Seduta n.284 del 30/09/1993
CCLXXXIV SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
GIOVEDI' 30 SETTEMBRE 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
INDICE
Congedo
Fissazione dei termini per la conclusione dell'esame in Commissione di progetti di legge:
COGODI
SCANO
Proposta di legge nazionale (Annunzio di presentazione)
Proposta di legge nazionale Tamponi - Manca - Marteddu - Murgia - Baroschi - Corda - Mannoni - Ortu - Pubusa - Pusceddu - Sanna - Scano - Tidu: "Norme in materia di ineleggibilitàed incompatibilitàalla carica di consigliere regionale della Sardegna" (6). (Continuazione della discussione e approvazione):
ORTU
BAROSCHI
ERITTU
(Votazione per appello nominale)
(Risultato della votazione)
Proposta di legge nazionale Baroschi - Cogodi - Erittu - Tamponi: "Ineleggibilitàed incompatibilitàdei consiglieri regionali della Sardegna. Modifica dell'art. 17 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) (10). (Discussione e presentazione di ordini del giorno):
DADEA
COGODI
BAGHINO
FADDA PAOLO
OPPI
SELIS
LORELLI
Sull'ordine dei lavori:
ORTU
COGODI
TAMPONI
DADEA
Sull'ordine del giorno:
DADEA
COGODI
BAROSCHI
SCANO
TAMPONI
PRESIDENTE
La seduta è aperta alle ore 10 e 01.
PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 23 settembre 1993, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Gabriele Satta ha chiesto un giorno di congedo.
Se non vi sono osservazioni il congedo si intende concesso.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Chiedo di parlare sulla procedibilità.
PRESIDENTE. Un attimo. Io devo comunicare al Consiglio di avere formalmente indirizzato una lettera al Presidente della Giunta regionale significandogli il disagio del Consiglio in ordine alle assenze e ai ritardi dei componenti dell'Esecutivo nell'Aula del Consiglio. Il Presidente della Giunta mi ha risposto chiedendo scusa al Consiglio e assicurando che da oggi in poi le cose sarebbero andate regolarmente a posto.
Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Io potrei benissimo parlare anche in assenza dei rappresentanti della Giunta perché, con una Giunta sordomuta, parlare o non parlare è la stessa cosa. Anche le assicurazioni che il presidente Cabras, a nome della Giunta, ha dato sono come l'acqua che viene versata in un colabrodo. Non ci resta nulla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, se il problema che si verifica fosse un problema esclusivo della Giunta regionale avrebbe pienamente ragione il collega Ortu. Davvero, che ci sia o non ci sia il Presidente di questa Giunta non cambia molto. Se fosse un problema esclusivo del Consiglio regionale potremmo dire che al Consiglio regionale forse ben gli sta, si tenga le Giunte che elegge, le Giunte che sono congeniali alla maggioranza. Il problema invece non è né esclusivo della Giunta, né esclusivo del Consiglio, il problema riguarda il funzionamento delle istituzioni. Io non so se si può proporre una norma di Regolamento che preveda che la Giunta non deve essere presente in Aula. La cosa più seria è che, se il Consiglio ritiene, prenda atto di questa situazione e autorizzi questa Giunta, che sta volentieri a casa, a stare definitivamente a casa; è la cosa più seria, non c'è altra soluzione. Poi il Presidente può telefonare, scrivere, protestare, però non deve solo fare questo, deve garantire il funzionamento delle istituzioni, e io pongo questa questione in modo formale. Chiedo un chiarimento, chiedo che il Presidente del Consiglio definisca una volta per tutte questa questione e inviti il Consiglio ad adottare i provvedimenti consequenziali sul piano politico. Non è solo un qualsiasi Assessore di passaggio, è tutta la Giunta regionale che per regola deve essere presente. Certo, con le dovute eccezioni, in casi veramente particolari ed eccezionali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, per prendere atto della segnalazione fatta dalla Presidenza del Consiglio alla Giunta, come era stato chiesto in Conferenza dei Capigruppo in altre circostanze. Io chiederei, vista l'assenza della Giunta, di sospendere la seduta e di utilizzare questo tempo per una Conferenza dei Capigruppo, per valutare l'iter di una proposta di legge unitaria, chiamiamola così, che è stata proposta ieri sera e che, se fossimo tutti d'accordo, potrebbe essere portata in Aula per procedere congiuntamente alla proposta di legge che stiamo discutendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, purtroppo sono episodi che si ripetono ormai frequentemente, così come frequentemente ciascuno di noi è costretto a prendere la parola per stigmatizzare il comportamento spesso della Giunta regionale, qualche altra volta anche del Consiglio regionale nella sua generalità.
Io ho avuto modo di dire, già in altre occasioni, che il problema ormai travalica le responsabilità che sono di maggioranza e di opposizione, naturalmente fatte salve le maggiori responsabilità che una maggioranza ha nell'assicurare il normale funzionamento del Consiglio regionale, e anche della dialettica tra Consiglio e Giunta regionale. Io penso che ormai il problema stia diventando - e su questo concordo con il collega Cogodi - un problema di funzionalità dell'istituzione, nella sua globalità e, per migliorare questa funzionalità, penso che ci debba essere il concorso di tutti. Siccome però il comportamento della Giunta rischia di essere ripetitivo e anche censurabile nella sua ripetitività, io sono d'accordo che ci debba essere comunque una presa di posizione anche molto ferma.
Per quanto riguarda la richiesta che è stata fatta dal collega Tamponi, penso che sia gioco forza accoglierla e utilizzare questo tempo in maniera proficua, cercando di trovare una posizione, la più unitaria possibile, su questo provvedimento di legge che è di grande importanza e rilevanza. Quindi siamo d'accordo per la convocazione della Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Io assicuro ai colleghi Capigruppo che la presa di posizione che è venuta dal Consiglio è stata una presa di posizione abbastanza ferma e dura, che ha espresso tutto il nostro disagio e la nostra volontà di non consentire che si continui ad andare avanti così. Io chiederò espressamente che il Presidente della Giunta venga personalmente alla prossima Conferenza dei Capigruppo e in quella sede discuteremo anche di come far funzionare l'istituzione.
Sospendo i lavori del Consiglio per quindici minuti e convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 10, viene ripresa alle ore 10 e 53.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale
PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Capigruppo all'unanimità ha accolto la richiesta di iscrizione immediata all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio della proposta di legge nazionale presentata dai consiglieri Baroschi, Cogodi, Erittu, Tamponi: "Ineleggibilità e incompatibilità dei consiglieri regionali della Sardegna. Modifica dell'articolo 17 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, numero 3 (Statuto speciale per la Sardegna)". (10)
Continuazione della discussione e approvazione della proposta di legge nazionale Tamponi - Manca - Marteddu - Murgia - Baroschi - Corda - Mannoni - Ortu -Pubusa - Pusceddu - Sanna - Scano - Tidu: "Norme in materia di ineleggibilitàed incompatibilitàalla carica di consigliere regionale della Sardegna" (6)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della proposta di legge nazionale numero 6.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Onorevole Presidente, onorevoli consiglieri, è convinzione di molti, se non comune, che la crisi della politica abbia messo in seria difficoltà la società nel suo complesso, che non riesce più a raccordarsi e identificarsi con le sue riforme. Qualcuno afferma che sia in crisi lo stesso sistema creasse democratico, ma è catastrofismo puramente strumentale, è terrorismo politico. Oggi ci sono segnali di rifiuto della politica dove questa è stata deteriorata dalla non politica, da una nefasta gestione del potere, dalla pratica diffusa ed accettata del voto di scambio, dell'assistenzialismo praticato come metodo di governo delle masse e da queste troppo spesso invocato e giustificato dai postulanti e dai queruli. Il sistema ha compiuto il suo corso ed è ineluttabilmente giunto alle sue naturali conseguenze: il degrado della politica, il fallimento del sistema. Chi ha creduto e si è adeguato a questo oggi ritiene che il crollo sia generale e irreparabile; costoro ci annunciano adesso anche la crisi della democrazia, del sistema democratico, di un sistema democratico sulla via del tramonto. E così non è; per fortuna non ovunque tutti hanno creduto, accettato e praticato e si sono beati di questo modo di fare politica e di gestire il potere e le risorse pubbliche. Da questa crisi che è innanzitutto crisi di valori, di ideali e di vita, la società, con gli strumenti della democrazia, può uscire, ne uscirà prima o poi. La democrazia ne uscirà potenziata, più matura e depurata da tanti inquinamenti, da scorie e incrostazioni fatte di piccoli e grandi interessi individuali, fatte di privilegi e prevaricazioni. Sono anche questi che avviluppano la democrazia, che oggi concorrono ad appannarla ed a renderne difficile una pratica corretta. Eppure nel Paese, pur tra tanti scandali e forse anche come naturale e sana reazione a questi, si manifesta, si lotta, c'è una più intensa e sentita volontà di partecipazione, di rinnovamento reale, non di trasformismo. Gli stessi partiti tradizionali sentono l'esigenza di un profondo cambiamento prima di tutto al loro interno e, indispensabilmente, di rapido e corretto ripristino di regole democratiche che diano garanzia di correttezza, di pulizia. Non bastano più, se mai sono bastati, gli slogan, le etichette, le formule anche fantasiose quanto ingannevoli e vuote, fonte spesso di confusione e di inganno. Non cambia nulla nella sostanza il mutare norme, non si trasforma un bordello in una pia casa di caste fanciulle, di fanciulle pudiche, di educande, cambiando solo la targa apposta sulla facciata dell'edificio. E' necessario prima di tutto cacciare via, anche con la violenza se fosse necessario, la meretrice e le non illibate ospiti. Una semplice ristrutturazione del locale non giova e non ne consegue una maggiore moralità di ordine civile: resta - scusatemi il termine poco parlamentare ma di uso comune - un casino di malaffare, di corruzione, di mercimonio. Per troppo tempo, nella vita politica, nelle istituzioni, nelle associazioni che dovrebbero elaborare proposte politiche nell'interesse della generalità dei cittadini, è prevalso l'interesse del singolo e all'interesse del privato si sono piegate le istituzioni, l'amministrazione pubblica ed i partiti, condizionando ed indirizzando leggi e regolamenti e gestendo gli stessi.
Cambiare le strutture dello Stato fin nelle sue più profonde radici è un'esigenza ineludibile di uno Stato nel suo ordinamento essenziale, alle soglie del 2000, ottocentesco, napoleonico, e non solo nei vecchi, superati e anacronistici ordinamenti, ma nei suoi stessi principi ispiratori. Lo stesso auspicio di una grande personalità della scienza e della politica, che pure un grande rivoluzionario non era, Luigi Einaudi, che poneva come elemento necessario del rinnovamento dell'istituto dello Stato, della figura più emblematica del centralismo, del Prefetto, con tutto quanto ne consegue, non ha avuto fortuna, anzi. Oggi abbiamo anche la rappresentanza del Governo presso la Regione, una sorta di cane da guardia contro ogni possibile velleità reale di autonomismo, ma guai a mettere in discussione questi ordinamenti infausti e proporne di nuovi, più rispondenti, o forse no - è materia di riflessione e di dibattito politico - alle esigenze, alle mutazioni della vita contemporanea, si attenta al mito, alla sacralità della patria, si demolisce l'unità del Paese. Ma di quale unità si parla, fatta perché e come, e che cosa ha prodotto? Quanta retorica bolsa e quante nefandezze, quanti delitti nel nome astratto dell'unità, quasi che, in un maggiore e compiuto pensiero e pratica della democrazia, della libertà e dell'autogoverno, la vicina Svizzera non si ritrovi più che mai unita e solidale. Ma lasciamo dire, lasciamo parlare i canuti barbagianni del sistema, costruttori anche loro del vecchio sistema unitario, difensori di una patria che loro stessi hanno prima di tutti gli altri offeso, infangato, afflitto nella devastante tangentopoli.
E' tempo di riforme vere, reali, non di evanescenti, gattopardesche riforme. Per il partito Sardo d'Azione (e non è una novità) sono necessari radicali e profondi rivolgimenti; noi non siamo mai stati e non siamo tra coloro che si vestono di un logoro e falso patriottismo. Noi non facciamo parte della nutrita schiera dei patriottardi ventriloqui di turno. Noi siamo tra coloro che questo Stato decisamente, razionalmente, responsabilmente rifiutano, perché ne vogliamo un altro più moderno che nasca dal consenso di tutti, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità, anche e innanzi tutto quelle della lingua e di cultura. La Svizzera, e non da oggi, ci insegna della libertà, dei principi e delle regole democratiche. Siamo anche per questo un partito moderno, democratico e rivoluzionario, oggi come ieri, così come ci vedeva Piero Gobetti in tempi ormai lontani, così come ci vedeva un grande intellettuale sardo, Antonio Granisci, che anche lui auspicava una Repubblica federale e la Sardegna, in questa, Repubblica sarda dei soviet. Non ci sono più i soviet neanche in Russia, ma la concezione e l'ipotesi politica di una Sardegna sovrana nel contesto di uno Stato federale, questo resta; ci sarà ancora da combattere, ma in questo senso il mondo si muove, l'Europa, l'Italia, e non saranno gli ultimi resistenti della conservazione attestati nelle "vandee" ad arrestare il corso della storia. Questo Stato unitario, che soprattutto per noi sardi è stato portatore di male, di subalternità, di sottosviluppo, di emarginazione, di emigrazione di massa, di guerre, di disoccupazione, della negazione greve della nostra identità di popolo, va disarticolato e ricostruito, fin dalle fondamenta: il modello che noi abbiamo sempre proposto è lo Stato federale. Diffido di quanti si fanno propositori ad ogni piè sospinto di riforme, nient'altro che riforme, che si propongono come affidabili traghettatori di un sistema politico avariato verso uno nuovo, più funzionale e più corretto. Vogliono costoro veramente un altro Stato, un nuovo modello di democrazia, di Stato, o invece vogliono i cittadini a remare con fatica per traghettare oligarchie politiche, per traghettare loro verso la salvezza dei privilegi acquisiti di un sistema che nient'altro è che la pura e semplice continuazione del vecchio, un'operazione anche questa gattopardesca? Con la legge oggi in discussione si intende modificare, correggere il carrierismo politico, cambiare metodo, adottare norme più severe, più selettive per l'accesso al Consiglio, e ben sia, un Consiglio che si chiamato ad essere e sia interprete di interessi generali, un Consiglio che non sia frutto della gestione delle pubbliche risorse e della gestione dei pubblici poteri o quantomeno limitarne le possibilità. E' opportuno limitare, se non evitare, tutte le possibili interferenze, i doppi incarichi, la conflittualità, gli interessi che non possono essere conciliabili con l'interesse generale dei cittadini. Ancora purtroppo siamo lontani, non ci avviciniamo neanche alla riforma principe, che tutte le altre dovrebbero comprendere, almeno come solenne impegno. Intendo parlare del nuovo Statuto della Sardegna, che tutti affermano di volere, ma per il quale nessuno nuove un dito e molti frenano. Nel nuovo Statuto non dovrebbe essere previsto forse il sistema elettorale maggioritario, proporzionale, misto, quel che si vuole, il numero dei rappresentanti del popolo in Consiglio, il numero delle legislature consentite ai consiglieri? Si procede invece per toppe, senza un progetto globale della riforma. Noi abbiamo già chiesto l'iscrizione all'ordine del giorno della nostra proposta di Statuto e il Consiglio sarà chiamato a discuterne. Ma purtroppo altre e gravi sono le nostre preoccupazioni: mentre il Consiglio regionale continua a girare spesso a vuoto, con dibattiti quasi mai finalizzati a riempire i vuoti della politica, famiglie contadine del Campidano occupano l'Assessorato dell'agricoltura e i dipendenti della Progemisa occupano in Cagliari gli uffici della stessa. I problemi del lavoro e dell'occupazione ogni giorno di più, in Sardegna, si fanno più gravi ed incontrollabili. Non c'è giorno quasi che non veda varie categorie di lavoratori, di disperati, in questa terra disperata, manifestare sotto il Palazzo della mediazione nella via Roma e in Viale Trento, senza incontrare e ottenere una interlocuzione e risposte concrete e adeguate di fatti e non di sole parole. Si va man mano spegnendo ogni speranza e monta sempre più forte la protesta e la rabbia della gente. Tanti contadini ed allevatori vivono sotto l'incubo della vendita all'asta delle loro abitazioni da parte delle banche: la casa, il bene più prezioso per le famiglie contadine. Migliaia di operai sono gettati sul lastrico, la Sardegna perde ogni giorno un numero elevato di posti di lavoro. Questo Consiglio, ma soprattutto la Giunta, insensibile a tanto dramma, non trova soluzione ai problemi che con assillo le vengono proposti. E' una Giunta priva di autorevolezza e di poteri, inerte e rassegnata. Mentre la società va mendicando nuovi assetti istituzionali e più incisivi poteri, la Giunta e la maggioranza giocherellano nell'attribuirsi a vicenda responsabilità che sono invece comuni, senza esprimere neppure un barlume di volontà politica a difesa dell'autogoverno, dello sviluppo, del lavoro e della crescita culturale e civile dei sardi.
Non si riesce a esprimere un minimo di iniziativa politica per proporre allo Stato un nuovo e diverso rapporto istituzionale, poteri statuali di sovranità, il federalismo. Questa Giunta si è dimostrata inadeguata sul piano politico e istituzionale e inadeguata sul piano economico e sociale, nel buon governo, ma tutto pare non interessare più di tanto questo Consiglio regionale. Mai è parso tanto distratto e dispersivo, né grandi stimoli gli giungono nel frattempo dall'Esecutivo.
Mentre la società tutta è in crisi, confessiamo di sentirci noi, primi noi, come sardisti, in questo Consiglio a disagio. Qualcosa bisognerà pur fare perché non vogliamo essere né responsabili, né complici. Per quanto ci riguarda, assumeremo, io spero a breve termine, responsabilmente le nostre decisioni, le nostre iniziative. Riteniamo intanto siano opportuni un confronto e una riflessione comune, di Consiglio e Giunta, per verificare quali proposte e iniziative possano essere assunte in tempi rapidi per far fronte e dare, con fatti concreti, risposte alle domande che vengono dalla gente.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Prima di porre in votazione il passaggio all'esame degli articoli, per consentire il coordinamento dei numerosi emendamenti presentati sospendo per quindici minuti la seduta del Consiglio.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 12, viene ripresa alle ore 12 e 46.)
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
URRACI, Segretaria:
Art.1
Requisiti di eleggibilità
1. Sono eleggibili a consigliere regionale i cittadini iscritti nelle liste elettorali di un Comune della Regione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
URRACI, Segretaria:
Art. 2
Cause di ineleggibilità
1. Non sono eleggibili a consigliere regionale:
a) i parlamentari nazionali ed europei;
b) i Ministri ed i Sottosegretari di Stato;
c) il Rappresentante del Governo presso la Regione;
d) i consiglieri regionali in carica in altra Regione;
e) il capo della polizia, i vice capi della polizia, gli ispettori generali di pubblica sicurezza che prestano servizio presso il Ministro dell'interno, i dipendenti civili dello Stato che svolgano le funzioni di direttore generale o equiparate o superiori ed i capi di gabinetto e i segretari particolari dei Ministri e dei Sottosegretari di Stato;
f) i prefetti della Repubblica, i vice prefetti ed i funzionari di pubblica sicurezza che esercitano le loro funzioni nel territorio della Regione;
g) gli ufficiali generali, gli ammiragli e gli ufficiali superiori delle Forze armate dello Stato che esercitano il comando nel territorio della Regione;
h) chi eserciti a qualsiasi titolo una funzione giurisdizionale nel territorio della Regione;
i) il difensore civico di cui alla legge regionale 17 gennaio 1989, n. 4;
1) i dipendenti della Regione e degli enti e organismi regionali, compresi gli enti pubblici economici;
m) i componenti degli uffici di gabinetto del Presidente della Giunta e degli Assessori regionali;
n) i sindaci e gli Assessori dei comuni capoluogo di Provincia e di quelli con popolazione superiore a 20.000 abitanti nonché i Presidenti e gli Assessori delle amministrazioni provinciali ed i Presidenti delle Comunità montane;
o) gli amministratori straordinari ed i componenti degli uffici di direzione delle Unità sanitarie locali della Regione;
p) il presidente ed i componenti dei Comitati regionale e circoscrizionali di controllo sugli atti dei comuni e delle province e delle loro sezioni;
q) i titolari di organi individuali ed i componenti di organi collegiali che esercitano poteri di controllo istituzionale sull'amministrazione della Regione nonché i dipendenti che dirigono o coordinano i rispettivi uffici;
r) coloro che fanno parte in rappresentanza della Regione di consigli di amministrazione di enti o società;
s) i legali rappresentanti e i presidenti di società o enti di gestione il cui capitale sia detenuto, in misura maggioritaria, dalla Regione o da società a partecipazione regionale;
t) i legali rappresentanti, gli amministratori, i presidenti ed i componenti di consigli di amministrazione, i commissari di enti, istituti, consorzi o aziende istituiti dalla Regione;
u) coloro che, come titolari, amministratori e dirigenti, hanno parte, direttamente o indirettamente, in società ed imprese volte al profitto di privati, sovvenzionate dalla Regione in modo continuativo, quando le sovvenzioni non siano dovute in forza di una legge della Stato o della Regione
v) i presidenti, i membri del consiglio di amministrazione, i direttori generali di istituti bancari o società per azioni che abbiano come scopo prevalente l'esercizio di attività e rapporti con la Regione.
2. Le cause di ineleggibilità previste dalle lettere da a) ad h) e dalle lettere da n) a v) del precedente primo comma non hanno effetto se l'interessato cessa dalle funzioni o dalla carica per dimissioni, trasferimento, revoca dell'incarico o del comando, collocamento in aspettativa od altra causa almeno 180 giorni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale.
3. Le cause di ineleggibilità previste dalle lettere i) ed m) non hanno effetto se l'interessato cessa dalle funzioni o dalla carica per dimissioni almeno due anni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale.
4. La causa di ineleggibilità prevista dalla lettera 1) non ha effetto se l'interessato cessa dalle funzioni per dimissioni non oltre il termine fissato per la presentazione delle candidature.
5. Inoltre i dipendenti della Regione e degli enti e organismi regionali cui è conferito l'incarico di coordinatore generale, di servizio e di settore non sono eleggibili a consigliere regionale se non siano cessati da tali funzioni per dimissioni almeno 180 giorni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale.
6. La cessazione dalle funzioni importa la effettiva astensione da ogni atto inerente all'ufficio rivestito.
7. I diplomatici, i consoli, i vice consoli, eccettuati gli onorari, ed in generale, gli ufficiali, retribuiti o non, addetti alle ambasciate, legazioni e consolati esteri, tanto residenti in Italia quanto all'estero, non possono essere eletti al Consiglio regionale della Sardegna sebbene abbiano ottenuto il permesso dal Governo nazionale di accettare l'ufficio senza perdere la nazionalità. Questa causa di ineleggibilità si estende a tutti coloro che abbiano impieghi da Governi esteri.
8. E' ineleggibile alla carica di consigliere regionale chi sia assessore regionale, salvo che si dimetta almeno due anni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale.
9. E' ineleggibile alla carica di consigliere regionale chi abbia svolto tale ufficio per almeno quindici anni o per tre legislature consecutive.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati quattordici emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Usai Sandro - Giagu - Tidu
Alla lettera l) del comma 1 dell'art. 2 è aggiunta la parola: "regionali". (1)
Emendamento soppressivo parziale Baroschi - Mannoni - Pusceddu
Sono soppressi i commi 3, 4, 8 e 9. (2)
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Mannoni - Pusceddu
Art. 2
Il comma 2 è sostituito dal seguente:
"2. Le cause di ineleggibilità previste dal comma 1 non hanno effetto se l'interessato cessa dalle funzioni o dalla carica per dimissioni, trasferimento, revoca dell'incarico o del comando, collocamento in aspettativa od altra causa non oltre il primo giorno fissato per la presentazione delle candidature". (3)
Emendamento soppressivo parziale Baroschi - Tamponi - Mannoni - Ortu - Erittu
Art. 2
Nel comma 1 sono soppresse le lettere a), d) e n). (4)
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Mannoni - Tamponi - Ortu - Erittu
Art. 2
La lettera 1) del comma 1 è sostituita dalla seguente:
"1) i dipendenti dell'Amministrazione regionale, del Consiglio regionale e degli enti ed organismi regionali, compresi gli enti pubblici economici;". (5)
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Mannoni - Tamponi - Ortu - Erittu
Art. 2
La lettera m) del comma 1 è sostituita dalla seguente:
"m) i capi di gabinetto, i consulenti e i segretari particolari del Presidente della Giunta e degli Assessori regionali;". (6)
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Mannoni - Tamponi - Ortu - Erittu
Art. 2
La lettera u) del comma 1 è sostituita dalla seguente:
"u) coloro che, come titolari, amministratori o dirigenti, hanno parte, direttamente o indirettamente, in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni o appalti nell'interesse della Regione, ovvero in società ed imprese volte al profitto di privati, sovvenzionate dalla Regione in modo continuativo, quando le sovvenzioni non siano dovute in forza di una legge dello Stato;". (7)
Emendamento aggiuntivo Baroschi - Mannoni - Tamponi - Ortu - Erittu
Art. 2
Dopo la lettera u) del comma 1 è inserita la seguente lettera:
"l) gli amministratori o i dipendenti con poteri di rappresentanza o di coordinamento di ente, istituto o azienda soggetto a vigilanza da parte della Regione;". (8)
Emendamento sostitutivo parziale Erittu - Tamponi - Ortu
Art. 2
Il comma 2 è sostituito dal seguente:
"2. Le cause di ineleggibilità previste alle lettere da b) ad i) e dalle lettere da o) a v) del comma 1 non hanno effetto se l'interessato cessa dalle funzioni o dalla carica per dimissioni, trasferimento, revoca dell'incarico o del comando, collocamento in aspettativa od altra causa almeno 180 giorni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale". (9)
Emendamento sostitutivo parziale Erittu - Tamponi - Ortu
Art. 2
Il comma 3 è sostituito dal seguente:
"3. La causa di ineleggibilità prevista dalla lettera m) non ha effetto se l'interessato cessa dalle funzioni per dimissioni almeno un anno prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale". (10)
Emendamento sostitutivo parziale Erittu - Tamponi - Ortu
Art. 2
Il comma 4 è sostituito dal seguente:
"4. La causa di ineleggibilità prevista dalla lettera 1) non ha effetto se l'interessato cessa dalle funzioni per collocamento in aspettativa o dimissioni non oltre il primo giorno fissato per la presentazione delle candidature". (11)
Emendamento sostitutivo parziale Erittu - Tamponi - Ortu
Art. 2
Il comma 5 è sostituito di seguente:
"5. Inoltre coloro cui è conferito l'incarico di coordinatore generale, di servizio o di settore della Regione e degli enti e organismi regionali non sono eleggibili a consigliere regionale se non siano cessati da tali funzioni per dimissioni almeno 180 giorni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale". (12)
Emendamento aggiuntivo Erittu - Tamponi - Ortu
Art. 2
Dopo il comma 9 è aggiunto il seguente comma:
"10. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, i termini per la rimozione delle cause di ineleggibilità di cui ai commi 2, 3, 5, e 8 sono fissati al settimo giorno successivo alla data del provvedimento di scioglimento". (13)
Emendamento sostitutivo parziale Erittu - Baroschi - Sanna - Carusillo - Tidu
Art. 2
La lettera o) del comma 1 è sostituta dalla seguente:
"o) gli amministratori straordinari, i direttori generali, i coordinatori sanitari e quelli amministrativi delle unità sanitarie locali della Regione;". (19)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, il complesso di questo articolo e degli emendamenti presentati pone un problema di adeguamento della nostra proposta, così come è pervenuta in Aula, ad alcune sentenze della Corte costituzionale. Il primo problema riguarda il fatto che la Corte ha dichiarato incostituzionale qualsiasi norma che limita l'elettorato passivo in ragione dello svolgimento di funzioni di carattere legislativo. Questo significa che possono essere incompatibili ma non ineleggibili i parlamentari nazionali che intendessero candidarsi al Consiglio regionale, così pure i consiglieri regionali in carica presso un'altra Regione. Un'altra sentenza della Corte dichiara che non si può limitare l'elettorato passivo per quanto riguarda i dipendenti delle amministrazioni regionali, quando si richieda che per potersi candidare debbano dimettersi e non andare in aspettativa. Questo è stato sanato con la proposta di emendamento numero 4, laddove si chiede di sopprimere le lettere a), d) ed n). Per quanto riguarda la posizione degli amministratori locali, c'è da rendere la proposta in discussione in Aula coerente con lo Statuto. Ricordo che il nostro Statuto prevede l'incompatibilità dell'ufficio di consigliere regionale con quello di sindaco di comuni con popolazione superiore a 10 mila abitanti. Così come è pervenuta in Aula la proposta creerebbe una situazione di estrema disparità. Faccio un esempio: il sindaco del Comune di Cagliari sarebbe incompatibile, quindi si potrebbe candidare e risolvere, se eletto, l'incompatibilità, invece un assessore delle Comune di Cagliari sarebbe ineleggibile per cui, secondo le norme proposte, all'atto della candidatura, o addirittura 180 giorni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente tornata regionale, dovrebbe lasciare il suo incarico. Altrettanto dicasi per i presidenti di Provincia e per tutti quei ruoli che il nostro Statuto non prevede esplicitamente, ma rinvia alla legge dello Stato. Quindi è sembrato più giusto riportare alla categoria dell'incompatibilità tutte le figure degli amministratori locali, con alcuni degli emendamenti proposti.
Rimane insoluto - perché non si è riusciti a presentare un emendamento unitario - il problema della data entro la quale gli interessati devono rimuovere le cause di ineleggibilità. Noi abbiamo due norme attualmente in vigore alle quali poterci riferire anche se non costituiscono un vincolo per noi; una è quella riguardante la Camera dei Deputati, l'altra è quella che riguarda le elezioni dei Consigli regionali per le Regioni a Statuto ordinario. Noi, e per questo abbiamo presentato i relativi emendamenti, riteniamo che per il Consiglio regionale debba farsi riferimento alle norme della legge "154" per l'elezione dei consigli regionali delle Regioni a Statuto ordinario, che impone di risolvere le cause di ineleggibilità all'atto della candidatura, cioè il primo giorno fissato per la presentazione delle candidature. C'è invece chi sostiene che debba essere fatto 180 giorni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale. Io chiedo a coloro che hanno presentato emendamenti in tal senso di porre la loro attenzione su un fatto. Innanzitutto c'è un inasprimento della norma rispetto alla normativa per la Camera, la quale fissa il termine di 180 giorni soltanto per determinate figure (prefetti, capo della polizia, ministri), mentre per altre figure, per cui noi prevediamo l'ineleggibilità, la Camera non prevede questo termine. Quindi c'è un inasprimento in questo senso, il che mi pare iniquo. C'è, addirittura, per gli assessori regionali e i componenti dell'ufficio di Gabinetto, il segretario particolare e i consulenti, un ulteriore inasprimento negli emendamenti proposti che fissa il termini di un anno. Il che porta a ulteriori inasprimenti dei tempi per la rimozione delle cause di ineleggibilità. Quello che si suggerisce è che, tenuto conto del fatto che, in sede di prima applicazione, tutti questi tempi hanno scarso rilievo, perché l'anno è abbondantemente passato e i sei mesi sono abbastanza vicini, quindi si imporrebbe una norma transitoria. Si potrebbe, con il ritiro degli emendamenti in proposito, avere come punto di riferimento la normativa per l'elezione della Camera, lasciando, per determinate figure, ivi compresi ovviamente gli assessori regionali, il termine di 180 giorni. Per le altre figure, che sono certamente di minore importanza, si può prevedere il primo giorno fissato per la presentazione delle candidature, così come stabilisce il nostro emendamento numero 3.
Presidente, siamo già in fase di discussione dell'articolo, ma a me pare che, senza andare ad eccessive fantasie, soprattutto, come dicevo nel mio intervento, per le norme che possono avere un sapore di eccessiva autotutela da parte dei consiglieri regionali, ci sia ancora la possibilità, attraverso il meccanismo del ritiro degli emendamenti, di pervenire ad una proposta di legge nazionale che sia in linea con la legislazione vigente in materia per le altre Regioni e per l'elezione della Camera.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Erittu. Ne ha facoltà.
ERITTU (P.D.S.). La disciplina proposta per i casi di ineleggibilità, come per quelli di incompatibilità, prende a punto di riferimento essenzialmente quanto è già stabilito da un lato per le Regioni a Statuto ordinario con la legge "154" del 1981 e per l'altro verso dalla legge "361" del 1957 relativa alle ineleggibilità e incompatibilità vigenti per l'elezione della Camera dei deputati. Con gli emendamenti si è cercato di precisare meglio il disciplinare e inoltre si è voluto tenere in debito conto, e non poteva essere altrimenti, quanto di recente stabilito con la richiamata sentenza della Corte costituzionale di quest'anno, la numero 344, che è una sentenza della Corte proprio in risposta a un giudizio di legittimità costituzionale sollevato in merito all'ineleggibilità dei consiglieri regionali. La Corte ha giudicato incostituzionale l'ineleggibilità a parlamentare di consiglieri regionali e viceversa, cioè tra funzioni entrambe di tipo legislativo, riconfermando in questi casi l'incompatibilità prevista nell'articolo 122 della Costituzione e prevista, peraltro, nell'articolo 17 del nostro Statuto regionale. Quindi, con gli emendamenti in primo luogo si tende a ricollocare nella parte relativa alle incompatibilità i parlamentari nazionali, europei e i consiglieri di altre Regioni.
La Corte costituzionale, invece, ha riconosciuto la fondatezza e la validità della scelta della ineleggibilità e non incompatibilità per chi ricopre cariche rilevanti di natura giurisdizionale o amministrativa, tali cioè da favorire quella che viene definita la captatio benevolentiae o da indurre un metus potestatis nel corpo elettorale, quando cioè si tratta di funzioni pubbliche che fanno sì che le persone siano investite, anche individualmente, e non solo come parti di organi collegiali, di importanti poteri e di rilevanti funzioni soprattutto di gestione della cosa pubblica e di amministrazione diretta. Ora, muovendo da questi assunti generali, per i quali, ripeto, ci si riferisce alle leggi in vigore nelle regioni ordinarie e per l'elezione della Camera e tenendo conto di questa sentenza, c'è poi una disciplina che tende a distinguere due livelli ai fini della rimozione delle cause di ineleggibilità. Anche questi due livelli sono previsti nella legislazione statale; uno prevede le dimissioni a 180 giorni dalla data di compimento della legislatura e questo termine è ridotto a 15 giorni dal decreto di scioglimento, nel caso di elezioni anticipate del Consiglio regionale. Si è voluto collocare gran parte dei casi di ineleggibilità proprio a questo livello uniformandoci a quanto prevede, come dicevo prima, la legge "361" del 1957 per la Camera dei deputati. In altri casi si prevedono le dimissioni entro il giorno fissato per la presentazione delle candidature. Ora, per quanto riguarda alcuni aspetti particolari per i quali si è ritenuto di presentare gli emendamenti, alcune rapide osservazioni.
Dipendenti regionali e di enti regionali: questa ineleggibilità che è un'innovazione sicuramente forte nella nostra legislazione, però è un'innovazione esclusivamente nella nostra Regione, perché da cinquant'anni essa è invece in vigore negli enti locali e nelle Regioni ordinarie, da quando esse esistono. Tra parentesi, si potrebbe anche dire che i casi di ineleggibilità elencati nell'articolo 2 possono apparire numerosi, ma questo deriva proprio dal fatto che siamo stati finora l'unica Regione a non avere una disciplina dei casi di ineleggibilità; noi non abbiamo finora mai avuto alcuna disciplina, ci siamo semplicemente limitati ai tre casi di incompatibilità configurati dal nostro Statuto. Tutto in una volta - si dirà - può fare impressione, però ci si sta semplicemente uniformando per linee generali, certo con aspetti specifici che possono essere più o meno condivisi, a quanto già esiste. Per i dipendenti regionali, dicevo - questo vale per tutte le altre Regioni, vale per le amministrazioni locali - si è prevista qui la possibilità di rimuovere la causa di ineleggibilità all'atto della candidatura. In particolare con l'emendamento è stata introdotta un'innovazione che prende atto di un'altra sentenza della Corte costituzionale, riferita proprio a questo specifico problema, in base alla quale la rimozione dell'ineleggibilità non ha luogo, come prima nelle Regioni ordinarie, necessariamente con le dimissioni del dipendente della Regione, ma è sufficiente a questo fine anche il collocamento in aspettativa. L'emendamento tende quindi a recuperare quest'aspetto, per cui il dipendente si può candidare se va in aspettativa all'atto della sua accettazione di candidatura.
Un altro emendamento riguarda, in modo specifico, una parte dei dipendenti regionali, cioè coloro che svolgono funzioni di coordinatori generali, di servizio e di settore; e mira sostanzialmente a riformulare questo punto, nel senso che può trattarsi anche di non dipendenti regionali, in quanto in base alla nostra legislazione regionale queste funzioni possono essere svolte anche da esterni. Quindi, per chi svolge queste funzioni dirigenziali nell'amministrazione regionale, il discorso si presenta con una gradazione diversa rispetto a quella del semplice dipendente regionale di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale.
Infine, due ultime osservazioni per quanto riguarda l'emendamento relativo agli uffici di direzione delle Unità sanitarie locali. E' vero che la legge "154" del 1981 prevede l'ineleggibilità per i comuni dei componenti degli uffici di direzione, però è anche vero, almeno così abbiamo ritenuto, che sia più giusto per quanto riguarda l'elezione a consigliere regionale ridurre questa ineleggibilità esclusivamente alle figure dirigenziali più rilevanti dell'Unità sanitaria locale, e cioè all'amministratore straordinario, al direttore generale e al coordinatore amministrativo e sanitario, senza estendere questo criterio a tutti i componenti di uffici o direzioni, tra l'altro in una situazione come quella attuale, nella quale i componenti degli uffici di direzione sono tanti perché tanti sono gli enti locali nella nostra Regione.
Infine, l'ultima osservazione che richiamava poc'anzi il collega Baroschi. Si stabilisce, è vero, un termine assai più forte, per la rimozione della causa di ineleggibilità, per gli assessori regionali e i capi di gabinetto, e i segretari particolari degli assessori. C'è da dire che noi abbiamo manifestato e manifestiamo tuttora la disponibilità anche a rivedere questo aspetto, però ci si è finora attenuti al mantenimento di questo termine dei due anni per il semplice fatto che non molto tempo fa il Consiglio regionale già si è pronunciato con voto, formalmente, su questo punto, stabilendo il termine di due anni nella proposta di revisione statutaria. Per questo motivo si è mantenuto questo termine. Ma, ripeto, c'è stata e c'è tuttora la nostra disponibilità a rivedere questi termini.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Tamponi, relatore.
TAMPONI (D.C.), relatore. Il relatore si rimette al Consiglio.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette al Consiglio.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Interruzioni)
C'è qualcuno che chiede la controprova? Io non ho sentito ma se qualcuno la chiede, non ci sono problemi.
(Interruzione dell'onorevole Baroschi)
PRESIDENTE. Onorevole Baroschi, io non mi sono accorto, se mi dicono che hanno chiesto la controprova non vedo perché…
(Interruzioni)
Siamo in sede di votazione. Se c'è qualcuno che vuole votare contro non possiamo non dare questa facoltà.
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
BAROSCHI (P.S.I.). Me ne vado, perché non viene garantita la libertà di votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Baroschi, io non mi sono accorto. C'è un Gruppo che dice di aver chiesto la controprova.
BAROSCHI (P.S.I.). Non è stata chiesta.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Io ho affermato di non aver sentito la richiesta di controprova. Chi approva l'emendamento numero 2 alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 11. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 12. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 19. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 8. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 13. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
URRACI, Segretaria:
Art.3
Dichiarazione del candidato
1. Gli atti di accettazione delle candidature devono contenere l'esplicita dichiarazione del candidato di non trovarsi in alcuna delle condizioni di ineleggibilità previste dalla presente legge.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
URRACI, Segretaria:
Art. 4
Cause di incompatibilità
1. Non può ricoprire la carica di consigliere regionale colui che, nel corso del mandato, viene a trovarsi in una delle condizioni di ineleggibilità previste nel precedente articolo 2.
2. Sono incompatibili con la carica di consigliere regionale le cariche di giudice ordinario della Corte di cassazione, di componente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, di magistrato del Tribunale supremo delle acque, di magistrato della Corte dei conti, di magistrato del Consiglio di Stato, di magistrato della Corte costituzionale.
3. Non può ricoprire la carica di consigliere regionale:
a) colui che, per fatti compiuti allorché era amministratore o impiegato della Regione, ovvero di istituti o aziende da essa dipendenti o vigilati, è stato, con sentenza passata in giudicato, dichiarato responsabile verso l'ente, istituto od azienda e non ha ancora estinto il debito;
b) colui che, avendo un debito liquido ed esigibile verso la Regione, ovvero verso istituto o azienda da essa dipendente, è stato legalmente messo in mora ovvero, avendo un debito liquido ed esigibile per imposte, tasse e tributi nei riguardi di detti enti, abbia ricevuto invano notificazione dell'avviso di cui all'articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, il 502;
c) colui che non ha reso il conto finanziario o di amministrazione di una gestione riguardante la Regione.
4. Non possono inoltre ricoprire la carica di consigliere regionale i componenti dei comitati, commissioni ed organismi che esprimono pareri obbligatori su atti amministrativi dell'amministrazione regionale.
5. La carica di consigliere regionale è altresì incompatibile con quella di Assessore regionale.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento aggiuntivo Baroschi - Tamponi - Mannoni - Ortu - Erittu
Art. 4
Dopo il comma 1 è aggiunto il seguente comma:
"1 bis. L'ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, del Parlamento europeo o di altro Consiglio regionale, di sindaco, di assessore comunale, di presidente o di assessore di amministrazione provinciale, di presidente o di assessore di comunità montana". (14)
Emendamento aggiuntivo Baroschi - Mannoni - Tamponi - Ortu - Erittu
Art. 4
Dopo la lettera c) del comma 3 sono aggiunte le seguenti lettere:
"d) il consulente legale, amministrativo e tecnico che presta opera in modo continuativo in favore della Regione, degli enti e organismi regionali, compresi gli enti pubblici economici, della società, enti ed imprese di cui alle lettere s), t), ed u) del comma 1 dell'articolo 2;
e) colui che ha lite pendente con la Regione, in quanto parte in un procedimento civile o amministrativo". (15)
Emendamento soppressivo parziale Baroschi - Mannoni - Tamponi - Ortu - Erittu
Art. 4
E' soppresso il comma 5. (16)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Tamponi, relatore.
TAMPONI (D.C.), relatore. Esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta li accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 16. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 14. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 15. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
URRACI, Segretaria:
Art. 5
Eccezioni
1. Non costituiscono cause di ineleggibilità o di incompatibilità gli incarichi e le funzioni conferite al Presidente della Giunta regionale, agli Assessori ed ai consiglieri regionali, in virtù di una norma di legge, statuto o regolamento, in connessione con il mandato elettivo.
2. L'ipotesi di cui alla lettera c) del terzo comma del precedente articolo 4 non si applica agli amministratori per fatto connesso con l'esercizio del mandato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 6.
URRACI, Segretaria:
Art. 6
Decadenza dal mandato
1. Quando, successivamente alla elezione, si verifichi qualcuna delle condizioni previste dalla presente legge come causa di ineleggibilità, ovvero esista al momento della elezione o si verifichi successivamente qualcuna delle condizioni di incompatibilità previste dalla presente legge, il Consiglio regionale la contesta all'interessato.
2. Il consigliere ha dieci giorni di tempo per formulare osservazioni o per eliminare le cause di ineleggibilità o di incompatibilità.
3. Entro i venti giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma precedente il Consiglio regionale, ove ritenga sussistente la causa di ineleggibilità o di incompatibilità, invita il consigliere a rimuoverla o ad esprimere, se del caso, l'opzione per la carica che intende conservare.
4. Qualora il consigliere non vi provveda entro i successivi dieci giorni, il Consiglio regionale lo dichiara decaduto. Contro la deliberazione adottata dal Consiglio regionale è ammesso ricorso giurisdizionale al tribunale competente per territorio.
5. La deliberazione deve essere, nel giorno successivo, depositata nella segreteria del Consiglio regionale e notificata, entro i cinque giorni successivi, a colui che sia stato dichiarato decaduto.
6. Le deliberazioni di cui al presente articolo sono adottate d'ufficio o su istanza di qualsiasi elettore.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 7.
URRACI, Segretaria:
Art.7
Rimozione delle cause di incompatibilità e delle cause di ineleggibilità sopravvenute
1. Le cause di ineleggibilità sopravvenute alle elezioni ovvero le cause di incompatibilità non hanno effetto se l'interessato cessa dalle funzioni o dalla carica incompatibili per dimissioni, trasferimento, revoca dell'incarico o del comando, collocamento in aspettativa o altra causa.
2. La cessazione dalle funzioni deve avere luogo entro dieci giorni dalla data in cui è venuta a concretizzarsi la causa di ineleggibilità o di incompatibilità e importa la effettiva astensione da ogni atto inerente all'ufficio rivestito.
3. La pubblica amministrazione è tenuta ad adottare i provvedimenti di cui al presente articolo entro cinque giorni dalla richiesta. Ove l'amministrazione non provveda, la domanda di dimissioni o aspettativa accompagnata dalla effettiva cessazione delle funzioni ha effetto dal quinto giorno successivo alla presentazione.
4. L'aspettativa è concessa anche in deroga ai rispettivi ordinamenti per tutta la durata del mandato, senza assegni, fatta salva l'applicazione delle norme di cui alle leggi 12 dicembre 1996, n. 1078, e 20 maggio 1970;
5. Non possono essere collocati in aspettativa i dipendenti assunti a tempo determinato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 8.
URRACI, Segretaria:
Art. 8
Rinvio
1. Trovano applicazione nel territorio della Regione autonoma della Sardegna le norme di cui alla legge 18 gennaio 1992, n. 16, ad eccezione del comma 4 ter dell'articolo 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55, come introdotto dall'articolo 1 di detta legge n. 16 del 1992, essendo demandato alla Regione fissare con legge, compatibilmente con lo Statuto speciale, le procedure inerenti alla sospensione dei Presidenti delle Giunte regionali, degli Assessori regionali e dei consiglieri regionali.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 9.
URRACI, Segretaria:
Art. 9
Norma transitoria e finale
1. Le cause di ineleggibilità e di incompatibilità stabilite dalla presente legge operano a decorrere dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna successive all'entrata in vigore della presente legge.
2. Fa eccezione la causa di ineleggibilità di cui all'ottavo comma dell'articolo 2, che trova applicazione dalle elezioni immediatamente successive.
3. Con la stessa decorrenza di cui al primo comma è abrogato il decreto del Presidente della Repubblica 12 dicembre 1948, n. 1462 (Norme per la prima elezione del Consiglio regionale della Sardegna
4. In sede di prima applicazione, la rimozione delle cause di ineleggibilità di cui all'articolo 2, qualora siano già decorsi i termini fissati dal secondo, terzo, quarto o quinto comma del medesimo articolo, deve intervenire entro 30 giorni dall'entrata in vigore della presente legge.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
URRACI, Segretaria:
Emendamento soppressivo parziale Baroschi - Mannoni - Tamponi - Ortu - Erittu
Art. 9
E' soppresso il comma 2. (17)
Emendamento sostitutivo parziale Baroschi - Mannoni - Tamponi - Ortu - Erittu
Art. 9
Il comma 4 è sostituito dal seguente:
"4. In sede di prima applicazione, la rimozione delle cause di ineleggibilità di cui all'articolo 2, qualora siano già decorsi i termini fissati dai commi 2, 3, 5 ed 8 del medesimo articolo, deve intervenire entro 30 giorni dall'entrata in vigore della presente legge". (18)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Tamponi, relatore.
TAMPONI (D.C.), relatore. Mi rimetto al Consiglio.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette al Consiglio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 17. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 18. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Votazione per appello nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della proposta di legge nazionale numero 6. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 52, corrispondente al nome del consigliere Pes.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Pes.
URRACI, Segretaria, procede all'appello.
Rispondono sì i consiglieri: Pes - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna - Satta Antonio - Scano - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Zucca - Amadu - Atzeni - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Demontis - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Giorgio - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Mannoni - Cadoni - Mereu Salvatorangelo - Morittu - Mulas Maria Giovanna - Muledda - Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Ortu - Pau.
Rispondono no i consiglieri: Pili - Baghino - Desini - Manchinu - Mereu Orazio.
Si sono astenuti: il Presidente Floris e il consigliere Selis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 69
votanti 67
astenuti 2
maggioranza 34
favorevoli 62
contrari 5
(Il Consiglio approva).
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge nazionale numero 10.
Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, noi abbiamo acceduto alla richiesta di inserire all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio la proposta di legge nazionale numero 10, saltando l'esame da parte della Commissione. Siccome però, sono stati presentati degli emendamenti di particolare rilevanza e soprattutto l'emendamento numero 1 riguarda un argomento che la Conferenza dei Capigruppo ha affrontato ripetutamente decidendo di demandare alla Commissione competente perché esaminasse le proposte di legge relative allo stesso, che ha in carico, e siccome si utilizza lo strumento di questa proposta di legge nazionale per introdurre, invece, alcune risposte ai quesiti referendari, noi chiediamo di avere il tempo di esaminare attentamente gli emendamenti e quindi di riservarci la possibilità di presentare anche in seguito emendamenti. La pregherei, Presidente, di soprassedere stamattina ed eventualmente esaminare il provvedimento questo pomeriggio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Non si tratta di emendamenti, ma di un solo emendamento a firma Cogodi - Ortu, che propone semplicemente di introdurre, come secondo articolo di questo provvedimento, una norma per cui alcuni Gruppi, come quello sulla D.C., hanno addirittura presentato proposte di legge autonome e vari consiglieri sostengono un referendum. Si tratta della previsione di riduzione del numero dei consiglieri regionali - perché non spetta a noi ridurlo - da 80 a 60. Se c'è accordo sulla sostanza, io non vedo perché non debba essere tradotto in norma. Se invece non c'è accordo sulla sostanza, non capisco perché si presentino proposte di legge o si indicano referendum.
Torno al punto procedurale, anche per agevolare la prosecuzione dei lavori del Consiglio, per dire nel merito che non vedo alcuna difficoltà. La proposta di legge numero 10 è all'esame dell'Aula per decisione della Conferenza dei Capigruppo e non può essere impedito a consiglieri o a Gruppi di presentare emendamenti. Se però c'è bisogno di tempo per presentare altri emendamenti o anche per riconsiderare quello che noi abbiamo presentato, noi non abbiamo difficoltà alcuna a ritirarlo, se vi è l'impegno da parte dei Gruppi consiliari, e principalmente di chi chiede la dilazione sull'esame della legge, a discutere la questione in Commissione per tornare in Aula giovedì. Il Presidente della Giunta regionale ha comunicato che la macchina dei referendum, che comporta la spesa di 9 miliardi di danaro pubblico, è in moto e noi vorremmo che questi 9 miliardi di danaro pubblico non si spendessero inutilmente. Se il Consiglio non si vuole pronunciare sarà giocoforza che si pronunci il popolo per dare una indicazione al Consiglio, ma se il Consiglio si vuole pronunciare per favore si pronunci. Dunque, se c'è l'impegno a discutere la questione in Commissione e a tornare in Aula in tempo utile, cioè giovedì prossimo, noi ritiriamo l'emendamento. E' un impegno politico che chiediamo ai Gruppi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, io credo che tutti noi siamo gelosi dell'autonomia delle Commissioni che, a termini di Regolamento debbono, se vogliono, decidere entro termini che l'Aula può fissare; quindi se si vuole che la prima Commissione esamini entro un certo termine dei provvedimenti, l'Aula fissa questo termine e se la Commissione non lo rispetta, il provvedimento è immediatamente richiamato in Aula. Questa è la procedura. Però qui siamo di fronte ad una proposta di legge che la Conferenza dei Capigruppo, sulla base di un articolo del Regolamento, ha ritenuto di portare direttamente in Aula. E' difficile ora dire che l'Aula non lo esamina e lo manda in Commissione perché c'è una volontà di un organo del Consiglio, come la Conferenza, che invece ha deciso l'esatto contrario.
DADEA (P.D.S.). Sulla proposta di legge, non sull'emendamento.
BAROSCHI (P.S.I.). Io vorrei che si lasciasse al Presidente di presiedere; se si vuole che il Presidente non presieda bisogna dirlo! Questo vale anche per prima. D'altra parte non si può negare nella maniera più assoluta, né in questo caso né in altri - e la rivendico per me, non per coloro che lo hanno fatto adesso - la libertà di presentare un emendamento aggiuntivo. Noi siamo perfettamente d'accordo per discutere anche immediatamente il problema che viene sottoposto con l'emendamento firmato dai colleghi Cogodi e Ortu; siamo d'accordo per esaminarlo subito, in questo contesto, perché le problematiche che quell'emendamento propone ci trovano già preparati ad esprimere il nostro parere. Non abbiamo bisogno di tempo ulteriore, siamo firmatari di una proposta che è identica all'emendamento. Se però qualche Gruppo, così come si è sempre fatto, ha bisogno di tempo per pensarci ancora, signor Presidente, il provvedimento è in Aula, e io credo che non si possa che lasciarlo in Aula; decida lei quanto tempo offrire a questo Gruppo per avere i necessari e indispensabili approfondimenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Molto brevemente, signor Presidente, per dire che la proposta di legge nazionale numero 10 è nata, se ho ben capito, dall'esigenza di integrare la materia "ineleggibilità e incompatibilità". Naturalmente a un progetto di legge presentato possono essere aggiunte altre materie in forma di emendamento. La proposta di legge numero 10 può quindi rimanere ciò che è stato pensato in un primo tempo, oppure può diventare veicolo anche per altre norme. E' un'opzione che sta liberamente di fronte a questa Assemblea. E' stato presentato legittimamente un emendamento; io ho notizia, perché alcuni li ho firmati anch'io, che ne sono stati presentati degli altri, perché è chiaro che, nella misura in cui mettiamo mano alla materia elettorale, non più occupandoci solo di ineleggibilità e incompatibilità, alcuni di noi, o molti o tutti possono ritenere utile di sottoporre all'esame del Consiglio delle altre questioni. Per esempio possono riproporre, non con finalità strumentali ma per un riesame serio, la questione del criterio maggioritario per l'elezione del Consiglio regionale o la questione dell'introduzione del collegio uninominale o la questione dell'equilibrio tra i sessi nella rappresentanza regionale o la questione del limite di mandato. Allora io credo, e sto concludendo, Presidente, che ci troviamo di fronte, come detto poc'anzi di collega Cogodi, ad una scelta: o la numero 10 rimane ciò che era senza emendamenti, e allora se viene ritirato l'emendamento Cogodi - Ortu possono essere considerati ritirati gli emendamenti presentati da me e dal collega Fantola, o altrimenti facciamo di questo provvedimento un veicolo per una normativa più generale e naturalmente occorre il tempo per vedere gli emendamenti, per riflettere e per assumere le opportune determinazioni. Da ultimo voglio dire, perché se ne sta parlando, che sulla questione dei referendum, io intendo ribadire la posizione che ho espresso nella discussione generale sul provvedimento che è stato poc'anzi varato dal Consiglio.
PRESIDENTE. Ora stiamo parlando su un fatto procedurale.
SCANO (P.D.S.). E' una questione procedurale che è collegata. Solo per dire, Presidente, che il problema per me non è fare o non fare referendum, il problema è recepire o no le cose proposte dai referendum. Questo può essere fatto in via legislativa, che è la via maestra, e io sono d'accordo perché venga praticata questa via; in caso contrario si segue la strada referendaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, dopo le precisazioni del collega Scano - che è presentatore di altri emendamenti alla proposta di legge nazionale numero 10 - e del collega Cogodi, che dichiarano la disponibilità a ritirare gli emendamenti presentati sulla P.L. nazionale numero 10, ci troviamo di fronte al testo che avevamo concordato in via informale e per il quale si era pronunciata all'unanimità stamane la Conferenza dei Capigruppo che, ai sensi dell'articolo 10 del Regolamento, è abilitata in casi del genere a introdurre all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio una normativa presentata, direi, in via straordinaria. Questo l'abbiamo deciso perché ritenevamo di dover affrontare i temi compresi nel progetto di legge nazionale numero 6/A unitamente a quelli compresi nel numero 10, che di fatto integrano quanto non inscrivibile nel 6/A, come ha detto anche il collega Erittu, perché, direi, affrontano una materia di valenza costituzionale. Ora se questa disponibilità del collega Cogodi e del collega Scano permane, credo che dovremo andare sicuramente a dare compiutezza al lavoro che abbiamo fatto stamane e completare l'esame in Consiglio delle proposte che si potrebbe fare già adesso, oppure rimandare a questo pomeriggio, ma sicuramente le due proposte devono andare in sincronia, come avevamo stabilito all'unanimità.
PRESIDENTE. Onorevole Dadea, su cosa intende parlare? Lei ha già parlato. Lei ha sollevato una questione che io ho recepito e adesso non capisco la sua richiesta.
DADEA (P.D.S.). Sulla questione che io ho sollevato, perché non rimangano dubbi, Presidente, sul fatto che la Conferenza dei Capigruppo da lei presieduta ha deciso alcune cose e adesso noi possiamo anche decidere…
PRESIDENTE. Guardi che io so che cosa ha deciso la Conferenza dei Capigruppo, non ho bisogno che lei me lo ricordi.
DADEA (P.D.S.). Se lei lo sa, io lo voglio ribadire anche all'Aula, perché non rimangano dubbi su questo, Presidente.
Qui si sta arrivando all'imbarbarimento, per cui oltre alla difficoltà di funzionamento delle istituzioni, Presidente, esistono anche delle questioni che impegnano molto di più i consiglieri. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso all'unanimità l'inserimento all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio della proposta di legge nazionale numero 10 a patto che si parlasse delle questioni in essa contenute. Se invece si decide di introdurre surrettiziamente altre questioni, non c'è più l'unanimità dei Capigruppo, perché viene meno il consenso da parte del Presidente del Gruppo del Partito Democratico della Sinistra. L'altra questione è che la Conferenza dei Capigruppo, Presidente, ha anche discusso sui quesiti referendari e si è deciso di andare all'esame della Commissione martedì, quindi non c'è nessuna volontà di non dare risposte ai quesiti referendari. Questa volontà esiste da parte di tutti, è sulle modalità attraverso cui rispondere ai quesiti referendari che ci sono delle differenziazioni. Quindi non c'è nessuna volontà di non dare risposta e nessuna volontà di sottrarsi a quest'obbligo. Solo ed esclusivamente questo era il senso della nostra richiesta di soprassedere per adesso su questo argomento.
PRESIDENTE. Io volevo dire all'onorevole Baroschi, che è ritornato sull'argomento, che il Presidente del Consiglio regionale, in ogni circostanza in cui si rende conto che c'è un'irregolarità nelle votazioni, apprezzate le circostanze, come ha fatto precedentemente, può annullarle e disporre che sia immediatamente ripetuta la votazione, quindi ha applicato il Regolamento. Ritenevo che ci fosse una volontà del Consiglio diversa da quella che era stata manifestata, quindi non credo di aver fatto niente di diverso dal dovere che un Presidente ha nell'applicare il Regolamento.
Per quanto riguarda i lavori del Consiglio, stamattina si è deciso di inserire la proposta di legge nazionale numero 10, e tutti i Gruppi hanno dato il loro assenso. E' evidente che una volta che il provvedimento viene in Aula nessuno può evitare che un singolo consigliere regionale o dei Gruppi possano introdurre, all'interno dell'argomento che stiamo discutendo, emendamenti che ritengono necessari e opportuni. Si era anche detto, e io l'ho notificato all'Aula e l'Aula l'ha recepito, e quindi lo ha fatto proprio, che martedì e mercoledì della prossima settimana la prima Commissione avrebbe lavorato e licenziato i testi, e che giovedì il Consiglio regionale si sarebbe riunito per discutere la legge sulla tutela della cultura e della lingua sarda e subito dopo i provvedimenti in questione. Questa è una decisione formale che l'Aula ha assunto e non ci sono state opposizioni.
Fissazione dei termini per la conclusione dell'esame in Commissione di progetti di legge
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Mi pare che la dichiarazione del Presidente chiarisca definitivamente questa questione. Per l'interpretazione che ne da il Presidente e per la sua affermazione solenne, la Commissione consiliare è tenuta a esitare i testi entro mercoledì perché giovedì, giorno fissato per la riunione del Consiglio, la proposta di legge, che è già all'esame della Commissione e che potrà essere modifica ed emendata, possa arrivare in Aula. Quindi poiché nel corso della prossima settimana il Consiglio prenderà in carico questa questione, noi poveri barbari, che abbiamo esercitato il diritto di presentare in Aula un emendamento a una legge, esercitando la funzione di consiglieri regionali, noi barbari dichiariamo di ritirare l'emendamento abbiamo presentato.
PRESIDENTE. Voglio precisare ciò che io ho detto. Io ho parlato di esame dei provvedimenti martedì e mercoledì da parte della Commissione e di esame da parte dell'Aula. Non ho usato il termine esitare, perché io non ho il potere di dire alla Commissione di esitare dei provvedimenti. Il Consiglio può fissare i termini.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Allora io formalizzo la proposta di dare alla Commissione il termine ultimo di mercoledì.
PRESIDENTE. La ringrazio. C'è quindi da parte dell'onorevole Cogodi la proposta di dare alla prima Commissione il termine ultimo di mercoledì della prossima settimana per stilare questi provvedimenti. Chi è favorevole a questa proposta alzi la mano.
(E' approvata all'unanimità.)
Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Solo per dire telegraficamente che gli emendamenti firmati dal collega Fantola e da me si intendono ritirati.
Discussione della proposta di legge nazionale Baroschi - Cogodi - Erittu - Tamponi: "Ineleggibilitàed incompatibilitàdei consiglieri regionali della Sardegna. Modifica dell'art. 17 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna)" (10)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la proposta di legge nazionale numero 10.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Poiché nessuno chiede di parlare dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
URRACI, Segretaria:
Art. 1
1. Il secondo comma dell'articolo 17 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) è sostituito dal seguente:
"2. L'Ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, del Parlamento europeo o di un altro Consiglio regionale".
2. Dopo il secondo comma dell'articolo 17 della legge costituzionale n. 3 del 1948 sono inseriti i seguenti commi:
"2 bis. Non possono essere eletti consiglieri regionali i Sindaci, i Presidenti delle Province e delle Comunità montane, gli Assessori comunali, provinciali e delle Comunità montane.
2 ter. I dipendenti dell'Amministrazione regionale, del Consiglio regionale e degli enti strumentali della Regione, ivi compresi gli enti pubblici economici, eletti consiglieri regionali, sono tenuti a dimettersi dall'impiego entro sette giorni dall'avvenuta proclamazione, a pena di decadenza dalla carica di consigliere regionale".
3. Il terzo comma dell'articolo 17 della legge costituzionale n. 3 del 1948 è sostituito dal seguente:
"3. Gli altri casi di ineleggibilità e di incompatibilità stabiliti con legge dello Stato".
PRESIDENTE. E' pervenuto l'ordine del giorno numero 1. Se ne dia lettura
DADEA (P.D.S.). Chiedo che le copie dell'ordine del giorno siano distribuite in Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Dadea, prima se ne da lettura poi verrà distribuito in Aula.
URRACI, Segretaria:
Ordine del giorno Tamponi - Dadea - Mannoni - Ortu - Cogodi - Pusceddu - Merella - Usai Edoardo - Fantola sulle incompatibilità fra Assessori regionali e candidature a Sindaco di grandi centri, a Presidente di provincia, di consigliere regionale e di parlamentare nazionale ed europeo.
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione dell'esame delle P.L.N. n. 6/A e 10 relative a ineleggibilità e incompatibilità,
CONSIDERATA l'esigenza di ampliare gli ambiti di trasparenza e di pari opportunità, riguardo la capacità di accesso dei cittadini alle cariche elettive e al fine di evitare la possibilità di utilizzazioni improprie degli Organi istituzionali.
ACCERTATO che già un primo passo è stato effettuato con l'approvazione della legge regionale 27 agosto 1992, n. 16, con la quale viene stabilita l'incompatibilità fra consigliere e Assessore regionale.
RITENUTO che il processo iniziato nella Regione Sardegna per rendere trasparente e distinto il ruolo fra attività legislativa e compiti di governo debba essere continuato e rafforzato da misure idonee ;
RITENUTO che non sia compatibile la permanenza nell'incarico di Assessore con la volontà dello stesso di candidarsi alle prossime elezioni a Parlamentare nazionale ed europeo, a Consigliere regionale, a Presidente di Provincia, a Sindaco di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti;
CONSIDERATO che il superiore prioritario interesse della continuità e dell'azione del governo della Regione non possono essere compromessi da propositi di candidature comunque motivate;
VALUTATI i contenuti delle P.L.N. n. 6/A e 10, approvata e in fase di approvazione,
impegna i componenti della Giunta regionale
a dimettersi, entro 15 giorni, dall'incarico di Assessore regionale ove gli stessi intendano candidarsi al prossimo turno di elezioni riguardanti le cariche di cui in premessa;
impegna il Presidente della Giunta regionale
a comunicare al Presidente del Consiglio regionale, entro i termini citati, le volontà manifestate dai singoli Assessori. (1)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno non può essere illustrato.
Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Presidente, la fretta è cattiva consigliera, se lei avesse dato ascolto non si sarebbe commessa la gaffe,
(Interruzioni)
E' un documento che contiene una firma apocrifa, perché io non ho firmato assolutamente niente. Non è assolutamente firmato dal Capogruppo del P.D.S. Evidentemente, quando si ha fretta di fare le cose e non si dà la possibilità di distribuirle e di rifletterci…
PRESIDENTE. Onorevole Dadea, qui nessuno ha fretta, mi pare che ci sia molta lentezza.
DADEA (P.D.S.). Presidente, è stato letto un ordine del giorno con la firma del Capogruppo del Partito Democratico della Sinistra. Non è stato firmato da me.
PRESIDENTE. Prendiamo atto. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Rinascita e Sardismo). Due parole, signor Presidente, siamo coinvolti tutti in questa eventuale gaffe o in questo falso ideologico che si sarebbe consumato, perché quest'ordine del giorno porta le nostre firme. Per quanto ci riguarda, vogliamo precisare che abbiamo apposto una firma con totale consapevolezza e coscienza. L'ordine del giorno ha una intestazione che è diversa dalla sottoscrizione. Non è né una gaffe, né un falso ideologico. L'intestazione è tale per un semplice motivo, perché l'ordine del giorno è stato predisposto sull'accordo di tutti, cioè di tutti i Gruppi che figurano nell'intestazione, ed essendo stato predisposto sull'accordo di tutti…
(Interruzioni)
Ma posso fare il consigliere regionale? O non posso? Io non ho capito. Per quanto mi riguarda io il consigliere lo continuerò a fare finché il consenso del popolo me lo consentirà. Il Presidente deciderà se continuare a fare il Presidente; gli altri decideranno per quello che sono, la base alle regole.
Io sto semplicemente dando conto, per la parte che ci tocca, perché l'ordine del giorno è firmato anche da noi, che l'errore materiale che figura nell'intestazione dell'ordine del giorno deriva dal fatto che vi era un'ipotesi di accordo su questo contenuto, che liberamente poi si è modificata questa ipotesi di accordo per quanto attiene una parte politica, per cui la firma di quella parte politica non c'è. Quindi, non c'è una firma apocrifa. Non c'è la firma. Siccome di questo ordine del giorno siamo i domini, appartiene a noi che l'abbiamo firmato e quindi presentato, e volevo chiarire che, per la parte che ci riguarda, siamo esenti da questo vizio. Ci rimane quello di essere barbari, ma questo è un altro discorso che si chiarirà quando verranno riabilitati i barbari e si dimostrerà che erano persone più civili di quelli che credevano di continuare un impero che invece era già crollato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Noi dobbiamo leggere l'ordine del giorno. L'abbiamo ricevuto in questo momento. Chiedo una brevissima sospensione.
PRESIDENTE. C'è una richiesta di sospensione da parte dell'onorevole Dadea.
DADEA (P.D.S.). Siccome c'è stato consegnato or ora, abbiamo necessità di leggerlo e di esaminarlo. Chiediamo una brevissima sospensione per poterlo esaminare.
PRESIDENTE. Sospendo i lavori del Consiglio per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 14 e 07, viene ripresa alle ore 14 e 15.)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è pervenuto l'ordine del giorno numero 2. Se ne dia lettura.
PORCU, Segretario:
Ordine del giorno Dadea
IL CONSIGLIO REGIONALE
impegna
i Gruppi presenti nell'Assemblea e i membri della Giunta regionale a uniformarsi alle disposizioni contenute nella P.D.L. nazionale n. 10 e votata dal Consiglio, anche prima che tali disposizioni siano approvate dal Parlamento della Repubblica. (2)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Chiedo la votazione per appello nominale.
PRESIDENTE. La chiederà nel momento della votazione.
Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). C'è una incompletezza nell'ordine del giorno che noi abbiamo presentato. Deve intendersi: "Il Consiglio regionale impegna i Gruppi presenti nell'Assemblea e i membri della Giunta regionale, in relazione alla questione delle ineleggibilità degli Assessori, alle disposizioni contenute". Quindi il testo va completato con le parole: "in relazione alla questione delle ineleggibilità degli Assessori".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baghino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BAGHINO (D.C.). Signor Presidente, io ho votato contro la legge e l'ordine del giorno è coerente con la legge. Oggi, per me, decano, per un osservatore disincantato quale sono io su questi problemi, è uno dei giorni più tristi per i consiglieri regionali in quest'Aula. Questo è il mio giudizio tant'è che con qualche altro ho votato contro e lo esprimo perché rimanga agli atti. Spiego perché più triste.
(Interruzioni)
Lo so che barbari devono occuparsi di altro, ma poi dirò che quest'ordine del giorno ad esempio è in netto contrasto a quanto il capo dei barbari da mesi sta dicendo sulla piena libertà delle candidature. L'ordine del giorno è in coerenza con la legge con cui ciascuno dei consiglieri ha cercato di ritagliarsi lo spazio politico all'interno dei propri partiti o all'esterno in generale, ed è questa l'azione politica di cui dobbiamo vergognarci, e siccome io sembro distratto, ma sono attento, ho votato contro. L'ordine del giorno è in coerenza con la leggina che è stata approvata, la leggina della ricerca degli spazi elettorali all'interno del Gruppo e nella società sarda. Avremo potuto trovare un'intestazione migliore, se vi foste sforzati un po', e mi rendo conto che alcuni, per trovare le motivazioni, si devono sforzare, però purtroppo il limite della vergogna non arriva talvolta a colpire la fantasia delle persone quando l'interesse personale è in gioco. Quindi, per coerenza al mio voto contrario sulla legge, voto contro l'ordine del giorno, riconoscendo però, per rispetto al mio Capogruppo che è il primo firmatario, che è in piena coerenza con l'altra porcheria che quest'Aula ha votato oggi quasi all'unanimità, perché è il trionfo dell'egoismo dei consiglieri di quest'Aula. Così come - purtroppo quando il decano parla ogni tanto azzecca nelle previsioni politiche; la preferenza unica sarebbe stata - dissi - un atto che avrebbe creato cannibalismo interno ed esterno, e i fatti mi hanno dato ragione. Ecco, questa è la conseguenza, purtroppo, da parte dei giovani o degli amanti - quelli che si ammantano - del nuovismo, sempre perché c'è l'organigramma personale dietro, non dimentichiamocelo mai. Presidente, in coerenza, sono obbligato, a vostare contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Presidente, intervengo per dichiarazione di voto in quanto non è consentito illustrare gli ordini del giorno. Noi non abbiamo firmato e voteremo contro l'ordine del giorno presentato a firma Tamponi, Mannoni, Ortu, Cogodi, Pusceddu, Usai e Fantola, per due ordini di ragioni. La prima è che abbiamo la sensazione - ma è qualche cosa di più di una sensazione, che si voglia utilizzare uno strumento consiliare, qual è appunto l'ordine del giorno, come strumento di lotta politica legata alla situazione contingente. Noi pensiamo che sia profondamente sbagliato appellarsi a ordini del giorno o comunque anche a manifestazioni di volontà che servono solo ed esclusivamente per la lotta interna i singoli partiti e ai singoli Gruppi e che, invece, queste questioni debbano essere lasciate alla democratica dialettica interna di ciascun partito e di ciascun Gruppo. Noi siamo sicuri che sia più utile e sia più corretto ancorare le nostre volontà a norme e regole certe, e le norme e le regole certe sono quelle che ci siamo date, sono quelle che abbiamo votato oggi e quelle che abbiamo votato nel recente passato e a queste noi dobbiamo uniformarci e dobbiamo uniformare la nostra volontà. Utilizzare, invece lo strumento dell'ordine del giorno per inserire - che poi non si inserisce niente perché è soltanto una manifestazione di volontà politica, anche se naturalmente l'ordine del giorno ha un suo valore che impegna e che deve impegnare tutti noi - utilizzare questo strumento, ripeto, per cercare di dare risposte a preoccupazioni che, il più delle volte, sono di natura personalistica, questo ci sembra che sia profondamente sbagliato e in qualche modo irrispettoso delle istituzioni. Ecco perché noi pensiamo che questioni di questa natura e di questa rilevanza possano essere affrontate e risolte, quando si fa riferimento a norme e regole certe, e le norme e le regole sono quelle che ci siamo dati approvando disegni di legge e proposte di legge nazionale. Questa è la motivazione che ci porta a votare contro l'ordine del giorno numero 1 e a votare, invece, a favore dell'ordine del giorno numero 2.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Paolo Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA PAOLO (D.C.). Signor Presidente, al contrario di quanto ha fatto il collega Baghino, io ho votato a favore di quella legge che lui ha definito un disonore per il Consiglio regionale perché ciascuno di noi si è molto probabilmente ritagliato uno spazio. Io, ho votato a favore per le motivazioni che l'onorevole Baghino ha elencato, cioè perché non volevo essere accusato di non voler votare quella legge perché direttamente interessato, in quanto sindaco, alla sua non approvazione. Però, condivido il giudizio che ha dato l'onorevole Baghino e io credo - e chiedo scusa al nostro Capogruppo che ha firmato quest'ordine del giorno - che se vogliamo creare le crisi politiche dobbiamo dire apertamente che vogliamo una crisi. Non si può giocare, perché l'impegno di chi si è dimesso dal Consiglio regionale per fare l'Assessore era che non si sarebbe ricandidato al Consiglio regionale. Io chiedo al Presidente della Giunta che i suoi collaboratori in Giunta non si candidino al Consiglio regionale, perché ciascuno di noi ha deciso, quando si è formata questa Giunta, quali erano le incompatibilità e le ineleggibilità. Durante il percorso non si possono modificare le regole. Io credo che il momento che la Sardegna sta vivendo sia così drammatico che non abbiamo necessità di sotterfugi. Non possiamo perdere del tempo su questi argomenti. C'è una proposta di legge nazionale in cui si dice che l'Assessore non può essere candito al Consiglio regionale se non si dimette due anni prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale. Io non credo che oggi noi abbiamo il diritto di modificare le regole del gioco. Quindi io voto contro quest'ordine del giorno. Chiedo un impegno del Presidente della Giunta su quanto il Consiglio ha già votato. Io non voto nessun ordine del giorno. Se necessario ci vediamo stasera, si discute anche col mio Gruppo, però credo che queste regole - se ci sono altri motivi vengano fuori - non possono sorgere all'ultimo momento, alle tre, perché si tratta, credo, di problemi di grande importanza politica. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Dadea, nell'ordine del giorno numero 2, lei fa riferimento alla proposta di legge nazionale numero 10 che non prevede ineleggibilità degli Assessori. Forse vuol far riferimento alla precedente legge, alla legge numero 6.
DADEA (P.D.S.). Sì, Presidente, sia alle precedenti che a quella votata stamattina.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (D.C.). Solo per dire che io faccio mie alcune osservazioni che ha fatto il collega Baghino per quanto riguarda il cannibalismo e la superficialità con cui vengono fatti alcuni provvedimenti. Infatti, noi abbiamo approvato poc'anzi un progetto di legge che prevedeva, per esempio, se fosse stato approvato nella sua articolazione originaria, l'ineleggibilità dell'usciere della Regione, mentre dava al coordinatore dei servizi la possibilità di essere eletto, a condizione che si dimettesse 180 giorni prima dello scadere del quinquennio. Era articolata male e con molta superficialità, forse per le osservazioni che faceva prima Baghino. Io ricordo a me stesso, a Dadea e ad altri, che noi abbiamo di fatto approvato una legge, anch'essa permeata dal cannibalismo a cui Baghino faceva riferimento, che diceva testualmente che chi svolgeva le funzioni di assessore due anni prima della scadenza del quinquennio - ma i due anni erano passati ampiamente - non poteva candidarsi al Consiglio regionale. Poi è stato corretto a uno, con accorgimenti strani; sta di fatto che questa norma l'abbiamo votata ed ha rappresentato un vincolo per ogni consigliere regionale. Questo è già stato approvato, ampiamente discusso e ormai è inutile tornarci. Credo che sia anche giusto, forse, il riferimento alla candidatura a parlamentare europeo, perché c'è una scadenza, e il principio deve essere quello che nessuno deve trovarsi nelle condizioni di poter gestire potere, perché può essere indotto in tentazione, e quindi è giusto che ci sia una scadenza. Non riesco a comprendere il riferimento alla candidatura a Presidente della provincia e a parlamentare nazionale. Il mandato del Presidente della provincia dovrebbe scadere fra due anni. Noi stiamo affermando che chi è assessore oggi e non si dimette non si può candidare, fra due anni, a Presidente della provincia. Lasciamo decidere questo al prossimo Consiglio regionale; il discorso vale anche per la candidatura a parlamentare nazionale, in quanto la scadenza è fissata nel 1997 e decidere questo oggi e preordinare, sembra proprio mirato…
(Interruzioni)
Ai giochi di prestigio non ci stiamo, per cui se può essere corretta questa parte io voto a favore, altrimenti voto contro perché ritengo che si stia andando oltre i limiti della nostra competenza per quanto riguarda soprattutto la candidatura a Presidente della provincia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Intervengo perché nell'ordine del giorno numero 2 l'onorevole Dadea ha introdotto una correzione che io non ho recepito completamente. Vorrei sapere se è possibile avere il testo emendato, nella formulazione in cui saremo chiamati a votarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Lorelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LORELLI (P.D.S.). Signor Presidente, dico subito che io voto contro questo ordine del giorno non solo per coerenza con le parole dette dal nostro Capogruppo, ma perché ho avuto modo…
(Interruzioni)
Dirò poi anche sull'altro, però sto parlando dell'ordine del giorno di cui poi riferirò come è nato. Appena ho avuto modo di vederlo ho detto che è un ordine del giorno incredibile, di ordine pre-elettorale, rivela atteggiamenti sospettosi nei confronti dell'Esecutivo, crea una situazione difficile nel rapporto Esecutivo - Consiglio ed è strumentale e funzionale a discorsi interni di alcuni partiti. Questo a me non piace e lo dico con estrema franchezza. Si vuole imporre qui quello che non si riesce d ottenere e a far passare evidentemente in sede politica. A me sembra che ci sia verso la Giunta un atteggiamento astioso e in qualche modo punitivo. Si sa, e l'hanno detto egregiamente altri colleghi, che non si possono ricandidare gli Assessori che abbiamo eletto in questa Giunta. Alcuni si sono dimessi, non certo per ricandidarsi, ma qui si tira in campo il Parlamento nazionale che, fino prova contraria, checché se ne dica, avrà la sua scadenza naturale; se viene sciolto prima è un fatto che non riguarda l'estensore dell'ordine del giorno. Si sa che le elezioni europee hanno una scadenza lontana, è stato detto che per il Presidente della provincia o per il sindaco la scadenza è il 1995. E' un ordine del giorno, quindi, assolutamente inaccettabile. Io non voglio definire niente e nessuno, però certo questo non è un ordine del giorno che vuole contribuire ad andare in direzione delle riforme per la soluzione seria dei problemi. Intanto, perché si fa già il processo alla volontà degli Assessori di candidarsi e poi non si dà neanche il tempo, approvata una legge, di metabolizzarla, di discuterla nelle sedi politiche. Si vuole cogliere l'occasione per cacciare via tutti. Io non sono per ricandidare gli Assessori; sono contrario e ho anche delle idee, che ho espresso ieri, perché sulla questione del Consiglio si sia un po' più audaci, però, signor Presidente - non so se la Presidenza ha letto attentamente l'ordine del giorno - che cosa vuol dire "considerata l'esigenza di ampliare gli ambiti di trasparenza e di pari opportunità riguardo alla capacità di accesso dei cittadini alle cariche elettive e al fine di evitare la possibilità di utilizzazione impropria degli organi istituzionali"? Evidentemente chi scrive una frase come questa vuole scaricare sugli altri il sospetto dei metodi che gli sono propri. Che cosa vuol dire creare questo sospetto parlando di "evitare la possibilità di utilizzazione impropria"? Si scriva in un altro modo, ci sia un po' più di rispetto e di stile. Non è vero che sono tutti clientelisti, non è' vero che tutti gli Assessori attuali, e quelli precedenti, hanno agito in questo modo. Non è vero e chi ha scritto questo non rende un buon servizio al Consiglio regionale. Pertanto, signor Presidente - lo faccio con un tono anche un po' forte - chiedo che questo ordine del giorno, per rispetto del Consiglio, venga ritirato e al compagno Dadea, al nostro Capogruppo, chiedo di ritirare l'altro ordine del giorno. Si sa che ci sono le norme stabilite, si devono rispettare e nelle sedi opportune, nei partiti bisogna essere coerenti per farle rispettare. A me questo ordine del giorno non piace e l'altro è un tentativo di risolvere il problema in extremis, che va incontro a questa giusta esigenza di non ricandidare al Consiglio regionale gli Assessori regionali uscenti, ma smettiamola di dare addosso in questo modo e di creare questo clima di sospetti e di utilizzazioni improprie degli strumenti di potere, cose che non sono degne di chi le ha scritte, perché non è serio creare queste condizioni in Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ci sono altri sette iscritti a parlare per dichiarazioni di voto. Ricordo che si può parlare per cinque minuti.
Ha domandato di parlare l'onorevole Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (D.C.). Propongo di sospendere i lavori del Consiglio per stasera in modo da consentirci di andare a pranzo.
PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni alla proposta dell'onorevole Oppi, sospendiamo i lavori del Consiglio. Riprenderemo i lavori alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 14 e 38.
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