Seduta n.116 del 01/02/2001
SEDUTA CxvI
Giovedì 1 Febbraio 2001
Presidenza del Vicepresidente Carloni
indi
del Vicepresidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 17 e 21.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di martedì 13 dicembre 2000 (111) che è approvato.
Assenze per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che i consiglieri regionali Rassu, Orrù, Granara, Tunis Gianfranco e Pusceddu sono assenti nella giornata odierna per motivi istituzionali, in quanto impegnati a Roma nella Conferenza Nazionale del Lavoro.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Dettori Bruno, Federici, Nuvoli e Pirastu hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data da oggi 1 febbraio 2001. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che la rappresentanza del Governo ha inviato, in data 29 dicembre 2000, copia del ricorso presentato dal Consiglio dei Ministri contro la legge approvata dal Consiglio regionale il 12 dicembre del 2000: "Modifica e integrazione della legge regionale 11 ottobre 1985, numero 23, concernente: "Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, di risanamento urbanistico e di sanatoria di insediamenti ed opere abusive, di snellimento ed accelerazione delle procedure espropriative" - Denuncia di inizio attività".
Comunico ancora che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 19, 24, 31 ottobre 2000; 2, 7, 13, 21 e 28 novembre 2000; 5, 7, 12, 14, 19 e 22 dicembre 2000.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri PIANA - CONTU - CAPPAI - TUNIS Gianfranco: "Norme relative alle attività di tutela, raccolta, coltivazione, trasformazione, promozione, divulgazione e commercializzazione delle piante aromatiche, officinali e loro derivati della regione Sardegna". (171)
(Pervenuta il 18 gennaio 2001 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri PIANA - CONTU - CAPPAI - TUNIS Gianfranco: "Istituzione dell'Agenzia regionale della Sardegna per le erogazioni in agricoltura (ARSEA) (ex AIMA). (172)
(Pervenuta il 18 gennaio 2001 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Dai consiglieri CAPPAI - BALLETTO: "Modifiche all'articolo 6 della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20 (Semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento degli enti strumentali della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell'ambito regionale). (173)
(Pervenuta il 31 gennaio 2001 ed assegnata alla prima Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione NUVOLI sull'Assemblea generale del Volontariato in Sardegna contraddistinta da tumulti che ne richiederebbero l'annullamento". (274)
(Risposta scritta in data 3 gennaio 2001.)
"Interrogazione FRAU sull'andamento dei lavori dell'Assemblea regionale del volontariato". (278)
(Risposta scritta in data 3 gennaio 2001.)
"Interrogazione FRAU sull'ordinamento degli uffici e dei servizi del Comune di Bono". (255)
(Risposta scritta in data 22 gennaio 2001.)
"Interrogazione FRAU sulla discarica per rifiuti speciali di Canaglia (Sassari)". (46)
(Risposta scritta in data 23 gennaio 2001.)
"Interrogazione PIANA sui gravi rischi ambientali ricadenti sul territorio del Comune di Porto Torres". (139)
(Risposta scritta in data 23 gennaio 2001.)
"Interrogazione FRAU sulle sostanze tossiche scaricate a Porto Torres". (183)
(Risposta scritta in data 23 gennaio 2001.)
"Interrogazione VASSALLO sulle discariche controllate di rifiuti speciali e pericolosi". (259)
(Risposta scritta in data 23 gennaio 2001.)
"Interrogazione NUVOLI sull'erogazione da parte della Regione di consistenti contributi alla Fondazione Ente Lirico di Cagliari in particolare per l'allestimento della stagione estiva 2000". (260)
(Risposta scritta in data 25 gennaio 2001.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe e sull'urgenza di adeguati provvedimenti". (282)
"Interrogazione FADDA - CUGINI - DETTORI Bruno - BALIA, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione della Giunta regionale relativa al riconoscimento del debito a favore della dott.ssa Franca Murru". (283)
"Interrogazione PILO - CAPELLI - TUNIS Marco - LA SPISA sulla nomina del direttore scolastico regionale da parte del Ministro De Mauro". (284)
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione degli addetti agli impianti di potabilizzazione per conto dell'ESAF operanti in Sardegna". (285)
"Interrogazione LIORI - MURGIA - FRAU, con richiesta di risposta scritta, sugli allagamenti nella città di Bosa". (286)
"Interrogazione FOIS, con richiesta di risposta scritta, sull'applicazione della L.R. n. 13 del 1988 'Disciplina in Sardegna delle agenzie di viaggio e turismo' e della L.R. n. 26 del 1988 'Disciplina delle attività di interesse turistico'". (287)
"Interrogazione PILO - FEDERICI - AMADU - FOIS - NUVOLI -TUNIS MARCO - RASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla esclusione della Clinica psichiatrica dell'Università di Sassari dalle Unità di valutazione per la malattia di Alzheimer". (288)
"Interrogazione PIRISI - FALCONI - DEMURU, con richiesta di risposta scritta, sui gravi danni causati dalle alluvioni nella città di Bosa". (289)
"Interrogazione LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sull'annullamento da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali di un provvedimento emanato dall'Assessore della pubblica istruzione relativo ad una concessione di coltivazione nella miniera di Perda Niedda". (290)
"Interrogazione SANNA Gian Valerio - PIRISI, con richiesta di risposta scritta, sull'opportunità che vengano emanate opportune direttive regionali riguardanti le modalità di appalto per la costruzione degli impianti e la distribuzione del gas nel territorio dell'Isola". (291)
"Interrogazione MANCA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dell'impianto di depurazione centralizzato per gli scarichi industriali del Sologo e per i reflui civili dei comuni di Galtellì, Irgoli, Loculi e Onifai". (292)
"Interrogazione TUNIS Marco, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione dell'indennizzo agli agricoltori del Sulcis-Iglesiente per i danni causati dal 'virus giallo' del pomodoro nelle annate agrarie 1994/1997". (293)
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato utilizzo dello stabilimento termale 'Casteldoria'". (294)
"Interrogazione MANCA, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione dei Comuni di Budoni, Galtellì, Irgoli, Onifai, Orosei, Posada, San Teodoro, Siniscola e Torpè dall'ambito applicativo del Programma LEADER PLUS". (295)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di estendere al comparto vitivinicolo le provvidenze statali e regionali per i danni derivati dalla siccità". (296)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di inserire le competenze dei diplomati in Produzioni animali con orientamento in Gestione e protezione della fauna nella figura professionale di 'Tecnico faunistico'". (297)
"Interrogazione PIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla disparità di trattamento ricevuta dalla Provincia di Sassari nella ripartizione di fondi destinati alla promozione turistica". (298)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione pubblica per la scelta del Direttore del Parco di Porto Conte (Alghero)". (299)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione in cui si trova il servizio navigazione delle Ferrovie dello Stato, trasporto merci, da e per la Sardegna". (300)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'inserimento della figura professionale di igienista dentale nelle strutture sanitarie pubbliche della Sardegna". (301)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza TUNIS Marco - FLORIS Emilio - PILO sull'inquinamento di falde acquifere nel Comune di Capoterra". (117)
"Interpellanza DORE - DETTORI Bruno - BIANCU - DEIANA sullo sperpero di risorse pubbliche connesso alla gara d'appalto per il noleggio delle auto di rappresentanza per Roma e dintorni". (118)
"Interpellanza SANNA Gian Valerio - PIRISI sulla messa in liquidazione della INTEX S.p.A. e sulla strategia di privatizzazione e razionalizzazione delle società finanziarie regionali". (119)
"Interpellanza SANNA Alberto - CUGINI - MORITTU - MASIA - LAI - SPISSU - DORE - CALLEDDA sull'interruzione del collegamento marittimo internazionale nella tratta Santa Teresa Gallura-Bonifacio (Corsica)". (120)
"Interpellanza DETTORI Ivana - BALIA - MANCA - PACIFICO sul trasferimento dell'accreditamento istituzionale concesso alla Casa di cura Tommasini di Jerzu". (121)
"Interpellanza BALIA - SELIS - CUGINI - FADDA - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - MASIA - CALLEDDA - MORITTU - SANNA Alberto - DORE sul provvedimento adottato dal Consiglio di amministrazione dell'E.S.A.F. relativo al mancato rinnovo dei contratti di appalto per la gestione degli impianti di potabilizzazione e di depurazione". (122)
"Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sull'istituzione dell'osservatorio ambientale nelle basi militari in Sardegna". (123)
"Interpellanza FALCONI - CUGINI - DEMURU - PIRISI - DETTORI Ivana sulla realizzazione di un impianto di acquicoltura in località Cala Gonone, Comune di Dorgali". (124)
"Interpellanza SANNA Giacomo sul rischio di chiusura delle linee di produzione di fenolo e cumene negli stabilimenti Enichem di Porto Torres". (125)
"Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - PACIFICO sulle gravi violazioni della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, in relazione alla organizzazione degli uffici dell'Amministrazione regionale e alle competenze dei dirigenti in materia di gestione della spesa". (126)
"Interpellanza MASIA - BALIA - IBBA - DETTORI Bruno - DEIANA sulla necessità di modifica interpretativa dell'articolo 7 del 'Decreto Ronchi' che anacronisticamente equipara la Poseidonia spiaggiata ai rifiuti urbani". (127)
"Interpellanza BALIA - SELIS - CUGINI - FADDA - DETTORI Bruno - COGODI - SANNA Giacomo - DETTORI Ivana - FALCONI - PIRISI - DEMURU - MANCA sulla esclusione dalla Valutazione di Impatto ambientale (V.I.A.) del progetto della ditta Mamusa per decorrenza dei termini". (128)
"Interpellanza BALIA - SELIS - CUGINI - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - COGODI - DETTORI Ivana - PIRISI - FALCONI - DEMURU sul Piano regionale di smaltimento dei rifiuti". (129)
"Interpellanza SANNA Emanuele - MANCA - DEMURU - MARROCU - SANNA Alberto - DETTORI Ivana - PACIFICO sulla applicazione delle norme per il rispetto del divieto di utilizzazione di farine di mammiferi nell'alimentazione dei ruminanti". (130)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Mozione SANNA Emanuele - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - DETTORI Ivana - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU sul nuovo disciplinare d'uso del Poligono militare di Teulada e sulle conseguenze sanitarie e ambientali delle attività nelle basi militari presenti in Sardegna". (36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze. La prima interpellanza è la numero 108. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
INTERPELLANZA DORE - FADDA - DETTORI Bruno - SELIS - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Alberto - BALIA - BIANCU - PACIFICO - CALLEDDA - LAI - PIRISI - PUSCEDDU - CUGINI - SPISSU - FALCONI - MARROCU - ORRU' - DETTORI Ivana - DEMURU sulla illegittimità dei 7 decreti dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma n. 1340 - n. 1346/P del 3 agosto 2000, riguardanti le procedure di selezione per l'assunzione di n. 7 funzionari e istruttori direttivi da adibirsi all'Ufficio di controllo interno di gestione.
I sottoscritti,
premesso che:
- con decreti N° 1340/P, 1341/P, 1342/P, 1343/P, 1344/P, 1345/P e 1346/P del 3 agosto 2000 l'Assessore Regionale agli Affari Generali, Personale e Riforma ha bandito N° 7 selezioni per soli titoli per l'assunzione di 4 funzionari tecnici e 3 Istruttori direttivi da impiegare nell'Ufficio di controllo interno di gestione in attività lavorative ascrivibili rispettivamente alla VIIIª ed alla VIIª qualifica funzionale, in materie informativa e informatica, amministrativa e giuridica, di elaborazione dati, economico-statistica, istituzionale, amministrativa e giuridica;
- tali provvedimenti sono illegittimi in quanto:
a) anzitutto, contrastano con il combinato disposto dell'art.52 della L. R. N° 31 del 1998 e dell'art.6 della L.R. N° 6 del 2000 in base ai quali le assunzioni dei dipendenti regionali (salvo alcune ipotesi particolari) possono aver luogo solo per concorso pubblico, per titoli, per esami e titoli o per corso-concorso e in taluni casi per soli titoli, escludendo quindi la possibilità di assunzioni per selezione;
b) in secondo luogo, i decreti assessoriali di cui trattasi, anziché dare preminenza al possesso del diploma di laurea conseguito nelle specifiche discipline oggetto delle selezioni (materia informativa e informatica, amministrativa e giuridica, economico statistica, istituzionale amministrativa e giuridica), considerano invece equivalenti fra loro i vari diplomi di laurea, anche se conseguiti in materie del tutto estranee a quelle in oggetto;
c) inoltre, fra i titoli valutabili ai fini del punteggio sono compresi i «corsi di specializzazione» anche se della durata di soli 2 giorni, mentre non figurano i corsi di perfezionamento universitari (che durano non meno di 6 mesi e si concludono con un esame), il che significa che un candidato che abbia frequentato un corso di perfezionamento o una scuola di specializzazione universitaria, la cui durata minima è di due anni, o abbia conseguito un dottorato di ricerca, si trova svantaggiato rispetto a chi abbia frequentato 2 o 3 corsi di specializzazione anche solo di 2 giorni ciascuno;
d) infine, è riconosciuto un trattamento particolarmente e ingiustificatamente vantaggioso, con il riconoscimento di un punteggio che va da un minimo di 0,25 ad un massimo di 12 punti su un totale di 20, a coloro che, pur sprovvisti di titoli accademici o di attestati di specializzazione, corsi di perfezionamento, etc., abbiano semplicemente lavorato, con la qualifica di funzionario o equiparato, presso organismi pubblici o privati per periodi a partire da un minimo di 15 giorni;
- tutto ciò fa ritenere in modo inequivocabile che non solo non si sia voluta attribuire la giusta preferenza a coloro che abbiano una particolare qualificazione nelle discipline oggetto delle selezioni, ma si sia invece inteso predisporre una corsia preferenziale per persone che già abbiano lavorato o lavorino a titolo precario per la Regione;
- per di più, le commissioni giudicatrici delle predette selezioni non sono state formate nel rispetto dei principi di cui all'art.55 della L.R. N° 31/1998 che prevede che le medesime siano composte da "esperti di provata competenza nelle materie di concorso". Infatti negli elenchi approvati con decreto assessoriale N° 487/P del 3 aprile 2000, dai quali dovranno essere sorteggiati i componenti delle commissioni in questione, figurano persone che non hanno alcuna specifica competenza nella relativa materia;
- tutto ciò oltre a concretare una palese violazione delle norme indicate nonché dei principi di eguaglianza, imparzialità e buona amministrazione di cui agli artt. 3 e 97 della Costituzione, ha altresì causato giustificate proteste da parte di coloro che si vedono esclusi in partenza dalle selezioni, con vasta eco sulla stampa e conseguente grave discredito nell'opinione pubblica e, se portato alle estreme conseguenze, alimenterà inevitabilmente un notevole contenzioso giudiziario;
tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma per sapere se, tenuto conto dell'evidente illegittimità dei decreti di cui in premessa, non ritengano di annullarli in sede di autotutela. (108)
PRESIDENTE. Il consigliere Dore ha facoltà di illustrare l'interpellanza.
DORE (I DEMOCRATICI). Purtroppo debbo iniziare lamentando il ritardo con cui le interpellanze vengono svolte; dato che si tratta normalmente di questioni di particolare urgenza, è evidente che il fatto che approdino in Aula a distanza di mesi dalla loro presentazione non è certamente un modo di rispondere alle esigenze che stanno alla base di questo fondamentale...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Dore, prego i colleghi di fare silenzio poichè non si comprende l'intervento dell'interpellante.
DORE (I DEMOCRATICI). Quindi, dicevo che il fatto che si abbia la possibilità di illustrare le interpellanze a distanza di diversi mesi dal momento della loro presentazione, certamente in molti casi fa perdere il requisito dell'attualità, e soprattutto è motivo tale da frustrare non dico soltanto l'interesse, ma proprio anche l'attualità dell'argomento che si intende trattare.
Ancora una volta si tratta di un argomento estremamente delicato perché si riferisce ai problemi del lavoro, dell'occupazione e soprattutto anche ai problemi della professionalità, della competenza specifica ai quali un'Amministrazione regionale che si rispetta, guidata in modo corretto, dovrebbe prestare molta attenzione; invece si ha la sensazione che questo sia proprio l'ultimo problema che interessa chi sta guidando l'amministrazione in questo momento. Devo dire che fa specie il fatto che nasca un problema di competenza proprio per un Assessorato guidato da una persona ritenuta seria, da un uomo di legge ritenuto serio e corretto.
Per evitare di andare fuori tema, preferisco leggere brevemente il contenuto: "Con i decreti numero 1340 e successivi del 3 agosto 2000, l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma, ha bandito numero 7 selezioni, per soli titoli, per l'assunzione di quattro funzionari tecnici e tre istruttori direttivi da impiegare nell'Ufficio di controllo interno di gestione in attività lavorative ascrivibili rispettivamente alla VIII e alla VII qualifica funzionale, in materie informativa e informatica, amministrativa e giuridica, di elaborazione dati, economico-statistica, istituzionale, amministrativa e giuridica", quindi materie particolarmente delicate e specialistiche, devo dire.
Continuo a leggere: "Tali provvedimenti sono illegittimi in quanto: anzitutto contrastano col combinato disposto dell'articolo 52 della legge regionale numero 31 del 1998 e dell'articolo 6 della legge regionale numero 6 del 2000" - quindi una legge recentissima approvata durante questa legislatura - "in base ai quali articoli le assunzioni dei dipendenti regionali (salvo alcune ipotesi particolari) possono aver luogo solo per concorso pubblico, per titoli, per esami e titoli o per corso-concorso, e in taluni casi per soli titoli - qui il riferimento è alla legge numero 6 del 2000 - escludendo quindi la possibilità di assunzioni per selezione" (invece in questo caso si è proceduto a predisporre delle assunzioni per selezione).
Proseguo: "In secondo luogo, i decreti assessoriali di cui trattasi, anziché dare preminenza al possesso del diploma di laurea conseguito nelle specifiche discipline oggetto delle selezioni" - cioè quelle indicate in precedenza - "considerano invece equivalenti fra loro i vari diplomi di laurea, anche se conseguiti in materie del tutto estranee a quelle in oggetto", cioè tutti i diplomi di laurea sono considerati uguali, quindi la competenza e la professionalità chiaramente vanno a farsi benedire!
"Inoltre fra i titoli valutabili ai fini del punteggio sono compresi i <corsi di specializzazione> anche se" - badate bene - "della durata di soli due giorni" - come faccia uno a specializzarsi in due giorni io lo lascio al commento e alla valutazione di tutti - "mentre non figurano i corsi di perfezionamento universitari (che durano non meno di sei mesi e si concludono con un esame) il che significa che un candidato che abbia frequentato un corso di perfezionamento o una scuola di specializzazione universitaria, la cui durata minima è di due anni, o abbia conseguito un dottorato di ricerca, si trova svantaggiato rispetto a chi abbia frequentato due o tre corsi di specializzazione anche di soli due giorni ciascuno.
Infine, è riconosciuto un trattamento particolarmente e giustificatamente vantaggioso, col riconoscimento di un punteggio che va da un minimo di 0,25 ad un massimo di 12 punti su un totale di 20, a coloro che, pur sprovvisti di titoli accademici o di attestati di specializzazione, corsi di perfezionamento, etc., semplicemente abbiano lavorato, con la qualifica di funzionario o equiparato, presso organismi pubblici o privati per periodi a partire da un minimo di 15 giorni..."; questo fa ritenere che si sia voluta "predisporre una corsia preferenziale per persone che abbiano già lavorato o lavorino a titolo precario per la Regione".
Inoltre le Commissioni non sono state scelte nel rispetto dell'articolo 55 della legge regionale 31 del 1998, il quale prevede che devono essere composte da esperti di provata competenza nelle materie di concorso. Tutto ciò è in palese violazione delle norme suindicate, nonché degli articoli 3 e 97 della Costituzione. Di conseguenza, trattandosi di norme illegittime, io, primo firmatario, insieme agli altri venti consiglieri che hanno firmato con me questa interpellanza, chiediamo se il Presidente della Giunta e l'Assessore, tenuto conto dell'evidente e palese illegittimità dei decreti di cui sopra, non ritengano di annullarli in sede di autotutela, cosa doverosa in quanto la pubblica amministrazione deve essere governata, deve essere disciplinata nel rispetto rigoroso della legge.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che adesso, dopo l'avvio del decorso del tempo, al suo scadere scatta automaticamente il nuovo meccanismo per cui viene tolta la parola.
Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. In ordine all'interpellanza in oggetto, rispondo che i decreti di indizione delle selezioni costituiscono puntuale adempimento dell'articolo 72 della legge regionale numero 31 del 1998, inserito nella legge stessa non certo come scelta dell'ultima ora in quanto figurava fin dalle prime stesure dei lavori preparatori della Commissione consiliare competente. Il citato articolo dispone: "Ove l'Amministrazione non disponga, neppure mediante il ricorso a processi di mobilità nell'area contrattuale, delle figure professionali necessarie per assicurare l'immediata attivazione dell'ufficio" - trattasi appunto dell'Ufficio del controllo interno di gestione - "l'Assessore è autorizzato a bandire, nell'ambito delle disponibilità delle dotazioni organiche, apposite selezioni per titoli". Nessuna violazione quindi dell'articolo 52 della medesima legge, sia perché l'articolo 72 si configura come norma speciale, sia perché sotto il profilo dei principi stabiliti in materia di reclutamento viene rispettato pienamente lo spirito dell'articolo 52; al di là dell'aspetto nominalistico, selezione-concorso, su cui sembrano soffermarsi gli interpellanti, le selezioni indette dall'amministrazione sono infatti a tutti gli effetti concorsi pubblici, aperti a tutti. Ancora meno poi si ravvisano elementi di violazione dell'articolo 6 della legge regionale numero 6 del 2000, il cui richiamo nell'interpellanza è del tutto improprio, poiché riguarda esclusivamente modalità di assunzione di personale per qualifica collegata alla scuola dell'obbligo.
L'unica condizione posta dal citato articolo 72 per poter indire le selezioni è quella di una preventiva verifica della possibilità di provvedere alla copertura del fabbisogno dell'ufficio controllo di gestione mediante trasferimenti all'interno dell'apparato regionale. Tale verifica è stata regolarmente svolta; l'esito è stato formalizzato con il decreto numero 900, del 24 novembre 1999, dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione, professor Antonio Loddo, allora in carica, pubblicato sul BURAS numero 36 del 3 dicembre 1999, dal quale è conseguita l'esigenza di reclutare personale dall'esterno.
Premesso che nessuna norma di legge obbliga a specificare in ogni caso il titolo di laurea per l'accesso alla qualifica stessa a concorso, la scelta operata dall'Amministrazione nelle selezioni in esame va vista nell'opportunità di rivolgere le selezioni stesse a personale già formato professionalmente. Obiettivo dell'Amministrazione infatti era quello di assicurare l'immediata attivazione dell'ufficio, di conseguenza sono stati privilegiati, rispetto ai titoli accademici, quelli inerenti all'esperienza lavorativa, non soltanto nell'amministrazione regionale, che è stata anzi considerata alla stregua di qualsiasi altra pubblica amministrazione, ma in organismi pubblici o privati, purché maturata in qualifica e attività corrispondenti o simili a quelle proprie dell'ufficio regionale di destinazione.
Con questa premessa richiedere nelle selezioni una laurea specifica, assieme ad una determinata esperienza lavorativa, maturata in una precisa qualifica professionale, avrebbe potuto condurre ad una troppo ristretta limitazione del numero dei concorrenti.
I titoli universitari, anche se non è espressamente indicata l'intera tipologia, entrano tutti nella valutazione della selezione; il bando, nel prevedere i punteggi, ne indica solo i valori massimi e li gradua a seconda della loro importanza sul piano formativo, demandando alla Commissione le ulteriori determinazioni. Peraltro soltanto il dottorato di ricerca ha un punteggio fisso di 0,50, mentre per i corsi di specializzazione il punteggio di 0,10 deve intendersi come valore limite entro il quale dovrà decidere la Commissione esaminatrice.
L'osservazione sul punto è del tutto incongrua rispetto alla finalità della norma dell'articolo 72 sopra citato e agli obiettivi dell'Amministrazione; questi, lo si è detto, consistono nell'attivazione dell'ufficio di controllo di gestione, quindi non potendo l'Amministrazione assegnare a detto ufficio personale già in servizio, come appurato formalmente col decreto Loddo sopra citato, ha dovuto indire le selezioni per reclutare figure professionali immediatamente impiegabili, in virtù di pregresse esperienze lavorative, in qualifica non inferiore a quella dell'istruttore direttivo funzionario; il che significa che, prima di indire le selezioni, l'Amministrazione ha esaminato, sulla base delle competenze dell'ufficio indicate all'articolo 10 della legge numero 31 e delle esperienze similari presso altre amministrazioni, le attività a cui le competenze stesse daranno luogo, concludendo di dover ricercare figure professionali che svolgano o abbiano svolto attività di elaborazione amministrativa, finanziaria o tecnica, presso organismi pubblici o privati, in possesso comunque del titolo di laurea. La valutazione prevista per tale esperienza lavorativa è dunque strumentale all'obiettivo principale della selezione.
Fatte queste precisazioni, non si vede perché l'Amministrazione avrebbe dovuto privilegiare i titoli accademici, ignorando la specialità della norma, e assumendo che la preparazione professionale provenga sempre e soltanto dalla specializzazione accademica, indipendentemente dalle specifiche esigenze operative, al cui soddisfacimento le assunzioni sono finalizzate.
Del tutto gratuita è poi l'affermazione secondo cui i criteri di valutazione dei titoli realizzerebbero una corsia preferenziale per chi abbia già lavorato nell'Amministrazione regionale. A parte la considerazione che la critica potrebbe essere ribaltata ove si desse preferenza a specifici titoli post universitari, essa stessa è contraddetta dall'ampiezza dei contesti organizzativi presi in esame per la valutazione delle esperienze professionali, tant'è che sono pervenute 2733 domande di partecipazione alle selezioni.
Quanto alle commissioni giudicatrici non si comprende nei confronti di chi siano rivolte le critiche, dato che le persone che compaiono negli elenchi, formati con riferimento alla tipologia delle selezioni, ai sensi dell'articolo 55 della legge numero 31, appartengono o al mondo accademico e della istruzione pubblica con docenze riconducibili ai contenuti professionali del personale da assumere o al mondo delle libere professioni, ovvero sono dirigenti e funzionari dell'Amministrazione, dotati di preparazione professionale adeguata.
Concludendo, l'Amministrazione ritiene che le selezioni così come configurate siano legittime e rispondenti alle finalità di legge, tant'è vero che, per quanto riguarda il contenzioso giudiziario ipotizzato, si rileva che ad oggi i due ricorsi che risultano presentati da altrettanti dipendenti regionali, con richiesta di sospensiva rivolta al Tar della Sardegna che l'ha dichiarata inammissibile, nel merito sono stati dichiarati improcedibili.
PRESIDENTE. Onorevole Dore, lei ha esaurito il tempo a sua disposizione nel corso dell'illustrazione.
DORE (I DEMOCRATICI). Va bene, ma credo di avere il diritto di dire qualcosa in replica.
PRESIDENTE. Se lei vuol dire qualcosa, le do la parola facendo un'eccezione al Regolamento, ma la prego di essere sintetico.
DORE (I DEMOCRATICI). Sarò sintetico, perché c'è da dire semplicemente che intanto quella disposizione citata, a parte la discutibile legittimità, dovrebbe essere una disposizione di carattere eccezionale, in quanto è soprattutto norma transitoria che risale ad oltre tre anni or sono, per cui tutto sommato l'uso è da ritenersi non corretto, ma poi soprattutto non ha risposto in maniera accettabile ed esauriente alle critiche in ordine ai criteri. Veramente io credo che sia un qualcosa che ha dello scandaloso. Assessore, io non so quanti siano i ricorsi al Tar presentati fino a questo momento, ma il problema non è chiuso, anzi il problema si è appena aperto, perché a quanto pare state procedendo alle selezioni in questi giorni; vedremo che cosa succederà in seguito.
Questo fatto crea grave disparità di trattamento e un notevole discredito nei confronti dell'Amministrazione regionale, la quale però in fatto di discredito ne ha talmente tanto che, come si dice, uno più o uno meno c'è anche poco da dire.
USAI (A.N.). Sei stato minaccioso e dissacrante nei confronti delle istituzioni!
Sul Regolamento
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul Regolamento il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Voglio intervenire per un brevissimo riferimento al Regolamento perché mi preoccupano certe interpretazioni che potrebbero costituire dei precedenti. L'interpellante non ha il diritto di superare il tempo, però ha il diritto di replica. Non vorrei che, per esempio, domani o dopodomani succedesse che il Presidente di turno richiami me, o altri colleghi, durante un intervento per il quale si ha diritto a venti minuti di tempo, dopo dieci minuti, per avvisare che nell'intervento precedente ne sono stati già utilizzati dieci.
Quindi, per evitare che passino, senza osservazioni, interpretazioni di questo genere, ho preferito prendere la parola e spero che il Presidente avrà la cortesia di capire il mio intervento.
PRESIDENTE. Onorevole Scano, vorrei ricordare a lei e a tutti i colleghi, che il quinto comma dell'articolo 109 prevede che il tempo concesso all'interpellante per l'illustrazione e per l'eventuale replica alle dichiarazioni della Giunta regionale per precisare di essere o no soddisfatto non può superare complessivamente i cinque minuti. La norma è questa e non ha bisogno di essere interpretata, cioè il tempo concesso ammonta complessivamente a cinque minuti, nel caso di cui trattasi l'interveniente ha avuto otto di minuti, quindi non è questione.
Se dobbiamo dire che la norma vale per tutti, allora anche nel proseguo di questa seduta e nelle prossime, nonostante il superamento nella prima fase del tempo totale, concediamo la secca replica per dire che si è soddisfatti o non soddisfatti, altrimenti concediamo altri cinque minuti, però bisogna che tutti all'unanimità affermiamo che questa è un'interpretazione estensiva del Regolamento; ma non mi sembra che sia questo.
SCANO (D.S.). Il presentatore dell'interpellanza ha diritto di replica.
PRESIDENTE. Ma il diritto di replica è previsto sempre all'interno dei cinque minuti; mi sembra che concederne altri cinque, oltre il tempo previsto e inoltre sforato, sia fuori dal Regolamento. Se però siamo tutti d'accordo nell'interpretare il Regolamento in questo modo, ditelo, non ci sono problemi.
Se volete che si preannunci il decorrere del tempo, in modo da potersene riservare per l'eventuale replica, basta dirlo, se siamo tutti d'accordo non ci sono problemi.
Continuazione dello svolgimento di interpellanze
PRESIDENTE. Proseguiamo con lo svolgimento dell'interpellanza numero 122/A. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
INTERPELLANZA BALIA - SELIS - CUGINI - FADDA - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - MASIA - CALLEDDA - MORITTU - SANNA Alberto - DORE sul provvedimento adottato dal Consiglio di amministrazione dell'E.S.A.F. relativo al mancato rinnovo dei contratti di appalto per la gestione degli impianti di potabilizzazione e di depurazione.
I sottoscritti
accertato che il Consiglio di amministrazione dell'E.S.A.F., con delibera n. 89 del 21 novembre c.a., ha deciso di procedere all'assunzione diretta della conduzione degli impianti di potabilizzazione e di depurazione attualmente gestiti in appalto;
considerato che, secondo i programmi dell'ente, le scadenze degli appalti non rinnovati interessano 250 lavoratori al 31 gennaio 2001 ed altri 150 al 31 dicembre 2001 col fondato rischio che si creino ulteriori sacche di disoccupazione e nuove gravi tensioni sociali;
rilevato che con la richiamata delibera, oltre alla attribuzione di competenze specifiche ai dipendenti in servizio, si prevedono assunzioni a tempo determinato di personale fuori ruolo sino all'espletamento della procedura per la revisione della pianta organica e per la definitiva assunzione di personale di ruolo;
sottolineato che appare quantomeno singolare che vengano disdetti contratti di appalto, col reale rischio che lavoratori di lungo periodo vengano licenziati senza che l'ente sia nelle condizioni per garantire la conduzione diretta degli impianti con propri dipendenti, tant'è che prevede l'assunzione di personale a tempo determinato,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore dei lavori pubblici e l'Assessore del lavoro per conoscere:
a) quali reali motivazioni abbiano indotto il Consiglio di amministrazione dell'Ente Sardo Acquedotti e Fognature ad assumere una delibera che reintroduce criteri contrari alla gestione di servizi delegati alle imprese private;
b) se sia politicamente condiviso questo nuovo indirizzo;
c) quali garanzie sussistano a favore dei lavoratori attualmente occupati ed attraverso quale percorso giuridico;
d) come verrà reclutato il personale fuori ruolo assunto a tempo determinato;
e) se il Presidente e gli Assessori interpellati siano in possesso di un quadro della spesa dal quale si evidenzi il reale risparmio ottenuto con la pubblicizzazione dei servizi;
f) se non ritengano, in ogni caso, utile ed opportuno intervenire per sospendere il provvedimento assunto dal Consiglio di Amministrazione dell'ESAF, attivare un dibattito in Consiglio regionale teso a verificare l'utilità della pubblicizzazione del servizio e ove ciò fosse attendere comunque che l'ente E.S.A.F. sia in condizione di garantire una diretta operatività senza che debba ricorrere a nuove e provvisorie procedure di assunzione di personale a tempo determinato. (122)
PRESIDENTE. Il consigliere Balia ha facoltà di illustrare l'interpellanza.
BALIA (F.S.D.). L'interpellanza è rivolta, oltre che all'onorevole Presidente della Giunta regionale, all'Assessore del lavoro e all'Assessore dei lavori pubblici; essendo presente l'Assessore dei lavori pubblici presumo che eventualmente darà risposte anche relativamente agli aspetti non di diretta competenza.
Ci risulta che, con la delibera numero 89 del 21 novembre dell'anno 2000, il Consiglio di amministrazione dell'ESAF ha deciso di procedere all'assunzione diretta della conduzione degli impianti di potabilizzazione e di depurazione, attualmente gestiti in appalto. Ora, mentre da un lato si delibera la rescissione dei contratti di appalto, dall'altro lato si prevedono assunzioni di personale a tempo determinato e fuori ruolo, sino all'espletamento della procedura per la revisione della piante organica e per la definitiva assunzione del personale di ruolo.
Questa procedura ci pare singolare almeno per due aspetti diversi: un primo aspetto, assessore Ladu, riguarda il numero dei lavoratori che, allo stato attuale, sono impegnati in imprese appaltatrici degli impianti di depurazione e potabilizzazione in Sardegna. Il provvedimento assunto dall'Esaf, riguardante contratti di appalti non rinnovati, interessa 250 lavoratori al 31 gennaio 2001 ed altri 150 lavoratori al 31 dicembre 2001, i quali rischiano evidentemente di ritrovarsi sulla strada.
E` singolare però soprattutto per un altro motivo, eminentemente politico, cioè che vengano disdetti contratti partendo dal presupposto che in quel settore vi è un'opera di pubblicizzazione del servizio, quindi la Regione attraverso il proprio ente strumentale non provvede più all'organizzazione del servizio, ma provvede anche alla gestione diretta; questo concetto ci pare superato dai tempi ed onestamente lo consideriamo più caro alla filosofia ispiratrice delle sinistre che ad un governo di centrodestra.
Altro aspetto singolare è che, mentre vengono disdettati i contratti in essere, l'Esaf proceda... Presidente, saranno pure previsti cinque minuti, ma lei mi consenta, in queste condizioni non è possibile parlare in Aula!
PRESIDENTE. Io la capisco, ma non posso fare altro che richiamare i colleghi, al massimo li posso richiamare singolarmente.
BALIA (F.S.D.). Io non intervengo finché lei non riesce a ripristinare un attimo di silenzio.
PRESIDENTE. La capisco, si terrà conto di questa interruzione. Prego i colleghi di prendere posto all'interno dell'Aula. Prego, onorevole Balia.
BALIA (F.S.D.). Onorevole Ladu, dicevo che è perlomeno singolare che vengano disdettati contratti di appalto con una premessa tutta politicacon la quale si dichiara che contemporaneamente l'Esaf non è ancora in grado di procedere ad un rimpinguamento della propria pianta organica e quindi ad una definitiva assunzione a tempo indeterminato di personale di ruolo. Questo ci fa pensare che si tratti di uno stratagemma per consentire nuove assunzioni, licenziando però chi di fatto ha già una professionalità e un lavoro sia pure a carico di enti privati.
Inoltre vorremmo conoscere qual è specificatamente l'opinione dell'Assessore, e della Giunta regionale nel suo insieme, rispetto alla reintroduzione del criterio di privatizzazione in servizi già delegati alle imprese private, vogliamo capire se questo indirizzo è condiviso dall'Assessore dei lavori pubblici, quali garanzie sussistano a favore dei lavoratori attualmente occupati e soprattutto, Assessore, vorremmo sapere se, così come si afferma...
PRESIDENTE. Prego onorevole Balia.
BALIA (F.S.D.). Parlano anche gli Assessori adesso!
PRESIDENTE. Io più che fare richiami singolarmente, in questo caso onorevole Fantola, onorevole Rassu, onorevole Milia, di più non posso fare. Prego, onorevole Balia.
BALIA (F.S.D.). Io mi chiedo se la presentazione di interpellanze risponda ad una mera esigenza di formalità o se abbia un senso e serva perchè la Giunta regionale informi correttamente il Consiglio ed i cittadini, oppure se tutto debba avvenire nel disinteresse più generale con Assessori che dovrebbero essere...
PRESIDENTE. Onorevole Balia, abbiamo ben presente che le interpellanze e le interrogazioni valgono per tutti e che lei ha un suo diritto che deve essere tutelato, quindi prego ancora una volta i colleghi, già richiamati singolarmente...
BALIA (F.S.D.). Inizi col richiamare gli Assessori, Presidente!
PRESIDENTE. Gli Assessori sono attenti, sono i colleghi che sono meno osservanti delle norme del Regolamento.
BALIA (F.S.D.). Non è così, Presidente!
PRESIDENTE. L'extrema ratio è sospendere la seduta per poter svolgere regolarmente le interpellanze.
BALIA (F.S.D.). Si guardi attorno, gli Assessori sono seduti nei banchi del Consiglio e stanno regolarmente chiacchierando.
PRESIDENTE. L'extrema ratio è sospendere la seduta, cosa che farò se insistiamo su questo punto. Prego, onorevole Balia.
BALIA (F.S.D.). Dicevo, onorevole Ladu, che vorremmo soprattutto avere notizie sul tanto decantato quadro di spesa, così come nella delibera si fa riferimento, dal quale parrebbero apparire possibili soluzioni che porterebbero ad un notevole risparmio di risorse finanziarie. Mi chiedo se ciò sia una pura affermazione o se invece questo fatto si sia davvero sostanziato in un quadro sinottico laddove si esamina la situazione attuale e la situazione futura, a quadro modificato. Inoltre, onorevole Assessore, soprattutto sotto questo profilo vorrei porle una domanda che è evidentemente ed eminentemente politica e per la quale ci si aspetta una risposta altrettanto politica: non ritiene assolutamente lesivo, anche degli interessi dell'ente della Sardegna, procedere alla ripubblicizzazione di un settore che stava viaggiando invece sull'onda (condivisa credo unanimemente in passato da questo Consiglio regionale) della privatizzazione?
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei lavori pubblici.
LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Io credo che, per rispondere compiutamente a questa interpellanza, sia necessario partire dalla legge regionale numero 15 del 1999; per quanto riguarda questo argomento, devo dire che si intreccia tutta una serie di problematiche, esse giustamente sono state anche evidenziate dagli interpellanti e per ultimo dal consigliere Balia, e io tenterò di dare loro una risposta.
La legge regionale numero 15 del 1999 prevedeva che l'Esaf, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della stessa, approvasse un piano pluriennale finalizzato al risanamento del suo bilancio, entro un periodo massimo di quattro anni. E' inoltre previsto che tale piano, consegnato all'Assessore regionale dei lavori pubblici, sia approvato con delibera della Giunta regionale e reso immediatamente esecutivo. Al conseguimento degli obiettivi contenuti nel piano, l'Esaf sarà trasformato in società mista pubblico-privata a prevalente capitale pubblico e quindi praticamente verrà di fatto soppresso.
Sulla base di questa legge, approvata nella passata legislatura, nel mese di luglio l'Esaf ha presentato un piano pluriennale di risanamento,dopo di che la Giunta regionale l'ha approvato. Mi pare che tutto stia camminando sotto la logica, appunto, di arrivare ad un risanamento di bilancio nei tempi previsti e stabiliti dalla legge regionale che noi abbiamo approvato.
Per predisporre questo risanamento di bilancio, l'Esaf ha condotto alcuni studi ed effettuato alcuni calcoli dopo i quali effettivamente ha constatato (questi sono i dati che l'Esaf ha fornito all'Assessorato) che il tipo di rapporto con le imprese, alle quali aveva dato in appalto i servizi per la gestione degli impianti di potabilizzazione e depurazione, praticamente ha costi di gran lunga maggiori rispettoall'assunzione diretta come ente. Effettivamente oggi sembrerebbe un controsenso marciare in questa direzione, visto che è chiaro che domani, quando entrerà in vigore la legge Galli, si avvierà un processo di privatizzazione e quindi si andrà in direzione di una gestione diversa. Però, oggi, secondo i calcoli che sono stati fatti dall'Esaf, ci sarebbe un risparmio considerevole, addirittura dieci miliardi, passando da una gestione delle imprese alla gestione diretta degli impianti.
Allora, dove vengono risparmiati questi soldi? Intanto bisogna dire che i costi sono notevolmente lievitati per un certo tipo di contratto applicato oggi dalle imprese che assumono personale per la gestione degli impianti, il contratto "AUSITRA", il quale risulta molto più oneroso rispetto a quello dei dipendenti dell'Esaf. Quindi, sembrerebbe opportuno a quel punto passare direttamente dalla gestione indiretta ad un altro tipo di gestione, tanto più che non è neanche garantito il posto di lavoro nelle imprese. A questo punto noi ci stiamo ponendo seriamente e realmente il problema di uno stipendio dignitoso oltre a quello, sicuramente più importante e al quale dobbiamo dare una risposta soprattutto in termini di occupazione, della garanzia del posto di lavoro.
Inoltre i costi sono lievitati poiché in molti casi si effettuava un doppio controllo, ad esempio per quanto riguarda il controllo batteriologico o anche i trattamenti chimici delle acque, un primo controllo viene praticato dalle imprese e un secondo dall'Esaf.
PRESIDENTE. Ricordo all'Assessore che è scaduto il tempo a sua disposizione.
LADU (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Quindi, praticamente, sotto questo profilo c'è un dispendio di risorse economiche; in più viene conteggiato anche l'utile di impresa.
Per quanto riguarda la garanzia del posto di lavoro che viene data oggi ai circa 400 dipendenti delle imprese esterne, l'Esaf - sulla base della legge regionale numero 6, che è una legge di adeguamento della "31" - prevede l'assunzione di questo personale il quale, poiché la legge citata prescrive che vengano conteggiati pure i titoli acquisiti in questi anni anche lavorando con imprese esterne, praticamente avrà sicuramente una corsia preferenziale per quanto riguarda la possibile assunzione. Pertanto io credo che ci dobbiamo porre il problema oggi di far sì che queste 400 persone e più, che lavorano nelle imprese, abbiano la possibilità della garanzia del posto di lavoro; nel contempo, nel rispetto della legge numero 15 del 1999, si può arriva anche ad un certo risparmio da parte dell'ente, considerevole dato che si aggira sui dieci miliardi circa diciamo in un anno.
Presidente. Ha facoltà di replicare il consigliere Balia.
BALIA (F.S.D). Assessore, intanto vorrei fare una considerazione, lei parte dall'esigenza di risanamento del bilancio, cosa che per altro è imposta per legge. Io ricordo invece altre occasioni nelle quali da più parti, e soprattutto dai settori del centrodestra, relativamente ad un altro comparto, quello industriale, quello strettamente connesso per esempio con l'emsa, si urlava, si gridava, si pretendeva una rapida privatizzazione individuando quella metodica come l'unica capace di garantire risparmio. In questo caso, vedo che si procede in una direzione diametralmente opposta.
Peraltro, Assessore, dalle sue espressioni debbo dire che ho anche notato forti perplessità e difficoltà; per cui mi pare di capire, anche se lei non lo ha certamente affermato, che non condivida totalmente ed appieno il percorso che l'esaf in questa direzione ha iniziato. Comprendo le buone intenzioni dell'Assessore il quale dice che ogni posto di lavoro verrà garantito, ma non comprendo come ciò possa ottenersi nel momento in cui si disdicono gli attuali contratti di appalto e si ricorre alle assunzioni così dette "novantine", cioè per 90 giorni, anticipando una metodica con la consapevolezza che l'ente oggi non è in grado di procedere direttamente attraverso una rivisitazione del proprio organico. Assessore, relativamente poi ai calcoli riferiti al possibile risparmio di risorse finanziarie, questa resta una mera affermazione; vorremmo invece vedere le tabelle sinottiche, vorremmo controllarle, vorremmo verificare che vi sia un reale risparmio. Per cui, siccome non posso dichiararmi soddisfatto per la risposta avuta, anticipo che questa interpellanza verrà trasformata in mozione.
Presidente. Passiamo all'esame dell'interpellanza numero 126. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - PACIFICO sulle gravi violazioni della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, in relazione alla organizzazione degli uffici dell'Amministrazione regionale e alle competenze dei dirigenti in materia di gestione della spesa.
I sottoscritti,
constatato che:
- l'art.24 della legge regionale n. 31 del 1998, (concernente l'organizzazione degli Uffici dell'Amministrazione regionale e la competenza dei dirigenti), attribuisce ai direttori generali compiti:
- di collaborazione con gli organi di direzione politica;
- di attuazione delle direttive generali, dei piani e dei programmi, con l'obbligo di affidarne la gestione ai competenti direttori di servizio;
- di controllo e coordinamento dell'attività dei direttori di servizio;
- lo stesso articolo non assegna ai direttori generali compiti di gestione diretta delle risorse finanziarie, né quelli relativi alla adozione dei connessi provvedimenti e atti amministrativi;
- l'articolo 25 della predetta legge, invece, attribuisce sostanzialmente in via esclusiva, ai direttori di servizio le competenze relative all'adozione degli atti e dei provvedimenti amministrativi, nonché i poteri di spesa e di acquisizione delle entrate;
- i contenuti dell'articolo 25 sono ulteriormente confermati dalle procedure di assegnazione ad interim degli incarichi vacanti di direzione dei servizi, così come disposto dal comma 3, dell'articolo 30 della legge regionale n. 31 del 1998, che esclude il direttore generale da tali incarichi i quali , invece, debbono essere prioritariamente attribuiti al dirigente di servizio più anziano, o in mancanza di dirigenti nella stessa direzione generale, al funzionario con maggiore anzianità.
appurato che la Giunta regionale in carica consente la sistematica violazione delle su citate normative per cui alcuni direttori generali dell'Amministrazione regionale esercitano poteri di spesa e di adozione dei connessi provvedimenti amministrativi di chiara competenza dei direttori di servizio;
appurato, in particolare, che l'Assessorato degli affari generali e del personale non ha provveduto affinché fossero regolarmente esercitate, in caso di vacanza del titolare, le funzioni di direzione dei servizi dai dirigenti competenti secondo quanto disposto dalla citata legge regionale;
verificato che non risulta alcuna iniziativa della Giunta volta a superare tale situazione di illegittimità nel rispetto della succitata legge regionale n. 31 del 1998 per la realizzazione della riforma dell'organizzazione dell'apparato burocratico regionale, nei tempi indicati dalla medesima legge;
verificato, anzi, che tale situazione di illegittimità risulta riproposta dalla stessa Giunta regionale nel disegno di legge di bilancio 2001/2003, ove in dispregio della legge sulle competenze delle strutture e dei preposti dirigenti, sono attribuite ad alcune direzioni generali i fondi relativi a diverse U.P.B. (unità previsionali di base);
ritenuto che tale comportamento é teso ad assicurare, tramite i direttori generali, nominati "intuitu personae" dalla attuale Giunta regionale, il controllo politico-partitico delle attività di spesa dei servizi vacanti e di altri ambiti di attività, di norma assegnate alla competenza dei servizi, determinando di fatto una condizione di illegittimità diffusa e il rischio, non remoto, di provocare contenziosi onerosi per l'Amministrazione nonché il conseguente blocco della spesa, oltreché pregiudicare gravemente la correttezza e l'imparzialità dell'azione amministrativa,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli affari generali., personale e riforma della Regione per conoscere:
1) se intendano intervenire, come e quando, per porre fine a tale grave e pericolosa situazione di mancato rispetto della legge, anche al fine di evitare la discrezionalità e la irregolarità e il possibile conseguente blocco della spesa relativa alle linee di attività interessate;
2) se intendano acquisire dalla Ragioneria regionale, alla quale compete, tra l'altro, il controllo sulla competenza dell'ordinatore di spesa ad emettere i provvedimenti d'impegno e pagamento, le necessarie spiegazioni in relazione alla emissione di atti di spesa da parte di direttori generali, per legge incompetenti;
3) se intendano, infine, attivarsi per modificare la proposta di bilancio 2001/2003, nelle parti nelle quali risulta illegittima, in violazione delle disposizioni di cui alla legge regionale n. 31 del 1998, in ordine alla assegnazione di risorse finanziarie e le connesse procedure di spesa in capo alle direzioni generali. (126)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'interpellanza.
Cogodi (R.C.). Io ricordo, signor Presidente e colleghi, la commozione che ci colse tutti quando, presentando l'attuale Giunta regionale, alla lettura delle dichiarazioni programmatiche, il Presidente Floris annunciava che innanzitutto era avvenuta la conquista del potere da parte della nazione sarda e poi, in questo contesto così sconvolgente o fortemente innovativo, veniva pure annunciato il famoso shock burocratico, e tutti noi, ricordo, rimanemmo galvanizzati da questo shock, e in qualche modo eravamo soddisfatti. Finalmente, dopo generazioni di uomini e qualche volta anche di donne che inutilmente ci avevano provato, arrivava lo shock burocratico.
L'interpellanza che noi abbiamo presentato tratta di una questione molto grave, semplice e grave… non comprendo perché l'Assessore degli affari generali, che è il primo interessato a questa questione, beatamente chiacchieri con l'Assessore dei lavori pubblici o si lasci "chiacchierare" dall'Assessore dei lavori pubblici, il quale farebbe bene a pensare alla risposta che non ha dato prima, in modo che se la possa studiare e la prossima volta rispondere adeguatamente. Io sto parlando con la Giunta, io non lei, lei deve ascoltare e non disturbare peraltro l'Assessore degli affari generali che dovrà rispondere puntualmente, non leggere il foglietto che qualche ufficio, non so come, gli abbia preparato, dovrà rispondere...
LADU (P.P.S.- C.D.U. Sardi), Assessore dei lavori pubblici. Ma cosa stai dicendo? Non hai ascoltato quello che ho detto.
Cogodi (R.C.). Ma non sto parlando con lei, a lei ho detto solo di non disturbare l'Assessore che principalmente deve ascoltare. E ne ho diritto! Qui siamo in una specie di "Bar dello sport". Lei, Presidente, deve dire agli Assessori di stare al loro posto compostamente; non sono io che devo dire a un Assessore di non disturbare!
Immagino che, in assenza del Presidente della Giunta, sarà l'Assessore degli affari generali che dovrà rispondere come è o come non è che valga, nella nostra Regione, l'articolo 30 della legge numero 31 del 1998, il quale dice, sono tre righe, le leggo: "In caso di vacanza del titolare," - si parla di direttori generali e di servizio - "le funzioni di direttore di servizio sono esercitate dal dirigente con maggiore anzianità nella qualifica, fra quelli assegnati alla direzione generale di cui il servizio fa parte, escluso - dice la legge - il direttore della medesima," (il direttore generale)"o, in mancanza di dirigenti, dal funzionario con maggiore anzianità nella qualifica fra quelli assegnati al servizio."; questa è la legge.
Accade in Regione, in diversi Assessorati, pare anche enti, ma qui ci occupiamo per intanto di Assessorati, abbiamo gli atti e i certificati, che determinati servizi non vengano coperti, e che le funzioni principali dei direttori di servizio, che riguardano innanzitutto la responsabilità della spesa, invece di essere esercitate come dice la legge, vedi l'articolo 30 della legge regionale 31, vengono invece avocate dai direttori generali;cioè provvedono a gestire la spesa i direttori generali che, per legge, non possono, lo dice l'articolo 30.
Non è una questione, come dire, puramente formale, perché la principale portata della legge numero 31 era un inizio di riforma (riformisti, dove siete? Riformatori, perché vi nascondete? Fantola dov'è?). Quell'avvio di riforma, che distingueva il potere politico dal potere gestionale, consentiva a qualsiasi Giunta, ha consentito a voi, di estromettere tutti i direttori precedenti, non perché incapaci, ma perché non erano di vostra fiducia; infatti li avete nominati, spoils system avete detto che si chiamava, il che tradotto vuol dire "dirigenti di fiducia". Va bene, però intanto i direttori generali sono di fiducia e li avete potuti scegliere e nominare in quanto la legge dice che non possono esercitare dirette funzioni gestionali di spesa.
Invece voi, in dispregio della legge, lasciate servizi scoperti; ma la legge ci aveva pensato a quello, e vi ha detto, a tutti ha detto che, quando c'è un servizio scoperto, quella funzione è esercitata dal pari grado più anziano di età. Questa è l'interpellanza, perché qui non versiamo in materia di formalismo di interpretazione, ma in materia di corretta gestione e di rispetto delle leggi della Regione, attendiamo la risposta, vediamo quale può essere la nota che all'Assessore è stata affidata posto che, non ascoltando prima, era così sicuro di poter rispondere leggendo il foglietto.
Presidente. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Io, caro onorevole Cogodi, mi riservo il diritto di rispondere come meglio preferisco, quindi potrei rispondere a braccio, perché conosco benissimo l'articolo 30 ma anche l'articolo 24 della legge numero 31, ma siccome devo contenermi entro stretti, rigorosi limiti di tempo, e cioè i cinque minuti che il Regolamento mi attribuisce, e siccome voglio rispondere a tutta quanta l'interpellanza, compresa la parte alla quale lei in questo momento non ha fatto cenno, quella relativa al bilancio eccetera, io mi permetto di leggere le note che mi sono state, lei dice, "preparate". Le garantisco comunque che sottoscrivo e assumo la paternità intera di quello che c'è scritto qua. Grazie.
In merito all'interpellanza si osserva, prima di tutto, che il rapporto tra direttore generale - si legga tutta la "31" però onorevole Cogodi - e direttori di servizio, per ciò che concerne la competenza all'adozione dei provvedimenti gestori, è regolato essenzialmente dall'articolo 24, comma 1, lettera b), e dall'articolo 25, comma 1, lettera b), della legge regionale numero 31 del 1998. Le relative norme stabiliscono che il direttore generale curi l'attuazione dei programmi affidandone di norma, sottolineo "di norma", la gestione ai direttori di servizio, e che questi curino la gestione delle attività del servizio ad essi attribuito e degli altri compiti delegati dal direttore generale, adottando i relativi provvedimenti amministrativi. Le norme quindi pongono una regola generale di organizzazione che, tuttavia, per motivate ragioni di pubblico interesse, può essere derogata.
Fatta questa premessa interpretativa - che poi non è interpretativa, è scritto nella legge questo - occorre evidenziare che, dal momento in cui è divenuto efficace il provvedimento di riorganizzazione (cioè il decreto del Presidente della Giunta numero 4 del 2000, adottato ai sensi dell'articolo 71, legge 31), e quindi dal momento in cui si sono realizzati i presupposti per il conferimento degli incarichi dirigenziali, l'Assessorato ha svolto una costante azione di indirizzo finalizzata alla copertura dei servizi. Poiché il numero dei dirigenti si è rivelato, nella prima applicazione di legge - ma ancora oggi è così - insufficiente a coprire l'integrale assetto, l'Assessorato ha affrontato e risolto il problema della copertura dei servizi rimasti vacanti (per il cui efficiente funzionamento il meccanismo delle sostituzioni automatiche, previsto dall'articolo 30, risultava assolutamente insufficiente proprio per la mancanza di dirigenti) disponendo, con apposite direttive del 24 marzo, del 27 giugno e del 12 ottobre 2000, che alla copertura si provvedesse comunque con incarichi di reggenza interinale, da conferire a dirigenti già preposti ad altri servizi. Ciò evidentemente proprio al fine di assicurare la continuità amministrativa nei modi voluti dalla legge "31", evitando appunto che, in quei servizi, l'assenza di riferimento dirigenziale provocasse incertezza sulla competenza ed eventuali azioni non in linea con lo spirito della legge, cioè affinché si evitasse che i direttori generali esercitassero atti gestori.
Fermo dunque che l'azione generale dell'Assessorato, quale si desume dalle predette direttive e dalle risposte ai singoli e diversi quesiti degli Assessori, è stata rivolta a realizzare l'organizzazione dell'Amministrazione secondo i criteri di suddivisione delle attribuzioni dei direttori generali e di quelli di servizio configurati nella legge "31". Si evidenzia che eccezionalmente, e per ragioni di interesse pubblico, si è dovuta invocare l'applicazione dell'articolo 24 della legge numero 31, nella parte in cui consente che il direttore generale trattenga alla propria competenza limitati e individuati atti di gestione.
Ciò è avvenuto, ad iniziativa di questo Assessorato, in data 25 luglio 2000, per superare il rifiuto di registrazione opposto dalla Corte dei Conti nei confronti di provvedimenti che, in quanto costituenti adempimento di normativa comunitaria, la Corte stessa ha ritenuto soggetti al suo controllo in virtù del decreto legislativo numero 74 del 1998. Infatti questi atti, adottati dai competenti direttori di servizio, sono stati restituiti privi del visto e della registrazione della Corte dei Conti, non avendo essa riconosciuto legittimazione ai direttori di servizio a causa dell'asserita inefficacia del provvedimento di riorganizzazione numero 4 del 2000. Sulla questione sollevata dalla Corte dei Conti, in merito al provvedimento di riorganizzazione, pende, come è noto, ricorso per conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale. Pertanto, l'esercizio di competenze gestionali da parte dei direttori generali, relativamente agli atti di rilievo comunitario, cesserà automaticamente una volta intervenuta la decisione della Corte costituzionale.
L'Assessorato comunque effettuerà i dovuti accertamenti per verificare le modalità di esercizio delle competenze dirigenziali in materia di gestione e, se corrisponderà al vero questo, interverrà con appositi atti di indirizzo e di direttiva per assicurare che la gestione sia svolta nel pieno rispetto della lettera e delle finalità della legge numero 31.
Per quanto riguarda il disegno di legge di bilancio - questo non l'ha svolto, ma lo dico ancora - occorre premettere una breve considerazione di ordine interpretativo, questo sì. La materia circa l'assegnazione e la disponibilità di risorse finanziarie occorrenti per la gestione dei programmi e delle attività regionali è disciplinata dall'articolo 9 della legge numero 31, il quale dispone che l'organo di direzione politica determini le risorse finanziarie da destinare alle diverse finalità e che il direttore generale, sulla base delle risorse messe a sua disposizione, determini i programmi operativi affidandone la gestione ai direttori di servizio. La norma, come è evidente, conferma quelle relative alle competenze dei due soggetti dirigenziali di cui sopra si è detto, nel senso che il direttore generale definisce i programmi e i direttori di servizio li attuano, adottando per l'esecuzione i provvedimenti gestori.
Ma questo sistema non implica affatto che tutte le risorse di bilancio vengano, nel bilancio stesso, ripartite tra i servizi e ad essi direttamente imputate. Al contrario, sembra doversi ammettere, correttamente, che in linea generale le risorse vadano imputate alla direzione generale, la quale le assegnerà al servizio competente per materia o le ripartirà fra i servizi competenti per materia, nel momento in cui verrà definito il programma operativo o il progetto esecutivo per la cui realizzazione le risorse sono state iscritte in bilancio. Naturalmente può anche avvenire che il programma di spesa sia determinato compiutamente dalla legge e che l'esecuzione sia chiaramente a carico di un servizio, in questo caso lo stanziamento di bilancio potrà avere un'imputazione diretta a favore di quel servizio, come mi pare che in molti casi o nella stragrande maggioranza dei casi sia accaduto.
La materia è dunque complessa ed è doveroso considerare che la riforma del bilancio è nella fase di prima attuazione. Si terrà conto dell'esperienza quindi per apportare nel futuro le modifiche che una corretta lettura dei principi di riforma della "31" - e quindi del principio di separazione fra attività di indirizzo politico e attività di gestione e del principio di responsabilità dirigenziale - esigerà; modifiche che potranno andare in una direzione o nell'altra a seconda della natura e delle caratteristiche dello stanziamento.
Venendo poi ad aspetti particolari relativi alla lettura della proposta di bilancio, in primo luogo si osserva che i capitoli imputati, con carattere di generalità, alle direzioni generali sono limitati a quelli che attengono all'acquisizione di risorse specialistiche (ad esempio studi, consulenze, ecc.) ovvero a somme da rassegnare ai servizi, ove se ne presenti la necessità, per il reintegro…
Va bene, alla prossima puntata…
Presidente. No, Assessore, è inutile che se la prenda con me. Decorso il tempo previsto per l'intervento, automaticamente il microfono si spegne; io l'avevo avvertita che le avrei tolto la parola, ma non gliel'ho tolta, quindi la prego concluda.
MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Non me la prendo, siccome ho sentito il Presidente dire che l'onorevole Dore aveva parlato per otto minuti, mi stupisce che dopo cinque minuti io venga interrotto.
Allora, la soluzione proposta nel bilancio è legittima, in quanto non si tratta di risorse ordinarie dei servizi, ma di risorse eventuali di cui i servizi stessi potrebbero avere necessità e ai quali verrebbero destinate. Si osserva inoltre che altre UPB (Unità Previsionali di Base) risultano intestate alle direzioni generali per ragioni di ordine tecnico-contabile per le quali è stato introdotto l'articolo 11 nella legge di bilancio. In sostanza si tratta di unità di base caratterizzate dalla presenza di residui provenienti dall'esercizio di competenze plurime che, con la riorganizzazione dei servizi, non sono ora riconducibili a un'unica struttura. Per cui istituire un'unica UPB all'interno di un servizio determinerebbe problemi notevoli di competenza. Tale soluzione è provvisoria e limitata solo al 2001. Infine, relativamente alle altre UPB intestate a direzioni generali, valgono le considerazioni di ordine generale desunte dall'articolo 9 della legge "31" e di cui si è detto in precedenza.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per dichiarare se è soddisfatto.
COCODI (R.C.). Basta poco per dichiarare la nostra totale insoddisfazione. Ormai è una tecnica, la conosciamo, quando si rappresenta una questione, anche la più semplice, basta dire che la questione è complessa e per dimostrare che è complessa viene complicata. Con tutto un fardello, una costruzione che io immaginavo i suoi uffici le avevano rappresentato e dato. Sfido uno, che ha sentito tutta quella cosa, a dire se ha capito qual è il punto che qui stiamo discutendo. Basta complicarla una cosa, renderla difficile da capire e tutto procede come prima.Invece è semplice, io le ho letto prima l'articolo 30 della legge numero 31, il quale prevede da chi debbano essere esercitate le funzioni di direttore di servizio, in caso di assenza o vacanza, eccezion fatta per i direttori generali che non potrebbero compierere atti di spesa. "Eccezion fatta" vuol dire che non può. Lei mi consiglia di leggere tutta la legge numero 31, anche l'articolo 24. L'ho letto, ce l'ho qui. Il suo funzionario le ha detto che l'articolo 24, lettera b), parla di "direttive generali, di piani e di programmi", i quali "di norma" sono affidati ai direttori di servizio, "di norma", quindi vuol dire che tollererebbero qualche eccezione, le direttive, i piani e i programmi, ma non la spesa, che viene dopo, e l'articolo 24 continua dicendo "ripartendo fra di essi…" la spesa. Il "di norma" è prima.
I direttori generali non possono fare ordini di spesa, se no che senso ha la "31", scusi? Dov'è la distinzione fra funzione politica e funzione gestionale? La "31" si può cancellare, se ogni legge che si dice essere un avvio di riforma, una novità, poi di fatto viene ricompresa, riconfusa, rimandata nel sistema precedente, perché volete ancora parlare di riforma? In ogni caso, riforma o non riforma, le leggi vanno rispettate.
Ho notato che in quella risposta c'è un punto dove si pone un qualche dubbio. Meno male! Si dice: "verranno fatti accertamenti per verificare se quanto esposto corrisponde…". Assessore, compia quegli accertamenti, li compia presso tutti gli Assessorati, li avrebbe dovuti già fare. Io non le faccio esempi adesso, ma bastava chiedere ai dodici o quattordici direttori se, posto il divieto della legge, stavano compiendo atti gestionali e di spesa. Bastavano dodici telefonate, non le ha fatte prima di venire in Aula, le farà nel frattempo.
Ecco perché non possiamo che annunciare che trasformeremo questa interpellanza in mozione perché avremo così occasione di produrre tutti gli altri documenti, di dare occasione a lei di avviare gli opportuni accertamenti, cioè alla Giunta, e di porre rimedio a questa gravissima irregolarità e violazione di legge.
PRESIDENTE. Passiamo alla discussione dell'interpellanza numero 130.
Ha domandato di parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.). Poiché è in arrivo il primo firmatario della mozione che dovrà illustrarla, chiedo se è possibile spostare la discussione di questa interpellanza subito dopo l'esame della proposta di legge numero 49/ A.
PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni da parte dei colleghi sulla richiesta dell'onorevole Pusceddu, possiamo passare all'esame dell'altro punto all'ordine del giorno, la proposta di legge numero 49/A.
Faccio presente all'Aula che la richiesta dell'onorevole Pusceddu, sulla quale i colleghi non si sono pronunciati, trova l'opposizione dell'Assessore competente, l'onorevole Oppi, il quale fa presente che per motivi suoi non intende aderire alla posposizione dell'ordine del giorno, per cui l'esame di questa interpellanza verrà rinviato a meno che qualcuno degli altri firmatari non intenda illustrarla.
FADDA (Popolari-P.S.). Nessuno si è opposto!
PRESIDENTE. L'Assessore! L'Assessore è un consigliere anche lui, ritiene di non dover aderire alla richiesta di posposizione dell'ordine del giorno, per cui l'interpellanza viene spostata ad un altro momento. Quindi si continua nell'ordine del giorno così come era stato prescritto a meno che uno degli interpellanti non la illustri.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 49/A, relatore il consigliere Scarpa. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa, relatore.
SCARPA (Gruppo Misto), relatore. Colleghi, il provvedimento che abbiamo all'esame riguarda l'istituzione del Comitato Regionale per le Comunicazioni, organismo previsto dalla legge numero 249 del 31 luglio 1997.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto e di prestare attenzione alla relazione. Chi non lo volesse fare, è pregato di uscire fuori dall'Aula. Prego onorevole Scarpa.
SCARPA (Gruppo Misto), relatore. Si tratta della legge con la quale venne istituita l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e in quel contesto venne previsto, appunto dalla legge nazionale, che le Regioni avrebbero potuto istituire, con apposita legge, dei Comitati regionali ai quali l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni avrebbe potuto delegare delle funzioni proprie.
Nella stessa legge si prevedeva che il Comitato avrebbe assorbito le funzioni dei Comitati regionali per l'emittenza radiotelevisiva, i coreRat, che sono attualmente in vigore; anche noi siamo dotati di questo organismo che funziona regolarmente e con il quale la Seconda Commissione, che ha appunto istruito per l'Aula questa proposta di legge, regolarmente ha dei rapporti. Quindi già dal 1997 vi era l'esigenza o comunque si sentiva l'opportunità della istituzione di questo organismo, da parte della Regione, appunto per poter far sì che l'Autorità gli delegasse delle competenze che altrimenti avrebbe dovuto, come in questo momento sta facendo, svolgere direttamente in sede nazionale.
Non appena insediata, esattamente il 10 febbraio 2000, la Seconda Commissione fece proprio il lavoro già svolto nella precedente legislatura dalla Seconda Commissione allora in carica. Prese integralmente il testo già approvato appunto dalla Seconda Commissione nella scorsa legislatura, lo sottoscrisse e lo inviò alla Presidenza per accelerare l'iter, una volta riavuto in carico, dopo diversi mesi di lavoro, nel novembre 2000, approvò il testo definitivo che appunto oggi abbiamo all'esame. Vedrete quindi nel documento che, sulla sinistra vi è il testo originale che appunto funge...
PRESIDENTE. Prego ancora i colleghi! Faccio presente che, così come per le interpellanze, è giusto che venga data la dovuta attenzione anche alla relazione di una proposta di legge.
Prego, onorevole Scarpa.
SCARPA (Gruppo Misto), relatore. Dicevo che, nel documento, trovate a sinistra il testo dei proponenti, che sono gli stessi componenti della Commissione, modificato a seguito del lavoro che in questi mesi è stato svolto dalla Commissione. Bisogna ancora precisare che, come previsto dalla legge, l'Autorità ha redatto un regolamento per la redazione di questa legge, abbastanza articolato, che prevede a grandi linee quali dovrebbero esserne i contenuti, cioè le modalità di costituzione, le garanzie della costituzione e il funzionamento. Il regolamento approvato dal Consiglio dell'autorità il 2 febbraio 1999 contiene una serie di indicazioni che sono tutte sostanzialmente recepite dal testo esitato dalla Commissione e che, se ritenete, potranno ancora essere sottolineate durante l'illustrazione della proposta di legge.
L'istituzione di questo Comitato è sollecitata a gran voce dagli operatori e dallo stesso coreRat che, nell'assemblea annuale dell'emittenza radio televisiva tenutasi nel 1999, segnalava, già nella scorsa legislatura, quindi al Consiglio regionale che ci ha preceduto, come fosse urgente e indifferibile la costituzione di questo comitato proprio perché solo in questo modo si sarebbe potuto instaurare un rapporto diretto con l'Autorità per poter finalmente gestire anche in Sardegna tutta una serie di competenze che oggi invece sono direttamente gestite dall'Autorità.
Sommariamente ora illustro gli articoli della proposta di legge. Le finalità sono previste dall'articolo 1. L'articolo 2 prevede le modalità di composizione, l'elezione e la durata; come previsto dal regolamento dell'Autorità, il numero dei componenti si individua in cinque membri, eletti dal Consiglio regionale con voto limitato ai tre quinti per tutelare le minoranze. Successivamente è previsto che il Consiglio regionale elegga il Presidente e il Vice Presidente; il Comitato viene poi insediato dalla Presidenza del Consiglio e dura in carico per la legislatura e i suoi membri non sono rieleggibili. Tutte queste sono sempre disposizioni contenute nel regolamento emanato dall'Autorità nazionale. Sempre all'articolo 2 vengono disciplinate le conseguenze della morte, delle dimissioni, della decadenza o della sopravvenuta incompatibilità dei componenti del Comitato.
All'articolo 3 vengano indicate le incompatibilità, anche queste severamente indicate dall'Autorità, nel suo regolamento, e dalla stessa legge nazionale; l'articolo 3, nella stesura definitiva esitata dalla Commissione, ripete in maniera letterale il contenuto del regolamento emanato dall'Autorità. L'articolo 4 prevede le funzioni del Presidente e del Vice Presidente. L'articolo 5 disciplina i casi di decadenza i quali sono legati, come previsto dal regolamento, alla mancata partecipazione ai lavori da parte dei componenti del comitato. L'articolo 6 disciplina la procedura da seguire in caso di dimissioni. L'articolo 7 prevede, come è previsto dal regolamento, che i componenti possano godere dell'aspettativa. L'articolo 8 individua le funzioni proprie del Comitato.
A questo punto bisogna precisare che il Comitato Regionale per le Comunicazioni potrà agire in due vesti, nella prima come organo locale dell'Autorità sulla base della delega da questa ricevuta, delega che eserciterà volta per volta mediante apposite convenzioni e il cui costo è a carico dell'Autorità. Vi sono poi invece le funzioni proprie, elencate nella legge, che vedono il Comitato nella veste di organo di consulenza e di gestione della Regione. Sono abbastanza tecniche, articolate, potrete leggerle, vanno dall'espressione di parere sullo schema del piano nazionale di assegnazione e ripartizione delle frequenze, trasmesso alla Regione ai sensi di una normativa nazionale, alla collaborazione per l'adeguamento del piano territoriale di coordinamento per la localizzazione degli impianti di diffusione previsti dal piano di assegnazione delle frequenze, allo svolgimento di attività di informazione e consulenza a favore dei concessionari radiotelevisivi privati in merito alle disposizioni emanate dall'Autorità garante in occasione delle competizioni elettorali, con l'obbligo anche di segnalazione delle violazioni all'Autorità, oltre che alla formulazione di proposte di parere sul progetto di rete televisiva senza risorse pubblicitarie di cui alla legge numero 249 del 1997, per finire con una serie di altre competenze legate alle problematiche delle telecomunicazioni che sono indicate dalle altre lettere di questo articolo 8.
L'articolo 9 prevede, come dicevo prima, da parte del Comitato, la possibilità dello svolgimento di funzioni delegate, sostanzialmente si prevede semplicemente la possibilità di ricevere la delega dall'Authority, mentre il contenuto della delega poi compete all'Authority e non al Consiglio regionale.
L'articolo 11 disciplina i rapporti del Comitato con gli altri organi istituzionali prevedendo che il Comitato trasmetta le proprie delibere al Presidente della Giunta regionale, al Presidente del Consiglio regionale, all'Assessore regionale ed al Presidente della Commissione consiliare competente in materia di comunicazione. L'articolo 12 prevede che il Comitato possa promuovere ed attuare idonee forme di collaborazione e partecipazione con tutti i soggetti interessati alle comunicazioni, altresì promuovere periodiche conferenze regionali sull'informazione e le comunicazioni. Come è contemplato dal regolamento, nell'articolo 13 è previsto che il Comitato abbia la sede presso il Consiglio regionale e sia dotato di un'apposita struttura per essere assistito nelle sue funzioni; come previsto nel regolamento, è prescritto, sempre all'articolo 13, che il Comitato possa servirsi, nell'esercizio delle deleghe attribuite dall'Autorità, di tutti gli organi periferici dell'amministrazione statale di cui può avvalersi l'Autorità stessa, ai sensi della normativa vigente.
All'articolo 14 si dice ancora che il Comitato deve munirsi di un regolamento interno per il proprio funzionamento, e all'articolo 15 - tra le altre disposizioni - si prevede che, entro una certa data, debba presentare alle autorità regionali, di cui si faceva riferimento prima, il programma delle attività previste per l'anno successivo. All'articolo 16 è prevista un'indennità di funzione (non prevista oggi per i componenti del coreRat) e un trattamento di missione per il componente del Comitato che, risiedendo o avendo la propria sede abituale di lavoro ad una distanza di almeno 40 chilometri dal luogo di riunione del Comitato, debba recarsi presso la sede del Comitato stesso per lo svolgimento dei lavori.
Infine l'articolo 17 contiene la norma transitoria per la quale, in sede di prima applicazione, il Consiglio regionale deve provvedere all'elezione del Comitato entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge istituiva, e nelle more, le funzioni del CORECOM sono svolte dal CORERAT; inoltre si prevede che tutti i riferimenti al coreRat, contenuti nella legislazione regionale vigente, debbano essere intesi, dall'approvazione della norma in avanti, come fatti al corecom, così come è previsto che il CORECOM subentri al CORERAT in tutti i rapporti attivi e passivi in essere.
Molto sinteticamente questa è la proposta di legge che, come dicevo, per la più gran parte ricalca le indicazioni date dall'Autorità nazionale. Dicevo anche prima che lo stesso CORERAT ha sollecitato in più occasioni, anche durante le audizioni dei suoi componentisvoltesi in Commissione, l'approvazione di questa proposta di legge esitata dalla Commissione con il voto della maggioranza e con l'astensione - sul voto finale - da parte della minoranza, la quale ha votato contro o a favore dei singoli articoli a seconda dei contenuti. Quindi la Commissione ha completato il proprio lavoro, un lavoro che riteniamo particolarmente importante, e chiede che l'Aula approvi il provvedimento sollecitamente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, inviterei i colleghi Capigruppo a ricordare che, in sede di Conferenza dei Capigruppo, abbiamo condiviso la proposta avanzata dal Presidente del Consiglio di inserire questo argomento all'ordine del giorno, con l'impegno però che il relatore avrebbe esposto il suo intervento e poi si sarebbe sospeso l'esame del provvedimento per rinviarlo alla prossima seduta del Consiglio regionale. Questa decisione per due ordini di motivi, se non ho compreso male quanto dichiarato dallo stesso Presidente. Da una parte si voleva, inserendolo all'ordine del giorno, dimostrare quanto fosse urgente che questo provvedimento venisse approvato nel più breve tempo possibile, dall'altra, avere la possibilità di rinviare l'argomento, tenendo conto che siamo nella sessione finanziaria e quindi la Commissione bilancio è impegnata nell'esame della manovra finanziaria, in modo da non correre il rischio evidente che anche nella giornata di domani si discuta di questo argomento.
Colgo comunque l'occasione, per le osservazioni che faceva lo stesso relatore, per dire che il tempo che ci separa da questo momento sino alla prossima seduta del Consiglio regionale potrà essere utile per trovare un accordo anche sugli eventuali emendamenti che potranno essere presentati. Questa è la proposta avanzata come opposizione; tutta la opposizione ha consentito che si procedesse in questo modo, proprio perché riteniamo che da una parte ci sia l'urgenza che questo provvedimento venga approvato, dall'altro l'opportunità di un tentativo di accordo da effettuarsi in questi giorni che ci separano dalla discussione generale, quindi non si può neanche procedere all'approvazione per il passaggio all'esame degli articoli; questo ci permetterà anche, mi auguro, di poter migliorare il testo che la Commissione ha licenziato.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, vuole intervenire?
COGODI (R.C.). Immagino, signor Presidente, che quando uno chiede la parola sia per intervenire e non per non intervenire...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, arrivo a comprendere questo, se uno chiede la parola la chiede per parlare; siccome era pregiudiziale la richiesta dell'onorevole Fadda, pensavo che lei si rimettesse o avesse qualcosa da dire, siamo in fase di discussione generale, la prego.
COGODI (R.C.). Grazie, dove sia scritto che io mi debba rimettere all'opinione di un altro collega non lo so, essendo per altro un collega di un altro Gruppo, fosse almeno un collega del mio Gruppo, si potrebbe anche ipotizzare.
Ma, a maggior ragione, dopo l'intervento del collega Fadda, io prendo la parola essendo nella condizione di non aver del tutto chiaro peraltro se è in corso o no la discussione generale, se quindi dobbiamo cominciare a trattare nel merito questo provvedimento legislativo oppure se siamo in procinto di avere un rinvio. Per l'ipotesi che si andasse ad un rinvio anche della discussione generale, non avrebbe molto senso che io esponga partitamente alcune osservazioni di merito a partire dalla fase della discussione generale. Quello che però si era ipotizzato, dico solo ipotizzato, perché il Consiglio è sovrano, nel corso della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, non era tanto di iniziare oggi la discussione di questa proposta di legge per rinviarla alla prossima riunione del Consiglio, il quale comunque inizierà o dovrebbe iniziare l'esame della legge finanziaria e di bilancio, quanto piuttosto di consentire e di avere l'ingresso in Aula della proposta di legge perché tecnicamente potesse essere operato il rinvio per l'approfondimento necessario nel merito in sede di Commissione, poiché - avendo la Commissione ultimato la sua attività - da parte di diversi Gruppi è stata rappresentata una profonda insoddisfazione o non condivisione di parti non secondarie ma fondamentali di questa legge. Ora, siccome la Commissione programmazione e bilancio, prevalentemente, e anche altre Commissioni stanno lavorando ancora all'esame della legge finanziaria e di bilancio, più utilmente questo approfondimento e questo tentativo di miglioramento pareva (a me pare ancora) che potesse avvenire in Commissione, Commissione seconda, dove i Gruppi non presenti possono chiedere di avere un componente, un uditore; mentre gli emendamenti da concordare, non si sa fra chi e non si sa dove, lasciano sul piano procedimentale il tempo che trovano. Noi siamo contrari. O concordiamo che, nel tempo che comunque intercorre, il provvedimento di legge possa avere una fase di approfondimento in Commissione, e quindi di migliore organizzazione, per poter poi giungere in Aula quanto prima in tempo utile, anche perché gli strumenti che si debbono istituire siano in vigore quando servono, e in ogni caso non sarebbe prima della discussione sul bilancio, perché così pare tutti stiano ipotizzando; oppure, se non vi è questa possibilità, noi siamo disposti a discutere la legge, in generale e in particolare, a presentare i nostri emendamenti, che non sono pochi, e andare al merito.
Io adesso non voglio dire granché nel merito, perché avrei da dire molte cose, proprio di sostanziale, profonda, radicale non condivisione della stessa impostazione della legge. Ne accenno una di ordine generalissimo, che è anche contenuta nella relazione della maggioranza della Commissione (la qualepoi non è detto che sia la maggioranza che ha espresso la Giunta, non dico la maggioranza di quest'Aula, la maggioranza che si è combinata in quella Commissione) e che il collega Scarpa qui ha ingenuamente, o meglio onestamente, nella sua ingenuità, interamente riferito. Questa è una legge, si dice, che ricalca, cioè mette il piede sull'orma - che è già stata impressa - dell'Autorità. Questo signore che sta dove sta, perché qualcuno lo ha nominato, un altro potere lo ha nominato Autorità, questa Autorità ha redatto un Regolamento, lo ha smistato alle Regioni, e il ruolo delle Regioni sarebbe, ivi compresa la nostra, di attuare, di recepire...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cogodi, sta facendo l'intervento sulla discussione generale?
COGODI (R.C.). Guardi, quello che sto facendo non glielo dico; sto intervenendo nel corso...
PRESIDENTE. Lo deve chiarire. Vorrei sapere se siamo in una fase pregiudiziale oppure...
COGODI (R.C.). Lei ha aperto la discussione generale, ho chiesto la parola…
PRESIDENTE. La questione è di sostanza perché nella discussione generale lei ha diritto di parlare per venti minuti.
COGODI (R.C.). Ho diritto di parlare per venti minuti.
PRESIDENTE. La prego di dire per che cosa sta intervenendo.
COGODI (R.C.). Sto intervenendo esattamente sulla questione sulla quale lei ha aperto la discussione. Controlli i verbali...
PRESIDENTE. Siamo in fase di discussione generale, lei continui il suo intervento in fase di discussione generale. Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Grazie, se lei apre la discussione generale e io chiedo la parola, è ovvio che sarà in discussione generale, no? Cioè, lei vorrebbe che io non fossi in discussione generale per far valere una pregiudiziale e togliermi la parola perché non potrei parlare venti minuti, ma cinque minuti. Ma è un po' intelligente questa cosa.
PRESIDENTE. No, io voglio solo imporre il Regolamento, niente di più.
COGODI (R.C.). Sì, ma il Regolamento lo sta gestendo lei; è lei che ha aperto la discussione generale.
PRESIDENTE. Sono qui per questo, la legge mi impone di gestire il Regolamento, la prego. E` in fase di discussione generale, continui, la prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Non deve pregare molto, sto già parlando e sto esattamente parlando sul punto che lei ha messo in discussione.
Va bene, ma non se ne può più, oh Edoardo!
USAI (A.N.). Ci conosciamo da quarant'anni ed è sempre la stessa minestra.
COGODI (R.C.). Eh, aspetta che ne mangerai ancora. Qualche volta ti sarà pure indigesta.
USAI (A.N.). No, quello no.
COGODI (R.C.). Io lo spero.
USAI (A.N.). Non ti faccio questa cortesia.
COGODI (R.C.). Intendo sul piano politico, non sul piano gastronomico.
USAI (A.N.). Né l'uno, né altro.
COGODI (R.C.). Dicevo che l'opportunità di un approfondimento, di una riconsiderazione di questo provvedimento legislativo, se intendete che sia una legge della Regione autonoma della Sardegna, non può prescindere dal fatto che deve essere indagato, studiato, esplorato ogni e qualsiasi sentiero che consenta a questa Regione di esercitare una qualche funzione propria in una materia così delicata come è l'informazione e la comunicazione; se ciò non fosse possibile, ma non è vero che non è possibile, almeno non portiamo la Regione e l'Assemblea legislativa sarda a dare dignità di legge ad un regolamento dell'Autorità. Quel regolamento, l'Autorità se lo gestisca; se la legge regionale, come voi avete scritto e confermato, deve attuare il regolamento dell'Autorità, ricalca le indicazioni dell'Autorità, se le tenga; tanto le ricalca che tutta questa legge è ridotta ad una serie di articoli, sette o otto, dove si dice come questo Comitato nasce, come cresce, come deperisce, come si sostituisce, come si paga, per sette o otto articoli, è la vita di un comitato!
Quando entriamo nel merito vediamo che le funzioni di questo Comitato sono due: una è, in materia di informazione, essere organo di consulenza e di gestione della Regione. Ed allora, se è organo di consulenza della Regione per le cose che già in materia informativa e di comunicazione può fare la Regione, la Regione le può fare o con un comitato o con un suo ufficio, non ho capito perché si deve fare un altro comitato; la Regione ne ha tanti di comitati e di uffici; può anche fare un altro comitato, ma lo fa la Regione a prescindere dalle autorità "estere", se è un fatto tutto della Regione.
Il secondo articolo, che tratta di cose che si possono fare, parla di materia delegata dall'Autorità, e se è delegata dall'Autorità è esattamente quello che vuole l'Autorità; ma, scusate, noi dobbiamo emanare una legge regionale perché qui si eserciti una funzione che viene delegata da una Autorità? Cioè siamo veramente alla mortificazione del ruolo e della funzione, al di là e prima del merito.
Poi dovremmo andare a vedere quali sono queste funzioni, il modo nel quale vengono ricalcate, come vengono mutuate, copiate e accettate supinamente; perché mai, alcune persone di qui, investite da una legge regionale di attuazione, meramente suggerita dall'Autorità (con la "A" maiuscola), dovrebbero intervenire in materia di comunicazione e di informazione, per fare che cosa? Per migliorare il sistema informativo e comunicazionale o per intromettersi in modo anomalo? Io non lo so, bisogna andare a vedere in che modo questa cosa è - come dicono i tecnici - "organata"; vi assicuro che è "organata" davvero male e che l'organo è stonato, se andiamo al merito ne discuteremo a lungo per vedere cosa si può verificare, non dico in mala fede, anche in buona fede, cosa può derivare da assegnare, attribuire, delegare materia così delicata a comitati dei quali, una volta istituiti, non si conosce e non si sa come debbano rispondere all'autorità politica qui e non all'autorità delle comunicazioni lì, che sono affari loro, di chi ha fatto quelle autorità.
Per cui il mio argomentare è diretto a proporre al Consiglio, a renderlo consapevole e vorrei dire, possibilmente, non solo edotto ma convinto, dell'opportunità di addivenire a un approfondimento di merito in Commissione, che può essere fatto anche nel giro di pochi giorni, perché la legge sia modificata nella sua impostazione, nel suo valore, nella sua efficacia e possa tornare in Aula non solo più condivisa, ma soprattutto più utile e più utilizzabile dalla Regione, perché così com'è, se volete la discutiamo anche subito, ci sono tante, molteplici, innumerevoli possibilità e argomenti per dimostrarvi che, così come è, questa legge è una mera finzione che porta solo danno e nessun beneficio alla ragione per la quale tutti, credo, vogliono dare un contributo di chiarimento e un contributo di miglioramento del sistema.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue COGODI). L'informazione è cosa troppo seria e la comunicazione è cosa troppo importante, e il modo come si esercita e tutto quello che si subisce in mancata o deformata informazione o deficiente comunicazione, che non è solo questione di giornali e televisioni, no, è ben altra cosa la comunicazione in una società moderna e complessa, tutto questo è argomento che merita ben altre considerazioni e ben altri strumenti rispetto a questo che appare essere del tutto gracile, insufficiente, inadatto a perseguire anche parzialmente lo scopo che immagino tutti, invece, utilmente vorrebbero perseguire.
PRESIDENTE. Riepilogo il punto in cui siamo, altrimenti ci perdiamo nella discussione: siamo alla pregiudiziale e a questo punto abbiamo due richieste, una dell'onorevole Fadda di rinvio, a una prossima seduta del Consiglio, del testo in discussione, e l'altra dell'onorevole Cogodi, che invece ne chiede il rinvio in Commissione.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto), relatore. Molto brevemente, signor Presidente, senza entrare nel merito del contenuto della legge, per segnalare, per amore di verità, rispetto a quello che diceva l'onorevole Cogodi, da un lato che il Regolamento, forse ho omesso io di dirlo prima, è stato redatto sulla base delle indicazioni della Conferenza Stato-Regioni dall'Autorità, dopo una serie di lunghi incontri, e il Regolamento si limita a dare delle indicazioni di massima, che pure possono essere disattese, soltanto sulla composizione, sul funzionamento e sulle materie delegabili; dall'altro per dire che il Comitato non dovrà mai rispondere a nessun potere politico, perché è così previsto dalla legge nazionale che ne disciplina l'istituzione, ma è un organismo che opera in autonomia.
Quanto all'approfondimento di merito, rilevo che la Commissione si è applicata per quasi dieci mesi su questo argomento, riunendosi ripetutamente, e ha istruito il provvedimento, dire oggi che il lavoro fatto dalla Commissione non è sufficiente perché non ci sono tutti i Gruppi, mi sembra un argomento che non può trovare accoglimento. Non è colpa mia se l'onorevole Cogodi o un esponente di Rifondazione non è nella Seconda Commissione, la quale ha lavorato lungamente su questa materia, ha sviscerato tutte le problematiche, l'Aula è poi sovrana, potrà essere anche modificato il testo della proposta di legge, ma sostenere così, senza neanche entrare nel merito, che è necessario tornare in Commissione, mi sembra proprio svuotare di contenuto il ruolo delle Commissioni. Sarebbe quindi come dire che io, l'onorevole Scano, l'onorevole Fadda, l'onorevole Contu, l'onorevole Pili, ci siamo riuniti ripetutamente, abbiamo approfondito e dibattuto su questi argomenti inutilmente, perché i Gruppi politici non sono d'accordo.
Voteremo gli articoli e se ci saranno degli emendamenti li esamineremo. Sono assolutamente contrario a che questo provvedimento torni in Commissione. Se ci sono esigenze tecniche sono invece d'accordo con quanto propone l'onorevole Fadda perché se esigenze di priorità per la manovra finanziaria chiedono che venga sospeso l'esame, questo ben venga; così come è anche possibile che alcuni aspetti possano trovare convergenza, si possa vedere se sia opportuno modificarli, ma sono assolutamente contrario, per una questione anche di ruolo della Commissione, che questo provvedimento esitato in dieci mesi di lavoro dalla Commissione, torni in Commissione, non c'è nessun motivo perché questo debba accadere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda sulla pregiudiziale. Ne ha facoltà.
Siamo sulla pregiudiziale, vi ricordo che avete a disposizione cinque minuti.
CORDA (A.N.). Signor Presidente, la Seconda Commissione ha avuto l'onere di esaminare questa proposta di legge per sei mesi, durante questi sei mesi nella Seconda Commissione erano rappresentati tutti i Gruppi che ne possono far parte. Se qualche Gruppo, se l'onorevole Cogodi avesse voluto rendersi conto dei contenuti di questa legge, l'avrebbe potuto fare tranquillamente come osservatore in questo periodo di sei mesi, cosa che non è stata evidentemente fatta.
Ma io mi riallaccio alla proposta avanzata dall'onorevole Fadda, il quale ha ricordato che, in Conferenza dei Capigruppo, era stato detto che questa proposta di legge sarebbe stata portata in Aula, con senso di responsabilità, per dare un segnale, per far capire la sua importanza oltre che il fatto che potesse essere approvata in tempi brevi. Nella stessa Conferenza dei Capigruppo, credo si decise che, dopo l'intervento del relatore, la discussione sarebbe stata rimandata per dare spazio, naturalmente, alla finanziaria che in questo momento ha bisogno ancora di essere esaminata in Commissione, e successivamente ne avremmo ripreso la discussione in Aula.
Questa proposta di legge è stata, ripeto, esaminata per sei mesi dalla seconda Commissione, non vedo nessuna ragione per la quale vi debba ritornare per un ulteriore approfondimento, dato che la Commissione l'ha licenziata con l'astensione o il voto a favore di tutti i componenti, anche dei componenti dell'opposizione, tra i quali l'onorevole Fadda, l'onorevole Scano e altri.
Credo che a questo punto si debba decidere se è il caso di sentire brevemente la Conferenza dei Capigruppo, per capire se confermano la decisione presa nell'ultima riunione, oppure se si debba andare avanti con una discussione sterile che non porta a niente.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, non è possibile che decidiamo questa questione in Conferenza dei Capigruppo, perché è rimessa ormai all'Aula ai sensi dell'articolo 86 del nostro Regolamento. Ricordo che appunto il nostro Regolamento prevede che quando insorga più di una questione pregiudiziale, ha luogo un'unica discussione nella quale può prendere la parola, oltre ai proponenti, soltanto un consigliere per Gruppo, e ciascun intervento non può superare i cinque minuti; una volta chiusa la discussione, l'Assemblea decide votando, per alzata di mano, sulle singole questioni. Quindi, abbiamo in discussione la pregiudiziale proposta all'Aula dall'onorevole Fadda e quella proposta dall'onorevole Cogodi. Chi intende parlare per ciascun Gruppo, naturalmente, può farlo, poi ci rimettiamo all'Aula.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Diciamo che il collega Cogodi ha espresso l'esigenza che il tempo, che dobbiamo risparmiare oggi in Aula, possa essere risparmiato nella prossima seduta, quando questo provvedimento dovrà essere discusso. Io credo che questo tempo possa essere utilizzato senza che il provvedimento formalmente ritorni in Commissione, per le motivazioni che anche il Presidente portava; però credo che, anche se formalmente si sospende, informalmente ci possa essere la collaborazione di tutti i Gruppi politici, anche di quelli che non fanno parte della Commissione, per cercare di snellire i lavori dell'Aula la prossima volta. Quindi io propongo che, al di là della formalità, si sospenda da un punto da vista politico, con l'impegno da parte di tutti i Gruppi presenti in Consiglio regionale, anche quelli che non fanno parte della Commissione, di poter discutere ed eventualmente emendare il provvedimento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Vorrei fare tre considerazioni: una è che su questa diligenza forse si vogliono imbarcare molte cose e molte situazioni; un'altra è che non condivido, direi in termini che possono essere apprezzati probabilmente dal collega Cogodi, mi pare che sia carente di motivazione, l'argomentazione da lui proposta per un rinvio alla Commissione della proposta di legge e semmai si può parlare e si può discutere su quanto proposto dall'onorevole Fadda che mi pare una cosa più ragionevole, per la quale l'Aula può anche deliberare. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Biggio. Se l'onorevole Cogodi non ritira la sua pregiudiziale, così come proponeva l'onorevole Fadda mi pare, io sono costretto a mettere in votazione distintamente le due proposte che sono state avanzate.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per farla breve, io ho rappresentato un'esigenza politica ed anche di ragionevolezza, però mi rendo conto che l'opinione dei Gruppi è una diversa opinione, non è che adesso qui ci dobbiamo dividere tra chi vuole rinviare in Commissione e chi vuol rinviare in Aula, se l'opinione è di rinviare in Aula, si rinvii in Aula. Rimane tutto quanto è stato, come dire, rappresentato nel merito, io non vedo diligenze dappertutto, Biggio vede diligenze dappertutto, auguri! Io vedo solo la natura di questa legge, ho fatto qualche cenno, poi avrò modo di dire nel merito cose che possono essere non condivise, ma sicuramente potranno essere discusse seriamente.
Prendo atto che l'opinione che qui si esprime è quella di un rinvio non in Commissione ma in Aula, che rimanga in Aula. Non comprendo perché, voglio dirlo questo, non si sia però allora iscritto, all'ordine del giorno del Consiglio, l'unico provvedimento di legge che figurava essere pronto perché il Consiglio lo esaminasse e l'approvasse, quello che riduce il numero dei componenti delle Giunte delle comunità montane, cioè una legge rinviata, in Conferenza si era detto che nella seduta di oggi, seduta obbligatoria, per non appesantire i lavori in corso nelle Commissioni sul bilancio, non si sarebbe aperta discussione sul alcun provvedimento di legge. Che questa sarebbe stata iscritta perché si avesse la modalità tecnica per rimandarla in Commissione, non l'ho detto io, l'hanno detto altri in Conferenza. Poi si arriva in Aula e si fa altro!
Io, ripeto, so bene che l'Aula è sovrana; l'Aula è sovrana ma ha anche diritto di avere iscritti tutti gli argomenti che sono pronti per essere discussi, per cui chiedo, Presidente, nel rimettermi ovviamente alla maggioranza del Consiglio che già, mi pare attraverso i Gruppi, si è espressa per una opzione, chiedo però contestualmente, signor Presidente del Consiglio, che venga iscritta...quando hanno finito il conciliabolo…va bene, comunque, ho già chiesto quello che dovevo chiedere, se è così gentile lo ripeta al Consiglio, grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, il Consiglio svolge i suoi lavori sulla base delle decisioni che vengono assunte nella Conferenza dei Capigruppo. In Conferenza dei Capigruppo nessuno ha chiesto che venisse inserita, all'ordine del giorno dei lavori odierni, la legge sulla riduzione dei componenti delle Giunte delle comunità montane, questo è il motivo per il quale oggi non è all'ordine del giorno, altrimenti l'avremmo trovata all'ordine del giorno; non possiamo neanche modificare, in Assemblea, la decisione della Conferenza dei Capigruppo. Quindi la prossima Conferenza dei Capigruppo, che deciderà sull'organizzazione dei lavori del Consiglio, prenderà in esame naturalmente i provvedimenti che sono pronti per essere discussi in Aula e segnatamente questo sulle comunità montane.
Mi pare di aver capito che lei ritira la pregiudiziale per quanto riguarda il rinvio della proposta di legge numero 49/A che, a questo punto, sulla base dell'orientamento dell'Aula, viene rinviata alla prossima seduta, prima della quale si svilupperanno tutte quelle azioni tra i Gruppi politici che l'onorevole Fadda ha proposto.
Poiché l'assessore Oppi è rientrato in Aula, se anche l'onorevole Emanuele Sanna è in Aula, possiamo procedere all'illustrazione dell'interpellanza numero 130.
Continuazione dello svolgimento di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 130/A.
MANCA, Segretario:
INTERPELLANZA SANNA Emanuele - MANCA - DEMURU - MARROCU - SANNA Alberto - DETTORI Ivana - PACIFICO sulla applicazione delle norme per il rispetto del divieto di utilizzazione di farine di mammiferi nell'alimentazione dei ruminanti.
I sottoscritti,
premesso che l'estendersi dei casi di BSE negli allevamenti di molti Paesi europei e il recente accertamento della malattia anche in un allevamento bovino italiano stanno determinando non solo un grande allarme sociale ma anche una potenziale e temibile emergenza sanitaria;
ricordato inoltre che la presenza e la probabile utilizzazione nell'alimentazione animale di farine proibite è stata recentemente accertata anche in Sardegna col rischio concreto che possa essere stato innescato il pericoloso circuito patogeno della encefalopatia spongiforme;
sottolineato come in questo contesto, anche per gli aspetti tuttora incerti sotto il profilo scientifico sulla trasmissibilità e sulla eziopatogenesi della malattia, si stanno determinando conseguenze particolarmente pesanti per i consumatori, per gli allevatori e per tutto il comparto zootecnico e commerciale della nostra Isola;
rilevato che, a parte le apprezzabili iniziative dei responsabili dei servizi veterinari di alcune ASL della Regione, non sono state finora diramate dalle Istituzioni regionali competenti notizie ufficiali sulle misure finora adottate per la sorveglianza sanitaria e per la prevenzione della BSE;
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità per sapere:
1) quali atti sono stati compiuti per l'applicazione della Ordinanza Ministeriale del 28 luglio del 1994 e del Piano Nazionale di vigilanza e controllo sanitario sull'alimentazione animale del 2 febbraio del 2000;
2) se è stato predisposto ed emanato dall'Assessorato competente il piano regionale di attuazione;
3) quanti campioni sono stati analizzati nel territorio regionale a partire dalla entrata in vigore del divieto e quanti sono risultati positivi per proteine animali;
4) se l'autorità regionale, attraverso il servizio di prevenzione, ha provveduto a verificare il rigoroso rispetto delle norme dell'ordinanza ministeriale e del piano a cura dei servizi veterinari delle ASL e in particolare delle disposizioni specifiche relative a:
a) ispezioni sistematiche sulla fabbricazione e commercializzazione dei mangimi;
b) provvedimenti e sanzioni di fronte ad eventuali irregolarità;
c) misure da assumere, con la massima tempestività, nei confronti di animali della specie bovina, bufalina e ovicaprina alimentati (anche senza la consapevolezza degli allevatori) con mangimi contenenti proteine da tessuti di mammiferi;
5) se, infine, tutti gli atti e provvedimenti su richiamati risultano documentati nelle sedi competenti non solo per dare le necessarie garanzie ai consumatori e alle imprese zootecniche e agro-alimentari, ma anche per affrontare eventuali verifiche ispettive comunitarie. (130)
PRESIDENTE. Il consigliere Sanna Emanuele ha facoltà di illustrare l'interpellanza numero 130/A.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi abbiamo presentato questa interpellanza la settimana scorsa, all'indomani dell'accertamento in un allevamento della nostra Isola, in provincia di Oristano, di farine alimentari per i bovini contenenti tessuti di mammiferi. La nostra iniziativa tende ad avere dalla Giunta regionale tutte le informazioni necessarie, relative ai provvedimenti che il Governo regionale ha adottato, a seguito delle direttive della Comunità Europea e delle ordinanze del Ministero della Sanità del nostro paese, per contenere la diffusione della encefalopatia spungiforme nei bovini.
Una malattia che si trasmette purtroppo, nonostante le incertezze che permangono ancora nella comunità scientifica, anche all'uomo e che sta determinando un motivato allarme sanitario in tutti i paesi della Comunità Europea e un danno economico e produttivo particolarmente preoccupante nel comparto zootecnico più importante del sistema produttivo ed agroalimentare del nostro Paese. Come i colleghi sanno, il problema della BSE ha incominciato a manifestarsi, nei primi anni novanta, in alcuni paesi europei ad alto tasso di sviluppo, in particolare in Gran Bretagna e in Irlanda; di fronte a questa nuova insidia per la salute animale ed anche per la salute umana, e di fronte ai primi casi di BSE, sia le istituzioni politiche e sia la comunità scientifica hanno risposto con misure deboli ed anche in parte reticenti, non solo per la portata degli interessi economici in gioco, ma anche per la sostanziale ignoranza, a quella data, sui meccanismi di trasmissione e di insorgenza della malattia.
Oggi, a distanza di circa dieci anni dai primi segnali di allarme sanitario, il problema è talmente colossale che i massimi esponenti delle istituzioni nazionali e sovranazionali lo definiscono la più grave emergenza produttiva che la Comunità Europea deve oggi fronteggiare. Le farine animali sono vietate per legge in tutta la Comunità Europea, ed anche nel nostro paese, fin dal 1994; ma anche dopo quella data noi sappiamo che, ne parlano tutti i giorni i massimi organi di informazione del nostro Paese e degli altri Paesi europei, , sono state esportate in 69 paesi del mondo, soprattutto dalla Gran Bretagna, grandi quantità di mangimi contenenti tessuti di mammiferi. Soltanto il nostro Paese ha importato negli ultimi anni (sono dati ufficiali) 4211 tonnellate di farine contenenti proteine animali.
Ora, di fronte alla preoccupante diffusione della BSE nei bovini e alla documentata trasmissione all'uomo attraverso l'alimentazione, la Comunità Europea ha sollecitato controlli più severi e sistematici, ha imposto una sorveglianza attiva sui bovini e sui mangimi, in particolare negli ultimi mesi dello scorso anno, anzi nei primi mesi del 2000. Allora, perché il Ministero della Sanità, il 7 novembre dello scorso anno, ha incautamente emesso un comunicato ufficiale con il quale si escludeva qualsiasi rischio di BSE nel nostro Paese? Le farine di mammiferi sono vietate, come dicevo, dal 1994, ma hanno continuato ad essere importate nel nostro Paese, sono venute soprattutto dall'Irlanda a prezzi stracciati, e quindi hanno circolato anche negli allevamenti italiani. Sulla base delle notizie che vengono, in particolare, dall'Azienda sanitaria di Oristano, c'è da ritenere che queste farine abbiano circolato anche negli allevamenti della nostra Isola.
Noi, onorevole Assessore, siamo anche molto preoccupati per le notizie che quasi quotidianamente i massimi organi di informazione nazionali diffondono a proposito del comportamento dei massimi dirigenti del Ministero della Sanità a proposito dei controlli e del rispetto delle direttive comunitarie in ordine alla diffusione della BSE attraverso le farine animali.
In particolare, vorrei segnalare adesso, con la massima prudenza che questo argomento merita, onorevole Assessore, un approfondimento, magari in Commissione sanità; stavo cercando di interpellare la collega Noemi Sanna proprio per vedere se la settimana prossima congiuntamente, le Commissioni sanità ed agricoltura potrebbero compiere tale approfondimento. Intanto, io sono stato molto colpito dalla notizia (riportata con grande evidenza negli ultimi giorni dai due quotidiani più diffusi del nostro Paese, prima il quotidiano "La Repubblica" ed ancora ieri "Il Corriere della Sera") secondo cui il Direttore del settore alimentazione della medicina veterinaria del Ministero della Sanità, dottor Romano Marabelli, che è anche membro del Consiglio di amministrazione dell'Istituto Zooprofilattico della nostra Isola, forse ascoltato ed autorevole consigliere anche della Giunta e degli Assessori regionali, avrebbe sollecitato - nonostante il divieto tassativo imposto dalla Comunità Europea - ed accettato dai paesi membri, nel 1998, l'introduzione di un livello di tolleranza, una sorta di modica quantità, di farine animali nell'alimentazione dei ruminanti, che sono, come sappiamo, la principale fonte alimentare di carne e di latte, anche nel nostro paese.
Chiedo all'assessore Oppi (poi avremo modo, se necessario, nelle Commissioni competenti di discuterne anche con il dottor Usai, Assessore dell'agricoltura, che segue queste problematiche da molti anni in qualità di tecnico, di responsabile della medicina veterinaria della nostra Regione) perché passò quella linea a livello tecnico e su quali basi scientifiche è stata giustificata, mentre l'Unione Europea vietava tassativamente l'utilizzazione, anche in dosi minime, di farine di mammiferi? E` stata solo sottovalutazione o anche cedimento? Onorevoli Assessori, è una domanda che rivolgiamo a noi tutti, naturalmente, e che dovremmo rivolgere anche ai massimi esponenti del Governo e della sanità, umana ed animale, a livello nazionale. O c'è stato in qualche misura un cedimento di fronte alle pressioni dei produttori di mangimi tagliati con farine animali, attraverso le quali si veicola il prione responsabile della BSE?
Quello che noi chiediamo con questa interpellanza è di conoscere adesso, sulla base delle ordinanze ministeriali, quali atti sono stati compiuti per l'applicazione dell'ordinanza ministeriale del 1994 e del piano nazionale di vigilanza e controllo sanitario sull'alimentazione animale, se è stato predisposto ed emanato dall'Assessorato competente il piano regionale di attuazione, quanti campioni sono stati analizzati nel territorio regionale a partire dall'entrata in vigore del divieto, e quanti sono risultati positivi per proteine animali. Infine vogliamo sapere se l'Autorità regionale, attraverso il suo servizio di prevenzione, ha provveduto a verificare il rigoroso rispetto di queste norme, di queste direttive, di queste ordinanze da parte dei Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali della nostra Isola, in particolare delle disposizioni specifiche relative alle ispezioni sulla fabbricazione e sulla commercializzazione dei mangimi, sui provvedimenti e sulle sanzioni di fronte ad eventuali irregolarità, e infine se tutti gli atti e i provvedimenti risultano chiaramente documentati nelle sedi competenti, non solo per dare le necessarie garanzie ai consumatori e aai produttori, che versano in una condizione di crescente sofferenza economica e sociale, ma anche per affrontare eventuali verifiche ispettive sanitarie.
Noi abbiamo chiesto una risposta con carattere d'urgenza da parte della Giunta regionale. Prendiamo atto, nonostante il disguido che c'è stato stasera (tra l'altro, Presidente, avevamo avvertito la Presidenza del Consiglio regionale che, per un fatto del tutto contingente e luttuoso che ha riguardato il Presidente e la famiglia del Presidente del nostro Gruppo, saremmo arrivati in Aula soltanto alle ore 19), della disponibilità, e l'apprezziamo, dell'assessore Oppi e della Giunta regionale a dare risposta puntuale a questa nostra interpellanza. Mi riservo naturalmente poi di esprimere qualche ulteriore valutazione in sede di replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io voglio precisare subito che ieri, in rappresentanza del Presidente, ho partecipato ad un incontro dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, il quale doveva proseguire proprio sull'argomento specifico della BSE. Sono a conoscenza di due documenti, che illustrerò rapidamente. La scoperta del primo caso ha modificato radicalmente gli scenari attuali imponendo scelte strategiche. In un documento unitario, le Regioni nel loro complesso ritengono opportuno sottoporre all'attenzione del Governo alcuni aspetti. Lamentano prima di tutto il mancato completamento del piano di zootecnica nazionale, poi che non è stata sbloccata la situazione di assoluta emergenza dello smaltimento dei materiali a rischio presso i macelli, nonché lo smaltimento dei capi morti, rilevando anche l'assenza di iniziative efficaci da parte del Ministero delle politiche agricole e forestali, tema questo di estrema delicatezza che, come diceva poc'anzi l'onorevole Sanna, ha ricadute forti sui produttori e sui consumatori.
Stante la cifra irrisoria stanziata nel bilancio 2001, le Regioni hanno già attivato delle procedure per giungere ad una disponibilità di 300 miliardi però, essendo la situazione estremamente grave, chiedono che il Presidente del Consiglio dei Ministri riferisca - in Conferenza Stato-Regioni - perchè si possa assumere l'impegno di definire al più presto un programma complessivo di interventi che attualmente manca.. In modo da coordinare i servizi necessari, si dovrebbe creare una cabina di regia fra tutte le Regioni d'Italia, a livello di Presidenti, e il Ministero competente. Ieri sera è stato presentato un ordine del giorno della Regione Veneto, da illustrare e compiutamente discutere stamattina, con il quale si proponeva, per esempio, lo stato di calamità. Va verificato oggi se lo stato di calamità può essere anche dichiarato per il settore della zootecnia, con pagamento degli aiuti per l'anno 2000 ed anticipo dei premi per l'anno 2001, relativamente all'attivazione delle misure previste al capo secondo del Regolamento CEE 1954, sempre per l'ammasso privato e pubblico, per interventi di soccorso e rilancio delle produzioni, sgravi fiscali, smaltimento del materiale specifico ad alto rischio.
Stamattina questa questione sarà oggetto di una valutazione attenta da parte dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, però voglio dire che, in termini generali, c'è anche una particolare attenzione al problema da parte degli organi nazionali, pur nella limitatezza iniziale dei mezzi e nella complessità del problema.
Per quanto riguarda invece l'interpellanza, vorrei rispondere in cinque punti. Prima di tutto preciso che gli atti e i provvedimenti di competenza dell'Assessorato, adottati al fine di coordinare le attività ispettive e di controllo in materia di mangimi, trovano riscontro in trentaquattro note, di cui diciassette nel 2000, indirizzate ai Servizi veterinari delle A.S.L. che, come voi sapete, sono gli organismi ufficialmente deputati all'espletamento di tali attività sul territorio, quindi con indirizzi precisi.
Punto 2: non si è predisposto un piano regionale, peraltro non obbligatorio e comunque neanche ritenuto necessario, in quanto ci si è attenuti alle direttive e alle norme emanate dalle Autorità sanitarie comunitarie e nazionali. Infatti si precisa che la circolare numero 3 del 2 febbraio 2000 prescrive, al punto 5.1 (Programmazione delle attività): "in sintonia con gli obiettivi del piano e d'intesa con la Regione territorialmente competente, ogni Azienda Sanitaria Locale elabora un proprio piano operativo…" e quindi prevede che sia pertinenza dell'Azienda U.S.L. l'elaborazione di un proprio piano al fine di coordinare l'attività già svolta nel territorio di competenza e massimizzare il risultato degli obiettivi prefissati.
Per quanto riguarda il punto 3, invece, devo comunicare che i campioni conformi totali sono stati 660, vuol dire che questi campioni hanno dato esito negativo; mentre invece i campioni non conformi totali sono stati 52. Devo far rilevare che il numero massimo ottenuto di campioni non conformi si é verificato addirittura nel 1997, le ulteriori verifiche e controlli hanno portato nel 1998 al ridotto numero di 11 casi a fronte di 111 campioni conformi e nel 1999 a 10; mentre nell'anno 2000 si è arrivati a 5 su 168 conformi. I test rapidi, effettuati su bovini superiori ai trenta mesi di età e regolarmente macellati dal primo gennaio 2001, danno questo risultato: numero 14, tutti con esito negativo; quindi in Sardegna, evidentemente, la situazione rispetto ad altre zone d'Italia è decisamente diversa. I test effettuati su bovini, nell'ambito di piano di sorveglianza sulle encefalopatie, danno come risultato: numero 20 tutti con esito negativo.
Punto 4: è chiaro che l'applicazione delle norme è stata verificata attraverso l'invio di queste trentaquattro note, concentrate soprattutto nel 2000 e nei primi del 2001. Nel particolare, come si evince dall'attività esposta, nell'anno 2000 si è avuto il riscontro di mangimi non conformi effettuato nell'ambito territoriale. Per quanto riguarda la A.S.L. numero 5 di Oristano, di cui ha dato ampio rilievo la stampa, si precisa quanto segue: i prelievi, in seguito a campionamento casuale, e pertanto senza effettuare sequestro cautelativo sulla merce campionata, sui mangimi in questione sono stati effettuati dal Servizio veterinario dell'A.S.L. di Oristano, in data 3 novembre 2000; il 12 dicembre l'Istituto Zooprofilattico di Sassari, nel rapporto di prova, comunica la presenza all'esame microscopico di tessuti ossei derivanti da mammiferi in mangimi destinati ai ruminanti e pertanto, in difformità al disposto dell'ordinanza ministeriale 28 luglio 1994, e successive modificazioni.
Immediatamente il Servizio veterinario si è recato nel deposito sito in Comune di Marrubiu, riscontrando che il mangime era stato interamente venduto. Si è proceduto quindi al rintraccio degli allevamenti interessati. In due allevamenti si è riscontrato che il mangime è stato completamente utilizzato, in un terzo allevamento sono stati rinvenuti due sacchi del mangime in argomento, che vengono posti e sono tuttora sotto sequestro. In seguito all'esito ricevuto il 12 dicembre 2000, il Servizio veterinario ha effettuato ulteriori campionamenti in altre partite di mangimi della stessa ditta produttrice e nello stesso deposito di Marrubiu. In seguito a detto campionamento sono stati riscontrati altri due esiti sfavorevoli e pertanto sono stati posti sotto sequestro, che perdura al momento, altri 89 sacchi di mangime.
L'indagine ha rivelato che il mangime non era stato ancora venduto e pertanto risulta sotto sequestro nello stesso deposito. In data 23 dicembre sono stati effettuati ulteriori tre campionamenti su mangimi provenienti dalla stessa ditta, i cui risultati hanno avuto esito favorevole, e cioè conforme alla norma. Sui tre allevamenti, costituiti da un totale di 345 bovini, sono state eseguite le seguenti operazioni sanitarie: visita clinica; notifica del blocco della movimentazione in ottemperanza al decreto ministeriale 7 gennaio 2000; obbligo di comunicazione di qualsiasi sintomo relativo alla BSE da parte dell'allevatore al Servizio veterinario; obbligo di comunicazione di qualsiasi caso di morte da parte dell'allevatore al Servizio veterinario. La movimentazione può essere concessa solo sotto vincolo sanitario ed esclusivamente per immediata macellazione; in questo caso, sul documento identificativo del bovino che si movimenta viene apposta la dicitura "animale a rischio di BSE". Si è in attesa di analisi di revisione da parte dell'Istituto superiore della sanità che deve confermare o meno l'esito sfavorevole.
Nella A.S.L. numero 1 di Sassari, invece, nel comune di Bottida, il 10 dicembre 2000, si effettua un prelievo da mangiatoia di mangimi da parte del NAS, in questo caso, in allevamento bovino costituito da 32 soggetti, e dall'analisi risulta la non conformità alla norma. Conseguentemente il Sindaco dispone, con apposita ordinanza, il sequestro dei mangimi e dei 32 bovini presenti in allevamento. Il giorno 13 dicembre 2000, il NAS effettua un ulteriore prelievo dalle confezioni di mangimi presenti in allevamento, l'esito delle analisi risulta negativo, quindi il Sindaco dissequestra il mangime mantenendo il sequestro cautelativo sui bovini. Sul documento identificativo di tali bovini è stata posta la dicitura "animali a rischio di BSE", pertanto all'atto della macellazione verranno sottoposti al test rapido, ancorché non abbiano raggiunto i trenta mesi di età.
Per quanto riguarda la A.S.L. numero 3 di Nuoro, nel Comune di Silanus viene rinvenuto mangime non conforme, in seguito a prelievo del Servizio veterinario effettuato il 3 febbraio 2000 in un sacco di mangime per ovini presso una rivendita. Ad un'ulteriore verifica non si rinvengono ulteriori confezioni della partita in questione e dall'indagine risulta che il mangime è prodotto da una ditta della Penisola, pertanto viene informata la Procura della Repubblica e il Servizio veterinario competente per territorio.
Si tenga conto che, in caso di esito di non conformità fino al 1999, anno in cui alcuni reati sono stati depenalizzati, i Servizi veterinari e l'Istituto Zooprofilattico interessavano la Magistratura. Al momento, il rinvenimento di esito di non conformità risulta depenalizzato.
Punto 5: tutti gli atti e i provvedimento su richiamati risultano documentati nelle sedi competenti.
Questa praticamente è la situazione nei dettagli; se gli interpellanti lo ritenessero opportuno, sono anche in grado di consegnare loro una copia delle trentaquattro note che sono state da noi predisposte nell'arco di questi anni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Emanuele Sanna, per dichiarare se soddisfatto.
SANNA EMANUELE (D.S.). Noi prendiamo atto, con ulteriori preoccupazioni, delle notizie e dei dati che l'Assessore ha fornito nell'arco di tempo molto breve previsto dal Regolamento per rispondere ad un'interpellanza da discutere in Aula sui problemi e sulle questioni che abbiamo sollevato. Onorevole Assessore, risulta un quadro che mi sembra tutt'altro che tranquillizzante.
Se non ho capito male l'Assessorato ha inviato le note, una serie abbastanza ravvicinata e specifica di note, alle Aziende sanitarie locali; non ha predisposto il piano regionale perché ha ritenuto che i piani di attuazione si dovessero anche articolare territorialmente attraverso le A.S.L.; è stata effettuata, sui mangimi, una serie di esami, di accertamenti, e le campionature hanno messo in evidenza un tasso abbastanza rilevante di campioni non conformi.
Quindi questo conferma che, anche nel territorio della nostra Isola, i potenziali fattori della BSE stanno circolando, all'interno degli allevamenti, nell'alimentazione per i bovini, e quindi entrano nel circuito alimentare, con tutte le nefaste conseguenze che si potrebbero determinare a valle nel corso dei prossimi anni, dato il periodo lunghissimo di incubazione che ha questa terribile malattia.
Quindi non era vera questa immagine che è stata un po' diffusa, sulla quale ci siamo forse anche noi un po' adagiati pericolosamente, dell'Isola felice, immune dal rischio BSE e "mucca pazza"; mentre si leggeva, anche per le dichiarazioni poco ponderate dei massimi responsabili della sanità animale veterinaria del nostro Paese, che operano però anche nella nostra Regione, che la BSE era in realtà un'emergenza mediatica, non un'emergenza produttiva, e ancor meno un'emergenza sanitaria, questi dati che l'Assessore ha fornito invece confermano che il rischio è terribilmente incombente.
Dai dati forniti dalla Giunta, mi sembra anche che in provincia di Oristano, in provincia di Nuoro e, in particolare, nella provincia di Sassari, si sono trovati in numerosi allevamenti mangimi non conformi, che contengono tessuti di mammiferi. Quindi vuol dire che anche in Sardegna quasi sicuramente è avvenuto quello che irresponsabilmente è avvenuto in tante altre parti d'Europa: si sono alimentati degli erbivori con la dieta dei carnivori, siamo quindi di fronte a questo rischio temibilissimo.
C'è un crollo, onorevole Assessore, come lei sa, del settore della commercializzazione delle carni bovine anche nella nostra Regione, un crollo drammatico. L'emergenza economica e produttiva è già in atto e temo che sarà un'emergenza molto più dura da fronteggiare di quella che abbiamo affrontato, e dalla quale non siamo ancora usciti, relativa alla blue tongue, alla lingua blu, nel settore ovi-caprino.
Per tutte queste ragioni noi non ci possiamo considerare soddisfatti delle risposte avute, in quanto sono parziali. Prendiamo atto che l'Assessore fornirà al Consiglio e ai consiglieri la documentazione, ci faremo promotori di una iniziativa di approfondimento nelle Commissioni competenti, ma ritengo che sarà necessario a breve termine ritornare per una discussione, una valutazione più accurata da parte dell'Assemblea, con una mozione che ci faremo carico di presentare nei prossimi giorni.
PRESIDENTE. Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 19 e 42.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore degli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione all'interrogazione NUVOLI "sull'Assemblea generale del Volontariato in Sardegna contraddistinta da tumulti che ne richiederebbero l'annullamento". (274)
Risposta scritta dell'Assessore degli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione all'interrogazione FRAU "sull'andamento dei lavori dell'Assemblea regionale del volontariato". (278)
Si riscontrano le note N. 4129/Gab. datate 15.12.2000 con le quali si richiedono elementi di risposta alle interrogazioni consiliari riportate in oggetto.
In proposito giova preliminarmente cercare di chiarire i compiti della Pubblica Amministrazione interessata, la Regione, e la natura dell'Assemblea Generale del Volontariato.
Come è noto, l'Assemblea Generale del Volontariato è istituita dall'art. 19 della legge regionale 13.09.1993, n. 39, il quale dispone che alla stessa "hanno diritto di partecipare tutti i responsabili, o i loro delegati, delle organizzazioni di volontariato operanti nel territorio regionale".
Il diritto di partecipazione è quindi conferito dalla legge a tutti i responsabili, o ai loro delegati, delle organizzazioni, iscritte o no al Registro, che però siano organizzazioni di volontariato, si intende ai sensi della legge medesima.
La legge dunque individua esattamente i componenti dell'Assemblea e tale qualità non può essere disconosciuta con atto di rango inferiore, atto amministrativo. Alla qualità di componente dell'Assemblea consegue il diritto di parteciparvi; diritto che non può essere in alcun modo limitato.
Date queste premesse il decreto presidenziale di convocazione poteva, come ha fatto, fissare un termine per la presentazione delle dichiarazioni di partecipazione, ma quel termine poteva solo avere valore ordinatorio, stante la necessità a fini organizzativi di cercare di evitare la presentazione delle dichiarazioni tutte in prossimità o, addirittura, in corso di Assemblea.
Il termine ordinatorio non poteva però impedire che le dichiarazioni presentate dopo la sua scadenza venissero prese in considerazione e, dunque, l'ufficio preposto avrebbe commesso un arbitrio se avesse privato del diritto a partecipare i responsabili, o i loro delegati, delle organizzazioni di volontariato presentatisi in qualunque momento, anche durante l'Assemblea.
Il citato art. 19 dice pure che l'Assemblea "si riunisce ogni due anni su convocazione del Presidente della Giunta" e che, "una volta insediata, elegge al suo interno il Presidente, che permane in carica per la durata dei lavori".
Il momento attinente all'azione della Pubblica Amministrazione, nella specie il Presidente della Giunta Regionale, è dunque quello riferibile all'atto di convocazione e di insediamento e cessa con l'elezione del Presidente dell'Assemblea.
Dall'elezione del Presidente dell'Assemblea viene quindi formalmente meno il momento "pubblico" e inizia quello "privato" di un organismo composto da soggetti privati, le organizzazioni di volontariato per il tramite dei loro rappresentanti; organismo che si gestisce autonomamente e non può essere condizionato da interventi esterni allo stesso.
Pertanto, all'Assemblea non sembra possa riconoscersi la natura di organismo pubblico e, quindi, anche i suoi atti dovrebbero rientrare nella sfera degli atti privati e come tali assoggettati ad un regime differente da quello cui sottostanno gli atti amministrativi degli enti pubblici.
Tanto premesso si viene ora a rispondere alle precise domande poste dai consiglieri interroganti.
Per quanto riguarda l'interrogazione dell'On.le Nuvoli:
1) Sulle irregolarità che si sarebbero verificate durante i lavori dell'Assemblea e in particolare sulla esclusione di alcune candidature, l'ufficio della Presidenza che ha seguito l'organizzazione dell'Assemblea medesima non può pronunciarsi sino a quando non gli verranno consegnati i relativi verbali che risultano in corso di predisposizione;
2) Sull'esclusione del Presidente della Consulta Provinciale di Sassari non si può che rimandare a quanto esposto al precedente punto;
3) Sulla necessità di accreditare le organizzazioni dopo la scadenza del termine ordinatorio posto dal decreto di convocazione si è detto prima;
4) Sul clima tumultuoso, date le considerazioni premesse, si potrebbero solo fare valutazioni non istituzionali qui non pertinenti;
Sull'ultima domanda posta infine dall'On.le Nuvoli in ordine alla possibilità di annullare i lavori dell'Assemblea, si deve rispondere negativamente non ravvisando il corrispondente potere presidenziale in coerenza con le argomentazioni di premessa.
Per quanto riguarda l'interrogazione dell'On.le Frau:
1) L'Ufficio ha certamente riferito sulla vivacità del dibattito in alcuni momenti dell'Assemblea, ma non ha constatato alcun intervento della "forza pubblica";
2) Sulla richiesta di annullamento dei lavori dell'Assemblea si rimanda alle considerazioni svolte più sopra.
Gli elementi forniti con la presente dovrebbero consentire di rispondere esaurientemente ai due Consiglieri Regionali interroganti, si rimane comunque a disposizione per qualunque altra notizia dovesse occorrere sull'argomento.
Risposta scritta dell'Assessore degli Enti locali, Finanze ed Urbanistica all'interrogazione FRAU "sull'ordinamento degli uffici e dei servizi del Comune di Bono". (255)
In relazione all'oggetto si evidenzia quanto segue:
- con deliberazione della Giunta Municipale del Comune di Bono, n. 174 del 03.10.2000 è stato approvato il regolamento sull'ordinamento degli Uffici e Servizi di tale Ente;
- tale deliberazione, in sede di controllo di legittimità, è stata rinviata dal Comitato Regionale di Controllo per acquisire una serie di elementi integrativi e di giudizio;
- tra questi ultimi figurava la richiesta di deduzioni rispetto a specifico ricorso della Organizzazione sindacale U.G.L. che lamentava la sua mancata consultazione preventiva rispetto all'adozione di tale provvedimento organizzativo. Pertanto l'organo di controllo aveva piena cognizione riguardo a quanto evidenziato dalla stessa sigla sindacale;
- la Giunta Municipale del Comune di Bono, con delibera n. 205 del 05.12.2000, riguardo al punto controverso, ha fornito i chiarimenti che, di seguito, si riportano integralmente:
"1) Con nota n. 3864 del 26.06.2000 e n. 5492 del 11.09.2000 l'Amministrazione ha comunicato, ai sensi e per gli effetti dell'art. 6, comma 1 del D. Leg.vo 29/93 e successive modificazioni, che era stato predisposto - e non approvato - il regolamento sull'ordinamento degli Uffici e dei servizi. Con tale comunicazione è chiaro che l'Amministrazione ha voluto informare le OO.SS. della predisposizione di un atto per il quale l'articolo succitato prevede la preventiva consultazione e data la assoluta mancanza di riscontro ha proceduto alla usa approvazione. A tal proposito appare quanto mai strano che le OO.SS. interessate, ricevuta la comunicazione di cui sopra, non si siano fatte parte attiva e partecipare, anche in termini di supporto, prima della stesura definitiva dell'atto. Si vuole comunque aggiungere, a maggior chiarimento, che le OO.SS. erano in possesso del Regolamento in quanto era stato loro trasmesso in precedenza con nota n. 2208 del 10.04.2000 in occasione della prima approvazione avvenuta con delibera di Giunta n. 66 del 30.03.2000, annullata dal Comitato con provvedimento n. 1495 del 24.05.2000;
2) La comunicazione è stata trasmessa alle OO.SS. CGIL-CISL-UIL e S.I.L.P. in quanto uniche presenti nel territorio e uniche organizzazioni che hanno iscritti fra i dipendenti di questo Comune, anche perché sarebbe stato assurdo comunicare (a quali indirizzi e a quali sedi?) a tutte le sigle firmatarie del contratto se nessuna di queste si attiva a far conoscere alle Amministrazioni la loro presenza sul territorio, al fine di dimostrare il loro interesse ad essere contattate ritenendo che vi sia un preciso obbligo da parte delle OO.SS., soprattutto di quelle non presenti o di recente costituzione nel territorio".
L'Organo di Controllo in sede di esame definitivo del provvedimento di riorganizzazione ha ritenuto condivisibili le suddette argomentazioni ed ha pertanto ritenuto insussistente il vizio di legittimità lamentato dalla Organizzazione Sindacale ricorrente, seppure sia stato disposto l'annullamento parziale del suddetto provvedimento per vizi di diversa natura.
Da quanto sopra espresso e segnatamente dai chiarimenti forniti dall'Amministrazione Comunale, possono cogliersi anche gli elementi di risposta riguardo al punto 3° dell'interrogazione in oggetto.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Frau sulla discarica per rifiuti speciali di Canaglia (Sassari). (46)
Con provvedimento dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente n. 33302 del 10.08.1995, è stato approvato, ai sensi dell'articolo 6 lettera c) del DPR n. 915/82 il progetto relativo alla realizzazione di una discarica controllata di tipologia 2B da ubicarsi in comune di Sassari in località Canaglia, presentato dalla società EcoSesto s.p.a. - Milano.
Con successivo provvedimento dell'Assessore D.A. n. 24375 del 9.8.1996, la società EcoSesto s.p.a. - Milano, è stata autorizzata all'esercizio della discarica controllata di tipologia 2B in località Canaglia in comune di Sassari, per una volumetria pari a 200.000 mc., per lo smaltimento di rifiuti speciali non tossici e nocivi.
La società EcoSesto s.p.a. - Milano, in data 08.09.1999, ha inoltrato una richiesta tendente all'aggiornamento della classificazione delle tipologie dei rifiuti nel provvedimento autorizzativo n. 24375 del 9.8.1996.
Con provvedimento del Direttore Generale n. 2865 del 15.10.1999, la società EcoSesto s.p.a. - Milano, è stata autorizzata all'esercizio della discarica controllata di tipologia 2B in località Canaglia in comune di Sassari, per una volumetria di 200.000 mc., per lo smaltimento di rifiuti speciali ai sensi dell'articolo 57 del D.Lgs. 22/97.
Con determinazione del Direttore Generale n. 2506 del 24.09.1999, è stata ritenuta congrua la somma di lire 8.022.500.000 per la fideiussione prestata a favore del Ministero dell'Ambiente rilasciata dall'Istituto San Paolo di Torino solidalmente con la società Enel s.p.a. - CTE Fiume Santo - Sassari, a copertura delle eventuali spese sostenute dalla pubblica amministrazione per il trasporto dei rifiuti, comprese le responsabilità derivanti dagli articoli 25 e 26 del regolamento CEE n. 259/93, il loro recupero o smaltimento e per i costi diretti ed indiretti per la bonifica dei siti inquinati connessi alle predette operazioni, ai sensi del medesimo regolamento. Le operazioni sono relative alla spedizione via mare/via terra da Enel s.p.a. - PDT/SAR CTE Fiume Santo di 5000 tonnellate di rifiuti solidi classificati non pericolosi costituiti da ceneri da orimulsion (CER 101999). Lo smaltimento sarà effettuato presso la società ORBIT METALLURGICAL LTD - HARWICH - ENGLAND.
Con nota n. 4399 del 03.02.2000, la Provincia di Sassari - Settore Ambiente - ha inviato le risultanze del sopralluogo effettuato presso l'impianto della società EcoSesto s.p.a. in data 03.02.2000, dalle quali non si rileva nessun elemento ostativo al prosieguo della gestione dello stesso.
In data 13.3.2000, con fax n. 7111, è stato richiesto all'Amministrazione provinciale di Sassari e all'Azienda ASL 1 - PMP - Sassari, di procedere alla verifica della composizione chimica dei rifiuti conferiti in discarica e il rispetto del test di cessione previsto dalla deliberazione del Comitato Interministeriale del 27.07.1984. Al momento, gli uffici dell'Assessorato sono in attesa di conoscere i risultati degli accertamenti disposti dalle autorità competenti.
Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'interrogazione Piana sui gravi rischi ambientali ricadenti nel territorio del comune di Porto Torres. (13)
Con provvedimento n. 2607 del 3.11.1998, pubblicato sul BURAS n. 40 del 31.12.1998, la società SIGED s.r.l. - CAGLIARI - è stata autorizzata, ai sensi dell'articolo 28 del decreto legislativo 22/97, all'esercizio di una discarica controllata di tipologia 2B in località "Scala Erre", in comune di Sassari, per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi.
In data 13.3.2000, con fax n. 7111, è stato richiesto all'Azienda ASL 1 - PMP - Sassari, di procedere ad una campagna di campionamenti da effettuarsi sui rifiuti abbancati nelle discariche per rifiuti speciali esistenti in comune di Sassari, al fine di verificare la composizione chimica dei rifiuti e il rispetto del test di cessione previsto dalla deliberazione del Comitato Interministeriale del 27.7.1984. E' stato richiesto inoltre all'Amministrazione provinciale di Sassari di procedere a trasmettere i codici CER dei rifiuti, i quantitativi e le analisi chimiche dei rifiuti smaltiti presso le sopraccitate discariche.
In data 14.3.2000, con fax n. 7273, è stato richiesto all'Amministrazione provinciale di Sassari e all'Azienda ASL 1 - PMP - Sassari, di procedere alla verifica della composizione chimica dei rifiuti contenuti nel container - e il rispetto del test di cessione previsto dalla deliberazione del Comitato Interministeriale del 27.7.1984. Al momento, gli uffici dell'Assessorato sono in attesa di conoscere i risultati degli accertamenti disposti dalle autorità competenti, mentre da notizie di stampa si è appreso che la discarica in argomento è stata posta sotto sequestro dalla autorità giudiziaria.
Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'interrogazione Piana sulle sostanze tossiche scaricate a Porto Torres. (183)
Con provvedimento regionale n. 2607 del 3.11.1998, pubblicato sul BURAS n. 40 del 31.12.1998, la società SIGED s.r.l. - CAGLIARI è stata autorizzata, ai sensi dell'articolo 28 del D.Lgs 22/97, all'esercizio di una discarica controllata di tipologia 2B in località "Scala Erre", in comune di Sassari, per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi.
In data 13.3.2000, con fax n. 7111, è stato richiesto all'Azienda ASL 1 - PMP - Sassari, di procedere ad una campagna di campionamenti da effettuarsi sui rifiuti abbancati nelle discariche per rifiuti speciali esistenti in Comune di Sassari, al fine di verificare la composizione chimica dei rifiuti e il rispetto del test di cessione previsto dalla deliberazione del Comitato Interministeriale del 27.7.1984. E' stato inoltre richiesto all'Amministrazione provinciale di Sassari di trasmettere i codici CER dei rifiuti, i quantitativi e le analisi chimiche dei rifiuti smaltiti presso le sopraccitate discariche.
In data 14.3.2000, con fax n. 7273, è stato richiesto all'Amministrazione provinciale di Sassari e all'Azienda ASL 1 - PMP - Sassari, di procedere alla verifica della composizione chimica dei rifiuti contenuti nel container e del rispetto del test di cessione previsto dalla deliberazione del Comitato Interministeriale del 27.7.1984.
Attualmente, gli uffici dell'Assessorato sono in attesa di conoscere i risultati degli accertamenti disposti dalle autorità competenti.
Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'interrogazione Vassallo sulle discariche controllate di rifiuti speciali e pericolosi. (259)
Con provvedimento dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente n. 33302 del 10.08.1995, è stato approvato, ai sensi dell'articolo 6 lettera c) del DPR n. 915/82 il progetto relativo alla realizzazione di una discarica controllata di tipologia 2B da ubicarsi in Comune di Sassari in località Canaglia, presentato dalla società EcoSesto s.p.a. - Milano.
Con successivo provvedimento dell'Assessore D.A. n. 24375 del 9.8.1996, la società EcoSesto s.p.a. - Milano, è stata autorizzata all'esercizio della discarica controllata di tipologia 2B in località Canaglia in comune di Sassari, per una volumetria pari a 200.000 mc., per lo smaltimento di rifiuti speciali non tossici e nocivi.
La società EcoSesto s.p.a. - Milano, con nota in data 8.9.1999, ha inoltrato una richiesta tendente all'aggiornamento della classificazione delle tipologie dei rifiuti nel provvedimento autorizzativo n. 24375 del 9.8.1996.
Con determinazione del Direttore Generale n. 2865 del 15.10.1999, la società EcoSesto s.p.a. - Milano, è stata autorizzata all'esercizio della discarica controllata di tipologia 2B in località Canaglia in Comune di Sassari, per una volumetria di 200.000 mc., per lo smaltimento di rifiuti speciali ai sensi dell'articolo 57 del D.Lgs. 22/97.
La EcoSesto, con nota 11.5.2000, ha inoltrato una richiesta di modifica dell'impianto di discarica controllata di tipologia 2B per rifiuti speciali, situato in loc. Canaglia, già autorizzato con predetta determinazione del Direttore Generale n. 2865 del 15.10.1999.
La richiesta, fondamentalmente, tendeva ad integrare con ulteriori tipologie di rifiuti l'autorizzazione già ottenuta, in particolare con i rifiuti corrispondenti ai CER 100104, 170601, 190105, prodotti in ambito regionale: detti rifiuti sono classificati, nell'allegato "D" al decreto legislativo 22/97, "rifiuti pericolosi". Benchè vengano considerati, appunto, "pericolosi", non comportano in realtà problematiche particolari dal punto di vista analitico. Dalle analisi condotte, i rifiuti risultavano smaltibili in impianti di categoria 2B, secondo la classificazione di cui al DPR 915/82, e, comunque, non presentavano concentrazioni particolari in misura tale da evidenziare tenori di rischio. In fase di progettazione si è voluto interpretare in maniera rigida il disposto dell'articolo 2 del DM 141/98, separando fisicamente i rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi. Pertanto, sarà realizzata nel corpo della discarica in esercizio, una vasca per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, separata mediante un geotessile non tessuto (TNT) d'adeguata grammatura dalla vasca esistente, onde poter individuare la trincea in cui vengono abbancati i rifiuti suddetti. La vasca è dimensionata per lo smaltimento di un quantitativo di 18.000 mc.
Nell'ambito della prescritta conferenza istruttoria di cui all'articolo 27 del D.Lgs 22/97, tenutasi il giorno 14.7.2000 presso la sede dell'Assessorato provinciale della Difesa dell'Ambiente, strada provinciale "La Crucca" - regione Baldinca - Sassari, i rappresentanti degli Enti presenti hanno espresso singolarmente il parere di competenza, come di seguito riportato.
Il rappresentante dell'Assessorato della Difesa dell'Ambiente esprime parere favorevole alle seguenti condizioni:
1. dovranno essere conferiti in discarica esclusivamente i rifiuti riportati con i codici CER 100104, 170601, 190105, prodotti in ambito regionale; le caratteristiche chimiche dei rifiuti dovranno comunque garantire il rispetto dei limiti fissati al punto 4.2.3.2. della deliberazione del Comitato Interministeriale del 27.07.1984, estesi per quanto riguarda la prova di cessione a tutti i metalli indicati nella tabella 3 dell'allegato 5 del D.Lgs. 152799. Per l'accettazione in discarica, le prove di cessione condotte sui rifiuti dovranno rispettare 10 volte i limiti previsti nella stessa tabella per lo scarico in acque superficiali. La verifica del rispetto di tali limiti dovrà essere effettuata utilizzando esclusivamente il test di cessione con acido acetico.
2. L'accettazione all'impianto di discarica dovrà essere condizionata all'effettuazione preventiva, per ogni partita di rifiuto speciale, di opportune analisi chimiche e chimico-fisiche, che dovranno essere allegate al registro di carico e scarico. Di ogni partita dovrà essere conservato per lo stesso periodo il certificato di accettazione e l'omologazione del rifiuto.
3. Il gestore della discarica è tenuto a predisporre apposita documentazione o mappatura atta ad individuare, con riferimento alla provenienza e alla allocazione, il settore e la trincea della discarica dove è smaltito il rifiuto pericoloso; di detta mappatura dovrà essere data comunicazione all'Amministrazione Provinciale competente ad effettuare il controllo.
Il rappresentante dell'Assessorato degli Enti locali esprime parere favorevole sulla proposta e coglie l'occasione per segnalare ai rappresentanti del Comune di Sassari l'opportunità di procedere ad una variante allo strumento urbanistico comunale vigente ai sensi della legge regionale 45/89 per riclassificare l'area con una destinazione di zona pertinente con l'attività di discarica.
Il rappresentante dell'Amministrazione provinciale di Sassari esprime parere favorevole a condizione che il geotessile TNT utilizzato per la separazione della vasca in cui saranno smaltiti i rifiuti pericolosi sia del tipo 800g/mq.
I rappresentanti dell'assessorato Industria - Servizio attività estrattive, del Comune di Sassari, dell'ASL 1 - PMP e PMP area chimica, nonché della ASL 1 - Dipartimento di Prevenzione Servizio igiene e sanità Pubblica esprimono tutti parere favorevole.
Va precisato che per l'approvazione della modifica al progetto in questione, non essendo previste delle modifiche costruttive all'impianto, deve ritenersi ancora valido il parere espresso a suo tempo dall'Ufficio Tutela del Paesaggio di Sassari con nota n. 5062 del 28.3.1996.
Con la deliberazione della Giunta regionale n. 35/23 del 17.8.2000, resa esecutiva con determinazione del Direttore Generale n. 2133 del 17.8.2000 è stato approvato il progetto di modifica all'impianto di discarica controllata di tipologia 2B per rifiuti speciali, presentato dalla società EcoSesto s.p.a. - località Canaglia - SASSARI.
Risposta scritta dell'Assessore del Turismo, Artigianato e Commercio all'interrogazione Nuvoli sull'erogazione da parte della Regione di consistenti contributi alla Fondazione Ente Lirico di Cagliari in particolare per l'allestimento della stagione estiva 2000. (260)
L'interrogazione dell'On. Nuvoli in relazione ai contributi concessi al Teatro Lirico di Cagliari, la più importante istituzione culturale della Sardegna ed ancora uno dei 13 Teatri considerati di prioritario interesse nazionale dallo Stato Italiano.
L'interrogazione induce utili riflessioni sia di carattere generale che particolare.
Il Teatro Lirico di Cagliari è uno dei 13 Enti Lirici divenuti nel 1998 Fondazioni di diritto privato; ha un coro ed un'orchestra, personale amministrativo e maestranze tecniche stabili. Se la pianta organica funzionale prevede 229 unità sono oltre 300 i dipendenti impegnati annualmente durante la stagione ordinaria, e ben oltre 600 i lavoratori impegnati per la preparazione e la realizzazione del Festival Internazionale L'Anfiteatro di Cagliari. Dal punto di vista amministrativo le 200 unità lavorative annue del 1996 sono passate a 374 del 2000; nello stesso periodo il budget complessivo è passato da 27 miliardi a 48 miliardi circa. Per quanto concerne il pubblico nel 1996 vi furono 65.721 presenze che produssero un incasso lordo di 1.000 milioni, mentre si contano già 160.000 presenze nel 2000 corrispondenti ad un incasso di 3.500 milioni. Gli spettacoli organizzati dal Teatro Lirico di Cagliari sono stati 136 nel 1996, 218 nel 2000, di cui 131 nell'intero territorio Regionale.
Compito istituzionale della Fondazione è la diffusione della cultura musicale attraverso l'organizzazione di spettacoli di più alto livello possibile, compito che non può che essere svolto ed infatti viene svolto nel pieno rispetto delle normative dell'Unione Europea, dello Stato Italiano e della Regione Autonoma della Sardegna, normative che riguardano ad esempio l'Amministrazione, la contabilità, i concorsi, le assunzioni, le autorizzazioni amministrative, le rendicontazioni, gli organi di controllo etc.
Può essere utile a questo punto entrare anche nel merito, e con esempi precisi, di ciò che può voler dire seguire le normative vigenti: mentre è giuridicamente improponibile ogni e qualsiasi limitazione delle assunzioni "non sardi", sono sardi il 90% circa dei dipendenti del Teatro; in quanto Fondazione (di diritto privato) il Teatro potrebbe effettuare pagamenti in contante o tramite assegni ad artisti o fornitori nel pieno rispetto delle leggi, viceversa effettua per scelta tutte le transizioni attraverso l'istituto tesoriere.
Per l'anno in corso il bilancio della Fondazione prevede entrate da parte della Regione Sardegna per complessivi 12.500 milioni oltre i 3.800 milioni che la Fondazione riceverà dal Consorzio Golfo degli Angeli quando il Consorzio pubblico fondato dai Comuni di Cagliari, Quartu S. Elena, Pula e Villasimius li riceverà a sua volta dalla stessa Regione Sarda. Si tratta di cifre davvero importanti ma che hanno redditività sul territorio ancor più importante: i 3.800 milioni di contributo al Festival hanno prodotto ad esempio 120 unità lavorative annue costate ognuna quindi alla Regione 31,6 milioni (e cioè il 10% circa del costo/occupato nel Piano del lavoro della stessa Regione); hanno prodotto 8.650 presenze alberghiere ed un incremento diretto di spesa nel territorio stimato in oltre 13 miliardi; oltre a 700 articoli sulla stampa, decine e decine di servizi televisivi e 77.992 spettatori tra Teatro e Anfiteatro
Alcune affermazioni dell'interpellanza riguardavano il Sovrintendente del Teatro con due riferimenti, il primo alla sua riconferma e l'altro ai suoi emolumenti: il Sovrintendente Maestro Mauro Meli è stato riconfermato alla scadenza del mandato nell'agosto scorso effettivamente in assenza dei rappresentanti del Governo e della Regione e proprio per questa ragione il Maestro Meli nell'occasione ha accettato con la riserva di venire riconfermato una volta insediati gli stessi rappresentanti del Governo e della Regione cosa che è puntualmente avvenuta all'unanimità ed in presenza di tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione il 14 novembre u.s.; nella stessa seduta, sempre all'unanimità, l'Onorevole Felice Contu è stato eletto Vicepresidente della stessa Fondazione; per quanto riguarda il compenso al Sovrintendente, il suo stipendio netto è di Lire 9.300.000 per dodici mensilità dal giorno del suo insediamento (avvenuto nell'agosto 1996) come da Delibera del Consiglio di Amministrazione.
Fra i Dirigenti e i Funzionari che affiancano il Sovrintendente vi sono sardi e "non sardi": sono sardi il Segratario Generale, il Direttore Amministrativo, il Direttore del Personale, il Responsabile delle Relazioni Industriali, il Capo Ufficio Stampa; non sono sardi il Direttore Artistico, il Segretario Artistico, il Direttore degli Allestimenti e il Direttore di Produzione; sono sardi inoltre tutti i quadri del Teatro (funzionari e maestri colaboratori) nonché tutti gli amministrativi del Teatro segretari inclusi (sia quelli stabili che quelli con contratto a termine).
Si ritengo utili alcune riflessioni circa le qualità della programmazione del Teatro. Se alcuni dei più autorevoli giornali e quotidiani usano per il nostro Teatro espressioni "…una delle istituzioni musicali più interessanti d'Europa" (Corriere della Sera), "…il Teatro Lirico di Cagliari ha tutte le carte in regola per affermarsi quale terzo polo lirico, dopo la Scala di Milano e l'Opera di Roma" (Avvenire), "…il Teatro Lirico di Cagliari non è solo una della istituzioni più raffinate in Europa per la programmazione artistica ma diventa più spesso sede di eventi che non hanno riscontro in Europa" (Corriere della Sera), forse converrà interrogarsi sul come proteggere, sostenere e valorizzare il lavoro di una istituzione che è patrimonio e vanto non solo della città di Cagliari ma della Sardegna tutta, ed iniziare a confrontarsi quindi su come aiutare il Teatro Lirico a trasferire o a diffondere meglio e più velocemente la sua professionalità, i suoi spettacoli ed il suo prestigio in tutto il territorio della Sardegna.
Infine, ed è di questi giorni, giova ricordare lo straordinario riscontro che le manifestazioni della prima parte dell'anno hanno ottenuto nella stampa nazionale ed estera: dal Times al Corriere della Sera, da La Repubblica a Le Monde, dal Sole 24 Ore a Famiglia Cristiana, le maggiori testate hanno messo in evidenza la qualità delle esecuzioni e riconosciuto non solo il prestigio raggiunto dal Teatro Lirico di Cagliari, ma anche, soprattutto, del suo ruolo trainante per l'immagine della Sardegna.
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio - FLORIS Emilio - PILO sull'inquinamento di falde acquifere nel comune di Capoterra.
I sottoscritti,
premesso che decine di aziende agricole site in agro del comune di Capoterra hanno denunciato negli anni scorsi, in diverse occasioni e in varie sedi, un forte inquinamento salino di falde acquifere sotterranee causate sicuramente dal notevole e persistente prelievo di acqua utilizzata a fini industriali, nonché dalle opere antropiche realizzate lungo il corso del rio Santa Lucia duranti gli anni novanta;
evidenziato che l'economia agricola di Capoterra, a causa della salinizzazione delle falde acquifere interessate da prelievi indiscriminati, è stata pesantemente penalizzata e gli agricoltori, quindi, fortemente danneggiati per la perdita di gran parte della produzione per vari anni e talvolta per la distruzione totale delle aziende per disseccamento di agrumeti e frutteti;
osservato che, anche su sollecitazione del Comune di Capoterra, la Regione sarda nel 1997 finanziò la realizzazione di una struttura pubblica leggera per l'adduzione d'acqua dalla condotta dell'Ente Autonomo del Flumendosa e la distribuzione della risorsa idrica alle aziende operanti nell'area;
rilevato che tale opera è stata ultimata nel 1999, ma non è ancora entrata in funzione con conseguenti e persistenti danni all'agricoltura capoterrese,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere se non ritengano opportuno e necessario:
1) intervenire tempestivamente al fine della messa in funzione da parte dell'EAF dell'impianto di adduzione realizzato dal Comune di Capoterra circa sei mesi fa;
2) verificare la possibilità di riconoscere un congruo indennizzo per la perdita delle produzioni agricole delle aziende capoterresi, a causa della salinizzazione delle falde acquifere per le annate agrarie 1995/2000 che ha determinato un impoverimento e una ridotta resa delle superfici agrarie interessate. (117)
INTERPELLANZA DORE - DETTORI Bruno - BIANCU - DEIANA sullo sperpero di risorse pubbliche connesso alla gara d'appalto per il noleggio delle auto di rappresentanza per Roma e dintorni.
I sottoscritti, premesso che:
- come risulta da una recente interrogazione presentata dai Consiglieri Giacomo Sanna e Pasqualino Manca, l'Assessorato regionale degli enti locali avrebbe recentemente bandito una gara d'appalto a licitazione privata per il servizio di noleggio con autista delle auto di rappresentanza per la città di Roma ed il servizio da e per l'aeroporto di Fiumicino;
- la base d'asta relativa al noleggio di 7 autovetture con autista ammonterebbe, per il periodo di quattro anni, a lire 5 miliardi e 800 milioni;
- la quota annuale sarebbe quindi di lire 1 miliardo e 450 milioni;
- dividendo l'importo annuale per i 365 giorni di calendario, la quota giornaliera ammonterebbe a lire 3.972.600, mentre se si tenesse conto delle sole giornate lavorative (gg. 250) la quota giornaliera sarebbe pari a lire 5.800.000;
- come evidenziato in un articolo recentemente apparso su un quotidiano locale, il predetto onere, oltre ad essere oggettivamente pesantissimo per le casse regionali, deve ritenersi altresì del tutto ingiustificato ed antieconomico in quanto di gran lunga superiore a quello di lire 3 miliardi e cinquecento milioni che deriverebbe dall'acquisto di 7 autovetture (il cui costo massimo ammonterebbe a lire. 700 milioni, senza contare la possibilità di ricorrere al più economico sistema del "leasing") e dall'assunzione di altrettanti autisti (il cui onere non sarebbe superiore, per il periodo di 4 anni, a lire 2 miliardi e ottocento milioni), la qualcosa, fra l'altro, determinerebbe la creazione di altrettanti posti di lavoro per giovani sardi;
- se la notizia rispondesse al vero si prospetterebbe un grave e ingiustificato sperpero delle finanze regionali;
tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Giunta e l'Assessore degli enti locali finanze e urbanistica per sapere:
1) se la notizia di cui in premessa risponde al vero;
2) in caso affermativo, se la cifra di lire 5.800.000.000 indicata quale base d'asta è esatta;
3) in caso affermativo, come mai si è ritenuto di seguire la strada predetta e sulla base di quali criteri si è pervenuto a determinare la cifra posta quale base d'asta;
4) sempre in caso affermativo se, onde evitare un gravissimo sperpero delle finanze regionali, non si ritenga di annullare la gara in questione e di risolvere il problema ricorrendo ad un sistema più economico, quale ad esempio, il noleggio, di volta in volta, delle autovetture necessarie per lo svolgimento del servizio. (118)
INTERPELLANZA SANNA Gian Valerio - PIRISI sulla messa in liquidazione della INTEX S.p.A. e sulla strategia di privatizzazione e razionalizzazione delle società finanziarie regionali.
I sottoscritti,
considerato che la Giunta regionale ha deciso la messa in liquidazione della INTEX S.p.A., unica finanziaria operante nella Sardegna centrale e perno dello sviluppo e della promozione industriale assicurata nell'area centrale della regione;
rilevata la unanime presa di posizione della Associazione degli Industriali della Provincia di Nuoro, dei numerosi comuni del Marghine Planargia con Macomer in testa, tesa a sostenere come la INTEX rappresenti l'unica realtà di questo genere operante nell'area centrale della Sardegna il cui dinamismo supera non poco, quello di analoghe strutture finanziarie mantenute in piedi, oramai, per l'esigenza di garantire, esclusivamente, poltrone e prebende;
preso atto della decisione unilaterale e priva di qualsiasi democratico confronto con le istituzioni locali e territoriali sulle opportunità e sulle strategie dell'area che renderebbero al contrario opportuno un rilancio e una rinnovata funzione della INTEX sulla Sardegna centrale, anche per il consolidamento e una migliore capitalizzazione del tessuto industriale esistente,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'industria al fine di conoscere:
1) quali siano le ragioni esclusive e particolari che hanno prodotto la decisione di procedere alla messa in liquidazione della INTEX;
2) quale sia la strategia di fondo della Giunta regionale in materia di razionalizzazione delle strutture finanziarie regionali, non solo nei confronti della INTEX S.p.A., ma anche delle altre realtà analoghe, dal momento che le perdite e i risultati delle gestioni correnti a carico del bilancio regionale sono assai più preoccupanti e gravi da parte di strutture che nessun ruolo hanno svolto e svolgono a servizio dell'economia e dello sviluppo industriale in Sardegna come ad esempio la stessa SIGMA INVEST;
3) se la complessa fase di programmazione e attuazione dei fondi comunitari nei prossimi anni, non suggerisca al contrario l'esigenza di rivisitare immediatamente alcune scelte ed eventualmente alcune funzioni di detti organismi, al fine di assegnare a queste strutture il ruolo di vere e proprie agenzie di sviluppo al servizio del territorio. (119) INTERPELLANZA SANNA Alberto - CUGINI - MORITTU - MASIA - LAI - SPISSU - DORE - CALLEDDA sull'interruzione del collegamento marittimo internazionale nella tratta Santa Teresa Gallura-Bonifacio (Corsica).
I sottoscritti
considerato che, a seguito dell'avaria verificatasi a bordo del traghetto Ichnusa lo scorso 13 dicembre, la Sa.Re.Mar, concessionaria della linea marittima Santa Teresa Gallura-Bonifacio (Corsica) ha sospeso i collegamenti fra la Sardegna e la Corsica, essendo quello l'unico traghetto in grado di garantirli;
vista la nota del Sindaco di Santa Teresa Gallura che denuncia tempestivamente e con grande preoccupazione a tutte le autorità competenti la gravità della situazione venutasi a creare;
ritenuto il fatto di eccezionale gravità, sia perché si configura con tutta evidenza l'interruzione di un pubblico servizio quale è il diritto alla mobilità delle persone e delle merci all'interno della Unione Europea previsto dalle disposizioni comunitarie, nazionali e regionali, sia perché anche con l'approssimarsi delle festività natalizie e di fine anno si aggravano i disagi e i danni che si arrecano alle persone e all'economia della Sardegna e della Corsica;
considerato, inoltre, che la Sa.Re.Mar, con l'interruzione del servizio in questione, contravviene palesemente ed in modo inaccettabile all'obbligo di assicurare i collegamenti fra la Sardegna e la Corsica;
visto che l'Assessore dei trasporti della Regione autonoma della Sardegna non risulta abbia svolto un'azione efficace al fine del ripristino immediato dei collegamenti e che, a tutt'oggi, la Sa.Re.Mar non è in grado di garantire la data di ripristino dei collegamenti con la Corsica,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei trasporti per conoscere:
1) quali provvedimenti la Giunta Regionale abbia posto o intenda porre in essere perché, da subito, siano ripristinati i collegamenti tra la Sardegna e la Corsica e perché disservizi di questo genere non si ripetano;
2) i motivi che hanno impedito, fino a questo momento, alla Giunta regionale, e per essa all'Assessore dei trasporti, di porre in atto con la massima urgenza e immediatezza tutte le iniziative necessarie a ripristinare il servizio in questione;
3) quali iniziative la Giunta regionale intenda attivare perché i vincoli contrattuali che regolano il servizio in questione siano pienamente rispettati dalla Sa.Re.Mar e tutelati gli interessi e i diritti legittimi della comunità regionale. (120)
INTERPELLANZA DETTORI Ivana - BALIA - MANCA - PACIFICO sul trasferimento dell'accreditamento istituzionale concesso alla Casa di cura Tommasini di Jerzu.
I sottoscritti,
venuti a conoscenza che il Comune di Tortolì avrebbe rilasciato la concessione edilizia per la realizzazione di una casa di cura privata la cui operatività sarebbe garantita dal trasferimento dell'accreditamento istituzionale attualmente in capo alla Casa di cura Tommasini di Jerzu;
considerato che sulla base dell'articolo 8 ter del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n, 502, così come integrato e modificato dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 299, il Comune di Tortolì è tenuto ad acquisire, nell'esercizio delle proprie competenze in materia di autorizzazioni e concessioni di cui all'articolo 4 del decreto legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni, nella Legge 4 dicembre 1993, n. 493, la verifica di compatibilità del progetto da parte della Regione,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se la Regione ha posto in essere tale atto e in questa ipotesi quali criteri abbiano indotto la stessa Regione a modificare l'ambito territoriale di riferimento prescelto nel precedente accreditamento per l'espletamento dei servizi sanitari da parte della Casa di cura Tommasini di Jerzu. (121)
INTERPELLANZA BALIA - SELIS - CUGINI - FADDA - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - MASIA - CALLEDDA - MORITTU - SANNA Alberto - DORE sul provvedimento adottato dal Consiglio di amministrazione dell'E.S.A.F. relativo al mancato rinnovo dei contratti di appalto per la gestione degli impianti di potabilizzazione e di depurazione.
I sottoscritti
accertato che il Consiglio di amministrazione dell'E.S.A.F., con delibera n. 89 del 21 novembre c.a., ha deciso di procedere all'assunzione diretta della conduzione degli impianti di potabilizzazione e di depurazione attualmente gestiti in appalto;
considerato che, secondo i programmi dell'ente, le scadenze degli appalti non rinnovati interessano 250 lavoratori al 31 gennaio 2001 ed altri 150 al 31 dicembre 2001 col fondato rischio che si creino ulteriori sacche di disoccupazione e nuove gravi tensioni sociali;
rilevato che con la richiamata delibera, oltre alla attribuzione di competenze specifiche ai dipendenti in servizio, si prevedono assunzioni a tempo determinato di personale fuori ruolo sino all'espletamento della procedura per la revisione della pianta organica e per la definitiva assunzione di personale di ruolo;
sottolineato che appare quantomeno singolare che vengano disdetti contratti di appalto, col reale rischio che lavoratori di lungo periodo vengano licenziati senza che l'ente sia nelle condizioni per garantire la conduzione diretta degli impianti con propri dipendenti, tant'è che prevede l'assunzione di personale a tempo determinato,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore dei lavori pubblici e l'Assessore del lavoro per conoscere:
a) quali reali motivazioni abbiano indotto il Consiglio di amministrazione dell'Ente Sardo Acquedotti e Fognature ad assumere una delibera che reintroduce criteri contrari alla gestione di servizi delegati alle imprese private;
b) se sia politicamente condiviso questo nuovo indirizzo;
c) quali garanzie sussistano a favore dei lavoratori attualmente occupati ed attraverso quale percorso giuridico;
d) come verrà reclutato il personale fuori ruolo assunto a tempo determinato;
e) se il Presidente e gli Assessori interpellati siano in possesso di un quadro della spesa dal quale si evidenzi il reale risparmio ottenuto con la pubblicizzazione dei servizi;
f) se non ritengano, in ogni caso, utile ed opportuno intervenire per sospendere il provvedimento assunto dal Consiglio di Amministrazione dell'ESAF, attivare un dibattito in Consiglio regionale teso a verificare l'utilità della pubblicizzazione del servizio e ove ciò fosse attendere comunque che l'ente E.S.A.F. sia in condizione di garantire una diretta operatività senza che debba ricorrere a nuove e provvisorie procedure di assunzione di personale a tempo determinato. (122)
INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sull'istituzione dell'osservatorio ambientale nelle basi militari in Sardegna.
I sottoscritti, premesso che:
1) le vicende riguardanti l'uranio impoverito hanno fatto riemergere perplessità e timori circa i danni ambientali e quelli alla salute dei cittadini sardi in quei territori ove si svolgono esercitazioni o sono presenti basi militari;
2) in Sardegna, ben quattro basi ospitano esercitazioni complesse e truppe degli eserciti italiano, britannico, statunitense, tedesco e di altri paesi dell'Alleanza Atlantica;
3) le rassicurazioni fornite dai Comandi militari non sembrano soddisfare le richieste di trasparenza e chiarezza provenienti dai cittadini e dagli amministratori locali;
4) l'assenza di controlli scientifici sulla qualità dell'ambiente e sull'inquinamento radioattivo continua a rappresentare una concreta preoccupazione per la salute e l'incolumità in quei territori come Teulada, Perdasdefogu, Decimomannu, che oltre ad esser penalizzati da esercitazioni e simulazioni sempre più sofisticate, vedono negato il diritto alla corretta informazione con il ricorso al pretestuoso segreto militare,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
- quali iniziative intenda adottare per soddisfare le esigenze di informazione e chiarezza della popolazione e degli amministratori dei territori sopra elencati;
- se intenda intraprendere le opportune iniziative per favorire la costituzione di un osservatorio ambientale in ogni poligono militare che ospiti militari dei paesi dell'Alleanza Atlantica, al fine di assicurare un corretto e continuo monitoraggio della qualità dell'aria, delle acque e dell'ambiente circostante. (123)
INTERPELLANZA FALCONI - CUGINI - DEMURU - PIRISI - DETTORI Ivana sulla realizzazione di un impianto di acquicoltura in località Cala Gonone, comune di Dorgali.
I sottoscritti,
premesso che l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, con proprio atto ha autorizzato la Società marittima Maricultura a costruire un impianto di acquicoltura in località di Cala Gonone (Comune di Dorgali);
precisato che l'autorizzazione rilasciata alla società menzionata in premessa è in contrasto con i criteri che il Consiglio regionale ha approvato sulla valutazione dell'idoneità del sito, e più precisamente:
a) l'impianto non è stato realizzato a distanza da emergenze ambientali quali le praterie di poseidonia;
b) l'area prescelta è interessata dalla navigazione e l'impianto crea incompatibilità con l'utilizzazione turistica esistente, ed è quindi dannoso per l'economia locale;
c) non risulta garantita una efficace dispersione dei reflui dell'allevamento;
sottolineato che:
1) l'Assessorato della difesa dell'ambiente ha rilasciato l'autorizzazione senza informare il Comune interessato;
2) il golfo di Orosei è interessato dalla direttiva Habitat della CEE (93/43);
ricordato che l'Assessore della difesa dell'ambiente è stato più volte sollecitato dal Comune e da diverse associazioni a sospendere temporaneamente l'autorizzazione in attesa del pronunciamento del TAR Sardegna,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere quali atti intendano urgentemente porre in essere per:
1) verificare se sia stata richiesta alla Società Maricultura la valutazione di incidenza prevista dalla succitata direttiva Habitat, senza la quale ci si troverebbe di fronte ad una palese irregolarità;
2) in caso negativo, procedere alla revoca dell'autorizzazione all'allevamento ittico. (124)
INTERPELLANZA SANNA Giacomo sul rischio di chiusura delle linee di produzione di fenolo e cumene negli stabilimenti Enichem di Porto Torres.
Il sottoscritto, premesso che:
- l'Enichem, considerando l'investimento del cumene - fenolo, essenziale per la salvaguardia del sito produttivo di Porto Torres e per il mantenimento dei livelli occupativi, ha predisposto nel 1997 un serio progetto di ristrutturazione degli impianti per la produzione dei due derivati dal benzolo, investendo circa 300 miliardi di risorse proprie;
- il Ministero dell'ambiente, nel pronunciare il proprio parere di compatibilità ambientale, con decreto di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) n. 3313 del 5 novembre 1998, ha espresso giudizio positivo sul progetto di "revamping" degli impianti Enichem di Porto Torres, a condizione che si ottemperi ad una serie di prescrizioni, fra le quali quella che l'Enichem in accordo con il consorzio per l'area di sviluppo industriale Sassari- Alghero - Porto Torres (ASI) raggiunga, attraverso modifiche di processi di lavorazione ed i cicli dell'acqua, l'obiettivo di ridurre il consumo idrico annuo, ed in particolare quello dell'acqua prelevata dall'acquedotto del Coghinas, di almeno il 50 per cento dei circa 6 milioni di metri cubi previsti per l'anno 2003, anche mediante il riutilizzo delle acque reflue in uscita dall'impianto consortile di depurazione;
- l'Enichem in data 4 dicembre 1998 ha rappresentato al Ministero dell'ambiente l'estrema difficoltà ed in alcuni casi la non pertinenza ad ottemperare ad alcune prescrizioni del decreto VIA, in particolare per quanto attiene la riduzione dei consumi idrici e dei prelievi di acqua del Coghinas ed alla modifica\sostituzione dei percolatori dell'impianto di depurazione delle acque reflue, di proprietà del Consorzio ASI, sospendendo il proseguo della realizzazione dell'iniziativa;
- Regione sarda, Provincia di Sassari, Consorzio ASI, Comune di Porto Torres, Enichem, a seguito di incontri tenutisi anche presso il Ministero dell'ambiente, hanno concordato, attraverso la stipula di apposita intesa di programma del 3 marzo 1999, un'organica definizione degli impegni dei soggetti pubblici e privati, ed azioni integrate e correlate fra loro, per la ripresa della realizzazione del progetto di "revamping" del cumene - fenolo negli stabilimenti turritani;
- la Regione autonoma della Sardegna in tale sede ha sottoscritto l'impegno di finanziare il progetto di recupero dei reflui, predisposto dal Consorzio ASI, inserendolo nei finanziamenti di cui al Q.C.S. - Obiettivo 1 dell'Unione Europea;
- l'intesa di programma, sopra richiamata, è divenuta parte integrante del Decreto di V.I.A. n.3313 del 05.11.1998 e vincolante per le parti sottoscrittrici della stessa,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) quali siano i motivi per i quali gli impegni assunti formalmente dalla Regione sarda il 3 marzo 1999 risultano al momento inattuati;
2) se sia a conoscenza che tale inadempienza comporta la revoca da parte del Ministero dell'ambiente della propria autorizzazione con la conseguente chiusura degli impianti di produzione di cumene e fenolo negli stabilimenti Enichem di Porto Torres;
3) se si sia valutato che la chiusura di tali impianti renderà concreto il rischio della perdita del posto di lavoro per centinaia di addetti;
4) se abbia valutato altresì che il mancato finanziamento del progetto del Consorzio ASI, il cui importo complessivo è di lire 40 miliardi, di cui lire 22 miliardi per il recupero dei reflui e lire 18 miliardi per il collegamento verso la Nurra, già approvato dal CTR, impedirebbe anche una più efficiente irrigazione della Nurra e l'autonomo approvvigionamento di acqua, con ulteriori penalizzazioni per il comparto agricolo del territorio;
5) quali siano le tempestive iniziative che intende intraprendere per far sì che gli impegni assunti dalla Regione sarda siano rispettati ed onorati e che venga così scongiurata la chiusura degli impianti Cumene - Fenolo dell'Enichem a Porto Torres, con gravi ripercussioni per l'occupazione. (125)
INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - PACIFICO sulle gravi violazioni della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31, in relazione alla organizzazione degli uffici dell'Amministrazione regionale e alle competenze dei dirigenti in materia di gestione della spesa.
I sottoscritti,
constatato che:
- l'art.24 della legge regionale n. 31 del 1998, (concernente l'organizzazione degli Uffici dell'Amministrazione regionale e la competenza dei dirigenti), attribuisce ai direttori generali compiti:
- di collaborazione con gli organi di direzione politica;
- di attuazione delle direttive generali, dei piani e dei programmi, con l'obbligo di affidarne la gestione ai competenti direttori di servizio;
- di controllo e coordinamento dell'attività dei direttori di servizio;
- lo stesso articolo non assegna ai direttori generali compiti di gestione diretta delle risorse finanziarie, né quelli relativi alla adozione dei connessi provvedimenti e atti amministrativi;
- l'articolo 25 della predetta legge, invece, attribuisce sostanzialmente in via esclusiva, ai direttori di servizio le competenze relative all'adozione degli atti e dei provvedimenti amministrativi, nonché i poteri di spesa e di acquisizione delle entrate;
- i contenuti dell'articolo 25 sono ulteriormente confermati dalle procedure di assegnazione ad interim degli incarichi vacanti di direzione dei servizi, così come disposto dal comma 3, dell'articolo 30 della legge regionale n. 31 del 1998, che esclude il direttore generale da tali incarichi i quali , invece, debbono essere prioritariamente attribuiti al dirigente di servizio più anziano, o in mancanza di dirigenti nella stessa direzione generale, al funzionario con maggiore anzianità.
appurato che la Giunta regionale in carica consente la sistematica violazione delle su citate normative per cui alcuni direttori generali dell'Amministrazione regionale esercitano poteri di spesa e di adozione dei connessi provvedimenti amministrativi di chiara competenza dei direttori di servizio;
appurato, in particolare, che l'Assessorato degli affari generali e del personale non ha provveduto affinché fossero regolarmente esercitate, in caso di vacanza del titolare, le funzioni di direzione dei servizi dai dirigenti competenti secondo quanto disposto dalla citata legge regionale;
verificato che non risulta alcuna iniziativa della Giunta volta a superare tale situazione di illegittimità nel rispetto della succitata legge regionale n. 31 del 1998 per la realizzazione della riforma dell'organizzazione dell'apparato burocratico regionale, nei tempi indicati dalla medesima legge;
verificato, anzi, che tale situazione di illegittimità risulta riproposta dalla stessa Giunta regionale nel disegno di legge di bilancio 2001/2003, ove in dispregio della legge sulle competenze delle strutture e dei preposti dirigenti, sono attribuite ad alcune direzioni generali i fondi relativi a diverse U.P.B. (unità previsionali di base);
ritenuto che tale comportamento é teso ad assicurare, tramite i direttori generali, nominati "intuitu personae" dalla attuale Giunta regionale, il controllo politico-partitico delle attività di spesa dei servizi vacanti e di altri ambiti di attività, di norma assegnate alla competenza dei servizi, determinando di fatto una condizione di illegittimità diffusa e il rischio, non remoto, di provocare contenziosi onerosi per l'Amministrazione nonché il conseguente blocco della spesa, oltreché pregiudicare gravemente la correttezza e l'imparzialità dell'azione amministrativa,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli affari generali., personale e riforma della Regione per conoscere:
1) se intendano intervenire, come e quando, per porre fine a tale grave e pericolosa situazione di mancato rispetto della legge, anche al fine di evitare la discrezionalità e la irregolarità e il possibile conseguente blocco della spesa relativa alle linee di attività interessate;
2) se intendano acquisire dalla Ragioneria regionale, alla quale compete, tra l'altro, il controllo sulla competenza dell'ordinatore di spesa ad emettere i provvedimenti d'impegno e pagamento, le necessarie spiegazioni in relazione alla emissione di atti di spesa da parte di direttori generali, per legge incompetenti;
3) se intendano, infine, attivarsi per modificare la proposta di bilancio 2001/2003, nelle parti nelle quali risulta illegittima, in violazione delle disposizioni di cui alla legge regionale n. 31 del 1998, in ordine alla assegnazione di risorse finanziarie e le connesse procedure di spesa in capo alle direzioni generali. (126)
INTERPELLANZA MASIA - BALIA - IBBA - DETTORI Bruno - DEIANA sulla necessità di modifica interpretativa dell'articolo 7 del "Decreto Ronchi" che anacronisticamente equipara la Poseidonia spiaggiata ai rifiuti urbani.
I sottoscritti,
premesso che annualmente si verifica sui litorali del territorio comunale algherese, ed in gran parte delle spiagge della Sardegna, lo spiaggiamento di copiosi quantitativi di Poseidonia;
considerato che tale fenomeno rende impraticabili le spiagge e costringe alla periodica rimozione degli enormi cumuli ponendo conseguentemente il problema del relativo smaltimento;
constatato che il "Decreto Ronchi", all'articolo 7, impone per la rimozione e lo smaltimento della sostanza in questione un trattamento equiparato a quello dei rifiuti solidi urbani, determinando per il suo smaltimento un rilevante onere finanziario a totale carico delle Amministrazioni interessate;
preso atto che l'Amministrazione comunale ed in particolare l'Assessore all'ecologia del Comune di Alghero hanno posto in essere una serie di iniziative istituzionali di carattere tecnico-scientifico, sfociate nella pubblicazione della relazione " La Poseidonia oceanica spiaggiata, rifiuto o risorsa?" dal quale si evince la possibilità di soluzioni alternative rispetto a quella prevista nel suddetto decreto;
rilevato che il Comune di Alghero ha promosso la sottoscrizione di un protocollo d'intesa tra le Amministrazioni provinciali e comunali unitamente alla Regione Sardegna affinché quest'ultima si facesse promotore nei confronti del Ministero dell'ambiente per l'emanazione di un apposito atto interpretativo, che permettesse la rimozione della Posidonia spiaggiata e la sua riutilizzazione nel settore agricolo e nella preparazione di compost o altro;
considerato, altresì, che l'ipotesi così individuata consentirebbe di risparmiare le ingenti risorse finanziarie pubbliche necessarie per lo smaltimento in discarica della Poseidonia,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere:
a) quali siano le motivazioni che hanno impedito di avviare una forte iniziativa politico-istituzionale della Regione Sardegna finalizzata a modificare una normativa che penalizza pesantemente gran parte dei comuni costieri della nostra Isola;
b) quali urgenti iniziative intendano assumere per porre rimedio alla totale inerzia finora tenuta nei confronti del Ministero dell'ambiente, rischiando così di vanificare l'importante lavoro di ricerca elaborato su iniziativa dell'Amministrazione comunale di Alghero che individua soluzioni ad un problema che determina notevoli ripercussioni turistiche ed ambientali sui comuni costieri della Sardegna. (127)
INTERPELLANZA BALIA - SELIS - CUGINI - FADDA - DETTORI Bruno - COGODI - SANNA Giacomo - DETTORI Ivana - FALCONI - PIRISI - DEMURU - MANCA Pasqualino sulla esclusione dalla Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) del progetto della ditta Mamusa per decorrenza dei termini.
I sottoscritti,
.
premesso che nella zona industriale di Isili sono iniziati i lavori per la costruzione di strutture da adibire ad allevamento della società Mamusa che dovrebbe ospitare trentamila suini;
considerato che tale iniziativa insisterà su un'area molto vasta, situata a monte della diga di "Is Borrocus" in una zona ricca di monumenti archeologici;
preso atto che l'Ufficio tecnico del comune di Isili, su richiesta dell'amministrazione comunale ed a seguito di una raccolta di firme con la quale si chiedevano garanzie sull'impatto ambientale della suddetta iniziativa, subordinava la concessione edilizia all'esito della Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) regionale;
tenuto conto che in data 29/12/99 la ditta Mamusa inoltrava all'Ufficio Tutela del Paesaggio della Provincia di Nuoro ed all'Assessorato della Difesa dell'Ambiente la relativa richiesta di V.I.A.;
rilevato che l'Ufficio Tutela del Paesaggio in data 09/03/00 comunicava alla ditta richiedente che, essendo decorso infruttuosamente il termine di 60 giorni dalla data di deposito, il progetto si intendeva escluso dalla valutazione di impatto ambientale;
considerato altresì che con delibera della Giunta regionale del 2 agosto 1999 n.36/39 ben sedici interventi, presumibilmente tutti quelli per cui era stata richiesta la procedura di verifica di V.I.A., vennero esitati con la dicitura "Non è da sottoporre alla procedura di V.I.A.";
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore della pubblica istruzione per conoscere:
- le motivazioni per cui le richieste di Verifica di Impatto Ambientale siano state sistematicamente ignorate lasciando decorrere il termine di 60 giorni senza alcun controllo da parte degli uffici competenti;
- quali iniziative intendano assumere per avviare le necessarie verifiche sulle eventuali ripercussioni ambientali dell'iniziativa suddetta, onde rassicurare le popolazioni residenti nei territori interessati sulle possibili conseguenze nell'immediato e per il futuro. (128)
INTERPELLANZA BALIA - SELIS - CUGINI - DETTORI Bruno - SANNA Giacomo - COGODI - DETTORI Ivana - PIRISI - FALCONI - DEMURU sul Piano regionale di smaltimento dei rifiuti.
I sottoscritti,
premesso che il Piano regionale di smaltimento dei rifiuti è stato approvato dalla Giunta regionale alla fine della scorsa legislatura con la riserva di un successivo esame da parte del Consiglio;
constatato che il Consiglio regionale non si è espresso in quanto questo argomento non è stato mai inserito all'ordine del giorno;
visto che il Piano prevede per il Comune di Nuoro il conferimento dei rifiuti urbani all'impianto di smaltimento di Tossilo;
considerato che lo smaltimento presso tale impianto comporta attualmente una spesa di 108 mila lire a tonnellata, che diventeranno entro l'anno 120 mila;
constatato che ciò comporta un inutile spreco di risorse finanziarie pubbliche e determina una sperequazione rispetto ad altri comuni che possono smaltire i rifiuti urbani in discariche vicine, a costi fino ad un terzo inferiori (a titolo di esempio il Comune di Sassari spende 40 mila lire a tonnellata);
preso atto che il suddetto Piano regionale non consente al Comune di Nuoro di conferire, come nel passato, i rifiuti urbani alla discarica di Ozieri, alternativa che permetterebbe alle casse comunali un risparmio di 40 mila lire per ogni tonnellata;
considerato che la città di Nuoro produce annualmente 16 mila tonnellate di rifiuti, il loro conferimento a Tossilo anziché ad Ozieri comporta una diseconomia per le casse comunali di 640 milioni annui;
rilevato che l'Assessorato della difesa dell'ambiente nei mesi scorsi ha concesso deroghe rispetto al Piano regionale di smaltimento dei rifiuti ad altri comuni della Sardegna;
rilevata la totale insensibilità sino ad ora dimostrata dall'Assessore della difesa dell'ambiente che, interessato del problema, ha promesso di ricercare una soluzione e non si è poi attivato in alcun modo,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:
a) se non ritengano di rimediare alla suddetta situazione, altamente pregiudizievole per il Comune di Nuoro, consentendo una deroga al suddetto Piano, che consenta di evitare ulteriori sperperi di danaro pubblico;
b) se non ritengano più opportuno, in applicazione del principio di decentramento dei poteri agli enti locali, eliminare i vincoli imposti da scelte politiche accentratrici, consentendo ai comuni, nel rispetto delle leggi vigenti, di scegliere liberamente, sulle basi delle leggi di mercato, dove smaltire i propri rifiuti;
c) se non ritengano infine ed in ogni caso opportuno portare il Piano regionale dei rifiuti all'attenzione del Consiglio regionale per una disamina compiuta e per una verifica della congruità della spesa rispetto ai siti di conferimento. (129)
INTERPELLANZA SANNA Emanuele - MANCA - DEMURU - MARROCU - SANNA Alberto - DETTORI Ivana - PACIFICO sulla applicazione delle norme per il rispetto del divieto di utilizzazione di farine di mammiferi nell'alimentazione dei ruminanti.
I sottoscritti,
premesso che l'estendersi dei casi di BSE negli allevamenti di molti Paesi europei e il recente accertamento della malattia anche in un allevamento bovino italiano stanno determinando non solo un grande allarme sociale ma anche una potenziale e temibile emergenza sanitaria;
ricordato inoltre che la presenza e la probabile utilizzazione nell'alimentazione animale di farine proibite è stata recentemente accertata anche in Sardegna col rischio concreto che possa essere stato innescato il pericoloso circuito patogeno della encefalopatia spongiforme;
sottolineato come in questo contesto, anche per gli aspetti tuttora incerti sotto il profilo scientifico sulla trasmissibilità e sulla eziopatogenesi della malattia, si stanno determinando conseguenze particolarmente pesanti per i consumatori, per gli allevatori e per tutto il comparto zootecnico e commerciale della nostra Isola;
rilevato che, a parte le apprezzabili iniziative dei responsabili dei servizi veterinari di alcune ASL della Regione, non sono state finora diramate dalle Istituzioni regionali competenti notizie ufficiali sulle misure finora adottate per la sorveglianza sanitaria e per la prevenzione della BSE;
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità per sapere:
1) quali atti sono stati compiuti per l'applicazione della Ordinanza Ministeriale del 28 luglio del 1994 e del Piano Nazionale di vigilanza e controllo sanitario sull'alimentazione animale del 2 febbraio del 2000;
2) se è stato predisposto ed emanato dall'Assessorato competente il piano regionale di attuazione;
3) quanti campioni sono stati analizzati nel territorio regionale a partire dalla entrata in vigore del divieto e quanti sono risultati positivi per proteine animali;
4) se l'autorità regionale, attraverso il servizio di prevenzione, ha provveduto a verificare il rigoroso rispetto delle norme dell'ordinanza ministeriale e del piano a cura dei servizi veterinari delle ASL e in particolare delle disposizioni specifiche relative a:
a) ispezioni sistematiche sulla fabbricazione e commercializzazione dei mangimi;
b) provvedimenti e sanzioni di fronte ad eventuali irregolarità;
c) misure da assumere, con la massima tempestività, nei confronti di animali della specie bovina, bufalina e ovicaprina alimentati (anche senza la consapevolezza degli allevatori) con mangimi contenenti proteine da tessuti di mammiferi;
5) se, infine, tutti gli atti e provvedimenti su richiamati risultano documentati nelle sedi competenti non solo per dare le necessarie garanzie ai consumatori e alle imprese zootecniche e agro-alimentari, ma anche per affrontare eventuali verifiche ispettive comunitarie. (130)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe e sull'urgenza di adeguati provvedimenti.
Il sottoscritto,
vista la grave situazione in cui versa la Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe (ente morale operante nel settore sanitario e socio-assistenziale), che recentemente ha proceduto al licenziamento di ben 49 lavoratori che risulterebbero "in esubero rispetto alle attuali e future esigenze gestionali ed organizzative";
tenuto conto delle condizioni di forte disagio dei lavoratori e delle loro famiglie che vanterebbero, secondo fonte sindacale, sei mensilità arretrate e senza prospettive di nuova occupazione;
considerata l'importanza della sopracitata struttura nel territorio, che offre circa 400 prestazioni sanitarie giornaliere;
ritenuto che sia necessario che la Giunta regionale non possa estraniarsi rispetto all'evolversi della vicenda, ma debba assumere le necessarie iniziative,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere se intendono intervenire per far revocare il licenziamento dei dipendenti e per creare le condizioni per una ripresa della piena attività della Fondazione. (282)
INTERROGAZIONE FADDA - CUGINI - DETTORI Bruno - BALIA, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione della Giunta regionale relativa al riconoscimento del debito a favore della dott.ssa Franca Murru.
I sottoscritti,
vista la proposta di deliberazione inviata dall'Assessore della programmazione al presidente della Giunta regionale in data 31 ottobre 2000, prot. n. 1185/GAB, riguardante il riconoscimento del debito, lire 72.000.000 di lire per dieci mesi, a favore della dott.ssa Franca Murru;
constatato che i contenuti della stessa deliberazione autorizzano a porre seri interrogativi ai quali è necessario rispondere con immediatezza, anche per vanificare, eventualmente, gli inquietanti dubbi che emergono sul rispetto delle norme e sull'impiego delle risorse finanziarie dell'Amministrazione della Regione;
ritenuto che la delibera coinvolge l'Amministrazione regionale in una vicenda che può creare un gravissimo precedente,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere:
1) se la proposta di delibera sia stata regolarmente approvata dalla Giunta regionale;
2) in quale atto precedente venivano fissati i termini di scadenza per la presentazione delle richieste, da parte degli enti locali e dei possibili richiedenti, che si riferiscono esplicitamente al Quadro Comunitario di Sostegno e, eventualmente, con quale atto sono stati riaperti tali termini preannunciati dalla delibera in oggetto;
3) se i soggetti interessati siano stati tempestivamente informati di un eventuale provvedimento di riapertura dei termini delle richieste;
4) quali motivazioni giustificano che la proposta di deliberazione sia firmata dal Direttore dell'Assessorato della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e non dal Direttore del Centro di Programmazione dove sono state sempre esaminate le pratiche che si riferiscono al Quadro Comunitario di Sostegno;
5) se sia stata acquisita agli atti dichiarazione preventiva che non sussistevano altre e commisurate professionalità presso l'Amministrazione regionale da dover ricorrere a consulenze esterne;
6) a che titolo una persona, non legata all'Amministrazione regionale da alcun contratto, e quindi svincolata da qualsiasi obbligo, sia stata messa in condizioni di esaminare atti della Pubblica Amministrazione, documenti di enti locali e istanze di privati indirizzate all'Amministrazione regionale;
7) nomi delle persone, strumenti informatici utilizzati e luoghi dove è stato svolto questo lavoro per il quale l'Amministrazione, senza un precedente incarico, intende riconoscerne la validità e quindi retribuire secondo parametri che ci sembrano sconcertanti sia nella sostanza che nel merito;
8) se non si ritiene in eguale misura grave e censurabile il fatto che sono state coinvolte terze persone, anche loro estranee all'Amministrazione regionale, e che le stesse sono venute a conoscenza e abbiano trattato atti che si presuppone debbano essere garantiti da segreto di ufficio e dalla necessaria riservatezza;
9) se il contenuto della proposta di delibera non sia un atto che lede in modo grave i principi di correttezza e di imparzialità a cui deve sempre ispirarsi la Pubblica Amministrazione;
10) con quali criteri si sono stabiliti gradi di competenza in materia e giudizi di riservatezza che nella proposta di delibera sono stati attribuiti alla dott.ssa Murru;
11) se risulta vera la notizia che la dott.ssa Murru ricopriva, durante una parte del periodo indicato nella delibera, la carica di sindaco di un paese del nuorese prefigurando così un eventuale conflitto di interessi fra istruttore e proponente di iniziativa di programma;
12) se l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione non ritiene che con questa delibera siano state violate tutte le norme sul personale e sui controlli ai quali lo stesso personale è soggetto;
13) se non si ritiene giusto e rispettoso dei principi che regolano il lavoro all'interno dell'Amministrazione regionale, che ai dipendenti che hanno svolto lo stesso identico lavoro assegnato alla dott.ssa Murru sia riconosciuto un eguale trattamento economico;
14) se all'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione risultano altri casi in cui si possono prefigurare debiti pregressi per l'Amministrazione regionale. (283)
INTERROGAZIONE PILO - CAPELLI - TUNIS Marco Fabrizio - LA SPISA sulla nomina del direttore scolastico regionale da parte del Ministro De Mauro.
I sottoscritti, premesso che il D.P.R. n. 347 del 6 novembre 2000 all'articolo 6 individua i compiti dell'Ufficio scolastico regionale, quali ad esempio:
- vigilare sui livelli di efficacia della attività formativa;
- promuovere la ricognizione delle esigenze formative e lo sviluppo della relativa offerta sul territorio;
- formulare le proprie proposte per l'assegnazione delle risorse finanziarie e di personale;
- assegnare alle istituzioni scolastiche le risorse finanziarie e il personale;
considerato che i compiti indicati dal D.P.R. . 347 sono compiti di programmazione e controllo che non possono prescindere da una conoscenza profonda della realtà culturale, economica, sociale e territoriale nella quale si interviene;
considerato inoltre che lo spirito del D.P.R. in argomento parrebbe essere quello procedere ad un decentramento di funzioni e che appare pertanto contraddittoria, con questa impostazione, la nomina del direttore scolastico avvenuta ignorando l'esigenza di valorizzare la specificità culturale, linguistica, sociale che può essere soddisfatta da chi a questa specificità appartiene,
chiede di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione per sapere:
1) quali iniziative abbia intrapreso per partecipare alla scelta;
2) se abbia avviato un confronto con il Ministro della Pubblica istruzione sui temi riguardanti la specificità della Sardegna per la tutela della cultura della nostra isola, ma anche sulla esigenza di avere una scuola più vicina alle famiglie ed agli scolari - studenti e non solo rispondente alle esigenze degli "apparati";
3) se sia possibile verificare il motivo che ha impedito che anche le Regioni venissero sentite all'atto della predisposizione del D.P.R. in argomento al pari delle organizzazioni sindacali;
4) se non ritenga che le modalità adottate dal Ministro per la nomina del direttore scolastico regionale siano poco rispettose della nostra Regione, arroganti e accentratrici. (284)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione degli addetti agli impianti di potabilizzazione per conto dell'ESAF operanti in Sardegna.
Il sottoscritto,
visto il reale pericolo al quale vanno incontro oltre 500 dipendenti impiegati con ditte private per la gestione degli impianti di potabilizzazione e depurazione per conto dell'ESAF;
ritenuto che la grande maggioranza dei dipendenti in oggetto svolge la propria opera da oltre vent'anni e come si può intuire ha acquisito un'alta professionalità che non può essere messa in discussione e neppure a rischio;
preso atto che tra i nostri principali compiti c'è quello di garantire il posto di lavoro a chi già lo possiede e di crearne degli altri per chi questo non ce l'ha;
considerato che tra questi 500 addetti circa 200 sono impegnati nella provincia di Sassari, che già paga la grave crisi occupazionale del momento e che quindi non può subire un ulteriore danno,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:
1) se siano a conoscenza di quanto sopra esposto e quali provvedimenti intendano adottare per garantire un futuro a questi 500 lavoratori;
2) se non ritengano di aprire, quanto prima, un tavolo di confronto e di trattative fra le parti Regione, ESAF, imprese e lavoratori per trovare unitariamente le soluzioni migliori e più favorevoli per questi dipendenti. (285)
INTERROGAZIONE LIORI - MURGIA - FRAU, con richiesta di risposta scritta, sugli allagamenti nella città di Bosa.
I sottoscritti,
considerati gli allagamenti verificatisi nella città di Bosa alla fine dello scorso novembre e ripropostisi in questi ultimi giorni;
evidenziato il perdurare dei problemi relativi al corso del fiume Temo, all'insabbiamento della foce, alla situazione della diga di Monte Crispu ed alla condizione dei popolosi rioni periferici, periodicamente allagati dalle acque collinari,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali iniziative urgenti e quali programmi a medio e lungo termine si intendano realizzare, con particolare riferimento allo stato di attuazione dei lavori sulla diga, ad un ulteriore stato di attuazione dei lavori del fiume e della foce, alle opere di protezione della stessa ed alla realizzazione di un sistema di canali intorno alla città. (286)
INTERROGAZIONE FOIS, con richiesta di risposta scritta, sull'applicazione della L.R. n. 13 del 1988 "Disciplina in Sardegna delle agenzie di viaggio e turismo" e della L.R. n. 26 del 1988 "Disciplina delle attività di interesse turistico".
Il sottoscritto, premesso che:
- la legge regionale 13 luglio 1988, n. 13, "Disciplina in Sardegna delle agenzie di viaggio e turismo", prevede all'articolo 13 esami di idoneità tecnico-professionale per i direttori tecnici di agenzie di viaggio e turismo e specificatamente al comma 3 una periodicità per l'espletamento di tali esami "normalmente triennale";
- la legge regionale 15 luglio 1988, n. 26, "Disciplina delle attività di interesse turistico", prevede altresì all'articolo 5 bandi regionali per gli esami di abilitazione all'esercizio delle attività professionali di guida turistica, interprete turistico, animatore turistico, organizzatore congressuale, istruttore nautico, assistente di turismo equestre e corriere o accompagnatore turistico da espletarsi con una periodicità "almeno triennale",
chiede di interrogare gli Assessori regionali del turismo, artigianato e commercio e del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:
1) se siano a conoscenza della situazione di forte disagio espressa con una protesta apparsa sugli organi di stampa locali degli studenti delle scuole turistiche della Sardegna che lamentano le enormi difficoltà, se non addirittura l'impossibilità, di accedere all'esercizio delle professioni una volta raggiunto il diploma;
2) se risponda al vero l'affermazione che tali difficoltà siano in buona misura dovute al mancato espletamento degli esami di abilitazione alle professioni così come previsto dalle leggi regionali n. 13 e n. 26 del 1988;
3) se trovi puntuale applicazione l'articolo 15 della legge regionale n. 26 del 1988 dove è prevista, tra le altre cose, l'organizzazione periodica di corsi giovanili di formazione nelle materie degli esami di abilitazione con programmi didattici resi tra loro omogenei mediante atti di concerto fra gli Assessori regionali competenti in materia di formazione professionale e di turismo.
Il sottoscritto chiede infine di conoscere quali iniziative intendano intraprendere gli Assessori del turismo e del lavoro al fine di favorire l'immissione nel mondo del lavoro dei giovani diplomati delle scuole turistiche dell'Isola con il conseguente innegabile apporto di nuove e fresche potenzialità e professionalità necessarie all'effettivo decollo e al rafforzamento di un settore cardine per lo sviluppo e la crescita economica della Sardegna. (287)
INTERROGAZIONE PILO - FEDERICI - AMADU - FOIS - NUVOLI - TUNIS Marco Fabrizio - RASSU, con richiesta di risposta scritta, sulla esclusione della Clinica psichiatrica dell'Università di Sassari dalle Unità di valutazione per la malattia di Alzheimer.
I sottoscritti,
premesso che la Commissione Unica del Farmaco (CUF) sulle questioni relative alla disponibilità dei farmaci per il trattamento sintomatico della Demenza di Alzheimer (DA) ha affermato l'opportunità di "ricercare forme di erogazione del farmaco da parte del SSN che concilino le esigenze dell'assistenza e della solidarietà con quelle dell'uso oculato delle risorse pubbliche" ed ha individuato tra le forme preferenziali "l'uso di questi farmaci solo in centri specializzati delle Aziende Sanitarie individuati dalle regioni … secondo un protocollo di selezione dei pazienti e di rivalutazione periodica della risposta terapeutica";
premesso che con D.M. del 20 luglio 2000 il Ministero della sanità sulla base delle raccomandazioni della Commissione Unica del Farmaco attuava il progetto "Cronos" per il monitoraggio dei piani di trattamento farmacologico per la malattia di Alzheimer;
premesso che il sopracitato progetto "Cronos" demanda alle Regioni l'identificazione delle Unità di Valutazione, ovvero di quelle strutture che, in quanto idonee alla diagnosi ed al trattamento della DA, vengano automaticamente riconosciute idonee alla erogazione gratuita dei farmaci;
premesso che i requisiti a cui devono rispondere tutte le Unità di valutazione, sono indicati in legge;
considerato che come previsto dal D.M. del 20 luglio 2000 la ASL n. 1, individuando nella Clinica psichiatrica dell'Università di Sassari i requisiti previsti per legge ha segnalato all'Assessorato della Sanità della Regione Sardegna la suddetta struttura universitaria tra le Unità di valutazione per il monitoraggio dei piani di trattamento per la DA;
considerato che la Clinica Psichiatrica dell'Università di Sassari si è sempre fatta carico, in ragione di precisi compiti istituzionali, della valutazione e del trattamento di Alzheimer (il carico attuale è di oltre quaranta pazienti);
considerato che la L.R. n. 2 del 9 gennaio 1998 (che istituisce, per motivi di reddito, la gratuità dei farmaci ai pazienti affetti da malattia di Alzheimer) al fine di attivare la procedura di rimborso, richiede alla struttura pubblica che ha in carico soggetti affetti da AD la stesura obbligatoria di un certificato attestante, per ogni paziente, diagnosi e piano terapeutico e che la Clinica psichiatrica dell'università di Sassari ha stilato nel corso del 1999 circa trenta certificati relativi ad altrettanti pazienti affetti da AD;
considerato che l'Assessorato igiene e sanità, nonostante le segnalazioni della ASL n. 1 e noncuranti del carico di lavoro della Clinica psichiatrica dell'Università di Sassari relativamente ai pazienti affetti da AD ha escluso la Clinica psichiatrica dell'Università di Sassari dalle Unità di valutazione, non avendo mai ufficialmente interpellato, nel corso delle indagini preliminari, la stessa Clinica per eventuali chiarimenti e delucidazioni,
chiedono di interrogare l'Assessore della sanità per conoscere:
1) quali siano state le motivazioni che hanno indotto l'Assessorato della sanità ad escludere la Clinica psichiatrica dell'Università di Sassari dalle Unità di Valutazione per la malattia di Alzheimer;
2) quali siano stati, viceversa, i criteri impiegati per includere tra i nuclei di valutazione un centro privato, non tra quelli segnalati dalla ASL n. 1;
3) se è vero che l'accesso a detto Centro comporta una spesa iniziale non indifferente a carico dei pazienti (a differenza di quanto avviene nel reclutamento presso i centri pubblici);
4) se sia a conoscenza del fatto che la decisione assunta dall'Assessorato comporta una grave discriminazione ed un serio pregiudizio nei confronti dei numerosi pazienti affetti da malattia di Alzheimer seguiti presso la Clinica psichiatrica dell'Università di Sassari che vedono in tal modo precluso l'accesso al piano terapeutico gratuito previsto per legge;
5) infine cosa intende fare l'Assessore dell'igiene e sanità per il sostegno e l'assistenza di cui necessitano i pazienti affetti da DA anche con sostegno alle famiglie. (288)
INTERROGAZIONE PIRISI - FALCONI - DEMURU, con richiesta di risposta scritta, sui gravi danni causati dalle alluvioni nella città di Bosa.
I sottoscritti,
premesso che numerosi cittadini di Bosa, abitanti nei quartieri di Torridi, Sa Molina e S'Istagnone, hanno subìto rilevanti danni a causa degli allagamenti verificatisi nel mese di novembre;
considerato che le previsioni meteorologiche ipotizzano consistenti precipitazioni da cui potrebbero derivare nuovi e più gravi danni per i cittadini abitanti nei quartieri più a rischio;
verificato che nessun atto e nessun provvedimento è stato attivato per ovviare a nuovi e più gravi danni;
constatato che il Sindaco di Bosa ha più volte sensibilizzato il governo regionale sulla grave situazione e sui rischi di alluvione che potrebbero verificarsi in futuro richiedendo, peraltro, interventi urgenti e collaborazione,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere quali azioni concrete intenda intraprendere la Giunta per ristorare i cittadini che hanno già subìto ingenti danni e quali atti vogliano intraprendere nell'immediato per concorrere ad evitare, di concerto con l'Amministrazione comunale, ulteriori e gravissimi danni per i cittadini di Bosa. (289)
INTERROGAZIONE LA SPISA, con richiesta di risposta scritta, sull'annullamento da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali di un provvedimento emanato dall'Assessore della pubblica istruzione relativo ad una concessione di coltivazione nella miniera di Perda Niedda.
Il sottoscritto,
premesso che l'Assessorato della pubblica istruzione e beni culturali con provvedimento N. 5615 del 10 ottobre 2000 autorizzava, ai sensi dell'art. 151 del D.L.vo 490/99, la Ditta Locci Antonello e più con sede ad Iglesias a realizzare lavori di coltivazione mineraria in Comune di Domusnovas (CA) loc. Punta su Cabriolu - Miniera Perda Niedda;
appreso che:
- la stessa autorizzazione è stata annullata dall'intervento del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali;
- la nota che ha motivato l'annullamento della concessione consiste nel rilevare un vizio sotto il profilo della carenza di motivazione, sostenendo che l'istruttoria non avrebbe rilevato le inadempienze della ditta richiedente su una precedente concessione;
- le inadempienze riscontrate sarebbero relative al mancato recupero ambientale che la precedente concessione obbligava a svolgere;
- la segnalazione di tali inadempienze è stata fatta dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale;
considerato che:
- la politica di nuovi insediamenti industriali è a carico della Regione e, nell'attuazione, agli Assessorati competenti;
- se errori e inadempienze si sono verificate, occorre verificare, prima di annullare provvedimenti assessoriali, se questi possono essere superati attraverso atti coercitivi finalizzati al rispetto degli obblighi assunti, e non attraverso forme di indiretta ritorsione;
- per ogni concessione mineraria, sia essa di ricerca o di coltivazione, la ditta concessionata è obbligata al versamento di fideiussione a garanzia di oneri non corrisposti,
chiede di interrogare gli Assessori della pubblica istruzione e beni culturali, dell'industria e dell'ambiente, su quali provvedimenti intendano prendere per ristabilire equi rapporti istituzionali con gli imprenditori impartendo direttive che non blocchino pregiudizialmente le iniziative economiche che producono evidenti riflessi sull'occupazione. (290)
INTERROGAZIONE SANNA Gian Valerio - PIRISI, con richiesta di risposta scritta, sull'opportunità che vengano emanate opportune direttive regionali riguardanti le modalità di appalto per la costruzione degli impianti e la distribuzione del gas nel territorio dell'Isola.
I sottoscritti,
considerato che in maniera pressoché diffusa si stanno adottando, in tutto il territorio regionale, modalità di appalto pubblico per la costruzione e la gestione dei gasdotti, tutte riconducibili alla procedura del project finance (Legge Merloni-ter) con la quale soggetti pubblici e privati creano un accordo di programma per la realizzazione di opere pubbliche, siano esse infrastrutture che servizi diretti;
dato atto che questo tipo di appalto non viene realizzato dai possibili fornitori e gestori del servizio, ma prevalentemente da imprese edili che al di là delle discutibili esperienze e competenze tecniche nel settore, sono esclusivamente interessate all'acquisizione dei finanziamenti pubblici con evidente danno non solo al soggetto pubblico, ma soprattutto agli utenti finali;
precisato che a tali gare possono partecipare solo ed esclusivamente quelle aziende con un parametro di iscrizione pari a 1,87 dell'intero importo dell'opera e che nella categoria di iscrizione denominata "gasdotti", non ci sono attualmente aziende sarde iscritte per tale importo;
considerato dunque l'effetto discriminatorio che tale procedura impone alle imprese sarde e l'effetto negativo che ingenti capitali finanziari dalla Sardegna vengono spostati direttamente su aziende estranee alla nostra Regione;
dato atto della posizione dell'ANCI e della possibilità prevista dalla legislazione vigente, che in forza del decreto legislativo n. 158 del 1995, trattandosi nello specifico di servizi e non di opere pubbliche, consentirebbe l'utilizzo del medesimo decreto legislativo n. 158 del 1995 e dunque la partecipazione delle aziende petrolifere in associazione a imprese anche locali, abilitate da apposita convenzione regionale, alla costruzione di gasdotti,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere se non ritenga più opportuno nell'interesse dell'economia e delle aziende sarde, e comunque più rispondente all'esigenza di tutela degli utenti sardi, l'adozione di ogni utile iniziativa istituzionale di competenza, volta a consentire per le aziende sarde un ruolo partecipato e diretto, piuttosto che la permanente dipendenza dal regime di subappalto. (291)
INTERROGAZIONE MANCA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dell'impianto di depurazione centralizzato per gli scarichi industriali del Sologo e per i reflui civili dei Comuni di Galtellì, Irgoli, Loculi e Onifai.
Il sottoscritto,premesso che:
- la Giunta regionale, con delibere n. 43/290 del 03 dicembre 1992, e n. 25/23 del 6 agosto1996 e successive, ha assegnato cospicui finanziamenti al Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale della Sardegna Centrale, per la realizzazione, in località "Contone" (Loculi), di un impianto per gli scarichi industriali del Sologo e per i reflui civili dei Comuni di Galtellì, Irgoli, Loculi e Onifai, nonché delle condotte additrici e relativi impianti di sollevamento;
- la realizzazione di tali opere, iniziate nel febbraio 1996 e con termine di esecuzione fissato in 24 mesi, si è conclusa invece nella tarda primavera del 2000;
- il contratto di appalto prevedeva che alla conclusione dei lavori l'impresa costruttrice, la Ecotecnica S.r.l. di Brescia, avrebbe dovuto assicurare la gestione degli impianti per i primi due anni;
- nonostante i mesi trascorsi dal completamento dei lavori, non si conosce il termine di entrata in funzione dell'impianto consortile che risulterebbe, a causa del mancato decollo dell'area industriale del Sologo, al solo servizio dei Comuni sopra indicati;
- tali Comuni hanno più volte manifestato l'esigenza e l'opportunità di far confluire i reflui civili negli impianti al momento realizzati ma non utilizzati;
- tale situazione fa sì che il fiume Cedrino continui ad accogliere i reflui provenienti dagli impianti esistenti, che seppur gestiti correttamente, non sono tali da garantire i risultati che invece si otterrebbero con l'utilizzo dei nuovi impianti già realizzati,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:
- quali siano le ragioni che abbiano impedito l'entrata in funzione dell'impianto di "Contone", realizzato con ingenti risorse pubbliche e che rischia di diventare l'ennesima cattedrale del deserto nella Provincia di Nuoro;
- se non si giudichi opportuno intervenire con la massima urgenza per consentire il collegamento per i reflui civili dei Comuni di Galtellì, Irgoli, Loculi ed Onifai allo schema fognario depurativo dell'impianto di "Contone", attenuando così i problemi, ormai manifesti, di inquinamento del Fiume Cedrino;
- se non ritenga - considerato che il servizio idrico per usi civili nei Comuni della Baronia di Orosei è svolto correttamente dal Consorzio per l'Acquedotto Rio Govossai, che cura l'accertamento e la riscossione delle tariffe relative al servizio di fognatura e di depurazione- prevedere, trattandosi di un ambito territoriale ottimale, il "servizio idrico integrato", così come previsto dalla Legge n.36 del 5 gennaio 1994 (Legge Galli). (292)
INTERROGAZIONE TUNIS Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione dell'indennizzo agli agricoltori del Sulcis-Iglesiente per i danni causati dal "virus giallo" del pomodoro nelle annate agrarie 1994/1997.
Il sottoscritto,
premesso che in data 23 dicembre 1999 presentò in Consiglio regionale una interpellanza sul problema relativo all'indennizzo degli agricoltori le cui aziende subirono nella annate agrarie 1994/1997 notevoli danni causati dal "virus giallo" del pomodoro;
evidenziato che soltanto a dicembre 2000 l'Assessore regionale dell'agricoltura ha sbloccato l'erogazione degli indennizzi dovuti in base alla normativa vigente e che, ad oggi, soltanto gli agricoltori del Medio Campidano e dell'area cagliaritana hanno avuto tale erogazione, mentre quelli operanti nel Sulcis-Iglesiente ne sono stati esclusi per supposti motivi tecnici legati a difficoltà operative dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura della sede di Iglesias;
denunciato che tale situazione discrimina gli agricoltori sulcitani e li penalizza finanziariamente, con gravi ripercussioni per la gestione delle loro aziende, mentre le banche continuano a procedere a sequestri cautelativi delle stesse,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:
1) per quale misterioso, ma ingiustificabile motivo l'Ispettorato provinciale dell'agricoltura di Iglesias, organo competente per territorio, non ha adempiuto ad erogare gli indennizzi dovuti agli agricoltori sulcitani danneggiati dalla virosi del pomodoro, così come hanno fatto gli altri Ispettorati agrari della provincia di Cagliari;
2) se non ritengano urgente e necessario intervenire immediatamente per rimediare alla intollerabile situazione discriminatoria tra gli agricoltori della provincia di Cagliari, anche promuovendo un'azione amministrativa finalizzata all'accertamento di ipotetiche colpevoli negligenze od omissioni da parte degli operatori addetti ed eventualmente dei dirigenti. (293)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato utilizzo dello stabilimento termale "Casteldoria".
Il sottoscritto,
premesso che i lavori fino ad oggi eseguiti sono stati finanziati per buona parte con fondi regionali;
ritenuto che, stanti le ultime notizie, tale struttura ancora prima di essere utilizzata pare presenti lacune statiche e strutturali che ne impediscono l'immediato utilizzo;
preso atto che tale struttura, oltre a dare uno sbocco occupazionale per la zona, rappresenta per tantissimi cittadini che hanno bisogno di cure terapeutiche l'alternativa agli stabilimenti termali del continente con spese e disagi di ogni genere;
considerato che le risorse pubbliche della Regione debbono essere utilizzate e finalizzate in progetti e strutture che abbiano in favore dei sardi una compiuta rispondenza e conseguenti vantaggi;
visto che occorre fare chiarezza e dare ai cittadini e agli operatori risposte immediate e precise sul futuro delle terme in oggetto,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:
- se risponde al vero che lo stabile realizzato presenta debolezze strutturali da impedire realmente il suo utilizzo;
- se queste notizie fossero infondate, quali sono le cause per cui le terme non vengono utilizzate;
- se non ritengano, dopo aver valutato attentamente la situazione generale ed individuato, eventualmente le varie responsabilità per il mancato utilizzo di questo patrimonio, informare i cittadini, che da oltre 13 anni attendono questa importante struttura, in quale secolo potranno vedere realizzato il loro sogno. (294)
INTERROGAZIONE MANCA, con richiesta di risposta scritta, sull'esclusione dei Comuni di Budoni, Galtellì, Irgoli, Onifai, Orosei, Posada, San Teodoro, Siniscola e Torpè dall'ambito applicativo del Programma LEADER PLUS.
Il sottoscritto, premesso che:
- sulla base della decisione della Comunità Europea 1308/1 del 1995 è stata intrapresa, nel territorio di competenza della Comunità montana n° 10, attraverso i soggetti promotori "GAL Baronie" e "GAL Barbagia Baronie", una iniziativa LEADER che ha evidenziato nuove ed incoraggianti opportunità di sviluppo locali attraverso la creazione di nuove iniziative imprenditoriali, avviando un corretto processo di sviluppo del territorio che ha visto come protagonisti attivi gli operatori locali;
- i risultati positivi conseguiti dal Programma LEADER II sono stati tali al punto che la Regione autonoma della Sardegna ha predisposto un nuovo Programma LEADER denominato LEADER PLUS che si pone come continuazione del precedente;
- la Giunta regionale con deliberazione n. 38/10 del 19 settembre 2000, ha stabilito i criteri di definizione dell'ambito territoriale di applicazione del LEADER PLUS;
- sulla base di tali criteri sono stati esclusi dall'ambito applicativo i Comuni di Budoni, Galtellì, Irgoli, Onifai, Orosei, Posada, San Teodoro, Siniscola e Torpè;
- i comparti agricolo, agroalimentare e turistico ai quali si riferisce il LEADER PLUS sono di fondamentale importanza per l'economia dei territori esclusi;
- le spiegazioni fornite dal competente Assessore regionale della programmazione, in merito alla esclusione dei Comuni sopra citati, non hanno soddisfatto né soddisfano le esigenze di chiarimenti e trasparenza in ordine alla penalizzante decisione,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere:
1) se sia a conoscenza che i Comuni di Galtellì, Onifai e Torpè soddisfano tutti i cinque indicatori considerati per l'inserimento nell'ambito applicativo del LEADER PLUS;
2) se non giudichi iniqua ed ingiustificata l'esclusione dei Comuni di Budoni, Irgoli, Orosei, Posada, San Teodoro e Siniscola, considerato che l'incremento demografico registrato è assolutamente minimo ed irrilevante e dovuto a fattori contingenti ascrivibili alla differenza fisiologica fra nascita e morti, in linea con la media nazionale;
3) se sia a conoscenza che i Comuni sopra citati, esclusi dall'ambito applicativo, hanno in media una densità di circa 40 abitanti per KM²;
4) se non ritenga opportuno rettificare i criteri di definizione dell'ambito territoriale di applicazione del programma LEADER PLUS, consentendo l'inserimento dei Comuni di Budoni, Galtellì, Irgoli, Onifai, Orosei, Posada, San Teodoro, Siniscola e Torpè, al momento ingiustamente esclusi. (295)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di estendere al comparto vitivinicolo le provvidenze statali e regionali per i danni derivati dalla siccità.
Il sottoscritto,
preso atto dei dati resi noti recentemente dall'ISTAT riferiti alla vendemmia 2000 in Sardegna, da cui si evince che a causa della forte siccità, la produzione vinicola sarda è notevolmente calata arrecando notevoli danni ai produttori vitivinicoli isolani, la cui condizione risulta ora aggravata anche per il carico di indebitamento peraltro comune ad imprenditori agricoli di altri comparti agricoli;
considerato che i benefici derivanti dall'avvenuta accettazione dello "stato di calamità naturale" non risultano estesi, incomprensibilmente, ai viticoltori sardi che al pari di altre categorie di produttori agricoli hanno subito, in termini di danni, le gravi conseguenze della siccità;
ritenuto che, tenuto conto della cattiva annata 2000, i viticoltori isolani debbono essere sostenuti con immediati interventi atti a rimediare alla loro situazione aziendale colpita dalla drastica riduzione della produzione, che ha effetti ovviamente negativi sull'occupazione, in un comparto per l'economia agricola isolana,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere i provvedimenti urgenti che la Giunta regionale intende assumere per consentire il riconoscimento, ai viticoltori sardi, dei benefici per la situazione di difficoltà derivante dalla siccità 2000. (296)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di inserire le competenze dei diplomati in Produzioni animali con orientamento in Gestione e protezione della fauna nella figura professionale di "Tecnico faunistico".
Il sottoscritto, premesso che:
a) l'Università degli studi di Sassari ha recepito una deliberazione assunta dal Consiglio della Facoltà di medicina veterinaria, concernente la "Definizione della figura professionale di Tecnico faunistico";
b) la stessa Università dandone comunicazione, con nota del 19 dicembre 2000 inviata alla Regione sarda (Presidenza e Assessorati competenti) e agli enti locali e istituzioni interessati ha chiesto che i diplomati in Produzioni animali con orientamento in Gestione e protezione della fauna, avendo assunto competenze specifiche nel corso degli studi, possono vedere riconosciute ai fini dell'inserimento nell'ambito lavorativo, le competenze proprie della figura professionale di Tecnico faunistico;
ritenuto che la Regione sarda, gli enti strumentali della Regione nonché le Province, i Comuni e i soggetti gestori dei Parchi in Sardegna debbano aderire alla richiesta dell'Università degli studi di Sassari procedendo altresì alla richiesta di prevedere nella preparazione dei bandi di concorso, posti di lavoro destinati a tecnici in possesso delle competenze proprie dei diplomati in Protezione animali con orientamento in Gestione e protezione della fauna,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori degli affari generali, personale e riforma della Regione e della difesa dell'ambiente, per conoscere i provvedimenti che intendano assumere per recepire la sopracitata istanza dell'Università degli studi di Sassari, che tiene conto delle legittime aspettative di tecnici preparati a svolgere compiti specifici nel mondo del lavoro isolano. (297)
INTERROGAZIONE PIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla disparità di trattamento ricevuta dalla Provincia di Sassari nella ripartizione di fondi destinati alla promozione turistica.
Il sottoscritto,
premesso che la Provincia di Sassari detiene a tutt'oggi incontrovertibilmente oltre il 50 per cento della capacità ricettiva della Sardegna e conseguente traffico turistico globale, nonché il relativo indotto;
considerato che, a dimostrazione di tale assetto, detiene altresì la presenza su tale territorio di sei aziende di soggiorno su otto presenti nell'Isola;
evidenziato che per l'anno 2000, l'Assessorato del turismo, artigianato e commercio ha computato alla Provincia di Sassari risorse dispari rispetto a tale realtà territoriale, non ultimo la ripartizione dei fondi residui di lire 700.000.000 destinati alle grandi manifestazioni di interesse turistico, destinandoli nella quasi totalità alla Provincia di Cagliari, come già avvenuto in passato,
chiede di interrogare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio per conoscere le motivazioni della penalizzazione della Provincia di Sassari e come intenda intervenire nell'immediato al fine di ripristinare il mancato equilibrio nella distribuzione dei fondi di cui sopra; tenuto conto del fatto che tale penalizzazione porterebbe a inevitabili decisioni di tipo politico da parte dello scrivente. (298)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla selezione pubblica per la scelta del Direttore del Parco di Porto Conte (Alghero).
Il sottoscritto, premesso che:
a) giorni orsono il Presidente dell'Azienda speciale "Parco di Porto Conte" ha diffuso il bando di selezione pubblica per la chiamata in servizio del Direttore del Parco;
b) i titoli richiesti interessano vari diplomi di laurea in materie inerenti la giurisprudenza, l'economia, l'ingegneria, le scienze e quant'altro, escludendo incomprensibilmente la medicina veterinaria, con grave nocumento per i laureati in tale importante disciplina che sicuramente hanno tutti i titoli per dirigere un parco naturale,
chiedono di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere:
1) se sia a conoscenza che il bando di selezione pubblica - diffuso dal Presidente del "Parco di Porto Conte" - esclude dalla selezione medesima i laureati in medicina veterinaria;
2) quali siano i motivi della esclusione di tale laurea, che sta giustamente creando grave malcontento fra i moltissimi veterinari e all'interno della stessa prestigiosa Facoltà sassarese, e chi abbia preso tale decisione;
3) se non sia opportuno un suo autorevole e urgente intervento presso la Presidenza del Parco, al fine di inserire fra i titoli di studio richiesti anche la laurea in medicina veterinaria, sanando in tal modo questa grave e strana "dimenticanza". (299)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione in cui si trova il servizio navigazione delle Ferrovie dello Stato, trasporto merci, da e per la Sardegna.
Il sottoscritto,
considerato che da oltre un mese il servizio di navigazione delle Ferrovie dello Stato versa in una grave crisi determinata dalla limitata capacità di navigazione, ridotta a meno di 30 carri al giorno da e per la Sardegna, ora sfociata nella sospensione, a decorrere da oggi, del trasporto merci a tempo indeterminato e senza alcun preavviso;
constatato che la suddetta grave condizione mette in ginocchio il settore del trasporto merci ormai incapace di soddisfare le legittime richieste della clientela che si vede costretta ad ulteriori rifornimenti via gomma, per non chiudere le attività industriali e le linee di produzione;
ritenuto che tale situazione potrebbe sfociare in una rivendicazione da parte degli operatori del settore, con possibili risvolti giudiziari nei confronti delle Ferrovie dello Stato, per far valere i diritti derivanti dai contratti stipulati,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere quali iniziative urgenti intendano adottare per risolvere le suesposta situazione che ha assunto i caratteri di una vera e propria emergenza e garantire le primarie esigenze della clientela che si rivolge alle Ferrovie dello Stato, per il trasporto delle merci da e per la Sardegna. (300)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'inserimento della figura professionale di igienista dentale nelle strutture sanitarie pubbliche della Sardegna.
Il sottoscritto,
premesso che la Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ha pubblicato in data 3 dicembre 1994, al n. 283, il Regolamento concernente l'individuazione della figura e relativo profilo professionale dell'igienista dentale;
considerato che già dall'anno 1996/97 presso l'Università degli studi di Sassari sono stati organizzati corsi per il conseguimento del diploma universitario di igienista dentale;
rilevato che l'igienista dentale è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante all'esercizio della professione, svolge attività di educazione sanitaria dentale e prevenzione non solo in regime libero-professionale o dipendenza in strutture private, ma anche nell'ambito del sistema sanitario pubblico;
rilevato, altresì, che l'igienista dentale svolge mansioni quali: collaborazione alla compilazione della cartella clinica odontostomatologica; raccolta di dati tecnico statistici; istruzione delle varie metodiche di igiene orale; applicazione dei vari messi profilattici educando ad un atteggiamento positivo verso l'igiene orale e motivando all'esigenza di controlli clinici periodici;
ritenuto che l'assistenza sanitaria odontoiatrica deve poter interessare la cura e la riabilitazione, ma anche e soprattutto la prevenzione offrendo la possibilità di effettuare interventi preventivi anche in strutture pubbliche fruibili, dietro pagamento di ticket, anche da coloro che si trovano in condizioni economiche disagiate che non potrebbero permettersi di rivolgersi alle strutture private,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se intendano intervenire autorevolmente affinché la figura professionale dell'igienista dentale venga inseriva negli organici delle Aziende Sanitarie Locali della Sardegna e recepita nel nuovo Piano sanitario regionale, valorizzando quanti con sacrifici hanno conseguito tale titolo e impedendo, nel contempo, che gli stessi siano costretti ad emigrare dall'Isola. (301)
MOZIONE SANNA Emanuele - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - DETTORI Ivana - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU sul nuovo disciplinare d'uso del Poligono militare di Teulada e sulle conseguenze sanitarie e ambientali delle attività nelle basi militari presenti in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che in data 1° dicembre 2000 il Presidente della Giunta regionale ha sottoscritto col Generale Comandante della Regione Militare della Sardegna un nuovo disciplinare d'uso relativo al Poligono di Capo Teulada;
VERIFICATO che l'importante documento è stato firmato dal massimo rappresentante della nostra Regione Autonoma senza tenere conto sia di pressanti e motivate esigenze del Comune di Teulada sia di puntuali proposte avanzate dai rappresentanti del Consiglio Regionale nel Comitato Misto Paritetico per le Servitù Militari (Co.Mi.Pa);
RICORDATO che per le esigenze addestrative delle Forze Armate la Sardegna subisce pesanti limitazioni nell'uso del suo territorio e che il solo Comune di Teulada ha ben 7.200 Ha totalmente inibiti agli usi produttivi;
SOTTOLINEATO che nell'ambito di un positivo processo di trasformazione delle forze armate e in particolare di adeguamento alle esigenze di sicurezza e di pace della nostra comunità nazionale in stretto raccordo con gli altri Paesi della Comunità Europea e dell'alleanza tra le grandi democrazie occidentali si sono determinati processi particolarmente positivi anche nel rapporto tra organizzazioni militari e società civile;
SOTTOLINEATO che a seguito del radicale mutamento dello scenario internazionale intervenuto nell'ultimo decennio la nostra Regione autonoma, senza mettere in discussione le superiori esigenze di sicurezza dello Stato, ha ripetutamente avanzato al Governo e al Parlamento nazionale la richiesta di un graduale alleggerimento delle servitù militari e una programmata revisione, concordata con gli enti locali interessati, dei vincoli e dei gravami che impediscono la utilizzazione produttiva e civile di grandi aree terrestri e marine della nostra Isola;
RICORDATO che, per quanto riguarda in particolare il poligono addestrativi di Teulada, l'Amministrazione comunale e il Co.Mi.Pa. (attraverso la sua componente civile) hanno elaborato un quadro di proposte molto ragionevoli e rispettose del dettato della Legge n. 898 del 1976 e della Legge n. 104 del 1990 tese ad una utilizzazione produttiva, ancorché parziale e stagionale, delle aree demaniali;
RICORDATO altresì che, nel corso di un proficuo lavoro preparatorio tra Comune, Co.Mi.Pa. e i funzionari della Presidenza della Giunta regionale, fu definita fin dal 1998 una bozza di accordo, sulla quale si manifestò anche la disponibilità delle autorità militari, che prevedeva una utilizzazione concordata e controllata delle cosiddette "sabbie bianche", di aree pascolative e di aree marittime prospicienti il poligono per la pesca costiera che costituiscono risorse vitali per i piccoli operatori locali;
DENUNCIATO il fatto che, nonostante le motivate sollecitazioni della comunità teuladina, di qualificate organizzazioni scientifiche e ambientaliste e degli organi di informazione, le Autorità militari regionali e nazionali continuano ad opporre un immotivato rifiuto alla istituzione di un Osservatorio ambientale permanente e neutrale per monitorare le conseguenze delle attività militari sulla salute degli addetti e delle comunità nonché le ricadute sull'equilibrio naturale del territorio con i suoi preziosi ecosistemi e le sue peculiari valenze ambientali e culturali;
DENUNCIATO, inoltre, il fatto inammissibile che i responsabili militari hanno recentemente realizzato una nuova abusiva e deturpante recinzione del Poligono senza le prescritte autorizzazioni (Comune, Co.Mi.Pa., Soprintendenza ai beni paesaggistici e archeologici);
STIGMATIZZATO il fatto che il Presidente della Regione con la firma del recente disciplinare ha di fatto avvallato le richieste originarie e più restrittive dei vertici militari e ha sostanzialmente vanificato la concertazione istituzionale e sociale positivamente avviata con gli enti locali e in sede di Co.Mi.Pa.;
RILEVATO, con la massima preoccupazione, anche alla luce delle recenti e sconvolgenti novità emerse nell'uso di armi e materiali estremamente pericolosi per la salute dei militari e delle popolazioni sia nelle attività addestrative che in quelle belliche (comprese le cosiddette missioni umanitarie!), che i vertici della Difesa, senza alcun preliminare confronto nelle sedi istituzionali, hanno progettato la realizzazione di una nuova e "sofisticata" struttura all'interno di una vasta area attrezzata per la simulazione del combattimento nei centri abitati (progetto CTC pubblicato nella rivista "Panorama Difesa" n. 176 del maggio 2000 (pagg. 52-57)) di cui s'ignora qualsiasi possibile conseguenza, che si aggiungerebbe all'attuale densità delle operazioni addestrative, e che potrebbe comportare ulteriori e non calcolabili conseguenze sulla salubrità dell'ambiente di vita e di lavoro e sulla sicurezza delle popolazioni locali,
impegna il Presidente della Giunta regionale
a) a promuovere immediatamente una decisa iniziativa politica coinvolgendo il Co.Mi.Pa., l'Amministrazione comunale di Teulada e le forze sociali territoriali, tesa a ridefinire gli accordi col Comando Militare per disciplinare in maniera più corretta l'uso del Poligono secondo i principi della concertazione istituzionale e della completa armonizzazione e integrazione delle intangibili esigenze della difesa e di quelle assolutamente motivate e legittime della comunità civile e di un suo moderno sviluppo;
b) a garantire, comunque, che nel nuovo accordo siano rispettati i seguenti irrinunciabili punti:
1) utilizzazione controllata e compatibile delle aree pascolative da parte delle aziende agro-pastorali locali;
2) revisione del vincolo della perenne interdizione alla navigazione e alla pesca negli specchi di acqua prospicienti il poligono per la marineria locale;
3) utilizzo delle sabbie bianche e delle altre risorse naturali in forme compatibili con le esigenze di sviluppo economico e civile delle comunità locali;
4) reale integrazione tra comunità militare e comunità civile attraverso una concreta sinergia tra le attività e la organizzazione della Base e le esigenze delle popolazioni locali sul terreno economico, dei servizi e delle infrastrutture, nonché sul piano culturale e istituzionale;
5) pieno e permanente rispetto delle prerogative e della sovranità del Comune per quanto riguarda il governo e la utilizzazione del suo territorio comprese le modificazioni e gli interventi che interessano il Poligono militare che occupa da 40 anni 1/3 del territorio teuladino;
c) a intraprendere una serrata trattativa col Ministero della Difesa e col Comando Militare della Sardegna per la istituzione di un Osservatorio ambientale ed epidemiologico affidato alle più qualificate competenze tecnico-scientifiche per il monitoraggio sistematico nell'area di Teulada e da estendere anche a tutte le altre basi militari della Sardegna (Perdasdefogu, Capo Frasca, La Maddalena, etc..) con l'obiettivo di accertare tempestivamente e di prevenire le possibili conseguenze negative, di ordine sanitario e ambientali, derivanti dalle attività militari;
d) a promuovere, non in maniera generica e velleitaria, ma attraverso la rigorosa utilizzazione dei poteri e degli strumenti istituzionali della nostra Regione Autonoma, un'accurata indagine su tutte le attività militari che si svolgono in particolare nel Poligono di Teulada e in tutte le altre basi ubicate nel territorio della nostra Isola tesa, in particolare, ad accertare se sono stati utilizzati materiali o armi che provocano danni gravi alla salute umana;
e) a disporre un'accurata indagine sanitaria attraverso le ASL sui giovani sardi che hanno prestato il servizio di leva nelle basi isolane o hanno partecipato a missioni militari o umanitarie in altri Paesi europei, e in particolare nei Balcani, per l'accertamento di eventuali conseguenze derivanti dal contatto con uranio impoverito o altre sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene;
f) a valutare, d'intesa con le più qualificate istituzioni scientifiche e sanitarie, l'opportunità di uno screening sanitario e di un'indagine epidemiologica randomizzata anche nelle popolazioni più direttamente a contatto con le attività delle principali basi militari della Sardegna. (36)
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