Seduta n.122 del 01/03/2001
CxXii SEDUTA
Giovedì 1 marzo 2001
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente CARLONI
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 18.
Randazzo, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 20 febbraio 2001, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che i consiglieri Pusceddu e Pacifico hanno chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 1 marzo 2001. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
l'anno 2001 e bilancio pluriennale per gli anni 2001-2002-2003" (142/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 141/A e 142/A. Sono iscritti a parlare nell'ordine i consiglieri Orrù, Vassallo e Masia, che però non sono presenti in aula. '
Ha domandato di parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Chiedo cinque minuti di sospensione per consentire ai colleghi di arrivare in aula, perché altrimenti il dibattito viene completamente denaturato.
PRESIDENTE. I consiglieri hanno il dovere di essere presenti sempre durante i lavori del Consiglio, quindi se un consigliere iscritto a parlare non è in aula venti minuti dopo l'inizio della seduta è evidente che non intende più svolgere il suo intervento.
Se siete tutti d'accordo su una sospensione di cinque minuti, la Presidenza non ha niente in contrario. La seduta è sospesa, riprenderà alle ore 10 e 25.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 20, viene ripresa alle ore 10 e 31.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, prego i colleghi di prendere posto.
'''Sono iscritti a parlare i consiglieri Orrù, che non è presente, 'Vassallo, che rinuncia a intervenire, Masia, che era iscritto in luogo del consigliere Pusceddu e non è presente, Pirisi, anch'egli assente. Essendo assenti, i consiglieri Orrù, Masia e Pirisi decadono dal diritto di intervenire.
E' iscritta a parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, in questi giorni noi che rappresentiamo la maggioranza che sostiene questa Giunta abbiamo ricevuto molti legittimi rimproveri da parte dell'opposizione, che aveva constatato una caduta di tensione nel dibattito. Io sono perfettamente d'accordo, onorevole Selis, in quanto la discussione della legge finanziaria è un momento istituzionale fra i più aulici, lo sappiamo bene, perché è in questa circostanza che il progetto di governo diventa concreto e non ci si può più nascondere dietro le parole, ma si è giudicati dai fatti.
Questo è un momento in cui giustamente il contrasto diventa acuto e finalmente il progetto di governo prende gambe e si fa conoscere per quello che è nella realtà. Quindi la discussione della finanziaria è un momento giustamente sacro che bisogna rispettare, perché saremo giudicati, come dicevo, per quello che oggi diremo, anzi, per come agiremo. Io penso che tutto sommato il giudizio non sarà poi così negativo, soprattutto per quanto concerne le scelte che sono state fatte in ordine alle leggi di incentivazione del comparto produttivo: per ogni settore, infatti, il relativo finanziamento è stato elevato dal 25 al 30 per cento. Per non parlare del fatto che le risorse destinate al settore del commercio e della cooperazione sono state addirittura quadruplicate. Ma siccome di questo ancora si parlerà, anche se noi gli daremo una connotazione positiva, mentre voi gli darete una connotazione negativa, non mi ci soffermo in quanto voglio affrontare, nel mio intervento, tre punti che mi stanno più a cuore.
Il primo punto - e mi dispiace che non sia presente l'assessore Oppi - riguarda, doverosamente, la sanità. Ad uno sguardo superficiale, ciò che si constata è che il settore della sanità assorbe grosso modo il 35 per cento delle risorse stanziate col bilancio ordinario. Di fronte a questo dato non possiamo dire: "Sì, ma è d'obbligo", senza fare un approfondimento. Se disgreghiamo il dato, le sorprese sono ulteriori. E' chiaro che, per esempio, l'onorevole Fadda farà osservare che è compresa la quota del fondo sanitario nazionale, la cui destinazione è vincolata e non permette molti movimenti. Però, se andiamo a vedere, considerando che l'Assessorato della sanità e dell'assistenza sociale ha due competenze importanti, ci rendiamo conto che la più grossa quota di finanziamenti è assorbita proprio dalla sanità, mentre la quota destinata all'assistenza sociale viene fortemente impoverita, e questo è un dato che ci deve far riflettere. Inoltre, in Commissione, sia la maggioranza che l'opposizione hanno rilevato un altro aspetto preoccupante, e cioè la tendenza allo sbilancio da parte delle ASL. Ho saputo che ci sarà un impegno notevole e doveroso da parte della Giunta, perché dal 2002 i disavanzi delle ASL li dovrà ripianare la Regione, attraverso l'aumento delle tasse dei contribuenti, in quanto non ricadranno più sul fondo sanitario nazionale.
Questa è una norma prevista nella finanziaria dello Stato, quindi è doveroso questo tentativo di ripianare il più possibile il deficit delle ASL, che è, attenzione, preoccupante perché in tre anni ha fatto registrare un incremento esponenziale: da 50 miliardi è passato prima a 200 miliardi circa e poi a 400 miliardi circa, e ciò che più preoccupa è che non si conoscono le ragioni di questo deficit.
Ma le ragioni sono molteplici, perché sicuramente c'è una sottostima della spesa, una gestione forse distratta delle risorse finanziarie, una vischiosità nel sistema, e certamente anche una difficoltà di passaggio dalla gestione finanziaria precedente alla gestione a budget. Io capisco che forse tutte queste cose insieme hanno contribuito a determinare la situazione in cui versano attualmente le ASL, però non lo sappiamo, non abbiamo un quadro esatto, e mi dispiace che non ci sia l'assessore Oppi, al quale, come componente della Commissione sanità, non solo come rappresentante del Consiglio, a nome dell'intera Commissione avrei richiesto un più attento intervento di controllo e di verifica dei risultati, perché non bisogna inventarsi gli strumenti di controllo, onorevole Fadda, che l'Assessore ha già e sono efficacissimi se applicati. Non li elenco perché li conosciamo tutti.
Mi soffermo a parlare ancora un attimo di sanità, perché se non si sa dove vanno a finire le risorse finanziarie, se non si conoscono bene i percorsi dei finanziamenti destinati al settore della sanità, non si può fare un progetto sulla sanità, e senza un progetto non si può governare bene questo importantissimo settore.
Io non ho rilevato nella nuova gestione della sanità (e questo non mi rallegra, ma lo dico con estrema neutralità) una discontinuità con le precedenti gestioni e, ripeto - è qui l'ex Assessore della sanità, l'onorevole Fadda -, non dico che questa sia né una cosa buona né una cosa cattiva, dico che è così e mi chiedo come mai.
Certo, è difficile governare la sanità, perché occorre un progetto concreto che parta da alcuni punti, per esempio dalla constatazione, che è dura, ma che bisogna fare, che il finanziamento pubblico nella sanità ha fallito. Però non possiamo dire di poter fare a meno del finanziamento pubblico, perché la sanità deve essere sostenuta dal finanziamento pubblico. E' chiaro, non possiamo dire: "Allora utilizziamo il finanziamento privato". Per me, che faccio parte di un partito che esprime l'Assessore della sanità della regione Lombardia, sarebbe facile dire che la ricetta risolutiva è quella di mettere in competizione il comparto privato con quello pubblico, ma non è così, perché non si può rapportare alla realtà sarda una realtà differente. Basti pensare che la sanità privata in Lombardia rappresenta il 30 per cento dei servizi erogati. Non è così qui. In Lombardia si può fare un discorso di competizione, qui no, perché una competizione tra sanità pubblica e privata in Sardegna creerebbe degli squilibri. Lo capiamo tutti, non abbiamo bisogno di essere dei grandi economisti per capire che ciò determinerebbe una distorsione del mercato. Allora che cosa facciamo? Lasciamo le cose così come stanno? Ora capite il perché di un progetto; è un problema che bisogna affrontare. Il progetto non è un piano; il progetto, onorevole Selis, ha la valenza di una cosa che mi sta a cuore e che voglio realizzare. Progettare non significa pianificare, e noi dobbiamo progettare la sanità. Quindi, per esempio, perché il nostro comparto privato non dovrebbe avere una sorta di incastro sinergico col comparto pubblico? Perché non pensare a un nuovo rapporto, un rapporto di competizione, ma una competizione controllata, modulata, moderata, che crei anche una forte sinergia fra i due comparti? E' un'idea che io propongo, poi vediamo che cosa se ne può ottenere.
Occorre, dicevo, un progetto, partendo anche dalla ridefinizione del ruolo del sistema sanitario nazionale, il cui intervento deve essere di protezione globale, dalla prevenzione alla riabilitazione. Cioè, il sistema sanitario nazionale deve finanziare la salute e non curare la malattia; attualmente noi ci limitiamo a curare la malattia, non siamo in grado di finanziare la salute, ma l'intervento del sistema sanitario nazionale e di quello regionale deve avere questo carattere di globalità.
Oltre al progetto, come ho detto, della sanità privata, ci sono altri aspetti progettuali inerenti al settore della sanità che vanno considerati.
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue SANNA NIVOLI.) Occorre un piano sanitario regionale, che non esiste; occorre - attenzione - la messa in pratica di un vero federalismo solidale, che è cosa molto complessa, perché non è facile difendersi dalla voracità delle regioni più ricche, che reclamano ancora più risorse. Noi siamo molto deboli e io chiedo autorevolezza al nostro Governo regionale nelle sedi dove si stabiliscono le regole del solidarismo sanitario, dove i nostri rappresentanti si incontrano con i rappresentanti degli altri governi, per esempio nella Conferenza Stato-Regioni.
Occorre che lo Stato si faccia garante di questa solidarietà, che fino adesso non mi pare abbia valorizzato. Il federalismo solidale nella sanità deve essere garantito dallo Stato che sorveglia e controlla, ma non come ha fatto il ministro Bindi, che ha provveduto solo al decentramento di alcune spese. Attenzione, occorre pensare a un altro tipo di progetto e occorre applicare un principio oramai inderogabile e certamente qualificante, quello della separazione fra acquirenti e produttori di servizi, perché la separazione fra acquirenti e produttori permette, anche se non siamo in Lombardia, di verificare l'efficacia delle prestazioni offerte dai produttori, di qualificare il sistema, di contenere i costi, e soprattutto permette alla ASL di fare il suo mestiere, cioè di lavorare per la prevenzione e di intervenire sul territorio secondo quella che io ho chiamato la ridefinizione del ruolo del sistema sanitario nazionale. Questi sono i miei suggerimenti su questa materia. Mi dispiace che non ci sia l'assessore Oppi, ma spero che i rappresentanti della Giunta presenti gli riferiscano quanto ho detto.
Il secondo punto sul quale intendo brevemente soffermarmi non riguarda più un solo Assessore, ma tutta la Giunta, e in particolare il Presidente della Giunta, della cui assenza mi rammarico. Nella seconda parte del mio intervento, infatti, voglio mettere per un attimo al centro del dibattito in corso sulla finanziaria la politica del credito in Sardegna. Non intendo fare nessun approfondimento, ma semplicemente sollevare il problema delle relazioni e delle interrelazioni esistenti - Assessore, se esistono, perché forse non esistono - tra l'istituzione Regione, che è il luogo della rappresentanza politica del popolo sardo, dove cioè si esercita la volontà politica del popolo sardo, e il Banco di Sardegna, dove è raccolta la maggior parte della potenzialità economica del popolo sardo, della sua forza economica. Se questa è la casa politica del popolo sardo, quello è il suo salvadanaio, e mi chiedo se non ci debbano essere relazioni fra loro. Io non ho capito se ce ne siano, ma so che la vicenda del Banco di Sardegna è nota a tutti: la nostra impresa Banco di Sardegna S.p.A. è stata delocalizzata, come si dice in termini di globalizzazione, è stata spostata altrove. E' stato fatto un buon investimento? Non lo so, magari la storia ci dirà che si è agito bene. Sono sicura, però, che né voi, né noi siamo responsabili di questo; non ne siamo responsabili noi perché è una vicenda che abbiamo ereditato da altri.
L'unico rammarico è forse quello di non aver dato una maggiore copertura politica al consiglio di amministrazione del Banco di Sardegna in una vicenda che credo non abbia gradito di dover subire. Questa è una questione che io propongo anche come argomento di discussione.
Ma io non voglio riferirmi al Cda del Banco di Sardegna, bensì alla Fondazione Banco di Sardegna, ricordando a tutti che le fondazioni esistono con un unico scopo statutario, quello di svolgere un servizio di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico del territorio. La Fondazione diventa per legge il volano finanziario dell'importantissimo settore no profit, del terzo settore, che notoriamente ha grosse difficoltà a ottenere dei finanziamenti.
Non voglio ricordare quanto è utile il terzo settore, non ne voglio assolutamente parlare. Non voglio ricordare quanti sono gli spazi concreti che il terzo settore sta occupando fra quelli precedentemente occupati dallo Stato e quelli recentemente occupati dal mercato. Non voglio entrare nei particolari, voglio solo ricordare che questi spazi cresceranno sempre di più e la Fondazione, se inserita in contesti locali dinamici, opportunamente modulati e sorvegliati, ma non imbrigliati, potrebbe entrare a far parte di quelle istituzioni che sono in grado di ristrutturare il mercato.
Allora mi chiedo: da tutto questo la Regione deve essere estromessa? La risposta è: no, la Regione non può essere colpevolmente estromessa dal fermo tentativo di valorizzare questa cerniera importantissima che il terzo settore rappresenta nel nuovo mercato. Non si tratta più soltanto di una sterile diatriba: "E' più bravo lo Stato, è più bravo il mercato, il mercato è cattivo, lo Stato è garantista", perché esiste un terzo settore cerniera, e il centrodestra non può rimanerne fuori, non può non capire che deve intervenire per avanzare una terza proposta nelle relazioni fra Stato e mercato, attraverso un dialogo fitto, intenso, paritario con la Fondazione. E non si sorprendano gli amici del centrosinistra, perché questa esigenza è stata espressa dal collega diessino Girolamo Ielo, consigliere regionale dell'Emilia Romagna. Siccome le fondazioni hanno la funzione di cui ho appena parlato, il consigliere Ielo era convinto che la Regione Emilia Romagna dovesse intervenire nella definizione dello statuto della Fondazione e degli indirizzi in esso contenuti. Cioè Ielo chiedeva di mettere il piede dentro la Fondazione, definendone lo statuto; non chiedeva il dialogo, come molto più modestamente sto facendo io. Quindi, attenzione, io sto solo chiedendo un dialogo e la sorveglianza da parte della Regione sulla Fondazione Banco di Sardegna.
Avrei quasi finito qui, ma se ho ancora del tempo voglio ricordare un aspetto che ha caratterizzato i rapporti fra maggioranza e opposizione all'inizio della discussione della finanziaria. E mi riferisco anche ai rapporti fra Consiglio ed Esecutivo (qui sappiamo tutti di che cosa si tratta). Sappiamo che alcune recenti vicende, che riguardano non più il merito, ma il metodo perseguito nella stesura della finanziaria, ci hanno lasciato un po' tutti perplessi. Mi riferisco alle famose note di programma, che erano obiettivamente scarse, obiettivamente poco leggibili. Le note di programma sono - non possiamo dimenticarlo - lo strumento, il cuore del controllo che può esercitare il Consiglio sull'azione di governo della Giunta regionale, l'abbiamo sottolineato anche nel parere espresso dalla Commissione. Non vorremmo che la presentazione di queste note di programma così incomplete costituisse un precedente, cioè una sorta di consuetudine procedurale, lo abbiamo detto chiaramente, perché la consuetudine procedurale porta con sé, senza che nessuno lo voglia, lo sbilanciamento dei poteri. Dico questo, e mi vanto di dirlo, partendo dalla mia vocazione presidenzialista proprio perché sappiamo che il prossimo Presidente della Regione sarà un governatore, perché così la legge stabilisce, e questo Presidente…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato, onorevole Sanna Nivoli. Sono iscritti a parlare i consiglieri Fadda e Dore, che rinunciano, Sanna Emanuele e Pili, che non sono presenti in aula e perciò decadono dal diritto di intervenire. Non essendoci altri consiglieri iscritti a parlare, sono adesso previsti gli interventi dei Presidenti di Gruppo.
Se i colleghi sono d'accordo, poiché si possono presentare ulteriori emendamenti prima che sia posto in votazione il passaggio all'esame degli articoli e la Commissione avrà bisogno di un po' di tempo per valutarne la portata, ritengo opportuno convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per stabilire il prosieguo dei lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 55, viene ripresa alle ore 11 e 36.)
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso di procedere in questo modo: poiché tutti i consiglieri, se ritengono, possono ancora presentare emendamenti, che naturalmente avranno bisogno di una valutazione d'insieme, oltre che da parte dei colleghi anche da parte della Commissione, i lavori del Consiglio sono adesso sospesi, in modo che ognuno di voi possa lavorare alla predisposizione di eventuali emendamenti, e riprenderanno alle ore 16 con gli interventi dei Presidenti di Gruppo. Gli emendamenti potranno essere presentati fino alle ore 19, la discussione generale si concluderà questa sera con l'intervento della Giunta e domani mattina sarà posto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Il resto della giornata sarà dedicato ai lavori della Commissione bilancio.
Pertanto i lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 11 e 38.
Versione per la stampa