in che modo la Sardegna può avviare con lo Stato italiano una contrattazione a questo livello.
Anche in questo, l'impostazione impressa dal nostro DPEF ha i caratteri della preveggenza, senza contare che gli stessi incentivi fiscali, che possono attirare nuove imprese, serviranno a rafforzare quei settori dell'economia sarda che possono misurarsi con il mercato, valorizzando i prodotti locali e le risorse isolane, a tutto vantaggio dei livelli occupazionali. La rivoluzione che viene prospettata, e che noi sosteniamo, imporrà un serio ripensamento dell'intero sistema, portando la Regione a uscire una volta per tutte dal ruolo di imprenditore ed eliminando tutte quelle carrette dell'economia isolana che sono servite finora solo a drenare fondi pubblici, senza produrre apprezzabili benefici. Anche la spinta a recuperare l'efficienza nei processi burocratico-amministrativi, concentrando gli sforzi nella programmazione regionale, per creare le condizioni giuste perché altri possano operare.
Un discorso a parte merita il noto gap infrastrutturale che ci rende ancora poco appetibili agli occhi di chi vuole investire. Bisogna ribadire la necessità di intensificare la vertenza con lo Stato e aprire una trattativa con l'Unione Europea per recuperare lo svantaggio accumulato dalla Sardegna nelle grandi opere, per le quali le risorse regionali sarebbero certamente insufficienti. Parlo soprattutto dei trasporti, dell'energia, dell'acqua e - perché no? - della politica sul credito.
Per quanto riguarda invece altre opere, dovremmo rivolgerci al sistema del project financing per garantire la loro realizzazione, assicurandone una gestione corretta basata su criteri di economia. Non è più possibile investire ingenti risorse pubbliche in opere destinate a restare tra le voci passive, né è pensabile che gli enti strumentali della Regione possano continuare a proporsi come enti di gestione. E' ora che l'impresa privata si candidi alla gestione delle opere pubbliche, partecipando con le proprie risorse fin dalla fase di progettazione e realizzazione. Per raggiungere questi obiettivi serve una volontà politica davvero unanime e convinta, di cui la maggioranza dovrà dare prova nella finanziaria, nel bilancio e soprattutto nei collegati, evitando di disperdersi in mille rivoli per puntare con decisione all'obiettivo vero.
Siamo ben consci delle difficoltà che il raggiungimento di quest'ultimo obiettivo comporta in questi mesi di continue emergenze: dalle alluvioni, alla siccità, dai disastri ambientali, al morbo della lingua blu. Trovo comunque inaccettabile l'intervento strumentale di chi utilizza le emergenze come contenuto per fare opposizione; non è rispettoso per le famiglie, per gli operatori economici e le comunità che hanno subito e subiscono questi flagelli, non rendono giustizia agli sforzi che la Giunta sta facendo per superare tante difficoltà sovrapposte e non rendono un buon servizio alla stessa opposizione, perché ne sviliscono il ruolo politico.
Il DPEF presentato, signor Presidente della Giunta e Assessore della programmazione, non è certamente buono per tutte le stagioni. A nostro giudizio è quanto di meglio è possibile fare in questa condizione storica di grave arretratezza, tenendo conto di tutti i soggetti in campo e considerando i processi economici ormai globalizzati. Sicuramente non è conciliabile con altre impostazioni, ma non è un documento archeologico, non è un libro dei sogni: è finalmente qualcosa di concreto su cui confrontarsi.
Presidente. Informo l'Aula che gli onorevoli Scarpa, Falconi, Fadda e Corda, che erano assenti per motivi istituzionali, sono rientrati, pertanto prendono di nuovo parte ai lavori dell'Assemblea.
E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io devo ancora una volta fare una precisazione, perché in alcuni interventi della maggioranza e, da ultimo, in quello del collega Emilio Floris, ho sentito fare affermazioni inesatte e improprie.
Ribadisco, in quest'Aula, che il nostro modo di fare opposizione è avere come interlocutori i cittadini, non tanto la Giunta regionale. Ma voi credete davvero che sia appassionante venire qua a litigare con la Giunta o con l'Assessore? Noi riteniamo che il momento istituzionale valga per noi come per voi, e debba avere come riferimento i cittadini, la società. Il consenso, che speriamo di ottenere, non dipende tanto dalla capacità di innescare livelli di conflitto con voi, quanto dalla capacità di portare in quest'Aula le istanze più vere e più vive di questa società.
Lo dico perché ancora una volta vorrei richiamare la vostra attenzione sul nostro modo di fare opposizione, un'opposizione propositiva fino a certi momenti, qualche collega dice fino all'autolesionismo. Quando abbiamo avanzato la proposta (dico una banalità, giusto per capirci) sulla informatizzazione qualche collega ha detto: "Continuiamo a dare strumenti alla Giunta perché così la Giunta...", ma che cosa ce ne importa? Noi facciamo ciò che riteniamo opportuno. Il collega Floris poco fa ha parlato delle calamità, ma chi fa opposizione pensando di gioire delle calamità? Noi siamo invece estremamente preoccupati delle calamità e mettiamo a disposizione di questa società, di questa istituzione, ossia del Consiglio regionale, le nostre energie per trovare il modo di affrontarle.
Prima il collega Cugini ha fatto riferimento alla rottura (si dice così) della nave Eurobulker, su cui ieri la Giunta o comunque le autorità sembrava volessero tranquillizzarci. A distanza di circa venticinque giorni da un incidente grave, che raramente succede, noi non diciamo: "Ah che soddisfazione!" Saremmo stati soddisfatti se non fosse successo nulla, se la nave non si fosse riempita d'acqua e fosse stata portata via. Elementi di contestazione su questa Giunta ce ne sono sin troppi senza andare a cercare le sciagure; vi contestiamo invece per le vostre inadempienze. Allora, ancora una volta dichiariamo che sul problema delle calamità siamo disposti a lavorare insieme. Forse, per quanto riguarda la nave carbonifera varrebbe la pena che il Consiglio, o comunque una Commissione consiliare che lo rappresenti nella sua interezza, si recasse sul posto per rendersi meglio conto della situazione, oppure si contattassero le autorità competenti per collaborare con loro. Ancora una volta noi abbiamo cercato di dimostrarvi, dopo l'esempio della discussione della finanziaria e del bilancio e di altre leggi approvate in quest'Aula, che non è nostro costume non collaborare, non ci guadagneremmo niente. La nostra disponibilità nasce dalla convinzione politica ed etica che non si debbano strumentalizzare le sciagure e non abbiamo bisogno di amplificare il conflitto con la Giunta, perché le inadempienze da parte sua sono così tante che, francamente, non c'è che l'imbarazzo della scelta.
Noi ci eravamo proposti di fare sul DPEF lo stesso lavoro che è stato fatto per il bilancio regionale, cioè presentare una serie di emendamenti e di proposte, che costituivano in sostanza una sorta di contromanovra da sottoporre a voi. Ma ciò non è possibile, perché manca l'impianto su cui innestare le nostre proposte e i nostri emendamenti.
Ci siamo scoraggiati, si è scoraggiato anche Pier Sandro Scano, che, nella logica della collaborazione, era uno dei più convinti; abbiamo avvertito un tono di depressione anche nell'intervento del collega La Spisa. Io non discuto la buona volontà o le intenzioni, ma mi sembra che questo documento abbia poca consistenza. E' un documento effimero e la disattenzione da parte dell'Aula ne è una testimonianza, perché l'argomento è di scarso interesse, perché noi possiamo fare anche una sequenza di interventi rituali, facendo ognuno (come dice il collega Edoardo Usai) il gioco delle parti, però si capisce, al di là delle mie e delle vostre parole, al di là di quello che ha detto l'Assessore e di ciò che dirà il presidente Floris, che questo documento non incide nella realtà concreta, non incide nelle scelte politiche. E' un'enunciazione retorica, più che propagandistica. Il Polo non sa fare altre cose, ma in termini di propaganda, cari amici, è difficilmente battibile, tuttavia a me sembra difficile che possa adottare questo documento come base della sua propaganda. Lo vedremo nei prossimi giorni e nelle prossime competizioni elettorali quale tipo di propaganda adotterà.
Perché dico che è stato per noi difficile lavorare su questo documento? Perché in base all'articolo 1 bis della legge numero 11 del 1983, lo ricordavano stamattina Pier Sandro Scano e altri colleghi che sono intervenuti, il DPEF deve contenere un'analisi degli aspetti strutturali degli andamenti economici del sistema regionale, con una motivata valutazione degli scostamenti rispetto agli obiettivi prefigurati nei precedenti DPEF. Ecco, metà del documento, circa quarantacinque pagine, è riservata alle analisi. Qualcuno ci dice: "Così abbiamo capito come va la situazione internazionale", ma noi volevamo capire un po' meglio come va la situazione regionale. Di queste analisi, pochissime sono dedicate alla Sardegna, io chiedo a voi: sapete rintracciarmi in questa quantità di analisi, un'analisi del sistema industriale, agricolo, turistico, artigianale o del commercio? Mi sapete trovare il punto in cui si dice qual è lo stato di attuazione dello stato sociale o delle politiche infrastrutturali? Dove sono queste cose? C'è uno studio, probabilmente ordinato a qualche luminare, che viene trasposto così com'è e che poca luce ci dà, poca consapevolezza aggiunge sulla nostra realtà regionale.
Non mi meraviglio della quantità di pagine, ma io credo che alla situazione internazionale si sarebbero dovute dedicare solo alcune pagine, mentre si sarebbero dovuti concentrare gli sforzi per capire che cosa sta succedendo in questa mutazione storica in Sardegna. Si dice che il vecchio sistema industriale è tramontato - ed è vero - e un nuovo sistema nasce, se nasce, ma vogliamo andare a vedere dov'è e com'è questo nuovo sistema? E della situazione dell'agricoltura e dell'artigianato, del commercio, del sistema delle infrastrutture, non solo per quanto riguarda i grandi assi viari, per esempio, delle aree industriali, e così via, cosa si dice? Che senso ha riaprire un dibattito che si è protratto dagli anni cinquanta ad oggi, se non in funzione meramente storica?
Ancora, sempre l'articolo 1 bis, la lettera b) dice: "Il DPEF contiene un esame dei risultati raggiunti, anche in termini economici, e del grado di realizzazione dei programmi e degli interventi finanziati con il bilancio pluriennale". Dov'è questo punto? Qual è il capitolo in cui si fa l'analisi dello stato di attuazione dei programmi dei bilanci pluriennali? Vi invito a farmelo vedere, può darsi che io sia un lettore distratto, ma vi assicuro che ho esaminato questo documento con attenzione.
Cari colleghi, so che l'argomento non é di assoluto interesse, ma abbiate pazienza, cercherò di andare avanti rapidamente. La lettera c) dell'articolo 1 bis dice: "Il DPEF contiene le previsioni delle entrate, del ricorso all'indebitamento e del prelievo autonomo della Regione". Ma quale quadro di entrate viene fatto qui? E così via. Non c'è quasi nulla in questo documento di programmazione economica e finanziaria, non sono chiari gli obiettivi, non è chiara la strategia, non è chiaro quello che si vuole raggiungere.
Fatta questa analisi del sistema internazionale...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, prego i colleghi di prestare un po' di attenzione.
FADDA (Popolari-P.S.). Faremo la stessa cosa, restituiremo pan per focaccia. Non è possibile, persino i Capigruppo si stanno occupando di altre cose!
SELIS (Popolari-P.S.). Io mi rendo conto che purtroppo non riesco a rendere interessanti le cose che dico, perché devo parlare di un documento che anch'io ho trovato poco interessante.
Nella seconda parte del documento, denominata "Strategia di sviluppo e indirizzi di spesa", c'è un capitolo, quello di apertura, che richiama il quadro integrato della programmazione, il ciclo unico della programmazione, il DPEF, il POR, l'intesa istituzionale di programma, la legge di rinascita, le risorse del CipE per le aree depresse. Questa parte rinviene in gran parte (lo richiamavano stamattina alcuni colleghi, tra cui l'onorevole Scano) da documenti e da azioni di governo precedenti, per esempio l'Intesa di programma, contro cui voi avete, in altri tempi, esercitato una critica anche esasperata, o le politiche del CIPE per il Mezzogiorno, che adesso richiamate come parte integrante dei vostri documenti. Allora, questa parte, che è l'unica parte significativa, in che modo si lega con tutto il resto? In che cosa consistono le politiche di sviluppo regionale? Io leggo: "Le politiche di sviluppo regionale consistono nella liberalizzazione…", ma quale tipo di liberalizzazione, posto che ci sono diversi modelli? Quali proposte di delegiferazione avete fatto? E così per defiscalizzazione, flessibilizzazione, politiche dei redditi. Nel leggere il documento di programmazione non si individuano enunciati che riguardino le vostre politiche, i vostri comportamenti; anzi si rilevano continui rinvii ad azioni successive del Governo regionale. Si rinvia sempre agli altri.
Entrando un po' più nello specifico del documento, naturalmente le politiche militari e del credito attengono alle competenze del Governo nazionale, così come le politiche fiscali e di incentivazione, le politiche dei redditi, eccetera, ma quando si arriva, per esempio, alle questioni riguardanti l'energia o l'acqua ci si perde. Che senso ha dire: "Noi siamo favorevoli alla metanizzazione, ma stiamo ancora studiando se il metanodotto debba passare dalla Corsica", o dall'Africa, dico io. Quanto ci si impiega a decidere queste cose?
E non è coerente quest'azione e questa vostra incertezza con il fatto che nel bilancio aveste rimosso i fondi per le prime opere di incentivazione. Voi avete detto, in quest'aula, che il giro turistico e il turismo economico che avete promosso in Europa servono per riportare l'attenzione su regioni che hanno avuto dinamiche di crescita, ma perché non essere altrettanto leali e riconoscere, per esempio, che in questi quattro o cinque anni i governi nazionali di centrosinistra hanno realizzato dinamiche di crescita straordinarie: dall'entrata in Europa all'avvio del risanamento dei conti pubblici, alla creazione di quasi un milione di nuovi posti di lavoro, alla lotta all'evasione, alla riduzione fiscale? Certo, restano dei problemi, come quelli del Mezzogiorno e degli squilibri territoriali, o delle zone ad alto indice di disoccupazione, ma quello che è stato compiuto nel Mezzogiorno va oltre le dinamiche di crescita di regioni che possono anche dare l'impressione di avere una crescita accelerata semplicemente perché partono da livelli così bassi che l'indice di crescita sale rapidamente all'inizio, ma noi siamo in questa situazione di crescita accelerata?
Certo, il problema del lavoro per la Sardegna è essenziale, ma guardiamo cosa c'è in questo vostro documento sulle politiche del lavoro: c'è una mezza paginetta, che richiama certo le politiche d'impresa, sulle quali noi concordiamo, ma le politiche del lavoro non sono solo quelle relative all'impresa. Fondamentali sono anche le politiche di mediazione tra domanda e offerta, le politiche di qualificazione della domanda e dell'offerta, le politiche di formazione, di incentivazione e di rilancio di nuova imprenditoria. E' possibile pensare che di fronte al problema esasperato e drammatico della disoccupazione, che voi stessi denunciate, il tutto venga liquidato con una mezza paginetta di questo genere?
Proseguendo la lettura, tra un capitolo e l'altro, tra una infrastruttura e una politica ambientale, salta fuori il capitolo delle riforme. E' singolare la collocazione che gli è stata data, perché se la politica delle riforme è preliminare deve avere una localizzazione quanto meno diversa, una elaborazione quanto meno diversa, una prospettiva e un respiro diversi, perciò o non la si tratta per nulla o le si dà questo respiro. Noi riteniamo che debba averlo. Il collega Emilio Floris poco fa, o forse il collega Usai, ricordava che nelle dichiarazioni del presidente Floris questo era un problema centrale ed essenziale, ma cosa è stato fatto in quasi un anno di governo di centrodestra? Che cosa si può fare? Quando Emilio Floris dice che la differenza tra ieri e oggi è che ieri c'erano le politiche del dire, oggi ci sono quelle del fare, noi lo prendiamo in parola: nei prossimi giorni il presidente Floris si presenti in quest'aula con le sue dichiarazioni programmatiche, con gli impegni assunti, e facciamo il punto della situazione, delle cose fatte e di quelle che rimangono da fare. Allora vi renderete conto che noi non intendiamo fare una polemica aprioristica, ma semplicemente vogliamo che si faccia il punto esatto della situazione.
E ancora: l'articolo 1 bis della legge numero 11/83 dice che il DPEF deve contenere lo stato d'attuazione, cioè le cose fatte, la dimostrazione che la vostra è una Giunta del fare. In qualche modo il bilancio delle cose da fare (stamattina qualche collega parlava di monitoraggio) non può più essere un'indicazione, un enunciato; dobbiamo avere un monitoraggio della spesa, dobbiamo capire il perché - e voi non lo avete precisato, né smentito - della lentezza di questa Giunta nello spendere le risorse. Ripeto, se sono dati non esatti, vi preghiamo di rettificarli, ma se i dati sulla lentezza della spesa, che sono apparsi, oltre che sui quotidiani regionali, anche su quelli nazionali, sono veri c'è una responsabilità che attiene alla cultura del fare, a ciò che secondo Emilio Floris caratterizzerebbe questa Giunta, ma mi pare che la caratterizzi molto poco.
Ecco perché dico che se questo DPEF è la bussola si capisce il disorientamento di questa Giunta, si capisce la sua inerzia, la confusione, la mancanza del monitoraggio e dello stato di attuazione delle riforme. Si capiscono tutte queste cose e si capisce anche il vuoto che c'è in questo documento.
Per quanto riguarda alcune caratteristiche che sono proprie delle politiche di sviluppo, considerando tutto quello che sta succedendo in agricoltura, dalle alluvioni alla siccità alle epidemie, volete dirci quali sono le politiche di sviluppo agricolo che voi proponete? Volete dirci cosa intendete fare per rifondare il sistema dell'agricoltura? Volete dirci dove si parla delle politiche agricole in questo documento di programmazione fondamentale? Dite che l'agricoltura e la zootecnia sono un fatto del tutto secondario, che quello che sta succedendo è un fatto del tutto secondario, e se non è secondario, qual è in questo documento il capitolo dedicato a questi temi?
E ancora, per quanto riguarda le politiche della produzione c'è un passaggio che dice: "Il vecchio sistema industriale è superato, però qualcosa dobbiamo tentare di salvarla". Allora facciamo il punto sul sistema industriale; io non dico che voglio salvare il vecchio e il nuovo, vorrei capire quali sono le politiche industriali che vogliamo. Non basta dire: "Siamo per una politica di impresa, rifacciamo la legislazione, ripensiamo gli incentivi". Occorre un'opzione di programmazione, stabilire quali sono i settori su cui puntiamo, le imprese su cui puntiamo, la nuova imprenditorialità su cui puntiamo. Lo stesso discorso si può fare per il commercio e il turismo. Sul turismo c'è un apposito capitolo, perché, a differenza di altri, questo settore non è stato dimenticato. Tutti questi aspetti riguardanti questi settori produttivi e le politiche che riteniamo centrali nella strategia di sviluppo dove li troviamo? Ci volete indicare dove li troviamo?
Edoardo Usai diceva prima: "Ma non siamo per lo stato assistenziale, siamo per uno stato sociale". Bene, dov'è il capitolo riguardante lo stato sociale? Me lo cercate? I capitoli dedicati alla sanità, alla prevenzione, all'educazione, me li cercate? Mi cercate il capitolo sulla previdenza, non solo in termini di assistenza e di lotta al disagio, che pure esiste, ma come diritto dei cittadini a una cittadinanza, a uno Stato in cui i bisogni fondamentali siano garantiti come diritti? Su queste tematiche, caro onorevole Edoardo Usai, mi pare che non ci sia quasi nulla.
Abbiamo parlato spesso delle politiche dell'equilibrio sociale e territoriale; facciamo i convegni sulle zone interne, sulla crisi dei piccoli comuni, sono un fatto marginale da dimenticare? Se sì, ditecelo: "E' marginale e lo abbiamo trascurato". Ma se non è marginale, quali sono le politiche a favore del riequilibrio, a favore dei piccoli comuni, a favore delle zone interne? Che futuro diamo a questi territori? Che speranze diamo a questi territori, che non siano, e io sono d'accordo, di tipo meramente assistenziale? Se queste sono le carenze, se questo è il vuoto che rappresenta questo documento, voi capirete che è stato per noi difficile dire: "Facciamo una proposta di politica industriale, o di politica agricola, o di politica commerciale". Infatti, dove li innestiamo? In quali parti? A nostro avviso, con tutta la buona volontà per valorizzare, integrare e migliorare, o per salvare questo documento, non ci siamo riusciti, non per nostra cattiva volontà, non perché l'opposizione voglia per forza, in linea di principio, essere contro, ma perché qua manca la struttura, manca l'essenza, manca lo spirito, manca il contenuto su cui innestare qualunque proposta migliorativa.
Allora, il destino migliore che credo questo documento possa avere è di essere oggi approvato, e voi lo approverete, naturalmente col nostro voto contrario. Spero che ognuno di noi e di voi voglia però dimenticarlo, per realizzare, in un futuro prossimo, cose più credibili e più concrete.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, per fare alcune precisazioni. Ne ha facoltà. PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io utilizzerò soltanto alcuni minuti per lasciare spazio all'intervento conclusivo del Presidente della Giunta. Per la verità, dagli interventi degli esponenti dell'opposizione, anche da parte di dell'onorevole Gian Mario Selis, mi sarei aspettato un contributo di qualità, un contributo anche severamente critico, da cui emergesse quale modello di sviluppo alternativo voi proponete rispetto a quello che propongono questo Governo e questa maggioranza. E' vero, ricorrendo alle metafore e alle semplificazioni, che se di spot si è trattato oggi voi avete dato una perfetta dimostrazione di come si può parlare molto e non dire niente. Io comprendo anche il disagio del centrosinistra, comprendo perché, guardando agli ultimi cinque anni, non potevate proporre oggi in aula quel modello di sviluppo, che ha determinato una caduta verticale del prodotto interno lordo e un vertiginosissimo aumento della disoccupazione, come mai si è conosciuto nella storia autonomistica della nostra Regione. Sono stati raggiunti livelli davvero preoccupanti, lo dicono le statistiche, e tutto questo proprio sulla base di un modello di sviluppo che voi avete non solo sostenuto, ma anche praticato con atti concreti di governo.
Oggi mi sarei aspettato, soprattutto da coloro che nei banchi del centrosinistra guardano al confronto con lo Stato, un richiamo severamente critico, questo sì, al DPEF nazionale per le politiche ancora centriste e centraliste, che mostrano un totale disinteresse verso i problemi della nostra Isola.
E se di propaganda dobbiamo parlare, certo è propaganda quella che fa la ministra Melandri quando viene in Sardegna a promettere risorse per i beni culturali, che in realtà, badate, sono risorse del poR Sardegna; è propaganda quella che fa il ministro Bianco quando viene per parlare di sicurezza e, guarda caso, sostiene la campagna elettorale di un candidato del collegio ogliastrino; è pura propaganda quella che fa il ministro Salvi, a Nuoro, quando, sulla questione di Arbatax e sui problema concreti della realtà nuorese, dribbla dicendo che di tutto ciò ne discuterà a Roma.
E allora, cari colleghi, siamo seri. Certo, noi non ci aspettavamo da parte del centrosinistra delle lodi, ci mancherebbe altro! Questo perché su una cosa avete ragione e concordo: questo documento è espressione di una nuova politica che nulla ha a che fare con le politiche dirigiste, assistenzialistiche e - consentitemelo - clientelari. E' invece espressione di una politica liberista, certamente volta al superamento di quelle logiche, lo dico soprattutto all'onorevole Luigi Cogodi, e di quel pregiudizio ideologico verso l'impresa.
Certo, le nostre strategie di sviluppo economico mirano soprattutto a valorizzare quel ricco tessuto produttivo diffusissimo nel nostro sistema regionale e ad esso ci rivolgiamo per sostenerlo. In Sardegna il PIL e soprattutto l'occupazione in questi ultimi mesi hanno imboccato un percorso di crescita; per la prima volta dopo lunghi anni, dopo una legislatura - quella appena passata - che è trascorsa all'insegna soltanto di elementi negativi, l'andamento dell'occupazione registra un segno positivo, e registra nel contempo una tendenza verso il basso l'indice di disoccupazione. Io so benissimo che questi sono...
FADDA (Popolari-P.S.). Cerca di essere più serio!
SANNA SALVATORE (D.S.). Lei è un barzellettiere! In sei mesi avete fatto crescere il PIL? Siete straordinari!
PRESIDENTE. Colleghi, ci sono altre opportunità per confutare quanto dice l'Assessore della programmazione. Si può intervenire per dichiarazione di voto, ma non mi sembra opportuno interrompere il suo intervento in questo modo, perché si crea solo confusione.
FADDA (Popolari-P.S.). Ma se fa ridere con le cose che dice!
PRESIDENTE. Lei rida, se vuole ridere, ma non interrompa.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Onorevole Fadda, lei farà ridere, e il ruolo del pagliaccio le assicuro…Allora, che cosa fa ridere?
FADDA (Popolari-P.S.). Si sa chi è il pagliaccio qua!
PRESIDENTE. Assessore, la prego, prosegua il suo intervento.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io so che le cose che sto dicendo, essendo vere, fanno male e allora mi convinco sempre di più che, purtroppo, il centrosinistra ha perso anche l'idea, il progetto e la capacità di dare un contributo serio alla discussione.
Noi non possiamo, dunque, non riaffermare e sostenere con decisione, e questo si propone il documento di programmazione economica e finanziaria, la necessità di attuare politiche che migliorino in modo strutturale la competitività delle imprese, soprattutto salvaguardando quelle esistenti e cercando di crearne delle nuove, perché si affermi un sistema veramente competitivo nella nostra Regione.
Ecco allora che si può parlare di politica fiscale, perché di fronte a uno Stato che sulla leva fiscale ha solo accresciuto i sacrifici, è chiaro che una Regione consapevole si pone il problema. E noi vogliamo far leva sulle politiche fiscali e intervenire per esempio sull'IRAP, che maggiormente incide sulle imprese, e sulle politiche del lavoro, attraverso uno strumento, cioè la legge 36 (una legge che è frutto della partecipazione diretta delle forze politiche che nella scorsa legislatura erano all'opposizione), che sarà rifinanziata, soprattutto nella previsione del 2001, con un intervento davvero straordinario di almeno 100 miliardi, perché riteniamo che si possa veramente contribuire a riassorbire in questo modo la disoccupazione che nel corso degli anni, proprio perché non sono state create politiche adeguate, si è determinata.
Per quanto riguarda la politica relativa alle infrastrutture, certamente dobbiamo pensare a delle priorità e noi le abbiamo individuate con chiarezza: l'approvvigionamento idrico, soprattutto le scarse precipitazioni degli ultimi anni hanno ancora di più evidenziato la gravità del problema, gli impianti obsoleti, le condotte fatiscenti, che creano notevoli perdite, la necessità quindi di completare quei nuovi impianti che avete collaudato voi, ma che non sono ancora funzionanti. Esistono, in ogni caso, altre priorità, come la creazione di infrastrutture di trasporto, cioè strade, porti e aeroporti. E oggi abbiamo le risorse necessarie per affrontare queste sfide. Proprio nell'ambito del ciclo unico della programmazione noi coordineremo le risorse dei fondi strutturali 2000-2006, le risorse del CIPE per le aree depresse, quelle, che mi auguro alla verifica siano disponibili, dell'intesa istituzionale di programma. Su questo vorremmo vederci chiaro, perché non vorremmo sentirci dire dallo Stato che le risorse erano quelle del POR regionale.
Per concludere e lasciare spazio all'intervento del presidente Floris, grande attenzione è stata posta alle politiche di incentivazione. Certo, con questo Governo finisce l'era delle politiche dell'incentivazione che davano tutto a tutti, senza che venissero applicati criteri di priorità, senza scelte e senza obiettivi. Noi abbiamo gli strumenti per intervenire nel settore del turismo, delle piccole e medie imprese, dell'agricoltura, a sostegno della cooperazione, dell'artigianato e del commercio, settori sui quali puntiamo con una previsione di risorse che questa volta il DPEF ha avuto il coraggio di determinare, perché riteniamo che questo documento, anche nelle previsioni future, debba assumere un carattere cogente.
Ecco perché ringrazio i colleghi della maggioranza per il sostegno fermo a questo documento, che verrà perfezionato nei prossimi anni, fino a conclusione della legislatura, ma che rappresenta una svolta e la vera piattaforma di questa maggioranza.
PRESIDENTE. Do la parola al Presidente della Giunta, naturalmente, tenendo conto che è intervenuto anche l'Assessore della programmazione. Non ho problemi a concedere venti minuti al Presidente naturalmente se...
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. La ringrazio, non mi pare che sia proprio il caso di limitare il tempo del mio intervento, anche perché vi sono stati interventi di quaranta e cinquanta minuti.
PRESIDENTE. Presidente Floris, io devo far presente questo problema. Ha facoltà di parlare. Prego.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Siccome questo si è già verificato nel corso del mio precedente intervento, se ci sono obiezioni io posso anche non parlare.
PRESIDENTE. Prego, Presidente.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Onorevoli colleghi del Consiglio, a conclusione del dibattito sul documento di programmazione economica e finanziaria ringrazio tutti i colleghi consiglieri per il contributo critico e propositivo che hanno dato. Desidero anche esprimere gratitudine alla Commissione programmazione, in particolare al suo presidente, Giorgio La Spisa, per il lavoro svolto con impegno e scrupolosità, e ringraziare i relatori di minoranza, Piersandro Scano, per la sua analisi critica, ma acuta e serena, e Giacomo Sanna, per il suo critico e significativo apporto.
Gli interventi hanno dato al documento di programmazione economica e finanziaria la giusta centralità politica, al di fuori di un'analisi meramente burocratica e di routine. Il fatto che questo documento non abbia subito particolari modifiche non significa assolutamente che esso sia perfetto, lo diceva il collega Usai, perché di perfetto non c'è niente. E' importante, invece, che sia stato esaminato criticamente in tutti gli aspetti, per creare le condizioni di eventuali aggiornamenti anche in sede di bilancio.
Gli obiettivi che sono stati posti a base del documento in esame, alcuni minori, altri di rilevante portata, non possono essere soltanto prerogativa della Giunta, sarebbe una mistificazione. Attuare una politica di programmazione rappresenta una grande sfida per l'intera classe politica, per questo siamo pronti a cogliere gli stimoli più profondi emersi nel dibattito, soprattutto quelli finalizzati ad accrescere lo sviluppo e l'occupazione e quindi ad accelerare quei processi di modernizzazione di cui si è abbondantemente parlato.
Il dibattito di oggi non chiude, io penso, la riflessione e il confronto; dobbiamo sentirci tutti impegnati a costruire il futuro per rispondere alle sfide individuando i limiti, le debolezze e le contraddizioni esistenti nella nostra programmazione. Questo è uno dei nodi politici più importanti. Il documento di programmazione economica e finanziaria rappresenta il ponte tra due fasi: chiude i primi cinquant'anni della storia della nostra autonomia e apre, nel terzo millennio, l'era della nuova economia che vede la Sardegna presente a livello mondiale.
L'obiettivo che la Giunta e la maggioranza si sono poste è quello del cambiamento, abbandonando vecchie strategie, mantenendo i settori vivi della vecchia economia, abbracciando la nuova economia, come giustamente è stato sottolineato, valorizzando le risorse locali, l'ambiente, il turismo, l'agricoltura.
Ci apprestiamo oggi ad approvare il terzo documento di programmazione economia e finanziaria. I due DPEF approvati precedentemente non hanno soddisfatto i requisiti di legge, dobbiamo dircelo con franchezza, per una cronica insufficienza di programmazione operativa degli Assessorati, nonché per un insufficiente raccordo con il bilancio. Si sta cercando tuttavia di compiere un grande sforzo per superare questo dualismo. In primo luogo la spesa, come sappiamo e come è stato sottolineato anche dall'Assessore della programmazione, assumerà un crescente ruolo, suddivisa in unità previsionali di base, strutturate attorno a filoni omogenei di attività e di intervento. Una struttura, quella delle unità previsionali di base, che, esaurita la fase sperimentale, diventerà obbligatoria l'anno venturo.
In secondo luogo, il DPEF 2000-2003 pone limiti perentori all'indebitamento e alla contrazione di nuovi mutui, mentre indica precise priorità di spesa e di intervento. Non sto a richiamare la priorità data al turismo o all'artigianato, al recupero dei centri storici, alla riqualificazione urbana, al cofinanziamento della programmazione negoziata, agli incentivi per le nuovee imprese, che non diminuiscono, ma permangono, e a cui vengono aggiunti gli sgravi fiscali, al sistema idrico, alla riparazione dei danni causati dalla siccità. Su queste linee prioritarie saranno indirizzati gli interventi extra bilancio, di fatto aggiuntivi rispetto al POR, ai fondi dell'Unione Europea per le aree depresse, alle risorse dell'intesa istituzionale di programma Stato-Regione, alla nuova legge sul piano di rinascita.
Per rendere coerenti questi interventi vengono delineati precisi indirizzi per il rilancio e il rafforzamento dei settori primari. Queste priorità di intervento non sono frutto di affermazioni generiche, ma indicano percorsi concreti. Mi riferisco al problema acque, al piano energetico, al sistema informativo, al sistema viario, alla continuità territoriale aerea e marittima, al recupero delle somme non spese (pensate che la Giunta, oggi, ha deliberato di chiudere i conti correnti aperti fino al 31/12/1995, li avevamo già chiusi l'anno scorso, pensavamo di incassare 600 milioni e invece abbiamo recuperato 10 miliardi e mezzo, senza i conti a suo tempo aperti presso la BNL, sembrano cose poco importanti, invece non lo sono), al completamento delle opere dei porti turistici, all'attuazione del piano per il lavoro. Per l'attuazione di queste scelte prioritarie la legge istitutiva del DPEF traccia le linee guida dell'azione di programmazione del Consiglio e della Giunta.
Presidenza del vicepresidente Carloni
(Segue FLORIS MARIO) Io ritengo opportuno fare questi cenni. Il DPEF aveva sostituito, come mi pare avessero sottolineato anche gli onorevoli Scano e Selis, il piano generale di sviluppo e i programmi pluriennali, al fine di realizzare un raccordo tra il momento della programmazione e il bilancio. Un raccordo che è oggettivamente difficile, e la riflessione politica ricorrente, mentre svolge una funzione critica - lo si è rilevato anche dagli interventi svolti stasera - sui programmi precedenti, non affronta con la stessa intensità la fase di attuazione.
Si tratta di un vizio congenito di tutta la classe politica sarda. La struttura regionale è più attenta all'amministrazione attiva, alla quotidianità; la programmazione, invece, di per sé, si proietta a medio e lungo termine e il limite dell'esperienza autonomistica è stato quello di non considerare unitariamente la fase della programmazione e quella dell'attuazione. Spesso abbiamo costruito una buona programmazione (la testa) dimenticando l'operatività (il corpo); c'è un limite culturale e sociale, di ieri e di oggi, che non è soltanto della Sardegna, ma è del Mezzogiorno, cioè l'eccessiva attenzione alla gestione dei fatti amministrativi con una visione ordinaria e localistica; questo è un limite della politica di programmazione che va superato. Ecco perché ci sono oggettive difficoltà.
Il nostro DPEF è diverso da quello nazionale perché la Regione sarda non dispone di alcuni poteri, come quelli in materia fiscale, ma ha ugualmente una sua notevole rilevanza. E' il documento di riferimento di tutti gli atti di programmazione, sia nei tempi brevi che di lunga durata. L'approvazione annuale del DPEF, con l'aggiornamento del precedente, fa della programmazione un metodo attivo, un corpo vivo; tuttavia l'aggiornamento non può essere fecondo senza un serio monitoraggio della spesa pubblica, dei singoli obiettivi di spesa, della produttività, dell'operato della dirigenza che svolge funzioni di gestione. E la riflessione sul DPEF, punto di sintesi della programmazione, accanto agli obiettivi indicati deve verificare che i programmi di spesa siano coerenti con gli obiettivi e rivedere in modo decisivo l'apparato amministrativo, sia della Regione, sia degli organismi territorialmente preposti a tale funzione. Perciò occorre procedere alla verifica dello stato di attuazione degli obiettivi programmatici anche attraverso il monitoraggio della gestione. La Regione non può rimandare la creazione di un sistema di controlli a livello individuale e complessivo per valutare la coerenza tra le scelte operative e gli obiettivi approvati dal Consiglio. Dobbiamo verificare i risultati raggiunti in termini di sviluppo e anche in termini di occupazione delle scelte di programma e di spesa. Contestualmente al DPEF dovrà essere presentato, come giustamente mi pare abbia sottolineato l'onorevole Selis, un rapporto sullo stato di attuazione degli obiettivi programmatici, perché ognuno si assuma le proprie responsabilità. Noi abbiamo sempre detto che ci dobbiamo liberare dell'amministrazione attiva, in modo che vi sia una netta distinzione tra politica e amministrazione, e solo in questo modo la Regione può diventare ente di programmazione. La devoluzione verso le autonomie locali, così come quella dello Stato verso le Regioni, non può essere attuata solo con i trasferimenti di competenze o di risorse; si deve anche predisporre un sistema di controllo per verificare le responsabilità.
La prima esperienza, quella dei piani territoriali provinciali (PTP), per la quale si erano stanziati 10 miliardi, non ha avuto l'attesa efficacia e rapidità. C'è una pluralità, lo sappiamo, di organismi, province, comuni, comunità montane, consorzi, i quali, senza un sistema di sinergie, rischiano di diventare un reticolo ostativo al raggiungimento degli obiettivi.
Ecco, il DPEF prende in considerazione tutto il sistema delle strutture pubbliche e private: il rapporto tra Regione, organi e strutture dello Stato credo che vada ripensato nello spirito della devoluzione e del federalismo. Su questo, onorevole Selis, ritengo opportuno aprire un tavolo di confronto. La Giunta intende accentuare la linea della separazione, iniziata fin dal 1993, tra politica e gestione dell'amministrazione. Alla classe politica, l'abbiamo detto tutti, spetta la definizione degli obiettivi, il controllo sull'operato amministrativo per il loro conseguimento. Come la classe politica è chiamata periodicamente a rispondere all'elettorato sulla realizzazione dei programmi e quindi sul lavoro svolto, così la struttura burocratica della Regione deve essere chiamata a rispondere sul conseguimento degli obiettivi politici stabiliti.
La modernizzazione della struttura della Regione e le linee di attuazione impongono questa responsabilità dei ruoli; viviamo in una fase di transizione tra il vecchio e il nuovo sistema, che dobbiamo costruire e non è una cosa da poco. La Sardegna, in questi anni, è rimasta ai margini del processo di sviluppo internazionale e ha accentuato la perdita in termini di produttività e di occupazione. Abbiamo assistito, come è stato detto anche stamattina, allo smantellamento dell'industria di base, per cui dobbiamo recuperare questi ritardi, e abbiamo la capacità e la forza per farlo. Per raggiungere questo obiettivo di cambiamento, in un fecondo rapporto dialettico, nessuno in Giunta o in Consiglio deve avere paura di fare autocritica o di essere criticato. Tutti, con umiltà, dobbiamo interrogarci e dare una risposta forte, non per accusare, ma per costruire insieme questo futuro.
Io mi sono chiesto: perché le strategie di sviluppo economico della Sardegna e i vari tentativi di programmazione hanno mancato gli obiettivi? Perché il prodotto interno lordo si allontana sempre di più da quello del Centro-Nord? Perché in Sardegna continua a diminuire la percentuale degli occupati, che attualmente si è attestata al 58 per cento? Qual è il male oscuro della politica sarda che blocca la crescita, la capacità produttiva e l'occupazione?
Noi dobbiamo dare una risposta a tutte queste domande; spetta a noi fare un'analisi, anche impietosa, accompagnata da proposte coerenti e da un nuovo senso di amore e di responsabilità verso la Sardegna. I fondi comunitari, il POR e il complemento di programma sono finalizzati agli obiettivi del DPEF, in particolare allo sviluppo e all'occupazione. Mi pare corretto sottolineare, senza trionfalismi, il risultato che è stato conseguito nel rapporto Stato-Regione, in quanto si è riusciti a modificare i parametri a noi sfavorevoli e a riportare la quota delle risorse stanziate dal CIPE dall'8,15 al 12 per cento.
SELIS (Popolari-P.S.). Ma questo era già stato fatto dalla Giunta precedente.
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. Infatti ho precisato "senza trionfalismi". Per questo, il rapporto Regione-Unione Europea, che è debole sul piano della rappresentanza politica, dev'essere sempre più serrato e strutturato.
Occorre prioritariamente sciogliere i nodi, a livello regionale e territoriale, della gestione attuativa, perché la spendita sia rapida, senza rischiare di perdere i finanziamenti comunitari, possibilmente prendendo le premialità, e a tal fine occorre oggettivamente questo cambiamento, onorevole Selis.
I giornali riportano le dichiarazioni di alcuni amici, anche della maggioranza, preoccupati che non si colga la cosiddetta discontinuità tra passato e presente, con riferimento anche al tema delle riforme, così come alla necessità di una verifica. Ringrazio questi amici, perché la dialettica e la chiarezza delle idee non possono che favorire un approfondimento dei problemi e contribuire alla ricerca di soluzioni. Anche le relazioni di minoranza, a cui ho fatto riferimento all'inizio, oltre agli interventi svolti nel corso della discussione, fanno puntuale riferimento a questi problemi. Mettiamo le carte in tavola: di fronte alla gravità della situazione sarda, all'emergenza lavoro e a tutte le emergenze che sono state richiamate da chi è intervenuto nella discussione, ma che sarebbero state richiamate anche da chi non è intervenuto, di fronte agli interrogativi che pesano su ciascuno di noi, ogni forza politica si deve assumere la propria responsabilità; ogni consigliere ha il dovere morale e politico di dare il massimo di sé stesso, di assumersi le sue responsabilità di fronte alla Sardegna, un valore che viene anche prima dei partiti.
In primo luogo la discontinuità nasce dalla constatazione di un quadro normativo, amministrativo ed economico che ha innescato un sistema che non ha promosso sviluppo e non ha bloccato la disoccupazione. Da più parti si invoca la necessità di un cambiamento totale e di una rottura con quel sistema, e questa è la linea della Giunta. L'assessore Pittalis, nomino lui per tutti, ha imboccato la strada della linea strategica di programmazione; le cose che io sto dicendo e le stesse dichiarazioni programmatiche, a cui è stato fatto riferimento, sono incentrate sulla necessità di un cambiamento radicale e quindi di una discontinuità col passato. Tuttavia, questo processo di cambiamento in un sistema pluralistico e democratico ha i suoi tempi di attuazione, anche in presenza della più forte accelerazione. La discontinuità non basta dichiararla, va perseguita, non solo sul piano delle scelte strategiche, ma deve trovare articolazione attuativa nelle strutture operative dell'amministrazione.
Presidenza del presidente Serrenti
(Segue FLORIS MARIO). La questione della riforma della Regione e degli enti, l'intesa istituzionale di programma, il problema dell'industria chimica, il rapporto con l'Unione Europea, l'articolo 13 dello Statuto, l'Obiettivo 1, l'insularità e la perifericità non sono temi di esclusiva competenza di una maggioranza politica.
La Giunta ha assunto importanti iniziative. Ricordo ciò che diceva l'onorevole Ortu quando parlava di soggetti che non sono più pubblici e per i quali prima ci si poteva recare presso il Governo, chiedere la convocazione delle parti, l'intervento del ministro di turno o della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non esiste più, onorevole Ortu, questa possibilità. La Regione non è un organismo che possa convocare le parti. Il ministro Letta, che pure si è dato tanto da fare, non ha potuto fare niente, perché nel frattempo è avvenuta la privatizzazione, perché nuovi organismi sono apparsi sulla scena nel nostro Paese.
La Giunta, ripeto, ha assunto importanti iniziative con una serie di proposte legislative ispirate alla linea riformistica e federalistica. Su questo terreno è stato ed è notevole l'impegno dell'Assessore degli affari generali, il collega Masala; però è da vent'anni che si parla di riforme, che attendono ancora di essere realizzate.
La Giunta non approva le leggi, il Consiglio ha la forza per invertire questo elemento negativo della nostra autonomia e affrontare le riforme e la questione sarda? Molto dipende dai partiti, dalla maggioranza, ma non solo. L'opposizione ha un suo ruolo, che può giocare guardando di più agli interessi dell'Isola e meno a quelli di appartenenza. Onorevole Selis, visto che lei richiama sempre questo nuovo modo di fare opposizione, o questo modo corretto di fare opposizione, io ritengo che sulle grandi questioni che attengono al futuro dell'Isola, anche sulla scia di questo dibattito consiliare, sia doveroso ritrovarsi tutti intorno a un tavolo politico per compiere una rigorosa analisi, per individuare proposte e priorità e creare le condizioni per poter seguire un itinerario politico e legislativo che aiuti la Sardegna a superare le emergenze istituzionali ed economiche.
Io ho constatato molta disponibilità da parte dei parlamentari sardi, dei sindacati, degli imprenditori, del mondo associativo, ma credo che su queste grandi questioni analoga disponibilità ci debba essere da parte della classe politica regionale.
La Giunta Floris accetta la sfida della società, che chiede un forte cambiamento. Questo richiede da parte di tutti i consiglieri un impegno di studio e di riflessione e la presenza attiva nelle Commissioni e nel Consiglio. Se questo impegno ci sarà io credo che noi potremo uscire dal tunnel della crisi.
Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
Selis (Popolari-P.S.). Chiedo solo un chiarimento al Presidente su un passaggio, perché poi la collaborazione richiede chiarezza e correttezza.
Poiché io non l'ho sentito, e forse è sfuggito anche agli altri colleghi, chiedo al Presidente di precisare se l'aumento della percentuale di stanziamento dall'8,15 al 12 è avvenuto con questa Giunta (si parla di fondi statali per il Mezzogiorno, ecc.) o con la precedente.
FLORIS MARIO (C. S.), Presidente della Giunta. Con entrambe.
SELIS (Popolari-P.S.). No, c'è una data precisa.
FLORIS MARIO (C. S.), Presidente della Giunta. Marzo 1999.
Presidente. E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
Ordine del giorno Fantola - Cugini - Floris Emilio - Usai - Dettori Bruno - Amadu - Fois - Contu - Sanna Gian Valerio - Balia - Cossa - Sanna Giacomo - Vassallo
Sulla permanenza delle regioni insulari nell'obiettivo 1
PRESO atto che la la maggior parte delle isole europee, Sardegna compresa, hanno ancora un PIL pro-capite inferiore al 75% della media comunitaria e che tutte accusano grosse limitazioni in termini di sviluppo endogeno e comunicazioni con il continente;
CONSIDERATO che con l'allargamento della Comunità ai Paesi dell'Est, previsto per i prossimi anni, la media europea del PIL pro-capite si abbasserà in modo tale da non consentire alle regioni insulari di rientrare nei limiti per poter usufruire degli aiuti comunitari previsti dall'obiettivo1;
TENUTO conto della ormai consolidata volontà del legislatore comunitario di sostenere le regioni meno favorite e particolarmente quelle insulari che presentano ancora notevoli e grossi problemi economici e strutturali;
CONSIDERATO che tale volontà, contenuta nell'articolo 158 del Trattato Amsterdam, non ha sinora determinato una conseguente linea di azione sui futuri interventi della Comunità anche a causa delle differenti interpretazioni date, nelle diverse lingue, all'articolo in questione;
impegna la Giunta regionale
ad attivarsi presso il Governo perché nella prossima Conferenza Intergovernativa Generale dell'Unione Europea, prevista a Nizza per il prossimo mese di dicembre, venga ribadita l'interpretazione autentica dell'articolo 158 del Trattato Amsterdam, sostenendo il criterio che nella ripartizione dei fondi strutturali, l'insularità sia considerata un fattore ostativo fondamentale nello sviluppo socio-economico e conseguentemente le isole siano definite "territori svantaggiati" nell'ambito dell'Unione Europea. (1)
Presidente. Metto in votazione il passaggio all'esame dei paragrafi del DPEF. Chi lo approva alzi lo mano.
(E' approvato)
Voteremo il DPEF per parti, la parte I e la parte II, come fosse una legge di due articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
Selis (Popolari-P.S.). Propongo, se l'Aula non accettasse la votazione per parti, di votare per parti articolate. Faccio questa proposta perché non si creino precedenti. Presidente. Sono d'accordo con lei, onorevole Selis. Poiché il DPEF è da tempo a disposizione dei consiglieri ed è conosciuto, se non ci sono opposizioni, può essere discusso e votato per parti, dando lettura solo del titolo di ciascuna parte.
Si dia lettura del titolo della parte I.
(Segue lettura)
Presidente. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario, così come sarà contrario quello del mio Gruppo e credo di tutta l'opposizione, non soltanto perché questo prevede il gioco delle parti, come sarcasticamente richiamava prima nel suo intervento, l'onorevole Usai, ma anche perché questo DPEF, per dichiarazioni fatte da voi e anche per l'importanza che ad esso è attribuita nel nuovo sistema di programmazione e nella nuova impalcatura della programmazione economica che noi intendiamo assumere come base della nostra azione di governo, costituisce, secondo me, un riferimento che è assolutamente immodificabile dal punto di vista del contributo che si potrebbe dare per arricchire e ampliare, in una corretta dinamica maggioranza-opposizione, quella che può essere la lettura della situazione della nostra Regione.
Io credo che quando un documento di programmazione economica e finanziaria inizia con una affermazione lapidaria, sommaria, secondo la quale le strategie di sviluppo economico avrebbero fallito totalmente in questi cinquant'anni nella nostra regione, questo fatto da solo costituisca un elemento così grossolano che non consente di vedere che cosa realmente è successo nell'economia della nostra regione, che cosa ha funzionato e che cosa non ha funzionato. Infatti, solo da una corretta e attenta analisi della situazione si possono individuare le terapie; da una corretta analisi può derivare una corretta azione di programmazione.
Io ringrazio l'onorevole Mario Floris perché, sebbene non condivida il suo intervento, ha tuttavia riportato pacatezza in un dibattito che non aveva nessun tono acceso pur nella diversità delle opinioni. L'intervento dell'assessore Pittalis, invece, io lo giudico al limite dell'insulto all'intelligenza altrui, non alla mia, ma all'intelligenza di tutti coloro che lo hanno ascoltato stasera, perché ha palesemente utilizzato dati inesistenti, ha richiesto una proposta alternativa, non si sa bene a che cosa, da parte dell'opposizione e, diversamente dal presidente Floris, ritiene che tutto quanto è stato detto in quest'aula dall'opposizione sia assolutamente inutile, superfluo e comunque, così come lui ha detto, propagandistico.
Io credo che il motivo delle affermazioni che sono contenute in questo documento si capisca, perché quando una maggioranza assume la guida della Regione, così come questa maggioranza sta facendo, ha bisogno anche di caricare i toni e di marcare la discontinuità con il passato. E, infatti, questo documento è zeppo di discontinuità, di rotture con il passato, di inversioni di rotta, di instaurazioni di circoli virtuosi. Finalmente, dice l'onorevole Floris, un documento concreto.
A parte questo autoproclamarsi nuovi e discontinui, la verità viene fuori alle pagine 46, 49 e 50 del documento di programmazione economica e finanziaria, laddove si dice che esso si inquadra totalmente e integralmente all'interno del Programma di sviluppo del Mezzogiorno e all'interno del POR, cioè si inquadra in una impalcatura di programmazione nazionale ed europea che risale, come veniva ricordato, a una delibera del CIPE del marzo 1999. Niente di scandaloso se si sta all'interno di un quadro di riferimento generale, sennonché si fa tutto questo portandoci a spasso, attraverso suggestioni varie e vuote parole d'ordine, che sono assolutamente ridondanti. C'è un'enfatizzazione delle quattro modernizzazioni, mi sembra di essere tornato ai tempi in cui il presidente Mao lanciava per la Cina il programma di modernizzazione del paese. Sennonché qua non siamo in Cina, sennonché l'ultimo dei bolscevichi e dei comunisti credo che sia oramai scomparso da un pezzo.
Io concludo, sebbene mi spetti ancora del tempo, perché la Giunta regionale ha parlato in replica per più di trentacinque minuti. Comunque chiudo questa dichiarazione di voto per rispettare il nostro Regolamento. Io credo che della liberalizzazione prevista probabilmente abbiamo un concetto diverso, essendo tutti per la liberalizzazione, per la libertà di mercato. Non so se la libertà di mercato che si richiama sia quella della Palmas Cave di Sant'Antioco, a cui, con un'operazione a costo zero, si consente di fare l'operazione che si sta facendo; non so se per liberalizzazione si intenda, ad esempio, la pubblicità gratuita che la Regione fa, con 500 milioni, a tre primarie ditte di produzione di computer con le direttive per l'attuazione del programma di informatizzazione diffusa, tre ditte che tra l'altro non sono neanche nazionali, ma estere. Questo, naturalmente, in nome dell'internalizzazione che stiamo così efficacemente perseguendo! Così come, per quanto riguarda la defiscalizzazione, sebbene si dica che questo sarà il nostro cavallo di battaglia, e sebbene si riconosca che l'Irlanda fonda le fortune del suo modello soprattutto su questo, nello stesso documento si riconosce che la defiscalizzazione è un'arma spuntata, non essendo in nostra facoltà agire su questa leva. Però, niente si dice sulla politica delle entrate, niente si dice sulla zona franca, niente si dice su argomenti che potrebbero davvero modificare le nostre situazioni. Così come per quanto riguarda la politica delle incentivazioni, mentre nel DPEF si dice, a pagina 56, sempre per un problema di coerenza, che non è possibile continuare a utilizzare gli incentivi previsti dalla legge 28, noi abbiamo fatto l'altro ieri un'operazione che con 250 miliardi finanzia tutte le richieste presentate a valere su tale legge.
Per tutti questi motivi e soprattutto per la gran quantità di incoerenze presenti in questo documento e per l'impossibilità di dare un contributo reale al documento stesso, io voterò contro e naturalmente il dibattito è rinviato alla finanziaria. Grazie.
Presidente. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto contrario, così anticipiamo i tempi e i motivi per cui il voto è contrario.
Noi, in questi quattro o cinque mesi abbiamo osservato, per così dire, una fase dell'ascolto. Abbiamo voluto dare il tempo a questa maggioranza e a questa Giunta di valutare attentamente, di studiare, di elaborare i presupposti di una ripresa che in quest'Isola tarda ad arrivare. La fase dell'ascolto, di conseguenza, era contemporanea a quella del silenzio, perché normalmente chi ascolta deve anche stare zitto. Abbiamo deciso che questi quattro o cinque mesi sono stati più che sufficienti e oggi abbiamo avuto l'ulteriore dimostrazione che non possiamo più stare ad ascoltare e quindi stare zitti.
Gli interventi di replica dell'onorevole Pittalis e del presidente Mario Floris si sono rivelati due interventi di segno opposto: l'onorevole Pittalis, giustamente, ha difeso il suo strumento di programmazione proposto all'Aula, mentre l'onorevole Floris ha dato un taglio completamente diverso, di apertura e di confronto, al suo intervento. E' quel confronto che noi in questi quattro, cinque mesi stavamo aspettando, ma è come parlare ai sordi, c'è gente che non vuole ascoltare, e si sa che non c'è peggior sordo di chi non vuole ascoltare. Ci siamo resi conto che non possiamo dare quasi nessun contributo: abbiamo cercato di fare la nostra opposizione dando un apporto certamente critico, ma anche costruttivo, facendo un'analisi critica, ma cercando nel contempo di portare anche un contributo secondo quello che ritenevamo di dover fare nei diversi momenti del dibattito che c'è stato in questi mesi. Ma non ci è consentito. I segnali di apertura del Presidente, ripeto, sono l'ennesima dimostrazione che anche nel progetto dell'onorevole Pittalis uno spazio enorme distanzia l'economia assistita dall'economia liberista, verso cui questo documento si dice sia indirizzato. In quello spazio noi riteniamo ci sia ancora un vuoto, un vuoto enorme, che è quello a cui faceva riferimento lei, presidente Floris. Quando si inizierà a voler riempire quel vuoto di contenuti, con quella programmazione a cui lei faceva riferimento, dopo aver ammesso l'esistenza di un'insufficienza cronica di programmazione operativa degli stessi Assessorati, allora noi saremo disponibili a riaprire i termini del confronto. Se questo non dovesse avvenire, e quindi se il dialogo non si dovesse aprire, il voto negativo di oggi sarà anche il voto negativo di domani.
Presidente. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la parte I del DPEF.
Chi l'approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Si dia lettura della parte II del DPEF.
(Segue lettura)
Presidente. Alla parte II sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Piana - Contu - Fois - Capelli - Cassano - Usai - Onnis - Liori - Corda - Pili - Floris Emilio - Coronoa Giorgio - Cappai - Amadu - Randazzo - Rassu - Tunis Gianfranco - Scarpa - Sanna Noemi - Lombardo - Nuvoli
Punto 4.1
Al punto n. 4.1 della Parte II, pag. 87, al capoverso 1 alinea 8, dopo le parole "valutati in circa 400 mld" è aggiunta la seguente frase: "….400 mld, così come sarà necessario intervenire per eliminare i fattori scatenanti della febbre catarrale degli ovini….". (1)
Emendamento aggiuntivo Amadu - Randazzo - Usai - Cappai
Parte II - 2.12
Nella parte II, al punto 2.12 (pag. 77), è aggiunto il seguente comma:
"Sono estese a tutta la durata del mutuo, ex legge regionale n. 32 del 1985 sulla prima casa, le agevolazioni finalizzate all'abbattimento dei tassi d'interesse". (2)
Presidente. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 1 ha facoltà di illustrarlo.
Piana (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, essendo il DPEF un documento di programmazione preparatorio alla finanziaria e al prossimo bilancio, noi con questo emendamento abbiamo voluto ricordare il problema della "lingua blu", che in questo periodo sta affliggendo la Sardegna. L'emendamento, pertanto, non contiene un'indicazione finanziaria, ma indubbiamente tende a far sì che vi sia un maggiore impegno da parte della Giunta e anche del Consiglio affinché nel futuro bilancio siano stanziate risorse finanziarie adeguate per combattere questa malattia animale. In modo particolare, voglio ricordare che servono finanziamenti per alcune fasi indispensabili, come indagini sulla malattia, disinfezione, disinfestazione, distruzione degli animali morti e tutte le altre azioni previste, tenuto conto anche dei tempi ristretti in cui tutte queste azioni devono essere eseguite, comprese le azioni di sostegno delle aziende agricole per il mancato reddito dovuto al fatto che non si possono trasportare animali da e per la Sardegna.
Questo emendamento non è stato inserito nel documento di programmazione economica e finanziaria non perché vi sia stata una volontà in tal senso, ma perché l'emergenza della "lingua blu" è sorta di recente, e quindi non lo si è potuto presentare in tempo utile.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Il parere del relatore è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è favorevole.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.
AMADU (C.S.). Signor Presidente, colleghi, così come avevo preannunciato nel mio intervento precedente, i presentatori di questo emendamento hanno ritenuto di estendere a tutta la durata del mutuo le agevolazioni per la prima casa previste dalla legge numero 32 del 1985, per cogliere due obiettivi: venire incontro alle famiglie meno abbienti, con un atto di solidarietà concreto e importante e dare una boccata di ossigeno al settore dell'edilizia che è in crisi. Da un lato, quindi, si favorirebbero le famiglie a basso reddito, dall'altro si avrebbe una notevole ricaduta economica e sociale, in termini di produttività e di occupazione, nel settore dell'edilizia.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, intervengo solo perché vorrei capire qual è il parere della terza Commissione. Essendo anch'io componente di questa Commissione, vorrei sapere quando si è riunita per esprimere questo parere. Mi riservo di intervenire successivamente.
PRESIDENTE. Il parere non è della terza Commissione, ma del relatore, che in questo caso è anche Presidente della terza Commissione.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Sì, ma questo non è il parere della Commissione.
PRESIDENTE. Questo è evidente, lo sappiamo tutti.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Volevo precisare che è un parere personale del relatore.
PRESIDENTE. E' il parere del relatore, cioè di colui che il Regolamento chiama a esprimere un parere.
Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Intervengo solo per fare un'osservazione sull'emendamento numero 2. Si potrebbe discutere della opportunità di inserirlo nel DPEF e sarebbe sostenibile sia la tesi a favore, sia quella contraria. Personalmente, e forse non solo personalmente, ma non ho sentito il parere di altri colleghi, sarei d'accordo per approvarlo, però faccio notare che esso è scritto come se fosse una norma da inserire in un testo legislativo, nel senso vero e proprio del termine, perché dice: "Sono estese a tutta la durata del mutuo…". Leggendo questa norma un cittadino interessato a questo intervento è portato a pensare: "Bene, la mia esigenza è soddisfatta". Ma non è così, perché il DPEF non ha conseguenze operative. Una norma di questo genere può essere inserita o in una legge di merito, cioè in una legge sostanziale, oppure nella legge finanziaria.
L'emendamento va pertanto formulato il modo diverso, per esempio con l'espressione "vanno estese a tutta la durata del mutuo", o qualcosa del genere.
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, trattandosi di una questione di ordine tecnico, credo che potremmo dare mandato agli Uffici perché in sede di coordinamento venga precisato meglio questo aspetto. Lei è d'accordo?
AMADU (C.S.). Sì.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Concordo con l'osservazione del collega Scano; l'avrei fatta anch'io nel corso del dibattito. Si possono sostituire le parole "sono estese" con le parole: "L'estensione a tutta la durata del mutuo, ex legge regionale numero 32 del 1985 sulla prima casa, delle agevolazioni finalizzate all'abbattimento dei tassi d'interesse". E' una modifica dettata da esigenze di organicità e razionalità, e può essere inserita in sede di coordinamento finale del DPEF.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Intervengo sull'emendamento numero 2. Intanto, vorrei ricordare che durante la discussione dell'ultima finanziaria io presentai un emendamento sullo stesso argomento, e l'assessore Pittalis prese l'impegno, in quest'aula di riconsiderarlo nel collegato alla finanziaria stessa.
Quello che io suggerivo in quell'occasione raggiungeva lo stesso obiettivo e quindi lo stesso scopo che si propone adesso l'emendamento numero 2 ma, ritengo, facendo risparmiare parecchi denari all'amministrazione regionale, per il semplice motivo che in questo emendamento non si parla né di ricontrattazione di mutui, né di altro. Semplicemente si estendono le agevolazione a un periodo di quindici anni e di conseguenza chi ha contratto il mutuo potrà usufruire delle agevolazioni fino allo scadere del mutuo stesso.
Noi, invece, avevamo fatto una proposta diversa: le agevolazioni cessano, se non sbaglio (io non ho chiesto il mutuo per la casa, perciò non sono informato come qualcun altro), dopo nove anni. Per il restante periodo dei sei anni chi ha contratto il mutuo paga il tasso ordinario. Noi avevamo fatto la proposta - se lei ricorda, assessore Pittalis - di prevedere il riscatto, da parte della Regione dei mutui in corso, la loro ricontrattazione con le banche e quindi la cancellazione di quel debito facendo pagare per i restanti sei anni un mutuo ricontrattato, senza far spendere una lira in più alla Regione, che avrebbe dovuto solo anticipare le somme che poi sarebbero state recuperate da chi aveva contratto il mutuo.
Con questo sistema, invece, noi estendiamo le agevolazioni per il restante periodo di sei anni, aumentando ulteriormente la spesa dell'amministrazione regionale e soprattutto agevolando gli amici del credito, che credo non abbiano proprio bisogno di ulteriori guadagni rispetto a quanto sino adesso hanno già incassato.
Quindi, è necessario verificare attentamente questo passaggio, perché se si riuscisse ad attivare la procedura suggerita allora, credo che ne trarrebbero vantaggio sia la Regione, sia gli stessi contraenti dei mutui.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Presidente, io vorrei fare un intervento tecnico, se fosse possibile, perché conosco un po' la materia. Allo stato attuale la procedura è la seguente: i mutui bancari possono essere contratti per dodici o per quindici anni. Se vengono contratti per dodici anni, nei primi sette anni la Regione contribuisce all'abbattimento degli interessi di ammortamento, cioè assume l'onere della differenza tra il tasso ordinario praticato dall'istituto di credito, che può essere del 4,50 per cento, e quello agevolato. Attenzione, però, perché i tassi stanno salendo, sono già al 7,80 per cento.
La stessa cosa dicasi per i mutui quindicennali, solo che in questo caso il contributo regionale interviene nei primi nove anni. Il che vuol dire che il mutuatario, dopo nove anni, paga gli interessi per intero. Io non sono contrario in linea di principio all'estensione delle agevolazioni all'intera durata del mutuo, ma probabilmente una riflessione va fatta: è preferibile, a mio giudizio, aumentare il limite massimo di intervento. Oggi la Regione interviene per un mutuo non superiore a 125 milioni, ma quasi tutti i mutui ormai superano questa cifra, perché con 125 milioni non si compra nessun appartamento. Tutti i mutuatari sono di conseguenza costretti a contrarre un primo mutuo di 125 milioni a tasso agevolato, secondo la legge 32, e un secondo mutuo a tasso ordinario, con altro atto notarile, il che va bene per i notai che fanno quindi due contratti diversi. Allora, se proprio dobbiamo fare l'intervento, è preferibile, a mio giudizio, piuttosto che prolungare il periodo delle agevolazioni sino alla data di scadenza del mutuo, aumentare il tetto massimo, cioè dare la possibilità di ottenere le agevolazioni per un mutuo di almeno 150 milioni, perché oggi un appartamento non può assolutamente costare solo 125 milioni. Un po' di buonsenso!
Faccio un'altra osservazione: sappiamo tutti che c'è un tasso di inflazione, basso quanto si vuole, del 2 per cento o dell'1,50 per cento, quello che è, ma è chiaro ed evidente che il denaro che io, avendo contratto un mutuo, restituisco dopo nove anni non è lo stesso che mi impegno a restituire oggi, perché in quei nove anni il denaro evidentemente avrà subito una certa inflazione. Quindi, se dopo nove anni dovrò restituire il cosiddetto "tasso pieno", sono agevolato dal fatto che restituirò danaro che ha minore capacità d'acquisto. Se dovessi fare una scelta, quindi, anziché prolungare l'intervento regionale per tutti i quindici anni di durata del mutuo, preferirei aumentare l'importo massimo del mutuo, portandolo da 125 milioni almeno a 150 milioni. La gente vuole questo, non vuole altro, perché dopo nove anni ogni mutuatario potrebbe anche decidere di estinguere il mutuo, è nel suo diritto. In questo caso si iscriverebbe una sola ipoteca, mentre quasi sempre sinora si sono iscritte due ipoteche: una per il mutuo regionale, e costa, e l'altra per il mutuo ordinario, e costa anch'essa. Ogni ipoteca che viene iscritta, forse molti non lo sanno, costa 2 milioni e 800 mila lire, per cui l'iscrizione di due ipoteche costa al mutuatario più di cinque milioni, praticamente viene quasi annullata l'agevolazione da parte della Regione.
Cerchiamo di avere un po' di buon senso, forse una breve riflessione tecnica su questo aspetto sarebbe utile.
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, su cosa vuole intervenire? Questa discussione non porta nessun contributo all'esame del DPEF. Lei ha illustrato il suo emendamento, ci sono stati degli interventi, non mi pare il caso che intervenga di nuovo.
Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione la parte II del DPEF. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione l'emendamento numero 1.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non intendo fare una dichiarazione di voto, credo che questo emendamento sia ancora in discussione perché nessuno lo ha ritirato.
PRESIDENTE. La discussione è chiusa.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sull'emendamento numero 1?
PRESIDENTE. Certo.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io ho chiesto di parlare sugli emendamenti numero 1 e 2. Nel tempo concesso per le dichiarazioni di voto cosa vuole che riesca a dire?
PRESIDENTE. Lei ha parlato sull'emendamento numero 2; l'emendamento numero 1 è stato il primo ad essere messo in discussione. Forse le è sfuggito, comunque la discussione su questo emendamento è chiusa.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io ho chiesto di parlare sull'emendamento numero 1, mi è stata data la parola sull'emendamento 2, e visto che dovevo parlare anche sul 2 sono intervenuto. In ogni caso non succede niente, perché voglio solo chiedere un chiarimento.
Intanto vorrei sapere come si è arrivati a quantificare i 400 miliardi; in secondo luogo vorrei capire se le risorse delle quali si è data notizia in questi giorni (mi sembra che si trattasse di 50 miliardi), subito dopo i fatti relativi al morbo della lingua blu, sono aggiuntive oppure sono comprese nei 400 miliardi. Questo è il motivo del mio intervento, e credo che interessi un po' a tutti.
PRESIDENTE. Questa è una sorta d'interrogazione orale. La Giunta risponderà in merito.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Noi avremmo gradito che su questo tema fosse stata coinvolta anche l'opposizione. Poi qualcuno dice che siamo noi che vogliamo strumentalizzare le calamità! Su questi temi il Consiglio regionale si è sempre pronunciato all'unanimità, quindi non riusciamo a comprendere questo atteggiamento da parte della maggioranza.
So che l'assessore Pittalis non ha ancora chiesto scusa, prego almeno che mi ascolti. Io mi auguro che a questo emendamento, che sappiamo quale significato e valore abbia, seguano atti concreti da parte della Giunta. Mi auguro che questo emendamento non abbia soltanto finalità di carattere strumentale, e intendiamo votarlo nella speranza che quanto dichiarato nel DPEF venga realizzato.
PRESIDENTE. L'onorevole Fadda annuncia il voto favorevole dei Popolari sull'emendamento numero 1.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Io sono favorevole a questo emendamento, anche perché l'ho scritto io, quindi non posso che votare a favore. Vorrei però dare una spiegazione: l'onorevole Fadda, come sempre, è leggermente malizioso. Infatti egli pensa che questo emendamento sia strumentale, e naturalmente...
FADDA (Popolari-P.S.). Mi auguro di no.
CONTU (C.C.D.). Però lo ha detto, onorevole Fadda, lei cioè ha fatto un processo alle intenzioni, come si suol dire. E' nel suo diritto, intendiamoci, e io non le nego questo diritto, però mi consenta di far notare che lei ha fatto un processo alle intenzioni.
Io voglio significarle che l'emendamento non è strumentale: visto e considerato che nel testo del DPEF non c'era nessun accenno a questo problema così grave, ci è sembrato opportuno richiamare l'attenzione della Giunta, ed anche del Consiglio, su una materia così importante. E' ovvio che la Giunta non potrà che eseguire quelli che sono i deliberati del Consiglio, e noi in questo senso ci auguriamo che l'emendamento, che è stato accettato dalla Giunta, sia approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Io voterò a favore di questo emendamento, ma aggiungo che se non si trattasse di una cosa estremamente seria, visto come la questione è stata trattata nel DPEF, saremmo davvero alla burletta.
Ho detto precedentemente che la situazione estremamente grave e drammatica attraversata in questi mesi dall'agricoltura sarda, a causa della siccità e del morbo della lingua blu, è stata trattata nel DPEF in otto righe, e tra l'altro adesso si vuole mettere il cappello sulle esigenze che a più riprese sono state richiamate dall'opposizione in quest'aula. Non va dimenticato che è stato chiesto alla Giunta di rendere dichiarazioni in Aula. Ieri sera, nel corso della discussione di alcune interpellanze, che poi sono state trasformate in mozione, si è posta l'esigenza di tornare sull'argomento. Voglio anche dire che il collega Luigi Cogodi, in Commissione, quando si è avviata la discussione del DPEF e si è sollevato il problema della lingua blu, aveva chiesto all'assessore Pittalis - che adesso non sta ascoltando, ma a loro poco importa, tant'è che hanno dedicato otto righe a questo argomento - di modificare il DPEF e di valutare come affrontare questa emergenza nella proposta complessiva di programmazione economica.
Allora, questo non è accaduto, adesso la maggioranza sta aggiungendo una riga alle otto righe preesistenti, con questo emendamento che avrà il nostro voto favorevole perché nessuno, in quest'aula, possa essere accusato di non voler affrontare questo problema. Debbo però ribadire che è ridicolo che siano state dedicate otto righe alla condizione drammatica in cui versa l'agricoltura sarda, così com'è ridicolo strumentalizzare questi problemi con emendamenti di questo genere.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Prima di passare al voto finale del DPEF, uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 1 ha facoltà di illustrarlo.
FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'ordine del giorno, ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Procediamo al voto finale del DPEF. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Intervengo molto sinteticamente, quasi telegraficamente, in quanto noi, come centrosinistra, abbiamo già motivato il nostro voto contrario. Io personalmente l'ho fatto nel mio intervento di stamattina.
Voglio adesso rimarcare che noi siamo sempre intervenuti con misura contro questo DPEF, certo anche con qualche durezza polemica, come è naturale che sia, io ho fatto anche qualche battuta, altre ne hanno fatto gli altri colleghi intervenuti, però abbiamo sempre argomentato con serenità, con pacatezza e con un impegno del quale intelligentemente il presidente Floris ci ha dato atto.
E proprio al presidente Floris, alla Giunta e alla maggioranza voglio dire che per collaborare, naturalmente nella più chiara distinzione dei ruoli di maggioranza e di opposizione, e per avere comunque un confronto costruttivo, come è utile che sia nelle assemblee parlamentari, per il bene collettivo, occorre da parte di tutti correttezza e rispetto della verità. Non bisogna dire bugie, passatemi un'espressione che non è da linguaggio parlamentare, ma la gente fuori parla così, ed è bene che anche noi qualche volta ci adeguiamo a questo linguaggio. Io ho sentito - e non voglio assolutamente accendere polemiche, lo dico perché sento e sentiamo il dovere di dirlo - dai banchi della Giunta un'argomentazione che non ci convince, ma è civile, e un'altra, consentitemi, rissosa. Ho cercato un termine pacato e non offensivo.
Detto questo, vorrei fare un'ultima rapidissima considerazione.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Rissosa, ma convincente.
SCANO (D.S.). Quando si comporta così va bene, quando dice bugie, no. Ma non voglio polemizzare. Sul passato, invece, e sulla svolta epocale bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare. Io ribadisco, perché è un punto importante, che la firma dell'intesa istituzionale di programma venne conflittualmente bloccata per quattro mesi, finché il Governo accettò la posizione della Regione su quel punto che ricordava poc'anzi il presidente Floris: portare la quota delle risorse stanziate dal CIPE per le aree depresse in Sardegna dall'8,15 per cento al 12 per cento e aumentare quasi fino al 13 per cento la quota dei fondi comunitari. E' un risultato conseguito nel marzo 1999, Giunta di centrosinistra. Così Cesare ha quel che è suo.
Seconda considerazione, a proposito del PIL: badate, se il PIL nel primo semestre 2000 va meglio che nel passato, nessun economista serio oserebbe mettere questo andamento in relazione con le scelte dello stesso periodo. Semmai il riferimento andrebbe fatto con le scelte del periodo precedente. Io non oso dire tanto, ma almeno non si dica che il PIL gennaio 2000 va bene e che le scelte effettuate da gennaio a giugno 2000 sono la causa di questo andamento positivo. Non é così, nessun economista serio, ce ne sono anche di non seri, lo direbbe e nessun politico dovrebbe fare operazioni di questo genere.
Votazione nominale
Presidente. Trattandosi di materia finanziaria indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del documento numero 8/A. Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - COSSA - DEMONTIS - FANTOLA - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FALCONI - GIAGU - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORTU - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI, FADDA.
(Il consigliere DORE dichiara di aver per errore espresso voto nullo in luogo di contrario.
Il PRESIDENTE ne prende atto disponendo che venga modificato il tabulato.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 74
votanti 72
astenuti 2
maggioranza 37
favorevoli 42
contrari 30
(Il Consiglio approva)
Il Consiglio riprenderà i lavori domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 25.
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