Seduta n.305 del 28/02/2007
CCCV SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 28 febbraio 2007
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente SECCI
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 24.
CHERCHI OSCAR, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 21 febbraio 2007 (299), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Marrocu, Masia e Serra hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 28 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge 5-Stat/A,il cui esame prosegue con la votazione degli emendamenti all'articolo 20. Ricordo che l'emendamento numero 781 è stato riqualificato come aggiuntivo. Quindi proseguiamo con la votazione dell'emendamento numero 106.
(Non è approvato)
Metto in votazione gli emendamenti numero 107, 186, 274, 563 e 736 identici.
Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Atzeri, Mario Floris, Cassano, Vittorio Randazzo, Rassu, Amadu, Oscar Cherchi.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 107, 186, 274, 563 e 736.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Rassu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Cherchi Oscar - Moro - Randazzo Vittorio - Rassu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Amadu - Atzeri - Scarpa.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 43
votanti 39
astenuti 4
maggioranza 20
favorevoli 4
contrari 35
(Il Consiglio non approva)
Metto in votazione gli emendamenti numero 108, 187, 209, 262, 275, 564 e 697, identici.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numeri 108, 187, 209, 262, 275, 564 e 697.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cassano - Cerina - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Giorico - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Pittalis - Porcu - Rassu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias.
Risponde no il consigliere: Floris Mario.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Pisano - Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 44
votanti 40
astenuti 4
maggioranza 21
favorevoli 39
contrari 1
(Il Consiglio approva)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Decadono gli emendamenti numero 111, 263, 276 e 702.
(Non è approvata)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
L'emendamento numero 568 è decaduto.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Dovrei mettere in votazione gli emendamenti numero 191, 333 e 698, uguali, che l'onorevole Pinna aveva chiesto di accantonare. Possiamo superare la sospensione?
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. No, la manteniamo.
PRESIDENTE. Manteniamo sospesi gli emendamenti sopra citati, quindi non li votiamo. Però, onorevole Pinna, bisogna che li definiamo perché sono sostitutivi parziali e quindi ci impediscono di procedere.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Presidente, è possibile sospendere brevemente i lavori?
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 34, viene ripresa alle ore 11 e 08.)
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, riprendiamo i lavori. Allora, siamo giunti alla votazione degli emendamenti numero 191, 333 e 698.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Presidente, la sospensione era necessaria e speriamo che sia stata anche fruttuosa. Già sulla formulazione del comma 4 dell'articolo 20, la Commissione lavorò a lungo, noi credevamo, e crediamo, che essa segnasse un elemento di novità e, se volete, anche di ragionevolezza, sulla base dei due emendamenti che sono stati presentati. Una proposta di sintesi, che va nel senso del lavoro fatto anche dalla Commissione, potrebbe essere questa: inserire il periodo "in modo tendenzialmente paritario e comunque", dopo la parola "assessori". In questo modo ribadiamo l'obiettivo finale, che è quello di raggiungere la pariteticità, il carattere paritario, della rappresentanza sapendo che però non è consentito scendere al di sotto della soglia di un terzo. Questa è l'integrazione orale che proponiamo sulla quale chiediamo la convergenza dell'intera Aula.
PRESIDENTE. Allora, onorevole Pinna, il testo dell'articolo, dopo la proposta di modifica, risulterebbe così: "è rappresentato tra gli assessori in modo tendenzialmente paritario e comunque in misura non inferiore ad un terzo". Va bene.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, ringrazio molto i colleghi per l'impegno che hanno assunto. Volevo però rappresentare, intanto, la contraddittorietà dell'articolo così combinato, in cui da un lato si afferma il rispetto del principio delle pari opportunità tra uomini e donne; e poi, si afferma che ciascun genere è rappresentato tra gli assessori, in misura non inferiore a un terzo; ora, si vuole aggiungere addirittura "in modo tendenzialmente paritario", quando il principio delle pari opportunità è chiarissimo ed è uno soltanto. Il principio delle pari opportunità è un principio che afferma la parità e non la tendenzialità di una proposta che potrebbe diventare paritaria. Questo per dire che, secondo me, ancora una volta si sta perdendo un'occasione, un'occasione importante, non per le donne, ma per la società sarda. Una giunta paritaria rappresenterebbe un significativo segnale del riconoscimento della validità del principio della ragionevolezza sociale. Laddove esistono, sono state riconosciute e sono evidenti, in tutti i campi, professionalità in grado di ricoprire con grande competenza, l'incarico di assessore regionale. Del resto, accettare una quota di un terzo, o di almeno un terzo, significherebbe anche gettare una sorta di discredito nei confronti delle donne che attualmente ricoprono l'incarico di assessore, facendo un passo indietro ed affermando che un Presidente della Regione è stato in grado di affermare la presenza paritaria in giunta, mentre un Consiglio regionale nella sua autonomia, nella sua autorevolezza, nella sua visione del mondo, vuole negare questo principio limitandosi ad attribuire alle donne una responsabilità pari a un terzo rispetto a quella dei colleghi uomini. Per questo motivo, non ritengo di dover accettare la modifica proposta e manterrò l'emendamento che è stato proposto sulla parità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Simonetta Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA SIMONETTA (La Margherita-D.L.). Manteniamo la richiesta della parità perché, se fosse stato realizzato quello che da Aristotele ad oggi è stato definito il progetto di vita giusta, noi otto colleghe non dovremmo perorare la causa delle donne, come voi non perorate la vostra. E non già perché essere uomo s'intenderebbe da sé, ma perché si sarebbe, da tempo, affermata una concezione più compiuta e complessa dell'individuo. Invece, ancora oggi il modello dell'impegno sociale, simbolicamente maschile, sembra talora tributario del mito egoico dell'eroe e delle sue relazioni strategiche, assegnando i ruoli in vista della realizzazione di un fine, ricacciando dubbi e dissonanze, differenze e peculiarità individuali non funzionali allo scopo, ed esaltando talora l'aut aut troppo netto del pro o contro, amico e nemico.
Sono invece convinta che il discorso sulla politica dei generi nelle istituzioni dovrebbe partire proprio dalla critica di questi modi di fare politica, una politica ispirata da un universo simbolico femminile implicherebbe l'impegno a superare le fratture prodotte dalla storia, prima di tutto l'antinomia tra io e l'altro, amico e nemico, e non solo nei rapporti sociali, ma anzitutto come frontiera che passa all'interno di uno stesso individuo. Entro tale orizzonte, le specifiche debolezze che si è soliti imputare alle donne, come la difficoltà di fare squadra, la paura del conflitto, assumerebbero un nuovo volto. Fare squadra al femminile è più laborioso, proprio perché più ricche e articolate sono le componenti, anche critiche, da portare nel gruppo. Mentre, il conflitto, come tale, è rigettato perché il femminile non lo ama ma tende ad elaborarlo per poi sanarlo.
Come si risolverebbe, nella prospettiva di una vita più giusta, il problema della rappresentanza femminile nelle istituzioni? Credo in due modi: da una parte osservando buone nuove pratiche ispirate ad una società che, puntando sul proprio sviluppo, si fondi sul merito, con la rispettiva cultura della responsabilità sociale e della valutazione. Una società autenticamente meritocratica presuppone uguali opportunità, mentre il merito è assunto come una qualità socialmente utile e messo a disposizione della collettività, ma una tale società presuppone anche una forte democrazia nell'affermazione degli organi direzionali, in ogni fase intermedia e in rapporto allo stesso obiettivo finale. In tal senso, la scelta di alcune presenze femminili nelle istituzioni o nelle direzioni degli assessorati, al di là del messaggio mediatico, non fa che accentuare…
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, concluda, prego.
SANNA SIMONETTA (La Margherita-D.L.). Sono appena alla metà! Concludo? Va bene. La seconda soluzione consisterebbe nello sviluppo di una politica ispirata al femminile ma, nell'attesa che tutto ciò si realizzi, non passerà molto tempo… bla, bla, bla… è troppo lungo il discorso. Per cui nel frattempo, prima che si realizzi la vita giusta, proporrei di realizzare il criterio della proporzionalità che lega la partecipazione delle donne al concetto di rappresentanza proporzionale, dell'utilità che rivendica il contributo attivo delle competenze femminili e il criterio della differenza che comporta la possibilità di tenere maggiormente in conto gli interessi delle donne, spianando così la via entro la prospettiva storica del possibile, categoria della politica classica, alla realizzazione del modello di una vita più giusta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente,chiedo la votazione a scrutinio segreto di questo emendamento. So che lei mi potrebbe obiettare che sono iniziate le dichiarazioni di voto, ma io formulo ugualmente la proposta in quanto non mi pare che le colleghe che hanno parlato sino ad ora, nei loro interventi, abbiano in alcun modo formulato una dichiarazione di voto. Per cui, credo di esser ancora nella possibilità di chiedere il voto segreto.
PRESIDENTE. Verifichiamo un attimino se è stata fatta una qualche dichiarazione di voto.
(Interruzioni)
URAS (R.C.). L'onorevole Caligaris l'ha fatta.
ARTIZZU (A.N.). Lasciamo alla sua valutazione, Presidente.
PRESIDENTE. Va bene. Colleghi, l'onorevole Caligaris ha detto di essere contraria all'emendamento orale che formalmente, però, non è in Aula, nel senso che è stato proposto dall'onorevole Pinna e naturalmente si vota se c'è un accordo.
Comunque, onorevole Artizzu, la sua richiesta arriva in ritardo e forse è meglio che su questa materia ci pronunciamo apertamente per evitare future discussioni, qualunque sia la votazione che faremo.
Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). Presidente, dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 333 ed esprimo stupore nei confronti delle varie dichiarazioni intorno all'affermazione del principio di pari opportunità, contenuto negli emendamenti presentati insieme alle colleghe e anche sentiti la settimana scorsa.
In questo Consiglio regionale, siamo al paradosso ,che, per affossare gli emendamenti che affermano questo principio, e quindi volgono e vogliono far volgere la democrazia in Sardegna verso il principio della democrazia paritaria, lo si faccia in nome del rispetto nei confronti delle donne: è davvero una vergogna e tutto questo meriterebbe veramente di essere portato all'esterno con nomi e cognomi di chi ha pronunciato queste parole!
Ovviamente voto a favore di questo emendamento, essendo perfettamente consapevole e certa del fatto che, per il livello culturale e politico che abbiamo raggiunto qui dentro e all'interno dei partiti politici, sia assolutamente necessaria una coercizione normativa nei confronti dei partiti politici affinché le donne possano avere giustamente più spazio nelle istituzioni ai livelli più alti.
Onorevole Pinna, io sono perfettamente d'accordo con le parole che hanno chiuso la sua relazione generale intorno alla Statutaria, quando lei diceva " a noi la responsabilità di rendere invece politicamente significativa la massima istituzione democratica"; mi spieghi il senso di " politicamente significativa" se questo non vuol dire che, dal punto di vista politico, la massima istituzione della Sardegna debba essere l'espressione precisa della società sarda e debba essere in grado di rappresentarla, anche e soprattutto nella presenza paritaria degli uomini e delle donne capaci di esprimere i bisogni e le aspettative di questa stessa società di cui siamo rappresentanti.
Allora, mi sembra che, rispetto a questi emendamenti, stiano emergendo tante di quelle contraddizioni e di quelle paure che veramente non trovano giustificazione. Faccio appello alle forze progressiste di questo Consiglio regionale e a quelle, soprattutto, che si apprestano a creare un nuovo soggetto politico, il Partito Democratico, che del principio delle pari opportunità ha fatto un centro significativo della propria proposta politica.
PRESIDENTE. Vi ricordo che sono previsti tre minuti di tempo per la dichiarazione di voto, quindi vi invito a stare all'interno di questo tempo.
CAPELLI (U.D.C.). Posso sapere su quale emendamento stiamo esprimendo le dichiarazioni di voto? Sono arrivato adesso.
PRESIDENTE. Le dichiarazioni di voto sono sugli emendamenti numero 191, 333 e 698, che le presentatrici mantengono. Sono tre emendamenti uguali.
Ha domandato di parlare la consigliera Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COCCO (La Margherita-D.L.). Non mi sono mai ritenuta una femminista perché non mi piacciono le forme patologiche, nel senso che preferisco la normalità anche nella differenza di generi, sento però la necessità - tenuto conto delle molte banalità che ho sentito in quest'Aula quando si parla della differenza di generi - di sottolineare che la parità tra i generi, tra i sessi, è garantita dall'articolo 3 della Costituzione. Ciascuno di noi, che ha studiato un po' di educazione civica, o giurisprudenza o ha frequentato le scuole superiori, sa che l'articolo 3 della Costituzione, nella prima parte, sancisce un principio di uguaglianza formale secondo il quale tutte le persone sono uguali senza differenza di sesso, eccetera, e nella seconda parte, che è l'uguaglianza sostanziale, afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli per un'effettiva partecipazione di tutti alla vita politica. Mi sembra quindi che, dire che si tratta di una riserva o che si tratta di dare alle donne più di quello che possono avere gli uomini, sia veramente una banalità.
Quindi, dico al Presidente della Commissione che non ci stiamo al fatto che solamente un terzo delle donne debbano partecipare per determinati incarichi ma vogliamo la parità del 50 per cento quanto gli uomini. Quindi voto a favore dell'emendamento numero 333, ricordando che la differenza e le disuguaglianze si ottengono facendo partire le persone da una situazione di parità; parità che tra l'uomo e la donna non esistono. Quindi mi pare che il presidente Soru favorendo le donne in questo listino non abbia fatto altro che applicare un principio di uguaglianza costituzionale.
Cito Milani per dire che "fare parti uguali fra uguali è giustizia, ma fare parti uguali tra disuguali è somma ingiustizia".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lombardo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 333 e sono fortemente contraria alla formulazione ipocrita del presidente Pinna perché credo che stamattina si stia consumando una grande ipocrisia.
Già sono intervenuta a proposito dell'emendamento presentato all'articolo 12, per cui tutta l'Aula si è espressa a favore, il quale è stato votato perché si trattava semplicemente di una formulazione di principio: sui principi siamo tutti d'accordo, poi, nel momento in cui bisogna tradurre i principi in atti concreti, ci si tira indietro; questa è una grande ipocrisia.
Mi sarei aspettata da parte della Giunta e della maggioranza - soprattutto da parte del presidente Soru che ha presentato un listino tutto di donne - che si fosse coerenti rispetto a questa posizione che manifesta esclusivamente, invece, una operazione di marketing elettorale che io assolutamente rifiuto. La parità di accesso deve essere alle cariche elettive ma anche alle nomine - soprattutto alle nomine visto che le scelte sono discrezionali - perché abbiamo visto più di una volta che, a parità di competenze o anche molto spesso per competenze superiori delle donne, logiche diverse portano a fare delle scelte in favore del genere maschile. Se noi vogliamo credere in una battaglia di democrazia, bisogna essere conseguenti con degli atti concreti e questo emendamento...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Lombardo. C'è troppo chiasso, colleghi, e questo rende impossibile parlare oltre che ascoltare. Prego onorevole Lombardo, prosegua.
LOMBARDO (F.I.). Questo emendamento dà la possibilità di manifestare la condivisione del principio di uguaglianza, perché noi vogliamo che questo principio venga applicato, non vogliamo dei trattamenti assolutamente privilegiati. Prevedere il 50 per cento di Assessori donne e il 50 per cento di Assessori uomini, è una battaglia di democrazia. Non vogliamo che la questione della parità venga interpretata come una mera contrapposizione fra generi; dobbiamo cambiare la cultura e la mentalità e noi dobbiamo essere i primi a dimostrare di credere nella necessità della presenza delle donne nelle istituzioni, nei partiti politici, ovunque si decide e si amministra, dobbiamo dare il buon esempio. Le donne possono portare un contributo diverso, ne sono fortemente convinta, e spero che in quest'Aula, come ho già detto nell'intervento in sede di discussione generale, il buon senso prevalga rispetto all'istinto di sopravvivenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Corrias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà
CORRIAS (D.S.). Presidente, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 333 e dico che sembra ingeneroso, collega Lombardo, parlare di formulazione ipocrita da parte del presidente Pinna. Io ho partecipato alla discussione in Commissione, su questo tema si è dibattuto molto e devo anche dire che si è fatto uno sforzo notevole, bisogna riconoscerlo, per arrivare alla formulazione di "almeno un terzo". Certamente questo non è sufficiente, personalmente sono per una politica dei risultati e quindi, per la politica dei risultati, se questa Aula, come io non auspico, boccerà questi emendamenti, anche affermare il principio del "un terzo" o del "40 per cento", sarebbe già comunque un passo in avanti. Quindi do atto alla Commissione di aver fatto uno sforzo, io mi ero astenuta nella votazione di questo in particolare, e dico che si comprendono gli sforzi per affermare un nuovo principio, perché da zero a un terzo, insomma, mi sembra già un passo in avanti, anche se non sufficiente.
Stiamo parlando di una legge fondamentale, capisco che ci potrebbero essere, affermando il principio della parità, problemi tecnici, tecnici tra virgolette, sulle nomine e su quant'altro, però, trattandosi proprio di una legge fondamentale, credo che sia il momento di poter fare qualche forzatura.
Stiamo parlando di principi, appunto, che dovranno regolare le nostre cose istituzionali, per i prossimi anni. Quindi siamo ad un passaggio importante e difficile, ci si deve misurare anche con le difficoltà; e la democrazia, io credo, che si dimostri fortemente ancora di più nelle occasioni difficili. Questa ritengo che sia un'occasione irripetibile che la classe politica sarda ha, per essere anche di buon esempio rispetto alle altre Regioni, ormai nella scia di quanto fatto e di quanto si sta facendo negli altri parlamenti e negli altri esecutivi a livello europeo e non solo. Per questi motivi voterò a favore dell'emendamento numero 333.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LANZI (R.C.). Presidente, dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 333 di tutto il Gruppo della Rifondazione Comunista. Rifondazione ha fatto una battaglia importante al suo interno per raggiungere l'equilibrio e la parità, oggi stiamo discutendo di questo, quindi ritengo che anche questa Aula sia matura per fare un passo da parte di un genere, presente al suo interno, atto a riconoscere l'importante ruolo che, nella società, le donne rivestono, e che questo ruolo possa essere rappresentato anche all'interno della Giunta, in misura paritaria degli Assessori. Altro che voto segreto!
Bisogna avere il coraggio di dichiarare in modo esplicito e palese la propria posizione rispetto ad argomenti di questo genere. Un'Aula, che si dice democratica e matura politicamente, ha anche la responsabilità e il dovere di riconoscere che, al suo esterno esiste una realtà diversa, di cui bisogna prendere atto. Le donne, grazie al cielo, sono progredite, hanno studiato, rappresentano, in modo importante ed uguale alla misura maschile, intelligenze che possono essere spese, e soprattutto hanno un modo di vedere e di fare politica diverso che forse a questa Aula servirebbe in misura molto più forte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali personale e riforma della Regione. Presidente, vorrei solo capire se l'emendamento orale, che è stato presentato dal Presidente della Commissione, è stato accolto oppure no.
PRESIDENTE. Dunque Assessore, le cose stanno in questi termini: l'emendamento orale avrebbe potuto costituire un emendamento di sintesi se le presentatrici e i presentatori degli altri emendamenti avessero accolto questa impostazione. Invece, così come si sta evidenziando, i presentatori e le presentatrici degli emendamenti non intendono ritirarli, quindi evidentemente non si riconoscono nell'emendamento orale, per cui votiamo gli emendamenti e poi passeremo al testo, a quel punto valuteremo se l'emendamento orale ha senso di essere proposto. Però prima dobbiamo esaminare gli emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Presidente, intanto vorrei sottolineare che fa piacere vedere giovani studenti che partecipano ai lavori di quest'Aula, in un momento così importante della vita politica di questo Consiglio regionale. La mia sarà una breve dichiarazione di voto sugli emendamenti numero 191, 333 e 698. Dopo aver dato ampi poteri al Presidente, per quanto riguarda la scelta degli Assessori regionali, io credo che oggi dobbiamo compiere un atto di coraggio votando a favore di questi emendamenti, io sono firmatario dell'emendamento numero 698. Sinceramente la proposta orale di modifica agli emendamenti che prevedono la parità, o meglio la rappresentanza paritaria in Giunta, tra generi, uomini e donne, credo che sia offensiva per la dignità femminile. Mi pare un tentativo tendenzioso. Allora bisogna avere il coraggio, ed è quello che sta probabilmente mancando alla maggioranza, per fare una scelta seria su questi emendamenti. Chi dice che gli Assessori uomini hanno più capacità delle donne, soprattutto quando questi… scusate… Presidente, chiedo che ci sia un po' di rispetto nell'aula quando si parla!
PRESIDENTE. Chiedo di fare silenzio ai colleghi e anche nelle tribune. Prego, prosegua onorevole Pileri.
PILERI (F.I.). Chi dice che gli Assessori uomini hanno più capacità delle donne, soprattutto quando questi non hanno il mandato popolare? Questa è una domanda. Quindi ribadisco il parere favorevole sull'emendamento numero 698, non considerando la proposta orale fatta dal presidente Pinna. Chiedo, e credo che ne abbiamo il dovere, durante e dopo questa approvazione della Statutaria, di non perdere l'occasione e l'opportunità di essere seri e coerenti con noi stessi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cerina per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CERINA (Progetto Sardegna). Presidente, non posso non votare a favore dell'emendamento numero 333 per una serie di motivi: innanzitutto, perché ho una responsabilità come donna e una responsabilità come cittadina che è entrata in questo Consiglio grazie a una scelta che dava spazio alle donne. Questo senza sottovalutare lo sforzo di molti colleghi che non sono stati ipocriti (per piacere, Adriano, perché sennò siete pure indecenti) per aver attuato una serie di strategie di mediazione. Io sono abbastanza consapevole per sapere che la politica è l'arte della mediazione, ma qui si tratta di un'affermazione di principio della Costituzione che va continuamente ribadita. Io so che questo emendamento andrà a finire come le grida di Renzo, di manzoniana memoria, perché la parità viene, dalle Commissioni europee, di anno in anno ribadita: Pechino 1995, 1996, 2001, fino alla quarta Conferenza delle Nazioni Unite e ad una tabella di programma che cerca di raggiungere la parità. Io so che è un percorso duro, però l'affermazione di principio, da quest'Aula, deve uscire. Io vi capisco, cari colleghi, è una questione di mentalità, e la mentalità è la più dura a morire. Noi ricordiamoci che la maggior parte di voi viene da una cultura che aveva come principio severo "ista' che femina", cioè "tu, donna, non devi varcare quel confine di comportamento che il codice della nostra tradizione dà".
Noi stiamo varcando questo confine e ricordatevi che non vi giudicheranno tutte le donne, vi chiederanno conto le vostre figlie che oggi hanno lauree qualificate, conoscono le lingue straniere, vanno in giro per il mondo, tengono testa al padre e alla madre. Quando tornerete a case e vi chiederanno: "Come hai votato, babbo?", dovrete rispondere di aver votato contro la parità delle donne. Vedetevela voi, sarà abbastanza divertente. Però, per questioni di mentalità…
PRESIDENTE. Concluda, prego, onorevole Cerina.
CERINA (Progetto Sardegna). Ecco, allora, mi riserverò all'altro interventola lettura della tabella delle nomine in Consiglio regionale - quelle della Giunta non mi sono pervenute - per vedere, ahimè, le scelte pratiche che voi fate in ordine al rapporto uomo-donna. Interverrò pertanto la prossima volta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, questa materia non è una questione che devono trattare solo le donne, è un problema di tutti, della società, della politica e dunque dei partiti, delle istituzioni e del mondo della cultura. Per questo motivo intervengo ed invito altri colleghi a fare altrettanto in modo chiaro, libero e aperto. Chiedo all'onorevole Artizzu di riflettere sulla richiesta di voto segreto; credo sia un errore politico grave l'averlo richiesto perché consente ai più di nascondere le proprie posizioni e di assumere un atteggiamento pilatesco. In questo Consiglio regionale c'è da tempo una grave sottovalutazione dei diritti civili. Penso alla vergogna sui temi relativi al Difensore civico, al Garante delle persone private della libertà personale, al Regolamento della Consulta delle elette, tre leggi esitate dalla seconda Commissione da tempo e non ancora definite da quest'Aula. Ancora una volta, alla prova dei fatti, emerge una visione al maschile delle pari opportunità, come è affermato chiaramente negli interventi delle colleghe. Da parte nostra, non vi è nessuna strumentalizzazione di questo argomento, perché, nel nostro partito, questa scelta non è solo annunciata ma è praticata.
Ma, al di là delle posizioni di ciascuno di noi e dei nostri rispettivi partiti, il concetto delle pari opportunità deve essere interpretato in un solo modo, così come ha chiaramente espresso anche la collega Caligaris, cioè in senso paritario. E' un salto di qualità che una comunità civile come la nostra deve compiere, sapendo anche che siamo in colpevole ritardo. Voto a favore dell'emendamento presentato dalle colleghe perché è giusto e segna una crescita politica e culturale di questa istituzione. Rivolgo, pertanto, un appello a tutti i consiglieri regionali perché non si lascino sfuggire l'opportunità per dimostrare, nei fatti, che vogliono una società più libera e paritaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, voterò contro gli emendamenti, con piena convinzione, anzi, addirittura, se potessi, voterei contro il comma 4, perché sono totalmente contrario alle riserve indiane, mentre sono per le pari opportunità di accesso. Vi ricordo che voi avete votato, precedentemente, un emendamento che diceva che veniva garantita alle donne l'accesso alle consultazioni. Ridicolo! Un emendamento ridicolo, e l'avete votato voi. Collega Cerina, è la sua Giunta che ha fatto le nomine, con grande discriminazione, e se noi dobbiamo portare ad esempio quello che ha fatto la Giunta, anche nelle nomine assessoriali, non è un buon esempio per le donne. Perciò, parità di accesso. Io lotterò a fianco a voi e, anche se non ci sarete voi, lotterò comunque per la parità di accesso, perché il sistema sociale cambi e dia le pari opportunità alle donne, perché siano poste nelle stesse condizioni degli uomini per poter fare politica, per accedere alle pubbliche amministrazioni, per poter essere parificate degnamente.
In tutto questo sono a fianco delle donne e di chi sposa questi principi, ma sono totalmente contrario alla costruzione di riserve indiane e il buon esempio di questa amministrazione sicuramente non c'è. Non parlo del listino, è una scelta prevista per legge, non parlo di quello. Ognuno fa le sue scelte, quando sono previste per legge. Ma precostituire dei percorsi che diano dei diritti che superano i diritti degli altri, non che siano parificati, ma che vengano superati, beh, allora questa è una profonda ingiustizia per tutti, ma soprattutto per le donne. A quei banchi le donne ci devono arrivare perché sono riconosciute loro le proprie capacità, molto spesso superiori a quelle degli uomini, anche come porsi nello studiare i compromessi e nello studiare le soluzioni nell'interesse generale.
Rispetto agli uomini, siete superiori a questo, sicuramente, ma ve lo dovete conquistare come me lo conquisto io. Giustamente dovete avere la parità di accesso, ma non dovete avere la riserva rispetto a nessun altro, che sia di sesso maschile, femminile o altro, tanto per intenderci. Perciò sono contro le riserve indiane e voterò convintamene contro gli emendamenti e il comma 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Se ce ne fosse stato bisogno, l'intervento dell'onorevole Capelli mi ha definitivamente convinto. Io credo, Giovanna, che il confine che hai tracciato tu sia già superato, almeno nella cultura del centrosinistra, basta guardare qualunque documento di qualsiasi nostro partito, a partire dall'unica parte nella quale sono d'accordo sui principi fondanti del Partito Democratico. Insomma, sui principi, o si trova un compromesso nobile, oppure non c'è possibilità di trattativa.
Allora, a me sembra che, se trovassimo una soluzione su questo emendamento, avremmo risolto anche su tutti gli altri articoli e emendamenti che riguardano questa questione. Si è partiti dall'introdurre una misura paritaria e poi aggiungere almeno un terzo. A me sembra che la soluzione sia un tentativo di ragionare attorno a queste cose. Francamente il termine "tendenzialmente" a me non piace, non assomiglia ad una scelta, assomiglia più ad una sorta di concessione che è proprio in contrasto con quello che sto dicendo e con quello che penso. Se riuscissimo a sostituirlo con un altro termine che desse meglio il senso del compromesso e quindi anche della fattibilità delle scelte che stiamo facendo, probabilmente si potrebbe ragionare.
Su queste cose si corre il rischio di dire o cose intelligenti o delle sciocchezze, ma è un rischio che ogni tanto bisogna correre. Io credo che probabilmente il "tendenzialmente" potrebbe essere sostituito dal termine "prioritariamente" che dà un segno diverso alla scelta che si sta compiendo, nel senso che impegna chi poi deve fare queste scelte a fare il massimo per ottenere la misura paritaria. Questo potrebbe un tantino farci fare un passo in avanti. Comunque, se non dovesse passare l'emendamento orale, io voterò a favore dell'emendamento presentato dalle colleghe.
PRESIDENTE. Colleghi, perché non ci siano equivoci, vorrei chiarire che, nell'ordine, si votano prima gli emendamenti delle colleghe, come le ha chiamate adesso l'onorevole Cherchi, e poi si vota il testo con l'eventuale accoglimento dell'emendamento orale; questa è la sequenza, a meno che, chi ha presentato gli emendamenti, non converga su una formulazione del testo, quella che è stata proposta dall'onorevole Pinna o quella che l'onorevole Cherchi ultimamente ha proposto di correggere.
Ha domandato di parlare il consigliere Renato Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LAI RENATO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole e quello dell'UDEUR su questo emendamento, in coerenza con quanto dichiarato e votato, relativamente a questa materia, nell'ambito dell'articolo 12. Non mi sottraggo a qualche riflessione di carattere antropologico e culturale sulla nostra società che non è una società matriarcale, ma è una società "matricentrica", come opportunamente prestigiosi studiosi hanno recentemente messo in evidenza quando si è affrontata la tematica importante del pastoralismo in Sardegna, e autori, al di fuori di quello che è il contesto politico, di assoluta autorevolezza come Bachisio Bandinu hanno sostenuto proprio il valore della donna nella società sarda, anche in quella tradizionale, un valore di equilibrio, di grande apporto nella quotidianità e nella fatica anche di un lavoro importante e fondamentale come quello relativo alla società contadina e pastorale in Sardegna.
Non sono cose di poco conto, anche recenti studi sulla menopausa, io faccio il ginecologo e faccio riferimento a questo contesto culturale, hanno messo in evidenza il fatto che, nella società tradizionale, la donna sarda vive non come senso di privazione ma come grande equilibrio anche questo importante periodo della vita. Sono elementi, questi, che aprono a una visione più attenta, a una visione profonda, tutta la fiducia che deve essere data alle donne anche nell'ambito di quella che è la loro possibilità di avere un ruolo determinante nella vita politica e sociale della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Presidente, lei giustamente ci ha richiamato alla… Presidente, devo parlare con lei…
PRESIDENTE. Sì.
CUGINI (D.S.). Lei giustamente ci ha richiamato alla scansione della votazione; non è un aspetto tecnico, almeno io non lo considero un aspetto tecnico, lo considero un aspetto politico perché interviene nel dibattito. Alle colleghe dico che tengano conto della discussione che c'è in Aula; l'emendamento potrebbe essere bocciato e, l'aver fatto la battaglia e l'aver ottenuto un voto negativo, potrà senz'altro giustificare politicamente l'iniziativa, ma concretamente non porta a casa nessun risultato.
Io voterò a favore del vostro emendamento, consapevole che non c'è la maggioranza perché passi. E' stato fatto un emendamento orale (che si vota successivamente, giustamente, come lei ha detto) dal Presidente della Commissione, il che vuol dire che in Commissione c'è un'attenzione all'evoluzione che avviene nel confronto in Aula. Successivamente il collega Cherchi ha proposto di cambiare il termine che il collega Pinna, Presidente della Commissione, ha proposto, cioè da "tendenzialmente" in "prioritariamente". Io mi dichiaro d'accordo anche su questa ipotesi, o sull'ipotesi Pinna, ma preferirei l'ipotesi Cherchi. Dico alle colleghe che anche per votare "prioritariamente" o "tendenzialmente" ci vuole una maggioranza in Aula e "prioritariamente" è qualcosa in più del testo che viene proposto in discussione.
Allora, io confermo che voto l'emendamento delle colleghe, ma chiedo anche che ci sia un'attivazione da parte delle colleghe, non di tutte, di quelle che hanno chiara la difficoltà nella quale siamo, per fare in modo che "tendenzialmente" o, meglio, "prioritariamente" al voto poi trovi il consenso dell'Aula, perché diversamente perdiamo su un terreno e sull'altro terreno e, siccome si tratta di un aspetto politico e non tecnico, è bene che la politica prenda uno spazio giusto anche in questa occasione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GESSA (Progetto Sardegna). Io sono favorevole all'emendamento. La ragione di questo è perché, in realtà, capisco che le pari opportunità le abbiamo da sempre, praticamente la nostra Costituzione le garantisce. Però se qui non ci fosse stato quel gesto, tra virgolette, di generosità di Soru, questo problema non si discuterebbe, nessuno di noi maschi farebbe questo riconoscimento. Devo riconoscere anche che questo è un risarcimento di una situazione e, pertanto, credo anche che questa, auspicabilmente, sia una situazione che debba essere cancellata e credo che sarà cancellata dalle donne, spero finalmente che le donne che saranno in politica cancellino questa situazione delle quote rosa.
In pratica è anche qui un riconoscimento ad una situazione di discriminazione che è augurabile che scompaia. Io direi che, per ora, queste quote paritarie debbano essere un modo per modificare questa situazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, vorrei segnalare a lei, al Consiglio regionale, che si accendono in questa Aula improvvisamente dibattiti importanti e seri su argomenti delicati che meriterebbero particolare attenzione. Il che dimostra che questa legge statutaria è stata portata avanti per alcune convenienze, ma senza una maturazione da parte di questo Parlamento e di questa Aula. Per alcune convenienze, trattando alcuni temi che invece fanno parte di un corpo unico delle norme che noi andiamo a proporre al popolo sardo, ovverosia la legge elettorale, ovverosia la riforma della Regione, ovverosia la forma del nuovo Statuto e quindi anche la legge di principio.
Io non so, l'ho detto altre volte, a chi convenga questa legge statutaria, che non è presente nelle altre Regioni a Statuto speciale, abbiamo voluto fare un miscuglio di tante cose messe insieme, improvvisamente ci troviamo di fronte al problema delle donne. Esso non va trattato in maniera così superficiale, professor Gessa, nel citare le quote rosa, no, è rappresentato da un argomento che deve essere visto nel complesso dell'architettura e del mosaico che noi vogliamo costruire per la Sardegna, per esempio quanto incide il fatto che noi vincoliamo il Presidente eletto dal popolo che, come dice lo stesso Presidente e la maggioranza, deve improntare nella scelta degli Assessori il rapporto ad un tipo di fiducia personale e di confidenza reciproca che solo lui ha in mente e che solo lui può in qualche modo determinare.
Allora, io non so se rimarrà, dopo, quando noi avremo fatto la legge statutaria, il listino o no. Io credo che, in quest'Aula, molti vogliano contestare il listino nella nuova legge elettorale, che molti vogliano contestare l'incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e la carica di assessore regionale. Allora, se noi vediamo tutto ciò, è inutile che andiamo ad incidere su questi provvedimenti che stiamo facendo perché è qui che deve essere la rappresentanza femminile, in quest'Aula, e partire da questo, perché se si svuota di significato la presenza delle donne nel Consiglio regionale e in quant'altro non ho capito perché appiccichiamo la metà degli Assessori, presi da che cosa? Dalla società civile, ammettendo che noi privilegiamo, invece, il rapporto alla politica o ritornino i partiti, come è giusto che sia in questo Consesso non soltanto regionale, ma anche nazionale? Ecco perché io voterò contro, contro perché non è una cosa meditata ed è una cosa che così non significa nulla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FRAU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole a questo emendamento. Io credo che vada comunque apprezzato il grande lavoro che è stato fatto dalla Commissione e dal Presidente della Commissione nel tentativo di dare risalto a questo importante problema, però sono anche convinto che, in questo momento, contrariamente a quanto appare dal chiasso che c'è in questo momento nell'Aula, stiamo approvando una legge che lascerà un segno per tanti anni nella nostra Regione e sono quindi convinto che una presa di posizione su questo argomento possa in qualche modo influenzare, anche dal punto di vista culturale, l'atteggiamento nei confronti delle donne nella nostra Regione e a livello nazionale.
Voto quindi convintamente a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Ci stiamo esprimendo, su un punto che riguarda, direi, un'impostazione alta di questa legge, con grande libertà e quindi con grande libertà vorrei dire che sarebbe il caso, da parte di tutti, di ristabilire un piano di verità in quello che la Commissione ha fatto. La Commissione sta proponendo, a questo Consiglio regionale, un testo normativo che è il più avanzato in Italia sul versante delle politiche di pari opportunità perché nessuna Regione italiana si è spinta ad incidere, con norma vincolante, sulla composizione dell'Esecutivo regionale. Quindi stiamo ragionando sulle quantità: la Commissione dice "un terzo", altri colleghi dicono "la metà".
Vorrei dire, professor Gessa, che non è vero che la nostra Carta Costituzionale ha sostenuto le pari opportunità; ha sostenuto l'uguaglianza. Solo dal 2001 è stato introdotto il concetto e la Corte Costituzionale, addirittura nel 1999, ha bocciato una legge elettorale che prevedeva l'inserimento alternato, e quindi con vincolo di elezione, di donne e di uomini. Questa che si propone è quindi una discriminazione positiva a favore dei generi che storicamente saranno più deboli. Mi pare che ogni azione positiva di discriminazione tra i generi debba essere scolpita, determinata, definita con molta cura e senza cogliere l'elemento di discriminazione che stiamo inserendo. Lo stiamo facendo in questo determinato periodo storico. E' per questo che io sono contrario alla forzatura della definizione paritaria, però credo che sia anche il caso che, per non dividere il Consiglio, mediaticamente in modo sbagliato, tra quelli che sono a favore degli uomini e delle donne, sia il caso anche di sospendere il voto di questo articolo per trovare un attimo di serenità e una formulazione che accontenti una maggioranza, la più ampia di quest'Aula, dico di quest'Aula, maggioranza e opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Scusi, Presidente, la ringrazio. Vorrei fare una piccola considerazione, signor Presidente, perché sinceramente ciò a cui stiamo assistendo stamattina ha così, veramente, dell'incredibile. Stiamo dando la stura a chi ha detto che questa legge non è stata confezionata in maniera equilibrata e giusta, perché se è vero che ciò che in Commissione è stato prodotto rappresenta una sintesi alta e, diceva poc'anzi il collega Sanna, il punto più avanzato di quanto in Italia oggi ci sia, io capisco che ci siano anche punti di vista differenti, però ciò che mi sfugge è come mai su una questione così delicata non si sia sviluppato nella Commissione un confronto profondo tale da coinvolgere le forze politiche, le forze di maggioranza, le forze della coalizione anche con le opposizioni affinché su questo punto importante e qualificante si trovasse una sintesi alta.
Oggi siamo al caos più totale qui dentro e non credo che questo sia un aspetto che, se verrà affrontato nella maniera così caotica come è stato affrontato, non lascerà segni nel prosieguo di questa legge statutaria. Assistiamo a colleghi che sconfessano palesemente il proprio operato all'interno della Commissione, altri colleghi che sconfessano il Presidente del Gruppo a cui appartengono, in una situazione abbastanza complicata e caotica.
Io, Presidente, a questo punto dico che forse sarebbe bene su questo aspetto soprassedere un attimo e fare un ragionamento più approfondito perché altrimenti, nella situazione nella quale ci troviamo, io ritengo che venga sconfessato platealmente il lavoro che, fino a questo punto, la Commissione ha fatto, se dovesse passare, appunto, l'emendamento che è stato proposto con questa formulazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io voglio intervenire anche perché ho seguito attentamente il dibattito che c'è stato e che c'è in merito a questo emendamento, che è un emendamento sicuramente importante, sul quale credo vada evitata la strumentalizzazione politica, pertanto io parto dal testo originario. Il testo originario dice che, in merito alla pari opportunità fra uomini e donne, ciascun genere è rappresentato in misura non inferiore a un terzo, allora diciamo che è sbagliata la premessa perché, se stiamo parlando di pari opportunità, non possiamo dire che "almeno un terzo" deve essere di un sesso o dell'altro; o non ne parliamo, altrimenti, se ne parliamo, noi riteniamo che la pari opportunità debba essere reale e quindi al 50 per cento. Secondo me, non dovevamo neanche introdurre questo concetto e quindi l'errore è stato compiuto già nella fase di predisposizione del testo che avrebbe dovuto evitare queste discriminazioni.
Io non voglio vincolare nessuno, credo che queste siano scelte da farsi in libera coscienza, per cui ritengo che ogni rappresentante di questo Consiglio, ogni partito, sia libero di esprimere il voto come vuole. Il nostro era un tentativo di creare delle situazioni di non disparità, proprio perchè ritenevamo profondamente ingiusto e sbagliato il fatto che non si parlasse in legge di parità vera. Pertanto, per quanto ci riguarda, noi votiamo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, chiedo la sospensione del voto relativo all'articolo 20, per un fatto molto semplice: la Commissione ha lavorato sulla legge statutaria nel rispetto dell'articolo 15 e non vi ha lavorato in maniera sporadica, né confusa, né improvvisata; la Commissione ha capito perfettamente che uno degli elementi fondamentali è proprio rappresentato, anche a quanto ricordato nell'articolo 15, dal tema circa la promozione della parità di accesso. Bene, credo che sia sbagliato se in questo momento non si riuscisse a trovare una soluzione che si muova nel senso ricordato anche dalla consigliera Barracciu, noi vogliamo rendere significativa questa Aula parlamentare e credo che la significatività abbia bisogno, probabilmente, anche di un supplemento di approfondimento, di maggiore ponderatezza.
Allora, piuttosto che consentire che l'Aula, su un tema che è importante per la Statutaria ma soprattutto anche per la qualificazione dell'attività politica nella nostra Regione, si divida in maniera che forse risponde in questo momento anche ad altre logiche, io chiedo che, sull'articolo 20, ci sia un momento di sospensione proprio perché vogliamo approvare la Statutaria tenendo conto di tutti gli obiettivi che ci hanno animato sin dall'inizio e d'altra parte abbiamo già detto anche che la Commissione ha lavorato, ma un tema così importante deve essere poi verificato e approfondito dall'Aula. Per cui credo che sia semplicemente un gesto di responsabilità che noi in questo modo compiamo.
PRESIDENTE. Colleghi, è stata avanzata una richiesta di sospensione. L'assessore Dadea intende intervenire. Poi abbiamo ancora diverse altre dichiarazioni di voto. Io penso che se dobbiamo sospendere, sia il caso di sospendere adesso perché altrimenti...
SANJUST (F.I.). Presidente, chieda all'Aula se vuole sospendere!
PRESIDENTE. Infatti ho detto "se", onorevole Sanjust.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, io non voglio aggiungere niente a quanto è stato detto, però penso che su un tema come questo, già ampiamente dibattuto in seno alla Commissione, creare una lacerazione all'interno dell'Aula sarebbe fortemente controproducente. Quindi, io mi associo alla richiesta che è stata fatta di una sospensione dell'esame dell'articolo 20 per dare modo di trovare, se è possibile, una mediazione accettabile da tutti su un argomento che merita di trovare il massimo della condivisione e dell'unità all'interno di quest'Aula.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi. Io penso che il Consiglio regionale farebbe bene a valutare la possibilità di trovare una convergenza, la più larga possibile, su una materia sulla quale la divisione non sarebbe né utile né auspicabile, al di là delle posizioni che dovessero prevalere. Poiché non possiamo procedere con gli altri emendamenti e alla votazione del testo senza aver votato questi emendamenti, penso che un approfondimento debba essere fatto in una sede che non sia l'Aula, perché l'Aula, per il modo di lavorare, per i tempi di dichiarazione, eccetera, non consente di formulare mediazioni diverse da quelle che sono sul campo; quindi, io inviterei il Consiglio a fare una valutazione di sospensiva dell'articolo 20, inviterei i Gruppi a mettere in essere tutte le iniziative di confronto e, conclusivamente, tornerei in Aula per la votazione. Quindi, io inviterei i colleghi, anche quei Gruppi più o meno convinti di accettare la sospensione, di accedere all'ipotesi di sospensione che serve per migliorare anche la qualità del nostro lavoro.
Colleghi, io sono costretto a rimettermi all'Aula, dobbiamo votare la richiesta di sospensione della discussione di questi emendamenti e quindi dell'articolo 20.
(Interruzione del consigliere Sanjust)
PRESIDENTE. Colleghi, la votazione è per alzata di mano in questi casi. Colleghi, non è che ci inventiamo ogni volta una regola nuova, è sempre così, si vota solo per alzata di mano. Quindi, votiamo per alzata di mano, invito per cortesia un collega Segretario della opposizione ad aiutarci.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, volevo soltanto avere un chiarimento sulla proposta che stiamo votando, perché non ho ben capito se si tratta di sospendere l'articolo 20 e continuare i lavori d'Aula sugli articoli successivi o se si tratta di sospendere l'Aula per consentire di ragionare insieme sul problema che è rimasto sul tappeto. Nel senso che, se stessimo sospendendo soltanto l'articolo 20 e proseguendo la discussione d'Aula, vorrei anche capire - siccome il tema è un tema che appassiona e che interessa - quale sarà la sede in cui si cerca di trovare un accordo generale e chi saranno i soggetti che parteciperanno alla discussione. Cioè, se si tratta di una discussione interna alla maggioranza o se si tratta di una discussione in cui verrà coinvolto l'intero Consiglio regionale e allora in che modo si troverà questo coinvolgimento.
PRESIDENTE. Si tratta di sospendere l'articolo 20, possiamo sospendere anche i lavori dell'Aula fino alle ore 13, con l'invito ai Capigruppo di... chiedo scusa, colleghi, non possiamo sospendere una serata o una mattinata, insomma!
(Interruzione del consigliere Biancu)
PRESIDENTE. Si sospende l'articolo 20, onorevole Biancu, ma dobbiamo consentire che qualcuno lavori alla soluzione, altrimenti torniamo in Aula esattamente come siamo adesso. Serve per favorire la possibilità di trovare un'intesa maggioranza e opposizione, non solo maggioranza. Allora, questo si può fare o nella pausa del pranzo oppure con una breve sospensione dell'Aula, ma che sia una breve sospensione, intanto abbiamo trascorso tutta la mattina per discutere su questi emendamenti, quindi non penso che sia il caso di sospendere ulteriormente.
(Interruzione del consigliere Porcu)
PRESIDENTE. Onorevole Porcu, su che cosa intende intervenire?
PORCU (Progetto Sardegna). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, siccome sappiamo appunto che è un argomento importante, mezz'ora potrebbe non essere sufficiente, io mi sentirei di proporre ai colleghi di andare avanti per i lavori della mattina analizzando gli articoli successivi fino alle ore 14 e magari stasera riprendere, invece che alle ore 16 o 17, facendo riunire - come abbiamo fatto in altre circostanze per altre provvedimenti - nell'Aula della Commissione alle ore 15 e 30 i rappresentanti dei Gruppi che ritengono di dover dare un contributo alla discussione.
In questo modo eviteremo di tenere i colleghi, magari meno coinvolti, in Aula, che non si sa bene cosa facciano, abbiamo un'ora e mezza di tempo in una sede appropriata per discutere e alle ore 17 possiamo tornare in Aula auspicabilmente con una soluzione, oppure in caso contrario come nessuno di noi auspica andando al voto sull'articolo 20.
Io credo che sia una proposta ragionevole che ci consente di non disperderci adesso in Aula e di dare anche spazio per una discussione a cui giustamente, come ha sottolineato il collega Vargiu, vogliono partecipare tutti indipendentemente dalla collocazione politica. Quindi, la proposta è: alle ore 15 e 30 nei locali della prima Commissione, poi ripresa dei lavori dell'Aula alle ore 17 e adesso fino alle 14 andiamo avanti con l'esame degli altri articoli.
PRESIDENTE. Va bene. Colleghi, non è che adesso apriamo una discussione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io voglio sottolineare che qui ci sono state dichiarazioni di voto. Noi ci siamo espressi, abbiamo dichiarato una posizione, perciò trovo alquanto anomalo che si sospenda in sede di dichiarazione di voto. Perciò io sono contrario a qualsiasi tipo di sospensione, le posizioni sono libere, ognuno si è espresso, ci si misura sulle proposte che ci sono. Non comprendo. Dovremmo accedere altrimenti a nuovi emendamenti orali che, se non c'è l'unanimità, non vengono accolti, insomma, credo che forse sarebbe opportuno che lei sospenda cinque minuti, restando in Aula, per chiarire la procedura, però io mi sono già espresso, e così altri colleghi, e vorrei che sia rispettata l'espressione di voto.
PRESIDENTE. Colleghi, stiamo facendo pronunciare l'Aula sulla richiesta di sospensione che prevede che i Gruppi, e chi per loro, si incontrino alle ore 15 e 30 e che l'Aula riprenda alle ore 17 il suo lavoro con una soluzione o esattamente dal punto nel quale siamo ora con le dichiarazioni di voto naturalmente espresse e con gli emendamenti che, se restano, devono essere conclusivamente votati. Quindi, ci pronunciamo su questa proposta di sospensione che è stata avanzata.
(E' approvata)
Il Consiglio accoglie la richiesta di sospendere a questo punto la discussione sull'articolo 20 e sugli emendamenti e di riprenderla questo pomeriggio alle ore 17. Ricordo che i Capigruppo, e credo coloro che fanno parte della prima Commissione, sono convocati alle ore 15 e 30. Il nostro lavoro prosegue.
Richiesta di procedura abbreviata
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, vorrei sottoporre all'attenzione dell'Aula un problema abbastanza delicato. La Commissione bilancio e programmazione, nella seduta di ieri, ha approvato il disegno di legge per il prolungamento dei termini dell'esercizio provvisorio. Al termine della riunione, da parte dei Gruppi, mi pare forse solo da un Gruppo della minoranza, sono stati richiesti i termini per la presentazione della relazione di minoranza. Siccome mi sembra che sia stato l'onorevole Diana a chiedere i termini, onorevole Diana mi scusi, siccome è stato lei mi pare a chiedere i termini per la presentazione della relazione di minoranza, volevo sottoporre alla sua attenzione ma anche all'attenzione dell'Aula la possibilità, viste le conseguenze che questo può determinare sull'esercizio provvisorio, di ritirare eventualmente tale richiesta, assolutamente legittima; qualora non fosse possibile, a nome del Presidente della Giunta e della Giunta, ai sensi dell'articolo 101, chiederei la procedura abbreviata e quindi la possibilità che si possano dimezzare i tempi per la presentazione della relazione.
Mi permetta di insistere, onorevole Diana, sulla possibilità di questa eventualità abbastanza anomala nella tradizione del nostro Consiglio regionale, e che quindi si possa eventualmente recedere da questa richiesta in modo tale che questo Consiglio possa affrontare immediatamente l'ulteriore proroga dell'esercizio provvisorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, Assessore, è vero che è inusuale, ma tutto sta diventando inusuale in questo Consiglio regionale e in questa amministrazione regionale. Non ci saremmo permessi, così come non lo avevamo fatto nella prima richiesta di due mesi di esercizio provvisorio, ma in questa circostanza ci pare assolutamente opportuno; ora, non dipende solo da me dare una risposta nell'immediato alla Giunta e a questo Consiglio, è chiaro che, alla ripresa dei lavori, eventualmente ci pronunceremo in merito, però voglio dire, che non dobbiamo dimenticarci che noi abbiamo fatto una grande battaglia come opposizione arrivando anche all'atto estremo di occupare l'Aula per costringere, ribadisco "costringere", il Presidente della Regione a consegnarci i documenti contabili per la finanziaria 2007; nonostante il Presidente della Regione anche l'altro giorno abbia dichiarato in Aula che aveva, nella mattinata mi pare di venerdì, consegnato i documenti, ancora, a tutt'oggi, noi non abbiamo i documenti complessivi della manovra finanziaria, il piano di sviluppo regionale e tutti gli altri documenti allegati. Insomma, chiedere a noi, o imputare a noi chissà quali disastri di tipo amministrativo e finanziario per cinque giorni, visto che...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole, ma non è aperto il dibattito...
DIANA (A.N.). Scusi come non è aperto il dibattito? Io apro il dibattito...
PRESIDENTE. Non è aperto, si vota ai sensi dell'articolo 101...
DIANA (A.N.). E allora metta in votazione, Presidente! Di che cosa si sta occupando? Se mette in votazione, riduce i termini, non risolve assolutamente niente e lei, che dovrebbe essere uomo di mediazione, sta complicando la vicenda!
PRESIDENTE. No, onorevole Diana, le chiedo scusa. Lei ha chiesto i termini, la Giunta, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento, chiede che quei termini possano essere dimezzati.
(Interruzione del consigliere CAPELLI)
PRESIDENTE. Le ha chiesto eventualmente di ritirare la richiesta, onorevole Diana.
(Interruzione del consigliere Diana)
PRESIDENTE. Onorevole Diana, lo faccia in un tempo compatibile, non ci si impiega mezz'ora per spiegare che forse si ritira, insomma! Onorevole Diana, concluda.
DIANA (A.N.). Presidente, io avevo già concluso se lei non mi avesse interrotto. Io ho dichiarato che, nel primo pomeriggio, al rientro in Aula ci saremmo pronunciati su questo aspetto, se lei invece vuole mettere in votazione immediatamente il dimezzamento dei termini, lo faccia pure. E' ovvio che cambia tutto quanto.
PRESIDENTE. Non avevo capito che lei proponeva di rinviare al pomeriggio la discussione, onorevole Diana, le chiedo scusa. Quindi, manteniamo la richiesta dell'Assessore e la richiesta di parlarne questo pomeriggio avanzata dall'onorevole Diana. Proseguiamo con l'articolo 21. E' accolta la richiesta dell'onorevole Diana di riparlarne questo pomeriggio. L'onorevole Diana ci dirà se, quella richiesta che è stata avanzata in Commissione, è confermata. Questo è il senso delle cose che ci stiamo dicendo.
Articolo 21, colleghi…
(Interruzione del consigliere Artizzu)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Mi sembrava di aver capito che la prima formulazione della richiesta di sospensione, alla quale peraltro eravamo contrari e rimaniamo contrari, prevedesse che si desse un tempo al Consiglio regionale per discutere della questione riguardante gli emendamenti. L'inserimento di questo nuovo elemento proposto dal collega Porcu, cioè non solo di sospendere, ma anche di infilare in mezzo la prosecuzione dei lavori con altri articoli, non era previsto nella prima formulazione della richiesta di sospensione, per cui io le chiedo di ritornare almeno alla prima richiesta di sospensione, perché questo ritmo… mi scusi…
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, può darsi che abbia qualche difficoltà…
ARTIZZU (A.N.). Ma lei non è che mi può togliere… mi faccia almeno terminare di parlare!
PRESIDENTE. Ma io non la faccio… insomma, onorevole Artizzu, non è che diventa ogni volta…
ARTIZZU (A.N.). …questo ritmo sincopato mi sembra un po' eccessivo, perché stiamo procedendo a pezzetti e a salti.
PRESIDENTE. Va bene. Grazie, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). Se lei vuol fare una sospensione del lavoro, mi sembra più logico che si sospenda e si dia la possibilità al Consiglio regionale di discutere.
PRESIDENTE. Grazie. Abbiamo votato, onorevole Artizzu, di sospendere e di riprendere alle ore 17 e, su proposta avanzata, i Capigruppo hanno deciso di vedersi alle ore 15.30; pertanto riprendiamo l'Aula un'ora dopo il previsto inizio questo pomeriggio, per consentire, più congruamente di quanto possa farsi con mezz'ora di interruzione, che l'argomento che abbiamo sospeso possa essere affrontato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 21. All'articolo 21 sono stati presentati sedici emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti:
Art. 21Funzioni della Giunta regionale
1. La legge provvede a determinare il numero, l'articolazione e le competenze nonché l'organizzazione generale degli assessorati.
2 La Giunta regionale:
a) attua il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente;
b) adotta i disegni di legge e gli altri atti da presentare al Consiglio;
c) approva il regolamento che disciplina la propria organizzazione interna ed il suo funzionamento, nonché gli altri regolamenti di sua competenza;
d) delibera i documenti della programmazione economica e finanziaria e il rendiconto generale e li propone al Consiglio per l'approvazione;
e) delibera i ricorsi alla Corte costituzionale;
f) adotta gli altri atti attribuiti dalla legge alla sua competenza;
g) esercita le funzioni non espressamente attribuite al Consiglio o al Presidente della Regione.
3. Gli assessori, nel rispetto degli atti di direzione politica generale del Presidente, svolgono autonomamente gli incarichi a ciascuno attribuiti. Sono responsabili collegialmente degli atti della Giunta e individualmente degli indirizzi e degli atti che adottano nell'esercizio dei poteri di direzione politica e amministrativa degli assessorati cui sono preposti.
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
Il comma 1 dell'articolo 21è soppresso. (113)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
Alla lett. a) del 2 comma dell'articolo 21sono soppresse le parole "sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente". (114)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Art. 21
È soppressa la lettera c) del comma 2. (264)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
Alla lett. c) del 2 comma dell'articolo 21sono soppresse le parole da "nonché" fino a "di sua competenza". (115)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21
Al comma 2, lettera c), le parole "nonché gli altri regolamenti di sua competenza" sono soppresse. (574)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Art. 21
È soppressa la lettera g) del comma 2. (265)
EMENDAMENTO soppressivo parziale URAS - DAVOLI - LICHERI - PISU - LANZI - FADDA.
Art. 21
La lettera g), comma 2, articolo 21 è soppressa. (310)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Art. 21
Al comma 3 I° rigo dopo le parole "gli Assessori," sopprimere le parole "nel rispetto degli atti di direzione politica generale del Presidente". (266)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - MILIA - CUCCU Franco Ignazio - AMADU.
Art. 21
Al 3 comma dell'articolo 21le parole "e amministrativa" sono soppresse. (371)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Art. 21
La lettera a) è sostituita dalla seguente: "attua il programma di Governo proposto dal Presidente ed approvato dal Consiglio regionale".(44)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
La lettera e) del 2 comma dell'articolo 21è sostituita dalla seguente: "delibera, sentito il Consiglio, sui ricorsi per illegittimità costituzionale e per conflitto di attribuzioni presso la Corte costituzionale, nonché sulle rinunzie agli stessi". (116)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - PISU - LICHERI - LANZI - FADDA - DAVOLI.
Art. 21
La lettera g), comma 2, articolo 21 è sostituita come segue: "g) delibera validamente sulle materie di competenza con la maggioranza dei voti dei suoi componenti". (309)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
Al 3 comma dell'articolo 21le parole da "degli atti" fino al "del Presidente" sono sostituite dalle seguenti: "del programma di governo". (117)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21
Al comma 3, le parole "del Presidente" sono sostituite con: "del Consiglio regionale". (575)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21
Al comma 2, lettera a), subito dopo le parole "degli indirizzi" è aggiunto: "politici del Consiglio regionale". (576)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21
Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente comma: "3 bis. Gli Assessori che ricoprono anche la carica di consigliere regionale rappresentano nelle decisioni collegiali della Giunta l'orientamento dei gruppi consiliari cui sono iscritti in qualità di consiglieri". (577)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere, ha facoltà di parlare il consigliere Pinna.
URAS (R.C.). Come parere del relatore?
PRESIDENTE. Non ci sono iscrizioni a parlare, onorevole Uras!
URAS (R.C.). Come non ci sono iscritti? Sta anche lampeggiando!
PRESIDENTE. Si tratta di un'iscrizione per una dichiarazione di voto precedente, onorevole Uras.
PACIFICO (D.S.). C'è stato sicuramente uno sfasamento!
PRESIDENTE. Va bene, va bene.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io non vorrei che la confusione che si sta determinando per qualche intervento, poi continui…
Allora, sull'articolo 21, intendo intervenire per una brevissima considerazione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue URAS.) Come ben sappiamo, lo Statuto individua tre organi, fra loro distinti, con funzioni distinte, nella Regione: il Consiglio, la Giunta, il Presidente. Per cui è importante, nell'articolo 21, intervenire il più possibile a qualificare al meglio le funzioni della Giunta regionale, come funzioni proprie della Giunta regionale, quindi il dibattito serve a determinare proprio questo, oltre che ad orientare al meglio le stesure eventualmente possibili di questo articolo, determinando una separazione, la più, diciamo, evidente, chiara e possibile, tra il ruolo del Presidente della Regione, che è anche componente della Giunta regionale, e l'organo collegiale di governo.
Noi abbiamo presentato due emendamenti. Uno è molto breve, è un emendamento soppressivo, riguarda la lettera g) del secondo comma dell'articolo 21, l'abbiamo segnalata alla Giunta, l'abbiamo segnalato anche nelle discussioni in Commissione. Cioè determinare che tutte le funzioni, non espressamente attribuite al Consiglio o al Presidente della Regione, confluiscano alla Giunta, ci pare anche tecnicamente un'acrobazia, perché le funzioni, non espressamente attribuite, vanno valutate nella loro natura, per capire se sono riferibili a quelle che ordinariamente, in modo esplicito, sono già state attribuite al Presidente, al Consiglio regionale o alla stessa Giunta, per cui non può succedere che funzioni che sarebbero meglio allocabili presso gli altri organi di amministrazione vengano invece poi attribuite alla Giunta, determinando in questo, anche nella relazione soprattutto col Consiglio, una condizione di sostanziale illegittimità. Il Presidente della Regione, dicevo, è componente della Giunta, quindi tutto ciò che è attribuito alla Giunta è, in qualche misura, anche attribuito al Presidente della Regione che coordina, dirige, stila l'ordine del giorno, convoca la Giunta regionale e, in una situazione di sistema presidenziale (così come si va a verificare nell'attuale formulazione della Statutaria), questo è ancora di più, perché al Presidente, eletto direttamente dal popolo, viene attribuita la funzione di nomina e revoca degli Assessori.
L'altro emendamento è un sostitutivo totale della lettera g) del comma 2 dell'articolo 21 che sarebbe così sostituita: "g) delibera validamente sulle materie di competenza con la maggioranza dei voti dei suoi componenti"; questo sarebbe diciamo quasi superfluo dirlo, non è superfluo in una condizione di sistema presidenziale dove, ripeto, si richiama spesso e volentieri, anche nella discussione che è avvenuta in quest'Aula, il rapporto, la relazione, quasi fiduciaria, tra l'Assessore, quindi tutti i componenti della Giunta, e il Presidente che ne ha la responsabilità di nomina e di revoca, perché l'organo collegiale ha la funzione di aprire al proprio interno una discussione sui singoli argomenti, soprattutto quelli di maggior spessore, e ha anche il dovere di esprimersi in modo disgiunto al proprio interno se ne ricorrono le condizioni, se vi si verificano i casi, perché le opinioni diverse, che anche non si dovessero ricondurre a sintesi, sono legittimamente, anzi doverosamente, manifestabili in un organo collegiale e di amministrazione come lo è la Giunta. Questo ritengo che debba essere perfettamente considerato per non determinare condizioni di violazione delle disposizioni di legge e quindi anche uno snaturamento sostanziale dell'organo collegiale di governo.
Io chiudo qua e approfitto di 30 secondi di discussione sull'articolo 21, perché l'articolo 21 è uno di quegli articoli o, meglio, la Giunta regionale è uno di quegli organi di governo che verrebbe fortemente condizionato da come si deciderà, da come si determinerà attorno agli emendamenti di genere di cui abbiamo discusso poc'anzi. Perché la discussione che è avvenuta qua in Aula… se mi chiacchierate un pochino meno vicino vi dico grazie! Dicevo, la discussione che è avvenuta in Aula ha dimostrato che c'è una sostanziale divergenza, anche una profonda divisione, anche concezione, tutte legittime, sulle questioni di genere, e la Giunta regionale è un organo collegiale che deve decidere anche su nomine, anche su come attribuire funzioni di direzione amministrativa e politica, è l'organo di governo che può decidere o può proporre priorità di intervento che possono riguardare anche la condizione di genere.
Se noi dovessimo fare un ragionamento soltanto, per esempio sui temi dell'occupazione, questo per dire quanto è ingiusta questa società per cui c'è bisogno di un grande equilibrio sotto questo profilo, se noi andiamo a vedere i dati sull'occupazione, scopriamo che l'occupazione femminile è circa tre volte quella maschile, e scopriamo che la disoccupazione giovanile, e tanto peggio se è al femminile, è quasi cinque volte quella maschile adulta. Questo dato sull'occupazione sta a significare che è necessario intervenire di più sulle politiche di genere e avere una Giunta che abbia la possibilità anche di discutere, come si è discusso in quest'Aula, sulle questioni di genere, sui riequilibri di genere, quelli sostanziali, che riguardano le attività economiche e le condizioni sociali. E' importante se non c'è il terrore di essere licenziati il giorno dopo perché si rompe il rapporto fiduciario con il Presidente della Regione e quindi non è assolutamente una cosa impropria sostenere, come noi sosteniamo nel "309", che le delibere devono essere considerate valide se la maggioranza dei voti dei componenti la Giunta si sono espressi in un senso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Presidente, chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri Mattana, Meloni, Lai e Manca sono presenti.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 60 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCU Franco Ignazio - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA - FLORIS Vincenzo - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RANDAZZO Alberto - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS.)
Poiché il Consiglio è in numero legale, continuiamo i nostri lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, siamo all'esame dell'articolo 21 sulle funzioni della Giunta regionale, se ancora ci fosse qualche dubbio sulla volontà, da parte dei sostenitori di questa legge statutaria, di eliminare del tutto il potere di indirizzo del Consiglio regionale (peraltro più volte richiamato ma sempre a sproposito e con una chiara riserva mentale in senso contrario), viene definitivamente fugato dalla prima parte dell'articolo in esame. Infatti, alla lettera a) del primo comma, si legge che la Giunta regionale attua il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente.
Presidente, mi fermo perché l'Assessore è impegnato e non vorrei disturbarlo nella sua conversazione.
PRESIDENTE. Onorevole Moro, fa benissimo, tanto siamo in un sistema libero dove ciascuno può fare quello che vuole.
MORO (A.N.). A quel punto conviene che ciascuno di noi faccia una memoria scritta e la presenti lì alla Presidenza del Consiglio e buona notte!
PRESIDENTE. E' un suggerimento, onorevole Moro.
MORO (A.N.). Potrebbe anche essere, tra l'altro abbiamo anche l'e-mail…
PRESIDENTE. Le regole sono che a turno ci lamentiamo del disturbo che ci danno gli altri e poi a turno facciamo anche altro, non sto parlando di lei naturalmente, onorevole Moro.
MORO (A.N.). La ringrazio. Dunque, abbiamo detto che alla lettera a) del primo comma, si legge che la Giunta regionale attua il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente. Io mi ricordo che il collega Uras, Presidente, una volta inveì contro un Assessore, che oggi purtroppo non fa parte più della Giunta, perché non lo ascoltava, ma ha inveito e io ero convinto che addirittura passasse alle vie di fatto. Io non voglio essere così, vorrei soltanto mettere in evidenza che bisognerebbe essere rispettosi anche dei colleghi che intervengono. Se abbiamo tante cose importanti da dire conviene andare dietro e possiamo dire tutto quello che vogliamo e anche il contrario. Grazie!
PRESIDENTE. Il "grazie" ha indotto in errore la macchina, onorevole Moro. Prego, continui il suo intervento.
MORO (A.N.). Dunque, nessun altro organo della Regione ha questi poteri e soprattutto non li ha il Consiglio, contrariamente a quanto avviene, come abbiamo già ricordato, in molte altre Regioni comprese quelle governate dalla sinistra, sin dal dopoguerra. La Sardegna, per una volta, diventa zona franca, zona franca del diritto, zona franca del principio dell'equilibrio tra poteri, persino zona franca del presidenzialismo correttamente inteso, perché quello che qui si sta cercando di introdurre non è nemmeno un lontano parente del vero presidenzialismo.
Al Consiglio regionale, anche dopo questo articolo, resta la facoltà di parola, circoscritta nell'ambito delle restrizioni previste dal Regolamento; l'Assemblea parla ma non vota in occasione della presentazione del programma di governo, parla ma non vota in occasione del non meglio precisato rapporto di metà legislatura, parla e non vota, e qui emerge la vera riserva mentale, perché votando avrebbe potuto prima, a nostro avviso anche "dovuto", dare sostanza politica e programmatica al proprio deliberato, dando alcune indicazioni ed esercitando cioè in forme che potevano essere studiate ed approfondite, in un suo autonomo potere di indirizzo.
Si è preferito invece, Assessore, per l'ennesima volta tagliare il nodo anziché risolverlo, siccome nel voto poteva essere contenuta una qualche forma di indirizzo, meglio eliminare direttamente il voto, così ha detto la Giunta, o meglio il Presidente. Questo è stato confermato anche in Commissione. Giunta e Commissione tuttavia non hanno usato la stessa determinazione per ciò che concerne le funzioni degli Assessori, a pensare male molto spesso si fa peccato ma si azzecca, e forse nel passaggio del terzo comma si avverte la presenza di una qualche influenza esterna: gli Assessori sono tenuti al rispetto degli atti - così, appunto, dice - di direzione politica generale del Presidente e nello stesso tempo svolgono - ecco vedete bisognerebbe stare un po' attenti per sentire - autonomamente gli incarichi a ciascuno attribuiti. Non è chiaro però quale sorte viene riservata alla loro autonomia, quando il Presidente, come pure questa legge gli consente (mi pare abbiamo visto l'articolo 19), avoca a sé un ingente pacchetto di materie, sostenendo che si tratta di questioni strategiche e trasversali. La sua direzione politica generale diventa in un attimo molto particolare e l'autonomia degli Assessori si trasforma in una sovranità assai limitata. Ciò nonostante i malcapitati Assessori, le chiedo scusa, sono responsabili collegialmente degli atti della Giunta, in altre parole sono costretti a dividere le competenze sotto la pressione degli sconfinamenti del Presidente, ma sono obbligati a condividerne con lui le responsabilità. C'è anche una terza via, come ricordiamo tutti, che è quella di togliere il disturbo e lasciare l'Esecutivo. L'abbiamo già sperimentato, infatti mezza Giunta lo ha già fatto a metà legislatura. Questo è veramente da annoverare tra i primati di questo Esecutivo.
Con questa formulazione del testo, e non solo applicando l'articolo in esame, è evidente il depotenziamento del ruolo degli Assessori rispetto alle competenze loro attribuite dalla legge: qui sta una delle derive più inaccettabili del presidenzialismo. Secondo la sua visione corretta, lo stesso si esplica attraverso il potere del Presidente di nominare e revocare i componenti del suo Esecutivo. Sembrerebbe un potere sufficientemente ampio, rispetto al quale la sinistra ha denunciato derive plebiscitarie quando si è trattato di introdurlo esattamente uguale a livello nazionale. Ora, qui in Sardegna, il rischio di queste pericolosissime derive non esiste più nemmeno quando, al potere di nomina e revoca, si affianca quello della messa sotto tutela. Il Presidente può operare stralci (e che stralci!) di intere materie, sottraendole pretestuosamente alla competenza degli Assessori ma concede ai membri dell'Esecutivo l'autonomia per ciò che resta. Naturalmente la responsabilità c'è sempre e comunque (ci mancherebbe!), il problema è questo: uno agisce, l'altro divide la responsabilità.
Come mai nessuno ha denunciato questa deriva? Perché non lo hanno fatto i presidenzialisti convertiti alla convenienza politica? E come questo passaggio può essere sfuggito ai parlamentaristi che invece dovrebbero vederlo come fumo negli occhi? Quanti sono davvero convinti che l'impianto di questa legge sia di tipo neoparlamentare? Ne hanno visto qualcuna simile a questa in giro per il mondo?
Però è vero che anche questo assordante silenzio contiene più di un messaggio, ed anche molto leggibile. La verità è che, se si potesse parlare liberamente, sarebbero davvero in molti a bocciare questa proposta di legge statutaria - primo fra tutti forse anche l'onorevole Uras - ma la libertà può aspettare quando si tratta di rispondere all'esigenza ben più concreta di mantenere il potere. Essendo questo l'unico obiettivo, la vera priorità, si può anche fare una brutta riforma, e quella che si sta facendo non solo è brutta ma è pessima; si può anche costruire un impianto normativo assolutamente appiattito sul potere esecutivo e su un Esecutivo assolutamente allineato ai valori e agli umori dell'attuale Presidente; per la realizzazione di questo progetto si possono sacrificare principi e valori, orientamenti politici e coerenze con il programma elettorale; si può votare una legge che provocherà ancora più tensioni tra Giunta e Consiglio e maggiore instabilità all'interno della stessa Giunta. Si può fare tutto, Assessore, perfino una finanziaria virtuale e secretata, con quattro mesi di ritardo - il collega Diana poco fa ha, appunto, posto l'accento - nonostante la gravissima crisi economica della nostra Isola...
PRESIDENTE. Onorevole Moro, ha un minuto ancora perché abbiamo ripreso l'intervento col tempo totale, quindi...
MORO (A.N.). La ringrazio, finisco anche prima, non ho necessità...
Dunque, abbiamo detto che abbiamo quattro mesi di ritardo sulla presentazione della finanziaria nonostante la gravissima crisi economica della nostra Isola, perché il fine giustifica i mezzi. E' vero che queste cose si possono fare, almeno finché i numeri lo consentono, ma tutte queste cose sono altro rispetto ai problemi del governo della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente proprio in occasione del dibattito su questo articolo 21, mi sembra opportuno fare un ragionamento sul tema dell'incompatibilità che ieri l'onorevole Uggias ha posto all'attenzione dell'Aula e che testé ha ripreso anche l'onorevole Uras, con particolare riferimento ai rapporti di equilibrio tra Presidente della Giunta, Giunta e Consiglio, facendo osservare, appunto, che esiste un problema di equilibrio dei poteri e che questa legge, così come è strutturata, ancora non è stata in grado di mediare opportunamente tra i tre diversi ruoli, lasciando una evidente preminenza al Presidente della Giunta. Sotto questo profilo, appare particolarmente significativa proprio la tematica che abbiamo testé considerato cioè quella della parità in Giunta.
Vede, Presidente, la cultura di genere si esprime attraverso gli atti di governo in modo determinante per poter incidere effettivamente su una crescita paritaria della cultura generale della società e, laddove invece si restringe sempre di più, riconducendola ad una quota minoritaria, una rappresentanza, ovviamente le istanze che verranno espresse e tutte le politiche che verranno attivate da una Giunta non paritaria avranno un peso, incideranno in maniera significativamente inferiore nei confronti della società di cui sono espressione. Il problema quindi non è di una parte della società, ma è di una visione del mondo della società; una visione del mondo è sempre migliore se si guarda da più punti di vista.
Allora, è vero che per poter incidere in maniera determinante è necessaria la presenza di entrambi i generi, ma è ancor più vero che se ci sono misure identiche di rappresentanza ovviamente anche le politiche potranno cambiare. Tutte le iniziative che verranno portate avanti, qualora ci sia davvero la pratica della parità, terranno nella dovuta considerazione quella parte che fino ad ora è stata deficitaria e che solo per casi come quello che stiamo sperimentando adesso (quindi assolutamente accessorie, assolutamente casuali) hanno potuto esprimersi. E' anche vero che, attraverso una Giunta paritaria, è possibile garantire con maggiore determinazione la trasversalità delle politiche di genere che non possono più essere relegate soltanto a una parte o a un referente, perché, come ricorderanno in tanti, in questo Consiglio regionale e nelle diverse Giunte che si sono succedute, più di una volta è stato chiesto, per esempio, che venisse istituito l'Assessorato alle pari opportunità; oggi abbiamo superato perfino questa visione, ritenendo che le politiche di genere debbano innervare tutto ciò che una Regione, che veramente si pone in un'ottica pluralista, democratica e rappresentativa della società, deve poter attuare.
Il problema, poi, della incompatibilità ritorna nel momento in cui esiste un collegamento diretto tra Consiglio regionale, Presidente e Giunta. Noi stiamo dando per scontato che il Presidente nomini e revochi gli Assessori ma questo è un capitolo che è rimasto ancora aperto, avendo noi sospeso il precedente articolo, e invece stiamo considerando in maniera non sufficientemente significativa l'autonomia e la responsabilità individuale degli Assessori che è prevista dallo Statuto vigente, sia per le scelte che per gli atti amministrativi adottati. Quindi, su questo punto, credo che si debba ulteriormente ragionare perché apre un punto di vista decisamente più politico, più significativo sul piano dell'impronta che anche la Giunta regionale è chiamata a dare, e crea una precondizione per ridurre quell'impatto forte che un Presidente eletto direttamente dal popolo ha rispetto all'organismo collegiale della Giunta.
Volevo anche ritornare su un aspetto che, secondo me, non è secondario, relativamente a queste scelte, che è quello del risparmio economico. Infatti, se noi teniamo conto che le modifiche, che stiamo apportando, determinano comunque un accrescimento del numero delle persone che saranno chiamate a svolgere dei ruoli, abbiamo evitato e soppresso l'emendamento relativo al sottosegretariato, però abbiamo lasciato le due figure di delegati, che collaborano con il Presidente. Quindi abbiamo in pratica aumentato di fatto il numero, diciamo, dei ruoli tra consiglieri e componenti della Giunta, che faranno parte dell'insieme dell'Aula e della Giunta. Ora il problema quindi, che resta, è quello di stabilire un contrappeso relativamente alla possibilità da parte del Presidente di revocare e sostituire gli Assessori così come ritiene opportuno, senza alcun vincolo. Intervenendo sull'articolo 19 avevo posto l'accento sulla "debolezza", tra virgolette, degli emendamenti proposti dai colleghi de La Margherita, ritenendo appunto che il primo, l'emendamento numero 791, se non ricordo male, fosse un sostitutivo totale e quindi venisse preso in considerazione prima di tutti gli altri emendamenti. Ora la situazione cambia essendo diventato un emendamento aggiuntivo e quindi avendo anche cambiato la collocazione all'interno del testo, qualora non dovessero crearsi le condizioni per cui si possa intervenire direttamente sulle incompatibilità, chiaramente rivedrò la mia posizione, relativamente agli emendamenti che sono stati proposti.
Per concludere, Presidente, esprimo un rammarico, perché prima ho chiesto la parola in Aula sull'ordine dei lavori, e non mi è stata concessa. Credo che sia opportuno, intanto mantenere il punto di vista di ciascuno, relativamente a questi emendamenti e a questi articoli, perché la coscienza individuale deve intervenire. Ero contraria alla sospensione dei lavori e credo che si debba mantenere alto il principio, perché sui principi non è possibile fare sintesi, ma bisogna soltanto rispettarli o votarli e bocciarli, se lo si ritiene opportuno.
PRESIDENTE. Sul richiamo per consentire a tutti, il nostro Regolamento, mi creda, consente veramente a tutti di esprimere i propri pensieri, ci sono regole che dicono che in certi momenti le regole si rispettano. Il Presidente di turno ha fatto soltanto quello, quindi ha rispettato le regole che tutti ci siamo dati.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il problema del rapporto tra i diversi organi della Regione, su questo articolo si evidenzia, insieme ovviamente a quelli evidenziati anche nelle norme che abbiamo appena esaminato, e che il Consiglio ha approvato, sulle funzioni del Presidente della Regione, sulle funzioni del Consiglio regionale. Con questo articolo 21 si definisce ancora meglio qual è il ruolo di uno di questi organi, quello della Giunta e, come giustamente ha fatto osservare il collega Moro poco fa, il contenuto di questo articolo 21 evidenzia l'orientamento di questa legge, che tende da un lato ad assegnare e a riconoscere al Consiglio regionale limitate funzioni, sempre più limitate sull'indirizzo politico, concentrandole sulla Presidenza della Regione, e l'articolo 21 completa questo disegno, ed è un disegno che si evidenzia in alcuni punti.
Io vorrei sottolineare soprattutto la lettera a) e la lettera g), perché mi sembra innanzitutto sia poco comprensibile, francamente, che alla Giunta regionale come primo compito, secondo questa formazione, sia stato attribuito quello di attuare il programma di Governo e di attuarlo sulla base degli indirizzi ed il coordinamento del Presidente.
Innanzitutto trovo questa formulazione non convincente perché il punto di riferimento centrale nell'architettura istituzionale è quello di individuare compiti che attengono ad una funzione generale, che è quella dell'indirizzo politico, è evidente che la funzione di indirizzo politico è collegata al programma di governo, che poi nasce direttamente dal programma elettorale. Il primo compito, io credo, della Giunta regionale è quello di tradurre in atti amministrativi, o in atti di alta amministrazione, le decisioni che derivano dagli atti di indirizzo politico, che prioritariamente devono essere riconosciuti al Consiglio regionale e che poi hanno anche un importante riconoscimento in capo al Presidente della Regione; ma così, come la prassi e l'esperienza anche di questi primi tre anni di governo nella forma presidenziale hanno mostrato, ci troviamo di fronte ad una Giunta regionale che essendo nominata e revocabile continuamente da parte del Presidente della Regione, eletto direttamente dai cittadini, ha già una funzione molto molto debole rispetto ai compiti che deve assumere.
E' stato detto, giustamente, anche, che agli Assessori sostanzialmente compete attuare il programma di governo, alla Giunta attuare il programma di governo, sulla base degli indirizzi di coordinamento del Presidente, indirizzi che si sono rivelati, anche nella pratica di questi anni, naturalmente, di questi ultimi tre, indirizzi molto forti, spesso giunti sino al limite di avocare, alla Presidenza della Regione, compiti di alcuni Assessori, atti, situazioni che hanno determinato una situazione molto molto grave, direi critica e particolarmente evidente nella prima esperienza di governo presidenziale cioè di Assessori e di una Giunta che di fatto è stata falcidiata per un terzo proprio a causa di problemi di rapporto con atti di indirizzo della Presidenza della Regione particolarmente invasivi della autonomia, non dico decisionale, ma almeno di quella sfera di azione che deve rimanere in qualche modo autonoma, responsabilmente autonoma, ma comunque autonoma. In capo al Presidente, in ogni caso, è attribuito il potere di revocare, cosa che in alcuni casi si è verificata, in altri casi si manifesta in atti che non sono formalmente una revoca, ma nella sostanza lo sono, e cioè le dimissioni dell'Assessore, ma indotte evidentemente da una forzatura da parte del Presidente della Regione.
Insomma il risultato è quello di avere una Giunta regionale, che è di fatto sotto tutela, sotto una vera e propria tutela da parte del Presidente della Regione, tant'è vero che in una circostanza, gli Assessori hanno sentito l'esigenza di fare una conferenza stampa per rivendicare e affermare la propria autonomia. Credo che queste disposizioni contenute nell'articolo 21 non chiariscano quale sia la sfera di autonomia, non definiscono davvero i compiti degli Assessori e della Giunta, nello stesso tempo, però, attribuiscono, in capo alla Giunta regionale, la responsabilità, questo è contenuto nel comma 3 dell'articolo dove si dice che sono responsabili collegialmente degli atti della Giunta e individualmente degli indirizzi e degli atti che adottano nell'esercizio della propria capacità. In sostanza, gli Assessori sono, da un lato, compressi e, dall'altro, devono assumersi complessivamente la responsabilità politica e anche amministrative delle decisioni che, di fatto, sono però condizionate pesantemente dal Presidente della Regione.
Vorrei sottolineare, nel chiudere, la condivisione delle osservazioni fatte dal collega Uras per quanto riguarda il contenuto dei suoi emendamenti e quello di altri emendamenti, tra cui quello dell'onorevole Farigu, che tendono a eliminare la lettera g), la quale prevede che alla Giunta siano attribuite le funzioni non espressamente attribuite dalla legge al Consiglio o al Presidente della Regione. Si dà, in questo modo, alla Giunta regionale un potere molto generico che porta, di fatto, in questo caso, a prevedere una categoria residuale di competenze che non siano né del Consiglio né del Presidente. Non credo che, nella realtà dei fatti, si possa prevedere quali siano, non saprei neanche fare esempi particolari ma, qualora sorgesse un problema, la cosa più logica sarebbe che le competenze residuali fossero attribuite al Consiglio regionale, se davvero si vuole dare al Consiglio la centralità che dovrebbe avere nell'architettura istituzionale che stiamo disegnando attraverso questa legge.
Se la categoria residuale degli atti che non sono di competenza del Presidente della Regione né del Consiglio sono attribuiti alla Giunta, in qualche modo si espropria il Consiglio regionale, quantomeno nei casi dubbi, poi potendolo sempre normare per legge in ogni caso successivamente, della possibilità di occuparsi di quelle materie o di quelle fattispecie, non saprei come definirle diversamente, che non sono in capo al Presidente della Regione e che, logicamente, dovrebbero andare in capo al Consiglio, cioè alla massima Assemblea. Un po' come mi sembra che si possa anche leggere tra le norme del Codice Civile, in cui i poteri residuali, eventualmente, vanno in capo proprio all'assemblea dei soci. Mi sembrerebbe più logica questa soluzione, anziché…
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Atti gestionali.
LA SPISA (F.I.). Allora, sarebbe già una specificazione molto importante. Se si tratta di atti gestionali, allora, chiaramente, in qualche modo si tratterebbe di una difesa proprio delle prerogative della Giunta rispetto a quelle del Presidente, ma non può esserlo rispetto al Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Francesco. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Presidente, un brevissimo intervento per sottolineare l'evoluzione del testo, durante i lavori della Commissione, che, a mio avviso, risponde a quella istanza non solo di precisazione della figura e dei poteri dell'Assessore e dell'Esecutivo, rispetto al fatto che, dentro l'Esecutivo, ci sono due organi riconosciuti statutariamente della Regione: il Presidente e la Giunta. Il lavoro che abbiamo fatto col comma 3 precisa una volta per tutte la natura politica della figura dell'Assessore. Voglio ricordare che in altri sistemi che hanno adottato il meccanismo dell'elezione diretta, mi riferisco ai comuni con oltre 15 mila abitanti e mi riferisco alle province, esplicitamente la legge definisce gli assessori "collaboratori del Presidente", li definisce tecnicamente "collaboratori del Presidente" non solo nella sostanza, perché è ovvio che gli Assessori concorrono, cioè collaborano e quindi lavorano insieme al Presidente per la realizzazione degli atti di governo. Questo è, direi, banale. Ma dire che sono collaboratori del Presidente significa, in sostanza, e anche in diritto, una diminuzione del profilo giuridico, unita al fatto che il presidente della provincia e il sindaco nominano e revocano gli assessori.
Quindi, avendo formulato una differente impostazione per cui noi diciamo che gli Assessori sono coloro che svolgono autonomamente gli incarichi attribuiti dalla legge a ciascuno di loro, "attribuiti dalla legge", lo voglio sottolineare perché è un altro degli aspetti che vedremo con la definizione degli altri articoli, significa rifiutare l'altro sistema di degradazione della figura che è, nella tradizione politica, culturale e giuridica del nostro Paese, da più di cento anni, nelle autonomie locali, per cui la composizione della delega dell'assessore è determinata, volta per volta, dall'organo politico di vertice, il sindaco e il presidente della provincia.
Qui non sarà così. C'è, direi, una sovranità della legge nella determinazione degli incarichi degli assessori e quindi gli assessori sono i vertici politici e amministrativi della branca dell'amministrazione regionale a cui sono preposti, questo mi sembra che faccia, come dire, piazza pulita del modo con cui anche in questo tempo si è obiettato sul rapporto tra l'assessore e il Presidente. Con l'approvazione della legge statutaria sarà chiaro che c'è, direi così, una tutela giuridica maggiore, tutela non solamente nelle vie di fatto, ma anche nella previsione statutaria del ruolo dell'assessore.
Vorrei anche dire, e finisco, che la lettera g), a mio avviso, è la classica norma di chiusura in un sistema che prevede le competenze degli organi della Regione; norma di chiusura, come hanno sostenuto altri, che va riferita, ovviamente, all'ambito proprio delle competenze dell'Esecutivo. Per cui credo che si possa risolvere il problema posto dal collega Uras inserendo, nella lettera g), che la Giunta esercita le funzioni di alta amministrazione non espressamente attribuite al Consiglio o al Presidente della Regione; con ciò dicendo che il Consiglio è dominus delle materie che abbiamo dettagliatamente rappresentato negli articoli precedenti e che l'Esecutivo fa tutto quanto non è stato previsto normativamente, ma che potrà darsi nella storia concreta della vita politica regionale, in capo alle materie proprie del Consiglio regionale stesso.
Con questo, stiamo facendo una scelta a favore dell'organo collegiale e non a favore del Presidente, perchè la scelta che rimaneva da fare era o a favore del Presidente o a favore dell'organo collegiale. Ci siamo espressi, anche in funzione di riequilibrio, a favore dell'organo collegiale, un'altra volta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, anche io cercherò di essere breve e sintetico. Il collega Sanna definisce, la legge stessa definisce gli assessori "collaboratori della Giunta". Io non vedo, dietro questa affermazione, una collaborazione alta, ma vedo semplicemente un organo che di collegiale ha ben poco, ma è un organo esecutore della volontà e delle imposizioni del Presidente; non vedo la collegialità che, probabilmente, per mia mancanza e carenza non ho compreso, soprattutto dopo l'esposizione delle motivazioni che hanno addotto a stendere l'articolo 21 in tal senso da parte dell'onorevole Sanna.
Aggiungo e premetto che, riguardando i termini di legge, ma ovviamente seguendo dei principi diversi, le dico fin d'ora, Presidente, che l'emendamento soppressivo della lettera a), adesso non ricordo il numero, ma comunque lo ritiro…
PRESIDENTE. E' l'emendamento numero 114
CAPELLI (U.D.C.). Sì, il numero 114, lo ritiro perché invece ritengo che sia corretto che la Giunta regionale attui il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente della Giunta; condivido questo aspetto.
Sicuramente invece, a seguire, e lo esplicito con gli emendamenti presentati, non condivido assolutamente alcune parti dell'articolo 21; so di parlare perché rimanga agli atti e non per carpire o per interesse all'ascolto dei colleghi, ma ritengo che, nell'articolo 21, ci siano una serie di attentati alla continua volontà di espressione da parte della Commissione e della Giunta di riportare il potere regolamentare in carico alla Giunta. Un esempio è la lettera c) del comma 2 dell'articolo 21, nella quale si dice che la Giunta "approva il regolamento che disciplina la propria organizzazione interna e il suo funzionamento…", questo è pacifico, mi sembra corretto, nonché in conclusione della lettera c) si dice; "nonché gli altri regolamenti di sua competenza".
Allora, mi chiedo quali sono gli altri regolamenti di sua competenza se la Giunta non ha potere regolamentare e non può avere potere regolamentare. Io continuo a dire che, nonostante…
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Va coordinato.
CAPELLI (U.D.C.). Va coordinato, infatti propongo la soppressione più che essere coordinato, per tutto quello che ci siamo detti in questi giorni, per intenderci. Così come propongo un sostitutivo parziale alla lettera e) in cui si dice che la Giunta "delibera i ricorsi alla Corte Costituzionale". Anche su questo io direi che sarebbe opportuno che la Giunta deliberi i ricorsi per l'illegittimità costituzionale e aggiungo anche per conflitto di attribuzioni presso la Corte Costituzionale nonché sulle rinunce eventuali agli stessi ricorsi sentito il Consiglio regionale, perché un ricorso di legittimità costituzionale impegna non solo la Giunta, ma impegna l'intero Consiglio.
Perciò condividendo che questo resti in capo alla Giunta, ritengo opportuno che, per il principio stesso di ricorso alla Corte Costituzionale, ci sia un passaggio consiliare e, tra l'altro, non richiedo un voto deliberativo, vincolante, ma sostengo che sia necessario "sentire" il Consiglio. Questo si può concretizzare poi nelle norme attuative attraverso l'audizione o la convocazione del Consiglio regionale o della Commissione competente. Perciò vincolerei questi atti a un intervento consiliare.
Così, per passare al comma 3 dello stesso articolo 21 che indica che: "Gli assessori, nel rispetto degli atti di direzione politica generale del Presidente, svolgono autonomamente gli incarichi a ciascuno attribuiti", anche in questo caso sopprimerei la definizione "degli atti di direzione politica generale del Presidente" per sostituirla con le parole "del programma di governo". Questo mi sembra chiaro, perché la Giunta e quindi gli Assessori che, sulla base del comma 1, cioè degli indirizzi e del coordinamento del Presidente, attuano che cosa? Il programma di governo, da voi richiamato più volte in questa Aula come linea guida. E concordo che debba essere linea guida dell'azione di governo, non degli atti di indirizzo del Presidente; gli atti di indirizzo del Presidente vanno posti in essere sempre nel pieno rispetto del programma di governo.
Programma di governo che, come noi sappiamo, è tradotto negli atti di presentazione al Consiglio per quanto riguarda la legge finanziaria con il programma generale di sviluppo, piani di attuazione del programma stesso; abbiamo proprio in visione in questi giorni che alcuni atti presentati come allegati al bilancio o richiesti dalla legge di bilancio quale il Piano generale di sviluppo o lo stato di attuazione, e quant'altro, sono non esattamente un "copia e incolla" ma una stesura molto più dettagliata e allargata del programma di governo presentato da questa maggioranza. Fatto legittimo, coerente, discutibile per altri versi, ma non è questa la sede e non è questa l'occasione. (Ecco perché ritengo che, per quanto previsto al comma 3, la Giunta debba, nel pieno rispetto del programma di governo, portare avanti autonomamente gli incarichi a ciascuno attribuiti.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CAPELLI.) In ultimo, torniamo al fatto che, oltre alla discussione del potere regolamentare, continuiamo a cercare di trovare soluzioni, a mio avviso anche queste dettate dalla necessità a posteriori di sanare situazioni abbastanza complicate, ne abbiamo presentata oggi una attraverso una mozione per quanto riguarda i provvedimenti assunti dall'Assessore ad interim della pubblica istruzione per l'area Tuvixeddu Tuvumannu e abbiamo ulteriormente sottolineato che lo stesso Presidente, Assessore ad interim anch'esso, già da diversi mesi, come l'Assessore della pubblica istruzione, invadano le competenze dei dirigenti, dei funzionari dell'amministrazione regionale.
Così anche al comma 3, si rimarca che gli assessori sono responsabili collegialmente degli atti della Giunta e individualmente degli indirizzi e degli atti che adottano nell'esercizio dei poteri di direzione politica", viene aggiunto nel testo "e amministrativa". Gli atti di direzione amministrativa non competono alla Giunta, non competono agli Assessori, non competono alla parte politica, gli atti di direzione amministrativa spettano ai dirigenti, come previsto dall'articolo 8 della legge numero 31 del 1998. Perciò, anche qui, per l'ennesima volta, si tenta di svuotare e di andare in contraddizione con quanto previsto da una legge regionale cercando di riportare gli atti di direzione amministrativa in capo alla politica. Questo è un principio che non può passare, è un principio che velatamente viene riportato nel comma 3, ecco perché, per quei colleghi che vogliano essere attenti e vogliano essere rispettosi della divisione dei poteri tra gestione e direzione politica e direzione amministrativa, propongo l'emendamento di soppressione della parte che riguarda la direzione amministrativa, che, ripeto, secondo l'articolo 8 della legge numero 31 rimane in capo ai dirigenti e non alla Giunta o alla parte politica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Presidente, l'articolo 21, articolato in tre commi, va a definire quelle che dovrebbero essere le funzioni della Giunta regionale. Credo che l'aver sospeso l'esame dell'articolo 20 mantenga in piedi i contenuti del comma 1, se noi non dovessimo emendare tale comma, molto probabilmente non avrebbe significato mantenere il comma primo dell'articolo 21. Sarebbe pleonastico ripetere che "la legge provvede a determinare il numero, l'articolazione e le competenze, nonché l'organizzazione generale degli Assessorati", perderebbe di significato perché è nei contenuti dell'articolo 20. Quindi, prendere in esame questo articolo significherebbe di sicuro entrare o proporre o accettare la proposta di soppressione già sollevata del primo comma perché non aggiunge niente, anzi credo che sia funzionalmente soltanto una ripetizione di quanto contenuto nell'articolo 20.
Il comma 2, invece, contiene a nostro parere alcuni errori interpretativi delle funzioni del Consiglio e quelle invece attribuibili alla Giunta regionale. Poiché si definisce, nel punto a) del comma 2, che la Giunta regionale "attua il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente", credo che questo comma vada perlomeno rivisitato, riconoscendo al Presidente la proposta del programma di governo, sempre che tale proposta, come abbiamo già peraltro deliberato, venga approvata dal Consiglio regionale. O vogliamo che il Presidente non venga più neanche in Consiglio a presentarci una proposta di programma di governo? Colleghi della maggioranza, io credo che ci sia stata un'interpretazione sui ruoli e sulle funzioni del Presidente e del Consiglio che vada chiarita riportando in capo al Consiglio, comunque sia, l'approvazione del programma di governo che il Presidente ci propone. Perlomeno che sia in capo al Consiglio quello di proposta di indirizzi politici, che non vengono citati neppure, e che non possono essere in capo al Presidente, ma credo in capo alla maggioranza. Non credo che le coalizioni che si formano e che hanno il mandato elettorale per amministrare abbiano voglia di abdicare anche al ruolo precipuo della maggioranza stessa, che è perlomeno quello di dare gli indirizzi politici.
Un altro controsenso è il punto c) nel quale si dice che la Giunta "approva il regolamento che disciplina la propria organizzazione…". Vorrei sapere se il Consiglio ci sta a fare qualcosa o quantomeno sulla Giunta non esprime proprio niente, nel senso che dà mandato alla Giunta di esercitare perfino la propria regolamentazione? Credo, se questa è una legge statutaria, che l'organizzazione interna alla Giunta e agli Assessorati sia una delle funzioni in capo al potere regolamentare del Consiglio, come abbiamo già analizzato e visto. Non credo che ogni Assessore, volta per volta, nominato all'inizio , a metà o al termine della legislatura, debba elaborarsi o elaborare un regolamento o proporre una regolamentazione della Giunta perché quello esistente non si addice alle sue caratteristiche, ai suoi bisogni e quant'altro.
Come pure, arrivando invece al punto e), il collega Capelli poc'anzi ci parlava della necessità di inserirvi perlomeno le parole "sentito il Consiglio" rispetto per esempio ai ricorsi sulle illegittimità costituzionali. Credo che sia doveroso che, volta per volta, rispetto soprattutto a fatti come quelli di illegittimità costituzionale, il Consiglio venga investito del problema, perlomeno informato. Non credo sia illogica la proposta che faceva il collega Capelli su questo punto e).
Devo dire che ciò che mi lascia più sorpreso è non aver previsto una di quelle funzioni precipue della Giunta come adottare gli atti, deliberare, cioè che non si definisca in questo articolo 21 che uno dei compiti precipui della Giunta è quello di adottare atti e di deliberare, mettendole invece in capo "funzioni non espressamente attribuite al Consiglio o al Presidente della Regione". Con questo si intende dire che dobbiamo quindi mettere in capo alla Giunta, ed eventualmente agli Assessori, tutte quelle cose che, dentro questa legge statutaria, per dimenticanza o magari perché non pensiamo si debbano regolamentare perché già regolamentate da altre norme e così via. Quindi tutte le funzioni possibili e immaginabili di questo mondo, magari non previste dalle norme statali, regionali, siano o possono essere adottate da una Giunta che in merito se li organizza? Ma io credo che questa lettera g) sia una parte da sopprimere, andando invece a definire al punto g) quello che ho già trovato come proposta di una parte della maggioranza, cioè che la Giunta delibera sulle materie di competenza a maggioranza dei voti. Credo che sia un'attribuzione dovuta non a una proposta di Mariano Contu, ma che Mariano Contu in questo momento suggerisce in quanto forse c'è stata una dimenticanza per cui vale la pena di riflettere un attimo se sia il caso di elaborare, appunto, un emendamento in tal senso.
Considerando invece il comma 3 nel quale si dice: "Gli Assessori, nel rispetto degli atti di direzione politica generale del Presidente…", ma insomma la maggioranza non ha da elaborare più nessun obiettivo e nessuna direzione politica generale per andare ad esercitare il proprio ruolo in Consiglio regionale, in quel ruolo che è in primis proprio quello di dare indirizzi politici? Per cui si ritiene di andare a mettere questo punto in capo al Presidente? Io credo che, oltre a tutto ciò che noi mettiamo in capo al Presidente, non possa essere messa in capo agli Assessori anche la direzione politica!
La direzione politica deve restare in capo al Consiglio, alla maggioranza nella fattispecie che ha avuto il mandato elettorale dal popolo assieme al Presidente; ma soprattutto io credo che, più che "nel rispetto degli atti di direzione politica", si possa parlare, per gli Assessori, del rispetto del programma politico, peraltro del programma approvato dal Consiglio regionale, e poi lo svolgimento autonomo degli incarichi a ciascuno attribuiti. Credo che sia più consono al ruolo dell'Assessore, anche andando a stralciare, ed è per questo che chiediamo anche la soppressione, sempre al comma 3, delle parole "direzione politica e amministrativa". Io credo che la direzione amministrativa sia già in capo ai dirigenti e ai funzionari degli Assessorati. Non credo che noi possiamo nei contenuti di questo articolo…
Mi fa finire, Presidente? Un secondo ancora, grazie.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Contu, ancora un secondo.
CONTU (F.I.). Questo emendamento che è stato proposto prevede appunto con la soppressione della parte "di direzione amministrativa", che quest'ultima non sia da porre in capo agli Assessori e ai poteri politici, ma ai poteri della dirigenza.
PRESIDENTE. L'onorevole Rassu ha rinunciato all'intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà. Poiché non è presente in Aula decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Davanti a tante rinunce mi accodo. Rinuncio, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Intendo chiedere la verifica del numero legale, Presidente.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Artizzu. La ringrazio per il contributo che dà al nostro lavoro, perché è sempre essenziale. Grazie.
Colleghi, invito chi appoggia la richiesta ad alzarsi.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 35 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Balia - Biancu - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Gessa - La Spisa - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Liori - Manca - Maninchedda - Meloni - Murgioni - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Spissu - Uggias - Uras.)
PRESIDENTE. Poiché il Consiglio non è in numero legale, i lavori riprenderanno questa sera alle ore 17. Grazie a tutti quelli che ci hanno dato una mano, i presenti e soprattutto gli assenti.
La seduta è tolta alle ore 13 e 42.
Allegati seduta
CCCV SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 28 febbraio 2007
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente SECCI
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 24.
CHERCHI OSCAR, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 21 febbraio 2007 (299), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Marrocu, Masia e Serra hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 28 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge 5-Stat/A,il cui esame prosegue con la votazione degli emendamenti all'articolo 20. Ricordo che l'emendamento numero 781 è stato riqualificato come aggiuntivo. Quindi proseguiamo con la votazione dell'emendamento numero 106.
(Non è approvato)
Metto in votazione gli emendamenti numero 107, 186, 274, 563 e 736 identici.
Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Invito i consiglieri che appoggiano la richiesta ad alzarsi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Atzeri, Mario Floris, Cassano, Vittorio Randazzo, Rassu, Amadu, Oscar Cherchi.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 107, 186, 274, 563 e 736.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Rassu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Cherchi Oscar - Moro - Randazzo Vittorio - Rassu.
Rispondono no i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cocco - Corda - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Amadu - Atzeri - Scarpa.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 43
votanti 39
astenuti 4
maggioranza 20
favorevoli 4
contrari 35
(Il Consiglio non approva)
Metto in votazione gli emendamenti numero 108, 187, 209, 262, 275, 564 e 697, identici.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numeri 108, 187, 209, 262, 275, 564 e 697.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cassano - Cerina - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Giagu - Giorico - Lai Renato - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Orrù - Pacifico - Pinna - Pisu - Pittalis - Porcu - Rassu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Uggias.
Risponde no il consigliere: Floris Mario.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Pisano - Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 44
votanti 40
astenuti 4
maggioranza 21
favorevoli 39
contrari 1
(Il Consiglio approva)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Decadono gli emendamenti numero 111, 263, 276 e 702.
(Non è approvata)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
L'emendamento numero 568 è decaduto.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Dovrei mettere in votazione gli emendamenti numero 191, 333 e 698, uguali, che l'onorevole Pinna aveva chiesto di accantonare. Possiamo superare la sospensione?
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. No, la manteniamo.
PRESIDENTE. Manteniamo sospesi gli emendamenti sopra citati, quindi non li votiamo. Però, onorevole Pinna, bisogna che li definiamo perché sono sostitutivi parziali e quindi ci impediscono di procedere.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Presidente, è possibile sospendere brevemente i lavori?
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 34, viene ripresa alle ore 11 e 08.)
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, riprendiamo i lavori. Allora, siamo giunti alla votazione degli emendamenti numero 191, 333 e 698.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Presidente, la sospensione era necessaria e speriamo che sia stata anche fruttuosa. Già sulla formulazione del comma 4 dell'articolo 20, la Commissione lavorò a lungo, noi credevamo, e crediamo, che essa segnasse un elemento di novità e, se volete, anche di ragionevolezza, sulla base dei due emendamenti che sono stati presentati. Una proposta di sintesi, che va nel senso del lavoro fatto anche dalla Commissione, potrebbe essere questa: inserire il periodo "in modo tendenzialmente paritario e comunque", dopo la parola "assessori". In questo modo ribadiamo l'obiettivo finale, che è quello di raggiungere la pariteticità, il carattere paritario, della rappresentanza sapendo che però non è consentito scendere al di sotto della soglia di un terzo. Questa è l'integrazione orale che proponiamo sulla quale chiediamo la convergenza dell'intera Aula.
PRESIDENTE. Allora, onorevole Pinna, il testo dell'articolo, dopo la proposta di modifica, risulterebbe così: "è rappresentato tra gli assessori in modo tendenzialmente paritario e comunque in misura non inferiore ad un terzo". Va bene.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, ringrazio molto i colleghi per l'impegno che hanno assunto. Volevo però rappresentare, intanto, la contraddittorietà dell'articolo così combinato, in cui da un lato si afferma il rispetto del principio delle pari opportunità tra uomini e donne; e poi, si afferma che ciascun genere è rappresentato tra gli assessori, in misura non inferiore a un terzo; ora, si vuole aggiungere addirittura "in modo tendenzialmente paritario", quando il principio delle pari opportunità è chiarissimo ed è uno soltanto. Il principio delle pari opportunità è un principio che afferma la parità e non la tendenzialità di una proposta che potrebbe diventare paritaria. Questo per dire che, secondo me, ancora una volta si sta perdendo un'occasione, un'occasione importante, non per le donne, ma per la società sarda. Una giunta paritaria rappresenterebbe un significativo segnale del riconoscimento della validità del principio della ragionevolezza sociale. Laddove esistono, sono state riconosciute e sono evidenti, in tutti i campi, professionalità in grado di ricoprire con grande competenza, l'incarico di assessore regionale. Del resto, accettare una quota di un terzo, o di almeno un terzo, significherebbe anche gettare una sorta di discredito nei confronti delle donne che attualmente ricoprono l'incarico di assessore, facendo un passo indietro ed affermando che un Presidente della Regione è stato in grado di affermare la presenza paritaria in giunta, mentre un Consiglio regionale nella sua autonomia, nella sua autorevolezza, nella sua visione del mondo, vuole negare questo principio limitandosi ad attribuire alle donne una responsabilità pari a un terzo rispetto a quella dei colleghi uomini. Per questo motivo, non ritengo di dover accettare la modifica proposta e manterrò l'emendamento che è stato proposto sulla parità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Simonetta Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA SIMONETTA (La Margherita-D.L.). Manteniamo la richiesta della parità perché, se fosse stato realizzato quello che da Aristotele ad oggi è stato definito il progetto di vita giusta, noi otto colleghe non dovremmo perorare la causa delle donne, come voi non perorate la vostra. E non già perché essere uomo s'intenderebbe da sé, ma perché si sarebbe, da tempo, affermata una concezione più compiuta e complessa dell'individuo. Invece, ancora oggi il modello dell'impegno sociale, simbolicamente maschile, sembra talora tributario del mito egoico dell'eroe e delle sue relazioni strategiche, assegnando i ruoli in vista della realizzazione di un fine, ricacciando dubbi e dissonanze, differenze e peculiarità individuali non funzionali allo scopo, ed esaltando talora l'aut aut troppo netto del pro o contro, amico e nemico.
Sono invece convinta che il discorso sulla politica dei generi nelle istituzioni dovrebbe partire proprio dalla critica di questi modi di fare politica, una politica ispirata da un universo simbolico femminile implicherebbe l'impegno a superare le fratture prodotte dalla storia, prima di tutto l'antinomia tra io e l'altro, amico e nemico, e non solo nei rapporti sociali, ma anzitutto come frontiera che passa all'interno di uno stesso individuo. Entro tale orizzonte, le specifiche debolezze che si è soliti imputare alle donne, come la difficoltà di fare squadra, la paura del conflitto, assumerebbero un nuovo volto. Fare squadra al femminile è più laborioso, proprio perché più ricche e articolate sono le componenti, anche critiche, da portare nel gruppo. Mentre, il conflitto, come tale, è rigettato perché il femminile non lo ama ma tende ad elaborarlo per poi sanarlo.
Come si risolverebbe, nella prospettiva di una vita più giusta, il problema della rappresentanza femminile nelle istituzioni? Credo in due modi: da una parte osservando buone nuove pratiche ispirate ad una società che, puntando sul proprio sviluppo, si fondi sul merito, con la rispettiva cultura della responsabilità sociale e della valutazione. Una società autenticamente meritocratica presuppone uguali opportunità, mentre il merito è assunto come una qualità socialmente utile e messo a disposizione della collettività, ma una tale società presuppone anche una forte democrazia nell'affermazione degli organi direzionali, in ogni fase intermedia e in rapporto allo stesso obiettivo finale. In tal senso, la scelta di alcune presenze femminili nelle istituzioni o nelle direzioni degli assessorati, al di là del messaggio mediatico, non fa che accentuare…
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, concluda, prego.
SANNA SIMONETTA (La Margherita-D.L.). Sono appena alla metà! Concludo? Va bene. La seconda soluzione consisterebbe nello sviluppo di una politica ispirata al femminile ma, nell'attesa che tutto ciò si realizzi, non passerà molto tempo… bla, bla, bla… è troppo lungo il discorso. Per cui nel frattempo, prima che si realizzi la vita giusta, proporrei di realizzare il criterio della proporzionalità che lega la partecipazione delle donne al concetto di rappresentanza proporzionale, dell'utilità che rivendica il contributo attivo delle competenze femminili e il criterio della differenza che comporta la possibilità di tenere maggiormente in conto gli interessi delle donne, spianando così la via entro la prospettiva storica del possibile, categoria della politica classica, alla realizzazione del modello di una vita più giusta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente,chiedo la votazione a scrutinio segreto di questo emendamento. So che lei mi potrebbe obiettare che sono iniziate le dichiarazioni di voto, ma io formulo ugualmente la proposta in quanto non mi pare che le colleghe che hanno parlato sino ad ora, nei loro interventi, abbiano in alcun modo formulato una dichiarazione di voto. Per cui, credo di esser ancora nella possibilità di chiedere il voto segreto.
PRESIDENTE. Verifichiamo un attimino se è stata fatta una qualche dichiarazione di voto.
(Interruzioni)
URAS (R.C.). L'onorevole Caligaris l'ha fatta.
ARTIZZU (A.N.). Lasciamo alla sua valutazione, Presidente.
PRESIDENTE. Va bene. Colleghi, l'onorevole Caligaris ha detto di essere contraria all'emendamento orale che formalmente, però, non è in Aula, nel senso che è stato proposto dall'onorevole Pinna e naturalmente si vota se c'è un accordo.
Comunque, onorevole Artizzu, la sua richiesta arriva in ritardo e forse è meglio che su questa materia ci pronunciamo apertamente per evitare future discussioni, qualunque sia la votazione che faremo.
Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). Presidente, dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 333 ed esprimo stupore nei confronti delle varie dichiarazioni intorno all'affermazione del principio di pari opportunità, contenuto negli emendamenti presentati insieme alle colleghe e anche sentiti la settimana scorsa.
In questo Consiglio regionale, siamo al paradosso ,che, per affossare gli emendamenti che affermano questo principio, e quindi volgono e vogliono far volgere la democrazia in Sardegna verso il principio della democrazia paritaria, lo si faccia in nome del rispetto nei confronti delle donne: è davvero una vergogna e tutto questo meriterebbe veramente di essere portato all'esterno con nomi e cognomi di chi ha pronunciato queste parole!
Ovviamente voto a favore di questo emendamento, essendo perfettamente consapevole e certa del fatto che, per il livello culturale e politico che abbiamo raggiunto qui dentro e all'interno dei partiti politici, sia assolutamente necessaria una coercizione normativa nei confronti dei partiti politici affinché le donne possano avere giustamente più spazio nelle istituzioni ai livelli più alti.
Onorevole Pinna, io sono perfettamente d'accordo con le parole che hanno chiuso la sua relazione generale intorno alla Statutaria, quando lei diceva " a noi la responsabilità di rendere invece politicamente significativa la massima istituzione democratica"; mi spieghi il senso di " politicamente significativa" se questo non vuol dire che, dal punto di vista politico, la massima istituzione della Sardegna debba essere l'espressione precisa della società sarda e debba essere in grado di rappresentarla, anche e soprattutto nella presenza paritaria degli uomini e delle donne capaci di esprimere i bisogni e le aspettative di questa stessa società di cui siamo rappresentanti.
Allora, mi sembra che, rispetto a questi emendamenti, stiano emergendo tante di quelle contraddizioni e di quelle paure che veramente non trovano giustificazione. Faccio appello alle forze progressiste di questo Consiglio regionale e a quelle, soprattutto, che si apprestano a creare un nuovo soggetto politico, il Partito Democratico, che del principio delle pari opportunità ha fatto un centro significativo della propria proposta politica.
PRESIDENTE. Vi ricordo che sono previsti tre minuti di tempo per la dichiarazione di voto, quindi vi invito a stare all'interno di questo tempo.
CAPELLI (U.D.C.). Posso sapere su quale emendamento stiamo esprimendo le dichiarazioni di voto? Sono arrivato adesso.
PRESIDENTE. Le dichiarazioni di voto sono sugli emendamenti numero 191, 333 e 698, che le presentatrici mantengono. Sono tre emendamenti uguali.
Ha domandato di parlare la consigliera Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COCCO (La Margherita-D.L.). Non mi sono mai ritenuta una femminista perché non mi piacciono le forme patologiche, nel senso che preferisco la normalità anche nella differenza di generi, sento però la necessità - tenuto conto delle molte banalità che ho sentito in quest'Aula quando si parla della differenza di generi - di sottolineare che la parità tra i generi, tra i sessi, è garantita dall'articolo 3 della Costituzione. Ciascuno di noi, che ha studiato un po' di educazione civica, o giurisprudenza o ha frequentato le scuole superiori, sa che l'articolo 3 della Costituzione, nella prima parte, sancisce un principio di uguaglianza formale secondo il quale tutte le persone sono uguali senza differenza di sesso, eccetera, e nella seconda parte, che è l'uguaglianza sostanziale, afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli per un'effettiva partecipazione di tutti alla vita politica. Mi sembra quindi che, dire che si tratta di una riserva o che si tratta di dare alle donne più di quello che possono avere gli uomini, sia veramente una banalità.
Quindi, dico al Presidente della Commissione che non ci stiamo al fatto che solamente un terzo delle donne debbano partecipare per determinati incarichi ma vogliamo la parità del 50 per cento quanto gli uomini. Quindi voto a favore dell'emendamento numero 333, ricordando che la differenza e le disuguaglianze si ottengono facendo partire le persone da una situazione di parità; parità che tra l'uomo e la donna non esistono. Quindi mi pare che il presidente Soru favorendo le donne in questo listino non abbia fatto altro che applicare un principio di uguaglianza costituzionale.
Cito Milani per dire che "fare parti uguali fra uguali è giustizia, ma fare parti uguali tra disuguali è somma ingiustizia".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lombardo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Presidente, voterò a favore dell'emendamento numero 333 e sono fortemente contraria alla formulazione ipocrita del presidente Pinna perché credo che stamattina si stia consumando una grande ipocrisia.
Già sono intervenuta a proposito dell'emendamento presentato all'articolo 12, per cui tutta l'Aula si è espressa a favore, il quale è stato votato perché si trattava semplicemente di una formulazione di principio: sui principi siamo tutti d'accordo, poi, nel momento in cui bisogna tradurre i principi in atti concreti, ci si tira indietro; questa è una grande ipocrisia.
Mi sarei aspettata da parte della Giunta e della maggioranza - soprattutto da parte del presidente Soru che ha presentato un listino tutto di donne - che si fosse coerenti rispetto a questa posizione che manifesta esclusivamente, invece, una operazione di marketing elettorale che io assolutamente rifiuto. La parità di accesso deve essere alle cariche elettive ma anche alle nomine - soprattutto alle nomine visto che le scelte sono discrezionali - perché abbiamo visto più di una volta che, a parità di competenze o anche molto spesso per competenze superiori delle donne, logiche diverse portano a fare delle scelte in favore del genere maschile. Se noi vogliamo credere in una battaglia di democrazia, bisogna essere conseguenti con degli atti concreti e questo emendamento...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Lombardo. C'è troppo chiasso, colleghi, e questo rende impossibile parlare oltre che ascoltare. Prego onorevole Lombardo, prosegua.
LOMBARDO (F.I.). Questo emendamento dà la possibilità di manifestare la condivisione del principio di uguaglianza, perché noi vogliamo che questo principio venga applicato, non vogliamo dei trattamenti assolutamente privilegiati. Prevedere il 50 per cento di Assessori donne e il 50 per cento di Assessori uomini, è una battaglia di democrazia. Non vogliamo che la questione della parità venga interpretata come una mera contrapposizione fra generi; dobbiamo cambiare la cultura e la mentalità e noi dobbiamo essere i primi a dimostrare di credere nella necessità della presenza delle donne nelle istituzioni, nei partiti politici, ovunque si decide e si amministra, dobbiamo dare il buon esempio. Le donne possono portare un contributo diverso, ne sono fortemente convinta, e spero che in quest'Aula, come ho già detto nell'intervento in sede di discussione generale, il buon senso prevalga rispetto all'istinto di sopravvivenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Corrias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà
CORRIAS (D.S.). Presidente, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 333 e dico che sembra ingeneroso, collega Lombardo, parlare di formulazione ipocrita da parte del presidente Pinna. Io ho partecipato alla discussione in Commissione, su questo tema si è dibattuto molto e devo anche dire che si è fatto uno sforzo notevole, bisogna riconoscerlo, per arrivare alla formulazione di "almeno un terzo". Certamente questo non è sufficiente, personalmente sono per una politica dei risultati e quindi, per la politica dei risultati, se questa Aula, come io non auspico, boccerà questi emendamenti, anche affermare il principio del "un terzo" o del "40 per cento", sarebbe già comunque un passo in avanti. Quindi do atto alla Commissione di aver fatto uno sforzo, io mi ero astenuta nella votazione di questo in particolare, e dico che si comprendono gli sforzi per affermare un nuovo principio, perché da zero a un terzo, insomma, mi sembra già un passo in avanti, anche se non sufficiente.
Stiamo parlando di una legge fondamentale, capisco che ci potrebbero essere, affermando il principio della parità, problemi tecnici, tecnici tra virgolette, sulle nomine e su quant'altro, però, trattandosi proprio di una legge fondamentale, credo che sia il momento di poter fare qualche forzatura.
Stiamo parlando di principi, appunto, che dovranno regolare le nostre cose istituzionali, per i prossimi anni. Quindi siamo ad un passaggio importante e difficile, ci si deve misurare anche con le difficoltà; e la democrazia, io credo, che si dimostri fortemente ancora di più nelle occasioni difficili. Questa ritengo che sia un'occasione irripetibile che la classe politica sarda ha, per essere anche di buon esempio rispetto alle altre Regioni, ormai nella scia di quanto fatto e di quanto si sta facendo negli altri parlamenti e negli altri esecutivi a livello europeo e non solo. Per questi motivi voterò a favore dell'emendamento numero 333.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Lanzi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LANZI (R.C.). Presidente, dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 333 di tutto il Gruppo della Rifondazione Comunista. Rifondazione ha fatto una battaglia importante al suo interno per raggiungere l'equilibrio e la parità, oggi stiamo discutendo di questo, quindi ritengo che anche questa Aula sia matura per fare un passo da parte di un genere, presente al suo interno, atto a riconoscere l'importante ruolo che, nella società, le donne rivestono, e che questo ruolo possa essere rappresentato anche all'interno della Giunta, in misura paritaria degli Assessori. Altro che voto segreto!
Bisogna avere il coraggio di dichiarare in modo esplicito e palese la propria posizione rispetto ad argomenti di questo genere. Un'Aula, che si dice democratica e matura politicamente, ha anche la responsabilità e il dovere di riconoscere che, al suo esterno esiste una realtà diversa, di cui bisogna prendere atto. Le donne, grazie al cielo, sono progredite, hanno studiato, rappresentano, in modo importante ed uguale alla misura maschile, intelligenze che possono essere spese, e soprattutto hanno un modo di vedere e di fare politica diverso che forse a questa Aula servirebbe in misura molto più forte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali personale e riforma della Regione. Presidente, vorrei solo capire se l'emendamento orale, che è stato presentato dal Presidente della Commissione, è stato accolto oppure no.
PRESIDENTE. Dunque Assessore, le cose stanno in questi termini: l'emendamento orale avrebbe potuto costituire un emendamento di sintesi se le presentatrici e i presentatori degli altri emendamenti avessero accolto questa impostazione. Invece, così come si sta evidenziando, i presentatori e le presentatrici degli emendamenti non intendono ritirarli, quindi evidentemente non si riconoscono nell'emendamento orale, per cui votiamo gli emendamenti e poi passeremo al testo, a quel punto valuteremo se l'emendamento orale ha senso di essere proposto. Però prima dobbiamo esaminare gli emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Presidente, intanto vorrei sottolineare che fa piacere vedere giovani studenti che partecipano ai lavori di quest'Aula, in un momento così importante della vita politica di questo Consiglio regionale. La mia sarà una breve dichiarazione di voto sugli emendamenti numero 191, 333 e 698. Dopo aver dato ampi poteri al Presidente, per quanto riguarda la scelta degli Assessori regionali, io credo che oggi dobbiamo compiere un atto di coraggio votando a favore di questi emendamenti, io sono firmatario dell'emendamento numero 698. Sinceramente la proposta orale di modifica agli emendamenti che prevedono la parità, o meglio la rappresentanza paritaria in Giunta, tra generi, uomini e donne, credo che sia offensiva per la dignità femminile. Mi pare un tentativo tendenzioso. Allora bisogna avere il coraggio, ed è quello che sta probabilmente mancando alla maggioranza, per fare una scelta seria su questi emendamenti. Chi dice che gli Assessori uomini hanno più capacità delle donne, soprattutto quando questi… scusate… Presidente, chiedo che ci sia un po' di rispetto nell'aula quando si parla!
PRESIDENTE. Chiedo di fare silenzio ai colleghi e anche nelle tribune. Prego, prosegua onorevole Pileri.
PILERI (F.I.). Chi dice che gli Assessori uomini hanno più capacità delle donne, soprattutto quando questi non hanno il mandato popolare? Questa è una domanda. Quindi ribadisco il parere favorevole sull'emendamento numero 698, non considerando la proposta orale fatta dal presidente Pinna. Chiedo, e credo che ne abbiamo il dovere, durante e dopo questa approvazione della Statutaria, di non perdere l'occasione e l'opportunità di essere seri e coerenti con noi stessi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cerina per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CERINA (Progetto Sardegna). Presidente, non posso non votare a favore dell'emendamento numero 333 per una serie di motivi: innanzitutto, perché ho una responsabilità come donna e una responsabilità come cittadina che è entrata in questo Consiglio grazie a una scelta che dava spazio alle donne. Questo senza sottovalutare lo sforzo di molti colleghi che non sono stati ipocriti (per piacere, Adriano, perché sennò siete pure indecenti) per aver attuato una serie di strategie di mediazione. Io sono abbastanza consapevole per sapere che la politica è l'arte della mediazione, ma qui si tratta di un'affermazione di principio della Costituzione che va continuamente ribadita. Io so che questo emendamento andrà a finire come le grida di Renzo, di manzoniana memoria, perché la parità viene, dalle Commissioni europee, di anno in anno ribadita: Pechino 1995, 1996, 2001, fino alla quarta Conferenza delle Nazioni Unite e ad una tabella di programma che cerca di raggiungere la parità. Io so che è un percorso duro, però l'affermazione di principio, da quest'Aula, deve uscire. Io vi capisco, cari colleghi, è una questione di mentalità, e la mentalità è la più dura a morire. Noi ricordiamoci che la maggior parte di voi viene da una cultura che aveva come principio severo "ista' che femina", cioè "tu, donna, non devi varcare quel confine di comportamento che il codice della nostra tradizione dà".
Noi stiamo varcando questo confine e ricordatevi che non vi giudicheranno tutte le donne, vi chiederanno conto le vostre figlie che oggi hanno lauree qualificate, conoscono le lingue straniere, vanno in giro per il mondo, tengono testa al padre e alla madre. Quando tornerete a case e vi chiederanno: "Come hai votato, babbo?", dovrete rispondere di aver votato contro la parità delle donne. Vedetevela voi, sarà abbastanza divertente. Però, per questioni di mentalità…
PRESIDENTE. Concluda, prego, onorevole Cerina.
CERINA (Progetto Sardegna). Ecco, allora, mi riserverò all'altro interventola lettura della tabella delle nomine in Consiglio regionale - quelle della Giunta non mi sono pervenute - per vedere, ahimè, le scelte pratiche che voi fate in ordine al rapporto uomo-donna. Interverrò pertanto la prossima volta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, questa materia non è una questione che devono trattare solo le donne, è un problema di tutti, della società, della politica e dunque dei partiti, delle istituzioni e del mondo della cultura. Per questo motivo intervengo ed invito altri colleghi a fare altrettanto in modo chiaro, libero e aperto. Chiedo all'onorevole Artizzu di riflettere sulla richiesta di voto segreto; credo sia un errore politico grave l'averlo richiesto perché consente ai più di nascondere le proprie posizioni e di assumere un atteggiamento pilatesco. In questo Consiglio regionale c'è da tempo una grave sottovalutazione dei diritti civili. Penso alla vergogna sui temi relativi al Difensore civico, al Garante delle persone private della libertà personale, al Regolamento della Consulta delle elette, tre leggi esitate dalla seconda Commissione da tempo e non ancora definite da quest'Aula. Ancora una volta, alla prova dei fatti, emerge una visione al maschile delle pari opportunità, come è affermato chiaramente negli interventi delle colleghe. Da parte nostra, non vi è nessuna strumentalizzazione di questo argomento, perché, nel nostro partito, questa scelta non è solo annunciata ma è praticata.
Ma, al di là delle posizioni di ciascuno di noi e dei nostri rispettivi partiti, il concetto delle pari opportunità deve essere interpretato in un solo modo, così come ha chiaramente espresso anche la collega Caligaris, cioè in senso paritario. E' un salto di qualità che una comunità civile come la nostra deve compiere, sapendo anche che siamo in colpevole ritardo. Voto a favore dell'emendamento presentato dalle colleghe perché è giusto e segna una crescita politica e culturale di questa istituzione. Rivolgo, pertanto, un appello a tutti i consiglieri regionali perché non si lascino sfuggire l'opportunità per dimostrare, nei fatti, che vogliono una società più libera e paritaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, voterò contro gli emendamenti, con piena convinzione, anzi, addirittura, se potessi, voterei contro il comma 4, perché sono totalmente contrario alle riserve indiane, mentre sono per le pari opportunità di accesso. Vi ricordo che voi avete votato, precedentemente, un emendamento che diceva che veniva garantita alle donne l'accesso alle consultazioni. Ridicolo! Un emendamento ridicolo, e l'avete votato voi. Collega Cerina, è la sua Giunta che ha fatto le nomine, con grande discriminazione, e se noi dobbiamo portare ad esempio quello che ha fatto la Giunta, anche nelle nomine assessoriali, non è un buon esempio per le donne. Perciò, parità di accesso. Io lotterò a fianco a voi e, anche se non ci sarete voi, lotterò comunque per la parità di accesso, perché il sistema sociale cambi e dia le pari opportunità alle donne, perché siano poste nelle stesse condizioni degli uomini per poter fare politica, per accedere alle pubbliche amministrazioni, per poter essere parificate degnamente.
In tutto questo sono a fianco delle donne e di chi sposa questi principi, ma sono totalmente contrario alla costruzione di riserve indiane e il buon esempio di questa amministrazione sicuramente non c'è. Non parlo del listino, è una scelta prevista per legge, non parlo di quello. Ognuno fa le sue scelte, quando sono previste per legge. Ma precostituire dei percorsi che diano dei diritti che superano i diritti degli altri, non che siano parificati, ma che vengano superati, beh, allora questa è una profonda ingiustizia per tutti, ma soprattutto per le donne. A quei banchi le donne ci devono arrivare perché sono riconosciute loro le proprie capacità, molto spesso superiori a quelle degli uomini, anche come porsi nello studiare i compromessi e nello studiare le soluzioni nell'interesse generale.
Rispetto agli uomini, siete superiori a questo, sicuramente, ma ve lo dovete conquistare come me lo conquisto io. Giustamente dovete avere la parità di accesso, ma non dovete avere la riserva rispetto a nessun altro, che sia di sesso maschile, femminile o altro, tanto per intenderci. Perciò sono contro le riserve indiane e voterò convintamene contro gli emendamenti e il comma 4.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Se ce ne fosse stato bisogno, l'intervento dell'onorevole Capelli mi ha definitivamente convinto. Io credo, Giovanna, che il confine che hai tracciato tu sia già superato, almeno nella cultura del centrosinistra, basta guardare qualunque documento di qualsiasi nostro partito, a partire dall'unica parte nella quale sono d'accordo sui principi fondanti del Partito Democratico. Insomma, sui principi, o si trova un compromesso nobile, oppure non c'è possibilità di trattativa.
Allora, a me sembra che, se trovassimo una soluzione su questo emendamento, avremmo risolto anche su tutti gli altri articoli e emendamenti che riguardano questa questione. Si è partiti dall'introdurre una misura paritaria e poi aggiungere almeno un terzo. A me sembra che la soluzione sia un tentativo di ragionare attorno a queste cose. Francamente il termine "tendenzialmente" a me non piace, non assomiglia ad una scelta, assomiglia più ad una sorta di concessione che è proprio in contrasto con quello che sto dicendo e con quello che penso. Se riuscissimo a sostituirlo con un altro termine che desse meglio il senso del compromesso e quindi anche della fattibilità delle scelte che stiamo facendo, probabilmente si potrebbe ragionare.
Su queste cose si corre il rischio di dire o cose intelligenti o delle sciocchezze, ma è un rischio che ogni tanto bisogna correre. Io credo che probabilmente il "tendenzialmente" potrebbe essere sostituito dal termine "prioritariamente" che dà un segno diverso alla scelta che si sta compiendo, nel senso che impegna chi poi deve fare queste scelte a fare il massimo per ottenere la misura paritaria. Questo potrebbe un tantino farci fare un passo in avanti. Comunque, se non dovesse passare l'emendamento orale, io voterò a favore dell'emendamento presentato dalle colleghe.
PRESIDENTE. Colleghi, perché non ci siano equivoci, vorrei chiarire che, nell'ordine, si votano prima gli emendamenti delle colleghe, come le ha chiamate adesso l'onorevole Cherchi, e poi si vota il testo con l'eventuale accoglimento dell'emendamento orale; questa è la sequenza, a meno che, chi ha presentato gli emendamenti, non converga su una formulazione del testo, quella che è stata proposta dall'onorevole Pinna o quella che l'onorevole Cherchi ultimamente ha proposto di correggere.
Ha domandato di parlare il consigliere Renato Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LAI RENATO (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole e quello dell'UDEUR su questo emendamento, in coerenza con quanto dichiarato e votato, relativamente a questa materia, nell'ambito dell'articolo 12. Non mi sottraggo a qualche riflessione di carattere antropologico e culturale sulla nostra società che non è una società matriarcale, ma è una società "matricentrica", come opportunamente prestigiosi studiosi hanno recentemente messo in evidenza quando si è affrontata la tematica importante del pastoralismo in Sardegna, e autori, al di fuori di quello che è il contesto politico, di assoluta autorevolezza come Bachisio Bandinu hanno sostenuto proprio il valore della donna nella società sarda, anche in quella tradizionale, un valore di equilibrio, di grande apporto nella quotidianità e nella fatica anche di un lavoro importante e fondamentale come quello relativo alla società contadina e pastorale in Sardegna.
Non sono cose di poco conto, anche recenti studi sulla menopausa, io faccio il ginecologo e faccio riferimento a questo contesto culturale, hanno messo in evidenza il fatto che, nella società tradizionale, la donna sarda vive non come senso di privazione ma come grande equilibrio anche questo importante periodo della vita. Sono elementi, questi, che aprono a una visione più attenta, a una visione profonda, tutta la fiducia che deve essere data alle donne anche nell'ambito di quella che è la loro possibilità di avere un ruolo determinante nella vita politica e sociale della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Presidente, lei giustamente ci ha richiamato alla… Presidente, devo parlare con lei…
PRESIDENTE. Sì.
CUGINI (D.S.). Lei giustamente ci ha richiamato alla scansione della votazione; non è un aspetto tecnico, almeno io non lo considero un aspetto tecnico, lo considero un aspetto politico perché interviene nel dibattito. Alle colleghe dico che tengano conto della discussione che c'è in Aula; l'emendamento potrebbe essere bocciato e, l'aver fatto la battaglia e l'aver ottenuto un voto negativo, potrà senz'altro giustificare politicamente l'iniziativa, ma concretamente non porta a casa nessun risultato.
Io voterò a favore del vostro emendamento, consapevole che non c'è la maggioranza perché passi. E' stato fatto un emendamento orale (che si vota successivamente, giustamente, come lei ha detto) dal Presidente della Commissione, il che vuol dire che in Commissione c'è un'attenzione all'evoluzione che avviene nel confronto in Aula. Successivamente il collega Cherchi ha proposto di cambiare il termine che il collega Pinna, Presidente della Commissione, ha proposto, cioè da "tendenzialmente" in "prioritariamente". Io mi dichiaro d'accordo anche su questa ipotesi, o sull'ipotesi Pinna, ma preferirei l'ipotesi Cherchi. Dico alle colleghe che anche per votare "prioritariamente" o "tendenzialmente" ci vuole una maggioranza in Aula e "prioritariamente" è qualcosa in più del testo che viene proposto in discussione.
Allora, io confermo che voto l'emendamento delle colleghe, ma chiedo anche che ci sia un'attivazione da parte delle colleghe, non di tutte, di quelle che hanno chiara la difficoltà nella quale siamo, per fare in modo che "tendenzialmente" o, meglio, "prioritariamente" al voto poi trovi il consenso dell'Aula, perché diversamente perdiamo su un terreno e sull'altro terreno e, siccome si tratta di un aspetto politico e non tecnico, è bene che la politica prenda uno spazio giusto anche in questa occasione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gessa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
GESSA (Progetto Sardegna). Io sono favorevole all'emendamento. La ragione di questo è perché, in realtà, capisco che le pari opportunità le abbiamo da sempre, praticamente la nostra Costituzione le garantisce. Però se qui non ci fosse stato quel gesto, tra virgolette, di generosità di Soru, questo problema non si discuterebbe, nessuno di noi maschi farebbe questo riconoscimento. Devo riconoscere anche che questo è un risarcimento di una situazione e, pertanto, credo anche che questa, auspicabilmente, sia una situazione che debba essere cancellata e credo che sarà cancellata dalle donne, spero finalmente che le donne che saranno in politica cancellino questa situazione delle quote rosa.
In pratica è anche qui un riconoscimento ad una situazione di discriminazione che è augurabile che scompaia. Io direi che, per ora, queste quote paritarie debbano essere un modo per modificare questa situazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, vorrei segnalare a lei, al Consiglio regionale, che si accendono in questa Aula improvvisamente dibattiti importanti e seri su argomenti delicati che meriterebbero particolare attenzione. Il che dimostra che questa legge statutaria è stata portata avanti per alcune convenienze, ma senza una maturazione da parte di questo Parlamento e di questa Aula. Per alcune convenienze, trattando alcuni temi che invece fanno parte di un corpo unico delle norme che noi andiamo a proporre al popolo sardo, ovverosia la legge elettorale, ovverosia la riforma della Regione, ovverosia la forma del nuovo Statuto e quindi anche la legge di principio.
Io non so, l'ho detto altre volte, a chi convenga questa legge statutaria, che non è presente nelle altre Regioni a Statuto speciale, abbiamo voluto fare un miscuglio di tante cose messe insieme, improvvisamente ci troviamo di fronte al problema delle donne. Esso non va trattato in maniera così superficiale, professor Gessa, nel citare le quote rosa, no, è rappresentato da un argomento che deve essere visto nel complesso dell'architettura e del mosaico che noi vogliamo costruire per la Sardegna, per esempio quanto incide il fatto che noi vincoliamo il Presidente eletto dal popolo che, come dice lo stesso Presidente e la maggioranza, deve improntare nella scelta degli Assessori il rapporto ad un tipo di fiducia personale e di confidenza reciproca che solo lui ha in mente e che solo lui può in qualche modo determinare.
Allora, io non so se rimarrà, dopo, quando noi avremo fatto la legge statutaria, il listino o no. Io credo che, in quest'Aula, molti vogliano contestare il listino nella nuova legge elettorale, che molti vogliano contestare l'incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e la carica di assessore regionale. Allora, se noi vediamo tutto ciò, è inutile che andiamo ad incidere su questi provvedimenti che stiamo facendo perché è qui che deve essere la rappresentanza femminile, in quest'Aula, e partire da questo, perché se si svuota di significato la presenza delle donne nel Consiglio regionale e in quant'altro non ho capito perché appiccichiamo la metà degli Assessori, presi da che cosa? Dalla società civile, ammettendo che noi privilegiamo, invece, il rapporto alla politica o ritornino i partiti, come è giusto che sia in questo Consesso non soltanto regionale, ma anche nazionale? Ecco perché io voterò contro, contro perché non è una cosa meditata ed è una cosa che così non significa nulla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FRAU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole a questo emendamento. Io credo che vada comunque apprezzato il grande lavoro che è stato fatto dalla Commissione e dal Presidente della Commissione nel tentativo di dare risalto a questo importante problema, però sono anche convinto che, in questo momento, contrariamente a quanto appare dal chiasso che c'è in questo momento nell'Aula, stiamo approvando una legge che lascerà un segno per tanti anni nella nostra Regione e sono quindi convinto che una presa di posizione su questo argomento possa in qualche modo influenzare, anche dal punto di vista culturale, l'atteggiamento nei confronti delle donne nella nostra Regione e a livello nazionale.
Voto quindi convintamente a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Ci stiamo esprimendo, su un punto che riguarda, direi, un'impostazione alta di questa legge, con grande libertà e quindi con grande libertà vorrei dire che sarebbe il caso, da parte di tutti, di ristabilire un piano di verità in quello che la Commissione ha fatto. La Commissione sta proponendo, a questo Consiglio regionale, un testo normativo che è il più avanzato in Italia sul versante delle politiche di pari opportunità perché nessuna Regione italiana si è spinta ad incidere, con norma vincolante, sulla composizione dell'Esecutivo regionale. Quindi stiamo ragionando sulle quantità: la Commissione dice "un terzo", altri colleghi dicono "la metà".
Vorrei dire, professor Gessa, che non è vero che la nostra Carta Costituzionale ha sostenuto le pari opportunità; ha sostenuto l'uguaglianza. Solo dal 2001 è stato introdotto il concetto e la Corte Costituzionale, addirittura nel 1999, ha bocciato una legge elettorale che prevedeva l'inserimento alternato, e quindi con vincolo di elezione, di donne e di uomini. Questa che si propone è quindi una discriminazione positiva a favore dei generi che storicamente saranno più deboli. Mi pare che ogni azione positiva di discriminazione tra i generi debba essere scolpita, determinata, definita con molta cura e senza cogliere l'elemento di discriminazione che stiamo inserendo. Lo stiamo facendo in questo determinato periodo storico. E' per questo che io sono contrario alla forzatura della definizione paritaria, però credo che sia anche il caso che, per non dividere il Consiglio, mediaticamente in modo sbagliato, tra quelli che sono a favore degli uomini e delle donne, sia il caso anche di sospendere il voto di questo articolo per trovare un attimo di serenità e una formulazione che accontenti una maggioranza, la più ampia di quest'Aula, dico di quest'Aula, maggioranza e opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Scusi, Presidente, la ringrazio. Vorrei fare una piccola considerazione, signor Presidente, perché sinceramente ciò a cui stiamo assistendo stamattina ha così, veramente, dell'incredibile. Stiamo dando la stura a chi ha detto che questa legge non è stata confezionata in maniera equilibrata e giusta, perché se è vero che ciò che in Commissione è stato prodotto rappresenta una sintesi alta e, diceva poc'anzi il collega Sanna, il punto più avanzato di quanto in Italia oggi ci sia, io capisco che ci siano anche punti di vista differenti, però ciò che mi sfugge è come mai su una questione così delicata non si sia sviluppato nella Commissione un confronto profondo tale da coinvolgere le forze politiche, le forze di maggioranza, le forze della coalizione anche con le opposizioni affinché su questo punto importante e qualificante si trovasse una sintesi alta.
Oggi siamo al caos più totale qui dentro e non credo che questo sia un aspetto che, se verrà affrontato nella maniera così caotica come è stato affrontato, non lascerà segni nel prosieguo di questa legge statutaria. Assistiamo a colleghi che sconfessano palesemente il proprio operato all'interno della Commissione, altri colleghi che sconfessano il Presidente del Gruppo a cui appartengono, in una situazione abbastanza complicata e caotica.
Io, Presidente, a questo punto dico che forse sarebbe bene su questo aspetto soprassedere un attimo e fare un ragionamento più approfondito perché altrimenti, nella situazione nella quale ci troviamo, io ritengo che venga sconfessato platealmente il lavoro che, fino a questo punto, la Commissione ha fatto, se dovesse passare, appunto, l'emendamento che è stato proposto con questa formulazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io voglio intervenire anche perché ho seguito attentamente il dibattito che c'è stato e che c'è in merito a questo emendamento, che è un emendamento sicuramente importante, sul quale credo vada evitata la strumentalizzazione politica, pertanto io parto dal testo originario. Il testo originario dice che, in merito alla pari opportunità fra uomini e donne, ciascun genere è rappresentato in misura non inferiore a un terzo, allora diciamo che è sbagliata la premessa perché, se stiamo parlando di pari opportunità, non possiamo dire che "almeno un terzo" deve essere di un sesso o dell'altro; o non ne parliamo, altrimenti, se ne parliamo, noi riteniamo che la pari opportunità debba essere reale e quindi al 50 per cento. Secondo me, non dovevamo neanche introdurre questo concetto e quindi l'errore è stato compiuto già nella fase di predisposizione del testo che avrebbe dovuto evitare queste discriminazioni.
Io non voglio vincolare nessuno, credo che queste siano scelte da farsi in libera coscienza, per cui ritengo che ogni rappresentante di questo Consiglio, ogni partito, sia libero di esprimere il voto come vuole. Il nostro era un tentativo di creare delle situazioni di non disparità, proprio perchè ritenevamo profondamente ingiusto e sbagliato il fatto che non si parlasse in legge di parità vera. Pertanto, per quanto ci riguarda, noi votiamo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, chiedo la sospensione del voto relativo all'articolo 20, per un fatto molto semplice: la Commissione ha lavorato sulla legge statutaria nel rispetto dell'articolo 15 e non vi ha lavorato in maniera sporadica, né confusa, né improvvisata; la Commissione ha capito perfettamente che uno degli elementi fondamentali è proprio rappresentato, anche a quanto ricordato nell'articolo 15, dal tema circa la promozione della parità di accesso. Bene, credo che sia sbagliato se in questo momento non si riuscisse a trovare una soluzione che si muova nel senso ricordato anche dalla consigliera Barracciu, noi vogliamo rendere significativa questa Aula parlamentare e credo che la significatività abbia bisogno, probabilmente, anche di un supplemento di approfondimento, di maggiore ponderatezza.
Allora, piuttosto che consentire che l'Aula, su un tema che è importante per la Statutaria ma soprattutto anche per la qualificazione dell'attività politica nella nostra Regione, si divida in maniera che forse risponde in questo momento anche ad altre logiche, io chiedo che, sull'articolo 20, ci sia un momento di sospensione proprio perché vogliamo approvare la Statutaria tenendo conto di tutti gli obiettivi che ci hanno animato sin dall'inizio e d'altra parte abbiamo già detto anche che la Commissione ha lavorato, ma un tema così importante deve essere poi verificato e approfondito dall'Aula. Per cui credo che sia semplicemente un gesto di responsabilità che noi in questo modo compiamo.
PRESIDENTE. Colleghi, è stata avanzata una richiesta di sospensione. L'assessore Dadea intende intervenire. Poi abbiamo ancora diverse altre dichiarazioni di voto. Io penso che se dobbiamo sospendere, sia il caso di sospendere adesso perché altrimenti...
SANJUST (F.I.). Presidente, chieda all'Aula se vuole sospendere!
PRESIDENTE. Infatti ho detto "se", onorevole Sanjust.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Presidente, io non voglio aggiungere niente a quanto è stato detto, però penso che su un tema come questo, già ampiamente dibattuto in seno alla Commissione, creare una lacerazione all'interno dell'Aula sarebbe fortemente controproducente. Quindi, io mi associo alla richiesta che è stata fatta di una sospensione dell'esame dell'articolo 20 per dare modo di trovare, se è possibile, una mediazione accettabile da tutti su un argomento che merita di trovare il massimo della condivisione e dell'unità all'interno di quest'Aula.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi. Io penso che il Consiglio regionale farebbe bene a valutare la possibilità di trovare una convergenza, la più larga possibile, su una materia sulla quale la divisione non sarebbe né utile né auspicabile, al di là delle posizioni che dovessero prevalere. Poiché non possiamo procedere con gli altri emendamenti e alla votazione del testo senza aver votato questi emendamenti, penso che un approfondimento debba essere fatto in una sede che non sia l'Aula, perché l'Aula, per il modo di lavorare, per i tempi di dichiarazione, eccetera, non consente di formulare mediazioni diverse da quelle che sono sul campo; quindi, io inviterei il Consiglio a fare una valutazione di sospensiva dell'articolo 20, inviterei i Gruppi a mettere in essere tutte le iniziative di confronto e, conclusivamente, tornerei in Aula per la votazione. Quindi, io inviterei i colleghi, anche quei Gruppi più o meno convinti di accettare la sospensione, di accedere all'ipotesi di sospensione che serve per migliorare anche la qualità del nostro lavoro.
Colleghi, io sono costretto a rimettermi all'Aula, dobbiamo votare la richiesta di sospensione della discussione di questi emendamenti e quindi dell'articolo 20.
(Interruzione del consigliere Sanjust)
PRESIDENTE. Colleghi, la votazione è per alzata di mano in questi casi. Colleghi, non è che ci inventiamo ogni volta una regola nuova, è sempre così, si vota solo per alzata di mano. Quindi, votiamo per alzata di mano, invito per cortesia un collega Segretario della opposizione ad aiutarci.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, volevo soltanto avere un chiarimento sulla proposta che stiamo votando, perché non ho ben capito se si tratta di sospendere l'articolo 20 e continuare i lavori d'Aula sugli articoli successivi o se si tratta di sospendere l'Aula per consentire di ragionare insieme sul problema che è rimasto sul tappeto. Nel senso che, se stessimo sospendendo soltanto l'articolo 20 e proseguendo la discussione d'Aula, vorrei anche capire - siccome il tema è un tema che appassiona e che interessa - quale sarà la sede in cui si cerca di trovare un accordo generale e chi saranno i soggetti che parteciperanno alla discussione. Cioè, se si tratta di una discussione interna alla maggioranza o se si tratta di una discussione in cui verrà coinvolto l'intero Consiglio regionale e allora in che modo si troverà questo coinvolgimento.
PRESIDENTE. Si tratta di sospendere l'articolo 20, possiamo sospendere anche i lavori dell'Aula fino alle ore 13, con l'invito ai Capigruppo di... chiedo scusa, colleghi, non possiamo sospendere una serata o una mattinata, insomma!
(Interruzione del consigliere Biancu)
PRESIDENTE. Si sospende l'articolo 20, onorevole Biancu, ma dobbiamo consentire che qualcuno lavori alla soluzione, altrimenti torniamo in Aula esattamente come siamo adesso. Serve per favorire la possibilità di trovare un'intesa maggioranza e opposizione, non solo maggioranza. Allora, questo si può fare o nella pausa del pranzo oppure con una breve sospensione dell'Aula, ma che sia una breve sospensione, intanto abbiamo trascorso tutta la mattina per discutere su questi emendamenti, quindi non penso che sia il caso di sospendere ulteriormente.
(Interruzione del consigliere Porcu)
PRESIDENTE. Onorevole Porcu, su che cosa intende intervenire?
PORCU (Progetto Sardegna). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, siccome sappiamo appunto che è un argomento importante, mezz'ora potrebbe non essere sufficiente, io mi sentirei di proporre ai colleghi di andare avanti per i lavori della mattina analizzando gli articoli successivi fino alle ore 14 e magari stasera riprendere, invece che alle ore 16 o 17, facendo riunire - come abbiamo fatto in altre circostanze per altre provvedimenti - nell'Aula della Commissione alle ore 15 e 30 i rappresentanti dei Gruppi che ritengono di dover dare un contributo alla discussione.
In questo modo eviteremo di tenere i colleghi, magari meno coinvolti, in Aula, che non si sa bene cosa facciano, abbiamo un'ora e mezza di tempo in una sede appropriata per discutere e alle ore 17 possiamo tornare in Aula auspicabilmente con una soluzione, oppure in caso contrario come nessuno di noi auspica andando al voto sull'articolo 20.
Io credo che sia una proposta ragionevole che ci consente di non disperderci adesso in Aula e di dare anche spazio per una discussione a cui giustamente, come ha sottolineato il collega Vargiu, vogliono partecipare tutti indipendentemente dalla collocazione politica. Quindi, la proposta è: alle ore 15 e 30 nei locali della prima Commissione, poi ripresa dei lavori dell'Aula alle ore 17 e adesso fino alle 14 andiamo avanti con l'esame degli altri articoli.
PRESIDENTE. Va bene. Colleghi, non è che adesso apriamo una discussione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io voglio sottolineare che qui ci sono state dichiarazioni di voto. Noi ci siamo espressi, abbiamo dichiarato una posizione, perciò trovo alquanto anomalo che si sospenda in sede di dichiarazione di voto. Perciò io sono contrario a qualsiasi tipo di sospensione, le posizioni sono libere, ognuno si è espresso, ci si misura sulle proposte che ci sono. Non comprendo. Dovremmo accedere altrimenti a nuovi emendamenti orali che, se non c'è l'unanimità, non vengono accolti, insomma, credo che forse sarebbe opportuno che lei sospenda cinque minuti, restando in Aula, per chiarire la procedura, però io mi sono già espresso, e così altri colleghi, e vorrei che sia rispettata l'espressione di voto.
PRESIDENTE. Colleghi, stiamo facendo pronunciare l'Aula sulla richiesta di sospensione che prevede che i Gruppi, e chi per loro, si incontrino alle ore 15 e 30 e che l'Aula riprenda alle ore 17 il suo lavoro con una soluzione o esattamente dal punto nel quale siamo ora con le dichiarazioni di voto naturalmente espresse e con gli emendamenti che, se restano, devono essere conclusivamente votati. Quindi, ci pronunciamo su questa proposta di sospensione che è stata avanzata.
(E' approvata)
Il Consiglio accoglie la richiesta di sospendere a questo punto la discussione sull'articolo 20 e sugli emendamenti e di riprenderla questo pomeriggio alle ore 17. Ricordo che i Capigruppo, e credo coloro che fanno parte della prima Commissione, sono convocati alle ore 15 e 30. Il nostro lavoro prosegue.
Richiesta di procedura abbreviata
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, vorrei sottoporre all'attenzione dell'Aula un problema abbastanza delicato. La Commissione bilancio e programmazione, nella seduta di ieri, ha approvato il disegno di legge per il prolungamento dei termini dell'esercizio provvisorio. Al termine della riunione, da parte dei Gruppi, mi pare forse solo da un Gruppo della minoranza, sono stati richiesti i termini per la presentazione della relazione di minoranza. Siccome mi sembra che sia stato l'onorevole Diana a chiedere i termini, onorevole Diana mi scusi, siccome è stato lei mi pare a chiedere i termini per la presentazione della relazione di minoranza, volevo sottoporre alla sua attenzione ma anche all'attenzione dell'Aula la possibilità, viste le conseguenze che questo può determinare sull'esercizio provvisorio, di ritirare eventualmente tale richiesta, assolutamente legittima; qualora non fosse possibile, a nome del Presidente della Giunta e della Giunta, ai sensi dell'articolo 101, chiederei la procedura abbreviata e quindi la possibilità che si possano dimezzare i tempi per la presentazione della relazione.
Mi permetta di insistere, onorevole Diana, sulla possibilità di questa eventualità abbastanza anomala nella tradizione del nostro Consiglio regionale, e che quindi si possa eventualmente recedere da questa richiesta in modo tale che questo Consiglio possa affrontare immediatamente l'ulteriore proroga dell'esercizio provvisorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Presidente, Assessore, è vero che è inusuale, ma tutto sta diventando inusuale in questo Consiglio regionale e in questa amministrazione regionale. Non ci saremmo permessi, così come non lo avevamo fatto nella prima richiesta di due mesi di esercizio provvisorio, ma in questa circostanza ci pare assolutamente opportuno; ora, non dipende solo da me dare una risposta nell'immediato alla Giunta e a questo Consiglio, è chiaro che, alla ripresa dei lavori, eventualmente ci pronunceremo in merito, però voglio dire, che non dobbiamo dimenticarci che noi abbiamo fatto una grande battaglia come opposizione arrivando anche all'atto estremo di occupare l'Aula per costringere, ribadisco "costringere", il Presidente della Regione a consegnarci i documenti contabili per la finanziaria 2007; nonostante il Presidente della Regione anche l'altro giorno abbia dichiarato in Aula che aveva, nella mattinata mi pare di venerdì, consegnato i documenti, ancora, a tutt'oggi, noi non abbiamo i documenti complessivi della manovra finanziaria, il piano di sviluppo regionale e tutti gli altri documenti allegati. Insomma, chiedere a noi, o imputare a noi chissà quali disastri di tipo amministrativo e finanziario per cinque giorni, visto che...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole, ma non è aperto il dibattito...
DIANA (A.N.). Scusi come non è aperto il dibattito? Io apro il dibattito...
PRESIDENTE. Non è aperto, si vota ai sensi dell'articolo 101...
DIANA (A.N.). E allora metta in votazione, Presidente! Di che cosa si sta occupando? Se mette in votazione, riduce i termini, non risolve assolutamente niente e lei, che dovrebbe essere uomo di mediazione, sta complicando la vicenda!
PRESIDENTE. No, onorevole Diana, le chiedo scusa. Lei ha chiesto i termini, la Giunta, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento, chiede che quei termini possano essere dimezzati.
(Interruzione del consigliere CAPELLI)
PRESIDENTE. Le ha chiesto eventualmente di ritirare la richiesta, onorevole Diana.
(Interruzione del consigliere Diana)
PRESIDENTE. Onorevole Diana, lo faccia in un tempo compatibile, non ci si impiega mezz'ora per spiegare che forse si ritira, insomma! Onorevole Diana, concluda.
DIANA (A.N.). Presidente, io avevo già concluso se lei non mi avesse interrotto. Io ho dichiarato che, nel primo pomeriggio, al rientro in Aula ci saremmo pronunciati su questo aspetto, se lei invece vuole mettere in votazione immediatamente il dimezzamento dei termini, lo faccia pure. E' ovvio che cambia tutto quanto.
PRESIDENTE. Non avevo capito che lei proponeva di rinviare al pomeriggio la discussione, onorevole Diana, le chiedo scusa. Quindi, manteniamo la richiesta dell'Assessore e la richiesta di parlarne questo pomeriggio avanzata dall'onorevole Diana. Proseguiamo con l'articolo 21. E' accolta la richiesta dell'onorevole Diana di riparlarne questo pomeriggio. L'onorevole Diana ci dirà se, quella richiesta che è stata avanzata in Commissione, è confermata. Questo è il senso delle cose che ci stiamo dicendo.
Articolo 21, colleghi…
(Interruzione del consigliere Artizzu)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Mi sembrava di aver capito che la prima formulazione della richiesta di sospensione, alla quale peraltro eravamo contrari e rimaniamo contrari, prevedesse che si desse un tempo al Consiglio regionale per discutere della questione riguardante gli emendamenti. L'inserimento di questo nuovo elemento proposto dal collega Porcu, cioè non solo di sospendere, ma anche di infilare in mezzo la prosecuzione dei lavori con altri articoli, non era previsto nella prima formulazione della richiesta di sospensione, per cui io le chiedo di ritornare almeno alla prima richiesta di sospensione, perché questo ritmo… mi scusi…
PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, può darsi che abbia qualche difficoltà…
ARTIZZU (A.N.). Ma lei non è che mi può togliere… mi faccia almeno terminare di parlare!
PRESIDENTE. Ma io non la faccio… insomma, onorevole Artizzu, non è che diventa ogni volta…
ARTIZZU (A.N.). …questo ritmo sincopato mi sembra un po' eccessivo, perché stiamo procedendo a pezzetti e a salti.
PRESIDENTE. Va bene. Grazie, onorevole Artizzu.
ARTIZZU (A.N.). Se lei vuol fare una sospensione del lavoro, mi sembra più logico che si sospenda e si dia la possibilità al Consiglio regionale di discutere.
PRESIDENTE. Grazie. Abbiamo votato, onorevole Artizzu, di sospendere e di riprendere alle ore 17 e, su proposta avanzata, i Capigruppo hanno deciso di vedersi alle ore 15.30; pertanto riprendiamo l'Aula un'ora dopo il previsto inizio questo pomeriggio, per consentire, più congruamente di quanto possa farsi con mezz'ora di interruzione, che l'argomento che abbiamo sospeso possa essere affrontato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 21. All'articolo 21 sono stati presentati sedici emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti:
Art. 21Funzioni della Giunta regionale
1. La legge provvede a determinare il numero, l'articolazione e le competenze nonché l'organizzazione generale degli assessorati.
2 La Giunta regionale:
a) attua il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente;
b) adotta i disegni di legge e gli altri atti da presentare al Consiglio;
c) approva il regolamento che disciplina la propria organizzazione interna ed il suo funzionamento, nonché gli altri regolamenti di sua competenza;
d) delibera i documenti della programmazione economica e finanziaria e il rendiconto generale e li propone al Consiglio per l'approvazione;
e) delibera i ricorsi alla Corte costituzionale;
f) adotta gli altri atti attribuiti dalla legge alla sua competenza;
g) esercita le funzioni non espressamente attribuite al Consiglio o al Presidente della Regione.
3. Gli assessori, nel rispetto degli atti di direzione politica generale del Presidente, svolgono autonomamente gli incarichi a ciascuno attribuiti. Sono responsabili collegialmente degli atti della Giunta e individualmente degli indirizzi e degli atti che adottano nell'esercizio dei poteri di direzione politica e amministrativa degli assessorati cui sono preposti.
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
Il comma 1 dell'articolo 21è soppresso. (113)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
Alla lett. a) del 2 comma dell'articolo 21sono soppresse le parole "sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente". (114)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Art. 21
È soppressa la lettera c) del comma 2. (264)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
Alla lett. c) del 2 comma dell'articolo 21sono soppresse le parole da "nonché" fino a "di sua competenza". (115)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21
Al comma 2, lettera c), le parole "nonché gli altri regolamenti di sua competenza" sono soppresse. (574)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Art. 21
È soppressa la lettera g) del comma 2. (265)
EMENDAMENTO soppressivo parziale URAS - DAVOLI - LICHERI - PISU - LANZI - FADDA.
Art. 21
La lettera g), comma 2, articolo 21 è soppressa. (310)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU.
Art. 21
Al comma 3 I° rigo dopo le parole "gli Assessori," sopprimere le parole "nel rispetto degli atti di direzione politica generale del Presidente". (266)
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - MILIA - CUCCU Franco Ignazio - AMADU.
Art. 21
Al 3 comma dell'articolo 21le parole "e amministrativa" sono soppresse. (371)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Art. 21
La lettera a) è sostituita dalla seguente: "attua il programma di Governo proposto dal Presidente ed approvato dal Consiglio regionale".(44)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
La lettera e) del 2 comma dell'articolo 21è sostituita dalla seguente: "delibera, sentito il Consiglio, sui ricorsi per illegittimità costituzionale e per conflitto di attribuzioni presso la Corte costituzionale, nonché sulle rinunzie agli stessi". (116)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - PISU - LICHERI - LANZI - FADDA - DAVOLI.
Art. 21
La lettera g), comma 2, articolo 21 è sostituita come segue: "g) delibera validamente sulle materie di competenza con la maggioranza dei voti dei suoi componenti". (309)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Art. 21
Al 3 comma dell'articolo 21le parole da "degli atti" fino al "del Presidente" sono sostituite dalle seguenti: "del programma di governo". (117)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21
Al comma 3, le parole "del Presidente" sono sostituite con: "del Consiglio regionale". (575)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21
Al comma 2, lettera a), subito dopo le parole "degli indirizzi" è aggiunto: "politici del Consiglio regionale". (576)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Art. 21
Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente comma: "3 bis. Gli Assessori che ricoprono anche la carica di consigliere regionale rappresentano nelle decisioni collegiali della Giunta l'orientamento dei gruppi consiliari cui sono iscritti in qualità di consiglieri". (577)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere, ha facoltà di parlare il consigliere Pinna.
URAS (R.C.). Come parere del relatore?
PRESIDENTE. Non ci sono iscrizioni a parlare, onorevole Uras!
URAS (R.C.). Come non ci sono iscritti? Sta anche lampeggiando!
PRESIDENTE. Si tratta di un'iscrizione per una dichiarazione di voto precedente, onorevole Uras.
PACIFICO (D.S.). C'è stato sicuramente uno sfasamento!
PRESIDENTE. Va bene, va bene.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io non vorrei che la confusione che si sta determinando per qualche intervento, poi continui…
Allora, sull'articolo 21, intendo intervenire per una brevissima considerazione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue URAS.) Come ben sappiamo, lo Statuto individua tre organi, fra loro distinti, con funzioni distinte, nella Regione: il Consiglio, la Giunta, il Presidente. Per cui è importante, nell'articolo 21, intervenire il più possibile a qualificare al meglio le funzioni della Giunta regionale, come funzioni proprie della Giunta regionale, quindi il dibattito serve a determinare proprio questo, oltre che ad orientare al meglio le stesure eventualmente possibili di questo articolo, determinando una separazione, la più, diciamo, evidente, chiara e possibile, tra il ruolo del Presidente della Regione, che è anche componente della Giunta regionale, e l'organo collegiale di governo.
Noi abbiamo presentato due emendamenti. Uno è molto breve, è un emendamento soppressivo, riguarda la lettera g) del secondo comma dell'articolo 21, l'abbiamo segnalata alla Giunta, l'abbiamo segnalato anche nelle discussioni in Commissione. Cioè determinare che tutte le funzioni, non espressamente attribuite al Consiglio o al Presidente della Regione, confluiscano alla Giunta, ci pare anche tecnicamente un'acrobazia, perché le funzioni, non espressamente attribuite, vanno valutate nella loro natura, per capire se sono riferibili a quelle che ordinariamente, in modo esplicito, sono già state attribuite al Presidente, al Consiglio regionale o alla stessa Giunta, per cui non può succedere che funzioni che sarebbero meglio allocabili presso gli altri organi di amministrazione vengano invece poi attribuite alla Giunta, determinando in questo, anche nella relazione soprattutto col Consiglio, una condizione di sostanziale illegittimità. Il Presidente della Regione, dicevo, è componente della Giunta, quindi tutto ciò che è attribuito alla Giunta è, in qualche misura, anche attribuito al Presidente della Regione che coordina, dirige, stila l'ordine del giorno, convoca la Giunta regionale e, in una situazione di sistema presidenziale (così come si va a verificare nell'attuale formulazione della Statutaria), questo è ancora di più, perché al Presidente, eletto direttamente dal popolo, viene attribuita la funzione di nomina e revoca degli Assessori.
L'altro emendamento è un sostitutivo totale della lettera g) del comma 2 dell'articolo 21 che sarebbe così sostituita: "g) delibera validamente sulle materie di competenza con la maggioranza dei voti dei suoi componenti"; questo sarebbe diciamo quasi superfluo dirlo, non è superfluo in una condizione di sistema presidenziale dove, ripeto, si richiama spesso e volentieri, anche nella discussione che è avvenuta in quest'Aula, il rapporto, la relazione, quasi fiduciaria, tra l'Assessore, quindi tutti i componenti della Giunta, e il Presidente che ne ha la responsabilità di nomina e di revoca, perché l'organo collegiale ha la funzione di aprire al proprio interno una discussione sui singoli argomenti, soprattutto quelli di maggior spessore, e ha anche il dovere di esprimersi in modo disgiunto al proprio interno se ne ricorrono le condizioni, se vi si verificano i casi, perché le opinioni diverse, che anche non si dovessero ricondurre a sintesi, sono legittimamente, anzi doverosamente, manifestabili in un organo collegiale e di amministrazione come lo è la Giunta. Questo ritengo che debba essere perfettamente considerato per non determinare condizioni di violazione delle disposizioni di legge e quindi anche uno snaturamento sostanziale dell'organo collegiale di governo.
Io chiudo qua e approfitto di 30 secondi di discussione sull'articolo 21, perché l'articolo 21 è uno di quegli articoli o, meglio, la Giunta regionale è uno di quegli organi di governo che verrebbe fortemente condizionato da come si deciderà, da come si determinerà attorno agli emendamenti di genere di cui abbiamo discusso poc'anzi. Perché la discussione che è avvenuta qua in Aula… se mi chiacchierate un pochino meno vicino vi dico grazie! Dicevo, la discussione che è avvenuta in Aula ha dimostrato che c'è una sostanziale divergenza, anche una profonda divisione, anche concezione, tutte legittime, sulle questioni di genere, e la Giunta regionale è un organo collegiale che deve decidere anche su nomine, anche su come attribuire funzioni di direzione amministrativa e politica, è l'organo di governo che può decidere o può proporre priorità di intervento che possono riguardare anche la condizione di genere.
Se noi dovessimo fare un ragionamento soltanto, per esempio sui temi dell'occupazione, questo per dire quanto è ingiusta questa società per cui c'è bisogno di un grande equilibrio sotto questo profilo, se noi andiamo a vedere i dati sull'occupazione, scopriamo che l'occupazione femminile è circa tre volte quella maschile, e scopriamo che la disoccupazione giovanile, e tanto peggio se è al femminile, è quasi cinque volte quella maschile adulta. Questo dato sull'occupazione sta a significare che è necessario intervenire di più sulle politiche di genere e avere una Giunta che abbia la possibilità anche di discutere, come si è discusso in quest'Aula, sulle questioni di genere, sui riequilibri di genere, quelli sostanziali, che riguardano le attività economiche e le condizioni sociali. E' importante se non c'è il terrore di essere licenziati il giorno dopo perché si rompe il rapporto fiduciario con il Presidente della Regione e quindi non è assolutamente una cosa impropria sostenere, come noi sosteniamo nel "309", che le delibere devono essere considerate valide se la maggioranza dei voti dei componenti la Giunta si sono espressi in un senso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Presidente, chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Ladu)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri Mattana, Meloni, Lai e Manca sono presenti.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 60 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCU Franco Ignazio - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA - FLORIS Vincenzo - GALLUS - GESSA - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI Renato - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MATTANA - MELONI - MILIA - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RANDAZZO Alberto - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS.)
Poiché il Consiglio è in numero legale, continuiamo i nostri lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, siamo all'esame dell'articolo 21 sulle funzioni della Giunta regionale, se ancora ci fosse qualche dubbio sulla volontà, da parte dei sostenitori di questa legge statutaria, di eliminare del tutto il potere di indirizzo del Consiglio regionale (peraltro più volte richiamato ma sempre a sproposito e con una chiara riserva mentale in senso contrario), viene definitivamente fugato dalla prima parte dell'articolo in esame. Infatti, alla lettera a) del primo comma, si legge che la Giunta regionale attua il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente.
Presidente, mi fermo perché l'Assessore è impegnato e non vorrei disturbarlo nella sua conversazione.
PRESIDENTE. Onorevole Moro, fa benissimo, tanto siamo in un sistema libero dove ciascuno può fare quello che vuole.
MORO (A.N.). A quel punto conviene che ciascuno di noi faccia una memoria scritta e la presenti lì alla Presidenza del Consiglio e buona notte!
PRESIDENTE. E' un suggerimento, onorevole Moro.
MORO (A.N.). Potrebbe anche essere, tra l'altro abbiamo anche l'e-mail…
PRESIDENTE. Le regole sono che a turno ci lamentiamo del disturbo che ci danno gli altri e poi a turno facciamo anche altro, non sto parlando di lei naturalmente, onorevole Moro.
MORO (A.N.). La ringrazio. Dunque, abbiamo detto che alla lettera a) del primo comma, si legge che la Giunta regionale attua il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente. Io mi ricordo che il collega Uras, Presidente, una volta inveì contro un Assessore, che oggi purtroppo non fa parte più della Giunta, perché non lo ascoltava, ma ha inveito e io ero convinto che addirittura passasse alle vie di fatto. Io non voglio essere così, vorrei soltanto mettere in evidenza che bisognerebbe essere rispettosi anche dei colleghi che intervengono. Se abbiamo tante cose importanti da dire conviene andare dietro e possiamo dire tutto quello che vogliamo e anche il contrario. Grazie!
PRESIDENTE. Il "grazie" ha indotto in errore la macchina, onorevole Moro. Prego, continui il suo intervento.
MORO (A.N.). Dunque, nessun altro organo della Regione ha questi poteri e soprattutto non li ha il Consiglio, contrariamente a quanto avviene, come abbiamo già ricordato, in molte altre Regioni comprese quelle governate dalla sinistra, sin dal dopoguerra. La Sardegna, per una volta, diventa zona franca, zona franca del diritto, zona franca del principio dell'equilibrio tra poteri, persino zona franca del presidenzialismo correttamente inteso, perché quello che qui si sta cercando di introdurre non è nemmeno un lontano parente del vero presidenzialismo.
Al Consiglio regionale, anche dopo questo articolo, resta la facoltà di parola, circoscritta nell'ambito delle restrizioni previste dal Regolamento; l'Assemblea parla ma non vota in occasione della presentazione del programma di governo, parla ma non vota in occasione del non meglio precisato rapporto di metà legislatura, parla e non vota, e qui emerge la vera riserva mentale, perché votando avrebbe potuto prima, a nostro avviso anche "dovuto", dare sostanza politica e programmatica al proprio deliberato, dando alcune indicazioni ed esercitando cioè in forme che potevano essere studiate ed approfondite, in un suo autonomo potere di indirizzo.
Si è preferito invece, Assessore, per l'ennesima volta tagliare il nodo anziché risolverlo, siccome nel voto poteva essere contenuta una qualche forma di indirizzo, meglio eliminare direttamente il voto, così ha detto la Giunta, o meglio il Presidente. Questo è stato confermato anche in Commissione. Giunta e Commissione tuttavia non hanno usato la stessa determinazione per ciò che concerne le funzioni degli Assessori, a pensare male molto spesso si fa peccato ma si azzecca, e forse nel passaggio del terzo comma si avverte la presenza di una qualche influenza esterna: gli Assessori sono tenuti al rispetto degli atti - così, appunto, dice - di direzione politica generale del Presidente e nello stesso tempo svolgono - ecco vedete bisognerebbe stare un po' attenti per sentire - autonomamente gli incarichi a ciascuno attribuiti. Non è chiaro però quale sorte viene riservata alla loro autonomia, quando il Presidente, come pure questa legge gli consente (mi pare abbiamo visto l'articolo 19), avoca a sé un ingente pacchetto di materie, sostenendo che si tratta di questioni strategiche e trasversali. La sua direzione politica generale diventa in un attimo molto particolare e l'autonomia degli Assessori si trasforma in una sovranità assai limitata. Ciò nonostante i malcapitati Assessori, le chiedo scusa, sono responsabili collegialmente degli atti della Giunta, in altre parole sono costretti a dividere le competenze sotto la pressione degli sconfinamenti del Presidente, ma sono obbligati a condividerne con lui le responsabilità. C'è anche una terza via, come ricordiamo tutti, che è quella di togliere il disturbo e lasciare l'Esecutivo. L'abbiamo già sperimentato, infatti mezza Giunta lo ha già fatto a metà legislatura. Questo è veramente da annoverare tra i primati di questo Esecutivo.
Con questa formulazione del testo, e non solo applicando l'articolo in esame, è evidente il depotenziamento del ruolo degli Assessori rispetto alle competenze loro attribuite dalla legge: qui sta una delle derive più inaccettabili del presidenzialismo. Secondo la sua visione corretta, lo stesso si esplica attraverso il potere del Presidente di nominare e revocare i componenti del suo Esecutivo. Sembrerebbe un potere sufficientemente ampio, rispetto al quale la sinistra ha denunciato derive plebiscitarie quando si è trattato di introdurlo esattamente uguale a livello nazionale. Ora, qui in Sardegna, il rischio di queste pericolosissime derive non esiste più nemmeno quando, al potere di nomina e revoca, si affianca quello della messa sotto tutela. Il Presidente può operare stralci (e che stralci!) di intere materie, sottraendole pretestuosamente alla competenza degli Assessori ma concede ai membri dell'Esecutivo l'autonomia per ciò che resta. Naturalmente la responsabilità c'è sempre e comunque (ci mancherebbe!), il problema è questo: uno agisce, l'altro divide la responsabilità.
Come mai nessuno ha denunciato questa deriva? Perché non lo hanno fatto i presidenzialisti convertiti alla convenienza politica? E come questo passaggio può essere sfuggito ai parlamentaristi che invece dovrebbero vederlo come fumo negli occhi? Quanti sono davvero convinti che l'impianto di questa legge sia di tipo neoparlamentare? Ne hanno visto qualcuna simile a questa in giro per il mondo?
Però è vero che anche questo assordante silenzio contiene più di un messaggio, ed anche molto leggibile. La verità è che, se si potesse parlare liberamente, sarebbero davvero in molti a bocciare questa proposta di legge statutaria - primo fra tutti forse anche l'onorevole Uras - ma la libertà può aspettare quando si tratta di rispondere all'esigenza ben più concreta di mantenere il potere. Essendo questo l'unico obiettivo, la vera priorità, si può anche fare una brutta riforma, e quella che si sta facendo non solo è brutta ma è pessima; si può anche costruire un impianto normativo assolutamente appiattito sul potere esecutivo e su un Esecutivo assolutamente allineato ai valori e agli umori dell'attuale Presidente; per la realizzazione di questo progetto si possono sacrificare principi e valori, orientamenti politici e coerenze con il programma elettorale; si può votare una legge che provocherà ancora più tensioni tra Giunta e Consiglio e maggiore instabilità all'interno della stessa Giunta. Si può fare tutto, Assessore, perfino una finanziaria virtuale e secretata, con quattro mesi di ritardo - il collega Diana poco fa ha, appunto, posto l'accento - nonostante la gravissima crisi economica della nostra Isola...
PRESIDENTE. Onorevole Moro, ha un minuto ancora perché abbiamo ripreso l'intervento col tempo totale, quindi...
MORO (A.N.). La ringrazio, finisco anche prima, non ho necessità...
Dunque, abbiamo detto che abbiamo quattro mesi di ritardo sulla presentazione della finanziaria nonostante la gravissima crisi economica della nostra Isola, perché il fine giustifica i mezzi. E' vero che queste cose si possono fare, almeno finché i numeri lo consentono, ma tutte queste cose sono altro rispetto ai problemi del governo della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente proprio in occasione del dibattito su questo articolo 21, mi sembra opportuno fare un ragionamento sul tema dell'incompatibilità che ieri l'onorevole Uggias ha posto all'attenzione dell'Aula e che testé ha ripreso anche l'onorevole Uras, con particolare riferimento ai rapporti di equilibrio tra Presidente della Giunta, Giunta e Consiglio, facendo osservare, appunto, che esiste un problema di equilibrio dei poteri e che questa legge, così come è strutturata, ancora non è stata in grado di mediare opportunamente tra i tre diversi ruoli, lasciando una evidente preminenza al Presidente della Giunta. Sotto questo profilo, appare particolarmente significativa proprio la tematica che abbiamo testé considerato cioè quella della parità in Giunta.
Vede, Presidente, la cultura di genere si esprime attraverso gli atti di governo in modo determinante per poter incidere effettivamente su una crescita paritaria della cultura generale della società e, laddove invece si restringe sempre di più, riconducendola ad una quota minoritaria, una rappresentanza, ovviamente le istanze che verranno espresse e tutte le politiche che verranno attivate da una Giunta non paritaria avranno un peso, incideranno in maniera significativamente inferiore nei confronti della società di cui sono espressione. Il problema quindi non è di una parte della società, ma è di una visione del mondo della società; una visione del mondo è sempre migliore se si guarda da più punti di vista.
Allora, è vero che per poter incidere in maniera determinante è necessaria la presenza di entrambi i generi, ma è ancor più vero che se ci sono misure identiche di rappresentanza ovviamente anche le politiche potranno cambiare. Tutte le iniziative che verranno portate avanti, qualora ci sia davvero la pratica della parità, terranno nella dovuta considerazione quella parte che fino ad ora è stata deficitaria e che solo per casi come quello che stiamo sperimentando adesso (quindi assolutamente accessorie, assolutamente casuali) hanno potuto esprimersi. E' anche vero che, attraverso una Giunta paritaria, è possibile garantire con maggiore determinazione la trasversalità delle politiche di genere che non possono più essere relegate soltanto a una parte o a un referente, perché, come ricorderanno in tanti, in questo Consiglio regionale e nelle diverse Giunte che si sono succedute, più di una volta è stato chiesto, per esempio, che venisse istituito l'Assessorato alle pari opportunità; oggi abbiamo superato perfino questa visione, ritenendo che le politiche di genere debbano innervare tutto ciò che una Regione, che veramente si pone in un'ottica pluralista, democratica e rappresentativa della società, deve poter attuare.
Il problema, poi, della incompatibilità ritorna nel momento in cui esiste un collegamento diretto tra Consiglio regionale, Presidente e Giunta. Noi stiamo dando per scontato che il Presidente nomini e revochi gli Assessori ma questo è un capitolo che è rimasto ancora aperto, avendo noi sospeso il precedente articolo, e invece stiamo considerando in maniera non sufficientemente significativa l'autonomia e la responsabilità individuale degli Assessori che è prevista dallo Statuto vigente, sia per le scelte che per gli atti amministrativi adottati. Quindi, su questo punto, credo che si debba ulteriormente ragionare perché apre un punto di vista decisamente più politico, più significativo sul piano dell'impronta che anche la Giunta regionale è chiamata a dare, e crea una precondizione per ridurre quell'impatto forte che un Presidente eletto direttamente dal popolo ha rispetto all'organismo collegiale della Giunta.
Volevo anche ritornare su un aspetto che, secondo me, non è secondario, relativamente a queste scelte, che è quello del risparmio economico. Infatti, se noi teniamo conto che le modifiche, che stiamo apportando, determinano comunque un accrescimento del numero delle persone che saranno chiamate a svolgere dei ruoli, abbiamo evitato e soppresso l'emendamento relativo al sottosegretariato, però abbiamo lasciato le due figure di delegati, che collaborano con il Presidente. Quindi abbiamo in pratica aumentato di fatto il numero, diciamo, dei ruoli tra consiglieri e componenti della Giunta, che faranno parte dell'insieme dell'Aula e della Giunta. Ora il problema quindi, che resta, è quello di stabilire un contrappeso relativamente alla possibilità da parte del Presidente di revocare e sostituire gli Assessori così come ritiene opportuno, senza alcun vincolo. Intervenendo sull'articolo 19 avevo posto l'accento sulla "debolezza", tra virgolette, degli emendamenti proposti dai colleghi de La Margherita, ritenendo appunto che il primo, l'emendamento numero 791, se non ricordo male, fosse un sostitutivo totale e quindi venisse preso in considerazione prima di tutti gli altri emendamenti. Ora la situazione cambia essendo diventato un emendamento aggiuntivo e quindi avendo anche cambiato la collocazione all'interno del testo, qualora non dovessero crearsi le condizioni per cui si possa intervenire direttamente sulle incompatibilità, chiaramente rivedrò la mia posizione, relativamente agli emendamenti che sono stati proposti.
Per concludere, Presidente, esprimo un rammarico, perché prima ho chiesto la parola in Aula sull'ordine dei lavori, e non mi è stata concessa. Credo che sia opportuno, intanto mantenere il punto di vista di ciascuno, relativamente a questi emendamenti e a questi articoli, perché la coscienza individuale deve intervenire. Ero contraria alla sospensione dei lavori e credo che si debba mantenere alto il principio, perché sui principi non è possibile fare sintesi, ma bisogna soltanto rispettarli o votarli e bocciarli, se lo si ritiene opportuno.
PRESIDENTE. Sul richiamo per consentire a tutti, il nostro Regolamento, mi creda, consente veramente a tutti di esprimere i propri pensieri, ci sono regole che dicono che in certi momenti le regole si rispettano. Il Presidente di turno ha fatto soltanto quello, quindi ha rispettato le regole che tutti ci siamo dati.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il problema del rapporto tra i diversi organi della Regione, su questo articolo si evidenzia, insieme ovviamente a quelli evidenziati anche nelle norme che abbiamo appena esaminato, e che il Consiglio ha approvato, sulle funzioni del Presidente della Regione, sulle funzioni del Consiglio regionale. Con questo articolo 21 si definisce ancora meglio qual è il ruolo di uno di questi organi, quello della Giunta e, come giustamente ha fatto osservare il collega Moro poco fa, il contenuto di questo articolo 21 evidenzia l'orientamento di questa legge, che tende da un lato ad assegnare e a riconoscere al Consiglio regionale limitate funzioni, sempre più limitate sull'indirizzo politico, concentrandole sulla Presidenza della Regione, e l'articolo 21 completa questo disegno, ed è un disegno che si evidenzia in alcuni punti.
Io vorrei sottolineare soprattutto la lettera a) e la lettera g), perché mi sembra innanzitutto sia poco comprensibile, francamente, che alla Giunta regionale come primo compito, secondo questa formazione, sia stato attribuito quello di attuare il programma di Governo e di attuarlo sulla base degli indirizzi ed il coordinamento del Presidente.
Innanzitutto trovo questa formulazione non convincente perché il punto di riferimento centrale nell'architettura istituzionale è quello di individuare compiti che attengono ad una funzione generale, che è quella dell'indirizzo politico, è evidente che la funzione di indirizzo politico è collegata al programma di governo, che poi nasce direttamente dal programma elettorale. Il primo compito, io credo, della Giunta regionale è quello di tradurre in atti amministrativi, o in atti di alta amministrazione, le decisioni che derivano dagli atti di indirizzo politico, che prioritariamente devono essere riconosciuti al Consiglio regionale e che poi hanno anche un importante riconoscimento in capo al Presidente della Regione; ma così, come la prassi e l'esperienza anche di questi primi tre anni di governo nella forma presidenziale hanno mostrato, ci troviamo di fronte ad una Giunta regionale che essendo nominata e revocabile continuamente da parte del Presidente della Regione, eletto direttamente dai cittadini, ha già una funzione molto molto debole rispetto ai compiti che deve assumere.
E' stato detto, giustamente, anche, che agli Assessori sostanzialmente compete attuare il programma di governo, alla Giunta attuare il programma di governo, sulla base degli indirizzi di coordinamento del Presidente, indirizzi che si sono rivelati, anche nella pratica di questi anni, naturalmente, di questi ultimi tre, indirizzi molto forti, spesso giunti sino al limite di avocare, alla Presidenza della Regione, compiti di alcuni Assessori, atti, situazioni che hanno determinato una situazione molto molto grave, direi critica e particolarmente evidente nella prima esperienza di governo presidenziale cioè di Assessori e di una Giunta che di fatto è stata falcidiata per un terzo proprio a causa di problemi di rapporto con atti di indirizzo della Presidenza della Regione particolarmente invasivi della autonomia, non dico decisionale, ma almeno di quella sfera di azione che deve rimanere in qualche modo autonoma, responsabilmente autonoma, ma comunque autonoma. In capo al Presidente, in ogni caso, è attribuito il potere di revocare, cosa che in alcuni casi si è verificata, in altri casi si manifesta in atti che non sono formalmente una revoca, ma nella sostanza lo sono, e cioè le dimissioni dell'Assessore, ma indotte evidentemente da una forzatura da parte del Presidente della Regione.
Insomma il risultato è quello di avere una Giunta regionale, che è di fatto sotto tutela, sotto una vera e propria tutela da parte del Presidente della Regione, tant'è vero che in una circostanza, gli Assessori hanno sentito l'esigenza di fare una conferenza stampa per rivendicare e affermare la propria autonomia. Credo che queste disposizioni contenute nell'articolo 21 non chiariscano quale sia la sfera di autonomia, non definiscono davvero i compiti degli Assessori e della Giunta, nello stesso tempo, però, attribuiscono, in capo alla Giunta regionale, la responsabilità, questo è contenuto nel comma 3 dell'articolo dove si dice che sono responsabili collegialmente degli atti della Giunta e individualmente degli indirizzi e degli atti che adottano nell'esercizio della propria capacità. In sostanza, gli Assessori sono, da un lato, compressi e, dall'altro, devono assumersi complessivamente la responsabilità politica e anche amministrative delle decisioni che, di fatto, sono però condizionate pesantemente dal Presidente della Regione.
Vorrei sottolineare, nel chiudere, la condivisione delle osservazioni fatte dal collega Uras per quanto riguarda il contenuto dei suoi emendamenti e quello di altri emendamenti, tra cui quello dell'onorevole Farigu, che tendono a eliminare la lettera g), la quale prevede che alla Giunta siano attribuite le funzioni non espressamente attribuite dalla legge al Consiglio o al Presidente della Regione. Si dà, in questo modo, alla Giunta regionale un potere molto generico che porta, di fatto, in questo caso, a prevedere una categoria residuale di competenze che non siano né del Consiglio né del Presidente. Non credo che, nella realtà dei fatti, si possa prevedere quali siano, non saprei neanche fare esempi particolari ma, qualora sorgesse un problema, la cosa più logica sarebbe che le competenze residuali fossero attribuite al Consiglio regionale, se davvero si vuole dare al Consiglio la centralità che dovrebbe avere nell'architettura istituzionale che stiamo disegnando attraverso questa legge.
Se la categoria residuale degli atti che non sono di competenza del Presidente della Regione né del Consiglio sono attribuiti alla Giunta, in qualche modo si espropria il Consiglio regionale, quantomeno nei casi dubbi, poi potendolo sempre normare per legge in ogni caso successivamente, della possibilità di occuparsi di quelle materie o di quelle fattispecie, non saprei come definirle diversamente, che non sono in capo al Presidente della Regione e che, logicamente, dovrebbero andare in capo al Consiglio, cioè alla massima Assemblea. Un po' come mi sembra che si possa anche leggere tra le norme del Codice Civile, in cui i poteri residuali, eventualmente, vanno in capo proprio all'assemblea dei soci. Mi sembrerebbe più logica questa soluzione, anziché…
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Atti gestionali.
LA SPISA (F.I.). Allora, sarebbe già una specificazione molto importante. Se si tratta di atti gestionali, allora, chiaramente, in qualche modo si tratterebbe di una difesa proprio delle prerogative della Giunta rispetto a quelle del Presidente, ma non può esserlo rispetto al Consiglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Francesco. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Presidente, un brevissimo intervento per sottolineare l'evoluzione del testo, durante i lavori della Commissione, che, a mio avviso, risponde a quella istanza non solo di precisazione della figura e dei poteri dell'Assessore e dell'Esecutivo, rispetto al fatto che, dentro l'Esecutivo, ci sono due organi riconosciuti statutariamente della Regione: il Presidente e la Giunta. Il lavoro che abbiamo fatto col comma 3 precisa una volta per tutte la natura politica della figura dell'Assessore. Voglio ricordare che in altri sistemi che hanno adottato il meccanismo dell'elezione diretta, mi riferisco ai comuni con oltre 15 mila abitanti e mi riferisco alle province, esplicitamente la legge definisce gli assessori "collaboratori del Presidente", li definisce tecnicamente "collaboratori del Presidente" non solo nella sostanza, perché è ovvio che gli Assessori concorrono, cioè collaborano e quindi lavorano insieme al Presidente per la realizzazione degli atti di governo. Questo è, direi, banale. Ma dire che sono collaboratori del Presidente significa, in sostanza, e anche in diritto, una diminuzione del profilo giuridico, unita al fatto che il presidente della provincia e il sindaco nominano e revocano gli assessori.
Quindi, avendo formulato una differente impostazione per cui noi diciamo che gli Assessori sono coloro che svolgono autonomamente gli incarichi attribuiti dalla legge a ciascuno di loro, "attribuiti dalla legge", lo voglio sottolineare perché è un altro degli aspetti che vedremo con la definizione degli altri articoli, significa rifiutare l'altro sistema di degradazione della figura che è, nella tradizione politica, culturale e giuridica del nostro Paese, da più di cento anni, nelle autonomie locali, per cui la composizione della delega dell'assessore è determinata, volta per volta, dall'organo politico di vertice, il sindaco e il presidente della provincia.
Qui non sarà così. C'è, direi, una sovranità della legge nella determinazione degli incarichi degli assessori e quindi gli assessori sono i vertici politici e amministrativi della branca dell'amministrazione regionale a cui sono preposti, questo mi sembra che faccia, come dire, piazza pulita del modo con cui anche in questo tempo si è obiettato sul rapporto tra l'assessore e il Presidente. Con l'approvazione della legge statutaria sarà chiaro che c'è, direi così, una tutela giuridica maggiore, tutela non solamente nelle vie di fatto, ma anche nella previsione statutaria del ruolo dell'assessore.
Vorrei anche dire, e finisco, che la lettera g), a mio avviso, è la classica norma di chiusura in un sistema che prevede le competenze degli organi della Regione; norma di chiusura, come hanno sostenuto altri, che va riferita, ovviamente, all'ambito proprio delle competenze dell'Esecutivo. Per cui credo che si possa risolvere il problema posto dal collega Uras inserendo, nella lettera g), che la Giunta esercita le funzioni di alta amministrazione non espressamente attribuite al Consiglio o al Presidente della Regione; con ciò dicendo che il Consiglio è dominus delle materie che abbiamo dettagliatamente rappresentato negli articoli precedenti e che l'Esecutivo fa tutto quanto non è stato previsto normativamente, ma che potrà darsi nella storia concreta della vita politica regionale, in capo alle materie proprie del Consiglio regionale stesso.
Con questo, stiamo facendo una scelta a favore dell'organo collegiale e non a favore del Presidente, perchè la scelta che rimaneva da fare era o a favore del Presidente o a favore dell'organo collegiale. Ci siamo espressi, anche in funzione di riequilibrio, a favore dell'organo collegiale, un'altra volta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, anche io cercherò di essere breve e sintetico. Il collega Sanna definisce, la legge stessa definisce gli assessori "collaboratori della Giunta". Io non vedo, dietro questa affermazione, una collaborazione alta, ma vedo semplicemente un organo che di collegiale ha ben poco, ma è un organo esecutore della volontà e delle imposizioni del Presidente; non vedo la collegialità che, probabilmente, per mia mancanza e carenza non ho compreso, soprattutto dopo l'esposizione delle motivazioni che hanno addotto a stendere l'articolo 21 in tal senso da parte dell'onorevole Sanna.
Aggiungo e premetto che, riguardando i termini di legge, ma ovviamente seguendo dei principi diversi, le dico fin d'ora, Presidente, che l'emendamento soppressivo della lettera a), adesso non ricordo il numero, ma comunque lo ritiro…
PRESIDENTE. E' l'emendamento numero 114
CAPELLI (U.D.C.). Sì, il numero 114, lo ritiro perché invece ritengo che sia corretto che la Giunta regionale attui il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente della Giunta; condivido questo aspetto.
Sicuramente invece, a seguire, e lo esplicito con gli emendamenti presentati, non condivido assolutamente alcune parti dell'articolo 21; so di parlare perché rimanga agli atti e non per carpire o per interesse all'ascolto dei colleghi, ma ritengo che, nell'articolo 21, ci siano una serie di attentati alla continua volontà di espressione da parte della Commissione e della Giunta di riportare il potere regolamentare in carico alla Giunta. Un esempio è la lettera c) del comma 2 dell'articolo 21, nella quale si dice che la Giunta "approva il regolamento che disciplina la propria organizzazione interna e il suo funzionamento…", questo è pacifico, mi sembra corretto, nonché in conclusione della lettera c) si dice; "nonché gli altri regolamenti di sua competenza".
Allora, mi chiedo quali sono gli altri regolamenti di sua competenza se la Giunta non ha potere regolamentare e non può avere potere regolamentare. Io continuo a dire che, nonostante…
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Va coordinato.
CAPELLI (U.D.C.). Va coordinato, infatti propongo la soppressione più che essere coordinato, per tutto quello che ci siamo detti in questi giorni, per intenderci. Così come propongo un sostitutivo parziale alla lettera e) in cui si dice che la Giunta "delibera i ricorsi alla Corte Costituzionale". Anche su questo io direi che sarebbe opportuno che la Giunta deliberi i ricorsi per l'illegittimità costituzionale e aggiungo anche per conflitto di attribuzioni presso la Corte Costituzionale nonché sulle rinunce eventuali agli stessi ricorsi sentito il Consiglio regionale, perché un ricorso di legittimità costituzionale impegna non solo la Giunta, ma impegna l'intero Consiglio.
Perciò condividendo che questo resti in capo alla Giunta, ritengo opportuno che, per il principio stesso di ricorso alla Corte Costituzionale, ci sia un passaggio consiliare e, tra l'altro, non richiedo un voto deliberativo, vincolante, ma sostengo che sia necessario "sentire" il Consiglio. Questo si può concretizzare poi nelle norme attuative attraverso l'audizione o la convocazione del Consiglio regionale o della Commissione competente. Perciò vincolerei questi atti a un intervento consiliare.
Così, per passare al comma 3 dello stesso articolo 21 che indica che: "Gli assessori, nel rispetto degli atti di direzione politica generale del Presidente, svolgono autonomamente gli incarichi a ciascuno attribuiti", anche in questo caso sopprimerei la definizione "degli atti di direzione politica generale del Presidente" per sostituirla con le parole "del programma di governo". Questo mi sembra chiaro, perché la Giunta e quindi gli Assessori che, sulla base del comma 1, cioè degli indirizzi e del coordinamento del Presidente, attuano che cosa? Il programma di governo, da voi richiamato più volte in questa Aula come linea guida. E concordo che debba essere linea guida dell'azione di governo, non degli atti di indirizzo del Presidente; gli atti di indirizzo del Presidente vanno posti in essere sempre nel pieno rispetto del programma di governo.
Programma di governo che, come noi sappiamo, è tradotto negli atti di presentazione al Consiglio per quanto riguarda la legge finanziaria con il programma generale di sviluppo, piani di attuazione del programma stesso; abbiamo proprio in visione in questi giorni che alcuni atti presentati come allegati al bilancio o richiesti dalla legge di bilancio quale il Piano generale di sviluppo o lo stato di attuazione, e quant'altro, sono non esattamente un "copia e incolla" ma una stesura molto più dettagliata e allargata del programma di governo presentato da questa maggioranza. Fatto legittimo, coerente, discutibile per altri versi, ma non è questa la sede e non è questa l'occasione. (Ecco perché ritengo che, per quanto previsto al comma 3, la Giunta debba, nel pieno rispetto del programma di governo, portare avanti autonomamente gli incarichi a ciascuno attribuiti.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CAPELLI.) In ultimo, torniamo al fatto che, oltre alla discussione del potere regolamentare, continuiamo a cercare di trovare soluzioni, a mio avviso anche queste dettate dalla necessità a posteriori di sanare situazioni abbastanza complicate, ne abbiamo presentata oggi una attraverso una mozione per quanto riguarda i provvedimenti assunti dall'Assessore ad interim della pubblica istruzione per l'area Tuvixeddu Tuvumannu e abbiamo ulteriormente sottolineato che lo stesso Presidente, Assessore ad interim anch'esso, già da diversi mesi, come l'Assessore della pubblica istruzione, invadano le competenze dei dirigenti, dei funzionari dell'amministrazione regionale.
Così anche al comma 3, si rimarca che gli assessori sono responsabili collegialmente degli atti della Giunta e individualmente degli indirizzi e degli atti che adottano nell'esercizio dei poteri di direzione politica", viene aggiunto nel testo "e amministrativa". Gli atti di direzione amministrativa non competono alla Giunta, non competono agli Assessori, non competono alla parte politica, gli atti di direzione amministrativa spettano ai dirigenti, come previsto dall'articolo 8 della legge numero 31 del 1998. Perciò, anche qui, per l'ennesima volta, si tenta di svuotare e di andare in contraddizione con quanto previsto da una legge regionale cercando di riportare gli atti di direzione amministrativa in capo alla politica. Questo è un principio che non può passare, è un principio che velatamente viene riportato nel comma 3, ecco perché, per quei colleghi che vogliano essere attenti e vogliano essere rispettosi della divisione dei poteri tra gestione e direzione politica e direzione amministrativa, propongo l'emendamento di soppressione della parte che riguarda la direzione amministrativa, che, ripeto, secondo l'articolo 8 della legge numero 31 rimane in capo ai dirigenti e non alla Giunta o alla parte politica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Presidente, l'articolo 21, articolato in tre commi, va a definire quelle che dovrebbero essere le funzioni della Giunta regionale. Credo che l'aver sospeso l'esame dell'articolo 20 mantenga in piedi i contenuti del comma 1, se noi non dovessimo emendare tale comma, molto probabilmente non avrebbe significato mantenere il comma primo dell'articolo 21. Sarebbe pleonastico ripetere che "la legge provvede a determinare il numero, l'articolazione e le competenze, nonché l'organizzazione generale degli Assessorati", perderebbe di significato perché è nei contenuti dell'articolo 20. Quindi, prendere in esame questo articolo significherebbe di sicuro entrare o proporre o accettare la proposta di soppressione già sollevata del primo comma perché non aggiunge niente, anzi credo che sia funzionalmente soltanto una ripetizione di quanto contenuto nell'articolo 20.
Il comma 2, invece, contiene a nostro parere alcuni errori interpretativi delle funzioni del Consiglio e quelle invece attribuibili alla Giunta regionale. Poiché si definisce, nel punto a) del comma 2, che la Giunta regionale "attua il programma di governo sulla base degli indirizzi e del coordinamento del Presidente", credo che questo comma vada perlomeno rivisitato, riconoscendo al Presidente la proposta del programma di governo, sempre che tale proposta, come abbiamo già peraltro deliberato, venga approvata dal Consiglio regionale. O vogliamo che il Presidente non venga più neanche in Consiglio a presentarci una proposta di programma di governo? Colleghi della maggioranza, io credo che ci sia stata un'interpretazione sui ruoli e sulle funzioni del Presidente e del Consiglio che vada chiarita riportando in capo al Consiglio, comunque sia, l'approvazione del programma di governo che il Presidente ci propone. Perlomeno che sia in capo al Consiglio quello di proposta di indirizzi politici, che non vengono citati neppure, e che non possono essere in capo al Presidente, ma credo in capo alla maggioranza. Non credo che le coalizioni che si formano e che hanno il mandato elettorale per amministrare abbiano voglia di abdicare anche al ruolo precipuo della maggioranza stessa, che è perlomeno quello di dare gli indirizzi politici.
Un altro controsenso è il punto c) nel quale si dice che la Giunta "approva il regolamento che disciplina la propria organizzazione…". Vorrei sapere se il Consiglio ci sta a fare qualcosa o quantomeno sulla Giunta non esprime proprio niente, nel senso che dà mandato alla Giunta di esercitare perfino la propria regolamentazione? Credo, se questa è una legge statutaria, che l'organizzazione interna alla Giunta e agli Assessorati sia una delle funzioni in capo al potere regolamentare del Consiglio, come abbiamo già analizzato e visto. Non credo che ogni Assessore, volta per volta, nominato all'inizio , a metà o al termine della legislatura, debba elaborarsi o elaborare un regolamento o proporre una regolamentazione della Giunta perché quello esistente non si addice alle sue caratteristiche, ai suoi bisogni e quant'altro.
Come pure, arrivando invece al punto e), il collega Capelli poc'anzi ci parlava della necessità di inserirvi perlomeno le parole "sentito il Consiglio" rispetto per esempio ai ricorsi sulle illegittimità costituzionali. Credo che sia doveroso che, volta per volta, rispetto soprattutto a fatti come quelli di illegittimità costituzionale, il Consiglio venga investito del problema, perlomeno informato. Non credo sia illogica la proposta che faceva il collega Capelli su questo punto e).
Devo dire che ciò che mi lascia più sorpreso è non aver previsto una di quelle funzioni precipue della Giunta come adottare gli atti, deliberare, cioè che non si definisca in questo articolo 21 che uno dei compiti precipui della Giunta è quello di adottare atti e di deliberare, mettendole invece in capo "funzioni non espressamente attribuite al Consiglio o al Presidente della Regione". Con questo si intende dire che dobbiamo quindi mettere in capo alla Giunta, ed eventualmente agli Assessori, tutte quelle cose che, dentro questa legge statutaria, per dimenticanza o magari perché non pensiamo si debbano regolamentare perché già regolamentate da altre norme e così via. Quindi tutte le funzioni possibili e immaginabili di questo mondo, magari non previste dalle norme statali, regionali, siano o possono essere adottate da una Giunta che in merito se li organizza? Ma io credo che questa lettera g) sia una parte da sopprimere, andando invece a definire al punto g) quello che ho già trovato come proposta di una parte della maggioranza, cioè che la Giunta delibera sulle materie di competenza a maggioranza dei voti. Credo che sia un'attribuzione dovuta non a una proposta di Mariano Contu, ma che Mariano Contu in questo momento suggerisce in quanto forse c'è stata una dimenticanza per cui vale la pena di riflettere un attimo se sia il caso di elaborare, appunto, un emendamento in tal senso.
Considerando invece il comma 3 nel quale si dice: "Gli Assessori, nel rispetto degli atti di direzione politica generale del Presidente…", ma insomma la maggioranza non ha da elaborare più nessun obiettivo e nessuna direzione politica generale per andare ad esercitare il proprio ruolo in Consiglio regionale, in quel ruolo che è in primis proprio quello di dare indirizzi politici? Per cui si ritiene di andare a mettere questo punto in capo al Presidente? Io credo che, oltre a tutto ciò che noi mettiamo in capo al Presidente, non possa essere messa in capo agli Assessori anche la direzione politica!
La direzione politica deve restare in capo al Consiglio, alla maggioranza nella fattispecie che ha avuto il mandato elettorale dal popolo assieme al Presidente; ma soprattutto io credo che, più che "nel rispetto degli atti di direzione politica", si possa parlare, per gli Assessori, del rispetto del programma politico, peraltro del programma approvato dal Consiglio regionale, e poi lo svolgimento autonomo degli incarichi a ciascuno attribuiti. Credo che sia più consono al ruolo dell'Assessore, anche andando a stralciare, ed è per questo che chiediamo anche la soppressione, sempre al comma 3, delle parole "direzione politica e amministrativa". Io credo che la direzione amministrativa sia già in capo ai dirigenti e ai funzionari degli Assessorati. Non credo che noi possiamo nei contenuti di questo articolo…
Mi fa finire, Presidente? Un secondo ancora, grazie.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Contu, ancora un secondo.
CONTU (F.I.). Questo emendamento che è stato proposto prevede appunto con la soppressione della parte "di direzione amministrativa", che quest'ultima non sia da porre in capo agli Assessori e ai poteri politici, ma ai poteri della dirigenza.
PRESIDENTE. L'onorevole Rassu ha rinunciato all'intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà. Poiché non è presente in Aula decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (La Margherita-D.L.). Davanti a tante rinunce mi accodo. Rinuncio, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Intendo chiedere la verifica del numero legale, Presidente.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Artizzu. La ringrazio per il contributo che dà al nostro lavoro, perché è sempre essenziale. Grazie.
Colleghi, invito chi appoggia la richiesta ad alzarsi.
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa.)
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 35 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Balia - Biancu - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cuccu Giuseppe - Davoli - Fadda - Gessa - La Spisa - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Liori - Manca - Maninchedda - Meloni - Murgioni - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Spissu - Uggias - Uras.)
PRESIDENTE. Poiché il Consiglio non è in numero legale, i lavori riprenderanno questa sera alle ore 17. Grazie a tutti quelli che ci hanno dato una mano, i presenti e soprattutto gli assenti.
La seduta è tolta alle ore 13 e 42.
Versione per la stampa