Seduta n.306 del 28/02/2007
CCCVI Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì 28 febbraio 2007
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Rassu
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 17 e 34.
CASSANO, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana 21 febbraio 2007 (300), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Ignazio Calledda e Siro Marrocu hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 28 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione Maninchedda - Balia - Masia - Salis - Serra sulla costruzione ed ampliamento del campo da golf a Villasimius in località Campulongu". (718)
(Risposta scritta in data 27 febbraio 2007.)
"Interrogazione Dedoni sulla politica della ricerca in Sardegna ed in particolare su Sardegna ricerche (ex Consorzio 21) e tutte le sue controllate e correlate". (725)
(Risposta scritta in data 27 febbraio 2007.)
"Interrogazione Liori - Diana sulla soppressione delle fermate delle linee Ferrovie della Sardegna - ex Pani site nel Comune di Sardara". (732)
(Risposta scritta in data 27 febbraio 2007.)
PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno il disegno di legge numero 5-Stat/A il cui esame prosegue con la discussione dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, si esprime parere positivo sugli emendamenti numero 115 e 574, perchè abbiamo approvato l'articolo 13 che attribuisce esclusivamente al Consiglio la funzione regolamentare. Si esprime parere negativo sugli emendamenti numero 113, 264, 265, 266, 371, 44, 116, 309, 117, 575, 576, 577. Si invitano i proponenti a ritirare l'emendamento numero 310 in quanto si propone che la lettera g) dell'articolo venga così integrata: "esercita le funzioni di alta amministrazione non espressamente attribuite al Consiglio e al Presidente della Regione", facendo venir meno le ragioni del suddetto emendamento.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, la Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore. L'emendamento numero 115, tenuto conto che il potere regolamentare rimane saldamente in capo al Consiglio regionale, giustamente espelle dal punto c) il riferimento al potere regolamentare della Giunta. Vorrei invitare invece i proponenti dell'emendamento numero 309, primo firmatario l'onorevole Uras, a ritirarlo perché questa formulazione è sostanzialmente pleonastica; abitualmente infatti all'interno della Giunta si esprimono posizioni differenziate, e nulla esclude che su posizioni differenziate si possano anche assumere determinazioni di voto differenti.
Per quanto riguarda invece l'emendamento orale al punto g) dell'articolo 21, così com'è stato illustrato dal relatore, il riferimento alla "alta amministrazione" trova il favore della Giunta regionale che esercita quindi tutte quelle funzioni che non sono né del Presidente, né del Consiglio, ma che sono legate ad atti di governo, e quindi ad atti di alta amministrazione.
(Non è approvato)
L'emendamento numero 114 è stato ritirato.
E' in votazione l'emendamento numero 264.
Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Gallus)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 264.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILERI - PISANO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 63
astenuti 3
maggioranza 32
favorevoli 21
contrari 42
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione assieme gli emendamenti numero 115 e 574. Chi li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
E' in votazione l'emendamento numero 265, uguale al 310 di cui è stato chiesto il ritiro.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, ritiro gli emendamenti numero 310 e 309, quest'ultimo in ragione dell'emendamento orale di modifica della lettera g), del secondo comma dell'articolo 21, proposto dal relatore.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
L'emendamento numero 44 è decaduto.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 21. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(E' approvato)
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 577. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 577.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - FARIGU - GALLUS - LA SPISA - LADU - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILERI - PISANO - RANDAZZO Alberto - RASSU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MASIA - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 57
astenuti 3
maggioranza 29
favorevoli 17
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
Colleghi riprendiamo l'esame dell'articolo 20, precedentemente accantonato per consentire la presentazione di un emendamento di sintesi degli emendamenti numero 191, 333 e 698.
. E' stato presentato l'emendamento di sintesi numero 812.
(Si riporta di seguito il testo dell'emendamento numero 812:
EMENDAMENTO di sintesi degli emendamenti numero 191, 333 e 698 sostitutivo parziale PINNA - CALIGARIS - CERINA - SANNA Simonetta - COCCO - BARRACCIU - CORRIAS - LANZI - LOMBARDO
Il comma 4 dell'articolo 20 è così sostituito:
"4. in attuazione del principio delle pari opportunità tra donne e uomini, la composizione della Giunta regionale è determinata promuovendo la presenza paritaria di entrambi i generi, ciascuno dei quali deve comunque essere rappresentato nella misura del 40 per cento dei componenti.". (812).)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, innanzitutto dichiaro il voto favorevole su questo emendamento e ne chiedo la votazione nominale. Nel merito dell'emendamento consentitemi tre brevissime considerazioni sull'esito di questa giornata travagliata che ha visto le consigliere impegnate, con determinazione, per il riconoscimento e l'affermazione di un principio, quello della parità, che riteniamo di dover perseguire ad ogni livello.
Si tratta di un punto significativo perché abbiamo dimostrato che il valore della democrazia paritaria è una questione che travalica gli schieramenti politici (l'emendamento di sintesi è firmato da tutte le consigliere), che su queste questioni non si può ragionare in termini di contrapposizione ma si deve operare nella direzione di ciò che è necessario e meglio per le donne e gli uomini.
Quindi ringrazio anche i colleghi che hanno dato un contributo al raggiungimento, comunque, di questo risultato. Voglio in particolare ringraziare la collega Angela Corrias e darle atto dell'impegno che ha assunto in Commissione, in un momento di grande difficoltà, quando le posizioni non erano del tutto ancora tranquille e meditate. Credo che anche su questo punto occorra riflettere.
Chiaramente avrei preferito la parità assoluta in Giunta, anche perché mi preme sottolineare che non vorrei in alcun modo che una riduzione della rappresentanza femminile in Giunta venisse interpretata come l'espressione di una sorta di giudizio negativo sulle donne che ricoprono attualmente l'incarico di Assessore nell'esecutivo Soru.
Per queste motivazioni voterò a favore dell'emendamento numero 812, ribadendo la richiesta di votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Solitamente quando si sintetizzano più emendamenti, o anche più ispirazioni, più obiettivi, in genere si tende ad utilizzare la parola "compromesso" dandole un significato, non dico deteriore, ma comunque minore. Io ritengo, invece, la mia opinione è questa, che dobbiamo vedere questo emendamento di sintesi come un risultato che fa compiere alla nostra Regione un passo in avanti notevole.
Come ricordava il collega Sanna, stamattina, in tutte le Regioni, sia nelle norme statutarie sia nelle norme della legislazione ordinaria, il principio della parità di rappresentanza viene enunciato, viene affermato sotto diverse forme, si parla infatti di "promuovere", "assicurare", " favorire", non c'è mai una norma che "fissa", che "determina", che "garantisce". La nostra Regione, questo Consiglio, invece - io ritengo con coraggio dovuto soprattutto alla iniziativa unitaria delle colleghe consigliere - raggiunge l'obiettivo non di "affermare" ma intanto di "fissare" il principio della parità e, poi, di garantire comunque una soglia di rappresentanza che non può andare sotto quella percentuale.
Il Consiglio regionale ottiene un risultato, raggiunge non un compromesso al ribasso, ma un risultato di cui può essere orgoglioso.
Il mio voto, ovviamente, è favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, credo di aver spiegato il mio pensiero stamattina, nell'intervento sugli emendamenti numero 191, 333 e 698; continuo a pensarla allo stesso modo, continuo a dire che bisogna promuovere la partecipazione femminile all'attività politica, amministrativa della Regione con pari diritti di accesso, ma non vedo perché dobbiamo comunque garantire o scrivere che per la partecipazione in Giunta ci devono essere dei diritti acquisiti, e non vedo per quale fine. Concorriamo tutti insieme; la parità di accesso e le pari opportunità sono altra cosa rispetto a quello che avete scritto.
E, anticipando per quanto mi riguarda che, nel caso ci fosse la necessità di avere l'unanimità, non accedo a nessun tipo di emendamento orale, vorrei capire che cosa significa "... ciascuno dei quali deve essere rappresentato nella misura del 40 per cento…", scusate, l'altro 20 da chi è rappresentato
(Interruzioni dei consiglieri Pacifico e Davoli)
CAPELLI (U.D.C.). Io sto leggendo l'emendamento presentato che avete compilato in cinque ore di sospensione. Cinque ore di sospensione per scrivere una cosa di questo genere!
E sottolineo che l'imperativo principio "ista'che femina" (ne ha parlato la professoressa Cerina) non appartiene né alla mia educazione familiare né al mio contesto sociale; sono nato in un contesto totalmente diverso e sono stato educato al pieno rispetto delle donne secondo un principio di parità. Anzi, per quanto riguarda l'educazione familiare direi che ho ricevuto (parlerei di eccesso inverso, per intenderci), un'educazione totalmente opposta. Ma io parlo di principi, non vedo perché si debbano costruire le riserve indiane per chiunque sia, e questa è una riserva!
Battiamoci insieme, e ci sono le nostre proposte, per le pari opportunità di accesso, per il rispetto dei generi nella Pubblica amministrazione, nella famiglia, nelle condizioni sociali che devono essere create perché alla parità si arrivi con dignità, non in questo modo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, la Giunta, non solo accoglie l'emendamento così come è stato presentato, ma ne valuta positivamente il contenuto. Io penso che bisogna dare atto che la mediazione che è stata raggiunta, con il contributo decisivo delle onorevoli consigliere, sia una mediazione quanto mai alta, assolutamente da condividere.
Come è stato detto anche da chi mi ha preceduto, è la prima volta che nell'ambito di una legge rinforzata, si passa da una mera enunciazione di principio ad una norma concreta che assicura una percentuale di presenza delle donne in seno agli Esecutivi in una misura così considerevole. Devo anche dire che, per quanto riguarda la Giunta, non è particolarmente difficile accogliere questo emendamento; la Giunta presieduta dall'onorevole Soru ha dato concreta dimostrazione che, anche in mancanza di una legge e comunque di una norma che in qualche modo potesse costringere ad una presenza percentualmente elevata delle donne, è possibile, con una volontà politica chiara, manifesta e limpida, assicurare una presenza assai elevata delle donne in seno all'Esecutivo.
Se mi è consentito, però, anche alla luce dell'osservazione che veniva fatta dall'onorevole Capelli, forse sarebbe opportuno aggiungere prima delle parole "40 per cento" il termine "almeno". Quindi il testo dell'emendamento verrebbe così modificato: "In attuazione del principio delle pari opportunità tra donne e uomini, la composizione della Giunta regionale è determinata promuovendo la presenza paritaria di entrambi i generi ciascuno dei quali deve comunque essere rappresentato almeno nella misura del 40 per cento dei componenti". Mi pare che questo elimini quel fraintendimento a cui faceva riferimento l'onorevole Capelli.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LANZI (R.C.). Presidente, io credo che la politica abbia due compiti importanti. Il primo è quello di fare la battaglia politica per ottenere affermazioni di principio, che sono certamente importanti, ma ha anche un altro grande compito: quello di raggiungere l'obiettivo concreto. A mio avviso questo emendamento è la sintesi di questi due compiti importanti; da una parte una enunciazione di principio molto forte che è il riconoscimento del diritto alla parità di genere all'interno della composizione della Giunta regionale, ma dall'altra anche l'obiettivo concreto di rendere realmente praticabile questo principio.
Io ritengo che oggi, comunque sia andata la discussione, abbiamo raggiunto un importante risultato storico, mi sento di dire anche culturale e politico. Ed è per questa ragione che io darò, assieme a tutto il Gruppo della Rifondazione Comunista, il voto favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna),. Signor Presidente per esprimere, non solamente il parere favorevole, ma anche la soddisfazione per il risultato che si è raggiunto; un risultato importante perché il testo che era stato approvato dalla Commissione recava già, come è stato ribadito stamattina, la consapevolezza che la legge statutaria, proprio perché deve qualificare la nostra Assemblea, non può prescindere da un elemento fondamentale (l'ho detto stamattina) contenuto nell'articolo 15: garantire questa ricchezza di presenze, in questo caso, nell'organo esecutivo.
Credo che con questo emendamento noi rendiamo ancora più preziosa questa legge statutaria; anzi credo che questo emendamento, ma ci sono ancora tanti altri elementi che vedremo nel corso dell'approvazione dell'ultima parte del testo, renda questa legge statutaria particolarmente significativa. Però credo che accanto alle funzioni, che abbiamo definito in capo al Consiglio, l'aver previsto e l'aver garantito non solamente il principio di una parità tra i generi ma anche la sua applicazione, sia un motivo di grande soddisfazione.
Questo forse spiega il fatto che stamattina ci sia stato un momento di confronto molto alto; d'altra parte personalmente io quando intervengo rappresento il Presidente della Commissione, non le posizioni di Stefano Pinna, per cui mi sono dovuto attenere al ruolo che in questo caso è ritagliato per il Presidente della Commissione, ma devo dire che sia personalmente, che come Presidente della Commissione non posso che plaudire per un emendamento che credo abbia e avrà un significato storico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Corrias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CORRIAS (D.S.). Dichiaro naturalmente il voto favorevole a questo emendamento, ma cerco anche, umilmente, onorevole Capelli, di risponderle. Premesso che non è il caso qui di scrivere trattati sulla storia della donna nella nostra società e nella politica in particolare, faccio riferimento alla mia piccola e breve storia personale. Sono stata sindaco per due legislature, mi sono confrontata elettoralmente, ho fatto anche la scelta di non occuparmi di materie di cui di solito si occupano le donne; ho scelto cioè di non occuparmi di cultura, di servizi sociali, di pubblica istruzione, ma di urbanistica, di cantieri forestali; e credo che questo serva, serva a noi donne, serva agli uomini, serva ai cittadini tutti.
Mi rendo conto di far parte di una categoria di privilegiate, anche per l'onore che ho di militare in un partito che comunque nelle donne ha creduto e crede; ma, proprio perché sono una privilegiata, capisco che siamo costrette a trattare questi temi ancora come una rivendicazione sindacale, quando dovrebbero essere un patrimonio comune a tutti.
Io credo che l'emendamento di sintesi scriva, oggi, una pagina storica perché stiamo parlando non di un auspicio, ma dall'attuazione di un principio in una legge, non qualsiasi, ma di rango statutario. E allora io credo che questo deve essere un motivo di soddisfazione per tutti in quest'Aula, al di là delle posizioni che occupiamo, degli schieramenti in cui ci troviamo.
Io devo ringraziare tutte le donne presenti in quest'Aula, ma anche i colleghi, che hanno condotto una faticosa opera di mediazione; e, poiché a noi donne, avendo il senso della concretezza, interessa la politica dei risultati, oggi il risultato migliore è questo. E lo dimostrano le telefonate che stiamo ricevendo da parte di donne impegnate, in questo periodo, nei consigli provinciali a scrivere gli Statuti. Credo che in questo caso si possa parlare anche di una nuova "primavera culturale", ma soprattutto essere orgogliosi che la massima Assise regionale dia un'indicazione chiara e concreta in questa direzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marracini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARRACINI (Gruppo Misto). Presidente e colleghi, intervengo per confermare la nostra ferma e convinta adesione, come abbiamo fatto sin dall'articolo 12, a questa ventata di riformismo nella quale stiamo coinvolgendo la nostra Assemblea e i nostri organi esecutivi. E per questo rinnovo, come feci già per l'emendamento sull'articolo 12, al presidente Pinna (l'unico consigliere ad aver firmato l'emendamento) la richiesta di poter concedere anche a uno dei consiglieri dell'UDEUR, di poter aggiungere la firma all'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). Presidente, annuncio il voto favorevole all'emendamento ed esprimo una viva soddisfazione per questo risultato che è stato ottenuto in queste ultime di lavoro con gli esponenti della prima Commissione. Con questo emendamento abbiamo raggiunto un risultato importante; un risultato, ripeto come hanno detto le colleghe, che può essere definito storico, che apre la strada, finalmente, all'affermazione del principio della democrazia paritaria, anche se siamo consapevoli che il cammino da fare è ancora lungo. Però, averlo sancito in una norma, averlo scritto in una legge così importante, apre delle prospettive che fanno ben sperare, anche se naturalmente il lavoro andrà continuato fuori da questa Aula, in particolare all'interno dei partiti, di tutti i partiti. Credo che con questo voto favorevole, portando questo importante obiettivo a casa, la tredicesima legislatura si qualificherà ancora di più come una legislatura di progresso, una legislatura davvero riformista, perché si è finalmente riconosciuto il ruolo importante che le donne possono avere all'interno delle istituzioni per il miglioramento della società.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Noi non siamo pienamente soddisfatti di questo emendamento di sintesi, perché si parte da un errore di fondo. Sia nella proposta iniziale che in questa finale, infatti, secondo noi non si esprime pienamente il principio di pari opportunità. Se si deve applicare questo principio, non si può stabilire né una rappresentanza del 30 per cento, come era inizialmente, né del 40 per cento come stabilisce l'emendamento di sintesi. Se noi vogliamo assicurare pari diritti e pari opportunità ad entrambi i sessi, noi non dobbiamo parlare né di 30 né di 40 per cento, ma dobbiamo parlare del 50 per cento.
Per questo motivo noi nel nostro emendamento avevamo stabilito il 50 per cento. Noi voteremo, comunque, a favore dell'emendamento di sintesi, però devo dire che non lo consideriamo corretto; forse è la "soluzione meno peggio", ma io credo che noi abbiamo dovuto discutere così a lungo perché il testo licenziato dalla Commissione, a parer mio, era un testo sbagliato. Se avessimo voluto portare avanti questo principio avremmo dovuto dire, da subito, che le condizioni sarebbero dovute essere veramente paritarie, non parzialmente paritarie come di fatto sta avvenendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Dichiaro, innanzitutto, il voto favorevole all'emendamento dandone, per facilitarne l'applicazione, colleghi, un'interpretazione, se possibile, autentica e che rimanga come volontà precisa del legislatore. Noi aderiamo all'idea che i generi sono due, perché si parla di pari opportunità tra donne e uomini. Quindi, due generi, ciascuno dei quali deve essere rappresentato almeno per il 40 per cento, significa che saranno possibili molte possibilità, la possibilità paritaria o la possibilità che uno dei generi prevalga sull'altro, avendo al massimo il 60 per cento.
Come si fa a calcolare il 40 per cento quando gli assessori saranno otto? a Togliendo i numeri decimali per difetto o per eccesso, in questo caso per difetto, e quindi saranno tre assessori. Quando saranno nove, si valuteranno i decimali per eccesso perché l'operazione aritmetica darà 3,6 e quindi arriveremo a quattro, quando si tratterà di dieci arriveremo a quattro. Questo per lasciare traccia di un'interpretazione di una volontà del legislatore sull'applicazione immediata del criterio percentuale che abbiamo stabilito in relazione al numero minimo e massimo di assessori previsto dalla legge statutaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DAVOLI (R.C.). A seguito dell'intervento semplice ma chiaro della compagna Paola Lanzi, mi rimane solo da manifestare una grande soddisfazione per questo risultato; una soddisfazione consentita, e questo è bene sottolinearlo, dalla determinazione, direi dalla testardaggine delle colleghe che hanno portato avanti un'azione politica che forse ha fatto cambiare idea a qualcuno. Il risultato, visto come è partito il dibattito in quest'Aula, non era scontato.
Non si è perso del tempo, si sono utilizzate delle ore per ragionare su un argomento assolutamente fondamentale e pregnante che, attraverso, ripeto, l'azione delle colleghe, ha permesso di arrivare a un risultato che nel panorama politico italiano, oggi, non può che definirsi straordinario. Qualche volta, anche questo Consiglio, così confusionario, a volte anche solitario, riesce a produrre attraverso l'azione politica dei gran bei risultati. Siamo assolutamente contenti e, come Rifondazione Comunista, particolarmente soddisfatti. Voteremo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, intervengo per potere esternare nuovamente, qualora ci fosse la necessità, che io voterò questo emendamento in un modo convinto proprio perchè è un emendamento che non doveva neanche vedere la luce. Voterò contro, e non perché il mio partito, Alleanza Nazionale, non creda nelle donne, il mio partito, addirittura, come Regolamento interno, ha previsto la presenza delle donne in un modo paritario a quello degli uomini, però, assumendo come indicazione guida la meritocrazia.
Invece, in questo caso noi stiamo sancendo la garanzia di esserci, non di partecipare all'elezione, l'importante che io ci debba essere. Che cammini o non cammini, che corra o che non corra, io ci devo essere soltanto ed esclusivamente perché ho un genere, appartengo ad un genere diverso che però, guardi, professor Gessa, il problema del sesso - anche se riferito agli animali, ma proposto per questa situazione qui - forse è quello che esplicita meglio il concetto: il sesso maschile o il sesso femminile.
A parer mio, voi, che ritenete di aver raggiunto un risultato storico perché almeno avete garantita una presenza pari al 40 per cento, anziché quella che era stata prospettata prima, manifestate una debolezza. Voi, lo dissi nel mio intervento iniziale quando fui l'unico a votare contro questo emendamento, avete firmato un certificato di inferiorità. Vi volete a tutti i costi relegare all'interno del recinto della riserva indiana. E' un errore grossolano.
Tra l'altro, non più tardi di tre ore fa ho incontrato un ingegnere donna alla quale ho prospettato il problema che si sta vivendo in quest'Aula. Ebbene, mi ha detto che vuole arrivare, ma con le sue forze, con la sua intelligenza e con la sua testa. Quindi, è soltanto uno sparuto esercito di piccole donne che vuole avere garanzie perché manca loro la possibilità di essere presenti nelle istituzioni in base alla meritocrazia.
Io voto contro, quindi, e voto contro in un modo convinto, e mi auguro che anche i colleghi possano seguire tale esempio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cerina per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CERINA (Progetto Sardegna). Dico, innanzitutto, che quelle che l'onorevole Moro considera piccole donne oggi hanno dato dimostrazione di essere delle grandi donne, di cui le altre donne della Sardegna, e non solo, potranno essere fiere. Sto intervenendo per dire sì all'emendamento a nome del Gruppo di Progetto Sardegna e per sottolineare il fatto che oggi si è ottenuto un grandissimo risultato. Il merito è innanzitutto di una Commissione che ha lavorato a lungo con intelligenza e sensibilità, mettendo delle premesse importanti perché noi potessimo portare avanti una battaglia fino ad uno stadio di avanzamento che, veramente, a mio parere, è di grande importanza.
Quindi, grazie alla Commissione, al suo Presidente, a Angela Corrias, ma grazie anche a noi, gruppo di consigliere, che abbiamo portato avanti un dialogo, qualche volta difficile, qualche volta non consonante, ma per arrivare a un risultato politico che ponesse d'accordo minoranza e maggioranza, e questo è un esempio anche per altre iniziative. Un dialogo che si è aperto, poi, agli altri consiglieri, perché non dobbiamo dire che siamo una riserva indiana, siamo una parte protagonista di un progetto politico che è di donne e di uomini, grazie a quanti hanno lavorato con noi superando anche difficoltà all'interno dei loro Gruppi perché ottenessimo questo risultato.
E noi consigliere che abbiamo avuto il privilegio, perlomeno quelle di maggioranza, di accedere a quest'Aula senza un confronto diretto con il nostro elettorato, avevamo una responsabilità in più, quella di dare una risposta alle altre donne, a tutte le donne, per portare avanti una linea politica che la tredicesima legislatura aveva impostato. Noi abbiamo fatto sì che una prospettiva politica diventasse norma nella legge statutaria di cui noi donne e credo anche voi uomini di questo Consiglio regionale possiamo, tutti quanti, andare fieri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Simonetta Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA SIMONETTA (La Margherita-D.L.). Voto a favore dell'emendamento numero 812 che rappresenta un risultato importante. La misura del 40 per cento costituisce quella soglia critica che rende possibile avvertire la concreta incidenza delle differenze di genere nella gestione della vita pubblica; è un primo passo che consentirà il conseguimento di un obiettivo più importante, più autentico: lo sviluppo di modalità differenti di fare politica.
Un solo esempio; voi dite: concorrete ad armi pari, ecco, la mia speranza è che proprio queste armi possano cambiare, che possano cambiare le regole. Faccio un solo esempio, marginale, i nostri assolutamente disumani e non necessari orari di lavoro. Nel Nord Europa i Parlamenti chiudono alle ore 20 per consentire a uomini e donne di conciliare la politica con i loro altri ruoli e con le loro altre espressioni di sé che finiscono per influenzare molto positivamente la politica. Questo è possibile, basta organizzare meglio la politica, basta strutturare meglio i lavori.
La mia speranza è che la politica di domani possa essere una diversa politica, che possa sviluppare una dimensione relazionale differente da quella di oggi, differenti forme di conseguire il consenso e, soprattutto, che possa intrecciare, come dicevo anche stamattina, la conoscenza di sé, l'agire etico e l'assunzione di responsabilità civili e sociali. Credo che di questo la società abbia bisogno e credo che questo sia l'obiettivo più autentico da conseguire insieme, uomini e donne in una politica differente, con armi differenti. Ponti, non armi, per domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Presidente, innanzitutto le chiedo di darmi conferma sul fatto che questo sia un emendamento di sintesi.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 802 è un emendamento di sintesi
AMADU (U.D.C.). Allora, dato che è un emendamento di sintesi, io la prego di pronunciarsi come Presidente di questa Assemblea, dato che non c'è unanimità sul recepimento dell'emendamento di sintesi, sulla ammissibilità del medesimo. Per quanto mi riguarda, dato che siamo in sede di dichiarazione di voto, preannuncio il mio voto contrario per le seguenti motivazioni.
Emendamento di sintesi significa che in esso sono rappresentate le varie sensibilità e le varie posizioni dei Gruppi e dei consiglieri. Ora, nel momento in cui nessuno è venuto da me che sono un semplice consigliere ma, comunque, componente effettivo, eletto dal popolo, di questa Assemblea, significa che nessuno mi ha consultato sulla sintesi che è stata espressa; questo in primo luogo. Perché sono contrario? Per due ragioni. Intanto perché vedo in questo emendamento un arretramento rispetto a stamattina delle posizioni espresse. Stamattina si parlava di pari opportunità, si parlava di pari dignità, si parlava di pari possibilità e qui stiamo rinunciando, relegando al 40 per cento uno dei generi.
Allora, io posso capire che in un'evoluzione della politica italiana ci siano novità in arrivo (si parla dei DICO e del contrario dei DICO) e che, probabilmente, il 20 per cento è destinato a qualcosa di diverso, però lo si dica chiaramente in quest'Aula, si dica che cosa si vuol fare effettivamente. O forse, come qualcuno si è espresso, si vuole pensare che tutte le donne, visto che si decide su di loro, votino a favore di chi si pronuncia per le donne?
Io stamattina ho consultato brevemente, per telefono, alcune donne (insegnanti, pensionate, impiegate), che mi hanno detto che, se si potranno esprimere le preferenze, voteranno di volta in volta le persone (uomini, donne o chi capiterà perché ci sono anche altri generi) che riterranno opportuno votare, indipendentemente da questo emendamento.
Mi sembra anche strana, quindi, questa esortazione del collega dell'UDEUR, Marracini, il quale esultava per questo emendamento. Io non so se abbia consultato la Abis, che era assessore a suo tempo, che è stata giubilata da chi oggi è paladino delle scelte a favore delle donne. Signori, qui non è che cerchiamo consensi ad ogni piè sospinto, diciamoci chiaramente come stanno le cose, se abbiamo una posizione politica ognuno la esprima senza cercare voti a buon mercato, lasciamo libertà alla gente. In ogni caso, chiedo Presidente che lei si pronunci in merito all'ammissibilità dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COCCO (La Margherita-D.L.). Vorrei dire all'onorevole Moro di Alleanza Nazionale chele piccole donne crescono, non rimangono sempre piccoline e acquisiscono una consapevolezza che permette loro di capire meglio come vanno le cose. All'onorevole Amadu, invece, chiedo di spiegarci, oltre il genere maschile e femminile a quale genere si riferisce.
(Interruzione del consigliere Francesco Sanna)
COCCO (La Margherita-D.L.). Voglio dire che mi sembra sia stato importante l'incontro che c'è stato oggi, perché molte persone che prima erano contrarie anche alla quota del 40 per cento, adesso votano addirittura in modo contrario perché non si è raggiunta la quota del 50 per cento. Mi pare che questo sia stato un bel risultato!
Approfitto ancora della dichiarazione di voto per ribadire quanto ho già detto stamattina, cioè che non mi piace assolutamente portare così all'estremo l'argomento sulle donne, ma è un rimedio dal momento che a livello di principio, la differenza tra uomo e donna continua ad esistere su questi banchi. Per questo motivo voto a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Colleghi, questo emendamento numero 812, cosiddetto di sintesi, è ammissibile ai sensi del comma 12 dell'articolo 84 del nostro Regolamento che consente a presentatori di più emendamenti di unificarli. Come tale viene accolto e ammesso in Aula. Inoltre questo emendamento, come sapete, costituisce anche il tentativo di trovare un punto di equilibrio politico più avanzato in Aula.
Per questo motivo questa mattina abbiamo sospeso la discussione che abbiamo ripreso stasera, in ritardo, proprio per consentire la ricerca di una formulazione che ottenesse il consenso più ampio possibile, non quello di tutti evidentemente, ma quello più ampio possibile nel Consiglio regionale della Sardegna. Ovviamente il voto poi, conclusivamente, stabilirà il grado di accoglimento da parte dei consiglieri regionali. Quindi, onorevole Amadu, spero di averle fornito le spiegazioni da lei richieste nel suo intervento. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Presidente, io contesto questa interpretazione regolamentare. Si sa che un argomento viene approvato o respinto in base a delle percentuali stabilite dal Regolamento. Non è che con un'interpretazione in base all'ampiezza del consenso si decide se sia o non sia presentabile un emendamento.
L'ampiezza la decide l'Assemblea col voto esprimendosi a favore o contro.
PRESIDENTE. No, onorevole Amadu, non è previsto questo.
AMADU (U.D.C.). Se c'è una posizione contraria non c'è una unanimità. O c'è l'unanimità, e allora la cosa va avanti, altrimenti siamo nel campo dell'arbitrio e io non sono d'accordo sul modo di procedere.
PRESIDENTE. Onorevole Amadu, forse lei non ha presente il punto del Regolamento che consente la presentazione di emendamenti come questo. Si riferisce forse ad emendamenti che riguardano argomenti nuovi, non previsti da altri emendamenti, sui quali è necessaria la richiesta del consenso dell'Aula, e così altre volte abbiamo fatto. Non è questo il caso. Questo è il caso di un emendamento che entra in Aula sulla base del Regolamento e che l'Aula vota.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 812.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri VARGIU e PITTALIS hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - CAPELLI - CONTU - MILIA - RANDAZZO ALBERTO - RASSU.
Si sono astenuti i consiglieri: ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - RANDAZZO Vittorio - SANNA Matteo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 59
astenuti 6
maggioranza 30
favorevoli 53
contrari 6
(Il Consiglio approva).
(Non è approvato)
E' in votazione l'articolo 20.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Presidente: è possibile fare la votazione per commi dell'articolo 20?
PRESIDENTE. Si deve chiedere una votazione per parti.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Preannuncio la richiesta di voto segreto sul comma 4.
PRESIDENTE. Il comma 4 è l'unico comma che non può essere rimesso in votazione perché è stato appena votato con l'emendamento sostitutivo numero 812, quindi il Consiglio si è già pronunziato.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.).Chiedo la votazione a scrutinio segreto dell'articolo 20.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 20.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 63
votanti 63
maggioranza 32
favorevoli 38
contrari 24
nulli 1
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - MELONI - MORO - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PISANO - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SPISSU - UGGIAS - VARGIU.)
.
(Non è approvato)
Decade l'emendamento numero 282.
Metto in votazione l'emendamento numero 573. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Sono decaduti gli emendamenti numero 188, 571 e 189.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 110. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 112 è decaduto.
E' in votazione l'emendamento numero 786 del quale era stato chiesto il ritiro.
Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). I presentatori aderiscono alla richiesta di ritiro avanzata dal relatore e dalla Giunta. Consentitemi di rilevare, con le stesse parole che l'onorevole Prodi ha pronunziato ieri a livello nazionale, riportando le cose a casa nostra, l'urgenza per questo Consiglio di affrontare dopo la legge statutaria la legge elettorale. Direi che non ho nulla da aggiungere alla sottolineatura dell'assessore Dadea sull'importanza di questo lavoro. E' chiaro che in quel contesto completeremo il ragionamento sulla forma di governo nel quale si inserisce anche l'istituto che era proposto in questo emendamento.
PRESIDENTE. È stato ritirato anche l'emendamento numero 781.
Passiamo all'esame dell'articolo 21 bis. All'articolo 21 bis sono stati presentati sette emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 21 bis e dei relativi emendamenti:
Art. 21 bis
Direzione politica e direzione amministrativa
1. Il Presidente, la Giunta e gli Assessori, quali organi di direzione politica, ciascuno secondo le proprie competenze, mediante direttive generali e atti di indirizzo, indicano obiettivi, priorità, programmi e criteri guida agli organi di direzione amministrativa, che provvedono all'attuazione.
2. Il rapporto tra direzione politica e direzione amministrativa è improntato al principio di leale e massima collaborazione, nella distinzione dei ruoli e delle responsabilità.
EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21 bis
L'art. 21 bis è soppresso. (118)
EMENDAMENTO soppressivo totale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21 bis
L'art. 21 bis è soppresso. (578)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21 bis
Il comma 1 è soppresso. (579)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21 bis
Il comma 2 è soppresso. (580)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Art. 21 bis
Nel comma 2 la parola "massima" è sostituita dalla parola "reciproca". (703)
EMENDAMENTO aggiuntivo BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Renato.
Art. 21 bis
Alla fine del primo comma aggiungere: "e che sono responsabili degli atti di gestione in attuazione del principio di separazione tra funzioni politiche e funzioni amministrative". (350)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21 bis
Dopo l'art. 21 bis è aggiunto l'articolo: "articolo 21 ter Disciplina della pubblicazione di volumi librari illustrativi dei risultati ottenuti nell'attività di governo della Regione
1. Al compimento dei due anni e sei mesi di legislatura, la Giunta regionale è autorizzata a realizzare un volume librario illustrativo dei risultati ottenuti nell'attività di governo della Regione. Il suddetto volume è inviato gratuitamente a tutte le famiglie sarde.
2. Nel volume di cui al comma precedente sono rappresentati gli orientamenti espressi dalle minoranze in Consiglio regionale, in misura proporzionale alla composizione numerica del Consiglio.
3. Per la realizzazione del volume di cui al comma 1, la Giunta si avvale del personale inquadrato nell'Ufficio stampa della Regione. Non è ammesso il ricorso a personale esterno.
4. Le spese relative alla realizzazione e alla distribuzione del volume di cui al comma 1 non possono essere finanziate con fondi pubblici, né con contributi provenienti da aziende private operanti a fini di lucro". (581).)
PRESIDENTE. Non essendoci iscritti a parlare, per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere negativo sugli emendamenti numero 118, 578, 579, 580, 703, 350 e 581.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore.
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 21 bis. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 22.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, l'emendamento 581 è stato presentato all'articolo 21 ter.
PRESIDENTE. L'abbiamo votato come aggiuntivo all'articolo 21 bis. Sarebbe diventato articolo 21 ter nella sua formulazione, però era presentato al 21 bis.
DIANA (A.N.). Presidente, può diventare qualsiasi cosa, ovviamente, però è presentato con la dicitura 21 ter, quindi col 21 bis non ha niente a che vedere.
PRESIDENTE. Il numero dell'emendamento è il 581, lei gli ha dato il titolo di articolo 21 ter ma è stato presentato come emendamento aggiuntivo all'articolo 21 bis e così lo abbiamo votato.
DIANA (A.N.). Quindi è già stato votato e respinto?
PRESIDENTE. Sì, onorevole Diana.
Passiamo all'esame dell'articolo 22. All'articolo 22 sono stati presentati trentotto emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 22 e dei relativi emendamenti:
Art. 22
Mozione di sfiducia
1. Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Regione mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei Consiglieri regionali. La mozione non può essere posta in discussione prima di venti giorni e deve essere votata non oltre trenta giorni dalla sua presentazione.
2. Il voto del Consiglio regionale contrario ad una proposta del Presidente della Regione non comporta l'obbligo di dimissioni di quest'ultimo.
3. L'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione nonché le dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio regionale comportano lo scioglimento del Consiglio e l'indizione di nuove elezioni congiunte del Consiglio regionale e del Presidente della Regione. Il Presidente e la Giunta rimangono in carica per l'ordinaria amministrazione fino alla proclamazione del nuovo Presidente della Regione.
4. Le dimissioni volontarie del Presidente della Regione determinano lo scioglimento del Consiglio e l'indizione di nuove elezioni. In tal caso, le funzioni di Presidente sono svolte dal VicePresidente, che le esercita fino alla proclamazione del nuovo Presidente della Regione a seguito delle elezioni.
5. Le dimissioni del Presidente sono presentate al Presidente del Consiglio regionale e diventano efficaci trenta giorni dopo la presentazione. Entro tale data possono essere ritirate. Esse sono discusse in apposita seduta del Consiglio convocata in una data compresa tra i venti e i trenta giorni dalla presentazione.
EMENDAMENTO soppressivo parziale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 22
All'art. 22 sono soppressi i commi 2°, 3° e 4°. (45)
EMENDAMENTO soppressivo parziale PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 22
Il secondo comma dell'art. 22 è soppresso. (207)
EMENDAMENTO soppressivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Vittorio Renato.
Articolo 22
Sono soppressi i comma 3 e 4. (351)
EMENDAMENTO soppressivo parziale PISU - URAS - LICHERI - LANZI - DAVOLI - FADDA.
Articolo 22
Il comma 3 dell'articolo 22 è soppresso. (308)
EMENDAMENTO soppressivo parziale ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 22
Nel comma 3 sono soppresse le parole da: "l'approvazione della mozione" fino a "contestuali" e sono sostituite dalle parole: "le dimissioni". (740)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Articolo 22
Al comma 3, VII rigo sono soppresse le parole "del Presidente della Regione". (267)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 22
Al comma 3, la parola "congiunte" è soppressa. (582)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - LADU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 22
Nel comma 3 le parole da: "Il Presidente e la Giunta rimangono in carica", sino alla fine del periodo sono soppresse. (739)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 22
Il comma 4 è soppresso. (583)
EMENDAMENTO soppressivo parziale PISU - LICHERI - URAS - DAVOLI - LANZI - FADDA.
Articolo 22
Al comma 4 dopo la parola "Vicepresidente" sopprimere la restante parte. (329)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 22
Il comma 5 è soppresso. (584)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU - LADU - LA SPISA - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU -SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 22
Il comma 5 è soppresso. (743)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - CUCCU Franco Ignazio - CAPPAI - AMADU - MILIA.
Articolo 22
Il 1, 2 e 3 comma dell'art. 22 sono sostituiti dai seguenti:
"1. Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente delle Regione mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quarto dei componenti il Consiglio e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione è discussa non prima di tre giorni ed non oltre dieci giorni dalla presentazione. Non è consentita la votazione per parti né la presentazione di ordini del giorno.
2. Il voto del Consiglio contrario ad una proposta della Giunta regionale non comporta obbligo di dimissioni.
3. L'approvazione della mozione di sfiducia comporta le dimissioni del Presidente e degli Assessori.
4. Dopo l'approvazione della mozione di sfiducia, il Presidente e la Giunta restano in carica solo per gli affari correnti fino alla elezione, da parte del Consiglio Regionale, del nuovo Presidente della Regione, elezione, questa, da effettuarsi entro 60 giorni dalla presentazione delle dimissioni. Decorso tale termine, il Consiglio Regionale è sciolto.(372)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - MILIA - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 22
Il 1, 2 e 3 comma dell'art. 22 sono sostituiti dai seguenti:
"1. Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente delle Regione mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quarto dei componenti il Consiglio e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione è discussa non prima di tre giorni ed non oltre dieci giorni dalla presentazione. Non è consentita la votazione per parti né la presentazione di ordini del giorno.
2. Il voto del Consiglio contrario ad una proposta della Giunta regionale non comporta obbligo di dimissioni.
3. L'approvazione della mozione di sfiducia comporta le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio regionale.
4. Dopo l'approvazione della mozione di sfiducia, il Presidente e la Giunta restano in carica solo per gli affari correnti. (119)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 22
Al comma 1, le parole "prima di venti giorni" sono sostituite con: "prima di dieci giorni". (585)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 22
Nel comma 1 le parole "venti giorni" sono sostituite da: "dieci giorni". (737)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 22
Nel primo comma dell'art. 22, alla settima riga, la parola "venti" è sostituita dalla parola "cinque". (208)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 22
Al comma 1, le parole "non oltre trenta giorni" sono sostituite con: "non oltre venti giorni". (586)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 22
Il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. La persistente contrarietà del Consiglio regionale alle proposte del Presidente della Regione e della Giunta regionale comportano l'obbligo di dimissioni di questi ultimi". (587)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS.
Articolo 22
Il comma 3 dell'art. 22 è così sostituito: "3. L'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione non comporta lo scioglimento del Consiglio regionale. La Presidenza della Regione è assunta fino al completamento della legislatura dal Vicepresidente in carica". (192)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - AMADU - MILIA - CUCCU Franco Ignazio.
Articolo 22
Il comma 4 dell'art. 22 è sostituito dal seguente:
4. In caso di dimissioni volontarie del Presidente della Regione, le funzioni di Presidente sono svolte dal Vicepresidente, che le esercita fino alla elezione del nuovo Presidente della Regione da parte del Consiglio Regionale, da effettuarsi nei termini, decorrenti dalla data di efficacia delle dimissioni, e con gli effetti di cui al precedente comma 1. (373)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 22
Il comma 4 è sostituito dal seguente: "le dimissioni volontarie del Presidente della Regione, presentate al Presidente del Consiglio diventano efficaci trenta giorni dopo la presentazione. Entro tale data possono essere ritirate. Esse sono discusse in apposita seduta del Consiglio convocata in data compresa fra il settimo e il decimo giorno successivo alla conferma delle dimissioni. In tale lasso di tempo le funzioni del Presidente sono svolte dal Vicepresidente.". (705)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 22
Il comma 5 è sostituito dal seguente: "5. Le dimissioni del Presidente della Regione sono presentate al Presidente del Consiglio regionale, sono immediatamente efficaci e non possono essere ritirate". (588)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 22
Il comma 5 è sostituito dal seguente: "Le dimissioni del Presidente presentate al Presidente del Consiglio Regionale sono immediatamente efficaci.". (704)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 22
Nel quinto comma dell'art. 22, alla sesta riga, la parola "venti" è sostituita dalla parola "cinque". (206)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 22
Al comma 1, subito dopo le parole "del Presidente della Regione" è aggiunto: "e della Giunta regionale". (589)
EMENDAMENTO aggiuntivo FARIGU.
Articolo 22
Al comma 1, III rigo, dopo la parola "motivata" aggiungere "accompagnata contestualmente dalla proposta di elezione del nuovo Presidente della Regione". (268)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.
Articolo 22
Dopo il comma 1 dell'art. 22 è inserito il seguente comma:
1 bis. La mozione di sfiducia nei confronti del Presidente non può essere presentata nei primi dodici mesi dall'insediamento del nuovo Consiglio regionale o nei dodici mesi precedenti la data di convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del Consiglio Regionale. Una proposta di mozione motivata di sfiducia al Presidente non potrà essere presentata prima dei sei mesi successivi alla discussione di una precedente proposta di sfiducia. (157)
EMENDAMENTO aggiuntivo MANINCHEDDA - ATZERI - SERRA - BALIA - MASIA - PITTALIS - LAI Vittorio Renato - MARRACINI - SALIS.
Articolo 22
Al termine del comma 1 è aggiunta la seguente frase: "La mozione non può essere presentata per più di una volta nel corso della legislatura, pena lo scioglimento del Consiglio.". (316)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 22
Al comma 2 è aggiunto il seguente comma 2 bis: "L'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione ne determina la decadenza. Nei successivi venti giorni, ove il Parlamento regionale non sia in grado di eleggere in seno alla maggioranza di governo un suo successore, il Parlamento stesso è sciolto.". (738)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 22
Dopo il comma 3 dell'articolo 22 è aggiunto il comma "3- bis- Le dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio regionale comportano lo scioglimento del Consiglio e l'indizione di nuove elezioni del Consiglio regionale e del Presidente della Regione. Il Presidente e la Giunta rimangono in carica per l'ordinaria amministrazione fino alla proclamazione del nuovo Presidente della Regione.". (193)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - LADU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI -PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 22
Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente comma 3 bis: "In caso di scioglimento del Consiglio per i motivi di cui al comma precedente, viene nominato un commissario per assicurare l'ordinaria amministrazione fino alla proclamazione del nuovo Presidente della Regione.". (741)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 22
Nel comma 4 dell'articolo 22 dopo la parola "Regione", nella seconda riga, è aggiunta la parola "non". (194)
EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU - CONTU - PETRINI - LICANDRO - PILERI.
Articolo 22
Al comma 4 dopo la parola "Regione" è aggiunta la parola "non". (277)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISU - LICHERI - URAS - FADDA - LANZI - DAVOLI.
Articolo 22
Al comma 4 dopo le parole "le dimissioni volontarie del Presidente della Regione" aggiungere "non". (330)
EMENDAMENTO aggiuntivo RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - ARTIZZU -GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 22
Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente comma 4 bis: "le dimissioni volontarie del Presidente della Regione comportano lo scioglimento del Parlamento se, nei venti giorni successivi alla decadenza del Presidente della Regione, il Parlamento regionale non ne elegga il successore in seno alla stessa maggioranza di governo. In caso di morte o di impedimento permanente del Presidente della Regione, il Parlamento regionale procede, entro trenta giorni e pena il proprio scioglimento, alla elezione del nuovo Presidente in seno alla maggioranza di governo.". (742)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - AMADU - MILIA - CAPPAI.
Articolo 22
Al comma 5 dell'art. 22, dopo la parola "dimissioni" è aggiunta la parola "volontarie". (374)
EMENDAMENTO aggiuntivo MANINCHEDDA - ATZERI - SERRA - BALIA - MASIA - PITTALIS -LAI Vittorio Renato - MARRACINI - SALIS.
Articolo 22
Nell'articolo 22 dopo il comma 5 è inserito il seguente: "5bis. Il Presidente della Regione cessato dalla carica per dimissioni volontarie non è immediatamente rieleggibile alla carica di Presidente". (319).)
PRESIDENTE.
E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, l'articolo 22 ci ripropone una questione centrale della legge statutaria e cioè il famoso potere di scioglimento dell'Assemblea e delle modalità con cui questo può avvenire. Io sono presentatore, insieme ad altri colleghi, di un emendamento che prevede che qualora il Presidente della Giunta si dimetta non possa essere rieleggibile. Vorrei, in sede di discussione generale, illustrare perché si propone questa clausola.
Vorrei partire dal ricordare al Consiglio - almeno alla parte del Consiglio presente - che la questione posta dalla famosa sentenza della Corte Costituzionale, sul simul stabunt, simul cadent, si fonda su un principio, quello della consonanza di intenzioni e di obiettivi tra la coalizione che vince le elezioni e il Presidente eletto, e quindi tra il Presidente eletto e il Consiglio. Allora, bisogna mettersi d'accordo sulla analisi esatta di come si svolge il percorso. La consonanza tra Presidente e Consiglio si forma in campagna elettorale in un percorso assolutamente pluralista; persone che hanno opinioni diverse ma simili si incontrano, formano un programma e si sottopongono agli elettori. In questa fase la consonanza tra i partiti e il candidato alla presidenza si forma in un rapporto assolutamente paritetico. Diciamo che c'è anche l'obbligo della mediazione per arrivare a una proposta che sia condivisa e condivisibile dagli lettori. Dopo le elezioni su questo patto equilibrato si insedia la differenza di funzioni che matura il Presidente, la maggioranza e il Consiglio.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU
(Segue MANINCHEDDA.) Come dire, dopo le elezioni la consonanza che è stata liberamente sancita nel patto elettorale si gerarchizza. In che termini si gerarchizza? Si gerarchizza in questi termini, che chi giudica se la consonanza tra maggioranza e Presidente è vigente ha due teste; da una parte c'è un Consiglio regionale che potrebbe porre una mozione di sfiducia, dall'altra c'è solo un Presidente che, da solo, può decidere di sciogliere l'Aula.
Questo squilibrio si può certificare in questi termini: il Consiglio per certificare il venir meno della consonanza tra Presidente e Consiglio matura una decisione plurale, perché deve metter d'accordo molte persone; il Presidente che dovesse valutare non esser più presente la consonanza lo decide, invece, in solitudine. E' talmente vero quello che vi sto dicendo che il comma 2 dell'articolo che ci viene proposto si preoccupa di dire: "Il voto del Consiglio regionale contrario a una proposta del Presidente della Regione non comporta l'obbligo di dimissioni". E' evidente perché la legge dice questo, perché è talmente squilibrato il potere di valutazione della consonanza tra Consiglio e Presidente che ci si preoccupa di dover dire che un voto contrario non comporta automatismi.
Allora, come reagisce l'articolato proposto dalla Commissione a questo squilibrio? L'articolato propone una procedura a mio avviso giusta, una procedura di "raffreddamento" sia della mozione di sfiducia che delle dimissioni del Presidente. Che cosa vuol dire? In presenza di una mozione di sfiducia abbiamo un percorso da sviluppare tra i venti e i trenta giorni che comporta la "parlamentarizzazione" di una crisi. La mozione di sfiducia la discutiamo, la si vede e si verifica. Ugualmente, le dimissioni volontarie del Presidente non comportano, grazie al dettato uscito dalla Commissione, lo scioglimento immediato del Consiglio perché è prevista una manovra di raffreddamento che prevede che le dimissioni diventano efficaci dopo trenta giorni, entro tale data possono essere ritirate e discusse comunque in un'apposita seduta del Consiglio.
Allora, la procedura di raffreddamento che io condivido, e penso che la Commissione abbia fatto un ottimo lavoro a inserirla, che cosa significa, che esiti può avere? Primo problema: il Consiglio dinanzi alle dimissioni del Presidente manifesta nuovamente fiducia nel programma e nel Presidente, cioè il Consiglio dice: "per noi la consonanza tra il Consiglio e il Presidente esiste ancora". L'altra possibilità è: "il Consiglio accetta le dimissioni del Presidente e certifica che si è rotto quel patto".
Il mio emendamento, mio e dei colleghi, non sarebbe mai stato presentato senza la presenza della procedura di raffreddamento, perché senza la procedura di raffreddamento non ci sarebbe stato un luogo di verifica paritaria della vigenza o della non vigenza delle ragioni del patto elettorale. Senza la procedura di raffreddamento è ingiusto impedire al Presidente di sottoporsi alla valutazione dell'elettorato. Ma essendo presente, giustamente, la procedura di raffreddamento, noi ci possiamo trovare di fronte a due soli casi.
Un primo caso in cui un Presidente che volontariamente si dimette, vede respinte le sue dimissioni dal Consiglio e, nonostante questo, mantiene le proprie dimissioni; il caso cioè del Presidente che, pur in presenza di un Consiglio che gli conferma la fiducia, decide di andare ad elezioni. Ora, i contenuti di una decisione siffatta sono chiari a tutti noi, può essere un calcolo populista, può essere altro, ma comunque non sono ragioni altamente positive sul piano politico.
Quindi l'emendamento, posto che il Presidente può ricevere la fiducia in Aula, in caso di conferma delle dimissioni, propone che il Presidente dimissionario non possa ricandidarsi. Nel caso in cui invece le dimissioni del Presidente dovessero essere accolte dal Consiglio, c'è una certificazione plurima di un fallimento di interpretazione di una coalizione ed è giusto a quel punto che ci sia una sanzione per impedire che il Presidente si ricandidi. Quindi la proposta non è inibitoria del giudizio elettorale, è una proposta che si inserisce nella procedura di raffreddamento che parlamentarizza la crisi e sanziona due soli casi: Presidente che si dimette anche in presenza di un voto di fiducia, Presidente che viene sfiduciato dalla sua maggioranza in Aula e si ripresenta gli elettori. E' chiaro che il secondo caso è meno probabile rispetto al primo che è probabile per minori nobili motivi.
Il senso dell'emendamento è dunque quello di ripristinare un giudizio paritario tra Aula e Presidente nella valutazione della consonanza tra maggioranza e Presidente ed anche di impedire un uso del potere di scioglimento meramente orientato a disegni ed obiettivi populisti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, io concordo con il collega Maninchedda sul fatto che affrontiamo nuovamente argomenti che rappresentano il nocciolo della legge statutaria e, che appena riprendiamo argomenti che rappresentano il nocciolo della legge statutaria riscopriamo quello che durante l'intera discussione di questa legge statutaria abbiamo toccato con mano per ogni articolo che comportasse novità, comportasse assunzione di responsabilità da parte del Consiglio, che comportasse insomma qualcosa che comunque viene consegnato attraverso una legge rinforzata agli anni futuri delle gestioni dell'istituzione consiliare.
E, non appena ritorniamo su argomenti che rappresentano comunque un passo importante che il Consiglio si accinge a fare, torna a galla il fatto che non c'è una maggioranza che sta conducendo in porto la legge statutaria. Infatti, all'interno della maggioranza politica che guida il Consiglio regionale e il governo della Regione, si è consolidata una forte minoranza che ha costantemente bisogno di divisioni all'interno o di, chiamiamole, sponde all'interno del Consiglio per poter portare a casa quella che dovrebbe essere una delle leggi più importanti licenziate da questo Consiglio regionale.
Io non credo che di per se stesso l'argomento sia negativo; anzi, se la maggioranza politica che governa questo Consiglio regionale avesse dato questo tipo di valenza alla legge statutaria, probabilmente ci sarebbe un elemento positivo nel senso che si sarebbe realizzato quello che noi tante volte abbiamo chiesto, e cioè un discorso, un ragionamento, un confronto franco sulle regole che consentisse di arrivare a una legge statutaria quanto più possibile condivisa da una maggioranza che non deve essere, per forza, la stessa maggioranza che politicamente governa la Regione, ma che deve essere una maggioranza che concorda le linee guida di una legge statutaria che abbia un senso dall'inizio alla fine.
Perché dico questo? Io comprendo perfettamente i ragionamenti del collega Maninchedda e ho compreso e probabilmente comprenderò, nell'ulteriore discussione del disegno di legge in Aula, altri ragionamenti che seguono lo stesso percorso assolutamente legittimo e anche intelligente nelle sue articolazioni che una parte del Consiglio, una parte soprattutto della maggioranza politica consiliare, continua a fare.
Però, collega Maninchedda, è evidente che questo Consiglio regionale sta svolgendo un ragionamento di tipo omogeneo, però nel ragionamento omogeneo non possono essere continuamente inserite delle parti che levano omogeneità al tutto; nel senso che, ragione avrebbe voluto che prima di iniziare la discussione di questa legge statutaria si fosse capito se la filosofia di fondo che la impernia ha, aveva o non aveva un consenso d'Aula sufficiente ad arrivare sino in fondo alla discussione. Perché questo è il problema fondamentale; questo è il problema che si è posto nelle scorse settimane, questo è il problema che ha costituito un inciampo costante dell'attività di questo Consiglio regionale.
La minoranza, numerosa, che sta governando la vostra maggioranza in Aula durante la discussione delle regole, non ha voluto pagare nessuno scotto e nessun prezzo, nel senso che ha semplicemente costretto in un angolo voi, non consentendovi niente di ciò che lei non voleva dare ed ha, di volta in volta, navigando a vista, cercato di ottenere in Aula il consenso necessario a spuntare quella parte di legge statutaria che una parte della maggioranza politica che governa la Regione non voleva in nessun modo sottoscrivere.
Questa è la sostanza di ciò che si sta svolgendo in questi giorni in Aula, ed è una cosa quasi incredibile che una legge di tale valenza ed importanza, che detta le regole per il futuro (l'abbiamo detto mille volte, è una legge rinforzata, è una legge che ha una valenza diversa rispetto a una legge ordinaria che può essere modificata in qualsiasi momento), giunga al termine del suo percorso con tutte le incombenze correlate ad una legge finanziaria che non viene discussa da quest'Aula del Consiglio regionale, che non arriva nella Commissione del Consiglio regionale.
È una cosa incredibile che una minoranza, forte, del Consiglio regionale voglia condurre in porto una legge statutaria che in nessuna maniera viene discussa, se non all'interno della minoranza che la sta redigendo, che la sta votando, e che in maniera zigzagante (non certo in quel modo dritto e forte di cui necessiterebbe un testo di legge di questo genere), la sta portando sino all'approvazione. Ecco, questo è il vulnus più importante. Poi, è legittimo che il collega Maninchedda e i colleghi che legittimamente, come lui, hanno una visione di tipo parlamentarista dell'Aula, ad ogni articolo propongano di inserire elementi che levano al ragionamento presidenzialista qualche pezzo con l'idea che si può smontare un dipinto, certo, prendendolo a colpi d'ascia, ma lo si può smontare anche come se fosse un mosaico, e quindi levandogli una tessera in un posto e poi in un altro, sino a quando il mosaico non raffigura più il disegno originario.
Quindi, che ci sia l'idea di smontare tessera per tessera un pezzo del mosaico è cosa legittima; cosa legittima perché obbedisce a un disegno complessivo che è quello dei parlamentaristi che, all'interno della maggioranza, tentano di neutralizzare un disegno che ritengono iper-presidenzialista. Però, questo non ha nessun senso; non ha nessun senso perché, probabilmente, anche all'interno della minoranza esistono delle formazioni parlamentariste che sarebbero state disponibili verosimilmente, in un percorso di riflessione, a seguire il ragionamento dei parlamentaristi dell'Ulivo, o dei parlamentaristi del centrosinistra.
Ma tutti questi ragionamenti non sono mai stati fatti, tutto quello che si sta sviluppando in quest'Aula avviene attraverso una discussione che è assolutamente a vista, una barca priva di un nocchiero che ha deciso la strada, o meglio, forse ha deciso la strada in maniera addirittura raffinata ritenendo che, comunque, un nocciolo duro di consiglieri regionali, di minoranza ma duro, facendosi sponda e zigzagando ora qua ora là nel maroso, che poteva travolgere la barchetta, potesse condurre sino in fondo una legge statutaria evitando che, nel corso della sua discussione in Aula, perdesse troppi pezzi e subisse troppi danni.
Probabilmente questo sarà l'esito finale di questa legge statutaria, ma è evidente che non potrà essere una legge di cui essere fieri, non potrà essere una legge che possa davvero sperare o pensare, ottenuta in questo modo, di poter essere il faro istituzionale che illuminerà le regole, le istituzioni della Sardegna nei prossimi anni.
Io credo che anche sull'articolo 22, relativo alla mozione di sfiducia, vada detto chiaramente qual è il discrimine tra chi pensa che esista la necessità di garantire, negli anni venturi, un sistema presidenzialista in Sardegna e chi non lo pensa. Il discrimine è che se il Consiglio sfiducia il Presidente della Regione, il Presidente della Regione va a casa, e se il Presidente della Regione sfiducia il Consiglio regionale, perché nel Consiglio regionale non ha più fiducia, il Consiglio regionale va a casa assieme al Presidente. E così come noi non chiediamo ai consiglieri regionali che hanno sfiduciato un Presidente di non ricandidarsi, non possiamo chiedere ad un Presidente che ha presentato le dimissioni, per qualunque motivo le abbia presentate, di non ricandidarsi.
Se la sua maggioranza non avrà più fiducia in quel Presidente e non lo vorrà sostenere si sceglierà un altro Presidente, e a quel punto la rottura del patto tra la maggioranza e il Presidente probabilmente determinerà una frattura in uno schieramento che consentirà la vittoria dell'altro schieramento, come è giusto che sia. Il Presidente della Regione, colleghi, l'avete scelto voi, e se avete sbagliato andrete a casa insieme a lui; se invece avrete azzeccato la vostra scelta, quando andremo alle elezioni tra qualche anno, sarete premiati voi insieme a lui, o se insieme a lui deciderete di cambiare Presidente della Regione sarete premiati con il nuovo presidente della Regione che vi vorrete scegliere, ma non potete scindere le vostre responsabilità dal Presidente che vi siete scelto.
Il presidente Soru, oggi vi siete scelti lui, è il capo della vostra maggioranza, se va a casa lui andate a casa anche voi, se non si candida lui non vi ricandidate neanche voi, e siccome lui si potrà ricandidare, anche voi vi potrete ricandidare e, come pensiamo noi, avendo sbagliato nella scelta del Presidente, qualcuno di voi, insieme al vostro Presidente, è facile che possa restare a casa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente,l'articolo 22 tratta della mozione di sfiducia; l'approvazione di una mozione di sfiducia, così come è concepita nel panorama istituzionale e costituzionale delle democrazie moderne, è certamente uno dei passaggi più traumatici, forse il più traumatico in assoluto di una legislatura. Questo perché, a parte gli effetti politici che determina, significa che all'interno della maggioranza si è determinato una cambiamento profondo e insanabile che ha fatto venir meno sia la validità del patto elettorale sottoscritto nella coalizione prima del voto, sia la condivisione del programma ad esso strettamente collegato.
E' quanto stanno vivendo i nostri colleghi, nel Parlamento nazionale. Si tratta quindi di un problema attuale, che nasce e si sviluppa dentro la maggioranza. Nel nostro sistema, infatti, non è pensabile che l'opposizione, per quanto attiva e determinata, possa sostenere da sola il carico dell'approvazione della mozione, può certamente proporla come la legge prevede, ma un minuto dopo bisogna fare i conti con i numeri, e se ai componenti dell'opposizione non si aggiungono quelli, almeno in parte, della maggioranza la mozione non passa; ed il suo valore effettivo, sulla base di consensi raggiunti, resta confinato nello spazio significativo ma non decisivo dei fatti politici.
Detto questo, nella proposta di legge statutaria della Regione Sardegna troviamo una anomalia che non ha precedenti, probabilmente a livello mondiale, nella letteratura giuridica e scientifica, nelle Costituzioni e nelle leggi, nelle consuetudini e nelle prassi parlamentari. Faccio un esempio, supponiamo che con questa legge statutaria vigente si determini, nel corso della legislatura, l'effetto traumatico connesso, come accennavamo, all'approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente, e supponiamo ancora, facciamo un caso estremo, perché estrema è l'anomalia che stiamo denunciando (anche per far capire meglio il problema che stiamo affrontando), che la mozione sia approvata da settantotto consiglieri regionali su ottanta, non la votano soltanto il Presidente della Giunta, perché è rivolta contro di lui, e il Presidente del Consiglio che come è prassi si astiene per ogni votazione. Sapete cosa succederebbe qui in Sardegna, sul piano pratico, se fosse approvata questa legge statutaria? Niente! Lo ripetiamo a scanso di equivoci: niente, assolutamente niente! Quindi vorrei che effettivamente chi ha lavorato alla stesura del disegno di legge riflettesse su questo articolo. Ma come è stato possibile arrivare alla trovata geniale che riduce a zero il peso del voto del Consiglio regionale, in presenza di una situazione così traumatica ed evidente? Semplice, è bastato un piccolo avverbio quando si sono scritti i commi, e questo avverbio è "nonché". Secondo quanto prevede questa legge statutaria il Consiglio regionale viene sciolto solo se all'approvazione della mozione di sfiducia fanno immediatamente seguito le dimissioni di tutto il Consiglio regionale. Con un piccolo "nonché" si è fatto scempio non solo di ogni regola, ma anche di ogni logica.
Se la sfiducia può essere rivolta solo contro il Presidente, nemmeno contro gli Assessori perché per essi non è prevista la mozione di sfiducia, è prevista soltanto la censura, chi è che deve trarre le conseguenze politiche di questo voto, il Presidente o la maggioranza dei consiglieri regionali, magari in parte di maggioranza e in parte di opposizione? Sarebbe stato intellettualmente più onesto scrivere nel disegno di legge che l'approvazione della mozione di sfiducia comporta le dimissioni del Presidente e, di conseguenza, lo scioglimento del Consiglio. Si sarebbe raggiunto lo stesso risultato che noi comunque non condividiamo, ma almeno avremmo evitato questo pasticcio assolutamente improponibile.
Il problema è che l'onestà intellettuale porta con sé l'obbligo di dire la verità, e la verità è che attraverso questo marchingegno meschino si vuole un Presidente blindato, al riparo da ogni iniziativa del Consiglio, per quanto tale iniziativa sia traumatica, frutto di situazioni deteriorate o di fratture insanabili sul piano politico e programmatico. Però, è sempre possibile, e al legislatore è bastata la sola possibilità per indurlo a far scattare questo sgangherato meccanismo di protezione, che il Presidente possa mandare a casa il Consiglio se dà le dimissioni, ma lui non va a casa se il Consiglio che approva la mozione di sfiducia non dà le dimissioni nella maggioranza dei suoi componenti. Complimenti! Bell'esempio di simmetria istituzionale, bell'esempio di peso tra le due parti del Consiglio regionale, bell'esempio di bilanciamento dei poteri, bell'esempio di legge statutaria neoparlamentare, come qualcuno si ostina a sostenere con sommo sprezzo del ridicolo, perchè stiamo rasentando il ridicolo. E questo sarebbe presidenzialismo? Oltre tutto, il presidenzialismo della sinistra compresi i parlamentaristi e i proporzionalisti ad oltranza? No, questa è una strana specie di monarchia incostituzionale, monarchia incostituzionale che non ha diritto di cittadinanza nel mondo del diritto, come nel mondo della politica e in quello delle istituzioni rappresentative.
Più che norme intruse, queste sono norme astruse, consentitemi di fare questo gioco di parole, non troviamo altro termine infatti per definire, sempre e a proposito, i meccanismi di blindatura costruiti a protezione del Presidente; e ve lo ricordo per l'ennesima volta: non sarà sempre il presidente Soru, voi state costruendo una statutaria solo ed esclusivamente perché lì nella Giunta siede il presidente Soru; ma sarà l'ultima volta che siederà lì, per cui cerchiamo di fare una legge che sia bipartisan, costruita sia dalla maggioranza che dall'opposizione e sono convinto che avrà termini diversi.
Il secondo comma dell'articolo in oggetto stabilisce che il voto del Consiglio regionale contrario ad una proposta del Presidente non comporta l'obbligo di dimissioni di quest'ultimo. A nostro giudizio, si può anche essere d'accordo sul fatto che non comporti l'obbligo, ma il dovere politico e morale sì, almeno quello dovrebbe indurre il Presidente a trarre le conseguenze di quel voto. Ma la manovra resta in ogni caso assolutamente astrusa. Che cosa significa "una proposta del Presidente". Una "cosa" buttata lì a microfoni accesi o un disegno di legge della Giunta? O un disegno di legge firmato solo dal Presidente? Ammesso e non concesso che lo possa fare, si può concepire una disposizione così generalista e indeterminata che abbraccia qualunque proposta, comunque formulata? Come si fa a non ipotizzare una gerarchia, un ordine di importanza, di peso politico e programmatico delle proposte presentate al Consiglio? Tanto valeva, tornando all'onestà intellettuale e al relativo dovere di dire la verità, togliere del tutto questa norma e "buttarla nel cestino", consentitemi di usare anche un termine dispregiativo di questa natura "buttarla nel cestino". Scritta così è un'offesa, infatti, per l'intelligenza comune e rende ancora più indigeribile questa pessima legge ad personam, chiamata da noi in un modo improprio legge statutaria. PRESIDENTEE' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, vorrei sottolineare, e mi dispiace che in questo momento l'onorevole Vargiu non sia presente in Aula ma sono certa che mi sta ascoltando, che rientrare nella logica della personalizzazione e della temporalizzazione, del qui e ora, del ragionamento su questo articolo, significa veramente togliere peso al discorso più ampio sul presidenzialismo e, quindi, limitare fortemente anche la possibilità di incidere con logica ferrea su quanto stiamo esaminando con questo articolo 22.
Infatti, secondo me, non solo non è possibile fare riferimento al Presidente attualmente in carica, ma mi domando anche che cosa sarebbe accaduto se questo tema fosse stato affrontato nella precedente legislatura. Penso e sono convinta che, nonostante i tanti buoni propositi che ogni tanto emergono, ieri si sarebbe verificato un ulteriore irrigidimento, rispetto a questa norma, in quanto il tema della stabilità magari avrebbe determinato un ulteriore fase, per me negativa, parlando da un'ottica di parlamentarista, di più forte valutazione e più stringente forza all'apparato del Presidente; e, certamente, ancor meno rispettosa di quanto non lo sia attualmente del principio dell'equilibrio dei poteri appunto tra Presidente, Giunta e Assemblea, che è il tema che ci deve riguardare direttamente.
Per quanto riguarda quindi la questione della rieleggibilità immediata, concordo con l'onorevole Maninchedda perché ritengo che un Presidente eletto dal popolo, con i poteri significativi che gli vengono attribuiti, certamente non possa, intanto, governare per dieci anni, e poi ancor meno essere confermato qualora, appunto, ci sia questa sua volontà di dimissioni.
Volevo, però, anche richiamare l'attenzione su almeno due degli emendamenti che ho proposto all'attenzione dell'Aula e che riguardano, in modo specifico, il comma 3 dell'articolo 22. Perché richiamo l'attenzione? Perché secondo me è importante separare il momento della sfiducia dal momento delle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti del Consiglio regionale. Ora, se separiamo questi due momenti, ovviamente, si creano condizioni diverse, perché? Perché la mozione di sfiducia entra in gioco in particolari condizioni. Intanto è una mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei consiglieri, e segue una logica, appunto, come si diceva prima, parlamentare. Ci sono dei termini quindi ben precisi, ma in pratica fa sì che la sfiducia non comporti automaticamente lo scioglimento del Consiglio regionale, affidando un tempo x al Vicepresidente. Questo è valido anche se è caduta l'ipotesi, che io avevo previsto, di un Vicepresidente eletto dall'Assemblea. Si trattava di un ruolo significativo attribuito al Vicepresidente, non più semplicemente designato dal Presidente eletto dal popolo, ma supportato dal Consiglio regionale. Ciononostante resta valido il principio proprio per le motivazioni che portano alla mozione di sfiducia, perché è un fatto grave. Laddove la sfiducia si esprima avviene per un fatto circostanziato, per una condizione di mancanza di rapporto di continuità all'interno del Consiglio.
Tra l'altro, con l'emendamento numero 193 si pone anche l'accento sul fatto che le dimissioni contestuali della maggioranza comportano lo scioglimento del Consiglio e l'indizione di nuove elezioni. Dal mio punto di vista, questi due momenti separati danno maggiore garanzia di autonomia al Consiglio regionale riproponendo una logica che non è in contrasto. In questo caso limita la forza del Presidente che può sciogliere il Consiglio con, diciamo così, maggiore facilità e, allo stesso tempo, però, riconosce una dignità e un'autonomia del Consiglio perché ci devono essere condizioni motivate.
Tra l'altro, questi due emendamenti sono anche perfettamente in linea con l'idea che il Parlamento esprime la sfiducia, eventualmente, una sola volta, come sostiene l'emendamento 316, e quindi non crea quella condizione per cui si debba incorrere in un atteggiamento in qualche misura ricattatorio da parte del Consiglio. Si crea un rapporto di equilibrio, di maggiore equità.
Volevo anche segnalare un errore materiale, a mio avviso, nel terzo comma, laddove si scrive "...comporta lo scioglimento del Consiglio regionale e l'indizione di nuove elezioni congiunte", forse sarebbe meglio dire "contestuali". questo è un suggerimento che attiene strettamente alla terminologia che si può accogliere se lo si ritiene utile.
Volevo dare questo contributo nella logica con cui ho operato in questi giorni di lavoro sulla Statutaria, ribadendo un concetto che secondo me è molto importante che è stato messo in evidenza proprio con l'emendamento che è stato approvato prima e che riguarda, appunto, la presenza in Giunta della componente anche femminile. È opportuno ed è essenziale che un Parlamento che affronta tematiche di questo tipo intanto non si senta in alcun modo condizionato se non dai valori e dai principi che si portano avanti. Affermo questo perché nei giorni scorsi ho sentito dei ragionamenti che in base ai quali si poteva "fare sintesi" persino dei valori. Allora, siccome appartengo ad un partito antico, non vecchio ma antico, storicamente, che ha portato dei valori, credo che questi non si possano sintetizzare, che i principi debbano essere rispettati e che un ragionamento onesto, aperto e sempre alla luce del sole, senza che si possano creare dei fraintendimenti, sia utile. Da questo punto di vista, credo che qualunque contributo a questo dibattito debba essere sempre considerato in questa luce.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, la mozione di sfiducia è uno degli strumenti per conseguire il bilanciamento dei poteri - direi quello estremo - tra il Presidente, eletto direttamente dal popolo, e il Consiglio regionale. E' uno strumento che mette anche nelle mani del Consiglio, non solo in quelle del Presidente, la possibilità che simul stabunt, simul cadent. Ora, credo che dobbiamo guardare con molta attenzione a questo: è uno strumento che è previsto nella legge originaria, la "43" del '95, poi riconfermato nella legge costituzionale numero 1 del '99, e poi infine nella norma transitoria, nell'articolo 15 dello Statuto.
In vigenza dell'elezione diretta del Presidente questo è uno strumento che la accompagna naturalmente; in presenza di un sistema diverso è evidente che anche questo cadrebbe, o andrebbe visto in maniera del tutto differente.
Io penso che la Commissione, partendo da questo, abbia voluto introdurre al comma 5 - è su questo che mi voglio soffermare in modo particolare -il cosiddetto elemento di raffreddamento, così lo chiamava il collega Maninchedda. E' certamente un elemento di raffreddamento però io lo considererei più che altro un momento politico importante di chiarezza, un confronto politico aperto che esce dalle segrete stanze, dalle motivazioni che si apprendono per mezzo stampa, e che riconduce a un momento politico importante rivolto innanzitutto verso l'organismo istituzionale che, non dimentichiamolo, è parimenti legittimato al Presidente: non c'è solo la figura del Presidente che è eletto direttamente e, quindi, dotato di una investitura diretta, popolare, su un programma politico e così via, ma c'è anche il Consiglio regionale che, appunto, ha questo tipo di mandato nella sua maggioranza, in questo caso, nella sua parte maggioritaria.
E allora, poiché noi abbiamo collegato quel momento nella prima seduta della legislatura, cioè quando il Presidente viene in Consiglio regionale e illustra il suo programma di governo (il Consiglio regionale non si esprime attraverso un voto di fiducia perché quella gli è stata già conferita direttamente), un momento istituzionalmente importante che vede il collegamento dei due organismi parimenti legittimati, io credo che questo momento debba ripetersi anche quando la legislatura minaccia di cessare, e queste ragioni devono essere rese chiare. Ecco quindi il comma 5 che non collega automaticamente l'istituto delle dimissioni autoreferenziali, in qualche modo, con la contemporanea presa d'atto anche del Consiglio.
Il Presidente ha trenta giorni di tempo per ritirare o confermare le dimissioni. Questo è quanto avviene, vorrei ricordarlo, nei comuni e nelle Province; ma in questi enti, nella stragrande maggioranza dei casi, alle dimissioni non corrisponde poi la cessazione del mandato amministrativo. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, quella esperienza, quel chiarimento avviene e solitamente c'è un rilancio dell'iniziativa dell'attività amministrativa, cioè viene meno la fine traumatica di quel mandato amministrativo. Se così avviene su quel livello io non ho ragione di credere che anche a questo livello probabilmente - anzi, direi, anche di più - possa avvenire un esito di quel genere. Il Presidente ha trenta giorni di tempo per confermare le dimissioni, il Consiglio regionale è investito direttamente delle motivazioni delle dimissioni che discute tra il ventesimo giorno e il trentesimo giorno; il che significa che mette in condizioni il Presidente di poter eventualmente recedere da questo suo convincimento, oppure di confermarlo.
E qui giungo all'ultima considerazione che voglio fare; quel chiarimento avviene, ovviamente, all'interno del Consiglio regionale che è la massima istanza autonomistica, però non avviene con un soggetto decisivo, importante - anzi direi quello più importante - che ha dato il mandato al Presidente e che, contestualmente, ha dato il mandato anche alla sua maggioranza politica. Io penso che quel chiarimento politico, cui i cittadini hanno diritto, non può essere loro negato; cioè, qualora quel chiarimento non trovi composizione dentro l'Assemblea parlamentare, allora io penso che sia giusto, legittimo che i cittadini, gli elettori che hanno conferito quel mandato, si possano pronunciare sulle ragioni e sui torti di chi ha traumaticamente concluso o interrotto quel tipo di mandato. Questo credo che sia un diritto che deve essere consentito, tanto più in ragione di un limite di mandato che noi abbiamo introdotto. Lo avrei ritenuto più giustificato qualora non ci fosse il limite di mandato, cioè un Presidente che si ripete, o si perpetua come carica monocratica, tre, quattro, cinque volte - stiamo ragionando in astratto ma potrebbe esserci, io penso di no ma può essere - allora è chiaro che non può esserci l'utilizzo dello strumento, come dire, delle dimissioni anticipate per potersi riproporre autorevolmente scegliendo il tema, il contenuto e anche il momento. Ma con il limite del mandato questo può essere fatto una sola volta, non più di una volta, perché con il limite dei due mandati, è evidente che le prime dimissioni e l'eventuale chiarimento che gli conferisce nuovamente un mandato elettivo, per ipotesi, non può andare oltre il secondo. Quindi io penso che impedire quel chiarimento politico che avviene di fronte ai cittadini, al corpo elettorale che ha dato quel tipo di mandato, sia non un rafforzamento dello strumento di controllo, in ultima istanza del popolo sovrano, ma sia uno strumento che ne indebolisce il controllo, impedisce quel tipo di pronunciamento sulle ragioni appunto e sui torti di chi ha interrotto così traumaticamente un mandato elettivo su cui si conferivano tante speranze.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, io comincerò col dire che sostanzialmente potrei essere d'accordo sull'emendamento che è stato presentato dall'onorevole Maninchedda e più, anche perché cerco di capire qual è la ratio che ha spinto l'onorevole Maninchedda a presentare un emendamento di quel genere. Intanto noi siamo in presenza di un Presidente che, ormai l'abbiamo detto in tutte le lingue, in tutte le salse, ha dei poteri straordinariamente importanti e determinanti per sé, per l'elettorato che lo ha eletto e per il Consiglio regionale, anch'esso eletto direttamente dal popolo, che in qualche modo lo sostiene.
Ora, pensare che un Presidente, per capriccio, possa decidere di dare le dimissioni e quindi costringere il Consiglio regionale allo scioglimento, io credo che forse se non quella norma, ma qualcosa di simile o una auto regolamentazione delle coalizioni che lo hanno sostenuto, credo che si debba introdurre.
Relativamente al primo comma dell'articolo 22 già in discussione generale, quando abbiamo iniziato questo lungo percorso, ho sollevato le perplessità legate al numero delle firme necessario per presentare la mozione di sfiducia, e ribadisco questo concetto. Non c'è dubbio però che per la mozione di sfiducia, non per le mozioni consuete una parte della minoranza, perché non sempre un quinto del Consiglio è un raggruppamento omogeneo, potrebbe non riuscire a trovare le firme necessarie, per cui forse ridurre quel limite non sarebbe male.
Ora, mi voglio ricollegare più strettamente alle considerazioni dell'onorevole Orrù relativamente alle dimissioni del Presidente della Regione. Le dimissioni, secondo me, per ciò che ho potuto osservare, per la giurisprudenza in materia, non possono che essere irrevocabili: non si può parlare di dimissioni provvisorie. Queste, è vero, sono previste dalla legge numero 81 per i sindaci e per i presidenti delle province, ma nella legge numero 1 del '99 non c'è nessun tipo di riferimento a questo, non c'è nessuna norma costituzionale, e non c'è neanche giurisprudenza,che ci possa dire che, in automatico, il Presidente della Regione è padronissimo, entro venti giorni, entro trenta giorni, di ritirare le sue dimissioni. È un filo sottile probabilmente quello di cui stiamo parlando, ma che credo debba servire a tutti quanti, il presidente della provincia e il sindaco, è vero, sono eletti come il Presidente della Regione, però se è vero che è stato eletto direttamente come il Presidente della Regione, è pur vero che una norma della legge numero 81 dice che il sindaco o il presidente della provincia entro venti giorni possono definitivamente rinunciare al mandato oppure possono recedere senza obbligo di ripresentarsi a chiedere fiducia, senza bisogno di particolari accorgimenti.
Il fatto che nella legge numero 1, onorevole Orrù, non sia stata prevista questa fattispecie, mi fa pensare che probabilmente si possono trovare altri accorgimenti, ma nel momento in cui il Presidente della Regione presenta ufficialmente le dimissioni al Presidente del Consiglio, io credo che quelle dimissioni debbano essere considerate irrevocabili. Si può trovare un'altra strada, e anche su questo molti giuristi, molti costituzionalisti stanno ragionando, credo che forse due o tre Regioni abbiano già definito qualcosa su questo, e cioè il Presidente non presenta le dimissioni al Presidente del Consiglio regionale, ma le preannuncia sentita l'opposizione, sentita certamente la maggioranza, fa un passo antecedente, ma nel momento in cui presenta le dimissioni, io credo che noi non possiamo normare diversamente: le dimissioni sono irrevocabili.
Perché questo? Perché altrimenti ricadiamo nella vecchia fattispecie del parlamentarismo, e io che non sono parlamentarista ovviamente guardo con attenzione a questo. Cosa può fare un Presidente che annuncia le sue dimissioni? Non le annuncia, le presenta e ha venti giorni di tempo; se preannuncia le dimissioni i casi sono due: o ha dei problemi personali, e su questo credo che nessuno possa dire niente, o altrimenti ha una crisi politica in atto. Se ha una crisi politica in atto gestisce la crisi politica, forse dentro il Consiglio regionale, ma la può gestire anche fuori dal Consiglio regionale. Perché dovrebbe spaventare, o minacciare, o costringere il Consiglio regionale, a seguito delle sue dimissioni, lasciando un tempo, che può essere dieci, venti, voi avete previsto mi pare trenta giorni, nel quale dovrebbe "accomodare"perché di questo stiamo parlando, non stiamo parlando di altro.
Perché se è inabile a svolgere le sue funzioni, non si pone il problema, ma se la crisi è una crisi politica, se non esiste più una maggioranza, o è una maggioranza lacerata, e non è il caso di questa maggioranza, stiamo parlando "delle maggioranze"; si deve dare questo ulteriore potere a un Presidente di potersi gestire una crisi, soddisfacendo magari le esigenze di cambi di Assessori, sostituzione di direttori generali, incarichi vari.
Io credo che non sia possibile accettare pressioni durante la finanziaria - chissà quante ne accetteremo nella prossima finanziaria, sempre che riusciamo prima o poi a discuterla - e allora come si può pensare di non prevedere che le dimissioni sono irrevocabili? Il Presidente lo deve sapere che sono irrevocabili, per cui non si deve neanche azzardare a dare le dimissioni, se non dando le dimissioni convinto di sciogliere il Consiglio regionale.
Io non darei questa opportunità al Presidente della Regione. Il Presidente della Regione ci deve pensare due volte, anzi forse tre volte; e ci può pensare parlando con la sua maggioranza, parlando con, se ci fosse, un portavoce della minoranza, parlando con il Presidente del Consiglio, ragionando sulle motivazioni che lo possono condurre, sempre irrevocabilmente, a dare le dimissioni. Io credo che siano questi i passaggi che noi dobbiamo prevedere. Ma non credo, onorevole Orrù, che sia possibile concedere al Presidente della Regione, a legislazione vigente, trenta, venti, dieci, i giorni che volete, per ripresentarsi oppure rimangiarsi o recedere dalle dimissioni presentate in forma ufficiale al Presidente del Consiglio. Io credo che questo, costituzionalmente, non sia possibile, perciò sollevo il problema, lo pongo alla vostra attenzione.
Altro argomento ed è l'ultimo; l'emendamento numero 587 che abbiamo presentato e che sostituisce il comma 2 dell'articolo che prevede che il voto del Consiglio regionale contrario ad una proposta del Presidente della Regione non comporta l'obbligo di dimissioni di quest'ultimo. E' normale, è andato sotto anche da poco il Presidente, ci mancherebbe che dovesse dimettersi. Però, che la persistente contrarietà del Consiglio regionale alle proposte del Presidente della Regione e della Giunta regionale non debba comportare le dimissioni di quest'ultimo, mi pare difficile pensarlo. Perché normare il fatto che il voto del Consiglio regionale contrario alla proposta del Presidente della Regione non comporta le sue dimissioni? Non le comporta. Benissimo! Io dico che, però, se invece la contrarietà del Consiglio è persistente, mettiamo il caso che su otto, dieci articoli della finanziaria il Presidente vada sotto, ma si può pensare che questo Presidente non si debba dimettere? Io credo che la persistente contrarietà del Consiglio regionale non possa che provocare immediatamente le dimissioni del Presidente. Questo è quello che intendo dire. La dizione del comma 2credo che non sia di nessun aiuto e certamente non fornisce un quadro chiaro di come devono essere una legge statutaria e una forma di governo adeguate.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Presidente, colleghi, rappresentante della Giunta, mi interessa replicare a quest'ultimo argomento del collega Diana. Mi pare che il dibattito sulla legge statutaria si stia sviluppando in un positivo ascolto e, quindi, c'è anche un onere di discutere gli argomenti sui quali non vi è convergenza, non si è d'accordo.
Su questo provvedimento io, in discussione generale, ho detto: "Vedremo alla fine come giudicarlo e come valutarlo con espressioni sintetiche". Infatti, questa forma di governo che stiamo mettendo in piedi e che sta prendendo una delineata fisionomia, voto dopo voto, è una forma abbastanza mista perché in questa legge statutaria abbiamo voluto inserire il principio per cui il voto contrario ad un provvedimento proposto dalla Giunta non comporta dimissioni. Badate che questo è il condensato di un principio di riserva in capo del Consiglio regionale, di un pezzo importante dell'indirizzo politico, e accade sotto forma non di voto contrario ma sotto forma di emendamento, sotto forma di modifica esplicita, proposte del governo, quotidianamente. Il caso più eclatante che mi serve ricordare è proprio questo della legge statutaria.
La legge statutaria aveva dei contenuti molto differenti; è stata modificata in, direi, decine di istituti, in alcuni è stata modificata in termini di razionalizzazione del sistema, in altri istituti è stata, invece, profondamente innovata. Vi sono stati aggiunti pezzi che, diciamo così, mancavano o che il Consiglio ha ritenuto che mancassero, e ci sono state modifiche profonde. Quindi, il disciplinare una conseguenza di un reiterato voto contrario su provvedimenti proposti dalla Giunta con le dimissioni obbligate dell'Esecutivo e, quindi, di conseguenza, con lo scioglimento del Consiglio, quasi a definire che quel provvedimento che ha ricevuto il voto contrario proposto dalla Giunta sia il luogo in cui si registra la consonanza tra la maggioranza e l'Esecutivo è, a nostro avviso, sbagliato.
Invece, l'istituto della mozione di sfiducia è un altro di quei pezzi di rivendicazione dell'indirizzo politico consiliare che allontana la forma di governo che stiamo definendo dal sistema presidenziale puro perché, nei sistemi presidenziali, il Parlamento non manda a casa il Presidente eletto direttamente dal popolo, non è possibile, non è nella ratio di quel sistema. Eppure noi lo facciamo con una conseguenza, che è quella più volte raccontata e richiamata nei suoi effetti particolarmente rigorosi nel "figurino costituzionale", che viene fuori anche dalle pronunce della Corte, e sulla cui rigidità, debbo dire, io personalmente, ma anche molti colleghi non siamo d'accordo. Ma, intanto, prendiamo atto che questo è un percorso in qualche modo obbligato a Costituzione vigente e, per quanto ci riguarda, a Statuto vigente.
Allora, vorrei discutere la proposta che è venuta dal collega Maninchedda, sulla quale non ho un pregiudizio, ma un giudizio, sì. Vorrei appunto dire al collega Maninchedda che siamo di fronte ad una certa suggestione nel momento in cui la conseguenza delle dimissioni del Presidente (e nel momento in cui queste dimissioni sono verificate nell'ambito della procedura consiliare, eppure rimangono, nonostante un'espressione di fiducia), lo scioglimento del Consiglio, ne provoca un'altra: la "incandidabilità", diciamo così, del Presidente, di quella persona a Presidente nelle elezioni successive. Ripeto, è una tesi suggestiva, ma mi piace dire due elementi di difficoltà che trovo a vederla incastrata razionalmente nel sistema che abbiamo visto.
Allora, anzitutto è una sanzione unilaterale. E' chiaro che siamo di fronte ad un meccanismo di inibizione reciproca, di provocatio ad popolum reciproco, da una parte le dimissioni del Presidente, d'altra parte la mozione di sfiducia. Entrambi sono istituti, ripeto, che il sistema presidenziale non conosce, perché nel regime presidenziale quando un Presidente si dimette non scioglie il Parlamento e, viceversa, il Parlamento non manda a casa il Presidente. Però, questa richiesta di provocatio ad populum rimarrebbe irrisolta nel caso in cui si accettasse l'ipotesi che il collega Maninchedda ha proposto. Di fronte alla non soluzione della crisi, di fronte al fatto che la fiducia venga confermata nella fase di raffreddamento consiliare, e voglio precisare che uso l'espressione fiducia in senso atecnico, perché sappiamo che il Consiglio non dà la fiducia al Presidente eletto direttamente, potrebbe esserci comunque una situazione politica di gravità tale da giustificare da parte del Presidente l'insistere sulle sue dimissioni e, quindi, nel provocare comunque lo scioglimento del Consiglio e le nuove elezioni, proprio per verificare nel corpo elettorale se, ad esempio, una sua nuova linea politica o la inaffidabilità della maggioranza rispetto al programma di governo, alla realizzazione del programma di governo, trova ragione o trova torto in un nuovo, verificato momento di consultazione elettorale democratica.
Le motivazioni della crisi possono essere le più diverse, questa che ho richiamato è quella più evidente: la fiducia resa formalisticamente al Presidente, di fronte, invece, ad una volontà di non supportare, col voto consiliare, i provvedimenti della Giunta che costituiscono l'architrave di un programma, ad esempio. Tralascio, ovviamente, le dimissioni arbitrarie che verrebbero punite con un'ovvia reazione di tipo elettorale da parte delle forze politiche. Ma quando il modo di interpretare il mandato elettorale che maggioranza ed Esecutivo, nella figura del Presidente, hanno ricevuto, trovano modelli radicalmente diversi di percepirsi come adeguati alla promessa elettorale, allora quella è una crisi che non si risolve. Capisco però che la gravità della sanzione, lo scioglimento del Consiglio, possa indurre anche a richiamare una altrettanto grave sanzione di "incandidabilità".
Mi pongo però nell'altro versante, quello che ho denunciato prima come elemento di difficoltà, cioè l'unilaterale imputazione di questa sanzione a carico di uno degli organi. Certamente l'organo Presidente è un organo monocratico mentre il Consiglio è un collegio, e capisco che ci siano diverse modalità di formarsi della volontà dei due organi; ma, quando la volontà si rappresenta è una volontà cristallizzata o nelle dimissioni o in una maggioranza sulla mozione di sfiducia. Nel caso in cui fossimo davanti ad una mozione di sfiducia che manda a casa il Presidente, un Presidente che invece viene qui, in Aula e chiede perché lo si manda a casa visto che sta realizzando il programma, lo sta facendo bene, reagisce positivamente agli stimoli della maggioranza, se comunque vi fosse una mozione di sfiducia da parte del Consiglio regionale, questo Consiglio regionale domani, nel sistema che stiamo studiando, non avrebbe nessun tipo di inibizione a ricandidare le stesse personalità che lo compongono e che hanno in modo egualmente arbitrario, lo dico anche qui atecnicamente, mandato a casa il Presidente. Vorrei discutere in modo più approfondito quindi la possibilità di inserire un istituto che magari contempli meglio le esigenze che sono state rappresentate dall'emendamento del collega Maninchedda e dagli altri colleghi che lo sostengono.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, intervengo fondamentalmente su due emeendamenti; il numero 351 e il numero 319. L'emendamento numero 351, che propone che vengano cassati i commi 3 e 4 dell'articolo 22, sostanzialmente fa riferimento a quella parte dell'articolo 12 che è stata espunta con un voto del Consiglio regionale. Come è risaputo, per i confronti portati avanti anche all'interno di questo Consiglio (non solo da noi ma anche altre componenti del Consiglio regionale, compresa Rifondazione Comunista che poi ha scelto una strada diversa ma in contestazione con l'opposizione), noi abbiamo fatto una battaglia a favore del parlamentarismo, battaglia che chiaramente abbiamo perso.
All'interno di questa battaglia avevamo previsto, con l'emendamento presentato all'articolo 12 che cancellava la contestualità dell'elezione del Presidente pur mantenendo il regime presidenziale, la possibilità di scegliere un diverso sistema presidenziale rispetto a quello previsto all'interno della legge statutaria, nel momento in cui avessimo normato la legge elettorale.
Naturalmente siamo ben consci, assolutamente consapevoli, che questa diversa forma di regime presidenziale presuppone, quasi con certezza, una modifica dell'attuale Statuto, e siccome sullo Statuto si dovrà pure intervenire, l'avere espunto quella frase relativa alla contestualità dell'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale, ci consente oggi di sostenere la validità dell'emendamento presentato all'articolo 22 che prevede, appunto, la cancellazione dei commi 3 e 4 che finirebbero con l'essere vincolanti anche per il futuro impedendo quell'eventualità di una scelta di un presidenzialismo diverso, più attenuato rispetto a quello che viene proposto. Quindi, in questa logica, io credo che il Consiglio regionale sia giusto che lasci aperte tutte le porte, pur in regime di presidenzialismo, e che permanga la possibilità di compiere anche dopo, attraverso la legge elettorale, scelte diverse, scelte che io ritengo più laiche ma, soprattutto, più utili rispetto a quelle di un Consiglio eccessivamente vincolato dalle scelte di un unico dominus.
Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 319, io sinceramente apprezzo molte delle considerazioni che venivano fatte poco fa dall'onorevole Francesco Sanna che si pone in una posizione non acritica rispetto all'emendamento, non si limita ad esprimere in maniera semplicistica un sì o un no, ma si interroga sull'utilità dello stesso e, giustamente, sugli effetti che potrebbe produrre. Una delle obiezioni che l'onorevole Sanna muoveva è anche una delle obiezioni che, originariamente, prima che assumessi il convincimento dell'opportunità che l'emendamento venisse presentato, apparteneva anche al sottoscritto. Originariamente mi pareva, che venisse introdotto un criterio di eccessiva penalizzazione o di sanzione esasperata nei confronti del Presidente dimissionario. Ma, come l'onorevole Sanna ha giustamente interpretato, mentre in un caso l'organo è un organo monocratico, nell'altro caso, nel caso previsto dalla sanzione, la decisione non sarebbe di un organo monocratico, ma sarebbe del Consiglio regionale o di larga parte di esso.
A me pare che questo emendamento tenda a bilanciare, attraverso quella procedura che l'onorevole Maninchedda chiamava "procedura di raffreddamento", una scelta che il Presidente potrebbe compiere e potrebbe compierla anche indipendentemente dalla volontà del Consiglio regionale, perché riguarda, in effetti, solo il caso di dimissioni volontarie. Se il Presidente rassegna volontariamente le dimissioni è previsto al comma 5 dell'articolo 22 che le dimissioni diventino efficaci dopo trenta giorni. Questo lascia aperta la possibilità, nella discrezionalità e nella libera volontà del Presidente, che possa recedere rispetto a quella scelta e che quindi possa ritirare le dimissioni così come avviene (altri l'hanno richiamato e rammentato) nei consigli provinciali e nel consiglio comunale per parte del presidente della provincia o del sindaco.
Ma se il Presidente non ritira le dimissioni il comma 5 prescrive che esse siano discusse nel Consiglio regionale. Il Consiglio regionale ha due possibilità: accoglierle oppure respingerle. Se il Consiglio regionale dovesse respingere le dimissioni e, ciò nonostante, il Presidente dovesse ribadirle, ecco che ritorniamo all'atto compiuto dall'organismo monocratico senza che l'organismo collegiale rispetto a quell'atto abbia una possibilità di interdizione ed è per quello ed è solo a questo punto che, evidentemente, subentra quella posizione che prevede evidentemente un comportamento sanzionatorio nei confronti del Presidente che si dimette al di là del parere del Consiglio, richiedendo in quel caso che non possa essere ricandidato nella legislatura successiva.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente e onorevoli consiglieri, mi pare che l'articolo 22, che introduce la mozione di sfiducia, tocchi uno degli aspetti più delicati, ma direi anche più controversi, collegati all'elezione diretta del Presidente della Regione. Abbiamo detto più volte, infatti, che l'elezione diretta comporta una serie di conseguenze che sono legate al principio di consonanza, così come è stato sancito dalla stessa Corte Costituzionale, intendendo per principio di consonanza, appunto, quel vincolo che al momento del voto si instaura tra il cittadino, il programma elettorale, il Presidente e la sua maggioranza.
Al principio di consonanza segue (il legislatore ha voluto, appunto, che ci fosse questa conseguenza) la cosiddetta clausola di dissolvenza; nel momento in cui si rompe il principio di consonanza, e quindi quel vincolo che al momento del voto si instaura tra cittadino, programma ed elezione diretta del Presidente e della sua maggioranza, interviene la clausola di dissolvenza e quindi la possibilità, anzi l'inevitabilità dello scioglimento del Consiglio regionale contestualmente alle dimissioni del Presidente e viceversa, introducendo qui anche un elemento, un principio di reciprocità tra Presidente, Consiglio e anche la sua maggioranza.
E' evidente che questo è l'aspetto più delicato legato all'elezione diretta del Presidente e, dicevo prima, anche il più controverso. Molti costituzionalisti ma anche diversi Consigli regionali, al momento della stesura degli Statuti, hanno cercato di ovviare a questo elemento di difficoltà. Direi che però le possibilità offerte sono limitate, così come testimoniato dalle sentenze della Corte Costituzionale, purtroppo; io dico purtroppo perché, ad esempio, nel caso di morte oppure di impossibilità del Presidente a poter continuare ad assolvere il suo mandato non si vede per quale motivo, in questa eventualità, il Consiglio regionale debba essere sciolto. Quindi il principio della consonanza e la clausola della dissolvenza non danno la possibilità di attenuare questi aspetti, che non sono legati ad una contrapposizione e ad una controversia politica che interviene tra il Presidente e il Consiglio; su questo chi ha cercato di intervenire con modifiche è incorso nelle sentenze della Corte Costituzionale.
La mozione di sfiducia è uno strumento particolarmente importante perché è un elemento decisivo di questo percorso, di questo processo, di questa serie di interrelazioni che intervengono tra il voto del cittadino e l'elezione del Presidente della Regione, tanto è vero che ha una sua importanza statutaria. La mozione di sfiducia è contenuta non solo nell'articolo 15 dello Statuto, così come modificato dalla riforma del Titolo V, ma se si legge l'articolo 35 dello Statuto, questo articolo dice in maniera inequivocabile che la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente eletto a suffragio universale e diretto comporta, anche in caso di impedimento o morte, appunto lo scioglimento del Consiglio regionale.
Quindi in ben due articoli lo Statuto prevede la mozione di sfiducia e la conseguenza che deriva dalla sua approvazione.
Io ho ascoltato con grande attenzione i diversi interventi che si sono succeduti perché hanno toccato, appunto, un nervo scoperto,. E ho ascoltato anche con grande attenzione l'intervento dell'onorevole Maninchedda che - mi scusi se io lo sintetizzo eventualmente non in maniera adeguata -è un tentativo di ovviare a quelle conseguenze e non sempre positive che possono determinarsi a seguito delle dimissioni del Presidente oppure dell'approvazione di una mozione di sfiducia da parte del Consiglio.
Io devo dire che non ho nessun atteggiamento pregiudizialmente negativo nei confronti del ragionamento dell'onorevole Maninchedda, mi limito però a fare alcune osservazioni. Innanzitutto l'emendamento, così come è formulato, non contempla in maniera precisa la fattispecie che è stata evidenziata dall'onorevole Maninchedda. L'onorevole Maninchedda ha sottoposto all'attenzione dell'Aula la possibilità della persistenza delle dimissioni del Presidente di fronte al voto contrario del Consiglio, perché nell'emendamento si dice genericamente che, di fronte alle dimissioni volontarie, il Presidente che si dimette non è immediatamente rieleggibile.
L'altra osservazione che vorrei fare (come per la precedente, non essendo un costituzionalista, potrebbe non essere corretta), è che con l'inserimento di questa dizione ci potrebbe essere la possibilità di limitare l'elettorato passivo e quindi di incorrere nel giudizio di illegittimità da parte della Corte Costituzionale. L'altra questione su cui ho qualche perplessità, probabilmente non completamente fondata, è l'elemento della reciprocità. Il Presidente che persiste nelle sue dimissioni di fronte a un Consiglio regionale che invece rigetta quelle dimissioni non è rieleggibile. Manca l'elemento di reciprocità; naturalmente capisco che uno è organo monocratico e l'altro è organo collegiale, ma non esiste la reciprocità nei confronti del Consiglio regionale nel persistere in una mozione di fiducia di fronte a un Presidente che, invece, sarebbe contrario.
Quindi, sono tutte questioni di grande delicatezza, di grande complessità, che naturalmente necessiterebbero di un approfondimento e di una riflessione molto attenta. Io penso che questo sia un aspetto decisivo, sono sicuro però che il Consiglio saprà trovare delle formulazioni tali da consentire di non disattendere i contenuti dello Statuto che, in ben due articoli, prevede l'istituto della mozione di sfiducia; e, soprattutto, penso che il Consiglio troverà delle formulazioni tali che ci eviteranno di incorrere, eventualmente, in un giudizio di illegittimità da parte della Corte.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere negativo sugli emendamenti numero 45, 207, 351, 308, 740 , 267 , 582, 739, 583, 329, 584, 743, 372 , 119 , 208, 585 è 737, 586, 587, 192, 373, 705, 588, 704, 206, 589 , 268, 157, 316, 738 , 193, 741, 194 , 277, 330, 742, 374, 319.
PRESIDENTE.. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 207.
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, voterò contro questo emendamento perché la soppressione di questi commi è veramente, difficilmente collocabile, rende irrazionale lo sviluppo del provvedimento di legge. Colgo l'occasione, però, per cominciare a interloquire su un atteggiamento che, da parte dei colleghi della maggioranza, è strano perché da una parte c'è un'apertura al dialogo e dall'altra ci sono due pareri conformi negativi. Però, diciamo che era messo nel conto.
Dalle interlocuzioni del dibattito generale prendiamo atto che l'onorevole Sanna sancisce che si è scelto un presidenzialismo anomalo perché in tutto il mondo è vero che i Presidenti non sciolgono i Parlamenti, ma i Parlamenti non mandano a casa il Presidente. Abbiamo un presidenzialismo anomalo, ma è un presidenzialismo anomalo a cui io non ho concorso, che contesto, e mi sforzo di ragionare per renderlo minimamente più democratico. Allora, l'argomentazione sostanziale - poi ne vedremo delle altre - e che non ci sarebbe reciprocità tra le dimissioni del Presidente che scioglie il Parlamento, pur in presenza della procedura di raffreddamento che può avere un esito univoco, cioè quello che il Parlamento ti respinge le dimissioni e tu ti dimetti ugualmente, e il fatto che dinanzi alla mozione di sfiducia i parlamentari possano ricandidarsi. Ma è vero anche il contrario, che di fronte alla mozione di sfiducia, cioè quando è il Consiglio a sancire che non c'è più la consonanza, il Presidente si può ricandidare! E quindi è esattamente una misura di contrappeso quella che noi stiamo inserendo.
Attualmente se un Presidente viene sfiduciato in Aula può ricandidarsi e ha tutto il diritto di ricandidarsi, ma qualora invece un Presidente, che nella procedura di raffreddamento ottiene nuovamente la fiducia del Parlamento continua a volersi dimettere, a proposito della consonanza, assessore Dadea, è una volontà di rottura della consonanza da parte del Presidente che, a quel punto, viene sanzionato. Quindi, giacché non viene normata l'impossibilità di ricandidarsi dopo la mozione di sfiducia, il sistema - almeno rispetto a questo elemento - è assolutamente bilanciato. Utilizzerò le successive dichiarazioni di voto per sviluppare il ragionamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, annuncio il voto contrario all'emendamento, però con una sottolineatura relativamente al ruolo del Vicepresidente. In riferimento al ragionamento dell'assessore Dadea, che richiama l'attenzione su questo rapporto di consonanza e di dissolvenza, va detto che c'è però un nodo all'interno della norma che non è mai chiarito: qual è esattamente il ruolo del Vicepresidente. In questa dinamica di rapporto appare evidente che il Vicepresidente è una figura - così come viene individuata - priva di alcun significato, mentre nella determinazione dei ruoli all'interno della Giunta viene indicata come una figura necessaria, cioè che deve essere indicata.
Allora, se da un punto di vista strettamente, per così dire, formale viene posta come necessaria poi non si capisce quando dovrebbe entrare in azione, e non si capisce neanche perché, a questo punto, si ponga l'accento sulle condizioni in cui, eventualmente, questo Vicepresidente compare. Perché anche laddove si parla di impossibilità da parte del Presidente di svolgere il suo ruolo, per esempio anche un periodo temporaneo in cui il Presidente non può fisicamente svolgere il suo compito, come è possibile che si stabilisca la presenza di un Vicepresidente e poi, di fatto, non sia definito il tempo di durata, non sia definito il ruolo, non sia definita la mansione al punto che questo Vicepresidente può esserci o non esserci anche se viene indicato. Quindi anche questa è una anomalia normativa che forse la Statutaria dovrebbe chiarire assegnando all'incaricato un ruolo diverso.
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 351.
Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). La ratio dell'emendamento è stata già illustrata dall'onorevole Balia, io ne sono firmatario e voterò a favore, ma consente di sviluppare ulteriormente il ragionamento iniziato nel precedente intervento.
L'Assessore ha detto: " l'emendamento dell'onorevole Maninchedda e più non contempla esattamente la fattispecie", io su una precisazione sulla fattispecie non sto certo a discutere, ma mi pare l'unica possibile. Semmai il problema su cui riflettere è se c'è un'inibizione della vocatio ad populum da parte del Presidente. Ora, poiché ci troviamo in queste fattispecie: in caso di mozione di sfiducia il Presidente è ricandidabile, in caso di dimissioni volontarie il Presidente viene in Parlamento e può ricevere nuovamente la fiducia dal suo Parlamento, perché l'avete previsto voi, io non avrei presentato l'emendamento se non ci fosse la procedura di raffreddamento, quando si dimette un Presidente, il Presidente viene in Consiglio che gli dice: "noi sulle tue dimissioni ragioniamo in questi termini e quindi rimuoviamo queste cause di dimissione". Se a quel punto il Presidente continua a volere sciogliere il Parlamento, io pongo un problema all'onorevole Orrù; io non ho ragionato su questo argomento isolandolo dal resto, io ho mosso un'obiezione sostanziale nel corso della legge: un Parlamento che sta sotto minaccia non è un Parlamento libero.
Qualora invece il potere di scioglimento comincia ad essere disciplinato e l'arbitrarietà dello scioglimento viene sanzionata, allora anche il procedimento legislativo ne guadagna in equilibrio e democrazia. Questo è il ragionamento. Non ragioniamo solo sul piccolo aspetto adesso in discussione, è in discussione le modalità in cui si svolge il procedimento legislativo, e un procedimento legislativo in cui lo scioglimento del Parlamento è disciplinato e l'arbitrarietà è sanzionata, è un procedimento legislativo più libero, pur stando in un quadro che io non apprezzo e che voi avete scelto: quello di un presidenzialismo duro. Quindi il senso dell'emendamento è liberare la procedura legislativa, non soltanto l'ultima parte di un equilibrio istituzionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Il mio Gruppo, all'articolo 22, ha presentato un emendamento soppressivo del comma 3, uno che al comma 4 dopo la parola "Vicepresidente" propone di sopprimere la restante parte; uno aggiuntivo che, sempre al comma 4, propone di aggiungere dopo le parole "le dimissioni volontarie del Presidente della Regione il termine "non".
E' chiaro che con queste proposte noi intendevamo fare un'operazione di smantellamento dell'impostazione presidenzialista del disegno di legge che, dopo il voto sulla forma di governo, è ovviamente depotenziata; però, sulla procedura della mozione di sfiducia, sulle conseguenze determinate dalla mozione di sfiducia e sulle conseguenze delle dimissioni del Presidente forse è utile fare un "pizzico" di riflessione che non so a che cosa porterà, però la ritengo necessaria per cui avanzo già da ora la proposta di una breve sospensione per verificare tra i Gruppi consiliari i margini di un accordo.
Noi annunciamo il nostro voto favorevole sull'emendamento numero 351 altrimenti sostanzialmente sarebbe come negare quanto da noi proposto in un altro comma.
PRESIDENTE. E' stata chiesta una sospensione.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Siamo d'accordo, purché non sia una continuazione della tattica ostruzionistica che la maggioranza sta utilizzando in questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Poichè non vi sono opposizioni sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 36, viene ripresa alle ore 20 e 57.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Metto in votazione l'emendamento numero 351.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, ritiro l'emendamento numero 351.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ritiro gli emendamenti numero 308, 329 e 330.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 582.
Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, l'emendamento numero 582 all'articolo 22 propone di sopprimere, al comma 3, la parola "congiunte". Da una lettura del testo ci rendiamo conto che è una questione non solo lessicale ma anche di sostanza Noi avremmo preferito che questo comma venisse completamente cassato ma, in alternativa, chiediamo di eliminare la parola "congiunte".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. L'emendamento numero 582, così modificato, può essere accolto.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 582. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 22. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
L'emendamento numero 316 è ritirato; gli emendamenti numeri 738 e 193 decadono.
(Non è approvato)
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
E' in votazione l'emendamento numero 319.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna, relatore. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si accoglie l'emendamento numero 319 qualora il testo venga così riformulato: "Il Presidente della Regione cessato dalla carica per dimissioni volontarie nei primi 36 mesi non è immediatamente rieleggibile alla carica di Presidente".
PRESIDENTE Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, condivido l'emendamento orale proposto dall'oratore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, se l'emendamento che viene proposto è un emendamento orale, le comunico che il Gruppo dei Riformatori non lo condivide e non lo ritiene ammissibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). A parte il fatto che anch'io non ho visto l'emendamento, ma non condivido la ratio di questa scelta, perché se un Presidente si dimette ha la stessa possibilità di essere ricandidato sia che si dimetta prima dei 36 mesi che dopo i 36 mesi. Per quanto mi riguarda, è una cosa che non avrei neanche messo in legge, perché in questa sede si fanno molte volte delle scelte finalizzate a situazioni particolari, non a situazioni che potrebbero verificarsi, anche e comunque, successivamente.
Questo Consiglio sta dimostrando, ancora una volta, per l'ennesima volta, che è completamente appiattito sulle posizioni del Presidente. Ma che bisogno c'era adesso di dire che le dimissioni entro 36 mesi sono diverse dalle dimissioni successive ai 36 mesi? Sono veramente scelte incredibili che io non condivido nella maniera più assoluta. Ripeto, ero contrario alla formulazione precedente, ma sono ancora più contrario a questa formulazione che dimostra come non ci sia una maggioranza, perchè ormai tutto quello che decide il Presidente passa e via. Avremmo fatto meglio a far approvare la legge statutaria dalla Giunta e dal Presidente e non avremmo perso tante settimane e forse mesi in discussioni inutili in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, io annuncio il voto contrario a questo emendamento a nome dei Riformatori Sardi, perché davvero appare in maniera immediata che si tratta di un compromesso quale mai avremmo voluto vedere dentro quest'Aula. Il limite che viene posto è un limite temporale che dimostra esattamente, non lo voglio chiamare una sorta di inciucio, però quasi lo è, nel senso che è una forma di inibizione alle dimissioni del Presidente nei primi 36 mesi, perché è evidente. Quindi, non ci sarà ombra di futuro Presidente della Regione che avrà il coraggio di dare le proprie dimissioni volontarie, a meno che non abbia volontariamente deciso di abbandonare per sempre il fare politica e quindi il rinunciare al mandato elettorale che gli è stato conferito dal popolo, dagli elettori, andando così contro ogni principio razionale della democrazia! Contro ogni principio razionale! Stiamo mettendo in regime di sicurezza soltanto una cosa, che nell'emendamento non vogliamo dire in maniera esplicita, che è la legislatura a favore naturalmente dei consiglieri!
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PISANO.) E' quello che noi stiamo garantendo. Soltanto quello! Superati i due anni e mezzo, infatti, visto e considerato che non ci saranno dimissioni volontarie del Presidente, hanno vita lunga i consiglieri regionali.
PRESIDENTE. Colleghi, è stato proposto un emendamento orale finalizzato ad una migliore specificazione e comprensione del testo. Se, così come è stato detto da un Gruppo consiliare, non c'è condivisione, io devo chiedere all'Aula se questa proposta emendativa o integrativa viene accolta. Poiché non c'è unanimità, colleghi, ci rimettiamo all'Aula per l'accoglimento della proposta formulata, ad integrazione dell'emendamento, dal relatore.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, le chiedo scusa, ma mi sembra che il ragionamento stia diventando una cosa ben diversa rispetto al contenuto dell'emendamento numero 319. A mia memoria, nelle ultime due legislature, l'introduzione in Aula di un emendamento orale può essere realizzata soltanto se esiste l'unanimità del consenso in Aula, altrimenti possono essere ammessi degli emendamenti che consentono di esplicitare meglio il testo, come lei ha detto, nel caso ci siano delle parti del testo che non sono ben comprese, ma non possono essere ammessi degli emendamenti che modificano sostanzialmente il testo.
L'emendamento che è stato proposto verbalmente dal relatore modifica sostanzialmente il testo perché introduce una parte che non era precedentemente presente. Noi siamo contrari all'introduzione di questo emendamento verbale e siamo determinati a chiedere la votazione dell'emendamento numero 319 nel testo originario.
Questa è la nostra posizione; se poi lei ritiene che si debbano introdurre delle varianti rispetto alla prassi consolidata di quest'Aula, non possiamo che prenderne atto e allora va bene quello che lei sta dicendo, cioè che ci si debba rimettere all'Aula per dichiarare l'ammissibilità o meno dell'emendamento. Questo però significa che in qualsiasi momento l'Aula può decidere di ammettere emendamenti e, quindi, che si sta modificando sostanzialmente il Regolamento col quale noi abbiamo sempre verificato e regolato i lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, io non voglio aprire una polemica regolamentare su questo, perché non è il caso. Diciamo che questo aspetto non è normato nel nostro Regolamento e che noi spesso, durante le discussioni, per prassi operiamo in questo modo. Se, come in questo caso, l'emendamento integra e specifica meglio il testo ma sostanzialmente non lo modifica …
VARGIU (Riformatori Sardi). Cambia il testo.
PISANO (Riformatori Sardi). Lo cambia sostanzialmente.
PRESIDENTE. Io mi rendo conto del problema che lei ha sollevato, ma voglio trovare una soluzione, ovviamente con il vostro consenso.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Noi siamo assolutamente contrari all'introduzione di questo emendamento orale che non integra l'emendamento precedentemente in discussione, ma lo disintegra, nel senso che lo disgrega e lo cambia radicalmente nella sostanza. Cambia lo spirito dell'emendamento Maninchedda, lo cambia in modo radicale e profondo e ne fa tutta un'altra cosa che apre le più diverse prospettive, tant'è che a questo punto a me interessa conoscere il parere in proposito del collega Maninchedda tra l'altro. Per quanto riguarda il nostro Gruppo, noi siamo contrari all'ammissibilità dell'emendamento orale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Mi pareva che si fosse deciso, però forse ho sbagliato, di rappresentare all'Aula la possibilità di accogliere la correzione all'emendamento numero 319, proposta dal Presidente della Commissione. Mi sembrava che avesse parlato contro questa ipotesi l'onorevole Vargiu e mi sembrava che si dovesse intervenire a favore per poi rimettere all'Aula la decisione; se così è, vorrei parlare a favore.
PRESIDENTE. A quale proposito, scusi, onorevole Uras?
URAS (R.C.). A proposito dell'accoglimento dell'emendamento orale che integra il "319" per meglio specificarne anche gli effetti.
(Interruzione del consigliere Vargiu)
URAS (R.C.). Io qua le regole le conosco abbastanza, le studio anche la mattina prima di venire, poi vedo anche quello che succede. In molte circostanze, a cominciare dal Piano sanitario regionale, si sono avute grandi interlocuzioni, emendamenti orali, correzioni, integrazioni, non sempre accolti da tutti; c'è stata una buona volontà da parte delle parti per meglio specificare le questioni. Se questo non è possibile, non è possibile mai e chiunque di noi si può alzare in qualunque momento per dire che questo non è possibile, anche quando invece si verifica che è stato fatto il contrario.
Io ritengo che non ci sia un cambiamento sostanziale del contenuto dell'emendamento; ritengo che precisare entro quali termini quel meccanismo scatti sia coerente con una migliore funzionalità dell'emendamento. E se questo emendamento fosse così modificato avrebbe il voto del mio Gruppo.
PRESIDENTE. Colleghi, questo in discussione si configura come un emendamento all'emendamento, può essere presentato in Aula, così come è stato presentato, ed è data facoltà al Presidente di accettarlo. Quindi, siccome il Presidente lo accetta, ritenendolo un emendamento compatibile con il nostro Regolamento, è evidente che l'Aula poi conclusivamente deciderà.
Il testo che viene proposto, e che a me non sembra stravolga nel merito il senso generale dell'emendamento numero 319 è il seguente: "Il Presidente della Regione cessato dalla carica per dimissioni volontarie rifiutate dal Consiglio nei primi 36 mesi di legislatura non è immediatamente rieleggibile alla carica di Presidente".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Presidente, lei ha qualificato questo come un emendamento all'emendamento; però il comma 7 dell'articolo 84 prevede che gli emendamenti all'emendamento si debbano presentare almeno un'ora prima della seduta nella quale saranno discussi gli articoli cui si riferiscono. Siamo fuori tempo massimo e questo emendamento si configura, secondo me, come un emendamento orale per la cui ammissibilità è richiesta l'unanimità dell'Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Lombardo, in questo caso stiamo applicando il comma 11 del medesimo articolo che recita: "...è tuttavia facoltà del Presidente ammettere, anche dopo la votazione del passaggio all'esame degli articoli, la presentazione di nuovi emendamenti che si trovino in correlazione con modifiche precedentemente approvate e che si rendano necessari ai fini di una migliore comprensione del testo".
(Interruzioni)
Colleghi, sospendo la seduta per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 25, viene ripresa alle ore 21 e 29.)
PRESIDENTE. La mia valutazione è che non sia utile aprire una discussione sulla interpretazione del Regolamento; quindi, poiché la minoranza consiliare contesta il carattere esplicativo dell'emendamento orale proposto dal relatore e quindi giudica irrituali rispetto a quelle previste dal Regolamento le modalità di presentazione, porrò in votazione l'emendamento numero 319 nel testo originario.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 319.
Ha domandato di parlare il consigliere Randazzo Vittorio. Ne ha facoltà.
RANDAZZO VITTORIO (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 319.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere SANNA Francesco ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LOMBARDO - MANINCHEDDA - MASIA - MORO - PETRINI - PILERI - PITTALIS - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SALIS - SANJUST - SERRA.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LAI Silvio - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PISANO - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SORU - UGGIAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DAVOLI - LANZI - LICHERI - PISU - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 55
votanti 49
astenuti 6
maggioranza 25
favorevoli 21
contrari 28
(Il Consiglio non approva).
Il Consiglio è convocato alle ore 10 di domani, giovedì 1° marzo.
La seduta è tolta alle ore 21 e 33.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione MANINCHEDDA - BALIA - MASIA - SALIS - SERRA sulla costruzione ed ampliamento del campo da golf a Villasimius in località Campulongu". (718)
In relazione alla interrogazione di cui all'oggetto si comunica che l'Ufficio della Tutela del Paesaggio di Cagliari nel premettere che non ha riscontro di quali atti abilitativi vengano rilasciati dalle Amministrazioni Comunali, per quanto di competenza ha rilasciato per gli interventi in questione, antecedentemente all'entrata in vigore della legge 25 novembre 2004 n. 8, le seguenti autorizzazioni:
N.O. prot. 2511 del 03/03/1997 rilasciato alla Soc. Sviluppo Simius per la realizzazione del campo da golf con laghetti, inerbimento, cabina elettrica e centrale di pompaggio acqua;
N.O. prot. 5977 del 23/07/1998, rilasciato alla Soc. Sviluppo Simius per la formazione di 14 buche del percorso golfistico;
N.O. prot. 7934 del 08/09/2003, rilasciato alla Soc. Progestim per la l'autorizzazione in proroga dei lavori di cui al N.O. n° 5977 del 23/07/1998.
Sempre in merito agli interventi in questione, l'ufficio, con determinazione n° 675 del 07/12/2005, ha rilasciato a favore della Soc. Progestim, per quanto previsto dal comma 1, lett."d", dell'art. 4 della legge regionale n. 8, l'autorizzazione a realizzare opere di sistemazione idraulica dell'area interessata dal percorso golfistico.
Mentre, relativamente alla richiesta di autorizzazione ex art. 146 del Decreto Legislativo 42/04, presentata dall'immobiliare Lombarda s.p.a, per la realizzazione di una CLUB HOUSE annessa all'impianto del percorso golfistico, si precisa che l'ufficio, con nota n° 7952 del 15/11/2006, ha sospeso l'esame della pratica in quanto l'intervento non risulta fatto salvo dai disposti dell'art. 15 delle norme tecniche di attuazione del Piano Paesaggistico Regionale.
Risposta scritta dell'assessore all'interrogazione DEDONI sulla politica della ricerca in Sardegna ed in particolare su Sardegna ricerche (ex Consorzio 21) e tutte le sue controllate e correlate". (725)
In ottemperanza a quanto previsto dall'art. 107, capo XV del Regolamento interno del Consiglio Regionale della Sardegna, in merito a quanto richiesto dall'On. Dedoni e per quanto di competenza si osserva quanto segue.
Con determinazione n. 655/AA.GG. del 12 dicembre 2005 il direttore generale degli affari generali e riforma della regione, responsabile dell'attuazione dell'Accordo di Programma Quadro in materia di Società dell'Informazione, ha affidato al Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori Sardegna (CRS4) l'attuazione degli interventi CSR, ICAR ed SQCN1, tutti previsti all'interno dell'APQ citato.
L'affidamento è avvenuto sulla base delle seguenti considerazioni di fatto e di diritto:
la legge regionale 9 dicembre 2002, n. 23, in materia di riconoscimento dello stato giuridico delle Agenzia Governative Regionali, prevede all'art. 5 che la Regione Autonoma della Sardegna possa affidare direttamente alle suddette Agenzie l'attuazione di programmi regionali, nazionali e comunitari coerenti con le finalità statutarie delle Agenzie medesime;
con D.P.G.R. n. 13 del 20 febbraio 2004 al Consorzio Ventuno,è stato attribuito, ai sensi della L.R. 9 dicembre 2002, n. 23, lo status di Agenzia Governativa Regionale;
il CRS4 s.r.l, istituito a seguito di deliberazione della Giunta regionale n. 17/31 del 4 aprile 1989, è società interamente partecipata dal Consorzio Ventuno, che esercita su di esso un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi;
il CRS4 s.r.l, alla data dell'affidamento, era un ente a prevalente partecipazione pubblica, detenendo la Regione Autonoma della Sardegna, attraverso il Consorzio 21, la maggioranza delle quote di partecipazione, e, sempre a tale data, era già in atto la trasformazione dello stesso Centro da società consortile a società a responsabilità limitata con un unico socio, essendo prevista la dismissione delle quote societarie da parte dei soci privati;
il CRS4 s.r.l. è stato istituito con finalità di interesse generale e non aventi carattere industriale o commerciale e al momento dell'affidamento dell'incarico lo stesso non esercitava attività che potesse considerarsi concorrenziale rispetto all'offerta privata ordinaria di prestazioni e servizi entro il territorio regionale;
ai sensi della deliberazione della Giunta Regionale n. 11/10 del 30 marzo 2001 le strategie del CRS4 s.r.l. devono affondare le proprie radici nelle esigenze di innovazione del sistema allargato della pubblica amministrazione regionale, contribuendo alla realizzazione del sistema informativo dell'amministrazione regionale e, quindi, alla sua creazione, estensione, razionalizzazione e diffusione sul territorio della Sardegna.
Ciò premesso, si evidenzia che l'affidamento dell'attuazione dei tre citati interventi al CRS4 ha comportato il trasferimento delle risorse necessarie per il raggiungimento degli obiettivi individuati dall'APQ e nella convenzione stipulata in data 14 dicembre 2005 con il CRS4.
L'articolo 2 della convenzione prevede che gli interventi citati saranno attuati mediante: l'esecuzione delle azioni progettuali citate in premessa, da effettuarsi direttamente o attraverso il ricorso a prestazioni di terzi individuati nel rispetto delle norme vigenti in materia di appalti di servizi, lavori, forniture;
la realizzazione delle attività previste nell'ambito delle azioni del programma attraverso procedure di evidenza pubblica.
Nel medesimo articolo è poi richiamata la disciplina vigente (decreto legislativo 17 marzo 1995, n.157, "Attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di appalti pubblici di servizi"; decreto legislativo 31 marzo 1998, n.123, "Disposizioni per la realizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese") che, nel caso in cui l'esecuzione delle azioni oggetto della convenzione comporti l'attuazione di programmi di servizi alle imprese, vieta al soggetto affidatario della progettazione di servizi di rivestire altresì la qualifica di fornitore o concorrere alla aggiudicazione dei medesimi.
In via incidentale si osserva che non si vede come possa l'affidamento dell'attuazione dell'intervento al CRS4 avere drogato il mercato del lavoro. Le risorse professionali assunte per lo più con contratti di collaborazione a progetto, dalla durata temporale naturalmente limitata, sono retribuiti in base all'applicazione dei contratti collettivi di settore.
Con riferimento alla richiesta di informazioni sulla procedura e l'esito del bando di gara "tecnologia bio informatiche applicate alla medicina specializzata" si evidenzia che:trattandosi di regime di aiuti si è proceduto -in ottemperanza alla normativa comunitaria vigente alla comunicazione del regime stesso alla Commissione UE (rif. n. EO-XS169/05*ACKR*D/57746) è stata posta in essere una procedura di selezione ad evidenza pubblica, nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale;
l'esito è stato debitamente pubblicato e si riporta la graduatoria approvata con delibera del Comitato Tecnico di Gestione del C21 n. 12/174 del 21.07.2006:
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Imprese |
Importo Progetto |
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1. Neuroscienze Pharmaness 2. Bioflag Srl 3. Proteotech Srl |
€1.897.150,00 |
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1. Shardna SpA 2. Axxam Srl 3. Nurex Srl 4. Parco Genos Scarl |
€1.842.933,60 |
|
1. BCS Biotech SpA |
€1.749.500,00 |
|
2. Casa di cura Tommasini |
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3. Sardinia Genomics |
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4. Lab. Informatica Applicata |
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1. SBC Srl |
€ 502.932,62 |
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2. Zetesis Snc |
Risposta scritta dell'assessore all'interrogazione LIORI - DIANA sulla soppressione delle fermate delle linee Ferrovie della Sardegna - ex Pani site nel Comune di Sardara". (732)
Sulla questione e sulle ragioni dell'intervento operato sulle direttrici regionali Sassari-Cagliari, Nuoro-Cagliari e Nuoro-Sassari si è già avuto diverse occasioni - stampa, interrogazioni consiliari e pubblici dibattiti - di spiegare le scelte operate.
Desideriamo, tuttavia, riassumerle brevemente per comodità degli Interroganti
La ripianifìcazione ha privilegiato due precise priorità
¦ aumentare - a parità di risorse investite, circa 1,8 milioni di euro - il livello del servizio sui collegamenti di livello regionale di connessione di capoluoghi di provincia II risultato è stato immediato con le stesse risorse impegnate dalla Regione su quelle direttrici, fino al 31 dicembre 2005, si effettuavano circa 1 100 000 chilometri di servizi, oggi ne vengono effettuati quasi 1 500 000 In altre parole, per ogni euro speso dalla Regione si avevano -prima - 0,611 chilometri di servizi, oggi 0,833 con un incremento della produttività delle risorse investite del 36%,
¦ migliorare in termini di tempi di percorrenza i collegamenti non solo tra Cagliari, Sassari e Nuoro, ma anche - là dove possibile - tra Macomer e Sassari, tra Oristano e Sassari, attraverso anche la riduzione del numero di fermate lungo percorso di quei collegamenti -in questo senso, la fermata di Sardara su questi collegamenti è stata soppressa - e/o l'integrazione con i servizi ferroviari ad Oristano.
L'intervento operato risponde, ad esempio, alle richieste dei cittadini sardi della provincia di Nuoro che chiedevano di velocizzare il collegamento da Nuoro verso Sassari per favorire i figli studenti all'Università di Sassari, a quelle dei cittadini della provincia di Oristano che chiedevano di velocizzare il collegamento con Sassari (riduzione dei tempi del 25%) o semplicemente di capitalizzare l'asse ferroviario Oristano-Cagliari sulla direttrice nord-sud-nord dell'isola, la dove, i servizi ferroviari sono
Per correttezza di informazione degli Interroganti che affermano "l'amministrazione comunale di Sardara ha più volte, a partire dalla data di
¦ garantire i collegamenti festivi verso Cagliari, che risultano assicurati da 4 collegamenti
nella direttrice Cagliari-Sardara con tempi di percorrenza sempre inferiori all'ora e venti
minuti e 5 da Sardara a Cagliari con tempi di percorrenza "di circa 90 minuti
Sempre per completezza di informazione degli Interroganti, le valutazioni effettuate si basano sulla matrice Istat 2001 origine-destinazione di livello comunale che l'Assessorato ha provveduto ad aggiornare al 2005 Si tratta evidentemente di elementi che non possono essere assunti come esaustivi nella lettura delle dinamiche di spostamento a livello locale, ma certamente sono dati oggettivi, peraltro, forniti dagli stessi cittadini Questi dati dicono che i principali flussi di mobilità da Sardara sono verso San Gavino, Cagliari, Sanluri, Oristano, Guspini e Villacidro.
Il livello di offerta e di servizio garantito ai cittadini di Sardara - come del resto agli altri cittadini sardi - può e deve essere migliorato Ciò, pero, non può avvenire nell'ambito di logiche di pianificazione che rispondano ad esigenze specifiche, non supportate da dati oggettivi di quantità e qualità dei fenomeni e, soprattutto che non colgono nella sua dimensione sistemica ed organizzata il problema trasportistico. E' per questo motivo che l'Assessorato ha avviato la pianificazione exnovo dei servizi minimi di livello regionale - ovverosia dei collegamenti tra i capoluoghi di provincia, i porti e gli aeroporti - che devono costituire l'ossatura di riferimento della pianificazione di livello provinciale dei servizi minimi Questi ultimi, infatti, si connetteranno ai servizi di livello regionale nei nodi di interscambio, permettendo così di raggiungere da un qualunque comune dell'Isola tutti i capoluoghi di provincia, i porti e gli aeroporti.
L'Assessorato della Provincia del Medio Campidano ha già avviato - in questo sostenuto con risorse anche regionale - l'attività, d'intesa coi Comuni della Provincia, che devono - entro Giugno p v - definire i servizi minimi di livello provinciale.
Pertanto, non si ritiene di dover, al momento, intervenire soppressione delle fermate in oggetto, omissis, senza tuttavia ricevere alcuna risposta", l'amministrazione comunale di Sardara è stata incontrata il 27 gennaio 2006 per valutare proprio l'impatto su Sardara di questa riorganizzazione - attivata dal 3 gennaio 2006 - del servizio di livello regionale. La priorità risultava essere:
¦ garantire i collegamenti verso Cagliari e verso Oristano nei giorni feriali, che dopo
l'intervento di riorganizzazione, risultano così assicurati:
da Sardara a Cagliari con 12 collegamenti su gomma con tempi di percorrenza per 5 di questi inferiori all'ora e venti minuti e da Cagliari a Sardara con 10 collegamenti con tempi di percorrenza sempre inferiori all'ora e venti minuti, delineando un livello di offerta che molti degli altri 377 comuni sardi vorrebbero avere con il capoluogo regionale,
¦ da Sardara a Oristano con 3 collegamenti su gomma con tempi di percorrenza inferiori all'ora e con 5 collegamenti gomma-treno via San Gavino con tempi di percorrenza tra i 60 e i 75 minuti e da Oristano a Sardara con 1 collegamenti su gomma con tempi di percorrenza inferiori all'ora e con 4 collegamenti gomma-treno via San Gavino con tempi di percorrenza tra i 55 e i 70 minuti, con un posizionamento dei servizi più rapidi per servire l'utenza scolastica (terza destinazione in ordine di importanza degli studenti frequentanti la scuola secondaria di II grado dopo San Gavino, Sanluri e prima di Guspini), sugli attuali servizi.
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