Seduta n.414 del 20/11/2003
CDXIV Seduta
(Pomeridiana)
Giovedì 20 Novembre 2003
Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna
indi
del Vicepresidente Biggio
La seduta è aperta alle ore 17 e 06.
Licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 5 Novembre 2003 (408), che è approvato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sulle dichiarazioni rese stamani in Aula dal Presidente della Giunta e sulle mozioni, interrogazioni e interpellanze che in questi tempi sono state presentate sugli argomenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Chiedo che la seduta venga sospesa per dieci minuti in attesa che i colleghi partecipino, perchè non mi sembra che abbia senso discutere in assenza della quasi totalità dei consiglieri.
PRESIDENTE. La richiesta di sospensione la sottopongo all'Aula. I colleghi si esprimano. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Gruppo Misto). Presidente, credo che l'osservazione fatta dall'onorevole Sanna sia corretta, si parla di un argomento così importante ed è incredibile che l'Aula sia totalmente deserta o quasi. Quindi una sospensione di dieci minuti per dare il tempo ai colleghi di raggiungere l'Aula e di prendere parte alla discussione credo che sarebbe opportuna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sulla proposta di sospensione. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io, se l'onorevole Sanna ritiene, siccome non ho di questi problemi, in qualsiasi caso fra dieci minuti diventerà mezz'ora, tra mezz'ora diventerà un'ora, siccome sono iscritto a parlare posso parlare prima dell'onorevole Sanna in modo tale da consentire di non perdere dieci minuti, io non ho problemi di sorta; se questo può essere utile sono completamente a disposizione.
PRESIDENTE. Io non ho niente in contrario ad accogliere questa proposta. Ricordo ai colleghi che ho iscritti a parlare quattordici consiglieri regionali e alla conclusione della discussione ci saranno sicuramente le repliche della Giunta e la presentazione di un ordine del giorno che dovrà essere votato e probabilmente sul voto ci saranno anche delle dichiarazioni di voto. C'era un'ipotesi di concludere i lavori entro la giornata odierna, io non ho assolutamente niente in contrario.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sulle dichiarazioni della Giunta sui problemi del mondo agropastorale abbinata alle mozioni numero 37, 59, 81, 112, 114 e allo svolgimento delle interpellanze numero 28, 102, 165, 198, 217, 220, 246, 341, 392, 398, 403, e 406.
È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io ho chiesto di parlare soprattutto perché nella sessione di stamattina, al di là del fatto che non ci siano gli allevatori del cui problema noi stiamo oggi parlando, ho sentito dire tante cose, che dirò alla fine, nel senso che non capisco perchè la discussione. Noi dobbiamo prendere atto per mille cose della nostra debolezza, stiamo perdendo un'intera giornata, mentre invece, per quello che ha detto l'onorevole Frau, sarebbe opportuno, di fronte ad una situazione di emergenza come quella attuale, che è una delle emergenze fondamentali, siamo a un passo strano, siamo ad un passo dalla strada senza ritorno, che non valgono centro, destra, è un problema di carattere generale e sarebbe opportuno che la Commissione probabilmente si riunisse stasera, si riunisse domani mattina, non perdendo settimane e quindi trovandoci probabilmente ai primi di gennaio senza aver neanche affrontato minimamente il problema. Quindi, se si vuole, di fronte a un'emergenza si riunisce la Commissione, si potrebbe riunire stasera, domani mattina e nell'arco di alcuni giorni si fanno proposte operative serie. Questa mattina però non posso tralasciare alcuni aspetti; ho sentito una dotta relazione del collega Corda. Io lo stimo e lo apprezzo perchè ha fatto un grosso sforzo, anche nella terminologia; ha parlato di imicola di culicoides, di larve, della scuola di pensiero francese, del metodo biologico, dei ricercatori, di interpretazioni di come è arrivata la blue tongue, ha parlato dei frontalieri senza rendersi conto obiettivamente che il problema vero è che noi non contiamo niente. Alcune di queste cose io le ho sentite dire altre volte, chissà perchè gli strali, ma molto garbati, non miei, si sono rivolti nei confronti di chi non aveva affrontato il problema. Allora io voglio dire a me stesso, si è parlato molto del perchè si è vaccinato eccetera, le correlazioni fra la vaccinazione e gli aborti; tutte sciocchezze. La scienza non si inventa e la Regione, ahimè, sceglie la sua scienza! La scienza, per volontà univoca, e per noi il riferimento preciso, è lo Zooprofilattico della Sardegna. Allora cominciamo: correlazioni fra vaccinazioni e aborti, il collega Sanna e tanti altri hanno fatto delle interpellanze, interpellato l'organismo ha dato della documentazione ufficiale attraverso la quale non vi è alcuna correlazione. Vaccinazione: ma di cosa stiamo parlando? È una cosa vecchia. Abbiamo vaccinato perchè ce l'ha imposto innanzitutto il Governo centrale, il Ministero, e soprattutto dopo un attento esame a livello di Comunità Europea, senza il quale avremmo perso tutto, tant'è che io sono stato denunciato da un allevatore di Uta per avere iniziato le vaccinazioni per evitare gli aborti con venti giorni di ritardo, per intenderci. Ma vi siete dimenticati quello che succedeva allora? Innanzitutto c'è stata un'area geografica che si chiama Sulcis Iglesiente, dove io sono nato e cresciuto, che è stata falcidiata il modo incredibile. A Siliqua nell'arco di un mese sono stati abbattuti dodicimila capi! Nell'arco di una settimana! Abbiamo fatto una scelta di campo: è morto il 65 per cento degli ovini di quel territorio nonostante tutte le percentuali nazionali e internazionali e mai nessuno, si parlava di un vaccino attenuato, amici cari, l'ho detto allora, lo dico oggi, vaccino attenuato a oggi della .... non esiste ancora! E il vaccino quando viene attenuato deve essere testato, e quindi un brevetto, da parte dell'organismo centrale. Chi è l'organismo centrale? Il Ministero della Sanità! I ricercatori e gli scienziati! C'era stamattina un amico della CIA, che è amico di Velio Ortu; a fronte di uno scienziato che è venuto in Assessorato e voleva pontificare (era di Decimoputzu, così hai capito) gli ha detto: "Ma lei tutti questi termini, tutte queste procedure dove le ha apprese?" e dice "In letteratura" ed era Contini, per intenderci. L'hanno cacciato via, perché sulla pelle degli allevatori non si fanno le scelte. Poi per le università non parlate, io ho fatto una scelta di campo: l'università aveva chiesto circa quattro miliardi per fare... e tardava sempre, non voleva vaccinare. Abbiamo vaccinato quando amici e colleghi hanno consentito di fare ai "cuiles" di fare delle battaglie da Sedilo a coso, al Consiglio regionale, in Assessorato dicendo che vaccinavano altre aree geografiche e noi ci rifiutavamo di vaccinare! Ebbene, quando abbiamo vaccinato otto milioni, quattro milioni un anno e quattro milioni un altro, perché non dobbiamo trascurare …. nessuna parte del mondo ha debellato la blue tongue. Ebbene, in quel territorio, in quella landa deserta oggi oggetto di grandi battaglie, ieri e oggi, che è il Sulcis Iglesiente, è scomparsa per tre anni e dalle altre parti è scomparsa per un anno e mezzo. Siamo stati esempio in Italia, la regione guida, gli altri hanno avuto più soldi subito. Abbiamo pagato 480.000 lire per ogni pecora morta. Sapete voi che quando le pecore vengono vendute il prezzo è grossomodo 1.500 - 2.000 lire, questo penso che lo sappiate. E perché non ne morivano decine di migliaia prima? Non ne sono morte più. Tutt'al più io posso contestare il metodo di quei famosi scienziati, perché il sottoscritto ha imposto di fronte alla scienza che venissero abbattuti i capi, perché i capi abbattuti vengono pagati dalla Sanità e ha nei capitoli i soldi disponibili. In tre mesi pagammo tutti. Invece quest'anno hanno voluto fare il contrario in funzione della scienza: "bisogna vederli fino alla fine, bisogna vedere se praticamente se ne salva qualcuno", e infatti gli altri anni erano il 98 per cento abbattuti e pagati subito e il 2 per cento morti. Adesso è il contrario, sono tutti morti, probabilmente ne sarebbero morti molti meno se li avessimo abbattuti tutti. E siamo a 56 mila oggi, l'altro giorno eravamo a 40 - 45 mila e arriveremo a 60 - 65 mila, che non sono 250 mila. Purtroppo bisogna inventare il meccanismo perché l'onorevole Contu paghi questi allevatori, perché la competenza, al di là dell'usciere che ha detto cose diverse, è dell'onorevole Contu, che non ha il capitolo (……?) la Sanità, che ha già fatto la parte sua. Allora io dico, stiamo attenti; stiamo facendo una discussione su che cosa? Il problema vero non è la blue tongue, non è praticamente vedere quello che si doveva fare. Vedete, noi abbiamo una regione contermine che ha determinato la vaccinazione: la Corsica. Spero che sappiate tutti che in Corsica forse c'è un semplice e uno soltanto mattatoio. Voi sapete che in Corsica hanno abbattuto i capi e non c'è stata nessuna controindicazione. E che vengono in Sardegna anche quando c'è la blue tongue con autorizzazioni ministeriali francesi, questo sì, per ammazzare nel mattatoio di Santa Teresa per poi tornare con una serie di procedure. Non hanno impianti di epurazione e affini, quindi tutta una serie di difficoltà obiettive. Ora io credo che noi siamo deboli anche per quanto riguarda i frontalieri (il termine frontalieri me l'ha insegnato il mio collega e amico Alberto) io ho fatto venti lettere, il problema è che non contiamo niente, se non siamo uniti non contiamo niente, perché il Ministero neanche ci risponde alle lettere perché la competenza è del Ministero. Non contiamo niente qui, come non contiamo a Bruxelles, come non contiamo in nessuna parte. Se non andiamo uniti non conteremo niente! A me non interessa quello che ha detto Frau stamattina, "Sono andato da Alemanno" e chi è andato da Alemanno. Sono parole ma non sono certamente fatti. A noi interessano fatti. Qui c'è un'emergenza, è rilevante quello che si dice e quello che non si dice. Siamo al collasso e servono fatti. Questo hanno chiesto i colleghi che sono intervenuti. Dobbiamo parlare dell'indebitamento, del prezzo del latte, della virosi e della blue tongue che ormai è arrivata al capolinea, perché cambiano le condizioni. Per concludere sulla blue tongue, guardate che la concentrazione è su Oristano e nel Sulcis perché sono le zone più calde e hanno anche i problemi che poi dirà Sanna eccetera. Le altre aree hanno temperature più basse e le temperature di quest'anno non sono mai esistite almeno negli ultimi vent'anni, quindici anni in Sardegna, e strano caso non sono arrivate nei mesi di luglio e agosto, è arrivato nel mese di settembre. Quindi tutta una serie di anomalie che certamente andranno studiate, analizzate eccetera. E per quel famoso piano presentato a Bruxelles due anni fa non c'è risposta perché noi non abbiamo peso politico, questa è la verità. Quindi bisogna farsi sentire in modo diverso, unitariamente. Allora, siccome i meriti non sono di nessuno e siccome c'è questo grande problema, io credo che con priorità, così come si è affrontato in questi dieci giorni il problema della sanità, c'è un'emergenza che è al tracollo di un settore che è fondamentale per la Sardegna, si tratta di trovare soluzioni; al problema dell'indebitamento. Si dice che ci sia qualche soluzione, si tratta di utilizzare tutta la forza che abbiamo nei confronti delle banche eccetera per dare risposte concrete a questa categoria! Si tratta, nel contempo, per quanto riguarda il prezzo del latte, di fare battaglie di persuasione, si usino tutti gli strumenti e che la Commissione lavori una settimana, il tempo che c'è, si ritarderanno altre cose, ma che ci porti tempestivamente soluzioni eccetera. Discutere qui, parlare, dire tutti quanti le stesse cose, praticamente inventarci qualche cosa, criticarci e buttarci addosso le pietre per cose fatte e che magari gli altri apprezzano e noi magari cerchiamo di denigrarle o ridurle a una diminutio non serve a niente. Io credo che abbiamo perso un'altra giornata, che non abbiamo affrontato i problemi. Meno male che non ci sono gli operatori, diversamente alla fine della serata avranno sentito tante belle parole, tanta solidarietà da parte di tutti ma niente di fatti concreti!
Quello che dovevo dire l'ho detto, ritengo che sia fondamentale che la Commissione operi da domani mattina, se utilizziamo il venerdì, poi c'è il sabato e la domenica e poi utilizzeremo le altre settimane come siamo abituati molto spesso a fare, ed è giusto allora che allora la gente ci critica, come ci critica, perché ormai siamo additati per essere una classe politica che ha fallito con la sua esperienza in questa legislatura e che è additata per essere dei fannulloni e basta. Quindi credo che sia opportuno essere operativi, riunire la Commissione e cercare di esaminare le cose, quello è fattibile, quello che magari non può essere fatto si dirà con correttezza e responsabilità, e fare proposte operative.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, voglio fare una prima considerazione iniziale sulla comunicazione fatta stamattina dal Presidente Masala nel merito di alcune questioni; sul prezzo del latte ha semplicemente ribadito che la Giunta non ha competenza, che la questione è demandata al rapporto tra le parti e che la Giunta comunque si è attivata. Non ci ha spiegato come e non ci ha detto quali sono secondo la Giunta le prospettive e le soluzioni possibili, tantomeno il Presidente ha presentato le ragioni della crisi del prezzo del latte. Sulle quote latte si è limitato a informarci che il Ministro Alemanno avrebbe assunto l'impegno ieri mattina a Roma di presentare una leggina che risolva il problema delle multe della campagna 2002 - 2003; si è dimenticato il Presidente, io non so se lui ne sia a conoscenza, ma la legge 119 al comma 30 articolo 10 prevede che a seguito del blocco della movimentazione per blue tongue ci sia un intervento di riduzione delle multe per le quote latte. Quindi non c'è bisogno di nessuna nuova legge, c'è bisogno che il Ministro Alemanno applichi la legge 119, che esiste, pur essendo una pessima legge però su questo punto va applicata.
Sulla continuità territoriale, è incredibile che la Giunta su una questione di questa rilevanza se la cavi anche su questo punto dicendo "Abbiamo attivato un tavolo, poi avanzeremo una proposta regionale" ma su che cosa? Ci sono diverse norme nazionali, dalla 114 a una serie di altre norme previste nelle finanziarie successive che prevedono che sia estesa al comparto delle merci la stessa normativa della continuità territoriale aerea. Questa Giunta regionale non ha messo in atto nessun provvedimento concreto per l'attuazione di questa normativa che esiste già da tre anni. Sull'indebitamento delle aziende il Presidente fa riferimento alla Commissione tecnica che è stata costituita da più di un anno e che avrebbe realizzato un ottimo lavoro, io non capisco quale sarebbe quest'ottimo lavoro quando non ha proposto niente. Io tante volte ho avuto modo di lamentare questa situazione col qui presente assessore Contu e anche lui si lamentava perché questa Commissione di fatto non ha prodotto niente. Se da oggi in poi si metterà al lavoro, se la Giunta regionale crede o crederà su questo problema, io mi auguro che qualche risultato arrivi.
Sulla virosi del pomodoro il Presidente si limita ad informare il Consiglio che c'è in corso un accertamento dei danni; la stessa cosa sulla siccità. Ma non c'è nessuna proposta su come si deve intervenire né da parte della Giunta, se una proposta o un disegno di legge. Sulla lingua blu anche qui si è generici e inconcludenti; si fa riferimento al ristoro dei danni e si fa riferimento alla profilassi, però poi la realtà è quella che stiamo vivendo ancora oggi, onorevole Oppi, che non vedo in Aula.
L'onorevole Oppi è un attore consumato di quest'Aula e degli spazi circostanti; la settimana scorsa ha incontrato gli allevatori che giustamente protestavano, allevatori che questo Consiglio non è stato in grado di incontrare come dignitosamente abbiamo sempre fatto con tutte le categorie che giustamente vengono in questo Palazzo per rappresentare i loro problemi, l'onorevole Oppi in quella occasione ha detto tutto e il contrario di tutto come ha fatto oggi in quest'Aula.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ma l'attore mi sembri tu!
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Oppi, abbia l'accortezza di ascoltare,
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io sono sempre presente!
SANNA Alberto (D.S.). Io l'ho ascoltata, non l'ho interrotta, perché poi si rischia anche di essere maleducati! Dicevo, sulla lingua blu le opposizioni, di fronte all'inconcludenza di questa Giunta, e di fronte ad una situazione che di anno in anno è tutt'altro che risolta, perché non si può affermare che è stata abbattuta questa epidemia, che si eradicata questa epidemia, e poi dire in quest'Aula, come ha fatto oggi l'onorevole Oppi, che ci sono 60 mila capi tra morti e abbattuti. Allora l'epidemia c'è! E non si può dire che da due anni non si verificano casi, ogni fine estate - inizio autunno, fiche non arrivano i freddi invernali l'epidemia è in atto e si ha una paura terribile dell'andamento delle temperature stagionali.
Quindi se ci si affida al tempo vuol dire che ciò che è stato fatto non è stato sufficiente per debellare la malattia. Perché? Ma onorevole Oppi, qui nessuno di noi ha messo in discussione la giustezza della scelta della vaccinazione; di fronte alla scienza tutti ci inchiniamo. I problemi sono altri; il problema è che non si può fare soltanto vaccinazione per combattere questa malattia, c'è bisogno di una prevenzione più ampia, a 360 gradi, che intanto intervenga per ridurre la presenza dell'insetto vettore, perché più sono numerosi questi insetti maggiori possibilità di diffusione ha la malattia. Quindi una lotta mirata contro l'insetto vettore, ed io aggiungo con il coinvolgimento, con la consapevolezza e con la responsabilizzazione degli allevatori che sono il vero asse portante, sarebbero dovuti essere il vero asse portante di questa battaglia. Invece gli allevatori hanno subito moltissime decisioni prese dall'assessore Oppi, dal ministero e da quant'altri.
Voglio anche ricordare che, a proposito dell'assunzione di responsabilità, è stata fatta sottoscrivere una dichiarazione agli allevatori nella quale essi si assumevano la responsabilità degli effetti collaterali delle vaccinazioni, come se la scelta fosse stata fatta per volontà degli allevatori; e questo naturalmente toglieva la responsabilità a chi ha deciso di vaccinare! Questo è inaccettabile, ma non è solo questo inaccettabile; è inaccettabile anche il fatto che i controlli sanitari del bestiame vivo che entra in Sardegna non ci sono, e non ce la possiamo continuare a cavare come anche oggi ha fatto l'onorevole Oppi, che è competenza del Ministero della Salute, non è così!
Questo lo era in parte con la vecchia Costituzione; con la riforma del Titolo V della Costituzione questa è una competenza concorrente con la Regione, quindi è una competenza da gestire tra Regione e Ministero. Ed evidentemente non basta scrivere le lettere, se alle lettere non si risponde ci sono altri modi per rapportarsi con il Governo nazionale. Noi diciamo che la Regione deve occuparsi di questo problema. Nelle proposte di legge che le opposizioni hanno presentato anche questo problema viene affrontato e si dà una soluzione.
Poi abbiamo chiesto anche a più riprese l'osservatorio epidemiologico regionale, abbiamo chiesto allora all'onorevole Oppi e oggi all'onorevole Capelli, ecco, l'osservatorio che serve per fare il monitoraggio, che serve a dirci qual è l'andamento della malattia, questo osservatorio non funziona. Perché non funziona? E lo stesso Istituto Zooprofilattico della Sardegna noi pensiamo che debba svolgere una funzione ben più importante. Nella regione sarda, in Sardegna c'è circa la metà del patrimonio ovicaprino nazionale. Noi non possiamo dipendere da Teramo per tutte le questioni, non è accettabile; noi dobbiamo porre seriamente questo problema col Governo nazionale.
Abbiamo anche chiesto che venisse istituito un comitato di coordinamento tecnico-scientifico, perché molte volte anche in materia di vaccinazioni si verificavano fatti molto gravi, dove certe decisioni assunte in un territorio erano diverse da decisioni assunte in altri territori, e dove si capiva che c'era confusione, che non c'era coordinamento.
Sulla questione degli indennizzi, recentemente l'assessore Contu ha portato in Giunta una proposta di deliberazione, che ieri abbiamo esaminato in Commissione, che destina cinque milioni di euro per indennizzare gli allevatori per i capi morti e abbattuti e per il mancato reddito. Insomma, sono risorse largamente insufficienti. Abbiamo ritenuto giustamente in Commissione, tutti d'accordo, che è un pannicello caldo, che è un provvedimento che non può andare avanti perché non ci sono le condizioni.
Intanto questo problema va visto nel suo insieme perché noi vogliamo introdurre con la nostra proposta di legge anche il principio di indennizzare gli allevatori per i danni causati dalle vaccinazioni, danni che oggi l'assessore Oppi ha negato e che però ha accettato davanti agli allevatori dieci giorni fa, giù, nella hall del Consiglio regionale, in piedi, discutendo con loro. Oggi ha negato. Non è così. Gli effetti ci sono, e siccome i responsabili non sono gli allevatori, non possono essere loro che ne pagano le conseguenze e se ne deve far carico la Regione o chi per essa. Quindi noi riteniamo che quel provvedimento è tardivo ed è inadeguato, non riuscirebbe a rimborsare neanche i capi morti al momento, perché rimborserebbe soltanto per 20 mila capi e quindi riteniamo che in legge questa questione vada ripresa e affrontata in modo organico e vadano reperite le risorse per far fronte a questa questione.
Altra questione importante è il problema dei capi sentinella; noi sappiamo che bisogna mettere a disposizione, in base a norme sanitarie, dei capi per monitorare, per controllare l'andamento della malattia, questo va fatto, ma vanno indennizzati gli allevatori che mettono a disposizione e che gestiscono, perché questo costa. Questo è già stato fatto, per esempio, dalla regione Toscana, non capisco perché anche noi questo problema non lo dobbiamo affrontare in modo corretto.
E sugli effetti collaterali voglio anche dire che io mi auguro ci sia, anche da parte degli istituti scientifici e del servizio sanitario regionale e nazionale, un atteggiamento diverso, cioè di assunzione di responsabilità rispetto a questo problema.
Un'altra questione che affrontiamo nella nostra proposta di legge è quella dei danni causati dal blocco della movimentazione che non deve riguardare soltanto gli ovini, i caprini, i bovini da carne, deve riguardare anche i bovini da latte. Io mi chiedo, e lo chiedo anche all'onorevole Contu, come mai, nonostante la legge che avevamo approvato prevedesse per le aziende bovine parlava la legge, la legge sul blocco della movimentazione che destinava venti miliardi per le aziende bovine, poi, in fase di attuazione le direttive hanno scelto soltanto le aziende bovine da carne, escludendo quelle da latte che hanno avuto gli stessi danni, anzi, hanno avuto anche i danni perché mantenendo in stalla le vacche a fine carriera hanno anche aumentato la produzione contribuendo a sforare sulle quote latte. Quindi le aziende bovine da latte hanno avuto anche questo danno.
Quindi non capisco, Assessore, questa è stata una decisione arbitraria perché il Consiglio parlava di aziende bovine e non di bovini da carne. Quindi io penso che questa questione vada ripresa e noi in legge prevediamo che ci sia un intervento a sanatoria di questa questione, di questa parte degli allevamenti esclusi ingiustamente. Anche sulla virosi del pomodoro noi prevediamo un intervento che dia una risposta a questo comparto, quindi non solo verifiche ma anche risposte concrete; e poi riproponiamo all'attenzione del mondo politico regionale il problema dei premi di assicurazione contro i danni causati dalle calamità naturali. Fino adesso non hanno funzionato. Io credo che questa è materia che merita di essere richiamata, perché io, Assessore, non credo che noi potremmo andare all'infinito finanziando ancora leggi sulla siccità, io non credo che l'Unione Europea, mi risulta, e lei ha avuto in diverse occasioni modo di ribadirlo anche in Commissione, che una, due volte, ma poi le cose non vanno all'infinito. Allora penso che dobbiamo cominciare a parlare il linguaggio della verità con gli allevatori e dire come stanno le cose.
Quindi il problema delle assicurazioni contro le calamità naturali anche in agricoltura io credo sia un problema serio, da prendere in considerazione seriamente. Sul debito, anche qui ci sono diverse proposte di legge, noi le riprendiamo, noi poniamo l'esigenza che ci sia entro sei mesi dall'approvazione di questa legge la definizione da parte della Giunta regionale, naturalmente concordando il tutto con l'Unione Europea, col governo nazionale, con le banche, con le associazioni di categoria, un piano di rientro, di risanamento delle aziende agricole dall'indebitamento, perché siamo consapevoli del fatto che se questo non avverrà sarà difficile che le nostre aziende possano affrontare investimenti e possano avere una prospettiva di sviluppo. Quindi questo cappio al collo va tolto.
Naturalmente non ci sfugge né su questo problema né sull'attualissima questione del prezzo del latte che queste sono delle spie, sono le punte di un iceberg ben più profondo, perché non è vero che l'indebitamento è determinato soltanto dalle calamità naturali; io non sono d'accordo con l'onorevole Floris che stamattina faceva questa affermazione. Non sono solo le calamità naturali a determinare l'indebitamento delle aziende, è la loro debolezza strutturale, sono i costi di produzione eccessivi dovuti ad aziende eccessivamente frammentate, aziende che non hanno energia elettrica, aziende sottodimensionate, aziende che hanno dei problemi anche esterni, per esempio i trasporti, il problema dell'associazionismo.
La nostra agricoltura soffre di mali storici ed io credo che questa discussione, checché ne dica l'onorevole Oppi, è utile per capire che noi non possiamo limitarci a discutere solo dell'emergenza, che l'emergenza ci porta via le risorse, se non c'è una programmazione di medio e di lungo termine, per una politica di sviluppo. Quindi noi dobbiamo essere capaci, dico noi per dire la politica della Regione sarda deve essere capace di rispondere certamente ad un comparto che ha un problema immediato di sopravvivenza ma, nello stesso tempo, dobbiamo mettere le basi perché la nostra agricoltura abbia le gambe solide e la testa chiara sul percorso da seguire. Quindi anche sul prezzo del latte bisogna certamente che la Giunta regionale svolga un'azione forte per fare in modo che agli allevatori sia riconosciuto un giusto prezzo, perché l'atteggiamento degli industriali è inaccettabile e va respinto e a lungo andare è dannoso per i loro stessi interessi, perché se muoiono i produttori muoiono anche gli industriali. Però la cecità arriva anche a questo!
Quindi anche sul prezzo del latte bisogna affrontare, come dicevo prima, i problemi strutturali della nostra agricoltura, i problemi interni ed esterni alle aziende, bisogna portare avanti un discorso di filiera dove chi produce deve anche essere messo in condizioni di trasformare, di vendere e di diversificare le sue produzioni. L'associazionismo in questo senso può essere uno strumento e una risposta molto importante e utile.
Io credo, e concludo, che qui non ci troviamo di fronte ad un fallimento del Consiglio regionale, sto parlando di agricoltura; ciascuno in democrazia ha delle responsabilità e se le deve assumere, sia la maggioranza che governa, che governa male, malissimo, ma ha questa responsabilità, quindi il fallimento, onorevole Oppi, non è del Consiglio regionale ma è di questa maggioranza di cui lei è stato assessore per tre anni e mezzo e di cui oggi dimostra di avere memoria propria e scarica su tutti le responsabilità che sono sue e della sua maggioranza!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Il Consiglio regionale nel mese di novembre è stato chiamato per due emergenze, quella sulla sanità nei primi mesi di novembre ed oggi sull'emergenza che riguarda il mondo agricolo. Due settori chiave, due settori importantissimi per la nostra economia, ma due settori i cui ingenti stanziamenti di bilancio impegnano, sia in sede di finanziaria sia in sede di bilancio, questo Consiglio regionale.
Io ho sentito da alcuni colleghi parlare di posizioni politiche, di opposizione, la Giunta, maggioranza inesistente, questo e quest'altro. Io voglio ricordare che quando si è trattato di parlare di emergenze questo Consiglio regionale ha sempre cercato di trovare la sua interezza che è quella propria del Consiglio regionale senza posizioni né di partiti politici, né di maggioranze né di opposizioni; perché io credo che le emergenze non abbiano colore ma debbano essere affrontate con immediatezza e quindi immediatamente date le risposte che si aspettano.
Anche su questo alcuni, anche nei corridoi qualcuno ho sentito anche qualche collega dire "Ma una giornata intera per fare che cosa!?
A che cosa approda, che cosa fa, che cosa deve fare il Consiglio regionale" Intanto il Consiglio regionale io ritengo importantissimo che oggi stia discutendo del problema agricoltura in generale, poi entrerò nei dettagli. Intanto il Presidente della Giunta regionale, a nome anche della Giunta, del Governo della Regione prenderà degli impegni, impegni che dovranno essere supportati da azioni legislative che il Consiglio regionale dovrà attuare in tempi brevissimi, perché alla fine di questo dibattito dovrà essere, come minimo, approvato un ordine del giorno che impegna, come è stato chiesto anche dal Presidente della Giunta regionale, stabilisce i tempi brevissimi nei quali la Commissione agricoltura dovrà esitare una proposta di legge da portare massimo 15 - 20 giorni al Consiglio regionale per la sua approvazione definitiva. In più anche le linee generali su cui il settore agricolo sta attraversando, allora ci sono le emergenze, ma ci sono anche interventi strutturali che una volta per tutte devono essere presi in considerazione e portati con decisione avanti. Allora iniziamo: la prima emergenza, quella di questi giorni, è il problema della blue tongue, problema che ha impegnato questo Consiglio regionale più volte con delle leggi, con degli indennizzi, con stanziamenti anche consistenti, che ha dato anche delle risposte di indennizzi anche immediati, ma che anche all'interno di questo Consiglio regionale, sul tema delle vaccinazioni, si era aperto un discorso di chi poteva essere contrario, di che poteva essere a favore, intanto nell'emergenza il mondo scientifico e quindi noi non siamo né ricercatori, né veterinari ma a questi ci affidiamo, avevano consigliato, d'accordo con l'Unione Europea, anzi ci obbligava l'Unione Europea ad attuare le vaccinazioni. Vaccinazioni che puntualmente abbiamo fatto, vaccinazioni che con un sierotipo, quello numero 2, hanno dato i primi risultati. Ma queste vaccinazioni hanno anche dato delle azioni collaterali al mondo scientifico sconosciute, forse anche a questo Consiglio regionale, che si stanno riscontrando numerose in queste settimane con i parti delle pecore, quindi con le nascite degli agnelli. Ci sono diversi capi, molti, una percentuale anche abbastanza alta di aborti, c'è anche una riduzione delle produzioni del latte. Allora su questo indubbiamente l'azione che il Consiglio regionale dovrà fare e sulle proposte di legge, di cui una il primo firmatario sono io e il mio gruppo, è anche quella di trovare soluzioni per indennizzare quel mancato reddito che deriva dalla perdita dell'agnello, delle pecore sane e anche dalla riduzione del prezzo del latte. Questo dovrà essere poi attestato dal servizio veterinario o dagli enti a questo preposto, quindi un'azione in questo senso. Ma nell'immediato che cosa dobbiamo fare? Nell'immediato dobbiamo trovare finanziamenti per proseguire quegli indennizzi, quei pagamenti che noi abbiamo sempre fatto. Allora vediamo qua: esattamente il 4 gennaio la Giunta regionale approva una delibera nella quale prevede di indennizzare i capi morti perché, come diceva mio collega Oppi, al contrario dell'anno scorso e di due anni fa non si sa per quale motivo - e qua i servizi veterinari e forse l'assessore alla sanità ce lo potrà dire - si è deciso di non abbattere ma di lasciar morire i capi del bestiame, questo comporta che a carico del bilancio regionale sono tutti gli indennizzi degli ovini che muoiono, mentre se sono abbattuti va in capo al bilancio nazionale, quindi non è la Regione che paga ma è il Ministero.
Il 4 gennaio la Giunta regionale, di concerto gli assessori Cappelli alla sanità e Contu alla agricoltura, approvano in Giunta regionale una delibera nella quale si prevede il primo stanziamento ed anche le linee che ricoprano esattamente quelle che erano le leggi approvate due anni fa e l'anno scorso, quindi con quella delibera approvata, l'obbligo è di notificarlo alla commissione di merito, la commissione all'agricoltura che dovrà dare il parere favorevole. Ieri sera la commissione agricoltura si riunisce, analizza quella delibera, quella delibera non viene approvata, io mi ritrovavo d'accordo insieme a diversi colleghi per mandarla avanti per due motivi: il primo perché si riteneva che i cinque milioni di Euro stanziati non erano sufficienti, l'altro perché la delibera regionale prevede che l'indennizzo debba essere parametrato al valore di mercato che fa riferimento ad una legge nazionale, cioè il valore ISMEA degli ovini, dell'ultima settimana sul mercato di Foggia. Queste sono delle precise indicazioni che sono contenute nella legge numero 22 e che quindi se si rispetta quel deliberato la delibera della Giunta regionale non deve essere notificata all'Unione Europea, quindi può essere, una volta esitata dalla commissione agricoltura, immediatamente eseguibile. Quindi nella settimana successiva, se ieri sera si fosse approvata quella delibera di Giunta, lunedì, martedì, il Presidente della Giunta, nonché assessore ad interim del bilancio, insieme agli assessori alla agricoltura e alla sanità, avrebbero potuto trasferire i finanziamenti ai comuni per iniziare a pagare in termini immediati il ristoro alle aziende agricole, quindi agli allevatori. Questo non è capitato, si è rimandato alla prossima settimana, spero che sia la prossima settimana altrimenti ci sarà un'altra ulteriore settimana, però questa è la realtà certificata nei verbali della commissione.
Io in commissione ho detto, insieme anche al Presidente ed altri colleghi, che noi dovevamo mandare avanti quel delibera perché i cinque milioni di Euro poi potevano essere integrati con altri cinque ed altri dieci, quindi quello che è necessario, ma intanto andiamo avanti. Se avessimo apportato delle modifiche a quella delibera significava che quella delibera doveva andare all'approvazione dell'Unione Europea, perché la Giunta se fa modifiche diverse dai riferimenti della legge 22 deve obbligatoriamente mandarla all'approvazione di Bruxelles. Mandarla all'approvazione di Bruxelles significa perdere molte volte anche due e tre mesi. Ce lo possiamo permettere amici e colleghi che in Commissione ieri avete avuto anche idee diverse, dover aspettare altri due - tre mesi per poter indennizzare i primi allevatori? Io credo di no, credo che quella delibera debba essere accolta così com'è e possibilmente esitata anche domani se questo Consiglio regionale dà la deroga perché la commissione agricoltura si riunisca domani, poi seguirà quelle che sono le proposte di legge giacente in commissione, possibilmente da lunedì o martedì la discussione su quelle proposte di legge che possano ampliare il ventaglio di indennizzi e quindi includendo anche la riduzione della produzione del latte, includendo anche gli indennizzi per gli aborti, includendo tutte quelle situazioni che si sono venute a creare. Quindi su questo credo che stasera il Consiglio regionale veramente possa fare anche chiarezza per mandare avanti quella delibera perché con quella delibera si inizia anche dalla prossima settimana, se domani, se stanotte la commissione agricoltura ha la deroga per riunirsi ed esitare in tempi brevissimi quella delibera stessa. Sulla blue tongue credo che tutto il resto è contenuto nelle proposte di legge presentate, sono tre proposte di legge che andranno in discussione spero in tempi brevissimi, e quella legge lì che finalmente abbraccia anche un ventaglio diverso, quindi indennizzando con interventi anche di intervento con la nuova vaccinazione e quant'altro, dobbiamo essere anche coerenti e capaci di dirci a noi che quella legge lì ha l'obbligo di essere notificata all'Unione Europea e quindi l'Unione Europea molte volte si prende i 60 giorni, molte volte al termine dei 60 giorni manda la letterina per un piccolissimo chiarimento e passano altri 30 giorni o altri 60 giorni. Quindi una legge regionale anche se approvata in tempi brevissimi, che va alla notificata dell'Unione Europea, indubbiamente non ha tempi di attuazione immediati se l'Unione Europea non approva in tempi strettissimi, ma l'esperienza vuole che i tempi siano minimo 60 giorni, quindi due mesi. Quindi diamo un canale preferenziale alle leggi che ampliano il ventaglio di indennizzi, ma non blocchiamo, non modifichiamo minimamente quello che la Giunta regionale ha approvato e che è esattamente pari pari e uguale a quello che è la legge 22 degli indennizzi sulla blue tongue che è quella già notificala all'Unione Europea. Quindi un richiamo al Consiglio regionale, alla Giunta regionale che ben sa di questo problema, che si vada avanti in modo particolare su quella delibera. Cinque milioni di Euro possiamo portarli benissimo a 10 milioni, a 15milioni, io credo che con ci siano problemi da parte del Presidente della Giunta e della Giunta nella sua interezza dover anche fare la variazione, ma se partiamo con quello che abbiamo poi integriamo automaticamente con quel meccanismo.
Poi abbiamo il problema delle quote latte, è un problema che riguarda in particolare un territorio, una porzione particolare del territorio della Sardegna in particolare perché poi da qualche altra parte c'è. Su questo indubbiamente ieri, notizia fresca oggi sui giornali, ce l'ha comunicato il Presidente della Giunta regionale, c'è un'interlocuzione ben precisa con il Ministro Alemanno perché la competenza è comunitaria e nazionale, ci sono degli impegni ben precisi, io ho visto anche su qualche emittente regionale le interviste che il Ministro Alemanno ha fatto, quindi un impegno di fronte anche non solo ai rappresentanti istituzionali di questo Consiglio regionale e della Regione ma li ha fatti anche con dichiarazioni pubbliche che sono arrivate nelle case di tutti i sardi, e quindi io credo nella buona intenzione, quindi nelle azioni che da quell'incontro, da quell'accordo verranno.
Prezzo del latte. Il Consiglio regionale fa solo da mediazione fra il mondo della produzione e il mondo della trasformazione degli imprenditori, l'ha fatto più volte, lo sta facendo quest'anno, indubbiamente abbiamo alcune leve che ci permettono di entrare, però indubbiamente il mercato libero, il mercato ormai è globale, non possiamo interferire dando aiuti da una parte o dall'altra parte perché l'Unione Europea, siamo in Europa, rischierebbe per bloccarci, però un ragionamento concreto lo dobbiamo fare anche su questo. Allora non possiamo tutti gli anni lasciare da una parte gli industriali, con tutte le loro giustificazioni, legittime e molte volte anche non legittime a lucrare, a trattare, a cercare di avere, perché un imprenditore, un commerciante cerca sempre di acquistare al minor prezzo possibile, nessuno ci ha scritto "babbo Natale in faccia" e non conosco nessun imprenditore che abbia la scritta di Babbo Natale, però è anche vero che dall'altra parte ci sono delle difficoltà strutturali, quindi nel mondo della produzione, che la Regione forse è indietro su questo, indubbiamente bisogna fare un discorso 360 a gradi perché il settore dell'allevamento ovino trainante in Sardegna sia messo nelle condizioni di produrre anche a prezzi bassi. Nella nostra proposta di legge c'è un capitolo su questo, e c'è anche una prima idea che non è l'idea giusta ma è uno spunto che possa benissimo essere come interlocuzione, che vede prima di tutto quando si è parlato dell'abbattimento dei costi del trasporto e della continuità territoriale delle merci, quindi un abbattimento sul trasporto delle nostre merci e quindi anche dei prodotti lattiero - caseari, c'è in modo particolare un'azione di pubblicità istituzionale nel quale la Regione spende miliardi attraverso la presidenza della Giunta regionale, attraverso il capitolo anche dello sport per fare pubblicità sui prodotti istituzionali che tutti conosciamo, la precedente pubblicità del FOS - Formaggi ovini sardi, dove finanziammo dal Cagliari Calcio ad altre società sportive per far conoscere le nostre produzioni lattiero - casearie, ma in particolare io credo che dobbiamo azionare una linea che possa pubblicizzare, investire questi soldi verso la pubblicità e la conoscenza nei mercati nazionali ed internazionali di produzioni diversificate da quelle che sono il pecorino romano, perché ormai il pecorino Romano è un canale che va da sé, che comunque non trova un prezzo soddisfacente per la concorrenza anche di altre produzioni, di altri mercati. Allora sicuramente la strada è anche quella di diversificare le produzioni e credo che qui la Regione possa intervenire attraverso finanziamenti al mondo delle cooperative che trasformano in latte, al mondo anche degli imprenditori privati per poter modificare e trasformare le produzioni, quindi anche le strutture aziendali, per poter produrre produzioni casearie diversificate, quindi con formaggi molli o altro tipo di formaggi che possono avere il riscontro diretto nella vendita sui mercati, così come altre nazioni stanno facendo. Credo che siano queste le azioni con cui noi possiamo intervenire e possiamo veramente incidere sull'aiuto diretto per avere un reddito maggiore sulla produzione, credo che su questo un ragionamento lo dobbiamo fare.
Poi credo che sia necessario, veramente, fare un discorso di un piano zootecnico regionale, perché non credo che la Sardegna possa continuare così, ad andare ad tappare i buchi o le falle che ogni anno, a seconda delle situazioni, o quando di mercato, o quando di emergenza, o quando di pestilenze o quant'altro; credo che ci voglia un piano zootecnico regionale, di lungo respiro, di 10 - 15 anni, che abbia delle azioni chiave e che su questo noi dobbiamo canalizzare tutti gli interventi per arrivare a degli obiettivi che noi tutti oggi vogliamo. Quindi credo che sia necessario veramente questo a lungo respiro per portare ad una strategia con tutti gli interventi atti a portare la zootecnia e l'allevamento in Sardegna a superare quelle difficoltà che ci sono. Io ho questa idea, abbiamo questa idea, poi sentiremo anche la Giunta durante la stesura dell'ordine del giorno per vedere accolte queste cose e poi dare la deroga alla Commissione agricoltura che racchiuda tutto in una legge che ci permetta di avere degli indirizzi chiave.
Problema siccità. Noi l'anno scorso abbiamo stanziato 250 milioni di Euro, 500 miliardi, abbiamo pagato quasi tutto eccetto alcune pratiche mi sembra ancora da perfezionare, dai dati mi risulta, su questo chiedo all'Assessore, che circa 180 miliardi di vecchie lire siano l'avanzo da quei 500 miliardi, vedo che sulla Gazzetta Ufficiale una provincia, la provincia di Sassari, anche la mia, ha avuto già il riconoscimento per la siccità dal 1° febbraio 2003 al 31 luglio 2003, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 ottobre nel quale si riconosce lo stato di calamità naturale, quindi lo stato di riconoscimento della siccità.
Credo che anche quest'anno sia necessario, per far fronte e quindi per poter dare una risposta anche al mondo agricolo che produce, possiamo anche portare avanti, visto il riconoscimento, il pagamento anche di una siccità 2003 che possa dare un ristoro provvisorio anche per quest'anno. Indubbiamente sono delle misure, e qua mi trovo d'accordo anche con chi è intervenuto che non possiamo continuare a pagare siccità o fare interventi a pioggia, ma dobbiamo trovare sul canale, che è quello nazionale, di poter dare la possibilità di interventi assicurativi contro le calamità naturali.
Chiudo sostenendo una cosa, che indubbiamente c'è la necessità dello snellimento della spesa. Quando vedo che sul POR riusciamo a spendere poco, quando vedo che in questi giorni all'ERSAT - e qua faccio una denuncia chiara ma continuerò nelle prossime settimane a costo di fare un'interrogazione alla settimana - quando io vedo che le strutture dell'ERSAT con tanti dipendenti che ci costano 120 miliardi all'anno non riescono, sono in affanno ad istruire le domande presentate, che sono tantissime, dell'istruttoria dei POR.
PRESIDENTE. Concluda onorevole Piana.
PIANA (U.D.C.). Allora assessore, io credo che anche sull'ERSAT, sugli enti strumentali dobbiamo fare un discorso anche qui a 360 a gradi perché è impossibile che noi quando decidiamo una cosa, che poi l'affidiamo alle strutture degli enti strumentali come l'ERSAT, poi ci sono mesi di ritardo perché gli uffici non istruiscono nei tempi dovuti e quindi non arrivano le provvidenze ai veri fruitori cioè allevatori ed agricoltori. Ed anche su questo chiediamo un impegno della Giunta perché si snelliscano le pratiche burocratiche.
PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo dodici interventi, a venti minuti l'uno sono quattro ore. Io vorrei concludere i lavori relativi a quel punto che stiamo discutendo entro la giornata odierna per dare eventualmente la opportunità alla Commissione, come mi pare sia stato chiesto da tutte le forze politiche, di lavorare a partire da domani per portare il provvedimento in Aula possibilmente nella settimana entrante. Ora però questa urgenza presuppone che tutti i colleghi rispettino rigorosamente il tempo massimo. È iscritto a parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà. Si prepari l'onorevole Giovannelli.
GRANELLA (La Margherita-D.L.). Grazie Presidente, colleghe e colleghi. In apertura un complimento al Presidente Masala, è riuscito a portare Forza Italia in Giunta soprattutto con una donna, complimenti. Vorrei iniziare con la conclusione dei soliti teoremi "c.v.d." come volevasi dimostrare. La maggioranza rimprovera il governo e il governo non sa più da chi difendersi, se dall'opposizione o dalla maggioranza. Mi è piaciuto l'intervento dell'onorevole Piana, in Aula le cose sono leggermente falsate; in Commissione spesso si dicono anche cose contrarie oppure non si viene addirittura a dirle. In Aula tutti debbono fare una certa parte anche perché il pubblico ascolta e ha bisogno di avere le proprie soddisfazioni.
Ma io vorrei avvisare il pubblico che le soddisfazioni non possono essere date a parole come da oltre quattro anni a questa parte, le soddisfazioni si danno con atti concreti. Il lavoro in Commissione forse è oscuro e parlo della mia Commissione, la commissione agricoltura ed ambiente, forse è oscuro, forse è duro, però produce e i prodotti si vedono alla luce del sole e danno risultati seri. Quindi i pastori debbono solo avere un minimo di pazienza perché quanto promesso, quanto stiamo promettendo da tempo sarà fatto; sarà fatto non so se per volontà della cosiddetta maggioranza, ma certamente per la nostra incrollabile volontà di commissari dell'opposizione che, lo riconosce anche il Presidente, a quella commissione abbiamo sempre dato modo di lavorare, non abbiamo mai tolto il sostegno e abbiamo sempre concluso tutto quello che dovevamo concludere che doveva essere di un certo sollievo e risolutivo per il mondo agro-pastorale.
Consentitemi soltanto una parentesi, l'avrei voluto dire prima, non so se è il caso, se è il momento, ma lo sento e vorrei esprimere solo tre parole. Un pensiero tristissimo e pieno di gratitudine ai martini di Nassirya e alle loro famiglie. E qui chiudo, perché queste sono parole che non risolvono niente e non possono riparare quella che è la tragedia che è successa. Però alla tragedia che nel mondo agro-pastorale sta avvenendo dobbiamo e possiamo porre rimedio con atti concreti. È necessario agire con urgenza per assicurare il cibo a tutta la Sardegna perché agricoltura e pastorizia significano cibo, significano cibo che non si può produrre in altro modo. Nessun metallo prezioso, nessuna pietra preziosa può sostituire un tozzo di pane, un bicchiere di latte o una patata, cioè i cibi più poveri che noi possiamo avere, quei cibi ci sono perché abbiamo agricoltori, perché abbiamo allevatori, ed allora perché la Sardegna che ha in maggioranza agricoltori ed allevatori, certamente più della metà della sua popolazione fanno questo lavoro, perché l'assessorato dell'agricoltura della Sardegna è l'assessorato Cenerentola di questo governo? Perché questo assessorato da quando sono entrato ha sempre avuto un bilancio in diminuzione e non in crescita, se l'agricoltura e la pastorizia sono l'asse portante dell'economia sarda? Questo mi chiedo. Vorrei capire su che cosa si basano le politiche nazionali e regionali.
Permettetemi di fare un excursus molto lieve, ma anche abbastanza sintetico. Il prezzo del latte ovino sostanzialmente è condizionato dal monopolio che gli industriali caseari esercitano nel settore. E' l'unico prodotto che viene venduto al prezzo fissato non già dai produttori, ma dai trasformatori; i trasformatori in questo caso sono gli industriali, ma trasformatori dovrebbero essere anche le cooperative, e queste cooperative si sono dimostrate al momento purtroppo incapaci di rappresentare quella funzione di controllo del monopolio del mercato e avrebbero potuto e dovuto sviluppare una strategia alternativa.
La maggior parte della produzione del latte ovino è trasformata in pecorino romano, questo pecorino romano va negli USA e chiaramente è pagato in dollari, quindi questo è uno dei problemi del mercato. Inoltre, pur essendo il prodotto maggiormente venduto, non è sufficientemente apprezzato dal punto di vista organolettico e del gusto. E poi, da quando è cominciato a mancare il sostegno economico della U.E. all'esportazione, il settore ha cominciato ad andare in crisi, crisi che poi è arrivata al top dopo i fatti dell'11 settembre. E' quindi necessario, parlo da amministratore, da consigliere regionale, ripensare ad una produzione alternativa che possa andare incontro ai gusti dei consumatori ed essere accolto con maggior favore in tutti i mercati.
Qua arrivo all'ERSAT e ne ho ben ragione (seguo e mi associo alla protesta di Piana); gli enti regionali preposti, vedi ERSAT, devono avere la possibilità e le capacità di proporre alternative, di proporre differenziazioni di produzione, di trasferire le loro conoscenze ai trasformatori che possono essere i singoli, le cooperative se le vogliamo far risorgere o far lavorare seriamente, e gli industriali privati.
Tutto questo lavoro deve essere orientato, io probabilmente sto sfondando delle porte aperte ma le voglio ripetere, perché tutto questo lavoro deve essere orientato da una seria analisi delle possibilità dei mercati mondiali e supportata da campagne promozionali adeguate, ma adeguate, non contributi a pioggia, non campagne promozionali perché questo o quel grafico sono amici, parenti o qualcos'altro. No, campagne adeguate, studiate, c'è professionalità anche in questo.
Una volta per tutte il nostro governo, il governo della Sardegna, deve capire che il problema va affrontato al fine di risolverlo in maniera definitiva non tamponando le emergenze, questo è fondamentale. Dobbiamo cominciare a fare in modo che arrivino meno emergenze perché il problema va e deve essere affrontato alla radice.
Poi, sul pecorino romano se mi consentite c'è un'altra annotazione. E' un formaggio molto imitato, addirittura viene commissionato da ditte italiane nei paesi dell'est e venduto negli USA come formaggio tipo romano, figuriamoci se un americano riesce poi a distinguere tra formaggio romano e formaggio tipo romano; prende il pecorino importato dall'est pagandolo di meno e toglie mercato al vero pecorino sardo. In prospettiva penso che sarebbe conveniente cominciare a diminuire questo tipo di produzione per sviluppare contemporaneamente altri tipi di formaggio che possa essere maggiormente appetibile, che possano entrare nel mercato che ormai è stanco e dà segni di grande stanchezza per il pecorino romano.
A complicare questi problemi ci ha pensato la blue tongue, ancora non si è capito, non vi sono chiare evidenze su come questa malattia sia entrata in Sardegna. Si pensava di risolvere tutto con una continua e pressante campagna di vaccinazione, ma l'intervento di un altro sierotipo, il numero 2, ha confuso ulteriormente le cose. Per chi stava usando toni trionfalistici sulla campagna vaccinale, in contrasto con chi continuava ad avere perplessità, è stata un sconfitta che è passata quasi sotto silenzio, gravissimo far passare sotto silenzio una sconfitta di questo genere e un problema di questo genere.
La verità è che le malattie non si lasciano condizionare se non sono perfettamente conosciute in tutti gli aspetti; quindi finché non sarà accertata con sufficiente chiarezza l'origine e il modo di ingresso della malattia in Sardegna il problema non potrà essere risolto, statene certi. Oppure dobbiamo ancora continuare a credere alla storiella dei venti che trasportano i culicoides infetti? Di questo virus ad oggi, mi dicono gli esperti, ne esistono 24 sierotipi, quindi ci dovremmo aspettare se sono 24 che ne arrivi uno diverso ogni due anni. Come facciamo ad inseguirli con quel tipo di vaccino? E di quel tipo di vaccino certamente ne parlerà il dottor Manca, l'onorevole Manca dall'alto della sua esperienza medico-veterinaria, ma io ho saputo che questo tipo di vaccino è ricombinante e vi spiego questo termine. Ricombinante significa che una volta vaccinato l'animale potrebbe, il virus di quell'animale, modificarsi e creare un altro sierotipo e diventare un virus, quindi 24 è scritto qua, ma noi continuando su quella strada senza studi approfonditi e senza la giusta conoscenza, potremmo arrivare ad averne mille di questi sierotipi, e come li vacciniamo?
Nella proposta di legge che è stata presentata dalle opposizioni e che è in Commissione c'è anche un articolo che parla dell'esigenza che la Sardegna si doti di strutture atte all'isolamento degli animali al loro ingresso, e che dal loro ingresso gli animali vengano controllati fino a destinazione senza possibilità di errore alcuno. Ma per fare questo, ripeto, e richiamo gli enti preposti alla salvaguardia del patrimonio sanitario zootecnico, i servizi veterinari del Ministero, i servizi veterinari regionali, le A.S.L., la facoltà di veterinaria e l'Istituto zooprofilattico sperimentale che è anche questo un ente regionale, è necessario che questi enti siano messi in condizione di operare in maniera efficiente, impegnando però da parte del governo in questo progetto tutte le risorse necessarie, non dando dei piccoli acconti, non facendo l'elemosina e poi vedere in cammino; no, bisogna programmare per bene, chiedere all'Assessore della sanità, se mi ascolta anche se non sono cose molto importanti perché provengono dall'opposizione, so che al governo si sa tutto, infatti, lo dite continuamente, però se dico qualcosa di costruttivo gradirei che l'accettaste, anche perché tutti insieme lavoriamo per lo stesso datore di lavoro che è il popolo sardo. Quindi tutti questi enti, la facoltà di veterinaria, i servizi veterinari, l'Istituto zooprofilattico dovrebbero essere messi in condizione di operare. Per quanto riguarda l'Istituto zooprofilattico dirò che ancora è in attesa della legge di riordino, quindi un Istituto che dovrebbe lavorare in questi frangenti con tutti questi gravissimi problemi che ancora non è stato riordinato, che ancora non sa che fine dovrà fare, non penso che possa lavorare bene. Quindi mettiamolo in condizioni di lavorare bene, perché se lavorerà bene l'Istituto zooprofilattico, l'università, i veterinari della A.S.L., al Centro di referenza nazionale di Teramo si mandano gli esiti per eventuale conferma di diagnosi, non si aspettano giorni che possono essere troppi o ore o mesi addirittura per avere delle risposte quando la malattia in Sardegna sta andando avanti senza alcun controllo.
Poi perché il governo regionale non si impone o non sente il Ministero sul divieto che hanno gli istituti di veterinaria di manipolare il virus della blue tongue come se fosse una cosa pericolosissima per l'uomo? Il virus della blue tongue si sa per certo che non può essere trasferito se non attraverso l'insetto. Quindi perché l'istituto di veterinaria delle nostre università, l'Istituto zooprofilattico sperimentale non possono toccare quel virus? E cosa sono, istituti equiparati all'asilo infantile mentre Teramo è l'università di queste cose? Mi pare che un attimo in dignità dovremmo averlo.
Ma questo non ci serve solo per dire che siamo uguali agli altri, ci serve anche per dire che abbiamo una specialità in questa Regione, che dobbiamo dare delle risposte immediate e precise agli allevatori, risposte e direttive, non solo risposte. Gli allevatori attendono dagli strumenti regionali direttive sul loro comportamento. Gli allevatori, ricordiamocelo signori, attendono di essere istruiti da noi per tutto quello che noi possiamo dargli, per questo ci siamo.
Ci siamo per organizzare la Sardegna, e la Sardegna deve essere organizzata in questo modo, insegnando ai sardi, a quei sardi che sono in potenza dei produttori, che sono in potenza delle aziende che possono giovare all'economia della Sardegna, e quindi a tutti anche a chi non è allevatore, dobbiamo insegnare a quei sardi come sfruttare le proprie risorse, dobbiamo insegnargli ad essere padroni delle proprie risorse e ad utilizzarle nel modo migliore guidandoli. Perché non siamo staccati, non siamo un governo staccato da una popolazione che ci ha eletto, no, siamo un tutt'uno. Se il governo riesce a guidar bene la popolazione cresce. Se la popolazione è soddisfatta del governo il governo cresce. Se c'è questo distacco, questa frattura fra governante e popolo, signori, è finita la democrazia, è finito il senso della vita, è finito il senso della politica!
Viene il sospetto comunque che non si voglia risolvere il problema oppure che si abbia paura, da qualche parte, che la Sardegna possa dimostrare la propria intelligenza e la propria bravura e risolverla; allora c'è paura e quindi queste cose non si devono nemmeno affrontare.
Per assurdo il danno economico rilevantissimo a causa della blue tongue ricade sull'allevamento bovino. Sì, i bovini non si ammalano però sono circa 70 mila i vitelli all'anno che vengono venduti per essere ingrassati nel continente. In Sardegna mancano le infrastrutture per produrre unità foraggiere sufficienti per ingrassare questi animali, soprattutto non abbiamo acqua a sufficienza che possa garantire le coltivazioni. Ma non solo non abbiamo acqua a sufficienza, non abbiamo infrastrutture che ci permettano di captare, conservare ed utilizzare l'acqua che abbiamo, quella poca acqua che abbiamo.
E' inutile che continuiamo ad aspettare le piogge! E' inutile che ogni intervento dell'Assessore, ma anche il nostro, ormai tutti i sardi lo dicono: "accipicchia, non piove", non possiamo dipendere continuamente dalle grandi piogge, siccome abbiamo tecnologia, abbiamo gente, abbiamo teste, abbiamo possibilità e qualche soldino riusciamo in ogni caso a recuperarlo perché miliardi e miliardi li abbiamo recuperati per pagare indennizzi, miliardi che sono serviti a lenire il dolore, ma non a risolvere il problema, oggi parte di quei miliardi, o di quelli che avremmo in futuro, adoperiamoli per fare le infrastrutture. Caro Assessore vedo che annuisce.
Concludo, vedo che il tempo sta scadendo, dicendo che il patrimonio zootecnico ed agricolo per la Sardegna è un qualcosa di irrinunciabile, è la maggiore industria presente, ha il maggior numero di occupati di qualunque altra attività lavorativa, il nostro dovere principale, il nostro compito è difenderlo. Da domani, caro Presidente, lavoriamo in Commissione, tranquillo, se non c'è la maggioranza c'è l'opposizione che farà approvare tutto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNELLI (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, colleghi, cercherò di rispondere positivamente al suo invito, conterrò il mio intervento anche perché credo che talvolta per raggiungere i venti minuti si sia ripetitivi e magari certe cose che si possono dire in cinque quasi sembra che ci sia l'impegno di arrivare a dirle in venti.
Da tempo si sente dire che l'agricoltura dell'Isola sia al tracollo, ma oggi per me non è più il tempo delle denuncie e delle rivendicazioni, occorre dare risposte, programmare e riformare l'agricoltura dell'Isola. Sono quasi ventimila le imprese che ruotano intorno al mondo del latte ovino, oltre trentamila occupati che vivono grazie a questo settore strategico, circa 1200 miliardi di vecchie lire di fatturato annuo che rappresentano oltre un terzo dell'intero comparto agricolo sardo. Come da più parti riferito in questo giorni é il principale sistema economico del comparto agricolo e zootecnico, quello ovi-caprino, che in particolare soffre ora una crisi senza precedenti. Questo settore strategico, che da decenni rappresenta nell'immaginario collettivo il simbolo della nostra Isola, adempie oltretutto anche ad una funzione sociale indispensabile per le caratteristiche presenti nel territorio isolano. Nessuno può negare che se nei nostri paesi chi produce latte smette di lavorare quel paese muore, ed assieme a questo muore l'economia, la cultura, la politica, la storia e la tradizione, il territorio della Sardegna intera. Se in quel comune il pastore chiude bottega, hanno specificato recentemente anche le organizzazioni di categoria, perde di significato ogni intervento urbanistico, di recupero e di sistemazione, tanto poi non ci sarà più nessuno che potrà beneficiarne. Ed ecco allora che dare significato alla sicurezza alimentare per i consumatori e riconoscere l'importanza dei prodotti tipici, essere attenti alle severe normative della Comunità Europea non avrà più significato se quel litro di latte prodotto non verrà adeguatamente remunerato. Rimane difficile pensare che un imprenditore agricolo sia in grado di programmare la propria azienda costretta al gioco di una emergenza continua. Ed ecco che il prezzo del latte, siccità, blue tongue, quota latte, indebitamento aziendale - hanno ribadito le organizzazioni di categoria - sono riferimenti costanti delle imprese sarde che ogni anno si trovano costrette a subire per colpe non proprie. Per tutti questi motivi ancora una volta gli allevatori e pastori sono stati costretti a scendere in piazza per pretendere giustamente soluzioni a problemi che ormai non sono solo del settore agricolo e zootecnico ma dell'intera economia dell'isola per trovare risposte reali cui seguano scelte coraggiose che garantiscano condizioni normali per l'esercizio della attività.
Occorre la solidarietà di tutta la Sardegna, che si riconosca figlia di questo mondo agropastorale e custode dell'eredità che scaturisce da quel mondo. I problemi presenti sul tavolo sono tanti e bisognosi di soluzioni immediate, con una politica più attenta e funzionale alle zone interne. Sul prezzo del latte le proposte sono chiare: pastori ed allevatori non accettano l'offerta avanzata dagli industriali del settore che prevede una riduzione dell'acconto per la campagna 2003 - 2004, non accentano quindi giustamente un acconto per litro latte al di sotto dei 75 centesimi, che rappresentano il costo medio di produzione della maggior parte delle aziende zootecniche. Un prezzo inferiore a questo importo rappresenterebbe una perdita secca per le aziende produttrici che andrebbe ad aggiungersi ai maggiori costi di produzione. La Regione, sappiamo bene, non può intervenire direttamente nella trattativa, ma può evidenziare un concreto impegno attraverso i mezzi istituzionali per una rapida ed equa conclusione della trattativa, anche istituzionalizzando un tavolo interprofessionale permanente che entro il 30 settembre di ogni anno monitorizzi i prezzi di mercato e di produzione al fine di stabilire quello di riferimento così come proposto dalle organizzazioni di categoria. Circa la lingua blu, dato che la nostra Regione ha sempre effettuato correttamente le procedure di vaccinazione segnalandosi all'avanguardia nel panorama nazionale in merito al controllo della malattia, è necessaria oggi un'adeguata profilassi con l'adozione di un piano sanitario aziendale, con il potenziamento dell'attività di controllo e di monitoraggio dei servizi sanitari che limiti il diffondersi di nuove epizoozie. Oggi non è più possibile che la Sardegna diventi terra di nessuno e che il nuovo sierotipo del virus della blue tongue possa riproporsi e mettere nuovamente in difficoltà, o meglio in ginocchio, le aziende nostre già così duramente provate. Occorre indubbiamente un immediato risarcimento, adeguando eventualmente gli importi, come si è detto negli interventi precedenti, per l'indennizzo dei capi ovini morti ed abbattuti, per le perdite di produzione anche legate agli aborti degli animali e la sostituzione del bestiame per le maggior spese sostenute da tutti gli allevatori di bovini per quanto riguarda ovviamente il latte e la carne, e per l'ennesimo blocco della movimentazione. Questo è un aspetto, cioè quello della movimentazione dei bovini, che interessa in particolare la provincia di Sassari e la Gallura dove è presente il 70 per cento dell'intero patrimonio isolano. Suscitano gravi preoccupazioni negli allevatori le norme che regolano il cosiddetto cordone sanitario, che interessa tutti i comuni ricadenti in un raggio di 20 chilometri dalla stalla con capi sieropositivi. Le disposizioni che regolano il cordone sanitario dovranno essere praticamente riviste. Il problema è che per quanto riguarda i vitelli, solitamente venduti piccoli ad altri allevamenti, sia per le vacche e gli animali da vita, si registra una forte contrazione della richiesta di mercato. Mantenere in azienda questi soggetti, considerando anche la scarsità di foraggi dovuti alla siccità, è un ulteriore grave danno per gli allevatori, e questa è un'ulteriore spada di Damocle sulle nostre aziende isolane. Per questo si rende quanto mai necessario avviare un dialogo e una pressione sul Ministero e sul commissario straordinario della blue tongue, affinché si adoperino per delimitare un cordone sanitario e ipotizzare una soluzione che renda effettivo lo spostamento dei capi da una zona infetta ad una libera, una volta effettuata la corretta vaccinazione.
Sul delicato tema della continuità territoriale delle merci appare un'evidente ingiustizia che l'intero settore agro alimentare venga escluso dalle agevolazioni previste. Se da un lato l'assessore Amadu ha dimostrato di avere a cuore il problema aprendo un tavolo tecnico, occorre allo stesso tempo l'immediata approvazione del conseguente provvedimento che possa già, a partire dal 2004, contribuire ad abbattere i costi di trasporto che oggi incidono per oltre il 10 per cento sui costi aziendali. Non dobbiamo nemmeno sottovalutare il fatto che se di continuità territoriale delle merci si deve parlare, le merci in questione, sia in entrata che in uscita, devono avere il bollino della Sardegna.
Circa lo stato di indebitamento delle aziende, la situazione ha raggiunto ormai livelli insostenibili da parte di numerose aziende agricole. Il problema deve essere affrontato con un'apposita legge che previo il concorso della Regione e l'impegno dello Stato per il previsto parere di conformità dell'UE, preveda un adeguato piano di revisione dei debiti in essere, di revisione e di abbattimento dell'ammontare degli interessi maturati e di restituzione del debito residuo mediante un piano di ammortamento agevolato a lungo termine. Il dibattito di oggi sicuramente fornirà a tutti noi degli interessanti spunti di riflessione e di condivisione, però bisogna passare dalle proteste alle proposte ed arrivare ai fatti, quei fatti che siano tradotti in chiare norme a vantaggio di un comparto che non può ulteriormente e pazientemente attendere gli incomprensibili tempi della politica. Io ho ascoltato questa mattina, in apertura di dibattito, le comunicazioni del Presidente Masala, Non sono d'accordo con chi ha detto che erano delle dichiarazioni vacue, io le considero delle precise linee di indirizzo sui temi complessi che potranno trovare soluzione anche grazie al coinvolgimento di altri soggetti. Ma abbiamo anche avuto dal Presidente Masala delle comunicazioni sulla attività svolta recentemente dalla Giunta e che ha prodotto atti concreti a vantaggio del comparto. Noi comunque, come Consiglio regionale, sicuramente dovremmo svolgere la nostra parte, ed è per questo che, al di là dell'indubbia opportunità di questo odierno dibattito, apprezzo e sostengo la decisione assunta oggi dalla Conferenza dei Capigruppo di attivare immediatamente la Commissione agricoltura prima e l'Aula subito dopo per l'approvazione di norme immediatamente efficaci a vantaggio dell'intero dell'intero comparto agro-pastorale della Sardegna.
PRESIDENTE Grazie onorevole Giovannelli, anche al contributo dato per il rispetto dei tempi. È iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Grazie Presidente, cercherò anch'io di attenermi scrupolosamente con i tempi, e per fare questo taglio un po' tutti gli argomenti che pure oggi sono stati toccati e che riguardano il comparto ovi - caprino, della blue tongue, della siccità, delle alluvioni, se n'è già parlato ampiamente; voglio concentrare il mio intervento, le mie brevi considerazioni sull'emergenza del momento, o sulle emergenze del momento, che sono quella politica, della quale voglio accennare e successivamente alla questione latte.
Se c'è un termine per definire questa legislatura e che calzi perfettamente sui quattro anni trascorsi, questo termine è appunto legislatura d'emergenza, anche politica, perché siamo di fronte ad una maggioranza inesistente, ad un Consiglio regionale semivuoto, ad un Governo altrettanto inesistente, anzi direi quasi pericoloso, stando così le cose. Questo è il quadro politico - amministrativo che accompagna il dibattito su un problema che riguarda tutti i paesi, forse tutte le famiglie della Sardegna. Per dirla come la dicono i pastori, questa situazione politica "es peus de s'annada mala" direbbero, cioè il termine di paragone negativo per un qualcosa di molto negativo per il pastore è "sa annada mala", ecco voi vi comportate peus de s'annada mala, ma ciò nonostante dovremmo analizzare la situazione e io la analizzo e inizio con note positive, contrariamente a ciò che è stato qui elencato da molti colleghi. Badate, il comparto ovi - caprino o agro - pastorale, che dir si voglia, rappresenta per la Sardegna, e quindi per noi tutti, un comparto vitale per l'economia, è stato ricordato poco fa dal collega Giovannelli e mi permetto anche di correggere alla sua puntigliosa relazione, è vero che produce oltre mille miliardi di PIL l'ovi - caprino, ma è altrettanto vero che rappresenta la metà del fatturato dell'agricoltura, non un terzo, collega Giovannelli, di questi oltre mille miliardi un terzo, cioè 330 miliardi, sono di esportazione attraverso il pecorino romano, solamente la Saras e il comparto ovi -caprino con il pecorino Romano rappresentano la maggior parte di ciò che la Sardegna riesce ad esportare fuori dalla Sardegna, questa è l'importanza del settore. Ancora, rappresentiamo in Sardegna il 56 per cento della produzione nazionale del latte ovino, il resto è prodotto per lo più nel Lazio, in Toscana e in Emilia e quel 44 per cento in larga misura è prodotto dai pastori sardi, cioè produciamo un terzo del latte dell'Europa dai pastori o sardi o di origine sarda in quelle regioni.. Il numero dei capi, i milioni di litri prodotti, sono tutti un patrimonio della Sardegna, non solo dei pastori, ed è di questo che dobbiamo parlare, anche degli aspetti positivi che pure abbiamo. A cosa è dovuto questo fatto? L'attenzione che questo settore ha avuto negli ultimi decenni sicuramente ha prodotto anche dei risultati positivi, pensiamo al miglioramento genetico, il numero di capi attorno ai tre milioni in Sardegna non c'è oggi, c'era anche trenta anni fa tre milioni di capi, solo che oggi si produce il doppio di litri di latte a parità di capi di bestiame, questo significa che c'è stato un miglioramento genetico, un miglioramento della produzione e che abbiamo, perché abbiamo in Sardegna l'eccellenza della ricerca in questo settore, ma non è un'eccellenza per la Sardegna, è un'eccellenza il caseario per l'Europa. Gli stati francesi, spagnoli, del Magreb per avere ricerca si rivolgono alla Sardegna, a quello che di buono abbiamo in Sardegna. Allora se questo miglioramento, non solo genetico, pensiamo al miglioramento igienico che ha consentito agli ovini la produzione di latte con una carica microbica che è passata dai cinque milioni di PPM a 200 mila, cioè sotto i parametri consentiti dall'Unione Europea, per cui tutti questi risultati sono venuti certamente da interventi pubblici, ma soprattutto dalla capacità del mondo agro - pastorale che è diventato nel frattempo un mondo imprenditoriale vero, quindi siamo di fronte a questo scenario, non c'è una totale disperazione, c'è un'emergenza ed è quella che voglio affrontare oggi, perché se le affrontiamo sempre tutte quante, tutte insieme, facciamo un gran nuvolone di questo settore, però non si addiviene mai a nulla. Oggi dovevamo parlare soprattutto dell'ovi - caprino e soprattutto dell'emergenza del momento: la questione latte.
Allora iniziamo a dire con quello che non va, e quando l'Assessore o il Presidente questa mattina dice che la Regione nella contrattazione non può far nulla perché tutto è demandato ad una questione di mercato; alcuni colleghi hanno già risposto a questo e io concordo con loro, la Regione può fare e deve fare molto, perché quando l'intervento regionale viene a mancare non c'è nessun comparto oggi meno assistito dell'agricoltura. Le leggi di sostegno, che pure ci sono in agricoltura, sono vuote, la 21 è vuota, mentre la 15, la 17, la 51, gli altri comparti hanno ognuno la sua legge di riferimento dove prendono il 40 per cento di contributo in conto capitale e il 30 per cento di mutuo, in agricoltura non c'è, e tutte le agricolture del mondo sono i comparti economici assistiti dalle rispettive nazioni. Allora evidentemente si può fare qualcosa, ma qualcosa non si fa e non si è fatto in questi quattro anni. Sul credito poi torneremo, molte cose può fare la Giunta regionale, altre cose non vanno ma non vanno neanche nel mercato, io non dico che è tutta colpa della Regione che non fa o di questa maggioranza che non fa, altre cose possono e debbono essere individuate, allora iniziamo a dire che le proposte che stanno venendo anche dal mondo industriale, che pure va difeso perché anche quello è un comparto produttivo, è un comparto che rappresenta lavoratori, è un comparto della Sardegna che è stato finanziato dalla Sardegna, però io dico che è immorale quando questa categoria degli industriali dice che è equo oggi pagare, perché lo dice il marcato, 0,5 euro a litro, cioè mille lire al litro come acconto. E dico anche che è miope perché stanno segando il ramo dove sono poggiati, perché è normale che se muoiono le aziende agro-pastorali muore anche il caseificio, muore anche chi trasforma e lavora sul lavoro dei pastori.
Allora ci sono molte voci da vedere, da correggere, da migliorare oltre a questa contrattazione. Badate, in Sardegna il costo dei trasporti del latte non ha eguali nel mondo, costa 100 lire a litro di latte trasportato da una zona all'altra per essere lavorato, sono assurdità. Ci sono sempre in Sardegna e solo in Sardegna degli intermediari, io potrei definirli anche diversamente, per adesso chiamiamoli intermediari, che si annidano negli interstizi della contrattazione e costano anch'essi dalle 50 alle 100 lire a litro di latte. C'è una stagionalità molto marcata in Sardegna che ha dei costi paurosi, quando arriva la gente d'estate noi non siamo in grado di offrire un chilo di ricotta, che si può vendere invece che a tremila lire a diecimila lire. Quando arriva l'estate non abbiamo più formaggio fresco, eppure d'estate in Sardegna ci sono non un milione e mezzo ma tremilioni di persone. C'è una serie di cose che non vanno che devono e possono essere governate.
Sul credito in questo settore; Assessore, forse non le è capitato di leggere un'indagine sul sistema bancario sardo che dice che il costo del sistema caseario e del sistema agro-pastorale, il costo per miliardo prestato a tasso ordinario a quel sistema agricolo, costa per miliardo 90 milioni all'anno, sto parlando in lire. Agli altri settori, al settore alberghiero al quale io mi riferisco, per esempio, il costo per miliardo è di 40 milioni, cioè meno della metà.
Ed allora, sul sistema creditizio la Giunta regionale può intervenire, io dico deve intervenire con una politica, con una politica seria perché oggi il denaro si paga con riferimento al prime rate più lo "split" bancario, non è possibile, non è accettabile che questa categoria sia lasciata da sola con la sua disperazione a ricevere le caparre, perché l'acconto si chiama ancora caparra, e si chiama ancora ricatto nel quale il pastore cade perché è costretto dalle banche a prendere le caparre degli industriali e a vendere in regalo.
Anche la terminologia in questo settore è da cambiare, perché se l'acconto si chiama caparra, il saldo, Assessore lei lo sa quanto me, si chiama regalia; beh, è una terminologia offensiva per questo mondo. Ed allora bisogna in queste cose intervenire seriamente, intervenire per correggerlo perché oggi in queste ore c'è l'incontro fra industriali caseari e pastori; forse è terminato, mi dicono che è terminato con una rottura, bene, a questo incontro la Regione in quel tavolo non c'è.
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e della riforma agro-pastorale. Non ci hanno voluto.
FALCONI (D.S.). In un contratto nazionale di lavoro che pure riguarda i metalmeccanici e gli industriali metalmeccanici il Governo c'è, il Ministero del lavoro c'è, ed allora non capisco perché in quel tavolo la Regione manca.
Altre cose che devono essere e che sono pericolose in questi giorni; badate, ci sono tanti personaggi che ruotano e parlano di agricoltura, di pastorizia e di latte, e che non fanno parte di questo mondo, però si nascondono in questo mondo, appaiono soprattutto in questi periodi quando si sta contrattando il latte, ma c'è un apice di questi personaggi che appaiono quando c'è la scadenza del Consiglio regionale, allora ci sono tutta una serie di capi popolo che si mettono a capo di qualsiasi cosa per agitare. Ebbene queste strumentalizzazioni danneggiano ulteriormente questo comparto.
Ma sul che fare penso che la Commissione agricoltura abbia tutti i suggerimenti da questo dibattito, ma già la Commissione ha le conoscenze per poter elaborare e poter esitare un provvedimento legislativo in tempi brevi che dia risposte certe ad un sistema che va stabilizzato nella sua produzione e nei suoi redditi; perché con questo sistema di contrattazione, con questo sistema di mercato, ogni anno rischiamo o che si rovinino gli allevatori o che si rovinino i caseifici, non è possibile. Allora bisogna pensare ad una differenziazione anche del prezzo del latte in Sardegna per pagare la qualità, la resa, la carica microbica bassa, le qualità organolettiche del latte, non tutto il latte dei 330 milioni di litri di latte che si producono all'anno in Sardegna, non tutto è uguale, allora è giusto differenziare il prezzo. Bisogna accomunare i rischi proprio per evitare che ad anni alterni si ritorni o si rovinino gli uni o gli altri, perché se è vero come è vero che col pecorino romano siamo agganciati alle oscillazioni monetarie internazionali, in particolare a quelle del dollaro, e quindi si ripercuote immediatamente sul prezzo del latte, allora bisogna che sappiano fin dall'inizio i pastori che versano nei caseifici che producono pecorino romano che c'è quel quoziente di rischio, che può essere un anno in positivo e un anno in negativo, però va stabilizzato anch'esso, va pensata per esempio da parte della Regione, quindi anche questo è un intervento che si è fatto per altri settori Assessore, alla copertura di cambio, forse tra le tante altre cose nessuno ci ha mai pensato.
Se invece si produce Fiore sardo si sa che ugualmente c'è quel rischio di mercato perché il Fiore sardo oscilla tra le 9 mila lire di qualche anno fa e le 18 mila lire attuali, ci sono fluttuazioni incredibili in questo settore, allora o si rischia assieme o bisogna studiare dei sistemi che stabilizzino sia i redditi che il mercato, nei limiti naturalmente consentiti dalle direttive comunitarie.
Sicuramente i calcoli li possiamo fare, li hanno fatti i colleghi, i calcoli per stabilire se ci sono speculazioni da una parte e dall'altra; anche qui l'intervento regionale, anche sotto l'aspetto commerciale, visto che può intervenire il governo nazionale, perché stiamo parlando anche di problematiche nazionali, può intervenire il governo regionale perché i calcoli dei costi aziendali per la produzione del litro di latte noi li conosciamo, li hanno detti i colleghi, sono attorno a 1400, 1450, 1500 dipende dalla struttura aziendale, allora bisogna dopo questo garantire un reddito all'azienda, ma bisogna altresì garantire che quel latte che deve produrre con poco più di cinque litri un chilo di formaggio, si calcola anche il costo di lavorazione industriale, quindi riusciamo a stabilire se sta speculando il pastore o sta speculando l'industriale, è lì che noi ci dobbiamo inserire come mediazione.
Ancora, e mi avvio brevemente a concludere, noi abbiamo pensato al pastore in montagna come integrazione di reddito, mi dispiace che non ci sia il collega Pittalis perché con lui tante volte abbiamo parlato di parco nazionale del Gennargentu, perché abbiamo parlato di pastore come presidio umano di quell'ambiente che ha preservato nei secoli; oggi però non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, siamo senza parco del Gennargentu perché questa maggioranza l'ha cancellato ed oggi si vorrebbe il pastore come presidio di quell'ambiente incontaminato. Non c'è, non c'è più. Forse perché allora si sono aizzati proprio i pastori contro quel parco e contro quell'idea di sviluppo, ed anche contro quell'idea di integrazione del reddito aziendale delle aziende agro-pastorali in montagna.
Ci vuole l'introduzione, ma è stato già detto, di infrastrutturazioni, non mi soffermo, elenco solo la scaletta, con una certa prudenza va diversificata la produzione, con una certa prudenza va indirizzato verso il biologico senza avere grandi speranze perché anche lì stanno iniziando ad arrivare grandi delusioni.
In ultimo, Assessore, si è mai chiesto come mai tutti gli altri comparti, industria, turismo, hanno beneficiato in questi anni, anche in questi quattro anni di governo di centrodestra, hanno beneficiato della cosiddetta programmazione negoziata, che ci consente con cofinanziamenti regionali di avere cofinanziamenti statali. Bene, il comparto dell'agricoltura è l'unico comparto che non ha pensato ed attivato programmazione negoziata, c'è un solo esempio del lattiero caseario a Macomer che è partito finalmente, ma è buon ultimo, dopo dieci anni di programmazione negoziata nell'industria, dal '93 si fa programmazione negoziata nell'industria con buoni risultati, bene, in questo non si è fatto ancora nulla.
Quindi cose da fare ce ne sono, tante idee ci sono, non abbiamo però ancora chi deve governare queste idee, chi le deve portare avanti, chi deve avere le gambe per farle camminare.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.
MANCA (GRUPPO MISTO). Grazie Presidente. Una prima considerazione sull'assenza quasi totale dei colleghi consiglieri dal dibattito di quest'Aula. La protesta con la civile occupazione da parte degli allevatori di tanti comuni della nostra Isola, ma anche del Consiglio regionale, e l'imponente manifestazione unitaria del 14 novembre, ha riproposto ancora una volta le difficoltà e in taluni casi la disperazione e il dramma che si vive nelle nostre campagne; diceva giustamente il Presidente stamattina che questa è una lotta di popolo.
L'economia sarda che è basata ancora prevalentemente sul comparto agro-zootecnico, è stato già evidenziato, mostra purtroppo evidenti segnali di declino. In tutta la Sardegna dove esistono forme arretrate, che sono le preponderanti, ma anche moderne, di allevamenti si stanno rivivendo scenari che stanno mettendo a dura prova la stessa sopravvivenza di migliaia di aziende. L'agricoltura e la zootecnia in molte parti della nostra Isola rappresentano, cari colleghi, ancora una delle poche attività capaci di rallentare quel fenomeno di cui tanto si discute, ma mai si risolve, che è lo spopolamento abitativo e culturale dei comuni dell'interno. Un comparto, come dice qualcuno, capace di agire da ammortizzatore sociale, in diversi gradi e in diversi casi è in grado di assorbire lavoratori espulsi da altri settori produttivi. Quindi il radicamento di questa cultura, quella agro-pastorale, la sua importanza economica e sociale avrebbero dovuto richiedere da parte del mondo politico un maggiore e adeguato sostegno.
Caro collega Piana il populismo non conosce limiti, la scuola di appartenenza è chiaramente quella giusta, quattro anni e mezzo di mal governo non le hanno insegnato niente. Il radicamento di questa cultura e la sua importanza economico-sociale avrebbero dovuto richiedere, ripeto, da parte del mondo politico un maggiore sostegno, invece da un decennio e più non è esistito un solo progetto per dare futuro all'agricoltura e alla zootecnia sarde.
Io credo che nessun discorso, nessuna parola di circostanza che noi oggi diremo, nessun impegno che questa pseudo Giunta proclamerà, niente di tutto questo basterà a convincermi, ma soprattutto a convincere i nostri allevatori, a rassicurarli che la loro situazione da oggi improvvisamente migliorerà. Io credo che sia molto più serio, molto più utile, dire agli amici allevatori la verità, e credo che sia questa purtroppo molto amara.
E la verità è che in questo Consiglio regionale, e la dimostrazione della presenza così massiccia ne é la riprova, il comparto non trova che poche inadeguate considerazioni. Non bastano le leggi unanimi su alluvioni, sembra strano ma nel '99 si è verificata anche l'alluvione, sulla siccità, sulla lingua blu per giustificare una seria ed accurata azione di governo. Io credo che al Governo della regione su questo comparto, ma anche sugli altri non scherza, manca totalmente una strategia, manca una visione generale della situazione che si sta vivendo nelle nostre campagne, interventi tampone, senza nessun coordinamento tra i vari enti strumentali, nessun disegno, per il breve, per il medio e per il lungo periodo. Quindi la modernizzazione delle nostre aziende, quindi una maggiore specializzazione produttiva che passa attraverso una seria e concreta analisi, ed accanto o davanti ad una seria ed oculata programmazione politica.
È anche vero che nel 2000 abbiamo esitato una legge molto importante, la legge numero 21 che dovrebbe consentire ed adeguare gli interventi in materia di agricoltura, ma che è anche vero che dopo tre anni solo quest'anno è stata finanziata con nove milioni di euro, 18 miliardi per tutta la Sardegna, mentre per fare un esempio per il teatro lirico di Cagliari avete stanziato 30 milioni di euro, più del triplo di quello stanziato per tutti gli interventi in materia di agricoltura.
Se l'attenzione di questo esecutivo che in questi quattro anni si sono succeduti per il comparto sono questi, lascio a voi giudicare. Nel contempo il settore agro-pastorale, come è stato rimarcato nei diversi interventi, viaggia verso un indebitamento sempre più vertiginoso, di difficile quantificazione, si dice oggi circa 1300 miliardi, si sta ancora lavorando. Gli allevatori con gli agricoltori sono strozzati dalle banche e da una burocrazia folle; le malattie, la lingua blu continua a imperversare, tutte le grandi strategie, nonostante le rassicurazioni di facciata sono fallite, non siamo in grado di sapere, con tempistica certa, quanti animali muoiono nelle nostre aziende.
Io riflettevo su tutta una serie di interventi e dicevo che da umile veterinario mi inchino alla scienza che questo Consiglio riesce ad esprimere, io sono sicuro che non sarà troppo tardi o molto tardi che riusciremo ad esprimere anche qualche premio Nobel. Il problema che si era posto il Consiglio, quello della eradicazione della lingua blu, è rimasto lettera morta; io credo che nessuna iniziativa sia da ascrivere in questo settore, vi siete fidati chiaramente solo della vaccinazione, tutti gli altri interventi di profilassi, prevenzione, monitoraggio e quant'altro sono rimasti lettera morta. Si parla adesso di prevenzione, di disinfestazione, disinfezione, non è da oggi che doveva essere fatta, doveva essere fatta molto, molto tempo prima.
È chiaro che probabilmente solo ora avete capito, o vi hanno fatto capire, che con questa malattia ci dovremo convivere; è urgente credo e più serio che le nuove strategie vengano affrontate e studiate qui in Sardegna dalle nostre capaci strutture scientifiche. Diceva giustamente il collega Oppi, moderno Ponzio Pilato, che se qui nessuno conoscesse, penserebbe forse che sia una persona ingenua, mi auguro che sia solo in buona fede, perché alcuni dubbi c'erano dall'inizio, l'unico che aveva qualche dubbio è stato immediatamente destituito da direttore dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, immediatamente.
Ma veniamo al casus belli di quest'ultimo periodo, al prezzo del latte, al prezzo del latte ovicaprino, ma io direi che anche quello bovino non scherza, che subiscono ad opera di imprenditori, poco o molto imprenditori non li so giudicare, ma molto "prenditori" sì, con continue oscillazioni di questo prezzo del latte che vanno soprattutto verso il basso mai verso l'alto.
La prima considerazione qual è? Con questa storia delle tensioni, delle oscillazioni monetarie, delle disfunzioni, dei costi, il dollaro giù, su, per quanto riguarda i prodotti delle materie prime per i mangimi che verrebbero acquistate a miglior prezzo, in questo caso anche i mangimi aumentano e il latte diminuisce. Dicevo che con questa storia delle oscillazioni succede sempre che ci sia un solo perdente, l'allevatore, e con lui i pastori e tutti coloro che sono l'elemento centrale di questo processo produttivo. Esistono, e chiaramente, non si possono anche negare, colpe dei nostri operatori, ma sono colpe che sicuramente possono essere arginate, potevano essere controllate ed ovviate. Ma tutto questo chiaramente non è avvenuto perché principalmente, come poc'anzi accennavo, la classe politica che dal 1990 in poi si è succeduta ha mostrato verso questo settore un atteggiamento completamente passivo. Perché, cari colleghi, la Regione doveva avere un ruolo molto molto più attivo; ed essa, Regione, non può nascondersi e far subire le imposizioni degli industriali del settore. Gli spazi, io ritengo, le possibilità di intervento vi erano e vi sono.
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ce le dica per favore!
MANCA (Gruppo Misto). Mi appresto a farlo. Se non ha fretta lei, giovane virgulto. Perché la Regione non ha mai incentivato una seria politica di diversificazione dei prodotti lattiero caseari? Ve li elenco e basta, le considerazioni le faremo in un altro momento. Perché la Regione non mette mano alla razionalizzazione dei sistemi di raccolta del latte? Perché non incentiva la cooperazione, che probabilmente è un vero fulcro e molte volte modello di conservazione e di sviluppo? Perché per gli allevatori solo miserie, per gli industriali e per il piano ovicaprino sono state date mi pare circa 400 miliardi delle vecchie lire, per ammodernare, ristrutturare ed adeguare le loro strutture. Perché tutto questo a sostegno dei privati e non dei nostri allevatori? Perché, ed oggi ne è la dimostrazione il fallimento della trattativa tra imprenditori e il mondo delle campagne, non si istituisce, non istituite un tavolo di concertazione, un tavolo di concertazione che metta sullo stesso tavolo industriali, cooperative, associazioni e movimenti per definire insieme problemi, tematiche e prezzi.
La Regione deve creare un osservatorio neutrale delle produzioni, dei mercati e dei prezzi per impedire il controllo esclusivo da parte degli industriali. Non può essere oro colato tutto ciò che dicono questi signori.
Credo che oggi ad esempio nessuno sappia quanto latte venga prodotto in Sardegna, ma soprattutto non sa quanto ne viene trasformato. Vi è qualcuno poi che sa in quanti e in quali tipi di formaggio viene trasformato il nostro latte? Quanti e quali tipi di formaggio si trovano stipati e conservati nei magazzini dei privati, delle cooperative? Quanti e quali sono quelli che si trovano in difficoltà di mercato? Ecco alcuni punti che dettano l'importanza e l'urgenza della immediata costituzione dell'osservatorio.
Io penso che di questo passo, ed è ormai una realtà, chiaro, che senza sostanziali interventi i nostri allevatori diventeranno se già non lo solo, io dico che già lo solo, semplici mungitori, pastori degli industriali caseari e mangimistici; non dimentichiamoci di quelli, perché anche quelli sono una buona razza, altro che imprenditoria agricola! Perché non si interviene nel miglioramento infrastrutturale igienico-sanitario delle loro aziende, e mi ricollego al famosa legge 21 che lei assessore Contu mi diceva giorni fa che bisognerà attendersi tempi ancora più bui, il prossimo bilancio prevederà decurtazioni al bilancio dell'assessorato dell'agricoltura intorno al 40 per cento, io ai miei allevatori faccio i miei più modesti auguri.
Perché non intervenite, non si interviene sull'abbattimento dei costi: energia elettrica, acqua, gasolio, e quant'altro alimenti il prezzo di produzione del latte portandolo chiaramente a cifre compatibili con gli altri territori e quindi concorrenziale con il mercato. Perché non si incentiva e si valorizza la tipicità dei nostri prodotti? Perché non si interviene, come è stato più volte rimarcato, per la continuità territoriale delle merci? Perché non si migliora e si incentiva una vera e più mirata pubblicità dei nostri prodotti, oggi lasciata a due soli marchi, FOS e Terra Sarda. Perché non si interviene sulla burocrazia mastodontica, lunga, lunghissima, totalmente incapace di gestire i continui, necessari processi evolutivi? Perché non si interviene quindi sulla lungaggine burocratica, caro Assessore?
L'espletamento di una pratica non può durare anni, è impensabile, è inconcepibile; la Regione, quindi l'esecutivo se ancora esiste, non può tirarsi fuori imitando così gli industriali. Signori, io credo che manchi un elemento fondamentale che è la volontà, la volontà politica; è inutile negarlo, io credo che siano in molti ma non lo dicono, e vi è invece molti che lo pensano e lo dicono che l'allevatore oggi è considerato un soggetto passivo e non attivo.
Io credo che di questo passo il destino di questo settore indispensabile per la nostra economica sarà segnato, e sarà un segno chiaramente negativo. L'agricoltura e la zootecnia, cari colleghi, non sono un corpo estraneo, le loro possibili connessioni con tutte le altre realtà produttive della nostra isola le rendono centrali se non fondamentali in un contesto che è ideale per produrre alimenti di alto pregio e di alto valore qualitativo.
Accanto a questo scenario, accanto a una prospettiva che solo l'anno scorso ha visto circa 2000 giovani abbandonare le nostre campagne, il vero problema qual è? E' che, cari allevatori, in questo momento non ci sono interlocutori istituzionali forti e validi. Qualsiasi nostra riflessione, io mi auguro di essere smentito nei prossimi giorni, e indicazione e proposta rischia di diventare vana. Io credo che oggi non debba finire tutto con il solito ordine del giorno, che è vero si dice non si nega a nessuno, ma che in sostanza non porta a niente.
Gli allevatori oggi, gli altri settori ieri, ma gli allevatori anche domani, sono stanchi delle parole, sono stanchi delle promesse e di nessuna certezza. Vi sono alcune proposte, alcune già pronte per essere esaminate dall'Aula, altre che sono al vaglio della Commissione e che potrebbero essere, in breve tempo, esaminate e discusse, quindi vi è la necessità che le nostre aziende siano sostenute e non mantenute, sostenute da forti investimenti che portino davvero ad un processo di riorganizzazione e ad un vero processo di innovazione. Si deve investire molto di più nella ricerca, nella conoscenza di nuovi prodotti e di nuovi mercati.
Io mi auguro che i tatticismi, i tentennamenti, le incertezze politiche vengano superate e che si intervenga su ciò che è possibile fare con celerità e tempestività. Noi opposizione chiaramente siamo totalmente e completamente disponibili, i problemi sul tappeto sono tanti, i nostri allevatori hanno, come dicevo prima, necessità di concretezza e di tempistiche più consone.
Nel prossimo futuro sono sicuro assumerà sempre più importanza il settore agro-alimentare che sarà vero elemento qualificante in un'era di globalizzazione; globalizzazione per lo più sfrenata, orientata più sulla produzione quantitativa che qualitativa. Se in tempi brevi però non si interviene per tutto il comparto sarà il declino, nelle nostre comunità non si produrrà più, mentre gli allevatori e gli agricoltori devono e vogliono produrre, loro voglio progredire avendo però un ruolo nel sistema che gli permetta di poter contare.
Spetta quindi a noi classe dirigente tracciare la strada, dare tutti gli strumenti per far uscire definitivamente il comparto dal dramma in cui si trova. Io mi auguro, e si augurano i nostri allevatori che oggi la retorica non abbia il sopravvento, e che veramente e concretamente si pongano le basi per un nuovo progetto di sviluppo che ridia speranza, che ridia vigore alla nostra zootecnia e alla nostra agricoltura.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, caro Assessore, cari colleghi, c'è un'atmosfera strana oggi in Aula. Più si cerca di accentuare l'intervento e drammatizzare la situazione che la Sardegna e il settore vive, più tutto questo stride con il disinteresse col quale l'Aula affronta un tema così importante.
Stamane alcuni sono intervenuti e poi disertano i lavori stasera, si dipinge una situazione drammatica e si chiede interventi rapidi e immediati, riuniamo anzi la Commissione stasera, si dice e poi tutto passa in una situazione come quella surreale che stiamo vivendo in questo dibattito. Sembra quasi una di quelle riunioni di autocoscienza a fine legislatura nella quale si prende atto che tutto ciò che avremmo dovuto fare non abbiamo fatto e si cerca con gli interventi, non con i fatti, di recuperare ciò che avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto.
Io credo che ognuno di noi abbia le sue responsabilità, io mi assumo la responsabilità di uno degli ottanta consiglieri regionali seppur collocato alla opposizione che comunque ha consentito che si arrivasse a questa situazione. È un dibattito già visto, anche a fine legislatura di quella precedente ci fu un dibattito su questi temi, durò qualche giorno, non solo una giornata; in verità devo dire che allora c'era più attenzione, più partecipazione dello stesso Consiglio regionale. Gli stessi visi della platea che ci segue sono gli stessi, un po' più provati, un po' più stanchi ma sono gli stessi che parteciparono al dibattito cinque anni fa, nel '98 sempre su questi temi.
Oggi vorrei dire solo alcune cose, non utilizzerò i venti minuti, primo non è vero che serve una nuova legge e che c'è bisogno di riunire rapidamente la Commissione per affrontare il problema dell'emergenza, è una bugia. Secondo, non è vero che occorre avere peso politico per chiedere deroghe alla normativa comunitaria per affrontare i problemi dei debiti e per affrontare i problemi della ricapitalizzazione delle aziende agricole, è una bugia, non serve né una legge, né una deroga. Quello che serve sono volontà politiche, sono risorse, e sono competenze. A noi è mancata, e dico a noi, pur distinguendo come ha fatto il collega Sanna il ruolo tra opposizione e maggioranza, a noi è mancata la volontà, sono mancate le risorse, ed ahimè sono mancate le competenze.
Per affrontare il problema dell'emergenza e per affrontare il problema del ristoro dei danni non c'è bisogno di una nuova legge, avevamo approvato nel '98 la legge numero 8, l'articolo 23 che è quello che consente di intervenire immediatamente per affrontare le calamità, è quella che c'è servita a base della legge 22 sulla blue tongue, è quella che c'è servita come base sulla siccità, è una norma che consente di intervenire immediatamente e con efficacia per affrontare la calamità. L'articolo 23 della legge 8 nel quale abbiamo riversato anche le risorse anche nell'ultima legge, che consente di affrontare il problema della calamità per evitare che per ogni calamità ci sia bisogno di una legge, perché se per ogni calamità c'è bisogno di una legge, occorre ovviamente attendere i tempi di quella legge.
Quello che occorre è la volontà politica e le risorse necessarie, e i piani e i programmi, qui fino adesso non c'è stato l'uno e non c'è stato l'altro, quello che dovremo affrontare quando arriverà o l'assestamento o la finanziaria è mettere adeguatamente le risorse necessarie se non sono sufficienti per ristorare i danni che il mondo agricolo o per la virosi, una volta accertata, o il mondo pastorale per la blue tongue, una volta che sono accertati e decretati, si può intervenire e ristorare i danni senza bisogno di una nuova norma .
E anche qui noi abbiamo affrontato il problema del ristoro dei danni in due modi. Il capitale, e quindi il ristoro del capitale attraverso anche la legislazione nazionale che interviene attraverso la sanità,e il ristoro dei danni attraverso l'Assessorato dell'agricoltura prima per gli animali morti, ma adesso non c'è distinzione tra morti e abbattuti, e poi attraverso il ristoro del mancato reddito. L'abbiamo affrontato nel passato calcolando un mancato reddito per un anno, per l'azienda zootecnica che aveva subito il danno del capo abbattuto, del capo morto, ma nessuno vieta che, partendo dal presupposto che non si è superata la malattia, l'epizoozia, ma che siamo in presenza di un fenomeno che si ripete di anno in anno e che siamo nelle condizioni che l'allevatore non ha potuto ricostituire il suo capitale e quindi dopo un anno continua il danno per la malattia e per l'abbattimento del capo, nessuno vieta che per quanto riguarda l'aspetto del mancato reddito si possa pensare ad un sostegno al reddito che sia superiore ad un anno e che rimanga sino a che non è consentito a quell'allevatore di ricostituire il suo capitale, di ricostituire il suo gregge. Lo prevede già la legge, lo prevede già la norma comunitaria, si tratta semplicemente di predisporre un piano e di dimostrare che quel danno c'è, di dimostrare che quel danno prosegue nel tempo e di dimostrare che è un danno effettivo di riduzione di reddito per quell'azienda che ha subito il danno della blue tongue c'è.
Non c'è bisogno, ripeto, di legge, non c'è bisogno di deroghe comunitarie, lo prevede la norma comunitaria, lo prevede la legge già in essere, si tratta di volontà, di risorse e di competenze per predisporre il piano.
L'altro aspetto, debiti. Io condivido un'analisi che è stata fatta da qualche collega, non si può superare l'emergenza se non si affronta il problema della capitalizzazione delle aziende agricole, di tutte le aziende agricole. E quindi il problema del debito è un problema che va affrontato. Anche qui, il collega Rassu diceva: da tre anni e mezzo ho una legge in Commissione, non riesco a capire perché non siamo riusciti ad approvarla. Allora io vorrei leggere al collega Rassu se le legge che lui propone voglia dire (leggo qui): al fine di sostenere e favorire lo sviluppo delle attività agricole sono disposti interventi straordinari volti ad assicurare la sopravvivenza delle aziende economicamente valide che si trovano in difficoltà, per cause non imputabili alla gestione delle stesse. Gli aiuti al salvataggio hanno la finalità di sostenere temporaneamente le aziende chi si trovano in una grave situazione finanziaria. Gli aiuti alla ristrutturazione hanno lo scopo di consentire alle aziende in difficoltà di ripristinare la redditività. Tale ripristino consiste nel recupero della capacità della azienda di coprire la totalità dei propri costi, e nel recupero del rendimento del capitale che consenta di competere sul mercato senza richiedere ulteriori interventi pubblici.
Per poter beneficiare degli aiuti al salvataggio le aziende devono, al momento della richiesta dell'aiuto, documentare lo stato di difficoltà finanziaria. E poi aggiunge: l'Amministrazione regionale partecipa al finanziamento in misura non superiore al 75 per cento, alla realizzazione del programma di risanamento aziendale che può comprendere interventi di tipo sia strutturale che finanziario. Questo non c'è bisogno di scriverlo, è già scritto, c'è già una legge che lo scrive, questa legge è del 1998, è la legge numero 4, è stata approvata dalla Comunità Europea, quindi è un legge passata al vaglio della Comunità Europea, però cosa chiede questa legge?
RASSU (F.I.-Sardegna). Non è assolutamente vero!
PRESIDENTE. Onorevole Rassu per cortesia. Per cortesia, lei è già intervenuto.
MARROCU (D.S.). Questa è una legge vigente che risulta approvata dalla Comunità Europea, però chiede in primo luogo che per poter beneficiare degli aiuti per la ristrutturazione le aziende devono realizzare un programma di risanamento aziendale sulla base di un piano approvato dalla Commissione Europea su proposta dell'Amministrazione regionale e demanda l'obbligo di predisporre il piano all'Assessorato regionale dell'agricoltura.
Allora, noi in tutta fretta, commettemmo gli stessi errori che forse stiamo commettendo adesso, approvammo un piano nel 1998 sulla serricoltura, piano per il quale non ci fu l'approvazione dell'Unione Europea e per il quale, tra l'altro, siamo ancora alla Corte di Giustizia, perché la Regione ha impugnato la non approvazione e sul quale non c'è ancora il pronunciamento, quindi potrebbe anche esserci, ha impugnato quella non approvazione. Ma ho letto queste frasi per dire che la legge c'è, quello che serve è il piano e quindi per affrontare il problema dell'indebitamento delle aziende occorre che si affidi a qualcuno competente, competente non ad un settimo livello, magari recentemente assunta, che non ha le competenze per sostenere all'Unione Europea quel programma e quel progetto, a gente competente in materia di diritto comunitario, che sappia predisporre un piano che dimostri all'Unione Europea che l'intervento di risanamento finanziario sostenuto dall'Amministrazione regionale che può sostenere...
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Riportandolo a singole aziende.
MARROCU (D.S.). No, non è così. Non è così.
RASSU (F.I.-Sardegna). Stiamo parlando di aziende!
PRESIDENTE. Assessore, onorevole Rassu per cortesia.
MARROCU (D.S.). Allora...
PRESIDENTE. Onorevole Rassu per cortesia, lei ha la possibilità di intervenire in dichiarazione di voto, per cortesia.
MARROCU (D.S.). Siccome conosco molto bene la normativa, è obbligatorio presentare per ogni singola azienda, quando l'azienda ha più di 12 dipendenti, noi stiamo parlando di aziende in Sardegna che 12 dipendenti non hanno. Non hanno 12 dipendenti, quindi quello che è possibile fare.
(Interruzione dell'onorevole Rassu)
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, per cortesia non mi costringa ad intervenire secondo Regolamento.
MARROCU (D.S.). Quello che occorre fare, quindi, anche qui non è una legge, è semplicemente dimostrare volontà, metterci le risorse necessarie e attribuirle a gente competente che sappia, primo, trattare con le banche per affrontare con le banche che invece di cedere il proprio credito agli istituti di recupero al 40 per cento o a quanto li cedono, li possa mettere a disposizione di un piano serio e la banca dica: io rinuncio agli interessi, agli interessi di mora e così via.
Secondo, fare un piano che dimostri all'Unione Europea che una volta che si interviene finanziariamente per quella azienda e i debiti acquistati dalle banche poi vengono distribuiti in 10-15 anni consentendo quindi che la quota che carica sul programma dell'azienda sia ridotta, quella azienda è in grado di stare sul mercato e questo è possibile farlo. Sarà nella proposta che viene fatta dalle associazioni e dai movimenti attraverso una stessa finanziaria regionale che tra l'altro ha competenza anche in materia agricola, che gli abbiamo attribuita noi, sarà un altro strumento, però è possibile oggi in presenza dell'attuale legislatura, delle attuali leggi, in presenza delle attuali norme comunitarie, perché già dal 1997 era consentito approvare progetti di risanamento, è possibile intervenire per affrontare i problemi dei debiti, attraverso - ripeto - competenze e risorse.
Ultima considerazione è questa. Il collega Sanna diceva che non è problema soltanto di debiti che si sono maturati esclusivamente per calamità, a noi può servire attribuire alle calamità, e del resto le calamità in Sardegna è da dieci anni che si ripetono, magari per ottenere diciamo una disponibilità dell'Unione Europea non solo ad approvarci il piano, ma a partecipare alle spese di quel piano. Ma il collega Sanna, giustamente, diceva che occorre intervenire per affrontare i nodi che bloccano lo sviluppo del settore agricolo. Lui faceva riferimento a tutte le politiche sulla ruralità: strade, elettrificazione, trasporti, ammodernamento delle aziende e così via.
Allora io dico quale occasione migliore abbiamo, so che l'Assessore dell'agricoltura ovviamente sarà d'accordo, perché nel momento in cui saremo chiamati alla rimodulazione dei POR, a stabilire che questi finanziamenti comunitari invece di essere, come avevano detto quando avevamo approvato il POR in quest'Aula noi, distribuiti in mille rivoli per favorire mille società di convenzioni che stanno invadendo tutti i comuni, per ogni azione ci sono almeno venti-trenta società che si presentano e poi i soldi vanno più a quelli che fanno i programmi e i progetti rispetto veramente a chi ne ha bisogno, cosa può impedirci se siamo coerenti con le affermazioni fatte, coerenza che non vedo quando sento un intervento che parla di dramma e poi dopo abbandona l'Aula per l'intera giornata e non lo si vede più, ad affrontare e a sentire gli altri colleghi a parlare su questi problemi, cosa ci impedisce di fare in modo che il POR nel momento in cui si devono rimodulare le riserve vengano utilizzate per aggredire due - tre nodi del sottosviluppo regionale. E uno di questi è quello del mondo agricolo, quindi lì si concentrano le risorse, favorendo in quel settore la possibilità di grandi interventi straordinari che possono aggredire, ripeto, uno dei nodi che blocca oggi lo sviluppo del settore agricolo. Quindi, anche qui è possibile farlo, occorre passare - lo dico molto francamente - dalle chiacchiere di fine legislatura che servono perchè ci sono due uditori che sono, ripeto, quegli stessi visi stanchi che abbiamo visto anche cinque anni fa, che abbiamo visto tre anni fa, e di cui tutti portiamo responsabilità, anche chi è all'opposizione e me ne assumo un pezzo di responsabilità, a passare ai fatti concreti, a vedere se è possibile, stante la legislazione attuale, intervenire concretamente mettendo, come ho detto prima, la buona volontà che è mancata, le risorse che non ci sono e le competenze che sino ad oggi non abbiamo avuto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe. La gravissima e perdurante crisi del mondo agropastorale ha cause diverse e, per dire la verità, non sono cause di oggi, ma sono cause datate nel tempo. Ma le cause che oggi praticamente hanno determinato questa crisi sono diverse, non è una sola causa, e sono dovute soprattutto agli alti costi delle produzioni che incidono fortissimamente sul bilancio delle aziende, che sono il prezzo dei trasporti, si è parlato anche della possibilità di poter intervenire sulla continuità territoriale, sui costi energetici che noi sappiamo in Sardegna essere superiori alle altre regioni d'Italia e d'Europa, sui costi diciamo sempre più forti dei mangimi, delle macchine agricole, quindi una sequenza di aumenti che incidono fortissimamente sulle aziende, per non dire poi i danni che sono stati causati dalla epidemia della lingua blu, dalla siccità, dall'indebitamento delle aziende che, praticamente, sono stremate a causa di questa grande crisi, ma però io signor Presidente non parlerò di tutti i problemi che oggi interessano il mondo agropastorale, ma mi limiterò ad evidenziare, a sottolineare qualche aspetto importante che riguarda soprattutto l'immediato, quindi la situazione diciamo attuale. Ecco, credo che non sia sfuggito a nessuno, tutti sanno che la motivazione principale oggi della crisi del mondo agropastorale è dovuta alla diminuzione del prezzo del latte, Assessore; prezzo del latte che oggi costituisce, diciamo, la voce principale all'interno delle aziende agricole, e quindi voglio dire quando diminuisce il prezzo del latte noi sappiamo che l'azienda va in crisi perché l'azienda agricola può sopportare sicuramente una riduzione del prezzo della lana, oppure della carne, però sicuramente non può reggere di fronte ad una riduzione così vistosa del prezzo del latte. Bene, io credo che se non si inverte questa tendenza il settore agropastorale è destinato a morire, pertanto io credo che noi tutti in questo Consiglio regionale siamo chiamati a trovare delle soluzioni che servano e siano capaci di uscire da questa crisi, una crisi che riguarda un settore che costituisce ancora l'asse portante della nostra economia con i suoi tre milioni e quattrocento mila capi ovini, con il 55 per cento della produzione totale, diciamo, del latte ovino in Italia, il 15 per cento della produzione a livello europeo, quindi costituisce una importante realtà dell'economia sarda e dell'economia italiana. È da considerare anche che, voglio dire, questo settore è migliorato moltissimo negli ultimi anni. È migliorato in termini quantitativi, ma soprattutto è migliorato in termini qualitativi perché oggi le greggi sono meglio attrezzate; c'è stato un miglioramento genetico, un miglioramento ambientale che ha fatto sì che oggi il mondo agropastorale ha fatto un importante passo avanti e i nostri pastori, devo dirlo, sono i maestri in questo settore tant'è che vengono presi come esempio anche in altre parti d'Italia e d'Europa proprio per la capacità che hanno nell'amministrare le aziende agricole. Però, io credo che se la situazione oggi è questa, abbiamo assistito nei giorni scorsi, nelle precedenti settimane a grandi manifestazioni di massa, insomma che hanno protestato, hanno posto l'attenzione fortissimamente sulla crisi delle aziende, soprattutto determinata, come dicevo prima, dal prezzo del latte che purtroppo non è più remunerativo.
Ecco, noi sappiamo anche che questa oggi è da considerare la principale emergenza che sta affrontando e che deve affrontare la Regione Sardegna, anche perché all'agricoltura sono intimamente collegati altri settori, quali il turismo, l'agroindustria, il commercio e tutta una serie di altre attività legate all'agricoltura e devo dire anche che all'agricoltura è legata la storia e la cultura di questa regione. Oggi però gli agricoltori, come dicevo prima, che costituiscono una parte importante dell'economia della Sardegna, sono strangolati a causa di una grave crisi del prezzo del latte ovino che è il più basso in Italia, qualcuno ha parlato del prezzo più basso anche in altre parti del mondo, però basta dire che sicuramente il prezzo del latte ovino è di gran lunga il più basso in Italia e questo ci deve preoccupare. Se poi noi consideriamo che di fronte ad un prezzo del latte così basso abbiamo costi di produzione che sono i più alti delle altre regioni d'Italia, tipo i costi dell'energia e dei trasporti, quindi questo ci dimostra quale è la situazione che oggi attraverso il mondo agropastorale. Ecco, io credo che come Regione noi non possiamo rimanere fermi perché, voglio dire, io non posso pensare e non può essere accettato il discorso che fanno oggi gli industriali quando dicono che il prezzo del latte lo stabilisce il mercato. Questo è vero, nessuno lo nega, lo diciamo anche noi, però noi diciamo che comunque qualcosa può essere fatta e non è possibile che non si faccia qualcosa per invertire questa tendenza. Però devo dire anche che la maggior parte del latte ovino viene trasformato in pecorino romano, quindi oltre il 60 per cento del latte viene trasformato in pecorino romano, e considerato che purtroppo il pecorino romano, da quando sono state cancellate le compensazioni da parte dell'Unione europea non riesce più a spuntare un prezzo alto, pertanto io credo che una volta che è andato in crisi il mercato americano per quanto riguarda la vendita del pecorino romano, considerato che ormai l'uso che viene fatto del pecorino romano è un uso che è soprattutto determinato dall'uso di mescolati, di grattugia, il prodotto viene mescolato con qualità sicuramente molto inferiori al pecorino romano e quindi, voglio dire, questo è un primo aspetto che ci deve far riflettere ed è una vera e propria contraddizione, perché in Sardegna che si produce un latte di ottima qualità, sicuramente migliore di altre regioni d'Italia, però questo latte paradossalmente viene trasformato in un prodotto che ha costi molto bassi, i più bassi d'Italia e siccome il pecorino romano è pagato poco, è chiaro che il prezzo del latte non può essere aumentato in queste condizioni, pertanto io credo che la Regione Sardegna deve stimolare per non dire che deve obbligare questi industriali a cambiare. Obbligare dico perché bisogna obbligarli, perché bisogna metterli nelle condizioni, infatti bisogna capire, ma obbligarli non nel senso che deve aumentare il prezzo del latte, obbligare significa che la Regione deve prendere delle iniziative in modo che queste portino all'aumento del prezzo del latte, in questo senso. E quindi bisogna capire la Regione quale ruolo svolge e quale ruolo, invece, può svolgere e devo dire anche che la Regione in questi anni, in questi ultimi anni ha fatto passi importanti per quanto riguarda la infrastrutturazione delle campagne, perché bisogna dirlo questo. Sono stati fatti passi avanti importanti per quanto riguarda l'elettrificazione delle campagne, la soluzione del problema idrico, altri sicuramente importanti progetti infrastrutturali che sono stati portati avanti e che hanno comunque migliorato moltissimo la vita delle aziende ed anche i livelli di produttività. Devo dire anche che c'è stata nel frattempo la lingua blu che ha decimato le greggi e la Regione in quella fase, io devo sottolinearlo, ha provveduto nell'unico modo possibile che poteva adottare per superare quella fase di emergenza. Per intenderci la vaccinazione allora era una scelta obbligata, non soltanto, insomma, perché lo imponeva il Governo nazionale e la Comunità europea, perché altrimenti non ci avrebbero pagato nessun danno, ma anche perché mi pare ad oggi è l'unico vaccino autorizzato fosse quello che poi ha utilizzato la Regione, e pertanto io credo, insomma, che in quella fase la Regione pagando anche così come ha pagato l'abbattimento e la mancata produzione per capo ovino ha comunque fatto la sua parte. Certo questo non significa che la Regione ha risolto i suoi problemi, sono nati problemi nuovi relativamente alla vaccinazione, abbiamo visto che queste vaccinazioni in molti casi hanno causato effetti collaterali, pertanto questi sono aspetti che vanno rivisti per quanto ci riguarda e dove si sono verificati questi casi credo che vadano fatte delle indagini serie che permettano di pagare i danni che sono stati causati alle aziende agricole.
E devo dire anche che la Regione spende molto, ha speso in questi anni, ma dove ha speso? Ha speso soprattutto pagando danni, spende anche molte risorse per quanto riguarda la organizzazione di molti enti regionali, e qui devo dire che c'era stato un impegno per una riorganizzazione degli enti regionali, anche perché noi abbiamo personale molto qualificato in questi enti che sicuramente, con una diversa organizzazione può dare un contributo molto più importante per la soluzione dei problemi agricoli, mentre spesso vediamo che c'è una sovrapposizione di competenze che comunque va superata, ma quello che va sottolineato, e mi pare che altri colleghi l'abbiamo detto, è che purtroppo le incentivazioni nei confronti dell'agricoltura, del miglioramento fondiario, sono insufficienti. La legge 21, purtroppo, a causa dei soldi che vengono spesi per pagare danni, la legge 21 che è la legge più importante per quanto riguarda il miglioramento fondiario, non viene finanziata, e questa è una legge che comunque meriterebbe un rilancio, meriterebbe un finanziamento, anche perché le aziende agricole hanno bisogno di un miglioramento per essere competitive nei mercati. Bene, noi vediamo che purtroppo questa legge, per tutta una serie di motivazioni ha avuto una dotazione finanziaria che è di gran lunga insufficiente alle sue necessità, io mi auguro che una volta che la Regione finisce di pagare questi danni, queste emergenze, possa rimpinguare una legge che io ritengo di grande importanza. Così come credo che la situazione, relativamente al sistema creditizio, e quindi alla ricapitalizzazione delle aziende sia un fatto di grande importanza, perché credo che noi non potremo prescindere da questo, quindi non potremo prescindere da una politica vera per quanto riguarda il sistema creditizio. È vero la Regione, dicevo prima, non può imporre il prezzo del latte, questo è ovvio e scontato insomma, però la Regione più adottare altri provvedimenti che indirettamente condizionato il prezzo del latte, assessore. E non solo indennizzando in modo adeguato i danni che hanno subito le aziende, ma bisogna prendere atto ormai che una stagione è finita, che la produzione del pecorino romano ormai è già superata e quindi bisogna fare altre scelte se vogliamo che effettivamente il prezzo del latte abbia una crescita adeguata ai costi della produzione.
Io l'altro giorno parlato con il Presidente di una cooperativa casearia il quale mi diceva che loro hanno trasformato il 50 per cento del latte in pecorino sardo, in Fiore Sardo e poi l'altro 50 per cento in pecorino romano. Bene, quello che è stato trasformato in Fiore Sardo, praticamente, ha avuto una resa di oltre 2000 lire al litro, quindi questo significa che, senza fare grandi trasformazioni, ma migliorando e diversificando la produzione, c'è la possibilità di intervenire, di migliorare il prezzo del latte. Quindi, io credo che noi dobbiamo prendere atto che la globalizzazione impone nuovi modelli di sviluppo basati su una competitività sempre più forte, una competitività sempre più dinamica e quindi bisogna individuare, assessore, Presidente, soluzioni alternative che sono la diversificazione del prodotto, la ricerca dei nuovi mercati, e anche qui la Regione può fare il suo intervento, lo sta già facendo ma sicuramente deve rafforzare questo tipo di intervento, così come la riorganizzazione delle imprese di produzione va comunque rivista perché in molti casi sicuramente possono essere migliorati di molto i livelli di produzione.
Quindi, bisogna puntare sui prodotti di qualità capaci di spuntare un prezzo del latte superiore a quello che c'è attualmente sul mercato, io dico anche che oggi, se noi sapremo diversificare la produzione, noi siamo in grado di far pagare agli operatori agricoli il latte a più di un euro al litro, come sta succedendo in altre parti d'Italia, come sta succedendo nella vicina Corsica ed in altre zone d'Europa. Quindi, io credo che la situazione non è così drammatica, la situazione può migliorare, ma senz'altro c'è bisogno di un intervento forte da parte della Regione Sardegna, che deve fare di più per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti, la Regione deve inoltre orientare la ricerca dei nuovi mercati. E, quindi, se il mercato americano è in crisi bisogna cercare altri mercati, l'Europa stessa è un mercato importante, io devo ricordarlo, oggi i consumi pro capite nella vicina Germania sono 18 chili l'anno e quindi c'è un grande mercato anche in Europa se si volesse sfruttare meglio e quindi ci sono le condizioni per rivedere un po' il sistema di commercializzazione del prodotto del pecorino. Quindi, assessore, le incentivazioni devono essere date non a tutti indistintamente... Io voglio che lui mi...
PRESIDENTE. Onorevole Ladu continui, per cortesia.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Io vorrei che questa Giunta regionale inizi a rivedere il sistema delle incentivazioni, che non dia le incentivazioni indistintamente a tutti, ma soprattutto a coloro che sono capaci di adeguare le proprie aziende di trasformazione andando verso la produzione di prodotti di qualità. Queste iniziative, pur nella ristrettezza e nei condizionamenti imposti dall'Unione europea, sono praticabili e nei poteri della Regione Sardegna. Sono interventi che la Regione io credo possa iniziare a fare già da domani, così come il governo nazionale deve fare la sua parte, deve farsi parte attiva anche nei confronti dell'Unione europea, soprattutto anche in merito all'indebitamento dovuto alla situazione di emergenza, come si diceva prima e alla debolezza infrastrutturale delle aziende per mettere le imprese agricole in una condizione di forza e per essere capaci di poter camminare da sole. Ecco, noi dobbiamo arrivare al punto in cui praticamente costruiamo un sistema produttivo che sia capace di reggere, di competere con gli altri sistemi italiani ed europei, che sia in definitiva capace di camminare da solo. Ecco, queste iniziative sono in grado voltare pagina nell'economia della Sardegna, sono in grado di superare l'attuale fase di crisi e quindi rilanciare il comparto che ancora oggi...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Ladu.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Credo che si possa ancora rilanciare il comparto che per noi costituisce ancora l'asse portante della economia. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Allora, Presidente sarò rapidissimo. In apertura di seduta in quest'Aula si è fatto a gara per chiedere che venissero discusse, oltre le comunicazioni del Presidente, interrogazioni, interpellanze e mozioni. Il Gruppo che ha chiesto di discutere la mozione non è presente in Aula, mi chiedo se quella mozione non debba essere dichiarata decaduta, così come le chiedo e le propongo di dichiarare decaduti tutti i consiglieri regionali che sono iscritti a parlare, che non hanno seguito il dibattito e che verranno qui magari a farci la predica dopo che abbiamo lavorato tutta la giornata. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, io prendo atto delle sue dichiarazioni, ma lei sa che non posso fare nient'altro, proseguiamo con l'organizzazione dei lavori, soprattutto con quelli che abbiamo riorganizzato nella tornata pomeridiana. Ci sono ancora cinque interventi che a venti minuto l'uno, insomma, sono Cassano, Cogodi, Murgia, Balia e Capelli; interverrà a chiusura la replica della Giunta, articolata probabilmente in due interventi dei due assessori Contu e Capelli per non più di venti minuti complessivamente, anche l'onorevole Amadu, quindi avete 20 minuti da dividervi in tre. A conclusione dovremo votare, sottolineo votare, un ordine del giorno, quindi invito anche i colleghi non solo a stare in Aula, ma anche i Capigruppo ad attivarsi per fare arrivare in Aula i colleghi che sono assenti. Adesso dò la parola all'onorevole Giacomo Sanna che l'ha chiesta, si prepari l'onorevole Cassano. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Grazie Presidente; noi sapevamo ed avevamo anche sconsigliato questo tipo di dibattito in Aula, coscienti che si sarebbe consumato stancamente in modo non produttivo e con il solito ordine del giorno. L'ordine del giorno che, come si suol dire, non si nega a nessuno, ma la disperazione del comparto agropastorale non ha bisogno di ordini del giorno e non ha bisogno di dibattiti come questo, ha necessità che quest'Aula, sotto l'aspetto legislativo, possa approvare delle leggi che per le giuste aspettative debbano trovare anche un canale preferenziale, come altre volte è accaduto, perché la sensibilità dell'Aula non è venuta meno in quelle circostanze e si è concretizzata produttivamente con gli aspetti legislativi e con le risorse che quegli aspetti legislativi si ritrovavano per dargli copertura finanziaria. Io credo, invece, che si sia voluto fare questo dibattito su temi che poi sono prettamente di interesse del ruolo che la Giunta ha, di quel ruolo gestionale, di quella conduzione politica di rappresentanza che deve essere certamente riconosciuta alla Giunta ed esercitata appieno. Io credo che la Giunta questo non l'abbia fatto nei diversi comparti e che non sia un ordine del giorno necessario perché alcune cose vengano comunque fatte. Noi vorremmo dare il nostro contributo sino in fondo e quindi senza voler trascurare il resto degli argomenti che sono stati trattati durante il dibattito odierno, ritengo opportuno soffermarmi sulla questione centrale, per molti versi riassuntiva della condizione dell'agricoltura e della zootecnia in Sardegna. La questione dell'indebitamento del comparto agricolo sardo. Infatti la montagna di debiti che pesa sulle aziende porta con se tutte quelle emergenze correttamente evidenziate dai diversi colleghi che mi hanno preceduto. L'emergenza lingua blu, la siccità, la questione del prezzo del latte ed anche le conseguenze del blocco della spesa regionale; la continuità territoriale delle merci e così via. Ci sono dentro tutte le difficoltà che penalizzano le popolazioni delle nostre aree rurali; 1300 miliardi di vecchie lire, come ha testimoniato il Presidente della Giunta questa mattina, di debito contro una produzione lorda vendibile che si aggira intorno ai 2000 miliardi di vecchie lire. Ma quel debito non grava su tutta la produzione lorda vendibile, ma su molto meno, grava sul latte e non sul formaggio, grava cioè sul pastore e non sull'industria. Non c'è bisogno di essere specialisti in economia e finanza per capire che in queste condizioni allevamento, pastorizia e agricoltura non possono avere un futuro in quest'Isola ed è altrettanto facile comprendere che insieme alle implicazione di carattere prettamente economico in Sardegna si aggiungono questioni altrettanto importanti, ad iniziare da quelle di carattere antropologico e sociale. Occorre interrompere lo spopolamento delle campagne e l'emorragia occupazionale del settore ed è inaccettabile che la Regione non intervenga con misure concrete ed adeguate. Sulla base di queste considerazioni il Partito Sardo d'Azione ha presentato già dal febbraio del 2002 una mozione per affrontare in termini concreti la questione dell'indebitamento, chiedendo prima di ogni altra cosa che il debito del comparto agricolo sia ricondotto ad un livello fisiologico, rapportandolo all'attuale capacità di restituzione del sistema agricolo sardo, chiedendo cioè la ricontrattazione delle debito complessivo del comparto. Diversamente, visto l'ammontare del debito e l'attuale capacità di restituzione del sistema, dovremo ipotizzare che il Banco di Sardegna di fatto diventi proprietario di tutta la Sardegna e che i figli degli attuali debitori debbano restare per tutta la vita debitori anch'essi. È interesse di tutti, delle banche, della Regione, della politica e della Sardegna intera che il debito sia riportato ad un livello sopportabile e solvibile, attraverso l'iniziativa consiliare abbiamo anche proposto una ipotesi di soluzione tecnica insieme a strumenti operativi, ma il fatto che l'abbia proposto il Partito Sardo d'Azione crea sempre i soliti problemi, difficile da accettare, Le idee degli altri, anche se valide, è meglio metterle da parte. Quindi se la Commissione o il tavolo tecnico a cui ha fatto riferimento il Presidente nella sua relazione muove verso una soluzione di quel tipo, noi sosteremo le proposte e le azioni conseguenti. Siamo convinti infatti che senza una soluzione al problema l'agricoltura sarda non potrà più esistere ed è per questo che abbiamo sostenuto e sosterremo la mobilitazione che le organizzazioni di categoria su questa vicenda hanno saputo promuovere, anche con le loro divisioni. Non è pensabile che la politica neghi anche la speranza al mondo del campagne uccidendolo con la montagna di debiti. Trovare una soluzione significa, infatti, creare una precondizione perché le aziende sarde possano svolgere una qualche attività produttiva. Sulle emergenze vorrei svolgere alcune brevi considerazioni, non tanto per addentrarmi nelle questioni medico scientifiche o riproporre un'ulteriore analisi delle cause, quanto per affermare che ciò che serve alla Sardegna è un piano di salute ambientale. Non possiamo continuare a convivere con una serie infinita di malattie endemiche che di fatto ci impediscono di produrre. Per questo diciamo che la sorte del patrimonio ovino più grande d'Italia non può dipendere soltanto da un vaccino, peraltro assai controverso e con qualche controindicazione di troppo, ma su questo ci tornerò. Più che le dosi, gli aghi e le siringhe serve una lotta serrata ai vettori portatori del virus della blue tongue. Serve un ambiente risanato e serve che dimostriamo di essere capaci di difendere il nostro ambiente laddove è risanato. Non è pensabile continuare ad avere le porte di accesso dell'Isola aperte anche agli animali infetti; nei porti e negli aeroporto della Sardegna oggi possono transitare animali vivi senza alcun controllo. Non è un caso che la blue tongue si manifesti quest'anno con un sierotipo diverso da quello dell'anno passato; non è un caso che in Calabria e in Sicilia la blue tongue si sia manifestata con il sieropositivo 4, quello che oggi terrorizza i nostri allevatori. Ma al riguardo vorrei ricordare a me stesso e a tutta l'Aula che nel frattempo da altre parte d'Italia una battaglia si è intrapresa e allora il TAR dell'Abruzzo ha condannato l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, quello al quale noi facciamo riferimento, a seguito del ricorso degli allevatori a rendere nota la composizione del vaccino, le relative prescrizioni d'uso, le risultanze delle analisi sugli animali morti dopo la vaccinazione, nonché al pagamento delle spese processuali. Se questo non fosse ancora sufficiente c'è stato anche un pronunciamento per quanto riguarda le indagini della Procura della Repubblica di Latina, Brindisi e L'Aquila e l'inchiesta parlamentare che ha avuto il suo corso e quindi ora si ritiene indispensabile sospendere la nuova campagna di vaccinazione. Non parliamo di luminari perchè a Taormina ultimamente, qualcuno conosce bene quello che sto dicendo, è avvenuto un pronunciamento che mette ancora non dubbi ma certezze sull'utilizzo del vaccino. Forse c'era qualcuno che aveva interesse a vendere il vaccino in Sardegna. Quindi, ritornando al bestiame che entra, se è vero che il sieropositiva 4 era in Sicilia e in Calabria ed al porto di Cagliari arrivano le navi proprio dalla Sicilia ed arrivano anche gli animali vivi, diventa anche facile capire che quella porta di ingresso può essere l'elemento di debolezza che ha portato a questa ulteriore ricaduta negli ambienti agropastorali e nel sistema sanitario sardo. Quindi, dobbiamo al più presto prevedere iniziative concrete perché l'Isola sia preservata dalle emissioni di materiale esterno che possa inquinare il nostro ambiente e i nostri allevamenti. I recinti contumaciali rappresentano una soluzione adeguata per garantire un efficace controllo per tutto il materiale vivo in entrata e anche per le sementi. E questo non significa violare le norme comunitarie del libero mercato, significa salute e sanità ed esistono a questo proposito importanti precedenti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue SANNA GIACOMO.) Certo, i controlli non sarebbero utili soltanto per impedire l'ingresso a qualche povero animale infetto, servirebbero anche ad impedire qualche beffa commerciale, come quella dei suinetti della Germania macellati in Sardegna, commercializzati come porcetto sardo ma che di sardo hanno soltanto il boia del macello. Un vero e proprio commercio illegale, quello sì in violazione alle regole, alle leggi e alle decisioni comunitarie, eppure continuava e continua da tempo. Certe volte viene da chiedersi perchè la rigidità riservata alle nostre merci in uscita non sia la stessa che si riserva alle merci in entrata.
I trasporti: la continuità territoriale delle merci è un problema che nonostante la disponibilità delle risorse vi state tenendo da circa 4 anni, vi siete incartati su voi stessi, coinvolgendo la SFIRS e quanti altri; vi siete incartati per mancanza di idee perchè farlo durare quattro anni, quattro anni, è impensabile. Io credo che sia necessario guardare fuori dalla Sardegna per verificare in altre realtà comunitarie come si sono applicati per capire che forse qualche strumento utilizzato da altri può essere utilizzato da noi e migliorato. Un'ultima considerazione vorrei riservare alla questione del prezzo del latte. In via generale riteniamo che sia inaccettabile che i costi e le disfunzioni del sistema debbano scaricarsi soltanto sugli allevatori sardi e non può esistere che la Regione si possa tirar fuori con la scusa che il mercato è mercato e tutti i soldi che abbiamo dato, o che hanno dato, per meglio dire, chi c'era in questi anni, ai caseari, sono serviti a poco, forse ad arricchire sempre gli stessi, a costruire strumenti che dovevano costruire loro e che hanno trovato nelle casse della Regione grande disponibilità, oppure accettare che soltanto gli industriali siano considerati soggetti di impresa e non anche i pastori. A proposito del prezzo del latte, è sufficiente considerare come in questi anni sono cresciuti i costi che gravano sui pastori, le sementi, i concimi, le macchine agricole, la benzina agricola, gli stessi salari, oppure come siano cresciuti il prezzo dei consumi e i costi delle famiglie, non solo dei pastori ma anche delle nostre, quindi conosciamo bene questo problema. Un paio di scarpe oggi costa come trecento litri di latte, una camicia costa come trenta litri di latte, e una Panda - data la pubblicità - costa come sedici mila litri di latte e se vogliamo bere un cappuccino al bar costa come cinque litri di latte, nel frattempo tempo sono diminuiti aiuti e contributi. Si devono fare i conti con l'impoverimento relativo delle famiglie e delle comunità rurali, da queste cose nasce la rabbia dei nostri pastori, e non si può non considerare che negli ultimi venti anni la parte che più ha investito in modernità è stata proprio quella dei pastori. Le nostre pecore sono passate a produzioni più che doppie, hanno elevato di molto gli standard di qualità, altri sono rimasti più fermi, forse perché una volta munta la pecora, il latte deve essere per forza collocato e lavorato. E se quel latte non viene ritirato il pastore e la famiglia vanno in rovina; ma insieme al pastore e alla sua famiglia va in malore anche la Sardegna, perché senza la nostra campagna, senza i nostri pastori, senza le loro famiglie, i loro usi, la loro tradizione, il loro vivere da sardi, muore l'identità stessa dei sardi. Noi Sardisti stiamo con i pastori, perché difendendo i pastori difendiamo la nostra identità, difendiamo il futuro della nostra Sardegna.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe i colleghi consiglieri, io intendo rinunciare in parte al mio intervento per dare spazio eventualmente a qualche altro per chiudere quanto prima questo lungo, lunghissimo dibattito, anche se debbo sottolineare che l'agricoltura sarda attraversa in questo momento, un momento particolarmente drammatico. I problemi del comparto sono numerosi, come giustamente è stato ricordato a più riprese, dal prezzo del latte, ai ritardi nei pagamenti degli indennizzi per l'epidemia della lingua blu, dalla mancata erogazione dei contributi per le macchine agricole ed ai costi dell'acqua per l'irrigazione, ai debiti agrari della stessa legge 44 per non dimenticare, per fare alcuni esempi, dei danni subiti dalla movimentazione.
Gli scenari che abbiamo davanti sono anch'essi difficili e complessi. A livello comunitario ed internazionale l'introduzione del pagamento disaccoppiato e cioè la separazione tra premio comunitario percepito dall'impresa agricola e svolgimento dell'attività agricola stessa in certi contesti territoriali, rappresenta degli svantaggi e sta determinando sicuramente un progressivo abbandono delle attività di coltivazione e di allevamento. Occorre quindi, cari colleghi, onorevole Assessore ed onorevole Presidente, programmare una nuova agricoltura e gli strumenti dovrebbero essere quelli della differenziazione delle produzioni, della garanzia dell'origine dei prodotti attraverso la tracciabilità di filiera e del rispetto del quadro normativo attraverso appunto interventi delle normative comunitarie in materia di ambiente, igiene e soprattutto sicurezza.
La diversificazione e l'innovazione del prodotto affinché si possa crescere ulteriormente il valore aggiunto delle nostre produzioni agricole. Gli scenari presenti a livello nazionale sono allo stesso modo caratterizzati da grande competitività; si pensi ad esempio alla recente polemica sulla "cappatura" del pecorino romano che tanto ha fatto parlare, tanto si è discusso. In particolare per il settore del latte alimentare, le strategie produttive e commerciali dei grandi gruppi nazionali del settore soprattutto, nonché le rilevanti modifiche del quadro normativo sulla durata e denominazione del latte alimentare, sono tutte penalizzanti per un sistema produttivo regionale, costituito da centinaia di aziende di allevamento e cooperative di trasformazione che per anni hanno investito sulla qualità, freschezza e soprattutto origine garantita delle produzioni e che devono oggi invece affrontare la sfida del latte micro-filtrato cosiddetto "fresco". In merito al problema della blue tongue, occorre innanzitutto dare atto degli sforzi che sono stati sinergicamente messi in campo da parte degli assessorati all'agricoltura, dell'assessorato alla sanità per fronteggiare quella che ormai è una epizoozia di proporzioni comunitarie e non solo, limitata al nostro territorio regionale. Oltre agli interventi tampone occorre quindi, caro Assessore, progettare ed attuare interventi strutturali che vengano incontro ai danni indiretti e conseguiti al blocco della movimentazione; maggiore deve essere inoltre l'attività di prevenzione, delle infestazioni che potrebbero essere realizzate congiuntamente con gli stessi operatori del settore.
Vorrei ricordare inoltre che permane in Sardegna una situazione di svantaggio infrastrutturale nella quale le carenze del sistema dei trasporti interni si sommano all'assenza di interventi per la continuità territoriale, per tutte le merci, tutto ciò mina la radice e la competitività del sistema economico e, soprattutto, produttivo regionale. Le riduzioni dei costi di trasporto, delle merci e del costo delle energie rappresentano per noi i due fattori critici che influiranno nell'immediato futuro sulla sopravvivenza delle aziende agricole isolane.
La politica comunitaria, infatti concede sempre meno sostegni diretti e ci chiede di essere competitivi sui mercati. In Sardegna purtroppo ci troviamo ancora nelle condizioni di costruire i presupposti di tale competitività.
Alla luce di tutto questo, cari colleghi, noi come Gruppo dei Riformatori siamo perché si vada avanti in fretta; se c'è bisogno del parere della Commissione, o dell'Aula in questo Consiglio regionale si faccia e lo si dia subito, si faccia in fretta, perché credo che questa situazione drammatica in cui versa l'agricoltura, in cui versano i nostri allevatori, i nostri pastori, credo non possa più attendere.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, signori consiglieri, pochi e perciò ancora più meritevoli di considerazione; mi verrebbe da dire anche signori banchi vuoti, ché portano anche i banchi la loro nobiltà quando rimangono vuoti perché si doveva discutere in seduta straordinaria e solenne, oggi, una questione che tutti hanno definito essere vitale per l'economia ed anche per la vita della società sarda.
Questo dibattito ha detto tante cose finora, che basterebbe mettere insieme le cose dette non per fare una buona legge sull'agricoltura in Sardegna ma per fare un testo unico risolutivo della gran parte dei problemi dell'Isola. Ma le cose sono state dette e rimarranno, la gran parte, parole in libertà. Perché la libertà poi della produzione e del lavoro, della redditività del proprio lavoro e della produzione, non ci sarà.
Stamattina abbiamo detto, sentite le parole del Presidente della Giunta, stante l'inutilità delle affermazioni meramente di principio, astratte, che aveva reso al Consiglio, stante l'assenza assoluta di una qualsiasi indicazione concreta, atta a risolvere uno solo dei tanti problemi che sono enumerati, abbiamo detto: ma non sarà il caso che prendiamo in mano, e soprattutto in mente, e a cuore, alcuni strumenti risolutivi che stanno nel potere della Regione? E cioè una norma di legge, se c'è da adeguare una norma di legge, altri colleghi dicono: ma no, le norme di legge sono più che sufficienti, basta farle funzionare. Allora si individui quale norma più che sufficiente deve essere fatta funzionare. O c'è da dare un indirizzo preciso al Governo, cioè alla Giunta, un'indicazione, una prescrizione, un ordine che il Consiglio regionale può dare perché la Giunta faccia alcune cose, in concreto. Si ponga mano a scrivere queste prescrizioni.
C'è da recuperare risorse finanziarie ed allora si dica come, dove e quando si recuperano queste risorse finanziarie, sennò tutto rimane parole al vento. Mi è venuto di dire stamattina "un buco nel latte" che non è acqua! E' considerato come valore pari all'acqua, è pur sempre un liquido nel quale il buco si ricompone e non lascia traccia! Avete fatto un buco nel latte, inutile, perché poi alla fine di questa lunga, estenuante ed inconcludente, è sicuro, giornata di lavoro, tutto sarà come prima. E noi non possiamo accettare una conclusione del genere. Penso che non saremo d'accordo, faremo la nostra rimostranza, diremo e faremo quello che possiamo fare, cioè diremo che non siamo d'accordo.
Questa Regione dovrebbe avere già discusso, questo Consiglio regionale peraltro, il Dpef, cioè il documento di programmazione economica e finanziaria della Regione, nel corso dell'anno 2003 per il 2004, non solo non l'ha discusso neanche ce l'ha al suo ordine del giorno e l'anno sta finendo. Alla Giunta la cosa non riguarda, il Governo non governa e fa finta di essere governo! Questo Consiglio regionale dovrebbe avere in esame la finanziaria 2004 perché la finanziaria e il bilancio del 2004 in via preventiva si dovrebbe esaminare adesso, neanche per idea! La Giunta neanche l'ha presentato, non so se l'ha pensato, di sicuro non l'ha neanche mandato al Consiglio, di sicuro non ce l'ha ancora nella sua possibilità di esame e di deliberazione il Consiglio regionale. Che ci state a fare? Cosa volete? Mi verrebbe da dire: ma non vi vergognate? Fate finta di essere governo non governando e continuando a produrre un danno in gran parte irrecuperabile per la politica ma anche per l'economia, e soprattutto per la gente sarda.
Però in Commissione almeno si esamina un assestamento del bilancio 2003, e se fosse davvero un assestamento vuole dire un adattamento di quello di cui la Regione dispone in termini finanziari alle condizioni dell'attualità. La legge dice che l'assestamento dovrebbe essere fatto a metà anno, verso giugno, siamo a fine novembre, passi, ma perché non portate in Aula allora l'assestamento e, lì, dite dove sono, quante sono, le risorse che in concreto sono indispensabili per affrontare i problemi di cui discutiamo; oppure dite non ho una lira da mettere per affrontare questi problemi, e dite il perché. Non imbrogliate il prossimo, non potete continuare a dire come ha detto oggi il Presidente della Giunta in apertura che i soldi ci sono per risarcire, i soldi ci sono per intervenire, peggio ancora e perché non lo fate? Altri dicono che non è vero che sono sufficienti. Oppure che non ci sono le condizioni per accelerare le procedure, acceleratele se è emergenza, se è difficoltà acuta, se è dramma sociale, cioè se è vero esattamente quello che è vero. Voi no!
Per cui, il Presidente della Giunta se la cava stamattina facendo l'indice dei problemi, che era già conosciuto, non c'era bisogno di stare in questa Assemblea regionale, in tante ed innumerevoli assemblee di pastori e di coltivatori, magari dove la ritualità è meno cogente, è meno solenne, tuttavia la concretezza è più presente, quell'elencazione di temi l'abbiamo sentita, esposta in modo molto più puntuale e preciso anche con proposte di soluzione, non solo come voci di protesta. Un'elencazione dei temi, per dire peraltro che questo si sta affrontando, questo si sta risolvendo, questo si risolverà. Zero assoluto nell'intervento innovativo, decisivo e concreto!
Però, siccome la politica richiede anche qualche apertura al concetto alto, il Presidente della Giunta si è pure lasciato andare nel suo documento, di cui ha reso lettura in Aula, a considerazioni anche di carattere generale. L'agricoltura, la pastorizia, il comparto di cui ci occupiamo non è solo un problema di settore, non è solo una questione che riguarda l'imprenditore agricolo, è questione di tutta la Sardegna. Detto questo il problema è risolto. Quasi a dire che siccome è di tutta la Sardegna, invece di valere di più, vale di meno. Siccome è di tutta la Sardegna, in concreto, non si affronta oggi, ma si affronterà quando si affronterà il problema di tutta la Sardegna; e non si capisce quando, dove e come.
Per cui il prezzo del latte è basso e deve rimanere basso perché la colpa è del mercato, e siccome il mercato è libero ed io non lo voglio imprigionare, io non ho nessuna colpa, non posso farci niente, dice la Giunta. Il prezzo dei mangimi è alto, la colpa è del mercato, e siccome il mercato è libero ed io non lo voglio legare, evviva il mercato, sale il prezzo del mangime e si arrangi il pastore. E così il prezzo del trasporto merci, le procedure sono in corso, si avvieranno, si faranno. Le pestilenze aumentano di numero e di incidenza, ma siccome sono pestilenze, sono disgrazie, e l'Assessore dell'agricoltura peraltro parlando in pubblico l'ha pure ammesso, siamo la "Giunta delle disgrazie", l'avete detto, sono "l'Assessore delle disgrazie", non è un ruolo questo, quello dell'Assessore delle disgrazie, vediamo se almeno può intervenire qualche grazia ogni tanto a compensare tante pestilenze.
Però, se dovessimo stare a pena alla prospettazione che la Giunta dà della questione io credo che dovremmo ugualmente e maggior ragione, dico alla prospettazione generale, è problema di tutta la Sardegna, e questo lo dice la Giunta e lo dicono pressoché tutti coloro che sono intervenuti, allora bisogna non rinviare la questione ma vedere come dentro il progetto generale di sviluppo della Sardegna, dentro il modello sociale e economico che si ha in mente di promuovere e di sostenere a vantaggio di tutta la Sardegna, come in concreto questo comparto di produzione che ancora nei libri di testo e di economia si chiama primario, primario non perché è nato prima, primario perché è la prima forma di produzione, la più rilevante, la decisiva, la produzione agricola e pastorale è connessa, come ci sta dentro il progetto di sviluppo della Regione.
Io mi riferisco ad una espressione che non ho sentito oggi né dalla Giunta, né nei molti, rilevanti, e puntuali interventi che sono stati svolti in quest'Aula. È un'espressione che ho più volte invece sentito, ripetere, dire, con cognizione di causa, sapendone il senso, proprio nel corso delle manifestazioni degli agricoltori o dei pastori. L'espressione è: rinaturalizzare la Sardegna. Cioè, ricercare soluzioni anche parziali, ricercare soluzioni anche come risposta all'emergenza, concrete queste indicazioni e questi interventi, ma coerenti e commisurati ad un progetto di restituzione o anzi di ricostruzione della naturalità della Sardegna.
Badate, io credo che qui sia la soluzione, ricostruire le condizioni di naturalità vuol dire interventi mirati, organici, puntuali, in partenza anche costosi perché richiedono prezzo, ma che restituiscono grandi vantaggi anche economici, quello di ridare alla natura, al territorio, all'ambiente, all'uomo e all'animale in questa terra una condizione di vita naturale, perché da quella condizione di vita naturale dell'ambiente, dell'uomo e dell'animale deriva la condizione di una ripresa sana dell'economia, di una competizione sana e non drogata e, quindi, della possibilità di vincere anche qualche sfida nel mercato del mondo, che io non chiamo globale, nel mondo, e che questa competizione, questa sfida si possa vincere sulla qualità dei propri prodotti, sul differenziale positivo della salubrità assolutamente garantita, di una terra sana e di un metodo anche di produzione sano che può far vincere qualche cosa nella competizione che, diversamente, non può che vedere soccombenti tutti. Rinaturalizzare richiama un altro concetto, si dirà più politico, politico ed istituzionale ma anche di intervento economico, richiama rinascita.
Che cos'era l'idea dei padri costituenti, chiamiamoli ancora così, qualcuno ormai è nonno, qualche altro è prozio, dei padri costituenti dell'autonomia, quando hanno inserito nello Statuto sardo di autonomia nel 1948 quell'articolo 13 che parla di rinascita, cinquantacinque anni fa, della Sardegna. Chi ha letto qualcosa di quel dibattito che fu un dibattito importante ed alto, sa, e tutti noi abbiamo letto qualcosa, che ci fu una discussione accesa, se dovesse essere o no utilizzata questa terminologia "rinascita per la Sardegna", per indicare il suo progetto di sviluppo. Perché diceva una scuola di pensiero politico e filosofico dire "rinascita" sembrerebbe che ci sia stato un tempo nel quale la Sardegna era florida, era ricca, era giusta, era prospera e poi sia decaduta e deve essere recuperato un passato che invece storicamente non c'è mai stato in termini così positivi; perché la storia nostra è storia di difficoltà, di asprezze, di invasioni, di altre pestilenze di altri tempi, di lotte fratricide, perché no. E quindi il problema, il tema, l'obiettivo non può essere la rinascita, deve essere il progresso, la nuova era, ed invece passò la scuola di pensiero altra, secondo me giustamente, che adottò il termine rinascita, per dire che doveva essere data l'idea di una condizione di naturalità della Sardegna che era il presupposto dello sviluppo del progresso, perché già si intravedevano allora i processi di inquinamento, di impoverimento, di aggressione al territorio, all'ambiente e all'economia che avrebbero dovuto essere bloccati ed eliminati.
Rinaturalizzazione, recupero del concetto e della linea dell'intervento politico alto della rinascita, e siccome in questa Regione peraltro il piano decennale di rinascita è già scaduto da due anni e non si capisce che fine abbiano fatto neppure i grandi proclami che affidavano ai grandi "Soloni", a partire dal professor Savona, due anni fa, lo studio perché in sei mesi si avesse il nuovo piano di rinascita, tutti si sono dimenticati di tutto, forse varrebbe la pena di riprendere in mano non solo l'idea ma la rivendicazione presso lo Stato centrale della rinascita della Sardegna da destinare interamente ed integralmente alla rinaturalizzazione della Sardegna, cioè ad un processo e ad un intervento globale di risanamento ambientale e della salute animale, ivi compreso l'uomo fra gli animali, perché noi ricostituiamo una base di salubrità dell'ambiente e della natura su cui fondare un nuovo progetto di sviluppo dove il comparto primario della pastorizia e dell'agricoltura liberamente ed utilmente vi si possa svolgere.
Ho voluto privilegiare tra tanti passaggi possibili questo, rinaturalizzazione e rinascita. Qualcosa ci sarebbe da dire, e qualcosa si dovrà dire ancora sulla necessaria eliminazione dei luoghi comuni autolesionistici, tipo il libero mercato che libero non è, ma è costrittivo ed invece andrebbe regolato il mercato perché costituisca la base e lo strumento per le attività economiche da garantire a chi produce, innanzitutto, ed anche a chi vende ma prima di tutto a chi produce, bisognerebbe cominciare a dire a chi dice "Europa, Europa, Europa", quale Europa! Se l'Europa degli Stati forti che vogliono allargarla per avere altri mercati di consumo ed avere una competizione questa qui al ribasso sia nel costo nel lavoro, sia nelle garanzie sociali, o se invece non dobbiamo pensare ad un'Europa nuova e diversa non solo dell'Umanesimo, ma un'Europa anche dell'equità e del modello sociale diverso, dovremmo riconsiderare una serie di cose entro cui iscrivere l'azione dell'autonomia sarda che sia un'autonomia funzionale allo sviluppo e non invece un'autonomia che rimane astratta per un verso, male applicata per l'altro verso, dannosa e qualche volta esiziale come si vede in altre situazioni come questa nella quale non si ha la forza, la volontà e neppure la capacità sufficiente per affrontare concretamente i problemi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I.-S.U.) Grazie Presidente, il dibattito che si sta svolgendo nell'Aula assume di tanto in tanto toni alti, ma forse i toni andrebbero alzati per davvero, in maniera sentita, relativamente ai problemi che sono oggi oggetto di dibattito, ma andrebbero per altri versi contenuti ed abbassati, quasi a livello di timido sussurro perché vi sono al di là di tutto anche chiare, palesi, evidenti, innegabili responsabilità. Vi sono responsabilità della Giunta regionale e vi sono responsabilità anche del Consiglio regionale con colpevoli silenzi.
Oggi, signor Presidente, la prima domanda che chi interviene dovrebbe porsi è, conformemente a quanto poc'anzi veniva richiamato dall'intervento dell'onorevole Cogodi, intervengo per parlare a me stesso, intervengo perché c'è qualcuno dall'altra parte che ha capacità di ascolto, intervengo per una pura e mera, semplice opera di testimonianza? Intervengo per un dovere, per passione? Certo è che non mi pare che in un'Aula semivuota ci siano il clima e le condizioni adatte per intervenire d'imperio, con autorevolezza, per fare uscire la propria voce da questo Consiglio regionale verso l'esterno, per far sì che la voce dei consiglieri regionali e della Giunta regionale che ha altri doveri, ed anche altri poteri, giunga con forza anche verso quel mondo, quello degli industriali, che spesso è un mondo sordo alle istanze che vengono avanzate e che segue invece con molta attenzione i propri interessi.
Caro Luigi Cogodi, rinaturalizzare la Sardegna; per rinaturalizzare la Sardegna occorre un percorso, occorre un processo, anche culturale prima di tutto, per fare il quale bisogna rinaturalizzare questo Consiglio regionale. Se non si rinaturalizza prima il Consiglio regionale non c'è la capacità, non c'è modo, non c'è forma, non c'è sostanza, non c'è possibilità perché venga rinaturalizzata la Sardegna.
Si dice, ormai è voce comune, consapevole, condivisa, unanime, di tutti noi, c'è un comparto, quello agro-zootecnico ed agro-alimentare che è in una forte e terribile sofferenza, è allo spasimo, non si regge più; dall'altra parte si sostiene, e lo sostiene prima di tutti lo stesso Presidente del Consiglio regionale, che la nostra cultura, la nostra vita trova essenza e trova riscontro in quel mondo, che quelle sono le nostre origini e che quelle origini ci portiamo appresso. Ma allora se così è, perché questo comparto è spesso trascurato e spesso c'è disattenzione, ed anche la canalizzazione della spesa e delle risorse segue vie ed itinerari che non gli rendono il giusto merito? Perché se più volte da qui abbiamo tutti, maggioranza e opposizione, convintamente affermato che il comparto zootecnico, che il comparto agro-pastorale, che il comparto agro-alimentare è la sostanza, fa parte essenziale del tessuto economico e produttivo della Sardegna; non approntiamo un progetto di sviluppo che abbia anche capacità di vedere al di là del contingente, che vada oltre, che pensi al futuro, che costruisca un futuro diverso, che metta le basi per un progetto strategico che sia di un lungo periodo, di lunga durata e di lungo respiro. No! Questo non accade.
È vero che le risorse sono sempre poche ed inadeguate, ma è altrettanto vero che nella spendita delle risorse si compie una scelta; ed allora forse le nostre scelte, e della Giunta regionale per prima, dovrebbero essere più congruenti, più indirizzate, più rivolte alla tutela di questo tessuto che noi riteniamo, tutti, essenziale. Invece, il problema lo affrontiamo, certo, ma lo affrontiamo come? Lo affrontiamo sempre con regolarità assoluta in condizioni di piena emergenza. Attendiamo che vi siano le pressioni, attendiamo che le pressioni diventino protesta, attendiamo che la protesta si trasformi in sciopero, naturalmente e per fortuna sempre molto civile, attendiamo che lo sciopero si trasformi in blocco stradale ed occupazione, e solo allora e finalmente assumiamo come impegno quello di aprire un dibattito in Aula, che è stancante perché è in un'Aula vuota, in un'Aula disinteressata. Per cui rischia anche il dibattito di diventare un dibattito inutile e poco credibile.
Ed allora, iniziamo ad assumere iniziative che concorrono a fare uscire questo mondo da una condizione di permanente sofferenza e di costante emergenza. Superiamo i momenti della protesta per assumere invece in capo a noi, che abbiamo il dovere politico ed etico di farlo, quello della proposta. Proviamo a vedere se riusciamo una volta tanto ad anticipare la protesta e a far sì invece che prima di tutto venga una proposta nostra, una proposta consapevole, una proposta utile, una proposta positiva.
Il prezzo del latte. Il prezzo del latte oggi è il problema che è all'attenzione di tutti, è il primo problema perché è lì, perché è quello che rischia di soffocare il mondo dei pastori. Non è l'unico problema. Il prezzo del latte è la punta dell'iceberg. C'è una crisi del comparto, è una crisi permanente, è una crisi costante, è una crisi che si ripete ritmicamente, che non riusciamo a governare; c'è una crisi che qualche volta è legata a fatti contingenti, occasionali e pure sporadici, e allora necessitano provvedimenti di un certo tipo, che sono i provvedimenti di rattoppo, ma c'è una crisi che è di natura strutturale e che investe l'intero comparto agro-zootecnico ed agro-alimentare.
Ed allora gli interventi che necessitano in quel campo devono essere interventi capaci di aggredire la crisi strutturale. E quindi, interventi più completi, interventi di maggiore sostanza, interventi che non siano rivolti soltanto all'oggi e al domani, ma che abbiano capacità di proiettarsi nel futuro e produrre anche per il futuro risultati utili.
Parrebbe, per notizie che sono arrivate anche in quest'Aula, che la trattativa aperta dalle organizzazioni di categoria con gli industriali, ed in corso ancora oggi, che abbia subito una ulteriore battuta d'arresto e che non si sia pervenuti ad accordo alcuno.
Assessore Contu, onorevole Presidente assente della Giunta regionale, non serve inerzia, servono scelte, non serve inerzia, serve governo del mercato. Il mercato va governato. E governare il mercato significa anche avere capacità e forza per imporre le ragioni della politica anche sulle ragioni dell'industria. Significa saper coniugare le aspettative degli uni con quelle che sono, molto spesso, le arroganze degli altri. Diversamente se lasciamo che ogni e qualunque trattativa, e pure in settori fortemente delicati quale questo è, e pure in settori che sono il substrato e la sostanza, la stessa essenza del sistema economico isolano, se lasciamo che tutto viaggi nella più completa inerzia, senza guida alcuna, affidato ad una trattativa che coinvolge solo ed esclusivamente le categorie, senza che vi sia una possibilità di interferenza, di controllo, di suggerimento, di indirizzo e quindi anche di risultato, allora c'è una categoria che prevale sull'altra, allora c'è una categoria, quella degli industriali, che impone all'altra, alla categoria debole. Allora, c'è la categoria forte degli industriali che è la categoria decidente, e dall'altra parte c'è la categoria dei pastori che è la categoria, onorevole Contu, che subisce. E, stanca di subire passivamente, qualche volta riesce anche a reagire e a scuotere gli animi della classe politica.
Serve una reale capacità e potestà di interferire e di governo, ed allora, serve autorevolezza anche nel porsi in queste cose. Mi rendo conto che ci sono leggi di mercato, mi rendo conto che molto spesso a queste leggi di mercato si è costretti a soggiacere e a subirle; però se si ha sufficiente autorevolezza, si ha anche una capacità di imporsi sul mercato, si ha anche una capacità di imporsi su alcune categorie, e se si vuole si ha anche la capacità e la volontà di interferire con atti e provvedimenti legislativi che siano di indirizzo e di ausilio ad una parte, e di scoraggiamento verso comportamenti arroganti ed arbitrari di un'altra parte, si ha la possibilità di interferire quando si vuole, anche sulla politica creditizia rispetto alla qualcosa troppo spesso le giunte regionali, e non solo questa, hanno assunto un atteggiamento di inerzia, di lassismo, di permissivismo e hanno subito anche in quel caso iniziative totalmente esterne che non sono certamente andate a favore di posizioni e condizioni di riequilibrio, ma che hanno per lo più viaggiato in una direzione che è quella, sempre costante, della tutela e della difesa del più forte.
Ma, allora, se noi non abbiamo questa capacità di intervento tutto questo si traduce nella morte di un comparto e si traduce in quel risultato a cui il Presidente Masala prima ha fatto riferimento, e cioè nella scomparsa di una cultura che è la nostra cultura.
Badate, abbiamo detto che il prezzo del latte è un problema contingente, è un problema di oggi. Intanto è un problema che viene da lontano e che ritmicamente nel tempo si ripropone; ma poi, soltanto apparentemente, è un problema contingente. Perché se non c'è, Assessore Contu, un aggiustamento, se non c'è un riequilibrio, se non si ritrova una compatibilità che consenta anche alla categoria dei pastori di sopravvivere, passiamo dalla contingenza ad una condizione di disastro naturale, di disagio permanente, di disagio costante, sino ad arrivare a quello che voi stessi avete definito "rischio di scomparsa di un settore e di un comparto", e quindi, delle nostre stesse radici.
È inutile che lo neghiamo, c'è in Sardegna un cartello del latte che tiene forzatamente condizionato il prezzo in certe condizioni, e manca dall'altra parte quella capacità di intervento ed una politica invece creditizia adeguata, cioè c'è troppa inerzia, c'è troppo lassismo, c'è troppa capacità di subire e quindi in buona sostanza, e conclusivamente, c'è una certa forma di sudditanza. Ed allora, serve una nuova consapevolezza e serve una proposta forte, e serve una forte capacità di contrattazione che svolgano altri, ma di intermediazione che può e deve svolgere la Giunta regionale. E, agli interventi sporadici, alla periodicità degli interventi, alla occasionalità, tutto questo deve essere sostituito con un piano organico, con un programma organico che veda da un lato la risoluzione non per oggi ma permanente, ma nel tempo, ma duratura, ma garantita del primo problema che è quello del prezzo del latte; e questo si può fare con l'attivazione di un tavolo permanente che sia capace di monitorare i costi da un lato relativamente alla produzione del latte e i ricavi dell'industriale dall'altro lato, e che sia capace, con una visione unitaria ed equilibrata, di ritrovare quel giusto prezzo intermedio che consenta all'una parte non più di sopravvivere ma di vivere in condizioni di decenza e all'altra di continuare anche ad arricchirsi, ma forse ad arricchirsi un pochino di meno di quanto di fatto oggi non si stia verificando.
E non è concepibile, non è ammissibile che le variazioni siano così forti, così importanti, così evidenti da una regione all'altra, da un territorio all'altro, evidentemente c'è al centro di tutto questo una stortura, ed è una stortura che bisogna correggere e correggere il più rapidamente possibile. A tutto questo va aggiunto, e tutti noi al riguardo abbiamo presentato mozioni, interpellanze, interrogazioni, la maggior parte delle quali naturalmente restano indiscusse e senza risposta, ma non è questo il vero problema; il vero problema è che al fondo di tutto questo restano tutti gli altri problemi strutturali del comparto che io richiamo per semplicità, così come altri colleghi hanno fatto, e soltanto elencandone alcuni, ma che sono certamente ed assolutamente ben noti agli Assessori competenti, che sono più di uno, all'intera Giunta regionale e credo anche all'intera classe politica sarda, e vanno dal prezzo del latte ai problemi dell'indebitamento, dalla capacità di un approccio nuovo e diverso, che favorisca lo sviluppo del mondo della cooperazione, alla continuità territoriale, assessore Amadu, che ovviamente deve vedere coinvolto anche lei in termini di fattività, alla rimodulazione - ce lo stanno chiedendo da più parti, non ultima l'Amministrazione provinciale di Nuoro - dei fondi POR, all'interno dei quali alcune vie di sbocco, alcune opportunità, alcune possibilità restano ancora e possono essere perseguite e alla certezza giuridica, visto che le disgrazie, come si diceva, vengono alla certezza giuridica dei tempi e del quantum, e degli indennizzi che spettano agli operatori del settore per calamità naturali, epidemie e quant'altro, e al sostegno per la promozione nel mondo del comparto.
Noi sosteniamo tutto, dal Teatro Lirico di Cagliari all'ultima società di calcio, beh, io credo che sia un fatto anche etico garantire il sostegno anche ad un mondo che è in fibrillazione, che è allo spasimo e che in qualche maniera era e continua ad essere anche una delle nostre ragioni di vita.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, prendo la parola dai banchi riappropriandomi del diritto e del dovere di poter intervenire come consigliere regionale, e lasciare quindi una maggiore disponibilità di tempo alla replica dei miei due colleghi richiamati in più interventi dall'Aula. Io mi chiedo...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi stia seduto, per cortesia, e non disturbi come nel suo uso il collega che sta intervenendo! Lei è stato ascoltato con attenzione dai presenti ed esigo, per tutela di ciascuno di voi, che ogni consigliere possa fare il suo intervento, la prego stia comodo. Se deve uscire si accomodi pure fuori, grazie!
COGODI (R.C.). Ma se deve rispondere poi come assessore come fa a parlare? Risponde a se stesso!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi!
CAPELLI (U.D.C.). Spero che il diritto a poter parlare in quest'Aula...
PRESIDENTE. Ha il diritto di intervenire come consigliere. Questo è un problema che discuterà quando avrà l'opportunità di poterne discutere.
Non lo dite voi a nessuno che cosa ciascuno deve fare, non va neanche bene che ciascuno di voi s'intrometta nelle scelte che attengono a ciascuna persona, sia esso Assessore, sia esso Consigliere, sia esso chiunque sia, non sta bene! Non è rispettoso della libertà del vostro collega e questo non devo dirlo io, signori, non sta bene, è la cosa peggiore, è la cosa più violenta e la violenza più forte è quella! L'onorevole Capelli sicuramente si sarà assunto e si assume le sue responsabilità così comportandosi. Voi non avete titolo e diritto e non sta bene che continuate ad interrompere con il vostro uso del verbo, che usate bene e in maniera opportuna, finalizzandolo naturalmente, non avete diritto e non è consentibile che un vostro collega sia così interrotto. Assolutamente, è una violenza che io difenderò contro tutti ed in ogni modo e se continuate, qualcuno continua io interrompo i lavori e non riprendo, chiudo l'Aula signori. Consentite al vostro collega di svolgere in silenzio l'intervento com'è stato consentito a voi. È violenza questa! Prego onorevole Capelli.
COGODI (R.C.). Non ne ha mai visto violenza!
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, vorrei riprendermi il tempo che è passato, cambio l'impostazione del mio intervento, se non disturba gradirei parlare da qui per comodità. Però mi sento di non dover soltanto replicare, per quanto mi riguarda...
PRESIDENTE. Chiudo scusa, sennò non ci comprendiamo qui... Se deve parlare come Consigliere lei ha venti minuti, se deve parlare come Assessore, c'è un'impasse al quale non si può sottrarre e dove anche l'opposizione è bene attenta. È bene attenta a ché questa impasse venga superata oppure no. Lei ha la scelta, può scegliere o di parlare per venti minuti come consigliere o di intervenire come Assessore e dare delle risposte ed allora i venti minuti che spettano per la replica, da Regolamento, qui non si deve superare il Regolamento. Secondo il Regolamento devono essere divisi con gli altri interventi dei colleghi che hanno chiesto di intervenire, l'onorevole Contu e l'onorevole Amadu. Quindi, prima mi deve dire se interviene come consigliere, come consigliere interviene daccapo perché è stato interrotto, ed azzeriamo il tempo perché non ne ha avuto, o se interviene come Assessore, si sposta qui, ed avrà venti minuti divisi in tre. Interviene come consigliere?
CAPELLI (U.D.C.). Sì, io spero Presidente che quest'intervento non crei assolutamente dei problemi e che sia rispettato un diritto che è proprio di ogni consigliere. Non credo che possa disturbare il fatto che io voglia parlare, come hanno fatto altri colleghi, e possa esprimere il mio pensiero in quest'Aula. Se, poi, lo riterrà opportuno qualcuno, o lo richiederà, posso anche in seguito replicare anche come Assessore. E, comunque, credo che sarò abbastanza esaustivo nel mio intervento anche per quanto riguarda alcune problematiche inerenti la Sanità.
Riprendo il filo del discorso dicendo che probabilmente se noi oggi avessimo parlato del settore estrattivo, in particolare delle cave di marmo e di granito, se avessimo parlato della Carbonsulcis, se avessimo parlato della chimica, delle risorse idriche, energivore, del tessile, del credito, della crisi occupativa, della sanità pubblica e privata, della crisi delle università istituzionali e gemmate, avremmo parlato allo stesso modo con gli stessi toni, da parte dell'opposizione in modo particolare, come settore di grande interesse fondamentale ed in crisi, che a quanto pare tutte queste crisi si sviluppano soltanto negli ultimi quattro anni. Tutto è emergenza! Così come è emergenza per il settore agricolo, per il settore degli allevatori, dell'industria, di trasformazione, tutto è emergenza e tutto è crisi. Perciò è buona abitudine sparare sul pianista. Si è arrivati a dire che, in una circostanza, non si è usata la programmazione negoziata che esiste dal 1993. Ed allora direi: prima di fare queste osservazioni si risponda ad una domanda: perché dal 1993 e soltanto nell'ultimo periodo nel settore dei formaggi a Macomer è stata utilizzata la programmazione negoziata? È possibile che qui si pensi sempre che una Giunta debba essere controparte delle iniziative e delle problematiche dei lavoratori? Mi sembra una situazione non ragionevole. Mi sono immaginato, durante le discussioni e gli interventi dei colleghi, ho immaginato per un attimo che lì, al posto del Presidente Masala, fosse seduta la loro mascotte che presenteranno per le prossime elezioni regionali, e con quale interesse tale e tanto imprenditore avesse potuto seguire le disquisizioni di quest'Aula. Con quale atteggiamento? Per rispondere poi a che cosa? Il nulla presumo! Proprio nulla! Ma, io spero di non vederlo l'anno prossimo ma non per quanto riguarda me, spero che per la Sardegna questa non sia una soluzione. E comunque, non voglio essere provocatorio, ho avuto per un attimo un flash immaginando quella persona seduta al posto del Presidente Masala e pensare poi a cosa potesse rispondere di tutti questi settori in crisi, di queste discussioni che facciamo in Consiglio per approdare poi, a che cosa? C'è qualcuno che può sostenere che oggi, dopo una giornata di interventi e di confronti, si esce da questo Consiglio con una soluzione? Io non credo che nessuno possa dire che stiamo affrontando seriamente soluzioni per il comparto agro-alimentare e produttivo per quanto riguarda gli allevatori. Usciremo avendo detto tutto quello che già tutti sanno, confrontandoci su posizioni dove tutti riconosciamo che siamo in un momento di crisi di sistema. Noi sappiamo affrontare queste situazioni pensando e facendo la gara a chi metterà più soldi nella legge o nell'emendamento che ha da venire. Però non siamo propositivi, o meglio non siete propositivi, è stato chiesto anche dall'Assessore Contu durante un intervento di un collega, è stato chiesto: che cosa proponi? Non è arrivato niente di propositivo, e il compito dell'opposizione, (scusatemi forse lo saremo anche noi nel prossimo futuro opposizione) spero non sia soltanto quello di cercare di distruggere, quello di animare degli animi in una società già altamente provata. Nnon stiamo facendo campagna elettorale qui dentro, ed in ogni caso la campagna elettorale e il confronto va svolto sui programmi, sulle impostazioni e sugli obiettivi, e su come questi obiettivi vorremmo raggiungere ognuno dalla sua parte e secondo le sue idee, secondo la sua programmazione. Di tutto questo noi siamo molto poveri e ci stiamo impoverendo sempre di più. Perciò mi chiedo: chi è venuto ad ascoltarci o chi ha avuto la pazienza di ascoltare, esce da quest'Aula con qualche convincimento in più, con qualche rasserenamento in più? Io credo di no; quello che abbiamo detto qui l'abbiamo già detto in altre sedi, è stato già sentito in altre sedi, ma non arriviamo ancora ad una proposta concreta, perché ad una proposta concreta di programmazione strutturale del settore non potremo arrivare, finché non cambia un sistema; un sistema politico incancrenito, fatto di tante parole, di contrapposizioni sterili e non produttive, che non porteranno alla soluzione dei problemi della nostra gente, per la quale ci siamo dedicati e candidati per poterli risolvere con le nostre proposte. Ebbene, per le proposte ho sentito anche oggi che ce ne sono delle più varie, interessanti devo dire in alcuni casi, e non le ho sentite qui ma le leggo dai giornali; ma in modo particolare mi ha colpito la proposta che oggi viene fuori, e mi riferisco in modo particolare al polo chimico di Ottana, di risanamento ambientale secondo la 181. Nel 2000 noi abbiamo avuto qui in Aula un confronto e un dibattito sulle zone interne, se non sbaglio, ma non credo di sbagliare, eravamo intorno ad aprile del 2000. In quella sede presi la parola, e proposi in modo provocatorio la soluzione per la chimica di Ottana, in modo provocatorio, ovviamente, dissi che la soluzione era far passare dei D9, per chi non lo sapesse sono dei grossi mezzi bulldozer che distruggono tutto, e radere al suolo la chimica di Ottana. Era provocatorio, ma chiedere allo Stato i danni ambientali per la chimica di Ottana, per la chimica di Porto Torres, per il risanamento ambientale e la riprogrammazione nel settore agro-alimentare della piana, dell'unica piana della Sardegna Centrale: rivalutare un settore fondamentale, proveniente dalla nostra cultura, e dimenticare un triste passato. Bene, in quella sede, alcuni colleghi dell'opposizione in particolare mi diedero pressappoco del pazzo ed ero contro la classe operaia, non difendevo i diritti dei lavoratori; io credo che con quella proposta di allora che oggi viene fuori, e mi sembra sposata da tutti, io avessi a cuore il futuro di quel territorio e la difesa dei posti di lavoro di quel territorio. Però allora si rideva! Così come oggi.
Oggi abbiamo parlato del prezzo del latte; io credo che la Regione stia svolgendo un ruolo determinante nella contrattazione tra i pastori e gli industriali, e non è il caso oggi di prendere le difese di uno ed affossare l'altro, sono due settori fondamentali, i pastori hanno bisogno degli industriali, gli industriali hanno bisogno dei pastori. Il ruolo di mediazione della Regione, ben esercitato dal Presidente e dall'Assessore Contu, credo che porterà i suoi frutti, ma è anche vero che la determinazione e la scelta politica deve essere quella di incentivare i nostri pastori a consorziarsi, a produrre direttamente, l'hanno fatto a Bitti due settimane fa, il Consorzio Sciardana, un'ottima iniziativa per restare in un consorzio, per diversificare la produzione, per essere concorrenziali in un mercato di nicchia agli stessi industriali. Questo è un modo di porsi e questo noi dobbiamo agevolare, lì mandiamo i contributi, lì mandiamo i finanziamenti, perché non siano più strangolati dal monopolio degli industriali sul prezzo del latte. Nel mentre mettiamo in essere tutte quelle iniziative che possano consentire un giusto reddito dalla produzione del latte.
Ma non voglio entrare in ciò che poi è di competenza dell'Assessore Contu, mi voglio semplicemente dilungare un attimino su quelli che sono i danni del credito.
Il settore del credito - è stato dimenticato probabilmente in questo dibattito - è iugulatorio nei confronti delle imprese, di tutte le imprese e dei nostri pastori in modo particolare. Io credo che anche per il risanamento del debito ci siano delle iniziative che l'Assessore Contu sta portando avanti, e sarà lui ovviamente ad illustrarle. Si parla di ricapitalizzazione delle nostre aziende, di tutte le nostre aziende, perché tutte le nostre aziende, piccole e medie aziende, sono sottocapitalizzate. Dobbiamo smetterla però di finanziare quelle aziende che privatizzano gli utili e socializzano i debiti, questo è un altro ruolo della politica: saper scegliere e saper indicare lo sviluppo per il noostro futuro per le nostre aziende.
COGODI (R.C.). Stai parlando degli industriali caseari?
CAPELLI (U.D.C.). Io sto parlando del sistema che molti hanno contribuito a costruire e che non funziona e che bisogna prendere atto che questo sistema politico, questo sistema economico non funziona. Che governi la destra, che governi la sinistra, che governi il centro, questo sistema non funziona e non potrà funzionare, chiunque ci sia! Di questo sto parlando per chi lo vuole capire, e questo ci deve portare a riflettere che dobbiamo smetterla di fare demagogia, animare le piazze, prendere in giro la gente, con semplici enunciazioni e nessun tipo di programmazione e progettazioni che in questo sistema, chiunque ci sia, non è possibile. Di questo sto parlando.
Così come non è possibile, ed adesso entro nel merito di cose...
PIRISI (D.S.). La Giunta risponda.
CAPELLI (U.D.C.). No, la politica risponda! La politica deve rispondere che è quest'Aula, con un'opposizione sterile, provocatoria e senza nessun tipo di posizione.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Lasciate concludere l'intervento all'onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Che ci porta in Aula a perdere...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Capelli, voi esigete presenza ed attenzione ogni volta ed ogni vostro intervento, di tutti voi di quest'ala, esigete sempre presenza massima ed attenzione, dovete dare altrettante cose! Dovete far concludere l'onorevole Capelli.
BIANCU ((La Margherita-D.S.). Deve parlare da lì come Assessore.
CAPELLI (U.D.C.). Adesso dovrei parlare, Presidente, degli interventi che sono stati portati avanti dalla Sanità...
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Siete arroganti e intolleranti! Vergognatevi.
(Interruzioni)
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 19, viene ripresa alle ore 21 e 23.)
PRESIDENTE. Se avete recuperato un po' di pazienza possiamo proseguire. Io stasera ho una gran buona volontà, mi scuso per stamattina e l'ho già fatto con lei onorevole Spissu, per stamattina, stasera credo di aver fatto il mio dovere e di fare il mio dovere, impegnandomi perché ciascuno di voi possa svolgere il suo intervento, così come è stato consentito a voi altri. Prego onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, due minuti per concludere, e per dire questo, che d'altra parte ho apprezzato molto i suggerimenti che sono venuti dai colleghi da ambo le parti, e in modo particolare anche quando questi suggerimenti sono venuti o è stata allertata l'attenzione da alcune interrogazioni. Io credo che il sistema sanitario sia intervenuto in modo efficace ed efficiente per contrastare questo ennesimo caso di lingua blu che si è manifestato in Sardegna fin dal mese di settembre, e credo che proseguirà con efficacia ed efficienza seguendo quello che secondo legge oggi è previsto e secondo protocollo. Così com'è stata già posta in essere la convenzione con l'istituto zoo-profilattico della Sardegna per l'osservatorio epidemiologico, e come è stato riferito a suo tempo in Commissione, così come è stata subita verificata la situazione dei trasporti degli animali vivi, a seguito dell'interrogazione che è stata fatta dai colleghi del Partito Sardo d'Azione, e si sono approntate le giuste misure perché quanto denunciato in quell'interrogazione possa non avvenire in futuro. Così come l'Assessorato e la Giunta stanno predisponendo un piano di intervento per l'istituzione dei punti frontalieri con stalle di sosta; tutti suggerimenti che sono arrivati dai colleghi; suggerimenti che sono arrivati dalle associazioni di categoria con le quali il confronto e la concertazione è costante per portare avanti con gli strumenti scientifici, tecnici e con le disponibilità finanziarie che si hanno, un programma serio di intervento. La scelta è stata ed è quella di investire soprattutto in prevenzione e ricerca.
È stato detto che probabilmente dovremo convivere con queste nuove forme epidemiologiche che colpiscono i nostri animali e noi stessi. Perciò l'unica difesa per non ricadere in situazioni di emergenza come quelle del 2000 e come quella che si sta manifestando in questi mesi, è quello di rimborsare, come è stato fatto con tempestività da parte della Giunta regionale con le risorse disponibili i capi morti, i capi abbattuti e il mancato reddito e la mancata movimentazione, e proseguiremo secondo questa via e con questo obiettivo, investendo e cercando di destinare le nostre risorse professionali, alte risorse professionali esistenti in Sardegna presso l'università e i nostri istituti e in un costante confronto con i livelli nazionali, investendo nell'opportuna prevenzione, negli opportuni controlli tra i quali appunto i punti frontalieri e le stalle di sosta e la ricerca, una ricerca che ci possa tutelare soprattutto per il futuro ed affrontare nell'immediatezza la situazione di emergenza.
PRESIDENTE. La parola alla Giunta per la replica, onorevole Contu ha dieci minuti. L'onorevole Amadu rinuncia. L'onorevole Contu ha venti minuti.
(Interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. Onorevole Contu un attimo solo, scusi. Ha domandato di parlare il Consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente mi scuserà lei e mi scuseranno i colleghi, io ho chiesto la parola per una considerazione proprio brevissima in materia di Regolamento.
Abbiamo ascoltato le sue riflessioni a voce alta, le rispettiamo, e comprendiamo anche lo spirito con il quale ella, signor Presidente, si è rivolto all'Aula ed ai singoli consiglieri, però vorremmo, vorrei ed altri che lo vorranno far rilevare che non rientra affatto nella normativa regolamentare, non rientra nei codici dei parlamenti l'inversione delle parti nei ruoli rispettivi istituzionali. È ben vero che un consigliere regionale, ancorché Assessore, può intervenire dai banchi del Consiglio, ma può intervenire sui temi della politica, non può invertire le parti, spogliarsi della responsabilità e del ruolo istituzionale quando la materia in discussione è quella che riguarda la sua specifica competenza, perché nelle materie che riguardano la sua specifica competenza l'Assessore è parte del Governo, interloquisce dialetticamente con l'Aula, assume la responsabilità, non funge, non si camuffa e non si maschera. Per cui ci rivolgiamo, Presidente, alla sua - come dire - non solo sensibilità, ma competenza ed attenzione perché il Regolamento venga più propriamente interpretato per il proseguo della discussione naturalmente, non c'è da reprimere nulla e da punire nessuno, però che non venga alterata in via continuativa, come dire, la dialettica parlamentare. Un consigliere regionale che è stato Assessore conosce la materia e può continuare a fare anche l'Assessore della sanità facendo il consigliere, come fa il collega Oppi e come ha fatto in Commissione sull'assestamento e come a fatto in Aula, può farlo, ha una competenza specifica e può parlare come se fosse l'Assessore della sanità, però, l'Assessore in carica della sanità deve stare sui banchi della Giunta e replica, quindi risponde nei modi che sa alle istanze, alle considerazioni e alle proposte che vengono dal Consiglio. Le può appellare come gli pare, ma dialetticamente rivestendo e svolgendo il ruolo che gli è proprio; quello che è accaduto è un fatto gravissimo, secondo me censurabile, tuttavia valga perché venga superato e perché è così..
CAPELLI (U.D.C.). Non ti sei alzato però quando lo hanno fatto gli altri.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli!
COGODI (R.C.). È così perché nella materia di competenza l'Assessore interloquisce dialetticamente con il Consiglio, si assume la responsabilità. Non è una questione formale di dividere i tempi perché così furbamente tu pensi...
(Interruzioni)
COGODI (R.C.). Presidente, posso continuare?
CAPELLI (U.D.C.). La questione formale l'hai sollevata tu.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli!
COGODI (R.C.). Io non sto facendo una questione, come dire, meramente formale, sto sollevando una questione politica ed istituzionale di primo livello.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, abbiamo capito perfettamente.
COGODI (R.C.). La ringrazio e se la cosa è, come dire, di così evidente comprensione, vorrei anche che la risposta fosse altrettanto chiara e decisa nella sua impostazione perché si evitino d'ora in poi altre complicazioni ed altre spiacevoli evenienze, come quelle che abbiamo dovuto sopportare, perché questa è la violenza, sopportare cose che non devono accadere.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io ho capito perfettamente quanto lei ha sostenuto, ed in parte condivido anche. Ho detto e ho spiegato prima all'Aula ed insisto su quest'aspetto, però ne aggiungo un altro, visto che lei chiede alla Presidenza un comportamento conseguente; ho detto prima, ho rimarcato e sottolineato, e ho chiesto apposita dichiarazione, all'onorevole Capelli proprio sollecitato, su vostra sollecitazione, se si assumeva e se era conscio di quale responsabilità si stesse assumendo e ho chiesto ulteriormente, dopo avere chiesto fin da qui, dal posto, perché ho visto che c'è una prenotazione a parlare come consigliere, glielo avevo già chiesto prima se confermava la sua scelta di continuare a parlare come consigliere. E ha dato una risposta. E se n'è assunto le responsabilità, che non possono essere rigettate nel Regolamento su cui mai sì è consentito si mettesse mano ultimamente in questa legislatura, che necessita di molte correzioni e di molti aggiornamenti, eccetera, in merito a questa finezza interpretativa, piena anche di grandi significati, come lei giustamente e molto bene quando vuole sa fare e sa significare all'Aula e a chi la ascolta, eccetera, non c'è traccia. Io mi domando al di là di una posizione che deve diventare rigida, con tutte le eccezioni che si sono consumate in questi ultimi anni, fin da iniziare dalla scorsa legislatura a proseguire in questa, continue e costanti in quest'Aula. Noi abbiamo assistito a tutto, a tutto e a di più! Questa è una delle tante gocce che fanno poi traboccare il calice per arrivare poi a situazioni di questo tipo incresciose, perché ciascuno di noi non si è fatto carico dell'importanza, della delicatezza che assume anche, io la chiamo liturgia dell'Aula, dove veramente ognuno dovrebbe esprimere il meglio di sé stesso, dare il meglio di sé stesso, producendosi nei ruoli che ognuno deve svolgere per addivenire a concreti risultati che veramente siano efficaci per la soluzione dei problemi che noi siamo chiamati a gestire da quest'Aula e fuori di quest'Aula. Non ho appigli, se non un commento "latu sensu", perché credo che non possiamo, e non abbiamo elementi, la Presidenza non ha elementi per costringere l'Assessore di turno o il consigliere di turno, a cose qui non contemplate. Altro è quel ragionamento che attiene ad un'altra sfera. Abbiamo detto ed abbiamo sentito che l'onorevole Capelli se ne assume le sue responsabilità, non vedo perché lei le voglia rigirare sulla Presidenza che non ha strumenti per poter andare oltre a certi limiti, se non tutelare la tranquillità di ciascuno di voi quando svolge il suo lavoro, che non è un lavoro di second'ordine. Io questo vorrei che fosse apprezzato e capito da ciascuno di voi, e tutti insieme produrre quel lavoro che la gente si aspetta. Detto questo, scusandomi per la lungaggine, prego onorevole Contu se vuole intervenire. È iscritto a parlare l'Assessore dell'Agricoltura e riforme agro-pastorali. Ne ha facoltà.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'Agricoltura e riforme agro-pastorali. Onorevole Presidente e colleghi, la Giunta è sensibile alle osservazioni che sono state fatte e pertanto parlerà soltanto per sette minuti esatti, sperando in questi sette minuti di dare alcune risposte; non nascondo che mi sarebbe piaciuto parlare in maniera anche più larga, forse anche elevare il dibattito, ha tentato il collega Cogodi quando ha parlato di rinascita, ma mi rendo conto che ormai siamo nella piena emergenza e quindi mi limiterò, pur sapendo che il comparto è in una crisi profonda, ma non da oggi, mi limiterò soltanto ed esclusivamente alle emergenze che sono venute fuori in questi giorni attraverso le manifestazioni delle organizzazioni professionali e sindacali. E comincerò col dire qualcosa sulla blue tongue; voi sapete benissimo che per quanto concerne la blue tongue già l'anno scorso, questo ristoro c'è costato circa 76 miliardi. Quest'anno non pensavamo, e non pensavo assolutamente di dover stanziare somme per questo scopo. Io ho presentato una delibera che è stata approvata dalla Giunta e che vorrei pregare la Commissione di licenziare.
Vorrei pregare la Commissione di licenziarla perché la delibera da me fatta è una delibera che non deve essere mandata alla CEE in quanto, primo: non fa altro che ribadire principi e norme che la CEE ha già approvato. Secondo: la cifra e la somma stabilita non supera quel famoso venti per cento, che è successivo all'altro stanziamento, e che mi costringerebbe ad inviare nuovamente la delibera alla CEE. So molto bene che quando una delibera viene mandata alla CEE noi dobbiamo attendere quasi sempre minimo tre mesi e quindi io vorrei pregare la Commissione di consentire che questa delibera vada mandata avanti, in modo tale che io possa immediatamente mandare le somme necessarie ai diversi comuni e così gli allevatori possono subito presentare domanda.
Dico anche che la somma stanziata forse non è sufficiente, tenete conto che la delibera è stata fatta il 4 di novembre, siamo già al 20 di novembre, in quell'epoca il dato che avevo era quello di solo 14 mila pecore, so che ora sono diventate 50 mila e quindi sarà necessario, senza ombra di dubbio, mettere mano ad altre risorse e buttarle su questo comparto.
Per quanto riguarda invece il prezzo del latte, qui ho sentito molte, molte proposte; da come si possa con provvedimenti indiretti cercare di far sì che il prezzo del latte sia equo per il pastore, chi vi parla è stato un'altra volta Assessore. Nella mia epoca ricordo benissimo che allora la Regione fissava il prezzo del latte. Io ho presieduto per tanti anni la Commissione che fissava il prezzo del latte, perché il prezzo del latte veniva fissato dalla Commissione presieduta dall'Assessore; da una parte c'erano gli industriali e dall'altra parte c'erano i cosiddetti produttori. Però ci siamo dimenticati che riuscivamo sempre a spuntare un prezzo equo perché la Regione metteva mano al proprio portafoglio e pagava di tasca propria o i trasporti o quant'altro a favore dei trasportatori. Tutto questo oggi non si può più fare; l'ultimo Assessore che ha presieduto la Commissione è stato il collega Gesuino Muledda, dopo Gesuino Muledda nessun altro Assessore, bianco, giallo, rosso o verde ha mai presieduto una commissione che fissa il prezzo del latte. Sono d'accordo con chi mi dice: "Ma cerchiamo di trovare qualche cosa per fare in modo che il prezzo del latte diventi equo" Ma bisogna partire da lontano; sono d'accordo, per esempio, che bisogna aiutare la cooperazione, ma la Regione ha speso centinaia di miliardi per fare caseifici sociali! Io non ho dimenticato che quando ero Assessore nel '77 il 65 per cento del latte veniva trasformato dai caseifici sociali, non dagli industriali! Avevamo quasi eliminato gli industriali. Cosa è accaduto dopo lo sappiamo tutti, gli industriali sono stati abili, però anche i pastori si sono lasciati abbindolare dagli industriali. Io non ho mai dimenticato, mi ricordo benissimo l'ultimo caseificio che ho fatto costruire, lo ricordo benissimo, è Sa Costera, vicino a Bono, ricordo un caseificio modernissimo che poteva lavorare 60 mila litri di latte, dopo quattro anni ne lavorava solo quindicimila litri? E perché? Perché gli industriali più grossi andavano dagli allevatori più grossi e promettevano loro 50 lire in più e i soci se ne andavano, ed era chiaro che in un caseificio le spese che potevano essere ripartite in 60 mila litri quando si ripartivano in 15 mila litri non era possibile andare avanti. E così buona parte dei caseifici sono crollati. Quindi diciamoci anche tutta la verità, è stato fatto uno sforzo grandioso nei confronti della cooperazione, ma ormai buona parte dei caseifici sono crollati. Un giorno si dovrebbe parlare di tutto questo! Anche per quanto riguarda la trasformazione dal pecorino in altri formaggi, non è vero che la Regione non ha mai fatto nulla; ricordo benissimo che abbiamo dato un sacco di soldi per la cosiddetta differenziazione, è vero, li davamo solo alle cooperative, non agli industriali perché allora facevamo una politica solo a favore delle cooperative. Quante volte io sono stato accusato dagli industriali di questo! Ci siamo dimenticati forse che la legge 44 è stata bocciata dalla Comunità Economica Europea solo perchè l'Associazione Industriali della provincia di Cagliari ci ha denunciato alla CEE! Perché non le diciamo queste cose! E l'Associazione Industriali di Cagliari ci ha denunciato proprio perché si dice che noi facevamo in quel momento una politica solo a favore delle cooperative e non a favore degli industriali. Quindi il problema è complesso, però nessuno mi sa dire, anch'io non me lo saprei dire, come al momento, non prima, oggi, in questo momento, l'autorità regionale possa intervenire costringendo gli industriali a pagare un prezzo diverso. Non abbiamo uno strumento giuridico, certo, dobbiamo mediare, dobbiamo intervenire con la nostra autorevolezza, è giusto quello che dice Balia, lo stiamo anche facendo, ma non dimentichiamoci che la Regione di oggi l'hanno voluta l'una parte e l'altra parte senza di noi. Hanno detto: "No, non vogliamo politici, questa volta l'incontro si fa fra industriali e trasformatori". Quindi mettiamoci d'accordo, io spero che gli industriali ci ripensino, io so bene che oggi sono arrivati soltanto ad offrire la cifra di 0,65, che vuol dire 1.200 lire, lo so bene, so però anche che è una battuta d'arresto, so anche che bisogna continuare. Prima si parlava di 0,50, sono saliti a 0,65, spero che salgano un pochettino di più. Ma questa non è una cosa che può fare la Regione, la Regione al momento non ha uno strumento giuridico, e questo bisogna che ce lo diciamo, ci sia qui l'assessore Contu o il Presidente Masala, ci sia qui l'"assessore" Marrocu o chissà chi, si troverebbe nella stessa identica precisa situazione. Voglio dire qualcosa per le quote latte: non è che sia molto soddisfatto dell'incontro col Ministro Alemanno, il quale mi è sembrato, lo dico con franchezza, troppo ottimista. Non si fanno i comunicati alla stampa dicendo "Sì, risolviamo il problema, il problema è risolto", perchè a me non pare che il problema sia risolto, perchè per quanto riguarda le quote latte che poi riguarda soltanto 189 allevatori di Arborea, punto e basta, che hanno splaffonato, non riguarda neanche gli altri allevatori di Arborea e non riguarda nessun allevatore della Sardegna. Su che cosa ci siamo però scontrati col Ministro?
Non tanto sul passato, perché capisco che il passato è passato. Onorevole Alberto Sanna, lei sa molto bene, la legge numero 119 la conosco anch'io, è vero sì che il Parlamento italiano nella legge 119 ha scritto anche che bisognava avere particolare attenzione per quanto riguarda le regioni colpite dal morbo della lingua blu, ma ci siamo però dimenticati che nella scala delle priorità questa dizione è stata messa al quarto posto; quindi quando hanno fatto le compensazioni prima hanno accontentato le zone di montagna, al primo posto quelli che avevano pagato ingiustamente, e va bene, al secondo posto le zone di montagna, al terzo posto le zone svantaggiate. Quando sono arrivate a noi le compensazioni erano già finite.
Che cosa abbiamo chiesto d'accordo con la 3A e con tutti gli altri? Che per il futuro c'è una soluzione per la Sardegna, ed è quella che sia consentito a noi che siamo un'isola che si possa eccezionalmente cercare di trasferire le quote latte che noi abbiamo nelle zone interne e che non vengono utilizzate alle zone di pianura, parliamoci chiaro, ad Arborea o giù di lì. Questo perché? Perché la legislazione nazionale dice che i trasferimenti si possono fare solo tra zone omogenee e le zone omogenee sono tre: montagna, svantaggiate, pianura; il che vuol dire che se qui arrivano gli allevatori del Trentino, che sono zone di montagna, possono allegramente comprare tutte le quote nostre delle zone interne.
Ecco perché è un problema sostanziale, fondamentale ottenere dal Governo una legge, una norma che consenta all'interno dell'Isola il trasferimento delle quote interne che non vengono utilizzate alla pianura e quindi ad Arborea. So bene che i nostri deputati (ho parlato con diversi deputati) si daranno da fare per presentare un emendamento su questo argomento, però siamo nelle mani del Parlamento. Io mi auguro che il Gruppo parlamentare sardo una volta tanto si faccia sentire, perché quando io ero deputato ricordo che esisteva un gruppo parlamentare sardo organizzato che si riuniva ogni tanto, e sulle cose che riguardavano la Sardegna interveniva compatto. Quindi bisognerà che noi attiviamo veramente nuovamente il gruppo parlamentare sardo. Questo per quanto riguarda le quote latte.
Fatemi dire qualcosa sull'indebitamento; datemi atto che sono il primo Assessore che affronta questo problema, un problema grossissimo. Ho costituito una commissione composta dai miei funzionari, dai rappresentanti delle associazioni e dai signori rappresentanti delle banche. Voi non avete idea della fatica che abbiamo purtroppo trovato per conoscere almeno qual è la vera situazione, perché si è sempre parlato di 1600 miliardi, 1400; oggi noi abbiamo i dati precisi, potrei annoiarvi leggendoli, ve ne leggo solo uno. Il debito totale è di 654 milioni 622.071, il che vuol dire all'incirca 1300 miliardi di debito.
Però attenzione, la sofferenza, che poi è quella che più ci interessa, riguarda soltanto un debito di 170 milioni 480.406, il che vuol dire 300 miliardi. Allora qui si tratta di trovare delle soluzioni; ma siamo sinceri, qualcuno, non ricordo chi, mi pare Giacomo Sanna, ha detto "Ci vogliono anche le risorse", certo che ci vogliono le risorse! Quando tratti con le banche non è che si possa trattare solo con le parole! Certo che le banche sono disposte anche a cedere ad una nostra eventuale società o alla SISA o a chicchessia il loro credito nei confronti degli agricoltori, sono dispostissimi, basta che ricevano in contanti una certa somma che consenta loro di fare questo processo di cartolarizzazione.
Le risorse ci sono? Ci vogliono centinaia di miliardi. E' vero che noi potremmo chiedere, e su questo io mi batterò, perché come notaio queste cose le capisco, ho capito per esempio che la rinegoziazione dei mutui fondiari, io lo so bene come professionista, è stata fatta, ma la rinegoziazione dei mutui agrari non è stata fatta se non per alcune persone singole. Ecco dove bisognava e bisogna battere, ottenere la rinegoziazione. Che cosa è accaduto? La rinegoziazione può chiederla soltanto quello che ha fruito del mutuo, ma chi ha fruito del mutuo non ha interesse a chiederlo perché paga il tre per cento, quattro per cento, il resto lo paga la Regione. Quindi non lo chiede l'interessato perché dice "Tanto a me che me ne frega? Io sempre il quattro per cento devo pagare", ma la Regione risparmierebbe un "fottio" di soldi se riuscissimo a rinegoziare tutta questa partita. Amici cari, è una partita non facile, difficile, ma secondo me si può tentare di arrivare in qualche maniera a qualche risultato.
Io non voglio dire di più, non voglio entrare in polemica, non voglio dire "ma perché non l'avete fatto prima, è solo oggi che io ho il cerino acceso" lo prendo volentieri il cerino acceso, ma il cerino acceso esiste da circa dieci anni perché la gente indebitata c'è già dal 1988, o vi devo dare anche queste cifre!? Non lo dico, dico che oggi siamo arrivati al punto che bisogna affrontare necessariamente questo problema.
Mi rimane solo di dire qualcosa per la siccità e per la virosi; ho detto ed ho fatto dire al Presidente che me l'ha chiesto che gli accertamenti sono in corso. Voi sapete benissimo che non possiamo fare provvedimenti, interventi sulla siccità, o sul grande colpo di calore che c'è stato durante questa estate, se prima gli ispettorati non hanno fatto tutte le ricerche possibili e immaginabili. Sassari l'ha già fatto, abbiamo già mandato a Roma la relazione sassarese e abbiamo già ottenuto il decreto. Manderemo quella di Nuoro, quella di Cagliari e quella di Oristano, ma è chiaro che la Regione anche in questo campo purtroppo dovrà mettere mano alla sua scarsella e anche quest'anno ci saranno da pagare decine e decine di anni.
Non c'è bisogno di una legge, sono d'accordo col collega Marrocu quando dice che per intervenire ora per il grande colpo di calore, per la siccità, e per la virosi probabilmente basterà una delibera; sulla virosi ho qualche dubbio, perché io mi sono letto quanto ha dichiarato la CEE sulla virosi di tre anni fa e ha detto "Sia ben chiaro che si tratta di un intervento che si può fare solo una volta, perché dopo siete voi Regione che dovete apprestare tutte le difese perché la virosi, che è una malattia, non compaia più in Sardegna".
Comunque tutti questi temi che ho trattato sono nei progetti di legge che avete presentato, la sinistra, il centro, la destra. Mi auguro che vengano esaminati quanto prima, l'Assessore certamente sarà sentito; io non presento disegni di legge perché è inutile presentarlo, mi limiterò a proporvi degli emendamenti e a portare il mio contributo. Credo che questo sia il modo migliore per affrontare le emergenze che abbiamo sul momento.
FADDA (La Margherita-D.L.). E l'assessore Capelli non risponde?
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
RANDAZZO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO - SPISSU - CORONA - SANNA Giacomo - FRAU - FADDA - PIANA - FLORIS - LADU - CASSANO - BALIA sulla gravissima crisi che attraversa la zootecnia e l'agricoltura sarda.
IL CONSIGLIO REGIONALE
SENTITE le dichiarazioni del Presidente della Regione sulle emergenze che interessano la zootecnia e l'agricoltura sarda;
SENTITO l'ampio ed approfondito dibattito svoltosi in Consiglio regionale sul problema in oggetto;
PRESO ATTO che sono state presentate diverse proposte di legge dai gruppi di opposizione e di maggioranza finalizzate alla positiva soluzione del problema;
CONSIDERATE le giuste aspettative del mondo agricolo che reclama interventi immediati ed efficaci;
impegna la Quinta Commissione permanente (agricoltura)
a prendere in esame le proposte di legge presentate e a definire un testo di legge unificato per sottoporlo all'approvazione del Consiglio regionale entro la prima settimana di dicembre 2003.
Il Consiglio regionale assume, altresì, l'impegno
di iscrivere all'ordine del giorno dei lavori dell'Aula il testo esitato dalla Commissione nella prima tornata utile, e comunque non oltre il 16 dicembre 2003. (1)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno ha facoltà di illustrarlo.
FRAU (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere Il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno. Lo pongo in votazione, chi è favorevole? L'onorevole Cogodi deve chiedere qualcosa. Sono ammesse dichiarazioni di voto.
COGODI (R.C.). Intendo intervenire sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Non per dichiarazione di voto? Siamo in fase di votazione sull'ordine del giorno. Onorevole Cogodi, le ho detto che può fare dichiarazione di voto.
COGODI (R.C.). Ho chiesto la parola da prima. Per favore che qualcuno guardi, perché non se ne può più!
PRESIDENTE. Va bene, va bene, è una eccezione quella a cui si riferisce.
COGODI (R.C.). Nessuna eccezione. L'unica eccezione l'ha consentita a Capelli facendolo parlare da Assessore dai banchi dei consiglieri.
PRESIDENTE. Può fare dichiarazioni di voto. Vuole fare una dichiarazione di voto? Prego, però sta facendo una dichiarazione di voto, non sull'ordine del giorno. Su quest'ordine del giorno può fare una dichiarazione di voto. Faccia la dichiarazione di voto. Vuole fare una dichiarazione di voto?
COGODI (R.C.). Va bene faccio una dichiarazione di voto. Veda lei. Sì. Vedo che c'è molta ansia, molta precipitazione. Calma. Come sarà facile osservare questo ordine del giorno porta la firma di tutti i Gruppi del Consiglio regionale eccezion fatta uno, non porta la firma del Gruppo della Rifondazione Comunista, E non perché noi vogliamo essere i burraschini, non porta la firma del Gruppo di Rifondazione perché riteniamo questo ordine del giorno del tutto inconcludente, inutile, così come del tutto inconcludente e inutile è stata la presentazione dei temi stamane da parte del Presidente della Giunta e la replica degli assessori a conclusione del dibattito.
Una sola questione: l'emergenza delle emergenze; il prezzo del latte. Ma voi pensate che l'emergenza prezzo del latte possa essere affrontata col fatto che il Consiglio se la cava dicendo alle commissioni consiliari di esaminare le leggi? Ma non le evono già esaminare le leggi le commissioni consiliari in base alle regole che esistono?! Ma si può far finta che il Consiglio oggi ha prodotto un risultato perché si dice che le commissioni devono fare quello che dice il Regolamento?!
Ma se c'è un'emergenza, e sono tante, ma una, il prezzo del latte, gli agnelli stanno nascendo, sono già nati, il latte dalle pecore si deve mungere, o si vende a un prezzo appena remunerativo o si butta! Allora delle due una: o si ritiene che vi è un modo perché la Regione intervenga a definire, ad agevolare un processo perché si definisca un giusto prezzo del latte, giusto vuol dire appena remunerativo, perché chi lo produce possa continuare a produrlo e non soccomba, perché se soccombe la produzione del latte è chiaro che soccombe la pastorizia in Sardegna, e allora si parla di giusto prezzo del latte.
La Regione deve indicare, la Giunta al Consiglio, quali sono gli interventi, le proposte, le condizioni che avanza agli industriali caseari perché, esaminati i fattori costitutivi del prodotto finale, che si dice viene venduto a altissimo prezzo, esaminati quei fattori, fra quei fattori sia compreso il giusto prezzo, cioè quello almeno remunerativo del costo della materia prima. Quale Unione Europea vieta questo?!
Si ricorda che gli industriali hanno denunciato un giorno la Regione? Ma la Regione denunci gli industriali, purché stanno rovinando la Sardegna; perché se così fosse, che rifiutano l'esame, l'analisi dei fattori produttivi del costo del prodotto finale è chiaro che si sottraggono ad un obbligo. Perché non è che gli industriali vengono dalle nuvole o vivono fra le nuvole, anche loro hanno a che fare con banche e con Regione, hanno a che fare col sistema pubblico, hanno a che fare con tutto un insieme di interventi che chiedono e che hanno e che la Regione può ottenere, può togliere, può modificare. Non è con questa inconcludenza che si affrontano e neppure si risolvono minimamente i problemi. Delle due una, o il prezzo del latte attualmente è giusto e allora non ci sarebbe questione, o è ingiusto e va eliminata l'ingiustizia.
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Come?
COGODI (R.C.). Come glielo sto dicendo, il governo della Regione, chiamando e imponendo...
(Interruzione dell'assessore Contu)
PRESIDENTE. Onorevole Contu, per cortesia non interrompa. Poi farà una spiegazione a parte. Prego onorevole Cogodi, concluda pure.
COGODI (R.C.). Sì, ho concluso. Imponendo, perché la Regione ha strumenti di condizionamento e se non ce li ha se li inventa, perché non è pensabile che una parte minima di industriali privati, peraltro che dovrebbero essere in concorrenza col sistema cooperativo associato, che la Regione può anche rimettere in sesto, aiutare, agevolare e quindi creare una vera concorrenza perché pochi industriali caseari fanno cartello, sia per non pagare il latte sia per vendere ad alto prezzo il prodotto finale e quindi siamo in una condizione non di economia di mercato, siamo in una condizione di economia bloccata, usuraia, violenta, che se distrugge la pastorizia ha distrutto la gran parte della Sardegna in termini economici e anche in termini culturali, perché tutti lo avete detto, tutti l'abbiamo detto.
Allora la Giunta torni domani in Consiglio regionale o stia stanotte, altro che ordini del giorno inconcludenti, inutili, che dicono che le commissioni si devono riunire quando è già ovvio che si debbano riunire! E dica la Giunta quali sono gli interventi concreti che è capace di fare o se è incapace dichiari "Sono incapace", ma non prosegua neanche un attimo in più in questa sceneggiata!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
(Brusio in Aula)
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, intervengo sulle modalità di voto, ma nessuno abbia fretta. Perché vi abbiamo ascoltato tutto il giorno da stamattina con pazienza e ci mancherebbe altro, se volessi intervenire lo farei. Quindi queste reazioni smodate per cortesia tenetele per voi. Intervengo per chiedere che si voti col sistema elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Intervengo anch'io per chiedere il voto elettronico.
PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggiano la richiesta si alzino in piedi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri ORTU, RASSU, VARGIU, PIRASTU, LA SPISA, LADU, BALLETTO.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'ordine del giorno.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SPISSU - TUNIS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - ORTU - VASSALLO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 58
Maggioranza 30
Favorevoli 55
Contrari 3
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Prima di chiudere i lavori vi informo che la Commissione agricoltura è convocata per domani 21 novembre alle ore 10 e 30 per programmazione lavori. Quindi i signori commissari della quinta Commissione sono invitati domani alle 10 e 30, per proseguire magari lavori sabato e domenica. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 22 e 06.
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