Seduta n.78 del 23/03/2005
LXXVIII Seduta
(Pomeridiana)
Martedì 23 Marzo 2005
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 15.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 17 Marzo 2005 (73), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Rassu ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana odierna. Poiché non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 91/A. Rimangono da illustrare gli emendamenti all'articolo 1 a partire dal numero 259. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrarlo.
PILI (F.I.). Signor Presidente, la mia illustrazione sarà pari alle altre rispetto ad un tema che è quello della copertura del disavanzo che viene qui richiamato, dall'esame dell'articolo 1 è evidente che vi è una compartecipazione, uso questo termine nel senso di complicità, di questa manovra finanziaria con la valutazione positiva di tutto l'indebitamento che c'è stato sino ad oggi, perché se voi e la Giunta avete scelto la strada di confermare tutti i mutui autorizzati dal Consiglio, che voi calcolate di contrarre con la manovra finanziaria odierna, ciò sta a significare che voi avete condiviso con il comma 5, tutto ciò che è stato previsto, perché come abbiamo più volte avuto modo di dire - l'onorevole Secci in questo è stato molto chiaro - una modifica di quegli stanziamenti, si può fare solo con una norma contenuta nella legge finanziaria. Cioè tutti i mutui che il Consiglio ha autorizzato negli anni 1999 - 2004 e che non sono stati ancora contratti potevano, e secondo voi dovevano, essere cancellati. Voi scegliete di non farlo, cioè voi scegliete di mantenere tutte le autorizzazioni che il Consiglio ha dato per la contrazione di mutui pur non essendo stati accesi formalmente con delibera esecutiva della Giunta regionale. Con questo comma state dicendo che vi è la puntuale determinazione della Giunta regionale di condividere la responsabilità di quei 2 miliardi e 800 milioni di euro che richiamate, derivanti dalla somma algebrica del disavanzo a tutto il 2003 e del saldo finanziario dell'anno 2004. Quindi state proponendo, con questo comma, di salvare, di diventare, tra virgolette, complici di quell'indebitamento, perché altrimenti questo sarebbe stato il momento giusto in cui proporre di cancellare l'indebitamento contratto per i miliardi destinati all'edilizia scolastica, i mille miliardi destinati a finanziare la legge numero 1 del 2002, tutti i fondi che ancora non sono stati utilizzati dei piani straordinari del lavoro, stavate proponendo anche di cancellare i fondi per la siccità del 2001 e del 2002, per risarcire i danni provocati dalle alluvioni del '99, perché l'onorevole Marrocu ha affermato, ovviamente in maniera credo infondata e gratuita, che non sono stati utilizzati.
Noi riteniamo che questo comma debba essere soppresso perché l'Aula possa esprimere una compiuta valutazione su ogni singola posta di bilancio coperta attraverso la contrazione di mutui autorizzata dal Consiglio, tutto ciò che voi avete definito debito e che noi continuiamo a definire investimento, quindi fatore di crescita economica, fattore produttivo e positivo dell'economia regionale per dare risposte in termini infrastrutturali perché, come sapete, i mutui possono essere contratti solo per spese di investimento nonostante in passato siano stati contratti anche per spese che non potevano essere in alcun modo concepite come investimenti in conto capitale, capaci di generare un indotto economico diretto.
In questo senso riteniamo che questo emendamento, che si propone a questo comma 5, meriti l'attenzione del Consiglio, perché se è vero, come dicevo prima, che non si è proposta una dilazione dal 2006 al 2.035 per l'ammortamento di un mutuo relativo all'intera somma, è chiaro che noi non possiamo in alcun modo accettare, senza sottolineare la vostra responsabilità, che si adotti il dato finale della somma algebrica del presunto disavanzo a tutto il 2003 come elemento che è anche messo alla base di questa legge finanziaria. Se così è, e se voi avete deciso di porre i 2 miliardi e 800 milioni come base dell'indebitamento, vuol dire che state accettando interamente l'impostazione che era stata data inizialmente.
Per cui credo che tutto ciò che costituisce il presupposto di questa manovra finanziaria cada in questo comma, che si possa assolutamente dichiarare già da adesso che non vi sono ragioni perché la maggioranza abbia adottato un atteggiamento di assoluta chiusura nei confronti di tante parti sociali, e degli enti locali in Sardegna, perché forse bisognava partire da un presupposto diverso, che non era quello di calcolare semplicemente la somma algebrica dell'indebitamento autorizzato, ma bisognava fare un calcolo economico e finanziario, come è stato fatto negli anni passati, dell'ammontare dei mutui realmente contratti. Questo non è stato fatto, si è preferita la somma algebrica del presunto disavanzo della Regione. E' un dato che noi contestiamo. L'emendamento soppressivo di questo comma ci consente di richiamare la vostra attenzione su una partita che vedremo dopo, quando illustrerò l'emendamento al prossimo comma, sul fatto che questa posizione è assolutamente contraddittoria con le posizioni da voi sempre sostenute in questo Consiglio regionale.
Nel prossimo comma, come avrò modo di dire, c'è un dato di fatto che credo sia emblematico di come volete risolvere il tema delle nuove risorse per il bilancio della Regione, e credo che sia davvero chiaro a tutti che la privatizzazione del patrimonio regionale rientra nei vostri obiettivi. Ci sono emendamenti in cui si fa riferimento, con una parolina aggiunta all'ultimo momento da qualche birichino, a società che dovrebbero partecipare al progetto di dismissione del patrimonio immobiliare, ma questo lo vedremo quando discuteremo del prossimo comma. Per quanto mi riguarda questa è l'illustrazione dell'emendamento soppressivo del comma 5.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento 258.
PILI (F.I.). Mi dispiace che sia assente l'Assessore degli enti locali, urbanistica, e se non erro anche patrimonio, perché avrei voluto leggere a lui - giacché poc'anzi il presidente della Commissione, l'onorevole Secci, mi esortava a non illustrare tutti gli emendamenti - la pagina 55 della seduta 215 del 2002, quando alla stessa richiesta fatta da noi l'onorevole Gian Valerio Sanna rispondeva: "Li illustrerò uno per uno e li illustrerò tutti".
SECCI (La Margherita - D.L.). Di che anno è? Della preistoria?
PILI (F.I.). Stiamo parlando del 2002 onorevole Secci, e lei sa bene che l'onorevole Sanna Gian Valerio aveva ricevuto mandato di rispondere in tal senso, ma questo è un aspetto procedurale, Sanna disse: "Li illustrerò tutti, nessuno escluso". Ma ciò che è più grave è che Sanna, a nome dei Popolari allora, parlava del comma 14 di quella finanziaria, che conteneva le norme sul patrimonio immobiliare, dicendo che non si poteva introdurre in maniera surrettizia questa materia nella legge finanziaria e sosteneva, leggo testuale: "Un tema che è stato oggetto di discussione in Commissione terza, ma più ampiamente nelle Commissioni di merito, che riguarda l'intendimento della Giunta regionale di accelerare le procedure di dismissione del patrimonio immobiliare attuando attraverso la legge finanziaria, come è rituale da un po' di tempo a questa parte, il superamento e l'aggiramento delle leggi vigenti in materia di gestione del patrimonio immobiliare nella nostra Regione". Ma dove sta la coerenza tra quello che avete detto e questo comma 6 della legge finanziaria che ci proponete? Dov'è la coerenza quando dite che siete pronti a preparare operazioni, così le chiamate, di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale. Colleghi, perché non dovremmo presentare l'emendamento soppressivo totale di questo comma? Che coerenza c'è tra quello che avete detto due anni fa, tre anni fa, e quello che invece proponete oggi? Allora voi avevate proposto l'emendamento soppressivo totale della norma proposta tre anni fa dalla Giunta regionale sulla cosiddetta cartolarizzazione, ed ora fingete di abbandonare la parola cartolarizzazione per poi magari riprenderla nell'articolo 35 al quale, come sapete, in Commissione, è stata per giunta introdotta una parolina, "società", che qualcuno si era dimenticato nella penna.
E' evidente che noi non possiamo accettare che oggi si possano indicare entrate calcolate in maniera surrettizia, prive di consistenza anche normativa, in modo da ridurre l'indebitamento, come è scritto nel comma 6. Uno: non si sa quali siano le maggiori entrate, perché se crollerà, come crollerà, il prodotto interno lordo, automaticamente ci saranno minori entrate. Ma è anche vero che se il presupposto è quello dell'intesa istituzionale di programma dell'aprile del 1999, che poi vedremo e leggeremo nei dettagli, essa non prevede alcunché sul piano della finanza ed è invece posta alla base del calcolo delle nuove entrate che la Giunta regionale propone di acquisire, ma il comma 6 dice fa riferimento all'acquisizione di maggiori entrate derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale. Bene, volete vendere, avete bisogno di procedere a quelle vendite che invece in passato avete fatto di tutto per bloccare. Credo che sia assolutamente necessario per voi aprire una verifica interna, se ancora esiste questa possibilità all'interno della vostra coalizione e non sia propria di una concezione della democrazia che forse non alberga più in questa Aula, in cui invece si è affermata una gestione monocratica del potere e delle istituzioni regionali. Grazie a questa situazione una proposta, per bloccare la quale i D.S. sono in passato intervenuti uno per uno, oggi verrà approvata perché arriva il vostro Presidente e vi impone di vendere tutto il patrimonio immobiliare, e parla non di dismissione, ma di privatizzazione. Ma dove è finita la linea politica dei Democratici di Sinistra? Ma dove è finita la logica ispiratrice di un programma di gestione corretta del patrimonio pubblico?
PIRISI (D.S.). Lo chieda a Marrocu.
PILI (F.I.). Credo che dobbiamo chiederlo non solo all'onorevole Marrocu, onorevole Pirisi, ma anche a lei, perché lei era tra gli esperti, era uno dei tre ingegneri del gruppo, della pianificazione territoriale, della gestione immobiliare, della manutenzione, ci avete spiegato che il patrimonio prima di essere venduto doveva essere manutenuto, bisognava fare investimenti a lunga durata per creare un futuro di quel patrimonio, e oggi scegliate di privatizzarlo. Altro che sinistra! Siete sinistri nel pensare che noi possiamo lasciar passare queste scelte senza colpo ferire, lasciandovi fare tutto quello che avete per la testa o anzi che ha per la testa il vostro Presidente. Per le operazioni di privatizzazione immobiliare noi scegliamo una strada più coerente, quella di trattare questo tema, così come ci avete insegnato, in una apposita legge che possa essere valutata ed esaminata compiutamente dal Consiglio regionale e non prevista da una norma intrusa per favorire operazioni, sottolineo la parola operazioni, di privatizzazione del patrimonio immobiliare regionale.
Per questo motivo credo che questo emendamento soppressivo totale, totalmente in linea con le vostre passate convinzioni, debba trovare un vostro accoglimento o, quanto meno, rappresenti un elemento di riflessione per coloro che forse dovrebbero dichiarare: "abbiamo cambiato idea, non vogliamo più perseguire quello che in questi anni abbiamo sostenuto. Il Presidente della Regione ci ha convinto dell'esatto contrario". Sarebbe l'ennesima dimostrazione di intelligenza politica, ma dovreste avere il coraggio di dichiarare che avete cambiato idea, perché nel silenzio, probabilmente, questa passerebbe come una scelta che voi subite piuttosto che come una svolta veramente significativa della vostra linea politica.
Per questa ragione abbiamo presentato questo emendamento soppressivo totale che ci consente di ribadire la nostra contrarietà all'introduzione di una norma intrusa e di ribadire che certamente non si può far ricorso ad operazioni immobiliari per recuperare maggiori entrate in mancanza di un piano complessivo da discutere in Consiglio regionale, perché se voi scegliete la strada di fare, così come sta facendo il Presidente della Regione, tutto in casa, è evidente che anche su questa materia avremo da ridire e certamente da sottolineare quanto il Consiglio regionale è stato estromesso dalle scelte di indirizzo e decisionali su una materia così importante come la gestione del patrimonio della Regione. Voi con questo comma ponete nelle mani della Giunta regionale le operazioni di privatizzazione senza dare al Consiglio alcun ruolo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 99.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 99 riguarda lo stesso comma interessato dall'emendamento appena illustrato; è un emendamento già presentato in Commissione ma valutato negativamente dalla maggioranza, che però noi abbiamo ritenuto opportuno presentare anche in Aula perché è un emendamento che non ha una finalità diversa da quella di migliorare il testo di questa legge.
La soppressione parziale che propone l'emendamento 99, riguarda le parole che seguono alla frase: "il ricorso all'indebitamento di cui al comma quinto è ridotto in relazione all'acquisizione di maggiori entrate nell'anno 2005". Si chiede di sopprimere, di cancellare quindi, le parole successive, e cioè la specificazione che le entrate che debbono essere considerate come utili per ridurre l'esposizione del bilancio a possibilità di indebitamento, così come previsto nel comma primo dell'articolo, derivano dalle operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale.
Se noi, cioè, eliminassimo queste parole daremmo al comma 6, che è stato già analizzato poco fa dal collega Pili sul piano anche della valenza politico-finanziaria, un senso proprio, e cioè l'indebitamento, a cui si ricorre per necessità, si prevede già da adesso che possa essere ridotto nell'ipotesi in cui, nel corso dell'esercizio 2005, si accertino nuove entrate non solo derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio regionale, ma anche da altre possibili fonti, per esempio quelle derivanti da una rinegoziazione dei trasferimenti dallo Stato alla Regione. L'anno è appena iniziato, le trattative con il Governo sono state avviate da tempo anche dai precedenti Governi regionali, la rinegoziazione del sistema dei trasferimenti dallo Stato alla Regione Sardegna è oggetto dell'intesa tra Stato e Regione da anni ormai, e i Governi della precedente legislatura si sono impegnati a lungo su questo problema, scontrandosi evidentemente con una condizione oggettiva che pone il Governo nazionale in situazioni continue di emergenza tali da rendere difficile la concessione di nuovo sistema di trasferimenti per la Regione Sardegna, che sarebbe evidentemente un regime speciale, differenziato rispetto a quello delle Regioni ordinarie, e che con grande difficoltà si può ottenere soltanto grazie a una trattativa lunga e intensa, con una posizione molto forte da parte del Governo regionale e dell'insieme dei nostri rappresentanti nel Parlamento italiano.
Questo finora non si è realizzato, ma noi crediamo che nell'avvio di questa legislatura e in un sistema anche di relazioni più indirizzate a ottenere risultati concreti, non impostate cioè su una politica di rivendicazione pura e semplice, su un atteggiamento rivendicazionista, in certi casi, permetteteci di dirlo, addirittura astioso anche da parte di coloro che vanno a rappresentare la Regione Sardegna nei confronti del Governo, questo risultato possa essere raggiunto. Io credo che una rinegoziazione del sistema dei trasferimenti tra lo Stato e la Regione Sardegna possa andare a buon fine solo in un contesto di relazioni tra Regione e Stato impostate veramente diversamente, che coinvolga anche complessivamente il sistema politico regionale. Noi più volte abbiamo avuto occasione di sottolineare che su queste grandi questioni che riguardano l'ordinamento regionale della Sardegna, sia cioè la questione delle problematiche collegate ai sistemi produttivi, in particolare all'industria e all'energia, su cui sono aperte importantissime partite con il Governo, che coinvolgono l'autorità e la competenza del Governo regionale, sia per quanto riguarda le questioni che attengono al regime dei trasferimenti dallo Stato alla Regione Sardegna, occorre trovare con il Governo nazionale un'intesa su un punto molto alto che non parta da presupposti polemici così evidenti, come è apparso in questo inizio di legislatura. Credo che sia difficile poter trattare con un Presidente del Consiglio mettendo a base della discussione il fatto che non si va a parlare a Villa Certosa o cose del genere.
Credo che il rapporto con il Governo nazionale debba partire innanzitutto da un riconoscimento della reciproca autorevolezza che dipende non tanto dal colore politico dei governi, non tanto dal nome e dal cognome del presidente di turno, ma dalla effettiva necessità di rappresentare situazioni che hanno necessità di trovare soluzioni. Su questo punto noi crediamo che occorra effettivamente lavorare, questa è la direzione giusta, crediamo che un rapporto con il Governo nazionale, con lo Stato in generale, possa essere intrapreso a una condizione politica molto importante, cioè che tutto il sistema politico venga coinvolto in queste relazioni. Noi siamo convinti che da questo punto di vista ci sia una carenza di fondo: il Governo regionale va a trattare con Roma da solo, va a trattare rappresentando non tutto il sistema politico, non esiste un sistema di relazioni correnti, serie, aperte, realistiche, leali tra maggioranza e opposizione in questo Consiglio regionale, tra Governo e opposizione di questo Consiglio regionale, questo è il dato di fatto. Credo che invece il senso della opportunità richiederebbe proprio un riconoscimento della validità e della valenza di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio, ciò darebbe sicuramente alle rivendicazioni che si portano al tavolo di Palazzo Chigi tutta un'altra forza e tutta un'altra efficacia. Io non so quando questo entrerà nella comprensione non solo della maggioranza o almeno di alcuni suoi esponenti, ma anche del Presidente della Regione. Quando questo accadrà probabilmente alcune cose potranno essere affrontate diversamente. In ogni caso rimane il fatto che, per quanto riguarda l'esercizio 2005, il ricorso all'indebitamento possa e debba essere ridotto in relazione all'acquisizione di maggiori entrate, qualunque sia la loro provenienza.
Questo è il senso dell'emendamento che appunto tende a sopprimere le parole che rinviano alle entrate che derivino da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale, su cui, d'altra parte, sono state già affacciate più volte, non solo in quest'aula poco fa, ma anche in altre occasioni, alcune fondate perplessità sia sul sistema di operazioni giuridiche che sono a monte di queste privatizzazioni, sia anche sulla quantificazione di queste possibili nuove entrate che, a nostro parere, sono obiettivamente sovrastimate rispetto a quelle realizzabili dalle dismissioni che sarebbe necessario fare per ottenere un risultato già nel corso dell'esercizio del 2005.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 257 ha facoltà di illustrarlo.
PILI (F.I.). Grazie Presidente. Con questo emendamento abbiamo proposto di sopprimere il comma 7, l'abbiamo fatto perché c'è sembrato utile richiamare all'attenzione del Consiglio quello che sostanzialmente è l'utilizzo dei fondi speciali, sia in conto capitale che per le spese correnti, e l'abbiamo fatto con la puntuale ragione di chi negli anni passati ha sostanzialmente accettato una prassi tendente alla soppressione totale da parte della opposizione e che soltanto a mo' di esempio nell'articolo 1 vogliamo riproporre all'Aula, perché nella precedente legislatura l'onorevole Sanna aveva proposto come primo firmatario - mi perdonerà il vicepresidente Paolo Fadda, che mi ha pregato di non citarlo tra i firmatari per ragioni istituzionali, ma mi permetto di farlo qui e non all'esterno di quest'Aula, e quindi posso dire che era il secondo firmatario, così come tra i firmatari figurani l'onorevole Biancu, l'onorevole Giagu, l'onorevole Granella, l'onorevole Secci e per finire l'onorevole Selis - un emendamento al comma 8 di allora per aumentare il fondo speciale per le spese in conto capitale, che noi avevamo previsto di 15 milioni di euro, portandolo a 47 milioni di euro. Cioè l'emendamento proposto dall'allora opposizione prevedeva che lo stanziamento proposto dalla Giunta venisse non raddoppiato, ma addirittura triplicato! Alla faccia dell'indebitamento e di tutto quello che oggi sostenete!
SECCI (La Margherita-D.L.). I suoi colleghi in Commissione hanno preteso che fosse messo!
PRESIDENTE. Onorevole Secci, ci lasci lavorare.
PILI (F.I.). Guardi, hanno fatto bene a farlo proporre, con la differenza che loro hanno proposto cifre al ribasso, mentre voi sistematicamente le proponevate al rialzo e in maniera assolutamente abnorme, tanto che sul fondo speciale per le spese correnti voi avete messo per il 2005 la modica cifra di 6 milioni di euro. Io mi sarei aspettato un minimo di coerenza, che l'onorevole Sanna, che è qui a rappresentare il Presidente, in quanto Vicepresidente - non si spiegherebbe diversamente la sua costante presenza come tutore di tutti gli Assessori; il Presidente dovrebbe avere anche questo ruolo, però lo svolge l'onorevole Sanna, che oggi evidentemente è assente per altre ragioni - però l'onorevole Sanna, e tutti voi, colleghi, Fadda, Secci e quant'altri, mi spiegate perché voi avete proposto nella legge finanziaria del 2003, per il triennio 2003-2005, 13 milioni di euro e oggi vi limitate solo a 6 milioni di euro? Forse perché adesso governate voi e allora governavamo noi?
FADDA (La Margherita-D.L.). Abbiamo sbagliato!
PILI (F.I.). Avete sbagliato. Onorevole Fadda, lei trova la giusta risposta ed è l'unico che sa ammettere i propri errori. I suoi colleghi non hanno l'umiltà di riconoscere gli errori compiuti e non si sanno cospargere il capo di cenere. Lei ha i capelli più grigi dell'onorevole Marrocu perché evidentemente ha riconosciuto i suoi errori più di quanto l'abbia fatto l'onorevole Marrocu che invece vuole parlare di manovra farsa. Farsesca era forse la proposta che voi facevate allora soltanto per incrementare la spesa. Assessore Pigliaru, in questo mese che passeremo in quest'aula lei magari sarà oggetto di invettive, non si preoccupi Assessore, sono riferite a fatti del passato di cui lei probabilmente non ha nessuna responsabilità. Se lei oggi ci propone i tagli mentre due anni fa la sua maggioranza ci proponeva di aumentare tutto, perdonerà il fatto che noi qualche volta richiamiamo il passato, perché tutti abbiano ben chiaro come realmente la maggioranza che la sostiene ha operato in questo Consiglio regionale.
Per questa ragione noi proponiamo un emendamento soppressivo totale, ma proporremo più avanti un emendamento che reintroduce somme ben più consistenti per questo capitolo. Quindi due sono le proposte: la cancellazione di questo comma per poi proporne uno successivamente capace di incrementare consistentemente queste risorse, perché riteniamo che non si possano lasciare così basse e che invece meritino una particolare attenzione da parte dello stesso Consiglio regionale, perché, così come avete fatto voi nella precedente legislatura, è giusto dare alle spese correnti e a quelle in conto capitale un giusto riconoscimento in termini di stanziamenti che sono assolutamente necessari. Infatti, come vedrete all'emendamento 264, sono state, per coerenza politica, indicate le stesse cifre che avevate proposto voi tre anni fa. Quindi avete due scelte, o quella di eliminare questo comma, oppure di correggerlo secondo la vostra filosofia di due anni fa, nelle cifre, nella sostanza e nella forma. Abbiamo riprodotto fedelmente l'emendamento da voi proposto in modo tale che non ci sia assolutamente possibilità di errore e perché ci sia un punto di incontro tra maggioranza e opposizione. Questa volta l'opposizione sta proponendo quello che proponevate voi allora. Io credo che bocciando questo emendamento stiate in qualche modo censurando anche quello che avete fatto negli anni passati.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 256 ha facoltà di illustrarlo.
PILI (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 255 ha facoltà di illustrarlo.
PILI (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 254 ha facoltà di illustrarlo.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Anche in questo caso l'emendamento da noi proposto è soppressivo del comma 10 che riguarda le autorizzazioni di spesa per le quali si dispone un incremento per gli anni 2005-2007 nella misura indicata nella allegata tabella C. Le autorizzazioni di spesa anche in questo caso, per quanto riguarda l'incremento, rappresentano una fase importante della manovra finanziaria che voi proponete. Stiamo parlando delle parti dove voi aggiungete e, ovviamente, se da qualche parte si è aggiunto da qualche altra parte si è tolto. Avete scelto di aggiungere da qualche parte e avete scelto di togliere da qualche altra. E' evidente che la richiesta di eliminare questo comma 10 parte proprio da questo presupposto che nella tabella C è puntualmente riprodotto, per ogni singola finalità, come ognuno di voi potrà assolutamente leggere, il relativo stanziamento, compreso quello della legge numero 6 del 2001 relativo all'edilizia scolastica. Ritorno su questo tema perché è evidente, con l'iscrizione di uno stanziamento di 40 milioni di euro, che voi state avallando alcune norme fondamentali che il Consiglio regionale all'unanimità ha scelto di approvare. Una cifra rilevante, colleghi del Consiglio, che evidentemente non può essere lasciata senza una sottolineatura. Così come pure è facile notare un incremento che voi proponete dello stanziamento per le opere di interesse regionale, portandolo da 9 milioni a 13 milioni di euro. E' evidente che anche a proposito di questo stanziamento sarebbe utile capire perché questo incremento non viene portato a copertura della legge 25, che sostanzialmente ripartisce i fondi tra i comuni sulla base di parametri certi, per opere di interesse regionale che devono obiettivamente, Assessore, ricadere nella pianificazione strategica degli accordi di programma quadro tra lo Stato e la Regione. Quando si ha la pretesa di inserire 26 miliardi delle vecchie lire per finanziare opere di interesse regionale senza alcuna pianificazione, vuol dire che lì dentro ci sono nascosti i fondi che serviranno per quelle che l'onorevole Oppi chiama "marchette", cioè per programmi di interesse regionale che sono programmi di interesse di ogni singolo territorio e per accontentare i consiglieri regionali o chicchessia che dovranno dividersi gli stanziamenti.
Chi conosce la macchina regionale sa che questi sono i cosiddetti fondi a distribuzione telecomandata che finanziano opere che non hanno niente di interesse regionale se non il fatto che sia la Regione a gestirli uno per uno a seconda degli interessi dei consiglieri. Per i consiglieri neofiti, ce ne sono alcuni, attenzione, perché i consiglieri regionali più esperti, quelli che hanno fatto passare questo aumento, chiedono all'Assessore dei lavori pubblici di dargli qualcosa per il proprio territorio. State attenti, non lasciatevi escludere, fatevi includere in questa ripartizione perché sennò i più bravi, i più attenti, quelli che sono più esperti prenderanno molto e voi non prenderete niente, quindi siccome c'è questo fondo che è stato messo ad hoc dall'Assessore dei lavori pubblici...
SANNA ALBERTO (D.S.). Tu sei un maestro in materia!
PILI (F.I.). Ovviamente, anche perché credo che uno come te abbia sicuramente molto da imparare, però credo davvero che bisognerà stare attenti a tutte queste formule; per questa ragione noi proponiamo l'emendamento soppressivo totale di questo comma perché rappresenta, come vedete se uno andasse a leggere ogni singola tabella, la possibilità di introdurre autorizzazioni di spesa su fondi da cui ognuno può attingere secondo il peso politico, o il peso personale in alcuni casi. Quindi attenti, consiglieri di nuova investitura, perché ci sono quelli più anziani che conoscono bene questo tipo di fondi, e quindi sono pronti a far diventare d'interesse regionale qualsiasi tipo di opera, anche la pista ciclabile, nel comune di appartenenza. Quindi il nostro emendamento punta ad eliminare questa possibilità che certamente non può essere attribuita con un comma inserito nella norma che definisce l'inquadramento generale delle risorse finanziare di questa manovra.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 253, a firma Pili, La Spisa e più, può illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). Un attimo solo.
SECCI (La Margherita-D.L.). E' meglio che lo ritirino!
CAPPAI (U.D.C.). Calma! Calma!
SECCI (La Margherita-D.L.). Lo legga, è meglio che lo ritirino!
PRESIDENTE. L'emendamento 253 si da per illustrato.
Emendamento numero 252, Pili, La Spisa e più, si da per illustrato. Siamo alle tabelle, emendamento numero 95, Oppi, Capelli e più. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). Non volevo togliere il piacere all'onorevole Capelli di illustrare questi emendamenti 95 e 94 che sono collegati.
CAPELLI (U.D.C.) Illustrerò il prossimo.
LA SPISA (F.I.). Entriamo quindi nel merito dell'articolo e in particolare delle Tabelle, siamo alla Tabella B. La Tabella B è la tabella, lo ricordo perché sicuramente quest'Aula molto attenta ha l'esigenza di capire di che cosa stiamo discutendo, che riguarda gli importi da iscrivere in bilancio relativamente all'autorizzazione di spesa per le quali si dispone una riduzione. Quindi l'oggetto dell'emendamento 95 è quello di cancellare una riduzione, di tornare indietro, di contestare e di sopprimere quindi una norma sostanziale ma contenuta e riferita alla Tabella B. In particolare nella Tabella B, alla voce 09 Industria, si prevede una riduzione di un milione e 549 mila euro nella UPB S09021 capitolo 09058 che riguarda interventi urgenti a sostegno dell'industria, e sono fondi diciamo tradizionalmente stanziati, se c'è una riduzione è evidentemente una riduzione rispetto alla previsione del bilancio precedente, che riguardano l'applicazione della legge regionale numero 21 del 1993, che è quella che prevede interventi per l'industria sulla cui base si è istituito un consorzio che svolge la funzione di sostegno all'industria e in genere alle piccole e medie imprese. Lo stesso vale per la voce successiva di cui parleremo in seguito, per cui complessivamente si ha quindi una riduzione dei trasferimenti dal bilancio regionale al sistema degli enti che sono a servizio delle piccole e medie imprese. Su questo tema credo che la nostra proposta possa essere pienamente comprensibile e anche condivisibile da parte di chiunque guardi a questo bilancio con occhi attenti e disincantati, non condizionati da impostazioni pregiudiziali sul piano politico e ideologico.
La stessa maggioranza ha detto più volte di voler impostare la propria azione di governo sulla valorizzazione e il sostegno alle piccole e medie imprese, questa finalità è contenuta tra l'altro in dichiarazioni programmatiche ed è stata tradotta in azioni di governo anche da altre precedenti giunte per cui crediamo che sia contraddittorio che proprio sul sostegno alle piccole e medie industrie, possa esserci un passo indietro. Noi abbiamo un sistema produttivo dal punto di vista della produzione industriale e dei servizi avanzati che è caratterizzato da una storia fondata su una presenza massiccia in Sardegna della grande industria di base, che ha permesso l'industrializzazione della Sardegna ma che negli anni ha mostrato delle gravi difficoltà a causa sicuramente dell'impostazione della politica industriale, non solo regionale ma anche nazionale, a causa di diseconomie che derivano da alcune insufficienze infrastrutturali, in particolare quella nel settore energetico che condiziona in maniera gravissima il sistema industriale di base. Il sistema dell'industria di base, della grande industria, considerate le difficoltà che incontra, può avere uno sviluppo se si fa davvero di tutto per sostenere la piccola e media industria.
Non siamo all'anno zero, perché in questi anni è stata fatta un'azione di sostegno alle piccole e medie industrie che ha consentito di far nascere, crescere, svilupparsi numerose industrie di piccola e media dimensione che oggi costituiscono un tessuto abbastanza diffuso, certamente non paragonabile a quello di altre aree territoriali che fanno della piccola e media industria il loro punto di sviluppo maggiormente diffuso e capace di creare ricchezza ed occupazione su tutto il territorio. Noi abbiamo un sistema di piccole e medie industrie che non è certamente così diffuso ed avanzato come in altre aree territoriali, soprattutto nel nord-est dell'Italia, ma abbiamo comunque un sistema di medie e piccole industrie che hanno già una buona base ma che richiedono un sostegno più deciso, che vada sia nella direzione di utilizzare al massimo gli strumenti classici di incentivazione finanziaria, previsti da quelle leggi che il sistema legislativo sardo ha messo a punto, che ormai funziona molto bene, la legge numero 15, la legge 17, la legge 21, che prevedono sia contributi in conto capitale sia finanziamenti a sostegno di mutui per investimenti, ma ha necessità, questo sistema di piccole e medie industrie, anche di interventi di assistenza, attraverso servizi reali. Servizi reali che possono essere garantiti proprio da soggetti come il Consorzio 21, il CRS4, il Bic Sardegna, cioè quei soggetti regionali che oggi hanno già raggiunto, grazie anche al lavoro di questi anni, la qualificazione giuridica di agenzia governativa che permette loro di operare ormai diffusamente sul territorio fornendo alle piccole e medie industrie non servizi finanziari ma servizi reali, cioè assistenza, animazione economica, sostegno ad iniziative volte all'internazionalizzazione dei mercati, azioni di marketing mirate all'innovazione tecnologica; stiamo parlando di quegli organismi che costituiscono una delle caratteristiche più interessanti dell'ordinamento e del sistema di intervento a favore del mondo produttivo, in particolare nel settore industriale.
Un sostegno che non può mancare, che certamente utilizza anche fondi europei, fondi del Por, ma questi fondi a favore del sistema produttivo, delle imprese così come quelli per l'occupazione di cui abbiamo già parlato, questi fondi europei che transitano attraverso il programma operativo regionale, il quadro comunitario di sostegno costituiscono delle risorse aggiuntive. Noi abbiamo necessità, invece, di un sistema di trasferimenti anche ordinari che permettano a queste agenzie governative di operare in termini efficaci e capaci di raggiungere il sistema produttivo. E' per questo che ci preme segnalare che le riduzioni dei trasferimenti a favore di queste agenzie costituisce un danno e un passo indietro rispetto alla valorizzazione e al sostegno, al rafforzamento di questi soggetti nell'ottica di una presenza effettiva sul territorio a favore del sistema delle imprese capace di dare ad esso una dignità e una capacità di presenza nel mercato sia a livello produttivo, sia a livello commerciale che oggi è ancora ridotta. Le nostre piccole e medie industrie forse hanno molti soldi ma hanno pochi servizi reali ed è questo sistema di servizi reali che va potenziato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 94.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento numero 94, come giustamente è stato detto dal collega La Spisa, è direttamente collegato a quello precedente. Qui assistiamo realmente alla politica del taglio. L'emendamento numero 94 reintegra il capitolo 09061, Integrazione Regionale al Fondo per l'attuazione degli interventi a favore delle attività produttive delle zone interne della Sardegna centrale, che registra un azzeramento dei 3 milioni di euro che erano previsti e non diminuiti in fase di assestamento e nel bilancio del 2004. Colgo questa occasione per segnalare all'Aula, e vi prego fin da questo momento di prendere nota dei vari passaggi di riqualificazione e di ridistribuzione della spesa, che questo rappresenta il primo taglio per le zone interne della Sardegna, poi alla fine arriveremo alla quantificazione totale e vedremo se tutta la Sardegna paga allo stesso modo il conto di queste scelte.
Io a questo punto vi lancio una sfida, abbiamo colto una sfida nella giornata di ieri o di avantieri e a mia volta ne lancio una: "Iniziate a sommare". Facevo riferimento ieri alla sensibilità di questa Giunta e di questa maggioranza che sono corse al capezzale, giustamente, legittimamente, del Consorzio di Bonifica dell'Oristanese perché aveva necessità di fondi. Io rabbrividisco guardando a questa celerità politica, clientelare a fronte di altri territori che da mesi chiedono pari attenzione, pari celerità di intervento ottenendo per risposta un sorriso. La risposta ad un settore in crisi per motivi indipendenti dalla volontà degli operatori: 37 per cento in meno nel conferimento delle quote del latte, calamità naturali non dovute sicuramente all'inerzia degli allevatori, neanche all'inerzia politica o all'intervento degli amministratori, in quanto siamo in una fase di emergenza che aggrava già una emergenza strutturale, è stata: "Fate una assicurazione". Siamo in una fase in cui bisogna assistere e perciò non rifuggo dal termine "assistenzialismo" quando questo è mirato a sopperire ad una reale esigenza. La risposta di questa Giunta e di questa maggioranza è: "Tagliamo ulteriormente 3 milioni di euro previsti per l'assistenza alle imprese delle zone interne e della Sardegna centrale". Questo in piena coerenza con quanto annunciato in maniera demagogica: "Partiamo dalle fasce più deboli, pensiamo agli ultimi".
Quelle zone, badate bene, sono ultime per certi versi, ma saranno e rimarranno prime per dignità, una dignità che non riconosco a chi invece imposta la sua azione verso i primi. Sicuramente c'è molta gente che ha difficoltà, in questa fase, a mettere insieme il pranzo con la cena, ha difficoltà a credere in un futuro, ha difficoltà a continuare a pensare che si possa investire su un'attività, ha difficoltà a sentire vicine le istituzioni o a sentirsi accompagnata, non sempre assistita, accompagnata in un percorso, soprattutto le nuove generazioni. Però, ahimè, probabilmente la presenza politica, il vendersi al miglior offerente come prassi imposta probabilmente da alcune forze politiche che rappresentano oggi la maggioranza, aiuta a continuare a rafforzare le zone meno deboli, non parlo sicuramente dell'oristanese che aveva pari esigenze e necessità. Ma io mi chiedo: perché non fare un patto di aiuto alle zone che necessitano in questo momento di maggiore attenzione, perché rispondere ad una esigenza e ad una richiesta di aiuto con un ulteriore taglio? Che senso ha? Modifica sicuramente l'impostazione di questa finanziaria, togliere 3 milioni di euro. Sicuramente la stravolge, sicuramente non fa raggiungere l'obiettivo di rimanere entro il tetto all'indebitamento fissato dal Dpef, sicuramente modifica gli importi globali della vostra finanziaria, sono tutte falsità! Sono tutte motivazioni di comodo, di fatto questo è uno dei primi tagli che riguarda gli interventi nelle aree deboli; ricordatevi che deboli lo si è solo economicamente. Il che vuol dire che non si è deboli per dignità, non si è deboli culturalmente, si rischia di essere deboli socialmente, ma la responsabilità di questo può essere addebitabile totalmente ad una politica cieca. Qualcuno forse dimentica che quel territorio ha delegato i propri rappresentanti, che probabilmente respirando un'aria diversa dimenticano di chi sono figli e di quale territorio sono figli. Credo che al di là della semplice, facile, superficiale demagogia, i conti, i numeri daranno ragione di questo ragionamento e, ripeto e ripropongo la sfida, valutiamo i tagli e le scelte in base ai fondi stanziati per gli investimenti nelle aree programma. Sarei felice di perdere questa sfida alla fine della discussione di questa finanziaria.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 43.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Signor Presidente, colleghi, si tratta di un emendamento per un importo tutto sommato esiguo, ma di un grande valore morale, e per questa ragione dopo averlo proposto inutilmente in Commissione lo riproponiamo in Aula. Lo stanziamento di fondi a favore di notiziari regionali e locali per non udenti è stato una conquista della Commissione diritti civili del Consiglio regionale avvenuta nel 2000. Durante la discussione della legge finanziaria di quell'anno la Commissione diritti civili presentò a firma di tutti i componenti un emendamento per finanziare la realizzazione dei notiziari che i colleghi avranno visto nelle emittenti locali, per i quali da quell'anno, ogni anno, sono stati stanziati 50 mila euro.
Quell'iniziativa, che venne votata all'unanimità dal Consiglio regionale, nacque da una grossa protesta posta in essere dalle associazioni rappresentative di questa categoria, e collego il mio intervento a quello precedente in riferimento alla necessità di tutelare i più deboli, che è sicuramente una categoria svantaggiata, una categoria debole che ha bisogno di attenzione e quindi ho trovato strano che per risanare le finanze regionali si tagliassero 20 mila euro a questo capitolo.
Leggo, successivamente, un emendamento della Giunta regionale, l'emendamento numero 313, che dà 25 mila euro all'Istituto Sardo per la Resistenza e l'Autonomia, sicuramente un'istituzione degna di riguardo, degna di nota, però la mancata attenzione all'esigenza che io ho posto, altrettanto degna, non è stata motivata, se venisse motivata con il fatto che queste risorse non sono necessarie per realizzare il programma potrebbe anche darsi che si decida di ritirare l'emendamento, ma questa motivazione non è pervenuta.
Ecco, queste circostanze, insieme al fatto che durante i lavori della Commissione alla richiesta di rimpinguare alcuni capitoli con importi molto limitati, per esempio i 50 mila euro tolti alle borse di studio per la lingua e la cultura sarda, la Giunta e la maggioranza ripetevano insistentemente che non c'erano soldi, ma dopo un minuto veniva estratto da sotto la scrivania un emendamento che stanziava fondi per altre finalità, ad esempio 3 milioni e mezzo di euro a favore delle sponsorizzazioni sportive, mi hanno indotto a presentare questo ed altri emendamenti! Ho letto con piacere l'articolo del collega Porcu sulla stampa regionale su questo tema, ne condivido l'impostazione, però, collega, in Commissione le cose sono andate esattamente in maniera opposta, anche la Commissione ottava ha sostenuto che bisognava finanziare lo sport praticato da tutti e non spendere risorse in sponsorizzazioni, ma la Commissione ha trovato importanti risorse per questo settore, mentre per altri interventi, questo taglio di 20 mila euro equivale a circa il 40 per cento dello stanziamento, per altri interventi le risorse non sono state reperite. È stato detto da più parti che si tratta di una finanziaria di scelte, molte di queste scelte ci lasciano perplessi e per questa ragione proponiamo questi emendamenti.
PRESIDENTE. Emendamento numero 96. Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, questo è un emendamento che viene ritirato in quanto è stato accolto in Commissione grazie alla sensibilità della maggioranza e della Giunta.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 96 è ritirato. Passiamo agli emendamenti sostitutivi parziali. Emendamento numero 264 a firma Pili, La Spisa e più.
PILI (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 39.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, colleghi, l'emendamento numero 39 tende a ripristinare lo stanziamento del capitolo dedicato ad interventi a sostegno dei cassa integrati, che nel 2004 era 1 milione di euro ed è stato portato a 800 mila euro nella proposta della Giunta; riteniamo che si tratti di una linea di intervento importante che non possa subire questo taglio, e per questa ragione abbiamo proposto che l'importo venga riportato al livello dell'anno precedente.
PRESIDENTE. Emendamento numero 40 Scarpa, Atzeri.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento 99 non è stato chiamato.
PRESIDENTE. Il 99 è stato chiamato 10 emendamenti fa, onorevole Capelli. È stato anche illustrato dall'onorevole La Spisa. Siamo all'emendamento numero 40. Ha facoltà di illustrare l'emendamento il consigliere Scarpa.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, colleghi colleghe, questo emendamento come quello precedente tende a ripristinare il livello dello stanziamento per un intervento della Regione che noi riteniamo essenziale, indispensabile a favore del fermo biologico. Anche questo intervento ha subito una decurtazione del 20 per cento e passa, dai 10 milioni di euro stanziati nel 2004 agli 8 milioni di euro previsti dalla tabella A.
Sarebbe possibile indicare le ragioni di questa proposta, ma tutti i colleghi, soprattutto quelli che provengono dalle realtà dove le marinerie hanno un ruolo sociale importante, conoscono sicuramente le ragioni per le quali si ritiene importante che le risorse per il fermo biologico non vengano ridotte e quindi anche per questa ragione, a meno che non vi siano ragioni tecniche che ci vengano spiegate in aula che hanno indotto la Giunta a fare questa scelta, chiediamo ai colleghi l'approvazione di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 87.
DIANA (A.N.). Lo illustrerò molto brevemente perché mi pare che questo emendamento sia piuttosto eloquente dal momento che propone il ripristino di 9 milioni di euro, a fronte degli 8 milioni di euro previsti dalla tabella A, a copertura degli interventi previsti dalla legge sul fermo biologico. A questo proposito voglio sollecitare la Giunta regionale giacché a tutt'oggi non sono stati messi ancora in pagamento i provvedimenti per il risarcimento dei danni che si sono verificati nello stagno di Santa Giusta a seguito della moria di pesci dell'estate scorsa. C'era stato un preciso impegno da parte della Giunta regionale di stanziare 500 mila euro per questa gravissima calamità che si verificò nello stagno di Santa Giusta. Ora non si comprende il motivo per cui una risorsa che era stata destinata a risarcire i danni provocati da quel particolare evento calamitoso pare venga dirottata in tutt'altra direzione. Ci risulta che sono stati assegnati soltanto 120 mila euro per questa finalità e questo non fa altro che aggravare la già precaria condizione del mondo della pesca in Sardegna. Infatti il fermo biologico determina comunque una condizione di precarietà per i pescatori e riteniamo che ripristinare la cifra di 9 milioni di euro, così come previsto negli anni precedenti, sia una condizione essenziale per dare risposta alle loro richieste.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 92.
DIANA (A.N.). La legge finanziaria prevede contributi per le unioni dei comuni e per altri tipi di associazioni di comuni, non per i consorzi obbligatori, in questo caso l'autorità d'ambito, e questa è un'altra di quelle cose che io definisco scorrettezze. Io credo che in questo caso veramente sia necessario fare un ragionamento, al di là dell'illustrazione che potrò fare io dell'emendamento, ma certamente non prevedere risorse per il funzionamento dell'autorità d'ambito che, come ho già detto, è un consorzio obbligatorio nella cui assemblea sono presenti trentasei sindaci che rappresentano tutto il territorio regionale e per il momento quattro Presidenti delle province, che nel futuro diventeranno otto, mi sembra sbagliato perché se si riconosce il ruolo importante e validissimo dell'autorità d'ambito mi viene difficile pensare che non si debbano concedere contributi per il suo funzionamento.
La Regione Sardegna si deve fare carico del funzionamento dell'autorità d'ambito, perché non è una scelta che nata dai comuni, ma è stata loro imposta a seguito di una legge che questo Consiglio regionale ha approvato, che il Presidente della Regione ha promulgato, e di fronte a questa situazione io credo che sia indispensabile che nella tabella A allegata, appunto, a questo disegno di legge, venga prevista, come contributo per il funzionamento dell'autorità d'ambito, la cifra di 1 milione di euro per il 2005.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per l'illustrare l'emendamento numero 93.
LA SPISA (F.I.). Si tratta di un emendamento che tende ad incrementare le somme dei contributi alle organizzazioni professionali dei coltivatori diretti che hanno visto con questa legge finanziaria dimezzate queste risorse, che sono state portate a 440 mila euro. Noi abbiamo valutato questa riduzione dei contributi alle organizzazioni professionali, pur essendo stata giustificata con la necessità di tagliare i trasferimenti esterni per diminuire in qualche modo il disavanzo, come uno di quei casi ai quali non si attaglia la valutazione da noi fatta durante la discussione generale secondo la quale questa è una manovra finanziaria che non fa tagli indiscriminati, e che invece fa tagli ben mirati in alcune direzioni.
La riduzione generalizzata dei trasferimenti e dei contributi che la Regione ha dato fino ad ora alle organizzazioni degli imprenditori, alle organizzazioni professionali, come nel caso dei coltivatori diretti, alle organizzazioni sindacali, come vedremo in un'altra parte della manovra finanziaria, assume una valenza che lascia davvero sconcertati perchè parte dal presupposto che finora la Regione ha di fatto sprecato risorse dando contributi a queste organizzazioni che fanno un lavoro capillare di assistenza e di rappresentanza delle piccole e medie imprese, in particolare delle piccole, piccolissime imprese, in questo caso del settore agricolo.
Noi siamo convinti che questa sia una scelta veramente sbagliata, una scelta che apparentemente viene considerata come coraggiosa, che viene descritta come una scelta che va in controtendenza, che tocca interessi consolidati, che quindi vuole scardinare equilibri consolidati per anni, un rapporto tra il sistema politico e il sistema delle organizzazioni professionali che sarebbe stato, secondo la valutazione di alcuni, non virtuoso, un legame che ha collegato il sistema politico al sistema della rappresentanza degli interessi delle imprese, e che perciò merita un ridimensionamento che ha una validità non tanto sul piano finanziario, quanto sul piano dei rapporti con queste organizzazioni.
Noi crediamo che questo sia un grandissimo errore. Le organizzazioni professionali che svolgono un'attività di formazione e di assistenza ai coltivatori diretti, collaborano, ad esempio, con l'amministrazione regionale nella valutazione dei danni, nell'assistenza ai piccoli coltivatori diretti per le pratiche volte ad ottenere determinate sovvenzioni, cioè svolgono anche una funzione di cerniera, di assistenza ed anche in qualche modo di controllo dell'attività di questi soggetti imprenditoriali che sono deboli, non sono soggetti imprenditoriali forti. Davvero non si capisce il perché di tanto accanimento nei confronti di organizzazioni professionali che hanno svolto in questi anni una funzione importantissima, una funzione di rappresentanza di interessi, hanno favorito la partecipazione al sistema democratico e agevolato il confronto tra sistema politico e sistema imprenditoriale.
Noi proponiamo di fare un passo indietro rispetto a questa decisione, consapevoli che se voi andate in questa direzione probabilmente fate anche un danno al sistema dei partiti che in qualche modo voi rappresentate in quest'Aula, ma non possiamo certamente impedirvi di farvi del male. Che vi facciate del male è del tutto legittimo, potete scegliere politicamente di fare gli autogol che credete di fare, ma crediamo che sia ingiusto per questi settori, per questi rappresentanti di interessi legittimi vedere interrotto un sostegno che è stato sempre utilizzato per dare davvero alle piccole, piccolissime imprese di questo settore agricolo una serie di vantaggi, un'assistenza, un sostegno che in qualche modo è utile ad ogni singolo imprenditore agricolo. Crediamo che questo non sia veramente segno di intelligenza politica.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori può illustrare l'emendamento numero 83 La Spisa, Capelli e più.
LA SPISA. (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori può illustrare l'emendamento numero 90 Oppi, Capelli, Diana e più.
CAPELLI (U.D.C.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori può illustrare l'emendamento numero 91 Oppi, Capelli, Diana e più.
CAPELLI (U.D.C.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori può illustrare l'emendamento numero 343 Vargiu, Cassano e più. Si dà per illustrato.
Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 85.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 85 riguarda il finanziamento della legge a sostegno dell'imprenditoria femminile, è stato già presentato in Commissione e regolarmente respinto. Vorremmo fare notare attraverso la proposta di questo emendamento, che in passato più volte anche da parte dell'opposizione di allora, oggi maggioranza, è stato sollevato il problema di una dotazione finanziaria insufficiente per sostenere le imprese femminili. L'attuazione della legge 215, che è una legge statale, è stata trasferita alle regioni, che devono avere una compartecipazione finanziaria, che è sostanzialmente ridotta. Tutti sappiamo, almeno chi ha seguito in questi anni il percorso attuativo di questa legge, che si è trattavo di un intervento normativo che ha trasferito, al sistema delle piccole imprese femminili, una quantità di risorse molto importante, ma soprattutto una quantità di risorse che si è distribuita in maniera molto capillare. Attraverso questa legge si finanziano piccole, piccolissime imprese; banalizzando: pochi spiccioli che vanno in realtà ad incrementare in maniera consistente un numero molto grande di piccole imprese femminili.
Ora, possibile che in quest'Aula anche chi si erge a difensore della presenza e del ruolo delle donne nella nostra società, non mostri, rispetto alla Giunta, rispetto alla decisione della maggioranza, una coerenza di fondo tutelando gli interessi che rappresenta in quest'Aula, e non chiedendo soltanto una maggiore rappresentanza di genere in alcuni organismi decisionali, che molto spesso in realtà hanno uno scarso peso nelle decisioni che contano, ma davvero cercando di dare un impulso alla realtà di base, alla realtà femminile che opera, che ha una possibilità di creare una presenza nella società e nell'economia di un certo tipo. Si tratta di piccole imprese nel settore artigiano, manifatturiero, commerciale, è una legge che ha funzionato, che ha un rapporto fra somme stanziate e contributi erogati che denota una capacità di assorbire contributi per nuove iniziative molto alta. Molte richieste non vengono soddisfatte, non ottengono il contributo richiesto. Allora, proprio su questo è possibile che non ci sia una decisione diversa? Noi non solo attraverso questo emendamento, ma anche con il numero 89 che ha oggetto analogo, crediamo di dover responsabilmente porre questo problema all'attenzione del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 89.
CAPELLI (U.D.C.). In merito all'emendamento numero 89, che è sempre alla tabella A, io nel testo esitato dalla Commissione non vedo la posta riferita all'UPB S10.022 capitolo 10041. Il fine dell'emendamento è quello di riportare lo stanziamento del capitolo 10041, che è stato diminuito di 100 mila euro, a 350 mila euro. Non mi ritrovo la variazione nel testo esitato dalla Commissione della tabella A. Invece nel testo proposto dalla Giunta si può evidenziare la riduzione di 100 mila euro della posta del capitolo a copertura della legge a sostegno dell'imprenditorialità femminile in attuazione della legge 215. La nostra proposta è giustificata sulla base delle motivazioni, che non sto qui a ripetere, esposte dal collega La Spisa nell'illustrazione dell'emendamento precedente, però devo dire che non comprendo perché nel testo esitato dalla Commissione sia scomparsa questa posta, per cui chiederei prima chiarimenti e una verifica del testo esitato dalla Commissione della tabella A. Lo chiedo perché è un emendamento già proposto in Commissione, per cui vorrei ritirarlo qualora fosse stato accolto a suo tempo dalla Commissione.
PRESIDENTE. Io posso chiedere soltanto all'Assessore o al Presidente della Commissione.
SECCI (La Margherita-D.L.). Nel testo esitato dalla Commissione c'è un refuso.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, prego vuole comunicarlo a tutti o risolvete il problema lei e l'onorevole Capelli? Se l'onorevole Capelli si ritiene soddisfatto, nel senso che ha chiarito il dubbio che aveva circa la posta di bilancio contenuta nella tabella, possiamo procedere, altrimenti possiamo anche sospendere un attimo l'esame di questo emendamento e fare una verifica. Onorevole Capelli e onorevole Secci, sospendiamo l'esame dell'emendamento numero 89 e lo riprendiamo magari in coda.
SECCI (La Margherita-D.L.). Abbiamo risolto l'equivoco.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento.
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei confermare appunto il fine dell'emendamento, avendo chiarito che per mia disattenzione ho posto un problema che non esiste, nel senso che la riduzione di 100 mila euro rispetto allo stanziamento del 2004 è confermata. Per cui confermo il fine dell'emendamento a sostegno dell'imprenditorialità femminile. Sottolineando ulteriormente, cosa già fatta in maniera esaustiva dal collega La Spisa, che la legge regionale numero 26 del 2000 che attua la legge statale 215, è sempre stata in qualche modo sottocapitalizzata da parte della Regione, per cui già in passato le risorse stanziate non erano sufficienti per dare risposta alle tante domande che vengono dal mondo dell'imprenditorialità femminile. Il capitolo 10041, se non erro, riguarda le spese correnti relative all'imprenditorialità femminile, ritengo che la proposta di un taglio di 100 mila euro sia ingiustificata, ecco perchè teniamo l'emendamento e lo proponiamo all'attenzione dell'Aula.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 84 ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento 84, relativo al finanziamento della legge per il diritto allo studio, e più specificatamente, al capitolo 11070 dell'UPB S11.058, riguarda un argomento che ci sta particolarmente a cuore, che è quello dello stanziamento a favore delle scuole materne non statali. Già in sede di esame da parte della Commissione lo stanziamento è stato portato a 21 milioni e 500 mila euro, ma non ci riteniamo assolutamente soddisfatti della scelta della Giunta di tagliare ulteriormente questi fondi. Riprenderemo l'argomento quando si discuterà della norma, prevista anche nella legge finanziaria, sulle scuole materne non statali. In quella sede, non in questa, faremo un excursus e una valutazione sull'importanza di questo importante settore che attua il diritto allo studio. Molto spesso questo settore viene equiparato alle scuole private, erroneamente, soprattutto perché non si conosce, da parte di chi sostiene questa tesi, ovviamente, il ruolo svolto dalle scuole materne non statali e la loro importanza. Già i fondi stanziati nelle annualità precedenti sono sempre stati insufficienti a fronte dell'importante ruolo che viene svolto dalle scuole materne non statali in materia di assistenza e istruzione dei nostri bambini e dei nostri giovani. Io ritengo che questo sia uno di quei tagli sui quali invitare la Giunta e la maggioranza a rivedere le proprie posizioni, considerando anche che lo stanziamento del 2004 era stato portato a 25 milioni di euro e nonostante ciò abbia rappresentato uno sforzo notevole da parte del Consiglio regionale, non ha consentito comunque di intervenire nella misura massima prevista dalla legge che è del 75 per cento limitando il finanziamento al 57 per cento. Voi potete ben capire le ripercussioni che potrebbe avere una riduzione dello stanziamento. Quel che è più grave è che questo stanziamento è legato a una norma sostanziale contenuta nella legge finanziaria che modifica l'impostazione della legge sui numerosi operatori delle scuole materne non statali, sulla funzione delle stesse e sulle famiglie che usufruiscono di questo servizio insostituibile, o meglio di un servizio che sostituisce le carenze statali e che ha sempre, in maniera difficoltosa, sopperito appunto alle carenze dell'istituzione pubblica statale.
Credo che non sia un grande sforzo aumentare lo stanziamento nella cifra proposta dall'emendamento 84, che non riporta lo stanziamento neanche ai livelli del 2004; comprendendo le difficoltà di bilancio della Regione Sardegna l'emendamento prevede una riduzione rispetto al 2004, ma la sua approvazione sarebbe un segnale significativo nei confronti di un sistema, quello dell'istruzione, di fondamentale importanza per l'organizzazione sociale della nostra regione.
Questo è uno degli emendamenti sui quali ci attendiamo una risposta concreta da parte della Giunta e della maggioranza tenendo conto che non stiamo proponendo di riportare il finanziamento ai livelli del 2004. Ci rendiamo conto di alcune difficoltà finanziarie però riteniamo che non sia congrua la proposta fatta dalla Giunta, riteniamo che si possa trovare un punto di mediazione rappresentato dalla copertura proposta nell'emendamento numero 84. È chiaro che, come per tutti i nostri emendamenti, non chiediamo assolutamente che per finanziarli si faccia ricorso ad un ulteriore indebitamento. Chiediamo una maggiore attenzione per quei settori definiti deboli, a volte impropriamente, e riteniamo che non sia poi un grande sacrificio che si chiede al bilancio regionale per dare risposte realmente a chi opera a volte in maniera disinteressata, in questo caso molto disinteressata, per la cultura, l'istruzione e l'organizzazione della nostra società.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 41.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, colleghi, l'emendamento è riferito allo stesso argomento oggetto di quello precedente; l'unica differenza è che la proposta di aumento dello stanziamento tende a riportare il capitolo all'importo stabilito dopo la manovra di assestamento che, come ricorderete, passò da venticinque milioni di euro a ventidue milioni e duecentocinquantamila euro. Quindi per questa ragione si chiede un incremento del capitolo di settecentocinquantamila euro; in questa sede mi rifaccio alle cose dette dal collega prima di me, che condivido, a sostegno della richiesta di incremento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 86.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 86 riguarda un'altra delle materie su cui, sia in questa manovra finanziaria sia, ricordiamo tutti, nella legge di assestamento di bilancio, la Giunta regionale è intervenuta riducendo gli stanziamenti precedenti. Vale per questo ciò che abbiamo detto anche riguardo ad altri livelli dell'istruzione, sono delle voci di spesa su cui questa manovra finanziaria incide molto precisamente e volutamente riduce gli stanziamenti; è paradossale che da un lato le dichiarazioni programmatiche puntino tutto sull'investimento nella conoscenza e dall'altro, invece, quando si arriva poi a parlare di distribuzione delle risorse, si taglino in particolare i finanziamenti in questi settori. Noi crediamo che, soprattutto su questo capitolo, che riguarda il fondo unico dell'università, sia evidentissimo l'intento politico dell'opposizione, non di privilegiare in qualche modo scelte di campanile che obbediscano a logiche particolaristiche, ma semplicemente, invece, di manifestare l'esigenza che il sistema universitario della Sardegna, complessivamente considerato, possa essere dotato della quantità di risorse necessarie per il suo sviluppo e per il contributo che sempre di più deve dare allo sviluppo sia del settore pubblico che di quello privato.
Più volte, anche negli anni scorsi, gli imprenditori, non faccio i loro nomi, ma alcuni di loro sono molto ben conosciuti in quest'Aula, dissero che bisognava puntare molto sul potenziamento di alcuni insegnamenti universitari, in particolare nei settori dei servizi avanzati; e ricordo che proprio da quelle osservazioni nacque anche la scelta dei precedenti governi regionali di finanziarie maggiormente l'università proprio in quelle direzioni.
Ora vediamo che l'indirizzo è diverso, le scelte concrete non corrispondono alle dichiarazioni programmatiche, non corrispondono alle enunciazioni di principio. Segno evidente che tra l'individuazione di grandi obiettivi e la scelta degli strumenti per raggiungerli purtroppo scorre un fiume molto largo che non sempre si riesce ad attraversare. Noi chiediamo insistentemente, lo faremo ancora, per il sistema universitario una maggiore quantità di risorse. Non possiamo dimenticare che le nostre università sono quelle che applicano, per necessità, un livello di tassazione nei confronti degli utenti, cioè degli studenti e delle loro famiglie, che è il più basso, credo, di tutta Italia, questo perché c'è un meccanismo di approvvigionamento di risorse finanziarie per il funzionamento dei sistemi universitari che è appesantito da questo condizionamento, con una popolazione studentesca numerosa, molto numerosa, che si concentra in alcune facoltà, quindi in alcuni rami dell'attività dei diversi atenei, e che non trova spazi, non trova di fatto strutture, ma soprattutto il potenziamento di alcuni insegnamenti che potrebbero da un lato stabilizzare gli insegnanti di alcune materie, dall'altro anche dare spazio ad una popolazione di ricercatori e docenti che trovano difficoltà ad avere strumentazioni e percorsi di sviluppo della ricerca e della didattica adeguati a quella che può essere la prospettiva della nostra università. Noi abbiamo un livello qualitativo dell'insegnamento universitario che è molto alto, che è anche riconosciuto, almeno mediamente. Professor Gessa, non può essere lei a dir di no proprio su questo punto! No? Allora non stava dicendo no alle mie affermazioni, va bene!
Allora insisto: le università sarde hanno un livello qualitativo molto alto e riconosciuto, ci sono punte di eccellenza che tutti conosciamo, apprezzatissime, ci sono certamente anche zone d'ombra, ma proprio su queste zone d'ombra forse occorre investire, forse occorre intervenire per migliorare i rapporti tra l'università e il territorio, le istituzioni amministrative locali e regionali, ma comunque certamente la prima mossa di questo Governo regionale non può essere quella di ridurre lo stanziamento per il fondo unico dell'università. Rischiamo di annoiare, ma insisteremo ancora su questo punto perché crediamo che sia strategico per le politiche di sviluppo.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 42 ha facoltà di illustrarlo.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il capitolo che finanzia le scuole civiche di musica è stato presentato alla Commissione dalla Giunta regionale con uno stanziamento di 1 milione di euro, con una decurtazione di 300.000 euro rispetto all'anno precedente. La terza Commissione ha provveduto ad incrementare il fondo di 150.000 euro, con questo emendamento proponiamo all'Aula che si recuperino anche i 150.000 euro mancanti rispetto allo stanziamento dell'anno precedente. Non sarà facile in quest'Aula dove ci sono sì e no una ventina di colleghi, spiegare l'importanza di questo argomento, io cercherò comunque di farlo ricordando non solo le realtà di Cagliari, dove sono oltre mille gli iscritti alla Scuola civica di musica, e di Nuoro, dove ci sono oltre ottocento iscritti e tra i docenti ci sono prestigiosi artisti come Paolo Fresu ed altri - a Cagliari, per esempio, Luigi Lai tiene un seguitissimo corso di launeddas e in tutte le altre scuole civiche di musica che sono ventiquattro, se non ricordo male, ci sono corsi di musica tradizionale sarda - ma realtà più piccole, come quella scuola civica con nove comuni consorziati, che si chiama Ischelios, col comune di Ossi capofila, che ha oltre settecento iscritti, i cui corsi vengono tenuti in tutti e nove i comuni e che costituisce una iniziativa di straordinario successo. Voglio anche ricordare un piccolo comune come Soddì, che qualche giorno fa con grande entusiasmo ha comunicato sulla stampa l'apertura della sua scuola civica di musica consorziandosi con altri piccoli comuni del territorio.
Allora credo veramente che questa sia una delle linee di intervento che deve essere assolutamente salvaguardata, perché per la Regione costituisce, a nostro avviso, uno strumento di politica culturale, tramite gli enti locali, efficacissimo. Quindi, colleghi, la nostra proposta è quella di valutare con attenzione tutto questo e di ripristinare lo stanziamento al livello dell'anno precedente.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 88 ha facoltà di illustrarlo.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, questo è un altro emendamento con cui noi riteniamo di poter dare un contributo al contenimento della spesa. Come vedete non prevede un aumento, ma una diminuzione. E più precisamente una diminuzione dello stanziamento del capitolo 12012, riferito alle spese per la razionalizzazione dei programmi di ricerca, di screening, prevenzione ed educazione sanitaria. C'è una spiegazione a tutto questo. Già in precedenza il nostro Gruppo aveva chiesto di rispettare quanto meno delle regole che ci siamo dati, anche in Commissione, richiamate in diversi interventi, in modo particolare del mio Capogruppo in quest'Aula, perché si seguisse una linea di serietà e coerenza. I progetti di educazione sanitaria, di screening e di ricerca, come voi ben sapete, non possono essere sostenuti finanziariamente solo per un'annualità, ma, come altri mi insegnano in quest'Aula sicuramente, hanno bisogno di un finanziamento pluriennale. Ovviamente per insegnare bisogna anche ascoltare, ma credo che in questo caso il professor Gessa avrebbe necessità di un aumento del volume per poter sentire. Di questo sarebbe opportuno parlare in quest'Aula, così come sarà molto opportuno parlare della nuova programmazione sanitaria, e a tal fine ritengo che chiederemo di dedicare una sessione consiliare ai problemi della sanità in modo tale che ci sia definitiva chiarezza sulla impostazione e la programmazione reale che si vuole dare a questo settore da parte della maggioranza, della Giunta e di quest'Aula. Ritengo e spero che l'Aula possa avere voce in capitolo su questo delicato argomento.
Noi proponiamo di diminuire il finanziamento, soprattutto dopo aver visto i programmi esitati dall'Assessorato della sanità e, ahimè, approvati anche dalla Giunta regionale, di cui perciò tutti i componenti della Giunta hanno piena conoscenza, programmi che sono stati indirizzati verso progetti di ricerca che sono stati sottoposti ad una valutazione più di tipo politico che di qualità. Siccome la ricerca credo stia a cuore a tutti, quella seria, quella che si pone come obiettivo il benessere di tutti, la cura di patologie, nell'interesse generale, la soluzione e l'alleggerimento dei problemi psicofisici che possono interessare tutti gli uomini, ritengo che il procedimento, le regole, gli indirizzi dati dagli ultimi programmi di ricerca la dicano lunga sulla nuova programmazione sanitaria. Una programmazione sanitaria che si basa soprattutto sull'inchiesta, sull'ispezione, sulla volontà di cancellare appartenenze politiche più o meno condivise del passato. Non credo che questo sia un segno di grande serietà. Attendiamo ovviamente i fatti per poter giudicare l'impostazione della nuova politica sanitaria. Per adesso non ci resta che valutare i proclami o i comunicati stampa.
Ritengo che questo emendamento costituisca un notevole contributo della minoranza ad un reale contenimento della spesa e soprattutto un efficace intervento ne confronti di chi usa le finanze pubbliche a fini politici, personali e di parte.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 313 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Questo emendamento serve a operare una correzione di un errore materiale che è stato fatto nella finanziaria, un errore di questa natura: si tratta del finanziamento regionale a favore dell'Istituto sardo per la storia della resistenza e dell'autonomia, per questo tipo di istituti si è operato un taglio intorno al 30 per cento. Nel caso in questione, il taglio è stato applicato non al valore storico dello stanziamento, che era una cifra intorno ai 59 mila euro ed è anche la cifra contenuta nell'assestamento, ma è stato applicato allo stanziamento del 2004 di 25 mila euro, che era inferiore alla metà dello stanziamento storico. Quindi per un motivo di equità della riduzione operata per questo tipo di istituti e di enti proponiamo di ricalcolare il taglio sul valore più alto tra stanziamento e assestamento, che è quello di 59 mila euro. Un taglio del 30 per cento su 59 mila euro porta a una cifra di 42 mila euro. Attualmente in bilancio invece, siccome si è partiti dai 25 mila euro dello scorso stanziamento, il taglio del 30 per cento aveva portato lo stanziamento a 17 mila euro. In sostanza, chiediamo di aumentare lo stanziamento di 25 mila euro in modo che la riduzione operata in questo caso sia equa e comparabile a quella operata in casi simili.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 312 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 312 si riferisce a una riduzione di stanziamento per l'università libera di Nuoro AILUM, che era passata in bilancio da 1 milione, mi pare, 33 mila euro o 35 mila euro, a 610 mila euro. Anche in questo caso per un motivo di equità nelle riduzioni degli stanziamenti, una volta che è stata portata a conclusione anche la questione riguardante il fondo unico dell'università diffusa, si ritiene di dover ridurre la riduzione operata nello stanziamento a favore di questa università nuorese e quindi si chiede di aggiungere nello stanziamento in bilancio 240 mila euro coperti dalla UPB 03050, in modo da portare l'importo complessivo ad 850 mila euro. In questo caso la riduzione è intorno al 17 per cento.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 44 ha facoltà di illustrarlo.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Con questo emendamento proponiamo all'Aula di ripristinare il livello dello stanziamento storico del capitolo 11122, che è il capitolo con il quale viene finanziato l'intervento previsto dalla legge numero 26 del 1997, sulla lingua e la cultura sarda, a favore delle università sarde per il finanziamento di cattedre previste, appunto, da quella legge. La riduzione che è stata operata dalla Giunta credo che superi il 60 per cento.
Noi siamo del parere che su questo argomento sicuramente il Governo regionale debba compiere degli approfondimenti, verificare quali siano le materie e le cattedre finanziate, quanto queste cattedre e queste materie siano funzionali alle politiche linguistiche e culturali della Regione Autonoma della Sardegna e pretendere dalle università il massimo risultato in termini culturali.
Nonostante crediamo che delle verifiche sull'efficacia di questa spesa debbano essere fatte, riteniamo sia importante che il suo ammontare rimanga immutato e che ritorni a essere quello degli anni precedenti. Per questa ragione abbiamo proposto questo emendamento e speriamo nella sensibilità della Giunta e dell'Aula.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 322 h facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Questo emendamento al comma 11 dell'articolo 1 aggiunge le parole "destinati a spese di investimento" prima delle parole "e a funzioni trasferite". Il motivo di questo emendamento è una richiesta molto forte che proviene dai comuni della Sardegna, in particolare dall'ANCI, che sottolinea che in assenza di questa aggiunta al comma, i Comuni rischierebbero di non poter operare investimenti in opere pubbliche e più in generale investimenti finanziati con fondi regionali. Questo renderebbe difficoltosa l'attuazione di un'importante politica di investimenti, importante sia per i Comuni sia per la Regione nel suo complesso e quindi l'emendamento affronta questo problema.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 98 ha facoltà di illustrarlo.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, il fine dell'emendamento mi sembra abbastanza chiaro al comma 3 dell'articolo 1, che disciplina il ricorso a mutui e prestiti obbligazionari, si dice che la Giunta con propria delibera stabilisce i criteri di contrazione e di emissione. Noi vorremmo inserire, dopo appunto le parole "La Giunta regionale", un parere obbligatorio della Commissione consiliare competente, che vuole comunque essere informata ed esprimere parere su queste condizioni, in modo tale da riconfermarne il ruolo. Credo che sia un ruolo che il Consiglio deve rivendicare.
Non mi attardo nella illustrazione dell'emendamento, ma approfitterò di questa occasione per riscontrare il primo di tanti sgarbi istituzionali fatti attraverso la presentazione degli emendamenti. Io credo che, a prescindere dalle collocazioni politiche, il rispetto non solo formale, ma anche sostanziale del ruolo che ognuno di noi svolge in quest'Aula, debba regolare anche i rapporti di tipo personale che esistono tra i consiglieri e la Giunta regionale. L'emendamento numero 312 contiene la prima di una serie di scorrettezze che sono presenti negli emendamenti proposti dalla Giunta. Il finanziamento all'AILUM è stato bocciato in Commissione dalla Giunta e dalla maggioranza. Mi scusi, Assessore, si sarebbe anche potuto discutere su questo, mi sarei atteso un dialogo su questi temi, ritengo che comunque ognuno si relaziona col prossimo secondo la propria educazione, secondo i propri convincimenti. Dico questo perché c'è stata una lunga discussione in Commissione sul finanziamento all'AILUM. Ci sono anche emendamenti successivi che lo richiamano, ognuno di noi qui in quest'Aula svolge un ruolo e c'è da parte mia il rispetto del ruolo che viene svolto da ognuno di noi.
Se volessi essere cattivo e spiegare perché oggi si accetta di portare il finanziamento a 850 mila euro mentre neanche un mese fa la stessa proposta veniva respinta da parte della Commissione consiliare, o meglio della maggioranza e della Giunta con una serie di motivazioni, tra l'altro anche condivisibili, ma non accettabili nell'immediato, direi che questo cambiamento probabilmente è dovuto al fatto che il Presidente accetta la candidatura a sindaco del comune capoluogo. Perciò questo è un modo probabilmente di "retribuire", scusate il termine forte, non era quello che volevo usare, ma di compensare la sua disponibilità. Forse una disponibilità che non c'era fino ad un mese fa e che ora viene conquistata con uno stanziamento aggiuntivo di 240 mila euro. Complimenti per la politica che portate avanti. Credo che dopo questo atto, presumo che non importi molto ai colleghi, non avrò gran voglia di continuare a partecipare ai lavori dell'Aula, attenderò una votazione per confermare la mia presenza qui stasera, andrò a fare politica più seria fuori da quest'Aula.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 97 si dà per illustrato. L'emendamento numero 314 della Giunta regionale, Assessore si dà per illustrato? Si dà per illustrato.
Per esprimere il parere della Commissione sull'insieme degli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Presidente, mi ricordi un secondo da dove incominciamo.
PRESIDENTE. Siamo all'articolo 1, onorevole Secci, può iniziare dall'emendamento soppressivo parziale numero 263.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sul numero 263 il parere è negativo, così come sugli emendamenti numero 262, 261, 260, 259, 258, 99.
(Interruzione del consigliere Pili)
La motivazione del parere sul numero 99, onorevole Pili, se la vuole, è che questa materia è stata abbondantemente discussa in Commissione e il testo che è stato esitato dalla Commissione è quello che la maggioranza intende riproporre all'Aula.
Il parere è negativo anche sugli emendamenti numero 257, 256, 255, 254, 253, invitando i proponenti a ritirarlo perché penso che per un eccesso di entusiasmo nel presentare emendamenti l'opposizione non si sia accorta che si tratta del patto di stabilità dei comuni, così come è negativo sugli emendamenti numero 252 e 95, su quest'ultimo perché per i servizi alle imprese industriali sono disponibili 40 milioni di euro su fondi speciali recuperati dalla legge 402, cosa di cui abbiamo abbondantemente discusso e la Commissione e i consiglieri ne erano informati.
Sul numero 94 il parere è positivo perché corregge un errore materiale; ne abbiamo discusso in Commissione, è stato ripristinato lo stanziamento nel bilancio e per un errore materiale non è stato ripristinato nella Tabella B, quindi non ha bisogno di copertura finanziaria, così come sull'emendamento numero 43 in quanto ne abbiamo discusso in Commissione e pensavamo di aver ripristinato quel finanziamento ed invece ci siamo resi conto che così non è stato, è stato anche questo un errore, non materiale ma proprio di dimenticanza della Commissione. Il numero 96 è stato ritirato. Sul numero 264 il parere è negativo; sul fondo speciale per spese correnti e su quello per spese di investimento c'è stato un lungo dibattito e la risultante è contenuta nel testo approvato. Sul numero 39 il parere è negativo, è materia anche questa abbondantemente discussa in Commissione e quindi confermiamo la decisione assunta in Commissione. Così pure non si accolgono gli emendamenti numero 40, 87, 92; sul numero 93 il parere potrebbe essere positivo se i proponenti fossero disponibili ad una limitazione dello stanziamento del quale si chiede il ripristino a 265 mila euro e in tal caso con copertura sulla UPB S03.050.
Sugli emendamenti numero 83, 90, 91, il parere è negativo, anche questo argomento è stato già discusso in Commissione, e lo stesso vale per quelli numero 343 e 85, anche quest'ultimo è stato discusso in Commissione e quindi riformulato nel testo approvato dalla Commissione stessa. Sul numero 89 il parere è negativo per le stesse ragioni, cosi come sui successivi numero 84 e 41. Sul numero 86 il parere potrebbe essere positivo se i proponenti accettano di limitare l'importo in aumento a 500 mila euro in luogo di un milione di euro; nel caso che fosse accettata questa proposta di modifica dell'emendamento, la copertura dovrebbe essere anche in questo caso a valere sull'UPB S03.050. Sul numero 42 il parere è negativo perché la materia è stata trattata abbondantemente in Commissione. Lo stesso ragionamento vale per il numero 88. Si accolgono invece, gli emendamenti numero 313 e 312. Sul numero 44 il parere è negativo, anche questo argomento è stato trattato abbondantemente nella Commissione. Sul numero 322 il parere è positivo; sul numero 98 il parere è negativo perché la materia è stata, anche questa che riguarda il comma 3, abbondantemente discussa in Commissione con proposte emendative di vari consiglieri e la Commissione ha ritenuto che il testo proposto ed approvato sia quello da mantenere. Sul numero 97 vale lo stesso ragionamento, l'argomento e stato a lungo discusso in Commissione e il testo approvato riporta fedelmente la volontà della Commissione stessa. Sul numero 314 il parere è positivo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere appena espresso dal Presidente della Commissione bilancio. Per quanto riguarda l'emendamento numero 312, che si riferisce allo stanziamento per l'Università libera di Nuoro, ci tengo a sottolineare che in questo caso, come nel caso del fondo unico dell'università diffusa di cui parleremo in seguito, la discussione che si è avuta in Commissione è stata particolarmente profonda ed utile. La determinazione a cui è arrivata la Giunta con le sue proposte ha tenuto conto, per quanto è stato possibile, per quanto siamo stati capaci, delle molte articolate argomentazioni che sono state portate sia dalla maggioranza sia dai consiglieri dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Chiedo una brevissima sospensione della seduta di dieci minuti, Presidente, per organizzare il proseguo dei lavori.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, se non ci sono obiezioni, sospendiamo la seduta per dieci minuti, quindi li riprenderemo alle 18 e 35.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 24, viene ripresa alle ore 18 e 36.)
Presidenza Del Vicepresidente Paolo Fadda
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo scusa, due parole solo per dare conto della motivazione per cui ho chiesto l'interruzione dei lavori perché non vorrei che si creassero incomprensioni. L'interruzione è stata chiesta dalla maggioranza per concertare su come affrontare la discussione e l'esame degli emendamenti all'articolo 1 e la ringrazio per avercela concessa.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Secci, anche se credo che sia utile a tutti noi motivare quando si chiede una sospensione e non successivamente.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, io credo che sia utile a tutti ripercorrere le varie disposizioni contenute nell'articolo 1 perché sia chiaro a tutti noi che cosa realmente stiamo andando a votare. Credo che se anche il clima prepasquale possa indurre molti a lasciare il terreno, certamente ciò che lascerà sul terreno questo articolo 1 sarà un disastro economico per la Sardegna, sarà il blocco di decine e decine di iniziative economiche, lascerà soprattutto sul campo migliaia e migliaia di disoccupati. Questo articolo 1 con tutti gli emendamenti rappresenta il fulcro di tutta la manovra finanziaria, dal momento in cui questo sarà approvato potremo anche fare accademia su tutti i commi e su tutti gli articoli della finanziaria ma certamente tutti noi abbiamo il dovere di essere consapevoli che con l'individuazione dell'importo complessivo di 568 milioni di euro come copertura delle spese elencate nella Tabella D si definisce un punto di non ritorno di questa legge finanziaria; è quindi evidente che io ho il dovere, perché per questo credo che ognuno di noi sia qui a rappresentare la nostra comunità regionale, di dire che questo articolo è la negazione della pianificazione economica in Sardegna. E' chiarissimo ed evidente che la finanziaria che questa Giunta regionale propone a quest'Aula ha una impostazione ragionieristica, non mi stancherò di ripeterlo in quest'Aula, di ricordarlo a coloro che stanno alla mia destra perché credo che loro debbano essere più di altri consapevoli del fatto che questa manovra finanziaria inciderà in maniera drammatica sulla Sardegna e sull'economia della nostra Regione. A questo elemento che abbiamo sottolineato, che hanno sottolineato i colleghi nell'illustrazione degli emendamenti, si aggiungono norme prive di qualsiasi attinenza al contenuto proprio della legge finanziaria. Mi riferisco in particolare modo a quella norma che vorrebbe dare alla Giunta regionale, con propria delibera, la facoltà di contrarre mutui e soprattutto di emettere obbligazioni.
Un tema delicato che ripropone anche in questo caso la trasparenza della pubblica amministrazione, una trasparenza che è venuta meno da parte di chi sta oggi riproponendo una norma che tenta in tutti i modi di dare delle risposte puntuali a quell'obiettivo, a quella traduzione che noi vogliamo dare a tutti voi di una norma che certamente non ripete quello che è scritto nella delibera della Giunta regionale, perché quello è già un atto compiuto che riguarda 5000 miliardi delle vecchie lire di autorizzazione che la Giunta regionale si è auto data per l'emissione di buoni ordinari e quindi anche di bond regionali.
Ed è per questo che noi riteniamo che sia assolutamente una manovra priva di consistenza economica, come abbiamo detto, ma soprattutto miri a raggiungere alcuni obiettivi poco chiari come quelli previsti dal comma 6 che contiene parole come "operazioni di privatizzazione"; operazioni poco chiare nel senso che qui in quest'Aula mai nessuno ha dato indicazioni puntuali su che cosa s'intenda per operazioni immobiliari e soprattutto di privatizzazione.
Io credo che oggi più che mai abbiate il dovere di dirci perché non era possibile al comma quattro spostare - così come forse era possibile fare per gli stessi 568 milioni di euro - di due anni o fare intervenire il preammortamento biennale che avrebbe consentito di dilazionare questa mannaia che avete voluto far cadere sull'economia e sulle finanze della Regione. Ecco, io credo che questo articolo rappresenti per voi tutti, colleghi, il punto di non ritorno. Una volta che sarà approvato, tutte le pressioni che ognuno di noi riceverà dalle organizzazioni di categoria, dagli enti locali attraverso le loro associazioni e quant'altro saranno vane. Con questo articolo, questa è la sua importanza, si sta acclarando che non ci saranno più spazi né per la cultura, né per l'agricoltura, né per l'artigianato, né per tutti quegli investimenti che forse in questa terra sarebbe necessario fare, proseguire; voi con questo articolo preferite la scelta ragionieristica. Tagliate, tagliate, tagliate, ma senza comprendere che le ripercussioni economiche saranno sul piano degli introiti il più grande boomerang che voi avrete prodotto ai danni della Regione sarda.
È questo il limite di questa manovra finanziaria, non percepite che bloccherete l'economia della Sardegna e l'avete già fatto con una legge che blocca lo sviluppo, la numero 8 del 2004, ma la manovra odierna sottrarrà migliaia di miliardi all'economia della Sardegna, migliaia di miliardi alla pubblica amministrazione e anche agli enti locali, abbiamo detto che 300 miliardi verranno sottratti ai comuni della Sardegna. Non avete assolutamente preso in considerazione, né valutato l'incidenza sulle nostre entrate di questo mancato trasferimento di risorse del bilancio regionale al sistema economico della Sardegna, che farà venir meno quell'effetto moltiplicatore che l'intervento regionale dovrebbe provocare e che si traduce nel principio che più si genera sviluppo e più aumentano le entrate della Regione. Avete detto: tagliamo perché così l'Assessore, il professor Pigliaru, ci dice, perché lo spirito punitivo che anima l'operato del Presidente della Regione e di questa Giunta è quello che detta legge e voi vi assumete questa responsabilità.
Bene, auguri, credo che l'approvazione di questo articolo, che non so quando avverrà, certamente comporterà per voi tutti l'abbandono del campo. Non ci sarà più niente da fare, a quel punto avrete consegnato anche la vostra tessera alla Giunta regionale, all'assessore Pigliaru che ormai sempre più solo è chiamato magari a dare qualche risposte tecnica, ma certamente non politica su questa manovra finanziaria, con i risultati che verranno. Risultati che certamente non possono rappresentare niente di positivo.
Io non mi stancherò mai di ripetere una vecchia storia che è capitata tanti anni fa nella mia città, quando il presidente della Monteponi, importante squadra di calcio, annunciò l'arrivo di un importante acquisto, un portiere, si chiamava Giuseppe Alba. Nella prima partita questo portiere subì 12 goal e L'Unione Sarda il giorno dopo titolò: "Se questa è l'alba, arrivederci al tramonto".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). L'articolo 1 della finanziaria proposta dalla Giunta e licenziata dalla Commissione, non vi è dubbio, interviene con impegno notevole di risorse a ridurre il disavanzo finanziario della Regione. E lo fa in una situazione che è seria per l'economia e per la società sarda perché l'economia e la società sarda sono nello stesso tempo colpite, se così si può dire, da manovre restrittive della spesa pubblica di derivazione statale e di derivazione regionale. Cioè una regione come questa del Mezzogiorno d'Italia con ritardo di sviluppo, che ha mantenuto anche malamente negli anni, io direi anche nei decenni passati, la propria condizione di ritardo, essendo relegata dalle politiche nazionali, sempre chiamate meridionaliste, ma spesso falsamente meridionaliste, ad essere mercato di consumo, anche poco consistente, ad essere un bacino di braccia e quando è andata bene di cervelli da esportare.
Io non sono convinto, ma non ne ho fatto mistero né in quest'Aula né fuori da quest'Aula, della bontà di una manovra restrittiva della spesa pubblica regionale proprio in ragione del fatto che contemporaneamente è in atto una manovra restrittiva della spesa pubblica nazionale. Come non sono molto d'accordo, non ne ho fatto mistero né in quest'Aula né altrove, sul dimagrimento della pubblica amministrazione, sulla sua riduzione nell'ambito dell'intervento nel sociale e nell'economia, sul depauperamento dei suoi apparati, di quelli che invece dovrebbero essere più efficienti e più efficaci nell'azione e contribuire comunque a generare sviluppo.
In questo articolo al comma 12 si dice, per esempio, che le limitazioni previste dalla legge finanziaria statale del 2005 in materia di personale non riguardano in modo specifico l'assunzione nella pubblica amministrazione di personale a tempo determinato o a convenzione o a collaborazione a progetto. La collaborazione a progetto è disciplinata da uno degli articoli decreto legislativo numero 276 del 2003, emanato in attuazione della legge delega numero 30, di cui noi chiediamo l'abrogazione, lo chiediamo a livello nazionale, lo chiediamo a livello locale, lo chiediamo a tutti i livelli, perché riteniamo che quella legge abbia favorito la precarizzazione del lavoro e del lavoratore, che danneggi profondamente gli uomini e le donne di questo nostro paese nelle loro certezze, nella loro possibilità di organizzazione di vita.
Ma questo comma mi preoccupa perché è applicato alla pubblica amministrazione, per cui tende a rendere, nella logica della privatizzazione dei servizi e dei patrimoni pubblici, sempre più precaria la funzione della pubblica amministrazione nel nostro paese. Quindi, non mi soddisfa e sicuramente mi pone problemi di coscienza da comunista ed anche da soggetto che partecipa ad uno sforzo complessivo di una coalizione democratica finalizzato al rilancio dell'economia e della società sarda. Peraltro, mi rendo anche conto che era necessario avviare questo percorso, che il risanamento dell'economia e della finanza pubblica, anche di quella regionale, è un presupposto necessario, per qualche verso, per recuperare e meglio orientare le risorse finanziarie, di cui la Regione potrà disporre anche negli anni futuri, consentendo quindi di mantenere anche uno spazio di programmazione, che diversamente non avrebbe.
Ma bisogna fare molto di più nella controversia con lo Stato. Lo Stato è tiranno, nei confronti della Sardegna lo è sempre stato, qualunque governo abbia avuto dall'Unità d'Italia in poi, non parlo di quelli di prima perché erano certamente peggio, ma di quelli che si sono succeduti anche dopo il 1945, anche nell'era repubblicana. E venire a conoscenza dal Presidente della Regione che questa vanta crediti nei confronti dello Stato pari a 700 - 800 milioni di euro l'anno, cioè mille e cinquecento - mille e seicento miliardi delle vecchie lire, e vanta questi crediti anche per gli anni già trascorsi, e non vedere alcun risultato veramente serio su questo terreno da parte della Giunta, ma anche da parte di questo Consiglio, da parte della maggioranza, ma anche da parte della minoranza, perché finalmente si copra questo, lo vogliamo definire esproprio, sicuramente non proletario, che è stato realizzato dal Governo nazionale in carica e dagli altri governi, è veramente sconcertante.
Tutti ne hanno responsabilità, senza parlare poi dei ritardi nei trasferimenti, anche quelli che sono concessi, non dico quelli che sono dovuti. E allora bisogna capire che quella sulle entrate è una battaglia fondamentale per poter fare politiche di sviluppo, politiche per l'occupazione. Ma quanti piani straordinari per il lavoro avremmo finanziato senza chiedere una lira in prestito se noi avessimo avuto questi trasferimenti, se qua ci fosse la consapevolezza che ci sono battaglie unitarie che vanno affrontate insieme per il bene comune, soprattutto di quelli che noi rappresentiamo o speriamo di rappresentare. Non mi soddisfa; non mi soddisfa questo atteggiamento non vertenziale, non abbastanza fermo nei confronti dello Stato per il recupero delle risorse finanziarie che ci sono dovute, non mi soddisfa, anzi mi pone seri problemi di coscienza e seri problemi dal punto di vista dell'amministrazione pubblica che rappresento e che devo rappresentare nei confronti di chi mi ha eletto e lo ha fatto per tutelare i suoi interessi, affinché io soddisfi il più possibile le sue esigenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Onorevole Uras, se questo articolo 1 pone dei problemi a lei, figuriamoci a me! Peraltro lei ha toccato solo un problema, non li ha toccati tutti, o forse per il tempo non è riuscito ad arrivare fino in fondo, al cuore del problema. Lei è sempre stato in tutti questi giorni il consigliere che più di altri ha evidenziato i problemi di questa finanziaria, e bene ha fatto, è coerente con i suoi principi, ci fa piacere che lei rappresenti i comunisti, siamo soddisfatti di questa sua dichiarazione, perché probabilmente lei in quest'Aula è uno dei pochi che rappresenta una parte politica che quanto meno manifesta, anche se in modo velato, un dissenso.
Lo rappresenta, ne fa partecipe il Consiglio ed io accetto un dialogo di questo genere proprio con lei. E baserò il mio intervento riferendomi spesso alle considerazioni che ha fatto lei, perché fino adesso non ho ascoltato e sentito altri ed io posso anche non sentire, però ascolto molto, al contrario di qualcun altro che sente e non ascolta. Io ascolto e ascolto la voce di tutti, e ho ascoltato anche la sua voce. L'ho ascoltata anche quando lei, qualche giorno fa, in quest'Aula, disse che non era evidente la penetrazione di questa manovra finanziaria nei tessuti più sensibili della nostra economia, usò proprio questo termine. E' vero, è così. E come non appare a lei non appare neanche a me. Io non riesco a vedere questa penetrazione, però lei parla di rilancio dell'economia e di risanamento. Sono due obiettivi che tra di loro possono anche coesistere, ma che in questo momento sono assolutamente contrapposti. Il risanamento da una parte, il rilancio dell'economia dall'altra. E come è possibile conciliarli con una manovra finanziaria - e ci arriverò più tardi - che nel comma 5 racchiude tutto ciò che in questo momento i consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, debbono tenere bene in mente, perché passato quel comma è finita la giostra? Ed è finita per noi, è finita per i sardi ed è finita per quella moltitudine di persone, che qualcuno ha definito postulanti, che contattano i Gruppi consiliari, le Commissioni, i consiglieri regionali, i partiti invocando un intervento. Quando si arriva a invocare vuol dire che la situazione è veramente drammatica. Io non sono uno che purtroppo è portato ad invocare, però sono portato a far sì che la gente conosca in che situazione ci stiamo trovando, quella che ha rappresentato l'onorevole Uras affermando che questa manovra restrittiva non lo soddisfa. E ha posto un altro grosso problema, quello della riduzione della spesa corrente, che vuol dire che in qualche maniera si va a penalizzare l'occupazione. Ed è vero, è così. Quindi si è appellato alla legge numero 30, al comma 12 dell'articolo in discussione, che qua nessuno ha evidenziato, ma che è di grandissima portata, si è appellato all'eventuale privatizzazione. Non ha parlato dell'alienazione, ma ne parlerò io. E poi ha citato un altro elemento importantissimo: i crediti che la Regione Sardegna vanterebbe nei confronti dello Stato.
Onorevole Uras, se facessimo questo tipo di ragionamento, ammesso e non concesso che lo Stato Italiano fosse debitore nei confronti della Regione Sardegna di circa 800 milioni di euro all'anno, per non so quanti anni, probabilmente non staremmo manco qui a discutere perché saremmo nelle Isole Vergini, saremmo in un territorio dove non è necessaria la penetrazione. Sarebbe tutto talmente pacifico e chiaro che problemi non ne esisterebbero! Ma con quelle risorse, onorevole Uras, probabilmente anche qualche altra Giunta antecedentemente a questa - e non parlo solo di quella di centrodestra - avrebbe potuto risolvere i problemi della Sardegna, perché quando si hanno le risorse, ovviamente, diventa tutto più semplice. E' quando le risorse non ci sono o non si vogliono far apparire che nascono i problemi. E a questo punto inizia un'altra parte del ragionamento; ragionamento che ho fatto già nei giorni scorsi su una situazione della finanza della Regione Sardegna che, per me, ancora oggi, viene fatta apparire drammatica. Continuo a pensare che sia ancora un fatto non acclarato e pertanto non vorrei che ci trovassimo nella condizione in cui stiamo facendo dei tagli, stiamo penalizzando l'economia e poi magari, a gennaio del 2006, ci rendiamo conto che questa manovra che doveva servire per risanare i conti, di fatto ha ottenuto l'effetto contrario e ha peggiorato la situazione finanziaria della Regione Sardegna. Perché io ho questo vago sospetto e siccome non vorrei che qualcuno se ne dimenticasse nel futuro, lo dico in un'Aula che considero molto attenta stasera, probabilmente l'argomento sta cominciando a entrare come un tarlo: stiamo attenti, consiglieri, perché forse non volutamente, non voglio dire neanche questo, c'è stata troppa velocità nel preparare la finanziaria, forse non si è stati molto attenti, eravamo impegnati a tagliare su altre cose, dovevamo fare la corona circolare in Sardegna, dovevamo preoccuparci di smontare la metropolitana di Cagliari, insomma ci dovevamo preoccupare di altre cose e quindi è facile anche che ci siamo distratti per un attimo. Sto dicendo ci siamo distratti, però io questo fatto lo denuncio e dico ancora oggi che non sono effettivamente convinto che la situazione finanziaria della Regione Sardegna sia così drammatica, assessore Pigliaru, mi rivolgo a lei perché risulti poi agli atti che l'onorevole Diana ha imperniato gran parte del suo ragionamento, e lo farà anche nei giorni successivi, su questo problema anche se rilevo che una volta votato questo articolo poco ci sarà da fare per voi e poco ci sarà da fare per noi. Ci augureremo la buona Pasqua, ammesso che riusciamo a votare questo articolo prima, e se non lo facciamo lo voteremo quando saremo già nel quarto mese di esercizio provvisorio, però certo è che nel momento in cui nel comma 5 si dice che ci sono 2 miliardi e 811 milioni di euro come disavanzo di amministrazione, poi presumo...
PRESIDENTE. Recuperi qualche secondo.
DIANA (A.N.). Sto concludendo, pochissime battute. Si prevede che 750 milioni di euro verranno recuperati dalla cancellazione, secondo me remota, dei residui; che 63 milioni di euro dovrebbero entrare nelle casse regionali a seguito dell'alienazione di una parte del patrimonio, se a questi aggiungiamo i 568 milioni di mutui che dobbiamo contrarre per mantenere in piedi questa manovra finanziaria arriviamo a 1 miliardo e 393 milioni di euro, che sommati a quei famosi 2 miliardi e 811 milioni di euro fanno la rilevantissima cifra di 4 miliardi e 204 milioni di euro.
I conteggi successivi li sapete fare tutti quanti, la situazione debitoria all'inizio del 2006 non sarà quella attuale, ma sarà drammaticamente più grave, più penalizzante e non avremo risolto nessuno dei problemi che voi vi siete impegnati a risolvere in campagna elettorale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). A me sembra, signor Presidente, colleghi del Consiglio, che l'approccio a questa finanziaria, diceva poco fa il collega Diana, è stato un approccio veloce, tanto veloce che davvero molto probabilmente ci si è dimenticati di tanti problemi, e si pensa di affrontare questa grave situazione con la mannaia, come qualche volta fa chi, non avvezzo a curare le piante, le porta alla morte con capitozzature troppo radicali.
Abbiamo già evidenziato questo problema nel corso della discussione generale su questo testo della finanziaria, ma soprattutto quando abbiamo sostenuto la necessità di apportare dei correttivi davvero incisivi su quello che la manovra finanziaria dovrebbe essere, nelle intenzioni, perlomeno, dei proponenti, dell'Assessore, che con la sua presenza in aula continua a sostenere questa manovra, rispetto al resto della Giunta, compreso il Presidente, che con la loro assenza ci fanno capire che sono interessati ad altro o che si dedicano ad altri impegni, che magari riguardano argomenti che normalmente non vengono trattati, o nel rispetto dell'istituzione dovrebbero essere trattati fuori dalle mura del Consiglio, e sono i temi partitici e quant'altro ad essi è collegato in prossimità delle elezioni amministrative.
Devo dire che purtroppo tra le prerogative dei consiglieri e degli Assessori possono esserci anche quelle relative ai problemi partitici, ma ci sono anche i momenti e i luoghi dedicati, appunto, a trattare questi temi in modo tale da non utilizzare le sedi istituzionali per fini politici di parte o elettoralistici. Questo non è mai avvenuto in passato, anche in questa occasiono siamo costretti a riscontrare che davvero l'occupazione dell'istituzione da parte di questa maggioranza è un'occupazione reale, per cui questa istituzione, all'atto pratico, non credo possa soddisfare né i nostri cittadini né tanto meno consentire l'esercizio del ruolo che ognuno di noi è stato chiamato a svolgere.
Tornando al tema della manovra finanziaria, dicevo che molto probabilmente tra le volontà iniziali dell'Assessore, della Giunta, di questa maggioranza poteva esserci anche quella di un risanamento della finanza regionale, ma un risanamento che all'atto pratico ha preso un percorso che sinceramente qualche dubbio ce l'ha destato e ce lo desta. Ce lo desta soprattutto in riferimento ai conti economici, in riferimento ai riscontri contabili, perché il risanamento non può essere certo attuato aumentando le capacità di indebitamento come mi è parso di leggere tra le righe di questo articolo 1.
Devo dire che davvero io ho avuto l'esperienza, in passato, di vivere una di quelle situazioni che sono tanto care all'amico Pisano, che ci riferisce spesso e volentieri qualche aneddoto delle nostre contrade. E l'aneddoto recita così: se non paghi il fornitore puoi vendere anche a buon prezzo ma qualcosa bene o male guadagni, un aneddoto che descriveva il comportamento di un commerciante che rispetto agli altri esercenti la stessa attività commerciale riusciva a vendere sempre al 50 per cento in meno. Quindi qui ci troviamo in presenza della necessità di accendere dei mutui, oppure attivare l'emissione di prestiti obbligazionari per dare una copertura a questo ulteriore impegno di 568 milioni di euro che, all'atto pratico, non possono essere reperiti in altro modo e che portano l'indebitamento complessivo a un valore che peserà non solo sulla nostra generazione, ma peserà sulle prossime generazioni per un totale annuo valutato, secondo quanto ci detta appunto il comma numero 5, in 162 milioni di euro per gli anni dal 2006 al 2035. Tra il 2006 e il 2035 corrono trent'anni, diciamo che noi stiamo caricando l'indebitamento della Regione sulle prossime due generazioni di nostri cittadini, quei cittadini che già oggi soffrono abbondantemente una situazione di povertà legata alla mancanza di uno fra i primi diritti sanciti dalla Costituzione, il lavoro. In questa situazione noi andiamo a creare un indebitamento per trent'anni, e non di pochi euro ma di 320 miliardi di vecchie lire l'anno per i prossimi trent'anni! Dovremmo dirlo ai nostri giovani, e lo diciamo: cari miei, che speranza vi stanno dando con questa finanziaria e con quanto ne deriva? Debiti! Già sapevamo che le risorse erano insufficienti, già sapevamo che davvero non era possibile, e oggi ce l'avete ripetuto, investire ulteriori risorse a favore delle politiche attive del lavoro - sul piano del lavoro non siamo in grado di impegnare ulteriori risorse - ma dovete spiegarci perché invece siamo in grado di investire, fare nuovi debiti, accrescere l'indebitamento senza pensare a risolvere il problema principale, la vera emergenza della Sardegna: la mancanza di lavoro.
E all'amico Luciano Uras, che non è presente in aula in questo momento, però è molto attento alle politiche del lavoro, per la sua professione, per la sua formazione politica, io dico: ti preoccupi soltanto del fatto che il comma 12 fa assumere l'onere all'amministrazione regionale soltanto...
Grazie, avrò occasione di continuare questo ragionamento.
PRESIDENTE. Grazie, a lei onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie, Presidente. Credo che mai come in questa occasione il dibattito sulla finanziaria offra comune spunto di riflessione sia a maggioranza che ad opposizione. Sono certo che diversi sono gli accenti, i toni, i contenuti, perché, appunto, diverse sono le sensibilità di coloro che siedono su questi banchi, diversi sono i programmi, diverse le culture politiche di riferimento, ma questo articolo 1 è quasi l'anticipazione del fatto che questo Governo regionale vuole perseguire come primo obiettivo il risanamento. Però una finanziaria fatta soltanto di tagli e priva di scelte precise in tutti i settori mi sembra che faccia a pugni con l'obbiettivo dello sviluppo economico, che si dichiara di voler perseguire assieme a quello del risanamento finanziario.
Infatti il comma 6 lo anticipa molto chiaramente, dice che il ricorso all'indebitamento di cui al comma 5, è ridotto in relazione all'acquisizione di maggiori entrate nell'anno 2005 derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale. Questo è il punto centrale, questo comma sta a significare che praticamente noi vorremmo alienare quasi tutto il patrimonio regionale per dare uno sviluppo alla Regione. E' difficile che la Regione possa ricorrere a questi stratagemmi per cercare di mettere in piedi l'economia, ormai quasi minata da questo primo anno di attività della Giunta, che ha fatto solo ed esclusivamente tagli. Basta vedere il comma 7 che, per quanto riguarda il 2005, ha portato lo stanziamento del fondo speciale per le spese correnti da 13 milioni a 6 milioni e 500.000 euro, alla metà, io non so con quali criteri. Lo sforzo che, appunto, questa opposizione ha fatto con tutti gli emendamenti aggiuntivi presentati a questo articolo è stato quello di tentare di porre rimedio agli errori commessi per la fretta con la quale si è predisposta questa finanziaria. Infatti mi stupisce molto che con una maggioranza così forte numericamente si arrivi quasi al quarto mese di esercizio provvisorio; questo sta a significare che neanche all'interno della maggioranza stessa vi è quella convergenza sugli interventi da fare per realizzare gli obiettivi sia dello sviluppo che del risanamento finanziario della Regione.
E' vero che avremmo potuto e preferito discutere di qualche scelta, però io pensavo, esaminando questa finanziaria, che l'eventuale taglio in un settore potesse essere indirizzato verso un altro settore, ma neanche questo vi è. Abbiamo rifiutato, o meglio avete rifiutato di colpo qualsiasi tipo di emendamento da noi presentato e ciò significa che vi è una chiusura forte nei confronti di quelli che possono essere gli apporti che l'opposizione dà. E' una finanziaria che serve per tutti i sardi, siano essi di colore bianco o nero. Ecco per quale motivo avrei preferito che vi fosse stata, proprio da parte della maggioranza, un'attenzione particolare a tutte le nostre proposte, che erano fondate su un ragionamento logico e non avanzate per fare ostruzionismo, oppure per fare demagogia; abbiamo detto che si basano su una serie di ragionamenti e con l'illustrazione degli emendamenti abbiamo potuto dimostrare il nostro intento di concorrere a migliorare una finanziaria che senz'altro non sarà solo ed esclusivamente di lacrime e sangue, ma soprattutto provocherà disoccupazione, perché se si persegue solo ed esclusivamente il risanamento, senza dare nessun contributo allo sviluppo, al quale non si dà alcuna attenzione particolare, sicuramente i disoccupati aumenteranno e avremo continuamente la Regione assediata da coloro che chiedono lavoro.
Questa finanziaria ha questa impostazione e l'articolo 1 lo dice molto, ma molto chiaramente anche nel comma 12, e negli altri commi, e non sto qui ad elencarli perché quanto si pensa solo ed esclusivamente al contenimento della spesa, ciò sta a significare che si sta abbandonando la maggior parte dei sardi che non hanno un posto di lavoro, li si sta praticamente lasciando in balia di quelli che possono essere anche problemi di ordine pubblico. Ciò può verificarsi soprattutto nel settore agricolo.
Questo è quanto volevo sottolineare sull'articolo 1 e mi auguro che nel proseguo qualche emendamento che l'opposizione vorrà suggerire venga accolto anche da questa maggioranza.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, la materia delle disposizioni di[B1] carattere finanziario di per sé è abbastanza complicata, soprattutto per me che ho sempre fatto il medico, ed è certamente tecnica più di ogni altra. Diciamo che non è mai stata facilmente comprensibile ed anche in questa occasione possiamo affermare che la regola non si smentisce, anzi posso dire che si rafforza in me la convinzione che con i numeri si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i numeri si può fare molto di più di quanto non si possa fare con le parole. E' stato già detto da altri colleghi. La prova di quanto vado affermando è rappresentata dal comma 5 che, praticamente, è fatto solo di somme algebriche, del presunto disavanzo fino al 2003 e del saldo finanziario del 2004. Io resto convinto, e me ne dispiaccio, che i colleghi dell'opposizione, e sono sicuro anche quelli della maggioranza, si sentano avvolti dalla stessa sensazione di sconforto e di impotenza davanti a questo enunciato.
Ora, tutto quello che è contenuto in questo articolo 1 che rappresenta la vera chiave di volta di questa manovra, è l'esatto contrario di quella che è stata tutta la vostra politica economica e finanziaria nella scorsa legislatura. Allora la domanda che vi pongo è questa: siete davvero sicuri, colleghi della maggioranza, di questa vostra manovra finanziaria? Perché tutto quello che nella scorsa legislatura per voi andava sostenuto, addirittura incentivato con stanziamenti superiori del doppio o del triplo rispetto a quelli da noi proposti, oggi viene di fatto sacrificato in nome e per conto di quello che volgarmente viene definito taglio della spesa. E i tagli della spesa, per capire questo non c'è bisogno di essere esperti economisti o teorici della finanza pubblica, comporteranno un ulteriore rallentamento della spesa in Sardegna, di tutta la spesa, anche di quella dei privati, delle aziende e non soltanto di quella che si fa con la borsa della Regione. E dunque mentre in Sardegna gli indicatori economici segnalano tempi duri, mentre in Sardegna si fermano due comparti storici fondamentali per la sua economia, come l'agricoltura e l'allevamento, e nello stesso tempo anche l'industria pesante sembra imboccare la strada del declino, mentre in Sardegna le prospettive del turismo per la prima volta sembrano entrare in crisi, questo anche grazie alla vostra legge salva coste, la Giunta regionale presume che il debito sia tot e dunque impugna la motosega della finanziaria e taglia, taglia e taglia ancora. E tagliando tagliando noi ci chiediamo a questo punto cosa resterà. Io mi chiedo, e credo ce lo chiediamo tutti, come vivrà la Sardegna in questi dodici mesi di esercizio finanziario all'insegna di una austerità pubblica, che è rilevata non soltanto da me, ma soprattutto dai sindacati, dalle parti sociali, dalle organizzazioni delle imprese, dal sistema degli enti locali e in particolar modo dai piccoli comuni. Piccoli comuni che sono già alle corde per effetto di un ulteriore spopolamento che avanza e che onestamente ci fa paura.
Io sinceramente mi sarei aspettato una finanziaria a favore di tutti questi soggetti; dei soggetti più deboli come è logico e come sarebbe giusto. Avrei voluto una finanziaria certamente rigorosa, ma al tempo stesso capace di favorire una ripresa vera, reale. Invece tutto quello che riusciamo a intravedere sono soltanto dei segni algebrici, dei numeri negativi, ipotesi, presunzioni. E a questo punto una deduzione: con queste premesse credo che sia terribile l'anno che attende i sardi, che già hanno certamente capito dove porterà questa vostra ansia di riforma per riformare, di smantellamento per smantellare tutto quanto è stato fatto negli anni passati da noi, che soltanto per questo deve essere colpito dal vostro furore etico legislativo. E' in questa manovra, quindi, nella legge finanziaria che si compie dunque il primo atto della guerra santa che avete ingaggiato contro tutti emulando il modello del Presidente Soru, che tutto può, ma da nulla è indotto a riflettere. Io credo che noi non possiamo rimanere impotenti, né lo faremo, di fronte a questo sfascio annunciato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie. Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi; intervengo su quest'articolo, l'articolo 1, che ritengo essere il pilastro di questa finanziaria, un pilastro un po' deboluccio, un po' posticcio ed essendo l'articolo 1 un pilastro deboluccio e posticcio, credo che la casa che state andando a costruire per i sardi sia una casa debole, una casa che rischia di crollare, una casa che, con il suo crollo, travolgerà l'intera economia sarda e tutti i settori trainanti o meglio quei pochi settori trainanti che sono rimasti nella nostra regione.
Come hanno asserito i colleghi che mi hanno preceduto e in particolar modo il mio Capogruppo, tanto ci sarebbe da dire sull'articolo 1, tanto è stato detto da più parti, anche da qualcuno dell'attuale maggioranza, ma poco è stato fatto in questi primi mesi di governo, poco è stato fatto e quel poco che è stato fatto è stato fatto male e oggi noi siamo qui anche per denunciare che quello che voi avete fatto male si sta traducendo in atti concreti con questa finanziaria, una finanziaria che non ci piace, ma non solamente perché stiamo dall'altra parte della barricata, non ci piace perché è una finanziaria, come abbiamo avuto modo di dire qui dentro, soprattutto noi dell'opposizione, fatta di soli tagli. Però oggi io devo portare una correzione al mio intervento precedente, l'avevo definita come una finanziaria fatta da un unico sarto, invece col trascorrere delle ore e dei giorni mi accorgo che i sarti sono tanti qui dentro e sono tutti apprendisti del maestro e sono tutti complici di aver confezionato un abito troppo piccolo per una Regione che ha tanti problemi, che investono ogni settore strategico della vita sociale della nostra Isola. E la risposta che avete dato a tutti questi settori è stata un bel taglio, che poi sia stato fatto con le forbici o fatto con la motosega poco importa, col quale avete forse cercato di appianare il debito di questo ente, debito che, come ha avuto modo di evidenziare il mio Capogruppo nel suo intervento, molto probabilmente anziché diminuire è destinato a crescere a causa della contrazione di nuovi mutui, caro professore che, da stacanovista, insieme al suo collega Sanna, assiste a tutti i nostri interventi e dobbiamo riconoscere che comunque a differenza del Presidente vuol essere qui a portare la testimonianza della Giunta e assumersi in toto la responsabilità di un atto che a noi continua a non piacere per tutti i motivi che sto evidenziando, un atto che proietta la Sardegna indietro di vent'anni.
E' un atto che in modo particolare nell'articolo 1 evidenza tantissime lacune, lacune che porteranno alcuni settori a chiudere baracca. Ci sono settori strategici che dovevate rilanciare, così c'era scritto nel vostro programma elettorale, come la cultura, che invece subiscono tagli, per questo sosterremo gli emendamenti dei colleghi del P.S.d'Az., io personalmente li voterò tutti perché ritengo che gli emendamenti che i colleghi del P.S.d'Az hanno presentato, soprattutto nel settore della cultura, siano emendamenti che ci riguardano tutti come sardi, ci riguardano tutti come consiglieri della principale Assise della Sardegna, ci riguardano soprattutto come giovani perché l'identità, la cultura non possono essere spazzate via dal governatore di turno o dall'esecutivo di turno che, per far quadrare i conti del bilancio, decide di azzerare settori strategici della nostra Isola.
Il collega Pirisi interrompe in continuazione; noi - collega Pirisi - siamo contro questa finanziaria non perché stiamo dall'altra parte ma perché la riteniamo iniqua, la riteniamo infondata, la riteniamo debole, la riteniamo priva di tutte quelle strategie innovative che, ad alta voce, in campagna elettorale e anche nel corso della discussione delle dichiarazioni programmatiche, avete sbandierato. Quindi, sono convinto che, grazie anche al vostro lavoro, al vostro impegno, l'opposizione di oggi tra pochi mesi diventerà maggioranza in tutta la Sardegna. Per questo noi diciamo no all'articolo 1 e diciamo no anche alla vostra finanziaria. E' una finanziaria di regresso, è una finanziaria che ci porta indietro negli anni, è una finanziaria che costringerà molti giovani a fare le valigie ed a emigrare alla ricerca di un nuovo lavoro e di una nuova speranza per un futuro migliore.
PRESIDENTE. Se i colleghi stanno zitti possiamo proseguire questo dibattito. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che l'articolo 1 racchiuda praticamente tutte le ragioni della divaricazione con la quale maggioranza e minoranza si trovano a affrontare il dibattito sulla finanziaria in una condizione di incomunicabilità pressoché totale trascinando stancamente, secondo un copione già visto, una discussione nella quale nessuno ascolta nessuno. Eppure le ragioni di questa divaricazione le ho sentite illustrare nel modo migliore questa sera proprio dall'unico componente di maggioranza che è intervenuto nel dibattito.
Ci ha detto, e io condivido totalmente questo concetto, che un bilancio va affrontato innanzitutto sul versante delle entrate. Ha parlato di un confronto duro con lo Stato per il recupero di quanto è dovuto ai sardi. Ha detto che ci sono alcune battaglie che vanno condotte unitariamente ed è vero, ha ragione. Per fare questo però è necessario che il Consiglio, al di là delle diverse posizioni delle parti politiche che lo compongono, trovi le ragioni del discutere insieme e, soprattutto, possa godere del pieno riconoscimento del ruolo istituzionale che ha il diritto di pretendere che venga rispettato dal Presidente che fino ad oggi non l'ha fatto. Non l'ha rispettato per quello che è accaduto in questi otto mesi, non l'ha fatto in occasione di tutti gli incidenti protocollari dei quali il Presidente si è reso protagonista nei rapporti col Consiglio, l'ha fatto in questi giorni con la sua costante assenza.
Il collega Uras ha anche detto molto chiaramente che a loro non piace che sia stato necessario ridimensionare i trasferimenti agli enti locali, non piace aver dovuto contenere la spesa nel sociale, nei settori produttivi, ma la difficoltà di comunicare deriva proprio da questo, nessun consigliere di minoranza si è pronunciato contro l'esigenza di ridurre il processo d'indebitamento della Regione. Il problema è: se tutti sono d'accordo sul fatto che questo cammino non virtuoso debba essere interrotto, bisogna stabilire qual è la percentuale giusta, può darsi che il 50 sia una percentuale eccessiva oppure non sufficiente. Perché questo avvenga occorre un confronto sui bisogni, se si deve tirare la cinghia, se devono essere fatti i sacrifici, è necessario che tutti ne siano convinti e, soprattutto, che si spieghi tutti insieme ai sardi che quel buco nella cinta lo devono fare, non che questo li renderebbe meno infelici o meno nervosi, ma comunque aprirebbe certamente molte meno divisioni sull'azione dell'amministrazione.
Perché 568 milioni di euro in meno? È un taglio del 50 per cento, si è detto, rispetto alla percentuale di indebitamento stabilita nella precedente finanziaria e nel precedente bilancio, ma come è distribuito? Abbiamo visto settori che sono stati segati completamente, non c'è una coperta che è stata tirata in maniera, come dire, accorta e attenta valutando l'impatto delle decurtazioni sui vari capitoli di spesa, alcuni sono stati - io dico - selvaggiamente segati, altri addirittura sono cresciuti. Non solo, è capitato un fatto alquanto strano, che tutti avete potuto apprendere attraverso gli organi di stampa; mentre la finanziaria era in discussione in Commissione per approdare in aula e già stabiliva dei tagli in alcuni settori, il Governatore, incontrando le parti sociali, decideva in quel momento, de visu, all'istante, che quel taglio non andava fatto o che il precedente stanziamento andava ricostituito. Io non lo so come possa essere definito un atteggiamento politico di questo tipo. I colleghi più esperti, più anziani di me certamente saprebbero trovare termini e aggettivi più giusti. Però anche da neofita mi pare che una cosa di questo genere significhi che il Governatore possa essere equiparato, almeno in questa circostanza, a un procuratore senza obbligo di resa dei conti al Consiglio.
E dunque perché 568 milioni di euro? Perché su alcuni capitoli è stato fatto il taglio in una determinata maniera e su altri no? Perché su questo non c'è un tentativo volto a capire, a stabilire insieme quali sono i settori sui quali si può intervenire e come? Come può essere che l'agricoltura che già era stata, usiamo un eufemismo, maltrattata nell'assestamento di novembre con la perdita di 8 milioni e mezzo di euro, e che ancora oggi è il settore primario nella fragile economia della nostra Isola, riceva un disconoscimento quasi assoluto - a parte l'ultimo colpo di teatro dei 4 milioni di euro, così mi pare, per un emendamento della Giunta che non ho ancora visto - fino al punto di vedere tagliati non soltanto gli stanziamenti per gli interventi a sostegno dei sistemi produttivi dei vari territori a maggiore vocazione agricola, ma addirittura i trasferimenti alle organizzazioni agricole che costituiscono la voce documentata, professionale e organizzata, che sono gli occhi, le mani, la lingua delle organizzazioni agricole.
Sono queste, io credo, le ragioni per le quali non si riesce a comunicare. Io sono convinto, e lo dico molto sommessamente, da ultimo della classe, che se ci fosse uno sforzo dei responsabili dei Gruppi per trovare insieme quali sono i settori per i quali si può concordare il sacrificio indispensabile, cercando di rinunciare a quelle che il mio Capogruppo molto efficacemente chiama "marchette territoriali", probabilmente non si riuscirebbe comunque a raggiungere una posizione unitaria sulla finanziaria, ma certamente ci si accorgerebbe, io credo, che ci sono molte cose sulle quali potremmo andare insieme, maggioranza e minoranza, a dire ai sardi che i tempi della finanziaria un po' meno austera e un po' più allegra sono finiti e che occorre fare i conti con la realtà.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 1 è particolarmente importante per alcune cose che sono state già sottolineate più volte negli interventi precedenti e che attengono all'aspetto delle norme finanziarie. L'argomento è stato sviscerato ampiamente. Non bisogna dimenticare che l'importanza dell'articolo 1 non deriva soltanto dal porre il limite che non si può valicare riguardo alle autorizzazioni di nuovi mutui o prestiti obbligazionari. L'articolo 1 della finanziaria tradizionalmente contiene l'insieme delle disposizioni che riguardano questo aspetto di carattere più specificamente tecnico finanziario ma ovviamente con una scelta tecnica che racchiude poi l'essenza dell'impostazione della finanziaria, l'essenza dell'impostazione di questa finanziaria è quella del dimezzamento dell'autorizzazione all'indebitamento. Ma contiene anche un'altra parte che è quella che fa riferimento ad alcune tabelle della legge finanziaria che costituiscono di fatto l'indicazione dei nuovi stanziamenti che nelle diverse tabelle hanno un valore non eminentemente formale, ma di norma sostanziale. Tradizionalmente sulle tabelle si scaricano, così si può dire, una serie di decisioni molto precise che incidono su importantissimi settori dell'economia e delle politiche sociali.
Detto quello che abbiamo detto sull'impostazione complessiva dell'articolo 1 riguardante la scelta sul disavanzo, forse non ci si sofferma abbastanza in questa discussione, sulle tabelle; guardando e leggendo attentamente gli emendamenti - d'altra parte questa discussione è proprio sull'articolo e sugli emendamenti - si nota il tentativo da parte dell'opposizione e in casi limitatissimi anche da parte della maggioranza, di correggere quelle disposizioni finanziarie che incidono concretamente sulle tabelle A, B e C e poi vorrei ricordare la tabella 0B, che è stata inserita nel testo dalla Commissione, e che riguarda gli accantonamenti per il fondo nuovi oneri legislativi. Quel fondo globale che, a partire dalla riforma della contabilità di Stato e poi delle contabilità regionali, è uno dei punti nodali della politica finanziaria e di ogni manovra finanziaria.
Attraverso la tabella A si precisano gli stanziamenti che anno per anno dalle norme autorizzative originarie delegano la finanziaria a decidere. Nella tabella B si precisano, invece, gli importi da iscrivere in bilancio per le spese per le quali si dispone una riduzione mentre la tabella sul fondo nuovi oneri è quella che indica qual è la prospettiva, nel corso dell'esercizio finanziario, dell'attività legislativa di questo Consiglio regionale. Dall'esame di tutte queste tabelle si può enucleare una cosa molto semplice e chiara, che questa maggioranza e questo Consiglio stanno valutando io credo con una notevole dose di superficialità. Il primo punto è, ma vado molto veloce su questo, che proprio nelle tabelle A e B, in questo articolo quindi, si prevedono una serie di tagli importanti, selettivi come abbiamo detto, abbiamo presentato, a proposito della tabella B, un emendamento che propone di reintegrare uno stanziamento che riguarda i contributi destinati alle organizzazioni degli imprenditori agricoli, dei coltivatori diretti, una riduzione di stanziamento di per sé irrilevante dal punto di vista finanziario, rispetto al totale degli stanziamenti di questo bilancio, ma molto importante, selettiva, un'operazione chirurgica, un colpo di forbice ma ben mirato a ridurre gli stanziamenti per le organizzazioni dei produttori, così come poi è stato fatto anche per le organizzazioni dei sindacati dei lavoratori. Lo stesso abbiamo fatto in riferimento alle scuole non statali, all'università, a una serie di questioni che sono state enumerate e che sono oggetto dei nostri emendamenti migliorativi.
Su questo articolo si assomma gran parte quindi del significato di questa manovra finanziaria e la discussione di oggi, anche l'insistenza dei nostri interventi è motivata proprio dal fatto che su questo articolo e sulle tabelle si incentra davvero l'impostazione di questa manovra finanziaria. Tabelle, quindi, che prevedono tagli che esistono e che non possono essere nascosti. Tabelle poi che rivelano un'altra questione su cui vorrei soffermarmi. Il testo del proponente non prevedeva addirittura per nulla - credo che sia la prima volta in molti anni, in dieci anni sicuramente - una tabella che stanziasse fondi per le nuove leggi che si prevede di esaminare e approvare in questo esercizio. È stata l'iniziativa, direi concorde almeno su questo punto, sia della maggioranza sia dell'opposizione, con la disponibilità della Giunta, a rastrellare in qualche modo dal bilancio le risorse per dare a questo Consiglio regionale almeno la speranza che dopo l'approvazione della finanziaria possiamo ancora incontrarci in quest'Aula, perché altrimenti senza la previsione in bilancio di una tabella sul fondo nuovi oneri, davvero noi ci saremmo riuniti soltanto per fare qualche nuova legge magari di attuazione di qualche decreto legislativo derivante dalla Bassanini o da qualche altro provvedimento che delega nuove funzioni alle Regioni, ma non avremmo avuto la possibilità neanche di ipotizzare una modifica delle politiche attive del lavoro o delle politiche sociali, delle politiche per le attività produttive per aggiustare, rettificare alcune norme, per esempio, di incentivazione dell'industria, dell'artigianato, del commercio e del turismo.
Questa è comunque una correzione apportata dalla Commissione, questo lo vorrei sottolineare, che migliora sicuramente il testo di questa legge, ma non lo migliora tanto da ipotizzare da parte della Giunta e della maggioranza nei confronti di questo Consiglio un'apertura di credito sulla possibilità che il Consiglio stesso faccia qualcosa di buono in questo esercizio. Io spero che questo derivi anche dal fatto che siamo a inizio legislatura, che molti colleghi forse non hanno ben presente l'importanza di questi stanziamenti. Ma credo che davvero non sarebbe costato nulla, e non costerebbe ancora nulla, se ad esempio il limite dell'autorizzazione a nuovi mutui venisse innalzato anche soltanto per quella parte del fondo nuovi oneri che riguarda gli investimenti, che non comporterebbe certamente nuove spese perché dipenderebbe dalla capacità del Consiglio poi di fare le leggi, ma almeno darebbe a questo Consiglio la speranza di poter passare un anno in cui si può produrre qualcosa per il bene della Sardegna e la fantasia di tanti colleghi che hanno in mente settori precisi su cui si può incidere, potrebbe davvero ancora svilupparsi. Siamo agli ultimi istanti in cui una decisione del genere può ancora essere presa. Io credo che sia utile pensarci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
L'onorevole Liori è assente, lo consideriamo decaduto dal diritto di intervenire. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie. Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che l'articolo 1 della legge finanziaria sia importante, non fosse altro perché coloro che hanno avuto occasione di avere esperienze negli anni passati in questo Consiglio regionale, e quindi hanno assistito a altre discussioni in merito alle leggi finanziarie, sanno che spesso la discussione dell'articolo 1 segna il momento in cui si comprendono quali sono i margini di apertura della maggioranza nei confronti della minoranza consiliare.
All'interno dell'articolo 1 sono contenute le cifre; all'interno dell'articolo 1 è previsto il tetto dell'indebitamento, all'interno dell'articolo 1 è succintamente raccolta la filosofia complessiva attraverso la quale la Giunta e la maggioranza intendono condurre in Aula, fino all'approvazione, la discussione della manovra finanziaria. Spesso sull'articolo 1 si sono aperte riflessioni, si sono rinviati i momenti decisionali e di voto, si è comunque aperta l'ipotesi di ragionamenti su poste di bilancio che non erano state previste originariamente nella manovra finanziaria e che si ipotizzava che potessero essere introdotte durante il ragionamento che si sarebbe svolto in quest'Aula.
Oggi il segnale che arriva è diverso e questo in una certa misura è anche dovuto al fatto che i tempi sono diversi, nel senso che oggi noi andiamo a vivere un'esperienza politica differente rispetto a quella della passata legislatura, andiamo a vivere un'esperienza politica in cui alla maggioranza è stata consegnata dagli elettori una congrua forza numerica che consente di ipotizzare un percorso per la legge finanziaria diverso da quello conosciuto negli anni passati. Esiste anche un'autorevolezza da parte della presidenza della Giunta regionale che avendo la stessa legittimazione che ha il Consiglio regionale, cioè quella del corpo elettorale, è un'autorità sicuramente più forte per i poteri che ad essa sono conferiti rispetto a quella che in passato eravamo abituati a conoscere. Noi Riformatori consideriamo positivi questi elementi, nel senso che essendo stati in quest'Aula tra i più strenui sostenitori del sistema elettorale maggioritario e dell'elezione diretta del Presidente della Giunta, beh, certamente oggi non intendiamo rimangiarci quello che abbiamo sempre sostenuto, quindi con forza diciamo che probabilmente una parte delle critiche che vengono rivolte al sistema è derivante dal fatto che non vi è abitudine in quest'Aula a confrontarsi con un potere di identica legittimazione e di identico peso politico rispetto a quello del Consiglio. Questo non significa poi che il nuovo regime non richieda degli adeguamenti nei rapporti tra le istituzioni, tra la Giunta e il Consiglio in modo particolare, ma il fatto che siano comunque necessari questi aggiustamenti non comporta certo un giudizio negativo sulla diversità importante, grande, fondamentale che noi stiamo andando a gestire in questa legislatura.
Però tutto ciò premesso e sottolineato, beh, insomma, noi riteniamo che sia importante, da parte della maggioranza un chiarimento preliminare che poi è utile per tutte le discussioni che sulla legge finanziaria e anche sulle altre ci saranno in quest'Aula. Cioè noi vorremmo capire se la maggioranza, forte di quei numeri, cinquanta consiglieri, che gli elettori e il sistema elettorale gli hanno assegnato, ritiene che esclusivamente al proprio interno si esaurisca ogni azione di programmazione, di progettazione, di governo, di legislazione per quanto riguarda la Regione Sardegna. Cioè se la maggioranza ritiene che la presenza di consiglieri di opposizione in quest'Aula sia un fatto incidentale e per certi versi fastidioso, in quanto hanno diritto a prendere la parola e quindi costringono comunque a delle performance che probabilmente in molti vorrebbero evitare, oppure se la presenza di una minoranza in quest'Aula sia considerata comunque un valore aggiunto per la democrazia, un valore aggiunto di cui, quindi, la stessa maggioranza deve tener conto difendendone le prerogative e consentendo alla minoranza di esprimere il meglio di ciò che i cervelli, la proposta politica, la progettualità della minoranza sono in grado di esprimere.
Io credo che questo sia il nodo fondamentale che noi ogni volta che lo differiamo ci ritroviamo nel pettine che è nelle nostre mani, nel senso che si ripropone anche nella fase iniziale della discussione consiliare su questa legge finanziaria, discussione nel corso della quale la minoranza ha sottolineato di non essere assolutamente orientata ad adottare tecniche di tipo ostruzionistico, che non avrebbero nessun significato, nessun valore e nessun riconoscimento da parte dei cittadini sardi e quindi noi abbiamo escluso fin dall'inizio in linea di principio, però l'assenza di una qualsiasi possibilità di dialogo su argomenti anche importanti quali sono quelli che comunque sono stati proposti dai nove emendamenti che l'Aula ha discusso prima dell'articolo 1, l'assenza di questi margini di ragionamento rende assai difficile la scelta dell'atteggiamento che la minoranza ha deciso di tenere in aula. E ho usato forse un eufemismo dicendo che la rende difficile, in realtà rende obbligata la scelta opposta, nel senso che di fronte alla eventualità di assenza di canali di comunicazione non resta alla minoranza che ribadire la propria posizione politica facendolo, non com'è stato fatto altre volte in quest'Aula, attraverso uno smantellamento mattone per mattone della costruzione da altri proposta, ma attraverso le proposte che, pur provenendo da parte politica diversa, hanno dignità pari rispetto a quelle della maggioranza. E il confronto che eventualmente nascesse sulla progettualità, sulle proposte all'interno dell'Aula, soprattutto se fosse un confronto tra sordi, cioè uno di quei confronti che niente producono e niente rendono, beh, insomma, sarebbe un confronto, se lo vogliamo definire con questo termine che mi rendo conto essere improprio, assai mortificante e anche preoccupante. Infatti noi andremo nei prossimi giorni a discutere di argomenti che sono fondamentali per le ricadute che hanno per la Sardegna, e non soltanto di carattere economico, perché questa finanziaria contiene comunque un'azione riformista importante, quindi andremo a ragionare, se si ragiona, se no saremo solo noi a parlare mentre voi vi limiterete a votare, su cose importanti per le ricadute complessive che esse hanno in Sardegna, senza che ci sia nessun confronto tra i due progetti. Nel senso che c'è il vostro progetto, il vostro progetto è lì, è messo sui nostri tavoli, noi ci sfoghiamo verbalmente, noi cavalchiamo l'eventuale tigre del dissenso nel clima di scontro sociale che si sta creando intorno a questa finanziaria, ma non c'è un passo avanti nel senso della disponibilità su atti e norme legislative volti a tutelare l'interesse generale, cioè l'interesse per la cui salvaguardia sia voi che siete la maggioranza, ma anche noi che siamo la minoranza, siamo comunque chiamati ad operare all'interno di quest'Aula. Ecco, colleghi del centrosinistra, su questo io vi inviterei a una riflessione.
PRESIDENTE. Ha domandato il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io ho una fortuna che è quella di vantare tra le mie amicizie quella con un carissimo e simpatico signore di Arixi, frazione di Senorbì, che crede di essere sempre a "Scherzi a parte", e una delle domeniche scorse - ha un nesso con quello che dirò, Presidente - ha fatto un giro di telefonate per invitare alcuni amici a casa sua: "Ma perché non venite a casa, mangiamo un boccone tutti insieme?" Siamo arrivati tutti simultaneamente a casa sua ma la porta era chiusa e non c'era nessuno. Lui addirittura ci ha chiamato da fuori, col telefonino. Abbiamo capito allora che si trattava di uno scherzo. Ecco, lo dico perché il suo invito, Presidente, ed anche quello fattoci dalla Giunta, assomigliano molto a questo scherzo, cioè voi ci avete invitato qui per discutere la manovra finanziaria, ma ci avete pure detto che non ci sono spazi per discuterne, perché avete chiuso la porta, avete imposto al comma 1, articolo 1, una chiusura ermetica che non ci permette assolutamente di introdurre alcun argomento serio, importante su cui ci possa davvero essere un confronto, come diceva d'altro canto il mio collega.
Così rimane fuori tutto: rimane fuori il problema della formazione professionale, che è un problema molto serio, molto sentito; rimane fuori il problema delle scuole materne che è pure un problema molto, ma molto sentito; rimane fuori il problema del piano del lavoro, quello vero, quello che avremmo voluto, quello che avrebbe potuto restituire ai comuni della Sardegna quel che i sindaci e i territori attendono; rimane fuori, insomma, un po' tutta la politica dello sviluppo di questa Regione, proprio perché gli strumenti che si sono rivelati tra l'altro efficaci, ottimi in questi ultimi anni, non sono stati caricati di quelle risorse necessarie per poter operare. E così non abbiamo sufficienti risorse per la legge 51, non abbiamo assolutamente risorse per la legge 1 del 2002 sull'occupazione giovanile, e naturalmente questa litania potrebbe davvero allungarsi e non vogliamo tediarvi con queste considerazioni.
Però volevo fare anche un'altra considerazione. Io leggo con molta attenzione la misura dell'indebitamento che appunto il comma 1 dell'articolo 1 indica, che si relaziona, poi, alla somma prevista per la rata di ammortamento trentennale nel comma 4 e che il comma 3 invece dice essere però una misura cosiddetta fittizia perché poi vedremo in realtà quanto inciderà. Un semplicissimo calcolo ci fa capire che al comma 4 la rata di ammortamento pesa per un tasso che è commisurato orientativamente al 4,9 per cento. Ora, è chiaro che prevedere un interesse del 4,9 per un mutuo trentennale appare pessimistico rispetto alle condizioni che il mercato offre per mutui di questa durata. Ne deriva che incide in una misura eccessiva rispetto a quella che realmente poi si potrebbe ipotizzare. Così come anche le entrate, che poi, ovviamente, per somma algebrica vanno a determinare i 568 milioni di indebitamento, sono misurate in maniera pessimistica, ma su questo altri interventi sono stati fatti anche in maniera più dettagliata e argomentata, e quindi non voglio assolutamente entrare nel merito di questo calcolo. Effettivamente, se avessimo potuto migliorare il confronto anche col Governo, la politica delle entrate, probabilmente i 568 milioni di euro di indebitamento non avrebbero pesato in questa maniera drastica.
Al di là di queste considerazioni molto tecniche, su dati che però determinano una totale chiusura e che precludono qualsiasi reale possibilità di confronto, noi un tentativo lo vogliamo fare, e lo vogliamo fare perché davvero ci approssimiamo anche a un periodo importante, tra qualche giorno saremo a Pasqua e io ricordo che, da piccolino, a Pasqua eravamo abituati a mettere una letterina sotto il piatto che veniva servito al mio papà, una letterina di intenti nella quale noi rinnovavamo la promessa di essere bravi e chiedevamo in cambio, in contropartita, qualcosa in funzione di questa rinnovata promessa di lealtà. Ecco, lui faceva finta di ignorare che ci fosse questa letterina che leggeva solo quando finiva il primo. Questa letterina noi la vogliamo mettere nel piatto della Giunta. Noi, assessore Pigliaru, la vorremmo invitare a non far finta che non ci sia, la legga subito. Noi vogliamo davvero partecipare, confrontarci su questa finanziaria, fate in modo che non sia preclusa la nostra possibilità di collaborazione, andiamo, come in altri anni si è fatto, a studiare insieme quali possono essere le vere risposte che possono essere date. Non andiamo per dogmi, non ha senso pensare che l'indebitamento debba necessariamente essere commisurato al 10 della differenza tra entrate e spese, ma ragioniamo in maniera veramente seria sulla possibilità che i sardi sopportino questo sacrifico. Sappiamo che fine fa quel povero somaro della storiella, che il padrone voleva abituare a non mangiare,. Ecco, noi non vorremmo davvero che questo sacrificio si rivelasse alla fine inutile, perché non sopportabile dai sardi, dalla nostra Sardegna, e quindi non creasse quello sviluppo atteso, ma siamo convinti che insieme davvero seriamente possiamo costruire qualcosa di diverso.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Con il suo intervento abbiamo terminato la discussione dell'articolo 1 e degli emendamenti.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie. Presidente, onorevoli consiglieri, il contenuto dell'articolo 1 credo che in buona parte si possa riassumere in un concetto col quale abbiamo tutti molta familiarità, che è il concetto di vincolo di bilancio. L'onorevole Pisano adesso ha fatto riferimento con chiarezza a questo punto, e la prima scelta che in effetti questa finanziaria fa non è quella di chiudere tutti i giochi intorno al vincolo di bilancio, ma di fare un'operazione che è assolutamente essenziale, non per questa Giunta, ma per qualunque buona amministrazione, cioè quella di definire il vincolo di bilancio prima di poter affrontare qualunque altro discorso. Il vincolo di bilancio lo si definisce con chiarezza in un contesto conosciuto e ben definito, cioè che deve essere definito con trasparenza e con onestà.
Allora noi possiamo discutere quanto vogliamo su tutte le scelte che sono all'interno del vincolo di bilancio, ma io credo che sul vincolo di bilancio dovremo arrivare ad avere una visione condivisa. Questa dovrebbe essere la parte minima di un confronto. Ho l'impressione che questo discorso, al di fuori delle dichiarazioni formali che vengono fatte in quest'Aula, sia poi ampiamente condiviso, e questo discorso è stato ampiamente condiviso nella concertazione, per quanto breve, per quanto probabilmente insufficiente, che noi abbiamo fatto prima di approvare la nostra proposta di Giunta. Sarebbe un peccato se si tornasse indietro nel dibattito su questo punto.
Come abbiamo definito il vincolo di bilancio? Lo abbiamo definito sulla base della ragionevolezza e della responsabilità. Abbiamo ereditato una situazione che è importante dal punto di vista delle risorse finanziarie della Regione, importante nel senso negativo. E io non credo che sia poi così utile, onorevole Pili, fare nel dettaglio tutta la storia di come questa situazione si è creata. L'abbiamo detto in molte altre occasioni. Il punto è che la situazione nella quale ci troviamo tutti, non la Giunta regionale, la Sardegna, questo Consiglio, è una situazione nella quale le spese obbligatorie sono uguali alle entrate regionali, e questo dà un grado di rigidità importante, che non può essere ignorato, al bilancio, nel quale bilancio in questi anni abbiamo assistito a una crescita esponenziale del debito.
Onorevole Pili, ho già detto che conosco la differenza tra debiti che si fanno per investimenti e debiti che si fanno per spese correnti, e credo che tutti siamo consapevoli che buoni debiti possono produrre buoni investimenti e dunque ricchezza futura. Ma il problema è che il debito in Sardegna è aumentato di più di sei volte in tre anni. Se qualcuno ha buona vista, non la mia, può vedere in un grafico che abbiamo già illustrato nel Dpef qual è la dinamica del debito reale, inclusi investimenti buoni e forse investimenti meno buoni. Questa dinamica non è sostenibile. Perché non è sostenibile? Perché questa dinamica del debito - stiamo parlando sì di tecnica, ma c'è un sacco di politica in questa tecnica - ha creato una situazione nella quale noi stiamo per esaurire la capacità di indebitamento. Quando si arriva al 95 per cento della capacità di indebitamento, ci sono problemi seri per il futuro, il futuro a noi vicinissimo. E' pertanto responsabile fare quello che noi stiamo facendo: definire un vincolo di bilancio che inverta la tendenza.
Ora, quando si fa politica qualche volta si gioca sulle parole, allora chiariamolo anche a beneficio di qualche editorialista de L'Unione Sarda, ma non solo. Quello che noi abbiamo pensato di dover fare è rallentare la crescita del debito. Nessuno di noi ha pensato, nemmeno per un momento, di fermare del tutto improvvisamente la dinamica del debito, perché sapete cosa avremmo dovuto fare? Avremmo dovuto semplicemente impostare un bilancio in cui le entrate sarebbero dovute essere esattamente uguali alle spese, alle spese esattamente vincolate dalle entrate; il che avrebbe implicato un taglio, rispetto agli anni precedenti, per quella parte del bilancio dei fondi regionali, pari al 22 per cento. Abbiamo scelto una via di mezzo, che rallenta l'accelerazione nella formazione del debito, e che ci consente quindi di iniziare un risanamento con tutta la responsabilità di chi si rende conto che non si può frenare troppo bruscamente per non indebolire eccessivamente l'economia e per non danneggiare ingiustamente la società di questa regione.
Ora, per la verità, nelle critiche e negli interventi che ho sentito in tutti questi giorni, c'è una certa indecisione nei banchi dell'opposizione. Ci si accusa di essere stati troppo lenti nell'opera di risanamento e dunque accuse che si riferiscono al fatto che il debito continua a crescere - sì, continua a crescere, ma più lentamente di prima, questo è il nostro punto di vista - e contestualmente ci si accusa di essere stati troppo veloci e di rischiare di danneggiare drammaticamente l'economia e la società sarda. Qui bisogna decidersi ed essere conseguenti. Noi abbiamo fatto una scelta che ha almeno il vantaggio, oltre che dell'assunzione delle nostre responsabilità, certamente della trasparenza. Abbiamo scritto una regola semplice che può essere vista da tutti, capita da tutti: quest'anno un aumento delle entrate del dieci per cento, per definire le spese stanziabili; il prossimo anno proseguiremo con il risanamento.
Chi pensa che il risanamento sia troppo lento, bene, faccia emendamenti per ridurre quei 568 milioni di cui parliamo nell'articolo 1, comma 1, che definisce il vincolo di bilancio. Chi pensa che siamo stati troppo veloci, sia coerente con quello che pensa e proponga ulteriore indebitamento e dica alla Sardegna che è pronto a proporre ulteriore indebitamento. Ulteriore indebitamento significa tornare verso quel 20 per cento di differenza tra entrate e spese che ha creato la situazione insostenibile nella quale ci troviamo. Noi ci sentiamo del tutto convinti della scelta che abbiamo fatto.
L'onorevole Pili, scopro, è un keynesiano della prima ora convintissimo, pensa che ci si possa indebitare molto, per fare molti investimenti, per poi creare, attraverso investimenti, sufficiente crescita del PIL da poter ottenere entrate che risolveranno tutti i problemi. Il nostro problema, in effetti, è esattamente quello di avere stanziato e talvolta anche speso non poco negli anni scorsi. Tutti i dati mostrano una spesa pro capite del settore pubblico allargato in Sardegna decisamente superiore a quella del Mezzogiorno, ma il nostro problema, lo ricordo necessariamente, è che quegli investimenti, o molti degli investimenti che abbiamo fatto, non sono stati in grado di mettere in moto il circolo virtuoso al quale fa riferimento l'onorevole Pili. E' questo il nostro problema principale.
Io credo che il nostro problema principale, di cui deve farsi carico, penso, l'intero Consiglio, sia quello della qualità della spesa; è certamente quello della quantità, ma è anche, in modo cruciale, quello della qualità della spesa, cioè di una spesa che fino a oggi non ha generato convergenza e crescita, indipendentemente, in alcuni casi, dalle quantità stanziate. Questo è il nostro problema fondamentale, e questo problema....
PRESIDENTE. Assessore, concluda per gentilezza.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E questo problema ci segnala con chiarezza quanto lavoro c'è da fare per riformare molte delle regole di spesa che abbiamo scritto in tutti questi anni, questo dovrebbe essere il vero terreno dell'attività del confronto e anche, in alcuni casi, di una virtuosa attività bipartisan.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. Prima di procedere alla votazione degli emendamenti, vorrei ricordare ai colleghi che naturalmente l'articolo 1, in sede di coordinamento finale, potrà subire eventuali modifiche a seconda delle modifiche che durante la discussione verranno apportate alla legge finanziaria. Se ci dovessero essere quindi modifiche dell'impostazione o degli importi, sarà modificato anche l'articolo 1 in sede di coordinamento.
Onorevole La Spisa, su che cosa intende parlare?
LA SPISA (F.I.). Vorrei avere un chiarimento su quanto lei ha detto adesso, Presidente.
PRESIDENTE. Il comma 7 prevede delle cifre; se venissero approvati dall'Aula degli emendamenti che comportassero una variazione di quelle cifre automaticamente dovremmo modificarle.
LA SPISA (F.I.). Anche le cifre che ci sono nel comma 1 si possono modificare?
PRESIDENTE. Certo.
Metto in votazione l'emendamento numero 263.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente. Intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 263. Io coglierò questa occasione più per raccogliere le indicazioni che ci ha poc'anzi dato l'Assessore, che appartengono, mi perdonerà l'Assessore, più alla teoria che alla buona amministrazione, perché l'Assessore nella sua replica ha voluto tentare di confutare ciò che invece tutti gli indicatori economici mostrano, cioè che in Sardegna è cresciuto il prodotto interno lordo e che la Banca d'Italia nel suo ultimo rapporto ha legato la crescita del prodotto interno lordo in Sardegna ad alcune politiche attive della Regione Sardegna, e in particolar modo a quelle infrastrutturali. E non sfuggirà all'Assessore che quando dichiara che quelle risorse finanziarie non hanno prodotto effetti, fa un'affermazione gratuita, perché io vorrei che l'Assessore indicasse a quest'Aula, in termini molto espliciti, a quali risorse si riferisce che, non spese o spese, non hanno saputo produrre benefici. Si riferisce per esempio ai piani integrati territoriali? O si riferisce alle risorse stanziate per risarcire i danni provocati dalla siccità? O si riferisce ai fondi per l'edilizia scolastica? O si riferisce ai mille miliardi della legge numero 1 del 2002? Prendiamo per esempio l'ultima legge citata: quali benefici si possono trarre dal fatto che lei sta contabilizzando quei mille miliardi oggi, nel debito della Regione, quando non è stata spesa una sola lira perché sono stati avviati i bandi e non ci può essere nessuna ricaduta di fondi che non sono stati spesi Assessore. La sua replica dottorale, professorale, non trova riscontro in alcun elemento reale riferito alla spesa della Regione. Lei ci sta facendo pagare tutti gli stanziamenti che il Consiglio ha autorizzato, ma che non sono stati spesi per ragioni tecniche; veda tutti gli investimenti in sede progettuale. Le province, dei 400 miliardi stanziati, hanno speso appena 50 milioni, e non poteva essere diversamente, perché quando si investe in un'opera pubblica, Assessore, bisogna progettarla, bisogna appaltarla, bisogna eseguirla e bisogna collaudarla, e poi bisogna metterla in funzione. Mi vorrà forse dire che i 70 milioni di euro che sono stati spesi per realizzare la condotta Tirso-Flumendosa hanno già prodotto un beneficio sul prodotto interno lordo della Sardegna irrigando gran parte del Campidano di Cagliari?
Assessore, affermazioni che in quest'Aula possono apparire gigantesche nel loro professorale insegnamento, sono prive di contenuto, perché se è vero come è vero che non ci sono investimenti in questa Regione che sono andati a maturazione negli ultimi tre anni, non hanno senso le cose da lei affermate. Lei ha parlato di una crescita esponenziale dell'indebitamento in questi tre anni di sei volte. Io la invito, anzi, la sfido, in quest'Aula, a dimostrare quali di quegli investimenti si sono realmente concretizzati e pertanto sono stati in grado di produrre realmente un beneficio sull'economia; uno solo me ne deve citare, Assessore. Se non è in grado di indicarne uno quella sua argomentazione è priva di consistenza e, anzi, è gratuita perché non tiene conto in alcun modo di quello che realmente si è realizzato.
In politica, Assessore, si progetta, ma prima di progettare bisogna avere le idee. Noi abbiamo messo a correre in questi anni risorse in base a idee che questo Consiglio regionale, in molti casi con una decisione unanime, ha messo in campo. Bisogna realizzarle e bisogna gestirle, caro Assessore, e non si può pretendere che gli investimenti messi in campo in questi anni potessero in tre anni arrivare a compimento e produrre benefici per l'economia. L'indotto che si può trarre da un investimento non si può misurare in tre anni, Assessore. Lei, che è professore di economia, dovrebbe saperlo sicuramente meglio di me. Così non è. Voi cercate di mitigare, anzi, di nascondere e di mistificare i dati del bilancio perché forse vi torna comodo per poter decidere altre cose dopo; è per questo che voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, brevissimamente, naturalmente annuncio il mio voto contrario sull'emendamento, ma ne approfitto per avere da lei un chiarimento ed essere certo dell'interpretazione che ha fornito poco fa. Lei ha detto, se non ho compreso male, Presidente, che qualora nel corso dei lavori vengano votati emendamenti che modificano gli importi previsti dall'articolo 1 quest'ultimo verrebbe automaticamente modificato, ma io presumo si riferisca esclusivamente agli emendamenti votati prima dell'articolo 1, che sono quelli che possono poi determinare un aggiustamento di quanto nell'articolo 1 è contenuto. Ma se noi votiamo l'articolo 1, a me pare di ricordare che così in passato sia sempre avvenuto, quella norma diventa vincolante, e gli emendamenti successivi devono avere copertura con spostamenti da altre UPB già previste nel bilancio, questa è la ragione per cui nel passato si rinviava la votazione dell'articolo 1 al termine dell'esame della legge finanziaria, proprio perché poteva subire modificazioni a seconda degli emendamenti ad altri articoli che fossero stati nel frattempo approvati.
Mi pare che stavolta invece, se io non ho compreso male, Presidente, le chiedo scusa, l'interpretazione da lei adottata è che l'articolo 1 subirebbe in ogni caso modifiche conseguenti ad emendamenti successivamente approvati, anche dopo essere stato votato. Vorrei al riguardo un chiarimento da parte sua.
PRESIDENTE. La mia comunicazione riguarda soltanto il comma 7 dell'articolo 1, cioè lo stanziamento relativo al fondo nuovi oneri legislativi.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Io ho ascoltato con molta attenzione l'Assessore, credo di averlo ascoltato con altrettanta attenzione in tutti questi giorni sia in Aula che in Commissione. Personalmente credo di non poter essere accomunato a coloro che gli hanno chiesto di aumentare la quota dell'indebitamento o a coloro che, invece, lo hanno invitato ad accelerare il processo di risanamento. Non mi sono preoccupato di questo, perché credo che questa sia l'ultima delle preoccupazioni, Assessore. Io non ho però ricevuto nessuna risposta, probabilmente non le è stato sufficiente il tempo, ai problemi che io ho sollevato nella discussione generale sui 568 milioni di euro di ulteriore indebitamento, ma anche sui 750 milioni di euro e sui circa 63 milioni di euro. Questo è il problema che io ho portato all'attenzione del Consiglio regionale, non ci si può fermare oggi, e in questo momento, all'indebitamento stabilito nella cifra del dieci per cento delle entrate. Non è questo il problema, cari colleghi.
Probabilmente questo problema sfugge a tutti quanti, però aleggia in quest'Aula, e probabilmente ha aleggiato anche nelle stanze più segrete dell'Assessorato del bilancio. La programmazione c'entra poco, ciò che interessa è capire se questa manovra finanziaria sta facendo i conti con dati reali o se sta facendo i conti con dati che reali non sono. Questo è il problema che io ho sollevato. E' giustificato portare alla nostra attenzione che ci saranno 750 milioni di residui? E' giustificato portare alla nostra attenzione che ci saranno 63 milioni di euro almeno di alienazioni? Con quali certezze? Chi ce la dà questa certezza? Però noi ci stiamo impegnando nel comma 5 per una cifra che è pari ad un miliardo e 318 milioni di euro. Stiamo avallando un'operazione che non è suffragata da nessuna certezza, perché l'unica certezza sono i 568 milioni di euro che nessuno vuol toccare né in più e né in meno, che potrebbero anche essere toccati in più e in meno. Ha ragione l'Assessore a dire che se c'è qualcuno che vuol fare proposte alternative le faccia, ma le proposte alternative non le dobbiamo fare noi, non le debbo fare certamente io, perché i dati che ci ha comunicato l'Assessore, e che sono stati messi in finanziaria, mi fanno pensare, e lo dico per l'ennesima volta, che siamo in presenza di un dato che non è quello reale. E allora se questo dato non è reale, mi volete spiegare cari colleghi per quale motivo io dovrei avere dubbi a votare un emendamento soppressivo del comma 1 dell'articolo 1? Ma non avrò nessun dubbio neanche in seguito.
Certamente non avrò dubbi sul comma 5, perché questa è la situazione, poi tutte le altre alchimie, e non solo alchimie, anche le cose concrete che ha detto l'Assessore quando ha parlato di come si può instaurare un regime virtuoso che può generare economia, che può generare un nuovo PIL, sono tutte cose delle quali non voglio discutere. Certo è che l'aver per tanti anni educato e istruito decine, centinaia di allievi può essere stato molto utile, però, vede Assessore, io anche qualche giorno fa mi sono riletto, e non l'ho potuto fare in poche ore, un volume che probabilmente lei conosce molto bene e credo che anche altri conoscano qui dentro; ed è un volume che era stato stampato quando il Presidente Ciampi era Ministro del tesoro, "Cento idee per lo sviluppo"; doveva essere il disegno straordinario, la rifondazione del sistema Italia. Che qualcuno mi venga a dimostrare qui e fuori da qui che quelle idee, certamente eccezionali, entusiasmanti, possano essere messe in pratica è certamente molto ma molto difficile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Soprattutto in occasione delle dichiarazioni di voto invito i colleghi a rispettare i tempi.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio Presidente, coglierò il suo invito. Rapidamente preannuncio il voto mio favorevole sull'emendamento in votazione, e colgo l'occasione per fare anch'io alcune riflessioni sul ragionamento dell'assessore Pigliaru, che è sempre chiaro nelle sue esternazioni, per cui quando ha terminato il filo logico del suo discorso in coloro che hanno ascoltato c'è sempre la percezione precisa di quello che l'Assessore ha voluto dire e che ha voluto trasmettere.
Questo però non significa che non possano rimanere dei dubbi ulteriori in coloro che hanno ascoltato, nel senso che abbiamo capito, lo avevamo compreso prima perché ci era stato, durante la discussione in Commissione, spiegato bene, che questa non era una finanziaria di risanamento ma questa era una finanziaria di innesco di un meccanismo virtuoso che doveva andare verso la riduzione dell'indebitamento che aveva raggiunto dei livelli non sopportabili per la Regione Sardegna; però, ecco, il problema che si pone a ogni discussione di legge finanziaria è poi quello di riuscire a capire in termini reali quale sia l'effettiva situazione patrimoniale complessiva della Regione Sardegna, nel senso che i consiglieri che discutono la legge finanziaria io credo che in larga parte non riescano a percepire con nitidezza quale sia la reale situazione che la Regione Sardegna in questo momento attraversa, nel senso che le perplessità che con la veemenza oratoria che lo contraddistingue ha esposto il collega Pili, sono perplessità che in maniera più sommessa abbiamo tutti, e sono dubbi che, in maniera forse meno oratoriamente devastante, affliggono i ragionamenti, i neuroni, il cervello di ciascuno di noi. Quindi su questo sarebbe interessante avere delle risposte puntuali, perché se l'indebitamento è virtuale spaventa di meno, se l'indebitamento è reale spaventa di più, pertanto sarebbe necessario comprendersi e capire se le affermazioni che ha fatto il collega Pili in quest'Aula sono affermazioni fondate su dati reali o sono affermazioni che distorcono in qualche maniera la verità perché non fondate sulla realtà delle cose.
Il secondo argomento interessante da valutare, se fosse possibile insieme con la Giunta, è quello ripetuto e sottolineato relativo alla riqualificazione della spesa, nel senso che credo che nessuno in quest'Aula non sia d'accordo sul fatto che i soldi a disposizione, pochi o molti che essi siano, debbono essere spesi nel modo più virtuoso possibile, ma perché questa riqualificazione della spesa sia possibile, probabilmente oltre la pars destruens che abbiamo capito tutti benissimo, e che ogni giorno ha un nuovo risalto sul giornale con una comunicazione di taglio, cacciata, stop, destituzione, ghigliottinamento di testa eccetera, abbiamo necessità di capire i metodi attraverso cui si ricostruisce. Abbiamo necessità di capire se la burocrazia del Consiglio, quella degli Assessorati, che sono messe in crisi quotidianamente perché la loro efficienza viene messa in dubbio in ogni momento, sono lo strumento adeguato attraverso cui verranno attuate le politiche di riqualificazione della spesa oppure se lo strumento sarà un altro.
Quindi alcuni punti interrogativi colossali comunque aleggiano in quest'Aula, e su questi, nel prosieguo delle giornate che avremo il piacere di condividere, noi attendiamo delle risposte.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento numero 263. Chi è favorevole alzi la mano.
PILI (F.I.): Chiedo la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Alzino la mano i consiglieri che appoggiano la richiesta
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PETRINI, CONTU, LICANDRO, SANJUST, SANCIU, LA SPISA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 263.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CONTU - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 66
Astenuti 2
Maggioranza 34
Favorevoli 21
Contrari 45
(Il Consiglio non approva).
Pongo in votazione l'emendamento numero 262. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, il mio voto sarà favorevole, ma credo che sia d'obbligo proseguire le riflessioni che si facevano poc'anzi anche in questa dichiarazione di voto per spiegare ulteriormente la contraddizione di un bilancio che si fonda su una intuizione, che è stata proposta dalla Giunta regionale, favorevole ad un taglio indiscriminato delle risorse destinate a tutti i settori produttivi e sociali della Sardegna; un taglio che non può essere giustificato e non può essere argomentato, così come ha fatto poc'anzi l'Assessore, sulla base di una dinamica reale di crescita dell'indebitamento, perché l'Assessore sa bene che così non è e sa bene che quel diagramma che lui ha mostrato è un diagramma che certamente non rappresenta la realtà dei fatti. L'autorizzazione alla contrazione di mutui non può essere confusa col debito e con la dinamica reale del debito.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Quel diagramma indica il debito reale. Non falsi i dati.
PILI (F.I.). Credo che sia assolutamente acclarato che gran parte di quelle cifre che sono state richiamate hanno una proiezione triennale, quinquennale o addirittura decennale, ad esempio quelle che finanziano il piano straordinario del lavoro, così come quelle previste dalla legge numero 1 del 2002. La realtà è che si vuole tentare di caricare su questo unico esercizio tutto il recupero dell'indebitamento, ripeto, per gran parte deciso all'unanimità da questo Consiglio regionale, perché ognuno si assuma le sue responsabilità. Questo certamente non costituisce un rallentamento delle dinamiche del debito, ma, di fatto, un'accelerazione dell'indebitamento, perché il principio che l'Assessore richiama è sicuramente errato.
Tutti i progetti economici che sono stati messi in campo in Sardegna in questi ultimi cinquant'anni non hanno tenuto conto della ricaduta in termini economici sul prodotto interno lordo e sulla produzione di introiti nel bilancio regionale. Noi abbiamo presentato qui, Professore, un piano di rinascita, il quarto piano di rinascita, e il Professor Paolo Savona in questo consesso ha dimostrato che con tot investimenti generati da fondi comunitari e da fondi statali si poteva creare un incremento di 2,4 punti in percentuale del PIL, tale da finanziare automaticamente in dinamica progressiva l'intero piano infrastrutturale posto alla base del nuovo piano di rinascita. E lei mi viene a dire che questo non è possibile?
Solo per un caso ho qui i dati della Banca d'Italia che dice, in riferimento alle politiche di sviluppo: "Il grado di attuazione in Sardegna dei fondi e dei pagamenti sul POR alla fine di settembre del 2003 era tuttavia più elevato rispetto a quello relativo all'insieme dei POR di tutte le regioni italiane destinatarie delle risorse". Come si fa a dire che la Sardegna non ha speso, se la Banca d'Italia ci sta dicendo che la Sardegna da sola ha speso tutto quello che hanno speso le altre regioni italiane? E non vorrei citare, lo farò dopo, il dato relativo agli investimenti, che hanno conseguito poi dei risultati sul prodotto interno lordo. Questa non è teoria, Professore, e se ne può dedurre che un soggetto credo al di sopra delle parti, come la Banca d'Italia, ha dimostrato che l'indebitamento, nella misura che voi avete individuato, porterà la Sardegna al collasso economico con una grave, gravissima ricaduta finanziaria sulle entrate della Regione sarda.
PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, voterò a favore di questo emendamento soppressivo del comma 2 del primo articolo di questo disegno di legge perché interviene direttamente nel cuore di questa finanziaria che, come abbiamo avuto modo di far rilevare in questi giorni, è un po' vuota relativamente all'azione propositiva e progettuale.
La Sardegna o, meglio, i sardi, a prescindere dal loro colore politico, si attendono da questa Giunta, da questa finanziaria, qualcosa di più che un freddo calcolo ragionieristico, Assessore. Auspicano soprattutto che vengano date risposte immediate alle numerose situazioni critiche che si sono presentate negli anni e che ormai sono degenerate, e si sono aggravate sino a determinare un malessere generalizzato. Ho già detto precedentemente, e così anche alcuni colleghi della minoranza, che avremmo anche potuto condividere l'obiettivo del contenimento delle spese, ma unicamente nel caso in cui i sacrifici richiesti fossero stati accompagnati da alternative e prospettive di sviluppo, e nel caso in cui l'obiettivo da raggiungere fosse stato dilazionato nel tempo. Qui si chiede invece tutto e subito, offrendo ben poco in cambio, per non dire nulla; così facendo si sta spegnendo anche quel piccolo lumicino di speranza che continua, nonostante il malcontento generale, a restare acceso grazie alla grande pazienza e alla grande forza dei sardi.
Noi avremmo voluto che già dall'articolo 1 di questa finanziaria la Regione desse un segnale forte alla Sardegna, e dimostrasse con decisione il suo impegno a individuare tutte le strade possibili per superare la fase critica, o almeno attenuare le conseguenze devastanti che possono essere determinate dalla mancanza di una strategia. Sarebbe stato necessario fare di tutto, anche a costo di rivedere l'entità della cifra da coprire tramite ricorso ai mutui. Sarebbe stato un segnale di grande disponibilità e di grande sensibilità da parte della Giunta e del presidente Soru.
Questa disponibilità, questa sensibilità non c'è stata. Non c'è stata in questi giorni di fronte alle nostre proposte, volte ad arricchire la legge finanziaria di quella forza propositiva che allo stato attuale la manovra non ha, risultando debole, frammentaria e poco coordinata nei diversi interventi. Una manovra sorda ai richiami della Sardegna, come sordi mi sembrano i molti colleghi della maggioranza, nonostante la discussione di questo importante provvedimento di legge che, così com'è strutturato, inciderà sicuramente in modo negativo sull'agricoltura, sull'artigianato, sul commercio, sull'istruzione, comparti fulcro di tutto il sistema Sardegna. Per queste ragioni, Presidente, voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la sua richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, SANCIU, LICANDRO, BIANCAREDDU, AMADU, ARTIZZU, MORO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 262.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CACHIA - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - MORO - MURGIONI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto il consigliere: SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 57
Astenuti 1
Maggioranza 29
Favorevoli 18
Contrari 39
(Il Consiglio non approva).
Pongo in votazione l'emendamento numero 261. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Anche su questo emendamento il mio voto sarà favorevole, ma mi consente sempre, questa dichiarazione di voto, di ricollegarmi alle considerazioni che facevo poc'anzi, per riportare ancora all'attenzione di quest'Aula, che può darsi non voglia ascoltare, alcune riflessioni che forse erano alla base della nascita di questa manovra finanziaria; però vorrei dire che, in base alle analisi condotte dalla Banca d'Italia, nel 2001-2003 la Sardegna ha avuto un incremento del prodotto interno lordo superiore alla media nazionale. E voglio citare i dati perché in Italia la media dell'aumento del prodotto interno lordo era negli anni 1991-2000 1,6 e dal 2001 al 2002, con la crescita esponenziale nel 2003 di un più 0,4 per cento era in Italia...
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. …però, non della luna, non delle stelle!
PILI (F.I). Dipende dove si ha la testa, se lei ce l'ha sulla luna non è colpa mia, onorevole Secci!
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Per cortesia, che si parli del tema in discussione.
PILI (F.I). Forse a lei dà fastidio. Sto rispondendo all'Asssessore.
Presidente, voglio poter recuperare il tempo.
SECCI (La Margherita-D.L.). Non mi dà fastidio, non mi danno fastidio neppure le sue bugie! Si attenga a quello che prevede il Regolamento per cortesia! La smetta, ci ha stufato!
PILI (F.I). L'onorevole Secci forse è dispiaciuto.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Faccia le cose seriamente una volta tanto!
PILI (F.I.). Noi siamo seri, forse non è serio chi oggi alza la voce in questi termini come sta facendo lei.
Presidente, vorrei recuperare il tempo che l'onorevole Secci mi ha fatto perdere.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, scusi un attimo. Invito i colleghi a prendere posto, tutti. Onorevole Secci, la richiamo formalmente.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Richiami anche chi sta parlando.
PRESIDENTE. Ci penso io.
SECCI (La Margherita-D.L.). Io le chiedo scusa per il tono, ma ne tenga conto!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Non sfuggirà all'Aula che il tasso medio annuo di incremento del prodotto interno lordo era in Italia dell'1,6 per cento e nel 2002, a fronte di una crescita dell'1,1 per cento in Italia, in Sardegna era del 2,2 per cento e poi vedremo perché...
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Quanto era nel suo DPEF? Il 4 per cento!
PRESIDENTE. Onorevole Secci, non è possibile interrompere in questo modo! Consenta all'oratore di proseguire il suo intervento. La ringrazio.
PILI (F.I.). L'onorevole Secci, così come ha fatto il suo compagno di partito Prodi, è dispiaciuto del fatto che in Italia il tasso di crescita fosse dell'1,1 per cento e in Sardegna del 2,2, grazie a tutte le risorse che sono state immesse dalla Regione nell'economia regionale.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Indichi l'anno.
PILI (F.I.). Onorevole Sanna, anche lei pretende di potermi interrompere! Le posso dare la fotocopia delle note sull'andamento del PIL, così avrà l'accortezza di leggersele e di informarsi prima di votare la manovra finanziaria.
(Interruzioni)
PILI (F.I.). Ma perché siete così nervosi, colleghi? Presidente.!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili, prosegua il suo intervento.
PILI (F.I.). L'incremento del 2,2, dice la Banca d'Italia, è legato a un dato che io vorrei, in maniera succinta, leggere perché è la dimostrazione di come molto spesso si voglia applicare la teoria senza conoscere la dinamica reale di quello che capita in Sardegna. Nel 2002 c'è stato in Sardegna un incremento dei bandi di gara per investimenti in opere pubbliche del 49,8 per cento in più rispetto all'anno precedente, cioè tra dicembre del 2001 e marzo del 2002 sono stati messi in cantiere oltre 1.200 miliardi delle vecchie lire di opere pubbliche, gran parte sotto regime commissariale, che hanno consentito di elevare il prodotto interno lordo. E se non si capisce che il sistema economico ha retto grazie a quella capacità del sistema regionale di intervenire nell'economia e se oggi pensiamo di non intervenire più perché abbiamo stabilito un tetto, che è artificiale, all'indebitamento solo per cercare di dimostrare che la Sardegna è indebitata, e quindi colpevolizzare chi ha governato prima, senza tenere conto del fatto che oggi, con questo livello che avete scelto di rischio e di blocco…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pili.
PILI (F.I.). No, Presidente, non ho recuperato il tempo che mi hanno fatto perdere.
PRESIDENTE. No, l'ha recuperato, lo abbiamo conteggiato.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Nel preannunciare il mio voto a favore dell'emendamento numero 261, col quale si propone di sopprimere il comma 3 dell'articolo 1, che unitamente agli altri sancisce dei limiti di manovra troppo angusti per una legge finanziaria che, viceversa, dovrebbe essere maggiormente incisiva e propositiva, vorrei che questo emendamento non fosse additato come il tentativo di questa minoranza di allungare i tempi del dibattito e far perdere tempo all'Aula, ma che fosse analizzato in riferimento alle implicazioni di questo comma su questa legge finanziaria. Con questo disegno di legge si è voluto perseguire come unico e solo obiettivo il risanamento, privando la manovra finanziaria di scelte di carattere programmatico in base alle quali indirizzare lo sviluppo della Sardegna. Un risanamento portato avanti a tutti i costi e a cui è attribuito un diritto di precedenza, posponendo a questa necessità ben altre priorità, in particolar modo quelle connesse alla situazione di grave sofferenza in cui versa il tessuto sociale e produttivo della nostra regione.
Alcuni colleghi della maggioranza di governo, che mi hanno preceduto, hanno parlato della necessità di contenere la spesa e addirittura di ridurre, con un'opera di dimagrimento, la presenza della pubblica amministrazione nei diversi settori produttivi. In questi giorni sono state illustrate a lungo, e pensavo che fossero state anche argomentate bene e in modo dettagliato, le ragioni che hanno portato la Regione ad accumulare questo disavanzo. Sono state ricordate le situazioni di emergenza che si sono presentate negli anni precedenti e le necessità che hanno indotto le diverse Giunte di centrosinistra e di centrodestra a ricorrere all'indebitamento attraverso la contrazione di mutui. Abbiamo visto che non è possibile attribuire delle responsabilità precise e d'altronde non si può neanche parlare di responsabilità, perché, come ho detto, si tratta di una situazione indotta da circostanze non previste e certamente difficilmente prevedibili, alle quali però era necessario far fronte con immediatezza. Non possiamo parlare sempre di responsabilità di ieri, ma dobbiamo parlare delle responsabilità di oggi, quelle responsabilità che si sta assumendo, appunto, la Giunta presentando una manovra finanziaria che improvvisamente toglie tutto.
La Sardegna sicuramente si attendeva molto da questa finanziaria; i sardi si attendevano molto da questo disegno di legge, certamente auspicavano un'azione forte, orientata però a tenere in moto la Sardegna, non a strozzare energicamente il tubo della benzina che alimenta i suoi settori strategici, togliendo del tutto la sua linfa vitale e privando quest'Isola del suo futuro.
Detto ciò, Presidente, non posso che ribadire voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il voto favorevole a questo emendamento soppressivo del comma 3 è giustificato dal fatto che specificamente su questo argomento dei mutui, dei prestiti obbligazionari noi più volte abbiamo sottolineato un problema su cui non possiamo ancora tacere perché nonostante il confronto che si è avviato in Commissione e anche in quest'Aula, ufficialmente e ufficiosamente, non ci convince la procedura che viene indicata dalla legge. Non ci convince non per voler a tutti i costi individuare e leggere tra le righe delle compromissioni in negativo e delle commistioni tra mondo della politica e mondo dell'economia, dell'impresa, quanto perché proprio la norma in quanto tale, pur potendosi prevedere astrattamente un meccanismo del genere, cioè che sia la Giunta regionale, con una propria deliberazione, a individuare i criteri di contrazione dei mutui e di emissione dei prestiti obbligazionari, anche riguardo alla scelta fra tasso fisso e variabile, tasso massimo da corrispondere, noi crediamo che possa essere fatta su questo ancora un'ulteriore riflessione che porti alla scelta di normare a monte le procedure che vengono attivate per l'emissione dei prestiti obbligazionari e che possa garantire maggiormente la trasparenza e l'imparzialità della Pubblica amministrazione.
Crediamo che sia un obiettivo ampiamente condivisibile, su cui sicuramente anche le parti politiche diverse dalla nostra manifesterebbero le stesse nostre perplessità se si trovassero nelle nostre condizioni. Noi crediamo che, pur essendo un tipo di contrattazione che certamente non può essere affidato a meccanismi esclusivamente matematici, sia però necessario che la scelta del contraente in questo caso debba essere in qualche modo assoggettata a delle procedure di evidenza pubblica. La stessa trattativa privata può essere svolta comunque garantendo trasparenza nelle procedure e pluralità di offerte. Crediamo, invece, che un meccanismo di questo tipo, per come è stato previsto dalla legge, possa consentire di attivare dei canali esclusivi, con degli intermediari finanziari, che in qualche modo possono andare contro gli interessi della pubblica amministrazione. Anche se materialmente può capitare che in determinate occasioni avviare un contatto e una trattativa esclusiva, diretta, senza una procedura di evidenza pubblica, con un intermediario finanziario, possa portare anche a delle buone condizioni contrattuali, noi crediamo che in teoria, come norma di principio, si debba sperimentare un percorso diverso.
Credo che questo non vada contro assolutamente le esigenze anche di snellezza e di rapidità delle decisioni, si può benissimo svolgere quest'attività rapidamente, individuare rapidamente una pluralità di soggetti e poi mettere in concorrenza più offerte. E' un principio elementare che vale per qualunque attività contrattuale, a maggior ragione dovrebbe valere per importi di grande rilevanza come in questi casi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Intanto le chiedo scusa per le mie intemperanze, ma qualche volta di fronte alle cose poco ragionevoli che si dicono è difficile resistere.
Farò anch'io quello che hanno fatto i colleghi fino ad ora, pur parlando del comma 3 e dell'emendamento numero 261, perché penso che sia necessario fare chiarezza, perché non sembri che con gli interventi a valanga, soprattutto del collega Pili, col volume e con la quantità delle parole e dei documenti che si citano, si possa cambiare la verità. La verità non si cambia ed è una: che noi ci troviamo di fronte a questa emergenza in questo momento, di fronte ad un disastro finanziario non annunciato ma realistico, per l'eredità che abbiamo avuto. E ne è testimonianza un elemento che ritroviamo anche nel comma 3 di questo articolo, cioè a dire che siamo stati costretti, con l'assestamento dell'anno scorso, a ripetere quest'anno che il tempo di ammortamento dei mutui non è più stabilito in 15 anni, ma in 30. E cosa significa questo? Significa che la capacità di indebitamento della Regione per i 15 anni era esaurita, ed era abbondantemente esaurita. E allora bisogna ricordare che i mutui contratti fino alla fine dell'anno scorso sono per 2 miliardi e circa 800 milioni di euro, che sono sei volte tanto quelli in essere nel 1999, e non ci sono dubbi, e che il disavanzo previsto al 31.12.2004 dal Documento di programmazione economica e finanziaria, quindi si tratta di dati reali, era di oltre 4 miliardi di euro. Allora anziché apprezzare, anziché stare almeno zitti sul disastro che si è combinato in cinque anni, si vuole far credere alla gente e a questa Assemblea che noi stiamo, invece, invertendo la rotta per frenare uno sviluppo che era enormemente sostenuto!
Quanto al tasso di crescita a cui fa riferimento la Banca d'Italia, si legga onorevole Pili i documenti di programmazione economica e finanziaria che avete presentato lei, Floris, Masala, in cui si parlava sempre di crescita del nostro prodotto interno lordo di almeno il 4 per cento per recuperare il ritardo di sviluppo della nostra terra. E ci viene oggi a raccontare che il tasso di crescita è stato dell'1,8, del 2 per cento! Questo livello di indebitamento è il fallimento vero suo e della sua maggioranza, il frutto dell'incapacità che ha avuto di tenere insieme quelli che dovevano sostenerla e che ci ha portato a questo disastro, questo nonostante lei faccia riferimento ad emendamenti e legga interi brani di resoconti di sedute della passata legislatura. Allora rimettiamo le cose a posto, la responsabilità di questa situazione è totalmente in capo a chi ci ha portato sino a questo punto.
Oggi con difficoltà terribile stiamo cercando di invertire la rotta. Ci sono elementi seri che fanno pensare, certo, a una manovra economica in qualche maniera di risanamento e di riordino della spesa, ma di riordino della spesa nel senso veramente di destinare le nostre risorse, che sono poche, che sono limitate, ad investimenti produttivi fino a quando non si faranno altre cose e speriamo di farle insieme. Lo abbiamo detto cinquanta volte, non avete speso una parola per dirci che siete pronti a fare la battaglia sulle entrate con noi! Non una parola di fronte agli inviti che da quest'Aula vi sono venuti in più di una circostanza! La verità è che volete il fallimento della politica della Sardegna! La verità è che volete il fallimento di questo Consiglio regionale! La verità è che questo non ve lo consentiremo in nessun modo, perché siamo molti, perché siamo forti, perché siamo uniti e perché andremo avanti a realizzare un progetto che speriamo sia veramente di sviluppo e di crescita per i sardi, cosa che voi non siete riusciti a fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io sono divertito. Dichiaro intanto che voterò a favore dell'emendamento. Onorevole Secci, volevo chiederle se lei ha un sesto senso, quindi stava captando l'ingresso del presidente Soru in aula o se l'aveva visto. E' una curiosità, solo una curiosità.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Non si preoccupi, non c'è bisogno!
PRESIDENTE. Onorevole Secci, adesso la prego!
VARGIU (Riformatori Sardi). Onorevole Secci, al di là della battuta, io ho ascoltato con attenzione il suo veemente intervento, per questo bisogna farle i complimenti, nel senso che normalmente uno esprime con veemenza oratoria i concetti di cui è profondamente convinto. Quindi io sono convinto che lei sia convinto di quello che ha detto, e cerco di prendere il buono di quello che ha detto, nel senso che normalmente le medaglie hanno sempre due facce: ognuno tende a innamorarsi della faccia che gli è più comoda o di quella che vede più nitidamente, però probabilmente il suo intervento, che ha interrotto tanti interventi più o meno dello stesso tono che vengono dai banchi della minoranza, ci ha aiutato a vedere meglio un'altra faccia della medaglia. Lei chiede se la minoranza sia pronta a fare insieme a voi la battaglia sulle entrate. Beh, io, a nome dei Riformatori, le dico che noi siamo assolutamente pronti a fare insieme a voi le battaglie sulle entrate, però le dico anche che non è che si può chiedere l'unità dell'Aula su ciò che si desidera e si ignora la medesima richiesta quando viene avanzata su argomenti indesiderati. E soprattutto quello che io non condivido del suo intervento, di cui ho condiviso ampie parti, è il tentativo che tante volte si è fatto in quest'Aula, in questo primo scorcio di legislatura, di appendere una lavagna all'ingresso dell'Aula e di fare come si faceva quando eravamo tutti più giovani, e cioè segnare una linea di demarcazione e scrivere da una parte i nomi dei buoni e dall'altra quelli dei cattivi.
In questo caso da una parte ci sono gli indebitatori che hanno portato al dissesto finanziario la Regione e dall'altra i buoni amministratori che non sono riusciti a impedire che nella scorsa legislatura questo si verificasse, ci sono i palazzinari e i cementificatori da una parte e ci sono i tutelatori del paesaggio e dell'ambiente dall'altra. Esiste sempre una linea di demarcazione netta, un discrimine netto tra coloro che agiscono nell'interesse generale e che siedono tutti da questa parte e coloro che invece sono mossi da interessi inconfessabili, che erano mossi dagli stessi interessi nella scorsa legislatura, e che siedono tutti dall'altra parte. Ecco, questo discrimine è inaccettabile, perché lei, collega Secci, sa quanto me che il precedente sistema elettorale, che noi Riformatori abbiamo combattuto e che non tutti in quest'Aula hanno combattuto nello stesso modo, non aveva consegnato nella scorsa legislatura a nessuno il testimone per governare e di questo abbiamo pagato lo scotto per un'intera legislatura. Oggi è cambiato tutto, nel senso che fortunatamente c'è un Presidente che è stato eletto direttamente dal popolo e ad esso risponde come rispondiamo noi, e c'è una maggioranza numericamente forte che è in grado di far fare a questo Presidente, a questa Giunta, alla maggioranza che lo esprime le politiche che sono scelte dalla stessa maggioranza, cosa che nella scorsa legislatura non si è verificato, perché la responsabilità del centrosinistra sulle leggi di spesa che questa Regione ha licenziato è pari a quella che ha il centrodestra. E se lei è onesto culturalmente sa che questo è vero. E quindi se si continua a negarlo, si nega la volontà che tante volte è stata espressa da questa parte dell'Aula di condividere delle responsabilità anche nelle politiche di riqualificazione della spesa, perché questa disponibilità alla condivisione da parte nostra è stata più volte ribadita, è stata più volte sostenuta anche in Commissione, ma per ragionare, collega Secci, bisogna essere in due, se ognuno pone all'attenzione soltanto la propria faccia della medaglia non vi è possibilità di dialogo ma solo la pretesa che ci si convinca di ciò che ha in testa l'altro. Allora l'unico modo perché si realizzi il coinvolgimento è che la maggioranza, che ha 50 consiglieri rispetto ai 30 dell'opposizione, lo decida. Se la vostra volontà è quella di trasformarci da minoranza in opposizione noi ne dobbiamo prendere atto, altrimenti ci sono gli spazi per il ragionamento, ma vanno percorsi in due.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, questa veemenza con cui l'onorevole Secci...
CUGINI (D.S.). Diana, continuiamo sulla linea proposta da Vargiu.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, non interrompa l'oratore.
CUGINI (D.S.). Stavo suggerendo.
PRESIDENTE. Non suggerisca, non hanno bisogno di suggerimenti. Grazie onorevole Cugini.
Prego onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Dicevo che la veemenza con cui l'onorevole Secci ha affrontato la materia, mi ha meravigliato. Insomma, onorevole Secci, alle cose che ha detto, contrariamente a ciò che ha affermato l'onorevole Vargiu, non ci crede neanche lei, ma la cosa più grave è che non ci credono i sardi, perché non sono certo nostre tutte le responsabilità di un presunto indebitamento e di un dissesto che voi state annunciando qui e fuori da quest'Aula, dico sempre presunto, sempre da verificare, non ci credete voi, non ci credo io personalmente, farò di tutto perché non ci credano neanche i sardi. Questo è l'argomento che dobbiamo affrontare, caro onorevole Secci.
Presidenza Del Presidente Spissu
(Segue DIANA.) Allora siccome, riprendendo il discorso che avevo iniziato precedentemente, mi fa piacere che sia presente anche l'onorevole Soru, che probabilmente su questa materia avrà tempo di meditare stanotte o domani, sempre che gliene diamo il tempo o che gliene diate il tempo, perché qualche aggiramento probabilmente avviene anche da parte vostra, insomma, come avveniva anche negli anni passati. Bene, io dicevo prima all'onorevole Presidente del Consiglio, perché mi sono rivolto a lui, ma parlavo per essere ascoltato dall'assessore Pigliaru, che non ho ricevuto risposte ai quesiti che io ho posto e alle perplessità che ho manifestato. Ed oggi mi si vuole far credere che questo bilancio e questa finanziaria sono costruiti con criteri da cui non ci si può spostare e senza chiedere un ulteriore indebitamento e senza recedere da quello stabilito, ma io questo non lo credo, e le cose che ho posto all'attenzione dell'Aula, pensavo che in qualche maniera, sollecitassero l'Assessore Pigliaru a dirmi: "Onorevole Diana, lei probabilmente ha necessità di una ripassatina, può avere necessità di qualche ulteriore informazione", oppure avrebbe potuto dirmi: "Stiamo verificando l'entità dei residui", me l'avrebbe potuto dire, allora le avrei anche potuto chiedere a quanto ammonta la giacenza di cassa della Regione Sardegna, quella reale però, assessore Pigliaru. Sarebbe importante saperlo, è un dato che i consiglieri regionali dovrebbero conoscere. A tutte queste domande, risposte non ce ne sono state. Allora per quale motivo noi non dovremmo proporre un emendamento soppressivo di quel comma che secondo noi non è giustificabile ma che anzi spoglia il Consiglio regionale del proprio ruolo e dà ulteriori poteri alla Giunta. E siccome non l'ho detto in presenza del Presidente Soru, riferisco ciò che tutta la stampa ha pubblicato relativamente alle considerazioni che molto opportunamente a nostra difesa, cioè di questo Consiglio regionale, ha fatto l'assessore Dadea. Perché non ci pensiamo a questo? Ma come, dobbiamo essere tutelati da un Assessore che non è neanche un eletto, ma che rispettiamo perché è stato consigliere regionale, è si è fatto valere quando lo era e per quale motivo...
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Perché non si attiene all'argomento?
DIANA (A.N.). Ho già dichiarato il mio voto, onorevole Sanna, l'argomento è sempre questo, perché sull'articolo 1 ci stiamo giocando tutto, questo è il problema. Voi non volete capire questo, e non andate ad analizzare i dati che vi ha letto l'onorevole Pili, perché li ha citati come risposta alle considerazioni che ha fatto l'assessore Pigliaru che ha detto che le risorse spese non hanno lasciato traccia. Può darsi che non abbiano lasciato la traccia che noi auspicavamo o che auspicava la Giunta di allora, ma certo è che raddoppiare il tasso di crescita del prodotto interno lordo rispetto alla media nazionale poteva essere considerato già un risultato. E quindi questa è la situazione. Non ho capito per quale motivo allora l'onorevole Secci debba saltare su, ce le ricordiamo tutti le manovre finanziarie degli anni passati, onorevole Secci. Vuole che le ricordi la vicenda relativa alla siccità? Proposta della Giunta: 125 milioni di euro; emendamento della minoranza: 250 milioni di euro...
PIRISI (D.S.). Eravate tutti handicappati?
SANNA ALBERTO (D.S.). E la maggioranza dov'era?
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 261.
(Intervento fuori microfono)
Si prenotandosi, onorevole Pili, prego.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Onorevole Presidente, la prenotazione esiste, se poi il sistema elettronico non l'ha registrata non è un problema mio.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, nella sua postazione c'è anche un led che le indica se la prenotazione è avvenuta.
PILI (F.I.). Infatti la prenotazione era stata registrata.
PRESIDENTE. Prego, lasciamo perdere.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta di votazione nominale?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PETRINI, CONTU, LICANDRO, SANJUST, SANCIU, LA SPISA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 261.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 60
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 20
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 260.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Il mio voto sarà favorevole. Ma sull'articolo 1 e su questo comma mi sia consentito di proseguire il mio ragionamento per far capire l'errore madornale che si sta compiendo. Gli investimenti delle piccole imprese avrebbero manifestato segnali di crescita; secondo quanto riporta il rapporto congiunturale dell'API Sarda che indica un incremento dal 56 al 62 per cento della quota di operatori che hanno dichiarato di avere effettuato nuovi investimenti nel corso dell'anno 2003, di essi il 57 per cento ha destinato la spesa all'ampliamento della capacità produttiva, cioè le imprese stanno dichiarando di aver fatto nel 2003 investimenti per aumentare la capacità produttiva. Assessore, sa da dove provengono quelle risorse finanziarie spese per aumentare la capacità produttiva di queste piccole e medie imprese della Sardegna? Da fondi regionali, da quelli che lei chiama debiti e che hanno generato quello che poi si chiama prodotto interno lordo, il cui incremento viene raddoppiato rispetto alla media nazionale, 1,1 è il livello della media nazionale e 2, 2 quello della media regionale, è evidente che questo dato, sull'andamento dell'economia in Sardegna che viene riportato dall'analisi della Banca d'Italia, viene ulteriormente rafforzato da quello che si dice nel capitolo successivo, in cui si parla della produttività, si parla dell'infrastrutturazione della Sardegna e si dice che secondo il rapporto annuale dell'Assoedili in Sardegna gli investimenti sono cresciuti, dal 2002 al 2003, del 9 per cento a valori costanti.
Io vorrei che a nessuno sfuggisse questa valutazione, e non sfuggisse che in Sardegna i bandi pubblicati per tipologia di committente hanno avuto un incremento nel 54,1 per cento in quel biennio, e non vorrei che dimenticaste che il risultato finale, che interessa sicuramente ai compagni di Rifondazione Comunista, è questo: il numero delle persone in cerca di occupazione è sensibilmente diminuito, meno 9,5 per cento, e il tasso di disoccupazione medio annuo della Sardegna è sceso dal 18,5 al 16,9 per cento. Allora se è vero che noi abbiamo buttato via i soldi, è anche vero che ci dovete spiegare come si sono potuti generare in Sardegna più occupazione e più sviluppo, perché questi sono i dati che riporta un soggetto autonomo quale la Banca d'Italia, che dimostra l'esatto contrario di quello che oggi voi state sostenendo ed anche facendo, col taglio indiscriminato, irrazionale, virtuale su un indebitamento che soltanto voi potete calcolare in questo modo, cioè un indebitamento che non esiste in queste dimensioni perché, come abbiamo già sottolineato più volte, una cosa è l'indebitamento autorizzato e altra cosa sono i mutui contratti, sono due dati su cui quantificare l'indebitamento totalmente diversi. E bene avrebbe fatto l'onorevole Secci, che nel richiamarmi con veemenza ad un atteggiamento più sereno ha usato toni forti, a rispondere a queste domande: sull'indebitamento deciso per far fronte all'edilizia scolastica, onorevole Secci, lei ha votato a favore o contro? Io so che lei ha votato a favore, portando quella spesa da 150 miliardi a 400; so che lei ha votato a favore, onorevole Secci, sulla legge numero 1 del 2002 che stanzia mille miliardi per le nuove imprese giovanili; lei, onorevole Secci, ha votato a favore; così come lei, onorevole Secci, ha stanziato insieme a questo Consiglio regionale 800 miliardi delle vecchie lire che sono servite per consentire a questa Regione di cofinanziare quei progetti nella quota necessaria per utilizzare e per gestire le risorse comunitarie. So, onorevole Secci, che lei ha approvato col suo voto per quattro annualità di seguito lo stanziamento…
SECCI (La Margherita-D.L.). Si ricordi che sono mancato qualche tempo!
PILI (F.I.). No, no, su questo non era assente! Mi riferisco allo stanziamento di 172 milioni di euro ogni anno per il piano straordinario del lavoro, quello stesso stanziamento che l'assessore Pigliaru nella sua relazione dice che non si poteva approvare, e che voi avete proposto col vostro emendamento.
(Interruzioni)
Allora sappiate che la responsabilità che vi state assumendo, e io so che ci sono tra di voi...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
(Interruzione del consigliere Pili)
MARROCU (D.S.). Ho chiesto il permesso al Presidente.
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili!
MARROCU (D.S.). Sono stato autorizzato. Io impegnerò soltanto pochissimi secondi; il collega Pili nel rispondere all'ottimo intervento dell'assessore Pigliaru, ottimo intervento, ha replicato...
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili le dispiace non interrompere? Devo forse dire che sono autorizzati gli schiamazzi? Lei è intervenuto, interviene, la lasciamo parlare. faccia la cortesia di tacere. Grazie.
MARROCU (D.S.). Il collega Pili, appunto, rispondendo all'assessore Pigliaru ha replicato dicendo: "Assessore, lei deve tenere conto che quando si stanziano risorse per investimenti gli effetti di questo stanziamento ed anche di questo ricorso all'indebitamento li si vede dopo due o tre anni perché c'è da programmare, se si hanno idee per farlo, perché c'è da progettare, se si hanno idee da progettare, e poi tutto l'iter di spesa delle risorse ha tempi lunghi, quindi solo dopo tre o quattro anni si vedono gli effetti positivi di quell'azione di governo, di quel ricorso all'indebitamento". Tant'è che dice: "Lei sa quanto si è speso per l'edilizia scolastica sino ad oggi, nonostante abbiamo deliberato quello stanziamento due o tre anni fa?. Si è speso poco, pochissimo", e quindi rimproverava l'Assessore dicendo che gli effetti del buon governo si vedono sempre dopo due o tre anni o quattro, poi, dimenticando di avere detto questo, ha citato come anni positivi con trend di crescita della Sardegna maggiori di quelli registrati in campo nazionale il 2001 e 2002. Ma se nel 2001-2002 si è verificato ciò, è frutto delle politiche dei due o tre anni precedenti, cioè '98 e '99, seguendo la logica dell'intervento di Pili e della quale io sono convinto, che furono gli anni di stabilità finale della Giunta Palomba, che furono gli anni più positivi di crescita, tant'è che, vedete, voi citate sempre la legge 37.
(Interruzioni)
Nel '99 venne approvata una legge che ebbe il numero 37 e dal 2000 in poi, da quando avete governato voi, non abbiamo mai superato il numero 10 perché quest'Aula non è riuscita ad approvare mai più di sette, otto, nove provvedimenti perché non siete riusciti a farla lavorare. Quindi, se è vero che gli effetti del buon governo si vedono dopo tre anni, ha fatto male a citare il 2001 e 2002, perché i risultati positivi di quegli anni sono dovuti all'azione del governo precedente e non a quello dell'onorevole Pili. Invece gli effetti dell'azione del Governo Pili sono le difficoltà di questi anni.
Ultima considerazione: io concordo col collega Vargiu quando dice che non è il caso di considerare tutti i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, io non l'ho fatto in nessun intervento, ma neanche gli altri colleghi; abbiamo condiviso responsabilità e ho citato appositamente nel mio intervento il collega La Spisa che nel 2000 presentò un bilancio che aveva le stesse identiche finalità del bilancio attuale, ma questa battaglia, che allora proponeva il centrodestra, di discontinuità, di risanamento, di serietà e di equilibrio e di fare gli interessi dei sardi allora non si è proseguita e non si è realizzata.
Lo stesso La Spisa ha detto che probabilmente vi è un gioco delle parti per cui chi governa ha l'obbligo della responsabilità e chi invece è all'opposizione cavalca il malessere o il malcontento, un po' come diceva Vargiu, ma io ho invitato tutti ad un senso di responsabilità perché i dati che ha citato l'assessore Pigliaru richiedono l'impegno di tutti, e sono dati che non si possono smentire, quindi, al di là del fatto di voler stabilire chi è responsabile della situazione attuale, prendiamo atto che la situazione oggi è questa, poi la responsabilità ce la dividiamo, tanto parliamo degli ultimi dieci anni, quindi la attribuiamo un po' al centrosinistra che ha governato dal 1994 al 1999, un po' al centrodestra che non ha governato dal 1999 al 2004, ma secondo voi abbiamo governato sempre noi, nonostante in quei banchi ci foste voi; ce la assumiamo insieme, l'importante è prendere atto che oggi questa è la situazione che non si può più proseguire; c'è una proposta che la Giunta ha fatto e che la Commissione ha approvato e su quella confrontiamoci. E però alla risposta dell'Assessore nessuno di voi ha replicato; se il dieci per cento è poco perché non avete presentato emendamenti per aumentare l'indebitamento e portare il disavanzo al venti? Ma se il dieci per cento invece è troppo, come qualcuno di voi sostiene perché c'è un aumento dell'indebitamento, perché non avete presentato emendamenti per ridurlo a zero? Sono questi i termini del confronto reale, a questo confronto noi siamo disponibili, ma effettivamente da quando abbiamo iniziato l'esame della manovra finanziaria ad oggi non è stata avanzata alcuna vera controproposta se non quella che ho definito, mi dispiace per Mauro, farsesca, degli emendamenti al titolo, che l'Aula ha bocciato.
Io non credo quindi che il problema sia discutere di chi è la responsabilità di quello che è avvenuto…..
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è finito, onorevole Marrocu.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Almeno con l'onorevole Marrocu, ci intendiamo. Però, nessuno vuole fare dietrologia e nessuno vuole andare ad individuare le responsabilità, il tutto è nato da un'affermazione dell'assessore Pigliaru. E siccome l'assessore Pigliaru rappresenta la Giunta sorretta da questa maggioranza, mi pare opportuno e credo che sia legittimo che nel momento in cui si fanno certe affermazioni, che possano non essere condivise, si apra un dibattito; è normale che avvenga questo nel momento in cui si dice che tutti gli interventi finanziari che sono stati fatti nei quattro anni che hanno proceduto questa legislatura non hanno lasciato tracce positive. Si tratta di un'affermazione che ha fatto l'assessore Pigliaru, io posso essere contrario, altri possono essere favorevoli, ma da qui a scatenare una gazzarra ce ne passa e soprattutto mi sembra ingeneroso individuare un unico responsabile, perché lo sapete benissimo che avete contribuito in maniera, io direi determinante, ad aumentare l'indebitamento, perché noi non avevamo una maggioranza coesa ed omogenea come è la vostra; voi avete questa fortuna! Magari l'avessimo avuta noi! Voi avete la fortuna sfacciata di essere tutti uniti, di pensare tutti all'unisono, non avete i problemi che abbiamo avuto noi. Governare così è facilissimo! Però, è talmente facile che comunque avete dovuto ripescare provvedimenti proposti dalla maggioranza di allora, oggi minoranza, avete riproposto integralmente l'emendamento numero 308 - che, guarda caso, recitava: "istituzione dei regimi di aiuto a sostegno delle attività produttive in applicazione degli articoli 87 e 88 della delibera CE…" - che era stato presentato dalla Giunta regionale e fu osteggiato in maniera veemente da parte dell'onorevole Scano e da tutta la minoranza di allora. Allora, scusate, quando li proponete voi gli emendamenti per la soluzione dei problemi va tutto bene, quando noi cerchiamo di proporre soluzioni alternative alle cose che proponete voi, si mette l'Aula a ferro e a fuoco da parte dell'onorevole Secci! Non è assolutamente possibile, onorevole Secci, che si assumano questi toni, non è giustificato, non è necessario oltretutto, non mi pare che sia questo il momento per esasperare gli animi, perché non è utile alla maggioranza!
Nel corso degli ultimi due mesi abbiamo cercato di farvi capire che alcune norme che avete messo in questa finanziaria non vanno bene; non l'abbiamo fatta noi la legge salva coste prima della finanziaria. Non l'abbiamo voluta noi! Non abbiamo voluto noi le norme intruse nella finanziaria, le avete volute voi e le avete avallate; se non aveste proposto queste norme oggi noi saremmo tutti quanti tranquilli a pensare, probabilmente, alla Pasqua. Ma le vostre proposte ci hanno costretto a tenere non dico non in scacco la Commissione, perché non siamo caratterialmente portati ad assumere atteggiamenti di questo genere, ben diversi erano i toni che usava l'onorevole Cogodi!.
(Interruzioni)
DIANA (A.N.). Ho promesso all'onorevole Cogodi che comunque sarebbe stato sempre nei nostri pensieri! E non essendo intervenuto su questo argomento l'onorevole Uras ho ritenuto opportuno evocare l'onorevole Cogodi, il quale certamente se fosse stato qua, e se noi avessimo potuto avere lo straniero, vi assicuro che probabilmente saremmo riusciti ad approvare la manovra finanziaria solo ad agosto, e comunque il quinto mese di esercizio provvisorio non ve lo avrebbe levato nessuno, è che lo straniero noi non lo possiamo prendere, purtroppo questo non è ammesso; ma vi assicuro che sarebbe bastato un uomo come l'onorevole Cogodi! Avremmo dovuto portare la fotografia!
Ho cercato di sdrammatizzare un po' i toni perché altrimenti veramente qua rischiamo di non fare una buona Pasqua, rischiamo di dare uno spettacolo che probabilmente non è quello che si aspetta l'onorevole Soru che, compatibilmente con i suoi impegni, ovviamente, non è che sia sempre presente qua, però noi la invitiamo ad essere più presente, onorevole Soru. Presidente, guardi, sarebbe educativo anche per lei, io glielo ho già detto un'altra volta che l'Aula consiliare fa bene, tempra la gente!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Ovviamente, adesso la discussione che parte da una proposta di emendamento al comma quattro si è allargata all'universo mondo, poi, certamente la presenza autorevole del Presidente ci porta anche un po' tutti ad intervenire, soprattutto i colleghi della maggioranza, perché noi ovviamente non abbiamo la vostra stessa voglia di mostrare di difendere questa manovra; scusate è solo una battuta!
Però, io direi questo: noi in fondo ci stiamo accapigliando sul problema del disavanzo e dell'indebitamento. Sia chiaro, noi sul fatto che il disavanzo e l'indebitamento richiedessero e richiedano anche oggi una politica di risanamento siamo d'accordo; non siamo d'accordo quando, come è trapelato dalle parole dell'Assessore, si attribuisce a noi la responsabilità di questa situazione e su questo hanno ragione Diana e Pili quando, prendendo spunto dagli emendamenti, contestano un'affermazione dell'Assessore che in qualche modo obiettivamente è azzardata, Assessore, o almeno può essere interpretata in maniera non corretta, forse, rispetto a quel che crede lei, o a quel che pensa lei.
Cioè non si può dire che tutto l'insieme dei bilanci, fatti in disavanzo in questi anni, non hanno portato ad alcun risultato concreto e perciò noi non ci possiamo permettere questo livello di indebitamento; è vero che non ce lo possiamo più permettere ed infatti voi e noi abbiamo sempre detto, anche nei Dpef, ovviamente anche prendendo spunto dall'analisi che gli uffici fanno, ed oggi sono gli stessi uffici di ieri e di avantieri, che un certo livello di indebitamento non si può superare, perché altrimenti metterebbe a rischio la stessa elasticità del bilancio, che diventerebbe rigido perché le quote di ammortamento renderebbero praticamente non manovrabile la finanza regionale. Questo è vero. Ma non si può misconoscere l'altra cosa che sottolinea continuamente Pili nei suoi interventi, anche in quelli di stasera, e cioè che molte di questi debiti sono stati assunti per il fatto che il livello delle entrate è fermo da anni e che alcuni investimenti erano qualificati come tali dal punto di vista formale, ma sostanzialmente si trattava di risorse magari destinate a risarcire i danni provocati dalla siccità, e tutte le forze politiche erano d'accordo allora, anzi avete giocato al rilancio e ve l'abbiamo detto, perché da 125 siete passati a 250 milioni di euro, aumentando di volta in volta la cifra proposta, questa è la verità.
In secondo luogo, l'altra cosa che vogliamo sottolineare, ma riguarda soprattutto il comma cinque, è che di questo disavanzo voi stessi dicevate all'inizio della legislatura, quando rispondevate al nostro fervore risanatore, che in realtà era molto meno elevato di quanto apparisse, ed è così; perché per chi sa leggere il quinto comma, il disavanzo da coprire con un mutuo in realtà viene calcolato tenendo conto di tutti i disavanzi di gestione che poi portano al disavanzo di amministrazione, credo che sia questa la formulazione corretta, ma si ottiene sottraendo dalla cifra che si presume di raggiungere come disavanzo, sottraendo da questa somma l'ammontare di quelle risorse, di quei residui passivi che si ritiene di poter cancellare.
Allora, diteci non adesso, nei prossimi mesi, quanto riuscirete ad accertarlo, l'ammontare dei residui passivi che si possono cancellare e vedremo quanto di fatto questo livello di disavanzo crollerà, dimostrando che non eravamo dei delinquenti noi e forse non erano delinquenti la Giunta Palomba e i suoi amministratori; certo il bilancio va fatto in questo modo perché purtroppo il livello delle entrate è inferiore a quello dovuto, ma la necessità di fare bilanci in disavanzo è un dato reale che infatti anche voi avete dovuto rispettare perché oggi anche voi, per non uccidere il malato, dovete comunque prevedere un'autorizzazione a nuovi mutui. Quindi, forse sarebbe bene mostrare un po' meno di demagogia e un po' più di concretezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Grazie Presidente, io intervengo perché mi sono prima accertato se le considerazioni del collega Vargiu fossero considerazioni di maniera o fossero considerazioni di sostanza, non avendo avuto la possibilità di dialogare con lui nel corso della discussione generale, anzi devo dire che quando sono intervenuto in sede di discussione generale degli amici Riformatori in Aula non c'era nessuno. Eh! Non c'era nessuno! E quindi, seppure dopo giorni si riprende a parlare di disponibilità al dialogo, questo non può che fare piacere.
Ed allora perché non riconoscere che il collega Secci nella relazione illustrativa ha proposto un metodo di confronto che da parte vostra non ha ottenuto attenzione e risposte? Io penso che nonostante il tono del suo intervento, il collega Secci abbia confermato stasera la disponibilità ad aprire un confronto. Una disponibilità che era stata ripresa da un intervento dell'Assessore, che io considero molto positivo perché serio, che ha dichiarato: "queste sono le indicazioni che diamo noi, siamo pronti ad entrare nel merito, a trovare punti di convergenza, se rimangono chiari, evidenti e non vengono superati i parametri che abbiamo indicato per quanto riguarda l'indebitamento". Ora, adesso La Spisa dice: "Ma noi non vogliamo aumentare l'indebitamento", anche altri colleghi l'hanno detto nel corso di altri interventi. Allora, dove sta la discussione? Sta sulle poste del bilancio? Sì, può essere. Può essere collega Diana che stia anche questo, però ciò che dobbiamo riconoscere, senza che nessuno si offenda, è il fatto che il futuro non può essere come è stato il passato.
Poi, voi dite: "in passato voi ci avete costretto a fare i debiti perché eravamo un'armata Brancaleone, c'era persino Corda con noi "; e beh, può essere che questa vicenda si possa leggere anche così, è anche un modo divertente. Ma adesso noi vi stiamo dicendo: "badate che noi non abbiamo nelle nostre fila il Corda del centrosinistra, non c'è, quindi, non c'è l'ipotesi di lavoro che abbiamo già sperimentato, né ricorrendo al voto segreto, né ad accordi diversi".
(Interruzioni)
CUGINI (D.S.). La caratteristica di Corda è che non poteva essere impiccato perché non aveva la testa, nonostante il cognome! Quindi, siete disponibili, ma non dico domani, tanto ci sono le feste, siete disponibili ad un incontro ravvicinato che ci permetta, ferme restando le considerazioni che ha fatto l'assessore Pigliaru sul piano tecnico e non sul piano politico, di aprire quel confronto che auspicava il collega Secci nella relazione illustrativa?
Io voterò contro questo emendamento, noi voteremo contro tutti gli emendamenti che avete proposto; ma se c'è qualche emendamento che dobbiamo valutare ai fini del voto badate che è bene che ne parliamo seriamente, perché ciò può produrre anche una riduzione dei tempi della discussione. Ma ce lo dovete dire e non con un intervento sporadico del collega Vargiu che mi ricorda quelle notti che passavamo a discutere delle manovre finanziarie quando c'erano Fantola, Scano, Cogodi e tanti altri che non sono più dei nostri! Ma soprattutto dei vostri che sono stati bocciati! Vi ricordate Balletto? E ve lo ricordate Frau? Ve li ricordate Pittalis, e Corda, e tanti altri che erano qui e che non ci sono più? Sarà per colpa degli elettori che li hanno valutati per come hanno svolto la loro funzione? Ed allora noi non vogliamo fare quella fine e difendiamo le nostre posizioni con il garbo, se c'è da usare il garbo, se ci sono da usare argomenti forti, anche con gli argomenti forti; ma usiamo adesso il ragionamento che ha fatto il collega Secci nella sua illustrazione, il ragionamento secondo il quale le riforme la maggioranza non le vuole fare da sola, il risanamento la maggioranza non lo vuole da sola. Le vorremmo fare assieme a voi. Diteci chi di voi è disponibile a ragionare con noi per fare quello che dice il collega Secci. Chi di voi è disponibile a ragionare con noi.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è concluso, onorevole Cugini. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io voterò a favore su questo emendamento e vorrei riprendere il ragionamento che ha fatto il collega Marrocu perché il collega Cugini scherza sempre e quindi non si riesce mai a capire quanta parte di scherzo e quanta di fustigazione dei costumi altrui ci sia nel suo ragionamento, perché poi i fustigatori normalmente fustigano sempre gli altrui costumi e, come nelle parabole evangeliche, non vedono le travi nei loro occhi; il collega Cugini in Aula sta poco, probabilmente perché anche lui ha cose più importanti da fare, però, si accorge sempre delle assenze degli altri, ma lo fa garbatamente, con ironia, e quindi è apprezzabile anche questo.
Però, il collega Marrocu ha detto una cosa che secondo me in un consesso normale dovrebbe farci fermare, nel senso che dovrebbe convincere ciascuno di noi che è il momento di fermarci un attimo, perché il collega Marrocu che è il Presidente del Gruppo consiliare più importante della maggioranza, ha detto testualmente: "benissimo, sui temi che stiamo discutendo per primi ci sono responsabilità condivise, nel senso che se ci riferiamo agli ultimi dieci anni, che sono gli anni in cui è nato questo indebitamento, ci dividiamo le responsabilità e partiamo dal presupposto che ce ne sono di entrambe le parti che oggi siedono in quest'Aula"; insomma, io credo che quest'affermazione, sia un'affermazione di immensa importanza come affermazione di principio.
Collega Marrocu, forse il fatto che c'è stata poca interlocuzione in quest'Aula mi aveva impedito di sentirla prima, nel senso che quella che ha fatto lei mi sembra la prima affermazione solida e reale in questo senso. Però, collega Marrocu e colleghi della maggioranza, questa affermazione rimane fine a sé stessa se da essa non discende dell'altro; nel senso che se esiste una condivisione di responsabilità, si riflette anche su ciò che deve essere fatto per la rimozione degli effetti che gli atti di cui siamo entrambi responsabili hanno prodotto.
E mi spiego meglio; nessuno propone metodi consociativi, noi vi abbiamo detto, ripetuto e sottolineato che è cambiato il sistema, e che grazie a Dio è cambiato il sistema! Nel senso che ci va benissimo che il Presidente sia eletto direttamente dal popolo anche quando lo contestiamo e quando chiediamo il riequilibrio dei poteri, ci va benissimo una maggioranza di 50 a 30 che governi, che attui il suo programma politico e che possa essere fra quattro anni e mezzo, se Dio vuole, giudicata dagli elettori, ci va benissimo. Quindi, lo sottolineiamo affinché non ci sia nessun fraintendimento su questo. Però, se voi, consapevoli di responsabilità condivise nel passato, oggi ci chiedete di non cavalcare il malcontento sociale e di non partecipare a un clima da scontro sociale che questa finanziaria comunque può produrre, beh, insomma, ci dovete dare modo di discutere con voi di questo e di fare questo insieme a voi. Nel senso che se voi portate una manovra in Aula, la depositate sui nostri banchi e dite: "Abbiamo il Presidente che ha una legittimazione popolare e una maggioranza forte di 50 consiglieri, questa è e questa deve essere approvata entro il 30 di aprile o quando voi volete, restando qui in aula sette ore, dodici o ventiquattro, non ci interessa", beh, insomma, ci state chiedendo di fare l'opposizione, non di condividere responsabilità. Ci state chiedendo di contrapporre il nostro progetto al vostro, e ci state chiedendo di fare il muro contro muro. Noi abbiamo un'idealità e un programma rispettabile quanto il vostro, che non ha avuto il conforto degli elettori, mentre voi l'avete avuto, ma non per questo è meno rispettabile e meno convincente nei nostri interventi e nelle nostre teste rispetto al vostro.
Quindi, se voi invece ci chiedete di ragionare, di discutere su parti che possono essere modificabili e migliorate della vostra legge finanziaria, questa è una cosa diversa rispetto a quello che finora ci avete detto, ed è una cosa conseguente alle affermazioni che ha fatto il collega Marrocu. Su questa strada noi siamo disposti, credo, senz'altro noi Riformatori, ma anche altri, a ragionare, ma il ragionamento deve essere concreto, non deve essere una boutade d'Aula, come quelle che fa sempre amabilmente il collega Cugini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie mille, signor Presidente. Vorrei dare solamente un piccolissimo contribuito a questa discussione, essendo arrivato molto in ritardo e non avendo ascoltato gran parte degli interventi, non posso fare molto di più che dare un piccolo contribuito. Vorrei fare un po' di chiarezza sui numeri e aiutare un pochino l'assessore Pigliaru, che non ha nessun bisogno di essere aiutato, lo farebbe per conto suo, però posso parlare io come consigliere non lui.
Allora, ho sentito ribattere con veemenza che i numeri dati all'Assessore sono sbagliati e che 2 miliardi e 688 milioni di euro di indebitamento, l'Assessore lo saprebbe benissimo, non sono debiti veri, non sono stock, ma sono mutui autorizzati. Mi dispiace, evidentemente i numeri non vi erano chiari prima, non vi sono chiari neanche adesso. Si tratta di debiti veri, di debiti che la Regione sarda ha verso il sistema bancario. I mutui autorizzati malauguratamente sono circa 4 miliardi di euro. Per cui capisco che siano numeri difficili da accettare, però questi sono. Nel 2001 l'indebitamento che la Regione aveva verso il sistema bancario era pari a 374 milioni, oggi è 2 miliardi e 688 milioni, poi ci sono altri 1.000 milioni di mutui autorizzati - 1.100 mi pare - che fanno circa 4 miliardi in totale. 1 miliardo di mutui che speriamo proprio di non dover mai utilizzare, che non utilizzeremo mai, perché altrimenti vorrebbe dire che la Regione Sardegna non solo avrebbe il bilancio ingessato, perché ce l'ha già ingessato, un bilancio che ha una quantità di entrate inferiore alle sue spese correnti è già un bilancio ingessato, che ci consente solamente di decidere con che velocità andare a sbattere contro il muro del definitivo dissesto finanziario e cioè di quanto continuare a indebitarsi di anno in anno. Quindi si tratta di 2 miliardi e 700 milioni di euro di mutui veri, di debiti verso le banche, e non di mutui autorizzati. Per questo vi era l'urgenza di fare una finanziaria come quella che è stata presentata.
Condivido molto quello che è stato detto, che occorre cercare di trovare le parti che ci uniscono, quello che condividiamo circa le necessità delle politiche da porre in essere a nome di tutti i sardi. E' stato detto che tutti condividiamo, sulla base di questi numeri, che sono assolutamente incontestabili, la necessità di porre in atto una politica di risanamento finanziario. Qualcuno ci ha detto che è troppo severa, qualcuno ci ha detto che non è severa affatto, perché comunque ci s'indebita di 550 milioni anche quest'anno. E' vero, perché non si può passare da 1.000 a zero senza creare dei danni sociali enormi. Questa è la nostra valutazione, forse abbiamo sbagliato, qualcuno avrebbe potuto fare un pochino più velocemente, qualcuno un po' più lentamente, ma toccava a noi fare questa valutazione e l'abbiamo fatta responsabilmente. Abbiamo fatto la valutazione che questa sia la velocità necessaria, giusta e possibile per andare verso quel risanamento che tutti auspichiamo.
Ora, se questo risanamento è auspicato veramente da tutti e questa scelta è condivisa, allora siamo anche disposti a migliorare ulteriormente questa proposta di legge finanziaria e di bilancio. Basta che ogni volta che decidiamo in che cosa spendere di più, a quale necessità dei sardi dedicare maggiori risorse, ci venga anche detto su quale voce risparmiare, e cioè dove spendere di più e dove spendere di meno rispettando il vincolo di bilancio. La Giunta è qui, con la massima attenzione a tutte le possibilità di migliorare questo bilancio. Abbiamo detto che condividiamo la necessità del risanamento, forse questa velocità non è quella perfetta, forse è un po' più veloce o un po' più lenta, non lo so, ma non lo saprà mai nessuno, ma comunque posta questa necessità, collaboriamo per migliorar ancora la manovra finanziaria e voi dateci tutte le indicazioni, dove spendere di più ma anche dove spendere di meno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Rinuncio a intervenire.
PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale dell'emendamento.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Pili?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, CONTU, LICANDRO, SANCIU, LA SPISA, DIANA, Matteo SANNA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 260 .
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 57
Astenuti 1
Maggioranza 29
Favorevoli 19
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Il Consiglio è convocato domani mattina alle ore 9 e 30. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 22 e 08.
[B1]ascoltato
Allegati seduta
LXXVIII Seduta
(Pomeridiana)
Martedì 23 Marzo 2005
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Paolo Fadda
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 15.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 17 Marzo 2005 (73), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Rassu ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana odierna. Poiché non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 91/A. Rimangono da illustrare gli emendamenti all'articolo 1 a partire dal numero 259. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrarlo.
PILI (F.I.). Signor Presidente, la mia illustrazione sarà pari alle altre rispetto ad un tema che è quello della copertura del disavanzo che viene qui richiamato, dall'esame dell'articolo 1 è evidente che vi è una compartecipazione, uso questo termine nel senso di complicità, di questa manovra finanziaria con la valutazione positiva di tutto l'indebitamento che c'è stato sino ad oggi, perché se voi e la Giunta avete scelto la strada di confermare tutti i mutui autorizzati dal Consiglio, che voi calcolate di contrarre con la manovra finanziaria odierna, ciò sta a significare che voi avete condiviso con il comma 5, tutto ciò che è stato previsto, perché come abbiamo più volte avuto modo di dire - l'onorevole Secci in questo è stato molto chiaro - una modifica di quegli stanziamenti, si può fare solo con una norma contenuta nella legge finanziaria. Cioè tutti i mutui che il Consiglio ha autorizzato negli anni 1999 - 2004 e che non sono stati ancora contratti potevano, e secondo voi dovevano, essere cancellati. Voi scegliete di non farlo, cioè voi scegliete di mantenere tutte le autorizzazioni che il Consiglio ha dato per la contrazione di mutui pur non essendo stati accesi formalmente con delibera esecutiva della Giunta regionale. Con questo comma state dicendo che vi è la puntuale determinazione della Giunta regionale di condividere la responsabilità di quei 2 miliardi e 800 milioni di euro che richiamate, derivanti dalla somma algebrica del disavanzo a tutto il 2003 e del saldo finanziario dell'anno 2004. Quindi state proponendo, con questo comma, di salvare, di diventare, tra virgolette, complici di quell'indebitamento, perché altrimenti questo sarebbe stato il momento giusto in cui proporre di cancellare l'indebitamento contratto per i miliardi destinati all'edilizia scolastica, i mille miliardi destinati a finanziare la legge numero 1 del 2002, tutti i fondi che ancora non sono stati utilizzati dei piani straordinari del lavoro, stavate proponendo anche di cancellare i fondi per la siccità del 2001 e del 2002, per risarcire i danni provocati dalle alluvioni del '99, perché l'onorevole Marrocu ha affermato, ovviamente in maniera credo infondata e gratuita, che non sono stati utilizzati.
Noi riteniamo che questo comma debba essere soppresso perché l'Aula possa esprimere una compiuta valutazione su ogni singola posta di bilancio coperta attraverso la contrazione di mutui autorizzata dal Consiglio, tutto ciò che voi avete definito debito e che noi continuiamo a definire investimento, quindi fatore di crescita economica, fattore produttivo e positivo dell'economia regionale per dare risposte in termini infrastrutturali perché, come sapete, i mutui possono essere contratti solo per spese di investimento nonostante in passato siano stati contratti anche per spese che non potevano essere in alcun modo concepite come investimenti in conto capitale, capaci di generare un indotto economico diretto.
In questo senso riteniamo che questo emendamento, che si propone a questo comma 5, meriti l'attenzione del Consiglio, perché se è vero, come dicevo prima, che non si è proposta una dilazione dal 2006 al 2.035 per l'ammortamento di un mutuo relativo all'intera somma, è chiaro che noi non possiamo in alcun modo accettare, senza sottolineare la vostra responsabilità, che si adotti il dato finale della somma algebrica del presunto disavanzo a tutto il 2003 come elemento che è anche messo alla base di questa legge finanziaria. Se così è, e se voi avete deciso di porre i 2 miliardi e 800 milioni come base dell'indebitamento, vuol dire che state accettando interamente l'impostazione che era stata data inizialmente.
Per cui credo che tutto ciò che costituisce il presupposto di questa manovra finanziaria cada in questo comma, che si possa assolutamente dichiarare già da adesso che non vi sono ragioni perché la maggioranza abbia adottato un atteggiamento di assoluta chiusura nei confronti di tante parti sociali, e degli enti locali in Sardegna, perché forse bisognava partire da un presupposto diverso, che non era quello di calcolare semplicemente la somma algebrica dell'indebitamento autorizzato, ma bisognava fare un calcolo economico e finanziario, come è stato fatto negli anni passati, dell'ammontare dei mutui realmente contratti. Questo non è stato fatto, si è preferita la somma algebrica del presunto disavanzo della Regione. E' un dato che noi contestiamo. L'emendamento soppressivo di questo comma ci consente di richiamare la vostra attenzione su una partita che vedremo dopo, quando illustrerò l'emendamento al prossimo comma, sul fatto che questa posizione è assolutamente contraddittoria con le posizioni da voi sempre sostenute in questo Consiglio regionale.
Nel prossimo comma, come avrò modo di dire, c'è un dato di fatto che credo sia emblematico di come volete risolvere il tema delle nuove risorse per il bilancio della Regione, e credo che sia davvero chiaro a tutti che la privatizzazione del patrimonio regionale rientra nei vostri obiettivi. Ci sono emendamenti in cui si fa riferimento, con una parolina aggiunta all'ultimo momento da qualche birichino, a società che dovrebbero partecipare al progetto di dismissione del patrimonio immobiliare, ma questo lo vedremo quando discuteremo del prossimo comma. Per quanto mi riguarda questa è l'illustrazione dell'emendamento soppressivo del comma 5.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento 258.
PILI (F.I.). Mi dispiace che sia assente l'Assessore degli enti locali, urbanistica, e se non erro anche patrimonio, perché avrei voluto leggere a lui - giacché poc'anzi il presidente della Commissione, l'onorevole Secci, mi esortava a non illustrare tutti gli emendamenti - la pagina 55 della seduta 215 del 2002, quando alla stessa richiesta fatta da noi l'onorevole Gian Valerio Sanna rispondeva: "Li illustrerò uno per uno e li illustrerò tutti".
SECCI (La Margherita - D.L.). Di che anno è? Della preistoria?
PILI (F.I.). Stiamo parlando del 2002 onorevole Secci, e lei sa bene che l'onorevole Sanna Gian Valerio aveva ricevuto mandato di rispondere in tal senso, ma questo è un aspetto procedurale, Sanna disse: "Li illustrerò tutti, nessuno escluso". Ma ciò che è più grave è che Sanna, a nome dei Popolari allora, parlava del comma 14 di quella finanziaria, che conteneva le norme sul patrimonio immobiliare, dicendo che non si poteva introdurre in maniera surrettizia questa materia nella legge finanziaria e sosteneva, leggo testuale: "Un tema che è stato oggetto di discussione in Commissione terza, ma più ampiamente nelle Commissioni di merito, che riguarda l'intendimento della Giunta regionale di accelerare le procedure di dismissione del patrimonio immobiliare attuando attraverso la legge finanziaria, come è rituale da un po' di tempo a questa parte, il superamento e l'aggiramento delle leggi vigenti in materia di gestione del patrimonio immobiliare nella nostra Regione". Ma dove sta la coerenza tra quello che avete detto e questo comma 6 della legge finanziaria che ci proponete? Dov'è la coerenza quando dite che siete pronti a preparare operazioni, così le chiamate, di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale. Colleghi, perché non dovremmo presentare l'emendamento soppressivo totale di questo comma? Che coerenza c'è tra quello che avete detto due anni fa, tre anni fa, e quello che invece proponete oggi? Allora voi avevate proposto l'emendamento soppressivo totale della norma proposta tre anni fa dalla Giunta regionale sulla cosiddetta cartolarizzazione, ed ora fingete di abbandonare la parola cartolarizzazione per poi magari riprenderla nell'articolo 35 al quale, come sapete, in Commissione, è stata per giunta introdotta una parolina, "società", che qualcuno si era dimenticato nella penna.
E' evidente che noi non possiamo accettare che oggi si possano indicare entrate calcolate in maniera surrettizia, prive di consistenza anche normativa, in modo da ridurre l'indebitamento, come è scritto nel comma 6. Uno: non si sa quali siano le maggiori entrate, perché se crollerà, come crollerà, il prodotto interno lordo, automaticamente ci saranno minori entrate. Ma è anche vero che se il presupposto è quello dell'intesa istituzionale di programma dell'aprile del 1999, che poi vedremo e leggeremo nei dettagli, essa non prevede alcunché sul piano della finanza ed è invece posta alla base del calcolo delle nuove entrate che la Giunta regionale propone di acquisire, ma il comma 6 dice fa riferimento all'acquisizione di maggiori entrate derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale. Bene, volete vendere, avete bisogno di procedere a quelle vendite che invece in passato avete fatto di tutto per bloccare. Credo che sia assolutamente necessario per voi aprire una verifica interna, se ancora esiste questa possibilità all'interno della vostra coalizione e non sia propria di una concezione della democrazia che forse non alberga più in questa Aula, in cui invece si è affermata una gestione monocratica del potere e delle istituzioni regionali. Grazie a questa situazione una proposta, per bloccare la quale i D.S. sono in passato intervenuti uno per uno, oggi verrà approvata perché arriva il vostro Presidente e vi impone di vendere tutto il patrimonio immobiliare, e parla non di dismissione, ma di privatizzazione. Ma dove è finita la linea politica dei Democratici di Sinistra? Ma dove è finita la logica ispiratrice di un programma di gestione corretta del patrimonio pubblico?
PIRISI (D.S.). Lo chieda a Marrocu.
PILI (F.I.). Credo che dobbiamo chiederlo non solo all'onorevole Marrocu, onorevole Pirisi, ma anche a lei, perché lei era tra gli esperti, era uno dei tre ingegneri del gruppo, della pianificazione territoriale, della gestione immobiliare, della manutenzione, ci avete spiegato che il patrimonio prima di essere venduto doveva essere manutenuto, bisognava fare investimenti a lunga durata per creare un futuro di quel patrimonio, e oggi scegliate di privatizzarlo. Altro che sinistra! Siete sinistri nel pensare che noi possiamo lasciar passare queste scelte senza colpo ferire, lasciandovi fare tutto quello che avete per la testa o anzi che ha per la testa il vostro Presidente. Per le operazioni di privatizzazione immobiliare noi scegliamo una strada più coerente, quella di trattare questo tema, così come ci avete insegnato, in una apposita legge che possa essere valutata ed esaminata compiutamente dal Consiglio regionale e non prevista da una norma intrusa per favorire operazioni, sottolineo la parola operazioni, di privatizzazione del patrimonio immobiliare regionale.
Per questo motivo credo che questo emendamento soppressivo totale, totalmente in linea con le vostre passate convinzioni, debba trovare un vostro accoglimento o, quanto meno, rappresenti un elemento di riflessione per coloro che forse dovrebbero dichiarare: "abbiamo cambiato idea, non vogliamo più perseguire quello che in questi anni abbiamo sostenuto. Il Presidente della Regione ci ha convinto dell'esatto contrario". Sarebbe l'ennesima dimostrazione di intelligenza politica, ma dovreste avere il coraggio di dichiarare che avete cambiato idea, perché nel silenzio, probabilmente, questa passerebbe come una scelta che voi subite piuttosto che come una svolta veramente significativa della vostra linea politica.
Per questa ragione abbiamo presentato questo emendamento soppressivo totale che ci consente di ribadire la nostra contrarietà all'introduzione di una norma intrusa e di ribadire che certamente non si può far ricorso ad operazioni immobiliari per recuperare maggiori entrate in mancanza di un piano complessivo da discutere in Consiglio regionale, perché se voi scegliete la strada di fare, così come sta facendo il Presidente della Regione, tutto in casa, è evidente che anche su questa materia avremo da ridire e certamente da sottolineare quanto il Consiglio regionale è stato estromesso dalle scelte di indirizzo e decisionali su una materia così importante come la gestione del patrimonio della Regione. Voi con questo comma ponete nelle mani della Giunta regionale le operazioni di privatizzazione senza dare al Consiglio alcun ruolo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 99.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 99 riguarda lo stesso comma interessato dall'emendamento appena illustrato; è un emendamento già presentato in Commissione ma valutato negativamente dalla maggioranza, che però noi abbiamo ritenuto opportuno presentare anche in Aula perché è un emendamento che non ha una finalità diversa da quella di migliorare il testo di questa legge.
La soppressione parziale che propone l'emendamento 99, riguarda le parole che seguono alla frase: "il ricorso all'indebitamento di cui al comma quinto è ridotto in relazione all'acquisizione di maggiori entrate nell'anno 2005". Si chiede di sopprimere, di cancellare quindi, le parole successive, e cioè la specificazione che le entrate che debbono essere considerate come utili per ridurre l'esposizione del bilancio a possibilità di indebitamento, così come previsto nel comma primo dell'articolo, derivano dalle operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale.
Se noi, cioè, eliminassimo queste parole daremmo al comma 6, che è stato già analizzato poco fa dal collega Pili sul piano anche della valenza politico-finanziaria, un senso proprio, e cioè l'indebitamento, a cui si ricorre per necessità, si prevede già da adesso che possa essere ridotto nell'ipotesi in cui, nel corso dell'esercizio 2005, si accertino nuove entrate non solo derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio regionale, ma anche da altre possibili fonti, per esempio quelle derivanti da una rinegoziazione dei trasferimenti dallo Stato alla Regione. L'anno è appena iniziato, le trattative con il Governo sono state avviate da tempo anche dai precedenti Governi regionali, la rinegoziazione del sistema dei trasferimenti dallo Stato alla Regione Sardegna è oggetto dell'intesa tra Stato e Regione da anni ormai, e i Governi della precedente legislatura si sono impegnati a lungo su questo problema, scontrandosi evidentemente con una condizione oggettiva che pone il Governo nazionale in situazioni continue di emergenza tali da rendere difficile la concessione di nuovo sistema di trasferimenti per la Regione Sardegna, che sarebbe evidentemente un regime speciale, differenziato rispetto a quello delle Regioni ordinarie, e che con grande difficoltà si può ottenere soltanto grazie a una trattativa lunga e intensa, con una posizione molto forte da parte del Governo regionale e dell'insieme dei nostri rappresentanti nel Parlamento italiano.
Questo finora non si è realizzato, ma noi crediamo che nell'avvio di questa legislatura e in un sistema anche di relazioni più indirizzate a ottenere risultati concreti, non impostate cioè su una politica di rivendicazione pura e semplice, su un atteggiamento rivendicazionista, in certi casi, permetteteci di dirlo, addirittura astioso anche da parte di coloro che vanno a rappresentare la Regione Sardegna nei confronti del Governo, questo risultato possa essere raggiunto. Io credo che una rinegoziazione del sistema dei trasferimenti tra lo Stato e la Regione Sardegna possa andare a buon fine solo in un contesto di relazioni tra Regione e Stato impostate veramente diversamente, che coinvolga anche complessivamente il sistema politico regionale. Noi più volte abbiamo avuto occasione di sottolineare che su queste grandi questioni che riguardano l'ordinamento regionale della Sardegna, sia cioè la questione delle problematiche collegate ai sistemi produttivi, in particolare all'industria e all'energia, su cui sono aperte importantissime partite con il Governo, che coinvolgono l'autorità e la competenza del Governo regionale, sia per quanto riguarda le questioni che attengono al regime dei trasferimenti dallo Stato alla Regione Sardegna, occorre trovare con il Governo nazionale un'intesa su un punto molto alto che non parta da presupposti polemici così evidenti, come è apparso in questo inizio di legislatura. Credo che sia difficile poter trattare con un Presidente del Consiglio mettendo a base della discussione il fatto che non si va a parlare a Villa Certosa o cose del genere.
Credo che il rapporto con il Governo nazionale debba partire innanzitutto da un riconoscimento della reciproca autorevolezza che dipende non tanto dal colore politico dei governi, non tanto dal nome e dal cognome del presidente di turno, ma dalla effettiva necessità di rappresentare situazioni che hanno necessità di trovare soluzioni. Su questo punto noi crediamo che occorra effettivamente lavorare, questa è la direzione giusta, crediamo che un rapporto con il Governo nazionale, con lo Stato in generale, possa essere intrapreso a una condizione politica molto importante, cioè che tutto il sistema politico venga coinvolto in queste relazioni. Noi siamo convinti che da questo punto di vista ci sia una carenza di fondo: il Governo regionale va a trattare con Roma da solo, va a trattare rappresentando non tutto il sistema politico, non esiste un sistema di relazioni correnti, serie, aperte, realistiche, leali tra maggioranza e opposizione in questo Consiglio regionale, tra Governo e opposizione di questo Consiglio regionale, questo è il dato di fatto. Credo che invece il senso della opportunità richiederebbe proprio un riconoscimento della validità e della valenza di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio, ciò darebbe sicuramente alle rivendicazioni che si portano al tavolo di Palazzo Chigi tutta un'altra forza e tutta un'altra efficacia. Io non so quando questo entrerà nella comprensione non solo della maggioranza o almeno di alcuni suoi esponenti, ma anche del Presidente della Regione. Quando questo accadrà probabilmente alcune cose potranno essere affrontate diversamente. In ogni caso rimane il fatto che, per quanto riguarda l'esercizio 2005, il ricorso all'indebitamento possa e debba essere ridotto in relazione all'acquisizione di maggiori entrate, qualunque sia la loro provenienza.
Questo è il senso dell'emendamento che appunto tende a sopprimere le parole che rinviano alle entrate che derivino da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale, su cui, d'altra parte, sono state già affacciate più volte, non solo in quest'aula poco fa, ma anche in altre occasioni, alcune fondate perplessità sia sul sistema di operazioni giuridiche che sono a monte di queste privatizzazioni, sia anche sulla quantificazione di queste possibili nuove entrate che, a nostro parere, sono obiettivamente sovrastimate rispetto a quelle realizzabili dalle dismissioni che sarebbe necessario fare per ottenere un risultato già nel corso dell'esercizio del 2005.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 257 ha facoltà di illustrarlo.
PILI (F.I.). Grazie Presidente. Con questo emendamento abbiamo proposto di sopprimere il comma 7, l'abbiamo fatto perché c'è sembrato utile richiamare all'attenzione del Consiglio quello che sostanzialmente è l'utilizzo dei fondi speciali, sia in conto capitale che per le spese correnti, e l'abbiamo fatto con la puntuale ragione di chi negli anni passati ha sostanzialmente accettato una prassi tendente alla soppressione totale da parte della opposizione e che soltanto a mo' di esempio nell'articolo 1 vogliamo riproporre all'Aula, perché nella precedente legislatura l'onorevole Sanna aveva proposto come primo firmatario - mi perdonerà il vicepresidente Paolo Fadda, che mi ha pregato di non citarlo tra i firmatari per ragioni istituzionali, ma mi permetto di farlo qui e non all'esterno di quest'Aula, e quindi posso dire che era il secondo firmatario, così come tra i firmatari figurani l'onorevole Biancu, l'onorevole Giagu, l'onorevole Granella, l'onorevole Secci e per finire l'onorevole Selis - un emendamento al comma 8 di allora per aumentare il fondo speciale per le spese in conto capitale, che noi avevamo previsto di 15 milioni di euro, portandolo a 47 milioni di euro. Cioè l'emendamento proposto dall'allora opposizione prevedeva che lo stanziamento proposto dalla Giunta venisse non raddoppiato, ma addirittura triplicato! Alla faccia dell'indebitamento e di tutto quello che oggi sostenete!
SECCI (La Margherita-D.L.). I suoi colleghi in Commissione hanno preteso che fosse messo!
PRESIDENTE. Onorevole Secci, ci lasci lavorare.
PILI (F.I.). Guardi, hanno fatto bene a farlo proporre, con la differenza che loro hanno proposto cifre al ribasso, mentre voi sistematicamente le proponevate al rialzo e in maniera assolutamente abnorme, tanto che sul fondo speciale per le spese correnti voi avete messo per il 2005 la modica cifra di 6 milioni di euro. Io mi sarei aspettato un minimo di coerenza, che l'onorevole Sanna, che è qui a rappresentare il Presidente, in quanto Vicepresidente - non si spiegherebbe diversamente la sua costante presenza come tutore di tutti gli Assessori; il Presidente dovrebbe avere anche questo ruolo, però lo svolge l'onorevole Sanna, che oggi evidentemente è assente per altre ragioni - però l'onorevole Sanna, e tutti voi, colleghi, Fadda, Secci e quant'altri, mi spiegate perché voi avete proposto nella legge finanziaria del 2003, per il triennio 2003-2005, 13 milioni di euro e oggi vi limitate solo a 6 milioni di euro? Forse perché adesso governate voi e allora governavamo noi?
FADDA (La Margherita-D.L.). Abbiamo sbagliato!
PILI (F.I.). Avete sbagliato. Onorevole Fadda, lei trova la giusta risposta ed è l'unico che sa ammettere i propri errori. I suoi colleghi non hanno l'umiltà di riconoscere gli errori compiuti e non si sanno cospargere il capo di cenere. Lei ha i capelli più grigi dell'onorevole Marrocu perché evidentemente ha riconosciuto i suoi errori più di quanto l'abbia fatto l'onorevole Marrocu che invece vuole parlare di manovra farsa. Farsesca era forse la proposta che voi facevate allora soltanto per incrementare la spesa. Assessore Pigliaru, in questo mese che passeremo in quest'aula lei magari sarà oggetto di invettive, non si preoccupi Assessore, sono riferite a fatti del passato di cui lei probabilmente non ha nessuna responsabilità. Se lei oggi ci propone i tagli mentre due anni fa la sua maggioranza ci proponeva di aumentare tutto, perdonerà il fatto che noi qualche volta richiamiamo il passato, perché tutti abbiano ben chiaro come realmente la maggioranza che la sostiene ha operato in questo Consiglio regionale.
Per questa ragione noi proponiamo un emendamento soppressivo totale, ma proporremo più avanti un emendamento che reintroduce somme ben più consistenti per questo capitolo. Quindi due sono le proposte: la cancellazione di questo comma per poi proporne uno successivamente capace di incrementare consistentemente queste risorse, perché riteniamo che non si possano lasciare così basse e che invece meritino una particolare attenzione da parte dello stesso Consiglio regionale, perché, così come avete fatto voi nella precedente legislatura, è giusto dare alle spese correnti e a quelle in conto capitale un giusto riconoscimento in termini di stanziamenti che sono assolutamente necessari. Infatti, come vedrete all'emendamento 264, sono state, per coerenza politica, indicate le stesse cifre che avevate proposto voi tre anni fa. Quindi avete due scelte, o quella di eliminare questo comma, oppure di correggerlo secondo la vostra filosofia di due anni fa, nelle cifre, nella sostanza e nella forma. Abbiamo riprodotto fedelmente l'emendamento da voi proposto in modo tale che non ci sia assolutamente possibilità di errore e perché ci sia un punto di incontro tra maggioranza e opposizione. Questa volta l'opposizione sta proponendo quello che proponevate voi allora. Io credo che bocciando questo emendamento stiate in qualche modo censurando anche quello che avete fatto negli anni passati.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 256 ha facoltà di illustrarlo.
PILI (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 255 ha facoltà di illustrarlo.
PILI (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 254 ha facoltà di illustrarlo.
PILI (F.I.). Grazie, Presidente. Anche in questo caso l'emendamento da noi proposto è soppressivo del comma 10 che riguarda le autorizzazioni di spesa per le quali si dispone un incremento per gli anni 2005-2007 nella misura indicata nella allegata tabella C. Le autorizzazioni di spesa anche in questo caso, per quanto riguarda l'incremento, rappresentano una fase importante della manovra finanziaria che voi proponete. Stiamo parlando delle parti dove voi aggiungete e, ovviamente, se da qualche parte si è aggiunto da qualche altra parte si è tolto. Avete scelto di aggiungere da qualche parte e avete scelto di togliere da qualche altra. E' evidente che la richiesta di eliminare questo comma 10 parte proprio da questo presupposto che nella tabella C è puntualmente riprodotto, per ogni singola finalità, come ognuno di voi potrà assolutamente leggere, il relativo stanziamento, compreso quello della legge numero 6 del 2001 relativo all'edilizia scolastica. Ritorno su questo tema perché è evidente, con l'iscrizione di uno stanziamento di 40 milioni di euro, che voi state avallando alcune norme fondamentali che il Consiglio regionale all'unanimità ha scelto di approvare. Una cifra rilevante, colleghi del Consiglio, che evidentemente non può essere lasciata senza una sottolineatura. Così come pure è facile notare un incremento che voi proponete dello stanziamento per le opere di interesse regionale, portandolo da 9 milioni a 13 milioni di euro. E' evidente che anche a proposito di questo stanziamento sarebbe utile capire perché questo incremento non viene portato a copertura della legge 25, che sostanzialmente ripartisce i fondi tra i comuni sulla base di parametri certi, per opere di interesse regionale che devono obiettivamente, Assessore, ricadere nella pianificazione strategica degli accordi di programma quadro tra lo Stato e la Regione. Quando si ha la pretesa di inserire 26 miliardi delle vecchie lire per finanziare opere di interesse regionale senza alcuna pianificazione, vuol dire che lì dentro ci sono nascosti i fondi che serviranno per quelle che l'onorevole Oppi chiama "marchette", cioè per programmi di interesse regionale che sono programmi di interesse di ogni singolo territorio e per accontentare i consiglieri regionali o chicchessia che dovranno dividersi gli stanziamenti.
Chi conosce la macchina regionale sa che questi sono i cosiddetti fondi a distribuzione telecomandata che finanziano opere che non hanno niente di interesse regionale se non il fatto che sia la Regione a gestirli uno per uno a seconda degli interessi dei consiglieri. Per i consiglieri neofiti, ce ne sono alcuni, attenzione, perché i consiglieri regionali più esperti, quelli che hanno fatto passare questo aumento, chiedono all'Assessore dei lavori pubblici di dargli qualcosa per il proprio territorio. State attenti, non lasciatevi escludere, fatevi includere in questa ripartizione perché sennò i più bravi, i più attenti, quelli che sono più esperti prenderanno molto e voi non prenderete niente, quindi siccome c'è questo fondo che è stato messo ad hoc dall'Assessore dei lavori pubblici...
SANNA ALBERTO (D.S.). Tu sei un maestro in materia!
PILI (F.I.). Ovviamente, anche perché credo che uno come te abbia sicuramente molto da imparare, però credo davvero che bisognerà stare attenti a tutte queste formule; per questa ragione noi proponiamo l'emendamento soppressivo totale di questo comma perché rappresenta, come vedete se uno andasse a leggere ogni singola tabella, la possibilità di introdurre autorizzazioni di spesa su fondi da cui ognuno può attingere secondo il peso politico, o il peso personale in alcuni casi. Quindi attenti, consiglieri di nuova investitura, perché ci sono quelli più anziani che conoscono bene questo tipo di fondi, e quindi sono pronti a far diventare d'interesse regionale qualsiasi tipo di opera, anche la pista ciclabile, nel comune di appartenenza. Quindi il nostro emendamento punta ad eliminare questa possibilità che certamente non può essere attribuita con un comma inserito nella norma che definisce l'inquadramento generale delle risorse finanziare di questa manovra.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 253, a firma Pili, La Spisa e più, può illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). Un attimo solo.
SECCI (La Margherita-D.L.). E' meglio che lo ritirino!
CAPPAI (U.D.C.). Calma! Calma!
SECCI (La Margherita-D.L.). Lo legga, è meglio che lo ritirino!
PRESIDENTE. L'emendamento 253 si da per illustrato.
Emendamento numero 252, Pili, La Spisa e più, si da per illustrato. Siamo alle tabelle, emendamento numero 95, Oppi, Capelli e più. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). Non volevo togliere il piacere all'onorevole Capelli di illustrare questi emendamenti 95 e 94 che sono collegati.
CAPELLI (U.D.C.) Illustrerò il prossimo.
LA SPISA (F.I.). Entriamo quindi nel merito dell'articolo e in particolare delle Tabelle, siamo alla Tabella B. La Tabella B è la tabella, lo ricordo perché sicuramente quest'Aula molto attenta ha l'esigenza di capire di che cosa stiamo discutendo, che riguarda gli importi da iscrivere in bilancio relativamente all'autorizzazione di spesa per le quali si dispone una riduzione. Quindi l'oggetto dell'emendamento 95 è quello di cancellare una riduzione, di tornare indietro, di contestare e di sopprimere quindi una norma sostanziale ma contenuta e riferita alla Tabella B. In particolare nella Tabella B, alla voce 09 Industria, si prevede una riduzione di un milione e 549 mila euro nella UPB S09021 capitolo 09058 che riguarda interventi urgenti a sostegno dell'industria, e sono fondi diciamo tradizionalmente stanziati, se c'è una riduzione è evidentemente una riduzione rispetto alla previsione del bilancio precedente, che riguardano l'applicazione della legge regionale numero 21 del 1993, che è quella che prevede interventi per l'industria sulla cui base si è istituito un consorzio che svolge la funzione di sostegno all'industria e in genere alle piccole e medie imprese. Lo stesso vale per la voce successiva di cui parleremo in seguito, per cui complessivamente si ha quindi una riduzione dei trasferimenti dal bilancio regionale al sistema degli enti che sono a servizio delle piccole e medie imprese. Su questo tema credo che la nostra proposta possa essere pienamente comprensibile e anche condivisibile da parte di chiunque guardi a questo bilancio con occhi attenti e disincantati, non condizionati da impostazioni pregiudiziali sul piano politico e ideologico.
La stessa maggioranza ha detto più volte di voler impostare la propria azione di governo sulla valorizzazione e il sostegno alle piccole e medie imprese, questa finalità è contenuta tra l'altro in dichiarazioni programmatiche ed è stata tradotta in azioni di governo anche da altre precedenti giunte per cui crediamo che sia contraddittorio che proprio sul sostegno alle piccole e medie industrie, possa esserci un passo indietro. Noi abbiamo un sistema produttivo dal punto di vista della produzione industriale e dei servizi avanzati che è caratterizzato da una storia fondata su una presenza massiccia in Sardegna della grande industria di base, che ha permesso l'industrializzazione della Sardegna ma che negli anni ha mostrato delle gravi difficoltà a causa sicuramente dell'impostazione della politica industriale, non solo regionale ma anche nazionale, a causa di diseconomie che derivano da alcune insufficienze infrastrutturali, in particolare quella nel settore energetico che condiziona in maniera gravissima il sistema industriale di base. Il sistema dell'industria di base, della grande industria, considerate le difficoltà che incontra, può avere uno sviluppo se si fa davvero di tutto per sostenere la piccola e media industria.
Non siamo all'anno zero, perché in questi anni è stata fatta un'azione di sostegno alle piccole e medie industrie che ha consentito di far nascere, crescere, svilupparsi numerose industrie di piccola e media dimensione che oggi costituiscono un tessuto abbastanza diffuso, certamente non paragonabile a quello di altre aree territoriali che fanno della piccola e media industria il loro punto di sviluppo maggiormente diffuso e capace di creare ricchezza ed occupazione su tutto il territorio. Noi abbiamo un sistema di piccole e medie industrie che non è certamente così diffuso ed avanzato come in altre aree territoriali, soprattutto nel nord-est dell'Italia, ma abbiamo comunque un sistema di medie e piccole industrie che hanno già una buona base ma che richiedono un sostegno più deciso, che vada sia nella direzione di utilizzare al massimo gli strumenti classici di incentivazione finanziaria, previsti da quelle leggi che il sistema legislativo sardo ha messo a punto, che ormai funziona molto bene, la legge numero 15, la legge 17, la legge 21, che prevedono sia contributi in conto capitale sia finanziamenti a sostegno di mutui per investimenti, ma ha necessità, questo sistema di piccole e medie industrie, anche di interventi di assistenza, attraverso servizi reali. Servizi reali che possono essere garantiti proprio da soggetti come il Consorzio 21, il CRS4, il Bic Sardegna, cioè quei soggetti regionali che oggi hanno già raggiunto, grazie anche al lavoro di questi anni, la qualificazione giuridica di agenzia governativa che permette loro di operare ormai diffusamente sul territorio fornendo alle piccole e medie industrie non servizi finanziari ma servizi reali, cioè assistenza, animazione economica, sostegno ad iniziative volte all'internazionalizzazione dei mercati, azioni di marketing mirate all'innovazione tecnologica; stiamo parlando di quegli organismi che costituiscono una delle caratteristiche più interessanti dell'ordinamento e del sistema di intervento a favore del mondo produttivo, in particolare nel settore industriale.
Un sostegno che non può mancare, che certamente utilizza anche fondi europei, fondi del Por, ma questi fondi a favore del sistema produttivo, delle imprese così come quelli per l'occupazione di cui abbiamo già parlato, questi fondi europei che transitano attraverso il programma operativo regionale, il quadro comunitario di sostegno costituiscono delle risorse aggiuntive. Noi abbiamo necessità, invece, di un sistema di trasferimenti anche ordinari che permettano a queste agenzie governative di operare in termini efficaci e capaci di raggiungere il sistema produttivo. E' per questo che ci preme segnalare che le riduzioni dei trasferimenti a favore di queste agenzie costituisce un danno e un passo indietro rispetto alla valorizzazione e al sostegno, al rafforzamento di questi soggetti nell'ottica di una presenza effettiva sul territorio a favore del sistema delle imprese capace di dare ad esso una dignità e una capacità di presenza nel mercato sia a livello produttivo, sia a livello commerciale che oggi è ancora ridotta. Le nostre piccole e medie industrie forse hanno molti soldi ma hanno pochi servizi reali ed è questo sistema di servizi reali che va potenziato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 94.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento numero 94, come giustamente è stato detto dal collega La Spisa, è direttamente collegato a quello precedente. Qui assistiamo realmente alla politica del taglio. L'emendamento numero 94 reintegra il capitolo 09061, Integrazione Regionale al Fondo per l'attuazione degli interventi a favore delle attività produttive delle zone interne della Sardegna centrale, che registra un azzeramento dei 3 milioni di euro che erano previsti e non diminuiti in fase di assestamento e nel bilancio del 2004. Colgo questa occasione per segnalare all'Aula, e vi prego fin da questo momento di prendere nota dei vari passaggi di riqualificazione e di ridistribuzione della spesa, che questo rappresenta il primo taglio per le zone interne della Sardegna, poi alla fine arriveremo alla quantificazione totale e vedremo se tutta la Sardegna paga allo stesso modo il conto di queste scelte.
Io a questo punto vi lancio una sfida, abbiamo colto una sfida nella giornata di ieri o di avantieri e a mia volta ne lancio una: "Iniziate a sommare". Facevo riferimento ieri alla sensibilità di questa Giunta e di questa maggioranza che sono corse al capezzale, giustamente, legittimamente, del Consorzio di Bonifica dell'Oristanese perché aveva necessità di fondi. Io rabbrividisco guardando a questa celerità politica, clientelare a fronte di altri territori che da mesi chiedono pari attenzione, pari celerità di intervento ottenendo per risposta un sorriso. La risposta ad un settore in crisi per motivi indipendenti dalla volontà degli operatori: 37 per cento in meno nel conferimento delle quote del latte, calamità naturali non dovute sicuramente all'inerzia degli allevatori, neanche all'inerzia politica o all'intervento degli amministratori, in quanto siamo in una fase di emergenza che aggrava già una emergenza strutturale, è stata: "Fate una assicurazione". Siamo in una fase in cui bisogna assistere e perciò non rifuggo dal termine "assistenzialismo" quando questo è mirato a sopperire ad una reale esigenza. La risposta di questa Giunta e di questa maggioranza è: "Tagliamo ulteriormente 3 milioni di euro previsti per l'assistenza alle imprese delle zone interne e della Sardegna centrale". Questo in piena coerenza con quanto annunciato in maniera demagogica: "Partiamo dalle fasce più deboli, pensiamo agli ultimi".
Quelle zone, badate bene, sono ultime per certi versi, ma saranno e rimarranno prime per dignità, una dignità che non riconosco a chi invece imposta la sua azione verso i primi. Sicuramente c'è molta gente che ha difficoltà, in questa fase, a mettere insieme il pranzo con la cena, ha difficoltà a credere in un futuro, ha difficoltà a continuare a pensare che si possa investire su un'attività, ha difficoltà a sentire vicine le istituzioni o a sentirsi accompagnata, non sempre assistita, accompagnata in un percorso, soprattutto le nuove generazioni. Però, ahimè, probabilmente la presenza politica, il vendersi al miglior offerente come prassi imposta probabilmente da alcune forze politiche che rappresentano oggi la maggioranza, aiuta a continuare a rafforzare le zone meno deboli, non parlo sicuramente dell'oristanese che aveva pari esigenze e necessità. Ma io mi chiedo: perché non fare un patto di aiuto alle zone che necessitano in questo momento di maggiore attenzione, perché rispondere ad una esigenza e ad una richiesta di aiuto con un ulteriore taglio? Che senso ha? Modifica sicuramente l'impostazione di questa finanziaria, togliere 3 milioni di euro. Sicuramente la stravolge, sicuramente non fa raggiungere l'obiettivo di rimanere entro il tetto all'indebitamento fissato dal Dpef, sicuramente modifica gli importi globali della vostra finanziaria, sono tutte falsità! Sono tutte motivazioni di comodo, di fatto questo è uno dei primi tagli che riguarda gli interventi nelle aree deboli; ricordatevi che deboli lo si è solo economicamente. Il che vuol dire che non si è deboli per dignità, non si è deboli culturalmente, si rischia di essere deboli socialmente, ma la responsabilità di questo può essere addebitabile totalmente ad una politica cieca. Qualcuno forse dimentica che quel territorio ha delegato i propri rappresentanti, che probabilmente respirando un'aria diversa dimenticano di chi sono figli e di quale territorio sono figli. Credo che al di là della semplice, facile, superficiale demagogia, i conti, i numeri daranno ragione di questo ragionamento e, ripeto e ripropongo la sfida, valutiamo i tagli e le scelte in base ai fondi stanziati per gli investimenti nelle aree programma. Sarei felice di perdere questa sfida alla fine della discussione di questa finanziaria.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 43.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Signor Presidente, colleghi, si tratta di un emendamento per un importo tutto sommato esiguo, ma di un grande valore morale, e per questa ragione dopo averlo proposto inutilmente in Commissione lo riproponiamo in Aula. Lo stanziamento di fondi a favore di notiziari regionali e locali per non udenti è stato una conquista della Commissione diritti civili del Consiglio regionale avvenuta nel 2000. Durante la discussione della legge finanziaria di quell'anno la Commissione diritti civili presentò a firma di tutti i componenti un emendamento per finanziare la realizzazione dei notiziari che i colleghi avranno visto nelle emittenti locali, per i quali da quell'anno, ogni anno, sono stati stanziati 50 mila euro.
Quell'iniziativa, che venne votata all'unanimità dal Consiglio regionale, nacque da una grossa protesta posta in essere dalle associazioni rappresentative di questa categoria, e collego il mio intervento a quello precedente in riferimento alla necessità di tutelare i più deboli, che è sicuramente una categoria svantaggiata, una categoria debole che ha bisogno di attenzione e quindi ho trovato strano che per risanare le finanze regionali si tagliassero 20 mila euro a questo capitolo.
Leggo, successivamente, un emendamento della Giunta regionale, l'emendamento numero 313, che dà 25 mila euro all'Istituto Sardo per la Resistenza e l'Autonomia, sicuramente un'istituzione degna di riguardo, degna di nota, però la mancata attenzione all'esigenza che io ho posto, altrettanto degna, non è stata motivata, se venisse motivata con il fatto che queste risorse non sono necessarie per realizzare il programma potrebbe anche darsi che si decida di ritirare l'emendamento, ma questa motivazione non è pervenuta.
Ecco, queste circostanze, insieme al fatto che durante i lavori della Commissione alla richiesta di rimpinguare alcuni capitoli con importi molto limitati, per esempio i 50 mila euro tolti alle borse di studio per la lingua e la cultura sarda, la Giunta e la maggioranza ripetevano insistentemente che non c'erano soldi, ma dopo un minuto veniva estratto da sotto la scrivania un emendamento che stanziava fondi per altre finalità, ad esempio 3 milioni e mezzo di euro a favore delle sponsorizzazioni sportive, mi hanno indotto a presentare questo ed altri emendamenti! Ho letto con piacere l'articolo del collega Porcu sulla stampa regionale su questo tema, ne condivido l'impostazione, però, collega, in Commissione le cose sono andate esattamente in maniera opposta, anche la Commissione ottava ha sostenuto che bisognava finanziare lo sport praticato da tutti e non spendere risorse in sponsorizzazioni, ma la Commissione ha trovato importanti risorse per questo settore, mentre per altri interventi, questo taglio di 20 mila euro equivale a circa il 40 per cento dello stanziamento, per altri interventi le risorse non sono state reperite. È stato detto da più parti che si tratta di una finanziaria di scelte, molte di queste scelte ci lasciano perplessi e per questa ragione proponiamo questi emendamenti.
PRESIDENTE. Emendamento numero 96. Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, questo è un emendamento che viene ritirato in quanto è stato accolto in Commissione grazie alla sensibilità della maggioranza e della Giunta.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 96 è ritirato. Passiamo agli emendamenti sostitutivi parziali. Emendamento numero 264 a firma Pili, La Spisa e più.
PILI (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 39.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, colleghi, l'emendamento numero 39 tende a ripristinare lo stanziamento del capitolo dedicato ad interventi a sostegno dei cassa integrati, che nel 2004 era 1 milione di euro ed è stato portato a 800 mila euro nella proposta della Giunta; riteniamo che si tratti di una linea di intervento importante che non possa subire questo taglio, e per questa ragione abbiamo proposto che l'importo venga riportato al livello dell'anno precedente.
PRESIDENTE. Emendamento numero 40 Scarpa, Atzeri.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento 99 non è stato chiamato.
PRESIDENTE. Il 99 è stato chiamato 10 emendamenti fa, onorevole Capelli. È stato anche illustrato dall'onorevole La Spisa. Siamo all'emendamento numero 40. Ha facoltà di illustrare l'emendamento il consigliere Scarpa.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, colleghi colleghe, questo emendamento come quello precedente tende a ripristinare il livello dello stanziamento per un intervento della Regione che noi riteniamo essenziale, indispensabile a favore del fermo biologico. Anche questo intervento ha subito una decurtazione del 20 per cento e passa, dai 10 milioni di euro stanziati nel 2004 agli 8 milioni di euro previsti dalla tabella A.
Sarebbe possibile indicare le ragioni di questa proposta, ma tutti i colleghi, soprattutto quelli che provengono dalle realtà dove le marinerie hanno un ruolo sociale importante, conoscono sicuramente le ragioni per le quali si ritiene importante che le risorse per il fermo biologico non vengano ridotte e quindi anche per questa ragione, a meno che non vi siano ragioni tecniche che ci vengano spiegate in aula che hanno indotto la Giunta a fare questa scelta, chiediamo ai colleghi l'approvazione di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 87.
DIANA (A.N.). Lo illustrerò molto brevemente perché mi pare che questo emendamento sia piuttosto eloquente dal momento che propone il ripristino di 9 milioni di euro, a fronte degli 8 milioni di euro previsti dalla tabella A, a copertura degli interventi previsti dalla legge sul fermo biologico. A questo proposito voglio sollecitare la Giunta regionale giacché a tutt'oggi non sono stati messi ancora in pagamento i provvedimenti per il risarcimento dei danni che si sono verificati nello stagno di Santa Giusta a seguito della moria di pesci dell'estate scorsa. C'era stato un preciso impegno da parte della Giunta regionale di stanziare 500 mila euro per questa gravissima calamità che si verificò nello stagno di Santa Giusta. Ora non si comprende il motivo per cui una risorsa che era stata destinata a risarcire i danni provocati da quel particolare evento calamitoso pare venga dirottata in tutt'altra direzione. Ci risulta che sono stati assegnati soltanto 120 mila euro per questa finalità e questo non fa altro che aggravare la già precaria condizione del mondo della pesca in Sardegna. Infatti il fermo biologico determina comunque una condizione di precarietà per i pescatori e riteniamo che ripristinare la cifra di 9 milioni di euro, così come previsto negli anni precedenti, sia una condizione essenziale per dare risposta alle loro richieste.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 92.
DIANA (A.N.). La legge finanziaria prevede contributi per le unioni dei comuni e per altri tipi di associazioni di comuni, non per i consorzi obbligatori, in questo caso l'autorità d'ambito, e questa è un'altra di quelle cose che io definisco scorrettezze. Io credo che in questo caso veramente sia necessario fare un ragionamento, al di là dell'illustrazione che potrò fare io dell'emendamento, ma certamente non prevedere risorse per il funzionamento dell'autorità d'ambito che, come ho già detto, è un consorzio obbligatorio nella cui assemblea sono presenti trentasei sindaci che rappresentano tutto il territorio regionale e per il momento quattro Presidenti delle province, che nel futuro diventeranno otto, mi sembra sbagliato perché se si riconosce il ruolo importante e validissimo dell'autorità d'ambito mi viene difficile pensare che non si debbano concedere contributi per il suo funzionamento.
La Regione Sardegna si deve fare carico del funzionamento dell'autorità d'ambito, perché non è una scelta che nata dai comuni, ma è stata loro imposta a seguito di una legge che questo Consiglio regionale ha approvato, che il Presidente della Regione ha promulgato, e di fronte a questa situazione io credo che sia indispensabile che nella tabella A allegata, appunto, a questo disegno di legge, venga prevista, come contributo per il funzionamento dell'autorità d'ambito, la cifra di 1 milione di euro per il 2005.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per l'illustrare l'emendamento numero 93.
LA SPISA (F.I.). Si tratta di un emendamento che tende ad incrementare le somme dei contributi alle organizzazioni professionali dei coltivatori diretti che hanno visto con questa legge finanziaria dimezzate queste risorse, che sono state portate a 440 mila euro. Noi abbiamo valutato questa riduzione dei contributi alle organizzazioni professionali, pur essendo stata giustificata con la necessità di tagliare i trasferimenti esterni per diminuire in qualche modo il disavanzo, come uno di quei casi ai quali non si attaglia la valutazione da noi fatta durante la discussione generale secondo la quale questa è una manovra finanziaria che non fa tagli indiscriminati, e che invece fa tagli ben mirati in alcune direzioni.
La riduzione generalizzata dei trasferimenti e dei contributi che la Regione ha dato fino ad ora alle organizzazioni degli imprenditori, alle organizzazioni professionali, come nel caso dei coltivatori diretti, alle organizzazioni sindacali, come vedremo in un'altra parte della manovra finanziaria, assume una valenza che lascia davvero sconcertati perchè parte dal presupposto che finora la Regione ha di fatto sprecato risorse dando contributi a queste organizzazioni che fanno un lavoro capillare di assistenza e di rappresentanza delle piccole e medie imprese, in particolare delle piccole, piccolissime imprese, in questo caso del settore agricolo.
Noi siamo convinti che questa sia una scelta veramente sbagliata, una scelta che apparentemente viene considerata come coraggiosa, che viene descritta come una scelta che va in controtendenza, che tocca interessi consolidati, che quindi vuole scardinare equilibri consolidati per anni, un rapporto tra il sistema politico e il sistema delle organizzazioni professionali che sarebbe stato, secondo la valutazione di alcuni, non virtuoso, un legame che ha collegato il sistema politico al sistema della rappresentanza degli interessi delle imprese, e che perciò merita un ridimensionamento che ha una validità non tanto sul piano finanziario, quanto sul piano dei rapporti con queste organizzazioni.
Noi crediamo che questo sia un grandissimo errore. Le organizzazioni professionali che svolgono un'attività di formazione e di assistenza ai coltivatori diretti, collaborano, ad esempio, con l'amministrazione regionale nella valutazione dei danni, nell'assistenza ai piccoli coltivatori diretti per le pratiche volte ad ottenere determinate sovvenzioni, cioè svolgono anche una funzione di cerniera, di assistenza ed anche in qualche modo di controllo dell'attività di questi soggetti imprenditoriali che sono deboli, non sono soggetti imprenditoriali forti. Davvero non si capisce il perché di tanto accanimento nei confronti di organizzazioni professionali che hanno svolto in questi anni una funzione importantissima, una funzione di rappresentanza di interessi, hanno favorito la partecipazione al sistema democratico e agevolato il confronto tra sistema politico e sistema imprenditoriale.
Noi proponiamo di fare un passo indietro rispetto a questa decisione, consapevoli che se voi andate in questa direzione probabilmente fate anche un danno al sistema dei partiti che in qualche modo voi rappresentate in quest'Aula, ma non possiamo certamente impedirvi di farvi del male. Che vi facciate del male è del tutto legittimo, potete scegliere politicamente di fare gli autogol che credete di fare, ma crediamo che sia ingiusto per questi settori, per questi rappresentanti di interessi legittimi vedere interrotto un sostegno che è stato sempre utilizzato per dare davvero alle piccole, piccolissime imprese di questo settore agricolo una serie di vantaggi, un'assistenza, un sostegno che in qualche modo è utile ad ogni singolo imprenditore agricolo. Crediamo che questo non sia veramente segno di intelligenza politica.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori può illustrare l'emendamento numero 83 La Spisa, Capelli e più.
LA SPISA. (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori può illustrare l'emendamento numero 90 Oppi, Capelli, Diana e più.
CAPELLI (U.D.C.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori può illustrare l'emendamento numero 91 Oppi, Capelli, Diana e più.
CAPELLI (U.D.C.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori può illustrare l'emendamento numero 343 Vargiu, Cassano e più. Si dà per illustrato.
Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 85.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 85 riguarda il finanziamento della legge a sostegno dell'imprenditoria femminile, è stato già presentato in Commissione e regolarmente respinto. Vorremmo fare notare attraverso la proposta di questo emendamento, che in passato più volte anche da parte dell'opposizione di allora, oggi maggioranza, è stato sollevato il problema di una dotazione finanziaria insufficiente per sostenere le imprese femminili. L'attuazione della legge 215, che è una legge statale, è stata trasferita alle regioni, che devono avere una compartecipazione finanziaria, che è sostanzialmente ridotta. Tutti sappiamo, almeno chi ha seguito in questi anni il percorso attuativo di questa legge, che si è trattavo di un intervento normativo che ha trasferito, al sistema delle piccole imprese femminili, una quantità di risorse molto importante, ma soprattutto una quantità di risorse che si è distribuita in maniera molto capillare. Attraverso questa legge si finanziano piccole, piccolissime imprese; banalizzando: pochi spiccioli che vanno in realtà ad incrementare in maniera consistente un numero molto grande di piccole imprese femminili.
Ora, possibile che in quest'Aula anche chi si erge a difensore della presenza e del ruolo delle donne nella nostra società, non mostri, rispetto alla Giunta, rispetto alla decisione della maggioranza, una coerenza di fondo tutelando gli interessi che rappresenta in quest'Aula, e non chiedendo soltanto una maggiore rappresentanza di genere in alcuni organismi decisionali, che molto spesso in realtà hanno uno scarso peso nelle decisioni che contano, ma davvero cercando di dare un impulso alla realtà di base, alla realtà femminile che opera, che ha una possibilità di creare una presenza nella società e nell'economia di un certo tipo. Si tratta di piccole imprese nel settore artigiano, manifatturiero, commerciale, è una legge che ha funzionato, che ha un rapporto fra somme stanziate e contributi erogati che denota una capacità di assorbire contributi per nuove iniziative molto alta. Molte richieste non vengono soddisfatte, non ottengono il contributo richiesto. Allora, proprio su questo è possibile che non ci sia una decisione diversa? Noi non solo attraverso questo emendamento, ma anche con il numero 89 che ha oggetto analogo, crediamo di dover responsabilmente porre questo problema all'attenzione del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 89.
CAPELLI (U.D.C.). In merito all'emendamento numero 89, che è sempre alla tabella A, io nel testo esitato dalla Commissione non vedo la posta riferita all'UPB S10.022 capitolo 10041. Il fine dell'emendamento è quello di riportare lo stanziamento del capitolo 10041, che è stato diminuito di 100 mila euro, a 350 mila euro. Non mi ritrovo la variazione nel testo esitato dalla Commissione della tabella A. Invece nel testo proposto dalla Giunta si può evidenziare la riduzione di 100 mila euro della posta del capitolo a copertura della legge a sostegno dell'imprenditorialità femminile in attuazione della legge 215. La nostra proposta è giustificata sulla base delle motivazioni, che non sto qui a ripetere, esposte dal collega La Spisa nell'illustrazione dell'emendamento precedente, però devo dire che non comprendo perché nel testo esitato dalla Commissione sia scomparsa questa posta, per cui chiederei prima chiarimenti e una verifica del testo esitato dalla Commissione della tabella A. Lo chiedo perché è un emendamento già proposto in Commissione, per cui vorrei ritirarlo qualora fosse stato accolto a suo tempo dalla Commissione.
PRESIDENTE. Io posso chiedere soltanto all'Assessore o al Presidente della Commissione.
SECCI (La Margherita-D.L.). Nel testo esitato dalla Commissione c'è un refuso.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, prego vuole comunicarlo a tutti o risolvete il problema lei e l'onorevole Capelli? Se l'onorevole Capelli si ritiene soddisfatto, nel senso che ha chiarito il dubbio che aveva circa la posta di bilancio contenuta nella tabella, possiamo procedere, altrimenti possiamo anche sospendere un attimo l'esame di questo emendamento e fare una verifica. Onorevole Capelli e onorevole Secci, sospendiamo l'esame dell'emendamento numero 89 e lo riprendiamo magari in coda.
SECCI (La Margherita-D.L.). Abbiamo risolto l'equivoco.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento.
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei confermare appunto il fine dell'emendamento, avendo chiarito che per mia disattenzione ho posto un problema che non esiste, nel senso che la riduzione di 100 mila euro rispetto allo stanziamento del 2004 è confermata. Per cui confermo il fine dell'emendamento a sostegno dell'imprenditorialità femminile. Sottolineando ulteriormente, cosa già fatta in maniera esaustiva dal collega La Spisa, che la legge regionale numero 26 del 2000 che attua la legge statale 215, è sempre stata in qualche modo sottocapitalizzata da parte della Regione, per cui già in passato le risorse stanziate non erano sufficienti per dare risposta alle tante domande che vengono dal mondo dell'imprenditorialità femminile. Il capitolo 10041, se non erro, riguarda le spese correnti relative all'imprenditorialità femminile, ritengo che la proposta di un taglio di 100 mila euro sia ingiustificata, ecco perchè teniamo l'emendamento e lo proponiamo all'attenzione dell'Aula.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 84 ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento 84, relativo al finanziamento della legge per il diritto allo studio, e più specificatamente, al capitolo 11070 dell'UPB S11.058, riguarda un argomento che ci sta particolarmente a cuore, che è quello dello stanziamento a favore delle scuole materne non statali. Già in sede di esame da parte della Commissione lo stanziamento è stato portato a 21 milioni e 500 mila euro, ma non ci riteniamo assolutamente soddisfatti della scelta della Giunta di tagliare ulteriormente questi fondi. Riprenderemo l'argomento quando si discuterà della norma, prevista anche nella legge finanziaria, sulle scuole materne non statali. In quella sede, non in questa, faremo un excursus e una valutazione sull'importanza di questo importante settore che attua il diritto allo studio. Molto spesso questo settore viene equiparato alle scuole private, erroneamente, soprattutto perché non si conosce, da parte di chi sostiene questa tesi, ovviamente, il ruolo svolto dalle scuole materne non statali e la loro importanza. Già i fondi stanziati nelle annualità precedenti sono sempre stati insufficienti a fronte dell'importante ruolo che viene svolto dalle scuole materne non statali in materia di assistenza e istruzione dei nostri bambini e dei nostri giovani. Io ritengo che questo sia uno di quei tagli sui quali invitare la Giunta e la maggioranza a rivedere le proprie posizioni, considerando anche che lo stanziamento del 2004 era stato portato a 25 milioni di euro e nonostante ciò abbia rappresentato uno sforzo notevole da parte del Consiglio regionale, non ha consentito comunque di intervenire nella misura massima prevista dalla legge che è del 75 per cento limitando il finanziamento al 57 per cento. Voi potete ben capire le ripercussioni che potrebbe avere una riduzione dello stanziamento. Quel che è più grave è che questo stanziamento è legato a una norma sostanziale contenuta nella legge finanziaria che modifica l'impostazione della legge sui numerosi operatori delle scuole materne non statali, sulla funzione delle stesse e sulle famiglie che usufruiscono di questo servizio insostituibile, o meglio di un servizio che sostituisce le carenze statali e che ha sempre, in maniera difficoltosa, sopperito appunto alle carenze dell'istituzione pubblica statale.
Credo che non sia un grande sforzo aumentare lo stanziamento nella cifra proposta dall'emendamento 84, che non riporta lo stanziamento neanche ai livelli del 2004; comprendendo le difficoltà di bilancio della Regione Sardegna l'emendamento prevede una riduzione rispetto al 2004, ma la sua approvazione sarebbe un segnale significativo nei confronti di un sistema, quello dell'istruzione, di fondamentale importanza per l'organizzazione sociale della nostra regione.
Questo è uno degli emendamenti sui quali ci attendiamo una risposta concreta da parte della Giunta e della maggioranza tenendo conto che non stiamo proponendo di riportare il finanziamento ai livelli del 2004. Ci rendiamo conto di alcune difficoltà finanziarie però riteniamo che non sia congrua la proposta fatta dalla Giunta, riteniamo che si possa trovare un punto di mediazione rappresentato dalla copertura proposta nell'emendamento numero 84. È chiaro che, come per tutti i nostri emendamenti, non chiediamo assolutamente che per finanziarli si faccia ricorso ad un ulteriore indebitamento. Chiediamo una maggiore attenzione per quei settori definiti deboli, a volte impropriamente, e riteniamo che non sia poi un grande sacrificio che si chiede al bilancio regionale per dare risposte realmente a chi opera a volte in maniera disinteressata, in questo caso molto disinteressata, per la cultura, l'istruzione e l'organizzazione della nostra società.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa per illustrare l'emendamento numero 41.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie. Presidente, colleghi, l'emendamento è riferito allo stesso argomento oggetto di quello precedente; l'unica differenza è che la proposta di aumento dello stanziamento tende a riportare il capitolo all'importo stabilito dopo la manovra di assestamento che, come ricorderete, passò da venticinque milioni di euro a ventidue milioni e duecentocinquantamila euro. Quindi per questa ragione si chiede un incremento del capitolo di settecentocinquantamila euro; in questa sede mi rifaccio alle cose dette dal collega prima di me, che condivido, a sostegno della richiesta di incremento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 86.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 86 riguarda un'altra delle materie su cui, sia in questa manovra finanziaria sia, ricordiamo tutti, nella legge di assestamento di bilancio, la Giunta regionale è intervenuta riducendo gli stanziamenti precedenti. Vale per questo ciò che abbiamo detto anche riguardo ad altri livelli dell'istruzione, sono delle voci di spesa su cui questa manovra finanziaria incide molto precisamente e volutamente riduce gli stanziamenti; è paradossale che da un lato le dichiarazioni programmatiche puntino tutto sull'investimento nella conoscenza e dall'altro, invece, quando si arriva poi a parlare di distribuzione delle risorse, si taglino in particolare i finanziamenti in questi settori. Noi crediamo che, soprattutto su questo capitolo, che riguarda il fondo unico dell'università, sia evidentissimo l'intento politico dell'opposizione, non di privilegiare in qualche modo scelte di campanile che obbediscano a logiche particolaristiche, ma semplicemente, invece, di manifestare l'esigenza che il sistema universitario della Sardegna, complessivamente considerato, possa essere dotato della quantità di risorse necessarie per il suo sviluppo e per il contributo che sempre di più deve dare allo sviluppo sia del settore pubblico che di quello privato.
Più volte, anche negli anni scorsi, gli imprenditori, non faccio i loro nomi, ma alcuni di loro sono molto ben conosciuti in quest'Aula, dissero che bisognava puntare molto sul potenziamento di alcuni insegnamenti universitari, in particolare nei settori dei servizi avanzati; e ricordo che proprio da quelle osservazioni nacque anche la scelta dei precedenti governi regionali di finanziarie maggiormente l'università proprio in quelle direzioni.
Ora vediamo che l'indirizzo è diverso, le scelte concrete non corrispondono alle dichiarazioni programmatiche, non corrispondono alle enunciazioni di principio. Segno evidente che tra l'individuazione di grandi obiettivi e la scelta degli strumenti per raggiungerli purtroppo scorre un fiume molto largo che non sempre si riesce ad attraversare. Noi chiediamo insistentemente, lo faremo ancora, per il sistema universitario una maggiore quantità di risorse. Non possiamo dimenticare che le nostre università sono quelle che applicano, per necessità, un livello di tassazione nei confronti degli utenti, cioè degli studenti e delle loro famiglie, che è il più basso, credo, di tutta Italia, questo perché c'è un meccanismo di approvvigionamento di risorse finanziarie per il funzionamento dei sistemi universitari che è appesantito da questo condizionamento, con una popolazione studentesca numerosa, molto numerosa, che si concentra in alcune facoltà, quindi in alcuni rami dell'attività dei diversi atenei, e che non trova spazi, non trova di fatto strutture, ma soprattutto il potenziamento di alcuni insegnamenti che potrebbero da un lato stabilizzare gli insegnanti di alcune materie, dall'altro anche dare spazio ad una popolazione di ricercatori e docenti che trovano difficoltà ad avere strumentazioni e percorsi di sviluppo della ricerca e della didattica adeguati a quella che può essere la prospettiva della nostra università. Noi abbiamo un livello qualitativo dell'insegnamento universitario che è molto alto, che è anche riconosciuto, almeno mediamente. Professor Gessa, non può essere lei a dir di no proprio su questo punto! No? Allora non stava dicendo no alle mie affermazioni, va bene!
Allora insisto: le università sarde hanno un livello qualitativo molto alto e riconosciuto, ci sono punte di eccellenza che tutti conosciamo, apprezzatissime, ci sono certamente anche zone d'ombra, ma proprio su queste zone d'ombra forse occorre investire, forse occorre intervenire per migliorare i rapporti tra l'università e il territorio, le istituzioni amministrative locali e regionali, ma comunque certamente la prima mossa di questo Governo regionale non può essere quella di ridurre lo stanziamento per il fondo unico dell'università. Rischiamo di annoiare, ma insisteremo ancora su questo punto perché crediamo che sia strategico per le politiche di sviluppo.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 42 ha facoltà di illustrarlo.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il capitolo che finanzia le scuole civiche di musica è stato presentato alla Commissione dalla Giunta regionale con uno stanziamento di 1 milione di euro, con una decurtazione di 300.000 euro rispetto all'anno precedente. La terza Commissione ha provveduto ad incrementare il fondo di 150.000 euro, con questo emendamento proponiamo all'Aula che si recuperino anche i 150.000 euro mancanti rispetto allo stanziamento dell'anno precedente. Non sarà facile in quest'Aula dove ci sono sì e no una ventina di colleghi, spiegare l'importanza di questo argomento, io cercherò comunque di farlo ricordando non solo le realtà di Cagliari, dove sono oltre mille gli iscritti alla Scuola civica di musica, e di Nuoro, dove ci sono oltre ottocento iscritti e tra i docenti ci sono prestigiosi artisti come Paolo Fresu ed altri - a Cagliari, per esempio, Luigi Lai tiene un seguitissimo corso di launeddas e in tutte le altre scuole civiche di musica che sono ventiquattro, se non ricordo male, ci sono corsi di musica tradizionale sarda - ma realtà più piccole, come quella scuola civica con nove comuni consorziati, che si chiama Ischelios, col comune di Ossi capofila, che ha oltre settecento iscritti, i cui corsi vengono tenuti in tutti e nove i comuni e che costituisce una iniziativa di straordinario successo. Voglio anche ricordare un piccolo comune come Soddì, che qualche giorno fa con grande entusiasmo ha comunicato sulla stampa l'apertura della sua scuola civica di musica consorziandosi con altri piccoli comuni del territorio.
Allora credo veramente che questa sia una delle linee di intervento che deve essere assolutamente salvaguardata, perché per la Regione costituisce, a nostro avviso, uno strumento di politica culturale, tramite gli enti locali, efficacissimo. Quindi, colleghi, la nostra proposta è quella di valutare con attenzione tutto questo e di ripristinare lo stanziamento al livello dell'anno precedente.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 88 ha facoltà di illustrarlo.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, questo è un altro emendamento con cui noi riteniamo di poter dare un contributo al contenimento della spesa. Come vedete non prevede un aumento, ma una diminuzione. E più precisamente una diminuzione dello stanziamento del capitolo 12012, riferito alle spese per la razionalizzazione dei programmi di ricerca, di screening, prevenzione ed educazione sanitaria. C'è una spiegazione a tutto questo. Già in precedenza il nostro Gruppo aveva chiesto di rispettare quanto meno delle regole che ci siamo dati, anche in Commissione, richiamate in diversi interventi, in modo particolare del mio Capogruppo in quest'Aula, perché si seguisse una linea di serietà e coerenza. I progetti di educazione sanitaria, di screening e di ricerca, come voi ben sapete, non possono essere sostenuti finanziariamente solo per un'annualità, ma, come altri mi insegnano in quest'Aula sicuramente, hanno bisogno di un finanziamento pluriennale. Ovviamente per insegnare bisogna anche ascoltare, ma credo che in questo caso il professor Gessa avrebbe necessità di un aumento del volume per poter sentire. Di questo sarebbe opportuno parlare in quest'Aula, così come sarà molto opportuno parlare della nuova programmazione sanitaria, e a tal fine ritengo che chiederemo di dedicare una sessione consiliare ai problemi della sanità in modo tale che ci sia definitiva chiarezza sulla impostazione e la programmazione reale che si vuole dare a questo settore da parte della maggioranza, della Giunta e di quest'Aula. Ritengo e spero che l'Aula possa avere voce in capitolo su questo delicato argomento.
Noi proponiamo di diminuire il finanziamento, soprattutto dopo aver visto i programmi esitati dall'Assessorato della sanità e, ahimè, approvati anche dalla Giunta regionale, di cui perciò tutti i componenti della Giunta hanno piena conoscenza, programmi che sono stati indirizzati verso progetti di ricerca che sono stati sottoposti ad una valutazione più di tipo politico che di qualità. Siccome la ricerca credo stia a cuore a tutti, quella seria, quella che si pone come obiettivo il benessere di tutti, la cura di patologie, nell'interesse generale, la soluzione e l'alleggerimento dei problemi psicofisici che possono interessare tutti gli uomini, ritengo che il procedimento, le regole, gli indirizzi dati dagli ultimi programmi di ricerca la dicano lunga sulla nuova programmazione sanitaria. Una programmazione sanitaria che si basa soprattutto sull'inchiesta, sull'ispezione, sulla volontà di cancellare appartenenze politiche più o meno condivise del passato. Non credo che questo sia un segno di grande serietà. Attendiamo ovviamente i fatti per poter giudicare l'impostazione della nuova politica sanitaria. Per adesso non ci resta che valutare i proclami o i comunicati stampa.
Ritengo che questo emendamento costituisca un notevole contributo della minoranza ad un reale contenimento della spesa e soprattutto un efficace intervento ne confronti di chi usa le finanze pubbliche a fini politici, personali e di parte.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 313 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Questo emendamento serve a operare una correzione di un errore materiale che è stato fatto nella finanziaria, un errore di questa natura: si tratta del finanziamento regionale a favore dell'Istituto sardo per la storia della resistenza e dell'autonomia, per questo tipo di istituti si è operato un taglio intorno al 30 per cento. Nel caso in questione, il taglio è stato applicato non al valore storico dello stanziamento, che era una cifra intorno ai 59 mila euro ed è anche la cifra contenuta nell'assestamento, ma è stato applicato allo stanziamento del 2004 di 25 mila euro, che era inferiore alla metà dello stanziamento storico. Quindi per un motivo di equità della riduzione operata per questo tipo di istituti e di enti proponiamo di ricalcolare il taglio sul valore più alto tra stanziamento e assestamento, che è quello di 59 mila euro. Un taglio del 30 per cento su 59 mila euro porta a una cifra di 42 mila euro. Attualmente in bilancio invece, siccome si è partiti dai 25 mila euro dello scorso stanziamento, il taglio del 30 per cento aveva portato lo stanziamento a 17 mila euro. In sostanza, chiediamo di aumentare lo stanziamento di 25 mila euro in modo che la riduzione operata in questo caso sia equa e comparabile a quella operata in casi simili.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 312 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'emendamento numero 312 si riferisce a una riduzione di stanziamento per l'università libera di Nuoro AILUM, che era passata in bilancio da 1 milione, mi pare, 33 mila euro o 35 mila euro, a 610 mila euro. Anche in questo caso per un motivo di equità nelle riduzioni degli stanziamenti, una volta che è stata portata a conclusione anche la questione riguardante il fondo unico dell'università diffusa, si ritiene di dover ridurre la riduzione operata nello stanziamento a favore di questa università nuorese e quindi si chiede di aggiungere nello stanziamento in bilancio 240 mila euro coperti dalla UPB 03050, in modo da portare l'importo complessivo ad 850 mila euro. In questo caso la riduzione è intorno al 17 per cento.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 44 ha facoltà di illustrarlo.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Con questo emendamento proponiamo all'Aula di ripristinare il livello dello stanziamento storico del capitolo 11122, che è il capitolo con il quale viene finanziato l'intervento previsto dalla legge numero 26 del 1997, sulla lingua e la cultura sarda, a favore delle università sarde per il finanziamento di cattedre previste, appunto, da quella legge. La riduzione che è stata operata dalla Giunta credo che superi il 60 per cento.
Noi siamo del parere che su questo argomento sicuramente il Governo regionale debba compiere degli approfondimenti, verificare quali siano le materie e le cattedre finanziate, quanto queste cattedre e queste materie siano funzionali alle politiche linguistiche e culturali della Regione Autonoma della Sardegna e pretendere dalle università il massimo risultato in termini culturali.
Nonostante crediamo che delle verifiche sull'efficacia di questa spesa debbano essere fatte, riteniamo sia importante che il suo ammontare rimanga immutato e che ritorni a essere quello degli anni precedenti. Per questa ragione abbiamo proposto questo emendamento e speriamo nella sensibilità della Giunta e dell'Aula.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 322 h facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Questo emendamento al comma 11 dell'articolo 1 aggiunge le parole "destinati a spese di investimento" prima delle parole "e a funzioni trasferite". Il motivo di questo emendamento è una richiesta molto forte che proviene dai comuni della Sardegna, in particolare dall'ANCI, che sottolinea che in assenza di questa aggiunta al comma, i Comuni rischierebbero di non poter operare investimenti in opere pubbliche e più in generale investimenti finanziati con fondi regionali. Questo renderebbe difficoltosa l'attuazione di un'importante politica di investimenti, importante sia per i Comuni sia per la Regione nel suo complesso e quindi l'emendamento affronta questo problema.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 98 ha facoltà di illustrarlo.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, il fine dell'emendamento mi sembra abbastanza chiaro al comma 3 dell'articolo 1, che disciplina il ricorso a mutui e prestiti obbligazionari, si dice che la Giunta con propria delibera stabilisce i criteri di contrazione e di emissione. Noi vorremmo inserire, dopo appunto le parole "La Giunta regionale", un parere obbligatorio della Commissione consiliare competente, che vuole comunque essere informata ed esprimere parere su queste condizioni, in modo tale da riconfermarne il ruolo. Credo che sia un ruolo che il Consiglio deve rivendicare.
Non mi attardo nella illustrazione dell'emendamento, ma approfitterò di questa occasione per riscontrare il primo di tanti sgarbi istituzionali fatti attraverso la presentazione degli emendamenti. Io credo che, a prescindere dalle collocazioni politiche, il rispetto non solo formale, ma anche sostanziale del ruolo che ognuno di noi svolge in quest'Aula, debba regolare anche i rapporti di tipo personale che esistono tra i consiglieri e la Giunta regionale. L'emendamento numero 312 contiene la prima di una serie di scorrettezze che sono presenti negli emendamenti proposti dalla Giunta. Il finanziamento all'AILUM è stato bocciato in Commissione dalla Giunta e dalla maggioranza. Mi scusi, Assessore, si sarebbe anche potuto discutere su questo, mi sarei atteso un dialogo su questi temi, ritengo che comunque ognuno si relaziona col prossimo secondo la propria educazione, secondo i propri convincimenti. Dico questo perché c'è stata una lunga discussione in Commissione sul finanziamento all'AILUM. Ci sono anche emendamenti successivi che lo richiamano, ognuno di noi qui in quest'Aula svolge un ruolo e c'è da parte mia il rispetto del ruolo che viene svolto da ognuno di noi.
Se volessi essere cattivo e spiegare perché oggi si accetta di portare il finanziamento a 850 mila euro mentre neanche un mese fa la stessa proposta veniva respinta da parte della Commissione consiliare, o meglio della maggioranza e della Giunta con una serie di motivazioni, tra l'altro anche condivisibili, ma non accettabili nell'immediato, direi che questo cambiamento probabilmente è dovuto al fatto che il Presidente accetta la candidatura a sindaco del comune capoluogo. Perciò questo è un modo probabilmente di "retribuire", scusate il termine forte, non era quello che volevo usare, ma di compensare la sua disponibilità. Forse una disponibilità che non c'era fino ad un mese fa e che ora viene conquistata con uno stanziamento aggiuntivo di 240 mila euro. Complimenti per la politica che portate avanti. Credo che dopo questo atto, presumo che non importi molto ai colleghi, non avrò gran voglia di continuare a partecipare ai lavori dell'Aula, attenderò una votazione per confermare la mia presenza qui stasera, andrò a fare politica più seria fuori da quest'Aula.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 97 si dà per illustrato. L'emendamento numero 314 della Giunta regionale, Assessore si dà per illustrato? Si dà per illustrato.
Per esprimere il parere della Commissione sull'insieme degli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore. Presidente, mi ricordi un secondo da dove incominciamo.
PRESIDENTE. Siamo all'articolo 1, onorevole Secci, può iniziare dall'emendamento soppressivo parziale numero 263.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sul numero 263 il parere è negativo, così come sugli emendamenti numero 262, 261, 260, 259, 258, 99.
(Interruzione del consigliere Pili)
La motivazione del parere sul numero 99, onorevole Pili, se la vuole, è che questa materia è stata abbondantemente discussa in Commissione e il testo che è stato esitato dalla Commissione è quello che la maggioranza intende riproporre all'Aula.
Il parere è negativo anche sugli emendamenti numero 257, 256, 255, 254, 253, invitando i proponenti a ritirarlo perché penso che per un eccesso di entusiasmo nel presentare emendamenti l'opposizione non si sia accorta che si tratta del patto di stabilità dei comuni, così come è negativo sugli emendamenti numero 252 e 95, su quest'ultimo perché per i servizi alle imprese industriali sono disponibili 40 milioni di euro su fondi speciali recuperati dalla legge 402, cosa di cui abbiamo abbondantemente discusso e la Commissione e i consiglieri ne erano informati.
Sul numero 94 il parere è positivo perché corregge un errore materiale; ne abbiamo discusso in Commissione, è stato ripristinato lo stanziamento nel bilancio e per un errore materiale non è stato ripristinato nella Tabella B, quindi non ha bisogno di copertura finanziaria, così come sull'emendamento numero 43 in quanto ne abbiamo discusso in Commissione e pensavamo di aver ripristinato quel finanziamento ed invece ci siamo resi conto che così non è stato, è stato anche questo un errore, non materiale ma proprio di dimenticanza della Commissione. Il numero 96 è stato ritirato. Sul numero 264 il parere è negativo; sul fondo speciale per spese correnti e su quello per spese di investimento c'è stato un lungo dibattito e la risultante è contenuta nel testo approvato. Sul numero 39 il parere è negativo, è materia anche questa abbondantemente discussa in Commissione e quindi confermiamo la decisione assunta in Commissione. Così pure non si accolgono gli emendamenti numero 40, 87, 92; sul numero 93 il parere potrebbe essere positivo se i proponenti fossero disponibili ad una limitazione dello stanziamento del quale si chiede il ripristino a 265 mila euro e in tal caso con copertura sulla UPB S03.050.
Sugli emendamenti numero 83, 90, 91, il parere è negativo, anche questo argomento è stato già discusso in Commissione, e lo stesso vale per quelli numero 343 e 85, anche quest'ultimo è stato discusso in Commissione e quindi riformulato nel testo approvato dalla Commissione stessa. Sul numero 89 il parere è negativo per le stesse ragioni, cosi come sui successivi numero 84 e 41. Sul numero 86 il parere potrebbe essere positivo se i proponenti accettano di limitare l'importo in aumento a 500 mila euro in luogo di un milione di euro; nel caso che fosse accettata questa proposta di modifica dell'emendamento, la copertura dovrebbe essere anche in questo caso a valere sull'UPB S03.050. Sul numero 42 il parere è negativo perché la materia è stata trattata abbondantemente in Commissione. Lo stesso ragionamento vale per il numero 88. Si accolgono invece, gli emendamenti numero 313 e 312. Sul numero 44 il parere è negativo, anche questo argomento è stato trattato abbondantemente nella Commissione. Sul numero 322 il parere è positivo; sul numero 98 il parere è negativo perché la materia è stata, anche questa che riguarda il comma 3, abbondantemente discussa in Commissione con proposte emendative di vari consiglieri e la Commissione ha ritenuto che il testo proposto ed approvato sia quello da mantenere. Sul numero 97 vale lo stesso ragionamento, l'argomento e stato a lungo discusso in Commissione e il testo approvato riporta fedelmente la volontà della Commissione stessa. Sul numero 314 il parere è positivo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere appena espresso dal Presidente della Commissione bilancio. Per quanto riguarda l'emendamento numero 312, che si riferisce allo stanziamento per l'Università libera di Nuoro, ci tengo a sottolineare che in questo caso, come nel caso del fondo unico dell'università diffusa di cui parleremo in seguito, la discussione che si è avuta in Commissione è stata particolarmente profonda ed utile. La determinazione a cui è arrivata la Giunta con le sue proposte ha tenuto conto, per quanto è stato possibile, per quanto siamo stati capaci, delle molte articolate argomentazioni che sono state portate sia dalla maggioranza sia dai consiglieri dell'opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Chiedo una brevissima sospensione della seduta di dieci minuti, Presidente, per organizzare il proseguo dei lavori.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, se non ci sono obiezioni, sospendiamo la seduta per dieci minuti, quindi li riprenderemo alle 18 e 35.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 24, viene ripresa alle ore 18 e 36.)
Presidenza Del Vicepresidente Paolo Fadda
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.). Presidente, chiedo scusa, due parole solo per dare conto della motivazione per cui ho chiesto l'interruzione dei lavori perché non vorrei che si creassero incomprensioni. L'interruzione è stata chiesta dalla maggioranza per concertare su come affrontare la discussione e l'esame degli emendamenti all'articolo 1 e la ringrazio per avercela concessa.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Secci, anche se credo che sia utile a tutti noi motivare quando si chiede una sospensione e non successivamente.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, io credo che sia utile a tutti ripercorrere le varie disposizioni contenute nell'articolo 1 perché sia chiaro a tutti noi che cosa realmente stiamo andando a votare. Credo che se anche il clima prepasquale possa indurre molti a lasciare il terreno, certamente ciò che lascerà sul terreno questo articolo 1 sarà un disastro economico per la Sardegna, sarà il blocco di decine e decine di iniziative economiche, lascerà soprattutto sul campo migliaia e migliaia di disoccupati. Questo articolo 1 con tutti gli emendamenti rappresenta il fulcro di tutta la manovra finanziaria, dal momento in cui questo sarà approvato potremo anche fare accademia su tutti i commi e su tutti gli articoli della finanziaria ma certamente tutti noi abbiamo il dovere di essere consapevoli che con l'individuazione dell'importo complessivo di 568 milioni di euro come copertura delle spese elencate nella Tabella D si definisce un punto di non ritorno di questa legge finanziaria; è quindi evidente che io ho il dovere, perché per questo credo che ognuno di noi sia qui a rappresentare la nostra comunità regionale, di dire che questo articolo è la negazione della pianificazione economica in Sardegna. E' chiarissimo ed evidente che la finanziaria che questa Giunta regionale propone a quest'Aula ha una impostazione ragionieristica, non mi stancherò di ripeterlo in quest'Aula, di ricordarlo a coloro che stanno alla mia destra perché credo che loro debbano essere più di altri consapevoli del fatto che questa manovra finanziaria inciderà in maniera drammatica sulla Sardegna e sull'economia della nostra Regione. A questo elemento che abbiamo sottolineato, che hanno sottolineato i colleghi nell'illustrazione degli emendamenti, si aggiungono norme prive di qualsiasi attinenza al contenuto proprio della legge finanziaria. Mi riferisco in particolare modo a quella norma che vorrebbe dare alla Giunta regionale, con propria delibera, la facoltà di contrarre mutui e soprattutto di emettere obbligazioni.
Un tema delicato che ripropone anche in questo caso la trasparenza della pubblica amministrazione, una trasparenza che è venuta meno da parte di chi sta oggi riproponendo una norma che tenta in tutti i modi di dare delle risposte puntuali a quell'obiettivo, a quella traduzione che noi vogliamo dare a tutti voi di una norma che certamente non ripete quello che è scritto nella delibera della Giunta regionale, perché quello è già un atto compiuto che riguarda 5000 miliardi delle vecchie lire di autorizzazione che la Giunta regionale si è auto data per l'emissione di buoni ordinari e quindi anche di bond regionali.
Ed è per questo che noi riteniamo che sia assolutamente una manovra priva di consistenza economica, come abbiamo detto, ma soprattutto miri a raggiungere alcuni obiettivi poco chiari come quelli previsti dal comma 6 che contiene parole come "operazioni di privatizzazione"; operazioni poco chiare nel senso che qui in quest'Aula mai nessuno ha dato indicazioni puntuali su che cosa s'intenda per operazioni immobiliari e soprattutto di privatizzazione.
Io credo che oggi più che mai abbiate il dovere di dirci perché non era possibile al comma quattro spostare - così come forse era possibile fare per gli stessi 568 milioni di euro - di due anni o fare intervenire il preammortamento biennale che avrebbe consentito di dilazionare questa mannaia che avete voluto far cadere sull'economia e sulle finanze della Regione. Ecco, io credo che questo articolo rappresenti per voi tutti, colleghi, il punto di non ritorno. Una volta che sarà approvato, tutte le pressioni che ognuno di noi riceverà dalle organizzazioni di categoria, dagli enti locali attraverso le loro associazioni e quant'altro saranno vane. Con questo articolo, questa è la sua importanza, si sta acclarando che non ci saranno più spazi né per la cultura, né per l'agricoltura, né per l'artigianato, né per tutti quegli investimenti che forse in questa terra sarebbe necessario fare, proseguire; voi con questo articolo preferite la scelta ragionieristica. Tagliate, tagliate, tagliate, ma senza comprendere che le ripercussioni economiche saranno sul piano degli introiti il più grande boomerang che voi avrete prodotto ai danni della Regione sarda.
È questo il limite di questa manovra finanziaria, non percepite che bloccherete l'economia della Sardegna e l'avete già fatto con una legge che blocca lo sviluppo, la numero 8 del 2004, ma la manovra odierna sottrarrà migliaia di miliardi all'economia della Sardegna, migliaia di miliardi alla pubblica amministrazione e anche agli enti locali, abbiamo detto che 300 miliardi verranno sottratti ai comuni della Sardegna. Non avete assolutamente preso in considerazione, né valutato l'incidenza sulle nostre entrate di questo mancato trasferimento di risorse del bilancio regionale al sistema economico della Sardegna, che farà venir meno quell'effetto moltiplicatore che l'intervento regionale dovrebbe provocare e che si traduce nel principio che più si genera sviluppo e più aumentano le entrate della Regione. Avete detto: tagliamo perché così l'Assessore, il professor Pigliaru, ci dice, perché lo spirito punitivo che anima l'operato del Presidente della Regione e di questa Giunta è quello che detta legge e voi vi assumete questa responsabilità.
Bene, auguri, credo che l'approvazione di questo articolo, che non so quando avverrà, certamente comporterà per voi tutti l'abbandono del campo. Non ci sarà più niente da fare, a quel punto avrete consegnato anche la vostra tessera alla Giunta regionale, all'assessore Pigliaru che ormai sempre più solo è chiamato magari a dare qualche risposte tecnica, ma certamente non politica su questa manovra finanziaria, con i risultati che verranno. Risultati che certamente non possono rappresentare niente di positivo.
Io non mi stancherò mai di ripetere una vecchia storia che è capitata tanti anni fa nella mia città, quando il presidente della Monteponi, importante squadra di calcio, annunciò l'arrivo di un importante acquisto, un portiere, si chiamava Giuseppe Alba. Nella prima partita questo portiere subì 12 goal e L'Unione Sarda il giorno dopo titolò: "Se questa è l'alba, arrivederci al tramonto".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). L'articolo 1 della finanziaria proposta dalla Giunta e licenziata dalla Commissione, non vi è dubbio, interviene con impegno notevole di risorse a ridurre il disavanzo finanziario della Regione. E lo fa in una situazione che è seria per l'economia e per la società sarda perché l'economia e la società sarda sono nello stesso tempo colpite, se così si può dire, da manovre restrittive della spesa pubblica di derivazione statale e di derivazione regionale. Cioè una regione come questa del Mezzogiorno d'Italia con ritardo di sviluppo, che ha mantenuto anche malamente negli anni, io direi anche nei decenni passati, la propria condizione di ritardo, essendo relegata dalle politiche nazionali, sempre chiamate meridionaliste, ma spesso falsamente meridionaliste, ad essere mercato di consumo, anche poco consistente, ad essere un bacino di braccia e quando è andata bene di cervelli da esportare.
Io non sono convinto, ma non ne ho fatto mistero né in quest'Aula né fuori da quest'Aula, della bontà di una manovra restrittiva della spesa pubblica regionale proprio in ragione del fatto che contemporaneamente è in atto una manovra restrittiva della spesa pubblica nazionale. Come non sono molto d'accordo, non ne ho fatto mistero né in quest'Aula né altrove, sul dimagrimento della pubblica amministrazione, sulla sua riduzione nell'ambito dell'intervento nel sociale e nell'economia, sul depauperamento dei suoi apparati, di quelli che invece dovrebbero essere più efficienti e più efficaci nell'azione e contribuire comunque a generare sviluppo.
In questo articolo al comma 12 si dice, per esempio, che le limitazioni previste dalla legge finanziaria statale del 2005 in materia di personale non riguardano in modo specifico l'assunzione nella pubblica amministrazione di personale a tempo determinato o a convenzione o a collaborazione a progetto. La collaborazione a progetto è disciplinata da uno degli articoli decreto legislativo numero 276 del 2003, emanato in attuazione della legge delega numero 30, di cui noi chiediamo l'abrogazione, lo chiediamo a livello nazionale, lo chiediamo a livello locale, lo chiediamo a tutti i livelli, perché riteniamo che quella legge abbia favorito la precarizzazione del lavoro e del lavoratore, che danneggi profondamente gli uomini e le donne di questo nostro paese nelle loro certezze, nella loro possibilità di organizzazione di vita.
Ma questo comma mi preoccupa perché è applicato alla pubblica amministrazione, per cui tende a rendere, nella logica della privatizzazione dei servizi e dei patrimoni pubblici, sempre più precaria la funzione della pubblica amministrazione nel nostro paese. Quindi, non mi soddisfa e sicuramente mi pone problemi di coscienza da comunista ed anche da soggetto che partecipa ad uno sforzo complessivo di una coalizione democratica finalizzato al rilancio dell'economia e della società sarda. Peraltro, mi rendo anche conto che era necessario avviare questo percorso, che il risanamento dell'economia e della finanza pubblica, anche di quella regionale, è un presupposto necessario, per qualche verso, per recuperare e meglio orientare le risorse finanziarie, di cui la Regione potrà disporre anche negli anni futuri, consentendo quindi di mantenere anche uno spazio di programmazione, che diversamente non avrebbe.
Ma bisogna fare molto di più nella controversia con lo Stato. Lo Stato è tiranno, nei confronti della Sardegna lo è sempre stato, qualunque governo abbia avuto dall'Unità d'Italia in poi, non parlo di quelli di prima perché erano certamente peggio, ma di quelli che si sono succeduti anche dopo il 1945, anche nell'era repubblicana. E venire a conoscenza dal Presidente della Regione che questa vanta crediti nei confronti dello Stato pari a 700 - 800 milioni di euro l'anno, cioè mille e cinquecento - mille e seicento miliardi delle vecchie lire, e vanta questi crediti anche per gli anni già trascorsi, e non vedere alcun risultato veramente serio su questo terreno da parte della Giunta, ma anche da parte di questo Consiglio, da parte della maggioranza, ma anche da parte della minoranza, perché finalmente si copra questo, lo vogliamo definire esproprio, sicuramente non proletario, che è stato realizzato dal Governo nazionale in carica e dagli altri governi, è veramente sconcertante.
Tutti ne hanno responsabilità, senza parlare poi dei ritardi nei trasferimenti, anche quelli che sono concessi, non dico quelli che sono dovuti. E allora bisogna capire che quella sulle entrate è una battaglia fondamentale per poter fare politiche di sviluppo, politiche per l'occupazione. Ma quanti piani straordinari per il lavoro avremmo finanziato senza chiedere una lira in prestito se noi avessimo avuto questi trasferimenti, se qua ci fosse la consapevolezza che ci sono battaglie unitarie che vanno affrontate insieme per il bene comune, soprattutto di quelli che noi rappresentiamo o speriamo di rappresentare. Non mi soddisfa; non mi soddisfa questo atteggiamento non vertenziale, non abbastanza fermo nei confronti dello Stato per il recupero delle risorse finanziarie che ci sono dovute, non mi soddisfa, anzi mi pone seri problemi di coscienza e seri problemi dal punto di vista dell'amministrazione pubblica che rappresento e che devo rappresentare nei confronti di chi mi ha eletto e lo ha fatto per tutelare i suoi interessi, affinché io soddisfi il più possibile le sue esigenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Onorevole Uras, se questo articolo 1 pone dei problemi a lei, figuriamoci a me! Peraltro lei ha toccato solo un problema, non li ha toccati tutti, o forse per il tempo non è riuscito ad arrivare fino in fondo, al cuore del problema. Lei è sempre stato in tutti questi giorni il consigliere che più di altri ha evidenziato i problemi di questa finanziaria, e bene ha fatto, è coerente con i suoi principi, ci fa piacere che lei rappresenti i comunisti, siamo soddisfatti di questa sua dichiarazione, perché probabilmente lei in quest'Aula è uno dei pochi che rappresenta una parte politica che quanto meno manifesta, anche se in modo velato, un dissenso.
Lo rappresenta, ne fa partecipe il Consiglio ed io accetto un dialogo di questo genere proprio con lei. E baserò il mio intervento riferendomi spesso alle considerazioni che ha fatto lei, perché fino adesso non ho ascoltato e sentito altri ed io posso anche non sentire, però ascolto molto, al contrario di qualcun altro che sente e non ascolta. Io ascolto e ascolto la voce di tutti, e ho ascoltato anche la sua voce. L'ho ascoltata anche quando lei, qualche giorno fa, in quest'Aula, disse che non era evidente la penetrazione di questa manovra finanziaria nei tessuti più sensibili della nostra economia, usò proprio questo termine. E' vero, è così. E come non appare a lei non appare neanche a me. Io non riesco a vedere questa penetrazione, però lei parla di rilancio dell'economia e di risanamento. Sono due obiettivi che tra di loro possono anche coesistere, ma che in questo momento sono assolutamente contrapposti. Il risanamento da una parte, il rilancio dell'economia dall'altra. E come è possibile conciliarli con una manovra finanziaria - e ci arriverò più tardi - che nel comma 5 racchiude tutto ciò che in questo momento i consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, debbono tenere bene in mente, perché passato quel comma è finita la giostra? Ed è finita per noi, è finita per i sardi ed è finita per quella moltitudine di persone, che qualcuno ha definito postulanti, che contattano i Gruppi consiliari, le Commissioni, i consiglieri regionali, i partiti invocando un intervento. Quando si arriva a invocare vuol dire che la situazione è veramente drammatica. Io non sono uno che purtroppo è portato ad invocare, però sono portato a far sì che la gente conosca in che situazione ci stiamo trovando, quella che ha rappresentato l'onorevole Uras affermando che questa manovra restrittiva non lo soddisfa. E ha posto un altro grosso problema, quello della riduzione della spesa corrente, che vuol dire che in qualche maniera si va a penalizzare l'occupazione. Ed è vero, è così. Quindi si è appellato alla legge numero 30, al comma 12 dell'articolo in discussione, che qua nessuno ha evidenziato, ma che è di grandissima portata, si è appellato all'eventuale privatizzazione. Non ha parlato dell'alienazione, ma ne parlerò io. E poi ha citato un altro elemento importantissimo: i crediti che la Regione Sardegna vanterebbe nei confronti dello Stato.
Onorevole Uras, se facessimo questo tipo di ragionamento, ammesso e non concesso che lo Stato Italiano fosse debitore nei confronti della Regione Sardegna di circa 800 milioni di euro all'anno, per non so quanti anni, probabilmente non staremmo manco qui a discutere perché saremmo nelle Isole Vergini, saremmo in un territorio dove non è necessaria la penetrazione. Sarebbe tutto talmente pacifico e chiaro che problemi non ne esisterebbero! Ma con quelle risorse, onorevole Uras, probabilmente anche qualche altra Giunta antecedentemente a questa - e non parlo solo di quella di centrodestra - avrebbe potuto risolvere i problemi della Sardegna, perché quando si hanno le risorse, ovviamente, diventa tutto più semplice. E' quando le risorse non ci sono o non si vogliono far apparire che nascono i problemi. E a questo punto inizia un'altra parte del ragionamento; ragionamento che ho fatto già nei giorni scorsi su una situazione della finanza della Regione Sardegna che, per me, ancora oggi, viene fatta apparire drammatica. Continuo a pensare che sia ancora un fatto non acclarato e pertanto non vorrei che ci trovassimo nella condizione in cui stiamo facendo dei tagli, stiamo penalizzando l'economia e poi magari, a gennaio del 2006, ci rendiamo conto che questa manovra che doveva servire per risanare i conti, di fatto ha ottenuto l'effetto contrario e ha peggiorato la situazione finanziaria della Regione Sardegna. Perché io ho questo vago sospetto e siccome non vorrei che qualcuno se ne dimenticasse nel futuro, lo dico in un'Aula che considero molto attenta stasera, probabilmente l'argomento sta cominciando a entrare come un tarlo: stiamo attenti, consiglieri, perché forse non volutamente, non voglio dire neanche questo, c'è stata troppa velocità nel preparare la finanziaria, forse non si è stati molto attenti, eravamo impegnati a tagliare su altre cose, dovevamo fare la corona circolare in Sardegna, dovevamo preoccuparci di smontare la metropolitana di Cagliari, insomma ci dovevamo preoccupare di altre cose e quindi è facile anche che ci siamo distratti per un attimo. Sto dicendo ci siamo distratti, però io questo fatto lo denuncio e dico ancora oggi che non sono effettivamente convinto che la situazione finanziaria della Regione Sardegna sia così drammatica, assessore Pigliaru, mi rivolgo a lei perché risulti poi agli atti che l'onorevole Diana ha imperniato gran parte del suo ragionamento, e lo farà anche nei giorni successivi, su questo problema anche se rilevo che una volta votato questo articolo poco ci sarà da fare per voi e poco ci sarà da fare per noi. Ci augureremo la buona Pasqua, ammesso che riusciamo a votare questo articolo prima, e se non lo facciamo lo voteremo quando saremo già nel quarto mese di esercizio provvisorio, però certo è che nel momento in cui nel comma 5 si dice che ci sono 2 miliardi e 811 milioni di euro come disavanzo di amministrazione, poi presumo...
PRESIDENTE. Recuperi qualche secondo.
DIANA (A.N.). Sto concludendo, pochissime battute. Si prevede che 750 milioni di euro verranno recuperati dalla cancellazione, secondo me remota, dei residui; che 63 milioni di euro dovrebbero entrare nelle casse regionali a seguito dell'alienazione di una parte del patrimonio, se a questi aggiungiamo i 568 milioni di mutui che dobbiamo contrarre per mantenere in piedi questa manovra finanziaria arriviamo a 1 miliardo e 393 milioni di euro, che sommati a quei famosi 2 miliardi e 811 milioni di euro fanno la rilevantissima cifra di 4 miliardi e 204 milioni di euro.
I conteggi successivi li sapete fare tutti quanti, la situazione debitoria all'inizio del 2006 non sarà quella attuale, ma sarà drammaticamente più grave, più penalizzante e non avremo risolto nessuno dei problemi che voi vi siete impegnati a risolvere in campagna elettorale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). A me sembra, signor Presidente, colleghi del Consiglio, che l'approccio a questa finanziaria, diceva poco fa il collega Diana, è stato un approccio veloce, tanto veloce che davvero molto probabilmente ci si è dimenticati di tanti problemi, e si pensa di affrontare questa grave situazione con la mannaia, come qualche volta fa chi, non avvezzo a curare le piante, le porta alla morte con capitozzature troppo radicali.
Abbiamo già evidenziato questo problema nel corso della discussione generale su questo testo della finanziaria, ma soprattutto quando abbiamo sostenuto la necessità di apportare dei correttivi davvero incisivi su quello che la manovra finanziaria dovrebbe essere, nelle intenzioni, perlomeno, dei proponenti, dell'Assessore, che con la sua presenza in aula continua a sostenere questa manovra, rispetto al resto della Giunta, compreso il Presidente, che con la loro assenza ci fanno capire che sono interessati ad altro o che si dedicano ad altri impegni, che magari riguardano argomenti che normalmente non vengono trattati, o nel rispetto dell'istituzione dovrebbero essere trattati fuori dalle mura del Consiglio, e sono i temi partitici e quant'altro ad essi è collegato in prossimità delle elezioni amministrative.
Devo dire che purtroppo tra le prerogative dei consiglieri e degli Assessori possono esserci anche quelle relative ai problemi partitici, ma ci sono anche i momenti e i luoghi dedicati, appunto, a trattare questi temi in modo tale da non utilizzare le sedi istituzionali per fini politici di parte o elettoralistici. Questo non è mai avvenuto in passato, anche in questa occasiono siamo costretti a riscontrare che davvero l'occupazione dell'istituzione da parte di questa maggioranza è un'occupazione reale, per cui questa istituzione, all'atto pratico, non credo possa soddisfare né i nostri cittadini né tanto meno consentire l'esercizio del ruolo che ognuno di noi è stato chiamato a svolgere.
Tornando al tema della manovra finanziaria, dicevo che molto probabilmente tra le volontà iniziali dell'Assessore, della Giunta, di questa maggioranza poteva esserci anche quella di un risanamento della finanza regionale, ma un risanamento che all'atto pratico ha preso un percorso che sinceramente qualche dubbio ce l'ha destato e ce lo desta. Ce lo desta soprattutto in riferimento ai conti economici, in riferimento ai riscontri contabili, perché il risanamento non può essere certo attuato aumentando le capacità di indebitamento come mi è parso di leggere tra le righe di questo articolo 1.
Devo dire che davvero io ho avuto l'esperienza, in passato, di vivere una di quelle situazioni che sono tanto care all'amico Pisano, che ci riferisce spesso e volentieri qualche aneddoto delle nostre contrade. E l'aneddoto recita così: se non paghi il fornitore puoi vendere anche a buon prezzo ma qualcosa bene o male guadagni, un aneddoto che descriveva il comportamento di un commerciante che rispetto agli altri esercenti la stessa attività commerciale riusciva a vendere sempre al 50 per cento in meno. Quindi qui ci troviamo in presenza della necessità di accendere dei mutui, oppure attivare l'emissione di prestiti obbligazionari per dare una copertura a questo ulteriore impegno di 568 milioni di euro che, all'atto pratico, non possono essere reperiti in altro modo e che portano l'indebitamento complessivo a un valore che peserà non solo sulla nostra generazione, ma peserà sulle prossime generazioni per un totale annuo valutato, secondo quanto ci detta appunto il comma numero 5, in 162 milioni di euro per gli anni dal 2006 al 2035. Tra il 2006 e il 2035 corrono trent'anni, diciamo che noi stiamo caricando l'indebitamento della Regione sulle prossime due generazioni di nostri cittadini, quei cittadini che già oggi soffrono abbondantemente una situazione di povertà legata alla mancanza di uno fra i primi diritti sanciti dalla Costituzione, il lavoro. In questa situazione noi andiamo a creare un indebitamento per trent'anni, e non di pochi euro ma di 320 miliardi di vecchie lire l'anno per i prossimi trent'anni! Dovremmo dirlo ai nostri giovani, e lo diciamo: cari miei, che speranza vi stanno dando con questa finanziaria e con quanto ne deriva? Debiti! Già sapevamo che le risorse erano insufficienti, già sapevamo che davvero non era possibile, e oggi ce l'avete ripetuto, investire ulteriori risorse a favore delle politiche attive del lavoro - sul piano del lavoro non siamo in grado di impegnare ulteriori risorse - ma dovete spiegarci perché invece siamo in grado di investire, fare nuovi debiti, accrescere l'indebitamento senza pensare a risolvere il problema principale, la vera emergenza della Sardegna: la mancanza di lavoro.
E all'amico Luciano Uras, che non è presente in aula in questo momento, però è molto attento alle politiche del lavoro, per la sua professione, per la sua formazione politica, io dico: ti preoccupi soltanto del fatto che il comma 12 fa assumere l'onere all'amministrazione regionale soltanto...
Grazie, avrò occasione di continuare questo ragionamento.
PRESIDENTE. Grazie, a lei onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie, Presidente. Credo che mai come in questa occasione il dibattito sulla finanziaria offra comune spunto di riflessione sia a maggioranza che ad opposizione. Sono certo che diversi sono gli accenti, i toni, i contenuti, perché, appunto, diverse sono le sensibilità di coloro che siedono su questi banchi, diversi sono i programmi, diverse le culture politiche di riferimento, ma questo articolo 1 è quasi l'anticipazione del fatto che questo Governo regionale vuole perseguire come primo obiettivo il risanamento. Però una finanziaria fatta soltanto di tagli e priva di scelte precise in tutti i settori mi sembra che faccia a pugni con l'obbiettivo dello sviluppo economico, che si dichiara di voler perseguire assieme a quello del risanamento finanziario.
Infatti il comma 6 lo anticipa molto chiaramente, dice che il ricorso all'indebitamento di cui al comma 5, è ridotto in relazione all'acquisizione di maggiori entrate nell'anno 2005 derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale. Questo è il punto centrale, questo comma sta a significare che praticamente noi vorremmo alienare quasi tutto il patrimonio regionale per dare uno sviluppo alla Regione. E' difficile che la Regione possa ricorrere a questi stratagemmi per cercare di mettere in piedi l'economia, ormai quasi minata da questo primo anno di attività della Giunta, che ha fatto solo ed esclusivamente tagli. Basta vedere il comma 7 che, per quanto riguarda il 2005, ha portato lo stanziamento del fondo speciale per le spese correnti da 13 milioni a 6 milioni e 500.000 euro, alla metà, io non so con quali criteri. Lo sforzo che, appunto, questa opposizione ha fatto con tutti gli emendamenti aggiuntivi presentati a questo articolo è stato quello di tentare di porre rimedio agli errori commessi per la fretta con la quale si è predisposta questa finanziaria. Infatti mi stupisce molto che con una maggioranza così forte numericamente si arrivi quasi al quarto mese di esercizio provvisorio; questo sta a significare che neanche all'interno della maggioranza stessa vi è quella convergenza sugli interventi da fare per realizzare gli obiettivi sia dello sviluppo che del risanamento finanziario della Regione.
E' vero che avremmo potuto e preferito discutere di qualche scelta, però io pensavo, esaminando questa finanziaria, che l'eventuale taglio in un settore potesse essere indirizzato verso un altro settore, ma neanche questo vi è. Abbiamo rifiutato, o meglio avete rifiutato di colpo qualsiasi tipo di emendamento da noi presentato e ciò significa che vi è una chiusura forte nei confronti di quelli che possono essere gli apporti che l'opposizione dà. E' una finanziaria che serve per tutti i sardi, siano essi di colore bianco o nero. Ecco per quale motivo avrei preferito che vi fosse stata, proprio da parte della maggioranza, un'attenzione particolare a tutte le nostre proposte, che erano fondate su un ragionamento logico e non avanzate per fare ostruzionismo, oppure per fare demagogia; abbiamo detto che si basano su una serie di ragionamenti e con l'illustrazione degli emendamenti abbiamo potuto dimostrare il nostro intento di concorrere a migliorare una finanziaria che senz'altro non sarà solo ed esclusivamente di lacrime e sangue, ma soprattutto provocherà disoccupazione, perché se si persegue solo ed esclusivamente il risanamento, senza dare nessun contributo allo sviluppo, al quale non si dà alcuna attenzione particolare, sicuramente i disoccupati aumenteranno e avremo continuamente la Regione assediata da coloro che chiedono lavoro.
Questa finanziaria ha questa impostazione e l'articolo 1 lo dice molto, ma molto chiaramente anche nel comma 12, e negli altri commi, e non sto qui ad elencarli perché quanto si pensa solo ed esclusivamente al contenimento della spesa, ciò sta a significare che si sta abbandonando la maggior parte dei sardi che non hanno un posto di lavoro, li si sta praticamente lasciando in balia di quelli che possono essere anche problemi di ordine pubblico. Ciò può verificarsi soprattutto nel settore agricolo.
Questo è quanto volevo sottolineare sull'articolo 1 e mi auguro che nel proseguo qualche emendamento che l'opposizione vorrà suggerire venga accolto anche da questa maggioranza.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Moro. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, la materia delle disposizioni di[B1] carattere finanziario di per sé è abbastanza complicata, soprattutto per me che ho sempre fatto il medico, ed è certamente tecnica più di ogni altra. Diciamo che non è mai stata facilmente comprensibile ed anche in questa occasione possiamo affermare che la regola non si smentisce, anzi posso dire che si rafforza in me la convinzione che con i numeri si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i numeri si può fare molto di più di quanto non si possa fare con le parole. E' stato già detto da altri colleghi. La prova di quanto vado affermando è rappresentata dal comma 5 che, praticamente, è fatto solo di somme algebriche, del presunto disavanzo fino al 2003 e del saldo finanziario del 2004. Io resto convinto, e me ne dispiaccio, che i colleghi dell'opposizione, e sono sicuro anche quelli della maggioranza, si sentano avvolti dalla stessa sensazione di sconforto e di impotenza davanti a questo enunciato.
Ora, tutto quello che è contenuto in questo articolo 1 che rappresenta la vera chiave di volta di questa manovra, è l'esatto contrario di quella che è stata tutta la vostra politica economica e finanziaria nella scorsa legislatura. Allora la domanda che vi pongo è questa: siete davvero sicuri, colleghi della maggioranza, di questa vostra manovra finanziaria? Perché tutto quello che nella scorsa legislatura per voi andava sostenuto, addirittura incentivato con stanziamenti superiori del doppio o del triplo rispetto a quelli da noi proposti, oggi viene di fatto sacrificato in nome e per conto di quello che volgarmente viene definito taglio della spesa. E i tagli della spesa, per capire questo non c'è bisogno di essere esperti economisti o teorici della finanza pubblica, comporteranno un ulteriore rallentamento della spesa in Sardegna, di tutta la spesa, anche di quella dei privati, delle aziende e non soltanto di quella che si fa con la borsa della Regione. E dunque mentre in Sardegna gli indicatori economici segnalano tempi duri, mentre in Sardegna si fermano due comparti storici fondamentali per la sua economia, come l'agricoltura e l'allevamento, e nello stesso tempo anche l'industria pesante sembra imboccare la strada del declino, mentre in Sardegna le prospettive del turismo per la prima volta sembrano entrare in crisi, questo anche grazie alla vostra legge salva coste, la Giunta regionale presume che il debito sia tot e dunque impugna la motosega della finanziaria e taglia, taglia e taglia ancora. E tagliando tagliando noi ci chiediamo a questo punto cosa resterà. Io mi chiedo, e credo ce lo chiediamo tutti, come vivrà la Sardegna in questi dodici mesi di esercizio finanziario all'insegna di una austerità pubblica, che è rilevata non soltanto da me, ma soprattutto dai sindacati, dalle parti sociali, dalle organizzazioni delle imprese, dal sistema degli enti locali e in particolar modo dai piccoli comuni. Piccoli comuni che sono già alle corde per effetto di un ulteriore spopolamento che avanza e che onestamente ci fa paura.
Io sinceramente mi sarei aspettato una finanziaria a favore di tutti questi soggetti; dei soggetti più deboli come è logico e come sarebbe giusto. Avrei voluto una finanziaria certamente rigorosa, ma al tempo stesso capace di favorire una ripresa vera, reale. Invece tutto quello che riusciamo a intravedere sono soltanto dei segni algebrici, dei numeri negativi, ipotesi, presunzioni. E a questo punto una deduzione: con queste premesse credo che sia terribile l'anno che attende i sardi, che già hanno certamente capito dove porterà questa vostra ansia di riforma per riformare, di smantellamento per smantellare tutto quanto è stato fatto negli anni passati da noi, che soltanto per questo deve essere colpito dal vostro furore etico legislativo. E' in questa manovra, quindi, nella legge finanziaria che si compie dunque il primo atto della guerra santa che avete ingaggiato contro tutti emulando il modello del Presidente Soru, che tutto può, ma da nulla è indotto a riflettere. Io credo che noi non possiamo rimanere impotenti, né lo faremo, di fronte a questo sfascio annunciato. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.
SANNA MATTEO (A.N.). Grazie. Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi; intervengo su quest'articolo, l'articolo 1, che ritengo essere il pilastro di questa finanziaria, un pilastro un po' deboluccio, un po' posticcio ed essendo l'articolo 1 un pilastro deboluccio e posticcio, credo che la casa che state andando a costruire per i sardi sia una casa debole, una casa che rischia di crollare, una casa che, con il suo crollo, travolgerà l'intera economia sarda e tutti i settori trainanti o meglio quei pochi settori trainanti che sono rimasti nella nostra regione.
Come hanno asserito i colleghi che mi hanno preceduto e in particolar modo il mio Capogruppo, tanto ci sarebbe da dire sull'articolo 1, tanto è stato detto da più parti, anche da qualcuno dell'attuale maggioranza, ma poco è stato fatto in questi primi mesi di governo, poco è stato fatto e quel poco che è stato fatto è stato fatto male e oggi noi siamo qui anche per denunciare che quello che voi avete fatto male si sta traducendo in atti concreti con questa finanziaria, una finanziaria che non ci piace, ma non solamente perché stiamo dall'altra parte della barricata, non ci piace perché è una finanziaria, come abbiamo avuto modo di dire qui dentro, soprattutto noi dell'opposizione, fatta di soli tagli. Però oggi io devo portare una correzione al mio intervento precedente, l'avevo definita come una finanziaria fatta da un unico sarto, invece col trascorrere delle ore e dei giorni mi accorgo che i sarti sono tanti qui dentro e sono tutti apprendisti del maestro e sono tutti complici di aver confezionato un abito troppo piccolo per una Regione che ha tanti problemi, che investono ogni settore strategico della vita sociale della nostra Isola. E la risposta che avete dato a tutti questi settori è stata un bel taglio, che poi sia stato fatto con le forbici o fatto con la motosega poco importa, col quale avete forse cercato di appianare il debito di questo ente, debito che, come ha avuto modo di evidenziare il mio Capogruppo nel suo intervento, molto probabilmente anziché diminuire è destinato a crescere a causa della contrazione di nuovi mutui, caro professore che, da stacanovista, insieme al suo collega Sanna, assiste a tutti i nostri interventi e dobbiamo riconoscere che comunque a differenza del Presidente vuol essere qui a portare la testimonianza della Giunta e assumersi in toto la responsabilità di un atto che a noi continua a non piacere per tutti i motivi che sto evidenziando, un atto che proietta la Sardegna indietro di vent'anni.
E' un atto che in modo particolare nell'articolo 1 evidenza tantissime lacune, lacune che porteranno alcuni settori a chiudere baracca. Ci sono settori strategici che dovevate rilanciare, così c'era scritto nel vostro programma elettorale, come la cultura, che invece subiscono tagli, per questo sosterremo gli emendamenti dei colleghi del P.S.d'Az., io personalmente li voterò tutti perché ritengo che gli emendamenti che i colleghi del P.S.d'Az hanno presentato, soprattutto nel settore della cultura, siano emendamenti che ci riguardano tutti come sardi, ci riguardano tutti come consiglieri della principale Assise della Sardegna, ci riguardano soprattutto come giovani perché l'identità, la cultura non possono essere spazzate via dal governatore di turno o dall'esecutivo di turno che, per far quadrare i conti del bilancio, decide di azzerare settori strategici della nostra Isola.
Il collega Pirisi interrompe in continuazione; noi - collega Pirisi - siamo contro questa finanziaria non perché stiamo dall'altra parte ma perché la riteniamo iniqua, la riteniamo infondata, la riteniamo debole, la riteniamo priva di tutte quelle strategie innovative che, ad alta voce, in campagna elettorale e anche nel corso della discussione delle dichiarazioni programmatiche, avete sbandierato. Quindi, sono convinto che, grazie anche al vostro lavoro, al vostro impegno, l'opposizione di oggi tra pochi mesi diventerà maggioranza in tutta la Sardegna. Per questo noi diciamo no all'articolo 1 e diciamo no anche alla vostra finanziaria. E' una finanziaria di regresso, è una finanziaria che ci porta indietro negli anni, è una finanziaria che costringerà molti giovani a fare le valigie ed a emigrare alla ricerca di un nuovo lavoro e di una nuova speranza per un futuro migliore.
PRESIDENTE. Se i colleghi stanno zitti possiamo proseguire questo dibattito. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che l'articolo 1 racchiuda praticamente tutte le ragioni della divaricazione con la quale maggioranza e minoranza si trovano a affrontare il dibattito sulla finanziaria in una condizione di incomunicabilità pressoché totale trascinando stancamente, secondo un copione già visto, una discussione nella quale nessuno ascolta nessuno. Eppure le ragioni di questa divaricazione le ho sentite illustrare nel modo migliore questa sera proprio dall'unico componente di maggioranza che è intervenuto nel dibattito.
Ci ha detto, e io condivido totalmente questo concetto, che un bilancio va affrontato innanzitutto sul versante delle entrate. Ha parlato di un confronto duro con lo Stato per il recupero di quanto è dovuto ai sardi. Ha detto che ci sono alcune battaglie che vanno condotte unitariamente ed è vero, ha ragione. Per fare questo però è necessario che il Consiglio, al di là delle diverse posizioni delle parti politiche che lo compongono, trovi le ragioni del discutere insieme e, soprattutto, possa godere del pieno riconoscimento del ruolo istituzionale che ha il diritto di pretendere che venga rispettato dal Presidente che fino ad oggi non l'ha fatto. Non l'ha rispettato per quello che è accaduto in questi otto mesi, non l'ha fatto in occasione di tutti gli incidenti protocollari dei quali il Presidente si è reso protagonista nei rapporti col Consiglio, l'ha fatto in questi giorni con la sua costante assenza.
Il collega Uras ha anche detto molto chiaramente che a loro non piace che sia stato necessario ridimensionare i trasferimenti agli enti locali, non piace aver dovuto contenere la spesa nel sociale, nei settori produttivi, ma la difficoltà di comunicare deriva proprio da questo, nessun consigliere di minoranza si è pronunciato contro l'esigenza di ridurre il processo d'indebitamento della Regione. Il problema è: se tutti sono d'accordo sul fatto che questo cammino non virtuoso debba essere interrotto, bisogna stabilire qual è la percentuale giusta, può darsi che il 50 sia una percentuale eccessiva oppure non sufficiente. Perché questo avvenga occorre un confronto sui bisogni, se si deve tirare la cinghia, se devono essere fatti i sacrifici, è necessario che tutti ne siano convinti e, soprattutto, che si spieghi tutti insieme ai sardi che quel buco nella cinta lo devono fare, non che questo li renderebbe meno infelici o meno nervosi, ma comunque aprirebbe certamente molte meno divisioni sull'azione dell'amministrazione.
Perché 568 milioni di euro in meno? È un taglio del 50 per cento, si è detto, rispetto alla percentuale di indebitamento stabilita nella precedente finanziaria e nel precedente bilancio, ma come è distribuito? Abbiamo visto settori che sono stati segati completamente, non c'è una coperta che è stata tirata in maniera, come dire, accorta e attenta valutando l'impatto delle decurtazioni sui vari capitoli di spesa, alcuni sono stati - io dico - selvaggiamente segati, altri addirittura sono cresciuti. Non solo, è capitato un fatto alquanto strano, che tutti avete potuto apprendere attraverso gli organi di stampa; mentre la finanziaria era in discussione in Commissione per approdare in aula e già stabiliva dei tagli in alcuni settori, il Governatore, incontrando le parti sociali, decideva in quel momento, de visu, all'istante, che quel taglio non andava fatto o che il precedente stanziamento andava ricostituito. Io non lo so come possa essere definito un atteggiamento politico di questo tipo. I colleghi più esperti, più anziani di me certamente saprebbero trovare termini e aggettivi più giusti. Però anche da neofita mi pare che una cosa di questo genere significhi che il Governatore possa essere equiparato, almeno in questa circostanza, a un procuratore senza obbligo di resa dei conti al Consiglio.
E dunque perché 568 milioni di euro? Perché su alcuni capitoli è stato fatto il taglio in una determinata maniera e su altri no? Perché su questo non c'è un tentativo volto a capire, a stabilire insieme quali sono i settori sui quali si può intervenire e come? Come può essere che l'agricoltura che già era stata, usiamo un eufemismo, maltrattata nell'assestamento di novembre con la perdita di 8 milioni e mezzo di euro, e che ancora oggi è il settore primario nella fragile economia della nostra Isola, riceva un disconoscimento quasi assoluto - a parte l'ultimo colpo di teatro dei 4 milioni di euro, così mi pare, per un emendamento della Giunta che non ho ancora visto - fino al punto di vedere tagliati non soltanto gli stanziamenti per gli interventi a sostegno dei sistemi produttivi dei vari territori a maggiore vocazione agricola, ma addirittura i trasferimenti alle organizzazioni agricole che costituiscono la voce documentata, professionale e organizzata, che sono gli occhi, le mani, la lingua delle organizzazioni agricole.
Sono queste, io credo, le ragioni per le quali non si riesce a comunicare. Io sono convinto, e lo dico molto sommessamente, da ultimo della classe, che se ci fosse uno sforzo dei responsabili dei Gruppi per trovare insieme quali sono i settori per i quali si può concordare il sacrificio indispensabile, cercando di rinunciare a quelle che il mio Capogruppo molto efficacemente chiama "marchette territoriali", probabilmente non si riuscirebbe comunque a raggiungere una posizione unitaria sulla finanziaria, ma certamente ci si accorgerebbe, io credo, che ci sono molte cose sulle quali potremmo andare insieme, maggioranza e minoranza, a dire ai sardi che i tempi della finanziaria un po' meno austera e un po' più allegra sono finiti e che occorre fare i conti con la realtà.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 1 è particolarmente importante per alcune cose che sono state già sottolineate più volte negli interventi precedenti e che attengono all'aspetto delle norme finanziarie. L'argomento è stato sviscerato ampiamente. Non bisogna dimenticare che l'importanza dell'articolo 1 non deriva soltanto dal porre il limite che non si può valicare riguardo alle autorizzazioni di nuovi mutui o prestiti obbligazionari. L'articolo 1 della finanziaria tradizionalmente contiene l'insieme delle disposizioni che riguardano questo aspetto di carattere più specificamente tecnico finanziario ma ovviamente con una scelta tecnica che racchiude poi l'essenza dell'impostazione della finanziaria, l'essenza dell'impostazione di questa finanziaria è quella del dimezzamento dell'autorizzazione all'indebitamento. Ma contiene anche un'altra parte che è quella che fa riferimento ad alcune tabelle della legge finanziaria che costituiscono di fatto l'indicazione dei nuovi stanziamenti che nelle diverse tabelle hanno un valore non eminentemente formale, ma di norma sostanziale. Tradizionalmente sulle tabelle si scaricano, così si può dire, una serie di decisioni molto precise che incidono su importantissimi settori dell'economia e delle politiche sociali.
Detto quello che abbiamo detto sull'impostazione complessiva dell'articolo 1 riguardante la scelta sul disavanzo, forse non ci si sofferma abbastanza in questa discussione, sulle tabelle; guardando e leggendo attentamente gli emendamenti - d'altra parte questa discussione è proprio sull'articolo e sugli emendamenti - si nota il tentativo da parte dell'opposizione e in casi limitatissimi anche da parte della maggioranza, di correggere quelle disposizioni finanziarie che incidono concretamente sulle tabelle A, B e C e poi vorrei ricordare la tabella 0B, che è stata inserita nel testo dalla Commissione, e che riguarda gli accantonamenti per il fondo nuovi oneri legislativi. Quel fondo globale che, a partire dalla riforma della contabilità di Stato e poi delle contabilità regionali, è uno dei punti nodali della politica finanziaria e di ogni manovra finanziaria.
Attraverso la tabella A si precisano gli stanziamenti che anno per anno dalle norme autorizzative originarie delegano la finanziaria a decidere. Nella tabella B si precisano, invece, gli importi da iscrivere in bilancio per le spese per le quali si dispone una riduzione mentre la tabella sul fondo nuovi oneri è quella che indica qual è la prospettiva, nel corso dell'esercizio finanziario, dell'attività legislativa di questo Consiglio regionale. Dall'esame di tutte queste tabelle si può enucleare una cosa molto semplice e chiara, che questa maggioranza e questo Consiglio stanno valutando io credo con una notevole dose di superficialità. Il primo punto è, ma vado molto veloce su questo, che proprio nelle tabelle A e B, in questo articolo quindi, si prevedono una serie di tagli importanti, selettivi come abbiamo detto, abbiamo presentato, a proposito della tabella B, un emendamento che propone di reintegrare uno stanziamento che riguarda i contributi destinati alle organizzazioni degli imprenditori agricoli, dei coltivatori diretti, una riduzione di stanziamento di per sé irrilevante dal punto di vista finanziario, rispetto al totale degli stanziamenti di questo bilancio, ma molto importante, selettiva, un'operazione chirurgica, un colpo di forbice ma ben mirato a ridurre gli stanziamenti per le organizzazioni dei produttori, così come poi è stato fatto anche per le organizzazioni dei sindacati dei lavoratori. Lo stesso abbiamo fatto in riferimento alle scuole non statali, all'università, a una serie di questioni che sono state enumerate e che sono oggetto dei nostri emendamenti migliorativi.
Su questo articolo si assomma gran parte quindi del significato di questa manovra finanziaria e la discussione di oggi, anche l'insistenza dei nostri interventi è motivata proprio dal fatto che su questo articolo e sulle tabelle si incentra davvero l'impostazione di questa manovra finanziaria. Tabelle, quindi, che prevedono tagli che esistono e che non possono essere nascosti. Tabelle poi che rivelano un'altra questione su cui vorrei soffermarmi. Il testo del proponente non prevedeva addirittura per nulla - credo che sia la prima volta in molti anni, in dieci anni sicuramente - una tabella che stanziasse fondi per le nuove leggi che si prevede di esaminare e approvare in questo esercizio. È stata l'iniziativa, direi concorde almeno su questo punto, sia della maggioranza sia dell'opposizione, con la disponibilità della Giunta, a rastrellare in qualche modo dal bilancio le risorse per dare a questo Consiglio regionale almeno la speranza che dopo l'approvazione della finanziaria possiamo ancora incontrarci in quest'Aula, perché altrimenti senza la previsione in bilancio di una tabella sul fondo nuovi oneri, davvero noi ci saremmo riuniti soltanto per fare qualche nuova legge magari di attuazione di qualche decreto legislativo derivante dalla Bassanini o da qualche altro provvedimento che delega nuove funzioni alle Regioni, ma non avremmo avuto la possibilità neanche di ipotizzare una modifica delle politiche attive del lavoro o delle politiche sociali, delle politiche per le attività produttive per aggiustare, rettificare alcune norme, per esempio, di incentivazione dell'industria, dell'artigianato, del commercio e del turismo.
Questa è comunque una correzione apportata dalla Commissione, questo lo vorrei sottolineare, che migliora sicuramente il testo di questa legge, ma non lo migliora tanto da ipotizzare da parte della Giunta e della maggioranza nei confronti di questo Consiglio un'apertura di credito sulla possibilità che il Consiglio stesso faccia qualcosa di buono in questo esercizio. Io spero che questo derivi anche dal fatto che siamo a inizio legislatura, che molti colleghi forse non hanno ben presente l'importanza di questi stanziamenti. Ma credo che davvero non sarebbe costato nulla, e non costerebbe ancora nulla, se ad esempio il limite dell'autorizzazione a nuovi mutui venisse innalzato anche soltanto per quella parte del fondo nuovi oneri che riguarda gli investimenti, che non comporterebbe certamente nuove spese perché dipenderebbe dalla capacità del Consiglio poi di fare le leggi, ma almeno darebbe a questo Consiglio la speranza di poter passare un anno in cui si può produrre qualcosa per il bene della Sardegna e la fantasia di tanti colleghi che hanno in mente settori precisi su cui si può incidere, potrebbe davvero ancora svilupparsi. Siamo agli ultimi istanti in cui una decisione del genere può ancora essere presa. Io credo che sia utile pensarci.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
L'onorevole Liori è assente, lo consideriamo decaduto dal diritto di intervenire. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie. Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che l'articolo 1 della legge finanziaria sia importante, non fosse altro perché coloro che hanno avuto occasione di avere esperienze negli anni passati in questo Consiglio regionale, e quindi hanno assistito a altre discussioni in merito alle leggi finanziarie, sanno che spesso la discussione dell'articolo 1 segna il momento in cui si comprendono quali sono i margini di apertura della maggioranza nei confronti della minoranza consiliare.
All'interno dell'articolo 1 sono contenute le cifre; all'interno dell'articolo 1 è previsto il tetto dell'indebitamento, all'interno dell'articolo 1 è succintamente raccolta la filosofia complessiva attraverso la quale la Giunta e la maggioranza intendono condurre in Aula, fino all'approvazione, la discussione della manovra finanziaria. Spesso sull'articolo 1 si sono aperte riflessioni, si sono rinviati i momenti decisionali e di voto, si è comunque aperta l'ipotesi di ragionamenti su poste di bilancio che non erano state previste originariamente nella manovra finanziaria e che si ipotizzava che potessero essere introdotte durante il ragionamento che si sarebbe svolto in quest'Aula.
Oggi il segnale che arriva è diverso e questo in una certa misura è anche dovuto al fatto che i tempi sono diversi, nel senso che oggi noi andiamo a vivere un'esperienza politica differente rispetto a quella della passata legislatura, andiamo a vivere un'esperienza politica in cui alla maggioranza è stata consegnata dagli elettori una congrua forza numerica che consente di ipotizzare un percorso per la legge finanziaria diverso da quello conosciuto negli anni passati. Esiste anche un'autorevolezza da parte della presidenza della Giunta regionale che avendo la stessa legittimazione che ha il Consiglio regionale, cioè quella del corpo elettorale, è un'autorità sicuramente più forte per i poteri che ad essa sono conferiti rispetto a quella che in passato eravamo abituati a conoscere. Noi Riformatori consideriamo positivi questi elementi, nel senso che essendo stati in quest'Aula tra i più strenui sostenitori del sistema elettorale maggioritario e dell'elezione diretta del Presidente della Giunta, beh, certamente oggi non intendiamo rimangiarci quello che abbiamo sempre sostenuto, quindi con forza diciamo che probabilmente una parte delle critiche che vengono rivolte al sistema è derivante dal fatto che non vi è abitudine in quest'Aula a confrontarsi con un potere di identica legittimazione e di identico peso politico rispetto a quello del Consiglio. Questo non significa poi che il nuovo regime non richieda degli adeguamenti nei rapporti tra le istituzioni, tra la Giunta e il Consiglio in modo particolare, ma il fatto che siano comunque necessari questi aggiustamenti non comporta certo un giudizio negativo sulla diversità importante, grande, fondamentale che noi stiamo andando a gestire in questa legislatura.
Però tutto ciò premesso e sottolineato, beh, insomma, noi riteniamo che sia importante, da parte della maggioranza un chiarimento preliminare che poi è utile per tutte le discussioni che sulla legge finanziaria e anche sulle altre ci saranno in quest'Aula. Cioè noi vorremmo capire se la maggioranza, forte di quei numeri, cinquanta consiglieri, che gli elettori e il sistema elettorale gli hanno assegnato, ritiene che esclusivamente al proprio interno si esaurisca ogni azione di programmazione, di progettazione, di governo, di legislazione per quanto riguarda la Regione Sardegna. Cioè se la maggioranza ritiene che la presenza di consiglieri di opposizione in quest'Aula sia un fatto incidentale e per certi versi fastidioso, in quanto hanno diritto a prendere la parola e quindi costringono comunque a delle performance che probabilmente in molti vorrebbero evitare, oppure se la presenza di una minoranza in quest'Aula sia considerata comunque un valore aggiunto per la democrazia, un valore aggiunto di cui, quindi, la stessa maggioranza deve tener conto difendendone le prerogative e consentendo alla minoranza di esprimere il meglio di ciò che i cervelli, la proposta politica, la progettualità della minoranza sono in grado di esprimere.
Io credo che questo sia il nodo fondamentale che noi ogni volta che lo differiamo ci ritroviamo nel pettine che è nelle nostre mani, nel senso che si ripropone anche nella fase iniziale della discussione consiliare su questa legge finanziaria, discussione nel corso della quale la minoranza ha sottolineato di non essere assolutamente orientata ad adottare tecniche di tipo ostruzionistico, che non avrebbero nessun significato, nessun valore e nessun riconoscimento da parte dei cittadini sardi e quindi noi abbiamo escluso fin dall'inizio in linea di principio, però l'assenza di una qualsiasi possibilità di dialogo su argomenti anche importanti quali sono quelli che comunque sono stati proposti dai nove emendamenti che l'Aula ha discusso prima dell'articolo 1, l'assenza di questi margini di ragionamento rende assai difficile la scelta dell'atteggiamento che la minoranza ha deciso di tenere in aula. E ho usato forse un eufemismo dicendo che la rende difficile, in realtà rende obbligata la scelta opposta, nel senso che di fronte alla eventualità di assenza di canali di comunicazione non resta alla minoranza che ribadire la propria posizione politica facendolo, non com'è stato fatto altre volte in quest'Aula, attraverso uno smantellamento mattone per mattone della costruzione da altri proposta, ma attraverso le proposte che, pur provenendo da parte politica diversa, hanno dignità pari rispetto a quelle della maggioranza. E il confronto che eventualmente nascesse sulla progettualità, sulle proposte all'interno dell'Aula, soprattutto se fosse un confronto tra sordi, cioè uno di quei confronti che niente producono e niente rendono, beh, insomma, sarebbe un confronto, se lo vogliamo definire con questo termine che mi rendo conto essere improprio, assai mortificante e anche preoccupante. Infatti noi andremo nei prossimi giorni a discutere di argomenti che sono fondamentali per le ricadute che hanno per la Sardegna, e non soltanto di carattere economico, perché questa finanziaria contiene comunque un'azione riformista importante, quindi andremo a ragionare, se si ragiona, se no saremo solo noi a parlare mentre voi vi limiterete a votare, su cose importanti per le ricadute complessive che esse hanno in Sardegna, senza che ci sia nessun confronto tra i due progetti. Nel senso che c'è il vostro progetto, il vostro progetto è lì, è messo sui nostri tavoli, noi ci sfoghiamo verbalmente, noi cavalchiamo l'eventuale tigre del dissenso nel clima di scontro sociale che si sta creando intorno a questa finanziaria, ma non c'è un passo avanti nel senso della disponibilità su atti e norme legislative volti a tutelare l'interesse generale, cioè l'interesse per la cui salvaguardia sia voi che siete la maggioranza, ma anche noi che siamo la minoranza, siamo comunque chiamati ad operare all'interno di quest'Aula. Ecco, colleghi del centrosinistra, su questo io vi inviterei a una riflessione.
PRESIDENTE. Ha domandato il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io ho una fortuna che è quella di vantare tra le mie amicizie quella con un carissimo e simpatico signore di Arixi, frazione di Senorbì, che crede di essere sempre a "Scherzi a parte", e una delle domeniche scorse - ha un nesso con quello che dirò, Presidente - ha fatto un giro di telefonate per invitare alcuni amici a casa sua: "Ma perché non venite a casa, mangiamo un boccone tutti insieme?" Siamo arrivati tutti simultaneamente a casa sua ma la porta era chiusa e non c'era nessuno. Lui addirittura ci ha chiamato da fuori, col telefonino. Abbiamo capito allora che si trattava di uno scherzo. Ecco, lo dico perché il suo invito, Presidente, ed anche quello fattoci dalla Giunta, assomigliano molto a questo scherzo, cioè voi ci avete invitato qui per discutere la manovra finanziaria, ma ci avete pure detto che non ci sono spazi per discuterne, perché avete chiuso la porta, avete imposto al comma 1, articolo 1, una chiusura ermetica che non ci permette assolutamente di introdurre alcun argomento serio, importante su cui ci possa davvero essere un confronto, come diceva d'altro canto il mio collega.
Così rimane fuori tutto: rimane fuori il problema della formazione professionale, che è un problema molto serio, molto sentito; rimane fuori il problema delle scuole materne che è pure un problema molto, ma molto sentito; rimane fuori il problema del piano del lavoro, quello vero, quello che avremmo voluto, quello che avrebbe potuto restituire ai comuni della Sardegna quel che i sindaci e i territori attendono; rimane fuori, insomma, un po' tutta la politica dello sviluppo di questa Regione, proprio perché gli strumenti che si sono rivelati tra l'altro efficaci, ottimi in questi ultimi anni, non sono stati caricati di quelle risorse necessarie per poter operare. E così non abbiamo sufficienti risorse per la legge 51, non abbiamo assolutamente risorse per la legge 1 del 2002 sull'occupazione giovanile, e naturalmente questa litania potrebbe davvero allungarsi e non vogliamo tediarvi con queste considerazioni.
Però volevo fare anche un'altra considerazione. Io leggo con molta attenzione la misura dell'indebitamento che appunto il comma 1 dell'articolo 1 indica, che si relaziona, poi, alla somma prevista per la rata di ammortamento trentennale nel comma 4 e che il comma 3 invece dice essere però una misura cosiddetta fittizia perché poi vedremo in realtà quanto inciderà. Un semplicissimo calcolo ci fa capire che al comma 4 la rata di ammortamento pesa per un tasso che è commisurato orientativamente al 4,9 per cento. Ora, è chiaro che prevedere un interesse del 4,9 per un mutuo trentennale appare pessimistico rispetto alle condizioni che il mercato offre per mutui di questa durata. Ne deriva che incide in una misura eccessiva rispetto a quella che realmente poi si potrebbe ipotizzare. Così come anche le entrate, che poi, ovviamente, per somma algebrica vanno a determinare i 568 milioni di indebitamento, sono misurate in maniera pessimistica, ma su questo altri interventi sono stati fatti anche in maniera più dettagliata e argomentata, e quindi non voglio assolutamente entrare nel merito di questo calcolo. Effettivamente, se avessimo potuto migliorare il confronto anche col Governo, la politica delle entrate, probabilmente i 568 milioni di euro di indebitamento non avrebbero pesato in questa maniera drastica.
Al di là di queste considerazioni molto tecniche, su dati che però determinano una totale chiusura e che precludono qualsiasi reale possibilità di confronto, noi un tentativo lo vogliamo fare, e lo vogliamo fare perché davvero ci approssimiamo anche a un periodo importante, tra qualche giorno saremo a Pasqua e io ricordo che, da piccolino, a Pasqua eravamo abituati a mettere una letterina sotto il piatto che veniva servito al mio papà, una letterina di intenti nella quale noi rinnovavamo la promessa di essere bravi e chiedevamo in cambio, in contropartita, qualcosa in funzione di questa rinnovata promessa di lealtà. Ecco, lui faceva finta di ignorare che ci fosse questa letterina che leggeva solo quando finiva il primo. Questa letterina noi la vogliamo mettere nel piatto della Giunta. Noi, assessore Pigliaru, la vorremmo invitare a non far finta che non ci sia, la legga subito. Noi vogliamo davvero partecipare, confrontarci su questa finanziaria, fate in modo che non sia preclusa la nostra possibilità di collaborazione, andiamo, come in altri anni si è fatto, a studiare insieme quali possono essere le vere risposte che possono essere date. Non andiamo per dogmi, non ha senso pensare che l'indebitamento debba necessariamente essere commisurato al 10 della differenza tra entrate e spese, ma ragioniamo in maniera veramente seria sulla possibilità che i sardi sopportino questo sacrifico. Sappiamo che fine fa quel povero somaro della storiella, che il padrone voleva abituare a non mangiare,. Ecco, noi non vorremmo davvero che questo sacrificio si rivelasse alla fine inutile, perché non sopportabile dai sardi, dalla nostra Sardegna, e quindi non creasse quello sviluppo atteso, ma siamo convinti che insieme davvero seriamente possiamo costruire qualcosa di diverso.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano. Con il suo intervento abbiamo terminato la discussione dell'articolo 1 e degli emendamenti.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie. Presidente, onorevoli consiglieri, il contenuto dell'articolo 1 credo che in buona parte si possa riassumere in un concetto col quale abbiamo tutti molta familiarità, che è il concetto di vincolo di bilancio. L'onorevole Pisano adesso ha fatto riferimento con chiarezza a questo punto, e la prima scelta che in effetti questa finanziaria fa non è quella di chiudere tutti i giochi intorno al vincolo di bilancio, ma di fare un'operazione che è assolutamente essenziale, non per questa Giunta, ma per qualunque buona amministrazione, cioè quella di definire il vincolo di bilancio prima di poter affrontare qualunque altro discorso. Il vincolo di bilancio lo si definisce con chiarezza in un contesto conosciuto e ben definito, cioè che deve essere definito con trasparenza e con onestà.
Allora noi possiamo discutere quanto vogliamo su tutte le scelte che sono all'interno del vincolo di bilancio, ma io credo che sul vincolo di bilancio dovremo arrivare ad avere una visione condivisa. Questa dovrebbe essere la parte minima di un confronto. Ho l'impressione che questo discorso, al di fuori delle dichiarazioni formali che vengono fatte in quest'Aula, sia poi ampiamente condiviso, e questo discorso è stato ampiamente condiviso nella concertazione, per quanto breve, per quanto probabilmente insufficiente, che noi abbiamo fatto prima di approvare la nostra proposta di Giunta. Sarebbe un peccato se si tornasse indietro nel dibattito su questo punto.
Come abbiamo definito il vincolo di bilancio? Lo abbiamo definito sulla base della ragionevolezza e della responsabilità. Abbiamo ereditato una situazione che è importante dal punto di vista delle risorse finanziarie della Regione, importante nel senso negativo. E io non credo che sia poi così utile, onorevole Pili, fare nel dettaglio tutta la storia di come questa situazione si è creata. L'abbiamo detto in molte altre occasioni. Il punto è che la situazione nella quale ci troviamo tutti, non la Giunta regionale, la Sardegna, questo Consiglio, è una situazione nella quale le spese obbligatorie sono uguali alle entrate regionali, e questo dà un grado di rigidità importante, che non può essere ignorato, al bilancio, nel quale bilancio in questi anni abbiamo assistito a una crescita esponenziale del debito.
Onorevole Pili, ho già detto che conosco la differenza tra debiti che si fanno per investimenti e debiti che si fanno per spese correnti, e credo che tutti siamo consapevoli che buoni debiti possono produrre buoni investimenti e dunque ricchezza futura. Ma il problema è che il debito in Sardegna è aumentato di più di sei volte in tre anni. Se qualcuno ha buona vista, non la mia, può vedere in un grafico che abbiamo già illustrato nel Dpef qual è la dinamica del debito reale, inclusi investimenti buoni e forse investimenti meno buoni. Questa dinamica non è sostenibile. Perché non è sostenibile? Perché questa dinamica del debito - stiamo parlando sì di tecnica, ma c'è un sacco di politica in questa tecnica - ha creato una situazione nella quale noi stiamo per esaurire la capacità di indebitamento. Quando si arriva al 95 per cento della capacità di indebitamento, ci sono problemi seri per il futuro, il futuro a noi vicinissimo. E' pertanto responsabile fare quello che noi stiamo facendo: definire un vincolo di bilancio che inverta la tendenza.
Ora, quando si fa politica qualche volta si gioca sulle parole, allora chiariamolo anche a beneficio di qualche editorialista de L'Unione Sarda, ma non solo. Quello che noi abbiamo pensato di dover fare è rallentare la crescita del debito. Nessuno di noi ha pensato, nemmeno per un momento, di fermare del tutto improvvisamente la dinamica del debito, perché sapete cosa avremmo dovuto fare? Avremmo dovuto semplicemente impostare un bilancio in cui le entrate sarebbero dovute essere esattamente uguali alle spese, alle spese esattamente vincolate dalle entrate; il che avrebbe implicato un taglio, rispetto agli anni precedenti, per quella parte del bilancio dei fondi regionali, pari al 22 per cento. Abbiamo scelto una via di mezzo, che rallenta l'accelerazione nella formazione del debito, e che ci consente quindi di iniziare un risanamento con tutta la responsabilità di chi si rende conto che non si può frenare troppo bruscamente per non indebolire eccessivamente l'economia e per non danneggiare ingiustamente la società di questa regione.
Ora, per la verità, nelle critiche e negli interventi che ho sentito in tutti questi giorni, c'è una certa indecisione nei banchi dell'opposizione. Ci si accusa di essere stati troppo lenti nell'opera di risanamento e dunque accuse che si riferiscono al fatto che il debito continua a crescere - sì, continua a crescere, ma più lentamente di prima, questo è il nostro punto di vista - e contestualmente ci si accusa di essere stati troppo veloci e di rischiare di danneggiare drammaticamente l'economia e la società sarda. Qui bisogna decidersi ed essere conseguenti. Noi abbiamo fatto una scelta che ha almeno il vantaggio, oltre che dell'assunzione delle nostre responsabilità, certamente della trasparenza. Abbiamo scritto una regola semplice che può essere vista da tutti, capita da tutti: quest'anno un aumento delle entrate del dieci per cento, per definire le spese stanziabili; il prossimo anno proseguiremo con il risanamento.
Chi pensa che il risanamento sia troppo lento, bene, faccia emendamenti per ridurre quei 568 milioni di cui parliamo nell'articolo 1, comma 1, che definisce il vincolo di bilancio. Chi pensa che siamo stati troppo veloci, sia coerente con quello che pensa e proponga ulteriore indebitamento e dica alla Sardegna che è pronto a proporre ulteriore indebitamento. Ulteriore indebitamento significa tornare verso quel 20 per cento di differenza tra entrate e spese che ha creato la situazione insostenibile nella quale ci troviamo. Noi ci sentiamo del tutto convinti della scelta che abbiamo fatto.
L'onorevole Pili, scopro, è un keynesiano della prima ora convintissimo, pensa che ci si possa indebitare molto, per fare molti investimenti, per poi creare, attraverso investimenti, sufficiente crescita del PIL da poter ottenere entrate che risolveranno tutti i problemi. Il nostro problema, in effetti, è esattamente quello di avere stanziato e talvolta anche speso non poco negli anni scorsi. Tutti i dati mostrano una spesa pro capite del settore pubblico allargato in Sardegna decisamente superiore a quella del Mezzogiorno, ma il nostro problema, lo ricordo necessariamente, è che quegli investimenti, o molti degli investimenti che abbiamo fatto, non sono stati in grado di mettere in moto il circolo virtuoso al quale fa riferimento l'onorevole Pili. E' questo il nostro problema principale.
Io credo che il nostro problema principale, di cui deve farsi carico, penso, l'intero Consiglio, sia quello della qualità della spesa; è certamente quello della quantità, ma è anche, in modo cruciale, quello della qualità della spesa, cioè di una spesa che fino a oggi non ha generato convergenza e crescita, indipendentemente, in alcuni casi, dalle quantità stanziate. Questo è il nostro problema fondamentale, e questo problema....
PRESIDENTE. Assessore, concluda per gentilezza.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E questo problema ci segnala con chiarezza quanto lavoro c'è da fare per riformare molte delle regole di spesa che abbiamo scritto in tutti questi anni, questo dovrebbe essere il vero terreno dell'attività del confronto e anche, in alcuni casi, di una virtuosa attività bipartisan.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. Prima di procedere alla votazione degli emendamenti, vorrei ricordare ai colleghi che naturalmente l'articolo 1, in sede di coordinamento finale, potrà subire eventuali modifiche a seconda delle modifiche che durante la discussione verranno apportate alla legge finanziaria. Se ci dovessero essere quindi modifiche dell'impostazione o degli importi, sarà modificato anche l'articolo 1 in sede di coordinamento.
Onorevole La Spisa, su che cosa intende parlare?
LA SPISA (F.I.). Vorrei avere un chiarimento su quanto lei ha detto adesso, Presidente.
PRESIDENTE. Il comma 7 prevede delle cifre; se venissero approvati dall'Aula degli emendamenti che comportassero una variazione di quelle cifre automaticamente dovremmo modificarle.
LA SPISA (F.I.). Anche le cifre che ci sono nel comma 1 si possono modificare?
PRESIDENTE. Certo.
Metto in votazione l'emendamento numero 263.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente. Intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 263. Io coglierò questa occasione più per raccogliere le indicazioni che ci ha poc'anzi dato l'Assessore, che appartengono, mi perdonerà l'Assessore, più alla teoria che alla buona amministrazione, perché l'Assessore nella sua replica ha voluto tentare di confutare ciò che invece tutti gli indicatori economici mostrano, cioè che in Sardegna è cresciuto il prodotto interno lordo e che la Banca d'Italia nel suo ultimo rapporto ha legato la crescita del prodotto interno lordo in Sardegna ad alcune politiche attive della Regione Sardegna, e in particolar modo a quelle infrastrutturali. E non sfuggirà all'Assessore che quando dichiara che quelle risorse finanziarie non hanno prodotto effetti, fa un'affermazione gratuita, perché io vorrei che l'Assessore indicasse a quest'Aula, in termini molto espliciti, a quali risorse si riferisce che, non spese o spese, non hanno saputo produrre benefici. Si riferisce per esempio ai piani integrati territoriali? O si riferisce alle risorse stanziate per risarcire i danni provocati dalla siccità? O si riferisce ai fondi per l'edilizia scolastica? O si riferisce ai mille miliardi della legge numero 1 del 2002? Prendiamo per esempio l'ultima legge citata: quali benefici si possono trarre dal fatto che lei sta contabilizzando quei mille miliardi oggi, nel debito della Regione, quando non è stata spesa una sola lira perché sono stati avviati i bandi e non ci può essere nessuna ricaduta di fondi che non sono stati spesi Assessore. La sua replica dottorale, professorale, non trova riscontro in alcun elemento reale riferito alla spesa della Regione. Lei ci sta facendo pagare tutti gli stanziamenti che il Consiglio ha autorizzato, ma che non sono stati spesi per ragioni tecniche; veda tutti gli investimenti in sede progettuale. Le province, dei 400 miliardi stanziati, hanno speso appena 50 milioni, e non poteva essere diversamente, perché quando si investe in un'opera pubblica, Assessore, bisogna progettarla, bisogna appaltarla, bisogna eseguirla e bisogna collaudarla, e poi bisogna metterla in funzione. Mi vorrà forse dire che i 70 milioni di euro che sono stati spesi per realizzare la condotta Tirso-Flumendosa hanno già prodotto un beneficio sul prodotto interno lordo della Sardegna irrigando gran parte del Campidano di Cagliari?
Assessore, affermazioni che in quest'Aula possono apparire gigantesche nel loro professorale insegnamento, sono prive di contenuto, perché se è vero come è vero che non ci sono investimenti in questa Regione che sono andati a maturazione negli ultimi tre anni, non hanno senso le cose da lei affermate. Lei ha parlato di una crescita esponenziale dell'indebitamento in questi tre anni di sei volte. Io la invito, anzi, la sfido, in quest'Aula, a dimostrare quali di quegli investimenti si sono realmente concretizzati e pertanto sono stati in grado di produrre realmente un beneficio sull'economia; uno solo me ne deve citare, Assessore. Se non è in grado di indicarne uno quella sua argomentazione è priva di consistenza e, anzi, è gratuita perché non tiene conto in alcun modo di quello che realmente si è realizzato.
In politica, Assessore, si progetta, ma prima di progettare bisogna avere le idee. Noi abbiamo messo a correre in questi anni risorse in base a idee che questo Consiglio regionale, in molti casi con una decisione unanime, ha messo in campo. Bisogna realizzarle e bisogna gestirle, caro Assessore, e non si può pretendere che gli investimenti messi in campo in questi anni potessero in tre anni arrivare a compimento e produrre benefici per l'economia. L'indotto che si può trarre da un investimento non si può misurare in tre anni, Assessore. Lei, che è professore di economia, dovrebbe saperlo sicuramente meglio di me. Così non è. Voi cercate di mitigare, anzi, di nascondere e di mistificare i dati del bilancio perché forse vi torna comodo per poter decidere altre cose dopo; è per questo che voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Presidente, brevissimamente, naturalmente annuncio il mio voto contrario sull'emendamento, ma ne approfitto per avere da lei un chiarimento ed essere certo dell'interpretazione che ha fornito poco fa. Lei ha detto, se non ho compreso male, Presidente, che qualora nel corso dei lavori vengano votati emendamenti che modificano gli importi previsti dall'articolo 1 quest'ultimo verrebbe automaticamente modificato, ma io presumo si riferisca esclusivamente agli emendamenti votati prima dell'articolo 1, che sono quelli che possono poi determinare un aggiustamento di quanto nell'articolo 1 è contenuto. Ma se noi votiamo l'articolo 1, a me pare di ricordare che così in passato sia sempre avvenuto, quella norma diventa vincolante, e gli emendamenti successivi devono avere copertura con spostamenti da altre UPB già previste nel bilancio, questa è la ragione per cui nel passato si rinviava la votazione dell'articolo 1 al termine dell'esame della legge finanziaria, proprio perché poteva subire modificazioni a seconda degli emendamenti ad altri articoli che fossero stati nel frattempo approvati.
Mi pare che stavolta invece, se io non ho compreso male, Presidente, le chiedo scusa, l'interpretazione da lei adottata è che l'articolo 1 subirebbe in ogni caso modifiche conseguenti ad emendamenti successivamente approvati, anche dopo essere stato votato. Vorrei al riguardo un chiarimento da parte sua.
PRESIDENTE. La mia comunicazione riguarda soltanto il comma 7 dell'articolo 1, cioè lo stanziamento relativo al fondo nuovi oneri legislativi.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Io ho ascoltato con molta attenzione l'Assessore, credo di averlo ascoltato con altrettanta attenzione in tutti questi giorni sia in Aula che in Commissione. Personalmente credo di non poter essere accomunato a coloro che gli hanno chiesto di aumentare la quota dell'indebitamento o a coloro che, invece, lo hanno invitato ad accelerare il processo di risanamento. Non mi sono preoccupato di questo, perché credo che questa sia l'ultima delle preoccupazioni, Assessore. Io non ho però ricevuto nessuna risposta, probabilmente non le è stato sufficiente il tempo, ai problemi che io ho sollevato nella discussione generale sui 568 milioni di euro di ulteriore indebitamento, ma anche sui 750 milioni di euro e sui circa 63 milioni di euro. Questo è il problema che io ho portato all'attenzione del Consiglio regionale, non ci si può fermare oggi, e in questo momento, all'indebitamento stabilito nella cifra del dieci per cento delle entrate. Non è questo il problema, cari colleghi.
Probabilmente questo problema sfugge a tutti quanti, però aleggia in quest'Aula, e probabilmente ha aleggiato anche nelle stanze più segrete dell'Assessorato del bilancio. La programmazione c'entra poco, ciò che interessa è capire se questa manovra finanziaria sta facendo i conti con dati reali o se sta facendo i conti con dati che reali non sono. Questo è il problema che io ho sollevato. E' giustificato portare alla nostra attenzione che ci saranno 750 milioni di residui? E' giustificato portare alla nostra attenzione che ci saranno 63 milioni di euro almeno di alienazioni? Con quali certezze? Chi ce la dà questa certezza? Però noi ci stiamo impegnando nel comma 5 per una cifra che è pari ad un miliardo e 318 milioni di euro. Stiamo avallando un'operazione che non è suffragata da nessuna certezza, perché l'unica certezza sono i 568 milioni di euro che nessuno vuol toccare né in più e né in meno, che potrebbero anche essere toccati in più e in meno. Ha ragione l'Assessore a dire che se c'è qualcuno che vuol fare proposte alternative le faccia, ma le proposte alternative non le dobbiamo fare noi, non le debbo fare certamente io, perché i dati che ci ha comunicato l'Assessore, e che sono stati messi in finanziaria, mi fanno pensare, e lo dico per l'ennesima volta, che siamo in presenza di un dato che non è quello reale. E allora se questo dato non è reale, mi volete spiegare cari colleghi per quale motivo io dovrei avere dubbi a votare un emendamento soppressivo del comma 1 dell'articolo 1? Ma non avrò nessun dubbio neanche in seguito.
Certamente non avrò dubbi sul comma 5, perché questa è la situazione, poi tutte le altre alchimie, e non solo alchimie, anche le cose concrete che ha detto l'Assessore quando ha parlato di come si può instaurare un regime virtuoso che può generare economia, che può generare un nuovo PIL, sono tutte cose delle quali non voglio discutere. Certo è che l'aver per tanti anni educato e istruito decine, centinaia di allievi può essere stato molto utile, però, vede Assessore, io anche qualche giorno fa mi sono riletto, e non l'ho potuto fare in poche ore, un volume che probabilmente lei conosce molto bene e credo che anche altri conoscano qui dentro; ed è un volume che era stato stampato quando il Presidente Ciampi era Ministro del tesoro, "Cento idee per lo sviluppo"; doveva essere il disegno straordinario, la rifondazione del sistema Italia. Che qualcuno mi venga a dimostrare qui e fuori da qui che quelle idee, certamente eccezionali, entusiasmanti, possano essere messe in pratica è certamente molto ma molto difficile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Soprattutto in occasione delle dichiarazioni di voto invito i colleghi a rispettare i tempi.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio Presidente, coglierò il suo invito. Rapidamente preannuncio il voto mio favorevole sull'emendamento in votazione, e colgo l'occasione per fare anch'io alcune riflessioni sul ragionamento dell'assessore Pigliaru, che è sempre chiaro nelle sue esternazioni, per cui quando ha terminato il filo logico del suo discorso in coloro che hanno ascoltato c'è sempre la percezione precisa di quello che l'Assessore ha voluto dire e che ha voluto trasmettere.
Questo però non significa che non possano rimanere dei dubbi ulteriori in coloro che hanno ascoltato, nel senso che abbiamo capito, lo avevamo compreso prima perché ci era stato, durante la discussione in Commissione, spiegato bene, che questa non era una finanziaria di risanamento ma questa era una finanziaria di innesco di un meccanismo virtuoso che doveva andare verso la riduzione dell'indebitamento che aveva raggiunto dei livelli non sopportabili per la Regione Sardegna; però, ecco, il problema che si pone a ogni discussione di legge finanziaria è poi quello di riuscire a capire in termini reali quale sia l'effettiva situazione patrimoniale complessiva della Regione Sardegna, nel senso che i consiglieri che discutono la legge finanziaria io credo che in larga parte non riescano a percepire con nitidezza quale sia la reale situazione che la Regione Sardegna in questo momento attraversa, nel senso che le perplessità che con la veemenza oratoria che lo contraddistingue ha esposto il collega Pili, sono perplessità che in maniera più sommessa abbiamo tutti, e sono dubbi che, in maniera forse meno oratoriamente devastante, affliggono i ragionamenti, i neuroni, il cervello di ciascuno di noi. Quindi su questo sarebbe interessante avere delle risposte puntuali, perché se l'indebitamento è virtuale spaventa di meno, se l'indebitamento è reale spaventa di più, pertanto sarebbe necessario comprendersi e capire se le affermazioni che ha fatto il collega Pili in quest'Aula sono affermazioni fondate su dati reali o sono affermazioni che distorcono in qualche maniera la verità perché non fondate sulla realtà delle cose.
Il secondo argomento interessante da valutare, se fosse possibile insieme con la Giunta, è quello ripetuto e sottolineato relativo alla riqualificazione della spesa, nel senso che credo che nessuno in quest'Aula non sia d'accordo sul fatto che i soldi a disposizione, pochi o molti che essi siano, debbono essere spesi nel modo più virtuoso possibile, ma perché questa riqualificazione della spesa sia possibile, probabilmente oltre la pars destruens che abbiamo capito tutti benissimo, e che ogni giorno ha un nuovo risalto sul giornale con una comunicazione di taglio, cacciata, stop, destituzione, ghigliottinamento di testa eccetera, abbiamo necessità di capire i metodi attraverso cui si ricostruisce. Abbiamo necessità di capire se la burocrazia del Consiglio, quella degli Assessorati, che sono messe in crisi quotidianamente perché la loro efficienza viene messa in dubbio in ogni momento, sono lo strumento adeguato attraverso cui verranno attuate le politiche di riqualificazione della spesa oppure se lo strumento sarà un altro.
Quindi alcuni punti interrogativi colossali comunque aleggiano in quest'Aula, e su questi, nel prosieguo delle giornate che avremo il piacere di condividere, noi attendiamo delle risposte.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento numero 263. Chi è favorevole alzi la mano.
PILI (F.I.): Chiedo la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Alzino la mano i consiglieri che appoggiano la richiesta
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PETRINI, CONTU, LICANDRO, SANJUST, SANCIU, LA SPISA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 263.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CONTU - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 68
Votanti 66
Astenuti 2
Maggioranza 34
Favorevoli 21
Contrari 45
(Il Consiglio non approva).
Pongo in votazione l'emendamento numero 262. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, il mio voto sarà favorevole, ma credo che sia d'obbligo proseguire le riflessioni che si facevano poc'anzi anche in questa dichiarazione di voto per spiegare ulteriormente la contraddizione di un bilancio che si fonda su una intuizione, che è stata proposta dalla Giunta regionale, favorevole ad un taglio indiscriminato delle risorse destinate a tutti i settori produttivi e sociali della Sardegna; un taglio che non può essere giustificato e non può essere argomentato, così come ha fatto poc'anzi l'Assessore, sulla base di una dinamica reale di crescita dell'indebitamento, perché l'Assessore sa bene che così non è e sa bene che quel diagramma che lui ha mostrato è un diagramma che certamente non rappresenta la realtà dei fatti. L'autorizzazione alla contrazione di mutui non può essere confusa col debito e con la dinamica reale del debito.
PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Quel diagramma indica il debito reale. Non falsi i dati.
PILI (F.I.). Credo che sia assolutamente acclarato che gran parte di quelle cifre che sono state richiamate hanno una proiezione triennale, quinquennale o addirittura decennale, ad esempio quelle che finanziano il piano straordinario del lavoro, così come quelle previste dalla legge numero 1 del 2002. La realtà è che si vuole tentare di caricare su questo unico esercizio tutto il recupero dell'indebitamento, ripeto, per gran parte deciso all'unanimità da questo Consiglio regionale, perché ognuno si assuma le sue responsabilità. Questo certamente non costituisce un rallentamento delle dinamiche del debito, ma, di fatto, un'accelerazione dell'indebitamento, perché il principio che l'Assessore richiama è sicuramente errato.
Tutti i progetti economici che sono stati messi in campo in Sardegna in questi ultimi cinquant'anni non hanno tenuto conto della ricaduta in termini economici sul prodotto interno lordo e sulla produzione di introiti nel bilancio regionale. Noi abbiamo presentato qui, Professore, un piano di rinascita, il quarto piano di rinascita, e il Professor Paolo Savona in questo consesso ha dimostrato che con tot investimenti generati da fondi comunitari e da fondi statali si poteva creare un incremento di 2,4 punti in percentuale del PIL, tale da finanziare automaticamente in dinamica progressiva l'intero piano infrastrutturale posto alla base del nuovo piano di rinascita. E lei mi viene a dire che questo non è possibile?
Solo per un caso ho qui i dati della Banca d'Italia che dice, in riferimento alle politiche di sviluppo: "Il grado di attuazione in Sardegna dei fondi e dei pagamenti sul POR alla fine di settembre del 2003 era tuttavia più elevato rispetto a quello relativo all'insieme dei POR di tutte le regioni italiane destinatarie delle risorse". Come si fa a dire che la Sardegna non ha speso, se la Banca d'Italia ci sta dicendo che la Sardegna da sola ha speso tutto quello che hanno speso le altre regioni italiane? E non vorrei citare, lo farò dopo, il dato relativo agli investimenti, che hanno conseguito poi dei risultati sul prodotto interno lordo. Questa non è teoria, Professore, e se ne può dedurre che un soggetto credo al di sopra delle parti, come la Banca d'Italia, ha dimostrato che l'indebitamento, nella misura che voi avete individuato, porterà la Sardegna al collasso economico con una grave, gravissima ricaduta finanziaria sulle entrate della Regione sarda.
PRESIDENTE.. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, voterò a favore di questo emendamento soppressivo del comma 2 del primo articolo di questo disegno di legge perché interviene direttamente nel cuore di questa finanziaria che, come abbiamo avuto modo di far rilevare in questi giorni, è un po' vuota relativamente all'azione propositiva e progettuale.
La Sardegna o, meglio, i sardi, a prescindere dal loro colore politico, si attendono da questa Giunta, da questa finanziaria, qualcosa di più che un freddo calcolo ragionieristico, Assessore. Auspicano soprattutto che vengano date risposte immediate alle numerose situazioni critiche che si sono presentate negli anni e che ormai sono degenerate, e si sono aggravate sino a determinare un malessere generalizzato. Ho già detto precedentemente, e così anche alcuni colleghi della minoranza, che avremmo anche potuto condividere l'obiettivo del contenimento delle spese, ma unicamente nel caso in cui i sacrifici richiesti fossero stati accompagnati da alternative e prospettive di sviluppo, e nel caso in cui l'obiettivo da raggiungere fosse stato dilazionato nel tempo. Qui si chiede invece tutto e subito, offrendo ben poco in cambio, per non dire nulla; così facendo si sta spegnendo anche quel piccolo lumicino di speranza che continua, nonostante il malcontento generale, a restare acceso grazie alla grande pazienza e alla grande forza dei sardi.
Noi avremmo voluto che già dall'articolo 1 di questa finanziaria la Regione desse un segnale forte alla Sardegna, e dimostrasse con decisione il suo impegno a individuare tutte le strade possibili per superare la fase critica, o almeno attenuare le conseguenze devastanti che possono essere determinate dalla mancanza di una strategia. Sarebbe stato necessario fare di tutto, anche a costo di rivedere l'entità della cifra da coprire tramite ricorso ai mutui. Sarebbe stato un segnale di grande disponibilità e di grande sensibilità da parte della Giunta e del presidente Soru.
Questa disponibilità, questa sensibilità non c'è stata. Non c'è stata in questi giorni di fronte alle nostre proposte, volte ad arricchire la legge finanziaria di quella forza propositiva che allo stato attuale la manovra non ha, risultando debole, frammentaria e poco coordinata nei diversi interventi. Una manovra sorda ai richiami della Sardegna, come sordi mi sembrano i molti colleghi della maggioranza, nonostante la discussione di questo importante provvedimento di legge che, così com'è strutturato, inciderà sicuramente in modo negativo sull'agricoltura, sull'artigianato, sul commercio, sull'istruzione, comparti fulcro di tutto il sistema Sardegna. Per queste ragioni, Presidente, voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la sua richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, SANCIU, LICANDRO, BIANCAREDDU, AMADU, ARTIZZU, MORO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 262.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CACHIA - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - MORO - MURGIONI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto il consigliere: SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 57
Astenuti 1
Maggioranza 29
Favorevoli 18
Contrari 39
(Il Consiglio non approva).
Pongo in votazione l'emendamento numero 261. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Anche su questo emendamento il mio voto sarà favorevole, ma mi consente sempre, questa dichiarazione di voto, di ricollegarmi alle considerazioni che facevo poc'anzi, per riportare ancora all'attenzione di quest'Aula, che può darsi non voglia ascoltare, alcune riflessioni che forse erano alla base della nascita di questa manovra finanziaria; però vorrei dire che, in base alle analisi condotte dalla Banca d'Italia, nel 2001-2003 la Sardegna ha avuto un incremento del prodotto interno lordo superiore alla media nazionale. E voglio citare i dati perché in Italia la media dell'aumento del prodotto interno lordo era negli anni 1991-2000 1,6 e dal 2001 al 2002, con la crescita esponenziale nel 2003 di un più 0,4 per cento era in Italia...
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. …però, non della luna, non delle stelle!
PILI (F.I). Dipende dove si ha la testa, se lei ce l'ha sulla luna non è colpa mia, onorevole Secci!
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Per cortesia, che si parli del tema in discussione.
PILI (F.I). Forse a lei dà fastidio. Sto rispondendo all'Asssessore.
Presidente, voglio poter recuperare il tempo.
SECCI (La Margherita-D.L.). Non mi dà fastidio, non mi danno fastidio neppure le sue bugie! Si attenga a quello che prevede il Regolamento per cortesia! La smetta, ci ha stufato!
PILI (F.I). L'onorevole Secci forse è dispiaciuto.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Faccia le cose seriamente una volta tanto!
PILI (F.I.). Noi siamo seri, forse non è serio chi oggi alza la voce in questi termini come sta facendo lei.
Presidente, vorrei recuperare il tempo che l'onorevole Secci mi ha fatto perdere.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, scusi un attimo. Invito i colleghi a prendere posto, tutti. Onorevole Secci, la richiamo formalmente.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Richiami anche chi sta parlando.
PRESIDENTE. Ci penso io.
SECCI (La Margherita-D.L.). Io le chiedo scusa per il tono, ma ne tenga conto!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili.
PILI (F.I.). Non sfuggirà all'Aula che il tasso medio annuo di incremento del prodotto interno lordo era in Italia dell'1,6 per cento e nel 2002, a fronte di una crescita dell'1,1 per cento in Italia, in Sardegna era del 2,2 per cento e poi vedremo perché...
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Quanto era nel suo DPEF? Il 4 per cento!
PRESIDENTE. Onorevole Secci, non è possibile interrompere in questo modo! Consenta all'oratore di proseguire il suo intervento. La ringrazio.
PILI (F.I.). L'onorevole Secci, così come ha fatto il suo compagno di partito Prodi, è dispiaciuto del fatto che in Italia il tasso di crescita fosse dell'1,1 per cento e in Sardegna del 2,2, grazie a tutte le risorse che sono state immesse dalla Regione nell'economia regionale.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Indichi l'anno.
PILI (F.I.). Onorevole Sanna, anche lei pretende di potermi interrompere! Le posso dare la fotocopia delle note sull'andamento del PIL, così avrà l'accortezza di leggersele e di informarsi prima di votare la manovra finanziaria.
(Interruzioni)
PILI (F.I.). Ma perché siete così nervosi, colleghi? Presidente.!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili, prosegua il suo intervento.
PILI (F.I.). L'incremento del 2,2, dice la Banca d'Italia, è legato a un dato che io vorrei, in maniera succinta, leggere perché è la dimostrazione di come molto spesso si voglia applicare la teoria senza conoscere la dinamica reale di quello che capita in Sardegna. Nel 2002 c'è stato in Sardegna un incremento dei bandi di gara per investimenti in opere pubbliche del 49,8 per cento in più rispetto all'anno precedente, cioè tra dicembre del 2001 e marzo del 2002 sono stati messi in cantiere oltre 1.200 miliardi delle vecchie lire di opere pubbliche, gran parte sotto regime commissariale, che hanno consentito di elevare il prodotto interno lordo. E se non si capisce che il sistema economico ha retto grazie a quella capacità del sistema regionale di intervenire nell'economia e se oggi pensiamo di non intervenire più perché abbiamo stabilito un tetto, che è artificiale, all'indebitamento solo per cercare di dimostrare che la Sardegna è indebitata, e quindi colpevolizzare chi ha governato prima, senza tenere conto del fatto che oggi, con questo livello che avete scelto di rischio e di blocco…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pili.
PILI (F.I.). No, Presidente, non ho recuperato il tempo che mi hanno fatto perdere.
PRESIDENTE. No, l'ha recuperato, lo abbiamo conteggiato.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Nel preannunciare il mio voto a favore dell'emendamento numero 261, col quale si propone di sopprimere il comma 3 dell'articolo 1, che unitamente agli altri sancisce dei limiti di manovra troppo angusti per una legge finanziaria che, viceversa, dovrebbe essere maggiormente incisiva e propositiva, vorrei che questo emendamento non fosse additato come il tentativo di questa minoranza di allungare i tempi del dibattito e far perdere tempo all'Aula, ma che fosse analizzato in riferimento alle implicazioni di questo comma su questa legge finanziaria. Con questo disegno di legge si è voluto perseguire come unico e solo obiettivo il risanamento, privando la manovra finanziaria di scelte di carattere programmatico in base alle quali indirizzare lo sviluppo della Sardegna. Un risanamento portato avanti a tutti i costi e a cui è attribuito un diritto di precedenza, posponendo a questa necessità ben altre priorità, in particolar modo quelle connesse alla situazione di grave sofferenza in cui versa il tessuto sociale e produttivo della nostra regione.
Alcuni colleghi della maggioranza di governo, che mi hanno preceduto, hanno parlato della necessità di contenere la spesa e addirittura di ridurre, con un'opera di dimagrimento, la presenza della pubblica amministrazione nei diversi settori produttivi. In questi giorni sono state illustrate a lungo, e pensavo che fossero state anche argomentate bene e in modo dettagliato, le ragioni che hanno portato la Regione ad accumulare questo disavanzo. Sono state ricordate le situazioni di emergenza che si sono presentate negli anni precedenti e le necessità che hanno indotto le diverse Giunte di centrosinistra e di centrodestra a ricorrere all'indebitamento attraverso la contrazione di mutui. Abbiamo visto che non è possibile attribuire delle responsabilità precise e d'altronde non si può neanche parlare di responsabilità, perché, come ho detto, si tratta di una situazione indotta da circostanze non previste e certamente difficilmente prevedibili, alle quali però era necessario far fronte con immediatezza. Non possiamo parlare sempre di responsabilità di ieri, ma dobbiamo parlare delle responsabilità di oggi, quelle responsabilità che si sta assumendo, appunto, la Giunta presentando una manovra finanziaria che improvvisamente toglie tutto.
La Sardegna sicuramente si attendeva molto da questa finanziaria; i sardi si attendevano molto da questo disegno di legge, certamente auspicavano un'azione forte, orientata però a tenere in moto la Sardegna, non a strozzare energicamente il tubo della benzina che alimenta i suoi settori strategici, togliendo del tutto la sua linfa vitale e privando quest'Isola del suo futuro.
Detto ciò, Presidente, non posso che ribadire voterò a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il voto favorevole a questo emendamento soppressivo del comma 3 è giustificato dal fatto che specificamente su questo argomento dei mutui, dei prestiti obbligazionari noi più volte abbiamo sottolineato un problema su cui non possiamo ancora tacere perché nonostante il confronto che si è avviato in Commissione e anche in quest'Aula, ufficialmente e ufficiosamente, non ci convince la procedura che viene indicata dalla legge. Non ci convince non per voler a tutti i costi individuare e leggere tra le righe delle compromissioni in negativo e delle commistioni tra mondo della politica e mondo dell'economia, dell'impresa, quanto perché proprio la norma in quanto tale, pur potendosi prevedere astrattamente un meccanismo del genere, cioè che sia la Giunta regionale, con una propria deliberazione, a individuare i criteri di contrazione dei mutui e di emissione dei prestiti obbligazionari, anche riguardo alla scelta fra tasso fisso e variabile, tasso massimo da corrispondere, noi crediamo che possa essere fatta su questo ancora un'ulteriore riflessione che porti alla scelta di normare a monte le procedure che vengono attivate per l'emissione dei prestiti obbligazionari e che possa garantire maggiormente la trasparenza e l'imparzialità della Pubblica amministrazione.
Crediamo che sia un obiettivo ampiamente condivisibile, su cui sicuramente anche le parti politiche diverse dalla nostra manifesterebbero le stesse nostre perplessità se si trovassero nelle nostre condizioni. Noi crediamo che, pur essendo un tipo di contrattazione che certamente non può essere affidato a meccanismi esclusivamente matematici, sia però necessario che la scelta del contraente in questo caso debba essere in qualche modo assoggettata a delle procedure di evidenza pubblica. La stessa trattativa privata può essere svolta comunque garantendo trasparenza nelle procedure e pluralità di offerte. Crediamo, invece, che un meccanismo di questo tipo, per come è stato previsto dalla legge, possa consentire di attivare dei canali esclusivi, con degli intermediari finanziari, che in qualche modo possono andare contro gli interessi della pubblica amministrazione. Anche se materialmente può capitare che in determinate occasioni avviare un contatto e una trattativa esclusiva, diretta, senza una procedura di evidenza pubblica, con un intermediario finanziario, possa portare anche a delle buone condizioni contrattuali, noi crediamo che in teoria, come norma di principio, si debba sperimentare un percorso diverso.
Credo che questo non vada contro assolutamente le esigenze anche di snellezza e di rapidità delle decisioni, si può benissimo svolgere quest'attività rapidamente, individuare rapidamente una pluralità di soggetti e poi mettere in concorrenza più offerte. E' un principio elementare che vale per qualunque attività contrattuale, a maggior ragione dovrebbe valere per importi di grande rilevanza come in questi casi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Intanto le chiedo scusa per le mie intemperanze, ma qualche volta di fronte alle cose poco ragionevoli che si dicono è difficile resistere.
Farò anch'io quello che hanno fatto i colleghi fino ad ora, pur parlando del comma 3 e dell'emendamento numero 261, perché penso che sia necessario fare chiarezza, perché non sembri che con gli interventi a valanga, soprattutto del collega Pili, col volume e con la quantità delle parole e dei documenti che si citano, si possa cambiare la verità. La verità non si cambia ed è una: che noi ci troviamo di fronte a questa emergenza in questo momento, di fronte ad un disastro finanziario non annunciato ma realistico, per l'eredità che abbiamo avuto. E ne è testimonianza un elemento che ritroviamo anche nel comma 3 di questo articolo, cioè a dire che siamo stati costretti, con l'assestamento dell'anno scorso, a ripetere quest'anno che il tempo di ammortamento dei mutui non è più stabilito in 15 anni, ma in 30. E cosa significa questo? Significa che la capacità di indebitamento della Regione per i 15 anni era esaurita, ed era abbondantemente esaurita. E allora bisogna ricordare che i mutui contratti fino alla fine dell'anno scorso sono per 2 miliardi e circa 800 milioni di euro, che sono sei volte tanto quelli in essere nel 1999, e non ci sono dubbi, e che il disavanzo previsto al 31.12.2004 dal Documento di programmazione economica e finanziaria, quindi si tratta di dati reali, era di oltre 4 miliardi di euro. Allora anziché apprezzare, anziché stare almeno zitti sul disastro che si è combinato in cinque anni, si vuole far credere alla gente e a questa Assemblea che noi stiamo, invece, invertendo la rotta per frenare uno sviluppo che era enormemente sostenuto!
Quanto al tasso di crescita a cui fa riferimento la Banca d'Italia, si legga onorevole Pili i documenti di programmazione economica e finanziaria che avete presentato lei, Floris, Masala, in cui si parlava sempre di crescita del nostro prodotto interno lordo di almeno il 4 per cento per recuperare il ritardo di sviluppo della nostra terra. E ci viene oggi a raccontare che il tasso di crescita è stato dell'1,8, del 2 per cento! Questo livello di indebitamento è il fallimento vero suo e della sua maggioranza, il frutto dell'incapacità che ha avuto di tenere insieme quelli che dovevano sostenerla e che ci ha portato a questo disastro, questo nonostante lei faccia riferimento ad emendamenti e legga interi brani di resoconti di sedute della passata legislatura. Allora rimettiamo le cose a posto, la responsabilità di questa situazione è totalmente in capo a chi ci ha portato sino a questo punto.
Oggi con difficoltà terribile stiamo cercando di invertire la rotta. Ci sono elementi seri che fanno pensare, certo, a una manovra economica in qualche maniera di risanamento e di riordino della spesa, ma di riordino della spesa nel senso veramente di destinare le nostre risorse, che sono poche, che sono limitate, ad investimenti produttivi fino a quando non si faranno altre cose e speriamo di farle insieme. Lo abbiamo detto cinquanta volte, non avete speso una parola per dirci che siete pronti a fare la battaglia sulle entrate con noi! Non una parola di fronte agli inviti che da quest'Aula vi sono venuti in più di una circostanza! La verità è che volete il fallimento della politica della Sardegna! La verità è che volete il fallimento di questo Consiglio regionale! La verità è che questo non ve lo consentiremo in nessun modo, perché siamo molti, perché siamo forti, perché siamo uniti e perché andremo avanti a realizzare un progetto che speriamo sia veramente di sviluppo e di crescita per i sardi, cosa che voi non siete riusciti a fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io sono divertito. Dichiaro intanto che voterò a favore dell'emendamento. Onorevole Secci, volevo chiederle se lei ha un sesto senso, quindi stava captando l'ingresso del presidente Soru in aula o se l'aveva visto. E' una curiosità, solo una curiosità.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Non si preoccupi, non c'è bisogno!
PRESIDENTE. Onorevole Secci, adesso la prego!
VARGIU (Riformatori Sardi). Onorevole Secci, al di là della battuta, io ho ascoltato con attenzione il suo veemente intervento, per questo bisogna farle i complimenti, nel senso che normalmente uno esprime con veemenza oratoria i concetti di cui è profondamente convinto. Quindi io sono convinto che lei sia convinto di quello che ha detto, e cerco di prendere il buono di quello che ha detto, nel senso che normalmente le medaglie hanno sempre due facce: ognuno tende a innamorarsi della faccia che gli è più comoda o di quella che vede più nitidamente, però probabilmente il suo intervento, che ha interrotto tanti interventi più o meno dello stesso tono che vengono dai banchi della minoranza, ci ha aiutato a vedere meglio un'altra faccia della medaglia. Lei chiede se la minoranza sia pronta a fare insieme a voi la battaglia sulle entrate. Beh, io, a nome dei Riformatori, le dico che noi siamo assolutamente pronti a fare insieme a voi le battaglie sulle entrate, però le dico anche che non è che si può chiedere l'unità dell'Aula su ciò che si desidera e si ignora la medesima richiesta quando viene avanzata su argomenti indesiderati. E soprattutto quello che io non condivido del suo intervento, di cui ho condiviso ampie parti, è il tentativo che tante volte si è fatto in quest'Aula, in questo primo scorcio di legislatura, di appendere una lavagna all'ingresso dell'Aula e di fare come si faceva quando eravamo tutti più giovani, e cioè segnare una linea di demarcazione e scrivere da una parte i nomi dei buoni e dall'altra quelli dei cattivi.
In questo caso da una parte ci sono gli indebitatori che hanno portato al dissesto finanziario la Regione e dall'altra i buoni amministratori che non sono riusciti a impedire che nella scorsa legislatura questo si verificasse, ci sono i palazzinari e i cementificatori da una parte e ci sono i tutelatori del paesaggio e dell'ambiente dall'altra. Esiste sempre una linea di demarcazione netta, un discrimine netto tra coloro che agiscono nell'interesse generale e che siedono tutti da questa parte e coloro che invece sono mossi da interessi inconfessabili, che erano mossi dagli stessi interessi nella scorsa legislatura, e che siedono tutti dall'altra parte. Ecco, questo discrimine è inaccettabile, perché lei, collega Secci, sa quanto me che il precedente sistema elettorale, che noi Riformatori abbiamo combattuto e che non tutti in quest'Aula hanno combattuto nello stesso modo, non aveva consegnato nella scorsa legislatura a nessuno il testimone per governare e di questo abbiamo pagato lo scotto per un'intera legislatura. Oggi è cambiato tutto, nel senso che fortunatamente c'è un Presidente che è stato eletto direttamente dal popolo e ad esso risponde come rispondiamo noi, e c'è una maggioranza numericamente forte che è in grado di far fare a questo Presidente, a questa Giunta, alla maggioranza che lo esprime le politiche che sono scelte dalla stessa maggioranza, cosa che nella scorsa legislatura non si è verificato, perché la responsabilità del centrosinistra sulle leggi di spesa che questa Regione ha licenziato è pari a quella che ha il centrodestra. E se lei è onesto culturalmente sa che questo è vero. E quindi se si continua a negarlo, si nega la volontà che tante volte è stata espressa da questa parte dell'Aula di condividere delle responsabilità anche nelle politiche di riqualificazione della spesa, perché questa disponibilità alla condivisione da parte nostra è stata più volte ribadita, è stata più volte sostenuta anche in Commissione, ma per ragionare, collega Secci, bisogna essere in due, se ognuno pone all'attenzione soltanto la propria faccia della medaglia non vi è possibilità di dialogo ma solo la pretesa che ci si convinca di ciò che ha in testa l'altro. Allora l'unico modo perché si realizzi il coinvolgimento è che la maggioranza, che ha 50 consiglieri rispetto ai 30 dell'opposizione, lo decida. Se la vostra volontà è quella di trasformarci da minoranza in opposizione noi ne dobbiamo prendere atto, altrimenti ci sono gli spazi per il ragionamento, ma vanno percorsi in due.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, questa veemenza con cui l'onorevole Secci...
CUGINI (D.S.). Diana, continuiamo sulla linea proposta da Vargiu.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, non interrompa l'oratore.
CUGINI (D.S.). Stavo suggerendo.
PRESIDENTE. Non suggerisca, non hanno bisogno di suggerimenti. Grazie onorevole Cugini.
Prego onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Dicevo che la veemenza con cui l'onorevole Secci ha affrontato la materia, mi ha meravigliato. Insomma, onorevole Secci, alle cose che ha detto, contrariamente a ciò che ha affermato l'onorevole Vargiu, non ci crede neanche lei, ma la cosa più grave è che non ci credono i sardi, perché non sono certo nostre tutte le responsabilità di un presunto indebitamento e di un dissesto che voi state annunciando qui e fuori da quest'Aula, dico sempre presunto, sempre da verificare, non ci credete voi, non ci credo io personalmente, farò di tutto perché non ci credano neanche i sardi. Questo è l'argomento che dobbiamo affrontare, caro onorevole Secci.
Presidenza Del Presidente Spissu
(Segue DIANA.) Allora siccome, riprendendo il discorso che avevo iniziato precedentemente, mi fa piacere che sia presente anche l'onorevole Soru, che probabilmente su questa materia avrà tempo di meditare stanotte o domani, sempre che gliene diamo il tempo o che gliene diate il tempo, perché qualche aggiramento probabilmente avviene anche da parte vostra, insomma, come avveniva anche negli anni passati. Bene, io dicevo prima all'onorevole Presidente del Consiglio, perché mi sono rivolto a lui, ma parlavo per essere ascoltato dall'assessore Pigliaru, che non ho ricevuto risposte ai quesiti che io ho posto e alle perplessità che ho manifestato. Ed oggi mi si vuole far credere che questo bilancio e questa finanziaria sono costruiti con criteri da cui non ci si può spostare e senza chiedere un ulteriore indebitamento e senza recedere da quello stabilito, ma io questo non lo credo, e le cose che ho posto all'attenzione dell'Aula, pensavo che in qualche maniera, sollecitassero l'Assessore Pigliaru a dirmi: "Onorevole Diana, lei probabilmente ha necessità di una ripassatina, può avere necessità di qualche ulteriore informazione", oppure avrebbe potuto dirmi: "Stiamo verificando l'entità dei residui", me l'avrebbe potuto dire, allora le avrei anche potuto chiedere a quanto ammonta la giacenza di cassa della Regione Sardegna, quella reale però, assessore Pigliaru. Sarebbe importante saperlo, è un dato che i consiglieri regionali dovrebbero conoscere. A tutte queste domande, risposte non ce ne sono state. Allora per quale motivo noi non dovremmo proporre un emendamento soppressivo di quel comma che secondo noi non è giustificabile ma che anzi spoglia il Consiglio regionale del proprio ruolo e dà ulteriori poteri alla Giunta. E siccome non l'ho detto in presenza del Presidente Soru, riferisco ciò che tutta la stampa ha pubblicato relativamente alle considerazioni che molto opportunamente a nostra difesa, cioè di questo Consiglio regionale, ha fatto l'assessore Dadea. Perché non ci pensiamo a questo? Ma come, dobbiamo essere tutelati da un Assessore che non è neanche un eletto, ma che rispettiamo perché è stato consigliere regionale, è si è fatto valere quando lo era e per quale motivo...
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Perché non si attiene all'argomento?
DIANA (A.N.). Ho già dichiarato il mio voto, onorevole Sanna, l'argomento è sempre questo, perché sull'articolo 1 ci stiamo giocando tutto, questo è il problema. Voi non volete capire questo, e non andate ad analizzare i dati che vi ha letto l'onorevole Pili, perché li ha citati come risposta alle considerazioni che ha fatto l'assessore Pigliaru che ha detto che le risorse spese non hanno lasciato traccia. Può darsi che non abbiano lasciato la traccia che noi auspicavamo o che auspicava la Giunta di allora, ma certo è che raddoppiare il tasso di crescita del prodotto interno lordo rispetto alla media nazionale poteva essere considerato già un risultato. E quindi questa è la situazione. Non ho capito per quale motivo allora l'onorevole Secci debba saltare su, ce le ricordiamo tutti le manovre finanziarie degli anni passati, onorevole Secci. Vuole che le ricordi la vicenda relativa alla siccità? Proposta della Giunta: 125 milioni di euro; emendamento della minoranza: 250 milioni di euro...
PIRISI (D.S.). Eravate tutti handicappati?
SANNA ALBERTO (D.S.). E la maggioranza dov'era?
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 261.
(Intervento fuori microfono)
Si prenotandosi, onorevole Pili, prego.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Onorevole Presidente, la prenotazione esiste, se poi il sistema elettronico non l'ha registrata non è un problema mio.
PRESIDENTE. Onorevole Pili, nella sua postazione c'è anche un led che le indica se la prenotazione è avvenuta.
PILI (F.I.). Infatti la prenotazione era stata registrata.
PRESIDENTE. Prego, lasciamo perdere.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta di votazione nominale?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PETRINI, CONTU, LICANDRO, SANJUST, SANCIU, LA SPISA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 261.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 60
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 20
Contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 260.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Il mio voto sarà favorevole. Ma sull'articolo 1 e su questo comma mi sia consentito di proseguire il mio ragionamento per far capire l'errore madornale che si sta compiendo. Gli investimenti delle piccole imprese avrebbero manifestato segnali di crescita; secondo quanto riporta il rapporto congiunturale dell'API Sarda che indica un incremento dal 56 al 62 per cento della quota di operatori che hanno dichiarato di avere effettuato nuovi investimenti nel corso dell'anno 2003, di essi il 57 per cento ha destinato la spesa all'ampliamento della capacità produttiva, cioè le imprese stanno dichiarando di aver fatto nel 2003 investimenti per aumentare la capacità produttiva. Assessore, sa da dove provengono quelle risorse finanziarie spese per aumentare la capacità produttiva di queste piccole e medie imprese della Sardegna? Da fondi regionali, da quelli che lei chiama debiti e che hanno generato quello che poi si chiama prodotto interno lordo, il cui incremento viene raddoppiato rispetto alla media nazionale, 1,1 è il livello della media nazionale e 2, 2 quello della media regionale, è evidente che questo dato, sull'andamento dell'economia in Sardegna che viene riportato dall'analisi della Banca d'Italia, viene ulteriormente rafforzato da quello che si dice nel capitolo successivo, in cui si parla della produttività, si parla dell'infrastrutturazione della Sardegna e si dice che secondo il rapporto annuale dell'Assoedili in Sardegna gli investimenti sono cresciuti, dal 2002 al 2003, del 9 per cento a valori costanti.
Io vorrei che a nessuno sfuggisse questa valutazione, e non sfuggisse che in Sardegna i bandi pubblicati per tipologia di committente hanno avuto un incremento nel 54,1 per cento in quel biennio, e non vorrei che dimenticaste che il risultato finale, che interessa sicuramente ai compagni di Rifondazione Comunista, è questo: il numero delle persone in cerca di occupazione è sensibilmente diminuito, meno 9,5 per cento, e il tasso di disoccupazione medio annuo della Sardegna è sceso dal 18,5 al 16,9 per cento. Allora se è vero che noi abbiamo buttato via i soldi, è anche vero che ci dovete spiegare come si sono potuti generare in Sardegna più occupazione e più sviluppo, perché questi sono i dati che riporta un soggetto autonomo quale la Banca d'Italia, che dimostra l'esatto contrario di quello che oggi voi state sostenendo ed anche facendo, col taglio indiscriminato, irrazionale, virtuale su un indebitamento che soltanto voi potete calcolare in questo modo, cioè un indebitamento che non esiste in queste dimensioni perché, come abbiamo già sottolineato più volte, una cosa è l'indebitamento autorizzato e altra cosa sono i mutui contratti, sono due dati su cui quantificare l'indebitamento totalmente diversi. E bene avrebbe fatto l'onorevole Secci, che nel richiamarmi con veemenza ad un atteggiamento più sereno ha usato toni forti, a rispondere a queste domande: sull'indebitamento deciso per far fronte all'edilizia scolastica, onorevole Secci, lei ha votato a favore o contro? Io so che lei ha votato a favore, portando quella spesa da 150 miliardi a 400; so che lei ha votato a favore, onorevole Secci, sulla legge numero 1 del 2002 che stanzia mille miliardi per le nuove imprese giovanili; lei, onorevole Secci, ha votato a favore; così come lei, onorevole Secci, ha stanziato insieme a questo Consiglio regionale 800 miliardi delle vecchie lire che sono servite per consentire a questa Regione di cofinanziare quei progetti nella quota necessaria per utilizzare e per gestire le risorse comunitarie. So, onorevole Secci, che lei ha approvato col suo voto per quattro annualità di seguito lo stanziamento…
SECCI (La Margherita-D.L.). Si ricordi che sono mancato qualche tempo!
PILI (F.I.). No, no, su questo non era assente! Mi riferisco allo stanziamento di 172 milioni di euro ogni anno per il piano straordinario del lavoro, quello stesso stanziamento che l'assessore Pigliaru nella sua relazione dice che non si poteva approvare, e che voi avete proposto col vostro emendamento.
(Interruzioni)
Allora sappiate che la responsabilità che vi state assumendo, e io so che ci sono tra di voi...
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
(Interruzione del consigliere Pili)
MARROCU (D.S.). Ho chiesto il permesso al Presidente.
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili!
MARROCU (D.S.). Sono stato autorizzato. Io impegnerò soltanto pochissimi secondi; il collega Pili nel rispondere all'ottimo intervento dell'assessore Pigliaru, ottimo intervento, ha replicato...
(Interruzione del consigliere Pili)
PRESIDENTE. Onorevole Pili le dispiace non interrompere? Devo forse dire che sono autorizzati gli schiamazzi? Lei è intervenuto, interviene, la lasciamo parlare. faccia la cortesia di tacere. Grazie.
MARROCU (D.S.). Il collega Pili, appunto, rispondendo all'assessore Pigliaru ha replicato dicendo: "Assessore, lei deve tenere conto che quando si stanziano risorse per investimenti gli effetti di questo stanziamento ed anche di questo ricorso all'indebitamento li si vede dopo due o tre anni perché c'è da programmare, se si hanno idee per farlo, perché c'è da progettare, se si hanno idee da progettare, e poi tutto l'iter di spesa delle risorse ha tempi lunghi, quindi solo dopo tre o quattro anni si vedono gli effetti positivi di quell'azione di governo, di quel ricorso all'indebitamento". Tant'è che dice: "Lei sa quanto si è speso per l'edilizia scolastica sino ad oggi, nonostante abbiamo deliberato quello stanziamento due o tre anni fa?. Si è speso poco, pochissimo", e quindi rimproverava l'Assessore dicendo che gli effetti del buon governo si vedono sempre dopo due o tre anni o quattro, poi, dimenticando di avere detto questo, ha citato come anni positivi con trend di crescita della Sardegna maggiori di quelli registrati in campo nazionale il 2001 e 2002. Ma se nel 2001-2002 si è verificato ciò, è frutto delle politiche dei due o tre anni precedenti, cioè '98 e '99, seguendo la logica dell'intervento di Pili e della quale io sono convinto, che furono gli anni di stabilità finale della Giunta Palomba, che furono gli anni più positivi di crescita, tant'è che, vedete, voi citate sempre la legge 37.
(Interruzioni)
Nel '99 venne approvata una legge che ebbe il numero 37 e dal 2000 in poi, da quando avete governato voi, non abbiamo mai superato il numero 10 perché quest'Aula non è riuscita ad approvare mai più di sette, otto, nove provvedimenti perché non siete riusciti a farla lavorare. Quindi, se è vero che gli effetti del buon governo si vedono dopo tre anni, ha fatto male a citare il 2001 e 2002, perché i risultati positivi di quegli anni sono dovuti all'azione del governo precedente e non a quello dell'onorevole Pili. Invece gli effetti dell'azione del Governo Pili sono le difficoltà di questi anni.
Ultima considerazione: io concordo col collega Vargiu quando dice che non è il caso di considerare tutti i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, io non l'ho fatto in nessun intervento, ma neanche gli altri colleghi; abbiamo condiviso responsabilità e ho citato appositamente nel mio intervento il collega La Spisa che nel 2000 presentò un bilancio che aveva le stesse identiche finalità del bilancio attuale, ma questa battaglia, che allora proponeva il centrodestra, di discontinuità, di risanamento, di serietà e di equilibrio e di fare gli interessi dei sardi allora non si è proseguita e non si è realizzata.
Lo stesso La Spisa ha detto che probabilmente vi è un gioco delle parti per cui chi governa ha l'obbligo della responsabilità e chi invece è all'opposizione cavalca il malessere o il malcontento, un po' come diceva Vargiu, ma io ho invitato tutti ad un senso di responsabilità perché i dati che ha citato l'assessore Pigliaru richiedono l'impegno di tutti, e sono dati che non si possono smentire, quindi, al di là del fatto di voler stabilire chi è responsabile della situazione attuale, prendiamo atto che la situazione oggi è questa, poi la responsabilità ce la dividiamo, tanto parliamo degli ultimi dieci anni, quindi la attribuiamo un po' al centrosinistra che ha governato dal 1994 al 1999, un po' al centrodestra che non ha governato dal 1999 al 2004, ma secondo voi abbiamo governato sempre noi, nonostante in quei banchi ci foste voi; ce la assumiamo insieme, l'importante è prendere atto che oggi questa è la situazione che non si può più proseguire; c'è una proposta che la Giunta ha fatto e che la Commissione ha approvato e su quella confrontiamoci. E però alla risposta dell'Assessore nessuno di voi ha replicato; se il dieci per cento è poco perché non avete presentato emendamenti per aumentare l'indebitamento e portare il disavanzo al venti? Ma se il dieci per cento invece è troppo, come qualcuno di voi sostiene perché c'è un aumento dell'indebitamento, perché non avete presentato emendamenti per ridurlo a zero? Sono questi i termini del confronto reale, a questo confronto noi siamo disponibili, ma effettivamente da quando abbiamo iniziato l'esame della manovra finanziaria ad oggi non è stata avanzata alcuna vera controproposta se non quella che ho definito, mi dispiace per Mauro, farsesca, degli emendamenti al titolo, che l'Aula ha bocciato.
Io non credo quindi che il problema sia discutere di chi è la responsabilità di quello che è avvenuto…..
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è finito, onorevole Marrocu.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Almeno con l'onorevole Marrocu, ci intendiamo. Però, nessuno vuole fare dietrologia e nessuno vuole andare ad individuare le responsabilità, il tutto è nato da un'affermazione dell'assessore Pigliaru. E siccome l'assessore Pigliaru rappresenta la Giunta sorretta da questa maggioranza, mi pare opportuno e credo che sia legittimo che nel momento in cui si fanno certe affermazioni, che possano non essere condivise, si apra un dibattito; è normale che avvenga questo nel momento in cui si dice che tutti gli interventi finanziari che sono stati fatti nei quattro anni che hanno proceduto questa legislatura non hanno lasciato tracce positive. Si tratta di un'affermazione che ha fatto l'assessore Pigliaru, io posso essere contrario, altri possono essere favorevoli, ma da qui a scatenare una gazzarra ce ne passa e soprattutto mi sembra ingeneroso individuare un unico responsabile, perché lo sapete benissimo che avete contribuito in maniera, io direi determinante, ad aumentare l'indebitamento, perché noi non avevamo una maggioranza coesa ed omogenea come è la vostra; voi avete questa fortuna! Magari l'avessimo avuta noi! Voi avete la fortuna sfacciata di essere tutti uniti, di pensare tutti all'unisono, non avete i problemi che abbiamo avuto noi. Governare così è facilissimo! Però, è talmente facile che comunque avete dovuto ripescare provvedimenti proposti dalla maggioranza di allora, oggi minoranza, avete riproposto integralmente l'emendamento numero 308 - che, guarda caso, recitava: "istituzione dei regimi di aiuto a sostegno delle attività produttive in applicazione degli articoli 87 e 88 della delibera CE…" - che era stato presentato dalla Giunta regionale e fu osteggiato in maniera veemente da parte dell'onorevole Scano e da tutta la minoranza di allora. Allora, scusate, quando li proponete voi gli emendamenti per la soluzione dei problemi va tutto bene, quando noi cerchiamo di proporre soluzioni alternative alle cose che proponete voi, si mette l'Aula a ferro e a fuoco da parte dell'onorevole Secci! Non è assolutamente possibile, onorevole Secci, che si assumano questi toni, non è giustificato, non è necessario oltretutto, non mi pare che sia questo il momento per esasperare gli animi, perché non è utile alla maggioranza!
Nel corso degli ultimi due mesi abbiamo cercato di farvi capire che alcune norme che avete messo in questa finanziaria non vanno bene; non l'abbiamo fatta noi la legge salva coste prima della finanziaria. Non l'abbiamo voluta noi! Non abbiamo voluto noi le norme intruse nella finanziaria, le avete volute voi e le avete avallate; se non aveste proposto queste norme oggi noi saremmo tutti quanti tranquilli a pensare, probabilmente, alla Pasqua. Ma le vostre proposte ci hanno costretto a tenere non dico non in scacco la Commissione, perché non siamo caratterialmente portati ad assumere atteggiamenti di questo genere, ben diversi erano i toni che usava l'onorevole Cogodi!.
(Interruzioni)
DIANA (A.N.). Ho promesso all'onorevole Cogodi che comunque sarebbe stato sempre nei nostri pensieri! E non essendo intervenuto su questo argomento l'onorevole Uras ho ritenuto opportuno evocare l'onorevole Cogodi, il quale certamente se fosse stato qua, e se noi avessimo potuto avere lo straniero, vi assicuro che probabilmente saremmo riusciti ad approvare la manovra finanziaria solo ad agosto, e comunque il quinto mese di esercizio provvisorio non ve lo avrebbe levato nessuno, è che lo straniero noi non lo possiamo prendere, purtroppo questo non è ammesso; ma vi assicuro che sarebbe bastato un uomo come l'onorevole Cogodi! Avremmo dovuto portare la fotografia!
Ho cercato di sdrammatizzare un po' i toni perché altrimenti veramente qua rischiamo di non fare una buona Pasqua, rischiamo di dare uno spettacolo che probabilmente non è quello che si aspetta l'onorevole Soru che, compatibilmente con i suoi impegni, ovviamente, non è che sia sempre presente qua, però noi la invitiamo ad essere più presente, onorevole Soru. Presidente, guardi, sarebbe educativo anche per lei, io glielo ho già detto un'altra volta che l'Aula consiliare fa bene, tempra la gente!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Ovviamente, adesso la discussione che parte da una proposta di emendamento al comma quattro si è allargata all'universo mondo, poi, certamente la presenza autorevole del Presidente ci porta anche un po' tutti ad intervenire, soprattutto i colleghi della maggioranza, perché noi ovviamente non abbiamo la vostra stessa voglia di mostrare di difendere questa manovra; scusate è solo una battuta!
Però, io direi questo: noi in fondo ci stiamo accapigliando sul problema del disavanzo e dell'indebitamento. Sia chiaro, noi sul fatto che il disavanzo e l'indebitamento richiedessero e richiedano anche oggi una politica di risanamento siamo d'accordo; non siamo d'accordo quando, come è trapelato dalle parole dell'Assessore, si attribuisce a noi la responsabilità di questa situazione e su questo hanno ragione Diana e Pili quando, prendendo spunto dagli emendamenti, contestano un'affermazione dell'Assessore che in qualche modo obiettivamente è azzardata, Assessore, o almeno può essere interpretata in maniera non corretta, forse, rispetto a quel che crede lei, o a quel che pensa lei.
Cioè non si può dire che tutto l'insieme dei bilanci, fatti in disavanzo in questi anni, non hanno portato ad alcun risultato concreto e perciò noi non ci possiamo permettere questo livello di indebitamento; è vero che non ce lo possiamo più permettere ed infatti voi e noi abbiamo sempre detto, anche nei Dpef, ovviamente anche prendendo spunto dall'analisi che gli uffici fanno, ed oggi sono gli stessi uffici di ieri e di avantieri, che un certo livello di indebitamento non si può superare, perché altrimenti metterebbe a rischio la stessa elasticità del bilancio, che diventerebbe rigido perché le quote di ammortamento renderebbero praticamente non manovrabile la finanza regionale. Questo è vero. Ma non si può misconoscere l'altra cosa che sottolinea continuamente Pili nei suoi interventi, anche in quelli di stasera, e cioè che molte di questi debiti sono stati assunti per il fatto che il livello delle entrate è fermo da anni e che alcuni investimenti erano qualificati come tali dal punto di vista formale, ma sostanzialmente si trattava di risorse magari destinate a risarcire i danni provocati dalla siccità, e tutte le forze politiche erano d'accordo allora, anzi avete giocato al rilancio e ve l'abbiamo detto, perché da 125 siete passati a 250 milioni di euro, aumentando di volta in volta la cifra proposta, questa è la verità.
In secondo luogo, l'altra cosa che vogliamo sottolineare, ma riguarda soprattutto il comma cinque, è che di questo disavanzo voi stessi dicevate all'inizio della legislatura, quando rispondevate al nostro fervore risanatore, che in realtà era molto meno elevato di quanto apparisse, ed è così; perché per chi sa leggere il quinto comma, il disavanzo da coprire con un mutuo in realtà viene calcolato tenendo conto di tutti i disavanzi di gestione che poi portano al disavanzo di amministrazione, credo che sia questa la formulazione corretta, ma si ottiene sottraendo dalla cifra che si presume di raggiungere come disavanzo, sottraendo da questa somma l'ammontare di quelle risorse, di quei residui passivi che si ritiene di poter cancellare.
Allora, diteci non adesso, nei prossimi mesi, quanto riuscirete ad accertarlo, l'ammontare dei residui passivi che si possono cancellare e vedremo quanto di fatto questo livello di disavanzo crollerà, dimostrando che non eravamo dei delinquenti noi e forse non erano delinquenti la Giunta Palomba e i suoi amministratori; certo il bilancio va fatto in questo modo perché purtroppo il livello delle entrate è inferiore a quello dovuto, ma la necessità di fare bilanci in disavanzo è un dato reale che infatti anche voi avete dovuto rispettare perché oggi anche voi, per non uccidere il malato, dovete comunque prevedere un'autorizzazione a nuovi mutui. Quindi, forse sarebbe bene mostrare un po' meno di demagogia e un po' più di concretezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Grazie Presidente, io intervengo perché mi sono prima accertato se le considerazioni del collega Vargiu fossero considerazioni di maniera o fossero considerazioni di sostanza, non avendo avuto la possibilità di dialogare con lui nel corso della discussione generale, anzi devo dire che quando sono intervenuto in sede di discussione generale degli amici Riformatori in Aula non c'era nessuno. Eh! Non c'era nessuno! E quindi, seppure dopo giorni si riprende a parlare di disponibilità al dialogo, questo non può che fare piacere.
Ed allora perché non riconoscere che il collega Secci nella relazione illustrativa ha proposto un metodo di confronto che da parte vostra non ha ottenuto attenzione e risposte? Io penso che nonostante il tono del suo intervento, il collega Secci abbia confermato stasera la disponibilità ad aprire un confronto. Una disponibilità che era stata ripresa da un intervento dell'Assessore, che io considero molto positivo perché serio, che ha dichiarato: "queste sono le indicazioni che diamo noi, siamo pronti ad entrare nel merito, a trovare punti di convergenza, se rimangono chiari, evidenti e non vengono superati i parametri che abbiamo indicato per quanto riguarda l'indebitamento". Ora, adesso La Spisa dice: "Ma noi non vogliamo aumentare l'indebitamento", anche altri colleghi l'hanno detto nel corso di altri interventi. Allora, dove sta la discussione? Sta sulle poste del bilancio? Sì, può essere. Può essere collega Diana che stia anche questo, però ciò che dobbiamo riconoscere, senza che nessuno si offenda, è il fatto che il futuro non può essere come è stato il passato.
Poi, voi dite: "in passato voi ci avete costretto a fare i debiti perché eravamo un'armata Brancaleone, c'era persino Corda con noi "; e beh, può essere che questa vicenda si possa leggere anche così, è anche un modo divertente. Ma adesso noi vi stiamo dicendo: "badate che noi non abbiamo nelle nostre fila il Corda del centrosinistra, non c'è, quindi, non c'è l'ipotesi di lavoro che abbiamo già sperimentato, né ricorrendo al voto segreto, né ad accordi diversi".
(Interruzioni)
CUGINI (D.S.). La caratteristica di Corda è che non poteva essere impiccato perché non aveva la testa, nonostante il cognome! Quindi, siete disponibili, ma non dico domani, tanto ci sono le feste, siete disponibili ad un incontro ravvicinato che ci permetta, ferme restando le considerazioni che ha fatto l'assessore Pigliaru sul piano tecnico e non sul piano politico, di aprire quel confronto che auspicava il collega Secci nella relazione illustrativa?
Io voterò contro questo emendamento, noi voteremo contro tutti gli emendamenti che avete proposto; ma se c'è qualche emendamento che dobbiamo valutare ai fini del voto badate che è bene che ne parliamo seriamente, perché ciò può produrre anche una riduzione dei tempi della discussione. Ma ce lo dovete dire e non con un intervento sporadico del collega Vargiu che mi ricorda quelle notti che passavamo a discutere delle manovre finanziarie quando c'erano Fantola, Scano, Cogodi e tanti altri che non sono più dei nostri! Ma soprattutto dei vostri che sono stati bocciati! Vi ricordate Balletto? E ve lo ricordate Frau? Ve li ricordate Pittalis, e Corda, e tanti altri che erano qui e che non ci sono più? Sarà per colpa degli elettori che li hanno valutati per come hanno svolto la loro funzione? Ed allora noi non vogliamo fare quella fine e difendiamo le nostre posizioni con il garbo, se c'è da usare il garbo, se ci sono da usare argomenti forti, anche con gli argomenti forti; ma usiamo adesso il ragionamento che ha fatto il collega Secci nella sua illustrazione, il ragionamento secondo il quale le riforme la maggioranza non le vuole fare da sola, il risanamento la maggioranza non lo vuole da sola. Le vorremmo fare assieme a voi. Diteci chi di voi è disponibile a ragionare con noi per fare quello che dice il collega Secci. Chi di voi è disponibile a ragionare con noi.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è concluso, onorevole Cugini. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io voterò a favore su questo emendamento e vorrei riprendere il ragionamento che ha fatto il collega Marrocu perché il collega Cugini scherza sempre e quindi non si riesce mai a capire quanta parte di scherzo e quanta di fustigazione dei costumi altrui ci sia nel suo ragionamento, perché poi i fustigatori normalmente fustigano sempre gli altrui costumi e, come nelle parabole evangeliche, non vedono le travi nei loro occhi; il collega Cugini in Aula sta poco, probabilmente perché anche lui ha cose più importanti da fare, però, si accorge sempre delle assenze degli altri, ma lo fa garbatamente, con ironia, e quindi è apprezzabile anche questo.
Però, il collega Marrocu ha detto una cosa che secondo me in un consesso normale dovrebbe farci fermare, nel senso che dovrebbe convincere ciascuno di noi che è il momento di fermarci un attimo, perché il collega Marrocu che è il Presidente del Gruppo consiliare più importante della maggioranza, ha detto testualmente: "benissimo, sui temi che stiamo discutendo per primi ci sono responsabilità condivise, nel senso che se ci riferiamo agli ultimi dieci anni, che sono gli anni in cui è nato questo indebitamento, ci dividiamo le responsabilità e partiamo dal presupposto che ce ne sono di entrambe le parti che oggi siedono in quest'Aula"; insomma, io credo che quest'affermazione, sia un'affermazione di immensa importanza come affermazione di principio.
Collega Marrocu, forse il fatto che c'è stata poca interlocuzione in quest'Aula mi aveva impedito di sentirla prima, nel senso che quella che ha fatto lei mi sembra la prima affermazione solida e reale in questo senso. Però, collega Marrocu e colleghi della maggioranza, questa affermazione rimane fine a sé stessa se da essa non discende dell'altro; nel senso che se esiste una condivisione di responsabilità, si riflette anche su ciò che deve essere fatto per la rimozione degli effetti che gli atti di cui siamo entrambi responsabili hanno prodotto.
E mi spiego meglio; nessuno propone metodi consociativi, noi vi abbiamo detto, ripetuto e sottolineato che è cambiato il sistema, e che grazie a Dio è cambiato il sistema! Nel senso che ci va benissimo che il Presidente sia eletto direttamente dal popolo anche quando lo contestiamo e quando chiediamo il riequilibrio dei poteri, ci va benissimo una maggioranza di 50 a 30 che governi, che attui il suo programma politico e che possa essere fra quattro anni e mezzo, se Dio vuole, giudicata dagli elettori, ci va benissimo. Quindi, lo sottolineiamo affinché non ci sia nessun fraintendimento su questo. Però, se voi, consapevoli di responsabilità condivise nel passato, oggi ci chiedete di non cavalcare il malcontento sociale e di non partecipare a un clima da scontro sociale che questa finanziaria comunque può produrre, beh, insomma, ci dovete dare modo di discutere con voi di questo e di fare questo insieme a voi. Nel senso che se voi portate una manovra in Aula, la depositate sui nostri banchi e dite: "Abbiamo il Presidente che ha una legittimazione popolare e una maggioranza forte di 50 consiglieri, questa è e questa deve essere approvata entro il 30 di aprile o quando voi volete, restando qui in aula sette ore, dodici o ventiquattro, non ci interessa", beh, insomma, ci state chiedendo di fare l'opposizione, non di condividere responsabilità. Ci state chiedendo di contrapporre il nostro progetto al vostro, e ci state chiedendo di fare il muro contro muro. Noi abbiamo un'idealità e un programma rispettabile quanto il vostro, che non ha avuto il conforto degli elettori, mentre voi l'avete avuto, ma non per questo è meno rispettabile e meno convincente nei nostri interventi e nelle nostre teste rispetto al vostro.
Quindi, se voi invece ci chiedete di ragionare, di discutere su parti che possono essere modificabili e migliorate della vostra legge finanziaria, questa è una cosa diversa rispetto a quello che finora ci avete detto, ed è una cosa conseguente alle affermazioni che ha fatto il collega Marrocu. Su questa strada noi siamo disposti, credo, senz'altro noi Riformatori, ma anche altri, a ragionare, ma il ragionamento deve essere concreto, non deve essere una boutade d'Aula, come quelle che fa sempre amabilmente il collega Cugini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie mille, signor Presidente. Vorrei dare solamente un piccolissimo contribuito a questa discussione, essendo arrivato molto in ritardo e non avendo ascoltato gran parte degli interventi, non posso fare molto di più che dare un piccolo contribuito. Vorrei fare un po' di chiarezza sui numeri e aiutare un pochino l'assessore Pigliaru, che non ha nessun bisogno di essere aiutato, lo farebbe per conto suo, però posso parlare io come consigliere non lui.
Allora, ho sentito ribattere con veemenza che i numeri dati all'Assessore sono sbagliati e che 2 miliardi e 688 milioni di euro di indebitamento, l'Assessore lo saprebbe benissimo, non sono debiti veri, non sono stock, ma sono mutui autorizzati. Mi dispiace, evidentemente i numeri non vi erano chiari prima, non vi sono chiari neanche adesso. Si tratta di debiti veri, di debiti che la Regione sarda ha verso il sistema bancario. I mutui autorizzati malauguratamente sono circa 4 miliardi di euro. Per cui capisco che siano numeri difficili da accettare, però questi sono. Nel 2001 l'indebitamento che la Regione aveva verso il sistema bancario era pari a 374 milioni, oggi è 2 miliardi e 688 milioni, poi ci sono altri 1.000 milioni di mutui autorizzati - 1.100 mi pare - che fanno circa 4 miliardi in totale. 1 miliardo di mutui che speriamo proprio di non dover mai utilizzare, che non utilizzeremo mai, perché altrimenti vorrebbe dire che la Regione Sardegna non solo avrebbe il bilancio ingessato, perché ce l'ha già ingessato, un bilancio che ha una quantità di entrate inferiore alle sue spese correnti è già un bilancio ingessato, che ci consente solamente di decidere con che velocità andare a sbattere contro il muro del definitivo dissesto finanziario e cioè di quanto continuare a indebitarsi di anno in anno. Quindi si tratta di 2 miliardi e 700 milioni di euro di mutui veri, di debiti verso le banche, e non di mutui autorizzati. Per questo vi era l'urgenza di fare una finanziaria come quella che è stata presentata.
Condivido molto quello che è stato detto, che occorre cercare di trovare le parti che ci uniscono, quello che condividiamo circa le necessità delle politiche da porre in essere a nome di tutti i sardi. E' stato detto che tutti condividiamo, sulla base di questi numeri, che sono assolutamente incontestabili, la necessità di porre in atto una politica di risanamento finanziario. Qualcuno ci ha detto che è troppo severa, qualcuno ci ha detto che non è severa affatto, perché comunque ci s'indebita di 550 milioni anche quest'anno. E' vero, perché non si può passare da 1.000 a zero senza creare dei danni sociali enormi. Questa è la nostra valutazione, forse abbiamo sbagliato, qualcuno avrebbe potuto fare un pochino più velocemente, qualcuno un po' più lentamente, ma toccava a noi fare questa valutazione e l'abbiamo fatta responsabilmente. Abbiamo fatto la valutazione che questa sia la velocità necessaria, giusta e possibile per andare verso quel risanamento che tutti auspichiamo.
Ora, se questo risanamento è auspicato veramente da tutti e questa scelta è condivisa, allora siamo anche disposti a migliorare ulteriormente questa proposta di legge finanziaria e di bilancio. Basta che ogni volta che decidiamo in che cosa spendere di più, a quale necessità dei sardi dedicare maggiori risorse, ci venga anche detto su quale voce risparmiare, e cioè dove spendere di più e dove spendere di meno rispettando il vincolo di bilancio. La Giunta è qui, con la massima attenzione a tutte le possibilità di migliorare questo bilancio. Abbiamo detto che condividiamo la necessità del risanamento, forse questa velocità non è quella perfetta, forse è un po' più veloce o un po' più lenta, non lo so, ma non lo saprà mai nessuno, ma comunque posta questa necessità, collaboriamo per migliorar ancora la manovra finanziaria e voi dateci tutte le indicazioni, dove spendere di più ma anche dove spendere di meno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Rinuncio a intervenire.
PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale dell'emendamento.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole Pili?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, CONTU, LICANDRO, SANCIU, LA SPISA, DIANA, Matteo SANNA.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 260 .
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 57
Astenuti 1
Maggioranza 29
Favorevoli 19
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
Il Consiglio è convocato domani mattina alle ore 9 e 30. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 22 e 08.
[B1]ascoltato
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