Seduta n.207 del 21/01/1993 

CCVII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

GIOVEDI' 21 GENNAIO 1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

del Vicepresidente FADDA Antonio

indi

del Presidente FLORIS

INDICE

Interpellanza (Annunzio) .........

Interrogazione (Annunzio).......

Interrogazione (Risposta scritta)

Proposta di legge Sanna Emanuele - Pubusa - Dadea - Cuccu - Urraci - Casu - Cocco - Ladu Leonardo - Lorelli - Muledda - Pes - Ruggeri - Satta Gabriele - Scano - Serri - Zucca: "Norme per la disciplina, la trasparenza e il contenimento delle spese per la campagna elettorale per le elezioni del Consiglio regionale della Sardegna" (297) e della proposta di legge Tamponi - Marteddu - Murgia - Corda - Ortu - Sanna Adalberto - Tidu - Porcu - Catte: "Disciplina e contenimento delle spese sostenute dai candidati e dai partiti nelle elezioni per il Consiglio regionale" (298) (Discussione del testo unificato delle proposte di legge):

TAMPONI, relatore..................

MURGIA..................................

PUBUSA..................................

COGODI....................................

BAGHINO ................................

BAROSCHI ..............................

PAU............................................

La seduta è aperta alle ore 10 e 01.

PORCU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 14 gennaio 1993, che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Annunzio che è stata presentata la seguente proposta di legge:

dai consiglieri Soro - Dadea - Mannoni - Pusceddu - Merella - Ortu - Usai Edoardo: "Provvidenze a favore di iniziative industriali". (357)

(Pervenuta il 14 gennaio 1993 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazione

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione Cadoni sull'importazione in Sardegna di maiali infetti". (420)

(Risposta scritta in data 13 gennaio 1993.)

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.

PORCU, Segretario:

"Interrogazione Mereu Salvatorangelo, con richiesta di risposta scritta, sul palese deterioramento, a seguito di significativi fatti di cronaca nera, delle istituzioni etico politiche in Sardegna ed in particolare in Trexenta". (474)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

PORCU, Segretario:

"Interpellanza Marteddu sulla selezione per accedere ai corsi preparatori dell'assunzione al Gruppo tessile Ottana". (286)

PRESIDENTE. Poiché nessun componente della Giunta è presente, sospendo la seduta del Consiglio per trenta minuti e convoco la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 03, viene ripresa alle ore 11 e 02.)

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di esaminare nella giornata di oggi il testo unificato della proposta di legge numero 297 concernente "Norme per la disciplina, la trasparenza e il contenimento delle spese per la campagna elettorale, per le elezioni del Consiglio regionale della Sardegna e della proposta di legge numero 298 concernente "Disciplina e contenimento delle spese sostenute dai candidati e dai partiti nelle elezioni per il Consiglio regionale".

Subito dopo le modifiche al Regolamento interno. Domani mattina la seduta inizierà con la comunicazione della Giunta regionale in ordine al rapporto Regione-Governo.

Discussione del testo unificato della proposta di legge Sanna Emanuele - Pubusa - Dadea - Cuccu - Urraci - Casu - Cocco - Ladu Leonardo - Lorelli - Muledda - Pes - Ruggeri - Satta Gabriele - Scano - Serri - Zucca: "Norme per la disciplina, la trasparenza e il contenimento delle spese per la campagna elettorale per le elezioni del Consiglio regionale della Sardegna" (297) e della proposta di legge Tamponi - Marteddu - Murgia - Corda - Ortu - Sanna Adalberto - Tidu - Porcu - Catte: "Disciplina e contenimento delle spese sostenute dai candidati e dai partiti nelle elezioni per il Consiglio regionale" (298)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle proposte di legge numero 297 e 298. Relatore di maggioranza il consigliere Tamponi; relatore di minoranza il consigliere Manca.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Tamponi, relatore.

TAMPONI (D.C.), relatore. Signor Presidente, un attimo per prendere il testo della legge e credo che anche molti colleghi non l'abbiano ancora a disposizione.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa proposta di legge (nata da una discussione approfondita in Commissione, io tendo a ricordarlo ai colleghi che non vi hanno partecipato) parte di quel pacchetto di quattro proposte di legge e disegni di legge in materia elettorale; in particolare la Commissione attraverso due proposte di legge presentate dai consiglieri di vari Gruppi politici ha voluto soffermarsi su quella che viene definita una necessità di moralizzare la spesa nelle campagne elettorali e di rendere più trasparenti i criteri attraverso i quali si arriva di fatto a rappresentare i cittadini nell'Assemblea regionale. Questo può sembrare un episodio direi marginale nel contesto dell'approvazione di questo nucleo di riforme elettorali, del sistema che attende all'accesso della classe politica alle massime istituzioni democratiche, ma non deve interpretarsi in questo senso perché questi aspetti fanno ormai parte, lo sta dimostrando il dibattito che c'è in corso nel nostro Paese, di un concetto più ampio che tende a far recuperare agli eletti un ruolo di servizio e di rappresentanza più congeniale con le esigenze dei cittadini, con le esigenze degli elettori piuttosto che con le proprie esigenze di assurgere ad uno status, ad un ruolo che spesso viene esercitato in maniera distorta.

Per poter assurgere a questo ruolo e a questo status direi che spesso, non da parte di tutta la classe politica certamente, si sono verificati nel nostro Paese, e anche nella nostra Regione, dei fenomeni devianti con una massa di spese chiaramente visibili da parte dell'opinione pubblica, non solo da noi stessi, con campagne elettorali fatte con un dispendio di mezzi esagerati, con una serie di iniziative che lasciano oramai perplessi i cittadini e credo che debbano riguardare in primis noi. Ecco, se noi saremo capaci di dare la dimostrazione che vogliamo prima di tutto riformare noi stessi o i metodi con i quali ci proponiamo e con i quali tentiamo di accedere ai massimi livelli rappresentativi, credo che tutto questo servirà a recuperare un rapporto più corretto e meno conflittuale, e a far rinascere quindi quel dibattito e quel confronto con la società civile della quale vogliamo essere parte e certamente una delle parti migliori e più qualificante.

I criteri ai quali ci siamo ispirati sono criteri già propri di altre democrazie, in particolare della democrazia inglese. Non si è voluto nel nostro sistema introdurre alcuni aspetti e alcuni accorgimenti che sono tipici di questo sistema, perché abbiamo ritenuto nella discussione in Commissione di non poter arrivare fino a tanto, penso in particolare alla nomina e alla designazione del rappresentante e del responsabile della campagna elettorale, ma si è voluto comunque affermare e indicare un principio che è quello del tetto massimo di spesa per ciascun candidato che va individuato in maniera direi proporzionalmente diretta all'ampiezza del nucleo elettorale che lo esprime e a una spesa fissa per elettore. Così come si è voluto individuare anche un comitato dei garanti che confermino, in sede di consuntivo, la certificazione e la veridicità delle affermazioni dei singoli candidati.

Abbiamo ritenuto di lasciare alla discussione dell'Aula una serie di modifiche che eventualmente possono essere proposte e possono essere suggerite - vedo già che ci sono due emendamenti presentati dai colleghi in Aula - perché si tratta di una materia sulla quale certamente non ci saranno - a parere nostro, a parere mio, ma credo anche di altri colleghi - grossi conflitti di carattere ideale o di indirizzo, ma mi sembra che possa esserci una larghissima convergenza. E' per questo che noi portiamo in Aula questa proposta di legge convinti che il momento e le esigenze politiche di trasparenza e di chiarezza serviranno a farci approntare delle regole già per le prossime elezioni regionali più chiare, più trasparenti e soprattutto serviranno a portarci a essere più morigerati nelle spese, ad utilizzare diversamente i mezzi che spesso sino ad oggi lo sono stati in maniera impropria, e quindi a rendere le campagne elettorali in termini di concorrenza più giuste, senza per questo manifestare un atteggiamento e un giudizio completamente negativo per il passato, per quello che è avvenuto fino ad oggi.

Diciamo che dobbiamo guardare al domani. Dobbiamo mettere tutti i candidati nella stessa condizione, possibilmente, di concorrere al di là del proprio censo o dei mezzi propri o impropri o altrui che, dobbiamo dirlo, spesso vengono elargiti in campagna elettorale. E dobbiamo sottrarre poi i consiglieri regionali da una sorta di padrinaggio, di tutela, che spesso coloro che, direi non senza secondi fini, contribuiscono alle campagne elettorali esercitano poi o possono esercitare nel corso del mandato. Quindi anche un atto di liberazione, se così si vuol dire, del candidato da pressioni esterne, da padrinaggi imposti e da contributi che poi spesso, seppure in maniera inconscia possono condizionare la propria attività politica nelle massime assemblee.

Questo è lo spirito col quale abbiamo voluto proporre questo progetto di legge, convinti che anche dalla discussione in Aula potrà risultare qualche elemento migliorativo al testo esitato dalla Commissione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Manca.

MANCA (P.D.S.), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, tra le leggi di riforma presentate e che avremmo dovuto o dovremmo dibattere in questa sessione consiliare, questa sulla disciplina e il contenimento delle spese sostenute dai candidati e dai partiti nelle elezioni del Consiglio regionale può apparentemente sembrare un trascurabile ritocco alle leggi di modifica del sistema elettorale già approvate in quest'Aula. Mi rifaccio ovviamente alla legge del luglio scorso che per certi versi sembra già estremamente superata, legge approvata, si deve ricordare, solo successivamente al referendum del giugno '91 quando la quasi totalità dei sardi si pronunciò per la preferenza unica e allorché sull'onda dell'emotività prodotta dal risultato delle ultime elezioni politiche si approdò all'istituzione del collegio unico regionale con premio di maggioranza. In realtà si tratta di una essenziale normativa che recupera credibilità e trasparenza che la nuova legge elettorale non può per sé da sola coerentemente vantare.

Questa proposta di legge che reca il numero 298 del 4 giugno '92 avrebbe perciò meritato miglior sorte approdando in quest'Aula ben prima d'oggi in tempi meno convulsi e tormentati. Del resto, l'esigenza di una severa disciplina di contenimento delle spese elettorali è sempre stata profondamente avvertita dall'opinione pubblica e dall'elettorato, soprattutto nella sua parte più debole, e perfino dai candidati giovani o privi di mezzi. Rimbomba ancora nelle nostre orecchie il frastuono dei potenti apparati che sanno inondare le piazze di risorse e materiale per sommergere tutto e tutti, bombardamenti radiotelevisivi impietosi e devianti, che lanciano messaggi e uomini sempre più proiettati in uno stile americanizzante della competizione elettorale, mortificando protagonisti e interlocutori, rendendoli talvolta sempre più prigionieri di vere e proprie lobbies che da queste competizioni lucrano. Fortunatamente la Commissione affari costituzionali della Camera sembra orientata a approvare una norma che impedirà di fatto che questi messaggi e questi strumenti d'ora innanzi vengano utilizzati nella campagna elettorale. In un simile sistema inevitabilmente il più forte finanziariamente schiaccia il più debole, le urla sommergono i bisbiglii, anche se spesso sono rigurgiti delle orde dei galoppini elettorali sollazzati fino all'inverosimile, e non solo metaforicamente, non certo per premiare e riconoscere passione e militanza, bensì un attivismo senza credo e senz'anima di uomini ridotti a macchine per far lievitare numeri e preferenze.

In tale clima sono certamente le forze minoritarie - e tra esse il partito sardo - a subire il più pesante condizionamento per la cronica povertà di mezzi di cui il partito può disporre e per la disparità creata da una legge sempre più screditata, quella sul finanziamento pubblico dei partiti, che - contrariamente a quanto riconosciuto all'Union Valdôtaine e alla Volkspartei - continua a discriminare il nostro partito. Tutto ciò costituisce certamente un formidabile impedimento per le pari opportunità che in democrazia dovrebbero essere garantite a tutti i soggetti politici. Anche su questa stortura io credo che sia arrivato il momento di mettere la parola fine. Non più dunque finanziamenti statali ma solo azioni di autofinanziamento basato sulla sensibilità e la disponibilità dei cittadini, unici abilitati a legittimare la sopravvivenza dei partiti.

D'altra parte la scarsa se non totale mancanza di trasparenza nella gestione delle spese elettorali rende più torbido il rapporto tra gli stessi partiti e l'opinione pubblica. E' evidente che nell'attuale crisi del generale sistema politico non è più pensabile di procrastinare una regolamentazione sulla materia delle spese elettorali ritenuta da tutti centrale per la trasparenza dei partiti, a cominciare dal confronto elettorale tra di essi. Tutto ciò contribuirà in maniera determinante a restituire dignità e credibilità alle forze in campo, facendo prevalere la bontà dei messaggi e dei programmi e la passione politica dei protagonisti piuttosto che la consistenza dei conti bancari di ognuno di loro. Solo così può essere mostrato il patrimonio ideale che ciascuna forza politica rappresenta.

Una ricerca quindi di coerenza non solo con le leggi di riforma certamente approvate, e altre che dovranno essere approvate, ma soprattutto con la drammatica situazione sarda alla quale in sintonia bisogna offrire il massimo della probità individualmente e collegialmente come forze politiche che degnamente rappresentano il popolo sardo attraverso una metodologia elettiva...

(Interruzioni)

Io chiedo al Gruppo socialista in particolare e ai colleghi di qualche altro Gruppo se l'argomento può interessare o se è il caso che interrompa perché i loro colloqui abbiano buon fine.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA ANTONIO

(Segue MURGIA.) Io rivendico dignità al mio intervento e sensibilità quanto deve essere riconosciuta agli altri colleghi.

Dicevo... attraverso una metodologia elettiva sicuramente più adeguata alle esigenze della democrazia. Le ciminiere abbandonate di un apparato industriale che non è più, la crisi dell'agricoltura e del terziario seminano ulteriore disoccupazione e preparano un futuro nero per i nostri figli. Il malessere sociale sta tramutandosi in rabbia guidata dallo sconforto piuttosto che da speranza, i penosi risultati del confronto Stato-Regione di ieri, ho paura che accentueranno non solo lo sconforto ma anche la rabbia dei sardi; tutto ci impone comportamenti austeri in sintonia con le difficoltà della nostra gente.

Questo progetto di legge nella regolamentazione e nelle limitazioni che individua, contribuisce a rendere giustizia alla tenace richiesta di pulizia che proviene dalla stragrande maggioranza della società civile frastornata da tutte le aberrazioni che la cosiddetta tangentopoli italica ha evidenziato. Uno spaccato putrido ma ingiustamente totalizzante di un mondo politico che nel proprio ambito può ritrovare furfanti e mariuoli ma anche tanti, tantissimi onesti a cui bisogna restituire slancio e riconoscere il diritto ad esercitare la loro testimonianza al servizio della collettività, al di là delle posizioni politiche cui fanno riferimento.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, i limiti e le insufficienze che eventualmente si riscontrassero nel testo di legge non possono essere un alibi per omissioni e atteggiamenti frettolosi e superficiali finalizzati al rigetto della sostanza col pretesto della forma perché, fra i tanti segnali che questo Palazzo può dare, questo è tra i più concreti e attesi dalla gente; tutt'al più l'unico suggerimento che pongo a me stesso, al mio Gruppo, e quindi a tutti i collegi, è che si aggiunga ancor di più, se possibile, rigore alle norme.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.

PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per esprimere innanzitutto soddisfazione per la discussione in Aula di questa proposta di legge che rappresenta la rielaborazione e la fusione di due proposte di legge, di cui la prima presentata dal Gruppo del P.D.S. nel giugno del 1992 nell'ambito di un pacchetto di proposte di riforma istituzionale e elettorale che il Gruppo a cui mi onoro di appartenere aveva presentato a questa Assemblea. Ora, la necessità di affrontare questo problema delle campagne elettorali non è solo conseguenza della necessità di trasparenza che ormai pervade l'opinione pubblica e che deve essere assicurata nell'esercizio di poteri pubblici o di attività comunque connesse alla formazione di organi pubblici e assemblee rappresentative, si è detto giustamente in modo autorevole che i pubblici poteri, e tutto ciò che è connesso all'esercizio dei pubblici poteri in regime democratico, devono essere svolti in pubblico ed essere visibili perché il nucleo fondamentale della democrazia sta proprio nella visibilità dei comportamenti e nel fatto che il popolo, titolare della sovranità, possa poi sindacare, nel momento elettorale ma anche negli altri momenti, questi comportamenti.

Ora però se questa esigenza è fortemente avvertita e sta alla base di questo testo legislativo e della nostra proposta di legge, vi sono anche altre ragioni che non possono essere sottaciute. Siamo in un periodo di forte e talvolta confusa evoluzione nella tematica istituzionale e in particolare in quella elettorale; c'è una richiesta di superare o comunque di temperare lo schermo rappresentato in passato, anche legittimamente se vogliamo, dai partiti politici per dare maggiore risalto e prevalenza ad un rapporto più diretto tra i rappresentanti politici, coloro che si candidano alla rappresentanza politica istituzionale, e il corpo elettorale. Si pongono quindi problemi molto seri, molto delicati, da un lato privilegiare e fare in modo che non sia l'immagine a determinare il consenso, non sia la profugazione di mezzi finanziari a catturare il consenso, ma rimanga e sia ancora e prevalentemente, seppure in forme modificate, la forza delle idee, la forza del programma, la forza del progetto, le soluzioni ideali e pratiche che si prospettano nel momento della campagna elettorale agli elettori.

E' quindi evidente che una posizione di questo genere, soprattutto nel mutamento e nel cambiamento, nella innovazione dei mezzi di comunicazione, comporta che le vecchie regole sulla campagna elettorale siano totalmente inadeguate; le regole che finora abbiamo avuto riguardavano campagne elettorali che si esprimevano soprattutto attraverso i partiti e attraverso manifesti o volantini, mentre oggi siamo nella società dell'immagine e prevalentemente è il mezzo televisivo che governa e regola queste attività. Quindi si tratta di fare in modo che vi sia un contenimento delle spese e che tutti i partecipanti possano in una condizione di sostanziale o quasi sostanziale eguaglianza concorrere alle campagne elettorali, fare in modo che ognuno abbia la pretesa di essere giudicato non tanto per quello che spende ma per quello che dice e propone all'elettorato, fare in modo ancora che gli stessi candidati e gli stessi partiti politici possano avere un contenimento nelle spese.

Si discute oggi molto del costo dei partiti politici: io ritengo che se ne discuta molto impropriamente perché le classi politiche, il ceto politico attuale non è in grado per il suo cattivo comportamento di discutere in modo serio di questo problema. Io personalmente ritengo che quella disposizione contenuta nella nostra Costituzione, che pone i partiti come momento fondamentale della nostra democrazia, debba anche comportare una assunzione chiara dei costi che la democrazia stessa comporta; quindi debba comportare una seria revisione della disciplina che attiene al finanziamento dei partiti politici volta non ad affossarli ma ad esaltarne il ruolo che dovrebbe essere di ideazione, di progettazione dell'attività istituzionale.

Ebbene, anche da questo punto di vista è evidente che la mancanza di regole e di disciplina induce non solo i singoli candidati ma i partiti politici nel loro complesso ad un inseguimento nei costi riguardanti le campagne elettorali che praticamente non ha fine; quindi costi eccessivi, campagne elettorali che diventano sempre più avulse dai problemi concreti dei cittadini, campagne elettorali fondate sull'immagine anche se molto spesso vi sono dei candidati la cui sola immagine dovrebbe indurre gli elettori a non votarli, ma questa è una mia personale impressione, quindi necessità di affrontare in sintesi, anche nel momento della campagna elettorale, queste tematiche.

Noi come Gruppo del P.D.S. abbiamo avanzato una proposta che voleva essere, come tutte le proposte che noi facciamo, al tempo stesso una proposta di merito ma anche di stimolo verso le altre forze politiche, verso il Consiglio, aperti ovviamente a quei suggerimenti e a quei miglioramenti che nascono dal confronto e dal dibattito politico. A me pare, come primo firmatario della proposta di legge del P.D.S., che il testo finale, che è nato da una approfondita e direi anche appassionata discussione in seno alla Commissione cui hanno partecipato i commissari di tutte le forze politiche, rispecchi quelle che sono le ragioni fondamentali che ci hanno indotto a presentare la proposta di legge, non solo, ma che migliori il contenuto e le soluzioni di questa proposta, tenendo conto che qui, come in altre materie, il legislatore regionale incontra dei limiti piuttosto vistosi come, ad esempio, il fatto di non poter disciplinare la materia privatistica.

E' chiaro che se la competenza regionale fosse stata piena anche su queste materie noi avremmo potuto congegnare un sistema di sanzioni, ed anche un sistema di pubblicità, molto più penetrante di quanto non sia quello risultante da questa proposta. Quindi la proposta deve essere valutata e apprezzata anche alla luce di questi limiti che noi abbiamo come legislatore regionale e che non possiamo evidentemente superare; quindi in taluni casi appare evidente che la disciplina risente della impossibilità di sanzioni e di reazioni più efficaci nell'ipotesi di violazione di queste norme fondamentali.

Conclusivamente, nel raccomandare al Consiglio l'esame e l'approvazione di un testo che è nato dal concorso di tutte le forze politiche in Commissione, voglio sottolineare, e non sottacere, che un esame di questa proposta, la quale non sia accompagnato da una sequenza di discussioni e approvazioni di altri testi di legge, che pure sono stati discussi in Commissione e sono all'attenzione di questo Consiglio e delle forze politiche, e che riguardano appunto la forma di governo, la materia delle incompatibilità e delle ineleggibilità, e le ulteriori riforme su cui, come P.D.S., allora all'opposizione, siamo stati promotori (come la riforma delle nomine negli enti, le più incisive riforme attinenti alla pubblica amministrazione, che richiedono tra l'altro l'attuazione di leggi già approvate e mai attuate e mi auguro che questa Giunta muti quindi orientamento rispetto alle precedenti in questa materia) risulterebbe cosa vana.

Io credo che noi, come ceto politico, e in questo caso come Assemblea legislativa, dobbiamo riuscire a dare al nostro disegno riformatore quella continuità e quella coerenza che consente di definire non tutto, perché tutto non è definibile, ma di riempire in modo sufficiente un mosaico di riforme abbastanza coerente e composito, e a questo accompagniamo ovviamente una coerenza di comportamenti da parte dell'Assemblea e da parte dell'Esecutivo, di cui devo lamentare invece la disinvoltura nell'applicazione o nell'interpretazione di principi solennemente affermati e talora tradotti in legge, in atti di carattere generale da parte della stessa pubblica amministrazione.

Se noi riusciamo a fare questo e a dare coerente attuazione, io credo che potremo occupare questa fase finale della legislatura in modo utile. Mi auguro, anche se la mia fiducia si avvicina praticamente allo zero, che questo sia un inizio produttivo di una altrettanto produttiva attività riformatrice nella materia istituzionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, i colleghi onorevoli di questo Consesso comprenderanno se vorrò ancora una volta uscire dal coro e svolgere alcune considerazioni che davvero non si fanno trovare in sintonia con le lodi, gli inni, i peana che sono stati già sparsi a magnificare le sorti di questa legge. Io suggerirei una riflessione appena più compiuta, di andare oltre le apparenze, di squarciare un pochino i veli e le parole importanti e impegnative come la chiarezza, la trasparenza, la morigeratezza, l'austerità per riservarle a situazioni e condizioni nelle quali possano essere meglio adatte.

Capita sempre più spesso che questo Consiglio regionale sia chiamato a discutere delle leggi che portano titoli altisonanti, finalità buone, però con strumentazione pessima, modalità non congrue rispetto ai fini che sottintendono e che spesso anche tradiscono la cattiva coscienza. Sotto la forma di una limitazione delle spese elettorali, sotto il titolo e dietro la copertina, con questa normativa di fatto si legittima la spesa elettorale personale; quando alcuni dei testi di legge, sotto forma di proposta di legge, furono presentati io, nei luoghi dove era possibile, feci queste osservazioni. Mi fu detto che l'argomento era di attualità e che si presentavano delle proposte di legge per occupare un posto, perché l'argomento fosse iscritto e poi si sarebbe meglio visto come organizzare i contenuti; invece i contenuti più o meno rimangono quelli e quindi chi ha dissentito continua a dissentire perché ha argomenti per farlo. Subspecie di una limitazione, e quindi di un miglioramento di fatto, qui con una legge regionale si legittima e si riconosce una degenerazione, e di questa degenerazione si vorrebbe fissare il tetto senza considerare che da terra il tetto può essere distante quattro metri o quaranta milioni, e che le previste cinquanta lire per elettore (questa cosa poi dell'elettore fatta a cinquanta lire contenuta nell'articolo 1 è una caduta di stile in una legge, almeno si dica in modo diverso) sarebbero i novanta, i cento milioni che un candidato può spendere per concorrere, si dice, in condizioni di parità.

Allora, prima obiezione che io faccio: chi ha detto che le condizioni di parità in questo mondo e in questa società per chi voglia assolvere ad una funzione pubblica, per chi abbia un'idea da proporre, partano da 100 milioni? Il signor Pistis Antonio, cittadino esemplare, che si batte nelle associazioni del volontariato e vuole portare in una istituzione pubblica la sua voce e vuole rappresentare i cittadini, non ha cento milioni, però la parità e l'uguaglianza in questa legge partono da cento milioni, e i candidati sono tutti uguali, da 100 milioni in su. Ma chi ha detto che tutti hanno 100 milioni senza trucchi e senza inganni per essere candidati per proporre un'idea?

Questa costruzione, ripeto, che ha il tetto di 100 milioni a quattro metri dal suolo, ha sotto di sé tanti piani sotterranei, tante cantine da toccare il centro della terra; non regola nulla questa legge di tutto quanto i candidati sappiamo che fanno, senza che denuncino nulla. Insomma, conosciamo, o no, la degenerazione, le squadre più o meno clandestine che tappezzano di manifesti, di effigi e di immagini, non solo i muri ma anche i lampioni della pubblica illuminazione, anche gli spuntoni delle rocce nelle strade meno trafficate della Sardegna? Ma tutto questo è a spese del candidato o no? E i pranzi, le cene, i doni, gli orologini swatch, i fiorellini d'argento, di bronzo e d'oro che i candidati regalano a piene mai nel corso delle campagne elettorali, si sa in quale bilancio rientrano; perché chi può impedire a Tizio di regalare a Caio fiorellini d'oro?

E quell'altro aspetto, che è il più delicato, della così detta promozione indiretta, che è un termine che io mutuo dal mondo dell'informazione? Cioè i giornali parlano bene di te, chi può impedire ad un giornale di parlare bene di te, principalmente in campagna elettorale? E le associazioni, le organizzazioni e gli enti, nei quali preventivamente si sono messi gli amici a gestire il potere quindi anche le risorse, che promuovono convegni e convegnini, dibattiti e ogni e qualsiasi cosa in campagna elettorale, perché il personaggio appaia; dove è regolato tutto questo? Se la Camera di Commercio di Cagliari, faccio un esempio, che è la più grande, quindi dispone di più mezzi e quindi non si offende nessun altro, organizza con tutta la sua articolazione di commissioni nei quaranta giorni che precedono le elezioni ventinove convegni sui collegamenti, sui trasporti marittimi, sugli artigiani, sui commercianti e sull'agricoltura, sull'industria e su ogni cosa del mondo, chi glielo può impedire? E se uno è azionista di un giornale, chi può impedire a quel giornale di scrivere di lui?

E' questa la parità... io sto dicendo cose che a me paiono serie, mi pare abbiano fondamento, cose di cui dovremmo preoccuparci, se non ce ne preoccupiamo, vuol dire che non è vero, non sarebbe vero (per carità, io non voglio dubitare di nessuno) che vogliamo raggiungere un obiettivo. Sto dicendo non di non fare una legge di questa natura, sto dicendo di fare una legge meglio strumentata, che raggiunga l'obiettivo e che quindi crei le condizioni vere di parità nella competizione. Non ritengo che una legge di tal fatta sia o debba essere una legge a costo zero, deve essere una legge a costo del vantaggio che si vuole, cioè della trasparenza e della pari condizione dei candidati nelle competizioni elettorali, cioè deve essere una legge che costa quanto costa il beneficio, quanto costa la democrazia; non deve essere una legge che dissipa risorse ma deve essere una legge che nell'ambito delle possibilità di una democrazia, di una società organizzata consenta una partecipazione e garantisca i candidati.

Mi sono riferito non a illazioni, non a cose eventualmente possibili, ma a cose che accadono, travolgendo leggi già esistenti, ivi comprese le leggi penali; la violazione delle leggi elettorali, di quelle già esistenti, è reato, ma solo in continente, sull'altra sponda, sì, lo abbiamo appreso dai giornali, c'è stata qualche indagine per voto di scambio, per violazione della legge elettorale, credo che in Parlamento ci sia anche qualche iniziativa della Giunta per le elezioni relativa a questi fatti, ma in Sardegna non è accaduto nulla di tutto questo. Sono ancora lì a penzolare i manifesti delle ultime elezioni, dai muri, dagli alberi, dai lampioni; no, le violazioni della legge elettorale qui non si vogliano vedere, ma ci sono i mercati civici di Cagliari, in alto in alto, ancora tappezzati delle immagini e immaginette dei candidati alle elezioni comunali di Cagliari di tre anni fa, devono essere saliti addirittura sul tetto per metterli lì, perché è impossibile in altro modo, o devono avere chiamato i pompieri. Sono cose accadute, che abbiamo sotto gli occhi e che non possiamo far finta che siano diversamente superabili.

Così io ritengo che una riforma di tale natura, una legge di disciplina, che è necessaria, non possa non avere anche attinenza e connessione con la riforma dei partiti. Forse il Consiglio regionale non ha potere diretto di intervento, ma può avere e deve mettere in atto strumenti indiretti attraverso cui conseguire l'obiettivo, e soprattutto anche si deve considerare nello stesso tempo l'altro pezzo, cioè l'organizzazione collettiva degli interessi politici, che avviene attraverso i partiti e le aggregazioni politiche.

Non capisco poi perché la legge tratta solo dei partiti e pone degli obblighi e dei vincoli ai partiti; io direi ai partiti e alle formazioni politiche, perché nella competizione elettorale quello che viene maggiormente in luce non è tanto il partito quanto l'aggregazione elettorale. Stiamo facendo le nuove leggi sulle coalizioni, le coalizioni non coincideranno con i partiti né necessariamente saranno somme di partiti in modo rigido; si fa riferimento solo ai partiti mentre i rappresentanti politici che sostengono le liste debbono necessariamente essere considerati allo stesso modo. Quindi si pone per primo il problema della connessione con le organizzazioni collettive, per evitare che accada ciò che avviene oggi e cioè che un candidato apparentemente non spenda neanche una lira, per esempio, attualmente è in vigore una legge regionale che obbliga i consiglieri regionali a dichiarare le spese sostenute per la loro elezione, ma abbiamo o no visto candidati tutti i giorni nelle televisioni a pagamento, nei manifesti a colori in tutti i muri e in tutti i luoghi dove un manifesto può essere appoggiato, e squadre di persone che girano le città e lasciano il materiale in tutte le cassette di tutte le abitazioni per migliaia e decine di migliaia? Abbiamo o no visto tutto questo? E poi nella dichiarazione delle spese quel candidato scrive: lire 5.000.000.000 per benzina. E chi può provare che colui che ha diffuso l'immagine di quel candidato non lo ha fatto a titolo volontario, perché è un amico, perché ha voluto farlo, perché condivide l'idea? Tutto questo già accade oggi.

La legge regionale, pure senza sanzioni o con poche sanzioni, che obbliga alla dichiarazione esiste già e, se andiamo a vedere, nessun consigliere regionale dice di aver speso più di 5 milioni per la sua campagna elettorale. Cosa folle! Per alcuni, naturalmente, perché anche la pizza costa, lo sappiamo, i ragazzi quando vanno a prendere la pizza chiedono i soldi al babbo e alla mamma, se invece i ragazzi sono ragazzi grandi, e se invece di essere tre ragazzi, amici del liceo, sono trecento ragazzi della periferia o di un quartiere di città o di quell'ambito territoriale, e non è più la pizza ma è il cosiddetto spuntino con abbondanza e dovizia di cose, tutto questo dov'è certificato? Eppure sapete benissimo che a questi mezzi si ricorre e allora, siccome proprio oggi il sistema c'è ed è bucato, ci si ponga il problema di come farlo funzionare un po' di più.

Il sistema delle sanzioni deve essere un sistema serio e la prima sanzione in questa materia deve essere la sanzione morale che intervenga nel corso della campagna elettorale. Non può essere un sistema successivo e io qui mi rivolgo non al giudice della Corte dei conti, del Tribunale amministrativo, del Tribunale penale, del Tribunale militare che quattro mesi, cinque mesi dopo le elezioni valuti il ricorso del cittadino. No, mi dovrei rivolgere anzitutto ad un'autorità morale istituita preventivamente e che non emetta sentenze aventi valore giuridico immediato, ma che, alla luce di una campagna elettorale scorretta, smascheri il candidato che la sta conducendo davanti ai cittadini, prima che votino. Questa è una sanzione, è la prima delle sanzioni; un'autorità morale che pronunci giudizi di valore nel corso della campagna elettorale e quindi abbia - come dire? - un'efficacia dissuasiva e comunque intervenga nel momento nel quale il cittadino elettore può tenere conto della correttezza del comportamento elettorale.

Così come io ritengo che anche l'autorità giurisdizionale debba essere diversamente prevista. Ora nelle sanzioni si prevede una cosa curiosa, all'articolo 7 si prevede un sistema di sanzioni per cui se un candidato dichiara il falso (immaginate, un candidato a una carica pubblica!) qualora eletto, egli incorre nella decurtazione della sua indennità per un anno; mentre se ha superato il limite delle spese, o ha sbagliato i conti, decade. Ma scusate vi pare che sia un sistema sanzionatorio che assomiglia a qualcosa? Cioè nella funzione pubblica chi dichiara il falso è punito con una sanzione pecuniaria. Ma insomma dovrebbe essere cacciato via uno che dichiara il falso, dovrebbe essere messo alla gogna, non solo dichiarato decaduto; però in legge qui si dice che bellamente uno può dichiarare il falso, questo per morigerare, questo per trasparire, questo per bonificare. Insomma le parole per favore usiamole in modo più appropriato andando a vedere il merito delle norme che si propongono e che forse si approveranno.

Ecco io ho voluto introdurre questi elementi di riflessione perché queste cose potrebbero essere anche sviluppate in modo più appropriato. Credo che si debba approvare una legge che garantisca davvero la parità delle competizioni, che ponga davvero tutte le idee, nel momento della campagna elettorale, nella condizione di essere conosciute dagli elettori, apprezzate o disprezzate dagli elettori, quindi votate o non votate; un sistema di garanzia pubblica elementare, non con sprechi di danaro pubblico, con la previsione di una disciplina alla quale devono essere ricondotte sia le attività individuali che le attività collettive; in democrazia le elezioni non sono un'operazione meccanica, le elezioni sono un momento di dibattito, di confronto e di scontro politico, quindi quando si decidono i contenuti e le rappresentanze non si può equiparare il danaro con il convincimento, con l'apporto volontario.

Molti di noi hanno compiuto esperienze belle, esaltanti, di campagne elettorali nelle quali non si aveva una lira da spendere e dove però centinaia, migliaia di uomini e di donne prestavano il loro lavoro, liberamente, per difendere un'idea qualunque fosse questa idea; nella competizione elettorale c'era questa anima, qualunque fosse l'idea, non dico solo quella della mia organizzazione, del mio partito politico, del Partito Comunista Italiano quando con pochi soldi e con molte, moltissime, risorse umane, che se contate valevano anche danaro, si aveva il contributo volontario di migliaia di militanti che affiggevano un tabellone, che diffondevano un volantino, che propagandavano un'idea; ma io posso ridurre tutto questo a danaro? A 50 lire a elettore? E non invece tener conto di quanto vi è di passione politica nella competizione elettorale che poi decide anche del potere successivo, oppure chi ha i mezzi se li tiene e chi mezzi non ne ha non li potrà mai acquisire? Perché una maggioranza politica, un potere costituito, non è costituito solo nell'Assemblea elettiva, ma da questa Assemblea elettiva derivano amministratori di enti pubblici che in campagna elettorale ci sono, derivano articolazioni del potere e del controllo dei mezzi non solo di diffusione delle notizie ma di formazione della stessa opinione pubblica, di tutto questo non si vuole tenere conto, e allora dov'è la parità?

Si stabilisca un sistema che consenta al potere costituito di difendersi e al potere non costituito, e che vuole costituirsi in modo diverso e alternativo, di non essere punito in partenza, di essere escluso perché può non avere danari, mezzi, e le camere di commercio. Quel potere ha diritto di esserci con le sue idee, con i suoi apporti e contributi volontari, non di danaro, ma di presenze umane, e tutto questo è fuori da questa filosofia, è fuori da questa legge che vuole ridurre a cifre (50 lire a elettore) la dignità della politica e dello scontro elettorale.

Ecco perché io invito a una riflessione, non per dire che non se ne deve far niente, ma per dire che si approvi una legge che risponda ad altri e migliori requisiti e che davvero, almeno in parte, garantisca le finalità che invece non sembrano, in base agli articoli di questo provvedimento di legge, affatto garantiti, anzi sono in modo palese ed evidente contraddetti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Baghino. Ne ha facoltà.

BAGHINO (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi io non faccio parte della prima Commissione, non conoscevo il testo di questi provvedimenti di legge; stamattina, quando i signori Capigruppo hanno deciso di discuterli li ho letti e ne ho tratto alcune impressioni. Ritengo che queste impressioni siano viziate da un difetto d'origine che è il non approfondimento dell'argomento, ma questa lettura anche se così superficiale mi ha fatto subito balenare alcune considerazioni che io voglio esternare in quest'Aula. Sono pienamente d'accordo con l'obiettivo e con la finalità che le due leggi vogliono raggiungere: massima trasparenza in campagna elettorale, però sono convito che, e per la prima volta nella storia (brutta questa espressione) sono d'accordo con alcune osservazioni fatte dal collega Cogodi, questa legge è incapace di raggiungere gli obiettivi che i proponenti si prefiggono. A parte il fatto che queste griglie di controllo mi offendono come consigliere regionale, questa costituzione di commissioni che devono controllare l'operato dei consiglieri è mortificante per questa classe politica. Possibile che non capiate questo? E' una regola morale che deve muovere il candidato in campagna elettorale. C'è necessità di porlo sotto il controllo della Corte dei conti, del Pretore, eccetera?

Se Cogodi ascoltasse anche gli altri, anziché pretendere solo l'ascolto, talvolta si potrebbe riuscire in questo Consiglio ad essere concreti, se davvero si vogliono raggiungere obiettivi non de-magogici. Io credo che quando un consigliere parla, sia mosso da sani e obiettivi principi; e se ci ascoltiamo, come io ho ascoltato il collega Cogodi che ritengo abbia fatto delle proposte concrete e se quest'Aula riflette sulle parole dette, io credo che riusciremo a tradurle in fatti concreti, sembra che siamo convinti tutti di voler raggiungere gli obiettivi della trasparenza in campagna elettorale.

Quindi le griglie, i controlli, non servono a nulla, secondo me; bisogna essere più comprensibili nella normativa. Voglio essere più chiaro: con questa legge, signori proponenti, rischiate di essere considerati reazionari e arretrati, non dico fascisti per non offendere il collega di Sassari, rispetto a quanto sta avvenendo a Roma. Voi sapete che a Roma si stanno predisponendo norme che prevedono il divieto della diffusione della propria immagine attraverso televisioni e giornali; voi invece la consentite purché si mostri la spesa sostenuta...

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FLORIS

(Segue BAGHINO.) A me dà fastidio se non c'è in Aula attenzione, preferisco parlare da solo, Presidente, ma preferisco parlare da solo tra me e lei, in silenzio. Se uno non vuole stare in Aula e non vuole ascoltare, c'è il transatlantico, c'è il bar di sotto, ci sono posti in questa struttura consiliare dove si sta abbastanza bene perché ci sono bei mobili, bei divani...

Perché non serve a nulla la dichiarazione della spesa? Non faccio nomi, ma io dico in quest'Aula che un candidato al parlamento sardo, per esempio, non ha speso nulla della sua propaganda su un quotidiano sardo. Perché? Perché la spesa di questo candidato è andata a finire nelle uscite del bilancio di quel giornale. Onorevole Pubusa, dov'è la moralità, la trasparenza? E questa legge vieta questo sistema?

Ciò che le dico non è invenzione. Questa legge vieta un meccanismo del genere? No, Piero, non lo vieta perché le spese sono a carico del bilancio del giornale, e tu non hai speso nulla.

TAMPONI (D.C.). Lo dice l'articolo 1.

BAGHINO (D.C.). Non lo dice l'articolo 1, caro Piero.

Un altro candidato è stato eletto imbrogliando i sardi, perché ha una buona parlantina e i sardi lo hanno votato. Questa persona risulta essere un assenteista, si faceva fare i certificati falsi, diceva di guadagnare con le apparizioni nelle televisioni; addirittura si è prenotato una tivù (chissà che cosa gli sarà costato, perché mi risulta che il proprietario di quella televisione non sia un tipo molto sollecito nel non richiedere quattrini quando può tirare, di conseguenza non credo che l'abbia prestata "a gratis", come si dice) per la sua propaganda. E' riuscito con questo mezzo televisivo a imbrogliare i sardi e a essere eletto deputato al Parlamento. Sì, perché io mi vergogno dei voti dati a gente di questa natura.

(Interruzione dell'onorevole Cogodi)

BAGHINO (D.C.). Luigi, sarà uno sgarbo che ti sto facendo ma io sto raccontando episodi che avvengono in Sardegna.

PUBUSA (P.D.S.). O Baghino, però questa legge lo limita.

BAGHINO (D.C). "O Baghino", senti che bella confidenza che esiste tra il professore e me, mi fa piacere. Prego...

PUBUSA (P.D.S.). Questa legge dovrebbe limitare queste spese.

BAGHINO (D.C.). Non ha speso lui, ha speso il comitato degli amici. Ma quale comitato degli amici? Come quell'altro che scrive sui giornali: si sono riuniti gli amici che hanno trovato i quattrini per la spesa elettorale. Ma chi vogliamo prendere in giro?

PUBUSA (P.D.S.). Va bene...

BAGHINO (D.C.). Ma cosa va bene? E' un imbroglio. Non sto parlando contro l'obiettivo che si vuole raggiungere, è apprezzabile, ma dico che non lo raggiungiamo. Mi fa piacere, continua pure a darmi del tu, io sono il decano...

Perché io posso parlare in questi termini? Perché io di campagne elettorali ne ho fatte più di tutti voi e sono stato coerente in tutta la mia vita politica. Il sottoscritto non ha mai utilizzato mass media nelle campagne elettorali, caro Luigi, il cambiamento, il famoso cambiamento: tagliare le teste, ma quale tagliare le teste! Si devono tagliare i metodi e i sistemi, questo significa davvero cambiare modo di fare politica in Sardegna. Non la caccia alle teste o all'anagrafe.

Non voglio difendere posizioni personali, non lo dico per correttezza nei confronti di chi mi ha eletto. Ma ritengo di dare un contributo alla serietà perché credo in questa classe politica sarda, io sono orgoglioso di far parte di questa classe politica, ma non siamo capaci neanche noi a rubare; non siamo capaci neanche a farci pagare le tangenti, roba da pazzi! Apprendo che per lavori fatti in Sardegna si sono presi le tangenti in continente; siamo terra di conquista anche da questo punto di vista; questo è mortificante!

Quindi, signori proponenti, io dico e concordo con l'obiettivo da raggiungere ma, per piacere, prima di andare avanti io faccio un appello davvero ai proponenti e a tutti i Gruppi: approviamo pure queste due leggine, ma modifichiamole profondamente. Togliamo la nomina dei magistrati, della Corte dei conti; ma avete visto cosa sta succedendo a Roma alla Corte dei conti, ma come fate a fidarvi di questa gente e a non fidarvi di voi stessi? Adesso pare che sia incriminato il procuratore generale della Corte dei conti e quello che gli sta a fianco perché c'è guerra fra di loro. Ed io, classe politica sarda, quella classe politica di cui sono orgoglioso che esista sino ad oggi, lo ripeto e lo dirò sempre fino a quando non mi si dimostrerà il contrario, devo approvare una legge nella quale si prevedono figure, a me sconosciute, nominate per controllarci? Qui, ha ragione Luigi, ci vuole un controllo morale; io sono contrarissimo all'introduzione di queste griglie, siamo noi che dobbiamo darci un modo di essere completamente diverso da quello che ci vogliamo far apparire, sino a prova contraria, e mi auguro di poter continuare a fare interventi di questa natura su questa classe politica sarda.

Quindi l'appello: non sembri la mia richiesta, di approfondire la legge, un rinvio perché concordo pienamente, però diamoci tutti quegli accorgimenti che fanno della campagna elettorale uno strumento di serietà, un contributo che questo Consiglio deve dare alla trasparenza e a questo nuovo modo di essere. Io sono perfettamente d'accordo, ma con questa legge, con questi articoli io mi sento mortificato, perché non si raggiunge l'obiettivo, come allo stesso modo mi sento con queste griglie che si vogliono mettere per controllare la spesa e la veridicità di quanto si sta dicendo. Dobbiamo essere noi stessi a controllare, la Giunta, il Consiglio, l'Ufficio di Presidenza, gli uffici costituiti da... ma chiamare dall'esterno gente a controllare quanto io dichiaro o se dichiaro il falso, è troppo!

Se il falso viene scoperto sono bollato in modo definitivo dalla società che mi ha eletto, dal rispetto dei compagni e dei colleghi del Consiglio, che si deve avere, ma non è possibile che venga il procuratore a giudicare se ho detto la verità o se ho imbrogliato, tanto si può imbrogliare per come è la legge, ripeto, da una lettura superficiale. Quindi, io faccio un invito formale, non a ritirare la legge, ma ad andare avanti, e a trovare quei provvedimenti seri che consentano davvero di avere in Sardegna uno strumento avanzato.

Sulla presenza nei giornali e nelle televisioni: ma che figura facciamo noi, Consiglio regionale se dovesse passare la legge per cui i candidati non possono utilizzare i mass media. Noi diciamo no, la spesa deve essere giudicata da Tizio, abbiate pazienza! Non è serio. Ma non si fa l'emendamentino perché stiamo dicendo cose serie, che meritano riflessione, perché se io avessi avuto tempo, colpa mia, di leggere più approfonditamente, avrei potuto fare un discorso molto più approfondito e molto più serio.

Non ti ho citato mai, ma questa volta ti ho nominato già tre volte, ha ragione Luigi Cogodi, forse le ha lette prima, le ha argomentate, ha approfondito, ma ha ragione su tante cose che ha detto e sul non raggiungimento dell'obiettivo così come è concepito il provvedimento.

Quindi è un invito che faccio: il Consiglio regionale si dia questo strumento ma lo renda serio e credibile, così non lo è.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, a me corre l'obbligo innanzitutto di rettificare un'affermazione fatta dal collega Pubusa che diceva che a questo testo hanno collaborato tutti i Gruppi politici. Debbo informare l'Assemblea che come Gruppo socialista abbiamo rifiutato di firmare questa proposta di legge quando in Commissione venne presentata. Quindi noi non vi abbiamo collaborato, abbiamo ritenuto che non fosse lo strumento giusto per perseguire l'obiettivo dichiarato ed abbiamo scisso le nostre responsabilità.

Voglio ricordare anche alla memoria dei colleghi che noi contestammo in quel preciso momento i modi in cui operava la prima Commissione. Se c'è una dimostrazione del fatto che la prima Commissione in quei tempi, in quelle settimane, ha mal lavorato sono la formazione della legge elettorale che abbiamo fatto in Aula, sono le proposte di legge di rilevanza costituzionale sulla modifica dello Statuto e siamo ancora qui oggi a constatare che dobbiamo in qualche modo trovare un tavolo che sostituisca quello istituzionale della prima Commissione perché non riusciamo a trovare un punto di consenso e se avessimo affrontato anche la legge sulle incompatibilità ci saremmo trovati con la stessa identica problematica. Questo provvedimento, che noi oggi esaminiamo, è frutto di un momento particolarissimo vissuto in quel periodo.

Allora, detto questo, tanto per sgombrare il campo da ogni dubbio su un consenso unitario o unanime su questo provvedimento, che non c'è, volevo soltanto rettificare un'informazione che non era giusta. Io devo ricordare al Consiglio che in sede di discussione della legge elettorale regionale, proposi un emendamento per disciplinare la propaganda elettorale, mi lamento del fatto che per una serie di circostanze formalmente ineccepibili, però qui non arriva in Aula quella parte del disegno di legge presentato dalla Giunta sulla riforma elettorale che aveva un articolo riguardante la disciplina della propaganda elettorale. Riconosco nella proposta presentata dall'allora Giunta, e dal proponente specifico che era l'Assessore Mulas, una maggiore serietà, gli strumenti che venivano individuati erano più appropriati per ottenere l'obiettivo di una vera disciplina della propaganda elettorale, tant'è che convinto di questo presentai l'emendamento praticamente utilizzando il testo della Giunta; quindi non discutiamo solo su queste proposte di legge.

Qui c'è un dato positivo, al di là della volontà di ciascun consigliere è innegabile l'esigenza di avere maggior rigore nei comportamenti durante la campagna elettorale, comportamenti però che non si risolvono solo e soltanto nella limitazione delle spese. Siccome questa è un'esigenza oggettiva di fronte alla quale noi possiamo scantonare e far finta di nulla, indubbiamente questo Consiglio regionale dovrà intervenire per regolamentare meglio la campagna elettorale in maniera - come dire - più coerente con le ultime esigenze che promanano dalla pubblica opinione. Sono profondamente convinto di questo. Quello che contestiamo, quello che contesto perlomeno, è che il testo esitato dalla Commissione sia lo strumento più adatto per ottenere questo obiettivo. Innanzitutto ci sono molti errori e io credo che l'origine di questi errori sia proprio nella fretta con cui sono state scritte queste norme le quali toccano un terreno molto delicato, che è il rapporto tra chi si candida e l'elettore. Non è un problema da niente, quindi ciascuna norma va pensata cercando - essendo noi interessati in prima persona, come possibili candidati - di essere quanto più sereni possibile per ottenere l'obiettivo che i comportamenti dei candidati (e dei Gruppi che li sostengono) siano i più leggibili e i più trasparenti possibile da parte dell'elettore.

Noi riteniamo che a tutto questo serva coinvolgere un magistrato, perché quello che dice l'articolo 4 di questo testo non è - mi dispiace dissentire dal collega che non mi ascolta - quello che dice il collega Baghino, qui è un chiaro e palese tentativo di coprire qualche cosa con poteri diversi da quelli politici. Se il Presidente della Corte dei conti o il Presidente della Corte d'appello firma, tutto è regolare e tutto va bene; ma io rimango convinto che se noi facciamo delle operazioni con le quali facciamo miscugli di poteri, facciamo un'operazione che non va bene, che non si deve fare; il potere giudiziario è un'altra cosa rispetto al potere legislativo, al quale sono chiamati gli eletti, e non c'è garanzia che possa essere data dal potere giudiziario nel confronto del potere legislativo, non esiste!

Allora il tentativo di fare questa sorta di collegio di garanti in questo modo, semplicemente, io lo leggo così, come tentativo di coinvolgere la magistratura nelle nostre operazioni, mi dispiace per i proponenti, può darsi pure che non avessero questa intenzione, però è una lettura che si può dare di questo articolo, e alla quale io mi rifiuto di dare il mio consenso. E' un tentativo che giudico quanto mai pericoloso per noi e per la magistratura, che ci deve giudicare su ben altri terreni, su quello penale, su quello civile, quando sbagliamo, ma non nei comportamenti politici. Se noi stessi accediamo a questa possibilità, stiamo dicendo che è molto meglio che facciano loro Consiglio regionale piuttosto che noi, allora risparmiamo tutto, diventano legislatori coloro che fanno camera giudiziaria, vale molto di più e molto meglio, è anche più leggibile da parte della pubblica opinione, no?

Quindi ha ragione Cogodi, la massima garanzia sui comportamenti deriva dal fatto che l'elettore deve essere messo nelle condizioni di valutarli. Allora troviamo un sistema per cui l'elettore prima di esercitare il suo buon diritto di voto, giudichi anche i comportamenti dei candidati, sia messo sull'avviso che non si sta comportando bene, che ha speso centinaia di milioni (e in qualche modo chi spende centinaia di milioni un fine economico ce l'ha) e nel segreto dell'urna eserciti il suo diritto, non solo di scelta dei candidati, ma di giudizio morale su un candidato che così si sia comportato.

Noi abbiamo trovato questo sistema, e non lo possiamo fare presentando, ripeto, proposte di legge che non abbiano approfondito questi temi. Mi appare obbrobriosa l'ipotesi di coinvolgere nel controllo anche coloro che candidati non sono, siano le mogli, siano i figli, ma perché? Dove è scritto che il figlio di un candidato, che ha la sua attività privata, deve essere coinvolto nel controllo sul comportamento del padre, addirittura senza che gli si chieda almeno se è consenziente? Non è un caso che nella legge che prescrive la presentazione dei modelli 740 si dica che possono esser presentati anche quelli del coniuge e dei figli, se consenzienti però, c'è questo piccolo inciso che garantisce il rispetto di una persona, la quale non è detto che voglia essere coinvolta nel controllo dei comportamenti di un suo parente, genitore che sia o coniuge. Ci sono persone onestissime che si comportano bene, che non partecipano alle deformazioni della campagna elettorale, ma non per questo noi possiamo colpevolizzarli in questo modo, quasi che tutti fossero compartecipi di malefatte che si sono verificate nelle campagne elettorali. Ci sono altri errori dovuti anche alla fretta, e qualcuno li ha anche sollevati, per esempio il collega Cogodi e il collega Baghino che mi hanno preceduto. Questo disegno di legge è frutto di una stagione che precedeva l'approvazione della legge elettorale vigente, parlo dei partiti politici, non basta, è una dizione che non rappresenta più, come dire, l'universo politico che vuole presentarsi alla valutazione dell'elettore; però l'hanno scritto così, è evidente l'errore. Adesso certo si può rimediare provvedendo a riscriverlo; in prima Commissione su questo fatterello ci siamo intrattenuti una mattina per vedere di scrivere esattamente chi è che si può presentare alle elezioni e come chiamarli. Ciascuna argomentazione aveva una sua ragion d'essere, una sua buona ragione per essere valutata. Individuare che cosa si intende per movimenti e come connotarli; non è poi così semplice decidere la cifra per candidato, 40 milioni più 50 lire per ogni avente diritto al voto; e perché non 25 milioni? Perché non 50? Perché 50 lire e non 60 e non 22? Da dove è scaturito questo numero? Perché i numeri vengono fuori da un bussolotto sempre e comunque, non è l'unico caso...

(Interruzioni)

Siccome in un altro articolo è detto che se si sbaglia, si paga in termini monetari; cioè tu che sei un leguleio mi aiuti, quando io sbaglio e poi c'è una sanzione amministrativa...

(Interruzioni)

Sei un uomo di legge, era affettuosa la battuta!

Ecco, basta pagare e io depenno la mia mancanza, cioè prevediamo un'oblazione, diamo un tanto di stipendio che prendiamo e abbiamo cancellato tutto. E lì il numero viene fuori, c'è il riferimento all'indennità. Il contributo no, chissà perché è venuto fuori 40 milioni. Io sono tranquillo perché ho speso 42 milioni nell'ultima campagna elettorale e l'ho dichiarato; quindi per la prossima se faccio i conti sulla provincia di Cagliari, posto che mi candido nella Provincia di Cagliari, ci potrei stare bene con l'aumento dei costi perché la mia dichiarazione era veritiera. Quindi io non ho problemi; però, caro Giancarlo Ferrari, che ti dovresti candidare a Oristano, tu hai proporzionalmente molto meno di quello che ho io come tetto della campagna elettorale, perché tu hai solo 150 mila abitanti, fatto il conto, 0,80 per cento sono gli aventi diritto, io ne ho 750 mila e ho qualche agibilità in più, perché devo ricavare l'importo voto per voto, mentre tu ne hai di meno; però la lotta politica e la concorrenza su un mercato minore forse non è meno dispendiosa. L'altra questione...

(Interruzioni)

Perché se sono 150 mila spendo proporzionalmente di più o di meno? Io ho qualche dubbio. C'è una truffa qua dentro di intendimenti, dove sta in questa legge la par condicio dei candidati? Non esiste! Scusate colleghi proponenti, ma non vi siete preoccupati del fatto che il candidato, ovunque venga presentato in lista, da qualunque Gruppo politico, da qualunque movimento, debba essere messo nelle stesse identiche condizioni degli altri? Ma voi, se avevate l'obiettivo di ridurre il potere dei partiti, perché configurate ancora contributi ai partiti e li commisurate agli eletti? Perché chi ne ha di più ha speso di più! Perché? Ma dove esiste? In base a quale ragionamento?

Allora siete vecchi, siete della vecchia logica e non la volete trasformare, non la volete innovare, volete mantenere un sistema. eppure almeno di fronte alla pubblica opinione taluni di voi così non appaiono. Io non sto qui a dire che avevate questa intenzione, né voglio fare processo alle intenzioni, però la fretta, che talvolta è cattiva consigliera, vi ha portato a fare errori di questo genere che sono errori grossi e profondi.

Un'ultimissima considerazione, io sono profondamente convinto che una democrazia sana ha dei costi, non è gratuita, perché laddove è gratuita al costo palese della democrazia se ne sostituisce un altro. Dalla architettura di questa proposta noi non siamo affatto tutelati, e vorrei che il Presidente si facesse parte diligente... mi rivolgevo espressamente a lei, Presidente, per quello mi sono fermato un attimo, si facesse parte diligente perché alla fin fine arrivasse qui quella mozione, che è arrivata quasi prima alla stampa che all'Aula, anzi alla stampa sicuramente, forse al Consiglio no, relativa all'obbligo, che io considero più morale che regolamentare, che ciascuno dichiari l'appartenenza ai cosiddetti poteri occulti, a parte che ho già detto al collega Scano che è presentatore e mi ha chiesto di firmarla che l'avrei fatto se tutti i poteri occulti fossero compresi, altrimenti se ne lasciate solo una parte, è talmente carente...

(Interruzioni)

No, non parlo degli elenchi degli iscritti, perché quelli non li avremo mai perché non abbiamo questo potere, io parlo dell'obbligo morale di ciascun consigliere eletto di dichiarare che...

(Interruzioni)

Non è solo la Massoneria, c'è l'Opus Dei, ce ne sono tanti e voi credete che questa proposta di legge ci salvi dall'intervento in campagna elettorale dei poteri occulti? Eppure incidono sulle spese o no? Non ha nessun senso questo. Allora se vogliamo agire concretamente, non è forse opportuno che quella dichiarazione di cui si parlava sia anche precedente alle elezioni invece che susseguente, perché è giusto che l'elettore sappia e che noi siamo trasparenti?

Allora trovo tali lacune qua dentro che sono, come dire, combattuto tra il desiderio, la volontà e l'impegno di andare a regolamentare una cosa che deve essere regolamentata e gli strumenti che mi si propongono per ottenere questo fine. Io concordo col collega Baghino, dal quale ho potuto apprezzare anche l'arguzia di certe affermazioni sui comportamenti elettorali nell'ultima campagna elettorale per le elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica; però, voglio dire che forse dovremmo compiere un approfondimento di temi, anche conseguente a questo dibattito che stiamo facendo, perché le nostre parole non rimangano vuote e perché in qualche modo si raccolga il frutto, non solo del parere di qualche collega commissario in una Commissione, ma di quello che sta avvenendo in Aula dove ciascuno di noi è libero di esprimersi compiutamente in un dibattito generale su questa proposta di legge.

Se noi mancassimo di approvare una legge, verremmo meno al nostro dovere e io non sono d'accordo su questo, ma tra l'approvare una legge mal proposta e mal fatta e venir meno all'obbligo, c'è una strada intermedia, proporre una buona legge. Non siamo obbligati a fare una pessima legge, non c'è scritto nel Regolamento né nello Statuto sardo, anzi si presuppone che svolgendo la nostra attività di legislatori lo facciamo cercando di esprimere le nostre capacità al meglio, non al peggio.

La conseguenza di questo mio intervento è la stessa di alcuni colleghi che mi hanno preceduto. Rivediamo il testo, non attraverso l'emendamentino su questa virgola, no, c'è bisogno di rivedere il testo della legge, la sua struttura; ripeto, non ci piaceva prima e non ci piace nemmeno adesso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pau. Ne ha facoltà.

PAU (Gruppo Laico Federalista). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sostanzialmente e anche nei particolari siamo d'accordo sulla filosofia che ha sotteso ai proponenti la presentazione di queste due proposte di legge. Ormai le campagne elettorali devono servire per mettere nelle stesse condizioni tutti i partecipanti a una battaglia elettorale, in modo che il cittadino possa esprimere col voto il proprio pensiero. Queste campagne elettorali, dicevo, negli ultimi anni sono andate man mano degenerando, nel senso che si è fatto un uso spasmodico dei giornali e delle televisioni, che sono i mezzi di comunicazione più usati con interventi diretti, con i cosiddetti spot o spazi pubblicitari che, molte volte, molti di noi hanno usato ma che ci si rende conto sono più confacenti per la commercializzazione di un prodotto e meno per l'affermazione di un'idea.

Io condivido la proposta nazionale che vieterà d'ora in poi, e spero che venga approvata, la propaganda attraverso i giornali e le televisioni; quindi, rispetto a quella le nostre proposte sono leggermente in ritardo. In particolare vorrei riferirmi a un problema che ha sollevato il collega Baroschi riguardante le coalizioni, soprattutto per il fatto che andremo a discutere in quest'Aula, credo in questi giorni, la modifica della legge elettorale. E' chiaro che quando i proponenti hanno esitato queste due proposte di legge il problema probabilmente non esisteva, mi riferisco all'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale. Cioè si potrebbe arrivare al paradosso che noi oggi procedendo al voto di questo provvedimento di legge, non mettiamo in pari condizioni i consiglieri regionali e l'eventuale candidato alla Presidenza della Giunta regionale. Quindi solo per questo direi che i proponenti dovrebbero riflettere perché, se nonostante la loro buona volontà nel presentare la legge, oggi i tempi sono cambiati, almeno di questo bisognerebbe tener conto.

Voi capite che non si può richiedere a un consigliere regionale eletto la dichiarazione delle proprie spese, e nello stesso turno elettorale oppure - come decideremo - in un turno elettorale successivo, che venga eletto il Presidente della Giunta e questo non sia soggetto alla presentazione di una dichiarazione delle proprie spese elettorali, o di quelle della coalizione che lo presenterà.

E' un problema molto delicato che ci dovrebbe far riflettere sulla prosecuzione di questa discussione. Naturalmente, lo dico a titolo personale ma credo che anche molti colleghi lo condividano, pur essendo d'accordo sulle finalità che hanno portato alla presentazione di queste proposte di legge, si dovrebbe riportare in Commissione il testo e riscrivere almeno in alcune sue parti la proposta della Commissione. Io non sono perché si presentino singoli emendamenti, probabilmente è la filosofia globale che in alcuni punti andrebbe ritoccata.

Il collega Baroschi nel suo intervento ha analizzato in particolare l'articolo 4 della proposta della Commissione che presuppone la costituzione di questo cosiddetto Collegio dei garanti, ma più che Collegio dei garanti io parlerei - proprio dall'inizio della campagna elettorale - di un garante, cioè quell'alta autorità morale che nei giorni scorsi abbiamo insediato in questo Consiglio regionale, il difensore civico, il quale dovrebbe sovrintendere a tutta la campagna elettorale e poi, in sede successiva, all'esame delle dichiarazioni presentate dai singoli candidati.

Io propongo inoltre che all'atto della presentazione di ciascuna lista elettorale, questa possa nominare un garante per l'intera lista che poi sottoscriva le dichiarazioni degli eventuali eletti. Non sono d'accordo su certi termini che ho visto in alcuni emendamenti già presentati, per esempio "ragionieri". Voi capite che è alto il compito cui sono chiamati coloro che poi verranno eletti, quindi non devono essere sottoposti a controlli continui da parte dei revisori; da una parte cioè nella prima sottoscrizione della presentazione dei conti, nella fase successiva all'esame ulteriore dei revisori. Quindi per ciascuna lista un garante che poi possa sottoscrivere le dichiarazioni dei singoli eletti nelle liste e naturalmente anche la firma del candidato.

Per quanto riguarda l'aspetto (che io non condivido assolutamente) delle sanzioni parziali per dichiarazioni false o incomplete, io direi che quando si dimostra che una dichiarazione è falsa, non ci possono essere mezze misure; il candidato non deve essere dichiarato eletto, c'è poco da fare, oppure decade dall'incarico perché di fronte a dichiarazioni fallaci non si possono trovare giustificazioni. Io direi che è nelle cose che, se dovesse essere dichiarata falsa la dichiarazione di una lista o di un candidato, voi capite bene, il candidato si troverebbe di fronte all'opinione pubblica in un tale imbarazzo che sarebbe costretto quasi a presentare le dimissioni. Quindi io trovo più logico che sia automatico che, di fronte a dichiarazioni false, il candidato debba dichiararsi decaduto.

Per concludere, siamo d'accordo che, non essendo la campagna elettorale alle porte, quindi non avendo delle scadenze impellenti per l'applicazione del provvedimento, il testo venga riportato in Commissione, almeno ristrutturato in alcune sue parti, aggiornato alle esigenze attuali e poi certamente in quest'Aula potrà trovare il consenso della maggioranza dei consiglieri regionali.

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 13 e 10.



Allegati seduta

Testo dell'interpellanza e interrogazione annunziate in apertura di seduta.

Interpellanza Marteddu sulla selezione per accedere ai corsi preparatori dell'assunzione al Gruppo Tessile Ottana.

Il sottoscritto,

PREMESSO:

- che in questi giorni numerosi ragazzi dei paesi interessati al polo tessile della Sardegna centrale sono stati chiamati per sostenere una prova al fine di poter accedere ai corsi preparatori all'assunzione al G.T.O.;

- che per l'avvio del G.T.O. vengono destinate ingenti risorse pubbliche regionali e statali;

- che lo stesso Consiglio regionale verrà chiamato tra qualche giorno a votare una norma che superi le pastoie e le strettoie CEE che rischiavano di vanificare l'intero pacchetto dell'accordo di programma per la Sardegna centrale;

- che al massiccio e determinante intervento pubblico, non corrisponde la verifica pubblica dei meccanismi delle assunzioni;

CIÒ PREMESSO, il sottoscritto interpella il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore al lavoro per sapere se abbiano valutato l'urgenza di rendersi protagonisti di un immediato intervento al fine di:

a) sospendere per due settimane le prove così espletate;

b) porre in essere ogni iniziativa per offrire agli oltre seimila concorrenti la certezza della verifica pubblica, attraverso la loro diretta presenza e delle strutture regionali, delle procedure per le assunzioni;

c) utilizzare i meccanismi già sperimentati per corsi regionali, selezioni per infermieri, con la presenza dei candidati o delle forze dell'ordine. Non procedendo attraverso criteri di assoluta pubblicità e trasparenza, a giudizio del sottoscritto, si stanno, con varie e diffuse complicità, determinando lacerazioni profonde nel tessuto civile dei paesi dell'interno che, oltre ad avere risvolti di ordine giudiziario e penale trattandosi di risorse pubbliche, vanificheranno i benefici del processo di reindustrializzazione. (286)

Interrogazione Salvatorangelo Mereu, con richiesta di risposta scritta, sul palese deterioramento, a seguito di significativi fatti di cronaca nera, delle istituzioni etico politiche in Sardegna ed in particolare in Trexenta.

Il sottoscritto,

SERIAMENTE IMPRESSIONATO e preoccupato dagli straordinari fatti di cronaca nera - gli ultimi verificatisi in Trexenta - ed in particolare dalle loro ovvie ripercussioni etico politiche specie in merito alle considerazioni che possono essere tratte dall'episodio da "giustizieri notturni".

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale, il Presidente del Consiglio regionale e l'Assessore regionale della pubblica istruzione ed informazione per conoscere:

1) quali iniziative abbiano intrapreso o intendano attivare affinché tali atti criminosi non si abbiano più a verificare in totale assenza o ignoranza della consapevolezza, da parte di chi li commette e dell'opinione pubblica in generale, che trattasi di veri e propri attentati ai valori più fermi delle nostre istituzioni e che, pertanto, questi ultimi vadano decisamente riaffermati;

2) se non sia inoltre al riguardo opportuno programmare un'opportuna campagna di sensibilizzazione, condotta anche e soprattutto attraverso le istituzioni scolastiche, tesa a ridare corpo e sostanza ai vitali valori - notoriamente, da qualche tempo, sottoposti ad un logoramento e sgretolamento degno di migliori cause e finalità - su cui sono state fondate le nostre istituzioni più civili e democratiche;

3) se infine non sia il caso di chiedere alle autorità competenti il potenziamento ed ammodernamento in Trexenta dell'organico delle forze dell'ordine, le quali nonostante il lodevole impegno, si trovano svantaggiate anche in relazione alla loro inconsistenza numerica.

Le richieste formulate vanno doverosamente inquadrate in un contesto economico caratterizzato in genere dal malessere a livello quasi endemico. Prova ne sia che la Trexenta, caratterizzata da un'economia agropastorale ai limiti della povertà, è tra le zone più neglette della Sardegna e, per di più, con l'aggravante di concorrere in negativo al primato della disoccupazione. Il maltempo dei giorni scorsi e le sue ghiacciate hanno reso oltremodo precarie queste già disagevoli condizioni di vita. (474)

Risposta scritta a interrogazione

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Cadoni sull'importazione in Sardegna di maiali infetti. (420)

In ordine alla interrogazione in oggetto, nel premettere che la materia concernente i controlli sanitari del bestiame proveniente dalla Penisola, dalla CEE e dai Paesi terzi è di competenza dell'Assessorato dell'igiene e della sanità che la esercita attraverso il Servizio Veterinario delle UU.SS.LL., per quanto il contenuto dell'interrogazione può riguardare l'Assessorato dell'agricoltura si ritiene opportuno richiamare che la normativa comunitaria veterinaria in tema di scambi intracomunitari di animali vivi e di carne macellate è orientata, al fine di agevolare e liberalizzare gli scambi commerciali, ad abolire i controlli veterinari alla frontiera, facendo obbligo alla autorità sanitaria della regione di partenza di certificare, nei confronti delle malattie infettive e diffusive delle varie specie animali, la sanità degli animali vivi e delle carni macellate ed autorizzando l'autorità sanitaria di destinazione ad operare sulle partite in arrivo i controlli sanitari ritenuti da questa necessari per tutelare la sanità del bestiame della regione di destinazione degli animali importati.

Ove da detti controlli risultasse la presenza di malattie infettive e diffusive, di questa deve essere data notifica alla autorità sanitaria della regione che ha autorizzato la spedizione del bestiame, la quale, in relazione all'esame e agli accertamenti epidemiologici, dispone il divieto di uscita degli animali e delle carni dalla zona contaminata o presunta infetta.

A garanzia della salvaguardia sanitaria dell'allevamento nazionale, la norma comunitaria prevede che i capi riscontrati positivi nei confronti delle più importanti epizoozie, possano essere respinti all'origine o abbattuti senza corresponsione di alcuna forma di indennizzo. Tale decisione stronca alla base ogni possibile eventuale tentativo di frode e in ogni caso punisce la non osservanza, magari involontaria, ma pur sempre colpevole, di norme sanitarie comuni.

La disciplina messa in atto dalla Comunità, e più sopra sinteticamente descritta, non permette con atto perentorio unilaterale di bloccare l'importazione di animali di provenienza dai Paesi CEE.

Le misure sanitarie di salvaguardia si basano sulla responsabilizzazione e sulla autodisciplina della autorità sanitaria della regione di partenza degli animali e sulla facoltà riservata alla autorità sanitaria di destinazione degli animali di operare su questi i controlli sanitari ritenuti necessari.