Seduta n.192 del 23/04/1997
SEDUTA CXCII
(Antimeridiana)
Mercoledì 23 aprile 1997
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
indi
del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 10 e 20.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 3 aprile 1997 (188), che è approvato; e dell'estratto del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 17 aprile 1997, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Cadoni ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 23 aprile 1997. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione AMADU sui ritardi del pagamento delle indennità ai pescatori per il periodo di inattività del fermo biologico". (592)
(Risposta scritta in data 17 aprile 1997.)
"Interrogazione BONESU sulla mancata erogazione dei contributi per l'anno 1995 alle associazioni Pro Loco". (622)
(Risposta scritta in data 17 aprile 1997.)
"Interrogazione AMADU con necessità di interventi urgenti da parte della Regione per favorire il comparto dell'artigianato sardo e, in particolare, sulla tessitura tipica di Nule". (696)
(Risposta scritta in data 17 aprile 1997.)
"Interrogazione TUNIS Marco sul problema riguardante l'aumento dei canoni di affitto a carico degli inquilini I.A.C.P.". (631)
(Risposta scritta in data 21 aprile 1997.)
"Interrogazione CONCAS - ARESU - VASSALLO - LA ROSA sul trasferimento dei locali del Genio civile di Cagliari sito in via Gallura". (676)
(Risposta scritta in data 21 aprile 1997.)
"Interrogazione TUNIS Gianfranco sulla mancanza dei requisiti di stabilità statica dei nuovi uffici adibiti a sede e archivio del Genio civile di Cagliari". (678)
(Risposta scritta in data 21 aprile 1997.)
"Interrogazione DIANA in relazione alla situazione della Cartiera di Arbatax e alla 'bozza di accordo di programma per la realizzazione di un polo cartario-forestale'". (681)
(Risposta scritta in data 21 aprile 1997.)
"Interrogazione FRAU - MASALA sul criterio per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica". (713)
(Risposta scritta in data 21 aprile 1997.)
"Interrogazione VASSALLO sull'assegnazione degli alloggi di edilizia popolare". (720)
(Risposta scritta in data 21 aprile 1997.)
Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato della proposta di legge Aresu - Vassallo: "Modifica della legge regionale 27 agosto 1992, n. 15, concernente: 'Nuove norme inerenti provvidenze a favore degli infermi di mente e dei minorati psichici residenti in Sardegna' " (130) e del disegno di legge: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 27 agosto 1992, n. 15, concernente: 'Nuove norme inerenti provvidenze a favore degli infermi di mente e dei minorati psichici residenti in Sardegna'" (200)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta della proposta di legge numero 130 e del disegno di legge numero 200. Erano rimasti in sospeso gli articoli 7 e 14 con i relativi emendamenti. Degli articoli e degli emendamenti era già stata data lettura. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale. Ne ha facoltà.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli colleghi per far presente all'Aula, debbo dire anche per mia responsabilità personale, che la discussione che è avvenuta in modo particolare sul comma 1 non ha tenuto conto della finanziaria di quest'anno. Quindi io chiedo, se è possibile, in sede di coordinamento che si faccia riferimento alla finanziaria del 1997. Quindi il comma 1 in sede di coordinamento venga sostituito in questo modo: "si considerano in stato di bisogno economico i soggetti il cui reddito mensile individuale accertato sia inferiore a quanto previsto dall'articolo 4 comma 5 della legge finanziaria di quest'anno" perché questa norma è in contrasto con quanto già nella finanziaria di quest'anno, noi avevamo approvato. Quindi se il Consiglio condivide, in sede di coordinamento chiederei agli uffici di modificare il primo comma. Per quanto riguarda poi il terzo comma c'è da aggiungere le parole "reddito personale netto sia maggiore di lire 15 milioni l'anno". Credo sia doveroso da parte mia spiegare le ragioni per cui anche questa parte del comma viene mantenuta. Quindici milioni sono il doppio di quanto percepisce una normale famiglia avendo il reddito che noi abbiamo stabilito sulle 650 mila lire mensili, perché la finanziaria stabiliva questo. Quindi se un minore interdetto ha un reddito di 15 milioni è il doppio di quanto previsto.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, Assessore, ma chiedo ai colleghi di prendere posto e di seguire i lavori, perché su queste precisazioni orali io vorrei il consenso dell'Aula. Quindi se l'Aula non segue i lavori è un po' difficile esprimersi.
Prego assessore Fadda.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente io avevo terminato.
PRESIDENTE. L'Assessore propone che all'articolo 7, comma 1°, al posto della cifra che è inserita, 599.465 lire, si faccia riferimento, più correttamente, alla legge finanziaria già approvata. Quindi che, in sede di coordinamento, questa espressione numerica venga sostituita dall'espressione normativa prevista dalla legge finanziaria e propone altresì che, al comma terzo dello stesso articolo 7, il reddito personale, penultima riga, là dove dice "il reddito personale sia maggiore di lire 15 milioni", venga precisato "reddito personale netto".
Queste due precisazioni possono essere, se non ci sono osservazioni, accolte in sede di coordinamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, ho ascoltato le dichiarazioni dell'Assessore per quanto riguarda il primo comma dell'articolo 7. A questo proposito noi avevamo presentato un emendamento, il numero 4, con una cifra individuale inferiore a 700 mila lire, comunque accogliamo questa proposta dell'Assessore, facciamo presente, indubbiamente, che 590 mila lire erano poche; a nostro avviso sono ancora poche queste, circa 650, che la finanziaria porta perché, ricordo sempre, la pensione minima dell'INPS è sulle 680 mila lire, quindi veramente si rischia che buona parte di questi disabili mentali restino fuori da questi sussidi. Comunque ritiriamo l'emendamento numero 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, onorevole Assessore, sul terzo comma messo in relazione al primo comma. Se non ho capito male, e se ho capito male poi mi preciserà l'Assessore, noi abbiamo di fronte una legge che prevede delle provvidenze a favore dei malati di mente, quindi siamo sempre nel campo delle malattie mentali. Allora gli interdetti possono essere per malattie mentali, tali per malattie mentali.
La differenza tra il malato di mente non interdetto e il malato di mente interdetto consiste solo ed esclusivamente nel fatto che, per i secondi, è intervenuta una sentenza del Tribunale che ha dichiarato la interdizione o la inabilitazione del malato; ma non è che diventa più malato del giorno prima: è malato di mente sia il giorno prima della sentenza, sia il giorno dopo della sentenza allo stesso livello. E allora, se le cose stanno così, io non capisco perché il malato di mente prima della sentenza di interdizione venga considerato in stato di bisogno se ha un reddito di 650 mila lire nette, mentre invece, il giorno dopo della sentenza, viene considerato in stato di bisogno se supera i 15 milioni netti. Cioè non riesco a capire questa discriminazione che si viene a realizzare tra due malati di mente, dei quali il primo è ancora in attesa di sentenza, perché estremizzo il caso al singolo individuo. La stessa persona che, nelle more di espletamento della procedura per la dichiarazione di interdizione, prima della sentenza non è interdetto. Ecco, perché questo non può superare un reddito di 650 mila lire mensili, mentre l'altro di 15 milioni? A meno che, questo è il punto che non capisco, l'aver messo la seconda parte del comma 3, con riferimento alla famiglia, la norma non intenda dire, ma in tal caso, se così fosse, mi riservo di chiedere una specificazione, una precisazione, a meno che non intenda dire che i minori, gli interdetti ed inabilitati non sono considerati in stato di bisogno, anche se personalmente hanno reddito zero, se le famiglie di appartenenza hanno un reddito imponibile di 50 milioni e che comunque, anche se il reddito imponibile delle famiglie di appartenenza non raggiunge i 50 milioni, gli stessi non sono considerati in stato di bisogno soltanto se percepiscono un reddito netto non superiore ai 15 milioni. Quindi soltanto quando siano parte della famiglia, cioè messi in relazione alla famiglia.
E se così fosse non riesco a capire dove siano collocati gli altri, cioè quelli non interdetti, perché io parlo degli interdetti e non dei minori. Cioè, ognuno di noi ha sempre una famiglia di appartenenza, o può avere una famiglia di appartenenza. Cioè come è possibile che i malati di mente non interdetti vengano non considerati in seno alla famiglia di appartenenza. E' un punto, un nodo che io non sono riuscito a sciogliere se non mi vengono dati questi chiarimenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Anch'io ho qualche perplessità, perché io faccio una considerazione molto semplice: cioè un interdetto è una persona che ha trovato qualcuno che si occupa di lui, sia un giudice, sia un familiare, chiunque esso sia. Uno che non è interdetto è una persona che potrebbe anche, per assurdo, essere abbandonata a se stessa, e quindi creiamo una doppia disparità a favore di chi ha trovato qualcuno che si occupa di lui. Quindi doppiamente ingiusta. Credo che la norma sia assolutamente da rivedere, a questo punto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La motivazione è che una persona che è stata interdetta ed è stata affidata a qualcuno in quella famiglia dovrebbe avere un reddito, comunque stabiliamo un reddito di 15 milioni, perché se... Comunque arrivo alla sostanza: lasciamo le cose come erano già previste nella numero 15 e togliamo "non sono considerati in stato di bisogno altresì quando" e così aggiustiamo tutto il problema.
D'accordo?
LIORI (A.N.). Sì, siamo d'accordo.
PRESIDENTE. La proposta dell'Assessore quindi è di lasciare sul terzo comma la dizione originale.
FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Esatto. Sino a 50 milioni e l'altro viene eliminato.
PRESIDENTE. Quindi l'Assessore propone di bloccare il comma terzo all'espressione "50 milioni" ed eliminare la seconda parte del comma, e quindi propone una votazione per parti. Ricordo all'Aula che se si volesse o si accetta, ma questo è meglio votarlo... Onorevole Masala, lei è d'accordo sulla proposta dell'assessore Fadda?
MASALA (A.N.). Va bene.
PRESIDENTE. Ci sono obiezioni a questa proposta dell'assessore Fadda? Onorevole Vassallo?
VASSALLO (R.C.-Progr.). Niente, se noi togliamo il capoverso dove indica i 15 milioni, in effetti ammettiamo a contribuzione anche una persona singola che ha un reddito di 50 milioni. Veramente mi sembra un assurdo. Non so se mi sono spiegato. Se togliamo l'ultimo capoverso, quello dove c'è indicato il reddito personale sia maggiore di 15 milioni l'anno, si considera che coloro che sono persona unica e che si trovano in quella condizione devono, possono avere un reddito di 50 milioni, perché si considerano nucleo; anche una persona può essere considerata nucleo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Questo comma era stato aggiunto per un'ulteriore restrizione nell'erogazione dei fondi, un'ulteriore restrizione. Mi è sembrato di capire dagli interventi che ci sono stati, che questa ulteriore restrizione non sia stata condivisa ed è per questo che io ho proposto che venisse lasciato il testo della legge numero 15, senza nessuna aggiunta, soltanto per questo motivo, cioè non si vuole questa restrizione.
PRESIDENTE. Se su questa proposta, come si evince dall'intervento dell'onorevole Vassallo non c'è un accordo complessivo...
Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). In tal caso chiedo la votazione per parti.
PRESIDENTE. Dicevo proprio questo, l'unico modo per dirimere la questione è votare per parti il comma terzo. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 5 ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta non lo accoglie.
PRESIDENTE. Riepilogo un attimo per tutta l'Assemblea. Stiamo votando l'articolo 7, al quale erano stati presentati due emendamenti, numero 4 e 5. L'emendamento numero 4 era stato ritirato, il 5 non viene accolto dalla Giunta. La Giunta ha proposto, al comma primo, di sostituire la cifra con l'espressione che è prevista nella legge finanziaria, e al comma terzo, siccome c'è un dissenso, quindi non si può fare in sede di coordinamento, è stata chiesta la votazione per parti. La prima parte andrà dalle parole "i minori" sino a "50 milioni", la seconda parte è quella successiva.
Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione i commi 1 e 2. Chi li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
Metto in votazione la prima parte del comma 3 dalle parole "i minori" sino alle parole "50 milioni". Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvata)
Metto in votazione la parte seconda del comma 3 di cui do lettura: "Non sono considerati in stato di bisogno altresì quando il loro reddito personale sia maggiore di lire quindici milioni all'anno." Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.
(Non è approvata)
Metto in votazione i commi 4 e 5. Chi li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
Anche l'articolo 14, mi confermano gli uffici, è stato letto e discusso.
Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Da parte di alcuni colleghi, adesso io non ricordo chi intervenne, si chiedeva di stabilire i tempi di attuazione delle verifiche. Al comma 1 "verifica entro sei mesi l'opportunità terapeutica del ricovero". Cioè le verifiche devono chiudersi entro sei mesi dall'approvazione della presente legge, in modo tale che tutto il lavoro di verifica dei ricoverati venga terminato entro quella data.
PRESIDENTE. Questo emendamento orale è inserito in sede di coordinamento se non ci sono eccezioni. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 14. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la legge che ci apprestiamo ad approvare come è risultato con chiarezza nel corso della discussione generale presenta luci ed ombre. Non ho difficoltà a riconoscere che le luci forse superano le ombre, ma queste lasciano insoluti, a mio avviso, alcuni problemi che invece hanno grande rilevanza sull'argomento. E' bene che l'elenco delle malattie psichiatriche sia stato integrato dall'autismo e male, invece, che lo stesso non comprenda il morbo di Alzheimer, allo stadio finale almeno, anche se non essendo io un tecnico non sono in grado di definire con certezza la natura di questo morbo, sta di fatto che esso, come dicevo prima, nello stadio terminale ha le medesime manifestazioni delle malattie di natura psichiatrica.
Ombre sulla legge anche per quanto riguarda il limite di reddito. E' pur vero che qualche attimo fa l'abbiamo portato a 650.000 lire circa per poter avere i sussidi, ma ricordo ancora che le pensioni minime dell'INPS sono di 680.000 lire, quindi c'è veramente e il rischio che una parte di questi ammalati psichiatrici restino fuori. Ma, a mio avviso, è ancora più grave che a detto reddito concorra anche la pensione di invalido civile che - ricordo - non costituendo reddito ai fini dell'IRPEF per legge nazionale non dovrebbe costituire reddito neppure per la legge regionale. Infatti l'emendamento da me presentato puntava proprio su questo, puntava sul reddito netto e non sul lordo; erano proprio volti questi emendamenti, poi è stato ritirato, ad eliminare dalla legge questa grave contraddizione con la legge nazionale in materia di imposte. Però, pur con le riserve che ho detto, e quindi riserve che ancora ho su questo disegno di legge, poiché la legge stessa modifica in meglio la disciplina della normativa precedente, annuncio il voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Grazie, Presidente. Sono d'accordo con il collega Frau quando afferma che questa legge è fatta di molte luci ma anche di molte ombre. E d'altra parte luci e ombre caratterizzano un pochino tutta l'assistenza psichiatrica dalla riforma Basaglia, che negando in un certo senso autorevolezza di malattia alla malattia di mente ha anche privato i malati di mente della dovuta assistenza medica, per cui da più di dieci anni tutte le amministrazioni si trovano a gestire malamente dei malati di menti, gestirli senza assistenza. La soluzione trovata dalla maggiora parte delle amministrazioni è la soluzione più logica ma sicuramente la meno efficace. Siccome non siamo in grado di dare servizi diamo almeno dei soldi: in fondo questo è
il significato di questa legge, che nulla di nuovo apporta in concreto rispetto alla famigerata legge 15 che codesta legge vuole sostituire. Non entriamo nel merito, io sono anche in contrasto chiaro con il collega Frau, e lo dico e lo ribadisco qui in maniera che sia chiaro il significato di questa legge, che è una legge che va a coprire dei vuoti legislativi rispetto a delle patologie che, per una serie di fatti culturali, non sono state riconosciute dignitose come malattia. E mi riferisco alla schizofrenia, alla depressione, che sono delle vere e proprie psicosi, sono ovverosia...Presidente!
PRESIDENTE. Chiedo scusa un attimo, chiedo ai colleghi di seguire l'intervento.
SANNA NIVOLI (A.N.). Dicevo che questa legge dà provvidenze a non assistenza in un ambito che aveva perduto dignità di patologia, cioè che era stato portato fuori dall'ambito della medicina. Ora sono contraria all'opinione di molti colleghi che sia stato un errore escludere l'Alzheimer sia pure in fase terminale, allorquando nell'Alzheimer i sintomi così detti psichici e comportamentali sono dominanti sul quadro neurologico. Tuttavia non è una patologia che rientra nell'ambito di quelle patologie che si vogliono preservare se non altro con degli assegni in questa legge che ha tutto un altro significato, è stato esposto chiaramente durante il dibattito. E' tanto vero quello che dico che nell'ambito di questa legge quando si parla di inabilità, quando si parla di invalidità si toglie il concetto di invalidità permanente e irreversibile, che è una qualità assolutamente imprescindibile dal concetto di invalidità. Perché questo? Perché si presume che l'invalidità psichica possa essere socialmente inaccettabile, e possa creare problematiche di accettazione sociale da parte della società. Quindi attenzione! Quello che voglio dire è che questa legge è una legge speciale che deve essere rivolta soltanto a quelle categorie che l'Aula ha opportunamente individuato. Ribadisco, il mio voto sarà favorevole naturalmente, anche se ritengo cioè che questa legge in qualche maniera vada a coprire un vuoto legislativo, anche se io continuo ad avere delle grossissime perplessità sull'articolo 15. Nell'articolo 15 ci si riferisce alla copertura finanziaria. Le risposte che mi diede l'Assessore l'altra volta non mi hanno soddisfatto, la riserva da parte mia rimane esattamente uguale perché io leggo una retroattività che non riesco a spiegare in questa legge, che non riesco a trovare giustificabile, non solo ma il secondo comma dell'articolo 15 è una specie di anomalia perché l'Aula col secondo comma dell'articolo 15 decide, io non voglio entrare nel merito, sto soltanto esprimendo i motivi delle mie perplessità, l'Aula, l'Assemblea legislativa decide che per gli anni successivi al 1996 l'ammontare della retta di ricovero è aggiornata annualmente con deliberazione della Giunta regionale privandosi, cioè privando se stessa di una decisione che invece si riserva per coprire un ammontare, un deficit retroattivo. Questa è una perplessità che continua a permanere, non è solo una perplessità nella forma ma nei contenuti. Queste perplessità qualche volta a Roma sono considerate non accettabili e molto spesso per questi motivi le nostre leggi sono rimandate indietro. Vedo l'indicazione del tempo scaduto, comunque esprimo in ogni caso parere favorevole auspicandomi che Roma sia anche dello stesso parere. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, annunciando anche io naturalmente il voto favorevole a questa legge, voglio esprimere soddisfazione per il fatto che è stata accolta nello spirito della legge la richiesta che è partita anche nelle audizioni in Commissione da parte di alcune organizzazioni dei familiari che vengano finanziati i servizi, almeno in linea di principio la legge prevede il finanziamento di questi servizi dando precedenza alle aggregazioni dell'organizzazione di questi servizi a livello sovracomunale. Questo perché noi non dobbiamo erogare provvidenze, l'auspicio è che la legge limiti le provvidenze soltanto a casi limitati, sporadici, in un futuro veramente minimo mentre invece il compito di una società civile è fornire servizi degni di questo nome ai malati che si trovano in condizioni di averne bisogno. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Pur dichiarando il voto favorevole teniamo a rimarcare che con questa legge non si è data risposta adeguata ad alcune aspettative che in Sardegna erano pressanti. Non parlo solo per il morbo di Alzheimer che poteva essere una grande occasione per la nostra Isola, per ridare dignità a una patologia, a una serie di utenti che purtroppo vivono in una condizione che umana non si può più descrivere. Noi accettiamo la sfida proposta dall'Assessore ma mi sembra anche dall'Aula, che respingendo la nostra proposta non ha permesso a questi malati di avere un minimo di copertura. E lanciamo una sfida al Consiglio e soprattutto all'Assessore, perché non è pensabile che nella nostra Isola questi pazienti non abbiano nessun tipo di copertura, dico nessun tipo di copertura, non dico soltanto economica, che era il mezzo quanto meno per far fronte a una negligenza che si perpetua negli anni, per cui siamo di fronte a una situazione, e mi ripeto, che per questi malati non permette un minimo di protezione sociale. Accettiamo la sfida perché a breve presenteremo un altro disegno di legge apposito per i malati cosiddetti neurologici, mi sembra che la risposta da parte dell'Assessore sia stata molto esplicita ma non soltanto dall'Assessore ma anche dall'Aula e anche dalla destra, quando si diceva che non si può accogliere questa patologia in quanto la dotazione di bilancio non lo consente. Se la situazione era così e voi della Commissione avevate già esaminato in precedenza questa situazione, vi era il dovere da parte nostra di fare una considerazione di carattere generale su quella che è l'assistenza in Sardegna, su quello che si eroga oggi nella nostra Isola, per cui fare un ragionamento generale di perequazione di dividere più equamente le poche risorse che ci sono, per cui non si possono fare leggi che privilegiano un settore a danno di altri settori, soltanto per il fatto che in precedenza erano state varate leggi che comunque coprivano un settore o un settore particolare. Per cui quando c'è il periodo delle vacche grasse, si capisce che si può allargare la manica ma se veramente è il periodo delle vacche magre bisogna pensare a riformare le nostre leggi per dare una risposta complessiva e equa a tutti coloro che ne hanno bisogno. Detto questo voterò e voteremo noi comunque favorevolmente perché comunque si è migliorata una legge precedente, la legge numero 15 anche se vedo che alcune competenze dalla Regione ripassano ai Comuni e non vorrei che il balletto della legge numero 15 che ancora oggi stiamo modificando, dopo mi sembra oltre tre anni, i fruitori della stessa legge non hanno ancora avuto le provvidenze che la legge tre anni fa prevedeva, mi auguro che questa legge non abbia bisogno di altri tre anni perché le stesse provvidenze che la legge prevede vengono effettivamente erogate, perché se no veramente sarebbe un grande scandalo e soprattutto una presa in giro per quelli che nella nostra Isola hanno veramente bisogno di essere assistiti. Grazie.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del testo unificato della proposta di legge numero 130 disegno di legge numero 200.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Aresu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Biancareddu - Boero - Bonesu - Busonera - Casu - Cherchi - Concas - Cucca - Cugini - Degortes - Deiana - Demontis - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Fantola - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Fois Pietro - Frau - Giagu - Granara - La Rosa - Liori - Lippi - Lombardo - Macciotta - Manunza - Marracini - Marrocu - Marteddu - Masala - Montis - Murgia - Nizzi - Obino - Onida - Petrini - Piras - Pittalis - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Secci - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Pietro - Vassallo - Zucca.
Si è astenuto: il Presidente Selis.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 61
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 61
(Il Consiglio approva).
Discussione generale del disegno di legge: "Norme per la riforma degli enti regionali" (328-parte)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 328. Relatore l'onorevole Bonesu. Prima comunico, e mi scuso per non averlo fatto prima, all'Assemblea che la Conferenza dei Capigruppo, riunita secondo la prassi prima della seduta, ha ritenuto opportuno che la Giunta a fine seduta riferisca sull'accordo con il Governo ai sensi dell'articolo 119 del Regolamento. Naturalmente questo dibattito che, come sapete, ha tempi limitati, contingentati appunto dall'articolo 119, non esaurisce il dibattito vero e proprio di valutazione del documento di accordo che sarà distribuito. Per una discussione più approfondita la Conferenza dei Capigruppo ha fissato una seduta per il giorno 30 aprile. Quindi la seduta di oggi è una doverosa informazione che il Consiglio attende e la Giunta intende fare ai sensi dell'articolo 119. In base sempre a questo articolo sarà possibile, dopo le dichiarazioni della Giunta, un intervento per ogni Gruppo e ci sarà poi la possibilità di una breve replica della Giunta. Il dibattito vero e proprio invece sarà sviluppato mercoledì 30 aprile.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu, relatore.
BONESU (P.S.d'Az.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prima Commissione ha ritenuto di procedere ad uno stralcio del disegno di legge numero 328 nella parte relativa alla così detta proroga dei consigli di amministrazione degli enti. E' arrivata a questa decisione ritenendo che il provvedimento, dati i tempi brevi, è stato presentato il 27 di marzo, non fosse possibile esaminarlo con la necessaria attenzione nei tempi ridotti e, fra l'altro, ingolfati da altri provvedimenti comunque urgenti, come il parere per esempio sulla legge Galli. E' un provvedimento chiaramente necessitato di cui la Commissione ed il relatore in primo luogo non sono certamente orgogliosi, ma è un provvedimento assolutamente necessario se si vuole proseguire in quella politica di riforme che il Consiglio ha più volte detto di voler provvedimento che mira ad impedire il consolidamento della attuale gestione degli proseguire ma che nei fatti sta procedendo molto, troppo lentamente. E' un enti, perché di consolidamento si tratterebbe anche se questo provvedimento non venisse approvato, anche se si dovesse andare al rinnovo dei consigli di amministrazione degli enti; perché un eventuale rinnovo dei consigli di amministrazione degli enti, consoliderebbe la situazione dei consigli di amministrazione fino alla prossima legislatura. I nuovi consigli di amministrazione durerebbero sino a sei mesi dopo l'insediamento del nuovo Consiglio. Ora, abbiamo visto che la riforma degli enti ha proceduto soltanto sotto la pressione delle scadenze, levare per tutta la legislatura la scadenza vuol dire insabbiare quella riforma degli enti che già nel Consiglio procede a bassissima velocità, sia per colpa della Giunta che ha presentato in ritardo, incomplete e prive di ogni disegno logico le proposte di riforma, e fra l'altro non ha presentato ancora le proposte relative all'EMSA e all'ARST, sia per colpa del Consiglio che tra l'altro creandosi problemi sulle competenze delle Commissioni ha praticamente insabbiato anche quei provvedimenti che già potevano procedere. L'applicazione della Galli ha dimostrato che le Commissioni possono collaborare se hanno volontà di fare, che non si tratta di un problema di astratte competenze sull'istruttoria, sui pareri, sul fatto che il parere per l'Assemblea provenga dall'una o dall'altra Commissione. Queste sono tutte argomentazioni che possono semplicemente a rallentare perché è inutile, una Commissione può esprimere un parere per l'Aula ma chi decide è il Consiglio nella sua interezza. E il parere del Consiglio sarà tanto più positivo quando vi sia stata una collaborazione fra le varie commissioni e quando i disegni di legge siano stati sviscerati. Invece ci arrotoliamo in queste contraddizioni e delle proposte di riforma degli enti non ne è stata approvata nessuna. Anche perché si era deciso di procedere come cappello ad una riforma complessiva dei principi generali degli enti. In questo senso si è attivato il Gruppo popolare, e in questo senso si è attivata la Giunta con questo disegno di legge numero 328. Ma il problema è chiaramente grosso, perché riformare gli enti è più facile a dirsi che a farsi perché tutti sono pronti a parlare degli enti inutili, dei carrozzoni, dello spreco di danaro, quando poi si va ad analizzare il singolo ente si trovano mille difensori di quell'assetto, dalle resistenze burocratiche alle resistenze sindacali non si riesce a procedere. Ebbene, occorre che il Consiglio si dia una volontà di procedere, che affretti i tempi, che le commissioni esaminino quei disegni, che vi sia un coordinamento da parte della prima Commissione che deve approvare al più presto questa legge sulle norme generali di riforma, ma che si proceda, che non si trovino tutti i pretesti per non procedere, che si sia un po' ad orecchie chiuse sulle tante pressioni di finti riformatori che poi, chiamati ad esprimersi, dicono che l'attuale assetto è quello che va bene, che l'attuale assetto va conservato e questo per tutti gli enti, per tutte le strutture che la Regione ha creato in cinquant'anni di autonomia senza mai procedere ad un taglio di queste strutture, senza vedere se la diversa situazione politica, economica consigliasse di amministrare con lo strumento dell'amministrazione indiretta in modo più parco, riportando alla Regione i compiti di programmazione e di indirizzo generale, trasferendo a soggetti di diritto privato quei compiti che hanno una valenza economica e che possono essere gestiti in modo imprenditoriale. Ebbene questo stralcio, questo volerci dare ancora un tempo sino al 31 dicembre, ma è un tempo da utilizzare, che ha come unica alternativa quella di non fare niente; perché io sono sicuro che se si procedesse al rinnovo dei consigli di amministrazione degli enti il nuovo assetto sarebbe talmente forte da conservarsi per l'intera legislatura. Ebbene, credo quindi che il Consiglio debba votare questo stralcio come atto di fiducia in se stesso, nella propria capacità di riforma, nella propria capacità di procedere, nella propria capacità di procedere nei tempi indicati. Non c'è niente di disonorevole nel dare questa proroga, il Consiglio aveva limitato con la legge numero 20 la durata dei consigli di amministrazione che andava ad eleggere, l'aveva limitata in una prospettiva di riforma. Non aveva voluto nominare consigli di amministrazione per l'intera legislatura. Era forse un Consiglio troppo ottimista che aveva sottovalutato le resistenze. Le resistenze ci sono, ma io non credo che sia il caso di arrendersi, di ritornare a nominare consigli di amministrazione per l'intera legislatura e per l'inizio della prossima legislatura, perché così facendo si bloccherebbe completamente ogni disegno di riforma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Manunza. Ne ha facoltà.
MANUNZA (Popolari). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, non posso esimermi dal prendere la parola sul provvedimento in esame per esprimere, innanzitutto, il personale avviso che esso costituisca un ulteriore, grave e sconcertante sintomo di una nostra perdurante difficoltà a concretamente avviare, uscendo dalle mere enunciazioni di principio, quella stagione di serie e incisive riforme istituzionali, della cui urgente necessità, peraltro, ci siamo sempre dichiarati tutti fermi e convinti assertori.
Dico tutti, con riferimento sia alla maggioranza di governo che alle forze di opposizione, ricordando i molti impegni assunti e ribaditi nei vari programmi elettorali e in occasione delle varie dichiarazioni programmatiche delle ultime Giunte regionali, di decisamente perseguire tali indispensabili processi di riforma e di portarli sollecitamente avanti, quale obiettivo primario e insostituibile condizione per il rilancio dell'autonomia e dello sviluppo economico e occupazionale delle nostre comunità. Sia ben chiaro, anche se può apparire ovvio, che quando parlo di riforme intendo riferirmi a quelle autentiche e imposte da esigenze reali e quindi non fini a se stesse, né ispirate da mere e astratte smanie di solo cambiamento, cioè che abbiano sempre di mira la correttezza amministrativa e concreti obiettivi di efficacia, di economicità e di efficienza, che non portino al fallimento dei risultati deteriori rispetto ai quali e ai servizi che dovremo avviare, che riguardino traguardi sicuramente raggiungibili e non costituiscano invece defatiganti perdite di tempo, distraendo le energie di questa Assemblea in ingannevoli processi pseudoriformatori che, nella sostanza, tutto lasciano esattamente come prima, che corrispondono alle aspettative e ai reali bisogni della gente, alle esigenze dell'economia, dello sviluppo, dell'occupazione specie giovanile, ancorché destinati a scontrarsi, come inevitabili e necessari processi di cambiamento, con lo scontato dissenso e gli opposti interessi di immaginarie frange della conservazione.
Che quindi stiano sempre e coraggiosamente, rigorosamente indirizzate al solo superiore bene pubblico, senza indulgere a mere spinte corporative o, che sarebbe forse peggio, a interessi grettamente partitici o clientelari. In altre parole, signor Presidente, riforme reali e non pastrocchi, che abbiano riscontro nei fatti e non in vane parole, più o meno magniloquenti.
Nonostante i comuni impegni riformatori da noi tutti ripetutamente assunti, come prima dicevo, taluni recenti comportamenti, sia della Giunta che di quest'Aula, appaiono tuttavia incoerenti e in controtendenza rispetto ad essi, per cui è legittimo chiedersi: vogliamo porre veramente mano, nei fatti e non solo a parole, a queste benedette riforme della nostra malconcia Regione per riscattarla, come è nelle esigenze di tutti, da quella tale e complessiva situazione di degrado, di disservizi, di ritardi e di inammissibili sperperi di preziose risorse finanziarie che la rendono impotente, se non addirittura incapace, a fronte della pressante esigenza di affrontare e risolvere al meglio le drammatiche emergenze economiche e occupazionali dell'Isola? E se veramente lo vogliamo siamo consapevoli che errati e difettosi approcci, sia sostanziali che procedurali, nei processi di riforma, rischiano di compromettere il quadro d'insieme e infaustamente perpetuare una tale pregiudizievole situazione di disservizi? O vogliamo furbescamente riformare l'universo intero per lasciare tutto, nella sostanza, così come le cose invece stanno? Perdonate l'enfasi e la passione forse ravvisabili in questo mio intervento, in quanto espressione delle lunghe riflessioni, degli sforzi di approfondimento e della fatica di metabolizzazione dei molti non agevoli problemi che la mia precedente responsabilità di Assessore alle riforme regionali mi ha istituzionalmente imposto sulla complessa materia.
E con tale stato d'animo che debbo francamente ammettere di essere davvero sconcertato e preoccupato per il non lineare né promettente andamento delle più recenti vicende sulle riforme istituzionali della nostra Regione. Un primo episodio, intanto, è il sensibile ritardo con cui l'Esecutivo in carica ha presentato al Consiglio un proprio formale disegno di legge sulle regole generali per la riforma degli enti strumentali, nonostante che il relativo schema fosse stato da me messo a punto nel mese di agosto '96 e sottoposto alle competenti valutazioni della Giunta sin dai primi del successivo settembre, nei termini di estrema urgenza imposti dall'incalzante spinta dell'ordine del giorno consiliare Ballero e più del 26 giugno 1996. Massima tempestività, quindi, nel mio adempimento all'impegno politico verso l'ordine del giorno consiliare, peraltro intervenuto quando i disegni di legge di riforma, di ben 31 sui 33 interessati enti strumentali, erano stati già trasmessi dal Consiglio per un ulteriore loro iter legislativo. Restavano di conseguenza mancanti i soli disegni di riforma dell'ARST e dell'EMSA. Anche per questi ultimi due enti, tuttavia, serie e articolate ipotesi di riordino erano state da me sottoposte mesi prima all'esame della Giunta, senza comunque pervenire a una definitiva, completa loro disamina ufficiale.
Per altro verso non minori preoccupazioni mi derivano dalla mia personale presa d'atto della minore apertura e minore portata riformatrice del nuovo testo dell'Esecutivo, rispetto allo schema da me a suo tempo predisposto e presentato, schema che nello scorso dicembre '96, rilevati i già indicati ritardi per i formali adempimenti di Giunta, il Gruppo consiliare del Partito Popolare Italiano, ha ritenuto, rompendo ogni indugio, di fare formalmente proprio, presentandolo quale propria autonoma proposta consiliare di legge. Vi è poi l'episodio riguardante l'avvenuto recepimento, nell'ultima decorsa settimana, della disciplina sul servizio idrico integrato previsto dalla legge Galli. Anch'esso, a mio parere, è meritevole di talune opportune puntualizzazioni in quanto parimenti in controtendenza rispetto ai nostri professati impegni e all'oggettiva esigenza di urgenti processi di valida e durevole riforma delle nostre strutture e attività amministrative.
Intendo dire, per una nuova disciplina legislativa, per l'esercizio dei diritti demaniali sulle acque pubbliche, rientrante nella competenza esclusiva regionale per effetto dell'articolo 3, lettera l), del nostro Statuto speciale, era cioè da attendersi in conformità delle consapute esigenze del settore, l'urgente approvazione di un organico provvedimento normativo, veramente innovatore rispetto all'attuale inadeguata strumentazione in materia di demanio idrico. L'approvazione cioè di un più compiuto valido e moderno provvedimento legislativo, capace di introdurre ordine e razionalità, certezza di situazioni giuridiche, snellezza operativa nonché maggiore economicità ed efficienza in un comparto oggettivamente vitale qual è, per la Sardegna, quello del governo delle risorse idriche. Comparto da lunghi anni, purtroppo, condizionato pesantemente dalla scoordinata e diseconomica operatività nel territorio, di una ridondante pletora di soggetti e da dispendiosi passaggi plurimi del bene acqua prima del suo recapito al destinatario utente finale. Or bene, anziché tendere decisamente, in linea con le oggettive urgenze settoriali, al conseguimento di un tale complessivo e organico disegno di legge di riordino dell'intero comparto di acque pubbliche, ci siamo trovati invece di fronte ad una più limitativa soluzione stralcio, riguardante la sola provvisoria disciplina gestionale dell'accennato servizio idrico integrato, previsto dalla legge 5 gennaio 1994, numero 36, dalla legge statale, non è inutile sottolinearlo, i cui principi fondamentali vincolano la legislazione regionale, ripartita o concorrente, ma fanno debitamente salve, come esplicitamente affermato anche dall'articolo 33 della stessa legge, le materie di competenza legislativa primaria statutariamente attribuite alle Regioni a Statuto speciale, e fra esse quindi anche la specifica materia delle acque pubbliche.
Ci è stato chiarito che il limitato e provvisorio intermezzo normativo proposto all'approvazione del Consiglio era da attribuire alla contingente esigenza pratica di non trovarci tagliati fuori rispetto alla possibilità di cospicui finanziamenti comunitari a favore del settore, e quindi che esso era oggettivamente urgente e importante, anche a fronte dell'attuale scarsità di risorse finanziarie regionali con cui fronteggiare le più pressanti esigenze di intervento idrico a usi civili. In altre parole, un provvedimento urgente e necessitato, non più rinviabile se non a grave scapito dei reali interessi dell'Isola. Per la nostra responsabile sensibilità verso tali reali interessi era ovvio che di tanto non potesse che prendersi positivamente (?) atto senz'altro sentendo l'approvazione del provvedimento proposto.
Sotto il più generale profilo dei perseguiti obiettivi di riforma, tuttavia, deve notarsi che tale provvedimento ancorché di apprezzabilissima utilità contingente ha lasciato pressoché irrisolti i moltissimi nodi e disservizi del settore, privilegiando lo stralcio rispetto all'impegno di una soluzione globale dei problemi, anch'essa peraltro perseguibile in tempi ristrettissimi soltanto che lo si fosse effettivamente voluto. Da un tal punto di vista generale, mi sia consentito il ricorso soltanto dialettico a un'immagine probabilmente impietosa, il provvedimento da noi approvato è configurabile in astratto come un semplice pannicello caldo su una ferita sanguinante grave, anzi gravissima, che di ben altri rimedi e di ben altre terapie avrebbe avuto e ha bisogno. E' infatti intuitivo che il semplice recepimento della legge Galli non potrà essere in grado di produrre nel comparto isolano quel salto di qualità che in termini di razionalizzazione, di efficienza e di economicità dei pubblici servizi idrici ed è da tutti massimamente e giustamente auspicato. Ove non si faccia seguito nei termini brevissimi ad una più organica e incisiva riforma dell'intero sistema istituzionale di governo e pianificazione delle risorse idriche isolane sussiste anzi il rischio che, anche per effetto della prevista costituzione dell'aggiuntiva autorità d'ambito della legge Galli, l'ingombro di tanti enti in atto coinvolti nelle frammentate procedure di programmazione, captazione, adduzione, distribuzione, depurazione, risanamento e (?) del bene acqua vada sempre più avviluppandosi e appesantendosi nel territorio. Da cui la verosimile conseguenza di maggiori difficoltà rispetto a quelle purtroppo già presenti, sia per la possibilità di un più coordinato ed efficace governo regionale dei corrispondenti servizi, sia per il perseguito miglioramento dei loro standard qualitativi.
Dopo le svolte considerazioni circa i limiti dell'avvenuto recepimento della legge Galli posso ora tornare sull'argomento centrale dell'esaminando disegno di legge, recante provvedimenti urgenti nella materia degli enti regionali. Innanzi tutto è da dire che anch'esso è uno stralcio, stralcio che è però meno necessitato, alla luce delle considerazioni più sopra svolte, rispetto alla recepita disciplina gestionale del servizio idrico integrato. Meno necessitato per almeno due ragioni. La prima: perché vi era tutto il tempo per esaminare, discutere e approvare senza ulteriori ritardi, come richiesto dal Consiglio con un ordine del giorno del giugno 1996, non uno stralcio ma un provvedimento organico contenente gli indirizzi generali della voluta riforma degli enti strumentali. Ciò era ed è oltretutto imposto dal rilievo e dall'urgenza che un siffatto provvedimento organico riveste per la credibilità delle istituzioni e per l'economia regionale. Basti infatti considerare che la riforma degli enti strumentali riguarda sin da questa prima fase ben 33 enti di varia importanza e dimensione, con oltre 30 società partecipate, con una forza lavorativa nei soli enti di circa 4600 unità, contro previsioni d'organico di 6197 unità, e una spesa ordinaria annuale di funzionamento a carico del bilancio della Regione pari a oltre 300 miliardi di lire.
In questa sede non parlerò per carità di patria dell'aggiuntiva consistenza degli oneri straordinari che attualmente la Regione deve purtroppo accollarsi con scadenza pressoché annuale, per sopperire alle ricorrenti gravissime perdite di esercizio all'interno del complessivo sistema di tali enti e partecipate. Aggiuntivi oneri straordinari va precisato che tante preziosissime risorse purtroppo sottraggono alla possibilità di più produttivi sforzi della Regione per la creazione di nuove occasioni di vero sviluppo e con esse di nuove durevoli opportunità di alleggerimento della drammatica situazione economica e occupazionale dell'Isola. La seconda delle due ragioni è infine riconducibile al fatto che, anche dando per giustificati i sensibili ritardi a oggi maturati nella formale approvazione legislativa delle regole generali per la riforma degli enti, gli organi di amministrazione e di controllo degli stessi enti potevano essere agevolmente ricostituiti con ricorso alle normali procedure amministrative ed eventuale pronuncia di loro decadenza nelle singole leggi di riforma di ciascun ente, senza necessità, cioè, di ricorrere a una legge stralcio ad hoc e senza quindi interporre altri indugi all'approvazione sia delle regole in questione sia dei vari disegni di legge da tempo predisposti e già in carico al Consiglio per la riforma di 31 degli enti interessati, 33 enti regionali. Disegni di leggi, è opportuno precisarlo, sostanzialmente elaborati sulla traccia delle medesime regole generali da sottoporre all'approvazione di quest'Aula, in quanto da me precedentemente assunte, ancorché non ancora consacrate in forma legislativa, a base degli stessi disegni di legge, quale rigoroso quadro di riferimento e di omogeneizzante ipotesi di lavoro. Da tutto quanto precede, e mi affretto a concludere, la considerazione che è da ritenersi decisamente improduttivo e massimamente pericoloso, rispetto alle esigenze di riforma che drammaticamente incombono, di insistere ulteriormente nella ormai consueta e abusata metodica di riduttivi provvedimenti stralcio o tampone. Provvedimenti che appaiono forse appaganti nell'immediato, ma che nell'economia generale delle riforme, quando non ne pregiudichino addirittura la possibilità, hanno tuttavia l'effetto di allentare la tensione distogliendola dai vari traguardi che interessano e allontanandone nel tempo il loro raggiungimento. E tale necessaria tensione invece questo mio intervento intende sollecitare e mobilitare in stato di massima allerta, al pari di quanto già detto circa la necessità di far seguire al disposto recepimento della legge Galli l'urgente approvazione del più organico provvedimento sul governo e pianificazione delle risorse idriche in Sardegna, così è indispensabile affrontare subito, in quanto pregiudiziale rispetto a tutto il resto, l'esame e l'approvazione di una proposta di iniziativa consiliare sulle regole generali, provvedendovi con attento, responsabile e non preconcetto confronto col più recente testo dell'Esecutivo. Per l'esame di tale proposta e di tutti i restanti problemi e provvedimenti di riforma il Partito Popolare Italiano e gli altri schieramenti autenticamente riformatori del Consiglio sono pronti e responsabilmente disponibili, nel radicato convincimento che ciò corrisponda a una fedele interpretazione delle aspettative e dei bisogni dei sardi tutti, compresi tanti giovani in affannosa ricerca di una prima occupazione, nonché la generalità dei finali fruitori della complessiva attività amministrativa della Regione e dei vari servizi pubblici da essa governati, o in via diretta o attraverso i propri enti strumentali.
Traendo le dovute conclusioni politiche, signor Presidente, da tutto quanto precede, completo il mio intervento, forse un po' troppo lungo, con l'affermare che la non condivisione da me e dal collega Marteddu manifestata nella prima Commissione consiliare in merito alla proposta di leggina stralcio permane valida e immutata nelle sua motivazioni di fondo. Rimangono di conseguenza sospese anche le mie personali determinazioni di voto sul provvedimento, subordinandole alle vincolanti univoche coraggiose (?) le relative garanzie che l'esecutivo riterrà eventualmente di offrire al Consiglio per l'immediato recupero dei preziosi mezzi sinora sprecati nel difficile e faticoso ma indispensabile cammino della riforma istituzionale della Regione. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.
LIPPI (F.I.). Signor Presidente, colleghi, oggi purtroppo questa Assemblea registra per l'ennesima volta una sconfitta a mio giudizio. Sin dall'inizio della legislatura si è voluta, la stessa, caratterizzarla con alcuni argomenti che erano anche diciamo presenti nelle linee programmatiche di questa maggioranza. Ricordo ancora il primo intervento del presidente Palomba quando informò l'intero Consiglio che nell'arco di tre mesi dal suo insediamento alla Presidenza della Giunta, la stessa avrebbe provveduto a portare in Aula e all'attenzione quindi prima delle Commissioni e poi dell'intera Assemblea il provvedimento riguardante la riforma e la riorganizzazione degli enti strumentali regionali. Sono passati più di due anni e mezzo e purtroppo ancora oggi dobbiamo registrare, da questi banchi dell'opposizione, il più totale sconforto rispetto a questa problematica e rispetto a questa materia così importante per augurare una ripresa economica per la nostra Regione. Perché se è vero che in campo nazionale si stanno registrando dei successi, con le ultime vertenze aperte con lo Stato, c'è stata consegnata poc'anzi la bozza di accordo e di programma sul piano metanifero che riporta anche altri provvedimenti quali la zona franca che sono stati argomento di contrattazione con il Governo, è anche vero però che tutto ciò mi spaventa alla luce del fatto che sia importante portare dei danari freschi in Sardegna per risollevare tutta l'economia, ma mi chiedo con quali strumenti poi possano venir messe in campo queste risorse, attraverso quali stampelle la Giunta e quindi il Governo regionale potrà poi predisporre dei piani che consentano la regolare spendita entro termini legittimi così come sono legittime le aspettative, fino ad oggi invocate da tutte le classi sociali che operano sul territorio regionale, di questi soldi.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
(Segue LIPPI.) Devo dire che in parte ho apprezzato l'intervento del relatore dello stralcio di legge, l'onorevole Bonesu, l'ho apprezzato perché in buona parte ha tenuto a sottolineare con senso critico i ritardi che sono stati accumulati fino ad oggi dalla maggioranza. Però d'altro canto, nell'ultima parte del suo intervento ho dovuto registrare il solito ritornello, questa maggioranza che chiede scusa, recita il suo giustificato mea culpa, ma poi quando arriva il momento cruciale, clou, nel quale si dovrebbe dare una sterzata e far capire non solo all'interno di questa Assemblea ma anche all'esterno che le cose veramente si vogliono cambiare, arrivati a un momento clou poi la maggioranza vota, nonostante le critiche e le autocritiche, vota i provvedimenti così come sono arrendendosi a quelli che sono i tempi di una politica che è sempre più distratta, rispetto ai problemi terribili che fuori da questo palazzo stanno attanagliando sempre di più l'economia regionale. Il relatore Bonesu parlava prima e gettava anche delle ombre in questo senso al problema della collaborazione tra Commissioni, come se questo fosse il problema che non ha consentito di portare oggi in quest'Aula una leggina che, voglio ricordare a tutti, è fatta di otto articoli. Otto articoli compreso quello che è stato stralciato. Allora io dico che se la qualità che oggi può esprimere questo Consiglio è così infima da non riuscire neanche in un mese, perché è vero che è stata presentata dalla Giunta il 27 marzo la legge, ma è anche vero che è quasi passato un mese rispetto al ritardo che la Giunta ha avuto nel presentare il documento stesso. E' anche vero che esisteva già in carico alla Commissione, da oltre 4 mesi, una legge a firma Manunza e più che si sarebbe tranquillamente potuta trattare, così non è stato, e che in un mese non si sia riusciti a dare una lettura di sette articoli di una legge, a mio giudizio, importantissima per prevedere quello che dovrà essere il processo di riordino e di riassetto degli enti; perché si era detta la necessità di fare una legge quadro onnicomprensiva e che quindi tracciasse le linee guida rispetto a quello che è il problema di riordino degli enti e che purtroppo dovremo attendere per chissà ancora quanto tempo. Sono stato informato oggi in via ufficiosa che c'è l'intenzione di riportare il disegno di legge numero 328 e la proposta di legge Manunza e più in discussione in Prima Commissione non appena sarà terminata questa tornata elettorale. Beh, io oggi apprendo un'altra grande verità: il nostro ruolo di consiglieri regionali non si limita solo a produrre leggi, a produrre modifiche alle stesse, a controllare sull'operato della maggioranza, della Giunta e via discorrendo, non si limita solo a questo, ma oggi scopro che siamo pagati anche per fare le campagne elettorali e che quindi il nostro impegno non è solo un impegno istituzionale; in un momento di grave crisi per la Sardegna, questo lo diciamo da due anni e mezzo, non lo diciamo sicuramente da ieri, il nostro impegno non si deve limitare solo ed esclusivamente a cercare dei rimedi per rilanciare l'economia della nostra Regione ma il nostro impegno si deve estendere anche oltre, andando a ricercare i consensi per elezioni amministrative per mantenere un consenso politico al di fuori di queste istituzioni per poi riuscire magari anche attraverso la gestione di enti strumentali a continuare quel progetto di forme clientelari che per anni hanno portato e stanno portando allo sfascio la nostra Regione. Ricordava il collega Bonesu, due importanti provvedimenti che ancora non sono stati portati all'attenzione di questo Consiglio; il provvedimento sull'EMSA, l'Ente Minerario Sardo, per il quale si è istituita non più tardi un mese fa una Commissione d'inchiesta e dove già nei primi incontri, insediamento della Commissione e quelli subito a seguire, la maggioranza ha dato per intendere che non ci sarà nessun tipo di volontà di voler approfondire i problemi che hanno portato allo sfascio non solo dell'ente ma di tutte le società partecipate e consociate. E questo è un atto gravissimo perché denuncia evidentemente intanto il mancato tentativo di rispetto delle regole, ma soprattutto denuncia il fatto che questa maggioranza, o alcune parti di essa hanno paura che si faccia luce su atti gravissimi che hanno fortemente condizionato la spesa pubblica della nostra amministrazione regionale. Ma, ritornando al provvedimento che oggi abbiamo in carico, si chiedeva il collega Manunza prima: riforme reali, è necessario attuare delle riforme reali; mi chiedo io: ma esiste una ferma volontà perché vengano attuate delle riforme reali? Fino ad oggi mi pare di no, se è vero come è vero che i pochi provvedimenti che sono arrivati in carico alle commissioni, alcuni di questi non sarebbero nemmeno meritevoli dell'attenzione delle commissioni stesse perché forse sono stati scritti con i piedi, non con le mani. Allora, è il caso forse di fare una seria riflessione. Io credo che la preoccupazione sollevata dal collega Bonesu in merito al fatto di scongiurare che scaduti i 45 giorni di prorogatio si debba procedere, a norma di legge, al rinnovo d'ufficio da parte del Presidente della Giunta dei consigli di amministrazione, sia una preoccupazione non infondata, non fosse peraltro che oggi forse dentro questa Assemblea non esiste più una maggioranza. Questa è la verità. Personalmente, per come sono andate le cose, per come sono stati gestiti fino ad oggi gli enti, che si proceda al rinnovo d'ufficio e che gli stessi vadano a scadere nel 1999 e rinnovati sei mesi dopo l'istituzione della nuova legislatura, debbo dire che è un problema che non mi preoccupa se è vero, come è vero, che da qui fino alla fine della legislatura ci dovrebbe essere la volontà da parte di questo Consiglio di andare a riordinare e riorganizzare alcuni degli enti stessi. Presumendo quindi anche la privatizzazione di molte parti di questi enti e, perché no, anche lo scioglimento. Quindi non vedo quale possa essere la preoccupazione di andare a rinnovare d'ufficio dei consigli di amministrazione molti dei quali, probabilmente, se ci fosse la volontà, da qui a qualche mese potrebbero anche essere sciolti. Credo invece che la grande preoccupazione di questa maggioranza sia quella di cadere sul rinnovo d'ufficio dei consigli di amministrazione, perché è storia di questo Consiglio, ha dimostrato che ogniqualvolta la maggioranza si è dovuta scontrare con il rinnovo di cariche all'interno di enti o di quant'altro, i problemi sono nati, i malumori si sono diffusi, le spaccature si sono accentuate e, con estrema difficoltà, poi ci sono stati motivi per tentare recuperi e ricucite. Allora ditelo, ditelo con tranquillità, confessate all'intera Sardegna questa vostra pecca, la voglia di comandare, la voglia di gestire tutto, la voglia di spartire: non è cambiato niente. Ditelo e siate seri una volta per tutte. Oggi presentare da parte della maggioranza, e sarà alla storia del Consiglio regionale che i gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale hanno votato contro in Commissione, contro la possibilità che questo stralcio venisse portato all'attenzione di questo Consiglio, perché - e questo non lo dico sicuramente oggi ma lo sto ripetendo già da tempo - abbiamo sempre sostenuto che il problema del riordino degli enti non è un problema di maggioranza o di opposizione ma è un problema di tutti i sardi, è un problema dell'intero Consiglio, è un problema che riguarda tutti e con questo spirito noi abbiamo affrontato la discussione generale in Commissione, con questo spirito intenderemo affrontare qualsiasi tipo di discussione all'interno di quest'Aula e di questo Consiglio. Ma, per cortesia, non chiedeteci di venire incontro ad esigenze di una maggioranza che oggi non ha più nessun senso di responsabilità rispetto agli sfasci che fuori da questo palazzo si vivono tutti i giorni, di fronte ad una maggioranza che approfitta di queste elemosine che il Governo nazionale finalmente si è deciso a fare per riempire le pagine dei quotidiani locali, facendo o cercando di far dimenticare i veri problemi strutturali di riorganizzazione della Regione stessa. Questo è un atto gravissimo, gravissimo perché la gente deve sapere, la gente deve essere informata su quelli che sono i reali bisogni e le reali necessità che oggi la Regione si trova a dover affrontare. E allora, Presidente e chiudo, oggi dicevo in apertura del mio intervento questa Assemblea registra l'ennesima sconfitta, una sconfitta dolorosa per l'opposizione, perché forse la scommessa di questa legislatura o una delle scommesse di questa legislatura, per tutti i partiti che oggi sono presenti in quest'Aula, stava proprio nel fatto di riuscire a riorganizzare la macchina burocratica della Regione e degli enti regionali entro i termini della legislatura. Se questo non si riuscisse a fare sicuramente le colpe dovrebbero ricadere in gran parte sulla maggioranza, ma io credo che come opposizione dobbiamo avere il compito di sollecitare in ogni maniera, in ogni misura tutto il Consiglio, il lavoro delle commissioni affinché si possa arrivare quanto prima ad un provvedimento che finalmente riesca a dare trasparenza, certezze e soprattutto dignità all'intero Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (P.D.). Signor Presidente, cari colleghi, non posso iniziare questo breve intervento se non facendo una prima considerazione, cioè l'apprezzamento e la condivisione di molti degli argomenti che sono stati portati dai precedenti interventi in questo dibattito sia sul piano delle considerazioni obiettive che hanno condotto alla formulazione e a portare in Aula lo stralcio del provvedimento numero 328, in relazione alla sua necessità e alla sua urgenza, per essere presentato sotto questa forma, e non mi ci soffermo ulteriormente perché egregiamente sono state esposte dal relatore le motivazioni a riguardo. Non è soltanto questo l'aspetto che condivido, perché saremmo veramente degli irresponsabili se, al di là delle valutazioni dei meriti e delle colpe, delle inadempienze e delle inefficienze, per il normale gioco politico, preso atto di questo, portate le dovute considerazioni critiche, ci rifiutassimo di prendere un provvedimento che ha, per ragioni obiettive, che sono state esposte, una sua necessità e una sua urgenza.
Però vorrei anche precisare che, così come ho apprezzato, a parte le considerazioni tecniche e politiche, anche le considerazioni critiche, almeno gran parte di esse, esposte dal relatore Bonesu, ho dato la giusta considerazione, nella mia riflessione, anche per quanto ha esposto in alcune sue riflessioni l'onorevole Manunza nel suo intervento, pur non concordando col comportamento in Commissione e in quest'Aula per la differente valutazione sull'urgenza dell'approvazione di questo stralcio. Ma dirò che ho trovato delle consonanze anche con l'intervento dell'onorevole Lippi, laddove in alcuni passaggi ha fatto delle riflessioni critiche sui lavori di quest'Assemblea e delle sue articolazioni di Commissioni che coinvolgono tutti, maggioranza e minoranza, e a cui sono imputabili ritardi, inefficienze di cui siamo tutti responsabili. Ho apprezzato dell'onorevole Lippi lo spirito nell'affrontare una discussione, come quella della riforma degli enti, sottolineando l'importanza che questa ha per tutti indistintamente, senza differente tra maggioranza e opposizione. Resta il fatto se poi questo lavoro comune in questo indirizzo comune in Commissione, che nella mia esperienza di componente della prima Commissione ho rilevato con grande frequenza e con grande soddisfazione, la divaricazione, se poi questo concorso al miglioramento, a una definizione soddisfacente per la maggior parte di noi, di provvedimenti quali quelli che abbiamo in discussione sugli enti, si traduce poi in Aula, per dovere politico, a non votare provvedimenti a cui si è concorso in comunanza di intenti con un apporto, gran parte delle volte, anche di una notevole rilevanza. E questa è la discordanza che a me, non politico di professione, onestamente lascia sempre perplesso, pur comprendendo i ruoli che ciascuno, maggioranza ed opposizione, devono su questo teatro della politica giocare.
Ho condiviso, delle osservazioni dell'onorevole Lippi, anche le riflessioni critiche rivolte a tutti, maggioranza ed opposizione, sugli ostacoli che vengono messi ai lavori proficui delle Commissioni anche quando, e purtroppo non succede con grandi intervalli di tempo, i commissari vengono distratti dagli impegni elettorali cui concorrono attivamente. Tutto questo mi trova effettivamente concorde. Però vorrei aggiungere a questa riflessione che ho rammentato or ora, udite, anche alcune riflessioni generali sotto un profilo, parlo ovviamente a titolo personale, che non ho sentito echeggiare in questi interventi. Ecco, personalmente non ho mai nascosto, non ho mai apprezzato il ruolo dell'opposizione, anche se ne capisco le motivazioni, nel cercare di imporre delle scadenze precise per quelli che sono gli atti di governo importanti, le riforme sono uno di questi aspetti, di imporre all'Esecutivo di pretendere delle scadenze. Ecco, questa è la seconda parte, concordo, l'avrei detto, mi ha preceduto l'onorevole Floris, e non sono stato, l'ho espresso chiaramente, mai d'accordo con l'Esecutivo di accedere a queste richieste di fissazione di date quando era chiaramente assurdo che entro determinate date si potessero espletare questi compiti, e faccio riferimento anche ad argomenti che sono estranei a questo dibattito, perché vorrei ricordare a quest'Aula quando venne imposto all'allora Assessore della sanità un termine per la redazione del piano regionale sanitario che oggi, alla luce dei fatti, capiamo quanto era veramente ridicolo, da parte di tutti, perché la legge l'abbiamo votata tutti, pretendere che ci potesse essere un adempimento di quella portata in quel tempo. Ancora oggi, e sono passati non tre mesi, non quattro mesi, con la proroga concessa da questo Consiglio, ma ben due anni e mezzo, per ora c'è soltanto un piccolo stralcio di questo piano sanitario. E questo non vuol suonare critica a nessuno, vuol suonare di rendersi conto della realtà dei problemi. Io credo che nell'esercizio delle nostre funzioni di consiglieri, nell'esercizio delle nostre funzioni di amministratori, e lo dico da cittadino che non ha una grande esperienza politica, dobbiamo spogliarci, una buona volta, dall'entusiasmo anche che, a volte, in perfetta buonafede di trascina. Dobbiamo imparare a valutare i fatti, a valutare quello che è nostra intenzione fare non soltanto a colpi di slogans, che pure hanno la loro efficacia quando si tratta di inculcare determinati concetti nella popolazione, quando si tratta di avere un seguito e un sostegno nell'affrontare grandi tematiche, soprattutto di riforma, ma che necessariamente approdano, a un certo punto, alla definizione della realizzazione concreta, allo studio della realizzazione che si vuole ottenere, nei termini più particolareggiati. Ebbene, io credo che sia esperienza comune di tutti noi che lavoriamo nelle Commissioni, la differenza che c'è tra il dire e il fare, la necessaria valutazione di quanto costi realmente affrontare un tema, e qui torno in argomento, come quello delle riforme con l'approfondimento dei problemi, con la meditazione su quello che si sta facendo, tenendo conto di tante componenti e, per quanto riguarda in particolare gli enti, vorrei ricordare che certamente ostacoli a questa volontà di riforma vengono posti da molteplici elementi.
Ci sono delle resistenze che vengono, e questo capita nell'ambito anche della nostra azione politica, da potentati e da protettorati; ci sono delle resistenze che vengono dal mondo sindacale, dai lavoratori interessati e coinvolti nei processi di riforma, c'è l'interferenza di interessi locali, perfettamente legittimi in tante occasioni, ma che non tanto raramente vanno anche all'aspetto deteriore del localismo inteso in senso stretto. Sappiamo tutto questo, però dobbiamo anche comprendere che al di là di questi elementi, chiamiamoli così, di disturbo e di freno a una reale volontà di riforma, e vorrei ricordare che abbiamo esempi deteriori anche in quest'Aula, perché ci sono dei casi, e sono stati rievocati anche dall'onorevole Manunza, che come membro di questo Consiglio non posso certamente condividere o sottacere, come quello che uno dei provvedimenti che l'onorevole Manunza ha richiamato, cioè il governo delle acque, la regolazione di questo governo giaccia da due anni e più in Commissione, senza essere riuscito ad approdare in questo Consiglio. Questo veramente va sottolineato, e se oggi sottolineiamo, dopo l'urgenza con cui abbiamo approvato l'adeguamento alla legge Galli, la necessità urgente che si rimetta mano alla discussione su questo grande tema, certamente io spero che sia una presa di coscienza che in questo modo si blocca veramente la riforma, almeno in questo campo, e la colpa è soltanto nostra, non in questo caso dell'Esecutivo che l'ha portato in Commissione.
Vorrei dire che probabilmente, questa è una riflessione di carattere generale, accanto a questi elementi che comportano un prolungamento necessario del tempo per varare questi progetti di riforma, su cui tutti almeno a parole concordiamo, e che a parole almeno vogliamo, ma io sono convinto che li vogliamo realmente, almeno nella grande maggioranza di noi e di tutte le formazioni politiche. Si devono fare i conti con problemi concreti, che coinvolgono, per quanto riguarda gli enti, anche migliaia di lavoratori e di dipendenti che non possono certamente, per la loro entità e per la loro presenza, escludere ogni possibile e necessaria riforma, ma che impongono che le conseguenze della nostra azione di riforma siano attentamente valutate, perché noi stiamo coinvolgendo l'attività lavorativa e la vita di migliaia di persone. E' facile fare due righe di riforma o di scioglimento del tal ente o di tal altro ente e poi non valutare quello che andiamo a fare impostando la riforma in una maniera o nell'altra. Questo comporta i tempi lunghi che sappiamo tutti quanti, e questa è anche la spiegazione del prolungamento del soggiorno dei testi nelle varie Commissioni e anche dei ritardi che sono stati stamattina denunziati per quanto riguarda qualche ente in particolare, nell'approntamento da parte della Giunta dei relativi disegni di legge.
Ho più volte detto in quest'aula, e lo sottolineo ancora una volta perché ho l'impressione che un'osservazione che a me sembra lapalissiana non sia stata presa in considerazione da nessuno, almeno nelle risposte che ho avuto e nell'attenzione, o meglio nella disattenzione che ho notato ogni volta che ho portato il discorso su questo tema. Vorrei ricordare due cose ancora: in tanti enti di quei 33 di cui stiamo discutendo esistono degli impegni presi, degli impegni che si continuano a prendere, esistono degli impegni che hanno portato dei finanziamenti a questi enti, finanziamenti non solo nazionali ma anche europei, e sono degli impegni che devono essere mantenuti. Quindi ci sono dei tempi e dei modi, anche delle riforme le più drastiche, che non possono prescindere da questi considerazioni, non possiamo ignorarle. E questo è un altro aspetto, e sappiamo benissimo, intanto perché ci ragguagliamo tutti sui tempi, che anche quando avremo approvato delle leggi di riforma, queste leggi di riforma in molti casi, certo sarà stato un grande passo per il Consiglio, ma non significherà che quell'ente si trasforma in sei mesi nella nuova entità che siamo andati a creare, di qualunque tipo: accorpamento, modifica, eccetera, perché sono convinto che quasi in tutti le leggi di riforma noi dovremo scandire modi e tempi. Per cui non è improbabile che diversi enti che verranno riformati, se ci riusciremo in questa legislatura, vedranno l'attuazione pratica e il completamento della riforma almeno nella legislatura successiva. Anche questo deve essere considerato. Vedete, forse abbiamo peccato, tra tutte le altre pecche che abbiamo messo in evidenza, di eccessivo entusiasmo. L'eccessivo entusiasmo spesso, troppo spesso fa non considerare i tempi necessari, le difficoltà che si affrontano nel percorso e anche quello che per me è il fondamento della democrazia, il confronto di opinioni che avvengono tra le formazioni politiche, non solo tra maggioranza e minoranza, ma nell'ambito della stessa maggioranza e della stessa minoranza, che significa trovare quelle soluzioni che rispondano alle esigenze, ma che trovino le convergenze necessarie per realizzare veramente quello che si vuole realizzare.
E allora non si può procedere a colpi di slogan soltanto: ciascuno di noi deve sapere che difficilmente il disegno che ciascuno ha in mente si concreterà al cento per cento, perché si dovrà necessariamente e democraticamente confrontare con le opinioni, le esigenze e le idee degli altri. Questo entusiasmo a cui accennavo ha fatto parlare di questa legislatura, fin dal suo inizio, come una legislatura costituente. Non lo stiamo dimostrando molto, però non vorrei neanche autoflagellarmi come consigliere pensando che effettivamente nulla abbiamo fatto, perché se ci riflettete questa legislatura costituente ha prodotto la riforma in campo sanitario, ha prodotto le procedure per cui si può avviare finalmente anche il riassetto del territorio regionale, ha prodotto due leggi che tutti abbiamo riconosciuto di una certa importanza per quanto riguarda anche il governo e la regolazione, dal punto di vista delle loro amministrazioni, degli enti. E ne potrei citare tante altre, l'ultima anche l'adeguamento alla legge Galli, che è stata recentemente votata da questo Consiglio.
Quello che forse non abbiamo meditato attentamente è l'imbuto in cui ci siamo venuti a trovare ora, affollando tutte le riforme che abbiamo potuto ideare e riconoscere come necessarie contemporaneamente, e questo ha reso schizofrenico a volte il lavoro delle Commissioni che, pressate dall'urgenza anche della dialettica politica, sono passate a sospendere un argomento già avanti nella elaborazione per affrontarne un altro che in questa sede consiliare veniva ritenuto più urgente. Chiaramente, tutte le riforme che investono un qualche cosa che si è sedimentato in cinquant'anni non possono essere affrontate tutte insieme, non possono essere risolte tutte insieme. E questa è una considerazione che pure dobbiamo fare, anche a giustificazione dei nostri ritardi e delle nostre inadempienze. Io vorrei sollecitare, c'è il Vicepresidente, ma vorrei che portasse al presidente Selis l'urgenza, la necessità - questa è un altro esempio di disfunzione che può essere eliminata - che potesse non gravare ulteriormente su questa prima Commissione, che si trova ad affrontare una serie di riforme in tutti i campi per le competenze che ha avuto dalla sua costituzione e che vede aggravato questo carico di lavoro anche dal fatto del mancato rinnovo della Commissione speciale a cui determinate competenze già in carico alla Prima Commissione era stata già delegate, dell'urgenza dicevo che il Presidente risponda al Presidente della Prima Commissione per quel quesito importantissimo che è stato posto sulle competenze reciproche tra Commissione di merito e prima Commissione per quanto riguarda la procedura da seguire nell'approvazione di questi progetti di riforma. Non è una cosa di poco conto, è una cosa importantissima, perché se, almeno come opinione personale, alla prima Commissione dovessero giungere i provvedimenti elaborati, articolati e approvati dalle Commissioni di merito perché la prima Commissione con un intervento esprima un parere, ma non il consueto parere generale, un parere articolato notevolmente, per la coerenza di queste leggi approvate nelle Commissioni di merito con quello che è il disegno generale, la legge cornice, quella che, vorrei rassicurare l'onorevole Manunza che ha perfettamente ragione, ma che saranno all'attenzione della Commissione subito dopo questo periodo un po' tormentato per l'attività delle Commissioni, dicevo la coerenza con questa legge cornice. Questo sgraverebbe e articolerebbe nella maniera migliore l'attività delle Commissioni e certamente potrebbe eliminare i ritardi che ancora si accumulano. Per questi motivi, e ho concluso, io rinnoverò qui in Consiglio il voto favorevole a questo stralcio, già dato in Commissione. Per questi motivi tornando da una considerazione che ho fatto inizialmente, ho espresso il mio non consenso alla fissazione di un termine quale quello che compare in questo stralcio, ne capisco la necessità, ma per le considerazioni che prima ho esposto, mi piacerebbe lavorare senza avere i cani alle calcagna con una reale volontà di fare, ma senza che nessuno mi fissi dei termini precisi il cui mancato rispetto giustifica poi giustamente un dibattito politico che può essere evitato. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Macciotta. Ha domandato di parlare il consigliere Casu.
CASU (F.I.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Casu. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari). Io toglierò pochi minuti all'attenzione dell'Aula, ma sento il dovere personale e non solo politico di esprimere alcune considerazioni. Non c'è dubbio che uno degli impegni più qualificanti di questa maggioranza e di questa legislatura dovrebbe essere, visto che ancora non è stato, la grande riforma della Regione e del sistema di gestione degli enti regionali che si dovrebbe attrezzare in modo moderno, funzionale alla società che è cambiata, ci trasciniamo in sistemi di gestione in enti regionali che sono stati pensati cinquanta anni fa, quaranta anni fa, trenta anni fa, che hanno risposto per molti aspetti ai bisogni per cui sono nati e quindi non sono tra quelli che si associano alla condanna di quello che è stato il sistema pubblico di gestione di alcuni servizi che certamente oggi non rispondono più alle logiche che devono governare una società moderna. Quindi quando è cominciata la stagione delle riforme io mi sono associato con entusiasmo a questa volontà in termini personali, ci siamo associati come gruppo, ci siamo associati alla volontà della maggioranza e del Consiglio di procedere in questa direzione. Per la verità personalmente anche nel 1995 quando abbiamo approvato la legge numero 20 a me era venuta la preoccupazione, il sospetto, che non stessimo percorrendo una strada che, così come diceva il collega Macciotta, peccava di entusiasmo eccessivo. E questo entusiasmo eccessivo in questo periodo ha contagiato altri aspetti della nostra attività legislativa e di governo della Regione. Mi sembra di poter dire, sintetizzando il concetto, che spesso si diffonde la convinzione che basta dare un titolo al problema o basta dare esprimere una volontà o una conferenza stampa e il problema di per sé è risolto salvo, strada facendo, accorgerci che le difficoltà, gli ostacoli, le cose non valutate sono tante e tali che ci obbligano a differire ulteriormente i termini di scadenza che pomposamente ci eravamo dati, e questo a mio avviso sta determinando sia in quest'Aula ma soprattutto fuori da quest'Aula la convinzione che la nostra capacità di vedere i problemi, di affrontarne le soluzioni e di portare a conclusione il processo decisionale è quanto meno frammentaria, improduttiva, in qualche maniera non si arriva a conclusione.
Allora Presidente, signor Presidente della Giunta, che evidentemente è impegnato in cose più importanti di questa, signori Assessori, colleghi, io penso che noi dobbiamo cominciare a pensare a un leggero cambio di direzione, probabilmente a fare di più quello che il collega Lippi ci invitava a fare anche se io dissento dal collega Lippi che dice che noi non dobbiamo essere pagati per fare la campagna elettorale e per cercare i consensi. Mi meraviglia molto che un uomo eletto in Consiglio regionale, espressione di una forza politica importante della nostra Regione e del nostro paese, dica che la politica, perché la politica è, la ricerca del consenso è l'espressione nei confronti della gente del progetto che si vuole realizzare, dica che fare politica in questo senso è tempo perso, mi meraviglia molto di fatto però ha ragione su una cosa: che probabilmente siamo pagati molto e non stiamo producendo il tanto che serve. Allora se questo è vero in questo caso e soprattutto in questo caso occorre che cominciamo a ragionare in termini differenti e io cito un paio di dati, la prima legge che guida l'oggetto della discussione odierna è del 20 agosto 1995 e determinava in un suo articolo, l'articolo 28, e determinava nel giugno del 1996 il termine entro il quale doveva essere portato a compimento tutto il processo di riordino del sistema degli enti regionali per cui si andava alla riforma, in questa legge numero 20, abbiamo detto con grande amplificazione, che si otteneva una forte riduzione dei costi di gestione di questi enti perché abbiamo portato in qualche caso i consigli di amministrazione da venti, ventidue componenti a cinque, tre, sette o quanti sono. Cioè quella legge è nata e aveva come oggetto la riduzione dei compensi agli amministratori; cosa saggia perché si sprecava ed era sicuramente uno spreco quello di avere consigli di amministrazione pletorici in cui tutti praticamente avevano come funzione soltanto quella di prendere alla fine del mese il gettone di presenza o il compenso che gli veniva dato. E sicuramente quindi era una cosa da fare; ma abbiamo anche detto e qualcuno in quella occasione disse, e io la pensavo in questa maniera, che probabilmente il risparmio vero nel riordino del sistema degli enti regionali si ottiene quando questo riordino si fa veramente, perché le diseconomie, l'inefficienza, l'inadeguatezza dei sistemi è tale che i miliardi che si spendono in più rispetto al fabbisogno sono tanti e potrebbero essere elencati. Basterebbe vedere le somme che la Regione trasferisce per il funzionamento di questi o i debiti, adesso non mi viene un termine migliore, che nel tempo si sono accumulati in tutta una serie di settori in cui la Regione ha partecipazioni a vario titolo. Siamo giustamente ad analizzare in qualche modo un disastro. E quindi era giusto impostare in quella maniera, salvo forse darsi dei tempi che erano diversi. Perché a giugno dell'anno scorso non si è riusciti a produrre nulla, si è fatta la legge numero 26, dell'8 luglio del 96, che prorogava al 31 marzo del 97 i consigli di amministrazione di questi enti, siamo oggi chiamati su uno stralcio di un provvedimento di legge quadro di riforma degli enti che non è stato possibile approvare a prorogare i termini di vigenza di questi consigli di amministrazione al 31 dicembre di quest'anno. Non ci sono dubbi che questa sia una tappa obbligata, quindi non ci sono dubbi che la conclusione del mio discorso sarà, come per altri, che io voterò favorevolmente a questo provvedimento. Però non ci sono neanche dubbi che io sono convinto che al 31 dicembre di quest'anno, signor Presidente, noi saremo esattamente nella condizione in cui siamo oggi, con forse qualche piccolissima differenza che cerco di sforzarmi di predire in qualche modo. Allora la riforma degli enti regionali, la riforma dell'intervento pubblico in settori strategici della nostra economia e del nostro sistema sociale hanno dimostrato, ed il disegno di legge di riordino delle acque ne è testimonianza in positivo, signor Presidente, per le cose che dirò in questo momento, hanno dimostrato che probabilmente riformare gli enti non è quella passeggiata a cui qualcuno pensava: è uno sforzo importante. È uno sforzo importante che forse richiede maggiore attenzione nella predisposizione dei disegni di legge di settore, degli enti settoriali, perché non ci sono dubbi che alcuni strumenti che sono stati presentati rispondono soltanto al timbro del cartellino. Allora è troppo facile dire in tutte le circostanze, compresi i congressi dei sindacati, che c'è chi fa il suo dovere qua dentro e c'è chi invece non lo fa ed è il Consiglio regionale. Ed io non mi sento, seppure mi attribuisco ed attribuisco al Consiglio regionale responsabilità, di dire che qui ci sono i maestri che danno i voti e noi dobbiamo sempre prendere l'insufficienza, Presidente. Io penso che se l'insufficienza si deve prendere qua dentro, e forse è meritata in questo momento, sia un'insufficienza diffusa che comprende tutti nessuno escluso; e allora dico che vanno quindi meditati diversamente i disegni di legge di riforma degli enti, va meditata bene una legge quadro che imposti ed era prioritaria, il disegno di legge della Giunta è stato presentato il 27 marzo del '97, cioè cominciamo dai piedi anziché dalla testa, perché i disegni di legge di riforma degli enti settoriali sono presentati alcuni da almeno un anno. Ma torno brevissimamente, perché sono stato chiamato a responsabilità dirette anche su questo, e mi avvio a concludere altrimenti non tengo fede alle promesse, al disegno di legge di riordino del sistema delle acque. E' vero che è in discussione in Commissione da dicembre, ottobre, novembre del '95 ed io mi assumo pubblicamente, come ho sempre fatto, la responsabilità di aver portato nella discussione di questo provvedimento una serie di osservazioni che hanno richiesto in più di una circostanza la necessità di un approfondimento tecnico che consentisse alla Commissione competente di esaminare diverse opzioni e quindi con la richiesta, anche esaudita di certe circostanze, di supporti tecnici che ci dicessero, non dico con certezza, ma almeno con capacità di indirizzo, che andare in un senso oppure nell'altro comportava nel sistema di gestione delle acque alcuni risultati oppure altri. Tradotto, Presidente, per me non per voi, per carità di Dio, dico se affidare tutto ad un'agenzia megagalattica che tutto comprenda sia la scelta più giusta per un settore di primaria importanza quale è quello della gestione delle risorse idriche. Io continuo ad essere convinto in termini intuitivi, non ho strumenti diversi per convincermi, che questa sia una cosa folle e alla richiesta di proporre altre alternative c'è stato sempre risposto che questo era: prendere o lasciare. Ecco perché il disegno di legge di riordino del sistema delle acque è fermo, Presidente. Ed io ho la preoccupazione di poter dire che probabilmente se non c'è uno sblocco di tipo differente, un luogo dove si discuta del problema in termini seri, un luogo politico ed un luogo tecnico, noi probabilmente ce lo ritroveremo anche la prossima legislatura, non vorrei essere cattivo profeta. Sono anche convinto, e ripeto mi fermo, che seppure il Consiglio e la Giunta lavorassero di concerto, in questi prossimi sei mesi, per produrre il massimo nel sistema di gestione degli enti regionali noi saremmo in grado di produrre probabilmente qualche riforma di ente; e allora pensare che noi torniamo a dicembre di quest'anno a prorogare ulteriormente i termini di scadenza dei consigli di amministrazione mi sembra che sia una cosa poco saggia. Aggiungo un altro concetto che a mio avviso è importante e che va sottolineato in quest'Aula. I tempi a cui ho fatto riferimento fanno sì, lo avrei fatto anche io, e quindi la persona più brava, la più capace farebbe questo, che sapendo uno che deve stare in una posizione per un tempo molto limitato, è chiaro che la cosa più probabile è che si limiti alla gestione ordinaria, alla ordinaria amministrazione, e che tutta quella necessità invece di elaborazione in prospettiva che deve essere fatta nel settore agricolo, dei servizi essenziali, in settori anche produttivi manca in questa fase e noi da due anni stiamo rinviando questa gente dicendogli che ci sono altri tre mesi di scadenza, e quindi altri tre mesi di ordinaria amministrazione. Quindi anche noi contribuendo, e questa è la responsabilità che io sento, ad appesantire la situazione gestionale di questi enti e quindi anziché contribuire ad alleggerirla e a creare quegli strumenti più efficaci di gestione di quei servizi essenziali che ne vogliamo fare, stiamo contribuendo in pratica utilizzando queste forme secondo me ad un appesantimento della situazione finanziaria e gestionale di questi enti. In conclusione, Presidente, io penso che questo provvedimento oggi non abbia alternativa, perché se no gli strumenti che debbono essere messi in atto sono tali che in qualche maniera creerebbero più danni, però io penso che prima della fine di questo periodo di lavoro, prima dei prossimi due mesi sia necessario che la Giunta valuti con attenzione, dando priorità, stabilendo priorità certe, quelli che sono i provvedimenti di riforma che possono essere esitati in questo periodo e che per il resto del sistema regionale si operi con decisioni che in qualche maniera consentano a questi sistemi di essere gestiti per l'ordinaria amministrazione ed anche per i discorsi di prospettiva.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (Progr. Fed.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, il provvedimento, simile ad altri purtroppo, di cui siamo costretti a discutere anche oggi, sancisce uno dei temi del fallimento di questa maggioranza e di questa Giunta, uno dei tanti temi, uno dei più importanti. Uno dei più importanti perché non bisogna dimenticare che la campagna politica elettorale, per il rinnovo di questo Consiglio regionale, ricordo che ebbe questi temi al centro dell'attenzione e degli impegni programmatici. Perlomeno così era negli impegni programmatici dei progressisti. E quando si ricorda, come è stato fatto poc'anzi anche qui in Consiglio, che il presidente Palomba, intervenendo all'inizio di questa legislatura, ripropose il tema delle riforme come tema prioritario, si interpretava correttamente gli impegni che i progressisti avevano assunto con i cittadini di questa Regione, con i lavoratori e con i giovani di questa Regione. La verità è che quella volontà riformatrice è venuta progressivamente meno e che, sin dal primo momento, del resto, segnali premonitori vi erano anche a partire (perché no?) dalla volontà di escludere da quella maggioranza e da quel governo Rifondazione Comunista, che era una parte importante dello schieramento progressista e parte importante dello schieramento riformatore. Oggi qui di discute anche di colpe del Consiglio, rispetto alla mancata discussione e approvazione dei provvedimenti di riforma. Io credo che sia sempre giusto e opportuno un esercizio di critica e autocritica, ma questo esercizio deve essere sempre fatto tenendo conto degli elementi oggettivi in atto, anche se questo ci può portare a non assecondare posizioni di moda. Io credo che, sul tema specifico di cui stiamo discutendo, non ci siano grandi colpe da attribuire a questo Consiglio. Ci sono provvedimenti di iniziativa consiliare diversi, depositati nelle Commissioni, anche sulla riforma dell'ente minerario sardo, di cui si ricordava da parte del relatore all'inizio, che manca un disegno di legge della Giunta. Anzi è dal maggio del '95 che questa proposta di riforma dell'Ente minerario sardo è depositata in Commissione e, nello scorso dicembre, questo Consiglio aveva anche fissato i termini per la sua discussione in Aula. Ci sono ordini del giorno, è stato ricordato un ordine del giorno impegnativo proprio del giugno '96 di questo Consiglio. E poi mi si dovrebbe dire quando e in quale occasione, nelle Commissioni, ci sia stato, da parte dell'opposizione, un atteggiamento ostruzionistico o volutamente dilatorio nei confronti dei provvedimenti di riforma. E inoltre si dovrebbe dire se questo Consiglio, quando è stato finalmente messo nelle condizioni di discutere di qualche importante provvedimento, lo abbia respinto, lo abbia bocciato o abbia assunto atteggiamenti ostruzionistici.
Questo Consiglio, invece, quando è stato nella possibilità di affrontare provvedimenti importanti, ha dimostrato di avere una grande volontà di misurarsi con i problemi e con i provvedimenti di soluzione di questi problemi. E allora non bisogna assolutamente nascondere le cose come stanno. Le cose stanno in maniera molto semplice: c'è una maggioranza che non è capace di mettersi d'accordo sulle cose da fare, e questo problema, ovviamente, maggiormente si evidenzia quanto più sono importanti le cose da fare, e quindi i provvedimenti di riforma, anche complessi e delicati. E così non si nasconde niente quando ricordiamo come siamo costretti spesso a lavorare nelle Commissioni di fronte al fatto che, appunto, non si procede, si rinvia perché mancano accordi tra i Gruppi di maggioranza. L'opposizione, da parte sua, presenta proposte di propria iniziativa, ma certamente si vede costretta ad attendere che per la loro discussione ci siano i provvedimenti di maggioranza e i disegni di legge della Giunta. Può portare il suo contributo propositivo e lo fa, e lo sta facendo in ogni circostanza in cui questo può essere fatto, ma se la situazione è di una assoluta inconcludenza bene, visto che di questo anche stiamo parlando oggi, non ci devono essere equivoci e non ce ne possono essere. C'è un'assenza e un'incapacità della maggioranza. Anche la gestione, in vista di quest'ulteriore proroga, di cui evidentemente la maggioranza e la Giunta - come dire - si rende conto che si tratta di un fatto abbastanza abnorme, si è tentato di presentare questa cosa insieme ad una sorta di legge quadro. Ma legge quadro di che? Ma c'è bisogno di una legge quadro per fare le leggi di riforma degli enti? Io dico che non c'è bisogno di alcuna legge quadro. O si tratta di una legge delega, ma non è questo di cui si tratta, non può trattarsi di questo, o c'è una volontà, da parte della Giunta e della maggioranza, di misurarsi in termini di omogeneità rispetto al tema della riforma degli enti, e d'altra parte, questi tutti promanano dalla stessa Giunta e dallo stesso Assessorato, perché se non c'è questa volontà e questa capacità una legge quadro comunque può essere modificata con qualunque legge successiva di riforma dei singoli enti.
E chi lo può impedire che con una legge successiva si modifichino previsioni di una legge che è stata presentata come legge quadro? E quindi io sono convinto che ci siamo trovati, ancora una volta, impantanati a discutere di una legge quadro, che è stata poi così, secondo me, artificialmente prodotta per giustificare un'ulteriore proroga, che altrimenti non si sapeva come poterla sostenere adeguatamente in Consiglio, anche davanti all'opinione pubblica, ancora una volta per perdere tempo e per prendere tempo. Ma c'è anche un altro problema, un'altra conseguenza dannosa e grave, che in parte qualche collega ha anche richiamato. Con questo modo di procedere si stanno ottenendo due bei risultati: da una parte intanto si trascura l'importanza della possibilità che è data all'intervento per via amministrativa di produrre sostanziali modifiche positive sull'operatività degli enti. Perché poi la legge di riforma, cioè la necessità di una legge si inquadra soltanto nella necessità di dire che un ente si sopprime, si scioglie o si modifica interamente alla sua natura. Ma per quanto riguarda i processi di riassetto e di efficienza e di efficacia, questi risiedono nella capacità di intervenire per via amministrativa tranquillamente. Il bel risultato che si sta ottenendo anche, tra l'altro, è che con questo modo di procedere si sta proprio trascurando questa possibilità, non li sta mettendo in atto, e d'altra parte, tenendo in piedi i consigli di amministrazione, che si considerano permanentemente in situazione di prorogatio si aggiunge danno al danno., perché appunto, come è stato anche da alcuni ricordato, non si ritengono nella possibilità, nella capacità e nella pienezza del compito per poter avanzare piani di un certo respiro, per lo meno di respiro annuale. Ci sono programmi che sono fermi, alcuni anche importanti, penso anche agli IACP che non portano avanti programmi di cessione di alloggi popolari perché sono in regime (?) di prorogatio, devono scadere da lì a due mesi, a tre mesi. Quindi non c'è nessun risparmio per l'erario, e si aggiunge danno sulla operatività e sulle possibilità che sarebbero molto importanti di intervento per via amministrativa, nel frattempo che si arriva a determinare le scelte per leggi di riforma.
Quello che in conclusione va detto è che da parte nostra la volontà riformatrici, convinti in questo modo di rappresentare pienamente la volontà dei lavoratori, non ci sono resistenze da parte dei lavoratori alle riforme e alle riforme degli enti. Anzi, i lavoratori conoscono direttamente i problemi legati a un funzionamento che purtroppo non produce sviluppi positivi e che quindi ha ricadute negative sia di carattere generale, ma anche sui lavoratori direttamente coinvolti, e quindi sono i primi a volere che si proceda ai piani di riassetto e alle riforme necessarie. E in questo senso, quindi, noi siamo impegnati perché si proceda verso le riforme, ed è per questa ragione che dobbiamo constatare che altrettanto non è da parte di questa maggioranza e di questa Giunta che purtroppo, periodicamente, poi, deve sancire questa situazione e questo fallimento con leggine di proroga, e che anche quando vengono presentate all'interno di un provvedimento che doveva avere carattere generale, denunciano comunque ciò che esse sono e soltanto sono: leggine di proroga, perché torno a dire che questo provvedimento di carattere generale altra funzione non ha, perché non serve assolutamente a nulla rispetto alla riforma degli enti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Io voglio intervenire per fare solamente alcune considerazioni su questa norma che viene stralciata dal disegno di legge numero 328. Intanto per fare una affermazione di principio, perché mi è sembrato di sentire oggi, nell'odierna discussione, che al processo di riforme debbano concorrere tutte le forze politiche. E questo è anche vero, senz'altro. Però, è altrettanto vero che in caso di insuccesso, caro collega Secci, la responsabilità non è dell'intero Consiglio; la responsabilità è evidentemente della maggioranza che ha i numeri per poter legiferare e per poter ben governare. Ci mancherebbe altro! Tutti devono contribuire, ma se poi non si arriva certamente non è colpa del Consiglio nella sua interezza, ma è colpa della maggioranza. A Cesare quel che è di Cesare.
D'altro canto, recenti esempi ci dicono che quanto le minoranze di opposizione, e segnatamente quella del Polo, presentano delle proposte di legge che vanno anche verso questa direzione, la maggioranza, quindi il Consiglio, ma non è il Consiglio, non vota neanche il passaggio all'esame degli articoli. Quindi che contributo, che concorso può dare l'opposizione moderata di centro, se evidentemente questo contributo è lettera morta e non viene accettato?
Quindi, fatta questa precisazione giusto per attribuire e delimitare le responsabilità di ciascuno di noi, passiamo alla proposta. Io la definisco una proposta non seria, perché è possibile che il 27 marzo, quattro giorni prima della scadenza dei termini relativi alle cariche degli organi degli enti non si sia avuto il coraggio da parte della Giunta di presentare l'ennesimo disegno di legge di proroga, e invece si è voluto nascondere l'unico vero ed effettivo fine, che era quello appunto di ottenere la proroga, con un disegno di legge portante "Norme generali sulla riforma degli enti regionali" che per la verità, signori, poco dice in termini di effettivi contenuti sulla riforma degli enti.
Se andiamo a guardarci la pagina 2 della relazione, al secondo capoverso, rileggiamo punto per punto le stesse cose che il presidente Palomba aveva indicato nelle dichiarazioni programmatiche. Sono passati quasi tre anni. Questo la dice lunga sulla reale volontà di procedere alla riforma degli enti. Tre anni! Signori della maggioranza, ma se in un'intera legislatura non si riesce neanche ad avviare un progetto che è stato ritenuto fondamentale, prioritario e principale, dovremmo forse chiedere la continuità ai nostri elettori perché siamo tutti nella stessa configurazione attuale rieletti per portare a compimento un lavoro di tale fatto? Diciamocelo chiaro e tondo che purtroppo esistono situazioni incancrenite, qualche collega l'ha fatto rilevare in precedenza, che non consentono a una maggioranza che non ha un progetto politico serio, intorno al quale fare quadrato per portare avanti quelle scelte coraggiose che portino poi veramente al risanamento dell'economia dell' Isola, alla crescita dell' Isola sia economica che sociale. Questo è quello che vi si addebita, questo è quello che vi si imputa, questo è quello che con questo disegno di legge si va a mascherare. Con lo stralcio della proroga delle scadenze delle cariche sociali si vuole nascondere l'insuccesso, la mancanza di volontà di arrivare a una seria, reale, effettiva riforma (?), piena di risultati, entro la fine di questa legislatura. Alla prossima legislatura chi sarà qui dovrò ancora affrontare, e dall'inizio un'altra volta, il problema della riforma degli enti. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, penso anch'io di rispondere positivamente alle sue sollecitazioni informali in qualche modo di accorciare il dibattito, ma credo che sia importante chiarire le posizioni. Sono già intervenuti l'onorenole Manunza e l'onorevole Secci, e condivido in pieno le loro riflessioni e anche le loro conclusioni. Debbo dire però che ancora non si sono dissolte le perplessità, i dubbi e il disagio che abbiamo manifestato in Commissione autonomia in merito al provvedimento stralcio del D.L. 328 e che il giudizio al di là poi dell'espressione di voto che verrà data in Aula dopo l'intervento della Giunta, il giudizio sullo stralcio rimane sostanzialmente negativo. Non mi è stato chiaro tra l'altro, dall'intervento del relatore, un punto fondamentale, o per lo meno un punto che io ritengo fondamentale, cioè la posizione della Giunta in merito al provvedimento stralcio. Cioè se la Giunta ritiene in questa fase di doversi assumere appieno la responsabilità politica della richiesta di proroga che è un fatto, come dire, non determinante, naturalmente nel processo di riforma degli enti, se non un passaggio direi quasi burocratico direi quasi obbligato per proseguire ad attuare la riforma.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
(Segue MARTEDDU.) Non mi è chiaro, ma almeno dal relatore non è stato chiaro se la Giunta si assume questa responsabilità, posto che l'onorevole Bonesu ha dichiarato che la Commissione ha deciso lo stralcio, quindi ritengo che da questo punto di vista, l'assunzione di responsabilità da parte della Giunta, sia un momento chiarificatore del dibattito odierno, ma c'è un giudizio più generale. Io ricordo che la stagione riformatrice, chiamiamola così tra virgolette, del 1995 è stata importante, è stata una fase direi fondamentale di questa legislatura, quella tensione riformista si è notevolmente allentata, e quando ci siamo scontrati con i temi nodali, con i nodi della riforma, intaccando poteri trentennali costituiti, c'è stata quasi una sorta di blocco di questa tensione riformista. Lo ricordava prima Manunza, siamo di fronte a 33 enti, 30 consociate e partecipate, oltre 4600 unità lavorative con una spesa annua di circa 300 miliardi di funzionamento, sono contenuti questi dati nella relazione al disegno di legge della Giunta e nella relazione della nostra proposta di legge sugli indirizzi generali di riforma, sono dati impressionanti, quindi è chiaro che abbiamo la certezza che stiamo andando davvero a intaccare l'essere stesso di questa Regione, come dire che senza queste riforme, senza la riforma interna della Regione, senza la riforma degli enti, noi potremo concludere la legislatura dicendo che non abbiamo fatto alcuna riforma. E fare le riforme, accelerare le riforme non significa dare un giudizio negativo sugli attuali amministratori degli enti, nominati sulla base della legge numero 20. Devo dire anzi che il giudizio complessivamente può essere positivo, abbiamo snellito i consigli di amministrazione, ci sono consigli di amministrazione che stanno operando in maniera molto agile, molto snella quindi così come si è scritto probabilmente o si sente aleggiare il nostro giudizio negativo sulla proroga e non coincide col giudizio negativo sulle attuali amministrazioni degli enti. Credo che debba essere molto chiaro questo, sono due cose distinte, sono due giudizi politici, distinti. Devo ricordare ancora che la riforma era uno dei punti centrali, è stato ricordato da alcuni colleghi, punti centrali di questa maggioranza dall'inizio della legislatura, punto centrale degli impegni programmatici solennemente riaffermati anche da quest'ultima Giunta. D'altro canto, lo dico con un pizzico di ironia che l'assessore Ballero che per i rapporti che abbiamo lo consentirà, questo è stato rafforzato anche dal passaggio del Presidente della prima Commissione, che ha guidato la Commissione nell'ultimo periodo, nel periodo più fortemente impegnativo per la stessa Commissione sul piano proprio della legislazione della riforma, l'impegno riformista è stato in qualche modo consacrato dal passaggio del presidente Ballero all'Assessorato delle riforme. Però mi pare di cogliere, dalle cose che stiamo facendo in queste ultime settimane, mi pare di rileggere e di rivedere una pellicola girata all'indietro, noi avevamo approvato nel giugno 1996, 24 giugno '96, proprio su proposta del presidente Ballero, una risoluzione sul disegno di legge numero 248. Una risoluzione che anche allora accompagnava una legge stralcio, accompagnava lo stralcio dell'articolo 10 che era sempre uno stralcio di proroga dei consigli di amministrazione degli enti. Una risoluzione molto forte, vorrei ricordarlo, che ci impegnava tutti, che criticava la Giunta allora, per i ritardi attraverso i quali o i ritardi che avevano caratterizzato la sua azione nel presentare i progetti di legge di riforma, una risoluzione che rimarcava e sottolineava la forte necessità e l'urgenza, anche allora, della proroga come un fatto, un passaggio necessitato ma molto provvisorio; ricordo che inizialmente la proroga era prevista per il settembre '96 addirittura e poi un emendamento Bonesu, proprio in Commissione, la portava al 30 marzo '97. Soprattutto la parte finale di quella risoluzione impegnava la Giunta a presentare un disegno di legge di carattere generale, un disegno di legge che l'onorevole La Rosa lo chiama legge quadro, con tutte le discussioni, se poi le leggi di settore vanno a intaccare o a cambiare il quadro, ma in ogni caso il Consiglio regionale, la Commissione del Consiglio regionale aveva evidenziato con forza in quella fase, la necessità di indirizzi chiari ai quali poi riferire le leggi di riforma. D'altro canto, noi abbiamo ritenuto anche ultimamente di rinviare la discussione stessa del disegno di legge della Giunta per il riordino degli enti in agricoltura, perché è stata richiamata la necessità e l'urgenza di una legge quadro. Di fronte a tutte queste inadempienze, intanto colleghi, Presidente, mi sembra banale e puerile e sarebbe molto banale e puerile riferire tutto questo a un conflitto tra Giunta e Consiglio, oppure a rimpallarsi reciproche responsabilità. Io credo, e mi chiedo anche quali sono gli ostacoli che impediscono in questa fase alla Regione, al Consiglio regionale, di assumere con impegno prioritario la fase riformista. Lo dico adesso che ormai stiamo per passare il capo di Buona Speranza di metà legislatura, buona speranza tra virgolette, volevo dire ma è solo un dato geografico questo, e ci avviamo o l'abbiamo già passato, e ci avviamo a concludere questa legislatura. Eppure si poteva lavorare alacremente, si poteva lavorare sulla proposta di legge che i popolari hanno presentato il 20 dicembre 1996, la proposta di legge numero 213; è stata sempre rinviata la discussione della proposta di legge, sempre di origine dei popolari, per il riordino, per la trasformazione, a proposito degli Istituti autonomi per le case popolari, onorevole La Rosa, giace una proposta di legge di cui io sono primo firmatario per trasformare in aziende gli istituti autonomi case popolari e ormai anche questi sono diventati degli istituti direi esclusivamente burocratici che puntano a mantenere se stessi perché non hanno più nessuna funzione di tipo economico e hanno enormi difficoltà a immettersi sul mercato con una funzione meramente economica, come ormai la cultura di questi tempi prescrive. La Giunta ha presentato il disegno di legge numero 328 il 27 marzo. Io ho dato un giudizio positivo in Commissione sul disegno di legge e sono rimasto convinto anche che noi potevamo arrivare oggi non a discutere uno stralcio di proroga ma a discutere sugli indirizzi generali degli enti che sono importanti, che non sono una variabile indipendente rispetto ai singoli provvedimenti sui singoli enti. Perché la trasformazione degli enti regionali, l'accorpamento, la cancellazione, la creazione di aziende capaci di offrire servizi economicamente validi, che si mantengano sul mercato, io credo che sia l'obiettivo vero di questa Regione. Liberare dai lacci e laccioli, dagli appesantimenti la Regione, dagli appesantimenti di enti e di istituti che erogano servizi o inutili o talmente costosi che non arrivano assolutamente ai cittadini. Io ho necessità di capire, onorevole Assessore, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, se ancora vi è la volontà di procedere in questa legislatura. Ho necessità di capire se questo è ancora uno dei punti fondamentali e prioritari della azione politica di questa maggioranza e della azione di governo. Perché ogni tanto mi pare di assistere a due binari, o meglio a due vagoni, a due regioni che si muovono in parallelo e che non si incontrano mai. Da una parte la Regione delle battaglie con il governo per l'energia e i risultati positivamente arrivano, metanizzazione; la Regione del grande dibattito urbanistico che pure è importante al di là delle differenziazioni; la Regione che sta cambiando le metodologie di spesa attraverso per esempio la legge sui Piani integrati d'area. D'altro canto però vedo una Regione pachiderma, pesante, sprecona attraverso questa miriade di enti, di controllate, di consociate; pezzi di Regione incontrollati e incontrollabili, una Regione incapace di offrire da questo punto di vista un colpo d'ala. Il problema è se riusciamo a mettere insieme questi due momenti, se questa maggioranza, questa Giunta, questo governo espressione di questa maggioranza è capace di mettere assieme questi due momenti. Ora la proroga, l'ennesima proroga, la seconda proroga mi pare più simile ad un rinvio, anche per come dire la scarsa attenzione che si avverte su queste cose, mi pare più simile ad un rinvio, ad un espediente, ad un rinvio delle riforme più riferito ad un fatto tecnico che ad un fatto di rilevanza politica. La specialità della Sardegna, che è un terreno di grandi suggestioni, di grandi scelte, che ha tenuto questo Consiglio impegnato in un dibattito importante, la specialità verso l'esterno, questa volontà che abbiamo, pervicace, di rimarcare la nostra funzione di Regione speciale, questa Regione, questa cultura poi si incaglia, un po' come la Vittorio Veneto, sulle scelte interne. Lo stesso governo nazionale mi pare che sia stato più spedito e più credibile quando ha proposto, attraverso la legge delega poi approvata dal Parlamento, la legge delega numero 59, la cosiddetta legge Bassanini, all'articolo 14 quando indica con precisione cosa deve fare il governo per modificare la struttura dello Stato e dei suoi enti. La "Bassanini" indica indirizzi precisi su questo, noi non siamo arrivati neanche a questa fase e credo che da questo punto di vista siamo in notevole ritardo; la specialità che rivendichiamo nei confronti dello Stato poi si incaglia e non riusciamo, come dire, a renderla convincente quando si tratta di riforme interne. Come rendere credibile questo atto che stiamo per compiere, questo voto che stiamo per dare da un punto di vista politico, come renderlo credibile a noi stessi prima di tutto e renderlo credibile all'esterno? Mi pare che sia una strettoia burocratica difficile dentro la quale ci siamo infilati. Mi rendo anche conto naturalmente che senza questa proroga, senza attraversare o passare sotto questa forca caudina che rappresenta lo stralcio di questa legge si può andare o alla paralisi totale degli enti, che oggi sono amministrati dagli amministratori eletti in base alla legge numero 20, o a una stagione di totale instabilità non solo politica, come diceva l'onorevole Lippi, ma di instabilità amministrativa, generale nelle strutture periferiche della Regione. E probabilmente sarebbe anche il colpo mortale per quel minimo di ambizione che ancora ci rimane di riforma. Ma ritengo comunque necessario, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli Assessori, che per aderire anche a questo semplice atto occorre che ci sia una assunzione politica di responsabilità maggiore, che la Giunta riconfermi come punto centrale, con tutte le opportune metodologie da mettere in campo di lavoro, come punto centrale della sua azione di governo la riforma della Regione, e quindi la riforma complessiva degli enti regionali, che assuma prioritaria per i prossimi mesi e le prossime settimane e che faccia convergere tutte le sue energie, politiche e amministrative, con l'obiettivo di approdare alla riforma. Altrimenti ha ragione l'onorevole Secci, e anche l'onorevole Macciotta nel suo intervento, quando dicono che la data del 31/12/97 rappresenta ancora una volta una data virtuale e non una data reale. Quindi dobbiamo avere chiaro oggi che tutte le energie convergono nei prossimi mesi per le riforme, perché se questo non fosse io credo che la sanzione politica non potrà essere una ulteriore legge di proroga, ma ci dovrà essere una pesante sanzione politica se questo non si fa. Occorre capire da oggi se c'è questo impegno formale, convinto, delle forze di maggioranza perché questo costituisca il terreno prioritario della azione legislativa nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Superando anche gli intoppi regolamentari, è stato citato da qualcuno, sulla competenza delle diverse commissioni, se la competenza va cioè alla commissione autonomia o se sono le commissioni di merito che hanno competenza ad esaminare le leggi di settore. Io credo che vada superata immediatamente questa dicotomia, questi dibattiti inconcludenti ai quali siamo andati incontro anche di recente. Si affidino con chiarezza compiti, competenze e responsabilità e la maggioranza, se ha la convinzione di procedere, che proceda speditamente. L'Assessorato alla riforme di recente ha inteso dotarsi di strutture nuove che sono state ritenute dall'Assessore determinanti e utili per procedere a un riordino complessivo della legislazione in materia di riforma, fra l'altro, presumo, alla formulazione di testi unificati, eccetera eccetera. Il Consiglio, pur col contributo generoso e infaticabile dei funzionari, non ha questa possibilità, non ha questa possibilità di dotarsi di altrettante strutture, ma il lavoro, la battaglia si fa nelle prossime settimane in Consiglio.
Come si può fare ad affrontare questa stagione straordinaria è un problema che ci siamo spesso posti e che necessita però di una soluzione. Gli obiettivi e i tempi non possono essere affidati alla cultura dell'improvvisazione e anche su questo credo che occorrano risposte. Un'ultima considerazione, signor Presidente, sulla proposta che questo Consiglio di recente ha votato per la riforma della Costituzione, per la riforma dello Stato. Abbiamo ricercato un po' tutti, con intensità e pervicacia, e anche provato poi, convergenze molto diffuse e molto ampie sulla proposta finale, che significa che questo Consiglio regionale, che le forze politiche, di fronte a una proposta di modifica costituzionale importante, ha trovato una capacità di coesione straordinaria, non da scrivere nell'ordinarietà dei comportamenti. Ma ne traggo una conclusione io da questo: si può pensare di cambiare la Regione, perché stiamo pensando di cambiare la Regione, se in qualche modo crediamo alle cose che stiamo dicendo, di cambiare la sua, per così dire, intima costituzione, il suo essere, con tutte le sue articolazioni amministrative, che hanno a che fare, tra l'altro, con i servizi diretti ai cittadini e con spesa di risorse enormi. Ma noi pensiamo di far questo a colpi di mano oppure erigendo nuove barriere all'interno del Consiglio con l'opposizione. Io credo che la maggioranza e la Giunta abbiano il dovere di fare le proposte di governo, di perseguirle con determinazione. Ma non possiamo pensare di cambiare la Regione a colpi di maggioranza.
Io credo che altrettanta determinazione dovremmo mettercela, cercando le più ampie convergenze all'interno del Consiglio, e quindi partendo dalle Commissioni perché la riforma della Regione sia frutto del lavoro dell'intero Consiglio regionale e del contributo che tutte le forze politiche a questo possono apportare. Attendiamo pertanto risposte su questi argomenti. Credo che dal dibattito che seguirà e dalla risposta, dagli impegni che la Giunta porterà a conclusione del dibattito generale, dipenderà anche la nostra o per lo meno mia posizione rispetto al voto sulla legge stralcio. Certo, onorevole Bonesu, non è disonorevole votare uno stralcio, ma, si sa, l'onore somiglia spesso più a materia plastica e magmatica che non a cose certe. Sarebbe molto onorevole invece se noi dessimo certezze intanto a noi stessi e poi certezze ai cittadini sardi che qualcosa davvero si sta muovendo e che qualcosa d'importante, in questa legislatura, in qualche modo riusciamo a farla.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (P.D.). Non è un tema ordinario questo di oggi, è l'argomento sul quale questo Consiglio sta giocandosi credibilità, affidabilità e capacità di governo. Nessuno credo possa sottrarsi dalle responsabilità che gli derivano dal mandato popolare, così come nessuno può accusare semplicisticamente il collega di aver lavorato poco per raggiungere il traguardo delle singole riforme. Siamo tutti responsabili in eguale misura per non essere riusciti, sul tema riforme, a portare la giusta tensione dentro e fuori di questo Consiglio. Si sa che le riforme, a qualsiasi livello esse appartengano, creano sempre condizioni al contorno non sempre decifrabili, tuttavia il dovere di ciascuno di noi è quello di garantire, per la collettività, le scelte più giuste in relazione all'evoluzione dei nuovi bisogni dell'uomo. Per uno come me, che nasce in un movimento che fonda le sue radici nel riformismo e da esso trae energie e ragioni di vita, questa è una giornata di lutto, ma è una giornata di lutto per tutto il Consiglio, cari colleghi, perché, guardate bene, le difficoltà che qui stiamo incontrando, sommatoria di tante tensioni, ci portano a due possibili scenari: riforme vere, riforme restauratrici e gattopardesche. Non possiamo far finta di niente su quello che sta accadendo: il tema riforme non è un tema da bottega; non possiamo ridurlo a un tema sul quale consumare lacerazioni od altro prima di arrivare alla loro trattazione. Così facendo si fa il gioco di quanti, pur facendosene una bandiera, puntano cinicamente al risultato negativo per utilizzare l'insuccesso a loro vantaggio.
Il tema riforme è il tema politico di questa legislatura; lo si è detto più volte e più volte, anche oggi, in quest'Aula, lo si è affermato. E' il tema sul quale tutti noi, dopo aver denunciato in quest'aula l'inadeguatezza della macchina Regione, dopo aver denunciato l'incapacità della stessa, di poter essere all'altezza di un ruolo incisivo per il 2000, abbiamo il dovere di misurarci e trovare soluzioni. Oggi dobbiamo prendere atto che alla facilità dell'affermazione che tutto va male, non sappiamo proporre, con la stessa facilità, argomenti politici idonei a superare queste problematiche. Qui perdiamo tutti: sta perdendo la politica, amici della maggioranza e dell'opposizione; questa è una comune nostra responsabilità. Le riforme le vogliamo tutti, non è un problema di proroghe, ma dobbiamo realizzarle mettendo al centro la politica; è l'unica che possa dare risposte, è l'unica a cui dobbiamo guardare con rispetto per sconfiggere quanti, in sua assenza, possono trarre facili vantaggi. Questa maggioranza, se c'è, deve usare la politica per superare le legittime differenze presenti in una coalizione di governo. Non si deve illudere nessuno sulle riforme; ogni gruppo politico ha un progetto diverso. Senza la politica le riforme non si faranno mai. Non possiamo, in quest'Aula di latitanti, lasciare latitante la politica. Il Gruppo del Patto dei democratici, non sa e non vuole abdicare al suo ruolo riformista; e qui presente, con tutte le sue forze, si prodigherà per portare, con le riforme, la Sardegna verso l'Europa. Ma chiedo ai compagni di strada, assicurando ancora una volta sostegno, chiarezza politica, e vuole sapere se qui c'è aria di riforme e di restaurazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli Assessori, colleghe e colleghi, forse a quest'Aula è sfuggito che, in realtà, indipendentemente dall'apparente semplicità della norma in oggetto, cioè una pura e semplice legge di proroga dei consigli di amministrazione, in realtà si dibatte su un tema ben più importante, e cioè il rapporto tra Giunta e Consiglio, perché in realtà qui c'è uno scontro tra la Giunta e il Consiglio, se consideriamo quest'ultimo nella sua interezza. Quindi, onorevole Manunza, che cosa può avere lei dall'Assessore del personale, o dallo stesso Presidente della Giunta, quindi dalla Giunta, in termini di assicurazioni di più rispetto a ciò che questo Consiglio già con un ordine del giorno aveva detto alla Giunta di fare? Io credo che nient'altro possa ottenere dalla Giunta in termini di impegno se non di diverso e di più importante di ciò che questo Consiglio stesso nel mese di giugno del 1996 aveva deliberato.
Quindi, qui si discute non tanto della proroga, ma si discute della affidabilità della Giunta; si tratta di stabilire, cioè, se questo Consiglio, nell'esercizio delle sue prerogative, può chiedere alla Giunta un determinato adempimento e se debba assistere passivamente all'inadempimento della Giunta. Perché di nient'altro si tratta; non è il discorso di prorogare di dieci o quindici giorni o di un mese o di dieci mesi un determinato organismo. E allora, per quanto l'abbiano fatto altri io mi atterrò scrupolosamente a questo tema, al tema che è in discussione. I buoni propositi non servono a niente, ne abbiamo sentito, quindi questo auspicio degli impegni, dei buoni propositi della Giunta lascerebbero il tempo che trovano se confrontati con i fatti. E io intendo attenermi ai fatti. E i fatti che cosa dicono? I fatti dicono che l'articolo 28 della legge 20, è stato già ricordato anche dal relatore, stabiliva che i consigli di amministrazione avrebbero cessato il 30 giugno del 1996, e proprio perché dovevano scadere al 30 giugno del 1996 fu strappata con i denti e con le unghie una proroga. Ma, attenzione: quella proroga fu concessa sub condicione; fu concessa perché fu detto che doveva essere l'ultima proroga, che non ci dovevano essere ulteriori proroghe a quelle stabilite con la legge che ha modificato i termini dell'articolo 28 della legge numero 20. Devo dire che l'ordine del giorno del giungo 1996 fu voluto, fu fortemente voluto dal presidente della Commissione prima, il quale era estremamente polemico nei confronti della Giunta, e segnatamente nei confronti dell'Assessorato del personale. E' singolare che, una volta egli divenuto Assessore, si sia dimenticato di quei termini che egli stesso aveva scritto nell'ordine del giorno che questo Consiglio andò a votare, e cioè 15 novembre 1996. E' vero, si dirà, "io non ero Assessore al 15 novembre 1996", c'era la crisi. Ma, se io fossi stato al posto del presidente della prima Commissione, cinque minuti dopo essere divenuto Assessore, responsabile di quel ramo dell'amministrazione, avrei presentato quel disegno di legge, anche perché - l'abbiamo appreso stamattina - lo schema era stato approntato nel mese di agosto del 1996 e fu trasmesso alla Giunta, per l'esame preliminare, il successivo settembre. Quindi c'era tutto il materiale a disposizione. E dirò ci più: quando poi il disegno di legge della Giunta fu trasmesso (solo il 27 di marzo, ma ci torneremo), il materiale utilizzato è lo stesso del progetto di legge che porta il nome di Manunza e più, presentato il 20 dicembre del 1996, perché hanno attinto alla medesima fonte, cioè alla elaborazione che l'Assessorato aveva predisposto per conto dell'assessore Manunza. Quindi non riesco a capire le ragioni di questo ritardo che ci porta dal 20 dicembre, almeno dal 20 dicembre, e in quel caso era Assessore l'attuale Assessore, al 27 di marzo. Infatti noi notiamo che il PL 313, Manunza e più, è appunto datato 20 dicembre 1996, o meglio, è pervenuto al Consiglio il 20 dicembre 1996. A questo proposito io devo fare una considerazione: ho fatto una riflessione sul perché un progetto di legge presentato da una componente della maggioranza, e per Giunta da una componente che fino al mese precedente esprimeva l'Assessore competente per ragione di materia, fosse stato lasciato accantonato e non inserito all'ordine del giorno della Commissione. Fino a stamattina, non avendo precedentemente riflettuto su ciò, ritenevo che soltanto i progetti di legge di provenienza della minoranza e dell'opposizione fossero destinati a giacere senza percorrere l'iter previsto dal Regolamento. Invece mi sono reso conto che questo procedimento viene attuato anche nei confronti dei progetti della maggioranza, perché si attende secondo una prassi che non so in base a quale principio ho trovato consolidata un progetto di legge non va avanti se non dopo che perviene il disegno di legge della Giunta. Quindi, se il disegno di legge della Giunta arriva dopo un anno, soltanto dopo un anno si esaminerà quel progetto. E' accaduto sempre così, fatta eccezione per i progetti di legge che portano invece la firma della stragrande maggioranza dei componenti della Commissione. Allora è chiaro che, essendo essi proponenti, come Commissione, o gran parte di essa, fanno procedere le cose. Allora come si fa a non dire e a non rilevare che il DL 328, di cui oggi si chiede l'approvazione di un articolo a stralcio è stato depositato in Consiglio il 27 marzo 1997, cioè tre giorni prima che i consigli di amministrazione degli enti andassero a scadere? E come si fa a dire che non è stata inserita pretestuosamente in quel disegno di legge quella norma di proroga, volta cioè ad accelerare i termini dietro la minaccia della scadenza dei consigli di amministrazione? Questo non è un comportamento corretto da parte della Giunta, ed è offensivo nei confronti del Consiglio, il quale, con un ordine del giorno del giugno 1996, aveva detto alla Giunta "questo disegno di legge io lo voglio entro il 15 novembre 1996. Non darmelo entro il 15 novembre 1996, ma almeno lo stesso o i giorni intorno al 20 dicembre 1996, quando, cioè, un Gruppo, di sua iniziativa, è riuscito a presentare in Consiglio un progetto di legge che è identico nei contenuti, salvo in qualche formulazione, al disegno di legge che solo tre mesi dopo la Giunta ha presentato. Ma la ragione della opposizione dell'unico commissario di Alleanza Nazionale in Commissione non è stata tanto e solo perché si era detto che doveva essere l'ultima proroga, perché si è contrari in termini di principio alla proroga per legge di organi e organismi vari, ma anche per un altro fatto. Perché? Perché ci si chiede quale sia il significato della proroga, il significato vero della proroga. Non è vero che la non proroga non garantisce la riforma degli enti. ormai tutti i disegni e i progetti salvo uno, se non ricordo male, sono stati trasmessi al Consiglio. Le carte cioè sono state trasferite dalla Giunta al Consiglio regionale. Se la riforma verrà fatta o non verrà fatta, dipenderà solo ed esclusivamente dal Consiglio regionale e non da comitati di studio che non hanno nulla a che vedere con questa operazione perché in realtà tutta la materia del riformabile in questa legislatura, con l'aggiunta forse del nuovo Statuto di autonomia, è già in carico al Consiglio regionale. La riforma del governo regionale, la riforma della pubblica amministrazione, decentramento amministrativo, riforma degli enti, eventualmente anche la riforma dello Statuto, beh io penso che se questa legislatura avrà fatto queste riforme potrà ben dire di essere stata una legislatura costituente. Se l'avrà fatto ovviamente, cosa della quale si dubita. In ogni caso, la mancata proroga o approvazione di questa legge, non è vero che impedisce le riforme, non è vero che costituisce un rischio per la perpetuazione dei consigli di amministrazione, perché, nell'approvazione delle leggi, a questo Consiglio non sarebbe assolutamente impedito che in quella sede si dicesse che i consigli di amministrazione attualmente in carica cessano e vengono rinnovati secondo le nuove regole stabilite per quel determinato ente. Quindi è inutile che ci si inganni su queste cose perché se un Consiglio può fare ogni due o tre mesi una legge di proroga quando non c'è bisogno non vedo perché non possa modificare una norma esistente quando ne approva una successiva. Il vero significato dell'opposizione è un altro, cioè il fatto che la Giunta regionale sapendo dalla legge, per forza di legge, che il 31 marzo sarebbero scaduti i consigli di amministrazione, avrebbe dovuto attivare 90 giorni prima, cioè con inizio dal primo gennaio 1997, avrebbe dovuto attivare la procedura per il rinnovo dei consigli di amministrazione. Avrebbe dovuto fare questo. E' prescritto da una legge della Regione, la Giunta non ha fatto questo, quindi è inadempiente. E allora, siccome è inadempiente, non vedo per quale ragione questo Consiglio con una legge apparentemente di proroga, cioè apparentemente innocente, in realtà sta sanando una inadempienza della Giunta e questo Consiglio, che già aveva chiesto alla Giunta di adempiere e di compiere determinate attività entro un certo termine, non può oggi con una legge sanare una situazione di inadempienza grave come quella della Giunta. Questa è la vera ragione dell'opposizione e del significato profondo che, attraverso questa legge, in realtà la Giunta chiede al Consiglio, chiede cioè che il Consiglio attraverso una legge dica quello che voi non avete adempiuto, tutto quello che voi non avete fatto, non esiste, risulta fatto, solo con una legge. Per questo non può essere che una opposizione decisa a questa proroga.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr. Fed.). Farò un intervento molto conciso e sintetico per dire che l'approvazione dello stralcio del disegno di legge numero 328, prendo le mosse dall'ultima battuta del collega Capogruppo di Alleanza Nazionale, serve non per far sembrare fatto ciò che non lo è, ma per cercare di darci realisticamente, nella situazione data, il percorso per fare ciò che è da fare. Insisto nella situazione data, in questo contesto il 328/A risulta essere un provvedimento necessitato e necessario anche perché, come ha efficacemente argomentato il relatore della legge, in assenza del provvedimento di proroga, si dovrebbe ricorrere, saremmo costretti a ricorrere a una soluzione che è sicuramente non positiva perché andrebbe nella direzione antitetica rispetto al processo di riforma: cioè il rinnovo degli amministratori. Il rinnovo degli amministratori si tradurrebbe di fatto in un consolidamento di assetti e di istituti che sono invece da riformare. La riforma è in ritardo e questo è un fatto che la riforma è in ritardo, non mi pare che sia un giudizio opinabile, però io aggiungo che noi riteniamo che la proroga non debba e non sia un addio alle riforme. Sicuramente quando fissammo i termini, all'inizio della legislatura, sbagliammo sottovalutando le difficoltà e le resistenze, difficoltà oggettive e resistenze anche di carattere politico e di carattere strutturale, anche gli apparati, che si difendono dalla riforma; talvolta è curioso, quando si vedono i notiziari televisivi, parlo anche di un atteggiamento spesso acritico e talvolta disinformato degli organi di informazione che fanno prima un servizio in cui dicono che bisogna sbaraccare gli enti, che costituiscono una piovra, un pozzo di san Patrizio delle risorse pubbliche, e immediatamente dopo, si fa un servizio in cui si vedono quattro cartelli, non mi riferisco a situazioni particolari, non voglio aprire polemiche per carità, alcune decine di persone che dicono: questi lavoratori hanno assolutamente ragione, qui si vogliono smantellare strutture produttive che hanno assicurato per quarant'anni il buon funzionamento di quel comparto della pubblica amministrazione, ma non diciamo sciocchezze, soprattutto non diciamo tutto e il contrario di tutto in due servizi televisivi che vengono ammanniti all'opinione pubblica nel giro di cinque minuti. Cioè i politici devono essere seri, non sempre ci riusciamo, però diciamo che il dovere della serietà non dovrebbe essere solo un dovere dei politici. Il processo di riforma ha segnato il passo, non si può negare l'evidenza, così come non si può negare che ha influito l'assenza di una autentica coesione politica e programmatica della maggioranza, e qui affronto rapidissimamente un tema che è emerso anche negli ultimi interventi. Il ritardo è della Giunta o del Consiglio? A me sembra che il ritardo sia della Giunta e del Consiglio. Naturalmente, lo ricordava Masala poc'anzi e io sono d'accordo con lui, l'organo legislativo è il Consiglio e le leggi le approva il Consiglio, le discute e le approva il Consiglio. Un altro collega dell'opposizione diceva che non è in causa il Consiglio bensì la maggioranza. Io credo che anche qui si debba ragionare con equilibrio e con misura, con uno sforzo di oggettività, per dire - ce lo siamo detti tante volte - che se ci sono questioni di efficienza, di ritmo del lavoro, di produttività che riguardano il Consiglio come tale, ma non si può negare che la responsabilità principale sia della maggioranza, il quadro politico è composto dalla Giunta e dalla maggioranza che lo sostiene, la maggioranza è composta dalla Giunta e dai consiglieri di maggioranza che sostengono la Giunta. Per questo dico con molta schiettezza che non mi ha mai convinto e non mi convince la schema del conflitto Giunta-Consiglio. La Giunta avulsa dal Consiglio e il Consiglio ostile alla Giunta; e non mi convincono le letture maliziose che talvolta ci capita di leggere. Dico scherzosamente che ho l'impressione che qualche giornalista, a furia di guardare la politica regionale dal buco della serratura, avrà l'occhio a forma di buco, un po' come Paperon de' Paperoni con il dollaro, insomma. Io penso che il problema della politica regionale e della maggioranza sia da un lato un problema, diciamo, istituzionale, un problema di regole istituzionali e, per essere più precisi, un problema di forma di governo e un problema di legge elettorale; se vogliamo parlare seriamente della politica regionale e non in base appunto a quel che si intravede dal famoso buco della serratura. E dall'altro è un problema politico, cioè un problema dei soggetti della politica, e chiunque voglia vedere vede che la fase di transizione che stiamo attraversando, senza assolvere forze politiche e soggetti da alcuna responsabilità però ha posto problemi colossali appunto da una parte di regole e dall'altra parte di soggetti della politica. Detto questo, io concludo dicendo che non bisogna rassegnarsi, l'hanno detto molti colleghi, ad alzare bandiera bianca per quanto riguarda la sfida delle riforme. Noi continuiamo a ritenere, e io anche continuo a ritenere, che questa legislatura debba e anche possa, non parlo solo di un imperativo categorico, ma di qualche cosa che si può oltre che si deve fare, continuo a ritenere che questa legislatura possa e debba mandare avanti il processo di riforma. Penso alla proposta di nuovo Statuto, su cui dobbiamo ricominciare a ragionare, penso alla riforma della macchina burocratica che la prima Commissione dovrà immediatamente ora esaminare, penso anche agli enti, penso al riordino dei poteri locali e penso alla legge elettorale che è decisiva per l'evoluzione nel senso del bipolarismo e per affrontare efficacemente la questione della governabilità del sistema. Credo che dovremmo essere nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, anche capaci di valutare problemi e sviluppi del lavoro in sede di Commissione bicamerale per la revisione della Costituzione per decidere quali obiettivi e quali strategie seguire per ridefinire l'autogoverno della Sardegna nel nuovo quadro istituzionale, quale che sia, che andrà delineandosi. Questo ci porrà di fronte, e io credo e temo, diciamo a scelte di fondo per quanto riguarda le strade da seguire in relazione al nuovo ordinamento della autonomia sarda. In questa impresa vedo non tanto e non solo l'impegno e la sfida di una maggioranza e di una formula, anche certo, non ho alcuna intenzione, l'ho detto oggi e tante volte in precedenza, di sminuire la responsabilità, il ruolo, la funzione della maggioranza politica, Giunta e maggioranza che la sostiene; ma al di là di questo vedo e credo che possiamo tutti vedere in questo il banco di prova anche del Consiglio come tale, certo con responsabilità distinte e differenti, ma banco di prova del Consiglio nel senso che questa è, e l'abbiamo mi pare compreso tutti quando abbiamo avuto la capacità di sederci, ragionare, trovare un'intesa per quanto riguarda la proposta da portare alla Commissione bicamerale per la revisione dello Statuto, credo che dovremmo rapidamente ritrovare, nelle forme che saranno ritenute opportune, quella stessa capacità di dialogo e quella stessa capacità di stringere rapidamente intese e convergenze, dicevo in questo è l'unica via per riconquistare o per conquistare credibilità, fiducia e prestigio per questa istituzione, cioè per l'Assemblea sarda e per la politica sarda nel suo insieme.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Poco fa un comune cittadino che assisteva ai lavori del Consiglio dalla tribuna mi ha chiesto con una punta di ironia, evidentemente, se il dibattito vertesse ancora sulla legge che abbiamo in prima battuta esitato, e cioè la legge sugli infermi di mente. L'ho detto, sicuramente ha messo anche molta ironia nel riferirmi, ma voleva esprimere tutto il proprio disagio nell'assistere a quello che poi, con un moto liberatorio, ha definito, caro onorevole, questa è proprio roba da matti. Non vi nascondo che questa sua presa di posizione così forte in qualche modo mi ha trovato impreparato; ciò che qualcun altro in maniera forse più elegante, come il collega Bruno Dettori, ha definito giornata di lutto, non l'ho detto io, l'ha detto un collega della maggioranza per, probabilmente, dire le stesse cose che questo comune cittadino, che assisteva attonito a questo dibattito, che neanche nelle più raffinate scuole dei sofisti, oggi e allora, si riuscirebbe a cogliere il significato appieno di che cosa sta avvenendo in questa nostra martoriata Regione. Nessuno è responsabile di una situazione oggettiva che è intelligibile da tutti, una riforma che rappresentava, quella degli enti, uno dei capisaldi del programma, ma non del Palomba ter ma del primo governo della Giunta Palomba, sono passati ormai ben tre anni e oggi si ha questa sorta di situazione che ha veramente dell'incredibile, dell'incomprensibile, si ha quella delicatezza di venire qui in Aula, chiedere la proroga dei consigli di amministrazione degli enti senza veramente neanche spendere una parola sui ritardi, senza spendere una parola sulla situazione di grave sfascio, di inefficienza, di inadeguatezza che il sistema degli enti regionali finora ha determinato. Però c'è sempre un mettere avanti le mani, non si sa mai, la responsabilità non è di questa maggioranza ma è del Consiglio, sì, è verro che la Giunta avrebbe potuto, avrebbe dovuto, ma mettiamo tutto nel calderone, in quell'ottica ormai collaudata di un esercizio che certamente non giova a chi le riforme le auspica, a chi veramente ritiene che si debba finalmente attuare il bipoolarismo, la chiarezza anche nel modo e nei comportamenti della politica, e allora è l'occasione buona per mettere tutto dentro un calderone, confondere ruoli, responsabilità della destra e della sinistra, di chi sta su e di chi sta giu. Certo mi fa anche sorridere, mi sorprende l'allusione fatta dal Presidente del Gruppo del P.D.S. al ruolo che gioca l'informazione in questa Regione, che certamente ha sinora limitato la vergogna cui quotidianamente questa coalizione, questa maggioranza, quell'azione di questo Governo espone tutti quanti noi, espone tutta la Sardegna. Ed è per queste ragioni che Forza Italia non consentirà in alcun modo di prestare il proprio assenso a quello che, giustamente, è stato chiamato, dall'onorevole Marteddu, un puro espediente. E allora, Assessore Ballero, sarebbe stato anche più dignitoso, perché qui siedono dei consiglieri, dei rappresentanti del popolo sardo, sarebbe stato più dignitoso il 27 marzo, anziché affrettarsi a riproporre ciò che peraltro aveva elaborato qualche anno prima l'onorevole Manunza, sarebbe stato molto più semplice proporre direttamente la necessità, l'urgenza di una proroga, mettendo il fallimento della Giunta che non aveva potuto, nel corso di questi tre anni, perché impegnata nelle beghe, nelle polemiche, nell'accapparramento di poltrone e di quant'altro, poteva tranquillamente, dando atto del fallimento, proporre al Consiglio, sic et simpliciter, la richiesta di una proroga. Noi non accettiamo il modo attraverso il quale si vogliono mascherare iniziative che non hanno niente a che fare con una riforma degli enti, ma che vanno nell'ottica di perpetuare situazioni, Consigli di amministrazione, presidenze, che altrimenti, in questo momento, quanti altri problemi sicuramente creerebbero alla vostra maggioranza. Abbiamo già in passato avuto occasione di rilevare che l'istituto della proroga, in se considerato, esprime un'inclinazione verso il malcostume dell'assenza di regole e legalità. Non si possono fissare delle norme, non possiamo, qui in Consiglio, fare anche dei programmi, legiferare, e dimostrare poi che quelle norme, quei programmi, erano semplici infingimenti o degli specchietti per le allodole. E questa è un'attitudine che non esitiamo a censurare nel più severo dei modi e che, caro Piersandro Scano, ritengo che metta in forse la stessa serietà di qualsiasi intesa su problemi, come la forma di Governo, come la legge elettorale e tutti gli altri problemi che dinanzi hai ricordato. Non ci piace il metodo, innanzitutto, e soprattutto perché questa pratica sconveniente e dileggiatoria si dà appunto ad intendere che sia per una comune responsabilità; noi non ci stiamo, e cioè una responsabilità proprio di quelle istituzioni che, dell'osservanza delle regole e del rispetto, per la loro sacralità devono dare esempio costante ai cittadini. Io mi chiedo come, confondendo ruoli e responsabilità, questo Consiglio regionale potrà ancora legiferare, porre norme di comportamento ai sardi, con quale ardire potrà, questa maggioranza, fare programmi di riforma se non è in grado di mantenere fede ad un impegno fondamentale, rimandandolo più volte.
Egregio Presidente del Consiglio, questa Assemblea si è già più volte espressa, chiedendo il rispetto delle regole che l'organizzano e che danno senso e compiutezza ai suoi lavori. Più volte da questi banchi sono state manifestate richieste ferme ed accorate per non consentire questi che non esitiamo a definire scempi di legalità oltre che del buon gusto politico. E mi rivolgo a lei, signor Presidente del Consiglio, perché sappia interpretare il suo ruolo di voce dell'Assemblea, e per assicurare a ciascun consigliere, a ciascun rappresentante dei sardi, che le prerogative che gli sono proprie non vengano in questo modo ridicolizzate e umiliate. La riforma degli enti era un punto pregnante, come ho già detto, del suo programma, Presidente Palomba, e ancora dopo tre anni non le è riuscito di scrivere e realizzare una sola parola in merito. Si tratta di un comportamento che, sul piano politico, non esitiamo a definire vergognoso e che non può, in altro modo, essere tollerato. E poi mi chiedo a che cosa serve oggi la proroga se lo stesso onorevole Secci, se dagli interventi degli stessi consiglieri di maggioranza oggi è emerso, in maniera chiara, che una proroga al 31 dicembre del '97 non serve a nulla. Ma il problema è sempre lo stesso. Purtroppo, in questa nostra isola, non esiste alcun problema reale al quale questa Giunta abbia saputo dar risposta. L'unica reazione che si sa assumere di fronte ai dissidi e alle resistente della conservazione, perché questa è conservazione, è appunto la fuga. Come per gli enti, ne siamo certi, sarà per il master plan, sarà, e lo dico in concomitanza con questo accordo tanto sbandierato sulla metanizzazione, se è vero come è vero, perché qui ho i resoconti parlamentari e solo qualche giorno fa il Sottosegretario Carpi ha detto, in Senato, che il problema delle risorse energetiche in Sardegna non si risolve per il lassismo e l'incompetenza della Giunta regionale, lo ha detto un Sottosegretario di Stato qualche giorno fa. E allora su questi temi avremo anche occasione di ritornare ma a me preoccupa il trionfalismo, l'eccesso di trionfalismo di fronte a scadenze, di fronte ad atti che sono dovuti da parte del Governo italiano, signor Presidente. Finiamola veramente con la politica del piagnisteo; noi oggi non stiamo intanto ancora ottenendo un bel niente, siamo ancora sulla base degli accordi, degli intenti, delle buone azioni, delle promesse, quando invece in tutta l'Italia, ormai, la metanizzazione, e parlo del Mezzogiorno, è una realtà. Per non parlare degli interventi sulla viabilità. Non c'è l'assessore Sassu, altrimenti io arrossirei al suo posto a sapere che solo il 2,8 per cento dei fondi destinati per la tratta Cagliari -Tortolì è stato impegnato, non parlo di spesa, ma di impegno. Qui i rischi sono altri. Per non parlare, poi di ciò che sta accadendo nel settore del credito, dove mi pare che l'argomento che tiene banco sia la presidenza della Fondazione del Banco di Sardegna, poi gli artigiani possono attendere, gli imprenditori possono attendere. E intanto una Sardegna che va veramente allo sfascio. Aveva ragione quel cittadino comune che ci ascoltava. E, dico, presidente Palomba, altro che governo del bigliettino! Questo sarebbe il meno. Se per qualcosa questo governo sarà ricordato, sarà purtroppo per la sua inconcludenza, sarà per le sue proroghe, per la sua sterminata, direi perversa e pervicace volontà di gabbare, turlupinare i cittadini che vi hanno ingenuamente riposto fiducia.
Io concludo richiamando a un senso alto di responsabilità tutto il Consiglio questa volta, perché non si legittimino pratiche che sono obiettivamente illegali, perché non si possono ancora perpetuare vecchi sistemi. Di questo passo, sono sicuro che della riforma degli enti, della riforma della Regione se ne dovrà necessariamente occupare il prossimo Consiglio regionale. E avranno ragione i cittadini, i sardi, a dare il loro voto sul nostro operato.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, colleghi, io credo che l'utile dibattito di questa mattina possa, per quanto riguarda la Giunta, essere ripreso e proseguito con l'ultima affermazione dell'onorevole Pittalis, che ha richiamato all'esigenza di un alto senso di responsabilità del Consiglio regionale e delle istituzioni regionali nel loro complesso.
Io credo che questo alto senso di responsabilità vada visto come un'esigenza ormai imprescindibile. Io non credo che sia il caso, sul tema delle riforme, di andare a scavare su responsabilità di Tizio o di Caio, del Consiglio, della Giunta, degli assessori Ballero, Manunza, Lobrano, o di altri. Occorre un alto senso di responsabilità, io credo, per partire da oggi nell'individuare quali sono le forme, quali sono le condizioni che consentono di affermare che questa non è solo nelle velleità ma nella realtà una legislatura costituente. Io ricordo che da questo punto di vista occorre una coerenza riformatrice, e talvolta questa, sia in atti della Giunta, sia in atti del Consiglio, è mancata. Siamo tutti, molto spesso, coinvolti in fatti legati alla emergenza e io credo manchi una sufficiente meditazione, un sufficiente approfondimento sul percorso che è necessario avviare per caratterizzare questo Consiglio come un Consiglio costituente. La riforma degli enti, è evidente, la fa il Consiglio regionale, non la fa la Giunta, ma certo può esserci una responsabilità della Giunta nella parte in cui non presenta al Consiglio regionale delle proposte che siano articolate, meditate, in grado di consentire al Consiglio di pervenire a una rapida approvazione. E' per questo che noi abbiamo ritenuto, e la Giunta ha ritenuto indispensabile un'opera di approfondimento per fare un'attività di supporto al Consiglio, perché è stato richiamato il periodo in cui abbiamo lavorato con tanti colleghi in prima Commissione: l'esigenza è proprio quella di avere dei testi, delle proposte che siano il più possibilmente approfondite, meditate, idonee a risolvere i problemi.
Quindi, da questo punto di vista la Giunta riconferma la sua volontà di porsi al servizio dell'attività legislativa del Consiglio, fornendo tutti quegli apporti che il Consiglio - altri lo ricordavano - non è in grado di acquisire direttamente e che però sono indispensabili per legiferare. Legiferare è un'attività complessa, seria, non può essere improvvisata, non è possibile, appunto, andare a buttare parole una dietro l'altra senza meditare le conseguenze che sui cittadini ricadono. Siamo in una situazione in cui l'amministrazione ha sicuramente necessità di provvedimenti radicali di riforma. Io credo che su questi provvedimenti di riforma certo c'è una responsabilità prevalente della maggioranza, che deve essere in grado di compattarsi per portare avanti proposte largamente condivise, ma io credo che sui provvedimenti di riforma occorra uno sforzo di collaborazione che vada al di là del rapporto di maggioranza e che veda coinvolte maggioranza e opposizione, come positivamente si è fatto sulle vicende di rilevanza nazionale e per le proposte della Bicamerale.
Il problema della riforma della Regione, della riforma degli enti, della riforma della regole interessa chi governa oggi e chi governerà domani, interessa chi è opposizione oggi e spera di essere maggioranza domani, interessa chi è maggioranza oggi e vorrebbe essere maggioranza domani, ma potrebbe anche essere minoranza domani. Le regole devono essere tali da garantire maggioranza e minoranza, quali che siano le aggregazioni. Perciò io dico che deve esserci uno sforzo comune di tutte le forze politiche presenti in Consiglio per rendere possibile questa legislatura costituente, e per questo io credo - i colleghi mi perdoneranno se faccio questo riferimento, ma tutti quanti sanno quanto attivamente da presidente della prima Commissione sottolineavo questa esigenza - che sia indispensabile una revisione della organizzazione dei lavori del Consiglio.
E' stato ricordato che la prima Commissione ha in carico tanti e tali di quegli adempimenti che per questo imbuto passa gran parte dei problemi delle riforme. Bisogna che il Consiglio sia in grado di dare priorità ai lavori della Commissione, quella priorità che non si è riusciti a dare al momento della composizione perché la riforma regolamentare non è stata approvata ancora, quindi non è stata approvata in tempo, ma io credo che una priorità ai lavori della prima Commissione debba essere riconosciuta se vogliamo in prima Commissione, in accordo tra maggioranze e opposizioni e con la presenza della Giunta, portare avanti il processo di riforma.
Data virtuale: io non credo. Io credo che la data del provvedimento di proroga, se queste condizioni a cui ho fatto riferimento verranno rispettate sia una data effettiva. Io credo, anzi, che, ferme restando le sovrane decisioni del Consiglio, sia legittimo però che la Giunta chieda una sessione straordinaria dei lavori del Consiglio prima dell'estate sui problemi istituzionali. Io credo che in questa sessione straordinaria possano essere esaminati e approvati diversi provvedimenti: sia quello sull'amministrazione, i disegni di legge numero 101 e 22, cioè, sia la riforma della legge numero 1 sia le norme generali sugli enti, sia credo alcune delle leggi di riforma degli enti regionali che ci devono dare la certezza prima dell'estate che poi nella prosecuzione annuale si potrà completare il processo di riforma e avere un quadro di enti riformati che si collegano ad un'amministrazione anch'essa riformata sia nella struttura politica che amministrativa, e ovviamente riformata anche perché questo può essere un impegno che questo Consiglio può portare avanti entro la fine dell'anno nella revisione sistematica del rapporto tra Regione, province e comuni e nell'attuazione del principio di sussidiarietà. Io credo che questo sia possibile e quindi chiedo che i Gruppi presenti in Consiglio valutino questa proposta e se la condividono se ne facciano portatori in questa Assemblea perché, ripeto, prima della pausa estiva si abbia una sessione straordinaria esplicitamente dedicata ai problemi delle riforme e quindi all'esame di tutti i progetti di legge che a quella data potranno pervenire all'esame dell'Aula. Come in tutte le Assemblee parlamentari, io credo che l'Ufficio di Presidenza possa programmare non solo i lavori dell'Aula ma anche i lavori delle Commissioni rendendo possibile quella sinergia che è indispensabile per arrivare ad approvare questi provvedimenti di riforma. La Giunta si assume chiaramente la responsabilità politica della proposta della proroga degli enti regionali per una ragione semplicissima, che in mancanza di questa proroga non è che non succederebbe niente o non è che non si potrebbero riformare, lo sottolineava l'onorevole Masala, con le leggi specifiche la composizione degli organi di governo degli enti e quindi sciogliere i consigli di amministrazione, ma noi crediamo che in una fase così difficile e ritenendo di poter comunque riformare gli enti comunque entro l'anno, come dicevo prima, ovviamente da questo punto di vista con l'apporto indispensabile, essenziale e direi esclusivo dell'attività del Consiglio, riteniamo che non sarebbe opportuno creare una nuova fase di transizione in enti che già operano in una situazione di incertezza già da molti mesi, io credo che non sarebbe opportuno provvedere ad un rinnovo di un Consiglio di amministrazione nominando persone che in ipotesi tra due mesi vengono sciolte e sostituite perché viene approvata la legge di riforma. Io credo che, da questo punto di vista, la proroga sia lo strumento migliore, certo non è quello che rientrava nelle aspettative di tutti noi, ma oggi a situazione data sia lo strumento migliore per collegarci, senza interromperlo, a questo filo verso l'attuazione delle riforme. Io credo quindi che il provvedimento che abbiamo all'esame debba essere approvato e credo che subito dopo non dovrà venir meno certo l'apporto propositivo della Giunta nella formulazione delle migliori, come posso dire, dei migliori aggiustamenti di quanto è all'esame del Consiglio per l'approvazione delle leggi di riforma, ma è evidente che il rispetto dei tempi è una valutazione che deve fare fondamentalmente il Consiglio perché il Consiglio più che la Giunta è in grado di valutare la praticabilità del rispetto di quel tempo del 31 dicembre che è indicato nella proposta. Io credo che la Giunta possa valutare la praticabilità, possa valutare la possibilità di rispettare questo termine, ma ovviamente su questo si rimette alle valutazioni decisive e finali del Consiglio. Io concludo con queste osservazioni perché ritengo che in questo momento non sarebbe produttivo andare a ricostruire i passaggi, i tempi, gli adempimenti o i mancati adempimenti che hanno caratterizzato questa vicenda relativa alla riforma degli enti, io ricordo che le leggi del 1995, la numero 11, la numero 14 e la numero 20, hanno segnato un passaggio positivo e importante in questo processo di riforma, l'auspicio che formuliamo è che questo processo possa arrivare a conclusione entro la fine dell'anno.
PRESIDENTE. Grazie. Credo che possiamo, faccio una proposta così se riusciamo ad accordarci senza interrompere e fare una Conferenza dei Capigruppo, siccome con questo intervento termina la discussione generale, credo che si possa votare il provvedimento di legge che come voi sapete è brevissimo e poi aggiornare i lavori di pomeriggio per le dichiarazioni della Giunta.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). No, Presidente, io non sono d'accordo, l'ho già manifestato informalmente, ritengo, perché oggi è anche convocata alle 15 e 30 la Terza Commissione, ora passare da una situazione di assoluto lassismo che per altro non c'è mai stata all'interno di questo Consiglio, ma io penso che una pausa si possa e si debba fare, non capisco l'urgenza di prorogare i lavori, tenuto conto anche del concomitante impegno della Terza Commissione.
PRESIDENTE. No, mi scusi onorevole Pittalis, io non sto dicendo di prorogare i lavori, ho detto, intanto scusate, ma per un fatto di adempimento, con questo abbiamo concluso il dibattito generale quindi metto in votazione il passaggio agli articoli...
PITTALIS (F.I.). Presidente, chiedo scusa, io pensavo di dover sospendere in questo momento la seduta, riprendere nel pomeriggio i lavori dell'Aula dopo che saranno esauriti i lavori della Terza Commissione. Mi pare che sia ragionevole, sono le 14...
PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 14 e 12, viene ripresa alle ore 14 e 20)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori alle ore 15 e 30 con la votazione del provvedimento di legge in esame.
La seduta è tolta alle ore 14 e 21.
Versione per la stampa