Seduta n.289 del 08/10/1993 

CCLXXXIX SEDUTA

VENERDI'8 OTTOBRE 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

della Vicepresidente SERRI

indi

del Presidente FLORIS

INDICE

Congedo

Proposta di legge Baroschi - Fantola - Ortu - Scano - Pusceddu: "Modalitàdìespressione del voto di preferenza nelle elezioni regionali e designazione dei candidati mediante elezioni primarie. Modifiche alla legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Sardegna) e alla legge regionale 7 aprile 1966, n. 2 (Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna)" (425). (Discussione e approvazione):

SCANO

FANTOLA

COGODI

PUBUSA

BAROSCHI, relatore

SANNA ADALBERTO

MELONI

PUSCEDDU

(Votazione per appello nominale)

(Risultato della votazione)

Proposte di legge nazionale Baroschi - Tamponi - Mannoni- Ortu - Cogodi - Fantola - Pubusa - Scano - Soro: "Riduzione del numero dei consiglieri regionali della Sardegna. Modifica dell'articolo 16 della legge costituzionale 26 febbraio 1949, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna)" (9) e Baghino - Soro - Corda - Tidu - Atzeni - Deiana: "Modifica dell'articolo 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1949, n. 3" (8). (Discussione congiunta e approvazione):

BAROSCHI

BAGHINO

SANNA ADALBERTO

PUBUSA

COGODI

DADEA

SCANO

FANTOLA

SERRI

PULIGHEDDU

USAI EDOARDO

(Votazione a scrutinio segreto dell'articolo 1)

(Risultato della votazione)

(Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 1)

(Risultato della votazione)

(Votazione per appello nominale)

(Risultato della votazione)

Proposta di regolamento: "Modifiche al D.P.G.R. n. 203 del 30 luglio 1992, recante:'Regolamento per l'applicazione nel territorio della Sardegna della legge 9 gennaio 1991 n. 10, per l'attuazione del piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia'" (13) (Discussione e approvazione col titolo: "Modifiche al D.P.G.R. n. 203 del 30 luglio 1991 recante: 'Regolamento per l'applicazione nel territorio della Sardegna della legge 9 gennaio 1991, n. 10, per l'attuazione del piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili'")

(Votazione per appello nominale)

(Risultato della votazione)

Sul Regolamento:

BAGHINO

Sull'ordine del giorno:

CUCCU

La seduta è aperta alle ore 10 e 03.

URRACI, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 30 settembre 1993, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Muledda ha chiesto un giorno di congedo. Se non vi sono osservazioni, il congedo si intende concesso.

Discussione della proposta di legge Baroschi - Fantola - Ortu - Scano - Pusceddu: "Modalitàdi espressione del voto di preferenza nelle elezioni regionali e designazione dei candidati mediante elezioni primarie. Modifiche alla legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Sardegna) e alla legge regionale 7 aprile 1966, n. 2 (Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna)" (425)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 425.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema che sta di fronte al Consiglio regionale non è, come taluno potrebbe pensare, se si debba o no andare ai referendum indetti per il 28 novembre, il problema che sta di fronte al Consiglio regionale è quello di un pronunciamento sul merito dei quesiti referendari. La questione cioè è se si debbano o no fare le riforme chieste dai firmatari. Chi ha firmato, ha firmato non perché vuole a tutti i costi lo svolgimento di un referendum, penso che chi ha firmato lo abbia fatto per ottenere gli obiettivi indicati nei quesiti, per ottenerli attraverso una delle due strade possibili, o per via legislativa o, in assenza di un recepimento da parte degli organi legislativi, per via referendaria. E' dunque dovere del legislatore affrontare la materia proposta dai referendum; è dovere del legislatore pronunciarsi in un senso o nell'altro, esaminando il merito dei quesiti. Cosa si proponevano coloro che hanno promosso il referendum?

(Interruzioni)

Signor Presidente, sembra che nella parte alta ci sia una specie di area di mercato. Sembra che siamo al mercatino del giovedì, anche se è venerdì.

Dicevo, che i proponenti, coloro che hanno appoggiato la richiesta referendaria, si proponevano alcuni obiettivi: ridurre il numero dei consiglieri; coinvolgere i cittadini nella scelta dei candidati sottraendola ad un ristretto circuito decisionale interno ai vertici dei partiti; poter esprimere la preferenza unica nel modo più semplice e lineare. Naturalmente io credo che i firmatari, oltre e al di là dei singoli pezzi di riforma, si proponessero la riforma, cioè la possibilità di eleggere direttamente Presidente della Regione e maggioranza di governo per un'intera legislatura, per realizzare così stabilità di governo e chiarezza nell'esercizio della responsabilità della maggioranza da una parte e chiarezza nell'esercizio della responsabilità dell'opposizione dall'altra. Il problema più delicato su cui io vengo subito - peraltro il mio intervento sarà estremamente sintetico - è dato dal fatto che per due su tre quesiti che noi esaminiamo, il legislatore costituzionale può legiferare. Cioè il rischio che sta di fronte a noi è che il Consiglio regionale qualora recepisca, come io auspico, le proposte contenute nei quesiti referendari, approva delle proposte di legge nazionale e questo non ci sottrae al rischio che si voti con le vecchie regole. Questo è il problema vero che sta di fronte a noi, che non deriva dalla volontà del Consiglio, ma deriva appunto dalla competenza legislativa che è in capo alla Regione e per altro verso è in capo al Parlamento della Repubblica.

Tutto questo accade mentre la Commissione bicamerale, proprio in queste settimane, in questi giorni, in queste ore, sta occupandosi esattamente della legge elettorale per le regioni ordinarie, cioè sta mettendo mano alla riforma del sistema elettorale della gran parte delle regioni d'Italia. Credo che si possa affermare che le regioni ordinarie, con grandissima probabilità, quasi con certezza, voteranno con le nuove regole, cioè voteranno col sistema maggioritario. Insomma, per dirla senza giri di parole, il rischio che è di fronte a noi è che si determini una sorta di circuito perverso per cui i cittadini esprimono certe domande di riforma, che danno luogo anche a delle iniziative di democrazia diretta come il referendum, il Consiglio regionale si pronuncia, il Consiglio regionale magari recepisce, legifera (legifera nel senso di fare delle proposte al Parlamento), i referendum di conseguenza non si tengono, però le regole in funzione rimangono quelle vecchie e tutto rimane tale e quale. Questo è il circuito perverso che rischiamo di avere di fronte. E' chiaro che da un circuito di questo genera rischia di derivare un danno enorme alla credibilità del Consiglio regionale, delle istituzioni e dei partiti. Io mi auguro che il Consiglio regionale oggi recepisca i quesiti referendari, ma voglio dire che questo non basta, non è sufficiente. Non basta approvare delle leggi purché sia, pur di evitare i referendum. Io lo ripeto perché non ci siano equivoci: sono per dare una risposta legislativa, e lo dico parlando in qualche modo - lo faranno anche altri colleghi, immagino, come Massimo Fantola - anche a nome del Movimento delle riforme, siamo per dare una risposta legislativa, ma ad alcune condizioni chiare. La prima condizione è che si recepiscano tutti e tre i quesiti referendari, perché se si lasciano in piedi uno o due quesiti, questo rischia di sembrare un gioco. Se gli elettori debbono andare alle urne che vadano sull'insieme; se si deve andare ad esprimersi il 28 ottobre che ci si pronunci su tutto. Una condotta diversa colpirebbe e svilirebbe sicuramente l'istituto del referendum referendum, ma credo noi stessi, l'organo legislativo, l'Assemblea regionale. In secondo luogo credo che i quesiti referendari debbano essere recepiti correttamente, cioè non con un mero accoglimento burocratico, ma cercando di accoglierne lo spirito, interpretando anche la volontà dei proponenti. Faccio un esempio perché sia chiaro che cosa intendo dire. Il quesito sulle primarie domanda se si è d'accordo o no - come i colleghi sanno - per condizionare il contributo ai Gruppi consiliari, previsto dalla normativa regionale, all'introduzione negli statuti dei partiti del sistema delle primarie. Si tratta di un quesito che riguarda il finanziamento ai Gruppi consiliari? Ma nemmeno per idea! E' del tutto evidente che la formulazione del quesito, come è accaduto per altri quesiti in referendum regionali e nazionali, è stata condizionata dall'esigenza di formulare un quesito che superasse il vaglio dell'ammissibilità. Si tratta di un referendum consultivo regionale su una materia - l'introduzione delle primarie per l'individuazione dei candidati alle elezioni - che palesemente regionale non è, è una materia costituzionale anche questa perché incide sull'elettorato passivo. Quindi il quesito è stato formulato in quel modo. Ma, chiaramente il quesito riguarda, al di là dell'apparente, formale dicitura, il ricorso alle primarie, il valore del metodo delle primarie per determinare le candidature. Questo è il punto.

Allora non basta una ricezione burocratica. Bisogna introdurre - questo almeno io penso e questo mi sforzo di argomentare - nella legislazione il metodo delle primarie per la scelta dei candidati. E poi, naturalmente, noi dobbiamo fare, con i poteri legislativi che abbiamo, ciò che si può su questo fronte. A me pare che in Commissione si sia fatto un eccellente lavoro su questo punto e dovremo cercare di recuperare, con appositi emendamenti, il lavoro che è stato compiuto. Questo non è che sia strettamente dovuto sulla base del quesito, ma credo che sia un dovere per il legislatore regionale. E poi occorrerà sviluppare un impegno adeguato perché la Commissione bicamerale, che si sta occupando del sistema elettorale per le Regioni ordinarie, e il Parlamento esaminino le nostre proposte, quelle già varate dal Consiglio regionale, a partire dalla legge costituzionale approvata il 4 febbraio da questa Assemblea, e quelle che eventualmente oggi dovessimo approvare. Altrimenti, se noi non sviluppiamo questa iniziativa, se non è chiaro, non a noi ma ai cittadini, che il Consiglio regionale, la Giunta regionale, sviluppano presso la Commissione bicamerale, presso la Presidenza del Senato, presso la Presidenza della Camera, una forte iniziativa perché si voti con le nuove regola già nel 1994, cioè fra pochi mesi, i cittadini capiranno che qui si fa riformismo parlato, che si approvano pseudo riforme e non riforme, e capiranno bene, perché questo sarebbe, al di là della distinzione del livello delle competenze legislative, se noi non poniamo tutto il nostro impegno perché il Parlamento recepisca in tempo utile le nostre proposte. Quindi, dobbiamo porci concretamente - io insisto su questo, Presidente - il problema delle iniziative da assumere. Alcune sono state assunte, io ne prendo atto, altre più efficaci dobbiamo assumerle verso la Bicamerale, verso la Camera, verso il Senato. E dobbiamo porci il problema delle nuove regole - lo ripeto sino ad essere noioso - fin dal 1994. E non parlo solo della preferenza unica e delle modalità di espressione della preferenza unica, che è poca cosa; non parlo solo delle primarie, che pure sono importanti e saranno ancora più importanti nella prospettiva del collegio uninominale verso il quale comunque si sta andando; non parlo solo della riduzione del numero dei consiglieri regionali, che darebbe un segnale giusto nel senso del recupero della credibilità del Consiglio regionale, ma certo non è risolutivo per migliorare la capacità legislativa di questo Consiglio o per mettere mano ai problemi della condizione materiale, reale del nostro popolo. Io parlo, soprattutto, della chiave di volta della tematica referendaria, dell'anima della riforma. L'anima della riforma è il sistema maggioritario e il collegio uninominale. Così voteranno le altre Regioni nel 1995; così dovremmo far di tutto per cercare di votare noi nel 1994. Noi siamo autonomi e va bene, ma qui rischia di succedere quello che è successo su tanti altri fronti, e cioè l'autonomia rischia di essere non uno strumento per andare avanti, ma uno strumento per stare indietro agli altri. Le ultime considerazioni le dedico al tema particolare che affrontiamo per primo, nella proposta di legge "425", delle modalità di espressione della preferenza unica. Qui, il punto essenziale è cancellare la possibilità di esprimere la preferenza unica col numero, perché il corpo elettorale su questa materia si è già fatto, perché la gente si è già pronunciata largamente, quasi all'unanimità, tanto ridotta fu la quota di chi si espresse negativamente, soprattutto nella nostra Regione che ha avuto una delle percentuali più alte in Italia. Bisogna cancellare la possibilità di esprimere la preferenza col numero, in ossequio al pronunciamento del popolo che si è già espresso. E si è già votato con quel sistema, si è votato alle elezioni politiche, si è votato alle elezioni amministrative, non mi risulta che sia successo nessun disastro. Qui ci sono due soluzioni possibili: una è quella che è stata adottata nazionalmente, cioè scrivere nome e cognome; l'altra è quella di mettere nella scheda lista e candidati e l'elettore mette la crocetta, per esprimere la preferenza. Noi dobbiamo scegliere fra questi due metodi.

Personalmente ritengo che entrambe le soluzioni siano buone. Mi sembra indifferente - questa è la mia opinione personale - che si scelga l'una o l'altra; valutiamo, il Consiglio scelga la strada che giudica più agevole perché la gente possa esercitare pienamente, senza ostacoli e senza difficoltà il proprio diritto di scelta tra liste e candidati.

L'ultima considerazione, e ho concluso. Il Consiglio regionale si trova oggi a un passaggio importante: può decidere di recepire i quesiti contenuti nei referendum oppure può decidere di respingerli per valutazioni di merito, lasciando in tal caso il pronunciamento al corpo elettorale. Può scegliere l'una o l'altra strada nel pieno esercizio della sua funzione e della sua responsabilità. C'è una cosa, l'ho già detto ed insisto, concludendo, c'è una sola cosa che il Consiglio regionale non può fare; non può far finta di recepire per evitare intanto i referendum e poi "chi vivrà vedrà". Spira nel Paese, e ne sentiamo anche in Sardegna gli effetti, un certo vento di controriforma; spira soprattutto nelle istituzioni, nell'ambito dei partiti, non in tutti nello stesso modo, una certa voglia di ritorno al passato, ai vecchi schieramenti, ai vecchi uomini. Io credo che la volontà del Paese rimanga una volontà di cambiamento e che la gente quando parlerà, e parlerà presto, dirà ancora una volta questo. E quindi scegliere di approvare perché la gente non si pronunci, ma non impegnarci perché le regole proposte al Parlamento divengano effettive significherebbe scegliere una via rovinosa in fondo alla quale ci sarebbe il discredito, la bancarotta del Consiglio regionale. Quindi quello che io penso, l'invito che rivolgo ai colleghi, va nella direzione del legiferare, recependo correttamente, con convinzione, i quesiti referendari e parimenti impegnarci da subito solennemente, come Consiglio regionale, a fare tutto ciò che sta in nostro potere perché il Parlamento trasformi le nostre proposte legislative in legge in tempo utile, perché gli elettori sardi possano eleggere il nuovo Consiglio regionale e il nuovo Presidente della Giunta regionale con le nuove regole.

PRESENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente, abbiamo avuto di fronte la scorsa settimana e abbiamo di fronte oggi una serie di provvedimenti che, pur non toccando il cuore della riforma, si posizionano dignitosamente all'interno di questo processo.

Il cuore della riforma, è stato detto nell'intervento che mi ha preceduto, e lo confermo, è la scelta dei metodi di selezione della classe politica; il cuore della riforma oggi è la scelta tra il sistema proporzionale e quello uninominale maggioritario. Tutti gli altri aspetti della riforma, da quelli che abbiamo esaminato la scorsa settimana sulle incompatibilità, a quelli che andremo ad esaminare oggi, sulle primarie, le modalità di espressione del voto e poi via via anche la riduzione del numero dei consiglieri regionali, tutti questi aspetti sono fortemente influenzati da quello che è il sistema elettorale, da quello che è il cuore della riforma.

Voglio premettere queste brevi considerazioni per non rischiare di sembrare incongruente nelle brevi battute che intendo fare sui tre argomenti che, mi sembrano i più attuali su questa proposta di legge; il primo argomento è quello delle primarie, il terzo argomento, per me molto importante, è il problema dei referendum e dell'opportunità o meno che questi referendum si svolgano e che vengano quindi sottoposti al giudizio dell'elettorato sardo.

Il primo punto, modalità di espressione del voto: io non posso dimenticare che da questo punto è partito in tutto il Paese, è partito anche in Sardegna il processo delle riforme, la strada delle riforme. E' successo tre anni fa e sembra che sia successo veramente un secolo fa. Quanto quel passaggio non fosse insignificante, quanto quel passaggio non fosse deviante rispetto ai reali problemi della Sardegna - questa era l'accusa che più volte è stata lanciata a noi che sostenevamo questo tipo di riforma - quanto invece fosse determinante, incisivo, quasi rivoluzionario, questo l'abbiamo tutti sotto gli occhi. Non dobbiamo nemmeno dimenticare che quel passaggio fu possibile non perché ci fosse una reale, convinta disponibilità da parte di questa Assemblea, ma perché vi era invece una spinta fortissima da parte della società che si concretizzava e che si esprimeva con una sola parola: referendum. Per arrivare al punto oggi in discussione, non ripeterò quanto innumerevoli volte ho sostenuto dentro quest'Aula e fuori, circa l'opportunità di introdurre l'obbligo di scrivere il nome e il cognome senza dare l'opportunità all'elettore di scrivere il corrispondente numero di lista del candidato. Voglio però ricordare che quando quest'Aula si pronunciò su questo argomento, io e alcuni altri sostenitori di questa riforma, ritenemmo - e non so se in quel momento fossimo nel giusto o seppure in quell'occasione invece sbagliammo, non so bene se fu una scelta opportuna o meno - in quell'occasione ritenemmo che fosse così importante giungere alla preferenza unica, giungere a quella che era la parte principale della riforma da sconsigliare l'introduzione nella stessa proposta di legge di un'altra novità che era appunto quella di porre l'obbligo di scrivere il cognome anziché il numero. Allora pensai, e tutto sommato ne sono ancora convinto, che il "sommarsi delle due riforme"- lo metto tra virgolette, considerato lo scorso spessore di queste due riforme nel complesso del processo riformatore - avrebbe potuto comportare l'affossamento dell'intera proposta di legge e quindi anche della parte che noi ritenevamo di gran lunga più importante, che era la preferenza unica.

Ebbene, oggi la preferenza unica è un dato acquisito, non più messo in discussione da alcuno, ed è giusto completare la riforma, è giusto - l'abbiamo ripetuto e non mi soffermo - perché in questa maniera si riducono i brogli, perché attraverso lo scrivere il nome e il cognome si contribuisce in parte, a creare un rapporto più stretto tra elettore ed eletto, perché ci si adegua, o ci si avvicina comunque a quella che è la legislazione nazionale a tutti i livelli sulle modalità di espressione del voto. Queste motivazioni erano valide tempo fa e sono valide tuttora. Per questi motivi io sarei favorevole alla semplice introduzione della possibilità di scrivere il nome e cognome. Il testo presentato dalla Commissione autonomia, tuttavia costituisce, secondo me, un valido compromesso tra questa esigenza che ho espresso e quella di facilitare al massimo le modalità di espressione del voto. Io devo dire anche francamente, mi sembra che sia giusto dirlo, che non vedo oggi tuttavia l'importanza di questo problema se è vero come è vero, che nelle ultime elezioni in cui si votava indicando nome e cognome del candidato, è addirittura diminuito il numero dei votanti che hanno votato il simbolo del partito o del raggruppamento senza indicare la preferenza. Conseguentemente, io sarei, ripeto, favorevole a una norma che adeguasse le norme di espressione del voto per l'elezione del Consiglio regionale a quelle nazionali. Comunque, ripeto, se ci dovessero essere ancora delle perplessità, il testo proposto dalla Commissione, a mio avviso, dovrebbe definitivamente fugarle.

Qualche osservazione sull'argomento delle primarie. Signor Presidente, come forse molti colleghi ricorderanno, il tema delle primarie è stato giustamente riportato all'attenzione della pubblica opinione dall'iniziativa referendaria proposta dal Movimento per le riforme; in quell'iniziativa il contributo ai partiti è stato vincolato alle primarie, semplicemente e unicamente nel tentativo di vincolare movimenti, associazioni, partiti che si proponevano di costituirsi in Gruppo consiliare dopo la prova elettorale. Il quesito referendario in altre parole vincola il contributo per il finanziamento dei Gruppi alle primarie. Dico tutto questo per ribadire che non vi è motivo di negare come il rapporto contributi ai Gruppi - primarie sia stato inserito nel quesito referendario in maniera strumentale per vincolare i partiti a questa forma di ulteriore selezione della classe politica. Io personalmente a questo riguardo - lo dico in una battuta e l'ho già espresso un'altra volta - sono contrario a che vengano dati contributi ai Gruppi politici o comunque sono per un loro azzeramento e ridimensionamento, e quindi la proposta di legare il contributo alle primarie, ripeto, è semplicemente un vincolo per costringe i secondi a sottoporsi a questo tipo di elezione. Ciò premesso ribadisco che l'introduzione delle primarie significa sostanzialmente modificare il momento iniziale del procedimento elettorale, perché si dà ai cittadini la possibilità di scegliere i candidati da mettere in lista, tutto questo per permettere agli elettori di valorizzare le qualità personali, non parlo solamente delle qualità morali e delle capacità dei candidati, ma anche del radicamento sociale dei candidati che troppo spesso - ma questo credo che sia ormai un patrimonio comune - sono stati sacrificati da ragioni di partito se non da ragioni clientelari e di Gruppo.

Infine vorrei fare una brevissima battuta sul problema dei referendum, o meglio sull'opportunità o meno di un loro svolgimento o sull'opportunità che i quesiti referendari vengano accolti da leggi dibattute e votate da questo Consiglio. Io sono tra coloro che più di altri si sono dati da fare nella raccolta delle firme sui quesiti referendari; principalmente per questo motivo, io non posso negare che ho dei fortissimi dubbi - li ho avuti e li ho - sulla convenienza che questo Consiglio approvi delle leggi anti referendum e ho due tipi di dubbio che oggi vorrei riportare. Il primo dubbio è che in qualche modo i cittadini vengano scippati dalla possibilità di esprimersi non tanto sul quesito referendario, quanto sull'intero processo di riforma. Cioè il dubbio è che non sia concesso ai sardi quello che è stato concesso agli italiani il 9 giugno di tre anni fa con il referendum sulla preferenza unica, quando votando quel referendum hanno dato nello stesso tempo un sì al processo di riforma e hanno dato un grandissimo slancio alla riforma. E ho un secondo dubbio, cioè che, senza il referendum, tutti quanti noi che in questo Consiglio ci battiamo per questo tipo di riforma, siamo più deboli, che sia meno forte il Movimento per le riforme, e che meno forza si dia ai cittadini che hanno firmato i referendum elettorali per questo tipo di riforma. Io devo dire che questi dubbi li ho avuti e li ho e devo anche dire che tanti amici del Movimento per le riforme hanno spinto affinché la soluzione fosse lasciata ai cittadini e non fosse cercata una soluzione consiliare. Io sono tuttavia convinto che invece, e qui lo voglio ribadire, la soluzione consiliare debba essere cercata e possibilmente trovata. E lo sono per un semplice motivo: perché i cittadini che sono andati a firmare per i referendum hanno chiesto sostanzialmente, formalmente, che questo Consiglio si pronunciasse sui referendum e noi dobbiamo fare in modo che questo Consiglio si pronunci, piaccia o non piaccia, sia più o meno utile a qualcuno di noi, sia più o meno utile anche all'intero Movimento per le riforme. Se questo Consiglio vota per il recepimento della legge, ebbene questa è la via che - secondo me - deve essere seguita. Per questi motivi io sono tra i firmatari delle proposte di legge presentate in Commissione, che oggi sono in Aula e che recepiscono l'istanza referendaria e per questi motivi io preannuncio fin da adesso il mio voto su entrambe le leggi che andremo ad esaminare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io ritengo che il tono del dibattito, in relazione a questa materia abbastanza delicata e importante, debba rimanere il tono dialettico, pensoso, riflessivo, costruttivo che già connota questo inizio di confronto, che testé il collega Massimo Fantola ha espresso e confermato e non debba, invece, assumere toni apocalittici da "ultima spiaggia", da "prendere o lasciare", da "sorti definitive della democrazia e dell'autonomia" perché non è affatto così. Ci rendiamo tutti conto, onestamente, che non è così. Questo Consiglio regionale, peraltro, le forze politiche, i singoli consiglieri non possono essere divisi da nessuno in modo aprioristico in referendari e antireferendari, perché di referendum ne abbiamo fatto tutti e i referendum più duri, più impegnativi, che coinvolgevano principi e valori generali della società civile - penso ai referendum sul divorzio, sull'aborto, sulla responsabilità dei giudici e a tanti altri referendum - hanno visto molti di noi non solo partecipi, ma impegnati e protagonisti. Quindi non è in discussione il referendum come strumento di partecipazione e di arricchimento della democrazia; in questo senso possiamo dire che più o meno, chi più, chi meno, siamo davvero referendari. C'è referendum e referendum e che questo Consiglio sia dalla parte di chi vuole che si utilizzino gli strumenti referendari lo dimostra il fatto che una legge regionale fatta da questo Consiglio regionale, ha allargato l'area di possibile utilizzo dello strumento referendario, consentendolo anche in via consultiva, così come giustamente e legittimamente questo strumento viene spesso utilizzato. Non credo che questo Consiglio o in singoli consiglieri possano essere aprioristicamente divisi da alcuno che non ne ha titolo in riformatori e conservatori, perché se dovessimo discutere di riforme e di piglio riformatore e di convinzione riformatrice, dovremmo aprire un capitolo che è sempre aperto, o meglio dovremmo leggere qualche pagina di quel capitolo sempre aperto, sulla qualità della riforma, che sono le modificazioni che cambiano nel profondo i rapporti sociali, il modo di vivere, il modo di essere della società e della gente, e non sempre quello che cambia la facciata cambia l'edificio. Quindi dovremmo leggere qualche rigo di più di questo capitolo aperto. Credo, invece, più tranquillamente - e non è un mistero che questa mia opinione ho espresso in diverse occasioni, non è un mistero che questa mia opinione ho rappresentato alla Commissione consiliare e ai Gruppi politici - che il Consiglio regionale nel suo insieme e i singoli consiglieri debbano in questa circostanza, assolvere ad un compito che è quello di essere responsabili e chiari di fronte ai cittadini, e rispondere ad una domanda che al Consiglio regionale viene rivolta. Non è obbligo che il Consiglio regionale risponda positivamente, il Consiglio regionale risponde come ritiene di rispondere, e i singoli consiglieri risponderanno come ritengono di rispondere, però è rivolta una domanda a questo Consiglio regionale - non ad un altro, a questo - che è quella di adottare alcune norme che prevedono determinate cose.

Problema: il 28 di novembre il popolo sardo dovrebbe essere chiamato, e quindi in qualche modo anche incomodato ad andare alle urne e votare, non per decidere, ma per dire se ritiene che questo Consiglio regionale debba adottare alcune norme. Io ritengo che sia doveroso che il Consiglio regionale dica ai cittadini che cosa su quella domanda pensa, e siccome il Gruppo Rinascita e Sardismo, molti altri consiglieri di questo Consiglio, diverse parti politiche, io spero la totalità del Consiglio e la grande maggioranza del Consiglio, annunciano di pensare esattamente quello che i quesiti pongono, credo che la domanda che viene rivolta possa essere accolta positivamente per convinzione, non per necessità. Allora questa convinzione perché non esplicitarla, anche per un dovere di chiarezza verso i cittadini prima, anche per misurare la veridicità, oltre che la possibile efficacia, se così fosse proprio per evitare le doppiezze, proprio per dire esattamente ai cittadini quello che si vuole?

Il primo progetto di legge è il numero 425, poi si discuterà l'altro, quello sulla riduzione del numero dei consiglieri regionali. In questo progetto "425" sono contenute due norme che intenderebbero rispondere - secondo me una vi risponde in pieno, la seconda va meglio precisata - a due delle domande referendarie, quella sull'espressione del voto a preferenza unica attraverso l'indicazione del nome del candidato, e non anche attraverso il numero d'ordine, e la questione delle primarie. Dico due parole nel merito. Sulla questione dell'indicazione del voto attraverso l'indicazione del nome del candidato, il corpo elettorale, anche quello sardo, ha davvero in modo univoco già deciso, perché il referendum già svolto due anni fa sulla preferenza unica conteneva in sé anche la previsione dell'indicazione nominativa della preferenza unica. Io non ho mai capito, mi scuseranno alcuni colleghi, perché mai quando il Consiglio regionale ha posto mano ad adattare la sua legislazione al risultato referendario nazionale, la stragrande maggioranza di questo Consiglio regionale, partiti referendari compresi, invocando un'esigenza di realismo che non ho mai compreso, hanno ritenuto che fosse meglio che in Sardegna l'indicazione della preferenza venisse data con il nome e con il numero. In pochi, alcuni di noi, che qualche idea qualche volta ce l'hanno chiara, rari nantes in gurgite vasto, chiedemmo perché non dovessimo ottemperare interamente al risultato del referendum; ci fu risposto, da parte di molti, ivi compresi i colleghi più attivi nel referendum, che per impedire che i nemici della riforma - che però erano nemici presunti, posto che non si era ancora votato - non accogliessero neppure il risultato del referendum, era meglio proporre nome e numero; tant'è che il referendum regionale, sul ricondurre a omogeneità il risultato referendario è partito, da un certo signor Nuvoli, persona attiva in questa materia, un cittadino della Repubblica, un cittadino della Sardegna, il quale ha chiesto - e io ho apprezzato subito, la sua posizione chiara e lineare - perché, dato il risultato del referendum sulla indicazione nominativa della preferenza unica, nell'elezione del Consiglio regionale si deve indicare anche il numero. Si diceva, da parte di qualcuno, che l'indicazione del numero agevola l'analfabeta, si sono dette un sacco di cose. Poi si è votato alle elezioni politiche indicando il nome e non credo che un parlamentare sia stato eletto al posto di un altro perché i cittadini hanno sbagliato votando; chi ha voluto votare ha votato e grosso modo le cose hanno funzionato. Però deve essere riconosciuto - lo dico, anche perché non sembri che qui c'è chi accelera e chi frena, chi è più attivo e chi è più passivo - che c'è una dialettica, una questione aperta. Affrontiamola serenamente, con equilibrio, per quella che è, e io credo che il merito, se merito è, o demerito, se demerito sarà, apparterrà a chiunque alla pari vi partecipa. Noi non saremmo ad indire i referendum oggi, o a discuterne ancora in Aula, se quando il Consiglio poteva decidere questa cosa, quando se ne è occupato, l'avesse decisa bene. Non l'ha decisa bene perché fummo in pochi (tre o quattro mi pare) a dire allora che sarebbe stato opportuno che il Consiglio votasse direttamente per indicazione del nome e non anche del numero. Mi pare che questa sia una cosa quasi ovvia e scontata, adesso, non perché c'è questo referendum, ma perché c'è già stato l'altro e, in ogni caso, perché è oggettivamente giusto perché già la legislazione nazionale prevede questo e si creerebbe confusione nell'elettore che per l'elezione politica deve votare solo con il nome e per quella regionale dovrebbe votare con il nome e il numero. Questo potrebbe indurre, soprattutto nel caso di elezioni ravvicinate, elementi di confusione. Una disciplina per quanto possibile omogenea, in questa materia aiuta. Quindi sulla questione del nome io credo che non vi siano dubbi e che questa sia ormai una consapevolezza acquisita da parte di tutto il Consiglio regionale.

Il secondo punto di merito che è contenuto nel progetto di legge "425" è quello relativo al secondo quesito referendario che è quello relativo alla combinazione, chiamiamola così, finanziamento ai Gruppi consiliari - primarie. Anche qui io vorrei invitare tutti i colleghi - sottolineo tutti, più che colleghi - ad una condotta di linearità e di chiarezza. Al Consiglio regionale attraverso i referendum è posta una domanda e io non accetto l'idea che alla domanda che è posta al corpo elettorale possa ora darsi un altro significato. Io credo che innanzitutto il Consiglio regionale debba, se ritiene, rispondere positivamente al quesito referendario, la domanda avanzata dai cittadini, da quei cittadini che chiedono una conferma, attraverso il referendum, della loro domanda già avanzata al Consiglio regionale. La domanda è: "volete voi, cittadini della Sardegna, che il Consiglio regionale, attraverso l'esercizio della propria competenza legislativa - cioè con i suoi poteri - determini l'assegnazione dei finanziamenti previsti dalla legge solo ai Gruppi politici presenti nel Consiglio regionale corrispondenti ai partiti, o formazioni politiche, che nel proprio statuto nazionale o regionale prevedano la designazione dei candidati alle elezioni regionali della Sardegna attraverso elezioni primarie?". Questa è la domanda che è rivolta ai cittadini da parte di altri cittadini, perché il Consiglio regionale eventualmente poi recepisca. Allora io comprendo che si aprono diverse questioni, ma sono questioni di natura diversa. Intanto si tratta di pronunciarsi sul quesito referendario e nulla vieta che subito si ponga mano, per quanto è nelle competenze del Consiglio regionale, a prevedere e a disciplinare le elezioni primarie. Ma sono due cose distinte; noi non risponderemmo al quesito referendario se facessimo un'altra cosa. Al limite non vi risponderemmo neppure se facessimo una legge sulle primarie, senza rispondere a questo quesito, perché questo è il quesito che per legge va agli elettori in Sardegna. Si dice che il quesito è stato usato strumentalmente. Io capisco il senso buono che alla parola strumentalmente vuole dare il collega Fantola, però è difficile che la strumentalità possa essere spiegata o presunta in capo sia a quelli che hanno fatto domanda di referendum, i dieci, i quindici o i ventimila che siano, sia soprattutto in capo ai cittadini che vengono chiamati a votare su questo quesito, non su un altro. Non è che questo quesito non abbia una sua dignità; ce l'ha, ed io l'ho inteso nel suo significato vero, non in quello presunto, che gli si vorrebbe dare qui; il quesito sostanzialmente è sul sostegno finanziario ai Gruppi e pone una condizione al sostegno finanziario ai Gruppi, non è sulle primarie, apre verso quella direzione, ma è sulla condizione da porre - e il Consiglio se vuole la pone - sul finanziamento eventuale ai Gruppi, perché il Consiglio lo può anche ridurre se lo ritiene utile o togliere, se ritiene sostenere l'attività dei Gruppi consiliari questo appartiene alla libera valutazione del Consiglio. Però il quesito è degno, non è un errore. Perché mortificarlo ad una presunta strumentalità? Il quesito in buona sostanza mi pare che si inserisca sulla linea di un altro referendum che si è già svolto, che è quello relativo al finanziamento pubblico dei partiti, e sostanzialmente dice che i Gruppi consiliari hanno finanziamenti per la loro attività se i partiti corrispondenti recepiscono nei loro statuti un principio. Ben si intende che se i partiti hanno nei loro statuti una norma, si suppone che quella norma la rispettino. Poi può anche non accadere nei fatti che ci siano partiti che fanno le primarie e non le rispettano, ma questo rientra nell'ambito delle vicende politiche minori, non della vera vicenda politica. Questo è il quesito che si introduce sulla scia di una corrente di pensiero su cui il popolo ha già deciso, che limita il finanziamento pubblico dei partiti. In buona sostanza si dice: "attraverso i Gruppi consiliari, se i Gruppi sono corrispondenti ai partiti, potrebbe esserci un finanziamento pubblico surrettizio dei partiti, e siccome il finanziamento pubblico ai partiti è abolito con referendum, e siccome il finanziamento pubblico ai Gruppi è dato per il funzionamento dei partiti, ecco che si pone una condizione ai partiti perché si avvantaggi l'autonomia dei Gruppi". Questo è il quesito che ha una sua dignità, non è vero che non ne ha, non è vero che è un grimaldello per parlare di primarie; ma chi vieta a dei cittadini di proporre un quesito referendario consultivo qual è questo, dicendo ai cittadini: "Volete voi che la Regione disciplini le elezioni attraverso le primarie?". Chi l'ha detto che non si può fare un quesito referendario consultivo su questo? Non vedo perché. Il quesito in discussione è un altro e va rispettato perché non può essere altrimenti; non si può fare un'operazione di traslazione di concetto dicendo che il quesito è questo però la risposta è ad un'altra domanda. La risposta deve essere a questa domanda. Ragione per la quale io ritengo che il Consiglio regionale possa in tutta tranquillità votare questa norma. Io ho suggerito che si corregga la formulazione della norma sul finanziamento dei Gruppi, perché l'articolo non è corrispondente al quesito referendario. Bisogna modularlo in modo che corrisponda al quesito referendario; la formulazione proposta non risponde alla domanda. Mi pare che i colleghi siano d'accordo e penso che si stia formulando un emendamento che precisa la questione.

Aggiungo, per chiarezza estrema, che io sono tra quei consiglieri e il Gruppo Rinascita e Sardismo è tra quei Gruppi che vogliono che si affermi non solo come principio astratto, ma che si ponga mano, per quanto è nelle nostre competenze, anche a proporre e ad approvare una disciplina delle elezioni primarie. Per quanto è nelle nostre competenze, perché, badate, non basta evocare parole, le elezioni primarie sono una cosa ben precisa. Le elezioni primarie non sono la conferma, la ratifica, da parte di Gruppi di elettori o di iscritti a un partito, delle scelte esclusive che i vertici di partito abbiano fatto. Quelle non sarebbero primarie, quelle sarebbero secondarie, terziarie, quaternarie, tutto fuorché le primarie. Si tratta di primarie quando il voto del cittadino, decide, perché se il voto del cittadino invece ratifica scelte già fatte e immutabili, tipo le liste bloccate, non si tratta di primarie, si tratta di un imbroglio. Le primarie sono la selezione dei candidati, degli uomini e delle donne che si presentano ai cittadini e dicono: "In relazione a quel programma politico e di governo io mi candido a rappresentare quel programma per conto di chi lo condivide". E fra dieci persone che si presentano a rappresentare nelle istituzioni un programma politico, i cittadini, scelgono chi ritengono essere il più degno a rappresentare quel programma politico. Sarebbero un imbroglio le primarie, come spesso se ne vedono in giro, dove il vertice di una organizzazione seleziona tre nomi, esclude tutti gli altri, e chiama i cittadini a dire se questi tre nomi vanno bene oppure no. E' chiaro che gli aderenti a quel partito diranno grosso modo sì.

(Interruzioni)

Quello è soviet, dici tu; io il soviet lo intendo in modo diverso. Diciamo che è una degenerazione burocratica, statalista, democristiana, così siamo pari. Però, sicuramente, quello che chiamavamo sistema bulgaro, tu chiamalo soviet, è una degenerazione burocratica, è una finzione. Cosa vuol dire lista bloccata? Cosa vuol dire nella riforma elettorale che deriva dal referendum liberatorio di energie, nel sistema elettorale con cui il popolo italiano andrà a votare la sua assemblea rappresentativa, il suo parlamento, oltre ai collegi uninominali, disegnati come pare li stiano disegnando, come recinti elettorali e non come base omogenea di rappresentanza popolare, cosa vuol dire introdurre, a salvaguardia di una quota proporzionale, la lista bloccata dove il cittadino non può neppure scegliere la persona? La lista degli asini che, candidati in un certo ordine delle segreterie dei partiti, vengono eletti in quell'ordine senza che il cittadino possa dire: "Su tre candidati preferisco il terzo e non il primo?". Questo è quello che sta accadendo, facendo finta di fare riforme e facendo invece controriforma, burocratismo, selezione, restringimento dell'elettorato passivo, impoverimento della democrazia. Se vogliamo parlare di primarie parliamo di primarie, ma parliamone davvero; le primarie devono essere regole che garantiscono i primi attori che sono i cittadini elettori e devono essere garantite. Io non dico che chi non rispetta le primarie deve andare in galera, ma che si ritiri dalla politica, perché non è possibile che vi sia chi indice primarie e ne rispetta i risultati solo se gli sono graditi. Bisogna introdurre un sistema di garanzia in cui i cittadini decidano, ma decidano davvero. Io sono perché se ne discuta subito e davvero, però entrando nel merito e non dicendo che questo quesito referendario introduce le primarie. Questo quesito referendario introduce una condizione di sostegno finanziario ai Gruppi che non ci sarebbe logica. Il Gruppo che non corrisponde a un partito, chi non ha partito e non ha statuto, in questo referendum è escluso. Poi il Consiglio quando regolerà le cose dovrà regolarle in modo equo, io ritengo, in riferimento magari ai consiglieri che compongono i Gruppi. Però il quesito in discussione è questo e dice che il sostegno finanziario ai Gruppi che corrispondono a un partito non è un finanziamento occulto per il partito, ma è un finanziamento per il funzionamento del Gruppo, quindi chi lo compone deve essere selezionato attraverso una selezione da parte degli elettori o degli aderenti a quel programma o a quel movimento politico. La norma è questa, è abbastanza semplice e credo sia un dovere del Consiglio regionale e dei singoli consiglieri pronunciarsi, cioè dire agli elettori, prima e non dopo, qual è l'opinione nostra. E' un dovere di chiarezza e ci può essere chi è contrario e dirà fin d'ora, in modo che gli elettori lo sappiano, di non reputare giusta questa norma e difenderà le sue convinzioni. Anche per queste ragioni noi ci riserviamo, lo dico sin d'ora, di chiedere la votazione per appello nominale su tutte queste norme perché c'è un problema di responsabilità del Consiglio e c'è un problema anche di responsabilità dei singoli consiglieri. Questo per quanto attiene a queste due prime questioni che sono contenute nel progetto di legge "425", mentre altre cose, ugualmente rilevanti e per certi versi anche di più, sono contenute nell'altro provvedimento che verrà messo in discussione subito dopo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.

PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo anch'io che sulla questione che stiamo dibattendo oggi occorra estrema chiarezza; mi pare che sia una materia in cui, essendo direttamente investito il corpo elettorale, quanto meno nella figura del comitato per il referendum e dei sottoscrittori dei quesiti, l'Assemblea debba rifuggire da ogni tatticismo, da ogni comportamento furbesco per lasciare il campo ad atteggiamenti chiari e a pronunciamenti inequivoci. Per quanto riguarda il referendum, ci sono molte ragioni e molte argomentazioni che possono spingere a volerli e sono argomentazioni tutte legittime e sostenibili. Si può volere il referendum, ad esempio, perché si è in disaccordo con i quesiti e perché si pensa che il corpo elettorale, investito di questi quesiti, possa rispondere negativamente. E' una posizione del tutto legittima. Il legislatore non necessariamente si deve attivare ad accogliere i quesiti presentati pur sempre da parte dell'elettorato, laddove ritenga nella sua maggioranza che l'accoglimento di questi quesiti non risponda all'orientamento della maggioranza del corpo elettorale.

Così come si può volere il referendum perché si ritiene che una volta che il processo referendario è stato attivato non debba esservi interruzione, cioè in sostanza una volta che il corpo elettorale ha posto i quesiti, il procedimento si debba concludere senz'altro con una manifestazione di volontà del corpo elettorale e l'assemblea elettiva rappresentativa possa intervenire non prima, ma soltanto dopo che il corpo elettorale ha dato risposta al quesito. Si possono volere i referendum anche per motivazioni politiche di carattere generale, il referendum molto spesso si caricano di significati che vanno ben oltre i quesiti proposti, anzi solitamente è così. L'elettorato più che soffermarsi molto spesso sui quesiti, soprattutto quando implicano questioni di una certa complessità, si orientano soprattutto sulla tematica generale che viene proposta e quindi legittimamente vi sono gruppi, movimenti e promotori che ritengono che il referendum si debba comunque fare perché la spinta che viene dal corpo elettorale ha un segno politico tale da poter incidere sugli organi rappresentativi e più in generale sugli assetti politici ben oltre i quesiti. Del resto credo che le vicende referendarie di questi ultimi anni nel nostro Paese abbiano abbondantemente dimostrato come questa tesi peregrina, poiché gran parte degli sconvolgimenti politici che si sono realizzati in questo Paese sono da ricondurre, se non esclusivamente, certo in una misura rilevante anche allo svolgimento di alcuni referendum che avevano dei quesiti più limitati rispetto al giudizio generale.

Tuttavia io credo che poiché queste motivazioni sono tutte fondate, tutte legittime, tutte difendibili, i consiglieri che ritengono di dover aderire a ciascuna di queste motivazioni o ad altre che se ne potrebbero enunciare bene farebbero senza infingimenti, poiché non c'è nulla da nascondere, a manifestarlo in quest'Aula. Ciò che invece a me non piace sono gli atteggiamenti furbeschi di chi è referendario ma i referendum non li vorrebbe, di chi non è referendario ma vorrebbe i referendum, cioè si dichiara referendario perché spera in cuor suo che il corpo elettorale bocci i quesiti e quindi, attraverso questo strumento, in questa occasione si dia una lezione ai referendari e così vi dicendo. Io ho assistito a tanti episodi, francamente questo tatticismo politico è così fine a se stesso che alla fine appare privo di logica. Non si capisce neppure se giovi a chi pone in essere questi comportamenti, singoli o forze politiche che siano. Personalmente sono convinto che si tratti di barocchismi politici che non giovano a nessuno; squalificano in generale la classe politica sarda e non giovano neppure a chi li pone in essere, ma c'è la gente che è convinta che facendo le cose complicate o inspiegabili o irrazionali porta meglio acqua al proprio mulino.

Ci sono molti che sono convinti che la politica sia manifestazione di furbizia e di tatticismo, e si dilettano e in cuor loro probabilmente anche godono nel pensare di avere assunto atteggiamenti particolarmente interessanti e intelligenti perché poco comprensibili agli altri. Io penso che questo non giovi a nessuno, neppure ai diretti interessati. Per quanto mi riguarda dirò molto semplicemente, come del resto ho fatto in Commissione, che, pur nutrendo dei dubbi nel merito di tutti e tre i quesiti e ritenendo che si tratti di tematiche che meriterebbero una riflessione che va ben al di là di un semplice momento referendario, ritengo tuttavia che l'Assemblea legislativa sarda possa fare uno sforzo per venire a delle deliberazioni che rispondano alle istanze referendarie, anche perché ritengo che tutto sommato almeno due questioni siano di non grandissimo rilievo. In particolare uno è tale da non meritare un quesito referendario, tant'è che mi pare che sia un quesito referendario di risulta, quindi neanche i proponenti lo avrebbero formulato nel modo in cui poi è risultato. Mentre, per quanto riguarda il terzo, cioè il problema delle primarie, io credo che si tratti di un problema di grande rilevanza su cui forse lo strumento del referendum mal si presta alla meditazione e alla deliberazione ponderata, e tuttavia credo che anche un'assemblea seria e attenta, priva di inutili tatticismi, può dare all'elettorato sardo una risposta seria, sempre che ovviamente anche chi come me può nutrire dubbi ritenga che tuttavia si tratti di materie sulle quali il dubbio è tale da non indurre a una ferma opposizione di principio, perché in tal caso è bene che chi opta per questa tesi sì pronunci chiaramente per il referendum.

Sul primo punto - il modo di manifestazione della preferenza - secondo me va molto bene la disciplina che abbiamo; ritengo il referendum scarsamente utile, anzi inutile, tuttavia dicevo, per non farne colpa ai promotori, che è un quesito di risulta. Tutto sommato, perché bisogna badare anche ai fatti, l'esperienza che si è fatta nelle elezioni politiche è tale da far ritenere che le controindicazioni non siano tali da indurre ad una ferma opposizione personale. Personalmente, ripeto, sono convinto che il sistema attuale, l'ho sostenuto in Commissione, sia un sistema che consenta meglio a tutti di esprimere le preferenze.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI

(Segue PUBUSA.) D'altra parte, in Sardegna il problema dei brogli con i numeri, a quanto risulta, non è un fenomeno diffuso che abbia una qualche rilevanza. Tuttavia penso che, vista l'esperienza, si possa anche aderire all'ipotesi di consentire di eliminare il numero e formulare la preferenza in altro modo.

Per quanto attiene alla questione del numero dei consiglieri, personalmente sono sempre stato convinto che le assemblee legislative, proprio perché fanno leggi, debbano essere non estremamente ampie e pletoriche, come ad esempio è il Parlamento nazionale, e tuttavia non possano neppure essere estremamente ridotte. I colleghi sanno che fare leggi è un'attività complessa non solo sul piano tecnico, ma soprattutto nel senso che nelle leggi si deve riflettere un contemperamento di interessi, la cui valutazione richiede la presenza, nella sede deliberante, di chi li rappresenta. E io credo che gli interessi vengano meglio rappresentati da coloro che, per formazione, per collegamento territoriale o per altre questioni sono collegati direttamente agli interessi medesimi. Credo che questo sia il modo più serio di rappresentare gli interessi in ogni sede e soprattutto in un'assemblea legislativa. Vedo pertanto dei pericoli nella riduzione del numero dei consiglieri da ottanta a sessanta perché si tratta di una riduzione che non consente di rappresentare adeguatamente aree geografiche deboli e noi possiamo avere da ridire contro il localismo - il localismo va sicuramente rivisitato e condannato - ma cosa diversa è il rappresentare in una sede legislativa interessi di comunità locali. Laddove questi interessi siano correttamente rappresentati, essi devono far parte della salutazione, dell'apprezzamento che poi conduce ad assumere la decisione. E badate, quando gli ingressi in un regime democratico non vengono rappresentati nelle forme e con le procedure previste, non è che gli interessi si fermino. Gli interessi sono un po' come i fiumi, la strada se la fanno da soli e quando l'alveo non è spianato, e quindi non si può seguire la via maestra, si seguono vie contorte, talvolta anche dannose, per cui interessi territoriali o anche interessi di categorie che siano seri, che siano fondati, e non ottengano una seria rappresentazione nelle sedi legislative, tenendo inevitabilmente a rappresentarsi in modo diverso è talvolta anche pericoloso. Quindi, da questo punto di vista, probabilmente la riduzione dei consiglieri da ottanta a sessanta è una riduzione che crea dei problemi. Ci possono essere anche altre argomentazioni: gli stessi lavori in Commissione. Tenete conto che le Commissioni parlamentari nazionali sono composte di ottanta, talvolta anche di cento membri del Parlamento. Nel nostro Consiglio le Commissioni sono composte generalmente da un numero di membri che supera di poco i dieci, talvolta si decide in cinque. Io dico che talune decisioni assunte in cinque molto spesso risentono di una non adeguata prospettazione e quindi valutazione di interessi. E, infatti, il fatto che nell'Aula molto spesso il lavoro delle Commissioni venga rimesso in discussione non sempre è frutto di un esistente malvezzo, che è quello di considerare o svalutare il lavoro preparatorio istruttorio delle Commissioni; talvolta il fatto che il lavoro delle Commissioni venga messo in discussione nasce dal fatto che in Commissione...

(Interruzioni)

Presidente, io non pretendo di dire cose estremamente interessanti, anzi, lo ritengo di scarso interesse; personalmente preferirei andare a passeggiare in via Roma che fare questo, ma poiché intendo assolvere il mio mandato fino alla fine con un minimo di serietà, gradirei che chi non intende ascoltare, vuole chiacchierare piacevolmente, ma lo faccia fuori o ai margini di quest'Aula.

Dicevo che, molto spesso, il fatto che in Aula il lavoro delle Commissioni venga rimesso in discussione nasce dal fatto che effettivamente in Commissione taluni interessi e talune prospettazioni non sono state avanzate e quindi nell'Aula c'è una correzione. Non c'è dubbio che anche da questo punto di vista la riduzione così consistente del numero dei consiglieri da ottanta e sessanta fa sì che l'attività istruttoria si svolga istituzionalmente in presenza di così pochi consiglieri che io dubito che gli interessi territoriali, di categoria, anche quelli che nascono da certe impostazioni culturali di ciascuno dei membri, possano trovare soddisfazione. Quindi mantengo ferme tutte le mie perplessità su questa proposta che può anche prestarsi a una critica di demagogia. Non c'è dubbio che, per ingraziarsi ad esempio il corpo elettorale e ottenere una firma, presentare una proposta di questo genere può anche prestarsi a una critica di demagogica. Non c'è dubbio che, per ingraziarsi ad esempio il corpo elettorale e ottenere una firma, presentare una proposta di questo genere può invogliare, in un clima come quello attuale. Tuttavia penso che anche su questo si possa addivenire ad un accoglimento tenendo conto che poi, in sede nazionale, la proposta di legge regionale dovrà essere meglio valutata, per cui l'istanza di sessanta potrebbe condurre anche a vie intermedie che sono forse più appropriate.

Io credo che invece il punto su cui c'è scontro effettivo sia quello relativo alle primarie. Su questo conclusivamente - mi sarei voluto trattenere di più - dico soltanto alcune cose. Noi dobbiamo rispondere in modo serio e appropriato al quesito, e credo che in Commissione si sia fatto un buon lavoro, che poi per i tatticismi di cui prima parlavo e di cui mi lamentavo, non viene in Aula come proposta della Commissione. Si è fatto un buon lavoro perché in sostanza si è recepito il quesito, però poi si è posta per le primarie una disciplina di principio, che quindi lascia ampio spazio di articolazione agli statuti che, badate bene, è nient'altro che la formulazione di principi generali che regolano tutte le votazioni che abbiano un minimo di serietà e che si svolgano secondo regole serie. Si tratta quindi di principi sedimentati. Esistono in ogni materia dei principi generali che chi conosce la materia o chi ha pratica della materia facilmente individua, che sono applicabili. Esistono dei principi generali sullo svolgimento delle assemblee. Esistono dei principi generali sullo svolgimento delle assemblee, esistono principi generali sulle elezioni. La Commissione non ha fatto altro che indicarli. Per esempio il fatto che quando si indicono primarie si debba sapere quando queste primarie si svolgono e dove si può votare, da che ora a che ora si vota, quale sia l'elenco dei candidati, mi sembra un principio così elementare che nessuna persona che abbia un minimo di buon senso possa dire di essere contrario. Perché ammettere il contrario significa ammettere che si vogliono svolgere delle elezioni che sono non elezioni ma delle farse. Così come, per esempio prevedere che gli elettori…

PRESIDENTE. Onorevole Pubusa, concluda il suo intervento. Ha già esaurito il suo tempo.

PUBUSA (P.D.S.). Sto concludendo. Prevedere che gli elettori possano indicare, oltre le persone indicate, anche altre persone sempre fra gli aventi requisiti per l'elettorato passivo, mi sembra che risponda all'esigenza fortemente avvertita di dare maggiore libertà all'espressione degli aventi diritto al voto al di là delle prescrizioni che possono venire dai partiti. E così gli altri requisiti che vengono indicati, come la verbalizzazione e altri. Per cui francamente - poi interverrò ancora sulla materia quando parleremo di questi emendamenti - non capisco perché in Commissione sia mancato il numero legale per discutere di questioni e di principi che stanno alla base di qualsiasi serio, normale svolgimento di elezioni. Né su questo io riuscirò mai a capire quale possa essere - se non vi è un dissenso radicale sulle primarie - una motivazione per cui si possa votare contro; l'unica motivazione è che si vogliano svolgere non delle primarie ma delle elezioni farsa, il che francamente sarebbe del tutto condannabile in un organo legislativo che credo non possa né avallare, né aprire il varco a pratiche di questa natura. L'organo legislativo è la sede in cui la legalità si fa e quindi è evidente che, poiché siamo coloro che fanno la legalità, dobbiamo anche prevedere delle discipline che consentano che le attività che si svolgono in base alle volontà che qui esprimiamo avvengano in modo legale e non truffaldino.

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baghino. Ne ha facoltà.

BAGHINO (D.C.). Siccome ho visto che è in discussione la proposta di legge nazionale numero 9 che riguarda la riduzione del numero dei consiglieri...

PRESIDENTE. Non è ancora in discussione, onorevole Baghino.

BAGHINO (D.C.). Sì, Presidente, siccome è all'ordine del giorno la proposta di legge nazionale numero 9, le ricordo che io sono primo firmatario di una proposta nazionale, la numero 8, presentata in maggio, che è identica. La discussione dovrebbe essere congiunta. Io le ho chiesto questo, Presidente, per non togliere, non a me ma ai consiglieri Soro, Corda, Tidu, Atzeni, Diana, la paternità della prima proposta di legge nazionale concernente la riduzione del numero dei consiglieri regionali. Questo per amore di chiarezza, di onestà e di trasparenza. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Baghino, la proposta di legge numero 8 a firma Baghino e più non è in discussione, in quanto nessuno ne ha chiesto l'abbinamento nella discussione né in Aula, né in Commissione. Non c'è nessun escamotage.

(Interruzioni)

Lei ha parlato di escamotage perché non è stato fatto l'abbinamento. In realtà l'abbinamento non è stato fatto perché non è stato richiesto. La proposta di legge che lei richiama attiene al medesimo argomento, ma all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio rimane la proposta di legge numero 9. Si intende che nella discussione si considera anche la numero 8, per una questione procedimentale nel senso che in votazione e in discussione è il testo della proposta numero 9.

(Interruzioni)

Il testo è identico nella sostanza ma, onorevole Baghino, all'esame del Consiglio rimane, per i diritti che i consiglieri hanno, per esempio, di poter procedere alla prevenzione degli emendamenti, il testo della proposta di legge numero 9. Si intende però che è in discussione, se nessuno si oppone, anche il contenuto della proposta di legge numero 8.

Continuazione della discussione della proposta di legge Baroschi - Fantola - Ortu - Scano - Pusceddu: "Modalitàdi espressione del voto di preferenza nelle elezioni regionali e designazione dei candidati mediante elezioni primarie. Modifiche alla legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Sardegna) e alla legge regionale 7 aprile 1966, n. 2 (Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna)" (425)

PRESIDENTE. Prosegue la discussione generale della proposta di legge numero 425.

E' iscritto a parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Signor Presidente, alcune osservazioni sul problema sollevato dall'onorevole Baghino. In Commissione doverosamente avremmo dovuto mettere a confronto due testi che non sono affatto uguali. Rispondono a una stessa problematica, però mi sia consentito di dire che mentre quello presentato dagli onorevoli Baghino e più affronta due problemi - quello della riduzione e quello dell'abolizione del vincolo proporzionale - l'altro si limita alla questione della riduzione. Le problematiche sono per un verso coincidenti, ma per un altro non indifferenti e non uguali. In Commissione comunque se fosse stato consentito di aprire l'esame sulla proposta di legge numero 9 l'avremmo abbinata con quella della numero 8, perché questo è quello che deve fare la Commissione quando esamina progetti di legge che sono molto simili e riguardano la stessa tematica, per cui sarebbe arrivato in Aula un testo della Commissione che avrebbe ricomparso le due tematiche, ma abbiamo trovato il modo, non un escamotage...

(Interruzioni)

Comunque ora, Eusebio, siccome stiamo parlando di primarie, nessuno ti può togliere il primato nella presentazione di una proposta di legge...

(Interruzioni dell'onorevole Baghino)

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Caro decano, il fatto che tu sia diffidente, non vuol dire che io sia ambiguo. In pensieri, parole e opere. Si pecca in pensieri, parole e opere, volevo semplicemente specificare che non è stata una furberia, ma si è trattato di incidenti procedurali che non hanno consentito alla Commissione l'esame di tutti i provvedimenti in materia, il "325", il "7", il "9" e la proposta di legge numero 8. Se fosse stato consentito alla Commissione di lavorare fino alla fine, questo incidente non ci sarebbe stato. Però questo mi dà l'occasione, gentile Presidente, di dire che finalmente discutiamo in Aula di questa questione perché c'è stato il reale pericolo che il Consiglio regionale non discutesse di queste questioni. Certo, tutto è stato fatto con gli strumenti previsti dal Regolamento, quindi legittimi, ma da un punto di vista politico non avremmo dovuto cercare questo pericolo. Si doveva anzi favorire, proprio perché ci troviamo di fronte ad una consultazione referendaria, la discussione in Consiglio regionale. Poi ognuno assume le sue decisioni, però almeno se ne discute. Ci sono questioni su cui sull'onda dei quesiti che un numero congruo di cittadini, ai sensi della legge ha posto al Consiglio, il Consiglio ha tenuto a mio modesto parere a pronunciarsi. Non può far finta di niente, non tanto e perché nei quesiti si dice: "sia il Consiglio regionale a legiferare nella propria competenza". Non è questo, non è per il modo in cui viene formulato il quesito, che è doveroso oltretutto per rispetto agli ordinamenti, ma perché questa Assemblea ha il diritto-dovere di intervenire laddove circa 20 mila cittadini elettori hanno chiesto a tutto il corpo elettorale di pronunciarsi.

E' una questione politica innanzitutto e bisognerebbe anche dire, e io mi sento di dirlo, che tra progressisti, riformisti, conservatori, pattisti, referendari e quant'altro, le categorie, le definizioni, le denominazioni qui si sprecano. Vorrei dire che il fatto di essere convinti assertori dell'utilizzo dello strumento dei referendum non vuol dire che si diventi progressisti. Il fatto che si proponga o si sostenga un referendum non vuol dire che non si è ambigui; sono categorie diverse che possono anche incrociarsi e sovrapporsi. Io sto al fatto che è quanto mai opportuno, giusto, doveroso che ci esprimiamo con i mezzi che abbiamo a disposizione, cioè approvando i quesiti con legge. Intanto, in riferimento ai quesiti proposti, siccome mi è dato il privilegio di pronunciarmi in un'Assemblea pubblica come questa, debbo dire che io sono favorevole a due quesiti, tant'è che, siccome sono responsabile delle firme che metto, mi sono fatto promotore assieme ad altri consiglieri di proposte di legge che rispondono, recependole, al quesito sulle primarie e a quello sulla riduzione del numero dei consiglieri. Vorrei però dire che, attraverso varie vicissitudini, siamo arrivati nel momento peggiore per sottoporre queste questioni al corpo elettorale. La questione non è indifferente, e non può questo Consiglio non tenerne conto nelle sue valutazioni perché, con quello che sta succedendo intorno a quest'Aula, nella società civile, per i problemi economici e sociali che stanno pervadendo la nostra società, chiamare più di un milione di elettori a rispondere al quesito se la preferenza si debba indicare col numero, col cognome, con scheda, a me pare che evidenzi un divario tra le preoccupazioni che stanno pervadendo i cittadini in questo momento e l'oggetto dei quesiti.

Chiedere a un milione di cittadini sardi se la selezione per le liste deve avvenire attraverso le primarie, oggetto sconosciuto del nostro ordinamento, perché le primarie sono un termine giornalistico che deriva da esperienze che con il nostro ordinamento non hanno nulla a che vedere e riguardano il mondo anglosassone...

(Interruzioni)

Per me le primarie sono quelle dove l'elettore decide chi eleggere; avremmo forse fatto meglio a scrivere che queste sono le secondarie. Non si può stravolgere con la forza che ha oggi la denominazione...

(Interruzioni)

Ieri il collega Cocco mi rimproverava per le osservazioni sulla denominazione dell'Assessorato. Figuriamoci che cosa vuol dire di fronte ai cittadini chiamare queste primarie; il risultato di queste è sacro, queste sono quelle che valgono. Sui problemi che coinvolgono l'informazione e l'immagine forse dovremmo rifletterci un attimo. Veniamo ai problemi che pone la proposta di legge numero 425. Intanto c'è da dire una cosa che qui ancora non è emersa. Il referendum sul modo di esprimere la preferenza è un referendum abrogativo, è un referendum che, se riceve la maggioranza dei sì, abroga una norma attraverso il combinato disposto dello Statuto e della legge sui referendum. Gli altri referendum sono propositivi. Questo, in riferimento a una possibile volontà del Consiglio di affrontare con legge i quesiti referendari, mette su un diverso piano le problematiche, perché uno diventa immediatamente operante, gli altri due, se approvati, come io credo, dal corpo elettorale rivedranno quest'Aula impegnata su queste questioni. Questo nel caso che si dovesse affrontare il referendum. C'è anche da dire che questo tipo di quesito è residuale come ricordava il collega Fantola, rispetto alla introduzione della preferenza unica che era il problema che sovrastava il quesito sul modo di esprimere la preferenza. Poi attraverso la formulazione, poiché si trattava di articoli di legge diversi, è rimasto in piedi soltanto questo quesito, non possiamo nasconderci che è residuale e io non credo che possa essere sottaciuto il fatto che se rimanesse in piedi solo questo, la difficoltà di chiamare il corpo elettorale a decidere su una questione così marginale sarebbe evidente. Né vale il nostro sforzo di dargli una nobiltà, rimane sempre la mera questione di come indicare la preferenza.

La preferenza unica ha ridotto drasticamente i problemi e in Sardegna li ha quasi ridotti a zero, perché non avevamo storia di brogli elettorali sulle preferenze fortunatamente, per il senso civile di chi fa lo scrutinio, almeno in questa nostra Isola. Io mantengo una mia visione sui risultati della preferenza unica. Qui adesso è diventata - come dire - un qualche cosa che ha risolto tutti i problemi. Di fatto, coloro che sono stati eletti alla Camera sono gli stessi che sarebbero stati eletti con più preferenze. Le novità non sono venute dalle preferenze, ma dallo spostamento di lista; Sgarbi non è stato eletto perché c'era la preferenza unica, ma perché in quel momento la lista alla quale lui si era iscritto ha avuto più voti. Su questo grande risultato democratico della preferenza unica sono legittime le opinioni di tutti, quindi di chi, come me, ritiene che poi così stravolgente non è stato, anzi dai risultati io deduco, con la maggior serenità possibile di giudizio, che sono prevalse le strutture dei partiti, che hanno utilizzato la preferenza unica proprio per imporre ancor di più il proprio potere decisionale. Questo non mi scandalizza, però dico che è l'esatto contrario di quello che volevano, a parole, coloro che hanno chiesto la preferenza unica. La proposta che è stata fatta supera un po' questa questione marginale, né vale la considerazione che per la circoscrizione di Cagliari si produrrebbe chissà quale foglio enorme. Abbiamo fatto delle prove molto artigianali sulle dimensioni della scheda per Cagliari e non sono poi così disastrose come si potrebbe pensare. Quindi scrivere la lista sulla scheda può essere una buona soluzione. Oltre tutto l'ultima legge sulla Camera, visto che molti parlano di omogeneizzazione, prevede che venga stampata la lista anche se la preferenza non deve essere espressa perché vale il voto di lista. Allora mi chiedo: a che cosa serve stampare sulle schede tutte le liste anche se preferenza non ce n'è? Immaginiamoci! Debbo dire, che su questa parte del "425" c'è stato un amplissimo consenso in Commissione. Il problema più consistente del "425" è quello che attiene alle primarie. Intanto è necessario decidere qual è il vero quesito, perché c'è chi ne dà una lettura, chi ne dà un'altra; le parole sono quelle, però i significati sono diversi. Allora è un quesito sull'attribuzione dei contributi finanziari solo a quei Gruppi che hanno alle spalle partiti o formazioni politiche che prevedrebbero nello Statuto le primarie? Quindi è nella sostanza una riduzione del contributo ai Gruppi? Quindi è nella sostanza una riduzione del contributo ai Gruppi? Si mettono in discussione gli Statuti dei partiti dicendo che se non prevedranno nello statuto le primarie, non avranno i contributi. Di qui il primo problema. Siccome stiamo parlando di una legge regionale che vale solo per l'ambito regionale, tolto il Partito Sardo d'Azione, io chiedo come si fa a presupporre che nello statuto di un partito nazionale venga prevista una norma che valga solo per questa Regione. Se i socialisti della Lombardia o del Veneto o della Sicilia non sono d'accordo nel fare le primarie - ed è un loro naturale diritto - io aderente al Partito socialista posso essere escluso dalle provvidenze che aiutano il funzionamento dei gruppi, perché altri, indipendentemente dalla mia volontà, non mettono nello statuto nazionale questa norma. E' un problema che deriva da come è stato scritto il quesito. Io mi rendo conto del travaglio di chi ha affrontato questo problema e ho già avuto modo di dire in Commissione che volendo una cosa, i proponenti, ne hanno scritto un'altra, però adesso volendo rispondere al quesito dobbiamo approvare una cosa per dirne un'altra. Allora, cominciamo intanto ad affrontare un problema e definire l'oggetto al quale legare la possibilità dei contributi, e cioè le primarie.

Ho già detto prima che le primarie non esistono nel nostro ordinamento, è un concetto vuoto fino ad oggi nel nostro ordinamento, e quindi quanto meno, volendo sperimentare noi per primi - perché altri non hanno affrontato questo problema - abbiamo il sacrosanto dovere di definire che cosa intendiamo ai sensi della legge per primarie. Perché se non lo definiamo, visto che parliamo di possibilità di brogli, basta che un segretario regionale dica che ha fatto le primarie. Poi quello che intende per primarie nessuno glielo chiede. Le ha fatte, soddisfa la legge e può ottenere così il contributo. Magari quelle primarie si riducono al fatto che il gruppo dirigente si è riunito, ha scelto, ha votato in qualche modo ed è venuta fuori la lista. Anche queste possono essere definite legittimamente primarie, basta che lo statuto lo preveda. Siccome però parliamo di una questione che attiene a provvidenze pubbliche, io considero un dovere definire le primarie. E per definirle bisogna che ne indichiamo i requisiti minimi perché possano essere considerate tali ai sensi della legge. La Commissione questo ha tentato di fare, io non esprimo giudizi sulla bontà o meno, però il filone logico era questo: se vogliamo che ci sia previsione di primarie negli statuti, perlomeno diciamo di che cosa stiamo parlando. E io sul principio che la selezione per le liste venga fatta in termini nuovi - non quelli anglosassoni, quelli che noi vogliamo - sono d'accordo, e però dobbiamo anche renderci conto che nelle nostre attuali competenze, abbiamo dei gravissimi limiti in questo senso, perché le primarie, se obbligatorie, sono un metodo per limitare l'elettorato passivo e questo è incostituzionale. Oggi possiamo soltanto, con legge regionale, prevedere la facoltà, non l'obbligo di fare primarie. Ci sono poi dei limiti. Non pensiamo soltanto ai partiti tradizionali, ma ai partiti così come li intende la nostra Costituzione, che sono le formazioni politiche, vecchie o nuove che siano; noi dobbiamo avere rispetto per tutti quando legiferiamo in materia, e quindi dobbiamo cercare di prescindere, dalle scottature che taluni possono avere da precedenti esperienze, che attuate in un certo modo magari hanno prodotto proprio quello che non si voleva, e cioè la massiccia prevalenza delle decisioni dei gruppi dirigenti, rispetto invece ad una auspicata, ma soltanto auspicata, necessità di allargare l'intervento sulla formazione delle liste. Ci sono anche altri problemi che derivano dal meccanismo introdotto dal quesito che parla dei contributi per incentivare le primarie. Noi siamo di fronte ad una legge elettorale che già, per nostra decisione, configurerà due tipi di consiglieri, quelli a rappresentatività regionale e quelli a rappresentatività provinciale. Si dice, ma non è detto in legge, che la lista regionale è quella di coalizione, la norma non lo dice questo, non dice che per forza deve essere fatta una coalizione, al limite un solo partito può formare una lista regionale e nessuno glielo può impedire. Ma se si fa la coalizione tra partiti che nel loro statuto non prevedono contestualmente l'effettuazione delle primarie, come facciamo? La lista è unica, e dunque alcuni consiglieri possono provenire da partiti che hanno svolto le primarie e altri no. Dobbiamo almeno affrontare queste tematiche che si risolveranno in un problema per l'ufficio di Presidenza nella prossima legislatura quando dovrà dare attuazione alla norma. Perché è questo che vogliamo, una norma che diventi operativa, non la mera riproposizione del quesito perché non servirebbe, anzi, potrebbe addirittura produrre effetti dannosi. Ci costringerebbe certamente prima delle elezioni a tornare sull'argomento, e questa potrebbe essere anche una via d'uscita alle perplessità perché senza dubbio, la tematica della definizione delle primarie necessita di approfondimenti per trovare un consenso abbastanza largo.

Io mi rendo conto che quello che abbiamo prodotto in prima Commissione pur pregevole, come qualcuno ha detto, potrebbe trovare anche qualche resistenza, perché non si è approfondito il problema. Questo è chiaro, però credo che la necessità che si addivenga ad una normativa sulle primarie sia insopprimibile. Potremmo anche dar corso a questa prima selezione di requisiti minimi, perché si possano chiamare primarie quelle che i partiti facoltativamente fanno, e poi invece inserire nella proposta di legge nazionale numero 9 una richiesta. La modifica del nostro Statuto che preveda l'obbligatorietà delle primarie. Se approvata in tempo, o quando lo sarà comunque, il Consiglio regionale dovrà comunque rivedere la propria posizione sulle primarie perché si passerà da un regime facoltativo ad un regime obbligatorio. Nel frattempo, però, stante questo Statuto, noi abbiamo il dovere di operare da legislatori che non si limitano ad accogliere il quesito referendario, punto e basta, proprio perché nel formulario sono venute fuori tutte le implicazioni di una normativa che, tutto sommato, è completamente nuova.

Io rinvio a quando esamineremo il problema sulla proposta di legge numero 9, le considerazioni in merito alla riduzione del numero dei consiglieri. Finisco con una considerazione sola: questo Consiglio ha bisogno di completare il quadro di innovazione delle regole, che è stato avviato con la nuova legge elettorale, poi con la proposta di legge costituzionale del febbraio scorso - ne abbiamo anche un'altra all'ordine del giorno, cioè quelle sulle spese elettorali, per la quale io mi sento di dire che è opportuno attendere le normative nazionali che peraltro sono in forte accelerazione - e ogni volta che affrontiamo una sola questione (primarie, preferenza, riduzione del numero) noi non dobbiamo dimenticare il quadro complessivo, perché altrimenti andremmo avanti in maniera disorganica, su una problematica invece che ha nella sua unicità una delle sue caratteristiche fondamentali e necessità. Io tengo conto del fatto che questa Assemblea ha già richiesto al Parlamento nazionale l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale, che è una riforma profonda, una riforma che sconvolge completamente il nostro attuale ordinamento e quindi, nel valutare l'importanza delle questioni oggi in discussione, io non posso non definirle di spessore inferiore.

Vorrei anche e concludo, cercare di attirare l'attenzione dei colleghi sulla diversità che esiste tra le opinioni e i pareri. Anche se legiferiamo in materia referendaria, la nostra rimane un'opinione sull'effettuazione o meno del referendum, ancorché espressa con legge, ma la verità è che poi c'è qualcun altro, che è il Comitato per il referendum, che dovrà esprimere un parere vincolante. Quindi è necessario che noi legiferiamo, ma non è sufficiente, ci vorrà anche - e qui sta tutto il problema della formulazione della legge - il parere positivo del comitato per il referendum, altrimenti noi facciamo un gran dibattito, una grande "fatica" se mi consentite il termine, e poi però produciamo qualche cosa che agli effetti del superamento dei quesiti posti dai cittadini, non ha alcun effetto pratico. Perché se il Comitato dice che la formulazione della legge non è sufficiente per superare il quesito, andiamo lo stesso al referendum e però con un giudizio assai negativo sulla nostra capacità legislativa, cosa che io mi auguro i colleghi vogliano evitare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Adalberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ADALBERTO (D.C.). Signor Presidente, colleghi, anch'io devo segnalare una svista. Risulto firmatario della proposta di legge "425", nonostante abbia inoltrato una lettera al Presidente per comunicare la mia volontà di ritirare la mia firma per coerenza con le cose in cui credo e che andrò a dire. Mi dispiace che non ci sia l'onorevole Cogodi, perché credo che tra gli invitati a toni pacati e non apocalittici, rientrasse anche il sottoscritto, perché di opinioni difformi dalle sue. In effetti noto che ci si rassegna al pensiero che questa legge è dovuta, anzi con una nomenclatura eroica non si hanno dubbi a definirla una conquista che non è possibile non approvare, forse anche con la segreta speranza, per qualcuno, di essere iscritti e accettati nel club esclusivo e riservato dei novisti ad ogni costo e per tutte le stagioni. Io non mi unirò al coro, cari colleghi; sono tempi in cui siamo così frastornati e stanchi che rinunciamo, per quella che definiamo pomposamente ragione politica, ad essere noi stessi, a dire esattamente il nostro pensiero, a dire ciò che sentiamo essere giusto e non quello che è conveniente. Si rinuncia a principi che rappresentano l'essenza stessa della democrazia. L'accettazione obtorto collo di questa proposta di legge si traduce in una pavida rinuncia a stare con la gente, rivela la paura a doversi confrontare con essa, è una rinuncia. Eppure io credo galleggi ancora forse nella nostra mente qualche frammento di ricordo di quando non eravamo "politici", ma cittadini elettori, quando sia pure con travaglio interiore sapevamo, senza eccessivi tentennamenti e condizionamenti, quale era la nostra vera opinione e ci comportavamo di conseguenza. E' un giorno non glorioso per quest'Aula, la stessa Aula che appena un anno fa ha approvato con un accanito convincimento, con soli quattro voti - per quello che io ricordo - contrari, delle leggi diametralmente opposte a quella che oggi si intende approvare. Quella che oggi questo Consiglio sta accettando o per meglio dire subendo, non è una lezione di democrazia; al contrario può essere un'umiliazione della democrazia. Dov'è la coerenza? Dove stanno i sacri principi così pomposamente appena ieri sbandierati? Con abilità e calcolo alcuni colleghi hanno raccolto circa ventimila firme e con esse hanno proposto tre quesiti referendari. Sommessamente io vi chiedo, onorevole Scano e onorevole Fantola, come mai avete abdicato all'esercizio di un preciso diritto-dovere che pure gli elettori con il loro consenso hanno legittimato, e cioè il potere di iniziativa legislativa? Come mai si è preferito raccogliere le ventimila firme di elettori, che pure hanno un costo del quale certamente portate la responsabilità? Forse per esercitare una pressione intollerabile sulla istruzione consiliare regionale e sui suoi rappresentanti? O forse esiste una strategia più raffinata, oserei dire quasi un ricatto sottile ad un Consiglio impaurito, bloccato nel dialogare con la gente che lo ha espresso? Sono forse gli amici che hanno promosso il referendum i depositari del giusto, del vero, e questo Consiglio il docile strumento di un disegno teso ad appagare una loro ricerca di immagine puramente esteriore? Io non condivido, né posso condividere tutto questo e una siffatta strategia. A me pare che il modello operativo di questi amici non è il viaggio di Ulisse che cerca Itaca e ad essa si avvicina ad ogni avventura, il modello è la tela di Penelope; sono pervasi dalla accattivante idea di porre tutto in discussione, la smania di scompaginare, di ritessere di continuo la tela sul disegno precedentemente concordato e realizzato. Ma perché dimenticare o voler dimenticare che il corpo elettorale è di oltre un milione di elettori? Chi darà voce ai rimanenti 980.000 che pure hanno eguali diritti, forse di più perché non si sono pronunciati? Se noi immaginiamo che per ognuno che si è pronunciato cinquanta non l'hanno fatto, io mi chiedo se questa è democrazia, se noi abbiamo il diritto di interpretare, perché così è la moda, perché così sembra essere, perché così sembra che sarà, quasi che questi avessero rinunciato per sempre ad avere anche opinioni difformi e che il sì non possa essere no e il no non possa essere sì. Chi oggi, a scadenza ravvicinata dalla deliberazione del referendum, può arrogarsi il diritto di decidere anche per questi? Ma soprattutto una cosa io non accetto dai colleghi, che si stravolga la logica, che si stravolgano i quesiti referendari. Il quesito referendario dice: "Volete voi che il Consiglio regionale della Sardegna…". Tutti e tre i quesiti hanno questa formulazione, cioè la logica vuole e presuppone due passaggi. Il voi è l'elettorato. E' l'elettorato che dirà al Consiglio la direzione. Noi manchiamo ad una essenziale regola di democrazia, per diecimila calcoli. L'elettore ha il diritto di esprimersi, ed è arbitraria la gelida certezza dell'onorevole Scano anche nella interpretazione del referendum sulla preferenza unica, ma non ho inteso dire, così come credo moltissima gente - il 93 per cento e non mi risulta che i referendari siano già a queste cifre - non mi risulta che abbia inteso dire che oltre la preferenza unica ci fosse altro, o se pure si volesse dare voce ai deboli, a chi non ha la possibilità di esprimersi perché portatore di handicap. Mi addentro anche nel merito. Io, a differenza anche di molti altri colleghi - quindi non coinvolgo né il mio gruppo, né altri, anche se ritengo che molti colleghi abbiano le mie stesse opinioni - credo che sia un problema di coscienza e come tale debba essere trattato. Fin qui i principi. E i principi sono irrinunciabili. Entrando nel merito, io credo che quando parliamo di preferenza si vuole ignorare o si finge di ignorare che nelle elezioni politiche il 30 per cento dell'elettorato non ha espresso un voto di preferenza, si è limitato o si è dovuto limitare ad esprimere un voto di lista. Chi è debole, chi non ha una grande cultura, come sembra ai club elitari, non può esprimerla e non è in grado di esprimerla. Per questo io credo che questo quesito implichi due passaggi e necessariamente si debba arrivare a questo. Con l'altro quesito, che è quello che riguarda l'attribuzione dei contributi per il finanziamento ai Gruppi corrispondenti a partiti che prevedono nel loro statuto lo svolgimento delle primarie, cade la foglia di fico, perché - l'onorevole Cogodi ha centrato il problema - le primarie sono lo strumento e l'effetto il finanziamento ai Gruppi. Io non credo che i padri di famiglia che sono in cassa integrazione, che vengono licenziati, i figli che non hanno avvenire e che non intravedono possibilità faranno salti mortali quando capiranno cosa stanno votando. Questa è la verità. Io vorrei che ci fosse un confronto sereno ma leale e corretto perché credo che ci si possa esprimere anche per le primarie e che vanno certamente disciplinate.

Per quanto riguarda la riduzione del numero dei consiglieri, in un tempo in cui appare impopolare dire quello che si pensa, perché sembra che ci si stia preoccupando del cadreghino, della propria poltrona, io dico che si mina l'essenza democratica della rappresentanza, perché la riduzione da ottanta a sessanta consiglieri privilegia le zone forti, le città popolose che certamente riuscirebbero ad esprimersi. E' un atto arlecchinesco quello che si intende disegnare, perché per essere coerenti, qualora si arrivasse alla riduzione, si dovrebbero prevedere i collegi uninominali secchi, per dare rappresentanza e per dare voce a tutte le realtà della Regione sarda. Io per questo dico che noi non possiamo scippare alla gente il referendum, il diritto di esprimersi, per questo io sono perché venga rispettata una elementare regola democratica che è quella di dare, una volta evocato il corpo elettorale, la possibilità alla gente di esprimersi.

PRESIDENTE. Per programmare la prosecuzione dei nostri lavori, convoco la Conferenza dei Capigruppo e sospendo la seduta per un quarto d'ora.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 11, viene ripresa alle ore 12 e 22.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io chiedo scusa se non ho rinunciato al mio intervento e se intendo svolgere ancora alcune considerazioni. Mi interessa anche poco che esse siano seguite in questo momento dall'Assemblea, ma mi interessa che restino agli atti come manifestazione del mio pensiero e dell'esercizio del diritto che a ciascun consigliere compete di esprimersi liberamente e serenamente senza limiti…

(Interruzioni dell'onorevole Lorelli)

MELONI (P.S.d'Az.). L'onorevole Meloni solo per rispetto verso i colleghi cercherà di essere breve e di mantenere il suo intervento in limiti di tempo inferiori a quelli consentiti. Però alcune osservazioni, io credo, vadano fatte. Io non faccio parte della Commissione e quindi non ne ho potuto seguire i lavori, ritengo peraltro che su argomenti di questo tipo la fretta sia il peggior consigliere; non si può andare a elaborare, ad approvare leggi di questa portata con la fretta di concludere i lavori, con la necessità di arrivare comunque ad una conclusione entro oggi, per evitare che scattino i meccanismi per l'effettuazione dei referendum, perché continuando di questo passo io credo che noi aggiungeremo delle leggi mal fatte ad altre che ne abbiamo già approvato. Qua si parla di riforme, si dice da un lato che le proposte che oggi abbiamo all'esame non toccano il cuore della riforma perché il cuore della riforma è altro, ma pur tuttavia hanno una loro valenza ed esse stesse sono riforme di grande portata. Io ricordo che, dalla data in cui si è andati a raccogliere le firme dei referendum ad oggi, molte cose sono cambiate; ha perso pesino valore il referendum sulla preferenza unica e quindi anche quello di cui stiamo discutendo sull'esercizio del voto con l'indicazione del solo nome e non del numero, perché nel frattempo per le elezioni parlamentari è stato introdotto il sistema uninominale con l'abolizione del voto di preferenza, per cui la preferenza unica non esiste più, ma esiste un sistema di votazione totalmente diverso. Dunque, probabilmente, il tipo di riforma verso il quale chi ritiene si debba votare in questo senso avrebbe potuto muoversi, è quello di ripetere un tipo di elezione diversa da quella che noi abbiamo per il Consiglio regionale. Io direi che veramente sarebbe poca cosa andare a fare un referendum solo sul fatto che debba essere indicato solo il nome del candidato o che invece si dia la possibilità di indicare il candidato anche con il numero. Io credo che la proposta che è contenuta nel testo elaborato dalla Commissione soddisfi le due esigenze e trovi una sorta di compromesso, anche se devo dire personalmente che trovo abbastanza complesso e difficoltoso pensare che possano essere fatte delle schede con tutti i contrassegni e con l'indicazione, sotto i contrassegni, di tutti i candidati presentati. Io credo che sarebbero delle schede elettorali di difficile lettura, confuse, e che potrebbero indurre in errore gli elettori perché conterebbero tutti i nomi e i cognomi anche uguali, dei diversi candidati sotto i vari contrassegni, in unica scheda. Io penso che potrebbe crearsi una grande confusione. Ad ogni modo, siccome è un compromesso e ritengo che non sia questo il vero nodo della riforma, penso che su questo punto si possa anche essere d'accordo.

Gli altri due problemi posti ai quesiti referendari invece attengono uno alle primarie in relazione al finanziamento dei Gruppi consiliari e l'altro alla riduzione del numero dei consiglieri da ottanta a sessanta. Io devo dire che le soluzioni che sono state prospettate, in particolare per quanto riguarda le primarie, non mi convincono e ritengo che l'effettuazione del referendum su questo tema, sarebbe di grande utilità per aprire un dibattito in Sardegna su quello che è l'atteggiamento dei cittadini sardi nei confronti dei partiti, nei confronti degli statuti dei partiti, nei confronti quindi dell'atteggiarsi dei partiti di fronte alle elezioni. Io credo che poco importi ai cittadini sapere che il finanziamento ai Gruppi consiliari è vincolato al fatto che i partiti abbiano nei loro statuti delle norme che introducono l'effettuazione delle primarie. Credo che ai cittadini interessino molto di più altre cose. Per esempio c'è la speranza, forse, per tanti cittadini, che questo tipo di partiti scompaiano, non che introducano nei loro statuti l'effettuazione delle primarie; che questo tipo di partiti siano improntati a regole di democrazia e di trasparenza nel funzionamento dei loro organismi, nell'acquisizione dei beni, del danaro, nell'uso del danaro per lo svolgimento delle loro attività. E' chiaro che fare un referendum su questo tema porterebbe una grande discussione sul ruolo dei partiti, però a volerci limitare a quello che è il contenuto della legge e del quesito referendario, qualche perplessità io credo che debba sorgere. Non è che possiamo fare leggi tanto per farle, giusto per evitare questo dibattito o per evitare il referendum. Diversamente, come qualcuno dice, usando termini abbastanza forti, sarebbe tutto un imbroglio, sia la mancata effettuazione del referendum sia l'approvazione di una legge così fatta, perché si introduce una previsione che vincola preventivamente tutti i partiti nazionali a introdurre nei loro statuti una norma che sarebbe però vincolante solo per le elezioni regionali della Sardegna perché ben possono le altre regioni avere delle leggi elettorali ben diverse rispetto a quelle che la Sardegna va a darsi. Io credo che sarebbe un'interferenza assolutamente inammissibile che contrasta con i principi costituzionali in base ai quali ciascun partito, ciascun gruppo, ciascuna associazione si danno autonomamente i propri statuti. Io credo che tutto questo veramente noi non possiamo imporlo e che non si possa collegare l'introduzione delle primarie al finanziamento ai Gruppi che è una cosa ben diversa, come è stato detto, che ha una finalità esclusivamente tecnica, che è quella di mettere in condizioni i Gruppi consiliari, comunque siano formati, di avere la disponibilità dei fondi necessari per il loro funzionamento. E' una cosa ben diversa dal finanziamento ai partiti, ben diversa dalla necessità che i partiti debbano comunque svolgere le primarie per l'indicazione dei candidati. Queste sono le considerazioni. Come è possibile seguire questo terreno e approvare una legge come quella che stiamo per approvare? Io mi riservo di intervenire sull'articolo per dire che è impossibile che noi andiamo ad approvare una legge di questo genere.

Tra le altre cose, giustamente, qualcuno in Commissione si è posto il problema del modo col quale dovrebbero svolgersi le primarie, ma noi stiamo andando a dire che basta la previsione delle primarie nello Statuto, non stiamo richiedendo che preventivamente vengano svolte le primarie, cioè la norma è fatta in modo tale per cui i Gruppi eletti poi possano avere il finanziamento tecnico per il loro funzionamento, se sono emanazione di partiti che preventivamente abbiano soltanto previsto e non necessariamente attuato le primarie. Io credo che siamo veramente lontani da quella che è la concretezza che si richiede alle norme di legge dalla possibilità che esse trovino attuazione e sanzioni per la mancata attuazione. Tutto questo non c'è, ciò che stiamo facendo è, io credo, esclusivamente demagogia, è continuare a nascondere a noi stessi una situazione che richiede ben altri interventi, che richiede l'individuazione di una linea seria, coerente, logica, che porti le nostre riforme all'interno di un unico disegno complessivo.

Noi abbiamo fatto delle leggi, la penultima delle quali è quella sulla incompatibilità tra la carica di assessore e quel di consigliere regionale, credo che ne discuteremo a lungo. Certamente facendo quella legge noi abbiamo sottratto al cittadino la possibilità di eleggere i suoi governanti perché consentiamo che venga eletto l'organo legislativo, cioè il Consiglio, però lasciamo che siano ancora i partiti, i gruppi di potere, che siano ancora altre organizzazioni, a scegliere i governanti. Io credo che il governante debba essere il primo ad essere eletto dal popolo e ad assumere quindi la responsabilità verso chi lo elegge direttamente del proprio operato. Ma, se noi non ci chiariamo questi concetti, io credo che noi continueremo a fare una serie di leggi, di riforme contraddittorie, inutili, spesso, veramente di pochissimo spessore, che non risolvono e non portano la Sardegna sulla reale strada delle riforme.

Queste sono delle brevi considerazioni. Io credo che quindi il referendum relativamente a questo argomento debba essere necessariamente fatto, perché non si può dare con questa proposta una risposta legislativa al quesito che viene posto. La realtà è questa. Ci sono motivazioni politiche serie perché relativamente allo svolgimento delle primarie il referendum si faccia, perché finalmente aprirebbe un dibattito serio sulla democrazia all'interno dei partiti, sulle scelte che si devono fare, sul fatto che ad esempio il Parlamento, nell'introdurre la votazione per liste bloccate relativamente al 25 per cento dei candidati per le elezioni della Camera e del Senato, ha ancora una volta dato grossissimo potere - lì sì che appariva opportuno e indispensabile lo svolgimento delle primarie - ha dato grossissimo potere ai partiti nell'individuazione delle liste bloccate, dal primo all'ultimo dei candidati, ben sapendo che la collocazione in lista determina l'elezione. Ebbene tutto questo si concilia forse con quello che noi andiamo affermando oggi, e cioè che per la formazione delle liste bisogna svolgere le primarie? No, questa è la negazione delle primarie, la negazione dell'esercizio da parte del cittadino, da parte degli iscritti a un partito, della possibilità di scelta dei propri candidati. Tutto questo non si sta facendo e quindi anche le nostre proposte sono incanalate nel senso sbagliato. Io credo che quindi sia opportuno aprire questo dibattito, che non si può chiudere oggi in questo modo, in quest'Aula, con la norma che viene proposta.

Concludo, ma anche su questo mi riservo di intervenire in seguito, dicendo che avrei voluto capire la motivazione per cui si riducono i consiglieri da ottanta a sessanta. Perché sessanta? Non c'è una motivazione di alcun genere in questa proposta, non c'è riferimento alla rappresentatività, al numero di coloro che devono eleggere un consigliere, a parametri che permettano di stabilire che sessanta consiglieri possono rappresentare l'intero territorio. Manca qualsiasi indicazione, mentre prima c'era una logica, c'erano dei coefficienti indicati esattamente, tutto questo è fare pura demagogia, laddove si sa bene che se oggi al cittadino si chiedesse di ridurre da ottanta a sessanta i consiglieri regionali certamente la risposta in gran parte sarebbe assolutamente favorevole. Non è il numero ma, come qualcuno diceva, è la qualità, è il modo di produrre, di lavorare, è il modo di svolgere il mandato che diventa importante, non certamente il numero dei consiglieri. D'altro canto, anche qua in maniera molto contraddittoria, con l'introduzione delle incompatibilità tra consigliere e assessore, e da un lato si è mantenuto il numero di ottanta consiglieri, ma si sono introdotti nel meccanismo del governo complessivo della Regione, considerando l'organo legislativo e quello esecutivo, ben altre dodici persone. Anche questa è una contraddizione e diventa inspiegabile rispetto a questa proposta. Io credo che tutti questi nodi debbano essere sciolti in maniera molto più seria e molto più articolata con un lungo dibattito e non con una leggina approvata in questo modo allo scadere del termine ultimo per evitare lo svolgimento dei referendum. I referendum quando meritano di essere fatti vanno fatti, quando devono essere evitati vanno evitati, però con l'adozione di norme serie che risolvano i quesiti referendari; diversamente è un rinnegare la proposta referendaria, è un negare all'organo legislativo il proprio potere di fare leggi che non rispondano alle necessità contingenti, all'urgenza di evitare qualche cosa. Io credo che questo richiamo, che voglio quanto meno che rimanga agli atti, debba far riflettere sul tipo di leggi che il Consiglio sta per approvare e sulla necessità, invece, che veramente si individuino linee serie di riforma e all'interno di queste poi ci si confronti e si approvino e si votino comunque delle proposte di vera e reale riforma.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta si rimette alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Per chiedere, signor Presidente, prima del passaggio all'esame degli articoli una breve sospensione.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 43, viene ripresa alle ore 13 e 24.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

URRACI, Segretaria:

Art. 1

1. Il secondo comma dell'articolo 25 della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Sardegna), modificato dall'articolo 3 della legge regionale 11 marzo 1992, n. 1, è sostituito dal seguente:

"2. Sotto ogni singolo contrassegno sono riportati il cognome e il nome di ciascuno dei candidati dalla lista, secondo l'ordine in cui vi sono iscritti, e, in caso di omonimia, il luogo e la data di nascita; alla sinistra del cognome di ciascun candidato è posta una casella che l'elettore ha facoltà di sbarrare qualora intenda esprimere la preferenza per uno dei candidati della lista votata Sono vietati altri segni o indicazioni".

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento soppressivo totale Atzeni - Amadu - Serra - Serra Pintus - Dettori

Art. 1

L'articolo 1 è soppresso. (7)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Sono contrario all'emendamento numero 7.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta non lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento soppressivo totale numero 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Gli emendamenti soppressivi totali numero 8, 9 e 10 decadono non essendo stato approvato il primo. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

URRACI, Segretaria:

Art. 2

1. L'articolo 56 della legge regionale n. 7 del 1979, modificato dagli articoli 6 e 7 della legge regionale n. 1 del 1992, è sostituito dal seguente:

"Art. 56

1. Il voto di preferenza si esprime tracciando sulla scheda, con la matita copiativa, un segno sulla casella posta alla sinistra del cognome del candidato preferito.

2. E' inefficace la preferenza per un candidato compreso in una lista diversa da quella votata.

3. Se l'elettore non ha indicato alcun contrassegno di lista, ma ha espresso la preferenza per un candidato si intende che abbia votato la lista alla quale appartiene il preferito.

4. Se l'elettore ha segnato più di un contrassegno di lista, la scheda è nulla.

5. Se l'elettore ha espresso più di una preferenza, le preferenze sono nulle e rimane valido il voto di lista".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

URRACI, Segretaria:

Art. 3

1. L'articolo 57 della legge regionale n. 7 del 1979, modificato dall'articolo 8 della legge regionale n. 1 del 1992, è soppresso.

2. Sono in conseguenza soppressi i riferimenti all'articolo 57 contenuti negli articoli 54, 66, 71 bis e 72 della medesima legge regionale n. 7 del 1979.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

URRACI, Segretaria:

Art. 4

1. Il secondo comma dell'articolo 64 della legge regionale n. 7 del 1979, modificato dall'articolo 31 della legge regionale 27 agosto 1992, n. 16, è sostituto dal seguente:

"2. Allo scopo uno scrutatore, designato con sorteggio, estrae successivamente dall'urna ciascuna scheda e la consegna al Presidente. Questi enuncia ad alta voce il contrassegno della lista per la quale è dato il voto ed il cognome e, ove occorra, il nome, il luogo e la data di nascita del candidato al quale è attribuita l'eventuale preferenza. Indi passa la scheda ad un altro scrutatore, il quale, con il segretario, prende nota del numero dei voti di ciascuna lista e dei voti di preferenza".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

URRACI, Segretaria:

Art. 5

1. Al termine del terzo comma dell'articolo 64 della legge regionale n. 7 del 1979, modificato dall'articolo 31 della legge regionale 27 agosto 1992, n. 16, sono aggiunte le parole: "Quando una scheda contiene un voto di lista, ma l'elettore non ha espresso la preferenza per un candidato, il timbro della sezione viene subito impresso sul verso della scheda, nella colonna dei candidati della lista votata".

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento aggiuntivo Baroschi - Pubusa - Erittu - Pusceddu - Ortu - Tamponi

Art. 5

Dopo l'articolo 5 è aggiunto il seguente:

Art. 5 bis

1. Dopo il quarto comma dell'articolo 8 della legge regionale n. 7 del 1979 sono inseriti i seguenti commi:

"4 bis. Ai fini di cui al quarto comma costituiscono elementi di confondibilità, congiuntamente od isolatamente considerati, oltre alla rappresentazione grafica e cromatica generale, i simboli riprodotti, i singoli dati grafici, le espressioni letterali, nonché le parole o le effigi costituenti elementi di qualificazione degli orientamenti o finalità politiche connesse al partito o alla forza politica di riferimento.

4 ter. Non è ammessa, altresì, la presentazione di contrassegni effettuata con il solo scopo di precluderne surrettiziamente l'uso ad altri soggetti politici interessati a farvi ricorso". (1)

Emendamento aggiuntivo Baroschi - Pubusa - Erittu - Pusceddu - Ortu - Tamponi

Art. 5

Dopo l'articolo 5 è aggiunto il seguente:

Art. 5 ter

1. Dopo il secondo comma dell'articolo 39 della legge regionale n. 7 del 1979 è inserito il seguente comma:

"2 bis. Il presidente, previa constatazione dell'integrità del sigillo che chiude il plico contenente il bollo della sezione, apre il plico stesso e nel verbale fa attestazione del numero indicato nel bollo. Subito dopo il presidente imprime il bollo a tergo di ciascuna scheda".

2. Nel sesto comma del medesimo articolo le parole "ore 6" sono sostituite dalle parole: "ore 6,30". (2)

Emendamento aggiuntivo Baroschi - Pubusa - Erittu - Pusceddu - Ortu - Tamponi

Art. 5

Dopo l'articolo 5 è inserito il seguente:

Art. 5 quater

1. L'articolo 40 della legge regionale n. 6 del 1979 sostituito dal seguente:

"Art. 40

1. Alle ore 6.30 antimeridiane del giorno fissato per la votazione il presidente riprende le operazioni elettorali.

2. Il presidente prende nota sulla lista sezionale, a fianco dei relativi nominativi, degli elettori compresi nell'elenco di cui al quarto comma dell'articolo 44.

3. Successivamente il presidente dichiara aperta la votazione". (3)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta li accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 6.

URRACI, Segretaria:

Art. 6

1. Nell'articolo 44 della legge regionale n. 7 del 1979 la parola "marittimi", ovunque ricorra, è sostituita dalla parola "naviganti".

2. La lettera a) del secondo comma del medesimo articolo è sostituita dalla seguente:"a) certificato del comandante del porto o del direttore dell'aeroporto attestante che il marittimo e l'aviatore si trova nell'impossibilità di recarsi a votare nel Comune di residenza per motivi di imbarco; limitatamente a questi fini il direttore dell'aeroporto viene considerato autorità certificante".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 7.

URRACI, Segretaria:

Art. 7

1. La Tabella A allegata alla legge regionale n. 7 del 1979, modificata dall'articolo 11 della legge regionale n. 1 del 1992, è sostituita dalla Tabella A allegata alla presente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 8.

URRACI, Segretaria:

Art. 8

1. Alla lettera d) del comma 1 bis dell'articolo 1 della legge regionale 7 aprile 1966, n. 2 (Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna), modificato dall'articolo 1 della legge regionale 13 agosto 1985, n. 19, dopo il numero 2) e prima delle parole "L'Ufficio di Presidenza del Consiglio determina", inserita la seguente frase: "La corresponsione del contributo è condizionata alla previsione, negli statuti nazionali o regionali dei partiti o formazioni politiche che costituiscono i gruppi consiliari, di elezioni primarie attraverso le quali designare i candidati alle elezioni regionali. Al gruppo misto spetta comunque, a prescindere d tale condizione, il contributo nella misura prevista dai numeri 1) e 2)".

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento sostitutivo totale Baroschi - Tamponi - Pusceddu - Erittu - Cogodi - Mannoni

Art. 8

L'articolo 8 è sostituito dal seguente:

1. Alla lettera d) del comma 1 bis dell'articolo 1 della legge regionale 7 aprile 1966, n. 2 (Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna), modificato dall'articolo 1 della legge regionale 13 agosto 1985, n. 19, dopo il numero 2) e prima delle parole "L'Ufficio di Presidenza del Consiglio determina", è inserita la seguente frase:

"Il contributo è assegnato solo i gruppi corrispondenti ai partiti o formazioni politiche che nel proprio Statuto nazionale o regionale prevedano la designazione dei candidati alle elezioni regionali della Sardegna attraverso elezioni primarie.

2. La norma di cui al comma 1 precedente decorre dalla legislatura successiva alla data di entrata in vigore della presente legge. (4)

Emendamento aggiuntivo Baroschi - Tamponi - Erittu

Art. 8

Dopo l'art. 8 è inserito il seguente:

"Art. 8 bis. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione". (5)

Emendamento aggiuntivo Pubusa - Erittu - Manca - Scano - Satta Gabriele - Pes

Art. 8

Dopo l'art. 8 è aggiunto il seguente:

Art. 8 bis

1. In attuazione del disposto del precedente articolo nella determinazione della misura del contributo a favore dei gruppi si tiene conto soltanto dei consiglieri eletti in liste la cui formazione è avvenuta sulla base del risultato di elezioni primarie.

2. Pertanto la quota fissa del contributo è ridotta in misura proporzionale al numero dei componenti del gruppo non in possesso del requisito di cui al comma 1 e parimenti di essi non si tiene conto nella determinazione della quota del contributo ragguagliata al numero dei componenti del gruppo.

3. Il requisito dell'elezione in liste la cui formazione è avvenuta sulla base del risultato di elezioni primarie si intende soddisfatto se ricorrono congiuntamente le seguenti circostanze:

a) l'avviso di convocazione delle elezioni primarie, contenente data, ora e luogo di svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio, l'elenco dei candidati e i requisiti richiesti per l'esercizio del diritto di voto, è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione almeno 15 giorni prima della data del loro svolgimento;

b) è stato previsto il diritto di vedere inserito il proprio nominativo fra quelli dei candidati alle elezioni primarie per coloro che, avendo i requisiti per l'elezione al Consiglio regionale, abbiano presentato agli organismi dirigenti del partito o ai promotori della lista la propria candidatura appoggiata da un numero di sostenitori non inferiore a cento;

c) è stato consentito agli elettori di indicare sulla scheda per le elezioni primarie nominativi non compresi nella lista dei candidati;

d) è stata prevista l'apertura dei seggi elettorali continuativamente dalle ore 8 alle ore 15 di una giornata festiva che preceda di almeno 15 giorni il primo giorno utile per la presentazione delle liste;

e) è stata prevista la presenza di almeno un seggio per ogni comune superiore ai 30.000 abitanti;

f) sono state previste idonee garanzie della libertà e segretezza del voto;

g) è stato previsto che le operazioni di scrutinio e di verbalizzazione dei relativi risultati si svolgano pubblicamente in ciascun seggio immediatamente dopo la chiusura delle operazioni di voto;

h) è stato previsto che le operazioni di determinazione dei risultati complessivi delle votazioni si svolgano pubblicamente nel giorno seguente alle operazioni di voto;

i) è stato previsto il deposito di copia dei verbali di tutte le operazioni di cui alle lettere g) e h) presso un notaio, entro 24 ore dalla loro conclusione e la loro estensibilità a semplice richiesta;

1) la lista dei candidati alle elezioni per il Consiglio regionale è stata formata, per almeno tre quarti dei posti, da coloro che hanno riportato i maggiori suffragi nelle elezioni primarie.

4. La pubblicazione di cui alla lettera a) del comma 3 avviene a titolo gratuito.

5. I Sindaci che ne siano richiesti sono tenuti a consentire lo svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio nella casa o altro locale comunale, senza spese a carico del Comune". (6)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Sono ovviamente favorevole agli emendamenti numero 4 e 5 perché sono firmatario. Anche l'emendamento numero 6 è accoglibile perché riflette un lavoro fatto in Commissione.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta accoglie gli emendamenti numero 4 e 5. Sull'emendamento numero 6 si rimette al Consiglio

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Mi rendo conto dell'ora e del giorno, però noi stiamo trattando di materia molto delicata, quindi io voglio far una dichiarazione di voto, molto rapidamente, per illustrare la ragione per la quale voto a favore dell'emendamento numero 4 in relazione al quale, però, chiedo che sia data un'interpretazione autentica e univoca dai proponenti sul fatto che il comma 2, cioè la non operatività immediata, non significa una dilazione, ma è una necessità ai fini della validità del recepimento del quesito referendario. Non è un rinvio. L'immediata operatività non è possibile perché se no si punirebbe chi, non sapendo, non poteva prevedere nei suoi statuti le norme richieste. Questo sull'emendamento numero 4.

Sull'emendamento numero 6, in relazione al quale il Presidente della Commissione dice che riflette un lavoro fatto in Commissione, io chiedo invece al Consiglio di riflettere perché le sue conseguenze, secondo me, sarebbero abbastanza gravi. Sotto forma di regolamentazione delle primarie qui si introducono dei principi sui quali bisogna discutere un po' più posatamente, perché di mio punto di vista - e mi dispiace perché io sono fra coloro che dicono che la Regione si deve dotare di una legge sulle primarie, ma che sia una legge di garanzia dei diritti politici e civili - fatta così, introdotta per emendamento, non è possibile regolamentarle con una norma che sconvolga un sistema politico, perché sicuramente, all'interno di questa legge, questa norma non potrebbe che essere illegittima. E faccio solo alcuni riferimenti rapidissimi: nel punto b) è detto che ha diritto a partecipare alle primarie chiunque abbia presentato agli organismi dirigenti del partito o ai promotori della lista la propria candidatura appoggiata da cento persone. Questo può farlo anche uno che non aderisce a quel partito; non è mica detto che deve aderire a quel partito o a quella consociazione. Si dirà che questo non può accadere. Però, secondo me, così è scritto…

(Interruzioni)

Io ho letto il punto a) di questa norma.

(Interruzioni)

Ho letto anche il punto a) del Regolamento del Consiglio e anche il punto a) della civiltà dei rapporti fra persone e c'è scritto in quel punto a) che, quando uno espone un argomento, di norma si ascolta. E questo è il punto A maiuscolo che ognuno avrebbe dovuto già imparare da qualche tempo.

Io dico che le norme, una volta che sono scritte sono lasciate all'interpretazione di chi le norme le deve applicare e che il requisito dell'adesione al partito all'associazione qui non è precisato. E quindi può derivarne questa evenienza. La seconda osservazione riguarda il punto l) in cui si dice che le liste dovrebbero essere composte "da candidati che abbiano vinto le primarie", cioè che l'organizzazione - sia essa un partito, o un gruppo promotore di una lista - si riserva un quarto delle candidature. Chi vince le primarie si sottopone al vaglio del voto popolare, ma se i candidati sono venti può ritrovarsi ad essere il sesto della lista, perché l'organizzazione sceglie i primi cinque. Così, per esempio, il Partito repubblicano che si suppone, eleggerà cinque consiglieri perché aumenterà i voti, può benissimo fare le primarie e lasciare che le vinca chiunque perché comunque i primi cinque candidati li decide la segreteria politica. Queste non sono delle vere primarie. Questo è un sistema misto e confuso che purtroppo non risponde, secondo me, alle finalità per le quali le primarie si dovrebbero fare.

Un'ultima osservazione rapidissima. Le primarie si dovrebbero fare con un seggio nei comuni superiori a 30 mila abitanti; in Sardegna questi sono cinque, quindi basterebbero sei seggi nelle città e con questo i cittadini avrebbero acceso alle primarie. E no! L'ultima osservazione riguarda le spese. I comuni sono tenuti a dare i locali ma non a sostenere spese, la Regione ospita l'annuncio nel BURAS. Ma a carico di chi sono poi l'organizzazione e il sistema delle garanzie? Perché ci devono essere giustamente gli scrutatori e deve essere data la garanzia della segretezza. Chi ha i soldi può organizzare le primarie. Ma chi dà ai cittadini che volessero partecipare alle elezioni sottoponendosi a questo sistema, i mezzi per poter adempiere a questo impegno democratico? Per questo insieme di cose dico che sarebbe opportuno riflettere in modo più approfondito sull'argomento. Io non sono contrario né al principio né all'obiettivo, però dico che se l'emendamento riflette un lavoro iniziato in Commissione certamente è un lavoro che ha necessità di essere ultimato e soppesato con equilibrio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni per dichiarazione di astensione. Ne ha facoltà.

MELONI (P.S.d'Az.). Presidente, per dire che io non condiviso, l'ho già detto prima, l'articolo 8, quindi non ci ritorno. Mi astengo per quanto riguarda l'emendamento numero 4, e relativamente all'emendamento numero 6 osservo che è assolutamente in contrasto con l'emendamento numero 4. Credo che l'eventuale approvazione dell'emendamento numero 4 farebbe decadere il successivo emendamento perché l'emendamento numero 4 prevede esclusivamente che gli statuti o dei gruppi o dei movimenti che concorrono alle elezioni, prevedano lo svolgimento delle primarie come norma percettiva e di carattere generale. L'emendamento successivo invece, il numero 6, introduce proprio l'obbligo che vengano fatte le primarie. Quindi i due testi sono completamente in antitesi l'uno con l'altro. Condivido tutte le osservazioni dell'onorevole Cogodi e aggiungo che se noi approviamo l'emendamento numero 6 introduciamo un elemento nuovo rispetto alle norme che ci siamo dati per l'elezione del Consiglio regionale laddove abbiamo previsto il collegio provinciale e il collegio unico regionale nel senso che, mentre con quel tipo di norma abbiamo incentivato la formazione delle coalizioni, con questo tipo di norma che andiamo ad introdurre, quella incentivazione viene meno perché non si capisce perché eventuali elezioni di una lista fatta sulla base di coalizioni non possano partecipare a pieno titolo, indipendentemente dal fatto che gli eletti di quella lista appartengano a partiti che hanno svolto o meno le primarie, al finanziamento del Gruppo che - ripeto - è esclusivamente un fatto tecnico. Al di là delle osservazioni già fatte io credo che un'ulteriore riflessione debba essere fatta per cercare quando si introducono delle norme di questo tipo, quanto meno di tener conto di altre già in vigore, che non consentono l'attuazione e il rispetto delle procedure che di punto in bianco, attraverso la forma dell'emendamento, vengono proposte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PUBUSA (P.D.S.). Io non sarei intervenuto ma essendo anche primo firmatario e siccome sono state fatte delle critiche, mi corre l'obbligo di dire due parole, cioè di dire sostanzialmente questo: che nel disciplinare questa materia, con i limiti imposti sia dai poteri che la Regione ha, sia dal quesito referendario, si è posto il problema in Commissione di delineare una normativa che soddisfi in qualche modo l'esigenza di equilibrare in modo esauriente la necessità che i partiti abbiano una loro autonomia statutaria nel disciplinare la materia, e tuttavia fare in modo che questa disciplina degli statuti si svolge nell'ambito di determinati principi.

Se i colleghi badano, i punti che sono indicati dalla lettera a) alla lettera i) sono né più né meno che principi generali che governano tutte le elezioni. Molti dei dubbi che i colleghi hanno sollevato sono dubbi che non devono essere sciolti in questa sede, ma devono essere sciolti dai partiti nella loro autonomia, nei rispettivi statuti.

Diceva l'onorevole Cogodi che si può candidare chiunque. Non è così, il problema attinente ai requisiti dell'elettorato attivo e dell'elettorato passivo è rimesso all'autonomia degli statuti. Ci può essere un partito o una formazione politica che decide che partecipino tutti i cittadini, ve ne può essere un'altra che preferisce che partecipino soltanto gli iscritti dell'ultimo anno o gli iscritti dell'ultima ora. Questa è materia che noi non affrontiamo, lasciamo all'autonomia dei partiti. Io credo che l'onorevole Cogodi potrà, nell'ambito del suo movimento stabilire quali sono questi requisiti. Ecco perché ho interrotto con una certa intemperanza, di cui peraltro mi scuso, perché le norme bisogna anche capirle. Quando abbiamo stabilito il tetto dei 30 mila abitanti, abbiamo pensato proprio a movimenti piccoli o meno capillari, come può essere quello di cui l'onorevole Cogodi è Capogruppo, perché mentre il P.D.S. o altri partiti di massa possono fare le elezioni in ciascuna sezione - e gli iscritti alla sezione, si è osservato in Commissione, sicuramente lo chiederanno - i movimenti più piccoli, quelli che hanno una minore struttura organizzativa possono soddisfare quest'esigenza anche organizzando i seggi in sei, sette grossi centri che sono quelli qui indicati.

Quindi, onorevole Cogodi, questa disposizione è stata introdotta pensando ai movimenti piccoli non ai grossi partiti, che sicuramente faranno le primarie anche in realtà molto più piccole, perché saranno gli iscritti a chiederlo. Quindi in linea generale queste disposizioni sono disposizioni di garanzia minima, che pongono una base minima, che poi ciascun partito o formazione riempirà con le previsioni statutarie proprie. Quindi è coerente anche con l'altro comma. La mia dichiarazione personale è questa: se questa Assemblea non ritiene che le regole fondamentali minime che governano qualsiasi elezione debbano presiedere alla disciplina statutaria, evidentemente ci troviamo di fronte ad una disciplina che non dà nessuna garanzia. Pertanto io ritengo che, in mancanza dell'approvazione di questo emendamento, al quesito referendario non si risponda seriamente e in questo caso il mio voto sarà orientato nel senso della integrale bocciatura del testo, onde rimettere all'elettorato il pronunciamento sulla materia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pusceddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (P.S.D.I.). Signor Presidente, per dichiarare il voto favorevole del Gruppo Socialdemocratico all'emendamento numero 4 e il voto contrario all'emendamento numero 6, per questi semplicissimi motivi: innanzitutto l'esplicitazione di una normativa in materia di primarie va affrontata nei tempi più opportuni e non sulla base di un emendamento dell'ultima ora. Il testo risente della fretta e sappiamo che la fretta non è mai una buona consigliera, anche perché ritengo che non sia utile a nessuno fare delle fughe in avanti, presentandosi come i primi promotori di una proposta organica di regolamentazione. In secondo luogo riteniamo che, oltre a tutti i limiti che sono stati già evidenziati negli interventi che mi hanno preceduto, le modalità sono state espresse con molta superficialità. Oltre tutto contrastano con un obiettivo che è dichiarato dalla più recente legislazione elettorale, che è quello della contrazione dei tempi della campagna elettorale. Noi, nella legge di modifica delle elezioni regionali, approvata nei mesi scorsi, abbiamo previsto la presentazione delle liste, dal decimo all'undicesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto dei comizi elettorali. Ora noi prevediamo quindici giorni di tempo per la presentazione delle liste. Poiché sappiamo che in materia elettorale la formazione delle liste, soprattutto nelle elezioni col sistema maggioritario, è una parte importante del momento elettorale, ciò significa che avremo una dilatazione dei tempi di campagna elettorale oltre a tutti gli inconvenienti che sono stati già presentati. Per questi motivi noi voteremo contro l'emendamento numero 6.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento sostitutivo totale numero 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 6. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato).

Metto in votazione la Tabella A. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della proposta di legge numero 425. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. (E' estratto il numero 13, corrispondente al nome del consigliere Cuccu.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Cuccu.

PORCU, Segretario, procede all'appello.

(Rispondono sì i consiglieri: Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Antonio - Fadda Fausto - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Merella - Mereu Orazio - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Pau - Pes - Pili - Pusceddu - Salis - Sardu - Satta Gabriele - Scano - Selis - Serra - Serra Pintus - Serri - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Sandro - Amadu - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi.

Rispondono no i consiglieri: Demontis - Fadda Paolo - Ladu Giorgio - Meloni - Ortu - Piras - Pubusa - Puligheddu - Sanna - Sechi - Usai Edoardo - Cadoni.

Si è astenuto: il Presidente Floris.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 65

astenuti 1

maggioranza 33

favorevoli 53

contrari 12

(Il Consiglio approva).

Discussione congiunta delle proposte di legge nazionale Baroschi - Tamponi - Mannoni - Ortu - Cogodi - Fantola - Pubusa - Scano - Soro: "Riduzione del numero dei consiglieri regionali della Sardegna. Modifica dell'articolo 16 della legge costituzionale 26 febbraio 1949, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna)" (9) e Baghino - Soro - Corda - Tidu - Atzeni - Deiana: "Modifica dell'articolo 16 dello Statuto speciale per la Sardegna, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1949, n. 3" (8)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno del Consiglio reca la discussione congiunta delle proposte di legge nazionale numero 9 e 8, relatore l'onorevole Baroschi.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

COLLU, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta si rimette alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti per consentire la distribuzione degli emendamenti che sono stati presentati.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 06, viene ripresa alle ore 14 e 21.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Vorrei comprendere esattamente il testo sul quale noi discutiamo.

PRESIDENTE. Il testo è la proposta di legge numero 9.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Sì, però è stato detto che è integrata con il progetto di legge numero 8.

PRESIDENTE. La discussione è congiunta.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. C'è un articolo unico da affrontare ma qual è? Qual è l'articolo unico sul quale noi discutiamo?

PRESIDENTE. L'articolo 1 della proposta di legge numero 9 sul quale sono stati presentati gli emendamenti.

Metto in votazione il passaggio all'esame dell'articolo. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Ha domandato di parlare l'onorevole Baghino. Ne ha facoltà.

BAGHINO (D.C.). Se approviamo questo è inutile votare l'altro. Pare che io abbia omesso il termine "proporzionale". Se si inserisce la parola "proporzionale" i due testi diventano di identico tenore. Si tratta di una dimenticanza. Il fatto che io abbia omesso nella mia proposta il termine "proporzionale" è stato interpretato dai colleghi che hanno presentato l'altro provvedimento come non volontà di rispettare il sistema proporzionale. Ora, parlando con il collega Baroschi io gli ho spiegato che la mia proposta tende a ridurre il numero dei consiglieri da ottanta a sessanta, mantenendo però il sistema proporzionale. Per il resto le due proposte sono uguali.

PRESIDENTE. Considerato che, alla luce dei chiarimenti dell'onorevole Baghino, le due proposte sono di identico tenore, continuiamo a lavorare sulla proposta di legge numero 9.

BAGHINO (D.C.). Quindi lei le considera uguali.

PRESIDENTE. Sì, le considero uguali.

Metto in votazione il passaggio alla discussione dell'articolo. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo unico.

URRACI, Segretaria:

Art. 1

1. Nell'articolo 16 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), modificato dall'articolo 1 della legge costituzionale 9 maggio 1986, n. 1, la parola "ottanta" è sostituita dalla parola "sessanta".

PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati gli emendamenti numero 1, 2, 3, 4, 5 e 6 aggiuntivo al 3. Se ne dia lettura.

URRACI, Segretaria:

Emendamento aggiuntivo Fantola - Scano

Art. 1

Dopo il primo comma aggiungere il seguente:

2. Nell'articolo 16 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), modificato dall'articolo 1 della legge costituzionale 9 maggio 1986, n. 1, le parole "con sistema proporzionale" sono sostituiti dalle parole "con sistema uninominale maggioritario". (1)

Emendamento aggiuntivo Sanna Adalberto - Baghino - Amadu - Pili - Carusillo - Serra - Serra Pintus

Art. 1

Dopo la parola "sessanta" è aggiunto "eletti con sistema uninominale". (2)

Emendamento aggiuntivo Serri - Casu - Mulas Maria Giovanna - Serra Pintus - Urraci

Art. 1

Dopo l'art. 1 è inserito il seguente:

Art. 1 bis

1. All'articolo 16 dello Statuto è aggiunto il seguente comma:

"Le liste elettorali devono essere composte alternando con candidate e candidati" (3)

Emendamento aggiuntivo Scano - Fantola

Art. 1

Dopo il primo comma aggiungere il seguente:

"Dopo il primo comma dell'articolo 16 dello Statuto è inserito il seguente comma:

- nelle liste per l'elezione di Consiglio regionale nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento". (4)

Emendamento aggiuntivo Scano - Fantola

Art. 1

Dopo il primo comma aggiungere il seguente:

"Dopo il primo comma dell'articolo 16 dello Statuto sono inseriti i seguenti commi:

2. Le candidature per il Consiglio regionale devono essere determinate attraverso elezioni primarie.

3. La legge regionale disciplina lo svolgimento delle elezioni primarie". (5)

Emendamento aggiuntivo all'emendamento numero 3 Cogodi - Morittu.

Art. 1

Sono aggiunte le parole:

"Nelle situazioni nelle quali sia rimessa alla scelta dell'elettore la individuazione nominativa del candidato da votare". (6)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Adalberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ADALBERTO (D.C.). Presidente, semplicemente per chiarire che la volontà degli estensori del secondo emendamento era quella di dire "eletti col sistema uninominale maggioritario". Quindi il primo e il secondo emendamento potrebbero essere abbinati.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, i due emendamenti possono essere considerati identici.

Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.

PUBUSA (P.D.S.). Per dire che è un emendamento che va respinto perché, mentre è comprensibile ed è giustificabile che si tolga dalla disposizione costituzionale il riferimento al sistema proporzionale, non è invece opportuno, né giustificabile che si irrigidisca in una norma costituzionale il tipo di sistema che si vuole introdurre.

Nell'assemblea costituente si discusse molto di questi problemi e prevalse l'opinione che in materia elettorale si dovesse lasciare alla discrezionalità del legislatore, nell'ambito dei principi fissati nella Costituzione, il determinare il tipo di sistema elettorale. Pertanto una volta che abbiamo tolto il riferimento al sistema proporzionale, è evidente che il legislatore regionale rimane libero di adottare un sistema elettorale che va dal sistema proporzionale al sistema uninominale. Irrigidire significa non comprendere che i sistemi elettorali non sono questioni di principio, non ci si sposa con una legge elettorale; la legge elettorale risponde anche a contingenze pratiche. Vi sono situazioni in cui può essere necessario semplificare il sistema, e quindi va bene una certa legge elettorale; vi sono momenti in cui il sistema può avere necessità di essere articolato e allora può andar bene un altro; non è un caso, ad esempio, che in Inghilterra molti richiedano l'introduzione di un sistema proporzionale perché lì il sistema è diventato troppo semplificato e troppo rigido. In Italia e in Sardegna abbiamo l'esigenza contraria, ma badate, irrigidire questo in una norma costituzionale è veramente un'assurdità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, indubbiamente la materia elettorale, anche di livello statutario, sta subendo in questi ultimi tempi notevoli accelerazioni nel senso della sua innovazione ed è indubbiamente una situazione eccezionale quella della nostra Regione che conserva ad oggi nel proprio Statuto il vincolo del sistema proporzionale. Questa è una realtà. Nessun'altra Regione ce l'ha, non ce l'ha lo Stato per l'elezione del Parlamento. Ricordo, per inciso, che la volontà di riaffermare questo vincolo è stata espressa da questo Consiglio su un apposito emendamento, sette mesi fa, quindi non è una volontà che si riferisce al 1948, ma recente. Pur tuttavia questo Consiglio dovrà pur tener conto dell'evoluzione in atto. Detto questo, ciò che propongono i colleghi attraverso gli emendamenti non è una evoluzione in positivo, nel senso che andiamo come primo passo a togliere il vincolo proporzionale, ma propongono di passare sic et simpliciter al sistema opposto, cioè al maggioritario uninominale. Faccio mie le considerazioni che ha svolto poc'anzi il collega Pubusa per dire che dovremmo raggiungere come stadio quello di non avere vincoli né verso il proporzionale, né verso il maggioritario e sarebbe già, secondo me, un passo in avanti di gran lunga superiore. Però faccio notare che nessuno ha presentato un emendamento semplicemente per togliere il vincolo proporzionale, tutti hanno proposto di passare all'altro.

Faccio anche sommessamente osservare che mentre si possono in qualche modo attenuarne gli effetti negativi del sistema proporzionale attraverso le correzioni al sistema proporzionale, perché la proporzionalità in qualche modo può essere corretta, pur rimanendo sempre nell'ambito della proporzionalità, il sistema maggioritario questo non lo consente. Il sistema maggioritario per sua natura è un vincolo estremamente più forte del vincolo del sistema proporzionale. Io mi rifaccio alle considerazioni svolte poc'anzi da alcuni colleghi quando abbiamo parlato della normativa sulle primarie. Si diceva: "Deve essere più riflettuta" e quant'altro. Se la coerenza ha un suo valore, come io credo, una questione di questo genere, che è di livello notevolmente superiore alle modalità di definizione e di svolgimento delle primarie, dovrebbe avere la stessa identica procedura, dibattito, confronto. E credo che sia anche ora che il Consiglio regionale cominci a riflettere in materia tenendo conto del fatto che ha avviato una serie di riforme, una delle quali è la più maggioritaria possibile, se così si può dire, cioè l'elezione diretta di un organo della Regione come il Presidente della Giunta regionale. Io non vorrei che anche qui assumessimo l'atteggiamento che abbiamo assunto l'anno scorso con la legge elettorale regionale: "prevedano pure qualsiasi cosa, tanto Roma provvede" oppure: "tanto il Parlamento non fa in tempo a provvedere". E' ben vero che il Parlamento ha semplificato le procedure per le riforme istituzionali, istituendo una Commissione bicamerale alla quale è riservata l'unificazione delle istruttorie, ma questo non vuole assolutamente dire che è stato modificato l'articolo 138 della Costituzione in forza del quale è ancora necessaria la doppia lettura nelle due Camere e l'approvazione con la maggioranza dei due terzi dei componenti qualora si voglia evitare la procedura referendaria. Questo rimane in piedi. Però, detto questo, si rafforza quindi la tesi che forse non c'è più il tempo. Ed è una illusione pensare che la bicamerale, per quanto abbia ristretto i tempi di istruttoria, farebbe…

(Interruzioni)

Io dico: assumiamoci la responsabilità e sosteniamo presso il Parlamento le definizioni che vogliamo dare delle nostre forme di governo e del modo di intervenire nei sistemi elettorali. Non rinviamo ad altri queste decisioni. Quindi io mi dichiaro totalmente contrario alle formulazioni di quegli emendamenti che propongono il passaggio - chiedo scusa ai proponenti - brutale da un vincolo proporzionale a un vincolo molto peggiore, che è quello maggioritario.

Due parole anche sulle questioni in ordine alla formazione e allo spazio da riservare alle donne nelle liste. Io credo che dobbiamo essere coerenti. Abbiamo appena approvato una proposta di legge regionale, che quindi entra in vigore subito, che fissa nelle primarie il metodo per la formazione delle liste; allora andiamo a vedere come si può raccordare questa affermazione di legge con la possibilità di dare spazio a entrambi i sessi nelle liste. Io personalmente sono favorevole a che non ci sia disparità, però bisogna in qualche modo trovare il marchingegno per raccordare questo con l'effettuazione delle primarie, perché se in un collegio, per un partito, si presentano candidati alle primarie solo uomini e solo donne, vorrei sapere se lì si può presentare la lista o meno. Si creano problemi sui quali è meglio riflettere, non trascurando il fatto che è dubbio che questa sia una norma di livello statutario. Forse è stata proposta per lo Statuto semplicemente per paura, pensando che sia meglio averla nello Statuto perché gli uomini sono cattivi, trattano male le donne e non le candidano. Ma, se si ha fiducia nel processo che, con tutti i travagli che ci possono essere, portasse alla parità dei sessi, io credo che si possa anche aspettare al momento nel quale dovremo decidere con norma regionale. Sono abbastanza favorevole al fatto che invece il principio dell'introduzione del sistema delle primarie, obbligatorio perché inserito in una norma statutaria, venga approvato. Noi abbiamo poc'anzi approvato una norma che le rende soltanto facoltative: chi vuole il contributo ai Gruppi prevede nel proprio Statuto le primarie. Però io ritengo che la norma sulle primarie - tutta da definire, naturalmente - possa avere dignità di norme statutarie. Quindi sull'emendamento numero 4 mi dichiarato favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). E' vero che le strettoie o comunque, - strettoie o no - le previsioni regolamentari dicono che si interviene sugli articoli e sugli emendamenti. Noi qui però stiamo discutendo di una legge che si compone di un solo articolo, quindi tutti gli emendamenti di fatto si legano a quest'unico articolo, per cui questo testo, che attraverso gli emendamenti diventa complesso, dovrebbe essere discusso nei tempi ristretti che il Regolamento prevede. Io non voglio dilatare i tempi, credo che sia sufficiente il tempo per intervenire rapidamente sugli emendamenti che uno ritenga più rilevanti rispetto ad altri; dire una parola su tutti non è possibile perché qui si riformula addirittura un'ipotesi di legge elettorale attraverso gli emendamenti, però il tempo se si vuole intervenire - e i consiglieri hanno diritto di intervenire - ci vuole. La sospensione precedente ha consentito ad alcuni che dovevano esaminare gli emendamenti - ed era questa la ragione della sospensione - di fare quello per cui la sospensione era stata richiesta ed accordata, ad altri colleghi ha consentito anche di consumare un toast. Io chiederei, se si vuole andare avanti al pomeriggio, una sospensione di quindici minuti perché anche gli altri consiglieri…

(Interruzioni)

Io la chiedo per quelli che non lo hanno mangiato perché mentre gli altri mangiavano gli altri lavoravano. Chiedo la sospensione di quindici minuti per quei consiglieri che il toast non l'hanno potuto consumare. Se no si vada a stasera.

PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni possiamo brevemente sospendere la seduta del Consiglio.

(Interruzioni)

Qui stiamo trattando una materia delicata e importante.

PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Stiamo qui, tutto il giorno e tutta la notte perché è vergognoso…

PRESIDENTE. Onorevole Puligheddu, lo dirà durante il suo intervento. Ci sono obiezioni a sospendere la seduta del Consiglio per dieci minuti?

(Interruzioni)

Perché si fa tutta questa cagnara? Perché uno ha chiesto di andare a prendere un toast? Non capisco!

(Interruzioni)

Non siamo ancora in sede di votazione, ci sono otto iscritti a parlare. O chi vuole andare a mangiare il toast lascia che i colleghi parlino o si sospende la seduta per dieci minuti e non succede assolutamente niente.

LORELLI (P.D.S.). Non si sospende per il toast.

PRESIDENTE. Onorevole Lorelli, non le ho dato la parola.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente io penso che dobbiamo…

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Per cortesia, lasciate che l'onorevole Dadea esprima la sua opinione.

(Interruzioni)

Siccome molti colleghi hanno chiesto di non andare a questa sera, di continuare i lavori senza interrompere…

(Interruzioni)

Mi costringete a sospendere la seduta. Prego onorevole Dadea.

DADEA (P.D.S.). Signor Presidente, io credo che l'Assemblea debba avere una maggiore considerazione nei confronti di chi non ha la possibilità di usufruire di tante facilitazioni e altri invece hanno già fissato delle riunioni per questo pomeriggio, riunioni di partito, ma anche convegni, e quindi penso si debba tener conto anche di queste esigenze di chi ha la necessità di andare a mangiare un toast, ma questo può farlo senza che si arrivi ad una sospensione dei lavori, così come si può, Presidente, contemperare l'esigenza di chi ha la necessità di riflettere sugli emendamenti, ha la necessità di intervenire e lo faccia, però penso che sia un errore in questo momento sospendere i lavori con una motivazione quale quella che è stata portata. Naturalmente se l'Assemblea dovesse decidere in altro modo noi ci uniformeremo, però vorremo da parte di tutti i componenti dell'Assemblea un maggiore rispetto soprattutto nei confronti di quei colleghi che sopportano anche qualche sacrificio in più.

PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi ha ritirato la proposta sull'articolo e sugli emendamenti.

Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.

DADEA (P.D.S.). Presidente, vorrei intervenire molto brevemente sull'emendamento numero 1. Il nostro Gruppo si è fatto più volte promotore di iniziative di carattere consiliare tendenti a modificare l'articolo 16 dello Statuto in quelle parti che prevedono l'obbligo del sistema proporzionale. Siamo tra quanti hanno votato emendamenti, anche nel recente passato, in Aula, tendenti a modificare questo articolo 16 soprattutto per quanto riguarda questa parte. Siamo anche promotori di un'iniziativa consiliare di revisione dello Statuto che modifica profondamente l'articolo 16.

Naturalmente siamo anche consapevoli che la modifica del vincolo statutario, per quanto riguarda il sistema proporzionale, è un fatto importante, ed è un fatto che determinerebbe sicuramente un notevole passo avanti nel tentativo di accostarci alle leggi elettorali che sono state nel frattempo approvate per quanto riguarda il Senato e la Camera e per quanto riguarda anche i Comuni. Siamo anche d'accordo con quanti hanno voluto osservare che sarebbe molto più opportuno però non indicare nel nostro Statuto quale debba essere il sistema elettorale con cui i cittadini sardi devono andare alle urne per l'elezione del Consiglio regionale perché si introdurrebbe un elemento di forte rigidità se si dovesse introdurre anche la specificazione al riguardo del sistema elettorale. Naturalmente noi abbiamo più volte manifestato un'opzione precisa riguardo a questo, nel senso che abbiamo detto che siamo favorevoli ad un sistema uninominale maggioritario sebbene temperato da una quota di proporzionale, così come appunto è successo sia per l'elezione del Parlamento, sia per quanto riguarda i Comuni. Però, detto questo, riteniamo che non sia utile introdurre questo elemento di rigidità, specificando il sistema elettorale. Per queste considerazioni noi chiediamo che l'emendamento numero 1 venga votato per parti, e cioè che si voti la parte sino alle parole "con il sistema proporzionale" e successivamente la parte rimanente. In questo caso noi saremmo favorevoli ad approvare l'emendamento sino alle parole "con sistema proporzionale" e saremmo invece contrari alla parte rimanente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Io, signor Presidente, onorevoli consiglieri, mi esimo dall'entrare nel merito - non c'è neppure il tempo, per Regolamento, di poterlo fare - della questione divenuta quella fondamentale del sistema elettorale. Questo Consiglio regionale la questione l'ha discussa, l'ha dibattuta, l'ha decisa con una legge che ha consentito addirittura nuovi accordi politici e nuove maggioranze, assumendo quella legge, punto di equilibrio di diverse esigenze, come un obiettivo di carattere positivo che si era conquistato. Né ritengo che questioni di questa natura così rilevanti possano essere surrettiziamente introdotte in modo così frettoloso, senza neppure la possibilità di discuterle. Molti consiglieri qualche volta, quando qualcuno chiede, dopo molte ore di partecipazione ai lavori del Consiglio, un'interruzione per esaminare gli emendamenti, fanno chiasso, però appena è finito il chiasso e riprende il Consiglio se ne vanno. Io credo che siano a prendersi il toast o a prendersi la bistecca o a bersi il whisky, però non è serio Presidente. Io ho ritirato poc'anzi la proposta di sospendere per dieci minuti, però il risultato è che una parte dei consiglieri fanno le leggi - e stiamo parlando di cose fondamentali - l'altra parte ritiene che quel che succede succede. O forse concordano altrove le cose, o ritengono di averle già concordate o che le concorderanno. Non è serio, non è civile quello che è accaduto poc'anzi.

Adesso io, quindi, non parlo di bontà del sistema elettorale, maggioritario e proporzionale, ritengo che non sia pertinente in questo momento riaprire questo discorso, perché noi abbiamo aperto questa specifica sessione sulle questioni di carattere elettorale istituzionale, dicendo apertamente - tutti i Gruppi hanno concordato su questo - che nella sostanza il Consiglio regionale avrebbe dovuto compiere, come sta compiendo, seppure a fatica, un'opera di chiarimento presso gli elettori, presso i cittadini sardi, sulla propria volontà, sui propri intendimenti, riferiti ai quesiti referendari che sono in campo. Io so di non essere uno scienziato, né nel diritto, né dell'economia, né della politica, però so bene cosa sono i regolamenti, li so leggere e un pochino li so anche capire. Quando prima ho chiesto nel mio intervento, e poi ancora successivamente, che il Consiglio esprimesse il voto per appello nominale, intendevo solo dire che invitavo i colleghi di questo Consiglio a non chiedere il voto segreto, perché in questa materia è giusto che si appalesi, che si rappresenti la volontà di ognuno, tant'è che non si è fatto appello neppure agli otto che per Regolamento devono chiedere il voto per appello nominale, in certe situazioni, perché normalmente trattandosi di una legge si vota per appello nominale, se non si chiede il voto segreto. Qualcuno ha fatto anche un po' il "togo", come dicono i cagliaritani dicendo: "Ma come, ha chiesto una cosa che non voleva dire nulla". No, voleva dire qualcosa, era un invito ai colleghi a non chiedere il voto segreto, anche se è un loro diritto chiederlo, perché in questa materia è giusto che ci rappresentiamo come parti politiche, come Gruppi, come consiglieri.

La legge che noi stiamo discutendo deve rispondere al quesito referendario circa il numero dei componenti dell'Assemblea, e cioè se l'Assemblea legislativa regionale debba essere composta di ottanta o di sessanta consiglieri regionali. Io ho detto in altre circostanze che vi sono ragioni validissime che militano in favore dell'una o dell'altra tesi, che non considero una conquista dell'autonomia, un miglioramento della qualità della vita il fatto che l'Assemblea si componga di sessanta anziché di ottanta consiglieri, che questo fa parte di un modo di far riforme tanto per dire che si fanno riforme. Ma chi l'ha detto? Sessanta consiglieri che non lavorano, sessanta che non sono capaci, non miglioreranno, né è detto che essendo di meno si lavori di più. Non è un problema di numero, tra ottanta e sessanta non c'è poi quella grande differenza. Per un'Assemblea legislativa che ha mille incombenze e tante responsabilità, per un Consiglio regionale che ambisce essere il Parlamento del popolo sardo, per un Parlamento, ottanta componenti non è un'esagerazione.

(Interruzioni)

Si può non portarlo a cento. Non diciamo altre cose che non c'entrano nulla. Portali tu a cento. Sto dicendo che in sé e per sé non è un'esagerazione, così come si può benissimo lavorare e fare leggi in sessanta, perché no? Io dico che una soluzione può valere l'altra, però siccome sono intervenute delle modificazioni può essere opportuno tenerne conto. Per esempio, la norma della incompatibilità delle funzioni tra Giunta e Consiglio, se non si riducesse il numero dei consiglieri, di fatto lo sta aumentando. Quindi sono intervenute delle ragioni di opportunità, non ultima una opportunità politica che è presente a tutti. E perché non dirlo, che un referendum sul numero dei consiglieri regionali non porterebbe di sicuro nelle case, nelle piazze, nei luoghi di riunione e di discussione a un confronto sereno sulla funzionalità del Consiglio, ma a una discussione alterata e io dico anche forse intossicata o drogata da altre considerazioni di sapore qualunquistico sullo spreco, sul costo. Però, siccome anche questi problemi esistono e secondo me, anche una assemblea legislativa con sessanta componenti può funzionare, io credo di comprendere, non ho una certezza - non è questa una questione risolutiva per la vita delle istituzioni - allo stato delle cose, propendo per la soluzione della riduzione a sessanta, per rispondere dal mio punto di vista, con questi ed altri argomenti che non ho tempo di esprimere, alla domanda che al Consiglio regionale attraverso il referendum si rivolge, però un emendamento che propone la riduzione del numero dei consiglieri da ottanta a sessanta eletti con votazione uninominale maggioritaria è una alterazione del referendum. E' un inganno, il referendum è stato promosso per chiedere agli elettori se vogliono che il Consiglio sia composto da ottanta o sessanta consiglieri, rebus sic stantibus; non si chiede agli elettori se vogliono sessanta consiglieri eletti col maggioritario. Il maggioritario si voti a parte, ma il Consiglio ha già votato su questo. Si può anche rivotare, però si apra un'altra questione, non si usi il cavallo di Troia della riduzione del numero dei consiglieri, perché poi l'esito nefasto sarebbe che, se il Consiglio non fosse favorevole all'uninominale maggioritario il numero dei consiglieri rimarrebbe invariato. E perché non possono esserci sessanta consiglieri eletti col proporzionale? Questa è una contraddizione enorme, è l'esatto contrario di quello che si chiede col referendum ai cittadini. Questi sono giochi, mi sia consentito di dirlo sono espedienti. Il quesito referendario è quello sul numero dei consiglieri; io spero e sono convinto che la maggioranza del Consiglio regionale voglia esprimersi preventivamente anche su questa domanda, e può essere benissimo espressa l'opinione, sancita in un voto, che il Consiglio regionale debba essere costituito da sessanta consiglieri regionali.

Una parola sola, invece, su un emendamento sempre all'articolo 1, di cui sono firmatario e che si riferisce alla composizione delle liste. E' l'emendamento numero 6 aggiuntivo al numero 3. Con l'emendamento numero 6 noi proponiamo che se si intende mantenere l'emendamento numero 3 si aggiunga che la composizione della lista alternando uomini e donne si attui nelle situazioni nelle quali l'individuazione dell'eleggendo sia riservata al voto degli elettori, cioè per intenderci che questa norma valga per le elezioni regionali, qualora rimanga l'attuale sistema, cioè nelle quali l'individuazione nominativa del candidato da votare sia rimessa alla scelta dell'elettore, perché la pari opportunità dei due sessi deve essere garantita in partenza e quindi deve essere compiuto uno sforzo perché vi sia una partecipazione e anche una rappresentazione dei due sessi nel momento nel quale si va al corpo elettorale. Però, questo non può diventare principio assoluto, dal mio punto di vista nel caso delle liste bloccate l'ordine lo decidono le segreterie, e allora non c'entra nulla la garanzia di legge.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Ho finito signor Presidente. Ci sono molti emendamenti. Devo fare solo una conclusione rapidissima su questo punto, perché io sono fra coloro che sono convinti della necessità che sia incentivata e garantita la parità dei sessi nella composizione delle liste, però poi sono i cittadini comunque che devono potersi esprimere ed eleggere, perché no, anche più del 50 per cento di donne, perché il 50 per cento rigido è assoluto, nell'ipotesi di liste bloccate, in quelle che io ho chiamato e continuo a chiamare liste degli asini. Io non vorrei vedere nessuno dei sessi nelle liste bloccate, cioè nelle liste degli asini. Nella legislazione nazionale le hanno introdotte, nella legislazione regionale non ci sono, ma nell'ipotesi sciagurata che si introducesse un giorno la lista bloccata nella legislazione regionale, io non vorrei vedere nella lista degli asini possibilmente né uomini, né donne.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (P.D.S.). Io sarò rapidissimo, Presidente, sugli emendamenti numero 1 e numero 2 che sono stati unificati, voglio dire che comprendo l'obiezione e anche la protesta espressa in modo molto vivace dal collega Puligheddu che si chiede perché in una legge per la riduzione del numero dei consiglieri regionali, inseriamo con un emendamento una questione così complessa come quella del superamento del sistema proporzionale e della scelta del sistema maggioritario. Io capisco questo, però ricordo che noi abbiamo discusso per mesi di questa questione; è all'ordine del giorno del Paese da qualche anno, non è una questione che stiamo affrontando qui oggi qui incidentalmente. Questo Consiglio ha fatto un dibattito appassionato, qualche mese fa, pronunciandosi poi negativamente sia sul maggioritario che sull'uninominale. Sono passati sei mesi e non può essere negato, io credo, a chi si è battuto, non per pezzi di riforma, ma per un disegno complessivo in cui si prevedeva la riduzione del numero dei consiglieri e l'incompatibilità tra le funzioni, ma l'anima era questa, non si può impedire che, cogliendo l'occasione della discussione di una legge che, ove approvata, conduce al superamento dei quesiti referendari, di riproporre all'attenzione del Consiglio la questione cruciale in cui maggiormente si materializza, come dire, lo spirito referendario.

MELONI (P.S.d'Az.). Non si può fare.

SCANO (P.D.S.). Questa è la sua opinione, onorevole Meloni, la mia è diversa. Il senso è l'abolizione del vincolo proporzionale, la scelta del criterio maggioritario e l'introduzione del collegio uninominale Personalmente ritengo, anche se non sono un giurista, che l'emendamento numero 1, così come è stato proposto, non configuri un sistema rigido. Così come nell'attuale Statuto sta scritto "con sistema proporzionale", e questo ci ha consentito di adottare dei correttivi in senso maggioritario, così se la dizione fosse "sistema maggioritario uninominale", io non credo che sarebbe preclusa la strada per correttivi proporzionali. Su questo però potremmo discutere o potrebbero i giuristi discutere per mesi. Io penso però che un eventuale voto per parti, che è stato proposto dal Capogruppo del P.D.S., Dadea, ove ritenuto corretto dalla Presidenza, potrebbe consentire di sottoporre distintamente al Consiglio le due opzioni fondamentali contenute nell'emendamento: maggioritario e collegio uninominale.

Rapidamente sull'emendamento numero 4, sulla questione di riequilibrio della rappresentanza dei sessi. A me sembra che questa sarebbe una scelta di democrazia e di civiltà. Il numero 3 e il numero 4 sono emendamenti, mi pare, concettualmente identici. L'emendamento numero 3 dice qualcosa di più, e io credo che possano essere unificati, dicendo che nelle liste per l'elezione del Consiglio regionale nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 50 per cento, alternando candidate e candidati. Il senso dell'emendamento numero 5, quello riguardante le primarie, può essere detto in cinque secondi. Noi abbiamo con la legge regionale approvata poco fa, stabilito la facoltà dei partiti di ricorrere alle primarie; noi pensiamo, e i firmatari di questo emendamento pensano, che si tratti di fare qualcosa di più anche per rispondere al quesito referendario, ma non solo per questo, e cioè iscrivere nello Statuto l'obbligo per i partiti di ricorrere alle primarie, cioè l'adozione sistematica del metodo delle primarie attribuendo naturalmente, come diceva poc'anzi il collega Baroschi, e io sono d'accordo con le sue valutazioni su questo emendamento, attribuendo al Consiglio regionale la disciplina della materia. Quindi si introduce un principio e poi il Consiglio regionale disciplina la materia.

Io non so, Presidente, se per evitare di riprendere la parola, posso per dieci secondi fare una considerazione sull'ordine del giorno che è stato presentato, che riguarda sempre il progetto di legge numero 9. Vorrei solo dire questo: il senso dell'ordine del giorno è molto semplice, molto lineare. Noi stiamo approvando delle proposte, hanno necessità queste proposte per diventare legge, dell'approvazione da parte del Parlamento della Repubblica. Io credo che il Consiglio regionale dovrebbe rivolgersi alla Presidenza della Camera, alla Presidenza del Senato, alla Presidenza della Commissione bicamerale per dire una cosa molto semplice: "Abbiamo approvato delle proposte, consentiteci o adoperatevi quanto meno per consentire ai sardi di votare con le nuove regole fin dalle elezioni regionali del 1994". Perché se noi non facciamo questo, se noi non manifestiamo questa volontà, ho l'impressione che rischiamo di approvare una legge, ma con la riserva mentale di non farne nulla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.

TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, se la materia non fosse così delicata probabilmente rinuncerei a parlare, vista la scarsezza di presenze in aula. Anche questo ci deve far riflettere. Io non so se sia dovuta a una crisi di astinenza alimentare o ad altri motivi, ma certamente stiamo affrontando una tematica estremamente delicata e difficile. Ora, senza riprendere tutte le argomentazioni che hanno caratterizzato una stagione politica e direi anche legislativa di quest'Aula, questa decima legislatura, stiamo indubbiamente ripercorrendo in parte alcuni percorsi già sperimentati negativamente, e introducendo nuovi percorsi che vorremmo seguire…

(Interruzioni)

Collega Scano, io ho avuto la pazienza di ascoltare anche Cogodi, probabilmente voi non ce l'avete, perché sono passati dieci minuti, ma voglio dire qualcosa che probabilmente riguarda anche l'approvazione o meno di questi emendamenti. Dicevo, di fatto, quando il treno delle riforme si è messo in moto era un treno che aveva una motrice e qualche vagone; col tempo a questo treno si sono aggiunti vari vagoni quando l'uno, quando l'altro, qualche volta un vagone passeggeri, qualche volta un vagone merci, ma di fatto avendo imboccato la discesa questo treno è diventato sempre più pesante, quindi più travolgente nella propria azione. Io non so se molti vagoni si sono aggiunti per convinzione o per interesse e per mero calcolo. Guai se qui in quest'Aula noi giocassimo allo scavalcamento come ruolo e come metodologia dell'azione politica, perché probabilmente risulterebbe inficiata l'azione propositiva e innovatrice che vogliamo produrre, perché si innescano dei meccanismi che coinvolgono i Gruppi e i singoli consiglieri, direi coinvolgono il metodo stesso di affrontare i temi della riforma. Ne abbiamo una esemplificazione quando osserviamo il primo e il secondo emendamento proposto e poi anche il terzo e il quarto; di fatto si tratta non di quattro emendamenti, ma di due emendamenti perché il terzo e il quarto dicono esattamente la stessa cosa, uno parla del 50 per cento, l'altro parla di alternare candidati e candidate e ciò vuol dire esattamente al 50 per cento. Quindi non vedo effettivamente la necessità di introdurre l'emendamento numero 4 se di fatto si condivideva il contenuto dell'emendamento numero 3 presentato già molto tempo addietro. Quindi sul 3 e il 4 non mi pronuncio sulla natura degli emendamenti, tengo solo a precisare, perché ce lo ricordiamo e rimanga a memoria in quest'Aula, che già in sede parlamentare si sta provvedendo in questi giorni a modificare la legge che riguarda la disciplina elettorale per i comuni e le province, dove nell'applicazione della legge si è riscontrata la difficoltà di applicare il principio della presenza del 30 per cento delle donne. Fino a qualche tempo fa si sentiva dire che anche i movimenti femministi, se così li possiamo definire - non più di liberazione della donna, perché la donna credo che sia stata liberata - proponevano in fase di revisione un atteggiamento diverso che non tendesse a ghettizzare quasi la loro presenza. Anch'io mi pongo il problema se, assumendo noi come riferimento prioritario per la formazione delle liste il metodo delle primarie, non introduciamo un elemento di anticostituzionalità, perché non poniamo tutti i cittadini nello stesso piano per quanto riguarda la possibilità di essere scelti, ma ogni cittadino di fatto potrebbe essere scelto al 50 per cento. Rimane il fatto che alcuni emendamenti come questi possono avere la funzione di grimaldello, cioè di obbligare alla fine a rispettare una certa dimensione e presenza del cosiddetto sesso debole. Una volta era il sesso femminile. Io non so che cosa succederà e non possiamo prevederlo, ma credo che nessuno di noi se la senta di dire che le donne non devono essere coinvolte in politica e che non debba essere reso più facile il loro accesso alle candidature. Direi, come dice qualche donna, che queste norme alla fine privilegiano i forti del cosiddetto sesso forte, perché di fatto una presenza di donne qualsiasi, non politicizzate, storicamente non presenti nella società finisce per sottrarre concorrenti, invece, in quella massa di candidati probabili al successo che sono rappresentati da coloro che storicamente sono più presenti nel contesto sociale in cui operano e sono, neanche a farlo apposta, secondo le statistiche, gli uomini. Quindi nulla quaestio su questo, credo che sia un emendamento anche accettabile, con le considerazioni che lasciamo ai resoconti e le riprenderemo magari fra qualche tempo, mentre sul primo e sul secondo emendamento mi era sembrato di capire che ci fosse la volontà di integrarli e di abbinarli, perché di fatto il collega Sanna ha precisato - e la sua buona fede credo che sia evidente dal testo dell'emendamento - che l'emendamento introduceva le parole: "eletti con il sistema uninominale secco". Poi la parola "secco" è stata giustamente cancellata, perché di fatto il sistema uninominale secco è il sistema inglese - lo sappiamo tutti - e il sistema maggioritario è diverso. Io ricordo che ci può essere anche una variante che possiamo introdurre immediatamente in quest'Aula, senza aspettare la modifica statutaria, che è quella dell'adozione del sistema uninominale col sistema tedesco che sarebbe già un passo avanti, come dicemmo altre volte, e quindi può essere sempre una soluzione di riserva ove non arriviamo a questo. Ma credo che, sul fatto che sia data per acquisita nel nostro contesto politico e sociale, oggi, l'accezione di collegio uninominale maggioritario, siamo tutti d'accordo. C'è stato un referendum nazionale, c'è una legge recepita dai due rami del Parlamento, si voterà alle prossime politiche con il sistema uninominale maggioritario corretto, dove la correzione, sappiamo tutti, è quella del 25 per cento delle liste circoscrizionali. Non entro in merito alla lista bloccata, perché sappiamo tutti che noi abbiamo scelto che la lista regionale non fosse bloccata, quindi noi abbiamo le carte in regola anche per criticare questo. E allora io credo che se la richiesta di abbinare i due emendamenti è improponibile, non mi sembra invece proponibile e non riesco a capire la richiesta del collega Dadea di votare per parti l'emendamento numero 1, che io a questo punto, invece, ritengo abbinabile con l'emendamento numero 2. Si propone di votare fino alle parole: "col sistema proporzionale". Andrebbe modificato comunque l'emendamento numero 1, perché non ha senso fermarci alle parole "sistema proporzionale", perché l'emendamento recita: le parole "con sistema proporzionale" sono sostituite dalle parole "con sistema uninominale maggioritario". Ecco perché io sono dell'opinione di dare ai due estensori dei due emendamenti facoltà di esprimersi più correttamente in Aula per dirci come intendano abbinare questi due emendamenti, in maniera tale che noi possiamo pronunciarci correttamente e compiutamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Fantola. Ne ha facoltà.

FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente, molto brevemente anche perché gli interventi dei colleghi Scano e Tamponi hanno chiarito molti dei punti su cui volevo intervenire. Innanzitutto sulla proposta Dadea di votare per parti l'emendamento numero 1, mi pare che per come è formulato l'emendamento non sia possibile una votazione per parti. Credo che invece, seguendo il suggerimento del collega Tamponi, sia possibile e anche doveroso fare in modo che i due emendamenti, il primo a firma Fantola e il secondo a firma Sanna, possano essere associati in un unico emendamento. Due brevissime parole invece in merito ai due punti principali su cui stiamo oggi votando: il primo è la riduzione del numero dei consiglieri, il secondo è la possibilità di cambiare il sistema elettorale, passando dal proporzionale all'uninominale maggioritario. Su questi due punti io credo che sia fuor di dubbio che si misuri la velocità di trasformazione. Il collega Baroschi faceva riferimento alla velocità di trasformazione della società nel modo di intendere questi argomenti, i rapporti con la politica, nel modo di intendere questo capitolo delle nostre vicende consiliari, che abbiamo definito come il capitolo delle riforme, in maniera più o meno opportuna. Sul primo punto, quello della riduzione del numero dei consiglieri regionali, mi sembra che qui ci sia l'unanimità dei consensi, e questo è un fatto positivo.

COGODI (Rinascita e Sardismo). E chi lo ha detto?

FANTOLA (Gruppo Misto). Mi sembra. Io sto dicendo il mio punto di vista. E' una sensazione. Tutti quelli che perlomeno hanno parlato…

ONNIS (P.S.D.I.). Non vige la legge del "chi tace acconsente".

FANTOLA (Gruppo Misto). Io semplicemente facevo riferimento agli interventi sentiti finora e facevo riferimento al fatto che mi sembra tutti quelli che hanno parlato finora abbiano parlato a favore. A maggior ragione, se ci fosse qualcuno che non è convinto di questo emendamento, io vorrei in tre secondi motivare il perché secondo me è opportuna e doverosa la riduzione del numero dei consiglieri regionali. Lo è innanzitutto, secondo me, per quello che diceva prima il collega Cogodi, perché è intervenuta una variazione…

(Interruzioni)

In effetti è intervenuta una variazione nella vita interna del Consiglio: il principio dell'incompatibilità tra la funzione di consigliere e quella di assessore ha portato in Consiglio ottanta consiglieri in servizio permanente ed effettivo, abbiamo dodici consiglieri…

USAI SANDRO (D.C.). Qualcuno no.

FANTOLA (Gruppo Misto). Insomma, hanno parlato tutti e ve la prendete con me.

Il secondo motivo è che è veramente insostenibile o perlomeno difficilmente difendibile, il fatto che il rapporto tra i consiglieri regionali e gli elettori in Sardegna sia così alto se paragonato al rapporto consiglieri regionali/elettori di tutte le altre regioni a Statuto ordinario e speciale, perché tutta la legislazione va nella direzione della riduzione delle assemblee elettive, dai comuni fino al Parlamento. Questa è la strada, e a mio avviso, ci sono tanti motivi per esser convinti, non della bontà ma della necessità oggi di questo tipo di riforma. Oggi, non ieri e non forse uno o due anni fa, ma oggi, mi sembra che sia una riforma matura e necessaria, senza voler dare a questo un significato maggiore di quello che ha. Lo stesso ragionamento vale per il collegio uninominale maggioritario. Fino ad un anno fa, fino a due anni fa, forse, vi era un consenso minoritario in Consiglio. E solamente l'anno scorso, invece, si è votato su questo punto e mi sembra che l'abolizione della parola proporzionale non sia passata per uno o due voti. Quel momento è stato veramente uno spartiacque tra il modo di intendere la politica e i rapporti tra la società e la politica. E' stato anche uno spartiacque, secondo me, nel modo di intendere il rapporto di fiducia tra i cittadini e la propria rappresentanza. Sarebbe stata una cosa di grande utilità per tutti se allora questa riforma fosse passata. A mio avviso oggi arroccarsi sul proporzionale non ha più alcun senso; è contro la storia, è contro il comune sentire della gente, è contro quello che è l'indirizzo…

ORTU (P.S.d'Az.). Persino il Parlamento europeo pensa al proporzionale.

FANTOLA (Gruppo Misto). E' contro quell'indirizzo che sta prendendo la bicamerale su tutta la legislazione che riguarda i consigli regionali ed è soprattutto contro il voto plebiscitario che, non più di qualche mese fa, gli elettori sardi hanno dato col referendum. Questo a mio avviso…

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). E' stato speso molto bene quel voto plebiscitario.

FANTOLA (Gruppo Misto). Il maggioritario chiude in qualche modo il discorso della riforma che abbiamo iniziato diverso tempo fa. Maggioritario e uninominale, elezione diretta del Presidente, incompatibilità, riduzione del numero dei consiglieri, tetto delle legislature, questi sono i punti basilari della riforma che con grande sincerità mi sembra che abbiamo enunciato qui più di due anni fa. Il problema non è solo approvarle, ma è fare andare avanti la riforma, specialmente per quel che riguarda i punti che concernono la revisione dello Statuto. Quindi oltre all'approvazione dell'emendamento e della legge, io chiedo l'approvazione dell'ordine del giorno che nel modo più solenne faccia pressioni su Roma, affinché a maggio si possa votare con nuovi strumenti, si possa votare per un Consiglio regionale più snello, nel quale il Presidente della Giunta sia eletto direttamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serri. Ne ha facoltà.

SERRI (P.D.S.). Sull'emendamento numero 3 e sull'emendamento numero 4. Concordo con la proposta che faceva l'onorevole Scano di unificarli, essendo il testo sostanzialmente lo stesso. E' evidente che questo emendamento vive solo nel caso di liste elettorali, perché entrambi gli emendamenti fanno riferimento alle liste elettorali. Però, nella eventualità di un sistema uninominale, è chiaro che questa volontà va comunque interpretata e adeguata al nuovo sistema elettorale. Vorrei aggiungere che la finalità dell'emendamento non è quella di riservare spazi agli uomini o alle donne, a me pare che la volontà sia quella di adeguare lo Statuto esaltandone il rango costituzionale e di renderlo corrispondente alla mutata sensibilità, al dibattito politico-teorico, al progresso civile. D'altra parte la sostanza di questi due emendamenti non dice nulla di nuovo rispetto al dettato della Costituzione, perché l'articolo 3 - i colleghi lo conoscono, quindi non lo ricordo - dice esattamente questo. Quindi non innova assolutamente, ma esplicita, chiarendone ulteriormente il senso, quello che è il dettato costituzionale. D'altra parte la conseguenza più immediata sarebbe comunque quella di consentire agli elettori pari opportunità nella scelta, non ai candidati e alle candidate quindi, ma agli elettori. Io credo che il senso sia questo, cioè di dare una lettura della Costituzione più adeguata e più rispondente ai tempi nei quali viviamo, al mutato quadro teorico-politico. Una volta modificato in questo senso lo Statuto è chiaro che la normativa riguardante le primarie dovrà essere conseguentemente adeguata e non il contrario, caro onorevole Baroschi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Adalberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ADALBERTO (D.C.). Presidente, brevissimamente, non ripeterò quanto hanno già detto i colleghi sull'unificazione dei due emendamenti. Molte motivazioni sono state già portate e a me preme sottolinearne una. In coerenza - e lo dico candidamente anche in quest'Aula - io ero e sono per la celebrazione dei referendum. Nel momento in cui, per calcoli diversi, si è arrivati a recepire i quesiti referendari, infischiandosene anche di quella che potrebbe essere una volontà diversa del corpo elettorale al quale non è stata data, né viene data la possibilità di esprimersi, in un discorso di riduzione del numero dei consiglieri, io credo che noi abbiamo il dovere di ritagliare un ambito, lo dicevo nel mio precedente intervento, che non sia l'abito di arlecchino. La storia di quest'Aula è ricca di rapporti trasversali tra colleghi di diversi Gruppi che hanno dato risposte concrete ai territori di origine. Con la riduzione del numero dei consiglieri, noi obiettivamente potremmo trovare delle zone certamente non rappresentate nelle varie espressioni. Per cui io ritengo a questo punto che l'abito più corretto, legittimo, sia quello di un sistema uninominale maggioritario. Io credo che questo sia l'abito che più si adatti. Per questo chiedo il voto ai colleghi in maniera convinta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Puligheddu. Ne ha facoltà.

PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Grazie, Presidente, per la verità avevo deciso di intervenire solo l'ultimo giorno di Consiglio per manifestare la mia delusione per la mia poca capacità di rendermi utile nelle cose che si sono proposte. Oggi ero venuto qui per la discussione sulla riduzione del numero dei consiglieri regionali, così come era prevista alla proposta del referendum che la gente sarda ha firmato. Ero pronto anche ad accettarla, perché ci sono i dodici assessori tecnici che in buona sostanza compensano la nostra presenza, e pronto comunque ad accettarla perché era la volontà popolare. L'inserimento degli emendamenti numero 1 e 2 poi abbinati, ci ha colto tutti di sorpresa, mi consenta signor Presidente, perché è una proposta di modifica dello Statuto che non è passata neanche in Commissione. Diceva il collega Scano che questa è un'occasione. L'occasione fa delle donne buone donne, e degli uomini capaci di prendere i beni altrui. Così sta facendo questo emendamento che modifica lo Statuto. Questo Consiglio continua nello sgocciolio, nel far cadere le foglie una ad una, per cercare di modificare lo Statuto, quello Statuto senza poteri che consente al Governo comunque di rinviarci tutte le leggi e che non consente a questo Consiglio di lavorare serenamente.

Chi propone questi emendamenti, signor Presidente, fa parte dei Gruppi che hanno impedito la modifica dello Statuto, quello Statuto che se ben misurato, se ben calibrato nel tempo, se ben discusso probabilmente non ci avrebbe portato alla situazione odierna. Lo Statuto, caro Scano, non aspetta la nostra proposta da mesi ma da anni; abbiamo trovato tutte le difficoltà possibili all'inserimento all'ordine del giorno. Mi meraviglia il P.D.S. che ha presentato una sua proposta di modifica dello Statuto, anche se è un bonsai rispetto a quella che è la proposta del Partito Sardo d'Azione, è dei sardi. Tengo a precisare una cosa: noi come Gruppo ci siamo divisi - non si sa bene per quale ragione, ma ci siamo divisi - ma le cose che hanno diviso o indebolito gli altri partiti sono di natura diversa, quelle ragioni a noi non ci hanno sfiorato. Quindi non crediate di potervi prendere consensi che vi permettano di impadronirvi del potere in Italia, anche se ci saranno i collegi unici uninominali. La gente, ragiona, non si limita ad andare a fare la comunione, quando esce si chiede il perché delle cose che succedono, il perché le maggioranze si comportano in questo modo. Signor Presidente, è inammissibile che si voglia fare una modifica dello Statuto con un emendamento dell'ultima ora, abusando dell'ora tarda, come si fa la vigilia di Natale quando si approva tutto pur di andare a casa a mezzanotte per andare ad ascoltare la messa.

E' una cosa ignobile; su queste cose bisogna ragionare e se lo Statuto deve essere modificato va modificato tutto. Si fa per parti solo se è necessario. Meno di un anno fa questo problema è stato discusso e il Consiglio l'ha respinto. Oggi due consiglieri non possono permettersi il lusso di presentare qui oggi un emendamento che non hanno portato neanche in Commissione, durante l'esame di questo provvedimento, nella speranza che la fretta ci porti ad approvare quello che è uno scippo delle condizioni di democrazia del nostro Paese e soprattutto della nostra Sardegna.

Signor Presidente, questo emendamento doveva essere dichiarato inaccettabile perché non si può modificare così lo Statuto. Lei sa bene, quante volte è stata chiesta l'iscrizione di questo argomento all'ordine del giorno. Lei sa ben quante volte ce l'avete rifiutata, e oggi volete modificare lo Statuto secondo la vostra convenienza, secondo il vostro disegno, secondo il vostro sistema che tende a perpetrare il vostro potere.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'onorevole Baroschi, relatore

BAROSCHI (P.S.I.), relatore. Esprimo parere contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). In qualità di Presidente del Gruppo del Movimento Sociale - Destra Nazionale chiedo la votazione a scrutinio segreto sugli emendamenti numero 1 e 2.

PRESIDENTE. Devo mettere in votazione prima l'articolo 1 e poi gli emendamenti perché sono tutti aggiuntivi.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'articolo 1.

PRESIDENTE. Onorevole Usai, io devo mettere in votazione l'articolo 1 e poi metterò in votazione gli emendamenti.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Presidente, io chiedo la votazione segreta sull'articolo 1. Io ero convinto che mettesse in votazione prima gli emendamenti.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto dell'articolo 1.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 52

astenuti 1

maggioranza 27

favorevoli 29

contrari 23

(Il Consiglio approva).

(Applausi)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Cuccu - Dadea - Deiana - Demontis - Desini - Erittu - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni - Mereu Orazio - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Murgia - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pili - Piras - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna - Scano - Sechi - Serra Pintus - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro.

Si è astenuto: il Presidente Floris.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Edoardo Usai. Ne ha facoltà.

USAI EDOARDO (M.S.I.-D.N.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto anche sull'emendamento numero 1.

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione a scrutinio segreto degli emendamenti numero 1 e 2 in quanto li abbiamo abbinati.

Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Presidente, gli emendamento numero 1 e 2 non mi paiono esattamente identici per cui ritengo difficile che possano essere abbinati.

PRESIDENTE. Sono esattamente identici perché all'emendamento numero 2 dopo le parole "eletti col sistema uninominale" è stata aggiunta la parola "maggioritario".

COGODI (Rinascita e Sardismo). Presidente, noi non facciamo mai questioni strettamente regolamentari, vale la sostanza delle cose. E' stata data una interpretazione, però nella copia dell'emendamento era scritto "uninominale secco", cancellata la parola "secco" restava "uninominale". La parola maggioritario introduce una variazione sostanziale.

PILI (P.S.I.). Ritiriamo l'emendamento numero 2.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 2 si intende ritirato.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 1.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 58

votanti 57

astenuti 1

maggioranza 29

favorevoli 17

contrari 40

(Il Consiglio non approva).

(Applausi)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Cuccu - Dadea - Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni - Merella - Mereu Orazio - Morittu - Mulas Franco Mariano - Mulas Maria Giovanna - Murgia - Onnis - Oppi - Ortu - Pau - Pili - Piras - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro.

Si è astenuto: il Presidente Floris.)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 6 aggiuntivo all'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione gli emendamenti congiunti numero 3 e 4. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non li approva alzi la mano.

(Non sono approvati)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale delle proposte di legge numero 8 e 9. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorteci nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 61, corrispondente al nome del consigliere Salis.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Salis.

(Rispondono si i consiglieri: Salis - Scano - Sechi - Selis - Serra - Serra Pintus - Soro - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Sandro - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Carusillo - Cocco - Cogodi - Dadea - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Paolo - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Mannoni - Manunza - Marteddu - Morittu - Mulas Franco Mariano - Murgia - Oppi - Pili - Piras - Puligheddu - Pusceddu.

Rispondono no i consiglieri: Sanna - Usai Edoardo - Cadoni - Demontis - Lorelli - Manca - Meloni - Merella - Mereu Orazio - Onnis - Ortu - Pubusa.

Si sono astenuti: il Presidente Floris e i consiglieri Serri - Casu - Cuccu - Manchinu - Mulas Maria Giovanna.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 57

votanti 51

astenuti 6

maggioranza 26

favorevoli 39

contrari 12

(Il Consiglio approva).

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Permettetemi di esprimere apprezzamento e congratulazioni al Consiglio per aver approvato due leggi importanti e significative e per la comprensione dimostrata durante questa tornata non certamente facile.

Ha domandato di parlare l'onorevole Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU (P.D.S.). Chiedo alla cortesia sua e dei colleghi di invertire l'ordine del giorno per discutere immediatamente la proposta di modifica al Regolamento della legge numero 10 del 1991 riguardante il risparmio energetico.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, la richiesta è accolta.

Discussione del Regolamento: "Modifiche al D.P.G.R. n. 203 del 30 luglio 1992, recante: "Regolamento per l'applicazione nel territorio della Sardegna della legge 9 gennaio 1991, n. 10, per l'attuazione del piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia" (13)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Regolamento numero 13.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare onorevole Cadoni, relatore.

CADONI (M.S.I.-D.N.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

COLLU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta si rimette alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Titolo.

URRACI, Segretaria:

Titolo

Modifiche e integrazioni al D.P.G.R. n. 203 del 30 luglio 1992, recante: "Regolamento per l'applicazione nel territorio della Sardegna della legge 9 gennaio 1991, n. 10, per l'attuazione del piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul Titolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'articolo 1 è soppresso.

Si dia lettura dell'articolo 2.

URRACI, Segretaria:

Art. 2

Il testo della lettera d) dell'articolo 1, comma 3, del D.P.G.R. 203/92 e sostituito dal seguente:

"d) elaborati grafici limitatamente a quegli interventi da cui consegua un risparmio superiore a 15 KJ/anno".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

URRACI, Segretaria:

Art. 3

1. Il comma 6 dell'articolo 3 del D.P.G.R. n. 203/1992 è sostituito dal seguente:

"6. A tal fine verranno prese in considerazione solo le domande pervenute entro il 31 agosto dell'anno precedente. Le domande pervenute dopo tale termine verranno prese in considerazione per la formazione della graduatoria relativa all'anno successivo".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

URRACI, Segretaria:

Art. 4

1. All'articolo 12 del D.P.G.R. n. 203/1992 è aggiunto il seguente comma:

"2. L'istruttoria delle domande di contributo già presentate ai sensi della legge 29 maggio 1982, n. 308, per iniziative che non siano state ancora oggetto di apposito provvedimento di accoglimento o di rigetto, è svolta dall'Assessorato dell'industria sulla base della documentazione allegata dai richiedenti purché conforme alle prescrizioni del D.P.G.R. 31 ottobre 1986, n. 153, recante disposizioni per l'attuazione della citata legge n. 308 del 1982".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

URRACI, Segretaria:

Art.5

(Norma finanziaria)

1. Per la formazione della graduatoria di cui all'articolo 3 del D.P.G.R. 30 luglio 1992, n. 203, da trasmettere al Ministero dell'industria entro il 31 marzo 1994, potranno essere prese in considerazione le domande pervenute entro il quindicesimo giorno successivo all'entrata in vigore delle presenti norme regolamentari.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale del Regolamento numero 13. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello nominale. (E' estratto il numero 15, corrispondente al nome del consigliere Degortes.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Degortes.

(Rispondono sì i consiglieri: Deiana - Demontis - Desini - Dettori - Erittu - Fadda Paolo - Ferrari - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Manca - Mannoni - Manunza - Marteddu - Merella - Mereu Orazio - Morittu - Mulas Franco Mariano - Murgia - Onnis - Oppi - Ortu - Pili - Piras - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna - Selis - Serra Pintus - Serri - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai Edoardo - Usai Sandro - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Casu - Cocco - Cogodi - Cuccu - Dadea.

Si è astenuto: il Presidente Floris.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 47

Astenuti 1

Maggioranza 24

Favorevoli 47

(Il Consiglio approva).

Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 16 e 32.