Seduta n.447 del 09/10/2008
CDXLVII Seduta
Giovedì 9 ottobre 2008
Presidenza del Vicepresidente RASSU
indi
del Vicepresidente GIAGU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 14.
LICHERI Segretario f.f.,dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del venerdì 1 agosto 2008 (438), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Caligaris, Cerina, Farigu, Mario Floris, Giorico, Porcu, Alberto Randazzo hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 9 ottobre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza:
LICHERI Segretario f.f.:
Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, in merito alla mancata pubblicazione delle delibere della Giunta regionale riguardanti i fondi FESR e il documento unitario della Regione Sardegna inserito nel Quadro strategico nazionale 2007-2013. (1386)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
LICHERI Segretario f.f.:
"Mozione Pileri - La Spisa - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Vittorio Renato - Marracini - Milia - Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Ladu - Murgioni - Gallus - Farigu - Floris Mario sulle scarse ricadute economiche per le imprese sarde, relative agli appalti per l'evento G8, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (197)
contenimento dei consumi energetici (290)
PRESIDENTE. Bene colleghi, dal momento che non sono presenti in aula i relatori né di maggioranza, né di minoranza, propongo una sospensione per 10 minuti, quindi i lavori sono aggiornati alle ore 10 e 30. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 16, viene ripresa alle ore 10 e 32.)
PRESIDENTE. Bene colleghi, se si riesce a far arrivare i colleghi in aula, riprendiamo i lavori. Io sono pronto a iniziare i lavori dell'Aula e a dar la parola ai relatori. Se i capigruppo si impegnano in 10 minuti a far arrivare i colleghi in aula, se no i lavori proseguono.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (P.D.). Sì, grazie Presidente, per dire che va bene un aggiornamento alle ore 10 e 45, e noi ci impegniamo a far arrivare i colleghi in aula. Peraltro, i relatori sono anche già in aula e, quindi, se arrivano i colleghi, bene, altrimenti credo che noi dovremmo andare avanti comunque.
PRESIDENTE. Grazie collega Biancu. Quindi, i lavori riprenderanno alle ore 10 e 50. Il relatore di minoranza è pregato di invitare i colleghi ad essere presenti in aula, perché alle 10 e 50 iniziano i lavori dell'Aula. Grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 10 e 51.)
PRESIDENTE. Bene colleghi, riprendiamo i lavori. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 11-204-290/A, "Disciplina per il governo del territorio regionale".
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Grazie. Signor Presidente, signor Assessore all'urbanistica, colleghi... pochi... speriamo buoni... colleghi consiglieri. Il testo unificato della proposta di legge numero 11 del disegno di legge 2004 e della proposta di legge numero 290/A avente per titolo: "disciplina per il governo del territorio regionale", approvato dalla Commissione nella seduta del 24 luglio 2008 rappresenta... scusate, può non interessare, ma qualcuno dovrebbe prestare orecchio almeno per imparare qualcosa... rappresenta un primo ma significativo traguardo nell'iter, che mi auguro sia positivo, di approvazione di questa importante legge. Nella giornata odierna si avvia la seconda fondamentale fase nel percorso di approvazione di questo provvedimento legislativo. A questo Consesso è affidato ora il compito di esaminare, valutare, integrare e correggere il testo esitato dalla Commissione urbanistica. Il percorso che ci ha portato fin qui, è stato lungo ed anche difficile; la prima proposta presentata dal Gruppo D.S. è, infatti, del 28 luglio 2004, il disegno di legge della Giunta è del 3 gennaio 2006 e la proposta di legge 290/A del 20 giugno 2007 a firma del collega Pileri. Ma oggi siamo qui, finalmente, ed avviamo la nostra discussione all'indomani di un referendum che chiedeva l'abrogazione della legge numero 8 del 25 novembre 2004, la cosiddetta "salva coste"; l'esito è stato negativo per i proponenti, ma la legge su "norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio" verrà abrogata se sarà approvata la presente legge. Spreco di danaro pubblico, quindi, possiamo dire per un verso, ma possiamo, qualcuno ribatte e io concordo anche, che i costi della democrazia devono essere sostenuti da questa società. Io, per parte mia, non mi voglio addentrare nella polemica di questi giorni che ha avuto, a mio avviso, degli eccessi e numerose cadute di stile da ambo le parti, e non intendo neppure infilarmi nella polemica che è stata anche sollevata, nelle dichiarazioni fatte da alcuni colleghi ieri, ma vorrei, se mi è concesso, trarre almeno un insegnamento da quanto è accaduto. La materia dell'urbanistica, del governo e della salvaguardia del paesaggio e dello sviluppo sostenibile non può essere oggetto di referendum, ne può essere imposta con una visione manichea o, peggio, autoritaria. Il governo del territorio ha bisogno di percorsi condivisi, di ricerca di convergenze, di coinvolgimento delle associazioni dei soggetti portatori di interessi diffusi e del protagonismo degli enti locali, ma abbiamo bisogno del confronto e anche dallo scontro, quando necessario, per produrre una buona legge che poggi sui valori costituzionali e che si adegui alla moderna e recente legislazione paesaggistica, che semplifichi le procedure, che sia democratica e dia certezza del diritto, cancellando la discrezionalità, ove ve ne fosse. La discrezionalità quando è male interpretata può sfociare nell'arbitrio.
Il mio auspicio personale è che le voci che abbiamo sentito nei telegiornali e nei dibattiti della carta stampata in questi giorni si facciano sentire anche in quest'Aula per dare il loro illuminato contributo al varo di questa legge. Quando si scatenano le tifoserie scende in campo la mediocrità e non c'è spazio per il ragionamento. L'urlo e la rissa non permettono di ascoltare le ragioni degli altri e allora assistiamo a degli spettacoli surreali: chi perde si attribuisce la vittoria brandendo come una clava quelli che hanno votato e chi ha deciso per l'astensione si annette come propri supporter coloro che hanno disertato le urne. Siamo alla politica spettacolo, cari colleghi, che mistifica la realtà e rischia sempre di più di allontanare i cittadini dalle istituzioni. In quest'Aula abbiamo il compito di varare una legge per tutti cittadini sardi, fare una legge il più possibile condivisa e fare una legge condivisa significa porsi in un atteggiamento di ascolto e di confronto, accettando proposte emendative che tendano a migliorare la proposta avanzata e da parte nostra non ci sarà chiusura, voglio dirlo con estrema chiarezza. Ma con altrettanta onestà va ricordato che nel patto che abbiamo stipulato con gli elettori nel 2004 il programma di Sardegna Insieme prevedeva una politica del governo del territorio fondata su alcuni punti chiave che vorrei qui ricordare: tutela, riqualificazione e riuso del patrimonio edilizio esistente, recupero delle periferie degradate, salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico, semplificazione normativa delle procedure amministrative per rendere più snello il percorso autorizzativo, favorire la sostenibilità ambientale e paesaggistica che limiti al massimo il consumo del territorio. Questi principi, condivisi da tutto il centrosinistra - e sono dei principi fondamentali, cari colleghi -, sono stati trasfusi all'interno dell'articolato, ma assieme ad essi vi sono anche i contributi di tutta la Commissione, compresi i colleghi dell'opposizione, e voglio ricordare il collega Murgioni e il collega Pileri e per un tratto l'onorevole Cappai, sostituito successivamente dall'onorevole Capelli, ed i componenti tutti la maggioranza, gli onorevoli Mattana, Corda, Fadda, Giorico, Manca, Sabatini e siamo stati tutti coordinati dal Presidente, onorevole Pinna. E prezioso, e lo voglio dire qua senza infingimenti e con estrema chiarezza, è stato il contributo dell'Assessore dell'urbanistica Gian Valerio Sanna, che ha sempre presenziato lungo tutto il percorso della legge, discutendo, proponendo e qualche volta anche incassando i pareri diversi che sono emersi nella discussione all'interno della Commissione stessa, e tutti siamo stati egregiamente supportati, come sempre, dal dottor Cocco e dal dottor Balistreri. A tutti i colleghi è rivolto qui l'invito affinché giungano proposte di arricchimento della legge, ma agli amici e compagni della maggioranza non presenti in Commissione urbanistica dico che è giusto che loro avanzino le loro proposte, che sono certo rientrano in una concezione condivisa dal momento che assieme abbiamo sottoscritto il programma elettorale di Sardegna Insieme e assieme abbiamo condiviso i principi ispiratori di questa legge.
Il testo unificato non si cala in una Regione priva di leggi in materia. A parte il Piano paesaggistico regionale di recente approvazione, che tante polemiche ha creato, ma che era giusto che noi approvassimo, una buona legge, la legge numero 45 del 22 dicembre dell'89, ha normato la materia urbanistica per quasi un ventennio; una buona legge che ha dato i suoi frutti. Ora è necessario, quindi, intervenire con una profonda revisione, una rivisitazione legislativa della materia e un adeguamento al mutato quadro costituzionale determinatosi con la riforma del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001 ed anche si deve uniformare con le leggi e il decreto legislativo - lo cito uno per tutti - del 2004, il Codice Urbani, che è stato varato da un Governo di centrodestra. Con l'introduzione dei principi di sussidiarietà, adeguatezza, autonomia nella pianificazione, modalità di copianificazione e partecipazione e sostenibilità ambientale si pone l'esigenza di superare il sistema della pianificazione fondata su principi prettamente gerarchici verticali e sostituirlo con una procedura orizzontale e di cooperazione tra tutti gli enti che hanno competenza nel governo del territorio. E' necessario anche stabilire una chiara distinzione di competenze che impedisca travalicamenti e compressioni di funzioni.
La normativa proposta si adegua alla riforma costituzionale del 2001, come già detto, che vede superata la nozione di urbanistica e pianificazione territoriale per accedere a quella più ampia e pertinente di governo del territorio, da cui il titolo della legge che, se mi permettete anche di dirlo, è lo stesso titolo della proposta di legge che avanzammo, come Democratici di Sinistra, all'inizio di questa legislatura. Ma se da un lato con il testo unificato la Sardegna si pone al passo con la robusta produzione legislativa di tante Regioni italiane, dall'altro sconta un ritardo dovuto alla mancanza di innovazione legislativa nazionale. Noi siamo infatti, a livello di quadro normativo generale, quasi fermi alla legge numero 1150 del 1942. I diversi Governi non sono riusciti, nonostante le tante proposte che erano state avanzate anche nella precedente legislatura, a varare un quadro normativo di insieme che, appunto, modificasse quel corpus, quello della legge numero 1150.
Ebbene, oggi ci sono alcuni ritardi fondamentali su nodi giuridici e concettuali. Tra i punti di ritardo io credo debbano essere segnalati la mancanza di una precisa definizione di quali siano ed in cosa consistano i cosiddetti principi fondamentali della materia, quali implicazioni intercorrano tra governo del territorio e materie assegnate alla competenza esclusiva dello Stato, quale sia la disciplina dei diritti e dei vincoli alla proprietà in riferimento all'ambito di applicazione dei nuovi strumenti della perequazione e della compensazione urbanistica e territoriale, la necessità del varo di una disciplina della fiscalità urbanistica che consenta l'utilizzo della leva fiscale come strumento per l'attuazione dei piani di livello comunale. L'auspicio è che il Parlamento nazionale possa colmare il vuoto legislativo attraverso il varo di una norma organica che risponda alle mutate esigenze della società italiana. Ma nonostante queste carenze si deve procedere comunque e la Commissione urbanistica ha proceduto nell'esame e nel varo della proposta che qui avanziamo all'Aula.
L'attività istruttoria della Commissione si è conclusa con il varo di un testo che è stato ampiamente diffuso ed inviato a tutti i comuni dell'isola, alle province, a tutti gli enti, organizzazioni, ordini professionali e a tutti gli organismi che si è ritenuto fossero interessati a fornire un contributo su tale importante materia. L'apporto complessivo, e duole dirlo, soprattutto da parte di quella che viene chiamata la cosiddetta società civile, è stato tutto sommato deludente. L'eccezione virtuosa è consistita in quella dell'ANCI e del Consiglio delle autonomie locali. Il contributo e il confronto con queste associazioni rappresentanti degli enti locali è stato molto approfondito e puntuale su tutti gli aspetti della legge, ma in modo particolare su uno dei punti centrali della proposta che è quello del rapporto tra i vari livelli della pianificazione territoriale. L'esito di tale confronto è sfociato in un sostanziale accoglimento delle osservazioni e delle proposte emendative avanzate dal sistema delle autonomie locali, che hanno indubbiamente arricchito il testo migliorandolo in diverse parti. Altre proposte emendative che dovessero pervenire durante questa discussione saranno, come ho già avuto modo di dire, esaminate senza alcun pregiudizio né chiusura.
Passando all'articolato - e chiedo scusa ai colleghi per il dovuto schematismo perché la legge è talmente complessa e avrebbe necessità di tempo per entrare in tutti gli articoli, come credo comunque faremo in maniera più compiuta e puntuale durante la discussione dell'articolato stesso -, dicevo che l'articolato si suddivide in tre titoli che contengono complessivamente 50 articoli. E' una legge snella, anche se la confrontiamo con le leggi che sono state varate dalle altre Regioni italiane, le quali a volte hanno il triplo e come minimo il doppio degli articoli della nostra legge.
Nel Titolo I sono contenuti i principi generali della pianificazione che rappresentano i fondamentali pilastri su cui poggiano i principi innovatori della proposta. Questi sono la sussidiarietà, l'adeguatezza, l'autonomia, la partecipazione, la copianificazione, assieme alla sostenibilità ambientale, la tutela dell'ambiente e del territorio da tramandare alle generazioni future.
Un altro punto assolutamente innovativo riguarda l'introduzione dell'istituto della perequazione e della compensazione urbanistica territoriale e paesaggistica. Questo strumento rappresenta un'efficace e concreto mezzo attraverso il quale la pubblica amministrazione può programmare lo sviluppo territoriale senza creare diseguaglianze tra proprietari terrieri, creare differenze tra proprietari terrieri, e anche, diverse volte, tensioni forti nei territori che sono create dalla rendita fondiaria.
Ed infine, si persegue la semplificazione, l'efficienza dell'azione amministrativa tutelando i diritti dei cittadini attraverso la responsabilizzazione dei livelli amministrativi preposti allo svolgimento delle procedure e questo deve avvenire assicurando quella che tante volte si dice manchi: la certezza dei tempi per il rilascio delle autorizzazioni e la certezza del diritto. In carenza di risposte si può passare anche attraverso l'applicazione dell'istituto del silenzio assenso. Ho consapevolezza chiara che su questo punto ci saranno delle discussioni e che su questo punto esiste una non totale condivisione, ma la certezza dei tempi e delle prerogative nel rispetto assoluto dell'indicazione degli strumenti urbanistici, io credo debba essere assicurata ai cittadini. Nessuna furbata può essere concessa a speculatori a vario titolo e tutti i varchi saranno chiusi sotto questo profilo, ma la certezza dei tempi è un diritto sacrosanto dei cittadini a cui è necessario dare risposte.
Sono successivamente indicate le finalità che prevedono, tra l'altro, un coordinamento delle dinamiche territoriali con le politiche di sviluppo nazionale ed europee, la tutela e la valorizzazione del paesaggio con la riduzione della pressione urbana sui sistemi naturali ed ambientali, lo sviluppo di un sistema policentrico delle aree urbane, la promozione della pianificazione sovracomunale, la valorizzazione dei centri storici e dei centri minori dell'interno a rischio di spopolamento per favorire un riequilibrio territoriale e bloccare l'inurbamento verso le aree costiere. E' evidente che sotto questo profilo una legge non è necessaria, occorre che si facciano delle scelte concrete nel governo complessivo della Regione affinché quelli che sono degli enunciati che rischiano di rimanere solo teorici trovino sostanziale risposta attraverso anche le risorse economiche e scelte puntuali e concrete.
Definiti i principi e le finalità della legge, sono stati individuati i soggetti della pianificazione ed i loro livelli di competenza. Prima di tutto il Comune, come soggetto titolare della pianificazione del proprio territorio che redige i Piani urbanistici comunali aventi contenuto configurativo del territorio comunale; i Piani attuativi dei PUC che hanno la funzione conformativa della proprietà. La Provincia, che predispone e approva i Piani di coordinamento provinciale e deve incentivare la pianificazione sovracomunale favorendo l'accorpamento e l'unione tra i diversi Comuni. La Regione, che attraverso il Documento di programmazione territoriale, il DPT, il PPR, Piano paesaggistico regionale, e gli atti di indirizzo e coordinamento deve dettare le regole del governo del territorio che consentano a Comuni e Province di svolgere l'attività pianificatoria all'interno di un quadro armonico di riferimento. Per tale ragione un'attenzione particolare è stata rivolta al livello regionale.
Il Documento di pianificazione territoriale, che qualcuno aveva ritenuto essere una sovrastruttura all'interno della legge, viene assunto, questo Documento, è invece un Documento molto importante per dare ruolo e funzione a questa Assemblea regionale. Questo Documento viene assunto, dopo un'approfondita consultazione degli enti locali, su un Documento che viene elaborato dalla Giunta regionale e dopo l'adozione lo trasferisce al Consiglio regionale, il quale, dopo aver acquisito il parere del Consiglio delle autonomie locali, lo approva. L'approvazione di questo Documento fondamentale sta in capo al Consiglio regionale, a questa Assemblea.
Il PPR viene aggiornato al nuovo quadro normativo con particolare riferimento alle fasi di coinvolgimento e consultazione di tutti i soggetti istituzionali della pianificazione. Gli atti di indirizzo e di coordinamento sono stati e continuano ad essere, è necessario dirlo, oggetto di un animato dibattito e sul quale permangono punti di divergenza con le associazioni dei Comuni ed anche con qualche forza politica che siede all'interno di quest'Aula. La Commissione ha già portato significative modifiche alla impostazione iniziale nella quale si parlava di direttive e nonostante ciò continuano a permanere le divergenze di cui sopra. Tale strumento rappresenta tuttavia una notevole novità. E' stato previsto un forte coinvolgimento degli enti locali mediante l'istituto dell'Intesa e del Consiglio regionale nella fase preparatoria e finale, sebbene l'approvazione definitiva, nella proposta che avanziamo all'Aula, avvenga da parte della Giunta.
Altro aspetto fondamentale è la partecipazione che deve essere assicurata nella formazione e nella approvazione degli strumenti di pianificazione e deve essere garantito il coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni e dei soggetti portatori di interessi diffusi attraverso specifiche forme di pubblicità e la concertazione con le associazioni economiche e sociali.
Il Titolo II, strumenti e contenuti della pianificazione, contiene le disposizioni che sostanziano alle norme contenute nei principi generali. Quelle più innovative che riguardano i PUC, secondo il sottoscritto, sono la specificazione dei contenuti del PUC, a cui è riconosciuto il ruolo di strumento strategico della pianificazione e la funzione configurativa del territorio comunale. Le procedure di elaborazione e di approvazione, imperniate sulla partecipazione degli interessati secondo modalità di semplificazione dei procedimenti...
PRESIDENTE. Concluda, collega Pirisi.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Presidente, se mi è concesso salto questa parte, però vorrei dire - chiedo scusa, ci torneremo, come ho già detto in premessa - in conclusione, signor Presidente, onorevoli consiglieri, la normativa affidata oggi a quest'Aula è stata articolata, seguendo un chiaro filo conduttore: assicurare un adeguato livello di autonomia agli enti locali in un quadro di collaborazione e di scambio continuo con la Regione.
La proposta e le proposte avanzate dovranno essere sperimentate sul campo e successivamente valutate per effettuare eventuali correzioni ed aggiustamenti. Credo si possa affermare che il testo normativo proposto rappresenta... Presidente, ho finito davvero... rappresenta un primo tassello per la costruzione del governo del territorio che non sia imperniato solamente sulla Regione, ma che assegna agli enti locali il ruolo da protagonisti assegnato loro dalla Costituzione riformata.
E' questo lo spirito che ci ha animato nel lavoro fin qui svolto, alla massima Assise regionale è richiesto di svolgere un ruolo alto che le compete e sono convinto che saprà svolgerlo al meglio, nell'interesse del popolo sardo e per lo sviluppo tutto della nostra isola. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pileri, relatore di minoranza.
PILERI (F.I.), relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, anch'io mi associo inizialmente ai ringraziamenti per il lavoro svolto in Commissione, per l'assidua presenza dell'Assessore, per l'impegno profuso da tutti i commissari, ma anche per il lavoro difficilissimo svolto dai funzionari che più volte hanno dovuto cambiare l'impostazione stessa della legge, in maniera anche qualche volta repentina e prima del voto.
L'esame della nuova legge urbanistica impone una riflessione ampia sulla situazione politica regionale, ed in particolare quella relativa agli ultimi quattro anni. L'attualità parla di referendum - lo ha richiamato anche il consigliere Pirisi - e noi diciamo che il mancato raggiungimento del quorum nel referendum abrogativo della legge numero 8, ancorché non determinante per l'esito delle prossime elezioni regionali, rappresenta sicuramente un motivo di riflessione sulle strategie da portare avanti nei prossimi mesi e ci convince ancora di più sulla necessità di andare al governo al più presto per cambiare il modo di amministrare la Regione, soprattutto per quanto concerne la politica urbanistica. La vittoria che è stata sbandierata dal centrosinistra in questi giorni con alcune conferenze stampa, forse poco opportune, perché si svolgevano in contemporanea con i lavori del Consiglio regionale, è una vittoria di Pirro e pertanto più che impegnarsi in una conferenza stampa trionfalistica o acquistare pagine di giornale come ha fatto il P.D., il centrosinistra dovrebbe preoccuparsi prima di tutto di sanare le gravi divisioni interne, divisioni che non sono più nascoste, nate non per divergenze su come affrontare la grave crisi economica e sociale della Sardegna, ma per la conquista della segreteria del partito, utile per garantirsi importanti candidature alle prossime elezioni regionali. Divisioni che ormai da molto tempo impegnano la dirigenza del partito e i consiglieri regionali per capire se la nomina del segretario del Partito Democratico è legittima o no. Fateci sapere. Altro che cantare vittoria per il referendum il problema della...
UGGIAS (Gruppo Misto). Avete fatto fuori Pili!
PILERI (F.I.). Presidente, scusi se ho scatenato un po' di nervosismo che era nascosto probabilmente, il problema della rincorsa alla segreteria si è rivelato tanto importante da condizionare i lavori del Consiglio e delle Commissioni. Quello che è successo negli ultimi mesi in Commissione urbanistica, ad esempio, è una palese dimostrazione, tant'è vero che quando discutevamo il provvedimento di legge numero 161 per la nomina della Commissione per il paesaggio, più volte è mancato il numero legale non perché non si volesse approvare il provvedimento legislativo, ma perché c'erano profonde divisioni nel centrosinistra. Quindi come vedete l'esito del referendum al di là del quorum assume una notevole rilevanza se consideriamo che i sì hanno superato comunque abbondantemente il 90 per cento esprimendo una censura non tanto su quella specifica legge e cioè la numero 8, ma sull'impostazione centralista che questa maggioranza ha voluto imporre nella sua politica urbanistica.
La gente che abbiamo incontrato in questi giorni e che continueremo a incontrare ci poneva sempre una domanda molto precisa: "Ma quando mandate a casa il governatore?" Quel governatore che oggi meriterebbe di andare a casa perché non è presente su una legge così importante, è gravissimo il fatto che il Presidente della Giunta regionale si sia presentato ieri per difendere un assessore e non sia presente in Aula su una legge così importante per la Sardegna. Ma sapete perché non è presente? Non è presente perché sa che questo Consiglio, forse questa maggioranza non avrà la forza di mantenere in capo al Consiglio regionale l'attività legislativa perché sa che tutto verrà delegato alla Giunta e quindi a lui stesso. Pertanto oggi abbiamo un compito difficile, un compito per il quale abbiamo ricevuto una delega ampia. I sardi, i nostri prossimi elettori che ci consentiranno di vincere le elezioni del 2009 ci chiedono di cercare di impedire ulteriori colpi di mano in Consiglio regionale. A questo punto prima di parlare e illustrare in maniera puntuale la relazione sulla nuova legge, non possiamo non ricordare la politica urbanistica sin qui portata avanti da questa Giunta regionale prima con la legge numero 8 e poi con il Piano paesaggistico. La legge numero 8 rappresenta il primo peccato originale di questa Giunta, una legge di norme provvisorie che però ha accentrato il potere pianificatorio nelle mani dell'esecutivo sottraendolo ai comuni, ma soprattutto al Consiglio regionale spogliato del potere legislativo. Infatti con le modifiche all'articolo 11 della legge numero 45, la competenza di approvazione del PPR è passata dal Consiglio regionale alla Giunta, il Piano paesaggistico è stato approvato senza considerare, senza prendere minimamente in considerazione le oltre duemila osservazioni che sono provenute dagli enti locali e dai privati. Un PPR che ha cancellato molti dei diritti acquisiti dei cittadini sardi, che ha esteso inopinatamente la fascia costiera di salvaguardia prevista con la legge numero 8 in due chilometri, è stata estesa fino a 20 chilometri dal mare paralizzando di fatto i centri urbani, i centri storici, le aree agricole e le aree artigianali, che ha invece favorito l'approvazione di progetti, pochi per la verità, in maniera discrezionale da parte della Giunta con la procedura dell'intesa, spesso censurabile. Un PPR con molte contraddizioni che avete provato a modificare in corsa con inutili e inopportune circolari ma che avreste dovuto correggere con opportuni interventi legislativi e secondo le procedure previste dalla legge numero 8. Un piano con molte illegittimità che hanno impegnato come non mai il TAR Sardegna che ha emesso numerose sentenze evidenziandone il deficitario impianto legislativo. Un Piano paesaggistico che non hanno saputo gestire neppure gli uffici regionali dove quotidianamente emergevano ed emergono contraddizioni interpretative che hanno creato gravi disagi e danni agli enti locali e ai cittadini. Quindi una strategia urbanistica regionale sbagliata perché dopo il PPR si doveva provvedere a fare le correzioni, ma soprattutto ad approvare le direttive previste dalla legge regionale numero 45 che avrebbero consentito ai comuni di procedere in maniera più agevole alla redazione dei Piani urbanistici comunali. La Commissione urbanistica ha quindi approvato con il solo voto favorevole della maggioranza, il testo di legge, la minoranza ha espresso un voto contrario ritenendo opportuno un maggior approfondimento della legge stessa ed esprimendo forti perplessità. Al di là dell'aspetto legato ai tempi ristretti dati alla minoranza per esprimersi, permangono forti perplessità sull'impostazione generale della legge che seppure abbia accolto alcune osservazioni, continua a prevedere un'impostazione di pianificazione centralista nelle mani della Giunta regionale che comprime il ruolo degli enti locali ma anche dello stesso Consiglio regionale. Dall'esame del testo emerge quindi la necessità di un maggiore approfondimento delle osservazioni presentate dall'associazione di categoria, dall'ANCI, dal Consiglio delle autonomie locali che si sono pronunciati su una proposta di legge completamente diversa da quella che sta andando in Aula. Riteniamo quindi sia opportuno affermare e rafforzare nel testo il principio di sussidiarietà come previsto dalla legge costituzionale, e nel contempo limitare il potere discrezionale, decisionale della Giunta pro tempore in merito alle problematiche paesaggistiche ed urbanistiche.
Tale impostazione centralista è stata rilevata anche dal Consiglio delle autonomie, infatti hanno scritto tutto il disegno di legge permeato da un dirigismo di livello regionale, di governo regionale o meglio il testo proposto risulta chiaramente orientato verso il consolidamento nelle mani della Giunta regionale pro tempore di ogni prerogativa in materia paesaggistica ed urbanistica. Seppure nel testo licenziato siano state apportate alcune modifiche per il controllo di competenza della Regione sugli atti di pianificazione e quindi sui PUC, permangono forti perplessità sulle procedure che si intendono adottare per l'approvazione delle direttive, cioè l'articolo 31 oggi chiamati "atti di indirizzo e coordinamento" che dovrebbero essere approvati dal Consiglio regionale e non dalla Giunta e qua abbiamo visto che in Commissione forse su questo aspetto c'è attenzione da parte di qualche consigliere della maggioranza. Anche in questo caso è opportuno richiamare il parere espresso dal Consiglio delle autonomie locali, la delega data dal Consiglio alla Giunta per l'approvazione delle direttive si configura come una vera e propria cambiale in bianco nel campo applicativo dell'urbanistica. Come più volte evidenziato nelle sedute di Commissione, la minoranza ha tra l'altro sollecitato la maggioranza a dare priorità all'approvazione delle direttive anche anticipando la legge come strumento di supporto e di indirizzo per la redazione dei Piani urbanistici comunali così come previsto dalla legge numero 45. Anche in considerazione del fatto che a distanza di due anni dall'approvazione del Piano paesaggistico regionale, nessun comune ha ancora portato a termine l'approvazione del PUC, nessun comune della Sardegna, forse qualche comune ha fatto la prima adozione in questi giorni. PUC che in base alla legge regionale numero 8 sarebbero dovuti essere adottati entro 12 mesi dalla pubblicazione del PPR, la Giunta non ha però tra l'altro provveduto a stanziare adeguati fondi per la redazione del PUC da parte dei Comuni, e quelli stanziati sono stati inseriti in bilancio con un grave ritardo. Quindi un evidente fallimento, non dei Comuni, degli enti locali, ma della politica urbanistica regionale, che con le norme contenute nel Piano paesaggistico rendono difficile la procedura di adozione, che diventa ancora più problematica a causa della mancanza delle direttive. Senza considerare che, a distanza di 25 anni, rimane unico riferimento, ancora richiamato nelle norme transitorie, il decreto Floris, che appunto dovrebbe essere abrogato a seguito dell'approvazione delle direttive di cui sopra. Altre perplessità riguardano la procedura prevista dall'articolo 43, in relazione alla verifica dell'operatività del Piano paesaggistico regionale, secondo la procedura semplificata di cui all'articolo 30, che consentirebbe di aggirare le norme previste dalla legge 8, contraendo oltremodo i tempi previsti per la pubblicazione e la presentazione di osservazioni da parte degli enti locali, dei privati, e il rilascio del parere della commissione consiliare competente. Sono previsti infatti tempi strettissimi: dieci giorni per i comuni, per presentare le osservazioni; sette giorni per la Commissione. Ma qua, più che efficienza nella pianificazione urbanistica, sembrerebbe quasi un indirizzo di regime dittatoriale. La tempistica prevista infatti, più che rappresentare uno snellimento delle procedure, si configura come un ulteriore accentramento dei poteri nelle mani della Giunta, poiché i tempi previsti non consentirebbero la presentazione nei termini delle osservazioni. Una procedura scorretta, perché comprime eccessivamente gli istituti della concertazione e partecipazione democratica.
Altrettanto importante appare la necessità di rivedere la normativa, al fine di consentire la concertazione di tutti gli atti pianificatori, sottoponendoli alla preventiva approvazione della Conferenza regione-enti locali. Quindi si dovrà pervenire ad una normativa snella, basata sulla certezza del diritto, che consenta ai Comuni di poter adottare in tempi congrui i Piani urbanistici comunali, anche a seguito delle necessarie e urgenti modifiche che occorre apportare al Piano paesaggistico regionale. Noi riteniamo altresì opportuno che, prima di discutere la legge, sarebbe stato corretto sentire nuovamente le associazioni e il Consiglio delle autonomie locali, come hanno chiesto nell'ultima seduta di Commissione. E le nostre conclusioni sono queste. Una è quella di evidenziare il fallimento politico di questa maggioranza nella gestione della pianificazione urbanistica. Vogliamo rimarcare quanto per noi sia importante la salvaguardia dell'ambiente del territorio. Infatti il Piano paesaggistico doveva essere in primo luogo un atto di riforma, occorreva perseguire l'obiettivo di un piano innovativo, rigoroso e avanzato nella tutela del paesaggio, ma anche un Piano paesaggistico percepito come strumento democratico e condiviso, a cui attribuire il ruolo non di gesto eclatante, d'imperio, ma di un nuovo patto politico, economico e sociale rispetto al grande tema collettivo del territorio e del paesaggio, invece il percorso decisionale che ha portato all'approvazione del Piano si è dimostrato inadeguato rispetto all'importanza del progetto. La ricerca esasperata di accentrare in ambito regionale tutto il sistema delle decisioni, e la scelta di ridurre in modo pesante le funzioni e le prerogative decisionali dei Comuni, ha esposto il Piano ad una giusta opposizione generalizzata da parte del sistema degli enti locali. È pertanto scontato che noi chiediamo che, in via prioritaria, si provveda alle modifiche, prima dell'approvazione della legge, alle modifiche al Piano paesaggistico regionale. Il problema è che ormai non siete più in tempo, avete avuto quattro anni per apportare le necessarie correzioni, ma non siete più in tempo, e alcuni articoli che sono stati inseriti in questa legge, forse, hanno la finalità di consentire di fare qualche ultima modifica negli ultimi mesi, ma questo non sarà più possibile. Noi vorremmo che le direttive vengano approvate prima, o contestualmente alla legge urbanistica, come previsto dalla legge regionale numero 45. Noi vogliamo una politica urbanistica delle regole certe, e abbiamo presentato e presenteremo emendamenti, che tendono a modificare però in maniera radicale, non emendamenti di comodo, in maniera radicale l'impostazione della legge, come ad esempio l'iter di approvazione del Piano paesaggistico regionale, che deve tornare in Consiglio, come già era previsto dalla legge numero 45, che avete modificato con la legge numero 8. Una politica urbanistica che restituisca ai cittadini la certezza del diritto, quella che è stata persa negli ultimi anni; che cancelli il potere discrezionale del Presidente, che sempre più spesso usa i pennarelli per decidere le sorti urbanistiche della Sardegna; che sia basata su criteri di sussidiarietà, come previsto dalla Costituzione. E quindi, forse, prima del passaggio agli articoli, anche se voi voterete per andare avanti, sarebbe stato forse necessario ritornare ad avere una interlocuzione con i Comuni, con il Consiglio delle autonomie locali, per cercare di apportare modifiche sostanziali e fondamentali, che forse avrebbero portato il Consiglio ad approvare una legge condivisa. Forse sarebbe stato anche opportuno che alcuni articoli, in particolare quelli che riguardano la sostenibilità e la qualità architettonica, e norme a favore dei portatori di handicap, fossero state portati come progetto di legge autonomo, anche per evitare eventuali false strumentalizzazioni. Anche perché voi sapete benissimo che ci sono delle proposte di legge su questi articoli, che sono state presentate da tempo, e che potevano essere portate avanti in materia autonoma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (P.D.). Sì, grazie Presidente. Per chiedere all'Aula la possibilità, anche accogliendo le richieste che vengono da diversi settori, anche dai settori dei Gruppi di minoranza, che dopo le due relazioni, quella di maggioranza e quella di minoranza, si possa interrompere per un'ora, per riprendere alle 12 e 30, in modo che ci possa essere una valutazione delle relazioni che sono state appena presentate. Quindi, una proposta di poter interrompere fino alle 12 e 30. Grazie.
PRESIDENTE. Bene, se così è l'accordo, sospendiamo i lavori per un'ora, i lavori…
CUGINI (Sinistra Autonomista). Presidente, mi sono iscritto a parlare sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Cugini. No, pensavo si fosse scritto a parlare come intervento, in quanto… Bene, prego!
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). No, Presidente, mi scusi. Proprio sull'organizzazione dei lavori, non nel merito, poi vedremo come risulterà l'organizzazione. Siccome stiamo discutendo una legge, così è emerso anche dalle relazioni introduttive, molto importante e impegnativa per il Consiglio, chiedo e propongo, se possibile chiaramente, che a parte l'interruzione che ha proposto il collega Biancu, che per me può andare anche bene, ma penso che sia opportuna una Conferenza dei Capigruppo, per organizzare l'insieme della discussione, perché c'è bisogno di confrontarsi con le opposizioni, così com'è stato richiesto, c'è bisogno di confrontarsi nella maggioranza, così come ha detto anche il relatore Pirisi, e ci sono esigenze di omogeneizzare, forse, anche alcune posizioni sugli argomenti che sono in discussione. Quindi chiedo che ci sia, da adesso alla conclusione finale, una organizzazione certa dei lavori, perché questa non è la legge sulla caccia.
E in più, e ho finito, siccome occorre gestire politicamente e con pacatezza lo strappo che deriva dal fatto che sul tema c'è stata la consultazione referendaria, domenica, è bene che, tenendo presente quello che è avvenuto, quello che avviene da qui in avanti tenga conto delle diverse considerazioni, compresa quella che ha fatto il relatore Pirisi, nella sua relazione, riferita alla lettura delle situazioni. Chiudo. Chiedo che la Conferenza dei Capigruppo, siccome ci sono tutte le espressioni in Aula, organizzi la discussione su questa legge che è stata proposta questa mattina.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Intervengo sull'ordine dei lavori per sottolineare e specificare una cosa: nulla osta alla richiesta di sospensione di un'ora, nulla osta alla Conferenza dei Presidenti di gruppo per l'organizzazione dei lavori, ma vorrei sottolineare che, per quanto ci riguarda, non abbiamo nessuna necessità di questa sospensione, per cui, siccome è stato detto che: "dalle interlocuzione avvenute, si è rimarcata anche la necessità delle opposizioni - e noi ci collochiamo nell'opposizione - è nata l'esigenza di una sospensione", noi abbiamo le idee chiarissime! Siamo nelle condizioni di andare avanti, dalla Conferenza dei Presidenti di gruppo è venuta la sollecitazione da parte della maggioranza di accelerare i tempi sulla discussione della legge urbanistica, per cui, se è un'esigenza della maggioranza avere un'ulteriore sospensione, un ulteriore rinvio dei lavori, una ulteriore Conferenza dei Presidenti di gruppo, noi ovviamente siamo disponibili, ma non è un'esigenza nostra.
PRESIDENTE. Ora, l'esigenza della interruzione, almeno mi è stata palesata pochi minuti fa, sia da un Capogruppo della maggioranza che da uno dell'opposizione, ora, è prassi che dalla relazione alla discussione generale, è prassi che ci sia un'interruzione per riflettere, giustamente, sulla disposizione delle relazioni
stesse. Per quanto riguarda la Conferenza dei Presidenti di gruppo io problemi non ne ho, anche se nella Conferenza dei Presidenti di gruppo i lavori sono stati programmati in maniera certa, per tutta la giornata di oggi, e per la mattinata di domani, comunque se questa è una esigenza io non ho problemi a convocare una Conferenza dei Presidenti di gruppo e sentire qual è, da questo momento in poi, il procedere del lavori, ma ripeto ancora, quest'Aula, per voce dei Capigruppo, ha già programmato i lavori per tutta la giornata odierna e per la mattinata di domani, almeno per quanto riguarda la discussione generale per cui si arriverà sull'articolato come impostare lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (P.D.). Per dire che la proposta del collega Cugini non è in contrasto con la richiesta di sospensiva di un'ora, pertanto, io credo che la Conferenza dei Presidenti di gruppo si potrebbe svolgere alla ripresa dei lavori di questo pomeriggio, prima di iniziare i lavori ci potrebbe essere questa riunione, Conferenza dei Presidenti di gruppo, anche per aggiornare, rispetto a quelli che sono i tempi che sono stati definiti nella Conferenza stessa, sulla base anche di quella che è stata l'interlocuzione con alcuni gruppi della minoranza.
PRESIDENTE. Quindi, se ho ben capito, si interrompono i lavori questa mattinata, si riprende stasera con la Conferenza dei Presidenti di gruppo?
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (P.D.). No, c'è la richiesta di interruzione per un'ora, si riprendono i lavori, questo pomeriggio prima di iniziare si accede alla richiesta che è stata formulata dal collega Cugini con una Conferenza per verificare la programmazione dei lavori dell'aula in questa settimana e nella prossima.
PRESIDENTE. Sinceramente non ne vedo… va bene, noi sospendiamo i lavori per un'ora, si riprendono i lavori alle 12 e 35, poi si vedrà come programmare i lavori per stasera.
I lavori sono sospesi, riprendono alle 12 e 40.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 38, viene ripresa alle ore 12 e 41.)
PRESIDENTE. Bene colleghi, riprendiamo la seduta per iniziare la discussione generale sulla proposta di legge, Testo unificato sulla disciplina per il governo del territorio regionale, è iscritto a parlare il collega Murgioni che non vedo in aula.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Bene, è stata chiesta la verifica del numero legale prego i colleghi di prendere posto.
Un altro Capogruppo che sostiene la richiesta del Capogruppo Capelli?
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Si dà atto che i consiglieri Diana, Liori e Rassu sono presenti.
PRESIDENTE. Sono presenti 39 consiglieri, non siamo in numero legale, la seduta riprende alle ore 16 e 30.
(Risultano presenti i consiglieri: Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Atzeri - Balia - Biancu - Cachia - Capelli - Cherchi Silvio - Cocco - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cugini - Davoli - Diana - Fadda - Giagu - Ladu - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Liori - Manca - Marracini - Masia - Mattana - Moro - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Rassu - Sabatini - Sanna Franco - Scarpa - Serra - Uggias - Uras.)
Informo i Presidenti di gruppo che alle ore 16 è convocata la Conferenza dei Presidenti di gruppo, grazie.
La seduta è in prosecuzione.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 44, viene ripresa alle ore 16 e 30.)
contenimento dei consumi energetici (290)
PRESIDENTE. Bene colleghi, siamo in prosecuzione di seduta da stamane.
E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.
MURGIONI (Fortza Paris). Avete fatto la votazione stamattina? Chiediamo il numero legale, chiedi il numero legale dai.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Murgioni. Colleghi, il tempo è 20 minuti, collega Murgioni vuole intervenire o passiamo la parola a Licandro?
MURGIONI (Fortza Paris). Un attimo, un attimo.
PRESIDENTE. Allora intervenga, i colleghi stanno arrivando.
BIANCU (P.D.). Stanno arrivando tutti, dai.
MURGIONI (Fortza Paris). Vedo che è arrivato l'onorevole Pirisi, per cui i lavori possono iniziare voglio dire. Colleghe e colleghi, signor Assessore, anch'io in apertura del mio intervento faccio proprio i ringraziamenti per i commissari della Commissione che ha lavorato su questa legge e ringrazio anche, per la preziosa collaborazione, il dottor Cocco e il dottor Balestrieri e infine un sentito apprezzamento all'assessore Sanna, che in Commissione è stato sempre presente, una presenza costruttiva, pronto ad ascoltare l'opposizione e sensibile anche, devo dire, ad alcune proposte che la Commissione ha fatto. Non v'è dubbio, anche in considerazione delle cose dette dal relatore di maggioranza, onorevole Pirisi, in apertura, che questo provvedimento di legge rappresenti uno degli atti normativi maggiormente incisivi e qualificanti dell'azione di governo in questa legislatura. Ciò non solo in virtù delle ripercussioni e ricadute più negative che positive, in verità, che la politica del governo regionale ha determinato nel settore, ma anche per ragioni di carattere economico legate alla drammatica crisi in cui è piombato il settore edile. Nessuno infatti potrà negare che la rigidità del quadro normativo, voluto dalla Giunta regionale in materia urbanistica, ha pesato enormemente nella crisi del settore edilizio e in tutto il suo indotto. Eppure le attese che si erano venute a creare intorno alla necessità di dotarsi di un moderno strumento di governo del territorio, che superasse la vecchia "45", proponendosi quale stimolo per un rinnovato approccio in tema urbanistico, c'erano tutte. Un nuovo strumento che negli auspici di tutti contenesse, oltre alle linee di indirizzo, gli elementi pregnanti di una riforma non più procrastinabile. In tal senso l'indirizzo era verso un riconoscimento ancora più significativo del ruolo essenziale e insostituibile degli enti locali, quali attori principali del governo del territorio. Invece abbiamo assistito a un'inspiegabile quanto sindacabile emarginazione dei comuni e delle province, tanto che nel testo in esame si sono trasformati in meri strumenti di recepimento delle direttive, che una Regione matrigna gli ha fatto calare dall'alto. A questo punto, è utile effettuare una riflessione sulla portata della legge costituzionale numero 3 del 2001 che ha inteso rifondare, decostituzionalizzandoli, alcuni principi a capo del Titolo V della Parte II della Costituzione. Intanto va rilevato come attraverso questo provvedimento di legge nell'articolo 1 si introduce, nella Costituzione, il principio della cosiddetta equiordinazione degli enti, laddove Stato, Regione, Provincia, Città metropolitana e Comune sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni. Un primo timido vagito in senso federale. Mentre nel successivo articolo 5 si introduce un altro tema caldo quello che viene definito il federalismo fiscale tramite la modifica dell'articolo 119 della Costituzione nel prevedere l'autonomia finanziaria per Province, Città metropolitane, Comuni e Regioni. I quali enti, potendo stabilire e applicare entrate e tributi propri e disporre la compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio, assumono di fatto una podestà autonoma in materia. Interventi tutti tesi a conferire agli enti locali un ruolo non più comprimario nell'ambito dell'organizzazione giuridica della Repubblica. Ed è proprio sul ruolo marginale, invece, assegnato alle amministrazioni locali che si attua un primo vulnus che poi prosegue e si rafforza con un rinnovato spirito integralista di stampo neocentralista. Un atteggiamento che pone l'ente regionale in contrasto con lo spirito delle riforme costituzionali attuate nel 2001 e, in particolar modo, col richiamato principio della pari ordinazione tra gli enti. Tale riforma nella sua ratio consente al sistema regionale dell'ordinamento italiano delle modifiche sostanziali nei rapporti, ora non più rigidamente gerarchizzati con l'ente Stato. In particolare, se riferito alla nostra realtà regionale, esso si deve tradurre nella necessità che l'organizzazione del sistema autonomista della Sardegna sia improntata ad un vero federalismo interno, in cui il riconoscimento delle autonomie dei comuni, delle province e dei cittadini scelsi di essere solo formale. Nonostante le timide e marginali aperture questo testo oggi in esame, quindi, contempla tutti i motivi di criticità che sono già stati oggetto di una attenta valutazione e denuncia da parte di noi forze di opposizione. Durante i lavori in Commissione non si è voluto o potuto, da parte della maggioranza, adottare quelle rettifiche che avrebbero consentito al testo di essere uno strumento moderno e adeguato di indirizzo in materia urbanistica. E' vero, ci sono stati ritardi nell'approvazione del DDL, eppure talvolta i ritardi non sono sempre del tutto negativi. Infatti, consentono verifiche e approfondimenti, come in questo caso, necessari in modo da avere una visione completa del fenomeno in esame, alla luce delle esperienze fatte anche da altre realtà similari. Invece ci troviamo di fronte a un timido tentativo di riforma che, dietro alla fragilità del quadro normativo, ripropone il filo conduttore che ha mosso le azioni del Presidente e della sua Giunta. Mi riferisco all'asfissiante e perseverante tentativo di trasformare il Governo regionale nell'unico e indiscusso potere decisionale esautorando tutte le componenti essenziali delle nostre istituzioni autonomistiche. Si tratta di una regia ben nota, di un film già visto, come diceva l'onorevole Capelli ieri, che le opposizioni hanno prontamente evidenziato e cercato di contrastare sin dal suo insorgere, ai primi vagiti della presente legislatura. Ma nel nostro caso specifico, il governo del territorio, siamo andati ben oltre, perché qui non si è solo perseverato ma addirittura esagerato nel potere conferito in capo alla Presidenza della Giunta, tanto che a un certo punto non si distingue più nei rapporti fra enti la diversità dei ruoli, essendo gli enti locali totalmente assoggettati e proni all'autorità regionale emanata con direttive vincolanti e autoritarie. Di quale riconoscimento della funzione degli enti locali si parla onorevole Pirisi, che stamattina lei ha evidenziato con molta attenzione e precisione, se essi sono ridotti a meri esecutori della volontà altrui che invade la sfera di competenza che gli è propria? Sono forse il segno di un riconoscimento verso le amministrazioni locali e le procedure previste all'articolo 30 in materia di verifica sull'operatività del piano, dove i tempi previsti per il riscontro da parte dei comuni e l'eventuale presentazione di osservazioni vengono ridotti a termini inammissibili e incompatibili con l'esigenza di un puntuale ed esaustivo esame degli atti oltre che mettere sullo stesso piano l'amministrazione locale, in riferimento alla presentazione di osservazioni con quella di un semplice cittadino, oppure l'articolo 31, atti di indirizzo e coordinamento, dove permangono forti perplessità sulle procedure che si intendono adottare per l'approvazione delle direttive che dovrebbero essere secondo noi approvate dal Consiglio e non dalla Giunta così come previsto.
E finché questi livelli di criticità sono sollevati da esponenti delle opposizioni, si potrebbe pensare ad un gioco delle parti ma da una lettura attenta e puntuale delle osservazioni contenute nel parere rilasciato dal Consiglio delle autonomie, solleva da qualsiasi dubbio in proposito, anzi, è lecito affermare che nelle osservazioni critiche espresse nel parere, i rilievi assumono toni tanto gravi da far impallidire le espressioni utilizzate persino dalle forze di opposizione. Estrapolando a titolo di esempio la frase che recita: "Tutto il Ddl è permeato da un dirigismo del livello del governo regionale, o meglio, il testo proposto risulta chiaramente orientato verso il consolidamento nelle mani della Giunta regionale pro tempore di ogni prerogativa in materia paesaggistica e urbanistica". Ora ditemi voi se di fronte a tali parole espresse da un organismo sul quale tutto si potrà dire meno che sia vicino al centrodestra, reggano le barriere difensive erette a tutela del provvedimento oggi in discussione, da una maggioranza che appare sempre più prona e ossequiosa e dopo il referendum ancora di più nei desiderata espressi dal Presidente. La relazione...
PRESIDENTE. Scusi un attimo collega Murgioni, avviso i colleghi che durante l'intervento del collega Murgioni, è necessario che si iscrivano a parlare.
Mi scusi tanto, quindi chi deve intendere intervenire è necessario che si iscriva durante l'intervento dell'onorevole Murgioni.
MURGIONI (Fortza Paris). La relazione, come a tutti voi è ben noto, prosegue in un inesorabile castello accusatorio che smantella tutta la ratio che sorregge il provvedimento. E qui si riscontrano puntualmente tutti gli argomenti utilizzati da noi forze di opposizione per contrastare questo ennesimo disegno egemonico della Presidenza della Giunta regionale di divenire unico ente decisionale in una materia tanto delicata quanto vitale per lo sviluppo economico della nostra terra e quindi del nostro popolo. Di fatto si vuole sottrarre la podestà decisionale ai comuni non già per coordinare gli ambiti in materia attraverso linee di indirizzo generale, ma per estromettere tutti gli enti di prossimità dal governo dei loro territori e per ridurre l'appendice della Regione o meglio della Presidenza della Giunta senza nessun potere. Forse anche quello di semplice interdizione. Mi chiedo quali innovazioni siano state introdotte rispetto al testo in vigore, la "45" del 1989 e quale summa della nuova filosofia per un corretto utilizzo di questo bene, non rinnovabile, possa riscontrarsi nel nuovo testo oggi in esame. Duole dirlo, eppure vent'anni sembrano essere trascorsi inutilmente, la stessa Giunta regionale ha implicitamente ammesso il fallimento delle politiche in materia ambientale e urbanistica, come giudicare altrimenti la legge stralcio meglio conosciuta come "sblocca cantieri"?
Un provvedimento sollecitato e voluto dalla opposizione che la maggioranza si è affrettata a far proprio in maniera opportunistica. Sta nella logica che se un esecutivo decide di adottare una norma stralcio a correzione di un testo in vigore, lo stesso presenta patologie non risolvibili se non appunto con un intervento correttivo.
E poi perché chiamarla "sblocca cantieri"? Non è forse la più esplicita ammissione che tutto l'impianto legislativo impostato e votato dalla Giunta in materia urbanistica e ambientale, e viziato da una rigidità che sfiora l'integralismo e che impedisce il corretto sviluppo di un settore come quello dell'edilizia che ancora oggi unitamente all'indotto costituisce il più grande bacino occupazionale di una terra prostrata nel suo sviluppo e deturpata dal dramma della disoccupazione.
Anche l'ultimo testo esitato dalla Commissione con tutte le modifiche e correzioni apportate, alcune per la verità suggerite, certamente condivise pure dall'opposizione, vedi l'articolo 7, il 19, il 22, il 36, il 37, il 38, tolti questi, tutto l'altro non si discosta assolutamente dal testo originario proposto dalla Giunta regionale, il tutto condito da una fretta eccessiva dell'ultima ora che ha reso tempestosi i rapporti tra le parti, opposizione e maggioranza, in quanto fortemente sospetta. Perché questa improvvisa accelerazione? Quali sono state le motivazioni?
Chi ha voluto la brusca interruzione del dialogo fattivo e costruttivo instauratosi tra opposizione e maggioranza su di una tematica così delicata, date le ricadute che comporta su tutti i settori produttivi dell'Isola? Le domande non sono retoriche, la risposta ad esse o ad una parte di esse sarà utile ai fini della chiarezza sul comportamento di una Giunta che non ha più remore di nascondere il fastidio provocato da un corretto dialogo parlamentare atto a migliorare il contenuto dei testi sentendosi nella sua miope visione scavalcata da quella che ritiene sia una propria prerogativa nell'assumere decisioni in solitaria autonomia che spesso denota connotazioni di stampo assolutistico. Di fatto, come esponenti dell'opposizione, oggi facciamo nostre tutte le denunzie che parti sociali, enti e comunità locali hanno elevato nei confronti del testo il quale per essere condiviso da chi esercita un potere di controllo e di sindacato come noi, deve vedere una ulteriore fase di confronto e concertazione, e qui sono d'accordo con onorevole Pirisi, che stamattina è stato molto chiaro per introdurre nel corpo del Ddl quegli emendamenti di sostanza tesi a correggere i tanti indirizzi sbagliati e dannosi e per un corretto ed equilibrato rapporto cittadino - ambiente in tema di tutela e valorizzazione del nostro immenso patrimonio urbanistico e paesaggistico.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Murgioni. Prego i ritardatari di iscriversi. Non funziona il sistema per l'iscrizione.
Prego i colleghi di prenotarsi in Ufficio di segreteria, segnerà le prenotazioni, va bene?
Alzi la mano chi intende intervenire. Prego colleghi, alzate la mano. Bene colleghi abbiamo chiarito e fatto le iscrizioni che mancavano.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Il cammino accidentato di questa legge, scandito dalle contrastanti pulsioni interne, aspetto un attimo, vorrei che lei chiudesse e fermasse l'orologio perché, sinceramente, mi viene male continuare l'intervento con il chiacchierio…
PRESIDENTE. Colleghi vi prego, l'oratore non riesce a fare il suo intervento, vi prego di prestare attenzione e di rispettare almeno, giustamente il suo diritto ad intervenire, grazie.
MORO (A.N.). Riprendiamo da capo Presidente perché io non ho avuto modo di…, la ringrazio.
Il cammino accidentato, dicevo, di questa legge, scandito dalle contrastanti pulsioni interne della maggioranza e da una visione di fondo caratterizzata dal peggiore fondamentalismo ne hanno fatto un "obbrobrio" politico ed un mostro giuridico, oltre che un caso unico nella legislazione italiana…
(Brusio in aula)
PRESIDENTE. Continui onorevole Moro.
CUGINI (Sinistra Autonomista). E mandali a quel paese!
MORO (A.N.). E no…mi disturba! Se parlassi qui da solo, non mi disturberebbe tanto quanto il chiacchiericcio.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Hai ragione!
PRESIDENTE. Colleghi abbiate rispetto di chi interviene!
MORO (A.N.). Un caso, se fosse, ripeto, più che unico che raro che stravolge la Costituzione nella parte in cui assegna precise competenze ai comuni e alle province, in materia di pianificazione urbanistica, e viene calpestata, per l'ennesima volta, le prerogative del Consiglio regionale, ed infine trasforma la stessa Regione da soggetto istituzionale preposto, come tutta la Pubblica Amministrazione, alla tutela dell'interesse pubblico e dello Stato di diritto, in una sorta di general contractor, che si è auto assegnato il potere di disporre, a suo piacimento, e con le mani sempre completamente libere del territorio sardo, questo non è solo il nostro giudizio, Assessore, nel qual caso ci troveremmo di fronte alla normale dialettica maggioranza-opposizione, ma è il giudizio della stragrande maggioranza della società sarda: dei Comuni, delle Province, delle imprese, delle categorie professionali e dei semplici cittadini; ed è un giudizio che la Regione ha fatto malissimo a non tenere in nessuna considerazione in tutti questi anni. Purtroppo qualcuno vorrebbe perseverare nell'errore, ritenendo che, dopo il risultato del referendum, sia arrivata dal corpo elettorale una legittimazione ad andare avanti nella stessa strada sbagliata. Per quanto ci riguarda, non possiamo che ringraziare i 300.000 sardi che si sono recati alle urne, ci aspettavamo certo di più ma non c'è dubbio sul fatto che sull'esito della consultazione ha pesato non poco l'assordante silenzio della Regione, caso unico, questo, nella storia dei referendum della Repubblica, in cui una istituzione pubblica, che in quanto tale ha il dovere di rappresentare allo stesso modo favorevoli e contrari, astensionisti e contestatori, è venuta meno dolosamente e clamorosamente al suo dovere di informare la popolazione. Auspichiamo che i responsabili di questa macroscopica omissione siano chiamati a risponderne ad ogni livello, per adesso registriamo la prova provata e che chi si riempie la bocca di principi come trasparenza e partecipazione, e non perde occasione per dare lezioni all'universo mondo su come tali principi debbano essere rispettati ed applicati, ha dimostrato tutta la sua malafede. In ogni caso, come è stato detto, la cosa non finirà qui.
Se qualcuno della maggioranza pensa dopo il referendum di avere in qualche modo riscattato questa legislatura fallimentare, faccia pure: ne riparleremo fra qualche mese. Certamente non si può riscattare nulla portando in Aula una legge urbanistica che, se possibile, amplifica i guasti e le distorsioni prodotti in questa materia dal 2004 ad oggi, e peraltro più volte evidenziati e sanzionati dalla giustizia amministrativa.
Secondo la formalità delle procedure consiliari, dovremmo essere in presenza di un testo unificato: niente di più falso. Infatti, sul punto fondamentale del ruolo delle autonomie locali - che questo testo trasforma in semplici comprimari di scelte e decisioni -, abbiamo assistito ad un completo ribaltamento delle cose, sia delle procedure che delle regole come dei contenuti. Basti guardare il disegno della legge 104 del 3 gennaio 2006 presentato dall'allora Assessore della programmazione Pigliaru e dell'Assessore dell'urbanistica Sanna. Non è un nostro testo, ovviamente, ma conteneva alcuni punti condivisibili, quanto meno mostrava una certa coerenza con la riforma costituzionale del 2001, quella che si riferisce al problema della sussidiarietà e che mette praticamente sullo stesso piano Comuni, Province e Regione in materia di programmazione e governo del territorio. L'articolo 5 di quel testo, Assessore, in particolare istituiva - e lei penso che lo possa ricordare - la conferenza unificata di programmazione, che aveva il compito di coordinare le scelte di pianificazione e le politiche di recupero e riqualificazione paesaggistica, e doveva occuparsi tra l'altro delle misure di conservazione, dell'approvazione dei piani attuativi e degli accordi di programma pubblico-privato; della Conferenza, inoltre, dovevano far parte i Sindaci e Presidenti di Provincia dei Comuni e dei territori interessati. In poche parole, il processo di pianificazione veniva costruito assieme alle autonomie e insieme, Assessore, si prendevano le decisioni sulla sua attuazione, configurando per la prima volta una vera, leale, collaborazione… A lei forse non interessa il problema: l'importante è far scorrere l'orologio è far poi alzare la mano per approvarla o bocciarla!
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Ma è meglio che non ascolti, per le cose che stai dicendo!
MORO (A.N.). E' meglio, è meglio, perché poi chiamo lei, collega Pirisi!
Quindi, la leale collaborazione tra Regione ed enti locali, senza dimenticare il ruolo assegnato ai dirigenti delle diverse Amministrazioni, che è fondamentale in una materia come l'urbanistica per la sua indubbia complessità tecnica; ma non solo, produrre buone norme tecniche significa concretamente sia semplificare il lavoro interno delle Amministrazioni che migliorare il rapporto con i diversi interlocutori che ad esse si rivolgono, come i progettisti, i consulenti tecnici, le imprese ed i privati. In definitiva significa anche aumentare la qualità dei servizi ai cittadini. Questi punti, insieme ad altri per la verità, sono scomparsi nel testo arrivato in Aula: completamente cancellati! E forse si capisce - se ancora ce n'era bisogno - il perché della presunta separazione consensuale tra l'assessore Pigliaru e il presidente Soru, da una parte, e dall'altra invece il motivo per cui l'assessore Sanna difende ora un testo diametralmente opposto rispetto a quello che due anni fa aveva firmato anche con il suo nome. Casualmente, ma molto a proposito, l'attualità ci fornisce anche un metro di paragone: il Parlamento, o meglio il Senato, tra breve arriverà ad occuparsi del progetto di riforma federalista, una riforma storica per l'Italia che vede la luce dopo diversi anni di dibattito; ebbene, il testo è arrivato al Senato ed è stato preceduto - e ripeto "preceduto" perché mi auguro che entri anche nel modo di agire di questa Giunta - da un serrato confronto con le Regioni, le Province ed i Comuni; tutti hanno proposto modifiche migliorative che in grandissima parte sono state accolte, anzi il testo, si può dire, ha la firma congiunta di Governo, Regioni ed autonomie locali. Certo, il Parlamento è sovrano, adesso comincerà la discussione e potranno essere cambiate molte di quelle cose che sono state accettate in precedenza, e, attraverso i decreti di attuazione nell'arco di un periodo già fissato (credo che siano ventiquattro mesi) verrà alla luce la riforma. Questo è il dato incontrovertibile che dimostra come si deve lavorare, Assessore, quando si vuole davvero realizzare un progetto condiviso, egregio collega Pirisi, e proprio questo dato, con tutta la sua forza politica e istituzionale, dimostra anche che la Regione sarda, prima di questa legge urbanistica e con questa legge urbanistica, ha completamente stravolto ogni regola. In questo testo, infatti, i Comuni sono semplici destinatari delle scelte della Giunta regionale e, anche quando vengono consultati, da tale confronto non scaturisce nessun effetto, né sul piano politico né su quello amministrativo. Ecco perché il Consiglio delle autonomie locali, collega Pirisi, nel suo articolato parere parla di "testo inadeguato" che introduce una dipendenza gerarchica dalla Regione, in aperta e palese violazione con la già citata riforma costituzionale del 2001, quella sulla sussidiarietà. Al di là del linguaggio istituzionale - che comunque è molto chiaro - c'è anche un'altra cosa: non solo la Regione avoca a sé tutte le scelte in virtù della sua superiorità gerarchica ma, in tale ambito, emerge una discrezionalità assoluta della Giunta regionale - quando dico Giunta intendo il Presidente - praticamente in ogni passaggio applicativo della legge; in altre parole, l'impianto della legge appare quasi pericoloso e devastante per quello che non dice o lascia intendere, più che per quello che dice. Manca del tutto una puntuale disciplina dell'intesa tra Regione ed enti locali (e questo lo vediamo nell'articolo 1, comma 1 e nell'articolo 4); viene introdotta una surrettizia procedura di controllo attraverso la VAS, la valutazione ambientale strategica persino sui piani attuativi (articolo 5, comma 2); si sterilizza, privandola di ogni effetto, la pianificazione dei Comuni e delle Province (articolo 8 e articolo 21); viene appesantita, senza alcuna ragione plausibile, la procedura dei PUC, che la Regione può rinviare al Comune solo per una generica incompletezza del quadro conoscitivo (articolo 7, comma 11); si affida soltanto alla Giunta regionale l'individuazione dei comuni urbanisticamente svantaggiati e quindi da indennizzare perfino la soluzione dei soggetti privati destinatari di eventuali compensazioni (articolo 28, comma 1); si assegna ancora alla Giunta regionale la delega in bianco per l'indirizzo e il coordinamento che già la legge numero 45 del 1989 attribuiva al Consiglio (articolo 31). Si potrebbe continuare, ma il quadro è sufficientemente chiaro, questa è un autentico colpo di mano che mette nelle mani di un solo organismo la Giunta regionale o meglio di quelle di una sola persona poteri assoluti di fare o non fare di cui non c'è traccia nel nostro ordinamento. Possiamo già prevedere cosa succederà perché purtroppo per i sardi abbiamo gli strumenti per valutare i risultati della cosiddetta salvacoste; a due anni dal piano paesaggistico regionale nessun comune, Assessore, della Sardegna ha un PUC a regime, nonostante la stessa salvacoste prevedesse che nei 12 mesi successivi alla sua approvazione i piani dovessero essere completati. Nel frattempo si sono trovati imballati tutti i comuni, gli Uffici perché non riescono ad orientarsi nel labirinto normativo che si è messo in piedi al punto che il Consiglio regionale è stato pressoché costretto ad approvare in piena estate la cosiddetta legge sblocca cantieri, ne hanno parlato poco fa il collega che mi ha preceduto, le imprese perché non hanno nessuna certezza, Assessore, tranne vincoli e divieti con danni gravissimi per la nostra economia e per il turismo. I cittadini, che hanno visto precipitare verso il basso da un giorno all'altro il valore dei loro beni e schizzare verso l'alto il prezzo di certi immobili, il tessuto economico e produttivo di molte realtà costiere interne perché si è visto privare dell'apporto prezioso di un settore come l'edilizia che più di qualunque altro è capace di muovere un larghissimo indotto.
A tutto questo si deve aggiungere, elevando al massimo il livello di confusione, l'incremento abnorme del contenzioso amministrativo in materia di urbanistica, le avevamo detto anche già da tempo. Un contenzioso che sicuramente aumenterà per le ragioni che abbiamo detto in precedenza, ma soprattutto per il nuovo elemento di grandissima incertezza, che proprio questo provvedimento introduce e ci rafforza nella convinzione che siamo davanti ad un mostro giuridico. Ci riferiamo in particolare ai nuovi istituti della perequazione e della compensazione, che comportano modificazioni assai rilevanti del diritto di proprietà così come viene definito dalla Costituzione e dal nostro ordinamento. Siamo di fronte, come si comprende, ad un problema enorme che a nostro giudizio esula dalla competenza della Regione. Anche in questo caso, fra l'altro, il giudizio non è solo nostro perché fa parte del cuore del dibattito sviluppatosi attorno alla riforma della legislazione urbanistica nazionale, ed è condiviso in particolare del l'INU Istituto nazionale di urbanistica sull'importanza strategica della corretta definizione giuridica dei nuovi istituti come la perequazione e la compensazione. Attualmente non regolati e non previsti, è bene ricordarlo da nessuna legge nazionale. C'è un passaggio significativo della stessa relazione di maggioranza che accompagna questo provvedimento, l'assenza di una riforma statale, lo afferma testualmente il relatore onorevole Pirisi, appare decisiva per la mancata soluzione dei principali nodi concettuali e giuridici che attanagliano la materia, queste sono le sue testuali parole e poco dopo si sofferma proprio sull'incidenza di questo vuoto legislativo sia in ordine ai diritti e ai vincoli sulla proprietà che di conseguenza su perequazione e compensazione. Bene leggendo queste osservazioni condivisibili se ne potrebbe dedurre che siamo di fronte ad un legislatore attento e prudente che sente su di sé la responsabilità di muoversi su un terreno quanto mai ha accidentato e carico di conseguenze non solo per il presente ma soprattutto per il futuro a seconda delle scelte che si fanno. Peccato però che dopo essersi interrogato su queste difficoltà così evidenti decida di infischiarsene altamente facendo finta di non sapere che così facendo sta affidando buona parte dell'urbanistica della Sardegna non ad una legge regionale ma ai tribunali. Infatti perequazione e compensazione non sono dettagli di contorno inseriti in un piccolo comma che contiene semplici dichiarazioni di principio, ma l'architrave su cui poggiano sia l'intera legge che i piani urbanistici di moltissimi comuni sui quali la Regione dovrà pronunciarsi con la cosiddetta verifica di coerenza, ma coerenza con che cosa? Ma coerenza con che cosa? Così i comuni sono ingannati due volte, Assessore, la prima quando la Regione li ha totalmente esclusi dalla pianificazione del loro territorio; la seconda quando li ha spinti a predisporre piani urbanistici gravati da un vizio insanabile di illegittimità.
Conoscendo ed apprezzando l'onestà intellettuale del relatore di maggioranza non ci sembra possibile che abbia voluto eludere con i soliti giri di parole problemi di così enorme importanza dei quali avrà certamente sentito parlare più volte durante gli incontri con gli amministratori locali della Sardegna, lo ricorda, compresi quelli che fanno parte della sua maggioranza e quelli che appartengono al suo partito. Del resto non è una novità, molti sindaci, il presidente Pirisi ed amministratori di centro sinistra hanno fatto rilevare queste questioni in sedi istituzionali e pubbliche. Il presidente della ANCI della Sardegna il senatore Tore Cherchi, come tutti sanno ripete queste cose da mesi se non da anni, io ho avuto anche modo di parlare da poco direttamente di queste problematiche e ha affermato le cose che io vi sto pronunciando in quest'Aula. Non c'è politica peggiore, non c'è classe dirigente peggiore di quella che perde volutamente il contatto con la realtà, che si tiene larga persino dal buon senso comune, che si rifiuta di ascoltare i soggetti della società organizzata ritenendo che nessuno sia all'altezza di comprendere le proprie illuminate intuizioni. Non c'è politica peggiore di quella che antepone le proprie ragioni soprattutto quando sono del tutto sbagliate come in questo caso a quelle della società che ha avuto il mandato di governare per cinque anni. Ed a questo punto è evidente che le ragioni del palazzo, anche ammesso e non concesso che esse esistano come prospettiva comune e come condivisione strategica di programmi ed obiettivi, non sono quelle dei sardi. Con questa legge se sciaguratamente venisse approvata non solo rimarrà bloccato quanto è già fermo per effetto della cosiddetta legge salvacoste e del piano paesistico, ma si bloccherà quasi tutta l'edilizia nei comuni con il risultato fra l'altro che ci saranno minori introiti per le amministrazioni e maggiori spese per il contenzioso amministrativo, ma soprattutto non ci saranno sviluppo, occupazione e crescita nelle nostre popolazioni.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Moro. Concluda, prego.
MORO (A.N.). Questa legge... non ho visto mai lampeggiare... e si ricordi che ho iniziato dopo. Questa legge insomma allagherebbe a dismisura le pesanti ricadute negative della normativa punitiva e restrittiva che si è voluta introdurre dal 2004 in poi, ed è un'eventualità che la Sardegna non può assolutamente permettersi. I sardi lo hanno capito e lo vivono ogni giorno sulla loro pelle e non credono più alla favola della difesa dell'ambiente. L'ambiente si difende con gli interventi di qualità o sostenibili se proprio vogliamo usare un termine che va molto di moda, ma non con divieti assoluti che escludono l'uomo sulla base del pregiudizio infondato secondo il quale non è e non potrà mai essere soggetto consapevole e responsabile. L'ambiente soprattutto non si difende con una legge come questa che si applica con la massima durezza nei confronti della gente comune, ma poi si interpreta si allarga...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Moro, prego concluda grazie. E' scaduto il termine già due minuti, prego concluda.
MORO (A.N.). Ma guardi che non penso di aver raggiunto tanto tempo contiene, va beh allora chiudo, concludo, sarebbe…
PRESIDENTE. Onorevole Moro, prego.
MORO (A.N.) Va bene, Presidente, la ringrazio per il tempo che mi ha voluto dedicare, grazie.
UGGIAS (Gruppo Misto). Lo faccia parlare...
PRESIDENTE. Grazie onorevole moro. Informo l'Aula che è rientrato dal congedo l'onorevole Antioco Porcu.
Ha chiesto di intervenire l'onorevole Licandro. Prego.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La verifica del numero legale, Presidente.
PRESIDENTE. E' stato chiesto il numero legale. Prego i colleghi di prendere posto. Un altro Capogruppo che sostenga la richiesta dell'onorevole Artizzu. Grazie.
(Appoggia la richiesta i consiglieri Capelli.)
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 55 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: Agus - Artizzu - Atzeri - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Capelli - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Lai Renato - Lai Silvio - Licandro - Licheri - Liori - Manca - Marracini - Mattana - Meloni - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Randazzo Vittorio - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Tocco - Uggias.)
Constato la presenza del numero legale.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Grazie, Presidente. Colleghi, il Piano sanitario regionale che noi abbiamo licenziato…
(Interruzione dell'onorevole Cugini)
…e fammi parlare Renato, scusa, lo so che stai parlando di urbanistica…
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego.
LICANDRO (F.I.). Stavo dicendo che quel Piano sanitario che noi abbiamo licenziato quasi due anni fa, e questo testo, che è quello sulla disciplina del governo del territorio regionale, hanno poco in comune certamente, tranne il fatto che si tratta di due leggi molto importanti. Eppure, leggendo con attenzione la relazione di minoranza dell'onorevole Pileri, non possiamo non notare che nascono entrambi nello stesso modo, con le stesse metodiche, e cioè che molte e significative parti di questo testo sono state modificate all'ultimo momento. Per cui, tanto per fare soltanto un esempio, ma un esempio eloquente, il Consiglio delle autonomie locali ha dato il suo parere su un altro testo. Ricordo perfettamente che anche nel Piano sanitario regionale furono sostituiti interi commi con una spasmodica corsa agli emendamenti degli emendamenti. Il tutto viene sempre giustificato dalla solita ristrettezza dei tempi, perché sembra che la fretta sia il parametro di gran lunga più importante, ma la ristrettezza dei tempi, soprattutto quella degli ultimi giorni, alla fine finisce per penalizzare la minoranza, alla quale non resta peraltro che esprimere le solite perplessità, tanto per usare un eufemismo sull'impostazione quindi di un testo di legge. Tornando a questo testo, c'è un tema non evocato ma ben chiaro nel dibattito sulla legge urbanistica che stiamo affrontando, un tema che viene appena sussurrato, che non appare a sufficienza neanche nei mezzi di comunicazione, ma che a noi, e non soltanto ai sindaci, intendo dire pure al sistema degli enti locali, invece è presente. Parliamo del rischio di svuotamento delle assemblee elettive, e non paia questo riferimento un abbaiare alla luna, perché il rischio purtroppo è concreto, è del tutto attuale. Per come è modellata la proposta di legge nel suo complesso, è chiaro l'intendimento della Giunta e della maggioranza, trasferire nella materia urbanistica i poteri, tutti i poteri alla Giunta regionale, e nei fatti, e pure nel diritto, al suo Presidente, affinché possa esercitare un continuo potere di veto nei confronti dei comuni, o meglio nei confronti dei sindaci, perché a loro spettano con quel testo i maggiori poteri pianificatori. Ma cosa accadrà nel caso della pianificazione portata da un sindaco, espressione di una maggioranza di segno diverso da quello invece espresso dal potere regionale, quindi dal Presidente della Regione? E cosa accadrà invece nel caso che i due segni politici dovessero coincidere? Rispetto alla legge numero 45, che nel bene e nel male per lustri è stato il pilastro della pianificazione urbanistica della regione, cambia tutto, perché la vocazione democratica, per quanto deficitaria, della legge numero 45 sparisce di colpo con questo provvedimento, e viene messa in essere una norma nuova, una norma autoritaria, presidenzialista, e questo nel senso più esclusivo del termine, autoreferenziale, che potenzialmente premia chi condivide la linea di viale Trento, e potenzialmente, invece, punisce chi quella linea avversa o comunque non condivide. E' questo punto, che questo articolato è figlio dei tempi nei quali noi viviamo, tempi in cui il potere non è attribuito al popolo sovrano, e nemmeno ai suoi rappresentanti legittimamente eletti, ma è distribuito nelle mani di pochissimi, titolari del diritto di condannare o di promuovere uno sviluppo urbanistico, un territorio, un'area, un comune, una Provincia. Noi crediamo che questa impostazione, che consegna a pochi il diritto di decidere per sempre e per tutti, sia la negazione più chiara del dettato costituzionale e dello statuto di autonomia del quale pure celebriamo i sessant'anni. Più che una ricorrenza, questo è un funerale mascherato dell'autonomia, se oggi ci condanniamo da soli ad attribuire a pochi, forse soltanto ad una persona, il diritto di decidere come e quando e quanto un territorio debba avere un assetto di crescita. Ma è la tendenza, lo dicevo prima, dei tempi nei quali noi viviamo. All'inizio degli anni '90 la partitocrazia aveva raggiunto limiti non più tollerabili per la società civile, e allora si apre la strada al presidenzialismo, alla governabilità eletta, a feticcio insostituibile del buon governo. Non neghiamo che questo sistema abbia, nei contesti locali ristretti, apportato dei vantaggi, noi li riconosciamo, li conosciamo, li apprezziamo anche, ma il sistema, tutto il sistema non può essere elevato a potenza né preso a modello come una soluzione necessaria e valida per ogni democrazia o per ogni settore della legislazione. Nell'urbanistica - che è poi la sede nella quale si decide cosa accadrà, si pianifica il consentito e il vietato - è bene che tutti gli eletti, espressione quindi di tutte le forze democratiche della società, dicano la loro, e votino secondo il portato delle loro opinioni, di cui sono i legittimi rappresentanti. Di questo, con l'articolato che abbiamo davanti, tutto questo rischia di non esserci più, di non accadere più. Non cito le norme perché le conosciamo tutti, denunciamo soltanto un pericolo immanente, un pericolo reale. E' questo, colleghi, il sistema che vogliamo per far crescere territori secondo quelle che sono le loro vocazioni naturali? Io non credo, e continuo a stupirmi del fatto che altre forze, forze diverse, e profondamente, dalla nostra, ma autenticamente schierate come noi nella difesa di quelli che sono gli interessi democratici, mi stupisco appunto del fatto che oggi tacciano, che tacciano forse in nome di una pax elettorale prossima ventura, che però a nulla serve, che per nulla, sono certo, sarà gradita ai sardi. Da qui, da queste considerazioni nascono le nostre perplessità, le nostre riserve che, fra l'altro, vi poniamo con garbo, ma che con altrettanta fermezza noi affermiamo, e questo perché resti traccia delle nostre riflessioni. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Licandro. E' iscritto a parlare il consigliere Mattana. Ne ha facoltà.
MATTANA (P.D.). Grazie Presidente, Assessore, colleghe e colleghi. Da più parti, anche oggi, in quest'aula, è stata ribadita l'esigenza e l'urgenza di procedere, dopo quasi vent'anni dall'emanazione della prima legge organica in materia di governo del territorio - la legge regionale numero 45 del 1989 - ad una rivisitazione e riformulazione delle regole in materia di disciplina, appunto, e di governo del territorio, rinnovando gli strumenti e i metodi della pianificazione territoriale. Ma la necessità di revisione profonda della normativa vigente in materia di urbanistica, è dettata anche dall'esigenza di adeguare l'attuale quadro normativo ai principi introdotti con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, in particolare con i principi di sussidiarietà, di adeguatezza, di coopianificazione, di partecipazione e di sostenibilità ambientale. Infatti, ribadita la competenza esclusiva segnata dalla Costituzione e dallo Statuto alla nostra Regione in materia di urbanistica, la citata riforma costituzionale del 2001 ha affermato anche l'evoluzione di questa materia, che dalla nozione di urbanistica è passata a quella più ampia di governo del territorio. D'altro canto, bisogna anche dire che la competenza che è stata assegnata alla Regione sarda non ha avuto una significativa espressione sino alla fine degli anni 80... possiamo dire... quando, appunto, veniva emanata la legge regionale numero 45, nel 89. In quegli anni, infatti, bisogna ricordare, si era sviluppato un dibattito, attraverso la constatazione di un limite che era emerso con forza, dell'attività di pianificazione che era affidata, quasi esclusivamente, ai comuni, resa estremamente impegnativa dalla pressione dello sviluppo nei contesti urbani e in quelli definiti come costieri, con il solo supporto di alcune generiche disposizioni regionali. Da qui l'avvio di un dibattito, giova ricordarlo, che dal piano tecnico si era trasferito a quello politico, sull'esigenza di salvaguardare una risorsa, già da allora definita preziosa, che è la fascia costiera, che appariva ovunque orientata all'uso insediativo. Il dibattito avviato si è reso ancora più attuale nei nostri giorni, rafforzando quel legame, codificato dal decreto legislativo "Urbani", tra l'urbanistica e il paesaggio, quindi dopo quasi vent'anni appare non più derogabile e procrastinabile l'esigenza di ordinare questa materia, adeguandola al quadro normativo rinnovato, sulla scia di quanto hanno fatto anche numerose Regioni italiane, completando l'iter avviato con l'emanazione della legge regionale numero 8 del 2004, anticipata dalla delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004. Atti necessari, resi necessari da una situazione di emergenza, come diceva l'allora Presidente della Regione, Masala, venutasi a creare nella nostra Regione con l'annullamento, dal 1998 al 2004, di tutti i Piani territoriali paesistici, ad eccezione di quello del Sinis, con la creazione, quindi, di un vero e proprio vuoto normativo, quindi un'assenza di regole. E quindi, la legge regionale numero 8 del 2004, definita "un peccato originale" di questa Regione, ha sanato invece una colpa grave, una colpevole assenza, per cinque anni, del centrodestra; se si tratta di peccato originale io non mi sono pentito, mentre è stato ben più colpevole ad aver lasciato la nostra Regione per cinque anni senza regole, abbandonando, questa volta sì, i Comuni costieri al loro destino, in una situazione di debolezza anche economica, a fronteggiare enormi pressioni in quegli anni, e l'assalto alle coste con il rischio, peraltro non evitato, di una cementificazione con la previsione di circa 30 milioni di metri cubi. Quindi credo che sia bene ricordarle queste cose, che si debba avere memoria lunga. Ma, mi pare che questa situazione sia stata da molti dimenticata, soprattutto da chi ha promosso il referendum per abrogare la legge regionale numero 8 del 2004, peraltro un referendum del tutto inefficace e inutile, che non avrebbe prodotto effetti. Tra l'altro, questo testo di legge prevede l'abrogazione della legge regionale numero 8 del 2004, con un uso strumentale anche dell'Istituto referendario, che svilisce anche l'Istituto e che è stato solamente l'avvio, per qualcuno del centrodestra, di una campagna elettorale; ma i sardi hanno dimostrato, con il risultato, la maturità, è la conferma che su questi temi, come quello dell'urbanistica, la questione non si liquida con un sì o con un no, ma occorre una discussione, una discussione seria nelle sedi preposte, e una di queste è sicuramente il Consiglio regionale. Quindi, per questo motivo, la Commissione quarta ha avviato, non mi pare con fretta eccessiva, da più parti è stata richiamata la fretta, dal settembre del 2007, quindi diciamo che c'è stato anche un buon invecchiamento, come un buon vino, l'esame di questo testo sulla base del quadro normativo attuale. Però, devo anche riconoscere che la discussione in Commissione ha visto la partecipazione convinta di tutte le parti, la presenza costante dell'Assessore e anche un contributo fattivo delle forze politiche di maggioranza e di minoranza, presenti in Commissione; io ho apprezzato, insomma, questo atteggiamento. E anche il voto espresso dalla minoranza, dal mio punto di vista, un voto di astensione sugli articoli, mi è sembrata una condivisione di alcune parti. Certo, un po' in contraddizione con il voto contrario sul testo, ma, forse, sarà la mia opinione, un po' anche viziato dal nuovo clima che si è verificato, un clima preelettorale, in prossimità della scadenza elettorale che ha riproposto logiche di schieramento, che nulla hanno a che vedere con i contenuti di questo testo di legge. Perché devo anche ricordare che questo testo, nel corso del periodo di esame, ha subito una profonda modifica ed evoluzione, e sono state accolte in gran parte le osservazioni proposte sia dal Consiglio delle autonomie locali che dall'ANCI, per cui, credo si possa dire, senza tema di smentita, che questo testo è frutto di un contributo fattivo, di una proficua collaborazione in Commissione con tutti i soggetti interessati dal tema della pianificazione urbanistica nella nostra Regione. Naturalmente è un testo suscettibile di miglioramenti, un testo che è aperto al confronto, che può essere ancora migliorato nel lavoro in Aula, è un testo che, passando alle parti più importanti, evidenzia soprattutto i principi che sono stati introdotti anche con la riforma del Titolo V della Costituzione, come quelli della sussidiarietà, dell'adeguatezza, dell'autonomia, andando oltre la concezione gerarchica della pianificazione, affermando il criterio della equiordinazione tra soggetti pubblici, stato-regioni-enti locali. Ed anche altri principi che hanno contenuto innovativo, come quelli della compensazione e perequazione; mi dispiace che non ci sia il collega Moro, ma evidentemente è sfuggito qualche passaggio. L''associazione dei comuni dice testualmente: "tra gli spunti presenti in questa legge, ci sono quelli riferibili alla perequazione e compensazione" che hanno un grande carattere innovativo, perché il tema della perequazione e della compensazione non è un tema nuovo, è un tema di cui si discute da anni, da molti anni, dalla legge numero 10 del 77, ma anche prima, la cosiddetta "Bucalossi", quella che ha introdotto la concessione edilizia, e ancora con la sentenza della Corte Costituzionale numero 5 del 1980, che distingueva tra diritto ad edificare e diritto di proprietà, che è un tema attuale, ma la questione non è affatto risolta, però io, senza che ci sia la presunzione di avere risolto una problematica così importante che richiederebbe una normazione statale ..., credo che siano stati fatti dei significativi passi in avanti che io voglio sottolineare, con l'obiettivo di un'equa distribuzione tra i proprietari interessati degli interventi pubblici, dei diritti edificatori - riconosciuti dalla pianificazione urbanistica - e degli oneri che derivano dalla realizzazione degli interventi pubblici, con diversi modi, uno principale, che è il riconoscimento dei cosiddetti crediti edificatori. Questo anche attraverso l'individuazione precisa dei soggetti della pianificazione, attraverso i livelli di competenza: i Comuni, in primo luogo, titolari della competenza a formulare le regole per il governo del proprio territorio; le Province che hanno una funzione di coordinamento e devono anche incentivare la pianificazione cosiddetta sovracomunale e la Regione che deve emanare le regole generali di pianificazione territoriale.
Naturalmente si ritiene - ed è stato ben sottolineato sia dall'ANCI che dal Consiglio delle autonomie locali - che sia inderogabile, alla luce delle modifiche del Titolo V della Costituzione, che debba essere riconosciuto a tutti gli interpreti della pianificazione l'assunzione di ruoli e competenze precise all'interno di regole chiare, concertate e ben definite, che consentono una compiuta applicazione del principio di sussidiarietà. A favorire questo, anche la parte che riguarda gli strumenti della pianificazione, contribuisce sicuramente a definire meglio anche i ruoli e le competenze dei soggetti della pianificazione, tra i quali, dopo lunga discussione - com'è stato ricordato anche dal collega Pirisi - è stato introdotto il Documento di pianificazione territoriale che è lo strumento principale, sovraordinato, lo strumento strategico con il quale la nostra Regione definisce le linee generali della programmazione e pianificazione territoriale, per favorire lo sviluppo sostenibile, accrescere la competitività, valorizzare le risorse sociali e ambientali. Questo in esecuzione del programma regionale di sviluppo a significare che l'urbanistica, questa materia, quanto sia importante e determinante in ordine al governo del territorio nel definire una prospettiva di sviluppo socio-economico della nostra Regione, attraverso la consultazione con gli enti locali, naturalmente, e la sua approvazione in Consiglio regionale.
Tra questi strumenti di pianificazione rientra anche il Piano paesaggistico regionale, non più con funzione sovraordinata, quindi riportando anche a un quadro che ha il Documento di programmazione territoriale come elemento principale, ma come punto di riferimento dell'azione di tutela del paesaggio nel nuovo quadro normativo. Poi c'è il ruolo importante, quale strumento di pianificazione, dei Piani urbanistici comunali, con l'introduzione di azioni a sostegno della pianificazione sovracomunale, con la distinzione tra Piani urbanistici comunali che hanno funzione strategica e Piani attuativi che hanno invece funzione operativa.
Sul ruolo degli enti locali vi è un dibattito in corso, io ho sentito molte opinioni sull'impostazione centralista che è presente in questa legge, sul ruolo marginale degli enti locali, sul ruolo di comprimari degli enti locali, salvo citare, ad esempio, - come fa il collega Moro - proprio la parte che invece è stata modificata su proposta delle opposizioni e anche delle associazioni dei Comuni e degli enti locali che poteva individuare una impostazione centralista, che era rappresentata proprio dalla conferenza unica della pianificazione. E' stato citato l'esempio sbagliato per dire una cosa sbagliata! Io credo che invece sia necessario un confronto sul testo e non posizioni pregiudiziali e strumentali e penso che si possa affermare e si possa dire che il ruolo dell'ente locale può essere definito con una precisa delineazione del ruolo della Regione, come invece viene fatto, che esercita, in questo caso, la sola verifica di coerenza rispetto alle prescrizioni regionali entro limiti precisi, sia in ordine ai tempi che ai contenuti.
Io credo che si possa - e mi auguro - sviluppare un confronto di merito sui contenuti e non sulle posizioni, alcune forse anche da aggiornare rispetto a un testo che è stato ampiamente modificato, dove si fa riferimento al parere del Consiglio delle autonomie locali che risale al 18 luglio del 2004, con un testo che ha recepito quasi totalmente le osservazioni che sono state proposte, ed evidenziare ancora meglio, se necessario, il ruolo dei Comuni e degli enti locali. Poi naturalmente sono consapevole del fatto che bisogna accompagnare alle competenze risorse e forse è questo che ha reso difficile l'approvazione dei Piani urbanistici comunali, perché i Comuni si dotino nei tempi previsti degli strumenti di pianificazione.
Infine, tra gli strumenti di pianificazione - lo cito perché ha suscitato una discussione ancora presente - gli atti di indirizzo e di coordinamento che hanno sostituito le direttive, quindi anche dal punto di vista terminologico c'è una novità e un cambiamento, proprio a ribadire le coordinazioni tra i soggetti della pianificazione con una novità sul contenuto che delinea solo aspetti di carattere generale e anche sulla procedura che prevede l'intesa con gli enti locali e il coinvolgimento del Consiglio regionale. Certo, resta ancora un ambito di discussione che registra posizioni diverse sia in Commissione che nel Consiglio regionale tra le forze politiche, però, non parliamo di cambiale in bianco, come faceva il collega Pileri, perché con gli enti locali vi deve essere un'intesa preventiva e devono essere anche definiti i confini e gli indirizzi.
Anche in ordine a un'altra perplessità, quella che riguarda la verifica di operatività del PPR, io credo che invece la verifica di operatività del PPR vada incontro all'esigenza rappresentata anche dalla minoranza, salvo poi essere contrastata quando viene proposta in un testo di legge perché rende agevole e facilita con una procedura, appunto, semplificata che abbrevia i tempi, perché questa è l'esigenza, anche il superamento di quelle difficoltà che si sono presentate nella fase di applicazione del PPR, alcune peraltro già superate con la legge regionale del 5 agosto 2008, che non devono e non possono essere sanate con una legge urbanistica, trattandosi poi di un atto amministrativo. Quindi, senza alcuna demagogia, ma possono essere facilitate le procedure per apportare alcuni correttivi al Piano dopo un periodo di applicazione che anche prevede normalmente la necessità di adeguamento a quello che è il quadro attuale, così come richiedevano l'ANCI e il Consiglio delle autonomie.
D'altro canto, le procedure, siccome lo diciamo tutti, devono essere rivolte alla semplificazione e allo snellimento, mentre bisogna contrastare le lungaggini e quindi vanno bene i tempi brevi e la certezza soprattutto dei tempi, limitando la discrezionalità dei comportamenti che spesso sono quelli che minano la validità dei provvedimenti, questo penso possa essere accaduto anche per il PPR.
Ecco, io credo che si comprenda quindi come questa legge abbia una importanza fondamentale per la nostra Regione, ma soprattutto per il futuro, anche per la prospettiva socio-economica della nostra isola. In questo quadro quindi le norme devono essere semplici e chiare, rispettose dei ruoli assegnati dalla riforma costituzionale ai soggetti della pianificazione, limitando la discrezionalità attraverso procedure che favoriscono la partecipazione e, al massimo, il coinvolgimento dei cittadini sardi. Nessun dubbio quindi sulla necessità e sull'esigenza di riformare e modernizzare gli strumenti di pianificazione nella nostra Regione, nessun dubbio sui tempi, nessuna fretta, questa è una cosa che avremmo dovuto fare e stiamo facendo con la massima partecipazione, ma nessuna preclusione sulla possibilità di approvare un testo condiviso che rappresenti la cosiddetta "urbanistica concertata", con una disponibilità al confronto sul merito però, non sulle posizioni pregiudiziali o strumentali e con l'obiettivo che questa legge, che auspico possa tracciare un lungo periodo nel governo del territorio della nostra Regione, possa trovare la più ampia condivisione soprattutto nella società sarda.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, il Consiglio regionale oggi ha in discussione una norma che non è una semplice norma urbanistica, non è una norma qualsiasi, tanto è che, probabilmente in modo inopportuno e in tempi non dovuti, ci si è confrontati in maniera anche elettoralistica su questo tema che ha una valenza e una rispondenza nei confronti della società di ampia portata. Credo che a nessuno sfugga la capacità di incidere sullo sviluppo sociale, economico e civile di una norma che ha un intessuto di conseguenze perché recupera soggetti e settori di diversa natura ed estrazione e li convoglia all'interno di un sistema che dovrebbe essere il più produttivo possibile per dare risposte a quello che la società civile aspetta. Allora giustamente l'onorevole Mattana in conclusione ha posto il termine che c'è la necessità di una discussione approfondita, seria, che non sia di corsa, ma soprattutto aperta all'apporto delle opposizioni, che non sia una cosa calata dall'alto, che non sia una cosa che piove, come spesso è arrivato in tante circostanze, non ultima nella normativa che abbiamo in esame. Io credo che sia anche opportuno che si faccia una riflessione su quello che avvenuto nei tempi scorsi, quando a presiedere la Commissione urbanistica era l'architetto Pirisi, quando quel Presidente, il collega Pirisi, poneva all'attenzione della Giunta - e dico della Giunta e non dell'Assessore perché io dell'assessore Sanna ho grande stima per l'intelligenza e la capacità politica che ha sempre dimostrato - alcuni temi scottanti che non venivano accolti, che venivano ad essere, invece, presi di punta e portati all'interno della normativa che ha creato tutte quelle divaricazioni che abbiamo conosciuto, vissuto e che si sono poi incancrenite all'interno dei vari gradi della giustizia civile e amministrativa. Ora, io credo che da questo aspetto debba essere capito quale sia il processo istituzionale che abbiamo vissuto e che vedeva poco fa l'onorevole Licandro prendere alcune distanze dal presidenzialismo.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIAGU
(Segue DEDONI.) Noi non rinneghiamo nessuna posizione presidenzialista. Il problema è come si recita il ruolo del Presidente, quali sono i contraltari che al Presidente si pongono. In questa logica io credo che le riforme istituzionali siano incomplete, non hanno avuto il sufficiente e giusto posizionamento all'interno della società civile e non è stata colta nella pienezza quella che era la rivolta del governo richiesta dalla gente quando, appunto, la partitocrazia non faceva più da garante nelle istituzioni civili.
Ma cosa ci attaglia questo con quanto stiamo discutendo? Molto!
(Interruzione)
A dirla come dice suo capo: "Che ci azzecca"? Allora il problema è che ci azzecca e molto! Se la Giunta, a guida del presidente Soru, avesse accolto con più attenzione quelli che erano i richiami del presidente Pirisi, io credo che probabilmente qualcosa di meglio già in quella circostanza si sarebbe potuta ottenere e ancorché questo non si sia ottenuto abbiamo visto quelli che sono stati i guai e i danni che ha creato questa normativa in un blocco complessivo dell'economia isolana. O è cieco o non capisce o non ha visto niente chi dice che non ha creato questo blocco economico e sociale nella nostra isola, questa normativa. O ci vogliamo dimenticare che questa norma è stata calata come prima norma il primo mese del 2004, appena insediati in questo Consiglio regionale? Ci vogliamo dimenticare che è stata forzatamente condotta in un mese continuo di dibattito sino anche alle quattro del mattino?
Ora tutte queste cose ci dovrebbero far riflettere e capire che probabilmente bisogna ricercare una convergenza, una compartecipazione più diffusa di tutto il sistema politico istituzionale e quindi di quella rappresentanza sociale che questa rappresentanze politiche hanno all'interno delle istituzioni. Bisogna ricreare un clima che tolga il vulnus che ha la direttiva centralistica posta dalla Regione nei confronti dei comuni e delle autonomie locali, bisogna ricercare un punto che veda riconvertire l'intero sistema in un tutto armonico e organico che ripresieda quelli che sono gli indirizzi dello sviluppo in Sardegna. Se ancora ci attardassimo a far sì che ci siano contrapposizioni solo per bandiera o per dogmatismo ideologico, io credo che non faremmo grandi passi, caro amico del "non ci azzecca". Io credo che sarà opportuno e importante che ciascuno di noi faccia una seria riflessione su quelli che sono i temi sul tappeto e su quelle che sono le esigenze reali del popolo sardo. Se queste cose noi non abbiamo davanti agli occhi certamente non siamo posti in condizione di legiferare e legiferare al meglio nel suo interesse, in quelle aspettative di cui noi abbiamo detto esso è portatore.
Allora, se questo è vero com'è vero nell'assunto che io propongo, nessuno pone in discussione la virtualità del rapporto fra urbanistica e paesaggio, ma nessuno deve altresì porre nella condizione data che sia l'uomo come fonte prima, esigenza prima e punto fermo di ogni tipo di attività politica della Regione sarda e di chi veramente sente di voler costruire qualcosa di positivo per la società. E allora l'urbanistica va bene, e allora il paesaggio tutelato va bene, ma la prima cosa da tutelare…
Apro una parentesi, ma lo devo dire: a me schifa che ci siano signore e signori che vanno a comprare per i cani e per i gatti quanto altri non possono, soprattutto in tempi di crisi, per mantenere neanche la propria famiglia! Ma noi tuteliamo gli animali e non tuteliamo l'uomo? Poniamo un discorso lontano da quello che è il discorso effettivo che ci dovrebbe appassionare e interessare.
Allora se questo è, io dico che bisogna riportare le cose alla giusta misura, alla giusta posizione. L'urbanistica va calata in un sistema tutelato, ma non posto come feticcio assoluto di un qualcosa di intoccabile, perché i feticci portano sempre a radicalizzazioni, a posizioni estreme, non a quella libertà mentale e a quella laicità di affrontare i problemi che una religione qualunque può portare, posta nelle estreme conseguenze. Noi dobbiamo far sì che la tutela del paesaggio sia sempre presente nel nostro cervello, nelle nostre azioni, nel nostro legiferare, ma ponendo all'interno quello che è un concetto di antropizzazione, di sviluppo della società civile, di una crescita umana. Se queste cose non ci sono, noi non avremo fatto nessuna legge che possa essere di interesse per la gente, per quella gente che, comunque sia, ha votato ciascuno di noi a rappresentarla qui dentro nelle istituzioni.
Ora, se queste cose sono vere, come io ritengo che sono vere, io sono per la protezione assoluta per alcuni punti e siti del paesaggio, e sono perché l'urbanistica sia un'armonizzazione del sistema. Come mai nessuno mai si è lamentato dell'impatto nella Costa Smeralda? Perché sono stati fatti i controlli, di come si doveva costruire, di come si doveva impattare questa costruzione all'interno di un sistema costiero. Come mai nessuno dice, anzi sono delle cartoline viventi, le cittadine che stanno sulla riviera amalfitana? Da Positano in giù. Eh, si è costruito fin sotto il mare. Non è il fatto di costruire sul mare, è il malo modo di costruire, l'accettare che non ci sia una concezione armonica del bello, una cosa che si è negata fino adesso. Bisogna trovare una condizione che dia un'armonia nuova, anche all'interno del sistema del costruire, quindi dell'urbanizzazione. Cosa ben diversa dal creare opportunità di investimenti assoluti, pensando solo che la capacità di realizzare grandi masse di cementificazione sia l'assoluta realizzazione della propria essenza. Ecco, se queste cose sono poste a base, su questi presupposti noi partiamo, credo che non possono esserci possibilità di differenziazioni tra chi sta da una parte e chi sta dall'altra del Consiglio regionale. Vi è quindi invece la logica del ricercare ciascuno il bene comune, tutti insieme nell'interesse dell'uomo. Ora, io credo però che gli atti di indirizzo, come giustamente li ha richiamati Mattana, o direttive, che più velocemente si parla nel quotidiano, di cui all'articolo 21, siano una cosa che non debbano essere demandate alla Giunta, ma che sia una competenza assolutamente in capo al Consiglio regionale. Perché il male è venuto quando abbiamo dato, e quando la Giunta si è preso, perché c'è, lì, stata l'incapacità istituzionale da parte del Consiglio di mantenere ferme queste posizioni. E ricordo ancora una volta che eravamo al primo mese del primo anno di insediamento di questo Consiglio regionale, quasi tutti verginelli, e nessuno… ma c'era quasi, quasi un disegno costruito ad arte, prima che si entrasse in questo Consiglio regionale, e che è stata espropriata una competenza, una capacità di azione di indirizzo, che è competenza assoluta del Consiglio regionale, come rappresentanza vera e reale di quelli che sono gli interessi portati nell'istituzione del Popolo sardo. L'approvazione stessa del PPR non può essere demandata alla Giunta. Sono avvenute contestazioni da più parti per questa posizione. Ma è il fatto di dire che il controllore e controllato, che resta tale e quale all'interno di questa posizione centralistica, che decide tutto quello che è decisibile, e che il destinatario ultimo, le autonomie locali, i comuni debbono assolutamente essere assoggettati a quelle che sono le condizioni poste dalla Giunta regionale, dal suo Presidente, chiunque sia in quel mentre che vi è. Caro Uras, che prima protestavi, oggi c'è un Presidente di centrosinistra, c'è Soru, domani ci sarà un Presidente di centrodestra e non sappiamo chi. Ma come posso io affidare all'uomo della provvidenza di turno i destini della gente di Sardegna? Quello che devono poi calare nell'interesse della società più vicina ai Comuni, a quella che è la prima cellula, le famiglie, gli interessi più diffusi, gli interessi di sviluppo, gli interessi di sopravvivenza di questi tempi? E quando poi si parla di modifiche del PPR, ancora una volta non basta la lezione dei cinque minuti, dei dieci minuti, dati all'ascolto, a quell'ascolto che dovrebbe essere riservato, in maniera accentuata, ai Comuni che sono portatori di interessi veri e forti, si danno ancora una volta dieci giorni di tempo, senza rendersi conto che in dieci giorni di tempo un comune, un piccolo comune, che non ha strutture, non è in grado di portare davanti alla Giunta regionale compiutamente una proposta alternativa o, comunque sia, una proposta sua. Come si fa, ancora una volta, a coartare, a vincolare e a calare dall'alto delle condizioni così forti nei confronti delle Autonomie locali? Almeno sessanta giorni, almeno sessanta giorni andrebbero dati ai Comuni. Io dico anche di più! E ciascuno di noi, e vorrei ricordare al centrosinistra, in termine bonario, che la modifica al Titolo V della Costituzione, il novellato Titolo V della Costituzione, l'ha fatto il centrosinistra, e ha posto in un assamble tutti: Stato, Regioni, Comuni, Province, Città metropolitane nella stessa area di competenza, quindi senza avere una competenza superiore l'una all'altra in via gerarchica, ma in via concertativa. E quando si voleva bene, e si parlava bene, anche se si razzolava male, si diceva che ci doveva essere la sussidiarietà tra i sistemi istituzionali. Bisognava che ci fosse un sistema compiuto dell'autonomia. Io da sempre, e vorrei ricordarlo a chi non mi conosce, sono uno dei fondatori dell'ANCI sarda, uno dei tre, e quando mi è capitato di venire qui, ho guidato una delegazione di 80 Comuni, ho occupato la Regione, quando governava la Democrazia Cristiana, io democratico cristiano non avevo paura di dire che non andava bene. Non avevo paura! Allora io chiedo e dico: "Possibile che non si ascolti quelli che sono gli interessi diffusi di una società, e che vivono e palpitano all'interno delle comunità locali, soprattutto quelle più lontane da quelli che sono gli interessi più forti?". Se queste cose non comprendiamo noi siamo lontani veramente da quelli che sono gli interessi della gente. E ancora una volta, referendum o meno, partecipazione o meno, pubblicizzazione o meno dei referendum, poco importa, noi stiamo disaffezionando la gente, il cittadino dalle istituzioni, lo stiamo rendendo lontano, lo stiamo facendo navigare in lidi ben diversi. Se queste cose noi stiamo ponendo giorno per giorno in atto, vuol dire che stiamo andando verso una deriva pericolosa. E non mi basta dire, come ho citato da poco un filosofo e sociologo, Zygmunt Bauman, che parla della "società liquida", e che oggi parla della liquidità di una società che viene avulsa dalla paura, probabilmente indotta questa paura per poter essere governata la società, come un nuovo tipo di dittatura, che certamente non piace a uno che è veramente democratico. Ma se queste cose si hanno in animo e in cuore, io credo che ci sia la necessità di dover far sì che ci sia la compartecipazione seria, vera, di tutta la rappresentanza istituzionale che rappresenta il mondo intiero del Popolo sardo, che ha bisogno di avere un attimo di speranza, un momento di attenzione, diversa da quella che sino adesso le istituzioni, ivi compreso questo Governo regionale, hanno offerto in queste circostanze. Se tutte queste cose noi non abbiamo in animo, noi non faremo quello che è il dovere giusto del buon padre di famiglia, quello a cui auspica il Codice Civile, quando il buon amministratore, dice, che tale deve essere, per poter legiferare, amministrare, dare risposte in positivo alla gente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, colleghi, signor Assessore. Io considero questa legge urbanistica una legge molto importante e necessaria, una legge che caratterizza la legislatura perché si era iniziato con la legge a salvaguardia delle coste e del territorio, poi il Piano paesaggistico e adesso la legge urbanistica. La scelta che questa maggioranza ha fatto sull'uso del territorio, che io condivido appieno senza alcun ripensamento, e che è una legge né di destra né di sinistra ma di interesse generale, che avrebbe bisogno del dialogo e del confronto tra tutte le forze presenti in quest'Aula, ma purtroppo viviamo una stagione difficile, di grande confusione, con una politica spettacolo, con scarso rispetto per le istituzioni, dove prevalgono gli opportunismi e le convenienze di parte. Da qui i ritardi ingiustificabili, le azioni e i comportamenti che hanno portato all'immobilismo in Regione della Commissione competente - qui molta responsabilità è nostra, diciamo, come maggioranza -, dall'altra parte la demagogia del centrodestra e il populismo, con l'uso spregiudicato del referendum: un istituto democratico ma che, usato strumentalmente, ha dato un risultato disastroso, ma non per il risultato ma per la democrazia, dimostrando che la gente non ha più fiducia in noi, e quindi ecco l'astensionismo.
Una materia così importante è complessa non poteva e non doveva essere affrontata con un "sì" o con un "no". Questa legge urbanistica della quale stiamo discutendo prevede l'abrogazione della legge numero 8, la cosiddetta salvacoste, e invece di discutere ed approvare questa legge si è usato l'istituto referendario, addirittura una parte del centrodestra ha caricato di eccessivo contenuto politico il quesito referendario parlando di un avviso di sfratto a Soru e a questa maggioranza, ben sapendo che era un inganno: un referendum inutile ma che è costato comunque parecchi milioni alla collettività. La legge salvacoste è nata nel 2004, la Sardegna era sprovvista di norme e regole a tutela e salvaguardia dell'ambiente e del territorio ed era uno strumento contro la speculazione selvaggia, serviva a salvare quel patrimonio inestimabile delle coste e delle zone interne che, una volta usato indiscriminatamente, non è più riproducibile; l'idea era, ed è, di preservarlo tramandarlo ai nostri figli e nipoti: uno spirito ancora oggi pienamente condivisibile. Dalla "salvacoste" è nato il Piano paesaggistico, forse rigido in alcune parti e probabilmente con qualche limite ma molti Uffici tecnici comunali hanno bloccato molte concessioni spesso strumentalmente, pur di addebitare le responsabilità al centrosinistra. Io sono contro lo scaricabarile, scindiamo allora le responsabilità e diciamo che su 377 Comuni in Sardegna, solo 70 sono dotati del PUC (e devono anche adeguarlo), gli altri hanno scelto di non avere regole e di gestire il proprio territorio con assoluta e opinabile discrezionalità.
Ad alcune rigidità la Giunta ha risposto emanando alcune direttive con lo scopo di chiarire, semplificare, accelerare le procedure; spesso non si è raggiunto questo obiettivo perché anche qui hanno prevalso le convenienze di parte. Per questo era ed è urgente approvare la legge urbanistica; la Commissione ci ha lavorato da circa un anno, dal settembre del 2007 - anche se i colleghi della minoranza che hanno partecipato ai lavori, lo dico con spirito costruttivo, oggi rinnegano il lavoro che hanno fatto in Commissione - , le diverse proposte sono state accorpate (erano più di una) e su quella base ha lavorato la Commissione. Il testo è migliorato molto, sono stati ascoltati l'ANCI e il Consiglio delle autonomie che, da posizioni critiche ma costruttive, hanno avanzato proposte alcune delle quali sono state recepite, soprattutto sul decentramento e sul sacrosanto diritto dei Comuni a gestire il proprio territorio. Un giusto riconoscimento al ruolo dei Comuni sulla compensazione e soprattutto sulla semplificazione.
Io ritengo che ci debba essere la disponibilità della Giunta a discutere su emendamenti migliorativi che potrebbero arrivare dall'Aula, per arrivare ad approvare una buona legge urbanistica, una legge moderna, adeguata ai tempi e innovativa: di questo si ha bisogno. E sono convinto che con il contributo costruttivo, che non è mancato nemmeno in Commissione e che spero continui in Aula, anche da parte della minoranza, si possa definire ed approvare una buona legge, chiara e comprensibile, di facile interpretazione e di applicazione uniforme in tutti i Comuni sardi, siano costieri o delle zone interne. Chiedo alla maggioranza e alla Giunta la massima apertura e disponibilità al contributo di tutti i colleghi della minoranza, altrettanta disponibilità per fare sì che la legge urbanistica che verrà licenziata dall'Aula dia regole certe e risposte adeguate a tutti i Comuni sardi, per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile, senza sprechi e deturpazioni dell'ambiente e del territorio, e per garantire una eccellente qualità del vivere civile di tutta la società sarda. Chiedo, pur nel rispetto dei ruoli, il confronto è un dialogo aperto, nei tempi necessari, ma non all'infinito. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Siamo di fronte ad un appuntamento, quello della legge urbanistica, che dovrebbe qualificare - in linea generale almeno, astrattamente quindi - e identificare uno dei momenti centrali e più importanti di una qualunque legislatura. Così dovrebbe essere, e così poteva essere se l'azione del Governo regionale in questa legislatura, e della sua maggioranza, fosse stata indirizzata fin dall'inizio di questa legislatura ad ottenere un risultato che ragionevolmente e razionalmente si poteva individuare e raggiungere, e cioè quello di intervenire su una materia importante andando con ordine: credo che a nessuno possa sfuggire questo fatto. Abbiamo iniziato questa legislatura, dopo un confronto molto aspro, dopo un'altra legislatura chiusa in un clima molto difficile, infuocato per alcuni aspetti (tutti ricordiamo il termine della legislatura precedente, sia chi stava da quella parte, sia chi stava qua, con ruoli diversi), e credo davvero che fosse desiderio di tutti, - di tutti colooro almeno che potessero avere e avevano una corretta impostazione politica, distante da posizioni aprioristiche, ideologiche e faziose - la necessità di individuare alcuni criteri generali, alcuni principi che dovevano coerentemente essere posti in una legge urbanistica da cui potesse poi discendere l'insieme degli altri atti di pianificazione, di coordinamento e di programmazione che il livello regionale giustamente deve avere, per poi arrivare ad alcuni atti più specifici, come gli atti di indirizzo e coordinamento (come vengono chiamati adesso), o le direttive (come si diceva), o lo stesso Piano paesaggistico regionale. Così non è stato e credo che tutti, se ci si confronta in termini realistici, magari fuori da quest'Aula, tutti credo arriveremmo alla stessa conclusione, che in questa legislatura si è proceduto male, con la fretta dettata da varie motivazioni, con la fretta di mettere fine ad una stagione che poteva aver generato, ed ha generato in alcuni casi, degli errori, degli errori che certamente tutti possiamo riconoscere. Girando il territorio, anche in questi giorni, noi vediamo spuntare ancora sulle coste, a pochi metri dal litorale, edificazioni, villaggi, residence, alberghi e ci domandiamo tutti ma come possibile che questo accada. Spuntano colate di cemento nonostante ci sia il piano paesaggistico che è oggi una gabbia che vincola tutto e tutti, spuntano ancora dopo tanti anni, dopo tanti anni a causa di quelle norme di salvaguardia di quelle norme transitorie, che già nella legge numero 45 avevano aperto le porte ad evidenti tentativi di speculazione. Questa è la verità di fronte a cui credo ci troviamo tutti, ed è questo che un legislatore accorto, intelligente deve cercare di evitare che cioè ci si nasconda dietro un atto normativo di carattere, appunto, generale e astratto che individua uno schema a monte della attività di pianificazione fino ad arrivare ai provvedimenti amministrativi di concessione edilizia, lo faccia in maniera razionale, ma che poi nelle pieghe lascia delle grandi possibilità di deroghe, di eccezioni di vie d'uscita, che magari, diciamolo pure, a volte hanno addietro nomi e cognomi ben individuabili.
Non è stato così, noi stiamo approvando, stiamo esaminando e questo Consiglio regionale sicuramente approverà una legge urbanistica alla fine della legislatura con l'evidente scopo di scrivere attraverso la legge urbanistica dentro il piano paesaggistico. Io vi sfido a dimostrarmi lealmente, chiaramente che non è così, che questa legge in realtà serve per correggere negli ultimi mesi di questa legislatura le storture, le negatività di una politica urbanistica che fin dall'inizio è stata dettata dalla fretta e da alcuni obiettivi ideologici e non certo di riordino.
Questo è il problema di fronte a cui ci troviamo, nessuno nega che sia necessario che la Regione si doti di una legge urbanistica più moderna, nessuno nega che ci siano state delle evoluzioni dal 1989, se non ricordo male la data di approvazione della legge numero 45 ad oggi, delle evoluzioni che sono state anche per alcuni aspetti positive perché la pianificazione urbanistica è andata avanti, abbiamo vissuto periodi tremendi di sviluppo dell'abusivismo, abbiamo vissuto periodi in cui ci si è resi conto che il sistema di pianificazione quanto più è complesso, lento e quindi inefficace, tanto più lascia spazio poi all'abusivismo e alle speculazioni. Perché nella materia urbanistica vale quel che vale per altre questioni cioè: così come il proibizionismo non frena l'abuso dell'alcol, così come l'assenza di pianificazione, proprio perché è difficile e troppo complessa non ha evitato l'abusivismo degli anni 70 e 80, a cui poi si è posto rimedio attraverso le leggi che hanno introdotto le sanatorie, i piani di recupero e così via, piani di risanamento ed è ciò che un ordinamento legislativo non può permettere. Qualunque legge, qualunque sia il contenuto di questa legge noi oggi ci troviamo a dover inseguire i fatti, dover inseguire le circostanze, nessuno riesce a convincerci, nessuno riuscito a convincerci che in questi mesi che voi attraverso questa legge, con questa legge vogliate ottenere questi due risultati: uno correggere le inefficienze e le rigidità del piano paesaggistico regionale e due volere, non so quanto quantitativamente, cristallizzare il sistema verticistico che ha introdotto la legge numero 8 e la successiva attuazione e predisposizione attuazione del piano paesaggistico. Questi sono i due vizi di origine di questa proposta di legge e non so quanto si riesca in questo momento a correggere questi due vizi.
Noi abbiamo bisogno credo davvero di altro, abbiamo bisogno innanzitutto di lasciare da parte alcuni slogan che non servono, abbiamo bisogno di leggere la storia della politica urbanistica della Regione correttamente senza inutili, sleali allarmismi, io sono convinto, salvo prova contraria, che la caduta dei PTP non hanno introdotto il Far West in Sardegna, non è la caduta dei PTP che ha portato all'edificazione selvaggia, l'edificazione selvaggia ha altre origini, lo ho accennato anche prima, e le origini sono proprio in quella perversa, quel perverso collegamento tra il mondo della politica e il mondo dell'economia che, appunto, nelle pieghe delle leggi lascia gli spazi poi per alcuni che possono fare sul territorio quel che vogliono e possono farlo anche a distanza di anni in barba a qualunque tentativo di razionalizzazione.
La legge numero 45 era, e rimane, una legge che lasciava ampi strumenti, utili strumenti di garantismo tanto è vero che nel corso della precedente legislatura non è certamente dalla Regione che sono arrivate le spinte verso la speculazione, e che anzi, forse, se una cosa può essere attribuita come responsabilità alla classe politica delle precedenti legislature dopo la legge numero 45, forse il vero vizio è stato quello di non aver esercitato a livello regionale una corretta e possibile e realistica competenza in materia urbanistica, non l'abbiamo fatto non approvando accordi di programma che potevano essere esaminati e approvati serenamente, magari modificando, non lo ha fatto il Consiglio regionale esercitando le sue funzioni rinviando sempre. Vi ricordo che anche al termine della scorsa legislatura vi era stato il tentativo di porre un rimedio alla caduta dei piani territoriali paesistici, ma qualunque tentativo, nonostante anche la volontà di dialogare tra maggioranza ed opposizione di allora, non portò a nulla, i progetti di legge esitati dalla Commissione forse anche, se non ricordo male, addirittura all'unanimità non arrivarono a nulla, furono respinti, non furono esaminati dall'Aula. Perché, forse perché allora chi faceva, chi era all'opposizione voleva avere le mani libere per poter agire dopo, ma in questo modo che risultato otteniamo? Otteniamo come risultato che su questi temi si fa molta demagogia, si fa molto scontro ideologico, appunto, ma non si raggiunge un risultato tangibile. Un risultato tangibile che necessariamente deve tener conto davvero dell'evoluzione del sistema.
I limiti costituzionali e legislativi all'utilizzo del territorio, una normativa finalizzata alla tutela che si esprima, che si è sempre espresso attraverso lo strumento del vincolo, una evoluzione culturale, politica che ormai è molto diffusa a tutti i livelli delle nostre istituzioni, che porta in tutti a considerare sempre più importanti il valore imprescindibile del bene culturale, del bene ambientale, del bene paesaggistico, del bene paesaggistico inteso come paesaggio, il territorio visto e fruito dall'uomo e non un bene che ha un valore in sé. Il territorio non ha un valore in sé, il territorio ha un valore in quanto valorizzato, appunto, utilizzato, fruito con ragionevolezza dall'uomo, valorizzato, utilizzato dall'uomo per il bene dell'uomo, per il bene della società con un giusto equilibrio tra interesse personale, legittimo e interessi diffusi, collettivi, pubblici. Una evoluzione normativa che dal livello nazionale è arrivata, si è stratificata, che ha posto molti molti limiti al potere che poteva essere illimitato sia delle amministrazioni locali, in assenza di regole, sia dal mondo dell'imprenditoria. Non ci sarebbe il rischio del Far West, se noi non avessimo questa legge o noi non avessimo il Piano paesaggistico regionale. Abbiamo un sistema che grazie anche all'impostazione, al dialogo, al confronto tra tutte le parti politiche negli anni scorsi, ha creato alcuni sistemi, sia a livello nazionale, sia a livello regionale e alcuni meccanismi di garanzia. Se si deve fare una legge urbanistica, la si deve fare non guardando, come vale per tutte le grandi riforme, perché una legge urbanistica è una grande riforma, deve essere fatta tenendosi lontani o distanti per quanto è possibile almeno dalla prospettiva di breve termine. Noi assistiamo a questo fatto, che voi attraverso questa legge state di fatto certificando, mantenendo viva, reale, e sempre più cristallizzata una posizione di sfiducia nei confronti del sistema delle amministrazioni locali e nei confronti del sistema imprenditoriale sardo. Dalle vostre parole traspare. Onorevole Mattana, e lo dico senza polemica, ma da un passaggio del suo intervento traspare chiaramente questa cosa. Se non ricordo male, lo dico con parole mie, ha detto in sostanza che con la caduta dei piani territoriali e paesistici si lasciavano le amministrazioni locali, si sono lasciate le amministrazioni locali in balia di pressioni forti, in presenza di una crisi economica sempre più dirompente. Le amministrazioni locali sole a fronteggiare spinte da parte del mondo imprenditoriale, che portavano a un utilizzo sbagliato, scorretto del territorio. Se questo è vero, allora questo significa, e questo è vero purtroppo, perché è vero in quello che voi avete permesso che fosse scritto e mantenuto nel Piano paesistico regionale, è vero in quello che voi avete voluto nella legge numero 8, è vero perché rimane ancora in molti punti di questa legge. Che cosa è per voi la sussidiarietà? Se mettete in questo testo un impianto che in gran parte, tra l'altro, ripercorre per grandi linee lo stesso impianto della legge numero 45, questa legge innova in alcuni punti. Certo, voi dite che ci sono le norme sulle compensazioni e le perequazione, benissimo, ci sono le norme che prendono atto di alcune modifiche a livello della legislazione nazionale, che introducono nuovi strumenti di valutazione sull'impatto ambientale e così via, ma l'impianto rimane sostanzialmente quello. Se si guarda all'articolo 3, soggetti e strumenti di pianificazione, noi nell'articolo 3, sostanzialmente, ritroviamo per grandi linee lo stesso impianto della "45", io non vedo grandi differenze, anche con gli stessi limiti del sistema di pianificazione a cascata, che in realtà come sistema di pianificazione in quanto tale non ha funzionato, perché rimane comunque un impianto che sovrappone livelli diversi di pianificazione non sempre necessari, non sempre utili, e che comunque poi ci induce a guardare, a puntare i nostri riflettori sul livello finale, cioè sul livello della pianificazione regionale. A livello regionale, abbiamo con questa proposta il Documento di programmazione territoriale, il Piano paesaggistico regionale e gli atti di indirizzo e coordinamento. Benissimo, niente da dire sul fatto che ci sia il Documento di programmazione territoriale, può essere uno strumento importantissimo. Niente da dire che ci sia il piano Paesaggistico regionale, che ci siano anche gli atti di indirizzo e coordinamento, ma poi andando a guardare qual è la prospettiva che si intravede, a parte il Documento di programmazione territoriale, che rimane a un livello di pianificazione generale, voi attraverso il Piano paesaggistico regionale, attraverso gli atti di indirizzo e di coordinamento sostanzialmente attribuite alla Regione il grande potere di essere il vero protagonista della pianificazione territoriale nella nostra Regione. Si è mantenuto, sì, lo schema della copianificazione, ma sempre di più mettendo l'accento sul potere che ha il livello di pianificazione regionale. Avete introdotto poi, ci sono insomma delle cose particolari, gli atti di indirizzo e coordinamento approvati dalla Giunta regionale sono un passo indietro rispetto alla formulazione della legge numero 45, che attribuiva al Consiglio regionale una funzione importantissima, così come mantenendo la stessa procedura per il Piano paesaggistico regionale e lo stesso potere della Regione, e aggravandolo, perché attraverso le modifiche, con la fretta di mettere mano agli errori del Piano paesaggistico regionale, voi in questo modo date alla Regione, attraverso le procedure semplificate, e accelerate la possibilità di mettere mano al Piano paesaggistico con termini di verifica che sono termini risibili. Il Piano paesaggistico verrà approvato secondo termini, forme e competenze verticistiche, attraverso le modifiche si potrà fare ancora di peggio. Per correggere, voi costruite un sistema normativo che in realtà, sempre di più, attribuisce potere di gestire il governo del territorio soltanto in capo ad una persona, che oggi ha nome e cognome, domani potrebbe averne un altro, e che però attribuisce sempre la possibilità di garantire il bene soltanto paternalisticamente ad una persona, e questo non è un bene per la maturità del nostro sistema politico.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa.
E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Collega La Spisa, spero di non crearle imbarazzo, nei confronti soprattutto dei suoi pochi colleghi che l'hanno ascoltata, se dico che almeno su due cose sono d'accordo con lei. La prima è che la legge urbanistica è una grande legge ed è una grande riforma. Non parlo del contenuto, lo tratterò un po' più avanti, parlo della legge urbanistica, e lei giustamente l'ha classificata come una grande riforma. Io aggiungo una grande riforma della quale si parla dopo diciannove anni, e dopo diciannove anni questo Consiglio regionale, questo Parlamento dei sardi ha l'occasione di produrre un provvedimento che se va male dura diciannove anni. E' normale, quindi, che ci sia da parte del centrosinistra attenzione, preoccupazione, voglia di partecipare, richiesta di contributi, proposta di fare una norma che tenga conto di quanto è avvenuto diciannove anni fa, ma diciannove anni fa, quando Melis era Presidente, Melis il sardista, il povero Melis, il presidente della Regione, quell'operazione di programmazione regionale del territorio era stata fortemente criticata dalle allora opposizioni - lei allora militava nella Democrazia Cristiana ed era per la fortuna di allora all'opposizione -, perché si diceva che accentrava molto quel provvedimento da parte della Regione. Ma io voglio ricordare agli urbanisti, ai tecnici, che in quel periodo, nella nostra Regione, c'era un conflitto tra cittadini e istituzioni locali, che si realizzava non attraverso i comizi nelle piazze, ma attraverso gravi manifestazioni di protesta, che avvenivano anche attraverso le bombe. E la Regione di allora, con attenzione e preoccupazione, disse: "Assumiamo una responsabilità per fare in modo che questo conflitto, che c'è, venga disciplinato facendo in modo che non si scarichi su quelli che nel territorio tutte le mattine devono rispondere a esigenze particolari; a volte si manifestavano nella dialettica dei consigli comunali, purtroppo, molte altre volte nel modo che dicevo prima. Ora, quella situazione è passata positivamente grazie alla politica, alla politica delle grandi forze politiche di allora, che rimangono, per quanto riguarda questi temi, ancora oggi grande riferimento, perché si trattava di una grande riforma, sia di quelli che in quel momento governavano, sia di quelli che in quel momento si opponevano. Ma si è potuta fare quella legge urbanistica perché è stato messo avanti l'interesse generale, e allora io le voglio dire che sono d'accordo sulla seconda cosa. Ma per rispondere anche qui positivamente, noi, il centrosinistra, vuole superare diverse rigidità che abbiamo riscontrato in questi quattro anni. Siccome io dico che sono d'accordo con lei, adesso lei non dica che non è più d'accordo con me, rimaniamo d'accordo, rimaniamo d'accordo almeno per quanto discutiamo questa legge, per vedere che questo avvicinamento, ecco, lo esprimo, di natura culturale, così lo rendiamo anche più nobile, può produrre una normativa che risponda alle esigenze di oggi, perché quando noi abbiamo assunto l'altro provvedimento; lei dice: "è stato assunto in fretta", io gli dico: no! E' stato assunto dopo che il gruppo dei DS, del quale io allora ero Segretario regionale del Partito, il luglio del 2004 presentò una proposta di legge che è stata utilizzata come strumento di lavoro nella discussione della Commissione, quindi, non si può attribuire a quell'indicazione nessuna volontà di rigidità, di sopraffazione, perché era distante da quanto è avvenuto successivamente. Ma le voglio ricordare, per amore di verità, che quando abbiamo discusso le norme sulla legge cosiddetta "salva coste", nel centrosinistra c'era dibattito, frizione, contrapposizione, anche lì passione e volontà di evitare l'errore, e questo lo devo ricordare perché fa onore a tutti quei colleghi che, anche in un momento di dialettica forte interna, hanno sostenuto tesi che poi, adesso, le garantisco, le norme che stiamo discutendo recepiscono e si dice, attraverso le norme, che forse quelli allora avevano ragione, e devo aggiungere, che forse allora aveva qualche torto in più il mio amico, assessore Sanna, e che è servito anche a lui, in questa lunga fase della trattazione della legge e dell'esperienza diretta che ha fatto, per dire che abbiamo fatto bene a fare quello che abbiamo fatto, ora occorre introdurre quelle correzioni delle quali c'è bisogno per dare certezza, come diceva il relatore Pirisi e io ho condiviso, certezza a tutti i cittadini e a tutti i territori, collega Pirisi, a tutti i territori, ai comuni. Mi posso permettere di dire, però, che in questi mesi, su questo punto, c'è stata una vivacità tra le forze politiche molto forte, presente in tutte le forze politiche, ma la vivacità più forte c'è stata tra di voi, nel centrodestra, perché molti di voi non hanno condiviso lo strumento del referendum per correggere, così come ha detto il relatore Pirisi, la norma; ma cosa era, il sugo della pastasciutta quello che stavamo discutendo, che se non lo togli dal fuoco si brucia? Costava molto aspettare dieci giorni per discutere serenamente sulle cose da fare? No, si voleva una rivincita generale; non è così, io non sono d'accordo con la Conferenza stampa che hanno fatto i colleghi questi giorni, tant'è che noi non c'eravamo. Non è vero che chi non è andato a votare voterà per il Partito Democratico; non è così, voterà per chi deve votare. Non confondiamo, io non voglio confondere né nella prima fase, né nella seconda fase. Però, quella vivacità riportiamolo in Aula. Mi dispiace, collega la Spisa, lei è Presidente del Gruppo maggiore dell'opposizione, e ha parlato a tutti questi che siamo qui, e siamo tanti, e a tre colleghi del suo partito, ed io devo dire che questo è figlio di quello che è avvenuto nei giorni passati, però, siccome quello che è avvenuto è avvenuto, adesso dobbiamo procedere. Come procediamo? Io penso che si debba, così come ha fatto il relatore, con serenità trattare l'argomento, e il collega Pileri, che è stato richiamato da altri colleghi del centrosinistra, che si è astenuto su larga parte degli articoli, su tutti, mi confermano, e poi ha votato contro il testo, beh, sarà lui che, essendo anche ingegnere, spiegherà il marchingegno di questa posizione. Perché vogliamo adesso radicalizza lo scontro, se sui singoli articoli non hai votato contro? E se non avete votato contro, io non dico che eravate d'accordo, perché non sono per le letture che chi non è con me eccetera eccetera, però, adesso, che siamo nella fase costruttiva, credo che si possa dare un contributo ulteriore, e io non vi chiedo di votare a favore, ma per tanti di quegli articoli per i quali non avete votato contro e avete collaborato a scrivere, io vi invito a votare a favore, e comunque a non votare contro, e poi dico anche perché, e in più aggiungo... guardate, colleghi, avere sulle questioni urbanistiche una visione generale dello sviluppo, non è centralismo, avere una visione generale che non penalizzi aree del territorio, non è un fatto negativo, e avere una visione generale che risponda ad esigenze particolari perché giuste e sacrosante, è una attenzione democratica; noi abbiamo fatto una legge, non so come l'avete votata, spero a favore, dove abbiamo stabilito una norma, forse finanziaria, di dare 25 mila euro a fondo perduto a chi ristruttura una casa. Siccome siamo tutti figli dei paesi, sappiamo che con 25 mila euro a Cagliari si va due volte a teatro; nei paesi, invece, se hai una piccola casa e hai 25 mila euro, e sei anche uno che capisce di lavoro, dai un buon aiuto.
PINNA (P.D.). Quattromila domande.
CUGINI (Sinistra Autonomista). "Quattromila domande", dice il Presidente della Commissione. Beh, adesso che abbiamo dato quelle risorse e siccome ci sono 4000 domande, e siccome le risorse non sono sufficienti, e siccome non dobbiamo rimettere, io penso, presidente Pirisi, che un'attenzione, un premio di cubatura a chi non ha il bagno in questi paesi, e pretendiamo che rimanga senza andare in bagno, io penso che si debba dare, che ci voglia una attenzione per togliere quei bagni che sono nei terrazzini, cadenti, per farli dove devono essere fatti. Allora, facciamo delle cose giuste, perché riteniamo che sia coerente la visione generale della quale stiamo parlando. E in più, io ho apprezzato anche questa parte dell'intervento di La Spisa. Dice: abbiamo visto, vediamo villaggi ancora che vengono fuori; ma, non dimentichiamo la politica delle seconde case, il disastro generale che è stato fatto e l'esigenza, però, che c'è anche in alcune realtà di rispondere a quelle domande, ma siamo contrari alla cancellazione della memoria, siamo contrari per Tuvixeddu e siamo contrari per tante altre situazioni; cancellare la memoria è un errore! Allora, bisogna avere questa visione generale, che si compone di tante conoscenze particolari e quindi l'esigenza del coordinamento e la funzione di governo, che dev'essere in rispetto e in applicazione della legge, quindi non mi spavento nella delega. E allora, siccome stiamo parlando di comunità, e siccome stiamo parlando anche di sviluppo urbanistico, e siccome stiamo parlando anche di rispondere alle realtà urbane, anche del centro della nostra Regione, io credo che su questo punto, con i compagni socialisti, qualche punto di convergenza lo dobbiamo trovare, lo dobbiamo trovare! Ed è obbligo anche per i compagni socialisti trovare un punto di incontro, non solo nostro, proporci per l'incontro! Perché ne va di un disegno culturale più generale riferito a quello che dobbiamo fare e siccome anche qui ora si può dire, a mente fredda, a stagione estiva conclusa, ma ve lo ricordate quando si diceva: "Ci sarà un disastro, non verranno più turisti!" e tutte queste cose qua, io che vengo da una zona dove per alcuni mesi dell'anno non si parla il mio dialetto, ma si parla la lingua della tecnologia e dello sviluppo, che è l'inglese, posso dire che non è successo così, e i punti di caduta, quando ci sono stati, sono stati per questioni finanziarie, non per questioni urbanistiche e se c'è difficoltà è perché c'è poca moneta! Allora, credo che si debba dire, c'è stato un incremento, ci sono stati maggiori flussi, basta vedere quanti aerei, quante persone, e così via, per più breve tempo, quindi si pone un problema più generale di programmazione, perché il tempo si allunghi e credo che anche questo sia, collega Pirisi, un tema urbanistico, anche, che tenga conto del tipo di sviluppo futuro che noi dobbiamo dare perché si spenda di meno nelle nostre realtà ricettive e si faccia un turismo più a risposta di quelli che hanno poco denaro, e si può fare!
Poi c'è un altro punto, lo dico, lo dico perché me l'ha suggerito il collega Pirisi, così svelo anche fatti riservati della nostra discussione, c'è un limite che è l'intervento urbanistico nelle campagne. Non lo possiamo delegare a signor Angelo, lo deve trattare il Consiglio regionale e noi dobbiamo fare uno sforzo per trovare il punto d'incontro! Lo dico al collega Sanna Franco e lo dico al collega Sanna... cito solo i Sanna che si possono citare... a Sanna Alberto che è un esperto di questioni agricole, al pari di altri colleghi... Sanna Gian Valerio non vota, parlo di quelli che votano! Io lo dico perché dobbiamo fare un'operazione di aggiustamento per il superamento della rigidità. Quindi, ne stiamo facendo di aperture!
Poi, chiudo, questa legge diventerà operativa, diciamo, nei prossimi mesi, sarà operativa nel prossimo anno, nel pieno della campagna elettorale, nel pieno della campagna elettorale! Allora, si comprende che nessuno di noi vuole perdere voti, tutti li vorremo guadagnare, collega La Spisa, lei li vuole prendere, avete perso da soli combattendo da soli perché non siete riusciti, la settimana passata, a vincere da soli, siccome ci sarà il confronto tutti assieme, non candiderete Pili Presidente perché sennò vince Soru davvero, e allora facciamo l'operazione che dobbiamo fare, discutiamo per portare il meglio alla valutazione dei cittadini. E perché dico il meglio per la valutazione dei cittadini? Perché io, lo ripeto, sarò solo un sostenitore del centrosinistra, però in Gallura, dove si dice: "Il centrodestra stravince!"; in Gallura a Budoni c'è un governo di centrosinistra, a San Teodoro c'è un governo di centrosinistra, ad Arzachena c'è un governo misto, non si capisce in quale giorno sono centrosinistra e in quale giorno sono centrodestra, a Palau c'è un governo di centrosinistra, a La Maddalena c'è un governo di centrosinistra, ad Aglientu c'è un governo di centrosinistra, a Trinità c'è un governo di centrosinistra, a Badesi c'è un governo di centrosinistra, poi a Olbia c'è un governo di centrodestra, a Golfo Aranci c'è una crisi, ma c'è un governo di centrodestra e allora, su dodici comuni, nove sono governati dal centrosinistra, ma, collega La Spisa, ma lei pensa che noi con questi amministratori nostri non abbiamo dialogato e non dialoghiamo? O che viviamo fuori dalla realtà, com'è stato detto qualche volta? Ma noi dialoghiamo, tenendo presente che su otto Province, sette sono del centrosinistra! Allora, è giusto che noi diamo lo spazio sufficiente alla realizzazione del confronto, ma è anche giusto assumere provvedimenti che tengono conto, appunto, della partecipazione dei Comuni, come ha detto il relatore Pirisi, la partecipazione dei Comuni su norme certe, su diritti certi, perché se facciamo questa operazione non solo - questo è più interno - ricompattiamo il centrosinistra e lo riproponiamo unito, lasciando perdere Veltroni, unito, tutti insieme per vincere le elezioni, ma lo rafforziamo e diamo anche una prospettiva alle nuove generazioni perché si guarda molto a quello che faremo in questi mesi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.
LAI RENATO (U.D.C.). Signor Presidente, Assessore, colleghe, colleghi, io proprio per l'importanza, anch'io lo riconosco, che questo strumento normativo ha, penso che sia doveroso che tutti si sentano chiamati in questa circostanza ad esprimersi in base alle varie competenze che contraddistinguono ognuno di noi. Non ho difficoltà a riconoscere che le mie, in questo campo, sono limitate e ho grande rispetto per quelle degli altri e faccio riferimento in primo luogo a quelle di chi specificamente ha avuto un ruolo...
PRESIDENTE. Per cortesia, un minimo di silenzio, grazie. Scusi, onorevole Lai. Grazie. Per cortesia, prego i colleghi di prendere posto, lasciamo intervenire l'onorevole Lai, grazie.
DIANA (A.N.). Noi siamo stati in religioso silenzio, adesso gradiremmo sentire la voce della Gallura!
LAI RENATO (U.D.C.). Un'altra voce, una voce diversa! Di chi specificamente ha avuto un ruolo in questo percorso e quindi faccio riferimento agli strumenti che ho avuto per approfondire e per leggere più compiutamente il testo e farmene un giudizio.
In primo luogo trovo importante l'affermazione del relatore di minoranza che ha messo in evidenza il fatto che la minoranza stessa ha tentato inutilmente di introdurre alcune modifiche importanti che prevedevano il riconoscimento dell'attività di pianificazione degli enti locali e del Consiglio regionale. Ma ritengo importanti anche le osservazioni fatte dalle autonomie locali alle quali vedo si fa, appunto, ampio riferimento, le quali hanno, per me, la loro importanza perché sono emanazione diretta e primaria della volontà popolare e vanno tenute in considerazione proprio perché hanno un profilo istituzionale con una forte valenza, soprattutto nella nostra isola dove gli enti locali governano aree frammentate e diverse, con una configurazione morfologica non omogenea e con esigenze urbanistiche completamente diverse da un territorio all'altro. Ebbene, io dalla lettura sia del parere delle autonomie locali, sia di più recenti documenti che sono giunti alla mia come all'attenzione degli altri colleghi, ritengo che i rilievi mossi dal Consiglio delle autonomie locali siano innegabilmente forti e non siano recepibili solo come dei semplici emendamenti, come richiesta, appunto, di semplici emendamenti. E dato che il Consiglio dell'autonomia ha predisposto alcuni emendamenti, io ritengo che questi però abbiano, per la loro intensità di contenuti, la funzione, a mio parere, non solo di essere recepiti come emendamenti, ma di esortare il Consiglio regionale ad una riproposta dell'articolato che così come si presenta oggi ci pare difficilmente emendabile. Questo è il mio giudizio in quanto la filosofia che lo presiede è basata, com'è stato osservato, uso gli stessi termini, e sono naturalmente le osservazioni più recenti, su una concezione fortemente conservativa dai pochi slanci riformatori. Quindi, senza addentrarmi in aspetti tecnici e specifici, condivido queste riserve che vengono espresse e la sensazione che si possa correre il rischio di trovarsi davanti a una sorta di firma in bianco su una materia così importante come quella costituita dalle direttive sul Piano paesaggistico. E se non verranno sciolte queste perplessità, questo è naturalmente il senso del dibattito e del percorso in Aula che ognuno di noi cercherà di seguire con la massima attenzione data l'importanza della materia, penso sia davvero arduo fornire un contributo di miglioramento e pare quasi di trovarsi davanti a un'operazione che è gestita in modo troppo centralista, escludendo tutti i soggetti che esprimendo un parere diverso potrebbero così sentirsi investiti da un connotato e da un epiteto di devastatore di quel comune patrimonio di bellezze naturalistiche e paesaggistiche dell'isola. E allora - questa è l'impressione che io ho sia dalla lettura del testo che dalle osservazioni e dalle relazioni che ho valutato - pare che nel testo unificato non siano state tenute nella debita considerazione tutte le osservazioni riguardanti la partecipazione degli enti territoriali ed il rapporto tra i vari livelli della pianificazione, mentre invece io ritengo sia auspicabile che ci sia disponibilità ad ascoltare e valutare l'importanza di altri contributi di idee e proposte, di rilievi soprattutto quando giungono, oltre che da noi, da quel patrimonio assoluto che sono le autonomie locali e le realtà locali con i loro orientamenti e le loro aspirazioni. E allora dico che è quanto mai opportuna una riflessione su questa carenza di strumenti di copianificazione, che se invece fossero presenti nella loro interezza darebbero luogo ad una maggiore efficacia delle autonomie locali nel superare i rigidi aspetti dell'articolato che appaiono conservativi e non riformatori. Le esortazioni del Consiglio delle autonomie devono quindi, a mio avviso, essere interpretate in una chiave di apertura alle specificità urbane delle città costiere sarde, piccole o grandi che siano, ma anche dei centri rurali agricoli che non possono e non devono essere esclusi tout court dal momento della copianificazione. Ciò deve essere realizzato proprio per raggiungere l'obiettivo di una legge sul governo del territorio regionale che contemperi il momento dello sviluppo con quello della sostenibilità e del rispetto del paesaggio, ma si tratta di vedere se con l'impalcatura attuale e su questi punti è possibile prendere decisioni oculate e condivise, senza sottrarci al dovere, per noi consiglieri regionali, di rispondere a quest'appello intenso del Consiglio delle autonomie locali teso, in buona sostanza, a ribadire il concetto di sovranità popolare di cui siamo portatori proprio in quel momento fondamentale che è rappresentato dall'esame di questa legge in Aula. Questa oltretutto ci pare la sede più idonea perché si porti al centro dell'interesse del Governo regionale il rispetto del principio di sussidiarietà, che deve partire però nella fase iniziale di una legge e non solo al momento della sua approvazione in Aula, deve essere nell'anima e nella sostanza della legge e non nella strategia, per quanto intensa e di significato, degli emendamenti che pure possono essere introdotti. Con questa legge sono in gioco molte realtà economiche e imprenditoriali che non possono essere mortificate con normative chiuse ed inattaccabili, come se si facesse un decreto legge di urgenza, ma, appunto, questa è materia troppo delicata e gravida di conseguenze per non passare attraverso un esame severo di cui oggi siamo investiti tutti in quest'Aula. Questo è il significato che ci pare di cogliere nei rilievi posti dalle autonomie locali. Queste ultime hanno un ruolo costituzionale che deve essere rispettato da tutti noi e non possono esser in subordine rispetto a tutto quello che viene concepito in sede di Esecutivo regionale. A questo punto, nell'esame di questa legge, ogni consigliere si deve ricordare che gli strumenti di copianificazione rappresentano una strada obbligata ineludibile, senza la quale andremo incontro ad un blocco reale dello sviluppo in molti settori chiave della nostra economia. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.
SABATINI (P.D.). Signor Presidente, io ho apprezzato molto la relazione che il relatore, l'onorevole Pirisi, ha tenuto in apertura di questo dibattito, che a mio parere ha espresso bene il lavoro che la Commissione ha svolto in diverse sedute, in diversi mesi, e anche il clima che dentro la Commissione si è vissuto, pur in un confronto a volte acceso ma in piena collaborazione, ed anche a me devo dire ha sorpreso l'intervento dell'onorevole Pileri perché non si è esercitato a rappresentare non solo i voti di astensione, ma neanche l'ascolto che componenti della Commissione, compresi quelli di maggioranza, e lo stesso Assessore hanno avuto nei suoi confronti, recependo anche alcune delle proposte che erano state formulate.
Il centrosinistra aveva posto da subito, già nel suo programma, la questione di una riforma delle norme riguardanti lo sviluppo edilizio, l'urbanistica, la tutela del paesaggio e da subito si è trovato a compiere una scelta importante che, come diceva l'onorevole Cugini, ha portato anche a molti contrasti, a molta discussione all'interno della maggioranza. Ma la legge numero 8 ha segnato un punto fondamentale che non nasce dal niente, ma nasce da una situazione diciamo preoccupante perché non so se è tutta da addebitare al vuoto normativo, all'annullamento dei vecchi PTP, ma certamente vi erano in atto, soprattutto nella fascia costiera della nostra isola e in alcune zone che tutti conosciamo, degli atti speculativi che hanno da subito preoccupato questa maggioranza e che hanno fatto compiere una scelta che aveva in sé molta rigidità, ma che avuto il pregio di avviare un processo di costruzione attraverso, dopo la legge numero 8, le norme tecniche di attuazione, il lavoro fatto in Giunta, fatto dalla Commissione, poi le varie delibere di Giunta, le circolari assessoriali, ultima la legge numero 13 che ha rivisitato una parte importante di quelle norme, si è quindi davvero avviato un grande processo di riforma in questa materia, nella materia urbanistica, nell'uso del territorio e di tutela del paesaggio.
Certamente siamo tutti convinti che la legge che oggi è in discussione in Aula avrebbe dovuto dettare le norme che avrebbero dovuto guidare tutto il processo di pianificazione, cioè l'approvazione di questa legge avrebbe dovuto avvenire all'inizio di questa legislatura, ma per le condizioni date si è invertito il processo e questo certamente ha creato delle difficoltà applicative perché non avere un riferimento legislativo che riconosce quali sono gli strumenti, quali sono le competenze degli enti che sono interessati alla pianificazione urbanistica certamente ha portato a non pochi problemi nel trascorrere del tempo e nel creare e mettere in piedi il nuovo Piano paesaggistico. Quindi oggi andiamo in qualche modo a porre rimedio, e ad approvare una norma, che costruisca le linee, le direttive che dovranno guidare la pianificazione in Sardegna. Si è però andati incontro ad una cosa che io giudico molto positiva all'interno della società sarda. Il confronto e la discussione, che ha toccato tutti i livelli della nostra società: gli organi di stampa, le associazioni di categoria, i nostri amministratori, questo Consiglio regionale, i partiti politici, le associazioni che si occupano di questi settori, gli ordini professionali. Davvero nella nostra Isola, in questi i mesi passati, in questi anni, si è creato un dibattito che ha positivamente inciso, perché ha creato una nuova sensibilità che riguarda appunto la difesa dell'ambiente, la difesa delle coste e la tutela del paesaggio. Io riconosco e non nascondo che rimangono ancora forti resistenze all'interno della nostra società, che ci sono forti perplessità, forti contestazioni, ma mi pare che si possa affermare che davvero si è fatto un passo in avanti, che quando si diceva che questo processo non era solo un insieme di norme, ma era davvero una rivoluzione culturale, bene, io credo che in Sardegna nessuno possa disconoscere un passo in avanti, un passo importante, una nuova sensibilità, che si intravede anche nei dibattiti tra gli amministratori locali. Quindi, una nuova sensibilità, quindi questo è un fatto senz'altro positivo. Si è poi inserito un elemento negativo in questo dibattito. Io ho apprezzato quanto ha detto il collega La Spisa, quando ha dichiarato della necessità di abbandonare gli slogan. Il confronto spesso è avvenuto attraverso messaggi distorti. Io, persino in quest'ultima campagna referendaria, ho avuto modo di leggere dei volantini, che hanno girato nei nostri paesi, con cui si affermava che se non si andava a bocciare la legge 8, quindi se non vinceva il sì in questi referendum, avremo avuto imposto il parco del Gennargentu, o ancora a peggio, che sarebbe stato negato ai nostri pastori di poter portare al pascolo il loro bestiame. Siamo arrivati a queste assurdità!
E credo che non regga nemmeno il riferimento fatto, l'annuncio fatto al blocco devastante dell'economia sarda. E guardate, in questi giorni, si è parlato annunci annunciati, cioè si è ricordato quando si annunciava il blocco sul turismo, ma si è annunciato anche il blocco nel comparto edile, nel comparto del nostro sistema immobiliare. Ebbene, se noi guardiamo i dati, il rapporto del CRENOS, il rapporto dalla Banca d'Italia, i dati ISTAT, potremmo verificare che nonostante una contrazione del comparto ad esempio immobiliare, avvenuto a livello nazionale, in Sardegna si è mantenuto sostanzialmente, si sono mantenuti sostanzialmente i dati preesistenti, con addirittura alcune punte di eccellenza in cui è accresciuto lo sviluppo, sia nel numero di appartamenti, sia nel volume degli affari. Ho avuto modo di assistere, di vedere una trasmissione televisiva di una delle nostre televisioni sarde, in cui venivano presentati i risultati del lavoro di una grande società che opera nel sistema immobiliare. Nonostante il giornalista insistesse per far dire al responsabile nazionale e al responsabile regionale di questa società immobiliare che ci dovesse essere, per forza di cose, un calo, che il sistema era in crisi, e che questo era dovuto al Piano paesaggistico, quelli continuavano a ripetere: "Mah, non ci pare! Ecco, non possiamo certamente segnalare una crescita ma, tenuto conto della contrazione a livello nazionale, in Sardegna non va male". Anzi, indicava in Villasimius e Tortolì due centri in cui ci sono state crescite, punte di eccellenza. Quindi, credo che davvero dobbiamo abbandonare gli slogan per, come diceva il collega Mattana, arrivare ad un confronto vero, sui temi veri. Tra l'altro mi pare che il metodo finora usato non ha premiato, neppure elettoralmente, neppure in questa tornata referendaria il centrodestra.
Io sono convinto anche che in futuro, a prescindere da chi governerà questa Regione, non si potranno fare cose molto diverse, sia per il fatto che vi è in atto una nuova sensibilità, come dicevo prima, ma perché le norme di riferimento europeo rimangono tali e quali, e perché il Codice Urbani, che è ormai la legge a cui tutte le Regioni si stanno rifacendo per costruire una nuova normativa, una nuova disciplina sulla tutela e sull'utilizzo del territorio, è lì ed è quello il riferimento. E se quello è il riferimento, questo è il percorso, e non ci sono altre possibilità. E credo anche che dobbiamo prendere atto che la crescita del turismo è avvenuta in modo esponenziale in quelle Regioni, dove di più si è guardato alla difesa e alla tutela del paesaggio. Ne cito una per tutti, il Trentino, dove il turismo incide nel suo Pil per il 70 percento, e dove vi è una disciplina di una rigidità incredibile. L'Umbria, la Toscana. Ma vi invito anche a leggere alcune norme, Veneto, che le Regioni dal centrodestra, i Consigli regionali vanno approvando. Sono anche convinto che rimangono alcuni punti di debolezza. E sono convinto che alcune rigidità potevano essere evitate. Io ricordo il dibattito che fu davvero acceso, in Commissione urbanistica, quando si doveva esitare, eravamo impegnati a esitare il parere sul Piano paesaggistico regionale. Credo che quel parere conteneva alcune indicazioni importanti, che avrebbero evitato alcune rigidità che poi abbiamo dovuto rivisitare, attraverso le circolari dell'Assessore, attraverso delibere della Giunta, e in ultimo attraverso la legge 13. Forse anche lì ci si è divisi in blocchi contrapposti, forse anche lì avremmo dovuto avere la capacità di un maggiore dialogo, di un confronto più aperto, per apportare da subito delle correzioni che poi non ci saremmo trovati a rincorrere. In Commissione, durante la discussione del testo che oggi è alla nostra attenzione, vi è stato poi un serrato confronto con le autonomie locali, con le associazioni che lo rappresentano, l'ANCI, si è avuto anche un apporto importante, con un parere molto articolato del Consiglio delle autonomie locali, su cui noi abbiamo discusso, su cui si sono tenuti diversi incontri - so che anche l'Assessore più volte ha incontrato le associazioni dei Comuni e degli Enti locali -, e credo che abbiamo lavorato per recepire quasi tutto quello che ci fu chiesto in quel parere, quello che ci fu chiesto negli incontri che si sono tenuti in Commissione. Oggi, davvero, mi sembra semplicistico dire che, a questo riguardo, queste norme confermano il quadro della "45". All'interno di queste norme i comuni hanno piena autonomia e sono sottoposti, non più ad un esame di controllo, ma ad una verifica di coerenza al Piano paesaggistico regionale - che mi pare la cosa più naturale -, riconoscendo al Comune la partecipazione attiva a tutte le fasi di pianificazione e di programmazione. Quindi, io credo che questo non sia sostenibile, e credo anche - lo dissi anche in Commissione, in discussione - che non è che possiamo addebitare alla Regione i ritardi dei Comuni nell'approvazione dei Piani urbanistici comunali; e non vale nemmeno la scusa di chi sostiene che non sono sufficienti i finanziamenti: i Comuni, dopo la legge 45, hanno avuto i finanziamenti e ci sono Comuni che hanno il finanziamento ancora non speso…il mio Comune, che ha dato l'incarico, ha riversato un anticipo all'ingegnere incaricato, non si è riusciti ad approvare il Piano urbanistico comunale e quindi non si è proceduto al saldo perché non si è riusciti ad approvarlo. Tutti i Comuni, tutti abbiamo fatto gli amministratori e puntualmente, ogni volta, si presenta al primo punto del programma elettorale l'approvazione del Piano urbanistico comunale, passano i cinque anni e il Piano urbanistico comunale non si approva: questa è una responsabilità degli enti locali, non una responsabilità della Regione. E credo anche che le procedure, così come riviste anche dalle varie circolari, non siano oggi complesse o di difficile applicazione per un'approvazione veloce e snella dei Piani urbanistici comunali. Vi è poi, voglio ricordare, una responsabilità della pubblica amministrazione: ieri diceva il collega Cugini che non si può imputare Soru del blocco di una recinzione, questa è una nefandezza, una stupidaggine, ma una recinzione spesso è impossibile realizzarla perché l'Ufficio tutela del paesaggio ci mette un anno, un anno e mezzo, due anni, a dare un parere è quindi il Comune non può poi rilasciare la concessione. Rimangono dei ritardi all'interno della macchina amministrativa regionale che non sono più tollerabili; c'è un ritardo nel rilascio delle concessioni, dovuto proprio al malfunzionamento degli Uffici di tutela del paesaggio, che è drammatico, e molte responsabilità vengono poi attribuite al Piano paesaggistico regionale dove invece il Piano paesaggistico regionale non ha nessuna colpa ma per debellare quei ritardi basterebbe far funzionare meglio quegli Uffici.
Concludo dicendo che credo che il lavoro della Commissione sia stato un ottimo lavoro; un ottimo lavoro perché ha ascoltato, ha messo addirittura in rete il disegno di legge, ha compiuto una serie innumerevole di audizioni, ha rivisitato più volte il disegno di legge e ha quindi esitato un buon disegno di legge, che è candidato non ad essere solo un buon disegno di legge ma, anche grazie all'aver utilizzato l'esperienza di altre Regioni che prima di noi hanno approvato questa legge, si candida a diventare un modello, anche per le altre Regioni.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sabatini.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale, Presidente.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)
Terza verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che il consigliere Masia è presente.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 30 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Calledda - Cappai - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Diana - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Giagu - Lai Renato - Licheri - Masia - Mattana - Meloni - Murgioni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Sabatini - Salis - Sanna Franco - Sanna Matteo - Uggias.)
Constato l'assenza del numero legale. Il Consiglio è riconvocato martedì 14 alle ore 16.
BIANCU (P.D.). Il Regolamento cosa dice, Presidente?
PRESIDENTE. Il Regolamento, all'articolo 58, comma 6, onorevole Biancu, dice: "Se il Consiglio non è in numero legale il Presidente può rinviare la seduta di 30 minuti oppure scioglierla e in questo caso il Consiglio si intende convocato senz'altro per il successivo giorno feriale all'ora medesima della convocazione del giorno precedente, salvo diversa disposizione del Presidente".
BIANCU (P.D.). Dopo tre volte, Presidente, dopo tre volte!
PRESIDENTE. La seduta è tolta
La seduta è tolta alle ore 19 e 20.
Allegati seduta
Testo dell'interrogazione e della mozione annunziate in apertura di seduta.
Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, in merito alla mancata pubblicazione delle delibere della Giunta regionale riguardanti i fondi FESR e il documento unitario della Regione Sardegna inserito nel Quadro strategico nazionale 2007-2013.
Il sottoscritto,
premesso che in data 3 ottobre 2008 la Giunta regionale ha pubblicato una serie di delibere sul proprio sito istituzionale ma due di esse (la n. 52/17 e la n. 52/19), riguardanti i fondi europei per il periodo 2007-2013, non sono state rese accessibili agli utenti;
ricordato che tali fondi rappresentano il volume di risorse finanziarie più consistente, pari a circa 3 miliardi di euro, a disposizione della Regione Sardegna per realizzare interventi strategici di sviluppo nel territorio regionale;
rilevato che il gravissimo ritardo con cui si sta procedendo nella programmazione dell'utilizzo delle risorse in oggetto, unito alla massa di residui non spesi del periodo precedente 2000-2006, appare di fatto funzionale ad un disegno a "regia politica" che punta a far coincidere la definizione dei programmi di spesa con la prossima campagna elettorale, per evidenti finalità di propaganda,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio affinché riferisca, per quanto di competenza, sulle ragioni che hanno portato alla mancata pubblicazione di provvedimenti così importanti per la Sardegna, in dispregio al tanto sbandierato principio di trasparenza dell'azione amministrativa, e quali misure intenda adottare per mettere il Consiglio regionale (e con esso tutti i sardi) nelle condizioni di conoscere compiutamente i programmi fondamentali della Regione per il prossimo futuro. (1386)
Mozione Pileri - La Spisa - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Artizzu - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Lai Vittorio Renato - Marracini - Milia - Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Ladu - Murgioni - Gallus - Farigu - Floris Mario sulle scarse ricadute economiche per le imprese sarde, relative agli appalti per l'evento G8, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.
IL CONSIGLIOREGIONALE
PREMESSO che:
- nel 2009 si svolgerà a La Maddalena il G8, evento che potrebbe rappresentare una grande opportunità per il rilancio economico non solo dell'Isola di La Maddalena ma dell'intera Sardegna;
- nonostante gli ingenti finanziamenti stanziati, le ricadute economiche per le imprese sarde, relative alle fasi realizzative dei lavori a seguito dell'attribuzione degli appalti, risultano limitate, marginali e spesso mortificanti per un settore imprenditoriale che può competere alla pari con le imprese provenienti dal Continente;
PRESO ATTO che:
- nonostante i buoni propositi più volte dichiarati dal Presidente della Regione, la prima fase dei lavori appaltati evidenzia come le imprese locali siano state marginalizzate e relegate in condizioni di subordine nella famigerata riserva del 20 per cento che, invece di rappresentare un minimo garantito, è invece diventato il parametro massimo di partecipazione per le imprese sarde;
- inoltre, il 20 per cento dei grandi lavori è stato affidato con la procedura del subappalto, quindi non un affidamento diretto della struttura di missione, ma un rapporto diretto tra impresa capogruppo e imprese sarde;
- pertanto su un importo complessivo di 258 milioni di euro aggiudicati ad imprese capogruppo che hanno sede nella Penisola, solo 42 milioni di euro sono stati affidati, quasi tutti in subappalto, alle imprese sarde;
CONSIDERATO che:
- a breve verranno affidati i lavori per la realizzazione della nuova strada statale Sassari-Olbia (svincolo strada statale n. 131 bivio Ploaghe - strada statale n. 597 - strada statale n. 199), finanziata con risorse esclusivamente regionali per un importo totale a base d'asta di euro 470 milioni, che verranno appaltati in nove lotti distinti;
- in considerazione dell'elevato importo a base d'asta le imprese sarde si sono per tempo riunite in forme consortili in modo da raggiungere i necessari requisiti di esperienza, professionalità e fatturato necessari per partecipare all'aggiudicazione diretta degli appalti;
VALUTATO che le opere finanziate, pur non essendo direttamente funzionali allo svolgimento dell'evento G8, sono state inserite nell'elenco delle opere prioritarie e, quindi, sottoposte ad una procedura di approvazione accelerata che, se non controllata, rischia di estromettere dalle gare di appalto le imprese sarde,
impegna la Giunta regionale
1) affinché adotti provvedimenti, indirizzi e quanto altro necessario per consentire, nelle procedure di urgenza previste, la possibilità di un riconoscimento delle professionalità imprenditoriali con sede in Sardegna al fine di evitare la marginalizzazione delle stesse, come già avvenuto nei primi sei grandi appalti espletati che sono stati affidati a imprese continentali;
2) ad attivare un confronto immediato con la struttura di missione del G8 per verificare la possibilità di introdurre nelle procedure di appalto condizioni che, nel rispetto delle normative, ma comunque giustificate dall'urgenza, possano consentire maggiore partecipazione delle imprese sarde alla realizzazione delle opere. (197)
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