Seduta n.246 del 18/06/2002
CCXLVI SEDUTA
Martedì 18 Giugno 2002
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
CAPPAI, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 9 maggio 2002, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Antonio Granara ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data da oggi, 18 giugno 2002, e il consigliere regionale Edoardo Usai ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta antimeridiana odierna.
Se non ci sono opposizioni, i congedi si intendono accordati. Entrambi i congedi sono stati chiesti per motivi personali.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Pietro Fois, Silvestro Ladu, Gerolamo Licandro, Pasquale Onida ed Efisio Serrenti hanno costituito, in data 12 giugno 2002, il Gruppo del Partito del Popolo Sardo. Il Gruppo ha assunto la nuova denominazione di "Gruppo del Partito del Popolo Sardo-Sardistas".
Comunico altresì che nella seduta del 13 giugno 2002, l'Ufficio di Presidenza, ai sensi dell'articolo 4, comma 4, del Regolamento interno del Consiglio, ha dichiarato decaduti dall'incarico di consiglieri Segretari gli onorevoli Cappai e Piana. Comunico inoltre che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 9, 16 e 30 aprile 2002, e 7, 14 e 21 maggio 2002.
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA sulla ordinanza n. 281 del 12 marzo 2002 del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna. (457)
(Risposta scritta in data 10 giugno 2002.)
Interrogazione RASSU sul Contratto di programma del Nord Ovest della Sardegna del Consorzio ALIM. (460)
(Risposta scritta in data 10 giugno 2002.)
Interrogazione DEIANA sull'applicabilità dell'ordinanza del 12 marzo 2002, n. 281 emanata dal Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna, riguardante il comprensorio irriguo Bassa Valle del Coghinas e della Piana di Perfugas (Sistema Idrico Coghinas). (468)
(Risposta scritta in data 10 giugno 2002.)
Interrogazione GIAGU sul degrado generale delle spiagge della Sardegna. (470)
(Risposta scritta in data 10 giugno 2002.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario f. f.:
Interrogazione MANCA, con richiesta di risposta scritta, sui costi per il rinnovo triennale della qualifica di agenti di pubblica sicurezza per i barracelli. (484)
Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sull'indebita utilizzazione dei fondi del Piano per il lavoro nel Comune di Porto Torres. (485)
Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato collegamento con mezzo di trasporto pubblico locale (A.T.P.) della località Saccheddu con Sassari. (486)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario f. f.:
Mozione LOMBARDO - PILO - BALLETTO - PITTALIS - SATTA - CORONA - CORDA - LIORI - LOCCI - CASSANO - MURGIA - GIOVANNELLI - CAPELLI - PIANA - RANDAZZO - FRAU - CAPPAI - PISANO - VARGIU - LICANDRO sulla inadeguata condotta tenuta dal CORERAT. (69)
Mozione PINNA - DETTORI - PACIFICO - SCANO sui danni recati al sistema ambientale del litorale del Poetto a seguito degli interventi di ripascimento dell'arenile. (70)
Mozione SANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - DORE - BALIA - COGODI - MANCA - BIANCU - CALLEDDA - GIAGU - IBBA - ORTU sulla sottrazione al Consiglio regionale di atti politici ed amministrativi strategici per lo sviluppo della Sardegna (71)
Mozione LIORI - MURGIA - BIGGIO - CORDA - LOCCI - DIANA sulla necessità di attivare a Cagliari il centro operativo della Agenzia delle entrate. (72)
Svolgimento di interpellanze
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che, in base al Regolamento, la prima ora deve essere dedicata alle interpellanze. L'ordine del giorno reca lo svolgimento delle interpellanze numero 123/A, 223/A, 236/A e 57/A.
spissu (d.s.). E' assente l'Assessore degli affari generali.
PRESIDENTE. Intanto possiamo svolgere l'interpellanza numero 223/A, essendo presente l'Assessore dell'agricoltura, che è chiamato a rispondere.
spissu (d.s.). E' necessario che siano presenti entrambi gli Assessori, perché ci sono questioni attinenti al personale a cui l'Assessore dell'agricoltura non può rispondere.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono sospesi, riprenderanno alle ore 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 15, viene ripresa alle ore 10 e 37.)
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 123/A.
CAPPAI, Segretario f. f.:
INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sull'istituzione dell'osservatorio ambientale nelle basi militari in Sardegna.
I sottoscritti, premesso che:
1) le vicende riguardanti l'uranio impoverito hanno fatto riemergere perplessità e timori circa i danni ambientali e quelli alla salute dei cittadini sardi in quei territori ove si svolgono esercitazioni o sono presenti basi militari;
2) in Sardegna, ben quattro basi ospitano esercitazioni complesse e truppe degli eserciti italiano, britannico, statunitense, tedesco e di altri paesi dell'Alleanza Atlantica;
3) le rassicurazioni fornite dai Comandi militari non sembrano soddisfare le richieste di trasparenza e chiarezza provenienti dai cittadini e dagli amministratori locali;
4) l'assenza di controlli scientifici sulla qualità dell'ambiente e sull'inquinamento radioattivo continua a rappresentare una concreta preoccupazione per la salute e l'incolumità in quei territori come Teulada, Perdasdefogu, Decimomannu, che oltre ad esser penalizzati da esercitazioni e simulazioni sempre più sofisticate, vedono negato il diritto alla corretta informazione con il ricorso al pretestuoso segreto militare,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
- quali iniziative intenda adottare per soddisfare le esigenze di informazione e chiarezza della popolazione e degli amministratori dei territori sopra elencati;
- se intenda intraprendere le opportune iniziative per favorire la costituzione di un osservatorio ambientale in ogni poligono militare che ospiti militari dei paesi dell'Alleanza Atlantica, al fine di assicurare un corretto e continuo monitoraggio della qualità dell'aria, delle acque e dell'ambiente circostante. (123)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). La questione delle basi militari in Sardegna è controversa e rappresenta uno dei grandi problemi insoluti. Per i sardisti le basi militari sono, prima di ogni altra cosa, un segno dell'occupazione, in quanto una parte considerevole del nostro territorio viene sottratto alla Sardegna e ai sardi con una disparità rispetto alle altre regioni confermata dai numeri: infatti il demanio militare in Sardegna ha 24 mila ettari contro i complessivi 16 mila ettari della penisola italiana.
Oggi i poligoni militari sono fondato motivo di timore per le popolazioni interessate da questo tipo di insediamenti. Non vi è certezza e neppure chiarezza sulle implicazioni in ordine all'ambiente e alla tutela della salute dei nostri concittadini: Quirra, Villaputzu, Escalaplano, Armungia, Ballao, Ierzu, Tertenia, Villagrande, Arzana, Lotzorai, Ulassai, Arbatax, Teulada, Sant'Anna Arresi, Decimomannu, La Maddalena e la stessa Cagliari sono zone a rischio.
Il delicato lavoro di volontari e associazioni diverse e le segnalazioni di alcune amministrazioni interessate forniscono dati allarmanti e preoccupanti, mai smentiti da fonti ufficiali. Nessuna delle istituzioni ha prodotto una controanalisi. Riguardo al poligono di Quirra tali dati ci dicono che 6 militari sono deceduti per patologie tumorali e altri 4 ne sono attualmente affetti; dei 150 civili ivi presenti 2 sono deceduti per patologie tumorali, mentre 11 ne sono affetti. L'incidenza di queste patologie sulla popolazione civile dunque è pari al 10 per cento. A Escalaplano, su una popolazione di 2600 abitanti, 11 bambini sono nati con gravi malformazioni genetiche; di questi ben 5 sono nati nel 1998; sono 14 i casi di tumori tiroidei accertati. A Teulada 3 militari sono stati colpiti da leucemia e linfonodi, e la popolazione denuncia un sensibile aumento dell'incidenza tumorale a partire dagli anni '80. A La Maddalena, anche di recente, il medico di base ha denunciato l'alta incidenza di malformazioni alla nascita, tra cui focomelia e tumori dell'ipofisi. La città di Cagliari è al terzo posto nella graduatoria italiana per mortalità da inquinamento. La Regione sarda non sembra interessata a fornire alla popolazione dati trasparenti, accessibili e leggibili, quali potrebbero ottenersi con l'istituzione di un osservatorio permanente che consenta un adeguato monitoraggio, nonostante la sensibilità al problema mostrato da qualificati istituti scientifici: l'Istituto tumori di Genova, la Croce Rossa, il Dipartimento di Biologia dell'Università La Sapienza di Roma e il Dipartimento di Fisica del Politecnico di Torino. E' urgente promuovere indagini scientifiche indipendenti, procedere con accertamenti scientifici attendibili, indagare sulle epidemiologie, monitorare permanentemente le attività dei poligoni militari in Sardegna. Oltre al territorio, la Sardegna sacrifica la salute dei suoi cittadini in nome della ragione di Stato e nasconde la verità, o meglio, non l'accerta in nome del segreto militare. Siamo al paradosso!
Noi non ci limiteremo a portare la questione delle basi militari soltanto all'attenzione del Consiglio regionale, ma ci proponiamo di riaprire una questione delicata che in Sardegna significa ancora oggi silenzio, mistero, soprusi, penalizzazioni e disparità.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli interpellanti, la risposta a questa interpellanza è articolata su alcuni punti e la delicatezza dell'argomento - così come il collega Sanna l'ha rappresentato - consente di osservare un difficile rapporto che vi è stato sino ad oggi su un tema di rilevante importanza sia sul piano sanitario sia per quanto riguarda l'assetto territoriale e il rapporto tra le basi militari e la Regione sarda.
Devo dire che rileggendo gli atti intercorsi in questi anni tra la Regione sarda, il Comando Militare Autonomo della Sardegna e gli organi preposti al comando stesso dell'organo regionale, si evince che vi è una situazione assolutamente delicata in merito al rapporto sul controllo del territorio, che deve essere assolutamente verificata e recuperata. I richiami posti in essere dall'interpellante sono stati fatti oggetto dell'ultima delibera approvata dalla Giunta regionale il 14 marzo 2002, con la quale sono venuti all'attenzione dell'Esecutivo alcuni problemi relativi proprio all'accertamento di presunta contaminazione di uranio impoverito nelle zone delle basi militari di Perdasdefogu e Capo San Lorenzo e tutte le zone limitrofe, che ha portato ad una serie di verifiche anche negli alvei dei fiumi di Corr'e Cerbu e di rio Quirra. Sui campioni prelevati, a differenza di quello che era l'obiettivo, cioè l'accertamento della presenza di uranio impoverito, si è riscontrata la presenza di metalli pesanti, e in particolar modo di arsenico, non dovuta all'attività militare. Questo però non ha significato e non significa certamente il venir meno di un'esigenza che il Presidente della Giunta regionale di allora, l'onorevole Floris, aveva manifestato al tenente generale Lunardo del Comando Militare Autonomo della Sardegna, in un protocollo in cui si chiedeva l'istituzione di un osservatorio permanente per verificare l'incidenza e l'impatto ambientale nelle aree dove si svolgono attività militari.
Nel dispositivo che era stato sottoposto - siamo al 10 luglio del 2000 - vi era tutta una serie di accorgimenti, oltre alla richiesta di istituzione appunto dell'osservatorio permanente, richiesta presente anche nell'interpellanza dei colleghi Sanna e Manca. La risposta che allora fu data - ne do lettura per sommi capi - ci dà lo stato dell'arte rispetto alla realizzazione dell'osservatorio. Leggo il testo che il comandante Lunardo trasmise alla Regione sarda: "Tale osservatorio permanente andrebbe individuato quale strumento in seno al citato Comitato paritetico con lo Stato, competente a sanzionarne costituzione, compiti ed attività, cui dovrebbero essere comunicati i dati di rilevamento raccolti per l'eventuale successiva adozione dei provvedimenti". Dice sempre il comandante: "L'amministrazione della difesa non potrà assumere alcun onere di natura finanziaria né per l'acquisto né per la gestione delle apparecchiature di rilevamento, né per l'impiego di personale specializzato. L'attività dell'osservatorio non dovrà incidere sul normale svolgimento delle esercitazioni e dovrà focalizzare la sua attività, da definire sempre a cura del Comitato misto paritetico, prima delle esercitazioni del 20 agosto, del 20 settembre e al termine delle stesse, 20 giugno e 20 luglio. Ciò premesso suggerisco, a guadagno di tempo, di stralciare dal disciplinare d'uso la questione dell'osservatorio".
Io mi sono in tale direzione attivato e ho provveduto già a trasmettere apposita convocazione ai rappresentanti civili del Comitato misto paritetico per le servitù militari, ai sindaci di Teulada, di Sant'Anna Arresi, unitamente al Comando Militare Autonomo della Sardegna, per affrontare il tema dell'osservatorio permanente, per verificare l'incidenza e l'impatto a livello ambientale delle attività svolte nelle aree dei poligoni sardi.
In questa direzione quindi, onorevole Sanna, onorevole Manca, mi farò carico di attivare tutte le azioni, perché sia nel Comitato paritetico, sia nell'ambito dell'accordo di programma-quadro numero 9, al quale stiamo lavorando per la ripresa lavori, possa essere accolta questa legittima e assolutamente necessaria richiesta, che gli stessi interpellanti hanno formulato e che la Giunta regionale sin da gennaio 2000 aveva manifestato con una richiesta formale, ma che non era stata, come ho letto, accolta dagli organi militari.
Credo di poter dire che la posizione del Governo nazionale su questa materia sia stata assolutamente rivista e la disponibilità con cui si è lavorato nell'ultimo periodo consente di ritenere che la richiesta potrà essere favorevolmente accolta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo per dichiarare se è soddisfatto.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Credo che la risposta del Presidente non porti grande soddisfazione. Intanto voglio precisare che questo non è un problema di maggioranza di governo o di opposizione; questo è un problema che coinvolge tutte le forze politiche presenti in quest'Aula, anche quelle che non smettono di chiacchierare e che continuano a disturbare chi ha voglia di lavorare. Quindi il prelievo dell'arsenico è stato fatto, ne è stata riscontrata la presenza, signor Presidente, ma è pur vero che è scientificamente provato che l'arsenico non porta tumori.
Il significato vero è che tre palette di terra prese in zone diverse non possono portare a risolvere un problema che è più grande di quanto si possa pensare. Noi abbiamo un esempio pratico, un sistema di monitoraggio che è stato combattuto inizialmente per lunghi anni, ed è quello di La Maddalena, gestito dalla provincia di Sassari. Dopo grandi difficoltà tutto si è appianato riuscendo finalmente a fare il monitoraggio di aria, acqua e terra in contemporanea; i dati raccolti sono reali e vengono trasmessi nell'immediatezza. Credo che questo sia un precedente che costituisce un punto a nostro favore, e stante la situazione nel resto del territorio di questa regione occorre attivare tutte le procedure per assicurare un monitoraggio continuo a garanzia della salute di chi vive, opera e ha il piacere di restare in quei luoghi. Comunque, per facilitare forse anche l'interessamento di qualche collega molto distratto, annuncio che trasformerò l'interpellanza in mozione.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 223/A.
CAPPAI, Segretario f. f.:
INTERPELLANZA MORITTU - SPISSU - SANNA Emanuele - SANNA Alberto - MARROCCU - ORRÙ - SANNA Salvatore, sulla preoccupante situazione organizzativa dell'Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in Agricoltura (ERSAT).
I sottoscritti, premesso che:
- con deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT n. 113/01 del 27 settembre 2001, è stata approvata la nuova struttura organizzativa dell'ente;
- l'entrata in vigore della nuova struttura avrebbe dovuto decorrere a far data dal giorno successivo alla pubblicazione sul BURAS della deliberazione dell'ERSAT, avvenuta in data 20 dicembre 2001 sul n. 47;
- con successiva deliberazione del C.d.A. dell'ERSAT è stata fissata al giorno 16 febbraio 2002 l'entrata in vigore del provvedimento di riorganizzazione dei servizi dell'ente;
- con ordine di servizio del Direttore Generale n. 03/2002 sono state attribuite funzioni di sostituti di direttori di servizio per dieci servizi sui tredici istituiti;
- con nota n. 2790 del 21 febbraio 2002 del Direttore Generale dell'ERSAT si comunica ai diversi sostituti di direttore che - nonostante l'entrata in vigore della deliberazione n.113/01 - questi ultimi debbano avvalersi di "referenti" e non già di responsabili di unità organizzative quali articolazioni dei servizi come stabilito dalla legge regionale n. 31/98;
rilevato che la situazione sopra descritta ha determinato e sta determinando notevoli ritardi se non paralisi delle attività istituzionali dell'ERSAT, come denunciato recentemente dalle diverse organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori dell'ente;
Y
considerato che
- con il 31 dicembre 2001 è scaduto il Piano regionale per la divulgazione agricola 1999-2001, che deve essere redatto ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale 13 agosto 1993, n. 34, quale strumento operativo caratterizzato da un forte carattere innovativo sotto il profilo organizzativo e metodologico delle attività dell'ERSAT;
- la Giunta regionale ha recentemente incaricato l'ERSAT di effettuare le operazioni di istruttoria di importanti misure di sostegno agli investimenti degli imprenditori agricoli nelle aziende agricole a valere sui fondi del Programma Operativo Regionale 2000-2006, e che tale attività assume un rilievo strategico nelle possibilità di ripresa e consolidamento delle attività del settore primario, duramente colpito dalle persistenti calamità naturali;
considerato, inoltre, che l'Assessorato dell'agricoltura ha bocciato ripetutamente la proposta di nuovo Regolamento per la gestione del patrimonio immobiliare dell'ente approvato dal Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT nonostante il parere contrario del Direttore Generale che, tra le diverse irregolarità, richiamava quelle relative al non rispetto delle norme della legge regionale n. 31/98 sulla separazione del potere gestionale da quello politico e d'indirizzo;
visti i ricorsi accolti favorevolmente dal Giudice del Lavoro del tribunale di Cagliari con i quali diversi dipendenti dell'ente facenti parte dell'ufficio legale denunciavano l'azione del Consiglio di Amministrazione dell'ERSAT che, ricorrendo a incarichi e consulenze esterni, contravveniva al disposto dell'articolo 47 della legge regionale n. 31/98 che vieta questa possibilità in presenza di professionalità adeguate all'interno dell'ente,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e gli Assessori dell'agricoltura e riforma agropastorale e degli affari generali, del personale e riforma della Regione per conoscere:
a) le motivazioni per le quali si è addivenuti ad una nuova organizzazione interna dei servizi e se questa sia scaturita a seguito di un serio confronto con le organizzazioni professionali del mondo agricolo, dei sindacati dei lavoratori;
b) quali criteri siano stati adottati nel definire la localizzazione delle sedi periferiche zonali, che paiono corrispondere, non già alle esigenze specifiche dei territori a vocazione agricola, ma a riferimenti di carattere "geopolitico" riconducibili ai diversi consiglieri della maggioranza;
c) se risulta fondato il rilievo mosso dalle organizzazioni sindacali aziendali dei lavoratori che l'attuale Consiglio di Amministrazione interferisce in modo indebito sulle prerogative assegnate dalla legge regionale n. 31/98 al Direttore generale e alla struttura dirigenziale, circa l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano le amministrazioni verso l'esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa, mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo;
d) se risulta corrispondente alla realtà il fatto che l'ERSAT non abbia ancora approvato il proprio bilancio di previsione per l'anno 2002, determinando così incertezza circa la possibile conclusione del contratto integrativo aziendale;
e) i motivi di grave ritardo nell'avvio delle fasi di svolgimento delle fasi concorsuali per le posizioni dirigenziali, concorso già bandito da circa un anno, e delle procedure concorsuali per nuove assunzioni e riqualificazione del personale in servizio;
f) se nelle procedure di attribuzione delle funzioni di sostituti dei direttori di servizio, sono state poste in essere le procedure di cui agli articoli 6, 16 e 30 della legge regionale n. 31/98 in riferimento alla riorganizzazione dei servizi disposta con la deliberazione ERSAT n. 113/01;
g) i criteri e metodi della gestione dell'ingentissimo patrimonio immobiliare dell'ente che comprende più di 600 abitazioni e una rilevantissima proprietà fondiaria;
h) i motivi che hanno indotto il C.d.A. dell'ente a sostituire l'Ufficio legale ricorrendo a professionisti esterni con dispendio ingiustificato di denaro pubblico;
i) con quali risorse si è fatto o si intende far fronte al pagamento degli onorari dovuti ai legali incaricati in difesa dell'ente dichiarato soccombente nella causa sopra richiamata
l) se non si ritenga opportuno disporre una immediata indagine ispettiva atta a verificare il corretto svolgimento delle attività di direzione politico-amministrativa del Consiglio di Amministrazione nonché di quelle burocratico-amministrative in capo alla Direzione dell'ERSAT. (223)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza numero 223/A ha facoltà di illustrarla.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, a noi pare - e tanti fatti purtroppo lo confermano - che gli enti regionali, e tra questi in particolare l'ERSAT, stiano vivendo da tempo una fase di pericolosa paralisi amministrativa e gestionale. Sono evidenti i conflitti tra la struttura burocratica e gli organi politici di governo; le riforme promesse da questa maggioranza in campagna elettorale si sono dimostrate, io dico, del tutto vane. Al contrario i nuovi consigli di amministrazione, frutto, come più volte abbiamo denunciato in quest'Aula, di nomine improntate non sempre a criteri di professionalità e di competenza, hanno dimostrato, con gli atti e gli indirizzi ad oggi adottati, una netta volontà di controriforma.
Ci risulta che il Consiglio di amministrazione dell'ERSAT abbia tenuto riunioni spesso estenuanti, ma non per discutere e varare piani e programmi strategici per lo sviluppo dell'agricoltura, e sappiamo tutti molto bene quanto questo comparto soffra di una mancanza di assistenza reale sul campo. E certo non ha discusso delle scelte strategiche per l'agricoltura, soprattutto oggi, in una fase difficilissima, in cui la programmazione del comparto agricolo è essenziale e del tutto collegata ai problemi dell'emergenza idrica.
Da due anni, invece, all'ERSAT discutono di personale e in particolare di come aggirare la legge regionale numero 31 del 1998, generando conflitti apertissimi tra il direttore generale e il Consiglio di amministrazione. La legge regionale numero 31 sta molto stretta a questa maggioranza e a tutti i suoi organi derivati; come dire, sta molto stretta la separazione tra gli atti di indirizzo e di governo e gli atti di gestione. Si vorrebbe nuovamente riavere tutto in capo all'organo di governo: l'indirizzo, la gestione, soprattutto quella del personale.
Si parla molto di patrimonio, un regolamento adottato dall'ERSAT mi pare - chiederò all'Assessore di dare delucidazioni in merito - sia stato rigettato, comunque ampiamente corretto dalla Giunta. A questo proposito tornano in mente storie anche attuali su come si vuole svendere il patrimonio dello Stato, addirittura il patrimonio inalienabile, e anche l'ERSAT ha pezzi di patrimonio pregiato in quest'Isola. Attenzione a come questa operazione potrà concludersi. E quindi chiediamo all'Assessore, da questo punto di vista, la massima vigilanza e comunque di riferire a quest'Aula in merito a quel regolamento.
Inoltre all'ERSAT si decide, in lunghe ed estenuanti discussioni, come aprire uffici zonali qua e là, in aree dove probabilmente di agricoltura poco se ne tratta e che coincidono o con il luogo di nascita di qualche consigliere di amministrazione o con il luogo di nascita di qualche consigliere regionale, e si decide anche come dare incarichi e consulenze esterne in contrasto con la legislazione vigente. Noi abbiamo dunque posto, nella interpellanza, alcune domande sia all'Assessore dell'agricoltura, sia all'Assessore degli affari generali, in ordine alle questioni del personale e del patrimonio e agli incarichi di difesa dell'ente affidati a legali esterni, in contrasto netto con le disposizioni contenute appunto nella legge regionale numero 31.
PRESIDENTE. Colleghi, voglio ricordare che durante lo svolgimento delle interpellanze ai consiglieri sono concessi cinque minuti per formulare la domanda ed eventualmente dichiarare se sono soddisfatti della risposta. Tenetelo per cortesia a mente.
Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, il quale ha due minuti e mezzo di tempo, anziché cinque, in quanto sono chiamati a rispondere due Assessori.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Sarò sintetico, perché ho capito che io e il collega Fois abbiamo complessivamente cinque minuti a disposizione che cercherò di dividere equamente. Io mi soffermerò sugli aspetti attinenti soprattutto al mio Assessorato.
Intanto ringrazio il collega Morittu per la puntualità con cui ha voluto evidenziare alcune problematiche dell'ERSAT, anche se ovviamente non condivido la considerazione che questo ente non stia facendo un buon lavoro. Francamente questo non si può dire; sul fatto che ci sia qualche discrepanza sono invece perfettamente d'accordo con lui.
Il collega Morittu chiede di sapere perché siano state incrementare le sedi periferiche zonali e quali criteri siano stati adottati nel definirne la localizzazione, che pare rispondere - dice lui - non tanto ad esigenze specifiche dei territori, quanto a riferimenti di carattere "geopolitico" riconducibili ai diversi consiglieri della maggioranza. Ovviamente qui si tratta di una valutazione che io lascio alla responsabilità del collega Morittu. In effetti il numero delle sedi periferiche è aumentato, passando da trenta a quarantuno, ma la delibera era giustificata dall'esigenza di un maggiore decentramento, cioè di una maggiore presenza dell'ERSAT nelle diverse zone dell'Isola, e siccome esiste anche un'autonomia funzionale del Consiglio di amministrazione dell'ente, credo che la determinazione di aumentare tali sedi non possa essere censurata in questa maniera.
Cioè, io non penso neanche lontanamente che le nuove sedi che sono state istituite siano in qualche modo legate ad esigenze di singoli consiglieri. Tuttavia mi sono ripromesso, collega Morittu, di farle avere - perché sarebbe troppo lungo leggerlo adesso - il quadro completo della struttura organizzativa, in modo che lei abbia un'esatta visione della situazione attuale della dislocazione periferica dell'ERSAT.
Per quanto concerne invece l'altro argomento che mi riguarda, il patrimonio immobiliare, vorrei fare una considerazione. L'ERSAT possiede un patrimonio ingente, che gli deriva in parte dalla legge di riforma dell'ente, in parte dalla legge cosiddetta di rinascita. Ci sono inoltre terreni che non sono di proprietà dell'ERSAT, ma sono di proprietà della SBS, però non dobbiamo dimenticare che il 99 per cento del capitale della SBS è di proprietà dell'ERSAT.
Credo che sul problema del patrimonio immobiliare dell'ERSAT occorrerà fare una meditazione più puntuale, anzi forse non sarebbe male se il Consiglio affrontasse il problema, trattandosi di un patrimonio veramente ingente, anche se regolato per buona parte da leggi nazionali, perché è chiaro che, per esempio, i terreni che l'ERSAT possiede per via della legge di riforma non possono che essere destinati ancora a questo fine, ma c'è tutta un'altra serie di terreni che invece ormai non hanno più questa destinazione.
Io la ringrazio, onorevole Morittu, della sua raccomandazione ad essere vigile, ma il mio Assessorato ed io siamo stati talmente vigili che del regolamento che l'ERSAT ci ha presentato io ho chiesto l'annullamento per vizi di legittimità piuttosto gravi e addirittura per violazione di legge, ed è stato infatti annullato. Tra l'altro su quel regolamento, approvato dal Consiglio di amministrazione, aveva espresso parere contrario anche il Direttore generale dell'ERSAT.
Abbiamo quindi invitato l'ERSAT a rimodulare il regolamento, e quando l'ERSAT ci farà pervenire il nuovo regolamento chiaramente vigileremo perché esso sia consono alla normativa vigente.
Devo anche dire che vi è una serie di delibere fatte da miei predecessori per quanto concerne la destinazione dei terreni dell'ERSAT, e io ho potuto notare, seppure molto affrettatamente, che alcune di queste delibere non sono state mai attuate.
PRESIDENTE. Assessore Contu, lei si è preso non solo il suo tempo, ma anche quello del suo collega. La invito a concludere.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. L'impegno è quello di attuare anche le delibere dei miei predecessori, che per la maggior parte sono rimaste lettera morta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
FOIS (P.P.S.-Sardistas),Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Vista l'esiguità del tempo a disposizione anch'io mi affiderò ad alcuni punti sintetici e schematici. E più precisamente, per quanto riguarda il punto a): la riorganizzazione dei servizi e la loro articolazione è un adempimento imposto dall'articolo 16 della legge 31/98, con cadenza almeno triennale. In merito si conferma che sono state informate e consultate preventivamente le organizzazioni sindacali, mentre le associazioni di categoria sono rappresentate all'interno dello stesso Consiglio di amministrazione.
Punto c): in merito alle presunte interferenze del Consiglio di amministrazione sulle prerogative assegnate al Direttore generale, devo dire che queste interferenze sono eventualmente attribuibili a fisiologici problemi interpretativi di qualsiasi norma, in questo caso dell'articolo 8 della legge 31, in fase di prima applicazione, con specifico riferimento alla separazione delle competenze tra organi di direzione politica e organi di direzione amministrativa. Peraltro si ritiene che il problema abbia rilevanza generale per tutti gli enti strumentali e sia necessaria una rivisitazione della normativa su questa materia.
Punto d): l'approvazione del bilancio dell'ente è conseguente e necessariamente successiva all'approvazione del bilancio regionale.
Punto e): in merito al concorso interno per dirigenti è stato necessario procedere a delle verifiche di legittimità che sono tuttora in corso; le procedure concorsuali per nuove assunzioni non sono di competenza dell'ente.
Punto f): le funzioni di sostituti dei direttori di servizio sono state attribuite in applicazione dell'articolo 30 della legge regionale numero 31 del 1998, in seguito alla ridefinizione dei servizi avvenuta a norma dell'articolo 16, tra il personale assegnato ai diversi servizi in base ai criteri dell'articolo 6.
Punto h): il Consiglio di amministrazione per un certo periodo si è avvalso dell'Avvocatura dello Stato e di alcuni professionisti esterni, in momenti in cui, esistendo una vertenza di lavoro con alcuni dipendenti si era verificata una stasi nella normale gestione delle pratiche legali.
Infine, punto i): la questione sarà valutata dagli organi di controllo.
PRESIDENTE. Onorevole Morittu, lei ha utilizzato tutto il tempo a sua disposizione, tuttavia le concedo un minuto per dichiarare se è soddisfatto.
MORITTU (D.S.). La ringrazio, Presidente. Telegraficamente voglio dire che apprezzo la risposta dell'assessore Contu, che stimo per la sua onestà e correttezza, ma lo invito, comunque, così come è specificato nel punto l) dell'interpellanza, ad avviare un'indagine sull'attività svolta dal Consiglio di amministrazione dell'ERSAT, sia in riferimento alle questioni del patrimonio, sia anche in riferimento alla localizzazione delle sedi periferiche, che io ritengo - e ho prova di questo - siano davvero nate da esigenze di carattere "geopolitico".
Per quanto riguarda l'assessore Fois devo dire che non sono assolutamente soddisfatto delle risposte da lui date, che evidenziano semmai e danno forza alle motivazioni che hanno indotto alla presentazione di questa interpellanza. La legge regionale 31 non va smantellata per evitare i contrasti tra il Direttore generale e gli organi di governo dell'ente, cioè il Consiglio di amministrazione, va invece correttamente applicata sia dal Direttore generale sia dal Consiglio di amministrazione. Peraltro mi risulta che il Direttore generale, in seguito a un forte contrasto proprio col C.d.A., abbia rassegnato le dimissioni, che poi forse sono state ritirate, proprio a riprova del fortissimo contrasto che esiste all'interno di questo ente, come di tanti altri enti regionali.
Invito i due Assessori ad avviare un'indagine in riferimento alle questioni del personale e del patrimonio e alla nomina di legali esterni, nonostante la presenza di un Ufficio legale all'interno dell'ERSAT. Vorrei anche sapere, per esempio, in che modo questi legali esterni saranno pagati dall'ERSAT.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 236 A.
CAPPAI, Segretario f. f.:
INTERPELLANZA DORE - BIANCU - DEIANA - GRANELLA sulla vicenda dello Stadio Comunale S. Elia di Cagliari ed in particolare sul proposito della Giunta Comunale e della maggioranza di darlo in concessione trentennale ai privati con facoltà di modificarlo sostanzialmente trasformandolo in un impianto per il solo calcio e per il tempo libero.
I sottoscritti,
premesso che:
- in questi giorni il Consiglio Comunale di Cagliari sta decidendo le sorti dello Stadio Comunale S. Elia, a seguito della presentazione, avvenuta nell'estate del 2000 da parte della Società Cagliari Calcio S.p.A. di un progetto che ne prevedeva la demolizione e la ricostruzione come impianto della capienza di 20-25.000 posti per la pratica del solo calcio, con strutture collaterali per la pratica dello sport e del tempo libero, sale giochi, palestra, piscina, sauna, etc.. il tutto sulla base di una concessione esclusiva di durata trentennale;
- lo stadio in questione è stato realizzato nel 1970 con finanziamenti pubblici come struttura polivalente tipo "stadio olimpico", comprendente non solo il campo di calcio, ma anche la pista per le corse e le pedane per salti e lanci e la capienza di 50.000 spettatori, poi ridotti a 39.000 per ragioni di sicurezza in occasione della ristrutturazione effettuata in vista dei campionati mondiali di calcio svoltisi nel 1990, con la spesa di altri ingenti fondi pubblici (pare circa 29 miliardi di lire);
- lo Stadio S. Elia è l'unica struttura sportiva esistente nell'intera Sardegna in grado di ospitare manifestazioni sportive di carattere internazionale, com'è avvenuto in occasione delle partite di Coppa dei campioni, di Coppa UEFA e dei mondiali di "Italia '90", nonché di "meeting" internazionali di atletica leggera ed infine dei giochi della gioventù del 1999, alle cui finali assistettero ben 32.000 spettatori e come dovrebbe avvenire nel caso in cui alla Sardegna venisse affidata l'organizzazione dei Giochi delle Isole e dei Giochi del Mediterraneo;
- lo stadio S. Elia, essendo stato costruito con le predette caratteristiche e per il soddisfacimento delle suindicate finalità, rientra indubbiamente nella categoria dei beni patrimoniali indisponibili, quali disciplinati dagli artt. 826 e ss. c.p.c., e non può, di conseguenza, essere legittimamente sottratto alla sua destinazione; cosa che invece si verificherebbe qualora si effettuassero o la demolizione o anche solo il ridimensionamento per la pratica del solo calcio. In tal caso, infatti, lo stadio non potrebbe più ospitare grandi eventi sportivi ed, in particolare, ne verrebbe definitivamente precluso qualunque utilizzo per la disciplina dell'atletica leggera, che ne costituiva una precipua finalità;
- ciò determinerebbe un gravissimo danno non solo per le decine di società di atletica leggera che operano in Sardegna attraverso migliaia di praticanti, ma per l'intero mondo sportivo regionale che verrebbe definitivamente espropriato di un bene indispensabile ed irripetibile,
tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, spettacolo e sport per sapere quali iniziative intendano adottare per scongiurare il pericolo della demolizione, stravolgimento e ridimensionamento dello Stadio S. Elia e della conseguente sottrazione del medesimo alle finalità per le quali fu realizzato ed in particolare quella di unica struttura esistente in Sardegna idonea ad ospitare grandi eventi sportivi di carattere internazionale di calcio e atletica leggera. (236)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.
Dore (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, prima di addentrarmi nell'illustrazione di questa interpellanza, volevo far presente che, come lei sa, sono qui presenti numerosi sindaci, in rappresentanza di importanti realtà comunali, i quali giustamente chiedono un incontro con i Capigruppo. Quindi la prego di dare disposizioni in modo che ciò possa avvenire.
PRESIDENTE. Grazie, per la raccomandazione, ma ho già provveduto, onorevole Dore. Saranno svolte questa interpellanza e la successiva, dopodiché i Capigruppo potranno ricevere i sindaci, come è giusto e doveroso che sia. Quindi la prego di prendere la parola. Essendo però assente l'Assessore dello sport, se vuole possiamo rinviare questa interpellanza ad altro momento.
Dore (I DEMOCRATICI). No, c'è il Presidente della Regione, che tra l'altro credo conosca molto bene il problema.
PRESIDENTE. Il Presidente risponderà come potrà, naturalmente.
Dore (I DEMOCRATICI). Sì, ma credo che conosca molto bene il problema a causa del quale tra l'altro, proprio di recente, è stato protagonista di una brutta figura, non certo per sua colpa, però di fatto è avvenuto così. Cioè, in sostanza era stato organizzato un importante...
(Interruzione del consigliere Corda)
Dore (I DEMOCRATICI). Per cortesia, onorevole Corda. Io avrei piacere di vedere che quanto meno questo argomento è seguito con un minimo di attenzione senza che ci siano interferenze, grazie.
Dicevo che il presidente Pili è al corrente di questa vicenda, che ormai può definirsi allucinante e che è stata la causa di una brutta figura da parte sua, in quanto dopo aver preso un impegno in merito allo svolgimento di un'importante manifestazione proprio allo stadio Sant'Elia qualcuno, col solito modo arrogante che si ha nel gestire queste cose, gli ha impedito di rispettarlo. Non entro nei particolari perché purtroppo non ce n'è il tempo, voglio solo dire che qui si sta realizzando un misfatto, un grande imbroglio, credo il più grande imbroglio della storia recente di Cagliari e della Sardegna in generale.
In sostanza si sta facendo di tutto per mandare in sfacelo un bene di straordinario valore economico e anche storico, di grande importanza per le tradizioni sportive locali e indispensabile per lo svolgimento dei grandi eventi dello sport in Sardegna. Si vuole infatti regalare a un privato lo stadio comunale S. Elia, che tra una cosa e l'altra è costato più di 100 miliardi di lire e che tuttora, nonostante i danni che gli sono stati causati, è un gioiello per chi lo conosce. Questo io credo che sia un misfatto dal quale la Regione non può chiamarsi fuori, perché si tratta dell'unica struttura sportiva esistente in Sardegna che consente lo svolgimento di certe manifestazioni. Questo è il punto e vorrei che chi rappresenta la Regione esprimesse qualcosa in merito. La Regione, ripeto, non può chiamarsi fuori da questa vicenda così importante e fondamentale che credo vada tenuta nella debita considerazione.
Detto questo, aggiungo che recentemente c'è stato l'ennesimo capitolo di cui parlano in questi giorni i giornali. Non è scongiurato il pericolo principale, ma i rimedi che sembra si vogliano porre in essere paiono quasi peggiori del male, perché in sostanza si vogliono sistemare, per undici anni, così si dice, delle tribune mobili lungo la pista di atletica leggera, che è una pista olimpica, con tutto quello che ne deriva in fatto di dissesto, di sfacelo, di abbandono e di distruzione, e nel frattempo le strutture dello stadio vanno ulteriormente a farsi benedire.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Presidente, come lei ha preannunciato, questa interpellanza era stata assegnata al collega di Giunta, l'onorevole Scarpa, che per ragioni istituzionali non è potuto essere presente. Mi permetto di segnalare che non avendo approfondito questo tema non posso dare alcuna risposta, anche se mi pare doveroso segnalare che esso rientra comunque nella competenza dell'amministrazione comunale di Cagliari e che pertanto ogni valutazione e ogni giudizio sarebbe da parte nostra assolutamente infondato rispetto ad un'azione decisa dall'amministrazione comunale di Cagliari in piena autonomia.
Le altre sarebbero valutazioni di carattere personale che non credo possano essere utili. Rimando all'onorevole Scarpa per ulteriori dettagli sul piano amministrativo che eventualmente possono essere valutati con maggiore attenzione rispetto alla questione del patrimonio, laddove si dovessero riscontrare delle incongruenze in ordine all'utilizzo del patrimonio stesso e alla sua gestione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Dore per dichiarare se è soddisfatto.
DORE (I DEMOCRATICI). Prendo atto che il Presidente della Regione, con la solita autorevolezza che lo contraddistingue, si disinteressa di questo problema ritenendo che sia di interesse marginale o locale. Ne prendo atto e questo la dice lunga sul modo in cui il presidente Pili svolge il suo compito. Vuol dire che non resterà altro, a chi vuole andare avanti, che seguire le vie giudiziarie, cioè il Tribunale Amministrativo Regionale, la Procura della Repubblica e Procura della Corte dei Conti.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 57/A.
CAPPAI, Segretario f. f.:
INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sui contenuti di rilevanza pubblica dei reiterati incontri "privati" del Presidente della Regione nella dimora del Principe Aga Khan.
I sottoscritti,
avuta notizia, come tutti i sardi, delle reiterate frequentazioni del Presidente della Regione presso la dimora privata del Principe Aga Khan per trattare temi di rilevante interesse pubblico quali l'assetto del territorio, i programmi di sviluppo turistico e le rappresentanze della Regione nel mondo,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere, attraverso specifica e puntuale relazione da svolgere nel Consiglio regionale della Sardegna, quali siano i contenuti, quali gli elementi di confronto e quali gli obiettivi generali di una trattativa che si svolge da tempo non pubblicamente nelle sedi istituzionali della Regione, ma riservatamente nella privata dimora di un privato imprenditore. (57)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.
cogodi (D.S.). L'interpellanza non necessita di particolari e approfondite illustrazioni, in quanto rivolge una semplice domanda al Presidente della Regione attualmente in carica e al Presidente della Regione che lo ha preceduto. L'interpellanza è datata e si riferisce a quando i giornali della Sardegna riportavano a tutta pagina il grande evento che il Presidente della Regione si recava nella residenza privata del principe Karim Aga Khan per trattare gli affari del turismo in Sardegna e per nominarlo ambasciatore della Sardegna nel mondo.
Noi abbiamo chiesto una cosa molto semplice ed elementare, cioè sapere quali sono i contenuti di rilevanza pubblica di questi incontri, perché non possono non esserci, essendo il turismo una componente non esclusiva, ma fondamentale dello sviluppo in Sardegna, e quali sono gli orientamenti, gli indirizzi e i modelli di sviluppo che questa Regione ha, come intende perseguirli e chi mai abbia autorizzato il Presidente della Regione, e non la persona Mario Floris, (peraltro l'attuale Presidente della Regione non è che fosse allora esule in Libia, era comunque pars magna della maggioranza di governo che esprimeva quel Presidente della Regione), a nominare ambasciatori della Sardegna nel mondo. Vogliamo sapere quale sia comunque il mandato che all'ambasciatore si dà, quali siano le fonti autorizzative e soprattutto quale sia il senso della dignità delle istituzioni autonomistiche se, in ipotesi, si verificassero queste condizioni, perché mai l'incarico non viene conferito nella casa della Regione (povera che sia questa Regione ha una sua sede, un suo ufficio, dove alloggia anche il Presidente della Regione), e perché mai il Presidente della Regione debba recarsi nella residenza privata dell'augusto principe Karim Aga Khan per conferirgli incarichi che non può conferire e un ruolo di ambasciatore che in ogni caso non può essere espletato, o non potrebbe esserlo se non in danno della Sardegna.
Qual è il giudizio che dà la Giunta regionale su questo insieme di accadimenti? Non si tratta neppure di fatti isolati, perché sempre più frequentemente le fonti di informazione riferiscono di abboccamenti, di incontri, guarda caso, sempre in quei luoghi ameni di Porto Rotondo e da ultimo nelle residenze private dei grandi patron, grandi signori e principi, non si capisce se a titolo privato o in veste pubblica. Se sono a titolo privato, rimangono questioni meramente private, ma quando queste questioni coinvolgono gli interessi della Regione si tratta di interessi pubblici e di interessi politici che devono essere esplicitati al Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna) Presidente della Regione. Signor Presidente, l'onorevole Cogodi, nel richiamare questa interpellanza non ne ha precisato la data. L'interpellanza è datata 15 luglio 2000. Ora, io non voglio entrare nel merito della sua datazione, ma certamente l'onorevole Cogodi comprenderà che vi è un presupposto, un antefatto sul quale credo che né io, né nessun altro possa esprimere giudizi, in quanto gli incontri tra il Presidente della Regione, l'onorevole Floris e il principe Karim Aga Khan sono da ritenersi, se non nelle dichiarazioni stampa, visite di cortesia o comunque colloqui che mi pare rientrino totalmente nella sfera di competenza del Presidente della Regione. Come tale io mi sento doverosamente richiamato a dichiarare che sono favorevole a un atteggiamento che miri a creare delle relazioni che possono avere rilievo sul piano politico, anche rispetto alla proiezione che la Sardegna ha avuto grazie all'investimento della Costa Smeralda, che può essere discutibile, ma che noi valutiamo, come abbiamo più volte affermato, in termini estremamente positivi. Quindi credo che bene abbia fatto il Presidente della Regione, l'onorevole Floris, a stabilire nuovi rapporti con il principe Karim Aga Khan.
Non conoscendo i contenuti di quegli incontri, ma potendoli immaginare dalle dichiarazioni rese allora dall'onorevole Floris, mi sento di poter dire che niente di scandaloso può essere visto dietro un incontro tra un artefice dello sviluppo turistico della Sardegna e il Presidente della Regione. Credo che questo rientri davvero nella sfera dell'azione politica del Presidente della Regione, che non può essere tacciato di antiautonomismo o essere accusato di avere in qualche modo vilipeso la Regione autonoma perché non ha ricevuto il principe Karim Aga Khan nella sua sede istituzionale. Mi paiono cose assolutamente futili, sulle quali non vi può essere un confronto politico.
Io ribadisco e assolutamente assumo il valore politico di quella iniziativa, pronto, laddove fosse necessario, a proseguire su quella strada, perché credo che il rapporto tra la Regione sarda e tutti gli interlocutori che si presentano debba essere di pari dignità, e certamente non è il luogo dove si svolgono questi incontri a sigillare o a dare l'imprimatur alla valenza autonomistica di questo incontro. Quindi io non credo che ci siano state trattative di alcun genere. L'onorevole Floris allora disse, con estrema chiarezza, che vi era il tentativo di riportare all'attenzione del mondo economico, ma non solo, il ruolo del principe Karim Aga Khan, per creare quella capacità di attrazione verso la Sardegna di sviluppo fondato sulla qualità ambientale, sul rispetto del nostro patrimonio ambientale, e quindi in questa direzione credo si sia mosso quell'incontro.
Non posso dire certamente di più perché, come ho detto inizialmente, questa interpellanza era rivolta all'onorevole Floris. La data dell'interpellanza, 15 luglio 2000, non mi consente di fare altre valutazioni. Pregherei, però, davvero, di non costruire su temi come questo castelli in aria, perché purtroppo molto spesso si può assumere un ruolo che non delegittima certamente la classe politica che governa, ma delegittima tutta la classe politica, compresa quella del Consiglio regionale. Credo che questo non vada nella direzione del ruolo che la politica deve svolgere, che è quello del confronto, e dietro un incontro non si può vedere quello che solitamente non c'è. C'è un rapporto tra due persone che rappresentano da una parte un'istituzione, dall'altra una storia della nostra regione, sulle quali nessuno può assolutamente accampare valutazioni negative, ma semmai il compiacimento per il fatto che si riprende un rapporto che purtroppo la nostra Regione ha interrotto in maniera non sempre chiara.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per dichiarare se è soddisfatto. E' previsto un minuto, prego.
COGODI (R.C.). Basterebbe anche meno di un minuto, perché non c'è stata risposta, quindi non ci può essere neppure una sufficiente replica. Prima o poi verrà una risposta, ma non si può continuare a ingannare il prossimo e anche sé stessi. La domanda non era se il Presidente della Regione può incontrare il principe Karim o i principi del mondo, o anche coloro che principi non sono, e se li può incontrare dove vuole. Non era questa la domanda, né se si trattava di riportare in Sardegna il Principe che era fuggito, perché non è fuggito da nessuna parte. La domanda era: chi ha autorizzato il Presidente della Regione - quello che c'era prima, del quale lei ha fatto una pessima difesa, non so se voluta o meno - a nominare un ambasciatore? Perché se si tratta di cortesia, la cortesia è d'obbligo, e non devono essere cortesi solo le istituzioni, anche la gente di Sardegna è cortese, ma in una visita di cortesia non si nominano ambasciatori!
Ripeto, noi vogliamo sapere: primo, chi autorizza a nominare ambasciatori; secondo, qual è la procedura di evidenza pubblica attraverso cui si selezionano gli ambasciatori; terzo, qual è il contenuto del mandato che si è conferito all'ambasciatore. Si dice o no che l'ambasciatore non porta pena? Quindi neanche Karim porta pena. E si dice che l'ambasciatore non porta pena perché svolge il compito che gli viene affidato e la responsabilità è in capo al mandante, non al mandatario. Quindi non c'entra nulla Karim. Cercatelo, seguitelo, incontratelo, corteggiatelo, sono affari vostri, in privato. In pubblico, se si parla di economia, di turismo, di dignità delle istituzioni voi dovete svolgere con dignità il ruolo di rappresentanti delle istituzioni, e ammesso e non concesso che questa Regione possa conferire mandati di ambasciatore, questi mandati si conferiscono nelle sedi opportune e con l'autorizzazione di chi la può dare. Altro che delegittimare il Consiglio! Voi avete prima e continuate adesso, negando l'evidenza, a delegittimare il Consiglio e soprattutto a offendere le istituzioni.
La verità non è che Karim è ambasciatore del Presidente della Regione, purtroppo la verità è che è il Presidente della Regione di turno ad essere ambasciatore di Karim. Allora la prossima interpellanza la rivolgeremo a Karim, che essendo persona cortese e anche colta ci darà una risposta appena più appagante di quella che in questa sede ci ha fornito il Presidente della Regione.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio saranno ora sospesi per consentire ai Capigruppo di ricevere i sindaci. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Il collega Dore aveva annunciato, nel suo intervento, che si sarebbe riunita la Conferenza dei Capigruppo, per una di quelle "brevi conferenze" che ogni tanto facciamo. Io ho visto che nell'ordine del giorno le proposte di legge numero 235/B e 237/B, sulle province, sono state inserite, suppongo con l'accordo dei Capigruppo, al dodicesimo posto, dopo tutta una serie di altri provvedimenti. Voglio soltanto raccomandare, se si riunisce la Conferenza dei Capigruppo, l'inversione dell'ordine del giorno spostando al primo punto quelle proposte, perché mi pare che questo fosse l'impegno assunto solennemente da tutti i Gruppi nel mese di marzo, quando c'è stato l'incontro con i sindaci per discutere della legge finanziaria.
Dico questo perché essendo inserite al dodicesimo posto le proposte di legge sulle province rischiano ancora una volta di essere rinviate. Non voglio entrare nel merito dell'importanza degli altri punti all'ordine del giorno, dico soltanto che attualmente è al primo punto un progetto di legge che ci ha impegnato per tutta una giornata nella precedente sessione consiliare, dalla quale è emerso che su quel provvedimento, approvato all'unanimità in Commissione, pochissimi erano d'accordo. Credo quindi che le proposte di legge sulle province siano più importanti di quel progetto di legge. Ribadisco la raccomandazione alla Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Avevo chiesto di parlare prima io.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, io stavo per sospendere i lavori, ma è vero, le do la parola subito dopo l'onorevole Capelli, poi sospenderò i lavori. Onorevole Capelli, la prego di concludere.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Non ho neanche iniziato e mi prega di concludere! Non capisco.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Capelli, sto per sospendere i lavori.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, le dicevo che poc'anzi ci siamo accordati tra Capigruppo per chiederle cortesemente la convocazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, onde poter programmare i lavori della mattinata, tenendo conto della presenza dei sindaci per problemi attinenti alla istituzione delle nuove province, e soprattutto non volendo fare demagogia in questo momento su questo tema, nel senso che qui ci si sente portatori o meno di un'iniziativa a seconda del pubblico che c'è.
Siccome, correttamente, volevamo evitare questo momento, le chiedo, anche a nome di altri Capigruppo, di riunire la Conferenza dei Capigruppo per determinare in quella sede gli orari e i tempi per la discussione degli altri argomenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, lei effettivamente mi aveva chiesto la parola prima, può parlare adesso se ritiene, se no chiudo i lavori.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Io rinuncio a parlare, faccio solo un'osservazione. Poc'anzi l'onorevole Capelli ha parlato di una riunione condivisa dai Capigruppo. Sino a prova contraria sono ancora il Presidente di un Gruppo, ma non sono stato coinvolto e non ne sapevo niente. Adesso lo so e la ringrazio!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Siccome siamo in tema di raccomandazioni - quelle che è lecito fare, non quelle che si fanno da qualche parte agli Assessori per altre cause -, io mi sento di fare, a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista, una raccomandazione alla Conferenza dei Presidenti di Gruppo, e quindi anche a me stesso: atteso che il richiamo del tema della istituzione delle nuove province, inserito all'ordine del giorno, è stato fatto in sede di Conferenza da me, a nome del mio Gruppo, e che quindi quell'argomento è lì inserito perché i Capigruppo hanno aderito a quella richiesta, e non c'è supremazia da parte di alcuno, né di gruppi, né di singoli, stante il fatto che il Consiglio regionale ha davanti un ordine del giorno molto impegnativo su questioni diverse e tutte importanti, avanzo alla Conferenza la raccomandazione di decidere che il Consiglio regionale lavori almeno dieci ore al giorno ogni giorno, compreso il sabato e se necessario anche la domenica, sino a esaurimento completo dell'ordine del giorno in questa tornata e prima della sospensione feriale.
Questa è la raccomandazione, altrimenti rischiamo di non lavorare perché sono presenti i sindaci o perché c'è una delegazione dei forestali o del personale della Regione, o dei lavoratori socialmente utili, o di tutti quelli che hanno diritto di rivolgere le loro istanze al Consiglio regionale affinché i loro problemi siano affrontati. E spero che arrivino presto anche gli agricoltori a chiederci come intendiamo affrontare il problema dell'acqua, e i disoccupati per sapere come affrontiamo il problema del lavoro. Spero che arrivino tutti e che ci costringano a stare qui e ad affrontare tutti i problemi della Sardegna, nei limiti nei quali li possiamo affrontare.
Per questo l'indicazione che io do pubblicamente è che la Conferenza decida che il Consiglio lavorerà dieci ore al giorno tutti i giorni, fino a quando non avrà esaurito integralmente tutti gli argomenti che sono maturi per essere discussi in questo consesso.
PRESIDENTE. Io mi permetto di suggerire ai colleghi, essendo i sindaci qui presenti, e sapendo che poi ognuno di loro dovrà rientrare nel proprio comune, di non perdere ulteriormente tempo. La Conferenza dei Capigruppo si farà dopo, se sarà necessario, adesso sospendo i lavori in modo che i Capigruppo possano incontrare i sindaci.
I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 11 e 35.
Allegati seduta
isposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta del Presidente della Regione all'interrogazione SANNA Giacomo - MANCA sulla ordinanza n. 281 del 12 marzo 2002 del Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna. (457)
In riferimento all'interrogazione in oggetto trasmetto, in allegato, copia dell'Ordinanza Commissariale n. 287 in data 8 maggio 2002 con la quale sono stati riprogrammati i volumi di risorsa idrica derivabili dal 1° maggio al 30 settembre nel "sistema Coghinas".
IL COMMISSARIO GOVERNATIVO
VISTA l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2409 in data 28.6.1995 con la quale il Presidente della Giunta Regionale è stato nominato, ai sensi dell'art. 5 della L. 24 febbraio 1992 n. 225, Commissario Governativo per l'emergenza idrica in Sardegna;
VISTA l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2424 in data 28.2.1996, con la quale sono state apportate modifiche ed integrazioni alla predetta ordinanza 2409/95;
VISTO il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13 dicembre 2001 con il quale è stato prorogato, per ultimo, lo stato di emergenza idrica in Sardegna fino alla data del 31.12.2003;
VISTA l'Ordinanza Commissariale n. 198 del 9.6.2000 con la quale l'Assessore Regionale dei Lavori Pubblici è stato nominato Sub-Commissario Governativo con compiti di istruttoria e di proposta degli interventi di governo delle risorse idriche disponibili e della programmazione degli interventi necessari a fronteggiare la situazione di emergenza;
VISTA la propria Ordinanza n. 281 del 12.03.2002 con cui è stata disposta la programmazione dell'utilizzo dei volumi di risorsa derivabili fino alla data del 30.09.2002;
ATTESO che, sulla base dei dati messi a disposizione degli Enti interessati e sulla base della proposta dell'Assessore Regionale dei Lavori Pubblici con la predetta ordinanza il bilancio del sistema idrico Coghinas è stato accertato relativamente al periodo 1.2.2002 - 30.09.2002, nei seguenti valori:
ATTESO che, pertanto, il volume derivabile dal 1° maggio al 30 settembre 2002, detratti i volumi per perdite a causa dell'evaporazione e quale scorta sino al 30.09.2002 è pari a 47,0 Mmc;
ATTESO che, con nota n. 2204 del 12.4.2002, l'E.S.A.F. ha comunicato che dall'invaso del Coghinas sono necessari prelievi, per usi civili dal 1° maggio al 30 settembre ed i volumi pari a 20 Mmc (usi irrigui) resta disponibile un volume pari a 8,7 Mmc;
ATTESO che si rende opportuno vincolare detto volume disponibile al 1° maggio 2002 e gli ulteriori volumi scolanti al serbatoio quale scorta per la regolazione pluriennale dell'invaso del Coghinas;
VISTA la nota sopra citata n. 11668 del 3 maggio 2002, con cui l'Assessore Regionale dei Lavori Pubblici ha formulato la proposta di programmazione delle risorse idriche disponibili nel sistema predetto come sopra indicato;
RITENUTO di dover provvedere in conformità a tale proposta;
CONSIDERATO come sopra meglio illustrato, il bilancio idrico previsto nel periodo dal 1.05.2002 al 30.09.2002 nel Sistema idrico Coghinas risulta essere il seguente:
Valori in milioni di mc
Volumi invasati al 1° maggio 2002 71,5
A dedurre perdite per evaporazione 8,0
A dedurre scorta minima negli invasi al 30 settembre 2002 (1) 16,0
Volume derivabile dal 1° maggio al 30 settembre 2002 47,0
(1) sei mesi di erogazione potabile
ORDINA
Art. 1
Disposizioni relative al Sistema Coghinas
Con effetto immediato è vincolato, fino al 30.09.2002, quale scorta per usi idropotabili, un volume di risorsa idrica pari a 16 Mmc, disponibile nel Sistema Coghinas.
Art. 2
Assegnazione delle risorse idriche del Sistema Coghinas
1. Dal 1° maggio al 30 settembre 2002 i seguenti volumi di risorsa disponibili nel Sistema Coghinas sono assegnati ai vari usi come indicato nella seguente tabella:
Valori in milioni di mc
Usi civili (5 mesi) 13,3
Usi industriali (5 mesi) 5,0
Usi irrigui 20,0
Totale erogazioni dal 1° maggio al 30 settembre 2002 38,3
(1) sei mesi di erogazione potabile
2. L'ulteriore volume invasato al 1° maggio 2002 pari a 8,7 Mmc e gli ulteriori eventuali volumi scolanti al serbatoio sono vincolati quale scorta per la regolazione pluriennale.
È fatto obbligo a chiunque spetti di osservare e di far osservare la presente Ordinanza.
La presente Ordinanza è immediatamente esecutiva ed è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, ai sensi dell'art. 5 della Legge 24/02/1992 n. 225, e sul Bollettino Ufficiale della Regione Sardegna, parte II.
Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio all'interrogazione RASSU sul Contratto di programma del Nord Ovest della Sardegna del Consorzio ALIM. (460)
In riscontro alle note della Presidenza, prot. 807/gab. del 19/04/2002 e prot. 942/gab. del 19/04/2002, l'Assessore della Programmazione comunica quanto segue:
- gli interventi citati sono stati inseriti nella tabella di ripartizione per interventi delle risorse aree depresse (delibere CIPE 142/99, 84/00 e 138/00) di cui alla deliberazione della Giunta Regionale n° 36/48 del 23 ottobre 2001;
- tale ripartizione è stata successivamente sostituita con quella prevista nella delibera della Giunta Regionale n° 6/1 del 20 febbraio 2002 e nell'APQ "Risorse idriche - opere fognario depurative" sottoscritto in data 26 febbraio 2002, le cui tabelle non ricomprendono gli interventi di cui all'oggetto;
- con le note nn. 2373 e 2632 del 20 maggio 2002 si è provveduto alla predisposizione delle proposte di delibera per l'iscrizione in conto dei pertinenti capitoli dell'Assessorato del Lavori Pubblici e dell'Ambiente delle risorse relative alle delibere CIPE 142/99 e 84/00, secondo la ripartizione effettuata nell'APQ sopraccitato.
Risposta scritta del Presidente della Regione all'interrogazione DEIANA sull'applicabilità dell'ordinanza del 12 marzo 2002, n. 281 emanata dal Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna, riguardante il comprensorio irriguo Bassa Valle del Coghinas e della Piana di Perfugas (Sistema Idrico Coghinas). (468)
In riferimento all'interrogazione in oggetto trasmetto, in allegato, copia dell'Ordinanza Commissariale n. 287 in data 8 maggio 2002 con la quale sono stati riprogrammati i volumi di risorsa idrica derivabili dal 1° maggio al 30 settembre nel "sistema Coghinas".
IL COMMISSARIO GOVERNATIVO
VISTA l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2409 in data 28.6.1995 con la quale il Presidente della Giunta Regionale è stato nominato, ai sensi dell'art. 5 della L. 24 febbraio 1992 n. 225, Commissario Governativo per l'emergenza idrica in Sardegna;
VISTA l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2424 in data 28.2.1996, con la quale sono state apportate modifiche ed integrazioni alla predetta ordinanza 2409/95;
VISTO il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13 dicembre 2001 con il quale è stato prorogato, per ultimo, lo stato di emergenza idrica in Sardegna fino alla data del 31.12.2003;
VISTA l'Ordinanza Commissariale n. 198 del 9.6.2000 con la quale l'Assessore Regionale dei Lavori Pubblici è stato nominato Sub-Commissario Governativo con compiti di istruttoria e di proposta degli interventi di governo delle risorse idriche disponibili e della programmazione degli interventi necessari a fronteggiare la situazione di emergenza;
VISTA la propria Ordinanza n. 281 del 12.03.2002 con cui è stata disposta la programmazione dell'utilizzo dei volumi di risorsa derivabili fino alla data del 30.09.2002;
ATTESO che, sulla base dei dati messi a disposizione degli Enti interessati e sulla base della proposta dell'Assessore Regionale dei Lavori Pubblici con la predetta ordinanza il bilancio del sistema idrico Coghinas è stato accertato relativamente al periodo 1.2.2002 - 30.09.2002, nei seguenti valori:
ATTESO che, pertanto, il volume derivabile dal 1° maggio al 30 settembre 2002, detratti i volumi per perdite a causa dell'evaporazione e quale scorta sino al 30.09.2002 è pari a 47,0 Mmc;
ATTESO che, con nota n. 2204 del 12.4.2002, l'E.S.A.F. ha comunicato che dall'invaso del Coghinas sono necessari prelievi, per usi civili dal 1° maggio al 30 settembre ed i volumi pari a 20 Mmc (usi irrigui) resta disponibile un volume pari a 8,7 Mmc;
ATTESO che si rende opportuno vincolare detto volume disponibile al 1° maggio 2002 e gli ulteriori volumi scolanti al serbatoio quale scorta per la regolazione pluriennale dell'invaso del Coghinas;
VISTA la nota sopra citata n. 11668 del 3 maggio 2002, con cui l'Assessore Regionale dei Lavori Pubblici ha formulato la proposta di programmazione delle risorse idriche disponibili nel sistema predetto come sopra indicato;
RITENUTO di dover provvedere in conformità a tale proposta;
CONSIDERATO come sopra meglio illustrato, il bilancio idrico previsto nel periodo dal 1.05.2002 al 30.09.2002 nel Sistema idrico Coghinas risulta essere il seguente:
Valori in milioni di mc
Volumi invasati al 1° maggio 2002 71,5
A dedurre perdite per evaporazione 8,0
A dedurre scorta minima negli invasi al 30 settembre 2002 (1) 16,0
Volume derivabile dal 1° maggio al 30 settembre 2002 47,0
(1) sei mesi di erogazione potabile
ORDINA
Art. 1
Disposizioni relative al Sistema Coghinas
Con effetto immediato è vincolato, fino al 30.09.2002, quale scorta per usi idropotabili, un volume di risorsa idrica pari a 16 Mmc, disponibile nel Sistema Coghinas.
Art. 2
Assegnazione delle risorse idriche del Sistema Coghinas
1. Dal 1° maggio al 30 settembre 2002 i seguenti volumi di risorsa disponibili nel Sistema Coghinas sono assegnati ai vari usi come indicato nella seguente tabella:
Valori in milioni di mc
Usi civili (5 mesi) 13,3
Usi industriali (5 mesi) 5,0
Usi irrigui 20,0
Totale erogazioni dal 1° maggio al 30 settembre 2002 38,3
(1) sei mesi di erogazione potabile
2. L'ulteriore volume invasato al 1° maggio 2002 pari a 8,7 Mmc e gli ulteriori eventuali volumi scolanti al serbatoio sono vincolati quale scorta per la regolazione pluriennale.
È fatto obbligo a chiunque spetti di osservare e di far osservare la presente Ordinanza.
La presente Ordinanza è immediatamente esecutiva ed è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, ai sensi dell'art. 5 della Legge 24/02/1992 n. 225, e sul Bollettino Ufficiale della Regione Sardegna, parte II.
Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione GIAGU sul degrado generale delle spiagge della Sardegna. (470)
L'Assessore della Difesa dell'Ambiente, pur negando una situazione di degrado generale delle spiagge della Sardegna, condivide la preoccupazione per alcuni sporadici fenomeni naturali che possono interessare singole zone della nostra regione. Assicura l'interessamento e l'impegno costante della struttura dell'Assessorato volta al monitoraggio e alla salvaguardia del territorio e ritiene doveroso fornire tempestiva informazione al Consiglio regionale sugli interventi in atto, come del resto non si è mai mancato di fare in tutte le materie di competenza.
Testo delle interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERROGAZIONE MANCA, con richiesta di risposta scritta, sui costi per il rinnovo triennale della qualifica di agenti di pubblica sicurezza per i barracelli.
Il sottoscritto, premesso che:
- i barracelli, ai quali è attribuita la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, in occasione del rinnovo triennale, debbono dimostrare la propria idoneità psicofisica e l'idoneità al maneggio delle armi;
- entro trenta giorni dal giuramento, pena la revoca dell'attribuzione della qualifica di agente di pubblica sicurezza, i barracelli sono obbligati a produrre un certificato attestante l'incondizionata idoneità allo svolgimento di tutte le attività cui sono preposti, unitamente alla copia della licenza di porto di fucile, oppure copia del congedo militare, o certificato di idoneità rilasciato da una sezione del tiro a segno nazionale;
- per l'espletamento delle visite mediche, necessarie per il rilascio dell'apposito certificato a cura di un medico della ASL, i relativi costi sono quantificabili in circa 120 euro,
chiede di interrogare gli Assessori regionali degli enti locali e dell'igiene e sanità per sapere:
- se non ritengano opportuno procedere nella stipula di una convenzione fra l'Assessorato degli enti locali e l'Assessorato della sanità tale da permettere che le ASL della Sardegna possano rilasciare i certificati di idoneità, previa effettuazione delle visite mediche necessarie, con costi che non superino la cifra dei 20 euro;
- in caso di risposta negativa se non ritengano necessario, nella predisposizione del futuro documento di bilancio, istituire un apposito capitolo che preveda lo stanziamento di una cifra congrua, da destinare alle compagnie barracellari della Sardegna, per l'abbattimento dei costi sostenuti per le visite mediche richieste per attestare l'idoneità psicofisica. (484)
INTERROGAZIONE VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sull'indebita utilizzazione dei fondi del Piano per il lavoro nel Comune di Porto Torres.
Il sottoscritto,
appreso dalla stampa (La Nuova Sardegna del 4 giugno 2002) che il Comune di Porto Torres verserebbe in una grave situazione finanziaria e che tale situazione sarebbe stata appurata a seguito di una verifica richiesta dal Sindaco del Comune al Collegio dei revisori dei conti;
tenuto conto che dalla relazione dei revisori emergerebbe, sempre secondo quanto riferito dal quotidiano regionale, "in maniera chiara, anche il fatto che il Comune ha dovuto fare riscorso ad un trasferimento temporaneo di risorse da un conto corrente vincolato (i fondi per la legge regionale 37/98 alle imprese per l'anno 1999), per un totale di 500 mila euro, per il pagamento degli stipendi del mese di maggio", talché, secondo i revisori "il responsabile (il Direttore del Servizio finanziario) dovrà, quanto prima, provvedere al reintegro delle somme nel conto corrente a destinazione vincolata";
considerato che il riferito comportamento dell'Amministrazione configura gravi comportamenti censurabili sotto vari profili, anche sotto quello penale con l'eventuale integrazione della distrazione di fondi pubblici, oltre che sul piano della legittimità per la violazione delle disposizioni amministrative che regolano la gestione finanziaria comunale ed il trasferimento dei fondi regionali;
considerato, altresì, che il su riferito atto di "temporaneo trasferimento di risorse", di per sé costituisce, a tre anni dall'adozione - da parte della precedente Amministrazione di centrosinistra - del primo programma di spesa relativo ai fondi del Piano per il lavoro (art. 19, L.R. 37/98) per l'annualità 1999, palese dimostrazione dell'inerzia e dell'incapacità dell'attuale Amministrazione comunale, che di quei fondi (tre miliardi di lire/anno per tre annualità) non ha saputo spendere una sola lira;
verificato che la proposta programmatica dell'Amministrazione comunale prevede l'utilizzazione dei fondi relativi all'ultima annualità dei fondi di cui all'articolo 19 della L.R. 37/98, in attività di cantieri di lavoro per lo svolgimento di attività di diretta competenza del comune (quali interventi di manutenzione varia e il rimpinguamento dei fondi del settore socioassistenziale, ecc.), al solo fine evidente di supplire alla carenza di liquidità sofferta del comune e, in aperta difformità dalla destinazione prevista dalla legge, di promuovere "iniziative locali per lo sviluppo e l'occupazione" principalmente mediante la "promozione di attività produttive per la valorizzazione di risorse locali";
sottolineato che il Gruppo della Rifondazione Comunista ha ripetutamente denunciato in sede di Consiglio regionale gli intenzionali comportamenti omissivi di Amministrazioni comunali che, mediante la mancata spendita dei fondi comunali per l'occupazione, mirano a supportare il tentativo ricorrente di qualificate parti della maggioranza consiliare di affossare il Piano per il lavoro affermando l'impossibilità della spendita dei relativi fondi trasmessi ai Comuni;
ritenuto indispensabile che il livello istituzionale della Regione sarda non possa e non debba ignorare la grave situazione che si sta producendo nell'importante cittadina turritana,
chiede di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per sapere:
1) se non ritenga opportuno uno specifico ed immediato intervento presso il Comune, al fine di riportare le modalità di spesa dei fondi destinati all'occupazione nell'ambito della correttezza amministrativa;
2) se non ritenga opportuno altresì verificare che al momento del reintegro delle somme stornate, siano correttamente contabilizzati gli interessi attivi da destinarsi all'incremento del fondo come previsto dalla normativa vigente;
3) se non ritenga infine opportuno impartire più precise direttive ai gruppi di valutazione chiamati a supportare le Amministrazioni comunali nella predisposizione dei programmi, perché venga rispettata la coerenza dei medesimi con le finalità di legge. (485)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato collegamento con mezzo di trasporto pubblico locale (A.T.P.) della località Saccheddu con Sassari.
Il sottoscritto,
premesso che da decenni gli abitanti residenti in località Saccheddu attendono un servizio di collegamento da e per Sassari;
preso atto che dal sopralluogo effettuato fin dal 24 novembre 2001, in presenza del sottoscritto dal Presidente dell'Azienda Trasporti Pubblici, il Consiglio di amministrazione non ha ancora prodotto i risultati positivi sperati;
venuto a conoscenza che l'ATP di Sassari nella seduta del 23 maggio 2002 ha deliberato, finalmente, di accogliere le giuste richieste dei residenti nella località suindicata;
avendo appreso che il parere favorevole dell'ATP è subordinato comunque alla messa in opera di qualche accorgimento rispetto alla viabilità esistente da parte della Provincia di Sassari;
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei trasporti per sapere
- se siano a conoscenza dei provvedimenti su citati;
- se non ritengano di intervenire presso la Provincia di Sassari e presso tutti gli organismi chiamati ad esprimere un parere per sollecitare quanto di competenza;
- se non ritengano di portare a termine con urgenza gli adempimenti a carico della Regione e di comunicare l'anno, il mese ed il giorno in cui i residenti in località Saccheddu potranno vedere realizzato il loro "sogno" - che poi è un diritto - in un paese che si dichiara civile in materia di trasporti, viabilità e collegamenti interni ed esterni alla nostra Isola. (486)
MOZIONE LOMBARDO - PILO - BALLETTO - PITTALIS - SATTA - CORONA - CORDA - LIORI - LOCCI - CASSANO - MURGIA - GIOVANNELLI - CAPELLI - PIANA - RANDAZZO - FRAU - CAPPAI - PISANO - VARGIU - LICANDRO sulla inadeguata condotta tenuta dal CORERAT.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
- in data 15-16 maggio il CORERAT Sardegna rilevava asserite violazioni della legge sulla par condicio nell'ambito della programmazione giornalistica del telegiornale dell'emittente Videolina inviando alla medesima una comunicazione nella quale si chiedeva l'invio di una videocassetta relativa ai servizi elettorali delle amministrazioni chiamate al voto; nella stessa comunicazione, richiamando la delibera 45/02 dell'Authority nazionale per le telecomunicazioni, il CORERAT diffidava pertanto l'emittente Videolina dal proseguire nella programmazione elettorale in quanto ciò asseritamente lesivo della par condicio;
- l'emittente Videolina si rivolgeva nei giorni successivi al Garante per le telecomunicazioni al fine di chiarire se nel merito della vertenza fosse corretto interpretare la delibera citata nel senso che i servizi giornalistici dei telegiornali sono sottratti alla disciplina della par condicio;
VISTO CHE la stessa Authority dava ragione all'emittente Videolina confermando che i servizi giornalistici non rientrano tra quelli ai quali si applicano le norme sulla par condicio, restituendo alla stessa emittente il diritto di proseguire nella programmazione giornalistica elettorale;
CONSIDERATO CHE tutte le emittenti private sarde negli stessi giorni hanno ravvisato la necessità di interrompere la programmazione giornalistica elettorale, falsando così il prezioso sistema dell'informazione elettorale proprio nei giorni immediatamente precedenti la conclusione della campagna politica per il rinnovo di importanti amministrazioni comunali;
CONSIDERATO ancora che la Commissione seconda del Consiglio regionale aveva audito con tempestività il CORERAT censurandone al termine la condotta, prima ancora che giungesse il pronunciamento del Garante, per lo stile quasi inquisitorio adottato nei confronti dell'emittente;
AGGIUNTO CHE proprio in sede di audizione il CORERAT si era espresso contro la Commissione seconda del Consiglio regionale, giungendo ad affermare che "la Commissione consiliare ha tra i suoi compiti istituzionali quello di acquisire notizie a fini conoscitivi, ma non quello di compilare pagelle di merito";
RICORDATO CHE l'Associazione della stampa aveva contestato il provvedimento del CORERAT Sardegna affermando che nel caso di specie le norme erano state erratamente interpretate dal CORERAT Sardegna,
si impegna
1) affinché sia censurata la condotta del CORERAT Sardegna per l'abuso di potere manifestato in occasione dei provvedimenti adottati contro l'emittente Videolina senza che alcun potere in tal senso sia attribuito dalla legislazione nazionale vigente;
2) affinché sia censurato l'atteggiamento del CORERAT Sardegna per le critiche rivolte alla Commissione seconda del Consiglio regionale;
invita
il CORERAT Sardegna ed il suo Presidente a trarre responsabilmente le conclusioni del caso. (69)
MOZIONE PINNA - DETTORI - PACIFICO - SCANO sui danni recati al sistema ambientale del litorale del Poetto a seguito degli interventi di ripascimento dell'arenile.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che sul medesimo argomento della presente mozione in data 11 marzo u.s. è stata rivolta da diversi consiglieri regionali un'interrogazione al Presidente della Regione e all'Assessore dell'ambiente senza ottenere nessuna risposta;
RILEVATO che alla Regione Sarda sono attribuite tutte le competenze in materia di ripascimento delle spiagge litoranee emerse;
CONSIDERATO che per l'esecuzione degli interventi di ripascimento dell'arenile del Poetto la Regione Sarda non ha ritenuto di richiedere all'ente appaltante la preventiva valutazione di impatto ambientale prevista per l'esecuzione di opere da realizzare su tutta la fascia costiera;
CONSTATATO che nell'arenile del Poetto è stata immessa una sabbia di caratteristiche diverse da quella preesistente in contrasto con le specifiche tecniche previste nel capitolato di appalto relativamente alle caratteristiche mineralogiche, granulometriche e cromatiche della stessa sabbia;
EVIDENZIATO che l'immissione nella spiaggia del Poetto di una sabbia di caratteristiche differenti da quelle della sabbia preesistente ha creato un danno ambientale e paesaggistico insostenibile e di rilevanti dimensioni al quale è indispensabile porre rimedio nel più breve tempo possibile;
RIMARCATO che, nonostante fin dai primi interventi fossero evidenti i gravi danni che si stavano compiendo, come denunciato da diversi consiglieri regionali e più diffusamente da tutti gli organi di informazione a livello regionale e nazionale, la Giunta regionale non ha ritenuto di intervenire per impedire che si compissero tali danni,
impegna la Giunta regionale
1) a verificare le cause e le responsabilità che hanno generato il grave danno ambientale e paesaggistico arrecato alla spiaggia del Poetto, valutando la possibilità di costituirsi parte civile nei confronti dei soggetti responsabili;
2) a incaricare una commissione di esperti nei diversi settori disciplinari necessari al fine di individuare gli interventi più adeguati per rimediare ai danni compiuti e per riportare il litorale del Poetto nelle condizioni originarie come era stato previsto di fare con l'esecuzione delle opere di ripascimento;
3) a riferire al Consiglio regionale entro novanta giorni sulle azioni compiute e sui rimedi che intende mettere in atto. (70)
MOZIONESANNA Giacomo - SPISSU - FADDA - DORE - BALIA - COGODI - MANCA - BIANCU - CALLEDDA - GIAGU - IBBA - ORTU sulla sottrazione al Consiglio regionale di atti politici ed amministrativi strategici per lo sviluppo della Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSTATATO che il documento di programmazione economica e finanziaria 2003 - 2005 è stato presentato dalla Giunta regionale ed approvato dalla competente Commissione consiliare (soltanto con la partecipazione ai lavori dei Consiglieri della maggioranza) senza che, prima volta nella storia dell'autonomia, per il più importante atto di programmazione economica, si sia proceduto all'attivazione del confronto con le parti sociali, i sindacati, gli imprenditori e le relative organizzazioni di categoria;
RILEVATO che, quale sintomo del malessere ormai diffuso, per la giornata del 28 giugno 2002 la Sardegna incrocerà le braccia, bloccata dallo sciopero generale proclamato da CGIL, CISL ed UIL;
RIMARCATO che, dinanzi a tale pronunciamento unitario, il Presidente della Regione ha definito i sindacati sardi quali succursali politiche di un partito della sinistra democratica;
EVIDENZIATO che, su questioni di rilevanza strategica per lo sviluppo e la crescita della Sardegna, non soltanto le parti sociali sono escluse, ma è in atto il tentativo di un ridimensionamento del ruolo politico e delle prerogative proprie del Consiglio della Regione autonoma della Sardegna, attraverso la sottrazione al dibattito politico, al confronto ed al contributo degli stessi Consiglieri dell'attuale maggioranza di argomenti vitali per il futuro dell'isola;
SOTTOLINEATO che il Presidente della Regione ha annunciato una serie di interventi che per esser credibili e politicamente realizzabili debbono trovare la condivisione, la partecipazione ed il formale pronunciamento del Consiglio regionale;
CONSIDERATO che non è stato promosso alcun dibattito sul nuovo ruolo della Sardegna in Europa, nel momento in cui si scrive per la prima volta nella storia la Carta Costituzionale dell'Unione Europea, nonostante il Presidente della Regione sia stato indicato dal Presidente del Parlamento europeo, in sede di Parlamento Europeo, quale componente della Commissione Affari Costituzionali che lavorerà sui temi della convenzione, tanto che è doveroso chiedersi se lo stesso Presidente della Giunta porterà in tale sede le volontà del gruppo parlamentare che lo ha espresso, oppure quelle del partito che lo ha indicato, oppure ancora quelle della Regione sarda;
EVIDENZIATO che il Governo regionale non ha predisposto alcun atto e neppure alcun documento utile, per il tempestivo recepimento delle modifiche apportate al titolo V della Costituzione Italiana, in ordine al trasferimento di competenze e funzioni alla Regione sarda, impedendo così di fatto l'esercizio di diritti a migliaia di cittadini ed imprese;
CONSTATATO CHE:
- per la risoluzione dei problemi derivanti dalla carenza di risorsa idrica il Presidente della Regione ha manifestato la volontà di procedere con soluzioni discutibili, quali quelle della realizzazione delle dighe in Corsica per portare l'acqua in Sardegna, senza peraltro far seguire alle parole i fatti, ma, fatto ancor più grave, senza che mai il Consiglio abbia avuto l'opportunità di confrontarsi sulle soluzioni al grave problema e dunque sul piano regionale delle acque;
- per quanto attiene al metano, viene da qualche tempo sbandierata l'ipotesi della realizzazione del metanodotto Algeria - Sardegna - Corsica, senza che al Consiglio regionale sia stato fornito alcun materiale utile alla discussione ed alla valutazione e senza che neppure lo stesso Consiglio abbia potuto affrontare l'argomento riguardante il piano energetico sardo;
- all'indomani della corsa all'accaparramento del progetto per la continuità territoriale per i collegamenti aerei nessuna proposta operativa è stata presentata dall'esecutivo circa i sistemi e le modalità per completare il progetto "continuità territoriale Sardegna - Continente", con riferimento particolare ai temi riguardanti la continuità territoriale per i collegamenti marittimi ed il piano regionale per le merci;
- nonostante le varie dichiarazioni rese dal Presidente della Giunta, non è stato presentato al Consiglio regionale, alcun piano per le grandi opere pubbliche;
- neppure sulle delicate questioni riguardanti l'ordine pubblico e più specificatamente il malessere delle zone interne, è dato conoscere, non solo gli atti formali, ma neppure gli indirizzi politici dell'attuale Giunta e del suo Presidente;
- il Presidente della Regione ha da tempo soltanto annunciato iniziative concrete tese alla revoca del decreto istitutivo il Parco Nazionale del Gennargentu e che niente è stato fatto neppure in ordine alle politiche di tutela del territorio, tanto che non si conoscono le proposte dell'esecutivo circa le politiche da adottare riguardo alle aree protette in Sardegna;
- la Giunta regionale non ha mai presentato al Consiglio alcuna proposta relativa ai necessari e giusti progetti di digitalizzazione e informatizzazione della Pubblica Amministrazione in Sardegna, mentre notizie di stampa danno per imminente l'attribuzione a trattativa privata di un appalto di circa 400 miliardi di vecchie lire;
- in più occasioni il Presidente della Regione ha ipotizzato un ruolo preminente del settore turistico per l'economia della Sardegna, ma non è mai stato affrontato, nel Consiglio regionale, un piano complessivo di sviluppo delle attività turistiche in Sardegna;
APPRESO dalla stampa che il Presidente della Giunta intende affidare ad esterni la predisposizione di un non meglio identificato "nuovo piano di rinascita", senza che nessun confronto sia in essere fra le istituzioni e la società Sarda e senza che vi sia alcun dibattito nel Consiglio regionale sulle grandi questioni dello sviluppo in Sardegna;
invita il Presidente del Consiglio regionale
a salvaguardare e garantire le funzioni proprie del Consiglio regionale,
censura il Presidente della Regione
per la scarsa considerazione dimostrata verso le prerogative proprie del Consiglio regionale, in ordine alle problematiche prima enunciate,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
a presentare al Consiglio regionale della Sardegna gli atti di programmazione in ordine alle questioni sopra elencate. (71)
MOZIONE LIORI - MURGIA - BIGGIO - CORDA - LOCCI - DIANA sulla necessità di attivare a Cagliari il centro operativo della Agenzia delle entrate.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
- L'Agenzia delle entrate con atto del proprio direttore del 7 dicembre 2001 ha disposto la chiusura di tutti i centri di servizio - quello di Cagliari cesserà in data 30 giugno 2002 - e la riapertura di due soli centri denominati centri operativi;
- la Sardegna, a seguito della mancata attivazione di un centro operativo, perderà nell'organico del personale della Agenzia delle entrate 150 persone circa;
- per l'ennesima volta, per decisioni assunte a livello centrale, la Regione Sardegna ha subìto una penalizzazione in riferimento alla potenziale creazione di nuovi posti di lavoro, in quanto la stessa Agenzia ha disposto la creazione di due soli centri operativi con sede a Venezia e Pescara, nonostante che, in termini assoluti, il Centro di servizio di Cagliari abbia dimostrato di essere il più efficiente fra tutti i 12 Centri di servizio, inizialmente costituiti, soprattutto nelle attività più rilevanti (progetto di lettura ottica e di controllo formale delle dichiarazioni);
CONSIDERATO CHE:
- il Centro di servizio di Cagliari, poiché è stato l'ultimo ad essere inaugurato, è quello meglio attrezzato sotto il profilo informatico;
- è ubicato in una struttura di proprietà dello Stato ed appositamente costruita;
- da notizie assunte a livello sindacale e ministeriale, esistono le condizioni sia tecniche che organizzative per mantenere in vita detto Centro stante gli ottimi risultati raggiunti e da tutti riconosciuti;
PRESO ATTO che, stante le difficoltà riscontrate nel mantenere solamente n. 2 Centri (Pescara e Venezia), i vertici dell'Agenzia potrebbero istituire un terzo Centro operativo,
impegna la Giunta regionale
- a chiedere al Governo di impegnarsi ad istituire il terzo Centro operativo nazionale, stante la grave crisi occupazionale, in particolare di professionalità così elevate necessarie quantomeno di diploma di scuola media superiore o di laurea;
- a rappresentare al Governo che la soluzione sopra descritta sarebbe quella ottimale, sia sotto il profilo tecnico e sia sotto il profilo sociale, in quanto verrebbero salvaguardati i posti di lavoro sopra descritti e le esperienze già acquisite. (72)
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