Seduta n.163 del 02/08/2001
ClXIII SEDUTA
Giovedì, 2 Agosto 2001
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 17 e 18.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 26 luglio 2001, che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Sanna Nivoli ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 2 agosto 2001. Poiché non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Interrogazione LICANDRO, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di salute della sanità oristanese". (370)
"Interrogazione SANNA Alberto - BIANCU - SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sul decreto dell'Assessore regionale dell'ambiente, Emilio Pani, che autorizza alcuni cittadini di Cabras ad esercitare l'attività di pesca nello stagno omonimo". (371)
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione del contributo regionale al Comune di Sassari per la Festa dei Candelieri". (372)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sui gravissimi disagi e danni alla salute dei lavoratori aeroportuali e dei passeggeri Elmas". (160)
"Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sul servizio postale in Sardegna". (161)
"Interpellanza MANCA - DETTORI - DEMURU sulla situazione del reparto di cardiologia-UTIC dell'ospedale San Francesco di Nuoro". (162)
Discussione e approvazione del disegno di legge: "Incentivi alle imprese
artigiane sull'apprendistato" (151/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 151/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli, relatore.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi), relatore. Signor Presidente, colleghi, il disegno di legge numero 151/A, collegato alla finanziaria, prende in esame il comparto artigiano che, come avrete modo di leggere nella relazione allegata, è da sempre asse portante della nostra economia, tant'è che anche nei periodi di maggiore difficoltà economica e di calo di produzione nella nostra Isola, questo comparto da sempre, così come nel resto d'Italia d'altronde, insieme alle piccole e medie imprese ha rappresentato una sicurezza sia per quanto riguarda il prodotto interno lordo, sia per quanto riguarda l'occupazione.
Nel settore specifico dell'apprendistato questo comparto è stato penalizzato nel tempo passato. Lo stesso avvento della legge regionale numero 36 e della legge nazionale numero 448 ha infatti condizionato l'accesso all'apprendistato, in quanto lo sgravio consentito per i lavoratori neo assunti determinava una bassissima differenza tra il costo dell'apprendista e quello del lavoratore qualificato, il che consentiva ovviamente all'impresa di inserire nel ciclo produttivo personale già altamente specializzato senza ulteriori costi o spese appunto per la qualificazione degli apprendisti.
Il disegno di legge numero 151 cerca di rimediare a questa carenza. L'articolo 1 definisce le imprese che possono accedere al contribuito annuo in conto occupazione non più confinandolo all'interno di restrittivi limiti d'età del neo apprendista, ma collegandolo ai contratti nazionali di lavoro dell'apprendistato.
Tale contributo viene definito in misura diversa dal primo al quinto anno: 7 milioni per il primo anno, 5 per il secondo, 4 per il terzo e 3 per i successivi due anni. C'è un elemento innovativo, a mio avviso molto importante, nel disegno di legge 151, perché è stato previsto, nel secondo comma dell'articolo 1, un incremento del 30 per cento della contribuzione nel caso in cui l'assunzione, sempre con contratto di apprendistato, riguardi un disabile. Questo è, ripeto, un elemento di grande innovazione.
Nell'articolo 1, al comma 3, viene anche sottolineato l'intento di gestire tale legge a sportello, e quindi fino a esaurimento degli stanziamenti annuali iscritti nei corrispondenti capitoli di bilancio.
La premialità viene introdotta, nell'articolo 3, a favore di quelle imprese che, alla fine del periodo di apprendistato, trasformano il rapporto di lavoro "a tempo indeterminato", concedendo il contributo per un ulteriore biennio.
Importante e innovativo è anche il concetto inserito nell'articolo 4, in cui si definiscono i criteri che devono far sì che i contributi a favore dell'apprendistato costituiscano realmente un fattore di creazione di nuova occupazione all'interno della stessa impresa artigiana. Grazie a questo innovativo e quanto mai necessario intervento a favore dell'occupazione e grazie anche agli interventi previsti da altre leggi regionali e nazionali, si arriva praticamente, con un semplice conteggio, al sostegno dell'occupazione per un periodo di circa tredici anni. Va inoltre sottolineato che questo testo di legge è stato esitato in pieno accordo con le associazioni di categoria.
Credo di non aver altro da aggiungere, se non esprimere un plauso alla Commissione che ha sicuramente lavorato alacremente e in piena sintonia tra le parti per il felice esito di questo disegno di legge.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi corre l'obbligo, prima di iniziare il mio intervento, di ringraziare pubblicamente la sesta Commissione, sia i commissari espressione della maggioranza, che i commissari espressione dell'opposizione. Questo lo dico non per piaggeria, ma con cognizione di causa, in quanto sin dal giorno successivo alle elezioni alla Camera, la sesta Commissione si è riunita innanzi tutto per affrontare i problemi dei lavoratori socialmente utili della IGEA, e poi per portare avanti i disegni di legge numero 151, 152 e 156 collegati alla finanziaria, oltre al disegno di legge numero 213 sul commercio, che ha esitato e trasmesso alla Commissione finanze.
Dico questo anche per difendere la dignità della sesta Commissione da un attacco proditorio mosso l'altro ieri, di fronte alle telecamere, da un nostro collega, che adesso è in aula, il quale ha parlato delle risposte che si stavano dando al mondo dell'artigianato, del commercio, dell'industria, del turismo e quant'altro.
La sesta Commissione ha risposto di concerto con le associazioni di categoria, e da queste ha ricevuto il plauso e la piena solidarietà per il proprio lavoro. Se è pur vero che provvedimenti di legge non ancora istruiti giacciono in carico alla Commissione, non certamente per propria colpa, bensì per il lavoro immane che essa sta affrontando, non è assolutamente corretto, né tanto meno giusto, usare il mezzo televisivo (probabilmente questo collega soffre di crisi di astinenza dalle telecamere). E' invece corretto intervenire in Aula se si ha qualcosa da dire. Ci sono due tipi di interventi in politica: quello demagogico e quello improntato alla correttezza di chi onestamente, umilmente e in silenzio lavora per venire incontro e dare risposte alle esigenze del territorio e non invece alle esigenze di cura dell'immagine personale. Ho voluto dire questo perché non è assolutamente giusto che qualcuno di noi usi il mezzo televisivo per questi bassi e meschini sotterfugi.
Detto questo passo all'argomento in discussione. L'apprendistato, come tutti sappiamo, riguarda soprattutto il comparto artigiano, che in Sardegna è rappresentato da più di quarantamila imprese, con oltre ventimila addetti. Con questa legge si è voluto sopperire a una mancanza che in questa anni, fra l'altro, ha determinato una forte deficienza occupazionale nel comparto stesso, perché paradossalmente sia la legge nazionale numero 448, che la legge regionale numero 36 non prevedevano assolutamente incentivi per l'apprendistato. Una volta che è venuto a mancare l'articolo 9 della legge 28 (già da tre anni), sono venuti meno anche gli incentivi per l'apprendistato, per cui grazie allo sgravio fiscale previsto da altre leggi regionali, alle imprese non conveniva più assumere apprendisti, ma operai qualificati, con una professionalità più adeguata e un'esperienza più completa. Quindi le imprese hanno smesso, chiaramente, di occuparsi dell'apprendistato.
Il disegno di legge numero 151, esitato dalla sesta Commissione, consentirà l'assunzione nel comparto artigiano di 1800-2000 unità all'anno. Chiaramente non si ha l'illusione con questo di poter rispondere definitivamente al problema della disoccupazione, ma senz'altro è un intervento positivo in questo senso. E' storicamente accertato che tutte le assunzioni fatte con contratto di apprendistato nelle imprese artigiane per la massima parte, per un buon 70 per cento, diventano occupazione stabile. Quindi questo è un provvedimento importantissimo, atteso dal comparto artigiano e che darà senz'altro una salutare boccata d'ossigeno all'occupazione stessa.
Il disposto della legge è già stato esaurientemente illustrato dal relatore Capelli. Io voglio richiamare l'attenzione sui problemi di questo comparto che, malgrado le difficoltà economiche che il mercato del lavoro ha avuto in questi anni, ha tenuto duro e ha rappresentato per la nostra Isola uno dei settori economici trainanti, su cui il nostro seppur debole sistema economico attualmente si basa. Quindi l'importanza di questo strumento è intrinseca in questo senso.
Ringrazio altresì le associazioni di categoria che hanno dato il loro contributo alla predisposizione di questo testo di legge, rinveniente da un disegno di legge della Giunta, che oggi si discute in Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Anch'io voglio portare qualche brevissima considerazione, se serve per attrarre l'attenzione dell'Aula su un problema del genere, dopo una scorpacciata di riforme. E vorrei iniziare a parlare proprio di riforme.
Qualcuno si chiederà cosa c'entri con l'apprendistato e con l'artigianato il parlare delle riforme. Io penso che c'entri eccome, perché considero tutte queste leggi e leggine, che pure sono utili e sono attese dal mondo del lavoro, assolutamente inefficaci nel contesto generale e comunque le ritengo una forma sbagliata di intervento, seppure danno qualche volta delle giuste risposte. Forma sbagliata perché noi, come centrosinistra, abbiamo, già da un anno mezzo, proposto una forma giusta, tra l'altro concordata con il centrodestra, per dare una risposta complessiva attraverso un testo unico.
Ho iniziato col dire che avrei parlato di riforme, perché noi consideriamo riforma vera anche il parlare del testo unico, che è fermo in Commissione sesta ormai da un anno e mezzo, e tutte queste urgenze che, è vero, sono effettivamente delle urgenze, ogni tanto lo fanno regredire in coda. Ma tant'è, noi siamo talmente responsabili e sensibili che non solo garantiamo in Commissione il numero legale per poter lavorare, ma lavoriamo anche di buona lena, assieme a qualche collega della maggioranza. E infatti si stanno esitando in questa tornata consiliare ben tre collegati alla finanziaria. Questo è il primo collegato che arriva in Aula, ma ci arriva, lo ricordava il Presidente della sesta Commissione, l'onorevole Rassu, perché all'interno di quella Commissione c'è gente responsabile, che sente ciò che il mondo del lavoro sta aspettando.
Riferendomi a ciò che il presidente Rassu ha ricordato qui in aula, cioè al fatto che vi siano ormai dei colleghi non addetti a lavorare nelle Commissioni, ma addetti a dare voti in giro, voglio dire che in particolare il collega a cui si è alluso si dovrebbe dedicare a sopperire alle mancanze proprio della sua maggioranza, che non è presente nelle Commissioni. Noi stiamo appunto garantendo, come già detto, il numero legale e tutto il nostro impegno per mandare avanti le cose.
Su questo provvedimento legislativo voglio fare qualche brevissima considerazione, anche perché le altre considerazioni, condivise, le abbiamo già fatte in Commissione, e sono state riportate sia dal presidente Rassu sia dal relatore Capelli. Questo è uno strumento che consentirà sicuramente un'occupazione soprattutto giovanile in seno a un comparto che, come già ricordato, annovera circa quarantamila imprese e centomila occupati. Con questo provvedimento contiamo di far assorbire alle imprese artigiane qualcosa come seimila giovani nei prossimi tre anni. Non deve sembrare una goccia in un mare di disoccupazione, ma un intervento concreto che da una risposta al settore forse più equamente diffuso, paese per paese, in Sardegna. Ormai ogni comunità in Sardegna sta diventando un paese artigianale; in alcuni casi quelle artigianali sono le uniche intelaiature economiche presenti nei nostri paesi. La legge prevede, come peraltro è già stato ricordato, una premialità qualora si trasformi il rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato. In questi anni non è stato possibile lavorare in questa direzione proprio perché è venuto a mancare l'articolo 9 della legge 28; peraltro, c'erano leggi nazionali e regionali che impedivano il buon funzionamento delle leggi esistenti, mi riferisco alla legge nazionale numero 448 e alla legge regionale numero 36. Adesso c'è la possibilità di innescare un'ottima reazione occupazionale a livello giovanile nell'artigianato, che è garanzia non solo di occupazione, ma anche di continuità per alcuni antichi mestieri che nelle nostre comunità stanno sparendo: il fabbro, il maniscalco, il barbiere. Ormai nelle nostre comunità stanno mancando queste figure perché i ragazzi non vengono più assunti nella bottega artigiana. Con questi incentivi diamo subito una risposta concreta.
Per quanto riguarda la disponibilità finanziaria attualmente vi è una copertura di 20 miliardi all'anno per i primi tre anni; bisognerà, però, seguire con molta attenzione, monitorare l'andamento di questa legge, perché ritengo tale cifra assolutamente insufficiente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda, che non è in aula. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio fare soltanto due considerazioni. La sesta Commissione, di cui faccio parte, si è impegnata a fondo, in effetti, per migliorare il testo di questo disegno di legge proveniente dalla Giunta, e lo ha esitato considerandone l'urgenza.
Gli altri componenti della Commissione ed io abbiamo provveduto ad apportare delle modifiche al testo, migliorandolo in alcune parti e dandogli anche un senso diverso. Abbiamo cioè considerato il comparto artigiano nel suo insieme, proprio come diceva poc'anzi il collega Falconi, ritenendo necessario dare una risposta a un settore economico che è presente in maniera capillare in tutti i centri della Sardegna, piccoli e grandi.
Il provvedimento nella sua prima formulazione era praticamente finalizzato a dare una risposta soltanto a una parte del comparto artigiano. Questo fatto ci sembrava che non corrispondesse alle necessità della nostra economia, per cui la Commissione si è trovata d'accordo nell'estendere ad altri soggetti la possibilità di accedere ai contributi previsti nel testo di legge. Abbiamo pertanto provveduto a modificare l'articolo 4.
Particolare attenzione è stata riservata anche ai soggetti "diversamente abili". Questa è un'espressione che non siamo ancora abituati a usare, e infatti anche in questo testo si continua a parlare di disabili, ma credo che in sede di coordinamento (forse non c'è nemmeno bisogno di presentare un emendamento scritto) si possa sostituire il termine "disabili" con "diversamente abili", un'espressione che abbiamo coniato proprio con la recente legge sui diversamente abili. Cosa dire di più? Quando in Commissione si è disponibili a ragionare senza pregiudizi di sorta qualche passo avanti si può fare, di sicuro si può fare. Molte volte, però, è difficile mantenere quel senso di responsabilità che ci ha sempre caratterizzato di fronte agli attacchi e alle strumentalizzazioni che vengono da parte della maggioranza di centrodestra, che cerca di mettere tutti nello stesso paniere, in una stessa pentola, per nascondere le sue inadempienze.
Vi sono in questo momento numerosi provvedimenti, riguardanti i settori produttivi, che stanno per essere esaminati e anche licenziati. Questo è il primo che giunge in Aula. E' un provvedimento positivo ma parziale, lo ribadisco, nel senso che tocca un particolare settore, seppure importante, della vita economica e sociale della nostra regione; permangono, però, numerosi altri provvedimenti che forse andavano affrontati in maniera più organica.
Il collega Falconi parlava poc'anzi della riforma complessiva, cioè del testo unico. Effettivamente non c'è una visione d'insieme su come trattare i settori economici della nostra regione. Io penso che per poter presentare un progetto di riforma complessivo sia necessario che i vari Assessorati dialoghino tra loro. Invece non si vede questo segnale, per cui ci troviamo sempre di fronte a singoli provvedimenti, presentati da questo o da quell'Assessore, che non consentono di fare sostanziali passi in avanti per dare certezze e soprattutto certezze di omogeneità per quanto riguarda tutti i settori produttivi. Insomma privilegiamo pure chi dobbiamo privilegiare, ma nell'ambito di un programma di armonizzazione, così come peraltro prevedono le stesse norme comunitarie.
Finisco qua il mio intervento. Non voglio riprendere le considerazioni fatte da alcuni colleghi a proposito delle dichiarazioni gratuite che sono state rilasciate alla televisione circa il fatto che qua non si produce. Penso che ognuno sia responsabile della propria condotta e debba risponderne innanzitutto alla propria coscienza. Forse sarebbe bene che qualcuno si guardasse dentro e giudicasse se stesso, prima di giudicare gli altri.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, il Regolamento dice il consigliere che non è presente in aula quando è il suo turno perde il diritto alla parola. Tuttavia, se non ci sono opposizioni da parte dei colleghi, le concedo di svolgere il suo intervento.
E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Signor Presidente, quando lei mi ha chiamato ero all'interno del recinto dell'aula, qui dietro, quindi non ero propriamente assente.
Io sono sorpreso innanzitutto che l'onorevole Rassu abbia, secondo me, equivocato ciò che io ho detto - è vero - davanti alle telecamere, perché noi non siamo un'associazione segreta che dibatte le cose segretamente e internamente al Consiglio. Noi siamo un Consiglio regionale che amministra, insieme alla Giunta, 13.500 miliardi di danaro pubblico, e quindi credo che pubblici debbano essere tutti i fatti che accadono all'interno del Consiglio.
Detto questo, voglio precisare, onorevole Rassu, che le informazioni che io ho dato alla stampa, in una conferenza stampa che io stesso ho convocato e alla quale era invitato a partecipare chi voleva, ovviamente, erano informazioni che ho attinto da un libro che mi è stato consegnato dagli Uffici, a cura del Servizio Commissioni, che reca la data del 2 luglio 2001 e che riporta la situazione attuale delle proposte e dei disegni di legge in carico appunto alle Commissioni. Quando a fianco di un provvedimento c'è scritto "da esaminare" vuol dire, in lingua italiana, che non è stato esaminato. Io ho semplicemente detto, mostrando questo libro - ripeto - alle telecamere, ma è possibile anche rifare questa operazione, che per esempio la Commissione industria doveva ancora esaminare diciotto provvedimenti. Io questo ho detto, e null'altro.
COGODI (R.C.). Chi le presiede le Commissioni?
CUGINI (D.S.). Cosa c'entra ciò che il collega Corda sta dicendo con l'argomento in discussione?
PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi. Le ho dato la parola, onorevole Corda, per parlare del disegno di legge numero 151/A. Se deve porre questioni di altro tipo può chiedere di parlare per fatto personale, e io alla fine della seduta le darò la parola, però, lei lo capisce, non è possibile chiedere la parola per trattare in qualsiasi momento argomenti che non sono all'ordine del giorno.
CORDA (A.N.). Io non avrei preso la parola, Presidente, se altri colleghi che hanno chiesto di parlare sull'argomento in discussione non avessero invece parlato di me. Io credo di avere lo stesso diritto che hanno loro.
COGODI (R.C.). In quel libro sono elencati anche i componenti delle Commissioni.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, mi perdoni, il Regolamento consente di chiedere la parola per fatto personale alla fine della seduta. Adesso può parlare sul disegno di legge numero 151/A, se ritiene.
COGODI (R.C.). Non lo conosce.
CORDA (A.N.). Presidente, se lei me lo consente, io rispondo alle cose che sono state dette su di me, utilizzando....
PRESIDENTE. No, onorevole Corda.
CORDA (A.N.). Però lei lo ha consentito ad altri. Presidente, lei ha consentito all'onorevole Rassu e all'onorevole Falconi di parlare di questo argomento…
PRESIDENTE. Hanno parlato del disegno di legge in discussione. Nell'argomentare si possono dire altre cose.
CORDA (A.N.). Allora chiedo di intervenire alla fine della seduta per fatto personale.
PRESIDENTE. Va bene. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta si rimette alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
BIANCU, Segretario:
Art. 1
Contributo
1. Alle imprese artigiane individuali, societarie, cooperative e consortili, iscritte all'albo ai sensi dell'articolo 5 della Legge 8 agosto 1985, n. 443, e aventi sede legale in Sardegna, è accordato un contributo annuo in conto occupazione per ogni soggetto assunto con contratto di apprendistato a norma del comma 1 dell'articolo 16 della Legge 24 giugno 1997, n. 196, pari a lire 7.000.000 per il primo anno, lire 5.000.000 per il secondo, lire 4.000.000 per il terzo e lire 3.000.000 per gli anni successivi.
2. Il contributo di cui al comma 1 è incrementato del 30 per cento qualora l'assunzione riguardi un disabile di cui alla Legge 12 marzo 1999, n. 68.
3. I contributi di cui al presente articolo sono concessi nei limiti degli stanziamenti annuali iscritti nei corrispondenti capitoli del bilancio.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
BIANCU, Segretario:
Art. 2
Costanza del rapporto di lavoro
1. Ai fini della concessione del contributo deve sussistere la costanza del rapporto di lavoro per tutta la durata del contratto di apprendistato.
PRESIDENTE. Ha domandato il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.
PRESIDENTE. La richiesta deve essere appoggiata da altri sette colleghi.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DEIANA, GRANELLA, DORE, MANCA, PUSCEDDU, DEMURU, SCANO.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'articolo 2.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCU - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio SANNA Salvatore SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - COGODI - ORTU - VASSALLO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 65
Votanti 61
Astenuti 4
Maggioranza 31
Favorevoli 61
(Il Consiglio approva.)
Si dia lettura dell'articolo 3.
BIANCU, Segretario:
Art. 3
Trasformazione del contratto di lavoro
1. Ove l'impresa artigiana trasformi il contratto di apprendistato in contratto di lavoro a tempo indeterminato il contributo è concesso per un ulteriore biennio nella stessa misura dell'anno che precede l'assunzione a tempo indeterminato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 4.
BIANCU, Segretario:
Art. 4
Condizioni per la concessione del contributo
1. Le imprese artigiane di cui all'articolo 1 possono beneficiare delle provvidenze ivi previste qualora le assunzioni o trasformazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato siano in aumento rispetto alla media dei dipendenti in carico dei dodici mesi precedenti le assunzioni o trasformazioni.
2. Nello stabilire la media dei dipendenti in carico alle imprese non devono essere conteggiati gli apprendisti e gli assunti con contratto a tempo determinato.
3. Per fruire dei contributi relativi alle assunzioni o trasformazioni previste dalla presente legge le società di cui all'articolo 1 devono applicare i contratti collettivi nazionali di lavoro e gli accordi interconfederali e devono essere in regola con le disposizioni di cui alla Legge 2 aprile 1968, n. 482 e successive modifiche e integrazioni. Le aliquote dei riservatari possono essere completate anche mediante le assunzioni per le quali si richiedono i contributi medesimi.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 5.
BIANCU, Segretario:
Art. 5
Incompatibilità
1. L'accesso al contributo è incompatibile con qualsiasi altro contributo in conto occupazione.
2. Gli aiuti di cui alla presente legge sono concessi nel rispetto delle condizioni e dei massimali di agevolazione previsti per il regime "de minimis".
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, chiedo di poter introdurre una variazione attraverso un emendamento orale.
PRESIDENTE. Onorevole Orrù, la devo informare che questo non è possibile. Una volta votato il passaggio all'esame degli articoli non sono più ammessi emendamenti.
ORRU' (D.S.). Pongo il problema, poi vedremo di trovare la soluzione.
PRESIDENTE. Ponga pure il problema.
ORRU' (D.S.). Chiedo scusa, Presidente, il mio intento non è quello di stravolgere il contenuto della legge, ma è quello di sottoporre all'Aula un problema, perché ho rilevato che il comma 1 dell'articolo 5 è contraddittorio rispetto alla stessa relazione del disegno di legge. Uno degli intendimenti di questo disegno di legge, oltre a quelli sottolineati dai colleghi, sui quali non mi dilungo e che condivido, è quello di utilizzare tutti gli strumenti previsti sia dalla legislazione regionale sia da quella nazionale, senza creare incompatibilità tra loro, proprio per cercare di favorire uno degli strumenti volti a creare occupazione stabile che, non solo negli ultimi tempi, ma storicamente si è rivelato tra i più efficaci.
Nella relazione introduttiva si sottolinea, infatti, che grazie anche agli interventi previsti da altre leggi regionali e nazionali si arriva, nel settore artigiano, a un intervento complessivo a sostegno dell'occupazione per un arco temporale di circa tredici anni. Qualora noi mantenessimo l'incompatibilità, questa affermazione sarebbe inesatta, perché non si potrebbe verificare una simile condizione. Quindi io propongo, se è possibile, di sopprimere questa incompatibilità, anche perché non vi è contrasto neppure con le direttive della Commissione Europea, tant'è che il successivo comma prevede che gli aiuti siano concessi nell'ambito del regime "de minimis".
Quindi, sottopongo all'Aula la possibilità, qualora vi sia, di cassare il comma 1 dell'articolo 5, cioè l'espressione "l'accesso al contributo è incompatibile con qualsiasi altro contributo in conto occupazione", mantenendo, invece, la compatibilità di diversi contributi in conto occupazione, al fine di agevolare e non di creare ostacoli.
Infine, faccio notare che alcune leggi - non so se questo aspetto sia stato sottolineato da altri colleghi - quali la legge regionale numero 36 e la legge nazionale numero 448, prevedono contributi in conto occupazione che coprono la totalità del costo, il che crea una sperequazione, cioè mette questa legge in condizione di inferiorità. Io credo che ciò non sia giusto; invece è necessario, se è possibile, attraverso altre vie, altri strumenti, introdurre degli elementi migliorativi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, l'intervento del collega Orrù mi trova completamente d'accordo, poiché probabilmente c'è stata una svista durante i lavori della Commissione, tant'è che nel suo intervento il relatore Capelli ha parlato della cumulabilità dell'intervento previsto nel presente testo di legge con gli interventi previsti dalla legge regionale numero 36 e dalla legge nazionale numero 448, il che prolunga la durata dell'intervento a sostegno dell'apprendistato fino a tredici anni.
Io non so quale possa essere lo strumento tecnico per poter rimediare a questa svista, non so se un emendamento verbale può essere accettato, in ogni caso il primo comma dell'articolo 5 va soppresso perché è in netto contrasto con l'impianto stesso della legge.
PRESIDENTE. L'unico mezzo tecnico che abbiamo a disposizione è la votazione per parti.
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La proposta formulata dal collega Orrù è condivisa dalla Giunta, e non è necessario proporre un emendamento ma, come ha già anticipato il Presidente dell'Aula, è sufficiente votare per parti non approvando il primo comma.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Non voglio aggiungere niente a tutto quello che è già stato detto, sia sulla votazione per parti, sia sul contenuto, dico soltanto che la velocità con cui giustamente stiamo procedendo nell'esame di questa legge non ci ha consentito di fermarci al momento giusto.
PRESIDENTE. Quindi l'articolo 5 va votato per parti.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io comprendo lo spirito con cui i colleghi hanno sollevato questa questione, però bisogna stare attenti che lo spirito buono poi non si traduca in un effetto malefico.
In materia di cumulabilità di incentivi e di contributi non è automatico che non dire significhi autorizzare. In ogni caso rimarrebbe un dubbio interpretativo, che andrebbe rimesso poi in fase di attuazione a chi deve attuare le leggi, e con la responsabilità specifica che hanno soprattutto gli uffici in questa materia sappiamo che sicuramente nascerebbero dei problemi interpretativi. Infatti, la norma, l'ordinarietà, l'usualità non è la cumulabilità; la cumulabilità, nei limiti in cui è consentita e nei massimali nei quali può essere ipotizzata, deve essere esplicitamente prevista dalle leggi.
Per cui comprendo lo spirito, ma si rischia di fare un'operazione che non è di vantaggio, ma può essere di danno. D'altronde in questa materia non può dirsi che sia giusto un principio di assoluta non cumulabilità, perché possono esserci altri incentivi che concorrono e integrano la stessa finalità, e così come non è giusto escludere in assoluto la cumulabilità, non è giusto affermarla - come è detto qui - "con qualsiasi altro contributo in conto occupazione". Che cosa vuol dire "con qualsiasi altro"? La materia andrebbe, se si vuole raggiungere lo scopo che si è enunciato, approfondita e precisata con norma positiva perché, secondo me, cassare il comma 1 dell'articolo 5 non significa raggiungere l'obiettivo che si è enunciato. Può essere che in sede interpretativa, nel dubbio di interpretazione, chi deve applicare la legge dica: "Non è esplicitamente detto, quindi la disciplina del settore dell'apprendistato è questa e nessun altra".
Per cui io suggerisco di accantonare, magari momentaneamente, questo articolo e di approfondirlo appena in via tecnica. Ci sarà la possibilità, visto che quando si istruiscono le leggi il Consiglio si avvale di contributi tecnici.
PRESIDENTE. Oltre a questo articolo ne abbiamo uno solo che è la norma finanziaria, siamo ormai in conclusione.
COGODI (R.C.). Abbiamo anche altro da trattare, può essere che si possa approfondire. Tutti i consigli, tutti i parlamenti quando trattano leggi hanno uffici a latere.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, se i colleghi sono d'accordo io non ho nulla da eccepire.
COGODI (R.C.). Ci sono uffici che sono in grado di approfondire perché si ottenga un risultato che sia quello che si enuncia, perché si rischia di ottenere il risultato contrario.
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi chiede di andare avanti e di riprendere tra un attimo questo articolo, per consentire, nel frattempo, un chiarimento su questo aspetto. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Anch'io sono favorevole a una breve sospensione dell'articolo, e quindi della legge, perché siamo all'ultimo articolo prima dell'articolo finanziario.
Sul merito e sulle cose dette dal collega Cogodi, a mio avviso il secondo comma pone una griglia molto ferma, che è il "de minimis", cioè gli aiuti previsti in questo disegno di legge possono essere cumulati con interventi previsti da altre leggi, dando per scontato che tutte le altre leggi vigenti, sia regionali che nazionali, siano state notifiche e approvate dalla Commissione europea. Quindi, in questo caso, addirittura c'è una griglia che blocca l'intervento pure cumulato con il "de minimis", e cioè 200 milioni circa per tre anni.
Questo è già sufficiente di per sé. Ma le cose che ha ricordato poc'anzi il collega Orrù e che io voglio riprendere, sono importanti, perché se noi non stiamo attenti rischiamo di far danno alle aziende artigiane, anziché agevolarle. Inoltre rischiamo di perdere delle risorse finanziarie nazionali, soprattutto quelle previste dalla legge numero 448.
Cosa voglio dire con questo? Dopo il praticantato, alla fine del quinquennio, se l'azienda trasforma il rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato ha la facoltà di chiedere finanziamenti a valere per i primi tre anni sulla legge 448 e per i successivi cinque anni sulla legge 36. Per cui è vero che c'è un'agevolazione che riguarda ormai tredici anni ma, badate, questa è anche competizione tra regioni del Meridione italiano. La Sicilia ha lo stesso schema legislativo; noi, anche nella precedente legislatura, abbiamo preso visione delle leggi siciliane per rendere le nostre leggi più competitive. Infatti rendere competitivo il costo del lavoro in Sardegna non è una diseconomia, anzi lo rendiamo appetibile anche per le aziende che vengono da fuori.
Quindi, se è necessario sospendiamo pure questo articolo, però io sono dell'avviso che il primo comma vada cassato con il sistema di votazione proposto dal Presidente del Consiglio, cioè votando l'articolo 5 per parti e non approvando il primo comma.
PRESIDENTE. Dopo le osservazioni dell'onorevole Falconi, credo che possiamo procedere alla votazione, se la Giunta è d'accordo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta è d'accordo
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Mi meraviglia, Presidente, come lei con facilità dica che le osservazioni dell'onorevole Falconi hanno tolto i dubbi che in aula sono stati espressi. Il ragionamento dell'onorevole Falconi pecca quanto meno di inesattezza, perché Falconi basa tutta la sua argomentazione sul fatto che il limite del de minimis contenuto nel comma 2 in effetti è elemento di sicurezza, perché comunque il massimale è quello e più di quello non si può ottenere.
Ma, i commi 1 e 2 hanno due finalità completamente diverse. Che non si possa superare il de minimis è chiaro e viene specificato per uniformarci a quanto previsto dall'Unione Europea, per dare quindi legittimità al massimale del contributo che si può concedere.
Il comma 1, invece, che prevede la non cumulabilità con qualsiasi altro contributo in conto occupazione, riguarda una cosa completamente diversa. Vedete, il mio Capogruppo lo ha già spiegato molto bene: dato che generalmente le norme e anche altre leggi prevedono l'incompatibilità, se noi non precisiamo questa parte, se non scriviamo niente, si darà per scontato, come già altre volte è successo, che vi sia incompatibilità, pur se la norma non la prevede espressamente. E' successo per la legge 28, e noi ve l'avevamo detto che certe norme non potevano passare, che si sarebbero create delle situazioni che avrebbero messo in difficoltà le aziende. Non ci avete ascoltato, avete fatto ugualmente le norme, ce le hanno bocciate e ancora oggi stiamo aspettando una soluzione per una serie di leggi che abbiamo fatto con la presunzione di poterle far passare sulla testa di tutti.
E' ora di finirla di fare le cose con leggerezza! E' ora di fare le cose nel modo dovuto. Noi abbiamo una teoria, può darsi che sbagliamo, però chiediamo una breve sospensione per fare un approfondimento tecnico. Se poi voi volete votare così questa norma, fatelo pure!
PRESIDENTE. Per evitare questioni è opportuno fare chiarezza, per cui sospendo brevemente l'esame di questo articolo. Passiamo all'articolo 6 e poi eventualmente al punto successivo all'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, giustamente, in presenza di opinioni diverse lei dice: "Passiamo all'altro punto". Io concordo, ma mi domando: chi lavorerà per costruire una soluzione che ci permetta tra qualche attimo di votare la legge?
PRESIDENTE. Il Presidente della Commissione, il relatore, l'Assessore della programmazione, l'onorevole Cogodi, lei e chiunque lo ritenga, si incontrino e cerchino di chiarirsi le idee. Purtroppo ci troviamo in una fase in cui non è possibile accettare nessun emendamento.
La questione, dal punto di vista tecnico, è impostata così: o si vota l'articolo così com'è, oppure il primo comma si può sopprimere attraverso una votazione per parti. Non possiamo fare altro.
CUGINI (D.S.). Questo concetto è chiaro, però nella bocciatura...
PRESIDENTE. Non possiamo interloquire in questo modo, è più opportuno sospendere brevemente l'articolo 5. Passiamo adesso all'articolo 6, e appena saremo pronti riprenderemo l'esame dell'articolo 5.
CUGINI (D.S.). L'Assessore della programmazione coordini la composizione.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Perfetto.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 6.
BIANCU, Segretario:
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
E' pervenuto un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
BIANCU, Segretario:
Ordine del giorno Cugini - Corona - Fadda - Murgia - Balia - Vassallo - Vargiu - Sanna Giacomo - Contu - Dore - Fois, sul processo di ristrutturazione delle Poste Italiane Spa in Sardegna e sul conseguente smantellamento di numerosi servizi, fra i quali il CUAS, che determinano notevoli disagi per i lavoratori e per i cittadini sardi.(1)
IL CONSIGLIO REGIONALE
A conclusione dell'esame del D.L. 151/A
PREMESSO che l'Azienda Poste Italiane Spa, nell'ambito del processo di razionalizzazione dei suoi servizi, ha proceduto alla chiusura del CUAS (Centro Unificato Automazione Sede) di Cagliari, con il conseguente trasferimento delle sue funzioni in una sede del continente (Roma o Firenze);
CONSIDERATO che questo atto ha privato la Sardegna di una struttura produttiva ad alta qualificazione che, per complessità dei processi che vi si svolgono, numero di addetti (110 dipendenti), livello di specializzazione degli stessi e volumi di lavorazioni, può essere considerato tra i più importanti all'interno di un'Azienda impegnata nella diversificazione e nell'ampliamento della gamma di servizi offerti ai cittadini;
CONSIDERATO inoltre, che nell'Intesa Stato-Regione, sottoscritta nel mese di maggio del 1999, è previsto un Accordo di Programma tra la R.A.S. e l'Azienda Poste S.p.a., cui peraltro non si è ancora dato seguito, per ampliare e sviluppare la gamma dei servizi sul nostro territorio regionale, e che sarebbe auspicabile che gli interventi significativi di razionalizzazione del servizio discendano da tale strumento organico di programmazione e non il contrario;
RILEVATO che il Cuas di Cagliari si è caratterizzato in questi anni quale centro di competenza avanzata, che impegna risorse qualificate, difficilmente ricollocabili sul territorio e che potrebbero invece costituire il nucleo attorno al quale far crescere una cultura moderna ed innovativa;
RIMARCATO come una simile decisione appare chiaramente in contrasto con l'esigenza più volte manifestata dalla direzione della stessa Azienda, di rilanciare il servizio, attraverso adeguati investimenti, a partire dalla possibile dislocazione di funzioni qualificate e con un alto tasso di innovazione tecnologico, nelle aree deboli del Paese, come la Sardegna;
SOTTOLINEATO che la chiusura del CUAS favorisce di fatto analoghe strutture collocate nella penisola, in particolare in regioni del Nord dove non solo esiste la piena occupazione ma dove per far fronte ad esigenze produttive si ricorre talvolta al lavoro precario e in certe circostanze al personale della Sardegna;
impegna la Giunta regionale
ad adottare tutte le opportune ed urgenti iniziative tese ad ottenere che anche la Sardegna sia dotata di una Direzione Regionale Postale con poteri reali sul territorio e sull'organizzazione delle strutture, dei servizi e del lavoro per potenziare il ruolodel servizio postale nella regione anche attraverso l'istituzione di moderni e competitivi servizi che collochino la nostra Isola al pari delle altre Regioni italiane.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, allo sciopero che è avvenuto a livello nazionale hanno preso parte in modo massiccio, anche in Sardegna, i lavoratori dell'Azienda Poste Italiane S.p.A., che sta vivendo un momento di razionalizzazione dei suoi servizi, con la trasformazione in società per azioni. Però tutto ciò è diventato anche un momento di penalizzazione, per quanto riguarda sia i servizi sia i lavoratori.
Noi riteniamo che la Sardegna non possa assolutamente subire un processo di razionalizzazione in misura eguale a quella del resto del territorio nazionale, e che sia necessario un intervento perché l'atteggiamento dell'amministratore delle Poste Italiane S.p.A., piuttosto rigido, non ha consentito, sino ad oggi, nessuna verifica per quanto riguarda la realtà sarda. Sta dividendo i lavoratori per comparti, sta smembrando i servizi e c'è un trasferimento in atto che penalizza gli stessi lavoratori, trasportandoli letteralmente da una parte all'altra dell'Isola.
Se questo non fosse sufficiente, il discorso potrebbe ampliarsi in un trasferimento a livello nazionale e sappiamo benissimo cosa questo comporti. Riteniamo che ci debba essere un intervento non solo da parte del Consiglio, quindi con quest'ordine del giorno, ma anche da parte della Giunta regionale, perché vorrei ricordare che le Poste Italiane S.p.A. non hanno provveduto alla privatizzazione in sé stessa del servizio, bensì la maggioranza delle quote azionarie è tuttora del Ministero del tesoro. Ritengo che la richiesta di un incontro con il Ministro del tesoro, per verificare con attenzione la realtà sarda, sia da parte nostra, e quindi da parte della stessa Giunta, doverosa, per non lasciare i lavoratori abbandonati a sé stessi in un momento di debolezza, perché tale è considerato il tentativo di dividerli che l'Azienda sta portando avanti, cosa che non è riuscita a fare fino a questo momento.
Le difficoltà sono tante e l'intervento a livello ministeriale è il primo passo che necessariamente al più presto si deve compiere.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno è possibile fare solo dichiarazioni di voto. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Sospendiamo momentaneamente la votazione finale del disegno di legge e passiamo al punto successivo dell'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Per non lasciare la legge sospesa, siccome stiamo terminando il lavoro di consultazione in merito all'articolo 5, è preferibile sospendere la seduta per dieci minuti.
PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, la seduta è sospesa per dieci minuti. I lavori riprenderanno alle ore 18 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 20, viene ripresa alle ore 18 e 30.)
PRESIDENTE. Siamo pronti per votare l'articolo 5 del disegno di legge numero 151/A. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo solo per chiarire un fatto tecnico relativo all'articolo 5. In effetti, la Commissione aveva licenziato questo articolo 5 cassando proprio il comma 1 dell'articolo 5 (e lo si evince anche da come è stato riportato nella documentazione che è stata consegnata a tutti i componenti di quest'Aula), laddove si parla appunto di incompatibilità con contributi analoghi a quello previsto in questo testo di legge.
Infatti, mantenendo il secondo comma dell'articolo 5 si era evitato di creare dei filtri di incompatibilità che nessuno dei componenti della Commissione voleva. Io credo che si debba votare l'articolo 5 tenendo in piedi soltanto il secondo comma.
PRESIDENTE. Quindi è reiterata la richiesta di votazione per parti dell'articolo 5.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, stante la situazione riteniamo anche noi che la soluzione che si profila, quella di cassare il primo comma dell'articolo 5 e mantenere il secondo comma, sia da preferirsi. Tuttavia corre l'obbligo di sottolineare il modo abbastanza approssimativo e superficiale con cui si elaborano leggi così importanti, che incidono nel sistema produttivo e nelle relazioni anche tra istituzioni, e non solo con le imprese, ma anche con il mondo del lavoro. Importa qualcosa a qualcuno?
PRESIDENTE. Onorevole Corona, onorevole Murgia, abbiate pazienza! Onorevole Dore, onorevole Biancu, onorevole Sanna, scusate!
COGODI (R.C.). Noi avvertiamo, quindi, l'esigenza di rappresentare al Consiglio, e perché rimanga certificato anche agli atti dei nostri lavori, la perplessità che abbiamo prima sollevato e che manteniamo.
La cosa migliore in questa materia sarebbe stata quella di prevedere, con norma positiva, il meccanismo del cumulo dei contributi ammessi, perché dire in assoluto "non cumulabilità" può creare un'anomalia, in quanto possono esserci altri incentivi magari superiori a questo o quasi pari e un imprenditore si troverà nell'imbarazzo di domandarsi: "Quale mi conviene?" Oppure sceglie una via e, magari, dopo si rende conto che sarebbe stato più conveniente sceglierne un'altra.
Allo stesso modo togliere l'incompatibilità e non prevedere in positivo quali cumuli sono possibili, lascia il dubbio interpretativo perché, essendo questa una normativa speciale, in sede interpretativa può accadere che, come è d'uso, si interpreti che la normativa speciale ha un suo corso rispetto a quella più generale, e quindi si ritenga che essendo questa la normativa specifica per il settore dell'apprendistato, l'apprendistato è regolato così e basta. Per cui il dubbio rimane, però allo stato delle cose la soluzione migliore è quella che si profila, seppure va specificato che è la "meno peggio" e va ribadito il giudizio sulla approssimazione con cui questo testo di legge è stato istruito ed è stato inizialmente proposto al Consiglio.
Tutto questo accade, ecco la ragione principale della nostra perplessità, che è sull'articolo 5, e avremo modo di chiarire anche in sede di valutazione generale, ma che in qualche modo tocca tutta la legge.
Noi stiamo continuando, o meglio la Regione, il suo parlamento, il Consiglio regionale, continua a produrre leggi in materia di lavoro e di sostegno alle imprese a pezzi, a pezzi non coerenti, ognuno dei quali ignora l'altro. Non si ha una rappresentazione di quello che esiste sullo scenario della legislazione regionale nel suo insieme (e non si sa come la legislazione regionale in materia si connette con la legislazione statale, che pure è dotata di tanti altri pezzi) e della normativa comunitaria. Per cui continuiamo ogni volta a valutare una legge di incentivazione come se lì si esaurisse il campo degli incentivi, senza avere una visione d'insieme che consenta qualche volta di limitare e qualche altra di estendere, di cumulare o di non cumulare, quindi di decidere sapendo quello che si sta facendo.
Questo punto avremo modo di esplicitarlo anche in sede di valutazione complessiva della legge.
PRESIDENTE. Metto in votazione il comma 1 dell'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione il comma 2 dell'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Procediamo ora alla votazione del testo di legge nel suo complesso.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Il nostro Gruppo, pur con i limiti che abbiamo rappresentato sia in sede di Commissione, sia in Aula, dà una valutazione nel complesso positiva di questa proposta di legge. Una valutazione nel complesso positiva che porta il nostro Gruppo, che è di opposizione sicura all'attuale maggioranza e all'attuale Giunta, a esprimere comunque un voto di astensione, che per un gruppo di opposizione sicura equivale appunto a una valutazione abbastanza positiva. Forse è un'astensione che vale più del voto favorevole dato con superficialità.
Le ragioni di perplessità sono d'insieme, non attengono a questa o a quella norma contenuta in questi pochi articoli, ma al fatto che la Regione continua ad approvare leggi delle quali, come dicevo prima, l'ultima ignora tutte quelle già approvate, e ogni volta pare che la nuova legge sia l'unica che sostiene un settore. Quando si approveranno altre leggi consimili si sarà già dimenticata questa.
Questo meccanismo, o sistema abbastanza perverso, porta la Regione a fare molte leggi di sostegno alle imprese, qualche volta anche troppe leggi di sostegno alle imprese, e ad avere però un sistema delle imprese che continua a lamentarsi, a piangere, a dire che la Regione è parassitaria solo quando sostiene - in qualche occasione è poco, è troppo poco - i lavoratori e le condizioni di lavoro, mentre nessuno ha fatto un calcolo complessivo dell'esborso di danaro pubblico che, aggiungendosi alle provvidenze comunitarie e a quelle statali, la Regione attribuisce e devolve direttamente alle imprese private, che si continuano a lamentare.
Però, badate, solo qui è previsto un contributo per l'assunzione di apprendisti, quindi, per ragazzi pagati meno di quel che prevedono i contratti collettivi nazionali. Applicare il contratto in questo caso vuol dire attribuire agli apprendisti una percentuale di quanto previsto dal contratto, però all'impresa si danno 7 milioni per il primo anno, 5 milioni per il secondo, 4 e 3 per gli anni successivi. Solo lo sgravio fiscale previsto da una norma dello Stato per un'assunzione è di 800 mila lire al mese, con un credito di imposta per alcuni anni.
Quindi, con lo Stato che paga gli oneri sociali e fiscali, con l'Unione Europea che incentiva in altro modo, con il sistema formativo che spesso, per riconversione e riqualificazione, in pratica concorre, sorregge, aggiunge altre sovvenzioni, con tutto questo sistema di incentivi, peraltro cumulabili, se c'è un comparto economico o sociale assistito - e fortemente assistito - è proprio quello delle imprese.
Noi facciamo un'eccezione in questa valutazione molto severa per il fatto che adesso qui parliamo di imprese piccole e medie, perché le imprese artigiane sono generalmente piccole o medie, ma non pensiamo che l'artigiano sia solo il singolo ciabattino, quello che batte il ferro. No, tra gli artigiani sono comprese anche le imprese industriali.
PRESIDENTE. Le concedo pochi secondi, onorevole Cogodi, per concludere.
COGODI (R.C). Basti pensare che i dati dicono che nell'ultimo anno gli utili di impresa, in Italia, sono cresciuti di oltre il 70 per cento, mentre i salari dei lavoratori non riescono a raggiungere il tasso di inflazione reale, perché sono bloccati al tasso di inflazione programmata che, come ben si sa, è inferiore a quello dell'inflazione reale. Questo è il dato. Mentre i disoccupati rimangono tali e i precari rimangono tali, gli utili d'impresa crescono del 70 per cento!
Per cui questa valutazione d'insieme e la mancanza di un quadro di riferimento e di conoscenza, che anche in questa circostanza si evince, ci porta comunque, valutando il fatto che si tratta di imprese artigiane in questa Regione, che hanno una certa configurazione, conformazione e natura, a dare un voto di astensione, perché diversamente con questo ragionamento il nostro voto, in altre condizioni, sarebbe stato contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Voglio esprimere piena soddisfazione da parte mia e di tutta la Commissione per l'esito favorevole, almeno per quanto riguarda l'articolato, che ha avuto il cammino di questo testo di legge. Non dimentichiamoci che abbiamo detto in premessa che, in virtù dell'introduzione dello sgravio totale per i lavoratori neo assunti, di fatto senza questa norma l'impresa non ha nessuna convenienza ad assumere un disoccupato non specializzato, preferendo assumere un disoccupato qualificato, a scapito di coloro i quali non potendo essere formati non riuscivano ad avere la prima occupazione.
L'aspetto esaltante di questa legge è il fatto che essa agevola l'impresa nell'assunzione di apprendisti e, come è storicamente dimostrato, nel comparto artigiano nel 60 o 65 per cento dei casi il rapporto precario si trasforma in rapporto di lavoro definitivo oppure porta alla creazione di una nuova piccola impresa.
Quindi questa legge è di basilare importanza principalmente per questo aspetto. Nel dichiarare il mio voto favorevole, voglio ancora ringraziare l'Aula per la sensibilità dimostrata da tutti i Gruppi su questo provvedimento di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Intervengo brevemente innanzitutto per dire che noi voteremo a favore di questa legge, e devo dire che anche i compagni di Rifondazione Comunista che fanno parte della Commissione industria hanno partecipato all'elaborazione e alla rivisitazione del testo proposto come collegato alla finanziaria.
Detto questo voglio riprendere brevemente le affermazioni fatte poco fa, alcune delle quali sono pienamente condivisibili, altre lo sono meno. Io penso che l'impresa in Sardegna non sia da definire "fortemente assistita". L'economia sarda è sicuramente debole e ha bisogno di questi incentivi, si regge su questi incentivi, ma certamente bisogna stare attenti a quelle imprese che nelle pieghe della legislazione vigente trovano spazio per compiere degli imbrogli.
La parte invece fortemente condivisibile, e mi riferisco alle cose dette poc'anzi dal collega Cogodi, riguarda appunto un riordino legislativo da noi sempre auspicato. Perché? Perché ci consente di legare un provvedimento all'altro, ci consente soprattutto di non continuare con questo "spezzatino" legislativo. Noi saremo chiamati tra poco, presumibilmente, a esaminare un'altra legge di sostegno, quella che riguarda i lavoratori disabili. A settembre saremo richiamati in aula presumibilmente per rivedere la legge 28 o la cosiddetta nuova legge 28, e ciò nonostante continuiamo con questo modo di fare, senza legare una cosa all'altra. Invece c'è una necessità, che non è solo nostra, ma è soprattutto delle imprese, perché con quel sistema si eliminano dal mondo delle imprese soprattutto gli imbroglioni. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio soltanto ribadire due concetti. Di fronte a una legislazione nazionale che cambia, si evolve e modifica in continuazione il sistema degli aiuti e degli incentivi, che poi si collegano strettamente anche con le direttive comunitarie, abbiamo la necessità di meglio utilizzare le nostre risorse. Questo non sempre a mio avviso avviene, nel senso che noi legiferiamo molte volte a prescindere dalle opportunità che anche lo Stato offre, per cui mettiamo talvolta i nostri imprenditori nella condizione di dover fare una scelta tra i diversi incentivi, anche perché la non cumulabilità spesso deriva dalle stesse norme nazionali, per cui non sempre è vero che si possa cumulare un incentivo con un altro. Sarebbe opportuno che nel futuro prossimo, quando discuteremo anche altre leggi di incentivazione, la Commissione prima e poi il Consiglio abbiano una visione complessiva di tutte le opportunità offerte dalla legislazione nazionale ed europea.
Perché dico questo? Perché noi, con le azioni di incentivazione che poniamo in essere, rischiamo di buttare via consistenti risorse finanziarie, non utilizzando appieno le provvidenze di cui possiamo disporre. Invece il nostro primario obiettivo è quello di utilizzare appieno le risorse che provengono dal livello centrale in sinergia con i nostri fondi per aumentare il livello di competitività delle imprese. L'incentivo regionale deve quindi essere uno strumento aggiuntivo e non sostitutivo di provvedimenti emessi da altri organismi.
Su questa questione abbiamo discusso a lungo in Commissione, però non penso che si sia fatto un giusto e approfondito lavoro di monitoraggio di tutte le opportunità attualmente previste. E' bene, quindi, recuperare il ritardo, con un'azione che ci consenta di avere una visione complessiva della normativa di incentivazione alle imprese, in modo da armonizzare gli interventi e avere una legislazione chiara, che interessi veramente tutti i settori. Non si può andare avanti a spizzichi e bocconi, intervenendo oggi per un settore, domani per un altro, perché così facendo lasciamo sempre e comunque indietro qualcuno.
L'ultima questione, che è una questione di sostanza, riguarda il fatto che noi pensiamo a incentivare le imprese e non anche a consolidare il lavoro. Molte volte queste forme di incentivazione sono puramente fini a sé stesse; ci sono imprenditori seri e imprenditori poco seri e ci sono anche quelli che badano totalmente ed esclusivamente ai propri interessi, per cui occorre tener conto anche della necessità di consolidare il rapporto di lavoro ottenuto spesso anche grazie a queste incentivazioni. Però, sempre più spesso i contratti vengono modificati, per cui i lavoratori passando da un sistema di incentivazione ad un altro finiscono per trovarsi ogni volta in una posizione lavorativa diversa, il che non permette chiaramente il consolidamento del rapporto di lavoro, anzi molte volte alcune leggi hanno reso precario il rapporto di lavoro con l'impresa.
Questa è una questione di sicuro complessa, ma di grande valenza che nelle prossime norme che approveremo dovremo tenere in maggiore considerazione, nel senso che oltre a prevedere agevolazioni per le imprese dovremo favorire il consolidamento dei rapporti di lavoro, perché il sistema delle incentivazioni alle imprese ha portato in questa nostra Isola molti benefici, ma ha anche causato parecchi danni. Molti lavoratori, infatti, hanno perso il posto di lavoro, mentre altri l'hanno trovato proprio perché c'è stato un ricambio e non un aumento dell'occupazione complessiva.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fois. Ne ha facoltà.
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Presidente, nel sottolineare che questo disegno di legge restituisce al comparto dell'artigianato l'attenzione che merita, non sto a ricordare i dati che in più di un'occasione i nostri colleghi hanno elencato, cioè i 6.000 miliardi di fatturato e gli 80 mila occupati. Sono comunque dati che devono farci riflettere.
Cito un solo dato per tutti, cioè il fatto che il comparto artigiano fattura circa il doppio della SARAS Raffinerie. Questo per dire che è un comparto che tiene vivo un sistema imprenditoriale che è determinante nel tessuto economico di un'Isola come la nostra, che è ancora alla ricerca di un proprio modello di sviluppo. Quindi, a questo comparto in Commissione e in Aula è stata prestata l'attenzione dovuta. Nel momento in cui intendiamo valorizzare vecchi mestieri che stanno per scomparire, anzi li incentiviamo a tal punto da far sì che i vecchi artigiani possano avere la speranza che il loro mestiere sopravviva grazie alle nuove generazioni, io credo che vada riconosciuto alla Commissione il peso che ha avuto in questa iniziativa, soprattutto perché è riuscita, in uno stesso testo di legge, a dare solide garanzie ai giovani che intendono intraprendere questi mestieri.
Purtroppo in altri settori si è dimenticata la fascia dei disabili, che invece in questo disegno di legge è stata presa in considerazione; inoltre con questo sistema si valorizza il lavoro regolare che sostituisce il lavoro nero e l'occupazione diventa quindi il valore primario, che dà fiducia a un comparto che rischiava di sparire dal sistema economico.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero151/A.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - COGODI - ORTU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 66
Votanti 62
Astenuti 4
Maggioranza 32
Favorevoli 62
(Il Consiglio approva)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Il Consiglio deve procedere alla designazione di una terna di nomi per la costituzione del Comitato di indirizzo della Fondazione Banco di Sardegna.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
Biggio (a.n.). Presidente, pare che qui tutti prima sponsorizzino e poi si defilino. Mi risulta che sia pervenuta alla Presidenza, con richiesta di iscrizione immediata all'ordine del giorno, la proposta di legge numero 239, concernente "Modifiche all'articolo 6 della legge regionale 24 aprile 2001, n. 6 'Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2001)'".
Si tratta di una "leggina" che sistemerebbe, sia pure in via provvisoria, i problemi derivanti da una norma - norma intrusa, per altro - inserita in bilancio, che vieta la lavorazione di qualsiasi tipo di rifiuto, soprattutto dei rifiuti speciali, e che ha paralizzato tutta l'attività degli impianti per la lavorazione dei rifiuti operanti in Sardegna. A seguito delle pressioni sindacali e dei lavoratori stessi, spesso citati in quest'aula, la Commissione ha esitato un provvedimento che dovrebbe essere pervenuto alla Presidenza.
PRESIDENTE. Io sto prendendo visione adesso di questa proposta di legge, onorevole Biggio. Naturalmente, poiché non è stata approvata dalla Commissione competente per materia, ma è stata solo presentata dai componenti della stessa, la si può discutere in Aula.
BIGGIO (A.N.). No, è stata esitata dalla Commissione all'unanimità.
PRESIDENTE. Non è esitata dalla Commissione.
BIGGIO (A.N.). Forse è mancata la comunicazione formale.
PRESIDENTE. Faccio fare una verifica, perché gli Uffici mi stanno dando un'informazione diversa.
BIGGIO (A.N.). Comunque, Presidente, la investo di questa questione qui in Consiglio affinché decida. Sempre più spesso viene richiamata la volontà di capire chi è pro e chi è contro questa situazione. Io ho capito che alcuni si stanno defilando e chiedo pertanto che questa proposta di legge venga discussa in termini d'urgenza. Chiedo che la questione venga posta ai voti, così vedremo chi è pro e chi è contro questa situazione, perché ho visto molti protettori lungo la via Roma, ma adesso ne vedo pochi in aula.
PRESIDENTE. Onorevole Biggio, questa proposta di legge è stata esaminata dalla Commissione, ma non c'è stata una votazione, quindi non è stata approvata e nemmeno trasmessa all'Aula. Tuttavia, se c'è l'unanimità da parte dei Presidenti dei Gruppi, io non pongo ostacoli, se no devo prendere atto che il provvedimento non è ancora perfettamente formalizzato per poter essere discusso in Aula.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Biggio, le ripeto che questo è un testo elaborato dalla Commissione, ma non è stato approvato con una votazione finale, in seguito alla quale può essere trasmesso all'Aula. Questo è lo stato delle cose, io di più non le posso dire.
(Interruzioni)
BIGGIO (A.N.). Per carità, lei non c'entra. Io volevo capire la situazione. Purtroppo il Presidente della Commissione non è potuto venire questa sera, probabilmente se fosse stato presente la situazione avrebbe avuto un andamento diverso, però mi interessava capire dove sono, come agiscono e come si muovono i protettori, i grandi protettori, i grandi interpreti dei lavoratori in condizioni di disagio!
PRESIDENTE. Io chiuderei questo argomento.
FADDA (Popolari-P.S.). Interveniamo tutti per vedere chi difende e chi non difende, perché la nostra disponibilità a garantire…
PRESIDENTE. Discutiamo di che cosa? L'onorevole Biggio ha fatto una richiesta e io gli ho risposto, ma su questo argomento non è aperta una discussione.
TUNIS (F.I.-Sardegna). Devo fare una domanda.
PRESIDENTE. Ho detto che non c'è discussione. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io non non vorrei aver creato qualche equivoco, ma non devo intervenire sull'argomento introdotto dal collega Biggio.
PRESIDENTE. Infatti la prego di attenersi all'argomento in discussione.
CUGINI (D.S.). Le chiedo di spostare le designazioni previste a fine seduta, perché noi del centrosinistra abbiamo bisogno di consultarci nel merito per trovare un punto d'incontro. Quindi propongo di procedere con l'esame degli altri argomenti inseriti all'ordine del giorno. Chiedo comunque che la votazione per le designazioni avvenga questa sera.
PRESIDENTE. C'è di fatto una richiesta di inversione dell'ordine del giorno. Se non si ci sono opposizioni la richiesta è accolta. Passiamo alla discussione della mozione numero 28.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 28.
Comunico che la mozione è stata ritirata, essendo stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Ordine del giorno Sanna Emanuele - Balletto - Biggio - Fadda - Vargiu - Dore - Contu - Ibba - Cogodi - Manca, sul progressivo degrado del compendio Molentargius-Saline-Poetto e sulla mancata istituzione del Parco regionale naturalistico.(1)
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che l'area umida Molentargius-Saline-Poetto per le sue peculiari caratteristiche ambientali e naturalistiche risulta sottoposta a una ricca e rigorosa normativa di tutela;
RICORDATO che il pregiato ecosistema del Molentargius è protetto sia da importanti leggi regionali e nazionali sia da convenzioni e direttive internazionali;
SOTTOLINEATO inoltre che il compendio è interessato da un Piano globale di risanamento finanziato con 120 miliardi dalla legge n. 67 dell'88 e specificato in un Protocollo d'Intesa Stato-Regione dell'89, affidato dal Ministero dell'Ambiente a un Consorzio di imprese denominato Ramsar-Molentargius;
DENINCIATO che nell'esecuzione dei lavori, che avrebbero dovuto essere completati entro l'agosto del 1997, da parte delle imprese appaltatrici sono subito emerse anomalie, lentezze e contrasti molto forti col committente tali da bloccare totalmente il cantiere e da determinare un conseguente paralizzante contenzioso tra Consorzio Ramsar e Ministero dell'Ambiente;
STIGMATIZZATO il fatto che nonostante le pressanti sollecitazioni di associazioni culturali e ambientaliste, delle istituzioni locali e regionali e dei parlamentari sardi, i ministri dell'ambiente che si sono succeduti negli anni non sono riusciti a sbloccare il contenzioso sui lavori di bonifica;
RILEVATO che durante la scorsa estate, a causa dell'irresponsabile comportamento dei Monopoli di Stato e delle imprese che eseguono i lavori di risanamento del canale di Terramaini, le vasche presalanti del Molentargius hanno rischiarato il totale prosciugamento e l'asfissia biologica dell'ecosistema, con il suo incommensurabile patrimonio di avifauna pregiata e a rischio di estinzione;
CONSTATATO che, nonostante la deliberazione della Giunta regionale del 16 marzo 1999 (n. 16/26), con cui furono attivate le procedure per l'acquisizione al patrimonio della nostra Regione Autonoma delle Saline del Poetto, e nonostante il chiaro dispositivo della legge finanziaria approvata dal Parlamento nel dicembre 2000, il compendio continua ad essere gestito con criteri molto discutibili dai Monopoli di Stato;
SOTTOLINEATO infine, con particolare preoccupazione, che gli adempimenti previsti dalla legge regionale n. 5/1999, istitutiva del Parco Regionale Naturale, sono stati in larga parte disattesi per inadampimenti politico-istituzionali e per i contrasti insorti tra gli Enti Locali interessati;
PRESO ATTO delle valutazioni largamente convergenti espresse dai rappresentanti dei Gruppi consiliari e dalla Giunta Regionale nella seduta del 31 maggio 2001;
impegna la Giunta Regionale
1) a promuovere una pressante iniziativa politica e sitituzionale per l'immediato trasferimento al patrimonio e alle competenze della nostra Regione Autonoma di tutto il compendio Molentargius-Saline, e di tutti i beni già in uso all'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, risolvendo contestualmente l'annoso contenzioso tra il Ministero delle Finanze e i Comuni di Cagliari e Quartu S. Elena;
2) a intraprendere tutte le opportune iniziative per l'immediata ripresa e conclusione in tempi certi dei lavori di recupero e di riqualificazione della zona umida, affrancando la Regione stessa da qualsiasi onere comunque derivante dal contenzioso pregresso insorto nel rapporto tra Ministero dell'Ambiente e il concessionario Consorzio Ramsar-Molentargius e investendo l'Assessorato regionale della difesa dell'Ambiente dell'attuazione delle opere residue e del completamento del programma di salvaguardia;
3) a intraprendere, anche attraverso una specifica Intesa Istituzionale col Governo, per la fase di transizione, per il Presidente della Regione il ruolo di massima e unica Autorità di coordinamento e vigilanza per tutti gli interventi di risanamento e di tutela e nei confronti di tutti i soggetti pubblici e privati che operano nel compendio, al fine di salvaguardare un sito di assoluto rilievo ambientale che attraverso una moderna e dinamica politica di valorizzazione e di corretta fruizione può diventare una fondamentale risorsa per lo sviluppo economico e civile dell'area metropolitana di Cagliari.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno ha facoltà di illustrarlo.
SANNA EMANUELE (D.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.
PANI, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 238/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Satta, relatore.
SATTA (F.I.-Sardegna), relatore. Si tratta di un disegno di legge urgente perché, se non venisse approvato, il personale impiegato nei lavori socialmente utili e nei progetti obiettivo verrebbe sicuramente licenziato il prossimo settembre. La prima Commissione si è pertanto riunita con urgenza la settimana scorsa e anche ieri pomeriggio al fine di approvare questo disegno di legge; così ha fatto anche la terza Commissione, alla quale era stato chiesto un parere. Ora c'è quindi il parere favorevole sia della prima che della terza Commissione e si chiede che anche l'Aula approvi con urgenza questo disegno di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, vorrei intanto precisare che l'oggetto della legge riguarda in parte i lavoratori socialmente utili e in parte i lavoratori e le lavoratrici dei progetti obiettivo, che sono categorie diverse.
Io prendo la parola non per intervenire nel merito del provvedimento, che il Gruppo di Rifondazione Comunista condivide e ha condiviso dal primo istante, perché si tratta della tutela di posizioni di lavoro, e di posizioni produttive di lavoro, intervengo brevemente per chiarire in modo formale, pubblico, solenne, in Consiglio regionale, due punti. Il primo: io mi domando perché mai sempre accade che quando si tratta di tutelare posizioni di lavoro si aspetti l'ultimo momento utile, l'ultimo istante. Infatti riusciamo a dedicare - meno male che almeno questo ancora si riesce a fare - a questo argomento l'ultimo esile respiro. Il Consiglio regionale finisce di lavorare stasera, tra qualche ora, forse tra qualche minuto, e in finale ecco che arriva un "provvedimento urgentissimo", come lo ha definito il relatore di maggioranza, il collega Satta, perché se non lo si approva tanti lavoratori perdono il posto di lavoro. Si arriva all'ultimo istante, perché i lavoratori devono venire sempre all'ultimo posto!
Ma chi ha impedito alla Giunta, nei mesi passati, di informarsi e di occuparsi di queste cose che sono ovvie, normali nell'attività della Regione? E' possibile che anche le cose più semplici, gli atti dovuti debbano sempre essere fatti pesare in questo modo quasi ricattatorio? Quasi che chi ha diritto, in questa regione, debba essere sempre tenuto sulla corda perché possa pensare che qualcuno lo abbia beneficato! Un diritto è un diritto, e infatti si ammette che nascerebbe un danno gravissimo in capo a centinaia e centinaia di persone se non si approvasse questo provvedimento nell'ultimo istante utile di attività del Consiglio, prima della sospensione per le ferie estive. C'era il rischio che questo disegno di legge non fosse approvato per responsabilità esclusiva della Giunta e della maggioranza.!
Secondo punto da chiarire: è corsa voce - perché la si è fatta correre - che il Gruppo della Rifondazione Comunista avesse manifestato obiezioni e contrarietà alla riunione in deroga della Commissione che doveva dare il parere istruttorio su questa legge. Intanto, per quello che ho detto prima, perché mai si è fatto ricorso addirittura a una convocazione in deroga, con il rischio che, per una ragione qualsiasi, non tutti i Gruppi potessero dare il loro assenso, e quindi il provvedimento non arrivasse in Aula? Si è dovuta addirittura chiedere la convocazione in deroga della Commissione, e si è fatta correre voce che il Gruppo della Rifondazione Comunista avesse negato il proprio assenso. Ho già avuto modo di chiarire in Aula, nei giorni scorsi, la falsità manifesta e la strumentalità di questa affermazione, perché al Gruppo della Rifondazione Comunista è stato fatto pervenire un documento - di cui abbiamo imposto la correzione - con la richiesta di convocazione della Commissione per trattare non solo questo argomento, su cui noi dicevamo di essere d'accordo e anzi sollecitavamo il parere della Commissione, ma anche qualcos'altro. Siccome noi sollecitavamo il parere della Commissione su questo disegno di legge che riguarda lavoratori e lavoratrici, la maggioranza, e primariamente il Presidente della Terza Commissione, La Spisa, hanno colto l'occasione per inserire clandestinamente, in quella richiesta di convocazione, altri provvedimenti da noi non condivisi - di cui parleremo dopo -, con un atteggiamento ricattatorio: "Se la Commissione non sarà riunita per discutere anche dell'altro non si riunirà neppure per discutere di questo". E abbiamo dovuto fare una battaglia in Aula nei giorni scorsi - è tutto riportato nei verbali e negli atti del Consiglio - appellandoci al Presidente del Consiglio perché venisse garantito il diritto fondamentale di ogni Gruppo e di ogni consigliere di pronunciarsi e di dare giudizi sui singoli atti e sulle singole leggi, e non sui provvedimenti messi insieme a mazzo. A mazzo si fanno le grive, caro La Spisa, stavo per dire Fantola, ma fa lo stesso, siete della stessa risma! Ci siamo, dicevo, dovuti appellare al Presidente del Consiglio perché venisse garantito il diritto di un Gruppo di dare un parere, un giudizio su ognuna delle leggi separatamente! Per cui si è dovuto necessariamente, come era ovvio, obbligatorio e corretto, costringere il Presidente della Commissione a diramare due distinte convocazioni, una su questo argomento e una sugli altri argomenti.
E non è neppure bastato, perché dopo che il Presidente del Consiglio si era espresso intimando al Presidente della Commissione di convocare la Commissione su questo unico argomento, tuttavia la Commissione è stata convocata con una dizione equivoca, ancora una volta, cioè con l'uso al plurale delle parole "pareri della Commissione", tentando ancora in modo furbesco, volpino (ecco perché dicevo che qui molta gente si alimenta di carne di volpe), di dare pareri anche su altri provvedimenti.
Questa questione l'ho voluta chiarire perché la voce è corsa in quanto la si è fatta correre, ma così agendo non si fa nulla di buono. Che ci sia gente a cui delle posizioni di lavoro importa poco e che vuole solo far finta, quando non ne può fare a meno, di provvedere anche in favore dei lavoratori e delle lavoratrici lo sappiamo, ma che si potesse arrivare a simili eccessi a onor del vero finora non lo avevamo mai conosciuto! Addirittura si vuole privare un Gruppo consiliare del diritto di dare un giudizio autonomo, perché gli si consente di esprimere il proprio parere favorevole su un provvedimento di legge che riguarda delle posizioni di lavoro costringendolo nel contempo a dare il parere anche su provvedimenti che sono stati aggiunti e che riguardano altro. E dell'altro parleremo dopo.
In sede di discussione generale - pare che siamo a questo punto - ho voluto chiarire questi due aspetti preliminari. Nel merito è nota la nostra posizione: si tratta di diritti di lavoratori e di lavoratrici che devono essere garantiti, e anzi se dovessimo dire ancora una parola, auspichiamo che fra un anno non ci troviamo di fronte, all'ultimo minuto, alla necessità di un'altra proroga. Nel frattempo chi deve provvedere provveda, si attuino le leggi della Regione, e quando una legge dà tempo per fare determinati adempimenti nel frattempo la Giunta non si deve dimenticare delle leggi che il Consiglio approva. Non si possono far vivere i lavoratori sempre nell'emergenza, non li si può tenere sempre con il fiato sospeso, perché così non ci guadagnano i lavoratori, ma non ci guadagna neppure la Regione, perché avere gente in ansia nelle posizioni di lavoro, gente non sicura, non tranquilla non è un beneficio né per l'utilità né per la redditività del lavoro. Quindi si tratta di diritti e si tratta di utilità, se volete. Però, assessore Masala, se invece di chiacchierare con il suo sodale di partito ascoltasse un attimo, ma neanche per idea che ascolti! Quello che ho detto è chiaro e l'Assessore del personale l'ha sentito benissimo, se non l'ha sentito glielo riferirà il suo Capogruppo. Quello che avevo da dire sostanzialmente l'ho detto, comunque è registrato, l'Assessore avrà modo di leggerlo perché è molto solerte e quindi si tratterrà dopo per sapere esattamente qual era l'appunto che si muoveva alla Giunta, e in specie all'Assessore del personale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (C.C.D.). Signor Presidente, ho avuto modo di esaminare questo disegno di legge in Commissione bilancio, dovendo esprimere il parere finanziario, e ho potuto constatare che il comma 2 dell'articolo 1 recita: "E' altresì autorizzata l'utilizzazione per un ulteriore anno dei lavoratori impiegati dall'amministrazione e dagli enti regionali in lavori socialmente utili"; l'articolo 2 recita invece: "Gli oneri derivanti dall'applicazione del comma 1 dell'articolo 1 della presente legge, valutati in lire 1.364.000.000 per l'anno 2001, in lire 5.255.000.000 per l'anno 2002 ed in lire 1.217.000.000 per l'anno 2003, …". Insieme a qualche altro collega che è presente in aula mi sono domandato per quanto tempo è autorizzata ancora l'utilizzazione di questi lavoratori. Se dovesse essere solo per un anno, penso che noi dovremmo impiegare i fondi per un anno; se fosse autorizzata per il 2002, ammettendo che questi lavoratori terminino il proprio lavoro nel 2002, solo per il 2002. Invece c'è un impegno finanziario anche per il 2003.
Ho anche avuto modo di constatare che c'è stata l'impossibilità di procedere alle selezioni e ai concorsi per la sistemazione di questi lavoratori, però mi resta il dubbio e quindi mi rivolgo all'Assessore del personale affinché mi renda edotto circa il significato dell'impegno finanziario per i prossimi tre anni. E soprattutto vorrei capire perché c'è una così netta differenza tra il 2001, il 2002 e il 2003, dal momento che i lavoratori dovrebbero essere sempre gli stessi. Non riesco a spiegarmi questa enorme differenzache è di circa 4 miliardi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, per quanto riguarda i tempi di presentazione del disegno di legge devo dire che lo stesso era stato concordato con le rappresentanze sindacali dei lavoratori e doveva essere predisposto ragionevolmente in anticipo rispetto alla scadenza della precedente legge. Poiché i primi contratti scadranno verso la metà di settembre a noi è parso, d'intesa con le organizzazioni sindacali, che avviare alla fine del mese di giugno un provvedimento volto alla proroga di un anno del contratto fosse più che ragionevole. E infatti il disegno di legge è stato avviato ai primi del mese di luglio, è pervenuto in Aula dopo tutta la trafila che deve essere fatta, l'approvazione della delibera della Giunta e il passaggio in Commissione programmazione per il parere finanziario. Quindi credo che sia arrivato in Aula con puntualità.
Per quanto concerne l'aspetto particolare evidenziato dall'onorevole Cogodi in ordine alla convocazione della Commissione, io non ne so nulla e d'altra parte mi ritengo estraneo a questo processo.
In ordine alle osservazioni fatte dall'onorevole Cappai è da dire che, limitatamente ai lavori dei progetti obiettivo, i contratti sono scaduti a partire dal periodo aprile-maggio 2000, e i primi contratti sono stati prorogati nel mese di settembre dello stesso anno. Quindi il primo gruppo di contratti, che riguarda ottantotto lavoratori dei progetti obiettivo, scadrà a settembre del 2001. E' chiaro, pertanto, che il rinnovo dei contratti impegna spese sia per il 2001 che per il 2002.
Altri 6 contratti scadranno a ottobre del 2001, 6 a novembre, otto nei primi mesi del 2002 e altri 36 nel luglio del 2002. E' evidente che i contratti che scadranno nel 2002 dovranno essere garantiti almeno fino a luglio del 2003. La spesa è ovviamente concentrata nel 2002, perché riguarda sia i contratti che scadono nel 2001, sia i contratti che scadranno nel 2002, ed è invece ridotta nel 2003, perché si riferisce soltanto ai contratti che scadranno nel 2002. Per chi volesse ulteriori chiarimenti un'apposita tabella è a disposizione del Consiglio.
Relativamente alla selezione occorre dire che la stessa potrà essere avviata soltanto dopo aver ultimato i procedimenti che sono stati stabiliti con il contratto collettivo di lavoro, che è stato approvato nel mese di maggio. Quindi, fino a quando non verranno ultimate le selezioni interne previste dal contratto, non si libereranno i posti nelle categorie che sono predestinate alle selezioni dei lavoratori dei progetti obiettivo. Operazione che noi confidiamo di ultimare nel corso dell'anno.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura del Titolo.
CAPPAI, Segretario:
Titolo
Proroga per un ulteriore periodo dell'utilizzazione del personale impiegato dall'Amministrazione e dagli enti regionali nei progetti-obiettivo e nei lavori socialmente utili
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sul titolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
CAPPAI, Segretario:
Art. 1
1. Nelle more dell'attuazione di quanto previsto dall'articolo 1 della legge regionale 1° agosto 2000, n. 16, i rapporti di lavoro a tempo determinato costituiti per l'attuazione di progetti-obiettivo, già rinnovati ai sensi dell'articolo 2 della citata legge regionale n. 16 del 2000, sono prorogati di un anno.
2. E' altresì autorizzata l'utilizzazione per un ulteriore anno dei lavoratori impiegati dall'amministrazione e dagli enti regionali in lavori socialmente utili.
PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati gli emendamenti numero 1 e 2. L'emendamento numero 1 è stato ritirato, rimane in piedi solo l'emendamento 2.
Se ne dia lettura.
CAPPAI, Segretario:
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 1
Dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente:
"Art. 1 bis
1. Sono ulteriormente autorizzati per l'anno 2001 gli interventi previsti dall'articolo 25, comma 6, della legge regionale 5 settembre 2000, n. 17.
- L'onere derivante dall'applicazione del presente articolo è valutato in lire 8 miliardi e fa carico alle somme sussistenti nel conto dei residui della UPB S10.037 (cap. 10103).
- La UPB S10.037 è stata trasferita dal Servizio 03 al Servizio 02". (2)
PRESIDENTE. Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
LURIDIANA, Assessore tecnico del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Lo si potrebbe anche dare per illustrato. Comunque riguarda la copertura da parte della Regione Sardegna di quel 50 per cento previsto dall'articolo 25 della legge regionale 17/2000. La Regione Sardegna si era infatti impegnata al versamento all'INPS del 50 per cento degli oneri, in sostituzione degli enti utilizzatori degli LSU. Con questo emendamento si garantisce la copertura finanziaria necessaria sino al 31 dicembre 2001.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Satta, relatore.
SATTA (F.I.-Sardegna), relatore. La Commissione lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
CAPPAI, Segretario:
Art. 2
1. Gli oneri derivanti dall'applicazione del comma 1 dell'articolo 1 della presente legge, valutati in lire 1.364.000.000 per l'anno 2001, in lire 5.255.000.000 per l'anno 2002 ed in lire 1.217.000.000 per l'anno 2003, fanno carico all'UPB S02.055 del bilancio della Regione per gli stessi anni.
2. Nel bilancio della Regione per gli anni 2001-2003 sono introdotte le seguenti variazioni:
In diminuzione
03 - PROGRAMMAZIONE
U.P.B. S03.006
Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente
2001 lire 500.000.000
2002 lire 1.500.000.000
2003 lire 1.500.000.000
U.P.B. S03.038
Interessi su rate d'ammortamento mutui e/o prestiti obbligazionari
2001 lire 1.364.000.000
2002 lire 5.255.000.000
2003 lire 1.217.000.000
In aumento
02 - AFFARI GENERALI
U.P.B. S02.055
Intervento per l'accesso al pubblico impiego
2001 lire 1.364.000.000
2002 lire 5.255.000.000
2003 lire 1.217.000.000
10 - LAVORO
U.P.B. S02.037
Interventi a favore dei lavoratori socialmente utili
2001 lire 500.000.000
2002 lire 1.500.000.000
2003 lire 1.500.000.000
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 3.
CAPPAI, Segretario:
Art. 3
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 238/A.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - PIANA - PILI - PIRISI - PISANO - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 57
Astenuti 1
Maggioranza 29
Favorevoli 57
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 240/A. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore di maggioranza.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Mi rimetto alla relazione scritta dei proponenti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Utilizzerò solo alcuni minuti per svolgere oralmente la relazione che non vi è stato il tempo di redigere in forma scritta, perché questo provvedimento è stato esitato in Commissione alle ore 13 di oggi. Il Regolamento prevede dieci giorni anche per redigere la relazione di minoranza, ma ben sapendo che di fronte a noi i prossimi dieci giorni non sono di lavoro del Consiglio, acconsento, a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista, a trattare comunque questo argomento, rinunciando ai termini per il deposito della relazione scritta.
Quando passeremo all'esame del contenuto della legge, attraverso l'articolato che è abbastanza semplice, parleremo delle nostre ragioni di perplessità, che per molti versi sono anche ragioni di contrarietà. In questa fase di esposizione della relazione della minoranza, e quindi della opposizione, mi limito a raccontare al Consiglio - che lo sa già, o dovrebbe saperlo - una storia. Una storia che ha come titolo: "Come si fa una legge in questa Regione".
Noi conoscevamo finora leggi, leggine, leggi quadro, leggi generali e leggi speciali; ora aggiungiamo nel novero delle leggi diversamente qualificate anche le "leggi cortesia". Questo è un tipico esempio di legge cortesia. Che cos'è una legge cortesia? E' una legge che arriva in Aula in questo modo: c'è un'esigenza che è fondata e per molti versi è anche giusta, ed è rappresentata un'insufficiente dotazione di fondi in un capitolo di bilancio che sostiene una norma sostanziale che non prevede contributi allo sport, ma contributi alle società, ad associazioni sportive e al CONI in conto pubblicità del paesaggio, della cultura e dell'economia della Sardegna. Cioè, le associazioni sportive, in base alla norma di cui ci occupiamo e alla quale ci riferiamo, non sono prese in considerazione in quanto società sportive, che promuovono, svolgono, sostengono attività sportive. No, con l'articolo 31 della legge numero 17 del 1999, che è la legge generale sullo sport - e questa norma riguarda solo l'articolo 31 - si sostiene, attraverso le società sportive, la pubblicità del paesaggio, della cultura e dell'economia della Sardegna.
Quindi è improprio dire che questa è una legge per lo sport. E' una legge che consente di dare danari a società sportive, ma anche ad associazioni sportive e al CONI, in quanto vendano (e chi vende deve pur trarre qualche utilità e renderla anche alla Regione che paga) un'immagine positiva della Sardegna, che si traduca in vantaggio economico, perché è una forma di pubblicità. Non c'è nessun privato che fa pubblicità per vendere meno prodotto. Tutti pagano la pubblicità per vendere più prodotto; se si rendono conto, un mese dopo, che il messaggio che hanno diramato non funziona, perché non aumenta la vendita del prodotto, la ritirano subito. Non vorrei che proprio per la Regione valesse la regola che meno prodotto si vende e più pubblicità si fa. Però, questo riguarda il merito di questo testo di legge, che tratteremo fra un attimo.
Sin dal primo momento noi avevamo le idee chiare circa il fatto che questa non era una legge per lo sport e che non stavamo facendo torto a nessuna disciplina sportiva e a nessun sodalizio che volesse esercitare attività sportive. Era un'altra cosa, per questo abbiamo avuto delle perplessità nell'aderire alla richiesta di convocazione in deroga della terza Commissione per dare il parere finanziario. Anche perché, essendo questa una norma che aumenta del 110 per cento (non del 10 per cento, ma del 110 per cento!) lo stanziamento nel bilancio di quest'anno, che è stato approvato alcuni mesi fa, non si comprende come, a distanza di pochi mesi, la maggioranza e il Governo della Regione votino un sostegno finanziario di 7 miliardi a questo articolo di legge, e poi, qualche mese dopo, rappresentino l'esigenza di avere non 8 o 9 miliardi, ma ben 15 miliardi, cioè 8 in più. Equivale a un aumento del 110 per cento dello stanziamento previsto nel bilancio alcuni mesi fa e approvato dal Consiglio. Credo che poi l'Assessore, per la Giunta, spiegherà bene quali siano le ragioni per cui si è determinata questa forma di eversione rispetto al sistema. Può essere un errore di valutazione, può essere un errore di calcolo, può essere un'esigenza sopravvenuta, lo dirà la Giunta.
Certo è che si rappresentava l'esigenza, e con molta attenzione da parte di alcuni colleghi, di portare comunque con urgenza in Consiglio l'aumento del 110 per cento di questo stanziamento. La prima nostra obiezione è che quando si aumenta del 110 per cento lo stanziamento relativo a una norma sostanziale che prevede interventi in un settore, non si tratta solo di un intervento finanziario, non è solo una variazione di bilancio, è anche un qualche cosa che incide nell'equilibrio complessivo della legge sullo sport, che prevede contributi sia per le discipline sportive, sia per le sponsorizzazioni. Per questo motivo la nostra opinione era che comunque questo argomento dovesse essere trattato principalmente nella Commissione competente per materia. Si tratta infatti di stabilire se questa Regione vuole sostenere principalmente le discipline sportive e le attività sportive, oppure le sponsorizzazioni.
Badate, le sponsorizzazioni possono intervenire solo a un livello alto. Chi può fare propaganda? Il sodalizio dei ragazzi del mio paese difficilmente potrà fare una buona propaganda per il paesaggio della Sardegna. Sono lì e lo vivono, non ci sono turisti ai quali esporre le magliette, per cui questo tipo di messaggio non può che essere affidato a quelli che svolgono le attività sportive più eclatanti, le più chic, che si esibiscono nelle condizioni più favorevoli anche nel contesto mondano, perché no. Lì si fa promozione, propaganda e pubblicità, anche attraverso forme di attività sportiva. Però, incrementare di molto questo tipo di interventi e non incrementare affatto la promozione e il sostegno delle discipline, quelle che riguardano i giovani e i ragazzi che praticano lo sport, è un qualcosa che modifica l'equilibrio della legge. Ecco perché, secondo noi, questa legge non solo avrebbe dovuto avere il parere finanziario della Commissione finanze, ma preliminarmente doveva essere esaminata dalla Commissione di merito, perché, ripeto, interviene nell'equilibrio complessivo di una legge di settore.
Ho detto però che in questa fase mi sarei limitato a raccontare la storia che ha per titolo: "Come si fa una legge in questa Regione, come si fa una legge cortesia", perché nel giro di ventiquattr'ore ore (non ventiquattro giorni, ventiquattro ore!) un collega particolarmente attento - gliene do atto - e anche solerte, sensibile, in totale buona fede, ha assunto l'iniziativa di supplire all'inerzia della Giunta, perché se ci fosse stata tutta questa urgenza, emergenza, bisogno, necessità, la Giunta avrebbe dovuto presentare il provvedimento. Invece la Giunta non lo ha presentato e l'ha supplita un collega del Consiglio, il quale, come accade in queste circostanze, ha raccolto le firme di tutti i Capigruppo. Per raccogliere le firme di tutti i Capigruppo di norma si adotta questa regola: si va dal primo e si dice: "Ti chiedo la firma perché sono tutti d'accordo". Poi si va dal secondo e si dice: "Ti chiedo la firma, uno ha già firmato, gli altri hanno detto di sì e firmeranno". Alla fine firmano tutti e ognuno firma sul presupposto che tutti gli altri sono d'accordo e hanno firmato. Accade, poi, che uno non firma e il giochino si inceppa. E, infatti, una firma non c'è. Ma se manca la firma di un componente della Commissione quella proposta non può essere della Commissione; è di una parte della Commissione, è della maggioranza e di quasi tutta la minoranza della Commissione, perché hanno firmato tutti, eccezion fatta per Rifondazione Comunista. Quindi non è della Commissione, però, siccome deve apparire come provvedimento della Commissione nel suo insieme, il primo firmatario diventa il collega La Spisa, mentre il collega solerte, quello a cui va dato atto e merito - se merito ha questa legge, perché se non ha merito non la si approva, ma se il Consiglio l'approverà vuol dire che è meritoria - è Eliseo Secci, perché è lui che ha espresso sensibilità su questa materia.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue COGODI.) Però il primo firmatario è la Spisa affinché appaia che la proposta di legge è della Commissione. Non è della Commissione, perché una proposta di legge della Commissione è tale quando è presentata da tutti i componenti della Commissione. Lo ripeto, è della maggioranza e di quasi tutta l'opposizione, ma non è della Commissione.
In questo modo, nel giro di ventiquattr'ore (dico ventiquattro!), già si diffonde l'allarme che questi comunisti, ancora una volta, vogliono bloccare le cose importanti della Regione e sono settari, insensibili, vedono solo i lavoratori socialmente utili - anzi voi li chiamate "socialmente inutili" -, sono monomaniaci, non vedono l'utilità dello sport e delle discipline sociali, delle attività culturali e tutta questa roba qui. Tutte balle, anche perché in questa legge non c'è nulla di tutto questo. Come ho detto, e vi sarà chiaro se leggerete il testo della proposta di legge, si stanno stanziando 8 miliardi, in aggiunta ai 7 già previsti, per le sponsorizzazioni, cioè per fare pubblicità ai prodotti, non a tutti i prodotti ma, come dice l'articolo 31 della legge regionale numero 17 del 1999, al paesaggio, alla cultura e all'economia, attraverso le società sportive e il CONI. Ecco perché non c'è stata la nostra adesione.
Conclusione: se una "legge cortesia" si può fare ed è buona, io dico si facciano molte cortesie, però non sempre agli stessi. Diciamo che si fa una cortesia a ognuno, diciamo che ogni consigliere regionale che è particolarmente sensibile rispetto a un tema sociale in questa regione indica un tema da sostenere in ventiquattr'ore e in ventiquattr'ore ha la possibilità di far approvare una legge cortesia che valga almeno 8 miliardi. Se ogni consigliere regionale avrà quest'avventura ci ritroveremo con almeno quaranta leggi cortesia; ottanta sarebbe troppo, perché ci sono consiglieri che sono particolarmente distratti, consiglieri che hanno altro da fare, oppure che sono troppo impegnati, pensano alla politica con la "P" maiuscola e non si premurano di chiedere la loro quota di "leggi cortesia". Quindi, supponiamo che quaranta consiglieri chiedano ciascuno una legge cortesia che preveda uno stanziamento di circa 10 miliardi, arriviamo a un totale di 400 miliardi, quasi un piano di rinascita!
La storiella finisce qui, l'ho voluta inserire nell'esposizione preliminare, che è la relazione, per chiarire come si fa o si può fare una legge in questa Regione "nei tempi del "rigore, della novità, delle riforme, dello spirito costituente, dell'innovazione, della rivoluzione", come dice il collega Fantola. O rivoluzione o morte di questa maggioranza! Fantola, ecco in che cosa si traduce la rivoluzione! Ecco tutti i passaggi, i tasselli e gli elementi che fanno tutt'altro che una rivoluzione! Almeno ditelo, perché bisogna dirle le cose: "Volevamo imbrogliare, ci siamo riusciti, siamo stati bravi, abbiamo rappresentato ai cittadini l'idea di un grande cambiamento, volevamo solo fare quello che abbiamo sempre fatto: clientelismo vecchio e becero!"
Questa è la ragione delle nostre perplessità, che preliminarmente in questa fase abbiamo esposto, pronti però a riconsiderare, come sempre facciamo, le nostre opinioni alla luce degli argomenti che la Giunta regionale, il Presidente della Commissione programmazione, La Spisa, e il collega Fantola, il "rinnovatore e innovatore rivoluzionario", ci vorranno dare perché possiamo essere anche noi partecipi in positivo del sostegno a questa legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, io non sono tra coloro che sono stati citati poco fa dal collega Luigi Cogodi e che vogliono convincere Rifondazione Comunista a votare a favore di questa proposta di legge, però spero di dare anch'io un contributo in tal senso.
La proposta di legge numero 240/A non interessa lo sport dilettantistico, questo è vero, mi riferisco ovviamente all'articolo 1, perché l'articolo 2 riguarda un altro settore. Tra l'altro, io che sono presidente di una società dilettantistica potrei non essere interessato, anzi potrei vedere con ostilità un provvedimento che riguarda, soltanto in questa fase, esclusivamente lo sport professionistico, cioè la sua attivazione attraverso le sponsorizzazioni. Credo però che si potrà porre rimedio a questo fatto anche successivamente e che tutti i capitoli dello sport che nel bilancio 2001 hanno subito dei tagli, nella predisposizione dei programmi e nella fase di assestamento del bilancio saranno rimpinguati rispetto agli stanziamenti del bilancio del 2000. Ma l'articolo 1 di questo testo di legge non può non avere il nostro consenso solo per il fatto che interessa lo sport professionistico. In Sardegna, ormai, non c'è quasi più la possibilità che una società sportiva possa rappresentare lo sport sardo a livello nazionale e internazionale. Nel calcio, per esempio, sono rimaste solo due società professionistiche; anche gli altri sport vivono una crisi profonda proprio perché il fatto che la Sardegna debba sostenere costi maggiori e abbia nel contempo un'economia debole mette in crisi anche il settore sportivo, per cui in tutti gli sport, quindi non solo nel calcio, ma anche nel basket e in altri sport, vi è una crisi del settore professionistico.
Io ritengo invece che sia utile e giusto, e abbia effetti positivi anche sul settore dilettantistico, che la Sardegna sia rappresentata in tutte le discipline e che l'ente pubblico, in questo caso la Regione, sostenga tutte le discipline sportive anche a livello professionistico. Quindi, anche da questo punto di vista credo che abbia effetti positivi, perché lo sport dilettantistico si avvale comunque del prestigio che viene dato a una regione da parte dello sport professionistico.
Seconda questione: lo sport è o non è un buon veicolo di pubblicità per vendere l'immagine di una regione? Basterebbe vedere come sono stati stipulati i contratti di sponsorizzazione a livello professionistico con le società di calcio, di basket, di pallavolo, di tutte le discipline sportive, per rendersi conto che non c'è società nazionale o multinazionale che abbia bisogno di vendere la propria immagine, e quindi il proprio prodotto, che non utilizzi prevalentemente lo sport come veicolo pubblicitario.
Quindi, in questo modo si ottengono due risultati positivi: da un lato si sostiene lo sport, anche quello professionistico, e io penso sia utile che anche la Sardegna sia rappresentata a livello professionistico, dall'altro, poiché lo sport è un ottimo veicolo pubblicitario, si vende l'immagine della Sardegna, così come si fa attraverso tantissime altre forme pubblicitarie, in quanto non si segue solo lo sport.
Io non voglio discutere sul modo in cui questa proposta di legge è arrivata in Aula, chi l'ha firmata e chi non l'ha firmata. Ritengo che sarebbe sbagliato se lo sport isolano, anche quello professionistico, subisse un ulteriore tracollo a causa delle difficoltà economica della Sardegna. Qui non ci sono grosse società come la Opel, che possono sponsorizzare squadre come la Roma e magari il Cagliari o la Dinamo di Sassari o la San Paolo, e così via, ma questo non significa, ripeto, che la Sardegna non debba essere rappresentata a livello professionistico, anche a vantaggio dello sport dilettantistico. Per questo do il mio assenso.
L'urgenza a me pare che ci sia perché questo è il periodo in cui le società sportive provvedono ad avviare i programmi per i prossimi campionati, per cui o individuano un soggetto diverso dalla Regione come possibile sponsor, che può essere anche un privato, oppure devono avere la certezza che la Regione rispetti il contratto di sponsorizzazione. Questo è il periodo in cui si fanno i programmi, ripeto, e se la Regione darà una risposta a ottobre o a novembre a quel punto le società comunque non saranno più in grado di predisporre nessun programma per la prossima stagione agonistica e subiranno un danno.
Io condivido anche l'articolo 2 del testo di legge in discussione, che riguarda la sanità, ma ho voluto soffermarmi solo sul primo articolo. Per le considerazioni svolte ritengo che sia corretto e giusto che l'Aula approvi anche questo testo di legge, che a mio avviso è urgente e utile.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Vorrei fare insieme a voi qualche considerazione. Ho sentito poc'anzi il collega Marrocu sostenere l'adeguatezza di questo intervento e nel contempo affermare che lo sport deve scommettere sul settore dilettantistico. Bene, io debbo necessariamente fare riferimento a quanto la Commissione ottava, nel deliberare il programma dell'anno scorso, ha rilevato proprio in merito all'articolo 31 della legge 17, e cioè la discrepanza tra lo spirito della legge 17, improntato alla socialità dello sport, e l'articolato della legge stessa e quindi i conseguenti provvedimenti amministrativi di attuazione. Questa era un'indicazione che la Commissione ottava volle dare nel passato programma.
Evidenzio un'altra cosa: mi sembra quantomeno inopportuno - sempre che interessi a qualcuno la storia di questi 8 miliardi - ma significativo nello stesso tempo, che nessuno dei componenti della Commissione ottava, che esaminerà poi il programma che la Giunta presenterà, è sottoscrittore di questa proposta di legge. Nel merito, io vorrei che i colleghi avessero la bontà di leggere due articoli della legge 17.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Capelli. Posso chiedere ai colleghi di rispettare chi parla e quindi di non fare possibilmente troppo brusio, magari di andare fuori a parlare?
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). In particolare l'articolo 1, che recita: "Finalità. La Regione autonoma della Sardegna riconosce la funzione sociale dello sport e ne promuove la pratica e la diffusione nel territorio quale strumento indispensabile di tutela psico-fisica del cittadino e di crescita culturale e civile della società". Io credo che tra persone che si capiscono sia necessario spendere pochissime parole per capire quale differenza vi sia tra le finalità previste dalla stessa legge e quello che invece ci si prefigge con questo metodo di applicazione dell'articolo 31 della legge 17. Tra l'altro, qui si è sempre parlato di squadre professionistiche, si è detto che l'articolo 31 deve sostenere le squadre professionistiche e quant'altro, invece nel leggere l'articolo 31 io non colgo questo indirizzo. "E' condizione essenziale per l'ammissione agli interventi di sostegno regionali" - comma 3 dell'articolo 31 - "che i campionati si svolgano in tutto o in parte in territorio extraregionale, e che le manifestazioni organizzate in Sardegna siano di interesse nazionale o internazionale". Perciò questo vincolo in ordine alle squadre professioniste io in legge non lo trovo.
Spero che a qualcuno stia a cuore questo problema perché, vedete, io credo che per chi è stato uomo di sport o ha praticato a livello agonistico o dirigenziale l'attività sportiva, come qualcuno ha sostenuto in quest'aula, questa proposta di legge meriti qualche riflessione in più. Io ho qui il programma di sponsorizzazione che fu proposto nella passata annualità. Emerse anche in quella occasione, e vi riporto sempre alla lettura dell'articolo 1, che parla del ruolo sociale dello sport, che nella distribuzione delle risorse finanziarie che erano state destinate (in quel momento, poi furono aumentate), circa 12 miliardi, per il ruolo sociale che deve avere lo sport, soltanto 400 milioni andarono alla provincia di Oristano e 200 a quella di Nuoro. La solita grande parte del leone la svolsero le province di Cagliari e Sassari. Per che cosa? Noi abbiamo delle squadre meritevoli che sono il fiore all'occhiello dello sport sardo, e su questo non intendo assolutamente discutere, ma la distribuzione di quelle somme fu fatta al fine di divulgare l'immagine della Sardegna nel mondo. Bene, io chiedo a qualcuno di voi se mi sa dire cosa c'è scritto quest'anno sulla maglia - ne prendo uno a caso per non fare dei torti a nessuno - del GS Quattro Mori Tennistavolo di Cagliari. Vorrei una risposta anche indiretta, se è possibile. Magari qualcuno mi risponderà: "Alimenti sardi". Non è più quella la dicitura, è cambiata, ma non è importante che lo sappiamo noi, io vorrei invece sapere quanti di quei recettori oltre Tirreno sanno che cosa c'è scritto su quella maglia, perché se si deve davvero diffondere l'immagine della Sardegna allora lo si faccia come si deve, con un piano di marketing serio. E se lo sport professionistico - com'è giusto che sia - deve essere aiutato lo si aiuti con una legge apposita e non interpretandone un'altra.
Anche su questo c'è da discutere, per il ruolo sociale dello sport, per quel ruolo che a parole si riconosce, ma che nei fatti non esiste. Io intendo che il prelievo fiscale che si fa dalle tasche, destra o sinistra, di tutti noi, che poi arriva nella gestione della istituzione, venga rimesso in circolazione per un corretto equilibrio economico-sociale sul territorio. Questo non è uno di quegli interventi e, a questo punto, mi sorgono anche grandi dubbi che mi portano a condividere - stranamente - quanto detto dall'onorevole Cogodi sull'interesse e l'urgenza della copertura di questo intervento.
Bene, io sono molto indeciso sul voto da dare a questa proposta di legge; probabilmente voterò a favore per ordine di scuderia, di maggioranza, perché sono in questa maggioranza, non sono con qualcun altro, ma sono in questa maggioranza, e quando uno fa parte di una squadra, e chi è uomo di sport lo sa meglio di me, sa stare anche in panchina…
CUGINI (D.S.). Sa fare anche l'autogol!
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Sa fare anche l'autogol, perché nessuno è perfetto, caro Cugini, il grande stratega Cugini, però sta in una squadra e finché ci sta segue gli ordini.
Può darsi che io voti o mi astenga su questa proposta di legge, ma mi domando: la stessa urgenza non ce l'hanno, per esempio, le esigenze culturali della Sardegna? Vedete, poiché a volte si dicono anche tante fesserie, comprese quelle che qualcuno riferisce alla stampa in merito al lavoro delle Commissioni, io devo dare atto a tutti i commissari dell'ottava Commissione, che sono sempre presenti e disponibili a mandare avanti tutti i progetti di legge, che il disegno di legge numero 114 è bloccato nell'ottava Commissione per mancanza di copertura finanziaria. Ma questo disegno di legge, che prevedeva la copertura finanziaria di questo articolo, stabiliva anche, per esempio, finanziamenti per le biblioteche e per il Premio Dessì. Non si riesce a pagare gli stipendi della Biblioteca Satta di Nuoro semplicemente perché sono stati tagliati i fondi. E la Biblioteca Satta di Nuoro, molto spesso decantata dall'assessore Onida, è un punto di eccellenza nella struttura delle biblioteche in Italia. Però lì non c'è l'urgenza.
Io sono stato, lo sono ancora, amante dello sport attivo, però ritengo che il nostro ruolo qui dentro debba essere quello di aiutare lo sport laddove ce n'è bisogno, sviluppando il suo ruolo sociale, consentendo ai ragazzini di praticare l'attività sportiva, monitorando gli interventi. Vorrei anche capire che cosa hanno prodotto nei settori giovanili questi denari che noi diamo alle squadre cosiddette professionistiche, che si permettono anche di pagare due e tre allenatori l'anno, perché tanto paga la Regione. Qual è il ritorno di questa grandissima, eccellente operazione di marketing? Non me ne voglia nessuno, ma io credo che sia molto vicino allo zero. Se questo vuol dire non aiutare le squadre professionistiche, ritengo che questo passo debba essere fatto, ma in piena coscienza questo Consiglio deve riconoscere allo sport i sostegni e gli aiuti laddove sono necessari, come nel settore dilettantistico giovanile, con un riequilibrio territoriale già previsto tra l'altro dalle aree programma, con un intervento di pari urgenza per il settore della cultura, perché ci sono altre urgenze, altre carenze finanziarie nel settore della cultura, che vale, se non di più, almeno quanto il settore sportivo.
Questi dubbi sono sempre emersi e sono stati riportati dall'ottava Commissione anche nel confronto con i rappresentanti del CONI e delle Federazioni sportive, che hanno sempre condiviso questa linea. Esistono le trascrizioni delle registrazioni delle audizioni e se ne può prendere visione, ma gli altri commissari possono più o meno confermare questa linea, perché lo sport va sostenuto e aiutato. Ma sulle pressioni per continuare a pagare due, tre o quattro allenatori di sostegno alla squadra, magari extracomunitari, o persone che poco lasciano allo sport nella nostra Isola consentitemi di esprimere i miei dubbi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (F.S.D.). Io vorrei preliminarmente chiedere, Presidente, se è possibile ipotizzare una votazione separata degli articoli 1 e 2, perché la portata del contenuto del primo articolo è tanto differente da quella del secondo articolo che si potrebbe essere favorevoli all'uno ma non all'altro. Su questo mi accontenterò di una risposta eventualmente al termine di questo breve intervento che voglio svolgere proseguendo nella logica del ragionamento che è stato proposto dall'onorevole Capelli, in qualità di Presidente dell'ottava Commissione. In quella sede più di una volta abbiamo parlato, anche di recente, nel corso di un incontro con l'assessore Onida, della modalità e della finalità con le quali vengono destinate le risorse a sostegno dell'attività sportiva. E, giusto per semplicità di ragionamento e di schema, ricordo che c'è stata unità di consensi sulle spese destinate in considerazione del ruolo sociale dello sport, con particolare riferimento, per esempio, al sostegno di tutte quelle società che svolgono attività di vivaio. Tutti abbiamo anche sostenuto la necessità di destinare risorse a favore di quelle società che possono realizzare, attraverso lo sport, un intervento di recupero e in qualche caso anche di riabilitazione, con l'inserimento o il reinserimento di giovani in ambienti utili alla formazione della loro personalità.
La diversità di vedute e i motivi del contendere sono nati invece nel momento in cui si è posto il problema di quelle che, in modo semplicistico, vengono chiamate sponsorizzazioni. E' vero che la logica del buon senso imporrebbe di dire: promuoviamo l'immagine della Sardegna, però è anche vero, e l'esperienza lo dimostra, che questa teorica ipotesi si è spesso rivelata un modo surrettizio per sostenere forse nella più parte dei casi società sportive che avevano necessità di essere sostenute, ma anche società sportive che bisogno di essere sostenute non ne avevano affatto. Nell'ultima riunione della Commissione, a cui hanno partecipato anche l'Assessore dello sport e l'onorevole Corona, abbiamo chiesto di conoscere la destinazione di queste risorse. Non ci è stata data risposta alcuna e siamo rimasti tutti abbastanza perplessi, perché sappiamo (poi ognuno vota in base alle cose che sa, al di là delle varie circostanze o delle elucubrazioni formali o sostanziali che possono essere oggettivate in atti documentali formali) che 3 di questi 8 miliardi sono destinati alla società Cagliari Calcio, mentre la parte restante è destinata, se non ricordo male, a un complesso di circa cinquantasette società sportive. Questo fatto ci pareva allora, e pare a me personalmente ancora oggi, abbastanza discriminante e sul piano dell'efficacia e dell'utilità della sponsorizzazione direi addirittura incongruo e inopportuno. E' vero che il Cagliari o comunque le grosse società rappresentano un veicolo di immagine e di promozione della Sardegna, ma qual è la ricaduta della sponsorizzazione di società di queste dimensioni sull'economia indotta della Sardegna? Su questo non esistono riscontri e non disponiamo di informazioni sui risultati. Allora credo che la situazione delle società che operano nel settore professionistico, dove il business e gli interessi economici sono molti forti, sia ben diversa da quella delle società sportive del settore dilettantistico, dove prevalgono invece l'agonismo, l'impegno e il senso di appartenenza alla rappresentanza sportiva e alla propria terra. Ogni giocatore e ogni società si sente, in qualche modo, veicolo e titolare di questi valori, rispetto ad altre società e ad altre strutture economicamente solide e forti, per le quali 3 miliardi rappresentano una percentuale molto minima del proprio bilancio. Per la verità non si è mai avuta neppure conoscenza di quale sia l'entità di questi bilanci e se la destinazione di queste risorse sia opportuna e congrua oppure no.
Pertanto, allocando in una unità previsionale di base la cifra di 8 miliardi (che mi pare sia pressappoco il corrispettivo economico che nell'anno precedente è stato ridotto a causa del taglio dei fondi di tutti gli Assessorati, per far fronte ai costi connessi al famoso problema della blue tongue) si ristabilisce in pratica la cifra originariamente stabilita. Credo che la spesa di una simile entità di risorse debba essere, per comprensione, per consapevolezza, per conoscenza e per senso di responsabilità di chi stasera questa proposta di legge deve votare, almeno accompagnata da una sia pur generale indicazione sulla destinazione finale, perché se c'è la possibilità che l'immagine della Sardegna venga veicolata da numerose società, con conseguente distribuzione frammentaria delle risorse, piuttosto che da poche società, io sono personalmente più favorevole alla prima di queste ipotesi, sulla quale, come ha già detto il collega Capelli e come a suo tempo si era convenuto, non solo la Commissione ottava, ma anche lo stesso Assessore dello sport e i funzionari erano d'accordo nel momento in cui se ne parlò con i rappresentanti delle federazioni sportive e del CONI. Se questo deve essere, una parte del sostegno allo sport deve avere la destinazione che dicevo prima.
Pertanto, se l'Assessore in sede di replica chiarirà qual è, secondo lui, l'orientamento ipotetico circa la destinazione finale delle risorse, ci aiuterà a decidere se votare a favore di questa proposta di legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Voglio soltanto fare due osservazioni. La prima: una norma di questo tipo è una norma sostanziale, perciò si sarebbe dovuta dare la possibilità alla Commissione competente per materia di entrare nel merito dell'argomento, perché non stiamo parlando di un aggiustamento, ma di un incremento notevole dello stanziamento relativo a un solo articolo di una legge.
La seconda osservazione riguarda il percorso che questa norma ha seguito. Vedete, se si volesse giocare al rialzo e strumentalizzare le situazioni sarebbe molto facile farlo in quest'aula, anche perché se prendiamo in considerazione la legge 17, che finanzia le attività sportive, e le risorse finanziarie destinate ai singoli interventi, accerteremo che tali risorse sono del tutto insufficienti a far fronte alle necessità derivanti dal ruolo sociale dello sport, che è il presupposto che regge l'intera legge.
In fase di discussione della finanziaria e del bilancio fu evidenziato questo aspetto e furono date, così, genericamente, delle assicurazioni che in corso d'opera si sarebbe "aggiustata la barca". Ciò non è avvenuto e oggi si cerca di mettere pezze e tappi alla barca solamente per quanto riguarda un articolo. Per altro un articolo che non è fondamentale nell'articolazione della legge sullo sport, il cui scopo principale è quello di favorire la promozione della pratica sportiva. Io penso quindi che non sia corretto portare in Aula progetti di legge di questa natura senza averli sottoposti al vaglio delle Commissioni di merito.
Condivido le cose che diceva poc'anzi il collega Capelli, per altro so che si sono fatte numerose audizioni con rappresentanti del mondo dello sport che si impegnano a fondo, anche senza percepire retribuzione alcuna, per la diffusione della pratica sportiva. A questo punto mi domando perché si facciano queste audizioni. Si dovrebbero fare per conoscere quali sono le opinioni, le necessità e le aspettative delle diverse parti della società, e in questo caso stiamo parlando di una parte della nostra società composta da una moltitudine, perché sono veramente tante le società sportive e comunque i soggetti vicini al mondo dello sport, piccoli o grandi. Attraverso la pratica sportiva non soltanto si ottiene un miglioramento delle prestazioni fisiche, ma si rafforzano tanti altri valori, probabilmente ancora più alti, ma non mi sembra che l'intervento previsto all'articolo 1 dia una risposta a queste aspettative, anzi dà una risposta completamente diversa.
Per cui io condivido tutte le obiezioni che i diversi colleghi che sono intervenuti hanno sollevato. Non voglio andare oltre, forse chi ha approvato questo articolo e lo ha poi proposto all'Aula dovrebbe avere il buon senso di riflettere un attimo e di ritirarlo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi, anch'io ho molte perplessità su questo provvedimento. Francamente, non facendo parte della Commissione, che pare si sia occupata con molta rapidità di questa variazione, non conosco tutti i dettagli e, di conseguenza, posso esprimere solo concetti di carattere generale, che per altro sono già emersi nel corso della discussione.
Qui si gioca su cifre veramente considerevoli e si pensa di risolvere questi problemi quasi con un colpo di bacchetta magica, giocando coi miliardi come se fossero noccioline. Ben a proposito sono stati evidenziati due aspetti: uno è stato trattato dal collega Ibba, e anch'io devo rilevare che francamente non si capisce quale collegamento ci possa essere tra due problematiche diverse, una delle quali è grave, seria e drammatica, mentre l'altra è certamente seria, ma non è grave e non è drammatica. Questo non è un modo di operare corretto, neanche dal punto di vista legislativo, perché si confondono le idee e si mischia il sacro con il profano. Ma ciò che più mi lascia molto perplesso è la compatibilità di questo tipo di interventi con gli obiettivi e la ratio della legge numero 17, quali si desumono dalla impostazione iniziale, dai primi articoli. Non riesco a capire cosa c'entri la promozione e la diffusione dello sport, soprattutto nell'interesse delle nuove generazioni, sport inteso come scuola di vita, come educazione, come elemento educativo che tende a migliorare l'individuo nel corpo e nell'animo, con lo sport professionistico degli anni 2000, quello che tutti i giorni abbiamo occasione di seguire in quell'orgia di trasmissioni televisive che vengono mandante in onda. Cosa c'entra l'aspetto educativo con lo sport professionistico? Dovremmo quasi dire il contrario e parlare di aspetto diseducativo, cioè dovremmo domandarci: lo sport professionistico a questo punto è un business? Il che sarebbe veramente in contrasto con l'obiettivo perseguito da questa legge, quello della diffusione capillare dell'attività sportiva, soprattutto con riferimento all'attività dilettantistica, giovanile e scolastica. Ecco, questo non riesco francamente a capirlo
Intanto c'è un grosso problema: cosa c'entra lo sport professionistico con la diffusione dell'attività sportiva? Ho già detto prima che l'impressione che si ha è addirittura di fare un qualcosa in aperta contraddizione con lo spirito della legge 17, ma a questo punto anche concentrare le risorse a livello territoriale è sbagliato, e concentrare le risorse sulle società professionistiche è addirittura folle. Non ripeto ciò che ha detto il collega Capelli sugli sprechi ai quali ci fanno assistere le società sportive professionistiche, hanno diritto di farlo se lo ritengono, ma certo non devono usare i finanziamenti della Regione per potersi permettere certe follie, come l'acquisto di atleti più o meno rappresentativi, più o meno validi dal punto di vista tecnico, o l'avvicendamento di troppi allenatori, e così via.
Francamente, ripeto, io vorrei che qualcuno mi spiegasse la compatibilità di queste cose tra loro. Credo che non siano questi gli aspetti che contribuiscono a migliorare l'immagine della Sardegna fuori dei suoi confini. Sono passati gli anni '70, quando Gigi Riva e i suoi compagni fungevano quasi da ambasciatori della nostra Isola nel Continente. Sono passati quei tempi, adesso lo sport è un'altra cosa e quindi francamente non riesco a capire. Mi pare che siamo completamente fuori tempo, fuori misura, fuori tema.
Questi sono gli aspetti che bisogna considerare, e allora tutto questo meccanismo va ripensato con attenzione. Stiamo autorizzando la spesa di risorse importanti, che non vanno sprecate, ma vanno utilizzate con altri criteri e con altra filosofia. Grazie.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà da parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Sono indeciso, signor Presidente, onorevoli colleghi, se lasciare una riflessione scritta oppure se raccogliere in maniera più diretta alcune delle osservazioni che sono state fatte.
PRESIDENTE. Mi scusi, Assessore, posso chiedere ai colleghi di prendere posto e di sciogliere quell'assembramento? Vi dispiace? Prego, onorevole Onida.
ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Anche per evitare ai colleghi ulteriore sofferenza in questa serata difficile di caldo e di impegni, lascio depositata la relazione scritta e faccio alcune valutazioni a braccio.
Il progetto di legge in discussione, di iniziativa consiliare, è condiviso dalla Giunta, la quale però, onorevole Cogodi, non è stata inefficiente, né disattenta. L'Assessore dello sport aveva già proposto, in fase di discussione della legge finanziaria, di recuperare per le sponsorizzazioni le risorse che stiamo oggi richiamando, la cui entità è pari a quella dello stanziamento dell'anno scorso. Non saremmo rimasti qui a discutere una sera in più se quell'errore non fosse stato commesso all'origine. Io ritengo che sia stato un "errore", però, immediatamente dopo l'approvazione della finanziaria, nel collegato che è stato da me personalmente portato prima all'attenzione della Giunta e poi dell'Aula, è richiesto lo stesso stanziamento che oggi giustamente la stragrande maggioranza dei Gruppi ha chiesto, stante l'esigenza, l'emergenza, il bisogno che le società sportive hanno e l'affidamento che esse hanno fatto sulle sponsorizzazioni per poter avviare i propri programmi e le proprie attività. Quindi si tratta di non aggiungere niente a una decisione che il Consiglio regionale aveva già assunto, perché stiamo semplicemente ripristinando il finanziamento congruo che era stato stabilito in origine, che è stato riproposto nel collegato alla finanziaria e che per entità è uguale a quello dell'anno scorso.
Oggi si sono fatti dei ragionamenti che io posso anche condividere. La legge numero 17 del 1999, proposta dal centrosinistra e approvata all'unanimità da quest'Aula, era ritenuta una legge moderna, tra le più efficienti ed efficaci d'Italia, come emerge dalle considerazioni generali che sono state fatte da chi si occupa di sport. Però la velocità con cui vanno le cose oggi è straordinaria: può essere che oggi, dopo due o tre anni, sia necessario rivedere una legge del 1999, ma questa è un'iniziativa che io non ho preso, perché ritengo che quella legge sia ancora congrua, seria e capace di produrre risultati positivi.
Io ho sentito oggi, in Commissione, alcuni colleghi fare delle valutazioni molto serie. L'onorevole Cogodi diceva: "Bisogna capire qual è l'esito, qual è la coerenza comportamentale di questa legge". In altre parole, che cosa si ottiene dalle sponsorizzazioni? Qual è l'esito della promozione e valorizzazione del paesaggio, dell'ambiente e dei beni culturali della Sardegna? Io ritengo, in maniera presumibile, che l'immagine della Sardegna venga effettivamente diffusa, perché lo sport è un veicolo pubblicitario straordinario, entra nelle case attraverso la televisione. Gli sport fondamentali, come il calcio, l'atletica, il ciclismo, il basket, la pallavolo, sono tutti veicoli pubblicitari straordinari, seri, importanti, quindi io sono convinto che in questo modo il messaggio verrà recepito e che ci sarà un'effettiva promozione dell'immagine della Sardegna.
Bisogna, e questo è l'impegno che io ho assunto (l'ho assunto in Commissione, ma ho già dato disposizioni agli uffici), assicurare un controllo reale sul rispetto dei contratti e delle convenzioni. Nel merito, se la legge va rivista e corretta, in quanto anche alcuni aspetti rilevati dal Presidente della Commissione ottava sono importanti, individuiamo all'interno del territorio della Sardegna le [S1] aree con minore presenza di società sportive che possano svolgere questa funzione di diffusione del messaggio e, come si fa con le Regioni dell'Obiettivo 1, facciamo sì che quelle aree diventino aree centrali dell'Obiettivo 1 e destiniamo loro risorse adeguate. Questo lo possiamo fare, però secondo me bisogna rimettere mano alla legge per apportare qualche piccola modifica.
Quindi le osservazioni che sono state fatte sono fondate e molte cose possono essere ancora perfezionate, però credo che mettere mano all'impianto complessivo, sostanziale, quello vero, quello serio della legge 17 non sia opportuno, perché il giudizio sull'articolato è positivo e ne ho una diretta conoscenza. Infatti i colleghi Assessori regionali dello sport delle altre Regioni sul nostro provvedimento hanno espresso sempre valutazioni ampiamente positive.
Credo che il provvedimento vada accolto, anche se probabilmente per l'emergenza si sono messi insieme due problemi diversi, ma non sono il sacro e il profano; sono due problemi importanti, anche se indubbiamente, il loro accostamento può far venire a molti di voi il sospetto che uno ci sia per condizionare l'approvazione dell'altro. Io credo, invece, che proprio l'emergenza contestuale abbia portato il Consiglio e le forze politiche che hanno sottoscritto il provvedimento a mettere insieme questi due interventi. Non ho nessuna difficoltà a rivedere le questioni che avete oggi rappresentato nei vostri interventi e ad apportare qualche modifica in quella direzione al testo di legge, però le sponsorizzazioni sono previste dalla legge 17 e sono convinto che siano assolutamente importanti per rappresentare l'immagine delle qualità e dei valori della Sardegna, il paesaggio, l'ambiente, la cultura, i prodotti, i processi economici, perché anche questi hanno un rilievo di grande importanza, come è stato detto. Sono pertanto convinto che questa proposta di legge vada approvata.
Nessuna cortesia alla Giunta. Credo che non ci siano cortesie neppure tra Gruppi e tra colleghi. Noi questo lo abbiamo chiesto, e sia memoria quello che sto dicendo, dal primo momento; lo abbiamo posto come esigenza durante il dibattito sulla finanziaria, lo abbiamo recuperato in un disegno di legge ad essa collegato. Chiaramente oggi l'approvazione di questa proposta di legge da parte dell'Aula renderà inutile il mantenimento di una parte di quel collegato, però lo abbiamo fatto.
Quindi non c'è stata inefficienza, non c'è stata dimenticanza, almeno da parte mia. Oggi, ripeto, io credo che l'approvazione di questa proposta di legge risolverà dei problemi importanti, anche perché non ci sono soltanto sport di professionismo elevato, come può essere il calcio, ma ci sono anche sport meno professionistici ma importanti, che se praticati dai nostri giovani determinano un risultato positivo nell'esercizio della pratica sportiva, come per esempio il tennistavolo.
Per quanto riguarda tutte le altre questioni, ho sempre detto per esempio che per la cultura si spende poco; si spenda di più, ci si pensi di più quando si approvano le leggi finanziarie. Io credo che da quella parte avrò forse più forza per combattere, e in futuro, per quanto io potrò in quest'Aula continuare a difendere gli aspetti della cultura, probabilmente riusciremo a fare quello che fino ad oggi non siamo riusciti a fare.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
BIANCU, Segretario:
Art 1
Promozione dell'attività sportiva
1. Per le finalità previste dall'articolo 31 della legge regionale 17 maggio 1999, n. 17 è autorizzata nell'anno 2001 l'ulteriore spesa di lire 8.000.000.000 (euro 4.131.655,19) (UPB S11.045).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intervengo rapidamente, signor Presidente, colleghi, per chiarire solo alcuni aspetti della questione che qui si sta discutendo.
Ribadisco, per convinzione personale e per convinzione politica del nostro Gruppo, che noi non abbiamo espresso e non esprimiamo nessuna contrarietà e neppure riserve sull'esigenza che la Regione sostenga, oltre a tutte le altre attività economiche, sociali, culturali nella nostra Isola, anche le attività sportive, e ci mancherebbe che così non fosse! Però bisogna che ci ascoltiamo poco poco, se no, come al solito, sembrerà che qui ci siano gli amici dello sport e i nemici dello sport.
Noi stiamo parlando di un'altra cosa: la legge regionale numero 17 del 1999, quindi una legge abbastanza recente, verrà modificata; potrà essere migliorata, ma so dagli operatori delle discipline del settore sportivo che questa legge, rispetto al caos, all'inadeguatezza, all'insufficienza di un tempo, è ritenuta ancora, nel suo insieme, una buona legge, perché almeno contiene una disciplina organica, prevede diverse possibilità di intervento e quant'altro. Prevede anche risorse cospicue, perché solo su questo articolo viaggiano 15 miliardi, ma se andiamo a vedere gli altri articoli, credo che i miliardi stanziati per le diverse attività siano circa 50 o 60. Quindi non è che la Regione non metta nulla per sostenere le attività sportive! Badate, questa è la parte di risorse finanziarie destinate per le attività sportive, perché poi, con altre competenze relative ai lavori pubblici la Regione sostiene gli impianti sportivi, le attrezzature e quant'altro. Non si può dire quindi che la Regione non sostenga le attività sportive, e noi diciamo che fa bene a farlo, ma lo deve fare possibilmente meglio.
Quello che si fa generalmente non è mai sufficiente rispetto alle aspettative, tutti vorrebbero avere sempre di più. Non è peregrino, non è strano dire, però, che le cose vanno fatte anche con equilibrio, soprattutto in una regione dove le sofferenze sono tante. Per quelli che rimangono indietro e che non hanno nulla per soddisfare le loro esigenze vitali spesso si dice: "Non abbiamo i mezzi". Io non dico che si debbano togliere i soldi allo sport per creare un occupato in più, magari non è così, magari sostenendo bene le attività sportive si fa anche qualche occupato in più. Il problema è il modo in cui si fanno le cose, e noi stiamo appunto criticando il modo, che è sbagliato. Intanto, riconosciamo quello che accade: l'articolo 31 della legge 17 non prevede - lo abbiamo detto, bisogna però che i colleghi ascoltino, o leggano almeno, se non vogliono ascoltare - nessun sostegno alle attività e alle discipline sportive. Nessuno! Quindi chi continua a sostenere questo incorre in un errore; ma capisco che si possa incorrere in questo errore, anche l'Assessore da ultimo ha detto: "Le società aspettano di attivare i propri programmi e le proprie attività". Assessore, alle società non spetta un soldo, né di questi 8 miliardi, né degli altri 7, per attivare i propri programmi e le proprie attività, perché la legge della Regione non lo prevede, lo esclude! Questi finanziamenti non sono in conto di attività sportive; i finanziamenti dell'articolo 31 sono in conto della "conoscenza, promozione e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico ed economico della Sardegna", e in quanto ciò facciano, sappiano fare e possano fare le società sportive, rendendo quindi un servizio, gli viene pagato. Non è previsto il sostegno delle attività sportive. Se volete o vogliamo sostenere di più le attività sportive questi danari vanno riversati su altri articoli della legge 17, quelli che prevedono il sostegno delle attività sportive. Questo articolo prevede di sostenere il servizio che una società sportiva può rendere alla Regione. Qual è il servizio per il quale la Regione paga? E se la Regione paga deve chiedere conto di quel servizio. Infatti è prevista una convenzione, che deve essere funzionale a questo obiettivo di legge. Il servizio non è quello di vendere immagine genericamente, ma di promuovere la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio paesaggistico, economico e culturale della Sardegna. Questo è il prodotto che si compra da quelle società, le quali devono dimostrare che la Regione ne ha una utilità.
Ora si dice: "E' difficile verificare i risultati". Sarà difficile, ma bisogna tentare; una verifica dei risultati, seppure con approssimazione, negli anni bisognerà pur farla! Non sarà perfetta, cioè non potremo sapere esattamente quanti prodotti sardi si saranno venduti, quanta conoscenza di cultura sarda sarà stata diffusa, quale sarà stato il ritorno economico, quante persone in più saranno venute in Sardegna per averla conosciuta attraverso la promozione delle società sportive. Sarà difficile misurare esattamente tutto questo, ma esistono dei parametri, esistono delle tecniche, e chi è specializzato in queste cose sa anche come approssimare i risultati delle verifiche. Non porsi neanche il problema vuol dire perseguire finalità diverse da quella dichiarata in legge. Ed è qui la distorsione, che va oltre questa legge che abbiamo chiamato - ma in modo simpatico, non c'era nulla di offensivo verso nessuno - "legge cortesia", per capirci. Poi la cortesia è sempre un valore positivo: cortesia è rispondere alla sensibilità di un collega che di più si è attivato rispetto ad altri, questo si intende dire. Ma, al di là delle cortesie, rimane la sostanza delle cose: in fase di gestione della legge numero 17 in base all'articolo 31 si finanziano, sub specie di sponsorizzazioni, le società professionistiche e in base ad altri articoli (mi pare il 27 e altri) si finanziano le società dilettantistiche, e anche questo non c'è in legge, non c'è! Qualche collega intervenendo ha detto: "Ma anche le società professionistiche debbono essere sostenute". E chi dice di no? E perché no? Se c'è un'utilità anche le attività professionistiche possono essere sostenute, ma bisogna vederci chiaro: quali attività professionistiche? Ci sono attività e discipline sportive dove il professionismo è praticato al limite della dignità del modo in cui si dovrebbe svolgere quella professione, e ci sono altre discipline sportive per le quali è, non voglio dire scandaloso, ma persino ridicolo continuare a dare un solo soldo pubblico! Di fronte a società che pagano 100 miliardi uno che dà calci a un pezzo di cuoio è ammissibile che una lira di danaro pubblico possa essere data a queste società per un simile fine? Una bella partita di calcio la vediamo tutti, ci fa divertire, ma se siamo fuori dalla grazia di Dio come si fa?
Ecco perché parliamo di modo. Questo vuol dire avercela con il gioco del del calcio? Ma nemmeno per idea! Quanti ragazzi vorrebbero giocare a pallone, a calcio?
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi, il tempo è scaduto. Ha domandato di parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Grazie, signor Presidente, per avermi dato la parola, sarò molto breve. Poco più di un mese fa l'Assessore dello sport, in una conferenza stampa, convocata tra l'altro all'ora di pranzo per il primo pomeriggio, annunciava che proprio sull'articolo 31 della legge 17 c'erano enormi novità. Le enormi novità erano due: finalmente si stabilivano nuovi criteri per la distribuzione dei fondi; questi nuovi criteri generavano, nell'utilizzo di questi fondi, una maggiore selezione legata, oltre che ai nuovi criteri, anche alla diminuita disponibilità di bilancio.
Io confrontai immediatamente i capitoli di bilancio e dissi: "Non c'è una diminuzione dei fondi in generale, semplicemente l'Assessore fa una scelta diversa, privilegiando un'altra parte della legge rispetto a questa parte ". Tenuto conto che la legge era in vigore da due anni e che questa parte di finanziamenti derivava, nella precedente legge sullo sport, da filoni provenienti da capitoli di bilancio relativi ad altri Assessorati, la logica della legge era quella di riportare dentro una legge quadro dello sport anche il sostegno alle attività professionistiche o non professionistiche, comunque di eccellenza, finalizzato alla promozione dell'immagine della Sardegna.
Io prendo atto che l'Assessore è tornato indietro rispetto alla dichiarazioni rese in quella conferenza stampa, perché non vedo nuovi criteri, ma vedo semplicemente l'integrazione dell'apposito capitolo di bilancio secondo la dimensione dell'anno precedente, che era un anno di passaggio. Prendo atto che si è tornati indietro, perché esiste una forte pressione da parte di quelle società che negli anni precedenti hanno potuto contare - e giustamente - prima della programmazione della stagione, su questi finanziamenti, affinché la Giunta prima e poi il Consiglio ne prendessero atto e modificassero il loro indirizzo.
Io penso che sia un errore tornare indietro rispetto al principio, e cioè al fatto che i nuovi criteri ci devono essere, perché non è detto che la promozione dello sport, insieme alla promozione dell'immagine della Sardegna, debba per forza essere correlata ai livelli alti, per esempio con alcuni sport che godono di grandi sponsorizzazioni perché, dal punto di vista del mercato, sono appetibili, e non debba essere indirizzata verso quegli sport dove noi abbiamo delle eccellenze, ma che rispetto al mercato sono molto più deboli. Voglio dire che la stessa cifra potrebbe essere interessante e trovare una condivisione da parte di tutti, a patto che serva per rafforzare le punte di eccellenza che esistono nelle diverse discipline e per compensare le carenze di un mercato come quello della Sardegna, che è debole. Questa è la prima osservazione. E' soprattutto una questione di metodo e di scelte, piuttosto che una mera ripetizione di quello che già c'è.
Il secondo tema, invece, è legato alla legge numero 17. Io sono convinto che non sia una legge usurata da cambiare; la legge va benissimo così com'è, anche perché questo è il secondo anno che la utilizziamo in pieno. Il vero problema è che le leggi sono buone o cattive a seconda delle scelte che si fanno, perché nell'interpretare gli articoli e nello stabilire chi sono i beneficiari degli interventi in qualche modo si determina la qualità, il risultato e l'efficacia della legge. In questo caso già lo scorso anno la Commissione fece notare che una legge che dovrebbe valorizzare la componente sociale dello sport vedeva ridimensionati proprio gli articoli 23 e 30, che sono quelli determinanti, invece, per la qualità sociale dello sport. La Commissione diede un particolare indirizzo stabilendo un vincolo: chiese che nell'approvazione del piano triennaleuna quota percentuale dell'intero finanziamento della legge 17 fosse riservata agli interventi previsti da questi due articoli. Non so come, ma il piano triennale, nonostante l'istanza della Commissione, precisata con due lettere, non raccolse quella indicazione, che serviva a proteggere quella quota di risorse finanziarie nell'ambito di una legge che fa dello sport sociale il suo indirizzo e che rischia di venire disattesa e di non essere rispettata proprio perché quella indicazione non è stata accolta nel piano triennale proposto da questa Giunta.
Assessore, io sono convinto che la legge vada mantenuta, ma che vadano discusse seriamente con la Commissione le applicazioni concrete, gli indirizzi concreti e le decisioni concrete. Occorre definire l'obiettivo che da questa legge vogliamo che emerga e sia realizzato e stabilire una priorità decisionale. E così come si trovano gli 8 miliardi per soddisfare un programma analogo a quello dello scorso anno, sarebbe importante che la stessa cura, la stessa attenzione venisse garantita nel trovare le risorse per tutti gli altri progetti di legge proposti dal suo Assessorato che invece sono bloccati in Commissione anche per carenza di fondi. Parlo delle biblioteche, dello sviluppo dei beni culturali e di tutta la dimensione in qualche modo sociale, culturale, di beni relazionali, che sono la connessione tra il suo Assessorato e la nostra Commissione. Il dubbio viene quando le risorse, pur segnalate da lei come carenti, si trovano per un certo filone di lavoro che non privilegia del tutto la componente sociale dello sport, e non si trovano, invece, per tutte le altre importantissime - per noi - e strategiche componenti che configurano poi l'attenzione al sociale, l'attenzione allo sviluppo dei beni relazionali, dei beni culturali, della cultura in generale e della qualità sociale del nostro sviluppo.
Sono convinto che in qualche modo, con questo articolo, si faccia giustizia del fatto che non si è definita per tempo una nuova articolazione di criteri sui quali le società possano fondare la loro programmazione. Questi criteri vanno in qualche modo discussi subito per il prossimo anno, ma perché ci sia una valutazione positiva da parte dell'Aula serve anche da parte dell'Assessore, e quindi della Giunta, un segnale rispetto al fatto che eguale attenzione sarà posta, in questo campo e nei campi correlati, alle segnalazioni, alle indicazioni, alle potenzialità che la Commissione esprime, e che altrettanta attenzione sarà posta nel campo della cultura come dello sport; perché si tratta di elementi che qualificano non solo la Giunta, ma anche un Consiglio che voglia, a questa componente della nostra vita, dare un'importanza non secondaria, che poi corrisponde alla qualità della vita che tutta la società sarda può avere e mantenere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). C'è un momento nel quale tutti non dico che si arrendono, ma prendono atto dell'inutilità della propria azione. Qui si continua a intervenire per dire cose che non si possono più dire a questo punto. Mi dispiace anche per l'amico e compagno Lai. Ma perché volete insistere a certificare e a fare proclami ai quattro venti? Lo dico come lo direbbe l'amico avvocato Carlo Dore: voi state ipotizzando di concretare ancora un peculato per distrazione!
Il sostegno delle attività sportive - ve lo dovete togliere dalla testa, ma se l'avete in testa non lo potete dire - non si può fare con questo articolo, che dice l'esatto contrario. Dice l'articolo della legge regionale, per il quale voi state incrementando lo stanziamento, che questi finanziamenti vanno dati per sostenere non le attività sportive, ma la promozione della cultura, del paesaggio e dell'economia della Sardegna sotto forma di pubblicità! Con questi danari la Regione compra pubblicità!
Questo è l'articolo. E' giusto, è sbagliato? Non stiamo discutendo la norma sostanziale, però è questa la norma sostanziale. Perché vi incaponite (e ci fate pure accapponare la pelle, per non dire altro) ancora a dire che volete sostenere le attività sportive e che se non arrivano questi danari quelle società non potranno svolgere la loro attività? Se non svolgono la loro attività non possono avere un soldo di questo fondo, perché il presupposto perché uno possa vendere un qualcosa è che questo qualcosa esista!
Se volete sostenere le attività sportive, invece, dovete prendere questi 8 miliardi e metterli in un altro articolo della legge, non in questo. Ci vuole molto a capirlo? Li dovete mettere in un altro articolo, quello che sostiene le attività sportive, dilettantistiche o professionistiche che siano.
Dicevo prima, che in sé e per sé non è neppure proibitivo pensare di sostenere lo sport professionistico se c'è un'utilità. Ma c'è sport e sport, e ho detto che laddove una società paga uno che sa dare calci a un pallone miliardi a quella società non c'è bisogno di dare una lira di danaro pubblico, posto appunto che paga miliardi chi sa fare bene il suo mestiere, ma un mestiere strapagato! Chi sotto forma di emolumento o di consulenza paga il presidente di una società miliardi non c'è bisogno che abbia non dico miliardi pubblici, ma nemmeno un soldo pubblico! Altre società professionistiche possono essere invece aiutate e agevolate perché possono averne bisogno, e perché no? E anche le società che fanno gioco-spettacolo, in quanto lo spettacolo è puro servizio (noi, per esempio, spesso rendiamo un buon servizio, no?), possono essere in altro modo e in altra forma incentivate. Ma allora, anziché dare miliardi alle società professionistiche incrementando i loro bilanci, perché non si sostiene l'accesso al servizio? Per esempio si può consentire ai giovani di vedere la partita di calcio senza far loro pagare il biglietto, si possono aiutare i portatori di handicap dando loro un servizio di altro genere. Questo se vogliamo bene allo sport. Così come non è detto, che le società dilettantistiche non possano fare promozione della cultura e dell'economia sarda, anzi forse esse la saprebbero fare meglio, perché potrebbero attivare relazioni, tenere gemellaggi, incontrare magari i sardi in mezzo mondo. Perché no? Quindi perché i dilettanti non dovrebbero poter fare promozione dei prodotti della Sardegna? E' tutto sbagliato il modo in cui si vogliono utilizzare questi danari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io credo di aver argomentato nel mio precedente intervento la mia posizione. Voterò comunque a favore dell'articolo 1 proprio perché, come tante volte succede, si sono create delle aspettative che vanno onorate.
La legge 17, nel suo impianto, è una legge molto valida, a mio avviso, questo non vuole dire però che l'articolo 31 sia ugualmente valido. Non si deve buttare via il bambino con l'acqua sporca. Credo che comunque oggi si possa prendere un impegno, e tra gli altri spero che l'Esecutivo voglia prendere un impegno in modo particolare. Per quanto riguarda l'interpretazione dell'articolo 31, devo dire che questo articolo non è indirizzato solo ed esclusivamente alle società professionistiche, ma a quelle società che svolgono in tutto o in parte la loro attività di campionato nel territorio extraregionale, e sono tante. Non vanno penalizzate in questo momento sicuramente le società professionistiche, anche se, per la seconda volta nella giornata odierna, devo dire che condivido una parte delle motivazioni addotte dall'onorevole Cogodi, che mi trovano in piena sintonia. Ritengo che le aspettative che si sono create vadano onorate, ma con una preghiera e un invito all'Assessore e alla struttura dell'Assessorato nel momento in cui stenderanno i programmi.
Per i motivi poc'anzi detti dal collega che mi ha preceduto, va tenuto conto che vi sono società che ricevono miliardi dalla Regione sarda, e non solo a valere sull'articolo 31, perché ci sono norme che consentono comunque di avere denari per manifestazioni sportive - e questo è giusto, è corretto - anche da altri Assessorati e sotto altra forma, comunque sempre lecita, tanto per intenderci. Invece per una società che svolge la propria attività anche nel territorio extraregionale, 50 o 100 milioni, rispetto ai miliardi percepiti da altri, possono valere la sopravvivenza del suo settore giovanile, perché condivido la considerazione che molto spesso i dilettanti onorano e danno più visibilità alla Sardegna di quanto non facciano i settori professionistici, non foss'altro perché in quelle squadre militano i nostri giovani, i nostri ragazzi, che nelle squadre professionistiche invece trovano sempre meno spazio.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue CAPELLI.) Questo è un problema dello sport, probabilmente, e chi è addetto alla tutela dello sport lo saprà ben risolvere. Tenga conto, Assessore, che in una società dove esiste una evidente diseconomia territoriale - sto parlando anche con lei, signor Presidente della Giunta, o quanto meno vorrei che mi ascoltasse l'Assessore dello sport -, lì dove non esiste un tessuto economico di sostegno allo sport, lì dove non ci sono aziende che possono defalcare dalle tasse il contributo allo sport, lì deve intervenire l'istituzione, per sostenere i nostri giovani, i nostri ragazzi e lo sport.
Per concludere, insisto affinché lo stesso impegno finanziario venga rivolto alla cultura, in modo particolare per gli interventi previsti nel disegno di legge 144.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Presidente, chiedo la votazione per parti dell'articolo 1. Propongo di eliminare le parole "previste dall'articolo 31", per cui il testo verrebbe così riformulato: "Per le finalità della legge regionale 17 maggio 1999, numero 17, è autorizzata nell'anno 2001 l'ulteriore spesa di lire 8.000.000.000 ". E' una votazione per parti.
PRESIDENTE. Va bene, la richiesta è ammissibile, per cui votiamo prima l'articolo 1 che dovrebbe recitare così: "Per le finalità della legge regionale 17 maggio 1999", e così via, e poi l'espressione "previste dall'articolo 31".
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Faccio osservare che sostanzialmente si è proposto un emendamento, perché è evidente che il significato dell'articolo sarebbe completamente diverso. Cioè, mi sembra di capire che vale la pena votare per parti quando le parti hanno un loro senso compiuto in qualche modo, ma la parte "previste dall'articolo 31" che parte è di questo articolo, mi scusi?
PRESIDENTE. Di fatto quando si vota per parti c'è sempre un emendamento soppressivo. In questo caso io metterò in votazione l'espressione "previste dall'articolo 31", se sarà approvata l'articolo rimarrà così com'è, altrimenti sarà approvato senza quelle parole. E' previsto dal Regolamento. Ma questo accade sempre, anche questa sera abbiamo votato due commi separatamente, il primo è stato cassato e di fatto si è modificato l'articolo di cui faceva parte.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Va riconosciuto quello che deve essere riconosciuto. La perplessità che ha avanzato il collega La Spisa può avere un suo fondamento, però secondo me non ce l'ha in questo caso, perché per l'ipotesi che si voti per parti, come richiesto dal collega Vassallo, e la Presidenza ritiene che si possa fare, riversando questo incremento di spesa sull'intera legge non si fa venir meno la possibilità che sia sostenuto anche l'articolo 31, perché nella legge c'è anche l'articolo 31. Diciamo che si rimanda alla gestione, quindi alla responsabilità di chi applica le leggi, cioè della Giunta regionale, di definire quali misure interne a tutta la legge devono essere prioritariamente sostenute. Se la Giunta riterrà che prioritariamente e necessariamente l'articolo 31 sia quello da sostenere, se ne assuma la responsabilità e indirizzi l'intervento in quella direzione. Invece, eliminando, con la votazione per parti, le parole "previste dall'articolo 31", il Consiglio eviterebbe di indicare una finalizzazione specifica. Però - questo lo dico perché sia chiaro il senso della proposta avanzata dal collega Vassallo - in questo modo noi non stiamo ipotizzando che non si possano utilizzare i fondi anche per l'articolo 31, perché ne deriva, senza che nessuno l'abbia pensato, ma di fatto accade così, che possono essere utilizzati per l'insieme della legge, di cui fa parte anche l'articolo 31.
Noi non stiamo proponendo un emendamento, collega La Spisa, non bisogna essere più realisti del re, perché se avessimo proposto un emendamento sarebbe stato per non finalizzare l'intervento alle sponsorizzazioni, e allora varrebbe per tutto eccezion fatta che per le sponsorizzazioni. Se invece non diamo una finalizzazione specifica lo stanziamento riguarderà tutta la legge, quindi potrà essere utilizzato anche per le sponsorizzazioni. Non è un emendamento, è una votazione per parti che salva l'impianto della legge e l'insieme delle cose che si sono dette. La Giunta è responsabile, quindi sa quali sono le priorità e si assumerà la responsabilità di provvedere eventualmente a questa finalità.
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione. Propongo di definire la prima parte così: "Per le finalità previste dalla legge regionale numero 17", scorporando l'espressione "previste dall'articolo 31" che voteremo a parte.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Vorrei un chiarimento. Ho capito le argomentazioni del collega Cogodi, ma se non fosse approvata la parte "Per le finalità della legge regionale 17 maggio" fino al punto, dovremmo votare soltanto le parole "previste dall'articolo 31"?
PRESIDENTE. Se non dovesse passare la prima parte di fatto sarà bocciato l'articolo, quindi tutto finirebbe lì.
La SPISA (F.I.-Sardegna). Quindi, poi si vota distintamente l'altra parte.
PRESIDENTE. No, non si vota niente perché non avrebbe nessun senso.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Ma se viene approvata la prima parte deve essere poi votata anche la seconda.
PRESIDENTE. Certo, faremo due votazioni.
Metto in votazione l'articolo 1 senza la frase "previste dall'articolo 31". Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'inciso "previste dall'articolo 31". Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
BIANCU, Segretario:
Art. 2
Modifiche al comma 38 della legge regionale della legge regionale 24 aprile 2001, n. 6
1. Il comma 38 dell'articolo 5 della legge regionale n. 6 del 2001, è sostituito dal seguente:
"38. È autorizzata la spesa di lire 5.000.000.000 (euro 2.582.284,49) annue a favore delle ASL per l'adeguamento della retta dovuta alle comunità terapeutiche per l'ospitalità dei tossicodipendenti residenti in Sardegna; il relativo programma di intervento è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, a' termini dell'articolo 4, lett. i), della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1, e successive modifiche ed integrazioni (UPB S12.050 - cap. 12058/06).".
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato )
Si dia lettura dell'articolo 3.
BIANCU, Segretario:
Art. 3
Fondo nuovi oneri legislativi
1. Nella tabella A allegata alla legge regionale n. 6 del 2001 sono apportate le seguenti modifiche:
- gli importi della voce 17 sono rideterminati per ciascuno degli anni 2002 e 2003 in lire 95.000.000.000 (euro 49.063.405,41);
- è istituita la voce 17 bis "interventi nel settore delle tossicodipendenze" con l'importo di lire 5.000.000.000 (euro 2.582.284,49) per ciascuno degli anni 2002 e 2003.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato )
Si dia lettura dell'articolo 4.
BIANCU, Segretario:
Art. 4
Copertura finanziaria
1. Le spese previste per l'attuazione della presente legge sono valutate in lire 13.000.000.000 (euro 6.713.939,68) per l'anno 2001 ed in lire 5.000.000.000 (euro 2.582.284,49) per gli anni successivi.
2. Nel bilancio della regione per gli anni 2001-2003 sono apportate le seguenti variazioni:
In diminuzione
03 - PROGRAMMAZIONE
UPB S03.002
Fondo di riserva per spese obbligatorie e impreviste.
2001 lire 10.000.000.000
euro 5.164.568,99
mediante lo storno dal capitolo 03009.
UPB S03.006
Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente.
2001 lire -----------------
2002 lire 5.000.000.000
euro 2.582.284,49
2003 lire 5.000.000.000
euro 2.582.284,49
mediante riduzione delle riserve di cui alla voce 17 bis della tabella A allegata alla legge regionale 24 aprile 2001, n. 6, come modificata dall'articolo 3 della presente legge.
12 - SANITÀ
UPB S12.050
Tossicodipendenze e AIDS - Spese correnti
2001 lire 3.000.000.000
euro 1.549.370,69
2002 lire -----------------
2003 lire -----------------
mediante lo storno dal capitolo 12058/06 (soppresso).
In aumento
11 - PUBBLICA ISTRUZIONE
UPB S11.045 Manifestazioni ed iniziative di promozione nel settore dello sport.
2001 lire 8.000.000.000
euro 4.131.655,19
2002 lire -----------------
2003 lire -----------------
per impinguare il capitolo 11117/08.
12 - SANITÀ
UPB S12.050
Tossicodipendenze e AIDS - Spese correnti.
2001 lire 5.000.000.000
euro 2.582.284,49
2002 lire 5.000.000.000
euro 2.582.284,49
2003 lire 5.000.000.000 euro 2.582.284,49
mediante impinguamento del capitolo (NI) Somme destinate alle ASL per l'adeguamento della retta dovuta alle comunità terapeutiche per l'ospitalità dei tossicodipendenti (art. 1 della presente legge).
3. Le spese per l'attuazione della presente legge fanno carico alle suddette UPB del bilancio della Regione per gli anni 2001 - 2003 e a quelle corrispondenti dei bilanci della Regione per gli anni successivi.
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
BIANCU, Segretario:
Emendamento aggiuntivo La Spisa - Secci - Biggio - Spissu - Balia - Pili
Art. 4
Dopo l'articolo 4 è aggiunto il seguente:
"Art. 4 bis
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33, comma 3 della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione". (1)
PRESIDENTE. L'emendamento si dà per illustrato. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta lo accoglie.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 4, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo ora al voto finale della legge.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Orientarsi seriamente verso un voto conclusivo su questa legge è davvero difficile. E' una questione che non abbiamo sollevato prima perché quando si è in pochi a sollevare troppe questioni alla fine non è facile. Il tempo è quello che è e non rimane neanche la possibilità di accennare a tutti gli argomenti.
Questa è una legge che contiene due articoli sostanziali, cioè due cose importanti, due interventi. Il primo prevede di dare 8 miliardi alle società professionistiche che renddono utilità alla promozione dell'immagine della Sardegna, in questo tanto di danaro che si dà, 15 miliardi! Quindici miliardi alle società professionistiche sub specie di sponsorizzazioni, non di sostegno all'attività sportiva. Il secondo articolo, che neanche noi abbiamo avuto la possibilità e il tempo di trattare approfonditamente, riguarda l'adeguamento della retta dovuta alle comunità terapeutiche per l'assistenza ai tossicodipendenti. Non abbiamo capito prima e continuiamo a non capire adesso perché costoro siano stati messi insieme ai "pallonari", ai veleggiatori e a tutte le nobili attività sportive. Perché? Non sarà anche questa un'altra di quelle furbizie per cui mettendo finalità nobili e meno nobili nella stessa legge da votare insieme si mette poi certamente in difficoltà il consigliere regionale che deve esprimere la propria volontà? Se io sono d'accordo sull'agevolare l'assistenza ai tossicodipendenti e voglio votare a favore, perché mi costringete a votare a favore anche di una cosa che invece non c'entra nulla con questo?
Gli Uffici e la Presidenza del Consiglio avrebbero dovuto dichiarare inammissibile questa proposta di legge, che andava scissa in due distinte proposte di legge, perché la legge ha una ratio. Non si può affastellare tutto e costringere chi deve contribuire a fare le leggi a votare a favore di un punto su cui non è d'accordo, violando e anche a violentando la propria coscienza, pur di poter approvare un altro punto che invece condivide. E' una cosa inammissibile! Anche questa è una dimostrazione ulteriore e palese della superficialità, del pressappochismo e direi del poco rispetto con cui qui si trattano le cose serie.
Si è discusso prima dell'articolo 1; quelli che hanno parlato erano tutti contrari, tutti a dire che questo intervento andava messo a punto. Noi abbiamo offerto una soluzione, che era degnissima, che salvava la finalità e consentiva alla Giunta di fare le cose, ma l'avete bocciata. E' come dire che qui vale solo la regola della protervia, della prepotenza, il ragionamento non vale, l'argomentazione non serve. Ma questo non impedirà a noi di continuare ad argomentare e a ragionare. Questo farà male a tutti voi della maggioranza di destra e in parte farà male anche a voi, cari amici e compagni della minoranza di sinistra. Non bisogna mai rinunciare a ragionare, perché quando si trova una soluzione e abbiamo concorso tutti a trovarla, non si può dire che pur essendo buona non vale solo perché proviene da noi! Se da noi di Rifondazione non volete cose buone, cari amici e compagni della sinistra e anche del centro che è con la sinistra, non aspettatevi cose cattive perché da noi non ne avrete.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 240/A.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - GIOVANNELLI - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MARROCU - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - PIANA - PILI - PIRASTU - PIRISI - PISANO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - TUNIS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - COGODI - DEMURU - DORE - GRANELLA - ORTU - PACIFICO - PUSCEDDU - SPISSU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 49
Astenuti 10
Maggioranza 25
Favorevoli 49
(Il Consiglio approva).
Designazione di una terna di nomi per la costituzione del Comitato
di indirizzo della Fondazione Banco di Sardegna
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la designazione di una terna di nomi per la costituzione del Comitato di indirizzo della Fondazione Banco di Sardegna, secondo quanto disposto dall'articolo 27 dello Statuto della medesima Fondazione e dall'articolo 4 del regolamento per le nomine ad esso allegato.
Ricordo che, secondo il disposto dell'articolo 16 dello Statuto, i componenti degli organi della Fondazione sono scelti fra i cittadini italiani di piena capacità civile, di specchiata moralità e di probità indiscussa; la maggioranza dei componenti deve risiedere in Sardegna da almeno tre anni.
Ricordo altresì che non possono ricoprire cariche negli organi della Fondazione:
1. coloro che si trovano nelle condizioni di ineleggibilità e di decadenza previste dall'articolo 2382 del C.C.;
2. coloro che abbiano riportato condanna con sentenza irrevocabile o ai quali sia stata applicata una pena su richiesta delle parti, per delitti non colposi;
3. coloro che siano stati sottoposti a misure di prevenzione disposte dall'autorità giudiziaria ai sensi della legge n. 1423 del 1956 o dalla legge n. 575 del 1965;
4. coniuge, parenti e affini sino al terzo grado di componenti degli organi della Fondazione;
5. dipendenti della Fondazione e di imprese da essa controllate, nonché il coniuge di detti dipendenti e i loro parenti e affini di secondo grado;
6. chi esercita funzioni di governo, i membri del Parlamento nazionale, del Parlamento europeo o di consigli e giunte regionali, provinciali e comunali, compresi i presidenti e il sindaco, nonché dei relativi organi di controllo;
7. gli amministratori degli enti che hanno il potere di designare componenti del Comitato di indirizzo e quanti sono legati a tali enti da rapporti di dipendenza gerarchica o di collaborazione non occasionale;
8. coloro che ricoprano cariche negli organi statutari di altre fondazioni;
9. il Direttore generale della società bancaria conferitaria;
10. gli amministratori e i dipendenti di soggetti che risultino destinatari in modo non saltuario degli interventi della Fondazione;
11. gli amministratori di enti pubblici o privati con i quali la Fondazione abbia rapporti non contingenti di collaborazione;
12. coloro che abbiano causato danno alla Fondazione o abbiano lite con essa. Rammento infine che, secondo quanto previsto dall'articolo 126 del Regolamento del Consiglio regionale, per la nomina di rappresentanti del Consiglio in seno agli organi collegiali, ogni consigliere esprime una sola preferenza. Coloro che avranno ottenuto il maggior numero di voti costituiranno la terna di nominativi da comunicare alla Fondazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Chiedo dieci minuti di sospensione
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni la richiesta è accolta.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 37, viene ripresa alle ore 21 e 47.)
PRESIDENTE. Devo informare i colleghi che qualsiasi deliberazione del Consiglio, perché sia valida, deve essere approvata con 41 voti. Mi pare che in aula siamo rimasti all'incirca in dieci. Possiamo verificarlo con la votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente, lei si trova nella poco simpatica incombenza di presiedere un Consiglio costituito, in questo momento, solo dal centrosinistra, e quindi dovrà presiedere.
PRESIDENTE. Presiedo volentieri, onorevole Cogodi, ci mancherebbe altro! Con grande piacere.
COGODI (R.C.). Vorrei rappresentare al Consiglio - perché questo è il Consiglio - che la diserzione del centrodestra e della Giunta regionale è un atto, peraltro irriguardoso, senza precedenti, perché la riunione del Consiglio è tuttora in corso. Una riunione di Consiglio termina quando il Presidente del Consiglio la dichiara finita. La maggioranza di centrodestra e l'intera Giunta regionale, cominciando dal Presidente della Regione, con un atto - ripeto - di una gravità eccezionale e senza precedenti, hanno abbandonato l'aula senza dare neppure una spiegazione, per altro ponendo il Consiglio regionale nella condizione di non poter adempiere le sue funzioni.
Il Presidente ha indetto la votazione per nomine che sono di competenza del Consiglio regionale. Si poteva anche non procedere su quel punto all'ordine del giorno, ma allora si programmavano i lavori in modo diverso. Il Presidente del Consiglio ha indetto la votazione, si era già al voto, quando il Capogruppo di Forza Italia, Corona, ha chiesto un minuto di sospensione. Eravamo in sede di votazione per un adempimento istituzionale, perché il Consiglio regionale deve esprimere una terna di nomi che deve essere presa in considerazione ai fini di costituire un potere di espressione pubblica. L'abbandono così plateale e irriguardoso dell'aula consiliare da parte della maggioranza e della Giunta pone il Consiglio regionale nell'impossibilità di procedere e adempiere le sue funzioni. Per altro, noi sappiamo anche contare, almeno fino a 90, e sappiamo che tra qualche giorno, comunque nel corso del mese di agosto, si compie un termine di valore istituzionale, cioè scade l'interim di un Assessorato che è tuttora vacante, quindi di un ramo dell'amministrazione. Come fanno la Giunta regionale e la maggioranza ad andarsene e a non ipotizzare come adempiere le funzioni essenziali che devono essere adempiute?
Le istituzioni non sono un gioco, un esercizio stravagante di potere. Si può anche avere un'idea privata, privatizzante, aziendale, quanto vogliono loro, della politica, ma le istituzioni non sono di nessuno e non sono neanche loro.
Noi chiediamo al Presidente del Consiglio una presa di posizione ferma, una denuncia, una protesta e anche di assumere un'iniziativa, quella che riterrà. Gli chiediamo di sospendere ancora per alcuni minuti i lavori del Consiglio e di convocare almeno i rappresentanti dei Gruppi consiliari, alla presenza della Giunta, per sapere formalmente come si deve procedere. Poi prenderemo atto delle comunicazioni che ci verranno date.
Ma quello che sta succedendo è un assurdo, è una follia, è un insulto da parte della destra, altro che costituenti!!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, devo rilevare che alcuni consiglieri del centrodestra sono presenti, altri hanno preferito andare via, come capita sempre.
COGODI (R.C.). E' la Giunta che se n'è andata via, se ne rende conto?
Presidente. Onorevole Cogodi, mi rendo perfettamente conto della questione che lei sta sollevando, e non è una questione da poco. Tuttavia io ho l'obbligo di procedere. Ho osservato, così, a spanne, che data la scarsa presenza di consiglieri in aula non si potrebbero raggiungere i 41 voti necessari per l'elezione che dobbiamo fare. Naturalmente lo dobbiamo verificare, per cui invito i Segretari, uno della maggioranza e uno dell'opposizione, a prendere posto perché procediamo alla chiama.
SANNA EMANUELE (D.S.). Non si può procedere alla verifica del numero legale?
PRESIDENTE. L'elezione delle persone va fatta in questo modo, è stabilito dal Regolamento.
COGODI (R.C.). Presidente, non c'è la Giunta.
PRESIDENTE. Sì, c'è l'Assessore Amadu.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede per la designazione di una terna di nomi per la costituzione del Comitato di indirizzo della Fondazione Banco di Sardegna.
Prego il consigliere Segretario a procedere alla chiama
(Segue la votazione)
BALIA (F.S.D.). Presidente, verifichiamo il numero legale con il sistema elettronico.
PRESIDENTE. In sede di votazione non possiamo verificare il numero legale. Possiamo solo procedere alla chiama e poi dalla chiama si desumerà che non ci sono i 41 voti richiesti e che la votazione non è valida. E' l'unica cosa che possiamo fare tecnicamente.
BALIA (F.S.D.). Signor Presidente, posso dichiararmi astenuto?
PRESIDENTE. Sì.
BALIA (F.S.D.). Allora sono presente e astenuto.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 35
Votanti 3
Astenuti 32
Constatata la mancanza del numero legale, dichiaro nulla la votazione.
A questo punto possiamo sospendere i lavori per mezz'ora per poi procedere a una seconda votazione, oppure convocare il Consiglio a domicilio. L'onorevole Cogodi ha sollevato prima un problema che mi pare giusto riprendere.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Effettivamente più che ordine del giorno qui ormai è ordine della notte. Anche la notte ha un suo ordine.
Presidente, lei ha comunicato che non vi è in aula il numero legale, per la diserzione evidente del centrodestra e della Giunta regionale.
Piana (P.P.S.-C.C.U. Sardi). Di una parte!
COGODI (R.C.). Dov'è l'altra parte?
Piana (P.P.S.-C.C.U. Sardi). Ci sono i colleghi Fois e Scarpa ed è rappresentata anche la Giunta.
COGODI (R.C.). La Presidenza si dovrà quindi porre il quesito se sospendere i lavori per mezzora o se riconvocare il Consiglio a domicilio. Io propongo che lei sospenda i lavori per mezz'ora, il tempo necessario ad acquisire le motivazioni di questo comportamento adottato dalla Giunta regionale e dalla sua maggioranza, se vorranno dirle.
Naturalmente, siccome non dobbiamo né punire, né autopunirci, se entro la mezz'ora prevista dal Regolamento, la Giunta non si degnerà di dare una spiegazione al Consiglio - questo rimane il Consiglio regionale, anche se oggi è il 2 agosto, e non può essere che passi e rimanga certificato negli atti del Consiglio un precedente di questo genere - io le chiedo, per la tutela della dignità del Consiglio, di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali sono le motivazioni che hanno indotto a questo comportamento istituzionalmente scorretto la Giunta e la maggioranza. Se entro mezz'ora, che è il tempo trascorso il quale saranno ripresi i lavori, questa ricerca non avrà dato esito, e quindi lei, Presidente, che non ha potere in questo caso (se ci fosse l'assessore Milia potrebbe disporre dei barracelli, ma l'assessore Milia non c'è e quindi siamo anche senza barracelli), non avrà avuto la possibilità di trasmettere a nome del Consiglio questa richiesta, prenderemo atto che non solo c'è stata la diserzione e la fuga, ma anche la clandestinità. Poi i clandestini da qualche parte qualcuno li troverà.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ripeto che sono presenti autorevoli esponenti del centrodestra, i quali hanno partecipato alla votazione, insieme al rappresentante della Giunta.
COGODI (R.C.). Allora chieda alla Giunta di rispondere!
PRESIDENTE. Al momento della votazione la Giunta era presente, tuttavia, mi rendo conto della fondatezza di alcune sue osservazioni e le riferirò, a nome del Consiglio, al Presidente della Giunta.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, perché vuole parlare sempre lei? Conceda anche ad altri qualche volta di intervenire, non replichi sempre. L'abbiamo ascoltato tutti in silenzio, la prego faccia la stessa cosa. Le dicevo che parlerò di questo fatto increscioso con il Presidente della Giunta, a cui rappresenterò le difficoltà e anche tutto ciò che lei ha detto. Tuttavia il Regolamento dà al Presidente del Consiglio pochissimi poteri, fra questi c'è anche quello di apprezzare la situazione e decidere.
Prendo atto della sua richiesta, ma credo che un'attesa di mezz'ora sarebbe del tutto inutile e chiederei ai colleghi presenti un sacrificio che non mi sento di chiedere. Prima di chiudere i lavori, però, poiché lei ha sollevato un problema che mi pare interessante, voglio ricordare che entro il 31 agosto il Presidente della Giunta dovrà proporre un nuovo Assessore, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della legge numero 1 del 7 gennaio 1977. Se il Presidente della Giunta me lo chiederà (e se non me lo chiederà sarà la stessa cosa) è probabile che il Consiglio sarà convocato prima di quella data. In ogni caso, entro il 31 agosto io convocherò il Consiglio per questo motivo, perché tanto mi impone la legge.
E' un'informazione che sto anticipando, ma il Consiglio sarà comunque convocato a domicilio. I lavori del Consiglio sono pertanto terminati. Grazie.
La seduta è tolta alle ore 22 e 06.
[S1] Perché due?
Allegati seduta
Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA COGODI - ORTU - VASSALLO sui gravissimi disagi e danni alla salute dei lavoratori aeroportuali e dei passeggeri Elmas.
I sottoscritti, premesso che:
a) il grave e dannoso ritardo nei lavori di ristrutturazione dell'aeroporto di Elmas non può essere, di per sé, considerato come causa irrimediabile di ulteriori gravissimi disagi e danni alla salute delle persone e principalmente dei lavoratori dell'aeroporto;
b) si manifestano e si protraggono nel tempo enormi carenze organizzative e logistiche in danno evidente delle persone, quali:
1) l'aerostazione passeggeri è in gran parte ricavata dall'ex aerostazione merci, senza che siano adottati i dispositivi minimi di sicurezza delle persone;
2) le sale commerciali, la sala accettazione biglietteria e imbarchi sono totalmente prive di insonorizzazione e di altri sistemi protettivi, per cui derivano danni all'udito, al sistema nervoso nonché l'insorgenza, per via diretta, di malattie infettive;
3) gli alloggiamenti degli autonoleggi sono allocati sotto il parcheggio multipiano in strutture di cantiere molto insalubri e buie, per cui qualche operatore ha già dovuto accusare danni alla vista;
4) la zona commerciale (punto di ristoro, banca, posta, infermeria, edicola ecc.) è situata in uno scantinato dove è scarsa, addirittura, la circolazione dell'aria;
5) la sala arrivi e ritiro bagagli è ridotta ai minimi termini, tanto da indurre, oltre al permanente disagio, anche preoccupazioni per l'ordine pubblico;
c) tali evenienze negative non sono frutto di eventi imprevedibili, bensì diretta conseguenza di colpevole inerzia di quanti hanno responsabilità di amministrazione e di gestione dello scalo aeroportuale,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere quali iniziative intenda assumere la Giunta regionale, con estrema urgenza, sia in ragione delle sue dirette competenze (in materia di trasporti, di tutela del lavoro e della salute), sia in ragione dei necessari interventi da operare presso la società di Gestione Aeroportuale (SOGAER). (160)
INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sul servizio postale in Sardegna.
I sottoscritti, premesso che:
- le Poste Italiane in questi ultimi anni hanno attuato un vero e proprio smantellamento delle strutture e dei tradizionali servizi di spedizione, sono stati infatti ceduti o chiusi gli uffici: postacelere, recapito raccomandate e pensioni, chiusi totalmente 16 uffici pacchi e 9 Centri Unificati Automazione Sede (CUAS);
- l'ultima chiusura ha interessato il CUAS di Cagliari, con la perdita di 110 posti di lavoro (addetti caratterizzati da notevoli professionalità tecniche) e la lavorazione presso il CUAS di Torino dei conti correnti postali e degli assegni, con la relativa assunzione di decine di lavoratori nel capoluogo piemontese per poter svolgere l'accresciuta mole di lavoro;
- a seguito dei processi di ristrutturazione aziendale, che in nessun modo tengono conto delle peculiarità della Sardegna, i dipendenti di Poste Italiane nel territorio nazionale sono passati da 200.000 a 160.000, e nella nostra isola si è passati da 5.600 unità a circa 4.600;
- entro la fine dell'anno in corso sono previste ulteriori riduzioni di strutture e servizi, che riguardano: la chiusura del telegrafo di Cagliari, la riduzione del recapito della corrispondenza ordinaria, la riduzione di lavorazioni nel CMP di Elmas, le riduzioni di attività amministrative e contabili nelle filiali di Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari, ed è prevista la chiusura di circa 140 uffici postali, la maggior parte dei quali dislocati nei piccoli Comuni della Sardegna;
- non esiste un piano aziendale che indichi le azioni che le Poste Italiane intendano sviluppare per dare alla Sardegna una prospettiva di crescita e sviluppo coerente con gli obiettivi della stessa azienda, basti considerare l'esiguità degli investimenti in Sardegna e le scarsissime innovazioni introdotte, che sono inversamente proporzionali ai numeri della raccolta che in Sardegna è pari a circa 7.000 miliardi di Lire, la metà di quanto raccoglie il Banco di Sardegna;
- nella scorsa legislatura il Consiglio regionale nella seduta del 23 luglio 1998, ha approvato la mozione n. 163, con la quale si richiedeva il trasferimento o la delega alla Regione delle competenze in materia postale,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
- quali siano le azioni che nell'immediato intenda intraprendere per scongiurare i drastici ridimensionamenti dei servizi e le gravi penalizzazioni per i lavoratori sardi, decisi unilateralmente dalla dirigenza nazionale delle Poste Italiane, considerando che l'Intesa Istituzionale di Programma, siglata il 21 aprile 1999, fra Regione sarda e Stato Italiano, prevede, fra le altre, la possibilità di stipulare accordi di programma fra RAS e Poste Italiane per migliorare le dotazioni infrastrutturali nel territorio sardo;
- se non giudichi opportuno richiedere il trasferimento, ovvero la delega, alla Regione sarda delle competenze in materia di servizio postale, considerando che nell'Unione Europea ciò è già avvenuto per le isole Man, di Jersey e Guernesey per la Gran Bretagna e per le isole Faroer per la Danimarca e che tale soluzione garantirebbe maggiori benefici sia in termini di una migliore gestione del risparmio postale e sia dei servizi con positive ricadute sul piano occupazionale. (161)
INTERPELLANZA MANCA - DETTORI - DEMURU sulla situazione del reparto di cardiologia- UTIC dell'ospedale San Francesco di Nuoro.
I sottoscritti,
premesso che le cronache locali si sono occupate di recente delle condizioni dell'ospedale San Francesco di Nuoro, in particolare del reparto di cardiologia-UTIC, evidenziando il persistere di situazioni caratterizzate da forti tensioni fra il personale medico che mal si coniugano con l'esigenza di garantire adeguati standard qualitativi alle prestazioni sanitarie erogate,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale della sanità per sapere se non giudichi opportuno intervenire con l'urgenza che la gravità del caso richiede, attivando una tempestiva procedura di ispezione conoscitiva su quanto accade nel reparto di cardiologia-UTIC dell'ospedale San Francesco di Nuoro, per valutare la reale situazione in cui versa il reparto e per predisporre le eventuali misure di intervento, tali da garantire il corretto e sereno operare di medici ed operatori, ma soprattutto adeguate ad offrire un servizio sanitario rispondente ai bisogni dell'utenza. (162)
INTERROGAZIONE LICANDRO, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di salute della sanità oristanese.
Il sottoscritto, premesso che:
- il servizio sanitario nazionale gestito dalla ASL n. 5 di Oristano risulta a tutt'oggi largamente insufficiente rispetto alle giuste attese degli assistiti ed assolutamente incapace di assicurare decentemente anche quel minimo di prestazioni essenziali in tempi ragionevoli;
- in particolare, si registrano i seguenti tempi medi di attesa prima dell'accesso a prestazioni specialistiche presso le strutture pubbliche:
a) Ospedale San Martino di Oristano
Visita cardiologica + ECG giorni 150
Ecodoppler o ECG da sforzo giorni 150
ECG Holter giorni 50
Eco-colordoppler arti, Doppler arti e tronchi sovra aortici giorni 120
Mammografia giorni 225
Ecografia mammaria giorni 225
Ecografia ginecologica giorni 60
Gastroscopia + biopsia giorni 30
Consegna referto EEG giorni 35
b) Ospedale Delogu di Ghilarza
Visita cardiologia + ECG giorni 40
Ecodoppler giorni 80
Ecografie giorni 60
Radiografie giorni 30
c) Poliambulatorio di Ales
Visita cardiologica + ECG giorni 60
Eco-colordoppler giorni 120
Visita diabetologica giorni 45
Visita neurologica giorni 45
Visita dermatologica giorni 45
Visita medico sportiva giorni 120
Ecografia mammaria giorni 45
Mammografia giorni 60
d) Poliambulatorio di Oristano (ex INAM)
Visita endocrinologica giorni 105
Visita oculistica giorni 75
visita urologica giorni 47
Visita diabetologica giorni 38
- tali tempi di attesa, già palesemente eccessivi ed irragionevoli, sono raggiunti soltanto grazie al fatto che tutte le urgenze vengono fronteggiate presso strutture private, a totale carico degli assistiti;
- quindi soltanto grazie al fatto che molti assistiti che non possono, o che non vogliono, attendere, mettono mano al portafoglio per ottenere, a pagamento, prestazioni che dovrebbero essere dispensate dal sistema sanitario nazionale dell'ASL 5 accumulando ritardi meno eclatanti;
- sta di fatto che nella provincia di Oristano la sanità è divisa in due livelli, risultando di grado accettabile solo per chi può pagare;
considerato che a tale situazione si aggiunge un grave degrado strutturale dell'ospedale civile di Oristano, trasformato in cantiere permanente dall'assenza di programmazione dei lavori e delle manutenzioni, nonché l'obsolescenza e l'inadeguatezza dell'ospedale di Ghilarza;
ritenuto:
- inverosimile che oltre a non garantire l'assistenza a livello specialistico capace di esonerare gli assistiti oristanesi dai viaggi verso le altre province della Sardegna e nel continente, sia concretamente negata anche la più banale prestazione per incapacità gestionali ed organizzative;
- inaccettabile che tutto ciò si ripercuota sul lavoro dei medici di base, che risultano impotenti di fronte alle suddescritte disfunzioni e sono giustamente riluttanti ad indirizzare i pazienti presso strutture inadeguate;
visto l'ammontare della spesa pubblica risucchiato dall'ASL n. 5, che supera i 270 miliardi l'anno, e considerate le ancora più ingenti risorse che i cittadini, sia abbienti che indigenti, devono comunque destinare alle cure private in Italia ed all'estero per risolvere i loro problemi sanitari,
chiede di interrogare l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:
- se sia a conoscenza dei surrichiamati dati relativi ai tempi di attesa;
- se nelle altre strutture pubbliche della Sardegna i tempi di attesa siano inferiori;
- se siano state predisposte misure per giungere a tempi più ragionevoli e quali siano queste misure . (370)
INTERROGAZIONE SANNA Alberto - BIANCU - SANNA Gian Valerio, con richiesta di risposta scritta, sul decreto dell'Assessore regionale dell'ambiente, Emilio Pani, che autorizza alcuni cittadini di Cabras ad esercitare l'attività di pesca nello stagno omonimo.
I sottoscritti,
visto il decreto n. 22/VI del 13 luglio 2001 con il quale l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, Emilio Pani, autorizza i signori Simula Pietro, Vacca Antonio, Sanna Ruggero e Tratzi Pierangelo ad esercitare l'attività di pesca nello stagno di Cabras;
considerato che i suddetti signori non fanno parte di alcuna cooperativa o impresa che abbia titolo per esercitare l'attività di pesca nello stagno di Cabras;
ritenuto il decreto in questione illegittimo anche perché palesemente in contrasto con la concessione decennale ed esclusiva di pesca a favore del Nuovo Consorzio Pontis che detta regole precise per l'esercizio della pesca nello stagno e per l'avvio al lavoro dei pescatori che devono essere necessariamente soci delle cooperative aderenti al Consorzio;
considerato, inoltre, il decreto in questione non attuabile in quanto consentirebbe ai concessionari citati di prelevare un quantitativo di pescato superiore a quanto consentito dai programmi gestionali del Consorzio coerenti con l'esigenza di assicurare il giusto equilibrio ittico e biologico allo stagno;
ritenuto il decreto un atto ostile alla gestione cooperativistica dello stagno e pericolosa per i contrasti e le tensioni anche sociali che potrebbe determinare;
accertato, infine, che ci sono motivazioni formali e di merito per impugnare il decreto in questione davanti al TAR,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere quali iniziative intendano assumere per procedere rapidamente alla revoca del decreto n. 22/VI del 13 luglio 2001 di cui in premessa. (371)
INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata erogazione del contributo regionale al Comune di Sassari per la Festa dei Candelieri.
Il sottoscritto,
premesso che la ricorrenza della Festa dei Candelieri rappresenta, non solo per la città di Sassari, ma per l'intera isola una ricorrenza straordinaria per l'alto numero di partecipanti e come tale non può essere trascurata dalle istituzioni regionali;
preso atto che l'Assessore regionale del turismo, a seguito delle nostre vive proteste relativamente ai contributi concessi lo scorso anno si era impegnato a concedere maggiore attenzione alle iniziative del sassarese, dando mezzi e risorse economiche e finanziarie appropriate;
considerato che il Comune di Sassari, nonostante abbia ricevuto assicurazione che per l'anno 2001 la Regione (Assessorato del turismo) avrebbe concesso un contributo pari a complessivi 350 milioni ma di questi a tutt'oggi ne ha ricevuto soltanto duecento;
visto che alla ricorrenza (15 agosto) mancano solo venti giorni e pertanto il Comune di Sassari, non avendo ancora certezza sull'accreditamento della somma prevista non può programmare come dovrebbe questa importante manifestazione di popolo,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale del turismo per sapere:
- quali provvedimenti urgenti intendano adottare e se non ritengano di dover procedere ad erogare quanto a suo tempo stabilito per fare in modo che la manifestazione si svolga nel miglior modo possibile;
- se non ritengano, infine, prevedere nel bilancio della Regione la somma complessiva onde evitare questi inconvenienti che ogni volta si creano. (372)
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