Seduta n.22 del 26/11/1999
XXII SEDUTA
(POMERIDIANA)
Venerdì 26 Novembre 1999
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
La seduta è aperta alle ore 16 e 35.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 26 novembre 1999 (21), che è approvato.
Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.-F.D.). Credo che spetti a un esponente della maggioranza prendere la parola, stamattina i lavori si sono conclusi con l'intervento dell'onorevole Sanna, rappresentante della minoranza.
PRESIDENTE. Onorevole Morittu, ho appena chiesto al Segretario generale, il quale mi ha indicato il suo nome. Ci sono stati degli scambi tra gli intervenienti, per esempio, il consigliere Marrocu con il consigliere Sanna Emanuele; credo che tocchi a lei, ma se ci sono difficoltà chiedo a qualcuno della maggioranza se vuole intervenire.
MORITTU (D.S.-F.D.). Credo che, per ordine, dovrebbe spettare alla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Già stamattina è stato concordato, dopo avere precisato che - essendo più numerosi gli iscritti a parlare facenti parte dell'opposizione rispetto a quelli della maggioranza - non è possibile seguire la regola dell'alternanza di un intervento a favore e uno contro, si sarebbe intervenuti nella misura di due e uno.
PRESIDENTE. Onorevole Morittu, allora è chiaro? Vuole fare il suo intervento per favore?
MORITTU (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi consiglieri, signor Presidente della Giunta, le annuncio da subito, signor Presidente, il mio voto contrario alla sua proposta politico-programmatica e alla sua Giunta. Innanzitutto considero la sua proposta politica neocentrista non solo vecchia, ma dannosa per il sistema politico sardo, inoltre ritengo la sua proposta programmatica, al pari della sua proposta di Giunta, del tutto insufficiente rispetto alla dimensione e all'urgenza dei problemi che abbiamo di fronte a noi e soprattutto del tutto inadeguata a cogliere con successo tutte le opportunità di sviluppo che i programmi in atto, già avviati dalla precedente Giunta (quali i fondi strutturali europei e l'Intesa Stato-Regione, assieme alla prospettiva ormai vicina di una più sostenuta crescita economica) mettono a disposizione della Sardegna.
Lei, signor Presidente, ci ha presentato un insieme di idee, parte delle quali attinte da una generica cultura modernizzante, e devo dire alcune anche condivisibili o genericamente condivise, e altre attinte da vecchi arsenali politici in disuso, ma tutte prive di una logica progettuale, tenute assieme da una vecchia visione politica di tipo doroteo, tendente ad accontentare sempre tutti, almeno a parole, per non scontentare nessuno.
Un programma, è stato detto da qualcuno che mi ha preceduto, senza anima; un programma accolto da tutta l'Assemblea, e anche - o per meglio dire soprattutto - dalla costituenda maggioranza, con grande freddezza o indifferenza; non vi è stato un applauso, un sorriso di soddisfazione o di incoraggiamento. A prima vista non sembrano questi i segnali di buon viatico per un cammino non privo di ostacoli e di trappole, che proverranno, io credo, soprattutto dalla sua maggioranza.
Ben altra accoglienza hanno avuto le dichiarazioni del Presidente Selis, sostenute da ben altro respiro culturale e innovativo e da un progetto di alto profilo riformatore. Credo che l'unica rassomiglianza - lei ha ripreso le dichiarazioni dell'onorevole Selis - che noi possiamo riscontrare è forse solo nel colore e nella stampa della copertina. Persino l'onorevole Cossiga, leader indiscusso, mi pare, del suo partito, l'U.D.R., ha preso ufficialmente le distanze dalla sua proposta di governo, ritenendola inadeguata e rilanciando nel contempo la proposta di un governo di emergenza tecnica.
Ma lei, signor Presidente, è sicuro del fatto suo, non da oggi, ma almeno da quando ha stretto un patto di ferro con i suoi amici della Casa comune. Lei definisce la sua proposta come l'unica Giunta possibile, per meglio dire è quella che avete voi reso l'unica possibile: una Giunta detta programmatica, ma senza un vero programma di convergenza autonomistica e, se ciò non bastasse, nazionalitaria e federalista. Insomma un bel coacervo di aggettivi usati come un cuoco inesperto usa i molti condimenti per cercare di insaporire un cattivo e insipido minestrone che non riesce comunque a perdere i suoi aromi dorotei.
Nel suo discorso, signor Presidente, la parola più ricorrente è autonomia; l'ha usata o meglio, secondo me, anche un po' abusata per più di trenta volte. Credo che le parole, soprattutto quelle più impegnative, vadano utilizzate con una certa e giusta parsimonia, altrimenti si corre il rischio, abusandone, (come sempre capita soprattutto con questa parola, e non solo a lei, signor Presidente) di contribuire a logorarle, rendendole vuote e insignificanti, buone per tutti gli usi e per tutte le stagioni.
Lei invoca un'autonomia non solo speciale, ma anche particolare. Non lo capisco; non so se davvero esiste qualcosa di più particolare della specialità. Credo che l'autonomia sia la capacità di elaborare, di ideare, di progettare il nostro futuro a partire da noi stessi e dalla nostra storia. Sul capitolo intitolato "L'anomalia del sistema" si sono trattenuti molti colleghi e compagni, lo voglio fare anch'io perché, secondo me, è il nodo centrale delle sue dichiarazioni.
In questo capitolo lei, signor Presidente, afferma che il risultato elettorale ha prodotto tre vincitori, o meglio, tre quasi vincitori che equivalgono a tre sconfitti. Non capisco come possa ritenersi vincitore un partito che ha eletto tre soli consiglieri regionali e ha il 3 per cento dei voti regionali. E' vero, però, e su questo ha ragione, che oggi il vincitore appare proprio colui il quale con il 3 per cento dei consensi conquista la massima carica della Regione. Questo è accaduto in barba al bipolarismo e al principio del maggioritario che lei, signor Presidente, dichiara di voler rispettare e afferma a parole, negandolo così nei fatti, con buona pace degli amici Riformatori che si accontentano per ora di due Assessorati tecnici, salvando così l'anima dell'incompatibilità.
Certo, non è facile capire il suo pensiero politico, ma io ci ho anche provato: da un lato si dichiara convinto presidenzialista, favorevole a un compiuto sistema bipolare maggioritario, dall'altro teorizza e sostiene la formazione di un centro politico che, curiosamente, lei non ritiene né alternativo, né appendice dei due Poli, ma - e qui sta il suo vero volo pindarico - spazio libero di modernità e sardità, né di destra, né di sinistra, a forte ispirazione autonomista naturalmente, e via aggettivando, per poi continuare definendo gli equilibri dinamici - mi ricordano le strade parallele, ma quelle erano di altra nobiltà - naturalmente equilibri dinamici sempre del centro, che si vanno affermando nel sistema maggioritario sardo.
Il riferimento è con tutta evidenza ai tre Popolari dissidenti che, volendo tradurre poi queste parole, sono passati dal campo del centro-sinistra, dove sono stati eletti, al campo del centro-destra, tutto ciò in dispregio totale della volontà degli elettori e del Partito che li ha candidati nelle proprie liste.
Noi non crediamo - diversamente da lei, signor Presidente - che questi fatti diano lustro alla classe politica sarda, né che questi, per la verità, non nuovi equilibri dinamici, possano essere additati ad altri come esempi da seguire, o addirittura laboratori di ricerca di una nuova etica della politica da esportare in Italia. Al contrario, il Parlamento Italiano ha già approvato, una settimana fa, una legge di riforma del sistema regionale che prevede tra l'altro anche una norma per evitare il cosiddetto ribaltone, cioè proprio quello che è successo da noi col passaggio dei tre dissidenti dal campo del centro-sinistra al campo del centro-destra.
La verità è che la sua proposta politica, al pari della sua Giunta, esprime, nonostante le sue lodevoli contorsioni, una grande voglia di centro, di un vecchio centro di gravità permanente - mi viene da ripetere un vecchio ritornello di una canzone di Battiato - ma nel senso dell'occupazione permanente del potere; è proprio l'occupazione del potere il vero collante della sua proposta politica.
Questa è la vera chiave di lettura dell'anomala crisi durata cinque lunghi e drammatici mesi, drammatici soprattutto per i 350 mila disoccupati da lei e da altri sbandierati in questo Consiglio. La loro attuale condizione è anche frutto della sua lunga, e certo non marginale, azione di governo, esercitata da lei in questo Consiglio regionale per più di vent'anni in qualità di consigliere, Assessore, Presidente della Giunta e Presidente del Consiglio. Drammatica crisi per le numerose imprese, grandi e piccole, che aspettano dalla Regione gli incentivi previsti dalle leggi, condizione necessaria e vitale per non soccombere.
La verità è che la Giunta che lei oggi ci propone era nella testa e nella volontà politica degli uomini del suo centro già dall'inizio di questa legislatura. Se questo è vero, come ormai appare sempre più con chiarezza, voi siete i veri responsabili della drammatica paralisi di questi cinque mesi, e non dovete renderne conto a noi ma al popolo sardo e a quei 350 mila disoccupati di cui continuamente vi ammantate. Avete recitato, con cinica commedia degli inganni, un copione scritto a più mani, nella cosiddetta Casa Comune dei Sardi, e variato, forse per emergenze in corso d'opera, dagli stessi attori principali, e forse anche da qualche coprotagonista non principale, a cui a volte, come dicono i romani, non reggeva "er core" ed allora tornava indietro manifestando disagi e mal di pancia.
La commedia inizia alla grande con l'elezione dell'onorevole Serrenti con 42 voti a fronte di 40 disponibili, due in più del dovuto. Continua poi con una non casuale battuta d'arresto, per meglio dire segnale, nella prima elezione di Pili con soli 36 voti, due in meno del previsto. Un supposto viaggio in America, con rientro puntuale per il voto contro la Giunta Pili, il 20 settembre, fa il resto. Si consuma così anche il reincarico all'onorevole Pili e in quell'occasione si manifestarono, lei se lo ricorderà benissimo, onorevole Floris, nervose sollecitazioni nei confronti del Presidente incaricato, sollecitandolo a raccogliere le 41 famose firme. Il fallimento di Pili bis era quindi già scritto.
Si passa così all'ultimo atto della commedia che si consuma con la stessa tecnica durante il serio e coerente tentativo dell'onorevole Selis, altro viaggio all'estero, questa volta pare a Mosca, per porgere le condoglianze a Gorbaciov, e poi ritorno in tempo utile per votare contro la proposta di Giunta dell'onorevole Selis.
La sincera adesione dell'onorevole Amadu ha forse introdotto una variante che costrinse l'onorevole Serrenti, Presidente di questo Consiglio, a votare contro la proposta di Giunta, violando così una prassi istituzionale consolidata, che ha sempre visto il Presidente del Consiglio, come arbitro imparziale dell'Assemblea, astenersi dal voto, soprattutto dal voto di valenza politica, per portare a termine il pervicace disegno di scomposizione dei Poli.
Il voto dell'onorevole Serrenti risponde pertanto ad un chiaro disegno politico che ha avuto il solo cinico scopo di far cadere le ipotesi di governo dei leaders dei due Poli, quello di Pili non votando, e quello di Selis votando contro, da dietro una tenda come in un teatro di pupi siciliani. Il brutto spettacolo offerto ai sardi in questi cinque mesi di inattività, di intrighi e di inganni peserà negativamente e per molto tempo sulla classe politica regionale e sull'istituzione autonomistica. Il clima di inganni, nel quale nasce questa Giunta, non favorisce di certo il sereno e costruttivo confronto sui problemi storici della Sardegna che lei, signor Presidente, ha invocato nelle sue dichiarazioni.
Pesa e peserà sempre di più, se non viene rimosso, il grave problema dovuto al fatto che nel nostro Consiglio manca un garante, un arbitro riconosciuto ed accettato da tutti. Non si può rimuovere con artifizi formali la volontà espressa da 40 consiglieri su 80 che chiedono le dimissioni motivate dell'attuale Presidente Serrenti, compresi i tre dissidenti che hanno nel frattempo perso l'equilibrio dinamico verso la maggioranza di centro-destra. Non si può non rimuovere senza che questo crei una grave frattura nei rapporti politici all'interno dell'Assemblea, la cui responsabilità non potrebbe non ricadere su chi si ostina a rimanere attaccato all'alto scanno, e parimenti su chi si ostina - forse strumentalmente - a difenderlo.
E` un problema politico serio che va risolto, con urgenza, nell'interesse dell'Istituzione e della stessa dignità dell'Assemblea regionale. Non credo, signor Presidente, che il problema del corretto rapporto tra le forze politiche si possa risolvere con generici appelli e vecchie furbizie del tipo "vogliamoci bene per il bene della Sardegna". Le ricordo che l'U.D.R., da lei diretto, in tutti questi lunghi cinque mesi, dopo aver sempre rifiutato un leale e franco confronto con la Coalizione Autonomista, tendente a risolvere i problemi della governabilità della Sardegna, si dichiara oggi disponibile verso tutti i Partiti della Coalizione Autonomista, compresi quelli un po' vituperati, i cosiddetti post-comunisti, naturalmente ben depurati, riformisti, autonomisti e così via.
Si rivolge altresì al Presidente Selis, e parla di interessanti spunti di riflessione ricavati dalla lettura delle dichiarazioni programmatiche, che dice di apprezzare dimenticando il giudizio tranchant che ne aveva dato in occasione del dibattito; l'aveva definito una bella relazione sociologica dove non c'era la politica, ma in definitiva veniva presentata una linea vecchia e sperimentata senza successo nel passato, questo era in sintesi il suo giudizio sulle dichiarazioni di Selis.
Per quanto attiene infine al merito delle sue proposte programmatiche (al di là di qualche contenuto condivisibile e condiviso, come già espresso da me e da altri colleghi intervenuti stamattina) si ha la netta impressione che lei affidi le sorti della Sardegna agli choc burocratici, alle numerose task force proposte in tutti i campi e in tutte le salse, alle commissioni speciali, all'équipe di alto livello e poi ancora alla suggestione dei cosiddetti porti franchi telematici con le relative autostrade e così via enfatizzando, sino ad arrivare - io credo in un crescendo di invenzioni poco credibili - alla proposta di un Ministero degli Esteri per il Mediterraneo da affidare, guarda caso, alla Presidenza del Consiglio.
A me pare che tutte queste proposte puntino ad aumentare i posti a tavola per rispondere alle insaziabili richieste della sua maggioranza. Un tempo, nei tempi eroici dell'onorevole Floris, in Italia si diceva che una commissione di studio non si negava a nessuno; oggi si può dire che l'onorevole Floris, rispolverando i vecchi propositi, non nega una task force a nessuno della sua maggioranza. Se mi posso permettere un piccolo suggerimento, signor Presidente, le consiglio di utilizzare al meglio la vera task force oggi esistente in Sardegna, che è rappresentata da una nuova classe politica locale composta dai sindaci, dagli amministratori locali dei 360 comuni sardi, dai presidenti e dagli amministratori delle province e delle comunità montane; loro e non altro sono la vera forza in campo oggi in Sardegna.
Allora, se vogliamo davvero fare qualcosa di utile, le propongo di fare ciò che è stato fatto recentemente in Lombardia, non me ne voglia l'onorevole Pili, non intendo con questa proposta sottrargli il ruolo di testa di ponte con la Lombardia. In quella Regione è stata approvata recentemente, un mese fa, una legge che prevede l'istituzione di una Conferenza regionale dell'autonomia, composta da sindaci, presidenti di provincia, di comunità montane, con il potere di esprimere pareri obbligatori preventivi al Consiglio regionale per quanto riguarda leggi o atti amministrativi importanti relativi a statuto regionale, bilancio e legge finanziaria, leggi urbanistiche, programma di ripartizione delle risorse, intese istituzionali e così via. Una proposta, come si vede, di forte ispirazione federalista, in una Regione a Statuto ordinario. Ma sulla specialità, e il ritardo della specialità, avremo sicuramente modo di ragionare in questo Consiglio.
Signor Presidente, il mio giudizio sulla sua proposta politico-programmatica è fortemente negativo per le ragioni fin qui espresse. Se la Giunta da lei proposta avrà una maggioranza, ci misureremo sulle scelte di governo, portando idee e proposte alternative al suo programma. Il nostro atteggiamento sarà di opposizione vigile e democratica, pronta al confronto serrato e senza sconti, ma pronta anche a costruire soluzioni positive a partire dalle leggi di riforma, e in particolare da quella elettorale,soluzioni positive che guardino agli interessi generali dei sardi, al mondo del lavoro e dell'impresa, ai giovani e a tutte le parti più deboli e meno garantite dalla società sarda.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.- Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, il mio vuole essere un modesto contributo, volto ad evidenziare e ad approfondire nello specifico alcuni aspetti per i quali le dichiarazioni programmatiche illustrate dal Presidente Floris - data la loro severa esemplificazione nell'individuazione dei problemi e delle azioni da adottare per risolverli - hanno lasciato spazio a spunti e riflessioni, senza soffermarmi più di tanto nell'analisi delle varie tematiche socio-economiche, oggetto di un dibattito abbondante attualmente in quest'Aula, a completamento ed integrazione delle proposte avanzate.
Senza fare polemica, ma basandomi sui dati di fatto e numerici, mi permetto di ribadire ancora una volta, e sarà l'ultima, che le elezioni sono state vinte inconfutabilmente dai due Poli: il Polo dei sardi del centro-destra e la Coalizione Autonomista . La prova certa è che in quest'Aula ambedue le formazioni nel loro insieme rappresentano il 90 per cento dei consiglieri. Sono comunque convinto che al momento, data l'attuale contingenza, la sua esperienza politica e la sua indiscussa valenza amministrativa, accomunata alla non comune capacità di saper aggregare le varie formazioni presenti in quest'Aula, solo lei, signor Presidente, può e deve rimuovere da questa situazione di stallo, ormai diventata insopportabile ed estremamente dannosa, l'Assemblea regionale, dando e garantendo alla Regione un Governo, che lei giustamente ha definito di programma, per affrontare le emergenze, col mal di vuoto amministrativo che, da oltre da cinque mesi, aggrava insopportabilmente la già agonizzante situazione economica della nostra Isola.
Oggi noi paghiamo a caro prezzo un modo antistorico e antieconomico di far politica, intesa principalmente come mezzo utile di occupazione del potere, e non come strumento utile di programmazione socio-economica. Con questo non intendo demonizzare, né tanto meno svilire, la validità di quelle proposte politiche alternative alla nostra, che hanno sino ad oggi guidato la Regione, in quanto le ritengo principalmente vittime proprio del vecchio sistema, al quale non hanno voluto rinunciare, che ha annullato di fatto la propositività della sinistra e lo slancio popolare dei partiti cattolici, tutti presi nella spirale della spartizione del potere che ha proiettato le forze di governo in una continua rissa indecente, provocando sei crisi di governo nella scorsa legislatura, e annullando, limitando, ritardando o non attuando, buona parte dei provvedimenti indispensabili per la sopravvivenza della nostra economia.
Le agili e moderne linee di programmazione politica ed economica, improntata a nuovi modelli di sviluppo del programma dell'onorevole Pili, si intravedono in buoni tratti del suo programma, e questo conferma la volontà di guardare avanti, lasciando alle spalle il vecchio non più proponibile. La nostra è l'unica Regione che non ha dato attuazione alla legge Bassanini, e ha dato parziale attuazione alla legge numero 142 sul decentramento dei poteri. Ciò ha continuato a consolidare il potere burocratico centrale, rendendo le amministrazioni locali e i cittadini ancora anacronisticamente succubi e dipendenti dalla burocrazia. E` indispensabile e improcrastinabile il decentramento operativo dei vari assessorati, portando in periferia la Regione, rendendola più vicina, più fruibile e disponibile verso i cittadini liberandoli così dai vassallaggi che fino ad oggi hanno consentito la perpetuazione del vecchio sistema clientelare.
In questo senso è necessario dare la necessaria autonomia amministrativa e decisionale alle amministrazioni comunali, ai sindaci e ai soggetti amministrativi operanti nel territorio,, affinché essi, veri ed unici interpreti delle esigenze delle popolazioni che rappresentano, siano gli artefici dello sviluppo socio-economico nel rispetto degli indirizzi che la Regione propone. Una Regione che, come giustamente lei ha detto, non può svolgere, così come oggi fa, solo azioni di controllo, ma deve essere veramente organo di programmazione e di coordinamento, di promozione dello sviluppo, dando effettiva attuazione agli accordi negoziati.
Lo sviluppo, ecco una parola magica che il popolo di Sardegna ancora legge nel libro di sogni, quello che per altri è normale, alle nostre genti è ancora negato. L'insularità, che ha determinato la nostra etnia, la nostra storia, una nostra cultura non solo in Italia e in Europa ma nel mondo intero, e che ha fatto di noi un continente a se stante nell'area del Mediterraneo, anziché rappresentare un elemento di forza ed una condizione di ricchezza economica, è diventata paradossalmente un elemento di debolezza e di arretratezza economica.
Isolata, e non solo fisicamente, dal resto del Continente per volontà del Governo centrale, il quale le nega di fatto la continuità territoriale, ma isolata anche al suo interno, stante la precaria condizione della viabilità interna, la Sardegna, oltre che essere la Regione meno popolata, è anche la meno servita da vie di collegamento interno: è l'unica Regione d'Europa a non avere la linea ferroviaria a conduzione elettrica ma ad un solo binario; è l'unica Regione d'Italia che non ha un'autostrada e che non riceve dunque la quota dei proventi che, da queste strutture viarie, lo Stato percepisce.
Credo che per molti aspetti, sia economici che sociali, la Sardegna non solo non sia ancora in Europa, ma forse, se non proprio dal punto di vista politico e fisico, neanche in Italia. Eppure, come lei giustamente ha detto, la Sardegna - che sino a un secolo e mezzo fa era Regno sardo - ha dato enormi e reali contributi sia per l'unità d'Italia, che per la libertà,e la Repubblica.
Poiché lo sviluppo della nostra Regione passa principalmente tramite la continuità territoriale è necessaria innanzitutto la funzionalità delle comunicazioni e delle viabilità interne. Non è più procrastinabile quindi la realizzazione di una vera autostrada sarda, per la quale devono essere coinvolti oltre lo Stato, la Regione, le province, i comuni, le banche, le camere di commercio e tutti i soggetti attuatori e gestori dello sviluppo socio-economico dell'Isola; come è parimenti indispensabile attuare il progetto di elettrificazione della tratta ferroviaria realizzando anche una viabilità minore interna sufficiente e funzionale alle esigenze economiche e sociali del territorio. Qualsiasi progetto di sviluppo, che tenda all'aumento del prodotto interno lordo, passa tramite questi punti obbligati.
Inoltre non si può parlare di sviluppo dell'economia agro-pastorale senza dotare le zone interne della viabilità rurale e dell'elettrificazione indispensabile e necessaria; economia agro-pastorale che, con circa 150 mila addetti, è la più grande fabbrica della Sardegna ormai in dismissione, stretta com'è dai debiti contratti con le banche e vittima di una certa politica assistenziale che, a lungo andare, si è dimostrata fallimentare e inadeguata. E` indispensabile, nell'immediato, adottare con estrema urgenza, per questo settore, così come per gli altri settori (artigianato, commercio, piccole e medie industrie) che lei ha citato nel programma, uno strumento normativo che trasformi il debito a breve termine in debito a medio e a lungo termine, ma a tassi agevolati e garantendo anche, con garanzia fideiussoria solidale della Regione, le operazioni di mutuo. Allo stesso tempo è indispensabile attuare da subito i presupposti economici atti a potenziare e salvaguardare il prezzo unitario dei prodotti agrozootecnici, primo fra tutti il latte, che è uno degli elementi trainanti della nostra economia; e prevedere altresì il marchio D.O.C. per tutti i prodotti della nostra agricoltura e zootecnia.
L'abbattimento del costo energetico e del costo del denaro, accennato nel programma, è condizione assoluta per il rilancio dei settori produttivi della nostra economia; è altresì indispensabile creare le infrastrutture e incentivare l'iniziativa privata, affinché le materie prime estratte in Sardegna vengano lavorate e trasformate in loco, mi riferisco ad esempio al granito, alla bentonite, al caolino, alle sabbie silicee eccetera. Queste lavorazioni peraltro, compatibili con l'ambiente e la salute dei cittadini, creerebbero un consistente numero di posti di lavoro trascinando anche un notevole indotto.
A questo proposito concordo sulla necessità di riordinare il settore della formazione professionale, vera pastoia di ben identificate sigle e fabbrica di mere illusioni e di sottoccupati. La formazione deve essere demandata solo ed esclusivamente alle imprese ed aziende strutturalmente e professionalmente in grado di istruire e preparare alla nuova professione l'allievo che si formerebbe quindi nell'ambito aziendale.
La piccola e media impresa esistente in Sardegna può essere ancora salvata se vengono attuate da subito azioni di salvaguardia atte a potenziarla. Gli strumenti e i comportamenti necessari sono ben noti: basta metterli in essere. In Sardegna c'è una gran voglia di fare, e c'è capacità progettuale più che sufficiente. La dimostrazione sta nell'entusiasmo, manifestato con idee e progetti, che le amministrazioni comunali e i privati hanno profuso nell'attuazione dei modelli proposti con la programmazione negoziata. Programmazione dal basso, quindi ogni comunità artefice del suo futuro. Facile a dirsi!
I beni archeologici, culturali, ambientali e architettonici, che lei ha citato, costituiscono una ricchezza unica e inestimabile del nostro popolo e della nostra Isola. Non è stato redatto ancora un censimento, né una ricerca programmata nel settore con un progetto completo di valorizzazione e, anche volendo, nessuna amministrazione potrebbe realizzarlo dato che a tutt'oggi - malgrado i quotidiani esempi di pura insensibilità, quando non di ostilità vera - dette risorse sono lasciate in dote alle Sovrintendenze, veri proconsolati romani, che di fatto dispoticamente, a loro piacere e gradimento, condizionano uso, fruizione e studio di questi beni, frenando e ritardando progetti di valorizzazione e di sviluppo occupazionale. La Regione deve appropriarsi di questo inestimabile patrimonio e di questa ricchezza, concedendone l'uso e la fruizione ai comuni, di concerto con le università.
Parimenti è indispensabile la salvaguardia dell'esistenza e della sopravvivenza delle scuole dei nostri centri, oggetto di una vera e propria soppressione generalizzata da parte del Governo centrale. La frammentarietà dei nostri piccoli centri, la nostra economia, la scarsità dei collegamenti interni impediscono di fatto a molti giovani di condurre in porto la carriera scolastica. Abbiamo il triste primato in Italia del maggior numero di giovani non laureati e non diplomati in proporzione agli abitanti, eppure in Sardegna non mancano i cervelli. Dobbiamo difendere e portare avanti la battaglia per l'insegnamento, nelle scuole dell'Isola, della lingua sarda, patrimonio inestimabile e irrinunciabile non solo del popolo sardo, ma dell'Europa intera e del mondo.
Il futuro della nostra Isola, oltre che nei settori economici tradizionali, sta principalmente nel turismo, come lei ha detto. Ritengo necessario che questo importantissimo settore debba essere regolamentato e gestito da un assessorato specifico, che ne tracci le linee guida e ne curi la programmazione e l'attuazione, lasciando all'Assessorato che lo comprende attualmente solo la competenza in materia di artigianato e commercio, le cui problematiche sono di per sé abbastanza complesse (vedasi il commissariamento da parte del Governo per l'attuazione di nuove norme sul commercio).
Nella generale emergenza che caratterizza la nostra società credo che la sanità si collochi ai primi posti. Ritengo indispensabile e immediato salvaguardare e potenziare le strutture periferiche esistenti. Mi riferisco per esempio alla provincia di Sassari, nella quale sono stato eletto, dove le strutture ospedaliere di Thiesi, Ittiri, Ozieri, Bonorva, veri e propri presidi sanitari di vitale importanza per le nostre popolazioni, sono abbandonate oramai, oltre che al degrado edilizio e all'incuria, anche all'insufficienza di personale, fatto inconcepibile se si pensa invece al sovraffollamento nelle strutture ospedaliere di Sassari, alle attrezzature inutilizzate in esse presenti e a quanti tra medici e personale specializzato sono ancora senza fisso lavoro. Ma credo che questa sia una situazione che riguarda l'intero territorio regionale.
Nelle zone svantaggiate, ad altissima densità di disoccupati, sono presenti strutture che si reggono su un'economia prettamente agro-pastorale che non è più sufficiente a sopperire ai bisogni socio-economici delle popolazioni, in esse si segnalano già numerosi e preoccupanti episodi generati dal disagio sociale. E' indispensabile che questi importanti presidi non vengano meno, ma anzi vengano potenziati e ammodernati. A Ozieri, una parte delle amministrazioni di questo territorio ha organizzato un'assemblea, in seguito alla quale è stato redatto un documento di programma riguardante le comunità del Monte Acuto e del Goceano, presentato tra l'altro anche all'Assessorato della programmazione. Le loro esigenze (irrigazione, elettrificazione, viabilità) sono però necessità di tutto il territorio delle nostre zone; la loro mancata realizzazione è la causa principale del degrado economico e del sottosviluppo di tutte le zone interne, del Logudoro, del Meilogu, del Goceano. Si pensi alle dighe ancora non realizzate de Sa Contra Ruja nel Goceano, della mancata elettrificazione rurale, del by-pass dal Coghinas a Rio Muzzone, alla diga di Buttule, tutte opere che cambierebbero radicalmente l'economia agro-pastorale di buona parte della provincia di Sassari, oltre al fatto che agli usi civili deriverebbero benefici innegabili.
I problemi che debbono essere affrontati nel breve e nel medio termine, signor Presidente, sono molteplici e complessi; io, attraverso questi parziali approfondimenti ora riportati, voglio rappresentare l'attenzione che caratterizzerà il mio mandato e che destinerò all'operato della Giunta da lei presentata e alla realizzazione del suo programma nel rigoroso rispetto della trasparenza, dell'efficienza, dell'impegno reciproco, volti alla ricerca del benessere e del riscatto del nostro popolo, il quale con orgoglioso, ma non rassegnato, silenzio - che ormai per altro è più rumoroso e dirompente di un fiume in piena - aspetta, sperando che i propri figli raggiungano finalmente la maturità politica e culturale, per autodeterminare il proprio futuro. In questo rientra la legittima e improcrastinabile richiesta delle popolazioni della Gallura per l'istituzione della provincia, vero volano per il riscatto economico di quel territorio.
Signor Presidente, rinnovando la fiducia che in lei ho riposto votandola, esprimo il mio voto favorevole alla Giunta da lei proposta, formulandole i miei più fervidi auguri.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
LODDO (I Democratici). Si può posticipare il suo intervento?
PRESIDENTE. No, abbiamo detto che bisogna essere presenti in Aula. Se il consigliere chiamato non è presente perde il diritto al suo intervento, a meno che non ci sia qualcuno che lo sostituisca. Onorevole Dettori, vuole sostituire lei l'onorevole Dore, con la speranza che durante il suo intervento arrivi?
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.-F.D.). Questa mattina abbiamo organizzato la partecipazione alla discussione cercando di costruire l'alternanza, in parte ci siamo riusciti sostituendo chi era assente (dandogli così la possibilità di parlare in un momento successivo) con gli oratori che erano pronti ad intervenire. Adesso il collega Dore non è presente, però è presente la collega Dettori che è disposta ad intervenire subito, sostituendolo e confermando così la possibiltà dell'alternanza ;conseguentemente le chiedo, così come è stato fatto per altri, di spostare l'intervento del collega Dore ad un momento successivo. In sostanza, siccome il dibattito è proseguito normalmente, le chiedo di far parlare la collega Dettori, ma di non cancellare l'iscrizione di intervento del collega Dore.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, io non ho nulla in contrario. Ritengo sia giusto dare all'onorevole Dore la possibilità di intervenire. Se i colleghi sono d'accordo, e lasciano fare a me, io garantirò anche al collega Dore la possibilità di svolgere il suo intervento.
E' iscritta a parlare la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.-F.D.). Non sono proprio pronta, ma vediamo che cosa si può fare.
Onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, in questo passaggio critico di transizione per cercare una coerenza tra il Presidente della Giunta e la maggioranza che dovrebbe dargli il sostegno, maggioranza definita di programma, che va al di là degli schemi tradizionali destra-sinistra, ci viene riproposta di fatto una Giunta di centro-destra. L'unica novità è che questa riproposizione non è costruita sulla base del consenso elettorale, il quale non aveva certo indicato come leader l'onorevole Floris, ma su un'operazione pasticciata di scomposizione dei Poli, che rinnega ogni dichiarazione ed orientamento dei massimi rappresentanti del centro-destra stesso verso il maggioritario e il presidenzialismo.
Nonostante il risultato dei referendum consultivi in Sardegna e, alla Camera, l'approvazione della legge costituzionale sull'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale, in quest'Assemblea viene allargato il Polo di centro-destra dal cui orizzonte scompare il principio di alternanza e di bipolarismo fondato sui partiti e sulle coalizioni. Vedo qui il rischio che quel disegno politico, volto a rafforzare ed allargare il centro-destra, alimenti invece le posizioni che puntano a separare il problema della governabilità dai problemi della rappresentanza democratica e della partecipazione permanente dei cittadini e delle cittadine alla vita politica.
Mi chiedo se, in nome della governabilità, sia possibile accettare - chiedo scusa, ma lasciatemelo dire - tradimenti, cambi di campo, addirittura la sostituzione di uomini eletti con 152 mila voti con assertori della vecchia politica, delle convergenze e delle convenienze possibili nella situazione data. Mi piacerebbe sapere cosa pensano di questa sostituzione di leadership l'onorevole Pili e la stessa Forza Italia.
Ancora, onorevole Fantola (che naturalmente non è presente), credo che lei sia d'accordo con me se affermo che questi eventi minacciano in modo molto serio il disegno originario che era il cuore della nascita di coalizioni di governo, quali il Polo e l'Ulivo, cioè il riassetto in senso bipolare del nostro sistema e la costruzione dei soggetti politici tesi a dare vita ad una rinnovata e rigenerata democrazia di partiti di stampo europeo.
Ora, la mancata riforma del nostro sistema elettorale rimanda ad un futuro ancora eventuale l'approdo al bipolarismo; la caduta della Giunta Pili prima e quella della Giunta Selis poi hanno scosso gli equilibri su cui si fondavano le coalizioni, facendo emergere interpretazioni piuttosto divergenti delle coalizioni stesse, della loro natura e delle loro prospettive, tanto che assistiamo oggi alla nascita di una Giunta possibile, una Giunta programmatica, di convergenza autonomistica, e un progetto riformista nazionalitario e federalista, vedi pagina 2 delle sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Floris, mi rivolgo a lei e all'onorevole Capelli.
Tutto ciò ha sconcertato l'opinione pubblica, è importante che identifichiamo e chiariamo le ragioni che hanno ingenerato questo stato di confusione. Il risultato elettorale di giugno ci ha consegnato un Consiglio diviso pressoché a metà, nel quale né il centro-destra, né il centro-sinistra, sono riusciti a costruire la fiducia alla propria Giunta. Si era convinti che si potesse costruire una maggioranza basata su un progetto trasparente di alleanza con quelle forze del centro che non si erano schierate, durante la competizione elettorale, né con la destra né con la sinistra, attivando nel contempo un confronto vero, sul futuro della legislatura e sui problemi della Sardegna, con tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio.
Così non è stato, si è voluto invece andare alla scomposizione dei Poli, che viene invece rinnegata nelle dichiarazioni, nei modi e con i metodi che conosciamo, creando anche forse ( innanzitutto - mi si scusi - con l'atteggiamento dell'onorevole Serrenti che decide di sostenere attivamente una parte politica pasticciando sulle regole) un clima di sospetto e di intolleranza che non rende agevole il lavoro di questa Assemblea. Chi la pensa così ritiene sufficiente offrire alla nostra Regione una ricetta semplificata; io credo che invece saremo in grado di capire e di valutare, e che anche chi ci vede e ci ascolta sarà in grado di capire e di valutare.
Nelle dichiarazioni programmatiche c'è un forte richiamo al superamento dello scontro e delle contrapposizioni, per dare valore alla strategia della tensione - ecco, scusate, avevo sottolineato questo termine, non volevo che mi scappasse tensione ed invece… - dicevo, alla strategia dell'attenzione e alla responsabilità, nell'interesse dell'Isola, dunque ad un clima di dialogo. Certo è un richiamo interessante, ma noi - intendo il centro-sinistra - siamo in questo momento impossibilitati ad aderirvi, visto il modo con il quale si è formata questa Giunta, vedi i tre transfughi e il comportamento dell'onorevole Serrenti. Sarà il comportamento del Presidente della Giunta e della maggioranza che ci farà capire se saranno nuovamente agibili gli spazi democratici, per avviare un confronto costruttivo sui grandi problemi della Sardegna, soprattutto per quanto riguarda le riforme che, ne siamo convinti, non possono e non debbono essere avviate da una maggioranza, per di più risicata e raccogliticcia come quella che si presenta dietro l'onorevole Floris.
Si può dire che l'inizio non è dei più confortanti. Le sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Floris, sono tutte tese ad evidenziare le mancanze, le povertà e le miserie della Sardegna; non volano alto, mancano di passione, quella politica e culturale, naturalmente. Lei si è riferito con molta forza al modello catalano, ma la Sardegna ha in comune con la Catalogna solo la particolare sensibilità autonomistica e la consapevolezza di essere popolo distinto; per il resto prevalgono le differenze, la ricchezza, la modernità, il "peso", Barcellona. E` complesso assumere come modello la realtà catalana, se penso poi ad alcuni suoi cenni sulle questioni ambientali ed urbanistiche mi verrebbe da dire che non vorrei che lei partisse dalla Catalogna per arrivare alla più modesta Costa Brava, che è poco autonomistica e molto cementificata. Il modello catalano, oltretutto, non si è certamente sviluppato nell'esaltazione della miseria, ma nella valorizzazione delle risorse, a partire da quelle culturali e della lingua, che lei trascura totalmente.
Io credo che sia necessario spostare l'ottica dell'analisi e più precisamente focalizzare l'attenzione per individuare l'esistenza di condizioni ambientali e locali su cui basare uno sviluppo davvero autoctono. E` necessario analizzare quindi in che modo le risorse e gli strumenti esistenti possono giocare un ruolo nei processi di creazione e di sviluppo di nuovo capitale produttivo. Sono convinta, infatti, che non sia possibile studiare modelli e politiche di sviluppo prescindendo dall'analisi degli agenti economici, delle loro potenzialità e non solo dei loro limiti. Per fare un solo esempio, io sono convinta dell'esistenza di grandi potenzialità delle donne e degli uomini sardi in quanto soggetti economici, soprattutto nell'avvio di attività imprenditoriali orientate al mercato che, in aree non ancora pienamente sviluppate come la Sardegna, sono rappresentate per un lato da risorse in termini di capacità operative e produttive, nell'ambito dell'impresa, per l'altro da risorse in termini di fattori di innovazione ambientale, non foss'altro per la capacità di immettere nel circuito produttivo ed economico risorse che altrimenti non sarebbero utilizzate. Il soggetto che riesce a mobilitare tali risorse non è misero, è un soggetto innovativo.
Se diamo per verificata l'affermazione che in una società tecnologicamente arretrata la risorsa rappresentata dalla conoscenza del processo produttivo si fonda sul saper fare manuale ed artigianale, credo non sia contestabile, per esempio, che il saper fare di molte aziende e imprese a conduzione familiare, in questa nostra Isola, sia immediato e faccia riferimento alla gran parte della produzione di base: alimentare, agroalimentare, tessitura, abbigliamento, turismo, altre produzioni artigianali, servizi alle persone e alle imprese.
Si tratta quindi di intervenire per valorizzare una risorsa già esistente, sviluppando non solo gli elementi strutturali dell'impresa sarda, ma anche il sistema relazionale perché sia capace di far superare gli ostacoli allo sviluppo di cui soffrono. Agire su questi diversi livelli significa tenere in considerazione le risorse e i bisogni che i soggetti esprimono. La Sardegna in questi ultimi anni si è dotata di strumenti importanti per creare un nuovo modello di sviluppo e di riequilibrio territoriale, economico e sociale, come i P.I.A. e il Piano straordinario per il lavoro, per citarne solo alcuni; moderni strumenti fondati sulla programmazione proveniente dal basso e basata su principi di sussidiarietà e parternariato, principi questi di cui l'Unione Europea si avvale da anni. Il modello innovativo è quindi quello che muove dall'interno, dalla valorizzazione delle risorse locali, umane, ambientali e culturali, capace di confrontarsi con la modernità per evitare il rischio della marginalità, della definitiva esclusione dai processi di rinnovamento economico, sociale, culturale e tecnologico.
Il ruolo che può giocare la formazione in questo modello è evidentemente centrale, ma non è sicuramente quello da lei indicato quando si dedica ad analizzare questo nodo centrale delle politiche per l'occupazione. Non si tratta di inventariare le qualifiche, bensì di ridefinire il ruolo della formazione, la quale è identificata non solo come strumento strategico per la rimozione dei disequilibri tra offerta e domanda, ma come vero e proprio fattore di sviluppo economico. Il successo dei sistemi produttivi dipende non solo dalla disponibilità di energia e di materie prime, ma sempre di più anche dalla capacità di sfruttarle e di valorizzarle, dunque dalle conoscenze, competenze, capacità di saperle applicare ai processi produttivi. In una parola, dipende dalla capacità di investire sulla risorsa umana.
Vi è l'esigenza prioritaria di ridefinire il ruolo della Regione in questo ambito; la Regione deve diventare a pieno titolo soggetto di promozione e di governo della formazione, assumendo un ruolo di promozione del sistema formativo nel suo complesso, attraverso la gestione di risorse adeguate, sviluppando di concerto quelle autonomie del sistema formativo, programmi di sostegno al diritto allo studio, di orientamento e di valutazione.
Avviandomi a concludere, voglio riprendere, seppur brevemente, altri due punti: zone interne e società del malessere. Signor Presidente, su questo argomento si è quasi impossibilitati a dissentire, vista l'inesistenza di analisi e quindi di proposte, se non la riproposizione dell'ennesimo confronto con le realtà istituzionali, senza alcuno sbocco operativo. Avrebbe potuto citare l'emergenza spopolamento, che è la vera nuova grande emergenza delle aree interne della Sardegna. Un processo iniziato già da diversi decenni, che ultimamente ha assunto dimensioni clamorose poiché nel contempo si assiste ad un travaso di abitanti nei comuni costieri e nei grandi agglomerati urbani. Per cui, da un lato i centri maggiori rischiano di esplodere, i servizi in particolare non sono in grado di offrire una qualità della vita dignitosa, dall'altro lato rischiano di scomparire numerosi piccoli centri, con il loro patrimonio di cultura, tradizione e lingua. Si è iniziato a fare qualcosa nelle scorse legislature; mi permetta, Presidente, di suggerirle di ripartire dal punto in cui ci si era interrotti per la conclusione naturale del mandato elettorale.
Sanità: auspico che il particolare impegno - che lei, signor Presidente, vuole rivolgere nei confronti del servizio sanitario - non sia per quantità e qualità ciò che si legge nelle sue dichiarazioni. La ridistribuzione delle risorse, si dice, avverrà nell'ottica del completamento del processo di aziendalizzazione, in maniera funzionale ad una maggiore solidarietà nei confronti dei ceti più deboli. Mi permetta di dire che questo o non significa niente, oppure vuole significare che le regole e le procedure sono considerate un fatto privato di questa maggioranza.
Infine, ancora una volta, ma non stancamente, mi sento moralmente impegnata ad intervenire per rimarcare un'assenza piuttosto che per portare un contributo propositivo di progetto e di programma segnato dal punto di vista delle donne e per contrastare dichiarazioni talvolta sconcertanti sulla politica espressa dalle donne. Sorprende che alcune donne del centro-destra rilevino la mancanza di competenze e di intelligenze femminili utili a questa Giunta; denunciano pretese demagogie strumentali di divisione tra genere maschile e femminile.
Cara Noemi, sei sicura che quello che conta è unicamente il progetto e non anche le risorse umane di uomini e di donne che quel progetto devono realizzare? Purtroppo mi viene il dubbio che il sostegno che hai espresso alle donne del centro-sinistra, per cui ti ho ringraziato, fosse, quello sì, strumentale. La collega Pilo parla di un declassamento della politica legato alla mancanza di incarichi alle donne. Mariella, hai perfettamente ragione!
Il processo di modernizzazione del Paese ha visto le donne come principali protagoniste dei profondi cambiamenti intervenuti nella società; il processo di femminilizzazione della società civile ha fatto emergere sulla scena pubblica anche forti personalità. Cambiamenti così profondi, in presenza di un'ondata culturale di destra che ha attraversato tutto l'Occidente, hanno indotto taluni a ritenere superata la necessità di un'azione politica collettiva diffusa e organizzata, mirata ad interpretare e tradurre la crescita sociale e soggettiva delle donne italiane e sarde in un consapevole progetto di cittadinanza. La vittoria della destra nel 1994 sembrò sancire questo punto di vista; con la destra apparvero infatti sulla scena politica molte donne, alcune anche di forte richiamo mediatico, estraneo o addirittura ostile alla politica delle donne. E' stata una vampata effimera, e non è un caso se le poche donne di destra rimaste sulla scena politica abbiano cercato poi, in più occasioni, collegamenti in Parlamento con le donne della sinistra, ed agiscano il più delle volte in difformità con i loro Gruppi di appartenenza per contrastare il fatto che tutti i luoghi della decisione, nei grandi apparati pubblici e privati, e soprattutto nella politica, sono oggetto tuttora di un perdurante ed indiscusso monopolio maschile.
Che spiegazione dare di tutto ciò? E` un segno della malattia della politica? Basta quindi l'impegno deciso perché si affermino procedure e regole più trasparenti e democratiche? Impegnarsi per le regole è importante, così come importanti sono le molteplici iniziative di costruzione di forti reti femminili, ma esse non esauriscono né risolvono la questione. Bisogna far tornare la politica, come diceva Mariella, in quest'Aula del Consiglio regionale. Infatti la perdurante e sempre più accentuata esclusione delle donne dai luoghi della decisione è il sintomo, il riflesso di strozzature, contraddizioni, paradossi, che derivano da un processo di modernizzazione del Paese, non guidato politicamente con l'ottica di genere. Ciò ha provocato effetti patologici non solo per le donne, ma per l'intera società, per la sua coesione, per il suo sviluppo equilibrato.
Noi donne, sia di sinistra che di destra, dobbiamo fare in modo che la democrazia del 2000 sia una democrazia paritaria; senza una massa critica di donne, nei luoghi della decisione, abbiamo sperimentato che le classi dirigenti non riescono a governare i mutamenti del nostro tempo. Non si tratta di riconoscere un diritto negato ad una parte della società; la scommessa è molto più grande. Si tratta di mettere nel cervello collettivo della Regione, del Paese, il punto di vista di genere, non in un'ottica di tutela delle donne, ma per far crescere e valorizzare una grande risorsa della società e migliorare conseguentemente la vita di tutti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Demontis. Ne ha facoltà.
DEMONTIS (Patto Segni - Rif. Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri. Nella mia esperienza di consigliere regionale, specie nella passata legislatura, ho avuto l'onore di contribuire alla risoluzione di diverse crisi, partecipando quasi sempre alle maggioranze succedutesi a sostegno del Presidente Palomba. Devo dire che, pur continuando a sedere nel settore di sinistra, mi è anche capitato di non essere d'accordo con il Presidente Palomba, schierandomi di conseguenza con l'opposizione e negandogli il voto di fiducia. In entrambe le situazioni, di favore o contrarietà alla Giunta proposta, ho conservato sempre lo stesso rispetto per le istituzioni, gli uomini e i partiti che si avviavano a governare la Sardegna o a ricoprire il dignitoso e onorevole ruolo democratico dell'opposizione.
Certo, quando si è all'opposizione il giudizio che si esprime sulla maggioranza, sul Presidente e sulla Giunta proposta, è critico e non può che essere negativo, guai se non lo fosse. I programmi non sono mai condivisi da tutti, neanche quelli migliori in assoluto; ma il tutto, cari colleghi, deve contenersi all'interno del gioco democratico, all'insegna della lealtà e del rispetto reciproco, non fosse altro perché ci troviamo nella massima sede istituzionale sarda, la quale deve essere sempre esempio di correttezza democratica, di lealtà e legalità, in una parola esempio di civiltà.
In queste prime sedute di Consiglio non siamo sempre stati in grado di offrire ai sardi questi esempi, sia nei comportamenti che nelle dichiarazioni espresse. Sono convinto che non ci siamo riusciti, non perché non siamo all'altezza, ma soltanto perché siamo pervasi da tanto egoismo e da tanti interessi, non soltanto di natura politica; perciò, a danno di tutti, ci ostiniamo a non voler ricoprire il ruolo democratico dell'opposizione che io reputo, lo ripeto, dignitoso e onorevole al pari di quello di maggioranza. Ruoli che ancora oggi, dopo cinquant'anni, e direi oggi ancor più che in passato, vengono decisi e assegnati in quest'Aula attraverso i giochi di sempre.Il tutto, cari colleghi, sulla pelle degli elettori o, se vogliamo, di quel conclamato popolo sardo puntualmente ed eternamente ignorato, al quale è stata negata la giusta e sacrosanta opportunità, eleggendo il Consiglio regionale, di scegliere direttamente una maggioranza di governo. Infatti, ancora oggi, dopo cinque mesi, per effetto di una legge elettorale perversa (per la quale chi ottiene il maggior consenso elettorale perde seggi consiliari, e chi non gode del maggior consenso, ironia della sorte, conquista il maggior numero di consiglieri), siamo alla ricerca di una maggioranza, bocciando a ripetizione presidenti e giunte, infischiandocene di tutti e di tutto, anche dello spettacolo indecoroso che a più riprese, in diretta televisiva, abbiamo offerto a tutti i sardi, principalmente a tutti quelli che nel giugno scorso ci hanno accordato la fiducia in seguito al nostro dichiarato impegno elettorale a garantire il buon governo della nostra terra. Quest'Aula, da santuario della politica sarda, è stata trasformata in teatro, offrendo uno spettacolo non certo edificante. La situazione deve essere sfuggita di mano alla regia, anche se attenta ed esperta, perché se veramente il risultato odierno doveva essere conseguito alcuni mesi fa, evidentemente qualcosa non è andato per il verso previsto.
Con questo mio intervento intendo preannunciare, in coerenza col Gruppo dei Riformatori sardi, il mio voto di fiducia alla Giunta Floris. Colgo, però, l'occasione per ripercorrere le tappe della mia vicenda politica lungo un cammino che mi ha portato alla candidatura e poi alla collocazione in questo Gruppo. La scelta, pur libera e convinta, è stata sicuramente necessitata dalle vicende che hanno caratterizzato il mio rapporto con il Partito Sardo d'Azione, Partito che mi ha prima emarginato e poi si è rifiutato di darmi spazio nelle recenti consultazioni elettorali. Di contro i Riformatori, senza impormi alcun condizionamento, mi hanno offerto, e ne sono grato, dignitosa ospitalità, conseguentemente io rimarrò all'interno di questo Gruppo e vi opererò come sardista, ma in sintonia con la loro linea per promuovere e sostenere le condivise battaglie nazionalitarie, prima fra tutte la creazione della Costituente sarda per la riscrittura dello Statuto, la quale riveda e contratti, su basi federaliste, il rapporto della Sardegna con lo Stato italiano prevedendo per l'Isola l'assegnazione di tutti quei poteri che le permettano di uscire dalla dipendenza e di avviarsi, attraverso una strada tutta locale, verso traguardi di prosperità e di benessere. Da sardista ritengo questa collocazione la più appropriata, non ne vedo oggi alcun'altra possibile, di certo non nel Partito Sardo d'Azione, ovvero in quel Partito che mi ha espulso e mi ha trascinato in Tribunale vantando l'esclusiva proprietà del simbolo e della bandiera a copertura delle proprie miserie; un Partito che in quest'Aula, nella precedente legislatura, attraverso l'alito fetido di un suo rappresentante, ma con l'avallo degli altri due consiglieri, allora alleati e in perfetta sintonia di intenti e di interessi, mi ha calunniato, senza che l'esimio Presidente si degnasse di intervenire, non dico in mia personale difesa, ma almeno a tutela della rispettabilità di quest'Aula.
Ma poi, quale Partito sardo dovrebbe rappresentarmi? Forse che oggi ve ne è uno? Qual è? Quello prevalente maggioritario o quello decadente storico? No davvero! Oggi non esiste più il Partito sardo, né quello di Lussu e di Bellieni e neppure quello dei Columbu e dei Melis. Oggi esistono le fazioni in lotta fra loro per accaparrarsi le ultime briciole. Una divisione che viene da lontano, ma che si è approfondita soprattutto negli ultimi anni, caratterizzati da una dirigenza miope e settaria, interessata solo a dividersi misere spoglie, a gestire pezzi di sottogoverno, a distribuire qualche prebenda ad amici e galoppini. Chi si opponeva a tale malcostume è stato emarginato, così sono stati espulsi i militanti più attivi e generosi, le voci critiche, gli oppositori della triade consiliare di potere che voleva gestire il P.S.d'Az. come cosa e casa propria.
La mia mancata candidatura in quel Partito, nella provincia di Nuoro, alle ultime elezioni, è da situarsi in questo contesto. Avrei disturbato e messo in forse il successo di amici o di amici degli amici. Malgrado queste giustificazioni, qualche critico potrebbe accusarmi di aver cambiato oltre che la casacca anche il campo. Sulla casacca ho già detto che sono stato, sono e rimarrò sardista, forse non D.O.C., cioè disponibile ad ogni compromesso, come grida qualcuno, ma certamente con la faccia e la coscienza più pulite. Sul campo, invece, qualche parola voglio spenderla: dico subito che non accetto lezioni di coerenza da nessuno, men che meno dai resti del Partito Sardo d'Azione. Al riguardo ricordo a tutti che, solo ieri, i rappresentanti sardisti ruppero con la Giunta Palomba per semplicissimi e banalissimi motivi di poltrona. Volevano perpetuare il ricatto di due Assessorati per tre consiglieri. Oggi gli stessi si sono schierati col centro-sinistra, ma non certo per affinità politico-ideologiche, solo per ragioni utilitaristiche. Presumibilmente, infatti, questo era l'unico sistema per tentare di conservare, a Sassari, il senatore, diciamo, sardista eletto con l'Ulivo. Dunque un normale interessato baratto politico-elettorale che ha avuto un altro momento esaltante in occasione del tentativo di Giunta Selis nella pretesa, soddisfatta, ma per fortuna fallita, di due assessori per due consiglieri.
Veniamo al centro-sinistra, i suoi esponenti più rappresentativi hanno sempre corteggiato, vezzeggiato e blandito da anni i rappresentanti del P.S.d'Az. in Consiglio, questi rappresentanti, che si erano dimostrati inaffidabili e che tali essi stessi consideravano e tuttora considerano, poi abbandonarono il centro-sinistra, come già detto, per brutali motivi di interesse; da parte degli stessi dirigenti non si mostrò nessuna disponibilità tesa a favorire la crescita e a dare prospettiva politica ai movimenti sardisti nuovi, i quali pure riscuotevano consenso nella base e godevano dell'approvazione di autorevoli esponenti del sardismo.
Per questo oggi con quale giustificata logica potrei trovarmi a mio agio in quel campo? Forse che mi hanno mai cercato, contattato, consultato, non dico negli ultimi anni in cui ho lealmente sostenuto Palomba, ma negli ultimi mesi, prima della scadenza di giugno?
Il risultato è che oggi il centro-sinistra, pur di tenersi in piedi fa finta di niente; anzi, è costretto ad accettare di dipendere da un Gruppo che, per prepararsi a prevedibili nuove alleanze, proclama una fantomatica equidistanza dai Poli e rivendica una credibile originalità; lo stesso centro-sinistra non trova di meglio per manifestare la propria presenza in quest'Aula che soffermarsi all'infinito sul tema del Presidente super partes.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue DEMONTIS.) E' ora di chiudere l'argomento: tutti sanno infatti che i Presidenti del Consiglio regionale non votavano semplicemente perché il loro voto era assolutamente ininfluente, e non certo perché erano super partes o garanti imparziali. In ogni caso, all'attuale Presidente del Consiglio si possono rimproverare molte cose, ma non la scelta di avere espresso un voto esplicito, in favore di chi lo ha eletto, in alternativa al non voto, che equivaleva al voto per il campo avverso. Comportamento certamente più leale e corretto, salvo eventualmente trarne poi altre enunciate conclusioni.
Ma, a parte queste considerazioni, dove si trovano gli accenni più convincenti di sardismo? Chi è più credibile nel dirsi promotore di battaglie nazionalitarie? Il centro-sinistra che ricalca fedelmente il potere romano, oppure Floris con il suo governo di centro di rivendicazione autonomistica? Il rapporto, il raffronto tra le dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris, che ci accingiamo votare, e quelle presentate dal leader della Coalizione Autonomista Selis, non lasciano dubbi. Per questo voterò la nuova Giunta, e la sosterrò lealmente. Il mio, però, è un voto che aspetta una verifica, la Giunta dovrà mettere poche ma qualificanti battaglie al centro della sua azione.
(Interruzioni)
Sì, farò una verifica in Consiglio ed anche in Giunta.
Ripeto, la creazione di una Costituente, deve essere l'azione prioritaria da compiere, e contestualmente iniziare la battaglia per la riforma elettorale - ma su questo sorvolo in quanto hanno già insistito altri colleghi - in modo da emanare nuove regole, che permettano a chi vince di governare e a chi perde di rappresentare un'opposizione, all'interno della quale siano salvaguardate le identità e le specificità politiche, culturali e ideologiche delle minoranze.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Ho saputo che stavo per perdere il diritto ad intervenire, o meglio che qualcuno aveva deciso che non dovessi intervenire.
PRESIDENTE. Deve ringraziare l'onorevole Dettori che l'ha sostituita.
DORE (I DEMOCRATICI). Vorrei sapere chi ha predisposto i turni, con quale criterio e con quali regole; comunque ringrazio l'onorevole Cugini per l'efficace difesa, e l'onorevole Ivana Dettori per la sostituzione, devo dire che ancora una volta le donne si sono rivelate provvidenziali. Grazie.
Signori, siamo all'epilogo di questa allucinante vicenda che dura da oltre quattro mesi e, tenuto conto di quanto è successo, io credo che venga spontaneo il riferimento a due libri di successo di due autori contemporanei, entrambi siciliani; il primo, pubblicato nel 1945, opera di Elio Vittorini, riguarda i protagonisti - in positivo e in negativo - dei fatti accaduti a Milano negli ultimi mesi della guerra di liberazione, il titolo del libro poi divenuto famoso è "Uomini e no"; il secondo, più recente, e forse più conosciuto al grosso pubblico, opera di Leonardo Sciascia, è "Il giorno del civetta" e tratta del fenomeno della mafia. Ma non è questo, almeno ci auguriamo, mi auguro, che qui interessa, quel che interessa è quanto il capo mafia di un paesino della Sicilia, certo Don Mariano, parlando con un giovane ufficiale dei Carabinieri di origine settentrionale da poco giunto in Sicilia, sosteneva in relazione agli esseri umani, dicendo che andavano distinti in quattro categorie: uomini, mezz'uomini, ominicchi e "quaquaraqua", sì, anche "quaquaraqua". Che cosa vuol dire "quaquaraqua"? Secondo Don Mariano, e quindi secondo Sciascia, sono coloro che dovrebbero vivere nelle pozzanghere come le anatre, dato che la loro vita non ha più senso né più espressione di quella delle anatre.
Ebbene, cari colleghi, cari signori, se si ripercorre quanto è avvenuto in questo Consiglio dai primi di settembre ad oggi si deve riconoscere che le definizioni di Vittorini e di Sciascia trovano pieno riscontro; infatti qui c'è chi si è comportato da uomo, ma c'è anche chi si è comportato da mezz'uomo, chi da ominicchio, e chi da "quaquaraqua".
I fatti accaduti e i comportamenti tenuti sono talmente noti che è inutile riempire le caselle in questione con i nomi di questo o quel consigliere, tanto ormai lo sanno tutti, viste anche le riprese televisive effettuate. Certamente si è comportato da uomo, a prescindere dal partito di appartenenza, e quindi io mi riferisco a tutti i settori di quest'Aula, ovviamente comprendendoci anche le donne, chi ha rispettato il patto con gli elettori, che è solenne; si è comportato da uomo chi ha tentato di dare un governo alla Sardegna, rispettando le regole della correttezza e della trasparenza, chi non ha comprato né venduto voti. Devo dire, facendo uno strappo a quello che dicevo prima, che certamente si è comportato da uomo Gian Mario Selis e chi lo ha sostenuto, certamente si sono comportati da uomini Giacomo Sanna e Pasqualino Manca; fino a questo momento si è comportato da uomo Tore Amadu, e devo dire che si è comportato da uomo, giorni fa, anche Antonello Liori, perché ha avuto il coraggio di dire quello che pensava, questo è comportarsi da uomo.
MASALA (A.N.). Lasci perdere Antonello Liori.
DORE (I DEMOCRATICI). No, non lascio perdere perché io dico quello che ritengo di dire, credo di averne diritto e libertà, non sto offendendo nessuno. Aggiungo che non si è invece comportato da uomo chi, vendendo il proprio voto per un incarico presente o futuro, o per qualcosa di peggio, fin dal primo giorno ha violato il patto con gli elettori, e gli impegni assunti con la parte politica con cui era stato candidato ed eletto; chi essendo assessore in carica di uno schieramento politico è passato armi e bagagli allo schieramento opposto (questa è una cosa mai avvenuta); chi ha tradito, pugnalandolo alle spalle, colui al quale aveva promesso fedeltà; tanto meno si è comportato da uomo chi, per sete di potere o di dominio, profittando della leggerezza, della vanità, se non addirittura dello stato di bisogno altrui - e tutti sanno che cosa dico con questo - ha ordito la congiura e l'intrigo, violando le regole della lealtà, della correttezza, della buona fede, e il solenne giuramento prestato all'atto dell'assunzione della carica di consigliere(giuramento prestato da tutti noi prima di assumere la carica) se non addirittura le norme del Codice Penale. Lo stesso discorso vale poi per chi, dopo avere ripetutamente parlato di bipolarismo e di maggioritario, pur di partecipare alla spartizione degli assessorati, voglio sottolineare "spartizione degli assessorati", si è reso disponibile a votare come Presidente un candidato che, avendo avuto solo il tre per cento dei consensi, rappresenta la negazione del bipolarismo, anche perché la sua elezione è stata costruita sulla scomposizione dei poli mediante un vergognoso ribaltone. Soprattutto non si è comportato correttamente chi, rivestendo l'alta carica di Presidente del Consiglio, ha tradito il suo ruolo di garante delle istituzioni, impedendo col suo voto contrario, cosa mai avvenuta non solo in Sardegna, ma nei cinquant'anni di vita della Repubblica italiana (caro Demontis, non si liquida questo problema con le parole che hai usato tu) impedendo, ripeto, la costituzione di un legittimo Governo e il regolare e corretto funzionamento del Consiglio.
Onorevole Floris, lei, a conclusione delle sue dichiarazioni programmatiche, ha affermato di voler ristabilire l'armonia in questo Consiglio. Ha parlato di impegno politico e morale, ha chiesto addirittura l'aiuto di Dio perché la Sardegna possa ritrovare un futuro sereno per le nuove generazioni. Le sue parole sono certamente nobili, ma le belle parole non hanno alcun valore se ad esse non fanno riscontro comportamenti dello stesso genere. Se poi si invoca Dio mentre si tengono o si avallano comportamenti scellerati, si cade addirittura nel blasfemo.
Io non so se lei sia uno degli ideatori o dei registi di questa operazione che, come ho già detto, considero scellerata, quel che è certo è che la sua Giunta nasce delegittimata perché è frutto di un intrigo, si potrebbe dire di un vero e proprio complotto, in quanto il Presidente non doveva essere lei. Se fossero state rispettate le regole, almeno per questa volta non sarebbe stato lei il Presidente. Allora tenga presente che le costruzioni basate sull'intrigo e sull'inganno, se non su qualcosa di peggio, non hanno futuro, non possono avere futuro. Le partite, qualunque esse siano, si giocano rispettando le regole, con arbitri imparziali. Se qualcuno dei giocatori o lo stesso arbitro barano, anche se potranno illudersi di aver vinto la partita, in realtà avranno al massimo ottenuto una vittoria di Pirro. Una mala pianta non può produrre frutti buoni; le costruzioni realizzate sulla sabbia, o sulla melma, crollano presto.
I Sardi e la Sardegna meritano rispetto, hanno diritto di pretendere che i loro rappresentanti politici operino per il bene comune, rispettando le regole e la decenza, e comportandosi da uomini, non da mezzi uomini, da "ominicchi" o da "quaquaraqua". Detto questo, ho ben poco da dire in merito alle sue dichiarazioni programmatiche, posso solo dire che sono di una genericità e di una superficialità addirittura sconcertanti; in esse non si prevede alcun concreto rimedio per far fronte ai principali problemi della Sardegna, da un lato ci si limita ad indicare alcune soluzioni scontate, dall'altro soluzioni tanto demagogiche quanto irrealizzabili, e soprattutto alcuni problemi fondamentali non vengono nemmeno sfiorati, mi riferisco, in particolare, al problema della famiglia, della solidarietà, delle categorie svantaggiate. E dire che lei non ci ha risparmiato il riferimento ad Aldo Moro, così come Mauro Pili non ci aveva risparmiato quello ad Emilio Lussu e a Paolo Dettori. Temo che sia Moro, sia Lussu, sia Dettori si rigireranno nella tomba per tanta improntitudine.
In conclusione, date queste premesse, forse si giustifica la sua invocazione finale, forse è proprio vero che la Sardegna può sperare esclusivamente nell'aiuto di Dio. Comunque, sia ben chiaro che noi la aspettiamo al varco. Daremo vita ad una opposizione dura ma corretta e propositiva - lo voglio sottolineare - perché alla fine, quello che interessa è il futuro della Sardegna e delle giovani generazioni.
Giudicheremo i comportamenti suoi e della Giunta di volta in volta, con severità ma senza preconcetti. Appoggeremo le scelte che riterremo utili e corrette, ma saremo severissimi di fronte a quelle di diverso segno, se ci saranno, e soprattutto vedremo se lei, che passerà alla storia di questo Consiglio come il Presidente del tre per cento, manterrà l'impegno di avviare le riforme, e se i Riformatori faranno in modo che questo impegno venga mantenuto.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io intendo dare un taglio leggermente diverso al mio intervento, anche se sarò obbligato a fare qualche accenno alla situazione che stiamo attraversando e alle dichiarazioni programmatiche..
Colleghi, i mali di cui ancora oggi soffre la nostra Regione affondano radici nel passato e derivano essenzialmente dal modello istituzionale adottato che prima ha favorito e poi consolidato quel triste processo, a tutti ben noto, denominato consociativismo politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione, ovverosia tra i blocchi costituiti dalle forze del centro-sinistra e le forze di ispirazione cattolica. Da questa situazione, come logica conseguenza, è derivata l'assenza, o quanto meno una forte limitazione, di una vera ed efficace attività di opposizione. Il consociativismo ha determinato l'uso improprio delle risorse regionali, le quali, anziché essere utilizzate per favorire e sostenere lo sviluppo economico, sono state impiegate quasi esclusivamente per l'acquisizione del consenso elettorale. Le conseguenze sono state deleterie: le risorse regionali, male utilizzate con questa logica, non hanno avuto efficaci ricadute, essendo impiegate a meri fini di bottega e non secondo criteri di economicità.
Questo modo di intendere e fare politica, figlio degenere della prima Repubblica, ha privilegiato una politica economica da socialismo reale, basata sull'interventismo dello Stato in tutti i settori produttivi, drogando la realtà economica sarda, sostenendo aziende decotte e improduttive.
In questi ultimi trent'anni, la classe politica al potere - espressione di coalizioni di centro-sinistra - trincerandosi dietro demagogiche affermazioni, quale l'esigenza della valorizzazione delle risorse locali e la difesa dell'occupazione, ha compiuto le peggiori nefandezze possibili ed immaginabili nei confronti della nostra Sardegna, senza realmente incidere sul tessuto sociale in termini di occupazione e di produttività. Ha dato, infatti, attuazione a quel perverso disegno, che prevedeva una sempre più massiccia ed invasiva presenza della Regione, nei panni di imprenditore, in settori trainanti dell'economia. Per tutti valgano come esempio le tristi esperienze dell'Emsa - oggi riformato, ma con una riforma di facciata - e della Sipas, in verità carrozzoni pubblici camuffati da privati, rispettivamente operanti nel settore minerario-metallurgico ed agricolo-alimentare, i quali hanno dato luogo a sprechi di risorse per migliaia di miliardi - va detto - in poco più di un decennio.
Le disastrose conseguenze di questo modo di operare sono, però, sotto gli occhi di tutti: ben lungi dal valorizzare le risorse locali, la disoccupazione è salita a livelli inquietanti, lo sviluppo economico è rimasto una pura chimera, mentre il malcontento e la disperazione dilagano e assumono aspetti sempre più virulenti e perciò stesso dimensioni sempre più preoccupanti.
Grazie all'avvento di nuovi interlocutori nella scena politica, mi riferisco evidentemente al Polo per le Libertà, è venuto meno questo deprecato fenomeno del consociativismo, ricostituendosi così il giusto rapporto tra maggioranza e opposizione. Ciò, però, non ha impedito al centro-sinistra di proseguire nell'affannosa politica dell'occupazione del settore privato e dell'economia per fini clientelari ed assistenziali. Così agendo la Regione Sardegna ha perso, per colpa dei suoi irresponsabili amministratori, la capacità di guida e di programmazione, alimentando e sostenendo un processo di burocratizzazione che ne ha paralizzato l'attività amministrativa. La nostra Regione ha rinunciato,, colpevolmente e irresponsabilmente, al ruolo di soggetto attivo dello sviluppo oltre che alla sua principale funzione, cioè amministrare al meglio la cosa pubblica per il soddisfacimento dei diritti e delle legittime attese dei cittadini.
La Regione, così voluta dalle forze di sinistra-centro, oggi è niente più che una mastodontica macchina burocratica autoreferente, come amano dire i sociologi, che in ogni atto compiuto ricerca l'autolegittimazione per sé e per gli enti strumentali da essa dipendenti nonché una fabbrica di voti comprati con il denaro pubblico.
Questo scenario di degrado economico e di miserie politiche è il frutto dell'assenza di una corretta politica di promozione dell'impresa, tesa a favorire gli investimenti privati, la cui mancanza è inoltre aggravata da un'inesistente politica di diffusione della cultura d'impresa.
La maggioranza di centro-sinistra, che governa la Regione da oltre un ventennio, non è stata capace di dotarsi del piano generale di sviluppo, ancorché a ciò fosse obbligata da chiare e vincolanti disposizioni di legge, vedi la legge di contabilità regionale. Non sono esistiti programmi, linee-guida e punti di riferimento che potessero prospettare alla gente quale sarebbe stato il loro futuro. L'unica cosa in cui questa maggioranza è stata capace di eccellere è stata la sistematica occupazione di poltrone negli enti strumentali e di sottogoverno, anche a costo di guerre laceranti per nomine nepotistiche e amicali.
Questo modo di operare della classe politica è sotto gli occhi di tutti, non c'è bisogno di dibattere; meno male che la televisione può portarlo ancora una volta e ancora di più all'attenzione della gente! Esso ha prodotto il fallimento del modello di sviluppo economico incentrato sull'industrializzazione. A questo proposito voglio fare un piccolo inciso: ci si lamenta in questi tempi, e nessuno della ex maggioranza perde occasione per rilevarlo, del fatto che la salute pubblica, per via dell'industria chimica, è compromessa, il che è accertato da un aumento spropositato delle morti a causa di tumore; e via tutti a cavalcare la battaglia della salute, infischiandosene dell'industria e dei posti di lavoro.
Altrettanto dicasi per le lamentele riguardanti lo spopolamento delle campagne e la perdita delle antiche tradizioni; o le battaglie contro l'inquinamento e lo scempio ambientale che questa politica ha causato. Quando, però, un'azienda privata, nello svolgimento del proprio piano d'impresa, intende porre in cassaintegrazione qualche decina di propri dipendenti, immediatamente, per incanto, diventa difendibile, nonostante in precedenza sulla stessa si sia gettato tanto fango. Bisogna essere coerenti, non si può volere la gallina e l'uovo, la botte piena e la moglie ubriaca. Bisogna fare delle scelte, e queste scelte purtroppo, da chi ha governato fino adesso, non sono mai state compiute.
COGODI (R.C.). Senza la gallina come fai ad avere l'uovo?
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Bravo Cogodi, sono contento perché finalmente con la presenza delle televisioni puoi avere avuto ancora uno spazio.
COGODI (R.C.). Mi spieghi com'è che hai l'uovo senza la gallina?
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Cogodi, continua a divertirti.
Dicevo, queste scelte da un lato hanno prodotto soltanto devastazione dei territori, inquinamento ambientale, minaccia alla salute delle popolazioni, spopolamento dei centri interni, abbandono delle campagne, e dall'altro lato hanno però condotto allo spreco di immense risorse finanziarie, costituite da somme sottratte ai cittadini attraverso una pressione fiscale non più sopportabile.
Anche l'esperienza regionale nel settore minerario-metallurgico è stata fallimentare. L'Ente Minerario Sardo è stato soppresso, ma permangono le ragnatele del sistema di partecipazioni societarie create e volute dalla Progemisa S.p.a.. Si riscontra ancora la tendenza a voler insistere nelle scelte politiche che portano a sprechi del denaro pubblico,; così è, e nel frattempo si continuano a buttare al vento decine e decine di miliardi all'anno.
All'inizio della precedente legislatura i disoccupati ammontavano a 250 mila unità, è vero, oggi, per effetto della politica del centro-sinistra, la disoccupazione si attesta su oltre 350 mila unità, con un incremento di oltre il 30 per cento. La conclusione è una sola, è sotto gli occhi di tutti: in questi ultimi cinque anni la classe politica che ha governato la Sardegna ha portato la stessa a livello di Terzo Mondo. Non è difficile affermare che la protesta sociale e il malessere sono diffusi in tutti gli strati della popolazione, tra le categorie sociali più deboli verso le quali esistono problemi di sopravvivenza, tra il ceto medio, asfissiato e martoriato da un fisco tiranno e predone, tra le categorie ad alto reddito alle quali il sistema Sardegna impedisce di investire proficuamente i capitali, precludendo in tal modo qualsiasi forma di sostegno allo sviluppo economico regionale e deprimendo ancor di più la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Colleghi, questa è la Sardegna di oggi! Non vogliamo che debba essere anche la Sardegna del futuro. L'esito della consultazione elettorale è stato chiaro, i cittadini con il loro voto hanno dato un'indicazione di valenza storica e allo stesso tempo hanno segnato un'occasione irripetibile per dare una svolta alla politica sarda, nel segno della più totale discontinuità rispetto al recente passato.
Noi aspiriamo con il nostro progetto (ciò traspare evidente dalle dichiarazioni programmatiche) a costruire una nuova Regione che sia un punto di riferimento per lo sviluppo economico e sia realmente in grado di indicare ai sardi quali percorsi intraprendere, quali provvedimenti assumere per non restare confinati ai margini dell'Europa, che purtroppo continua a correre a velocità doppia se non tripla rispetto alla nostra.
Raggiungere questo obiettivo, Presidente Floris, non sarà facile. Le resistenze all'autoconservazione del sistema sono elevatissime e per scardinarle occorrerà che la gente prenda fiducia ed assuma coscienza che l'attività politica - se esercitata da persone oneste e responsabili, che hanno come unico scopo quello di mettersi al suo servizio per tutelare gli interessi generali e non i propri - non è ladrocinio, non è arroganza del potere, non è clientelismo, non è precostituzione di privilegi per gli amici, non è sistematico assalto e saccheggio delle risorse regionali.
Io sono convinto che questa nuova maggioranza - pur tra mille difficoltà obiettive che nascono da una situazione quasi disperata di degrado socio-economico, e da un'opposizione politica degli avversari mai fatta sui contenuti, ma sempre pretestuosa e fine a se stessa - potrà combattere la povertà, la rassegnazione dei derelitti e saprà affrontare e risolvere con successo i problemi dell'inoperosità e della disoccupazione .
Un inciso: ho parlato di interventi pretestuosi, tali sono stati gli attacchi al Presidente Pili per la famosa vicenda della copiatura e lo scandaloso atteggiamento dell'attuale minoranza verso il Presidente del Consiglio. Punti di vista, certo, punti di vista! Se Serrenti si fosse astenuto, ditemi voi, ma lo dica anche il popolo sardo che ci ascolta, sarebbe stato veramente imparziale, consentendo all'onorevole Selis che non aveva una maggioranza di formare la sua Giunta? Non sarebbe stato questo comportamento un chiaro atto politico a discapito di una parte politica presente in questo Consiglio? Ricorrendo questa evenienza, colleghi, Serrenti sarebbe stato santificato da voi e, nelle vostre valutazioni, sarebbe stato il vero tutore delle regole e della democrazia. La verità purtroppo è un'altra: il Presidente del Consiglio con il suo voto ha sottratto alla Coalizione Autonomista una grande fetta di potere, quel potere che ha consentito l'affermazione e il consolidamento del centro-sinistra, il quale non si è mai basato sul buon governo, su atti di amministrazione produttiva ed efficace, ma su rapporti di bottega e clientelari.
Ritornando al tema generale, va affermato che per attuare questi propositi, Presidente Floris, dobbiamo prima di tutto riappropriarci della dignità che politici irresponsabili hanno gettato al vento, scaricando su altri la loro inefficienza. Dobbiamo smettere una volta per tutte di sentirci vittime di prevaricazioni, soprusi ed altrui prepotenze, che pure non sono mancate da parte dello Stato centrale, il quale nei nostri confronti si è dimostrato più patrigno che padre. Infine, se vogliamo avere, come vogliamo e abbiamo, veramente a cuore la rinascita della Sardegna, dobbiamo smettere di piangere e di scaricare i nostri, non pochi, problemi sul Governo nazionale, in poche parole dobbiamo porre a frutto le nostre intelligenze e centuplicare energie e potenzialità che poche non sono.
Oggi tutto questo è a portata di mano. Questo Esecutivo è in grado di dare finalmente avvio ad un processo di buon governo e di dare impulso a quel grande progetto politico, invano invocato da molti ma mai realmente perseguito, che vede come suo fine la creazione della nuova Regione. Attenzione, qui mi rivolgo anche alle opposizioni, non dobbiamo perdere di vista che il processo di rinascita passa fondamentalmente anche attraverso le riforme istituzionali, la riforma elettorale in senso maggioritario, bipolare, l'elezione del Presidente della Regione e ciò affinché sia garantito alla coalizione vincente la stabilità di governo e all'opposizione l'esercizio di una vera e concreta attività di controllo e di sindacato, libera da qualsiasi tentazione del male della democrazia, cioè del consociativismo, tutto questo nella logica della democrazia dell'alternanza. Ma ciò che più conta, e in questo sta il messaggio che il Presidente ha trasmesso con le sue dichiarazioni, il processo di rinnovamento della nostra Regione si fonda su una nuova visione del ruolo che essa deve avere nel governo dell'economia. E` vero infatti che l'Amministrazione regionale dovrà astenersi da ogni attività diretta e indiretta di esercizio di impresa, di produzione di beni e servizi, per destinare le risorse di bilancio al soddisfacimento di concrete esigenze di sviluppo economico e sociale al di fuori da ogni intervento clientelare o dirigistico, statalista.
La Sardegna dispone di notevoli risorse sia proprie che comunitarie, con esse, se ben impiegate, ha la possibilità di incidere. Io ho sempre sostenuto, ed oggi lo riaffermo, che la nostra Regione non ha poteri politici; la vera politica viene fatta dallo Stato centrale, non abbiamo competenza in materia di imposte, di istruzione, non abbiamo facoltà e poteri in materia di sicurezza, noi abbiamo solamente una capacità, cioè gestire le decine di migliaia di miliardi che ci vengono messe a disposizione per eliminare tutti i deficit strutturali che impediscono alla Sardegna di decollare. E' questa attività di cattiva amministrazione che ha portato la Sardegna a questo stato di degrado; il popolo sa di chi sono le responsabilità, certamente non del centro-destra, il quale non ha mai governato, ma di quelle altre forze politiche che oggi siedono all'opposizione e speriamo che possano starci per tutta la legislatura.
Presidente Floris, concludo. Lei ben sa che presto si dovrà passare dagli enunciati ai fatti. Sui risultati si misurerà la credibilità e la stabilità dell'Esecutivo da lei capeggiato. E` una sfida, certamente, con noi stessi e con il tempo che incombe, non sono più possibili esitazioni o indugi. Per quanto ci riguarda la sosterremo lealmente e con impegno.
Auguri di buon lavoro a lei e al suo Esecutivo, ed ai sardi, quelli che veramente contano, di poterne cogliere e gustare i frutti.
PRESIDENTE. Poiché è stata richiesta una brevissima Conferenza dei Capigruppo sull'ordine dei lavori, sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 23, viene ripresa alle ore 18 e 39.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, prego i colleghi di prendere posto. E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, è senz'altro vero che il suo tentativo, Presidente Floris, nasce in una fase tra le più difficili e tormentate della nostra autonomia regionale - usando le sue espressioni - ma anche alquanto confusa, mi permetterei di aggiungere. L'intervento precedente ne costituisce, in parte, un esempio, con quel modo di dipingere a tinte fosche - con toni decisamente sopra le righe, relativi a 6 mesi fa, alla campagna elettorale - un passato ventennale di sprechi, di soprusi, di clientele; penso che lei onestamente ammetterà che quel passato pesa più sulle sue spalle che sulle mie, stante i ruoli ricoperti in questo lasso di tempo. Quell'intervento non è stato fatto da un collega dell'opposizione, e non sarà fatto così da me, è stato fatto da un collega della sua costituenda maggioranza.
Ecco perché penso che ci sia parecchia confusione. Fase difficile e tormentata, purtroppo, non solo per la massima Istituzione autonomistica, ma soprattutto per l'insieme della società sarda, esposta come è, in questo momento storico e politico di grande dinamismo economico e istituzionale, al pericolo di una marginalità che potrebbe essere di lungo periodo. Il rischio non è quello di essere colonizzati o occupati, è quello di essere messi da parte e trascurati. Siamo tuttavia in una fase aperta a nuove opportunità, impensabili fino a pochi anni fa, ed alle quali guardano con attenzione le imprese, il mondo del lavoro, e con speranza in particolare le ragazze ed i ragazzi sardi. Questo momento non dovrebbe essere caratterizzato dall'ordinarietà, per coglierne le potenzialità sarebbe necessario uno sforzo straordinario da parte delle classi dirigenti sarde, a partire dalla classe politica.
Ora la risposta che stiamo dando è questa che lei ci ha presentato, sinceramente non mi sembra la più idonea; lei stesso infatti la definisce "quella possibile", quasi dovesse scusarsi di non poter proporre nulla di meglio e di più adeguato. Lei attribuisce la responsabilità di questa insufficienza solo ed esclusivamente all'anacronistico sistema elettorale, a quel bipolarismo imperfetto a cui lei, come altri che siedono in quest'Aula, per altro hanno dato il loro assenso nel 1993. Non mi sembra una lettura sincera e corretta degli avvenimenti che abbiamo vissuto in questi mesi.
Il sistema elettorale ha certamente le sue responsabilità, ma poiché io, come tutti, ritengo la soluzione politica cui si è giunti frutto di scelte operate dai soggetti politici che fanno parte di questa Assemblea, credo che sia giusto che ciascuno di questi soggetti, ciascuno di noi, si assuma le proprie responsabilità. Questo è il modo più giusto per poter costruire risposte politiche istituzionali più adeguate ai problemi della nostra Isola. Lei afferma che ci sono da parte della società, ed anche all'interno degli schieramenti, non solo inquietudine e tensioni, ma anche una significativa attenzione verso un nuovo e moderno centro politico, attenzione però che si è concretizzata in un risultato elettorale largamente minoritario, importante certamente, come tutti i fatti politici, ma minoritario; per quanto riguarda gli schieramenti politici, questi hanno, nella migliore delle ipotesi, subito il potere di interdizione di alcune parti del cosiddetto moderno centro politico.
Lo ha subito il centro-destra, accantonando le sue prime certezze, cioè innanzitutto Pili quale Presidente indicato direttamente dai sardi, ma l'ha subito anche il centro-sinistra, pagando un prezzo non lieve con la lacerazione avvenuta in alcune componenti politiche fondamentali. Ora, questo dato di fatto è rappresentato in modo inequivocabile dallo scenario che ci sta di fronte. Le due massime cariche istituzionali sono espressione di parte e non di tutto il cosiddetto centro moderno democratico, che più che nuovo mi sembra - dal punto di vista politico, non per le persone che lo rappresentano, sia chiaro - quanto di più datato ci sia oggi nel panorama politico istituzionale nazionale, cioè qualcosa che i cittadini, prima ancora di noi, pensavano ormai relegato nel passato. Si è operato e lavorato, occorre dirlo, anche con una certa abilità, tenacemente, per affossare qualsiasi ipotesi di governo guidato da chi era espressione di una base politica più ampia e significativa della società sarda, fosse questa rappresentata dal centro-destra e dal Polo per la Sardegna o fosse quella rappresentata dal centro-sinistra e dalla Coalizione Autonomista.
Questa Giunta, che lei stesso implicitamente riconosce inadeguata, rappresenta molto più realisticamente, secondo me, il punto di caduta di una stagione politica, istituzionale, che mi auguro per la Sardegna volga al tramonto. Sia chiaro: è legittimo che forze politiche minori, le quali anch'esse rappresentano una parte della nostra realtà politica e sociale, si muovano per fare valere il loro ruolo e il loro peso politico; lei l'ha fatto con una certa linearità politica, che le va riconosciuta, ma non altrettanto hanno agito altri che hanno portato avanti questo disegno, anche a costo di minare profondamente la credibilità stessa di questa Assemblea. L'ingovernabilità, i cinque mesi senza Governo, trovano certamente origine in un sistema elettorale superato e nelle difficoltà che vivono le forze politiche presenti nei due schieramenti, ma sono in gran parte riconducibili a questa volontà, alla scelta politica che, non il nuovo, il vecchio centro moderato ha operato. Oggi tutto questo è molto più chiaro ed evidente rispetto a ieri. Comunque la si guardi, questa vicenda appare come la momentanea e precaria conclusione di una battaglia politica chiusa nel Palazzo, frutto di trappole e imboscate, in cui i problemi dei sardi e le soluzioni, queste sì, possibili, vengono dopo solo come esercizio retorico, cioè sono l'immancabile contenitore, non il contenuto dell'azione politica e di governo. Tuttavia il nostro ruolo, la nostra responsabilità istituzionale non ci consente di limitarci ad essere solo opinionisti. Il Consiglio regionale, sia chi come me esprimerà il suo voto contrario alla sua proposta di governo sia chi la sosterrà con più o meno sincero entusiasmo, ha il dovere comunque di dare risposte ai problemi, non di certificarne l'esistenza. Non sono e non saremo, cioè, per il "tanto peggio tanto meglio"; siamo qui per dare il nostro contributo di idee, di esperienze, compiendo appieno il nostro lavoro e rispettando il ruolo e la funzione democratica dell'opposizione, se saremo all'opposizione.
Sono anch'io convinto, come altri colleghi intervenuti prima di me, che occorre ripristinare le condizioni per poter dar luogo a una libera e costruttiva dialettica democratica, sia sulle grandi questioni della Sardegna, che sui nodi storici dell'autonomia da lei indicati, dalla riforma dell'istituto autonomistico alle politiche di sviluppo, sia ancora sugli interventi settoriali, in una Regione come la nostra, infatti gran parte delle attività economiche imprenditoriali, oltre che i servizi fondamentali, dipendono quasi per intero dalla nostra capacità di dare risposte adeguate e tempestive. Tra queste condizioni c'è certamente il varo di un esecutivo, di un governo regionale, l'insediamento delle commissioni consiliari, l'inizio effettivo della legislatura. Di questo noi siamo coscienti; tuttavia, lei sa meglio di me, anche per la sua lunga esperienza politica e istituzionale, che la libera dialettica democratica può essere produttiva se chi compete, pur in posizione di minoranza, si sente tutelato nel pieno e libero svolgimento delle sue funzioni, senza aver necessità di guardarsi alle spalle per difendersi da chi dovrebbe tutelarlo; se questo avviene, e noi oggi purtroppo ci troviamo in questa situazione "nostro malgrado", è proprio il caso di dirlo, non si può far altro che difendersi con tutti gli strumenti democratici, regolamentari e politici a disposizione.
La sua esperienza, ma anche il buon senso, immagino, suggeriranno a lei, e alla maggioranza che la sostiene, di sgombrare il campo da un impedimento che sarà tale soprattutto per chi si assume la responsabilità dell'iniziativa di governo. Prima si affronta questo problema e meglio sarà per tutti: per la maggioranza, per l'opposizione, per il governo.
Per quanto riguarda più specificatamente le sue dichiarazioni programmatiche, senza voler entrare nel merito dei diversi aspetti - non per sottovalutarne l'importanza, tutt'altro, credo infatti che non si tratti di questioni che si possono liquidare con giudizi approssimativi, né per sottolineare la mancanza di sufficiente attenzione all'uno o all'altro settore, in tutte le dichiarazioni programmatiche manca e mancherà sempre qualcosa - però ho notato, vorrei sbagliarmi, una tendenza o un tentativo di inquadrare le esigenze in modo da affidare ad altri l'elaborazione delle possibili soluzioni, spero non anche l'attuazione, cioè quasi un sottrarre l'azione della Giunta alla sua responsabilità politica, come dire "io l'avevo detto, avevo indicato altri".
Questa è una prassi corretta per il primo dei nodi storici dell'autonomia, cioè la riforma dello Statuto, ma anche tralasciando il semplicismo nell'individuare il modello sardo-catalano, corriamo - secondo me - il rischio di passare dalla perfetta fusione ottocentesca di stampo piemontese al perfetto modello dell'inizio millennio e, vista l'esperienza, non mi pare che porti bene; non vi è alcun dubbio che il Consiglio è il depositario del potere di elaborazione e di proposta nell'individuazione dei tratti principali che debbono adeguare, alla nuova realtà storica, l'atto fondamentale di una nuova soggettività e di una nuova identità autonomistica. Ho sempre grandi riserve per le commissioni speciali, soprattutto quando vengono enfatizzate, (tanto più che mi risulta sia stata tentata un'analoga esperienza nella legislatura 1989-1994, se non ricordo male, la quale non ha prodotto risultati e non certamente per deficit di capacità di elaborazione della Commissione) ma non mi riferivo a questo caso particolare giacché, con strumenti ordinari o speciali, qualora se ne ravvisi la necessità, questa è comunque una competenza di questo Consiglio.
Lei individua giustamente nella lentezza della macchina amministrativa, oltre che nel sistema burocratico regionale, una delle cause dei ritardi di sviluppo nel velocizzare la spesa, trarre nuovi investimenti e creare possibilità di occupazione e indica un organismo altamente specializzato, anche esterno all'amministrazione regionale, che inizia e conclude l'approvazione di norme che consentono alla nostra burocrazia di diventare dinamica ed efficiente.
Il problema dell'occupazione è senza ombra di dubbio il problema principale che sovrasta le altre emergenze della nostra Isola; attuare misure di carattere straordinario che diano risposte concrete, in primo luogo, alle decine di migliaia di giovani in cerca di prima occupazione, è un obiettivo su cui non c'è né ci potrà essere contrapposizione, ma semmai collaborazione leale, efficace e costruttiva. La passata legislatura ha licenziato un provvedimento straordinario, su cui vi sono impegni in essere e impegni a venire, penso in modo particolare ai comuni. Quel provvedimento oggi è completamente operativo, l'U.E. lo ha approvato per la parte riguardante la congruità o il sistema degli incentivi, che facciamo? Lei non solo non prende impegni, né positivi, né negativi, cioè di sostegno, di modifica, di rigetto di provvedimento, non lo cita, ma propone una task force.
E ancora: lei ritiene indispensabile un progetto strategico di sviluppo, ma non solo lei. Bene, altra proposta di équipe di alto livello. Ci sono opere pubbliche bloccate nei vari livelli istituzionali e burocratici: lei propone un'altra task force o forse la stessa, ma allora è sovraoccupata, dico io, oppure è un vero e proprio esercito di consulenti, non è una task force, con buona pace della riduzione della spesa ordinaria a cui si fa cenno poi giustamente nell'ultima parte.
Ora mi creda, non sono preoccupato per questo suo piglio decisionista, se davvero fosse utile ad affrontare e risolvere quei problemi, né sono pregiudizialmente contrario a consulenze o ad apporti qualificati esterni al sistema istituzionale regionale, con o senza tuta mimetica, benché sia convinto, ritengo, come lei, , che vi sono all'interno dell'Amministrazione regionale, negli enti, nel sistema delle autonomie locali, grandi risorse inespresse e non valorizzate adeguatamente e da queste occorrerà innanzitutto partire.
Mi preoccupa il suo soprassedere, il suo sorvolare sugli strumenti di governo già operativi, quelli concreti che possono dare risposte domani, come la legge numero 37 che ho già richiamato, gli strumenti di programmazione negoziata, i P.I.A., i patti territoriali, i contratti d'area, solo per citarne alcuni, che hanno creato attese, suscitato interesse da parte delle piccole e medie imprese, di artigiani, di commercianti, di operatori turistici, di società giovanili, di cooperative, che attendono risposte, si aspettano certezze, non altri studi. Ora su questo c'è silenzio, non credo che lei intenda affidare il tutto a un'altra task force, mi permetta, ammesso e non concesso che siano utili comunque, anche perché non credo che gli Assessori di competenza gradiscano molto essere esautorati da "commandos" di consulenti che in gran parte, almeno per come li conosco io, girano la Sardegna, e non solo la Sardegna, anche l'Italia, con studi e proposte buone per tutti gli usi e per tutte le esigenze, in genere le loro esigenze di budget, non quelle della Sardegna, dei disoccupati, del lavoro e così via.
Signor Presidente, purtroppo non ci sono facili scorciatoie, né per me, né per noi, né per lei. Il lavoro politico-istituzionale da fare è enorme, difficile e complesso per tutti. Lei, la sua Giunta, la sua maggioranza, noi tutti verremo giudicati per il lavoro che faremo, non per i risultati annunciati, ma per quelli che verranno prodotti.
La sua Giunta non è eterna, ci mancherebbe, l'eternità non è un termine che si adatta alla politica, anzi, stante le premesse politiche da cui è scaturita l'attenzione superficiale con cui guarda ai problemi e ai bisogni dei sardi, il senso di sopportazione che si coglie, persino negli interventi dei suoi sostenitori, mi sembra invece inadeguata e limitata, non solo nei tempi di cui potrà disporre.
Ora credo che spetti al Consiglio e a tutte le forze politiche cominciare sul serio a ragionare su un impegno politico adeguato ad una fase politica straordinaria di transizione, come lei giustamente la definisce, non sulle probabili staffette che si annunciano, o anche sui possibili ribaltoni o ribaltini; ci deve essere una chiara e trasparente assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio. Su questo avremo, spero, mi auguro, la possibilità di confrontarci serenamente, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, in premessa voglio fare alcune considerazioni sulla lunga vicenda di questa crisi, così disegnata già all'indomani del voto di giugno. La Casa Comune dei Sardi, onorevole Floris, è stata un'invenzione priva di contenuti politici e programmatici, è servita semplicemente a dare copertura politica ad un disegno che aveva e ha l'obiettivo vero di assicurare la guida della Regione ad alcuni personaggi della politica nostrana. In questo disegno ci sono anche i tre consiglieri ex Popolari, i quali hanno disatteso il patto con gli elettori e con il centro-sinistra, entrando a far parte di una Giunta di centro-destra; protagonisti principali di questa lunga, tormentata e per certi versi inquietante vicenda sono l'onorevole Mario Floris, che si accinge a guidare la Giunta che sta per nascere, l'onorevole Serrenti, che presiede questa Assemblea e l'onorevole Grauso, arcinoto onorevole Grauso, a loro si aggiungono naturalmente anche i tre ex Popolari.
Riassumendo schematicamente le tappe principali di questa vicenda, mi pare di poter dire che la prima è stata proprio l'elezione dell'onorevole Serrenti a Presidente di questa Assemblea, con 43 voti, tra i quali il suo e quello di due franchi tiratori; con lo stesso numero di voti l'onorevole Floris è stato eletto Presidente della Giunta regionale, con la differenza che in questo caso non c'era il voto dell'onorevole Serrenti perché non era necessario, ma oltre ai voti dei due precedenti franchi tiratori vi era quello di un altro ex Popolare; tutto questo accadeva quando la maggioranza si era costituita già dal 20 luglio che ormai dista da noi quattro mesi abbondanti.
La seconda e terza tappa sono rappresentate, rispettivamente, dalla bocciatura della Giunta Pili, e della Giunta Selis; mentre la quarta e ultima è l'elezione dell'onorevole Floris e la formazione della Giunta di cui stiamo discutendo. La Giunta Floris nasce anche perché il Polo ha rinunciato alla candidatura dell'onorevole Pili, abbandonando l'impostazione bipolare con la quale si era andati alle elezioni, pur di entrare a far parte della compagine di governo, anche a costo di contraddizioni politiche evidenti. Se anche il Polo con coerenza, come ha fatto il centro-sinistra, avesse mantenuto ferma l'impostazione bipolare, si sarebbe formata una Giunta di centro-destra o di centro-sinistra, guidata quindi o dall'onorevole Pili o dall'onorevole Selis, rispettosa pertanto del mandato elettorale. Invece, le due massime istituzioni della Regione Autonoma della Sardegna sono guidate una, il Consiglio, dall'onorevole Serrenti, che in questa Assemblea ormai rappresenta solo se stesso, l'altra, la Giunta, dall'onorevole Floris che rappresenta, con qualche problema fra l'altro, un partito di appena tre consiglieri.
Onorevole Floris, è stato sovvertito il risultato elettorale!, La responsabilità non è del centro-sinistra, onorevole Pili! La vera anomalia della politica sarda, onorevole Floris, sta nel fatto che abbia un ruolo guida colui che non ha avuto il consenso degli elettori. E' un'anomalia democratica vera e propria, realizzazione di un disegno, definito già all'indomani del voto di giugno, che ha avuto però bisogno di ben cinque mesi per consumare le sue tappe e per approdare al risultato che stiamo dibattendo.
I protagonisti di questa vicenda hanno inferto colpi durissimi alla credibilità della politica, alla credibilità della massima istituzione regionale, alla credibilità di ciascun consigliere regionale in Sardegna e in Italia. Bisognerà lavorare molto per restituire alle istituzioni regionali la loro giusta credibilità; e dubito molto che questo possa avvenire per opera dei protagonisti di questa vicenda.
Onorevole Floris, lei definisce, la sua, una Giunta programmatica che va al di là degli schemi tradizionali destra e sinistra, e che punta a qualificarsi nella realizzazione del programma; mi chiedo, e le chiedo, come sia possibile avere un programma senza avere prima una politica.
La verità è che la sua è una Giunta di centro-destra, che lei non vuole definire tale, che non è espressione di una maggioranza politica (cosa che lei ammette fra l'altro) e proprio per questo non può esprimere un programma coerente con una politica che non esiste.
Sull'autonomia credo, onorevole Floris, che noi dovremo lavorare per riformare lo Stato italiano in senso federalista e solidale; in questo quadro la Sardegna deve poter esercitare le sue funzioni di governo in piena autonomia rispetto al Governo nazionale e rispetto al Governo dell'Unione europea, dobbiamo superare tutti i centralismi, compreso quello cagliaritano, nei confronti del sistema delle autonomie locali, delle imprese e di tutti i cittadini sardi.
Dobbiamo realizzare una pubblica amministrazione snella ed efficiente che risponda rapidamente alle esigenze dei cittadini, dunque va superata quanto prima quella parte della nostra specialità che in tutti questi anni ci ha tenuti ai margini del processo di modernizzazione della pubblica amministrazione italiana, che è andato avanti invece nelle Regioni a statuto ordinario e rispetto al quale noi siamo rimasti gravemente in ritardo. La specialità non solo non può diventare un ostacolo, ma deve essere un di più nella strada delle riforme e del progresso della nostra comunità regionale.
E` necessario inoltre fare un grosso lavoro per semplificare la nostra legislazione, per raccordarla e coordinarla con quella statale e con quella comunitaria.
Lei, onorevole Floris, ci propone un modello di tipo catalano ma io, essendo portato a diffidare dei modelli di importazione, vedo in questo atteggiamento una pericolosa subalternità culturale che può essere anche il sintomo della nostra incapacità ad esercitare una funzione dirigente nel senso pieno del termine. Invece penso che dobbiamo lavorare per ricostruire un modello nostro di nuova autonomia della Sardegna, che sia dinamico e moderno, aperto alle altre esperienze, compresa quella catalana, ma non solo, che nasca però dai nostri bisogni più profondi e che sia capace di dare risposte adeguate ai nostri problemi, nel solco delle nostre migliori tradizioni autonomistiche e delle nostre specificità storiche e culturali.
Nella sua relazione, onorevole Floris, percepisco poco entusiasmo e scarsa passione politica, probabilmente questi sono tratti del suo carattere. Nelle sue dichiarazioni si tengono in scarsa considerazione le notevoli risorse umane e materiali di cui la Sardegna e la sua comunità regionale dispongono; in esse manca quel pensare positivo che consente di superare le difficoltà, anche quelle più rilevanti, e di guardare avanti con speranza e con atteggiamento propositivo.
Trovo molte parti del suo programma generiche e a tratti velleitarie, oltre che completamente assenti o trattati in modo insufficiente alcuni problemi di grande rilevanza. A questo proposito, voglio ricordare che il quadro comunitario di sostegno 2000-2006, l'intesa Stato-Regione, i programmi CIPE per le aree depresse, metteranno a disposizione per la Sardegna circa 20 mila miliardi per i prossimi 6 anni; con queste risorse la Sardegna dovrebbe uscire da questa situazione di crisi e di grande difficoltà. Come è possibile, signor Presidente, che a questa opportunità storica lei dedichi soltanto qualche cenno generico nella sua relazione? Ci vuole dire quali saranno le linee che intende seguire per l'utilizzo di queste risorse notevoli?
Del grande problema della pesca, che nella nostra Isola si pratica sia in mare che in laguna, e sulla sua produttività, della quale vivono migliaia di lavoratori con le loro famiglie, lei non parla assolutamente. Della nuova legge che definisce un quadro di riferimento (che senz'altro darà i suoi risultati per lo sviluppo di questo settore) neanche un accenno. Vorrei sapere che cosa pensa sia necessario fare per sviluppare un settore così importante per la nostra economia.
Per quanto riguarda il lavoro, già ne parlava in modo efficace il collega Gian Battista Orrù che mi ha preceduto, mi ha colpito soprattutto il fatto che lei, oltre alla task force, non propone niente, anzi rimuove completamente il Piano per il lavoro, che è uno strumento operativo sul quale stanno lavorando tutti i comuni della Sardegna e sul quale i nostri disoccupati ripongono grandi speranze.
Nel suo programma lei non parla neanche del governo delle acque in Sardegna, problema strategico non solo per lo sviluppo economico, ma anche per la vita civile dei nostri cittadini: anche questo completamente assente.
Parla della formazione professionale solo per dire che c'è bisogno di una profonda riforma, io condivido questa necessità, però non dice come dovrà essere realizzata, e soprattutto non chiarisce quale rapporto col mondo produttivo dovrà avere; non capisco quale impostazione possa avere questa riforma, se la formazione professionale non viene messa in relazione col mondo produttivo.
Passando al settore trasporti, trovo il suo programma piuttosto generico sulla continuità territoriale; a questo proposito ritengo che la vicenda Linate-Malpensa non sia del tutto chiusa, entro il 15 gennaio il Governo nazionale deve definire il trasferimento dei voli da Linate a Malpensa, credo che ci sia ancora il tempo e lo spazio per un'azione efficace della Giunta regionale tendente a salvaguardare gli interessi della nostra comunità anche in Lombardia e in altre parti del nostro Paese.
Sui trasporti interni poi non si dice quasi niente. Voglio ricordarle che il Governo francese in questi giorni ha approvato il piano per lo sviluppo regionale delle regioni francesi per i prossimi sei anni, destinando 37 mila miliardi al potenziamento e all'ammodernamento del sistema viario e del sistema ferroviario francese; il Governo francese, pur essendo la Francia da questo punto di vista tra i paesi più avanzati del mondo, ritiene opportuno investire il citato grande quantitativo di risorse per rendere ancora più efficienti e moderne queste infrastrutture.
Signor Presidente, la Sardegna ha un sistema ferroviario realizzato nel 1800, e un sistema viario che non è degno neppure di questo nome, vorrei sapere che cosa pensa la sua Giunta rispetto a questo enorme problema.
Veniamo alle task force, signor Presidente, io ne ho contato quattro, , una per riformare la burocrazia regionale, una per sbloccare le pratiche burocratiche ferme, una per attuare l'intesa Stato-Regione, un'altra per l'occupazione. Io ho molte preoccupazioni su questo modo di governare, mi auguro che siano utili, mi auguro che costino poco e soprattutto che lavorino rapidamente e in modo produttivo.
Rapidamente mi avvio alla conclusione, ma prima voglio esprimere la mia opinione sulla vicenda Serrenti, in quanto è una questione seria che riguarda la funzionalità di questa Assemblea. Il Polo, pur di formare il Governo regionale, ha prima incoraggiato l'onorevole Serrenti a prendere parte attiva alla vicenda politica regionale e poi a venir meno alla sua funzione di arbitro e di garante del corretto svolgimento della vita parlamentare del Consiglio regionale. Si è così infranta una regola fondamentale che vuole il Presidente dell'Assemblea non coinvolto nella battaglia politica, ma garante di tutta l'Assemblea. Il Polo ha commesso un gravissimo errore piegando la massima istituzione regionale alle esigenze della battaglia politica. Le regole non si modificano a seconda delle convenienze del momento perché devono garantire lo svolgimento della vita democratica, a prescindere dalle maggioranze del momento.
Onorevole Serrenti, mi dispiace che in questo momento sia assente, però devo dirle che lei non è più il garante di questa Assemblea e le sue dimissioni sono un atto necessario per il buon funzionamento del Parlamento sardo nel difficile lavoro che lo attende.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la storia della nostra autonomia non ricorda un inizio di legislatura così travagliato, tormentato e lacerante. In un clima di pericoloso collasso politico-istituzionale si è protratta per cinque mesi una lunga e devastante crisi che, a causa di una legge elettorale anomala, non ha permesso a nessuno dei due schieramenti principali di avere una maggioranza di governo. Ora si avvia ad una conclusione che, pur non essendo la migliore, permetterà di sbloccare la legislatura; è ciò che vuole la gente di Sardegna.
Questa Giunta programmatica e di convergenza autonomistica, è stato detto più volte, nasce col voto determinante di tre consiglieri del Partito Popolare Sardo, i quali, non certo per interessi personali, ma per una situazione di necessità e di emergenza dissentono politicamente su due questioni di grande valenza. La prima riguarda la risoluzione della crisi: non potevamo più continuare ad assistere passivamente, solo per giochi di partito, ad uno scontro senza prospettive tra i due Poli, che mortificava ulteriormente la nostra autonomia e creava, diciamo così, una frattura tra le istituzioni e la società sarda. Sul piano morale, prima che politico, non ci siamo prestati a un gioco infinito e distruttivo. Secondo punto: c'è un dissenso non meno profondo sulle linee politiche del Partito Popolare Italiano, che sta perdendo la sua identità di partito moderato di centro per sdraiarsi sulla sinistra in vigile attesa, almeno per alcuni, di poltrone e di collegi sicuri.
Questa crisi, senza precedenti, ha creato rabbia e ribellione nella coscienza della popolazione, già colpita da una pesante situazione sociale ed economica che ha messo in grave difficoltà la base stessa del Partito popolare, che sollecitava con forza atti concreti da parte nostra. Questo stallo pericoloso non poteva che destabilizzare l'istituzione autonomistica. Era noto anche che la Camera dei Deputati si stava attivando per porre in essere le procedure tendenti allo scioglimento del Consiglio regionale; questa sarebbe stata una sconfitta storica per l'autonomia e una vergogna per la Sardegna!
Di fronte a una situazione così logorante, dopo cinque mesi di sostegno leale agli inutili tentativi dell'onorevole Gian Mario Selis, abbiamo maturato la decisione meditata e sofferta di garantire un governo di programma alla Regione, sostenendo il tentativo dell'onorevole Mario Floris. Abbiamo fatto una scelta nell'esclusivo interesse della Sardegna, perché altrettanta lealtà dovevamo agli elettori, superando, in questo, interessi personali, di partito e di schieramento.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue LADU). E' stata una scelta di responsabilità e di coraggio, quel coraggio che dimostrano i veri uomini quando, di fronte a situazioni che impegnano in prima persona, sono chiamati a rispondere affidandosi alla ragione nella solitudine della propria coscienza. La ragione e l'idealismo erano dettati, lo affermo con la massima certezza ed onestà, dal fatto che si erano esaurite tutte le possibilità e le condizioni numeriche per eleggere Selis, leader del centro-sinistra; chi sostiene il contrario mente, sapendo di mentire. Infatti, non solo non era disponibile il quarantunesimo voto, ma non c'era più neanche il quarantesimo, considerato che l'U.D.R., ricompattatasi al suo interno, aveva deciso di votare Floris. Questa è la realtà.
All'amico Paolo Fadda, mi dispiace che stasera non ci sia...
FADDA (Popolari-P.S.). Come non c'è? C'è e ti ascolta!
LADU (P.P.S.). Ci sei? Bene, fai bene ad esserci. Io dico che hai fatto male ad attaccare i Popolari per difendere il P.D.S., perché in questa vicenda i Popolari hanno avuto un comportamento correttissimo. Comunque anche questa è una scelta, caro Paolo, e mi auguro che tu non sia già in corsa per la segreteria regionale del P.D.S., almeno questo!
(Interruzioni)
Caro onorevole Selis, io ti ho sempre sostenuto lealmente, non solo votandoti a scrutinio segreto. I voti presi da Gian Mario Selis a scrutinio segreto comprendevano tutti i voti popolari; questo lo sa benissimo Gian Mario Selis, come lo sa benissimo l'Aula. Devo dire anche che Gian Mario Selis, così come l'altro Presidente, non sono caduti per via dei risultati del voto segreto, ma del voto palese, perché evidentemente erano diverse le motivazioni politiche. Comunque, Gian Mario Selis sa che il mio comportamento verso di lui è stato sempre corretto e improntato alla massima lealtà. Certo, leale, devo dirlo. Ti ho sempre sostenuto lealmente anche quando, Gian Mario, altri ti "volevano fare le scarpe", come tu ben sai, un paio di giorni prima della votazione in Aula, sostituendoti con un altro Presidente, che non solo non era stato indicato da noi, ma non faceva neanche parte della Coalizione. Chi aveva avanzato questa proposta? Dove era maturata questa proposta? Evidentemente la coerenza è tale solo quando si va in una certa direzione. Allora noi quattro respingemmo questo tentativo, sostenendo che il candidato Presidente era e rimaneva Selis; mentre invece chi cercava di sostituirti, senza neanche iniziare la sfida, sono molti di quei sepolcri imbiancati che si agitano intorno a te e che oggi fanno finta di difenderti.
Inoltre, caro Gian Mario, non puoi sostenere che forse avevi la possibilità di ottenere il quarantunesimo voto. Per sapere questo abbiamo aspettato inutilmente cinque mesi! Non posso non ricordare che noi ti abbiamo anche indicato come premier della Coalizione nella primavera del 1999, quando altri invece storcevano il naso orientati com'erano verso altre soluzioni.
Non è un caso che quelli che ti sostennero allora (Luca Deiana, Matteo Marteddu, Pasquale Onida, il sottoscritto ed altri) non facciano più parte del Partito Popolare Italiano. Sono certo che tu non hai dimenticato tutto questo, e che molte sono le cose che hai dovuto subire, sicuramente non da parte nostra, ma sono altrettanto certo che le metabolizzerai con l'intelligenza che ti abbiamo sempre riconosciuto. Permettimi, Selis, di dirti che, dopo cinque mesi di crisi esasperante e paralizzante gestita da partiti - dimostratisi incapaci di dare una risposta chiara di governabilità, in quanto ostaggi di logiche e teoremi romani spesso lontani dalle nostre problematiche - noi, alla luce del sole, ci siamo assunti per intero la responsabilità di garantire un governo.
Crediamo di aver agito bene, per noi è presto dirlo, adempiendo ad un dovere morale e civile, prima che politico, che rende la coscienza serena e tranquilla. Non mi piegherò di fronte ad accuse faziose e strumentali, né piegherò il capo di fronte a certi organi di stampa, giornali indipendenti solo nel nome, che hanno deciso, in modo manicheo e a senso unico, di offrire un sostegno acritico a una delle parti in causa; che un giornale possa fare critica politica è nelle sue competenze, ma non può esercitarsi con le sue più autorevoli firme in critiche non politiche e in attacchi personali. E' incredibile che un giornale dal passato glorioso diventi, come in questo caso, strumento di parte.
L'accusa di aver tradito il mandato elettorale, che ha fatto il giro del mondo riempiendo le pagine dei giornali e gli schermi delle televisioni, è stato un attacco ben organizzato che ha messo in secondo piano una situazione di vera emergenza, qual era quella della Sardegna. Nella mia esperienza politica non ho mai tradito il mandato affidatomi dalla gente che mi ha votato, e tanto meno in questa circostanza. FALCONI (D.S.-F.D.). E' un modo di fare normale!
LADU (P.P.S.). Questo lo sa anche l'onorevole Falconi, dal quale mi separano molte distanze, se mai ci fosse stata vicinanza, e al quale ricordo che non ha alcun titolo per interferire in casa popolare. Gli elettori ci hanno votato per governare, prima di tutto per risolvere i problemi della Sardegna, per lottare per la crescita e lo sviluppo e non per rincorrere alchimie politiche.
PIRISI (D.S.-F.D.). L'Assessorato!
LADU (P.P.S.). Gli Assessorati c'erano già, collega Pirisi, non c'era bisogno di aspettare questa fase. Questa è un'argomentazione vecchia che non convince più nessuno. Invece, continuare a prendere lo stipendio, come è avvenuto, per cinque mesi senza far niente è il vero tradimento, non solo nei confronti dei propri elettori. Ha tradito gli elettori, invece, chi non si oppone a questa logica, chi confonde gli interessi di parte, siano essi di partito o di schieramento, con quelli della Sardegna.
C'è poi un altro equivoco che sta generando molta confusione, si sta continuamente sbandierando strumentalmente, per creare discredito, , che stiamo per confluire nel centro-destra. Noi, lo vogliamo ribadire con forza, eravamo, siamo e rimarremo Popolari. Siamo i nuovi Popolari sardi, quelli che rifiutano l'adesione all'Ulivo 2 e un ulteriore appiattimento con la sinistra. Noi vogliamo creare una formazione politica di centro, federalista, regionalista e autonomista, di ispirazione cristiana e di respiro europeista. Non vogliamo accettare più una situazione di sudditanza nei confronti della sinistra, anche a costo di perdere qualche seggio di deputato o di senatore.
La Giunta presentata dall'onorevole Mario Floris è un fatto nuovo, che va oltre gli schemi tradizionali, ma che ha un programma fortemente riformista e autonomista, un programma con grande respiro di modernità. Altro che programma conservatore! Di questa maggioranza fanno parte anche l'U.D.R, il Nuovo Movimento, i Popolari Sardi, i Riformatori di Segni, che erano già alleati con il Polo. Mi auguro che questo quadro venga rafforzato con l'ingresso dei Popolari, perché no?, del Partito Sardo e dello S.D.I.. Per realizzare il programma, per cambiare il sistema sardo in crisi, capace solo di creare disoccupati, occorre lo sforzo di una solida maggioranza incentrata sull'autonomismo.
Un altro punto che va chiarito è che il Partito Popolare Italiano, nella lista provinciale dove io ero candidato, ha presentato lista autonoma; chi ha votato il sottoscritto ha votato il Partito Popolare Italiano.
FADDA (Popolari-P.S.). Sei stato eletto anche con altri voti. Chi ha scelto una linea? Chi ha fatto un'alleanza che ha tradito?
LADU (P.P.S.). Paolo, non interrompere!
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, la prego, lasci parlare l'onorevole Ladu.
LADU (P.P.S.). Io ho preso voti del Partito Popolare Italiano, che è un partito di centro. Quando l'alleanza, dopo cinque mesi, non riesce ad andare avanti, bisogna avere il coraggio di agire in modo diverso, va bene? Tu non hai avuto il coraggio.
FADDA (Popolari-P.S.). Non l'avrò mai!
CUGINI (D.S.-F.D.). Va bene per te, non per gli altri.
LADU (P.P.S.). Tu devi spiegare perché non hai avuto il coraggio di farlo, e avresti dovuto farlo; probabilmente tu hai troppe compromissioni, io no! Eh sì! Dillo, allora! Presidente...
PRESIDENTE. Interrompa un momento, onorevole Ladu. I colleghi che intendono replicare e dibattere avranno occasione di farlo nel proseguo. Prego, onorevole Ladu, continui il suo intervento.
LADU (P.P.S.). Presidente, io chiedo di recuperare questi minuti di interruzione.
Ho cercato il consenso, tra la base ex democristiana, sostenendo una linea moderata e di centro, con la coerenza di sempre. Per quanto riguarda le liste provinciali, i cittadini hanno votato la persona e i partiti, mentre il voto del listone regionale era più squisitamente politico. Quindi ho preso voti del Partito Popolare Italiano e non del P.D.S. e del Partito Comunista che avevano le loro liste con i rispettivi candidati. I miei elettori....
CUGINI (D.S.-F.D.). Ma quale Partito comunista!
LADU (P.P.S.). Ma tu non devi interrompere, tu non devi interrompere!
CUGINI (D.S.-F.D.). Ma si può dire che il Partito comunista si è presentato alle elezioni regionali?
LADU (P.P.S.). Parli domani. Domani tu ribatterai!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, quando non la fanno parlare, lei smetta, così riportiamo la calma; chiedo ai colleghi di non interrompere, per favore, non è corretto.
Ladu (P.P.S.). I miei elettori non si sentono assolutamente traditi in quanto il loro DNA è di centro, non è di sinistra; questo vorrei che capisse anche l'onorevole Falconi, visto che gli è sembrato così strano questo nostro atteggiamento, da quanto ha detto stamattina. Non è superfluo ricordare che l'alleanza allargata a Rifondazione Comunista (con il rispetto per i suoi rappresentanti, perché ho massimo rispetto degli uomini di Rifondazione Comunista che siedono in questo Consiglio in questa legislatura ed anche in quella passata) non è stata mai da me sostenuta.
MARROCU (D.S.-F.D.). Anche perché una settimana fa un rappresentante di Rifondazione Comunista era Assessore insieme!
PRESIDENTE. Ma perché tutta questa intolleranza? Perché non gli consentite di parlare? Avrete modo di riprendere le cose che ha detto e di rispondere se ci sono risposte da dare, perché interromperlo? Per favore.
FADDA (Popolari - P.S.). Perché non sta dicendo la verità!
LADU (P.P.S.). Io finisco così il mio intervento. Visto che è difficile far pervenire comunicazioni all'esterno, almeno qui io credo di avere il diritto di parlare e di dire le cose come stanno.
Questa mia personale posizione è nota da tempo, sia all'interno del Partito Popolare Italiano che fra i miei elettori. Si è parlato di transfughi come di gente che non ha precisi riferimenti politici; peccato che questo termine, abusato, venga considerato in modo che, a seconda della direzione di marcia, significhi disertore o eroe.
Io credo di non essere né un eroe, né un transfuga. Io sono un soggetto politico che ha una testa e un cervello che ragiona, che è capace di valutare ed interpretare le situazioni e i cambiamenti in modo realistico, obiettivo e, mi auguro o almeno lo spero, lungimirante. In queste situazioni uno si affida alla ragione e alla coscienza, io ho tentato di rispondere a tutte e due. Mi preoccupa invece chi non decide, chi non ha coraggio, chi non si rende conto dei cambiamenti della dinamica politica, e rimane statico e fine a se stesso. Mi preoccupa chi è prigioniero delle formule politiche, dei dogmi, dei veti romani, delle false coerenze, perché non è questo che interessa alla gente, non è questo che vogliono i sardi. I Popolari, optando per il centro-sinistra, non credo intendessero andare verso il suicidio collettivo; dentro il Partito popolare, a livello nazionale, ci sono tensioni ed inquietudini che non sono attribuibili a persone e non sono neanche fatti localistici, ma sono il termometro di una situazione politica in evoluzione e orientata verso un allargamento del centro politico, che non è contro il bipolarismo.
Se De Gasperi nel 1948 non avesse fatto una scelta di campo occidentale, andando contro i comunisti, che pure con lui avevano fatto la Resistenza e con lui avevano scritto la Costituzione, la D.C. non avrebbe avuto un ruolo così determinante nella storia dell'Italia. Un partito che, pur avendo commesso degli errori, soprattutto negli ultimi anni, è stato un partito di democrazia e di progresso. Oggi questo grande patrimonio culturale e politico, che non è morto, avverte la necessità di nuovi riferimenti. Mi rendo conto, con questo voto, di aver aperto un capitolo nuovo e forse di aver anche propiziato un nuovo laboratorio per il Paese; sono certo che questo seme non sarà buttato nel deserto, ma diventerà una pianta che darà i suoi frutti.
Si è poi parlato di coerenza, pare che tutti ne abbiano da vendere; si è proposta, fuori tempo massimo, una Giunta di larghe intese, che vedeva insieme P.D.S., Forza Italia e A.N. e qualche altra formazione politica con l'esclusivo obiettivo di far fuori i partiti intermedi e più piccoli, soprattutto quelli non organici al sistema.
E` coerente tutto questo? E` rispettoso del mandato elettorale? Io credo di no. Purtroppo il P.D.S. ha il potere di riabilitare e rendere praticabili uomini, partiti e formule politiche ma anche operazioni trasformistiche, queste sì, palesemente fuori da ogni logica comune. Non sono i problemi veri, e le divergenze su come affrontarli, quindi, che hanno impedito la soluzione della crisi, anzi ci preoccupa che, in questi cinque mesi di crisi, le vere emergenze della Sardegna, siano state estranee al dibattito politico. Partendo da queste premesse, avremmo già trovato una soluzione; al contrario, siamo stati ostaggio dei veti romani. In questo caso, la coerenza è a senso unico. Prodi, nel 1996, ha vinto le elezioni; due anni dopo è stato scalzato da D'Alema, nonostante lui avesse avuto il mandato per formare il Governo. Io avevo votato Prodi, che era l'anima della coalizione, mentre oggi chi governa l'Italia è una persona diversa, mi auguro che anche altri ne prendano atto. Naturalmente tutto è passato in sordina, non ha destato scandalo, perché sono considerati scandalosi solo i comportamenti degli altri che vanno in una certa direzione. In questo caso anch'io mi sento tradito, questa volta come elettore, perché se avessi saputo che il premier sarebbe diventato D'Alema, non avrei votato per quella coalizione; e come me la pensano sicuramente milioni di italiani.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, le consento solo altri due minuti perché è stato abbondantemente interrotto.
LADU (P.P.I.). Chiedo la par condicio non solo perché sono stato interrotto ripetutamente, ma anche perché stamattina l'onorevole Emanuele Sanna ha finito il suo intervento con diversi minuti di ritardo, quindi chiedo di completare il mio ragionamento.
Ciò che mi ha stupito ed offeso come uomo, prima che come politico, è stato l'atteggiamento usato in Aula dalle sinistre in occasione dell'elezione del Presidente Floris. Si sono comportati come se in questi mesi non ci fossimo mai visti e non avessimo tentato, arrivando fino all'ultima stazione, di costruire lealmente una maggioranza intorno a Selis.
Sono metodi inaccettabili che fanno riemergere una vecchia e superata cultura di sinistra; li respingeremo senza tentennamenti. C'eravamo convinti che l'ex P.C.I. in questi anni, specie dopo la caduta del "muro" di Berlino, fosse cambiato, e che anche noi avessimo contribuito a questo cambiamento, purtroppo dobbiamo amaramente constatare che non è così, che c'eravamo sbagliati, ne prendiamo atto. Posso capire certe reazioni quando si ha paura di perdere il potere, un potere enorme, accumulato talvolta in modo cinico, posso capire anche gli attacchi politici duri, ma non posso ammettere le offese sul piano personale, questo è un metodo che non accetterò mai.
L'onorevole Emanuele Sanna, che è il capo del P.D.S. e dei D.S., è stato il più audace e il più spregiudicato nelle accuse, utilizzando termini che offendono la dignità di questo Consiglio. Ha parlato di mercenari della politica venduti per trenta denari. Non impressiona più nessuno questo vecchio modo di mettere alla gogna le persone. L'onorevole Emanuele Sanna deve dire chi sono i mercenari, perché lo sono, cosa hanno compiuto, come e quando hanno agito. La storiella degli Assessorati, lo sa anche lui, non regge, ma forse lui ha parlato più col fegato che col cervello.
Qui c'è gente invece che ha dignità politica da vendere, che ha un passato politico cristallino, costituito anche da grandi lotte e battaglie, ma tutte condotte in modo coerente, trasparente e sempre in prima fila.
Non accetteremo da te, Emanuele Sanna, o da altri, lezioni che riguardino l'etica o la morale politica. Queste lezioni di morale le devi tenere al tuo interno, naturalmente senza scomodare la storia del tuo partito, il quale di azioni e di comportamenti di cui vergognarsi e da farsi perdonare non ne ha pochi. Hai anche detto che ci perseguirete dentro e fuori dall'Aula: che cosa significa questo? Queste per me sono intimidazioni che non dovresti ripetere e che non vorrei definire con il vero nome, ma non ci impressionano né ci intimidiscono. Ti dico anzi che non ci faremo intimidire né nell'Aula e tanto meno nelle piazze. Saremo noi, anzi, ad aspettarti nelle piazze, dove dovrai dare risposte al mondo agropastorale e ai settori produttivi in genere. Se il settore del credito, saldamente in mano al tuo partito, è veramente andato in soccorso alle aziende in crisi, dovrai anche spiegare la tua ricetta per l'occupazione; ti chiederanno il perché di questa lunga crisi e quali le motivazioni di fondo che ne hanno impedito una rapida soluzione.
Per quanto ci riguarda e mi riguarda saremo orgogliosi di dire che questa crisi si è risolta con il voto determinante dei consiglieri del nuovo Partito Popolare Sardo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, nel mio primo intervento in Consiglio, in occasione del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Selis, mi sono rivolto prima di tutti al Presidente del Consiglio, come è giusto che si faccia nella massima Assemblea dell' istituzione regionale. Oggi, con molto dispiacere, non posso rivolgere il mio intervento all'indirizzo del Presidente del Consiglio, perché quella prestigiosa posizione è ancora indegnamente occupata da una persona che, con il suo comportamento, ha tolto ogni autorevolezza alla carica che egli ricopre. Ho firmato, insieme ad altri 39 colleghi, la richiesta di dimissioni dell'onorevole Serrenti, non solo e non tanto per il gesto compiuto da dietro la tenda mirante all'affossamento della proposta Giunta Selis, ma soprattutto per non aver onorato l'impegno che egli stesso ha assunto in una sede formale, infatti durante una Conferenza dei Presidenti di Gruppo egli affermò che, dopo aver abbandonato il suo ruolo di garante, schierandosi con una parte del Consiglio, avrebbe rassegnato le sue dimissioni. L'onorevole Serrenti non ha ancora rispettato quell'impegno, ed io non posso che considerarlo un uomo senza onore, che ricopre con disonore la più alta carica di questa Assemblea.
Signor Presidente della Giunta, nelle sue dichiarazioni programmatiche lei ha evidenziato l'esigenza di recuperare un clima di riconciliazione per favorire il confronto democratico in questa Assemblea. Questa è una preoccupazione che ho apprezzato e che condivido. E' infatti mio intendimento, se nascerà la sua Giunta, svolgere un'opposizione seria, severa, rigorosa e determinata, ma allo stesso tempo responsabile, propositiva e costruttiva nell'interesse esclusivo della Sardegna. Dunque sono pronto, come tutti i colleghi del centro-sinistra, ad accogliere il suo invito per riportare il dialogo e la serenità nel Consiglio. Ma questo non potrà avvenire fintanto che non verrà ripristinata la normale agibilità democratica del Consiglio e verrà rimosso l'ostacolo principale, rappresentato dalla mancanza di un garante di tutte le componenti dell'Assemblea, capace di far rispettare - e rispettare egli stesso - le regole e di svolgere il suo ruolo con prestigio ed imparzialità.
In questa direzione, signor Presidente della Giunta, lei può svolgere, insieme ai colleghi della maggioranza, un ruolo determinante; è il primo impegno che le chiedo di assumere se la sua Giunta riceverà la fiducia del Consiglio e se vuole davvero assicurare la governabilità della Regione. In questo momento di grande emergenza per la Sardegna, e dopo cinque mesi di immobilismo del Consiglio, la governabilità si assicura non solo con l'esecuzione di atti amministrativi e con la gestione del potere, come si appresta a fare la sua Giunta, ma con la produttività del Consiglio regionale nelle Commissioni e nell'Aula. Per questa ragione è indispensabile un grande impegno di tutti i consiglieri, che devono dedicarsi con la massima serenità alla produzione degli atti legislativi, di cui la Sardegna ha estremo bisogno.
Nelle sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Floris, lei ha avuto la furbizia, o se preferisce l'intelligenza, di copiare un po' da Pili e un po' da Selis. Ma al di là dell'ovvietà e delle cose già sentite in quest'Aula, sulle quali avremo modo di discutere quando si dovranno operare le scelte concrete, voglio soffermarmi su alcuni aspetti particolari del suo programma che suscitano perplessità e rischiano di vanificare le grandi opportunità di crescita economica, di progresso sociale e di modernizzazione della Sardegna e delle autonomie locali, che ci vengono offerte dal quadro comunitario di sostegno, dal mercato unico europeo e dalla mondializzazione dell'informazione e delle conoscenze. Mi riferisco ad alcune sue proposte sulla gestione del territorio e alla scarsa fiducia che mi è sembrato di cogliere nelle sue dichiarazioni circa la nostra capacità di ricercare, attraverso la nostra identità e la nostra autonomia, una via originale per superare la grave crisi che attraversa la Sardegna. Lei ha affermato che la nostra risorsa più importante è costituita dall'ambiente: su questo sono e siamo tutti d'accordo, ma le scelte che lei propone per la gestione dei parchi e delle aree naturali da proteggere rischiano di avvicinare la nostra Regione più ai paesi sottosviluppati che alle grandi democrazie avanzate dell'Occidente.
LIORI (A.N.). Per quello che avete fatto a Furtei vi dovrebbero dare il "Premio Attila"!
PINNA (D.S.-F.D.). E' vero, ce lo daranno. Vai e dillo alle cento persone che ci lavorano, vai e dillo a tutti gli altri cavatori della Gallura, vai e dillo agli altri operatori minerari perché soltanto a Furtei è iniziato il ripristino ambientale con l'attività in corso. Allora non usiamo questi slogan, caro Antonello, vi chiedo obiettività, devi essere obiettivo, dovete andare a vedere le cose come stanno, perché state offendendo anche un investitore internazionale che è venuto in Sardegna a creare posti di lavoro.
E' vero che i parchi non devono essere imposti dall'alto e che devono nascere nella coscienza delle amministrazioni e degli operatori locali, ma questo non può essere un alibi per non fare nulla, per lasciare il territorio sotto il controllo di pochi operatori senza creare le condizioni dal basso per costruire sistemi organizzati di tutela e di valorizzazione in grado di offrire, anche attraverso le reti telematiche, un prodotto di qualità da vendere sui mercati internazionali. In tutta l'Europa, compresa la Catalogna, i parchi e le aree protette sono concepiti come sistemi organizzati, con lo scopo di tutelare il patrimonio naturale e antropico, non a fini contemplativi, ma in funzione della sua valorizzazione per favorire ed esaltare le biodiversità e per creare le condizioni per lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni interessate.
Il sistema organizzato dei parchi e delle aree protette deve rappresentare, anche in Sardegna, un'occasione per esaltare il ruolo e il protagonismo delle comunità locali, un'occasione nella quale la protezione dell'insieme dei valori antropici e naturalisti locali diventano il riconoscimento universale dell'identità di una comunità, della sua storia e del suo futuro.
Nella sua Giunta, signor Presidente, se riceverà la fiducia dell'Aula, sarà presente l'onorevole Onida, che conosce bene questi problemi per la sua lunga gestione dell'Assessorato dell'ambiente nella Giunta Palomba e nel centro-sinistra. Voglio sperare che il suo cambiamento di campo, onorevole Onida, che ha creato in me grande sconcerto e che ha ribaltato il risultato elettorale, non la porti anche a cambiare ruolo e posizione su questi problemi.
E' fondamentale sviluppare l'innovazione tecnologica, diffondere l'uso dell'informatica e assicurare a tutti i livelli della società e delle istituzioni la connessione con le reti mondiali dell'informazione e delle conoscenze. Ma la vera sfida dei mercati globali è quella di saper offrire e mettere in rete prodotti e servizi originali e di qualità. La nostra identità, la nostra storia, la nostra cultura, il nostro clima, il nostro ambiente naturale devono rappresentare la vera sfida competitiva da utilizzare come motore per un nuovo modello di sviluppo.
In questa direzione esistono tanti fermenti nella società sarda che occorre cogliere e sostenere. Assieme alla profonda crisi che attraversa la Sardegna, tra i cittadini, nel mondo del lavoro, tra i giovani disoccupati, nel mondo del volontariato, dell'impresa, della cultura, della scienza, è presente la consapevolezza delle grandi opportunità esistenti nella nostra Regione, che occorre cogliere e sostenere. Esiste nella nostra Regione una società positiva, come l'ha chiamata Gian Mario Selis nelle sue dichiarazioni programmatiche, che è capace di generare grandi intuizioni e forti gesti di solidarietà. Nelle scorse settimane la Sardegna ha conquistato l'attenzione internazionale per la grande impresa di "Tiscali", ma anche per la grande generosità di due uomini di grande valore, che hanno perso la vita nel compiere uno straordinario gesto di solidarietà internazionale: Roberto Bazzoni e Antonio Sircana, due sardi esemplari che hanno fatto onore alla nostra terra, che ci hanno lasciato senza ricevere il saluto e il ringraziamento della massima istituzione regionale.
Per questa ragione, onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, vi chiedo di riservare un minuto del nostro tempo, un minuto di raccoglimento per onorare la loro memoria e il loro grande gesto di solidarietà.
(I consiglieri si alzano e osservano un minuto di silenzio in segno di lutto)
(Segue PINNA). In questa fase travagliata della nostra istituzione autonomistica, che ha generato diffidenza tra i cittadini e creato sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei suoi rappresentanti, siamo chiamati a compiere uno sforzo straordinario per recuperare la stima dei cittadini e per rispondere alle loro ansie e ai loro bisogni. Come già in quelle dell'onorevole Pili e dell'onorevole Selis, sono presenti anche nelle sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Floris, le principali emergenze da affrontare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, che spero si possano discutere, come ho detto all'inizio, nelle condizioni più favorevoli di serenità e di dialogo.
Tra le tante emergenze, che tutti conosciamo, non ci può sfuggire, signor Presidente, il dramma delle popolazioni del basso Campidano e del Sarrabus, che hanno subito gravi danni per effetto di uno straordinario evento meteorologico. Mi dispiace che a lei sia sfuggita questa grave emergenza e non ne abbia fatto cenno nelle sue dichiarazioni programmatiche. Voglio affrontare questo problema non solo per invitare i colleghi ad accogliere le proposte contenute nella mozione presentata ieri dai consiglieri del centro-sinistra, di cui Gian Mario Selis è il primo firmatario, ma anche per sollevare il problema della gestione del territorio, che non compare nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris. Il territorio è visto come un oggetto da utilizzare e da consumare ad uso esclusivo dell'interesse privato; il territorio è, invece, un bene comune da tutelare e da proteggere nell'interesse generale, un sistema di relazioni e di attività umane da rendere compatibili con le caratteristiche e la qualità dello stesso territorio.
E' vero che i danni causati dalla recente alluvione sono stati generati da un evento meteorologico eccezionale, ma è anche vero che quei danni potevano essere evitati o fortemente contenuti se la pubblica amministrazione avesse messo in atto una politica di salvaguardia del territorio. E' mancata una politica di prevenzione, non sono stati attuati gli interventi per la difesa del suolo e per la prevenzione del rischio idrogeologico. La pianificazione territoriale è stata sacrificata in nome di interessi particolari e di colpevoli improvvisazioni. Si è consumata in tal modo la distruzione della rete idrografica naturale e l'urbanizzazione, spesso incontrollata e abusiva, ha alterato l'originale conformazione del territorio.
L'amministrazione pubblica, a tutti livelli, ha preferito la latitanza all'applicazione rigorosa delle leggi e delle normative, oltre che la progettazione superficiale delle opere pubbliche, allo studio rigoroso del territorio e alla multi-disciplinarità dei contributi. Solo dopo questi eventi calamitosi ci rendiamo conto dei costi ingenti, in termini di risorse finanziarie e di vite umane, che il sistema pubblico deve sopportare per mancanza di un adeguato sistema di prevenzione.
Il sistema regionale e la pubblica amministrazione in generale devono recuperare la cultura della pianificazione e del rispetto del territorio. Non mancheremo in questo Consiglio di portare il nostro contributo di idee e di proposte. Sin d'ora, Presidente Floris, le chiedo però di recuperare la grave deficienza e, in certi casi, la totale mancanza di attenzione ai problemi del territorio riscontrata nelle sue dichiarazioni programmatiche.
Il programma della sua Giunta, Presidente Floris, presenta molti limiti e molte lacune, assieme a proposte che condivido anche perché rappresentano conquiste importanti del lavoro compiuto dal centro-sinistra nella passata legislatura, come le intese istituzionali di programma, l'intesa istituzionale Stato-Regione e i fondi strutturali del quadro comunitario di sostegno.
Arrivati a questo punto della travagliata legislatura in corso, abbiamo tutti la consapevolezza che occorre dare risposte urgenti e concrete alle drammatiche emergenze della Sardegna. Le voci preoccupate e severe che salgono impetuose dalla società sarda, dalle organizzazioni sindacali, dalle associazioni imprenditoriali, dai giovani disoccupati, dagli studenti, dal mondo della cultura e della scienza, dalla Chiesa e dalle autonomie locali, sono ormai diventate un grido di allarme al quale siamo tutti chiamati a rispondere con la massima responsabilità e il massimo impegno.
In nome dell'interesse supremo della Sardegna, siamo spinti a portare, anche dal nostro ruolo di opposizione, un contributo costruttivo all'azione della sua Giunta. La sua Giunta, Presidente Floris, non è l'unica Giunta possibile di questa legislatura, è una Giunta che nasce per uno stato di necessità. La dimensione della crisi e l'impellente necessità di riformare profondamente la Regione, a incominciare da una nuova legge elettorale, avrebbe richiesto una più profonda e più ampia sensibilità da parte di tutti gli schieramenti presenti in questo Consiglio. Una Giunta di solidarietà, composta dalle migliori energie ed intelligenze della società sarda e sorretta dai maggiori schieramenti e dai partiti minori presenti nel Consiglio, è ancora oggi la sola soluzione all'altezza di rispondere alle gravissime difficoltà della Sardegna. Tuttavia, signor Presidente, se la sua Giunta nascerà, sono pronto ad accogliere il suo invito alla riconciliazione per contribuire a risolvere i nostri gravissimi problemi, primi fra tutti il lavoro e la disoccupazione; la mia opposizione alla sua Giunta sarà dunque seria e determinata, ma allo stesso tempo responsabile e costruttiva.
Avviandomi a concludere non posso evitare di esprimere, in un clima di serenità e di dialogo, un giudizio negativo anche sulla composizione della sua Giunta; devo constatare, signor Presidente, che, anche per questa composizione , lei ha copiato un po' da Pili e un po' da Selis. Mi consenta di osservare però che le novità da lei introdotte, rispetto alle due precedenti proposte di giunta, rendono la sua Giunta desolante e per certi aspetti indecorosa; grazie al contributo innovativo dei Riformatori, lei propone alcuni personaggi sonoramente sconfitti nel confronto elettorale, i quali ricevono così il lauto premio di consolazione in totale dispregio del voto popolare e della bocciatura sancita dai cittadini.
Quello che più sconcerta è che quelle scelte le abbia fatte, due giorni dopo la tornata referendaria, proprio quel Gruppo politico che col referendum voleva esaltare la volontà popolare. Si vergogni, onorevole Fantola, questa sua decisione, insieme a quella di sostenere un Presidente che rappresenta appena il 3 per cento dei cittadini, è una grave incoerenza politica, è la negazione dello spirito dei referendum, è il tradimento degli elettori. L'onorevole Fantola ha però sempre sostenuto che occorre mobilitare i tecnici esterni, le competenze e le professionalità per garantire la buona amministrazione della cosa pubblica; ebbene, signor Presidente, onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, fatevi spiegare dall'onorevole Fantola qual è la competenza, l'esperienza e la professionalità della persona che ha designato per governare l'Assessorato del Turismo.
FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). E' della tua stessa città, per caso?
PINNA (D.S.-F.D.). Sì, è della mia stessa città.
FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). Si tratta di concorrenzialità.
PINNA (D.S.-F.D.). Non c'è problema di concorrenzialità, non è un problema personale. Se stai zitto, te lo spiego.
PRESIDENTE. Onorevole Fantola, la prego non interrompa.
PINNA (D.S.-F.D.). Si tratta di una persona che in sei anni...
(Interruzioni)
FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). Sono problemi di condominio!
USAI (A.N.). E' finita la pacchia, l'hai capito!
PRESIDENTE. Onorevole Usai, lei avrà modo, quando farà il suo intervento, di dire quello che pensa, la prego.
PINNA (D.S.-F.D.). Si tratta di una persona che in sei anni di amministrazione comunale non è stata neppure capace di far funzionare la "Pro loco" della sua città e lei oggi, Presidente Floris, chiama questo personaggio a gestire quello che lei definisce il settore centrale dell'economia e dello sviluppo dell'Isola. Speriamo che si consoli l'onorevole Pilo che evidenziava l'urgenza di riformare gli Enti per il turismo.
Con queste puntualizzazioni, signor Presidente, non voglio sollevare un caso personale, com'è solito fare l'onorevole Fantola, o infierire contro un singolo individuo, ho voluto semplicemente segnalare un caso da me conosciuto per sollevare invece un grave problema politico che mi induce a concludere che la sua Giunta, già squalificata dalla presenza di simili personaggi, non sarà in grado di governare la nostra Regione, ma piuttosto di creare allarme per i danni che potrà procurare alla Sardegna e ad ai suoi abitanti.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, al mio voto contrario nei confronti della sua Giunta si aggiunge la preoccupazione per il futuro della Sardegna.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pinna, anche per aver voluto ricordare la memoria di due nostri nobili concittadini morti nell'adempimento del loro lavoro, ma è opportuno ricordare che in questi giorni abbiamo perso altre vite umane a causa delle alluvioni, e tra queste anche, ne sono venuto a conoscenza, un suo amico personale.
E` iscritto ora a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Ho ascoltato con attenzione gli interventi di questi giorni e, scremando tra insulti e vecchi riti, sono rimasto colpito da alcune parole che ho sentito pronunciare da alcuni colleghi anche della sinistra; debbo dire che nel richiamo alle condizioni che vivono le fasce più deboli della nostra società, nel richiamo all'equilibrio nella ripartizione delle risorse, nel richiamo alla parola giustizia, non può - io credo - non risuonare, se non ci si abbandona a semplificazioni e a pregiudizi, una nostalgia per un'azione politica che davvero abbia a cuore, rispettandolo, il desiderio di un bene comune. Per esempio il desiderio di chi ci sta guardando, di un popolo che desidera lavorare, desidera essere libero, libero di poter lavorare, produrre, crescere, da qualunque parte, anche con idee politiche diverse, distanti o avversarie. Può sembrare paradossale che si provi simpatia per questo desiderio, ma credo che occorra affrontare questo paradosso con coraggio; e così dalla parte dei nostri banchi, colleghi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, del Polo hanno sottolineato un'esigenza, una necessità che evidentemente emerge, prorompe ormai dalle nostre città, dai nostri comuni, dalle nostre campagne, la necessità di un sistema istituzionale che lasci più libertà di azione a chi ha voglia di intraprendere, a chi ha voglia di muoversi nella solidarietà e a chi ha voglia di lavorare e di rischiare. Vi è una necessità diffusa - necessità che noi sentiamo moltissimo - di uno Stato che sia amico, di istituzioni pubbliche che siano amiche della persona, del cittadino, la necessità di un apparato pubblico che sia meno invadente rispetto alla società e all'economia e che allo stesso tempo sia capace di garantire almeno regole essenziali e certe per permettere una convivenza ordinata e pacifica. Allora, cosa succede se ci sono parole che, da destra a sinistra, ci possono colpire e muovere un'azione politica? Succede che noi risultiamo i liberisti sfrenati e voi i difensori dello Stato centralista? Significa che noi siamo i rappresentanti del partito azienda, e voi invece ancora gli eredi del socialismo reale? Siamo noi i cementificatori e voi i paladini dell'ambiente? Chi favorisce il governo del centro-destra è un traditore, mentre chi sostiene una proposta di governo di centro-sinistra, spostandosi, è un politico responsabile che opera un'azione di convergenza politica programmatica, è così? Le semplificazioni non portano ad alcun risultato apprezzabile. A mio parere, la verità è che la politica della sinistra in Sardegna, in questi ultimi anni, non ha la colpa di aver mangiato bambini, e non ha neanche la colpa di essere l'unica responsabile dello sfascio dell'economia sarda.
Sono d'accordo che non si riparte da zero, ma è anche vero che la sinistra ha mostrato un limite evidentissimo in questi anni, cioè si è lasciata ingabbiare dalle sue contraddizioni interne, non ha saputo avviare una vera innovazione nel governo, nella legislazione e soprattutto nella pubblica amministrazione, asservendo molto spesso le istituzioni ad accordi di mero potere, sovente impermeabile. Forse è discutibile che, alle elezioni di giugno, gli elettori abbiano dato la vittoria al centro-destra, d'accordo, ma è indiscutibile - a mio parere - che gli elettori abbiano segnato la sconfitta di questa sinistra. Sono stati evidentemente divaricati, nella realtà dei fatti, gli ideali di giustizia e di solidarietà, che pure risuonano e possono ancora commuovere, però da questa sconfitta, come capita nella vita politica, a partire da essa si è iniziata a creare un'aggregazione politica diversa in quest'Aula, in questi giorni, in queste settimane; un'aggregazione politica, più ampia dello stesso Polo dei sardi, che oggi chiede la fiducia per il Governo presieduto dall'onorevole Floris. Questo tentativo, senza molte pretese, ma con una grande ambizione, è determinato almeno da due fattori: il primo è la volontà di alcuni partiti di centro di rompere la soggezione nei confronti dei Democratici di Sinistra per percorrere un'altra strada; questo è un dato di fatto, si può ridere, applaudire ed insultare le persone che così hanno agito, ma rimane il dato politico, la Coalizione di centro-sinistra ha perso una parte dei propri esponenti. L'altro fattore, che permette di proporre oggi un'aggregazione politica che ambisce a governare la Sardegna, è la disponibilità (permettetemi di dirlo) mostrata dal partito di maggioranza relativa e da tutto il Polo dei sardi a rinunciare a un'egemonia, ad una prevalenza che potrebbe essere anche giustificabile dai dati numerici delle elezioni, ma che - per chi vuole governare - deve essere lasciata da parte. La capacità da parte nostra, in particolare di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, di rinunciare ad una visibilità più ampia, cedendo la posizione del suo leader, Mauro Pili, che è e rimane il leader del centro-destra, per consentire un esperimento nuovo che, senza emarginare Pili, che rimane il nostro candidato preferito per la Presidenza della Regione, non guarda con arroganza a quegli esponenti politici disponibili a intraprendere un percorso diverso. Forza Italia non ha assunto e non ha, in questo momento, nessuna freddezza nei confronti di questo tentativo di governo, in cui è presente il suo Capogruppo; Forza Italia ha mostrato di tenere di più ad un grande progetto che guarda in prospettiva; accetta quindi la sfida del governo e responsabilmente si fa carico degli oneri che devono ricadere su un grande partito che vuole saper governare. Il P.D.S. in questi anni lo ha fatto in parte, ma ha trasformato questo suo rapporto, spesso, in un'egemonia politica.
Forza Italia non intende rinunciare alla centralità del suo progetto politico, anzi vuole riaffermarla contro qualunque alchimia politica che voglia rompere e spezzare il tentativo dignitoso del Polo dei sardi; proprio per questo mostra, contemporaneamente all'apertura nei confronti dei partiti di centro, una convinta e seria lealtà nei confronti della destra democratica, che non ha più bisogno che le si chiedano esami di maturità democratica.
Signor Presidente, nelle sue dichiarazioni programmatiche, lei si è soffermato molto sul tema dell'autonomia. Le è stato rimproverato che, in qualche modo, rifarsi al modello della Catalogna sia una moda oppure - come si è detto anche poco fa - un rischio. Dobbiamo prendere atto che, Catalogna o altro, un modello si è ormai consumato; la prima Repubblica non è soltanto la "Repubblica di tangentopoli", o la Repubblica del proporzionalismo spinto, delle partecipazioni statali, della prevalenza dell'economia sulla società e della politica sull'economia, la prima Repubblica è anche la Repubblica di un'autonomia debole. Tutti i partiti devono in qualche modo rivedere le proprie posizioni; abbiamo consumato un modello di autonomia, quello del dopoguerra, costruito su funzioni e poteri basati su meccanismi complicati e su una finanza regionale e locale basata prevalentemente su trasferimenti ordinari e straordinari rigidi, a destinazione vincolata, , i quali non hanno saputo incidere più di tanto sugli squilibri del nostro sviluppo e su una capacità legislativa fortemente limitata.
La storia dell'ordinamento regionale è la storia di un'autonomia contrattata con gli organi costituzionali dello Stato, ma proprio in questo purtroppo si è rilevato il limite più grave dell'autonomismo sardo, cioè aver dimostrato, nella storia di questi anni, una scarsa capacità contrattuale nei confronti dello Stato. La stessa politica finanziaria - rivolta un tempo a trasferire risorse aggiuntive alle Regioni meridionali attraverso l'intervento straordinario e, per noi della Sardegna, attraverso il Piano di rinascita - ha mostrato in questi ultimi anni evidenti limiti, subendo un arresto, compensato solo in parte dai trasferimenti che ci arrivano dall'Unione europea. La nostra Regione è ancora appesantita da un deficit infrastrutturale che è determinato di fatto dallo squilibrio con cui è stato gestito nei decenni scorsi, da parte dello Stato proprio l'intervento ordinario. Lo Stato, concedeva generosamente, con una mano, rilevanti quote delle proprie risorse per sostenere lo sviluppo della Sardegna e del Sud, ma con l'altra mano cinicamente toglieva. A tutto ciò si deve aggiungere che la specialità dell'autonomia sarda è stata interpretata come specificità di risorse, di procedure, di norme, spesso sovrapposte rispetto a quelle ordinarie. Il risultato purtroppo è stato quello di aver solo nominalmente un trattamento particolare, ma di fatto benefici molto limitati rispetto alle nostre aspettative e anche allo stesso livello di aiuti destinati alle altre Regioni.
Non possiamo più eludere il vero problema, ben compreso nelle dichiarazioni del Presidente Floris quando si riferisce al modello della Catalogna, che è quello di indicare un modello diverso, basato non tanto su procedure diverse, su norme, su trasferimenti specifici, ma su un sistema normativo che, per realizzare autonomia, dia maggiore libertà e maggiore snellezza di procedure. Io credo che questa sia la chiave intelligentissima con cui bisogna tentare di imitare modelli più moderni. Gli ostacoli maggiori allo sviluppo sono posti da un sistema legislativo ed amministrativo complicato, è necessario quindi che la specialità, a cui non possiamo rinunciare e non dobbiamo rinunciare, sia però interpretata nell'ottica della semplificazione delle procedure e dei vincoli.
L'autonomia oggi deve essere riletta e riformulata tenendo conto che, al di sopra di noi, non c'è solo uno Stato modellato secondo i canoni dell'ordinamento centralista, ma ormai c'è anche una gerarchia di fonti normative e istituzionali europee oltre che la realtà di un'istituzione europea che è certamente una fonte di limiti, di imposizioni e di vincoli che ci costringeranno, ad esempio, a rivedere tutta la nostra legislazione in materia di incentivi, di sistema fiscale, di sicurezza o di ambiente. E' anche vero però che l'evoluzione dell'ordinamento comunitario potrebbe comportare, stiamo bene attenti a questa possibilità, il superamento di tante regole di tipo statalista. I vincoli dell'Unione europea potrebbero essere vincoli per lo Stato centrale ma spunti per l'autonomia regionale e locale; dobbiamo cercare di cogliere queste possibilità. Questo è il punto di snodo della questione dell'autonomia.
E' stato anche detto che la parola "autonomia" oggi può essere considerata come sinonimo della parola "sussidiarietà", indicando così un'esigenza elementare sentita da tutti, cioè che la risposta alle necessità venga data da chi è più vicino ai bisogni, e quindi dalle autonomie territoriali, ma anche come riconoscimento di maggiori competenze. L'autonomia cioè non solo degli enti locali, dei comuni e delle province, ma anche l'autonomia delle famiglie, delle associazioni e delle imprese. Provocatoriamente si potrebbe proprio dire che l'impatto con la normativa europea forse non solo ci può portare a sconvolgere il sistema fiscale ma anche contribuire a modificare e a semplificare un apparato legislativo ed amministrativo specialmente in alcuni settori che ci stanno molto a cuore, come quelli dell'impresa, della scuola e della sanità.
E` giunto il momento di puntare su obiettivi concreti che, d'altra parte, lo sappiamo bene, non sono un patrimonio né della destra né della sinistra. Ragionevolmente, che differenza c'è oggi tra la politica dei trasporti proposta dalla sinistra e dalla destra?. Chi può negare la necessità di potenziare le nostre infrastrutture, di razionalizzare il settore del credito, di risolvere il problema dell'emergenza idrica e delle risorse energetiche? Su che cosa si sta avvitando allora la crisi del nostro sistema autonomistico? Si sta avvitando su un'incapacità di intavolare un dialogo tra le diverse forze politiche basato sul confronto di quel che vogliamo fare e non soltanto su sterili polemiche.
Io vorrei dire francamente ai colleghi della sinistra di non farci il regalo di un'opposizione sterile e in certi casi - scusate - anche volgare, alla quale abbiamo già assistito in quest'Aula. Un'opposizione rivolta, non contro quella che speriamo potrà essere la maggioranza, ma contro alcuni uomini e contro alcune istituzioni, scegliendo gli obiettivi da colpire, cioè tre colleghi vostri e nostri, che avete stimato, corteggiato, lusingato, gratificato anche di riconoscimenti, fino a pochi giorni fa, fino a quando vi è sembrato comodo farlo e che non hanno dato e non stanno dando l'appoggio a questo tentativo di governo da franchi tiratori, ma alla luce del sole, contestando apertamente la linea politica del loro Partito. Come noi abbiamo detto di rispettare, e credo che in quel momento non fosse sospetto, il travaglio dei partiti di centro quando stava per nascere la Giunta Selis, non capisco come non si possa e non si debba rispettare una tale scelta politica sofferta, comunque sofferta, e lo sapete bene, come la loro. E poi ancora un attacco a un uomo, a un rappresentante della massima istituzione del popolo sardo, il Consiglio regionale, un uomo che non avete votato voi, che avete in alcuni momenti tentato di minacciare o di lusingare, e che ha il solo torto per voi (mentre noi, come crediamo tutti i sardi, lo consideriamo un merito) di togliervi l'illusione che un'astensione ipocrita potesse farvi credere di averla fatta franca un'altra volta, e di aver superato, con un'operazione di ingegneria istituzionale, la netta sconfitta subita davanti agli elettori.
Presidente Serrenti, lei ha da parte mia, da parte nostra credo, un credito, il credito di un rispetto e di una lealtà che le è dovuta come uomo e come politico, perché la sua scelta - a mio giudizio - è stata corretta sia dal punto di vista personale e umano, sia dal punto di vista politico. Si può forse argomentare e discutere molto sull'opportunità politica e istituzionale, ma certamente non su quella personale e umana. Ha compiuto una scelta politica coerente con quella compiuta alla luce del sole davanti a tutti prima dell'occasione del voto sulla Giunta Selis.
Presidente Floris, Forza Italia la sostiene e la invita a proseguire, con forza e con coraggio, in questo tentativo che vuole portare avanti un progetto di governo coraggioso, un progetto di autonomia coraggiosa, un progetto di riforme coraggiose, e soprattutto un modo di governare veramente nuovo, che tutti attendono.
Se lei, come crediamo, lavorerà per questo avrà il nostro sostegno leale per tutto ciò in cui crediamo, per tutte le speranze, per le attese che stanno intorno a quest'Aula in tutto il territorio della Sardegna, per quello che merita una Regione che ha bisogno veramente di sviluppo, di modernità, di benessere e di rivalorizzazione di quelle parole che non possono essere soltanto degli slogan, ma che ci devono nuovamente vedere come persone che vogliono veramente andare alla radice della propria scelta politica. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi consiglieri, a volte la storia, le circostanze o il caso si incaricano di fare degli scherzi buffi: dopo i due tentativi falliti da parte dell'onorevole Pili e uno da parte dell'onorevole Selis, è toccato a lei, onorevole Floris, formare la Giunta regionale. E forse dopo questa lunga, insopportabile e, per certi tratti, anche vergognosa fase dell'autonomia sarda, lei riceverà la fiducia da quest'Aula,. e domani si potrà dare l'avvio a questa tormentata legislatura.
Solo che domani non nascerà una Giunta guidata da uno dei due leaders andati al ballottaggio il 27 giugno, ma quella guidata da un consigliere che dispone del 3 per cento dei voti; tutto ciò avverrà con il sostegno imbarazzato di chi ha propugnato in modo convinto il bipolarismo e il presidenzialismo e con la faccia tosta di chi ha imperversato nelle televisioni parlando di referendum e che, per la sua incoerenza e inattendibilità, ha fatto disertare certamente le urne a un numero grande di autentici bipolaristi e presidenzialisti. Ho anche paura, onorevole Fantola, che adesso non è in Aula, che se non ci fosse stato lo specchietto delle allodole della diminuzione dell'indennità dei consiglieri regionali, a causa della sua plateale incoerenza, non avremmo neanche raggiunto il quorum del 33 per cento.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI
(Segue PIRISI). A predicar bene e a razzolar male si perde credibilità e si infliggono colpi tremendi alle istituzioni democratiche, ai suoi rappresentanti e alla partecipazione democratica, uccidendo la speranza di un futuro e il sogno del cambiamento. Ma quella che sta per nascere non sarà la Giunta Selis-Grauso, come lei simpaticamente l'aveva definita, signor Presidente, a rimarcare il peso che avrebbe avuto nella costituenda Giunta Selis l'ex editore, ma è invece la Giunta Floris-Grauso-Serrenti-Onida, che racchiude in sé tutto quanto di negativo, che soprattutto voi, colleghi del Polo, avete denunciato come negativo all'opinione pubblica. La rilettura dei resoconti delle sedute del 4 e 5 novembre è istruttiva sotto questo profilo, le dichiarazioni da voi fatte per attaccare il programma e la proposta di Giunta dell'onorevole Selis vi tornano indietro come un grosso boomerang: chiedevate discontinuità invocando il verdetto elettorale e avete, all'interno dell'Esecutivo, un Assessore che in questo momento è ancora in carica con la Giunta Palomba; additavate come traditore anche chi non lo era, chi ha fatto una scelta di tipo diverso rispetto ai due Poli, perché non era inserito all'interno degli stessi, e oggi nasce la sua Giunta, onorevole Floris, per il tradimento pesante di tre colleghi che stavano da questa parte, tre colleghi che hanno tradito.
LADU (P.P.S.). Traditore sarai tu, mascalzone che non sei altro! Sei tu che vai con i traditori, vergognati!
PRESIDENTE. Per cortesia, consigliere Pirisi, usi termini più consoni alla critica politica. Il consigliere Ladu è pregato di non interloquire.
PIRISI (D.S.-F.D.). Chiedo scusa, signor Presidente del Consiglio, cercherò di esprimere il concetto in maniera più chiara. Non riconoscevate dignità…
(Interruzione del consigliere Ladu)
Tornerò sulla questione, onorevole Ladu, con calma, tranquillità e serenità, perché non penserà di poter insultare, come lei ha fatto, tutto lo schieramento di centrosinistra...
LADU (P.P.S.). Stai insultando tu, stai dicendo cose non vere!
PIRISI (D.S.-F.D.). ...senza che io reagisca alle tue insolenze!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, senza colloquiare con l'onorevole Ladu, per cortesia! Onorevole Ladu!
PIRISI (D.S.-F.D.). Dicevo, non riconoscevate dignità politica al leader di una Coalizione che ha espresso trentasette consiglieri, e siete costretti a votarne uno che è leader, oltre che di se stesso, di un altro o forse due consiglieri su ottanta.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. E allora?
PIRISI (D.S.-F.D.). Non ha seguito il concetto, vuole che glielo replichi, onorevole Floris?
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Lei il termine "traditore" non lo può usare nei confronti di nessuno!
PIRISI (D.S.-F.D.). Glielo spiego, guardi!
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Pirisi, non polemizzi, prosegua nel suo discorso usando termini confacenti. La prego.
PIRISI (D.S.-F.D.). Onorevole Floris, la cosa che mi meraviglia è che, dal suo ruolo di Presidente della Giunta, si metta ad interrompere un consigliere che sta intervenendo!
Stavo parlando. Non riconoscevate - ho detto - dignità politica, lo dicevo ai colleghi del Polo, che hanno scritto queste cose, dignità politica...
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Pirisi, la prego di continuare con termini confacenti e senza dialogare con gli altri colleghi.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, se mi interrompe addirittura il Presidente della Giunta, vuol dire che è un po' nervoso, io sono calmo, sereno e tranquillo.
PRESIDENTE. Non pensi a dialogare con il Presidente della Giunta, faccia il suo intervento e basta.
PIRISI (D.S.-F.D.). Non mi innervosisca. Dicevo ai colleghi del Polo che non riconoscevate dignità politica al leader della Coalizione che ha espresso trentasette consiglieri e siete costretti a votarne uno di leader che è leader, oltre che di se stesso, di un altro o forse due su ottanta consiglieri.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Forse tu ne volevi votare uno che non ne aveva neanche altri due.
PIRISI (D.S.-F.D.). Guardate sono dichiarazioni che sono state fatte dall'onorevole Pili, e poi le porterò anche virgolettate, non sono parole mie, sono gli scherzi della storia, onorevole Floris, aver affermato determinate cose ieri che oggi le si ritorcono contro. Dai banchi del Polo avete definito l'onorevole Grauso una monade impazzita, amico-nemico con i denti ancora interi, e lei, Presidente Floris, dopo averlo liquidato come uno colpito da sindrome di Stoccolma, oggi è costretto a ringraziarlo direi quasi in maniera eccessivamente ossequiosa, dicendo, davanti al suo contributo al programma per il progresso di modernizzazione della Sardegna, che evidentemente la sindrome di Stoccolma gli è passata. Cosa non si fa per il potere?
Ma io credo che non sia assolutamente opportuno che il Presidente che ci rappresenta tutti, anche noi che non lo votiamo, perché è il Presidente di tutta la Sardegna, si pieghi a ringraziare in maniera così supina quella persona che ha definito qualche giorno fa colpita dalla sindrome di Stoccolma.
Cosa si fa, signor Presidente, per il potere, pardon, per la governabilità? E che dire del Presidente del Consiglio che vota rompendo una tradizione cinquantennale, che partecipa addirittura agli incontri per far nascere la Giunta, è questo il modo di svolgere il ruolo di arbitro all'interno di questa Assemblea? Ha definito i suoi ex colleghi "semafori", non vuole essere lui un semaforo, però crediamo che oggi abbia assolutamente debordato dal ruolo assegnatogli. E come non essere d'accordo, a questo punto, con l'onorevole Pili che il giorno 5 novembre, con una non comune dote di preveggenza, affermava che le regole della democrazia non mutano mai con il mutare delle convenienze politiche di parte, e resta comunque il fatto che voi vi assumete oggi la grave responsabilità di porre il voto del Consiglio regionale in contrasto con il consenso e con l'indicazione popolare.
Mi domando come si senta oggi l'onorevole Pili rispetto a quanto diceva qualche tempo fa, ma è anche vero che, in nome della convergenza autonomistica, del progetto riformista, nazionalitario e federalista, lei, onorevole Presidente, ha ricevuto la benedizione dell'onorevole Casini, dell'onorevole Berlusconi e dell'onorevole Fini; ha il loro giusto lasciapassare, per sottolineare l'autonomia del suo Governo dalle centrali romane dei partiti italianisti.
Berlusconi ha detto che all'onorevole Pili è stato chiesto un sacrificio, pare che lei, onorevole Pili, abbia accettato con non molto entusiasmo. Come non essere d'accordo ancora con lei, onorevole Pili, quando affermava che la maggioranza consiliare - si badi bene riferendosi a quella dell'onorevole Selis - è stata costruita in maniera fraudolenta, e con il metodo del trasformismo, e quando continuava dicendo che non è edificante raccogliere voti da posizioni moderate per impiegarli poi a sostegno del fronte opposto, diceva che non è edificante per chi lo fa e neppure per chi ne trae vantaggio. Non sono parole dette da me, sono parole dette dal leader della coalizione del Polo.
Sempre l'onorevole Pili diceva ancora: "Se quella Giunta nasce con il duplice marchio del trasformismo e dell'offesa della volontà popolare, , come pretendere, onorevole Selis, di trovarci consenzienti a battaglie comuni sulle riforme e sulle altre questioni di particolare interesse per la Sardegna?", e ancora "una politica al di sopra delle parti presuppone un reciproco riconoscimento ma nè noi, nè i sardi, potremo riconoscerle legittimità politica". Ecco!
Che dire allora di una Giunta che nasce con più di un marchio di questa natura? Che nasce con il marchio del trasformismo, che nasce con il marchio anche - se me lo si permette - di un non corretto comportamento di fronte al Parlamento della Sardegna e da un'azione che non può essere definita che (tradimento è una parola che dà fastidio, diciamola in modo diverso) voltagabbana, abbandono delle posizioni assunte, non dovremmo manco...
LADU (P.P.S.). Ti stai autodefinendo, ti conosco bene, se ti conoscessero gli altri come ti conosco io!
PIRISI (D.S.-F.D.). Sulla base di questo, onorevole Floris...
LADU (P.P.S.). Tu vuoi un Partito popolare come avevi a Macomer!
PIRISI (D.S.-F.D.). E allora...
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, continui il suo intervento.
PIRISI (D.S.-F.D.). E allora...
PRESIDENTE. Se insistete devo sospendere la seduta.
LADU (P.P.S.). Tu non avrai un partito popolare su cui poter comandare!
PRESIDENTE. Richiamo tutti e due i consiglieri all'ordine altrimenti devo sospendere la seduta; prego, onorevole Pirisi, continui.
PIRISI (D.S.-F.D.). Lo mandi fuori dall'Aula.
PRESIDENTE. Non continui a provocare il collega, continui nel suo intervento.
PIRISI (D.S.-F.D.). Mica è solo lui il voltagabbana, ce ne sono tanti.
PRESIDENTE. Ce ne sono tanti, lo abbiamo capito, continui nel suo intervento.
PIRISI (D.S.-F.D.). Allora se l'onorevole Pili diceva che non sarebbe stato d'accordo con noi a fare battaglie di un certo tipo, oggi noi, su questa base, rifacendomi a quanto detto allora dall'onorevole Pili, non dovremmo manco rivolgere la parola all'onorevole Floris. Ma non sarà così, noi avremo un altro atteggiamento e un altro modo di porgerci rispetto alle istituzioni anche quando non condivideremo, e denunceremo, le scelte decise.
Noi abbiamo un metodo diverso, il marchio però con il quale nasce la sua Giunta è un marchio pesante, capisco anche l'imbarazzo dell'onorevole Ladu, lo devo dire, lo capisco benissimo.
LADU (P.P.S.). L'imbarazzo è il tuo che non vuoi perdere il potere!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Richiamo tutti e due i colleghi all'ordine, per cortesia, dico all'interveniente Pirisi di non dialogare e provocare il collega Ladu e al collega Ladu di moderarsi.
LADU (P.P.S.). Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Un terzo sollecito mi costringerebbe a sospendere la seduta.
SANNA EMANUELE (D.S.-F.D.). Sia paziente, Vicepresidente, ne abbiamo visto di peggio!
PIRISI (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente, mi sto rivolgendo ai colleghi, al Presidente della Giunta regionale sarda, come so rivolgermi, con il massimo del rispetto, però certamente capisco anche...
(Interruzioni)
Mariella rispetto anche te anche se non lo meriti.
PILO (F.I.). Stai esagerando, la politica non è insultare!
MARROCU (D.S.-F.D.). Ricordatevi le cose che avete detto ad Amadu, avete offeso Amadu più volte!
LADU (P.P.S.). Non è che puoi insultare la gente.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, io capisco...
PRESIDENTE. Invito i colleghi a stare tutti più tranquilli.
LADU (P.P.S.). Evidentemente non ha altre cose da dire.
PRESIDENTE. E' l'ultimo sollecito. Stiamo lasciando perdere tempo inutilmente, alla prossima interruzione sospendo i lavori dell'Aula; prego l'onorevole Pirisi di continuare e prego i colleghi di stare tranquilli.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, chiedo scusa, capisco anche questo imbarazzo, però ogni volta che pronuncio il nome dell'onorevole Ladu scatta come una molla.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Lei non lo provochi, vada avanti.
PIRISI (D.S.-F.D.). Lo chiamo Silvestro? Sai come P.P.S.. Non vorrei offendere.
(Interruzioni)
CAPELLI (U.D.R.). Oltre a dirci quello che dice Pili, ce l'hai qualcosa da dirci anche tu?
PRESIDENTE. Per cortesia non è un salotto, le polemiche le facciamo fuori dall'Aula, la prego, onorevole Pirisi, continui l'intervento.
PIRISI (D.S.-F.D.). L'onorevole Capelli ho scoperto essere uno scienziato della politica...
PRESIDENTE. Anche l'onorevole Capelli.
PIRISI (D.S.-F.D.). Però sinceramente fino ad ora non me n'ero accorto, cercherò di prendere lezioni anche da lui.
Credo che chi si comporta in un certo modo, cioè viene candidato in uno schieramento e poi passa in un altro...
LADU (P.P.S.). Non ero candidato nel tuo partito.
(Interruzioni)
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, garantisco che non sto parlando dell'onorevole Ladu, sto parlando di chi ipoteticamente si candidasse in una coalizione e dall'interno di una coalizione poi passasse in un'altra, avrebbe un comportamento cinico, e questo magari, mi suggeriscono, potrebbe essere un traditore, però non sto parlando dell'onorevole Ladu. Ma ammantare una scelta, cinica e opportunistica oltre che spregiudicata, di ideologia e di governabilità è sintomatico del fatto che almeno un po' di pudore a qualcuno è rimasto. O anche affermare che si è stati fedeli ad un certo schieramento e poi, come dire, non mi viene il termine... tradire una coalizione e passare dall'altra parte dicendo che magari il leader di quella determinata coalizione è una sorta di bolscevico e non invece una persona con la quale si sono fatte delle battaglie assieme. Che dire poi se con i voti degli odiatissimi uomini di sinistra qualche tempo fa c'era la possibilità di diventare assessore, ed anche con quelli ancora più odiati di Rifondazione Comunista.
Quindi si cambia atteggiamento a seconda delle convenienze; credo che non sia credibile questo comportamento. Quali parole verrebbero dette adesso dal collega Murgia per definire il passaggio di questi tre consiglieri da uno schieramento all'altro? Si sono usate parole sferzanti nei confronti del collega Amadu...
(Interruzione)
PIRISI (D.S.-F.D.). Sì, concordo, il collega Murgia mi è piaciuto, loo sto citando perché mi è piaciuto, concordo con il collega Murgia quando dice che i giovani hanno bisogno di esempi, di coerenze e di linearità. Ma anche i meno giovani trovano insopportabile che l'etica politica venga calpestata in nome di questa fantomatica governabilità.
Credo che oggi i giudizi potrebbero essere molto più duri e che allora si fossero sbagliati dei bersagli.. Dico solo una parola sull'onorevole Serrenti. Già nel momento dell'elezione dell'onorevole Serrenti, due consiglieri di questo schieramento, siamo tutti sospettati in modo tale che non ci siano problemi, hanno certamente tradito perché egli venisse eletto Presidente del Consiglio.
Ora, alla luce di quanto è accaduto in questi giorni, rivolgerei un quesito ai sardi. Chi pensano che siano stati i due consiglieri che tradirono allora? Quello fu l'atto che diede inizio a questa fase di ingovernabilità che si è protratta per cinque mesi, era lì che stava il tarlo che ha corroso e che ha esposto tutti quanti; ecco perché tratto questa parte con particolare enfasi e partecipazione, perché non è corretto che chi si è comportato da galantuomo qui dentro venga esposto al pubblico ludibrio da chi invece non sta compiendo il proprio dovere.
Ci sono state chieste distensione e collaborazione da lei, signor Presidente, quando ha citato Aldo Moro. Il clima di quest'Aula è diventato pesante; noi lavoreremo per gli interessi dei sardi e della Sardegna, ma un ostacolo deve essere rimosso. L'onorevole Serrenti, mi rivolgo a lui anche se non c'è, lo dico per la personale simpatia che nutro nei suoi confronti, quindi senza alcun tipo di animosità, il giorno in cui ha iniziato ad avere determinati comportamenti ha perso il suo ruolo e ha abdicato alle sue funzioni; questo problema, onorevole Presidente della Giunta, deve essere rimosso.
Il Presidente Floris ha affermato, nelle sue dichiarazioni, che il programma è il collante ideale politico di questa compagine; devo allora dire che è un collante debole, perché debole è il suo programma, onorevole Floris. Non farò l'errore di definire questo programma una relazione sociologica, come lei fece con il programma del centro-sinistra, né che è l'elenco della spesa, come altri hanno fatto, ma devo dire che è un programma insufficiente per i problemi della Sardegna, disarticolato, privo di una cornice che metta insieme le varie tessere del mosaico, anche se contiene spunti condivisibili sebbene parzialmente; noi non ci sottraiamo al confronto anche su questi punti.
Ciò che di buono c'è nell'interesse dei sardi lo sosterremo, quanto riteniamo emendabile cercheremo di contribuire a correggerlo, quanto vi è di dannoso lo avverseremo con tutte le forze. La nostra non sarà un'opposizione sterile, ma sarà un'opposizione assolutamente costruttiva nell'interesse di tutti i cittadini della Sardegna.
Ho diritto a qualche minuto di recupero, signor Presidente, solo per esprimere il mio punto di vista su alcune altre questioni. Credo che urgano le riforme e particolarmente la riforma elettorale, in modo che siano trasferite le competenze agli enti locali, province e comuni, perché possa esserci un modo diverso di gestire anche la periferia della nostra Sardegna.
Se noi facessimo una fotografia della Sardegna non avremmo difficoltà a notare le forti differenze che esistono nella nostra Regione, non avremmo difficoltà a notare che, accanto a zone che crescono pur in una condizione di relativa debolezza, altre sono assolutamente ferme, e ancora che, accanto ad una questione meridionale ancora presente in Italia e in Europa, vi è una questione meridionale sarda rappresentata dalle zone interne così da lei chiamate; il problema delle zone interne, che ha una valenza enorme nel panorama regionale, reca con sé, in riferimento ad alcune di queste zone, la questione attinente ad una parte della società che è stata definita "società del malessere".
Queste tematiche di rilevanza enorme sono state trattate in dodici righe nel suo programma, onorevole Presidente, con un approccio riduttivo sul piano del metodo e, profondamente sbagliato sotto il profilo culturale della sostanza, secondo il mio punto di vista. Mi domando: come si può pensare di risolvere, di avviare a soluzione la questione delle zone interne, se non la si affronta contestualizzandola dentro un progetto di sviluppo organico di tutta la Sardegna? Lo spopolamento dei paesi delle zone più povere sta continuando, con danni incalcolabili, sia sul piano economico che sotto il profilo antropologico e culturale degli usi, dei costumi, della lingua sarda e delle tradizioni.
A questo proposito sarebbe interessante capire qual è il giudizio che viene espresso da lei, Presidente della Giunta, rispetto al voto espresso oggi in Parlamento dal Gruppo di Alleanza Nazionale e di Forza Italia sulla legge per la tutela delle minoranze linguistiche, dove appunto Alleanza Nazionale...
PRESIDENTE. Le ricordo che il tempo a sua disposizione è terminato. Prosegua ancora per un altro minuto, poi...
PIRISI (D.S.-F.D.).Sto concludendo. Lo spopolamento produce inurbamento selvaggio e caotico, con conseguente crescita abnorme delle periferie delle grandi città, e l'inurbamento crea nuovi bisogni, domande di nuove case, di nuovi asili, scuole, ospedali eccetera. Ora mi domando come si vuole avviare a soluzione, signor Presidente, questa problematica, quando assolutamente non è detta una parola su quali saranno le risorse da impegnare. L'unica cosa che ha detto è che avrebbe sollecitato l'intervento da parte dello Stato e dell'Europa: il che mi pare una posizione un po' misera, significa abdicare al ruolo di governo che dovrebbe svolgere il Presidente della Giunta regionale. Poi propone una generica rivoluzione culturale da attuare, con investimenti strutturali, senza indicare con quali capitoli di bilancio e a quali risorse intende mettere mano.
Inoltre, devo far osservare purtroppo un certo atteggiamento da parte del Polo relativamente, per esempio, ad una serie di questioni che si stavano portando avanti in territori della nostra provincia e di cui forse il Presidente della Giunta non è stato informato. Volevo comunicargli che esiste un contratto d'area che va avanti ad Ottana, che c'è un patto territoriale che va avanti, che ci sono due patti territoriali per la montagna e per la Planargia avviati nella nostra provincia, e inoltre due contratti di programma, uno sul turismo e l'altro sull'agricoltura, che vanno avanti.
Onorevole Presidente, probabilmente non glielo hanno detto, perché i colleghi che prima stavano protestando... non c'erano i colleghi del Polo, c'era il tanto vituperato centro-sinistra a cercare di mandare avanti la soluzione di alcuni problemi. C'è tanto da fare e ancora non ci siamo riusciti; mentre noi eravamo in prima linea a combattere per la legalità e la difesa dei nostri sindaci di quei territori, c'erano altri che, magari da qualche giornale, indicavano obiettivi , e che oggi forse sono a fianco del Presidente della Giunta.
C'è il capitolo dell'ambiente, sul quale mi sarei soffermato...
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, il suo tempo è scaduto, concluda altrimenti sarò costretto a toglierle la parola.
PIRISI (D.S.-F.D.). Mi scuso, signor Presidente, per essere stato lungo. Intanto concludo nel dire che sulle questioni che ho purtroppo potuto soltanto abbozzare, ci aspettiamo che ci sia una correzione da parte del Presidente nel suo intervento di replica, e che per altre questioni importanti, come quella sulle nuove province per la quale io non voterò la legge, saremo a disposizione per dare il nostro contributo fattivo nell'interesse della Regione. Tanti auguri, Presidente Floris.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.
ONNIS (A.N.). Io ho qualche problema. Non sto troppo bene e, poco fa, una visita in infermeria non mi ha risolto questi problemi. Se non creassi difficoltà e i colleghi non avessero nulla in contrario, chiederei la cortesia di poter pronunciare domani il mio intervento.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, le viene consentito di intervenire domani.
E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signori Presidenti, onorevoli colleghi, non è facile da parte mia in questo difficile e controverso passaggio esporre, secondo un criterio distaccato e sereno, le considerazioni e i giudizi che invece ci competono come Popolari, dopo le ferite e le esorbitanti questioni che più di altri ci hanno interessato e che necessitano perciò un di più di rigore, di analisi e di severità di giudizio.
Ora che il tentativo dell'onorevole Floris cerca il suo sigillo finale, possiamo sostenere, senza timore di smentita, che questa crisi si sia articolata sostanzialmente intorno alla figura dell'onorevole Floris, il quale indicava già dal mese di luglio il suo intendimento di operare per far cadere prima Pili e poi Selis e di introdurre infine la propria figura quale terzo incomodo. Nella sua strada ha incontrato diversi collaboratori i quali poi si sono rivelati fondamentali supporti per demolire l'impianto, seppure complesso, del consenso che gli elettori avevano determinato.
Usando a copertura la Casa comune - con il concorso di Serrenti, Grauso e dei tre ex Popolari - ha determinato il caos istituzionale, facendo emergere come ultima una sua pretesa funzione salvifica. Credo che molti di noi sappiano assai bene - per conoscenze anche personali - che, tra le tante doti possedute dall'onorevole Floris, non vi sia affatto la virtù eroica e dunque tutto si possa attribuirgli meno che l'istinto generoso di volersi sacrificare per la governabilità. Ha saputo costruire, invece, una subdola regia che ha guidato gli eventi, mischiandoli sapientemente di ammiccamenti e di bugie, di un uso spregiudicato della comunicazione e di sedi private dove le trattative extra istituzionali completavano i tasselli del complesso mosaico.
Questo è un governo che non possiamo accettare perché rappresenta la contraddizione di tutto: del maggioritario, del presidenzialismo, della coerenza ai mandati, del consenso popolare, del rispetto dei partiti e delle istituzioni e della dignità dei sardi.
Tralascio nella mia breve analisi l'onorevole Grauso, perché la china degradante ed egocentrica di questa lunga crisi regionale non poteva che essere arricchita dal tocco di stile circense che l'onorevole Grauso ha portato tragicamente nella politica regionale. Per non parlare dei Riformatori, oggi sempre più ottimi predicatori e pessimi razzolatori, che mobilitano inutilmente miliardi per celebrare il loro protagonismo riformatore, incassano poco più di un sondaggio, tra l'altro scontato nel risultato, e poi sostengono un comportamento politico opposto e contraddittorio su tutto: presidenzialismo, maggioritario e ribaltoni, e quant'altro è ormai per loro superato e fa parte contestualmente dell'apparato rivendicazionista e dell'inventario delle convenienze. Complimenti per la coerenza e per il discredito ulteriore che si contribuisce a scaricare sulle istituzioni! La gente è stanca soprattutto di essere ingannata.
Questa crisi, tuttavia, è bene precisarlo al di là dei fatti che sono apparsi più evidenti all'esterno, è l'esito di un processo trasversale, legato a poteri esterni che, a diverso titolo, hanno visto quali protagonisti personaggi che hanno piegato la politica e le istituzioni al meschino gioco personale e di gruppo.
La vicenda sul ruolo del Presidente del Consiglio, che ci vede tuttora impegnati, ne è un esempio. Prima volta nella storia parlamentare sarda e nazionale di un Presidente che vota contro la governabilità e le istituzioni; Serrenti rappresenta per noi, per il Consiglio regionale e per la Sardegna, la causa di un deragliamento della politica e un insulto sostanziale all'istituto regionale. Anche i grandi luminari, da lui mobilitati per difenderlo pubblicamente, hanno persino perso una buona occasione per occultare la propria ignoranza e la propria subalternità. Ma al di là di tutto sappiamo della difficile condizione della Sardegna e dei sardi, e dunque invochiamo una sede parlamentare libera, nella quale il dibattito e il confronto, sui delicati temi della Regione, avvenga senza l'ingombro di un Presidente di parte, e con le garanzie di imparzialità e di equità che Serrenti non può più assicurare.
Serrenti ha negato alla Coalizione di poter governare, allungando così i tempi di una crisi molto profonda e impedendo che il gioco democratico tra le rappresentanze, che i sardi si sono dati, producesse liberamente i suoi esiti. Serrenti è perciò un ostacolo per il futuro della Sardegna, ma la sua interpretazione del ruolo gode altresì di incredibili e inaccettabili lacune di equilibrio e di merito che ne demoliscono l'immagine e la credibilità esterna. Noi proseguiremo su questo terreno senza sconti per nessuno e sia chiaro fin d'ora che la paventata sceneggiata delle dimissioni e della eventuale rielezione di Serrenti, sbandierata da qualche parte, renderebbe questa legislatura definitivamente terribile e tragica per tutti.
Sarebbe opportuno, invece, che riflettessimo un po' più a fondo sulla possibilità di uno sbocco autentico. Occorre, però, percorrere una strada assai più lunga di quella troppo breve che ha portato a confondere in quest'Aula la parzialità delle posizioni politiche con l'imparzialità delle regole, finendo per mortificare e travisare il senso del naturale contrasto politico parlamentare.
Mi ricordava un'insigne personalità, che ha alta la memoria storica dell'autonomia, che un predecessore di Serrenti, per di più sardista, nobile e democratico, per poter votare secondo coscienza, in adesione alle linee del proprio Partito, si dimise dalla Presidenza del Consiglio. Gesti nobili, di uomini grandi, che però pare non abbiano trasferito a sufficienza il proprio patrimonio genetico neppure ai loro attuali e mediocri supporters ufficiali. Vi è dunque, purtroppo, su quella poltrona un Presidente invisibile e cristallizzato, non certo nel senso di una sua spiccata inclinazione alla trasparenza, di cui per ora purtroppo non possiamo inventariare alcunché, quanto nel senso che rappresenta oramai non un interlocutore di questo Consiglio, ma uno su cui rimbalza tutto ciò che non è autorizzato dalla "triplice" che, con lui, gestisce questa fase, mentre lo convince e lo persuade tutto il resto, legale o no, democratico o meno, o anche perfino ciò che gli suggeriscono per telefono in barba alle più elementari regole collegiali.
Pensavo all'inizio, certamente illudendomi, di essere arrivato nel tempio della politica regionale, e invece purtroppo comportamenti, stili e personaggi sono sempre più paragonabili ad una allegra bicchierata in birreria. Dunque la nostra opposizione alla sua Giunta, onorevole Floris, parte dal fatto che lei non registra neppure il problema, lo ignora del tutto, e per di più con una grande faccia tosta ci viene a parlare di riconciliazione. Quale riconciliazione può avere posto nell'offesa quotidiana e sistematica delle regole? Spero, al contrario, di non dover più sentire in quest'Aula "declinare", da parte di alcuni colleghi, parole per essi oramai impossibili. Infatti, non sapendo come meglio giustificare il salto del fosso, e per nobilitare la pretesa infondata dell'aver concorso in qualche modo alla governabilità, qualcuno ha introdotto una novità assoluta nella vita politica e nel costume istituzionale sardo, vale a dire la "moralità per il momento". Su questa base si dovranno rivedere un po' tutte le vecchie impostazioni sui principi etici e spiegare che, secondo questa innovazione di costume, l'immoralità non sarebbe altro che l'intervallo che separa due momenti di "moralità per il momento". Poveri noi e povera Sardegna se così fosse!
Il gioco, onorevole Floris, purtroppo è stato inquinato, e quando accade questo bisogna saper distinguere le parti e i ruoli; quando si uccide il diritto democratico di cittadinanza in questo Consiglio e si calpestano le elementari nozioni di lealtà e di imparzialità, non ci può essere chiesto di far finta di nulla.
Onorevole Floris, saremo anche entrambi postdemocristiani, ma noi siamo gente di altra razza rispetto a coloro che entrano nelle istituzioni e si apparecchiano le tavole con i più intimi. Nessuna riconciliazione perciò prima della chiarezza e dei gesti conseguenti.
Vi è poi la vicenda del ribaltone dei nostri tre colleghi; anche qui, senza precedenti nella storia di cinquant'anni di autonomia, hanno voltato le spalle alla propria storia personale e politica, al consenso loro affidato per approdare ad una soluzione di un governo di destra, frutto di una scia incredibile di lacerazioni e governo che loro stessi avevano combattuto durante tutta la campagna elettorale. Lascio da parte i giudizi morali, li darete se vorrete nel tempo e nei luoghi dovuti. Il mio lo tengo per me, come pure l'amarezza di tanta ipocrisia e superficialità per interessi mediocri e materiali, egoistici e privi di qualunque ispirazione ideale e miseramente occultati da ragioni apparentemente nobili. Alcuni aspetti, tuttavia, aggravano ulteriormente questo evento, i nostri ex Popolari non hanno solo ingannato il proprio legame politico con gli elettori...
LADU (P.P.S.). Sono ancora Popolare!
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Ma essi hanno tradito insieme il Partito, la Coalizione e il progetto che il nostro leader portava avanti. Questo fatto è ingiustificabile ancor di più sul piano politico.
(Interruzioni)
LADU (P.P.S.). Non riuscirai a liquidarli tutti.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu per cortesia non interrompa, lasci parlare il collega.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Questo fatto è ingiustificabile sul piano politico ancora di più se posto in essere da uomini che, per anni nel Governo Palomba, a tutt'oggi, governano in un quadro politico che non hanno certo rifiutato quando gli fu proposto, e dal quale hanno potuto gestire ampie e significative fette di potere.
Per altro verso, fallisce miseramente con queste presenze, onorevole Floris, l'ambizione al cambiamento e alla discontinuità del suo Governo, nonché il valore stesso del giudizio politico che il Polo dei sardi ha sempre inteso dare sul Governo della scorsa legislatura e che, con enfasi verbale, è stato sbandierato lungo tutta la campagna elettorale. I nostri amici parlavano di problemi di governabilità facendo di questa una questione di primaria rilevanza per le loro scelte, mentre l'accelerazione -imposta via cavo - si spiega solo su un terreno che è molto differente dall'eroica affermazione di voler garantire la governabilità ed impedire lo scioglimento del Consiglio.
Dicano altro, dicano delle logiche di convenienza e di mediocre subordinazione al potere e alle sue tentacolari articolazioni, dicano soprattutto la verità se vogliono. Le esigenze di un Governo più caratterizzato dal centro moderato erano state, in questa lunga ed estenuante vicenda, condivise e perseguite fino in fondo, così come l'esigenza di salvaguardare il responso elettorale attraverso un atto di responsabilità e di convergenza sia da parte del Polo che da parte della Coalizione Autonomista, non a scapito della coerenza, onorevole Ladu, ma nel rispetto, con una soluzione tecnica, del responso elettorale.
Io, infatti, comprendo, onorevole amico Silvestro Ladu, che lei è ancora uno dei pochi che, a dispetto della storia, ogni giorno, prima di andare a letto, vi guarda sotto per controllare che non ci sia qualche comunista o mangia bambini, ma la storia cammina, lascia dei segni che vanno raccolti ed orientati, senza che questo richieda il deragliamento dalla propria appartenenza e dai doveri della propria appartenenza. Discutevamo invece con loro cercando ogni possibile intesa e convergenza, ma parlavamo quando le decisioni erano ormai già state prese, logorati dal dissenso manifesto e impotenti rispetto alle risorse di altri, che evidentemente operavano in campi nei quali noi non potevamo competere o non possedevamo contropartita adeguata, ma la politica e l'etica politica ci hanno chiesto degli ovvi limiti al mandato a trattare, e perciò conseguentemente hanno prevalso le altre profferte.
Sulle polemiche di questi giorni e sui deliranti interventi pubblici, specie quelli che hanno disonorato persino il dibattito in Aula, al di là della fiducia giudaicamente manifestata, è bene porre un termine tuttavia altrettanto chiaro, questi ex Popolari che di popolarismo autentico non hanno più nulla - perché se la tensione e la vocazione politica non è accompagnata e vissuta su alcuni valori intangibili come la lealtà e l'onestà, a nulla serve - hanno cercato le loro convenienze, giurando fedeltà ad un progetto politico e tradendolo il giorno dopo, senza rispetto per nessuno. Altro che lamentarsi di aver incrinato con i sospetti anche i rapporti familiari, ora che i sospetti sono certezze e l'opera di lucida ed interessata transazione compiuta, anche queste patetiche affermazioni risultano prive di senso.
Un secondo aspetto sono poi i franchi tiratori del centro-sinistra, per lungo tempo sospettati e raggiungibili e che ora si sono smascherati da soli, se è vero come è vero che questo processo di logoramento sta in una logica pensata e gestita con acutezza nel tempo. Stiamo comunque sereni, dalla parte dei Popolari veri non si è svenduto nulla, né congressi, né dignità, chi ha svenduto qualcosa sono semmai gli altri, ora in maniera del tutto palese ed evidente e per lungo tempo giocando sulla lealtà degli amici che per decenni hanno condiviso tutto con loro, persino gli aspetti più familiari.
Non c'è posto però per nessuna giustificazione o assoluzione, c'è il dovere di constatare di aver fatto ogni cosa, pur con i limiti che ciascuno di noi ha con sé, per assicurare e rafforzare il progetto, la linea e l'ambizione politica. Ed è giusto perciò il nostro riconoscimento di coerenza e di lealtà a tutta la Coalizione che, anche di fronte a tanto decadimento, non ha esitato un minuto a confermare e rinnovare l'intesa autonomistica costruita in questi mesi intorno all'onorevole Selis.
Non ci sarà poi nessun Partito Popolare Sardo che possa confondersi con la nobiltà e la storia di quello che ancora oggi è il Partito popolare in Sardegna.
La provocatoria denominazione del Gruppo, da questi amici proposta e maldestramente accettata da Serrenti, sarà perseguita per le vie legali fino in fondo, perché al fondo delle nostre ragioni non c'è solo la tutela del nome, vi è in più l'esigenza morale di non voler continuità alcuna con una concezione della politica e della morale politica che i veri Popolari sardi non possono accettare e non accettano, anche al prezzo di convincerci che non esiste per noi, fortunatamente, una condanna a governare e, state certi, non essere più condannati a governare è spesso un'opportunità più che una sciagura. Un partito serio, infatti, vive anche di stagioni di dura ed operosa opposizione contro quelle ispirazioni e quegli interessi che danneggiano la società sarda ben oltre la stessa inerzia della politica; a questi amici, che abbiamo ammonito sulla gravità e sulle conseguenze delle loro decisioni, non possiamo che augurare buona fortuna, sapendo tuttavia che nella penombra non alberga quasi mai nessuna fortuna. Sarà un tempo duro per noi, ma lo sarà assai più duro per loro, quando non potranno fare a meno di guardare in faccia i propri elettori ed amici. Noi ricominceremo da dove abbiamo interrotto, cercheremo dialogo ed intese sapendo bene che le nuove stagioni del bipolarismo necessitano di un'inversione di tendenza rispetto alla già eccessiva frammentazione del centro e, al contempo, esigono il rilancio del ruolo dei moderati e dei popolari nella competizione contro l'aziendalismo berlusconiano. Affronteremo le nostre collocazioni nazionali ed europee sapendo che anche qui tutti, da ciascuno di noi fino al più alto vertice nazionale e ai nostri militanti veri, vogliamo la collocazione dei Popolari italiani più appropriata alla nostra storia e alla nostra tradizione ideale, senza invertire, come fa qualche insipiente, questo processo virtuoso che ha visto nascere l'Europa dalle esperienze nazionali verso il grande approdo continentale, ma evidenziando anche che l'approdo non può far dimenticare le origini e le idee che gli hanno dato vita. Per quello che ci riguarda tuttavia non ci sarà tregua sulla richiesta di chiarezza e sulla verità intorno a questo passaggio, si tratta semplicemente di uomini che tentano di riguadagnare una dignità dopo averla dispersa sulla strada della virtù.
Non mi pare perciò che la costruzione politica improvvisata dal Presidente Floris possa prevalere rispetto alla triste recita delle convenienze che abbiamo davanti a noi. Giudicheranno su tutto ciò gli stessi elettori, quelli che sono stati realmente traditi nella fiducia e nella dignità e non solo quelli popolari, in particolar modo soprattutto gli stessi elettori del Polo.
Far passare per eroico e coerente poi il tradimento non è solo una forzatura al lessico e al vocabolario, onorevole Floris, ma è un insulto al buon senso, e persino al profilo morale che dovrebbe sostenere il suo mandato. Un Presidente che già dalla prima ora trasforma i vizi in virtù, la decadenza in progresso, può solo creare illusorie aspettative verbali, ma non può essere oggi attendibile dinanzi a noi e alla Sardegna. Sull'insufficiente, arretrata, deludente relazione programmatica, onorevole Floris, vi è poco da dire, soprattutto perché il livello degli argomenti sollevati è pressoché inesistente, solo un nostalgico e imbarazzato come l'onorevole Ladu può ritenerla alle soglie di un dottorato di ricerca, per lei il tempo invece si è fermato dieci anni fa, ed infatti le colonne d'Ercole da lei individuate sono il "muro" di Berlino e le partecipazioni statali.
(Interruzione dei consiglieri Ladu, Fadda e Cugini)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, per cortesia, non interrompa. Onorevole Sanna, prosegua.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.) E infatti le colonne d'Ercole...
PRESIDENTE. Mi scusi, la discussione tra gli altri consiglieri può proseguire fuori dall'Aula. Onorevole Sanna, la prego di continuare.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). E infatti, chiedo scusa, le colonne d'Ercole da lei individuate sono il "muro" di Berlino e le partecipazioni statali, cose di cui da un lato celebriamo il decennale e dall'altro riscontriamo che sono perfino scomparse dal nostro corrente vocabolario politico. Per di più sembra che, mentre lei era assente dal Consiglio regionale, la Sardegna non sia andata avanti e nulla sia accaduto nel frattempo. L'onorevole Falconi ed altri hanno cercato opportunamente di evidenziarle le sviste e le omissioni conseguenti a questa sua assenza. Il modello catalano, suggeritole da qualche scadente consulente, che non coniuga affatto le condizioni socio economiche con la geografia, è l'ulteriore prova della mancanza di progetto, di respiro e di pensiero politico: prima la Lombardia e poi la Catalogna. Nessuno, salvo il Presidente Selis, è stato capace di pensare in quest'Aula per la Sardegna qualcosa di originale, di nostro, che non fosse scopiazzato da qualcun altro.
Anche in questo le sue dichiarazioni si contraddicono, invocando il modello catalano e poi ripiegando per un pezzo sulle dichiarazioni di Pili e per un altro pezzo su quelle di Selis, onore alla originalità e alla fantasia. I sardi purtroppo continuano ad essere colonizzati persino nelle idee; i modelli, al contrario, servono quando aiutano la crescita di un'idea propria, di un obiettivo vero, non per mettere delle pezze alla pochezza di idee, di intelligenze e di visuale politica. Sulla Giunta che ci ha proposto, salvo alcune rispettabili eccezioni, ritorna la contraddizione riformatrice, il popolo boccia e lei promuove. Quelli che non sono stati ritenuti degni dall'elettorato, vestiti dal camice di un'indecifrabile capacità tecnica, che a dire il vero non sono riusciti ad esprimere nemmeno per farsi eleggere, vengono riproposti in una Giunta possibile, ed evidentemente possibile solo nel rispetto dei ricatti e delle convenienze da cui trae origine. Ha ragione lei, è complessivamente una proposta da choc, scioccante per paradossi, per contraddizioni, per pochezza e per compromessi.
Auguri dunque, i Popolari, quelli che del popolarismo non intendono fare la dépendance di Forza Italia, delle contrattazioni, o della decadenza politica, non sosteranno la sua proposta né qua, né tanto meno nelle piazze della Sardegna. Purtroppo in queste condizioni bisogna avvertire che si raccoglie quello che si semina. Il suo tentativo, onorevole Floris, assomiglia ad una navicella dalla ciurma litigiosa e arraffazzonata, a cui il comandante cerca disperatamente di far seguire una rotta di bonaccia mentre imperversa la peggiore tempesta, a causa dei suoi stessi cattivi timonieri. Forse la Sardegna non merita tutto questo, ma per quello che può valere non ci resta che augurarle buona navigazione e sperare in un rapido naufragio, nell'interesse di sardi e delle loro speranze oltre ogni inutile illusione.
Noi Popolari, sardi e veri, e con tutti coloro che hanno fin qui svolto limpidamente la propria funzione e il proprio mandato popolare, sappiamo bene che qualunque rinuncia o persino qualunque umiliazione oggi ci venga chiesta, non rappresenta affatto un prezzo troppo alto al cospetto di quanto è in gioco. Le idee e i valori infatti, colleghi, non valgono mai per quello che rendono, ma solo per quello che costano.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9.30.
La seduta è tolta alle ore 21 e 13.
Allegati seduta
XXII SEDUTA
(POMERIDIANA)
Venerdì 26 Novembre 1999
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
La seduta è aperta alle ore 16 e 35.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 26 novembre 1999 (21), che è approvato.
Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.-F.D.). Credo che spetti a un esponente della maggioranza prendere la parola, stamattina i lavori si sono conclusi con l'intervento dell'onorevole Sanna, rappresentante della minoranza.
PRESIDENTE. Onorevole Morittu, ho appena chiesto al Segretario generale, il quale mi ha indicato il suo nome. Ci sono stati degli scambi tra gli intervenienti, per esempio, il consigliere Marrocu con il consigliere Sanna Emanuele; credo che tocchi a lei, ma se ci sono difficoltà chiedo a qualcuno della maggioranza se vuole intervenire.
MORITTU (D.S.-F.D.). Credo che, per ordine, dovrebbe spettare alla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Già stamattina è stato concordato, dopo avere precisato che - essendo più numerosi gli iscritti a parlare facenti parte dell'opposizione rispetto a quelli della maggioranza - non è possibile seguire la regola dell'alternanza di un intervento a favore e uno contro, si sarebbe intervenuti nella misura di due e uno.
PRESIDENTE. Onorevole Morittu, allora è chiaro? Vuole fare il suo intervento per favore?
MORITTU (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi consiglieri, signor Presidente della Giunta, le annuncio da subito, signor Presidente, il mio voto contrario alla sua proposta politico-programmatica e alla sua Giunta. Innanzitutto considero la sua proposta politica neocentrista non solo vecchia, ma dannosa per il sistema politico sardo, inoltre ritengo la sua proposta programmatica, al pari della sua proposta di Giunta, del tutto insufficiente rispetto alla dimensione e all'urgenza dei problemi che abbiamo di fronte a noi e soprattutto del tutto inadeguata a cogliere con successo tutte le opportunità di sviluppo che i programmi in atto, già avviati dalla precedente Giunta (quali i fondi strutturali europei e l'Intesa Stato-Regione, assieme alla prospettiva ormai vicina di una più sostenuta crescita economica) mettono a disposizione della Sardegna.
Lei, signor Presidente, ci ha presentato un insieme di idee, parte delle quali attinte da una generica cultura modernizzante, e devo dire alcune anche condivisibili o genericamente condivise, e altre attinte da vecchi arsenali politici in disuso, ma tutte prive di una logica progettuale, tenute assieme da una vecchia visione politica di tipo doroteo, tendente ad accontentare sempre tutti, almeno a parole, per non scontentare nessuno.
Un programma, è stato detto da qualcuno che mi ha preceduto, senza anima; un programma accolto da tutta l'Assemblea, e anche - o per meglio dire soprattutto - dalla costituenda maggioranza, con grande freddezza o indifferenza; non vi è stato un applauso, un sorriso di soddisfazione o di incoraggiamento. A prima vista non sembrano questi i segnali di buon viatico per un cammino non privo di ostacoli e di trappole, che proverranno, io credo, soprattutto dalla sua maggioranza.
Ben altra accoglienza hanno avuto le dichiarazioni del Presidente Selis, sostenute da ben altro respiro culturale e innovativo e da un progetto di alto profilo riformatore. Credo che l'unica rassomiglianza - lei ha ripreso le dichiarazioni dell'onorevole Selis - che noi possiamo riscontrare è forse solo nel colore e nella stampa della copertina. Persino l'onorevole Cossiga, leader indiscusso, mi pare, del suo partito, l'U.D.R., ha preso ufficialmente le distanze dalla sua proposta di governo, ritenendola inadeguata e rilanciando nel contempo la proposta di un governo di emergenza tecnica.
Ma lei, signor Presidente, è sicuro del fatto suo, non da oggi, ma almeno da quando ha stretto un patto di ferro con i suoi amici della Casa comune. Lei definisce la sua proposta come l'unica Giunta possibile, per meglio dire è quella che avete voi reso l'unica possibile: una Giunta detta programmatica, ma senza un vero programma di convergenza autonomistica e, se ciò non bastasse, nazionalitaria e federalista. Insomma un bel coacervo di aggettivi usati come un cuoco inesperto usa i molti condimenti per cercare di insaporire un cattivo e insipido minestrone che non riesce comunque a perdere i suoi aromi dorotei.
Nel suo discorso, signor Presidente, la parola più ricorrente è autonomia; l'ha usata o meglio, secondo me, anche un po' abusata per più di trenta volte. Credo che le parole, soprattutto quelle più impegnative, vadano utilizzate con una certa e giusta parsimonia, altrimenti si corre il rischio, abusandone, (come sempre capita soprattutto con questa parola, e non solo a lei, signor Presidente) di contribuire a logorarle, rendendole vuote e insignificanti, buone per tutti gli usi e per tutte le stagioni.
Lei invoca un'autonomia non solo speciale, ma anche particolare. Non lo capisco; non so se davvero esiste qualcosa di più particolare della specialità. Credo che l'autonomia sia la capacità di elaborare, di ideare, di progettare il nostro futuro a partire da noi stessi e dalla nostra storia. Sul capitolo intitolato "L'anomalia del sistema" si sono trattenuti molti colleghi e compagni, lo voglio fare anch'io perché, secondo me, è il nodo centrale delle sue dichiarazioni.
In questo capitolo lei, signor Presidente, afferma che il risultato elettorale ha prodotto tre vincitori, o meglio, tre quasi vincitori che equivalgono a tre sconfitti. Non capisco come possa ritenersi vincitore un partito che ha eletto tre soli consiglieri regionali e ha il 3 per cento dei voti regionali. E' vero, però, e su questo ha ragione, che oggi il vincitore appare proprio colui il quale con il 3 per cento dei consensi conquista la massima carica della Regione. Questo è accaduto in barba al bipolarismo e al principio del maggioritario che lei, signor Presidente, dichiara di voler rispettare e afferma a parole, negandolo così nei fatti, con buona pace degli amici Riformatori che si accontentano per ora di due Assessorati tecnici, salvando così l'anima dell'incompatibilità.
Certo, non è facile capire il suo pensiero politico, ma io ci ho anche provato: da un lato si dichiara convinto presidenzialista, favorevole a un compiuto sistema bipolare maggioritario, dall'altro teorizza e sostiene la formazione di un centro politico che, curiosamente, lei non ritiene né alternativo, né appendice dei due Poli, ma - e qui sta il suo vero volo pindarico - spazio libero di modernità e sardità, né di destra, né di sinistra, a forte ispirazione autonomista naturalmente, e via aggettivando, per poi continuare definendo gli equilibri dinamici - mi ricordano le strade parallele, ma quelle erano di altra nobiltà - naturalmente equilibri dinamici sempre del centro, che si vanno affermando nel sistema maggioritario sardo.
Il riferimento è con tutta evidenza ai tre Popolari dissidenti che, volendo tradurre poi queste parole, sono passati dal campo del centro-sinistra, dove sono stati eletti, al campo del centro-destra, tutto ciò in dispregio totale della volontà degli elettori e del Partito che li ha candidati nelle proprie liste.
Noi non crediamo - diversamente da lei, signor Presidente - che questi fatti diano lustro alla classe politica sarda, né che questi, per la verità, non nuovi equilibri dinamici, possano essere additati ad altri come esempi da seguire, o addirittura laboratori di ricerca di una nuova etica della politica da esportare in Italia. Al contrario, il Parlamento Italiano ha già approvato, una settimana fa, una legge di riforma del sistema regionale che prevede tra l'altro anche una norma per evitare il cosiddetto ribaltone, cioè proprio quello che è successo da noi col passaggio dei tre dissidenti dal campo del centro-sinistra al campo del centro-destra.
La verità è che la sua proposta politica, al pari della sua Giunta, esprime, nonostante le sue lodevoli contorsioni, una grande voglia di centro, di un vecchio centro di gravità permanente - mi viene da ripetere un vecchio ritornello di una canzone di Battiato - ma nel senso dell'occupazione permanente del potere; è proprio l'occupazione del potere il vero collante della sua proposta politica.
Questa è la vera chiave di lettura dell'anomala crisi durata cinque lunghi e drammatici mesi, drammatici soprattutto per i 350 mila disoccupati da lei e da altri sbandierati in questo Consiglio. La loro attuale condizione è anche frutto della sua lunga, e certo non marginale, azione di governo, esercitata da lei in questo Consiglio regionale per più di vent'anni in qualità di consigliere, Assessore, Presidente della Giunta e Presidente del Consiglio. Drammatica crisi per le numerose imprese, grandi e piccole, che aspettano dalla Regione gli incentivi previsti dalle leggi, condizione necessaria e vitale per non soccombere.
La verità è che la Giunta che lei oggi ci propone era nella testa e nella volontà politica degli uomini del suo centro già dall'inizio di questa legislatura. Se questo è vero, come ormai appare sempre più con chiarezza, voi siete i veri responsabili della drammatica paralisi di questi cinque mesi, e non dovete renderne conto a noi ma al popolo sardo e a quei 350 mila disoccupati di cui continuamente vi ammantate. Avete recitato, con cinica commedia degli inganni, un copione scritto a più mani, nella cosiddetta Casa Comune dei Sardi, e variato, forse per emergenze in corso d'opera, dagli stessi attori principali, e forse anche da qualche coprotagonista non principale, a cui a volte, come dicono i romani, non reggeva "er core" ed allora tornava indietro manifestando disagi e mal di pancia.
La commedia inizia alla grande con l'elezione dell'onorevole Serrenti con 42 voti a fronte di 40 disponibili, due in più del dovuto. Continua poi con una non casuale battuta d'arresto, per meglio dire segnale, nella prima elezione di Pili con soli 36 voti, due in meno del previsto. Un supposto viaggio in America, con rientro puntuale per il voto contro la Giunta Pili, il 20 settembre, fa il resto. Si consuma così anche il reincarico all'onorevole Pili e in quell'occasione si manifestarono, lei se lo ricorderà benissimo, onorevole Floris, nervose sollecitazioni nei confronti del Presidente incaricato, sollecitandolo a raccogliere le 41 famose firme. Il fallimento di Pili bis era quindi già scritto.
Si passa così all'ultimo atto della commedia che si consuma con la stessa tecnica durante il serio e coerente tentativo dell'onorevole Selis, altro viaggio all'estero, questa volta pare a Mosca, per porgere le condoglianze a Gorbaciov, e poi ritorno in tempo utile per votare contro la proposta di Giunta dell'onorevole Selis.
La sincera adesione dell'onorevole Amadu ha forse introdotto una variante che costrinse l'onorevole Serrenti, Presidente di questo Consiglio, a votare contro la proposta di Giunta, violando così una prassi istituzionale consolidata, che ha sempre visto il Presidente del Consiglio, come arbitro imparziale dell'Assemblea, astenersi dal voto, soprattutto dal voto di valenza politica, per portare a termine il pervicace disegno di scomposizione dei Poli.
Il voto dell'onorevole Serrenti risponde pertanto ad un chiaro disegno politico che ha avuto il solo cinico scopo di far cadere le ipotesi di governo dei leaders dei due Poli, quello di Pili non votando, e quello di Selis votando contro, da dietro una tenda come in un teatro di pupi siciliani. Il brutto spettacolo offerto ai sardi in questi cinque mesi di inattività, di intrighi e di inganni peserà negativamente e per molto tempo sulla classe politica regionale e sull'istituzione autonomistica. Il clima di inganni, nel quale nasce questa Giunta, non favorisce di certo il sereno e costruttivo confronto sui problemi storici della Sardegna che lei, signor Presidente, ha invocato nelle sue dichiarazioni.
Pesa e peserà sempre di più, se non viene rimosso, il grave problema dovuto al fatto che nel nostro Consiglio manca un garante, un arbitro riconosciuto ed accettato da tutti. Non si può rimuovere con artifizi formali la volontà espressa da 40 consiglieri su 80 che chiedono le dimissioni motivate dell'attuale Presidente Serrenti, compresi i tre dissidenti che hanno nel frattempo perso l'equilibrio dinamico verso la maggioranza di centro-destra. Non si può non rimuovere senza che questo crei una grave frattura nei rapporti politici all'interno dell'Assemblea, la cui responsabilità non potrebbe non ricadere su chi si ostina a rimanere attaccato all'alto scanno, e parimenti su chi si ostina - forse strumentalmente - a difenderlo.
E` un problema politico serio che va risolto, con urgenza, nell'interesse dell'Istituzione e della stessa dignità dell'Assemblea regionale. Non credo, signor Presidente, che il problema del corretto rapporto tra le forze politiche si possa risolvere con generici appelli e vecchie furbizie del tipo "vogliamoci bene per il bene della Sardegna". Le ricordo che l'U.D.R., da lei diretto, in tutti questi lunghi cinque mesi, dopo aver sempre rifiutato un leale e franco confronto con la Coalizione Autonomista, tendente a risolvere i problemi della governabilità della Sardegna, si dichiara oggi disponibile verso tutti i Partiti della Coalizione Autonomista, compresi quelli un po' vituperati, i cosiddetti post-comunisti, naturalmente ben depurati, riformisti, autonomisti e così via.
Si rivolge altresì al Presidente Selis, e parla di interessanti spunti di riflessione ricavati dalla lettura delle dichiarazioni programmatiche, che dice di apprezzare dimenticando il giudizio tranchant che ne aveva dato in occasione del dibattito; l'aveva definito una bella relazione sociologica dove non c'era la politica, ma in definitiva veniva presentata una linea vecchia e sperimentata senza successo nel passato, questo era in sintesi il suo giudizio sulle dichiarazioni di Selis.
Per quanto attiene infine al merito delle sue proposte programmatiche (al di là di qualche contenuto condivisibile e condiviso, come già espresso da me e da altri colleghi intervenuti stamattina) si ha la netta impressione che lei affidi le sorti della Sardegna agli choc burocratici, alle numerose task force proposte in tutti i campi e in tutte le salse, alle commissioni speciali, all'équipe di alto livello e poi ancora alla suggestione dei cosiddetti porti franchi telematici con le relative autostrade e così via enfatizzando, sino ad arrivare - io credo in un crescendo di invenzioni poco credibili - alla proposta di un Ministero degli Esteri per il Mediterraneo da affidare, guarda caso, alla Presidenza del Consiglio.
A me pare che tutte queste proposte puntino ad aumentare i posti a tavola per rispondere alle insaziabili richieste della sua maggioranza. Un tempo, nei tempi eroici dell'onorevole Floris, in Italia si diceva che una commissione di studio non si negava a nessuno; oggi si può dire che l'onorevole Floris, rispolverando i vecchi propositi, non nega una task force a nessuno della sua maggioranza. Se mi posso permettere un piccolo suggerimento, signor Presidente, le consiglio di utilizzare al meglio la vera task force oggi esistente in Sardegna, che è rappresentata da una nuova classe politica locale composta dai sindaci, dagli amministratori locali dei 360 comuni sardi, dai presidenti e dagli amministratori delle province e delle comunità montane; loro e non altro sono la vera forza in campo oggi in Sardegna.
Allora, se vogliamo davvero fare qualcosa di utile, le propongo di fare ciò che è stato fatto recentemente in Lombardia, non me ne voglia l'onorevole Pili, non intendo con questa proposta sottrargli il ruolo di testa di ponte con la Lombardia. In quella Regione è stata approvata recentemente, un mese fa, una legge che prevede l'istituzione di una Conferenza regionale dell'autonomia, composta da sindaci, presidenti di provincia, di comunità montane, con il potere di esprimere pareri obbligatori preventivi al Consiglio regionale per quanto riguarda leggi o atti amministrativi importanti relativi a statuto regionale, bilancio e legge finanziaria, leggi urbanistiche, programma di ripartizione delle risorse, intese istituzionali e così via. Una proposta, come si vede, di forte ispirazione federalista, in una Regione a Statuto ordinario. Ma sulla specialità, e il ritardo della specialità, avremo sicuramente modo di ragionare in questo Consiglio.
Signor Presidente, il mio giudizio sulla sua proposta politico-programmatica è fortemente negativo per le ragioni fin qui espresse. Se la Giunta da lei proposta avrà una maggioranza, ci misureremo sulle scelte di governo, portando idee e proposte alternative al suo programma. Il nostro atteggiamento sarà di opposizione vigile e democratica, pronta al confronto serrato e senza sconti, ma pronta anche a costruire soluzioni positive a partire dalle leggi di riforma, e in particolare da quella elettorale,soluzioni positive che guardino agli interessi generali dei sardi, al mondo del lavoro e dell'impresa, ai giovani e a tutte le parti più deboli e meno garantite dalla società sarda.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.- Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, il mio vuole essere un modesto contributo, volto ad evidenziare e ad approfondire nello specifico alcuni aspetti per i quali le dichiarazioni programmatiche illustrate dal Presidente Floris - data la loro severa esemplificazione nell'individuazione dei problemi e delle azioni da adottare per risolverli - hanno lasciato spazio a spunti e riflessioni, senza soffermarmi più di tanto nell'analisi delle varie tematiche socio-economiche, oggetto di un dibattito abbondante attualmente in quest'Aula, a completamento ed integrazione delle proposte avanzate.
Senza fare polemica, ma basandomi sui dati di fatto e numerici, mi permetto di ribadire ancora una volta, e sarà l'ultima, che le elezioni sono state vinte inconfutabilmente dai due Poli: il Polo dei sardi del centro-destra e la Coalizione Autonomista . La prova certa è che in quest'Aula ambedue le formazioni nel loro insieme rappresentano il 90 per cento dei consiglieri. Sono comunque convinto che al momento, data l'attuale contingenza, la sua esperienza politica e la sua indiscussa valenza amministrativa, accomunata alla non comune capacità di saper aggregare le varie formazioni presenti in quest'Aula, solo lei, signor Presidente, può e deve rimuovere da questa situazione di stallo, ormai diventata insopportabile ed estremamente dannosa, l'Assemblea regionale, dando e garantendo alla Regione un Governo, che lei giustamente ha definito di programma, per affrontare le emergenze, col mal di vuoto amministrativo che, da oltre da cinque mesi, aggrava insopportabilmente la già agonizzante situazione economica della nostra Isola.
Oggi noi paghiamo a caro prezzo un modo antistorico e antieconomico di far politica, intesa principalmente come mezzo utile di occupazione del potere, e non come strumento utile di programmazione socio-economica. Con questo non intendo demonizzare, né tanto meno svilire, la validità di quelle proposte politiche alternative alla nostra, che hanno sino ad oggi guidato la Regione, in quanto le ritengo principalmente vittime proprio del vecchio sistema, al quale non hanno voluto rinunciare, che ha annullato di fatto la propositività della sinistra e lo slancio popolare dei partiti cattolici, tutti presi nella spirale della spartizione del potere che ha proiettato le forze di governo in una continua rissa indecente, provocando sei crisi di governo nella scorsa legislatura, e annullando, limitando, ritardando o non attuando, buona parte dei provvedimenti indispensabili per la sopravvivenza della nostra economia.
Le agili e moderne linee di programmazione politica ed economica, improntata a nuovi modelli di sviluppo del programma dell'onorevole Pili, si intravedono in buoni tratti del suo programma, e questo conferma la volontà di guardare avanti, lasciando alle spalle il vecchio non più proponibile. La nostra è l'unica Regione che non ha dato attuazione alla legge Bassanini, e ha dato parziale attuazione alla legge numero 142 sul decentramento dei poteri. Ciò ha continuato a consolidare il potere burocratico centrale, rendendo le amministrazioni locali e i cittadini ancora anacronisticamente succubi e dipendenti dalla burocrazia. E` indispensabile e improcrastinabile il decentramento operativo dei vari assessorati, portando in periferia la Regione, rendendola più vicina, più fruibile e disponibile verso i cittadini liberandoli così dai vassallaggi che fino ad oggi hanno consentito la perpetuazione del vecchio sistema clientelare.
In questo senso è necessario dare la necessaria autonomia amministrativa e decisionale alle amministrazioni comunali, ai sindaci e ai soggetti amministrativi operanti nel territorio,, affinché essi, veri ed unici interpreti delle esigenze delle popolazioni che rappresentano, siano gli artefici dello sviluppo socio-economico nel rispetto degli indirizzi che la Regione propone. Una Regione che, come giustamente lei ha detto, non può svolgere, così come oggi fa, solo azioni di controllo, ma deve essere veramente organo di programmazione e di coordinamento, di promozione dello sviluppo, dando effettiva attuazione agli accordi negoziati.
Lo sviluppo, ecco una parola magica che il popolo di Sardegna ancora legge nel libro di sogni, quello che per altri è normale, alle nostre genti è ancora negato. L'insularità, che ha determinato la nostra etnia, la nostra storia, una nostra cultura non solo in Italia e in Europa ma nel mondo intero, e che ha fatto di noi un continente a se stante nell'area del Mediterraneo, anziché rappresentare un elemento di forza ed una condizione di ricchezza economica, è diventata paradossalmente un elemento di debolezza e di arretratezza economica.
Isolata, e non solo fisicamente, dal resto del Continente per volontà del Governo centrale, il quale le nega di fatto la continuità territoriale, ma isolata anche al suo interno, stante la precaria condizione della viabilità interna, la Sardegna, oltre che essere la Regione meno popolata, è anche la meno servita da vie di collegamento interno: è l'unica Regione d'Europa a non avere la linea ferroviaria a conduzione elettrica ma ad un solo binario; è l'unica Regione d'Italia che non ha un'autostrada e che non riceve dunque la quota dei proventi che, da queste strutture viarie, lo Stato percepisce.
Credo che per molti aspetti, sia economici che sociali, la Sardegna non solo non sia ancora in Europa, ma forse, se non proprio dal punto di vista politico e fisico, neanche in Italia. Eppure, come lei giustamente ha detto, la Sardegna - che sino a un secolo e mezzo fa era Regno sardo - ha dato enormi e reali contributi sia per l'unità d'Italia, che per la libertà,e la Repubblica.
Poiché lo sviluppo della nostra Regione passa principalmente tramite la continuità territoriale è necessaria innanzitutto la funzionalità delle comunicazioni e delle viabilità interne. Non è più procrastinabile quindi la realizzazione di una vera autostrada sarda, per la quale devono essere coinvolti oltre lo Stato, la Regione, le province, i comuni, le banche, le camere di commercio e tutti i soggetti attuatori e gestori dello sviluppo socio-economico dell'Isola; come è parimenti indispensabile attuare il progetto di elettrificazione della tratta ferroviaria realizzando anche una viabilità minore interna sufficiente e funzionale alle esigenze economiche e sociali del territorio. Qualsiasi progetto di sviluppo, che tenda all'aumento del prodotto interno lordo, passa tramite questi punti obbligati.
Inoltre non si può parlare di sviluppo dell'economia agro-pastorale senza dotare le zone interne della viabilità rurale e dell'elettrificazione indispensabile e necessaria; economia agro-pastorale che, con circa 150 mila addetti, è la più grande fabbrica della Sardegna ormai in dismissione, stretta com'è dai debiti contratti con le banche e vittima di una certa politica assistenziale che, a lungo andare, si è dimostrata fallimentare e inadeguata. E` indispensabile, nell'immediato, adottare con estrema urgenza, per questo settore, così come per gli altri settori (artigianato, commercio, piccole e medie industrie) che lei ha citato nel programma, uno strumento normativo che trasformi il debito a breve termine in debito a medio e a lungo termine, ma a tassi agevolati e garantendo anche, con garanzia fideiussoria solidale della Regione, le operazioni di mutuo. Allo stesso tempo è indispensabile attuare da subito i presupposti economici atti a potenziare e salvaguardare il prezzo unitario dei prodotti agrozootecnici, primo fra tutti il latte, che è uno degli elementi trainanti della nostra economia; e prevedere altresì il marchio D.O.C. per tutti i prodotti della nostra agricoltura e zootecnia.
L'abbattimento del costo energetico e del costo del denaro, accennato nel programma, è condizione assoluta per il rilancio dei settori produttivi della nostra economia; è altresì indispensabile creare le infrastrutture e incentivare l'iniziativa privata, affinché le materie prime estratte in Sardegna vengano lavorate e trasformate in loco, mi riferisco ad esempio al granito, alla bentonite, al caolino, alle sabbie silicee eccetera. Queste lavorazioni peraltro, compatibili con l'ambiente e la salute dei cittadini, creerebbero un consistente numero di posti di lavoro trascinando anche un notevole indotto.
A questo proposito concordo sulla necessità di riordinare il settore della formazione professionale, vera pastoia di ben identificate sigle e fabbrica di mere illusioni e di sottoccupati. La formazione deve essere demandata solo ed esclusivamente alle imprese ed aziende strutturalmente e professionalmente in grado di istruire e preparare alla nuova professione l'allievo che si formerebbe quindi nell'ambito aziendale.
La piccola e media impresa esistente in Sardegna può essere ancora salvata se vengono attuate da subito azioni di salvaguardia atte a potenziarla. Gli strumenti e i comportamenti necessari sono ben noti: basta metterli in essere. In Sardegna c'è una gran voglia di fare, e c'è capacità progettuale più che sufficiente. La dimostrazione sta nell'entusiasmo, manifestato con idee e progetti, che le amministrazioni comunali e i privati hanno profuso nell'attuazione dei modelli proposti con la programmazione negoziata. Programmazione dal basso, quindi ogni comunità artefice del suo futuro. Facile a dirsi!
I beni archeologici, culturali, ambientali e architettonici, che lei ha citato, costituiscono una ricchezza unica e inestimabile del nostro popolo e della nostra Isola. Non è stato redatto ancora un censimento, né una ricerca programmata nel settore con un progetto completo di valorizzazione e, anche volendo, nessuna amministrazione potrebbe realizzarlo dato che a tutt'oggi - malgrado i quotidiani esempi di pura insensibilità, quando non di ostilità vera - dette risorse sono lasciate in dote alle Sovrintendenze, veri proconsolati romani, che di fatto dispoticamente, a loro piacere e gradimento, condizionano uso, fruizione e studio di questi beni, frenando e ritardando progetti di valorizzazione e di sviluppo occupazionale. La Regione deve appropriarsi di questo inestimabile patrimonio e di questa ricchezza, concedendone l'uso e la fruizione ai comuni, di concerto con le università.
Parimenti è indispensabile la salvaguardia dell'esistenza e della sopravvivenza delle scuole dei nostri centri, oggetto di una vera e propria soppressione generalizzata da parte del Governo centrale. La frammentarietà dei nostri piccoli centri, la nostra economia, la scarsità dei collegamenti interni impediscono di fatto a molti giovani di condurre in porto la carriera scolastica. Abbiamo il triste primato in Italia del maggior numero di giovani non laureati e non diplomati in proporzione agli abitanti, eppure in Sardegna non mancano i cervelli. Dobbiamo difendere e portare avanti la battaglia per l'insegnamento, nelle scuole dell'Isola, della lingua sarda, patrimonio inestimabile e irrinunciabile non solo del popolo sardo, ma dell'Europa intera e del mondo.
Il futuro della nostra Isola, oltre che nei settori economici tradizionali, sta principalmente nel turismo, come lei ha detto. Ritengo necessario che questo importantissimo settore debba essere regolamentato e gestito da un assessorato specifico, che ne tracci le linee guida e ne curi la programmazione e l'attuazione, lasciando all'Assessorato che lo comprende attualmente solo la competenza in materia di artigianato e commercio, le cui problematiche sono di per sé abbastanza complesse (vedasi il commissariamento da parte del Governo per l'attuazione di nuove norme sul commercio).
Nella generale emergenza che caratterizza la nostra società credo che la sanità si collochi ai primi posti. Ritengo indispensabile e immediato salvaguardare e potenziare le strutture periferiche esistenti. Mi riferisco per esempio alla provincia di Sassari, nella quale sono stato eletto, dove le strutture ospedaliere di Thiesi, Ittiri, Ozieri, Bonorva, veri e propri presidi sanitari di vitale importanza per le nostre popolazioni, sono abbandonate oramai, oltre che al degrado edilizio e all'incuria, anche all'insufficienza di personale, fatto inconcepibile se si pensa invece al sovraffollamento nelle strutture ospedaliere di Sassari, alle attrezzature inutilizzate in esse presenti e a quanti tra medici e personale specializzato sono ancora senza fisso lavoro. Ma credo che questa sia una situazione che riguarda l'intero territorio regionale.
Nelle zone svantaggiate, ad altissima densità di disoccupati, sono presenti strutture che si reggono su un'economia prettamente agro-pastorale che non è più sufficiente a sopperire ai bisogni socio-economici delle popolazioni, in esse si segnalano già numerosi e preoccupanti episodi generati dal disagio sociale. E' indispensabile che questi importanti presidi non vengano meno, ma anzi vengano potenziati e ammodernati. A Ozieri, una parte delle amministrazioni di questo territorio ha organizzato un'assemblea, in seguito alla quale è stato redatto un documento di programma riguardante le comunità del Monte Acuto e del Goceano, presentato tra l'altro anche all'Assessorato della programmazione. Le loro esigenze (irrigazione, elettrificazione, viabilità) sono però necessità di tutto il territorio delle nostre zone; la loro mancata realizzazione è la causa principale del degrado economico e del sottosviluppo di tutte le zone interne, del Logudoro, del Meilogu, del Goceano. Si pensi alle dighe ancora non realizzate de Sa Contra Ruja nel Goceano, della mancata elettrificazione rurale, del by-pass dal Coghinas a Rio Muzzone, alla diga di Buttule, tutte opere che cambierebbero radicalmente l'economia agro-pastorale di buona parte della provincia di Sassari, oltre al fatto che agli usi civili deriverebbero benefici innegabili.
I problemi che debbono essere affrontati nel breve e nel medio termine, signor Presidente, sono molteplici e complessi; io, attraverso questi parziali approfondimenti ora riportati, voglio rappresentare l'attenzione che caratterizzerà il mio mandato e che destinerò all'operato della Giunta da lei presentata e alla realizzazione del suo programma nel rigoroso rispetto della trasparenza, dell'efficienza, dell'impegno reciproco, volti alla ricerca del benessere e del riscatto del nostro popolo, il quale con orgoglioso, ma non rassegnato, silenzio - che ormai per altro è più rumoroso e dirompente di un fiume in piena - aspetta, sperando che i propri figli raggiungano finalmente la maturità politica e culturale, per autodeterminare il proprio futuro. In questo rientra la legittima e improcrastinabile richiesta delle popolazioni della Gallura per l'istituzione della provincia, vero volano per il riscatto economico di quel territorio.
Signor Presidente, rinnovando la fiducia che in lei ho riposto votandola, esprimo il mio voto favorevole alla Giunta da lei proposta, formulandole i miei più fervidi auguri.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
LODDO (I Democratici). Si può posticipare il suo intervento?
PRESIDENTE. No, abbiamo detto che bisogna essere presenti in Aula. Se il consigliere chiamato non è presente perde il diritto al suo intervento, a meno che non ci sia qualcuno che lo sostituisca. Onorevole Dettori, vuole sostituire lei l'onorevole Dore, con la speranza che durante il suo intervento arrivi?
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.-F.D.). Questa mattina abbiamo organizzato la partecipazione alla discussione cercando di costruire l'alternanza, in parte ci siamo riusciti sostituendo chi era assente (dandogli così la possibilità di parlare in un momento successivo) con gli oratori che erano pronti ad intervenire. Adesso il collega Dore non è presente, però è presente la collega Dettori che è disposta ad intervenire subito, sostituendolo e confermando così la possibiltà dell'alternanza ;conseguentemente le chiedo, così come è stato fatto per altri, di spostare l'intervento del collega Dore ad un momento successivo. In sostanza, siccome il dibattito è proseguito normalmente, le chiedo di far parlare la collega Dettori, ma di non cancellare l'iscrizione di intervento del collega Dore.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, io non ho nulla in contrario. Ritengo sia giusto dare all'onorevole Dore la possibilità di intervenire. Se i colleghi sono d'accordo, e lasciano fare a me, io garantirò anche al collega Dore la possibilità di svolgere il suo intervento.
E' iscritta a parlare la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI IVANA (D.S.-F.D.). Non sono proprio pronta, ma vediamo che cosa si può fare.
Onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, in questo passaggio critico di transizione per cercare una coerenza tra il Presidente della Giunta e la maggioranza che dovrebbe dargli il sostegno, maggioranza definita di programma, che va al di là degli schemi tradizionali destra-sinistra, ci viene riproposta di fatto una Giunta di centro-destra. L'unica novità è che questa riproposizione non è costruita sulla base del consenso elettorale, il quale non aveva certo indicato come leader l'onorevole Floris, ma su un'operazione pasticciata di scomposizione dei Poli, che rinnega ogni dichiarazione ed orientamento dei massimi rappresentanti del centro-destra stesso verso il maggioritario e il presidenzialismo.
Nonostante il risultato dei referendum consultivi in Sardegna e, alla Camera, l'approvazione della legge costituzionale sull'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale, in quest'Assemblea viene allargato il Polo di centro-destra dal cui orizzonte scompare il principio di alternanza e di bipolarismo fondato sui partiti e sulle coalizioni. Vedo qui il rischio che quel disegno politico, volto a rafforzare ed allargare il centro-destra, alimenti invece le posizioni che puntano a separare il problema della governabilità dai problemi della rappresentanza democratica e della partecipazione permanente dei cittadini e delle cittadine alla vita politica.
Mi chiedo se, in nome della governabilità, sia possibile accettare - chiedo scusa, ma lasciatemelo dire - tradimenti, cambi di campo, addirittura la sostituzione di uomini eletti con 152 mila voti con assertori della vecchia politica, delle convergenze e delle convenienze possibili nella situazione data. Mi piacerebbe sapere cosa pensano di questa sostituzione di leadership l'onorevole Pili e la stessa Forza Italia.
Ancora, onorevole Fantola (che naturalmente non è presente), credo che lei sia d'accordo con me se affermo che questi eventi minacciano in modo molto serio il disegno originario che era il cuore della nascita di coalizioni di governo, quali il Polo e l'Ulivo, cioè il riassetto in senso bipolare del nostro sistema e la costruzione dei soggetti politici tesi a dare vita ad una rinnovata e rigenerata democrazia di partiti di stampo europeo.
Ora, la mancata riforma del nostro sistema elettorale rimanda ad un futuro ancora eventuale l'approdo al bipolarismo; la caduta della Giunta Pili prima e quella della Giunta Selis poi hanno scosso gli equilibri su cui si fondavano le coalizioni, facendo emergere interpretazioni piuttosto divergenti delle coalizioni stesse, della loro natura e delle loro prospettive, tanto che assistiamo oggi alla nascita di una Giunta possibile, una Giunta programmatica, di convergenza autonomistica, e un progetto riformista nazionalitario e federalista, vedi pagina 2 delle sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Floris, mi rivolgo a lei e all'onorevole Capelli.
Tutto ciò ha sconcertato l'opinione pubblica, è importante che identifichiamo e chiariamo le ragioni che hanno ingenerato questo stato di confusione. Il risultato elettorale di giugno ci ha consegnato un Consiglio diviso pressoché a metà, nel quale né il centro-destra, né il centro-sinistra, sono riusciti a costruire la fiducia alla propria Giunta. Si era convinti che si potesse costruire una maggioranza basata su un progetto trasparente di alleanza con quelle forze del centro che non si erano schierate, durante la competizione elettorale, né con la destra né con la sinistra, attivando nel contempo un confronto vero, sul futuro della legislatura e sui problemi della Sardegna, con tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio.
Così non è stato, si è voluto invece andare alla scomposizione dei Poli, che viene invece rinnegata nelle dichiarazioni, nei modi e con i metodi che conosciamo, creando anche forse ( innanzitutto - mi si scusi - con l'atteggiamento dell'onorevole Serrenti che decide di sostenere attivamente una parte politica pasticciando sulle regole) un clima di sospetto e di intolleranza che non rende agevole il lavoro di questa Assemblea. Chi la pensa così ritiene sufficiente offrire alla nostra Regione una ricetta semplificata; io credo che invece saremo in grado di capire e di valutare, e che anche chi ci vede e ci ascolta sarà in grado di capire e di valutare.
Nelle dichiarazioni programmatiche c'è un forte richiamo al superamento dello scontro e delle contrapposizioni, per dare valore alla strategia della tensione - ecco, scusate, avevo sottolineato questo termine, non volevo che mi scappasse tensione ed invece… - dicevo, alla strategia dell'attenzione e alla responsabilità, nell'interesse dell'Isola, dunque ad un clima di dialogo. Certo è un richiamo interessante, ma noi - intendo il centro-sinistra - siamo in questo momento impossibilitati ad aderirvi, visto il modo con il quale si è formata questa Giunta, vedi i tre transfughi e il comportamento dell'onorevole Serrenti. Sarà il comportamento del Presidente della Giunta e della maggioranza che ci farà capire se saranno nuovamente agibili gli spazi democratici, per avviare un confronto costruttivo sui grandi problemi della Sardegna, soprattutto per quanto riguarda le riforme che, ne siamo convinti, non possono e non debbono essere avviate da una maggioranza, per di più risicata e raccogliticcia come quella che si presenta dietro l'onorevole Floris.
Si può dire che l'inizio non è dei più confortanti. Le sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Floris, sono tutte tese ad evidenziare le mancanze, le povertà e le miserie della Sardegna; non volano alto, mancano di passione, quella politica e culturale, naturalmente. Lei si è riferito con molta forza al modello catalano, ma la Sardegna ha in comune con la Catalogna solo la particolare sensibilità autonomistica e la consapevolezza di essere popolo distinto; per il resto prevalgono le differenze, la ricchezza, la modernità, il "peso", Barcellona. E` complesso assumere come modello la realtà catalana, se penso poi ad alcuni suoi cenni sulle questioni ambientali ed urbanistiche mi verrebbe da dire che non vorrei che lei partisse dalla Catalogna per arrivare alla più modesta Costa Brava, che è poco autonomistica e molto cementificata. Il modello catalano, oltretutto, non si è certamente sviluppato nell'esaltazione della miseria, ma nella valorizzazione delle risorse, a partire da quelle culturali e della lingua, che lei trascura totalmente.
Io credo che sia necessario spostare l'ottica dell'analisi e più precisamente focalizzare l'attenzione per individuare l'esistenza di condizioni ambientali e locali su cui basare uno sviluppo davvero autoctono. E` necessario analizzare quindi in che modo le risorse e gli strumenti esistenti possono giocare un ruolo nei processi di creazione e di sviluppo di nuovo capitale produttivo. Sono convinta, infatti, che non sia possibile studiare modelli e politiche di sviluppo prescindendo dall'analisi degli agenti economici, delle loro potenzialità e non solo dei loro limiti. Per fare un solo esempio, io sono convinta dell'esistenza di grandi potenzialità delle donne e degli uomini sardi in quanto soggetti economici, soprattutto nell'avvio di attività imprenditoriali orientate al mercato che, in aree non ancora pienamente sviluppate come la Sardegna, sono rappresentate per un lato da risorse in termini di capacità operative e produttive, nell'ambito dell'impresa, per l'altro da risorse in termini di fattori di innovazione ambientale, non foss'altro per la capacità di immettere nel circuito produttivo ed economico risorse che altrimenti non sarebbero utilizzate. Il soggetto che riesce a mobilitare tali risorse non è misero, è un soggetto innovativo.
Se diamo per verificata l'affermazione che in una società tecnologicamente arretrata la risorsa rappresentata dalla conoscenza del processo produttivo si fonda sul saper fare manuale ed artigianale, credo non sia contestabile, per esempio, che il saper fare di molte aziende e imprese a conduzione familiare, in questa nostra Isola, sia immediato e faccia riferimento alla gran parte della produzione di base: alimentare, agroalimentare, tessitura, abbigliamento, turismo, altre produzioni artigianali, servizi alle persone e alle imprese.
Si tratta quindi di intervenire per valorizzare una risorsa già esistente, sviluppando non solo gli elementi strutturali dell'impresa sarda, ma anche il sistema relazionale perché sia capace di far superare gli ostacoli allo sviluppo di cui soffrono. Agire su questi diversi livelli significa tenere in considerazione le risorse e i bisogni che i soggetti esprimono. La Sardegna in questi ultimi anni si è dotata di strumenti importanti per creare un nuovo modello di sviluppo e di riequilibrio territoriale, economico e sociale, come i P.I.A. e il Piano straordinario per il lavoro, per citarne solo alcuni; moderni strumenti fondati sulla programmazione proveniente dal basso e basata su principi di sussidiarietà e parternariato, principi questi di cui l'Unione Europea si avvale da anni. Il modello innovativo è quindi quello che muove dall'interno, dalla valorizzazione delle risorse locali, umane, ambientali e culturali, capace di confrontarsi con la modernità per evitare il rischio della marginalità, della definitiva esclusione dai processi di rinnovamento economico, sociale, culturale e tecnologico.
Il ruolo che può giocare la formazione in questo modello è evidentemente centrale, ma non è sicuramente quello da lei indicato quando si dedica ad analizzare questo nodo centrale delle politiche per l'occupazione. Non si tratta di inventariare le qualifiche, bensì di ridefinire il ruolo della formazione, la quale è identificata non solo come strumento strategico per la rimozione dei disequilibri tra offerta e domanda, ma come vero e proprio fattore di sviluppo economico. Il successo dei sistemi produttivi dipende non solo dalla disponibilità di energia e di materie prime, ma sempre di più anche dalla capacità di sfruttarle e di valorizzarle, dunque dalle conoscenze, competenze, capacità di saperle applicare ai processi produttivi. In una parola, dipende dalla capacità di investire sulla risorsa umana.
Vi è l'esigenza prioritaria di ridefinire il ruolo della Regione in questo ambito; la Regione deve diventare a pieno titolo soggetto di promozione e di governo della formazione, assumendo un ruolo di promozione del sistema formativo nel suo complesso, attraverso la gestione di risorse adeguate, sviluppando di concerto quelle autonomie del sistema formativo, programmi di sostegno al diritto allo studio, di orientamento e di valutazione.
Avviandomi a concludere, voglio riprendere, seppur brevemente, altri due punti: zone interne e società del malessere. Signor Presidente, su questo argomento si è quasi impossibilitati a dissentire, vista l'inesistenza di analisi e quindi di proposte, se non la riproposizione dell'ennesimo confronto con le realtà istituzionali, senza alcuno sbocco operativo. Avrebbe potuto citare l'emergenza spopolamento, che è la vera nuova grande emergenza delle aree interne della Sardegna. Un processo iniziato già da diversi decenni, che ultimamente ha assunto dimensioni clamorose poiché nel contempo si assiste ad un travaso di abitanti nei comuni costieri e nei grandi agglomerati urbani. Per cui, da un lato i centri maggiori rischiano di esplodere, i servizi in particolare non sono in grado di offrire una qualità della vita dignitosa, dall'altro lato rischiano di scomparire numerosi piccoli centri, con il loro patrimonio di cultura, tradizione e lingua. Si è iniziato a fare qualcosa nelle scorse legislature; mi permetta, Presidente, di suggerirle di ripartire dal punto in cui ci si era interrotti per la conclusione naturale del mandato elettorale.
Sanità: auspico che il particolare impegno - che lei, signor Presidente, vuole rivolgere nei confronti del servizio sanitario - non sia per quantità e qualità ciò che si legge nelle sue dichiarazioni. La ridistribuzione delle risorse, si dice, avverrà nell'ottica del completamento del processo di aziendalizzazione, in maniera funzionale ad una maggiore solidarietà nei confronti dei ceti più deboli. Mi permetta di dire che questo o non significa niente, oppure vuole significare che le regole e le procedure sono considerate un fatto privato di questa maggioranza.
Infine, ancora una volta, ma non stancamente, mi sento moralmente impegnata ad intervenire per rimarcare un'assenza piuttosto che per portare un contributo propositivo di progetto e di programma segnato dal punto di vista delle donne e per contrastare dichiarazioni talvolta sconcertanti sulla politica espressa dalle donne. Sorprende che alcune donne del centro-destra rilevino la mancanza di competenze e di intelligenze femminili utili a questa Giunta; denunciano pretese demagogie strumentali di divisione tra genere maschile e femminile.
Cara Noemi, sei sicura che quello che conta è unicamente il progetto e non anche le risorse umane di uomini e di donne che quel progetto devono realizzare? Purtroppo mi viene il dubbio che il sostegno che hai espresso alle donne del centro-sinistra, per cui ti ho ringraziato, fosse, quello sì, strumentale. La collega Pilo parla di un declassamento della politica legato alla mancanza di incarichi alle donne. Mariella, hai perfettamente ragione!
Il processo di modernizzazione del Paese ha visto le donne come principali protagoniste dei profondi cambiamenti intervenuti nella società; il processo di femminilizzazione della società civile ha fatto emergere sulla scena pubblica anche forti personalità. Cambiamenti così profondi, in presenza di un'ondata culturale di destra che ha attraversato tutto l'Occidente, hanno indotto taluni a ritenere superata la necessità di un'azione politica collettiva diffusa e organizzata, mirata ad interpretare e tradurre la crescita sociale e soggettiva delle donne italiane e sarde in un consapevole progetto di cittadinanza. La vittoria della destra nel 1994 sembrò sancire questo punto di vista; con la destra apparvero infatti sulla scena politica molte donne, alcune anche di forte richiamo mediatico, estraneo o addirittura ostile alla politica delle donne. E' stata una vampata effimera, e non è un caso se le poche donne di destra rimaste sulla scena politica abbiano cercato poi, in più occasioni, collegamenti in Parlamento con le donne della sinistra, ed agiscano il più delle volte in difformità con i loro Gruppi di appartenenza per contrastare il fatto che tutti i luoghi della decisione, nei grandi apparati pubblici e privati, e soprattutto nella politica, sono oggetto tuttora di un perdurante ed indiscusso monopolio maschile.
Che spiegazione dare di tutto ciò? E` un segno della malattia della politica? Basta quindi l'impegno deciso perché si affermino procedure e regole più trasparenti e democratiche? Impegnarsi per le regole è importante, così come importanti sono le molteplici iniziative di costruzione di forti reti femminili, ma esse non esauriscono né risolvono la questione. Bisogna far tornare la politica, come diceva Mariella, in quest'Aula del Consiglio regionale. Infatti la perdurante e sempre più accentuata esclusione delle donne dai luoghi della decisione è il sintomo, il riflesso di strozzature, contraddizioni, paradossi, che derivano da un processo di modernizzazione del Paese, non guidato politicamente con l'ottica di genere. Ciò ha provocato effetti patologici non solo per le donne, ma per l'intera società, per la sua coesione, per il suo sviluppo equilibrato.
Noi donne, sia di sinistra che di destra, dobbiamo fare in modo che la democrazia del 2000 sia una democrazia paritaria; senza una massa critica di donne, nei luoghi della decisione, abbiamo sperimentato che le classi dirigenti non riescono a governare i mutamenti del nostro tempo. Non si tratta di riconoscere un diritto negato ad una parte della società; la scommessa è molto più grande. Si tratta di mettere nel cervello collettivo della Regione, del Paese, il punto di vista di genere, non in un'ottica di tutela delle donne, ma per far crescere e valorizzare una grande risorsa della società e migliorare conseguentemente la vita di tutti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Demontis. Ne ha facoltà.
DEMONTIS (Patto Segni - Rif. Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri. Nella mia esperienza di consigliere regionale, specie nella passata legislatura, ho avuto l'onore di contribuire alla risoluzione di diverse crisi, partecipando quasi sempre alle maggioranze succedutesi a sostegno del Presidente Palomba. Devo dire che, pur continuando a sedere nel settore di sinistra, mi è anche capitato di non essere d'accordo con il Presidente Palomba, schierandomi di conseguenza con l'opposizione e negandogli il voto di fiducia. In entrambe le situazioni, di favore o contrarietà alla Giunta proposta, ho conservato sempre lo stesso rispetto per le istituzioni, gli uomini e i partiti che si avviavano a governare la Sardegna o a ricoprire il dignitoso e onorevole ruolo democratico dell'opposizione.
Certo, quando si è all'opposizione il giudizio che si esprime sulla maggioranza, sul Presidente e sulla Giunta proposta, è critico e non può che essere negativo, guai se non lo fosse. I programmi non sono mai condivisi da tutti, neanche quelli migliori in assoluto; ma il tutto, cari colleghi, deve contenersi all'interno del gioco democratico, all'insegna della lealtà e del rispetto reciproco, non fosse altro perché ci troviamo nella massima sede istituzionale sarda, la quale deve essere sempre esempio di correttezza democratica, di lealtà e legalità, in una parola esempio di civiltà.
In queste prime sedute di Consiglio non siamo sempre stati in grado di offrire ai sardi questi esempi, sia nei comportamenti che nelle dichiarazioni espresse. Sono convinto che non ci siamo riusciti, non perché non siamo all'altezza, ma soltanto perché siamo pervasi da tanto egoismo e da tanti interessi, non soltanto di natura politica; perciò, a danno di tutti, ci ostiniamo a non voler ricoprire il ruolo democratico dell'opposizione che io reputo, lo ripeto, dignitoso e onorevole al pari di quello di maggioranza. Ruoli che ancora oggi, dopo cinquant'anni, e direi oggi ancor più che in passato, vengono decisi e assegnati in quest'Aula attraverso i giochi di sempre.Il tutto, cari colleghi, sulla pelle degli elettori o, se vogliamo, di quel conclamato popolo sardo puntualmente ed eternamente ignorato, al quale è stata negata la giusta e sacrosanta opportunità, eleggendo il Consiglio regionale, di scegliere direttamente una maggioranza di governo. Infatti, ancora oggi, dopo cinque mesi, per effetto di una legge elettorale perversa (per la quale chi ottiene il maggior consenso elettorale perde seggi consiliari, e chi non gode del maggior consenso, ironia della sorte, conquista il maggior numero di consiglieri), siamo alla ricerca di una maggioranza, bocciando a ripetizione presidenti e giunte, infischiandocene di tutti e di tutto, anche dello spettacolo indecoroso che a più riprese, in diretta televisiva, abbiamo offerto a tutti i sardi, principalmente a tutti quelli che nel giugno scorso ci hanno accordato la fiducia in seguito al nostro dichiarato impegno elettorale a garantire il buon governo della nostra terra. Quest'Aula, da santuario della politica sarda, è stata trasformata in teatro, offrendo uno spettacolo non certo edificante. La situazione deve essere sfuggita di mano alla regia, anche se attenta ed esperta, perché se veramente il risultato odierno doveva essere conseguito alcuni mesi fa, evidentemente qualcosa non è andato per il verso previsto.
Con questo mio intervento intendo preannunciare, in coerenza col Gruppo dei Riformatori sardi, il mio voto di fiducia alla Giunta Floris. Colgo, però, l'occasione per ripercorrere le tappe della mia vicenda politica lungo un cammino che mi ha portato alla candidatura e poi alla collocazione in questo Gruppo. La scelta, pur libera e convinta, è stata sicuramente necessitata dalle vicende che hanno caratterizzato il mio rapporto con il Partito Sardo d'Azione, Partito che mi ha prima emarginato e poi si è rifiutato di darmi spazio nelle recenti consultazioni elettorali. Di contro i Riformatori, senza impormi alcun condizionamento, mi hanno offerto, e ne sono grato, dignitosa ospitalità, conseguentemente io rimarrò all'interno di questo Gruppo e vi opererò come sardista, ma in sintonia con la loro linea per promuovere e sostenere le condivise battaglie nazionalitarie, prima fra tutte la creazione della Costituente sarda per la riscrittura dello Statuto, la quale riveda e contratti, su basi federaliste, il rapporto della Sardegna con lo Stato italiano prevedendo per l'Isola l'assegnazione di tutti quei poteri che le permettano di uscire dalla dipendenza e di avviarsi, attraverso una strada tutta locale, verso traguardi di prosperità e di benessere. Da sardista ritengo questa collocazione la più appropriata, non ne vedo oggi alcun'altra possibile, di certo non nel Partito Sardo d'Azione, ovvero in quel Partito che mi ha espulso e mi ha trascinato in Tribunale vantando l'esclusiva proprietà del simbolo e della bandiera a copertura delle proprie miserie; un Partito che in quest'Aula, nella precedente legislatura, attraverso l'alito fetido di un suo rappresentante, ma con l'avallo degli altri due consiglieri, allora alleati e in perfetta sintonia di intenti e di interessi, mi ha calunniato, senza che l'esimio Presidente si degnasse di intervenire, non dico in mia personale difesa, ma almeno a tutela della rispettabilità di quest'Aula.
Ma poi, quale Partito sardo dovrebbe rappresentarmi? Forse che oggi ve ne è uno? Qual è? Quello prevalente maggioritario o quello decadente storico? No davvero! Oggi non esiste più il Partito sardo, né quello di Lussu e di Bellieni e neppure quello dei Columbu e dei Melis. Oggi esistono le fazioni in lotta fra loro per accaparrarsi le ultime briciole. Una divisione che viene da lontano, ma che si è approfondita soprattutto negli ultimi anni, caratterizzati da una dirigenza miope e settaria, interessata solo a dividersi misere spoglie, a gestire pezzi di sottogoverno, a distribuire qualche prebenda ad amici e galoppini. Chi si opponeva a tale malcostume è stato emarginato, così sono stati espulsi i militanti più attivi e generosi, le voci critiche, gli oppositori della triade consiliare di potere che voleva gestire il P.S.d'Az. come cosa e casa propria.
La mia mancata candidatura in quel Partito, nella provincia di Nuoro, alle ultime elezioni, è da situarsi in questo contesto. Avrei disturbato e messo in forse il successo di amici o di amici degli amici. Malgrado queste giustificazioni, qualche critico potrebbe accusarmi di aver cambiato oltre che la casacca anche il campo. Sulla casacca ho già detto che sono stato, sono e rimarrò sardista, forse non D.O.C., cioè disponibile ad ogni compromesso, come grida qualcuno, ma certamente con la faccia e la coscienza più pulite. Sul campo, invece, qualche parola voglio spenderla: dico subito che non accetto lezioni di coerenza da nessuno, men che meno dai resti del Partito Sardo d'Azione. Al riguardo ricordo a tutti che, solo ieri, i rappresentanti sardisti ruppero con la Giunta Palomba per semplicissimi e banalissimi motivi di poltrona. Volevano perpetuare il ricatto di due Assessorati per tre consiglieri. Oggi gli stessi si sono schierati col centro-sinistra, ma non certo per affinità politico-ideologiche, solo per ragioni utilitaristiche. Presumibilmente, infatti, questo era l'unico sistema per tentare di conservare, a Sassari, il senatore, diciamo, sardista eletto con l'Ulivo. Dunque un normale interessato baratto politico-elettorale che ha avuto un altro momento esaltante in occasione del tentativo di Giunta Selis nella pretesa, soddisfatta, ma per fortuna fallita, di due assessori per due consiglieri.
Veniamo al centro-sinistra, i suoi esponenti più rappresentativi hanno sempre corteggiato, vezzeggiato e blandito da anni i rappresentanti del P.S.d'Az. in Consiglio, questi rappresentanti, che si erano dimostrati inaffidabili e che tali essi stessi consideravano e tuttora considerano, poi abbandonarono il centro-sinistra, come già detto, per brutali motivi di interesse; da parte degli stessi dirigenti non si mostrò nessuna disponibilità tesa a favorire la crescita e a dare prospettiva politica ai movimenti sardisti nuovi, i quali pure riscuotevano consenso nella base e godevano dell'approvazione di autorevoli esponenti del sardismo.
Per questo oggi con quale giustificata logica potrei trovarmi a mio agio in quel campo? Forse che mi hanno mai cercato, contattato, consultato, non dico negli ultimi anni in cui ho lealmente sostenuto Palomba, ma negli ultimi mesi, prima della scadenza di giugno?
Il risultato è che oggi il centro-sinistra, pur di tenersi in piedi fa finta di niente; anzi, è costretto ad accettare di dipendere da un Gruppo che, per prepararsi a prevedibili nuove alleanze, proclama una fantomatica equidistanza dai Poli e rivendica una credibile originalità; lo stesso centro-sinistra non trova di meglio per manifestare la propria presenza in quest'Aula che soffermarsi all'infinito sul tema del Presidente super partes.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue DEMONTIS.) E' ora di chiudere l'argomento: tutti sanno infatti che i Presidenti del Consiglio regionale non votavano semplicemente perché il loro voto era assolutamente ininfluente, e non certo perché erano super partes o garanti imparziali. In ogni caso, all'attuale Presidente del Consiglio si possono rimproverare molte cose, ma non la scelta di avere espresso un voto esplicito, in favore di chi lo ha eletto, in alternativa al non voto, che equivaleva al voto per il campo avverso. Comportamento certamente più leale e corretto, salvo eventualmente trarne poi altre enunciate conclusioni.
Ma, a parte queste considerazioni, dove si trovano gli accenni più convincenti di sardismo? Chi è più credibile nel dirsi promotore di battaglie nazionalitarie? Il centro-sinistra che ricalca fedelmente il potere romano, oppure Floris con il suo governo di centro di rivendicazione autonomistica? Il rapporto, il raffronto tra le dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris, che ci accingiamo votare, e quelle presentate dal leader della Coalizione Autonomista Selis, non lasciano dubbi. Per questo voterò la nuova Giunta, e la sosterrò lealmente. Il mio, però, è un voto che aspetta una verifica, la Giunta dovrà mettere poche ma qualificanti battaglie al centro della sua azione.
(Interruzioni)
Sì, farò una verifica in Consiglio ed anche in Giunta.
Ripeto, la creazione di una Costituente, deve essere l'azione prioritaria da compiere, e contestualmente iniziare la battaglia per la riforma elettorale - ma su questo sorvolo in quanto hanno già insistito altri colleghi - in modo da emanare nuove regole, che permettano a chi vince di governare e a chi perde di rappresentare un'opposizione, all'interno della quale siano salvaguardate le identità e le specificità politiche, culturali e ideologiche delle minoranze.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Ho saputo che stavo per perdere il diritto ad intervenire, o meglio che qualcuno aveva deciso che non dovessi intervenire.
PRESIDENTE. Deve ringraziare l'onorevole Dettori che l'ha sostituita.
DORE (I DEMOCRATICI). Vorrei sapere chi ha predisposto i turni, con quale criterio e con quali regole; comunque ringrazio l'onorevole Cugini per l'efficace difesa, e l'onorevole Ivana Dettori per la sostituzione, devo dire che ancora una volta le donne si sono rivelate provvidenziali. Grazie.
Signori, siamo all'epilogo di questa allucinante vicenda che dura da oltre quattro mesi e, tenuto conto di quanto è successo, io credo che venga spontaneo il riferimento a due libri di successo di due autori contemporanei, entrambi siciliani; il primo, pubblicato nel 1945, opera di Elio Vittorini, riguarda i protagonisti - in positivo e in negativo - dei fatti accaduti a Milano negli ultimi mesi della guerra di liberazione, il titolo del libro poi divenuto famoso è "Uomini e no"; il secondo, più recente, e forse più conosciuto al grosso pubblico, opera di Leonardo Sciascia, è "Il giorno del civetta" e tratta del fenomeno della mafia. Ma non è questo, almeno ci auguriamo, mi auguro, che qui interessa, quel che interessa è quanto il capo mafia di un paesino della Sicilia, certo Don Mariano, parlando con un giovane ufficiale dei Carabinieri di origine settentrionale da poco giunto in Sicilia, sosteneva in relazione agli esseri umani, dicendo che andavano distinti in quattro categorie: uomini, mezz'uomini, ominicchi e "quaquaraqua", sì, anche "quaquaraqua". Che cosa vuol dire "quaquaraqua"? Secondo Don Mariano, e quindi secondo Sciascia, sono coloro che dovrebbero vivere nelle pozzanghere come le anatre, dato che la loro vita non ha più senso né più espressione di quella delle anatre.
Ebbene, cari colleghi, cari signori, se si ripercorre quanto è avvenuto in questo Consiglio dai primi di settembre ad oggi si deve riconoscere che le definizioni di Vittorini e di Sciascia trovano pieno riscontro; infatti qui c'è chi si è comportato da uomo, ma c'è anche chi si è comportato da mezz'uomo, chi da ominicchio, e chi da "quaquaraqua".
I fatti accaduti e i comportamenti tenuti sono talmente noti che è inutile riempire le caselle in questione con i nomi di questo o quel consigliere, tanto ormai lo sanno tutti, viste anche le riprese televisive effettuate. Certamente si è comportato da uomo, a prescindere dal partito di appartenenza, e quindi io mi riferisco a tutti i settori di quest'Aula, ovviamente comprendendoci anche le donne, chi ha rispettato il patto con gli elettori, che è solenne; si è comportato da uomo chi ha tentato di dare un governo alla Sardegna, rispettando le regole della correttezza e della trasparenza, chi non ha comprato né venduto voti. Devo dire, facendo uno strappo a quello che dicevo prima, che certamente si è comportato da uomo Gian Mario Selis e chi lo ha sostenuto, certamente si sono comportati da uomini Giacomo Sanna e Pasqualino Manca; fino a questo momento si è comportato da uomo Tore Amadu, e devo dire che si è comportato da uomo, giorni fa, anche Antonello Liori, perché ha avuto il coraggio di dire quello che pensava, questo è comportarsi da uomo.
MASALA (A.N.). Lasci perdere Antonello Liori.
DORE (I DEMOCRATICI). No, non lascio perdere perché io dico quello che ritengo di dire, credo di averne diritto e libertà, non sto offendendo nessuno. Aggiungo che non si è invece comportato da uomo chi, vendendo il proprio voto per un incarico presente o futuro, o per qualcosa di peggio, fin dal primo giorno ha violato il patto con gli elettori, e gli impegni assunti con la parte politica con cui era stato candidato ed eletto; chi essendo assessore in carica di uno schieramento politico è passato armi e bagagli allo schieramento opposto (questa è una cosa mai avvenuta); chi ha tradito, pugnalandolo alle spalle, colui al quale aveva promesso fedeltà; tanto meno si è comportato da uomo chi, per sete di potere o di dominio, profittando della leggerezza, della vanità, se non addirittura dello stato di bisogno altrui - e tutti sanno che cosa dico con questo - ha ordito la congiura e l'intrigo, violando le regole della lealtà, della correttezza, della buona fede, e il solenne giuramento prestato all'atto dell'assunzione della carica di consigliere(giuramento prestato da tutti noi prima di assumere la carica) se non addirittura le norme del Codice Penale. Lo stesso discorso vale poi per chi, dopo avere ripetutamente parlato di bipolarismo e di maggioritario, pur di partecipare alla spartizione degli assessorati, voglio sottolineare "spartizione degli assessorati", si è reso disponibile a votare come Presidente un candidato che, avendo avuto solo il tre per cento dei consensi, rappresenta la negazione del bipolarismo, anche perché la sua elezione è stata costruita sulla scomposizione dei poli mediante un vergognoso ribaltone. Soprattutto non si è comportato correttamente chi, rivestendo l'alta carica di Presidente del Consiglio, ha tradito il suo ruolo di garante delle istituzioni, impedendo col suo voto contrario, cosa mai avvenuta non solo in Sardegna, ma nei cinquant'anni di vita della Repubblica italiana (caro Demontis, non si liquida questo problema con le parole che hai usato tu) impedendo, ripeto, la costituzione di un legittimo Governo e il regolare e corretto funzionamento del Consiglio.
Onorevole Floris, lei, a conclusione delle sue dichiarazioni programmatiche, ha affermato di voler ristabilire l'armonia in questo Consiglio. Ha parlato di impegno politico e morale, ha chiesto addirittura l'aiuto di Dio perché la Sardegna possa ritrovare un futuro sereno per le nuove generazioni. Le sue parole sono certamente nobili, ma le belle parole non hanno alcun valore se ad esse non fanno riscontro comportamenti dello stesso genere. Se poi si invoca Dio mentre si tengono o si avallano comportamenti scellerati, si cade addirittura nel blasfemo.
Io non so se lei sia uno degli ideatori o dei registi di questa operazione che, come ho già detto, considero scellerata, quel che è certo è che la sua Giunta nasce delegittimata perché è frutto di un intrigo, si potrebbe dire di un vero e proprio complotto, in quanto il Presidente non doveva essere lei. Se fossero state rispettate le regole, almeno per questa volta non sarebbe stato lei il Presidente. Allora tenga presente che le costruzioni basate sull'intrigo e sull'inganno, se non su qualcosa di peggio, non hanno futuro, non possono avere futuro. Le partite, qualunque esse siano, si giocano rispettando le regole, con arbitri imparziali. Se qualcuno dei giocatori o lo stesso arbitro barano, anche se potranno illudersi di aver vinto la partita, in realtà avranno al massimo ottenuto una vittoria di Pirro. Una mala pianta non può produrre frutti buoni; le costruzioni realizzate sulla sabbia, o sulla melma, crollano presto.
I Sardi e la Sardegna meritano rispetto, hanno diritto di pretendere che i loro rappresentanti politici operino per il bene comune, rispettando le regole e la decenza, e comportandosi da uomini, non da mezzi uomini, da "ominicchi" o da "quaquaraqua". Detto questo, ho ben poco da dire in merito alle sue dichiarazioni programmatiche, posso solo dire che sono di una genericità e di una superficialità addirittura sconcertanti; in esse non si prevede alcun concreto rimedio per far fronte ai principali problemi della Sardegna, da un lato ci si limita ad indicare alcune soluzioni scontate, dall'altro soluzioni tanto demagogiche quanto irrealizzabili, e soprattutto alcuni problemi fondamentali non vengono nemmeno sfiorati, mi riferisco, in particolare, al problema della famiglia, della solidarietà, delle categorie svantaggiate. E dire che lei non ci ha risparmiato il riferimento ad Aldo Moro, così come Mauro Pili non ci aveva risparmiato quello ad Emilio Lussu e a Paolo Dettori. Temo che sia Moro, sia Lussu, sia Dettori si rigireranno nella tomba per tanta improntitudine.
In conclusione, date queste premesse, forse si giustifica la sua invocazione finale, forse è proprio vero che la Sardegna può sperare esclusivamente nell'aiuto di Dio. Comunque, sia ben chiaro che noi la aspettiamo al varco. Daremo vita ad una opposizione dura ma corretta e propositiva - lo voglio sottolineare - perché alla fine, quello che interessa è il futuro della Sardegna e delle giovani generazioni.
Giudicheremo i comportamenti suoi e della Giunta di volta in volta, con severità ma senza preconcetti. Appoggeremo le scelte che riterremo utili e corrette, ma saremo severissimi di fronte a quelle di diverso segno, se ci saranno, e soprattutto vedremo se lei, che passerà alla storia di questo Consiglio come il Presidente del tre per cento, manterrà l'impegno di avviare le riforme, e se i Riformatori faranno in modo che questo impegno venga mantenuto.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io intendo dare un taglio leggermente diverso al mio intervento, anche se sarò obbligato a fare qualche accenno alla situazione che stiamo attraversando e alle dichiarazioni programmatiche..
Colleghi, i mali di cui ancora oggi soffre la nostra Regione affondano radici nel passato e derivano essenzialmente dal modello istituzionale adottato che prima ha favorito e poi consolidato quel triste processo, a tutti ben noto, denominato consociativismo politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione, ovverosia tra i blocchi costituiti dalle forze del centro-sinistra e le forze di ispirazione cattolica. Da questa situazione, come logica conseguenza, è derivata l'assenza, o quanto meno una forte limitazione, di una vera ed efficace attività di opposizione. Il consociativismo ha determinato l'uso improprio delle risorse regionali, le quali, anziché essere utilizzate per favorire e sostenere lo sviluppo economico, sono state impiegate quasi esclusivamente per l'acquisizione del consenso elettorale. Le conseguenze sono state deleterie: le risorse regionali, male utilizzate con questa logica, non hanno avuto efficaci ricadute, essendo impiegate a meri fini di bottega e non secondo criteri di economicità.
Questo modo di intendere e fare politica, figlio degenere della prima Repubblica, ha privilegiato una politica economica da socialismo reale, basata sull'interventismo dello Stato in tutti i settori produttivi, drogando la realtà economica sarda, sostenendo aziende decotte e improduttive.
In questi ultimi trent'anni, la classe politica al potere - espressione di coalizioni di centro-sinistra - trincerandosi dietro demagogiche affermazioni, quale l'esigenza della valorizzazione delle risorse locali e la difesa dell'occupazione, ha compiuto le peggiori nefandezze possibili ed immaginabili nei confronti della nostra Sardegna, senza realmente incidere sul tessuto sociale in termini di occupazione e di produttività. Ha dato, infatti, attuazione a quel perverso disegno, che prevedeva una sempre più massiccia ed invasiva presenza della Regione, nei panni di imprenditore, in settori trainanti dell'economia. Per tutti valgano come esempio le tristi esperienze dell'Emsa - oggi riformato, ma con una riforma di facciata - e della Sipas, in verità carrozzoni pubblici camuffati da privati, rispettivamente operanti nel settore minerario-metallurgico ed agricolo-alimentare, i quali hanno dato luogo a sprechi di risorse per migliaia di miliardi - va detto - in poco più di un decennio.
Le disastrose conseguenze di questo modo di operare sono, però, sotto gli occhi di tutti: ben lungi dal valorizzare le risorse locali, la disoccupazione è salita a livelli inquietanti, lo sviluppo economico è rimasto una pura chimera, mentre il malcontento e la disperazione dilagano e assumono aspetti sempre più virulenti e perciò stesso dimensioni sempre più preoccupanti.
Grazie all'avvento di nuovi interlocutori nella scena politica, mi riferisco evidentemente al Polo per le Libertà, è venuto meno questo deprecato fenomeno del consociativismo, ricostituendosi così il giusto rapporto tra maggioranza e opposizione. Ciò, però, non ha impedito al centro-sinistra di proseguire nell'affannosa politica dell'occupazione del settore privato e dell'economia per fini clientelari ed assistenziali. Così agendo la Regione Sardegna ha perso, per colpa dei suoi irresponsabili amministratori, la capacità di guida e di programmazione, alimentando e sostenendo un processo di burocratizzazione che ne ha paralizzato l'attività amministrativa. La nostra Regione ha rinunciato,, colpevolmente e irresponsabilmente, al ruolo di soggetto attivo dello sviluppo oltre che alla sua principale funzione, cioè amministrare al meglio la cosa pubblica per il soddisfacimento dei diritti e delle legittime attese dei cittadini.
La Regione, così voluta dalle forze di sinistra-centro, oggi è niente più che una mastodontica macchina burocratica autoreferente, come amano dire i sociologi, che in ogni atto compiuto ricerca l'autolegittimazione per sé e per gli enti strumentali da essa dipendenti nonché una fabbrica di voti comprati con il denaro pubblico.
Questo scenario di degrado economico e di miserie politiche è il frutto dell'assenza di una corretta politica di promozione dell'impresa, tesa a favorire gli investimenti privati, la cui mancanza è inoltre aggravata da un'inesistente politica di diffusione della cultura d'impresa.
La maggioranza di centro-sinistra, che governa la Regione da oltre un ventennio, non è stata capace di dotarsi del piano generale di sviluppo, ancorché a ciò fosse obbligata da chiare e vincolanti disposizioni di legge, vedi la legge di contabilità regionale. Non sono esistiti programmi, linee-guida e punti di riferimento che potessero prospettare alla gente quale sarebbe stato il loro futuro. L'unica cosa in cui questa maggioranza è stata capace di eccellere è stata la sistematica occupazione di poltrone negli enti strumentali e di sottogoverno, anche a costo di guerre laceranti per nomine nepotistiche e amicali.
Questo modo di operare della classe politica è sotto gli occhi di tutti, non c'è bisogno di dibattere; meno male che la televisione può portarlo ancora una volta e ancora di più all'attenzione della gente! Esso ha prodotto il fallimento del modello di sviluppo economico incentrato sull'industrializzazione. A questo proposito voglio fare un piccolo inciso: ci si lamenta in questi tempi, e nessuno della ex maggioranza perde occasione per rilevarlo, del fatto che la salute pubblica, per via dell'industria chimica, è compromessa, il che è accertato da un aumento spropositato delle morti a causa di tumore; e via tutti a cavalcare la battaglia della salute, infischiandosene dell'industria e dei posti di lavoro.
Altrettanto dicasi per le lamentele riguardanti lo spopolamento delle campagne e la perdita delle antiche tradizioni; o le battaglie contro l'inquinamento e lo scempio ambientale che questa politica ha causato. Quando, però, un'azienda privata, nello svolgimento del proprio piano d'impresa, intende porre in cassaintegrazione qualche decina di propri dipendenti, immediatamente, per incanto, diventa difendibile, nonostante in precedenza sulla stessa si sia gettato tanto fango. Bisogna essere coerenti, non si può volere la gallina e l'uovo, la botte piena e la moglie ubriaca. Bisogna fare delle scelte, e queste scelte purtroppo, da chi ha governato fino adesso, non sono mai state compiute.
COGODI (R.C.). Senza la gallina come fai ad avere l'uovo?
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Bravo Cogodi, sono contento perché finalmente con la presenza delle televisioni puoi avere avuto ancora uno spazio.
COGODI (R.C.). Mi spieghi com'è che hai l'uovo senza la gallina?
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Cogodi, continua a divertirti.
Dicevo, queste scelte da un lato hanno prodotto soltanto devastazione dei territori, inquinamento ambientale, minaccia alla salute delle popolazioni, spopolamento dei centri interni, abbandono delle campagne, e dall'altro lato hanno però condotto allo spreco di immense risorse finanziarie, costituite da somme sottratte ai cittadini attraverso una pressione fiscale non più sopportabile.
Anche l'esperienza regionale nel settore minerario-metallurgico è stata fallimentare. L'Ente Minerario Sardo è stato soppresso, ma permangono le ragnatele del sistema di partecipazioni societarie create e volute dalla Progemisa S.p.a.. Si riscontra ancora la tendenza a voler insistere nelle scelte politiche che portano a sprechi del denaro pubblico,; così è, e nel frattempo si continuano a buttare al vento decine e decine di miliardi all'anno.
All'inizio della precedente legislatura i disoccupati ammontavano a 250 mila unità, è vero, oggi, per effetto della politica del centro-sinistra, la disoccupazione si attesta su oltre 350 mila unità, con un incremento di oltre il 30 per cento. La conclusione è una sola, è sotto gli occhi di tutti: in questi ultimi cinque anni la classe politica che ha governato la Sardegna ha portato la stessa a livello di Terzo Mondo. Non è difficile affermare che la protesta sociale e il malessere sono diffusi in tutti gli strati della popolazione, tra le categorie sociali più deboli verso le quali esistono problemi di sopravvivenza, tra il ceto medio, asfissiato e martoriato da un fisco tiranno e predone, tra le categorie ad alto reddito alle quali il sistema Sardegna impedisce di investire proficuamente i capitali, precludendo in tal modo qualsiasi forma di sostegno allo sviluppo economico regionale e deprimendo ancor di più la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Colleghi, questa è la Sardegna di oggi! Non vogliamo che debba essere anche la Sardegna del futuro. L'esito della consultazione elettorale è stato chiaro, i cittadini con il loro voto hanno dato un'indicazione di valenza storica e allo stesso tempo hanno segnato un'occasione irripetibile per dare una svolta alla politica sarda, nel segno della più totale discontinuità rispetto al recente passato.
Noi aspiriamo con il nostro progetto (ciò traspare evidente dalle dichiarazioni programmatiche) a costruire una nuova Regione che sia un punto di riferimento per lo sviluppo economico e sia realmente in grado di indicare ai sardi quali percorsi intraprendere, quali provvedimenti assumere per non restare confinati ai margini dell'Europa, che purtroppo continua a correre a velocità doppia se non tripla rispetto alla nostra.
Raggiungere questo obiettivo, Presidente Floris, non sarà facile. Le resistenze all'autoconservazione del sistema sono elevatissime e per scardinarle occorrerà che la gente prenda fiducia ed assuma coscienza che l'attività politica - se esercitata da persone oneste e responsabili, che hanno come unico scopo quello di mettersi al suo servizio per tutelare gli interessi generali e non i propri - non è ladrocinio, non è arroganza del potere, non è clientelismo, non è precostituzione di privilegi per gli amici, non è sistematico assalto e saccheggio delle risorse regionali.
Io sono convinto che questa nuova maggioranza - pur tra mille difficoltà obiettive che nascono da una situazione quasi disperata di degrado socio-economico, e da un'opposizione politica degli avversari mai fatta sui contenuti, ma sempre pretestuosa e fine a se stessa - potrà combattere la povertà, la rassegnazione dei derelitti e saprà affrontare e risolvere con successo i problemi dell'inoperosità e della disoccupazione .
Un inciso: ho parlato di interventi pretestuosi, tali sono stati gli attacchi al Presidente Pili per la famosa vicenda della copiatura e lo scandaloso atteggiamento dell'attuale minoranza verso il Presidente del Consiglio. Punti di vista, certo, punti di vista! Se Serrenti si fosse astenuto, ditemi voi, ma lo dica anche il popolo sardo che ci ascolta, sarebbe stato veramente imparziale, consentendo all'onorevole Selis che non aveva una maggioranza di formare la sua Giunta? Non sarebbe stato questo comportamento un chiaro atto politico a discapito di una parte politica presente in questo Consiglio? Ricorrendo questa evenienza, colleghi, Serrenti sarebbe stato santificato da voi e, nelle vostre valutazioni, sarebbe stato il vero tutore delle regole e della democrazia. La verità purtroppo è un'altra: il Presidente del Consiglio con il suo voto ha sottratto alla Coalizione Autonomista una grande fetta di potere, quel potere che ha consentito l'affermazione e il consolidamento del centro-sinistra, il quale non si è mai basato sul buon governo, su atti di amministrazione produttiva ed efficace, ma su rapporti di bottega e clientelari.
Ritornando al tema generale, va affermato che per attuare questi propositi, Presidente Floris, dobbiamo prima di tutto riappropriarci della dignità che politici irresponsabili hanno gettato al vento, scaricando su altri la loro inefficienza. Dobbiamo smettere una volta per tutte di sentirci vittime di prevaricazioni, soprusi ed altrui prepotenze, che pure non sono mancate da parte dello Stato centrale, il quale nei nostri confronti si è dimostrato più patrigno che padre. Infine, se vogliamo avere, come vogliamo e abbiamo, veramente a cuore la rinascita della Sardegna, dobbiamo smettere di piangere e di scaricare i nostri, non pochi, problemi sul Governo nazionale, in poche parole dobbiamo porre a frutto le nostre intelligenze e centuplicare energie e potenzialità che poche non sono.
Oggi tutto questo è a portata di mano. Questo Esecutivo è in grado di dare finalmente avvio ad un processo di buon governo e di dare impulso a quel grande progetto politico, invano invocato da molti ma mai realmente perseguito, che vede come suo fine la creazione della nuova Regione. Attenzione, qui mi rivolgo anche alle opposizioni, non dobbiamo perdere di vista che il processo di rinascita passa fondamentalmente anche attraverso le riforme istituzionali, la riforma elettorale in senso maggioritario, bipolare, l'elezione del Presidente della Regione e ciò affinché sia garantito alla coalizione vincente la stabilità di governo e all'opposizione l'esercizio di una vera e concreta attività di controllo e di sindacato, libera da qualsiasi tentazione del male della democrazia, cioè del consociativismo, tutto questo nella logica della democrazia dell'alternanza. Ma ciò che più conta, e in questo sta il messaggio che il Presidente ha trasmesso con le sue dichiarazioni, il processo di rinnovamento della nostra Regione si fonda su una nuova visione del ruolo che essa deve avere nel governo dell'economia. E` vero infatti che l'Amministrazione regionale dovrà astenersi da ogni attività diretta e indiretta di esercizio di impresa, di produzione di beni e servizi, per destinare le risorse di bilancio al soddisfacimento di concrete esigenze di sviluppo economico e sociale al di fuori da ogni intervento clientelare o dirigistico, statalista.
La Sardegna dispone di notevoli risorse sia proprie che comunitarie, con esse, se ben impiegate, ha la possibilità di incidere. Io ho sempre sostenuto, ed oggi lo riaffermo, che la nostra Regione non ha poteri politici; la vera politica viene fatta dallo Stato centrale, non abbiamo competenza in materia di imposte, di istruzione, non abbiamo facoltà e poteri in materia di sicurezza, noi abbiamo solamente una capacità, cioè gestire le decine di migliaia di miliardi che ci vengono messe a disposizione per eliminare tutti i deficit strutturali che impediscono alla Sardegna di decollare. E' questa attività di cattiva amministrazione che ha portato la Sardegna a questo stato di degrado; il popolo sa di chi sono le responsabilità, certamente non del centro-destra, il quale non ha mai governato, ma di quelle altre forze politiche che oggi siedono all'opposizione e speriamo che possano starci per tutta la legislatura.
Presidente Floris, concludo. Lei ben sa che presto si dovrà passare dagli enunciati ai fatti. Sui risultati si misurerà la credibilità e la stabilità dell'Esecutivo da lei capeggiato. E` una sfida, certamente, con noi stessi e con il tempo che incombe, non sono più possibili esitazioni o indugi. Per quanto ci riguarda la sosterremo lealmente e con impegno.
Auguri di buon lavoro a lei e al suo Esecutivo, ed ai sardi, quelli che veramente contano, di poterne cogliere e gustare i frutti.
PRESIDENTE. Poiché è stata richiesta una brevissima Conferenza dei Capigruppo sull'ordine dei lavori, sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 23, viene ripresa alle ore 18 e 39.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, prego i colleghi di prendere posto. E` iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi e colleghe del Consiglio, è senz'altro vero che il suo tentativo, Presidente Floris, nasce in una fase tra le più difficili e tormentate della nostra autonomia regionale - usando le sue espressioni - ma anche alquanto confusa, mi permetterei di aggiungere. L'intervento precedente ne costituisce, in parte, un esempio, con quel modo di dipingere a tinte fosche - con toni decisamente sopra le righe, relativi a 6 mesi fa, alla campagna elettorale - un passato ventennale di sprechi, di soprusi, di clientele; penso che lei onestamente ammetterà che quel passato pesa più sulle sue spalle che sulle mie, stante i ruoli ricoperti in questo lasso di tempo. Quell'intervento non è stato fatto da un collega dell'opposizione, e non sarà fatto così da me, è stato fatto da un collega della sua costituenda maggioranza.
Ecco perché penso che ci sia parecchia confusione. Fase difficile e tormentata, purtroppo, non solo per la massima Istituzione autonomistica, ma soprattutto per l'insieme della società sarda, esposta come è, in questo momento storico e politico di grande dinamismo economico e istituzionale, al pericolo di una marginalità che potrebbe essere di lungo periodo. Il rischio non è quello di essere colonizzati o occupati, è quello di essere messi da parte e trascurati. Siamo tuttavia in una fase aperta a nuove opportunità, impensabili fino a pochi anni fa, ed alle quali guardano con attenzione le imprese, il mondo del lavoro, e con speranza in particolare le ragazze ed i ragazzi sardi. Questo momento non dovrebbe essere caratterizzato dall'ordinarietà, per coglierne le potenzialità sarebbe necessario uno sforzo straordinario da parte delle classi dirigenti sarde, a partire dalla classe politica.
Ora la risposta che stiamo dando è questa che lei ci ha presentato, sinceramente non mi sembra la più idonea; lei stesso infatti la definisce "quella possibile", quasi dovesse scusarsi di non poter proporre nulla di meglio e di più adeguato. Lei attribuisce la responsabilità di questa insufficienza solo ed esclusivamente all'anacronistico sistema elettorale, a quel bipolarismo imperfetto a cui lei, come altri che siedono in quest'Aula, per altro hanno dato il loro assenso nel 1993. Non mi sembra una lettura sincera e corretta degli avvenimenti che abbiamo vissuto in questi mesi.
Il sistema elettorale ha certamente le sue responsabilità, ma poiché io, come tutti, ritengo la soluzione politica cui si è giunti frutto di scelte operate dai soggetti politici che fanno parte di questa Assemblea, credo che sia giusto che ciascuno di questi soggetti, ciascuno di noi, si assuma le proprie responsabilità. Questo è il modo più giusto per poter costruire risposte politiche istituzionali più adeguate ai problemi della nostra Isola. Lei afferma che ci sono da parte della società, ed anche all'interno degli schieramenti, non solo inquietudine e tensioni, ma anche una significativa attenzione verso un nuovo e moderno centro politico, attenzione però che si è concretizzata in un risultato elettorale largamente minoritario, importante certamente, come tutti i fatti politici, ma minoritario; per quanto riguarda gli schieramenti politici, questi hanno, nella migliore delle ipotesi, subito il potere di interdizione di alcune parti del cosiddetto moderno centro politico.
Lo ha subito il centro-destra, accantonando le sue prime certezze, cioè innanzitutto Pili quale Presidente indicato direttamente dai sardi, ma l'ha subito anche il centro-sinistra, pagando un prezzo non lieve con la lacerazione avvenuta in alcune componenti politiche fondamentali. Ora, questo dato di fatto è rappresentato in modo inequivocabile dallo scenario che ci sta di fronte. Le due massime cariche istituzionali sono espressione di parte e non di tutto il cosiddetto centro moderno democratico, che più che nuovo mi sembra - dal punto di vista politico, non per le persone che lo rappresentano, sia chiaro - quanto di più datato ci sia oggi nel panorama politico istituzionale nazionale, cioè qualcosa che i cittadini, prima ancora di noi, pensavano ormai relegato nel passato. Si è operato e lavorato, occorre dirlo, anche con una certa abilità, tenacemente, per affossare qualsiasi ipotesi di governo guidato da chi era espressione di una base politica più ampia e significativa della società sarda, fosse questa rappresentata dal centro-destra e dal Polo per la Sardegna o fosse quella rappresentata dal centro-sinistra e dalla Coalizione Autonomista.
Questa Giunta, che lei stesso implicitamente riconosce inadeguata, rappresenta molto più realisticamente, secondo me, il punto di caduta di una stagione politica, istituzionale, che mi auguro per la Sardegna volga al tramonto. Sia chiaro: è legittimo che forze politiche minori, le quali anch'esse rappresentano una parte della nostra realtà politica e sociale, si muovano per fare valere il loro ruolo e il loro peso politico; lei l'ha fatto con una certa linearità politica, che le va riconosciuta, ma non altrettanto hanno agito altri che hanno portato avanti questo disegno, anche a costo di minare profondamente la credibilità stessa di questa Assemblea. L'ingovernabilità, i cinque mesi senza Governo, trovano certamente origine in un sistema elettorale superato e nelle difficoltà che vivono le forze politiche presenti nei due schieramenti, ma sono in gran parte riconducibili a questa volontà, alla scelta politica che, non il nuovo, il vecchio centro moderato ha operato. Oggi tutto questo è molto più chiaro ed evidente rispetto a ieri. Comunque la si guardi, questa vicenda appare come la momentanea e precaria conclusione di una battaglia politica chiusa nel Palazzo, frutto di trappole e imboscate, in cui i problemi dei sardi e le soluzioni, queste sì, possibili, vengono dopo solo come esercizio retorico, cioè sono l'immancabile contenitore, non il contenuto dell'azione politica e di governo. Tuttavia il nostro ruolo, la nostra responsabilità istituzionale non ci consente di limitarci ad essere solo opinionisti. Il Consiglio regionale, sia chi come me esprimerà il suo voto contrario alla sua proposta di governo sia chi la sosterrà con più o meno sincero entusiasmo, ha il dovere comunque di dare risposte ai problemi, non di certificarne l'esistenza. Non sono e non saremo, cioè, per il "tanto peggio tanto meglio"; siamo qui per dare il nostro contributo di idee, di esperienze, compiendo appieno il nostro lavoro e rispettando il ruolo e la funzione democratica dell'opposizione, se saremo all'opposizione.
Sono anch'io convinto, come altri colleghi intervenuti prima di me, che occorre ripristinare le condizioni per poter dar luogo a una libera e costruttiva dialettica democratica, sia sulle grandi questioni della Sardegna, che sui nodi storici dell'autonomia da lei indicati, dalla riforma dell'istituto autonomistico alle politiche di sviluppo, sia ancora sugli interventi settoriali, in una Regione come la nostra, infatti gran parte delle attività economiche imprenditoriali, oltre che i servizi fondamentali, dipendono quasi per intero dalla nostra capacità di dare risposte adeguate e tempestive. Tra queste condizioni c'è certamente il varo di un esecutivo, di un governo regionale, l'insediamento delle commissioni consiliari, l'inizio effettivo della legislatura. Di questo noi siamo coscienti; tuttavia, lei sa meglio di me, anche per la sua lunga esperienza politica e istituzionale, che la libera dialettica democratica può essere produttiva se chi compete, pur in posizione di minoranza, si sente tutelato nel pieno e libero svolgimento delle sue funzioni, senza aver necessità di guardarsi alle spalle per difendersi da chi dovrebbe tutelarlo; se questo avviene, e noi oggi purtroppo ci troviamo in questa situazione "nostro malgrado", è proprio il caso di dirlo, non si può far altro che difendersi con tutti gli strumenti democratici, regolamentari e politici a disposizione.
La sua esperienza, ma anche il buon senso, immagino, suggeriranno a lei, e alla maggioranza che la sostiene, di sgombrare il campo da un impedimento che sarà tale soprattutto per chi si assume la responsabilità dell'iniziativa di governo. Prima si affronta questo problema e meglio sarà per tutti: per la maggioranza, per l'opposizione, per il governo.
Per quanto riguarda più specificatamente le sue dichiarazioni programmatiche, senza voler entrare nel merito dei diversi aspetti - non per sottovalutarne l'importanza, tutt'altro, credo infatti che non si tratti di questioni che si possono liquidare con giudizi approssimativi, né per sottolineare la mancanza di sufficiente attenzione all'uno o all'altro settore, in tutte le dichiarazioni programmatiche manca e mancherà sempre qualcosa - però ho notato, vorrei sbagliarmi, una tendenza o un tentativo di inquadrare le esigenze in modo da affidare ad altri l'elaborazione delle possibili soluzioni, spero non anche l'attuazione, cioè quasi un sottrarre l'azione della Giunta alla sua responsabilità politica, come dire "io l'avevo detto, avevo indicato altri".
Questa è una prassi corretta per il primo dei nodi storici dell'autonomia, cioè la riforma dello Statuto, ma anche tralasciando il semplicismo nell'individuare il modello sardo-catalano, corriamo - secondo me - il rischio di passare dalla perfetta fusione ottocentesca di stampo piemontese al perfetto modello dell'inizio millennio e, vista l'esperienza, non mi pare che porti bene; non vi è alcun dubbio che il Consiglio è il depositario del potere di elaborazione e di proposta nell'individuazione dei tratti principali che debbono adeguare, alla nuova realtà storica, l'atto fondamentale di una nuova soggettività e di una nuova identità autonomistica. Ho sempre grandi riserve per le commissioni speciali, soprattutto quando vengono enfatizzate, (tanto più che mi risulta sia stata tentata un'analoga esperienza nella legislatura 1989-1994, se non ricordo male, la quale non ha prodotto risultati e non certamente per deficit di capacità di elaborazione della Commissione) ma non mi riferivo a questo caso particolare giacché, con strumenti ordinari o speciali, qualora se ne ravvisi la necessità, questa è comunque una competenza di questo Consiglio.
Lei individua giustamente nella lentezza della macchina amministrativa, oltre che nel sistema burocratico regionale, una delle cause dei ritardi di sviluppo nel velocizzare la spesa, trarre nuovi investimenti e creare possibilità di occupazione e indica un organismo altamente specializzato, anche esterno all'amministrazione regionale, che inizia e conclude l'approvazione di norme che consentono alla nostra burocrazia di diventare dinamica ed efficiente.
Il problema dell'occupazione è senza ombra di dubbio il problema principale che sovrasta le altre emergenze della nostra Isola; attuare misure di carattere straordinario che diano risposte concrete, in primo luogo, alle decine di migliaia di giovani in cerca di prima occupazione, è un obiettivo su cui non c'è né ci potrà essere contrapposizione, ma semmai collaborazione leale, efficace e costruttiva. La passata legislatura ha licenziato un provvedimento straordinario, su cui vi sono impegni in essere e impegni a venire, penso in modo particolare ai comuni. Quel provvedimento oggi è completamente operativo, l'U.E. lo ha approvato per la parte riguardante la congruità o il sistema degli incentivi, che facciamo? Lei non solo non prende impegni, né positivi, né negativi, cioè di sostegno, di modifica, di rigetto di provvedimento, non lo cita, ma propone una task force.
E ancora: lei ritiene indispensabile un progetto strategico di sviluppo, ma non solo lei. Bene, altra proposta di équipe di alto livello. Ci sono opere pubbliche bloccate nei vari livelli istituzionali e burocratici: lei propone un'altra task force o forse la stessa, ma allora è sovraoccupata, dico io, oppure è un vero e proprio esercito di consulenti, non è una task force, con buona pace della riduzione della spesa ordinaria a cui si fa cenno poi giustamente nell'ultima parte.
Ora mi creda, non sono preoccupato per questo suo piglio decisionista, se davvero fosse utile ad affrontare e risolvere quei problemi, né sono pregiudizialmente contrario a consulenze o ad apporti qualificati esterni al sistema istituzionale regionale, con o senza tuta mimetica, benché sia convinto, ritengo, come lei, , che vi sono all'interno dell'Amministrazione regionale, negli enti, nel sistema delle autonomie locali, grandi risorse inespresse e non valorizzate adeguatamente e da queste occorrerà innanzitutto partire.
Mi preoccupa il suo soprassedere, il suo sorvolare sugli strumenti di governo già operativi, quelli concreti che possono dare risposte domani, come la legge numero 37 che ho già richiamato, gli strumenti di programmazione negoziata, i P.I.A., i patti territoriali, i contratti d'area, solo per citarne alcuni, che hanno creato attese, suscitato interesse da parte delle piccole e medie imprese, di artigiani, di commercianti, di operatori turistici, di società giovanili, di cooperative, che attendono risposte, si aspettano certezze, non altri studi. Ora su questo c'è silenzio, non credo che lei intenda affidare il tutto a un'altra task force, mi permetta, ammesso e non concesso che siano utili comunque, anche perché non credo che gli Assessori di competenza gradiscano molto essere esautorati da "commandos" di consulenti che in gran parte, almeno per come li conosco io, girano la Sardegna, e non solo la Sardegna, anche l'Italia, con studi e proposte buone per tutti gli usi e per tutte le esigenze, in genere le loro esigenze di budget, non quelle della Sardegna, dei disoccupati, del lavoro e così via.
Signor Presidente, purtroppo non ci sono facili scorciatoie, né per me, né per noi, né per lei. Il lavoro politico-istituzionale da fare è enorme, difficile e complesso per tutti. Lei, la sua Giunta, la sua maggioranza, noi tutti verremo giudicati per il lavoro che faremo, non per i risultati annunciati, ma per quelli che verranno prodotti.
La sua Giunta non è eterna, ci mancherebbe, l'eternità non è un termine che si adatta alla politica, anzi, stante le premesse politiche da cui è scaturita l'attenzione superficiale con cui guarda ai problemi e ai bisogni dei sardi, il senso di sopportazione che si coglie, persino negli interventi dei suoi sostenitori, mi sembra invece inadeguata e limitata, non solo nei tempi di cui potrà disporre.
Ora credo che spetti al Consiglio e a tutte le forze politiche cominciare sul serio a ragionare su un impegno politico adeguato ad una fase politica straordinaria di transizione, come lei giustamente la definisce, non sulle probabili staffette che si annunciano, o anche sui possibili ribaltoni o ribaltini; ci deve essere una chiara e trasparente assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio. Su questo avremo, spero, mi auguro, la possibilità di confrontarci serenamente, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, in premessa voglio fare alcune considerazioni sulla lunga vicenda di questa crisi, così disegnata già all'indomani del voto di giugno. La Casa Comune dei Sardi, onorevole Floris, è stata un'invenzione priva di contenuti politici e programmatici, è servita semplicemente a dare copertura politica ad un disegno che aveva e ha l'obiettivo vero di assicurare la guida della Regione ad alcuni personaggi della politica nostrana. In questo disegno ci sono anche i tre consiglieri ex Popolari, i quali hanno disatteso il patto con gli elettori e con il centro-sinistra, entrando a far parte di una Giunta di centro-destra; protagonisti principali di questa lunga, tormentata e per certi versi inquietante vicenda sono l'onorevole Mario Floris, che si accinge a guidare la Giunta che sta per nascere, l'onorevole Serrenti, che presiede questa Assemblea e l'onorevole Grauso, arcinoto onorevole Grauso, a loro si aggiungono naturalmente anche i tre ex Popolari.
Riassumendo schematicamente le tappe principali di questa vicenda, mi pare di poter dire che la prima è stata proprio l'elezione dell'onorevole Serrenti a Presidente di questa Assemblea, con 43 voti, tra i quali il suo e quello di due franchi tiratori; con lo stesso numero di voti l'onorevole Floris è stato eletto Presidente della Giunta regionale, con la differenza che in questo caso non c'era il voto dell'onorevole Serrenti perché non era necessario, ma oltre ai voti dei due precedenti franchi tiratori vi era quello di un altro ex Popolare; tutto questo accadeva quando la maggioranza si era costituita già dal 20 luglio che ormai dista da noi quattro mesi abbondanti.
La seconda e terza tappa sono rappresentate, rispettivamente, dalla bocciatura della Giunta Pili, e della Giunta Selis; mentre la quarta e ultima è l'elezione dell'onorevole Floris e la formazione della Giunta di cui stiamo discutendo. La Giunta Floris nasce anche perché il Polo ha rinunciato alla candidatura dell'onorevole Pili, abbandonando l'impostazione bipolare con la quale si era andati alle elezioni, pur di entrare a far parte della compagine di governo, anche a costo di contraddizioni politiche evidenti. Se anche il Polo con coerenza, come ha fatto il centro-sinistra, avesse mantenuto ferma l'impostazione bipolare, si sarebbe formata una Giunta di centro-destra o di centro-sinistra, guidata quindi o dall'onorevole Pili o dall'onorevole Selis, rispettosa pertanto del mandato elettorale. Invece, le due massime istituzioni della Regione Autonoma della Sardegna sono guidate una, il Consiglio, dall'onorevole Serrenti, che in questa Assemblea ormai rappresenta solo se stesso, l'altra, la Giunta, dall'onorevole Floris che rappresenta, con qualche problema fra l'altro, un partito di appena tre consiglieri.
Onorevole Floris, è stato sovvertito il risultato elettorale!, La responsabilità non è del centro-sinistra, onorevole Pili! La vera anomalia della politica sarda, onorevole Floris, sta nel fatto che abbia un ruolo guida colui che non ha avuto il consenso degli elettori. E' un'anomalia democratica vera e propria, realizzazione di un disegno, definito già all'indomani del voto di giugno, che ha avuto però bisogno di ben cinque mesi per consumare le sue tappe e per approdare al risultato che stiamo dibattendo.
I protagonisti di questa vicenda hanno inferto colpi durissimi alla credibilità della politica, alla credibilità della massima istituzione regionale, alla credibilità di ciascun consigliere regionale in Sardegna e in Italia. Bisognerà lavorare molto per restituire alle istituzioni regionali la loro giusta credibilità; e dubito molto che questo possa avvenire per opera dei protagonisti di questa vicenda.
Onorevole Floris, lei definisce, la sua, una Giunta programmatica che va al di là degli schemi tradizionali destra e sinistra, e che punta a qualificarsi nella realizzazione del programma; mi chiedo, e le chiedo, come sia possibile avere un programma senza avere prima una politica.
La verità è che la sua è una Giunta di centro-destra, che lei non vuole definire tale, che non è espressione di una maggioranza politica (cosa che lei ammette fra l'altro) e proprio per questo non può esprimere un programma coerente con una politica che non esiste.
Sull'autonomia credo, onorevole Floris, che noi dovremo lavorare per riformare lo Stato italiano in senso federalista e solidale; in questo quadro la Sardegna deve poter esercitare le sue funzioni di governo in piena autonomia rispetto al Governo nazionale e rispetto al Governo dell'Unione europea, dobbiamo superare tutti i centralismi, compreso quello cagliaritano, nei confronti del sistema delle autonomie locali, delle imprese e di tutti i cittadini sardi.
Dobbiamo realizzare una pubblica amministrazione snella ed efficiente che risponda rapidamente alle esigenze dei cittadini, dunque va superata quanto prima quella parte della nostra specialità che in tutti questi anni ci ha tenuti ai margini del processo di modernizzazione della pubblica amministrazione italiana, che è andato avanti invece nelle Regioni a statuto ordinario e rispetto al quale noi siamo rimasti gravemente in ritardo. La specialità non solo non può diventare un ostacolo, ma deve essere un di più nella strada delle riforme e del progresso della nostra comunità regionale.
E` necessario inoltre fare un grosso lavoro per semplificare la nostra legislazione, per raccordarla e coordinarla con quella statale e con quella comunitaria.
Lei, onorevole Floris, ci propone un modello di tipo catalano ma io, essendo portato a diffidare dei modelli di importazione, vedo in questo atteggiamento una pericolosa subalternità culturale che può essere anche il sintomo della nostra incapacità ad esercitare una funzione dirigente nel senso pieno del termine. Invece penso che dobbiamo lavorare per ricostruire un modello nostro di nuova autonomia della Sardegna, che sia dinamico e moderno, aperto alle altre esperienze, compresa quella catalana, ma non solo, che nasca però dai nostri bisogni più profondi e che sia capace di dare risposte adeguate ai nostri problemi, nel solco delle nostre migliori tradizioni autonomistiche e delle nostre specificità storiche e culturali.
Nella sua relazione, onorevole Floris, percepisco poco entusiasmo e scarsa passione politica, probabilmente questi sono tratti del suo carattere. Nelle sue dichiarazioni si tengono in scarsa considerazione le notevoli risorse umane e materiali di cui la Sardegna e la sua comunità regionale dispongono; in esse manca quel pensare positivo che consente di superare le difficoltà, anche quelle più rilevanti, e di guardare avanti con speranza e con atteggiamento propositivo.
Trovo molte parti del suo programma generiche e a tratti velleitarie, oltre che completamente assenti o trattati in modo insufficiente alcuni problemi di grande rilevanza. A questo proposito, voglio ricordare che il quadro comunitario di sostegno 2000-2006, l'intesa Stato-Regione, i programmi CIPE per le aree depresse, metteranno a disposizione per la Sardegna circa 20 mila miliardi per i prossimi 6 anni; con queste risorse la Sardegna dovrebbe uscire da questa situazione di crisi e di grande difficoltà. Come è possibile, signor Presidente, che a questa opportunità storica lei dedichi soltanto qualche cenno generico nella sua relazione? Ci vuole dire quali saranno le linee che intende seguire per l'utilizzo di queste risorse notevoli?
Del grande problema della pesca, che nella nostra Isola si pratica sia in mare che in laguna, e sulla sua produttività, della quale vivono migliaia di lavoratori con le loro famiglie, lei non parla assolutamente. Della nuova legge che definisce un quadro di riferimento (che senz'altro darà i suoi risultati per lo sviluppo di questo settore) neanche un accenno. Vorrei sapere che cosa pensa sia necessario fare per sviluppare un settore così importante per la nostra economia.
Per quanto riguarda il lavoro, già ne parlava in modo efficace il collega Gian Battista Orrù che mi ha preceduto, mi ha colpito soprattutto il fatto che lei, oltre alla task force, non propone niente, anzi rimuove completamente il Piano per il lavoro, che è uno strumento operativo sul quale stanno lavorando tutti i comuni della Sardegna e sul quale i nostri disoccupati ripongono grandi speranze.
Nel suo programma lei non parla neanche del governo delle acque in Sardegna, problema strategico non solo per lo sviluppo economico, ma anche per la vita civile dei nostri cittadini: anche questo completamente assente.
Parla della formazione professionale solo per dire che c'è bisogno di una profonda riforma, io condivido questa necessità, però non dice come dovrà essere realizzata, e soprattutto non chiarisce quale rapporto col mondo produttivo dovrà avere; non capisco quale impostazione possa avere questa riforma, se la formazione professionale non viene messa in relazione col mondo produttivo.
Passando al settore trasporti, trovo il suo programma piuttosto generico sulla continuità territoriale; a questo proposito ritengo che la vicenda Linate-Malpensa non sia del tutto chiusa, entro il 15 gennaio il Governo nazionale deve definire il trasferimento dei voli da Linate a Malpensa, credo che ci sia ancora il tempo e lo spazio per un'azione efficace della Giunta regionale tendente a salvaguardare gli interessi della nostra comunità anche in Lombardia e in altre parti del nostro Paese.
Sui trasporti interni poi non si dice quasi niente. Voglio ricordarle che il Governo francese in questi giorni ha approvato il piano per lo sviluppo regionale delle regioni francesi per i prossimi sei anni, destinando 37 mila miliardi al potenziamento e all'ammodernamento del sistema viario e del sistema ferroviario francese; il Governo francese, pur essendo la Francia da questo punto di vista tra i paesi più avanzati del mondo, ritiene opportuno investire il citato grande quantitativo di risorse per rendere ancora più efficienti e moderne queste infrastrutture.
Signor Presidente, la Sardegna ha un sistema ferroviario realizzato nel 1800, e un sistema viario che non è degno neppure di questo nome, vorrei sapere che cosa pensa la sua Giunta rispetto a questo enorme problema.
Veniamo alle task force, signor Presidente, io ne ho contato quattro, , una per riformare la burocrazia regionale, una per sbloccare le pratiche burocratiche ferme, una per attuare l'intesa Stato-Regione, un'altra per l'occupazione. Io ho molte preoccupazioni su questo modo di governare, mi auguro che siano utili, mi auguro che costino poco e soprattutto che lavorino rapidamente e in modo produttivo.
Rapidamente mi avvio alla conclusione, ma prima voglio esprimere la mia opinione sulla vicenda Serrenti, in quanto è una questione seria che riguarda la funzionalità di questa Assemblea. Il Polo, pur di formare il Governo regionale, ha prima incoraggiato l'onorevole Serrenti a prendere parte attiva alla vicenda politica regionale e poi a venir meno alla sua funzione di arbitro e di garante del corretto svolgimento della vita parlamentare del Consiglio regionale. Si è così infranta una regola fondamentale che vuole il Presidente dell'Assemblea non coinvolto nella battaglia politica, ma garante di tutta l'Assemblea. Il Polo ha commesso un gravissimo errore piegando la massima istituzione regionale alle esigenze della battaglia politica. Le regole non si modificano a seconda delle convenienze del momento perché devono garantire lo svolgimento della vita democratica, a prescindere dalle maggioranze del momento.
Onorevole Serrenti, mi dispiace che in questo momento sia assente, però devo dirle che lei non è più il garante di questa Assemblea e le sue dimissioni sono un atto necessario per il buon funzionamento del Parlamento sardo nel difficile lavoro che lo attende.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la storia della nostra autonomia non ricorda un inizio di legislatura così travagliato, tormentato e lacerante. In un clima di pericoloso collasso politico-istituzionale si è protratta per cinque mesi una lunga e devastante crisi che, a causa di una legge elettorale anomala, non ha permesso a nessuno dei due schieramenti principali di avere una maggioranza di governo. Ora si avvia ad una conclusione che, pur non essendo la migliore, permetterà di sbloccare la legislatura; è ciò che vuole la gente di Sardegna.
Questa Giunta programmatica e di convergenza autonomistica, è stato detto più volte, nasce col voto determinante di tre consiglieri del Partito Popolare Sardo, i quali, non certo per interessi personali, ma per una situazione di necessità e di emergenza dissentono politicamente su due questioni di grande valenza. La prima riguarda la risoluzione della crisi: non potevamo più continuare ad assistere passivamente, solo per giochi di partito, ad uno scontro senza prospettive tra i due Poli, che mortificava ulteriormente la nostra autonomia e creava, diciamo così, una frattura tra le istituzioni e la società sarda. Sul piano morale, prima che politico, non ci siamo prestati a un gioco infinito e distruttivo. Secondo punto: c'è un dissenso non meno profondo sulle linee politiche del Partito Popolare Italiano, che sta perdendo la sua identità di partito moderato di centro per sdraiarsi sulla sinistra in vigile attesa, almeno per alcuni, di poltrone e di collegi sicuri.
Questa crisi, senza precedenti, ha creato rabbia e ribellione nella coscienza della popolazione, già colpita da una pesante situazione sociale ed economica che ha messo in grave difficoltà la base stessa del Partito popolare, che sollecitava con forza atti concreti da parte nostra. Questo stallo pericoloso non poteva che destabilizzare l'istituzione autonomistica. Era noto anche che la Camera dei Deputati si stava attivando per porre in essere le procedure tendenti allo scioglimento del Consiglio regionale; questa sarebbe stata una sconfitta storica per l'autonomia e una vergogna per la Sardegna!
Di fronte a una situazione così logorante, dopo cinque mesi di sostegno leale agli inutili tentativi dell'onorevole Gian Mario Selis, abbiamo maturato la decisione meditata e sofferta di garantire un governo di programma alla Regione, sostenendo il tentativo dell'onorevole Mario Floris. Abbiamo fatto una scelta nell'esclusivo interesse della Sardegna, perché altrettanta lealtà dovevamo agli elettori, superando, in questo, interessi personali, di partito e di schieramento.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue LADU). E' stata una scelta di responsabilità e di coraggio, quel coraggio che dimostrano i veri uomini quando, di fronte a situazioni che impegnano in prima persona, sono chiamati a rispondere affidandosi alla ragione nella solitudine della propria coscienza. La ragione e l'idealismo erano dettati, lo affermo con la massima certezza ed onestà, dal fatto che si erano esaurite tutte le possibilità e le condizioni numeriche per eleggere Selis, leader del centro-sinistra; chi sostiene il contrario mente, sapendo di mentire. Infatti, non solo non era disponibile il quarantunesimo voto, ma non c'era più neanche il quarantesimo, considerato che l'U.D.R., ricompattatasi al suo interno, aveva deciso di votare Floris. Questa è la realtà.
All'amico Paolo Fadda, mi dispiace che stasera non ci sia...
FADDA (Popolari-P.S.). Come non c'è? C'è e ti ascolta!
LADU (P.P.S.). Ci sei? Bene, fai bene ad esserci. Io dico che hai fatto male ad attaccare i Popolari per difendere il P.D.S., perché in questa vicenda i Popolari hanno avuto un comportamento correttissimo. Comunque anche questa è una scelta, caro Paolo, e mi auguro che tu non sia già in corsa per la segreteria regionale del P.D.S., almeno questo!
(Interruzioni)
Caro onorevole Selis, io ti ho sempre sostenuto lealmente, non solo votandoti a scrutinio segreto. I voti presi da Gian Mario Selis a scrutinio segreto comprendevano tutti i voti popolari; questo lo sa benissimo Gian Mario Selis, come lo sa benissimo l'Aula. Devo dire anche che Gian Mario Selis, così come l'altro Presidente, non sono caduti per via dei risultati del voto segreto, ma del voto palese, perché evidentemente erano diverse le motivazioni politiche. Comunque, Gian Mario Selis sa che il mio comportamento verso di lui è stato sempre corretto e improntato alla massima lealtà. Certo, leale, devo dirlo. Ti ho sempre sostenuto lealmente anche quando, Gian Mario, altri ti "volevano fare le scarpe", come tu ben sai, un paio di giorni prima della votazione in Aula, sostituendoti con un altro Presidente, che non solo non era stato indicato da noi, ma non faceva neanche parte della Coalizione. Chi aveva avanzato questa proposta? Dove era maturata questa proposta? Evidentemente la coerenza è tale solo quando si va in una certa direzione. Allora noi quattro respingemmo questo tentativo, sostenendo che il candidato Presidente era e rimaneva Selis; mentre invece chi cercava di sostituirti, senza neanche iniziare la sfida, sono molti di quei sepolcri imbiancati che si agitano intorno a te e che oggi fanno finta di difenderti.
Inoltre, caro Gian Mario, non puoi sostenere che forse avevi la possibilità di ottenere il quarantunesimo voto. Per sapere questo abbiamo aspettato inutilmente cinque mesi! Non posso non ricordare che noi ti abbiamo anche indicato come premier della Coalizione nella primavera del 1999, quando altri invece storcevano il naso orientati com'erano verso altre soluzioni.
Non è un caso che quelli che ti sostennero allora (Luca Deiana, Matteo Marteddu, Pasquale Onida, il sottoscritto ed altri) non facciano più parte del Partito Popolare Italiano. Sono certo che tu non hai dimenticato tutto questo, e che molte sono le cose che hai dovuto subire, sicuramente non da parte nostra, ma sono altrettanto certo che le metabolizzerai con l'intelligenza che ti abbiamo sempre riconosciuto. Permettimi, Selis, di dirti che, dopo cinque mesi di crisi esasperante e paralizzante gestita da partiti - dimostratisi incapaci di dare una risposta chiara di governabilità, in quanto ostaggi di logiche e teoremi romani spesso lontani dalle nostre problematiche - noi, alla luce del sole, ci siamo assunti per intero la responsabilità di garantire un governo.
Crediamo di aver agito bene, per noi è presto dirlo, adempiendo ad un dovere morale e civile, prima che politico, che rende la coscienza serena e tranquilla. Non mi piegherò di fronte ad accuse faziose e strumentali, né piegherò il capo di fronte a certi organi di stampa, giornali indipendenti solo nel nome, che hanno deciso, in modo manicheo e a senso unico, di offrire un sostegno acritico a una delle parti in causa; che un giornale possa fare critica politica è nelle sue competenze, ma non può esercitarsi con le sue più autorevoli firme in critiche non politiche e in attacchi personali. E' incredibile che un giornale dal passato glorioso diventi, come in questo caso, strumento di parte.
L'accusa di aver tradito il mandato elettorale, che ha fatto il giro del mondo riempiendo le pagine dei giornali e gli schermi delle televisioni, è stato un attacco ben organizzato che ha messo in secondo piano una situazione di vera emergenza, qual era quella della Sardegna. Nella mia esperienza politica non ho mai tradito il mandato affidatomi dalla gente che mi ha votato, e tanto meno in questa circostanza. FALCONI (D.S.-F.D.). E' un modo di fare normale!
LADU (P.P.S.). Questo lo sa anche l'onorevole Falconi, dal quale mi separano molte distanze, se mai ci fosse stata vicinanza, e al quale ricordo che non ha alcun titolo per interferire in casa popolare. Gli elettori ci hanno votato per governare, prima di tutto per risolvere i problemi della Sardegna, per lottare per la crescita e lo sviluppo e non per rincorrere alchimie politiche.
PIRISI (D.S.-F.D.). L'Assessorato!
LADU (P.P.S.). Gli Assessorati c'erano già, collega Pirisi, non c'era bisogno di aspettare questa fase. Questa è un'argomentazione vecchia che non convince più nessuno. Invece, continuare a prendere lo stipendio, come è avvenuto, per cinque mesi senza far niente è il vero tradimento, non solo nei confronti dei propri elettori. Ha tradito gli elettori, invece, chi non si oppone a questa logica, chi confonde gli interessi di parte, siano essi di partito o di schieramento, con quelli della Sardegna.
C'è poi un altro equivoco che sta generando molta confusione, si sta continuamente sbandierando strumentalmente, per creare discredito, , che stiamo per confluire nel centro-destra. Noi, lo vogliamo ribadire con forza, eravamo, siamo e rimarremo Popolari. Siamo i nuovi Popolari sardi, quelli che rifiutano l'adesione all'Ulivo 2 e un ulteriore appiattimento con la sinistra. Noi vogliamo creare una formazione politica di centro, federalista, regionalista e autonomista, di ispirazione cristiana e di respiro europeista. Non vogliamo accettare più una situazione di sudditanza nei confronti della sinistra, anche a costo di perdere qualche seggio di deputato o di senatore.
La Giunta presentata dall'onorevole Mario Floris è un fatto nuovo, che va oltre gli schemi tradizionali, ma che ha un programma fortemente riformista e autonomista, un programma con grande respiro di modernità. Altro che programma conservatore! Di questa maggioranza fanno parte anche l'U.D.R, il Nuovo Movimento, i Popolari Sardi, i Riformatori di Segni, che erano già alleati con il Polo. Mi auguro che questo quadro venga rafforzato con l'ingresso dei Popolari, perché no?, del Partito Sardo e dello S.D.I.. Per realizzare il programma, per cambiare il sistema sardo in crisi, capace solo di creare disoccupati, occorre lo sforzo di una solida maggioranza incentrata sull'autonomismo.
Un altro punto che va chiarito è che il Partito Popolare Italiano, nella lista provinciale dove io ero candidato, ha presentato lista autonoma; chi ha votato il sottoscritto ha votato il Partito Popolare Italiano.
FADDA (Popolari-P.S.). Sei stato eletto anche con altri voti. Chi ha scelto una linea? Chi ha fatto un'alleanza che ha tradito?
LADU (P.P.S.). Paolo, non interrompere!
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, la prego, lasci parlare l'onorevole Ladu.
LADU (P.P.S.). Io ho preso voti del Partito Popolare Italiano, che è un partito di centro. Quando l'alleanza, dopo cinque mesi, non riesce ad andare avanti, bisogna avere il coraggio di agire in modo diverso, va bene? Tu non hai avuto il coraggio.
FADDA (Popolari-P.S.). Non l'avrò mai!
CUGINI (D.S.-F.D.). Va bene per te, non per gli altri.
LADU (P.P.S.). Tu devi spiegare perché non hai avuto il coraggio di farlo, e avresti dovuto farlo; probabilmente tu hai troppe compromissioni, io no! Eh sì! Dillo, allora! Presidente...
PRESIDENTE. Interrompa un momento, onorevole Ladu. I colleghi che intendono replicare e dibattere avranno occasione di farlo nel proseguo. Prego, onorevole Ladu, continui il suo intervento.
LADU (P.P.S.). Presidente, io chiedo di recuperare questi minuti di interruzione.
Ho cercato il consenso, tra la base ex democristiana, sostenendo una linea moderata e di centro, con la coerenza di sempre. Per quanto riguarda le liste provinciali, i cittadini hanno votato la persona e i partiti, mentre il voto del listone regionale era più squisitamente politico. Quindi ho preso voti del Partito Popolare Italiano e non del P.D.S. e del Partito Comunista che avevano le loro liste con i rispettivi candidati. I miei elettori....
CUGINI (D.S.-F.D.). Ma quale Partito comunista!
LADU (P.P.S.). Ma tu non devi interrompere, tu non devi interrompere!
CUGINI (D.S.-F.D.). Ma si può dire che il Partito comunista si è presentato alle elezioni regionali?
LADU (P.P.S.). Parli domani. Domani tu ribatterai!
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, quando non la fanno parlare, lei smetta, così riportiamo la calma; chiedo ai colleghi di non interrompere, per favore, non è corretto.
Ladu (P.P.S.). I miei elettori non si sentono assolutamente traditi in quanto il loro DNA è di centro, non è di sinistra; questo vorrei che capisse anche l'onorevole Falconi, visto che gli è sembrato così strano questo nostro atteggiamento, da quanto ha detto stamattina. Non è superfluo ricordare che l'alleanza allargata a Rifondazione Comunista (con il rispetto per i suoi rappresentanti, perché ho massimo rispetto degli uomini di Rifondazione Comunista che siedono in questo Consiglio in questa legislatura ed anche in quella passata) non è stata mai da me sostenuta.
MARROCU (D.S.-F.D.). Anche perché una settimana fa un rappresentante di Rifondazione Comunista era Assessore insieme!
PRESIDENTE. Ma perché tutta questa intolleranza? Perché non gli consentite di parlare? Avrete modo di riprendere le cose che ha detto e di rispondere se ci sono risposte da dare, perché interromperlo? Per favore.
FADDA (Popolari - P.S.). Perché non sta dicendo la verità!
LADU (P.P.S.). Io finisco così il mio intervento. Visto che è difficile far pervenire comunicazioni all'esterno, almeno qui io credo di avere il diritto di parlare e di dire le cose come stanno.
Questa mia personale posizione è nota da tempo, sia all'interno del Partito Popolare Italiano che fra i miei elettori. Si è parlato di transfughi come di gente che non ha precisi riferimenti politici; peccato che questo termine, abusato, venga considerato in modo che, a seconda della direzione di marcia, significhi disertore o eroe.
Io credo di non essere né un eroe, né un transfuga. Io sono un soggetto politico che ha una testa e un cervello che ragiona, che è capace di valutare ed interpretare le situazioni e i cambiamenti in modo realistico, obiettivo e, mi auguro o almeno lo spero, lungimirante. In queste situazioni uno si affida alla ragione e alla coscienza, io ho tentato di rispondere a tutte e due. Mi preoccupa invece chi non decide, chi non ha coraggio, chi non si rende conto dei cambiamenti della dinamica politica, e rimane statico e fine a se stesso. Mi preoccupa chi è prigioniero delle formule politiche, dei dogmi, dei veti romani, delle false coerenze, perché non è questo che interessa alla gente, non è questo che vogliono i sardi. I Popolari, optando per il centro-sinistra, non credo intendessero andare verso il suicidio collettivo; dentro il Partito popolare, a livello nazionale, ci sono tensioni ed inquietudini che non sono attribuibili a persone e non sono neanche fatti localistici, ma sono il termometro di una situazione politica in evoluzione e orientata verso un allargamento del centro politico, che non è contro il bipolarismo.
Se De Gasperi nel 1948 non avesse fatto una scelta di campo occidentale, andando contro i comunisti, che pure con lui avevano fatto la Resistenza e con lui avevano scritto la Costituzione, la D.C. non avrebbe avuto un ruolo così determinante nella storia dell'Italia. Un partito che, pur avendo commesso degli errori, soprattutto negli ultimi anni, è stato un partito di democrazia e di progresso. Oggi questo grande patrimonio culturale e politico, che non è morto, avverte la necessità di nuovi riferimenti. Mi rendo conto, con questo voto, di aver aperto un capitolo nuovo e forse di aver anche propiziato un nuovo laboratorio per il Paese; sono certo che questo seme non sarà buttato nel deserto, ma diventerà una pianta che darà i suoi frutti.
Si è poi parlato di coerenza, pare che tutti ne abbiano da vendere; si è proposta, fuori tempo massimo, una Giunta di larghe intese, che vedeva insieme P.D.S., Forza Italia e A.N. e qualche altra formazione politica con l'esclusivo obiettivo di far fuori i partiti intermedi e più piccoli, soprattutto quelli non organici al sistema.
E` coerente tutto questo? E` rispettoso del mandato elettorale? Io credo di no. Purtroppo il P.D.S. ha il potere di riabilitare e rendere praticabili uomini, partiti e formule politiche ma anche operazioni trasformistiche, queste sì, palesemente fuori da ogni logica comune. Non sono i problemi veri, e le divergenze su come affrontarli, quindi, che hanno impedito la soluzione della crisi, anzi ci preoccupa che, in questi cinque mesi di crisi, le vere emergenze della Sardegna, siano state estranee al dibattito politico. Partendo da queste premesse, avremmo già trovato una soluzione; al contrario, siamo stati ostaggio dei veti romani. In questo caso, la coerenza è a senso unico. Prodi, nel 1996, ha vinto le elezioni; due anni dopo è stato scalzato da D'Alema, nonostante lui avesse avuto il mandato per formare il Governo. Io avevo votato Prodi, che era l'anima della coalizione, mentre oggi chi governa l'Italia è una persona diversa, mi auguro che anche altri ne prendano atto. Naturalmente tutto è passato in sordina, non ha destato scandalo, perché sono considerati scandalosi solo i comportamenti degli altri che vanno in una certa direzione. In questo caso anch'io mi sento tradito, questa volta come elettore, perché se avessi saputo che il premier sarebbe diventato D'Alema, non avrei votato per quella coalizione; e come me la pensano sicuramente milioni di italiani.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, le consento solo altri due minuti perché è stato abbondantemente interrotto.
LADU (P.P.I.). Chiedo la par condicio non solo perché sono stato interrotto ripetutamente, ma anche perché stamattina l'onorevole Emanuele Sanna ha finito il suo intervento con diversi minuti di ritardo, quindi chiedo di completare il mio ragionamento.
Ciò che mi ha stupito ed offeso come uomo, prima che come politico, è stato l'atteggiamento usato in Aula dalle sinistre in occasione dell'elezione del Presidente Floris. Si sono comportati come se in questi mesi non ci fossimo mai visti e non avessimo tentato, arrivando fino all'ultima stazione, di costruire lealmente una maggioranza intorno a Selis.
Sono metodi inaccettabili che fanno riemergere una vecchia e superata cultura di sinistra; li respingeremo senza tentennamenti. C'eravamo convinti che l'ex P.C.I. in questi anni, specie dopo la caduta del "muro" di Berlino, fosse cambiato, e che anche noi avessimo contribuito a questo cambiamento, purtroppo dobbiamo amaramente constatare che non è così, che c'eravamo sbagliati, ne prendiamo atto. Posso capire certe reazioni quando si ha paura di perdere il potere, un potere enorme, accumulato talvolta in modo cinico, posso capire anche gli attacchi politici duri, ma non posso ammettere le offese sul piano personale, questo è un metodo che non accetterò mai.
L'onorevole Emanuele Sanna, che è il capo del P.D.S. e dei D.S., è stato il più audace e il più spregiudicato nelle accuse, utilizzando termini che offendono la dignità di questo Consiglio. Ha parlato di mercenari della politica venduti per trenta denari. Non impressiona più nessuno questo vecchio modo di mettere alla gogna le persone. L'onorevole Emanuele Sanna deve dire chi sono i mercenari, perché lo sono, cosa hanno compiuto, come e quando hanno agito. La storiella degli Assessorati, lo sa anche lui, non regge, ma forse lui ha parlato più col fegato che col cervello.
Qui c'è gente invece che ha dignità politica da vendere, che ha un passato politico cristallino, costituito anche da grandi lotte e battaglie, ma tutte condotte in modo coerente, trasparente e sempre in prima fila.
Non accetteremo da te, Emanuele Sanna, o da altri, lezioni che riguardino l'etica o la morale politica. Queste lezioni di morale le devi tenere al tuo interno, naturalmente senza scomodare la storia del tuo partito, il quale di azioni e di comportamenti di cui vergognarsi e da farsi perdonare non ne ha pochi. Hai anche detto che ci perseguirete dentro e fuori dall'Aula: che cosa significa questo? Queste per me sono intimidazioni che non dovresti ripetere e che non vorrei definire con il vero nome, ma non ci impressionano né ci intimidiscono. Ti dico anzi che non ci faremo intimidire né nell'Aula e tanto meno nelle piazze. Saremo noi, anzi, ad aspettarti nelle piazze, dove dovrai dare risposte al mondo agropastorale e ai settori produttivi in genere. Se il settore del credito, saldamente in mano al tuo partito, è veramente andato in soccorso alle aziende in crisi, dovrai anche spiegare la tua ricetta per l'occupazione; ti chiederanno il perché di questa lunga crisi e quali le motivazioni di fondo che ne hanno impedito una rapida soluzione.
Per quanto ci riguarda e mi riguarda saremo orgogliosi di dire che questa crisi si è risolta con il voto determinante dei consiglieri del nuovo Partito Popolare Sardo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, nel mio primo intervento in Consiglio, in occasione del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Selis, mi sono rivolto prima di tutti al Presidente del Consiglio, come è giusto che si faccia nella massima Assemblea dell' istituzione regionale. Oggi, con molto dispiacere, non posso rivolgere il mio intervento all'indirizzo del Presidente del Consiglio, perché quella prestigiosa posizione è ancora indegnamente occupata da una persona che, con il suo comportamento, ha tolto ogni autorevolezza alla carica che egli ricopre. Ho firmato, insieme ad altri 39 colleghi, la richiesta di dimissioni dell'onorevole Serrenti, non solo e non tanto per il gesto compiuto da dietro la tenda mirante all'affossamento della proposta Giunta Selis, ma soprattutto per non aver onorato l'impegno che egli stesso ha assunto in una sede formale, infatti durante una Conferenza dei Presidenti di Gruppo egli affermò che, dopo aver abbandonato il suo ruolo di garante, schierandosi con una parte del Consiglio, avrebbe rassegnato le sue dimissioni. L'onorevole Serrenti non ha ancora rispettato quell'impegno, ed io non posso che considerarlo un uomo senza onore, che ricopre con disonore la più alta carica di questa Assemblea.
Signor Presidente della Giunta, nelle sue dichiarazioni programmatiche lei ha evidenziato l'esigenza di recuperare un clima di riconciliazione per favorire il confronto democratico in questa Assemblea. Questa è una preoccupazione che ho apprezzato e che condivido. E' infatti mio intendimento, se nascerà la sua Giunta, svolgere un'opposizione seria, severa, rigorosa e determinata, ma allo stesso tempo responsabile, propositiva e costruttiva nell'interesse esclusivo della Sardegna. Dunque sono pronto, come tutti i colleghi del centro-sinistra, ad accogliere il suo invito per riportare il dialogo e la serenità nel Consiglio. Ma questo non potrà avvenire fintanto che non verrà ripristinata la normale agibilità democratica del Consiglio e verrà rimosso l'ostacolo principale, rappresentato dalla mancanza di un garante di tutte le componenti dell'Assemblea, capace di far rispettare - e rispettare egli stesso - le regole e di svolgere il suo ruolo con prestigio ed imparzialità.
In questa direzione, signor Presidente della Giunta, lei può svolgere, insieme ai colleghi della maggioranza, un ruolo determinante; è il primo impegno che le chiedo di assumere se la sua Giunta riceverà la fiducia del Consiglio e se vuole davvero assicurare la governabilità della Regione. In questo momento di grande emergenza per la Sardegna, e dopo cinque mesi di immobilismo del Consiglio, la governabilità si assicura non solo con l'esecuzione di atti amministrativi e con la gestione del potere, come si appresta a fare la sua Giunta, ma con la produttività del Consiglio regionale nelle Commissioni e nell'Aula. Per questa ragione è indispensabile un grande impegno di tutti i consiglieri, che devono dedicarsi con la massima serenità alla produzione degli atti legislativi, di cui la Sardegna ha estremo bisogno.
Nelle sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Floris, lei ha avuto la furbizia, o se preferisce l'intelligenza, di copiare un po' da Pili e un po' da Selis. Ma al di là dell'ovvietà e delle cose già sentite in quest'Aula, sulle quali avremo modo di discutere quando si dovranno operare le scelte concrete, voglio soffermarmi su alcuni aspetti particolari del suo programma che suscitano perplessità e rischiano di vanificare le grandi opportunità di crescita economica, di progresso sociale e di modernizzazione della Sardegna e delle autonomie locali, che ci vengono offerte dal quadro comunitario di sostegno, dal mercato unico europeo e dalla mondializzazione dell'informazione e delle conoscenze. Mi riferisco ad alcune sue proposte sulla gestione del territorio e alla scarsa fiducia che mi è sembrato di cogliere nelle sue dichiarazioni circa la nostra capacità di ricercare, attraverso la nostra identità e la nostra autonomia, una via originale per superare la grave crisi che attraversa la Sardegna. Lei ha affermato che la nostra risorsa più importante è costituita dall'ambiente: su questo sono e siamo tutti d'accordo, ma le scelte che lei propone per la gestione dei parchi e delle aree naturali da proteggere rischiano di avvicinare la nostra Regione più ai paesi sottosviluppati che alle grandi democrazie avanzate dell'Occidente.
LIORI (A.N.). Per quello che avete fatto a Furtei vi dovrebbero dare il "Premio Attila"!
PINNA (D.S.-F.D.). E' vero, ce lo daranno. Vai e dillo alle cento persone che ci lavorano, vai e dillo a tutti gli altri cavatori della Gallura, vai e dillo agli altri operatori minerari perché soltanto a Furtei è iniziato il ripristino ambientale con l'attività in corso. Allora non usiamo questi slogan, caro Antonello, vi chiedo obiettività, devi essere obiettivo, dovete andare a vedere le cose come stanno, perché state offendendo anche un investitore internazionale che è venuto in Sardegna a creare posti di lavoro.
E' vero che i parchi non devono essere imposti dall'alto e che devono nascere nella coscienza delle amministrazioni e degli operatori locali, ma questo non può essere un alibi per non fare nulla, per lasciare il territorio sotto il controllo di pochi operatori senza creare le condizioni dal basso per costruire sistemi organizzati di tutela e di valorizzazione in grado di offrire, anche attraverso le reti telematiche, un prodotto di qualità da vendere sui mercati internazionali. In tutta l'Europa, compresa la Catalogna, i parchi e le aree protette sono concepiti come sistemi organizzati, con lo scopo di tutelare il patrimonio naturale e antropico, non a fini contemplativi, ma in funzione della sua valorizzazione per favorire ed esaltare le biodiversità e per creare le condizioni per lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni interessate.
Il sistema organizzato dei parchi e delle aree protette deve rappresentare, anche in Sardegna, un'occasione per esaltare il ruolo e il protagonismo delle comunità locali, un'occasione nella quale la protezione dell'insieme dei valori antropici e naturalisti locali diventano il riconoscimento universale dell'identità di una comunità, della sua storia e del suo futuro.
Nella sua Giunta, signor Presidente, se riceverà la fiducia dell'Aula, sarà presente l'onorevole Onida, che conosce bene questi problemi per la sua lunga gestione dell'Assessorato dell'ambiente nella Giunta Palomba e nel centro-sinistra. Voglio sperare che il suo cambiamento di campo, onorevole Onida, che ha creato in me grande sconcerto e che ha ribaltato il risultato elettorale, non la porti anche a cambiare ruolo e posizione su questi problemi.
E' fondamentale sviluppare l'innovazione tecnologica, diffondere l'uso dell'informatica e assicurare a tutti i livelli della società e delle istituzioni la connessione con le reti mondiali dell'informazione e delle conoscenze. Ma la vera sfida dei mercati globali è quella di saper offrire e mettere in rete prodotti e servizi originali e di qualità. La nostra identità, la nostra storia, la nostra cultura, il nostro clima, il nostro ambiente naturale devono rappresentare la vera sfida competitiva da utilizzare come motore per un nuovo modello di sviluppo.
In questa direzione esistono tanti fermenti nella società sarda che occorre cogliere e sostenere. Assieme alla profonda crisi che attraversa la Sardegna, tra i cittadini, nel mondo del lavoro, tra i giovani disoccupati, nel mondo del volontariato, dell'impresa, della cultura, della scienza, è presente la consapevolezza delle grandi opportunità esistenti nella nostra Regione, che occorre cogliere e sostenere. Esiste nella nostra Regione una società positiva, come l'ha chiamata Gian Mario Selis nelle sue dichiarazioni programmatiche, che è capace di generare grandi intuizioni e forti gesti di solidarietà. Nelle scorse settimane la Sardegna ha conquistato l'attenzione internazionale per la grande impresa di "Tiscali", ma anche per la grande generosità di due uomini di grande valore, che hanno perso la vita nel compiere uno straordinario gesto di solidarietà internazionale: Roberto Bazzoni e Antonio Sircana, due sardi esemplari che hanno fatto onore alla nostra terra, che ci hanno lasciato senza ricevere il saluto e il ringraziamento della massima istituzione regionale.
Per questa ragione, onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, vi chiedo di riservare un minuto del nostro tempo, un minuto di raccoglimento per onorare la loro memoria e il loro grande gesto di solidarietà.
(I consiglieri si alzano e osservano un minuto di silenzio in segno di lutto)
(Segue PINNA). In questa fase travagliata della nostra istituzione autonomistica, che ha generato diffidenza tra i cittadini e creato sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei suoi rappresentanti, siamo chiamati a compiere uno sforzo straordinario per recuperare la stima dei cittadini e per rispondere alle loro ansie e ai loro bisogni. Come già in quelle dell'onorevole Pili e dell'onorevole Selis, sono presenti anche nelle sue dichiarazioni programmatiche, Presidente Floris, le principali emergenze da affrontare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, che spero si possano discutere, come ho detto all'inizio, nelle condizioni più favorevoli di serenità e di dialogo.
Tra le tante emergenze, che tutti conosciamo, non ci può sfuggire, signor Presidente, il dramma delle popolazioni del basso Campidano e del Sarrabus, che hanno subito gravi danni per effetto di uno straordinario evento meteorologico. Mi dispiace che a lei sia sfuggita questa grave emergenza e non ne abbia fatto cenno nelle sue dichiarazioni programmatiche. Voglio affrontare questo problema non solo per invitare i colleghi ad accogliere le proposte contenute nella mozione presentata ieri dai consiglieri del centro-sinistra, di cui Gian Mario Selis è il primo firmatario, ma anche per sollevare il problema della gestione del territorio, che non compare nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris. Il territorio è visto come un oggetto da utilizzare e da consumare ad uso esclusivo dell'interesse privato; il territorio è, invece, un bene comune da tutelare e da proteggere nell'interesse generale, un sistema di relazioni e di attività umane da rendere compatibili con le caratteristiche e la qualità dello stesso territorio.
E' vero che i danni causati dalla recente alluvione sono stati generati da un evento meteorologico eccezionale, ma è anche vero che quei danni potevano essere evitati o fortemente contenuti se la pubblica amministrazione avesse messo in atto una politica di salvaguardia del territorio. E' mancata una politica di prevenzione, non sono stati attuati gli interventi per la difesa del suolo e per la prevenzione del rischio idrogeologico. La pianificazione territoriale è stata sacrificata in nome di interessi particolari e di colpevoli improvvisazioni. Si è consumata in tal modo la distruzione della rete idrografica naturale e l'urbanizzazione, spesso incontrollata e abusiva, ha alterato l'originale conformazione del territorio.
L'amministrazione pubblica, a tutti livelli, ha preferito la latitanza all'applicazione rigorosa delle leggi e delle normative, oltre che la progettazione superficiale delle opere pubbliche, allo studio rigoroso del territorio e alla multi-disciplinarità dei contributi. Solo dopo questi eventi calamitosi ci rendiamo conto dei costi ingenti, in termini di risorse finanziarie e di vite umane, che il sistema pubblico deve sopportare per mancanza di un adeguato sistema di prevenzione.
Il sistema regionale e la pubblica amministrazione in generale devono recuperare la cultura della pianificazione e del rispetto del territorio. Non mancheremo in questo Consiglio di portare il nostro contributo di idee e di proposte. Sin d'ora, Presidente Floris, le chiedo però di recuperare la grave deficienza e, in certi casi, la totale mancanza di attenzione ai problemi del territorio riscontrata nelle sue dichiarazioni programmatiche.
Il programma della sua Giunta, Presidente Floris, presenta molti limiti e molte lacune, assieme a proposte che condivido anche perché rappresentano conquiste importanti del lavoro compiuto dal centro-sinistra nella passata legislatura, come le intese istituzionali di programma, l'intesa istituzionale Stato-Regione e i fondi strutturali del quadro comunitario di sostegno.
Arrivati a questo punto della travagliata legislatura in corso, abbiamo tutti la consapevolezza che occorre dare risposte urgenti e concrete alle drammatiche emergenze della Sardegna. Le voci preoccupate e severe che salgono impetuose dalla società sarda, dalle organizzazioni sindacali, dalle associazioni imprenditoriali, dai giovani disoccupati, dagli studenti, dal mondo della cultura e della scienza, dalla Chiesa e dalle autonomie locali, sono ormai diventate un grido di allarme al quale siamo tutti chiamati a rispondere con la massima responsabilità e il massimo impegno.
In nome dell'interesse supremo della Sardegna, siamo spinti a portare, anche dal nostro ruolo di opposizione, un contributo costruttivo all'azione della sua Giunta. La sua Giunta, Presidente Floris, non è l'unica Giunta possibile di questa legislatura, è una Giunta che nasce per uno stato di necessità. La dimensione della crisi e l'impellente necessità di riformare profondamente la Regione, a incominciare da una nuova legge elettorale, avrebbe richiesto una più profonda e più ampia sensibilità da parte di tutti gli schieramenti presenti in questo Consiglio. Una Giunta di solidarietà, composta dalle migliori energie ed intelligenze della società sarda e sorretta dai maggiori schieramenti e dai partiti minori presenti nel Consiglio, è ancora oggi la sola soluzione all'altezza di rispondere alle gravissime difficoltà della Sardegna. Tuttavia, signor Presidente, se la sua Giunta nascerà, sono pronto ad accogliere il suo invito alla riconciliazione per contribuire a risolvere i nostri gravissimi problemi, primi fra tutti il lavoro e la disoccupazione; la mia opposizione alla sua Giunta sarà dunque seria e determinata, ma allo stesso tempo responsabile e costruttiva.
Avviandomi a concludere non posso evitare di esprimere, in un clima di serenità e di dialogo, un giudizio negativo anche sulla composizione della sua Giunta; devo constatare, signor Presidente, che, anche per questa composizione , lei ha copiato un po' da Pili e un po' da Selis. Mi consenta di osservare però che le novità da lei introdotte, rispetto alle due precedenti proposte di giunta, rendono la sua Giunta desolante e per certi aspetti indecorosa; grazie al contributo innovativo dei Riformatori, lei propone alcuni personaggi sonoramente sconfitti nel confronto elettorale, i quali ricevono così il lauto premio di consolazione in totale dispregio del voto popolare e della bocciatura sancita dai cittadini.
Quello che più sconcerta è che quelle scelte le abbia fatte, due giorni dopo la tornata referendaria, proprio quel Gruppo politico che col referendum voleva esaltare la volontà popolare. Si vergogni, onorevole Fantola, questa sua decisione, insieme a quella di sostenere un Presidente che rappresenta appena il 3 per cento dei cittadini, è una grave incoerenza politica, è la negazione dello spirito dei referendum, è il tradimento degli elettori. L'onorevole Fantola ha però sempre sostenuto che occorre mobilitare i tecnici esterni, le competenze e le professionalità per garantire la buona amministrazione della cosa pubblica; ebbene, signor Presidente, onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, fatevi spiegare dall'onorevole Fantola qual è la competenza, l'esperienza e la professionalità della persona che ha designato per governare l'Assessorato del Turismo.
FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). E' della tua stessa città, per caso?
PINNA (D.S.-F.D.). Sì, è della mia stessa città.
FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). Si tratta di concorrenzialità.
PINNA (D.S.-F.D.). Non c'è problema di concorrenzialità, non è un problema personale. Se stai zitto, te lo spiego.
PRESIDENTE. Onorevole Fantola, la prego non interrompa.
PINNA (D.S.-F.D.). Si tratta di una persona che in sei anni...
(Interruzioni)
FANTOLA (Patto Segni-Rif.Sardi). Sono problemi di condominio!
USAI (A.N.). E' finita la pacchia, l'hai capito!
PRESIDENTE. Onorevole Usai, lei avrà modo, quando farà il suo intervento, di dire quello che pensa, la prego.
PINNA (D.S.-F.D.). Si tratta di una persona che in sei anni di amministrazione comunale non è stata neppure capace di far funzionare la "Pro loco" della sua città e lei oggi, Presidente Floris, chiama questo personaggio a gestire quello che lei definisce il settore centrale dell'economia e dello sviluppo dell'Isola. Speriamo che si consoli l'onorevole Pilo che evidenziava l'urgenza di riformare gli Enti per il turismo.
Con queste puntualizzazioni, signor Presidente, non voglio sollevare un caso personale, com'è solito fare l'onorevole Fantola, o infierire contro un singolo individuo, ho voluto semplicemente segnalare un caso da me conosciuto per sollevare invece un grave problema politico che mi induce a concludere che la sua Giunta, già squalificata dalla presenza di simili personaggi, non sarà in grado di governare la nostra Regione, ma piuttosto di creare allarme per i danni che potrà procurare alla Sardegna e ad ai suoi abitanti.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, al mio voto contrario nei confronti della sua Giunta si aggiunge la preoccupazione per il futuro della Sardegna.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pinna, anche per aver voluto ricordare la memoria di due nostri nobili concittadini morti nell'adempimento del loro lavoro, ma è opportuno ricordare che in questi giorni abbiamo perso altre vite umane a causa delle alluvioni, e tra queste anche, ne sono venuto a conoscenza, un suo amico personale.
E` iscritto ora a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Ho ascoltato con attenzione gli interventi di questi giorni e, scremando tra insulti e vecchi riti, sono rimasto colpito da alcune parole che ho sentito pronunciare da alcuni colleghi anche della sinistra; debbo dire che nel richiamo alle condizioni che vivono le fasce più deboli della nostra società, nel richiamo all'equilibrio nella ripartizione delle risorse, nel richiamo alla parola giustizia, non può - io credo - non risuonare, se non ci si abbandona a semplificazioni e a pregiudizi, una nostalgia per un'azione politica che davvero abbia a cuore, rispettandolo, il desiderio di un bene comune. Per esempio il desiderio di chi ci sta guardando, di un popolo che desidera lavorare, desidera essere libero, libero di poter lavorare, produrre, crescere, da qualunque parte, anche con idee politiche diverse, distanti o avversarie. Può sembrare paradossale che si provi simpatia per questo desiderio, ma credo che occorra affrontare questo paradosso con coraggio; e così dalla parte dei nostri banchi, colleghi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, del Polo hanno sottolineato un'esigenza, una necessità che evidentemente emerge, prorompe ormai dalle nostre città, dai nostri comuni, dalle nostre campagne, la necessità di un sistema istituzionale che lasci più libertà di azione a chi ha voglia di intraprendere, a chi ha voglia di muoversi nella solidarietà e a chi ha voglia di lavorare e di rischiare. Vi è una necessità diffusa - necessità che noi sentiamo moltissimo - di uno Stato che sia amico, di istituzioni pubbliche che siano amiche della persona, del cittadino, la necessità di un apparato pubblico che sia meno invadente rispetto alla società e all'economia e che allo stesso tempo sia capace di garantire almeno regole essenziali e certe per permettere una convivenza ordinata e pacifica. Allora, cosa succede se ci sono parole che, da destra a sinistra, ci possono colpire e muovere un'azione politica? Succede che noi risultiamo i liberisti sfrenati e voi i difensori dello Stato centralista? Significa che noi siamo i rappresentanti del partito azienda, e voi invece ancora gli eredi del socialismo reale? Siamo noi i cementificatori e voi i paladini dell'ambiente? Chi favorisce il governo del centro-destra è un traditore, mentre chi sostiene una proposta di governo di centro-sinistra, spostandosi, è un politico responsabile che opera un'azione di convergenza politica programmatica, è così? Le semplificazioni non portano ad alcun risultato apprezzabile. A mio parere, la verità è che la politica della sinistra in Sardegna, in questi ultimi anni, non ha la colpa di aver mangiato bambini, e non ha neanche la colpa di essere l'unica responsabile dello sfascio dell'economia sarda.
Sono d'accordo che non si riparte da zero, ma è anche vero che la sinistra ha mostrato un limite evidentissimo in questi anni, cioè si è lasciata ingabbiare dalle sue contraddizioni interne, non ha saputo avviare una vera innovazione nel governo, nella legislazione e soprattutto nella pubblica amministrazione, asservendo molto spesso le istituzioni ad accordi di mero potere, sovente impermeabile. Forse è discutibile che, alle elezioni di giugno, gli elettori abbiano dato la vittoria al centro-destra, d'accordo, ma è indiscutibile - a mio parere - che gli elettori abbiano segnato la sconfitta di questa sinistra. Sono stati evidentemente divaricati, nella realtà dei fatti, gli ideali di giustizia e di solidarietà, che pure risuonano e possono ancora commuovere, però da questa sconfitta, come capita nella vita politica, a partire da essa si è iniziata a creare un'aggregazione politica diversa in quest'Aula, in questi giorni, in queste settimane; un'aggregazione politica, più ampia dello stesso Polo dei sardi, che oggi chiede la fiducia per il Governo presieduto dall'onorevole Floris. Questo tentativo, senza molte pretese, ma con una grande ambizione, è determinato almeno da due fattori: il primo è la volontà di alcuni partiti di centro di rompere la soggezione nei confronti dei Democratici di Sinistra per percorrere un'altra strada; questo è un dato di fatto, si può ridere, applaudire ed insultare le persone che così hanno agito, ma rimane il dato politico, la Coalizione di centro-sinistra ha perso una parte dei propri esponenti. L'altro fattore, che permette di proporre oggi un'aggregazione politica che ambisce a governare la Sardegna, è la disponibilità (permettetemi di dirlo) mostrata dal partito di maggioranza relativa e da tutto il Polo dei sardi a rinunciare a un'egemonia, ad una prevalenza che potrebbe essere anche giustificabile dai dati numerici delle elezioni, ma che - per chi vuole governare - deve essere lasciata da parte. La capacità da parte nostra, in particolare di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, di rinunciare ad una visibilità più ampia, cedendo la posizione del suo leader, Mauro Pili, che è e rimane il leader del centro-destra, per consentire un esperimento nuovo che, senza emarginare Pili, che rimane il nostro candidato preferito per la Presidenza della Regione, non guarda con arroganza a quegli esponenti politici disponibili a intraprendere un percorso diverso. Forza Italia non ha assunto e non ha, in questo momento, nessuna freddezza nei confronti di questo tentativo di governo, in cui è presente il suo Capogruppo; Forza Italia ha mostrato di tenere di più ad un grande progetto che guarda in prospettiva; accetta quindi la sfida del governo e responsabilmente si fa carico degli oneri che devono ricadere su un grande partito che vuole saper governare. Il P.D.S. in questi anni lo ha fatto in parte, ma ha trasformato questo suo rapporto, spesso, in un'egemonia politica.
Forza Italia non intende rinunciare alla centralità del suo progetto politico, anzi vuole riaffermarla contro qualunque alchimia politica che voglia rompere e spezzare il tentativo dignitoso del Polo dei sardi; proprio per questo mostra, contemporaneamente all'apertura nei confronti dei partiti di centro, una convinta e seria lealtà nei confronti della destra democratica, che non ha più bisogno che le si chiedano esami di maturità democratica.
Signor Presidente, nelle sue dichiarazioni programmatiche, lei si è soffermato molto sul tema dell'autonomia. Le è stato rimproverato che, in qualche modo, rifarsi al modello della Catalogna sia una moda oppure - come si è detto anche poco fa - un rischio. Dobbiamo prendere atto che, Catalogna o altro, un modello si è ormai consumato; la prima Repubblica non è soltanto la "Repubblica di tangentopoli", o la Repubblica del proporzionalismo spinto, delle partecipazioni statali, della prevalenza dell'economia sulla società e della politica sull'economia, la prima Repubblica è anche la Repubblica di un'autonomia debole. Tutti i partiti devono in qualche modo rivedere le proprie posizioni; abbiamo consumato un modello di autonomia, quello del dopoguerra, costruito su funzioni e poteri basati su meccanismi complicati e su una finanza regionale e locale basata prevalentemente su trasferimenti ordinari e straordinari rigidi, a destinazione vincolata, , i quali non hanno saputo incidere più di tanto sugli squilibri del nostro sviluppo e su una capacità legislativa fortemente limitata.
La storia dell'ordinamento regionale è la storia di un'autonomia contrattata con gli organi costituzionali dello Stato, ma proprio in questo purtroppo si è rilevato il limite più grave dell'autonomismo sardo, cioè aver dimostrato, nella storia di questi anni, una scarsa capacità contrattuale nei confronti dello Stato. La stessa politica finanziaria - rivolta un tempo a trasferire risorse aggiuntive alle Regioni meridionali attraverso l'intervento straordinario e, per noi della Sardegna, attraverso il Piano di rinascita - ha mostrato in questi ultimi anni evidenti limiti, subendo un arresto, compensato solo in parte dai trasferimenti che ci arrivano dall'Unione europea. La nostra Regione è ancora appesantita da un deficit infrastrutturale che è determinato di fatto dallo squilibrio con cui è stato gestito nei decenni scorsi, da parte dello Stato proprio l'intervento ordinario. Lo Stato, concedeva generosamente, con una mano, rilevanti quote delle proprie risorse per sostenere lo sviluppo della Sardegna e del Sud, ma con l'altra mano cinicamente toglieva. A tutto ciò si deve aggiungere che la specialità dell'autonomia sarda è stata interpretata come specificità di risorse, di procedure, di norme, spesso sovrapposte rispetto a quelle ordinarie. Il risultato purtroppo è stato quello di aver solo nominalmente un trattamento particolare, ma di fatto benefici molto limitati rispetto alle nostre aspettative e anche allo stesso livello di aiuti destinati alle altre Regioni.
Non possiamo più eludere il vero problema, ben compreso nelle dichiarazioni del Presidente Floris quando si riferisce al modello della Catalogna, che è quello di indicare un modello diverso, basato non tanto su procedure diverse, su norme, su trasferimenti specifici, ma su un sistema normativo che, per realizzare autonomia, dia maggiore libertà e maggiore snellezza di procedure. Io credo che questa sia la chiave intelligentissima con cui bisogna tentare di imitare modelli più moderni. Gli ostacoli maggiori allo sviluppo sono posti da un sistema legislativo ed amministrativo complicato, è necessario quindi che la specialità, a cui non possiamo rinunciare e non dobbiamo rinunciare, sia però interpretata nell'ottica della semplificazione delle procedure e dei vincoli.
L'autonomia oggi deve essere riletta e riformulata tenendo conto che, al di sopra di noi, non c'è solo uno Stato modellato secondo i canoni dell'ordinamento centralista, ma ormai c'è anche una gerarchia di fonti normative e istituzionali europee oltre che la realtà di un'istituzione europea che è certamente una fonte di limiti, di imposizioni e di vincoli che ci costringeranno, ad esempio, a rivedere tutta la nostra legislazione in materia di incentivi, di sistema fiscale, di sicurezza o di ambiente. E' anche vero però che l'evoluzione dell'ordinamento comunitario potrebbe comportare, stiamo bene attenti a questa possibilità, il superamento di tante regole di tipo statalista. I vincoli dell'Unione europea potrebbero essere vincoli per lo Stato centrale ma spunti per l'autonomia regionale e locale; dobbiamo cercare di cogliere queste possibilità. Questo è il punto di snodo della questione dell'autonomia.
E' stato anche detto che la parola "autonomia" oggi può essere considerata come sinonimo della parola "sussidiarietà", indicando così un'esigenza elementare sentita da tutti, cioè che la risposta alle necessità venga data da chi è più vicino ai bisogni, e quindi dalle autonomie territoriali, ma anche come riconoscimento di maggiori competenze. L'autonomia cioè non solo degli enti locali, dei comuni e delle province, ma anche l'autonomia delle famiglie, delle associazioni e delle imprese. Provocatoriamente si potrebbe proprio dire che l'impatto con la normativa europea forse non solo ci può portare a sconvolgere il sistema fiscale ma anche contribuire a modificare e a semplificare un apparato legislativo ed amministrativo specialmente in alcuni settori che ci stanno molto a cuore, come quelli dell'impresa, della scuola e della sanità.
E` giunto il momento di puntare su obiettivi concreti che, d'altra parte, lo sappiamo bene, non sono un patrimonio né della destra né della sinistra. Ragionevolmente, che differenza c'è oggi tra la politica dei trasporti proposta dalla sinistra e dalla destra?. Chi può negare la necessità di potenziare le nostre infrastrutture, di razionalizzare il settore del credito, di risolvere il problema dell'emergenza idrica e delle risorse energetiche? Su che cosa si sta avvitando allora la crisi del nostro sistema autonomistico? Si sta avvitando su un'incapacità di intavolare un dialogo tra le diverse forze politiche basato sul confronto di quel che vogliamo fare e non soltanto su sterili polemiche.
Io vorrei dire francamente ai colleghi della sinistra di non farci il regalo di un'opposizione sterile e in certi casi - scusate - anche volgare, alla quale abbiamo già assistito in quest'Aula. Un'opposizione rivolta, non contro quella che speriamo potrà essere la maggioranza, ma contro alcuni uomini e contro alcune istituzioni, scegliendo gli obiettivi da colpire, cioè tre colleghi vostri e nostri, che avete stimato, corteggiato, lusingato, gratificato anche di riconoscimenti, fino a pochi giorni fa, fino a quando vi è sembrato comodo farlo e che non hanno dato e non stanno dando l'appoggio a questo tentativo di governo da franchi tiratori, ma alla luce del sole, contestando apertamente la linea politica del loro Partito. Come noi abbiamo detto di rispettare, e credo che in quel momento non fosse sospetto, il travaglio dei partiti di centro quando stava per nascere la Giunta Selis, non capisco come non si possa e non si debba rispettare una tale scelta politica sofferta, comunque sofferta, e lo sapete bene, come la loro. E poi ancora un attacco a un uomo, a un rappresentante della massima istituzione del popolo sardo, il Consiglio regionale, un uomo che non avete votato voi, che avete in alcuni momenti tentato di minacciare o di lusingare, e che ha il solo torto per voi (mentre noi, come crediamo tutti i sardi, lo consideriamo un merito) di togliervi l'illusione che un'astensione ipocrita potesse farvi credere di averla fatta franca un'altra volta, e di aver superato, con un'operazione di ingegneria istituzionale, la netta sconfitta subita davanti agli elettori.
Presidente Serrenti, lei ha da parte mia, da parte nostra credo, un credito, il credito di un rispetto e di una lealtà che le è dovuta come uomo e come politico, perché la sua scelta - a mio giudizio - è stata corretta sia dal punto di vista personale e umano, sia dal punto di vista politico. Si può forse argomentare e discutere molto sull'opportunità politica e istituzionale, ma certamente non su quella personale e umana. Ha compiuto una scelta politica coerente con quella compiuta alla luce del sole davanti a tutti prima dell'occasione del voto sulla Giunta Selis.
Presidente Floris, Forza Italia la sostiene e la invita a proseguire, con forza e con coraggio, in questo tentativo che vuole portare avanti un progetto di governo coraggioso, un progetto di autonomia coraggiosa, un progetto di riforme coraggiose, e soprattutto un modo di governare veramente nuovo, che tutti attendono.
Se lei, come crediamo, lavorerà per questo avrà il nostro sostegno leale per tutto ciò in cui crediamo, per tutte le speranze, per le attese che stanno intorno a quest'Aula in tutto il territorio della Sardegna, per quello che merita una Regione che ha bisogno veramente di sviluppo, di modernità, di benessere e di rivalorizzazione di quelle parole che non possono essere soltanto degli slogan, ma che ci devono nuovamente vedere come persone che vogliono veramente andare alla radice della propria scelta politica. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi consiglieri, a volte la storia, le circostanze o il caso si incaricano di fare degli scherzi buffi: dopo i due tentativi falliti da parte dell'onorevole Pili e uno da parte dell'onorevole Selis, è toccato a lei, onorevole Floris, formare la Giunta regionale. E forse dopo questa lunga, insopportabile e, per certi tratti, anche vergognosa fase dell'autonomia sarda, lei riceverà la fiducia da quest'Aula,. e domani si potrà dare l'avvio a questa tormentata legislatura.
Solo che domani non nascerà una Giunta guidata da uno dei due leaders andati al ballottaggio il 27 giugno, ma quella guidata da un consigliere che dispone del 3 per cento dei voti; tutto ciò avverrà con il sostegno imbarazzato di chi ha propugnato in modo convinto il bipolarismo e il presidenzialismo e con la faccia tosta di chi ha imperversato nelle televisioni parlando di referendum e che, per la sua incoerenza e inattendibilità, ha fatto disertare certamente le urne a un numero grande di autentici bipolaristi e presidenzialisti. Ho anche paura, onorevole Fantola, che adesso non è in Aula, che se non ci fosse stato lo specchietto delle allodole della diminuzione dell'indennità dei consiglieri regionali, a causa della sua plateale incoerenza, non avremmo neanche raggiunto il quorum del 33 per cento.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI
(Segue PIRISI). A predicar bene e a razzolar male si perde credibilità e si infliggono colpi tremendi alle istituzioni democratiche, ai suoi rappresentanti e alla partecipazione democratica, uccidendo la speranza di un futuro e il sogno del cambiamento. Ma quella che sta per nascere non sarà la Giunta Selis-Grauso, come lei simpaticamente l'aveva definita, signor Presidente, a rimarcare il peso che avrebbe avuto nella costituenda Giunta Selis l'ex editore, ma è invece la Giunta Floris-Grauso-Serrenti-Onida, che racchiude in sé tutto quanto di negativo, che soprattutto voi, colleghi del Polo, avete denunciato come negativo all'opinione pubblica. La rilettura dei resoconti delle sedute del 4 e 5 novembre è istruttiva sotto questo profilo, le dichiarazioni da voi fatte per attaccare il programma e la proposta di Giunta dell'onorevole Selis vi tornano indietro come un grosso boomerang: chiedevate discontinuità invocando il verdetto elettorale e avete, all'interno dell'Esecutivo, un Assessore che in questo momento è ancora in carica con la Giunta Palomba; additavate come traditore anche chi non lo era, chi ha fatto una scelta di tipo diverso rispetto ai due Poli, perché non era inserito all'interno degli stessi, e oggi nasce la sua Giunta, onorevole Floris, per il tradimento pesante di tre colleghi che stavano da questa parte, tre colleghi che hanno tradito.
LADU (P.P.S.). Traditore sarai tu, mascalzone che non sei altro! Sei tu che vai con i traditori, vergognati!
PRESIDENTE. Per cortesia, consigliere Pirisi, usi termini più consoni alla critica politica. Il consigliere Ladu è pregato di non interloquire.
PIRISI (D.S.-F.D.). Chiedo scusa, signor Presidente del Consiglio, cercherò di esprimere il concetto in maniera più chiara. Non riconoscevate dignità…
(Interruzione del consigliere Ladu)
Tornerò sulla questione, onorevole Ladu, con calma, tranquillità e serenità, perché non penserà di poter insultare, come lei ha fatto, tutto lo schieramento di centrosinistra...
LADU (P.P.S.). Stai insultando tu, stai dicendo cose non vere!
PIRISI (D.S.-F.D.). ...senza che io reagisca alle tue insolenze!
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, senza colloquiare con l'onorevole Ladu, per cortesia! Onorevole Ladu!
PIRISI (D.S.-F.D.). Dicevo, non riconoscevate dignità politica al leader di una Coalizione che ha espresso trentasette consiglieri, e siete costretti a votarne uno che è leader, oltre che di se stesso, di un altro o forse due consiglieri su ottanta.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. E allora?
PIRISI (D.S.-F.D.). Non ha seguito il concetto, vuole che glielo replichi, onorevole Floris?
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Lei il termine "traditore" non lo può usare nei confronti di nessuno!
PIRISI (D.S.-F.D.). Glielo spiego, guardi!
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Pirisi, non polemizzi, prosegua nel suo discorso usando termini confacenti. La prego.
PIRISI (D.S.-F.D.). Onorevole Floris, la cosa che mi meraviglia è che, dal suo ruolo di Presidente della Giunta, si metta ad interrompere un consigliere che sta intervenendo!
Stavo parlando. Non riconoscevate - ho detto - dignità politica, lo dicevo ai colleghi del Polo, che hanno scritto queste cose, dignità politica...
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole Pirisi, la prego di continuare con termini confacenti e senza dialogare con gli altri colleghi.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, se mi interrompe addirittura il Presidente della Giunta, vuol dire che è un po' nervoso, io sono calmo, sereno e tranquillo.
PRESIDENTE. Non pensi a dialogare con il Presidente della Giunta, faccia il suo intervento e basta.
PIRISI (D.S.-F.D.). Non mi innervosisca. Dicevo ai colleghi del Polo che non riconoscevate dignità politica al leader della Coalizione che ha espresso trentasette consiglieri e siete costretti a votarne uno di leader che è leader, oltre che di se stesso, di un altro o forse due su ottanta consiglieri.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Forse tu ne volevi votare uno che non ne aveva neanche altri due.
PIRISI (D.S.-F.D.). Guardate sono dichiarazioni che sono state fatte dall'onorevole Pili, e poi le porterò anche virgolettate, non sono parole mie, sono gli scherzi della storia, onorevole Floris, aver affermato determinate cose ieri che oggi le si ritorcono contro. Dai banchi del Polo avete definito l'onorevole Grauso una monade impazzita, amico-nemico con i denti ancora interi, e lei, Presidente Floris, dopo averlo liquidato come uno colpito da sindrome di Stoccolma, oggi è costretto a ringraziarlo direi quasi in maniera eccessivamente ossequiosa, dicendo, davanti al suo contributo al programma per il progresso di modernizzazione della Sardegna, che evidentemente la sindrome di Stoccolma gli è passata. Cosa non si fa per il potere?
Ma io credo che non sia assolutamente opportuno che il Presidente che ci rappresenta tutti, anche noi che non lo votiamo, perché è il Presidente di tutta la Sardegna, si pieghi a ringraziare in maniera così supina quella persona che ha definito qualche giorno fa colpita dalla sindrome di Stoccolma.
Cosa si fa, signor Presidente, per il potere, pardon, per la governabilità? E che dire del Presidente del Consiglio che vota rompendo una tradizione cinquantennale, che partecipa addirittura agli incontri per far nascere la Giunta, è questo il modo di svolgere il ruolo di arbitro all'interno di questa Assemblea? Ha definito i suoi ex colleghi "semafori", non vuole essere lui un semaforo, però crediamo che oggi abbia assolutamente debordato dal ruolo assegnatogli. E come non essere d'accordo, a questo punto, con l'onorevole Pili che il giorno 5 novembre, con una non comune dote di preveggenza, affermava che le regole della democrazia non mutano mai con il mutare delle convenienze politiche di parte, e resta comunque il fatto che voi vi assumete oggi la grave responsabilità di porre il voto del Consiglio regionale in contrasto con il consenso e con l'indicazione popolare.
Mi domando come si senta oggi l'onorevole Pili rispetto a quanto diceva qualche tempo fa, ma è anche vero che, in nome della convergenza autonomistica, del progetto riformista, nazionalitario e federalista, lei, onorevole Presidente, ha ricevuto la benedizione dell'onorevole Casini, dell'onorevole Berlusconi e dell'onorevole Fini; ha il loro giusto lasciapassare, per sottolineare l'autonomia del suo Governo dalle centrali romane dei partiti italianisti.
Berlusconi ha detto che all'onorevole Pili è stato chiesto un sacrificio, pare che lei, onorevole Pili, abbia accettato con non molto entusiasmo. Come non essere d'accordo ancora con lei, onorevole Pili, quando affermava che la maggioranza consiliare - si badi bene riferendosi a quella dell'onorevole Selis - è stata costruita in maniera fraudolenta, e con il metodo del trasformismo, e quando continuava dicendo che non è edificante raccogliere voti da posizioni moderate per impiegarli poi a sostegno del fronte opposto, diceva che non è edificante per chi lo fa e neppure per chi ne trae vantaggio. Non sono parole dette da me, sono parole dette dal leader della coalizione del Polo.
Sempre l'onorevole Pili diceva ancora: "Se quella Giunta nasce con il duplice marchio del trasformismo e dell'offesa della volontà popolare, , come pretendere, onorevole Selis, di trovarci consenzienti a battaglie comuni sulle riforme e sulle altre questioni di particolare interesse per la Sardegna?", e ancora "una politica al di sopra delle parti presuppone un reciproco riconoscimento ma nè noi, nè i sardi, potremo riconoscerle legittimità politica". Ecco!
Che dire allora di una Giunta che nasce con più di un marchio di questa natura? Che nasce con il marchio del trasformismo, che nasce con il marchio anche - se me lo si permette - di un non corretto comportamento di fronte al Parlamento della Sardegna e da un'azione che non può essere definita che (tradimento è una parola che dà fastidio, diciamola in modo diverso) voltagabbana, abbandono delle posizioni assunte, non dovremmo manco...
LADU (P.P.S.). Ti stai autodefinendo, ti conosco bene, se ti conoscessero gli altri come ti conosco io!
PIRISI (D.S.-F.D.). Sulla base di questo, onorevole Floris...
LADU (P.P.S.). Tu vuoi un Partito popolare come avevi a Macomer!
PIRISI (D.S.-F.D.). E allora...
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, continui il suo intervento.
PIRISI (D.S.-F.D.). E allora...
PRESIDENTE. Se insistete devo sospendere la seduta.
LADU (P.P.S.). Tu non avrai un partito popolare su cui poter comandare!
PRESIDENTE. Richiamo tutti e due i consiglieri all'ordine altrimenti devo sospendere la seduta; prego, onorevole Pirisi, continui.
PIRISI (D.S.-F.D.). Lo mandi fuori dall'Aula.
PRESIDENTE. Non continui a provocare il collega, continui nel suo intervento.
PIRISI (D.S.-F.D.). Mica è solo lui il voltagabbana, ce ne sono tanti.
PRESIDENTE. Ce ne sono tanti, lo abbiamo capito, continui nel suo intervento.
PIRISI (D.S.-F.D.). Allora se l'onorevole Pili diceva che non sarebbe stato d'accordo con noi a fare battaglie di un certo tipo, oggi noi, su questa base, rifacendomi a quanto detto allora dall'onorevole Pili, non dovremmo manco rivolgere la parola all'onorevole Floris. Ma non sarà così, noi avremo un altro atteggiamento e un altro modo di porgerci rispetto alle istituzioni anche quando non condivideremo, e denunceremo, le scelte decise.
Noi abbiamo un metodo diverso, il marchio però con il quale nasce la sua Giunta è un marchio pesante, capisco anche l'imbarazzo dell'onorevole Ladu, lo devo dire, lo capisco benissimo.
LADU (P.P.S.). L'imbarazzo è il tuo che non vuoi perdere il potere!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Richiamo tutti e due i colleghi all'ordine, per cortesia, dico all'interveniente Pirisi di non dialogare e provocare il collega Ladu e al collega Ladu di moderarsi.
LADU (P.P.S.). Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Un terzo sollecito mi costringerebbe a sospendere la seduta.
SANNA EMANUELE (D.S.-F.D.). Sia paziente, Vicepresidente, ne abbiamo visto di peggio!
PIRISI (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente, mi sto rivolgendo ai colleghi, al Presidente della Giunta regionale sarda, come so rivolgermi, con il massimo del rispetto, però certamente capisco anche...
(Interruzioni)
Mariella rispetto anche te anche se non lo meriti.
PILO (F.I.). Stai esagerando, la politica non è insultare!
MARROCU (D.S.-F.D.). Ricordatevi le cose che avete detto ad Amadu, avete offeso Amadu più volte!
LADU (P.P.S.). Non è che puoi insultare la gente.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, io capisco...
PRESIDENTE. Invito i colleghi a stare tutti più tranquilli.
LADU (P.P.S.). Evidentemente non ha altre cose da dire.
PRESIDENTE. E' l'ultimo sollecito. Stiamo lasciando perdere tempo inutilmente, alla prossima interruzione sospendo i lavori dell'Aula; prego l'onorevole Pirisi di continuare e prego i colleghi di stare tranquilli.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, chiedo scusa, capisco anche questo imbarazzo, però ogni volta che pronuncio il nome dell'onorevole Ladu scatta come una molla.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Lei non lo provochi, vada avanti.
PIRISI (D.S.-F.D.). Lo chiamo Silvestro? Sai come P.P.S.. Non vorrei offendere.
(Interruzioni)
CAPELLI (U.D.R.). Oltre a dirci quello che dice Pili, ce l'hai qualcosa da dirci anche tu?
PRESIDENTE. Per cortesia non è un salotto, le polemiche le facciamo fuori dall'Aula, la prego, onorevole Pirisi, continui l'intervento.
PIRISI (D.S.-F.D.). L'onorevole Capelli ho scoperto essere uno scienziato della politica...
PRESIDENTE. Anche l'onorevole Capelli.
PIRISI (D.S.-F.D.). Però sinceramente fino ad ora non me n'ero accorto, cercherò di prendere lezioni anche da lui.
Credo che chi si comporta in un certo modo, cioè viene candidato in uno schieramento e poi passa in un altro...
LADU (P.P.S.). Non ero candidato nel tuo partito.
(Interruzioni)
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, garantisco che non sto parlando dell'onorevole Ladu, sto parlando di chi ipoteticamente si candidasse in una coalizione e dall'interno di una coalizione poi passasse in un'altra, avrebbe un comportamento cinico, e questo magari, mi suggeriscono, potrebbe essere un traditore, però non sto parlando dell'onorevole Ladu. Ma ammantare una scelta, cinica e opportunistica oltre che spregiudicata, di ideologia e di governabilità è sintomatico del fatto che almeno un po' di pudore a qualcuno è rimasto. O anche affermare che si è stati fedeli ad un certo schieramento e poi, come dire, non mi viene il termine... tradire una coalizione e passare dall'altra parte dicendo che magari il leader di quella determinata coalizione è una sorta di bolscevico e non invece una persona con la quale si sono fatte delle battaglie assieme. Che dire poi se con i voti degli odiatissimi uomini di sinistra qualche tempo fa c'era la possibilità di diventare assessore, ed anche con quelli ancora più odiati di Rifondazione Comunista.
Quindi si cambia atteggiamento a seconda delle convenienze; credo che non sia credibile questo comportamento. Quali parole verrebbero dette adesso dal collega Murgia per definire il passaggio di questi tre consiglieri da uno schieramento all'altro? Si sono usate parole sferzanti nei confronti del collega Amadu...
(Interruzione)
PIRISI (D.S.-F.D.). Sì, concordo, il collega Murgia mi è piaciuto, loo sto citando perché mi è piaciuto, concordo con il collega Murgia quando dice che i giovani hanno bisogno di esempi, di coerenze e di linearità. Ma anche i meno giovani trovano insopportabile che l'etica politica venga calpestata in nome di questa fantomatica governabilità.
Credo che oggi i giudizi potrebbero essere molto più duri e che allora si fossero sbagliati dei bersagli.. Dico solo una parola sull'onorevole Serrenti. Già nel momento dell'elezione dell'onorevole Serrenti, due consiglieri di questo schieramento, siamo tutti sospettati in modo tale che non ci siano problemi, hanno certamente tradito perché egli venisse eletto Presidente del Consiglio.
Ora, alla luce di quanto è accaduto in questi giorni, rivolgerei un quesito ai sardi. Chi pensano che siano stati i due consiglieri che tradirono allora? Quello fu l'atto che diede inizio a questa fase di ingovernabilità che si è protratta per cinque mesi, era lì che stava il tarlo che ha corroso e che ha esposto tutti quanti; ecco perché tratto questa parte con particolare enfasi e partecipazione, perché non è corretto che chi si è comportato da galantuomo qui dentro venga esposto al pubblico ludibrio da chi invece non sta compiendo il proprio dovere.
Ci sono state chieste distensione e collaborazione da lei, signor Presidente, quando ha citato Aldo Moro. Il clima di quest'Aula è diventato pesante; noi lavoreremo per gli interessi dei sardi e della Sardegna, ma un ostacolo deve essere rimosso. L'onorevole Serrenti, mi rivolgo a lui anche se non c'è, lo dico per la personale simpatia che nutro nei suoi confronti, quindi senza alcun tipo di animosità, il giorno in cui ha iniziato ad avere determinati comportamenti ha perso il suo ruolo e ha abdicato alle sue funzioni; questo problema, onorevole Presidente della Giunta, deve essere rimosso.
Il Presidente Floris ha affermato, nelle sue dichiarazioni, che il programma è il collante ideale politico di questa compagine; devo allora dire che è un collante debole, perché debole è il suo programma, onorevole Floris. Non farò l'errore di definire questo programma una relazione sociologica, come lei fece con il programma del centro-sinistra, né che è l'elenco della spesa, come altri hanno fatto, ma devo dire che è un programma insufficiente per i problemi della Sardegna, disarticolato, privo di una cornice che metta insieme le varie tessere del mosaico, anche se contiene spunti condivisibili sebbene parzialmente; noi non ci sottraiamo al confronto anche su questi punti.
Ciò che di buono c'è nell'interesse dei sardi lo sosterremo, quanto riteniamo emendabile cercheremo di contribuire a correggerlo, quanto vi è di dannoso lo avverseremo con tutte le forze. La nostra non sarà un'opposizione sterile, ma sarà un'opposizione assolutamente costruttiva nell'interesse di tutti i cittadini della Sardegna.
Ho diritto a qualche minuto di recupero, signor Presidente, solo per esprimere il mio punto di vista su alcune altre questioni. Credo che urgano le riforme e particolarmente la riforma elettorale, in modo che siano trasferite le competenze agli enti locali, province e comuni, perché possa esserci un modo diverso di gestire anche la periferia della nostra Sardegna.
Se noi facessimo una fotografia della Sardegna non avremmo difficoltà a notare le forti differenze che esistono nella nostra Regione, non avremmo difficoltà a notare che, accanto a zone che crescono pur in una condizione di relativa debolezza, altre sono assolutamente ferme, e ancora che, accanto ad una questione meridionale ancora presente in Italia e in Europa, vi è una questione meridionale sarda rappresentata dalle zone interne così da lei chiamate; il problema delle zone interne, che ha una valenza enorme nel panorama regionale, reca con sé, in riferimento ad alcune di queste zone, la questione attinente ad una parte della società che è stata definita "società del malessere".
Queste tematiche di rilevanza enorme sono state trattate in dodici righe nel suo programma, onorevole Presidente, con un approccio riduttivo sul piano del metodo e, profondamente sbagliato sotto il profilo culturale della sostanza, secondo il mio punto di vista. Mi domando: come si può pensare di risolvere, di avviare a soluzione la questione delle zone interne, se non la si affronta contestualizzandola dentro un progetto di sviluppo organico di tutta la Sardegna? Lo spopolamento dei paesi delle zone più povere sta continuando, con danni incalcolabili, sia sul piano economico che sotto il profilo antropologico e culturale degli usi, dei costumi, della lingua sarda e delle tradizioni.
A questo proposito sarebbe interessante capire qual è il giudizio che viene espresso da lei, Presidente della Giunta, rispetto al voto espresso oggi in Parlamento dal Gruppo di Alleanza Nazionale e di Forza Italia sulla legge per la tutela delle minoranze linguistiche, dove appunto Alleanza Nazionale...
PRESIDENTE. Le ricordo che il tempo a sua disposizione è terminato. Prosegua ancora per un altro minuto, poi...
PIRISI (D.S.-F.D.).Sto concludendo. Lo spopolamento produce inurbamento selvaggio e caotico, con conseguente crescita abnorme delle periferie delle grandi città, e l'inurbamento crea nuovi bisogni, domande di nuove case, di nuovi asili, scuole, ospedali eccetera. Ora mi domando come si vuole avviare a soluzione, signor Presidente, questa problematica, quando assolutamente non è detta una parola su quali saranno le risorse da impegnare. L'unica cosa che ha detto è che avrebbe sollecitato l'intervento da parte dello Stato e dell'Europa: il che mi pare una posizione un po' misera, significa abdicare al ruolo di governo che dovrebbe svolgere il Presidente della Giunta regionale. Poi propone una generica rivoluzione culturale da attuare, con investimenti strutturali, senza indicare con quali capitoli di bilancio e a quali risorse intende mettere mano.
Inoltre, devo far osservare purtroppo un certo atteggiamento da parte del Polo relativamente, per esempio, ad una serie di questioni che si stavano portando avanti in territori della nostra provincia e di cui forse il Presidente della Giunta non è stato informato. Volevo comunicargli che esiste un contratto d'area che va avanti ad Ottana, che c'è un patto territoriale che va avanti, che ci sono due patti territoriali per la montagna e per la Planargia avviati nella nostra provincia, e inoltre due contratti di programma, uno sul turismo e l'altro sull'agricoltura, che vanno avanti.
Onorevole Presidente, probabilmente non glielo hanno detto, perché i colleghi che prima stavano protestando... non c'erano i colleghi del Polo, c'era il tanto vituperato centro-sinistra a cercare di mandare avanti la soluzione di alcuni problemi. C'è tanto da fare e ancora non ci siamo riusciti; mentre noi eravamo in prima linea a combattere per la legalità e la difesa dei nostri sindaci di quei territori, c'erano altri che, magari da qualche giornale, indicavano obiettivi , e che oggi forse sono a fianco del Presidente della Giunta.
C'è il capitolo dell'ambiente, sul quale mi sarei soffermato...
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, il suo tempo è scaduto, concluda altrimenti sarò costretto a toglierle la parola.
PIRISI (D.S.-F.D.). Mi scuso, signor Presidente, per essere stato lungo. Intanto concludo nel dire che sulle questioni che ho purtroppo potuto soltanto abbozzare, ci aspettiamo che ci sia una correzione da parte del Presidente nel suo intervento di replica, e che per altre questioni importanti, come quella sulle nuove province per la quale io non voterò la legge, saremo a disposizione per dare il nostro contributo fattivo nell'interesse della Regione. Tanti auguri, Presidente Floris.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onnis. Ne ha facoltà.
ONNIS (A.N.). Io ho qualche problema. Non sto troppo bene e, poco fa, una visita in infermeria non mi ha risolto questi problemi. Se non creassi difficoltà e i colleghi non avessero nulla in contrario, chiederei la cortesia di poter pronunciare domani il mio intervento.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, le viene consentito di intervenire domani.
E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signori Presidenti, onorevoli colleghi, non è facile da parte mia in questo difficile e controverso passaggio esporre, secondo un criterio distaccato e sereno, le considerazioni e i giudizi che invece ci competono come Popolari, dopo le ferite e le esorbitanti questioni che più di altri ci hanno interessato e che necessitano perciò un di più di rigore, di analisi e di severità di giudizio.
Ora che il tentativo dell'onorevole Floris cerca il suo sigillo finale, possiamo sostenere, senza timore di smentita, che questa crisi si sia articolata sostanzialmente intorno alla figura dell'onorevole Floris, il quale indicava già dal mese di luglio il suo intendimento di operare per far cadere prima Pili e poi Selis e di introdurre infine la propria figura quale terzo incomodo. Nella sua strada ha incontrato diversi collaboratori i quali poi si sono rivelati fondamentali supporti per demolire l'impianto, seppure complesso, del consenso che gli elettori avevano determinato.
Usando a copertura la Casa comune - con il concorso di Serrenti, Grauso e dei tre ex Popolari - ha determinato il caos istituzionale, facendo emergere come ultima una sua pretesa funzione salvifica. Credo che molti di noi sappiano assai bene - per conoscenze anche personali - che, tra le tante doti possedute dall'onorevole Floris, non vi sia affatto la virtù eroica e dunque tutto si possa attribuirgli meno che l'istinto generoso di volersi sacrificare per la governabilità. Ha saputo costruire, invece, una subdola regia che ha guidato gli eventi, mischiandoli sapientemente di ammiccamenti e di bugie, di un uso spregiudicato della comunicazione e di sedi private dove le trattative extra istituzionali completavano i tasselli del complesso mosaico.
Questo è un governo che non possiamo accettare perché rappresenta la contraddizione di tutto: del maggioritario, del presidenzialismo, della coerenza ai mandati, del consenso popolare, del rispetto dei partiti e delle istituzioni e della dignità dei sardi.
Tralascio nella mia breve analisi l'onorevole Grauso, perché la china degradante ed egocentrica di questa lunga crisi regionale non poteva che essere arricchita dal tocco di stile circense che l'onorevole Grauso ha portato tragicamente nella politica regionale. Per non parlare dei Riformatori, oggi sempre più ottimi predicatori e pessimi razzolatori, che mobilitano inutilmente miliardi per celebrare il loro protagonismo riformatore, incassano poco più di un sondaggio, tra l'altro scontato nel risultato, e poi sostengono un comportamento politico opposto e contraddittorio su tutto: presidenzialismo, maggioritario e ribaltoni, e quant'altro è ormai per loro superato e fa parte contestualmente dell'apparato rivendicazionista e dell'inventario delle convenienze. Complimenti per la coerenza e per il discredito ulteriore che si contribuisce a scaricare sulle istituzioni! La gente è stanca soprattutto di essere ingannata.
Questa crisi, tuttavia, è bene precisarlo al di là dei fatti che sono apparsi più evidenti all'esterno, è l'esito di un processo trasversale, legato a poteri esterni che, a diverso titolo, hanno visto quali protagonisti personaggi che hanno piegato la politica e le istituzioni al meschino gioco personale e di gruppo.
La vicenda sul ruolo del Presidente del Consiglio, che ci vede tuttora impegnati, ne è un esempio. Prima volta nella storia parlamentare sarda e nazionale di un Presidente che vota contro la governabilità e le istituzioni; Serrenti rappresenta per noi, per il Consiglio regionale e per la Sardegna, la causa di un deragliamento della politica e un insulto sostanziale all'istituto regionale. Anche i grandi luminari, da lui mobilitati per difenderlo pubblicamente, hanno persino perso una buona occasione per occultare la propria ignoranza e la propria subalternità. Ma al di là di tutto sappiamo della difficile condizione della Sardegna e dei sardi, e dunque invochiamo una sede parlamentare libera, nella quale il dibattito e il confronto, sui delicati temi della Regione, avvenga senza l'ingombro di un Presidente di parte, e con le garanzie di imparzialità e di equità che Serrenti non può più assicurare.
Serrenti ha negato alla Coalizione di poter governare, allungando così i tempi di una crisi molto profonda e impedendo che il gioco democratico tra le rappresentanze, che i sardi si sono dati, producesse liberamente i suoi esiti. Serrenti è perciò un ostacolo per il futuro della Sardegna, ma la sua interpretazione del ruolo gode altresì di incredibili e inaccettabili lacune di equilibrio e di merito che ne demoliscono l'immagine e la credibilità esterna. Noi proseguiremo su questo terreno senza sconti per nessuno e sia chiaro fin d'ora che la paventata sceneggiata delle dimissioni e della eventuale rielezione di Serrenti, sbandierata da qualche parte, renderebbe questa legislatura definitivamente terribile e tragica per tutti.
Sarebbe opportuno, invece, che riflettessimo un po' più a fondo sulla possibilità di uno sbocco autentico. Occorre, però, percorrere una strada assai più lunga di quella troppo breve che ha portato a confondere in quest'Aula la parzialità delle posizioni politiche con l'imparzialità delle regole, finendo per mortificare e travisare il senso del naturale contrasto politico parlamentare.
Mi ricordava un'insigne personalità, che ha alta la memoria storica dell'autonomia, che un predecessore di Serrenti, per di più sardista, nobile e democratico, per poter votare secondo coscienza, in adesione alle linee del proprio Partito, si dimise dalla Presidenza del Consiglio. Gesti nobili, di uomini grandi, che però pare non abbiano trasferito a sufficienza il proprio patrimonio genetico neppure ai loro attuali e mediocri supporters ufficiali. Vi è dunque, purtroppo, su quella poltrona un Presidente invisibile e cristallizzato, non certo nel senso di una sua spiccata inclinazione alla trasparenza, di cui per ora purtroppo non possiamo inventariare alcunché, quanto nel senso che rappresenta oramai non un interlocutore di questo Consiglio, ma uno su cui rimbalza tutto ciò che non è autorizzato dalla "triplice" che, con lui, gestisce questa fase, mentre lo convince e lo persuade tutto il resto, legale o no, democratico o meno, o anche perfino ciò che gli suggeriscono per telefono in barba alle più elementari regole collegiali.
Pensavo all'inizio, certamente illudendomi, di essere arrivato nel tempio della politica regionale, e invece purtroppo comportamenti, stili e personaggi sono sempre più paragonabili ad una allegra bicchierata in birreria. Dunque la nostra opposizione alla sua Giunta, onorevole Floris, parte dal fatto che lei non registra neppure il problema, lo ignora del tutto, e per di più con una grande faccia tosta ci viene a parlare di riconciliazione. Quale riconciliazione può avere posto nell'offesa quotidiana e sistematica delle regole? Spero, al contrario, di non dover più sentire in quest'Aula "declinare", da parte di alcuni colleghi, parole per essi oramai impossibili. Infatti, non sapendo come meglio giustificare il salto del fosso, e per nobilitare la pretesa infondata dell'aver concorso in qualche modo alla governabilità, qualcuno ha introdotto una novità assoluta nella vita politica e nel costume istituzionale sardo, vale a dire la "moralità per il momento". Su questa base si dovranno rivedere un po' tutte le vecchie impostazioni sui principi etici e spiegare che, secondo questa innovazione di costume, l'immoralità non sarebbe altro che l'intervallo che separa due momenti di "moralità per il momento". Poveri noi e povera Sardegna se così fosse!
Il gioco, onorevole Floris, purtroppo è stato inquinato, e quando accade questo bisogna saper distinguere le parti e i ruoli; quando si uccide il diritto democratico di cittadinanza in questo Consiglio e si calpestano le elementari nozioni di lealtà e di imparzialità, non ci può essere chiesto di far finta di nulla.
Onorevole Floris, saremo anche entrambi postdemocristiani, ma noi siamo gente di altra razza rispetto a coloro che entrano nelle istituzioni e si apparecchiano le tavole con i più intimi. Nessuna riconciliazione perciò prima della chiarezza e dei gesti conseguenti.
Vi è poi la vicenda del ribaltone dei nostri tre colleghi; anche qui, senza precedenti nella storia di cinquant'anni di autonomia, hanno voltato le spalle alla propria storia personale e politica, al consenso loro affidato per approdare ad una soluzione di un governo di destra, frutto di una scia incredibile di lacerazioni e governo che loro stessi avevano combattuto durante tutta la campagna elettorale. Lascio da parte i giudizi morali, li darete se vorrete nel tempo e nei luoghi dovuti. Il mio lo tengo per me, come pure l'amarezza di tanta ipocrisia e superficialità per interessi mediocri e materiali, egoistici e privi di qualunque ispirazione ideale e miseramente occultati da ragioni apparentemente nobili. Alcuni aspetti, tuttavia, aggravano ulteriormente questo evento, i nostri ex Popolari non hanno solo ingannato il proprio legame politico con gli elettori...
LADU (P.P.S.). Sono ancora Popolare!
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Ma essi hanno tradito insieme il Partito, la Coalizione e il progetto che il nostro leader portava avanti. Questo fatto è ingiustificabile ancor di più sul piano politico.
(Interruzioni)
LADU (P.P.S.). Non riuscirai a liquidarli tutti.
PRESIDENTE. Onorevole Ladu per cortesia non interrompa, lasci parlare il collega.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Questo fatto è ingiustificabile sul piano politico ancora di più se posto in essere da uomini che, per anni nel Governo Palomba, a tutt'oggi, governano in un quadro politico che non hanno certo rifiutato quando gli fu proposto, e dal quale hanno potuto gestire ampie e significative fette di potere.
Per altro verso, fallisce miseramente con queste presenze, onorevole Floris, l'ambizione al cambiamento e alla discontinuità del suo Governo, nonché il valore stesso del giudizio politico che il Polo dei sardi ha sempre inteso dare sul Governo della scorsa legislatura e che, con enfasi verbale, è stato sbandierato lungo tutta la campagna elettorale. I nostri amici parlavano di problemi di governabilità facendo di questa una questione di primaria rilevanza per le loro scelte, mentre l'accelerazione -imposta via cavo - si spiega solo su un terreno che è molto differente dall'eroica affermazione di voler garantire la governabilità ed impedire lo scioglimento del Consiglio.
Dicano altro, dicano delle logiche di convenienza e di mediocre subordinazione al potere e alle sue tentacolari articolazioni, dicano soprattutto la verità se vogliono. Le esigenze di un Governo più caratterizzato dal centro moderato erano state, in questa lunga ed estenuante vicenda, condivise e perseguite fino in fondo, così come l'esigenza di salvaguardare il responso elettorale attraverso un atto di responsabilità e di convergenza sia da parte del Polo che da parte della Coalizione Autonomista, non a scapito della coerenza, onorevole Ladu, ma nel rispetto, con una soluzione tecnica, del responso elettorale.
Io, infatti, comprendo, onorevole amico Silvestro Ladu, che lei è ancora uno dei pochi che, a dispetto della storia, ogni giorno, prima di andare a letto, vi guarda sotto per controllare che non ci sia qualche comunista o mangia bambini, ma la storia cammina, lascia dei segni che vanno raccolti ed orientati, senza che questo richieda il deragliamento dalla propria appartenenza e dai doveri della propria appartenenza. Discutevamo invece con loro cercando ogni possibile intesa e convergenza, ma parlavamo quando le decisioni erano ormai già state prese, logorati dal dissenso manifesto e impotenti rispetto alle risorse di altri, che evidentemente operavano in campi nei quali noi non potevamo competere o non possedevamo contropartita adeguata, ma la politica e l'etica politica ci hanno chiesto degli ovvi limiti al mandato a trattare, e perciò conseguentemente hanno prevalso le altre profferte.
Sulle polemiche di questi giorni e sui deliranti interventi pubblici, specie quelli che hanno disonorato persino il dibattito in Aula, al di là della fiducia giudaicamente manifestata, è bene porre un termine tuttavia altrettanto chiaro, questi ex Popolari che di popolarismo autentico non hanno più nulla - perché se la tensione e la vocazione politica non è accompagnata e vissuta su alcuni valori intangibili come la lealtà e l'onestà, a nulla serve - hanno cercato le loro convenienze, giurando fedeltà ad un progetto politico e tradendolo il giorno dopo, senza rispetto per nessuno. Altro che lamentarsi di aver incrinato con i sospetti anche i rapporti familiari, ora che i sospetti sono certezze e l'opera di lucida ed interessata transazione compiuta, anche queste patetiche affermazioni risultano prive di senso.
Un secondo aspetto sono poi i franchi tiratori del centro-sinistra, per lungo tempo sospettati e raggiungibili e che ora si sono smascherati da soli, se è vero come è vero che questo processo di logoramento sta in una logica pensata e gestita con acutezza nel tempo. Stiamo comunque sereni, dalla parte dei Popolari veri non si è svenduto nulla, né congressi, né dignità, chi ha svenduto qualcosa sono semmai gli altri, ora in maniera del tutto palese ed evidente e per lungo tempo giocando sulla lealtà degli amici che per decenni hanno condiviso tutto con loro, persino gli aspetti più familiari.
Non c'è posto però per nessuna giustificazione o assoluzione, c'è il dovere di constatare di aver fatto ogni cosa, pur con i limiti che ciascuno di noi ha con sé, per assicurare e rafforzare il progetto, la linea e l'ambizione politica. Ed è giusto perciò il nostro riconoscimento di coerenza e di lealtà a tutta la Coalizione che, anche di fronte a tanto decadimento, non ha esitato un minuto a confermare e rinnovare l'intesa autonomistica costruita in questi mesi intorno all'onorevole Selis.
Non ci sarà poi nessun Partito Popolare Sardo che possa confondersi con la nobiltà e la storia di quello che ancora oggi è il Partito popolare in Sardegna.
La provocatoria denominazione del Gruppo, da questi amici proposta e maldestramente accettata da Serrenti, sarà perseguita per le vie legali fino in fondo, perché al fondo delle nostre ragioni non c'è solo la tutela del nome, vi è in più l'esigenza morale di non voler continuità alcuna con una concezione della politica e della morale politica che i veri Popolari sardi non possono accettare e non accettano, anche al prezzo di convincerci che non esiste per noi, fortunatamente, una condanna a governare e, state certi, non essere più condannati a governare è spesso un'opportunità più che una sciagura. Un partito serio, infatti, vive anche di stagioni di dura ed operosa opposizione contro quelle ispirazioni e quegli interessi che danneggiano la società sarda ben oltre la stessa inerzia della politica; a questi amici, che abbiamo ammonito sulla gravità e sulle conseguenze delle loro decisioni, non possiamo che augurare buona fortuna, sapendo tuttavia che nella penombra non alberga quasi mai nessuna fortuna. Sarà un tempo duro per noi, ma lo sarà assai più duro per loro, quando non potranno fare a meno di guardare in faccia i propri elettori ed amici. Noi ricominceremo da dove abbiamo interrotto, cercheremo dialogo ed intese sapendo bene che le nuove stagioni del bipolarismo necessitano di un'inversione di tendenza rispetto alla già eccessiva frammentazione del centro e, al contempo, esigono il rilancio del ruolo dei moderati e dei popolari nella competizione contro l'aziendalismo berlusconiano. Affronteremo le nostre collocazioni nazionali ed europee sapendo che anche qui tutti, da ciascuno di noi fino al più alto vertice nazionale e ai nostri militanti veri, vogliamo la collocazione dei Popolari italiani più appropriata alla nostra storia e alla nostra tradizione ideale, senza invertire, come fa qualche insipiente, questo processo virtuoso che ha visto nascere l'Europa dalle esperienze nazionali verso il grande approdo continentale, ma evidenziando anche che l'approdo non può far dimenticare le origini e le idee che gli hanno dato vita. Per quello che ci riguarda tuttavia non ci sarà tregua sulla richiesta di chiarezza e sulla verità intorno a questo passaggio, si tratta semplicemente di uomini che tentano di riguadagnare una dignità dopo averla dispersa sulla strada della virtù.
Non mi pare perciò che la costruzione politica improvvisata dal Presidente Floris possa prevalere rispetto alla triste recita delle convenienze che abbiamo davanti a noi. Giudicheranno su tutto ciò gli stessi elettori, quelli che sono stati realmente traditi nella fiducia e nella dignità e non solo quelli popolari, in particolar modo soprattutto gli stessi elettori del Polo.
Far passare per eroico e coerente poi il tradimento non è solo una forzatura al lessico e al vocabolario, onorevole Floris, ma è un insulto al buon senso, e persino al profilo morale che dovrebbe sostenere il suo mandato. Un Presidente che già dalla prima ora trasforma i vizi in virtù, la decadenza in progresso, può solo creare illusorie aspettative verbali, ma non può essere oggi attendibile dinanzi a noi e alla Sardegna. Sull'insufficiente, arretrata, deludente relazione programmatica, onorevole Floris, vi è poco da dire, soprattutto perché il livello degli argomenti sollevati è pressoché inesistente, solo un nostalgico e imbarazzato come l'onorevole Ladu può ritenerla alle soglie di un dottorato di ricerca, per lei il tempo invece si è fermato dieci anni fa, ed infatti le colonne d'Ercole da lei individuate sono il "muro" di Berlino e le partecipazioni statali.
(Interruzione dei consiglieri Ladu, Fadda e Cugini)
PRESIDENTE. Onorevole Ladu, per cortesia, non interrompa. Onorevole Sanna, prosegua.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.) E infatti le colonne d'Ercole...
PRESIDENTE. Mi scusi, la discussione tra gli altri consiglieri può proseguire fuori dall'Aula. Onorevole Sanna, la prego di continuare.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). E infatti, chiedo scusa, le colonne d'Ercole da lei individuate sono il "muro" di Berlino e le partecipazioni statali, cose di cui da un lato celebriamo il decennale e dall'altro riscontriamo che sono perfino scomparse dal nostro corrente vocabolario politico. Per di più sembra che, mentre lei era assente dal Consiglio regionale, la Sardegna non sia andata avanti e nulla sia accaduto nel frattempo. L'onorevole Falconi ed altri hanno cercato opportunamente di evidenziarle le sviste e le omissioni conseguenti a questa sua assenza. Il modello catalano, suggeritole da qualche scadente consulente, che non coniuga affatto le condizioni socio economiche con la geografia, è l'ulteriore prova della mancanza di progetto, di respiro e di pensiero politico: prima la Lombardia e poi la Catalogna. Nessuno, salvo il Presidente Selis, è stato capace di pensare in quest'Aula per la Sardegna qualcosa di originale, di nostro, che non fosse scopiazzato da qualcun altro.
Anche in questo le sue dichiarazioni si contraddicono, invocando il modello catalano e poi ripiegando per un pezzo sulle dichiarazioni di Pili e per un altro pezzo su quelle di Selis, onore alla originalità e alla fantasia. I sardi purtroppo continuano ad essere colonizzati persino nelle idee; i modelli, al contrario, servono quando aiutano la crescita di un'idea propria, di un obiettivo vero, non per mettere delle pezze alla pochezza di idee, di intelligenze e di visuale politica. Sulla Giunta che ci ha proposto, salvo alcune rispettabili eccezioni, ritorna la contraddizione riformatrice, il popolo boccia e lei promuove. Quelli che non sono stati ritenuti degni dall'elettorato, vestiti dal camice di un'indecifrabile capacità tecnica, che a dire il vero non sono riusciti ad esprimere nemmeno per farsi eleggere, vengono riproposti in una Giunta possibile, ed evidentemente possibile solo nel rispetto dei ricatti e delle convenienze da cui trae origine. Ha ragione lei, è complessivamente una proposta da choc, scioccante per paradossi, per contraddizioni, per pochezza e per compromessi.
Auguri dunque, i Popolari, quelli che del popolarismo non intendono fare la dépendance di Forza Italia, delle contrattazioni, o della decadenza politica, non sosteranno la sua proposta né qua, né tanto meno nelle piazze della Sardegna. Purtroppo in queste condizioni bisogna avvertire che si raccoglie quello che si semina. Il suo tentativo, onorevole Floris, assomiglia ad una navicella dalla ciurma litigiosa e arraffazzonata, a cui il comandante cerca disperatamente di far seguire una rotta di bonaccia mentre imperversa la peggiore tempesta, a causa dei suoi stessi cattivi timonieri. Forse la Sardegna non merita tutto questo, ma per quello che può valere non ci resta che augurarle buona navigazione e sperare in un rapido naufragio, nell'interesse di sardi e delle loro speranze oltre ogni inutile illusione.
Noi Popolari, sardi e veri, e con tutti coloro che hanno fin qui svolto limpidamente la propria funzione e il proprio mandato popolare, sappiamo bene che qualunque rinuncia o persino qualunque umiliazione oggi ci venga chiesta, non rappresenta affatto un prezzo troppo alto al cospetto di quanto è in gioco. Le idee e i valori infatti, colleghi, non valgono mai per quello che rendono, ma solo per quello che costano.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9.30.
La seduta è tolta alle ore 21 e 13.
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