Seduta n.325 del 09/09/1998 

CCCXXV SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì 9 Settembre 1998

Presidenza del Vicepresidente Milia

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 17 e 14.

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 6 Agosto 1998 (321), che è approvato.

Discussione generale del testo unificato della proposta di legge Deiana - Amadu - Fadda Paolo - Giagu - Ladu - Lorenzoni - Manunza - Marteddu - Onida - Piras - Secci - Tunis Gianfranco: "Tutela e valorizzazione dei centri storici". (20) e del disegno di legge: "Tutela e valorizzazione dei centri storici della Sardegna". (102)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato della proposta di legge numero 20 e del disegno di legge numero 102; relatore il consigliere Diana.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana, relatore.

DIANA (Progr. Fed.), relatore. La tutela dei centri storici, prima che un importante fatto economico, rappresenta un fatto culturale e un indicatore di civiltà. Per questo motivo non sorprende che ci sia tanta attesa e attenzione per la legge che ci apprestiamo a discutere. La quarta Commissione permanente, nella seduta del 4 Agosto '98, ha approvato all'unanimità il testo unificato, derivante dalla discussione della proposta di legge numero 20 e del disegno di legge numero 102, disciplinanti la tutela e la valorizzazione dei centri storici.

Il progetto di legge approvato, frutto di una lunga discussione e di un serrato confronto sull'impostazione da adottare per affrontare la delicata problematica, è finalizzato alla tutela di tutti gli insediamenti storici, considerati come sintesi della stratificazione storica del patrimonio culturale, sociale ed economico della Sardegna, attraverso il recupero, la valorizzazione, il riuso e la rivitalizzazione degli insediamenti storici.

La Commissione si è posta l'obiettivo di elaborare un testo normativo semplice e snello, agendo soprattutto su strumenti e percorsi amministrativi collaudati e funzionanti, anzichè puntare su innovazioni normative di incerta applicabilità.

Per quanto riguarda le competenze, il testo elaborato dalla Commissione punta ad esaltare il ruolo propositivo e operativo dei Comuni, che sono stati individuati come soggetti più idonei a provvedere alla programmazione integrata degli interventi. Il testo approvato si compone di 18 articoli e gli elementi caratterizzanti sono i seguenti.

Primo punto; i provvedimenti di tutela e valorizzazione sono indirizzati agli insediamenti storici di tutti i comuni della Sardegna, come dicevo prima. La Commissione infatti, pur nella consapevolezza che i centri di alcuni comuni presentano caratteristiche di maggior pregio rispetto ad altri, ha ritenuto preferibile non inserire alcuna differenziazione.

Anche gli insediamenti minori cioè, quindi meno rilevanti, sono stati considerati meritevoli di attenzione e dunque possibili destinatari delle risorse stanziate.

Secondo punto caratterizzante; alla Regione viene attribuito il compito di dotarsi di due atti di programmazione di settore, il primo il repertorio regionale dei centri storici, destinato a contenere l'elenco degli insediamenti suscettibili di tutela e di valorizzazione; il secondo, il programma pluriennale, cioè lo strumento regionale cardine, perché è destinato a contenere le risorse finanziarie disponibili per finanziare gli interventi in base a precisi criteri e priorità. Il terzo elemento caratterizzante è rappresentato dal fatto, come dicevo prima, che i comuni sono stati individuati come i veri protagonisti degli interventi di tutela e valorizzazione, i comuni sulla base di precisi parametri hanno il compito di individuare le zone del perimetro urbano che presentano i requisiti per essere iscritti nel repertorio regionale e, a questo proposito, per entrare nel meccanismo normativo previsto, è necessaria la vigenza del piano particolareggiato del centro storico.

La Commissione ha anche individuato gli strumenti attraverso cui i Comuni possono intervenire, che sono rappresentati dal programma integrato del centro storico, che rappresenta lo strumento principale, delineato sulla base della normativa della legge 179 del 1992, e punta a consentire interventi organici attraverso l'individuazione, per la parte pubblica e per quella privata, delle opere da realizzare e degli operatori coinvolti, delle risorse finanziarie necessarie e dei risultati attesi.

I Comuni possono intervenire ancora attraverso interventi di riqualificazione urbana e di adeguamento dell'urbanizzazione primaria e dei servizi, questi interventi rappresentano un'alternativa per quei Comuni che per qualsiasi ragione non dispongano di un programma integrato, ma intendano ugualmente favorire il risanamento, incentivandolo e intervenendo sulle parti infrastrutturali pubbliche.

L'altro strumento attraverso cui si può intervenire per il recupero del centro storico sono gli interventi di recupero primario, cioè i singoli interventi di recupero degli immobili messi in atto dai proprietari nei Comuni che comunque siano inseriti nel repertorio regionale, anche in assenza del programma integrato o del programma di interventi di riqualificazione urbana.

Il quarto elemento caratterizzante del testo di legge è rappresentato dal fatto che il testo approvato, per favorire il recupero complessivo dei centri storici, prevede criteri di ripartizione delle risorse che privilegiano i Comuni che si dotano del programma integrato, le altre modalità di intervento sono ugualmente incentivate ma in misura minore della prima In particolare, ad esempio, per le opere infrastrutturali pubbliche è stabilito il finanziamento del 90 per cento delle spese ammissibili per quelle inserite nei programmi integrati e del 60 per cento per quelle previste all'interno dei programmi degli interventi di riqualificazione urbana.

Un altro punto caratterizzante è dato dal fatto che sono previsti incentivi per il recupero primario del patrimonio abitativo, recupero della funzionalità degli edifici per quanto riguarda le parti comuni, il consolidamento statico, il risanamento igienico delle strutture portanti, orizzontali e verticali, le coperture etc..

Infine sono previsti incentivi per il recupero secondario, che riguardano sia l'edilizia abitativa, sia i settori dell'artigianato, del commercio e del turistico ricettivo.

Nel caso del residenziale, la Commissione ha ritenuto opportuno eliminare la limitazione di reddito previste dalla legge regionale 32/85 per i'acquisto la ristrutturazione e recupero della prima casa nel centro storico. Per quanto riguarda i settori del commercio e dell'artigianato e del turistico ricettivo, è previsto un ulteriore incentivo in relazione alle agevolazioni di settore.

Infine per quanto riguarda l'elemento caratterizzante della dotazione finanziaria, la legge prevede complessivi 150 miliardi nel triennio '98 - '99 - 2000 nella misura di 50 miliardi ogni anno. La ripartizione territoriale è prevista sulla base delle percentuali fissate per le aree programma.

La Commissione, nell'approvare il testo, ha ritenuto di sottolineare il fatto che con il recupero dei centri storici possa essere favorito lo sviluppo di attività economiche qualificate, in grado di esercitare un benefico influsso sia per l'occupazione, sia per l'economia della Sardegna nel suo complesso. Queste ragioni sembrano sufficienti per auspicare l'approvazione della legge, così come è stata proposta.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, la quarta Commissione urbanistica ha approvato all'unanimità la legge che disciplina e valorizza i centri storici della Sardegna.

Si tratta di un testo unificato, costituito dalla proposta di legge numero 20 presentata dal Partito Popolare Italiano, e dal disegno di legge numero 102 proposto dalla Giunta Regionale, che ha impegnato la quarta Commissione per tanto tempo.

Già nella passata legislatura, anzi, devo dire nelle ultime due legislature, si è tentato di approvare questo importante provvedimento, e devo dire che in Commissione questo è passato tantissime volte. Il testo che ha licenziato la Commissione è frutto di una lunga e approfondita discussione, ed è finalizzato alla valorizzazione dei centri storici dell'Isola e mira alla limitazione del consumo del territorio, il recupero, il riuso e la riqualificazione dei punti più antichi, degli insediamenti abitativi più antichi della Sardegna.

Il concetto stesso di centro storico è stato lungamente dibattuto dalla Commissione, e si è arrivati alla conclusione che si intendono tali gli agglomerati urbani che conservano, nell'organizzazione territoriale e nell'impianto urbanistico, o nelle strutture edilizie, i segni di una formazione remota e di proprie originali funzione abitative, economiche, sociali, politiche e culturali.

Lo spirito che ha caratterizzato questa legge è quello di non voler introdurre alcuna differenziazione normativa fra i centri di particolare pregio, e quelli invece più piccoli e meno conosciuti.

Devo dire che le tentazioni, anche in questo caso, sono state molteplici, nel senso che si voleva in qualche modo individuare dei centri storici più importanti degli altri, quindi catalogati come una sorte di serie A, e poi via di seguito, altri centri storici classificati come B o C o altro.

Noi abbiamo voluto impedire questo, perché partiamo dalla premessa che per quanto riguarda le agevolazioni devono partire tutti allo stesso modo, senza privilegi di sorta, anche perché se un centro storico è più importante di altri di fatto è riconosciuto come tale, però prevedere già in legge una differenziazione in tal senso, abbiamo ritenuto non fosse opportuna.

Infatti siamo partiti del presupposto che tutti i Comuni hanno una loro storia, che tutti i Comuni hanno una propria specificità e come tale andava valorizzata, dandogli la stessa possibilità di diventare destinatari delle risorse finanziarie previste da questa legge.

E` ovvio che anche i Comuni interessati devono manifestare la propria volontà per poter valorizzare al meglio il proprio centro storico, non basta insomma avere un centro storico importante per ottenere i finanziamenti regionali, infatti la premessa indispensabile è quella di fare uno studio specifico della zona, prima perimetrandola e poi approvando il piano attuativo, che dà la possibilità di inserimento del centro storico nel repertorio regionale, e quindi nel programma pluriennale.

Questo è l'iter che deve essere seguito per arrivare al definitivo finanziamento dei centri storici interessati. Non tutti i Comuni però hanno avuto questa sensibilità e questa possibilità, se è vero come è vero che solo poco più di 40 Comuni su 377 presenti in Sardegna hanno approvato il piano attuativo, e quindi hanno le carte in regola per essere inseriti nel repertorio regionale.

Naturalmente l'augurio che noi ci facciamo e che facciamo ai Comuni è che questi provvedano, quelli che non l'hanno ancora fatto, ad approvare in tempi rapidi i Piani attuativi, quelli che almeno ce li hanno già in itinere, in modo che se non per questa annualità, ma almeno per le prossime annualità, per il 1999 e per il 2000, questi possono entrare nel circuito dei finanziamenti regionali, perché, come diceva chi mi ha preceduto, vi è una discreta possibilità di ottenere finanziamenti, considerato che nel triennio 1998-2000 la Regione Sardegna dal proprio bilancio ha stanziato 50 miliardi per ogni annualità. Quindi diciamo che è una cifra consistente, considerato che è la prima volta che la Regione Sardegna interviene col proprio bilancio finanziando questi centri storici.

Questa proposta di legge che stiamo presentando, e che stasera mi auguro approveremo, tende a collegare organicamente interventi diretti al recupero ed uso dei centri storici con le disposizioni nazionali previste dalla legge numero 179 del 1994 e poi da alcune disposizioni regionali, prima fra tutte la legge numero 16 del '94. Queste leggi sono dirette alla riqualificazione urbanistica, edilizia residenziale e ambientale. Quindi questa legge ha in qualche modo cercato di completare ciò che era già contenuto in queste due importanti leggi, una nazionale ed una regionale.

Ma devo dire che questo provvedimento interessa e modifica altre importanti leggi regionali. Ad esempio, per quanto riguarda l'edilizia residenziale, la legge numero 32 del '95, che è la legge sulla prima casa, è stata modificata nel senso che le limitazioni di reddito previste in questa legge, cioè la legge per la prima casa, non si applicano per quanto riguarda gli interventi di ristrutturazione, di ricostruzione e anche di acquisto della prima casa nel centro storico.

Quindi anche questo è un fatto importante, perché sicuramente stimola ancor più e dà un ventaglio maggiore di possibilità a quelli che vogliono fare un investimento dentro il centro storico.

Per quanto riguarda invece il settore dell'artigianato, cioè in modo particolare con la legge regionale numero 51 del '93 nel settore del commercio, riguarda la legge regionale 35/91 e del turismo ricettivo, con la legge numero 40 del '93, anche in questo caso è previsto un ulteriore abbattimento di un punto percentuale delle vigenti agevolazioni di settore. Quindi per dire che è una legge che ha modificato altre leggi regionali di settore, con lo specifico obiettivo di voler intervenire con forza sulla valorizzazione e il recupero dei centri storici in Sardegna.

I nuovi strumenti di intervento riguardano sia il livello regionale che il livello comunale. Questi ultimi, cioè i comuni, in base a questa legge sono i veri protagonisti, potendo utilizzare diverse opzioni per quanto riguarda questa legge. Infatti, gli strumenti di programmazione regionale sono il repertorio regionale dei centri storici, che contiene l'elenco degli interventi suscettibili di tutela e valorizzazione, una sorta di registro dove vengono catalogati, comunque dove vengono inseriti tutti quei centri storici che hanno le carte in regola per poter entrare nella programmazione pluriennale. Infine c'è la seconda parte relativa alla programmazione regionale che riguarda il programma pluriennale.

In pratica il programma pluriennale dispone il finanziamento degli interventi comunali inseriti nel repertorio secondo precisi criteri di priorità. Chi mi ha preceduto ha detto chiaramente che, in pratica, per poter essere finanziati ci sono alcune priorità precise che vanno soprattutto nel tentativo di valorizzare quegli interventi più complessivi, che riguardano gli interventi di pubblico e privato e comunque che tendano a ristrutturare e a intervenire su intere parti del territorio del centro storico, o almeno di rioni, in modo da fare interventi complessivi.

Devo dire che soprattutto dopo il viaggio che la Commissione ha fatto in Toscana, dove ha visitato altri centri storici, abbiamo inserito all'ultimo momento gli interventi di recupero primario per quanto riguarda le singole unità immobiliari, proprio perché riteniamo che dove i Comuni non riescono a intervenire con un programma integrato o con gli interventi di riqualificazione urbana ci possa essere la possibilità dei privati, per quanto riguarda gli edifici di particolare importanza, di poter intervenire in questa materia.

Mentre, come dicevo prima, la programmazione comunale prevede diversi livelli di intervento, il primo dei quali è il programma integrato del centro storico, questo è lo strumento più completo e organico in quanto coinvolge sia gli operatori pubblici che quelli privati. Come si diceva questo è il massimo che si possa tentare di ottenere, è il massimo del coinvolgimento e noi crediamo che i Comuni che riescono a presentarsi col programma integrato sicuramente riusciranno a incidere in modo più profondo e più significativo nei centri storici, tant'è che per questo tipo di intervento sono previste agevolazioni maggiori, anche fino al 90 per cento del costo complessivo, proprio a significare che da parte della Regione c'è una volontà specifica che va nella direzione di valorizzare nel loro complesso sia le urbanizzazioni che le singole unità immobiliari, proprio perché riteniamo che l'intervento più giusto, l'intervento più adeguato e quello che dà risposte più significative è questo tipo di intervento.

Però, qualora i comuni, per diverse motivazioni o anche per mancanza di volontà da parte dei privati, non abbiano la possibilità di fare il programma integrato, è previsto un secondo livello di intervento che riguarda l'intervento di riqualificazione urbana e di adeguamento dell'urbanizzazione primaria e dei servizi.

Questo, come dicevo, riguarda i Comuni che non sono riusciti ad approvare il programma integrato, e che invece intendono intervenire nelle parti infrastrutturali pubbliche.

Infine, un terzo livello di intervento, che secondo i criteri prioritari è anche l'ultimo, quindi dovrebbe venire dopo avere esaurito i primi due interventi, si tratta dell'intervento di recupero primario delle singole unità immobiliari.

Si tratta di interventi di recupero della funzionalità dell'edificio per quanto riguarda le parti comuni, esso interessa complessivamente il consolidamento statico, il risanamento igienico delle strutture portanti, comprese le fondazioni, scale, coperture, parti comuni degli impianti, eccetera. Quindi per dire che c'è un assetto di realizzazione degli interventi che ha individuato diversi gradi di priorità. In pratica nel programma pluriennale entreranno soltanto, o meglio, avranno una priorità quegli interventi che prevedono studi e interventi più complessivi nel territorio, poi gradualmente, secondo i livelli di priorità, si arriva anche agli interventi di recupero finale (?) delle singole unità immobiliari.

Questa legge, una volta approvata e resa operativa, ritengo sia una delle cose più importanti che questa legislatura abbia fatto, proprio per l'incidenza che sicuramente avrà nel territorio. Qualcuno l'ha definito un secondo Master Plan per quanto riguarda l'impatto economico e sociale. Io non dico assolutamente questo, non è certo un Master Plan, intanto perché agisce su situazioni che sono completamente diverse, su realtà che sono completamente diverse, però io dico che con questa legge che interessa quasi tutti i comuni della Sardegna, è questo l'aspetto più importante, che non riguarda soltanto specifici settori del territorio della Sardegna, che fra l'altro sono in condizioni economiche diverse, però la cosa più importante è che questa legge entra in quasi tutti i Comuni della Sardegna, soprattutto i Comuni del centro Sardegna e l'interno, che sono quelli più bisognosi, quelli che sicuramente necessitano di un'attenzione diversa dalla Regione Sardegna, necessitano di interventi diversi da parte dello Stato e della Regione stessa, quindi ci sarà d'ora in poi una sensibilità nuova per quanto riguarda la valorizzazione del nostro variegato e ricco patrimonio urbanistico e storico.

Questo provvedimento crea le premesse per un cambio culturale, nella consapevolezza che valorizzando meglio questa grande risorsa, di cui noi disponiamo, riusciremo anche a dare quelle risposte non solo in termini di utilizzazione e valorizzazione del centro storico per quanto riguarda le unità immobiliari, le unità abitative, la stessa valorizzazione per quanto riguarda l'utilizzo stesso dal punto di vista artigianale e commerciale dei centri storici, ma sicuramente servirà anche per fini diversi, mi riferisco anche dal punto di vista turistico, che sicuramente il fatto di valorizzare meglio questo nostro patrimonio culturale e storico, sarà capace anche di creare una tendenza diversa che va verso quella valorizzazione del turismo interno che oggi purtroppo stenta a decollare, però credo che questa sia una premessa importante che va anche in questa direzione, e credo che questa sia la sfida più importante che stiamo affrontando proprio perché vogliamo che anche i benefici del turismo, che oggi in Sardegna sono abbastanza consistenti e si prevede che nel prossimo futuro possano ancora migliorare, vogliamo che questi benefici vadano a tutta la Sardegna e non soltanto ad alcune parti della costa della Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Obino. Ne ha facoltà.

OBINO (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, la legge che stasera ci apprestiamo a discutere è una legge molto importante, una legge attesa, una legge che, lo debbo dire, arriva con qualche ritardo in quest'Aula.

E` una legge attesa per le aspettative che vi sono su di essa da parte delle imprese, delle imprese sarde, delle imprese artigiane soprattutto, è una legge attesa dai Comuni che debbono gestire un patrimonio edilizio del proprio territorio che è stato per troppo tempo abbandonato, e su cui l'impresa, la popolazione non ha puntato le proprie attenzioni e gli investimenti. E` una legge che consentirà, insieme ad altri strumenti, io credo che la legge sia importante ma non è l'unico strumento su cui si deve puntare per il recupero, e anche per raggiungere le finalità che la stessa legge ci propone, infatti sono necessarie azioni, anche altri tipi di azione, per esempio messe in campo da parte degli enti locali, è una legge che incide anche sulla nostra cultura. Negli anni '60, '70 e '80, soprattutto, lo sviluppo edilizio non è stato governato; abbiamo inteso lo sviluppo delle nostre città come rapido ammodernamento e utilizzo di nuovi sistemi costruttivi, di nuovi materiali, di nuovi tipi di urbanizzazione, in Sardegna poi abbiamo subito sicuramente un modello di sviluppo urbano che non ci era proprio, che era importato ed anche in qualche modo accettato in modo acritico da parte di coloro che si occupavano di questo settore, parlo dei tecnici, del mondo della cultura e del mondo scientifico e dell'università che ha ragionato molto sullo sviluppo urbano, in senso moderno e modernista, non mediandolo però con la nostra identità culturale e con il nostro modo di vivere.

Credo che questa legge consentirà un recupero in questo senso, anche dal punto di vista culturale. Non è un fatto secondario, perché credo che sul recupero della nostra identità dobbiamo puntare anche per la crescita economica della nostra Regione. La legge pone al centro questi problemi; io non parlo degli strumenti che sono stati descritti del relatore e dal Presidente della Commissione in modo molto puntuale, credo che la questione principale sulla quale dobbiamo riflettere perché la legge funzioni, oltre che le risorse adeguate da parte della Regione (sono già adeguate le risorse su cui stiamo puntando, 150 miliardi in tre anni), lo sforzo vada fatto soprattutto a livello di enti locali.

La legge è semplice, non è complessa, individua degli strumenti già normati e già operativi di cui i Comuni si sono già impadroniti; parlo dei piani integrati previsti dalla legge 179, e poi opera su leggi di settore che sono già a regime, tipo la 32, per il recupero secondario; prevede importanti incentivi in grado - a mio parere - con altri incentivi che possono essere messi in campo dai Comuni, di suscitare l'interesse degli operatori al recupero. Vi sono poi gli incentivi nazionali che agevolano il recupero, per il '98 e per il '99, e vanno nella stessa direzione.

Quindi, è un momento importante e la legge arriva nel momento giusto; la legge è importante per l'economia, perché non utilizza solo risorse pubbliche, ma ha un effetto moltiplicatore, cioè mette in moto risorse private, coinvolge nella gestione dei programmi integrati ma negli stessi interventi di recupero anche i privati, che sono poi i soggetti principali delle azioni previste dalla legge a cui i Comuni devono proporre. Quindi, una legge che può dare anche una risposta all'economia e alle esigenze di lavoro di questa nostra Regione, perché gli interventi per il recupero edilizio, sicuramente, danno maggiore occupazione delle nuove costruzioni, quasi il doppio, perché vi è molta manualità, vi sono sistemi tradizionali che vanno utilizzati; pertanto, vi potrà essere una ricaduta molto positiva sul lavoro.

E` una legge che consente e favorisce anche l'integrazione di quelle parti del territorio cittadino che sono i centri storici, che ormai in questi anni hanno visto impoverirsi di funzioni e di attività e anche favorisce il nuovo ingresso e l'integrazione, dal punto di vista sociale e dal punto di vista dall'età, degli abitanti.

Chi si occupa di queste cose sa che recuperare il centro storico non significa solo ricostruire le case, rimettere a nuovo le facciate, rifare il tetto, recuperare gli alloggi, ma significa agire su più fronti: bisogna dotarli di servizi, dotarli di funzioni e di attività economiche che si supportano. Queste cose, in legge, sono incentivate, nella parte in cui la legge prevede per le attività economiche del ricettivo, con la legge 40, per la legge 51 con l'artigianato e con l'altra legge per il commercio, ulteriori incentivi per le attività che si localizzano nel centro storico. Ma la parte principale deve essere svolta dagli enti locali, dai Comuni i quali debbono dotarsi di regolamenti e di piani per favorire le funzioni che nei centri storici possono essere recuperate, possono svolte e possono diventare nuovamente importanti e dare delle risposte.

Questa legge è un primo momento, un momento importante, però è l'inizio di un nuovo modo di intendere il governo del territorio; la legge arriva in ritardo, ma è una legge importante che dobbiamo cercare di valorizzare, di incentivare e dobbiamo aiutare affinchè abbia effetti positivi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Manchinu. Ne ha facoltà.

MANCHINU (F.D.S.- Progr. Sard.). Io credo che questo provvedimento di legge parte da lontano, perché se ne parlava già nell'ottava legislatura; nella nona legislatura, a fine legislatura, la Commissione lavori pubblici ed urbanistica del Consiglio regionale licenziò una proposta di legge che non arrivò in Aula perché, nel frattempo, il mandato legislativo era scaduto; si è ripreso a parlare di centri storici all'inizio di questa legislatura, presentando alcuni Gruppi politici, in particolare il Gruppo dei Popolari, il testo che era stato licenziato a fine legislatura dalla Commissione urbanistica.

Il fatto positivo è che, comunque, oggi siamo alle soglie dell'approvazione di questa proposta di legge, che credo sarà sicuramente approvata e forse, nel corso del dibattito, potrà anche essere migliorata. Credo che noi abbiamo fatto una scelta, forse giusta, intelligente, ed era la scelta che poteva essere fatta in questo momento particolare.

Io non ritengo che questa legge, prima che un fatto economico, sia un fatto soprattutto di crescita culturale e di civiltà del Consiglio che sta votando questa scelta; perché voglio ricordare che noi, nell'affrontare questo provvedimento, quando abbiamo parlato di centri storici, avevamo delle opinioni differenti. C'era una parte dei Gruppi (io fra questi) che intendeva per centri storici un numero limitato di centri in Sardegna che avevano alcune caratteristiche che li differenziavano fra tutti gli altri centri, facendo una differenziazione tra centro storico e centro antico.

Poi, è prevalsa l'opinione che l'intervento dovesse riferirsi a tutti i centri dell'isola, perché tutti i centri dell'isola avevano un centro di insediamento antico; quindi è prevalsa la tesi di andare verso il finanziamento, di fatto, di tutti i comuni della Sardegna.

Un limite è posto dal repertorio dei centri storici, che fa riferimento alla legge 1497 del 1939, e alle zone individuate come zone A, facendo riferimento, in questo caso, alla possibilità di finanziamento nei vari programmi per quei comuni che però si siano dotati degli strumenti attuativi, cioè dei piani particolareggiati.

Questo fatto potrebbe spingere i comuni che sono in ritardo, che non si sono dotati degli strumenti attuativi, di farlo, perché così facendo possono concorrere ai programmi per gli interventi nei centri storici.

Presidenza del Vicepresidente Zucca

(Segue MANCHINU.) Il nostro non è un fatto di grande maturità perché con il viaggio da noi fatto in Toscana, (tutti sappiamo che è una zona ricca di centri storici), volevamo vedere se esisteva una legislazione, in particolare una legislazione a livello regionale, che prevedesse degli strumenti legislativi attraverso i quali si potessero fare interventi di tutela dei centri storici.

Abbiamo notato che non esiste nessuna legge che preveda strumenti di questa natura, cioè tutto è affidato alla maturità e alla capacità economica della popolazione interessata al centro storico.

Noi avevamo previsto, in origine, (e poi non l'abbiamo messa in norma) una norma nella quale si prevedeva un intervento coattivo da parte dei comuni nei confronti di quei cittadini che, ad esempio, non intervenivano sulle facciate esterne. Il comune, in questi casi, interviene, si sostituisce al privato, però poi obbliga il privato a pagare quell'intervento fatto dal comune.

In alcuni centri storici importanti della Toscana ci hanno fatto notare che questo fatto non veniva posto in essere perché era impensabile che, in centri che pure sono importanti, ma in cui l'economia è a livelli bassi, un cittadino che doveva pensare a sopravvivere, potesse pensare di fare bella la città. Nel momento in cui c'è stata una ripresa economica, è seguita da parte del cittadino un atto spontaneo nel fare quegli interventi che noi volevamo richiedere di fatto in modo forzoso.

Noi, ancora, non siamo a quei livelli; ci auguriamo che con la ripresa economica anche la Sardegna possa maturare nei cittadini, nella propria popolazione, la maturità che faccia conservare i centri di grande importanza.

La grande importanza per questo tipo di intervento è dovuta al fatto che noi sappiamo che il territorio, che è un bene che si consuma, si sta consumando rapidamente. Faccio un esempio, che è quello di Cagliari. Cagliari ormai è una città metropolitana che si sta mangiando i comuni limitrofi, non ha più territorio, però ha un centro storico che è poco utilizzato, perché non è vivibile.

Ora alcuni provvedimenti che l'amministrazione comunale sta portando avanti sta facendo sì che alcune parti urbane importanti di questo territorio vengano nuovamente abitate, cioè il recupero del centro storico significa che sul centro storico ritorna la popolazione ed insieme ritorna una certa attività, compatibile con il centro storico, cioè attività artigiane ed attività commerciali, e così via dicendo.

Questo ragionamento è utile perché vediamo che i nostri centri storici sono in grande degrado e se andiamo a vedere da chi sono abitati i centri storici di una certa importanza (parlo di Cagliari, Sassari e Nuoro) vediamo che sono abitati attualmente (o meglio stipati alcuni alloggi dei centri storici) da cittadini del Terzo mondo; cioè persone di bassa condizione che si adattano a vivere in strutture che sono stipate da decine e decine di persone. Ci sono alloggi che possono contenere tre, quattro o cinque unità, ma in realtà ce ne sono anche venti. Questo perché? Perché questi cittadini che vengono da parti lontane dalle nostre di estrema povertà, si adattano più facilmente a vivere in quelle condizioni. Non è pensabile quindi che, se non si fanno interventi di una certa natura, e strutturali per quanto riguarda il sistema dei servizi primari e per quanto riguara anche le abitazioni, è impensabile che i cittadini possano abitare in queste zone.

Quindi, la legge prevede una serie di incentivi, di contributi che invogliano a fare operazioni di questo genere. C'è anche il rovescio della medaglia: nel momento in cui si iniziano a fare operazione di questa natura, il costo di quegli immobili nei centri storici riceve una spinta verso l'alto per quanto riguarda i costi. Ho visto un esempio a Sassari, di fronte al Duomo, in cui hanno fatto un intervento di recupero di un palazzo di pregio che gli immobili in quella zona hanno iniziato ad assumere costi impensabili, mentre senza quel tipo di intervento non costavano quasi niente.

Io ritengo che con questa legge, con queste risorse che sono modeste, ma il tutto è relativo: i 150 miliardi nei tre anni sono una cifra esigua, ma se guardiamo alle risorse che abbiamo in campo, credo che questa disponibilità di 150 miliardi sia una disponibilità di una certa rilevanza.

In più, se si dovesse varare questa legge (e qui sono d'accordo con il collega Diana) questi 150 miliardi credo che creeranno una buona occasione occupazionale di mestieri e di attività che, nel centro storico, possono dare un contributo alla disoccupazione che oggi, in Sardegna, è a livelli enormi.

Giorni fa vedevo in una statistica: la Sardegna ha un decremento, nel settore dell'occupazione industriale, di circa 2.000 - 3.000 unità, mentre ha un incremento di altrettanto peso di unità nel settore dell'agricoltura. Ricordo che il settore degli addetti all'agricoltura ha circa il 16 per cento di addetti. In una società in cui c'è un'agricoltura matura, gli addetti non superano il 7 per cento; quindi, l'occupazione sta trovando rifugio in un'attività agricola perché è ancora un'attività di natura primitiva. Se fosse stata un'attività agricola evoluta, non avrebbe avuto il 16 per cento ma, come nelle altre parti del mondo evolute, intorno al 7 per cento.

Io ritengo che questo provvedimento di legge, pur con alcuni limiti, sia una proposta di legge che risolve, in parte, alcuni problemi che hanno grandi e piccole città della Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Granara. Ne ha facoltà.

GRANARA (F.I.). Signor Presidente, dopo circa due legislature approda in quest'aula, anche grazie all'accelerazione data nella commissione competente dall'onorevole Silvestro Ladu, una norma che costituisce una buona base di partenza per affrontare il problema della tutela e della valorizzazione dei centri storici della Sardegna.

L'esigenza di avere una normativa di tutela del patrimonio culturale, sociale, economico, antropologico e dei valori civili di identità del popolo sardo, era da più parti avvertita ed ha costituito da tempo oggetto di qualificato ed approfondito dibattito.

E` evidente che tale normativa, proprio per la delicatezza e l'importanza del tema che andrà a trattare, dovrà saldarsi con le previsioni della legge urbanistica regionale e della normativa ambientale di tutela del paesaggio. La legge dei centri storici, comunque, costituisce qualcosa di più, qualcosa di più urgente, posto che la questione del recupero delle parti storiche, delle parti antiche del tessuto urbano, nelle società moderne hanno assunto ormai una rilevanza tale da richiedere precisi interventi e puntuali riscontri operativi da parte delle Amministrazioni.

Anche chi non si occupa di urbanistica sa che alle soglie del terzo millennio si è chiuso un ciclo plurisecolare, quello della crescita edilizia che pareva senza fine. E` giunta l'ora, quindi, di rimediare al modo sbagliato in cui è avvenuta la crescita dei tessuti urbani, soprattutto quella impetuosa degli ultimi 50 anni; una crescita spesso distorta, che ha messo in crisi la stessa identità del territorio e che ci ha allontanato dai livelli di qualità e di funzionalità dei sistemi insediativi esistenti nelle zone più progredite dell'Europa.

Ci si chiede: cosa dobbiamo fare allora per restituire una prospettiva alle nostre città e alla qualità della nostra vita? La risposta è quasi obbligata: bisogna operare intensamente per recuperare la qualità urbana come condizione essenziale per il futuro delle nostre città. Ciò si deve fare partendo dagli insediamenti esistenti attraverso l'attuazione di una rigorosa politica del recupero e del riuso degli stessi.

L'articolato può costituire, e sicuramente costituirà, una buona base di partenza, ma sarà l'applicazione della norma, l'esperienza degli anni a fornire quei suggerimenti migliori per un più proficuo operare e quindi i conseguenti aggiustamenti che, in futuro, dovranno essere apportati.

Su taluni punti vorrei portare alcune riflessioni ed intervenire sin d'ora: innanzitutto, sul concetto stesso di centro storico, che andava sicuramente ampliato per ricomprendere tutte le testimonianze della storia civile e locale. Sono stato quasi tentato, signor Presidente, di proporre di sostituire la locuzione "centro storico" che è indicativa anche di una dislocazione fisica e spaziale troppo precisa, con quella di "insediamento storico" che maggiormente coglie l'aspetto antropologico e la dimensione culturale, oltre a quella urbanistica, della tutela che con questa legge ci siamo prefissi.

Penso, ad esempio, a quegli insediamento che tanto peso e significato hanno avuto nella formazione della nostra identità storica e della nostra memoria collettiva: i villaggi minerari dismessi del Sulcis e dell'Iglesiente, ma anche quelli dell'Argentiera e di Monte Narba, che potrebbero costituire oggetto di particolare attenzione anche alla luce delle possibilità di riconversione a fini turistici; penso ancora agli antichi borghi pastorali posti sulle montagne dell'interno, ma sicuramente tutti fuori dal perimetro del centro storico, indicato in senso stretto; penso infine agli insediamenti produttivi collegati al mare, le antiche tonnare, le case dei salinieri, gli insediamenti lagunari dei pescatori e tanti altri. si tratta di testimonianze spesso significative, anche se quasi sempre collocate al di fuori della perimetrazione del puro centro storico. In secondo luogo, andrei verso una maggiore semplificazione di tutte le procedure amministrative. E` questa una legge destinata ad una pluralità di cittadini di condizione sociale, economica e culturale assai diversa. Dovremo creare procedure chiare e semplificate che consentano l'utilizzo della legge senza dover ricorrere al solito consulente; non possiamo chiedere al pensionato che intende, con il concorso finanziario regionale, restaurare o dotare di servizi civili la propria abitazione in centro storico, la stipula di un'apposita convenzione con il Comune.

Questo è solo un esempio. L'idea è quella di alleggerire, ove è possibile, la macchina, cioè di avere uno strumento normativo più semplice e snello, che dia le linee guida per un corretto ed efficace operare da parte dei comuni, perché dovranno essere proprio i comuni i veri artefici della tutela e della valorizzazione del proprio patrimonio.

La Regione (e in ciò ritengo la proposta pienamente condivisibile) dovrà conservare esclusivamente una funzione di indirizzo, di impulso, di assistenza e di programmazione attraverso il repertorio regionale dei centri storici e il programma pluriennale dei centri storici.

Ai comuni dovrebbe, quindi, essere assegnato il compito di individuare e gestire tutti gli strumenti di intervento. Maggiore attenzione, infine, andrebbe riservata nel quadro degli incentivi, quelli destinati al recupero secondario, alle misure a sostegno dell'artigianato, del commercio e del settore ricettivo.

La rivitalizzazione dei centri storici che andremo ad avviare presuppone un equilibrio ed una sintesi impegnativa tra i settori abitativo, commerciale e dei servizi. I centri storici non dovranno essere solo dormitori, né bazar all'aperto, ma dovranno prevedere la coesistenza armonica tra le diverse attività, perché solo ove sarà garantito un tale equilibrio, potranno aversi benefici reali e l'eliminazione del degrado e degli squilibri, fonti di gravi problemi, anche dal punto di vista sociale e da quello dell'ordine pubblico.

Tutti quanti, signor Presidente, siamo consapevoli che la copertura finanziaria iniziale, di cui è dotata questa legge, è insufficiente e che un provvedimento che si prefigge programmi così ambiziosi di recupero e di valorizzazione e rilancio di un così vasto patrimonio ha sicuramente bisogno di altri numeri. E` vero che le risorse a disposizione sono meramente simboliche, ma è altrettanto vero che questo Consiglio dovrà al più presto trovare, in tempi brevi, nuove risorse per evitare che si possano favorire solo parte delle iniziative, premiando quei comuni che già inizialmente dispongono di strumenti urbanistici avviati e di strutture tecniche adeguate.

Signor Presidente, queste brevi osservazioni non vogliono condizionare l'espressione di voto, che sarà comunque favorevole, costituendo tale legge una necessaria premessa ad agire, ma vogliono costituire, insieme a quelle degli altri colleghi della Commissione che sono intervenuti, un contributo alla riflessione ed uno stimolo all'approfondimento affinchè la questione dei centri storici possa fare da premessa per una sintesi tra i valori del passato e della memoria collettiva e la necessità di una modernizzazione e di un'apertura verso il futuro che costituisca per noi la bussola del proficuo operare.

Con alcuni amici del Gruppo abbiamo predisposto alcuni emendamenti il linea con queste riflessioni con la speranza che l'Aula vorrà benevolmente accoglierli. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.- Progr.). Signor Presidente, mi ha colto di sorpresa! Io volevo fare soltanto delle osservazioni molto brevi, molto precise e molto limitate su qualche problema che forse non è stato ancora sollevato e non so se verrà trattato nel corso degli interventi che si susseguiranno nella discussione generale o eventualmente negli emendamenti.

Volevo richiamare, oltre alle cose dette dal relatore, il Presidente della Commissione, che sono abbastanza condivisibili, il fatto che in questa legge si avverte la necessità della limitazione dell'uso del territorio perché l'espansione edilizia, nel corso degli ultimi dieci anni, è stata fatta con un criterio semplicistico da parte delle amministrazioni che hanno creduto che con l'estensione stessa delle costruzioni, l'espansione del territorio urbano desse più lustro, più importanza, e si avesse più possibilità di ottenere da parte dello Stato, della Regione e degli enti finanziatori dei benefici più ampi di quanto non si potesse avere con un territorio limitato, con delle costruzioni più limitate.

Questo ha favorito certamente un criterio che ha dato adito poi alla speculazione edilizia. Sappiamo tutti, per le notizie di stampa, per le denunce e quant'altro è avvenuto nel corso di questi anni, quanto sono state estese le possibilità, con deliberazioni dei consigli comunali e delle giunte di estendere con criteri di lottizzazioni così ampie da creare situazioni spesso ingovernabili.

Debbo dire che questa situazione, se non c'è un arresto di questa situazione graverà, nell'utilizzo dei servizi, nella costruzione delle infrastrutture, in modo insopportabile sui cittadini e soprattutto sui cittadini meno abbienti, di tasse e balzelli che già oggi sono abbastanza estesi.

Questo è uno dei motivi per i quali io concordo che assieme ai problemi della storia, della cultura, eccetera, il recupero dei centri storici crea soprattutto un "risparmio", se così possiamo chiamarlo, dell'uso del territorio, rispetto al quale la nostra regione probabilmente non avrebbe grandi problemi nei confronti di altri territori del nostro Paese o di altre nazioni europee ed extra europee. E tuttavia, per il fattore del costo dei servizi e delle infrastrutture dei servizi e per il gravame delle tasse e dei balzelli che andranno a colpire i nuclei familiari in questi nostri centri diventerà probabilmente insopportabile.

Poi c'è un altro fattore: c'è il problema dell'occupazione, lo diceva già qualche altro collega nel suo intervento. Il problema del recupero dei centri storici comporta un'occupazione; in questo senso noi abbiamo visto, anche in altre occasioni, discutendo di occupazione, della possibilità di impiego di mano d'opera disoccupata, di particolari categorie che erano state colpite più di altre, della disoccupazione o della riduzione della occupazione, perché le caratteristiche del recupero di un centro storico che non comporta un razionale impiego di tecniche costruttive, di strumenti per nuove costruzioni, soprattutto costruzioni di grandi dimensioni, comporta un'occupazione maggiore e una occupazione che deriva soprattutto da un'imprenditoria locale quale può essere quella dell'artigianato. L'attività artigianale è particolarmente impegnata e necessaria in una situazione di questo genere.

Queste mi sembrano due questioni di cui noi dovremo tener conto per approvare, anch'io non ho dubbi sulla volontà del Consiglio di approvare una legge di questo genere, una legge che è stata più volte sollecitata, più volte è stata al centro delle nostre discussioni in ordine ad una possibile estensione dell'occupazione con l'aggravarsi della stessa nel corso degli ultimi anni. Ma soprattutto, a parte questo, noi dobbiamo tener conto che l'uso del territorio oggi deve essere fatto con una razionalità nuova, intelligente, capace di limitare l'estensione e capace di limitare l'impiego, soprattutto, per le infrastrutture e i servizi che altrimenti andrebbero ad estendersi in modo assolutamente insopportabile per le finanze degli enti locali, e quindi per tutta la situazione che potrebbe determinare in ordine alle richieste nei confronti della Regione, nei confronti dello Stato. Queste mi sembrano due osservazioni che possono anche apparire marginali, ma secondo me sono decisive per l'approvazione.

Noi diciamo sempre, lo diciamo spesso e lo diciamo in occasione anche di importanti finanziamenti come questo: "Ma le somme disponibili sono insufficienti, un triennio centocinquanta miliardi". Centocinquanta miliardi è una somma imponente, tenuto conto che nel 1998 i comuni che usufruiranno dei benefici di questa legge saranno molto pochi, per cui nel corso del '99 avrai in realtà a disposizione quasi cento miliardi, o forse addirittura cento miliardi completi. E' un investimento finanziario che la Regione ha fatto e il Consiglio regionale farà, e lo farà con piena coscienza di aver assolto ad uno dei problemi che è stato ripetutamente sollevato, nel corso di questi anni, in sede di Consiglio.

Io non so se dobbiamo parlare di emendamenti, credo che lo faremo nel corso della discussione degli stessi; ma ce ne sono alcuni che probabilmente hanno bisogno di una maggiore riflessione che può essere fatta nel corso della discussione e possono essere emendati gli stessi emendamenti, se non con un criterio di richiesta, attraverso una riflessione di un ritiro.

Noi abbiamo dei centri storici che sono veramente centri storici, che probabilmente non avranno caratteristiche che hanno quelli toscani, come si diceva, o umbri, però anche noi abbiamo delle località dove la storia e la cultura dell'Isola lì si rispecchia in quel che è rimasto, nei nostri borghi, nei nostri comuni, attraverso il passaggio di una storia del popolo sardo, delle occupazioni che ha dovuto subire e delle responsabilità che ha e che porta in questa storia chi ha favorito l'insediamento e la dominazione dello straniero nella nostra Isola.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Usai Pietro. Ne ha facoltà.

USAI PIETRO (Progr. Fed.). Qualche collega poc'anzi diceva giustamente che questo provvedimento arriva forse in ritardo e comunque arriva dopo alcune legislature di attesa. Giustamente il collega lo ricordava. Penso che però bisogna aggiungere che la Sardegna è l'unica regione in Italia che si dà una legge su questa materia, tant'è che, così come ricordava poc'anzi Manchinu, nella missione della Commissione in Toscana ad alcuni di noi è venuta voglia di riflettere sul fatto se fosse necessario, vista l'esperienza delle altre regioni, darsi una legge. Ci siamo detti: "Se una legge non se l'è data la Toscana, non se l'è data il Lazio, non se l'è data il Veneto, che in materia di centri storici sono sicuramente molto più ricchi della nostra Regione, perché se la deve dare la Sardegna? ".

Noi abbiamo deciso, come Commissione, unanimemente, che darsi un provvedimento legislativo era rimarcare la necessità in questa terra di fare qualcosa che in qualche modo è originale; lo dicevano i colleghi, lo diceva la relazione, noi abbiamo problemi diversi da altre regioni e la legge che stiamo facendo non solo ha l'obiettivo di tutelare i nostri centri abitati, ma si pone l'obiettivo di stimolare, investendo come regione ben centocinquanta miliardi nei prossimi tre anni, i risparmi, l'imprenditoria, tutti coloro che vogliono reinvestire nella casa, nelle infrastrutture cittadine, nella ristrutturazione, nell'abbellimento della società. Sarebbe errato se, da questa legge, alcuni, specie nel mondo intellettuale, nella cultura sarda, pensassero per esempio che una legge di questo tipo servisse a ripopolare centri storici, centri abitati. Dicevo in quella Regione, ma lo dicono i dati, in tutte le città del mondo, in tutti i centri storici del mondo, che pensare al ripopolamento dei nostri centri abitati, dei centri storici, è una cosa illusoria, non esiste. Manchinu citava alcuni esempi, la questione della qualità del vivere, dei servizi, i costi soprattutto, rendono praticamente impossibile il ripopolamento dei centri abitati, dei centri storici delle nostre città.

La legge che invece noi facciamo si pone l'obiettivo, penso che nel testo che viene varato l'obiettivo venga raggiunto, di avere due fini fondamentali: quello di ridare, nelle possibilità concrete che noi abbiamo, identità e tutela ai paesi e alle cittadine della Sardegna e si pone l'obiettivo di dare ai comuni che hanno volontà di fare, di darsi i provvedimenti urbanistici necessari, di poter spendere immediatamente i quattrini. Il provvedimento sarà un buon provvedimento se riuscirà soprattutto a vedere spesi i quattrini che noi diamo a questa legge, centocinquanta miliardi in tre anni sono una cosa seria, una cosa concreta, nessun'altra regione l'ha fatto. Io penso che il mondo dell'edilizia, così importante per la nostra economia, possa avere da questa legge una risposta importante.

Io mi auguro che soprattutto le migliaia di risparmiatori della nostra Regione, che attendono da anni la possibilità di investire non in titoli di Stato, ma nell'ampliamento della propria abitazione, nell'investire in un'area edificabile del proprio centro storico, abbia con questa legge la possibilità di farlo, quindi stiamo stimolando uno dei comparti fondamentali della nostra economia. Questo è uno degli obiettivi che ci siamo posti, penso che con questo provvedimento qualcosa si potrà fare. Auguriamoci poi che i controlli comunitari siano benevoli nei confronti della legge, perché questa Commissione spinge giustamente anche all'incentivazione; io mi auguro che l'Aula, gli uffici, seguano attentamente il provvedimento che verrà approvato stasera.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C. - Progr.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, seppur brevemente, anche perché parecchie cose le ha ben precisate, a mio avviso, il mio collega e compagno di Gruppo, onorevole Montis, rispetto agli effetti benefici di questo provvedimento. Provvedimento, ritengo, da tanti atteso, soprattutto atteso da coloro che stanno fuori da quest'Aula, provvedimento che è stato discusso ed approfondito, direi, forse anche troppo nella sede competente, nella Commissione quarta del Consiglio regionale. Siamo però arrivati a sintesi e, devo dire, sintesi unitaria che ha permesso di inquadrare un provvedimento con caratteristiche di carattere generale che permette veramente un intervento diffuso e articolato in tutta la Regione Sardegna. Molto si è discusso se privilegiare e fare la scelta di privilegiare alcuni centri storici che indubbiamente hanno un grosso pregio turistico architettonico e storico, o se invece era necessario e più opportuno attuare e varare un provvedimento che tenesse conto della realtà sociale e culturale della nostra Sardegna, quindi della considerazione che i centri storici in Sardegna che hanno un reale valore storico-culturale sono veramente più di quelli che si possono contare sulle mani di una persona. La scelta è caduta, a mio avviso, positivamente sul fatto che in Sardegna vi sono veramente grosse potenzialità da sviluppare rispetto alla valorizzazione dei centri storici, in quanto abbiamo cittadine, seppur piccole per il tipo della conformazione dei nostri comuni, soprattutto quelli dei centri minori, di grande valore artistico ed architettonico e di una grande storia. Per altro questa legge si lega con la filosofia di evitare lo spopolamento dei centri minori, delle zone interne. La politica di una valorizzazione dei centri, soprattutto dei centri minori, è un'occasione di sviluppo e di valorizzazione delle attività economico commerciali ed artigianali che in detti centri si possono sviluppare. Per altro le considerazioni che poc'anzi venivano fatte dal mio collega Montis riguardavano proprio l'utilizzo del territorio di per sé stesso, quello che noi abbiamo già, nel senso che noi vediamo che in tutte le città più o meno grandi, chiaramente nelle più grandi questo elemento è molto più vistoso, come Cagliari, Sassari ed altre città, noi vediamo che parti consistenti dei centri abitati sono completamente degradate e sono completamente inutilizzate rispetto agli scopi per cui a suo tempo erano state edificate e costruite. Per cui vi è la tendenza, anche perché i costi di costruzione e di intervento all'interno dei centri storici, soprattutto per i giusti vincoli che ci sono, che molte volte ne impediscono le demolizione, sono molto superiori rispetto a quello che si può attuare attraverso l'attivazione di una nuova costruzione nel perimetro delle città, quindi in periferia.

Questo ha fatto sì che le città, le cittadine, i paesi si siano sempre più allargati e sviluppati nella periferia dei centri, e questo ha portato non soltanto ad un utilizzo molte volte insensato e non regolato del territorio, ma ha portato ad un aggravio dei costi da parte delle amministrazioni medesime che hanno gioco forza dovuto scaricarli nei confronti della propria collettività, dei propri cittadini, rimanendo comunque grossi problemi di gestione del problema edilizio abitativo esistente. Perché quella norma che prevede che le amministrazioni comunali possano intervenire con atto di imperio per operare quelle opere di risanamento o di pulizia nei confronti di quegli edifici completamente abbandonati è una legge sancita, prevista anche dal nostro ordinamento, ma di difficile applicazione, non soltanto per l'onere finanziario che i comuni devono affrontare per farla rispettare, ma soprattutto per la difficoltà di riuscire a recuperare le somme anticipate dall'intervento stesso, perché significa mettere avvocati, appelli e quant'altro, e quindi l'impossibilità di operare una vera azione di repressione degli elementi di maleducazione che vi sono comunque diffusi un po' in tutta la Sardegna, per gli abbandoni di questi locali. Quindi un provvedimento che incentiva e che mette in condizioni di sviluppare un progetto integrato, quindi progetti che non consentono soltanto di dare soluzione al problema singolo dell'abitazione nel centro storico, ma guidano nel suo complesso un progetto di valorizzazione di un insieme di realtà abitative edilizie, consente una rivalutazione dello stesso patrimonio, per cui dello stesso valore delle opere ristrutturate, perché noi sappiamo benissimo che un'azione di recupero di un centro, un'azione di valorizzazione di un centro significa incrementare concretamente la ricchezza dell'opera e l'insediamento stesso, in quanto non solo per l'opera di risanamento che è stata fatta ma per il valore che intorno a questo intervento si riesce ad attivare e alla rivalutazione e l'utilizzo di questo pezzo del territorio che si riesce a fare.

Oltre a questo c'è da considerare un aspetto che noi abbiamo sempre ritenuto fondamentale, molte volte si è detto come dare risposta al problema dell'occupazione, noi abbiamo considerato sempre il settore dell'edilizia un settore fondamentale trainante per la nostra economia, e l'abbiamo considerato sempre così perché questo settore in sé stesso non significa soltanto mettere mattone su mattone, ma significa soprattutto attuare un insieme di azioni che permetta ad una serie di settori strettamente legati fra essi di poter intervenire. In un'abitazione vi sono interventi che coinvolgono decine di professioni, quindi innumerevoli attività professionali che possono trarre sostentamento, sviluppo e lavoro. Mettere in attività, far muovere una capacità finanziaria come questa, centocinquanta miliardi - si è detto - in tre anni, siamo ormai alla fine del '98, nel '99 si dovrebbe riuscire a muovere una parte di questi cento miliardi, significa veramente operare una moltiplicazione notevole delle capacità di movimento del denaro; quanto meno questi cento miliardi si potranno moltiplicare, anche attraverso l'utilizzo delle risorse private, anche perché gli interventi prevedono che anche il privato metta la sua quota. Questi cento miliardi si possono moltiplicare almeno per quattro, per cui si può pensare che in un anno si possono mettere in circolazione complessivamente almeno quattrocento o cinquecento miliardi.

Chiaramente questi soldi sono soldi che si mettono in circolazione, che servono per pagare gli interventi che vengono fatti, che vanno a rafforzare una nostra economia, che consentono di rivitalizzare il settore, non soltanto il settore commerciale, ma soprattutto il settore delle costruzioni, di chi opera nella ristrutturazione e negli adeguamenti dell'impiantistica in genere, proprio perché si parla di intervenire per risanare edifici di per sé costruiti parecchi anni fa. quindi interventi di alta qualificazione, interventi che permettono veramente il consolidamento del tessuto economico soprattutto della piccola e media impresa.

Oltre a questo vi è da dire che è un provvedimento che si muove su tre azioni, nel senso che non soltanto considera la capacità di quei comuni che hanno avuto o hanno la possibilità di avere uffici tecnici o ingegneristici in grado di avere già sviluppato piani integrati, per cui azioni integrate di intervento per il recupero urbano, per cui saranno anche in grado di attivare grosse azioni, ma considera anche quelle realtà che probabilmente in questo momento non sono in grado di sviluppare grandi progetti, per cui la stessa legge prevede il finanziamento di azioni di recupero primario dei centri, quindi piccole opere pubbliche di risanamento, di risanamento ambientale, che non prevede, per cui il grosso progetto di recupero ambientale comprensivo anche degli uffici, che per farlo effettivamente ci vuole dietro una struttura non indifferente, una struttura che comunque va studiata dallo stesso comune e che prevede probabilmente anche il coinvolgimento dei privati ed il supporto tecnico economico di altri soggetti, altrimenti difficilmente un piccolo comune riesce a farlo. Per cui si è studiato un tipo di intervento che permette un'azione su due fronti, che dà risposte sia a chi è già in grado di elaborare grossi progetti, sia a chi invece è in grado di elaborare progetti inferiori, comunque sempre importanti rispetto al comune interessato.

Oltre a questo vi è da dire che questo intervento si sta aggiungendo ad un intervento che è già stato finanziato dall'amministrazione regionale, quello dei contributi per i centri storici collegati alla recente legge di carattere governativo che aveva trasferito una serie di fondi, che prevedeva i contributi a fondo perduto fino ad un massimo di 50 milioni. Devo dire che in quell'occasione ho visto le domande da parte dei comuni e ho visto che, rispetto alla capacità finanziaria che quella norma aveva, i comuni che sono intervenuti e che hanno fatto domanda, che si sono attivati, sono stati veramente pochi. Riferisco questo dato perché ritengo che sia un dato negativo e preoccupante rispetto alla necessità che invece vi è nei territori rispetto alle richieste che vi sono da parte dei singoli e dei privati per interventi di questo tipo.

Probabilmente, con la legge sui centri storici, con l'approvazione di questa proposta di legge, questo non avverrà, perché il provvedimento sarà di sicuro più pubblicizzato, per cui le stesse amministrazioni avranno cura di informarsi, quindi di attivarsi in maniera più celere.

Però c'è da dire che, probabilmente, anche rispetto all'applicazione di queste nuove norme, per cui l'attivazione di questa legge, a mio avviso, non basta soltanto che si faccia una legge da parte dell'assessorato competente interessato, ma a mio avviso dovrà fornire rapide informazioni non soltanto di trasmissione della legge, che quando sarà approvata verrà pubblicata anche sulla Gazzetta Ufficiale, ma circolari e note esplicative, proprio per eliminare tutti quei dubbi che di sicuro interverranno nell'interpretazione della stessa norma, che molte volte sono quei piccoli elementi che impediscono agli enti locali, soprattutto a quelli più piccoli che non hanno strutture attrezzate, di attuare e di cogliere le opportunità che i provvedimenti di legge molte volte prevedono.

Poi sollecito anche un intervento di informazione e di supporto da parte della nostra Regione nei confronti dei comuni, soprattutto quelli minori, perché sappiamo che hanno questi problemi, molte volte li abbiamo registrati e verificati.

Non mi rimane da dire altro, se non che si può constatare dagli interventi che ci sono stati in aula, che a fronte di questo provvedimento troviamo una condivisione pressoché unanime. Ho visto anche gli emendamenti, soprattutto quelli formulati dalla destra, che sono veramente in linea con la filosofia del provvedimento. Probabilmente invece in modo diverso si potrebbe giudicare qualche emendamento che proviene dai banchi della maggioranza, che noi non condividiamo assolutamente.

Da questo fatto e da questo elemento, comunque, che porta tutti noi a discutere nel concreto di un provvedimento che incide nei bisogni della gente, soprattutto incide nella risoluzione dei problemi di tanta gente, si vede che quando si discute nel merito di queste cose anche l'aula riesce a trovare un momento di sintesi, un momento di operatività compiuta nell'unità di azione. Questo è un fatto, ritengo, altamente positivo, e segnerà veramente nella giornata di oggi, quando voteremo questo provvedimento, un'ulteriore passo avanti, non soltanto nella dialettica politica della discussione sui provvedimenti, ma un passo avanti nei passi concreti che questo Consiglio regionale fa nei confronti della popolazione della Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è detto e ripetuto più volte che i centri storici della Sardegna non hanno grande valenza né storica né architettonica. Credo niente di più sbagliato, ma sono purtroppo idee difficili da smantellare.

All'inizio di questo secolo una Commissione presieduta dal Sovrintendente ai monumenti ordinò la demolizione della torre a mare di Oristano, opera costruita da Mariano II nel 1293, dicendo che non aveva nessun valore storico né artistico. Ma anche alcuni anni fa qualcuno fece una relazione sugli scavi archeologici a Santa Gilla dicendo che non era stato scoperto niente di interessante perché erano stati trovati soltanto muri in mattoni crudi medioevali. Credo che la cultura, anche quella degli studiosi di archeologia e di belle arti in Sardegna, abbia bisogno di aggiornamenti, perché questa storia che i muri in mattoni crudi non fossero rilevanti l'archeologia che si occupa del Medio Oriente l'aveva sostenuta, ma solo fino al 1700, poi si erano accorti che archeologia non sono soltanto le grandi costruzioni in pietra, ma è archeologia anche tutto il villaggio che sta attorno, magari costruito con materiali meno costosi ma che sicuramente ci dà molte più informazioni sulla vita della gente, sul perché sono avvenuti determinati fatti storici, perché determinati popoli hanno vissuto o hanno abbandonato quei luoghi.

I centri storici della Sardegna sono in gran parte centri storici poveri, sotto un centro profilo, ma sono conservati e ci danno la testimonianza del passato molto evidente. Se noi andiamo a Pisa troviamo che di stile romanico pisano è restato solo il Duomo, perché i pisani, essendo ricchi, rifecero tutte le chiese; invece in Sardegna, dove siamo stati sempre più poveri, quasi nessuno ha pensato di demolire le chiese pisane e magari sono presenti in gran numero, soprattutto quelle abbandonate nelle campagne, perché nessuno ha avuto velleità ricostruttorie.

Così sono i nostri centri urbani, cioè sono centri che magari in povertà di materiali, in povertà di architettura, restano e resistono perché in genere non abbiamo avuto grande prosperità che ci consentisse una ricostruzione. Credo che soltanto a partire da questo dopoguerra si è posto il problema dell'abbandono dei centri storici, abbandono derivante dal desiderio di migliori condizioni abitative, che si è manifestato per lo più anziché in rifacimenti dei centri storici, in costruzioni ai margini dei centri storici e all'esterno dei centri storici, per cui i centri storici si sono degradati per mancato uso, ma sono in gran parte ancora intatti nelle loro caratteristiche.

Credo che questa legge, effettivamente, colga nel segno. Qualcuno ha detto che le risorse sono poche, ma teniamo conto che 50 miliardi l'anno, per un triennio garantito di intervento pubblico, vanno a sommarsi ad altri interventi pubblici (per esempio alle provvidenze in materia fiscale per il restauro delle abitazioni) con le risorse che i cittadini sardi hanno sempre impiegato nel settore abitativo.

Una caratteristica dei sardi è quella di investire in abitazioni, per cui questa legge, dando degli incentivi a chi restaura le abitazioni, effettivamente incentiva una tendenza già presente. Se volessimo spingere i sardi a fare un'industria metalmeccanica, credo che otterremo i "fiaschi" che abbiamo ottenuto in tanti anni di incentivi a certi tipi di industrie; se invece spingiamo i sardi ad occuparsi di edilizia, a farsi la casa, credo che coglieremo nel segno.

Per esempio, basti vedere il successo che ha avuto la legge per l'acquisto delle case, tanto che siamo costretti continuamente a rifinanziarla. Se utilizziamo altre risorse non sappiamo quale sarà la ricaduta, cioè non sappiamo né se vengono utilizzate né che ricaduta avranno; intervenendo in questo settore sappiamo che sicuramente la domanda ci sarà, ci sarà l'impiego di questi fondi e l'impiego di fondi privati, cosa che troviamo sempre difficile ottenere con altre leggi di intervento.

Per cui, sotto il profilo dello sviluppo economico e dell'occupazione credo sia una legge che sicuramente lascerà il segno e credo anche che, a fine triennio, probabilmente saremo costretti a rifinanziarla, cercando le risorse disponibili. Credo, però, che inerisca anche altri settori economici, per esempio il settore economico del turismo che non può che avvalersi di una legge che valorizzi i nostri centri storici.

Se andiamo sulle tipologie di albergo diffuso, che possono avvalersi inizialmente del finanziamento di questa legge, credo che molti centri storici, abbandonati dagli originari abitanti, possano ritrovare vita come attività economica.

Credo anche che sia possibile riportare certe attività artigianali nei centri storici se verranno dotati di servizi. Credo che vi sarà anche un risparmio, nel senso che si eviterà la costruzione di nuove case (e quindi l'utilizzo di aree agricole) e l'espansione degli abitati, il che vuol dire dover fornire servizi ad abitati sempre più vasti anche tenendo conto che, in rapporto alla popolazione, molto spesso gli abitati sardi hanno grandissima estensione, perché c'è la tendenza a vivere in case monofamiliari e magari con il giardino.

Per cui, in effetti, riportare la gente nei centri storici significa risparmiare sia come investimenti sia come spese di gestione dei servizi dei centri abitati; per di più, è un tipo di investimento che richiede esclusivamente, o quasi, risorse locali, perché la progettazione è fatta quasi esclusivamente da tecnici locali, la mano d'opera impiegata è locale, le imprese sono locali, le forniture artigianali sono in gran parte di imprese locali e gli stessi materiali, dovendosi utilizzare materiali tipici della zona, chiaramente sono di provenienza locale o comunque sarda.

Per cui credo che i soldi che verranno spesi in questo settore non andranno tanto velocemente fuori dalla Sardegna, ma entreranno nel circuito economico della Sardegna con effetti moltiplicatori.

Per questo, in linea di massima, la legge è da approvare; presenterò alcuni emendamenti, ma solo per chiarire alcuni punti del testo che potrebbero dar luogo a difficoltà interpretative e, conseguentemente, a inceppamenti del meccanismo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Signor Presidente, io credo che occorra fare alcune considerazioni sulle ragioni della legge, cioè perché si decide di varare in Sardegna una legge di tutela e valorizzazione dei centri storici.

Mi pare che già qualche collega abbia rammentato prima che la materia di tutela e valorizzazione dei centri storici sarebbe potuta prescindere, tranquillamente, da una legge.

Gli strumenti per arrivare a un nuovo volto delle nostre città e dei nostri paesi, si sarebbe potuto cogliere come obiettivo tranquillamente attraverso degli strumenti di ordine comunale. Credo che la tutela e la valorizzazione dei centri storici sarebbe potuta arrivare anche da una strada diversa, cioè dal varo dei piani particolareggiati in relazione alle zone urbanistiche classificate A; si sarebbe potuto imporre ai comuni il varo del piano delle funzioni, cosa che comuni molto avanzati, illuminati e intelligenti hanno fatto in questi anni. Si sarebbe potuto affiancare al piano particolareggiato e al piano delle funzioni, il piano del colore, e attraverso questi strumenti di carattere urbanistico, che sono di competenza peculiare dei comuni, sicuramente avremmo ottenuto lo stesso risultato.

Perché il legislatore ha scelto in Sardegna di dotarsi di una legge che si occupi della tutela e valorizzazione dei centri storici? L'esigenza di questa legge fa emergere una verità cruda e amara, cioè che la Sardegna è una regione sottosviluppata, a ritardo di sviluppo; è una regione che ha un'economia fragile.

Sarebbe stato inutile, nella sostanza, imporre ai comuni il varo dei piani particolareggiati, il varo del piano delle funzioni, il varo dei piani del colore in una regione in cui il tasso di disoccupazione è oltre il 20 per cento, dove chi lavora fa fatica a sostentare la famiglia, in una società civile dove non ci sono le economie per subire gli obblighi di questi strumenti urbanistici da parte comunale.

Questo perché? Lo hanno già detto alcuni colleghi, lo ripetiamo: l'attuazione dei piani particolareggiati, dei piani delle funzioni e dei piani del colore necessita di interventi costosi; intervenire in maniera edilizia all'interno di un centro storico impone mezzi diversi, strumenti diversi rispetto agli strumenti necessari per costruire invece all'esterno dei centri abitati e quindi impone dei costi aggiuntivi. I costi aggiuntivi sono necessari se si vuole intervenire nei centri storici.

Di più: gli interventi più costosi non sempre danno luogo, sotto il profilo funzionale, ad abitazioni migliori o adeguate rispetto alle abitazioni che invece vengono fatte all'esterno.

Le abitazione che vengono fatte nelle zone di espansione, cioè nelle zone C, possono essere dotate di finestre ampie, possono godere di aria e di luce; mentre nei centri storici generalmente ci troviamo davanti alle cosiddette case a schiera, per cui gli edifici sono cresciuti uno dietro l'altro, affiancandosi e costituendo le vie che conosciamo nei centri abitati, per cui i lati nei quali i proprietari delle abitazioni potevano aprire le finestre sono solamente due: quelli della facciata anteriore e quelli della facciata posteriore.

Questo ha creato, soprattutto nelle giovani coppie, un desiderio di fuga dal centro storico per ubicarsi in case nuove, meno costose, più spaziose ed anche più godibili che vanno all'esterno del centro storico.

Quindi la Commissione, dopo un approfondito esame di tutti questi temi, ha deciso che fosse necessario incentivare il riuso dei centri storici attraverso degli incentivi; il centro storico, anche dove è stato riutilizzato in assenza di incentivi, noi sappiamo che è stato riutilizzato solo da alcuni ceti, generalmente ceti identificabili con la borghesia medio-alta, proprio perché i costi erano incompatibili con i ceti più deboli della società civile.

Ecco perché la scelta di una legge, ecco perché una legge che non impone gli strumenti attuativi, salvo il piano particolareggiato (che diventa presupposto per la richiesta di iscrizione nel repertorio), ma ecco gli incentivi ad insediarsi nell'ambito del centro storico, venendo incontro a quelle richieste che possono esistere anche nell'ambito delle fasce più deboli della società civile che da oggi trova nella legge regionale uno strumento attraverso il quale andare e potersi reinsediare (magari come i propri genitori avevano fatto a suo tempo) nell'ambito di quei centri storici.

Ecco dunque le ragioni per le quali il legislatore ha optato per emanare una legge mentre invece, con un'economia diversa, i Comuni avrebbero potuto operare singolarmente con strumenti di ordine comunale.

Naturalmente l'incentivo, si è parlato di 150 miliardi in tre anni, non credo sia un incentivo sufficiente, è sicuramente un incentivo insufficiente. Credo che la legge, dopo un'applicazione annuale, massimo biennale, dovrà subire una ricognizione per vedere soprattutto la verifica degli effetti moltiplicatori di questi incentivi, cioè verificare se questi incentivi, messi in essere presso la società civile, abbiano poi indotto i privati ad investire nei centri storici anche parte dei loro denari e quindi avere un effetto moltiplicatore che, rispetto ai 150 miliardi che è una somma tutto sommato nei tre anni importante ma insignificante rispetto all'esigenza diffusa che esiste nei nostri Comuni e vediamo, a quel momento, se la legge dovrà subire dei correttivi soprattutto di carattere applicativo e verificare se le aspettative, anche di carattere economico e sociale, sono state rispettate.

E` importante perché? Perché interviene in un settore, quale quello dell'edilizia, che è capace di generare posti di lavoro.

E` vero che questo non sarà un Piano di Lavoro, né ha la presunzione di esserlo, tuttavia ci insegnano nelle varie audizioni che andiamo facendo negli anni, per esempio le Associazioni dei costruttori che l'edilizia, l'investimento edilizio per miliardo investito è sicuramente una delle attività che è capace di dare un ritorno occupativo, che è almeno più alto di tre volte che quello dell'industria, per esempio.

Quindi anche questa è stata una scelta che ci dà la certezza che se la legge entrerà in funzione, avrà funzionalità, sarà capace anche in rapporto alle risorse finanziarie investite di dare il massimo dei livelli occupativi in rapporto all'entità dell'investimento che si andrà a fare.

Naturalmente un altro pregio di questa legge è che noi andiamo a offrire anche una migliore qualità della vita, rispetto alle esigenze generali della pianificazione territoriale. E` stato già detto, ci piace ripeterlo, il fatto di convincere, di incentivare la società civile, i ceti più deboli che possono andare a insediarsi nei centri storici, questo ci dà la possibilità di risparmiare territorio, di limitare l'espansione delle zone C, per intenderci, e quindi di concentrare e favorire le abitazioni con un ritorno verso il centro storico, centro storico che come ha detto Obino negli anni '70 è stato sventrato. Paradossalmente il fatto di avere un'economia povera ha dato il risultato che è il seguente: chi non aveva i soldi per investire e ha dovuto andare incontro alle successioni, alle successioni mortis causa, e dove non vi erano i quattrini, oggi ritroviamo ancora esempi di tipologie, di architetture dei centri storici, così come erano 20 - 30 - 40 - 5 anni fa. Paradossalmente, dove vi erano quattro soldi ma non vi era cultura, non vi era preparazione professionale, non vi erano tecnici adeguati alla situazione, sono stati sventrati centri storici, sono state cambiate le facciate originarie, sono stati cambiati i balconi originali, sono stati cambiati paradossalmente i tratti fisiologici della identità dei nostri centri storici, della identità delle nostre cittadine.

Quindi interveniamo sotto questo aspetto sicuramente con grande ritardo, preso atto del fatto che la nostra società non era da sola capace di dare risposte alla tutela e alla valorizzazione di quei centri abitativi, che erano la storia delle nostre generazioni precedenti, che erano la storia della nostra identità e della nostra cultura proprio in quelle vie, in quei tratti urbani nei quali avevano vissuto i nostri antenati, i nostri avi e che meritavano sicuramente una tutela di ordine diverso.

Chiedo all'Aula ancora un minuto di pazienza per chiudere anche, voglio farlo con grande sintesi, perché credo che anche la sintesi sia poi un contributo alla legge stessa, credo che sia molto importante ricordare, l'ha fatto Bonesu per un attimo, anche un aspetto che riguarda i centri storici in rapporto allo sviluppo economico di una Sardegna, che seppure con grande difficoltà sta tentando di impiantare nella sua terra un sistema economico-turistico. Cioè, che cosa voglio dire? Voglio dire che fino a quando i flussi turistici sono indirizzati unicamente al sole e al mare e non ad altro, è chiaro che il turismo rimarrà una voce marginale della nostra economia sarda. Ma d'altra parte non poteva che essere così, se è vero come è vero che non potevamo pretendere dai flussi turistici che si orientassero all'interno dei nostri centri abitati, quando questi centri abitati non avevano i pregi necessari per essere goduti, non avevano quei tratti tipologici e architettonici che potevano essere attrattivi verso i flussi turistici, e quindi abbiamo perso tutta una fascia di economia di questi potenziali consumatori che, all'interno dei nostri centri abitati, avrebbero potuto consumare importanti risorse, quindi non solo riedificare sotto il profilo materiale della circolazione della gente, ma avrebbero anche ridato fiato a quelle economie dei servizi che seppure ancora insufficienti pure esistono nei centri storici, credo che rivalutare e tutelare i centri storici significhi anche interconnettere le nostre città con un'intercettazione dei flussi turistici per convincerli che anche la nostra cultura interna, la cultura e l'identità tipologica ed architettonica dei nostri centri storici può valere la spesa di una serata, può valere un interesse turistico, un interesse culturale, per cui anche questo può dare indotto a quelle attività economiche che pure esistono in via potenziale e che ancora non trovano quello sviluppo che altrimenti meriterebbero.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.

GHIRRA (Progr. Fed.). Signor Presidente e colleghi, mi sembra che dopo dieci anni d'attesa il fatto che il Consiglio Regionale si appresti a varare questo importante provvedimento nobiliti in qualche modo questa legislatura, spesso questo Consiglio è stato attaccato e contestato ma poi probabilmente scopriremo tutti insieme, perché questa legge mi sembra un patrimonio di tutti, dell'intera Assemblea, che in fondo il bilancio non è così negativo.

Questo provvedimento mi pare un caposaldo della legislatura, anche perché come hanno detto molti colleghi, mi sembra che ci sia un clima di forte consenso, dentro questa legge si mettono insieme alcuni valori politici, economici e culturali, per un verso riusciamo finalmente a dare gambe a questa parola d'ordine dell'identità, della valorizzazione della nostra cultura, che spesso era un enunciato astratto, mentre qui diventa materia concreta, per un altro verso con questo provvedimento inauguriamo in qualche modo il Piano per l'occupazione e lo sviluppo; lo diceva il collega Montis, lo dicevano altri colleghi, dentro questo provvedimento è in grado di dare una forte spinta all'occupazione; gli stessi industriali della Confindustria, dell'ANCI, dell'Associazione della Confindustria che raggruppa i costruttori edili, sostengono che nel recupero e nel riuso ci sia un uso di occupati che è triplo, non doppio come diceva il collega Obino che si manteneva cauto, ma è triplo rispetto alle nuove costruzioni. C'è dunque, come dice il primo articolo della legge, prima di tutto un recupero di un territorio che spesso è devastato, che spesso è abbandonato, e c'è il tentativo di inserire nella cultura urbanistica e nell'edilizia un valore che spesso il dopoguerra ha trascurato: il valore della bellezza. Se voi ci pensate nel nostro Paese, dopo il periodo fascista il valore estetico nell'urbanistica è stato trascurato, se ci pensate le ultime grandi costruzioni, come il quartiere dell'EUR a Roma, risalgono al periodo fascista, ma la democrazia non è riuscita a portare il valore della bellezza nell'urbanistica; abbiamo costruito città e paesi brutti, che hanno perso identità. E questo lo vediamo in Sardegna, dove intere periferie sono veramente orrende, lo vediamo in città come Cagliari dove... qui faccio un'autocritica a nome mio e penso anche di pezzi della sinistra, dove i quartieri come S. Elia, per cui è stata fatta una grande battaglia, poi hanno prodotto dei risultati di grande bruttezza, tant'è che alcuni urbanisti e alcuni uomini della cultura della sinistra un po' per provocazione, ma forse anche sul serio, sostengono che andrebbe buttato giù e rifatto quel quartiere.

Mi sembra importante che con questa legge poniamo una serie di paletti, intorno a cui ripensare il nostro sviluppo e la nostra convivenza sociale. Lo spopolamento di paesi della Sardegna, ma anche lo spopolamento dei centri storici delle città ha portato e porta al degrado. E` vero quello che diceva il collega Manchinu, che i centri storici delle grandi città oggi ospitano in gran parte, in condizioni di vita precaria e talvolta di sfruttamento da parte di proprietari "squali", cittadini del Terzo mondo, ma ospitano anche i cittadini sardi devo dire; perché chi conosce i quartieri cittadini di Cagliari, i quartieri storici sa che ci sono famiglie che vivono in dieci nella stessa stanza, cioè ci sono delle condizioni di vita insopportabili. E' quindi un dovere del potere pubblico un risanamento di queste abitazioni e a mio parere però con delle cautele. Mi pare che il comune di Bologna sia riuscito a risanare il suo centro storico tutelando anche il diritto di chi ci risiedeva a restare lì, perché altrimenti, certo, il balzo in avanti delle quotazioni della proprietà ma anche degli affitti potrebbe emarginare ceti popolari che vivono nel centro storico.

Quindi è giusto che il potere pubblico stia attento sia alla salvaguardia e alla valorizzazione dei centri storici, ma anche alla salvaguardia dei diritti di chi nei centri storici ci abita. Dicevo dunque, lo diceva bene poi il collega Bonesu, che c'è un fatto culturale, c'è un fatto di difesa di identità, c'è un fatto di recupero dell'amore dei propri borghi o delle proprie città, che poi è anche la premessa... io dico sempre - scusate se mi cito, che soltanto chi ama la propria città può vendere questo prodotto ai turisti.

La Sardegna ha bisogno di un grande sviluppo turistico, non può pensare di vendere se stessa come prodotto turistico se non si tratta bene, se non si ama, se le sue città, se i suoi paesi non sono degni di attenzione anche estetica. E quindi anche la politica di valorizzazione dei centri storici può essere un perno della politica del turismo; avete visto che disastro è stato quest'anno il turismo? Nel senso che è cresciuto il numero degli arrivi ed è diminuito il numero degli occupanti degli alberghi, perché purtroppo il turismo si è ancora una volta riversato sulle seconde case e questo non ha portato sviluppo e ricchezza come invece sarebbe stato possibile con una cultura del turismo diffusa.

Dunque dentro questa legge ci sono anche le premesse per impostare una politica del turismo radicata nel nostro territorio, nella nostra cultura e nella nostra storia. Ma dicevo che è poi importante il discorso dell'occupazione, noi ci accingiamo a dedicare molte settimane del lavoro del Consiglio in Commissione e in Aula al Piano per il lavoro e per lo sviluppo.

Questo è l'inizio di un Piano per il lavoro e per lo sviluppo, perché è vero, è stato detto in questi anni: "L'edilizia ha sofferto una grave crisi". Rivitalizzare il settore edilizio con una politica corretta è un grande strumento di creazione dell'occupazione, è un grande strumento di finanziamento della piccola e media impresa artigiana.

Devo dire che probabilmente c'è dentro questa legge e dentro questa linea la possibilità di recuperare anche i lavori artigiani e storici che sono scomparsi, nel senso che figure come gli scalpellini o l'uso di certi materiali come la trachite di certe aree della Sardegna, o il recupero dei mattoni di fango sono tutti quanti terreni sui quali si possono recuperare professionalità che sono quasi del tutto scomparse o in via di estinzione.

Dunque c'è la creazione di occupazione, ma anche di occupazione nuova in settori vecchi dove l'occupazione si stava perdendo. Voi sapete che questo nostro Paese, e parlo non solo della Sardegna ma dell'Italia, ha dei problemi incredibili sul fronte dell'occupazione, abbiamo un esercito di disoccupati ma ci sono dei casi in cui si cercano delle professionalità, a livello anche di operai specializzati, che non si trovano più, e non si trovano perché si sono persi ovviamente i settori in cui questa occupazione si deve sviluppare.

Dunque mi sembra che questo provvedimento cammini su una linea giusta, e cammina su una linea giusta, lo sottolineava nella sua relazione il collega Diana, anche nel fare dei comuni i protagonisti di questa operazione.

Noi tante volte giustamente diciamo che bisogna cambiare la Regione, bisogna riformarla, bisogna spogliarla di poteri e bisogna dare poteri reali ai comuni, questa legge mi pare che dia ai comuni poteri e anche doveri, perché il fatto che soltanto 40 dei 367 comuni sardi siano oggi dotati di strumenti attuativi e di piani particolareggiati è un grosso limite, noi con questa legge consentiamo ai comuni di fare un salto in avanti, consentiamo ai comuni di studiare il territorio, di conoscerlo e di governarlo.

Dunque mi pare che in questo caso l'idea di dare ai comuni i poteri, le deleghe, le funzioni e anche i denari si realizzi pienamente, cioè anche qui siamo in un campo in cui dalla enunciazione si passa a fatti pratici, a fatti concreti, a fatti che i cittadini possono apprezzare, così come i cittadini apprezzeranno senz'altro il fatto che i loro risparmi, uniti al sostegno pubblico, possano garantire questo grosso flusso di danaro.

E` vero che noi provvediamo con questa legge 150 miliardi in tre anni, ma è possibile che questa cifra possa addirittura decuplicarsi nei suoi effetti moltiplicatori, comunque se pensiamo anche agli interventi nazionali, soprattutto ne parlava il collega Bonesu, sul piano delle detassazioni previste nell'IRPEF a chi investe nel restauro della propria casa, mi pare che si metta in moto un meccanismo che può avere effetti virtuosi. E può avere effetti virtuosi anche nel garantire all'impresa artigiana, che in questi anni in Sardegna ha vissuto delle fasi anche di difficoltà, di attrezzarsi meglio. Persino l'impresa può fare un salto di qualità, il recupero comporta comunque degli investimenti e comporta comunque un atteggiamento verso la produzione più moderno, più avanzato. La stessa impresa si deve in qualche modo ristrutturare, deve fare un salto di qualità.

Sono tanti gli elementi che depongono a favore di questo provvedimento, né io scopro l'acqua calda, perché mi pare che tutto il Consiglio sia unito nel sottolineare positivamente il valore di questa legge.

Io mi auguro che nel corso della discussione noi la possiamo persino migliorare perché, ripeto, c'è molta attesa e soprattutto questo provvedimento può dare il segno che il Consiglio è capace sui temi dell'economia, sui temi della cultura e sui temi dell'identità di dare dei segnali forti e dei segnali di unità.

PRESIDENTE. Sospendiamo i lavori perché domattina alle 9.00 ci sarà una consultazione tra l'Assessore e la Commissione per vedere gli emendamenti. I lavori riprenderanno domani alle 10.00.

La seduta è tolta alle ore 19 e 20.