Seduta n.294 del 13/11/2002
CCXCIV SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Mercoledì 13 Novembre 2002
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 25 ottobre 2002, che è approvato.
Assenze per motivi istituzionali
Presidente. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che i consiglieri regionali Sanna Emanuele e Satta Vincenzo sono assenti per un giorno, a far data dal 13 novembre 2002, essendo in missione per incarico ricevuto dal Consiglio.
Congedi
Presidente. Comunico che i consiglieri regionali Alberto Randazzo e Noemi Sanna Nivoli hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 13 novembre 2002, per motivi personali.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:
dai consiglieri DIANA - MURGIA:
"Criteri e modalità per il conferimento di funzioni amministrative agli enti locali". (363)
(Pervenuta il 5 novembre 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
Interrogazione VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura dell'Ufficio postale di Cagliari 3, nel quartiere di Castello. (557)
Interrogazione SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attribuzione del profilo di "sottufficiale forestale e di vigilanza ambientale" al personale interessato a seguito delle sentenze TAR Sardegna n. 748/2002 e seguenti. (558)
Interrogazione SANNA Gian Valerio - BIANCU - SANNA Alberto, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi che gravano sull'appalto dei lavori per il ripristino conservativo dell'ex Seminario di Cuglieri. (559)
Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'ente foreste di Sassari. (560)
Interrogazione VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nella ricostituzione del Comitato tecnico consultivo per la pesca. (561)
Interrogazione MASIA - BALIA - IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata nomina dei componenti del Comitato tecnico consultivo regionale per la pesca. (562)
PRESIDENTE. Si dia lettura delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
LICANDRO, Segretario:
Interpellanza PACIFICO sulla mancata applicazione della legge sulla continuità territoriale aerea per i sardi e i loro familiari che vivono e lavorano all'estero, sui gravi disagi economici sopportati dagli emigrati sardi che vogliono recarsi in Sardegna con i voli aerei e sull'assenza di un sistema di prenotazione, con le agenzie di viaggio nei paesi esteri, dei biglietti della compagnia marittima Tirrenia. (283)
Interpellanza BALIA - IBBA - MASIA sulle difficoltà dei macellatori a smaltire gli scarti agli stessi prezzi praticati in tutte le altre regioni italiane e sulla presunta situazione di monopolio presente nel settore dello smaltimento degli scarti animali. (284)
Interpellanza BALIA - IBBA - MASIA sul mancato impiego da parte della Regione Sardegna di parte dei fondi strutturali stanziati per il periodo 2000-2006 e sul rischio di perdita degli stessi se entro dicembre di quest'anno non verranno impiegati nei progetti presentati due anni fa. (285)
Interpellanza PACIFICO sulla mancata istituzione del Parco naturale regionale Molentargius-Saline e sul mancato esercizio, da parte dell'Assessore alla difesa dell'ambiente, dei poteri sostitutivi previsti dalla legge regionale n. 5 del 1999 per quanto attiene alla proposta di convenzione e di statuto non ancora predisposti né approvati dagli enti interessati. (286)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 91. Sono iscritti a parlare, oltre ai Capigruppo - compreso il Capogruppo di Rifondazione, però, onorevole Cogodi, aspettiamo che arrivi il suo collega perché lei ha già parlato - i consiglieri Diana, Pirisi e Pinna, ma poiché non sono ancora presenti, forse è opportuno sospendere la seduta per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 15, viene riprese alle ore 10 e 32.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Diana che non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piana, che non è in aula. Devono intervenire ora i Capigruppo. Il primo Gruppo iscritto a parlare è il Gruppo di Rifondazione Comunista.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, siccome è stato richiesto a tutte le forze politiche un incontro da parte dei dipendenti della PROGEMISA, desidero sapere a che ora possiamo ricevere questa delegazione, insieme al Presidente della Commissione e alla Commissione stessa, in modo tale che possiamo avvisare questi lavoratori. Non so se possiamo incontrarli anche subito.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io sono del parere che dobbiamo mantenere il massimo rapporto possibile con le diverse categorie di cittadini, ma voglio anche ricordare che oggi è una giornata di lavoro dell'Assemblea, pertanto se i lavoratori della PROGEMISA e i Capigruppo avranno un po' di pazienza possiamo programmare questo incontro per la fine della mattinata, sperando di finire presto i nostri lavori. Potremmo fissare l'incontro per le ore 13.
Il primo Gruppo iscritto a parlare è il Gruppo di Rifondazione.
DETTORI (D.S.). Ma non c'è il presidente Pili!
PRESIDENTE. L'abbiamo chiamato, sarà qui fra pochi secondi.
DETTORI (D.S.). Allora aspettiamo.
PRESIDENTE. Visto che il Presidente della Giunta è impegnato in altre cose, per non perdere tempo, onorevole Fadda, sospendiamo la seduta per mezz'ora per consentire l'incontro con la delegazione della Progemisa e riprendiamo i nostri lavori alle ore 11. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io ritengo che i lavori del Consiglio, come anch'ella poc'anzi diceva, abbiano assoluta preminenza. I lavori del Consiglio non possono iniziare solo perché non è presente la Giunta regionale. Per cortesia, si censuri questo fatto, perché il Consiglio regionale era convocato alle 10, e alle 10 e 38 la Giunta regionale non è ancora presente.
Ecco, è arrivato il Presidente della Giunta, si inizino i lavori del Consiglio, poi avremo modo di ricevere le delegazioni, che avremmo potuto anche ricevere prima se ci fosse stato detto che chi doveva essere presente non era presente.
PRESIDENTE. Presidente Pili, io avevo già sospeso la seduta per mezzora, c'è una delegazione di lavoratori che deve incontrare i Capigruppo, sospendiamo quindi la seduta. I lavori riprenderanno alle ore 11.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 39, viene ripresa alle ore 11 e 18.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, noi abbiamo già espresso, nella fase di impostazione...
(Interruzioni)
Presidente, già il panorama è poco attraente...
PRESIDENTE. Aspetti, onorevole Ortu, faccia accomodare il pubblico, così non la disturbano. Prego, può continuare.
ORTU (R.C.). Noi abbiamo già avuto modo di esprimere nella fase di impostazione alcune considerazioni che io vorrei brevemente riprendere, perché noi riteniamo che vi sia un nodo di fondo che aleggia, ma in qualche misura non è stato affrontato in termini adeguati.
Per quanto ci riguarda vi è un problema di reperimento delle risorse idriche, e di come queste risorse vengono utilizzate, e non neghiamo che, nel corso di questi anni, in questa materia è stato perso del tempo importante, nonostante le competenze e i poteri di cui disponevano la Giunta regionale e i Presidenti che si sono succeduti. Tra l'altro, a tal proposito non va dimenticato, e forse va anche ricordato all'onorevole Fantola, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, che una grande responsabilità, nonostante...
(Interruzioni)
Lo so, non c'è nessuno, ma che posso fare? A questo punto sinceramente mi rendo conto che discutere è perfino quasi inutile, però è chiaro che, su una questione così delicata, è anche necessario avere l'attenzione di tutti, della Giunta che è rappresentata in Aula dal suo Presidente, adesso si è aggiunto l'Assessore dei trasporti...
AMADU (F.I.-Sardegna), Assessore dei trasporti. Io sono sempre qua.
ORTU (R.C.). Non è tanto per lei, Assessore, capisco anzi la sua buona volontà e la sua disponibilità, ma manca l'Assessore competente, l'assessore Ladu, manca la maggioranza, manca il Consiglio, forse non c'è l'attenzione necessaria su un argomento così delicato.
E sarebbe giusto anche non dimenticare che si è perso del tempo prezioso, ma chi ha contribuito a perdere tempo prezioso, è giusto ricordarlo all'onorevole Fantola, sono proprio i Riformatori, che ad ogni piè sospinto - eccolo che appare! -rivendicano la primogenitura su questioni delicate e importanti di riforma di questa Regione. E' chiaro che quella della gestione delle risorse idriche è una riforma importante che avrebbero dovuto e potuto condurre in porto quando hanno gestito in prima persona l'Assessorato. Vi è una continuità tra la precedente Giunta e questa nella gestione di una materia così delicata. Quindi le responsabilità, da questo punto di vista, sono da ricondurre a un'impostazione che noi riteniamo che sin dall'inizio abbia avuto un vizio di fondo. Vi è il problema di capire quali e quante siano le risorse, come utilizzarle e come destinarle, quali siano le priorità, nonostante da questo punto di vista vi siano anche dei riferimenti legislativi importanti. Vi è un ritardo, non si risolvono i problemi n'è con l'autostrada dell'acqua che dovrebbe arrivare dalla Corsica, perché la Corsica tra l'altro non ha acqua disponibile, né si risolvono i problemi con delle trovate che, in qualche modo, vogliono esorcizzare la realtà. E' vero che l'acqua del Sulcis può dare un contributo importante per risolvere una parte del problema, però è sempre una goccia nel deserto, quindi il problema va affrontato in modo radicale.
Noi non riprendiamo le cose che pure abbiamo avuto modo di dire in tante occasioni, occorre una politica differente, radicalmente diversa rispetto all'impostazione data in passato. Va abbandonata la strada dei grandi invasi, vanno compiute tutte quelle opere di collegamento necessarie per un uso razionale delle risorse. E' chiaro quindi che per noi vi è un problema, anche da questo punto di vista, che non vogliamo assolutamente sottovalutare e ignorare, che riguarda appunto la quantità e la destinazione, l'uso e la razionalizzazione delle risorse, compresa l'esigenza di combattere gli sprechi, le perdite e perfino gli usi impropri che di questa risorsa oggi vengono fatti.
Ma vi è anche un problema che non è emerso in modo chiaro nell'ambito di questa discussione. Vi è il problema della gestione, di chi deve gestire le risorse idriche, e anche su questo noi concordiamo con quanto è detto nella parte finale della mozione, che occorre ricondurre l'impostazione complessiva della materia ai riferimenti legislativi che pure questa Regione si è data. Vi è anche il problema di superare la gestione commissariale per ricostituire l'autorità d'ambito, per consentire una gestione democratica della risorsa, per rimetterla in capo a coloro che la legge regionale, in qualche misura, aveva indicato come i soggetti principali della gestione delle risorse che, per quanto ci riguarda, non possono che essere gli enti locali. Però abbiamo un problema di fondo che va affrontato e sul quale va detta anche in questo Consiglio da parte della maggioranza, ma anche da parte delle opposizioni una parola chiara. Quale gestione scegliere per la risorsa acqua? Una gestione pubblica oppure una gestione privata? Questo è il nodo di fondo. Noi, lo diciamo con grande chiarezza, siamo per una gestione pubblica. Le acque debbono essere pubbliche, sono e debbono rimanere pubbliche. Le acque debbono essere considerate un bene comune così come l'aria, quindi l'acqua non può essere considerata una merce e quindi non può essere gestita con le disposizioni che riguardano le merci. L'acqua, per quanto ci riguarda, non può essere e non è un bene industriale. Ed è questo il nodo di fondo che non si vuole affrontare e che in qualche misura lo stesso Consiglio regionale non ha affrontato in termini adeguati. Il problema deriva dall'articolo 35 della legge finanziaria del 2002. L'articolo 35 in sostanza consente la privatizzazione delle acque. Noi siamo contrari a questa impostazione, però vorremmo anche capire chi in quest'Aula è disponibile a condurre una battaglia contro la privatizzazione dell'acqua. L'articolo 35, introdotto nella finanziaria del 2002, ha l'obiettivo di trasformare le aziende pubbliche in società per azioni, non solo, obbliga le società per azioni, anche quelle pubbliche, a cedere almeno il 40 per cento delle loro azioni ai soggetti privati e le obbliga anche ad affidare la gestione del servizio di distribuzione attraverso un'asta pubblica....
PRESIDENTE. Qualche secondo ancora all'onorevole Ortu, prego.
ORTU (R.C.). Presidente, un secondo anche perché sinceramente in queste condizioni in quest'Aula non è possibile parlare.
PRESIDENTE. Ha ragione e la comprendo.
ORTU (R.C.). Non è possibile fare alcun ragionamento, perché tutti ragionano per conto loro.
PRESIDENTE. Colleghi, io vi devo pregare di prendere posto.
ORTU (R.C.). Dicevo che l'articolo 35 ha creato le premesse per la cessione ai privati della gestione di una risorsa che, torno a dire, non può essere ricondotta a merce. L'acqua, per quanto ci riguarda, non è una merce. Il problema quindi è superare il dettato dell'articolo 35. Anche ieri se n'è parlato negli incontri che la maggioranza ha avuto con le forze sociali e i rappresentanti dei comuni, oggi la stampa riprende l'argomento. L'interrogativo non è appalto, gara internazionale oppure concessione della gestione a dei soggetti pubblici che operano nell'ambito della nostra Isola, il problema è superare il concetto della gara internazionale che è contenuto nel dettato dell'articolo 35, perché badate, quando si parla di gare, i confini della gara non possono essere decisi né della Giunta regionale, né da questo Consiglio, quindi se entriamo nella logica della gara per la cessione della gestione delle acque, è chiaro che andremo a finire in mano ad una multinazionale. Allora, per noi il problema è superare il concetto, tornare alla gestione pubblica delle acque e quindi assecondare la spinta che sta venendo fuori dai comuni e da alcune Regioni che hanno impugnato presso la Corte Costituzionale il dettato dell'articolo 35, perché il Parlamento non può legiferare in materia, non vi è alcuna norma della Costituzione che consente di espropriare gli enti locali del diritto di decidere autonomamente delle forme di gestione dei servizi locali.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia, che però non è presente in Aula.
DETTORI (D.S.). Sono tutti in sesta Commissione.
PRESIDENTE. Bisogna essere in Aula a quest'ora, perché è il Consiglio che è stato convocato.
E` iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.
ONIDA (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tempo limitato non mi consentirà di proporre all'attenzione dell'Aula un intervento articolato e compiuto come l'argomento in discussione meriterebbe.
L'applicazione della cosiddetta legge Galli in Sardegna, e la conseguente istituzione del servizio idrico integrato, rappresentano un argomento di così grande valenza ed importanza per il futuro della nostra Regione che solo un dibattito nella sede naturale ed istituzionalmente corretta, rappresentata dal Consiglio regionale, può dare garanzie ai cittadini sardi. Va dà atto all'opposizione di questa sensibilità. L'intervento che l'onorevole Ladu, nella sua veste di Assessore regionale dei lavori pubblici e sub commissario per l'emergenza idrica, ha svolto in Aula venerdì scorso, credo abbia chiarito molti dei punti evidenziati e richiamati nella mozione del centrosinistra.
Io sono grato all'assessore Ladu per la sua diligenza, determinazione e preveggenza nell'esercizio della sua azione di governo in ordine a queste tematiche. Sappiamo che esistono direttive comunitarie, leggi nazionali, la "36" del '94, la citata "legge Galli", leggi regionali, la "29" del '97, la "15" del '99, che tracciano un percorso ineludibile, non più rinviabile per riformare profondamente il sistema di gestione della risorsa idropotabile.
Abbiamo appreso dall'Assessore dei lavori pubblici che molto è stato fatto per consentire agli enti locali, nel rispetto delle norme regionali sopracitate, di esprimersi su questa delicata materia. Il lungo e difficoltoso percorso che ha portato all'approvazione con larghissima maggioranza dello statuto d'ambito, la predisposizione del Regolamento per consentire l'elezione delle rappresentanze nella istituenda autorità d'ambito, rappresentano pochi ma chiarissimi esempi di quanto affermato. Sappiamo però che tutto questo ancora non è sufficiente. Proviene infatti dal mondo delle autonomie locali una forte e motivata richiesta di una più costante ed assidua consultazione su questa materia, ed ancora più forte giunge una richiesta di decentramento in ordine alla gestione delle risorse idropotabili locali. Questo è un terreno sul quale si può e si deve fare ancora uno sforzo per confrontarsi e dialogare. Il servizio idrico ha una tale ricaduta sulla vita dei cittadini che non è pensabile non ricercare la massima condivisione sui possibili futuri assetti della gestione. Immaginate voi le conseguenze sul piano sociale e dell'ordine pubblico che deriverebbero dal collegamento funzionale dei sistemi idrici senza questa sostanziale democrazia? Credo che sussistano tutte le condizioni affinché gli enti locali e le province di tutta la Sardegna possano e debbano esprimersi attraverso il meccanismo elettorale per eleggere i propri rappresentanti in seno all'autorità d'ambito.
Ma se questo è un obiettivo centrale della politica di questa maggioranza, altrettanto importante è quello di rispettare gli adempimenti che gli accordi di programma quadro con lo Stato e le normative comunitarie ci impongono per poter disporre della pienezza delle risorse assegnateci a favore del settore idrico. In questo senso sono stati utilizzati i poteri commissariali che hanno consentito di mobilitare risorse umane e materiali altrimenti indisponibili, consentendo di arrivare alla definizione del piano d'ambito. Anche in questo caso il dibattito in Aula ha consentito di chiarire la vera natura di questo piano che ha un carattere strettamente tecnico e finanziario e non certamente di natura programmatica.
Credo invece che sia importante sottolineare che avere oggi il piano d'ambito approvato è una garanzia per tutto il sistema regionale. E' opportuno sottolineare che non si perderanno i fondi comunitari, e questo è un fatto che responsabilmente deve essere apprezzato da tutti, e di questo va dato atto al Presidente Pili. E se, su altre questioni - l'autorità d'ambito, la gestione del servizio idropotabile, le tariffe, il tubo Corsica-Sardegna - il Presidente commissario ha dimostrato maggiore prudenza ascoltando le voci del dissenso interne e esterne al suo governo, e ritrovando un punto di equilibrio con la maggioranza ma anche con l'opposizione e con le forze della società sarda, questo non significa sconfitta ma saggezza e maturità.
Il richiamo al cesarismo non ti deve infastidire, Presidente. Cesare era un grande condottiero, amato dai soldati e dal popolo, non era un kaiser ed io sono certo che anche 100 teste di kaiser messe a confronto non fanno democrazia, non fanno autonomia, e tanto meno fanno sardità. D'altra parte le norme consentono all'autorità d'ambito di rivedere i contenuti del piano con cadenza triennale, quindi niente è stato ipotecato in modo duraturo o peggio definitivo. A questo proposito mi sento di rimarcare, a nome del gruppo del p.p.s., l'assoluta necessità di individuare un percorso che, nel rispetto delle norme vigenti e dei tempi dati, consenta di salvaguardare alcuni principi che riteniamo fondamentali per delineare il futuro della gestione del servizio idropotabile.
Primo: garantire a tutti i cittadini sardi indistintamente la possibilità di avere l'acqua in modo costante a un buon livello di qualità e a un costo equo.
Secondo: organizzare un sistema di gestione che, pur agendo nell'attuale sistema d'ambito unico, si articoli in sub-ambiti geograficamente ed amministrativamente più vicini alle realtà locali.
Terzo: realizzare il piano di investimenti che, proseguendo nella strada intrapresa in questi anni, consenta di superare il gap infrastrutturale che ci separa dalle realtà più evolute.
Ed infine recuperare e valorizzare il patrimonio di conoscenze tecniche, di esperienza gestionale, di valori umani e di forza lavoro che sono presenti negli attuali enti che gestiscono la risorsa idrica in Sardegna e che attendono nuove regole e nuovi spazi per poter mettere compiutamente al servizio della Sardegna questo prezioso patrimonio di esperienze.
Su questi principi crediamo che si debba continuare nell'opera di confronto e collaborazione con tutte le rappresentanze locali e le forze sociali ed imprenditoriali. Riteniamo che questo sia un percorso di vera riforma di un settore strategico per lo sviluppo di quest'Isola. Abbiamo conoscenza che non si tratta di un percorso né facile né breve, ma è un appuntamento al quale non possiamo assolutamente mancare ed a noi rappresentanti politici è richiesto un altro senso di responsabilità per raggiungere quegli obiettivi che i nostri concittadini attendono ormai da troppo tempo.
Signor Presidente, è evidente che non riproporrò il mio intervento per dichiarazione di voto, avendo con questo mio dire espresso il parere e quindi anche le volontà del P.P.S., auspico un documento unitario, che rappresenti all'esterno, su temi come questo, vitali per l'Isola, una ritrovata volontà dei rappresentanti del popolo sardo di camminare assieme e di decidere assieme.
PRESIDENTE. Onorevole Balia, lei non era presente in Aula, tenuto conto anche del fatto che c'è stata una interruzione della seduta e che i lavori che dovevano riprendere alle 11 sono ripresi anche con un po' di ritardo, abbia pazienza, le darò poi la parola per dichiarazione di voto, rispettiamo le regole, anche ad altri consiglieri non ho consentito di parlare perché quando li ho chiamati non erano in Aula.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Chiedo di intervenire sul Regolamento.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Balia.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, proprio per un problema di regole, ma anche di rispetto di un minimo di dignità per tutti i consiglieri e per l'intero Consiglio regionale, mi consenta di richiamare in due secondi lo svolgersi dei fatti così com'è avvenuto.
Il Consiglio regionale, convocato alle 10, alle 10 non ha avuto inizio perché era assente la Giunta regionale. Il Consiglio regionale è stato aggiornato alle 10 e 30, ma alle 10 e 30 la Giunta regionale non era ancora in Aula. Lei Presidente ha fatto una osservazione su questo, l'onorevole Cogodi è persino intervenuto su questo, e poi lei ha aggiornato i lavori alle ore 11 perché nel frattempo i Capigruppo e i componenti della Commissione industria potessero incontrare i lavoratori della PROGEMISA.
Presidente, io ho partecipato a quell'incontro, quindi ero impegnato in una funzione alla quale ero stato autorizzato dal Presidente dell'Assemblea. Allo stesso incontro erano presenti gli altri Capigruppo, presumo che anche l'onorevole Onida fosse lì, non lo ricordo, ma che sia arrivato in Aula un secondo prima di me, prima di lui è intervenuto per il Gruppo di rifondazione Comunista l'onorevole Ortu, ma all'incontro era presente l'onorevole Cogodi che è il Capogruppo di Rifondazione Comunista, gli altri Capigruppo sono arrivati in Aula dopo. Quando si tiene un incontro parallelamente ai lavori del Consiglio, si dà poi l'opportunità a chi a quell'incontro presenzia di poter fare il proprio intervento. Quindi insisto, Presidente, perché alla luce di queste cose mi venga data la parola.
PRESIDENTE. Onorevole Balia, mi permetto di insistere perché io avevo sospeso i lavori fino alle 11, e la correggo in una cosa, il Presidente, ad onor del vero, era presente alle 10 assieme a me, si è spostato perché in Aula non c'era nessuno, però era presente, questo lo devo dire per onorare il vero. Onorevole, la prego usciamo da questa impasse e andiamo avanti.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, concorderei con le osservazioni che lei ha fatto, se l'incontro con la PROGEMISA si fosse svolto nel tempo da lei stabilito, cioè mezz'ora.
Ci sono stati dei contrattempi dovuti al ritardo nell'ingresso dei lavoratori, perché non abbiamo potuto cominciare fino a quando non abbiamo trovato un questore per fare entrare i lavoratori, perché l'incontro con i lavoratori della ProgeMisa è durato mezz'ora, quanto da lei stabilito, ma le disposizioni date dall'Ufficio di presidenza, non consentono che un Capogruppo faccia entrare una delegazione se non c'è la firma del questore. Abbiamo dovuto cercare un questore per tutto il palazzo, nonostante lei avesse detto che noi dovevamo ricevere questa delegazione. Tutti i Capigruppo erano presenti e la delegazione è arrivata alle 11. Come potevamo interrompere l'incontro alle 11? Il nostro incontro è durato mezzora, abbiamo rispettato i suoi ordini, ma a causa delle disposizioni che lei ha dato non abbiamo potuto rispettare gli orari perché i lavoratori sono entrati con venti minuti di ritardo.
PRESIDENTE. Colleghi, non vorrei che per una questione regolamentare perdessimo più tempo di quanto è necessario. Onorevole Corona, ha facoltà di intervenire brevissimamente, poi se i colleghi sono d'accordo, anche tenendo conto dei disguidi che ci sono stati, darò la parola all'onorevole Balia, ma voglio che sia chiaro all'Aula che ci sono queste ragioni.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Corona.
CORONA (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, penso che le questioni procedurali siano importanti però credo che la voce di un Capogruppo in Aula sia ancora più importante; inoltre, come lei sa, sono venuto in Aula a comunicarle che i tempi dell'incontro con i lavoratori della PROGEMISA, si stavano allungando e, quindi, effettivamente ha ragione l'onorevole Fadda.
PRESIDENTE. Su che cosa vuole intervenire, onorevole Biggio?
BigGio (A.N.). Sull'argomento in discussione, Presidente. Confermo quanto è stato detto sui ritardi nella riunione con i rappresentanti dei lavoratori della ProgeMisa.
La preghiera che voglio rivolgere a lei e a tutto il Consiglio è di evitare quanto più possibile per il futuro questa che ormai è diventata abitudine, di far arrivare gruppi di rappresentanze sindacali durante i lavori dell'Aula a chiedere incontri con i Capigruppo che poi vengono concessi durante l'orario dei lavori. Si concedano alla fine dei lavori dell'Aula, perché è inevitabile che la discussione non si possa definire in tempi certi. E` una preghiera che rivolgo a lei, Presidente, e rivolgo a tutto il Consiglio.
PRESIDENTE. La ringrazio, naturalmente giro la preghiera all'Aula e agli onorevoli Capigruppo, ma devo anche ricordare che abbiamo approfittato di un momento di impasse per fare questa riunione che era preventivata per le ore 13, l'abbiamo anticipata perché c'è stata la possibilità di farlo. Detto questo, onorevole Balia, mi scuso, ma lei sicuramente comprende le ragioni che mi hanno indotto a fare questo, e le do la parola perché svolga il suo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
balia (S.D.I.-S.U.). Presidente la ringrazio, comprendo che lei è deputato a far sì che l'Assemblea sia assolutamente rispettosa delle regole che l'Assemblea stessa si è data, quindi comprendo le sue perplessità originarie; e l'esigenza di darmi la parola solo successivamente a questo richiamo discende presumibilmente dal voler rimarcare che questo non deve naturalmente diventare una regola per il futuro. Però ringrazio lei e i colleghi, perché se un consigliere è impegnato in un'altra riunione sta assolvendo ai suoi compiti e la sua assenza è solo una assenza apparente, perché di fatto sta pienamente assolvendo allo svolgimento delle proprie funzioni.
Veniamo, Presidente, all'oggetto principale del dibattito, ai motivi della mozione. Credo che non vi sia neanche bisogno di rimarcarlo, una cosa appare assolutamente certa: l'opposizione non solo si è servita di uno strumento regolamentare nel proporre una mozione, ma in questo caso specifico, sul problema del piano d'ambito, l'opposizione ha posto all'attenzione dell'Aula, ma anche, badate bene, all'attenzione dell'opinione pubblica della Sardegna, un problema sul quale si stava procedendo un poco "a tentoni", e si stava procedendo in un clima di apparenti silenzi, di mancate convergenze, non convergenze fra maggioranza e opposizione, ma mancate convergenze all'interno della stessa maggioranza.
Si stava procedendo attraverso un potere autoritativo, molto forte, esercitato dal commissario unico per le acque, e in un clima quanto meno di inconsapevolezza. Ciascuno di noi conosceva ciò che filtrava all'esterno, ciascuno di noi ha appreso poi naturalmente dalla illustrazione delle ipotesi fatte dal Presidente Pili all'interno della Commissione, però c'era in ciascuno di noi la certezza che su questo argomento qualcosa sfuggiva, e credo onestamente che continui a sfuggire ancora oggi.
Intanto noi continuiamo ad essere sostenitori della tesi che non si rende un servizio alla Sardegna quando si continua a procedere attraverso le metodiche della nomina, e naturalmente della felice accettazione di questa nomina, a commissario unico. Quando poi i commissariamenti si allargano, straripano, debordano, riguardano più settori di intervento, sono un fatto in ogni caso anomalo, e ci chiediamo a che cosa servano e perché debbano essere posti in essere. Abbiamo posto in altra occasione persino qualche problema, noi l'abbiamo chiamato di legittimità, ma comunque di differente interpretazione delle norme, e dicevamo che, anche alla luce delle variazioni introdotte dal Parlamento italiano sulla Costituzione, c'erano punti che ci portavano a dire che l'incarico di commissario unico oltre che essere inopportuno rasentava, presumibilmente, l'illegittimità, e in ogni caso costituiva e costituisce una prevaricazione dei diritti della Sardegna, perché quando viene violata, quando viene sminuita, quando viene ridotta, quando viene contenuta l'autonomia dell'Assemblea e anche della Giunta regionale, attraverso i commissariamenti, si stanno adottando procedure che, nella semplificazione del percorso, tendono ad escludere parti, tendono a concentrare su alcune parti il potere decisionale.
Noi abbiamo ribadito più volte che questa metodica deve essere superata, che se un organismo - e qua parlo dell'organismo Giunta regionale - non ha in se stesso le capacità, non ha la volontà per assumere determinazioni e decisioni, la metodica non può essere quella di commissariare quell'organismo e di individuare un'unica persona - faceva riferimento a questo anche l'onorevole Onida nel suo intervento - delegandola a fare ciò che collegialmente non si è riusciti a produrre. E' quanto meno un caso anomalo, soprattutto se è ripetuto in più casi e in più settori e da fatto eccezionale rischia di diventare regola. Ecco perché abbiamo parlato, e continuiamo a parlare, in questo senso, di affievolimento dell'autonomia, affievolimento che è ancora più grave nel momento in cui in quella delega sono contenuti poteri e funzioni tanto esorbitanti da consentire persino il rastrellamento delle risorse che sono invece deputate ad essere spese da parte degli enti locali, cioè ci troviamo in una situazione anomala in cui la Regione autonoma della Sardegna, anziché programmare e devolvere risorse, perché a loro volta altri enti, altre istituzioni, a questo deputate, provvedano alla spesa, anziché dare toglie, richiama a sè. Questo è un modo per espropriare poteri legittimamente costituti. Questo è un modo per sminuire l'esercizio di quelle funzioni, questo è un modo per distrarre da compiti e funzioni risorse attribuite ed assegnate e riassumerle invece in capo all'istituzione maggiore.
Ciò detto, noi vorremmo capire se la maggioranza per l'intanto, così come è apparso da dichiarazioni benevole, crediamo, rese in Aula da esponenti autorevoli della maggioranza, e così come abbiamo appreso da notizie di stampa, su questo argomento abbia davvero trovato una sintesi comune; perché continuiamo a restare convinti, proprio alla luce degli interventi che dentro quest'Aula si sono susseguiti, che permangano delle differenze, differenze che sono emerse per esempio anche nell'intervento dell'assessore Ladu, e che permangano in ogni caso punti quanto meno di contrasto e di forte critica che anche stamattina sono emersi con l'intervento dell'onorevole Onida. Certo è che vi era la ferma, decisa determinazione da parte del Presidente Pili, in quanto commissario unico, di procedere all'espletamento di una gara internazionale; e certo è che, al riguardo, se quella ipotesi è tramontata - io continuo a dire se perché molti dubbi continuano a permanere - è tramontata a seguito del confronto che dentro la maggioranza si è sviluppato, ma anche delle forti sollecitazioni e pressioni che da parte dell'opposizione in Consiglio regionale sono venute e, non dimentichiamocelo, per quei forti richiami che sono venuti da parte anche delle strutture attualmente deputate alla gestione delle acque nel territorio, dei sindacati e di quant'altro.
Io ho sentito l'onorevole Ladu qua in Aula parlare di project financing. E' uno strumento operativo moderno, è uno strumento utile, è uno strumento che chiama ad intervenire assieme al settore pubblico anche il privato, con risorse proprie; però vorremmo, anche relativamente a questo aspetto, capirne qualcosa di più. Cosa si vuole attivare? Quali procedure? Quali percorsi? Con chi, con quali soggetti? Vorremmo capire se vi sono, allo stato delle cose, soggetti che sono stati già individuati da qualcuno, se sono state stabilite già delle relazioni in questa direzione, come, quando, perché.
L'onorevole Fantola è intervenuto tra i primi nel dibattito sul piano d'ambito. esponendo una sua tesi con un plauso alla Giunta regionale alla fine per le scelte che stava compiendo. E mentre l'onorevole Fantola interveniva in quest'Aula con alcuni plausi, l'onorevole Segni, a cui l'onorevole Fantola fa riferimento, nello stesso giorno usciva con un proprio intervento anche sui giornali sardi sostenendo che la Giunta regionale sul problema dell'acqua, ma soprattutto nei rapporti con altre istituzioni, a partire dall'istituzione comunitaria, manifestava una profonda debolezza ed una forte incapacità.
Certo che vi è una contraddizione fra le due tesi, ma soprattutto, all'onorevole Fantola - e concludo Presidente - vorrei richiamare un concetto, perché quando è intervenuto ha detto che questo era un problema atavico e si è chiesto di chi erano le responsabilità, facendo risalire i ritardi ad almeno otto anni fa.
La domanda è: "Onorevole Fantola, ricorda chi era sub commissario del piano delle acque nella passata legislatura, visto che stiamo tornando indietro di otto anni?" A me pare che fosse un assessore del Gruppo dell'onorevole Fantola. Non ritiene quindi di avere in questo senso anche direttamente delle responsabilità? Io penso di sì, e comunque, Presidente Pili, anche stamattina si è parlato di "cesarismo", ma certo, Cesare era un grande condottiero, però Cesare ha finito i propri giorni sotto i fendenti di ben 47 pugnalate. Stia attento che non si ripeta all'interno di quest'Aula un percorso di quel tipo.
PRESIDENTE. Colleghi, è stato presentato un emendamento a firma Cogodi, Ortu, Vassallo. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo
"Nella parte dispositiva è aggiunto il seguente alinea:
"A contestare sul piano politico le scelte del Governo nazionale, a impugnare, sostenere con ogni mezzo la eventuale impugnativa degli Enti locali per incostituzionalità dell'articolo 35 della legge finanziaria 2002 dello Stato nella parte in cui dispone l'obbligo per le aziende speciali pubbliche, per gli Enti locali del procedimento di privatizzazione dei servizi di carattere industriale, fra cui si fa ricadere anche la gestione dell'acqua, poiché l'acqua è un bene naturale di cui deve essere garantito innanzitutto l'uso sociale attraverso strumenti ufficiali gestiti dal potere pubblico a partire dal potere locale". (1)
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei riprendere lì dove ha lasciato il collega Balia, sperando che il suo fosse soltanto un richiamo alla storia ma che nei fatti questa legislatura non si concluda così, nel senso che in senso metaforico si deve stare attenti alle pugnalate sempre presenti comunque in quest'Aula da tante parti.
PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE BIGGIO
(Segue CAPELLI.) Per stare in argomento, la mozione presentata dai colleghi del centro sinistra, l'ennesima mozione che comunque, diversamente da altre che ci costringevano ad estenuanti presenze in Aula, bloccando di fatto l'attività dell'Esecutivo e dello stesso Consiglio, riprende un argomento che da tanto tempo non veniva discusso in quest'Aula, forse per carenza della stessa maggioranza, ma forse anche per carenza dell'attuale minoranza, e, senza fare riferimenti polemici al passato, ex maggioranza nella scorsa legislatura. Tant'è che questa legge, la "legge Galli" la "36" del gennaio 1994, aveva introdotto novità nel campo della tutela delle risorse e della gestione dei servizi idrici tra le quali alcuni concetti importanti richiamati oggi in quest'Aula: il concetto di uso di salvaguardia delle acque pubbliche per le generazioni future; il concetto di risparmio e di rinnovo della risorsa nel rispetto del patrimonio idrico e dell'ambiente; il concetto di utilizzo prioritario della risorsa acqua per il consumo umano; l'individuazione di una nuova organizzazione per ambiti ottimali dei servizi idrici, basata sui criteri idrografici ed amministrativi, la fissazione di obiettivi connessi all'efficienza ed economicità dei servizi di equilibrio economico nei costi e nei ricavi.
Bene, dal 1994 ad oggi nulla - questo è un dato inconfutabile - è stato fatto per dare risposte a questi cinque principi fondamentali che la legge Galli intendeva introdurre per le finalità che voleva perseguire. Allora cosa è successo? Che a settembre, nello stesso periodo in cui la nostra forza politica sollecitava, all'interno della maggioranza, i colleghi e i partiti della maggioranza a scelte di tipo collegiale, ci si è mossi con un commissariamento. Un commissariamento sicuramente non è la risposta all'esigenza di scelte di tipo collegiale, perciò in questo potrebbe individuarsi una contraddizione. Ma il commissariamento noi lo intendiamo come atto necessario per muovere finalmente le acque, nel senso che finalmente si fa qualcosa dal 1994 ad oggi, credo che chi mi ha preceduto abbia fatto riferimenti a decenni precedenti, ma io mi limito ad esaminare la legge Galli e le finalità della stessa. Perciò il commissariamento è arrivato non in contrasto col principio di collegialità che noi stessi auspichiamo e continuiamo ad auspicare all'interno del Consiglio e all'interno anche della nostra maggioranza, perché riteniamo che il decisionismo non sia contrario o alternativo alla rappresentanza e alla collegialità. Questo è il nostro principio politico, insindacabile per quanto ci riguarda, ma alcuni strumenti, quali quelli del commissariamento, devono necessariamente essere portati a compimento per combattere l'altro grande cancro dell'amministrazione pubblica, e cioè la burocrazia. E' un sistema perverso che per anni ha consentito di fare progetti, di affidare a progettisti incarichi vari perché si potesse definire un intervento concreto per risolvere il problema della siccità, il problema della raccolta delle acque, il problema della distribuzione corretta delle acque, il problema delle tracimazioni o delle perdite dalle reti di adduzione. Cosa ha prodotto? Ha prodotto progetti e benefici per progettisti. Credo che questo ora non stia avvenendo per le azioni positive poste in essere da questa maggioranza e dal commissario per l'emergenza idrica, che va a sanatoria di una situazione di stasi che si rileva come attività produttiva soltanto sulle carte prima richiamate dei progetti e dei progettisti, ma di fatto senza opere concrete che potessero dare risposta o iniziare un percorso per dare risposta ad un problema, questo sì, atavico della nostra Isola.
Perciò all'interno della maggioranza, fin da settembre, è iniziata una discussione, purtroppo a volte non correttamente esplicitata da noi stessi sulla stampa, e perciò riportata sulla stampa come atto di polemica, per definire e portare avanti una linea politica che sia una linea politica di cambiamento e, scusatemi se mi ripeto per l'ennesima volta, di collegialità delle scelte. Abbiamo perciò messo dei puntini, perché non basta la semplice approvazione del piano d'ambito, lo sappiamo tutti, per definire e per avere la premialità prevista, è uno dei tasselli necessari perché queste risorse non vadano perdute.
E` iniziata una discussione interna che ci ha portato anche a non condividere alcune determinazioni. Ma stare in una maggioranza, fare politica con altri partiti, ritrovarsi in una coalizione credo che non significhi necessariamente condividere tutto ma confrontarsi per arrivare magari ad una determinazione comune quale quella a cui siamo arrivati per quanto riguarda il Piano d'ambito. Piano d'ambito che ci ritroviamo ad affrontare in tempi ristretti a breve distanza dalla giornata di approvazione. Piano d'ambito sul quale diverse componenti si sono espresse definendo ottimale il piano d'ambito unico, oppure l'articolazione in più ambiti. Noi, per esempio - non c'è nessuna difficoltà a sostenerlo, perché la dialettica interna di una maggioranza è il sale della democrazia e del confronto - noi ed altri eravamo, per esempio, per la suddivisione del territorio in più ambiti, ma riconoscendo la necessità della celerità d'intervento, la necessità di non rifare, di non riarticolare, di non perdere ulteriori anni, nell'interesse generale, abbiamo riconosciuto l'azione del commissario nell'approvazione del Piano d'ambito necessaria, chiedendo comunque che lo stesso si potesse articolare in sub-ambiti, cioè trovando quelle soluzioni che possano dare risposta alla visione gestionale e non solo politica di un problema anche per chi in quel momento non la pensava allo stesso modo.
Quindi di sub-ambiti si è già parlato, non abbiamo atteso sicuramente la discussione della mozione per poterne discuterne, così come abbiamo parlato dell'articolazione tariffaria. Il sistema di tariffazione deve essere unico, ma ovviamente, proponiamo, ed abbiamo proposto, ed anche su questo ci siamo confrontati, la necessità di articolare la tariffa per fasce sociali, articolarla per usi: uso domestico, uso artigiano, uso alberghiero, turistico, perciò uso imprenditoriale e commerciale, e mettendo su un altro piano l'uso agricolo che vedremo poi di articolare con l'intervento che dovremo fare sul piano e sulla autorità di bacino, cioè sulla gestione amministrativa, politica, funzionale e strutturale del multisettoriale. Perciò cosa vuol dire intervenire sulle tariffe? Considerare le fasce deboli della nostra società, considerare anche che le agevolazioni non sono sempre di tipo economico ma possono essere anche di tipo strutturale ed organizzativo per poter intervenire nei tempi corretti, per esempio per i diversamente abili che hanno necessità diverse di intervento quando devono fare la richiesta di allaccio o essere inseriti in un piano di tariffazione, ma possono essere ovviamente anche interventi di tipo economico.
Gestione: anche di questo - e prima della presentazione della mozione - si è parlato all'interno della maggioranza, e si è parlato di affidamento diretto della gestione e non attraverso gara internazionale. Su questo si è discusso e sono emerse posizioni diverse che sono riportate sulle pagine dei giornali, con la posizione di parte dell'Esecutivo e di parte della maggioranza che ha portato l'intera compagine ad un confronto dal quale è emersa la conclusione che forse è più opportuno, più democratico e più corretto per la nostra stessa struttura di gestione delle acque, e degli enti in essa interessati, passare all'affidamento diretto. Anche sul piano di bacino si sta discutendo, e anche su questo, pur pensando che debba esistere un decentramento rispetto a Cagliari di alcune funzioni, riconosco che il l'autorità d'ambito possa e debba trovare allocazione in questo territorio perché la stragrande maggioranza dell'utilizzo idropotabile è concentrato nel capoluogo della nostra Regione che ha una densità maggiore di abitanti. Allo stesso modo porremo all'attenzione della minoranza nel momento in cui discuteremo anche del piano di bacino e dell'autorità di bacino, o quanto meno discuteremo gli indirizzi da dare, la questione del perché la sede amministrativa e politica dell'autorità di bacino non debba essere decentrata, ed amerei tanto discutere di questo, dando un esempio di decentramento politico ed amministrativo nella nostra Isola che non sia sempre e comunque Cagliaricentrica.
Vorrei dire ancora brevemente due cose. In alcuni interventi si è detto che questa Giunta e questa maggioranza hanno tutti contro, hanno contro la sanità, i piccoli ospedali, comuni, province e scuole, sindacati. Noi stiamo incontrando le parti sociali e mi sembra che questa contrarietà a tutto quello che questa maggioranza sta facendo non sia stata ancora evidenziata, Sicuramente molte cose sono da correggere, anche il rapporto col Governo centrale sul quale non sempre siamo d'accordo, così come non siamo d'accordo, e lo manifestiamo pubblicamente come forza politica, sulle ultime azioni proposte in finanziaria e nel trasferimento dei fondi alle regioni e su tante altre, per esempio l'applicazione della 488, e con la presentazione di nostri emendamenti abbiamo portato a una rivisitazione dell'intera finanziaria nazionale.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
Sanna Giacomo (Gruppo Misto). Colleghe e colleghi, l'acqua è straordinaria forza di progresso e civiltà, storia di lotte millenarie per il controllo, di antiche discriminazioni e più moderne contraddizioni, se è vero che in Kenya una persona vive con quattro litri di acqua al giorno, mentre a Parigi i litri diventano 250 e a New York addirittura 300. Nonostante tutto, ancora oggi, molti considerano l'acqua liquido naturale di proprietà di tutti. Un famoso premio Nobel per la pace ha affermato di recente, proprio in Italia, che l'acqua è un liquido che non dovrebbe essere assolutamente governato da nessuno. E` una proprietà comune, di tutto il mondo, di tutta la comunità. Sono nobili considerazioni che stridono con l'aggressione in atto nell'intero pianeta al mercato dell'acqua in quanto mercato strategico per diventare interlocutori privilegiati nella fornitura di tutti i servizi del vivere moderno. Non è un caso, dunque, che ben tre conferenze internazionali abbiamo deliberato importanti vincoli di ordine sociale sull'uso e sulla gestione della risorsa idrica.
Nel mondo intero si dibatte se la più preziosa delle risorse debba essere preservata e gestita con fini prettamente sociali oppure se debba essere lasciata alle spietate logiche del mercato globalizzato. In Italia il mercato dell'acqua non si è ancora completamente affermato, complici forse le criticità del settore nell'intero Mezzogiorno. In Europa invece, in alcuni paesi, non solo si è affermato ma si manifestano nuove inversioni di tendenza, in particolare si registrano graduali ma significativi ripensamenti in ordine alle azioni privatrici intraprese. Si è riscontrato infatti un grande interesse dei privati nel far tornare i conti economici nelle gestioni, ma anche scarsi investimenti privati nel miglioramento delle infrastrutture ottenute in concessione. Per questi motivi, in Francia, in Germania o in Portogallo si realizzano riforme in senso privatistico, ma pubbliche dei grandi enti e delle municipalizzate. In questo contesto, che è in continua evoluzione, si inserisce il dibattito sulla gestione dell'acqua in Sardegna, senza che si sia risolto lo scontro tra le tendenze privatizzatrici e le iniziative volte a proteggere l'acqua dalle insidie del libero mercato. E' una questione di vitale importanza, di rilevanza davvero strategica e di grande impatto sociale. Si tratta di decisioni che meritano il coinvolgimento, il più ampio possibile, di tutti i sardi, delle forze sociali, delle organizzazioni del lavoro, di quelle imprenditoriali, politiche ed economiche dell'intera Sardegna.
Invece la riorganizzazione del servizio idrico, le forme di una moderna cooperazione fra gli enti locali, le politiche di investimento, le tariffe, le nuove forme di gestione dell'acqua in Sardegna si calano sui sardi senza confronto, senza partecipazione e dunque senza condivisione. E gli incontri di questi giorni, avuti dalla maggioranza con le forze imprenditoriali e sociali, sono la testimonianza che solo dopo che si è scoperchiato questo che io chiamo "tombino male odorante", qualcuno ha cercato di rimediare nei tempi e nei modi.
La discussione sul piano d'ambito quindi approda nel Consiglio regionale, soltanto straordinariamente per iniziativa delle forze di opposizione. L'ennesima mozione, onorevole Capelli, l'ennesima mozione che ha consentito a lei e a tutti noi in quest'Aula di poter contribuire e parlare di un argomento di così vitale importanza.
Quindi sono sufficienti queste semplici considerazioni per constatare la nostra contrarietà rispetto ai metodi utilizzati dal Presidente commissario per procedere nella stesura e nell'approvazione del piano. Un documento redatto nella più completa solitudine, senza concertazione alcuna e senza che si sia ricercata la condivisione nelle scelte, nonostante le disposizioni del piano riguardino da vicino tutti, istituzioni e cittadini, autonomie locali e forze politiche, operatori economici e lavoratori.
Un piano inadeguato, non soltanto nel metodo ma anche nei contenuti, sulle tariffe come sulle questioni attinenti gli operatori dei servizi idrici, e l'individuazione della gestione. Non serve elencare i noti ritardi dei predecessori, ed aggiungo, a ciò che ha detto il collega Balia, che nel '94 l'assessore era espressione della forza politica di riferimento dell'onorevole Fantola, ma successivamente l'assessore ai lavori pubblici, e quindi il sub commissario, era l'onorevole Pietrino Fois, assessore di questa Giunta. Quindi per tutta la legislatura voi avete avuto in mano per primi lo strumento per poter operare quel cambiamento che state richiamando con insistenza come il fallimento di chi vi ha preceduto.
Le peculiari carenze del sistema Sardegna, le contraddizioni nella gestione delle risorse idriche nell'Isola, i ritardi nel recepimento della legge Galli del 1994 o le inadempienze rispetto alla legge numero 29 del 1997, niente può giustificare una soluzione frettolosa e priva di confronto come quella prospettata dal Presidente commissario; una decisione che accresce il timore che in Sardegna sull'acqua stiano decidendo in pochi, in troppo pochi e alcuni fuori dell'Isola, una scelta monocratica che cerca di nascondere nelle vecchie emergenze le nuove logiche padronali. Ed anche per questo, insieme ai contenuti, contestiamo duramente anche i modi con cui il Presidente commissario procede sulle questioni dell'acqua. La sua insofferenza, al limite dell'isterismo, è pari alla nostra indignazione politica. Per primi abbiamo criticato il piano d'ambito e continueremo a farlo in quest'aula e fuori di quest'aula. Le repliche a reti unificate, al limite dell'insulto, ci lasciano indifferenti, così come non ci spaventano le minacciate promesse di risvolti extrapolitici, non foss'altro perché il piano d'ambito del Presidente commissario non solo non è condiviso, ma è anche contrastato da tutti. Nonostante le carenti informazioni e la parziale documentazione fornita, sindacati, amministratori pubblici, presidenti di enti e di organizzazioni non hanno esitato un solo istante a denunciarne la pericolosità e l'inadeguatezza.
Emergono anche in questo dibattito le distanze che corrono fra le posizioni del Commissario e quelle della maggioranza a sostegno del Presidente. Soltanto in questi giorni la maggioranza si accorge che sull'acqua è meglio ricercare partecipazione e condivisione. Lo fa con grave ritardo, con una tempistica strumentale e anche un po' con un coordinamento sospetto. Certo, non possiamo non dirci soddisfatti di avervi costretti a una clamorosa retromarcia sulla gara internazionale, ma non siamo così ingenui da pensare che i teorizzatori della gestione economicistica dell'acqua in Sardegna si siano definitivamente arresi. Li conosciamo troppo bene e abbiamo ben presenti gli interessi che li muovono per credere che davvero lavorino per una soluzione più graduale e più ragionevole. L'acqua è, infatti, prima di ogni altra cosa, problema di potere e di poteri in Sardegna, a incominciare da quelli straordinari che il Presidente esercita per conto di Roma su sua richiesta.
E' tempo che la cultura dell'emergenza e dell'intervento straordinario lascino il passo in Sardegna alla gestione democratica dell'acqua, per vedere tutelati meglio i diritti di tutti i sardi ed evitare che, invece, possano salvaguardarsi soltanto i grandi interessi di pochi sull'acqua in Sardegna. E' questa un'impresa difficile, non foss'altro per il business che la gestione commissariale ha alimentato in questi anni in Sardegna, ed è impensabile immaginare che chi vi partecipa, o ne è protagonista, voglia spontaneamente rinunciarvi. Noi chiediamo una gestione democratica della risorsa idrica, perché è fondamentale per la stessa democrazia, garanzia di libertà e progresso civile in Sardegna. E' una partita lunga e difficile, è un argomento che deve essere socializzato, è un problema politico che deve uscire dalle logiche di schieramento per divenire sempre più battaglia comune. Ma è anche una partita in cui ancora troppi giocatori giocano con le carte coperte e, in alcuni casi, anche truccate. Ci sono poi anche le carte nascoste del Presidente commissario, a iniziare da quelle riguardanti la stesura integrale del piano d'ambito redatto dalla Sogesit, consegnate forse soltanto a chi pensa come lui, a noi ha distribuito invece il bignamino del piano d'ambito. Non ci è bastato per capire, ma ci è bastato per capire che si stava vendendo l'acqua e insieme all'acqua anche il futuro di tutti i sardi.
Quindi, fare una discussione ampia con la conoscenza massima dell'argomento su un progetto che ancora oggi si tiene nascosto credo che sia difficile per l'intera opposizione, ma per buona parte della stessa maggioranza. Ma se ciò non fosse sufficiente, l'emendamento presentato da Rifondazione lo dimostra, tutti siamo a conoscenza ormai che l'articolo 35 della finanziaria ha subito uno stop sia da parte del Governo, che sta ristudiando il problema, ma soprattutto ha subito lo stop dell'Unione Europea che con una lettera di costituzione in mora, che è il primo atto della procedura di infrazione, ha fatto osservare, e soprattutto dovremmo osservarlo noi, che gli enti locali non possono cedere la proprietà degli impianti delle reti e delle altre dotazioni destinate all'esercizio dei servizi pubblici, di cui al comma 1, salvo quanto stabilito dal comma 13, che è soggetto a infrazione insieme a quello che io stesso in parte ho letto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che i ragionamenti che si sono svolti sul problema della risorsa idrica e su quelli più specifici dell'ambito, in questi giorni di dibattito consiliare, siano stati senz'altro dei ragionamenti che hanno interessato una volta tanto non soltanto i colleghi consiglieri, ma anche tutto ciò che fuori da questo Consiglio gira e tutti coloro che sono interessati, in questo momento, a capire quale sia l'evoluzione dei ragionamenti che vengono fatti all'interno di questo Consiglio sulle complessive problematiche dell'acqua. E credo che una delle cose più importanti con le quali sicuramente questo Consiglio deve fare in ogni momento il conto, e che qualche volta purtroppo negli interventi di qualche consigliere non è emerso in maniera adeguata, è che noi abbiamo a che fare con un problema che è quello dell'approvvigionamento idrico e della distribuzione dell'acqua sia per usi idropotabili che per usi generali, che purtroppo non è una risorsa attualmente presente in Sardegna. I ragionamenti che sono echeggiati in quest'aula, almeno per una parte, cioè quella soprattutto relativa ai riflessi sul mercato e alle visioni economicistiche direttamente collegate alla gestione delle acque, sono ragionamenti che sarebbero meritevoli di interesse e di sottolineature qualora noi ci trovassimo di fronte a una situazione idrica comunque governabile nell'ordinario ma non in una situazione di assoluta straordinarietà quale quella in cui ci si trova in Sardegna.
La parte forse meno costruttiva degli interventi che si sono sentiti in quest'aula è infatti, a nostro avviso, quella in cui ci si palleggia le responsabilità. Noi non crediamo che ci siano all'interno di quest'Aula partiti politici o singoli che, avendo in qualche misura concorso all'amministrazione e alla gestione della cosa pubblica negli anni passati, possano dire di non avere delle responsabilità per quanto riguarda la gestione delle acque. Certo, è probabile che di responsabilità ne abbiano anche gli amici di Fantola. Forse, se io volessi approfittare dello spirito umoristico che senz'altro è diffuso in questo Consiglio, direi che se il problema è stato affidato a noi e non siamo riusciti neanche noi a risolverlo deve essere davvero un problema difficile da risolvere! E da questa battuta vorrei arrivare alla sottolineatura di una cosa che è sotto gli occhi di tutti, e cioè che il problema dell'approvvigionamento idrico e della gestione della risorsa acqua in Sardegna è di fatto un problema complesso, e come tutti i problemi complessi non ha soluzioni semplici, non ha soluzioni riassumibili in slogan, e non ha soprattutto soluzioni che possano essere di parte o addirittura di "sotto parte" politica. I problemi che sono sul tappeto sono noti a tutti, e sono dei problemi anche correlati all'esistente che è, che si voglia o che non si voglia, il frutto di trenta, quaranta, cinquant'anni di gestione delle acque che comunque ha avuto degli strumenti in Sardegna, e questi strumenti ce li ritroviamo sul tappeto insieme con le esigenze, insieme con le convinzioni, insieme con le necessità, e a queste dobbiamo dare risposta complessivamente, senza poterci limitare agli slogan, perché gli slogan possono servire per sintetizzare un pensiero, ma non per risolvere un problema. Quindi su questo noi abbiamo cercato, anche con l'intervento di Massimo Fantola, che è stato il primo di questo dibattito, di portare l'attenzione e il ragionamento degli altri colleghi del Consiglio.
Il problema dell'ambito idrico è un problema di non facile soluzione, e in questo problema si iscrive tutta una serie di sottoproblemi, sui quali dovremo dare risposte, e per molti di questi problemi le risposte non saranno, e lo ripetiamo, risposte di parte politica perché non possono esserlo, perché quando noi parliamo dell'ambito unico o degli ambiti multipli, ci stiamo già confrontando con un problema complesso, perché noi abbiamo una diversificazione delle tariffe che è nota a tutti. Abbiamo dei comuni che hanno investito sulla diversificazione delle tariffe, nel senso che hanno lavorato per ottenere delle situazioni di autosufficienza idrica, che oggi consentono di avere delle tariffe basse all'interno di quegli ambiti comunali e che sicuramente verrebbero ad avere delle penalizzazioni nell'ambito di una tariffa unica e nell'ambito unico.
E' un problema oggettivo, quindi non è un problema che si possa risolvere attraverso il ragionamento se siamo per il libero mercato o se siamo contro il libero mercato. E' un problema complesso che si affronta e che si risolve nel contesto della sua complessità. Ed è il problema anche delle tariffe: è evidente che la tariffa unica comporta dei rischi, che sono dei rischi assolutamente comprensibili a tutti, ed è evidente che sarà probabile che nell'idropotabile noi dovremo intervenire sul sistema complessivo dando delle indicazioni precise su come possono essere garantite, difese e protette, fasce sociali a cui è necessario garantire particolare economicità nell'utilizzo della risorsa idrica potabile. Questo è evidente, così come è evidente che noi potremmo risolverci il problema dell'ente gestore attraverso una dichiarazione di principio, uno slogan: la cosa migliore per la gestione di un bene, di una risorsa è affidarlo con la massima pubblicità possibile al miglior soggetto gestore.
Ma tutto questo avrebbe un senso qualora noi non ci dovessimo confrontare con l'esistente, qualora ciascuno degli ottanta consiglieri regionali presenti in quest'Aula non avesse almeno una volta, almeno in un dibattito pubblico ricordato come in Sardegna ci siano 42 diversi enti gestori delle acque, come il numero degli enti gestori delle acque sia senz'altro sproporzionato rispetto a una risorsa che non esiste o che è fortemente carente rispetto a quelle che sono le necessità e le esigenze, e che quindi la riforma degli enti delle acque era la riforma prioritaria per tutti i governi che si sono succeduti, da Crespellani in poi, in quest'Aula. Quindi sarebbe facile, ma sicuramente non utile, andare a cercare le responsabilità del fatto che gli enti che governano le acque da cinque sono diventati quarantadue, e non da quarantadue cinque. Il problema oggi c'è, gli enti ci sono, esistono delle normative che impongono la trasformazione di questi enti e ad oggi poco è stato fatto per andare nella direzione indicata da queste normative. E' un problema che ha la Sardegna nel suo complesso, la classe dirigente della Sardegna nel suo complesso, la maggioranza di questo Consiglio regionale per quota parte ampia di propria responsabilità. Questa è la sostanza del ragionamento su cui noi oggi siamo chiamati a confrontarci.
Esistono degli imprenditori oggi in Sardegna che sono interessati complessivamente alla gestione della problematica delle acque, e anche questi imprenditori in qualche maniera aspettano di essere garantiti dall'atteggiamento, dai lavori, dalle decisioni di questo Consiglio regionale. Ecco perché il problema non può essere posto solo in termini di libero mercato. Intanto per nominare il libero mercato, bisogna conoscerlo, bisogna conoscerne le regole e bisogna evitare di fare una cosa che spesso avviene in quest'Aula e cioè di definirlo "selvaggio" soltanto per esorcizzarlo e per continuare a conservare ciò che da sempre è passato e ciò che da sempre continuiamo a gestire in quest'Aula. La iperliberista Thatcher, massimo del selvaggio quando si vuole citare qualcuno che del libero mercato avrebbe fatto scempio attuandolo nelle forme peggiori, la iperliberista Thatcher, quando chiuse le miniere del Galles diede tutti gli incentivi possibili agli investitori giapponesi perché si sostituissero agli imprenditori locali per poter in qualche maniera creare degli ammortizzatori per i minatori che perdevano il loro posto di lavoro. Il mercato è questo, nel senso che il mercato è mercato, poi la sede politica, una volta che si è scelto il mercato, è la sede in cui si può decidere di intervenire sul mercato, e quindi di fare delle cose che sono fuori mercato ma che sono necessarie perché ci sono delle logiche di solidarietà, di equilibrio sociale che comunque impongono di fare delle cose che siano aggiuntive al mercato. Ma una cosa è dire che si accettano le logiche del mercato e che si interviene sul mercato, un'altra cosa è dire che si accettano le logiche dell'assistenza sempre e comunque, e ogni tanto evocare lo spettro del mercato solo perché si capisca quanto è grave che in qualche maniera possa interferire sulle nostre scelte. Ricordiamoci, però, che altrove le cose vanno in modo ben diverso, che l'Europa e il mondo vanno in modo ben diverso e che se la Sardegna rifiuterà a oltranza queste logiche probabilmente si troverà fuori dai movimenti produttivi per tanti aspetti.
Questa è la riflessione e il ragionamento che noi intendiamo affidare a questo Consiglio, ben consapevoli della complessità del problema e ben consapevoli che per risolvere problemi complessi è necessario che ciascuno faccia mezzo passo indietro rispetto alle proprie convinzioni e rispetto ai propri radicati modi di pensare, e ben consapevoli che, terminato il discorso del piano d'ambito, ci sarà quello assai più importante o altrettanto importante del piano di bacino, che è poi quello da cui dipende la possibilità di utilizzare delle risorse comunque presenti nel piano d'ambito.
Su questo problema che forse oggi è il problema più grande che abbiamo in Sardegna, è evidente che c'è la necessità di un dibattito all'interno di quest'Aula che coinvolga tutte le forze politiche presenti in Consiglio, affinché sia chiaro a tutti i sardi non il modo in cui si smonta la proposta altrui, ma il progetto che ciascuna forza politica ha per risolvere il problema idrico in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ho condiviso la frase che ha detto il collega Vargiu, cioè che ci troviamo di fronte a un problema difficile. Ma se il problema è difficile quello che non riesco a comprendere da parte dell'onorevole Vargiu è perché non dichiari pubblicamente che è stato un gravissimo errore che solo una persona decidesse sulle sorti della Sardegna per quanto riguarda questo bene.
Guardate, il problema del metodo è problema di sostanza in questo caso. Io non voglio ritornare sul tema delle responsabilità, vorrei ricordare al collega Capelli che noi a luglio abbiamo presentato un'altra mozione su questo tema, lui lo ha dimenticato perché crede che le mozioni siano soltanto un modo per fare ostruzionismo, mentre sa benissimo che il peggiore ostruzionista di questa Assemblea è la stessa maggioranza, che comunque il centrosinistra nella scorsa legislatura aveva approvato una legge per applicare la legge Galli e l'aveva anche modificata al termine della legislatura.
Il presidente Pili doveva, insieme all'assessore Ladu, applicare questa legge, fare in modo che avvenissero le elezioni, approvare lo statuto, approvare i regolamenti, chiamare i sindaci per eleggere l'Autorità d'ambito. L'assessore Ladu nel suo intervento ha dichiarato: "Io a giugno ho presentato tutto, la Giunta l'ha approvata, è tutto nelle mani del Presidente della Giunta regionale".
Allora, io credo che nessuno della maggioranza possa accusarmi di faziosità se dico che il presidente Pili ha astutamente impedito che avvenisse l'elezione dell'autorità d'ambito. Lo ha fatto per negligenza? Non lo so, ma non è che questo migliori le cose. L'ha fatto perché c'erano altri interessi? Non riesco a comprenderlo, quello che so è chi è il maggiore responsabile della non applicazione di una legge, non c'entra niente il Consiglio regionale, il Consiglio regionale ha fatto il suo dovere, ha approvato una legge, la Giunta regionale la doveva applicare. E` cosa succede? Anziché commissariare la Giunta regionale che ha la responsabilità di non aver approvato e indetto le elezioni, il presidente Pili ha trovato la soluzione, dicendo: "Visto che la Giunta regionale non rispetta le leggi del Consiglio, io, siccome sono amico di Scajola, mi faccio nominare commissario.". Io avrei capito se i poteri di commissario Pili li avesse utilizzati per indire subito le elezioni. Noi abbiamo sollecitato, con una mozione presentata nel mese di luglio che è stata sottovalutata e respinta dalla maggioranza, l'utilizzazione dei suoi poteri per accelerare l'iter burocratico per l'elezione dell'autorità d'ambito. È un problema difficile, collega Vargiu, ma quando un problema è difficile si cerca di coinvolgere le parti sociali, e su questo tema il presidente Pili, il commissario Pili, ha agito da solo. Si cerca di coinvolgere la Giunta regionale ma, dalle dichiarazioni rese da Assessori regionali, risulta che la Giunta non è stata coinvolta. Si cerca di coinvolgere la maggioranza, ma dalle dichiarazioni che voi avete fatto agli organi di informazione risulta che non ha coinvolto neanche la maggioranza. Io avrei capito se il Presidente Pili avesse detto al Governo: "Io sono stato incapace di gestire una legge perché non ho indetto le elezioni, quindi è giusto che, visto che la gestione dell'autorità d'ambito deve andare ai sindaci, si individui un sindaco perché sia nominato commissario." Ma non si possono commissariare gli enti locali perché la Giunta regionale è inadempiente! È un problema di metodo.
Noi abbiamo cercato in tutti i modi, nel mese di luglio, di far capire al commissario Pili che non si può chiudere a villa Devoto con i suoi consulenti, che in Consiglio regionale su questi temi dobbiamo trovare - io accetto la sfida che è stata lanciata - posizioni unitarie. Non si può, commissario Pili, da una parte, come ha fatto oggi, e l'abbiamo apprezzato, chiedere che tutte le forze politiche in Sardegna si uniscano. Finalmente si è svegliato, l'ha fatto il suo collega Storace sulla finanziaria, ci saremmo aspettati anche da lei una presa di posizione sulla finanziaria nazionale, oggi finalmente ha detto: "Uniamoci, cerchiamo di fare in modo che tutte le forze politiche difendano gli interessi della Sardegna". E contemporaneamente io vedo da parte della maggioranza una resistenza alla presentazione di un ordine del giorno unitario.
Se noi avessimo proposto, ed eravamo nel giusto, una censura nei confronti del Presidente della Giunta, per dignità la maggioranza l'avrebbe dovuta votare, perché non ha applicato una legge approvata credo anche all'unanimità dal Consiglio regionale. Ed allora, noi diciamo: "Volete davvero - accolgo l'invito che è stato fatto dal collega Onida - fare un ordine del giorno unitario? Ma almeno su alcune cose di merito vogliamo confrontarci?" Noi abbiamo cercato in questo periodo - lo sanno tanti colleghi - di cercare di fare in modo che su questo tema non ci fosse ancora una volta una divisione del Consiglio regionale. Bene io dico che su tre cose dobbiamo essere d'accordo, e mi sembra che dagli interventi che ha fatto anche l'assessore Ladu ci si possa trovare d'accordo.
Primo: niente gare internazionali in questo momento. Lo possiamo dire nell'ordine del giorno? Poi se il presidente Pili da solo, perché ho capito che è rimasto solo lui a difendere la gara internazionale, si rimangia - non è la prima volta - quello che ha detto, va bene, però la maggioranza su questo può dialogare con l'opposizione!
Secondo: indire immediatamente le elezioni perché venga eletta l'autorità d'ambito. La data del 20 di novembre non è più proponibile, ma possiamo accelerare al massimo e dire che entro due mesi l'autorità d'ambito deve essere costituita, è una cosa che si può fare? Io non riesco a capire perché la proposta di delibera del collega Ladu riguardante il regolamento e lo statuto dell'autorità d'ambito giaccia presso la Presidenza della Giunta da sei mesi.
Il problema delle tariffe: credo che, nella sua solitudine, perché il problema era difficile, il Presidente Pili abbia sbagliato quando ha approvato la tariffa unica. Credo che tutti i colleghi del Consiglio regionale abbiano capito che non è pensabile avere un'unica tariffa. Possiamo andare per fasce, ci sono i problemi dei comuni dei quali parlava Vargiu, possiamo andare per settori, ma vi deve essere una differenziazione. Possiamo trovare un accordo almeno su questi temi? Leggete la mozione presentata a luglio e la mozione presentata adesso, per tutte le cose che ho detto e che hanno detto brillantemente i miei colleghi, avremmo potuto chiedere un censura nei confronti della Giunta regionale. Non l'abbiamo fatto, abbiamo presentato una mozione che riportasse al centro dell'attenzione di questo Consiglio regionale il problema dell'acqua.
Su questi temi, visto che sono difficili, è possibile trovare un dialogo? Perché io mi auguro che siano vere le motivazioni che ha portato il Presidente Pili sul problema della premialità, ma non è soltanto questo che ci può portare ad ottenere la premialità del 6 per cento sui finanziamenti comunitari, e io mi auguro che, nel suo intervento, lei dica quali sono gli altri punti indicati nei documenti che lei ci ha consegnato che non riusciremo ad attuare.
Un'ultima cosa, e ho concluso: non trascuriamo il problema del personale. Nel piano d'ambito c'è scritto che servono 1300 lavoratori, all'interno di questo settore ne operano 2500 persone, possiamo dire nell'ordine del giorno unitario che salvaguardiamo anche i livelli occupativi di comuni, enti gestori e consorzi?
Io credo che, su queste basi, da parte nostra, pur desiderando una censura, perché sarebbe la cosa minima, nei confronti del Presidente della Giunta regionale, vi siano le condizioni, perché anche quanto detto dall'assessore Ladu, quanto detto dal collega Onida, quanto detto da Vargiu e da Fantola, possa essere recepito in un ordine del giorno unitario.
Mi auguro, e ho concluso, che le dichiarazioni del commissario Pili anche per quanto riguarda l'arpaS corrispondano al vero. Commissario Pili, lei ha dichiarato alla stampa che aveva rispettato - e mi rivolgo ai colleghi della Commissione sanità - quanto licenziato in Commissione per quanto riguarda l'arpaS. Lei ha fatto altre scelte, scelte politiche importanti, senza consultare nessuno. Non ho voluto affrontare il tema della posizione dell'Anci sul ricorso che condivido; lei, commissario Pili, non può pretendere che il Consiglio regionale, le organizzazioni sindacali, le forze sociali, i sindaci, i presidenti di provincia, stiano zitti, perché altrimenti, per la sua incapacità di gestire questo problema, perdiamo i fondi europei.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, dispiace iniziare questo intervento con una lamentela perché vedo che i banchi di quest'Aula sono quasi vuoti quando si va ad affrontare un problema così importante…
FADDA (La Margherita-D.L.). E' la maggioranza.
LIORI (A.N.). Mi sono girato da questa parte, mi scusi.
FADDA (La Margherita-D.L.). E' per gli atti.
LIORI (A.N.). In ogni caso queste assenze fanno male perché un tema come questo, che dovrebbe coinvolgere veramente tutti, maggioranza, opposizione e parti sociali, come è stato detto testè dall'onorevole Fadda, tutti, perché parliamo della risoluzione di un problema storico della Sardegna, dovrebbe vederci più presenti e più attenti.
Ma dispiace altrettanto vedere come le posizioni di maggioranza e opposizione su un tema che dovrebbe riguardare tutti siano proprio cristallizzate, e io con una battuta, all'inizio dell'intervento dell'onorevole Fadda, ho ricordato un vecchio detto sardo sul "pestare l'acqua nel mortaio", al mio paese si dice: "Cann'unu in su murdaju abba pistada abba est e abba istada!". Penso che non ci sia bisogno di tradurlo, significa che chi pesta l'acqua nel mortaio lavora a vuoto perché si tratta di acqua che rimane acqua, ma qui parliamo di cervelli, parliamo di uomini che si devono confrontare, altrimenti a che serve il confronto, onorevole Fadda! Noi siamo disponibili, anzi stiamo già andando avanti con le consultazioni delle parti sociali, anche perché, mi permetta, il mio partito del dialogo sociale si è fatto fautore a livello regionale e a livello nazionale e non ci siamo certo dimenticati di questo dovere che abbiamo, anche perché siamo convinti della bontà del metodo. Non vorrei ricordarle, onorevole Fadda, che i ritardi non sono tutti attribuibili a questa Giunta, ma che su questo problema almeno dal 1992 ci sono una serie di ritardi e di inadempienze…
FADDA (La Margherita-D.L.). Dal 1994.
LIORI (A.N.). No, dal 1992, perché c'è stato prima un ritardo dal '92 al '94, e poi dal '94 in poi per le inadempienze, e non avrei voluto neanche ricordarglielo.
Tra l'altro voglio solo dirle che, nella legge Galli, è previsto che il personale venga assorbito dall'ente gestore, quindi dalla holding che creeremo, quindi non esiste neanche un problema di personale, se vogliamo andare veramente in fondo al problema, i problemi veri sono altri. Io mi trovo perfettamente d'accordo con l'operato del Presidente della Giunta, riconoscendo che finalmente si vuole affrontare il problema, cosa che si è evitato di fare da quasi un decennio a questa parte, e quello che si fa naturalmente è in corso d'opera e quindi, proprio in linea col dialogo che deve esistere anche con l'opposizione, non solo con le parti sociali, su un tema così importante per lo sviluppo e il futuro della Sardegna, è correggibile e migliorabile ed è aperto al contributo positivo dell'opposizione. Questa è la linea seguita dalla maggioranza.
Invece io vorrei entrare nel vivo di altri argomenti, consapevole del fatto che in dieci minuti non si può parlare di tutto, quindi vorrei riportare la maggioranza e l'opposizione alla consapevolezza che la futura autorità d'ambito deve imporsi una sana amministrazione perché dalla sana amministrazione delle acque nasce la sopravvivenza della gestione di questo bene, perché altrimenti è inutile che andiamo ad evitare la gara internazionale se poi creiamo un altro carrozzone oltre gli altri 42 di cui parlava l'onorevole Vargiu, di cui abbiamo sempre detto tutti, maggioranza ed opposizione, che vogliamo andare a una razionalizzazione. Se continuerà il tipo di gestione che si è portata avanti fino ad oggi, fra tre o quattro anni, se non stiamo attenti a quello che creeremo, se non siamo consapevoli di quello che facciamo, noi rischiamo di andare a svendere stavolta, anzi a regalare, pregandole che vengano, alle multinazionali quello che oggi vogliamo impedire che vada fuori dalle mani e dal controllo della Regione sarda. Quindi per questo è importante la separazione netta tra la gestione del settore idropotabile e la gestione del multisettoriale, quindi ci devono essere due entità nettamente separate tra autorità d'ambito e autorità di bacino, perché fino ad oggi si è assistito, anche per quanto riguarda i dati, al fatto che per gli enti, che oggi si dice sono passivi, domani ci si dice che sono attivi e dopodomani che sono di nuovo in passivo, c'è una specie di partita di giro nella quale si fa uno scaricabarile delle cifre, dei debiti, che non si viene mai a sapere a carico di chi debbano essere attribuiti. Così non si può continuare, abbiamo bisogno di chiarezza, abbiamo bisogno di una gestione che sia seria, e questa gestione deve essere unitaria sia per l'autorità d'ambito che per l'autorità di bacino. Abbiamo detto tutti che vogliamo un'unica autorità d'ambito, allo stesso modo vogliamo, lo posso dire anche a nome del gruppo di Alleanza Nazionale, un'unica autorità di bacino che faccia capo a un unico vertice.
Questa autorità di bacino, l'ha detto Vargiu, è un ente importantissimo. E' un organismo che è deputato alla predisposizione di un piano d'ambito che è lo strumento tecnico normativo per il riassetto di tutto il territorio. Al piano dell'autorità di bacino si devono sottoporre tutta un'altra serie di piani compresi, i piani urbanistici comunali, per sottolineare l'importanza che questo piano avrà per lo sviluppo della Sardegna, per la programmazione che deve essere fatta, perché la mancata programmazione, le mancate scelte politiche sono peggiori delle scelte sbagliate. Non possiamo lasciare che i problemi si incancreniscano, abbiamo il dovere di operare delle scelte, e questo si sta facendo.
Diciamo che oggi noi dobbiamo andare ad affrontare problemi importanti come quelli della tariffa. Tutto quello che è stato detto ha degli aspetti positivi, però il problema della tariffa deve essere affrontato con serietà, non è possibile che si continui a non pagare l'acqua. L'assessore Ladu diceva che il 40 per cento dell'acqua che si considera persa in realtà è costituita da una percentuale di circa il 20 per cento di acqua che non viene pagata, cioè si usufruisce di questo bene senza che arrivi il corrispettivo nelle casse della Regione. Io non riesco a capire perché l'ENEL che, pure vende un bene pubblico essenziale, uguale all'acqua per la vita delle famiglie, riesce ad esigere le bollette, e gli enti regionali non riescano ad esigere le bollette dell'acqua. Credo che la tariffa abbia una sua ragione di essere, noi avremmo anche potuto regalare l'acqua ai cittadini, forse saremmo anche riusciti ad accollarci questo carico, però nazioni più importanti della nostra che hanno il bene "acqua" in quantità molto più considerevole dell'Italia la fanno pagare ad un prezzo nettamente superiore al nostro, ed anche con questo noi dovremmo fare i conti, perché è inutile fare demagogia. L'acqua ha un costo. Ha un costo che deve tenere conto necessariamente di quanto sono costate le dighe, di quanto sono costate le adduzioni, ha un costo per la manutenzione, ha un costo per la distribuzione, quindi questo, col giusto guadagno dell'ente che l'avrà in carico, deve ricadere sull'utente con tariffe che saranno ovviamente differenziate. Però perché queste nazioni fanno pagare la bolletta? Per mettere un limite all'uso. Il prezzo deve essere in proporzione all'importanza che si dà all'uso stesso, cioè per lavare la macchina utilizzerò un'acqua non destinata all'uso idropotabile, questo per scoraggiare gli sprechi. Voglio ricordare quello che è successo nel consorzio di bonifica della Sardegna meridionale a Villacidro. A Villacidro solo per avere messo i contatori nei terreni, gli agricoltori da un anno all'altro hanno risparmiato il 40 per cento dell'acqua, solo per la certezza di dover pagare una bolletta, quindi non perché era aumentato il prezzo dell'acqua. Quindi è necessario affrontare con serietà questo problema perché noi dobbiamo andare incontro a una razionalizzazione.
Credo che, per dare risposte ai sardi, sia necessario l'impegno di tutti, della maggioranza e dell'opposizione, dobbiamo affrontare, tutti, i problemi.
PRESIDENTE. Un secondo per concludere.
LIORI (A.N.). Sto chiudendo, onorevole Biggio, il mio tempo è finito. Dico solo che abbiamo delle responsabilità, non possiamo sfuggirle per interessi che sono puramente di partito e soprattutto dobbiamo evitare di fare della demagogia quando affrontiamo problemi così seri. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). La mozione oggi in discussione riguarda uno dei problemi più importanti e di più difficile soluzione nel panorama della politica sarda, e proprio per questo è ancora più sorprendente leggere l'apertura di questa mozione dove candidamente si afferma che, già in data 12 luglio 2002, le forze di opposizione denunciavano "Il grave ed incomprensibile ritardo della Giunta regionale in materia di emergenza idrica in Sardegna", e proponevano, tra gli impegni da assumere con urgenza da parte del Presidente e della Giunta, la definizione delle procedere per l'elezione dell'assemblea dell'autorità d'ambito, così come previsto dall'articolo 6 della legge regionale 29 del 1997.
Cari colleghi, credo sia sufficiente riflettere su questo primo capoverso della mozione, e in particolare sulle date, per chiarire le facili strumentalizzazioni di cui siete stati protagonisti. Ma per raccontare finalmente la verità su questa partita occorre sgomberare il campo da inutili polveroni che non servono certo alla soluzione dei problemi.
Questa Giunta ha continuato il lavoro preparatorio della giunta Floris, e nell'arco di poco più di sei mesi ha fatto quello che non si è riusciti a fare nel corso delle due legislature precedenti. E mi spiego: la legge nazionale numero 36, la legge Galli, è dell'anno 1994, non era ancora iniziata l'era Palomba. La legge numero 36 prevedeva una norma regionale di recepimento e di attuazione. Ebbene, ci sono voluti tre anni per approvare la norma regionale; infatti nel '97 fu varata la legge numero 29. Ma fu tutto inutile, non servì a niente. Nonostante l'approvazione della legge regionale non fu sufficiente l'intera legislatura chiusa nel '99 per costituire l'autorità d'ambito. Eppure, come è stato ricordato stamattina, la legge numero 29 prevedeva tempi precisi; dava alla Giunta regionale trenta giorni dall'entrata in vigore della legge per predisporre lo statuto dell'autorità d'ambito. Scadenza puntualmente e totalmente disattesa.
La mancata attuazione della Galli nella passata legislatura ci ha impedito l'accesso alle risorse e ci ha escluso dalla realizzazione delle opere idriche. Non sono bastati quindi sei anni per dipanare una matassa che è diventata sempre più ingarbugliata tra innumerevoli riunioni, concertazioni, mediazioni, crisi di Giunta. Il presidente Pili ha dovuto fare in poco più di sei mesi quello che altri non sono stati in grado di fare in oltre sei anni. Sei mesi contro sei anni, è un fatto oggettivo, è una verità amara che non volete accettare.
Il commissario ha cercato di affrontare con decisione questo ritardo storico. Sono stati attivati tavoli quotidiani col Governo nazionale che hanno consentito in tempi rapidi di concludere un accordo di programma quadro per le risorse idriche. E` il primo in Italia che consente un programma di investimenti per oltre 860 milioni di euro.
Voglio ancora dire grazie ai tecnici e agli operai dell'igea, del Consorzio di bonifica del Cixerri, dell'esaf e dell'eaf; è una scommessa vinta anche grazie al loro convinto sostegno. Anche in quella occasione i leader della sinistra avevano parlato di acqua prima prelevata dal Cixerri e non dalle miniere e poi pompata con le autobotti. Chiedo scusa agli operai che hanno lavorato duramente, per le fantasie che i leader della sinistra hanno proferito sul loro lavoro. L'opposizione vuole tornare indietro, lo dice nella mozione, vuole ritardare ancora, vuole sospendere, ma con quali ulteriori danni? L'attivazione dell'autorità d'ambito è stata un atto dovuto, trasparente e non ulteriormente rimandabile, è il presupposto per la creazione di un soggetto capace di coordinare la gestione del sistema idrico.
La strategia da seguire, sottolineata dal Presidente e condivisa dalla maggioranza, può essere riassunta in questi punti: diversificazione delle fonti, utilizzazione delle risorse sotterranee, interconnessione degli invasi.
(Brusio in Aula)
CORONA (F.I.-Sardegna). Presidente, posso?
PRESIDENTE. Prego, onorevole Corona, ha qualche secondo per concludere.
CORONA (F.I.-Sardegna). Non devo concludere, c'era chiasso signor Presidente.
PRESIDENTE. Pensavo che avesse terminato il suo intervento, prego.
CORONA (F.I.-Sardegna). La manutenzione delle reti. Occorre dare risposte a tutti in modo razionale, equilibrato e concreto. Su queste basi è stato definito l'accordo di programma quadro con il governo nazionale, è stato condiviso e firmato l'accordo come è avvenuto in molte regioni italiane, comprese quelle governate dal centrosinistra.
Non vogliamo sottrarci al confronto con le autonomie locali, con le forze sociali e le organizzazioni sindacali. Alcuni, se in un primo momento hanno formulato osservazioni critiche, oggi grazie ad una serie di incontri di approfondimento e di chiarimento cominciano a valutare positivamente l'operato della Giunta regionale.
Per quanto riguarda la tariffa, quella indicata nel piano è la più bassa possibile proprio per dare una risposta sociale capace però di garantire l'economicità della gestione. Il vero problema è garantire l'acqua per tutti a costi certi ed equi. Forza Italia è impegnata ad assicurare proprio il rispetto di questi due principi fondamentali, costi economicamente e socialmente sostenibili.
E` inaccettabile quindi sostenere che la Regione non ha fatto ciò che doveva fare e che non ha un programma. Abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare mobilitando gli strumenti possibili per superare i grandi ritardi che abbiamo ereditato.
Gli atti del Presidente commissario sono stati del tutto condivisibili, corretti e trasparenti, ma il commissario fino ad oggi è stato costretto ad inseguire i tempi. Per il prossimo futuro, per le sfide che ancora ci attendono, puntiamo ad una Regione che precorra i tempi. Non possiamo inoltre tralasciare la questione rilevante della dissalazione; è un tema questo dove concretamente può essere sperimentata la finanza di progetto. Anche su questo intendiamo proseguire nel confronto con gli enti locali, le parti sociali, le imprese per trovare la migliore soluzione, economicamente e socialmente accettabile e condivisa.
Il 2003 sarà l'anno internazionale dell'acqua. Sono convinto che le forze di maggioranza vorranno onorarlo con ulteriori fatti concreti e poche chiacchiere.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Colleghi, io credo che ci siano alcune materie che hanno necessità di un confronto ampio e sereno, possibilmente senza tesi precostituite, fissando l'interesse generale come unico riferimento della nostra azione. Io penso che il sistema idrico, l'uso di una risorsa essenziale ma limitata come l'acqua, i risvolti sociali ed economici che le nostre scelte implicano anche sulle condizioni di vita dei singoli e delle comunità, sono questioni sulle quali il confronto deve essere ampio, sereno, possibilmente eliminando le polemiche inutili che sollevano, sì, acqua ma anche molta schiuma.
Io penso che la questione che abbiamo richiamato in discussione con la nostra mozione abbia necessità di un ampio e pieno coinvolgimento di tutti i livelli democratici dell'Isola, a cominciare dal Consiglio regionale, dai comuni, dalle province, dalle forze sociali ed economiche, perché si arrivi, su una partita così complessa e così delicata, a scelte condivise, comprese, che producano assunzioni di responsabilità collettive e diffuse da parte di tutti. Quindi penso che questo non sia un affare di pochi, non è un affare della maggioranza di turno, meno ancora è un fatto individuale ancorché questo individuo fosse il più illuminato fra noi
L'opposizione, noi, Gruppo della sinistra federalista sarda, vogliamo capire, vogliamo partecipare alle decisioni, vogliamo assumere, per il ruolo che svolgiamo in quest'Aula e fuori da quest'Aula, l'onere di scelte così impegnative per le nostre comunità. Scelte impegnative che avranno un peso importante e non limitato soltanto all'attuale legislatura.
Ora, ci consentirete un'osservazione. Senza la nostra mozione che costringe tutti in questi giorni ad un confronto e ad esprimere le proprie opinioni, poco importa se poi sono tutte condivise o condivisibili, senza questa nostra mozione avreste tirato dritti superando anche questo livello minimo di confronto.
C'è quindi un punto politico che discende dalle considerazioni che ho prima fatto e dall'esigenza della più ampia discussione e del più ampio coinvolgimento. La gestione commissariale, la gestione emergenziale, la gestione monocratica di questa partita, non è da noi condivisa e deve cessare. Abbiamo espresso forti dubbi sulla legittimità delle ordinanze Scajola e Berlusconi, l'ha fatto molto bene il collega Morittu illustrando la mozione a nome di tutti, questa gestione commissariale deve cessare. Per noi questo è un punto di principio fondamentale nell'azione politica e nel confronto democratico in questa Regione. Abbiamo la ferma convinzione - questo per l'onorevole Contu che si emoziona per gli interventi di alcuni colleghi - che l'uso degli strumenti democratici e delle rappresentanze elettive, ancorché sia un faticoso esercizio, tuttavia sia un esercizio rispetto al quale non esistono alternative. E non sono soggetti a gestioni commissariali e a scorciatoie commissariali neanche quando, come dice l'onorevole Pilo, l'esercizio della democrazia può apparire fine a se stesso. Non esiste una democrazia fine a se stessa, esiste la democrazia e basta, e per quanto ci riguarda esiste la democrazia rappresentativa come rappresentativa è quella in questa Aula.
E non si tratta, secondo noi, come ha detto l'onorevole Fantola che ha per altro svolto ragionamenti anche condivisibili, di rendere più trasparenti i poteri commissariali, è una contraddizione in termini, i poteri commissariali, in quanto monocratici, non possono essere trasparenti. E questo atto del commissariamento non serve a muovere le acque, come dice l'onorevole Capelli, perché insieme alle acque si è mossa anche molta schiuma; per noi la strada maestra è quella della elezione dell'autorità d'ambito che eserciti poteri e funzioni oggi espropriati dal commissario. Occorre quindi che la Giunta vari i regolamenti per le elezioni e si dia corso, il più rapidamente possibile, con i tempi tecnici strettamente necessari, alla procedura elettiva, perché non è vero che il fine giustifica i mezzi, questo andava bene ai tempi del Machiavelli ma non è cosa che possa essere adattata ed adattabile alle moderne democrazie.
Io credo che la vicenda della quale parliamo e che vi impegnate voi, colleghi della maggioranza, a giustificare arrampicandovi sugli specchi, sia un po' una storia buffa, nel senso che prima si ritarda nell'assunzione delle decisioni necessarie - questo è avvenuto per l'acqua ma è avvenuto anche per l'agenzia regionale per l'ambiente - poi a causa dei ritardi e del precipitare delle situazioni si mettono in campo poteri commissariali. Io non credo che siano utili le polemiche che richiamano i ritardi della vecchia legislatura, un po' perché questo non corrisponde al vero, perché la scorsa legislatura ha prodotto due leggi che andavano nella direzione dell'applicazione della legge Galli in questa Regione, quindi credo che non serva, ma credo che non serva soprattutto perché i vecchi signori dell'acqua coincidono spesso anche con i nuovi signori dell'acqua.
Quindi la gestione commissariale rappresenta per noi una questione da rimuovere, su questo, come sapete, non avete il consenso di alcuno, non avete il consenso degli enti locali, non avete il consenso delle forze sociali, non avete il consenso delle forze economiche, non avete il consenso delle categorie e delle professioni, questa nostra discussione di questi giorni sta modificando profondamente le vostre posizioni, perché non è vero che le posizioni del commissario Pili fossero le stesse della maggioranza che dovrebbe sostenere Pili. C'è una inversione importante, significativa, che noi valutiamo positivamente, nelle vostre posizioni che ci può consentire di arrivare a scelte condivise e a un percorso che sia da tutti compreso, quindi l'autorità d'ambito subito.
Sulle gestioni, noi abbiamo detto di essere contrari al bando di gara internazionale ma non perché temiamo i bandi di gara e vogliamo aprire una inutile e sterile polemica su chi è per l'uso pubblico e chi è invece per la gestione privata, chi è per il mercato e chi è contro il mercato; credo che questa polemica non sia utile nella nostra discussione, noi siamo per salvaguardare, potenziare e rendere efficienti gli attuali grandi gestori all'opera in Sardegna, evitando lo spreco e l'assistenza, mantenendo comunque le caratteristiche del servizio pubblico, definendo, e questo è un passaggio delicato e non semplice, la forma giuridica ed economica di un sistema che risponda al rispetto delle leggi nazionali e regionali.
In questo contesto si colloca l'uso che vogliamo fare dell'esaf, l'uso che vogliamo fare delle società per azioni e dei consorzi già costituiti, in questo contesto si colloca l'associazione dei privati nella gestione di una importante risorsa che comunque deve avere un controllo e una attenzione pubblica nell'indirizzo, nella tariffazione, in tutte le questioni che poi determinano il bene comune, sulla base di un preciso piano industriale che è il piano d'ambito, che deve essere modificato, non quello che è stato presentato del Presidente Pili, che mantenga l'unicità dell'ambito e che valuti se sia possibile fare sul piano organizzativo dei sub ambiti, dando la priorità soprattutto al mantenimento e all'intervento sulle reti per evitare gli sprechi.
Concludo, Presidente, dicendo che se non si ricercassero, anche in Consiglio regionale, al termine di questa discussione, le opportune intese, valorizzando i punti unitari che sono emersi in questa discussione, e cercando l'unità anche col sistema delle autonomie locali, con le forze imprenditoriali e con le forze sociali della Sardegna, credo che faremmo un cattivo servizio alla Sardegna e sopratutto non riusciremmo a gestire la risorsa acqua nel modo adeguato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta per la replica.
PILI (F.I.- Sardegna), Presidente della Giunta. Grazie, onorevole Presidente, e grazie, onorevoli colleghi. Credo che il contributo che è venuto dal dibattito di questi due giorni in Aula sulla mozione presentata dai colleghi del centro sinistra, abbia consentito da una parte un dibattito a più voci su un tema così rilevante, e dall'altra dia la possibilità anche a me di poter, in qualche modo, non solo rispondere ma tentare di individuare il percorso della trasparenza, così come qualcuno l'ha definito, rispetto ai temi affrontati. E devo dire che prevale in me, anche in questi momenti, l'esigenza di affrontare la replica al dibattito cercando di cogliere gli elementi positivi che sono pure emersi, innanzitutto con una considerazione: è venuto meno nel dibattito, o in parte del dibattito, il tema centrale, il motivo che ha spinto ad accelerare le procedure relativamente a due questioni fondamentali, da una parte l'attivazione dell'autorità d'ambito e in secondo luogo l'adozione del piano d'ambito stesso. E' questo che è sfuggito, o che volutamente si è voluto ignorare.
E' sotto gli occhi di tutti che, se noi non avessimo adottato questi provvedimenti, alla Sardegna sarebbe stata totalmente negata la possibilità di concorrere alla premialità europea e tutti, credo nessuno escluso, sapevano che se questi atti non fossero stati adottati, la Sardegna avrebbe perso migliaia di miliardi perché non programmati, non pianificati secondo le regole comunitarie.
Vedete, io credo che in tutti noi, certamente nella maggioranza, ci sia una coscienza politica e personale, io per primo ho agito secondo coscienza. E la coscienza ci portava a dire che questi atti non potevano essere ancora procrastinati e ritardati. Qualcuno dice che non è utile richiamare il passato, io sono d'accordo che non è utile guardare al passato, ma questo spesso si dice in riferimento alle responsabilità proprie, ma per le responsabilità altrui è considerato sempre utile. Ed allora come si può dire che su questa partita - e lo dite voi nella vostra mozione, colleghi del centro sinistra - vi è stata una inadempienza di questa maggioranza e di questa Giunta? Io credo che occorra invece rivedere molto puntualmente le responsabilità, perché vedete, nella legge 29 del 17 ottobre 1997 vi sono delle date che il Governo del centro sinistra aveva puntualmente individuato, e io voglio richiamarle una per una quelle date, colleghi, perché si smetta di lucrare e, in qualche modo, di tentare di tirare l'acqua al proprio mulino, e si prenda atto invece della situazione in cui era la Regione; poco importano le responsabilità politiche di questa o di quella maggioranza, ma quelle della Regione, dell'Istituto autonomistico che non ha esercitato la propria autonomia. L'autonomia non si chiede con le bandiere al vento ma si esercita con atti concreti, e l'articolo 6 della legge 29 diceva che la Giunta regionale, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, predispone la proposta di statuto relativamente all'autorità d'ambito. Sapete quale era la data utile individuata in legge? Il 17 novembre del 1997. C'era una maggioranza che governava, che era inadempiente e che lo è stata per una intera legislatura. Ed allora, colleghi, consentite a questa maggioranza, consentite a questo Governo di non percorrere la strada che nel passato ha visto le leggi assolutamente inattuate. La legge diceva: "Tale schema è inviato alle province ed ai comuni affinché questi, entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento, possano formulare osservazioni modificative e integrative", e siamo al 17 gennaio del '98. Potrei andare avanti, colleghi, ma non credo sia utile andare avanti, sulle responsabilità vorrei mettere una pietra sopra.
Occorre invece valutare con attenzione quello che è stato detto in quest'Aula circa la necessità di adottare in tempi così rapidi il processo di attuazione di una legge, quella Galli, che doveva permetterci di mettere i sardi nelle condizioni di avere l'acqua, perché quello che è emerso dal piano d'ambito è che non vi è una carenza d'acqua in Sardegna, vi è stata una chiara responsabilità gestionale che ha portato al tracollo economico delle società, e il tracollo economico non vuol dire che c'è un deficit di bilancio, vuol dire che quelle risorse non si possono utilizzare per mettere le reti nelle condizioni di funzionare; significa che non si possono adeguare gli impianti di depurazione a quelle norme che la legge, sia nazionale che comunitaria, ci imponeva di adottare. Colleghi io credo che su questo dovremmo riflettere, perché si è detto di tutto e di più sul provvedimento del piano d'ambito, e io su questo vorrei un attimo soffermarmi.
Era preferibile l'anarchia, era preferibile il Far West della gestione idrica in Sardegna, era preferibile che ogni soggetto decidesse quello che voleva, nella piena autonomia, che era funzionale alle lobbies sotterranee delle progettazioni nel settore idrico e quant'altro!
Colleghi, io, passatemi questo termine, sfido chiunque a trovare negli atti adottati dal commissario qualsiasi tentativo di favorire qualsiasi minimo interesse privato, di parte o che sia assolutamente estraneo all'interesse generale. Colleghi, gli atti adottati rispondono solo all'esigenza di non perdere ulteriormente tempo, all'esigenza di adeguarsi alle regole comunitarie e nazionali per non arrecare un danno assolutamente evidente alla Sardegna. C'è bisogno di mettere in moto tutte le opere necessarie, colleghi, e credo che oggi, davanti alle reazioni più o meno strumentali di più parti, si potrebbe rischiare di fermare un processo innovatore. Io lo dico con estrema chiarezza, perché qualcuno ha richiamato questo aspetto, la responsabilità personale su un tema così rilevante, è difficile da sopportare, perché sono temi di una rilevanza strategica che voglio che diventino anche uno stimolo alla classe dirigente di questa Regione perché assumano le misure necessarie per anticipare l'adozione di tutti i provvedimenti che riguardano questo settore.
Ho sentito parlare nel dibattito di corto circuito democratico. Sono parole, colleghi, che si infrangono contro una storica inadempienza di tutti noi, e il corto circuito significa l'incapacità di decidere, significa lasciare la Sardegna nelle mani di chi vorrebbe continuare a sguazzare alle spalle e sulle spalle degli interessi dei nostri concittadini.
Io ho seguito il dettaglio della vostra mozione e tenterò punto per punto di dare delle risposte. Il tema che forse interessa maggiormente i cittadini è quello delle tariffe. Quando si afferma che è indispensabile modificare radicalmente il piano d'ambito adottato, a partire dalla revisione delle tariffe previste che sono notevolmente superiori a quelle medie attualmente praticate dagli enti gestori in Sardegna, colleghi, anche qui voglio rifarmi alla storia, agli atti: 1° agosto del 1996, al Governo non c'era il centro destra, e veniva emanato il decreto a firma del Ministro dei Lavori Pubblici che recita: "Metodo normalizzato per la definizione delle componenti di costo e la determinazione della tariffa di riferimento del servizio idrico integrato", e cioè c'è un provvedimento del Governo che fissa, virgola per virgola, il metodo di individuazione della tariffa attuale, cosa si deve intendere per tariffa attuale e per quella che dovrà essere, c'è un metodo matematico finanziario, individuato in ogni sua singola posta finanziaria, dal centro sinistra; è una legge alla quale tutti, nessuno escluso, si devono adeguare, anche perché c'è un organismo che si chiama Autorità di vigilanza sulle risorse idriche che approva o boccia i piani d'ambito, in riferimento proprio al rispetto del decreto del metodo normalizzato. Perché speculare? Perché dire ai cittadini che l'acqua può costare di meno quando voi stessi avete individuato, col Governo del centro sinistra del 1996, quali erano le regole puntuali per decidere le tariffe? Perché dire ai cittadini che l'acqua può costare di meno quando sappiamo che noi, nel piano d'ambito approvato, abbiamo previsto un aumento, nel primo anno, della tariffa reale sottoscritta dagli enti gestori, in Sardegna, di sette centesimi. Bisogna dirlo ai sardi che noi, per porre rimedio alle inadempienze, abbiamo voluto limitare l'aumento della tariffa. fissando l'apporto del capitale privato negli investimenti al limite minimo previsto dalla legge del 30 per cento, che costituiva la soglia minima consentita per dare una risposta in termini di riduzione tariffaria. Potevamo prevedere anche un apporto del capitale privato del 50 per cento, ma questo avrebbe comportato un aumento delle tariffe. Vi è una norma nazionale e comunitaria che fissa la soglia minima del 30 per cento, al di sotto della quale non si può andare e che noi abbiamo deciso di scegliere, perché comprendiamo che i sardi non possono pagare per decenni di inadempienza dei governi regionali. Abbiamo deciso, come maggioranza e come Giunta, di inserire quella scelta politica nel piano d'ambito, che è lo strumento più importante che è stato adottato in questi anni in materia di risorse idriche.
Si dice inoltre che dobbiamo bloccare la gara internazionale. L'hanno detto tutti, dimenticandosi di leggere l'ordinanza commissariale. Gridare "Al lupo, al lupo!" molto spesso significa chiamare il lupo. Una cosa è certa, c'è un atto che è pubblicato non sul Buras ma sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato che dice che il commissario governativo ha scelto di non fare la gara internazionale, e l'ha fatto molto prima che chiunque alzasse una bandiera contro di essa. E' stato deciso a priori, basta leggere il piano predisposto dall'ordinanza commissariale in cui si scandiscono punto per punto tutte le procedure necessarie per arrivare alla definizione del soggetto gestore. Nel punto 4 della stessa ordinanza si dice che, nelle more dell'espletamento delle procedure di affidamento - quelle che riguardano la possibilità di introdurre un soggetto gestore composto di società pubbliche partecipate dai comuni - si prevede l'affidamento di cui ai commi che precedono attraverso l'affidamento diretto del servizio idrico integrato ai sensi dell'articolo 35, se ritenuto compatibile con le norme comunitarie. Abbiamo già detto, il giorno in cui abbiamo adottato questa ordinanza, che volevamo procedere all'affidamento diretto a soggetti che operano in Sardegna. Ma quali società francesi, colleghi? Ma quali società austriache, tedesche, italiane? Ma chi ha inventato queste cose? Può averle inventate solo chi voleva tutelare un altro tipo di interessi e non quelli degli enti gestori che questa Giunta regionale, questo Presidente, questa maggioranza, tuteleranno, nel senso che dovranno metterli nelle condizioni economiche - finanziarie di essere all'altezza di governare questo processo, cosa che sino ad oggi non è avvenuta.
Ci chiedete poi, nel secondo capoverso del dispositivo della mozione, di bloccare l'adozione della convenzione tipo, ma che cosa è la convenzione tipo? E` lo strumento regolatore del rapporto tra la Regione, tra l'autorità d'ambito e il soggetto gestore, qualunque esso sia. Voi ci state chiedendo di bloccare il processo che impedisce al Far West di vincere rispetto alla corretta gestione. Si vuole ancora il Far West. Credo che non possiamo seguire chi vorrebbe arrestare definitivamente un processo che fortunatamente i cittadini hanno compreso, e comprenderanno sempre di più se avremo la capacità e la forza di perseguire il raggiungimento degli obiettivi.
Quarto punto colleghi, e concludo. Credo che sia stato importante trovare un punto di condivisione col centro sinistra. Al quarto punto si impegna il Presidente della Giunta regionale all'individuazione degli interventi infrastrutturali prioritari, prevedendo una maggiore dotazione finanziaria a carico del bilancio pubblico. E qui si dimostra di non aver letto il centro, il cuore del piano d'ambito dove si prevede un apporto di capitale pubblico del 70 per cento, il livello massimo di capitale pubblico previsto in legge e il minimo di capitale privato. E si dice che dobbiamo puntare alla riqualificazione e al risanamento delle reti urbane esistenti per conseguire l'obiettivo dell'abbattimento dei costi di gestione e del risparmio della risorsa idrica e al completamento delle opere necessarie per la messa a norma del sistema fognario depurativo al fine di un efficiente ed economico utilizzo dei reflui.
Chi ha avuto la pazienza di leggere il piano d'ambito potrà verificare che l'obiettivo 1 del piano d'ambito è l'efficientamento delle reti di distribuzione e la riorganizzazione della gestione delle reti. Quindi, colleghi, la priorità indicata da voi coincide con la nostra, con una differenza, che noi l'abbiamo fatto il 30 settembre, con una norma precisa che approvava il piano d'ambito, e voi ci richiamate come se noi fossimo inadempienti! E' stato già deciso e già individuato. E guarda caso il punto 2 del piano d'ambito, dell'obiettivo strategico, è quello dell'adeguamento entro il 31/12/2005 del sistema fognario depurativo rispetto alle prescrizioni delle direttive comunitarie. Il secondo obiettivo vostro prevedeva proprio questo.
Allora, colleghi, credo che occorra davvero mettere il buon senso a lavorare per la Sardegna. E' chiaro che dopo questo dibattito probabilmente ci potrà essere un rallentamento dell'attività commissariale, e io avevo detto, iniziando questa esperienza di governo: " Non ditemi: stai attento, stai attento, ma ditemi vai avanti". Oggi registro forse l'esigenza di essere tutti più chiari, una cosa è certa, la Sardegna non può restare un Far West nella gestione del settore idrico, ma ha bisogno di risposte concrete e immediate, anche perché il nostro obiettivo è quello di raggiungere l'efficientamento delle reti idriche, del sistema di distribuzione del ciclo integrato dell'acqua in tempi utili perché i cittadini possano valutare e decidere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Intervengo sull'ordine dei lavori, Presidente, per comprendere come intendiamo organizzarli nel corso della giornata. Siccome sono le 13 e 45, e mi pare che ci siano ancora delle dichiarazioni di voto, si tratta di capire se dobbiamo andare avanti ad oltranza o decidere di riprendere questo pomeriggio, come ritengo che sia cosa saggia per tutti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Accogliendo l'indicazione dell'onorevole Pittalis, io credo che si possa verificare se esistono le condizioni per convergere su qualche punto di un ordine del giorno conclusivo, quindi si può concludere il lavoro stamattina consentendo a noi, come prevede il Regolamento, di replicare alla conclusione del presidente Pili per riprendere i lavori nel pomeriggio con la discussione e la votazione dell'ordine del giorno o degli ordini del giorno che saranno presentati dalle coalizioni.
PRESIDENTE. Quindi è necessaria una sospensione per vedere se c'è la possibilità di presentare un documento unitario. Sono previste le repliche da parte degli estensori della mozione, dopodiché si chiuderà la seduta e si riconvocherà il Consiglio per le ore 17 di questo pomeriggio.
Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Grazie, signor Presidente. Io affronto la replica alla risposta data dal presidente Pili con qualche difficoltà. Io mi aspettavo delle risposte, il centrosinistra si aspettava delle risposte puntuali e chiare sui nodi politici veri che noi abbiamo posto nella nostra mozione, puntualmente abbiamo assistito, e me ne dispiace, a una recita anche molto appassionata e abile da parte del presidente Pili che, come al solito, ha giocato il ruolo del solo contro tutti: solo contro l'opposizione cattiva che lo disturba, solo contro la sua maggioranza che, a più voci, mi pare gli abbia in qualche modo raccomandato prudenza e convergenza su un tema da tutti riconosciuto come fondamentale per lo sviluppo di quest'Isola. Qualcuno ha detto un tema, io aggiungerei un aggettivo, incolore e che quindi richiede davvero una convergenza e un utilizzo di tutte le forze politiche che sono all'interno di questo Consiglio, ma il presidente Pili mi pare che con la sua replica abbia davvero sollecitato più la repulsione che la convergenza tra le forze politiche. E ha snocciolato tutta una serie di argomentazioni che io per la verità, mi consenta, onorevole presidente Pili, avevo già sentito in Commissione dove il Presidente è stato audito sul tema.
Il motivo vero dell'accelerazione, del corto circuito democratico - parola che non piace al Presidente, ma di fatto questo è stato in questo periodo l'atteggiamento del commissario Pili, non gli piace il termine corto circuito democratico, ma così è - è l'esigenza primaria di non perdere le risorse comunitarie. Noi gli abbiamo detto allora e anche nella nostra mozione che si poteva anche condividere la motivazione dell'urgenza, senza per questo rinunciare ai processi democratici. L'onorevole Pili poteva chiedere a questo Consiglio regionale una deroga per redigere il piano d'ambito, ma è una deroga che comunque doveva essere a tempo, perché il presidente Pili, come Presidente della Giunta, in un tempo breve, doveva andare avanti per costituire l'Autorità d'ambito. Ha fatto una serie di affermazioni sulla sua coscienza, sulla ricerca della responsabilità, poi, come al solito, ci ha letto le date contenute nella legge regionale 29, che questa maggioranza da tre anni, va detto, in pratica non ha rispettato. Io guardavo la faccia dell'assessore Fois, subcommissario, nel periodo a cui si riferiva il presidente Pili, mi pare che fosse …
FOIS (P.P.S.-Sardistas), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sta sbagliando.
Morittu (d.s.). Sì, conosciamo le date, onorevole Fois, è leggermente successivo, il suo incarico…
FOIS (P.P.S.-Sardistas), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sta sbagliando, i termini sono scaduti quando io non ero Assessore.
PRESIDENTE. Onorevole Fois, consenta che l'onorevole Morittu svolga il suo intervento, per cortesia.
MORITTU (D.S.). Onorevole Fois, voglio semplicemente dire che sicuramente lei in quel contesto, in quel periodo, avrà avuto le sue difficoltà, volevamo sollevarla dalla responsabilità che il presidente Pili le ha addossato, benché siate seduti sullo stesso banco. L'onorevole Ladu, secondo me, in qualità di Assessore dei lavori pubblici, ha comunque proceduto, sia pure con una certa lentezza, ma comunque diligentemente, ad attuare la procedura prevista dalla legge regionale 29, procedura che è stata interrotta inopinatamente, non si capisce neanche perché, nei primi di luglio del 2002.
Vi sono ritardi, si capisce, e anche difficoltà nell'avviare le procedure, però ciò che non si capisce è perché, dal 7 luglio 2002 ad oggi, quella delibera di Giunta che fissa le procedure e indice le elezioni per l'Autorità d'ambito non sia stata approvata dal presidente Pili. Il presidente Pili, per quanto riguarda la costituzione dell'Autorità d'ambito, oggi nella sua replica non ci ha detto assolutamente niente, né ha preso assolutamente impegni temporali, ma secondo me il presidente Pili, come tante volte ha affermato seppure in forma ufficiosa, nei pour parler, l'Autorità d'ambito non la vorrebbe, non dico che non la vuole, non la vorrebbe costituire, perché l'Autorità d'ambito è un impiccio, è un trasferire i poteri che lui ha ricevuto come Commissario da parte di un Ministro della Repubblica e non da parte del Consiglio regionale, poteri che noi abbiamo detto che sono assolutamente esondanti rispetto ai poteri che normalmente si attribuiscono o sono stati attribuiti in tutto il resto dell'Italia ai Commissari per accelerare procedure d'appalto, affidamenti e quant'altro Invece in questo caso il Presidente, come abbiamo avuto modo di dire nella nostra esposizione, diventa una sorta di viceré delle acque in Sardegna, può controllare non solo le questioni relative al piano d'ambito, ma molto di più, al piano stralcio di bacino e quant'altro. Ora, onorevole Fantola, io concordo con la sua preoccupazione: attenzione, se viene utilizzato male questo potere commissariale può davvero procurare danni dal punto di vista quanto meno della trasparenza degli atti e così via, ma come si fa ad affidarsi a chi ha il potere perché lo usi in qualche modo con attenzione e con parsimonia? Chi ce l'ha il potere lo usa, e in questo caso mi pare che il presidente Pili stia dando questa chiarissima dimostrazione.
Ma ritornando alle questioni puntuali l'onorevole Pili tralascia il punto nodale dell'Autorità d'ambito, cioè della costituzione del governo democratico del servizio idrico integrato in Sardegna e non del governo commissariale o del governo viceregio. Su quel punto non ha preso impegni e addirittura non ha detto assolutamente niente, e mi pare che su questo punto, invece, l'onorevole Fantola, l'onorrevole Onida, lo stesso onorevole Capelli, l'onorevole Vargiu, l'assessore Ladu, si siano soffermati chiedendo che venga ripristinato il processo democratico nella gestione del servizio idrico integrato. Poi il Presidente Pili è andato a esaminare la nostra mozione ma, mi consenta, lei avrà anche redatto, studiato, dato indirizzi sul piano d'ambito, ma alcune delle cose che ha detto, secondo me, sono anche un po' imprecise, perché leggendo nel piano d'ambito abbiamo scoperto, ma lo sapevamo già perché l'abbiamo detto noi nella precedente mozione….
(Interruzioni)
Onorevole Capelli, non è che ne stiamo parlando oggi di acqua: noi il 7 luglio abbiamo depositato una mozione che affrontava anche il problema del servizio idrico integrato, che impegnava la Giunta e il suo Presidente a indire le elezioni per costituire l'Autorità d'ambito ed era, guarda caso, coincidente con la delibera della Giunta proposta dall'onorevole Ladu per indire le elezioni per costituire l'Autorità d'ambito. Era lo stesso periodo. Noi dicevamo: impegnatevi a farlo, avevate già lo strumento pronto, perché non l'avete fatto ancora non ce l'avete detto.
Ma noi abbiamo scoperto, leggendo il piano d'ambito, che la metà dei costi di esercizio sono addebitabili a perdite fisiche e a perdite commerciali. La metà significa il 50 per cento, la metà significa che un euro andrebbe a 0,5 euro se noi ripristinassimo le perdite fisiche e commerciali. Fisiche significa rifare le reti, commerciali significa gestire meglio il servizio, cioè far pagare l'acqua. Perché noi scriviamo che nel piano d'ambito bisogna mettere maggiori risorse pubbliche? Perché leggiamo che le risorse che sono previste sono assolutamente insufficienti: sono 350 miliardi per rifare le reti idriche e riqualificare le reti idriche in Sardegna a fronte di un fabbisogno reale, peraltro accertato e anche approvato dalla Giunta regionale nel luglio del 2000. Io ritorno a quel vecchio programma per dire che lì c'era scritto che per riqualificare le reti ci vogliono dagli 800 ai 1000 miliardi. Non me la sono inventata io questa cifra, l'ho letta in documenti approvati da questa Giunta regionale o dalle Giunte regionali formate dal centrodestra in questi tre anni. Ecco perché noi poniamo quel punto.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(segue MORITTU.) Mi avvio velocissimamente a concludere. Io sono convinto davvero che vi possa essere su questo terreno una convergenza seria, di merito sulle questioni che sono state sollevate. Noi le abbiamo elencate nella nostra mozione, il presidente Pili ha dimostrato di non volerle accogliere né assolutamente apprezzare. Noi proponiamo di indire subito, velocissimamente, le elezioni per l'assemblea dell'Autorità d'ambito, di modificare - ma questo è un indirizzo che diamo naturalmente al Presidente o alla Giunta perché poi venga trasmesso all'Autorità d'ambito, che è il soggetto attuatore che approva e adotta il piano - di modificare la previsione delle tariffe e quindi la previsione degli investimenti. Poi noi diciamo: andiamo a un affidamento agli attuali gestori. Il Presidente questo non l'ha detto, ha sottolineato semplicemente il fatto che non c'è scritto da nessuna parte che si vada alla gara internazionale, ma mi pare che il fondo dell'Unione Sarda di domenica scorsa, scritto per altro da un ispiratore della politica economica di questo centrodestra, invece indicasse la strada della gara internazionale. Mi riferisco a un fondo sul tema apparso sull'Unione Sarda domenica scorsa. Noi diciamo invece: salvaguardiamo gli enti gestori attuali, naturalmente andando in direzione di una riqualificazione e di un riassetto anche da un punto di vista aziendale di questi enti, per andare a una gestione della risorsa certo economica, certo efficiente, ma anche equa per la nostra Isola. E poi diciamo anche, recependo ciò che è stato detto anche in quest'aula da parte dei colleghi della maggioranza, e ciò che è stato detto da parte dei tanti soggetti che si occupano di acqua in Sardegna e che noi abbiamo audito in Commissione, sostituendoci in questo anche alla stessa Giunta regionale e al Presidente, andiamo a prevedere un'articolazione di subambiti gestionali in Sardegna che rispettino o concordino in qualche modo con il piano acquedottistico regionale che prevede, per l'appunto, i bacini idrografici. E poi, in ultimo, vogliamo o no prendere atto, presidente Pili, che con la legge obiettivo il ministro Lunardi ha istituito la nuova Cassa per il Mezzogiorno in Italia, avocando a sé il potere di destinare risorse per opere pubbliche scelte dal Ministro, con le priorità che ha scelto il Ministro, compresa la famigerata opera, di cui ormai pare che nessuno voglia assumere la paternità, che è il collegamento con la Corsica? È scritto lì, nella legge -obiettivo proposta da Lunardi, il collegamento con la Corsica non è finanziato con il project financing, ma con le scarsissime risorse che a tutt'oggi sono arrivate alla Sardegna a valere su quella legge.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 14 e 03.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZAPACIFICO sulla mancata applicazione della legge sulla continuità territoriale aerea per i sardi e i loro familiari che vivono e lavorano all'estero, sui gravi disagi economici sopportati dagli emigrati sardi che vogliono recarsi in Sardegna con i voli aerei e sull'assenza di un sistema di prenotazione, con le agenzie di viaggio nei paesi esteri, dei biglietti della compagnia marittima Tirrenia.
I sottoscritti,
PREMESSO che l'entrata in vigore della legge sulla continuità territoriale aerea non solo non ha prodotto i benefici che i sardi attendevano da decenni ma ha addirittura causato, paradossalmente, gravi disagi in tutti gli scali aeroportuali interessati dalle tratte da e per la Sardegna;
CONSIDERATO che detti disagi sono oramai alla ribalta delle cronache regionali tanto che gli organi di stampa non perdono l'occasione per pubblicare notizie sui ritardi, sugli annullamenti dei voli e su tutta una serie di disfunzioni che le compagnie aeree fanno ricadere puntualmente sui passeggeri, in particolare su quelli sardi per i quali il collegamento aereo rappresenta uno strumento che non può essere sostituito dal treno o dall'auto, come avviene in tutte le altre regione italiane;
OSSERVATO che il principio della insularità e quello della continuità territoriale sono stati riconosciuti come di fondamentale importanza dallo stesso parlamento nazionale oltre che da quello europeo;
EVIDENZIATO che, nonostante l'applicazione della continuità territoriale, i sardi - e i loro familiari - che vivono e lavorano all'estero continuano a essere gravemente penalizzati, poiché le norme attuali non prevedono alcuna agevolazione economica per gli emigrati residenti fuori dal territorio nazionale;
RICORDATO che recarsi in Sardegna con un volo aereo dall'estero è sempre difficoltoso: basti pensare che chi vive in Germania non ha più la possibilità di ottenere un biglietto aereo agevolato se la destinazione è Alghero oppure Olbia (in quanto la compagnia aerea ALITALIA non è più presente in questi scali), e il biglietto unico comprendente anche queste destinazioni comporta senza dubbio dei costi maggiori per gli utenti residenti all'estero;
VISTO che non è stato ancora redatto un codice di procedura sull'applicazione delle norme che regolamentano la continuità territoriale aerea e che la legge attuale discrimina i sardi che vivono all'estero e desiderano recarsi in Sardegna ;
PRESO ATTO che non esiste nessuna considerazione per i figli nati all'estero o per le mogli di altre nazionalità e che non viene neppure presa in attenzione la circostanza che questi siano iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero e abbiano acquisito anche il diritto di esercitare il voto nel paese di residenza;
SOTTOLINEATO che la Sardegna, a differenza di altre regioni italiane, ha un basso numero di compagnie aeree che vi fanno scalo e proprio la mancanza di concorrenza è una delle concause che hanno generato il caro tariffe in questo settore di trasporto;
CONSIDERATO che gli emigrati sardi devono patire simili disagi anche quando decidono di utilizzare i mezzi di trasporto marittimo e che il sistema di prenotazione con le agenzie di viaggio straniere non è stato ancora attivato dalla Tirrenia,
tutto ciò premesso chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:
- quali provvedimenti urgenti intendano adottare per consentire ai sardi e ai loro familiari che vivono e lavorano all'estero di recarsi nell'isola senza alcun disagio economico e con tariffe aeree che siano compatibili con quelle applicate in seguito all'introduzione del principio della continuità territoriale nei voli nazionali da e per la nostra regione;
- se non ritengano opportuno predisporre tutte le misure e le azioni necessarie per dare vita a un codice di procedura sull'applicazione delle norme che regolamentano la continuità territoriale per evitare la grave discriminazione dei sardi che vivono e lavorano all'estero e desiderano recarsi in Sardegna ;
- quali provvedimenti vogliano porre in essere per sviluppare una rete di supporto per tutti coloro che intendano raggiungere la Sardegna via mare, in particolare per quanto concerne il sistema di prenotazione dei biglietti nelle agenzie di viaggio nei paesi esteri.(283)
INTERPELLANZA BALIA - IBBA - MASIA sulle difficoltà dei macellatori a smaltire gli scarti agli stessi prezzi praticati in tutte le altre regioni italiane e sulla presunta situazione di monopolio presente nel settore dello smaltimento degli scarti animali.
I sottoscritti,
PREMESSO che la maggior parte degli operatori dei macelli in Sardegna ha denunciato una situazione insostenibile perché non può smaltire i rifiuti a basso rischio in quanto nessuno li accetta;
CONSIDERATO che gli stessi macellatori sono costretti ad accettare la proposta di due aziende (Agrolip e Agrival) che ritirano tutti gli scarti allo stesso prezzo praticato per gli scarti ad alto rischio e, quindi, a costi particolarmente onerosi per gli operatori di questo settore;
OSSERVATO che un comitato spontaneo dei macellatori ha più volte sollecitato l'intervento del governo regionale della Sardegna al fine di risolvere un problema che rischia di portare al collasso l'intero comparto;
EVIDENZIATO che il comitato, tra l'altro, ha accusato dette aziende di praticare comunque, anche per gli scarti ad alto rischio, prezzi superiori a quelli di mercato facendosi forte di una evidente situazione di monopolio;
VISTO che della questione è stato informato anche il Ministero della salute;
RAMMENTATO che l'inerzia e l'incomprensibile silenzio della Regione sono interpretati negativamente dai macellatori che, oramai esasperati, si sono detti pronti ad intraprendere clamorose azioni di protesta davanti agli uffici regionale;
tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della sanità per sapere:
- se non ritengano opportuno predisporre tutte le misure e le azioni necessarie ad evitare una paralisi dell'intera filiera, con gravissime ricadute sul piano occupazionale e sociale;
- quali provvedimenti urgenti intendano adottare affinché in Sardegna vengano praticati per lo smaltimento degli scarti da macellazione (a basso e ad alto rischio) gli stessi prezzi applicati in tutte le altre regioni italiane, rompendo una situazione di monopolio che costringe i macellatori sardi a macellare a costi assai elevati;
- quali azioni intendano promuovere per garantire che anche in Sardegna sia rispettata la normativa nazionale sullo smaltimento degli scarti animali di macellazione. (284)
INTERPELLANZA BALIA - IBBA - MASIA, sul mancato impiego da parte della Regione Sardegna di parte dei fondi strutturali stanziati per il periodo 2000-2006 e sul rischio di perdita degli stessi se entro dicembre di quest'anno non verranno impiegati nei progetti presentati due anni fa.
Il sottoscritto,
PREMESSO che l'Unione Europea ha stanziato 21.987 miliardi di euro in favore del Mezzogiorno d'Italia per il periodo 2002 - 2006 a valere sui fondi strutturali;
PRESO ATTO che la Commissione bilancio del Parlamento Europeo ha redatto un documento sulla situazione dei fondi strutturali in Italia da cui emerge lo stato di inadempienza di sette regioni del Sud Italia, fra cui la Sardegna, rispetto agli impegni assunti;
CONSIDERATO che nel 1999 l'Unione Europea ha imposto una nuova regola (cosiddetta clausola "n+2") secondo la quale gli stanziamenti le cui domande di pagamento non vengono presentate alla scadenza del secondo anno successivo all'impegno andranno perduti, salvo circostanze eccezionali;
EVIDENZIATO che la clausola di cui sopra verrà applicata per la prima volta il 31 dicembre prossimo;
OSSERVATO che da due anni ad oggi la Regione Sardegna su uno stanziamento di 253.593 milioni di euro, relativo ai programmi del 2000, ha ottenuto l'erogazione di 178.379 milioni di euro;
SOTTOLINEATO che la Sardegna rischia dunque di perdere 75.213 milioni di euro se entro due mesi non sarà capace di spendere la quota residua;
VISTO che appare improbabile che la Regione Sardegna riesca a recuperare l'annoso ritardo nella spendita dei fondi strutturali in soli sessanta giorni;
CONSIDERATO che le previsioni della stessa Commissione bilancio dell'UE per il 2003 sono ancora più disastrose in quanto le risorse in gioco sono ancora più elevate e si teme un effetto moltiplicatore sui ritardi fin qui accumulati;
TENUTO CONTO che il Commissario europeo per le politiche regionali ha proposto l'introduzione, nelle procedure di gestione dei fondi, di un nuovo principio di ammissibilità della spesa, effettuata a titolo di anticipazione del 7%, ai fini del calcolo dell'esecuzione complessiva dei fondi che, se applicato, potrebbe allontanare il pericolo di perdere la quota ancora inutilizzata;
RAMMENTATO infine che, sebbene la Sardegna rientri fra i soggetti aventi diritto alle provvidenze dell'Obiettivo 1, la scadenza dell'attuale sistema - fondato sul prodotto interno lordo - è fissata per il 2006 e che dopo tale data altri criteri verranno stabiliti dalla Commissione dell'UE, anche sulla base della ormai imminente apertura dell'Unione ai Paesi dell'Est con livelli di reddito sicuramente più bassi della Sardegna,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della programmazione per conoscere:
1) se la notizia appresa corrisponda esattamente alla realtà e se siano a conoscenza dell'entità del danno che la Regione Sardegna rischia di subire nel caso non vengano poste in essere tempestive misure correttive;
2) i motivi che hanno causato questa gravissima inadempienza anche alla luce dell'esistenza dal 1999 di una clausola che impone l'utilizzo rapido dei fondi a disposizione;
3) se sia possibile recuperare il ritardo accumulato in questi due anni e quali provvedimenti urgenti intendano adottare per utilizzare la quota non ancora spesa, evitando in tal modo di perdere una parte dei finanziamenti stanziati;
4) se non sia necessario intraprendere un ruolo attivo, adottando gli opportuni provvedimenti, al fine di promuovere l'applicazione del criterio di anticipazione del 7% proposto dal Commissario europeo Bamier che, se introdotto in tempo utile, escluderebbe l'eventualità di disimpegnare tutta la somma non ancora utilizzata;
5) se non ritengano opportuno predisporre tutte le misure e le azioni necessarie affinché vengano rimossi definitivamente gli ostacoli che impediscono il puntuale e corretto utilizzo dei fondi che l'Unione Europea mette a disposizione dell'Isola onde evitare dì trovarsi in futuro in situazioni similari. (285)
INTERPELLANZA PACIFICO sulla mancata istituzione del Parco naturale regionale Molentargius - Saline e sul mancato esercizio, da parte dell'Assessore alla difesa dell'ambiente, dei poteri sostitutivi previsti dalla legge regionale n. 5 del 1999 per quanto attiene alla proposta di convenzione e di statuto non ancora predisposti né approvati dagli enti interessati.
I sottoscritti,
premesso che tutti gli adempimenti previsti dalla legge regionale n. 5 del 1999, istitutiva del Parco regionale naturale Molentargius-Saline, sono stati gravemente disattesi per inaccettabili inadempienze di alcuni enti locali e dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente;
considerato che la suddetta legge prescrive all'articolo 3 che la gestione del Parco sia affidata a un consorzio costituito dalla Provincia di Cagliari e dai Comuni di Cagliari, Quartu Sant'Elena, Quartucciu e Selargius;
osservato che, secondo l'articolo 4 della medesima legge, il Consorzio si costituisce attraverso convenzione e uno specifico statuto approvati dai Consigli degli enti interessati e che, qualora entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge istitutiva gli enti interessati non abbiano raggiunto le necessarie intese, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente invia agli enti una proposta di convenzione e di statuto;
preso atto che l'Assessore regionale dell'ambiente, nonostante l'inerzia degli enti locali si sia protratta per oltre tre anni, e quindi ben oltre i termini fissati dalla normativa regionale, non ha ancora esercitato l'intervento sostitutivo previsto dalla legge per quanto attiene alla proposta di convenzione e di statuto non ancora predisposti né approvati dagli enti interessati;
ricordato che il mancato esercizio di tale potere sostitutivo, oltre che rappresentare una grave violazione di legge, ha impedito l'istituzione e il decollo di un Parco naturale che, attualmente, esiste solo sulla carta proprio perché mancano gli organi di gestione;
evidenziato che la mancata assunzione di responsabilità nel redigere una proposta di Statuto da parte dell'Assessore all'ambiente è sintomatica della sua volontà di ritardare a tutti i costi l'istituzione di un Parco e, soprattutto, di non scontentare i Comuni governati dal centrodestra che fino a oggi non sono riusciti a mettersi d'accordo;
valutato che il Consiglio regionale, nel corso di questa legislatura, ha approvato all'unanimità una mozione che impegna la Giunta regionale a intraprendere un ruolo attivo e autorevole per la istituzione del Parco naturale regionale esercitando, sia pure con grave ritardo, i poteri sostitutivi previsti dalla legge;
visto che l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, poco rispettoso sia della legge regionale n. 5 del 1999 che della mozione approvata dall'intero Consiglio regionale della Sardegna, ha annunciato più volte - prendendo atto dell'incapacità degli enti locali a trovare un accordo sullo Statuto - di voler nominare un commissario ad acta al quale affidare temporaneamente la gestione del Parco;
denunciato che l'eventualità di una nomina di un commissario non è prevista dalla legge regionale n. 5 del 1999 e che l'istituzione di questa figura costituirebbe un ulteriore stratagemma per non esercitare i poteri sostitutivi che spettano unicamente all'Assessore regionale della difesa dell'ambiente;
stigmatizzato il comportamento dell'Assessore che, in totale dispregio delle prerogative del Consiglio regionale, al quale spetta l'esclusivo potere di scrivere e modificare le leggi, intende perseverare nella violazione dell'attuale normativa regionale sul Parco naturale di Molentargius -Saline;
considerato che c'è la fondata preoccupazione che la nomina di un commissario di questo tipo si trasformi in un incarico, ben retribuito, da assegnarsi sulla base di logiche spartitorie, con elevati costi per le casse della Regione;
evidenziato che occorre concludere in tempi certi i lavori di recupero e di riqualificazione della zona umida, visto che, tra l'altro, i Comuni adiacenti scaricano ancora acque reflue non depurate all'interno dello stagno,
chiede di interpellare il Presidente della Regione per sapere:
- se non ritenga opportuno intraprendere una pressante e autorevole iniziativa nei confronti dell'Assessore regionale della difesa dell'ambiente affinché eserciti, sia pure con i ritardo, i poteri sostitutivi previsti dalla legge regionale 26 febbraio 1999, n. 5, in particolare per quanto attiene la responsabilità di redigere una proposta di convenzione e di statuto da inviare agli enti interessati alla costituzione e gestione del Parco naturale regionale Molentargius -Saline,
- quali provvedimenti intenda assumere per impedire che l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, come riportato dagli organi di informazione sardi, nomini entro il mese di novembre un commissario ad acta al quale assegnare, in modo del tutto arbitrario, la gestione pro tempore del Parco, visto che tale figura non è prevista dalla legge regionale n. 5 del 1999 e neppure si parla di un potere di nomina di questo tipo da parte dell'Assessore;
- se non ritenga opportuno intraprendere un ruolo attivo per l'istituzione del Parco, garantendo così il pieno rispetto della legge regionale n. 5 del 1999 e di tutti gli atti approvati dal Consiglio regionale della Sardegna in tal senso;
- se corrisponda al vero la notizia secondo cui nelle intenzioni della Giunta ci sarebbe la volontà di modificare, con apposito disegno di legge, la normativa che istituisce il Parco regionale di Molentargius -Saline. (286)
INTERROGAZIONE VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura dell'Ufficio postale di Cagliari 3, nel quartiere di Castello.
Il sottoscritto,
avuta notizia della chiusura dell'Ufficio postale di Cagliari 3, ubicato nel quartiere di Castello, avvenuta in data 8 ottobre 2002;
considerato che:
- l'Ente Poste Italiane ha trasmesso (in data 1° ottobre 2002) una lettera di informazione agli abitanti dello stesso rione, in cui dichiara di rendersi conto dell'importanza del servizio per il quartiere e dichiara altresì di aver posto in essere ogni tentativo rivolto a scongiurarne la chiusura;
- lo stesso Ente Poste Italiane afferma che tale chiusura sarebbe giustificata dall'inadeguatezza e dall'insalubrità degli attuali locali, non suscettibili di ipotesi di ristrutturazione;
- i cittadini del quartiere di Castello si sono immediatamente costituiti in Comitato per la difesa dell'Ufficio Postale e hanno raccolto oltre mille firme di sostegno alla richiesta di soprassedere alla chiusura;
- lo stesso Comitato spontaneo ha provveduto ad effettuare una ricerca di locali alternativi che ha sortito il risultato sperato e ha consentito di proporre ben quattro ipotesi alternative all'Ente Poste Italiane;
- la quantità delle firme raccolte contro la soppressione dell'ufficio e l'impegno spontaneo nella ricerca dei locali alternativi testimoniano quanto l'esigenza del servizio sia sentita dai cittadini di Castello, quartiere con popolazione anziana, già pesantemente deficitario nei servizi bancari, commerciali e sociali,
chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:
1) se sia a conoscenza dei fatti suesposti;
2) se non ritenga di dover attivare ogni possibile intervento di pressione presso l'Ente Poste Italiane, finalizzato a trovare una soluzione del problema che non penalizzi ulteriormente i cittadini che abitano nel quartiere cagliaritano di Castello. (557)
INTERROGAZIONE SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attribuzione del profilo di "sottufficiale forestale e di vigilanza ambientale" al personale interessato a seguito delle sentenze TAR Sardegna n. 748/2002 e seguenti.
Il sottoscritto,
premesso che con sentenze TAR Sardegna 24 giugno 2002, n. 278 e seguenti, relative all'annullamento dei decreti 6 giugno 1994 n. P24040/1836 e 16 giugno 1994, n. P25000/1880 la Regione si è vista annullare l'inquadramento del personale di quinta qualifica funzionale appartenente al corpo di vigilanza ambientale secondo il profilo di guardia anziché quello di sottufficiale;
considerato che detto annullamento si sostanzia e motiva con carenza di motivazione e che pertanto, pur essendo stati previsti due profili differenti appartenenti alla quinta qualifica, non risultano espressi i requisiti specifici per l'inquadramento nell'uno e l'altro profilo con conseguente nullità della doppia previsione di inquadramento;
dato atto che l'annullamento di detti decreti comporta la riunificazione in un unico profilo del personale appartenente alla quinta qualifica funzionale e che detta condizione, ivi compresa la corrispondente posizione economica, comporta la regolarizzazione di detto personale secondo norma;
ritenuta pregiudizievole per detto personale la condizione di incertezza nella quale si trova da anni e che alla data odierna l'Assessorato competente temporeggia ulteriormente fra l'ipotesi di riadottare il provvedimento con le conseguenti correzioni e quella di procedere all'inquadramento conseguente alla sentenza intervenuta;
rilevato, infine, che detta materia non potrebbe essere adottata in via di decreto stante la stretta pertinenza contrattuale dei requisiti di accesso alle qualifiche ed ai profili professionali,
chiede di interrogare l'Assessore regionale del personale al fine di conoscere:
- quali condizioni ostano al dare corso regolarmente all'inquadramento conseguente dei dipendenti (circa 85 unità) ed alla loro regolarizzazione giuridica e finanziaria stante la mancata impugnativa da parte della stessa Regione dei provvedimenti di censura di cui alle citate sentenze;
- quali vantaggi comporterebbe per la Regione la riassunzione, seppur motivata, di provvedimenti fortemente lesivi dell'interesse dei dipendenti o comunque soggetti ulteriormente a provvedimenti di impugnazione da parte degli interessati. (558)
INTERROGAZIONE SANNA Gian Valerio - BIANCU - SANNA Alberto, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi che gravano sull'appalto dei lavori per il ripristino conservativo dell'ex Seminario di Cuglieri.
I sottoscritti,
premesso che con un articolato dibattito e confronto in Consiglio regionale si è convenuto, in accordo con gli Amministratori locali interessati, di dare corso al primo lotto funzionale dei lavori per il ripristino conservativo dei locali dell'ex Seminario di Cuglieri, di proprietà della Regione sarda;
rilevato che in sede di legge finanziaria del 2002 si è prevista, all'articolo 16, comma 3, della legge regionale 22 aprile 2002, n. 7, una spesa di euro 3.516.000 per far fronte agli oneri del primo lotto in attesa di completare il dibattito fra le parti interessate riguardante la destinazione d'uso finale di detto patrimonio;
preso atto che il bilancio regionale per il 2002 reca alla UPB S08.051, capitolo 08187, la previsione di spesa di euro 3.516.000 a tal fine e che a tutt'oggi non risulta essere stata avviata alcuna procedura attuativa di tale impegno;
considerato che mentre la materia amministrativa è stata posta in capo all'Assessorato della difesa dell'ambiente la parte istruttoria dell'appalto e nomina dei responsabili tecnici risulta di competenza dell'Assessorato dei lavori pubblici;
rilevato ancora che l'appalto deve essere espletato entro e non oltre il 31 dicembre 2002,
chiede di interrogare gli Assessori della difesa dell'ambiente e dei lavori pubblici per conoscere quali ragioni impediscano l'accelerazione delle procedure di appalto dei lavori di che trattasi e quali condizioni di coordinamento siano state poste in essere fra i due Assessorati per garantire una corretta e tempestiva procedura di esecuzione di quanto deliberato dal Consiglio regionale.
Si conferma nella medesima sede l'esigenza di conoscere quali iniziative si intendano adottare per riattivare con gli Amministratori locali e le forze sociali del territorio il necessario confronto per la definizione della destinazione d'uso finale della struttura e perciò programmare gli ulteriori interventi di completamento funzionale dell'ex Seminario arcivescovile di Cuglieri. (559)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di riposta scritta, sull'Ente foreste di Sassari.
Il sottoscritto, premesso che:
a) il servizio Ente foreste di Sassari ha provveduto al versamento delle quote IRPEF e IRAP, relative agli stipendi del personale dipendente, con molto ritardo e che conseguentemente è stata applicata una sanzione pari a euro 20.325 (circa 39 milioni di vecchie lire);
b) a seguito di ciò il direttore generale, con nota del 23 aprile 2002, n. 3254 T/M, ha contestato l'addebito al dipendente del servizio;
c) a seguito di visita ispettiva è emersa la totale estraneità del dipendente nei cui confronti era stato avviato il procedimento disciplinare, poiché assente per malattia;
d) dall'ispezione sarebbe risultato al contrario, ed ovviamente, la responsabilità di altro funzionario, titolare della funzione delegata,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e gli Assessori del bilancio e dell'ambiente per sapere:
1) se risulti che nei confronti del funzionario delegato, responsabile del ritardato pagamento, sia stato iniziato procedimento disciplinare, così come con zelo eccessivo è stato avviato nei confronti del dipendente assente per malattia e poi prosciolto, ovvero se il direttore generale abbia provveduto a dare disposizioni al pagamento da parte delle casse dell'Ente foreste della sanzione pecuniaria di cui sopra, archiviando il procedimento disciplinare;
2) se sia stato informato il Collegio dei revisori dei conti e quali siano state le determinazioni dello stesso. (560)
INTERROGAZIONE VASSALLO - COGODI - ORTU, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nella ricostituzione del Comitato tecnico consultivo per la pesca.
I sottoscritti,
verificato che la normativa attinente alla regolazione dei fermi biologici ed alle relative provvidenze in favore dei lavoratori e degli armatori operanti nelle imprese è predisposta sentito lo specifico Comitato tecnico consultivo per la pesca;
considerato che:
- al fine di completare l'iter per la nomina del predetto Comitato, sono già state acquisite le diverse designazioni previste in capo alle organizzazioni sindacali dei lavoratori e delle imprese del settore, mentre sarebbe emerso un contrasto tra alcuni Assessorati competenti nella designazione dei rappresentanti dell'Amministrazione regionale;
- la competenza nella nomina del Comitato, sulla base delle proposte assessoriali, è attribuita al Presidente della Regione, e pertanto il suddetto contrasto appare inscriversi nel più ampio conflitto tra le diverse componenti della maggioranza di governo per la spartizione di ruoli e incarichi di governo e sottogoverno che - come già denunciato anche nella massima sede consiliare - sta conducendo alla paralisi politica ed amministrativa della Regione;
tenuto conto che nel corso di recenti incontri di operatori del settore è stata manifestata la necessità di operare una completa revisione delle modalità di gestione dei fermi biologici, introducendo anche in Sardegna i "distretti di pesca";
valutato che l'introduzione di nuove e più avanzate norme è bene sia inserita attraverso un progetto organico che tenga conto della peculiarità dei nostri mari, della flotta presente in ogni singolo distretto, attraverso percorsi condivisi dagli operatori del settore, e che tale compito non può prescindere dal Comitato pesca,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere se non ritenga di dover risolvere il grave disagio provocato agli operatori della pesca dalla mancata attivazione del Comitato tecnico consultivo, semplicemente esercitando in via ordinaria, ma con la debita urgenza, le competenze attribuitegli dalla legge e sinora disattese, procedendo a dirimere i contrasti tra gli Assessorati ed a nominare ed insediare immediatamente il Comitato. (561)
INTERROGAZIONE MASIA - BALIA - IBBA, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata nomina dei componenti del Comitato tecnico consultivo regionale per la pesca.
I sottoscritti,
premesso che il comparto produttivo della pesca, rappresentato in tutte le marinerie della Sardegna, costituisce una fonte importante di ricchezza e di cultura per la nostra isola;
considerato che per far fronte alle esigenze dei pescatori e per supportare i provvedimenti dei competenti organi della Regione, in particolare dell'Assessorato dell'ambiente, è stato istituito con legge regionale il Comitato tecnico consultivo regionale per la pesca, composto da esperti, funzionari regionali e dell'amministrazione statale, rappresentanti di categoria;
rilevato che il Comitato, composto da ben 23 membri, fornisce obbligatoriamente pareri al suo presidente pro tempore nelle vesti dell'Assessore regionale dell'ambiente, svolgendo inoltre la delicata funzione di organo consultivo, anche di propria iniziativa, sui problemi generali della pesca in Sardegna;
accertato che da oltre un anno il mandato dei componenti il Comitato sopra citato è scaduto ma nonostante ciò la Regione, nella persona del Presidente della Regione, non ha ancora provveduto alla nomina dei nuovi rappresentanti,
tutto ciò premesso e considerato chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere se intenda provvedere alla nomina, nel rispetto della legge istitutiva del Comitato e per ovviare a una situazione di paralisi di questo importante organo consultivo provocata esclusivamente dall'inerzia del Presidente della Regione. (562)
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