Seduta n.143 del 24/11/2005
CXLIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Giovedì 24 novembre 2005
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 34.
SANNA MATTEO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 18 novembre 2005 (138), che è approvato.
PRESIDENTE. Colleghi, vi comunico che a causa di un guasto del sistema elettronico, motivo per il quale la seduta è iniziata in ritardo, le prenotazioni per le iscrizioni a parlare dovranno essere fatte per alzata di mano.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giommaria Uggias ha chiesto congedo per la giornata del 24 novembre 2005.
Poichè non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione CASSANO sulla minaccia di licenziamento dei lavoratori impiegati dalla Coop.a.s. presso la ASL n. 1 di Sassari". (170)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
"Interrogazione SCARPA sulla chiusura del Centro fisio-pneumologico di Porto Torres". (202)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
"Interrogazione CASSANO sulla deliberazione del Direttore generale della ASL n. 1 di Sassari del 24 febbraio 2005, n.74 (consulenza occasionale)". (208)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
"Interrogazione CASSANO sulle "allegre spese" per consulenze alla Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari". (220)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
"Interrogazione AMADU sulla grave situazione dell'ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti) e sulla necessità di provvedimenti urgenti per il rilancio dell'azienda". (343)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 48.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
MOZIONE DIANA - CUCCU Franco Ignazio - GALLUS sulla chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- il reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza è stato chiuso in assenza di esaurienti importanti motivazioni se non quelle della generica necessità di effettuare tagli sulla spesa ospedaliera;
- secondo le recenti dichiarazioni del direttore della ASL n. 5, sembrerebbe che i locali del reparto chiuso debbano ospitare il reparto di psichiatria dell'ospedale di Oristano, e ciò renderebbe evidentemente definitiva la soppressione del reparto di ginecologia di Ghilarza;
CONSTATATO che:
- i dati relativi alla attività ed alla efficienza del reparto in parola, incomprensibilmente sottaciuti e ridimensionati nelle esposizioni ufficiali, non sembrano giustificare in alcun modo la soppressione della struttura;
- la spesa capitaria nella Provincia di Oristano è la più bassa in Sardegna e pertanto appare iniquo ridurre ulteriormente l'offerta di prestazioni ospedaliere;
- gli utenti di quella zona sono costretti a rivolgersi a strutture ospedaliere molto più lontane con i conseguenti comprensibili gravi disagi;
RIBADITO che il rafforzamento dei servizi periferici invece è condizione ineludibile per assicurare a tutti i cittadini sardi in egual modo l'assistenza sanitaria ed ospedaliera;
RILEVATO che la decisione sulla chiusura è stata adottata in totale dispregio di qualunque confronto e consultazione sia con il personale e sia, fatto più grave, con l'utenza della zona,
impegna la Giunta regionale
a riferire immediatamente al Consiglio le motivazioni che hanno indotto la direzione della ASL n. 5 alla chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza e, ove queste risultassero inconsistenti e dettate dalla esclusiva esigenza di effettuare tagli indiscriminati alla spesa ospedaliera, a provvedere alla immediata riapertura del reparto in parola. (48)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare la mozione Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Onorevole Diana le ricordo che il tempo a sua disposizione per l'illustrazione della mozione è di venti minuti .
DIANA (A.N.). Signor Presidente, la presentazione di questa mozione si è resa necessaria a seguito del grande scontento che si è creato in un territorio importante, quello della provincia di Oristano, ma anche nel territorio ben più vasto, secondo me, del centro Sardegna. Peraltro questo scontento non è limitato solo alla fattispecie menzionata nella mozione, ma riguarda altre situazioni che si stanno verificando nel territorio regionale. Nella mozione ci riferiamo alla struttura ospedaliera di Ghilarza, una struttura con punti di eccellenza che in questi anni ha garantito comunque un servizio importante ad un territorio. Questo ovviamente vale per l'ospedale di Ghilarza, come per l'ospedale di Muravera, per quello di Sorgono, e per tutte quelle strutture ospedaliere che non ricadono in territori privilegiati quali possono essere i capoluoghi di provincia o le grandi città.
Ci siamo quindi fortemente preoccupati di fronte alle determinazioni del manager dell'A.S.L. di Oristano; intanto per il percorso che è stato seguito nell'assunzione di queste determinazioni che non è assolutamente condivisibile. Esiste infatti una Conferenza di azienda, rappresentativa anche delle istanze territoriali, non è stata minimamente sentita e che invece dovrebbe, d'accordo con il manager e con la Regione Sardegna, programmare gli interventi in campo sanitario. . Il manager, credo anche dietro indicazioni dell'Assessorato di riferimento, ha quindi provveduto a chiudere un reparto importante dell'ospedale Delogu di Ghilarza; reparto che verrebbe riaperto per ospitare - e ciò è ancora più grave - il reparto di psichiatria dell'ospedale di Oristano che, forse momentaneamente, verrebbe trasferito appunto a Ghilarza.
Io non entro nel merito dell'opportunità di questi trasferimenti; ciò che mi turba e che ha turbato i cittadini è il fatto che su questa materia, nonostante le numerosissime assemblee che si sono tenute nel territorio, nessuno abbia sentito l'esigenza di dialogare con i sindaci, di dialogare con il Presidente della Provincia, che è anche il Presidente della Conferenza d'azienda, e che in nome della razionalizzazione si chiuda un reparto. Ora, la razionalizzazione, quando è tale, è sempre un fatto positivo e può anche succedere che si chiuda un reparto, ma mi pare quanto meno riduttivo giungere a questa decisione, con i problemi ormai atavici che esistono in quei territori della Sardegna, per il fatto che non nascano più tanti bambini (ahimè, questo è un problema che non riguarda solo il centro Sardegna ma tutto il nostro Paese), per il fatto cioè che ne sono nati centottanta piuttosto che duecentodieci.
Il manager della A.S.L. numero 5, in questo caso, ha partecipato ad un'assemblea alla quale io ero presente comportandosi, come dire, con un'arroganza che non si addice al ruolo ricoperto; infatti non ha dato risposte. Io direi che nessuno vuole dare risposte a questo territorio che oggi già vive una situazione difficile dal punto di vista economico e sociale e che, in più, si vede privare di un reparto importante come quello di ginecologia ed ostetricia. Le partorienti, poche o molte che siano, in questo momento sono costrette quindi a rivolgersi a Nuoro o ad Oristano, e passi che si rivolgano ad Oristano, ma il problema è che Ghilarza per certi versi è più vicino a Nuoro che ad Oristano. Poi ci lamentiamo che la spesa sanitaria aumenta! Ma questo accade se richiediamo prestazioni fuori dalla A.S.L. di riferimento (accade spesso e certe volte può essere anche necessario), come in questo caso in cui una buona parte dei neonati, "neo nati" nel senso che stanno nascendo, nasce in provincia di Nuoro.
E' anche un problema di campanile, assessore Dirindin, anche se io non voglio farne un problema di campanile. Io vorrei che l'ospedale Delogu di Ghilarza mantenesse il reparto di ginecologia ed ostetricia, che venisse potenziato se deve essere potenziato, ma soprattutto chiedo che non si usi l'accetta per tagliare un reparto senza dare certezze per il futuro sia della struttura che del personale che ci opera e, quindi, lasciando un territorio importante privo di garanzie di tipo sanitario.
Ovviamente io non sono un esperto della materia e non ho altra presunzione che quella politica di sollevare il problema; sono stato però Presidente della provincia di Oristano e quindi credo di avere perfetta conoscenza dei problemi che esistono in quel territorio, sono stato Presidente della Conferenza d'azienda, ho affrontato tantissime volte questo problema con tutti i sindaci della Provincia i quali, in quel periodo, al solo parlare della chiusura del reparto di ostetricia promuovevano scioperi a valanga, quasi sommosse; oggi i sindaci del centrosinistra tacciono, subiscono passivamente, non ho capito in nome di che cosa.
Io posso capire che i sindaci tacciano perchè ritengono che ci siano alternative, molto più appaganti per il territorio, alla chiusura del reparto di ostetricia, ma così non è. Noi, infatti, non avendo avuto nessun segnale di possibili investimenti nel settore della sanità in quel territorio abbiamo presentato questa mozione sulla quale io spero che i colleghi, che più di me conoscono questa materia e che abitano e vivono nel nostro territorio, possano fornire ulteriori elementi alla luce anche, ripeto, delle battaglie che i sindacati stanno facendo per impedire la chiusura del reparto di ostetricia dell'ospedale di Ghilarza..
PRESIDENTE. Ricordo ai consiglieri che per un guasto al sistema elettronico coloro i quali intendono intervenire devono farlo, alzando la mano, entro la fine del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Cuccu Francio Ignazio. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che le ragioni della via crucis del Delogu di Ghilarza siano scritte nella proposta definitiva del Piano sanitario regionale presentato dalla Giunta il 14 novembre 2005. In questa proposta c'è scritto che il Piano sanitario nazionale prevede, tra gli obiettivi strategici, il sostegno alle Regioni nel loro programma di ridisegno della rete ospedaliera con la finalità di riconvertire la funzione degli ospedali minori che, per la loro collocazione prossima agli ospedali generali ed in aree che non presentano problemi di accesso da parte della popolazione di riferimento, possono essere trasformati in strutture a bassa intensità assistenziale in grado di garantire adeguate risposte sanitarie con modalità alternative al ricovero ordinario come, ad esempio, ospedale di comunità, residenza sanitaria assistita, poliambulatorio e così via.
Io credo che la storia sia scritta in queste parole; non è una questione di numeri o di parametri, a mio avviso è il recepimento di una nuova impostazione della rete sanitaria che ha decretato che quel tipo di funzione, sin qui efficacemente svolta dal Delogu e dai piccoli ospedali delle zone interne, non possa più essere svolta. La sequenza degli avvenimenti è altrettanto chiara. C'è una delibera della Giunta Soru di agosto che revoca una precedente delibera che classificava l'unità operativa di ostetricia del Delogu come struttura complessa; il 2 settembre il direttore sanitario, dottor Nicola Orrù, firma un provvedimento nel quale dispone la chiusura temporanea del reparto (un medico era andato via un anno prima, uno è in malattia dal 31 agosto per dodici giorni, un altro è in malattia dal 1° settembre per un mese), dopo aver esperito tutte le possibili iniziative volte a verificare la possibilità di riaprire l'unità operativa. Inutilmente si sono fatti sentire gli amministratori locali, non tutti per la verità perchè alcuni sono improvvisamente diventati governativi; inutilmente si sono fatti sentire i rappresentanti del territorio; è agli atti un'interrogazione dell'onorevole Biancu, dell'ottobre del 2004, nella quale egli sostiene che bisognerebbe dare risposte efficienti alla necessità della popolazione del territorio invece di disporre la chiusura di reparti fondamentali di un presidio ospedaliero tra i pochi in attivo in Sardegna; l'onorevole Stefano Pinna, già sindaco di Abbasanta, ritiene che sarebbe un grave errore se non si comprendesse che la presenza di un servizio ospedaliero adeguato alla domanda sanitaria del territorio, domanda che esprime il diritto di nascere, costituisce un elemento indispensabile per garantire al cittadino quella residenzialità piena che sola può consentire alle nostre popolazioni di conciliarsi definitivamente con la propria terra, con la propria storia, con la propria cultura e con la propria economia.
Queste prese di posizione sono risultate inutili; il reparto è rimasto chiuso; Nuoro segna 163 bambini nati in più perché la gente va dove gli conviene andare, il "manager ranger" che abbiamo nella A.S.L. numero 5 ha detto che siccome la gente va a Nuoro a comprare le scarpe può andarci anche a partorire; la differenza è che la prima è una scelta fatta liberamente, la seconda è una necessità di vita.
Assessore, i numeri li conosce meglio di me, è anche inutile ricordarglieli, comunque l'unità operativa di ostetricia dell'ospedale di Ghilarza nel 2003 (nel 2004 ha lavorato solo nove mesi), ha effettuato 614 ricoveri, 396 interventi chirurgici, 1290 visite ambulatoriali e 1130 ecografie, ci sono state 188 nascite; stiamo parlando di un ospedale minore della Sardegna centrale il cui bacino di utenza è tale da non poter giustificare risultati di migliore qualità.
La verità è che la storia dell'ospedale di Ghilarza è la storia degli ospedali minori dell'Isola ed in particolare di quelli delle zone interne; la scorsa settimana il sindaco di Nuoro, nel corso di una trasmissione televisiva molto seguita, ha detto che nella nostra Isola non ci può essere progresso sociale né sviluppo economico se non viene risolto il problema delle zone interne. Però, Assessore, il problema delle zone interne non è soltanto la mancanza del lavoro, non è soltanto quello del mancato sviluppo dell'economia ma anche quello della mancata tutela dei diritti fondamentali della persona come l'istruzione, le comunicazioni e la salute.
Se pensiamo che la Sardegna ha più o meno un milione e seicento mila abitanti, metà dei quali è concentrata in dieci - dodici grandi centri urbani, se si considera che comunque c'è una presenza numericamente abbastanza importante sulle coste, mentre la densità abitativa nelle zone interne è di quindici - sedici abitanti per chilometro quadrato, come possiamo ricercare una massa critica che renda profittevole la gestione del sistema sanitario se nel discorso di un equilibrio tra costi e benefici, tra i benefici non vengono ricompresi i valori della socialità e della solidarietà, i valori del presidio del territorio, della lotta allo spopolamento, della salvaguardia della propria identità e della propria cultura, del diritto di nascere, di ammalarsi e di morire con la stessa dignità a prescindere dal punto della Sardegna nel quale uno nasce, vive e muore?
Se ci sono ragioni che il Consiglio non conosce chiaramente, Assessore, lei ce le dirà e ci fornirà quelle informazioni che non abbiamo, ma noi speriamo che la Giunta ci ripensi e che faccia quanto è nelle sue possibilità per ripristinare un servizio importante come quello svolto dal "Delogu", anche perché io credo che potrebbe nascere un problema di ordine pubblico. Lei ha ricevuto dalla C.I.S.L. e dalla ADICONSUM, suppongo le sia già pervenuto, un documento nel quale si diffida l'Amministrazione regionale dal perdurare nella chiusura della struttura; io non sono uomo di diritto, ma mi pare di ravvisare la fattispecie dell'interruzione di pubblico servizio.
Io credo che non ci debba essere una lotta tra chi governa la Sardegna e chi la abita; io credo che ci debba essere un governo della Sardegna che non sia sordo alle esigenze della popolazione sarda residente.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, io intervengo su questa mozione, presentata dagli onorevoli Diana, Cuccu e Gallus, perché in un certo qual modo anticipa l'oggetto degli approfondimenti che noi faremo in sede di esame del Piano dei servizi sanitari recentemente approvato dalla Giunta regionale. Devo dire - è stato già detto - che il problema non riguarda solo il "Delogu" di Ghilarza, ma anche tante altre strutture locali. Dico questo, onorevole Diana, con la massima consapevolezza e la massima partecipazione perché ho vissuto personalmente il problema; per vent'anni infatti ho lavorato in un piccolo ospedale, anche se non di queste dimensioni, per cui conosco molto bene i problemi dei piccoli ospedali e degli ospedali dell'interno; conosco bene soprattutto l'impatto sociale che un ospedale in genere e un punto nascita in particolare hanno su un territorio disagiato.
Trovo legittimo, quindi, che il problema venga posto dagli onorevoli Diana e Cuccu, come già nel passato è stato posto anche dall'onorevole Pinna, dall'onorevole Maninchedda, dall'onorevole Biancu, eccetera; si fanno ovviamente portatori di un'esigenza di un territorio, legittimamente lo portano all'attenzione dell'Aula.
Un problema sorge invece con l'onorevole Gallus, il terzo firmatario della mozione, che purtroppo non è in Aula, che ovviamente è persona di grande correttezza; ed io con altrettanta correttezza e disponibilità vorrei affrontare il problema; a maggior ragione per il fatto che l'onorevole Gallus oltre che essere un sindaco, è anche un medico e credo quindi che dovrebbe affrontare il problema secondo un'ottica diversa.
Intanto alcune precisazioni. La Conferenza di distretto, a quanto mi risulta, è stata incontrata almeno tre volte, anche dalla precedente dirigenza aziendale. L'attività del punto nascita di Ghilarza è stata sospesa il 1° settembre del 2004 con provvedimento dell'allora direttore sanitario del presidio ospedaliero, e non dalla dirigenza aziendale attuale, perché il direttore sanitario riteneva che le condizioni in cui l'attività si svolgeva fossero gravemente pregiudizievoli per la sicurezza delle pazienti e degli operatori.
Nel presidio ospedaliero di Ghilarza la presenza di personale medico veniva garantita per dodici ore diurne e con pronta disponibilità notturna, molto spesso però questo personale distava dal presidio di Ghilarza oltre i trenta minuti o i venti minuti consentiti. Da alcuni anni non veniva garantita, addirittura, la continuità assistenziale, nel senso che il reparto d'ostetricia apriva e chiudeva anche in relazione alle ferie del personale.
L'altro problema era quello dell'assistenza neonatologica che non era in nessun modo garantita, con la conseguenza che anche in presenza di minime esigenze assistenziali si era costretti al trasferimento dei neonati presso altri presidi ospedalieri; infine (ultima considerazione che faceva sempre il direttore sanitario), esistono altri presidi ospedalieri raggiungibili dal "Delogu" di Ghilarza nell'arco di venti e trenta minuti.
Ecco, in queste condizioni, che io definirei drammatiche, i volumi di attività storica del punto nascita di Ghilarza si attestavano grosso modo intorno ai duecento parti, gli ultimi 188 nel 2003, con una percentuale di tagli cesarei di oltre il quaranta per cento. E' noto, almeno per chi si occupa di queste materie, che l'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'uso dell'intervento chirurgico massimo nel dieci - quindici per cento dei casi; in Sardegna siamo molto al di sopra di questi parametri, siamo intorno al 37 per cento con punte che arrivano intorno al quarantacinque-cinquanta per cento.
Sono numeri drammatici perché significa che un fenomeno fisiologico, come dovrebbe essere il parto, in un caso su due si svolge con intervento chirurgico; il dato paradossale è che il ricorso al taglio cesareo è inversamente proporzionale al numero dei parti, e cioè quanto è più piccolo il reparto tanto maggiore è il numero dei tagli cesarei, in certi piccoli presidi ospedalieri si arriva al cinquanta per cento.
Davanti a questi numeri la domanda che dobbiamo porci, anche con grande serietà, e dovremmo essere consapevoli di doverlo spiegare alle amministrazioni locali ed anche ai cittadini, è quale sanità vogliamo per i nostri cittadini ed in particolare per quelli che vivono nei territori dell'interno;dobbiamo chiederci cioè se possano esistere donne e bambini fortunati, perché hanno la possibilità di nascere in centri dotati di mezzi e di personale adeguati, e donne e bambini che invece affidano al caso la loro sorte.
Credo che dobbiamo porci l'obiettivo di garantire a tutti i cittadini della nostra Regione, ovunque essi risiedano, la possibilità di essere assistiti con uguali livelli di prestazioni, cioè non possiamo più accettare che esistano malati di serie A e malati di serie B.
Per far ciò io credo che non possiamo pensare che ognuno possa avere il proprio ospedale sotto casa, non possiamo permettercelo per motivi economici, certamente, ma anche e soprattutto perché la medicina e la capacità diagnostica e terapeutica avanzano con una tale velocità che è impensabile dotare ogni ospedale di tali possibilità. I piccoli ospedali, l'abbiamo detto, non devono essere chiusi, non è scritto da nessuna parte e nessuno l'ha mai affermato; però, io credo che dobbiamo sforzarci di immaginare altri modelli organizzativi dell'erogazione dell'assistenza, che peraltro sono stati già utilizzati, e con profitto, in altre regioni.
Credo che da parte di tutti noi vada compiuto lo sforzo di prevedere una forte integrazione tra più strutture ospedaliere e tra queste ultime e il territorio. Chi mi ha preceduto ha accennato alle case di maternità che hanno costituito una esperienza positiva in altre regioni, io credo che occorra potenziare i servizi di base, gli ambulatori, i consultori, rendendoli idonei a fornire il massimo delle capacità assistenziali. E credo anche che dovremo garantire sull'intero territorio regionale un'organizzazione in rete articolata per diversi livelli di intensità assistenziale, ma garantendo al contempo tempi rapidi nell'accesso e massima sicurezza.
Io credo che valga la pena di percorrere questa strada, non certo con l'unico obiettivo di perseguire un risparmio economico, che pure è importante, perché non ho mai pensato che la medicina si possa ridurre ad un calcolo finanziario, ma credo che abbiamo un obiettivo più alto, e lo diceva l'onorevole Cuccu, che è quello di fare in modo di poter garantire uguali livelli di assistenza ovunque in Sardegna si nasca, si viva e si soffra.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, la mozione a firma dei colleghi Diana, Gallus e Cuccu, credo sia stata presentata opportunamente perché ci consente di introdurre il ragionamento su un argomento che sicuramente occuperà le Commissioni e il Consiglio nei prossimi mesi; ed io condivido l'impostazione data al problema dal collega Frau, perché si tratta di un argomento che ovviamente va ben al di là del problema specifico dell'ospedale di Ghilarza e del reparto di ginecologia, in particolare, dell'ospedale medesimo.
La Giunta ha approvato infatti il Piano sanitario regionale che è oggi all'attenzione della competente Commissione, ma le Aziende sono impegnate nella definizione dei piani strategici aziendali, e cioè di quegli atti che consentono di comprendere ciò che ogni Azienda intende fare all'interno del suo territorio per garantire la migliore assistenza possibile ai propri utenti.
Le Aziende, probabilmente, saranno più veloci nell'attuazione del loro impegno rispetto all'approvazione del Piano sanitario regionale da parte del Consiglio, per cui diventa ancora più importante quell'azione di controllo, di coordinamento e di omogeneizzazione che l'Assessorato deve fare, sicuramente seguendo le linee guida proposte all'interno del Piano, ma precedendole dal punto di vista della validità legislativa in quanto, nelle more dell'approvazione del Piano, comunque le Aziende devono avere un'indicazione di massima su ciò che esse devono fare e, soprattutto, ciò che le varie Aziende fanno deve essere coordinato tra di loro; è necessario cioè che ogni Azienda sappia quello che sta facendo il vicino perché l'offerta dei servizi sia ovviamente di tipo integrato, come il collega Frau in maniera molto competente e molto pertinente ha sottolineato.
Quindi, il problema non è tanto il punto nascite di Ghilarza, noi sappiamo infatti che la dodicesima Commissione del Senato il 9 novembre del 2004 ha licenziato un documento di linee guida all'interno del quale è detto che tutti i punti nascita che non raggiungono le cinquecento nascite l'anno per motivi di qualità della prestazione erogata devono, tendenzialmente, essere chiusi. Io non ho la competenza per conoscere i numeri precisi, ma sarebbe interessante sapere quanti punti nascita questa direttiva potrebbe riguardare in Sardegna, probabilmente avremmo delle sorprese, nel senso che forse anche qualche ospedale della città di Cagliari dovrebbe ipoteticamente chiudere il proprio punto nascite.
Quindi, oggi in Aula, sulla base dello spunto che il collega Diana e gli altri firmatari della mozione ci stanno dando, noi dobbiamo iniziare una discussione e un ragionamento che possano servire anche all'Assessore come punto di riferimento, almeno, dell'opinione consiliare, sulla impostazione dei piani strategici aziendali che in questi giorni le diverse Aziende stanno scrivendo.
Sempre la Commissione del Senato, ma questa opinione viene ribadita in documenti successivi condivisi anche dalla comunità scientifica, dice che un punto-guardia che abbia come obiettivo le nascite non può esistere senza la presenza di un medico, ginecologo-ostetrico, e di una ostetrica 24 ore su 24, di un pediatra e di un anestesista, 24 ore su 24, almeno come pronta disponibilità. Il collega Frau ha spiegato che cosa significa la pronta disponibilità, immediata, non "a pagherò", perché perdere una donna o perdere un bambino oggi nel 2006 è poco concepibile dal punto di vista medico e lo è ancora meno dal punto di vista dell'opinione pubblica.
Quindi, il ragionamento che noi facciamo ci porta molto più lontano, ci porta - lo abbiamo ripetuto varie volte in questo Consiglio e forse è il momento di iniziare a ragionare insieme, ascoltandoci gli uni con gli altri - al momento in cui furono definite le famose quote capitarie per la popolazione. Voi sapete che la sanità è pagata dallo Stato che dà un tot a cittadino, ogni cittadino vale uno, le uniche perequazioni previste sono in base all'età anagrafica, sostanzialmente; la Sardegna riceve quindi risorse per il milione e seicento mila sardi. Lo stesso tot, anzi qualcosa in più, viene dato alla Regione Lombardia dove ovviamente la gestione delle politiche sanitarie nel complesso è ben differente; abbiamo ripetuto mille volte che una cosa è gestire un milione e seicento mila abitanti dispersi nei 24 mila chilometri quadrati di un territorio con le caratteristiche geografiche della Sardegna, altra cosa è gestire lo stesso numero di abitanti in un quartiere di Milano.
Allora, la scelta se tenere aperto il punto nascite a Ghilarza, o in qualunque altro posto della Sardegna, è una scelta di carattere politico ed esclusivamente di carattere politico, quella di tipo tecnico è già fatta: Ghilarza va chiuso! Quindi, noi possiamo dire che in alcuni punti della Sardegna non chiudiamo punti nascite, che dal punto di vista tecnico dovrebbero essere chiusi, perché politicamente riteniamo che sia giusto fornire dei servizi a quelle popolazioni in quel territorio; però, quando gli forniamo i servizi non possono essere servizi finti, devono essere servizi della stessa identica qualità di quella fornita nei punti nascita che hanno cinquecento nati l'anno e quindi sono dal punto di vista tecnico assolutamente compatibili rispetto alle indicazioni tecniche che esistono in sanità.
Questo è il ragionamento che noi dovremo fare nei mesi venturi, ed è un ragionamento che si riverbera sin d'ora nella scrittura dei piani strategici aziendali che l'Assessorato dovrà coordinare.
La mia sensazione, e non credo di sbagliarmi, è che nel momento in cui dovremo assumere una decisione , le indicazioni politiche complessive si sovrapporranno alle indicazioni tecniche condizionandole fortemente e, probabilmente, con le risorse disponibili sarà assai difficile garantire quella qualità di assistenza non finta che oggi è nelle aspettative delle popolazioni ed anche dei sindaci, compresi i sindaci di centrosinistra ovviamente. Questo è successo anche in altre regioni italiane, faccio l'esempio della Regione Trentino, una regione evoluta, che non è ancora riuscita, nonostante ci fosse un'indicazione tecnica, a chiudere i punti nascita che dovevano essere chiusi. Allora, qual è una delle possibili idee sulle quali lavorare? Noi Riformatori stiamo ripetendo da anni, non lo diciamo oggi che siamo all'opposizione, che tra le vertenze che noi dobbiamo aprire con lo Stato, immediatamente, c'è quella sui costi della sanità, sui costi della salute, perché venga ridefinita la distribuzione delle quote capitarie, perché vengano tenuti in considerazione parametri quali la dispersione della popolazione sul territorio, la densità abitativa, per me bassissima, i problemi dei collegamenti che fanno sì che un centro come Muravera, che dista da Cagliari sessanta chilometri, disti in realtà molto di più dal punto di vista della percorrenza, ma vale per tanti altri centri della Sardegna, senza andare a tirare in ballo quelli che hanno, come La Maddalena, il problema dell'insularità. Quindi, noi dobbiamo aprire, tutto il Consiglio insieme, tutti uniti in un patto virtuoso per garantire salute ai cittadini di questa terra, un contenzioso immediato con lo Stato che porti alla ridefinizione delle quote capitarie. Le quote capitarie, anche qui colleghi un briciolo di excursus storico serve a ricordarci il punto di partenza, le quote capitarie vennero definite in un momento in cui non interessavano a nessuno perché lo Stato ancora rimborsava a piè di lista e, quindi, il fatto che fosse previsto un finanziamento diverso a venire non preoccupava, per cui non ci fu una grandissima battaglia sui criteri di definizione delle quote capitarie.
Poi quando si passò effettivamente dal rimborso a piè di lista al rimborso per quote capitarie ci accorgemmo che quel rimborso era costituito da un tot per ciascun abitante, l'unica perequazione...
PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, la prego di concludere.
VARGIU (Riformatori Sardi). Le chiedo scusa, Presidente, concludo dicendo che l'unico problema che dobbiamo oggi tenere a mente è che quella distribuzione non tiene conto di una serie di parametri che per noi sono fondamentali per garantire la qualità della salute; su questo io credo che sia importantissimo che questo Consiglio trovi una completa unità di intenti e apra immediatamente una vertenza.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io penso che tutte le volte che si parla di come utilizzare i presidi ospedalieri della nostra Regione, si debba cercare di fare un salto di qualità, di fare uno sforzo per superare le condizioni storiche, ma anche igienico - sanitarie, che avevano determinato la nascita di quelle stesse strutture molti decenni fa.
La situazione da allora ad oggi è profondamente mutata, e su questo non c'è bisogno che ci spieghiamo, perché sono evidentemente venuti meno quei presupposti di carattere, come dire, localistico che giustificavano l'ospedale di Ghilarza; e io dico anche quello di Sorgono e quello di Macomer.
E pertanto io credo che noi male oggi faremmo ad affrontare il problema sulla discussione di qualunque presidio...
OPPI (U.D.C.). A Macomer non c'è mai stato.IBBA (Gruppo Misto). Consideralo un lapsus freudiano. Fai Bosa!
Stavo dicendo che noi oggi faremmo male a continuare a ragionare seguendo quella logica. Io credo invece che dovremmo cercare di valutare la destinazione di un presidio ospedaliero secondo un'ottica sovradistrettuale, cercando quindi di fare un ragionamento di carattere regionale sulla funzione e la destinazione di un presidio ospedaliero; altrimenti si rischia di cadere nella tentazione delle giustificazioni di campanile e di venire incontro ad un'ipotetica esigenza di carattere sanitario che viene genericamente definita come una esigenza della popolazione, quando poi però un'esigenza di carattere oggettivamente sanitario magari non c'è.
Le esigenze di carattere sanitario sono infatti quelle che derivano dalla conoscenza epidemiologica dei fenomeni, dalla diffusione delle cause di patologie e dei bisogni assistenziali, così come vengono rilevate dai sistemi oggettivi oggi esistenti e non soltanto da un generico istinto o da una generica richiesta della popolazione ad avere, come dice Sandro Frau, l'ospedale sotto casa. Non perchè questa non sia una giustificazione comprensibile ma perchè questa sarebbe una logica del sistema che creerebbe delle contraddizioni al suo interno, tali e tante che noi non riusciremmo mai a costruire una rete qualificata di assistenza sanitaria nella nostra Regione.
Per questo c'è la necessità di porsi su un livello sovra distrettuale, per cercare di fare un ragionamento più ampio che coinvolga tutta la Regione e ogni settore dell'assistenza ospedaliera nella sua articolazione regionale..
L'amico Vargiu faceva riferimento ai piani strategici d'azienda che, entro il 31/12, almeno una parte dei direttori generali delle Aziende sanitarie locali deve redigere. Io credo che questi piani possano fornire soltanto parte,quella iniziale, delle risposte sull'assistenza specialistica che viene fornita all'interno delle strutture ospedaliere; anche ammesso che si arrivi ad un momento in cui siano definiti gli otto piani strategici d'Azienda non è detto che questi otto piani siano tra di loro complementari e coincidenti tanto da costituire un progetto organico a tutto il sistema sanitario regionale. Ci sarà invece necessità di una armonizzazione o di una integrazione non solo funzionale ma anche operativa che tenga conto delle esigenze territoriali e delle esigenze sociali, economico - culturali, ma anche propriamente geomorfologiche della nostra Regione, altrimenti si rischia davvero di fare un servizio sanitario regionale a due velocità.
Allora, posto che il sottoscritto è fermamente convinto che nessun ospedale possa essere chiuso in questa Regione, per chi è distratto ripeto che il sottoscritto ritiene che nessun ospedale possa essere chiuso in questa Regione, ciò non significa che gli ospedali non devono essere predisposti ad accogliere i nuovi bisogni sanitari che sono emersi, nell'arco di questi anni, in questa Regione;questa disponibilità ad accogliere il nuovo bisogno di assistenza non è in contraddizione e non esclude pertanto che ci possano essere riconversioni o riadattamenti di divisioni, di strutture, di servizi, di presidi che sino ad oggi utili e finalizzati ad un determinato obiettivo di salute, domani possono essere più congruamente e più opportunamente destinati verso altri obiettivi di salute, che ovviamente emergono nell'evoluzione della nostra società ; nulla infatti più della sanità è lo specchio fedele dell'evoluzione della nostra società.
Se noi, quindi, parliamo della chiusura dell'ospedale di Ghilarza è un tema, se noi parliamo della riconversione della divisione di ostetricia e di ginecologia dell'ospedale di Ghilarza è un altro tema; e con molto rispetto, lo dico per tutti, non possiamo scambiare le due cose. Una cosa è riconvertire una divisione, altra cosa è ipotizzare di chiudere un presidio ospedaliero. Su questo dovremo essere tutti molto laici, perchè tutti diciamo di essere tali ma spesso cediamo alla tentazione di non esserlo. In tutto il mondo tutto quello che oggi si può fare dal punto di vista diagnostico e terapeutico al di fuori dei momenti di degenza si fa a condizione che sia garantita la qualità della prestazione professionale, affinché il bisogno di salute del cittadino non venga lesionato e la qualità della vita dei soggetti interessati da quelle prestazioni venga mantenuta e conservata.
Allora, se c'è un campo dove questo è accaduto in questi ultimi dieci, quindici anni, questo è il campo della patologia ostetrica ginecologica e della patologia neonatale e, per alcuni aspetti, anche perinatale. Io vorrei che fosse anche chiaro che la qualità delle prestazioni in questo particolare ambito dei servizi sanitari non è legata esclusivamente alla dotazione tecnologica, ma è legata anche alla professionalità specifica degli operatori la quale, a sua volta, dipende dall'esperienza che deriva dall'esercizio della professione; perché una cosa è avere la possibilità di fare sessanta parti in un anno, altra cosa è avere operatori che fanno seicento parti in un anno. Una cosa è avere cinquanta bambini nati in un anno con problemi di assistenza neonatale e perinatale, altra cosa è avere cinquecento bambini con quelle caratteristiche. Si forma, spontaneamente e naturalmente, tra gli operatori una differenza di capacità professionale che non è un problema degli operatori, ma è intrinseca al sistema e all'ambiente all'interno del quale si opera.
Noi non possiamo non considerare questo aspetto, perché se così non fosse non vedo perché non dovremmo vedere preferiti tutti coloro che hanno casistiche di capacità interventistica o comunque anche semplicemente diagnostica e terapeutica senza interventistica chirurgica, con numeri altissimi e quindi con un'esperienza che deriva direttamente da quell'esercizio, rispetto ad altri che questa casistica e questa esperienza non hanno.
Io sono anche fermamente convinto che gli ospedali nella nostra Regione, storicamente, per la loro distribuzione nei territori e per il numero esiguo di abitanti, non siano soltanto delle stazioni di assistenza sanitaria, ma siano anche strumenti di garanzia e di sicurezza sociale, strumenti che in qualche modo concorrono al mantenimento e alla realizzazione dell'economia di questa Regione, perché credo che la sanità in questa Regione sia poi alla fin fine la più grande azienda che noi abbiamo a disposizione e che pertanto una cosa è parlare di chiusura di un ospedale, altra cosa è parlare di riconvertire una divisione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, onorevoli colleghi, io credo di poter condividere tutto quello che è stato detto in quest'Aula dai colleghi che mi hanno preceduto, condivido soprattutto quello che ha detto l'onorevole Frau, perché l'ho ribadito tante volte, anche in quest'Aula, che in Sardegna in materia di sanità si viaggia a due velocità. Se noi ci affidiamo, quando parliamo di sanità, a fattori esclusivamente economici rischiamo soltanto di allargare la forbice ed allora, certamente, rischieremmo di avere realmente dei malati di serie A e dei malati di serie B.
La mozione che noi stiamo discutendo stamattina non è certamente un puro atto di opposizione alle scelte, legittime, dell'Assessorato della sanità, non va pertanto intesa come un esercizio puramente polemico; vorrei che questo fosse chiaro anche perché non mi è mai piaciuto, non sono mai stato capace di polemiche gratuite e, tanto meno, quando si parla di sanità.
Certo è altrettanto chiaro, e noi lo comprendiamo, che la chiusura del reparto di ostetricia del piccolo ospedale di Ghilarza rappresenti una forma di risparmio per le casse della Regione; il fatto è che noi oggi ci troviamo in una situazione veramente difficile perché ci manca un servizio essenziale, ma soprattutto ci troviamo in una situazione di precarietà in merito alle risposte sul futuro non solo degli utenti, ma anche di tutti gli operatori del settore. Certo, è lodevole da parte vostra questo voler risparmiare a tutti i costi, a fronte dell'atteggiamento posto in essere da quelli che vi hanno preceduto. Il centrodestra che ha governato nella scorsa legislatura ha speso tanto, l'avete detto molte volte, ma tutto sommato non ha speso poi così tanto male se, come ha anche precisato l'onorevole Diana nella sua presentazione, l'ospedale di Ghilarza ha assicurato e bene, per tanti anni, un servizio essenziale per una comunità non piccola come popolazione e comunque geograficamente vasta.
Ma la cosa più importante che noi dobbiamo essere in grado di capire è che quello che vale per l'ospedale di Ghilarza vale, alla stessa maniera, per tutti gli altri piccoli ospedali della nostra Isola. Non è possibile - va ribadito con forza ancora una volta - tagliare i servizi essenziali. Noi certamente, onorevole Assessore, non possiamo condividere la vostra comprensibile e responsabile ansia da prestazione economica, ansia da risparmio. Una comunità può dirsi coesa, l'intera comunità sarda può dirsi coesa, soltanto quando almeno tre servizi sono diffusi: la sanità, l'istruzione pubblica e il lavoro. Del lavoro ne abbiamo già abbondantemente parlato, la Giunta ha preso le sue posizioni, così come anche la maggioranza, anche se qualcuno comincia a rimpiangere anche il Piano straordinario per il lavoro, tanto caro all'onorevole Cogodi, che con tutti i suoi difetti (non mi riferisco all'onorevole Cogodi, ma al Piano) almeno ha generato occupazione e sviluppo locale.
Oggi non parliamo di scuola, istruzione e formazione, perché con le vostre politiche di tagli e di vincoli ancora non riusciamo a intravedere quali sono i vostri disegni nel settore.
Stiamo parlando appunto di sanità e di lotta alla desertificazione umana, economica e anche culturale dei piccoli comuni. Voi avete sempre detto di essere per lo sviluppo locale della Sardegna, di essere l'incarnazione dello sviluppo locale equo e solidale della Sardegna, però oggi chiudete il reparto di ostetricia dell'ospedale di Ghilarza e magari domani chiuderete la chirurgia a Muravera, oppure, chissà, perché no, chiuderete direttamente e completamente l'ospedale di Isili, perché tanto così si risparmia. Ma si risparmia anche in tanti altri modi, per esempio non pagando gli stipendi, o si risparmia anche non assicurando alla nostra Isola il trasporto pubblico e tagliando ulteriormente le corse in un'Isola dove il trasporto pubblico per tante persone rappresenta veramente un grande problema.
Allora, estremizzando, basta nominare un commissario della Regione, mandare tutti a casa, e il risparmio sarebbe veramente assicurato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta, io non sono un medico per cui non posso entrare nello specifico dell'argomento, come hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto, e dei quali condivido le posizioni, specialmente condivido l'esposizione compiuta ed esaustiva fatta dal collega Vargiu. Mi esprimo da profano del settore, ma come esponente di un territorio che ha, dal punto di vista delle strutture ospedaliere periferiche, gli stessi problemi riportati nella mozione che riguarda l'ospedale di Ghilarza.
Io ho avuto, purtroppo, la necessità di recarmi fuori Sardegna per ricevere assistenza specialistica e ho potuto, purtroppo, notare la differenza che esiste, nella qualità delle prestazioni, in termini di precisione, competenza, professionalità, puntualità, tra il nord della Penisola e la Sardegna:. E mi sono domandato che cosa abbiamo fatto, in Italia e per l'Italia per meritare, anche sul problema della salute, di essere bistrattati, vilipesi, trascurati. Il dito sulla piaga l'ha posto il collega Vargiu: sono proprio le famigerate quote pro capite che incidono sulla qualità della nostra salute, perché la qualità della salute è strettamente legata alla disponibilità delle infrastrutture, alla disponibilità delle specializzazioni, alla disponibilità, quindi, degli incentivi finanziari che lo Stato passa alle Regioni per poter garantire una qualità della salute più idonea. Poichè la nostra Regione è la meno densamente popolata dell'Italia è chiaro che soffre di questo handicap negativo.
A questo possiamo poi aggiungere la mancanza di infrastrutture, quindi le difficoltà di collegamento con i capoluoghi di provincia, la cattiva qualità delle strade che dovrebbero consentire questi collegamento; ma chi non vive e non è vissuto in Sardegna non può capire di che cosa sto parlando. Si pensi che chi vive in un centro che è collegato con un'arteria di tipo B o di tipo A impiega, per coprire cinquanta chilometri, non più di venti minuti, in autostrada o superstrada. Chi invece per raggiungere l'arteria principale deve coprire quindici, venti chilometri di arterie provinciali, per coprire una distanza di sessanta chilometri impiega un'ora! Un'ora, dipende chiaramente da ciò che il paziente ha, è probabilmente un tempo troppo lungo per raggiungere la struttura sanitaria.
Perché dico questo? Proprio per la paura o la preoccupazione, espressa anche dai colleghi che mi hanno preceduto, che gli ospedali periferici possano chiudere o possano essere, queste strutture periferiche, che sono dei veri e propri presidi territoriali per le zone interne, ridimensionate, quindi dequalificate magari a poliambulatori. Non si tiene conto che i cittadini che hanno difficoltà a raggiungere i centri capoluogo di provincia, dove esistono le strutture sanitarie idonee, spesso (questo è quanto emerso da una indagine), soffrono di patologie importanti, per esempio il diabete e altre malattie presenti all'interno della Sardegna, però questi cittadini non potranno avere lo stesso trattamento sanitario di cui usufruiscono coloro che abitano nel capoluogo di provincia. Questo è un aspetto.
L'altro aspetto, ed è ancora più grave, è che non può essere tolto il diritto, dico il diritto, alla salute e all'assistenza sanitaria specializzata a quei cittadini che in Sardegna hanno la sfortuna di risiedere nei piccoli centri dell'interno.
Io ho presentato due interrogazioni all'onorevole Assessore della sanità, una sull'ospedale di Ittiri e l'altra sull'ospedale di Thiesi. La sala operatoria dell'ospedale di Ittiri è ormai chiusa da un paio d'anni nonostante sia stata rimodernata, quella di Thiesi è chiusa in attesa di opere di adeguamento, opere che potrebbero durare a lungo. Oltre ciò, pare che nei due ospedali sia in corso la chiusura dei laboratori di analisi; Questo significherebbe la chiusura di queste due strutture.
Io spero e mi auguro che ciò non sia vero. Ha detto bene il collega Ibba: gli ospedali periferici non sono solo strutture assistenziali, sono strumenti di garanzia e di solidarietà sociale. Le strutture ospedaliere periferiche rappresentano dei veri e propri presidi sanitari che non possono essere in alcun modo chiusi, ma anzi devono essere rimodernati, specializzati, mantenuti in funzione, forniti di professionalità anche al fine di decongestionare gli ospedali centrali.
Vi porto un esempio. Ho incontrato pochi giorni fa un ex sindaco di Alghero (una persona con qualche conoscenza) che mi detto di essere rimasto una giornata e mezza in corridoio in barella a Sassari perché nelle stanze non c'era posto! Allora, perché si deve o si vuole accentrare a tutti i costi la sanità nei capoluoghi di provincia quando invece questi ospedali periferici potrebbero rappresentare una valvola di sfogo per la cura di determinati tipi di patologie? Come ho già detto, lo ribadisco, questa scelta consentirebbe di non affollare i grandi ospedali e di impedire quel grande vuoto economico e finanziario che si è determinato negli anni scorsi.
Io sono intervenuto su questa mozione proprio per portare l'attenzione della Giunta, l'ha spiegato meglio il collega Vargiu, sul problema delle strutture periferiche, strutture che non possono essere in alcun modo ridimensionate come poliambulatori, questo sia chiaro, perché interventi ambulatoriali o interventi di day surgery possono e debbono essere eseguiti nelle strutture periferiche, perché determinate specializzazioni possono avere collocazione in quegli ospedali., Per esempio l'ospedale di Ittiri, così come era previsto, potrebbe ospitare i post acuti e decongestionare, di conseguenza, gli ospedali Santissima Trinità e Conti di Sassari.
Le strutture bisogna potenziarle, specializzarle, migliorarle, dotarle di professionalità, di personale sia medico che infermieristico altamente formato, affinché la nostra sanità possa, se non competere, almeno sperare di raggiungere quei livelli di sufficienza che attualmente ancora mancano in molte parti della Sardegna.
Ripeto che non è possibile chiudere gli ospedali periferici in base ad un mero calcolo economico; la qualità della sanità misura anche la qualità della civiltà e dello sviluppo socioeconomico di un popolo. Noi non possiamo anche in questo tornare indietro, siamo tornati indietro in molte altre cose, almeno il diritto alla salute lasciatelo!
Io spero che nel nuovo Piano sanitario la Giunta si sia dimostrata sensibile verso questo problema, perché è un problema sentito in tutta la Sardegna, specialmente nelle zone interne..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, credo che la discussione della mozione sul reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza sia un'occasione importante, non solo per quanto riguarda il tema specifico della mozione, ma anche perché ci dà l'opportunità di fare le prime considerazioni, Assessore, sullo stato della sanità oristanese, anche alla luce del Piano sanitario regionale che la Giunta recentemente ha approvato.
Voglio richiamare solo quattro punti di grande debolezza del sistema sanitario oristanese. La sanità oristanese ha dei servizi di base e dei servizi ospedalieri piuttosto scadenti; quelli ospedalieri, tra l'altro, sono pochi e per mancanza di strumentazione non in grado di garantire un buon funzionamento. Non ci sono stati investimenti, l'ospedale è un cantiere aperto da vent'anni, non si capisce bene che cosa dovrebbe diventare questo ospedale al centro della Sardegna. Non abbiamo servizi di eccellenza di nessun genere, abbiamo un rapporto tra sanità pubblica e sanità privata estremamente squilibrato; oltre alla clinica Madonna del Rimedio, che funziona a pieno ritmo, è stata programmata e la sua realizzazione dovrebbe essere già iniziata, o incominciare a breve, la nuova clinica privata che sorgerà vicino all'Ospedale civile. Anche questa scelta logistica ha un qualche significato.
Abbiamo un centro di riabilitazione neuromotoria al Rimedio, sempre privato, un centro anche di eccellenza privato, e abbiamo l'assistenza a favore della terza età, soprattutto di coloro che non sono autosufficienti, che sostanzialmente è in mano ai privati.
Io credo che non ci sia in Sardegna un'altra realtà come quella oristanese, con uno squilibrio così rilevante tra medicina privata e pubblica, squilibrio che tende ad aumentare. Io non sono uno che demonizza la medicina privata, ci mancherebbe altro; io credo che tra il pubblico e il privato ci debba essere una giusta concorrenza, ci debba essere la possibilità di una competizione sana, trasparente sulla qualità dei servizi, tra chi offre servizi migliori e è in grado di dare risposte migliori ai cittadini.
Però questo da noi non c'è, qui si verifica che la sanità privata è sostituiva di quella pubblica e che nel tempo, e non è certamente responsabilità di questa Giunta, c'è stata una non programmazione voluta dei servizi sanitari che ha portato a questo squilibrio.
L'altro aspetto, Assessore, è che storicamente le risorse attribuite alla nostra ASL sono tra le più basse in Sardegna e si verifica il paradosso che da un lato non si mettono a disposizione risorse, e quindi i servizi sanitari sono ad un livello estremamente scadente, proprio basso, tant'è che da noi si ha paura di ammalarsi, si ha paura davvero, e quindi la gente scappa e va a curarsi a Cagliari, a Sassari, a Nuoro o fuori della Sardegna. Quindi le poche risorse che ci vengono assegnate poi bisogna anche metterle a disposizione per pagare le altre ASL che curano i nostri concittadini. Quindi siamo "cornuti e mazziati".
Però, Assessore, io ho partecipato una decina di giorni fa a un incontro promosso dagli amici di Progetto Sardegna, un incontro importante, su queste tematiche, nel corso del quale si è parlato di Piano sanitario, ma quello che il Piano sanitario propone per affrontare questi problemi non è soddisfacente. Intanto, Assessore, io lamento la scarsa concertazione, noi siamo rappresentanti di quel territorio, siamo i rappresentanti eletti democraticamente da quelle popolazioni, ma se non veniamo consultati noi quando si parla di salute, quando si parla dei problemi fondamentali che riguardano la vita dei nostri concittadini, chi deve essere consultato? Noi rispondiamo ai nostri concittadini su tutte le questioni che li riguardano.
Quindi, Assessore, io penso che prima di portare questo Piano in Giunta, prima di portarlo nelle Commissioni di merito, vadano sentite le rappresentanze sociali e politico-istituzionali di quel territorio, di tutti i territori della Sardegna, perché la concertazione è questo. Questo lo dico perché non è possibile che gente come noi, che ha la responsabilità di rappresentare gli interessi e i bisogni più veri delle popolazioni debba sapere, per caso, che la Giunta ha approvato il Piano sanitario e non ne conosca i contenuti. Per quello che ci è dato sapere, però, Assessore, non mi pare che la proposta di Piano approvato dalla Giunta preveda un potenziamento dei servizi di base sociosanitari esistenti in provincia di Oristano; prevede una loro maggiore razionalità, una loro maggiore efficienza, ma non c'è un potenziamento, non si prevedono centri di eccellenza. Centri di eccellenza sono previsti a Cagliari, a Sassari e a Nuoro, Oristano non c'è. Insomma, Assessore, il Piano sanitario, a mio parere, deve avere come suo obiettivo prioritario quello di dare a tutti i cittadini sardi le stesse opportunità di potersi curare e lo stesso diritto alla salute.
Non è accettabile la logica del "chi ha avuto ha avuto", non è assolutamente accettabile, quindi io credo che anche il discorso che si sta facendo sul reparto di ostetricia e ginecologia di Ghilarza, vada inquadrato nell'ambito di questi ragionamenti. Io non credo che si possa chiudere un reparto perché funziona male o perché non è all'altezza degli standard di qualità e di sicurezza. Se non è all'altezza rendiamolo all'altezza, adeguiamolo, ma non possiamo aggravare ulteriormente la situazione in un territorio anche da questo punto di vista fortemente penalizzato. Se il centrodestra, in tutti gli anni in cui ha gestito la sanità ha fatto questo e non ha voluto un Piano sanitario perché andava avanti con altre logiche e con altri obiettivi, che non erano certamente quelli di dare a tutti i cittadini sardi le stesse opportunità, da questo punto di vista, Assessore...
(Interruzione del consigliere Rassu)
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole, lei ha già parlato. Pertanto io chiedo, Assessore, che prima di chiudere il reparto di ginecologia, cosa che ha fatto il direttore sanitario dottor Strianese, io penso che questa decisione vada riconsiderata alla luce di un discorso generale che riconosca il diritto di Oristano ad avere le stesse opportunità di altri territori e una presenza, nel territorio, di servizi sanitari degni di questo nome.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Assessore, colleghi, io credo che l'argomento che si affronta oggi, al di là del dato oggettivo che riguarda un ospedale in una condizione data, in un determinato luogo, porti a fare alcune considerazioni che vanno al di là di contrapposizioni, seppure legittime, che possono essere avanzate dall'una o dall'altra parte. Credo, a nessuno sfuggirà, che l'argomento meriti più attenzione (sarà comunque ulteriormente approfondito quando dibatteremo del Piano sanitario regionale), rispetto alla discussione di una mozione presentata per la chiusura di un reparto in un determinato ospedale, in questo caso quello di Ghilarza.
Io non sono un medico, non sono un economista della sanità, quindi non sono titolato a dare giudizi trancianti una opportunità, asseverata sulle condizioni di un servizio medico in dato oggettivo, e ancor di meno sulla relazione tra il costo di questa specializzazione medica e i tagli imposti nel settore dalla riduzione delle risorse.
Vero è, ed è stato richiamato da tanti altri, che il concetto è un altro: è l'essere umano, è l'uomo che ha bisogno gli vengano garantiti alcuni servizi essenziali; e questi servizi essenziali per una giusta, onesta, corretta, veramente partecipata e democratica vita civile, devono essere garantiti ovunque e in ogni luogo. Credo che a nessuno sfugga che le opportunità offerte ad un cittadino di Cagliari o di Sassari siano ben diverse da quelle offerte al cittadino di Pompu, di Illorai o di altro piccolo comune della nostra Sardegna. Io credo che bisognerà prestare attenzione ai temi essenziali; il tema per cui ci battiamo è la necessità di tutelare le zone interne, quelle più a rischio di convivenza sociale e civile degna di questo nome. Anche in tema di politica sanitaria credo che debbano essere fatte delle scelte corrette, oculate per via delle ristrettezze finanziarie che ci sono imposte. Ciò, e lo diceva bene l'onorevole Vargiu, non deve farci dimenticare di aprire un contenzioso, fra i tanti già aperti con il Governo centrale, perché alla Sardegna vengano riconosciute, giustamente, ulteriori risorse per la sanità.
Il problema non riguarda solo la chiusura di un reparto in un ospedale, il problema è garantire a tutti i cittadini, soprattutto quelli che hanno meno opportunità un servizio efficiente, facendo in modo che i piccoli ospedali presenti nel nostro territorio acquisiscano funzionalità e organicità. Io auspicherei, se mi è consentito, altri l'hanno proposto nei loro interventi, la presentazione di un ordine del giorno unitario in cui si sostanzi la necessità che all'interno del Piano sanitario regionale, all'interno di quel dibattito che dovremo affrontare sulla sanità in Sardegna, sia dato degno spazio ai piccoli presidi sanitari diffusi nel territorio al fine di dare certezze agli abitanti dei territori delle zone interne.
Io credo che noi faremo opera meritoria, al di là delle colorazioni partitiche, se recupereremo il senso di civiltà che deve promanare da quest'Aula che è, non mi stancherò mai di dirlo, il Parlamento di tutti i sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io rimarrò nei tempi fissati dal Regolamento, riservandomi di intervenire in fase di dichiarazione di voto. Io mi meraviglio molto dei "camaleonti" e di coloro i quali hanno fatto grosse battaglie non più di un anno e mezzo fa, stracciandosi le vesti, quando si paventava - lo ricorderà l'onorevole Barracciu - la possibile chiusura dell'ospedale di Sorgono e, come ricorderanno gli amici, compreso l'onorevole Ibba, anche di quello di Muravera e di altri; i piccoli ospedali producono infatti una passività annuale di circa 80 miliardi di lire. Ma il problema è che in passato i piccoli ospedali, o chiamati tali, erano il fulcro della Sardegna; Ozieri, per esempio, serviva circa quarantamila utenti , un'utenza che è andata riducendosi perché chi "fa l'utenza" sono i medici quando sono molto qualificati. Cito i vari De Ferrari e Cau ortopedici all'ospedale di Iglesias, quando l'ortopedia di Iglesias era di livello nazionale, o l'oculistica a Ozieri. Non dimentichiamo che, io non c'ero, avevate approvato in Commissione sanità, all'unanimità, la realizzazione di una nuova A.S.L., quella di Ozieri, poi bocciata in Aula,; così come all'unanimità abbiamo approvato il Fra Nicola da Gesturi. Vediamo cosa succederà sul Microcitemico, ma ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità.
Potrei dire a Frau che doveva chiudere San Gavino, perché San Gavino ha avuto per anni un tasso dii mobilità esterna del 37 per cento, le risorse bastavano solo per pagare gli stipendi, mentre 70/80 miliardi si trasferivano ogni anno, in termini di mobilità esterna, verso Cagliari. Dico bene? Così come, caro Sanna, in tre legislature di centrosinistra, nel corso delle quali sono stati Assessori Billia Pes, Emanuele Sanna, Paolo Fadda, il problema di Oristano riguardava sempre la sua chiusura perché aveva un buco di 70 miliardi che è stato ripianato dal Ministero molti anni fa. Ad Oristano, praticamente, la clinica privata, pur non essendone io un sostenitore convinto,la sanità privata si è sostituita per anni a quella pubblica che era inesistente e che se passi da gigante ha fatto li ha fatti negli ultimi anni. Comunque la struttura privata, certamente non è sorta nel corso dell'ultima legislatura, stiamo attenti quando diciamo certe cose perché non stanno né in cielo né in terra.
Comunque, la preoccupazione nasce quando ci si interroga sul futuro di questo ospedale e su quello dei medici e paramedici che vi lavorano. Io penso che si tratti più di un caso di conflittualità tra l'ospedale di Oristano e quello di Ghilarza, dove ho sempre conosciuto una buona medicina. Ma stiamo attenti, questi ospedali avremmo dovuto chiuderli tutti perché non raggiungevano i 120 posti letto, standard previsto per legge. Immaginate che il luminare, nostro deputato, Antonello Soro, caro amico, inventò con l'attuale direttore generale di Oristano l'integrazione funzionale fra gli ospedali di Bosa ed Oristano per raggiungere lo standard prescritto dei 120 posti letto. Cosa dovremmo dire di Ittiri, di Thiesi? Cosa dovremmo dire di Isili? Va bene che per Isili forse state già mobilitando il personale perché credo che una qualificata professionista faccia parte dello staff, o perlomeno sia comandata alla sanità. State attenti, Assessore, se ne avete 26 comandati alla Regione e altri 26 in una forma anomala che non esiste, questo non si può fare con delibera di Giunta. Sta di fatto che la legge numero 31 prevede, non citatela quando vi serve, che devono essere 20, l'abbiamo corretta, più cinque di strutture che non sono pertinenti praticamente alla struttura regionale, quindi non andiamo tutti i giorni fuorilegge.
La nostra preoccupazione, lo dirò dopo, è quella che questi piccoli ospedali li avete difesi con i piedi, con le mani, eccetera, per cui stiamo attenti a non essere troppo facili, a essere troppo disponibili, perché ci sono ospedali in Sardegna che sono fatiscenti e inesistenti e voi avete ritenuto di doverli tenere in vita perché è un fatto sociale, come in vita devono essere tenute le miniere di Silius, come in vita per dieci anni abbiamo dovuto tenere la Carbosulcis, spendendo circa ottanta, cento miliardi all'anno. Se poi voi cambiate da un giorno all'altro, noi ne prendiamo atto.
CUGINI (D.S.). Chi sta cambiando?
OPPI (U.D.C.). Non lo so, si sta cambiando, se si chiude l'ospedale state cambiando politica. Alla dottoressa Dirindin suggerisco di non circondarsi di consiglieri fraudolenti; noi, consiglieri di opposizione diamo sempre la disponibilità, la stiamo dando tutti i giorni per cercare di risolvere i problemi; ascolti quindi anche l'opposizione, la consulti perché saprà darle suggerimenti che andranno molte volte anche,contro i propri interessi.
Se invece andate avanti così, commettendo piccoli errori, noi questi errori siamo costretti a farveli notare, soprattutto quando molti di loro generano illegittimità. Noi vorremmo evitare lo scontro e invece favorire l'incontro, come è successo per una legge, peraltro fatta in un certo modo, che è passata con 68 voti su 88, con grande soddisfazione generale. Il Piano sanitario non c'è, Sanna, perché voi avete boicottato la razionalizzazione e il piano per due anni! Quello che c'è non è un Piano, va corretto e rivisto, perché un Piano va fatto con la razionalizzazione, con dati certi, non attraverso enunciazioni, a questo siamo contrari.
Nel Piano è scritto che i medici in Sardegna sono in eccesso; quindi tutti questi medici dovrebbero andare in mobilità, questa è la mia preoccupazione. . Allora, cerchiamo di essere coerenti, caro onorevole Ibba, se lei è convinto di questo il problema in Commissione doveva sollevarlo lei che rappresenta la categoria, per quanto riguarda gli anestesisti, che quest'anno sono meno. E stiamo attenti, probabilmente è meglio che nella finanziaria scompaia la voce che io ho inventato nel '92 delle scuole di specializzazione, perché se i medici sono troppi non possiamo creare i disoccupati. La coerenza porta a questo, il resto è demagogia, il resto è "fare i camaleonti", il resto è non tutelare gli interessi di carattere generale.
Noi saremo coerenti e quindi disponibili a discutere tutto purché l'ultimo viandante non sia informato prima di questo Consiglio. Questo Consiglio è sovrano, è una nostra prerogativa il diritto di essere informati tempestivamente.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, il dibattito è stato molto ampio e credo anche molto utile, io cercherò di sintetizzare gli aspetti essenziali perché molte questioni esulano dalla mozione, dalla questione di cui stiamo parlando oggi; mi riservo di dare delle risposte o comunque di interagire con coloro che hanno posto dei quesiti o segnalato degli aspetti in altre occasioni. Mi atterrò appunto alla mozione, salvo alcuni aspetti di carattere generale che mi sembra utile affrontare anche in questo caso.
Primo, vorrei ricordare che questa Giunta ha dimostrato coerenza sin dall'inizio rispetto al caso specifico dell'ospedale di Ghilarza e nello specifico del reparto di ostetricia e ginecologia avendo sempre sostenuto che non si tratta di chiusura ma di una sospensione dell'attività che era stata prevista dalla precedente direzione generale. Abbiamo sempre sostenuto, con i nuovi manager, con altri amministratori locali, con altri sindaci, che questa sospensione dell'attività rispondeva a degli obiettivi specifici, contingenti, ma che vanno presi in considerazione in modo particolare. Quello che vogliamo garantire con riguardo al problema dei punti nascita è la sicurezza della madre e del bambino, come prescritto dalle indicazioni tecniche di livello internazionale, riprese dal Piano materno infantile nazionale e contenute nella proposta di Piano che la Giunta ha approvato.
Nella nostra Regione abbiamo 24 punti nascita. Il Progetto nazionale materno infantile prevede tre livelli di punti nascita; il primo livello, il più complesso, prevede più di mille parti all'anno, il secondo più di ottocento parti all'anno e il terzo più di cinquecento parti all'anno.
Al primo livello in Sardegna ci sono quattro strutture, due a Cagliari: San Giovanni di Dio e Brotzu, una a Nuoro e l'altra a Sassari, il Santissima Annunziata dove si hanno più di mille parti all'anno. Le strutture di secondo e di primo livello sono sei: la struttura universitaria di Sassari,, agli ospedali di Olbia, Oristano, San Gavino, il Santissima Trinità di Cagliari e una casa di cura privata. Quindi sei più quattro strutture, presidi ospedalieri, fanno più di cinquecento parti all'anno, così come previsto dal Piano materno infantile nazionale. Sei più quattro sono dieci su ventiquattro, i restanti quattordici punti nascita fanno meno di cinquecento parti all'anno. Di questi sei fanno da trecento a quattrocento parti all'anno, il che vuol dire un parto al giorno, più o meno, cifra al di sotto di quella che il Piano nazionale prevede sia la cifra minima per garantire la sicurezza della madre e del bambino. I restanti otto presidi fanno meno di trecento parti all'anno.
Ghilarza è una struttura che, come ha detto qualcuno, ha fatto 180, 190 parti all'anno; vorrei precisare che questo vuol dire poco più di tre parti alla settimana, e di questi tre parti alla settimana la metà sono parti cesarei, perché un reparto che funziona soltanto di giorno, dodici ore al giorno, e di notte ha una reperibilità con operatori che in turno, appunto, possono raggiungere il reparto con oltre trenta minuti di percorrenza, e quindi con tempi non sufficienti, è un reparto che inevitabilmente programma le nascite e quindi la metà le fa con tagli cesarei; l'Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ricordo, stabilisce che i cesarei non dovrebbero superare il 10 - 15 per cento del totale dei parti.
Io credo che il vero problema riguardi il livello di qualità dell'assistenza garantiamo in strutture di questo tipo. È vero che la qualità dell'assistenza ha anche a che vedere con l'accessibilità facile e in un territorio il più prossimo al luogo in cui risiede il paziente, ma certamente questa seconda parte non può andare a scapito della qualità dell'assistenza che viene garantita a chi deve partorire.
Allora la nostra difficoltà è quella di contemperare non soltanto le scelte tecniche con le scelte politiche, come qualcuno ha detto, perchè le scelte politiche non possono andare contro la sicurezza degli utenti che entrano nelle strutture sanitarie. Possiamo pensare che le strutture che fanno un numero di parti non così lontano da quello indicato nel progetto materno infantile nazionale possano essere sicuramente sostenute in modo che possano garantire eguale qualità di assistenza; non si può invece pensare di mantenere, in una rete che si riorganizza nell'ottica del garantire un'assistenza di qualità adeguata ai cittadini, strutture dove non c'è la professionalità sufficiente per garantire, in caso di bisogno, in caso di emergenza la risposta.
Questo devo dire, pur non trattandosi di una situazione così difficile quella di Ghilarza, è quello sul quale dobbiamo riflettere ed io spero anche trovare un accordo, perchè prima di ogni altra questione va garantita una prestazione di qualità. L'ospedale di Ghilarza non garantiva prestazioni di qualità anche perchè la fuoriuscita, la cessazione, il congedo di alcuni operatori che è avvenuto nel corso degli ultimi anni ha portato la precedente direzione generale, e noi abbiamo condiviso questa scelta sulla base delle considerazioni tecniche, a sospendere l'attività.
Chiaramente ci si chiede che cosa si sta facendo, adesso, per le cittadine di quel territorio che hanno, comunque, bisogno di avere una struttura vicino al loro territorio, in grado di rispondere alle loro esigenze
È stato costituito, un gruppo di lavoro che ricomprende tutti coloro che operano all'interno dell'ostetricia e ginecologia della A.S.L. di Oristano per fare un piano di sviluppo del settore.
L'obiettivo fondamentale è quello di mettere in rete le strutture che svolgono questo tipo di assistenza, non soltanto le strutture ospedaliere ma anche tutte le altre che operano sul territorio perchè siamo convinti, in base a quello che abbiamo proposto nel Piano sanitario recentemente approvato dalla Giunta, che solo attraverso una diversificazione dei livelli di complessità garantiti nelle diverse strutture operanti sul territorio in qualche modo si possa rispondere alla giusta rivendicazione di avere strutture distribuite per quanto possibile il più ampiamente sul territorio senza rischiare che i livelli di attività di queste strutture siano tali da non poter garantire una risposta adeguata.
Tutto questo, come ho detto fino ad ora, prescinde da considerazioni di carattere economico; non c'è nessuna accetta su questo, le accette si devono e si possono usare, non c'è nulla di male in questo, per evitare uno spreco, ma non è questo il caso. Le accette non sono usate assolutamente sugli ospedali minori che, l'abbiamo detto anche nel Piano, svolgono una funzione di coesione sociale che va salvaguardata, ma va salvaguardata non pagando il prezzo di fornire servizi di non buona qualità ai cittadini. Questo sarebbe tra l'altro ingiusto e iniquo perchè solo le categorie più deboli, i soggetti più fragili non sono in grado di percepire la diversa qualità di servizio che viene offerta da una struttura professionalmente più capace rispetto a quella meno capace. Quindi si determinerebbe non una maggiore equità ma una maggiore iniquità, in quanto si consentirebbe a coloro che sono in grado perchè hanno l'istruzione, o possono aver accesso alle informazioni, di andare a partorire in una struttura sufficientemente attrezzata, che abbia vicini un reparto di neonatologia e uno di terapia intensiva neonatale, mentre coloro che non hanno questa possibilità riceverebbero un servizio di minore qualità e forse più a rischio sotto casa.
Presidenza del Presidente Spissu
(Segue assessore DIRINDIN.) Il futuro dell'ospedale di Ghilarza forse è un tema sul quale vale la pena di ragionare e che si sta cercando di definire in termini generali. Abbiamo chiesto ai direttori generali di tutte le Aziende sanitarie di predisporre un piano strategico aziendale per la riqualificazione dell'assistenza e il rientro dai disavanzi come presupposto per il piano di rientro che noi dobbiamo mettere a punto, sulla base delle indicazioni fornite dal Governo centrale, per rientrare definitivamente dal disavanzo da qui al 2007. .
Vorrei chiarire che questi piani proposti dalle direzioni generali non sono stati ancora autorizzati; l'Amministrazione regionale li sta valutando per verificarne la coerenza rispetto agli obiettivi generali e anche la compatibilità fra gli stessi in termini generali. Se la valutazione sarà positiva verranno autorizzati affinchè possano produrre i risultati in termini di riqualificazione dell'assistenza e anche di rientro dagli eccessi di spesa al più presto possibile.
Vediamo quali indicazioni di carattere generale per l'ospedale di Ghilarza sono contenute nel piano predisposto dall'Azienda di Oristano.. Si prevede che l'ospedale di Ghilarza, pur essendo un ospedale di minore dimensione rispetto agli altri, per alcuni aspetti possa essere potenziato perchè può svolgere un ruolo importante in quel territorio. In particolare si pensa di potenziare tutta l'attività dell'emergenza - urgenza in modo da favorire quella parte di territorio che avrebbe più difficoltà a raggiungere ospedali vicini, la chirurgia in particolare per i ricoveri a ciclo diurno e il day-surgery, che possono consentire di rispondere celermente alle esigenze dei cittadini e, infine, si vorrebbe assicurare un maggiore collegamento tra ospedale e territorio.
E' previsto a breve l'avvio o il potenziamento di cinque ambulatori specialistici con una gestione congiunta fra ospedale e territorio, affinchè l'ospedale non possa essere considerato l'unico punto di riferimento ma operi direttamente in stretto contatto con il distretto relativamente alle patologie più presenti sul territorio, in particolare su quel territorio ma in generale in tutta la Sardegna, penso ad esempio alla diabetologia e alla urologia.
Per quanto riguarda l'attività di ostetricia e ginecologia, che avrà il suo centro ovviamente ad Oristano, dovrà essere assolutamente potenziata affinchè le donne che non possono partorire a Ghilarza, e che ora vanno anche a Nuoro e a Sassari, possano andare ad Oristano senza percorrere tratti più lunghi. ; Inoltre, con l'aiuto delle ostetriche si sta verificando la possibilità di dare vita ad un piano integrato che, partendo dal sostegno alla gravidanza, al parto, al puerperio, si integri con l'assistenza sociale nel momento in cui la donna col bambino rientra a casa, coinvolgendo tutte le figure professionali e garantendo, per coloro che presentano problemi più gravi, il diretto collegamento con gli ospedali che hanno gli standard di qualità per l'assistenza specialistica in terapia intensiva e neonatologica.
Ricordo ancora che la media dei posti letto, attualmente nei reparti di ostetricia e ginecologia nella nostra regione, è pari allo 0,45 per cento ogni mille abitanti,, il 50 per cento in più della media nazionale. Quindi abbiamo una rete di reparti di ostetricia e ginecologia con una dotazione di posti letto ben più ampia della media nazionale che, sua volta, è già considerata molto ampia perchè risente di un effetto di trascinamento storico legato al periodo in cui ovviamente la natalità era molto più elevata e quindi i reparti erano commisurati ad una domanda di gran lunga superiore a quella attuale.
Quindi una revisione complessiva della rete è assolutamente necessaria, pena la perdita di risorse che, come ha detto qualcuno giustamente, possono anche essere considerate insufficienti rispetto alle esigenze di una riqualificazione complessiva del territorio, ma rischieremmo di perderne ulteriormente se non intervenissimo.
Queste indicazioni di carattere generale sono inserite in buona parte nella proposta di Piano sanitario regionale che credo sia stata trasmessa alla Commissione sanità per l'esame; proposta di Piano sanitario regionale che è stata oggetto di concertazione per molti mesi con tutti i soggetti che sul territorio operano nella sanità, con le forze sindacali e anche con le forze politiche. Se i numerosi impegni, che ognuno di noi ha, hanno impedito a qualcuno di partecipare a questi incontri e di portare il suo contributo, potrà portarlo in sede di Commissione sanità
In conclusione, la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza non deve far insorgere il timore che possa costituire una premessa alla chiusura di tutti i piccoli ospedali, nessun timore che prevalga l'aspetto del risparmio economico sulla tutela dei diritti dei cittadini, ma anche nessun timore che si fraintenda la tutela dei diritti dei cittadini semplicemente come esistenza sul territorio dei servizi e non esistenza di servizi di qualità.
Il passaggio è questo, i servizi che esistono devono essere di qualità, e se ci sarà bisogno di chiedere ai cittadini di fare qualche chilometro in più per avere servizi di qualità saremo disposti a chiederlo in cambio di una qualità dell'assistenza tarata su volumi di attività tali da garantire la professionalità degli operatori.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione ha diritto di replica.. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, assessore Dirindin, io non ho timore quando sento le sue conclusioni, semmai ho terrore, che è una cosa un po' diversa; probabilmente le mancano alcuni elementi di riferimento. Comincio col dire, Assessore, che proprio stamattina il manager dalla A.S.L. di Oristano, la A.S.L. numero 5, ha fatto affiggere in bacheca una disposizione nella quale si vieta, di fornire dati sull'attività della struttura ospedaliera del "Delogu".
È una lettera che contiene una intimidazione nei confronti del personale. Potrei capire se si trattasse di una struttura privata, ma si tratta di una struttura pubblica! Questo fatto è successo stamattina, Assessore, glielo segnalo per sua opportuna conoscenza.
Relativamente alla mozione io le debbo necessariamente fare una cronistoria perchè lei abbia un quadro più chiaro della situazione, perchè i numeri non sono sufficienti; perchè se fossero sufficienti i numeri lei dovrebbe chiudere quattordici strutture, così come pare sia previsto nel Piano, ma dovrebbe chiudere anche chissà quante sale operatorie, praticamente tutte!
Il riferimento che ha fatto l'onorevole Vargiu ai 500 parti, il minimo, in Sardegna ci troviamo di fronte a questa situazione, io non credo che sia una situazione che noi possiamo prendere per buona. Questa unità operativa, Assessore, è stata aperta nel 1981, era una sezione della divisione di chirurgia generale, poi trasformata, neanche molti anni fa, nel 1998. Non c'è mai stata la figura del neonatologo, mai, quindi questo è il primo elemento di fuga. Non si può qui dire che responsabilità esistono sulla precedente Giunta, come qualche onorevole consigliere si è permesso di fare.
Io ho bocciato per cinque anni il bilancio del manager della A.S.L. di Oristano, come Presidente della Conferenza d'azienda, mi sono scontrato allora, l'ho fatto in tempi non sospetti e continuo a farlo adesso! Quindi quando l'Assessore ci dice che è stata sentita la Conferenza di distretto, sbaglia! A me la Conferenza di distretto, tra virgolette, mi interessa e non mi interessa, perchè lei non sta chiudendo uno dei cinque punti nascita della provincia di Oristano, lei sta chiudendo uno dei due punti nascita, e nel momento in cui rimane in piedi solo il punto nascita dell'ospedale San Martino di Oristano non è più un problema di un distretto, diventa un problema della Conferenza d'azienda e quindi di tutti i distretti. Credo che almeno su questo possiamo essere d'accordo.
Peraltro lei, Assessore, ha dichiarato qui pochi istanti fa, che queste decisioni sono state assunte in coerenza col Piano sanitario regionale . Ma come, non è stato ancora approvato e già lo state applicando? Fatto assolutamente deprecabile! Come si può applicare un Piano sanitario regionale che avete approvato in Giunta e che è arrivato sul tavolo dei consiglieri, mi pare, venerdì mattina della scorsa settimana? Non è assolutamente pensabile che si possa agire in questo modo!
Assessore, lei dice "la nostra Regione", intanto questa è la nostra Regione! Lei ha avuto intanto l'onore di essere Assessore della Regione Sardegna, per il momento solo l'onore, perchè gli oneri sono a carico dei cittadini sardi; perchè questa politica dissennata, che voi state perseguendo col Piano sanitario regionale, ci fa capire, nonostante le sue affermazioni sulla non chiusura dei piccoli ospedali, che la direzione è un'altra: è appunto quella della chiusura; ecco il mio terrore: non avere nessuna certezza.
E quali sono le certezze che potremmo dare noi ai nostri cittadini dopo aver discusso una mozione come questa? Dovrò riferire l'unica certezza che l'Assessore ha dato, cioè che il reparto di ostetricia e ginecologia non si riaprirà più! Questa è l'unica certezza.
Assessore Dirindin, nel luglio 2004 il reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale San Martino di Oristano è stato chiuso, , e per un mese, in attesa che venissero ultimati i lavori nell'ospedale San Martino, la supplenza è stata svolta dal presidio ospedaliero "Delogu" di Ghilarza, con grande soddisfazione da parte di tutti. In quel momento il "Delogu" ha sostituito un presidio ospedaliero come il San Martino, e lo ha fatto egregiamente. Basta un po' di acutezza nel capire che i numeri di Nuoro si sono portati sui dati che ha detto lei, oltre i mille o fino ai mille, in virtù del fatto che almeno quest'anno circa 200 sono state le partorienti che si sono rivolte al presidio ospedaliero di Nuoro. Come si può pensare di risolvere il problema in questo modo? I nati in Sardegna sono quelli? Benissimo! Allora dobbiamo portare tutti a mille, dobbiamo portare tutti a millecinque? Perchè questo succede se lei mi dice che chiude i quattordici presidi nei quali oggi ci sono i reparti di ostetricia e ginecologia. Alla fine tutto sarà concentrato su Cagliari, su Nuoro, su Sassari, forse su Oristano.
E poi le certezze che lei qui non ha menzionato; il reparto di ostetricia e ginecologia che viene chiuso a Ghilarza e il reparto di psichiatria che viene trasferito dal presidio ospedaliero di Oristano al presidio ospedaliero di Ghilarza. Ma ne vogliamo parlare? Se ne vuole parlare col territorio? Se ne vuole parlare col sindaco di Ghilarza? Stiamo parlando di un reparto di psichiatria, non stiamo parlando di un reparto di chirurgia plastica! Stiamo parlando di un reparto di psichiatria. Stiamo parlando con il sindaco di Oristano? Sappiamo se la Conferenza del distretto di Oristano è d'accordo perchè la psichiatria vada a Ghilarza? Tutti questi problemi, Assessore, hanno necessità di una risposta, e risposte non ne sono state date! Andiamo sul vago salvo verificare che voi state applicando il Piano sanitario regionale prima ancora che il Consiglio regionale ne abbia preso visione. Questa non è democrazia, questo non è modo d'agire! Pertanto io sono fortemente contrariato dalle cose che lei ci ha detto!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Onorevole Pinna può parlare solo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Credo che il dibattito che si è sviluppato sia andato ben oltre il caso specifico del reparto di ostetricia, non di ginecologia, dell'ospedale di Ghilarza. Se fosse possibile chiedo di sospendere la votazione della mozione per valutare se sia possibile, attraverso un momento di confronto, raggiungere una posizione unitaria su tre ordini di problemi che nel corso della discussione sono stati sviluppati. Il primo attiene al ruolo dei piccoli ospedali all'interno del Piano sanitario regionale; il secondo alla condizione, direi molto provata e mortificata, della A.S.L. di Oristano; il terzo invece in maniera un po' più specifica al problema del reparto di ostetricia di Ghilarza.
PRESIDENTE. Sulla proposta di rinvio, per verificare la possibilità di ricercare una posizione unitaria, vorrei sentire il parere dei proponenti. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana..
DIANA (A.N.). Signor Presidente, nulla osta alla richiesta di sospensione, purché non venga modificato il dispositivo della mozione. Noi non abbiamo niente in contrario a trovare una formulazione per un ordine del giorno unitario, se ci sono le condizioni; in caso contrario si mette in votazione la mozione e ci saranno le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, accettare la sospensione non vuol dire passare ad un altro argomento; ma sospendiamo un quarto d'ora e verifichiamo se ci sono queste condizioni per un accordo, se le condizioni non ci sono procediamo con le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Se per il collega Diana il dispositivo non si può cambiare, credo che non ci siano le condizioni per la formulazione di un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti per consentire di effettuare queste verifiche.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 36, viene ripresa alle ore 12 e 54.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Sulla mozione è necessario un ulteriore approfondimento per cui, d'intesa con i presentatori, si sospende la votazione; la votazione della mozione o di un ordine del giorno avverrà nel pomeriggio alla ripresa dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, per chiedere, ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento, la discussione immediata della mozione sulla richiesta di referendum costituzionale sulla riforma della parte seconda della Costituzione, appena presentata.
PRESIDENTE. La mozione è ancora in fase di perfezionamento e non è stata formalmente presentata. Nella mozione è stata cambiata una frase, un altro Capogruppo ha parlato di aggiungere delle firme. Data la delicatezza dell'argomento le chiedo di riparlarne più tardi.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, le chiedo cinque minuti di sospensione per aggiungere la firme.
PRESIDENTE. Non è possibile lavorare in questo modo, onorevole Vargiu, non è possibile sospendere ogni cinque minuti. Chi vuole aggiungere la propria firma è naturalmente liberissimo di farlo ma noi, intanto, proseguiamo il lavoro e passiamo al secondo punto all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 3, 41 e 84/A e del disegno di legge numero 148/A.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Mattana, relatore.
MATTANA (D.S.), relatore. Signori assessori, onorevoli colleghi, la quarta Commissione consiliare, al termine di un lungo iter istruttorio, dovuto sia alla complessità della materia, sia ai molteplici interessi coinvolti in questa importante riforma strutturale di un settore rilevante del sistema dei trasporti nella nostra Regione, ha approvato all'unanimità il testo unificato delle proposte di legge numero 3, numero 41, numero 84 e del disegno di legge numero 148 sulla disciplina del trasporto pubblico locale in Sardegna.
Preliminarmente credo sia necessario osservare che la nostra Regione arriva con grande ritardo all'approvazione di un testo di riforma nella materia del trasporto pubblico locale che, nelle sue linee generali, è stato già definito con il Decreto legislativo numero 422 del 1997, poi con il Decreto legislativo numero 400 del 1999 ed infine con la legge numero 472, sempre del 1999.
Credo sia poi importante sottolineare che il testo che si propone rappresenta la prima attuazione, con una prima significativa attribuzione di competenze e funzioni a favore degli enti locali, nell'ordinamento giuridico della nostra Regione delle riforme avviate dalla legge del 15 marzo 1997, la numero 59 e successive modificazioni, meglio note come leggi Bassanini. Naturalmente, come già detto, questo avviene in Sardegna con molto ritardo, mentre in molte altre regioni il processo di riforma è già stato avviato, in parte è stato già oggetto di aggiornamento in questi anni e in alcune regioni si trova ora nella fase di applicazione.
La delicatezza e complessità di questa materia ha determinato la necessità di un confronto articolato in Commissione; un confronto, ritengo però proficuo, con gli enti locali, con le associazioni di categoria, sia imprenditoriali che dei lavoratori, con tutte le forze sociali, e questo al fine di giungere all'emanazione di un testo di legge che potesse tenere conto delle diverse esigenze di tutti i protagonisti del settore che hanno quindi, credo, contribuito in modo importante alla stesura del testo finale. Alla elaborazione del testo normativo che si propone hanno dato il loro contributo fattivo tutti i componenti e le forze politiche rappresentate in Commissione, sia di maggioranza che di minoranza, e l'Assessore ai trasporti; tutti, questo voglio sottolinearlo, hanno lavorato, al di là degli schieramenti, con grande spirito di collaborazione e condivisione delle scelte che hanno portato infatti all'approvazione unanime, e credo sia un fatto importante e significativo, del testo finale di legge che oggi si sottopone all'esame del Consiglio regionale.
Per questo permettetemi di rivolgere un ringraziamento, non formale, interpretando credo anche il sentimento del Presidente della Commissione, a tutti i colleghi, di maggioranza ma in particolare di minoranza, per la loro collaborazione e il ruolo fattivo svolto. E, non ultimo, anche al funzionario, dottor Cocco, che ha sempre fornito la sua preziosa e indispensabile collaborazione.
Il lavoro della Commissione è partito dall'esame delle questioni di fondo che riguardano il trasporto pubblico locale in Sardegna, tenendo conto, in particolare, della conformazione geografica della nostra Isola, delle sue caratteristiche demografiche e della dislocazione delle aree urbane. La Sardegna infatti è una regione con una consistente estensione territoriale ed una popolazione di un milione e 600 mila abitanti circa; quindi una regione con un grande territorio ed una bassa densità abitativa, con una popolazione concentrata in particolare nelle grandi aree urbane e lungo le coste e con una scarsa densità demografica nelle zone interne che soffrono problemi di spopolamento anche, credo, a causa dell'isolamento geografico determinato proprio dalla carenza delle infrastrutture viarie e dalla carenza dei collegamenti con gli altri centri importanti della nostra Isola.
Il settore del trasporto pubblico locale sta attraversando in questi anni nella nostra Regione, ma vedo dagli studi anche a livello nazionale, un periodo di profonda crisi per motivi di diversa natura: istituzionale, organizzativa, anche gestionale, che hanno portato a un generale aumento dei disservizi a fronte di aziende con elevato deficit gestionale. Tra le cause che si possono annoverare vi sono sicuramente la bassa velocità dei mezzi pubblici, causata anche dall'aumento e dalla congestione dei veicoli privati, la sovrapposizione tra le modalità di trasporto su ferro e su gomma, lo squilibrio tra l'offerta e la domanda in particolare nelle aree scarsamente abitate e, infine, la mancanza di integrazione tra i servizi di trasporto urbani e quelli extraurbani, nonché tra le diverse modalità di espletamento dei servizi di trasporto. Queste sono tra le principali cause della caduta della domanda del trasporto pubblico e della difficoltà soprattutto di incrementarla rispetto all'uso dell'autovettura privata.
La citazione di alcuni dati credo possa essere utile per un'analisi del quadro di fondo che riguarda il trasporto pubblico locale. Nella nostra Regione 92 cittadini su 100 utilizzano altre modalità di trasporto, in particolare auto e moto private. Tra l'anno 2002 e l'anno 2004 i viaggiatori, sul percorso extraurbano, che hanno utilizzato l'autobus o hanno utilizzato il treno si sono ridotti rispettivamente del 6,5 per cento e del 2,3 per cento. Anche per quanto riguarda l'offerta dei servizi il sistema del trasporto collettivo extraurbano su gomma, in particolare, rappresenta per numerose aree della Sardegna l'unica modalità di trasporto alternativo all'autovettura privata. Attualmente il quadro vede nel servizio di trasporto collettivo extraurbano su gomma una gestione da parte di 9 operatori pubblici, di cui 2 governativi, e di 52 operatori privati in virtù di concessioni per autolinee ordinarie. Quindi emerge, dall'esame effettuato sulle criticità del sistema del trasporto pubblico locale in Sardegna un costante decremento della domanda soddisfatta negli anni, che non si può semplicemente giustificare o spiegare col calo della popolazione scolastica che rappresenta la principale quota dell'utenza trasportata. Di fatto emerge che il trasporto pubblico su gomma non riesce ad essere competitivo nella nostra Isola rispetto all'autovettura privata che invece rappresenta ancora nel nostro territorio l'unica alternativa di trasporto valida.
Partendo da questa e anche da altre analisi, il testo elaborato dalla Commissione nelle sue linee guida mira proprio a favorire l'integrazione non solo tra i servizi extraurbani, ma soprattutto tra i servizi extraurbani e i servizi urbani. Questo al fine di consentire all'utente di arrivare alla destinazione finale con il minimo costo in termini sia monetari che di tempo naturalmente. Io credo che il rafforzamento dell'industria del turismo, di cui parliamo, e dell'offerta ai visitatori della nostra Isola passi anche attraverso il miglioramento del sistema del trasporto locale, perché credo non sia possibile, come talvolta accade, che sia più breve e agevole il tragitto da alcune capitali europee verso la nostra Regione, come accade ad esempio ora con i voli low cost, rispetto alla tratta finale interna per raggiungere la destinazione di vacanza. Credo che sia una situazione che ha del paradossale e che deve essere sicuramente corretta.
Ritengo che la realizzazione di un quadro unico normativo dovrà essere nel futuro la conseguenza logica di questa situazione e della visione unitaria delle modalità di trasporto nella nostra Regione con l'integrazione del trasporto pubblico con quello privato e del trasporto ordinario con quello turistico delle altre forme di trasporto.
Ma, tornando ora al testo normativo proposto, il lavoro svolto in Commissione ha cercato di coniugare in particolare l'efficacia e l'efficienza che deve essere assicurata, adesso anche per legge nazionale, al settore del trasporto locale con adeguati livelli di servizio che però siano rivolti alle fasce deboli e alle fasce meno abbienti della popolazione sarda, mirando a garantire le condizioni per una effettiva, potremmo definire, continuità territoriale interna della nostra Isola che oltre a cercare di porre un freno allo spopolamento delle zone interne abbia come obiettivo quello di creare i presupposti per un reale sviluppo socioeconomico di tutte le aree della nostra Isola. E il servizio del trasporto è una delle precondizioni che possono favorire il reale sviluppo economico della nostra realtà isolana.
Come dicevo in premessa, il testo normativo proposto ha recepito la riforma avviata dalla legge numero 59 del 1997 e ha dato attuazione al principio di sussidiarietà, questo in un quadro di concertazione, assegnando compiti e funzioni chiari alla Regione e alle autonomie locali nelle diverse forme di trasporto, nei diversi tipi di trasporto. La Regione, infatti, si dovrà dotare di un Piano regionale dei trasporti e dei programmi triennali per il trasporto pubblico locale, naturalmente previa intesa con le autonomie locali conseguita ai sensi della legge numero 1 del 2005, che ha istituito il Consiglio delle autonomie locali. Le Province a loro volta si dovranno dotare dei piani provinciali con riferimento ai bacini di mobilità, mentre i Comuni saranno tenuti, anche in conformità del nuovo Codice della strada, a dotarsi del piano urbano del traffico.
Tra le novità, credo importanti, introdotte da questo testo normativo una è rappresentata dalla istituzione dell'Agenzia regionale per il trasporto, quale Direzione definita della Direzione generale dell'Assessorato dei trasporti che dovrà gestire lo svolgimento delle procedure concorsuali per l'affidamento della gestione del trasporto pubblico regionale e fornire un'attività di supporto e conoscenza tecnica di elevato livello qualitativo per l'effettiva attuazione di questa importante riforma innovativa.
Devo dire che su questo aspetto, sulla istituzione dell'Agenzia regionale per il trasporto, la Commissione si è soffermata a lungo, c'è stato un ampio dibattito, per poi conclusivamente convenire che l'Agenzia regionale per il trasporto, inquadrata nell'ambito dell'organizzazione regionale che è regolata dalla legge numero 31 del 1998, può effettivamente colmare questo gap, questa carenza tecnico-scientifica che altrimenti rischia di compromettere anche la piena attuazione di questa importante riforma di legge.
Su questo punto un nodo cruciale è stato in particolare quello della selezione del personale. L'articolo 11 del testo di legge proposto prevede, a questo proposito, che in sede di prima applicazione e in attesa del complessivo riordino della organizzazione regionale, come detto, per un periodo non superiore ai tre anni l'Agenzia si avvalga prioritariamente di personale interno all'amministrazione regionale, mentre in secondo luogo può avvalersi di personale esterno di elevata professionalità ed esperienza, assunto naturalmente sulla base di un pubblico concorso che sarà indetto e gestito dalla stessa Agenzia regionale del trasporto.
Passando, poi, al capo quarto di questo testo di legge, vengono precisati i vari livelli di pianificazione del trasporto pubblico locale, che sono appositamente distinti dagli aspetti della gestione, raccordando il contenuto del Piano regionale dei trasporti con quello provinciale e con quello comunale. In particolare il Piano regionale dei trasporti è lo strumento principale che deve favorire lo sviluppo integrato dei trasporti in Sardegna, quindi quello che deve far compiere un salto di qualità vero al sistema trasportistico nella nostra Isola. Esso dovrà, attraverso la pianificazione di una serie di interventi, sia di natura infrastrutturale sia di natura gestionale e anche istituzionale, favorire le condizioni per quella realizzazione di una ottimale continuità territoriale che abbiamo definito interna nella nostra Regione e promuovere, quindi, un riequilibrio territoriale che possa favorire anche le aree svantaggiate della nostra Isola.
Strumento attuativo di questo Piano regionale sono i programmi triennali regionali, con i quali vengono predisposti e approvati gli indirizzi e i criteri per il breve e medio periodo per il dimensionamento del trasporto locale e vengono programmati i cosiddetti servizi minimi, che sono stati appunto introdotti e ben definiti dal decreto legislativo numero 422 del 1997 come quei servizi di trasporto qualitativamente e quantitativamente sufficienti a soddisfare la domanda di mobilità dei cittadini e i cui costi sono posti a carico del bilancio delle Regioni. Questo naturalmente tenuto conto della integrazione delle reti di trasporto, in secondo luogo del pendolarismo scolastico e di quello lavorativo, della fruibilità dei servizi per gli utenti al fine di accedere ai diversi servizi amministrativi, ai servizi sanitari, ai servizi socioculturali e infine anche a esigenze che oramai non sono più differibili, che sono quelle di riduzione della congestione del traffico e dell'inquinamento, sia esso atmosferico sia esso acustico.
L'organizzazione e l'affidamento di questa rete dei servizi minimi riguarda, come è comprensibile, in primo luogo naturalmente i territori cosiddetti a domanda debole, dove appunto si rende più necessario e prioritario l'intervento e il sostegno pubblico. Ma non riguarda solo questi ambiti territoriali, perché a tale proposito la Commissione ha ritenuto di introdurre, io credo, una importante novità dal punto di vista normativo per quanto attiene alla individuazione degli ambiti territoriali delle cosiddette aree metropolitane e la disciplina appunto dei servizi minimi nell'ambito di queste aree. Questo in considerazione della importanza di tali aree, che tra l'altro nella nostra Isola sono quelle dove si concentra la maggior parte della popolazione, e per evitare che si possano verificare delle pericolose contrapposizioni o conflitti di tipo campanilistico tra diverse istituzioni che possono essere presenti in quelle aree. Quindi si è previsto di affidare alla Regione, con il Piano dei trasporti, l'individuazione di questi ambiti, si parla di più comuni conurbati esattamente nell'articolo di legge e di programmare con i programmi triennali negli stessi ambiti la rete dei servizi minimi.
Il testo di legge, poi, ha lo scopo di incentivare il superamento degli assetti monopolistici e di introdurre regole di concorrenzialità nella gestione dei servizi, prevede quindi che il loro affidamento avverrà attraverso il ricorso a procedure concorsuali, sulla base di elementi che sono puntualmente descritti in legge e che sono definiti dai cosiddetti contratti di servizio, con l'obbligo di coprire con i ricavi almeno il 35 per cento del costo operativo, questo al netto del costo della infrastruttura. E' un impegno gravoso, è un obiettivo difficile, però è quello che ci impone l'attuale normativa già avviata e attuata nelle altre regioni italiane. Con questi contratti di servizio verranno poi stabiliti i principi e gli strumenti per la definizione della politica tariffaria della nostra Regione e le categorie ammesse alle agevolazioni tariffarie.
Alcune considerazioni, infine, su due importanti, ritengo, profili normativi introdotti col testo di legge proposto. Il primo, che recepisce il dettato della legge numero 422 del 1997, che stabilisce che le Regioni e gli enti locali incentivano l'assetto organizzativo e attuano la trasformazione delle aziende speciali di trasporto in società per azioni, disciplina la necessaria e indispensabile trasformazione dell'Azienda regionale sarda dei trasporti, l'ARST, in società privata a prevalente capitale pubblico, è detto, regolamentando in modo dettagliato gli atti e le procedure attraverso le quali pervenire a tale complessa ma indifferibile trasformazione.
Il secondo profilo, che poi è strettamente collegato al primo, mira a favorire tali processi di trasformazione delle imprese pubbliche esistenti in Sardegna in società private in due modi: da un lato prorogando i preesistenti affidamenti agli attuali concessionari pubblici, dall'altro prevedendo in norma, all'articolo 40, titolato "Fondo di incentivazione", le modalità per un esodo del personale più anziano delle aziende pubbliche al fine di rendere più agevole la trasformazione delle medesime. Questa norma, che risulta per altro attesa e particolarmente sentita, può essere suscettibile di modifica soprattutto alla luce di un necessario approfondimento tecnico che possa conciliare le esigenze di snellire il personale delle aziende pubbliche da trasformare con la compatibilità finanziaria e credo anche con un giusto ed equo riequilibrio di questi benefici tra tutti i lavoratori. Lavoratori che devono essere naturalmente coinvolti e quindi con la previsione di norme di garanzia per coloro tra essi che saranno poi interessati da questa profonda, ma anche complessa riforma del sistema dei trasporti.
Infine il testo normativo, rimandando all'esame puntuale degli articoli, disciplina anche il trasporto di viaggiatori effettuato mediante noleggio di autobus con conducente con servizi non di linea, mentre rinvia all'approvazione degli accordi di programma applicativi dell'intesa istituzionale Stato-Regione dell'aprile del 1999 la definizione del subentro della Regione nell'esercizio delle funzioni di amministrazione delle ex Ferrovie in concessione.
Due brevi considerazioni in conclusione sul tema in esame: la prima per dire che per rendere pienamente operativa questa importante e attesa riforma del settore del trasporto pubblico in Sardegna è necessario che alle previsioni normative, negli anni, si accompagnino adeguate risorse finanziarie che vadano oltre il fondo regionale per il trasporto che è previsto in legge, per migliorare la rete viaria regionale rendendola adeguata a una più efficiente rete di trasporti. La seconda è che, nonostante l'esigenza non più differibile - come detto - di una radicale riforma del settore del trasporto pubblico, è necessario, ritengo, salvaguardare e riconoscere il capitale umano di professionalità e le competenze imprenditoriali e anche societarie maturate nel settore in questi anni che, comunque, nonostante i limiti e le manchevolezze, hanno consentito di fornire un servizio di trasporto pubblico ai cittadini sardi.
Concludo dicendo che le problematiche connesse al trasporto pubblico coinvolgono nella nostra Regione decine di migliaia di cittadini, non solo dal punto di vista del diritto alla mobilità, che è un diritto importante, tra i diritti fondamentali da prevedere, mi auguro, anche nella nostra riforma statutaria, ma anche e soprattutto dal punto di vista di una migliore qualità della vita. Il nostro auspicio è che questo provvedimento volto a renderete il trasporto pubblico più efficiente favorisca proprio una migliore qualità della vita per tutti i cittadini sardi.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 con la votazione della mozione e con il proseguimento della discussione generale sul testo unificato sul trasporto pubblico locale.
La seduta è tolta alle ore 13 e 23.
Allegati seduta
CXLIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Giovedì 24 novembre 2005
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 34.
SANNA MATTEO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 18 novembre 2005 (138), che è approvato.
PRESIDENTE. Colleghi, vi comunico che a causa di un guasto del sistema elettronico, motivo per il quale la seduta è iniziata in ritardo, le prenotazioni per le iscrizioni a parlare dovranno essere fatte per alzata di mano.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giommaria Uggias ha chiesto congedo per la giornata del 24 novembre 2005.
Poichè non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione CASSANO sulla minaccia di licenziamento dei lavoratori impiegati dalla Coop.a.s. presso la ASL n. 1 di Sassari". (170)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
"Interrogazione SCARPA sulla chiusura del Centro fisio-pneumologico di Porto Torres". (202)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
"Interrogazione CASSANO sulla deliberazione del Direttore generale della ASL n. 1 di Sassari del 24 febbraio 2005, n.74 (consulenza occasionale)". (208)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
"Interrogazione CASSANO sulle "allegre spese" per consulenze alla Azienda sanitaria locale n. 1 di Sassari". (220)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
"Interrogazione AMADU sulla grave situazione dell'ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti) e sulla necessità di provvedimenti urgenti per il rilancio dell'azienda". (343)
(Risposta scritta in data 22 novembre 2005.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 48.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
MOZIONE DIANA - CUCCU Franco Ignazio - GALLUS sulla chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- il reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza è stato chiuso in assenza di esaurienti importanti motivazioni se non quelle della generica necessità di effettuare tagli sulla spesa ospedaliera;
- secondo le recenti dichiarazioni del direttore della ASL n. 5, sembrerebbe che i locali del reparto chiuso debbano ospitare il reparto di psichiatria dell'ospedale di Oristano, e ciò renderebbe evidentemente definitiva la soppressione del reparto di ginecologia di Ghilarza;
CONSTATATO che:
- i dati relativi alla attività ed alla efficienza del reparto in parola, incomprensibilmente sottaciuti e ridimensionati nelle esposizioni ufficiali, non sembrano giustificare in alcun modo la soppressione della struttura;
- la spesa capitaria nella Provincia di Oristano è la più bassa in Sardegna e pertanto appare iniquo ridurre ulteriormente l'offerta di prestazioni ospedaliere;
- gli utenti di quella zona sono costretti a rivolgersi a strutture ospedaliere molto più lontane con i conseguenti comprensibili gravi disagi;
RIBADITO che il rafforzamento dei servizi periferici invece è condizione ineludibile per assicurare a tutti i cittadini sardi in egual modo l'assistenza sanitaria ed ospedaliera;
RILEVATO che la decisione sulla chiusura è stata adottata in totale dispregio di qualunque confronto e consultazione sia con il personale e sia, fatto più grave, con l'utenza della zona,
impegna la Giunta regionale
a riferire immediatamente al Consiglio le motivazioni che hanno indotto la direzione della ASL n. 5 alla chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza e, ove queste risultassero inconsistenti e dettate dalla esclusiva esigenza di effettuare tagli indiscriminati alla spesa ospedaliera, a provvedere alla immediata riapertura del reparto in parola. (48)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare la mozione Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà. Onorevole Diana le ricordo che il tempo a sua disposizione per l'illustrazione della mozione è di venti minuti .
DIANA (A.N.). Signor Presidente, la presentazione di questa mozione si è resa necessaria a seguito del grande scontento che si è creato in un territorio importante, quello della provincia di Oristano, ma anche nel territorio ben più vasto, secondo me, del centro Sardegna. Peraltro questo scontento non è limitato solo alla fattispecie menzionata nella mozione, ma riguarda altre situazioni che si stanno verificando nel territorio regionale. Nella mozione ci riferiamo alla struttura ospedaliera di Ghilarza, una struttura con punti di eccellenza che in questi anni ha garantito comunque un servizio importante ad un territorio. Questo ovviamente vale per l'ospedale di Ghilarza, come per l'ospedale di Muravera, per quello di Sorgono, e per tutte quelle strutture ospedaliere che non ricadono in territori privilegiati quali possono essere i capoluoghi di provincia o le grandi città.
Ci siamo quindi fortemente preoccupati di fronte alle determinazioni del manager dell'A.S.L. di Oristano; intanto per il percorso che è stato seguito nell'assunzione di queste determinazioni che non è assolutamente condivisibile. Esiste infatti una Conferenza di azienda, rappresentativa anche delle istanze territoriali, non è stata minimamente sentita e che invece dovrebbe, d'accordo con il manager e con la Regione Sardegna, programmare gli interventi in campo sanitario. . Il manager, credo anche dietro indicazioni dell'Assessorato di riferimento, ha quindi provveduto a chiudere un reparto importante dell'ospedale Delogu di Ghilarza; reparto che verrebbe riaperto per ospitare - e ciò è ancora più grave - il reparto di psichiatria dell'ospedale di Oristano che, forse momentaneamente, verrebbe trasferito appunto a Ghilarza.
Io non entro nel merito dell'opportunità di questi trasferimenti; ciò che mi turba e che ha turbato i cittadini è il fatto che su questa materia, nonostante le numerosissime assemblee che si sono tenute nel territorio, nessuno abbia sentito l'esigenza di dialogare con i sindaci, di dialogare con il Presidente della Provincia, che è anche il Presidente della Conferenza d'azienda, e che in nome della razionalizzazione si chiuda un reparto. Ora, la razionalizzazione, quando è tale, è sempre un fatto positivo e può anche succedere che si chiuda un reparto, ma mi pare quanto meno riduttivo giungere a questa decisione, con i problemi ormai atavici che esistono in quei territori della Sardegna, per il fatto che non nascano più tanti bambini (ahimè, questo è un problema che non riguarda solo il centro Sardegna ma tutto il nostro Paese), per il fatto cioè che ne sono nati centottanta piuttosto che duecentodieci.
Il manager della A.S.L. numero 5, in questo caso, ha partecipato ad un'assemblea alla quale io ero presente comportandosi, come dire, con un'arroganza che non si addice al ruolo ricoperto; infatti non ha dato risposte. Io direi che nessuno vuole dare risposte a questo territorio che oggi già vive una situazione difficile dal punto di vista economico e sociale e che, in più, si vede privare di un reparto importante come quello di ginecologia ed ostetricia. Le partorienti, poche o molte che siano, in questo momento sono costrette quindi a rivolgersi a Nuoro o ad Oristano, e passi che si rivolgano ad Oristano, ma il problema è che Ghilarza per certi versi è più vicino a Nuoro che ad Oristano. Poi ci lamentiamo che la spesa sanitaria aumenta! Ma questo accade se richiediamo prestazioni fuori dalla A.S.L. di riferimento (accade spesso e certe volte può essere anche necessario), come in questo caso in cui una buona parte dei neonati, "neo nati" nel senso che stanno nascendo, nasce in provincia di Nuoro.
E' anche un problema di campanile, assessore Dirindin, anche se io non voglio farne un problema di campanile. Io vorrei che l'ospedale Delogu di Ghilarza mantenesse il reparto di ginecologia ed ostetricia, che venisse potenziato se deve essere potenziato, ma soprattutto chiedo che non si usi l'accetta per tagliare un reparto senza dare certezze per il futuro sia della struttura che del personale che ci opera e, quindi, lasciando un territorio importante privo di garanzie di tipo sanitario.
Ovviamente io non sono un esperto della materia e non ho altra presunzione che quella politica di sollevare il problema; sono stato però Presidente della provincia di Oristano e quindi credo di avere perfetta conoscenza dei problemi che esistono in quel territorio, sono stato Presidente della Conferenza d'azienda, ho affrontato tantissime volte questo problema con tutti i sindaci della Provincia i quali, in quel periodo, al solo parlare della chiusura del reparto di ostetricia promuovevano scioperi a valanga, quasi sommosse; oggi i sindaci del centrosinistra tacciono, subiscono passivamente, non ho capito in nome di che cosa.
Io posso capire che i sindaci tacciano perchè ritengono che ci siano alternative, molto più appaganti per il territorio, alla chiusura del reparto di ostetricia, ma così non è. Noi, infatti, non avendo avuto nessun segnale di possibili investimenti nel settore della sanità in quel territorio abbiamo presentato questa mozione sulla quale io spero che i colleghi, che più di me conoscono questa materia e che abitano e vivono nel nostro territorio, possano fornire ulteriori elementi alla luce anche, ripeto, delle battaglie che i sindacati stanno facendo per impedire la chiusura del reparto di ostetricia dell'ospedale di Ghilarza..
PRESIDENTE. Ricordo ai consiglieri che per un guasto al sistema elettronico coloro i quali intendono intervenire devono farlo, alzando la mano, entro la fine del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Cuccu Francio Ignazio. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, io credo che le ragioni della via crucis del Delogu di Ghilarza siano scritte nella proposta definitiva del Piano sanitario regionale presentato dalla Giunta il 14 novembre 2005. In questa proposta c'è scritto che il Piano sanitario nazionale prevede, tra gli obiettivi strategici, il sostegno alle Regioni nel loro programma di ridisegno della rete ospedaliera con la finalità di riconvertire la funzione degli ospedali minori che, per la loro collocazione prossima agli ospedali generali ed in aree che non presentano problemi di accesso da parte della popolazione di riferimento, possono essere trasformati in strutture a bassa intensità assistenziale in grado di garantire adeguate risposte sanitarie con modalità alternative al ricovero ordinario come, ad esempio, ospedale di comunità, residenza sanitaria assistita, poliambulatorio e così via.
Io credo che la storia sia scritta in queste parole; non è una questione di numeri o di parametri, a mio avviso è il recepimento di una nuova impostazione della rete sanitaria che ha decretato che quel tipo di funzione, sin qui efficacemente svolta dal Delogu e dai piccoli ospedali delle zone interne, non possa più essere svolta. La sequenza degli avvenimenti è altrettanto chiara. C'è una delibera della Giunta Soru di agosto che revoca una precedente delibera che classificava l'unità operativa di ostetricia del Delogu come struttura complessa; il 2 settembre il direttore sanitario, dottor Nicola Orrù, firma un provvedimento nel quale dispone la chiusura temporanea del reparto (un medico era andato via un anno prima, uno è in malattia dal 31 agosto per dodici giorni, un altro è in malattia dal 1° settembre per un mese), dopo aver esperito tutte le possibili iniziative volte a verificare la possibilità di riaprire l'unità operativa. Inutilmente si sono fatti sentire gli amministratori locali, non tutti per la verità perchè alcuni sono improvvisamente diventati governativi; inutilmente si sono fatti sentire i rappresentanti del territorio; è agli atti un'interrogazione dell'onorevole Biancu, dell'ottobre del 2004, nella quale egli sostiene che bisognerebbe dare risposte efficienti alla necessità della popolazione del territorio invece di disporre la chiusura di reparti fondamentali di un presidio ospedaliero tra i pochi in attivo in Sardegna; l'onorevole Stefano Pinna, già sindaco di Abbasanta, ritiene che sarebbe un grave errore se non si comprendesse che la presenza di un servizio ospedaliero adeguato alla domanda sanitaria del territorio, domanda che esprime il diritto di nascere, costituisce un elemento indispensabile per garantire al cittadino quella residenzialità piena che sola può consentire alle nostre popolazioni di conciliarsi definitivamente con la propria terra, con la propria storia, con la propria cultura e con la propria economia.
Queste prese di posizione sono risultate inutili; il reparto è rimasto chiuso; Nuoro segna 163 bambini nati in più perché la gente va dove gli conviene andare, il "manager ranger" che abbiamo nella A.S.L. numero 5 ha detto che siccome la gente va a Nuoro a comprare le scarpe può andarci anche a partorire; la differenza è che la prima è una scelta fatta liberamente, la seconda è una necessità di vita.
Assessore, i numeri li conosce meglio di me, è anche inutile ricordarglieli, comunque l'unità operativa di ostetricia dell'ospedale di Ghilarza nel 2003 (nel 2004 ha lavorato solo nove mesi), ha effettuato 614 ricoveri, 396 interventi chirurgici, 1290 visite ambulatoriali e 1130 ecografie, ci sono state 188 nascite; stiamo parlando di un ospedale minore della Sardegna centrale il cui bacino di utenza è tale da non poter giustificare risultati di migliore qualità.
La verità è che la storia dell'ospedale di Ghilarza è la storia degli ospedali minori dell'Isola ed in particolare di quelli delle zone interne; la scorsa settimana il sindaco di Nuoro, nel corso di una trasmissione televisiva molto seguita, ha detto che nella nostra Isola non ci può essere progresso sociale né sviluppo economico se non viene risolto il problema delle zone interne. Però, Assessore, il problema delle zone interne non è soltanto la mancanza del lavoro, non è soltanto quello del mancato sviluppo dell'economia ma anche quello della mancata tutela dei diritti fondamentali della persona come l'istruzione, le comunicazioni e la salute.
Se pensiamo che la Sardegna ha più o meno un milione e seicento mila abitanti, metà dei quali è concentrata in dieci - dodici grandi centri urbani, se si considera che comunque c'è una presenza numericamente abbastanza importante sulle coste, mentre la densità abitativa nelle zone interne è di quindici - sedici abitanti per chilometro quadrato, come possiamo ricercare una massa critica che renda profittevole la gestione del sistema sanitario se nel discorso di un equilibrio tra costi e benefici, tra i benefici non vengono ricompresi i valori della socialità e della solidarietà, i valori del presidio del territorio, della lotta allo spopolamento, della salvaguardia della propria identità e della propria cultura, del diritto di nascere, di ammalarsi e di morire con la stessa dignità a prescindere dal punto della Sardegna nel quale uno nasce, vive e muore?
Se ci sono ragioni che il Consiglio non conosce chiaramente, Assessore, lei ce le dirà e ci fornirà quelle informazioni che non abbiamo, ma noi speriamo che la Giunta ci ripensi e che faccia quanto è nelle sue possibilità per ripristinare un servizio importante come quello svolto dal "Delogu", anche perché io credo che potrebbe nascere un problema di ordine pubblico. Lei ha ricevuto dalla C.I.S.L. e dalla ADICONSUM, suppongo le sia già pervenuto, un documento nel quale si diffida l'Amministrazione regionale dal perdurare nella chiusura della struttura; io non sono uomo di diritto, ma mi pare di ravvisare la fattispecie dell'interruzione di pubblico servizio.
Io credo che non ci debba essere una lotta tra chi governa la Sardegna e chi la abita; io credo che ci debba essere un governo della Sardegna che non sia sordo alle esigenze della popolazione sarda residente.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, io intervengo su questa mozione, presentata dagli onorevoli Diana, Cuccu e Gallus, perché in un certo qual modo anticipa l'oggetto degli approfondimenti che noi faremo in sede di esame del Piano dei servizi sanitari recentemente approvato dalla Giunta regionale. Devo dire - è stato già detto - che il problema non riguarda solo il "Delogu" di Ghilarza, ma anche tante altre strutture locali. Dico questo, onorevole Diana, con la massima consapevolezza e la massima partecipazione perché ho vissuto personalmente il problema; per vent'anni infatti ho lavorato in un piccolo ospedale, anche se non di queste dimensioni, per cui conosco molto bene i problemi dei piccoli ospedali e degli ospedali dell'interno; conosco bene soprattutto l'impatto sociale che un ospedale in genere e un punto nascita in particolare hanno su un territorio disagiato.
Trovo legittimo, quindi, che il problema venga posto dagli onorevoli Diana e Cuccu, come già nel passato è stato posto anche dall'onorevole Pinna, dall'onorevole Maninchedda, dall'onorevole Biancu, eccetera; si fanno ovviamente portatori di un'esigenza di un territorio, legittimamente lo portano all'attenzione dell'Aula.
Un problema sorge invece con l'onorevole Gallus, il terzo firmatario della mozione, che purtroppo non è in Aula, che ovviamente è persona di grande correttezza; ed io con altrettanta correttezza e disponibilità vorrei affrontare il problema; a maggior ragione per il fatto che l'onorevole Gallus oltre che essere un sindaco, è anche un medico e credo quindi che dovrebbe affrontare il problema secondo un'ottica diversa.
Intanto alcune precisazioni. La Conferenza di distretto, a quanto mi risulta, è stata incontrata almeno tre volte, anche dalla precedente dirigenza aziendale. L'attività del punto nascita di Ghilarza è stata sospesa il 1° settembre del 2004 con provvedimento dell'allora direttore sanitario del presidio ospedaliero, e non dalla dirigenza aziendale attuale, perché il direttore sanitario riteneva che le condizioni in cui l'attività si svolgeva fossero gravemente pregiudizievoli per la sicurezza delle pazienti e degli operatori.
Nel presidio ospedaliero di Ghilarza la presenza di personale medico veniva garantita per dodici ore diurne e con pronta disponibilità notturna, molto spesso però questo personale distava dal presidio di Ghilarza oltre i trenta minuti o i venti minuti consentiti. Da alcuni anni non veniva garantita, addirittura, la continuità assistenziale, nel senso che il reparto d'ostetricia apriva e chiudeva anche in relazione alle ferie del personale.
L'altro problema era quello dell'assistenza neonatologica che non era in nessun modo garantita, con la conseguenza che anche in presenza di minime esigenze assistenziali si era costretti al trasferimento dei neonati presso altri presidi ospedalieri; infine (ultima considerazione che faceva sempre il direttore sanitario), esistono altri presidi ospedalieri raggiungibili dal "Delogu" di Ghilarza nell'arco di venti e trenta minuti.
Ecco, in queste condizioni, che io definirei drammatiche, i volumi di attività storica del punto nascita di Ghilarza si attestavano grosso modo intorno ai duecento parti, gli ultimi 188 nel 2003, con una percentuale di tagli cesarei di oltre il quaranta per cento. E' noto, almeno per chi si occupa di queste materie, che l'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l'uso dell'intervento chirurgico massimo nel dieci - quindici per cento dei casi; in Sardegna siamo molto al di sopra di questi parametri, siamo intorno al 37 per cento con punte che arrivano intorno al quarantacinque-cinquanta per cento.
Sono numeri drammatici perché significa che un fenomeno fisiologico, come dovrebbe essere il parto, in un caso su due si svolge con intervento chirurgico; il dato paradossale è che il ricorso al taglio cesareo è inversamente proporzionale al numero dei parti, e cioè quanto è più piccolo il reparto tanto maggiore è il numero dei tagli cesarei, in certi piccoli presidi ospedalieri si arriva al cinquanta per cento.
Davanti a questi numeri la domanda che dobbiamo porci, anche con grande serietà, e dovremmo essere consapevoli di doverlo spiegare alle amministrazioni locali ed anche ai cittadini, è quale sanità vogliamo per i nostri cittadini ed in particolare per quelli che vivono nei territori dell'interno;dobbiamo chiederci cioè se possano esistere donne e bambini fortunati, perché hanno la possibilità di nascere in centri dotati di mezzi e di personale adeguati, e donne e bambini che invece affidano al caso la loro sorte.
Credo che dobbiamo porci l'obiettivo di garantire a tutti i cittadini della nostra Regione, ovunque essi risiedano, la possibilità di essere assistiti con uguali livelli di prestazioni, cioè non possiamo più accettare che esistano malati di serie A e malati di serie B.
Per far ciò io credo che non possiamo pensare che ognuno possa avere il proprio ospedale sotto casa, non possiamo permettercelo per motivi economici, certamente, ma anche e soprattutto perché la medicina e la capacità diagnostica e terapeutica avanzano con una tale velocità che è impensabile dotare ogni ospedale di tali possibilità. I piccoli ospedali, l'abbiamo detto, non devono essere chiusi, non è scritto da nessuna parte e nessuno l'ha mai affermato; però, io credo che dobbiamo sforzarci di immaginare altri modelli organizzativi dell'erogazione dell'assistenza, che peraltro sono stati già utilizzati, e con profitto, in altre regioni.
Credo che da parte di tutti noi vada compiuto lo sforzo di prevedere una forte integrazione tra più strutture ospedaliere e tra queste ultime e il territorio. Chi mi ha preceduto ha accennato alle case di maternità che hanno costituito una esperienza positiva in altre regioni, io credo che occorra potenziare i servizi di base, gli ambulatori, i consultori, rendendoli idonei a fornire il massimo delle capacità assistenziali. E credo anche che dovremo garantire sull'intero territorio regionale un'organizzazione in rete articolata per diversi livelli di intensità assistenziale, ma garantendo al contempo tempi rapidi nell'accesso e massima sicurezza.
Io credo che valga la pena di percorrere questa strada, non certo con l'unico obiettivo di perseguire un risparmio economico, che pure è importante, perché non ho mai pensato che la medicina si possa ridurre ad un calcolo finanziario, ma credo che abbiamo un obiettivo più alto, e lo diceva l'onorevole Cuccu, che è quello di fare in modo di poter garantire uguali livelli di assistenza ovunque in Sardegna si nasca, si viva e si soffra.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, la mozione a firma dei colleghi Diana, Gallus e Cuccu, credo sia stata presentata opportunamente perché ci consente di introdurre il ragionamento su un argomento che sicuramente occuperà le Commissioni e il Consiglio nei prossimi mesi; ed io condivido l'impostazione data al problema dal collega Frau, perché si tratta di un argomento che ovviamente va ben al di là del problema specifico dell'ospedale di Ghilarza e del reparto di ginecologia, in particolare, dell'ospedale medesimo.
La Giunta ha approvato infatti il Piano sanitario regionale che è oggi all'attenzione della competente Commissione, ma le Aziende sono impegnate nella definizione dei piani strategici aziendali, e cioè di quegli atti che consentono di comprendere ciò che ogni Azienda intende fare all'interno del suo territorio per garantire la migliore assistenza possibile ai propri utenti.
Le Aziende, probabilmente, saranno più veloci nell'attuazione del loro impegno rispetto all'approvazione del Piano sanitario regionale da parte del Consiglio, per cui diventa ancora più importante quell'azione di controllo, di coordinamento e di omogeneizzazione che l'Assessorato deve fare, sicuramente seguendo le linee guida proposte all'interno del Piano, ma precedendole dal punto di vista della validità legislativa in quanto, nelle more dell'approvazione del Piano, comunque le Aziende devono avere un'indicazione di massima su ciò che esse devono fare e, soprattutto, ciò che le varie Aziende fanno deve essere coordinato tra di loro; è necessario cioè che ogni Azienda sappia quello che sta facendo il vicino perché l'offerta dei servizi sia ovviamente di tipo integrato, come il collega Frau in maniera molto competente e molto pertinente ha sottolineato.
Quindi, il problema non è tanto il punto nascite di Ghilarza, noi sappiamo infatti che la dodicesima Commissione del Senato il 9 novembre del 2004 ha licenziato un documento di linee guida all'interno del quale è detto che tutti i punti nascita che non raggiungono le cinquecento nascite l'anno per motivi di qualità della prestazione erogata devono, tendenzialmente, essere chiusi. Io non ho la competenza per conoscere i numeri precisi, ma sarebbe interessante sapere quanti punti nascita questa direttiva potrebbe riguardare in Sardegna, probabilmente avremmo delle sorprese, nel senso che forse anche qualche ospedale della città di Cagliari dovrebbe ipoteticamente chiudere il proprio punto nascite.
Quindi, oggi in Aula, sulla base dello spunto che il collega Diana e gli altri firmatari della mozione ci stanno dando, noi dobbiamo iniziare una discussione e un ragionamento che possano servire anche all'Assessore come punto di riferimento, almeno, dell'opinione consiliare, sulla impostazione dei piani strategici aziendali che in questi giorni le diverse Aziende stanno scrivendo.
Sempre la Commissione del Senato, ma questa opinione viene ribadita in documenti successivi condivisi anche dalla comunità scientifica, dice che un punto-guardia che abbia come obiettivo le nascite non può esistere senza la presenza di un medico, ginecologo-ostetrico, e di una ostetrica 24 ore su 24, di un pediatra e di un anestesista, 24 ore su 24, almeno come pronta disponibilità. Il collega Frau ha spiegato che cosa significa la pronta disponibilità, immediata, non "a pagherò", perché perdere una donna o perdere un bambino oggi nel 2006 è poco concepibile dal punto di vista medico e lo è ancora meno dal punto di vista dell'opinione pubblica.
Quindi, il ragionamento che noi facciamo ci porta molto più lontano, ci porta - lo abbiamo ripetuto varie volte in questo Consiglio e forse è il momento di iniziare a ragionare insieme, ascoltandoci gli uni con gli altri - al momento in cui furono definite le famose quote capitarie per la popolazione. Voi sapete che la sanità è pagata dallo Stato che dà un tot a cittadino, ogni cittadino vale uno, le uniche perequazioni previste sono in base all'età anagrafica, sostanzialmente; la Sardegna riceve quindi risorse per il milione e seicento mila sardi. Lo stesso tot, anzi qualcosa in più, viene dato alla Regione Lombardia dove ovviamente la gestione delle politiche sanitarie nel complesso è ben differente; abbiamo ripetuto mille volte che una cosa è gestire un milione e seicento mila abitanti dispersi nei 24 mila chilometri quadrati di un territorio con le caratteristiche geografiche della Sardegna, altra cosa è gestire lo stesso numero di abitanti in un quartiere di Milano.
Allora, la scelta se tenere aperto il punto nascite a Ghilarza, o in qualunque altro posto della Sardegna, è una scelta di carattere politico ed esclusivamente di carattere politico, quella di tipo tecnico è già fatta: Ghilarza va chiuso! Quindi, noi possiamo dire che in alcuni punti della Sardegna non chiudiamo punti nascite, che dal punto di vista tecnico dovrebbero essere chiusi, perché politicamente riteniamo che sia giusto fornire dei servizi a quelle popolazioni in quel territorio; però, quando gli forniamo i servizi non possono essere servizi finti, devono essere servizi della stessa identica qualità di quella fornita nei punti nascita che hanno cinquecento nati l'anno e quindi sono dal punto di vista tecnico assolutamente compatibili rispetto alle indicazioni tecniche che esistono in sanità.
Questo è il ragionamento che noi dovremo fare nei mesi venturi, ed è un ragionamento che si riverbera sin d'ora nella scrittura dei piani strategici aziendali che l'Assessorato dovrà coordinare.
La mia sensazione, e non credo di sbagliarmi, è che nel momento in cui dovremo assumere una decisione , le indicazioni politiche complessive si sovrapporranno alle indicazioni tecniche condizionandole fortemente e, probabilmente, con le risorse disponibili sarà assai difficile garantire quella qualità di assistenza non finta che oggi è nelle aspettative delle popolazioni ed anche dei sindaci, compresi i sindaci di centrosinistra ovviamente. Questo è successo anche in altre regioni italiane, faccio l'esempio della Regione Trentino, una regione evoluta, che non è ancora riuscita, nonostante ci fosse un'indicazione tecnica, a chiudere i punti nascita che dovevano essere chiusi. Allora, qual è una delle possibili idee sulle quali lavorare? Noi Riformatori stiamo ripetendo da anni, non lo diciamo oggi che siamo all'opposizione, che tra le vertenze che noi dobbiamo aprire con lo Stato, immediatamente, c'è quella sui costi della sanità, sui costi della salute, perché venga ridefinita la distribuzione delle quote capitarie, perché vengano tenuti in considerazione parametri quali la dispersione della popolazione sul territorio, la densità abitativa, per me bassissima, i problemi dei collegamenti che fanno sì che un centro come Muravera, che dista da Cagliari sessanta chilometri, disti in realtà molto di più dal punto di vista della percorrenza, ma vale per tanti altri centri della Sardegna, senza andare a tirare in ballo quelli che hanno, come La Maddalena, il problema dell'insularità. Quindi, noi dobbiamo aprire, tutto il Consiglio insieme, tutti uniti in un patto virtuoso per garantire salute ai cittadini di questa terra, un contenzioso immediato con lo Stato che porti alla ridefinizione delle quote capitarie. Le quote capitarie, anche qui colleghi un briciolo di excursus storico serve a ricordarci il punto di partenza, le quote capitarie vennero definite in un momento in cui non interessavano a nessuno perché lo Stato ancora rimborsava a piè di lista e, quindi, il fatto che fosse previsto un finanziamento diverso a venire non preoccupava, per cui non ci fu una grandissima battaglia sui criteri di definizione delle quote capitarie.
Poi quando si passò effettivamente dal rimborso a piè di lista al rimborso per quote capitarie ci accorgemmo che quel rimborso era costituito da un tot per ciascun abitante, l'unica perequazione...
PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, la prego di concludere.
VARGIU (Riformatori Sardi). Le chiedo scusa, Presidente, concludo dicendo che l'unico problema che dobbiamo oggi tenere a mente è che quella distribuzione non tiene conto di una serie di parametri che per noi sono fondamentali per garantire la qualità della salute; su questo io credo che sia importantissimo che questo Consiglio trovi una completa unità di intenti e apra immediatamente una vertenza.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io penso che tutte le volte che si parla di come utilizzare i presidi ospedalieri della nostra Regione, si debba cercare di fare un salto di qualità, di fare uno sforzo per superare le condizioni storiche, ma anche igienico - sanitarie, che avevano determinato la nascita di quelle stesse strutture molti decenni fa.
La situazione da allora ad oggi è profondamente mutata, e su questo non c'è bisogno che ci spieghiamo, perché sono evidentemente venuti meno quei presupposti di carattere, come dire, localistico che giustificavano l'ospedale di Ghilarza; e io dico anche quello di Sorgono e quello di Macomer.
E pertanto io credo che noi male oggi faremmo ad affrontare il problema sulla discussione di qualunque presidio...
OPPI (U.D.C.). A Macomer non c'è mai stato.IBBA (Gruppo Misto). Consideralo un lapsus freudiano. Fai Bosa!
Stavo dicendo che noi oggi faremmo male a continuare a ragionare seguendo quella logica. Io credo invece che dovremmo cercare di valutare la destinazione di un presidio ospedaliero secondo un'ottica sovradistrettuale, cercando quindi di fare un ragionamento di carattere regionale sulla funzione e la destinazione di un presidio ospedaliero; altrimenti si rischia di cadere nella tentazione delle giustificazioni di campanile e di venire incontro ad un'ipotetica esigenza di carattere sanitario che viene genericamente definita come una esigenza della popolazione, quando poi però un'esigenza di carattere oggettivamente sanitario magari non c'è.
Le esigenze di carattere sanitario sono infatti quelle che derivano dalla conoscenza epidemiologica dei fenomeni, dalla diffusione delle cause di patologie e dei bisogni assistenziali, così come vengono rilevate dai sistemi oggettivi oggi esistenti e non soltanto da un generico istinto o da una generica richiesta della popolazione ad avere, come dice Sandro Frau, l'ospedale sotto casa. Non perchè questa non sia una giustificazione comprensibile ma perchè questa sarebbe una logica del sistema che creerebbe delle contraddizioni al suo interno, tali e tante che noi non riusciremmo mai a costruire una rete qualificata di assistenza sanitaria nella nostra Regione.
Per questo c'è la necessità di porsi su un livello sovra distrettuale, per cercare di fare un ragionamento più ampio che coinvolga tutta la Regione e ogni settore dell'assistenza ospedaliera nella sua articolazione regionale..
L'amico Vargiu faceva riferimento ai piani strategici d'azienda che, entro il 31/12, almeno una parte dei direttori generali delle Aziende sanitarie locali deve redigere. Io credo che questi piani possano fornire soltanto parte,quella iniziale, delle risposte sull'assistenza specialistica che viene fornita all'interno delle strutture ospedaliere; anche ammesso che si arrivi ad un momento in cui siano definiti gli otto piani strategici d'Azienda non è detto che questi otto piani siano tra di loro complementari e coincidenti tanto da costituire un progetto organico a tutto il sistema sanitario regionale. Ci sarà invece necessità di una armonizzazione o di una integrazione non solo funzionale ma anche operativa che tenga conto delle esigenze territoriali e delle esigenze sociali, economico - culturali, ma anche propriamente geomorfologiche della nostra Regione, altrimenti si rischia davvero di fare un servizio sanitario regionale a due velocità.
Allora, posto che il sottoscritto è fermamente convinto che nessun ospedale possa essere chiuso in questa Regione, per chi è distratto ripeto che il sottoscritto ritiene che nessun ospedale possa essere chiuso in questa Regione, ciò non significa che gli ospedali non devono essere predisposti ad accogliere i nuovi bisogni sanitari che sono emersi, nell'arco di questi anni, in questa Regione;questa disponibilità ad accogliere il nuovo bisogno di assistenza non è in contraddizione e non esclude pertanto che ci possano essere riconversioni o riadattamenti di divisioni, di strutture, di servizi, di presidi che sino ad oggi utili e finalizzati ad un determinato obiettivo di salute, domani possono essere più congruamente e più opportunamente destinati verso altri obiettivi di salute, che ovviamente emergono nell'evoluzione della nostra società ; nulla infatti più della sanità è lo specchio fedele dell'evoluzione della nostra società.
Se noi, quindi, parliamo della chiusura dell'ospedale di Ghilarza è un tema, se noi parliamo della riconversione della divisione di ostetricia e di ginecologia dell'ospedale di Ghilarza è un altro tema; e con molto rispetto, lo dico per tutti, non possiamo scambiare le due cose. Una cosa è riconvertire una divisione, altra cosa è ipotizzare di chiudere un presidio ospedaliero. Su questo dovremo essere tutti molto laici, perchè tutti diciamo di essere tali ma spesso cediamo alla tentazione di non esserlo. In tutto il mondo tutto quello che oggi si può fare dal punto di vista diagnostico e terapeutico al di fuori dei momenti di degenza si fa a condizione che sia garantita la qualità della prestazione professionale, affinché il bisogno di salute del cittadino non venga lesionato e la qualità della vita dei soggetti interessati da quelle prestazioni venga mantenuta e conservata.
Allora, se c'è un campo dove questo è accaduto in questi ultimi dieci, quindici anni, questo è il campo della patologia ostetrica ginecologica e della patologia neonatale e, per alcuni aspetti, anche perinatale. Io vorrei che fosse anche chiaro che la qualità delle prestazioni in questo particolare ambito dei servizi sanitari non è legata esclusivamente alla dotazione tecnologica, ma è legata anche alla professionalità specifica degli operatori la quale, a sua volta, dipende dall'esperienza che deriva dall'esercizio della professione; perché una cosa è avere la possibilità di fare sessanta parti in un anno, altra cosa è avere operatori che fanno seicento parti in un anno. Una cosa è avere cinquanta bambini nati in un anno con problemi di assistenza neonatale e perinatale, altra cosa è avere cinquecento bambini con quelle caratteristiche. Si forma, spontaneamente e naturalmente, tra gli operatori una differenza di capacità professionale che non è un problema degli operatori, ma è intrinseca al sistema e all'ambiente all'interno del quale si opera.
Noi non possiamo non considerare questo aspetto, perché se così non fosse non vedo perché non dovremmo vedere preferiti tutti coloro che hanno casistiche di capacità interventistica o comunque anche semplicemente diagnostica e terapeutica senza interventistica chirurgica, con numeri altissimi e quindi con un'esperienza che deriva direttamente da quell'esercizio, rispetto ad altri che questa casistica e questa esperienza non hanno.
Io sono anche fermamente convinto che gli ospedali nella nostra Regione, storicamente, per la loro distribuzione nei territori e per il numero esiguo di abitanti, non siano soltanto delle stazioni di assistenza sanitaria, ma siano anche strumenti di garanzia e di sicurezza sociale, strumenti che in qualche modo concorrono al mantenimento e alla realizzazione dell'economia di questa Regione, perché credo che la sanità in questa Regione sia poi alla fin fine la più grande azienda che noi abbiamo a disposizione e che pertanto una cosa è parlare di chiusura di un ospedale, altra cosa è parlare di riconvertire una divisione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, onorevoli colleghi, io credo di poter condividere tutto quello che è stato detto in quest'Aula dai colleghi che mi hanno preceduto, condivido soprattutto quello che ha detto l'onorevole Frau, perché l'ho ribadito tante volte, anche in quest'Aula, che in Sardegna in materia di sanità si viaggia a due velocità. Se noi ci affidiamo, quando parliamo di sanità, a fattori esclusivamente economici rischiamo soltanto di allargare la forbice ed allora, certamente, rischieremmo di avere realmente dei malati di serie A e dei malati di serie B.
La mozione che noi stiamo discutendo stamattina non è certamente un puro atto di opposizione alle scelte, legittime, dell'Assessorato della sanità, non va pertanto intesa come un esercizio puramente polemico; vorrei che questo fosse chiaro anche perché non mi è mai piaciuto, non sono mai stato capace di polemiche gratuite e, tanto meno, quando si parla di sanità.
Certo è altrettanto chiaro, e noi lo comprendiamo, che la chiusura del reparto di ostetricia del piccolo ospedale di Ghilarza rappresenti una forma di risparmio per le casse della Regione; il fatto è che noi oggi ci troviamo in una situazione veramente difficile perché ci manca un servizio essenziale, ma soprattutto ci troviamo in una situazione di precarietà in merito alle risposte sul futuro non solo degli utenti, ma anche di tutti gli operatori del settore. Certo, è lodevole da parte vostra questo voler risparmiare a tutti i costi, a fronte dell'atteggiamento posto in essere da quelli che vi hanno preceduto. Il centrodestra che ha governato nella scorsa legislatura ha speso tanto, l'avete detto molte volte, ma tutto sommato non ha speso poi così tanto male se, come ha anche precisato l'onorevole Diana nella sua presentazione, l'ospedale di Ghilarza ha assicurato e bene, per tanti anni, un servizio essenziale per una comunità non piccola come popolazione e comunque geograficamente vasta.
Ma la cosa più importante che noi dobbiamo essere in grado di capire è che quello che vale per l'ospedale di Ghilarza vale, alla stessa maniera, per tutti gli altri piccoli ospedali della nostra Isola. Non è possibile - va ribadito con forza ancora una volta - tagliare i servizi essenziali. Noi certamente, onorevole Assessore, non possiamo condividere la vostra comprensibile e responsabile ansia da prestazione economica, ansia da risparmio. Una comunità può dirsi coesa, l'intera comunità sarda può dirsi coesa, soltanto quando almeno tre servizi sono diffusi: la sanità, l'istruzione pubblica e il lavoro. Del lavoro ne abbiamo già abbondantemente parlato, la Giunta ha preso le sue posizioni, così come anche la maggioranza, anche se qualcuno comincia a rimpiangere anche il Piano straordinario per il lavoro, tanto caro all'onorevole Cogodi, che con tutti i suoi difetti (non mi riferisco all'onorevole Cogodi, ma al Piano) almeno ha generato occupazione e sviluppo locale.
Oggi non parliamo di scuola, istruzione e formazione, perché con le vostre politiche di tagli e di vincoli ancora non riusciamo a intravedere quali sono i vostri disegni nel settore.
Stiamo parlando appunto di sanità e di lotta alla desertificazione umana, economica e anche culturale dei piccoli comuni. Voi avete sempre detto di essere per lo sviluppo locale della Sardegna, di essere l'incarnazione dello sviluppo locale equo e solidale della Sardegna, però oggi chiudete il reparto di ostetricia dell'ospedale di Ghilarza e magari domani chiuderete la chirurgia a Muravera, oppure, chissà, perché no, chiuderete direttamente e completamente l'ospedale di Isili, perché tanto così si risparmia. Ma si risparmia anche in tanti altri modi, per esempio non pagando gli stipendi, o si risparmia anche non assicurando alla nostra Isola il trasporto pubblico e tagliando ulteriormente le corse in un'Isola dove il trasporto pubblico per tante persone rappresenta veramente un grande problema.
Allora, estremizzando, basta nominare un commissario della Regione, mandare tutti a casa, e il risparmio sarebbe veramente assicurato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta, io non sono un medico per cui non posso entrare nello specifico dell'argomento, come hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto, e dei quali condivido le posizioni, specialmente condivido l'esposizione compiuta ed esaustiva fatta dal collega Vargiu. Mi esprimo da profano del settore, ma come esponente di un territorio che ha, dal punto di vista delle strutture ospedaliere periferiche, gli stessi problemi riportati nella mozione che riguarda l'ospedale di Ghilarza.
Io ho avuto, purtroppo, la necessità di recarmi fuori Sardegna per ricevere assistenza specialistica e ho potuto, purtroppo, notare la differenza che esiste, nella qualità delle prestazioni, in termini di precisione, competenza, professionalità, puntualità, tra il nord della Penisola e la Sardegna:. E mi sono domandato che cosa abbiamo fatto, in Italia e per l'Italia per meritare, anche sul problema della salute, di essere bistrattati, vilipesi, trascurati. Il dito sulla piaga l'ha posto il collega Vargiu: sono proprio le famigerate quote pro capite che incidono sulla qualità della nostra salute, perché la qualità della salute è strettamente legata alla disponibilità delle infrastrutture, alla disponibilità delle specializzazioni, alla disponibilità, quindi, degli incentivi finanziari che lo Stato passa alle Regioni per poter garantire una qualità della salute più idonea. Poichè la nostra Regione è la meno densamente popolata dell'Italia è chiaro che soffre di questo handicap negativo.
A questo possiamo poi aggiungere la mancanza di infrastrutture, quindi le difficoltà di collegamento con i capoluoghi di provincia, la cattiva qualità delle strade che dovrebbero consentire questi collegamento; ma chi non vive e non è vissuto in Sardegna non può capire di che cosa sto parlando. Si pensi che chi vive in un centro che è collegato con un'arteria di tipo B o di tipo A impiega, per coprire cinquanta chilometri, non più di venti minuti, in autostrada o superstrada. Chi invece per raggiungere l'arteria principale deve coprire quindici, venti chilometri di arterie provinciali, per coprire una distanza di sessanta chilometri impiega un'ora! Un'ora, dipende chiaramente da ciò che il paziente ha, è probabilmente un tempo troppo lungo per raggiungere la struttura sanitaria.
Perché dico questo? Proprio per la paura o la preoccupazione, espressa anche dai colleghi che mi hanno preceduto, che gli ospedali periferici possano chiudere o possano essere, queste strutture periferiche, che sono dei veri e propri presidi territoriali per le zone interne, ridimensionate, quindi dequalificate magari a poliambulatori. Non si tiene conto che i cittadini che hanno difficoltà a raggiungere i centri capoluogo di provincia, dove esistono le strutture sanitarie idonee, spesso (questo è quanto emerso da una indagine), soffrono di patologie importanti, per esempio il diabete e altre malattie presenti all'interno della Sardegna, però questi cittadini non potranno avere lo stesso trattamento sanitario di cui usufruiscono coloro che abitano nel capoluogo di provincia. Questo è un aspetto.
L'altro aspetto, ed è ancora più grave, è che non può essere tolto il diritto, dico il diritto, alla salute e all'assistenza sanitaria specializzata a quei cittadini che in Sardegna hanno la sfortuna di risiedere nei piccoli centri dell'interno.
Io ho presentato due interrogazioni all'onorevole Assessore della sanità, una sull'ospedale di Ittiri e l'altra sull'ospedale di Thiesi. La sala operatoria dell'ospedale di Ittiri è ormai chiusa da un paio d'anni nonostante sia stata rimodernata, quella di Thiesi è chiusa in attesa di opere di adeguamento, opere che potrebbero durare a lungo. Oltre ciò, pare che nei due ospedali sia in corso la chiusura dei laboratori di analisi; Questo significherebbe la chiusura di queste due strutture.
Io spero e mi auguro che ciò non sia vero. Ha detto bene il collega Ibba: gli ospedali periferici non sono solo strutture assistenziali, sono strumenti di garanzia e di solidarietà sociale. Le strutture ospedaliere periferiche rappresentano dei veri e propri presidi sanitari che non possono essere in alcun modo chiusi, ma anzi devono essere rimodernati, specializzati, mantenuti in funzione, forniti di professionalità anche al fine di decongestionare gli ospedali centrali.
Vi porto un esempio. Ho incontrato pochi giorni fa un ex sindaco di Alghero (una persona con qualche conoscenza) che mi detto di essere rimasto una giornata e mezza in corridoio in barella a Sassari perché nelle stanze non c'era posto! Allora, perché si deve o si vuole accentrare a tutti i costi la sanità nei capoluoghi di provincia quando invece questi ospedali periferici potrebbero rappresentare una valvola di sfogo per la cura di determinati tipi di patologie? Come ho già detto, lo ribadisco, questa scelta consentirebbe di non affollare i grandi ospedali e di impedire quel grande vuoto economico e finanziario che si è determinato negli anni scorsi.
Io sono intervenuto su questa mozione proprio per portare l'attenzione della Giunta, l'ha spiegato meglio il collega Vargiu, sul problema delle strutture periferiche, strutture che non possono essere in alcun modo ridimensionate come poliambulatori, questo sia chiaro, perché interventi ambulatoriali o interventi di day surgery possono e debbono essere eseguiti nelle strutture periferiche, perché determinate specializzazioni possono avere collocazione in quegli ospedali., Per esempio l'ospedale di Ittiri, così come era previsto, potrebbe ospitare i post acuti e decongestionare, di conseguenza, gli ospedali Santissima Trinità e Conti di Sassari.
Le strutture bisogna potenziarle, specializzarle, migliorarle, dotarle di professionalità, di personale sia medico che infermieristico altamente formato, affinché la nostra sanità possa, se non competere, almeno sperare di raggiungere quei livelli di sufficienza che attualmente ancora mancano in molte parti della Sardegna.
Ripeto che non è possibile chiudere gli ospedali periferici in base ad un mero calcolo economico; la qualità della sanità misura anche la qualità della civiltà e dello sviluppo socioeconomico di un popolo. Noi non possiamo anche in questo tornare indietro, siamo tornati indietro in molte altre cose, almeno il diritto alla salute lasciatelo!
Io spero che nel nuovo Piano sanitario la Giunta si sia dimostrata sensibile verso questo problema, perché è un problema sentito in tutta la Sardegna, specialmente nelle zone interne..
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, credo che la discussione della mozione sul reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza sia un'occasione importante, non solo per quanto riguarda il tema specifico della mozione, ma anche perché ci dà l'opportunità di fare le prime considerazioni, Assessore, sullo stato della sanità oristanese, anche alla luce del Piano sanitario regionale che la Giunta recentemente ha approvato.
Voglio richiamare solo quattro punti di grande debolezza del sistema sanitario oristanese. La sanità oristanese ha dei servizi di base e dei servizi ospedalieri piuttosto scadenti; quelli ospedalieri, tra l'altro, sono pochi e per mancanza di strumentazione non in grado di garantire un buon funzionamento. Non ci sono stati investimenti, l'ospedale è un cantiere aperto da vent'anni, non si capisce bene che cosa dovrebbe diventare questo ospedale al centro della Sardegna. Non abbiamo servizi di eccellenza di nessun genere, abbiamo un rapporto tra sanità pubblica e sanità privata estremamente squilibrato; oltre alla clinica Madonna del Rimedio, che funziona a pieno ritmo, è stata programmata e la sua realizzazione dovrebbe essere già iniziata, o incominciare a breve, la nuova clinica privata che sorgerà vicino all'Ospedale civile. Anche questa scelta logistica ha un qualche significato.
Abbiamo un centro di riabilitazione neuromotoria al Rimedio, sempre privato, un centro anche di eccellenza privato, e abbiamo l'assistenza a favore della terza età, soprattutto di coloro che non sono autosufficienti, che sostanzialmente è in mano ai privati.
Io credo che non ci sia in Sardegna un'altra realtà come quella oristanese, con uno squilibrio così rilevante tra medicina privata e pubblica, squilibrio che tende ad aumentare. Io non sono uno che demonizza la medicina privata, ci mancherebbe altro; io credo che tra il pubblico e il privato ci debba essere una giusta concorrenza, ci debba essere la possibilità di una competizione sana, trasparente sulla qualità dei servizi, tra chi offre servizi migliori e è in grado di dare risposte migliori ai cittadini.
Però questo da noi non c'è, qui si verifica che la sanità privata è sostituiva di quella pubblica e che nel tempo, e non è certamente responsabilità di questa Giunta, c'è stata una non programmazione voluta dei servizi sanitari che ha portato a questo squilibrio.
L'altro aspetto, Assessore, è che storicamente le risorse attribuite alla nostra ASL sono tra le più basse in Sardegna e si verifica il paradosso che da un lato non si mettono a disposizione risorse, e quindi i servizi sanitari sono ad un livello estremamente scadente, proprio basso, tant'è che da noi si ha paura di ammalarsi, si ha paura davvero, e quindi la gente scappa e va a curarsi a Cagliari, a Sassari, a Nuoro o fuori della Sardegna. Quindi le poche risorse che ci vengono assegnate poi bisogna anche metterle a disposizione per pagare le altre ASL che curano i nostri concittadini. Quindi siamo "cornuti e mazziati".
Però, Assessore, io ho partecipato una decina di giorni fa a un incontro promosso dagli amici di Progetto Sardegna, un incontro importante, su queste tematiche, nel corso del quale si è parlato di Piano sanitario, ma quello che il Piano sanitario propone per affrontare questi problemi non è soddisfacente. Intanto, Assessore, io lamento la scarsa concertazione, noi siamo rappresentanti di quel territorio, siamo i rappresentanti eletti democraticamente da quelle popolazioni, ma se non veniamo consultati noi quando si parla di salute, quando si parla dei problemi fondamentali che riguardano la vita dei nostri concittadini, chi deve essere consultato? Noi rispondiamo ai nostri concittadini su tutte le questioni che li riguardano.
Quindi, Assessore, io penso che prima di portare questo Piano in Giunta, prima di portarlo nelle Commissioni di merito, vadano sentite le rappresentanze sociali e politico-istituzionali di quel territorio, di tutti i territori della Sardegna, perché la concertazione è questo. Questo lo dico perché non è possibile che gente come noi, che ha la responsabilità di rappresentare gli interessi e i bisogni più veri delle popolazioni debba sapere, per caso, che la Giunta ha approvato il Piano sanitario e non ne conosca i contenuti. Per quello che ci è dato sapere, però, Assessore, non mi pare che la proposta di Piano approvato dalla Giunta preveda un potenziamento dei servizi di base sociosanitari esistenti in provincia di Oristano; prevede una loro maggiore razionalità, una loro maggiore efficienza, ma non c'è un potenziamento, non si prevedono centri di eccellenza. Centri di eccellenza sono previsti a Cagliari, a Sassari e a Nuoro, Oristano non c'è. Insomma, Assessore, il Piano sanitario, a mio parere, deve avere come suo obiettivo prioritario quello di dare a tutti i cittadini sardi le stesse opportunità di potersi curare e lo stesso diritto alla salute.
Non è accettabile la logica del "chi ha avuto ha avuto", non è assolutamente accettabile, quindi io credo che anche il discorso che si sta facendo sul reparto di ostetricia e ginecologia di Ghilarza, vada inquadrato nell'ambito di questi ragionamenti. Io non credo che si possa chiudere un reparto perché funziona male o perché non è all'altezza degli standard di qualità e di sicurezza. Se non è all'altezza rendiamolo all'altezza, adeguiamolo, ma non possiamo aggravare ulteriormente la situazione in un territorio anche da questo punto di vista fortemente penalizzato. Se il centrodestra, in tutti gli anni in cui ha gestito la sanità ha fatto questo e non ha voluto un Piano sanitario perché andava avanti con altre logiche e con altri obiettivi, che non erano certamente quelli di dare a tutti i cittadini sardi le stesse opportunità, da questo punto di vista, Assessore...
(Interruzione del consigliere Rassu)
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole, lei ha già parlato. Pertanto io chiedo, Assessore, che prima di chiudere il reparto di ginecologia, cosa che ha fatto il direttore sanitario dottor Strianese, io penso che questa decisione vada riconsiderata alla luce di un discorso generale che riconosca il diritto di Oristano ad avere le stesse opportunità di altri territori e una presenza, nel territorio, di servizi sanitari degni di questo nome.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, Assessore, colleghi, io credo che l'argomento che si affronta oggi, al di là del dato oggettivo che riguarda un ospedale in una condizione data, in un determinato luogo, porti a fare alcune considerazioni che vanno al di là di contrapposizioni, seppure legittime, che possono essere avanzate dall'una o dall'altra parte. Credo, a nessuno sfuggirà, che l'argomento meriti più attenzione (sarà comunque ulteriormente approfondito quando dibatteremo del Piano sanitario regionale), rispetto alla discussione di una mozione presentata per la chiusura di un reparto in un determinato ospedale, in questo caso quello di Ghilarza.
Io non sono un medico, non sono un economista della sanità, quindi non sono titolato a dare giudizi trancianti una opportunità, asseverata sulle condizioni di un servizio medico in dato oggettivo, e ancor di meno sulla relazione tra il costo di questa specializzazione medica e i tagli imposti nel settore dalla riduzione delle risorse.
Vero è, ed è stato richiamato da tanti altri, che il concetto è un altro: è l'essere umano, è l'uomo che ha bisogno gli vengano garantiti alcuni servizi essenziali; e questi servizi essenziali per una giusta, onesta, corretta, veramente partecipata e democratica vita civile, devono essere garantiti ovunque e in ogni luogo. Credo che a nessuno sfugga che le opportunità offerte ad un cittadino di Cagliari o di Sassari siano ben diverse da quelle offerte al cittadino di Pompu, di Illorai o di altro piccolo comune della nostra Sardegna. Io credo che bisognerà prestare attenzione ai temi essenziali; il tema per cui ci battiamo è la necessità di tutelare le zone interne, quelle più a rischio di convivenza sociale e civile degna di questo nome. Anche in tema di politica sanitaria credo che debbano essere fatte delle scelte corrette, oculate per via delle ristrettezze finanziarie che ci sono imposte. Ciò, e lo diceva bene l'onorevole Vargiu, non deve farci dimenticare di aprire un contenzioso, fra i tanti già aperti con il Governo centrale, perché alla Sardegna vengano riconosciute, giustamente, ulteriori risorse per la sanità.
Il problema non riguarda solo la chiusura di un reparto in un ospedale, il problema è garantire a tutti i cittadini, soprattutto quelli che hanno meno opportunità un servizio efficiente, facendo in modo che i piccoli ospedali presenti nel nostro territorio acquisiscano funzionalità e organicità. Io auspicherei, se mi è consentito, altri l'hanno proposto nei loro interventi, la presentazione di un ordine del giorno unitario in cui si sostanzi la necessità che all'interno del Piano sanitario regionale, all'interno di quel dibattito che dovremo affrontare sulla sanità in Sardegna, sia dato degno spazio ai piccoli presidi sanitari diffusi nel territorio al fine di dare certezze agli abitanti dei territori delle zone interne.
Io credo che noi faremo opera meritoria, al di là delle colorazioni partitiche, se recupereremo il senso di civiltà che deve promanare da quest'Aula che è, non mi stancherò mai di dirlo, il Parlamento di tutti i sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io rimarrò nei tempi fissati dal Regolamento, riservandomi di intervenire in fase di dichiarazione di voto. Io mi meraviglio molto dei "camaleonti" e di coloro i quali hanno fatto grosse battaglie non più di un anno e mezzo fa, stracciandosi le vesti, quando si paventava - lo ricorderà l'onorevole Barracciu - la possibile chiusura dell'ospedale di Sorgono e, come ricorderanno gli amici, compreso l'onorevole Ibba, anche di quello di Muravera e di altri; i piccoli ospedali producono infatti una passività annuale di circa 80 miliardi di lire. Ma il problema è che in passato i piccoli ospedali, o chiamati tali, erano il fulcro della Sardegna; Ozieri, per esempio, serviva circa quarantamila utenti , un'utenza che è andata riducendosi perché chi "fa l'utenza" sono i medici quando sono molto qualificati. Cito i vari De Ferrari e Cau ortopedici all'ospedale di Iglesias, quando l'ortopedia di Iglesias era di livello nazionale, o l'oculistica a Ozieri. Non dimentichiamo che, io non c'ero, avevate approvato in Commissione sanità, all'unanimità, la realizzazione di una nuova A.S.L., quella di Ozieri, poi bocciata in Aula,; così come all'unanimità abbiamo approvato il Fra Nicola da Gesturi. Vediamo cosa succederà sul Microcitemico, ma ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità.
Potrei dire a Frau che doveva chiudere San Gavino, perché San Gavino ha avuto per anni un tasso dii mobilità esterna del 37 per cento, le risorse bastavano solo per pagare gli stipendi, mentre 70/80 miliardi si trasferivano ogni anno, in termini di mobilità esterna, verso Cagliari. Dico bene? Così come, caro Sanna, in tre legislature di centrosinistra, nel corso delle quali sono stati Assessori Billia Pes, Emanuele Sanna, Paolo Fadda, il problema di Oristano riguardava sempre la sua chiusura perché aveva un buco di 70 miliardi che è stato ripianato dal Ministero molti anni fa. Ad Oristano, praticamente, la clinica privata, pur non essendone io un sostenitore convinto,la sanità privata si è sostituita per anni a quella pubblica che era inesistente e che se passi da gigante ha fatto li ha fatti negli ultimi anni. Comunque la struttura privata, certamente non è sorta nel corso dell'ultima legislatura, stiamo attenti quando diciamo certe cose perché non stanno né in cielo né in terra.
Comunque, la preoccupazione nasce quando ci si interroga sul futuro di questo ospedale e su quello dei medici e paramedici che vi lavorano. Io penso che si tratti più di un caso di conflittualità tra l'ospedale di Oristano e quello di Ghilarza, dove ho sempre conosciuto una buona medicina. Ma stiamo attenti, questi ospedali avremmo dovuto chiuderli tutti perché non raggiungevano i 120 posti letto, standard previsto per legge. Immaginate che il luminare, nostro deputato, Antonello Soro, caro amico, inventò con l'attuale direttore generale di Oristano l'integrazione funzionale fra gli ospedali di Bosa ed Oristano per raggiungere lo standard prescritto dei 120 posti letto. Cosa dovremmo dire di Ittiri, di Thiesi? Cosa dovremmo dire di Isili? Va bene che per Isili forse state già mobilitando il personale perché credo che una qualificata professionista faccia parte dello staff, o perlomeno sia comandata alla sanità. State attenti, Assessore, se ne avete 26 comandati alla Regione e altri 26 in una forma anomala che non esiste, questo non si può fare con delibera di Giunta. Sta di fatto che la legge numero 31 prevede, non citatela quando vi serve, che devono essere 20, l'abbiamo corretta, più cinque di strutture che non sono pertinenti praticamente alla struttura regionale, quindi non andiamo tutti i giorni fuorilegge.
La nostra preoccupazione, lo dirò dopo, è quella che questi piccoli ospedali li avete difesi con i piedi, con le mani, eccetera, per cui stiamo attenti a non essere troppo facili, a essere troppo disponibili, perché ci sono ospedali in Sardegna che sono fatiscenti e inesistenti e voi avete ritenuto di doverli tenere in vita perché è un fatto sociale, come in vita devono essere tenute le miniere di Silius, come in vita per dieci anni abbiamo dovuto tenere la Carbosulcis, spendendo circa ottanta, cento miliardi all'anno. Se poi voi cambiate da un giorno all'altro, noi ne prendiamo atto.
CUGINI (D.S.). Chi sta cambiando?
OPPI (U.D.C.). Non lo so, si sta cambiando, se si chiude l'ospedale state cambiando politica. Alla dottoressa Dirindin suggerisco di non circondarsi di consiglieri fraudolenti; noi, consiglieri di opposizione diamo sempre la disponibilità, la stiamo dando tutti i giorni per cercare di risolvere i problemi; ascolti quindi anche l'opposizione, la consulti perché saprà darle suggerimenti che andranno molte volte anche,contro i propri interessi.
Se invece andate avanti così, commettendo piccoli errori, noi questi errori siamo costretti a farveli notare, soprattutto quando molti di loro generano illegittimità. Noi vorremmo evitare lo scontro e invece favorire l'incontro, come è successo per una legge, peraltro fatta in un certo modo, che è passata con 68 voti su 88, con grande soddisfazione generale. Il Piano sanitario non c'è, Sanna, perché voi avete boicottato la razionalizzazione e il piano per due anni! Quello che c'è non è un Piano, va corretto e rivisto, perché un Piano va fatto con la razionalizzazione, con dati certi, non attraverso enunciazioni, a questo siamo contrari.
Nel Piano è scritto che i medici in Sardegna sono in eccesso; quindi tutti questi medici dovrebbero andare in mobilità, questa è la mia preoccupazione. . Allora, cerchiamo di essere coerenti, caro onorevole Ibba, se lei è convinto di questo il problema in Commissione doveva sollevarlo lei che rappresenta la categoria, per quanto riguarda gli anestesisti, che quest'anno sono meno. E stiamo attenti, probabilmente è meglio che nella finanziaria scompaia la voce che io ho inventato nel '92 delle scuole di specializzazione, perché se i medici sono troppi non possiamo creare i disoccupati. La coerenza porta a questo, il resto è demagogia, il resto è "fare i camaleonti", il resto è non tutelare gli interessi di carattere generale.
Noi saremo coerenti e quindi disponibili a discutere tutto purché l'ultimo viandante non sia informato prima di questo Consiglio. Questo Consiglio è sovrano, è una nostra prerogativa il diritto di essere informati tempestivamente.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, il dibattito è stato molto ampio e credo anche molto utile, io cercherò di sintetizzare gli aspetti essenziali perché molte questioni esulano dalla mozione, dalla questione di cui stiamo parlando oggi; mi riservo di dare delle risposte o comunque di interagire con coloro che hanno posto dei quesiti o segnalato degli aspetti in altre occasioni. Mi atterrò appunto alla mozione, salvo alcuni aspetti di carattere generale che mi sembra utile affrontare anche in questo caso.
Primo, vorrei ricordare che questa Giunta ha dimostrato coerenza sin dall'inizio rispetto al caso specifico dell'ospedale di Ghilarza e nello specifico del reparto di ostetricia e ginecologia avendo sempre sostenuto che non si tratta di chiusura ma di una sospensione dell'attività che era stata prevista dalla precedente direzione generale. Abbiamo sempre sostenuto, con i nuovi manager, con altri amministratori locali, con altri sindaci, che questa sospensione dell'attività rispondeva a degli obiettivi specifici, contingenti, ma che vanno presi in considerazione in modo particolare. Quello che vogliamo garantire con riguardo al problema dei punti nascita è la sicurezza della madre e del bambino, come prescritto dalle indicazioni tecniche di livello internazionale, riprese dal Piano materno infantile nazionale e contenute nella proposta di Piano che la Giunta ha approvato.
Nella nostra Regione abbiamo 24 punti nascita. Il Progetto nazionale materno infantile prevede tre livelli di punti nascita; il primo livello, il più complesso, prevede più di mille parti all'anno, il secondo più di ottocento parti all'anno e il terzo più di cinquecento parti all'anno.
Al primo livello in Sardegna ci sono quattro strutture, due a Cagliari: San Giovanni di Dio e Brotzu, una a Nuoro e l'altra a Sassari, il Santissima Annunziata dove si hanno più di mille parti all'anno. Le strutture di secondo e di primo livello sono sei: la struttura universitaria di Sassari,, agli ospedali di Olbia, Oristano, San Gavino, il Santissima Trinità di Cagliari e una casa di cura privata. Quindi sei più quattro strutture, presidi ospedalieri, fanno più di cinquecento parti all'anno, così come previsto dal Piano materno infantile nazionale. Sei più quattro sono dieci su ventiquattro, i restanti quattordici punti nascita fanno meno di cinquecento parti all'anno. Di questi sei fanno da trecento a quattrocento parti all'anno, il che vuol dire un parto al giorno, più o meno, cifra al di sotto di quella che il Piano nazionale prevede sia la cifra minima per garantire la sicurezza della madre e del bambino. I restanti otto presidi fanno meno di trecento parti all'anno.
Ghilarza è una struttura che, come ha detto qualcuno, ha fatto 180, 190 parti all'anno; vorrei precisare che questo vuol dire poco più di tre parti alla settimana, e di questi tre parti alla settimana la metà sono parti cesarei, perché un reparto che funziona soltanto di giorno, dodici ore al giorno, e di notte ha una reperibilità con operatori che in turno, appunto, possono raggiungere il reparto con oltre trenta minuti di percorrenza, e quindi con tempi non sufficienti, è un reparto che inevitabilmente programma le nascite e quindi la metà le fa con tagli cesarei; l'Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ricordo, stabilisce che i cesarei non dovrebbero superare il 10 - 15 per cento del totale dei parti.
Io credo che il vero problema riguardi il livello di qualità dell'assistenza garantiamo in strutture di questo tipo. È vero che la qualità dell'assistenza ha anche a che vedere con l'accessibilità facile e in un territorio il più prossimo al luogo in cui risiede il paziente, ma certamente questa seconda parte non può andare a scapito della qualità dell'assistenza che viene garantita a chi deve partorire.
Allora la nostra difficoltà è quella di contemperare non soltanto le scelte tecniche con le scelte politiche, come qualcuno ha detto, perchè le scelte politiche non possono andare contro la sicurezza degli utenti che entrano nelle strutture sanitarie. Possiamo pensare che le strutture che fanno un numero di parti non così lontano da quello indicato nel progetto materno infantile nazionale possano essere sicuramente sostenute in modo che possano garantire eguale qualità di assistenza; non si può invece pensare di mantenere, in una rete che si riorganizza nell'ottica del garantire un'assistenza di qualità adeguata ai cittadini, strutture dove non c'è la professionalità sufficiente per garantire, in caso di bisogno, in caso di emergenza la risposta.
Questo devo dire, pur non trattandosi di una situazione così difficile quella di Ghilarza, è quello sul quale dobbiamo riflettere ed io spero anche trovare un accordo, perchè prima di ogni altra questione va garantita una prestazione di qualità. L'ospedale di Ghilarza non garantiva prestazioni di qualità anche perchè la fuoriuscita, la cessazione, il congedo di alcuni operatori che è avvenuto nel corso degli ultimi anni ha portato la precedente direzione generale, e noi abbiamo condiviso questa scelta sulla base delle considerazioni tecniche, a sospendere l'attività.
Chiaramente ci si chiede che cosa si sta facendo, adesso, per le cittadine di quel territorio che hanno, comunque, bisogno di avere una struttura vicino al loro territorio, in grado di rispondere alle loro esigenze
È stato costituito, un gruppo di lavoro che ricomprende tutti coloro che operano all'interno dell'ostetricia e ginecologia della A.S.L. di Oristano per fare un piano di sviluppo del settore.
L'obiettivo fondamentale è quello di mettere in rete le strutture che svolgono questo tipo di assistenza, non soltanto le strutture ospedaliere ma anche tutte le altre che operano sul territorio perchè siamo convinti, in base a quello che abbiamo proposto nel Piano sanitario recentemente approvato dalla Giunta, che solo attraverso una diversificazione dei livelli di complessità garantiti nelle diverse strutture operanti sul territorio in qualche modo si possa rispondere alla giusta rivendicazione di avere strutture distribuite per quanto possibile il più ampiamente sul territorio senza rischiare che i livelli di attività di queste strutture siano tali da non poter garantire una risposta adeguata.
Tutto questo, come ho detto fino ad ora, prescinde da considerazioni di carattere economico; non c'è nessuna accetta su questo, le accette si devono e si possono usare, non c'è nulla di male in questo, per evitare uno spreco, ma non è questo il caso. Le accette non sono usate assolutamente sugli ospedali minori che, l'abbiamo detto anche nel Piano, svolgono una funzione di coesione sociale che va salvaguardata, ma va salvaguardata non pagando il prezzo di fornire servizi di non buona qualità ai cittadini. Questo sarebbe tra l'altro ingiusto e iniquo perchè solo le categorie più deboli, i soggetti più fragili non sono in grado di percepire la diversa qualità di servizio che viene offerta da una struttura professionalmente più capace rispetto a quella meno capace. Quindi si determinerebbe non una maggiore equità ma una maggiore iniquità, in quanto si consentirebbe a coloro che sono in grado perchè hanno l'istruzione, o possono aver accesso alle informazioni, di andare a partorire in una struttura sufficientemente attrezzata, che abbia vicini un reparto di neonatologia e uno di terapia intensiva neonatale, mentre coloro che non hanno questa possibilità riceverebbero un servizio di minore qualità e forse più a rischio sotto casa.
Presidenza del Presidente Spissu
(Segue assessore DIRINDIN.) Il futuro dell'ospedale di Ghilarza forse è un tema sul quale vale la pena di ragionare e che si sta cercando di definire in termini generali. Abbiamo chiesto ai direttori generali di tutte le Aziende sanitarie di predisporre un piano strategico aziendale per la riqualificazione dell'assistenza e il rientro dai disavanzi come presupposto per il piano di rientro che noi dobbiamo mettere a punto, sulla base delle indicazioni fornite dal Governo centrale, per rientrare definitivamente dal disavanzo da qui al 2007. .
Vorrei chiarire che questi piani proposti dalle direzioni generali non sono stati ancora autorizzati; l'Amministrazione regionale li sta valutando per verificarne la coerenza rispetto agli obiettivi generali e anche la compatibilità fra gli stessi in termini generali. Se la valutazione sarà positiva verranno autorizzati affinchè possano produrre i risultati in termini di riqualificazione dell'assistenza e anche di rientro dagli eccessi di spesa al più presto possibile.
Vediamo quali indicazioni di carattere generale per l'ospedale di Ghilarza sono contenute nel piano predisposto dall'Azienda di Oristano.. Si prevede che l'ospedale di Ghilarza, pur essendo un ospedale di minore dimensione rispetto agli altri, per alcuni aspetti possa essere potenziato perchè può svolgere un ruolo importante in quel territorio. In particolare si pensa di potenziare tutta l'attività dell'emergenza - urgenza in modo da favorire quella parte di territorio che avrebbe più difficoltà a raggiungere ospedali vicini, la chirurgia in particolare per i ricoveri a ciclo diurno e il day-surgery, che possono consentire di rispondere celermente alle esigenze dei cittadini e, infine, si vorrebbe assicurare un maggiore collegamento tra ospedale e territorio.
E' previsto a breve l'avvio o il potenziamento di cinque ambulatori specialistici con una gestione congiunta fra ospedale e territorio, affinchè l'ospedale non possa essere considerato l'unico punto di riferimento ma operi direttamente in stretto contatto con il distretto relativamente alle patologie più presenti sul territorio, in particolare su quel territorio ma in generale in tutta la Sardegna, penso ad esempio alla diabetologia e alla urologia.
Per quanto riguarda l'attività di ostetricia e ginecologia, che avrà il suo centro ovviamente ad Oristano, dovrà essere assolutamente potenziata affinchè le donne che non possono partorire a Ghilarza, e che ora vanno anche a Nuoro e a Sassari, possano andare ad Oristano senza percorrere tratti più lunghi. ; Inoltre, con l'aiuto delle ostetriche si sta verificando la possibilità di dare vita ad un piano integrato che, partendo dal sostegno alla gravidanza, al parto, al puerperio, si integri con l'assistenza sociale nel momento in cui la donna col bambino rientra a casa, coinvolgendo tutte le figure professionali e garantendo, per coloro che presentano problemi più gravi, il diretto collegamento con gli ospedali che hanno gli standard di qualità per l'assistenza specialistica in terapia intensiva e neonatologica.
Ricordo ancora che la media dei posti letto, attualmente nei reparti di ostetricia e ginecologia nella nostra regione, è pari allo 0,45 per cento ogni mille abitanti,, il 50 per cento in più della media nazionale. Quindi abbiamo una rete di reparti di ostetricia e ginecologia con una dotazione di posti letto ben più ampia della media nazionale che, sua volta, è già considerata molto ampia perchè risente di un effetto di trascinamento storico legato al periodo in cui ovviamente la natalità era molto più elevata e quindi i reparti erano commisurati ad una domanda di gran lunga superiore a quella attuale.
Quindi una revisione complessiva della rete è assolutamente necessaria, pena la perdita di risorse che, come ha detto qualcuno giustamente, possono anche essere considerate insufficienti rispetto alle esigenze di una riqualificazione complessiva del territorio, ma rischieremmo di perderne ulteriormente se non intervenissimo.
Queste indicazioni di carattere generale sono inserite in buona parte nella proposta di Piano sanitario regionale che credo sia stata trasmessa alla Commissione sanità per l'esame; proposta di Piano sanitario regionale che è stata oggetto di concertazione per molti mesi con tutti i soggetti che sul territorio operano nella sanità, con le forze sindacali e anche con le forze politiche. Se i numerosi impegni, che ognuno di noi ha, hanno impedito a qualcuno di partecipare a questi incontri e di portare il suo contributo, potrà portarlo in sede di Commissione sanità
In conclusione, la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Ghilarza non deve far insorgere il timore che possa costituire una premessa alla chiusura di tutti i piccoli ospedali, nessun timore che prevalga l'aspetto del risparmio economico sulla tutela dei diritti dei cittadini, ma anche nessun timore che si fraintenda la tutela dei diritti dei cittadini semplicemente come esistenza sul territorio dei servizi e non esistenza di servizi di qualità.
Il passaggio è questo, i servizi che esistono devono essere di qualità, e se ci sarà bisogno di chiedere ai cittadini di fare qualche chilometro in più per avere servizi di qualità saremo disposti a chiederlo in cambio di una qualità dell'assistenza tarata su volumi di attività tali da garantire la professionalità degli operatori.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione ha diritto di replica.. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, assessore Dirindin, io non ho timore quando sento le sue conclusioni, semmai ho terrore, che è una cosa un po' diversa; probabilmente le mancano alcuni elementi di riferimento. Comincio col dire, Assessore, che proprio stamattina il manager dalla A.S.L. di Oristano, la A.S.L. numero 5, ha fatto affiggere in bacheca una disposizione nella quale si vieta, di fornire dati sull'attività della struttura ospedaliera del "Delogu".
È una lettera che contiene una intimidazione nei confronti del personale. Potrei capire se si trattasse di una struttura privata, ma si tratta di una struttura pubblica! Questo fatto è successo stamattina, Assessore, glielo segnalo per sua opportuna conoscenza.
Relativamente alla mozione io le debbo necessariamente fare una cronistoria perchè lei abbia un quadro più chiaro della situazione, perchè i numeri non sono sufficienti; perchè se fossero sufficienti i numeri lei dovrebbe chiudere quattordici strutture, così come pare sia previsto nel Piano, ma dovrebbe chiudere anche chissà quante sale operatorie, praticamente tutte!
Il riferimento che ha fatto l'onorevole Vargiu ai 500 parti, il minimo, in Sardegna ci troviamo di fronte a questa situazione, io non credo che sia una situazione che noi possiamo prendere per buona. Questa unità operativa, Assessore, è stata aperta nel 1981, era una sezione della divisione di chirurgia generale, poi trasformata, neanche molti anni fa, nel 1998. Non c'è mai stata la figura del neonatologo, mai, quindi questo è il primo elemento di fuga. Non si può qui dire che responsabilità esistono sulla precedente Giunta, come qualche onorevole consigliere si è permesso di fare.
Io ho bocciato per cinque anni il bilancio del manager della A.S.L. di Oristano, come Presidente della Conferenza d'azienda, mi sono scontrato allora, l'ho fatto in tempi non sospetti e continuo a farlo adesso! Quindi quando l'Assessore ci dice che è stata sentita la Conferenza di distretto, sbaglia! A me la Conferenza di distretto, tra virgolette, mi interessa e non mi interessa, perchè lei non sta chiudendo uno dei cinque punti nascita della provincia di Oristano, lei sta chiudendo uno dei due punti nascita, e nel momento in cui rimane in piedi solo il punto nascita dell'ospedale San Martino di Oristano non è più un problema di un distretto, diventa un problema della Conferenza d'azienda e quindi di tutti i distretti. Credo che almeno su questo possiamo essere d'accordo.
Peraltro lei, Assessore, ha dichiarato qui pochi istanti fa, che queste decisioni sono state assunte in coerenza col Piano sanitario regionale . Ma come, non è stato ancora approvato e già lo state applicando? Fatto assolutamente deprecabile! Come si può applicare un Piano sanitario regionale che avete approvato in Giunta e che è arrivato sul tavolo dei consiglieri, mi pare, venerdì mattina della scorsa settimana? Non è assolutamente pensabile che si possa agire in questo modo!
Assessore, lei dice "la nostra Regione", intanto questa è la nostra Regione! Lei ha avuto intanto l'onore di essere Assessore della Regione Sardegna, per il momento solo l'onore, perchè gli oneri sono a carico dei cittadini sardi; perchè questa politica dissennata, che voi state perseguendo col Piano sanitario regionale, ci fa capire, nonostante le sue affermazioni sulla non chiusura dei piccoli ospedali, che la direzione è un'altra: è appunto quella della chiusura; ecco il mio terrore: non avere nessuna certezza.
E quali sono le certezze che potremmo dare noi ai nostri cittadini dopo aver discusso una mozione come questa? Dovrò riferire l'unica certezza che l'Assessore ha dato, cioè che il reparto di ostetricia e ginecologia non si riaprirà più! Questa è l'unica certezza.
Assessore Dirindin, nel luglio 2004 il reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale San Martino di Oristano è stato chiuso, , e per un mese, in attesa che venissero ultimati i lavori nell'ospedale San Martino, la supplenza è stata svolta dal presidio ospedaliero "Delogu" di Ghilarza, con grande soddisfazione da parte di tutti. In quel momento il "Delogu" ha sostituito un presidio ospedaliero come il San Martino, e lo ha fatto egregiamente. Basta un po' di acutezza nel capire che i numeri di Nuoro si sono portati sui dati che ha detto lei, oltre i mille o fino ai mille, in virtù del fatto che almeno quest'anno circa 200 sono state le partorienti che si sono rivolte al presidio ospedaliero di Nuoro. Come si può pensare di risolvere il problema in questo modo? I nati in Sardegna sono quelli? Benissimo! Allora dobbiamo portare tutti a mille, dobbiamo portare tutti a millecinque? Perchè questo succede se lei mi dice che chiude i quattordici presidi nei quali oggi ci sono i reparti di ostetricia e ginecologia. Alla fine tutto sarà concentrato su Cagliari, su Nuoro, su Sassari, forse su Oristano.
E poi le certezze che lei qui non ha menzionato; il reparto di ostetricia e ginecologia che viene chiuso a Ghilarza e il reparto di psichiatria che viene trasferito dal presidio ospedaliero di Oristano al presidio ospedaliero di Ghilarza. Ma ne vogliamo parlare? Se ne vuole parlare col territorio? Se ne vuole parlare col sindaco di Ghilarza? Stiamo parlando di un reparto di psichiatria, non stiamo parlando di un reparto di chirurgia plastica! Stiamo parlando di un reparto di psichiatria. Stiamo parlando con il sindaco di Oristano? Sappiamo se la Conferenza del distretto di Oristano è d'accordo perchè la psichiatria vada a Ghilarza? Tutti questi problemi, Assessore, hanno necessità di una risposta, e risposte non ne sono state date! Andiamo sul vago salvo verificare che voi state applicando il Piano sanitario regionale prima ancora che il Consiglio regionale ne abbia preso visione. Questa non è democrazia, questo non è modo d'agire! Pertanto io sono fortemente contrariato dalle cose che lei ci ha detto!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Onorevole Pinna può parlare solo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Credo che il dibattito che si è sviluppato sia andato ben oltre il caso specifico del reparto di ostetricia, non di ginecologia, dell'ospedale di Ghilarza. Se fosse possibile chiedo di sospendere la votazione della mozione per valutare se sia possibile, attraverso un momento di confronto, raggiungere una posizione unitaria su tre ordini di problemi che nel corso della discussione sono stati sviluppati. Il primo attiene al ruolo dei piccoli ospedali all'interno del Piano sanitario regionale; il secondo alla condizione, direi molto provata e mortificata, della A.S.L. di Oristano; il terzo invece in maniera un po' più specifica al problema del reparto di ostetricia di Ghilarza.
PRESIDENTE. Sulla proposta di rinvio, per verificare la possibilità di ricercare una posizione unitaria, vorrei sentire il parere dei proponenti. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana..
DIANA (A.N.). Signor Presidente, nulla osta alla richiesta di sospensione, purché non venga modificato il dispositivo della mozione. Noi non abbiamo niente in contrario a trovare una formulazione per un ordine del giorno unitario, se ci sono le condizioni; in caso contrario si mette in votazione la mozione e ci saranno le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, accettare la sospensione non vuol dire passare ad un altro argomento; ma sospendiamo un quarto d'ora e verifichiamo se ci sono queste condizioni per un accordo, se le condizioni non ci sono procediamo con le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Se per il collega Diana il dispositivo non si può cambiare, credo che non ci siano le condizioni per la formulazione di un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti per consentire di effettuare queste verifiche.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 36, viene ripresa alle ore 12 e 54.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Sulla mozione è necessario un ulteriore approfondimento per cui, d'intesa con i presentatori, si sospende la votazione; la votazione della mozione o di un ordine del giorno avverrà nel pomeriggio alla ripresa dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, per chiedere, ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento, la discussione immediata della mozione sulla richiesta di referendum costituzionale sulla riforma della parte seconda della Costituzione, appena presentata.
PRESIDENTE. La mozione è ancora in fase di perfezionamento e non è stata formalmente presentata. Nella mozione è stata cambiata una frase, un altro Capogruppo ha parlato di aggiungere delle firme. Data la delicatezza dell'argomento le chiedo di riparlarne più tardi.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, le chiedo cinque minuti di sospensione per aggiungere la firme.
PRESIDENTE. Non è possibile lavorare in questo modo, onorevole Vargiu, non è possibile sospendere ogni cinque minuti. Chi vuole aggiungere la propria firma è naturalmente liberissimo di farlo ma noi, intanto, proseguiamo il lavoro e passiamo al secondo punto all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 3, 41 e 84/A e del disegno di legge numero 148/A.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Mattana, relatore.
MATTANA (D.S.), relatore. Signori assessori, onorevoli colleghi, la quarta Commissione consiliare, al termine di un lungo iter istruttorio, dovuto sia alla complessità della materia, sia ai molteplici interessi coinvolti in questa importante riforma strutturale di un settore rilevante del sistema dei trasporti nella nostra Regione, ha approvato all'unanimità il testo unificato delle proposte di legge numero 3, numero 41, numero 84 e del disegno di legge numero 148 sulla disciplina del trasporto pubblico locale in Sardegna.
Preliminarmente credo sia necessario osservare che la nostra Regione arriva con grande ritardo all'approvazione di un testo di riforma nella materia del trasporto pubblico locale che, nelle sue linee generali, è stato già definito con il Decreto legislativo numero 422 del 1997, poi con il Decreto legislativo numero 400 del 1999 ed infine con la legge numero 472, sempre del 1999.
Credo sia poi importante sottolineare che il testo che si propone rappresenta la prima attuazione, con una prima significativa attribuzione di competenze e funzioni a favore degli enti locali, nell'ordinamento giuridico della nostra Regione delle riforme avviate dalla legge del 15 marzo 1997, la numero 59 e successive modificazioni, meglio note come leggi Bassanini. Naturalmente, come già detto, questo avviene in Sardegna con molto ritardo, mentre in molte altre regioni il processo di riforma è già stato avviato, in parte è stato già oggetto di aggiornamento in questi anni e in alcune regioni si trova ora nella fase di applicazione.
La delicatezza e complessità di questa materia ha determinato la necessità di un confronto articolato in Commissione; un confronto, ritengo però proficuo, con gli enti locali, con le associazioni di categoria, sia imprenditoriali che dei lavoratori, con tutte le forze sociali, e questo al fine di giungere all'emanazione di un testo di legge che potesse tenere conto delle diverse esigenze di tutti i protagonisti del settore che hanno quindi, credo, contribuito in modo importante alla stesura del testo finale. Alla elaborazione del testo normativo che si propone hanno dato il loro contributo fattivo tutti i componenti e le forze politiche rappresentate in Commissione, sia di maggioranza che di minoranza, e l'Assessore ai trasporti; tutti, questo voglio sottolinearlo, hanno lavorato, al di là degli schieramenti, con grande spirito di collaborazione e condivisione delle scelte che hanno portato infatti all'approvazione unanime, e credo sia un fatto importante e significativo, del testo finale di legge che oggi si sottopone all'esame del Consiglio regionale.
Per questo permettetemi di rivolgere un ringraziamento, non formale, interpretando credo anche il sentimento del Presidente della Commissione, a tutti i colleghi, di maggioranza ma in particolare di minoranza, per la loro collaborazione e il ruolo fattivo svolto. E, non ultimo, anche al funzionario, dottor Cocco, che ha sempre fornito la sua preziosa e indispensabile collaborazione.
Il lavoro della Commissione è partito dall'esame delle questioni di fondo che riguardano il trasporto pubblico locale in Sardegna, tenendo conto, in particolare, della conformazione geografica della nostra Isola, delle sue caratteristiche demografiche e della dislocazione delle aree urbane. La Sardegna infatti è una regione con una consistente estensione territoriale ed una popolazione di un milione e 600 mila abitanti circa; quindi una regione con un grande territorio ed una bassa densità abitativa, con una popolazione concentrata in particolare nelle grandi aree urbane e lungo le coste e con una scarsa densità demografica nelle zone interne che soffrono problemi di spopolamento anche, credo, a causa dell'isolamento geografico determinato proprio dalla carenza delle infrastrutture viarie e dalla carenza dei collegamenti con gli altri centri importanti della nostra Isola.
Il settore del trasporto pubblico locale sta attraversando in questi anni nella nostra Regione, ma vedo dagli studi anche a livello nazionale, un periodo di profonda crisi per motivi di diversa natura: istituzionale, organizzativa, anche gestionale, che hanno portato a un generale aumento dei disservizi a fronte di aziende con elevato deficit gestionale. Tra le cause che si possono annoverare vi sono sicuramente la bassa velocità dei mezzi pubblici, causata anche dall'aumento e dalla congestione dei veicoli privati, la sovrapposizione tra le modalità di trasporto su ferro e su gomma, lo squilibrio tra l'offerta e la domanda in particolare nelle aree scarsamente abitate e, infine, la mancanza di integrazione tra i servizi di trasporto urbani e quelli extraurbani, nonché tra le diverse modalità di espletamento dei servizi di trasporto. Queste sono tra le principali cause della caduta della domanda del trasporto pubblico e della difficoltà soprattutto di incrementarla rispetto all'uso dell'autovettura privata.
La citazione di alcuni dati credo possa essere utile per un'analisi del quadro di fondo che riguarda il trasporto pubblico locale. Nella nostra Regione 92 cittadini su 100 utilizzano altre modalità di trasporto, in particolare auto e moto private. Tra l'anno 2002 e l'anno 2004 i viaggiatori, sul percorso extraurbano, che hanno utilizzato l'autobus o hanno utilizzato il treno si sono ridotti rispettivamente del 6,5 per cento e del 2,3 per cento. Anche per quanto riguarda l'offerta dei servizi il sistema del trasporto collettivo extraurbano su gomma, in particolare, rappresenta per numerose aree della Sardegna l'unica modalità di trasporto alternativo all'autovettura privata. Attualmente il quadro vede nel servizio di trasporto collettivo extraurbano su gomma una gestione da parte di 9 operatori pubblici, di cui 2 governativi, e di 52 operatori privati in virtù di concessioni per autolinee ordinarie. Quindi emerge, dall'esame effettuato sulle criticità del sistema del trasporto pubblico locale in Sardegna un costante decremento della domanda soddisfatta negli anni, che non si può semplicemente giustificare o spiegare col calo della popolazione scolastica che rappresenta la principale quota dell'utenza trasportata. Di fatto emerge che il trasporto pubblico su gomma non riesce ad essere competitivo nella nostra Isola rispetto all'autovettura privata che invece rappresenta ancora nel nostro territorio l'unica alternativa di trasporto valida.
Partendo da questa e anche da altre analisi, il testo elaborato dalla Commissione nelle sue linee guida mira proprio a favorire l'integrazione non solo tra i servizi extraurbani, ma soprattutto tra i servizi extraurbani e i servizi urbani. Questo al fine di consentire all'utente di arrivare alla destinazione finale con il minimo costo in termini sia monetari che di tempo naturalmente. Io credo che il rafforzamento dell'industria del turismo, di cui parliamo, e dell'offerta ai visitatori della nostra Isola passi anche attraverso il miglioramento del sistema del trasporto locale, perché credo non sia possibile, come talvolta accade, che sia più breve e agevole il tragitto da alcune capitali europee verso la nostra Regione, come accade ad esempio ora con i voli low cost, rispetto alla tratta finale interna per raggiungere la destinazione di vacanza. Credo che sia una situazione che ha del paradossale e che deve essere sicuramente corretta.
Ritengo che la realizzazione di un quadro unico normativo dovrà essere nel futuro la conseguenza logica di questa situazione e della visione unitaria delle modalità di trasporto nella nostra Regione con l'integrazione del trasporto pubblico con quello privato e del trasporto ordinario con quello turistico delle altre forme di trasporto.
Ma, tornando ora al testo normativo proposto, il lavoro svolto in Commissione ha cercato di coniugare in particolare l'efficacia e l'efficienza che deve essere assicurata, adesso anche per legge nazionale, al settore del trasporto locale con adeguati livelli di servizio che però siano rivolti alle fasce deboli e alle fasce meno abbienti della popolazione sarda, mirando a garantire le condizioni per una effettiva, potremmo definire, continuità territoriale interna della nostra Isola che oltre a cercare di porre un freno allo spopolamento delle zone interne abbia come obiettivo quello di creare i presupposti per un reale sviluppo socioeconomico di tutte le aree della nostra Isola. E il servizio del trasporto è una delle precondizioni che possono favorire il reale sviluppo economico della nostra realtà isolana.
Come dicevo in premessa, il testo normativo proposto ha recepito la riforma avviata dalla legge numero 59 del 1997 e ha dato attuazione al principio di sussidiarietà, questo in un quadro di concertazione, assegnando compiti e funzioni chiari alla Regione e alle autonomie locali nelle diverse forme di trasporto, nei diversi tipi di trasporto. La Regione, infatti, si dovrà dotare di un Piano regionale dei trasporti e dei programmi triennali per il trasporto pubblico locale, naturalmente previa intesa con le autonomie locali conseguita ai sensi della legge numero 1 del 2005, che ha istituito il Consiglio delle autonomie locali. Le Province a loro volta si dovranno dotare dei piani provinciali con riferimento ai bacini di mobilità, mentre i Comuni saranno tenuti, anche in conformità del nuovo Codice della strada, a dotarsi del piano urbano del traffico.
Tra le novità, credo importanti, introdotte da questo testo normativo una è rappresentata dalla istituzione dell'Agenzia regionale per il trasporto, quale Direzione definita della Direzione generale dell'Assessorato dei trasporti che dovrà gestire lo svolgimento delle procedure concorsuali per l'affidamento della gestione del trasporto pubblico regionale e fornire un'attività di supporto e conoscenza tecnica di elevato livello qualitativo per l'effettiva attuazione di questa importante riforma innovativa.
Devo dire che su questo aspetto, sulla istituzione dell'Agenzia regionale per il trasporto, la Commissione si è soffermata a lungo, c'è stato un ampio dibattito, per poi conclusivamente convenire che l'Agenzia regionale per il trasporto, inquadrata nell'ambito dell'organizzazione regionale che è regolata dalla legge numero 31 del 1998, può effettivamente colmare questo gap, questa carenza tecnico-scientifica che altrimenti rischia di compromettere anche la piena attuazione di questa importante riforma di legge.
Su questo punto un nodo cruciale è stato in particolare quello della selezione del personale. L'articolo 11 del testo di legge proposto prevede, a questo proposito, che in sede di prima applicazione e in attesa del complessivo riordino della organizzazione regionale, come detto, per un periodo non superiore ai tre anni l'Agenzia si avvalga prioritariamente di personale interno all'amministrazione regionale, mentre in secondo luogo può avvalersi di personale esterno di elevata professionalità ed esperienza, assunto naturalmente sulla base di un pubblico concorso che sarà indetto e gestito dalla stessa Agenzia regionale del trasporto.
Passando, poi, al capo quarto di questo testo di legge, vengono precisati i vari livelli di pianificazione del trasporto pubblico locale, che sono appositamente distinti dagli aspetti della gestione, raccordando il contenuto del Piano regionale dei trasporti con quello provinciale e con quello comunale. In particolare il Piano regionale dei trasporti è lo strumento principale che deve favorire lo sviluppo integrato dei trasporti in Sardegna, quindi quello che deve far compiere un salto di qualità vero al sistema trasportistico nella nostra Isola. Esso dovrà, attraverso la pianificazione di una serie di interventi, sia di natura infrastrutturale sia di natura gestionale e anche istituzionale, favorire le condizioni per quella realizzazione di una ottimale continuità territoriale che abbiamo definito interna nella nostra Regione e promuovere, quindi, un riequilibrio territoriale che possa favorire anche le aree svantaggiate della nostra Isola.
Strumento attuativo di questo Piano regionale sono i programmi triennali regionali, con i quali vengono predisposti e approvati gli indirizzi e i criteri per il breve e medio periodo per il dimensionamento del trasporto locale e vengono programmati i cosiddetti servizi minimi, che sono stati appunto introdotti e ben definiti dal decreto legislativo numero 422 del 1997 come quei servizi di trasporto qualitativamente e quantitativamente sufficienti a soddisfare la domanda di mobilità dei cittadini e i cui costi sono posti a carico del bilancio delle Regioni. Questo naturalmente tenuto conto della integrazione delle reti di trasporto, in secondo luogo del pendolarismo scolastico e di quello lavorativo, della fruibilità dei servizi per gli utenti al fine di accedere ai diversi servizi amministrativi, ai servizi sanitari, ai servizi socioculturali e infine anche a esigenze che oramai non sono più differibili, che sono quelle di riduzione della congestione del traffico e dell'inquinamento, sia esso atmosferico sia esso acustico.
L'organizzazione e l'affidamento di questa rete dei servizi minimi riguarda, come è comprensibile, in primo luogo naturalmente i territori cosiddetti a domanda debole, dove appunto si rende più necessario e prioritario l'intervento e il sostegno pubblico. Ma non riguarda solo questi ambiti territoriali, perché a tale proposito la Commissione ha ritenuto di introdurre, io credo, una importante novità dal punto di vista normativo per quanto attiene alla individuazione degli ambiti territoriali delle cosiddette aree metropolitane e la disciplina appunto dei servizi minimi nell'ambito di queste aree. Questo in considerazione della importanza di tali aree, che tra l'altro nella nostra Isola sono quelle dove si concentra la maggior parte della popolazione, e per evitare che si possano verificare delle pericolose contrapposizioni o conflitti di tipo campanilistico tra diverse istituzioni che possono essere presenti in quelle aree. Quindi si è previsto di affidare alla Regione, con il Piano dei trasporti, l'individuazione di questi ambiti, si parla di più comuni conurbati esattamente nell'articolo di legge e di programmare con i programmi triennali negli stessi ambiti la rete dei servizi minimi.
Il testo di legge, poi, ha lo scopo di incentivare il superamento degli assetti monopolistici e di introdurre regole di concorrenzialità nella gestione dei servizi, prevede quindi che il loro affidamento avverrà attraverso il ricorso a procedure concorsuali, sulla base di elementi che sono puntualmente descritti in legge e che sono definiti dai cosiddetti contratti di servizio, con l'obbligo di coprire con i ricavi almeno il 35 per cento del costo operativo, questo al netto del costo della infrastruttura. E' un impegno gravoso, è un obiettivo difficile, però è quello che ci impone l'attuale normativa già avviata e attuata nelle altre regioni italiane. Con questi contratti di servizio verranno poi stabiliti i principi e gli strumenti per la definizione della politica tariffaria della nostra Regione e le categorie ammesse alle agevolazioni tariffarie.
Alcune considerazioni, infine, su due importanti, ritengo, profili normativi introdotti col testo di legge proposto. Il primo, che recepisce il dettato della legge numero 422 del 1997, che stabilisce che le Regioni e gli enti locali incentivano l'assetto organizzativo e attuano la trasformazione delle aziende speciali di trasporto in società per azioni, disciplina la necessaria e indispensabile trasformazione dell'Azienda regionale sarda dei trasporti, l'ARST, in società privata a prevalente capitale pubblico, è detto, regolamentando in modo dettagliato gli atti e le procedure attraverso le quali pervenire a tale complessa ma indifferibile trasformazione.
Il secondo profilo, che poi è strettamente collegato al primo, mira a favorire tali processi di trasformazione delle imprese pubbliche esistenti in Sardegna in società private in due modi: da un lato prorogando i preesistenti affidamenti agli attuali concessionari pubblici, dall'altro prevedendo in norma, all'articolo 40, titolato "Fondo di incentivazione", le modalità per un esodo del personale più anziano delle aziende pubbliche al fine di rendere più agevole la trasformazione delle medesime. Questa norma, che risulta per altro attesa e particolarmente sentita, può essere suscettibile di modifica soprattutto alla luce di un necessario approfondimento tecnico che possa conciliare le esigenze di snellire il personale delle aziende pubbliche da trasformare con la compatibilità finanziaria e credo anche con un giusto ed equo riequilibrio di questi benefici tra tutti i lavoratori. Lavoratori che devono essere naturalmente coinvolti e quindi con la previsione di norme di garanzia per coloro tra essi che saranno poi interessati da questa profonda, ma anche complessa riforma del sistema dei trasporti.
Infine il testo normativo, rimandando all'esame puntuale degli articoli, disciplina anche il trasporto di viaggiatori effettuato mediante noleggio di autobus con conducente con servizi non di linea, mentre rinvia all'approvazione degli accordi di programma applicativi dell'intesa istituzionale Stato-Regione dell'aprile del 1999 la definizione del subentro della Regione nell'esercizio delle funzioni di amministrazione delle ex Ferrovie in concessione.
Due brevi considerazioni in conclusione sul tema in esame: la prima per dire che per rendere pienamente operativa questa importante e attesa riforma del settore del trasporto pubblico in Sardegna è necessario che alle previsioni normative, negli anni, si accompagnino adeguate risorse finanziarie che vadano oltre il fondo regionale per il trasporto che è previsto in legge, per migliorare la rete viaria regionale rendendola adeguata a una più efficiente rete di trasporti. La seconda è che, nonostante l'esigenza non più differibile - come detto - di una radicale riforma del settore del trasporto pubblico, è necessario, ritengo, salvaguardare e riconoscere il capitale umano di professionalità e le competenze imprenditoriali e anche societarie maturate nel settore in questi anni che, comunque, nonostante i limiti e le manchevolezze, hanno consentito di fornire un servizio di trasporto pubblico ai cittadini sardi.
Concludo dicendo che le problematiche connesse al trasporto pubblico coinvolgono nella nostra Regione decine di migliaia di cittadini, non solo dal punto di vista del diritto alla mobilità, che è un diritto importante, tra i diritti fondamentali da prevedere, mi auguro, anche nella nostra riforma statutaria, ma anche e soprattutto dal punto di vista di una migliore qualità della vita. Il nostro auspicio è che questo provvedimento volto a renderete il trasporto pubblico più efficiente favorisca proprio una migliore qualità della vita per tutti i cittadini sardi.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 con la votazione della mozione e con il proseguimento della discussione generale sul testo unificato sul trasporto pubblico locale.
La seduta è tolta alle ore 13 e 23.
Versione per la stampa