Seduta n.180 del 02/05/2006
CLXXX Seduta
(Antimeridiana)
Martedì 2 Maggio 2006
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 16.
SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 19 Aprile 2006 (174), e dell'estratto del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 26 Aprile 2006, che sono approvati.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mario Bruno, Antonio Calledda, Roberto Capelli, Angela Corrias, Giovanni Giagu, Giuseppe Pirisi, Salvatore Mattana e Franco Sabatini hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 2 maggio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Diana sui rapporti tra il Consorzio 21 e la società Shardana". (450)
(Risposta scritta in data 21 aprile 2006.)
"Interrogazione Fadda Paolo - Cuccu Giuseppe - Biancu - Cachia - Cocco - Cucca - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias sulla gravissima crisi occupazionale che investe la società Vitrociset del Poligono interforze del salto di Quirra". (431)
(Risposta scritta in data 21 aprile 2006.)
"Interrogazione Capelli - Oppi - Amadu - Biancareddu - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento dell'incarico di Co.Co.Co. per la realizzazione del progetto di reintroduzione del Gipeto barbato nel territorio della Provincia di Nuoro a favore del dr. Carlo Murgia, presidente dell'Ente foreste della Sardegna". (420)
(Risposta scritta in data 21 aprile 2006.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.
SERRA, Segretario:
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un presidio medico-sanitario nell'Isola dell'Asinara". (494)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 216/. Siamo arrivati all'articolo 15. Onorevole La Spisa su che cosa intende intervenire?
LA SPISA (F.I.). Lascio alla sua immaginazione, Presidente.
PRESIDENTE. Possiamo provare a iniziare i lavori.
LA SPISA (F.I.). Però posso sorprenderla con un effetto speciale. Mi sembra che fosse rimasto sospeso un emendamento dell'articolo 14, in quanto il suo esame richiedeva la presenza dell'Assessore dell'agricoltura. In ogni caso io chiedo la verifica del numero legale, perché in Conferenza dei Capigruppo si è assunto l'impegno per una prosecuzione dei lavori celere e intensa e vorremo che questo accadesse.
PRESIDENTE. Questo impegno è stato assunto da tutti e quindi rimane. Poi ha ragione lei, onorevole La Spisa, quando ricorda che abbiamo sospeso l'emendamento numero 92 perché mancava l'Assessore dell'agricoltura. Se l'onorevole La Spisa è d'accordo teniamo ancora in sospeso l'emendamento numero 92 in attesa che l'Assessore recuperi le informazioni necessarie. All'articolo 15...
LA SPISA (F.I.). Apra la votazione, Presidente.
PRESIDENTE. Stiamo aspettando che passino dieci minuti per la prima votazione, onorevole La Spisa.
Intanto si dia lettura dell'articolo 15 e degli emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:
Art. 15
Incentivi alla cancellazione dall'albo ed alla
ricollocazione del personale di cui alla legge
regionale n. 42 del 1989
1. L'Amministrazione regionale, in attuazione del comma 4 dell'articolo 9 della legge regionale n. 7 del 2005, è autorizzata ad incentivare la cancellazione del personale dall'albo di cui all'articolo 1 della legge regionale 13 giugno 1989, n. 42, e la ricollocazione presso altre istituzioni o enti secondo le disposizioni indicate nel presente articolo.
2. Al personale iscritto, alla data del 1° gennaio 2005, all'albo regionale di cui all'articolo 1 della legge regionale n. 42 del 1989 che abbia maturato entro il 31 dicembre 2006 i requisiti di legge per la pensione e che chieda la cancellazione dall'albo e contestualmente la risoluzione del rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2006, è corrisposta, a titolo di incentivazione, un'indennità pari a due mensilità della retribuzione in godimento, escluso il salario accessorio, per ogni anno derivante dalla differenza fra sessantacinque anni e l'età anagrafica, espressa in anni, posseduta alla data di cessazione del rapporto di lavoro.
3. Al personale che non abbia maturato alla data del 31 dicembre 2006 i requisiti di legge per la pensione e che chieda comunque la cancellazione dall'albo e contestualmente la risoluzione del rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2006, è corrisposta, a titolo di incentivazione, una indennità pari a quattro mensilità della retribuzione in godimento, escluso il salario accessorio, per ogni anno mancante al raggiungimento dei requisiti di legge per la pensione e comunque fino a un massimo di cinque anni. Allo stesso personale, per il periodo compreso tra la data di maturazione dei requisiti per la pensione e quella del compimento dei sessantacinque anni di età, è inoltre corrisposta, con medesimi parametri di riferimento, l'indennità stabilita dal comma 2.
4. Sono a carico dell'Amministrazione regionale, limitatamente ai lavoratori di cui al comma 3, gli oneri contributivi corrispondenti ai versamenti INPS necessari per il raggiungimento dei requisiti di legge per la pensione, per un periodo massimo di cinque anni.
5. Le domande indirizzate all'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale devono indicare il possesso dei requisiti di cui ai commi 2 e 3 e la decorrenza dell'estinzione del rapporto di lavoro.
6. Le indennità, come determinate ai commi 2 e 3, sono corrisposte entro tre mesi dalla data di estinzione del rapporto di lavoro.
7. I comuni e le province, in relazione alle nuove funzioni ed ai compiti in materia di formazione professionale, servizi all'impiego e politiche del lavoro, già trasferite ed in via di trasferimento, possono indire, sulla base delle necessità di nuove dotazioni organiche, pubblici concorsi, anche per titoli, che prevedono il riconoscimento professionale maturato dal personale della formazione professionale iscritto all'albo di cui alla legge regionale n. 42 del 1989.
8. Per le finalità di cui al comma 7 l'Amministrazione regionale assume a proprio carico per ciascuna delle annualità 2006, 2007 e 2008 l'onere finanziario corrispondente al 50 per cento del trattamento stipendiale spettante al predetto personale. Il contributo è subordinato alla cancellazione dall'albo e alla risoluzione del rapporto di lavoro con gli enti di formazione.
9. Il medesimo contributo del comma 8 è erogato a favore delle società miste pubblico/private costituite da enti locali per l'assunzione con rapporto di lavoro a tempo indeterminato di personale già iscritto all'albo del personale della formazione professionale.
10. A favore di enti di formazione professionale accreditati in Sardegna che assumano con contratto a tempo indeterminato personale iscritto all'albo di cui alla legge regionale n. 42 del 1989, la convenzione stralcio di cui alla medesima legge è prolungata di un ulteriore anno; tale intervento si applica a condizione che gli enti procedano in aumento della propria dotazione organica e in assenza di procedure di licenziamento durante il periodo interessato dal contributo.
11. A decorrere dal 1° gennaio 2007 sono esclusi dalla convenzione stralcio per gli operatori di cui alla legge regionale n. 42 del 1989 i soggetti inquadrati all'ottavo ed al nono livello del CCNL della formazione professionale.
12. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione sicurezza sociale emana direttive di attuazione del presente articolo. Entro il 31 dicembre la Giunta predispone e trasmette al Consiglio regionale un rapporto sullo stato di attuazione del presente articolo.
13. Gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo sono valutati in euro 7.000.000 per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008 (UPB S10.035).
Emendamento soppressivo totale La Spisa - Ladu - Gallus - Murgioni - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Diana - Artizzu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Pisano - Dedoni - Liori
Art. 15
L'articolo 15 è soppresso. (52)
Emendamento sostitutivo parziale Atzeri - Scarpa
Art. 15
All'art. 15, comma 2, sostituire la parola "due" con la parola "sei". (15)
Emendamento sostitutivo parziale Atzeri - Scarpa
Art. 15
All'art. 15, comma 3, sostituire la parola "quattro" con la parola "sei". (16)
Emendamento sostitutivo parziale Pisu - Davoli - Uras
Art. 15
Al comma 3 dell'art. 15 le parole "pari a quattro mensilità" sono sostituite dalle parole "pari a sei mensilità". (93)
Emendamento sostitutivo parziale Atzeri - Scarpa
Art. 15
All'art. 15, comma 17, sostituire le parole "possono indire" con la parola "indicono". (17)
Emendamento sostitutivo parziale Pisu - Davoli - Uras
Art. 15
Il comma 7 dell'art. 15 è sostituito dal seguente:
"7. I comuni e le province, in relazione alle nuove funzioni ed a computi in materia di formazione professionale, i servizi all'impiego e politiche d lavoro, già trasferite ed in via di trasferimento possono assumere a tempo indeterminato, previa selezione anche per titoli, finalizzata alla verifica dell'idoneità all'assolvimento dei compiti propri della nuova qualifica di inquadramento, il personale della formazione professionale iscritto all'albo di cui alla legge regionale n. 42 del 1989. All'assunzione del predetto personale si procede prioritariamente rispetto ad ogni altra assunzione finalizzata all'assolvimento delle medesime funzioni e compiti." (94)
Emendamento sostitutivo parziale Pisu - Davoli - Uras
Art. 15
Al comma 8 dell'art. 15 le parole "50 per cento" sono sostituite dalle parole "75 per cento". (102)
Emendamento sostitutivo totale Secci - Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia
Art. 15
I commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12 e 13 sono soppressi.
Il comma 8, che diventa 6 bis, è sostituito dal seguente:
"8. Sono conferite alle province, ai sensi del comma 4 dell'articolo 39 della legge regionale n. 20 del 2005 e nell'ambito dei processi di trasferimento delle funzioni amministrative dalla Regione agli enti locali, a partire dal 1° gennaio 2007, le funzioni e i compiti amministrativi e gestionali relativi alla formazione professionale; in particolare alla:
a) formazione iniziale destinata ai giovani e finalizzata all'assolvimento dell'obbligo formativo ai sensi della normativa nazionale;
b) formazione iniziale rivolta a tutti i cittadini e finalizzata al raggiungimento di una qualifica professionale;
c) formazione diretta alle fasce deboli del mercato del lavoro;
d) formazione permanente per i cittadini;
e) formazione continua per i lavoratori dipendenti ed autonomi.
La provincia individua, tramite i servizi per il lavoro, i fabbisogni formativi nel territorio provinciale e programma l'attività formativa annuale d'intesa con il sistema dei servizi provinciali per il lavoro e il sistema scolastico, sulla base delle proprie risorse e di quelle regionali, statali e comunitarie destinate a tale scopo." (169)
Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Ladu - Murgioni - Gallus - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Diana - Artizzu
Art. 15
Nel comma 2 dell'emendamento 53 le parole "pari a sei mensilità" è sostituita con "pari a sette mensilità".
COPERTURA FINANZIARIA
I maggiori oneri, da determinare, derivanti dall'applicazione della presente norma, sono da imputare per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008 all'UPB S10.035. (195)
Emendamento sostitutivo totale La Spisa - Ladu - Murgioni - Gallus - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Diana - Artizzu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Pisano - Dedoni - Liori
Art. 15
1. L'Amministrazione regionale al fine di favorire il processo di riorganizzazione del sistema della Formazione Professionale,
- incentiva l'uscita del personale dall'albo di cui all'articolo 1 della L.R. 42/89;
- sostiene la mobilità del personale verso gli enti locali e verso i servizi pubblici per l'impiego;
- definisce le strategie per la sostenibilità di un sistema di formazione professionale.
Al personale di cui all'articolo 1 della legge regionale 42/89 che non abbia maturato i requisiti di legge per il pensionamento di anzianità alla data di approvazione della presente legge, che chieda l'uscita dall'albo e, contestualmente, la risoluzione del rapporto di lavoro entro un mese a far data dall'approvazione della presente legge, è corrisposta, a titolo di incentivazione, un'indennità pari a 6 mensilità della retribuzione in godimento, escluso il salario accessorio, per ogni anno mancante al raggiungimento dei requisiti di legge per il pensionamento di anzianità, più i contributi previdenziali per ogni anno mancante al raggiungimento dei requisiti di legge per il pensionamento di anzianità, il tutto fino a un massimo di 7 anni.
2. Le domande, indirizzate all'Assessorato al Lavoro e F. P. Cooperazione e sicurezza sociale, devono indicare il possesso dei requisiti di cui al comma 1 e la decorrenza dell'estinzione del rapporto di lavoro.
3. L'indennità, come determinato ai commi precedenti, è corrisposta entro 3 mesi dalla data di estinzione del rapporto di lavoro.
4. Per il personale di cui all'articolo 1 della LR 42/89, che non usufruisce di quanto previsto al comma 1, è istituito nell'Amministrazione Regionale il Ruolo degli Operatori dei servizi agli EEIL. e ai servizi per l'Impiego, finalizzato al definitivo trasferimento di personale dall'amministrazione Regionale agli EEIL. e ai Centri dei Servizi Pubblici per l'Impiego.
5. Il personale dipendente degli Enti di Formazione di cui all'articolo 1 della L.R. 42/89 passa al ruolo di cui al comma precedente, subordinatamente:
a) alla partecipazione di un corso-concorso di formazione sulle attività, la normativa e i bisogni degli EE.LL.;
b) alle contestuali dimissioni dal ruolo degli Enti di formazione di appartenenza.
Il personale così reclutato mantiene il trattamento economico e giuridico del comparto contrattuale della Formazione Professionale.
6. La Regione corrisponde agli EE.LL., per l'insediamento nelle proprie dotazioni organiche del personale di cui al comma 4, contributi pari al 60 per cento delle spese per un massimo di 3 anni.
7. Tra le forme di trasferimento agli EE.LL.. del personale di cui al comma 4, qualora vincoli legislativi e finanziari impediscano o limitino le assunzioni e/o i trasferimenti di personale negli EE.LL., sono previsti anche i distacchi.
8. Nell'ambito del processo di riordino e di trasferimento di funzioni agli EE.LL. in attuazione del Decreto Legislativo 234 del 2001, la Regione conferisce alle province le funzioni in materia di formazione professionale concernenti:
a) formazione iniziale, rivolta ai giovani per l'assolvimento dell'obbligo scolastico con percorsi a valenza orientativa e professionalizzante che si concludono, di norma, con una qualifica utile per l'inserimento nel mercato del lavoro;
b) formazione iniziale per giovani in età 16-19 anni per il conseguimento di qualifiche relative ai bisogni emersi nei diversi territori regionali;
c) formazione per i disabili e le fasce deboli.
9. La provincia programma l'attività formativa sulla base delle risorse erogate annualmente a tale scopo dalla Regione ed in ragione dell'accertamento della domanda formativa del territorio, realizzato d'intesa con gli istituti scolastici e i Servizi pubblici per l'Impiego.
10. Al fine di assicurare un'alta qualità e una gestione uniforme del servizio nel territorio, nonché di garantire pari opportunità di accesso alla formazione professionale, il servizio di formazione è erogato dalle province, associate in forma consortile o in società miste con le agenzie formative.
11. Le Agenzie Formative di cui al comma precedente devono avere:
a) sede legale e operativa in Sardegna;
b) una permanenza pregressa di almeno 15 anni nel settore;
c) una permanenza continuativa nel territorio di riferimento di almeno 10 anni;
d) la certificazione di qualità ISO 9001 della sede operativa.
12. La Regione assicura alle province un contributo aggiuntivo rispetto agli stanziamenti previsti per l'attività formativa, qualora le società di cui al comma 10 si avvalgano di personale iscritto all'albo di cui alla LR 42 del 1989 e che si cancelli dallo stesso. II contributo è pari al 70 per cento del costo del suddetto personale per il primo anno del 50 per cento per il secondo anno, del 30 per cento per il terzo anno.
13. Gli oneri, da determinare, derivanti dall'applicazione del presente articolo per gli anni 2006, 2007 e 2008 vanno a valere sull'UPB S10.035. (53).)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Chiedo di parlare sull'articolo e sugli emendamenti.
Onorevoli colleghi, Assessori intervengo per sottolineare alcune questioni; la prima attiene all'improrogabilità di chiudere la questione formazione professionale in modo chiaro e definitivo. In queste settimane, per non dire in questi ultimi mesi, la querelle "formazione professionale" ha avuto pesanti ripercussioni sui rapporti tra le forze sociali, con risvolti negativi che anche oggi si avvertono. Ha inoltre determinato - non lo si può ignorare - forti tensioni anche tra la Giunta regionale e i sindacati. Sono convinta che occorra una soluzione che non sancisca la vittoria di qualcuno su qualcun altro, ma che ristabilisca un equilibrio e soprattutto non provochi ulteriori scossoni a danno dei lavoratori. Penso inoltre che un'intesa su questo argomento possa dare l'avvio a quel patto sociale spesso auspicato che consentirebbe di affrontare positivamente le numerose emergenze occupazionali e del precariato.
Quello che è in gioco è il presente di una categoria che, comunque siano andate le cose, non può oggi pagare per tutti, e specialmente di chi, in maniera subdola o sfacciatamente, è stato strumentalizzato. Mi riferisco in particolare alla gestione selvaggia del personale da parte di alcuni enti di formazione. Ritengo anche, come credo tutti in quest'Assemblea, che i diritti dei lavoratori e le norme vigenti debbano essere sempre rispettati. Ragionando con distacco, valuto francamente insostenibile incentivare con due mensilità della retribuzione moltiplicate per il numero di anni che mancano per arrivare ai 65 l'esodo del personale che entro il prossimo 31 dicembre avrà raggiunto l'età per andare in pensione. Mi sembra ancor meno accettabile offrire 4 mensilità della retribuzione come premio per chi chiederà di essere cancellato dall'albo.
Non è facile effettuare valutazioni oggettive, penso però che, se non si deve cedere al ricatto degli enti di formazione che stanno licenziando i lavoratori, analogamente non può esserci alcuna lusinga ad aumentare il numero dei disoccupati in una regione molto sofferente per mancanza di lavoro e di occupazione. Oltre al fatto contingente, quindi, sono essenziali due aspetti: primo non consentire che alcun dipendente della formazione rimanga senza lavoro; secondo la formazione professionale non deve cessare ma essere ristrutturata ed adeguata alle prospettive della nuova politica regionale che punta all'innovazione e alla crescita sociale e culturale di chi opta, per meditata scelta o per necessità, per un percorso nella formazione professionale.
Penso che occorra una riforma che, riconoscendo il ruolo e l'importanza della scuola pubblica statale, non mortifichi o releghi come ultima spiaggia la formazione professionale. La dignità e la qualità della scuola, ampliando l'obbligo scolastico e garantendo finanziamenti adeguati ai bisogni delle famiglie e dei docenti, non possono essere contrapposte a quelle della formazione professionale; entrambe sono necessarie a una regione che aspira a crescere. Occorre che i due sistemi convivano offrendo possibilità differenziate; tra scuola e formazione professionale quindi non deve e non può esserci competizione anche se la prima strada non può essere esclusiva, almeno fino a quando non verrà fissato l'obbligo scolastico fino a 18 anni.
Sono necessari controlli seri su tutte quelle forme di concorrenza sleale finalizzate a sottrarre i giovani alla scuola pubblica statale senza poi garantire, come mi risulta sia accaduto, un livello qualitativo tale da permettere un inserimento effettivo nel mondo del lavoro. Occorrono strumenti anche per impedire che si moltiplichino a dismisura gli enti e che i corsi avviati non vengano conclusi. Insomma, occorre ridefinire un quadro più preciso e articolato.
Spero quindi che al più presto, con una seria riforma, si possa intervenire in modo organico. Per ora cerchiamo di non cadere nella tentazione di punire tutti perché alcuni sono stati sleali e soprattutto di non danneggiare i lavoratori. Questo è un aspetto imprescindibile almeno per chi, come me, crede ancora in questi valori ereditati dalla nostra storia socialista, oggi espressi dalla Rosa nel Pugno.
PRESIDENTE. E' stata avanzata dall'onorevole La Spisa, appoggiata altresì dall'onorevole Artizzu, la richiesta di verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Dispongo pertanto la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Cuccu Giuseppe - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - La Spisa - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Murgioni - Pinna - Pisu - Porcu - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Spissu - Uras.)
PRESIDENTE. Sono presenti 33 consiglieri. Constatata la mancanza del numero legale sospendo la seduta per trenta minuti. Invito i Capigruppo a lavorare perché si evitino queste incresciose interruzioni dei lavori del Consiglio.
CAPPAI (U.D.C.). Lei era maestro in queste cose. L'ha insegnato lei.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 32, viene ripresa alle ore 11 e 09.)
PRESIDENTE. Siamo nella fase della discussione dell'articolo 15 e degli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, mi pare che anche questa mattinata trascorrerà senza una grande partecipazione da parte dei colleghi. Il fatto che già alla prima richiesta di verifica del numero legale non fosse presente la maggioranza necessaria dimostra quale interesse mostrino i colleghi, io dico della maggioranza, perché fa piacere vedere l'onorevole Cugini che era assente all'inizio della seduta, ma adesso no...
CUGINI (D.S.). Giustificato, non come i suoi colleghi, io sono giustificato.
DIANA (A.N.). Sì, infatti, rientra tra le caratteristiche di chi prende la parola dicendo una cosa per farne capire un'altra, quindi credo che tutti quanti abbiamo capito bene di che cosa stiamo parlando!
Questo articolo si caratterizza sostanzialmente per un aspetto, che tutti quanti conosciamo, che è poi l'aspetto che ha tenuto fuori da quest'Aula i rappresentanti della formazione professionale e che quindi più di altri sono attenti a questo articolo. Noi riteniamo che la politica che questo Governo regionale sta mandando avanti non sia assolutamente in sintonia con lo spirito della stessa formazione professionale. Ma dico di più: molte parti politiche non condividono questa linea. Smantellare un sistema di formazione che nel bene e nel male comunque ha retto 55 anni, 60 anni, ha comunque fornito garanzie di formazione, può essere pericoloso. Certo, errori ne sono stati commessi tanti, ma ribaltare una situazione con un colpo di spugna credo che sia veramente deleterio. E al di là della soddisfazione e delle risposte che potremo dare con l'articolo 15 credo che, di fatto, la situazione non verrà modificata.
L'articolo 15, quindi, si caratterizza solo per fornire una risposta parziale alle richieste degli operatori del settore, ma fondamentalmente sulla formazione professionale non prevede altro. E' difficile anche capire che cosa intenda fare la Giunta regionale sulla formazione, che non definirò più formazione professionale perché mi pare che sia chiaro a tutti quanti che stiamo andando verso una situazione completamente diversa. E' necessaria certamente una formazione che vada oltre gli schemi canonici dell'istruzione. E' abbastanza difficile capire che tipo di formazione vuole questo Governo regionale, anche perché non sappiamo quali siano le linee strategiche dello sviluppo economico della Sardegna.
Se la politica del presidente Soru, per esempio, fosse improntata fondamentalmente sulle telecomunicazioni, su Internet, sui nuovi sistemi di trasmissione, beh, allora si potrebbe orientare la formazione professionale in quella direzione, qualora il presidente Soru avesse ipotizzato di realizzare in Sardegna quello che in Estonia hanno conseguito in quattro-cinque anni. Però così non è!
Se il nuovo Assessore dell'agricoltura avesse un'idea ben definita di quella che dovrà essere l'agricoltura moderna in Sardegna, si potrebbe metter mano ad una formazione che prepari delle figure professionali altamente specializzate, la cui formazione non viene garantita dal sistema scolastico tradizionale.
Se infine la Giunta regionale avesse immaginato uno sviluppo nel settore della chimica, dell'industria, della ricerca, in qualsiasi altro settore, si sarebbe potuta impostare la formazione in maniera ancora diversa. E' un po' quello che è successo con i voucher formativi o che succederà con i voucher formativi.
Mi farebbe però piacere capire, una volta che questi ragazzi saranno altamente formati, di quali opportunità godranno in questa Sardegna che pari pari non presenta uno sviluppo coincidente con l'alta specializzazione acquisita. Mi pare che questo stia succedendo un po' in tutti i campi. Allora, se è vero che la formazione professionale in Sardegna in questi anni ha formato di tutto (dagli idraulici, agli elettricisti, ai muratori, ai carpentieri, ai ferraioli, ai lavoratori del ferro battuto), se ognuna di queste persone avesse avuto l'opportunità di trovare un lavoro stabile, autonomo o alle dipendenze di qualcun altro, beh, probabilmente non saremmo qua a discutere. La realtà è che questo sistema, proprio perché non coincide con gli interessi del territorio, non coincide con lo sviluppo economico prefigurato, darà sempre luogo a scompensi e a esuberi di forza lavoro.
Il presidente Soru e qualche collega della maggioranza si attardano a dirci che tutto quello che è necessario fare è già scritto nel programma di governo. Intanto comincio col dire che niente di quanto scritto nel programma di governo ha trovato attuazione in due anni, anzi per molti versi la situazione è peggiorata. Io non ho visto un' iniziativa, e non sono a conoscenza di nessuna iniziativa di grande respiro che ci possa fare capire quale sia il futuro di quella formazione professionale, che prestazioni questi addetti dovrebbero rendere alla Sardegna, all'Isola tutta e alla nostra economia, e sulla base di quali indirizzi. Ecco, questo è proprio il nodo della questione.
E' ovvio che sono perfettamente d'accordo che le persone che lavorano oggi nella formazione professionale debbano essere garantite e quindi non perdo tempo su questo. Mi preoccupo di più di quello che sarà il dopo. Poi mi interesserebbe capire come faranno gli enti locali, visto che al comma 7 dell'articolo 15 è previsto (non so se sia competenza della Regione Sardegna o se sia sufficiente un articolo del nostro maxi collegato) che i comuni e le province, in relazione alle nuove funzioni e ai compiti in materia di formazione professionale, di servizi all'impiego e politiche del lavoro, possano indire, sulla base della necessità di nuove dotazioni organiche, pubblici concorsi. Mi viene abbastanza difficile pensare che nonostante il 90 per cento, degli enti locali della Sardegna non rispettino il patto di stabilità, possano indire concorsi. Sulla base di che cosa? Di funzioni che non sono trasferite e che non sono neanche delegate? Non si capisce bene ancora in che direzione andremo, però stiamo già dicendo che i comuni e le province potranno comunque indire dei concorsi. Questo la dice lunga!
Vedete, se c'è un'accusa che è sempre stata mossa a tutte le amministrazioni di centrosinistra, ma io dico a tutte le amministrazioni, storicamente antecedenti alla seconda repubblica, è quella di volere a tutti i costi trovare posti di lavoro presso gli enti pubblici; questo è un altro di quei casi, stiamo aprendo una finestra che per come concepisco io lo sviluppo di...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, si apre, con la discussione dell'articolo 15, un tema che è portato all'attenzione non solo dai contenuti che l'articolo stesso propone, ma da ciò che si intende portare avanti con il collegato, il maxi collegato alla finanziaria su un tema così importante quale quello della formazione professionale. Io sono uno dei firmatari dell'emendamento numero 52, che propone la soppressione di questo articolo. La soppressione di questo articolo significherebbe per noi impegnare il Consiglio regionale nell'apertura di una discussione sul futuro della formazione professionale in Sardegna. Credo che le esperienze maturate finora su questo tema nella Regione Sarda abbiano prodotto nel tempo tanti risultati, tanti risultati per i nostri giovani, per la nostra collettività, ma soprattutto per l'impresa, avendo creato la formazione professionale tutti quei quadri, tutte quelle esperienze che costituiscono, credo, il nocciolo duro dell'attività industriale, il nocciolo duro dell'attività artigianale, il nocciolo duro di tanti servizi, a cominciare da quello turistico per passare anche attraverso quello dei media.
Non dimentichiamo, infatti, che anche gli operatori, che molto probabilmente sono presenti oggi in Aula, delle varie tv private e non, hanno avuto l'occasione di imparare il loro mestiere grazie alla formazione professionale, agli enti di formazione professionale della Sardegna. Credo che i risultati siano sotto gli occhi di tutti e credo che molti di coloro che hanno sino a 50 anni e si sono inseriti nel mondo del lavoro, abbiano maturato la propria esperienza professionale frequentando appunto le scuole di formazione professionale.
Credo che la cancellazione di queste esperienze sia il fatto più negativo contenuto in questo maxi collegato, perché davvero significa scrivere una pagina nera nel futuro non solo degli operatori della formazione professionale (stiamo parlando complessivamente di circa 1200 persone) ma soprattutto di chi, iscritto all'albo della "42", si troverebbe da un giorno all'altro fuori dal mondo del lavoro. Si tratterebbe davvero di una pagina nera rispetto a un tema così importante.
Noi però abbiamo un vantaggio dalla nostra: quello rappresentato dal fatto che dopo la legge di riforma del mercato del lavoro, abbiamo, come Consiglio regionale, la responsabilità di prendere in mano il problema della formazione professionale e di dare alla Sardegna una legge sulla formazione professionale. Non bastano infatti le volontà espresse fino a oggi, anche con la presentazione di emendamenti, le discussioni nelle varie Commissioni e in Aula, per affrontare i temi che si aprono con la cancellazione di questi posti di lavoro. Le soluzioni fin qui prospettate non danno di sicuro una risposta di certezza per il futuro.
Abbiamo provato ad elaborare delle soluzioni, ma purtroppo c'è da dire che anche con queste il 70 per cento degli operatori della formazione professionale purtroppo restano fuori, restano nel limbo, restano appesi a una situazione che rischia di sfociare nel dramma, qualora questo Consiglio non si assumesse la piena responsabilità di condividere il percorso che noi minoranze abbiamo provato a indicare: quello di dilazionare nel tempo questo provvedimento in attesa che il Consiglio elabori una proposta di legge sulla formazione.
Io pensavo che davvero la Regione Sarda ovvero il Consiglio regionale, la Giunta prendessero esempio da quelle Regioni dove oggi la realtà della formazione professionale ha già intrapreso un percorso e dove davvero l'intervento pubblico sulla formazione costituisce un intervento parziale rispetto all'intervento del privato che gestisce direttamente la formazione, come del resto è avvenuto fino ad oggi qui in Sardegna. Certo con criteri diversi, certo pensando a formare finalmente quelle qualifiche necessarie per il mercato del lavoro, certo non pensando soltanto alla realizzazione di corsi finalizzati soltanto all'occupazione degli operatori, ma con una programmazione a cui senz'altro devono essere chiamati gli enti locali, e soprattutto dove le linee e le strategie restano in capo alla Regione sarda, anche perché la programmazione è uno dei primi compiti che alla Regione stessa è demandato dallo Statuto.
Io credo, colleghi del Consiglio, che ci sia bisogno di una riflessione, di un approfondimento, soprattutto di una elaborazione di un progetto che vada ben oltre quello che è nei contenuti dell'articolo 15. Io analizzavo lo sforzo che è stato profuso per mantenere inseriti nel mondo del lavoro una buona fetta degli operatori ex legge "42"; uno sforzo (che doveva essere fatto anche per tutti gli altri) e che purtroppo ha prodotto degli effetti minimali rispetto ai numeri che ci troviamo sul tavolo. Quanti infatti dei 700 e più operatori inseriti nell'albo previsto dalla "42" riusciremo in un triennio a mandare in prepensionamento o a trovargli altra allocazione? Si suggerisce di trasferirli negli enti locali, ma sulla base di quale legge, con quali risorse, con quali prospettive? Su quali linee si vuole portare avanti questo riposizionamento, questa ricollocazione del personale?
Credo che molto probabilmente andremo incontro ad un salto nel buio, perché ritenamo che non si possa inserire nello stesso maxi collegato l'emendamento che prevede il passaggio agli enti locali; pensiamo invece che l'inserimento di questo personale debba seguire un percorso alternativo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi non parliamo di riforma della formazione professionale, ne parleremo quando in Aula arriverà il progetto di legge su istruzione e formazione; oggi parliamo della soppressione dell'albo previsto dalla legge regionale numero 42 del 1989 e parliamo del destino di circa 700 lavoratori che fino ad oggi sono stati scritti a quell'albo e hanno operato all'interno del sistema della formazione professionale pubblica. Dico formazione professionale pubblica perché, com'è noto, questo compito è stato esercitato dalla Regione attraverso le disposizioni di legge che regolamentavano questa funzione e che prevedevano una presenza, io direi minimale, così è stato negli ultimi vent'anni, dei centri formazione regionale, e invece un ruolo predominante degli enti emanazione delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, del sistema associativo democratico nazionale.
Questo tratto, che è il contenuto, il senso, il significato delle leggi sulla formazione professionale che hanno operato fino ad oggi, non può essere cancellato, non può essere ignorato, deve essere considerato per il valore che ha. Noi che abbiamo stabilito già in un provvedimento di legge la decadenza dell'albo previsto dalla "42" ad una data prefissata, il 31 dicembre del 2007, oggi abbiamo il problema, che è il problema principale, della collocazione dei 720 lavoratori circa che di quel sistema facevano parte. Un sistema che va riformato perché va potenziata la formazione professionale come strumento di implementazione del regolare percorso di istruzione scolastica ed universitaria, non come un'ipotesi di sostituzione di quel percorso, non come una alternativa a quel percorso; il percorso deve rimanere salvo.
Noi, che purtroppo registriamo in questa fase lo stesso difetto del sistema imprenditoriale pubblico (non dico di quello privato perché nel privato questo non è un difetto, è proprio una scelta, nel pubblico è un difetto, è una mancanza) non facciamo il piano industriale per il rilancio dell'impresa (in questo caso del sistema della formazione professionale) da dove far discendere l'opportunità o meno di mantenere gli organi così come ce li ritroviamo, facciamo l'operazione inversa, quella tipica delle aziende che si vogliono riqualificare per distribuire utili in borsa: tagliamo un po' di teste e poi rinviamo a dopo, a tabula rasa, l'eventuale intervento in materia di riorganizzazione della funzione dei compiti. Avremmo fatto meglio a fare il contrario, cioè procedere alla riforma del sistema della formazione professionale e da quella partire per decidere quante persone di questo albo potevano essere utilmente impiegate nel nuovo sistema. Però così non è stato fatto; abbiamo invece deciso che vanno liquidati tutti; questa è l'operazione.
L'articolo 15 oggi in discussione prevede alcune uscite agevolate quali il prepensionamento ridotto e una forma di mobilità lunga; uscite che è meglio che integriamo se vogliamo che siano efficaci, considerato che l'utilizzo degli strumenti indicati nell'articolo è di tipo volontario. L'articolo 15 stabilisce anche un percorso per l'inserimento negli enti locali destinatari della funzione.
Allora, riprendendo dall'inizio, la funzione pubblica regionale è stata espletata attraverso il sistema degli enti emanazioni del sistema delle associazioni democratiche del lavoro e dell'impresa, quel personale è stato pagato con danaro pubblico, sia quello direttamente impegnato nel pagamento delle loro retribuzioni, sia quello impegnato invece nell'attività corsuale. E' il caso chiaro di una funzione pubblica esercitata dalla Regione con questo strumento, con il danaro pubblico e con un'organizzazione alla quale è stato dato anche un formale riconoscimento di legge, sennò l'albo della "42" non esisterebbe. Adesso trasferiamo le funzioni alle province!
Ma quando si trasferiscono funzioni serve personale, strumenti e risorse, perché sennò non si trasferiscono funzioni, si fa un'altra cosa. In genere si fa un pasticcio: si trasferiscono oneri e non si attribuiscono poi gli strumenti perché quegli oneri vengano assolti nel modo corretto. Questo personale, che fa parte di quel sistema pubblico definito dalla legge per esercitare quella funzione pubblica che è regionale, deve seguire la funzione che va alle province.
Ed allora qua si discute su concorsi. Noi abbiamo presentato un emendamento che prevede esami di idoneità per l'accertamento della competenza ad esercitare quel tipo di servizio, emendamento che secondo me ha anche una giustificazione giuridica. Mi chiedo infatti spesso cosa intendiamo noi per esercizio dell'autonomia se non siamo in grado di discernere quando possiamo utilizzare forme diverse. Noi abbiamo competenza primaria in questa materia, in tema di organizzazione degli uffici, in tema di esercizio di funzioni regionali in capo al sistema delle autonomie locali, in tema di ordinamento degli enti locali. Perché allora non riusciamo ad avere la capacità, noi autonomisti ad oltranza, noi che apriamo vertenze nei confronti dello Stato ad ogni livello (mi piacerebbe poi parlare di continuità territoriale, dell'Alitalia che se ne va) noi che siamo così autonomisti, perché non riusciamo a escogitare una disposizione di legge che valorizzi proprio la sostanza delle cose, cioè il fatto che la formazione professionale era una funzione regionale, una funzione esercitata interamente dal potere pubblico, che si avvaleva di enti di emanazione del sistema associativo democratico?
Vi era una precisa disposizione di legge che obbligava la Regione a esercitare quella funzione pubblica in quel modo, avvalendosi di strutture ed enti anche di natura privata. In ragione di questo, quando la Regione opera il trasferimento, il trasferimento deve essere fatto come se la formazione professionale fosse un pezzo, un segmento del sistema pubblico regionale.
Io sollevo questo problema perché vorrei che la Giunta, insieme ai colleghi della maggioranza e dell'opposizione, facesse una riflessione per trovare una formulazione dell'articolo 15 più idonea alla sua soluzione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per manifestare tutta la nostra contrarietà al de profundis riguardante la formazione, perché è inaccettabile dal punto di vista politico che con l'articolo 15, che è strutturato come una legge, si elimini una delle due gambe indispensabili per il rilancio di una Regione che si è caratterizzata per la valorizzazione della cultura e dell' istruzione.
Noi abbiamo presentato una proposta di legge che sottolinea come vadano di pari passo, come vasi comunicanti, l'istruzione e la formazione; sono inscindibili! Se pensiamo al triste primato del più alto livello di abbandono scolastico che vede la nostra Regione, nella fascia dei giovani dai 15 ai 29 anni, al primo posto tra le regioni italiane (l'unico titolo per i giovani che vanno dai 15 gli ai 29 anni per un buon 60 per cento è il possesso del diploma di scuola media inferiore) ci rendiamo conto come sia impari la lotta con i giovani olandesi, tedeschi, europei. Con questo articolo scellerato si spazza la formazione senza presentare un modello alternativo.
Non potendo cassare questo articolo, abbiamo presentato alcuni emendamenti per attenuare l'impaggo della precarizzazione, il dramma di molti lavoratori con un futuro poco roseo. Ecco perché abbiamo pensato di elevare l'incentivo di cui al comma 3 da 4 mensilità a 6. Pensate infatti al dramma di molti padri di famiglia che non hanno ancora raggiunto il limite di età per andare in pensione. Ed allora come si fa a sostenere che le riforme non devono essere effettuate sulla pelle dei lavoratori, devono essere attuate a costo zero, e tollerare poi questa politica rancorosa di tagli, sanguinaria, che non offre alcuna soluzione garantita per il futuro! Per questo motivo l'articolo 15, che non passa attraverso la concertazione, la contrattazione, non poteva essere imposto in questo maxi collegato, che ha baypassato i referenti istituzionali, sindacali in una materia così complessa.
Nella proposta di legge presentata dai sardisti c'è la rivisitazione della formazione; se questa proposta presentava lacune poteva essere rilanciata ma non cassata tout court buttando nella desolazione 700, credo, padri di famiglia. Questo vuol dire creare apprensione sociale in una Regione che registra, come è stato sottolineato, già numerosi drammi derivanti dalla nostra insularità; ed uno dei più grossi l'ha causato questo Stato truffaldino quando, grazie a una classe politica imbelle e disattenta, ci ha scippato con destrezza 10 mila miliardi di vecchie lire. Non è mai giustificato il comportamento di uno Stato che sottrae in un modo veramente immorale risorse che potevano essere utilizzate per dare risposte alla formazione, erogare servizi. Per questo motivo non può essere frettolosamente affrontato un dramma, un tema così importante, in un maxi collegato che assume più i connotati di un minestrone di frattaglie riscaldate che di una proposta seria con prospettive eque per le famiglie sarde.
Non possiamo farci travolgere dal furore ossessivo di riformare creando ulteriori drammi, e non ci stancheremo mai di sottolineare questi drammi, soprattutto a quelle forze politiche che storicamente sono state vicine e sensibili alle richieste, alle rivendicazioni dei lavoratori, alla democrazia! Per questo motivo noi sardisti abbiamo presentato alcuni emendamenti, cercando di ammortizzare questi danni. Richiamandoci a scenari biblici, dove c'era un popolo disidratato, lacero, che cercava la terra promessa, non può essere assimilato, questo incentivo, a un esodo che crei gli stessi drammi di biblica memoria; bisogna essere equi e risparmiare dove si deve risparmiare.
Bisogna risparmiare su questo tumultuoso pullulare di consulenze, che ha trasformato negli ultimi due anni la Regione sarda in un "consulentificio", dove sono stati gratificati amici degli amici (anche se dal punto di vista accademico autorevoli). Bisogna risparmiare dove si è forti, dove è possibile, non sulla pelle dei lavoratori che non hanno speranza. Perché gente che arriva alla soglia dei sessant'anni è nel baratro, quasi, della disperazione se non diamo la possibilità, a loro e alle famiglie, di ammortizzare con almeno sei mensilità questo forzato trapasso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, il provvedimento oggi in esame si iscrive nel progetto di riforma grazie all'emendamento presentato dai Capigruppo, ma vi si iscrive soltanto tenuamente ed anche con qualche necessità di aggiustamento, perché quell'emendamento trasferisce la funzione della formazione professionale, come è accaduto in altre regioni d'Italia, alle Province, e non soltanto per gli aspetti amministrativi e gestionali ma proprio per gli aspetti di programmazione.
Viceversa, il capo terzo del disegno di legge approvato dalla Giunta, prevede un ruolo molto marginale delle Province come enti collaboratori della Regione (solo due commi sono ad esse riservati) quindi c'è già una sfasatura nel progetto di riforma, a cui bisognerà mettere mano quando si discuterà la legge. Perché mentre la legge è centralista, l'emendamento si muove in una linea di decentramento che è quella auspicabile, che anch'io auspico. Pertanto il provvedimento in esame presenta un profilo prevalentemente finanziario perché mira a recuperare i fondi della legge regionale numero 42 del 1989 e immagina di renderli disponibili nel sistema dei bandi.
Io qui vorrei marcare una differenza; l'ho già sottolineata in maggioranza - inascoltato - e voglio ribadirla in Aula: non penso che la dissipazione di risorse sulla formazione professionale, il difetto di efficienza ed efficacia che conosciamo tutti, che si è registrato nel settore, siano imputabili al sistema della "42", siano imputabili a chi, come i lavoratori iscritti a quell'albo, aveva un posto sicuro. Non erano e non sono i lavoratori i responsabili degli sprechi e delle inefficienze, quindi non dovrebbero essere loro, in un processo di riforma guidato da cultura solidarista, a pagare i costi delle riforme.
Il professor Bottazzi, in una sua lezione a cui ebbi l'onore di assistere, indicò il metodo per capire perché Cagliari assorbe la gran parte delle risorse pubbliche. "Bisognerebbe" - sosteneva - "incrociare i dati, vedere chi sono i dipendenti dell'Università, dei consorzi, della pubblica amministrazione, della Regione e vedere quali sono i rapporti di parentela, gli intrecci, i legami, col mondo politico, col mondo finanziario. Emergerebbe il vero reticolo che orienta le risorse".
Io ho detto in quest'Aula, e lo ripeto, che anche nella formazione professionale occorrerebbe, prima che prosciugare la "42", verificare quali legami ci sono tra enti e funzionari ed ex funzionari, quali legami ci sono tra gli enti e il mondo politico, e forse effettuare controlli più semplici, più efficaci, più rapidi e risparmiare risorse in questo modo, piuttosto che farlo nel modo più semplice e più ingiusto, che è quello di licenziare. Se c'è da effettuare un'operazione di spoil system democratico, quello si deve fare nei ruoli dell'Assessorato del lavoro, lo dico, lo ripeto e non ho vergogna di ripeterlo perché ne sono convinto! Invece, si parte dagli iscritti all'albo previsto dalla legge numero 42.
Io vorrei che tutti fossimo consapevoli di una cosa: Non è vero che nessuno finisce per strada, non è vero, perché (e qui ci sono persone molto più informate di me) sono 265 i licenziamenti avviati. I due enti principali, cioè l'ENAIP e l'ENAP, mi pare, (se sbaglio le sigle ditemelo) hanno avviato il licenziamento di 265 persone; queste 265 persone - lo dichiarano nelle relazioni gli enti - sono il risultato delle nostre politiche finanziarie. Quindi mi permetterete di avvertire un disagio nel votare, per disciplina di maggioranza, provvedimenti che non fanno recedere dai licenziamenti. Se questo accadesse io sarei prontissimo a sostenerli, ma non succede.
Si può argomentare che il provvedimento che andiamo ad esaminare serva proprio ad evitare che le riforme producano precari, ma per come è congegnata la norma, produce più la certezza della fine di un lavoro sicuro, che non la certezza di un nuovo lavoro, perché ciò che noi prefiguriamo con questa norma è l'eventualità, la possibilità, di un nuovo lavoro, non la certezza.
In tutte le altre regioni d'Italia, in cui vigeva un provvedimento simile alla legge nuemero 42 del 1989, i lavoratori sono stati consolidati nella loro posizione, non precarizzati. Saremmo l'unica regione governata dal centrosinistra che produce precari. Perché farlo? Io non lo capisco, onestamente, non lo capisco! Avevo proposto che fossero assorbiti in un ruolo unico regionale ad esaurimento, in maniera tale che gli enti fossero liberi di avere una dimensione elastica alla luce dei bandi e non scaricassero sui lavoratori la loro dimensione, ma la proposta è stata lasciata cadere.
Sono 265. Ho detto in apertura del dibattito, qui: stiamo facendo delle differenze, stiamo facendo delle differenze che pagano i più deboli; ci sono provvedimenti nella storia della legislazione che in dieci minuti non posso riepilogare, per cui lavoratori che hanno lavorato per la Regione, prima sono stati stabilizzati e poi sono stati inseriti nei ruoli della Regione. Questi no, questi no! Perché non si può.
Noi siamo, lo ripeto, forti con i deboli e deboli con i forti, noi abbiamo una Regione che autorizza un tale ingegner Polotti a costruire una centrale a Giave, e l'ingegner Polotti è rinviato a giudizio per disastro ambientale per la discarica di Piletti, di cui si è occupata la Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti. Noi siamo questa Regione, noi rendiamo più difficile la vita di chi era iscritto all'albo previsto dalla "42" e più facile, o comunque ordinaria, quella dell'ingegner Polotti. Mi consentirete allora di essere a disagio e mi giustificherete per il fatto che mi tremi anche la voce.
Allora si può dire: ma la possibilità di essere assunti nella pubblica amministrazione per questi lavoratori è reale. Il sistema che noi abbiamo messo in atto con questi emendamenti (cioè il 50 per cento della retribuzione come incentivo) funziona? Sono andato a chiedere ai sindacati, chiedo anche ai colleghi di andare a verificare; ci sono dei meccanismi per agevolare la mobilità, che, fatto 100 quelli che entrano in mobilità, ne assorbono 20, 15. Noi abbiamo un sistema di vantaggi per chi assume che è più basso di quello della mobilità. Perché allora dovremmo pensare che il sistema degli enti locali assorbirà questa gente?
Come minimo chiedo alla maggioranza di fare lo sforzo di accettare l'emendamento di Rifondazione che porta a 75 per cento il contributo che verrebbe erogato in caso di assunzione da parte degli enti locali, perché l'ente locale, diversamente, non assume. Un vero incentivo all'esodo è quello concordato dall'Assessore degli enti locali con i sindacati, per il personale delle Comunità montane, che prevede il 100 per cento più un 10 per cento: così garantiamo un lavoro. Col 50 per cento, invece, non stiamo garantendo, stiamo, al massimo, prefigurando un'eventualità, ma non a fronte di un lavoro sicuro, garantito dalla Stato, garantito da noi.
Io avverto un problema di coscienza perché la nostra immagine amministrativa dei problemi è divisa da quella reale. Chiedo alla maggioranza di verificare, di riverificare questo provvedimento in una direzione più solidale.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il collega che mi ha preceduto affermava di non capire perché si voglia approvare una riforma attraverso gli atti fino ad ora approvati, in contraddizione rispetto alla finanziaria dell'anno scorso, che prevedeva, anche se in maniera molto sintetica, per i lavoratori della "42" un percorso chiaro e indirizzato al mantenimento della posizione lavorativa e alla valorizzazione delle professionalità maturate comunque nel sistema degli enti regionali e locali. Questa era la direzione indicata nella legge finanziaria dell'anno scorso. Quest'anno, invece, più volte è venuto meno il mantenimento degli impegni sul piano amministravo e degli atti di programmazione, e adesso questo articolo 15 ha sferrato al settore il colpo finale.
Ciò che accade attraverso questo articolo è che i lavoratori della "42" non vengono assolutamente assicurati nel loro percorso e nel loro destino. Io ricordo che si era ipotizzato più volte, questo era rimbalzato in diverse riunioni, una soluzione che dividesse, in qualche modo i lavoratori della "42" - pur nell'esigenza di una riduzione, di una razionalizzazione del sistema e quindi anche del numero di questi operatori - prevedendo che un terzo potesse essere accompagnato a un'uscita accettabile, attraverso gli incentivi all'esodo, un terzo ricollocato negli enti locali e un terzo restasse a disposizione ancora per le funzioni di formazione professionale, degli enti, degli istituti, che possono svolgere questa funzione.
Si sarebbe trattato di un numero decisamente minore, quindi più ragionevolmente gestibile anche sul piano finanziario. Questo non è accaduto. Il primo inadempimento riguarda la gestione di questo problema da parte della Regione, del Presidente e dell'Assessorato. Con questo articolo gli incentivi all'esodo non superano un numero limitatissimo, perché soltanto un numero molto limitato potrà rientrare nella fattispecie del comma 2 mentre il comma 3, di fatto, non garantisce un minimo di appetibilità. Quando si fanno le riforme, quando si fanno le razionalizzazioni aziendali, così come la sinistra ci ha sempre insegnato, occorre che gli incentivi siano dei veri incentivi e non delle elemosine; in questo articolo voi prevedete delle elemosine inaccettabili, che evidentemente non permetteranno, realisticamente, un esodo corrispondente agli obiettivi prefissati. Quindi quel terzo che doveva essere incentivato all'esodo non sarà, non esisterà, non sarà un terzo. E questo è il primo limite.
L'altro terzo, che doveva essere destinato agli enti locali con il sistema di norme che avete inserito nei commi 7 e 8, certamente non finirà negli enti locali, perché il settimo e l'ottavo comma non offrono certamente dei vantaggi, dei sostegni economici finanziari, alle amministrazioni locali che volessero assorbire questo personale. Prevedete tra l'altro un sistema abbastanza complicato di pubblici concorsi, anche per titoli, invitando, sostanzialmente, Comuni e Province ad utilizzare questa possibilità, ma è un invito che irrimediabilmente non potrà che restare inascoltato, è un bando che andrà deserto, non verrà mai emanato.
Le amministrazioni locali, con queste norme, non potranno offrire risposta a quell'altro obiettivo che era di facilitare il trasferimento di una parte, di un terzo, di questi lavoratori nel sistema degli enti locali. Poi, la parte restante, quell'altro terzo che doveva essere assorbito col rilancio dell'attività ordinaria, del servizio di formazione professionale, è ugualmente destinato a restare nella situazione attuale perché nella gestione delle risorse e delle procedure per la formazione professionale (parliamo di bandi, di risorse europee) l'Assessorato, la Regione, stanno procedendo a rilento.
Poi forse l'Assessore - così come ho sentito in altre riunioni - sfodererà numeri che ci lasceranno tutti stupiti. L'ha detto uno dei vostri più validi rappresentanti a livello nazionale: ad attaccarsi ai numeri si fa la figura di colui che si vuole attaccare al lampione. Noi vorremo che i numeri che l'Assessorato cita sulle questioni della formazione professionale fossero numeri reali, cioè numeri di cui ci si possa accorgere nella realtà; finora nessuno si è accorto del fatto che la formazione professionale è ripartita, e sono passati ormai due anni da quando la state gestendo voi.
Allora, questo articolo è veramente un disastro, è un pasticcio ed è un disastro per i lavoratori, ed è un pasticcio e un disastro poi, soprattutto, per il sistema. Dicevo all'inizio: Maninchedda afferma che non capisce perché vogliate proporre questo percorso e perché vogliate far fuori questo ingente, grande, numero di lavoratori ed operatori della formazione. Io invece lo capisco! Lo capisco sulla base di quello che ho letto nelle proposte di legge presentate dalla Giunta regionale sul sistema dell'istruzione e della formazione professionale. E' perfettamente lineare: voi volete smantellare il sistema, volete risolvere, liquidare la questione dei lavoratori esistenti come uno dei peggiori organizzatori delle ristrutturazioni industriali contro cui i sindacati e i partiti di sinistra si sono sempre lanciati. Hanno fatto di meglio gli smantellatori del sistema delle partecipazioni statali quando dovevano risolvere il problema del personale.
Il sistema legislativo, finanziario, programmatorio, ha trovato la modalità per accompagnare, per ammortizzare l'impatto sociale di migliaia di lavoratori dell'industria; in Regione il sindacato lo ha sempre chiesto e la Regione ha fatto, e sta facendo ancora, nel sistema industriale collegato alla Regione, grandi sforzi, anche finanziari, per non lasciare un operaio per strada. E voi, invece, nei confronti di un settore che è "dentro" la Regione ormai da anni vi comportate come il peggiore liquidatore del personale.
Questa è la verità: volete di fatto liquidare il personale per poi avviare una cosiddetta riforma del sistema della formazione professionale. Da quanto abbiamo potuto evincere dai vostri complicati e confusi disegni di legge (almeno io ho visto il primo, non ho ancora visto l'ultimo che avete esitato) l'obiettivo è abbastanza chiaro: volete portare tutto nella scuola e per la scuola. Ovviamente nella scuola e per la scuola statale, ignorando le leggi che gli stessi vostri ministri in passato hanno presentato innovando il sistema dell'istruzione e creando ormai un sistema integrato tra scuole statali e paritarie.
Lo state facendo nel sistema dell'istruzione, della scuola, lo volete fare pari pari anche nel sistema della formazione professionale: volete smantellarla, riportare tutto nel sistema della scuola, un sistema che non potrà certamente reggere questo nuovo carico di competenze, e di fatto così cancellerete la formazione professionale. Noi non ci rassegneremo a dire solo quello che pensiamo e quello che vogliamo; ci batteremo finché potremo perché questo non accada e speriamo che abbiate il coraggio, che alcuni colleghi almeno in quest'Aula abbiano il coraggio, di guardare la realtà per come è e non per come si presenta in base alle parole assolutamente incredibili che voi pronunciate o scrivete su questo tema.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Signr Presidente e signori consiglieri, mi pare che questa Giunta, riguardo alla situazione della formazione professionale che ha trovato all'inizio del suo insediamento, abbia voluto interpretare e dare attuazione non solo al suo programma ma a una esigenza che era generalmente sentita in quest'Isola: quella di riqualificare e razionalizzare il sistema della formazione professionale in Sardegna. Questo non significa condividere una iniziativa di smantellamento della formazione professionale: tutt'altro. Non c'è nessuno smantellamento del sistema e non c'è nessuna cancellazione o sottovalutazione del problema dei lavoratori.
Noi abbiamo trovato una formazione professionale in Sardegna che se da un lato ha fornito positive risposte persino al problema della dispersione scolastica e a quello della qualificazione professionale, con enti che lavoravano esprimendo qualità, capacità e competenza, dall'altro comunque registrava una situazione di totale polverizzazione, che non rispondeva né alle esigenze di riqualificazione dei lavoratori, né alle esigenze di offrire risposte al mercato del lavoro isolano. La Regione sarda, in ottemperanza alla "legge Moratti", è stata la Regione che maggiormente ha dato attuazione a quella norma che consentiva e consente di operare una scelta del tutto prematura a 14 anni; la Regione sarda, con 5 mila e 600 ragazzi avviati, è stata la Regione in Italia che maggiormente ha consentito questo percorso. E d'altra parte noi abbiamo trovato sicuramente una Regione inadempiente rispetto a quanto prevedeva la normativa regionale in vigore, la legge numero 47, ai sensi della quale la Regione deveva farsi carico della programmazione delle attività formative in coerenza con la programmazione dello sviluppo economico e sociale dell'Isola e in coerenza con i fabbisogni formativi espressi dal territorio.
Quindi, onorevole Contu e onorevole Diana, se questo non è stato fatto e se alla fine le attività di formazione professionale spesso, per troppi anni, altro non sono state che l'elenco della spesa degli enti, questo non è certamente da addebitare a questa Giunta, che contestualmente ha affrontato il problema della riqualificazione del sistema della formazione professionale e il problema dei lavoratori, non certamente imputando come è stato detto (concordo con l'onorevole Maninchedda) i problemi del sistema della formazione professionale ai lavoratori, che sicuramente non hanno alcuna colpa per la cattiva gestione praticata da alcuni enti di formazione.
La Regione contestualmente ha lavorato a predisporre il disegno di legge di riforma dell'istruzione, della formazione professionale, disegno di legge che, dopo un ampio confronto con le parti sociali e con tutti coloro che hanno interesse al problema, è stato licenziato dalla Giunta la settimana scorsa. Contemporaneamente questo Consiglio ha approvato la legge numero 20, che prevede competenze e funzioni per le province in materia di formazione professionale mentre è in Commissione il disegno di legge che dispone detto trasferimento.
Abbiamo lavorato per riqualificare la spesa dei fondi POR, abbiamo licenziato da poco un documento di concerto con l'Assessorato della programmazione che prevede appunto il miglioramento e la razionalizzazione della spesa anche per quanto riguarda le risorse del fondo sociale europeo, in coerenza anche con quanto espresso dal confronto con le province riguardo ai piani integrati territoriali, dove sono stati tenuti anche i laboratori sulla formazione professionale. Allo stesso tempo, anche in ottemperanza a quanto previsto dalla finanziaria dell'anno scorso, abbiamo lavorato al problema del personale di cui alla legge 42.
Voglio ricordare che se da un lato, nel disegno di legge, questa Regione si riappropria del ruolo di programmazione con uno stretto rapporto con gli enti locali, e in particolare con le province, e se è vero che vi è questo trasferimento di competenze e funzioni alle province, non è però vero che il trasferimento del personale debba considerarsi un'automatica conseguenza del trasferimento di funzioni e competenze. Le assunzioni di pubblici impiegati da parte degli enti locali sono infatti regolate da leggi nazionali nel rispetto della Costituzione. Si accede al pubblico impiego, per quanto riguarda il personale al di sopra del quarto livello, solo attraverso concorsi pubblici o solo attraverso graduatorie speciali (quelle ex articolo 16 della legge numero 56) per quanto riguarda il personale al di sotto del quarto livello.
Questo non vuole significare che la Giunta non sia disponibile, se in questo Consiglio si trovassero soluzioni adeguate, a fare in modo che i lavoratori della formazione professionale ottengano parità di trattamento rispetto ad altre categorie di lavoratori, ma è chiaro che queste soluzioni non possono essere trovate in deroga a normative nazionali e principi costituzionali.
Nel disegno di legge di riforma dell'istruzione e della formazione professionale - i consiglieri probabilmente non hanno ancora avuto l'opportunità di vederlo - è chiaro che non si smantella la formazione professionale e che si offre un futuro anche ai lavoratori. Con una premessa però: formazione e raggiungimento della qualità della formazione devono essere resi compatibili con il problema del personale. Il che significa che non può essere il personale a dettare tutte le condizioni e che il problema del personale non può essere considerato prioritario. Certamente il problema del personale deve trovare una soluzione, bisogna vedere però quale parte della tutela va considerata a se e quale parte della tutela è coerente anche con il problema della qualità della formazione.
Per quanto riguarda la costrizione che qualcuno riscontra nell'articolo 15, cioè il destino obbligato dei lavoratori della formazione professionale, questa Giunta non ha fatto altro che dare risposte a richieste di incentivazione dell'esodo che, ricordo, sono state avanzate in quest'ultimo decennio non solamente a questa Giunta ma anche alle Giunte precedenti. Voglio ricordare che le organizzazioni sindacali avevano interrotto gli incontri, il confronto con l'Assessore che mi ha preceduto, proprio sull'incentivo all'esodo, in quanto le misure che l'Assessore aveva proposto non erano ritenute sufficienti; quindi è un problema che noi ci siamo ritrovati, un problema al quale abbiamo cercato di offrire le soluzioni migliori.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Il parere è contrario sugli emendamenti numero 52 e 15. Con gli emendamenti numero 16 e 93 i presentatori propongono di sostituire la parola 4 con la parola "sei". La Commissione invece propone di sostituirla con la parola 5; "cinque mensilità". Quindi limitatamente a cinque mensilità, se i proponenti sono d'accordo, la Commissione esprime parere favorevole, altrimenti il parere non può essere favorevole.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 17, penso che ci sia anche un problema di legittimità; in ogni caso il parere è negativo. Sull'emendamento numero 94 il parere è negativo anche perché la stessa materia è contenuta in un altro emendamento, il numero 169, presentato dalla maggioranza. Il parere è negativo sugli emendamenti numero 102 e 53. Sull'emendamento numero 169 il parere è positivo.
Voglio solo ricordare, perché più di uno mi ha chiesto se la proposta emendativa intende cancellare i commi dell'articolo, che il riferimento alla soppressione dei commi non è all'articolo ma è all'emendamento numero 53. Sull'emendamento numero 195 il parere è negativo anche se si collega alla proposta delle cinque mensilità.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Siamo all'emendamento numero 152.
Ha domandato di parlare per una precisazione il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Chiedo scusa, mi sono dimenticato di fare una precisazione. Nei commi due e tre, dove si fa riferimento all'età pensionabile c'è da fare una precisazione perché l'età pensionabile, come tutti sanno, è 65 anni per gli uomini e 60 per le donne. Quindi ai commi 2 e 3, dopo le parole "65 anni di età" è necessario aggiungere "per gli uomini e 60 per le donne".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, stavo leggendo l'emendamento numero 169 per riuscire a capire se si tratta di un emendamento sostitutivo totale dell'articolo 15 uscito dalla Commissione e quindi di un emendamento che sopprime sostanzialmente tutto tranne che il trasferimento delle funzioni relative alla formazione professionale dalla Regione al sistema delle Province.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 169 è sostitutivo totale dell'emendamento numero 53, quindi i riferimenti soppressivi ai commi sono quelli relativi all'emendamento.
URAS (R.C.). Adesso è chiaro, grazie Presidente. Intervengo sull'articolo 15 per dire ovviamente che non sono d'accordo sulla soppressione dell'articolo ma va affrontato il problema e quindi voterò contro. Però ne approfitto anche per sottolineare che questa materia costituzionale, che riguarda le competenze della Regione e dello Stato, è una materia abbastanza discussa; la ritroveremo anche negli articoli 2, 3, 4 e 5 di questo collegato. Penso però che l'articolo 3 dello Statuto, insieme al Titolo V così come è stato modificato, consenta a questa Regione di risolvere il problema. Consente di risolverlo anche in considerazione del fatto che si tratta di una materia che la Regione ha gestito in modo pubblico.
Penso che non abbia pagato stipendi di personale privato, di enti privati, ma che abbia contribuito, attraverso la "42" a sostenere le spese per l'esercizio di una funzione propria; e qua il confine è molto sfumato. Pregherei di fare una riflessione prima di decidere, sennò non si capirebbe. Altrimenti avremmo effettuato un aiuto indebito ad enti privati con danaro pubblico pagando gli stipendi anche in questi anni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, io credo che oggi, nella asetticità dell'Aula del Consiglio regionale e sulla base di un ancora più asettico testo legislativo, si stia consumando in realtà un rito macabro, che è quello della "rottamazione" di uomini, che è quello della riduzione di tante famiglie, di centinaia di famiglie, da una condizione di sicurezza, di stabilità, ad una condizione di insicurezza e di instabilità.
Io confermo la mia stima per l'Assessore però, francamente, non credo che le sue parole, per quanto rispettabili, possano essere sufficienti a fugare, non tanto i dubbi e i timori, ma la realtà dei fatti. E' una situazione che si sta consumando sulla pelle di centinaia di famiglie sarde nel silenzio generale se si eccettuano le denuncie in quest'Aula dell'opposizione, se si eccettuano le manifestazioni dei lavoratori. Un silenzio assordante, preoccupante, colpevole se commisurato all'entità del dramma che centinaia di famiglie sarde stanno per vivere. Addirittura ho sentito stamattina, in sede di discussione sull'articolo, una collega, la collega Caligaris, che invece che dichiararsi angosciata, preoccupata per quello che sta succedendo attribuisce la responsabilità agli enti di formazione professionale, affermando che essi esercitano un'azione di ricatto nei confronti della pubblica amministrazione.
No, collega Caligaris, qui non c'è un ricatto nei confronti della Regione. Qui c'è semmai un ricatto della Regione. Ma non si prefigura neanche un ricatto perché il ricatto presuppone che ci sia una condizione, verificatasi la quale si possono annullare gli effetti della minaccia proclamata. Qui invece c'è una sentenza di condanna, che è un qualche cosa di ancora diverso da un ricatto. Qui c'è una condanna già pronunciata che si sta semplicemente eseguendo - continuerò, perché voglio terminare questo discorso e il tempo sta scadendo -una sentenza che ricade non su gente che spreca denaro pubblico, e poi parleremo anche dello spreco del denaro pubblico che si pratica in questa attuale Amministrazione regionale, perché c'è tanto di interessante da dire su come vengono sprecati i soldi dei cittadini sardi, ma...
PRESIDENTE. Grazie onorevole Artizzu, non ha dichiarato il suo voto…
ARTIZZU (A.N.). Il mio voto è favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. …e io vi richiamo a pronunciare dichiarazioni di voto sull'emendamento perché altrimenti, insomma, si finisce per riaprire la discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signr Presidente, io volevo solo chiedere la votazione nominale, però se mi ascolta un attimo vorrei dire che non capisco il richiamo rivolto al collega Artizzu perché essendo un emendamento soppressivo totale è chiaro che la valutazione riguardava complessivamente la questione della formazione professionale. Quindi credo che veramente questa sollecitazione e questo richiamo siano non dovuti. Il collega Artizzu non ha dichiarato ufficialmente il voto ma ha motivato perché non è d'accordo su questo articolo.
PRESIDENTE. L'onorevole Artizzu gradirà la sua difesa, ovviamente non ha dichiarato il voto e poi io ho pronunciato un richiamo di carattere generale, onorevole La Spisa.
Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, ho resistito alla tentazione di intervenire in discussione generale, ma non resisto alla tentazione di dichiarare il mio voto contrario su questo emendamento facendo alcune precisazioni che in quest'Aula sono state omesse. E se fossero state omesse da persone che non hanno la conoscenza del problema sarebbe comprensibile, perché non tutti possiamo essere conoscitori di tutte le materie, ma poiché sono state omesse da persone che la materia la conoscono e l'hanno studiata quanto l'ho studiata io, ciò vizia all'origine tutta la discussione finora svolta.
Ed allora per rimettere assieme le cose nel modo giusto, così come sono state presentate in maggioranza, e così come questa maggioranza sostiene in quest'Aula, devo dire questo: la norma contenuta nell'articolo 15 non è conclusiva di nessun processo decisionale sulla formazione professionale. L'unico elemento conclusivo che c'è sulla formazione professionale è il termine del 31 dicembre 2007 che è stato stabilito con la finanziaria dell'anno scorso; sino a quella data, evidentemente, possiamo fare solo operazioni parziali, molto parziali, forse anche difficili, forse anche poco concludenti, però stiamo facendo operazioni che mirano a fare quello che tutte le parti (sindacati, enti e Regione) hanno deciso comunemente che doveva essere fatto: l'alleggerimento del sistema della legge numero 42 del 1989. Quindi le norme vanno inquadrate in questo contesto.
Soprattutto a chi ha partecipato alle riunioni di maggioranza ricordo che c'è un patto che è stato stretto e che io richiamo qui pubblicamente perché ciascuno se ne ricordi: si era deciso di procedere a una verifica entro quest'anno per analizzare i risultati delle norme che stiamo proponendo. Quindi non c'è nessuno che sta pensando di mandare a casa i lavoratori, non c'è nessuno che sta pensando di penalizzare chicchessia, certo ci rendiamo conto che stiamo operando in un sistema in difficoltà, nessuno lo nega.
OPPI (U.D.C.). Se è un patto di maggioranza perché ti riferisci a noi? Riferisciti ai tuoi…
SECCI (La Margherita-D.L.). Onorevole Oppi, se lei mi avesse ascoltato con l'attenzione che di solito la accompagna avrebbe capito che stavo dicendo cose che potevano interessare anche lei.
OPPI (U.D.C.). Non ci interessa il patto di maggioranza. E' un fatto vostro!
SECCI (La Margherita-D.L.). Comunque, in ogni caso, richiamo la parzialità di questo provvedimento che non entra nell'ambito della riforma, e richiamo la responsabilità di tutti a salvaguardare un sistema nel quale tutti crediamo.
OPPI (U.D.C.). Tranne voi!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Il mio intervento, signor Presidente, giusto per chiarire subito la posizione, è volto a sostenere l'emendamento numero 52 che ho già richiamato precedentemente. Credo che nel momento in cui è stato elaborato l'emendamento ci sia stata una attenta riflessione sul contenuto dell'articolo 15. Io sono convinto del fatto che - e mi riallaccio al discorso pronunciato in sede di discussione generale - il sistema, quello che poc'anzi ricordava il collega Secci, per essere abbattuto come viene abbattuto con i contenuti dell'articolo 15, abbia bisogno perlomeno di un preliminare progetto di riedificazione, abbia bisogno di un progetto attraverso il quale prevedere un percorso che indichi soprattutto quali saranno le funzioni che dovrà esercitare la Regione sarda in materia di formazione professionale e quali saranno invece i contenuti delegati o trasferiti agli enti locali.
Nell'articolato tutto questo non è definito, collega Secci e colleghi del Consiglio; non è definito se non in minima parte. Il percorso definito è quello che riguarda soltanto un piccolissimo numero di operatori presenti nell'albo previsto dalla "42", una piccolissima parte. Sì, su queste problematiche abbiamo ragionato e ci siamo resi conto che soltanto per il 15-20 per cento di queste 760 persone è stato previsto un percorso definito e tracciato, mentre l'80 per cento di essi si trova in una situazione che non prevede alcuna sicurezza. Per questo abbiamo elaborato questo emendamento soppressivo dell'articolo 15: per obbligarvi, colleghi della maggioranza, ad effettuare ulteriori riflessioni, ulteriori proposizioni, ulteriori elaborazioni volte a trovare una soluzione per questi nostri corregionali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non sarei intervenuto se non avessi sentito alcune affermazioni dell'Assessore la quale, dimenticandosi quello che poco fa ha ricordato l'onorevole Secci (che si parla della legge "42") si è lasciata andare ad un excursus sull'attività della formazione professionale e sulla proposta di legge in itinere per la formazione professionale. Ma siccome non c'è l'Assessore, mi limiterò soltanto a leggere una parte di un documento. "La definizione delle nuove politiche dell'istruzione e della formazione professionale deve porsi l'obiettivo di costruire un sistema integrato di servizi che accompagni le persone nelle loro scelte, perfezionando in esso tutte le agenzie educative; sarebbe velleitario pretendere di ritenere una scelta più adeguata di un'altra". In questo sono condivisibili gli indirizzi programmatici del centrosinistra per il Governo nazionale che precisano: "La formazione professionale si configura come sistema distinto da quello dell'istruzione con il quale crea relazioni e progetti integrati". Programma dell'Unione pagina 236; uno stralcio di un documento delle ACLI di questi giorni.
Allora, agli amici della maggioranza - perché le ACLI non penso che si possano considerare vicine alla minoranza - farei soltanto una precisazione: state attenti a quello che fate perché rischiate di creare problemi nella educazione e nella formazione delle future generazioni. Si stanno ancora una volta imbrigliando le potenzialità e le capacità che un sistema formativo (ancorché con alcuni punti da correggere tra cui quello della "42") ha comunque dimostrato. E' da anni che si cerca di alleggerire la "42", e invece l'Assessore non è stato capace se non di dire che bisogna smantellare questa formazione professionale.
Una delle accuse che venivano mosse era che c'erano troppi enti accreditati; oggi ci sono 211 enti accreditati contro i 60 enti della vecchia Amministrazione regionale. Se questa è la verità che avete sbandierato credo che siano giustificati i miei timori per come affrontate un discorso che investe il futuro dell'educazione della gioventù in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Voterò contro l'emendamento numero 52, ma volevo anche precisare il perché del voto e soprattutto chiarire all'onorevole Artizzu che quando si parla di gestione selvaggia del personale da parte di alcuni enti di formazione si sta parlando di un aspetto che i lavoratori hanno denunciato pubblicamente nelle assemblee. Ora, probabilmente l'onorevole Artizzu era impegnato in altro oppure è stato distratto da altre questioni perché se avesse partecipato alle assemblee avrebbe colto questo aspetto e, visto la cultura di giornalista professionista, avrebbe potuto testimoniare in Aula anche queste questioni.
C'è poi un altro passaggio relativamente alla strumentalizzazione che anche gli enti hanno fatto e alla questione che quando si parla di salvaguardia dei posti di lavoro lo si fa con determinazione. Credo che sia davanti agli occhi di tutti una situazione generale di difficoltà e non si può certo procedere verso un sistema che non offra garanzie a chi è un lavoratore di questa parte della formazione professionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, io credo che la vicenda della formazione professionale, così come è stata gestita dalla Giunta regionale e dalla sua maggioranza, costituisca una delle pagine più negative di questi due anni di governo della Regione. Credo altresì che il modo con cui è stata affrontata questa ricerca di soluzioni in calcio d'angolo (che devono poi proseguire con altre puntate) che questo affannarsi nervoso del presidente Secci per richiamare qualcuno, non so a quale logica di scuderia - si riferiva alla maggioranza probabilmente, ma credo che ognuno abbia la libertà di pronunciarsi secondo coscienza - siano del tutto controproducenti. Considerando inoltre che ieri era il primo maggio, mi sembra che la Regione e la Giunta regionale si siano dimostrati in questa vicenda, nei confronti dei lavoratori, pessimi datori di lavoro.
Probabilmente ieri qualcuno avrà avuto anche il piacere e il gusto di festeggiare o di sfilare con i lavoratori, ma, cari colleghi e care colleghe, davanti a problematiche che hanno portato i lavoratori nelle piazze per difendere il posto di lavoro, per difendere la propria esperienza, per difendere il diritto a continuare a esercitare la propria professione, l'atteggiamento altalenante e spesso anche omissivo della Giunta regionale, e di molti partiti della maggioranza, che nulla hanno fatto per individuare soluzioni tempestive, rapide e coerenti con le dichiarazioni a suo tempo fatte, costituisce un brutto segnale; è la conferma che la Regione in questi ultimi due anni è stato soprattutto un pessimo datore di lavoro, ha gestito male i rapporti con i lavoratori, ha mandato al macero quelle buone intenzioni in materia di concertazione su cui tanto ci si è spesi e su cui tanto evidentemente si è acquisito anche il consenso elettorale. Io credo che la gente debba oggi con coscienza valutare tutti questi aspetti e poi trarne le dovute conseguenze.
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, posso chiederle come voterà sull'emendamento numero 52?
AMADU (U.D.C.). Voterò a favore dell'emendamento numero 52.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Il collega Secci ha ricordato che nella finanziaria 2005 si fa riferimento al 31 dicembre 2007 e ha ricordato l'impegno (che faccio mio a nome del Gruppo ma penso che riguardi tutta la maggioranza e anche la Giunta) di una verifica di quel processo (avviato con la finanziaria 2005 e che con l'articolo 15 compie un passo in avanti) di riforma complessiva della formazione professionale in Sardegna.
L'impegno - io lo ribadisco ancora una volta - che assumiamo come maggioranza è che nessuno dei lavoratori interessati dalla "42" e da questa riforma possa passare dall'attuale situazione, all'ufficio di collocamento…
CAPELLI (U.D.C.). Perché non esistono più gli uffici di collocamento!
MARROCU (D.S.). … a quella cioè di disoccupato (abbiamo approvato la riforma a dicembre, forse non se ne è accorto).
Individuiamo tre sistemi: uno, l'incentivo all'esodo, per il quale viene anche accolta una parziale modifica, l'altro il trasferimento agli enti locali (e abbiamo presentato oggi un emendamento che trasferisce le competenze alle Province per fare in modo che questo possa realizzarsi) il terzo è la riqualificazione della formazione professionale.
Questo processo non sortirà il risultato auspicato? Ci si incontra e si rivede. L'unica cosa certa è che la situazione non può restare quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Aggiungo inoltre, riferendomi a qualche collega, che è importante stare attenti a come si parla, perché il giudizio negativo dell'opinione pubblica sulla formazione professionale, che accomuna cose fatte bene a cose mal fatte, è dovuto in gran parte alla spregiudicatezza - e uso lo stesso termine che avete adoperato voi - con cui in questi cinque ultimi anni si è utilizzato l'obbligo formativo.
Quindi è necessario un processo di riforma da realizzare con l'impegno di garantire ai lavoratori ex legge "42" i diritti acquisiti, ma anche con la disponibilità da parte della maggioranza, oggi, a modificare l'articolo 15 con gli emendamenti che ha ricordato il collega Secci, e successivamente a procedere ad un incontro di verifica qualora ci dovessimo rendere conto che gli effetti da noi auspicati (di alleggerimento e di riforma previsti dall'articolo 15) non si siano realizzati. L'impegno è che al 31 dicembre questo processo si chiuda e non riprenderà.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Marrocu, non ho capito come voterà.
MARROCU (D.S.). Contro.
PRESIDENTE. Richiamo i colleghi a rimanere in tema di sulle dichiarazioni di voto sull'emendamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento; lo dico subito così non rischio di dimenticarmi. Il buon senso che anima sicuramente ognuno di noi quando deve lavorare non per sé stesso, ma per la collettività, ci dovrebbe portare, almeno a me dovrebbe portare, a credere alle parole che poc'anzi il collega Marrocu ha pronunciato in Aula. Devo essere sincero: in cuor mio mi auguro e spero che ciò che il collega Marrocu ha appena detto avverrà e possa avvenire. Ciò che però mi lascia perplesso e mi porta senza alcuna esitazione a votare in maniera favorevole, sull'emendamento da noi presentato, è che ciò che noi oggi stiamo cercando di portare all'attenzione dei colleghi del centrosinistra non è frutto di ideologie smaccatamente nostre o che dobbiamo sostenere in quest'Aula per partito preso, ma è frutto degli incontri dei quali l'onorevole Caligaris ha parlato e ai quali anch'io posso dire di aver partecipato.
In questi incontri non mi è sembrato di aver sentito una parola, e dico soltanto una parola, a favore di ciò che voi oggi qui state proponendo. Gli incontri che i sindacati hanno organizzato, le manifestazioni di quei sindacati che hanno voluto veramente fortemente difendere i diritti dei lavoratori (perché non tutti l'hanno fatto, bisogna ammettere anche questo oggi in quest'Aula) ci hanno portato a condurre una battaglia che alcuni hanno definito dura, che alcuni hanno definito ideologica, che alcuni di voi hanno anche detto essere condotta da chi il problema non lo conosce. Ecco, io sono uno di coloro che fino a qualche mese fa il problema non lo conosceva, però mi sono seduto con persone che lo conoscono, ho cercato di ragionare, ho cercato di capire e ho capito che gli errori che sono stati commessi, che sicuramente la Giunta precedente e il Consiglio precedente possono anche aver commesso, non sono sicuramente paragonabili al disastro che invece oggi voi state preparando.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, io voterò a favore di questo emendamento. Noto, tra l'altro, da parte degli ultimi interventi dei colleghi della maggioranza, una sorta di difesa, un cercare di difendersi a tutti i costi su un argomento che invece sarebbe dovuto essere trattato in modo completamente differente, non certo inserito con un articolo all'interno di una legge che parla "di tutto e di più".
Un argomento come la formazione professionale è un argomento fondamentale, importante, determinante per i sardi e la Sardegna e non può, essere inserito così nell'articolo 15, prevedendo peraltro la soppressione dei lavoratori di cui alla "legge 42". La giustificazione principale è stata: ricordatevi colleghi che questo è stato inserito nella finanziaria del 2005. Ma la finanziaria del 2005 ve la siete approvata voi. Siete proprio convinti che quello che state facendo sia la cosa più giusta per questi lavoratori, siete sicuri? Bene, se siete proprio convinti approvatevelo l'articolo. E' già stato detto più volte, l'abbiamo detto tante volte, la responsabilità è vostra e ricadrà solo su di voi!
Il collega Amadu ha ricordato che ieri era il primo maggio; è vero l'unica cosa che si sa fare in queste circostanze è sventolare quelle bellissime bandiere rosse davanti a milioni e milioni di italiani che sono costretti a seguire concerti che parlano solo di comunismo trascurando ogni altro elemento della cultura nazionale. Ma questo va bene, fa parte del vostro modo di pensare e del vostro modo di agire, io sono convinto e, ancora più convinto, che questo emendamento soppressivo debba essere approvato in modo che si possa ritrattare l'argomento della formazione professionale ripartendo da una riforma completa.
Assessore, non dica sempre sì al suo presidente Soru, ogni tanto si ribelli anche lei e provi a portare avanti argomenti fondamentali ed interessanti; non si faccia convincere la prossima volta ad inserire un argomento così determinante all'interno di un pasticcio come questo maxi collegato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, io voterò a favore, lo annuncio ora così posso anche un po' divagare visto che è stato consentito a tutti. Ho sentito oggi utilizzare il termine "spregiudicatezza" da un collega della maggioranza; io che ho un po' di memoria storica devo dire che l'Assessorato competente in questi vent'anni, tranne quando è stato ricoperto dall'onorevole Floris che mi sta dietro (potrei citare Oggiano, potrei citare Rais, Cogodi, Giorgio Carta ecc.) l'avete gestito voi; quindi cominciamo a limitare il campo.
MARROCU (D.S.). Ha quattro anni l'obbligo formativo!
DEDONI (Riformatori Sardi). Non dire cose che non sono vere!
OPPI (U.D.C.). Cita casi specifici, denunciali come faccio spesso io, sennò evidentemente non dici la verità.
Perché, del resto, i lavoratori hanno occupato questo Consiglio regionale? Perché stamattina la gente ha detto che è una "porcata"? Ci sarà qualche motivo? Perché autorevoli amici, al di là di quello che sembra, affermano che ci sarà una penalizzazione? Non credo che sia una affermazione campata in aria, stante lo spessore delle persone che l'hanno pronunciato. Che poi gli Assessori di turno abbiano costituito anche piccoli enti ecc questo riguarda voi, non riguarda certamente la mia parte politica.
Ma quello che vi voglio dire soprattutto è che questa esperienza è una esperienza negativa. Non continuate a "rattoppare" ogni volta perché non è possibile che prima decidete e poi cambiate tutto. L'altro giorno avete cercato di inserire lavoratori che erano fuori dal circuito produttivo da dieci anni; noi ve l'abbiamo impedito perché era una "porcata", ma di tentativi come questi se ne verificano tutti i giorni.
Nella sanità si affida la formazione all'esterno (ed è una formazione incompetente) quando potrebbe essere svolta in Sardegna con grande senso di responsabilità e competenza. Quindi non cercate di addebitare i vostri errori agli altri; noi abbiamo una visione diversa! Io ho sentito i lavoratori che hanno occupato questo Consiglio regionale; ora se avete raggiunto con questi lavoratori un accordo qual è il problema? Incontriamoci assieme e non fate le sceneggiate napoletane, evitate di fare e di parlare come è avvenuto poco fa quando si è riunita la maggioranza; qui ci deve essere gente libera! Io tante volte ho assunto posizioni chiare e forti anche contro il mio partito; se qualcuno qui si comporta da persona libera dovrebbe essere apprezzata e non essere denigrata. E' inutile fare sceneggiate qui, fatele in altra sede!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, io voto contro. L'intervento del collega Oppi ha richiamato in parte la mia attenzione; l'argomento è estremamente delicato e impegnativo, stiamo parlando di una riforma sulla quale nel passato ci siamo misurati tutti e poi non siamo riusciti a realizzarla, ma occorre approvarla. C'è un provvedimento dinamico che il presidente Secci ha richiamato alla memoria di tutti per sollecitare la maggioranza a svolgere la propria funzione, ma anche per informare il Consiglio che il dubbio è presente. Qualora non dovessimo raggiungere l'obiettivo con questo provvedimento occorrerà reintervenire perché nessun lavoratore deve perdere il posto di lavoro.
Se ci sarà bisogno di un intervento parziale, l'intervento parziale correttivo per raggiungere l'obiettivo dovrà vedere anche voi impegnati, se l'obiettivo è quello della riforma e del mantenimento dei posti di lavoro. Perché farne una questione ideologica? Io starei all'esigenza pratica, all'esigenza di avviare la riforma e di non perdere posti di lavoro, di trasferire competenze e personale e risorse alle province. Il Consiglio regionale ha una funzione insostituibile su questa materia, e qualora ci dovesse essere una discussione sulla riforma, saremmo chiamati in Commissione e in Consiglio a parlarne.
Politicamente si può assumere una decisione, collega Oppi, che confermi il concetto che nessun lavoratore deve perdere il posto? Se c'è bisogno di un aggiustamento si fa l'aggiustamento, la misura sarà quella che verificheremo, perché è giusto che i lavoratori escano dalla situazione di precarietà nella quale si trovano per avere una certezza per quanto riguarda il futuro. Perché dobbiamo bisticciare su un'ipotesi positiva di impostazione? Evitiamo di esprimere giudizi prima che si faccia questa verifica, della quale comunque c'è bisogno! Allora, io voto contro, lei voterà a favore, ma noi vogliamo richiamare l'esigenza che su questo processo estremamente delicato si proceda rapidamente, e aggiungo anche unitariamente, per fare un'operazione corretta e giusta.
AMADU (U.D.C.). Concertiamo! Facciamo la concertazione!
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 52. E' stata chiesta la votazione nominale dall'onorevole La Spisa.
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 52.
Prendo atto che il consigliere Contu ha votato a favore.
(Segue la votazione.)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Murgioni - Oppi - Pili - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si è astenuto: il presidente Spissu.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 65
astenuti 1
maggioranza 33
favorevoli 25
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Siamo all'emendamento sostitutivo totale numero 169.
Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Soltanto per chiedere una precisazione di natura tecnica: se si vota l'emendamento numero 169, che fine fanno il numero 16 e il numero 93? Nel caso che questi decadessero, chiedo di presentare un emendamento orale al numero 169.
PRESIDENTE. Sul numero 16 e sul numero 93 lei aveva chiesto ai presentatori se erano disponibili a sostituire la parola "sei" con la parola "cinque", chiedo quindi preliminarmente ai presentatori di esprimersi su questa proposta.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, anche se parzialmente soddisfatti, accogliamo la proposta di elevare da quattro a cinque le mensilità, perché va nel senso che noi auspicavamo. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, poiché resterebbe in piedi il comma 3 dell'articolo, restano in piedi anche gli emendamenti numero 16 e 93. Quindi non decadono per effetto dell'approvazione del numero 169, per essere più espliciti.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il nostro voto è contrario sia perché questo emendamento tende semplicemente ad inserire nel corpo dell'articolo una nuova formulazione del comma 8, che in realtà noi crediamo non risolva assolutamente il problema, sia perché l'emendamento è costruito in realtà poi per contrastare. Capisco la questione tecnica, non sto polemizzando sull'aspetto procedurale, capisco il motivo per cui è stato agganciato come emendamento all'emendamento numero 53 presentato dall'opposizione, dico che però il contenuto di questo emendamento non è accettabile.
La maggioranza, in queste condizioni, in questa situazione di evidente disagio, di evidente atteggiamento negativo dell'esistente, così come abbiamo già ampiamente e diffusamente motivato e argomentato, non ha avuto il coraggio di affrontare il problema nei termini corretti e realistici, non ha trovato le soluzioni che venivano chieste da più parti, non ha tentato neanche minimamente di accettare suggerimenti o proposte emendative serie, si è limitata semplicemente a inserire nel corpo dell'articolo una norma che prevede il trasferimento delle funzioni alle province, in maniera del tutto disarticolata (ma questo è già stato detto) da un processo di riforma che meriterebbe ben altro che un aggiustamento parziale.
Si tratta di una disposizione che solo parzialmente affronta il problema. La questione del trasferimento alle province è in linea di massima accettabile ma non certamente affrontata in questi termini. Rileviamo anche in questo emendamento alcune inesattezze; si parla infatti ancora di obbligo formativo, che non esiste più, perché ormai per legge esiste il diritto/dovere dell'istruzione e della formazione e non l'obbligo formativo. Ci sembra veramente un aggiustamento parziale assolutamente insoddisfacente e anche contraddittorio rispetto ad un processo di riforma che per dichiarazione della stessa Giunta, contenuta anche nel disegno di legge, va da tutt'altra parte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Devo dire che il contenuto di questo emendamento è un contenuto epocale. La prima Commissione, che è stata ormai esautorata dalla sua funzione... Presidente, io sto pensando seriamente di dimettermi dalla prima Commissione, perché qua trattiamo la materia del trasferimento di funzioni, di compiti, dalla Regione agli enti locali in una fase nella quale stiamo discutendo un ampio articolato che riguarda questa materia. Tra l'altro questa materia io l'ho definita in modo che non è proprio, perché mi disturba un po', come il trasferimento delle funzioni in materia di formazione professionale per disperati e disgraziati, in una concezione che è tutta opposta a quella politica di questa maggioranza.
Io ovviamente voterò contro l'emendamento numero 169 per le ragioni che ho detto. Primo, perché non è stato esaminato dalla Commissione competente, che avrebbe dovuto invece - proprio in ragione del processo di riforma complessivo della Regione e del sistema delle autonomie - essere direttamente coinvolta. Secondo, perché affronta il problema della formazione professionale con uno spirito contrario a quello col quale la maggioranza si è espressa nelle pluriconsultazioni elettorali di questi mesi, cioè in riferimento a processi di revisione, di controriforma avanzati dal Ministero Moratti, nei confronti dei quali il sindacato, i lavoratori, gli studenti, i genitori si sono opposti.
Io credo che non andremo avanti bene se continueremo a confondere i livelli. Qua si trattava di affrontare il problema del personale; abbiamo invece, in modo surrettizio, con un emendamento, tentato di avviare un processo di riforma che se nasce così morirà prima di sortire alcun effetto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Io sono d'accordo con l'onorevole Uras quando afferma che le procedure democratiche sono un po' in crisi, ma sull'emendamento numero 169 dichiaro il mio voto a favore per ragioni pratiche; si tratta di un emendamento che trasferendo una funzione consente il trasferimento di risorse, di quelle risorse che servono per assorbire personale. Perciò io vedo nell'emendamento una funzione protettiva, che immagino verrà aggiustata nei processi di riforma, ma che intanto fa sì che al trasferimento di funzioni segua un trasferimento di risorse e di personale. Per questo voto a favore, per questo ho votato contro l'emendamento precedente, perché impediva la parte positiva dell'esodo pensionistico.
Però vorrei rispondere ai positivi richiami dell'onorevole Cugini e dell'onorevole Secci; qui si è assunto l'impegno di non far rimanere nessuno per strada, però mi pare che lo si sia assunto in forma un po' retorica e poco concreta perché un dato reale è che gli enti di formazione si stanno alleggerendo, stanno avviando procedure di licenziamento e rispetto ai licenziamenti in atto questa norma non fa scattare alcun paracadute. Questo è il dato! Una maggioranza di centrosinistra deve approvare leggi che non fra quattro mesi riparlino dei licenziamenti ma li evitino ora! Se c'è l'impegno che in un prossimo disegno di legge voi vi occuperete (dico voi perché io non riesco a farmi sentire) dei licenziati, allora questa è una proposta veramente nuova, perché i licenziati ci sono già. Non è che non ci siano, i licenziati ci sono già!
Onorevole Secci, lei viene dal mio stesso mondo, quindi penso che sia d'accordo su un fatto: che bisogna smettere di approvare le riforme in Italia per agevolare chi vive di finanza e chi vive di rendita e a danno, come sta avvenendo purtroppo, di chi lavora. Anche in Sardegna sembra che i costi delle riforme debbano essere pagati da chi prendeva stipendio e non da chi pagava gli stipendi. Questa legge non protegge i salari, non li protegge!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario a questo emendamento e per dire che rivendico - e chiedo a lei Presidente, di essere garante del lavoro di tutti noi consiglieri regionali - il diritto a poter intervenire sull'attività legislativa di questo Consiglio regionale. Questo maxi collegato - per come è stato strutturato - contiene una quindicina di leggi organiche di settore che non sono passate nelle commissioni di merito, e questo emendamento è frutto di una ulteriore attività svolta dai capigruppo della maggioranza che si aggiunge al già corposo numero di leggi organiche che avete presentato, riguardanti la fiscalità regionale, la riforma della legge di contabilità, l'organizzazione del personale, le opere pubbliche, l'ambiente.
Tutte queste sono proposte presentate dalla Giunta, al Consiglio. Poi cosa è successo? In commissione sono stati soppressi enti, è stata avviata una riforma in agricoltura, sul personale, sui beni culturali, sul volontariato, sul credito! Si sta rifacendo tutto il corpo della normativa regionale in un maxi collegato impedendo ai consiglieri regionali e alle commissioni di lavorare, di svolgere il loro compito, il loro ruolo!
Io non entro nel merito di questo emendamento, qui non si può, come è stato fatto l'altro giorno, presentare un testo di legge sulla fiscalità completamente diverso dopo che per quattro mesi in Commissione si è lavorato su un testo ben preciso; non si può presentare un emendamento con cui si sopprime una norma che è stata per quattro mesi all'esame della Commissione e poi presentarne un'altra diversa in Aula.
L'onorevole Uras ha detto: "Io sto pensando di dimettermi dalla prima Commissione". Ma qui cosa ci stiamo a fare come consiglieri regionali? La Giunta presenta un maxi collegato, la maggioranza presenta un altro corpo di leggi, ma qui se l'opposizione avesse presentato tutti i disegni di legge che sono pendenti presso le commissioni come emendamenti a questo maxi collegato, cosa avremmo fatto? Questo è il tempio delle istituzioni democratiche, è il tempio della tutela dei diritti dei cittadini, non si può procedere a lavorare in questa maniera! Rispettiamo le procedure, le prassi parlamentari, adesso basta con questi comportamenti!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Voterò contro l'emendamento numero 169 perché inserisce un concetto che nel dibattito politico di questo periodo sta per essere praticamente cancellato; e mi stupisce anche che sia stato inserito in questo momento e in questa fase. Mi riferisco proprio al punto A) dell'emendamento, in cui si parla in maniera molto precisa - a meno che non si voglia cambiare o non si voglia dare un'altra interpretazione - di formazione iniziale destinata ai giovani e finalizzata all'assolvimento dell'obbligo formativo. Ora, questa frase "assolvimento dell'obbligo formativo" è stata utilizzata, è stata messa per iscritto dalla legislazione che è stata portata avanti dal Ministro Moratti. Allora, o chiariamo questo aspetto oppure, così come è scritto, questo emendamento ha un significato ben preciso.
Il Presidente Prodi e tutti i partiti della coalizione, hanno dichiarato inaccettabile per ragioni che non sto qui ad elencare per mancanza di tempo, l'assolvimento dell'obbligo formativo così come proposto dalla Moratti. Credo che sia molto importante tutto ciò, anche perché nel disegno di legge su istruzione e formazione professionale - che è stato depositato in Giunta ma non ne siamo a conoscenza, per lo meno non conosciamo l'ultimo testo -ci sono, appunto, articoli che affrontano in maniera approfondita questo argomento, e non è pensabile che l'obbligo formativo venga inserito in questo emendamento. Per cui, solo per questa ragione - e non è poco però, dal punto di vista concettuale - io voterò contro l'emendamento numero 169.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Anch'io voterò contro l'emendamento numero 169 in parte per le considerazioni svolte dagli onorevoli Uras e Davoli e anche per quanto ha suggerito l'onorevole Scarpa. Credo che questa sia una questione molto delicata perché con questo passaggio sicuramente i posti di lavoro secondo me saranno ancora più a rischio. Poi c'è tutta la questione della formazione iniziale che veramente è contraria a quello che noi stiamo cercando di realizzare. Per queste ragioni, sinteticamente espresse, voterò contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo soltanto per dire che ha ragione il Presidente Cossiga quando afferma che dal senso del ridicolo non ci libera nessuno: dal senso di ridicolo non si libera neanche il Consiglio regionale! Stiamo navigando a vista con una forzatura regolamentare e con procedure regolamentari illegittime. Lo confermerò nel proseguo della discussione su alcuni articoli del collegato per esprimere compiutamente la mia valutazione in ordine a quello che sta avvenendo in questo Consiglio.
Però, siccome qui c'è una Giunta di centrosinistra che ritiene di essere maggiormente sensibile - rispetto alle altre aggregazioni politiche - ai problemi del lavoro e quindi alla capacità di interpretazione dei bisogni umani, voglio semplicemente prendere per buono quello che è stato detto poc'anzi da alcuni esponenti della maggioranza: fermiamo i lavori del Consiglio e scriviamo una norma che stabilisca che nessun lavoratore della formazione professionale verrà mai licenziato in Sardegna. Altrimenti continueremo ad assistere alla farsa di un assessore della programmazione che dice: "Più gente licenziamo e più aumentano i lavori in Sardegna". Vorrei sapere come ha fatto a compiere questo miracolo!
PRESIDENTE. Scusi onorevole Floris, io non ho ascoltato la sua dichiarazione sull'emendamento numero 169.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Il mio voto sarà contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io sono uno dei firmatari dell'emendamento numero 169, e se l'ho firmato è evidente che voterò a favore. Però concordo con alcune delle affermazioni che sono state pronunciate; l'emendamento nasce purtroppo in una condizione di emergenza, senza tutte le opportne riflessioni, nel tentativo di porre riparo ad una situazione il cui processo presumibilmente ha subito una accelerazione in un settore - badate, è inutile negarlo - che aveva in ogni caso bisogno di una radicale riforma. Però, dato per scontato che questo settore aveva bisogno di una radicale riforma, il processo di accelerazione che abbiamo posto in atto - ha ragione l'onorevole Uras - finisce con l'esautorare parzialmente il lavoro di alcune Commissioni, il che naturalmente qualche problema evidentemente inizia a porlo a tutti noi.
Le affermazioni che l'onorevole Cugini poc'anzi ha pronunciato, che sono assolutamente condivisibili, riprese poi anche da altri, rischiano però di essere mere dichiarazioni di buoni propositi e di buoni intenti se non vengono rivestite in quest'Aula di un impegno formale. Spiace concordare ma bisogna iniziare a dire ciò che si pensa; sono infatti d'accordo anche con l'ultima affermazione pronunciata dall'onorevole Scarpa: provvedimenti di questa portata così densi, così pieni, tali da incidere in varie parti delle norme costituite nel tempo e di incidere purtroppo senza tutte quelle necessarie riflessioni che all'interno delle commissioni vengono fatte, ci inducono ad affermare che non è auspicabile che vengano adottati anche per il futuro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò contro l'emendamento numero 169. Se prima infatti potevo nutrire qualche dubbio su quella che poteva essere una linea seria della Giunta, di questa maggioranza, per restituirci davvero uno strumento di riforma della formazione professionale rispondente alle esigenze di questa nostra regione, ora i dubbi sono svaniti; ormai è certo che siamo nella piena e più assoluta confusione. Ora questo maxi collegato davvero è un maxi scollegato perché non si collega più a niente! Questo significa davvero portare alla totale rovina il sistema formativo facendo come Ponzio Pilato, che se ne lavava le mani e lasciava ad altri il compito di risolvere i problemi.
Si tratta proprio di una maldestra magia, quella di cambiare un articolo intero del maxi collegato e rovinosamente dare a intendere che la legge numero 20 già indicasse che la formazione professionale dovesse essere demandata alle province. La legge numero 20 dice proprio questo ma, allo stesso tempo, rimanda alla necessità di una riforma della formazione professionale. Non è pensabile oggi trasferire le competenze della formazione in otto province della Sardegna che sappiamo bene in che condizioni versino. E' davvero da irresponsabili, e bene avrebbe fatto lo stesso onorevole Balia che un attimo fa è intervenuto dicendo "Mah, sì, è vero, ho firmato" a ritirare la sua firma dall'emendamento. Abbiate il coraggio maggioranza, ritirate questo emendamento che davvero rappresenta una vergogna per questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, io credo che questa discussione non riuscirà a cambiare l'esito di questo cammino legislativo e tanto meno riuscirà a modificare le prospettive oscure che si profilano per i lavoratori in questione. Penso che almeno sia servita per far capire quello che sta succedendo anche all'interno della maggioranza. Abbiamo assistito prima ad una esecuzione corale degli ordini di scuderia: "la legge va bene così, gli emendamenti vanno bene così, i posti di lavoro non sono messi a rischio". Adesso finalmente vediamo che qualche breccia incomincia ad aprirsi, qualche dichiarazione di voto non proprio conforme alla voce della Presidenza emerge, ed emergono anche ammissioni di una certa superficialità nell'affrontare e nel comporre questo testo, tant'è vero che un autorevole collega della maggioranza poco fa ha detto: "Forse non l'abbiamo ponderato molto bene".
Questo è grave, perché quando si gioca sulla pelle delle persone le scelte vanno operate in modo molto ragionato, molto ponderato e non ci si deve accorgere all'ultimo momento che forse bisognava pensarci su un po' di più, forse bisognava trovare soluzioni un po' più mediate.
Io credo che qui si sia voluta disattendere l'antica massima che recita: nel dubbio assolvo. Qui, nel dubbio, o meglio nella vostra confusione totale - perché è proprio vero che si naviga a vista eliminando soltanto alcuni ostacoli che si crede di vedere nel cammino - credo che invece abbiate scelto un'altra strada, non quella di ponderare meglio, non quella di studiare meglio i problemi, di capirli meglio, di attuare delle scelte un po' più rispettose delle persone, nel dubbio avete scelto la strada di condannare, di condannare centinaia di famiglia sarde alla precarietà, di condannarle sicuramente alla perdita del posto di lavoro. Altro che "Nessuno perderà il posto di lavoro, nessuno subirà dei danni"! Intanto state ponendo in essere tutte quelle condizioni affinché il lavoro lo perdano! Quelli che parlano sono naturalmente più i fatti delle buone enunciazioni.
Mi ripromettevo, signor Presidente, di parlare delle due diverse misure che utilizza la Giunta regionale nell'affrontare il problema dello spreco di denaro pubblico; il tempo però è terminato, lo farò in seguito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento numero 169 per due ordini di motivi: il primo, perché spesso noi approviamo leggi che purtroppo richiedono tempi che non sono quelli della vita. Ciò che è contenuto nell'emendamento numero 169 è esattamente ciò che è contenuto nel D.L. 85 esitato dalla prima Commissione, quindi ha la funzione di anticipare i tempi di approvazione delle norme proposte da questa maggioranza, esaminate in Commissione, discusse in Commissione e consentire così di accelerare i processi che dovranno permettere alle Province di svolgere, insieme alle funzioni legate al mercato del lavoro, all'orientamento, anche le funzioni relative alla formazione professionale.
Ora, anticipare l'approvazione della norma attraverso questo disegno di legge consente alle Province di valutare da subito le necessità sotto il profilo del personale e quindi di acquisire del personale che abbia le competenze per accompagnare l'innovazione dei servizi per il lavoro anziché aspettare l'approvazione del D.L. 85 dentro un calderone dove ci sono le mille altre funzioni che devono essere trasferite dalla Regione alle Province e agli enti locali. Quindi l'emendamento è assolutamente coerente e non sottrae niente al dibattito che è stato fatto, lo conferma, lo anticipa per offrire risposte immediate ai lavoratori della "42" che possono essere utilissimi per le Province nell'esercizio delle loro funzioni.
Il secondo motivo per cui voto a favore è perché voglio, attraverso questo emendamento, chiarire che quelle funzioni della formazione professionale - compresa la prima sulla quale invito in qualche modo ad un ripensamento e ad una riflessione più precisa - sono perfettamente coerenti con il programma dell'Unione. Quando si parla di obbligo formativo, infatti, non si parla di diritto-dovere all'istruzione. Su questo punto, peraltro, abbiamo assunto una precisa posizione politica: dentro il programma dell'Unione - a pagina 177 - si afferma, infatti, che noi siamo favorevoli all'obbligo scolastico fino a 16 anni e all'obbligo formativo dai 16 ai 18 anni. Pertanto quel tipo di indicazione, quel tipo di delega è coerente con i processi politici presenti nel programma dell'Unione, con i processi politici a cui questa Regione si adegua.
Per questo motivo invito i colleghi che hanno dissentito, o per lo meno hanno pensato che si trattasse di un processo che andava in una direzione contraria, oppure che non era coerente con ciò che in questo momento stiamo facendo, a rivedere la loro decisione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò contro l'emendamento numero 169 e nell'annunciarlo vorrei esprimere due considerazioni. La prima riguarda il complesso della formazione professionale: è davvero difficile per chi come me ha la fortuna di essere un consigliere regionale (come molti altri in quest'Aula ma non come tutti in quest'Aula) che non ha nessun rapporto col mondo della formazione professionale, se non quelli doverosi che sono legati all'attività istituzionale che ciascuno di noi svolge, avere un'idea precisa circa il progetto di formazione professionale in Sardegna che persegue questa amministrazione di centrosinistra, questa Giunta regionale. E non aiuta certo, a tal fine, l'emendamento numero 169, il quale sostanzialmente scorpora da un emendamento precedente, presentato dall'opposizione, in quest'Aula, una parte, che secondo alcuni colleghi del centrosinistra è coerente con i processi nazionali e i processi regionali che si stanno svolgendo, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza su quello che sarà il quadro dello sviluppo della formazione professionale nei prossimi mesi e nei prossimi anni in Sardegna (se uno sviluppo nella formazione professionale è previsto, questo ancora non si è capito).
Il secondo ragionamento è ancora più semplice: normalmente la distinzione più volte riecheggiata anche in quest'Aula tra chi ha una visione di sinistra della vita e chi non ce l'ha si basa sulla considerazione che coloro che hanno una visione di sinistra partono dalla difesa del posto di lavoro, mentre coloro che non ce l'hanno ci arrivano, nel senso che attraverso lo sviluppo difendono i posti di lavoro. Beh, insomma, colleghi, io a fronte della dichiarazione pronunciata da Paolo Maninchedda, secondo la quale ci sono 256 lettere di licenziamento già spedite dagli enti di formazione professionale ai dipendenti, non ho capito quali siano le politiche di sinistra in difesa del posto di lavoro di cui vi proclamate alfieri e artefici. Me le dovreste spiegare!
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 169.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giorico - Ibba - Lai - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Caligaris - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Davoli - Diana - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Liori - Moro - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Pisu - Randazzo - Sanciu - Sanjust - Scarpa - Uras - Vargiu
Si è astenuto: il Presidente Spissu
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 61
votanti 60
astenuti 1
maggioranza 31
favorevoli 34
contrari 26
(Il Consiglio approva).
A seguito della votazione decadono gli emendamenti numero 53 e 195. L'emendamento numero 15 è stato ritirato. Sull'emendamento numero 16 è stata accolta dai presentatori la richiesta di sostituire la parola "sei" con la parola "cinque". Chiedo se anche i consiglieri Pisu, Davoli e Uras, che avevano presentato un analogo emendamento, accolgono la proposta del relatore. Ha domandato da parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Accogliamo la proposta della Commissione.
PRESIDENTE. Metto in votazione gli emendamenti numero 16 e 93 nel testo modificato dal relatore. Chi li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
Passiamo all'emendamento numero 17.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io voterò contro questo emendamento ma ne comprendo il significato e nella sostanza sono d'accordo. Devo dire che sono abbastanza sbalordito perché, riferendomi all'emendamento testé approvato, devo riconoscere che non c'è una regia e non sappiamo più a che cosa riferirci. L'istruttoria delle norme di legge non è adeguata; noi adesso abbiamo trasferito una massa imponente di funzioni al sistema delle autonomie locali senza dotarlo di uno strumento, anzi, stiamo facendo un'operazione esattamente contraria, cioè gli stiamo addossando l'onere pensando magari di esercitarlo alla vecchia maniera e quindi attraverso il finanziamento dell'obbligo formativo al sistema degli enti, senza stabilirlo in legge e lasciando appesi i dipendenti della formazione professionale e tutto il sistema nel suo complesso. Questo è un modo disordinato di agire, anche un po' verticistico ed anche scarsamente democratico, che si pone anche in violazione delle norme regolamentari del funzionamento di questo Consiglio regionale.
C'è un'elaborazione, fuori dagli organi istituzionali, delle norme che va ricondotta a regolarità, perché altrimenti vi è un peggioramento della qualità della nostra legislazione e poi ci restano di fronte tutti i problemi irrisolti. Io ripeto, voto contro perché ritengo che l'emendamento numero 94 sia più idoneo a soddisfare quell'esigenza, dell'emendamento numero 15. Pertanto si impone l'approvazione dell'emendamento numero 94 per poter rimediare almeno in parte al danno commesso con l'approvazione della norma precedente.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 17.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. La votazione nominale comporta indirettamente una verifica del numero legale. Pertanto si procede alla votazione dell'emendamento e contemporaneamente si verifica la sussistenza del numero legale.
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 17.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Scarpa.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe- Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Oppi.
Risultato della votazione PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.presenti 41
votanti 39
astenuti 2
maggioranza 20
favorevoli 2
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Il numero legale quindi è stato accertato; passiamo all'emendamento numero 94.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, vorrei far rilevare che poc'anzi c'è stata un'interpretazione o comunque un'applicazione del Regolamento che non riteniamo corretta, perché equiparare il voto elettronico alla verifica del numero legale da un lato ha impedito ai colleghi di esprimersi sul contenuto del nostro emendamento e dall'altro ha messo noi nella condizione di votare il nostro emendamento mettendoci nel computo delle dichiarazioni di voto. Quindi, questa è un'applicazione scorretta del Regolamento e per evitare che si consolidano delle prassi non corrette chiediamo che i nostri rilievi siano messi a verbale.
PRESIDENTE. Io comprendo le sue ragioni, onorevole Scarpa, comprendo le sue ragioni però funziona esattamente così. Tra l'altro eravamo in sede di votazione e il numero legale ci sarebbe comunque stato computando i richiedenti. Insomma, chi voleva votare a favore poteva farlo. Allora non appesantiamo un lavoro che di per sé è già pesante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 94. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ovviamente voterò a favore di questo emendamento e sono convinto che poi domani troveremo qui i Presidenti delle Province, troveremo i Presidenti delle Province di centrosinistra a chiederci come faranno ad esercitare le funzioni che gli abbiamo assegnato. Oggi le quattro Province istituite recentemente non hanno nessun mezzo per esercitare alcuna funzione, e si trovano anche in una sorta di polemica con le Province cosiddette madri. Abbiamo studiato anche in Commissione una serie di interventi per superare le anomalie presenti.
Oggi però interveniamo su questa materia senza offrire un minimo di risposta operativa, organizzativa e funzionale alle autonomie locali alle quali abbiamo scaricato rilevantissime competenze in materia di formazione professionale per le categorie e le fasce di popolazione più deboli. E' come dire che la Regione da oggi non si occupa più dei poveri, dei giovani e dei ragazzi che si trovano in condizioni di maggior disagio. Allora, io invito la Giunta, invito i Capigruppo di questa maggioranza a soprassedere all'esame di questo articolo, a chiedere una sospensione e a verificare come concretamente domani dovranno agire le Province anche in ragione dell'emendamento presentato da Rifondazione Comunista.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento proposto dai colleghi Pisu, Davoli e Uras, per il semplice motivo che dà sostanza alle garanzie che in qualche modo sono state indicate all'inizio della discussione degli emendamenti di questo articolo sia dal Presidente della Commissione Secci che dal Capogruppo dei D.S. Marrocu.
La parte finale, sostanzialmente, quella che in qualche modo vincola in maniera particolareggiata, e direi forse prioritaria, i comuni e le province all'utilizzo del personale che in qualche modo viene a trovarsi collocato in una posizione di periferia rispetto ai contenuti della "42", rappresenta quella condizione che permette di non lasciarci per strada, seppure involontariamente, vittime di qualunque natura; a me pare che l'emendamento numero 94 sia in qualche modo una garanzia da questo punto di vista e per questo dichiaro il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, io voterò contro! Voglio precisare che quando abbiamo prima votato a favore di un emendamento, lo abbiamo fatto - così come è stato spiegato bene dal presidente Secci - per anticipare, per rassicurare, per confermare, per impegnare e per sostenere il fatto che nessun lavoratore deve perdere il posto di lavoro. E' l'anticipazione di una operazione che sappiamo non essere stata ancora portata a termine, sia per quanto riguarda le competenze, sia per quanto riguarda per le risorse; ha solo quell'importante ed insostituibile valore di essere coerenti con le dichiarazioni che si fanno.
Si è voluto anticipare un pezzo di riforma e un articolo che è stato già votato anche dal collega Uras, per dire che siamo persone serie e che vogliamo, seriamente, essere conseguenti con quello che diciamo. Se viene messa in discussione la serietà di ognuno di noi è chiaro che ognuno di noi difende la propria serietà, e la serietà si difende con gli atti. Io non voglio essere messo in discussione per un impegno che assumo nei confronti del Consiglio regionale e dei lavoratori (l'impegno di procedere alla riforma mantenendo i posti di lavoro) sapendo che l'atto che abbiamo assunto non è un atto completo, è un atto che va completato e che ci stiamo impegnando per completarlo. Se non è così, sfido chiunque, compreso il collega Uras, a scendere sul terreno della coerenza per quanto riguarda il ragionamento che stiamo svolgendo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento 94.
ARTIZZU (A.N.). Presidente, abbiamo chiesto la votazione nominale.
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu non è stata chiesta da nessuno la votazione nominale.
Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
Chiedo scusa colleghi, invito un altro Segretario a venir qui per la conta. Poiché non è chiaro il risultato della votazione ne dispongo la ripetizione.
Invito i colleghi a tenere le mani ben alzate perché il conteggio sia…
(Interruzioni)
Chi era fuori dall'Aula stia fuori, onorevole Lanzi! Stia lì dietro se era lì dietro!
(Interruzioni)
(E' approvato)
(Non è approvato)
E' in votazione l'articolo 15 con le integrazioni proposte dal relatore relativamente ai commi 2 e 3.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, il voto di Alleanza Nazionale va contro un provvedimento che, come abbiamo detto, lede i diritti di tanti lavoratori nell'immediato e ne compromette in prospettiva quelli di tanti altri. E' un provvedimento che francamente, pur apprezzando qualche eccezione che non è mancata nei lavori di questa mattina da parte di alcuni colleghi della maggioranza, non riesco a capire come e quanto sia compatibile con i princìpi relativi alla tutela dell'occupazione e alla difesa delle fasce più deboli più volte enunciati dai colleghi del centrosinistra. Ritengo che noi ci troviamo davanti ad un qualcosa di veramente molto grave, che diventa realtà senza che sia stato preventivamente contrattato, discusso, esaminato con le parti che sarebbe stato dovere della Giunta regionale ascoltare.
Credo che questa politica dei tagli che la Giunta Soru sta mettendo in pratica sia la più facile, la meno efficace, la meno credibile politica di tagli e di risanamento che un'amministrazione regionale possa mettere in atto, perché lascia intatti gli sprechi dei quali si sta rendendo responsabile la Giunta Soru e va ad intaccare i diritti dei lavoratori, va a mettere in difficoltà seria, grave e drammatica centinaia di famiglie sarde che saranno private della sicurezza di un posto di lavoro, della sicurezza di uno stipendio, della sicurezza di una prospettiva futura.
Quello che si sta facendo stamattina è molto grave; certo non è tutto, purtroppo, perché al peggio non c'è limite, e perché il presidente Soru quando sembra che ci abbia fatto toccare il fondo si rimette sempre a scavare ancora più in fondo. Non è tutto, purtroppo, ma è un capitolo veramente triste di questi due anni della Giunta Soru, è un capitolo veramente preoccupante di quella che può essere la sorte che le fasce deboli della popolazione subiscono da parte di un Presidente che tollera sprechi, utilizzo disinvolto (come qualche collega della maggioranza ha detto) del denaro pubblico; mi riferisco alle consulenze miliardarie che la Giunta sta elargendo e mi riferisco alle consulenze offrite spesso ai dipendenti della Regione…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, ha ragione l'onorevole Cugini, ha ragione nel dire che adesso diventa urgente affrontare il tema nella sede propria, perché quando si trasferiscono funzioni, quando si tratta di sopprimere un sistema per sostituirlo con un altro, bisogna avere l'altro pronto, già disegnato, e non deve rimanere nella testa di qualcuno, deve essere un patrimonio condiviso del Consiglio regionale, delle forze sociali.
L'emendamento numero 94 era stato richiesto dalla CGIL, era richiesto dalla CISL, con contenuti forse in parte diversi, era stato richiesto dal mondo sociale, non è l'invenzione di un passante del Consiglio regionale. E quando qualche volta si inviano messaggi, io vi pregherei, onorevoli colleghi, signor Presidente… questa parte politica ne ha ricevuto per due anni continuamente e non ne ha accetta più, non ne accetta più di messaggi! Questa parte politica è parte integrante di una maggioranza complessiva, eppure non siamo all'altezza di gestire la stessa dimensione di alleanza, di coalizione che in altre parti si gestisce benissimo e con rispetto reciproco.
Io ogni tanto mi devo meravigliare, mi devo meravigliare per il modo… ma c'è un difetto all'origine che il Presidente del Consiglio conosce e che va rimosso, e va rimosso in tempi brevissimi per la maggioranza e per la Sardegna che ha bisogno di un governo coerente e coeso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io voterò a favore dell'articolo 15 e lo farò non solo perché mi pare che la modalità con la quale si sollecitano gli incentivi alla fuoriuscita dall'albo e le modalità con le quali si pensa alla ricollocazione del personale, che invece dall'albo non esce, costituiscono una soluzione equilibrata, ma anche perché sono fermamente convinto e condivido le osservazioni dell'onorevole Lai sulla funzione della formazione professionale.
Non è stato, infatti, forse sufficientemente ben chiarito che il problema della formazione professionale, al di fuori del mondo della formazione scolastica tradizionale, è evidentemente un problema di relazione culturale e di relazione sociale. Se tutti fossimo o se tutti potessero essere dentro il sistema della formazione scolastica tradizionale non avremmo il problema della formazione professionale, la curva di Gauss probabilmente non sarebbe la curva di riferimento per quanto riguarda la diffusione del mercato del lavoro.
Allora, noi siamo convinti che, pur tuttavia, non si possa pensare ad una modifica e ad un riaggiustamento - io parlo sempre di intervento di chirurgia plastico ricostruttiva - nell'ambito della formazione professionale che vada a discapito del personale che vi lavora, a discapito delle famiglie, a discapito della possibilità di inserimento reale all'interno del mercato del lavoro per tutta quella parte di soggetti che non afferiscono alla formazione scolastica tradizionale.
Io credo che questo articolo, così come lo stiamo definendo, possa costituire per questo momento un buon punto di equilibrio. E' evidente che rimangono aperte le decisioni circa le modalità, i tempi e le garanzie alle singole persone, affinché non vengano sacrificate ed immolate su un altare che non avrebbe senso. Per cui continuiamo a lavorare e ad attendere con fiducia gli appuntamenti che sia l'onorevole Secci sia l'onorevole Marrocu, con l'invito del collega Cugini, hanno poco prima proposto.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 15 e 30 per continuare fino alle ore 22.
La seduta è tolta alle ore 14 e 03.
Allegati seduta
CLXXX Seduta
(Antimeridiana)
Martedì 2 Maggio 2006
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 16.
SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 19 Aprile 2006 (174), e dell'estratto del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 26 Aprile 2006, che sono approvati.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mario Bruno, Antonio Calledda, Roberto Capelli, Angela Corrias, Giovanni Giagu, Giuseppe Pirisi, Salvatore Mattana e Franco Sabatini hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 2 maggio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Diana sui rapporti tra il Consorzio 21 e la società Shardana". (450)
(Risposta scritta in data 21 aprile 2006.)
"Interrogazione Fadda Paolo - Cuccu Giuseppe - Biancu - Cachia - Cocco - Cucca - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias sulla gravissima crisi occupazionale che investe la società Vitrociset del Poligono interforze del salto di Quirra". (431)
(Risposta scritta in data 21 aprile 2006.)
"Interrogazione Capelli - Oppi - Amadu - Biancareddu - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento dell'incarico di Co.Co.Co. per la realizzazione del progetto di reintroduzione del Gipeto barbato nel territorio della Provincia di Nuoro a favore del dr. Carlo Murgia, presidente dell'Ente foreste della Sardegna". (420)
(Risposta scritta in data 21 aprile 2006.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.
SERRA, Segretario:
"Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un presidio medico-sanitario nell'Isola dell'Asinara". (494)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 216/. Siamo arrivati all'articolo 15. Onorevole La Spisa su che cosa intende intervenire?
LA SPISA (F.I.). Lascio alla sua immaginazione, Presidente.
PRESIDENTE. Possiamo provare a iniziare i lavori.
LA SPISA (F.I.). Però posso sorprenderla con un effetto speciale. Mi sembra che fosse rimasto sospeso un emendamento dell'articolo 14, in quanto il suo esame richiedeva la presenza dell'Assessore dell'agricoltura. In ogni caso io chiedo la verifica del numero legale, perché in Conferenza dei Capigruppo si è assunto l'impegno per una prosecuzione dei lavori celere e intensa e vorremo che questo accadesse.
PRESIDENTE. Questo impegno è stato assunto da tutti e quindi rimane. Poi ha ragione lei, onorevole La Spisa, quando ricorda che abbiamo sospeso l'emendamento numero 92 perché mancava l'Assessore dell'agricoltura. Se l'onorevole La Spisa è d'accordo teniamo ancora in sospeso l'emendamento numero 92 in attesa che l'Assessore recuperi le informazioni necessarie. All'articolo 15...
LA SPISA (F.I.). Apra la votazione, Presidente.
PRESIDENTE. Stiamo aspettando che passino dieci minuti per la prima votazione, onorevole La Spisa.
Intanto si dia lettura dell'articolo 15 e degli emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:
Art. 15
Incentivi alla cancellazione dall'albo ed alla
ricollocazione del personale di cui alla legge
regionale n. 42 del 1989
1. L'Amministrazione regionale, in attuazione del comma 4 dell'articolo 9 della legge regionale n. 7 del 2005, è autorizzata ad incentivare la cancellazione del personale dall'albo di cui all'articolo 1 della legge regionale 13 giugno 1989, n. 42, e la ricollocazione presso altre istituzioni o enti secondo le disposizioni indicate nel presente articolo.
2. Al personale iscritto, alla data del 1° gennaio 2005, all'albo regionale di cui all'articolo 1 della legge regionale n. 42 del 1989 che abbia maturato entro il 31 dicembre 2006 i requisiti di legge per la pensione e che chieda la cancellazione dall'albo e contestualmente la risoluzione del rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2006, è corrisposta, a titolo di incentivazione, un'indennità pari a due mensilità della retribuzione in godimento, escluso il salario accessorio, per ogni anno derivante dalla differenza fra sessantacinque anni e l'età anagrafica, espressa in anni, posseduta alla data di cessazione del rapporto di lavoro.
3. Al personale che non abbia maturato alla data del 31 dicembre 2006 i requisiti di legge per la pensione e che chieda comunque la cancellazione dall'albo e contestualmente la risoluzione del rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2006, è corrisposta, a titolo di incentivazione, una indennità pari a quattro mensilità della retribuzione in godimento, escluso il salario accessorio, per ogni anno mancante al raggiungimento dei requisiti di legge per la pensione e comunque fino a un massimo di cinque anni. Allo stesso personale, per il periodo compreso tra la data di maturazione dei requisiti per la pensione e quella del compimento dei sessantacinque anni di età, è inoltre corrisposta, con medesimi parametri di riferimento, l'indennità stabilita dal comma 2.
4. Sono a carico dell'Amministrazione regionale, limitatamente ai lavoratori di cui al comma 3, gli oneri contributivi corrispondenti ai versamenti INPS necessari per il raggiungimento dei requisiti di legge per la pensione, per un periodo massimo di cinque anni.
5. Le domande indirizzate all'Assessorato regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale devono indicare il possesso dei requisiti di cui ai commi 2 e 3 e la decorrenza dell'estinzione del rapporto di lavoro.
6. Le indennità, come determinate ai commi 2 e 3, sono corrisposte entro tre mesi dalla data di estinzione del rapporto di lavoro.
7. I comuni e le province, in relazione alle nuove funzioni ed ai compiti in materia di formazione professionale, servizi all'impiego e politiche del lavoro, già trasferite ed in via di trasferimento, possono indire, sulla base delle necessità di nuove dotazioni organiche, pubblici concorsi, anche per titoli, che prevedono il riconoscimento professionale maturato dal personale della formazione professionale iscritto all'albo di cui alla legge regionale n. 42 del 1989.
8. Per le finalità di cui al comma 7 l'Amministrazione regionale assume a proprio carico per ciascuna delle annualità 2006, 2007 e 2008 l'onere finanziario corrispondente al 50 per cento del trattamento stipendiale spettante al predetto personale. Il contributo è subordinato alla cancellazione dall'albo e alla risoluzione del rapporto di lavoro con gli enti di formazione.
9. Il medesimo contributo del comma 8 è erogato a favore delle società miste pubblico/private costituite da enti locali per l'assunzione con rapporto di lavoro a tempo indeterminato di personale già iscritto all'albo del personale della formazione professionale.
10. A favore di enti di formazione professionale accreditati in Sardegna che assumano con contratto a tempo indeterminato personale iscritto all'albo di cui alla legge regionale n. 42 del 1989, la convenzione stralcio di cui alla medesima legge è prolungata di un ulteriore anno; tale intervento si applica a condizione che gli enti procedano in aumento della propria dotazione organica e in assenza di procedure di licenziamento durante il periodo interessato dal contributo.
11. A decorrere dal 1° gennaio 2007 sono esclusi dalla convenzione stralcio per gli operatori di cui alla legge regionale n. 42 del 1989 i soggetti inquadrati all'ottavo ed al nono livello del CCNL della formazione professionale.
12. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione sicurezza sociale emana direttive di attuazione del presente articolo. Entro il 31 dicembre la Giunta predispone e trasmette al Consiglio regionale un rapporto sullo stato di attuazione del presente articolo.
13. Gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo sono valutati in euro 7.000.000 per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008 (UPB S10.035).
Emendamento soppressivo totale La Spisa - Ladu - Gallus - Murgioni - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Diana - Artizzu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Pisano - Dedoni - Liori
Art. 15
L'articolo 15 è soppresso. (52)
Emendamento sostitutivo parziale Atzeri - Scarpa
Art. 15
All'art. 15, comma 2, sostituire la parola "due" con la parola "sei". (15)
Emendamento sostitutivo parziale Atzeri - Scarpa
Art. 15
All'art. 15, comma 3, sostituire la parola "quattro" con la parola "sei". (16)
Emendamento sostitutivo parziale Pisu - Davoli - Uras
Art. 15
Al comma 3 dell'art. 15 le parole "pari a quattro mensilità" sono sostituite dalle parole "pari a sei mensilità". (93)
Emendamento sostitutivo parziale Atzeri - Scarpa
Art. 15
All'art. 15, comma 17, sostituire le parole "possono indire" con la parola "indicono". (17)
Emendamento sostitutivo parziale Pisu - Davoli - Uras
Art. 15
Il comma 7 dell'art. 15 è sostituito dal seguente:
"7. I comuni e le province, in relazione alle nuove funzioni ed a computi in materia di formazione professionale, i servizi all'impiego e politiche d lavoro, già trasferite ed in via di trasferimento possono assumere a tempo indeterminato, previa selezione anche per titoli, finalizzata alla verifica dell'idoneità all'assolvimento dei compiti propri della nuova qualifica di inquadramento, il personale della formazione professionale iscritto all'albo di cui alla legge regionale n. 42 del 1989. All'assunzione del predetto personale si procede prioritariamente rispetto ad ogni altra assunzione finalizzata all'assolvimento delle medesime funzioni e compiti." (94)
Emendamento sostitutivo parziale Pisu - Davoli - Uras
Art. 15
Al comma 8 dell'art. 15 le parole "50 per cento" sono sostituite dalle parole "75 per cento". (102)
Emendamento sostitutivo totale Secci - Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia
Art. 15
I commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12 e 13 sono soppressi.
Il comma 8, che diventa 6 bis, è sostituito dal seguente:
"8. Sono conferite alle province, ai sensi del comma 4 dell'articolo 39 della legge regionale n. 20 del 2005 e nell'ambito dei processi di trasferimento delle funzioni amministrative dalla Regione agli enti locali, a partire dal 1° gennaio 2007, le funzioni e i compiti amministrativi e gestionali relativi alla formazione professionale; in particolare alla:
a) formazione iniziale destinata ai giovani e finalizzata all'assolvimento dell'obbligo formativo ai sensi della normativa nazionale;
b) formazione iniziale rivolta a tutti i cittadini e finalizzata al raggiungimento di una qualifica professionale;
c) formazione diretta alle fasce deboli del mercato del lavoro;
d) formazione permanente per i cittadini;
e) formazione continua per i lavoratori dipendenti ed autonomi.
La provincia individua, tramite i servizi per il lavoro, i fabbisogni formativi nel territorio provinciale e programma l'attività formativa annuale d'intesa con il sistema dei servizi provinciali per il lavoro e il sistema scolastico, sulla base delle proprie risorse e di quelle regionali, statali e comunitarie destinate a tale scopo." (169)
Emendamento sostitutivo parziale La Spisa - Ladu - Murgioni - Gallus - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Diana - Artizzu
Art. 15
Nel comma 2 dell'emendamento 53 le parole "pari a sei mensilità" è sostituita con "pari a sette mensilità".
COPERTURA FINANZIARIA
I maggiori oneri, da determinare, derivanti dall'applicazione della presente norma, sono da imputare per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008 all'UPB S10.035. (195)
Emendamento sostitutivo totale La Spisa - Ladu - Murgioni - Gallus - Oppi - Vargiu - Capelli - Contu - Diana - Artizzu - Sanjust - Sanciu - Lombardo - Moro - Sanna Matteo - Amadu - Pisano - Dedoni - Liori
Art. 15
1. L'Amministrazione regionale al fine di favorire il processo di riorganizzazione del sistema della Formazione Professionale,
- incentiva l'uscita del personale dall'albo di cui all'articolo 1 della L.R. 42/89;
- sostiene la mobilità del personale verso gli enti locali e verso i servizi pubblici per l'impiego;
- definisce le strategie per la sostenibilità di un sistema di formazione professionale.
Al personale di cui all'articolo 1 della legge regionale 42/89 che non abbia maturato i requisiti di legge per il pensionamento di anzianità alla data di approvazione della presente legge, che chieda l'uscita dall'albo e, contestualmente, la risoluzione del rapporto di lavoro entro un mese a far data dall'approvazione della presente legge, è corrisposta, a titolo di incentivazione, un'indennità pari a 6 mensilità della retribuzione in godimento, escluso il salario accessorio, per ogni anno mancante al raggiungimento dei requisiti di legge per il pensionamento di anzianità, più i contributi previdenziali per ogni anno mancante al raggiungimento dei requisiti di legge per il pensionamento di anzianità, il tutto fino a un massimo di 7 anni.
2. Le domande, indirizzate all'Assessorato al Lavoro e F. P. Cooperazione e sicurezza sociale, devono indicare il possesso dei requisiti di cui al comma 1 e la decorrenza dell'estinzione del rapporto di lavoro.
3. L'indennità, come determinato ai commi precedenti, è corrisposta entro 3 mesi dalla data di estinzione del rapporto di lavoro.
4. Per il personale di cui all'articolo 1 della LR 42/89, che non usufruisce di quanto previsto al comma 1, è istituito nell'Amministrazione Regionale il Ruolo degli Operatori dei servizi agli EEIL. e ai servizi per l'Impiego, finalizzato al definitivo trasferimento di personale dall'amministrazione Regionale agli EEIL. e ai Centri dei Servizi Pubblici per l'Impiego.
5. Il personale dipendente degli Enti di Formazione di cui all'articolo 1 della L.R. 42/89 passa al ruolo di cui al comma precedente, subordinatamente:
a) alla partecipazione di un corso-concorso di formazione sulle attività, la normativa e i bisogni degli EE.LL.;
b) alle contestuali dimissioni dal ruolo degli Enti di formazione di appartenenza.
Il personale così reclutato mantiene il trattamento economico e giuridico del comparto contrattuale della Formazione Professionale.
6. La Regione corrisponde agli EE.LL., per l'insediamento nelle proprie dotazioni organiche del personale di cui al comma 4, contributi pari al 60 per cento delle spese per un massimo di 3 anni.
7. Tra le forme di trasferimento agli EE.LL.. del personale di cui al comma 4, qualora vincoli legislativi e finanziari impediscano o limitino le assunzioni e/o i trasferimenti di personale negli EE.LL., sono previsti anche i distacchi.
8. Nell'ambito del processo di riordino e di trasferimento di funzioni agli EE.LL. in attuazione del Decreto Legislativo 234 del 2001, la Regione conferisce alle province le funzioni in materia di formazione professionale concernenti:
a) formazione iniziale, rivolta ai giovani per l'assolvimento dell'obbligo scolastico con percorsi a valenza orientativa e professionalizzante che si concludono, di norma, con una qualifica utile per l'inserimento nel mercato del lavoro;
b) formazione iniziale per giovani in età 16-19 anni per il conseguimento di qualifiche relative ai bisogni emersi nei diversi territori regionali;
c) formazione per i disabili e le fasce deboli.
9. La provincia programma l'attività formativa sulla base delle risorse erogate annualmente a tale scopo dalla Regione ed in ragione dell'accertamento della domanda formativa del territorio, realizzato d'intesa con gli istituti scolastici e i Servizi pubblici per l'Impiego.
10. Al fine di assicurare un'alta qualità e una gestione uniforme del servizio nel territorio, nonché di garantire pari opportunità di accesso alla formazione professionale, il servizio di formazione è erogato dalle province, associate in forma consortile o in società miste con le agenzie formative.
11. Le Agenzie Formative di cui al comma precedente devono avere:
a) sede legale e operativa in Sardegna;
b) una permanenza pregressa di almeno 15 anni nel settore;
c) una permanenza continuativa nel territorio di riferimento di almeno 10 anni;
d) la certificazione di qualità ISO 9001 della sede operativa.
12. La Regione assicura alle province un contributo aggiuntivo rispetto agli stanziamenti previsti per l'attività formativa, qualora le società di cui al comma 10 si avvalgano di personale iscritto all'albo di cui alla LR 42 del 1989 e che si cancelli dallo stesso. II contributo è pari al 70 per cento del costo del suddetto personale per il primo anno del 50 per cento per il secondo anno, del 30 per cento per il terzo anno.
13. Gli oneri, da determinare, derivanti dall'applicazione del presente articolo per gli anni 2006, 2007 e 2008 vanno a valere sull'UPB S10.035. (53).)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Chiedo di parlare sull'articolo e sugli emendamenti.
Onorevoli colleghi, Assessori intervengo per sottolineare alcune questioni; la prima attiene all'improrogabilità di chiudere la questione formazione professionale in modo chiaro e definitivo. In queste settimane, per non dire in questi ultimi mesi, la querelle "formazione professionale" ha avuto pesanti ripercussioni sui rapporti tra le forze sociali, con risvolti negativi che anche oggi si avvertono. Ha inoltre determinato - non lo si può ignorare - forti tensioni anche tra la Giunta regionale e i sindacati. Sono convinta che occorra una soluzione che non sancisca la vittoria di qualcuno su qualcun altro, ma che ristabilisca un equilibrio e soprattutto non provochi ulteriori scossoni a danno dei lavoratori. Penso inoltre che un'intesa su questo argomento possa dare l'avvio a quel patto sociale spesso auspicato che consentirebbe di affrontare positivamente le numerose emergenze occupazionali e del precariato.
Quello che è in gioco è il presente di una categoria che, comunque siano andate le cose, non può oggi pagare per tutti, e specialmente di chi, in maniera subdola o sfacciatamente, è stato strumentalizzato. Mi riferisco in particolare alla gestione selvaggia del personale da parte di alcuni enti di formazione. Ritengo anche, come credo tutti in quest'Assemblea, che i diritti dei lavoratori e le norme vigenti debbano essere sempre rispettati. Ragionando con distacco, valuto francamente insostenibile incentivare con due mensilità della retribuzione moltiplicate per il numero di anni che mancano per arrivare ai 65 l'esodo del personale che entro il prossimo 31 dicembre avrà raggiunto l'età per andare in pensione. Mi sembra ancor meno accettabile offrire 4 mensilità della retribuzione come premio per chi chiederà di essere cancellato dall'albo.
Non è facile effettuare valutazioni oggettive, penso però che, se non si deve cedere al ricatto degli enti di formazione che stanno licenziando i lavoratori, analogamente non può esserci alcuna lusinga ad aumentare il numero dei disoccupati in una regione molto sofferente per mancanza di lavoro e di occupazione. Oltre al fatto contingente, quindi, sono essenziali due aspetti: primo non consentire che alcun dipendente della formazione rimanga senza lavoro; secondo la formazione professionale non deve cessare ma essere ristrutturata ed adeguata alle prospettive della nuova politica regionale che punta all'innovazione e alla crescita sociale e culturale di chi opta, per meditata scelta o per necessità, per un percorso nella formazione professionale.
Penso che occorra una riforma che, riconoscendo il ruolo e l'importanza della scuola pubblica statale, non mortifichi o releghi come ultima spiaggia la formazione professionale. La dignità e la qualità della scuola, ampliando l'obbligo scolastico e garantendo finanziamenti adeguati ai bisogni delle famiglie e dei docenti, non possono essere contrapposte a quelle della formazione professionale; entrambe sono necessarie a una regione che aspira a crescere. Occorre che i due sistemi convivano offrendo possibilità differenziate; tra scuola e formazione professionale quindi non deve e non può esserci competizione anche se la prima strada non può essere esclusiva, almeno fino a quando non verrà fissato l'obbligo scolastico fino a 18 anni.
Sono necessari controlli seri su tutte quelle forme di concorrenza sleale finalizzate a sottrarre i giovani alla scuola pubblica statale senza poi garantire, come mi risulta sia accaduto, un livello qualitativo tale da permettere un inserimento effettivo nel mondo del lavoro. Occorrono strumenti anche per impedire che si moltiplichino a dismisura gli enti e che i corsi avviati non vengano conclusi. Insomma, occorre ridefinire un quadro più preciso e articolato.
Spero quindi che al più presto, con una seria riforma, si possa intervenire in modo organico. Per ora cerchiamo di non cadere nella tentazione di punire tutti perché alcuni sono stati sleali e soprattutto di non danneggiare i lavoratori. Questo è un aspetto imprescindibile almeno per chi, come me, crede ancora in questi valori ereditati dalla nostra storia socialista, oggi espressi dalla Rosa nel Pugno.
PRESIDENTE. E' stata avanzata dall'onorevole La Spisa, appoggiata altresì dall'onorevole Artizzu, la richiesta di verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Dispongo pertanto la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Cuccu Giuseppe - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - La Spisa - Lanzi - Licheri - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Murgioni - Pinna - Pisu - Porcu - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Spissu - Uras.)
PRESIDENTE. Sono presenti 33 consiglieri. Constatata la mancanza del numero legale sospendo la seduta per trenta minuti. Invito i Capigruppo a lavorare perché si evitino queste incresciose interruzioni dei lavori del Consiglio.
CAPPAI (U.D.C.). Lei era maestro in queste cose. L'ha insegnato lei.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 32, viene ripresa alle ore 11 e 09.)
PRESIDENTE. Siamo nella fase della discussione dell'articolo 15 e degli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, mi pare che anche questa mattinata trascorrerà senza una grande partecipazione da parte dei colleghi. Il fatto che già alla prima richiesta di verifica del numero legale non fosse presente la maggioranza necessaria dimostra quale interesse mostrino i colleghi, io dico della maggioranza, perché fa piacere vedere l'onorevole Cugini che era assente all'inizio della seduta, ma adesso no...
CUGINI (D.S.). Giustificato, non come i suoi colleghi, io sono giustificato.
DIANA (A.N.). Sì, infatti, rientra tra le caratteristiche di chi prende la parola dicendo una cosa per farne capire un'altra, quindi credo che tutti quanti abbiamo capito bene di che cosa stiamo parlando!
Questo articolo si caratterizza sostanzialmente per un aspetto, che tutti quanti conosciamo, che è poi l'aspetto che ha tenuto fuori da quest'Aula i rappresentanti della formazione professionale e che quindi più di altri sono attenti a questo articolo. Noi riteniamo che la politica che questo Governo regionale sta mandando avanti non sia assolutamente in sintonia con lo spirito della stessa formazione professionale. Ma dico di più: molte parti politiche non condividono questa linea. Smantellare un sistema di formazione che nel bene e nel male comunque ha retto 55 anni, 60 anni, ha comunque fornito garanzie di formazione, può essere pericoloso. Certo, errori ne sono stati commessi tanti, ma ribaltare una situazione con un colpo di spugna credo che sia veramente deleterio. E al di là della soddisfazione e delle risposte che potremo dare con l'articolo 15 credo che, di fatto, la situazione non verrà modificata.
L'articolo 15, quindi, si caratterizza solo per fornire una risposta parziale alle richieste degli operatori del settore, ma fondamentalmente sulla formazione professionale non prevede altro. E' difficile anche capire che cosa intenda fare la Giunta regionale sulla formazione, che non definirò più formazione professionale perché mi pare che sia chiaro a tutti quanti che stiamo andando verso una situazione completamente diversa. E' necessaria certamente una formazione che vada oltre gli schemi canonici dell'istruzione. E' abbastanza difficile capire che tipo di formazione vuole questo Governo regionale, anche perché non sappiamo quali siano le linee strategiche dello sviluppo economico della Sardegna.
Se la politica del presidente Soru, per esempio, fosse improntata fondamentalmente sulle telecomunicazioni, su Internet, sui nuovi sistemi di trasmissione, beh, allora si potrebbe orientare la formazione professionale in quella direzione, qualora il presidente Soru avesse ipotizzato di realizzare in Sardegna quello che in Estonia hanno conseguito in quattro-cinque anni. Però così non è!
Se il nuovo Assessore dell'agricoltura avesse un'idea ben definita di quella che dovrà essere l'agricoltura moderna in Sardegna, si potrebbe metter mano ad una formazione che prepari delle figure professionali altamente specializzate, la cui formazione non viene garantita dal sistema scolastico tradizionale.
Se infine la Giunta regionale avesse immaginato uno sviluppo nel settore della chimica, dell'industria, della ricerca, in qualsiasi altro settore, si sarebbe potuta impostare la formazione in maniera ancora diversa. E' un po' quello che è successo con i voucher formativi o che succederà con i voucher formativi.
Mi farebbe però piacere capire, una volta che questi ragazzi saranno altamente formati, di quali opportunità godranno in questa Sardegna che pari pari non presenta uno sviluppo coincidente con l'alta specializzazione acquisita. Mi pare che questo stia succedendo un po' in tutti i campi. Allora, se è vero che la formazione professionale in Sardegna in questi anni ha formato di tutto (dagli idraulici, agli elettricisti, ai muratori, ai carpentieri, ai ferraioli, ai lavoratori del ferro battuto), se ognuna di queste persone avesse avuto l'opportunità di trovare un lavoro stabile, autonomo o alle dipendenze di qualcun altro, beh, probabilmente non saremmo qua a discutere. La realtà è che questo sistema, proprio perché non coincide con gli interessi del territorio, non coincide con lo sviluppo economico prefigurato, darà sempre luogo a scompensi e a esuberi di forza lavoro.
Il presidente Soru e qualche collega della maggioranza si attardano a dirci che tutto quello che è necessario fare è già scritto nel programma di governo. Intanto comincio col dire che niente di quanto scritto nel programma di governo ha trovato attuazione in due anni, anzi per molti versi la situazione è peggiorata. Io non ho visto un' iniziativa, e non sono a conoscenza di nessuna iniziativa di grande respiro che ci possa fare capire quale sia il futuro di quella formazione professionale, che prestazioni questi addetti dovrebbero rendere alla Sardegna, all'Isola tutta e alla nostra economia, e sulla base di quali indirizzi. Ecco, questo è proprio il nodo della questione.
E' ovvio che sono perfettamente d'accordo che le persone che lavorano oggi nella formazione professionale debbano essere garantite e quindi non perdo tempo su questo. Mi preoccupo di più di quello che sarà il dopo. Poi mi interesserebbe capire come faranno gli enti locali, visto che al comma 7 dell'articolo 15 è previsto (non so se sia competenza della Regione Sardegna o se sia sufficiente un articolo del nostro maxi collegato) che i comuni e le province, in relazione alle nuove funzioni e ai compiti in materia di formazione professionale, di servizi all'impiego e politiche del lavoro, possano indire, sulla base della necessità di nuove dotazioni organiche, pubblici concorsi. Mi viene abbastanza difficile pensare che nonostante il 90 per cento, degli enti locali della Sardegna non rispettino il patto di stabilità, possano indire concorsi. Sulla base di che cosa? Di funzioni che non sono trasferite e che non sono neanche delegate? Non si capisce bene ancora in che direzione andremo, però stiamo già dicendo che i comuni e le province potranno comunque indire dei concorsi. Questo la dice lunga!
Vedete, se c'è un'accusa che è sempre stata mossa a tutte le amministrazioni di centrosinistra, ma io dico a tutte le amministrazioni, storicamente antecedenti alla seconda repubblica, è quella di volere a tutti i costi trovare posti di lavoro presso gli enti pubblici; questo è un altro di quei casi, stiamo aprendo una finestra che per come concepisco io lo sviluppo di...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, si apre, con la discussione dell'articolo 15, un tema che è portato all'attenzione non solo dai contenuti che l'articolo stesso propone, ma da ciò che si intende portare avanti con il collegato, il maxi collegato alla finanziaria su un tema così importante quale quello della formazione professionale. Io sono uno dei firmatari dell'emendamento numero 52, che propone la soppressione di questo articolo. La soppressione di questo articolo significherebbe per noi impegnare il Consiglio regionale nell'apertura di una discussione sul futuro della formazione professionale in Sardegna. Credo che le esperienze maturate finora su questo tema nella Regione Sarda abbiano prodotto nel tempo tanti risultati, tanti risultati per i nostri giovani, per la nostra collettività, ma soprattutto per l'impresa, avendo creato la formazione professionale tutti quei quadri, tutte quelle esperienze che costituiscono, credo, il nocciolo duro dell'attività industriale, il nocciolo duro dell'attività artigianale, il nocciolo duro di tanti servizi, a cominciare da quello turistico per passare anche attraverso quello dei media.
Non dimentichiamo, infatti, che anche gli operatori, che molto probabilmente sono presenti oggi in Aula, delle varie tv private e non, hanno avuto l'occasione di imparare il loro mestiere grazie alla formazione professionale, agli enti di formazione professionale della Sardegna. Credo che i risultati siano sotto gli occhi di tutti e credo che molti di coloro che hanno sino a 50 anni e si sono inseriti nel mondo del lavoro, abbiano maturato la propria esperienza professionale frequentando appunto le scuole di formazione professionale.
Credo che la cancellazione di queste esperienze sia il fatto più negativo contenuto in questo maxi collegato, perché davvero significa scrivere una pagina nera nel futuro non solo degli operatori della formazione professionale (stiamo parlando complessivamente di circa 1200 persone) ma soprattutto di chi, iscritto all'albo della "42", si troverebbe da un giorno all'altro fuori dal mondo del lavoro. Si tratterebbe davvero di una pagina nera rispetto a un tema così importante.
Noi però abbiamo un vantaggio dalla nostra: quello rappresentato dal fatto che dopo la legge di riforma del mercato del lavoro, abbiamo, come Consiglio regionale, la responsabilità di prendere in mano il problema della formazione professionale e di dare alla Sardegna una legge sulla formazione professionale. Non bastano infatti le volontà espresse fino a oggi, anche con la presentazione di emendamenti, le discussioni nelle varie Commissioni e in Aula, per affrontare i temi che si aprono con la cancellazione di questi posti di lavoro. Le soluzioni fin qui prospettate non danno di sicuro una risposta di certezza per il futuro.
Abbiamo provato ad elaborare delle soluzioni, ma purtroppo c'è da dire che anche con queste il 70 per cento degli operatori della formazione professionale purtroppo restano fuori, restano nel limbo, restano appesi a una situazione che rischia di sfociare nel dramma, qualora questo Consiglio non si assumesse la piena responsabilità di condividere il percorso che noi minoranze abbiamo provato a indicare: quello di dilazionare nel tempo questo provvedimento in attesa che il Consiglio elabori una proposta di legge sulla formazione.
Io pensavo che davvero la Regione Sarda ovvero il Consiglio regionale, la Giunta prendessero esempio da quelle Regioni dove oggi la realtà della formazione professionale ha già intrapreso un percorso e dove davvero l'intervento pubblico sulla formazione costituisce un intervento parziale rispetto all'intervento del privato che gestisce direttamente la formazione, come del resto è avvenuto fino ad oggi qui in Sardegna. Certo con criteri diversi, certo pensando a formare finalmente quelle qualifiche necessarie per il mercato del lavoro, certo non pensando soltanto alla realizzazione di corsi finalizzati soltanto all'occupazione degli operatori, ma con una programmazione a cui senz'altro devono essere chiamati gli enti locali, e soprattutto dove le linee e le strategie restano in capo alla Regione sarda, anche perché la programmazione è uno dei primi compiti che alla Regione stessa è demandato dallo Statuto.
Io credo, colleghi del Consiglio, che ci sia bisogno di una riflessione, di un approfondimento, soprattutto di una elaborazione di un progetto che vada ben oltre quello che è nei contenuti dell'articolo 15. Io analizzavo lo sforzo che è stato profuso per mantenere inseriti nel mondo del lavoro una buona fetta degli operatori ex legge "42"; uno sforzo (che doveva essere fatto anche per tutti gli altri) e che purtroppo ha prodotto degli effetti minimali rispetto ai numeri che ci troviamo sul tavolo. Quanti infatti dei 700 e più operatori inseriti nell'albo previsto dalla "42" riusciremo in un triennio a mandare in prepensionamento o a trovargli altra allocazione? Si suggerisce di trasferirli negli enti locali, ma sulla base di quale legge, con quali risorse, con quali prospettive? Su quali linee si vuole portare avanti questo riposizionamento, questa ricollocazione del personale?
Credo che molto probabilmente andremo incontro ad un salto nel buio, perché ritenamo che non si possa inserire nello stesso maxi collegato l'emendamento che prevede il passaggio agli enti locali; pensiamo invece che l'inserimento di questo personale debba seguire un percorso alternativo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi non parliamo di riforma della formazione professionale, ne parleremo quando in Aula arriverà il progetto di legge su istruzione e formazione; oggi parliamo della soppressione dell'albo previsto dalla legge regionale numero 42 del 1989 e parliamo del destino di circa 700 lavoratori che fino ad oggi sono stati scritti a quell'albo e hanno operato all'interno del sistema della formazione professionale pubblica. Dico formazione professionale pubblica perché, com'è noto, questo compito è stato esercitato dalla Regione attraverso le disposizioni di legge che regolamentavano questa funzione e che prevedevano una presenza, io direi minimale, così è stato negli ultimi vent'anni, dei centri formazione regionale, e invece un ruolo predominante degli enti emanazione delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, del sistema associativo democratico nazionale.
Questo tratto, che è il contenuto, il senso, il significato delle leggi sulla formazione professionale che hanno operato fino ad oggi, non può essere cancellato, non può essere ignorato, deve essere considerato per il valore che ha. Noi che abbiamo stabilito già in un provvedimento di legge la decadenza dell'albo previsto dalla "42" ad una data prefissata, il 31 dicembre del 2007, oggi abbiamo il problema, che è il problema principale, della collocazione dei 720 lavoratori circa che di quel sistema facevano parte. Un sistema che va riformato perché va potenziata la formazione professionale come strumento di implementazione del regolare percorso di istruzione scolastica ed universitaria, non come un'ipotesi di sostituzione di quel percorso, non come una alternativa a quel percorso; il percorso deve rimanere salvo.
Noi, che purtroppo registriamo in questa fase lo stesso difetto del sistema imprenditoriale pubblico (non dico di quello privato perché nel privato questo non è un difetto, è proprio una scelta, nel pubblico è un difetto, è una mancanza) non facciamo il piano industriale per il rilancio dell'impresa (in questo caso del sistema della formazione professionale) da dove far discendere l'opportunità o meno di mantenere gli organi così come ce li ritroviamo, facciamo l'operazione inversa, quella tipica delle aziende che si vogliono riqualificare per distribuire utili in borsa: tagliamo un po' di teste e poi rinviamo a dopo, a tabula rasa, l'eventuale intervento in materia di riorganizzazione della funzione dei compiti. Avremmo fatto meglio a fare il contrario, cioè procedere alla riforma del sistema della formazione professionale e da quella partire per decidere quante persone di questo albo potevano essere utilmente impiegate nel nuovo sistema. Però così non è stato fatto; abbiamo invece deciso che vanno liquidati tutti; questa è l'operazione.
L'articolo 15 oggi in discussione prevede alcune uscite agevolate quali il prepensionamento ridotto e una forma di mobilità lunga; uscite che è meglio che integriamo se vogliamo che siano efficaci, considerato che l'utilizzo degli strumenti indicati nell'articolo è di tipo volontario. L'articolo 15 stabilisce anche un percorso per l'inserimento negli enti locali destinatari della funzione.
Allora, riprendendo dall'inizio, la funzione pubblica regionale è stata espletata attraverso il sistema degli enti emanazioni del sistema delle associazioni democratiche del lavoro e dell'impresa, quel personale è stato pagato con danaro pubblico, sia quello direttamente impegnato nel pagamento delle loro retribuzioni, sia quello impegnato invece nell'attività corsuale. E' il caso chiaro di una funzione pubblica esercitata dalla Regione con questo strumento, con il danaro pubblico e con un'organizzazione alla quale è stato dato anche un formale riconoscimento di legge, sennò l'albo della "42" non esisterebbe. Adesso trasferiamo le funzioni alle province!
Ma quando si trasferiscono funzioni serve personale, strumenti e risorse, perché sennò non si trasferiscono funzioni, si fa un'altra cosa. In genere si fa un pasticcio: si trasferiscono oneri e non si attribuiscono poi gli strumenti perché quegli oneri vengano assolti nel modo corretto. Questo personale, che fa parte di quel sistema pubblico definito dalla legge per esercitare quella funzione pubblica che è regionale, deve seguire la funzione che va alle province.
Ed allora qua si discute su concorsi. Noi abbiamo presentato un emendamento che prevede esami di idoneità per l'accertamento della competenza ad esercitare quel tipo di servizio, emendamento che secondo me ha anche una giustificazione giuridica. Mi chiedo infatti spesso cosa intendiamo noi per esercizio dell'autonomia se non siamo in grado di discernere quando possiamo utilizzare forme diverse. Noi abbiamo competenza primaria in questa materia, in tema di organizzazione degli uffici, in tema di esercizio di funzioni regionali in capo al sistema delle autonomie locali, in tema di ordinamento degli enti locali. Perché allora non riusciamo ad avere la capacità, noi autonomisti ad oltranza, noi che apriamo vertenze nei confronti dello Stato ad ogni livello (mi piacerebbe poi parlare di continuità territoriale, dell'Alitalia che se ne va) noi che siamo così autonomisti, perché non riusciamo a escogitare una disposizione di legge che valorizzi proprio la sostanza delle cose, cioè il fatto che la formazione professionale era una funzione regionale, una funzione esercitata interamente dal potere pubblico, che si avvaleva di enti di emanazione del sistema associativo democratico?
Vi era una precisa disposizione di legge che obbligava la Regione a esercitare quella funzione pubblica in quel modo, avvalendosi di strutture ed enti anche di natura privata. In ragione di questo, quando la Regione opera il trasferimento, il trasferimento deve essere fatto come se la formazione professionale fosse un pezzo, un segmento del sistema pubblico regionale.
Io sollevo questo problema perché vorrei che la Giunta, insieme ai colleghi della maggioranza e dell'opposizione, facesse una riflessione per trovare una formulazione dell'articolo 15 più idonea alla sua soluzione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per manifestare tutta la nostra contrarietà al de profundis riguardante la formazione, perché è inaccettabile dal punto di vista politico che con l'articolo 15, che è strutturato come una legge, si elimini una delle due gambe indispensabili per il rilancio di una Regione che si è caratterizzata per la valorizzazione della cultura e dell' istruzione.
Noi abbiamo presentato una proposta di legge che sottolinea come vadano di pari passo, come vasi comunicanti, l'istruzione e la formazione; sono inscindibili! Se pensiamo al triste primato del più alto livello di abbandono scolastico che vede la nostra Regione, nella fascia dei giovani dai 15 ai 29 anni, al primo posto tra le regioni italiane (l'unico titolo per i giovani che vanno dai 15 gli ai 29 anni per un buon 60 per cento è il possesso del diploma di scuola media inferiore) ci rendiamo conto come sia impari la lotta con i giovani olandesi, tedeschi, europei. Con questo articolo scellerato si spazza la formazione senza presentare un modello alternativo.
Non potendo cassare questo articolo, abbiamo presentato alcuni emendamenti per attenuare l'impaggo della precarizzazione, il dramma di molti lavoratori con un futuro poco roseo. Ecco perché abbiamo pensato di elevare l'incentivo di cui al comma 3 da 4 mensilità a 6. Pensate infatti al dramma di molti padri di famiglia che non hanno ancora raggiunto il limite di età per andare in pensione. Ed allora come si fa a sostenere che le riforme non devono essere effettuate sulla pelle dei lavoratori, devono essere attuate a costo zero, e tollerare poi questa politica rancorosa di tagli, sanguinaria, che non offre alcuna soluzione garantita per il futuro! Per questo motivo l'articolo 15, che non passa attraverso la concertazione, la contrattazione, non poteva essere imposto in questo maxi collegato, che ha baypassato i referenti istituzionali, sindacali in una materia così complessa.
Nella proposta di legge presentata dai sardisti c'è la rivisitazione della formazione; se questa proposta presentava lacune poteva essere rilanciata ma non cassata tout court buttando nella desolazione 700, credo, padri di famiglia. Questo vuol dire creare apprensione sociale in una Regione che registra, come è stato sottolineato, già numerosi drammi derivanti dalla nostra insularità; ed uno dei più grossi l'ha causato questo Stato truffaldino quando, grazie a una classe politica imbelle e disattenta, ci ha scippato con destrezza 10 mila miliardi di vecchie lire. Non è mai giustificato il comportamento di uno Stato che sottrae in un modo veramente immorale risorse che potevano essere utilizzate per dare risposte alla formazione, erogare servizi. Per questo motivo non può essere frettolosamente affrontato un dramma, un tema così importante, in un maxi collegato che assume più i connotati di un minestrone di frattaglie riscaldate che di una proposta seria con prospettive eque per le famiglie sarde.
Non possiamo farci travolgere dal furore ossessivo di riformare creando ulteriori drammi, e non ci stancheremo mai di sottolineare questi drammi, soprattutto a quelle forze politiche che storicamente sono state vicine e sensibili alle richieste, alle rivendicazioni dei lavoratori, alla democrazia! Per questo motivo noi sardisti abbiamo presentato alcuni emendamenti, cercando di ammortizzare questi danni. Richiamandoci a scenari biblici, dove c'era un popolo disidratato, lacero, che cercava la terra promessa, non può essere assimilato, questo incentivo, a un esodo che crei gli stessi drammi di biblica memoria; bisogna essere equi e risparmiare dove si deve risparmiare.
Bisogna risparmiare su questo tumultuoso pullulare di consulenze, che ha trasformato negli ultimi due anni la Regione sarda in un "consulentificio", dove sono stati gratificati amici degli amici (anche se dal punto di vista accademico autorevoli). Bisogna risparmiare dove si è forti, dove è possibile, non sulla pelle dei lavoratori che non hanno speranza. Perché gente che arriva alla soglia dei sessant'anni è nel baratro, quasi, della disperazione se non diamo la possibilità, a loro e alle famiglie, di ammortizzare con almeno sei mensilità questo forzato trapasso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Onorevoli colleghi, il provvedimento oggi in esame si iscrive nel progetto di riforma grazie all'emendamento presentato dai Capigruppo, ma vi si iscrive soltanto tenuamente ed anche con qualche necessità di aggiustamento, perché quell'emendamento trasferisce la funzione della formazione professionale, come è accaduto in altre regioni d'Italia, alle Province, e non soltanto per gli aspetti amministrativi e gestionali ma proprio per gli aspetti di programmazione.
Viceversa, il capo terzo del disegno di legge approvato dalla Giunta, prevede un ruolo molto marginale delle Province come enti collaboratori della Regione (solo due commi sono ad esse riservati) quindi c'è già una sfasatura nel progetto di riforma, a cui bisognerà mettere mano quando si discuterà la legge. Perché mentre la legge è centralista, l'emendamento si muove in una linea di decentramento che è quella auspicabile, che anch'io auspico. Pertanto il provvedimento in esame presenta un profilo prevalentemente finanziario perché mira a recuperare i fondi della legge regionale numero 42 del 1989 e immagina di renderli disponibili nel sistema dei bandi.
Io qui vorrei marcare una differenza; l'ho già sottolineata in maggioranza - inascoltato - e voglio ribadirla in Aula: non penso che la dissipazione di risorse sulla formazione professionale, il difetto di efficienza ed efficacia che conosciamo tutti, che si è registrato nel settore, siano imputabili al sistema della "42", siano imputabili a chi, come i lavoratori iscritti a quell'albo, aveva un posto sicuro. Non erano e non sono i lavoratori i responsabili degli sprechi e delle inefficienze, quindi non dovrebbero essere loro, in un processo di riforma guidato da cultura solidarista, a pagare i costi delle riforme.
Il professor Bottazzi, in una sua lezione a cui ebbi l'onore di assistere, indicò il metodo per capire perché Cagliari assorbe la gran parte delle risorse pubbliche. "Bisognerebbe" - sosteneva - "incrociare i dati, vedere chi sono i dipendenti dell'Università, dei consorzi, della pubblica amministrazione, della Regione e vedere quali sono i rapporti di parentela, gli intrecci, i legami, col mondo politico, col mondo finanziario. Emergerebbe il vero reticolo che orienta le risorse".
Io ho detto in quest'Aula, e lo ripeto, che anche nella formazione professionale occorrerebbe, prima che prosciugare la "42", verificare quali legami ci sono tra enti e funzionari ed ex funzionari, quali legami ci sono tra gli enti e il mondo politico, e forse effettuare controlli più semplici, più efficaci, più rapidi e risparmiare risorse in questo modo, piuttosto che farlo nel modo più semplice e più ingiusto, che è quello di licenziare. Se c'è da effettuare un'operazione di spoil system democratico, quello si deve fare nei ruoli dell'Assessorato del lavoro, lo dico, lo ripeto e non ho vergogna di ripeterlo perché ne sono convinto! Invece, si parte dagli iscritti all'albo previsto dalla legge numero 42.
Io vorrei che tutti fossimo consapevoli di una cosa: Non è vero che nessuno finisce per strada, non è vero, perché (e qui ci sono persone molto più informate di me) sono 265 i licenziamenti avviati. I due enti principali, cioè l'ENAIP e l'ENAP, mi pare, (se sbaglio le sigle ditemelo) hanno avviato il licenziamento di 265 persone; queste 265 persone - lo dichiarano nelle relazioni gli enti - sono il risultato delle nostre politiche finanziarie. Quindi mi permetterete di avvertire un disagio nel votare, per disciplina di maggioranza, provvedimenti che non fanno recedere dai licenziamenti. Se questo accadesse io sarei prontissimo a sostenerli, ma non succede.
Si può argomentare che il provvedimento che andiamo ad esaminare serva proprio ad evitare che le riforme producano precari, ma per come è congegnata la norma, produce più la certezza della fine di un lavoro sicuro, che non la certezza di un nuovo lavoro, perché ciò che noi prefiguriamo con questa norma è l'eventualità, la possibilità, di un nuovo lavoro, non la certezza.
In tutte le altre regioni d'Italia, in cui vigeva un provvedimento simile alla legge nuemero 42 del 1989, i lavoratori sono stati consolidati nella loro posizione, non precarizzati. Saremmo l'unica regione governata dal centrosinistra che produce precari. Perché farlo? Io non lo capisco, onestamente, non lo capisco! Avevo proposto che fossero assorbiti in un ruolo unico regionale ad esaurimento, in maniera tale che gli enti fossero liberi di avere una dimensione elastica alla luce dei bandi e non scaricassero sui lavoratori la loro dimensione, ma la proposta è stata lasciata cadere.
Sono 265. Ho detto in apertura del dibattito, qui: stiamo facendo delle differenze, stiamo facendo delle differenze che pagano i più deboli; ci sono provvedimenti nella storia della legislazione che in dieci minuti non posso riepilogare, per cui lavoratori che hanno lavorato per la Regione, prima sono stati stabilizzati e poi sono stati inseriti nei ruoli della Regione. Questi no, questi no! Perché non si può.
Noi siamo, lo ripeto, forti con i deboli e deboli con i forti, noi abbiamo una Regione che autorizza un tale ingegner Polotti a costruire una centrale a Giave, e l'ingegner Polotti è rinviato a giudizio per disastro ambientale per la discarica di Piletti, di cui si è occupata la Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti. Noi siamo questa Regione, noi rendiamo più difficile la vita di chi era iscritto all'albo previsto dalla "42" e più facile, o comunque ordinaria, quella dell'ingegner Polotti. Mi consentirete allora di essere a disagio e mi giustificherete per il fatto che mi tremi anche la voce.
Allora si può dire: ma la possibilità di essere assunti nella pubblica amministrazione per questi lavoratori è reale. Il sistema che noi abbiamo messo in atto con questi emendamenti (cioè il 50 per cento della retribuzione come incentivo) funziona? Sono andato a chiedere ai sindacati, chiedo anche ai colleghi di andare a verificare; ci sono dei meccanismi per agevolare la mobilità, che, fatto 100 quelli che entrano in mobilità, ne assorbono 20, 15. Noi abbiamo un sistema di vantaggi per chi assume che è più basso di quello della mobilità. Perché allora dovremmo pensare che il sistema degli enti locali assorbirà questa gente?
Come minimo chiedo alla maggioranza di fare lo sforzo di accettare l'emendamento di Rifondazione che porta a 75 per cento il contributo che verrebbe erogato in caso di assunzione da parte degli enti locali, perché l'ente locale, diversamente, non assume. Un vero incentivo all'esodo è quello concordato dall'Assessore degli enti locali con i sindacati, per il personale delle Comunità montane, che prevede il 100 per cento più un 10 per cento: così garantiamo un lavoro. Col 50 per cento, invece, non stiamo garantendo, stiamo, al massimo, prefigurando un'eventualità, ma non a fronte di un lavoro sicuro, garantito dalla Stato, garantito da noi.
Io avverto un problema di coscienza perché la nostra immagine amministrativa dei problemi è divisa da quella reale. Chiedo alla maggioranza di verificare, di riverificare questo provvedimento in una direzione più solidale.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il collega che mi ha preceduto affermava di non capire perché si voglia approvare una riforma attraverso gli atti fino ad ora approvati, in contraddizione rispetto alla finanziaria dell'anno scorso, che prevedeva, anche se in maniera molto sintetica, per i lavoratori della "42" un percorso chiaro e indirizzato al mantenimento della posizione lavorativa e alla valorizzazione delle professionalità maturate comunque nel sistema degli enti regionali e locali. Questa era la direzione indicata nella legge finanziaria dell'anno scorso. Quest'anno, invece, più volte è venuto meno il mantenimento degli impegni sul piano amministravo e degli atti di programmazione, e adesso questo articolo 15 ha sferrato al settore il colpo finale.
Ciò che accade attraverso questo articolo è che i lavoratori della "42" non vengono assolutamente assicurati nel loro percorso e nel loro destino. Io ricordo che si era ipotizzato più volte, questo era rimbalzato in diverse riunioni, una soluzione che dividesse, in qualche modo i lavoratori della "42" - pur nell'esigenza di una riduzione, di una razionalizzazione del sistema e quindi anche del numero di questi operatori - prevedendo che un terzo potesse essere accompagnato a un'uscita accettabile, attraverso gli incentivi all'esodo, un terzo ricollocato negli enti locali e un terzo restasse a disposizione ancora per le funzioni di formazione professionale, degli enti, degli istituti, che possono svolgere questa funzione.
Si sarebbe trattato di un numero decisamente minore, quindi più ragionevolmente gestibile anche sul piano finanziario. Questo non è accaduto. Il primo inadempimento riguarda la gestione di questo problema da parte della Regione, del Presidente e dell'Assessorato. Con questo articolo gli incentivi all'esodo non superano un numero limitatissimo, perché soltanto un numero molto limitato potrà rientrare nella fattispecie del comma 2 mentre il comma 3, di fatto, non garantisce un minimo di appetibilità. Quando si fanno le riforme, quando si fanno le razionalizzazioni aziendali, così come la sinistra ci ha sempre insegnato, occorre che gli incentivi siano dei veri incentivi e non delle elemosine; in questo articolo voi prevedete delle elemosine inaccettabili, che evidentemente non permetteranno, realisticamente, un esodo corrispondente agli obiettivi prefissati. Quindi quel terzo che doveva essere incentivato all'esodo non sarà, non esisterà, non sarà un terzo. E questo è il primo limite.
L'altro terzo, che doveva essere destinato agli enti locali con il sistema di norme che avete inserito nei commi 7 e 8, certamente non finirà negli enti locali, perché il settimo e l'ottavo comma non offrono certamente dei vantaggi, dei sostegni economici finanziari, alle amministrazioni locali che volessero assorbire questo personale. Prevedete tra l'altro un sistema abbastanza complicato di pubblici concorsi, anche per titoli, invitando, sostanzialmente, Comuni e Province ad utilizzare questa possibilità, ma è un invito che irrimediabilmente non potrà che restare inascoltato, è un bando che andrà deserto, non verrà mai emanato.
Le amministrazioni locali, con queste norme, non potranno offrire risposta a quell'altro obiettivo che era di facilitare il trasferimento di una parte, di un terzo, di questi lavoratori nel sistema degli enti locali. Poi, la parte restante, quell'altro terzo che doveva essere assorbito col rilancio dell'attività ordinaria, del servizio di formazione professionale, è ugualmente destinato a restare nella situazione attuale perché nella gestione delle risorse e delle procedure per la formazione professionale (parliamo di bandi, di risorse europee) l'Assessorato, la Regione, stanno procedendo a rilento.
Poi forse l'Assessore - così come ho sentito in altre riunioni - sfodererà numeri che ci lasceranno tutti stupiti. L'ha detto uno dei vostri più validi rappresentanti a livello nazionale: ad attaccarsi ai numeri si fa la figura di colui che si vuole attaccare al lampione. Noi vorremo che i numeri che l'Assessorato cita sulle questioni della formazione professionale fossero numeri reali, cioè numeri di cui ci si possa accorgere nella realtà; finora nessuno si è accorto del fatto che la formazione professionale è ripartita, e sono passati ormai due anni da quando la state gestendo voi.
Allora, questo articolo è veramente un disastro, è un pasticcio ed è un disastro per i lavoratori, ed è un pasticcio e un disastro poi, soprattutto, per il sistema. Dicevo all'inizio: Maninchedda afferma che non capisce perché vogliate proporre questo percorso e perché vogliate far fuori questo ingente, grande, numero di lavoratori ed operatori della formazione. Io invece lo capisco! Lo capisco sulla base di quello che ho letto nelle proposte di legge presentate dalla Giunta regionale sul sistema dell'istruzione e della formazione professionale. E' perfettamente lineare: voi volete smantellare il sistema, volete risolvere, liquidare la questione dei lavoratori esistenti come uno dei peggiori organizzatori delle ristrutturazioni industriali contro cui i sindacati e i partiti di sinistra si sono sempre lanciati. Hanno fatto di meglio gli smantellatori del sistema delle partecipazioni statali quando dovevano risolvere il problema del personale.
Il sistema legislativo, finanziario, programmatorio, ha trovato la modalità per accompagnare, per ammortizzare l'impatto sociale di migliaia di lavoratori dell'industria; in Regione il sindacato lo ha sempre chiesto e la Regione ha fatto, e sta facendo ancora, nel sistema industriale collegato alla Regione, grandi sforzi, anche finanziari, per non lasciare un operaio per strada. E voi, invece, nei confronti di un settore che è "dentro" la Regione ormai da anni vi comportate come il peggiore liquidatore del personale.
Questa è la verità: volete di fatto liquidare il personale per poi avviare una cosiddetta riforma del sistema della formazione professionale. Da quanto abbiamo potuto evincere dai vostri complicati e confusi disegni di legge (almeno io ho visto il primo, non ho ancora visto l'ultimo che avete esitato) l'obiettivo è abbastanza chiaro: volete portare tutto nella scuola e per la scuola. Ovviamente nella scuola e per la scuola statale, ignorando le leggi che gli stessi vostri ministri in passato hanno presentato innovando il sistema dell'istruzione e creando ormai un sistema integrato tra scuole statali e paritarie.
Lo state facendo nel sistema dell'istruzione, della scuola, lo volete fare pari pari anche nel sistema della formazione professionale: volete smantellarla, riportare tutto nel sistema della scuola, un sistema che non potrà certamente reggere questo nuovo carico di competenze, e di fatto così cancellerete la formazione professionale. Noi non ci rassegneremo a dire solo quello che pensiamo e quello che vogliamo; ci batteremo finché potremo perché questo non accada e speriamo che abbiate il coraggio, che alcuni colleghi almeno in quest'Aula abbiano il coraggio, di guardare la realtà per come è e non per come si presenta in base alle parole assolutamente incredibili che voi pronunciate o scrivete su questo tema.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
SALERNO, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Signr Presidente e signori consiglieri, mi pare che questa Giunta, riguardo alla situazione della formazione professionale che ha trovato all'inizio del suo insediamento, abbia voluto interpretare e dare attuazione non solo al suo programma ma a una esigenza che era generalmente sentita in quest'Isola: quella di riqualificare e razionalizzare il sistema della formazione professionale in Sardegna. Questo non significa condividere una iniziativa di smantellamento della formazione professionale: tutt'altro. Non c'è nessuno smantellamento del sistema e non c'è nessuna cancellazione o sottovalutazione del problema dei lavoratori.
Noi abbiamo trovato una formazione professionale in Sardegna che se da un lato ha fornito positive risposte persino al problema della dispersione scolastica e a quello della qualificazione professionale, con enti che lavoravano esprimendo qualità, capacità e competenza, dall'altro comunque registrava una situazione di totale polverizzazione, che non rispondeva né alle esigenze di riqualificazione dei lavoratori, né alle esigenze di offrire risposte al mercato del lavoro isolano. La Regione sarda, in ottemperanza alla "legge Moratti", è stata la Regione che maggiormente ha dato attuazione a quella norma che consentiva e consente di operare una scelta del tutto prematura a 14 anni; la Regione sarda, con 5 mila e 600 ragazzi avviati, è stata la Regione in Italia che maggiormente ha consentito questo percorso. E d'altra parte noi abbiamo trovato sicuramente una Regione inadempiente rispetto a quanto prevedeva la normativa regionale in vigore, la legge numero 47, ai sensi della quale la Regione deveva farsi carico della programmazione delle attività formative in coerenza con la programmazione dello sviluppo economico e sociale dell'Isola e in coerenza con i fabbisogni formativi espressi dal territorio.
Quindi, onorevole Contu e onorevole Diana, se questo non è stato fatto e se alla fine le attività di formazione professionale spesso, per troppi anni, altro non sono state che l'elenco della spesa degli enti, questo non è certamente da addebitare a questa Giunta, che contestualmente ha affrontato il problema della riqualificazione del sistema della formazione professionale e il problema dei lavoratori, non certamente imputando come è stato detto (concordo con l'onorevole Maninchedda) i problemi del sistema della formazione professionale ai lavoratori, che sicuramente non hanno alcuna colpa per la cattiva gestione praticata da alcuni enti di formazione.
La Regione contestualmente ha lavorato a predisporre il disegno di legge di riforma dell'istruzione, della formazione professionale, disegno di legge che, dopo un ampio confronto con le parti sociali e con tutti coloro che hanno interesse al problema, è stato licenziato dalla Giunta la settimana scorsa. Contemporaneamente questo Consiglio ha approvato la legge numero 20, che prevede competenze e funzioni per le province in materia di formazione professionale mentre è in Commissione il disegno di legge che dispone detto trasferimento.
Abbiamo lavorato per riqualificare la spesa dei fondi POR, abbiamo licenziato da poco un documento di concerto con l'Assessorato della programmazione che prevede appunto il miglioramento e la razionalizzazione della spesa anche per quanto riguarda le risorse del fondo sociale europeo, in coerenza anche con quanto espresso dal confronto con le province riguardo ai piani integrati territoriali, dove sono stati tenuti anche i laboratori sulla formazione professionale. Allo stesso tempo, anche in ottemperanza a quanto previsto dalla finanziaria dell'anno scorso, abbiamo lavorato al problema del personale di cui alla legge 42.
Voglio ricordare che se da un lato, nel disegno di legge, questa Regione si riappropria del ruolo di programmazione con uno stretto rapporto con gli enti locali, e in particolare con le province, e se è vero che vi è questo trasferimento di competenze e funzioni alle province, non è però vero che il trasferimento del personale debba considerarsi un'automatica conseguenza del trasferimento di funzioni e competenze. Le assunzioni di pubblici impiegati da parte degli enti locali sono infatti regolate da leggi nazionali nel rispetto della Costituzione. Si accede al pubblico impiego, per quanto riguarda il personale al di sopra del quarto livello, solo attraverso concorsi pubblici o solo attraverso graduatorie speciali (quelle ex articolo 16 della legge numero 56) per quanto riguarda il personale al di sotto del quarto livello.
Questo non vuole significare che la Giunta non sia disponibile, se in questo Consiglio si trovassero soluzioni adeguate, a fare in modo che i lavoratori della formazione professionale ottengano parità di trattamento rispetto ad altre categorie di lavoratori, ma è chiaro che queste soluzioni non possono essere trovate in deroga a normative nazionali e principi costituzionali.
Nel disegno di legge di riforma dell'istruzione e della formazione professionale - i consiglieri probabilmente non hanno ancora avuto l'opportunità di vederlo - è chiaro che non si smantella la formazione professionale e che si offre un futuro anche ai lavoratori. Con una premessa però: formazione e raggiungimento della qualità della formazione devono essere resi compatibili con il problema del personale. Il che significa che non può essere il personale a dettare tutte le condizioni e che il problema del personale non può essere considerato prioritario. Certamente il problema del personale deve trovare una soluzione, bisogna vedere però quale parte della tutela va considerata a se e quale parte della tutela è coerente anche con il problema della qualità della formazione.
Per quanto riguarda la costrizione che qualcuno riscontra nell'articolo 15, cioè il destino obbligato dei lavoratori della formazione professionale, questa Giunta non ha fatto altro che dare risposte a richieste di incentivazione dell'esodo che, ricordo, sono state avanzate in quest'ultimo decennio non solamente a questa Giunta ma anche alle Giunte precedenti. Voglio ricordare che le organizzazioni sindacali avevano interrotto gli incontri, il confronto con l'Assessore che mi ha preceduto, proprio sull'incentivo all'esodo, in quanto le misure che l'Assessore aveva proposto non erano ritenute sufficienti; quindi è un problema che noi ci siamo ritrovati, un problema al quale abbiamo cercato di offrire le soluzioni migliori.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Il parere è contrario sugli emendamenti numero 52 e 15. Con gli emendamenti numero 16 e 93 i presentatori propongono di sostituire la parola 4 con la parola "sei". La Commissione invece propone di sostituirla con la parola 5; "cinque mensilità". Quindi limitatamente a cinque mensilità, se i proponenti sono d'accordo, la Commissione esprime parere favorevole, altrimenti il parere non può essere favorevole.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 17, penso che ci sia anche un problema di legittimità; in ogni caso il parere è negativo. Sull'emendamento numero 94 il parere è negativo anche perché la stessa materia è contenuta in un altro emendamento, il numero 169, presentato dalla maggioranza. Il parere è negativo sugli emendamenti numero 102 e 53. Sull'emendamento numero 169 il parere è positivo.
Voglio solo ricordare, perché più di uno mi ha chiesto se la proposta emendativa intende cancellare i commi dell'articolo, che il riferimento alla soppressione dei commi non è all'articolo ma è all'emendamento numero 53. Sull'emendamento numero 195 il parere è negativo anche se si collega alla proposta delle cinque mensilità.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Siamo all'emendamento numero 152.
Ha domandato di parlare per una precisazione il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Chiedo scusa, mi sono dimenticato di fare una precisazione. Nei commi due e tre, dove si fa riferimento all'età pensionabile c'è da fare una precisazione perché l'età pensionabile, come tutti sanno, è 65 anni per gli uomini e 60 per le donne. Quindi ai commi 2 e 3, dopo le parole "65 anni di età" è necessario aggiungere "per gli uomini e 60 per le donne".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, stavo leggendo l'emendamento numero 169 per riuscire a capire se si tratta di un emendamento sostitutivo totale dell'articolo 15 uscito dalla Commissione e quindi di un emendamento che sopprime sostanzialmente tutto tranne che il trasferimento delle funzioni relative alla formazione professionale dalla Regione al sistema delle Province.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 169 è sostitutivo totale dell'emendamento numero 53, quindi i riferimenti soppressivi ai commi sono quelli relativi all'emendamento.
URAS (R.C.). Adesso è chiaro, grazie Presidente. Intervengo sull'articolo 15 per dire ovviamente che non sono d'accordo sulla soppressione dell'articolo ma va affrontato il problema e quindi voterò contro. Però ne approfitto anche per sottolineare che questa materia costituzionale, che riguarda le competenze della Regione e dello Stato, è una materia abbastanza discussa; la ritroveremo anche negli articoli 2, 3, 4 e 5 di questo collegato. Penso però che l'articolo 3 dello Statuto, insieme al Titolo V così come è stato modificato, consenta a questa Regione di risolvere il problema. Consente di risolverlo anche in considerazione del fatto che si tratta di una materia che la Regione ha gestito in modo pubblico.
Penso che non abbia pagato stipendi di personale privato, di enti privati, ma che abbia contribuito, attraverso la "42" a sostenere le spese per l'esercizio di una funzione propria; e qua il confine è molto sfumato. Pregherei di fare una riflessione prima di decidere, sennò non si capirebbe. Altrimenti avremmo effettuato un aiuto indebito ad enti privati con danaro pubblico pagando gli stipendi anche in questi anni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, io credo che oggi, nella asetticità dell'Aula del Consiglio regionale e sulla base di un ancora più asettico testo legislativo, si stia consumando in realtà un rito macabro, che è quello della "rottamazione" di uomini, che è quello della riduzione di tante famiglie, di centinaia di famiglie, da una condizione di sicurezza, di stabilità, ad una condizione di insicurezza e di instabilità.
Io confermo la mia stima per l'Assessore però, francamente, non credo che le sue parole, per quanto rispettabili, possano essere sufficienti a fugare, non tanto i dubbi e i timori, ma la realtà dei fatti. E' una situazione che si sta consumando sulla pelle di centinaia di famiglie sarde nel silenzio generale se si eccettuano le denuncie in quest'Aula dell'opposizione, se si eccettuano le manifestazioni dei lavoratori. Un silenzio assordante, preoccupante, colpevole se commisurato all'entità del dramma che centinaia di famiglie sarde stanno per vivere. Addirittura ho sentito stamattina, in sede di discussione sull'articolo, una collega, la collega Caligaris, che invece che dichiararsi angosciata, preoccupata per quello che sta succedendo attribuisce la responsabilità agli enti di formazione professionale, affermando che essi esercitano un'azione di ricatto nei confronti della pubblica amministrazione.
No, collega Caligaris, qui non c'è un ricatto nei confronti della Regione. Qui c'è semmai un ricatto della Regione. Ma non si prefigura neanche un ricatto perché il ricatto presuppone che ci sia una condizione, verificatasi la quale si possono annullare gli effetti della minaccia proclamata. Qui invece c'è una sentenza di condanna, che è un qualche cosa di ancora diverso da un ricatto. Qui c'è una condanna già pronunciata che si sta semplicemente eseguendo - continuerò, perché voglio terminare questo discorso e il tempo sta scadendo -una sentenza che ricade non su gente che spreca denaro pubblico, e poi parleremo anche dello spreco del denaro pubblico che si pratica in questa attuale Amministrazione regionale, perché c'è tanto di interessante da dire su come vengono sprecati i soldi dei cittadini sardi, ma...
PRESIDENTE. Grazie onorevole Artizzu, non ha dichiarato il suo voto…
ARTIZZU (A.N.). Il mio voto è favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. …e io vi richiamo a pronunciare dichiarazioni di voto sull'emendamento perché altrimenti, insomma, si finisce per riaprire la discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signr Presidente, io volevo solo chiedere la votazione nominale, però se mi ascolta un attimo vorrei dire che non capisco il richiamo rivolto al collega Artizzu perché essendo un emendamento soppressivo totale è chiaro che la valutazione riguardava complessivamente la questione della formazione professionale. Quindi credo che veramente questa sollecitazione e questo richiamo siano non dovuti. Il collega Artizzu non ha dichiarato ufficialmente il voto ma ha motivato perché non è d'accordo su questo articolo.
PRESIDENTE. L'onorevole Artizzu gradirà la sua difesa, ovviamente non ha dichiarato il voto e poi io ho pronunciato un richiamo di carattere generale, onorevole La Spisa.
Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, ho resistito alla tentazione di intervenire in discussione generale, ma non resisto alla tentazione di dichiarare il mio voto contrario su questo emendamento facendo alcune precisazioni che in quest'Aula sono state omesse. E se fossero state omesse da persone che non hanno la conoscenza del problema sarebbe comprensibile, perché non tutti possiamo essere conoscitori di tutte le materie, ma poiché sono state omesse da persone che la materia la conoscono e l'hanno studiata quanto l'ho studiata io, ciò vizia all'origine tutta la discussione finora svolta.
Ed allora per rimettere assieme le cose nel modo giusto, così come sono state presentate in maggioranza, e così come questa maggioranza sostiene in quest'Aula, devo dire questo: la norma contenuta nell'articolo 15 non è conclusiva di nessun processo decisionale sulla formazione professionale. L'unico elemento conclusivo che c'è sulla formazione professionale è il termine del 31 dicembre 2007 che è stato stabilito con la finanziaria dell'anno scorso; sino a quella data, evidentemente, possiamo fare solo operazioni parziali, molto parziali, forse anche difficili, forse anche poco concludenti, però stiamo facendo operazioni che mirano a fare quello che tutte le parti (sindacati, enti e Regione) hanno deciso comunemente che doveva essere fatto: l'alleggerimento del sistema della legge numero 42 del 1989. Quindi le norme vanno inquadrate in questo contesto.
Soprattutto a chi ha partecipato alle riunioni di maggioranza ricordo che c'è un patto che è stato stretto e che io richiamo qui pubblicamente perché ciascuno se ne ricordi: si era deciso di procedere a una verifica entro quest'anno per analizzare i risultati delle norme che stiamo proponendo. Quindi non c'è nessuno che sta pensando di mandare a casa i lavoratori, non c'è nessuno che sta pensando di penalizzare chicchessia, certo ci rendiamo conto che stiamo operando in un sistema in difficoltà, nessuno lo nega.
OPPI (U.D.C.). Se è un patto di maggioranza perché ti riferisci a noi? Riferisciti ai tuoi…
SECCI (La Margherita-D.L.). Onorevole Oppi, se lei mi avesse ascoltato con l'attenzione che di solito la accompagna avrebbe capito che stavo dicendo cose che potevano interessare anche lei.
OPPI (U.D.C.). Non ci interessa il patto di maggioranza. E' un fatto vostro!
SECCI (La Margherita-D.L.). Comunque, in ogni caso, richiamo la parzialità di questo provvedimento che non entra nell'ambito della riforma, e richiamo la responsabilità di tutti a salvaguardare un sistema nel quale tutti crediamo.
OPPI (U.D.C.). Tranne voi!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Il mio intervento, signor Presidente, giusto per chiarire subito la posizione, è volto a sostenere l'emendamento numero 52 che ho già richiamato precedentemente. Credo che nel momento in cui è stato elaborato l'emendamento ci sia stata una attenta riflessione sul contenuto dell'articolo 15. Io sono convinto del fatto che - e mi riallaccio al discorso pronunciato in sede di discussione generale - il sistema, quello che poc'anzi ricordava il collega Secci, per essere abbattuto come viene abbattuto con i contenuti dell'articolo 15, abbia bisogno perlomeno di un preliminare progetto di riedificazione, abbia bisogno di un progetto attraverso il quale prevedere un percorso che indichi soprattutto quali saranno le funzioni che dovrà esercitare la Regione sarda in materia di formazione professionale e quali saranno invece i contenuti delegati o trasferiti agli enti locali.
Nell'articolato tutto questo non è definito, collega Secci e colleghi del Consiglio; non è definito se non in minima parte. Il percorso definito è quello che riguarda soltanto un piccolissimo numero di operatori presenti nell'albo previsto dalla "42", una piccolissima parte. Sì, su queste problematiche abbiamo ragionato e ci siamo resi conto che soltanto per il 15-20 per cento di queste 760 persone è stato previsto un percorso definito e tracciato, mentre l'80 per cento di essi si trova in una situazione che non prevede alcuna sicurezza. Per questo abbiamo elaborato questo emendamento soppressivo dell'articolo 15: per obbligarvi, colleghi della maggioranza, ad effettuare ulteriori riflessioni, ulteriori proposizioni, ulteriori elaborazioni volte a trovare una soluzione per questi nostri corregionali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non sarei intervenuto se non avessi sentito alcune affermazioni dell'Assessore la quale, dimenticandosi quello che poco fa ha ricordato l'onorevole Secci (che si parla della legge "42") si è lasciata andare ad un excursus sull'attività della formazione professionale e sulla proposta di legge in itinere per la formazione professionale. Ma siccome non c'è l'Assessore, mi limiterò soltanto a leggere una parte di un documento. "La definizione delle nuove politiche dell'istruzione e della formazione professionale deve porsi l'obiettivo di costruire un sistema integrato di servizi che accompagni le persone nelle loro scelte, perfezionando in esso tutte le agenzie educative; sarebbe velleitario pretendere di ritenere una scelta più adeguata di un'altra". In questo sono condivisibili gli indirizzi programmatici del centrosinistra per il Governo nazionale che precisano: "La formazione professionale si configura come sistema distinto da quello dell'istruzione con il quale crea relazioni e progetti integrati". Programma dell'Unione pagina 236; uno stralcio di un documento delle ACLI di questi giorni.
Allora, agli amici della maggioranza - perché le ACLI non penso che si possano considerare vicine alla minoranza - farei soltanto una precisazione: state attenti a quello che fate perché rischiate di creare problemi nella educazione e nella formazione delle future generazioni. Si stanno ancora una volta imbrigliando le potenzialità e le capacità che un sistema formativo (ancorché con alcuni punti da correggere tra cui quello della "42") ha comunque dimostrato. E' da anni che si cerca di alleggerire la "42", e invece l'Assessore non è stato capace se non di dire che bisogna smantellare questa formazione professionale.
Una delle accuse che venivano mosse era che c'erano troppi enti accreditati; oggi ci sono 211 enti accreditati contro i 60 enti della vecchia Amministrazione regionale. Se questa è la verità che avete sbandierato credo che siano giustificati i miei timori per come affrontate un discorso che investe il futuro dell'educazione della gioventù in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Voterò contro l'emendamento numero 52, ma volevo anche precisare il perché del voto e soprattutto chiarire all'onorevole Artizzu che quando si parla di gestione selvaggia del personale da parte di alcuni enti di formazione si sta parlando di un aspetto che i lavoratori hanno denunciato pubblicamente nelle assemblee. Ora, probabilmente l'onorevole Artizzu era impegnato in altro oppure è stato distratto da altre questioni perché se avesse partecipato alle assemblee avrebbe colto questo aspetto e, visto la cultura di giornalista professionista, avrebbe potuto testimoniare in Aula anche queste questioni.
C'è poi un altro passaggio relativamente alla strumentalizzazione che anche gli enti hanno fatto e alla questione che quando si parla di salvaguardia dei posti di lavoro lo si fa con determinazione. Credo che sia davanti agli occhi di tutti una situazione generale di difficoltà e non si può certo procedere verso un sistema che non offra garanzie a chi è un lavoratore di questa parte della formazione professionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, io credo che la vicenda della formazione professionale, così come è stata gestita dalla Giunta regionale e dalla sua maggioranza, costituisca una delle pagine più negative di questi due anni di governo della Regione. Credo altresì che il modo con cui è stata affrontata questa ricerca di soluzioni in calcio d'angolo (che devono poi proseguire con altre puntate) che questo affannarsi nervoso del presidente Secci per richiamare qualcuno, non so a quale logica di scuderia - si riferiva alla maggioranza probabilmente, ma credo che ognuno abbia la libertà di pronunciarsi secondo coscienza - siano del tutto controproducenti. Considerando inoltre che ieri era il primo maggio, mi sembra che la Regione e la Giunta regionale si siano dimostrati in questa vicenda, nei confronti dei lavoratori, pessimi datori di lavoro.
Probabilmente ieri qualcuno avrà avuto anche il piacere e il gusto di festeggiare o di sfilare con i lavoratori, ma, cari colleghi e care colleghe, davanti a problematiche che hanno portato i lavoratori nelle piazze per difendere il posto di lavoro, per difendere la propria esperienza, per difendere il diritto a continuare a esercitare la propria professione, l'atteggiamento altalenante e spesso anche omissivo della Giunta regionale, e di molti partiti della maggioranza, che nulla hanno fatto per individuare soluzioni tempestive, rapide e coerenti con le dichiarazioni a suo tempo fatte, costituisce un brutto segnale; è la conferma che la Regione in questi ultimi due anni è stato soprattutto un pessimo datore di lavoro, ha gestito male i rapporti con i lavoratori, ha mandato al macero quelle buone intenzioni in materia di concertazione su cui tanto ci si è spesi e su cui tanto evidentemente si è acquisito anche il consenso elettorale. Io credo che la gente debba oggi con coscienza valutare tutti questi aspetti e poi trarne le dovute conseguenze.
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, posso chiederle come voterà sull'emendamento numero 52?
AMADU (U.D.C.). Voterò a favore dell'emendamento numero 52.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Il collega Secci ha ricordato che nella finanziaria 2005 si fa riferimento al 31 dicembre 2007 e ha ricordato l'impegno (che faccio mio a nome del Gruppo ma penso che riguardi tutta la maggioranza e anche la Giunta) di una verifica di quel processo (avviato con la finanziaria 2005 e che con l'articolo 15 compie un passo in avanti) di riforma complessiva della formazione professionale in Sardegna.
L'impegno - io lo ribadisco ancora una volta - che assumiamo come maggioranza è che nessuno dei lavoratori interessati dalla "42" e da questa riforma possa passare dall'attuale situazione, all'ufficio di collocamento…
CAPELLI (U.D.C.). Perché non esistono più gli uffici di collocamento!
MARROCU (D.S.). … a quella cioè di disoccupato (abbiamo approvato la riforma a dicembre, forse non se ne è accorto).
Individuiamo tre sistemi: uno, l'incentivo all'esodo, per il quale viene anche accolta una parziale modifica, l'altro il trasferimento agli enti locali (e abbiamo presentato oggi un emendamento che trasferisce le competenze alle Province per fare in modo che questo possa realizzarsi) il terzo è la riqualificazione della formazione professionale.
Questo processo non sortirà il risultato auspicato? Ci si incontra e si rivede. L'unica cosa certa è che la situazione non può restare quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Aggiungo inoltre, riferendomi a qualche collega, che è importante stare attenti a come si parla, perché il giudizio negativo dell'opinione pubblica sulla formazione professionale, che accomuna cose fatte bene a cose mal fatte, è dovuto in gran parte alla spregiudicatezza - e uso lo stesso termine che avete adoperato voi - con cui in questi cinque ultimi anni si è utilizzato l'obbligo formativo.
Quindi è necessario un processo di riforma da realizzare con l'impegno di garantire ai lavoratori ex legge "42" i diritti acquisiti, ma anche con la disponibilità da parte della maggioranza, oggi, a modificare l'articolo 15 con gli emendamenti che ha ricordato il collega Secci, e successivamente a procedere ad un incontro di verifica qualora ci dovessimo rendere conto che gli effetti da noi auspicati (di alleggerimento e di riforma previsti dall'articolo 15) non si siano realizzati. L'impegno è che al 31 dicembre questo processo si chiuda e non riprenderà.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Marrocu, non ho capito come voterà.
MARROCU (D.S.). Contro.
PRESIDENTE. Richiamo i colleghi a rimanere in tema di sulle dichiarazioni di voto sull'emendamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento; lo dico subito così non rischio di dimenticarmi. Il buon senso che anima sicuramente ognuno di noi quando deve lavorare non per sé stesso, ma per la collettività, ci dovrebbe portare, almeno a me dovrebbe portare, a credere alle parole che poc'anzi il collega Marrocu ha pronunciato in Aula. Devo essere sincero: in cuor mio mi auguro e spero che ciò che il collega Marrocu ha appena detto avverrà e possa avvenire. Ciò che però mi lascia perplesso e mi porta senza alcuna esitazione a votare in maniera favorevole, sull'emendamento da noi presentato, è che ciò che noi oggi stiamo cercando di portare all'attenzione dei colleghi del centrosinistra non è frutto di ideologie smaccatamente nostre o che dobbiamo sostenere in quest'Aula per partito preso, ma è frutto degli incontri dei quali l'onorevole Caligaris ha parlato e ai quali anch'io posso dire di aver partecipato.
In questi incontri non mi è sembrato di aver sentito una parola, e dico soltanto una parola, a favore di ciò che voi oggi qui state proponendo. Gli incontri che i sindacati hanno organizzato, le manifestazioni di quei sindacati che hanno voluto veramente fortemente difendere i diritti dei lavoratori (perché non tutti l'hanno fatto, bisogna ammettere anche questo oggi in quest'Aula) ci hanno portato a condurre una battaglia che alcuni hanno definito dura, che alcuni hanno definito ideologica, che alcuni di voi hanno anche detto essere condotta da chi il problema non lo conosce. Ecco, io sono uno di coloro che fino a qualche mese fa il problema non lo conosceva, però mi sono seduto con persone che lo conoscono, ho cercato di ragionare, ho cercato di capire e ho capito che gli errori che sono stati commessi, che sicuramente la Giunta precedente e il Consiglio precedente possono anche aver commesso, non sono sicuramente paragonabili al disastro che invece oggi voi state preparando.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, io voterò a favore di questo emendamento. Noto, tra l'altro, da parte degli ultimi interventi dei colleghi della maggioranza, una sorta di difesa, un cercare di difendersi a tutti i costi su un argomento che invece sarebbe dovuto essere trattato in modo completamente differente, non certo inserito con un articolo all'interno di una legge che parla "di tutto e di più".
Un argomento come la formazione professionale è un argomento fondamentale, importante, determinante per i sardi e la Sardegna e non può, essere inserito così nell'articolo 15, prevedendo peraltro la soppressione dei lavoratori di cui alla "legge 42". La giustificazione principale è stata: ricordatevi colleghi che questo è stato inserito nella finanziaria del 2005. Ma la finanziaria del 2005 ve la siete approvata voi. Siete proprio convinti che quello che state facendo sia la cosa più giusta per questi lavoratori, siete sicuri? Bene, se siete proprio convinti approvatevelo l'articolo. E' già stato detto più volte, l'abbiamo detto tante volte, la responsabilità è vostra e ricadrà solo su di voi!
Il collega Amadu ha ricordato che ieri era il primo maggio; è vero l'unica cosa che si sa fare in queste circostanze è sventolare quelle bellissime bandiere rosse davanti a milioni e milioni di italiani che sono costretti a seguire concerti che parlano solo di comunismo trascurando ogni altro elemento della cultura nazionale. Ma questo va bene, fa parte del vostro modo di pensare e del vostro modo di agire, io sono convinto e, ancora più convinto, che questo emendamento soppressivo debba essere approvato in modo che si possa ritrattare l'argomento della formazione professionale ripartendo da una riforma completa.
Assessore, non dica sempre sì al suo presidente Soru, ogni tanto si ribelli anche lei e provi a portare avanti argomenti fondamentali ed interessanti; non si faccia convincere la prossima volta ad inserire un argomento così determinante all'interno di un pasticcio come questo maxi collegato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, io voterò a favore, lo annuncio ora così posso anche un po' divagare visto che è stato consentito a tutti. Ho sentito oggi utilizzare il termine "spregiudicatezza" da un collega della maggioranza; io che ho un po' di memoria storica devo dire che l'Assessorato competente in questi vent'anni, tranne quando è stato ricoperto dall'onorevole Floris che mi sta dietro (potrei citare Oggiano, potrei citare Rais, Cogodi, Giorgio Carta ecc.) l'avete gestito voi; quindi cominciamo a limitare il campo.
MARROCU (D.S.). Ha quattro anni l'obbligo formativo!
DEDONI (Riformatori Sardi). Non dire cose che non sono vere!
OPPI (U.D.C.). Cita casi specifici, denunciali come faccio spesso io, sennò evidentemente non dici la verità.
Perché, del resto, i lavoratori hanno occupato questo Consiglio regionale? Perché stamattina la gente ha detto che è una "porcata"? Ci sarà qualche motivo? Perché autorevoli amici, al di là di quello che sembra, affermano che ci sarà una penalizzazione? Non credo che sia una affermazione campata in aria, stante lo spessore delle persone che l'hanno pronunciato. Che poi gli Assessori di turno abbiano costituito anche piccoli enti ecc questo riguarda voi, non riguarda certamente la mia parte politica.
Ma quello che vi voglio dire soprattutto è che questa esperienza è una esperienza negativa. Non continuate a "rattoppare" ogni volta perché non è possibile che prima decidete e poi cambiate tutto. L'altro giorno avete cercato di inserire lavoratori che erano fuori dal circuito produttivo da dieci anni; noi ve l'abbiamo impedito perché era una "porcata", ma di tentativi come questi se ne verificano tutti i giorni.
Nella sanità si affida la formazione all'esterno (ed è una formazione incompetente) quando potrebbe essere svolta in Sardegna con grande senso di responsabilità e competenza. Quindi non cercate di addebitare i vostri errori agli altri; noi abbiamo una visione diversa! Io ho sentito i lavoratori che hanno occupato questo Consiglio regionale; ora se avete raggiunto con questi lavoratori un accordo qual è il problema? Incontriamoci assieme e non fate le sceneggiate napoletane, evitate di fare e di parlare come è avvenuto poco fa quando si è riunita la maggioranza; qui ci deve essere gente libera! Io tante volte ho assunto posizioni chiare e forti anche contro il mio partito; se qualcuno qui si comporta da persona libera dovrebbe essere apprezzata e non essere denigrata. E' inutile fare sceneggiate qui, fatele in altra sede!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, io voto contro. L'intervento del collega Oppi ha richiamato in parte la mia attenzione; l'argomento è estremamente delicato e impegnativo, stiamo parlando di una riforma sulla quale nel passato ci siamo misurati tutti e poi non siamo riusciti a realizzarla, ma occorre approvarla. C'è un provvedimento dinamico che il presidente Secci ha richiamato alla memoria di tutti per sollecitare la maggioranza a svolgere la propria funzione, ma anche per informare il Consiglio che il dubbio è presente. Qualora non dovessimo raggiungere l'obiettivo con questo provvedimento occorrerà reintervenire perché nessun lavoratore deve perdere il posto di lavoro.
Se ci sarà bisogno di un intervento parziale, l'intervento parziale correttivo per raggiungere l'obiettivo dovrà vedere anche voi impegnati, se l'obiettivo è quello della riforma e del mantenimento dei posti di lavoro. Perché farne una questione ideologica? Io starei all'esigenza pratica, all'esigenza di avviare la riforma e di non perdere posti di lavoro, di trasferire competenze e personale e risorse alle province. Il Consiglio regionale ha una funzione insostituibile su questa materia, e qualora ci dovesse essere una discussione sulla riforma, saremmo chiamati in Commissione e in Consiglio a parlarne.
Politicamente si può assumere una decisione, collega Oppi, che confermi il concetto che nessun lavoratore deve perdere il posto? Se c'è bisogno di un aggiustamento si fa l'aggiustamento, la misura sarà quella che verificheremo, perché è giusto che i lavoratori escano dalla situazione di precarietà nella quale si trovano per avere una certezza per quanto riguarda il futuro. Perché dobbiamo bisticciare su un'ipotesi positiva di impostazione? Evitiamo di esprimere giudizi prima che si faccia questa verifica, della quale comunque c'è bisogno! Allora, io voto contro, lei voterà a favore, ma noi vogliamo richiamare l'esigenza che su questo processo estremamente delicato si proceda rapidamente, e aggiungo anche unitariamente, per fare un'operazione corretta e giusta.
AMADU (U.D.C.). Concertiamo! Facciamo la concertazione!
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 52. E' stata chiesta la votazione nominale dall'onorevole La Spisa.
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 52.
Prendo atto che il consigliere Contu ha votato a favore.
(Segue la votazione.)
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Murgioni - Oppi - Pili - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si è astenuto: il presidente Spissu.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 65
astenuti 1
maggioranza 33
favorevoli 25
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Siamo all'emendamento sostitutivo totale numero 169.
Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Soltanto per chiedere una precisazione di natura tecnica: se si vota l'emendamento numero 169, che fine fanno il numero 16 e il numero 93? Nel caso che questi decadessero, chiedo di presentare un emendamento orale al numero 169.
PRESIDENTE. Sul numero 16 e sul numero 93 lei aveva chiesto ai presentatori se erano disponibili a sostituire la parola "sei" con la parola "cinque", chiedo quindi preliminarmente ai presentatori di esprimersi su questa proposta.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, anche se parzialmente soddisfatti, accogliamo la proposta di elevare da quattro a cinque le mensilità, perché va nel senso che noi auspicavamo. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, poiché resterebbe in piedi il comma 3 dell'articolo, restano in piedi anche gli emendamenti numero 16 e 93. Quindi non decadono per effetto dell'approvazione del numero 169, per essere più espliciti.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il nostro voto è contrario sia perché questo emendamento tende semplicemente ad inserire nel corpo dell'articolo una nuova formulazione del comma 8, che in realtà noi crediamo non risolva assolutamente il problema, sia perché l'emendamento è costruito in realtà poi per contrastare. Capisco la questione tecnica, non sto polemizzando sull'aspetto procedurale, capisco il motivo per cui è stato agganciato come emendamento all'emendamento numero 53 presentato dall'opposizione, dico che però il contenuto di questo emendamento non è accettabile.
La maggioranza, in queste condizioni, in questa situazione di evidente disagio, di evidente atteggiamento negativo dell'esistente, così come abbiamo già ampiamente e diffusamente motivato e argomentato, non ha avuto il coraggio di affrontare il problema nei termini corretti e realistici, non ha trovato le soluzioni che venivano chieste da più parti, non ha tentato neanche minimamente di accettare suggerimenti o proposte emendative serie, si è limitata semplicemente a inserire nel corpo dell'articolo una norma che prevede il trasferimento delle funzioni alle province, in maniera del tutto disarticolata (ma questo è già stato detto) da un processo di riforma che meriterebbe ben altro che un aggiustamento parziale.
Si tratta di una disposizione che solo parzialmente affronta il problema. La questione del trasferimento alle province è in linea di massima accettabile ma non certamente affrontata in questi termini. Rileviamo anche in questo emendamento alcune inesattezze; si parla infatti ancora di obbligo formativo, che non esiste più, perché ormai per legge esiste il diritto/dovere dell'istruzione e della formazione e non l'obbligo formativo. Ci sembra veramente un aggiustamento parziale assolutamente insoddisfacente e anche contraddittorio rispetto ad un processo di riforma che per dichiarazione della stessa Giunta, contenuta anche nel disegno di legge, va da tutt'altra parte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Devo dire che il contenuto di questo emendamento è un contenuto epocale. La prima Commissione, che è stata ormai esautorata dalla sua funzione... Presidente, io sto pensando seriamente di dimettermi dalla prima Commissione, perché qua trattiamo la materia del trasferimento di funzioni, di compiti, dalla Regione agli enti locali in una fase nella quale stiamo discutendo un ampio articolato che riguarda questa materia. Tra l'altro questa materia io l'ho definita in modo che non è proprio, perché mi disturba un po', come il trasferimento delle funzioni in materia di formazione professionale per disperati e disgraziati, in una concezione che è tutta opposta a quella politica di questa maggioranza.
Io ovviamente voterò contro l'emendamento numero 169 per le ragioni che ho detto. Primo, perché non è stato esaminato dalla Commissione competente, che avrebbe dovuto invece - proprio in ragione del processo di riforma complessivo della Regione e del sistema delle autonomie - essere direttamente coinvolta. Secondo, perché affronta il problema della formazione professionale con uno spirito contrario a quello col quale la maggioranza si è espressa nelle pluriconsultazioni elettorali di questi mesi, cioè in riferimento a processi di revisione, di controriforma avanzati dal Ministero Moratti, nei confronti dei quali il sindacato, i lavoratori, gli studenti, i genitori si sono opposti.
Io credo che non andremo avanti bene se continueremo a confondere i livelli. Qua si trattava di affrontare il problema del personale; abbiamo invece, in modo surrettizio, con un emendamento, tentato di avviare un processo di riforma che se nasce così morirà prima di sortire alcun effetto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Io sono d'accordo con l'onorevole Uras quando afferma che le procedure democratiche sono un po' in crisi, ma sull'emendamento numero 169 dichiaro il mio voto a favore per ragioni pratiche; si tratta di un emendamento che trasferendo una funzione consente il trasferimento di risorse, di quelle risorse che servono per assorbire personale. Perciò io vedo nell'emendamento una funzione protettiva, che immagino verrà aggiustata nei processi di riforma, ma che intanto fa sì che al trasferimento di funzioni segua un trasferimento di risorse e di personale. Per questo voto a favore, per questo ho votato contro l'emendamento precedente, perché impediva la parte positiva dell'esodo pensionistico.
Però vorrei rispondere ai positivi richiami dell'onorevole Cugini e dell'onorevole Secci; qui si è assunto l'impegno di non far rimanere nessuno per strada, però mi pare che lo si sia assunto in forma un po' retorica e poco concreta perché un dato reale è che gli enti di formazione si stanno alleggerendo, stanno avviando procedure di licenziamento e rispetto ai licenziamenti in atto questa norma non fa scattare alcun paracadute. Questo è il dato! Una maggioranza di centrosinistra deve approvare leggi che non fra quattro mesi riparlino dei licenziamenti ma li evitino ora! Se c'è l'impegno che in un prossimo disegno di legge voi vi occuperete (dico voi perché io non riesco a farmi sentire) dei licenziati, allora questa è una proposta veramente nuova, perché i licenziati ci sono già. Non è che non ci siano, i licenziati ci sono già!
Onorevole Secci, lei viene dal mio stesso mondo, quindi penso che sia d'accordo su un fatto: che bisogna smettere di approvare le riforme in Italia per agevolare chi vive di finanza e chi vive di rendita e a danno, come sta avvenendo purtroppo, di chi lavora. Anche in Sardegna sembra che i costi delle riforme debbano essere pagati da chi prendeva stipendio e non da chi pagava gli stipendi. Questa legge non protegge i salari, non li protegge!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario a questo emendamento e per dire che rivendico - e chiedo a lei Presidente, di essere garante del lavoro di tutti noi consiglieri regionali - il diritto a poter intervenire sull'attività legislativa di questo Consiglio regionale. Questo maxi collegato - per come è stato strutturato - contiene una quindicina di leggi organiche di settore che non sono passate nelle commissioni di merito, e questo emendamento è frutto di una ulteriore attività svolta dai capigruppo della maggioranza che si aggiunge al già corposo numero di leggi organiche che avete presentato, riguardanti la fiscalità regionale, la riforma della legge di contabilità, l'organizzazione del personale, le opere pubbliche, l'ambiente.
Tutte queste sono proposte presentate dalla Giunta, al Consiglio. Poi cosa è successo? In commissione sono stati soppressi enti, è stata avviata una riforma in agricoltura, sul personale, sui beni culturali, sul volontariato, sul credito! Si sta rifacendo tutto il corpo della normativa regionale in un maxi collegato impedendo ai consiglieri regionali e alle commissioni di lavorare, di svolgere il loro compito, il loro ruolo!
Io non entro nel merito di questo emendamento, qui non si può, come è stato fatto l'altro giorno, presentare un testo di legge sulla fiscalità completamente diverso dopo che per quattro mesi in Commissione si è lavorato su un testo ben preciso; non si può presentare un emendamento con cui si sopprime una norma che è stata per quattro mesi all'esame della Commissione e poi presentarne un'altra diversa in Aula.
L'onorevole Uras ha detto: "Io sto pensando di dimettermi dalla prima Commissione". Ma qui cosa ci stiamo a fare come consiglieri regionali? La Giunta presenta un maxi collegato, la maggioranza presenta un altro corpo di leggi, ma qui se l'opposizione avesse presentato tutti i disegni di legge che sono pendenti presso le commissioni come emendamenti a questo maxi collegato, cosa avremmo fatto? Questo è il tempio delle istituzioni democratiche, è il tempio della tutela dei diritti dei cittadini, non si può procedere a lavorare in questa maniera! Rispettiamo le procedure, le prassi parlamentari, adesso basta con questi comportamenti!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). Voterò contro l'emendamento numero 169 perché inserisce un concetto che nel dibattito politico di questo periodo sta per essere praticamente cancellato; e mi stupisce anche che sia stato inserito in questo momento e in questa fase. Mi riferisco proprio al punto A) dell'emendamento, in cui si parla in maniera molto precisa - a meno che non si voglia cambiare o non si voglia dare un'altra interpretazione - di formazione iniziale destinata ai giovani e finalizzata all'assolvimento dell'obbligo formativo. Ora, questa frase "assolvimento dell'obbligo formativo" è stata utilizzata, è stata messa per iscritto dalla legislazione che è stata portata avanti dal Ministro Moratti. Allora, o chiariamo questo aspetto oppure, così come è scritto, questo emendamento ha un significato ben preciso.
Il Presidente Prodi e tutti i partiti della coalizione, hanno dichiarato inaccettabile per ragioni che non sto qui ad elencare per mancanza di tempo, l'assolvimento dell'obbligo formativo così come proposto dalla Moratti. Credo che sia molto importante tutto ciò, anche perché nel disegno di legge su istruzione e formazione professionale - che è stato depositato in Giunta ma non ne siamo a conoscenza, per lo meno non conosciamo l'ultimo testo -ci sono, appunto, articoli che affrontano in maniera approfondita questo argomento, e non è pensabile che l'obbligo formativo venga inserito in questo emendamento. Per cui, solo per questa ragione - e non è poco però, dal punto di vista concettuale - io voterò contro l'emendamento numero 169.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Anch'io voterò contro l'emendamento numero 169 in parte per le considerazioni svolte dagli onorevoli Uras e Davoli e anche per quanto ha suggerito l'onorevole Scarpa. Credo che questa sia una questione molto delicata perché con questo passaggio sicuramente i posti di lavoro secondo me saranno ancora più a rischio. Poi c'è tutta la questione della formazione iniziale che veramente è contraria a quello che noi stiamo cercando di realizzare. Per queste ragioni, sinteticamente espresse, voterò contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo soltanto per dire che ha ragione il Presidente Cossiga quando afferma che dal senso del ridicolo non ci libera nessuno: dal senso di ridicolo non si libera neanche il Consiglio regionale! Stiamo navigando a vista con una forzatura regolamentare e con procedure regolamentari illegittime. Lo confermerò nel proseguo della discussione su alcuni articoli del collegato per esprimere compiutamente la mia valutazione in ordine a quello che sta avvenendo in questo Consiglio.
Però, siccome qui c'è una Giunta di centrosinistra che ritiene di essere maggiormente sensibile - rispetto alle altre aggregazioni politiche - ai problemi del lavoro e quindi alla capacità di interpretazione dei bisogni umani, voglio semplicemente prendere per buono quello che è stato detto poc'anzi da alcuni esponenti della maggioranza: fermiamo i lavori del Consiglio e scriviamo una norma che stabilisca che nessun lavoratore della formazione professionale verrà mai licenziato in Sardegna. Altrimenti continueremo ad assistere alla farsa di un assessore della programmazione che dice: "Più gente licenziamo e più aumentano i lavori in Sardegna". Vorrei sapere come ha fatto a compiere questo miracolo!
PRESIDENTE. Scusi onorevole Floris, io non ho ascoltato la sua dichiarazione sull'emendamento numero 169.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Il mio voto sarà contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io sono uno dei firmatari dell'emendamento numero 169, e se l'ho firmato è evidente che voterò a favore. Però concordo con alcune delle affermazioni che sono state pronunciate; l'emendamento nasce purtroppo in una condizione di emergenza, senza tutte le opportne riflessioni, nel tentativo di porre riparo ad una situazione il cui processo presumibilmente ha subito una accelerazione in un settore - badate, è inutile negarlo - che aveva in ogni caso bisogno di una radicale riforma. Però, dato per scontato che questo settore aveva bisogno di una radicale riforma, il processo di accelerazione che abbiamo posto in atto - ha ragione l'onorevole Uras - finisce con l'esautorare parzialmente il lavoro di alcune Commissioni, il che naturalmente qualche problema evidentemente inizia a porlo a tutti noi.
Le affermazioni che l'onorevole Cugini poc'anzi ha pronunciato, che sono assolutamente condivisibili, riprese poi anche da altri, rischiano però di essere mere dichiarazioni di buoni propositi e di buoni intenti se non vengono rivestite in quest'Aula di un impegno formale. Spiace concordare ma bisogna iniziare a dire ciò che si pensa; sono infatti d'accordo anche con l'ultima affermazione pronunciata dall'onorevole Scarpa: provvedimenti di questa portata così densi, così pieni, tali da incidere in varie parti delle norme costituite nel tempo e di incidere purtroppo senza tutte quelle necessarie riflessioni che all'interno delle commissioni vengono fatte, ci inducono ad affermare che non è auspicabile che vengano adottati anche per il futuro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò contro l'emendamento numero 169. Se prima infatti potevo nutrire qualche dubbio su quella che poteva essere una linea seria della Giunta, di questa maggioranza, per restituirci davvero uno strumento di riforma della formazione professionale rispondente alle esigenze di questa nostra regione, ora i dubbi sono svaniti; ormai è certo che siamo nella piena e più assoluta confusione. Ora questo maxi collegato davvero è un maxi scollegato perché non si collega più a niente! Questo significa davvero portare alla totale rovina il sistema formativo facendo come Ponzio Pilato, che se ne lavava le mani e lasciava ad altri il compito di risolvere i problemi.
Si tratta proprio di una maldestra magia, quella di cambiare un articolo intero del maxi collegato e rovinosamente dare a intendere che la legge numero 20 già indicasse che la formazione professionale dovesse essere demandata alle province. La legge numero 20 dice proprio questo ma, allo stesso tempo, rimanda alla necessità di una riforma della formazione professionale. Non è pensabile oggi trasferire le competenze della formazione in otto province della Sardegna che sappiamo bene in che condizioni versino. E' davvero da irresponsabili, e bene avrebbe fatto lo stesso onorevole Balia che un attimo fa è intervenuto dicendo "Mah, sì, è vero, ho firmato" a ritirare la sua firma dall'emendamento. Abbiate il coraggio maggioranza, ritirate questo emendamento che davvero rappresenta una vergogna per questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, io credo che questa discussione non riuscirà a cambiare l'esito di questo cammino legislativo e tanto meno riuscirà a modificare le prospettive oscure che si profilano per i lavoratori in questione. Penso che almeno sia servita per far capire quello che sta succedendo anche all'interno della maggioranza. Abbiamo assistito prima ad una esecuzione corale degli ordini di scuderia: "la legge va bene così, gli emendamenti vanno bene così, i posti di lavoro non sono messi a rischio". Adesso finalmente vediamo che qualche breccia incomincia ad aprirsi, qualche dichiarazione di voto non proprio conforme alla voce della Presidenza emerge, ed emergono anche ammissioni di una certa superficialità nell'affrontare e nel comporre questo testo, tant'è vero che un autorevole collega della maggioranza poco fa ha detto: "Forse non l'abbiamo ponderato molto bene".
Questo è grave, perché quando si gioca sulla pelle delle persone le scelte vanno operate in modo molto ragionato, molto ponderato e non ci si deve accorgere all'ultimo momento che forse bisognava pensarci su un po' di più, forse bisognava trovare soluzioni un po' più mediate.
Io credo che qui si sia voluta disattendere l'antica massima che recita: nel dubbio assolvo. Qui, nel dubbio, o meglio nella vostra confusione totale - perché è proprio vero che si naviga a vista eliminando soltanto alcuni ostacoli che si crede di vedere nel cammino - credo che invece abbiate scelto un'altra strada, non quella di ponderare meglio, non quella di studiare meglio i problemi, di capirli meglio, di attuare delle scelte un po' più rispettose delle persone, nel dubbio avete scelto la strada di condannare, di condannare centinaia di famiglia sarde alla precarietà, di condannarle sicuramente alla perdita del posto di lavoro. Altro che "Nessuno perderà il posto di lavoro, nessuno subirà dei danni"! Intanto state ponendo in essere tutte quelle condizioni affinché il lavoro lo perdano! Quelli che parlano sono naturalmente più i fatti delle buone enunciazioni.
Mi ripromettevo, signor Presidente, di parlare delle due diverse misure che utilizza la Giunta regionale nell'affrontare il problema dello spreco di denaro pubblico; il tempo però è terminato, lo farò in seguito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento numero 169 per due ordini di motivi: il primo, perché spesso noi approviamo leggi che purtroppo richiedono tempi che non sono quelli della vita. Ciò che è contenuto nell'emendamento numero 169 è esattamente ciò che è contenuto nel D.L. 85 esitato dalla prima Commissione, quindi ha la funzione di anticipare i tempi di approvazione delle norme proposte da questa maggioranza, esaminate in Commissione, discusse in Commissione e consentire così di accelerare i processi che dovranno permettere alle Province di svolgere, insieme alle funzioni legate al mercato del lavoro, all'orientamento, anche le funzioni relative alla formazione professionale.
Ora, anticipare l'approvazione della norma attraverso questo disegno di legge consente alle Province di valutare da subito le necessità sotto il profilo del personale e quindi di acquisire del personale che abbia le competenze per accompagnare l'innovazione dei servizi per il lavoro anziché aspettare l'approvazione del D.L. 85 dentro un calderone dove ci sono le mille altre funzioni che devono essere trasferite dalla Regione alle Province e agli enti locali. Quindi l'emendamento è assolutamente coerente e non sottrae niente al dibattito che è stato fatto, lo conferma, lo anticipa per offrire risposte immediate ai lavoratori della "42" che possono essere utilissimi per le Province nell'esercizio delle loro funzioni.
Il secondo motivo per cui voto a favore è perché voglio, attraverso questo emendamento, chiarire che quelle funzioni della formazione professionale - compresa la prima sulla quale invito in qualche modo ad un ripensamento e ad una riflessione più precisa - sono perfettamente coerenti con il programma dell'Unione. Quando si parla di obbligo formativo, infatti, non si parla di diritto-dovere all'istruzione. Su questo punto, peraltro, abbiamo assunto una precisa posizione politica: dentro il programma dell'Unione - a pagina 177 - si afferma, infatti, che noi siamo favorevoli all'obbligo scolastico fino a 16 anni e all'obbligo formativo dai 16 ai 18 anni. Pertanto quel tipo di indicazione, quel tipo di delega è coerente con i processi politici presenti nel programma dell'Unione, con i processi politici a cui questa Regione si adegua.
Per questo motivo invito i colleghi che hanno dissentito, o per lo meno hanno pensato che si trattasse di un processo che andava in una direzione contraria, oppure che non era coerente con ciò che in questo momento stiamo facendo, a rivedere la loro decisione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò contro l'emendamento numero 169 e nell'annunciarlo vorrei esprimere due considerazioni. La prima riguarda il complesso della formazione professionale: è davvero difficile per chi come me ha la fortuna di essere un consigliere regionale (come molti altri in quest'Aula ma non come tutti in quest'Aula) che non ha nessun rapporto col mondo della formazione professionale, se non quelli doverosi che sono legati all'attività istituzionale che ciascuno di noi svolge, avere un'idea precisa circa il progetto di formazione professionale in Sardegna che persegue questa amministrazione di centrosinistra, questa Giunta regionale. E non aiuta certo, a tal fine, l'emendamento numero 169, il quale sostanzialmente scorpora da un emendamento precedente, presentato dall'opposizione, in quest'Aula, una parte, che secondo alcuni colleghi del centrosinistra è coerente con i processi nazionali e i processi regionali che si stanno svolgendo, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza su quello che sarà il quadro dello sviluppo della formazione professionale nei prossimi mesi e nei prossimi anni in Sardegna (se uno sviluppo nella formazione professionale è previsto, questo ancora non si è capito).
Il secondo ragionamento è ancora più semplice: normalmente la distinzione più volte riecheggiata anche in quest'Aula tra chi ha una visione di sinistra della vita e chi non ce l'ha si basa sulla considerazione che coloro che hanno una visione di sinistra partono dalla difesa del posto di lavoro, mentre coloro che non ce l'hanno ci arrivano, nel senso che attraverso lo sviluppo difendono i posti di lavoro. Beh, insomma, colleghi, io a fronte della dichiarazione pronunciata da Paolo Maninchedda, secondo la quale ci sono 256 lettere di licenziamento già spedite dagli enti di formazione professionale ai dipendenti, non ho capito quali siano le politiche di sinistra in difesa del posto di lavoro di cui vi proclamate alfieri e artefici. Me le dovreste spiegare!
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 169.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giorico - Ibba - Lai - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pittalis - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Caligaris - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Davoli - Diana - Floris Mario - Gallus - La Spisa - Liori - Moro - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Pisu - Randazzo - Sanciu - Sanjust - Scarpa - Uras - Vargiu
Si è astenuto: il Presidente Spissu
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 61
votanti 60
astenuti 1
maggioranza 31
favorevoli 34
contrari 26
(Il Consiglio approva).
A seguito della votazione decadono gli emendamenti numero 53 e 195. L'emendamento numero 15 è stato ritirato. Sull'emendamento numero 16 è stata accolta dai presentatori la richiesta di sostituire la parola "sei" con la parola "cinque". Chiedo se anche i consiglieri Pisu, Davoli e Uras, che avevano presentato un analogo emendamento, accolgono la proposta del relatore. Ha domandato da parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Accogliamo la proposta della Commissione.
PRESIDENTE. Metto in votazione gli emendamenti numero 16 e 93 nel testo modificato dal relatore. Chi li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
Passiamo all'emendamento numero 17.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io voterò contro questo emendamento ma ne comprendo il significato e nella sostanza sono d'accordo. Devo dire che sono abbastanza sbalordito perché, riferendomi all'emendamento testé approvato, devo riconoscere che non c'è una regia e non sappiamo più a che cosa riferirci. L'istruttoria delle norme di legge non è adeguata; noi adesso abbiamo trasferito una massa imponente di funzioni al sistema delle autonomie locali senza dotarlo di uno strumento, anzi, stiamo facendo un'operazione esattamente contraria, cioè gli stiamo addossando l'onere pensando magari di esercitarlo alla vecchia maniera e quindi attraverso il finanziamento dell'obbligo formativo al sistema degli enti, senza stabilirlo in legge e lasciando appesi i dipendenti della formazione professionale e tutto il sistema nel suo complesso. Questo è un modo disordinato di agire, anche un po' verticistico ed anche scarsamente democratico, che si pone anche in violazione delle norme regolamentari del funzionamento di questo Consiglio regionale.
C'è un'elaborazione, fuori dagli organi istituzionali, delle norme che va ricondotta a regolarità, perché altrimenti vi è un peggioramento della qualità della nostra legislazione e poi ci restano di fronte tutti i problemi irrisolti. Io ripeto, voto contro perché ritengo che l'emendamento numero 94 sia più idoneo a soddisfare quell'esigenza, dell'emendamento numero 15. Pertanto si impone l'approvazione dell'emendamento numero 94 per poter rimediare almeno in parte al danno commesso con l'approvazione della norma precedente.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 17.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. La votazione nominale comporta indirettamente una verifica del numero legale. Pertanto si procede alla votazione dell'emendamento e contemporaneamente si verifica la sussistenza del numero legale.
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 17.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Atzeri - Scarpa.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Caligaris - Cerina - Cherchi Silvio - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe- Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Porcu - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Oppi.
Risultato della votazione PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.presenti 41
votanti 39
astenuti 2
maggioranza 20
favorevoli 2
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Il numero legale quindi è stato accertato; passiamo all'emendamento numero 94.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, vorrei far rilevare che poc'anzi c'è stata un'interpretazione o comunque un'applicazione del Regolamento che non riteniamo corretta, perché equiparare il voto elettronico alla verifica del numero legale da un lato ha impedito ai colleghi di esprimersi sul contenuto del nostro emendamento e dall'altro ha messo noi nella condizione di votare il nostro emendamento mettendoci nel computo delle dichiarazioni di voto. Quindi, questa è un'applicazione scorretta del Regolamento e per evitare che si consolidano delle prassi non corrette chiediamo che i nostri rilievi siano messi a verbale.
PRESIDENTE. Io comprendo le sue ragioni, onorevole Scarpa, comprendo le sue ragioni però funziona esattamente così. Tra l'altro eravamo in sede di votazione e il numero legale ci sarebbe comunque stato computando i richiedenti. Insomma, chi voleva votare a favore poteva farlo. Allora non appesantiamo un lavoro che di per sé è già pesante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 94. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ovviamente voterò a favore di questo emendamento e sono convinto che poi domani troveremo qui i Presidenti delle Province, troveremo i Presidenti delle Province di centrosinistra a chiederci come faranno ad esercitare le funzioni che gli abbiamo assegnato. Oggi le quattro Province istituite recentemente non hanno nessun mezzo per esercitare alcuna funzione, e si trovano anche in una sorta di polemica con le Province cosiddette madri. Abbiamo studiato anche in Commissione una serie di interventi per superare le anomalie presenti.
Oggi però interveniamo su questa materia senza offrire un minimo di risposta operativa, organizzativa e funzionale alle autonomie locali alle quali abbiamo scaricato rilevantissime competenze in materia di formazione professionale per le categorie e le fasce di popolazione più deboli. E' come dire che la Regione da oggi non si occupa più dei poveri, dei giovani e dei ragazzi che si trovano in condizioni di maggior disagio. Allora, io invito la Giunta, invito i Capigruppo di questa maggioranza a soprassedere all'esame di questo articolo, a chiedere una sospensione e a verificare come concretamente domani dovranno agire le Province anche in ragione dell'emendamento presentato da Rifondazione Comunista.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento proposto dai colleghi Pisu, Davoli e Uras, per il semplice motivo che dà sostanza alle garanzie che in qualche modo sono state indicate all'inizio della discussione degli emendamenti di questo articolo sia dal Presidente della Commissione Secci che dal Capogruppo dei D.S. Marrocu.
La parte finale, sostanzialmente, quella che in qualche modo vincola in maniera particolareggiata, e direi forse prioritaria, i comuni e le province all'utilizzo del personale che in qualche modo viene a trovarsi collocato in una posizione di periferia rispetto ai contenuti della "42", rappresenta quella condizione che permette di non lasciarci per strada, seppure involontariamente, vittime di qualunque natura; a me pare che l'emendamento numero 94 sia in qualche modo una garanzia da questo punto di vista e per questo dichiaro il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, io voterò contro! Voglio precisare che quando abbiamo prima votato a favore di un emendamento, lo abbiamo fatto - così come è stato spiegato bene dal presidente Secci - per anticipare, per rassicurare, per confermare, per impegnare e per sostenere il fatto che nessun lavoratore deve perdere il posto di lavoro. E' l'anticipazione di una operazione che sappiamo non essere stata ancora portata a termine, sia per quanto riguarda le competenze, sia per quanto riguarda per le risorse; ha solo quell'importante ed insostituibile valore di essere coerenti con le dichiarazioni che si fanno.
Si è voluto anticipare un pezzo di riforma e un articolo che è stato già votato anche dal collega Uras, per dire che siamo persone serie e che vogliamo, seriamente, essere conseguenti con quello che diciamo. Se viene messa in discussione la serietà di ognuno di noi è chiaro che ognuno di noi difende la propria serietà, e la serietà si difende con gli atti. Io non voglio essere messo in discussione per un impegno che assumo nei confronti del Consiglio regionale e dei lavoratori (l'impegno di procedere alla riforma mantenendo i posti di lavoro) sapendo che l'atto che abbiamo assunto non è un atto completo, è un atto che va completato e che ci stiamo impegnando per completarlo. Se non è così, sfido chiunque, compreso il collega Uras, a scendere sul terreno della coerenza per quanto riguarda il ragionamento che stiamo svolgendo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento 94.
ARTIZZU (A.N.). Presidente, abbiamo chiesto la votazione nominale.
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu non è stata chiesta da nessuno la votazione nominale.
Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
Chiedo scusa colleghi, invito un altro Segretario a venir qui per la conta. Poiché non è chiaro il risultato della votazione ne dispongo la ripetizione.
Invito i colleghi a tenere le mani ben alzate perché il conteggio sia…
(Interruzioni)
Chi era fuori dall'Aula stia fuori, onorevole Lanzi! Stia lì dietro se era lì dietro!
(Interruzioni)
(E' approvato)
(Non è approvato)
E' in votazione l'articolo 15 con le integrazioni proposte dal relatore relativamente ai commi 2 e 3.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, il voto di Alleanza Nazionale va contro un provvedimento che, come abbiamo detto, lede i diritti di tanti lavoratori nell'immediato e ne compromette in prospettiva quelli di tanti altri. E' un provvedimento che francamente, pur apprezzando qualche eccezione che non è mancata nei lavori di questa mattina da parte di alcuni colleghi della maggioranza, non riesco a capire come e quanto sia compatibile con i princìpi relativi alla tutela dell'occupazione e alla difesa delle fasce più deboli più volte enunciati dai colleghi del centrosinistra. Ritengo che noi ci troviamo davanti ad un qualcosa di veramente molto grave, che diventa realtà senza che sia stato preventivamente contrattato, discusso, esaminato con le parti che sarebbe stato dovere della Giunta regionale ascoltare.
Credo che questa politica dei tagli che la Giunta Soru sta mettendo in pratica sia la più facile, la meno efficace, la meno credibile politica di tagli e di risanamento che un'amministrazione regionale possa mettere in atto, perché lascia intatti gli sprechi dei quali si sta rendendo responsabile la Giunta Soru e va ad intaccare i diritti dei lavoratori, va a mettere in difficoltà seria, grave e drammatica centinaia di famiglie sarde che saranno private della sicurezza di un posto di lavoro, della sicurezza di uno stipendio, della sicurezza di una prospettiva futura.
Quello che si sta facendo stamattina è molto grave; certo non è tutto, purtroppo, perché al peggio non c'è limite, e perché il presidente Soru quando sembra che ci abbia fatto toccare il fondo si rimette sempre a scavare ancora più in fondo. Non è tutto, purtroppo, ma è un capitolo veramente triste di questi due anni della Giunta Soru, è un capitolo veramente preoccupante di quella che può essere la sorte che le fasce deboli della popolazione subiscono da parte di un Presidente che tollera sprechi, utilizzo disinvolto (come qualche collega della maggioranza ha detto) del denaro pubblico; mi riferisco alle consulenze miliardarie che la Giunta sta elargendo e mi riferisco alle consulenze offrite spesso ai dipendenti della Regione…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, ha ragione l'onorevole Cugini, ha ragione nel dire che adesso diventa urgente affrontare il tema nella sede propria, perché quando si trasferiscono funzioni, quando si tratta di sopprimere un sistema per sostituirlo con un altro, bisogna avere l'altro pronto, già disegnato, e non deve rimanere nella testa di qualcuno, deve essere un patrimonio condiviso del Consiglio regionale, delle forze sociali.
L'emendamento numero 94 era stato richiesto dalla CGIL, era richiesto dalla CISL, con contenuti forse in parte diversi, era stato richiesto dal mondo sociale, non è l'invenzione di un passante del Consiglio regionale. E quando qualche volta si inviano messaggi, io vi pregherei, onorevoli colleghi, signor Presidente… questa parte politica ne ha ricevuto per due anni continuamente e non ne ha accetta più, non ne accetta più di messaggi! Questa parte politica è parte integrante di una maggioranza complessiva, eppure non siamo all'altezza di gestire la stessa dimensione di alleanza, di coalizione che in altre parti si gestisce benissimo e con rispetto reciproco.
Io ogni tanto mi devo meravigliare, mi devo meravigliare per il modo… ma c'è un difetto all'origine che il Presidente del Consiglio conosce e che va rimosso, e va rimosso in tempi brevissimi per la maggioranza e per la Sardegna che ha bisogno di un governo coerente e coeso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io voterò a favore dell'articolo 15 e lo farò non solo perché mi pare che la modalità con la quale si sollecitano gli incentivi alla fuoriuscita dall'albo e le modalità con le quali si pensa alla ricollocazione del personale, che invece dall'albo non esce, costituiscono una soluzione equilibrata, ma anche perché sono fermamente convinto e condivido le osservazioni dell'onorevole Lai sulla funzione della formazione professionale.
Non è stato, infatti, forse sufficientemente ben chiarito che il problema della formazione professionale, al di fuori del mondo della formazione scolastica tradizionale, è evidentemente un problema di relazione culturale e di relazione sociale. Se tutti fossimo o se tutti potessero essere dentro il sistema della formazione scolastica tradizionale non avremmo il problema della formazione professionale, la curva di Gauss probabilmente non sarebbe la curva di riferimento per quanto riguarda la diffusione del mercato del lavoro.
Allora, noi siamo convinti che, pur tuttavia, non si possa pensare ad una modifica e ad un riaggiustamento - io parlo sempre di intervento di chirurgia plastico ricostruttiva - nell'ambito della formazione professionale che vada a discapito del personale che vi lavora, a discapito delle famiglie, a discapito della possibilità di inserimento reale all'interno del mercato del lavoro per tutta quella parte di soggetti che non afferiscono alla formazione scolastica tradizionale.
Io credo che questo articolo, così come lo stiamo definendo, possa costituire per questo momento un buon punto di equilibrio. E' evidente che rimangono aperte le decisioni circa le modalità, i tempi e le garanzie alle singole persone, affinché non vengano sacrificate ed immolate su un altare che non avrebbe senso. Per cui continuiamo a lavorare e ad attendere con fiducia gli appuntamenti che sia l'onorevole Secci sia l'onorevole Marrocu, con l'invito del collega Cugini, hanno poco prima proposto.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 15 e 30 per continuare fino alle ore 22.
La seduta è tolta alle ore 14 e 03.
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