Seduta n.91 del 14/04/2005 

XCI Seduta

Giovedi' 14 Aprile 2005

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 04.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 5 aprile 2005 (86), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Matteo Sanna e Roberto Capelli hanno chiesto congedo per la seduta del 14 aprile 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, chiedo una sospensione dei lavori fino alle 10 e 30, in considerazione anche dell'assenza della Giunta.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 05, viene ripresa alle ore 10 e 34.)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione del disegno di legge numero 91. Ricordo ai colleghi che il voto è palese. Vorrei ricordare inoltre che sono trascorsi 30 minuti dall'ora di convocazione del Consiglio, quindi possiamo tranquillamente votare se non ci sono osservazioni da parte dai colleghi.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita - D.L.). Presidente, lei ha ragione, stiamo iniziando con mezz'ora di ritardo, però mi sembra, anche perché vedo che buona parte dei Gruppi dell'opposizione non è presente in Aula, che sarebbe opportuno rinviare l'inizio delle votazioni di un quarto d'ora.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Biancu, mi auguro che questo quarto d'ora poi sia sufficiente, perché comunque se non ci saranno dichiarazioni di voto io procederò alla votazione. Invito i colleghi, per quanto possibile, a stare in Aula. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 45.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 36, viene ripresa alle ore 10 e 47.)

Approvazione della manovra economico-finanziaria 2005-2007

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la votazione del disegno di legge numero 91. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). La dichiarazione di voto sul disegno di legge numero 91, in estrema sintesi rappresenta, da parte nostra, il giudizio che ha aperto e accompagnato e concluso...

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, le chiedo scusa un attimo, devo dare una comunicazione prima delle dichiarazioni di voto. E' stato presentato un ordine del giorno a firma Secci, Marrocu, Pinna, Licheri, Cachia sull'individuazione dei disegni di legge da collegare alla manovra economico finanziaria 2005/2007. Se ne dia lettura.

CHERCHI, Segretario:

Ordine del giorno Secci - Marrocu - Pinna - Licheri - Cachia sull'individuazione dei disegni di legge da collegare alla manovra economico-finanziaria 2005-2007.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione dei disegni di legge n. 91/A "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2005)" e n. 92/A "Bilancio di previsione per l'anno 2005 e bilancio pluriennale per gli anni 2006-2007",

CONSIDERATO CHE:

a) ai sensi dell'articolo 34, comma 8, del Regolamento interno del Consiglio, devono essere individuati i disegni di legge, presentati dalla Giunta regionale, da collegare alla manovra economico finanziaria;

b) la Giunta regionale ha presentato al Consiglio, ai sensi dell'articolo 1, lettera c), della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, così come sostituito dall'articolo 1 della legge regionale 9 giugno 1999, n. 23, i seguenti disegni di legge collegati alla manovra economico - finanziaria 2005-2007:

1) D.L. n. 93 - Riordino delle competenze in materia turistica e trasferimento ai comuni e alle province delle competenze delle Aziende di cura, soggiorno e turismo e degli enti provinciali del turismo;

2) D.L. n. 94 - Disciplina di riordino degli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) mediante la loro trasformazione nell'Azienda regionale per l'edilizia abitativa (AREA);

3) D.L. n. 95 - Disposizioni nel settore ambientale;

4) D.L. n. 96 - Norme in materia di controlli sugli atti dei consorzi di bonifica. Modifiche alla legge regionale 14 maggio 1984, n. 21 (Riordinamento dei consorzi di bonifica);

5) D.L. n. 97 - Norme in materia di opere pubbliche e difesa del suolo;

RAVVISATA la necessità, in virtù del predetto articolo 34, comma 8, del Regolamento interno, di individuare i provvedimenti da collegare alla manovra economico-finanziaria 2005-2007,

delibera

di individuare quali disegni di legge da collegare alla manovra economico - finanziaria i seguenti:

1) D.L. N. 93 - Riordino delle competenze in materia turistica e trasferimento ai comuni e alle province delle competenze delle Aziende di cura, soggiorno e turismo e degli enti provinciali del turismo;

2) D.L. N. 94 - Disciplina di riordino degli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) mediante la loro trasformazione nell'Azienda regionale per l'edilizia abitativa (AREA);

3) D.L. N. 95 - Disposizioni nel settore ambientale;

4) D.L. N. 96 - Norme in materia di controlli sugli atti dei consorzi di bonifica. Modifiche alla legge regionale 14 maggio 1984, n. 21 (Riordinamento dei consorzi di bonifica);

5) D.L. N. 97 - Norme in materia di opere pubbliche e difesa del suolo. (2)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'ordine del giorno, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI(La Margherita-D.L.), relatore. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del disegno di legge numero 91.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il voto sulla legge finanziaria conclude un percorso e quindi un pronunciamento politico da parte di tutti i Gruppi e, per quanto riguarda il nostro, costituisce la sintesi di quanto abbiamo detto sia in fase di apertura, cioè di inizio di discussione, sia nel corso dell'esame degli articoli di questa legge finanziaria, ma adesso conclusivamente. Nei pochi minuti a disposizione per la dichiarazione di voto, vogliamo ribadire che questa legge finanziaria è caratterizzata da due scelte politiche di fondo che l'hanno appesantita e resa non utile - come invece avrebbe potuto essere - per il sistema economico e sociale della Sardegna.

Innanzitutto la scelta - che è pienamente giustificata sul piano della politica finanziaria - di avviare un'azione di risanamento, un'azione di risanamento che, abbiamo ribadito e ribadiamo ancora, oppure assolutamente necessaria per l'equilibrio e per la correttezza della gestione finanziaria della nostra Regione; un'azione di risanamento che chiunque avrebbe dovuto coraggiosamente e responsabilmente attuare nella manovra finanziaria di avvio legislatura. Però questa azione di risanamento è stata eccessivamente condizionata dalle esigenze contabili, ha patito la fretta di imprimere un'inversione di tendenza nella gestione finanziaria, e non ha tenuto conto dell'impatto che, su alcune questioni fondamentali, una decisione del genere avrebbe avuto, come ha avuto.

La discussione di questi giorni in Aula, e prima ancora in Commissione, e anche fuori da quest'Aula, ha dimostrato che queste preoccupazioni erano e sono realistiche. Ci sono tagli di spesa importanti, ben al di là anche della quantità delle risorse che vengono ridotte. Li abbiamo esaminati, li abbiamo denunciati, li abbiamo posti all'attenzione di tutti durante il corso della discussione.

Io credo che sinteticamente si possa ricordare che questa legge finanziaria, in nome del risanamento, di fatto cancella la responsabilità della Regione in tema di politica del lavoro in un momento di particolare difficoltà del sistema produttivo e sociale della Sardegna. Cancella o comunque mette un freno irresponsabile alla politica del lavoro, non avendo responsabilmente accantonato risorse per far fronte a un disagio sociale fortissimo, sorto a seguito di una crisi economica che effettivamente investe non solo la Sardegna, ma anche l'Italia e il continente europeo, e che impone una ripresa della politica del lavoro.

Si è scelto di coprire questi impegni con risorse finanziarie non della Regione, andando contro una tendenza pienamente giustificata anche nel passato, utilizzando risorse comunitarie destinate allo sviluppo e ad essere aggiuntive rispetto a quelle regionali. La legge finanziaria è rimasta appesantita da questo, noi crediamo che i tagli, non indiscriminati ma ben assestati su alcuni interventi, peseranno fortemente sia nel settore della politica del lavoro, sia nella politica sociale, e di ciò sicuramente il tessuto sociale ed economico della Sardegna risentirà immediatamente.

Il nostro voto negativo è motivato da queste ragioni e anche dall'inutilità della presenza in questa legge di norme cosiddette di riforma, ma che in realtà sono annunci propagandistici di interventi riformatori che richiederanno invece ulteriori interventi del Consiglio, che non producono immediati effetti positivi, ma che semplicemente servono a questa Giunta per dire che si è portata a termine una manovra finanziaria ricca, di riforma, che invece rappresenta soltanto un'azione di risanamento finanziario, senza un occhio di riguardo verso i bisogni della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, nell'annunciare il mio voto favorevole alla finanziaria non posso non evidenziare che si tratta di una decisione dettata più dalla fiducia nei confronti della maggioranza e della Giunta che da un profondo convincimento.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CALIGARIS.) Continuo a mantenere qualche perplessità sulle scelte effettuate, sia in rapporto ai tempi del pur indispensabile risanamento, sia alle modalità scelte per sostenere il piano per il lavoro. Non ritengo inoltre che sia stato fatto tutto quanto era possibile per sostenere la piccola editoria e soprattutto il sistema dell'informazione, così come credo che sia opportuno ripensare, e spero che ne avremo l'opportunità in tempi brevi, tutto quello che riguarda il debole sistema della nostra cultura e dell'identità. Quindi un voto favorevole, ma veramente con diverse riserve su quanto dobbiamo fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io esprimo il voto contrario dei Riformatori sul disegno di legge della finanziaria e nei pochissimi minuti dell'intervento che mi sono concessi, voglio esprimere alcune considerazioni e approfondire qualche riflessione, partendo da ragionamenti che sono stati svolti in quest'Aula durante l'intero corso del dibattito. La prima riflessione è che se una nota di apprezzamento in questa finanziaria può essere colta, questa riguarda due argomenti che sono stati più volte sottolineati dalla maggioranza, e cioè l'impegno per l'inizio di una politica di contenimento del debito, di risanamento della spesa e soprattutto di riqualificazione della spesa e l'impegno, che noi abbiamo considerato norma intrusa, ma è comunque un impegno positivo, relativo alla riforma degli enti regionali, una parte dei quali è poi ricompresa all'interno dei collegati alla finanziaria. Queste due note tendenzialmente positive sono però totalmente inficiate dall'atteggiamento tenuto dalla maggioranza all'interno di quest'Aula in questi lunghi giorni di discussione.

Abbiamo visto che quest'Aula ha due modi diversi di condurre i lavori; il primo lo abbiamo conosciuto durante la legge sulle coste ed è basato sulla contrapposizione totale, frontale, tra i due schieramenti, la maggioranza e la minoranza, e tutti in quest'Aula l'abbiamo giudicato negativo dal punto di vista metodologico perché impedisce l'attivarsi di quei canali di comunicazione che comunque aiutano nel miglioramento dei rapporti e nella comprensione della reciproca parte di ragione. Il secondo modo è quello adottato sulla legge finanziaria dalla minoranza, il cui atteggiamento è stato completamente differente, nel senso che è stato un atteggiamento di dialogo e di ragionamento, mai ostruzionistico e sempre aperto alla possibilità di confronto. Possibilità di confronto che si aprì anche in maniera importante quando il Capogruppo del maggior partito della maggioranza, Siro Marrocu, compì un atto di onestà, di cui gli è stato reso merito, almeno da parte nostra, più volte, affermando che probabilmente quelle sofferenze finanziarie sulle quali la Regione si andava a confrontare erano sofferenze che avevano diversi genitori e che i genitori non stavano tutti da una parte, ma che in dieci anni, quindici anni di amministrazione i genitori probabilmente erano molteplici, sparsi nei banchi di questo Consiglio.

Da questa valutazione noi avremmo immaginato che sarebbe discesa una chiamata alla corresponsabilizzazione anche per quanto riguarda le scelte. Non una chiamata al consociativismo, una chiamata alla discussione sulle scelte e sulla responsabilità. Io credo che questa chiamata non ci sia stata, ma non c'è stata neanche sulle questioni minori. Abbiamo condotto delle battaglie in quest'Aula difendendo dei principi, quello della libertà di scuola, quello della libertà di associazione, in difesa del volontariato, e non ultimo ieri siamo scesi in difesa delle pro loco, ma queste battaglie non sono state apprezzate dall'Aula e anche quando c'è stato il ragionamento poi si è finito con uno scontro frontale sulle cose.

E non c'è stato ragionamento neanche sulle questioni importanti, perché per quanto io abbia ammesso e affermato in quest'Aula che la Giunta di centrosinistra, sul piano regionale del lavoro, ha avuto il coraggio di fare quello che la maggioranza di centrodestra di cui io facevo parte non è riuscita a fare, quindi abbia dato atto di questo alla maggioranza, non ci si è posti il problema che quel piano del lavoro aveva comportato un afflusso di risorse che comunque sono diventate ordinarie nel bilancio dei Comuni, e che quindi, in qualche modo ai Comuni era necessario offrire risposte che in questa finanziaria non ci sono.

Ecco, questo io credo che sia il problema fondamentale, questo clima di contrapposizione che, qualunque sia l'atteggiamento della minoranza, comunque voi volete continuare ad avere in quest'Aula, non è un buon viatico per le riforme che noi ci accingiamo a fare, non è un buon metodo, non è un buon atteggiamento e costringe la minoranza - l'abbiamo detto più volte in quest'Aula - a diventare quello che non vuole essere, e cioè opposizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Davoli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, Assessori e colleghi consiglieri, a nostro parere le aspettative e le speranze che il nuovo quadro politico regionale aveva generato rischiano, purtroppo, di infrangersi contro il caposaldo dichiarato inemendabile del risanamento finanziario, del risanamento a tutti i costi. Lo riteniamo rischioso e pericoloso.

Nella regione Puglia, oggi per nostra fortuna governata da Nichi Vendola, il presidente uscente Fitto, che viene proposto addirittura ministro, ha raggiunto il pareggio di bilancio attraverso una consistente riduzione delle spese a danno soprattutto, anzi totalmente e solamente del settore dei servizi sociali e sanitari. Non sottovalutiamo affatto l'obiettivo del pareggio del bilancio, siamo però perplessi, preoccupati e nutriamo qualche dubbio e un certo dissenso, circa la possibilità di continuare, in quanto questo obiettivo a noi appare presentato come un imperativo ideologico, che rischia di trasformarsi semplicemente in un riflesso periferico dell'impianto macroeconomico di Maastricht, peraltro già in crisi.

Tutti sanno della perdita di efficacia del Trattato, ogni anno viene ricontrattato e il suo rispetto è legato solo ai rapporti di forza interni ai paesi dell'Unione. Nonostante ciò si continua a parlare e a inseguire l'obiettivo della finanza sana e non si vede, non si percepisce, non si vuole ammettere che ormai il quadro della politica macroeconomica è in pieno movimento. Si continua a pensare che i flussi di finanziamento debbano essere sempre indirizzati verso il settore privato; il rischio è che questo sia un ulteriore errore, lo dicono soprattutto i risultati finora ottenuti: sono l'espansione senza freni dei consumi privati e di lusso a scapito della quota dei beni pubblici e dei consumi collettivi. Non si capirebbe altrimenti come mai si sia verificato l'aumento delle nuove povertà e delle nuove forme di precarizzazione del lavoro.

Questo sistema è in crisi e già si levano da più parti in Europa alcune voci in merito alla opportunità che maggiori flussi monetari siano destinati all'espansione di nuovi spazi pubblici di produzione e di consumi. A ormai sette anni dall'adozione del patto è necessario rilevarne le debolezze e le conseguenze che ne sono derivate sul piano anzitutto dell'occupazione e della crescita economica. I dati di ieri sono abbastanza allarmanti. E' necessario, secondo noi, ridisegnare un orizzonte alternativo per le politiche economiche europee, che parta non solo dal superamento delle camicie di forza determinate da qualsiasi regola numerica tra deficit e PIL, ma includa concrete prospettive di coordinamento delle politiche economiche nazionali ed europee, con conseguente ristrutturazione del bilancio dell'Unione Europea.

Per un simile - è qui il punto secondo me - e prevedibile cambio che sta per arrivare prevale però l'attesa che l'indirizzo scaturisca dal centro del sistema, vale a dire dalle istituzioni europee e nazionali. Noi ci chiediamo e diciamo invece: "Perché non pensare e ipotizzare che queste spinte possano venire dalle più lontane periferie dell'Unione Europea, come è appunto la Sardegna, che più di tutte, insieme alle regioni meridionali, ha patito le restrizioni di questi anni?" Ecco perché noi eravamo e siamo per il mantenimento del piano straordinario per il lavoro con quelle risorse. Certo, modificandone procedure e modalità, rallentando, senza escluderlo, il tempo del risanamento finanziario, ma tenendo in piedi - era questo il nostro problema e il nostro messaggio - un'occasione che favorisse l'espansione dei consumi.

Il nostro atteggiamento, caro Presidente, signori consiglieri, non è, non sarà assolutamente un ritirarci indietro dalle responsabilità per affrontare i tanti problemi che questa Regione si trova davanti grazie al degrado e alla devastazione che il Governo precedente ci ha lasciato in eredità. Noi abbiamo vissuto con difficoltà questa finanziaria, soprattutto perché a noi pare che non siano stati coinvolti direttamente gli enti locali, e l'abbiamo visto, abbiamo sentito gli interventi dei comuni, dei sindacati, dell'associazionismo. Crediamo sia possibile individuare, e ce lo auguriamo, momenti e luoghi di intervento, momenti e luoghi di partecipazione democratica e per questo speriamo che la Giunta ci proponga, ad esempio, una conferenza regionale sul lavoro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, dopo numerosi mesi di esercizio provvisorio questa finanziaria lascia quest'Aula per diventare finalmente legge della Regione. Dobbiamo farvi i complimenti, avevate promesso una finanziaria di lacrime e sangue e siete stati certamente coerenti.

Avete approvato alcune riforme e razionalizzazioni, i cui effetti benefici noi attendiamo di vedere nei prossimi mesi; intanto avete ottenuto il grandissimo risultato di mettere in discussione tutti i basamenti sui quali si fonda l'economia della nostra Isola: non ci sono soldi per l'agricoltura e per l'allevamento, non ci sono progetti, soprattutto non ci sono progetti per i piccoli comuni della nostra Isola che sono così abbandonati al loro destino. Ma non eravate voi quelli che avevate promesso un rilancio delle zone interne della nostra Isola, della loro storica economia, un rilancio per il loro sviluppo? Non eravate voi quelli che avevate promesso di intervenire sulla grande industria per salvare il salvabile, rottamare il rottamabile, riconvertire il riconvertibile? Spariscono le società di mutuo soccorso e nel frattempo gli immobili dello IACP del comune di Carbonia vengono graziosamente regalati. Peccato, perché se lo stesso criterio fosse stato applicato anche a tutti gli altri comuni della nostra Isola sarebbero potuti entrare nelle disastrate casse della Regione ben 377 euro!

La sanità: la punta di eccellenza del vostro programma diventa un campo aperto per le decisioni prese e assunte senza alcuna concertazione. Ora io non voglio entrare nel merito delle polemiche di questi giorni sull'assunzione di un manager di un'altra regione, perché queste sono decisioni che si commentano da sole, ma la vostra idea di sanità resta purtroppo un campo senza programma rimesso al giorno per giorno di un Assessore, nel quale ora i sardi si trovano costretti a confidare chiedendo grazia.

E così anche per la ricerca scientifica, l'altro punto di forza del vostro programma. Io ricordo ancora le vostre promesse per un'Isola all'avanguardia negli studi, nelle applicazioni, nelle tecnologie. Mi chiedo: ma dove, ma quando, ma come soprattutto? Quattro contributi per quattro ricerche e per il resto il sistema scientifico sta al palo!

E poi il lavoro, il lavoro che sappiamo non c'è in Sardegna e non c'è soprattutto in tante aree della Sardegna dove c'è una disperazione quotidiana. Dov'è questo piano straordinario? Dove sono gli interventi per lo sviluppo locale? Potrei fare una battuta, non è per niente spiritosa, ma siete passati dal piano per il lavoro al piano con il lavoro! Ma non eravate voi che avevate promesso, soprattutto sul piano del lavoro, lo sviluppo per le zone interne della Sardegna? Bene, mi viene da considerare che noi che siamo il centrodestra alla resa dei conti abbiamo dimostrato di essere molto più progressisti di voi sui contenuti, sul senso di responsabilità e anche sulle proposte.

Colleghi, da quest'Aula non esce una finanziaria di destra, come qualche parte sociale l'ha definita in questi giorni, sbagliando, secondo me. Da quest'Aula esce una finanziaria monca e sorda, di nessun programma né obiettivo che non sia quello di tagliare tutto a tutto. Noi non possiamo far altro che farvi i complimenti. Da oggi, però, vi aspettiamo, vi aspetteremo per leggere insieme i dati macroeconomici della nostra Isola e commentare insieme gli effetti di questa manovra. Da oggi io credo che, grazie a voi, la Sardegna ha molte ragioni in più per vivere nell'incertezza. Per tutti questi motivi, naturalmente, il mio voto resta contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare l'astensione verso la manovra finanziaria perché ho avvertito netta e non superabile la distanza tra essa e ciò che abbiamo sostenuto il mio partito ed io negli anni, anche in questo Consiglio, e più di recente in occasione della campagna elettorale per il rinnovo dell'Assemblea sarda. Mi riferisco in particolare alle politiche del lavoro, alla lotta al precariato e alla povertà, alle politiche sociali, cioè a quegli interventi che sono ormai necessari verso gli strati più deboli e più danneggiati della società, e più in generale al modo in cui questo bisogno concepisce la funzione e il ruolo della pubblica amministrazione. Il necessario processo di riforma della pubblica amministrazione non può essere orientato solo ed esclusivamente al pareggio di bilancio, ma deve tenere da conto la valorizzazione dell'intervento pubblico a sostegno di una società debole, e non debole da oggi, ma storicamente debole.

Le vicende dell'acqua, l'impossibilità di ottenere anche una piccola modifica nella norma che garantisse i livelli occupazionali già esistenti nel sistema idrico regionale e anche l'impossibilità di avere garantite tariffe sopportabili da parte della popolazione più debole, anche questa indisponibilità ha aggravato quella già importante distanza tra ciò che avevamo sostenuto e ciò che stavamo facendo. E' per questo che per molti versi non è credibile la posizione del centrodestra anche in questo Consiglio attorno ai temi del lavoro e delle politiche sociali. Ha ragione l'onorevole Vargiu: il centrosinistra, la Giunta da noi sostenuta ha raggiunto l'obiettivo che per anni questo stesso centrosinistra aveva cercato di evitare, con una battaglia anche epica, che fosse raggiunto dal Governo di centrodestra. Non è una bella medaglia che ci si appunta a conclusione della discussione sulla manovra finanziaria e di bilancio. E affiora sempre di più lo scontro tra culture, tra chi sta bene e chi sta male, tra i diritti e i profitti, tra il razionalismo di bilancio e le esigenze e i bisogni della popolazione.

Io mi astengo nella speranza che si recuperino i veri valori che ci hanno unito e che si recuperino principalmente all'interno di coloro che si dichiarano di sinistra, che si dichiarano comunisti e che invece hanno rappresentato in questa fase l'elemento di debolezza che ha consentito a chi questi obiettivi di politiche del lavoro e di politiche sociali non condivide di raggiungere il risultato in assoluta facilità e con un percorso in discesa.

Di questo parleremo; parleremo nel corso di questa campagna elettorale, parleremo dopo la campagna elettorale, parleremo dentro le sedi politiche e parleremo anche dentro le istituzioni. Noi abbiamo convinzioni a cui non vogliamo rinunciare, perché sappiamo che la nostra funzione, il nostro ruolo è legato a questo: a politiche del lavoro giuste, a politiche sociali adeguate, a contrastare il precariato, alla lotta contro la povertà, a una pubblica amministrazione che sappia offrire servizi adeguati soprattutto alla società che ha bisogno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, ci fa piacere che appunto almeno nell'esame finale di questa finanziaria, nel giudizio che quest'Aula è chiamata a esprimere, sia presente finalmente il Presidente della Giunta, e mi auguro che gli abbiano riferito tutti gli argomenti e i dibattiti affrontati in quest'Aula durante questa maratona per l'approvazione della finanziaria.

Credo che mai come in questa occasione il dibattito sulla finanziaria, sulla prima finanziaria di questa legislatura, offra un comune spunto di riflessione sia alla maggioranza sia all'opposizione. Certo, abbiamo affermato che sono diversi gli accenti e i toni, così i contenuti, perché diverse sono le sensibilità, diversi sono i programmi, diverse le culture politiche di riferimento, ma il dato di fondo che emerge anche da questi primi interventi, anche all'interno della stessa maggioranza, è che nessuna finanziaria può essere solo di tagli. E mi fa piacere che anche Rifondazione Comunista abbia colto il vero senso di questa finanziaria, cioè il pareggio di bilancioimprontato in termini ragionieristici.

Abbiamo potuto constatare che questa finanziaria è priva di scelte precise relative ai settori sui quali si vuole indirizzare lo sviluppo della Sardegna. Il vero problema di cui discutiamo, in altre parole, è proprio questo. Abbiamo assistito a tagli indiscriminati su tutti i settori produttivi, nessuno escluso, quelli in crisi e quelli con maggiori prospettive di crescita: dalla sanità, all'agricoltura, all'industria; tagli su tutti i settori strategici della società sarda, come la scuola, la ricerca e la formazione. Potremmo continuare - abbiamo detto altre volte - nell'elenco di tutti i punti di questa finanziaria che sono stati tagliati e che tutti i sardi conoscono, ma preferiamo chiedervi, come si chiedono i sardi, quale sia il progetto di sviluppo che queste operazioni sottendono.

Questo progetto potrebbe essere, per le cifre che abbiamo visto in questa tornata elettorale, quello di una Regione in ordine con i conti, ma questo non c'entra nulla con la politica, che ha il dovere morale e civile di proporre soluzioni ai problemi di una comunità, prevedendo possibilmente in anticipo per le tendenze dello sviluppo e selezionando quelle più compatibili con la nostra regione.

Nella finanziaria non c'è niente di tutto questo: non c'è una scelta di campo in un solo settore produttivo, non c'è, non dico un messaggio positivo, ma nemmeno una speranza. Il collega Uras annuncia che si asterrà con la speranza di trovare i valori che vi uniscono, ma questo non sarà possibile a questa maggioranza, che è frutto solo ed esclusivamente di un cartello elettorale. Sarà pertanto difficile trovare dei punti di convergenza e vedremo sulla pelle dei sardi dove andremo a finire in questi quattro anni che ancora mancano all'appuntamento finale.

Anche se questa è una finanziaria, considerata appunto la figura del Presidente, impostata sul modello dei bilanci aziendali, tagliare risorse a tutti i costi non può essere una soluzione. Anche le aziende, infatti, non si vogliono precludere la possibilità di stare sul mercato possibilmente meglio.

Ma a cosa serve allora questa finanziaria se chiude tutte le porte dello sviluppo, seguedo un progetto ideologicamente deviato e fondamentalista che mette in ginocchio l'economia della Sardegna come tutti, imprese e sindacati, per una volta totalmente d'accordo, sostengono?

Oggi in Sardegna è tutto bloccato, dagli investimenti turistici all'agricoltura, dalla sanità al lavoro, dalla scuola alla formazione. Questa finanziaria sancisce e certifica questo blocco, esalta la cultura del non fare, mortifica le aspirazioni di tante parti vitali della società sarda che non ci stanno a rinchiudersi nel declino e nella crisi. In questo è coerente a suo modo il blocco politico che il Governo ha costruito contro qualcuno e per battere qualcuno, ma un minimo, dopo avere vinto, bisogna governare, ed è qui, che fin dalla prima finanziaria, si registra il completo fallimento di questa Amministrazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, Assessori, colleghe e colleghi, dire che mi trovo a disagio per quanto sta accadendo in questa maggioranza è veramente poco, ed uso un eufemismo. Ciò che poi è successo nella finanziaria e nel bilancio ha dell'incredibile: decisioni assunte dall'alto, scelte incoerenti col nostro programma elettorale, mancato coinvolgimento dei consiglieri nelle questioni importanti, confusione, pressappochismo, perfino atti di slealtà tra colleghi della stessa maggioranza. Voi potete continuare a comportarvi in questo modo calpestando la nostra dignità di persone, di rappresentanti del popolo e di questa istituzione, ma sicuramente non riuscirete a ridurci al silenzio e a farci votare decisioni che sono contro le classi più deboli e i diritti inalienabili del popolo sardo.

Io e altri miei compagni ci siamo comportati in modo corretto, cercando di ragionare tra l'esigenza del risanamento finanziario e la coerenza con le scelte politiche che stavano alla base della costituzione di questa maggioranza. Per questo, pur non essendo stati coinvolti nelle decisioni assunte, sulle tante questioni che abbiamo discusso non abbiamo assunto posizioni preconcette, anzi abbiamo votato a favore anche quando avevamo fondate perplessità.

Su alcune questioni fondamentali quali lavoro, cultura, identità, zone interne e piccoli comuni, risposte alle fasce sociali più deboli e reddito di cittadinanza, l'azione di governo è di pura enunciazione senza alcuna concreta e credibile decisione politica. Ma quello che è accaduto ieri in quest'Aula sulle questioni identitarie e di formazione è stato veramente troppo e non ci fa certo onore. Non è bastato effettuare tagli drastici su tutte queste voci, la maggior parte ingiustificate e ingiustificabili, si è voluto con un atto d'imperio e di slealtà politica dire no perfino ad alcune richieste che venivano dal Partito Sardo d'Azione, da diversi consiglieri di maggioranza e dal Consiglio su questioni molto sentite come le questioni identitarie. Tutto questo dopo avere lavorato in tanti per trovare in queste settimane una mediazione che lanciasse un segnale di attenzione ai comitati, alle associazioni, ai comuni e alle scuole su questi temi.

Devo riconoscere che l'assessore Pilia ha interloquito con alcuni di noi e si è resa disponibile ad accogliere alcune richieste molto importanti di importi irrisori che non avremmo certo sottovalutato. E' stato distribuito anche un foglio che pareva avesse il consenso dell'Assessore e dei Capigruppo. Anche la professoressa Cerina e il professor Gessa stavano per presentare assieme a me e ad altri qualche emendamento sulla cultura sarda nelle scuole. Non l'abbiamo più presentato dopo che c'è stato assicurato che le richieste sarebbero state accolte dai Capigruppo della maggioranza che avrebbero poi presentato loro o la Giunta un emendamento complessivo sull'argomento: questo non è avvenuto e me ne dispiace.

Chiedo pubblicamente scusa ai compagni sardisti per avere in buona fede dato loro notizie non veritiere. Dico ai colleghi di maggioranza che si sono resi responsabili di questo grave comportamento che la prossima volta, statene certi, non ci fideremo di voi. Capisco anche che ad alcuni abbia dato fastidio il fatto che questo lavoro di sensibilizzazione, di mediazione, non li abbia visti protagonisti principali e dunque hanno operato per affossare quella proposta. Ai colleghi della maggioranza voglio dire di non sentirsi vincolati alla disciplina di partito o di coalizione quando alcuni arroganti prevaricatori decidono sulle nostre teste ciò che a loro va bene o non va bene senza consultarci, rispettarci o prendendoci addirittura in giro.

Costoro ci stanno facendo del male, stanno screditando la coalizione, ci rendono ridicoli agli occhi di tanti, non hanno neanche capito che in una fase in cui in tutta l'Isola siamo impegnati fortemente nella costruzione di un lavoro unitario col Partito Sardo d'Azione, dovevamo dimostrare una particolare attenzione alle loro ragionevoli proposte che poi sarebbero dovute essere le nostre. Invece no, abbiamo chiuso la porta in faccia a questo Partito senza una ragione politica seria e di disponibilità al confronto. Abbiamo perso un'altra occasione con loro e accentuato le lacerazioni tra di noi. Non c'è che dire, un bel capolavoro politico, complimenti!

Pertanto, essendo non solo deluso da questa maggioranza, ma per quanto accaduto ieri perfino disgustato, annuncio la mia astensione alla manovra finanziaria. Spero soltanto che chi ha il vantaggio, come è accaduto altre volte, di parlare dopo di me e di noi abbia perlomeno il buon giusto di non caricaturare le nostre posizioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, davanti a tanta coesione delle forze di maggioranza diventa quasi superfluo annunciare un voto di totale contrarietà, che voglio però motivare approfittando della presenza in Aula dell'onorevole Presidente.

Io ho non un sogno come Martin Luther King, ma ho il vivido ricordo di un sogno, un sogno di fine primavera, della primavera del 2004, Presidente, un sogno che vede protagonista un aspirante presidente della Regione vestito di velluto che gira la Sardegna annunciando proclami affascinanti, interessanti, avvincenti. Il paladino della sardità più pura che all'ombra del nuraghe lancia i suoi proclami: "basta con gli interessi in politica" gridava. "Valorizzeremo i sardi" annunciava. "I giovani non emigreranno più, semmai si esporteranno" prometteva. "Abbasso la baguette, viva il panino sardo" chiosava. Poi quell'aspirante Presidente è diventato Presidente davvero, e cosa ha fatto? Ha scatenato e fatto esplodere il più strepitoso conflitto di interessi che la storia ricordi. Ha vietato di costruire sulle coste…

(Brusio da parte dei consiglieri di centrosinistra)

ARTIZZU(A.N.). Grazie della vostra attenzione, colleghi della maggioranza, grazie della vostra cortese attenzione.

Ha vietato di costruire sulle coste, lui che sulle coste ha costruito due case e un'enorme azienda. Ha epurato i sardi da tutti i posti di potere sostituendoli con managers, o sedicenti managers piemontesi, calabresi, indiani, portoghesi, tedeschi - forse ne sto dimenticando qualcuno, i prossimi arriveranno dalla Repubblica delle Banane probabilmente, signor Presidente - ma soprattutto, a parte questi aspetti che sono marginali ma anche sostanziali, è arrivato al momento topico, al momento della creazione, al momento del parto della sua prima legge finanziaria che doveva costituire il momento, lei mi insegna, Presidente Soru, di maggior rappresentatività, di maggiore evidenza del suo progetto politico, della sua filosofia politica. Ecco i risultati della prima finanziaria dell'era Soru, che sancisce la disgregazione della maggioranza elettorale, del cartello elettorale, come giustamente ha affermato il mio collega Moro, che ha portato il Presidente, onorevole Soru, alla Presidenza della Regione.

Una finanziaria che ha paralizzato lo sviluppo. Rifondazione Comunista merita rispetto, e nessuno vuole speculare ora sulla posizione comunque coraggiosa e degna di rispetto assunta da questo partito, che ha semplicemente dimostrato di essere rappresentato qui in quest'Aula da persone libere e non da mandarini del regime; non sono mandarini del regime ed almeno per questo meritano rispetto e meritano considerazione.

Eccoci alla cruda realtà, sono finiti i proclami, la fantasia ha lasciato il posto alla realtà e la realtà è questa, onorevoli colleghi. La realtà è questa ed è una realtà drammatica, è una realtà di una finanziaria fatta di tagli alle spese essenziali, di tagli alle spese sanitarie anche se arrivano i managers continentali o stranieri, signor Presidente. "Non so nulla della sanità sarda", dichiara il nuovo manager da lei nominato alla A.S.L. 8, "ma ha voglia di crescere" precisa però la Dirindin. Ma proprio come manager della A.S.L. 8 deve crescere? C'è tanto spazio in Sardegna per venire in vacanza, uno può crescere, può fortificarsi, possibile che voi chiamate le persone che hanno voglia di crescere usando la Sardegna come terreno di sperimentazione? Ha tagliato le spese sociali, ha umiliato le scuole cattoliche ponendo, cercando di inserire nella finanziaria una clausola che garantisce discrezionalità assoluta alla Giunta regionale nell'erogazione dei contributi alle scuole cattoliche, signor Presidente.

Concludo, perché in questo momento è fin troppo facile fare opposizione, concludo dicendo che non so se lei ritenga che questa finanziaria serva per cinquecento anni, come dichiarò in occasione della legge sulle coste, lo fece con ammirevole sprezzo del ridicolo, in occasione della legge con la quale sottrasse le coste alla cementificazione di tanti riservandola alla speculazione di pochi. Non so se lei pensi di aver disegnato il futuro della Sardegna per i prossimi cinque secoli, ma certo questa finanziaria, signor Presidente, sarà ricordata e come!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, una manovra finanziaria altro non è che un piano di utilizzo delle risorse in funzione di una serie di priorità individuate e definite da un progetto politico complessivo di governo del territorio, un progetto costruito attraverso la concertazione con le rappresentanze economiche e sociali di quella comunità.

Concertazione che significa concordare, contrattare, negoziare, costruire insieme, che significa l'incontro di due posizioni, quella del bisogno, portata dalle rappresentanze della comunità, e quella della fattibilità, portata da chi ha la responsabilità di governo. Così è sempre stato in passato in tutti i governi che hanno preceduto quello attuale, così spero di cuore che sarà in futuro, ma così non è accaduto in questa circostanza, e sotto questo profilo questa manovra finanziaria è certamente anomala e non omologabile sin dalla nascita a quelle che l'hanno preceduta ed io spero a quelle che la seguiranno.

E' stato chiaro sin dall'inizio che questo progetto di manovra finanziaria nasceva unilateralmente dalla volontà del Governatore senza alcuna concertazione con le parti economiche e sociali chiamate in alcuni passaggi ad esprimere un parere su quanto era stato deciso, non a partecipare ad una decisione sullo sviluppo dei sardi. Un progetto unilaterale nato dalla volontà del Governatore, obbligatoriamente approvato per acclamazione dai "suoi" (e sottolineo l'aggettivo possessivo) Assessori.

Una finanziaria che trasforma e stravolge lo schema generale di utilizzo delle risorse sin qui seguito, più o meno modificato a seconda del succedersi dei governi regionali, ma mai completamente stravolto. Questa manovra finanziaria, invece, oltre a modificarlo negli effetti, lo stravolge senza sostituirlo con un altro, compromettendolo fondamentalmente negli equilibri tra le sue voci portanti. Ma non è vero che la finanziaria ha tagliato a casaccio, ha piuttosto tagliato in modo mirato per rompere presunti antichi collateralismi e in maniera neanche tanto nascosta per crearne dei nuovi, con una azione "ad elastico" che è passata da posizioni chiaramente forti, repressive nei confronti di alcune categorie di sardi, a posizioni su quegli stessi argomenti più morbide.

Basta ricordare l'olocausto degli agricoltori, poi stemperato da un incontro del Presidente con le organizzazioni agricole dove partì la promessa di quattro milioni e mezzo di euro, ed infine la terra promessa, l'emendamento Marrocu, che prometteva di fatto un nuovo piano di rinascita per l'agricoltura. Basta ricordare la scuola privata, la formazione professionale che pareva aver tratto nuova linfa, nuovo impulso dall'acquisizione delle competenze sull'obbligo formativo e che invece oggi si trova in una condizione sicuramente precaria. Basta parlare dell'eccidio delle pro loco e di tutti gli organismi di promozione locali e di tutti gli stanziamenti sull'identità di cui ha parlato il collega Pisu.

Una battuta finale, perché vedo che il tempo corre, sull'identità. L'onorevole Gessa ha parlato ieri in quest'Aula citando un grande sardo, Emilio Lussu, e ha riportato un suo pensiero sulla patria. Mi consenta, onorevole Gessa, di ricordare un altro grande sardo, era un avvocato di Ozieri e si chiamava Francesco Ignazio Mannu, che ha scritto un inno sardo più noto come "Procura de moderare" interpretato anche in una bellissima versione del coro di Neoneli. Quell'inno, raccontando delle azioni di colonizzazione dei piemontesi, in un passo recita "malaittu cuddu logu chi criat tale zenia", e su questo forse bisognerebbe riflettere.

Concludo, Presidente, annunciando naturalmente il mio voto contrario alla manovra. Avrei voluto dire qualcosa di più ma cinque minuti non mi sono stati sufficienti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non so ancora come voterò questa finanziaria, non so se mi asterrò o se molto più probabilmente, come sto pensando di fare, non prenderò proprio parte alla votazione. E non la voterò per un motivo molto semplice che ho già cercato di enunciare in alcuni interventi pronunciati nei giorni scorsi: perché sono fermamente convinto che questa finanziaria sia illegittima e sia illegittima per una ragione di natura strettamente giuridica. Nel momento in cui all'interno della finanziaria vengono presentate delle norme intruse a quel punto non si parla più di finanziaria, si parla di altro, e quindi ecco spiegato il motivo per il quale io, molto probabilmente, non voterò questa legge.

Se comunque essa non fosse pervasa da una miriade di norme intruse l'avrei sicuramente votata in maniera negativa. L'avrei votata in maniera negativa per il semplice fatto che sono convinto che questa finanziaria non potrà che passare alla storia come una finanziaria di tagli troppo radicali. Nessuno di noi, almeno nessuno dei colleghi che abbia un minimo di buon senso, penso possa non ammettere che la crisi economica-finanziaria nella quale versa la nostra Regione sia drammatica; ma spero che quella stessa correttezza, quella stessa sensibilità che ognuno di noi quasi sempre dimostra, porti ogni singolo collega ad ammettere che le colpe non sono certamente, solo ed esclusivamente di ciò che è accaduto negli ultimi cinque anni, ma degli errori che si sono protratti nei decenni e che hanno portato ad una situazione alla quale sicuramente non si poteva che mettere mano, forse anche in maniera pesante, ma non sicuramente in maniera così radicale.

Talmente radicale da far insorgere, in questi mesi, in questi ultimi periodi, tutte le associazioni di categoria che a più riprese hanno dichiarato il loro dissenso non solo ed esclusivamente attraverso i mass media, ma anche con manifestazioni sotto il palazzo di viale Trento oltre che sotto il palazzo di via Roma.

Questa finanziaria passerà inoltre alla storia come una finanziaria dove le prevaricazioni nei confronti dei Comuni non sono assolutamente mancate in dispregio di quel principio di sussidiarietà che invece, spesso e volentieri - e forse qualche volta anche a sproposito - viene sbandierato.

Passerà alla storia, ahimè, purtroppo come la finanziaria del non dialogo, della mortificazione dell'Assemblea consiliare; e questo non lo dico solo io, non lo afferma solo un consigliere dell'opposizione, adesso non voglio assolutamente enfatizzare il discorso pronunciato dall'onorevole Pisu, però penso di poter dire che questa lamentela non sia arrivata solo ed esclusivamente dai banchi dell'opposizione.

Anche ieri - anche qui senza voler enfatizzare ed esporre forse più di altri alcuni colleghi - mi pare che nel dibattito apertosi sugli emendamenti che i colleghi sardisti hanno presentato, siano state sollevate delle rimostranze da parte di più di un consigliere della maggioranza, proprio perché non è stato consentito un dialogo democratico all'interno di quest'Aula.

Il nostro contributo, il mio in particolar modo, non è stato un contributo incentrato sulla demagogia, come non è stato, e ci tengo particolarmente a dirlo, un contributo che tendeva al puro e mero ostruzionismo. E' stato un tentativo di far valere in alcuni casi la ragionevolezza che, a mio parere, a più riprese è mancata. In questa finanziaria - e termino signor Presidente - c'è stata una dimenticanza, almeno io così la voglio interpretare, voglio sperare che non sia stata voluta, che non sia una scelta politica perché non voglio assolutamente crederci, la dimenticanza è stata quella nei confronti dei giovani. Manca assolutamente un'attenzione sulle politiche giovanili; mi auguro che questa sia una dimenticanza per la finanziaria di quest'anno e che non si ripresenti nelle finanziarie prossime future.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, nell'approccio alla discussione della legge finanziaria voglio avevo definito questa manovra una finanziaria priva di sentimento, una finanziaria senza cuore. Alla conclusione di una lunga discussione su quelle che sono state queste lunghe giornate trascorse nell'Aula non posso che confermare il mio giudizio iniziale. L'attore principe, ovvero la guida di questa maggioranza, il presidente Soru, ha saltato numerosi passaggi della discussione e oggi gli viene anche da sorridere in certi momenti quando parla il collega Pisu, quando parlano altri colleghi.

Molto probabilmente (non so cosa ci sia da ridere poi) il collega Pisu gli ha suscitato in passato qualche momento di letizia e probabilmente ci sono state anche quelle condivisioni che il collega Pisu oggi definisce idealità tradite, stati di prevaricazione nella maggioranza. Tutto ciò ha portato e porta a un dissenso all'interno della maggioranza, alla presa di coscienza che questo cartello elettorale da lei rappresentato è un cartello elettorale che scricchiola, è un cartello elettorale dove non solo la prevaricazione, ma molto probabilmente quella slealtà sempre citata da qualche collega della maggioranza che mi ha preceduto, quella slealtà denunciata in quest'Aula, comincia a manifestarsi negli atti.

Si tratta di atti che, signor Presidente, noi non abbiamo condiviso, non abbiamo condiviso perché lei non è partito da scelte operate nell'interesse degli ultimi. Lei non è partito suscitando da parte nostra condivisione sulla premialità per il nostro sistema produttivo, lei non è partito di sicuro dall'incentivare lo sviluppo della Sardegna, lei è partito di sicuro da un momento di blocco. Fermiamoci, forse avrà pensato lei, ma il fermarsi a ragionare, il fermarsi ad elaborare, il fermarsi a programmare molto probabilmente vi ha annebbiato un po' il cervello quando voi avete operato, con colpi di scure pesanti, i tagli sui settori.

E' difficile stare ad ascoltare questi discorsi, la presa di coscienza, signor Presidente, non si acquisisce negli anditi o dietro e fuori dall'Aula, le prese di coscienza sui problemi si acquisiscono in quest'Aula, caro signor Presidente. Poi ci sono i momenti in cui c'è il richiamo dei bisogni fisiologici, e quelli non dipendono di sicuro dalla sua volontà.

Molto probabilmente il rifiuto dell'Aula è ancora la manifestazione dello spregio che nell'anima il Presidente nutre nei confronti di questo Consesso, e questa è una denuncia che io voglio fare perché il disprezzo di quest'Aula, il disprezzo di quello che noi rappresentiamo, il disprezzo del pensiero di quest'Aula si traduce in atti, in tutti quei tagli che sono stati operati nei confronti dei più deboli, nei confronti dei settori produttivi, nei confronti della cultura, nei confronti soprattutto delle aspettative di quell'elettorato che vi ha offerto i numeri per poter governare.

Governare per poi fare nulla, perché in quest'Aula non c'è stata ancora la presentazione di un progetto reale che ci possa far sperare e possa indurre i nostri cittadini a continuare a sperare che questa nostra Sardegna possa avere davvero una rinascita, possa avere davvero una speranza che il domani possa essere un domani di sicurezze, un domani di certezze, un domani di sicuro lavoro, di lavoro come denunciavano gli amici di Rifondazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che intervenire su ambedue i disegni di legge, per dichiarazione di voto, costituisca un'inutile lungaggine. Propongo pertanto, se i Capigruppo sono d'accordo, di intervenire una sola volta, magari concedendo qualche minuto in più. E' inutile continuare sino alle tre-quattro del pomeriggio per ripetere sempre le stesse considerazioni.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Oppi. Sono d'accordo con questa impostazione: mi stavo regolando così perché mi sembrava che essendo la materia unificata ed unificabile, le dichiarazioni di voto potessero essere onnicomprensive. Se poi la formalizziamo così come lei ha fatto penso che vada bene. Poiché non ci sono opposizioni procediamo come ha proposto l'onorevole Oppi.

Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, Assessori, colleghi. Io parto dal nome di un cartello elettorale che si chiamava Progetto Sardegna. Sono sempre stato abituato a pensare al progetto come a qualcosa che metta insieme come un puzzle tessere differenti, le faccia combaciare per costruire qualcosa. Per stare in Sardegna, penso alle voci de su concordu che emanano suoni totalmente differenti e che messe insieme creano una melodia, qualcosa che ci caratterizza come appunto avrebbe dovuto essere il Progetto Sardegna che, una volta arrivato al governo dell'Isola, ha dimostrato di essere arrivato più al potere che al governo.

A distanza di quasi un anno dalle elezioni si può infatti già iniziare a stilare dei bilanci, perché questa finanziaria avrebbe dovuto essere in un certo senso anche l'occasione per fare un bilancio. Un bilancio che si è dimostrato essere caratterizzato da epurazioni, da occupazioni del sottopotere, da una maggioranza che è già frammentata, come ha dimostrato l'Aula oggi, da una finanziaria che è in ritardo, che non ha portato niente di nuovo se non le lacrime e il sangue.

Io non arriverò a ricordare le maledizioni del Monti verso l'Inghilterra per fare da contraltare alle maledizioni del Manca contro i piemontesi; noi non abbiamo niente contro chi viene da fuori, abbiamo qualcosa da ridire però quando c'è una palese contraddizione tra ciò che si è promesso agli elettori e ciò che si è realizzato. Intanto non è la prima volta che posti di altissimo livello in Sardegna vengono occupati da persone che vengono da fuori, pensiamo quando venne all'interno...

(Interruzione)

No, Comincioli non occupa posizioni pubbliche, non occupa niente che debba essere dato ai sardi ed imposto da un governo; Comincioli può essere benissimo il commissario di un partito, il presidente di un partito così come Valentini lo era di Rifondazione Comunista, non c'è niente di diverso.

Qui stiamo occupando posizioni, occupando la sanità sarda; Cagliari e Sassari rappresentano il 70 e più per cento della sanità sarda, e i direttori generali di quelle A.S.L. vengono da fuori. Non è la prima volta; dall'esterno venne nominato sempre dalla sinistra un direttore generale, alla A.S.L. di Carbonia, così come un famoso amministratore del Consorzio 21. Sempre di sinistra, tutti di sinistra, noi siamo la destra retrograda, però non possiamo non far presente che c'è una contraddizione anche quando poi i giornali di regime tentano di far passare le voci contrarie come voci di chi fa bottega, che ha qualcosa da difendere, dimenticandosi magari che le persone che fanno bottega, e che sono i maestri, hanno lavorato sempre fuori da questo territorio nei quali sono stati eletti.

Quindi non abbiamo paura del regime, rivendichiamo con forza l'identità della Sardegna, rivendichiamo con forza la sardità perché questa è la realtà. Voi siete in ritardo con la finanziaria? E' un'ennesima brutta figura ma non è la sola. Voglio ricordare i ritardi nella formazione dei collegi provinciali. Ancora ieri ci si è messi d'accordo per evitare l'ulteriore rinvio delle elezioni in una Provincia per aggiustare gli errori, le beffe ai danni dei sardi, ai danni degli elettori che si aspettavano qualcosa di nuovo che non è arrivato con questa nuova maggioranza.

Si è promossa una riforma degli enti, si è annunciata in finanziaria con colpi di mano, a colpi di maggioranza, ma in realtà di nuovo non abbiamo visto niente. Abbiamo approvato una serie di provvedimenti per i giovani, diceva Sanjust, sì per il lavoro, contro il lavoro come ha detto qualcuno. Si è buttato, per cercare di fare qualcosa di nuovo nella formazione professionale, il bambino con l'acqua santa. Si sono creati, per fare qualcosa per il lavoro, anzi contro il lavoro, qualche migliaio di disoccupati in più.

L'ambiente. La protezione civile in un inverno nevoso come quest'anno ha dimostrato il totale fallimento e la responsabilità è di questa maggioranza, ed anche questo fa parte di un bilancio negativo che verrà sicuramente ricordato.

Il mio tempo, che purtroppo è tiranno come non mai, è finito. Comunque non ho bisogno di ulteriori argomenti per annunciare un voto contrario ad una finanziaria che non si può condividere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PETRINI (F.I.). Signor Presidente, questa finanziaria è stata una prova difficilissima per tutti, sia per l'opposizione sia per la maggioranza; mi dispiace che non ci sia il Presidente in Aula perché volevo dedicare questo piccolo intervento a lui. A lui e a quelli che lui chiamava gli ultimi, che sono ancora ultimi e sempre di più ultimi. Si era detto che si aiutavano le fasce più deboli della nostra Regione: a me non sembra, questa finanziaria non le sta aiutando e non le aiuterà. Ma io spero ancora che ci siano delle grandi opportunità per queste persone, perché ho dedicato parte della mia a loro, come molti dei colleghi che sono qui.

Voglio proporre solo dei piccoli esempi, Assessore. L'altro giorno stavo parlando con lei, dei disabili di via Della Pineta, un'associazione sarda di disabili che promuove sport a tutti i livelli, la SA.SPO, i cui locali sono stati messi in vendita. Si tratta di seminterrati dove i disabili possono arrivare con le carrozzine, adibiti a palestra; se leviamo anche queste strutture a queste persone è finita per loro.

Lei mi ha detto e mi ha garantito, Assessore, che quei locali non sono in vendita, cioè sono in vendita ma non li venderanno, però sono sempre in lista per la vendita. Sarebbe un bel gesto se si potesse dare in donazione quel locale a quei ragazzi: sono 200 disabili in carrozzina che hanno fatto della disabilità la loro bandiera. E poi, i poveri: ci sono stati tagli e tagli su di loro; una finanziaria triste e povera, una finanziaria che vuole risanare i buchi, i vecchi buchi, Presidente, ma sulla pelle degli ultimi. Un'altra cosa, Presidente. Può sembrare strano ma esistono ancora i viaggi della speranza: per l'unità spinale, sono passati diversi mesi e non si è fatto ancora niente, abbiamo quindici posti, mentre ne servono almeno trenta.

Sono necessità reali, sono cose che servono ai sardi, Presidente. Lei ha detto: "Aiutiamo gli ultimi e stiamo attenti agli ultimi", a me sembra che la prima finanziaria del suo mandato sia stata dura, durissima per noi, per voi e per lei, Presidente. Io mi auguro che la prossima finanziaria sia un po' più leggera, sia più leggera per queste persone, queste persone che (pensi un po') contavano su di lei, avevano stima e hanno ancora stima di lei, molti giovani, Presidente, anziani che abbiamo deluso; lei li ha delusi! Forse anche noi, per carità! Però...

(Interruzione del consigliere Cugini)

PETRINI (F.I.). Caro Cugini, mi sei troppo simpatico e ti stimo sempre, puoi dire quello che vuoi, però, questa è la finanziaria più leggera della Regione Sardegna. Più leggera per voi! Più pesante per noi, più pesante per gli ultimi. Presidente, ci pensi un po', si possono apportare correzioni, ci pensi un po' e si ricordi veramente degli ultimi. Lei stesso mi ha ricordato che bisogna lavorare per gli ultimi. Io sono qui per lavorare per gli ultimi, per dare loro una mano. Mi dispiace, oggi come oggi devo per forza votare contro, ma forse il prossimo anno, se lei sarà più clemente con gli ultimi, io mi asterrò oppure voterò direttamente a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, siamo alle ultime battute di questa lunga, lunghissima ed estenuante partita, una partita la cui durata non va misurata in minuti ma in giorni e, quasi al novantesimo giorno, e ci ritroviamo a dover misurare il risultato finale.

Una partita disputata, devo dire, quasi a senso unico, con delle regole anomale, proprio perché aveva diritto di toccare la palla soltanto il giocatore che militava nella squadra di maggioranza. Quindi, mi rivolgo a lei, Presidente del Consiglio, proprio perché già altri l'hanno definita arbitro di questa partita, per chiederle se non sarebbe stato il caso di applicare quella che oggi anche nei giornali viene definita come nuova regola per l'interruzione delle partite; basta un fumogeno buttato in campo perché la partita venga interrotta. E qui lei ha potuto constatare, Presidente, che di fumogeni ne sono stati buttati non uno ma tanti, che le condizioni per interrompere questa partita davvero ci sono state tutte.

Una partita di cui avremmo potuto, in funzione di questa nuova regola, chiedere la vittoria a tavolino, naturalmente, per i sardi, per tutti quei sardi che sono rimasti fuori da questa finanziaria e le cui attese e le cui speranze erano veramente riposte in questa manovra. Quei diecimila sardi costituiti dai giovani che potevano avere certezza di frequentare i corsi di obbligo formativo, oggi chiamati obbligo d'istruzione, e che questa certezza quasi non hanno più, proprio perché in quest'Aula non abbiamo saputo offrire risposte concrete ad un problema che davvero si porrà con tutta la sua drammaticità dal 1° di settembre, non avendo noi avuto la possibilità di garantire l'inizio del nuovo anno formativo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA

(Segue PISANO.) Quei cinquemila operatori che lavoravano nel settore della formazione professionale e che oggi si ritrovano quasi in una situazione di disoccupazione; quei duemila artigiani che attendono risposte da parte degli enti istruttori e da parte della Regione sulle domande presentate ai sensi della legge numero 51; quei diecimila commercianti che pure hanno presentato domande relative alla legge regionale numero 9 e che ancora attendono risposte; le pro loco, le scuole materne private che abbiamo mortificato proprio per non aver avuto la capacità di offrire risposte adeguate alle attese e ai problemi che naturalmente esistevano.

Il dato più drammatico lo si evidenzia però proprio nella vicenda del piano lavoro; un piano lavoro che, così come è stato anche già ribadito, ormai aveva trovato un metodo anche consolidato dentro le realtà comunali che avevano dimostrato di poter creare occupazione locale. Ecco, l'avere ridotto oggi l'assegnazione dei fondi ai comuni a soli trenta milioni di euro ha significato sacrificare i tremila posti di lavoro che sicuramente quest'annualità avrebbe potuto ancora una volta garantire, attraverso quelle azioni incisive che i comuni hanno saputo dimostrare di mettere in atto, incentivando attività nuove, imprenditoriali, affidate a giovani disoccupati, attraverso le assegnazioni degli aiuti de minimis, e che in parte noi stiamo reintroducendo attraverso questa finanziaria, e quelle altre ulteriori azioni utili, grandi ed importanti che i comuni hanno saputo porre in essere attraverso imprese che vivono e danno occupazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, presidente Soru, signori della Giunta, onorevoli colleghi, ero indeciso se formulare la mia dichiarazione di voto rilasciando al Capogruppo tutta la responsabilità dell'impegno del Gruppo, la faccio a titolo personale annunciando comunque il mio voto favorevole alla manovra.

Pur essendo subentrato in Consiglio a lavori della Commissione ultimati, ho avuto modo di ritrovare, nella manovra, tutta una serie di aspetti positivi che inviano un segnale forte di inizio di risanamento attraverso una virtuosa azione di riduzione del debito. E' un segnale forte che questo Consiglio regionale e che questa maggioranza invia all'intera collettività e alla Sardegna stessa. Il mio voto favorevole costituisce un'assunzione di responsabilità su altri aspetti che sono l'inizio di chiarimenti legislativi che indicano, comunque, la strada delle riforme, non le adottano in toto ma indicano quella che sarà la strada delle riforme, di cui tanto abbiamo discusso e di cui finalmente s'inizia comunque a intraprendere i primi passi concreti.

E' un'azione d'assunzione di responsabilità e d'assunzione di responsabilità anche di aspetti non soddisfacenti. E' spirito di coalizione, è spirito di disciplina, ma è anche consapevolezza delle difficoltà che il momento ci impone. E' contemporaneamente l'auspicio della prospettiva che si sviluppi un rapporto armonioso e di reciproca fiducia tra Consiglio, Presidente ed Esecutivo nel rispetto del programma che ci siamo dati ed anche nel rispetto delle territorialità che costituiscono la nostra Regione.

Consegniamo all'Esecutivo questo provvedimento, non solo inteso come insieme di poste di bilancio, per consentire alla Giunta di poter procedere attraverso gli obiettivi che questa manovra indica, ma consegniamo anche gli impegni che comunemente stiamo assumendo. Abbiamo detto che numerose poste sono accompagnate da impegni che vorremmo essere trasformati in azioni concrete. Faccio un riferimento specifico: l'impegno che insieme tutti abbiamo assunto per quanto riguarda il finanziamento delle scuole materne, cioè far sì che quel piatto limite del 75 per cento, peraltro mai raggiunto, sia un "fino al 75 per cento", dove però l'azione sociale di questa maggioranza, di questo Esecutivo, trovi il suo modo di incarnarsi.

Ecco, quella che viene chiamata discrezionalità da parte dell'opposizione, che giustamente fa il suo dovere, da parte della maggioranza deve essere un modo costruttivo, e in coerenza con i principi ai quali ci richiamiamo, di incarnare la nostra azione amministrativa. L'auspicio è che, con questa consegna del bilancio e della legge finanziaria, si superi lo scotto del noviziato.

E' stato detto che è cambiato il passo, è cambiato il regime, e se è vero che è finita la luna di miele, io credo però che possa iniziare il tempo della realizzazione degli obiettivi che ci siamo proposti, che ci siamo proposti in campagna elettorale e che io sono sicuro che riusciremo a portare avanti, a realizzare, migliorando così le condizioni generali economiche e sociali della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per un momento ho pensato di essere in Paradiso, qui tutti parlano degli ultimi, tutti parlano delle fasce emarginate. Vorrei ricordare che poche persone qui si sono impegnate per offrire davvero una risposta ai bisogni dei poveri; in proposito mi viene in mente una frase famosa di Don Dilani, che invitava a "fare strada ai poveri e non farsi strada con i poveri". Troppe strumentalizzazioni ci sono state sulla pelle dei più poveri.

Quando mi trovavo dall'altra parte, quando sono stata per dieci anni direttore della CARITAS e cinque anni vice direttore, non ci sono stati dei segni, anzi c'è stata molta indifferenza. Ora, sentire che tutti combattono questa legge finanziaria perché non c'è spazio per i poveri mi fa' un po' ridere. Signor Presidente, rinnovo comunque la mia fiducia e il mio voto favorevole perché sono sicura che una vera politica di contrasto alla povertà nascerà proprio da questo Consiglio, con l'aiuto della maggioranza ed anche con le persone di buona volontà dell'opposizione, qualora lo volessero.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita D.L.). Signor Presidente, penso che sul contenuto della manovra rimanga poco da dire; io che ho avuto la fortuna di guidare la Commissione in tutto questo periodo in cui è stata discussa la manovra finanziaria sento il dovere di ringraziare l'Assessore innanzitutto per la disponibilità e la competenza con la quale ci ha assistiti nei lavori della Commissione, il suo direttore generale e il suo staff, che sono stati preziosi in molti momenti. E sento anche il dovere di ringraziare in modo indistinto tutti i colleghi commissari della maggioranza e dell'opposizione.

Certo, qualche rilievo si può fare; forse non è più tempo che una manovra finanziaria, tra Commissione e Consiglio, impegni tre mesi dell'anno. Forse è tempo che qualcosa venga cambiato nelle modalità di operatività di questo Consiglio regionale. Resta comunque il fatto che questa manovra finanziaria è stata una manovra finanziaria discussa e dibattuta, e mi consentano di affermare quelli che dicono che così non è stato, soprattutto quelli che non possono avere memoria, che questa manovra finanziaria è, a mia memoria, una delle manovre finanziarie più discusse, forse perché ha più contenuti, forse perché pone problemi che in altre circostanze non sono stati posti, forse perché costituisce un taglio netto con il passato, forse perché si proponeva e si propone come una manovra finanziaria molto innovativa nelle parti che la compongono in modo essenziale ed anche in quelle parti che sono state giudicate in più di una circostanza parti intruse.

Io non penso, a questo proposito, che ci sia nulla d'intruso nella manovra finanziaria, penso che tutte le componenti che ne fanno parte abbiano senso e dignità all'interno di essa, ed avvia un processo di rinnovamento, di taglio con il passato, di ricerca di una nuova strada che tutti riconoscono essere necessaria, salvo dividerci poi sulle velocità, sui modi, sulle componenti dialettiche che attengono alla discussione.

Ed allora, a quei colleghi che ci rimproverano di non avere ascoltato, io dico che non è vero che non abbiamo ascoltato, certo non abbiamo potuto ascoltare quei richiami continui dell'opposizione ad allargare i cordoni della borsa, borsa che non può avere i cordoni allargati. E a quei colleghi della maggioranza che si sono posti in spirito critico voglio ricordare e dire che ciascuno di noi, se si pone in spirito critico, potrebbe avere delle osservazioni da fare, ma quando si è deciso di appartenere ad una coalizione, di appartenere a forze politiche che hanno scommesso con la Sardegna per un progetto nuovo, io penso che non possa essere il particolare a far prevalere il giudizio, ma debba essere l'interesse generale.

A quei colleghi, molto modestamente, molto umilmente, io dico che forse è necessario che ci si ripensi. Ripeto: anch'io avrei voluto che la finanziaria contenesse interventi che non ha potuto contenere. Anch'io avrei voluto inviare un segnale di particolare attenzione ad un mondo che in qualche maniera forse rappresento come altri. Mi sono reso conto che il tempo è quello dell'impostazione di un progetto, dell'impostazione di una strategia e di un futuro che penso che porterà a me e a tutti noi, e soprattutto a tutti i sardi, un tempo nuovo e un vento nuovo. Ed allora a questa manovra finanziaria, che avvia un processo di risanamento delle finanze regionali, a questa manovra finanziaria che lancia un messaggio di rinnovamento necessario in settori importanti e strategici della nostra economia, dall'agricoltura, al turismo, al sistema delle autonomie locali, al sistema dell'organizzazione burocratica della Regione, che rilancia un sistema che ha bisogno da parte di tutti di essere modificato, occorre accordare fiducia.

La sfida, cari amici dell'opposizione, è quella di partecipare. Io penso e spero che a brevissima scadenza vi daremo altro modo per poter scommettere con noi e partecipare allo sviluppo e alla crescita dalla Sardegna, non perdiamo queste occasioni! Certo, poi, ci si può dividere sulle strategie, sugli obiettivi, sui metodi e sulle cose, però, penso che un interesse generale come quello che questa manovra persegue non possa che essere condiviso.

Per cui do atto al Presidente, alla Giunta e a tutti i colleghi della maggioranza che l'hanno sostenuta e che la stanno portando a compimento, in maniera soddisfacente, che si tratta di una manovra finanziaria che è entrata in Consiglio con una strategia e che esce con la stessa strategia, una manovra finanziaria che è stata migliorata da molti emendamenti accolti e presentati dalla Giunta e dalla maggioranza ed anche dall'opposizione, una manovra finanziaria che, in sintesi, offre, secondo me, speranza e fiducia per un futuro migliore della Sardegna.

PRESIDENTE. Iniziamo con i colleghi Capigruppo.

Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signori Presidenti, è la prima volta, a distanza di nove mesi dall'insediamento di questo Consiglio, che nel prendere la parola sono leggermente imbarazzato. Sono imbarazzato, signor Presidente, perché non so se voterò contro, se mi asterrò o voterò a favore. C'è qualcuno che sorride, ma io non sorriderei!

Gli ultimi discorsi che ho sentito mi hanno generato un certo l'imbarazzo: prima ero deciso, avevo buttato giù qualche riga da leggere ed ero convinto che avrei votato a favore. Io e il mio Gruppo, perché io e il mio Gruppo avevamo deciso a votare a favore. Il mio Gruppo è ancora deciso di votare a favore, probabilmente per disciplina di Gruppo poi voterò a favore anch'io, ma ancora non sono sicuro. Non sono sicuro perché ho sentito commenti, non tanto da parte della minoranza, perché la minoranza si chiama anche opposizione e fa il suo mestiere, che è quello di opporsi, più o meno demagogicamente ma si oppone, quanto la parte della maggioranza. Quando, infatti, senti colleghi che io considero ancora della maggioranza che a proposito di questo progetto di legge confessano di aver provato un grande disgusto, qualche dubbio ti sorge.

Certo, disgusto è un termine forte, signor Presidente. Se io ho un piatto davanti per il quale provo disgusto chiaramente non lo mangio e mi comporto di conseguenza, mi alzo dal tavolo, peché non posso stare seduto al tavolo, davanti a un piatto per il quale provo disgusto. Le cose sono due: o si ha disgusto o non si ha disgusto. Se si ha disgusto ci si deve alzare e andarsene ed essere conseguenti. Per esempio se non si condividono i dettami del 99 o del 97 per cento della maggioranza si devono trarre le conclusioni. Uno non può stare nella maggioranza occupando posti di grossa responsabilità e poi dire che sente disgusto per la politica che è stata perseguita. Ma credo che gli amici saranno consequenziali, dopo che hanno provato disgusto trarranno le conclusioni che riterranno opportune.

E allora, dicevo che non avevo deciso se votare a favore o contro, ma dopo aver riflettuto per cinque minuti, signor Presidente, la devo tranquillizzare, ho deciso che voterò a favore con tutto il mio Gruppo, non mi asterrò né voterò contro questa manovra, perché, come diceva un rappresentante dell'opposizione (credo che fosse l'onorevole Cuccu) una finanziaria altro non è che il piano di utilizzo delle risorse e utilizza le risorse che ha. Ma, signor Presidente, se le risorse non ci sono giustamente uno cosa fa? Cerca di presentare una finanziaria che non mortifichi i più deboli e che naturalmente tagli dove può tagliare. Grazie.

PRESIDENTE. Mi sembra che il Presidente avesse concordato con i Capigruppo che sarebbe stato concesso loro qualche minuto in più. Quindi, onorevole Licheri, ne tenga conto nel suo intervento.

Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono sereno e particolarmente lucido nell'esprimere il mio voto favorevole sulla manovra finanziaria presentata dalla Giunta regionale ed esitata dalla terza Commissione consiliare.

Nessuna debolezza, nessun appiattimento, nessuna subalternità di chi dirige questo Gruppo, ma la consapevolezza di come si sta dentro una maggioranza, dentro una coalizione di governo con cui si è condiviso un percorso politico e programmatico.

E' una manovra che, conservando le indicazioni del DPEF, persegue una politica di controllo della spesa con l'obiettivo di risanare le casse della Regione sarda. Il lavoro svolto in Commissione prima e in Consiglio dopo ha registrato un confronto duro, franco, ma anche corretto tra maggioranza e opposizione, sia pure con un'idea diversa sulle modalità e sui tempi di risanamento delle casse regionali. Siamo stati criticati, alcune volte con asprezza, per aver operato una manovra esclusivamente di tagli ed aver inserito norme intruse che hanno modificato strutturalmente tutta la manovra finanziaria. Io penso che abbiamo approvato una manovra forte, innovativa, di cambiamento, senza intaccare le politiche sociali e le politiche del lavoro. Abbiamo approvato un piano integrato del lavoro che mantiene in piedi tutta la strategia dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998. Abbiamo previsto, proprio in quella norma, di valorizzare la partecipazione dei comuni agli strumenti di programmazione integrata dello sviluppo locale e di promuovere attività produttive per la valorizzazione delle risorse locali proprio nello spirito dell'articolo 19 della "37".

Abbiamo utilizzato 30 milioni in un triennio, con iniziative proprio a partire dall'articolo 19, li abbiamo destinati per la prima volta alle nuove imprese. Abbiamo utilizzato i fondi POR in tutti quei settori previsti dall'articolo 19. E, badate, gli interventi privilegiano maggiormente i comuni rispetto al passato, perché passano attraverso la procedura negoziale del nuovo sistema di programmazione integrata. Con la modifica del Complemento di programmazione sono stati poi liberati più di 40 milioni di euro per le imprese. Se ci fosse stata un'analisi attenta, questi dati avrebbero dovuto fare riflettere sul fatto che occorre un giudizio obiettivo su cosa è stata capace di fare questa maggioranza riguardo alle politiche attive del lavoro.

E' una manovra che ha tenuto conto dell'esigenza delle nostre popolazioni, dei disoccupati, degli strati più poveri della società. Si è avviato, altresì, un processo di riforma dell'ente regionale su temi e aspetti che necessitavano da tempo di un cambio di rotta, capace di avviare una nuova stagione di crescita sociale e culturale della nostra Isola.

Certo, è una manovra finanziaria impegnativa, ma che sottolinea la volontà forte di questa maggioranza, di questa coalizione in cui Rifondazione Comunista è parte attiva, parte integrante e coerente. Credo che non ci sia nessuna caricatura in questo, onorevole Pisu, ma io so che bisogna stare dentro una maggioranza con cui abbiamo condiviso un percorso, non si può stare un po' fuori e un po' dentro, magari anche occupando posti fondamentali al suo interno. Non fa parte della dignità dei Comunisti, che hanno scelto di stare in questa maggioranza di governo, di intraprendere questo cammino difficile, con l'idea di avviare un forte processo di alternativa che i sardi si aspettano da troppo tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, vorrei ricordare che il 14 luglio in quest'Aula abbiamo ricevuto l'imprimatur come consiglieri e ne abbiamo assunto tutte le prerogative, e sapete tutti che il 14 luglio ci riporta la mente alla rivoluzione francese e alle ghigliottine. Per fortuna fra quattordici giorni c'è il 28 aprile Sa dia de sa Sardinia che un po' redime quel periodo storico.

Ricordo queste date, la prima perché anche oggi su L'Unione la dottoressa Dirindin ha affermato: "Decapiterò le ASL". Ecco, questa vocazione da Bantu, quei pigmei che si distinguono… andrebbe smentita. Perché questo rancore, questa visione triste della politica? Perché manca la politica! Questa finanziaria, è stato detto da tantissimi colleghi contiene ha delle norme intruse che io ho definito illegittime, e questo non ha nulla di discontinuo col passato, sono norme illegittime. Questa finanziaria purtroppo è un obbrobrio giuridico che credo creerà molti problemi ai funzionari in sede applicativa, moltissimi problemi, ed è una finanziaria che nasce con intenti nobili, con gravi disagi, è la prima finanziaria della legislatura ed è una finanziaria che non ci soddisfa.

Noi abbiamo avanzato tante proposte, abbiamo presentato proposte di legge, abbiamo offerto lealmente i nostri contributi; non apparteniamo alla maggioranza, però non sposiamo quella cultura dell'appartenenza come una consorteria, perché è pericoloso. Questo non è un consiglio d'amministrazione, non è una consorteria, appartenere non vuol dire vendere il cervello e non dissentire, soprattutto quando il dissenso è costruttivo, è leale ed è alla luce del sole, come noi Sardisti abbiamo diverse volte fatto anche nel motivare il nostro voto contrario a questa finanziaria. Come degli innamorati convinti e appassionati abbiamo compiuto fino a ieri tentativi sinceri, e invece siamo stati, come diceva giustamente il collega Pisu, mortificati, umiliati. Si apre quindi una campagna interessante all'insegna di queste contraddizioni.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue ATZERI.) Non siamo politicamente alleati per quanto riguarda la Regione, saremo e siamo lealmente impegnati nella campagna elettorale, dove ci sono anche i nostri programmi.

Ecco i motivi per cui questa finanziaria oggi la viviamo in questo modo. Ci auguriamo che le distanze, che sono non solo grandezze fisiche, fra il Partito Sardo d'Azione e il presidente Soru - che quantifico ad "occhiometro" in venti metri - possano accorciarsi, che queste distanze siano superate col buon senso, perché io ho parlato di primavera incarnata dal presidente Soru da non bruciare, di una speranza. Forse non ho esplicitato bene il concetto quando parlavo di consiglieri che mal supportavano l'azione del Presidente, ci vuole, anche da parte del Presidente, quella cultura della concertazione, del dialogo e della consapevolezza di avere in seno agli alleati tanta onestà e professionalità. Lei può vantare, con orgoglio, tanti grandi amministratori, sindaci, che tra mille difficoltà operano nel territorio.

Ne approfitto, chiedendo preliminarmente scusa all'interessato, che tiro in ballo, per citare l'esempio dell'assessore Dadea che ha portato nel campo della sanità una grande onestà, professionalità e competenza. Io mi sono informato, ho chiesto, non vivo di pettegolezzi, e posso affermare che costituisce un esempio di sardo che si è distinto in un settore oggi nell'occhio del ciclone. Lei ha dissentito non condividendo certe scelte politiche e non ne ha tratto vantaggi personali, tant'è vero che non ha bruciato le tappe ricoprendo cariche e incarichi professionali. E' rimasto un professionista serio e apprezzato e questo lo dico per quei vuoti di memoria che vogliono dipingere i mastrucati latrones sardi come un popolo colluso con poteri occulti o palesi, truffaldino, incompetente e incapace. Questo è un altro di quei messaggi che noi non possiamo accettare.

Oggi denuncio la mia appartenenza al terzomondismo sessantottino, perché dei pit-bull al servizio di certi poteri mi hanno dipinto ingenerosamente come un terzomondista sessantottino, perché mi sono sottratto alla trappola di colui che dichiara: se non accetti gli stranieri - e già il termine è antipatico - fai parte di su connottu, di quelli autoreferenziali che guardano con nostalgia sciocca e patetica al passato. Ma più progressisti del Partito Sardo, più riformisti del Partito Sardo! Abbiamo avanzato proposte che vanno in questa direzione da settant'anni, basti pensare a una delle tematiche, come quelle del federalismo, che oggi viene metabolizzata malissimo dallo Stato italiano e anche qui, o ad altri problemi che ci hanno appassionato.

Ecco perché non possiamo accettare il messaggio devastante di un popolo che non è capace ad autodeterminarsi. In questa finanziaria c'è anche la rincorsa a portare in Sardegna dei personaggi "implumi" che faranno esperienza grazie alle disponibilità finanziarie dei sottoscritti, del popolo sardo, che matureranno quella esperienza che purtroppo manca per dirigere uno dei settori più importanti della sanità, la ASL 8. Mi riferisco alla "decapitazione" di un sardo che io non voglio difendere ma neanche incensare (perché non conoscendolo la prudenza mi suggerisce di andare piano) che è stato rimosso in un modo che grida vendetta, è stato linciato. E anche questo accanimento, questo modo di fare politica non è condivisibile. Ecco perché mi auguro che col tempo, con la concertazione, col dialogo, con il coinvolgimento di personaggi e partiti che vantano una grande tradizione democratica si possa migliorare l'azione per non disperdere questa speranza.

La violazione di regole sistematiche apre il baratro della dittatura, non lo dico io, lo diceva Cattaneo. E siccome in questa finanziaria è presente una violazione sistematica delle regole, c'è un tentativo di esautorare il Consiglio, ecco perché il dissenso sano e costruttivo è il sale della democrazia. Perché questo non è un consiglio di amministrazione, è il Consiglio regionale dove noi dobbiamo legiferare. A questo proposito, sempre per non essere accomunato a quel terzomondismo sessantottino, perché i sardisti hanno una cultura progressista da ben ottantaquattro anni, vorrei ricordare che per quanto riguarda i trasporti abbiamo presentato in tempi non sospetti la nostra modesta proposta, che è stata sottoposta a emendamenti e a integrazioni. Anche lì, con un'ottica ragionieristica, si è voluto tagliare, penalizzare, senza approvare prima una legge organica che permettesse di scendere nei dettagli di questo microcosmo fatto di tanti comuni, che presentano diversità rispetto a quelli di altre regioni.

Allora, conoscenza, concertazione, democrazia, valori che non possono essere venduti per appartenenza a nessun partito. La libertà, l'indipendenza sono un patrimonio impagabile che deve accompagnare l'azione politica di tutti i consiglieri regionali. Per questo, con amarezza, votiamo contro questa prima finanziaria, sperando che in futuro queste distanze vengano colmate e si possa lealmente percorrere una strada assieme.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, quando qualche giorno fa, quando l'Unione Europea comunicò alcuni problemi relativi allo stato finanziario dell'Italia, il Ministro Siniscalco espresse un giudizio, sul quale poi vennero manifestate delle contrarietà, a proposito dell'indisponibilità a costruire una finanziaria elettorale. Io capisco che, essendo noi a ridosso di un importante appuntamento elettorale, il tentativo della strumentalizzazione sia molto forte, però crediamo che questo non sia tempo di strumentalizzazioni, ma sia tempo di verità, se volete anche di oggettività.

Sono state pronunciate molte affermazioni improprie, anche sbagliate. Noi sapevamo benissimo che la Regione si trovava e si trova in una situazione molto difficile, tant'è che, alla luce di ciò, abbiamo preparato una finanziaria, una finanziaria discussa a lungo (ben tre mesi tra l'attività della Commissione e l'attività dell'Aula) perché è prima di tutto una finanziaria di scelte.

Abbiamo scelto di non andare oltre nella tendenza all'indebitamento, perché avrebbe portato questa Regione in una condizione di non ritorno. Questa è sì una finanziaria di tagli - abbiamo tagliato l'unica cosa importante, cioè abbiamo ridotto del 50 per cento la tendenza all'indebitamento - però è anche una finanziaria di risorse. Abbiamo più volte ribadito che, rispetto all'anno scorso, non si è ridotto notevolmente il budget col quale affrontiamo i problemi più importanti, più difficili che affliggono questa Regione. E' una finanziaria certo di contenimento della spesa, ma è anche una finanziaria con la quale abbiamo lanciato o abbiamo raccolto in qualche modo delle sfide. Abbiamo detto più volte: "Bisogna riqualificare la spesa", cioè bisogna imparare forse a spendere meglio, bisogna contemporaneamente rimettere in movimento la macchina della Regione, intendendo per Regione non semplicemente l'apparato centrale ma tutto il sistema delle autonomie, compreso quello delle autonomie locali, che oggi attraversa una fase di difficoltà.

Abbiamo parlato a lungo della legge numero 37 del 1998, dell'articolo 19, abbiamo inneggiato al sistema degli enti locali. Sappiamo benissimo che molto spesso il ritardo nella capacità di spendita è determinato proprio dalle nostre realtà locali, molto spesso da quelle minori. Abbiamo detto: "Benissimo, questa Sardegna non potrà andare avanti se non vi sarà una capacità di accelerazione dei processi di spesa che riguardano tanto il livello centrale come i livelli intermedi per arrivare fino ai livelli comunali". Ci siamo cioè detti con franchezza che questa Regione deve superare un evidentissimo momento di disagio, che non è semplicemente un disagio sociale, ma è prima di tutto un disagio economico e anche un disagio culturale, e che per far questo c'è bisogno del contributo di tutti. Però se poi andiamo a analizzare partitamente le scelte che sono state operate, non mi sembra proprio che abbiamo mortificato i settori dell'istruzione. Si è parlato a lungo in questi giorni dell'annoso problema delle scuole materne non statali. Anche qua si fa demagogia; rispetto al 2004 è stato effettuato un taglio di appena il 4 per cento, rispetto al 2003 vi è invece un incremento significativo; e noi sappiamo perfettamente che l'intervento per le scuole materne non statali in certi casi è un intervento a sostegno della scuola e anche della società sarda. E la ricerca? Forse che è stata mortificata la ricerca, forse che dal 2003 al 2005 i trasferimenti per le università o per i centri di ricerca regionali sono diminuiti?

Siamo stati attenti anche a settori delicati: penso per esempio agli emendamenti con i quali siamo intervenuti sui consorzi di bonifica, ai venti milioni recuperati per le politiche di sviluppo rurale. E così possiamo elencare il piano di sviluppo del lavoro, un piano che bisogna leggere con attenzione perché prevede molte azioni che hanno come destinatari finali proprio i piccoli comuni, le realtà anche dell'interno, le realtà della Sardegna, perché la Sardegna è una grande realtà interna. Però, nel piano per lo sviluppo, per il lavoro vi sono delle voci significative, che riguardano il sostegno alla formazione dei nostri giovani laureati, venti milioni destinati a sussidi e alle moderne forme di microcredito con particolar eriguardo alle condizioni di debolezza, di arretratezza e di povertà.

Bene, non è questa una finanziaria con la quale mortifichiamo nessuno. E' vero, concordo, su un tema importante dobbiamo aprire un dibattito serio, dobbiamo intenderci su che cosa si debba definire come politiche dell'identità. Credo che nella scelta effettuata di preferire il concetto di sviluppo locale vi sia un riferimento anche alla memoria dei luoghi, un riferimento alla coscienza linguistica, un riferimento al sistema delle tradizioni, e dobbiamo forse compiere qualche passo in avanti. Noi abbiamo la consapevolezza che con questa finanziaria stiamo iniziando un percorso che dovrà portare la nostra Sardegna a diventare essa stessa una terra normale, una normalità fatta di apertura, una normalità fatta di fatta forse anche di storia e di tradizione.

Allora, da questo punto di vista concordo con l'intervento del Capogruppo dell'UDEUR; io credo che sia eccessivo che ci possano essere atteggiamenti o sentimenti di disgusto. Questa è una finanziaria attenta, nata dalla responsabilità e dalla sensibilità di tutti. Certo ci saranno delle parti che si potranno aggiustare, credo che però attraverso questa finanziaria - che non è una finanziaria elettorale, ma una finanziaria seria - abbiamo offerto un contributo perché questa Sardegna possa veramente diventare una terra capace di ospitare sia coloro che ci abitano sia coloro che verranno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il giudizio che si ricava dopo oltre due mesi di lavoro assai intenso del Consiglio regionale - a questo proposito spero che la riforma del Regolamento si realizzi quanto prima, perché è diventata improcrastinabile - è un giudizio triste e sconsolato. Al di là di ogni volontà e polemica di parte, è evidente a tutti qui dentro che il dibattito è stato totalmente inutile. Dopo decine di discussioni, centinaia di emendamenti, migliaia di parole la manovra è uscita dall'Aula sostanzialmente identica a come era entrata; e le poche modifiche apportate non sono certamente nostre. Sono, come qualcuno dice volgarmente, ormai è uso comune, "marchette" che vi appartengono.

La maggioranza si è arroccata nelle sue posizioni, non ha colto neppure una delle riflessioni espresse dalle forze di opposizione, non una, a parte ovviamente alcune correzioni tecniche che l'Assessore è stato cordialissimo nel riconoscere, però si trattava di errori che abbiamo trovato in una manovra che certamente anche per un recupero di tempi è stata frettolosa, mal cucinata ed ancora peggio gestita. Noi abbiamo cercato di portare contributi che abbiamo ritenuto importanti per evitare ripercussioni negative sugli enti locali, l'ultimo è quello che io ho proposto recentemente e che voi avete accolto relativamente al piano socio-assistenziale che avrebbe penalizzato 160 comuni. Per amore di verità devo ammettere che si trattava di un errore di comunicazione; non voglio addebitare a nessuno responsabilità non sue.

La considerazione più sconsolante è che l'intera manovra, che la maggioranza si è rifiutata di modificare, di attenuare nei suoi toni, è una manovra fortemente depressiva per l'economia isolana. Una manovra che colpisce duramente i settori produttivi, ridotti a non avere più alcun aiuto in un tessuto economico dissestato come quello sardo, che penalizza il settore sociale, che mortifica qualsiasi speranza dei giovani e di chi volesse intraprendere un'attività economica, che non dà fiato a un'economia asfittica. Ed è, al di là di qualsiasi proclama, una manovra che non riduce l'indebitamento, che fa ricorso al mutuo come sempre tutti hanno fatto, che utilizza qualche piccolo artifizio contabile per non cambiare una realtà finanziaria che può certo essere modificata ma non così.

Per modificarla, ma voi ve ne siete resi conto, serve, come abbiamo poi più volte ripetuto, in queste settimane un incisivo intervento che avete sostenuto, ma che va avviato con maggiore decisione e forza, una ricontrattazione dei cespiti che ci provengono dal titolo terzo dello Statuto di autonomia, una diversa e ben più lungimirante politica nel considerare i proventi dei beni pubblici; anche questa soluzione ve l'abbiamo a suo tempo evidenziata, ma riteniamo che quello che è stato fatto sia insufficiente.

I gravi pregiudizi che questa stagione economica produrrà per i lavoratori sardi e per i settori produttivi dell'Isola si sono appena affacciati; platee di disoccupati, fiumane di giovani, la formazione dei quali viene purtroppo interrotta; decenni di storia e di dialogo, di confronto con i sindacati e con le parti sociali che ormai sono praticamente ridotti all'osso. Taccio, per carità umana e perché francamente non ho grande interesse a fare la voce che grida nel deserto, sulle questioni che riguardano quello che appare il vostro principale interesse, la sanità. L'ho fatta già ieri, mi limiterò ad alcune osservazioni, ma come ho già detto più volte in occasione del dibattito consiliare sull'argomento, le scelte disegnano una sanità appaltata ad interessi esterni alla storia e alla cultura dell'Isola e alle sue prospettive.

Veda, nove miliardi di consulenze - lo ripeto perché è in Aula il Presidente - sono tanti, nove miliardi di lire di consulenze in due anni e mezzo sono troppe per un Assessorato che spendeva per quello scopo soltanto 67 mila euro all'anno; ed ha utilizzato, a tal fine anche altri fondi di altri capitoli, quello del settore del socio-assistenziale e dell'osservatorio veterinario per esempio. Questo perché lo dico, Presidente? Perché obiettivamente queste risorse finanziarie, così impiegate costituiscono uno spreco. A proposito di sprechi lei ha detto, con correttezza, e in parte lo mette anche in pratica: "Basta con le macchine blu". Alcuni miei amici che vengono spesso in Sardegna hanno invece notato che all'arrivo dell'aereo con loro c'è tanta gente, tutta gente che attendeva le macchine di servizio per essere trasferiti all'Assessorato della sanità. E ciò è in contrasto con i principi da lei sbandierati.

Sono convinto che lei era in buona fede quando ha ottuato questo piccolo artifizio attraverso questi fondi dello Stato. L'Assessore nega perché cerca di difendere il suo mestiere, e l'ha fatto bene, l'ha fatto con senso di responsabilità, con l'onestà intellettuale che tutti le riconoscono, Assessore, però di fatto è un artifizio. Anche dividere le spese in tre voci è un artifizio perché sono sempre delle commesse che vanno a vantaggio di vecchi amici e compari che lucrano queste somme per scrivere due paginette, per offrire dei supporti che non servono.

Sino a quando uno è un operatore serio, io posso anche capire, ma se uno si laurea a ventotto anni... io ho lavorato dall'età di diciotto anni, mi sono laureato in geologia all'età di ventiquattro anni; lavoravo, studiavo, facevo politica, e come me molti della Casa dello studente, ma mi sono laureato a ventiquattro anni. A ventotto poi ho conseguito la laurea in scienze politiche. Quanta persona, invece, gestisce una modestissima residenza per anziani della Segesta, che io conosco e ho visto, polispecialistica; sì fanno le risonanze magnetiche ma non serve a niente. Ha frequentato due master e poi scrive anche in modo sciocco e meschino che ha ottenuto addirittura sessanta crediti. Sapete cosa sono sessanta crediti? Il professor Nivoli, lo sanno i medici, per la frequenza al congresso che tiene a maggio, permette di conseguire trentacinque crediti; i giovani psichiatri per la frequenza di un corso a Sanluri acquisiscono trenta crediti; il che vuol dire che se uno partecipa a due congressi raggiunge questo risultato; è ben poca cosa.

Ha fatto i master! Cosa vuol dire "fare i master" se li fa prima della laurea? Dove è questa scienza? E' questo che ci offende! Ma io ne potrei citare… perché non mettete della gente vicina alla vostra parte politica ma di grande competenza? Io ne conosco uno, si chiama Igino Meloni, faccio i nomi, che ha contribuito a realizzare il vecchio piano; è stato un grosso manager sotto tutti i punti di vista, ha una competenza specifica di grande rilevanza... questa gente, ne avete tra le mani, avete Ninni Murru, avete altri utilizzabili.

Io in quelle poche consulenze che ho attivato, ho chiamato professionisti di altra parte politica, perché erano utili quando non c'era nessuno. Le epurazioni conseguono il solo risultato di ingessare una situazione già difficile per le aziende sanitarie sarde, di mortificare intere categorie di professionisti, di rendere ancora più difficoltosa la gestione di un sistema che ha bisogno, per essere amministrato, di essere conosciuto. Leggo oggi sui giornali che lo scienziato che avete chiamato a gestire la A.S.L. di Cagliari niente conosce della sanità sarda, se non per qualche consulenza che ho avuto occasione di fare. Ho scoperto che è stato anche socio della cooperativa CTR Primavera, lo ha ammesso anche lui, nel '99, nel 2000 e nel 2001. Ha detto che si metterà a studiare; credo però che non sia un compito dei contribuenti sardi pagare gli studi al signor Gumirato.

Taccio anche sui tagli alla cultura, alle associazioni sportive, alle scuole cattoliche, all'intero sistema culturale dell'Isola. Un vero e proprio scempio che non merita alcun commento, come in realtà nessun commento meriterebbe questa manovra, una manovra che si chiude con il consueto grave ritardo di quattro mesi di esercizio provvisorio che ha accomunato, per amore della verità, tutti gli Assessori del bilancio degli ultimi anni. Va da sé che il nostro voto è un voto fortemente contrario. Voglio ribadire che abbiamo consentito, un'accelerazione nel dibattito per senso di responsabilità - di questo non potete che darmene atto per correttezza - ed anche (perché non dirlo?) perché fare opposizione in quest'Aula è inutile se non poniamo mano ad una modifica di questo Regolamento che è fondamentale per il proseguo della legislatura.

Evito di evidenziare le numerose prese di distanza di esponenti della maggioranza manifestata in forma palese con dichiarazione di voto. Ritengo che, con le elezioni alle porte ci siano altre sedi per svolgere un'opposizione corretta e seria, e queste altre sedi sono le piazze.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, il voto del Gruppo de La Margherita è un voto certamente favorevole, sia per quanto riguarda la finanziaria sia per quanto riguarda il bilancio. E' stata una finanziaria che ci visti impegnati per molto tempo, sia in Commissione sia in Aula ed oserei dire che ne è valsa la pena, se guardiamo ai risultati che stiamo conseguendo. Una finanziaria, una manovra che si è posta importanti obiettivi: il risanamento finanziario partendo dal rallentamento dell'indebitamento, il contenimento del disavanzo all'interno del dieci per cento, la selezione, la riqualificazione della spesa, il mantenimento del livello di spesa pari al 2004 sostituendo risorse proprie, che peraltro erano mutui, con risorse POR, anche per evitare che queste risorse potessero essere restituite all'Unione Europea. Peraltro si è posto il problema di avviare il programma di riforme anche per dare immediata attuazione agli impegni assunti con i sardi per una Regione nuova.

Avvio di riforme che ha interessato l'organizzazione interna della Regione, degli enti turistici, dell'ESAF, degli enti agricolti, delle Comunità montane, facendo proprio da parte del Consiglio l'importante lavoro svolto dalla Commissione autonomia. La manovra che il Consiglio si appresta ad approvare risulta sicuramente migliorata anche grazie al contributo delle opposizioni e in particolare del Partito sardo d'Azione, soprattutto per quanto riguarda gli interventi sulla cultura e sulla lingua sarda che appaiono significativamente rafforzati, anche se non nella misura richiesta, a causa dei vincoli di bilancio che ci siamo imposti con il Dpef.

Certo, avremmo voluto offrire alle sollecitazioni degli amici del P.S.d'Az. risposte più significative, che in parte non è stato possibile dare in questo momento; però posso rassicurare i colleghi Atzeri e Scarpa che ci impegnamo a fare domani quello che non siamo riusciti a garantire oggi, perché l'alleanza che abbiamo stretto nuovamente in queste elezioni comunali e provinciali possa concretizzarsi anche alla Regione nella condivisione del progetto avviato.

Riteniamo che tutti gli obiettivi prefissati siano stati raggiunti, sia quelli di carattere finanziario sia quelli per l'avvio concreto delle riforme. Riforme che comunque verranno realizzate da questo Consiglio e con il concorso di tutti, maggioranza e minoranza. Quando avevamo iniziato il percorso di questa finanziaria diversi colleghi avevano sottolineato con forza le tensioni e le preoccupazioni presenti in alcuni settori e in alcuni soggetti della società sarda. A conclusione di questa lunga maratona credo che le preoccupazioni risultino molto minori di quanto si potesse prevedere all'inizio.

Ciò nonostante credo che vada ricercata la partecipazione perché l'azione di governo sia fondata sul consenso, su un nuovo patto con i cittadini sardi e su una solida alleanza con i soggetti che partecipano al governo concreto e quotidiano della vita della Regione: i sindacati, le associazioni di categoria, gli enti locali. Alleanza che risulterà indispensabile per l'impegno prossimo della Giunta regionale e di tutti noi nel confronto con il Governo nazionale per l'urgente rinegoziazione dei trasferimenti da parte dello Stato delle entrate relative all'IRPEF e all'IVA.

Il nostro è un voto favorevole e convinto in quanto coerente con il programma elettorale con il quale ci siamo presentati ai sardi nella passata primavera. Programma frutto della totale condivisione di chi ha aderito alla coalizione Sardegna Insieme.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Prima di iniziare mio intervento vorrei conoscere chi sono gli iscritti a parlare successivamente.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, li ha visti; dopo di lei c'è l'onorevole Marrocu, l'onorevole Pili e il Presidente Soru per dichiarazione di voto.

DIANA (A.N.). Allora io interverrò, Presidente, per cinque minuti sul disegno di legge numero 91 e successivamente interverrò per cinque minuti sul disegno di legge numero 92.

PRESIDENTE. Questo le è consentito, se vuole. L'intesa non era questa, se lei vuole intervenire per cinque minuti sul "91", va bene.

DIANA (A.N.). Certamente, grazie. Signor Presidente, colleghi, colleghe, signor Presidente della Giunta, annuncio il nostro voto contrario a questa manovra finanziaria, che ovviamente non potrà essere modificata dalla presenza del Presidente della Regione.

Ieri, nelle numerose votazioni che abbiamo affrontato, la maggioranza ha sentito il dovere di votare anche la coerenza con il Dpef; una coerenza che non esiste, una coerenza che non è assolutamente supportata da tutte le considerazioni che sono scritte nelle Note di programma. Probabilmente pochi colleghi hanno avuto modo di leggere con attenzione le Note di programma, e se le avessero lette probabilmente si sarebbero resi conto che nessuna corrispondenza è presente in questa manovra finanziaria.

Noi abbiamo, credo, compiuto uno sforzo notevolissimo in questi mesi per cercare di agevolare il percorso, non per ostacolarlo, e fin dal primo momento abbiamo posto dei problemi. Su questi problemi non siamo stati assolutamente ascoltati. Avete i numeri, avete la forza di imporre le vostre scelte, l'avete fatto; è una responsabilità tutta vostra, non è una responsabilità certo dell'intero Consiglio. Mi sarebbe troppo facile intervenire nelle contrapposizioni che esistono all'interno della maggioranza ma non farò assolutamente cenno a questo; farò certamente cenno invece al mancato riconoscimento del ruolo di questo Consiglio regionale, questo sì.

Si è parlato di commissariamento, si è parlato di un amministratore delegato, si è parlato di tantissime cose che non possiamo assolutamente condividere. Diceva l'onorevole Cugini nei giorni scorsi che noi dobbiamo mettere in sicurezza il Consiglio. Onorevole Cugini, questo Consiglio è in sicurezza, ma in quella famosa sicurezza che non ci piaccia e sono sicuro non piace neanche a lei. E quindi se è emersa, da parte di un autorevole esponente della maggioranza, la necessità di mettere in sicurezza questo Consiglio regionale, figuratevi che effetto fa questa situazione ad un rappresentante dell'opposizione o della minoranza! Siamo arrivati al paradosso, siamo arrivati veramente a degli atti che sono assolutamente inconcepibili.

Sono concetti che abbiamo ribadito in continuazione e avremmo voluto che il Presidente della Regione fosse rimasto qui per quarantacinque, cinquanta, sessanta giorni, per quanto siamo stati noi qui dentro, per ascoltare, per sentire. E invece no, mentre qui si cercava di portare a termine un lavoro certamente importante che non offre risposte ai sardi, il Presidente della Regione ha sentito la necessità di lavorare all'esterno. E come non lavora! Da un lato compra e da un lato vende! Anche questo è un argomento che in quest'Aula, solo oggi, si può affacciare.

Avremmo gradito che il presidente Soru fosse venuto immediatamente qui a riferire al Consiglio quale necessità, quale opportunità esiste oggi per acquisire la cartiera di Arbatax, per esempio, quando stiamo alienando il nostro patrimonio. Ma qual è la necessità di cedere la quota di partecipazione del CIS? Abbiamo visto tutti i dati del CIS; alla Regione Sardegna vanno 2,7 milioni di euro di utili, una cifra importante. Mi viene da pensare: ma chi acquista il 27,8 per cento del capitale azionario del CIS, quando il socio di maggioranza ne detiene il 54 per cento? Ma ve lo siete chiesti questo, colleghi consiglieri? Cui prodest? Perché noi dobbiamo dilapidare 2,7 milioni di euro? Per portare alle casse della Regione risorse fresche, si dice. Io credo che il presidente Soru…

PRESIDENTE. Onorevole Diana, ho fatto una verifica sulla richiesta che lei ha avanzato e ci stiamo esattamente uniformando alla prassi della precedente legislatura, quindi la pregherei di continuare così come previsto, poiché era sempre la Giunta o il Presidente di turno che chiudeva gli interventi, come lei potrà riscontrare anche dai verbali. Quindi se vuole continuare.

DIANA (A.N.). Mi fermo e poi interverrò per gli ulteriori cinque minuti.

PRESIDENTE. Volevo chiederle di proseguire.

DIANA (A.N.). Intendo intervenire successivamente Presidente.

PRESIDENTE. Come vuole, però ci stiamo uniformando alla prassi, perché da come l'ha presentata lei sembrava quasi che fosse una decisione assunta a seguito di una innovazione. Non è così, ci sono i precedenti.

DIANA (A.N.). Non ho mai parlato di innovazione.

PRESIDENTE. I termini per le dichiarazioni di voto, come lei sa, non ci sono per scelta di quest'Aula, sebbene io propendessi...

(Interruzione del consigliere Diana)

PRESIDENTE. Non è così, onorevole Diana, come lei potrà riscontrare dai verbali che le posso mettere a disposizione.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, di certo non si può dire che non ci sia stata discussione e confronto sulla manovra finanziaria. Due mesi di intenso lavoro in Commissione, nelle Commissioni di merito, nella Commissione terza e poi in Aula. Ciò che caratterizza questa manovra finanziaria è che per la prima volta ciò che dovrebbe essere un fatto ordinario assume invece la caratteristica di straordinarietà e la straordinarietà di questa manovra consiste nel fatto che per la prima volta, debbo dirlo riferendomi anche agli ultimi dieci anni, non solo agli ultimi cinque, la manovra finanziaria che viene approvata si pone in perfetta coerenza con gli obiettivi che il Consiglio regionale si era dato approvando il documento di programmazione economica e finanziaria.

Quello che dovrebbe essere un fatto ordinario in una Assemblea legislativa come la nostra, assume oggi il significato di un fatto straordinario, perché è la prima volta che gli obiettivi che ci siamo dati vengono conseguiti. Erano gli obiettivi di ridurre il ricorso all'indebitamento fissando il limite del dieci per cento per il disavanzo, stabilendo che non si potesse spendere di più di ciò che abbiamo, sapendo che la spesa corrente supera già oggi le entrate e che potevamo ricorrere solo ad un ulteriore dieci per cento. Obiettivo che ha guidato questa manovra da quando è stata approvata dalla Giunta e che oggi centriamo con l'approvazione finale.

L'altro obiettivo che era contenuto ugualmente nel documento di programmazione economica e finanziaria, che era nel programma elettorale, che è nostro, è quello di passare, rispetto alle riforme, dalla politica del dire e del parlare a quella dell'agire e del fare, avviando realmente e concretamente, pur sapendo che una politica di riforma costa, ha dei prezzi anche sociali da pagare, ma avviando una politica di riforma di tutta la strumentazione pubblica, perché occorre intaccare anche la spesa corrente e offrire alla Regione efficienza amministrativa per cogliere quegli obiettivi.

Altro obiettivo che si coglie è che, pur riducendo il ricorso al disavanzo, e quindi non aumentando il ricorso all'indebitamento, non si riducono le risorse che si mettono in circolazione nell'economia sarda, spendendo risorse che abbiamo, le risorse comunitarie che avremmo rischiato di perdere perché voi non le avete spese. Ed è un altro obiettivo che era indicato nel documento di programmazione economica e finanziaria che riusciamo a conseguire. Questa è la straordinarietà: che chi si dà degli obiettivi sia poi coerente con quegli obiettivi. Dovrebbe essere un fatto ordinario e diventa invece un fatto straordinario perché è la prima finanziaria che coerente con quello che ha detto. Ed è un altro aspetto della straordinarietà: la coerenza con quegli obiettivi non è stata intaccata né dall'azione della minoranza ma neppure da quella della stessa maggioranza.

Vedete, in tutti i vostri programmi - in un intervento citai quasi integralmente la relazione dell'allora Presidente della Commissione terza, La Spisa, che sembrava essere stata scritta oggi - tutte le finanziarie dichiaravano di voler perseguire l'obiettivo delle riforme e del risanamento, ma poi tra ciò che si annunciava e ciò che si faceva la musica cambiava completamente e non sempre per l'azione della minoranza ma spesso a causa della stessa maggioranza.

Non c'era manovra finanziaria dove due - trecento emendamenti non presentassero la firma dei colleghi della maggioranza che poi, attraverso magari il ricorso al voto segreto o altri strumenti, stravolgevano quegli obiettivi che la stessa maggioranza si era data. Questa è un'altra delle novità: non c'è stato dall'inizio del percorso della finanziaria ad oggi un solo caso in cui questa maggioranza non abbia tenuto e non abbia raggiunto l'obiettivo che si era posta.

Certo, dispiace che oggi, a conclusione di questo percorso, alcuni colleghi di Rifondazione commettano un errore politicamente gravissimo di autolesionismo e facciano un regalo al centrodestra veramente incomprensibile, tra l'altro in un momento così importante per il centrosinistra che si trova ad affrontare il confronto elettorale per il rinnovo di molte amministrazioni locali e per l'istituzione delle nuove province. Un errore gravissimo che mi auguro possa portare questi compagni a riflettere, perché, dal punto di vista politico, è inconcepibile.

Io invece mi sento di ringraziare, come ha fatto il collega Secci, l'Assessore e la Giunta per l'atteggiamento avuto rispetto alla finanziaria, di ringraziare il Gruppo dei DS, l'intera maggioranza e i Capigruppo perché nonostante le ripetute turbolenze di una fase di assestamento come quella che questa finanziaria si accinge a chiudere non hanno mai perso di vista l'obiettivo comune che è quello della coesione, che è quello della riforma, che è quello del cambiamento e che è quello di un'azione di squadra da parte di questa maggioranza e da parte di questi Gruppi.

Vedete io so che spesso anche in noi si cela lo stato d'animo - lo dico ai tre compagni di Rifondazione - di chi non si sente di condividere certe scelte di governo, magari perché non ha partecipato a costruirle, e allo stesso tempo non può neppure manifestare il proprio dissenso nell'opposizione, perché non si sente parte dell'opposizione. E' uno stato d'animo che spesso si vive ma che non deve mai portare ad azioni così autolesionistiche come quella che è stata assunta oggi dai tre compagni. E ringrazio il collega Licheri che invece ha saputo distinguersi, separando la battaglia congressuale ed anche spesso le battaglie di parte, dall'interesse più generale di una coalizione e di un'azione di governo che impegna tutti ed ognuno per la sua parte.

Un ultimo riferimento lo rivolgo ai colleghi del Partito sardo d'Azione. Abbiamo iniziato un percorso comune in un'alleanza forte e, io mi auguro, duratura, a livello comunale e a livello provinciale. Io avrei gradito che questa alleanza si fosse concretizzata anche nelle precedenti elezioni regionali e politiche. Può darsi che ci sia stato qualche errore anche di disattenzione o di poca sensibilità da parte della maggioranza nei confronti di alcune battaglie del Partito sardo d'Azione, però mi sia consentita una sola nota polemica: io distinguo tra le battaglie per l'identità, la cultura sarda, eccetera, e quelle che si concretizzano in un'azione, che mi pare sinceramente un po' morbosa, di un collega del Partito sardo d'Azione per le politiche di un Assessorato (quello della pubblica istruzione) che lo stesso collega ha ricoperto come Assessore del centrodestra, scontrandosi, peraltro, spesso proprio col Partito sardo d'Azione che votava contro le sue proposte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, io seguirò il consiglio del collega Diana, quindi interverrò su questo ed anche sull'altro provvedimento.

E' risuonato costantemente in questo Consiglio lo scenario raccontato dall'esimio professor Pigliaru che ha guidato, a detta di tutti, con grande serietà il confronto con l'Aula. Il professor Pigliaru più volte ci ha ricordato una frase che io mi permetto di richiamare: "Siamo ad un passo dal baratro". Forse è vero, ma è certissimamente vero che con questa manovra voi fate fare alla Sardegna un passo in avanti, appunto, per farla cadere nel baratro.

E' vero, colleghi, non avete tagliato tutto, chi dice che avete tagliato tutto sbaglia. Per esempio non avete tagliato le consulenze miliardarie, ma è assolutamente vero che avete tagliato tutto il resto. Colleghi, credo che questo dibattito che qualcuno ha considerato - il collega Marrocu poc'anzi - proficuo per l'intero Consiglio regionale, non solo non possa essere definito dibattito e confronto ma, se mi consentite, è errato anche per noi dell'opposizione esprimere un giudizio severo su questa manovra finanziaria. Non saremo noi ad esprimere un giudizio, il nostro potrebbe essere tacciato di partigianeria; noi abbiamo solo il compito, ci assumiamo il compito di spiegare a chi sta fuori da quest'Aula quello che realmente comporterà questa manovra finanziaria. E' una manovra finanziaria contro i comuni, contro i 377 comuni della Sardegna che non potranno più utilizzare i fondi europei.

Va detto con estrema chiarezza: avete cancellato con l'articolo 19 della legge numero 37 del 1998 i fondi necessari per cofinanziare la partecipazione dei comuni ai bandi europei. Avete previsto il blocco di tutti gli investimenti, molti dei quali finalizzati alla creazione di risposte sociali. E' una finanziaria contro i giovani; avete cancellato le risorse per la cultura, avete cancellato i fondi per le scuole, avete in qualche modo denigrato tutto quello che nel mondo universitario si è fatto in questi anni.

Ma c'è il fatto più importante, più rilevante. Veda, onorevole Presidente della Giunta, ho sentito risuonare qui le parole del collega Licheri, Capogruppo di Rifondazione Comunista. C'è una regola fondamentale in politica che afferma che forse è meglio mai introdursi tra le diatribe internne ai partiti, regola che è venuta meno con l'intervento del collega Marrocu. Ma io ho sentito dire al collega Licheri che forse il collega Pisu dovrebbe farsi da parte; quando si dissente bisogna rispettare il dissenso, anche quando è interno alla maggioranza. E quel tema del piano straordinario del lavoro non è un tema che non appassiona questa coalizione. Noi abbiamo detto più volte che andava rivisto, che andava rimodulato, ma riconoscevamo che è diventato negli anni una risposta agli enti locali che non poteva essere cancellata così come è stata cancellata, senza criterio, senza ragionevolezza, e consentitemelo, senza quel minimo buonsenso che era indispensabile per dare risposte.

E' una finanziaria contro gli agricoltori, un imbroglio. Avete prvisto delle risorse finanziarie che non esistono e che non potranno essere utilizzate per affrontare due problemi fondamentali: il prezzo del latte da una parte e l'indebitamento delle aziende agricole dall'altra. E' una finanziaria che si occupa di ragioneria e non si occupa di economia e di socialità. E' una finanziaria senza anima, senza testa e purtroppo senza gambe, una finanziaria che fermerà anche di più la Sardegna, e questa legislatura segue l'esordio della fiducia sulla finanziaria.

Marrocu ha detto: c'è stato un confronto che non ha portato a risultati perché non è stata intaccata la finanziaria né da parte della maggioranza né da parte della minoranza. E' vero, ed è anche per questo motivo che il nostro sarà un voto contrario a questa manovra che oggi segna il punto più basso del confronto parlamentare e che lascerà un segno indelebile nell'economia della nostra Regione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Rinuncio ad intervenire.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 91.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Murgioni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Uggias.

Rispondono no i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Biancareddu - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - La Spisa - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Scarpa - Vargiu.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Davoli - Pisu - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 73

Votanti 69

Astenuti 4

Maggioranza 35

Favorevoli 44

Contrari 25

(Il Consiglio approva).

Passiamo alla votazione del disegno di legge numero 92.

Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervento per dichiarare il voto contrario a questo provvedimento per le ragioni che ha prima elencato il Capogruppo, onorevole Atzeri, e per precisare che tutte le proposte emendative formulate dai sardisti in quest'Aula sono state richieste da un documento scritto del consiglio nazionale del Partito Sardo d'Azione, compresa la posizione che stiamo assumendo in questo momento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, ho letto con attenzione la corrispondenza che i solerti uffici del Consiglio regionale hanno messo immediatamente a mia disposizione e ricordo benissimo che l'onorevole Carloni a suo tempo chiese di parlare, al termine della dichiarazione di voto dei colleghi Capigruppo di allora. E in quella circostanza il Presidente di turno, non ricordo fosse lei, disse: "Il Presidente replica che si può procedere anche in difformità rispetto alla prassi seguita finora". Quindi se la prassi seguita era quella che dovessero parlare i colleghi Capigruppo, punto. Ma io non voglio sollevare polemiche e credo di non aver mai abusato e di non essere neanche pretestuoso nelle mie considerazioni, presidente Spissu.

Certo è che noi abbiamo mantenuto in quest'Aula un atteggiamento di grande attenzione, anche di grande collaborazione in qualche caso, perché presiedere è difficile, lo sappiamo benissimo. Abbiamo avuto con lei anche degli scontri, ma non li abbiamo mai ricercati. Noi abbiamo condotto una onesta e doverosa battaglia politica in quest'Aula perché non condividiamo la manovra finanziaria e il bilancio. Questo spetta a noi e nessuno ci può impedire di manifestare il nostro dissenso, nemmeno le considerazioni dell'onorevole Pinna, che oggi elogia l'articolo 19 della legge numero 37 del 1998.

Onorevole Pinna, se c'è un comune in Sardegna che ha utilizzato l'articolo 19 della legge numero 37 in maniera difforme dai presupposti originari è proprio il comune di Abbasanta. E allora consigliere Pinna, prima di pronunciare certe affermazioni in quest'Aula dobbiamo stare attenti tutti, perché tutti abbiamo sbagliato con l'articolo 19 della 37, e non lo si venga a dire in quest'Aula. E' un argomento che comunque, per quanto ci riguarda, non ci tocca minimamente.

Io dico solo una cosa, e la dico all'onorevole Davoli che sembra estremamente preoccupato del fatto che Alleanza Nazionale si interessi alle problematiche del lavoro. Io le assicuro, onorevole Davoli, che i grandi risultati che ha ottenuto l'assessore Salerno ultimamente li ha ottenuti, guarda caso, con il sottosegretario Viespoli di Alleanza Nazionale, e le assicuro che è stata premiata abbondantemente, lei e la Sardegna, e quindi tutti quanti noi. E questo non lo può smentire nessuno, alla faccia di chi dice che questo Governo nazionale è contro la Sardegna! Si pone contro la Sardegna quando i sardi sono contro il Governo nazionale, allora sì si può porre contro. Anche se non condivido neanche questo. E, in ogni caso, non si possono cercare diverse alternative: una volta si è d'accordo e una volta non si è d'accordo, caro presidente Soru. O si è d'accordo sempre o non si è d'accordo mai, perché altrimenti non si capiscono certi atteggiamenti che volta per volta assumono la forma di comportamenti e reazioni scomposte, altre volte assumono la forma del silenzio; del silenzio assordante suo, della sua Giunta e di tutta la maggioranza che l'accompagna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto.

PILI (F.I.). Io non mi sono iscritto.

PRESIDENTE. No, lo ha dichiarato, onorevole Pili, nella dichiarazione precedente. Si vuole iscrivere, cosa vuol fare?

PILI (F.I.). Deve chiederlo anche agli altri.

PRESIDENTE. Non ho nessun iscritto a parlare tranne il presidente Soru.

RASSU (F.I.). Non parlo quando me lo impongono.

PRESIDENTE. No, non quando glielo impongono, così come abbiamo fatto sempre onorevole Rassu, così come abbiamo fatto, anche quando era Presidente l'onorevole Pili.

PILI (F.I.). Se lo ricorda molto male.

PRESIDENTE. No, ricordo benissimo, onorevole Pili, comunque non è motivo di polemica.

Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie Presidente e grazie colleghi. Durante il dibattito stamattina sono stati tanti i punti di riflessione, gli spunti che potrebbero essere ripresi, molti polemici, molti forse anche inutilmente polemici, molti anche quelli personali che non dovrebbero trovare dimora in quest'Aula.

Prendo la parola, quindi, innanzitutto per ringraziare; per ringraziare l'assessore Pigliaru che ha rappresentato la Giunta in questo lungo lavoro e per ringraziare tutti gli Assessori che hanno contribuito collegialmente, e ognuno in particolare per la propria parte, alla costruzione di questa proposta di legge finanziaria. Ringrazio, naturalmente, i colleghi della maggioranza che hanno anch'essi contribuito alla costruzione del disegno di legge finanziario e poi ne hanno approfondito l'esame. L'hanno esaminato in Commissione, l'hanno rivisto e migliorato in quest'Aula e l'hanno sostenuto con grande unità e coesione. Ringrazio anche tutti i consiglieri non della maggioranza, per i contributi che hanno voluto comunque offrire, costruttivi, di idee e di impegno. E sono contento se questi contributi sono stati accettati e mi spiace se qualche volta non siamo riusciti ad accoglierli.

Una parola forse va spesa sulla Sardegna che abbiamo trovato: forse va ricordato che comunque abbiamo trovato una Sardegna caratterizzata da poche regole e spesso da una totale assenza di regole. Poche regole o assenza di regole in materia urbanistica; nessuna regola in materia di leggi sull'impiego; nessuna regola in materia di commercio dopo tanti anni; nessuna regola in materia di sanità, dopo tanti anni; in materia di politiche sociali dopo tanti anni; nessuna regola in materia di acque, dopo tanti anni. Nessuna regola in quasi tutto, in quasi tutti gli argomenti di cui la politica regionale si deve occupare. E questa maggioranza, con impegno, e questa Giunta, con la sua capacità di azione anche legislativa e questa legge finanziaria stanno cercando di colmare questi ritardi avviando e fissando tempi certi e impegnando tutti nella costruzione di queste regole o di parte almeno di queste regole.

Abbiamo trovato - è stato ricordato - una Regione che comunque negli ultimi anni è passata da un indebitamento di 300 milioni di euro a due miliardi e settecentomila e con mutui approvati per quattro miliardi di euro circa; miliardi che se fossero effettivamente utilizzati metterebbero la Regione in una condizione di non poter quasi ripagare il suo debito. Comunque non c'è nessuno spazio per l'autorizzazione di nuovi mutui, in virtù di regole che comunque vanno rispettate. Peraltro, va ricordato che essere passati in cinque anni a questo livello di indebitamento fa sì che mentre prima partivamo con una rata di ammortamento di 25-30 milioni di euro, adesso partiamo con una rata di circa 350 milioni di euro.

Siamo partiti da una Regione senza regole e con i conti assolutamente in disordine e non sostenibili, e con un disavanzo in costante crescita arrivando l'ultimo anno alla somma di un miliardo e 200 milioni di euro. Occorre ristabilire regole, dettare le regole che ancora non sono state poste, colmare i ritardi e iniziare immediatamente una politica di rientro dal disavanzo e di riassetto finanziario.

Io sono molto soddisfatto del lavoro compiuto e di questa legge finanziaria che andiamo ad approvare perché mantiene gli impegni che sono stati assunti nella recente campagna elettorale. Questa legge è coerente con quello che abbiamo detto, con gli impegni che abbiamo assunto davanti agli elettori; è quello che vogliamo restituire sulla base della fiducia che c'è stata data dagli elettori.

Abbiamo parlato tutti assieme in campagna elettorale, colleghi, soprattutto della maggioranza, di una questione storica del centrosinistra che è la questione morale, che vuol dire separare l'impegno politico dall'occupazione del potere, separare il ruolo politico dall'occupazione costante di qualsiasi occasione di potere, evitare la degenerazione, la creazione di troppi posti di potere quando non servono. E ci sono stati altri momenti di questa Regione in cui sono state create occasioni, consigli di amministrazione, enti, società di cui non si capiva e non si è fatto nemmeno a tempo a capire quale fosse la missione.

Noi, coerentemente con quella promessa abbiamo, anche con questa legge finanziaria, iniziato un processo di ridimensionamento di tutta questa sovrastruttura inutile che pesa, grava sulle spalle dei nostri concittadini. Eppure, in un momento prossimo alla campagna elettorale, abbiamo assieme saputo rinunciare a mille occasioni di rendere favori, mille occasioni di occupazione di posti che avrebbero potuto aiutarci nella facile ricerca del consenso elettorale.

Abbiamo rispettato quella parola e abbiamo rispettato la promessa di iniziare un processo veloce di maggior trasparenza del procedimento amministrativo, e sempre maggior trasparenza troverete anche nelle prossime settimane. Abbiamo rispettato l'impegno di voler velocemente ammodernare l'amministrazione di questa Regione. Per questo nella legge finanziaria ci sono norme che avviano, ancora una volta, il processo di diminuzione degli enti, di razionalizzazione, di maggior coesione tra diverse competenze che dovrebbero servire agli stessi bisogni; ci sono gli strumenti per avviare l'ammodernamento della macchina burocratica regionale.

Coerentemente, nelle prossime settimane verrà presentata e discussa una proposta anche di riorganizzazione della macchina regionale sotto forma di disegno di legge. Abbiamo promesso un cambio generazionale nella macchina regionale e ci sono le norme che avviano questo processo di svecchiamento, di apertura all'esterno, di apertura a competenze esterne, di riavvio dei bandi. Abbiamo promesso di fare il massimo possibile per promuovere lo sviluppo della regione avendo a mente quel dato, che sempre ci ricordiamo, di un livello di disoccupazione che è intollerabile per una società civile. Per la prima volta abbiamo messo assieme le risorse regionali, nazionali e statali in una programmazione integrata che è sempre stata richiesta, facendo tutti gli sforzi possibili affinché alla politica doverosa di rientro del disavanzo e di riequilibrio finanziario non facesse seguito una politica severa che la nostra società non avrebbe potuto sopportare. Abbiamo fatto in modo che non ci fossero, soprattutto, disagi o ritardi in quella politica che, invece, vogliamo di sviluppo e di creazione di maggior occupazione.

Abbiamo anche detto in campagna elettorale a cosa puntiamo per creare occupazione, per creare sviluppo. Abbiamo parlato di cultura, abbiamo parlato di agricoltura, artigianato, di ambiente, di scuola. Chi non vuol vedere non vedrà mai, ma chi vuole può vedere, nei numeri della finanziaria, quello che è stato fatto per la cultura; può vedere, nei numeri della finanziaria, quello che è stato fatto per l'agricoltura. Abbiamo trovato un'agricoltura prostrata, senza prospettive, senza una legge sulle acque, senza una legge sui consorzi di bonifica, con i consorzi di bonifica in dissesto, senza una legge che li aiuti nel riordino degli strumenti per la promozione del mercato. E chi vuole vedere nella legge finanziaria troverà molte di queste risposte. Così come troverà risposte per l'artigianato, per questo artigianato che stiamo continuando a finanziare e che abbiamo necessità di riportare all'interno delle poste di bilancio.

Abbiamo trovato una legge 51 "a sportello", che non operava nessuna scelta né su cosa finanziare né sui settori da finanziare; una legge 51 che ha illuso per molti anni i nostri artigiani accettando domande per importi complessivi molto superiori alle risorse che venivano poste nella legge finanziaria. Lavorando con le associazioni artigiane stiamo colmando questo gap e nelle prossime settimane sarà definitivamente risolto questo problema. Così come è già risolto il problema del sostegno alle imprese commerciali...

PRESIDENTE. Presidente Soru, prego.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Cercavo, se fosse possibile, di unire i miei due interventi e magari di utilizzare il tempo dei due interventi.

PILI (F.I.). No, ha già rinunciato.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lasci fare a me, poi quando prenderà il posto del Presidente del Consiglio potrà decidere lei come regolare il dibattito. Prego, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Chiedo scusa, finisco in pochi secondi. Chi vuol vedere ci trova cuore, anima e ci trova scelte. Trova scelte in tema di agricoltura e in tema di scuola. Per quanto riguarda la scuola così riassumerei la nostra posizione: più gente nella scuola pubblica e, se possibile, meno gente nella formazione privata.

Anche la scuola pubblica dà occupazione, solo che dà occupazione per concorso e occupazione stabile e tutelata. Spesso la scuola privata dà occupazione non per concorso, diversamente stabile e diversamente tutelata, e chi vuol vedere troverà in questa legge finanziaria gli strumenti per avviare un miglioramento e un ridisegno, dopo vent'anni, del mondo della formazione; ridisegno che faremo tutti assieme, ascoltando tutte le diverse parti e le diverse competenze che in questo Consiglio e nella maggioranza ci sono. Trova quindi scelte nella scuola, trova scelte nella sanità, trova scelte in ambito sociale.

Per finire, è stato ricordato più volte questo impegno verso i più deboli, questo impegno verso gli ultimi, come forse erroneamente li ho chiamati nel mio primo intervento in quest'Aula. L'intervento migliore è stato quello più breve della collega della maggioranza, che forse può aiutare tutti a riflettere sull'argomento. Vorrei solo ricordare che i più deboli di tutti, comunque, sono i bambini, sono i piccoli, le nuove generazioni e le generazioni che verranno. Anche a loro dobbiamo pensare e non li dobbiamo lasciare gravati del fardello dei nostri debiti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI(F.I.). Grazie, Presidente, voterò contro anche questo provvedimento, però credo che sia utile...

SECCI (La Margherita-D.L.). Com'è possibile che parli dopo il Presidente?

PRESIDENTE. Onorevole Secci, io ho fatto presente all'onorevole Diana e all'onorevole Pili questo fatto che è assolutamente innovativo.

SECCI (La Margherita-D.L.). E' una vergogna! Che stagione stiamo inaugurando? Non può dargli la parola, Presidente!

BIANCU (La Margherita-D.L.). Le istituzioni vanno salvaguardate! E' un problema di rispetto delle istituzioni!

PRESIDENTE. Il Presidente rispetta il Regolamento e ho richiamato sia l'onorevole Diana sia l'onorevole Pili al fatto che interpretandolo diversamente si interrompe una prassi che ha avuto vigore in quest'Aula durante tutta la precedente legislatura, anche col presidente Pili. Prego, onorevole Pili, però di questo faremo oggetto di discussione in Conferenza dei Capigruppo.

PILI (F.I.). Prendo atto e rinuncio al mio intervento, considerata la disponibilità del centrosinistra ad ascoltare!

PRESIDENTE. Bene colleghi, io inviterei tutti i colleghi che si sono erroneamente iscritti...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Sospendo per qualche minuto la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 54, viene ripresa alle ore 13 e 59.)

PRESIDENTE. Bene, colleghi, se riprendiamo posto proseguiamo le votazioni, pregando i colleghi, pur nella divergenza delle posizioni politiche, di salvaguardare l'Aula, le regole dell'Aula e le prassi che, nonostante non siano esplicitamente definite nel Regolamento, tuttavia sono invalse nelle procedure che sono state adottate in questi casi. Quindi, sebbene la polemica faccia parte della nostra vita e sia il sale del confronto politico, invito i colleghi a salvaguardare l'Aula, la Presidenza del Consiglio e chi coordina in nome di tutti questo lavoro, altrimenti diventa davvero difficile procedere.

Siamo in fase di votazione, ringrazio i colleghi che hanno rinunciato all'intervento, perché questo fa rientrare i tempi all'interno dell'accordo che avevamo raggiunto.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 92.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Lai - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Uggias.

Rispondono no i consiglieri: Atzeri - Biancareddu - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Floris Mario - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Murgioni - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Scarpa - Vargiu.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Davoli - Pisu - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 67

Astenuti 4

Maggioranza 34

Favorevoli 43

Contrari 24

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, delle note di Programma.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Lai - Licheri - Manca - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Uggias.

Rispondono no i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Biancareddu - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Floris Mario - Licandro - Liori - Lombardo - Moro - Murgioni - Oppi - Petrini - Pili - Pisano - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Scarpa - Vargiu.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Davoli - Pisu - Uras.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 67

Astenuti 4

Maggioranza 34

Favorevoli 42

Contrari 25

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione del conto consuntivo del Consiglio - Esercizio finanziario 2003.

PRESIDENTE. Abbiamo completato la votazione sulla manovra finanziaria della Regione. L'ordine del giorno reca lesame del conto consuntivo del Consiglio regionale dell'esercizio finanziario 2003. Prego i Questori di prendere posto nei banchi della Giunta.

Ha facoltà di parlare il consigliere Uras, questore.

URAS(R.C.), Questore. Diamo conto del bilancio consuntivo che prevede un'entrata pari a 86 milioni 447 mila 500 euro e uscite a pareggio pari a 90 milioni 234 mila 500.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, passiamo alla votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del conto consuntivo dell'esercizio finanziario 2003.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giorico - Lai - Licheri - Liori - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Moro - Murgioni - Oppi - Orrù - Pacifico - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Porcu - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Soru - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 64

Votanti 64

Maggioranza 33

Favorevoli 64

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione del progetto del bilancio di previsione delle spese interne del Consiglio. Esercizio finanziario 2005

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame del progetto di bilancio di previsione delle spese interne del Consiglio per l'anno 2005.

Ha facoltà di parlare il consigliere Uras, Questore.

URAS (R.C.), Questore. Signor Presidente, colleghi, come nel bilancio consuntivo dell'esercizio passato, anche il bilancio per l'esercizio finanziario 2005 prevede una spesa complessiva pari a 90 milioni di euro, ai quali bisogna aggiungere le sopravvenienze dell'esercizio precedente. Vorrei sottolineare che il Collegio dei Questori e l'Ufficio di Presidenza nel suo complesso hanno lavorato per tenere le spese per il funzionamento del Consiglio regionale nei limiti più ridotti possibile, e che questo è anche frutto di una revisione già in corso delle prerogative dei consiglieri rispetto all'andamento riscontrato nella precedente legislatura.

Voglio anche sottolineare che, a fronte di incrementi che comunque si sono registrati in altre aule parlamentari, per quanto riguarda le prerogative dei loro componenti, questo Consiglio regionale ha ritenuto di non dar corso ad adeguamenti di pari portata. Questo lo sottolineo perché il Consiglio regionale è responsabile nel suo complesso di iniziative che vanno verso il contenimento della spesa, ma che vanno anche a riconquistare - e in questo vorremmo essere tutti quanti aiutati - a riconquistare pienamente l'autorevolezza istituzionale e politica che questa Assemblea deve mantenere in ogni situazione e in ogni condizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, vorrei svolgere un brevissimo intervento perché credo che il bilancio costituisce anche il momento della programmazione e vorrei dichiarare in quest'Aula pubblicamente l'insoddisfazione del Gruppo Progetto Sardegna che ancora oggi non si vede assegnati gli spazi sufficienti per poter svolgere compiutamente il proprio lavoro. Non solo non gli vengono assegnati gli spazi sufficienti, ma non gli viene ancora assegnato il personale previsto dalla normativa regolamentare del Consiglio. Mi auguro, pertanto, che all'interno di questo bilancio siano stati previsti gli strumenti perché tutti i Gruppi, sia quelli vecchi sia quella di nuova formazione, che hanno credo pari diritti e pari doveri di svolgere il loro compito, possano farlo nei modi più appropriati.

Da questo punto di vista il nostro Gruppo ha compiuto tutto quello che poteva fare per segnalare ai Questori, alla Presidenza del Consiglio, il proprio disagio, le proprie difficoltà. Devo riconoscere che fino ad oggi abbiamo ricevuto molte manifestazioni di cortesia e di attenzione ma purtroppo nessun segnale concreto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente, non vogliamo mettere il dito nella piaga, ma non possiamo esimerci dal dichiarare che ci troviamo nelle stesse condizioni. Abbiamo anche scherzato su questa situazione, abbiamo suscitato il sorriso di tanti colleghi, ma non abbiamo ottenuto nessun risultato. La nostra situazione è, penso, precaria alla pari di quella dei colleghi di Progetto Sardegna, mi auguro che ci sia da parte sua e da parte dei Questori una presa di posizione netta perché possiamo svolgere nel migliore dei modi il nostro lavoro. Grazie.

PRESIDENTE. Io ringrazio sia l'onorevole Cachia che l'onorevole Porcu anche per il garbo col quale hanno proposto al Consiglio una questione che al momento non ha trovato soluzione, sulla quale il Collegio dei Questori e il sottoscritto si sono applicati inutilmente da mesi. Abbiamo una difficoltà a recuperare gli spazi necessari, a far funzionare e a far lavorare adeguatamente tutti i Gruppi. Abbiamo assunto la decisione, come Collegio dei Questori e come Ufficio di Presidenza, di dare attuazione ad alcune decisioni che sono state assunte, se è necessario anche senza il consenso di quei Gruppi e di quei colleghi che, a nostro avviso, godono di spazi esuberanti.

Lo spazio nel palazzo è questo, non è dilatabile, non può essere allargato, quindi bisogna utilizzarlo al meglio con la collaborazione di tutti, se questo è possibile, altrimenti anche senza la collaborazione, utilizzando l'autorità che ci deriva dal fatto che dobbiamo offrire risposte a tutti i Gruppi. Questo è un impegno che assumo in Aula e per il quale chiederò l'intervento anche dei Capigruppo che devono insieme a noi assumere le decisioni e soprattutto consentire che vengano attuate.

Chiuso questo aspetto, che non è un aspetto di bilancio, passiamo alla votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del bilancio di previsione delle spese interne del Consiglio per l'esercizio 2005.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancareddu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Lai - Licheri - Liori - Manca - Marrocu - Masia - Mattana - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pili - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Rassu - Sabatini - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Soru - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.

Si è astenuto il consigliere: Porcu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 64

Votanti 63

Astenuti 1

Maggioranza 32

Favorevoli 63

(Il Consiglio approva).

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, volevo ricordare che è stata richiesta la convocazione straordinaria del Consiglio per la discussione della mozione numero 33, firmata da tutti i colleghi della minoranza, e che i termini previsti dall'articolo 54, comma 3 del Regolamento interno, sono scaduti.

PRESIDENTE. Nei prossimi giorni si terrà una Conferenza dei Presidenti di Gruppo per decidere in merito alla sua richiesta e agli altri punti all'ordine del giorno, come le linee guida per la predisposizione del Piano paesaggistico.

Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 14 e 18.