Seduta n.312 del 27/02/2003
CCCXII Seduta
(Pomeridiana)
Giovedì 27 Febbraio 2003
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 16 e 42.
cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 20 dicembre 2002 (306), che è approvato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta del disegno di legge numero 383, del disegno di legge numero 384 e del documento numero 47.
E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (Gruppo Misto). Presidente, dall'affluenza non mi pare che ci siano le condizioni per poter prendere la parola, se vogliamo aspettare cinque minuti!
PRESIDENTE. L'orario era fissato per le sedici e trenta;, io ero puntuale qui a quell'ora, abbiamo aspettato un quarto d'ora, la prego, intervenga. Bisogna anche rispettare i colleghi che sono presenti.
MANCA (Gruppo Misto). Che sono sicuramente in numero notevolmente inferiore rispetto agli assenti!
PRESIDENTE. Se si tratta di attendere cinque minuti, non c'è problema. Sospendiamo la seduta per cinque minuti, onorevole Manca.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 44 , viene ripresa alle ore 16 e 49.)
PRESIDENTE. Onorevole Manca, mi dispiace, la situazione non è molto cambiata; la prego, svolga il suo intervento.
MANCA (Gruppo Misto). Se continua così peggiorerà, però intervengo sennò disturbo e ritardo l'iter della finanziaria.
Colleghe e colleghi la discussione sulla legge finanziaria rappresenta il momento politico più elevato ed importante per l'Assemblea sarda. Non basta ricordare l'utilità e le indubbie implicazioni che questa determina nell'economia della nostra Regione; non basta, come la maggioranza fa, richiamare tutti al senso di responsabilità, perché si collabori alla sua rapida approvazione; non basta ricordare le tante e troppe emergenze che il nostro fragile tessuto economico deve continuamente affrontare, soprattutto non serve annacquare le responsabilità: siamo stati e saremo disponibili a dare il nostro contributo per migliorare questa manovra, ma è assolutamente necessario rimarcare le specifiche responsabilità. Chiedere collaborazione può anche essere condivisibile, considerarci però vostri complici mi pare assolutamente scorretto. Se la legge finanziaria è arrivata solo oggi all'esame dell'Aula è solo ed esclusivamente colpa vostra; i tre mesi, ormai, di esercizio provvisorio, e non penso finirà qui, sono responsabilità della maggioranza.
L'ormai istituzionalizzato ritardo è un aspetto non secondario di una manovra inadeguata ad affrontare tutti i problemi reali della nostra Isola. Quando si tratta di programmare, di pianificare, di impostare e di finanziare, di sostenere tutti i settori economici tergiversate, divenuti incerti e fragili, e chiedete collaborazione. La vostra impavidità si mostra solo per le questioni legate alla spartizione dei posti di sotto governo, degli enti e di quant'altro va in direzione del favoritismo sfrenato. Comuni e comunità che vengono di fatto contrapposte fino alla conflittualità, per il solo fatto che le loro maggioranze politiche non sono omologate a quella regionale.
Gli enti locali - oggi vi era un'ampia delegazione di sindaci a manifestare - hanno subito una contrazione delle risorse in misura mai sino ad oggi verificatasi; alcuni comuni, per sopravvivere, saranno costretti ad aumentare in maniera eccessiva i tributi per i servizi per scongiurare la loro estinzione. Questa manovra, la quarta da quando questa maggioranza è alla guida della nostra Regione, forse è la peggiore, è impresentabile, è un documento contabile lontanissimo da quelle che sono le esigenze nella nostra Isola.
Inquadrare la nostra crisi nel processo di recessione in atto a livello globale è riduttivo! Manca la capacità di programmazione, i ritardi si accumulano, infrastrutturali, tecnici, scientifici, nei servizi e quindi nella competitività delle nostre aziende, e non sono - dicevo - dovuti alla crisi mondiale, alla globalizzazione, all'allargamento dell'Unione Europea, ai pericoli della guerra o ad altre ragioni; i ritardi sono dovuti alla vostra scarsa capacità di governare ed incanalare nella giusta direzione i processi di modernizzazione ed evoluzione in atto. Il presidente Pili aveva dichiarato trionfalmente che con la sua presidenza ci sarebbe stata un'inversione di marcia, un'accelerazione di tutte le opere pubbliche, costringendo, se ce ne fosse stato bisogno, al lavoro notturno. L'esempio della 131 è emblematico! La più importante delle nostre strade è in uno stato a dir poco penoso. Una strada divenuta pericolosissima, con lavori interminabili, dove non solo non si lavora di notte, ma ultimamente non si lavora neanche di giorno! Questa manovra ideata e costruita nell'eremo di Villa Devoto, per noi del Partito Sardo d'Azione dovrebbe essere azzerata. Si dovrebbe azzerare tutto e ripartire con una nuova e più seria proposta. Chiaramente con un nuovo conduttore e, se è possibile, con nuovi manovratori.
Il treno dello sviluppo che questa maggioranza doveva guidare si sta purtroppo trasformando in una carretta da rottamare. Uno degli aspetti più salienti e drammatici di questa manovra è l'indebitamento che, nonostante il presidente Balletto abbia affermato il contrario, ha raggiunto limiti ormai non più valicabili. Un indebitamento che graverà come un macigno per oggi e per il futuro. Tutto questo è certificato perché da voi scritto nelle relazioni a questo disegno di legge numero 383. Tutte le parti sociali, nessuna esclusa, hanno chiaramente espresso giudizi estremamente negativi, tutte indistintamente vi hanno chiesto e vi chiedono profonde modifiche; la vera controparte sono coloro i quali voi proditoriamente avete preliminarmente escluso e non coinvolto. Le scarse e poco incisive modifiche approvate durante la discussione in Commissione sono totalmente insufficienti. Alle forze imprenditoriali, sociali, sindacali, si sono unite varie componenti politiche della vostra stessa maggioranza, e nella giornata di ieri si è raggiunto il culmine con la presa di distanza da parte dell'U.D.R. Quindi, non solo l'opposizione, per il ruolo che la caratterizza, ma anche parti della vostra maggioranza sono consapevoli dell'inadeguatezza di questa manovra.
Tenuto conto di ciò, avete la volontà di cambiare in corso d'opera questa proposta? Avete la possibilità di farlo? Ci sono i presupposti? E se così fosse, come volete modificarla? Secondo me non ne avete la possibilità. Avete paura del dialogo e del confronto E' illogico - come solitamente fate - pensare e credere che abbiate sempre e solo ragione voi, che siete gli unici depositari del sapere e del conoscere. Non vi bastano più le visite ai santuari e alle chiese della Sardegna, siete in campagna elettorale, cercate rifugio e consenso con interventi e promesse festaiole; gli assessori spendono gli ultimi spiccioli facendo questo, organizzando già pranzi conviviali allo scopo di incrementare non l'occupazione ma la clientela. L'economia stagna, riprende l'emigrazione, e se non fosse per i giornali - quasi tutti a dire il vero riprendono questi dati - voi direste che tutto va bene e che non c'è da preoccuparsi. Io non penso di essere molto critico, a me pare di non esserlo, d'altronde noi, quanto a critica abbiamo ben poco da fare, state facendo tutto voi. Nella quinta Commissione, della quale io faccio parte, sono stati gli stessi assessori competenti a dichiarare che gli stanziamenti per l'agricoltura e l'ambiente sono totalmente insufficienti per soddisfare le esigenze di due settori che credo siano fondamentali per la nostra economia.
Sembra che ci inventiamo le difficoltà, che in combutta con tutti, industriali, artigiani, commercianti, agricoltori, allevatori, amministratori, eccetera, frapponiamo ostacoli e tentiamo di bloccare la trionfale passeggiata di una maggioranza ormai decotta e priva di iniziativa. Nella manovra non vi è settore che possa considerarsi agevolato, non toccato. Tutte le forze imprenditoriali l'hanno definita asfittica e senza prospettive. Questa finanziaria, cari colleghi, è da bocciare. E` da bocciare perché irricevibile. Indebitamento, spesa lenta e senza controllo sono le sue principali caratteristiche.
Io mi occupo, però, di due settori, quelli di competenza della Commissione in cui lavoro, cioè l'agricoltura e l'ambiente. Il settore agricolo, che è il settore forse più importante e trainante della nostra economia, è come al solito considerato la cenerentola! L'assessore Contu, che mi spiace stasera non sia in aula, considera le scarse risorse ad essa destinate come la diretta conseguenza delle ingenti risorse che l'agricoltura e la zootecnia hanno ricevuto e ricevono in seguito ai fenomeni eccezionali (alluvione, lingua blu, siccità e quant'altro), che in questi anni si sono con drammaticità alternati; sembrerebbe che oggi sia scoppiata l'alluvione non so in quale parte della Sardegna, quindi, prepariamoci! Colleghi, questo è da considerarsi semplicemente assurdo! In pratica sembrerebbe che si arrivi, secondo voi chiaramente, all'istituzionalizzazione di fenomeni eccezionali che da tutto dipenderanno, ma non certamente dagli operatori del settore. In pratica, secondo voi, questi imprenditori per avere finanziamenti dovranno aspettare il verificarsi di questi poco graditi avvenimenti, dovranno auspicare che si verifichino queste calamità! Io direi che non è necessario assolutamente scherzare su tutti questi avvenimenti.
Non è questa l'occasione giusta per richiamare i mancati e seri interventi di modernizzazione in questi settori, in grado di garantire quel minimo di competitività che oggi ad essi manca. Impegnati come siete in altre faccende, non vi state accorgendo che lentamente, ma progressivamente, agricoltura e zootecnia stanno morendo. Quello che qui dobbiamo evidenziare è che da quando voi governate le risorse messe a disposizione di questi settori vengono di anno in anno progressivamente ridotte. Poche risorse per interventi strutturali, la cui carenza è il vero handicap di cui soffrono le nostre aziende: strade, luce, acqua per centinaia e centinaia di aziende sono ancora un sogno. Leggi come la 21 approvata nel lontano 2000, viene quest'anno finanziata con la spaventosa cifra di 9 milioni di euro, 18 miliardi di vecchie lire, roba da far tremare i polsi a qualsiasi economista! Cari colleghi, tutto questo è da Terzo Mondo! Non da quinta o sesta potenza economica ed industriale nel mondo! Queste risorse sono talmente risibili che davvero si rasenta il grottesco e state a chiedervi perché in certi territori, ad esclusiva economia agropastorale, succedano certi fatti e vi siano certe tensioni. Questo è uno dei settori, cari colleghi, che conosce un abbandono progressivo e costante dei suoi operatori, uno dei settori dove non c'è quel ricambio generazionale necessario e fondamentale per garantire una continuità operativa gestionale.
A fronte di tutto ciò quello che risulta - ed è quanto meno strano - è che vi siano enormi residui in bilancio, che denotano - se ancora ce ne fosse bisogno - la incapacità di spesa a cui prima accennavo; enormi risorse ferme ed inutilizzate: 778 milioni di euro di residui e prevedete di spenderne 663 milioni. Non riuscite a spendere neanche i residui! Gestite una macchina ingrippata, una macchina burocratica mastodontica, ma farraginosa e priva della necessaria snellezza e velocità, con una tempistica nell'intervenire ed operare incompatibile con le esigenze attuali. Tutto questo, badate bene, non lo dico io, lo dice la Commissione, lo dice la vostra maggioranza - leggete la relazione della Commissione - che nell'approvare questa manovra ha mosso tanti e tali rilievi che neanche l'opposizione più dura e intransigente avrebbe potuto dire di più.
Per quanto riguarda l'ambiente il discorso non si discosta molto da quello dell'agricoltura, anzi, anche in questo caso l'Assessorato preposto ritengo sia di importanza vitale ma ad esso - approfitto della presenza dell'Assessore - vanno mossi diversi rilievi. Lo avete ridotto a semplice elargitore di stipendi, nessuna politica per la difesa dell'ambiente che, per le implicazioni generali sulla nostra qualità di vita, dovrebbe rappresentare una costante preoccupazione per tutti noi, lo avete impoverito al punto che se ne può mettere in dubbio l'utilità. Tanto tutto prosegue, anche senza il suo intervento! Io non riesco neanche a capire se le risorse siano o no sufficienti, tanto ad averne poche o molte non cambia niente! Si paga solo personale e basta! Come per l'agricoltura i residui passivi sono enormi, il doppio delle risorse di competenza, anche in questo caso non si riesce a spendere neanche i residui.
Tutto questo in presenza di un degrado ambientale progressivo e costante in molti siti della nostra Isola e in assenza di recupero delle attività industriali dismesse; pertanto al degrado economico se ne aggiunge un altro altrettanto importante: queste dismissioni abbandonate, veri e propri ruderi e cimeli che deturpano l'ambiente e non si vede soprattutto possibile un loro recupero per attività produttive alternative; nessun intervento nelle zone umide e lagunari che abbondano in tutta la Sardegna, però sembra che esistano solo i compendi di Molentargius e del Sulcis. Caro, Assessore, avete una visione geografica molto limitata dell'Isola che lei amministra. La Sardegna, Assessore, non finisce ad Assemini! Compendi, lagune, zone umide e stagni, che potrebbero diventare altamente produttivi dal punto di vista economico, e quindi occupazionale, esistono anche in altri territori della nostra terra. Giri un po' di più e se ne renderà conto. La vera incongruenza, che non riesco veramente a capire, è che ci sono le risorse, mancano i progetti e i programmi. Gli interventi di tutela sono assolutamente carenti, glieli posso elencare: tutela delle acque, riqualificazione del sistema depurativo fognario, acque reflue, opere di risanamento ambientale, eccetera, eccetera. Tutto fermo, inerzia totale! Però si riesce a spendere appena il 50 per cento delle risorse messe a disposizione. Possiamo parlare, quindi, di due bilanci: uno dei residui passivi e uno dell'egli stanziamenti di competenza e della spesa.
Mi sono limitato ad analizzare solo questi due settori, ma anche in base a questa analisi parziale risulta evidente la inaccettabilità di questa manovra e il giudizio estremamente negativo che noi del Partito Sardo d'Azione di essa diamo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevole Masala, è opinione consolidata che la penultima manovra finanziaria della legislatura rappresenti l'ultima occasione utile per la maggioranza per completare il proprio programma di governo, sempre naturalmente che ne sia esistito uno! L'ultima manovra arriverà - se arriverà - in piena campagna elettorale e possiamo solo immaginare cosa accadrà. Già questo disegno di legge finanziaria si presenta, infatti, come uno zibaldone di norme e normette infarcite di spese clientelari. E' del tutto evidente, lo diciamo da tempo, che in mancanza di una concreta attività legislativa ordinaria e di settore, la legge finanziaria diventa l'unica occasione annuale, l'unico treno che passa per raccogliere tutti i desiderata della maggioranza. L'attività e la produttività delle Commissioni, infatti, con qualche lodevole eccezione naturalmente, è scarsa, soprattutto a causa del sistematico disinteresse e dell'assenza dei consiglieri di maggioranza. Questa finanziaria appare, secondo noi, senz'anima; non c'è traccia di una proposta politica, di un obiettivo politico tra quelli a suo tempo annunciati nelle dichiarazioni programmatiche del "Pili bis" e nei successivi DPEF.
Non si vede traccia alcuna, a me pare, della determinazione, della motivazione e men che meno dell'entusiasmo promesso dal presidente Pili nella sua azione di governo. Dagli umori scuri e dai volti preoccupati dei consiglieri di maggioranza, più che determinazione ed entusiasmo, traspare un'aria del "si salvi chi può". Forse l'unico determinato è il Presidente della Regione, ostinato nel perseguire un suo personale disegno, sicuro del sostegno del capo, confermato ultimamente dal commissario, onorevole Comincioli. Ostenta persino un atteggiamento di sfida nei confronti di tutti, maggioranza ed opposizione, un atteggiamento che, più che temerario, appare non consapevole delle proprie responsabilità di governo.
Caro Presidente, l'esercizio del governo democratico fondato sulla partecipazione, il confronto e il dialogo con le forze politiche e sociali, è di certo non facile. Ma, evidentemente, questa cultura non le appartiene. Oggi questo esercizio è peraltro, forse per motivi diversi, più difficile di ieri. Ma lei non può pensare di governare la Sardegna con atti monocratici, utilizzando un potere commissariale esteso ormai a tutte le attività di governo. Un vecchio detto popolare riconosce che fare promesse è più facile che mantenerle, e lei, signor Presidente, ha da subito scelto questa strada e di promesse ne ha fatte davvero tante. Tutti ricordiamo la campagna elettorale del 1999 quando si presentava nei porti, negli aeroporti e lungo la "131" a denunciare la mancata continuità territoriale interna ed esterna e prometteva accelerazioni miracolose e risorse importanti. Invece i ritardi si accumulano, le risorse aggiuntive del "Governo amico" sono inesistenti e si continuano a consumare le risorse dei governi di centro sinistra e purtroppo i nostri giovani continuano a morire sulla "131". Tutti ricordiamo il gesto simbolico del versamento dell'acqua di una bottiglia nella diga del Tirso, ripreso dalle numerose TV al seguito, per denunciare la responsabilità politica della sete dei sardi. Ironia della sorte, il primo anno di governo Pili è stato l'anno in cui i sardi hanno sofferto maggiormente la siccità e in alcuni casi la vera e propria sete. Cito i casi di Cagliari e di Carbonia.
Aveva promesso un cambiamento di 180 gradi dei metodi di governo: più stabilità, più efficienza, maggiore velocità decisionale. Sulla stabilità facciamo parlare le cronache politiche di questi anni: è rissa continua e inconcludente sulle poltrone a tal punto che appare persino fastidiosa. Da un anno va avanti il tormentone della verifica; sono in ballo avvicendamenti, si dice, promesse che non si vogliono onorare, richieste di ulteriori poltrone, nomine con promesse di dimissioni, nomine a cariche che devono essere ancora decise con future leggi e così via. Insomma, un vero e proprio guazzabuglio che ha richiesto la nomina di ben tre cosiddetti saggi per dipanare la matassa. Non basta più ormai il vecchio onorato Cencelli!
L'onorevole Floris ieri ha concluso il suo intervento, fortemente critico nei confronti della maggioranza, parlando apertamente di fallimento politico e minacciando una sibillina apertura di crisi. Insomma, se non ci sarà la verifica, l'UDR forse deciderà di ritirare la sua delegazione dalla Giunta. Cioè si dimetterà forse l'assessore Scarpa, che è già stato fortemente, peraltro, mutilato in Commissione bilancio. La minaccia appare così del tutto spuntata: più che un topolino, la montagna ha partorito una formicuzza!
Sull'efficienza del governo di questa e delle precedenti Giunte non aggiungo altro alle opinioni dei sindaci costretti, come ricordava qualcuno ieri, dal nuovo centralismo instaurato in questi anni, alla pratica "del cappello in mano". Né voglio aggiungere altro alle opinioni negative, fortemente negative, espresse a più riprese dalle organizzazione imprenditoriali e dalle forze sociali. La Regione è paralizzata; è, ormai, un vero proprio disastro gestionale; la cifra record dei residui passivi ne è un eloquente esempio. Sul tema delle riforme il Presidente aveva annunciato un disegno di legge semplice, di soli quattro articoli miracolosi, per cambiare la Regione, per rivoltarla come un calzino. Credo che nessuno abbia mai avuto il piacere, ad oggi, di conoscere questi quattro miracolosi articoli. Nel merito della manovra finanziaria, io non so se quest'anno verrà superato il record negativo stabilito in occasione dell'esame della scorsa finanziaria con circa 40 votazioni negative per la Giunta e per la maggioranza e con forti mutilazioni, soprattutto nelle parti che più stavano a cuore al presidente Pili. Ricordo la polemica sull'accelerazione delle opere pubbliche in corso. A tal proposito a me dispiace che non ci sia l'onorevole Pili perché il mio ragionamento è rivolto soprattutto a lui, perché credo che davvero lui sia l'interlocutore principale anche di questa manovra finanziaria, senza niente togliere naturalmente all'assessore Masala, ma il vero interlocutore politico è lui, e a lui volevo porre alcune domande e gliele porrò, si leggerà forse gli atti o qualcuno gli riferirà, non lo so, ma gli chiedo: che cos'è che abbiamo concretizzato di questa accelerazione delle opere pubbliche in corso? Io ho visto, a luglio dell'anno scorso, un bando con il quale si ricercavano imprese che volevano accelerare i loro lavori, ho chiesto a destra e a manca, all'ANAS, come all'Assessore dei lavori pubblici e ad altri, ufficialmente notizia di questa accelerazione dei lavori in corso, non mi risulta che vi sia una sola opera in corso che sia stata accelerata con i poteri commissariali conferiti dall'ordinanza Scajola nel marzo o aprile del 2002.
La finanziaria del 2003 comunque, secondo me, si presenta come una finanziaria da record, ma da record negativi. Infatti, è la finanziaria che è stata presentata con il più grave ritardo, è arrivata in Aula in questi giorni. E il tempo, guardate, non è una variabile indipendente nella programmazione e attuazione delle azioni di governo, soprattutto di quelle rivolte a stimolare e a indirizzare lo sviluppo economico e sociale. Infatti la gestione finanziaria dei bilanci di questi quattro anni è stata un vero e proprio disastro per i ritardi. Tutti gli anni si è dovuti ricorrere a tre o addirittura a quattro mesi di esercizio provvisorio e naturalmente le conseguenze sono davanti a noi. La spesa si è attestata ai minimi storici: sfiora appena il 40 per cento degli stanziamenti di competenza. E' la finanziaria dei tagli, e questo è un altro record. Tagli alle attività produttive, al lavoro e agli investimenti, mentre crescono le spese correnti. Si accompagna peraltro negativamente ai tagli della finanziaria nazionale che colpiscono la Regione, ma colpiscono anche il sistema delle autonomie locali in Sardegna. Ebbene, io non ho sentito alcuna protesta levarsi dalla Giunta o dal Presidente della Giunta nei confronti del Governo nazionale. L'hanno fatto numerosissimi sindaci in Italia e numerosi Presidenti di Regione, ma il nostro Presidente davvero dev'essere un amico del presidente Berlusconi! Si è annunciato in Sardegna un taglio - qualcuno lo ha detto ieri - di 1.000 insegnanti. Ebbene, anche su questo il silenzio più assoluto. I comuni e le province della Sardegna rischiano il collasso finanziario e noi, Regione, nella nostra manovra finanziaria aggiungiamo danno al danno già subito dagli enti locali a causa della finanziaria nazionale.
E' la finanziaria che registra il maggior dissenso esterno ed interno: esterno, da parte delle forze economiche e sociali, ma anche istituzionali (stamattina abbiamo visto i sindaci protestare contro i tagli da essa previsti); interno, da parte sia dell'opposizione, ma questo è scontato, sia di larghi strati della maggioranza. E' mancata la concertazione o si è realizzata a posteriori, ed è evidente che nessuno l'ha accettata. Il giudizio sulla manovra da parte dell'intera società sarda nelle sue diverse articolazioni economiche, sociali e istituzionali è unanimemente negativo, e larghi strati di società che vi hanno dato a suo tempo il consenso, parlano ormai apertamente, con riferimento al Governo regionale, di esperienza fallimentare.
E' la finanziaria che registra il maggior indebitamento della storia dell'autonomia sarda. Siamo partiti nel 1999 con 3 mila miliardi di vecchie lire di indebitamento, oggi sfioriamo i 12 mila miliardi e tendenzialmente andiamo anche oltre. Cioè, insomma, avete quadruplicato il debito iniziale in soli quattro esercizi finanziari: 3 mila miliardi all'anno! Un indebitamento che progredisce senza sosta anche con la manovra attuale. Ci stiamo avvicinando al rateo massimo di 620 milioni di euro. Curiosa appare a tal proposito l'argomentazione del relatore di maggioranza che teorizza un supposto abbattimento del debito dovuto alla contrazione di mutui, per i quali la Regione paga già un rateo annuale di 309 milioni. A parere del relatore la contrazione di un altro mutuo equivale all'estinzione del debito. E' una tesi curiosa che non ha bisogno di ulteriori commenti.
E poi il relatore di maggioranza naturalmente ha la speranza che con il pannicello caldo dei residui di stanziamento o con la revisione dei residui passivi si possa recuperare molto di quel debito. Stamattina sentivo un collega (che prima indossava la fascia, poi se l'ha tolta, meno male) che addirittura ipotizzava 2 mila miliardi di vecchie lire di residui da cancellare. Io vi ricordo e ricordo all'onorevole Masala che l'unica volta che abbiamo previsto un'operazione di ripulitura di residui, abbiamo supposto recuperare circa 800 miliardi, peraltro io ho molti dubbi che quella cifra davvero si possa recuperare, anzi ho la certezza che buona parte di essa non si recupererà, ciò significa semplicemente che noi abbiamo un altro debito occulto di 800 miliardi, che nella finanziaria del 2001 abbiamo naturalmente ben spalmato in numerosi rivoli. E' la finanziaria record per residui passivi; io credo che paradossalmente la lentezza della spesa nasconda i debiti e consenta una gestione meno drammatica e un ricorso più lento all'accensione dei mutui necessari per la loro copertura. Ma è evidente che vi sono dei casi fortemente emblematici. Io porto l'esempio dei residui dell'Assessorato dei lavori pubblici: essi assommano a 2 mila e 200 miliardi di vecchie lire a fronte di uno stanziamento di competenza di 422 miliardi di vecchie lire. Cioè l'Assessorato dei lavori pubblici ha una quantità di residui passivi che vale tre volte lo stanziamento di competenza dell'anno finanziario in corso. Io mi chiedo come si faccia ancora a mettere danari in un pozzo così profondo che da esso non si riesce a stanare una lira.
La politica delle entrate ordinarie è inesistente, si è lasciata cadere l'intesa istituzionale del 1999, che prevedeva la rinegoziazione del Titolo III dello Statuto, preferendo, il presidente Pili, affidarsi alla benevolenza del "Governo amico" e al buon cuore di Berlusconi, ma finora i risultati sono stati nulli, solo pacche sulle spalle! Si affida agli annunci su presunte entrate straordinarie con la firma di un'intesa generale quadro, ma, guardate, l'intesa generale quadro, mutatis mutandis, è simile alla vecchia intesa istituzionale: anche i termini "intesa" e "accordo di programma" sono gli stessi, "istituzionale" si trasforma in "generale". Ma, al di là del nominalismo, ciò che conta è che le risorse sono sempre le stesse; sono le risorse dell'intesa istituzionale del 1999 che sono state riportate nell'intesa generale quadro. E sono i 1500 miliardi previsti allora, nel 1999, per la 131, dei quali ne sono stati erogati solo 390 per lavori attualmente in esecuzione, sono gli unici in esecuzione e i 1150 miliardi di vecchie lire dei fondi CIPE del 1999, 2000 e 2001, ancora non spesi e che sono stati utilizzati per l'accordo di programma quadro sulle risorse idriche; naturalmente si aspetta di conoscere che fine faranno le altre risorse previste per la viabilità, con un accordo di programma quadro sulla viabilità. Per le opere portuali ed aeroportuali non c'è un euro di nuove risorse, sono sempre i fondi del vecchio Decreto Burlando del 1998, per le opere ferroviarie si stanno consumando i danari dell'APQ del 1999, circa 600 miliardi, non una lira di più. Avete ritardato la realizzazione della continuità aerea e adesso ci siamo fatti scippare le risorse previste per la Sardegna a vantaggio di altre rotte aeree italiane e siciliane, vedasi Finanziaria nazionale 2003. Super quanto riguarda la continuità delle merci, prevista anch'essa dal 1999, abbiamo perso, per incapacità della Giunta di attuare la legge nazionale, oltre 55 milioni di euro. Ed io non nutro molta fiducia che si possano spendere i danari previsti anche per quest'anno.
La confusione nella finanziaria e nel bilancio sono certo il frutto dell'incapacità di governo dell'attuale maggioranza, ma sono anche coerenti, secondo me, con un disegno che vede il Governatore della Sardegna, in forza di poteri straordinari conferitegli dal Governo nazionale, come l'unico capace di decidere sulle cose da fare; gli altri litigano e lui tira dritto. E così, con ordinanze tenute segrete anche alla sua Giunta, programma lavori nel settore idrico per oltre 350 milioni di euro, decide sulle scelte programmatiche, sulle opere da fare, sugli incarichi e sugli appalti. La strategia è chiara: se il Consiglio non legifera, non decide, come nel caso dell'acqua, il commissario diventa autorità d'ambito e decide sul piano d'ambito e sugli affidamenti degli appalti...
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo ancora per concludere, onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). …sulla gestione del servizio idrico integrato e non avendo il Consiglio legiferato in materia di autorità di bacino si sostituisce a questa ed approva il piano di bacino.
Conclusivamente, nonostante le maggiori risorse di cui ha beneficiato in origine questa maggioranza, non siete riusciti a far altro che a combinare un vero e proprio disastro, non facilmente rimediabile, secondo me, per chiunque vi succederà al Governo. Colleghi della maggioranza, avete avuto in questa legislatura una grande occasione e l'avete sprecata malamente, avete avuto risorse copiosissime e le avete spese male o non le avete spese. Il vostro progetto di maggioranza, il vostro progetto di Aritzo è miseramente fallito, questa maggioranza ha fallito la prova di governo, la sfida delle riforme sempre annunciate non è mai neanche iniziata. La Sardegna ha perso con voi quattro anni importanti per la sua crescita e il suo ammodernamento; questa finanziaria aggiunge, secondo noi, danno al danno, non è emendabile, essa va bocciata insieme a questa maggioranza.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, onorevole Assessore della programmazione, rappresentanti della Giunta, onorevoli colleghi. Io ho letto le disposizioni di carattere finanziario e programmatico del capo primo, le disposizioni in materia di opere pubbliche del capo secondo, attività produttive del terzo, lavoro, istruzione, attività culturali e socio sanitarie del quarto, le disposizioni diverse del capo quinto, poi articolo per articolo mi sono addentrato nelle unità previsionali di base, capitoli di spesa, settore per settore e mi sono chiesto: ma cosa accadrebbe alla Sardegna e ai sardi se noi modificassimo una parte di quegli stanziamenti togliendo cinquanta milioni di euro dall'agricoltura per destinarli all'industria? Ed altri cinquanta milioni di euro dall'agricoltura per destinarli all'artigianato ed ancora cinquanta milioni dall'ambiente alla sanità (non il contrario, altrimenti l'assessore Oppi ricorre al manuale Cencelli)? Mi domando cosa accadrebbe, cosa accadrebbe alla Sardegna. Assolutamente nulla! Ci sarebbero alcuni dispiaciuti, altri più contenti e soddisfatti, ma niente di più. Non risolveremmo i problemi della disoccupazione, non risolveremmo i problemi delle strade che non abbiamo, non risolveremmo i problemi dell'acqua, quelli per fortuna ce li sta risolvendo il buon Dio.
Così come accadde 54 anni fa, e da 54 anni ad oggi, anche quest'anno sono in atto le solite discussioni relative alle attribuzioni delle presidenze degli Enti, dei posti nei consigli di amministrazione, di altri posti di potere; ma se invece di attribuire sei presidenze a Forza Italia, tre all'U.D.C., due ai Riformatori, venticinque all'U.D.R., così se ne sta tranquilla, e tre al P.P.S., mescolassimo questi numeri e cambiassimo la destinazione di queste poltrone mi domando che cosa cambierebbe per la Sardegna. Assolutamente nulla! Non cambierebbe nulla! Ci sarebbero persone contente ed altre meno contente e questo accade da 54 anni, non c'è nessuno sconto da fare, è sempre accaduto.
Io credo che noi dovremmo domandarci se sono davvero questi i problemi della Sardegna e se questa sia la strada per affrontarli. Io non credo che ci sia una sola persona in questo Consiglio che non abbia l'intima, assoluta convinzione, che senza le riforme della burocrazia, degli enti, delle leggi di settore, non si riuscirà a far progredire di un solo passo la nostra capacità di crescita. Prendiamo ad esempio un settore, quello che più incide sul bilancio della Regione, credo che assorba oltre 2 miliardi di euro, sto parlando della sanità. Io ho avuto, assieme ai componenti della Commissione Sanità, il piacere di recarmi in Toscana in visita, c'erano anche autorevoli colleghi del centrosinistra. In quella occasione abbiamo potuto vedere che la Toscana ha predisposto un piano sanitario regionale da tanto tempo e ne ha addirittura presentato un secondo; abbiamo potuto vedere che è stata fatta la razionalizzazione della rete ospedaliera; abbiamo potuto vedere che quella Regione dispone di specialità assolutamente di grande rilievo europeo, se non mondiale; abbiamo potuto vedere che l'incidenza della spesa farmaceutica sul totale della spesa è del 12 per cento, e abbiamo visto anche un'altra cosa, che quella Regione vanta la parità di bilancio.
Allora io mi domando: in Sardegna l'incidenza della spesa farmaceutica ha toccato la punta massima nel 2002 del 37 per cento, non esiste un piano sanitario regionale, non è stata fatta la razionalizzazione della rete ospedaliera. E` colpa dell'Assessore o della Giunta? No signori, le leggi non le fa né l'Assessore né la Giunta, le leggi le fa il Consiglio regionale e le fanno le Commissioni. Allora le colpe vanno attribuite a chi le ha. Noi non abbiamo capacità di legiferare tanto è vero che non abbiamo fatto una sola legge di riforma, perché non è possibile farle, perché per farle occorra la maggioranza e occorre un Consiglio e le commissioni che funzionino, e tutti voi sapete, ognuno di voi, che non funzionano né le commissioni né l'Aula! Ed allora io mi domando se noi possiamo continuare ad essere la Regione che non ha mai dato risposte o quando le ha date le ha date in ritardo, quando ormai il soggetto era fallito o quasi, siamo la Regione che non è riuscita in cinquant'anni a fare una strada, la più importante, la Carlo Felice. Siamo una Regione che non è riuscita a fare un porto per il quale ha speso 1600 miliardi, e non è ancora funzionante! E fra l'altro mi risulta che il Presidente di quella grande opera si stia ricandidando perché vuole essere rieletto Presidente, mi sembrerebbe una cosa addirittura allucinante! Non è del centrosinistra, era con voi Popolari, ha cambiato casacca? Purtroppo è un costume diffuso. Allora il problema sono le leggi, il problema sono le riforme che si fanno attraverso le leggi. Se noi non riusciamo attraverso le leggi a mandare in pensione quel pachiderma malato costituito dalla burocrazia, dagli enti, non faremo alcun passo avanti!
Io non c'ero nelle precedenti legislature, ma a questa ho partecipato e vorrei ricordare, per esempio, la legge sull'alluvione di Assemini: 265 miliardi stanziati, 40 miliardi da destinare con urgenza alla ripresa delle attività produttive, a coloro che avevano perso le scorte, che non potevano più lavorare, che avevano mandato i dipendenti a casa, quindi interventi da fare in 15 giorni. A distanza di un anno, in una celebrazione macabra di quell'evento, in Consiglio comunale ad Assemini venni invitato anch'io ed anche l'allora responsabile della programmazione, il quale trionfalmente disse: "Badate che adesso, a distanza di un anno, abbiamo finalmente deciso i criteri per l'assegnazione di questi fondi." E successivamente: "Per quanto riguarda le altre somme i criteri verranno decisi entro l'anno". Io dico che chiunque si renderebbe conto dell'assurdità di queste affermazioni. Quella persona faceva quelle affermazioni convinto di essere nel giusto e di essere stato bravo.
Ma il problema non era lui, sono le leggi! Sono le leggi che vanno cambiate, sono le riforme che vanno fatte! Ancora non si è capito questo, o l'abbiamo capito ma non ce ne frega niente! Questa è la realtà! Non più tardi di un mese fa io in commissione ho aggredito addirittura il nostro Assessore del lavoro perché dei 2 miliardi stanziati dal Consiglio regionale con grande lungimiranza e grande solidarietà agli emigrati in Argentina, che vivevano e vivono, purtroppo molti di loro, in strada come i barboni, a distanza di un anno non era arrivata una sola lira, ed è stato scritto nel documento dell'Assessorato: "Per difficoltà burocratiche."
FADDA (La Margherita-D.L.). E' una vergogna, sono d'accordo!
CORDA (A.N.). Allora, caro Paolo Fadda, proprio tu dovresti essere d'accordo un po' meno, perché con vent'anni di permanenza in questa Regione hai poco da dire: "Sono d'accordo". Hai poco da dire "Sono d'accordo", caro Fadda! Allora le leggi si fanno, come dicevo prima, in Commissione, si fanno in Aula.
Quando sono arrivato in questo Consiglio ho capito, come d'altronde voi avevate capito molto tempo prima di me, che ad ostacolare il funzionamento di questo Consiglio non è solo la mentalità e l'approccio culturale verso i problemi, è anche il Regolamento. Così come la legge elettorale che venne fatta e partorita negli anni passati non consentì nessuna maggioranza e non ha consentito il costituirsi di nessuna maggioranza, nello stesso modo il Regolamento venne concepito appositamente e cinicamente studiato per impedire il lavoro, per consentire l'ostruzionismo, per impedire a chi era al governo in quel momento di fare le leggi utili ai sardi e alla Sardegna. Ma di questo, purtroppo, non importa niente a nessuno. Che l'agricoltore, che l'artigiano, che il commerciante, che il povero disgraziato che aspetta un provvedimento lo aspetti inutilmente per mesi e per anni e che questo Consiglio non sia in grado di darglielo perché non funziona, non importa niente a nessuno di voi! Credo! Perché altrimenti, per riformare il Regolamento sarebbero stati sufficienti tre giorni, tre giorni!
(Interruzioni da parte dei consiglieri del centrosinistra)
FADDA (La Margherita-D.L.). E smettila!
CORDA (A.N.). Io sono stato nominato in Giunta per il Regolamento, perché le proposte di modifica più significative sul voto segreto le avevo presentate io, e sono state firmate anche da qualcun altro. La Giunta per il Regolamento, composta in modo paritetico da rappresentanti del centrosinistra e del centrodestra, ha partorito un mostro, e il mostro che ha partorito è stato la decisione di non analizzare le quattro proposte da me presentate ma di voler affrontare una riforma organica dell'intero Regolamento per finire nel 2012. E' evidente che in questo modo si è deciso di non far niente, di non cavare un ragno dal buco, di mantenere le cose come stanno, di consentire agli assenteisti di farla franca, di consentire ai franchi tiratori di continuare a tradire, come fanno; questo è quello che è stato fatto! Allora il problema qui non è di centro, di sinistra o di destra, il problema è di cultura, di mentalità, di senso di responsabilità e di capire che la gente non ne può più di vedere che tutto ciò che si fa è contro i suoi interessi, che si impedisce di fare una legge per impedire che faccia bella figura chi l'approva, l'importante è che faccia brutta figura chi è al Governo, questo è il vostro tentativo!
(Interruzioni)
L'onorevole Morittu ha prima parlato di siccità. Caro ingegner Morittu, lei ha addebitato le colpe di questo anno siccitoso, per concomitanza di titolarità di presidenza, al presidente Pili.
MORITTU (D.S.). Grazie per la citazione.
CORDA (A.N.). Ma ingegnere, cosa sta dicendo? Onorevole Morittu, abbia pazienza, lei ha lavorato anche in Commissione trasporti, è sindaco, lo è stato, ha esperienza, ma come fa a dire che siccome non ci sono i bacini collegati da nord a sud, siccome a Cagliari abbiamo sete da cinquant'anni e nel nord Sardegna buttano via l'acqua, la colpa è di Pili. Ma come fa ad affermare una enormità come questa, ma come fa?
MORITTU (D.S.). Ma come fa lei ad aprire bocca!
CORDA (A.N.). Allora io dico che i bacini vuoti al sud ci sono da cinquant'anni, che le condotte colabrodo sono condotte colabrodo da trent'anni, da quando eravate al Governo voi di centro e di centrosinistra e di sinistra, non certamente Alleanza Nazionale o la destra, questa è la verità!
OPPI (U.D.C.). Stai calmo, perché c'era anche qualcuno di noi.
CORDA (A.N.). C'era anche qualcuno di voi, l'ho appena detto, e spero che ve ne vergognate per non aver fatto le cose che avreste dovuto fare.
Adesso - e concludo - due battute sulla stabilità, perché anche la stabilità credo che giochi un ruolo importante nella crescita di un paese: se c'è stabilità c'è coraggio, c'è fiducia, la gente investe, arrivano gli investitori stranieri, italiani, la gente può fare impresa perché si fida di un governo che può decidere, decide e realizza le cose. Ma noi abbiamo esempi di tanta gente fallita per le promesse mancate del Consiglio regionale o della Giunta regionale. Siccome c'è bisogno di stabilità e siccome dai discorsi fatti dal presidente Floris sia ieri, sia nelle scorse settimane, sia negli scorsi mesi, attraverso le dichiarazioni fatte alla stampa, credo che il segnale di stabilità non si evincesse... Presidente, se posso andare avanti e fare l'intervento, già sono poco interessati a risolvere i problemi, però se hanno....
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia un po' di silenzio. Ascoltare non è obbligatorio, però almeno fare silenzio sì.
CORDA (A.N.). Dicevo del presidente Floris che ieri ha minacciato per l'ennesima volta tuoni e fulmini, di ritirare la delegazione in Giunta; io mi metto anche nei panni di quel povero ragazzo di Scarpa, che tutte le sere prima di andar via dall'ufficio guarda la poltrona come fosse l'ultima volta che la vede, perché non si sa mai cosa potrà decidere il presidente Floris - che peraltro chi lo conosce bene sa che tutto deciderebbe fuorché lasciare la plancia di comando, credo che non la lascerà mai - e che tuttavia credo che a questo punto, per il senso di responsabilità che dovrebbe avere per quello che è stato e per quello che è, dovrebbe dare dei segnali di chiarezza. O è a favore di questa Giunta e la smette di tuonare contro per non so quali ragioni, oppure che ne tragga le conseguenze, ritiri la sua delegazione, dica una volta per tutte ciò che intende fare, tranquillizzi l'assessore Scarpa - anche se poi bisogna anche vedere se i componenti del Gruppo gli ubbidiscono - comunicandogli se si deve dimettere oppure no. Presidente, dica una parola definitiva, i sardi hanno bisogno di stabilità e di certezze, lei dica ai sardi: "Io sosterrò Pili fino alla fine" oppure no. Però in questo caso dovrebbe anche rinunciare ai diciotto posti che ha con presidenze di vario tipo, la Giunta e tutto il resto, dovrebbe rinunciare a governare, dando ai sardi un segnale di coerenza con le cose che dice. Di questo ha bisogno la Sardegna, di serietà e di serietà di intenti da parte di tutti noi, compresi voi dell'opposizione che avete responsabilità pari alle nostre!
PRESIDENTE. Colleghi, io aspettavo che intervenisse un accordo fra i Capigruppo per decidere come proseguire, sembrava si fosse raggiunto un accordo invece pare di no, quindi noi continuiamo il dibattito regolarmente. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, io dirò poche cose, perché sinceramente devo confessare che non c'è bisogno di aggiungere molto a quanto già detto dal centrodestra. Non c'è giudizio critico più severo di quello pronunciato dalla maggioranza su questa finanziaria. Basta pensare agli interventi di questi giorni, quello dell'onorevole Floris, quello dell'onorevole Diana stamattina, quello dell'onorevole Pisano e perfino l'intervento dell'onorevole Corda, che voleva essere una difesa d'ufficio della maggioranza, ma in sostanza è stato una sorta di requisitoria sulle responsabilità della maggioranza e sulle sue lacerazioni interne. Quindi sinceramente dico che ciò basterebbe per prendere atto che ormai siamo al capolinea, e non siamo al capolinea solo ed esclusivamente perché questa legislatura si avvia al termine, forse anche in modo inglorioso, quindi al di là anche delle sceneggiate che pure si sono ripetute abbondantemente in quest'Aula, ieri e stamattina, e purtroppo, debbo anche confessare, senza approdare ad alcun risultato, perché la commedia è utile e importante se poi anch'essa si traduce in risultati. L'unica risultato di cui dobbiamo prendere atto è il giudizio impietoso che è stato dato dalla stessa maggioranza sull'attività di questa Giunta, come del resto sull'attività della Giunta che l'ha preceduta. Quindi per noi è perfino difficile aggiungere altre considerazioni alle cose dette.
Ma forse è opportuno fare un bilancio ormai a quattro anni di distanza dall'insediamento di questa maggioranza. Ed il bilancio mi sembra molto semplice se andiamo al merito e alla sostanza delle questioni; il bilancio sta nella sostanza della stessa manovra finanziaria che ci viene presentata. Badate, della finanziaria e del bilancio possiamo dire di tutto e di più, forse è difficile dire di più di quanto non abbia detto il centrodestra o non abbiano detto i consiglieri regionali di centrodestra che qui si sono alternati. Il giudizio su questa manovra l'hanno pronunciato anche stamattina, così come è accaduto ieri e nei giorni scorsi, i sindaci, quelli di sinistra, di centrosinistra, quelli di centro e di centrodestra. Un sindaco di centrodestra stamattina si è allontanato dall'Aula in cui si svolgeva l'incontro scandalizzato dal fatto che non trovava i suoi interlocutori, e confessava che i suoi interlocutori dovevano essere in quella sede le forze politiche che rappresentavano il suo schieramento, cioè i Capigruppo del centrodestra. Quindi non trovandoli, ha abbandonato l'incontro perché, giustamente, riconosceva che le risposte alle domande che gli enti locali hanno posto a più riprese in questi mesi, e hanno ribadito stamattina, dovevano venire dai rappresentanti della Giunta e della maggioranza. Non avendo trovato la Giunta e la maggioranza ha abbandonato l'incontro dicendo che avrebbe lasciato anche la fascia di sindaco sul tavolo del suo comune, e avrebbe poi riconsegnato il suo mandato nelle mani del Prefetto. Questa è la situazione. Un giudizio chiaro non solo espresso dai comuni, da tutti i comuni e dai sindaci che rappresentano i Comuni, quelli di sinistra, quelli di centro, ma anche quelli di destra, ma in questo caso il giudizio è rafforzato da un pronunciamento chiaro che è venuto da una fonte inconfutabile, da uno che addirittura chiedeva e pretendeva di essere tutelato da voi. E non sono bastate le parole dell'onorevole Pisano pronunciate in quella sede o in aula stamattina, tanto meno è servita la sua sceneggiata! E` chiaro, non poteva essere diversamente, perché quel sindaco era consapevole che l'onorevole Pisano, assieme a tutti gli altri componenti della maggioranza, era corresponsabile dei tagli che hanno dovuto subire gli enti locali. Badate, tagli subiti a livello nazionale, accentuati quasi con atteggiamento vessatorio anche a livello regionale. Quindi è chiaro che la sceneggiata non poteva produrre alcun risultato, anzi l'unico risultato è stato quello di consentire di identificare in modo preciso i responsabili in chi avrebbe dovuto affrontare quel problema ed ancora una volta addirittura non si è presentato nemmeno ad un'interlocuzione che fino all'ultimo i sindaci hanno tentato di costruire.
Quindi giudizio chiaro sul bilancio e sulla finanziaria. Giudizio chiaro espresso ieri da una foltissima delegazione di produttori agricoli, giudizio chiaro espresso dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori con lo sciopero del 21, con lo sciopero precedente della U.I.L. e, obtorto collo, direi anche con il giudizio che la C.I.S.L. comunque è costretta a pronunciare nonostante l'incontro con il Ministro Marzano dell'altro giorno. Ma un giudizio chiaro espresso perfino dalla Confindustria che, in qualche modo, ha sempre dichiarato che il centrodestra l'avrebbe comunque rappresentata meglio.
Allora noi che cosa possiamo dire di più di quanto è già stato detto su questa finanziaria? Una finanziaria che approda in Aula con uno spettacolo indegno, dobbiamo dirlo anche questo con grande chiarezza perché ormai è giunto il momento di incominciare a far di conto e, badate, quattro anni non sono pochi, nonostante la difesa d'ufficio dell'onorevole Corda. L'onorevole Corda so che non ha gradito l'intervento del presidente Floris, so che ha grande stima per il presidente Pili, ma queste sono sue opzioni personali di cui possiamo anche avere rispetto, ma l'onorevole Corda deve rispondere dell'uno e dell'altro, al di là del gradimento individuale per l'uno o per l'altro. Quindi non deve rispondere del fatto che l'onorevole Pili in questo ultimo anno non sarebbe stato capace di risolvere il problema dell'approvvigionamento o della disponibilità di risorse idriche, l'onorevole Corda deve rispondere di come lui, la sua Giunta e la sua maggioranza, hanno operato nel corso di questi anni, e dell'ostruzionismo che lui ha fatto in quest'aula, perché non dobbiamo dimenticare che questa sessione del Consiglio si è aperta con il voto su una mozione che nell'ultima tornata era stata dichiarata nulla per mancanza del numero legale a causa dell'assenza della maggioranza, compreso l'onorevole Corda. Così come accade, badate, puntualmente quando in questo Consiglio si discutono atti che sono perfino determinanti, così come lo era quella mozione per il suo significato così come tante altre, oppure tanti altri provvedimenti, che pure vengono discussi in Aula o in Commissione.
Ma può l'onorevole Corda ignorare che la sua maggioranza ormai è settimane che non si presenta in Commissione agricoltura nonostante sia all'ordine del giorno una legge importante di riordino del settore della pesca, promessa a più riprese dalla precedente Giunta Floris, poi dalla Giunta Pili, dalla maggioranza che ha sostenuto, che è la stessa identica, la precedente, come l'attuale Giunta? Una maggioranza che, nel corso di una audizione che abbiamo fatto nel territorio, ha assunto perfino impegni che poi ha dimostrato di non essere in grado di mantenere. Quindi di che si lagna l'onorevole Corda? Di quale ostruzionismo parla? Chi gli impedirebbe di discutere in quest'aula? L'onorevole Corda dimentica che in quattro anni (ormai, ripeto, siamo in grado di trarre un bilancio dell'attività di questa maggioranza e di queste Giunte), questa maggioranza e questa Giunta non sono riuscite a fare una cosa che è da considerare ordinarissima; il bilancio, così come avviene quest'anno, è sempre stato approvato dopo tre-quattro mesi di esercizio provvisorio, e questo l'onorevole Corda, come i colleghi della maggioranza, lo considerano una cosa di poco conto, che per loro è insignificante. C'è forse qualcuno dell'opposizione che ha impedito alla Giunta di presentare il bilancio a settembre? C'è forse qualcuno dell'opposizione che ha costretto la maggioranza a bisticciare per mesi, secondo il copione che in modo farsesco si è continuamente ripetuto in questi quattro anni?. Questo è il bilancio dell'operato di questa Giunta, una Giunta che non è in grado di compiere l'atto fondamentale e più elementare, cioè di dotarsi dello strumento che gli consente di lavorare.
L'onorevole Corda dimentica che questi atti li sta pagando la Sardegna. L'onorevole Corda dimentica che questi atti stanno costando un'enormità in termini di sviluppo mancato, in termini di ritardo nella crescita economica. L'onorevole Corda dimentica che all'origine del malessere, che le forze sociali nel corso di questi mesi hanno evidenziato, vi è una ragione fondamentale, che questa Giunta e questa maggioranza, che in quest'aula si è presentata in pompa magna dicendo di voler cambiare il mondo, non è riuscita e non riesce a nemmeno a realizzare la gestione ordinaria dell'attività amministrativa. Questo è il nodo, caro assessore Masala. Certo, non verrà e non può venire a raccontarci, a conclusione di questa discussione, che qualcuno vi ha impedito di presentare la manovra finanziaria e di bilancio per tempo, che qualcuno in Commissione vi ha impedito di discuterla, che qualcuno ha impedito, non a noi dell'opposizione che eravamo disponibili, ma a qualcuno della maggioranza, per esempio, di tradurre in stanziamenti gli impegni assunti con gli agricoltori, che pure sono stati ribaditi ieri, con gli enti locali, con i comuni, con i sindaci, che sono stati ribaditi oggi, o gli impegni con le parti sociali che avete ribadito e riproposto negli incontri dell'ultimo minuto. O qualcuno vi ha impedito di pensare per tempo al bilancio, visto che nel momento stesso in cui l'avete depositato, ci avete detto: "Questo formalmente è il testo, incominciate a discutere, ma badate che nel frattempo noi ne stiamo preparando un altro". Questo è il risultato di quattro anni di governo di questa Giunta: il marasma più completo. Ma non solo, questa Giunta non riesce a compiere nessun atto ordinario ed è dimostrato anche dalle enormità, non solo dei ritardi, ma dalle enormità dei residui di cui disponete. E' chiaro che con un bilancio che viene approvato nel mese di aprile, a voi, che tra l'altro lavorate come lavorate, poi rimangono pochi mesi disponibili per tentare di attuare le scelte che voi stessi avete approvato. Basti pensare che dopo aprile lavorate maggio e giugno, a luglio ed agosto non c'è più nessuno, poi vi rimangono settembre ed ottobre, a novembre si trae di conto e in quattro mesi non siete in grado - è ovvio, nessuno sarebbe in grado, ma voi non lo siete per responsabilità vostra - di attuare neanche le decisioni che approvate in quest'aula con tanto travaglio, con tanta fatica, e con tanta benevolenza da parte di qualcuno che minaccia sempre e poi non si capisce perché non attui le sue minacce, o per lo meno si capisce anche perché, ma non si capisce perché debba sacrificare il povero onorevole Scarpa costringendolo a scappare perfino da quest'aula; che dica con chiarezza che cosa vuole fare, perché siamo in una situazione che è perfino grottesca e la cui responsabilità poi viene pagata dalla Sardegna e amaramente.
Dicevo, non riuscite a compiere nessun atto ordinario e quindi, chiaramente, non solo questa è una manovra che accumula tagli, che è tutta ripiegata sulla gestione ordinaria, che non contiene alcuna innovazione, ma perfino le poche somme che sono destinate agli investimenti poi concretamente non vengono spese, così come stanno a dimostrare le cifre che qui ampiamente sono state richiamate dai consiglieri dell'opposizione. Io ve le risparmio, non c'è bisogno di ripetere il lungo rosario che pure, ancora una volta, abbiamo tentato di portare alla vostra attenzione per farvi ragionare, per chiedervi che venga compiuto un atto di giustizia non nei nostri confronti, ma nei confronti del popolo sardo, che è stufo e che non può continuare ancora a pagare gli alti prezzi dei vostri ritardi. Basti pensare ad un settore delicatissimo della nostra economia, quello dell'agricoltura; io lo voglio richiamare brevemente perché mi auguro che gli impegni che sono stati assunti, anche ieri negli incontri ai quali era presente l'Assessore dell'agricoltura, che non vedo qui in Aula, l'ho visto ieri all'incontro con i produttori agricoli, dove la sua presenza era gradita, ma sarebbe stata gradita anche oggi in Aula, in modo tale che la stessa discussione venga focalizzata sugli impegni assunti ieri anche da lui. E mi auguro che quegli impegni vengano onorati, perché altrimenti saremo qui a ribadire ancora una volta che ormai non sono più minimamente attendibili una Giunta e una maggioranza che non hanno dimostrato credibilità e con le quali, a questo punto, varrebbe poco perfino discutere.
Ecco perché all'inizio ho detto che avrei fatto solo alcuni brevi cenni a questo settore in cui non siete nemmeno in grado di attuare l'ordinaria amministrazione; ad esempio indico la legge 21, l'unica che consente investimenti in questo comparto delicato. Si tratta di una legge approvata nel 2000, che è stata dotata nel corso di questi anni di pochissime risorse, ebbene la legge 21, nel corso di questi tre anni, non è stata utilizzata. Anche quest'anno è previsto uno stanziamento perfino irrisorio, 18 miliardi per modernizzare l'agricoltura sarda, dopo che per quattro anni non si è investita una lira. Ebbene, Assessore al bilancio e Assessore all'agricoltura, anche se non sei presente, nel rispetto degli impegni da te assunti ieri, noi presenteremo un emendamento che prevede uno stanziamento di 100 miliardi per la legge 21, ci auguriamo che l'Assessore dell'agricoltura mantenga i suoi impegni ribaditi in Commissione, ribaditi con i produttori agricoli e ci auguriamo che l'Assessore al Bilancio abbia consapevolezza che rispetto al disastro che abbiamo di fronte, è necessario destinare alcune risorse ad un settore che potrebbe perfino spenderle se non ci fosse la vostra cattiva amministrazione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita - D.L.). Verrebbe la voglia, vista l'attenzione che è riservata al dibattito, di tacere perché forse il silenzio potrebbe essere interpretato come un atto più rispettoso del momento che stiamo vivendo. Però, così come ho avuto modo di dire in Commissione dove abbiamo fatto innumerevoli interventi come componenti dell'opposizione, in assenza totale di dibattito su questioni fondamentali e su questioni anche meno fondamentali, io sento il dovere e l'obbligo quasi morale di intervenire. E lo farò e lo faremo, penso, sino a quando resterà in Sardegna, un livello di democrazia che ce lo consente, perché, Presidente del Consiglio, il comportamento continuo che si tiene in quest'aula nell'esame di provvedimenti importanti e fondamentali per la vita dei sardi, qualche volta ci porta a pensare che non ci sia un disegno da parte di chi vuole andare in direzioni che semplificano le procedure, che cercano le scorciatoie, di chi mostra fastidio per la dialettica, il confronto politico, il confronto democratico. Io penso che questo valore vada recuperato in tutti, dispero che questo possa avvenire in questo fase finale della legislatura, però è necessario che si crei un baluardo forte perché questi valori, in qualche maniera, ottengano il rispetto che meritano.
Per andare al problema che stiamo esaminando, è ormai consuetudine - almeno da quando io sono tornato in Consiglio regionale, ma mi sembra che la consuetudine sia anche precedente al mio ritorno - osservare in introduzione degli interventi che noi dall'opposizione facciamo che, ancora una volta, ci troviamo di fronte a una manovra finanziaria presentata e portata alla discussione del Consiglio con ritardi che non sono assolutamente perdonabili. Questa forse rischia di essere la manovra che sarà approvata con maggiore ritardo.
Ed è inutile che si dica, caro Assessore, caro Presidente della Giunta, che si ritarda l'esame e l'approvazione dei provvedimenti perché l'opposizione parla, perché l'opposizione fa ostruzionismo, perché l'opposizione non è appiattita su provvedimenti della maggioranza che qualche volta gridano allo scandalo per come sono proposti, per i contenuti che hanno e per i fini che si propongono. Questo ritardo poteva essere anche, in qualche maniera, accettabile, se fosse servito ad avere una manovra finanziaria autenticamente innovativa, una manovra finanziaria condivisa, non dico unanimemente, ma almeno condivisa dalla maggior parte degli attori e dei protagonisti di questa manovra. E gli attori e i protagonisti naturalmente non sono soltanto la Giunta regionale e la maggioranza che la appoggia e l'opposizione che la contrasta, ma sono tutte le forze vive della società sarda.
Assessore, sempre ci sono stati contrasti sulle manovre finanziarie, sempre la concertazione ha portato a difficoltà e a scontenti, quest'anno mi sembra che si sia prodotto un record negativo, un record che non può essere assolutamente considerato gratificante per nessuno, neppure per noi che ci stiamo opponendo, ed è il dissenso totale di tutte le forze che sono state consultate su questa manovra finanziaria, non faccio l'elenco perché sono veramente tante, dalle università ai settori produttivi, alle forze sindacali, per non parlare della posizione assunta dall'ANCI e dai sindaci di cui dirò brevemente più avanti nel mio intervento.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue SECCI.) Per non parlare di un altro aspetto fondamentale che è un altro elemento di ritardo, ed è la mancata condivisione della manovra stessa da parte della maggioranza, perché i passi lenti, i passi lentissimi dell'iter della manovra nelle Commissioni e in Aula non sono determinati dal fatto che in Commissione l'opposizione ha fatto ostruzionismo, ma sono stati determinati dai passi che la maggioranza ha imposto perché di volta in volta veniva annunciata, fuori dalle sedi istituzionali, la presentazione di emendamenti più o meno maxi che dovevano in qualche maniera modificare radicalmente, strutturalmente l'impostazione della finanziaria. Non sono stati presentati maxi emendamenti, mi sembra che qualcuno li attenda ancora e non so quale sia la stazione successiva alla quale il treno si deve fermare per caricare questi vagoni di emendamenti, forse non ci sono più vagoni né stazioni intermedie; la Giunta si è presentata in Commissione, si presenta mi sembra in Aula, con piccole proposte modificative che nella sostanza non consentono di modificare il nostro giudizio totalmente negativo sulla manovra stessa.
Abbiamo perso, Assessore, o forse stiamo perdendo, e sicuramente hanno perso la maggioranza e il Governo della Regione, l'ultima occasione per far ricordare questa Legislatura per degli aspetti positivi, a parte le compravendite, a parte la continua instabilità politica, a parte tutti gli aspetti dell'attività di governo che sono davanti agli occhi di tutti, poteva essere questa l'occasione veramente per dare un contenuto innovativo alla manovra finanziaria, perché non c'è dubbio che la manovra finanziaria abbia bisogno, per rispondere in maniera più adeguata, ai bisogni della nostra gente, di essere in qualche maniera innovativa ogni anno. Il centro sinistra ha prodotto, almeno a mia memoria, dal '94 al '99, tutti gli anni un provvedimento innovativo e in qualche maniera cercava di orientare la spesa verso una razionalizzazione, verso un sistema di miglioramento, di efficienza, di efficacia degli interventi per cercare di orientare lo sviluppo in senso positivo. Certo, nessuno pensa alle bacchette magiche Assessore, nessuno si aspetta che lei possa nel giro di una manovra finanziaria modificare strutturalmente le condizioni di disastro economico e di ritardo di sviluppo della nostra Regione. Però quando i colleghi della maggioranza e il Presidente della Commissione, nella sua relazione di maggioranza parla degli interventi significativi a favore dello sviluppo, della crescita della base produttiva della nostra regione, fa riferimento a strumenti legislativi che di vostro non hanno nulla!
Voi puntate sulla crescita dell'occupazione, sulla crescita dello sviluppo facendo riferimento alla legge 36, che è della passata legislatura, facendo riferimento alla legge numero 1 del 2002 che però non è altro che la legge sull'imprenditoria giovanile, che in qualche maniera ha ereditato la legge 28, meglio conosciuta, di altri tempi. Per non parlare dell'articolo 19 della legge 37 del 1998, o della stessa legge nella sua interezza sulla quale il giudizio è sempre un pochino pericolante. Quando serve dire che è utile perché bisogna coprire un certo spazio di interlocutori, lo si dice; quando se ne parla nei luoghi nei quali si decide, si dice che è una catastrofe, che stiamo sprecando 330 miliardi di vecchie lire all'anno, 158-159 milioni di euro.
Vorrei anche rimarcare, come ha evidenziato anche qualche altro collega ma mi sembra fondamentale ribadirlo, che stranamente il Presidente della Giunta sembra non essere interessato a partecipare a questa discussione sulla manovra finanziaria. Sembra non essere interessato perché giudica questo passaggio poca cosa, frattaglie, rispetto alle cose importanti di cui ci si deve occupare! Penso che sia molto più importante - Presidente della Giunta e Assessore - fare una buona finanziaria e un buon bilancio per orientare in modo corretto ed efficace la spesa delle somme stanziate, anziché impegnarsi esclusivamente ad inseguire farfalle, volatili di vario genere che ci fanno sognare, e parlare di grandi infrastrutture, di chimica e di Piano di rinascita. Se non ricordo male una prima stesura del nuovo Piano di rinascita sarebbe dovuta essere portata all'attenzione delle forze politiche e al Consiglio regionale entro il dicembre 2002. Che fine ha fatto? cosa ne è stato di quella nuova e diversa politica delle infrastrutture, annunciata trionfalmente in una conferenza stampa, che avrebbe dovuto portare la Sardegna ad un nuovo boom economico? Dove sono finiti i consulenti e i luminari delle università di tutto il mondo che in pochissimo tempo ci avrebbero dovuto indicare la strada per colmare i ritardi di sviluppo che abbiamo? Mi piacerebbe che qualcuno a questo rispondesse.
Mi piacerebbe che qualcuno rispondesse anche ad un'altra domanda fondamentale su un argomento che avremo modo di discutere più avanti, spero e presumo subito dopo aver esitato la finanziaria, un argomento che costituisce elemento fondamentale della manovra finanziaria: la politica delle entrate. Ci sono documenti che parlano continuamente di ricontrattazione con lo Stato del titolo terzo dello Statuto, che affermano che bisogna che tutti siamo uniti nel sostenere la necessità di stipulare un patto nuovo e diverso con lo Stato. Ma, perché per intanto non ci si occupa di attuare quelle intese già sottoscritte con lo Stato!?
L'intesa istituzionale di programma siglata con lo Stato nell'aprile 1999, se non mi ricordo male, prevedeva su questa materia degli importanti e fondamentali atti da compiere attraverso la Commissione paritetica che è stata insediata, che ha iniziato i suoi lavori, che ha ribaltato sulla Giunta tutta una serie di problemi che sono rimasti tali, e da tre anni non si fa nulla. Allora, Assessore, non ci venga a dire che è una conquista per la Sardegna, l'aver ottenuto nel 2003 le tre annualità di IVA che ci sono state riconosciute dallo Stato, che con incolpevole ritardo non ce le aveva pagate! Perché lo Stato ha solo colmato un ritardo! Non sta modificando nulla! Le tre annualità di IVA sono iscritte nelle entrate del bilancio della Regione degli ultimi tre anni; adesso si risolve solo un problema di cassa, non si fa altro!
Invece, ci chiediamo che cosa abbiano fatto e che cosa stiano facendo questa Giunta e questa maggioranza sulla ricontrattazione, non delle aliquote da riconoscere alla Sardegna per adeguarle a quelle delle altre regioni a Statuto speciale, ma delle norme in vigore sulle aliquote riconosciute alla Sardegna, su come si deve calcolare l'aliquota sull'imposta di fabbricazione che ci fa perdere circa la metà delle risorse che potrebbero entrare, sulle aliquote sull'IRPEF degli impiegati dello Stato e di tutta una serie di altri dipendenti degli enti pubblici che adesso non vengono conteggiate e sull'IRPEG, su come si deve calcolare la quota di IVA che deve essere riconosciuta alla Regione. Se si fossero fatte - Assessore e Presidente della Giunta - queste cose, non dico che avremo raggiunto quello che potenzialmente è possibile, e cioè ottenere 1 miliardo e 250 milioni di euro all'anno di entrate aggiuntive, ma sicuramente ne avremo ottenuto una parte, oggi non saremmo costretti a indebitarci ulteriormente e la situazione sarebbe un po' più sostenibile.
L'indebitamento è l'altro aspetto che voglio toccare: 1 miliardo 161 milioni e 655 mila euro di indebitamento sul 2003. E` uno degli indebitamenti più elevati che si ricordi. E` uno dei più elevati. Perché non riconoscere questo? Perché dire che l'indebitamento tende a migliorare? Non è vero! Voi state andando a passi giganteschi, di corsa, ma non la corsa di chi partecipa alla maratona ma di chi fa i dieci metri inseguendo il record mondiale, verso il limite massimo di indebitamento consentito alla Regione. Non cito le cifre perché ce le siamo dette in mille circostanze, ma è necessario, è opportuno, è doveroso ricordare che questo è lo stato delle cose e che ciò tra due anni al massimo ci porterà ad una condizione drammatica di assoluta impossibilità di rispondere ai bisogni della nostra gente!
Allora, quando il presidente Balletto nella sua relazione dice che la riduzione del disavanzo dell'Amministrazione, relativo non so a quale annualità, ci porta a una contrazione dell'indebitamento di circa il 9 per cento, ci dice una cosa che è negativa due volte, perché l'altra situazione che si verifica e che bisogna denunciare pubblicamente, è che si fanno gli stanziamenti, si destinano le risorse e poi si riesce a spendere soltanto il 40 per cento di tali somme, che poi diventano residui passivi e vanno in economia.
Allora, dire che si sono stanziati mille miliardi nel bilancio di competenza e che l'anno successivo questi mille miliardi sono costituiti dall'avanzo di amministrazione che deve essere destinato alla riduzione del disavanzo significa dire che abbiamo previsto uno strumento che praticamente non serve a nulla. Allora, io sarei più felice, Assessore, Presidente, se l'indebitamento reale fosse quello che abbiamo finora autorizzato, perché significherebbe che le somme che sono state stanziate, sono state anche spese veramente per le finalità per le quali sono state pensate. Se no imbrogliamo la gente due volte: quando facciamo la previsione di bilancio e quando approviamo il consuntivo successivo.
Si è persa l'occasione, Assessore, Presidente, per realizzare un'inversione di tendenza su un altro aspetto fondamentale che è quello che la spesa non può continuare ad essere appesantita esclusivamente da nuove norme che introducono spese aggiuntive. Se si vuole veramente risanare le finanze della Regione, occorre cominciare a pensare che delle spese che da tempo si sostengono, e che forse sono state anche utili in certe fasi della storia della Sardegna, devono cominciare a essere eliminate perché non rispondono più ai bisogni, perché non rispondono più alla logica di sviluppo e di crescita che la società moderna, che va velocissima, richiede.
Allora perché non si fa questo lavoro? Perché non diamo un segno di attenzione a questo problema dicendo: "Cominciamo in qualche settore che è improduttivo, che è riconosciuto da tutti parassitario - chiamiamolo come si vuole - a ridurre la spesa". E invece non ci si riesce. E non mi si dica che questa è eredità di non so quale decennio, perché noi abbiamo il dovere di guardare avanti, di vedere quello che dobbiamo fare, non quello che si è fatto. Poi i giudizi per la storia li darà chi li deve dare!
Abbiamo quindi una manovra infarcita di particolarismi. La manovra finanziaria è caratterizzata dai particolarismi, che è vero che introducono spese non eccessivamente importanti, ma la somma di molti particolarismi fa anche cifre significative. Cito soltanto pochi articoli della finanziaria: l'articolo 8 sulle opere pubbliche. Non ci sono dubbi che sulle opere pubbliche la Regione debba investire ma non è possibile, Assessore, Presidente, colleghi della maggioranza, che in una manovra finanziaria ci siano norme che prevedono finanziamenti a destinazione vincolata per questo e per quel comune, per questa e per quell'altra autorità. Dove va a finire la capacità di programmazione e il concorso di tutti alla distribuzione delle risorse pubbliche? Non è possibile che per affrontare problemi che pure sono veri, perché la ricostruzione della casa comunale di Uri...
Mi fanno notare che il tempo è volato via, voglio utilizzare l'ultimo minuto che mi rimane per il discorso che stavo facendo sulla politica per gli enti locali. Non è possibile, Assessore, Presidente, che gli enti locali non abbiano partecipato alla concertazione; che non ci sia rispetto per quelle istituzioni, che la modifica della Costituzione ha elevato al rango a cui è elevato; che non ci sia stata in nessun momento un'interlocuzione che abbia in qualche maniera dato risposte a questa parte importante della Sardegna; che le risorse per gli enti locali in questa finanziaria siano state ridotte di circa il 20 per cento; che l'articolo 19 della legge 37 non venga rifinanziato; che si possa dire, da parte di una regione che ha un'efficienza di spesa che è quella che abbiamo detto, che gli enti locali hanno un ritardo nella spesa che non è giustificato. L'abbiamo detto in Commissione, abbiamo dimostrato che quest'affermazione non è vera; abbiamo detto e diciamo, invece, che l'articolo 19 della legge 37 ha bisogno di essere rifinanziato, non per far diventare un intervento strutturale il piano straordinario per l'occupazione, ma perché la situazione infrastrutturale, le condizioni di sviluppo in tutti i comuni della Sardegna sono tali da richiedere ancora, forse per parecchi anni, interventi di questo tipo.
Ci sarebbero altre osservazioni da fare e avremo modo di farle durante la discussione dei singoli articoli. La conclusione è, Presidente, Assessore, che ci vuole più rispetto per le persone, ci vuole più rispetto per le istituzioni, ci vuole più rispetto per i ruoli, ci vuole più rispetto per la Sardegna! Avete ancora tempo per modificare il vostro comportamento, il vostro atteggiamento, i vostri giudizi sulle cose, e soprattutto avete ancora tempo, seppure il tempo sta correndo velocissimamente, ne rimane sempre di meno, per modificare questa manovra finanziaria che è assolutamente priva di qualsiasi logica, e sulla quale non è possibile dare un giudizio positivo da parte di chicchessia.
Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, ieri ha avuto inizio, da parte di quest'Assemblea, l'esame della manovra economico-finanziaria e, come ogni anno, siamo chiamati a esprimere le nostre valutazioni sui documenti più rilevanti dell'attività legislativa della Regione.
E' a tutti noto che l'economia mondiale, compresa quella dell'Unione Europea, sta attraversando un periodo di difficoltà, aggravato anche dai fenomeni di instabilità dovuti al terrorismo internazionale e al possibile intervento militare in Iraq. Tali difficoltà si riflettono anche sulla politica regionale. Il Governo regionale ha elaborato la propria proposta tenendo presenti sia le difficoltà esterne, sia la necessità di dover proseguire la politica di rigore avviata negli anni precedenti, sia l'esigenza di compiere scelte prioritarie che siano di maggior stimolo e di chiaro indirizzo e prospettiva per l'economia regionale. Il risanamento è merito di questa Giunta ed è necessario sottolineare che con la manovra proposta, in base, collega Secci, ai dati che io ho letto e che non corrispondono ai suoi, l'indebitamento complessivo della Regione nel 2003, sarà di 4 miliardi 623 milioni 316 mila euro, a fronte di quello del 2002 che era pari a 5 miliardi 081 milioni e 705 mila euro, per cui si avrà una sostanziale riduzione che è pari a quasi 500 milioni di euro. Evidentemente, io ho letto un'altra finanziaria!
Il Governo regionale ha il dovere di comunicare alla collettività regionale questo grande sforzo di risanamento che sta compiendo nell'esclusivo interesse della Sardegna e delle generazioni che verranno. Risanamento che non potrà essere indolore, ma i cui risultati daranno nuova linfa vitale all'economia e alla politica regionale. In questo quadro la Giunta ha avviato una politica per far emergere e riutilizzare i residui di stanziamento. A proposito di questo problema rappresento l'esigenza, per altro condivisa dalla Giunta e dalla stessa Commissione consiliare, di individuare tutti gli strumenti necessari atti al recupero dell'efficienza e dell'efficacia della spesa. Ritengo a questo fine necessaria una maggiore tempestività nella realizzazione e verifica dei programmi, in modo da consentire un rapido inserimento delle risorse pubbliche nel sistema economico regionale.
Condivido le scelte prioritarie dell'Esecutivo, in particolare il rifinanziamento della legge 36 del '98, di cui bisogna riconoscere i meriti chiunque l'abbia approvata; questa Giunta ha deciso di rifinanziarla, perché tale strumento normativo, attraverso gli sgravi contributivi previsti per contenere il costo del lavoro, in questi anni ha dispiegato tutta la sua efficacia nell'aggredire la grave disoccupazione dell'Isola. Come pure condivido la scelta di rifinanziare l'articolo 19 della legge 37, perché non è vero, collega Secci, che non sono stati previste risorse, ci sono 83 milioni di euro. Certo non sono sufficienti, ma comunque in grado di far sentire la presenza fattiva degli enti locali esaltandone la funzione, anche se rappresento l'esigenza di una revisione di tale normativa per riqualificare la spesa in questione, al fine di poter esaltare con maggiore intensità il ruolo dei poteri locali.
A tale proposito mi sia consentito esprimere un giudizio personale, dopo tutti gli interventi che sono stati fatti sulle problematiche degli enti locali questa sera: credo di aver veramente letto un'altra finanziaria, perché in tutti gli interventi dei colleghi del centrosinistra ho solo sentito che non sono previsti fondi per gli enti locali. Nella finanziaria in discussione sono stati previsti gli stessi stanziamenti dell'anno precedente che sono superiori a quelli previsti nei 5 anni precedenti di governo di centrosinistra. Dati alla mano. Chiunque abbia dati diversi li porti in quest'aula, così ne prendiamo atto. Mi dispiace che non ci sia il collega Ortu, evidentemente il collega Ortu non ha letto il bilancio, perché se l'avesse letto avrebbe visto che i fondi per gli enti locali per il rifinanziamento della legge 25 ci sono. Poi ci possono essere diversi modi di vedere la politica a favore degli enti locali, perché da più parti del centrosinistra ho sentito dire - è così, Cogodi, devi stare attento anche tu - che la legge 37 non doveva essere più finanziata e che i fondi ad essa destinati dovevano essere destinati al finanziamento della 25.
Allora mi domando e dico: dobbiamo difendere la legge 37, oppure diciamo che è stata fallimentare? Dobbiamo incrementare i fondi della legge 25 con quelli della 37? Cerchiamo di essere coerenti con noi stessi; io dico, che i fondi della 25 ci sono tutti perché nessuno li ha toccati, e che i finanziamenti erogati in base alla legge 37, così come sono previsti attualmente, e qui parlo a titolo personale, sono sbagliati. La legge 37 aveva un senso nel testo approvato, che prevedeva finanziamenti per investimenti triennali e gli enti locali avevano certezza dei finanziamenti nel triennio. Il nuovo testo che avete proposto che ha previsto per l'anno scorso la quarta annualità e per quest'anno dispone la quinta annualità, non ha senso, perché nessun amministratore locale può programmare gli investimenti per un lasso di tempo sufficiente e nessuno sviluppo socioeconomico potrà essere creato.
COGODI (R.C.). Se voi la abrogate! Non è che togliete l'annualità, togliete tutto! Poi chiariamo questo punto.
CAPPAI (U.D.C.). Sull'argomento ritengo di dover sottolineare che i comuni, singoli o associati, i comuni intesi come enti locali, devono chiedere con forza che questa legge, se deve essere finanziata lo sia per un periodo triennale.
La terza Commissione, dopo attenta valutazione, ha ritenuto opportuno recepire nel testo approvato emendamenti presentati dalla Giunta, dai consiglieri di maggioranza e anche dai consiglieri di opposizione. Questo significa che la proposta originaria è stata aperta, è stata migliorata, è stata corretta nel corso del suo cammino col contributo di tutti. E può essere ancora migliorata, col contributo di tutti, anche in quest'Aula.
Tra gli emendamenti presentati, particolarmente rilevanti sono quello concernente l'azione di sostegno all'imprenditoria femminile, quello sulle zone interne, quello sulla Sardegna centrale, quello sulla formazione e quello, a mio modesto avviso, particolarmente qualificante, sull'imprenditoria giovanile del settore turistico. Considero meritevole quest'ultimo intervento in quanto affronta l'esigenza, sempre riconosciuta, ma non sempre recepita, di dare una risposta al mondo giovanile che rappresenta il futuro della nostra Isola.
La Commissione ha ritenuto pure di recepire le istanze avanzate dalle associazioni degli enti locali sui trasferimenti: ecco perché ho detto che sono stati confermati gli stanziamenti; tale conferma, nella generale riduzione degli stanziamenti, non può non meritare il mio personale apprezzamento in quest'Assemblea, anche perché ricopro, come è a tutti noto, la carica di sindaco in un piccolo, ma attivo comune della nostra Isola, e con tutta sincerità vi dico che ho fatto per sette anni il sindaco quando era al governo il centrosinistra, e in sette anni l'unico finanziamento che aveva ricevuto il mio comune erano 150 milioni per il rifacimento di una rete idrica colabrodo, grazie a un assessore amico, altrimenti non avrei avuto, in sette anni di governo di centrosinistra, un solo finanziamento.
La terza Commissione ha mostrato una grande sensibilità nel comprendere le difficoltà che incontra giornalmente un amministratore locale. Auspico che l'Aula mostri uguale, se non maggiore attenzione, perché la collaborazione tra istituzioni è una delle regole fondamentali da seguire in un corretto rapporto democratico. Desidero altresì sottolineare che qualsiasi amministratore locale deve svolgere un ruolo di collante tra i cittadini che amministra e la Regione, e per poter esplicare tale azione è necessario che il Governo regionale presti la dovuta attenzione alle varie tematiche che gli vengono prospettate da tali amministratori.
Ritengo necessario porre all'attenzione della Giunta regionale, per una consequenziale riflessione, l'esigenza di destinare maggiori finanziamenti al problema della formazione. Penso non sia più giustificabile che le migliori intelligenze della nostra Isola debbano ancora cercare di soddisfare fuori dalla Sardegna il loro crescente bisogno formativo al fine di poter raggiungere, nella successiva affermazione nel mondo professionale, più grandi traguardi.
Prima di concludere il mio intervento, desidero anch'io, come ha fatto il mio collega Piana ieri, rivolgere un invito al collega Mario Floris a voler dare ora il proprio sostegno alla manovra economico-finanziaria, lasciando ai tempi immediatamente successivi la discussione sui problemi che ancora permangono. Con lo spirito costruttivo che ha sempre contraddistinto la mia azione politica, desidero comunque esprimere il mio personale apprezzamento per la manovra economico-finanziaria presentata dalla Giunta e sulla quale preannuncio già da ora il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). La discussione dei documenti che costituiscono la manovra finanziaria e di bilancio è, o almeno dovrebbe essere, uno di quei momenti in cui maggiori sono l'attenzione e la partecipazione. Mi sembra che oggi questa attenzione e questa partecipazione siano rinvenibili maggiormente fuori di quest'aula che non qui dentro.
Ora, a questa attenzione, a questa richiesta di partecipazione si accompagna, mi pare, oggi sempre di più, un senso di preoccupazione che pervade po' tutti i rappresentanti della società sarda che abbiamo ascoltato in tutti i confronti, nelle audizioni, nel corso della discussione che c'è stata con le parti sociali e con gli altri soggetti istituzionali: il mondo delle imprese, il mondo del lavoro, i sindaci e il sistema complessivo degli enti locali. Questa preoccupazione, che riguarda non solo l'immediato ma ancora di più le prospettive future, trova difficoltà, mi sembra, ad essere colta, capita e fatta propria da chi ha oggi la responsabilità politica e di governo. E non è un problema di buone maniere, cioè del saper ascoltare, esprimere formalmente attenzione - anche questo serve, anche questo è mancato in alcuni passaggi - è un problema di atti politici conseguenti. Gli atti politici e di governo infatti, non solo non sono conseguenti, ma vanno spesso in direzione opposta: invece di seguire il metodo proficuo della concertazione con le parti sociali, con gli altri livelli dell'ordinamento istituzionale autonomistico, che ha dato buoni frutti negli anni che abbiamo alle spalle, anche con questo quadro politico, si preferisce o si è preferito comunicare a posteriori, non tanto gli orientamenti, ma le decisioni assunte. Questo è successo con le parti sociali e si è ripetuto con gli enti locali.
Si fa dello sviluppo, e quindi dell'impulso del sistema produttivo, una bandiera, una stella polare, tranne poi tagliare o lesinare le risorse ad un sistema di incentivazioni collaudato, o comunque mettendo in difficoltà quel sistema; invece di procedere speditamente verso il decentramento e la responsabilizzazione di un sistema di governo diffuso, si reintroducono, in quasi tutti i settori, meccanismi di gestione centralizzati presso tutti gli Assessorati. Questo non avviene solo con la finanziaria, avviene anche con altri strumenti ordinari, chiamiamoli così.
La palma del migliore - mi si passi questa affermazione - sotto questo profilo va senza dubbio, ad esempio, ad un dispositivo contemplato dal comma 16 dell'articolo 15, che prevede in pratica un programma di interventi finalizzato al sostegno alle famiglie che si fanno carico di portatori di handicap e di situazioni di difficoltà di questo genere. Mi chiedo, dove è finita la legge numero 4? Dov'è finito il sistema dei servizi sociali, degli enti locali, delle A.S.L. e quant'altro? Si sta procedendo nella direzione opposta, in quella di centralizzare nuovamente i servizi. Ma, di questa e di altre questioni particolari, specifiche, credo che avremo occasione di parlarne più avanti nel corso dei prossimi giorni, anche nel tentativo di migliorare questo documento, perché è sui grandi numeri - come si suol dire - che si misura innanzitutto la coerenza tra i grandi annunci di una rivoluzione efficientista prossima ventura, della modernizzazione, della velocizzazione della spesa e, invece, la realtà delle cose che vede la Regione chiudersi progressivamente in se stessa, quasi verso il suo automantenimento per garantire in qualche modo la sopravvivenza dei meccanismi della propria struttura, e questo facendo ricorso per giunta ad un livello di indebitamento che è ormai giunto al limite delle disponibilità complessive impegnabili a questo fine.
C'è un dato che dimostra più di altri questa deriva. Mi riferisco ai 6 miliardi di euro di residui passivi, cioè ai 12 mila miliardi di vecchie lire che sono pari al 63 per cento di quanto previsto in competenza nel 2003. Questo dato è già di per sé in termini assoluti un dato che evidenzia uno stato di difficoltà, come minimo, nella gestione ordinaria del bilancio. Ma ciò che dovrebbe preoccuparci di più è che questo non è un fatto isolato, circoscritto, ma è il risultato di un trend che aumenta in modo esponenziale che vede il monte residui crescere nel corso degli ultimi 3 anni: dai 9 mila miliardi del 2001, ai 10 mila e 500 del 2002, ai 12 mila del 2003; cioè, i residui crescono in misura quasi doppia rispetto alla massa di risorse così detta "manovrabile", cioè priva di vincoli di destinazione. E` come se - mi si passi questo esempio - a un motore si aggiungessero i cavalli di potenza ma costringendolo contemporaneamente a sobbarcarsi, a trainarsi un peso esattamente doppio. Certamente non lo si aiuta, lo si ingolfa ancora di più, lo si appesantisce ancora di più! Il risultato - per farla breve - è che il sistema regionale istituzionale, amministrativo e finanziario, anziché essere un fattore di sviluppo si sta progressivamente trasformando in un peso e in un freno allo sviluppo.
Questo fotografa appunto lo stato delle cose, c'è una Regione ferma, ripiegata su se stessa. Cos'è accaduto in questi pochi anni per arrivare a questo punto? E` accaduto che, se ad una macchina regionale già lenta, farraginosa, pesante, si accompagna una sorta di impasse politico, l'indeterminatezza delle decisioni, quindi la latitanza del governo che deve svolgere una funzione attiva nell'orientare i processi, che non è una cosa neutrale, la risultante a lungo andare non può che essere il declino, la recessione economica, la perdita di competitività del sistema economico sardo, non tanto di un piccolo settore. Non mi sembra di ricordare che fossero queste le premesse o le promesse, per meglio dire, da cui questa maggioranza politica e quindi, chi la guida, il suo Presidente, erano partiti. Mi sembra di ricordare che erano partiti da ben altre premesse.
Sul piano politico generale non ci sono molte attenuanti. A volte si può ricorrere a giustificazioni affermando che situazioni come questa non dipendono solo da noi ma da un contesto generale, da qualcosa che agisce contro. Mi sembra difficile poter ricorrere a simili argomentazioni, primo perché indubbiamente questa maggioranza si trovava di fronte ad un'opposizione indebolita, quanto meno a causa del passaggio di alcune sue parti importanti alla maggioranza, in secondo luogo perché il contesto politico locale e nazionale si è modificato in direzione di una sostanziale omogeneità. Non c'era alcuno che remava contro. Avevate inoltre una notevole disponibilità di risorse finanziarie, e cito i due strumenti principali: l'intesa Stato-Regione, da attuare, d'accordo, ma questo a ben vedere era un grande vantaggio perché dovendola attuare ve ne sareste potuti attribuire il merito, invece di attribuire al passato i demeriti, la realtà è che l'intesa non è stata attuata; il POR 2000-2006, che rappresenta uno degli appuntamenti storici più importanti, però rischia di essere vanificato. Non ci si illuda che siamo in linea con la spesa, perché alla spesa dei primi due anni si è fatto fronte con ciò che è stato realizzato utilizzando i programmi precedenti, a cui ciascun comune ha contribuito, ma senza dar corso ai muovi previsti dal POR. Domani ci accorgeremo, dovendo rendicontare nel 2003, che cos'è che si è prodotto poi effettivamente nel 2002 e nel 2001. Non che questo sia uno scandalo, è stato fatto anche prima intendiamoci, ma non basta! Poteva servire questo tempo, per recuperare il terreno, attrezzarci meglio, ma questo non è stato fatto,. Quindi, l'impressione - e non è solo un'impressione - è che abbiate dilapidato una grande opportunità che vi offriva, appunto, questa situazione particolare; e questo è riconducibile esclusivamente alle vostre responsabilità politiche.
Quindi oggi si delinea, purtroppo, un quadro molto preoccupante, carico di incognite e di rischi gravi, anche perché ciò avviene dentro un contesto che nel frattempo si è modificato e purtroppo si è modificato in peggio. Perché una guerra annunciata - che tutti quanti noi ci auguriamo che non ci sia - si verificherà sulle sponde del Mediterraneo e non credo che creerà stabilità e condizioni di sviluppo migliori per noi. Siamo in presenza di un rallentamento del sistema economico complessivo che rasenta la recessione, accompagnato dalla prevalenza degli egoismi regionali su un impianto federalista solidale e unitario, e questo a prescindere dalla devolution, con o senza di essa. Avremmo bisogno quindi di un governo regionale determinato, espressione di una maggioranza politica chiara, che ricercasse la coesione e la concertazione sociale, che sui grandi temi che attengono agli interessi generali della Sardegna ricercasse anche con un confronto dialettico, privo di infingimenti, come dire, di confusione di ruoli, un terreno comune con tutte le forze politiche; il quadro che noi e l'opinione pubblica sarda invece abbiamo davanti senza ricorrere ad alcuna enfasi, è davvero desolante. Un'espressione che mi ha colpito che ho sentito questa mattina è questa: "Vi avviate al sicuro fallimento sul versante delle riforme". Non l'ho pronunciata io, non l'ha pronunciata un esponente dell'opposizione, l'ha pronunciata un esponente della maggioranza. D'altra parte è difficile contraddire questa affermazione, perché è molto difficile indicare una riforma che sia stata approvata.
Per mesi dentro qualche stanza veniva concepita questa finanziaria che è riuscita nell'intento non facile di scontentare tutti: categorie sociali, comuni ed associazioni, e il tutto considerando i tempi e le scadenze una variabile indipendente. Poi ci meravigliamo di avere il 60, 70 per cento di residui, quei tempi è chiaro che producono questo risultato. A fine febbraio siamo ancora in fase di discussione. La Giunta prudentemente chiede un altro mese di esercizio provvisorio. Forse sarebbe più prudente chiederne due, per tutelarsi. Questo ritardo sarebbe potuto servire per ricompattare la maggioranza, a volte capita, serve maggiore tempo, mi sembra che questo non sia accaduto, anzi che sia accaduto esattamente il contrario perché due giorni fa una componente politica si è candidata a succedere nella presidenza, oggi una componente importante dalla coalizione di governo minaccia l'uscita, che prudentemente viene rinviata un po' più in là; però, tutto procede - si fa per dire - come se nulla fosse accaduto. Penso che evidentemente il clima levantino, l'assuefazione al peggio, abbiano ormai preso il sopravvento, per cui può accadere di tutto ma nulla si muove. Io credo che servirebbe un cenno di reazione, un atto di responsabilità da parte di chi ha la responsabilità del governo, la verità però è che le favole, come il sogno dell'onorevole Floris, gli annunci mirabolanti quando si confrontano poi con la realtà concreta che è fatta di ostacoli, di difficoltà, di problemi da affrontare, è fatta di scelte, mostrano la corda, evaporano e svaniscono.
Mi chiedo e vi chiedo che credibilità può avere questa manovra finanziaria nei confronti del sistema produttivo, nei confronti degli enti locali i cui rappresentanti erano qui questa mattina. E soprattutto vi chiedo che credibilità abbiamo tutti noi come istituzione autonomistica, nei confronti del Governo nazionale che, badate, manda avanti un processo analogo di centralizzazione, non è che stia facendo altro. Questi sono prezzi pesanti che non paga solo un governo o una maggioranza politica, ma che avranno ricadute pesanti e durature sull'insieme della società sarda.
Ecco perché, presidente Pili, occorrerebbe uno scatto di responsabilità, io penso anche un atto di umiltà. Mi rendo conto però che non si può chiedere l'impossibile, e tuttavia io sono convinto, non ho dubbi che qualsiasi sviluppo positivo della situazione politica sarda, non può non passare per il riconoscimento dell'inadeguatezza di questo quadro di governo e dal suo rapido superamento; che ciò possa accadere francamente, ho molti dubbi.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Poiché non ci sono altri interventi, come concordato questa mattina in Conferenza dei Capigruppo, dobbiamo prendere in esame il disegno di legge 419A "Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2003". Ci sono richieste di convocazione della Conferenza dei Capigruppo? Onorevole Balletto, prenda posto e parli dalla sua postazione. Grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Voglio chiedere scusa per essermi rivolto a lei non essendo al mio posto e faccio ammenda. Lei ha comunicato all'Aula che non ci sono più consiglieri iscritti a parlare invece a me risulta che ce ne siano degli altri perché io mi sono iscritto, e così credo che abbiano fatto anche altri. Però, se intendeva dire che per questa sera non ce ne sono altri, il problema non si pone.
PRESIDENTE. Mentre lei andava al suo posto, ho potuto appurare che non avevo preso visione di un'ultima lista di iscritti da cui risulta che ci sarebbero ancora gli interventi dell'onorevole Balletto e dell'onorevole Selis, comunque ritengo necessario convocare la Conferenza dei Capigruppo.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 02, viene ripresa alle ore 19 e 36.)
PRESIDENTE. I lavori riprendono. Colleghi la Conferenza dei Capigruppo ha definito questo programma: adesso si sospende la discussione della manovra finanziaria e si passa all'esame del disegno di legge 419/A che è in distribuzione.
Domani alle 10 si riprenderà la discussione generale della manovra finanziaria fino alle 14 per poi sospendere i lavori che riprenderanno martedì alle 10 e 30 con la prosecuzione di interventi se ce ne saranno ancora da svolgere, dopodiché si passerà alla discussione delle due mozioni sulla pace. Terminato l'esame delle mozioni si passerà alla votazione sul passaggio all'esame degli articoli della legge finanziaria. Questo è il programma.
PRESIDENTE. Quindi adesso è all'ordine del giorno il disegno di legge 419/A, sul quale abbiamo relazione di maggioranza e relazione di minoranza.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Rinuncio al deposito della relazione e rinuncio pure ai termini e ritengo che il Consiglio possa procedere con quella raccomandazione che abbiamo fatto stamane; a noi trenta giorni appaiono del tutto insufficienti, ma la maggioranza ha molta fiducia in se stessa e quindi ha ritenuto di poter terminare l'esame della manovra finanziaria in trenta giorni.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono altri iscritti a parlare, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio credito ed assetto del territorio. Signor Presidente, nell'accingerci a votare il disegno di legge numero 419 ritengo mio dovere ringraziare sentitamente i Presidenti dei Gruppi e tutti i Gruppi, segnatamente quelli di opposizione, per avere aderito alla richiesta della Giunta di inserire immediatamente all'ordine del giorno la legge di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 419\A. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
CAPPAI, Segretario:
Art. 1
1. L'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2003, già autorizzato con la legge regionale 20 dicembre 2002, n. 24, è prorogato, con le stesse modalità, sino al 31 marzo 2003.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 2.
CAPPAI, Segretario:
Art. 2
1. La presente legge entra in vigore il 1° marzo 2003.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 419/A.
Dichiaro aperta la votazione.
Chi non ha potuto votare può dichiarare il proprio voto. Dichiaro chiusa la votazione.
SPISSU (D.S.). E' ancora aperta? E' mezzora che è aperta questa votazione!
PRESIDENTE. Chi deve dichiarare il proprio voto è pregato di alzarsi. Onorevole Oppi, ha votato a favore.
(Interruzione dell'onorevole Spissu)
(Segue PRESIDENTE). Onorevole Spissu, non hanno la scheda e fin dall'inizio della votazione è stato detto che potevano dichiarare il proprio voto.
SPISSU (D.S.). Non dopo che è stata chiusa la votazione.
PRESIDENTE. Non è la prima volta che questo accade e quindi mi dispiace onorevole Spissu, io prendo la dichiarazione dell'onorevole Oppi per buona e la considero come voto.
Onorevole Onida, favorevole.
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Io dichiaro di avere sbagliato votando contro, quindi consideri che non ho votato, se è valida la dichiarazione degli altri deve essere considerata valida anche la mia.
PRESIDENTE. Ho già detto che i colleghi che hanno dichiarato il loro voto hanno comunicato, prima della votazione, di non avere la tessera, per cui a costoro è stato detto che avrebbero potuto dichiarare il voto. Non ho detto che poteva farlo anche chi ha tolto la tessera, quindi non accettiamo altre dichiarazioni. La votazione è stata chiusa con quelle due dichiarazioni di voto.
Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PITTALIS - RASSU - SATTA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Risponde no il consigliere: ORTU.
Si sono astenuti i consiglieri: DEMURU - MANCA - SANNA Giacomo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 40
votanti 37
astenuti 3
maggioranza 19
favorevoli 36
contrari 1
(Il Consiglio approva)
E` in discussione ora la delibera di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio per l'anno finanziario 2003.
SELIS (La Margherita-D.L.). Chiedo di parlare sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Dopo che avremo esitato questo provvedimento le darò la parola.
SELIS (La Margherita-D.L.). Voglio parlare sulle cose che sono successe.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, so che servirà poco, ma credo che ci siano delle regole che danno dignità a questo Consiglio e che il Presidente per primo deve rispettare. Una volta che la votazione è chiusa non si può più votare né con la scheda, né senza scheda. Che significato ha ammettere dichiarazioni il voto tardive? Quando la votazione è chiusa non si possono ammettere, questo è un principio, altrimenti, Presidente, su questo vorrei un parere scritto degli uffici. Quando sono chiuse le votazioni vuole dire che non si può più votare né per alzata di mano, né con la scheda, lei in questo modo sta turbando i lavori di quest'Aula e sta dando una versione falsata di queste cose. E` vero che questa è una buffonata, ma non si faccia trascinare anche lei, di cui abbiamo la massima stima, in questo uso strumentale del Regolamento da parte di quest'Aula, perché questo non le fa onore.
PRESIDENTE. Non si faccia trascinare neanche lei, onorevole Selis, di cui ho altrettanta stima.
SELIS (La Margherita-D.L.). Questa è una vergogna, lei si deve vergognare perché sta facendo un uso di parte del Regolamento.
PRESIDENTE. Io ho taciuto quando lei ha parlato, ora le chiedo io di tacere e di ascoltarmi, onorevole Selis. Lei la deve smettere di fare il provocatore, io ho taciuto e l'ho ascoltata ed ora mi ascolti lei, ha capito! Non sto usando il Regolamento per fini di parte. Lei mi ha tacciato di essere scorretto e ha usato aggettivi che non consento a nessuno perché di serietà, ne ho da vendere a lei e a tanta altra gente qui dentro e non le consento di usare certi termini.
SELIS (La Margherita-D.L.). Lei si deve vergognare, perché fa un uso privato delle istituzioni. Lei si deve vergognare. Vergogna!
PRESIDENTE. Detto questo adesso entriamo nel merito. Lei la smetta, ha capito? Questo che le do è il secondo avviso, ha capito? La deve smettere!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Si deve vergognare lei di usare quei toni, perché io non ho mai preso per il naso nessuno, non mi sono mai permesso, e serietà gliene vendo e gliene insegno al di là del doppio petto, ha capito onorevole Selis? Lei certi aggettivi con me non li usa. Ha capito? Li usi con qualche altro, io non mi vergogno, perché sono persona seria e corretta!
(Interruzioni)
No, si vergogni lei, che è un uomo grande, è un grande esperto di politica, io posso anche fare qualche errore ma lei si deve vergognare e mantenere a freno i suoi nervi. Mantenga a freno i suoi nervi, caro onorevole Selis.
(Interruzioni)
Io non sono un bel ragazzo, si guardi lei che è fotogenico allo specchio, ma la smetta! La seduta è sospesa.
(Il Presidente abbandona l'aula in segno di protesta)
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 52, viene ripresa alle ore 19 e 53.)
PRESIDENTE. Colleghi per cortesia prendete posto. Onorevole Manca le dispiace prendere posto?
Si dia lettura della delibera di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale.
CAPPAI, Segretario
(inserire delibera)
Nessuno avendo chiesto di intervenire, siamo in fase di votazione della delibera di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio del Consiglio regionale. Si vota per alzata di mano, ci sono interventi? Scusi onorevole Fadda, di cosa vuol parlare, della legge in discussione o di altri fatti?
FADDA (La Margherita-D.L.). C'è prima l'onorevole Oppi.
PRESIDENTE. L'onorevole Oppi non vuole parlare della legge, vuole parlare di altri fatti. Lei vuole parlare sulla legge o di altri fatti? Siamo in fase di votazione, l'avevo detto prima. Prima c'è l'onorevole Oppi, se deve parlare d'altro gli darò la parola dopo.
FADDA (La Margherita - D.L.). Se lei mi dà la parola molto brevemente...
PRESIDENTE. Se lei non mi dice di cosa vuole parlare, non posso accordarle la parola.
FADDA (La Margherita-D.L.). Intendo chiedere la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Naturalmente sette consiglieri devono sostenere la richiesta.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri SPISSU, MARROCU, MORITTU, PIRISI, SECCI, PINNA, FALCONI.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'esercizio provvisorio del Consiglio.
Rispondono sì i consiglieri: BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - RASSU - SATTA -TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALIA - BIANCU - COGODI - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi si è astenuto.
Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 37
astenuti 29
maggioranza 19
favorevoli 37
(Il Consiglio approva)
Per fatto personale
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per fatto personale.
Può spiegare in cosa consiste il fatto personale?
OPPI (U.D.C.). Vorrei intervenire perché io sarei uno di quei due consiglieri che non avrebbe dovuto votare, ma questa sarebbe stata una stupidità perché io sono qui dalle cinque meno venti e normalmente non mi allontano e non credo che qui dobbiamo fare gare di velocità, probabilmente con la stragrande maggioranza vincerei anche se un po' grassotello perché i colleghi non ne hanno mai fatto di gare, hanno fatto altri mestieri. Allora, per amore della verità io, non avendo trovato la scheda, perché mi era caduta, mi sono recato presso il funzionario e ho chiesto la seconda scheda che non c'era, pertanto di questo ho informato il Presidente; mi è stato detto di non preoccuparmi perché avrei potuto esprimere il voto, e questo l'hanno verificato tutti coloro che sono al banco di presidenza, i funzionari ecc., quindi non capisco per quale motivo non avrei dovuto votare. Stabiliamo regole certe che valgano per tutti, per gli altri e per me. Quindi, nel caso specifico, si è presa una cantonata. Avevo diritto di votare e l'ho chiesto prima ancora che il Presidente indicesse la votazione.
Sul Regolamento
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi sul Regolamento. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io capisco i colleghi perché è così anche per me, c'è chi ha partecipato ai lavori del Consiglio per l'intera giornata e le assicuro, perché per parte della giornata ha partecipato anche lei Presidente...
PRESIDENTE. Per tutta la sera anche se non ero presente in aula, quindi ho partecipato per tutta la sera come lei..
COGODI (R.C.). Il Consiglio si tiene in quest'aula, se lei lo segue da via Roma è un'altra cosa. Io le sto dicendo...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, adesso non vorrà anche controllare il tempo in cui presiedo! Abbia pazienza, qui stiamo davvero esagerando. Io sono in Consiglio e non sono obbligato a presiedere per tutta la durata dei lavori, io ero qui a fare il mio lavoro e la prego di rispetto anche del lavoro degli altri, non esiste solo il suo di lavoro. Adesso vuole fare anche i conti delle ore di lavoro dei colleghi che sono presenti, verificare se chi si assenta lo fa perché ha bisogno di bere un bicchiere d'acqua, lei sta davvero esagerando!
COGODI (R.C.). Io comprendo che lei abbia qualcosa a fior di pelle, però io non sto rimproverando nessuno, sto semplicemente dando atto della fondatezza del fatto che ci può essere stanchezza in chiunque, soprattutto in quelli che di più, e per tutta la giornata, hanno partecipato ai lavori del Consiglio, fatto che non riguarda allo stesso modo tutti i consiglieri. Anzi noto che proprio quelli che di meno hanno partecipato e vengono solo quando si vota, sono poi più intolleranti, sono sempre in piedi e dicono: "Ma come, ancora si parla!". Questo solo volevo dire.
Volevo aggiungere anche che quello che facciamo noi qui, ognuno di noi, è fatto con responsabilità e serietà, proprio per questo abbiamo addirittura acceduto all'ipotesi che c'è stata rappresentata, di anticipare la trattazione del disegno di legge di proroga dell'esercizio provvisorio, rinunciando ai termini. Non siamo certo noi che ci siamo dimenticati che bisognava approvare l'esercizio provvisorio per il mese di marzo, e che il mese di febbraio ha 28 giorni anziché 31, non siamo noi che l'abbiamo dimenticato, è la Giunta, ed è la maggioranza che solo stamattina ci ha chiesto la cortesia di potere esitare l'esercizio provvisorio, e abbiamo acceduto alla richiesta di iscriverlo all'ordine del giorno, rinunciando ai termini, rinunciando alla richiesta che si votasse l'inversione dell'ordine del giorno; se si fosse dovuta approvare l'inversione dell'ordine del giorno sarebbe stata necessaria la maggioranza dei due terzi dei voti, neppure la maggioranza putativa avrebbe potuto approvarla da sola, quindi abbiamo esercitato una responsabilità estrema.
Ciò detto, è vero che la riconoscenza non è di questo mondo però, avere la bontà, almeno quando si vota, posto che l'opposizione ha manifestato questa totale disponibilità, di votare in modo corretto, e con ciò non intendo dire che qualcuno voglia commettere scorrettezze, ma che la votazione sia formalmente rispondente alle modalità con cui è previsto che si debba votare, è il minimo. Io non prendo le difese del collega Selis, che è capace di difendersi egregiamente da solo, però il collega Selis ha detto cose sacrosante, principalmente una che ci riguarda tutti, ed è che il voto si può dichiarare, in caso di votazione nominale, a norma di Regolamento, solo prima che venga chiusa la votazione. Dopo chiusa la votazione non è pensabile, né sul piano logico, né sul piano regolamentare, che si possano dichiarare voti o ricevere dichiarazioni di voto. Per altro è accaduto che si sono ricevute dichiarazioni di voto di alcuni colleghi dopo dichiarata chiusa la votazione mentre la rettifica del voto di altri colleghi, che hanno dichiarato di aver errato nell'esprimere il proprio voto - c'è anche un po' di confusione - non è stata accolta. Come si fa ad accogliere un voto in più e non accogliere invece la rettifica che è di meno rispetto al voto in più? E` accaduto questo. In condizioni normali si sarebbe puramente e semplicemente ripetuta la votazione, chi era presente avrebbe avuto il diritto di voto e avrebbe votato, chi non lo era non avrebbe potuto votare, non sarebbe successo nulla.
Questo lo dico perché pare che in questo Consiglio ci sia chi è considerato sempre responsabile anche quando erra, sbaglia, e che altri siano invece ritenuti sempre scavezzacollo; non è così! Vedete adesso cosa è successo? l'opposizione è rimasta nei banchi del Consiglio, la maggioranza se n'è andata....
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, abbia pazienza, io le posso dare qualche secondo per concludere perché il tempo stabilito dal Regolamento è finito, le concedo qualche secondo ma la prego di concludere.
COGODI (R.C.). Il tempo è un fattore importante per tutti e sempre, e a noi, che abbiamo rinunciato a dieci giorni di tempo per redigere la relazione di minoranza su un disegno di legge, a noi che abbiamo rinunciato ad intervenire, cosa che avremmo potuto fare, a noi tutti che abbiamo rinunciato anche a far votare l'inversione dell'ordine del giorno, si dice: "voi occupate troppo tempo". Vedete quanto tempo abbiamo fatto risparmiare? Voglio far notare però che non è segno di rispetto che l'opposizione sia ancora in aula e la maggioranza sia andata via, prendo atto che Corona c'è assieme a pochi altri, ma Corona non è la maggioranza, c'è una gran parte di essa che vota e se ne và. Questo mortifica la nostra funzione, ed è un fatto che riguarda tutto il Consiglio, e se lei non se la prende, ma non se la deve prendere, riguarda anche la responsabilità di chi presiede il Consiglio. E` accaduto stamane, non ci torniamo, e sta accadendo anche stasera. Bisogna riuscire a fermarsi un attimo e riflettere su come si procede, sennò l'impressione è che a turno qui una volta Cogodi è intollerante, un'altra volta lo è Selis, e invece siamo più che tolleranti.
PRESIDENTE. Adesso vede come siamo tolleranti, lei è dà un po' che ha esaurito il suo tempo, onorevole Cogodi, la prego, consenta anche al Presidente di applicare il Regolamento. Le ho concesso più tempo di quanto il Regolamento ne preveda, sia rispettoso. Concluda, la prego.
COGODI (R.C.). La ringrazio molto, ho concluso, però varrebbe che io abbia detto quel che ho detto anche nel minuto che lei gentilmente mi ha concesso, ad una sola condizione, che qualcuno qui ascolti, e che ascolti e capisca soprattutto chi deve capire, sennò nessuno ci ha condannato a vivere in condizioni nelle quali approviamo leggi senza che si rispettino le regole, perché se le regole non vengono rispettate nessuno è tenuto a rispettarle, nessuno. Vuol dire che domani sarà un altro giorno e si vedrà.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi, naturalmente non è né giusto né corretto che io faccia una valutazione sull'operato del mio collega, e non la faccio. Sul piano, invece, delle regole devo dire che è assolutamente corretto che chi deve votare voti prima che il Presidente chiuda le votazioni, però a me che lavoravo nella mia stanza e intanto seguivo anche i lavori dell'Aula, è parso di capire che c'è stato un momento di confusione, che il Presidente abbia, prima di chiudere la votazione, annunciato che alcuni colleghi, e ha fatto il nome dell'onorevole Oppi, non avevano la tessera e che avrebbero dichiarato il voto, l'ha annunciato prima, solo dopo ha chiuso la votazione, c'è stato un momento di confusione e questo può avere ingenerato questo spiacevole contrattempo del quale prego anche l'onorevole Selis di tener conto. Adesso ha chiesto di parlare, io volentieri le dò la parola.
SELIS (La Margherita - D.L). Solo un minuto per dire che da parte mia e da parte nostra non c'era nessuna volontà di togliere a nessuno il diritto di voto, tanto meno all'onorevole Oppi che si difende da solo e quindi non capisco in che cosa consista il fatto personale, perché non c'è stata nessuna offesa né nei suoi confronti, né nei confronti di nessuno.
Chiedo scusa ai colleghi che sono rimasti, ai superstiti, per il tono un po' acceso da me usato, però se le regole non vengono rispettate vien meno la disciplina della nostra convivenza qui dentro e non si capisce più nulla. E` chiaro che quando la votazione è a scrutinio palese uno che non ha la scheda può dichiarare il voto. Ma quando la votazione è chiusa questo non è più possibile perché potrebbe avvenire il paradosso che uno prima valuta l'andamento della votazione e poi sceglie come votare. E` vero, questo io non lo so, se il Presidente accetta il voto di un collega dopo che ha dichiarato chiusa la votazione, applicando la stessa regola può prendere atto delle dichiarazioni dei colleghi che affermano pubblicamente di aver sbagliato, anzi dichiarano di aver tolto la scheda per annullare il voto, deve valere la medesima regola, se si accetta l'una si accetta l'altra. Dico queste cose non per recriminare, per fare un appello a tutti noi e a chi presiede con prestigio - è il caso anche del collega Biggio - affinché nell'interpretare il Regolamento in certi momenti si senta anche la voce dell'opposizione che interviene non per porre dei problemi, ma qualche volta per risolverli; quando non ci si ascolta come prima avvengono le polemiche, allora magari il nervosissimo può portare a momenti di esasperazione. Però le regole sono la base della nostra convivenza, manipolare le regole significa usare le istituzioni a fini di parte.
PRESIDENTE. A me è sembrato che l'onorevole Biggio l'avesse detto prima di chiudere la votazione, comunque quanto c'era da dire l'abbiamo detto.
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore come 10, la seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 20 e 12.
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