Seduta n.245 del 04/06/2002 

CCXLV SEDUTA

Martedì 4 giugno 2002

(POMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente BIGGIO

indi

del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente Salvatore SANNA

La seduta è aperta alle ore 16 e 20.

FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 9 maggio 2002, che è approvato.

Continuazione della discussione congiunta del documento "Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1458 concernente 'Statuto speciale per la Sardegna'" (Doc. n. 34/A) e del documento "Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1459 concernente 'Statuto speciale

per la Sardegna'" (Doc. n. 35/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta dei documenti numero 34/A e 35/A. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi, che non vedo in aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Un breve intervento, Presidente, per riaffermare alcuni concetti e soprattutto per constatare che questo Consiglio regionale, nonostante la necessità di ribadire con chiarezza le diverse posizioni, non abbia avuto la capacità di trovare un accordo non tanto su un documento unitario rispetto alle singole posizioni, ma su un documento che poteva raccogliere le diverse sensibilità fino ad ora espresse.

Pensavamo che fosse possibile considerare le proposte di legge d'iniziativa parlamentare come utili contributi per la elaborazione del nuovo Statuto e pertanto riaffermare il concetto e il principio, per altro nemmeno necessario, della potestà dei parlamentari di formulare proposte in merito all'argomento in discussione. Per altro era necessario anche, a nostro avviso, sollecitare il Parlamento a pronunciarsi sulla proposta di legge del Consiglio regionale, proprio per uscire dagli schematismi. Nell'ambito di questa ipotesi che noi avevamo formulato e proposto, ritenevamo opportuno che fosse messa in rilievo anche un'altra esigenza da noi rimarcata in modo particolare, peraltro non solo da noi, con la proposta abbastanza precisa di dare avvio in questa sede a quella fase preparatoria del nuovo Statuto partendo dai contenuti, per cui ritenevamo che con una formulazione di questo tipo si potesse arrivare a un ordine del giorno unitario che, pur persistendo tra noi alcune significative differenze, riuscisse a conciliare quanto meno l'esigenza di questo Consiglio regionale di esprimere un parere chiaro con la necessità di tener conto delle diverse sensibilità fin qui espresse.

Questo non è avvenuto, siamo di fronte a un ordine del giorno che è praticamente quello della Commissione, per cui rispecchia le posizioni di coloro che appoggiano la proposta dell'Assemblea Costituente, non si è arrivati a una posizione di sintesi che, a nostro avviso, sarebbe stata comunque utile, per cui il Gruppo di Rifondazione ha presentato un suo ordine del giorno in cui ribadisce i concetti espressi nella relazione, chiedendo che si riparta dai contenuti per riaffermare l'autogoverno della comunità sarda, l'esigenza di un progetto originale di sviluppo economico sano, equo e diffuso per un lavoro produttivo, uno statuto dei diritti dei cittadini di Sardegna.

Ribadiamo la nostra posizione di fronte all'incapacità di questo Consiglio regionale di raccogliere quanto meno gli elementi positivi che il dibattito fino a questo momento ha comunque espresso in quest'aula, per cui voteremo il nostro ordine del giorno visto che non è possibile fare diversamente. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Vorrei semplicemente dire che sono le 16 e 30 di martedì 4 giugno e che venerdì scorso abbiamo trascorso qui la giornata per discutere di Costituente, per discutere di due proposte di revisione statutaria nazionali. Questa mattina sono stati interrotti i lavori per due o tre volte per dare la possibilità ai Gruppi di trovare un accordo, ebbene io mi domando per quale ragione da venerdì e fino a questa mattina i Gruppi non si siano incontrati per trovare questo benedetto accordo. La cosa che lamento e che denuncio con forza è che tra i banchi del centrodestra e debbo dire anche tra i banchi del centrosinistra ci sia un vuoto impressionante che la dice lunga sulla necessità assoluta, a questo punto, di modificare il Regolamento in modo che penalizzi, come è stato proposto ormai da due anni, gli assenteisti. Stiamo parlando del lavoro di questo Consiglio..

PRESIDENTE. Onorevole Corda!

CORDA (A.N.). Stiamo parlando delle persone che non sono qua e che dovrebbero esserci, stiamo parlando del fatto che qui noi dovremmo lavorare per la Sardegna e invece siamo al di sotto del numero legale perché i consiglieri di centrosinistra e centrodestra sono assenti.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, mi costringe a toglierle la parola, per cortesia, lei deve parlare dell'ordine dei lavori, non può fare un intervento che è contrario al Regolamento, ci saranno altre occasioni per farlo.

CORDA (A.N.). Io le chiedo scusa, Presidente, però.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, la invito a fare una proposta sull'ordine dei lavori, le ricordo che l'argomento in discussione è il parere sui due progetti di legge di revisione statutaria e siamo al termine della discussione, devono intervenire i Capigruppo. Mi costringe a considerare finito il suo intervento. Devo dare la parola all'onorevole Balia. Abbia pazienza, non può proseguire questo tipo di intervento.

CORDA (A.N.). Mi perdoni, Presidente, io sono intervenuto sull'ordine dei lavori, che sarebbe più proprio definire il disordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ma che proposta intende fare sull'ordine dei lavori?

CORDA (A.N.). Vorrei intervenire a proposito del fatto che noi stiamo cercando di dare corpo a questa discussione e non è possibile farlo perché non c'è il numero legale, questa è una vergogna!

PRESIDENTE. Faccia una proposta, onorevole Corda, se no le devo togliere la parola, abbia pazienza!

E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, debbo rilevare, almeno così pare, che l'intero Consiglio regionale concorda su un punto e cioè quello… Onorevole Corda, le dispiace non svolgere azione di disturbo? Lei o è assente o arriva per lamentarsi! La prego!

SANNA EMANUELE (D.S.). Più che vittima è promotore del disturbo!

BALIA (S.D.I.-S.U.). Più che vittima è promotore di disturbo! Dicevo su un punto mi pare che il Consiglio regionale abbia raggiunto un'ampia convergenza, e cioè l'esigenza di riscrivere lo Statuto, poi le procedure e i percorsi sono evidentemente interpretati in maniera diversa da più parti. Ora, se tale esigenza è davvero fortemente sentita e reale, resta in ogni caso l'amarezza, Presidente, perché il dibattito che avvia quel percorso, quanto meno che inizia a dare qualche risposta sia pure sui percorsi e sulle procedure, si trascina stancamente e in un'aula semivuota, purtroppo. Semivuota per l'assenza non solo di numerosi consiglieri, ma per la mancanza quasi totale di una reale partecipazione della Giunta regionale, a partire dal suo Presidente che compare in via del tutto marginale e distratta e poi si disinteressa della problematica. Anche l'intera Giunta regionale non mi pare esprimere un forte afflato per il dibattito, non parlo dei due presenti, mi riferisco a chi purtroppo, e in mattinata e nel pomeriggio, continua ad essere regolarmente assente. Io non voglio tornare indietro nel tempo, un excursus storico forse servirebbe per richiamare i motivi per i quali il Consiglio regionale, almeno sulla procedura da seguire, in una prima fase si è diviso. Non voglio tornarci, fa parte del passato, anche se sarebbe in ogni caso utile, ma diciamo che nel poco tempo a disposizione non risulterebbe abbastanza attuale.

Oggi abbiamo davanti un problema, quello di dare un parere sulle proposte legislative avanzate da dei parlamentari, l'onorevole Cabras e più e l'onorevole Anedda e più. Voglio per intanto richiamare alla nostra memoria che queste due proposte, erano state depositate agli atti di questo Consiglio e quindi sono nate, forse con qualche lievissima elaborazione successiva, per iniziativa di questo Consiglio regionale. Quindi non sono un corpo estraneo al Consiglio, ne sono parte integrante. Per inciso va detto che la stessa affermazione invece non può essere fatta per l'altra proposta presentata successivamente e firmata dal senatore onorevole Francesco Cossiga, fatta propria poi dall'onorevole Floris, che ha trovato prima la propria origine all'interno del Parlamento e solo successivamente è stata fatta propria da un consigliere regionale. Per carità, anch'essa è una proposta assolutamente legittima sulla base dell'attuale normativa e dell'attuale legislazione, ma certamente nasce originariamente in una sede estranea a questo Consiglio, cosa che invece - amo ripeterlo - non può essere sostenuta per le proposte degli onorevoli Cabras e Anedda.

Arrivando al merito, oggi noi siamo chiamati a esprimere un parere su queste proposte. Dal dibattito che stamattina si è sviluppato in aula, ma anche dalle relazioni presentate al Consiglio, è parso comprendere che, a parere dei sostenitori dell'Assemblea Costituente, una risposta nel merito delle due proposte di legge indebolirebbe, svilirebbe, sminuirebbe la portata e l'importanza della proposta di istituzione dell'Assemblea Costituente medesima, cioè sarebbe opportuno dire: "Per noi, Consiglio regionale, è indifferente che la Bicamerale si esprima nel merito dell'una proposta o nel merito dell'altra". Fermo restando che esprimere un parere resta in ogni caso un fatto giuridicamente rilevante, io direi per certi versi anche obbligatorio, è ben vero che vi sarebbe questo affievolimento dell'importanza della proposta dei Costituenti se limitassimo il nostro parere all'esame delle proposte di legge, senza contestualmente sollecitare un esame da parte della Bicamerale della proposta sull'Assemblea Costituente approvata da circa un anno da questo Consiglio regionale.Se invece le due cose viaggiano parallelamente, quell'affievolimento a cui qualcuno fa riferimento presumibilmente svanirebbe.

Naturalmente qualche domanda nasce, e una di esse è: badate che un anno è passato nel più assoluto silenzio del Parlamento. E la domanda conseguente - io quella proposta non la condividevo ed oggi però prendo atto che è stata approvata da quest'Assemblea - è: nell'eventualità che il Parlamento ritardi ulteriormente di esprimersi, a parere dei sostenitori della Costituente qual è il tempo massimo che questo Consiglio regionale, che le istituzioni sarde, che il popolo sardo possono ancora ulteriormente tollerare di aspettare? Vogliamo fissarlo, vogliamo individuarlo, vogliamo delimitarlo? O ci siamo innamorati di un'idea tanto affascinante che la nostra disponibilità giunge sino al punto estremo di limitarci a sollecitazioni vaghe di tanto in tanto e a un'attesa inutile e permanente? Al di là della richiesta al Parlamento di pronunciarsi in tempi brevi, risposte certe e chiare da parte di chi ha abbracciato l'ipotesi di Assemblea Costituente sino a questo momento, relativamente ai tempi, non ne sono venute e invece io credo che questo sia uno degli elementi essenziali.

Ma mi pongo una seconda domanda: quella è una proposta che viene definita di alto profilo perché coinvolge maggiormente il popolo sardo, perché si arriverebbe all'indizione di elezioni, fatto il percorso che tutti conosciamo, perché vi sarebbe una partecipazione più alta dei cittadini, tutto vero. Ma se il Parlamento italiano dovesse accogliere non nella sua interezza ma solo parzialmente quella proposta, cassandone per esempio una parte che io credo che i costituenti reputino essenziale e cioè quella relativa alla potestà del Parlamento di approvare la proposta di nuovo statuto senza poter introdurre modifica alcuna, se modificasse proprio quella parte, così come oggi parrebbe potersi intendere da qualche intervento di parlamentari che fanno parte della Bicamerale e che debbono in quella sede esprimere le proprie idee, se ciò dovesse verificarsi, i fautori della Costituente considerano ancora quella proposta una proposta difendibile e in ogni caso di alto profilo o ritengono invece che, a quel punto, abbia parzialmente perso di significato? Non sono io che debbo dare una risposta, anche in questa direzione però credo che un minimo di chiarezza debba essere fatta e mi auguro concorrano a farla quelli che interverranno dopo di me e che quella posizione hanno sostenuto già originariamente.

Infine e conclusivamente, partiamo da una consapevolezza: il Consiglio regionale ha approvato una legge che propone l'istituzione dell'Assemblea Costituente, legge che dovrà fare un lungo percorso. Arriviamo ad un documento comune dove, dopo aver richiamato questo fatto, sollecitiamo il Parlamento affinché si esprima nel tempo più breve possibile; questo è il primo punto. Secondo punto: possiamo pure, come Consiglio regionale, non esprimerci nel merito delle due proposte di legge nazionale, ma non perché l'esprimerci indebolisca puramente e semplicemente l'ipotesi di Assemblea Costituente, ma perché oltre al fatto che riteniamo quell'ipotesi prioritaria, tanto che sollecitiamo il Parlamento ad esprimersi, riteniamo altresì prioritario che questo Consiglio regionale, alla luce delle modifiche costituzionali del Titolo V, in ogni caso, da subito, da domani, apra un dibattito al proprio interno e, attraverso la Commissione competente, attraverso Commissioni speciali, consultando tutti gli esperti di settore che dovessimo ritenere opportuno consultare, riscriva nell'immediato lo Statuto ricomprendendo quelle modifiche contenute nel nuovo Titolo V della Costituzione e salvaguardando la specialità della nostra autonomia che - voglio rammentare - noi, nel frattempo, proprio a causa delle modifiche del Titolo V, abbiamo perso, essendo stati equiparati alle Regioni a Statuto ordinario. Qualora infatti non provvedessimo immediatamente a quella riscrittura, le modifiche introdotte al Titolo V sarebbero cosa astrusa, astratta, estranea, e rischieremmo di perdere definitivamente la specialità.

Credo che il punto di accordo tra parti che originariamente si sono ritrovate su posizioni notevolmente differenti e distinte, possa essere trovato in una posizione unitaria che dia forza al Consiglio regionale perché il richiamo al Parlamento affinché si esprima sull'Assemblea Costituente, non è il richiamo di una parte, ma è il richiamo dell'intero Consiglio regionale, a condizione però che la mancata espressione sul merito delle proposte al nostro esame sia ricongiungibile ai due elementi che ho menzionato. Da un lato al fatto che essa indebolirebbe la proposta di Costituente, dall'altro lato ancora al fatto che il Consiglio regionale assuma in ogni caso l'impegno, entro un periodo di tempo determinato, tre mesi, quattro mesi, di procedere alla riscrittura delle parti dello Statuto relative alle modifiche del Titolo V della Costituzione e al recupero della specialità.

Credo che questa possa essere una sintesi comune apprezzabile e che, attorno a questa proposta, chi è partito da posizioni differenti, debba in ogni caso ricercare le condizioni per un lavoro comune e costruire convergenze, le più ampie possibili. Se così non fosse, il rischio sarebbe di provocare una spaccatura dell'Assemblea regionale, spaccatura che, badate, non va certamente a beneficio di quella tanto conclamata autonomia a cui tutti ci richiamiamo, ma che serve invece dall'altro lato, questa volta sì, ad affievolire in maniera determinante o ad indebolire in maniera molto forte il potere contrattuale che ancora l'Istituzione regionale ha nei confronti dello Stato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Presidente, chiedo scusa ma preferisco leggere il mio intervento per stare nel tempo ed anche per evitare equivoci perché si tratta di cose molto delicate e quindi io credo che ciascuno di noi si debba assumere per intero le proprie responsabilità.

Il Consiglio è chiamato a esprimere il suo parere sulle proposte di legge costituzionale numero 1458 e 59 contenenti alcune modifiche dello Statuto regionale della Sardegna. Tali proposte sono state presentate, come è noto, il primo agosto del 2001, complessivamente da 13 parlamentari sardi. La maggioranza dei componenti della Prima Commissione consiliare ha ritenuto che il Consiglio regionale dovesse esprimere parere negativo sulle due proposte, sulla base delle seguenti considerazioni: a) il termine di due mesi previsto dall'articolo 54 dello Statuto regionale per l'espressione del parere da parte del Consiglio sarebbe scaduto; b) le due proposte di legge sarebbero in contrasto formalmente e sostanzialmente con la proposta di legge costituzionale approvata dal Consiglio il 31 luglio 2001; c) sarebbe inaccettabile che una riscrittura dello Statuto speciale avvenisse su un testo di iniziativa parlamentare e non su una proposta organica elaborata dalla comunità sarda e dalle sue rappresentanze istituzionali.

Sostanzialmente si dice che il Consiglio regionale non dovrebbe entrare nel merito delle proposte e quindi non si dovrebbe pronunziare. Ritengo che questa tesi sia arbitraria, se non addirittura eversiva, è una parola grossa ma siccome ho detto che ciascuno si deve assumere le sue responsabilità, la utilizzo perché credo che un Consiglio regionale che non rispettando una norma statutaria si rifiuta di esprimere un suo parere, che è un atto dovuto, ponga in essere un comportamento che ha qualcosa di eversivo.

Le considerazioni che giustificano questo giudizio sono le seguenti: il termine di 60 giorni previsto per l'espressione del parere non è perentorio, ma solo ordinatorio. Secondo: la proposta di legge regionale approvata il 31 luglio 2001 non ha modificato l'articolo 54 dello Statuto regionale che è tuttora vigente, per cui il Consiglio non può, allo stato attuale, rifiutarsi, come dicevo prima, di applicarlo ed è quindi tenuto a pronunziarsi sulle proposte di legge sottoposte al suo esame. Terzo: in base al principio di cui all'articolo 116 della Costituzione, gli Statuti delle Regioni autonome, ivi compreso quello della Sardegna, sono adottati e modificati - si sottolinei "modificati" - con legge costituzionale. Quarto: in base al principio di cui all'articolo 70 della Costituzione, rientra tra le prerogative di ciascun parlamentare della Repubblica quella di presentare proposte di legge nazionale e costituzionale. Quinto: di conseguenza affermare che i parlamentari non possono presentare proposte di legge costituzionale di modifica e/o revisione e/o riscrittura di uno statuto di una Regione a Statuto speciale, quindi anche della Sardegna, significa porsi in contrasto con i predetti principi costituzionali, nonché col principio di cui all'articolo 67 della Costituzione medesima secondo cui ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione, quindi l'intera Nazione. Sesto: ciò vale a maggior ragione se si considera che i tredici parlamentari che hanno presentato le due proposte di revisione dello Statuto, oggi all'esame del Consiglio, sono tutti parlamentari sardi ed eletti in Sardegna, per cui affermare che gli stessi non potrebbero presentare proposte di modifica dello Statuto significa delegittimarli totalmente. Settimo: ad abundantiam va aggiunto che le proposte di legge predette altro non hanno fatto, sostanzialmente, che recepire la proposta di legge costituzionale numero 10 presentata il 30 luglio 2001 in Consiglio regionale dai consiglieri Sanna Salvatore, Secci, Balia e Cugini, avente ad oggetto la modifica dello Statuto regionale; proposta presentata tra l'altro, come è già stato detto, prima dell'approvazione da parte del Consiglio regionale della proposta di istituzione dell'Assemblea Costituente. Conseguentemente, col rifiuto di esprimere il richiesto parere, non solo si delegittimano i tredici parlamentari sardi, autori delle due proposte di legge in esame, ma si delegittima lo stesso Consiglio regionale, che verrebbe in tal modo ulteriormente privato di una delle sue principali prerogative che è quella di presentare alle Camere le proposte di modifica dello Statuto.

In conclusione: se il Consiglio regionale dovesse confermare il parere espresso a maggioranza dalla Prima Commissione non è azzardato affermare che si determinerebbe una causa di scioglimento del Consiglio, in base al disposto del primo comma dell'articolo 50 dello Statuto secondo cui il Consiglio regionale può essere sciolto quando compia atti contrari alla Costituzione o allo Statuto o gravi violazioni di legge. Non ci si vuol riflettere, ma io invito tutti a riflettere anche su questo aspetto che non ritengo sia assolutamente marginale.

Passando al merito delle due proposte di legge sottoposte al parere del Consiglio regionale, lo ripeto ancora una volta, il fatto che le stesse contengano sostanzialmente un adeguamento dello Statuto alle modifiche introdotte dalle leggi costituzionali numero 2 e 3 del 2001, deve ritenersi un fatto comunque positivo in quanto diretto ad aggiornare un testo che altrimenti sarebbe suscettibile di creare incertezze, a causa del contrasto con le modifiche ormai entrate in vigore. Ciò non significa che il testo contenente tali proposte di modifica, all'esame del Consiglio, debba ritenersi definitivo e non possa quindi essere completato e migliorato alla luce delle esigenze emerse nell'ultimo decennio, soprattutto in conseguenza dell'appartenenza dell'Italia all'Unione europea e del processo federalista sul quale il nostro Paese è ormai incamminato; in particolare si ritiene che i primi tre articoli dello Statuto regionale vigente riguardanti i principi fondamentali possano essere completati e integrati nei termini seguenti. Articolo 1. Comma uno: "La Sardegna con le sue isole è una Regione autonoma dotata di personalità giuridica e di diritto pubblico nell'ambito dell'unità politica della Repubblica italiana, una e indivisibile, e dell'Unione Europea, secondo i principi fondamentali della Costituzione, dell'Unione Europea, della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del presente Statuto di autonomia"; comma due: "La Repubblica riconosce la specifica identità del popolo sardo, le sue peculiarità etniche, storiche, linguistiche e culturali di regione insulare situata nel cuore del Mediterraneo e il fondamentale contributo dato dal popolo della Sardegna al risorgimento nazionale, all'unità d'Italia e alla vittoria nella prima guerra mondiale"; comma tre: "La Regione autonoma della Sardegna ha per capoluogo la città di Cagliari"; comma quattro: "La bandiera eccetera", non entriamo nei dettagli, i principi predetti sono già di per sé fondamentali.

Articolo 2. "Obblighi della Repubblica. La Repubblica riconosce alla Regione Sarda e alle autonomie locali operanti sul territorio della medesima, comuni, province, città metropolitane, pari dignità rispetto allo Stato. In attuazione dei principi della Costituzione, la Repubblica, su iniziativa del Governo, d'intesa con la Regione, concorre a promuovere lo sviluppo della Sardegna garantendo ai cittadini della medesima eguale trattamento e pari opportunità rispetto agli altri cittadini italiani mediante la rimozione, col concorso dell'Unione Europea, in attuazione del trattato di Amsterdam, degli ostacoli derivanti dalla condizione di insularità della Sardegna, con particolare riferimento ai trasporti e ai collegamenti col continente per passeggeri e merci e agli oneri per l'utilizzo delle fonti energetiche. La Repubblica garantisce che almeno un trentesimo dei parlamentari europei eletti in Italia sia espresso dai cittadini della Sardegna e che alla Sardegna spetti una rappresentanza nel Comitato delle Regioni europee. Anche al fine di garantire la presenza di un rappresentante del Sardegna nel Consiglio dei Ministri europeo, la Repubblica riconosce al Presidente della Regione il rango di Ministro, relativamente ai rapporti riguardanti la Sardegna. La Repubblica si impegna a regolare i propri rapporti con la Regione e gli interventi da attuarsi sul territorio della medesima sulla base del metodo dell'intesa, nel rispetto dei principi della sussidiarietà e della leale cooperazione".

Articolo 3. "Compiti fondamentali della Regione. La Regione ispira la sua condotta al rispetto dei valori della legalità, della solidarietà e dell'uguaglianza, rimuove ogni ostacolo che impedisca la parità tra uomini e donne, promuove la parità di accesso delle donne alle cariche elettive, rispetta le minoranze e le diverse etnie esistenti sul suo territorio. Comma due: "La Regione tutela il diritto alla vita, alla salute, allo studio e al lavoro. Riconosce i diritti fondamentali della famiglia, delle altre formazioni umane e sociali". Comma tre: "La Regione tutela la lingua, la storia e la cultura della Sardegna, i valori del paesaggio e dell'ambiente, riconosce la più ampia autonomia alle comunità locali e garantisce la piena partecipazione dei sardi, anche attraverso le rappresentanze sociali, culturali, alle scelte fondamentali sullo sviluppo dell'isola, mediante specifici istituti definiti dalla legge regionale." Quarto comma: "La Regione garantisce il diritto dei cittadini a una corretta informazione e vieta situazioni di monopolio dei mezzi di informazione." Quinto comma: "La Regione garantisce ai sardi non residenti sul suo territorio, in quanto costituenti parte integrante del suo popolo, adeguate forme di rappresentanza politica e di partecipazione a iniziative che tendono a favorire il mantenimento del rapporto tra loro e la terra d'origine." Sesto comma: "La Regione assicura a tutti coloro che, pur non essendo cittadini italiani, risiedono nel suo territorio, adeguate forme di rappresentanza politica e amministrativa."

Come si vede si tratta di proposte che tengono semplicemente conto del dibattito che si sta svolgendo in Sardegna in questi mesi sui contenuti della nuova specialità dello Statuto regionale. Dibattito che avrebbe modo di svilupparsi ulteriormente nel caso in cui le componenti più importanti e rappresentative della società isolana, a cominciare dalle autonomie locali, dal mondo del lavoro e dell'impresa, dell'università e della scuola, del volontariato e il movimento a favore delle pari opportunità, venissero direttamente coinvolte nel procedimento di revisione statutaria; ciò per altro sulla base dell'unica ipotesi concretamente praticabile nel rispetto del vigente ordinamento costituzionale, vale a dire sulla base della proposta di legge regionale numero 259, presentata dal sottoscritto consigliere in data 10 ottobre 2001. A qualcuno non piace, ma c'è, è a disposizione.

Tale proposta, lo si ricorda, prevede la nomina di una Commissione consiliare speciale che abbia il compito di redigere una proposta organica di revisione dello Statuto, avvalendosi della consulenza privilegiata di una consulta formata dai rappresentati delle categorie su indicate e delle altre che si ritenessero particolarmente rappresentative della comunità sarda. Non sembrano invece concretamente praticabili, lo si ripete ancora una volta, sempre alla luce del vigente ordinamento costituzionale, né la proposta d'istituzione dell'Assemblea Costituente approvata a maggioranza dal Consiglio, né la proposta recentemente presentata dal consigliere regionale, onorevole Mario Floris, che prevede l'istituzione di una Convenzione costituente del popolo sardo. Per analoghi motivi non si può condividere la tesi espressa in Aula stamane dal consigliere onorevole Piersandro Scano, secondo cui, nella fattispecie, non sarebbe applicabile l'articolo 54 dello Statuto in quanto tale norma riguarderebbe solo la modifica dello Statuto, mentre in questo caso si tratta di scrivere un nuovo Statuto. E` una tesi correttamente espressa, è un tesi suggestiva, è una tesi che io non ho nessuna intenzione di esporre ad un dileggio, non parlo né di impero romano, né di impero ottomano, è una tesi seria, però secondo me, scusate se lo dico, è impraticabile.

Quella dell'onorevole Scano infatti è una tesi in palese contrasto, lo ripeto ancora una volta, col vigente ordinamento statutario che da un lato non distingue tra modifiche più o meno radicali dello Statuto, dall'altro lato esclude, sia pure implicitamente, che lo Statuto possa essere interamente azzerato, non si può azzerare lo Statuto, sarebbe come, qualora si ritenesse di modificare la Costituzione, rifiutare di utilizzare il meccanismo previsto dall'articolo 138. Le Costituzioni e gli Statuti, perché poi anche gli Statuti sono Costituzioni, quando è necessario si aggiornano e si modificano nel rispetto rigoroso del percorso da essi stessi previsto, cioè nel caso della Repubblica italiana dall'articolo 138 della Costituzione e nel caso dalla Sardegna dall'articolo 54 dello Statuto, questa è la strada. Quel che è certo è che non si annullano le Costituzioni e gli Statuti, né tanto meno si gettano via come ferri vecchi ormai inservibili. Ciò può avvenire solo - è ovvio, però bisogna ripeterlo perché qualcuno non se ne vuol rendere conto - nel caso in cui si verifichi un radicale cambiamento del sistema politico; tanto per chiarire, quel che si è verificato oltre cinquant'anni or sono, quando l'Italia è passata dalla dittatura fascista all'ordinamento costituzionale repubblicano.

Per concludere, si ritiene che il Consiglio, ferma restando l'esigenza di chiedere al Parlamento di pronunziarsi con urgenza sulla proposta di legge a suo tempo approvata dallo stesso Consiglio regionale, debba esprimere il proprio parere di merito sulle proposte di legge presentate dai tredici parlamentari sardi oggi al suo esame, tenendo conto che se è vero che lo Statuto regionale dev'essere aggiornato con il contributo di tutta la comunità sarda, di tale comunità fanno parte integrante anche i parlamentari sardi e tutti i consiglieri regionali, legittimi rappresentanti istituzionali della Sardegna.

E visto che ho fatto riferimento al problema delle modifiche statutarie e costituzionali, mi limito ad osservare che queste non sono idee, questa non è la tesi del consigliere che vi sta parlando. Questa è la tesi di illustri costituzionalisti, dei maggiori costituzionalisti che ci sono stati in Italia negli ultimi cinquant'anni: Costantino Mortati per esempio, Alessandro Pizzorusso, Carlo Arturo Iemolo, Vezio Crisafulli, Paolo Barile. Quest'ultimo, recentemente scomparso, in un libro che è tuttora in circolazione, intitolato "Tra Costituzione e Riforme", osserva: "In taluni ambienti politici si torna a parlare dell'opportunità di convocare un'Assemblea costituente, dato il fallimento della Bicamerale." -questo commento risale ad alcuni anni or sono - "Già più volte abbiamo criticato questa ipotesi negli anni scorsi. Converrà riepilogare e raccogliere nuovamente le idee. La prima obiezione è di carattere costituzionale. Per l'esattezza più che incostituzionale l'ipotesi di cui parliamo è fuori dalla Costituzione, anzi, addirittura contro la Costituzione, che non la prevede".

(Interruzione del consigliere Scano)

Il meccanismo è identico, è lo stesso, perché se passa quella regola essa è valida anche per chi vuol cambiare la Costituzione, è la regola di Bossi, la regola di Galan e compagnia cantante, questo è il problema. Gli statuti hanno la stessa dignità delle costituzioni. Siete proprio voi che ne parlate e che lo volete sostenere e adesso, improvvisamente, lo Statuto diventa una cosetta da niente che si può cambiare come si vuole? Beh, non è così. L'articolo 138 consente infatti che vengano varate leggi di parziale revisione costituzionale e anche queste, secondo la dottrina e la Corte Costituzionale, trovano dei limiti. Quello che è certo è che la Costituzione non prevede, in nessun modo, la propria sostituzione integrale, così come non è possibile per lo Statuto, se non facendo saltare per aria tutto, buttandolo nel cestino. Questo è il problema.

E allora, come accade che nella vita dei popoli, si manifestino talvolta delle rotture del sistema che danno luogo alla nascita di Assemblee costituenti. La storia ci insegna che questo accade nei casi del crollo totale di un sistema. Gli esempi sono ben noti e non serve evocarli. Queste sono considerazioni, non mie ma di persone ben più illustri di me, che sottopongo all'esame e al senso di responsabilità dei colleghi. Concludo quindi, confermando ciò che ho detto in precedenza.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio che è momentaneamente assente. Successivamente è iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo ora perché il mio intervento sarà brevissimo, potrei chiedere il resoconto dell'intervento dell'onorevole Scano e sottoscriverlo. Per cui cercherò di non fare un intervento ripetitivo delle motivazioni già contenute nella relazione dall'onorevole Fantola, e nell'intervento, ancor più esplicativo, dall'onorevole Scano. E poi devo dire che è alquanto imbarazzante, è stato già detto altre volte, parlare in un'Aula semi deserta e, ahimè, in gran parte distratta, però forse anche giustamente distratta, perché le interpretazioni nel merito, nella sostanza e nel metodo, credo che siano state già ampiamente sottolineate dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. Non si è riusciti a trovare un'intesa, un'intesa che sicuramente avrebbe facilitato il percorso delle istanze di tutto il popolo sardo.

Certo, non posso esimermi dal sottolineare che in alcuni interventi, soprattutto della giornata di ieri, si sottolineava che un tema così importante meritava la presenza di tutti i consiglieri, ma perché non dirlo?, anche delle rappresentanze più alte del Consiglio. Però, oggi io non vedo la presenza dei consiglieri di quella stessa parte, forse perché il voto potrebbe creare qualche problema. Perché dico questo? Perché è evidente.

PIRISI (D.S.). Siamo più di voi!

SPISSU (D.S.). Guarda alla tua sinistra non solo alla tua destra!

CAPELLI (U.D.C.). Riprendo da dove ho interrotto e dico che ha sbagliato l'onorevole Spissu dicendomi di rivolgermi alla mia sinistra, io ho guardato dietro di me, e questo forse gli è sfuggito. Questo per sottolineare che è vero che il tema è di fondamentale importanza, però, a mio avviso, io per primo pecco nel non riuscire a far sentire di fondamentale importanza questo tema a chi sta fuori da quest'Aula.

Noi avevamo anche stamani delle scolaresche qui ad ascoltarci. E` difficile, con questi toni, con queste assenze, purtroppo, lo devo dire, con questa mancanza forse anche di trasporto per un tema così importante, far capire a chi ci sta ad ascoltare - l'onorevole Spissu continua a disturbare -, far capire ai giovani, far capire a chi ci ascolta, l'importanza di questo tema, del perché oggi noi qui discutiamo di costituente, discutiamo di modifica dell'articolo 54, delle proposte di legge dell'onorevole Anedda e più e Cabras e più. Tengo a sottolineare che tra i sottoscrittori di quei documenti, fortunatamente, ma non si tratta di fortuna, ma di una scelta e di una convinzione precisa, non sono presenti alcuni Gruppi politici, perché all'interno di un partito come il nostro, che è un partito nazionale, ma i cui rappresentanti regionali sono fortemente radicati in Sardegna, e quindi godono anche di una certa indipendenza, tra livello regionale e nazionale c'è un collegamento stretto ma fatto di discussione e di confronto. Lo stesso confronto e la stessa discussione, probabilmente, non rappresentano una regola per tutti i partiti.

Io credo che i Gruppi dei colleghi, anche dei colleghi del centrodestra, che hanno votato a suo tempo la modifica dell'articolo 54, si siano trovati, come dire, in un certo disagio, nel vedere che le rappresentanze politiche parlamentari si contrapponevano, non avanzavano una proposta, anche forse semplicemente per provocare un dibattito, anche forse semplicemente per poter consentire una dilazione dei tempi, si contrapponevano al voto del Consiglio, e quindi ai Gruppi rappresentati in Consiglio.

E` difficile trasferire all'esterno tutto questo e spiegare perché oggi noi siamo qui a parlare di Assemblea costituente e non parliamo delle problematiche - passatemi il termine - reali, sentite, quotidiane della nostra gente, dalla disoccupazione alla crisi della chimica, alla crisi industriale, a tutti i problemi che ci attanagliano, a tutta una serie di leggi che abbiamo all'ordine del giorno del Consiglio e che aspettano per essere esaminate e esitate. Dobbiamo spiegare perché questo è il tema principale per i nostri valori, per i nostri ideali, che è urgente discutere anche prima di provvedimenti che sembrerebbero, invece, prioritari per le esigenze della nostra gente. E` difficile far capire all'esterno tutto questo, quando in questa stessa Aula ci sono dei tentativi di soprassedere o di rinnegare - forse è una parola grossa - le decisioni che sono già state assunte da questo Consiglio.

Io credo, ma non c'è la controprova per il momento, magari ci sarà nel futuro, che non avrei speso una lira o una parola per contraddire la decisione di questo Consiglio anche se presa a maggioranza, anche se io avessi fatto parte della minoranza contraria a quel voto. E` in gioco, a mio avviso, la dignità, tante volte richiamata in quest'Aula, il valore, l'importanza di questa Istituzione, a volte calpestata; calpestata dalle assenze, dal modo in cui a volte vengono affrontati i temi, con molta distrazione, con molto distacco. Bene, io credo che sia un fatto di dignità di questa Istituzione che deve spiegare le ragioni del suo stesso esistere, del suo stesso essere all'esterno di quest'Aula, rigettare un giudizio.

Non voglio entrare nel merito delle proposte di legge sottoposte al nostro parere, non accetto di doverlo fare, perché sono provvedimenti che comunque vanno contro la linea scelta dal Consiglio regionale, a maggioranza, ma comunque scelta da questo Consiglio. Io quella scelta difendo adesso, e non vado a ricercare soluzioni alternative parlando dei "se" e dei "ma". Se quei "se" e quei "ma" saranno realtà nel prossimo futuro - la Commissione bicamerale mi risulta sia in corso, quanto meno era convocata per le ore 13 e 30 di oggi, non conosco gli esiti della seduta odierna, a tutt'ora, ma presumo che più tardi tutti noi li conosceremo - non lo so, io devo difendere la scelta della suprema Istituzione della Sardegna. Non posso accettare che chicchessia, il firmatario, sardo, bolognese, piemontese o veneto che sia, venga a scrivermi modifiche, perché di ciò si tratta, dello Statuto della Sardegna. Sarà comunque una scelta del popolo sardo e di questo Consiglio valutare eventuali azioni successive, in positivo o in negativo, rispetto ad una risposta romana.

Però avevo promesso di essere breve, ed è uso, nei nostri interventi, a volte, fare citazioni o richiami. Mi sono chiesto perché a volte andiamo a citare o a richiamare persone che hanno costruito la nostra autonomia. Io credo che, non me ne voglia nessuno, poche frasi storiche potremmo richiamare nel futuro pronunciate dagli attuali consiglieri in quest'aula, e questo secondo me è un fatto negativo. Forse in futuro qualcuno le troverà rileggendo gli atti, ma forse noi abbiamo dei riferimenti precisi o abbiamo delle figure trainanti, abbiamo qualcuno in cui credere come i nostri predecessori credevano in Emilio Lussu o Paolo Dettori? Io credo che ci siano delle persone valide in questo Consiglio, ma anche nella società civile e politica della nostra Sardegna, però probabilmente dovremo staccarci da alcuni condizionamenti e credere anche di più, non dico in noi stessi, ma in chi, insieme a noi, svolge questo ruolo.

Ero indeciso su quale di queste due frasi, una di Emilio Lussu ed una di Paolo Dettori, riportare in chiusura di questo breve intervento, però, visto che sono stato breve le citerò tutte e due. La prima è quella di Emilio Lussu rivolta a chi qua ha fatto una scelta, senza offesa, non da sardo autonomo ma partitica. "Io credo" - diceva Lussu -"che i partiti politici ci possano dividere, ma che la Sardegna ci debba unire e penso che ci unirà". Aggiungeva Paolo Dettori: "Chi conosce la storia della Sardegna sa come in passato " - ma io aggiungo anche oggi - "ogni lamento, ogni appello che saliva dalla nostra terra sia rimasto senza risposta".

Io spero che così non sia e che la risposta da parte del Parlamento italiano, da parte del nostro Governo, arrivi quanto prima. Discuteremo dopo sull'esito di tale risposta.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, la difficoltà e quasi l'impossibilità di trovare un accordo intorno al tema in oggetto ci dispiace, ma non ci lascia né rimpianti né amarezze sul modo in cui abbiamo operato, esplorando ogni possibile strada e valutando i passi in avanti che abbiamo realizzato dallo scorso luglio fino a oggi.

Lo abbiamo fatto in vari modi, operando nelle sedi competenti e proponendo un contributo che partiva dalla premessa del deliberato del 31 luglio scorso di questo Consiglio regionale, ma continuando anche a condividere, con coloro che sostengono pareri diversi, l'esigenza di un pronunciamento in tempi rapidi, sollecitando questa pronuncia e addirittura spingendoci fino a riconoscergli un carattere pregiudiziale rispetto alle altre possibili strade.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Abbiamo scritto di una linea sostanzialmente alternativa nel metodo per quel processo di revisione statutaria che comunque il Consiglio regionale ha deliberato. Abbiamo, infine, condiviso il principio di salvaguardare questa iniziativa di riscrittura dello Statuto come prerogativa esclusiva della Regione sarda, del suo popolo e delle sue istituzioni autonomistiche.

Vedete, il percorso di formazione delle leggi, così come la stessa fisiologia riformatrice che possiamo darci, si compone sempre di due parti: una di metodo e una di merito. Noi abbiamo accettato di riconoscere una diversità di metodo, ma voi non avete accettato di confrontarvi su quel merito che molto probabilmente sarebbe stato l'elemento di maggiore unione che noi avremmo potuto trovare.

Abbiamo fatto questi passi avanti, ma abbiamo registrato che da altre parti si è stati immobili. A questo punto ci domandiamo: a chi serve la divisione del Consiglio? E' un po' la ripetizione di quanto sempre avvenuto, il cui richiamo ritroviamo spesso nelle nostre letture, nella nostra tensione a guardare al passato; abbiamo visto il riaffiorare di una cultura atavica della cosiddetta costante resistenziale dei sardi, una caratteristica che oggi possiamo dire ha combattuto quasi allo stesso modo sul terreno delle grandi riforme che la Sardegna ha subito in questi anni, della industrializzazione, degli aspetti culturali, della stessa accettazione delle regole democratiche, del rapporto di perenne diffidenza nei confronti di tutto quello che è il nuovo e che avanza.

Io credo che dobbiamo domandarci insieme a chi serve e chi ci chiede la divisione del Consiglio su questi temi. Io credo che noi abbiamo davanti tre fattori molto importanti sui quali riflettere: il fattore del tempo, compreso quello che è trascorso e che a nostro giudizio ha già indebolito abbastanza la posizione della Regione sarda; l'ha indebolita perché non è vero che il processo di riforma della nostra Costituzione sarda è indifferente rispetto a ciò che matura in mezzo alle nostre mani oggi e nemmeno a quello che maturerà nei tempi frenetici di domani.

Continuare a dividerci e a non volerci unire su questi temi corrisponde al rafforzamento di una cultura istituzionale contraria alla specialità della nostra autonomia regionale, e infatti vediamo il riaffiorare di relazioni volte a mercificare di volta in volta il nostro rapporto con lo Stato. Se a qualcuno non sembra, stia tranquillo, ma è già così. Vediamo infatti il presidente Pili che si accontenta di recuperare cento miliardi persi per le nostre disattenzioni, o accettare passivamente la nostra permanenza tra le regioni dell'Obiettivo 1 senza invocare il fatto che intorno all'insularità in questi anni abbiamo dibattuto per un riconoscimento che vada al di là delle cose scontate, che quando in questa Regione abbiamo fatto la battaglia per rimanere nell'Obiettivo 1 abbiamo ritenuto che si dovesse andare oltre i parametri usuali; io credo che la stessa immagine della nostra regione, la sua competitività economica, le ragioni geografiche, i ruoli di interscambio internazionali, siano partite oggi aperte e che il tempo che trascorre consumi delle potenzialità di questa nostra regione.

L'altro aspetto è il concetto di comunità sarda, il suo essere popolo. Se sono fuori gioco i parlamentari della Sardegna, se è fuori gioco il Consiglio regionale, se non ha luogo il confronto con il Parlamento, resta il popolo, ma un popolo senza rappresentanti, un popolo senza la dignità democratica che tutti i popoli hanno, e che prima di cancellare vanno salvaguardati e difesi.

Questa delegittimazione non appartiene né a voi né a noi, ed era un punto intorno al quale noi avremmo potuto ripristinare una credibilità di popolo. Quando si invoca il fatto che l'articolo 54 non è mai stato attuale per la Sardegna, su questa strada si invoca un crinale per noi inaccettabile; sulla base di questo principio tutta la nostra carta statutaria oggi vigente potrebbe essere sospesa in attesa, in un tempo tutto sommato di anarchia, della ricerca comune di una nuova regola.

Questo noi non lo possiamo accettare per le lotte di coloro che vengono richiamati e per le conquiste che tutto sommato in questi anni, anche in forza di quella Carta, noi abbiamo fatto. Ma a coloro che hanno avuto responsabilità in quegli anni, e che oggi vengono da noi a dirci che l'articolo 54 non è mai stato attuale, vorrei ricordare che probabilmente non è stato sufficientemente attuale anche a causa della loro insipienza, se oggi ci troviamo di fronte a problemi enormi sui temi della tutela urbanistica e ambientale, della potestà in materia di beni culturali e paesaggistici, del ruolo dei prefetti sul nostro ordinamento, dello stesso ordinamento degli enti locali.

Non mi sembra che siano elementi di secondo ordine, e questo perché noi riconosciamo all'espressione del parere sulle proposte di modifica statutaria non solo il carattere di conflittualità rispetto a un deliberato del Consiglio, ma anche l'adempimento di un dovere che compete alla Regione. La nostra divisione in fondo, colleghi, misura la nostra inadeguatezza riformatrice e porta a maturazione la scarsa credibilità di questo Consiglio regionale in ordine anche alle questioni sul tappeto. L'unità poteva, a nostro giudizio, rafforzare le ipotesi di lavoro futuro sia sul terreno della Costituente, se sarà, sia su qualunque altra prospettiva. Questa divisione rafforza, invece, la potestà parlamentare su quella regionale e rende priva di efficacia, a Roma, la nostra conclamata funzione di protagonisti principali nella costruzione della Sardegna del futuro.

E' questo il carattere del nostro esame di coscienza fatto avendo la serenità di aver esplorato ogni possibile strada, ma io credo che anche in questo caso noi, ancora volta, pur nelle nostre debolezze derivanti da un momento istituzionale non facile e, da un certo punto di vista, anche se negativo, del tutto originale per la specialità della nostra autonomia, siamo noi stessi, viviamo questa costante resistenziale che non ci consente di guardare al futuro in termini diversi.

Al collega Capelli, conclusivamente, mi sento di dire che a noi hanno insegnato che la memoria dei nostri predecessori si onora praticandone le virtù e non balbettando spezzoni delle loro battaglie ideali e morali.

Anche in questo senso noi abbiamo fatto il nostro dovere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che se facciamo una valutazione sulla presenza in aula, nella giornata odierna e anche nella giornata precedente, al dibattito sulle due proposte di legge nazionali, il nostro bilancio non possa essere un bilancio altamente positivo, perché al di là dell'indubbio interesse degli interventi che si sono susseguiti e anche della validità delle argomentazioni che sono state poste, c'è forse da esprimere il rammarico per la scarsa attenzione generale che c'è stata, e per la scarsa comunicazione che forse c'è stata all'interno di questo Consiglio, anche perché raramente la comunicazione può avvenire tra coloro che hanno deciso di non comunicare e che stanno ribadendo soltanto delle posizioni già assunte. Io credo che questo sia stato il problema fondamentale che noi ci siamo trovati ad affrontare durante questi due giorni di dibattito, e forse soltanto in questo modo potrebbero essere giustificabili le assenze nei banchi di questo Consiglio o il sostanziale disinteresse che c'è stato per gli interventi che si sono succeduti in aula.

Come da tutte le cose, anche da questo è forse necessario trarre qualche insegnamento, e forse da ciò che si è verificato in questi giorni in aula è opportuno trarre qualche indicazione anche per il futuro; indicazione sul fatto che sostanzialmente è stato sottolineato da entrambe le parti, negli interventi che si sono succeduti, a dieci mesi di distanza dall'approvazione da parte del Consiglio regionale di un disegno di legge che deve essere esaminato dal Parlamento, stiamo ancora discutendo delle strade che devono essere percorse e ciò avviene in presenza di uno scontro dialettico, che si basa su interpretazioni diverse di tipo giuridico su norme, con condimento di una serie di motivazioni politiche che però trovano fondamento sostanziale su quelle che sono le interpretazioni giuridiche. Questa mattina abbiamo sentito per caso, ma forse non soltanto per caso, due interventi, quello dell'onorevole Emanuele Sanna e quello del collega Pier Sandro Scano, che in rapida successione hanno enunciato nel dettaglio, io credo con uno schema dialettico comprensibilissimo e forse difficilmente eguagliabile, le posizioni dei due schieramenti che si confrontano.

Io allora voglio porre a questo Consiglio qualche domanda che vada al di là di quello che già si è sentito sino adesso, anche perché altrimenti altro non farei se non ripetere interventi già svolti, e cioè vorrei chiedere a tutti i colleghi del Consiglio - purtroppo non a quelli che non ci sono, ma a quelli che sono presenti in aula - qual è secondo loro la motivazione per cui a favore della proposta istitutiva della Costituente si sia, alla fine, trovata una maggioranza di colleghi consiglieri che è diversa rispetto a quella che guida il Governo regionale. Fatto inusuale e, tranne che nei casi di votazioni a scrutinio segreto, direi non verificatosi in questa legislatura.

Io credo che ci sia una risposta, e forse la risposta è meno schematica e semplicistica di quella che qualcuno potrebbe ipotizzare. Più volte da parte dei colleghi del centrosinistra, di una parte dei colleghi del centrosinistra, è stata avanzata l'accusa nei confronti della maggioranza di governo, di voler utilizzare il tema della Costituente come un tema con cui impropriamente nascondere alcune sue inefficienze. Probabilmente questi colleghi del centrosinistra ritengono che il centrodestra abbia difeso unitariamente la proposta della Costituente perché molti si sono accodati all'idea, che qualcuno ha proposto, di trarre comunque qualche vantaggio da una proposta che distraesse. Ma non siamo in grado di spiegare come mai la proposta della Costituente abbia trovato significative e qualificate adesioni anche in settori dell'Aula diversi rispetto a quelli del centrodestra. Evidentemente il motivo è che al di là di quelle che sono le coesioni di maggioranza, esistono, su temi come quelli della Costituente, dei modi di sentire che vanno ben al di là delle coalizioni di governo. Io credo che questa sia la risposta migliore e anche la risposta più ovvia.

Quindi la prima riflessione su cui quest'Aula deve soffermarsi è che stiamo andando a toccare un tema sul quale le sensibilità non sono collegate alle appartenenze politiche, ma sono direttamente discendenti da personali modi di vedere le cose che succedono in Sardegna.

Devo dire che dal punto di vista della sensibilità specifica su questi temi forse avremmo pensato che nei settori del centrosinistra questo tipo di sensibilità, per storia, per cultura, per tradizione, dovesse essere addirittura più forte che in altri settori che invece queste battaglie autonomistiche hanno forse iniziato a farle da un numero di anni inferiore. Questo è uno spunto di riflessione che deve senz'altro restare all'attenzione di quest'Aula, e sulle ragioni e i motivi per i quali sulla Costituente si sono associate sensibilità politiche e storie culturali così differenti tra loro, si deve dare una spiegazione, che non può fondarsi sui cavilli giuridici.

Cari colleghi, il motivo che io credo sia il più forte per poter spiegare questo, è che si è capito che al di là della lunghezza dei tempi, al di là delle difficoltà giuridiche, l'unica strada che può portare davvero alla riscrittura dello Statuto dei sardi da parte dei sardi è la strada della Costituente. Allora è inutile che noi andiamo a fare disquisizioni dotte di carattere giuridico e a dare interpretazioni differenziate entrando nel dettaglio e spaccando in quattro le norme per dividerci sulla base di ciò che sostengono le diverse scuole dei costituzionalisti o degli esperti di diritto. E' invece vera un'altra cosa, che o in questa Regione si risveglia uno spirito di autonomia e di sardità che ci dà realmente il diritto e il dovere di essere interpreti con orgoglio della nostra autonomia, oppure hanno ragione tutti coloro che hanno osservato e sottolineato che siamo già in una fase di Regione a Statuto ordinario, che già la riforma del Titolo V della Costituzione ci ha privato di prerogative che noi ritenevamo che fossero nostre per sempre.

Oggi non siamo più in questa situazione, oggi è cambiato tutto, quindi di fronte a una situazione che si è completamente modificata, a questo Consiglio regionale, che per mille motivi oggi è disattento e che per mille motivi oggi non riesce più ad ascoltarsi, spetta di dare uno scossone a quello che dev'essere il comune sentire di tutti i sardi che rappresentiamo, e cioè deve suscitare nelle coscienze dei sardi l'orgoglio e la dignità di un'autonomia che potrebbe essere in tempi brevi negata e diventare del tutto uguale a quella delle altre regioni italiane.

Ecco quello a cui oggi noi dobbiamo pensare, anche nello scrivere e nell'andare a votare l'ordine del giorno con cui concluderemo i lavori dell'Aula di questa sera. Questo dev'essere il punto di riferimento. Su una cosa siamo tutti d'accordo, e cioè che è diritto di questo Consiglio regionale avere risposte da parte del Parlamento. Abbiamo mandato da dieci mesi una nostra proposta di legge, abbiamo il diritto che il Parlamento si esprima su di essa dicendoci se è d'accordo su quello che abbiamo scritto o se su quello che abbiamo scritto, per motivi che argomenterà, l'accordo non c'è. Questo abbiamo diritto di saperlo e questo il Consiglio, nelle sue massime espressioni, ha il dovere di chiederlo perché si abbiano risposte in Parlamento.

Sul resto, signori, andremo a discutere, nel senso che adotteremo le decisioni necessarie rispetto a quelle che saranno le risposte che noi otterremo, ma è evidente che se questo Consiglio regionale ha una propria dignità, e ce l'ha in tutte le sue componenti, quelle di opposizione e quelle di maggioranza, è evidente che questo Consiglio regionale non può pensare che la riscrittura dello Statuto o le iniziative di legge che ad esso spettano vengano vicariate in alcun modo da parlamentari sardi, che sino al giorno in cui questo Consiglio si è espresso niente avevano avuto da dire a proposito delle modifiche dello Statuto sardo.

Io credo che questo sentimento noi dobbiamo oggi riuscire ad interpretare nell'ordine del giorno con cui concluderemo i nostri lavori, e credo che questo sentimento dobbiamo cercare di trasmetterlo, se abbiamo i collegamenti, all'intera società sarda. Un sentimento in accordo col quale in questo Consiglio è forte la sensazione di dignità autonomistica, ed è una sensazione che viene trasmessa con un meccanismo di comunicazione binaria a tutto quanto il popolo sardo, perché oggi la scommessa del popolo sardo è quella di trovare l'unità che possa consentire di scrivere regole, leggi, ipotesi che ci possano, nei prossimi anni, permettere di essere sul serio una Regione d'Europa invece di diventare, come ipotesi alternativa, una delle ventuno Regioni italiane a statuto assolutamente ordinario, e devo dire anche con una storia e una cultura assolutamente ordinarie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Colleghe e colleghi, ribadiamo oggi, con maggior convinzione, la scelta del Partito Sardo d'Azione a favore dell'Assemblea costituente del popolo sardo, per riscrivere lo statuto di autonomia sulle basi della sovranità del nostro popolo, per riformulare il nuovo patto tra il popolo sardo e la Repubblica italiana e l'Europa.

Le motivazioni e le opportunità politiche le abbiamo già espresse in quest'Aula lo scorso 31 luglio, in occasione dell'approvazione della proposta di legge costituzionale e abbiamo avuto modo di ribadirle, nelle numerose iniziative, che insieme al Movimento per la Costituente abbiamo promosso in tutti i centri dell'isola. Siamo convinti, oggi più di ieri, che la strada della Costituente sia la più credibile, quella maggiormente praticabile ed anche quella più largamente condivisa. Rappresenta la proposta che ha raccolto favore e contributi di idee, la proposta più partecipata, perché prevede partecipazione straordinaria e diretta. Da sempre indichiamo lo strumento della Costituente come il più opportuno ed efficace per dare alla Sardegna un'autonomia sostanziale, per scrivere un nuovo Statuto in cui l'identità del nostro popolo sia salvaguardata, ed è proprio il diritto a scrivere la nostra carta costituzionale il primo potere da conquistare. Dunque, la Costituente rappresenta il primo potere da esercitare: questa per il Partito sardo d'azione è un'opzione politica irrinunciabile.

Riteniamo opportuno proseguire in questo percorso di libertà, di modernità e di sviluppo, percorso avviato con la proposta di legge popolare sottoscritta da oltre quarantamila cittadini sardi, concretamente delineato con l'approvazione della proposta di legge costituzionale del luglio del 2001, solo in rare occasioni apertamente contrastato; in alcuni casi velatamente osteggiato o contraddittoriamente supportato, certamente non agevolato dalle decisioni della Commissione bicamerale per le questioni regionali, che non ha provveduto all'esame della legge approvata dal Consiglio regionale, e ha ritenuto utile abbinarla, invece, alle proposte di modifica allo statuto presentate da alcuni parlamentari sardi.

Sulla opportunità politica di queste iniziative legislative, intraprese da rappresentanti di entrambi gli schieramenti, non vi è troppo da aggiungere, se non constatare che le insidie del temuto Parlamento italiano sono in sintonia con l'opera di delegittimazione che, in Sardegna, si va conducendo contro la Costituente, che rappresenta una scelta chiara ed inequivocabile del Consiglio regionale, una volontà liberamente, legittimamente e formalmente espressa; volontà che, a quanto pare, non merita la considerazione di alcuni deputati sardi che, al di là delle differenziazioni partitiche, concordano sulla opportunità di riscrivere il nostro statuto a Roma, nel Parlamento italiano, e non già in Sardegna, da un'assemblea appositamente eletta dai sardi, e che concordano anche sull'opportunità che il Parlamento italiano possa modificare e stravolgere la proposta della nuova carta costituzionale dei sardi, sebbene le decisioni del Consiglio regionale della Sardegna siano di tutt'altro segno e di ben altra prospettiva politica, prevedendo l'attribuzione allo stesso Consiglio di un potere aggiuntivo, quello di poter istituire, appunto, l'assemblea costituente eletta a suffragio universale e diretto, riservando al Parlamento italiano soltanto il potere di approvare o respingere la proposta da essa avanzata, impedendo così che il progetto della nuova carta statutaria dei sardi possa essere emendato dalle due Camere.

Differenze sostanziali, dunque, che evidenziano un netto contrasto tra la proposta di istituire la Costituente e le riduttive proposte di legge costituzionale per la modifica dello Statuto, che giudichiamo improponibili perché continuano a lasciare al Parlamento il potere di scrittura e modifica dello Statuto sardo e perché vogliamo, invece, che l'intera comunità sarda sia chiamata a svolgere tale compito. Dunque senza polemica alcuna e senza strumentali contrapposizioni, noi ribadiamo la nostra preferenza e il nostro sostegno politico al progetto e alla soluzione della Costituente sarda, non trascurando di evidenziare la necessità di certezze sui tempi entro i quali la competente Commissione parlamentare dovrà pronunciarsi sulla proposta di legge approvata il 31 luglio 2001. E` questa un'esigenza dei sostenitori della Costituente, ma rappresenta anche l'esigenza di coloro che sostengono soluzioni alternative.

Tale atteso pronunciamento ha infatti carattere pregiudiziale rispetto alle iniziative parlamentari in materia di statuto, ed è proprio su questa necessità che il Consiglio regionale dovrà pronunciarsi unitariamente. Una richiesta unica, univoca e forte al Parlamento italiano perché si pronunci su una questione vitale per la Sardegna come è quella della riscrittura dello Statuto. Atteggiamenti dilatori non possono essere consentiti, non sono opportuni e sono un danno per l'intera isola, per le legittime necessità di crescita sociale, economica e culturale, per le esigenze di riscatto del nostro popolo.

Riteniamo, dunque, che oggi il Consiglio regionale debba ribadire con maggior forza le ragioni della scelta a favore della Costituente, ma soprattutto debba pretendere dal Parlamento italiano risposte in tempi il più possibile solleciti e rapidi e la certezza di questi tempi. E` vero infatti che al Consiglio regionale non sono bastati cinquantaquattro anni per apportare sostanziali modifiche allo Statuto sardo, nonostante sia inadeguato e in gran parte superato. Ma è altrettanto evidente che non è concepibile continuare a battersi per la Costituente senza avere il conforto di una tempistica certa da parte del Parlamento. L'intero progetto risulterebbe compromesso, la stessa credibilità del Consiglio regionale sarebbe offuscata, l'ostilità del Parlamento italiano troverebbe invece l'ennesima riconferma. Ciò che escludiamo fin d'ora è che un atteggiamento dilatorio possa arrestare il processo avviato dalla proposta istitutiva della Costituente, possa interrompere il filo che lega la società sarda, le istituzioni e i progetti di riforma della nostra autonomia. Continueremo su questa strada insieme con il popolo sardo, magari in altre forme meno ortodosse ma comunque efficaci, determinanti e certamente democratiche.

Due passaggi su alcuni interventi che mi hanno preceduto. Voglio ricordare al collega Balia che noi come partito, da quasi un anno e cioè subito dopo il referendum sulla modifica del Titolo V, abbiamo proposto la costituzione di un'apposita Commissione supportata da almeno due costituzionalisti di indubbia capacità e, perché no?, fama. Non abbiamo ricevuto risposta; è vero che è passato quasi un anno, è vero che il Titolo V giace nel dimenticatoio come se non riguardasse l'intero Consiglio regionale e tutte le forze politiche che ne fanno parte. Per quanto riguarda eventuali bocciature o modifiche del testo, onorevole Balia, noi abbiamo detto, in quella proposta di legge, che non è emendabile perché è necessario che resti a noi il compito di farlo, dobbiamo essere noi gli attori principali di una riforma statutaria, che non può essere modifica dal Parlamento italiano perché questo penalizzerebbe e porterebbe ancora indietro un concetto di autonomia che deve essere senz'altro più alto di quanto non lo sia stato fino a oggi. Onorevole Dore - che non c'è, ma so che qualcuno poi glielo spiegherà - per una lotta di popolo, per la conquista della sua sovranità e della sua libertà, con orgoglio, assoluta convinzione e con grande piacere vorrei essere definito "eversivo" e dico di più, perché è la mia storia, ma soprattutto è la storia del partito che mi onoro di rappresentare, dico che siamo indipendentisti, continueremo a esserlo fino al raggiungimento di questo obiettivo e non valgono a niente neanche le accuse di essere, come qualcuno disse a suo tempo, "mezzo terroristi".

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Grazie signor Presidente. Onorevoli colleghi, oggi per coerenza confermeremo l'idea che lo Statuto della nostra Regione debba essere riscritto attraverso la Costituente e che solo essa riesca a rappresentare un vero movimento di popolo che a noi occorre per ridisegnare la Sardegna.

Il dibattito sulla riforma dello Statuto procede tra alti e bassi, tra ipotesi diverse, provocazioni e tutto sommato, incertezza dei tempi. Stanno affiorando domande, ulteriori preoccupazioni, si cercano scorciatoie, soluzioni semplici e pronte, e si fa strada, ma è un sentimento ancora allo stato latente, che io personalmente non condivido, l'idea che la modifica dello Statuto sia un problema non interessante e nella migliore delle ipotesi, una dotta discussione tra politici attempati, mentre una larga fetta di Sardegna chiede competitività, velocità e forza a dispetto di regole e cultura, a dispetto della nostra storia e di come vogliamo che sia il nostro destino di isolani. Abbiamo precisato, dichiarando il nostro voto favorevole all'Assemblea costituente, di non essere pasdaran di questo strumento, abbiamo sostenuto invece con forza la necessità di un movimento di popolo, forse anche ingenuo e complicato, di un movimento che riuscisse a riportare la questione sarda fuori dall'aula consiliare e che non rimanesse preda di questo nostro assurdo Regolamento. Immaginiamo per un attimo, colleghi, a quale spettacolo assisteremmo se fosse solo il Consiglio a decidere le nuove regole, le nuove filosofie ispiratrici dell'autonomia, con i tempi dell'Aula come li conosciamo e come li pratichiamo soprattutto. Sulla base di ciò, il Gruppo che rappresento, intende confermare quanto detto in questi ultimi mesi. Non ci sono quindi mezze misure, non ci sono strade mediane, ci sono scelte, scelte già fatte e scelte che ci spingono a aprire il contenzioso con lo Stato, a ritrovare l'unità in una lotta comune, se lo Stato e il Governo nazionale decidessero che l'istituzione di una Assemblea costituente fosse davvero troppo.

L'ex Presidente Cossiga ha detto che ogni Regione, se passassero le richieste sarde, sarebbe legittimata a chiedere di scegliersi norme, regole e leggi senza rispettare l'unità nazionale. Può anche essere, ma io mi chiedo: la Toscana è simile alla Sardegna? Il senso delle nostre richieste nasce da una diversità che è fatta, se vogliamo, di elementi retorici: il mare, l'isolamento, l'accerchiamento, la difesa; concetti forse vecchi, eppure possono avere una connotazione di attualità se solo noi fossimo in grado di colorarli della luce giusta. In sostanza, per un popolo anche l'elemento simbolico, come nel nostro caso, ha una sua valenza, non c'è niente di male. Oggi per esempio si parla di un nuovo piano di rinascita, i colleghi della sinistra certo diranno che non è necessario, eppure anche questa idea è in linea con la voglia di disegnare una Sardegna diversa e più nuova; la Costituente entra di diritto in questo campo.

Penso che le due proposte Anedda e Cabras, pur contenendo nel merito concetti condivisibili, sfuggano a ciò che ho appena sostenuto, non badino tanto alla cornice culturale e alla necessità di elementi che facciano grande presa sui Sardi, non si occupino di dare pathos a una vicenda che ha bisogno di molto entusiasmo; non serve il solo tecnicismo e la qualità della norma se manca in fondo l'anima. E` pur vero, comunque, che oramai è necessario aprire un serio confronto sui contenuti.

Oggi le Regioni hanno un potere prima sconosciuto, oggi è tale la porzione di potere che le realtà locali gestiscono che si pensa a nuovi poteri per lo Stato in grado di controbilanciare la capacità delle Regioni di fare ciò che meglio credono. Molti governatori - sono le notizie che leggiamo quotidianamente - hanno un potere di interdizione su tanti provvedimenti che il governo propone. I governatori stessi, come è noto, incidono nella realtà in maniera nettamente superiore a qualsiasi altro amministratore, in molti casi persino di un Ministro, e il Ministro per gli affari regionali, La Loggia, intervenendo recentemente sulla questione, ha detto che vi deve essere un contatto continuo tra le Giunte e il Governo, in modo che non vi sia una straripamento dei poteri ora degli uni, ora degli altri. Addirittura i sindaci delle grandi città, è notizia di questi giorni, chiedono di essere liberi di investire gli utili guadagnati. Albertini, il sindaco di Milano, è pronto per la sua battaglia, l'ha dichiarato proprio ieri. Allora quando si dice che Roma non darà mai il proprio consenso alla Costituente, non è un po' perdere senza neanche combattere? E dov'è finito lo spirito dei sardi, cari colleghi? Noi dobbiamo stare uniti.

La Sardegna non è esattamente un mostro di competitività, la devolution di Bossi darà alle Regioni la possibilità di gestire la sanità, la scuola e la polizia locale. Occorreranno molte risorse, occorrerà un sistema che non può permettersi il lusso di sopportare uno stato di difficile coesione sociale così come si sta delineando in Sardegna. Lo sciopero generale di fine mese non ci fa bene. Io resto dell'avviso che il dialogo sia la strada da percorrere; il sindacato va rispettato ma anche la politica ha i suoi tempi e deve poter decidere, non ci si può alzare dal tavolo se non si è convinti di aver giocato fino in fondo. Ci sono spazi, mi chiedo e ci chiediamo, per riannodare i fili del dialogo? Si vuole guardare al futuro o si preannunciano un'estate e, a seguire, un autunno di dure contrapposizioni? E a cosa porta in ultima analisi lo sciopero? Sono domande che hanno bisogno di risposte, prima o dopo lo sciopero generale, e la parte politica che rappresento è disponibile al confronto senza dogmatismi e senza che nessuno creda di avere la ricetta esclusiva che porti un eccezionale quanto repertino benessere.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a esprimere un parere sulle proposte di legge concernenti lo Statuto speciale per la Sardegna, presentate al Parlamento di Roma. Dico subito che il nostro parere è contrario perché contrastano con la legge votata circa un anno fa in questo Consiglio regionale. La proposta di istituzione dell'Assemblea costituente sarda non rappresenta il primo tentativo di revisione dello Statuto, non è stata la prima volta che si è cercato di aggiornare la Carta fondamentale della Sardegna, e vorrei osservare che ci sono stati diversi tentativi, sia perché questa è una necessità largamente sentita dalla società sarda, sia perché tale riforma è uno strumento indispensabile per la crescita e per colmare i ritardi di quest'isola.

In questo senso, l'approvazione della proposta istitutiva dell'Assemblea Costituente è stata una tappa importante; il movimento per la Costituente ha interessato il Presidente della Repubblica italiana e il Presidente del Consiglio dei Ministri di Roma. Oggi siamo tutti impegnati a difendere le scelte e l'autonomia del nostro Consiglio regionale. In primo luogo, perché ciascuno di noi è il rappresentante di tutti i sardi e poi perché la sede naturale per riscrivere lo Statuto è la comunità sarda e sarebbe un'offesa per l'autonomia fare diversamente.

Ecco perché siamo contrari a proposte confezionate nel Parlamento a Roma, ecco perché non può esserci un conflitto che viene da qualcuno paventato, uno scontro tra il Parlamento e il Consiglio regionale: anzi vorrei dire che noi attendiamo una risposta dal Parlamento e chiediamo che sia una risposta sollecita. Per alcuni versi noi esprimiamo apprezzamento per le due proposte presentate a Roma, da una parte perché sono un contributo sul piano del contenuto e dall'altra perché sottolineano l'importanza, l'attualità e l'urgenza della revisione dello Statuto; ma dobbiamo tener conto che il Consiglio regionale ha scelto e tornare indietro sarebbe come rinunciare a ogni aspettativa di riscrittura, oggi e domani, in questa o in altre forme, con questo o con altri percorsi. Inoltre, ho il dubbio che vi sia un contrasto formale con la legge votata in Consiglio pochi mesi fa; ma in ogni caso, quale credibilità potrebbe avere un Consiglio che si contraddice in così pochi mesi? Ripeto, aspettiamo la risposta dal Parlamento in tempi brevi, anche perché ricordo che il Governo di Roma si è espresso a favore. A mio avviso, in tanti anni mai siamo stati così vicini a questo traguardo; tornare indietro oggi sarebbe come seppellire la necessità di colmare i ritardi della nostra isola.

Tra i contenuti essenziali da indicare nella riscrittura c'è il riconoscimento da parte dell'Europa della nostra insularità, come svantaggio permanente e non modificabile. Su questo tema, signor Presidente del Consiglio, le chiedo di promuovere una seduta congiunta del Parlamento sardo e del Parlamento corso qui a Cagliari. Io penso che nell'Europa delle Regioni la Sardegna debba partecipare alle scelte comunitarie. Per esempio, la scorsa settimana c'è stato un accordo a Mosca tra Unione Europea e Russia sulla fornitura di energia. Avevamo qualche preoccupazione sulle prospettive energetiche della Sardegna; abbiamo appreso invece con grande soddisfazione che il Presidente del Consiglio italiano ha firmato a Algeri l'accordo per il secondo gasdotto, che passerà in Sardegna.

Cari colleghi, dispiace invece notare che noi sardi siamo spesso divisi anche sulle cose più importanti. Dobbiamo tutti pensare in sardo, occorre superare steccati, demagogie e divisioni. Occorre arrivare all'unità dei sardi perché tutti abbiamo detto che ci riconosciamo nella necessità di riscrivere lo Statuto nella nostra terra. In questo senso, dobbiamo concorrere tutti a ribadire la centralità della società civile, politica e culturale sarda nello riscrivere lo Statuto e nello scriverlo dobbiamo valutare il nuovo mercato comune con l'ampliamento a est, la nuova Europa, le strategie internazionali e i nuovi scenari. Ecco, i costituenti dovranno interpretare le necessità di oggi, ma dovranno anche avere la capacità di prevedere gli scenari e le necessità di domani.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, torniamo, anche attraverso l'espressione di un parere così come stiamo facendo oggi, su un argomento che ha già interessato questo Consiglio regionale e sul quale ci siamo divisi, quello cioè, della riscrittura del nostro Statuto, sulla cui necessità cresce la consapevolezza di tutti noi, unitamente a quella di definire un nuovo patto con la Repubblica.

Direi che questa esigenza e questa matura consapevolezza sono cresciute ulteriormente in questi mesi che ci separano dalla prima discussione, e sono cresciute anche perché in questi mesi la Sardegna registra un pesantissimo e grave ritardo, ritardo che si misura attraverso la modifica del Titolo V della Costituzione, ritardo che verifichiamo ogni giorno attraverso le conquiste di spazi maggiori di autonomia da parte di tutte le regioni italiane e di una corrispondente e parallela diminuzione della nostra autonomia, non foss'altro perché non riusciamo a recepire neanche le riforme da attuare con legge ordinaria e ciò che in tutte le altre Regioni è alla portata dei cittadini. Quindi, noi non siamo più una delle Regioni speciali, siamo una Regione che non solo ha perduto la sua specialità e la sua autonomia, ma che è anche in ritardo nell'accoglimento delle conquiste che le Regioni a statuto ordinario stanno ormai facendo, che si stanno consolidando.

Non c'è alcun dubbio, secondo me, che lo Statuto si debba fare in Sardegna, non c'è su questo, lo voglio dire con chiarezza, alcuna divisione. Nessuno di noi ha mai sostenuto che dobbiamo affidare la competenza della riscrittura della nostra Carta statutaria né al Parlamento italiano né ad altri agenti esterni alla Sardegna ed esterni a questo Consiglio regionale. Lo Statuto lo fanno i sardi, e credo che debba essere fatto in Sardegna, ma allo stesso modo sono convinto che il Consiglio regionale non possa essere semplicemente una sede nella quale si smista il traffico, nella quale si danno pareri e nella quale si dice che altri sono incompetenti a pronunciarsi proclamando prima di tutto la propria incompetenza a scrivere e a riscrivere le nostre regole. E questo è un punto di divisione, di divisione dal punto di vista dell'impostazione; chi un anno fa era contro la proposta di legge istitutiva di un'Assemblea costituente, lo faceva con questo punto discriminante. Si riteneva cioè che fosse una sorta di dichiarazione di impotenza da parte di questa Assemblea legislativa che invece ha le prerogative costituzionali per affrontare la materia.

Una differenza e una distinzione che forse nel tempo si è attenuata e che abbiamo cercato di attenuare ritenendo che su questa materia fosse necessario, piuttosto che cercare gli elementi di divisione, provare a ritrovare elementi di comune interesse e di comune lavoro. Perché riteniamo che siamo di fronte a una grande sfida, a una sfida alta, a una sfida che avrebbe bisogno di un gruppo dirigente all'altezza di essa, un gruppo dirigente non subordinato, un gruppo dirigente non subalterno, come invece a noi troppo spesso pare emergere e accadere in questa nostra legislatura. Registriamo spesso una subordinazione culturale, politica e economica; questo accade nei settori della nostra economia, dell'industria e nei settori soprattutto che riguardano l'uso del territorio. Così come da parte nostra c'è rispetto per una decisione del Consiglio regionale non condivisa, allo stesso modo non c'è alcun dubbio che sia apprezzabile, utile, prezioso il contributo che i rappresentanti del popolo sardo in Consiglio regionale e in Parlamento hanno dato perché questo dibattito si avvii e possibilmente si concluda. Da questo punto di vista le proposte dei parlamentari, su cui esprimiamo il parere oggi, sono apprezzabili non solo perché si sono cimentate in questa difficile materia, ma anche perché propongono al Parlamento nazionale testi che giacciono nel nostro Consiglio regionale su iniziava di consiglieri e di onorevoli parlamentari sardi.

In Commissione prima le settimane scorse si è sviluppato un interessantissimo confronto, come ha detto il collega Presidente della Commissione, onorevole Emanuele Sanna, nell'intervento che ha svolto qui questa mattina, un intervento che io condivido largamente e che mi consente di non riprendere tutti i temi che lui ha affrontato; il dibattito in Commissione, dicevo, ha fatto registrare nei toni e anche nei contenuti, significativi passi in avanti e i passi in avanti sono rilevabili anche nelle relazioni depositate in assemblea per l'avvio di questa discussione.

Nelle relazioni Fantola, Sanna Gian Valerio e Cogodi, ci sono, insieme a profonde divergenze, anche numerosi punti di convergenza sui quali sarebbe possibile avviare un proficuo lavoro. Nella Commissione e anche nella discussione in questi giorni in Aula è emersa una sostanziale convergenza sulla necessità di sollecitare il Parlamento perché dia una risposta alla proposta di legge del Consiglio regionale della Sardegna di istituzione di un'Assemblea costituente. Facciamo questo anche perché siamo convinti che sia un nostro diritto e credo che questo superi le diverse opinioni che sulla materia sono state espresse, diverse opinioni che ci sono e che restano. Riteniamo tuttavia che sia un nostro preciso dovere di correttezza istituzionale assumere verso il Parlamento italiano questa posizione, affinché si pronunci su una proposta di legge approvata a maggioranza dal Consiglio regionale sardo.

Dire che il Parlamento deve dare una risposta, ci consente di indicare la sede dalla quale noi attendiamo questa risposta, ma in realtà la sede è neutra, sappiamo bene che le responsabilità nel Parlamento, perché si dia una risposta, si dividono tra chi in Parlamento ha la maggioranza e chi invece sta all'opposizione. Onorevole Corona, lei dice che si è pronunciato il Governo nazionale a favore dell'Assemblea costituente; bene, non capiamo che cosa impedisca che quella maggioranza che ha espresso questo Governo nazionale non prosegua e non proceda nell'esame sollecito della proposta di legge approvata dal Consiglio regionale, così com'era stato promesso e assicurato. Io posso solo rilevare, senza nessuna volontà polemica, un primo problema. Fino a oggi il Parlamento, e per esso la Commissione bicamerale competente per l'avvio della discussione nelle Commissioni di merito, si è espresso con un silenzio assordante. E su questo ritornerò alla fine.

Noi stessi riaffrontiamo oggi in aula la discussione soltanto perché dobbiamo esprimere un parere su una proposta dei parlamentari sardi, altrimenti anche in questa sede la discussione avrebbe continuato a procedere lungo i canali esterni nei quali ha proceduto fin qui. In queste giornate è maturata anche l'opinione che il Consiglio regionale si occupi rapidamente dell'intera materia da disciplinare con legge ordinaria e, quindi, della materia che è di nostra esclusiva competenza. E anche questo io credo che sia un consistente ed importante passo in avanti fatto nella nostra discussione. Siamo d'accordo sull'esigenza di occuparci rapidamente di riforma elettorale, delle competenze, dell'ordinamento, di tutte quelle materie affidate alla nostra esclusiva competenza e, quindi, nella nostra totale e piena disponibilità.

Credo che tutto questo rappresenti certamente un più avanzato terreno di discussione che, indipendentemente dalla forma conclusiva del nostro dibattito, ci consenta di aprire la stagione delle riforme, sia per la parte costituzionale - perché mi pare di intendere in questo modo la disponibilità, manifestata da altri colleghi della maggioranza che mi hanno preceduto, a affrontare nel merito una proposta di nuovo Statuto propedeutica ai lavori della Costituente, dice l'onorevole Fantola, ma il problema non è questo, il problema è che cominciamo comunque a affrontarla e a dire la nostra su questa materia - sia per la parte ordinaria.

Fare oggi queste affermazioni presuppone l'assunzione di impegni precisi slegati dal percorso della possibile istituzione di una Assemblea costituente. E` trascorso infatti quasi un anno dall'approvazione della proposta di legge di istituzione dell'Assemblea approvata dal Consiglio regionale della Sardegna, e il tempo che trascorre senza che niente capiti, non è per il nostro lavoro e in questa materia una variabile indipendente; segna pesantemente la vicenda politica della quale siamo protagonisti, segna pesantemente la responsabilità e il ruolo diverso che ognuno di noi ha in questa Assemblea, il ruolo di maggioranza e di opposizione, qui ed anche a Roma.

La responsabilità: abbiamo il dovere, e di ciò siamo responsabili, di andare avanti, di uscire da questa palude, di abbandonare l'interessata rassegnazione che pervade gran parte del Consiglio, di aprire davvero quella stagione di riforme continuamente evocata e mai praticata.

RESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Giunta. Grazie onorevole Presidente e onorevoli colleghi. Intanto, mi sia consentito rivolgere all'Assemblea le mie scuse per l'assenza involontaria nella seduta scorsa; mi ha tenuto lontano dal Consiglio un appuntamento ormai in programma da tempo che riguardava il futuro assetto del rapporto tra le regioni dell'obiettivo 1 e la Commissione europea competente. Questo è l'impegno che mi ha tenuto lontano dai lavori del Consiglio; qualsiasi strumentalizzazione che da qualche parte è venuta, comunque essa possa essere argomentata, deve tener conto che oggi dobbiamo vivere tutti un nuovo rapporto verso l'Europa e dobbiamo cercare di non essere tagliati fuori da quello che in Europa sta avvenendo.

Detto questo, la Giunta nel valutare il dibattito che vi è stato compiuto, propositivo, su questa materia non può non ribadire una scelta di fondo. Una scelta di fondo che vuole avere come primo elemento, una prima conditio sine qua non, il rispetto dell'autorevolezza di questa assemblea legislativa. Vedete, colleghi, io reputo questo dibattito di oggi, e spero il risultato finale, improntato al rispetto dell'autorevolezza di questo Consiglio regionale. Il Consiglio regionale è sovrano, il Consiglio regionale ha il potere di decidere di deliberare la propria posizione, la propria linea. E questo la nostra Assemblea l'ha fatto e l'ha fatto in maniera puntuale, individuando un percorso; non ci sono altri che ci hanno imposto l'Assemblea costituente, è stata precisa volontà di quest'Assemblea dire che forse negli anni l'inerzia, forse anche la difficoltà di un'Assemblea legislativa ad individuare una strada moderna per porre mano allo Statuto autonomo della Sardegna necessitassero di un fattore innovativo. Il fattore innovativo che il Consiglio regionale, guarda caso, la stragrande maggioranza del Consiglio regionale ha individuato, è quello di poter riscrivere lo Statuto della Sardegna con il contributo di tutti i sardi, sapendo che sì, siamo legittimati, che questo Consiglio regionale, che ogni consigliere regionale è legittimato a riscrivere lo Statuto, ma la grande svolta di questa Assemblea è quella di aver detto "Vogliamo coinvolgere, in una partita che dopo cinquant'anni ha necessità di essere rivista, il nostro popolo". E credo che sia un fatto strategicamente importante che non può essere messo in discussione dopo pochi mesi, cosa che, di fatto, farebbe venir meno l'autorevolezza del nostro Consiglio regionale. Questo Consiglio regionale una scelta l'ha già fatta, chiara, sulla quale nessuno può tornare indietro. Io credo che molte delle parole che ho sentito, anche nel centrosinistra, siano foriere di un atteggiamento positivo, ho sentito molti colleghi del centrosinistra dire: "Quella è la scelta del Consiglio regionale, su quella scelta non bisogna comunque tornare indietro, anche se siamo stati contrari e anche se continuiamo ad esserlo", ma c'è quel dato di fondo che vede il Consiglio regionale come soggetto che decide la strada da perseguire per la riscrittura del nuovo Statuto. E allora è ovvio ed è evidente che il risultato è il sostegno che la Giunta regionale continua a dare, sempre più convintamente, alla tesi che insieme al Consiglio regionale debba esserci l'Assemblea costituente per trovare i contenuti di una nuova autonomia, un'autonomia moderna che sappia fare anche della pluralità e della libertà del coinvolgimento del proprio popolo l'elemento fondante della propria attività. E, vedete, noi in questo incontriamo delle difficoltà, però - e lo dico richiamando un po' le posizioni della maggioranza ed anche, credo, quelle delle opposizioni - come ho detto più volte, questa scelta dell'Assemblea costituente ha un fattore superiore a tutti gli altri che noi dobbiamo assolutamente valorizzare. La gente, il nostro popolo vede troppo lontana l'Assemblea legislativa sarda, sembra un qualcosa che è troppo distante dagli interessi della nostra comunità, abbiamo il compito e il dovere attraverso l'Assemblea costituente di riavvicinare il popolo all'istituzione autonomistica e a questo tema. Io sono convinto che se dovessimo proporre un sondaggio sull'attenzione che la Sardegna ha rispetto al tema delle riforme, ci accorgeremmo che tale attenzione è scarsa, ma questo non è un bene, perché le riforme possono essere lo strumento importante per incidere sul versante economico e sociale della nostra terra, ma non è percepito; abbiamo il compito di rendere percettibile questo legame che c'è tra le riforme e quella sostanza che si chiama pane e lavoro.

Vedete, abbiamo il compito e il dovere di trovare quel giusto equilibrio tra quello che bisogna perseguire sul campo delle riforme e quello che invece sul piano del pane e del lavoro abbiamo il compito di proporre e di realizzare. E' su questa definizione che io credo che il Consiglio regionale abbia trovato quello scatto d'orgoglio per passare dall'inadeguatezza, dall'assenza di una proposta, a una proposta coraggiosa e innovativa come quella della Costituente.

Certo, tutti sappiamo e sapevamo che il percorso non sarebbe stato né facile né rapido, ma questo non è un elemento per abdicare, per rassegnarci a veder mancato l'obiettivo che ci siamo prefissati di raggiungere. Anzi, io credo che chiunque è impegnato, quale rappresentante del popolo, nelle istituzioni della Regione, chi nell'Esecutivo, chi nelle Commissioni, nei banchi del Consiglio, abbia il dovere proprio nel momento in cui vede un rallentamento dell'idea che ha ispirato la proposta di istituire l'Assemblea costituente, quindi di una legge del Consiglio regionale, abbia il compito, senza guardare alle bandiere di partito, di schierarsi a favore di questa proposta. E io personalmente, da questo punto di vista, dico che se anche dovessimo rimanere gli ultimi a sostenere la proposta della Costituente, si tratta di una proposta talmente autorevole del Consiglio regionale che ha come fondamento il coinvolgimento del nostro popolo che nessuno di noi potrebbe venir meno a tale impegno e quindi la mobilitazione su questo tema sarà totale.

Abbiamo bisogno che il Parlamento capisca che l'Assemblea regionale sarda non sta abdicando, ma sta chiedendo di essere protagonista, insieme al proprio popolo, della riscrittura dello Statuto autonomo della Sardegna. Uno Statuto che può nascere anche dal Parlamento italiano, non è vero che non può nascere dalla proposta di alcuni autorevolissimi parlamentari impegnati in prima linea anche nella nostra Regione, nel governo dei nostri partiti, ma io credo che sia assolutamente necessario che il nuovo Statuto nasca attraverso un confronto, piuttosto che da una autonoma proposta da parte di alcuni.

Ed è per questo motivo e sulla base di queste valutazioni che noi riteniamo di non dover esprimere un parere favorevole sulle proposte. Quelle proposte rappresentano certamente un contributo compiuto alla scrittura del nuovo Statuto, ma il percorso deve essere un altro, e io voglio ricordare che la proposta di legge del Consiglio regionale, prevede in termini molto chiari che il Consiglio regionale può proporre all'Assemblea costituente una propria elaborazione.

Ecco, io credo, cari colleghi, cari compagni di viaggio in questa legislatura, di poter dire che il Consiglio regionale ha necessità di puntare su quel "può proporre". Noi abbiamo il compito di impegnarci a riscrivere alcune parti delle regole che possono essere sottoposte all'attenzione dell'Assemblea costituente, quale contributo dell'Assemblea legislativa. Contributi utili, positivi, quelli dei parlamentari, ma certamente intempestivi rispetto a un percorso che era ormai dichiaratamente condiviso dalla maggioranza dell'Assemblea legislativa sarda. E credo, lo dico con estrema chiarezza, che in questa direzione noi avremo il compito e il dovere e di proporre formulazioni nuove che riguardano l'Europa e lo Stato italiano.

Ormai le Regioni a statuto speciale, purtroppo, con la riforma del Titolo V, hanno assunto un ruolo e un potere assolutamente inferiore rispetto a quello delle Regioni ordinarie. Abbiamo statuti che sono assolutamente arretrati rispetto alle potenzialità delle altre Regioni a statuto ordinario. Abbiamo il compito di riaffermare la specialità della nostra Regione, una specialità fondata su un'autonomia che deve passare dal pensiero alla realizzazione, alla capacità di gestire. E in questa direzione credo che questo Consiglio regionale, per l'esperienza dei suoi uomini, possa dare davvero tanto, ma, consentitemi, abbiamo il compito di individuare la formula con la quale la Sardegna deve far valere il proprio ruolo anche in Europa. Si discute nella Convenzione che sta riscrivendo la Costituzione europea delle Regioni partner, cioè delle Regioni che hanno un rapporto più diretto con l'Unione Europea rispetto ad altre. E' indispensabile che noi su questa materia facciamo quanto è possibile. Ho sentito questo pomeriggio l'onorevole Gian Valerio Sanna, che come sapete stimo per la passione politica che anche lui cerca di esprimere in Consiglio, affermare che noi abbiamo abdicato, abbiamo scelto di stare nell'Obiettivo 1, ma di non sposare il tema dell'insularità. Se esaminassimo il rapporto iniziale della riunione di Bari della settimana scorsa, ci renderemmo conto che l'impostazione europea era ben diversa dall'esito finale. Per la prima volta è stato sottoscritto un documento congiunto Stato italiano-Regioni italiane dell'Obiettivo 1, che prevede una specificità che va calcolata con parametri certi proprio rispetto all'insularità, che è, che deve restare e che diventerà il grande cavallo di battaglia di questo Consiglio regionale, se saremo tutti convinti che l'insularità può essere un limite, ma può diventare anche un grande vantaggio. Così come la nostra Regione ha bisogno anche di rafforzare la propria partecipazione alla elaborazione dei trattati di commercio rispetto a quanto previsto dalla norma di attuazione in materia, soprattutto verso i paesi del Mediterraneo perché in questa area la Sardegna, vedasi la partita del metanodotto, giocherà, come deve giocare, un ruolo non soltanto politico, ma anche istituzionale.

E poi c'è la riforma interna, quella che ci deve vedere mobilitati verso la creazione di un rapporto più proficuo nel lavoro che facciamo colleghi, perché, guardate, l'improduttività di cui la Giunta porta la responsabilità, ma che è in capo molto spesso anche all'intera Assemblea, non è il problema di una maggioranza o di una minoranza, credo che sia il problema di un'intera classe politica. In questa direzione io credo che l'Assemblea costituente debba rappresentare quel grande coinvolgimento della società sarda, un coinvolgimento concreto per riscrivere uno Statuto moderno, al passo con i tempi e che sappia rispettare l'autonomia regionale che passa attraverso il Consiglio che ha voluto delegare al proprio popolo il compito di riscrivere lo Statuto regionale.

PRESIDENTE. Sono stati presentati quattro ordini del giorno. Due sono stati presentati dai consiglieri del Gruppo di Rifondazione Comunista e vorrei sapere dall'onorevole Cogodi se hanno intenzione di mantenerli tutti e due.

COGODI (R.C.). Sì.

PRESIDENTE. Bene. Si dia lettura degli ordini del giorno.

LICANDRO, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO COGODI - ORTU - VASSALLO sulle proposte di legge costituzionale concernenti "Statuto Speciale per la Sardegna".

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sul Documento n. 34/A - Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1458 concernente "Statuto speciale per la Sardegna" e sul Documento n. 35/A - Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1459 concernente "Statuto speciale per la Sardegna";

VISTA la relazione presentata dal Gruppo della Rifondazione Comunista (che si allega),

la approva (1)

ORDINE DEL GIORNO COGODI - ORTU - VASSALLO sulle proposte di legge costituzionale concernenti "Statuto Speciale per la Sardegna".

IL CONSIGLIO REGIONALE

considera

Le proposte legislative di iniziativa parlamentare come contributi per la formulazione del nuovo Statuto di autonomia che, in ogni caso, dovrà essere complessivamente elaborato e proposto dalla Comunità Sarda,

sollecita

il Parlamento nazionale per una pronuncia urgente, comunque, sulla proposta di legge già approvata dal Consiglio regionale (ormai un anno fa),

si impegna

sin d'ora, a procedere nella attività preparatoria dei contenuti del nuovo Statuto recuperando e confrontando tutti i contributi già pervenuti o che perverranno in ragione essenzialmente dei diritti fondamentali, individuali e collettivi, da garantire ai cittadini in Sardegna. (2)

ORDINE DEL GIORNO SANNA Giacomo - CORONA - SCANO - MURGIA - DEIANA - CAPELLI - ONIDA - VARGIU - BUSINCO sulle proposte di legge costituzionale concernenti "Statuto Speciale per la Sardegna".

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sul Documento n. 34/A - Richiesta di parere sulla proposta di legge costituzionale n. 1458 concernente "Statuto speciale per la Sardegna" e sul Documento n. 35/A - Richiesta di parere sulla proposta di legge costituzionale n. 1459 concernente "Statuto speciale per la Sardegna";

PREMESSO di aver approvato, in data 31 luglio 2002, la proposta di legge costituzionale che prevede l'inserimento nello Statuto Speciale dell'articolo 54 bis per la disciplina dell'adozione del nuovo Statuto Speciale;

RILEVATO che il punto essenziale della richiamata proposta di legge è l'attribuzione al Consiglio regionale della facoltà di istituire l'Assemblea Costituente, da eleggersi a suffragio universale e diretto, con sistema proporzionale;

CONSIDERATO che l'Assemblea è chiamata ad esprimere il parere previsto dall'articolo 54 dello Statuto sulle proposte di legge costituzionale di iniziativa parlamentare n. 1458 e n. 1459 Camera dei Deputati,

rivolge

in primo luogo, alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica la solenne e forte richiesta di un immediato esame della proposta di legge, approvata da questa Assemblea, nelle competenti Commissioni parlamentari, essendo questo un preciso diritto costituzionale del Consiglio regionale della Sardegna e del popolo che esso rappresenta,

rileva

che le proposte di legge costituzionale n. 1458 e n. 1459 contrastano formalmente e sostanzialmente con la proposta di legge approvata da questa Assemblea e si esprime conseguentemente, affermando che l'adozione del nuovo Statuto non debba avvenire su un testo d'iniziativa parlamentare, ma debba invece scaturire dalla volontà espressa dalla Sardegna, trattandosi delle fondamentali norme costituzionali, ad essa specificamente destinate. (3)

ORDINE DEL GIORNO SPISSU - FADDA - BALIA - DORE sulle proposte di Legge Costituzionali concernenti "Statuto Speciale per la Sardegna".

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sul Documento n. 34/A - Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1458 concernente "Statuto speciale per la Sardegna" e sul Documento n. 35/A - Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1459 concernente "Statuto speciale per la Sardegna";

VISTA la relazione presentata dall'On. Gian Valerio Sanna (che si allega),

la approva (4)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli ordini del giorno numero 1 e 2 ha facoltà di illustrarli.

COGODI (R.C.). Noi abbiamo presentato due ordini del giorno, essendo tre avremmo potuto presentarne anche tre, ci siamo limitati a presentarne due non perché uno rincorra l'altro e, debbo dirlo, neppure per strafare o tentare di strafare.

Il Gruppo della Rifondazione Comunista ha presentato due semplicissimi ordini del giorno per mettere insieme, come è giusto che sia in politica e nelle istituzioni rappresentative, quel binomio di valori che noi vorremmo esprimere e attorno ai quali ci adoperiamo. Un primo valore è dato dalla identità propria, cioè dal proprio punto di vista, dalla propria originale e completa, per quanto possibile, visione delle cose, che quindi non nasce, questa visione, mediata in partenza, e che è appunto l'aspetto della identità propria, che riteniamo sia o dovrebbe essere di ogni forza politica.

Il secondo valore è quello della unità: riaffermando il Gruppo della Rifondazione Comunista valori che noi riteniamo validi, di identità propria, da un punto di vista anche di parte, noi non abbiamo avuto timore in passato, e non lo abbiamo oggi, non solo di rifuggire, ma anche di perseguire obiettivi di maggiore convergenza e di unità di posizioni sulle questioni istituzionali. Convergenze che, ovviamente, non snaturino i diversi punti di vista di partenza, ma che abbiano la capacità di essere buona sintesi, il che non vuol dire miscuglio disordinato di cose, ma salvaguardia dei valori essenziali comuni e condivisi.

Dirò quindi poche parole innanzitutto sul secondo ordine del giorno, o meglio su uno dei due valori che noi proponiamo all'Aula: quello della convergenza utile a tutti sui valori condivisi e sulla produttività anche del lavoro politico e istituzionale. A qualcuno potrà apparire una stranezza che sia Rifondazione, da questo angolo in fondo a sinistra dell'aula, ad avanzare una proposta unitaria in questa materia a tutto il Consiglio, ma se questa proposta è di buonsenso, ma se questa proposta è veritiera, se riflette e richiama diverse verità, differenziati elementi della realtà complessa che questo Consiglio affronta, perché mai non si dovrebbe offrire questo contributo? A meno che non prevalgano elementi di insincerità, di strumentalità ancora una volta, nelle rispettive posizioni delle compagini più numerose, elementi che a noi è parso che per troppo tempo abbiano accompagnato il dibattito politico sulle istituzioni ed anche sul nuovo Statuto e sulle non riforme e che rischiano ancora di permanere e di creare ulteriori danni.

Noi valutiamo che sono essenzialmente tre le questioni che il Consiglio regionale deve affrontare e che le deve affrontare sul piano della responsabilità e della coerenza istituzionale per quello che sono, senza fughe né in avanti, né indietro, né di lato. Prima questione: a norma di statuto di autonomia, il nostro Statuto, norma costituzionale, la nostra Costituzione repubblicana, e della dignità statutaria della nostra Costituzione interna, chi può negare (ed ha ragione il collega Dore su questo punto) che gruppi parlamentari o singoli parlamentari possano presentare proposte di modifica dello Statuto, a maggior ragione se sono parlamentari investiti di un potere di rappresentanza dai sardi. Forse che il cittadino sardo non è il medesimo quando vota il Consiglio regionale, quando vota il Consiglio comunale e quando vota il suo rappresentante nel Parlamento nazionale? O non ha la medesima dignità e diritto al suo rispetto quando elegge tutte le sue rappresentanze istituzionali? Qui non si tratta di gerarchia di organi costituzionali, si tratta di identità, di rispetto del cittadino innanzitutto, di autorevolezza del Consiglio, autorevolezza del Parlamento, autorevolezza innanzitutto della dignità del cittadino. Come si può negare questo diritto costituzionale? Quindi che esista il diritto costituzionale ad avanzare proposte di modifica dello Statuto di autonomia nel Parlamento della Repubblica, questo non è attentato a nessuna dignità. Semmai il Consiglio regionale dovendo, per quella norma costituzionale, esprimere il suo parere (si suol dire "A mio parere, a mio avviso, per quanto penso, e quindi per quanto voglio") può dire "quella proposta per me è buona, è cattiva, è in parte buona e in parte cattiva."

Oppure, e questo è il primo punto del nostro secondo ordine del giorno, il Consiglio regionale può dire: "Io non esamino punto per punto oggi una proposta o più proposte di nuovo statuto, legittimamente presentate. Io, Consiglio regionale della Sardegna, assumo o valuto (quest'ultima è l'espressione che noi abbiamo usato) come contributi legittimi quelle proposte che, insieme ad altri contributi che pervengono e che perverranno, costituiranno il corredo documentale dell'iniziativa mia propria, che intendo assumere in Sardegna e dalla Sardegna, dando dignità di contributo ad ogni proposta legittima". Considerare una proposta come contributo non vuol dire che sia condivisa, può essere anche non condivisa.

Questo è il primo punto. C'è qualcuno in questo Consiglio che può dire "No, non sono d'accordo. Quello non è un contributo." E` un contributo. Se io dicessi di condividerlo avrei già fatto il nuovo statuto, quindi sarei ion contrasto con un'altra idea di percorso che questo Consiglio con la sua proposta di legge ha votato. Ma se io semplicemente lo assumo o lo valuto come uno dei tanti e diversi e differenziati e molteplici, presenti e futuri contributi che legittimamente possono pervenire, non vi è alcun contrasto, però a chi ha il dovere di mettersi a lavoro e di produrre una proposta, non basta dire "lo statuto si fa qui", si fa qui se si fa, però! Ma questo è altro argomento. Quindi il primo punto del nostro ordine del giorno è unitario, obiettivo, imparziale che di più non si può.

Il secondo punto del nostro secondo ordine del giorno tiene in conto che il Consiglio regionale della Sardegna ha votato una proposta di legge presentandola al Parlamento nazionale, assumendo così il potere di iniziativa legislativa, per la istituzione dell'Assemblea costituente. Il problema oggi non è più Costituente sì, Costituente no, se non nell'argomentare politico, se non nel confronto e nella dialettica delle diverse posizioni che mettono insieme strumenti e possibili contenuti. Il problema vero qui oggi è che su quella proposta del Consiglio regionale, non unanimemente, maggioritariamente, però validamente e legittimamente assunta, il Parlamento nazionale, che non è un'astrazione, anche quel Parlamento avrà sue maggioranze possibili, deve pronunciarsi. L'unica altra anomalia che attiene alla Costituente in questa fase è il comportamento del Parlamento nazionale, della sua maggioranza, e del Governo nazionale che, come in tutti i sistemi parlamentari costituisce il motore dell'attività del Parlamento che lo esprime; se quel motore (il Governo Berlusconi) si ingrippa e se quel Parlamento che può decidere, come decide tante cose a maggioranza ed anche con blitz parlamentari, avesse la stessa determinazione sulla Costituente che ha avuto quando ha approvato la legge Fini - Bossi sugli immigrati o quella sulle rogatorie o tante altre questioni, la proposta di legge istitutiva della Costituente l'avrebbe esaminata e, se avesse voluto, approvata. Invece giace lì, giace da un anno, e noi abbiamo di fronte meno di due anni di legislatura regionale entro cui, aspettando un permesso romano, o comunque romano - ora non vorrei usare un'espressione che possa sembrare poco rispettosa del Parlamento nazionale che però ha espresso un governo e ha la sua maggioranza e di fatto su quella proposta accumula un ritardo colpevole e non si esprime - dobbiamo varare la riforma statutaria.

Dica il Parlamento nazionale, la maggioranza nazionale che è in Parlamento, Berlusconi e soci, dicano sì o no alla proposta del Consiglio regionale! Cari costituenti, caro presidente Pili, lei non può invocare l'autorevolezza del Consiglio regionale per dire di non accettare il contributo di parlamentari sardi. Come faccio a dire che non accetto un contributo? In nome dell'autorevolezza di un Consiglio che è messo nel nulla dalla inadempienza grave, colpevole, del Governo nazionale, della sua maggioranza parlamentare, che non dicono né sì, né no, alla proposta del Consiglio?

Ecco allora il secondo punto; noi non esprimiamo una censura politica perché la censura politica, ben si intende, sarebbe elemento di quel punto di identità che riguarda noi, non riguarda altri, e quindi non sarebbe una valutazione obiettiva. Anche su questa seconda questione il nostro ordine del giorno propone una valutazione obiettiva del Consiglio, cioè sollecita il Parlamento nazionale ad esprimersi sulla proposta del Consiglio regionale. E` legittimo, doveroso, è giusto, è obiettivo, è imparziale. Noi non introduciamo nell'ordine del giorno, su questo secondo punto, elementi di valutazione politica, cosa che apparterrebbe, appunto, ad una visione legittima, ma di parte, alla nostra identità e non a quella di altri.

Il terzo punto dell'ordine del giorno, sempre in termini di obiettività, di correttezza, di produttività e di efficacia del lavoro politico e parlamentare di questo Consiglio, che è autorevole non perché lo dice il Presidente o perché lo dice esso stesso, neanche se lo dicessimo tutti che siamo autorevoli e autorevolissimi. Se siamo autorevoli e autorevolissimi e non facciamo niente, non è vero che siamo autorevoli, siamo puramente autoreferenziali, siamo puramente ingordi di parole di presunto prestigio, non saremmo per niente autorevoli, perché l'autorità si esprime nel fare cose utili, non si esprime nel mettersi i galloni. Allora il terzo punto dice: nel contempo che i contributi parlamentari, quelli avuti o quelli che avremmo, si elaborano, e sono contributi legittimi, e per molti versi c'è da auspicare che siano anche contributi utili,nel contempo, mentre il Parlamento nazionale con quella maggioranza si nega e non risponde, e noi lo sollecitiamo a rispondere - risponda come vuole, ma risponda! - nel contempo chi impedisce al Consiglio regionale, con l'autorevolezza di cui il Presidente Pili richiama la portata, di iniziare ad esaminare i contenuti di quella proposta che se ci sarà la Costituente andrà alla Costituente, perché si è detto che nella proposta di legge approvata è previsto che anche questo Consiglio regionale può avanzare proposte alla Costituente? E quale proposta avanza se non ce l'ha? Se non la istruisce, se non la confronta? Oppure, in ipotesi che non venga istituita l'Assemblea costituente, dovendo comunque il Consiglio regionale, a Statuto invariato, avanzare una proposta, avanza una proposta se ce l'ha, se la istruisce, se la elabora. E chi impedisce a questo Consiglio regionale di acquisire elementi di valutazione, di promuovere partecipazione sociale, culturale e istituzionale di base? Quale autorizzazione serve perché questo Consiglio regionale, le sue Commissioni sentano cosa pensano le istituzioni di base, i consigli comunali della Sardegna, non solo i sindaci, i consigli provinciali e le associazioni dei lavoratori, dipendenti e autonomi, e le associazioni del lavoro produttivo! Chi impedisce che questo Consiglio regionale faccia tutto questo oggi se chiede di farlo domani? Quale autorizzazione deve pervenire per iniziare questo lavoro proficuo e dire "Comincio ad avere gli elementi costitutivi di una proposta organica, valida, innovativa, rivoluzionaria (se possiamo dire ancora "rivoluzionaria" prima che Fantola ce lo proibisca e ce lo impedisca facendo incetta ogni giorno di rivoluzioni, ovviamente di parole) chi ci impedisce di iniziare questo lavoro?

Ecco allora il terzo punto: il Consiglio valuta, nel contempo raccoglie tutti i contributi, sollecita e ricerca altri contributi, istruisce la materia, comincia ad elaborare il nuovo Statuto. Naturalmente noi avanzeremo durante questo lavoro le nostre proposte, che sono contenute nel primo ordine del giorno che è più nostro, nel senso che noi vorremmo che il Consiglio regionale, se vuole, approvi anche l'ordine del giorno numero 1, che contiene però la nostra prospettazione, che riteniamo giusta, legittima, utile alla Sardegna.

Noi diciamo che il nuovo Statuto di autonomia dovrebbe essere innanzitutto lo statuto dei diritti del cittadino, uno statuto fatto non di modalità e di procedure ma di obiettivi e di contenuti, di rivoluzione sociale, di cambiamento effettivo e di giustizia, e di un popolo partecipe e colto, di un popolo che non sia tenuto prigioniero nella sua isola, di un popolo che si liberi nella prosperità e nella equità dei rapporti sociali. Questo pensiamo a beneficio di tutti, ma noi di più insisteremo su questi aspetti e su questi connotati del nuovo Statuto, altri con le loro propensioni esprimeranno maggiormente altre indicazioni; il nuovo Statuto nascerà e si comporrà di questi differenziati e convergenti contributi.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

(Segue COGODI.) Ecco pertanto perché due ordini del giorno. Il secondo, però, ed è quello che offriamo maggiormente alla valutazione di tutto il Consiglio regionale, siccome indica in una risoluzione politica del Consiglio, tre punti di obiettività, perché non è che faccia giustizia a tutti contro tutti, no, ma prende atto dei diversi passaggi che sono di fronte al Consiglio regionale, se in termini oggettivi si richiamano i diversi elementi di questo passaggio in cui è impegnato il Consiglio regionale si fa una cosa che sposta un pochino in avanti, migliora la situazione invece di continuare con questa permanente e sterile contrapposizione fra strumenti e contenuti, che alla fine non vede nascere i contenuti e neppure avvicina gli strumenti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo per illustrare l'ordine del giorno numero 3.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, devo dire che c'è un rammarico per il semplice motivo che l'obiettivo che ci si era posti era quello di arrivare ad un ordine del giorno unitario. Noi ci siamo impegnati per poter raggiungere questo obiettivo, convinti che si potesse arrivare a queste conclusioni. Purtroppo il rammarico a cui facevo riferimento poc'anzi rimane, ma rimane anche il fatto di riconoscere che, attraverso il confronto e la dialettica politica che vi è stata già a partire dalle riunioni della Commissione prima, sino a stamattina, alcuni colleghi autorevoli che non condividono la proposta di istituire la Costituente ma che siedono sui banchi dell'opposizione come me, hanno individuato passaggi importanti per riuscire ad impostare un ordine del giorno che potesse tenerci uniti nell'esprimere un parere unanime. Ci ritroviamo invece di fronte ad una serie di ordini del giorno, credo che anche per questo sia necessario non utilizzare formulazioni che possano dare adito a fraintendimenti per chi dovrà poi ricevere ed interpretare la volontà del Consiglio regionale, con un ordine del giorno che certamente non sarà unitario ma sarà approvato a maggioranza, per cercare in tutti i modi di non offrire elementi poco chiari a chi deve interpretare la volontà di questo Consiglio.

Allora è necessario partire dal momento, che noi riteniamo storico, del 31 luglio 2001, quando in quest'Aula si approvò quella proposta di legge nazionale e far sì che la risposta che noi attendiamo ormai da dieci mesi possa arrivare in tempi brevissimi, in modo da avere la facoltà di istituire l'Assemblea costituente. E consideriamo anche importante che, quantomeno sulla tempistica, ci sia una condivisione di tutte le forze politiche in quest'Aula rappresentate, perché siamo convinti che solo attraverso il passaggio dell'Assemblea costituente si possa fare chiarezza e si possa dare finalmente alla Sardegna, non a chi vive politicamente l'esperienza in quest'Aula, ma a chi vive al di fuori di quest'Aula, che sono certamente più numerosi di noi, lo strumento per una riscrittura vera, reale della nostra Carta costituzionale. Quindi va chiarito, per impedire che ci siano fraintendimenti sulle proposte di legge 1458 e 1459 presentate da parlamentari sardi, ma credo che l'abbia chiarito anche nell'ultimo intervento il collega Spissu che ne è fortemente convinto anche lui, che il nuovo Statuto deve essere fatto in Sardegna. Questa affermazione che io ho colto è in netta contrapposizione con le due proposte fatte da parlamentari sardi, perché certamente non sono state fatte in Sardegna, a meno che non si voglia interpretare in tal senso il fatto che le hanno scritte qua e se le sono portate là, ma non è questo il significato che credo lo stesso Spissu, ma anche tutti noi, abbiamo sempre dato al principio fondamentale circa la necessità di riscrivere l'articolo 54 dello Statuto per consentire che su quest'isola, il popolo possa esercitare apertamente e concretamente la propria sovranità, e credo che la sua manifestazione principale sia quella di poter elaborare il nuovo Statuto regionale, aprendo a tutti la possibilità di contribuire senza preclusioni alcune, siano essi parlamentari, liberi cittadini, associazioni, forze politiche e quant'altro, tutti quelli che credono attraverso l'impegno comune di riuscire in questo intento con uno sforzo unitario.

Allora, per impedire che ci siano fraintendimenti, il giudizio sulle due proposte di legge presentate dai nostri parlamentari è che non possono certamente convivere con la proposta da noi approvata. Per noi il giudizio su di esse non è positivo perché si contrappone a ciò che quest'Aula ha approvato dieci mesi fa, cioè il 31 luglio 2001. Di conseguenza la ristrettezza degli ordini del giorno porta a maggior chiarezza, a minor possibilità di sbagliare interpretazione.

La nostra interpretazione resta questa: la legge approvata, la volontà circa i tempi, l'impossibilità di scrivere lo Statuto fuori da quest'isola ma la necessità di farlo in quest'isola, e di conseguenza il giudizio per quanto riguarda le due proposte di legge non può essere certo positivo per il motivo che ho cercato di spiegare poc'anzi.

Le due proposte in esame restano, come qualcuno va dicendo, un contributo. I contributi sono bene accetti. Grazie.

PRESIDENTE. Uno dei firmatari dell'ordine del giorno numero 4, ha facoltà di illustrarlo.

FADDA (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli ordini del giorno ha facoltà di parlare il consigliere Fantola, relatore di maggioranza.

FANTOLA (Rif.Sardi-U.D.R.), relatore di maggioranza. Esprimiamo un parere negativo sugli ordini del giorno numero 1, numero 2 e numero 4. Parere positivo sull'ordine del giorno numero 3.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta in facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere del relatore della Commissione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli ordini del giorno nell'ordine di presentazione. Si vota per alzata di mano se non ci sono state richieste diverse.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi ha fatto richiesta di votazione nominale col sistema elettronico. Occorrono otto consiglieri che appoggino la richiesta del consigliere Cogodi.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PINNA, MANCA, BALIA, SCANO, PUSCEDDU, DEMURU, PIRISI.)

PRESIDENTE. Gli ordini del giorno vengono messi in votazione nell'ordine di presentazione, quindi partiamo dall'ordine del giorno numero 1, a firma Cogodi, Ortu, Vassallo.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(segue la votazione)

PRESIDENTE. Onorevole Pinna vuole dichiarare il suo voto, che risulta nullo?

PINNA (D.S.). Ho espresso voto contrario.

Rispondono sì i consiglieri: COGODI - ORTU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - IBBA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 67

Votanti 67

Maggioranza 34

Favorevoli 3

Contrari 64

(Il Consiglio non approva)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 2.

(segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - DEMURU - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - IBBA - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PIRISI - PUSCEDDUU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SATTA - SCARPA -TUNIS - USAI - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 62

Votanti 62

Maggioranza 32

Favorevoli 24

Contrari 38

(Il Consiglio non approva)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 3.

(segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DETTORI - DIANA - FANTOLA - FOIS - GIOVANNELLI - GRANARA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SANNA Giacomo - SATTA - SCANO - SCARPA -TUNIS - USAI - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - DEMURU - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - IBBA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: FRAU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 69

Votanti 68

Astenuti 1

Maggioranza 35

Favorevoli 43

Contrari 25

(Il Consiglio approva)

L'ordine del giorno numero 4 è in contrasto con l'ordine del giorno numero 3, approvato, quindi non possiamo metterlo in votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

.

SPISSU (D.S.). Non capisco quale sia il contrasto, crediamo che possa essere votato comunque.

PRESIDENTE. E' chiaro che, naturalmente nell'eventualità che fosse approvato, si porrebbe una grossa questione al Consiglio in quanto comunque il contenuto dei due ordini del giorno credo che sia inequivocabilmente in contrasto.

SPISSU (D.S.). Presidente, se vuole possiamo sospendere la seduta per qualche minuto per non fare questa discussione in Aula. A me non pare che siano in contrasto; perché mentre l'ordine del giorno numero 3 contiene un dispositivo e un parere preciso, l'ordine numero 4 in buona sostanza approva la relazione presentata all'Aula dall'onorevole Gian Valerio Sanna.

PRESIDENTE. Ci sono due punti in cui si evidenzia tale contrasto: il primo punto è legato al fatto che la relazione che si approverebbe con l'ordine del giorno numero 4 è una relazione di minoranza, la seconda questione è che comunque il contenuto della relazione di minoranza è sicuramente in contrasto con l'ordine del giorno che è stato approvato.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Volevo ricordare che la Commissione terza è stata convocata per oggi e naturalmente non si è potuta tenere in concomitanza dei lavori dell'Aula. Però volevo ricordare ai colleghi che la Commissione è convocata per domani alle ore dieci.

PRESIDENTE. Il Consiglio verrà riconvocato martedì 11 giugno alle ore 10.00 con l'ordine del giorno che i colleghi già conoscono.

La seduta è tolta alle ore 19 e 16.