Seduta n.241 del 23/04/2002
CCXLI SEDUTA
Venerdì 10 maggio 2002
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 13.
oRtu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del martedì 23 aprile 2002 (235), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Capelli e Sanna Nivoli hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 10 maggio 2002.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Colleghi, avrei il dovere stamattina di commemorare un collega che abbiamo perso... dovrei farlo in apertura di seduta, ma constatata la scarsa presenza di consiglieri, io proporrei di sospendere, perché non mi sento di commemorare Nino Carrus di fronte a quattro persone, mi pare una mancanza di rispetto. Sospendo la seduta fino alle ore 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 14, viene ripresa alle ore 10 e 34.)
Commemorazione di ex consigliere regionale
PRESIDENTE. Illustri colleghi, è con grande partecipazione e con profonda tristezza che ricordiamo l'onorevole Nino Carrus, scomparso purtroppo lunedì notte a Cagliari dopo una lunga malattia.
L'onorevole Carrus era un nobile rappresentante dell'universo politico sardo, era nato a Borore 65 anni fa, era giovane, laureato in giurisprudenza, docente universitario. Ha dedicato gran parte della sua vita alla politica, è stato un pensatore instancabile, un consigliere regionale, un deputato che si è sempre battuto per far prevalere gli ideali politici ad altra politica.
Nino Carrus entrò giovanissimo in Consiglio regionale, aveva appena 22 anni, nel 1969 fu eletto consigliere regionale nelle liste della Democrazia Cristiana, partito nel quale giunse a ricoprire incarichi ai massimi livelli. Fece parte della più alta Assemblea legislativa sarda per tre legislature, la VI, la VII e la VIII. Per quattro volte, tra il 1976 e il 1980, ricoprì l'incarico di Assessore delle finanze, enti locali e urbanistica. Nel 1973 fu eletto Presidente della Commissione speciale per la revisione dello Statuto. Nel 1974 ha presieduto la Commissione speciale programmazione; alla fine degli anni settanta fu uno dei promotori della vertenza con lo Stato per la questione dell'autonomia finanziaria della Regione. Nel 1983 fu eletto deputato della Repubblica. A Montecitorio rimase per due legislature; anche a Roma assunse subito un ruolo di grande spicco, fu nominato responsabile economico del Gruppo della Democrazia Cristiana e poi relatore della finanziaria per la maggioranza. Insigne studioso, ebbe la sua arma vincente - oltre che nella grande competenza, dato riconosciutogli universalmente - nel rapporto di grande rispetto che riusciva a instaurare anche con i suoi avversari politici. Uomo di grande correttezza.
La scomparsa dell'onorevole Carrus apre una profonda ferita nel nostro mondo, nel mondo politico isolano, sardo, il Consiglio lo ricorderà come uomo di valore e come politico di grande levatura. Esprimo ai familiari il cordoglio mio personale e quello dell'intera Assemblea. Per dare un segno tangibile di lutto, sospendiamo i lavori per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 38, viene ripresa alle ore 10 e 45.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato della proposta di legge numero 99/A, "Disciplina dell'imposta regionale sulle attività produttive", del disegno di legge numero 153/A, "Disciplina dell'imposta regionale sulle attività produttive", e della proposta di legge numero 216/A, "Disposizioni dell'imposta regionale sulle attività produttive e altre disposizioni in materia tributaria". Dichiaro aperta la discussione generale. Gli onorevoli Balletto e Scano sono ambedue relatori di maggioranza. Non c'è relazione di minoranza.
COGODI (R.C). Non c'è perché non è stata depositata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sto comunicando che ho regolarmente richiesto di essere relatore di minoranza, come risulterà dai verbali della Commissione.Chiedo l'accertamento sul verbale della Commissione. Non c'è relazione depositata in forma scritta perché mi sono riservato di svolgerla in forma orale, come prevede il Regolamento. Però chiedo un accertamento anche perché siamo l'unica minoranza che si è opposta in Commissione, il resto è tutta maggioranza.
PRESIDENTE. La prego di scusarmi e di avere un po' di pazienza, adesso procediamo ai dovuti accertamenti. Onorevole Balletto, le do la parola. Se ha memoria su questo argomento, ci dica qualcosa. Intanto svolga la sua relazione.
Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Onorevole Presidente, colleghi, colleghe, onorevole Presidente della Giunta, l'IRAP è un'imposta regionale istituita e disciplinata dal decreto legislativo numero 446 del 1997, sinora gestita ed amministrata dallo Stato. A distanza di quattro anni dalla sua istituzione è stata avvertita l'esigenza di dare una compiuta regolamentazione a questo tributo, attraendolo alla sfera delle competenze regionali. Ma, al di là degli aspetti più propriamente tecnici della gestione su base regionale del tributo, ai quali si rimanda nella relazione della Commissione sufficientemente dettagliata e sui quali si potrà approfondire in sede di discussione generale, è ora, in questo momento, importante ricordare che la previsione normativa di che trattasi trae spunto dal disegno di legge collegato alla legge finanziaria dell'anno 2001 e da una consimile iniziativa legislativa a opera dei colleghi Riformatori.
Detti soggetti, Giunta e colleghi consiglieri, hanno avvertito l'esigenza di un intervento regionale rivolto a vantaggio del sistema delle imprese attraverso l'uso, per quanto limitato nell'ampiezza, della leva fiscale. L'IRAP, come tutti noi sappiamo, è un tributo che è stato definito quanto meno "odioso" dai più. Esso, all'atto della sua istituzione, è stato infatti oggetto di severe critiche da parte di esperti e di studiosi della materia, nonché da parte di varie forze politiche, in quanto il suo meccanismo colpisce soprattutto quelle imprese che si avvalgono di cospicua forza lavorativa, quindi è un paradosso in termine, lavoro tanto dipendente quanto autonomo, risparmia e colpisce invece in misura più lieve quelle imprese ad alta tecnologia, cioè quelle imprese che non si avvalgono di grande forza lavorativa, e agisce su quelle imprese a bassa capitalizzazione, imprese che per finanziare la propria attività devono fare spesso ricorso al capitale di indebitamento attraverso l'utilizzo di finanziamenti da parte delle banche, cioè devono munirsi del capitale circolante che è necessario per lo svolgimento della loro attività.
Come dire che le imprese che hanno mezzi propri elevati sono incise, dal punto di vista dell'applicazione del tributo, da un gettito e da un carico fiscale inferiore, quelle che invece hanno una bassa capitalizzazione, dovendo ricorrere al credito, sono penalizzate perché i costi relativi al finanziamento, ai fini della determinazione della base imponibile di questo tributo, non sono considerati. Come vediamo, e come è facilmente intuibile, queste sono caratteristiche negative del sistema e si trovano largamente diffuse tanto nelle medie quanto nelle piccole imprese del meridione d'Italia, nelle isole e anche, ahinoi, nella nostra.
Convinti come siamo (la Commissione ha licenziato questo provvedimento con la sola opposizione di Rifondazione Comunista) che è necessario dare impulso e nuovi stimoli alle imprese, si è ritenuto utile e opportuno procedere a un alleggerimento della pressione fiscale che grava sulle nostre imprese, o meglio intervenire su tutti i soggetti che sono destinatari del tributo. Ovviamente la Commissione ha ritenuto di dover prevedere dovute esclusioni. Non rientrano infatti nel beneficio in parola, gli enti pubblici, i soggetti da essi partecipati in maggioranza, gli enti creditizi e assicurativi e le grandi imprese, perché si è ritenuto proprio di dover dare questo sostegno a quel tessuto imprenditoriale di medie e piccole dimensioni che comunque, per la grande diffusione che ha nel nostro sistema economico, rappresenta il nerbo principale di tutto il sistema.
Si è proceduto quindi attraverso un intervento che si concretizza nell'abbattimento dell'aliquota di un punto percentuale rispetto a quella stabilita con la legge introduttiva del tributo. Questo intervento, colleghi, consentirà, a parere della Commissione, di poter esplicare utilità in queste direzioni e precisamente: un vantaggio competitivo per le nostre imprese le quali, a seguito dell'abbattimento dell'onere fiscale, avranno modo di affrontare il mercato e la concorrenza in condizioni di maggiore favore; il recupero a redditività di numerose imprese, le cosiddette imprese marginali, quelle imprese cioè che stanno in perfetto equilibrio tra costi e ricavi e che, per questo stato di equilibrio, si trovano in condizioni di elevato rischio di chiusura.
E` vero infatti che il minimo appesantimento dei costi mette queste imprese fuori mercato, con la conseguenza obbligata di chiudere i battenti perdendo tutti quei posti di lavoro che invece si devono tutelare, oppure, in alternativa, agire sui componenti negativi di reddito tentando di ridurli. Purtroppo la tipologia dei costi nelle nostre imprese si divide in due grandi categorie: costi fissi e costi variabili. I costi fissi, per loro stessa definizione, difficilmente possono essere oggetto di un intervento rapido e favorevole quanto alla loro riduzione; in queste situazioni le imprese marginali si vedono costrette, in presenza di lievitazione di costi, ad agire sui costi variabili, il costo variabile per definizione, per antonomasia, quello sul quale in prima misura si può agire, è proprio il costo del lavoro dipendente, attraverso la riduzione del carico lavorativo. Attraverso questi due meccanismi, questo tributo agisce proprio nell'impedire o nel comprimere l'espansione, quindi favorendo l'occupazione. Per altro verso è vero anche che l'alleggerimento fiscale, seppure modesto, qual è quello previsto da questa norma, riducendo i costi che gravano sul conto economico, consente alle imprese marginali di registrare finalmente utili e per ciò stesso di avviare un processo di crescita e di sviluppo economico al proprio interno e, con essi, impulso a nuova occupazione.
E' da sottolineare, fatto estremamente positivo, che l'incentivo presenta requisiti di generalità e astrattezza, essendo rivolto a tutti i soggetti, indiscriminatamente appartenenti alle categorie beneficiarie, con la caratteristica di assoluta automaticità e immediatezza, quindi senza lungaggini di istruttorie, senza costi aggiuntivi per l'amministrazione o per i soggetti che dovessero portare avanti le istruttorie per la verifica della spettanza dei benefici.
E` proprio vero che i contribuenti potranno, già in sede di determinazione del reddito aziendale, determinare il debito tributario nello stesso momento, come dicevo, in cui predisporranno la dichiarazione dei redditi. Lo potranno determinare calcolandone l'importo complessivamente dovuto e detrarre da esso l'ammontare dello sgravio che è stato introdotto. Colleghi, con questo meccanismo dell'abbattimento dell'aliquota, semplice nella sua applicazione, come dicevo prima, non soggetto nella sua quantificazione ad istruttorie, accertamenti e verifiche per stabilirne la spettanza, ammontare e modalità di rimborso, la Commissione ha ritenuto di dover accantonare l'originaria previsione, indicata e contemplata nel disegno di legge, secondo la quale il beneficio si traduceva nel riconoscimento di un credito d'imposta.
Va ancora detto che questa norma, proprio per evitare di incappare nelle strette maglie della Commissione europea, alla quale la legge, una volta licenziata dovrà essere notificata, opera nel regime del de minimis, che però non sminuisce la portata della misura, poiché trattandosi di alleggerimento di imposta, ed essendo fissato il de minimis nella misura di 100 mila euro, quindi nell'importo di 180 milioni, saranno pochissime, se non nessuna, le piccole e medie imprese che potranno beneficiare di sgravi di aliquota di importo superiore a detto ammontare.
Si impone quindi, colleghi, l'esigenza di approvare questa legge, tanto sentita e tanto attesa dal mondo produttivo, che non può evidentemente sopportare i lunghi tempi della politica. L'invito rivolto ai colleghi del Consiglio è quello di approvare rapidamente il testo di legge unificato, così come modificato dalla Commissione, nella seduta del 19 dicembre 2000.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Scano, relatore di maggioranza.
SCANO (D.S.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, dopo la relazione svolta dal collega Balletto, che io condivido largamente, posso limitare la mia alla sottolineatura di alcuni punti che ritengo meritevoli di attenzione da parte del Consiglio. Inizio con due considerazioni preliminari. La prima considerazione si ricollega a quanto, al termine del suo intervento, diceva il collega che mi ha preceduto, cioè che il testo unificato, approvato dalla Commissione, risale a giugno 2001, è passato quasi un anno. L'elemento di riflessione è: perché un testo largamente condiviso, votato quasi all'unanimità dalla Commissione, con la sola differenziazione, non ricordo se con voto contrario o con astensione, di Rifondazione Comunista, sicuramente utile ancorché limitato nei suoi effetti per l'economia sarda, impiega un anno per arrivare in Aula? Badate, non è una cosa di poco conto. E' passato un anno da quando la Commissione ha approvato un testo condiviso quasi da tutti e presumibilmente utile alla Sardegna.
La seconda considerazione preliminare: il testo unificato è profondamente diverso dai testi da cui si è partiti, la proposta di legge numero 99, mi pare presentata dal Gruppo dei Riformatori e il disegno di legge numero 153, non ricordo se ce ne fossero altri, no, mi pare di no. Il testo della Commissione non è una sintesi, è profondamente diverso, è proprio un'operazione caratterizzata da novità profonda rispetto sia alla proposta di legge numero 99, sia al disegno di legge numero 153. Credo che si possa dire che la paternità di questotesto unificato, al di là dell'utile sollecitazione provenuta dalle due proposte precedenti, è della Commissione, dove si è realizzata una convergenza tra la maggioranza e gran parte dell'opposizione, salvo appunto Rifondazione Comunista, la quale aveva invece una posizione motivata diversa.
Essendo stato già illustrato il contenuto, io sottolineo alcune questioni. Nel titolo primo si affronta la materia della gestione delle attività di accertamento, di riscossione dell'imposta e del contenzioso. E' da segnalare perché la normativa proposta negli articoli 5 e 6 ha una valenza che va al di là della materia IRAP. Perché? Perché essa offre la grande opportunità di istituire un sistema informatico, che non c'è oggi, per la gestione dei contributi regionali e locali, per la creazione dell'anagrafe tributaria regionale con dati e informazioni, quindi in generale a fini tributari. Perché parlo di opportunità? Perché si crea per la prima volta la possibilità di un governo efficace dei tributi regionali, ben oltre l'IRAP, che costituisce solo la sollecitazione immediata. Questo è il punto che mi sembra utile aver presente quando parliamo del titolo primo di questa legge.
Titolo secondo: le Regioni, lo diceva poc'anzi Balletto, hanno il potere di variare l'aliquota, fino a un massimo di un punto, anche con flessibilità di differenziazione per settori economici. In Commissione, abbiamo adottato la scelta dell'abbattimento generalizzato di un punto per cinque anni, salvo alcune categorie che sono esplicitate nel testo e che adesso non riprendo. Ma la ratio della legge è quello dell'abbattimento generalizzato di un punto per cinque anni. Io credo che si debba ragionare in questo modo. Qual è l'opzione che è stata compiuta in Commissione e che viene proposta all'Aula? E' quella di un alleggerimento diffuso come prima scelta, automatico come seconda scelta, della pressione fiscale, sapendo, lo ripeto ancora, che stiamo parlando dell'IRAP, cioè stiamo parlando di una materia circoscritta, importante, ma leggera nella considerazione della complessiva pressione fiscale che poggia sostanzialmente su ben altri tributi. Quindi alleggerimento diffuso e automatico della pressione fiscale, con quale obiettivo? Con l'obiettivo di farne, sempre con attenzione alla limitatezza del tributo, uno strumento compensativo rispetto agli svantaggi del sistema sardo e quindi con l'obiettivo di realizzare un primo vantaggio competitivo rispetto ad altri sistemi regionali.
Il titolo terzo, infine, contiene solo la norma finanziaria per la copertura delle minori entrate.
Pochissime, sintetiche considerazioni finali. La prima è questa: ripeto ancora che il beneficio è parziale, contenuto, ma certo, con l'utilizzazione di un meccanismo tale per cui il contribuente se lo ritrova direttamente nel suo bilancio, senza bisogno di domande, trafile, burocrazie, istruttorie, lungaggini, perdite di tempo e quant'altro. Secondo: il meccanismo è caratterizzato appunto da generalità con alcune eccezioni e automaticità. Io credo di dover richiamare rapidissimamente, per aver chiaro il senso di questa proposta, i meccanismi che, nella legislazione regionale, noi adoperiamo per l'incentivazione delle attività economiche, perché qui è accennato, se n'è parlato anche nel DPEF, poi non si è stati conseguenti: si introduce un primo passaggio dagli incentivi finanziari a quelli fiscali.
Io penso che, nel ragionare sulle nostre politiche di sviluppo e per il lavoro, nell'aggiornare come dovremo necessariamente fare, ciascuno con le sue responsabilità, le politiche per lo sviluppo e per il lavoro, dovremo riflettere più organicamente se, come nucleo delle politiche di sviluppo, come anima dell'intervento regionale nell'economia, non si debba assumere, appunto, il passaggio dell'incentivazione finanziaria ad altre forme di incentivazione, che abbiano come cuore l'ambiente per lo sviluppo, i servizi per lo sviluppo e quella leva di intervento costituita proprio dai bonus e dagli sgravi fiscali. Naturalmente il passaggio dall'incentivazione finanziaria a questo nuovo approccio non può che essere graduale, per essere solidamente concepito; io credo che la politica regionale debba in tempi utili porsi questo problema.
L'incentivo fiscale, lo sgravio fiscale, il bonus fiscale rispetto all'incentivo finanziario ha molti vantaggi, primo vantaggio è che non c'è un'istruttoria, il secondo è che non c'è arbitrarietà, parola nobile per dire clientelismo, quindi non c'è clientelismo. Io penso che un altro vantaggio sia la rapidità, l'efficacia. Comunque, ripeto, oggi ci stiamo occupando semplicemente di un pezzetto del sistema tributario, dell'IRAP; secondo me, è importante che si faccia questa scelta di un abbattimento generalizzato e automatico di un punto per cinque anni.
Altre volte, nel nostro dibattito, è stato introdotto, da Giunte precedenti, da questa Giunta, da me in questo momento, da altri colleghi in altri momenti, lo spunto a ripensare l'orientamento, le finalità e la strumentazione delle nostre politiche di sviluppo, con una valutazione attenta dei pro e dei contro dell'incentivo finanziario, dell'incentivo fiscale e degli altri strumenti che possono essere delle utili leve in mano ai poteri pubblici per intervenire nell'economia di una Regione che avrebbe necessità di una politica pubblica molto efficace e pronta.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le devo una risposta. In effetti, dagli atti del Consiglio, risulta che lei abbia verbalmente chiesto di svolgere la relazione. Però voglio rammentare a lei e a tutti i colleghi che il secondo comma dell'articolo 48 del Regolamento prevede espressamente che la relazione debba essere presentata per iscritto. La ragione è molto semplice: le relazioni sono parte integrante del progetto di legge. In questo caso, mentre sono allegate le due relazioni di maggioranza, mancherebbe quella di minoranza. Tuttavia, in deroga a quanto disposto dal Regolamento, per questa volta le concedo di svolgere la sua relazione. Chiarito questo per tutti, onorevole Cogodi, faccia pure la sua relazione.
Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. La ringrazio, signor Presidente, lei è molto gentile, come normalmente accade, tuttavia la tolgo anche dall'imbarazzo di dover derogare alle regole perché è meglio alle regole parlamentari non derogare mai. Ragione per la quale svolgerò il mio intervento in sede di discussione generale. Quindi se lei vorrà dare per aperta la discussione generale, io chiederò la parola e svolgerò il mio intervento in sede di discussione generale.
PRESIDENTE. La ringrazio. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Come vede la sostanza non cambia, quello che a me, a noi, alla nostra parte politica interessava precisare, è che non è affatto vero che su questa legge vi sia stata l'unanimità della Commissione. In realtà l'espressione che qualche volta si usa per quanto riguarda il parere della Commissione è veramente una contraddizione in termini, si parla della quasi unanimità. L'unanimità è quando tutti sono d'accordo su una proposta, quando una parte politica non è d'accordo non c'è un'unanimità e neppure quasi unanimità, c'è una maggioranza seppure numericamente larga e c'è una minoranza che esprime una diversa e contraria posizione.
Noi non abbiamo espresso parere positivo in Commissione su questo provvedimento legislativo e confermiamo in Aula la nostra contrarietà. Vogliamo confermarla con delle ragioni anche accresciute rispetto a quelle che abbiamo espresso in sede di Commissione. Questo è un tipico esempio non di legge regionale, ma di legge antiregionale. Non è che il conforto numerico della quasi totalità del Consiglio tolga valore alla sostanza delle cose. Si è detto, e si è pure scritto o tratteggiato nelle relazioni scritte e oralmente svolte, che questa legge interverrebbe finalmente a regolare la materia delle entrate regionali. E` l'esatto contrario! Questa legge interviene a regolare le non entrate regionali, perché se questa legge non si fa, la Regione continuerà ad incamerare quello che incamera attualmente da anni, come è scritto negli atti, ai valori del '99, 934 miliardi di lire all'anno. Se questa legge si fa, viva la Regione e viva l'autonomia, la Regione incamererà da 100 a 150 miliardi in meno. Chiamatela legge delle entrate! E' una legge delle uscite o delle non entrate. Quindi puramente e semplicemente, per favore, non imbellettate le cose brutte, presentatele per quello che sono, bastava un articolo unico, dico a voi, Riformatori, che riformate sempre al rovescio e a tutti gli altri Gruppi di maggioranza ed opposizione che ai Riformatori si sono bellamente accodati, bastava un articolo unico che fosse di esenzione fiscale per le imprese.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue COGODI.) Qui non si dice tutto, si dice: "Alleggerimento fiscale", ma questa non è una norma di alleggerimento fiscale, è una norma di alleggerimento fiscale solo ed esclusivamente per le imprese. Peraltro è un alleggerimento fiscale, cioè un pagamento di minori imposte solo per le imprese private, perché quelle pubbliche, parapubbliche, partecipate e pubbliche, non solo non sono alleggerite, ma già nella misura nazionale pagano il doppio delle imprese private. Tant'è che, con il gettito fiscale proveniente da questa imposizione (che tra l'altro sostituisce altre imposizioni, quindi non c'è stato un grande lamento delle imprese in Italia quando è stata presa questa misura fiscale, essendo essa un'unificazione di misure - esistenti - effettuata con una serie di esenzioni e di alleggerimenti già nella normativa nazionale),
andando a regime, in un sistema di riordino e di snellimento insufficiente, ma tuttavia efficiente, la Regione incamerava e incamera ogni anno circa mille miliardi. Di questi 934 miliardi, valori al '99, 483 provengono dal sistema pubblico e 451 dal settore privato.
E` un bel sistema quest'altra cosa che la leva fiscale venga usata in un paese, da un Governo, qualunque sia quel Governo, non per riequilibrare, non per realizzare un'equità redistributiva del reddito e della ricchezza prodotta da tutti, dagli imprenditori e dai lavoratori, anzi principalmente dai lavoratori che lavorando producono, no!, venga utilizzata per un passaggio interno di valori. Cosa vuole dire che l'amministrazione pubblica, perché eroga servizi, paga l'IRAP e la paga il doppio dell'impresa privata? Vuole dire togliere danari al settore pubblico, danaro che è già pubblico, che entra nella cassa dello Stato e torna alla pubblica amministrazione, perché poi la pubblica amministrazione essendo pubblica, comunque, è a carico dello Stato. E` una partita di giro ed è anche una presa in giro!
Le imprese o comunque le attività produttive pubbliche, ivi compresa la gestione dei servizi, pagano l'8 per cento e non il 4,25 per cento. Quindi più della metà degli ingressi tributari di questo sistema sono già una partita di giro interna alla pubblica amministrazione. E poi si dice da parte dei liberal-liberisti che la pubblica amministrazione è indietro nella produttività, nel contenimento dei costi rispetto all'agile mossa e alla capacità operativa del settore privato. Addirittura l'attività pubblica, non solo non è esentasse come dovrebbe essere logicamente, ma è gravata in questo caso da una tassa doppia rispetto al sistema privato, in modo che - viva la concorrenza e viva il sistema misto - si possa sempre dire che l'amministrazione pubblica è più lenta, più tarda ed anche più costosa. Certo che diventa a questo punto più costosa!
Neppure voi vi ponete il problema, tanto autonomisti e tanto costituendi, non costituenti, perché molti di voi sono da costituire come autonomisti, molti di voi devono fare un corso accelerato, non dico di cultura che ne avete molta, almeno come conoscenza, ma di sensibilità autonomistica; se vi fosse un briciolo di sensibilità autonomistica, si esenterebbe del tutto l'amministrazione pubblica regionale locale, in una regione autonoma, da un balzello che è una partita di giro sul piano finanziario, perché il settore pubblico paga, paga allo Stato, lo Stato restituisce alla Regione, la Regione restituisce in modo indiretto e diretto agli enti locali e che operazione abbiamo fatto? Abbiamo appesantito la pubblica amministrazione inutilmente.
Voi vorreste efficienza, invece create nuovi ulteriori appesantimenti. Però vi preoccupate di chiamare pomposamente questo provvedimento, provvedimento di ordine o di riordino fiscale che regola finalmente, nella Regione, un sistema delle entrate, quando invece voi state solo regolando un sistema delle uscite. Questa legge costerà alla Regione 100-150 miliardi di introiti in meno rispetto a quello che ha oggi. Voi, la stragrande maggioranza, state per deliberare che la Regione avrà 100-150 miliardi in meno all'anno di danaro disponibile! Però ieri abbiamo discusso la legge sul commercio, la quale pure riguardava piccole e medie imprese di un settore che tutti avete detto essere in crisi, in questa Regione, e non si sono trovati 20-30-40 miliardi per sostenerlo meglio, così altrettanto per l'impresa agricola, sempre per rimanere nel campo delle imprese.
Io non vi sto dicendo, a nome del Gruppo di Rifondazione Comunista che svolge questo intervento, di contrapporre i disoccupati (chiamiamo in causa ancora una volta i disoccupati), i senza lavoro, gli ultimi, i tralasciati, quelli che non hanno niente, no, per un attimo non chiamiamo in causa tutti questi, chiamiamo in causa le imprese, quelle che vi stanno tanto a cuore. E' per quelle imprese, per l'impresa commerciale piccola, che ieri non avete trovato 20-30 miliardi e li avete affidati alla labilità e inutilità di un ordine del giorno anziché a una norma finanziaria. E' per il sistema delle imprese agricole, pastorali, dell'allevamento, per il sistema delle imprese artigiane, parliamo sempre di imprese, che non trovate mai sufficiente copertura finanziaria perché dichiarate che il danaro non basta.
L'assessore Masala tira di conto e dice che non c'è copertura, che abbiamo raschiato il fondo del barile, però adesso in modo indistinto al mondo delle imprese, piccole, medie e grandi, voi fate un regalo di 150 miliardi. Erodete le entrate regionali di 150 miliardi! In questo modo avrete meno denaro per finanziare il sistema delle imprese, quello che merita maggiormente di essere sostenuto. Questo è ciò che rappresenta questa legge, non altro. Non imbrogliamo le carte, per favore!
Ecco perché non ci dovranno mai essere unanismi in questo Consiglio regionale, se non sulle grandi questioni di valore, sui grandi principi morali. Badate, sulla gestione, più è larga la maggioranza in questo Consiglio, più porcheria c'è. Questa non è una grande convergenza unitaria, questa è una pessima mediazione e contaminazione politica al ribasso. Noi abbiamo il dovere di dirlo, anche alla parte democratica di questo Consiglio, anche alla parte autonomistica di questo Consiglio, anche alla parte di sinistra di questo Consiglio, da cui ci distinguiamo, forzatamente, ancora una volta. E' il sistema generico delle imprese che è da sostenere o non è, in modo selettivo, il sistema della piccola e media impresa delle attività produttive che deve essere sostenuto di più?
La legge nazionale consente alla Regione di intervenire per variare di un punto percentuale questa leva fiscale, quello è l'ambito dell'autonomia, variare di un punto; cosa vuol dire variare di un punto? Solo diminuire di un punto per tutti? O non ci sono altre possibili modalità di variazione? In teoria si può anche aumentare di un punto, magari in qualche caso si lascia, in altri casi si aumenta di mezzo punto, in altri casi si diminuisce di un punto perché si fa politica scegliendo e sapendo come dev'essere garantita l'entrata delle risorse che poi saranno redistribuite, in funzione del sistema produttivo, dalla mano pubblica, dal potere pubblico, dall'intelligenza pubblica, se c'è, dalle istituzioni.
Noi avremmo preferito, lo abbiamo indicato in Commissione, anche un sistema finalizzato di questo mancato introito, oppure che avvenga l'introito e venga redistribuito diversamente anche al sistema delle imprese; ma c'è impresa e impresa, c'è quella che risponde di più al progetto di sviluppo di questa Regione e quella che risponde di meno, non si tratta solo di una questione di entità, impresa piccola, media e grande, ma anche di qualità delle imprese, di natura delle imprese, c'è l'impresa nascente, quella che scommette e rischia di più, quella che si inserisce meglio nei programmi locali di sviluppo, quella deve essere sostenuta di più, ma se non è sostenuta attraverso gli strumenti di cui la Regione dispone, chi, quando e dove verrà sostenuta? Con i proclami? Si perde così l'occasione di compiere un'operazione selettiva di orientamento anche all'interno del mondo delle imprese.
Qualcuno dirà: "Ma quei trinariciuti di comunisti di Rifondazione ce l'hanno sempre con le imprese!". No, non ce l'abbiamo sempre con le imprese. Noi vi stiamo proponendo di devolvere questi 100-150 miliardi alle imprese, vi stiamo dicendo quali imprese, non tutte in modo generico, indistinto e indiscriminato, ma quelle che meritano di più, quelle che garantiscono di più il progetto di sviluppo regionale, quelle che più sono legate al territorio, ai progetti locali di sviluppo e più difficili non solo da pensare ma da progettare, da organizzare, da far decollare, un altro progetto di sviluppo di questa Regione, di cui parlate solo quando fate filosofia della politica, ma mai quando si deve fare politica e si devono fare le leggi che stabiliscono chi sono i beneficiari dei beni e delle risorse pubbliche regionali. Voi state operando solo un grazioso dono, state regalando al sistema indistinto delle imprese, e quindi a chi meno merita o a una parte di chi meno merita, 100-150 miliardi.
Ecco perché nessuno ha mai protestato sul fatto che in Sardegna non si facesse questa legge. I sardi non ne avranno nessun beneficio, anzi un maleficio; la Regione avrà il maleficio di perdere 100-150 miliardi. Non è stato tanto il sistema delle imprese, che di benefici ne ha abbastanza, in tutti i modi possibili (sgravi fiscali, conto occupazione, mezzogiorno), a chiedere quest'ulteriore cosa, ma quel qualcuno, che c'è sempre, più liberale dei liberali, più liberista dei liberisti, che si preoccupa di fare anche regali. Non ho visto nessuna grande rivendicazione sociale chiedere alla Regione, al Consiglio, di operare questo tipo di scelta, però meglio abbondare in questa materia, e siccome Vargiu è liberale e si vanta, mica lasciamo solo Vargiu a fare il liberale, facciamolo tutti, destra e grande sinistra, perché così i liberali ci saranno tutti grati. Io ritengo che saranno più grati a Vargiu e alla destra, perché è più naturale per Vargiu e per la destra volere non un sistema di garanzie e di agevolazioni, ma un sistema di regalia, principalmente per la grande impresa, purché sia.
La competitività. Come si fa a parlare ancora di competitività? Competitività tra pubblico e privato? Esentate il privato e aggravate il pubblico di un'imposta doppia, la Regione interviene e non sgrava dall'imposta manco se stessa, in modo che si possa dire che il pubblico costa di più e possa avere ragione Vargiu, ma Vargiu ha torto, dico Vargiu per dire Fantola, dico Fantola per dire Pili, dico Pili, Fantola e Vargiu per dire tutti voi del centrodestra, ben si intende.
Questa Regione, non tarda solo di quattro anni (e meno male perché mai ritardo fu più benefico, in quanto nel frattempo la Regione ha incamerato 400-500 miliardi; adesso non ritarda più su questo e rinuncia così a incamerarli), la Regione sta ritardando, mi pare, di 19 anni l'attuazione dell'articolo 2 della legge 122 del 1983, sul riordino delle entrate regionali, legge dello Stato italiano concordata con la Regione autonoma della Sardegna. In base a tale articolo 2, la Regione deve intervenire, e non lo fa, nel sistema dell'accertamento fiscale, collaborando con gli uffici statali, e la Giunta regionale deve segnalare atti, fatti e circostanze utili al migliore espletamento delle funzioni fiscali in Sardegna. Cosa vuol dire tutto ciò? Vuol dire che, pur avendo questa Regione una sua forma di entrate proprie, perché ce l'ha, formalmente è lo Stato che riscuote l'IRPEF, l'IRPEG e l'IVA, di esse una percentuale spesso dei 9/10 torna alla Regione, rappresentando la nostra base, insufficiente ma considerevole, di autonomia finanziaria, è dunque chiaro ed evidente che l'evasione fiscale in questa Regione non è solo contro lo Stato, ma anche contro la Regione.
Ecco perché la legge numero 122 prevede quell'istituto della cooperazione, che mai questa Regione ha voluto mettere in campo. Che cosa mai la Regione ha segnalato di atti, fatti e circostanze che rendessero più efficiente il sistema fiscale tributario come si esercita in Sardegna? Nulla e mai. Però facciamo una legge e mai che, quando si fa una legge in questa Regione, si dica: "Questa è una legge, punto!". No! E' un pezzo di legge, è un anticipo di legge, è uno spezzatino di legge, è un assaggio di legge, mai una legge organica, mai, perché è proibito, perché è meglio fare così le cose, perché così si vede meno.
PRESIDENTE. Prego, concluda, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Concludo subito, Presidente, anche se ho rinunciato anche ai venti minuti di illustrazione della relazione.
Dicevo, che questa legge ha questa portata, questo contenuto, questa sostanza. Noi non abbiamo qui la forza di impedire che voi l'approviate, ne siete tutti così ben convinti, o pare, l'approverete, abbiamo il dovere però di dire, e anche voi avreste il dovere di dire, che la finalità, la ratio, la portata, le conseguenze di questa legge non sono un'agevolazione all'economia e allo sviluppo di questa Regione, sono invece, in gran parte, forse non in tutto, sarebbe esagerato e ingeneroso dire in tutto, ci saranno alcuni casi meritevoli, ma in gran parte è un regalo, peraltro non richiesto, del tutto gratuito, che la destra che governa questa Regione ha voluto fare, non al sistema delle imprese, ma ad alcune imprese, a certe imprese, che di regali ne hanno già troppi e non sono neppure per niente riconoscenti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, alcune considerazioni su questa legge. Intanto osserviamo come, sempre più spesso, il Consiglio regionale affronta provvedimenti legislativi datati, cioè che arrivano qui a distanza di un anno, forse in maniera un po' costretta dagli eventi. Indubbiamente quando si parla di elementi e di norme che attengono al sistema economico e alle dinamiche economiche, bisogna essere edotti tutti quanti che un anno di analisi, di valutazioni, di ponderazione riguardo ad alcuni provvedimenti può essere sufficiente per far perdere molti dei significati che noi, un anno fa, potevamo attribuire a questa norma.
Già è così, perché essa allora nasceva nella logica di un collegato alla finanziaria, oggi invece è un provvedimento ordinario; E, mentre nella logica del collegato alla finanziaria poteva avere un significato (tant'è che poi la legge fa riferimento alle determinazioni finanziaria anno per anno delle aliquote e cose di questo genere), diventa limitante un'analisi fatta oggi, fuori dall'ambito delle norme finanziarie, perché tenta di superare alcune questioni che noi abbiamo portato all'attenzione del Consiglio, anche nel corso del dibattito dell'ultima finanziaria, che riguardano non la frammentarietà di un provvedimento, che cerca di risolvere un problema quasi volutamente ignorando il contesto nel quale opera, ma la trattazione di un argomento molto più generale come quello dell'andamento del sistema economico e della sua ricaduta sul sistema finanziario della Regione autonoma della Sardegna e quindi sul regime dei tributi e delle entrate della Regione sarda.
Ho sentito i relatori, ho sentito il Presidente della Commissione, non ho ancora sentito la Giunta, ma si è parlato di tutto, meno che di descrivere a noi le ragioni che motivano questo provvedimento in funzione delle dinamiche macroeconomiche che vanno a determinarsi. Ogni provvedimento che attiene alla fiscalità, da che mondo e mondo, è sempre stato determinato da un'idea e da una strategia che il governante ha intravisto come strumento per produrre un fine. Qui l'osservazione è solo sui mezzi: c'è un automatismo, non ci sono istruttorie, tutte belle cose, niente da dire, ma quali sono i fini? Se togliamo dal campo della discussione la propaganda o il servilismo a un certo ceto piuttosto che a un altro, qual è il fine nella dinamica macroeconomica che si viene a determinare per effetto dell'applicazione di questa legge? Non si è capito.
Io faccio un'osservazione ai colleghi: stiamo parlando di un gettito tributario nei confronti della Regione che è pari a un terzo, grosso modo, dell'intero sistema dei tributi diretti della Regione, non stiamo parlando di quisquilie, stiamo parlando di una massa finanziaria che assomma a circa un terzo del complessivo introito di tributi della Regione. Di questa quota (composta per il 52 per cento da proventi che derivano dal settore pubblico, e dalla quota minoritaria del 48 per cento che deriva dal settore privato), la legge prevede l'invariabilità del sistema di fiscalità per quanto riguarda il settore pubblico, intervenendo solo nel settore privato. Cosa accadrà? Accadrà, nella dinamica economica, che non solo rimane minoritaria la quota privata (che poi è quella che in qualche modo dovrebbe produrre un beneficio e anche un incentivo), ma abbassa complessivamente l'introito mantenendo un divario, secondo noi improprio, tra i proventi che derivano dal settore pubblico e quelli che derivano dal settore privato e da soggetti terzi.
Quindi il fenomeno nei suoi fini è noto nella misura in cui possiamo osservare che questa detrazione, questa minore pressione fiscale, in maniera asettica va a collocarsi in termini di cumulo con tutti gli altri sistemi incentivanti che noi abbiamo disposto, per finire proprio ieri, nei settori produttivi, senza nessuna correlazione tra le entità e le modalità di incentivazione del sistema privato e il sistema della fiscalità. Messa in questi termini è una legge di incentivazione che non ha niente a che vedere con la fiscalità, visto anche l'automatismo, che si cumula ad altri provvedimenti; cioè è un modo surrettizio di incrementare il sistema delle incentivazioni alle imprese sotto la specie della minore pressione fiscale.
Io avrei preferito vedere, in questa legge, alcune analisi che riguardassero per esempio l'impresa giovanile, che riguardassero un sistema di utilizzo del credito di imposta, con riguardo sempre all'IRAP, ma verso gli investimenti e i maggiori incrementi sull'occupazione, analisi che avrebbero visualizzato, almeno nella proiezione che noi davamo a quei provvedimenti, un'idea di che cosa avrebbe prodotto questa legge in termini di fini, non solo di mezzi.
Vorrei anche osservare come non si fa, sulla base imponibile, nessun tipo di osservazione discriminante; tutto riguarda le produzioni nette. Ma, scusate, c'è oggi in Sardegna, per la nostra condizione di insularità, una differenza sostanziale tra le produzioni nette che si determinano per il consumo interno e le produzioni nette che si realizzano per le esportazioni, o pensate che sia la stessa cosa? Pensate che questo vantaggio debba ricadere senza nessuna distinzione, senza nessuna analisi di valore su questi elementi? Mi sto sempre più rendendo conto che forse, sostanzialmente, questo modo di procedere è più una condizione, a prescindere dal merito di questa legge, connaturata agli standard mentali che noi abbiamo, cioè i proponenti collocano un problema, quando non va bene la Giunta gli contrappone un disegno nella stessa logica, poi il meccanismo è l'unificazione, e così l'analisi si circoscrive al recinto di quell'argomentazione. La Commissione e noi tutti, lo dico con riguardo anche al mio operato, non tentiamo mai di uscire dal recinto che ci viene circoscritto, nella provocazione all'iniziativa legislativa, per guardare alla complessità dei problemi che invece attengono a queste materie.
Io credo che di questo passo si stia archiviando di fatto (dopo il dibattito che abbiamo avuto, Assessore, nella finanziaria, sull'esigenza di produrre in quest'Aula in maniera un po' più partecipata)un vero confronto sul regime delle entrate della nostra Regione e su come si possa rompere il meccanismo perverso per cui l'entrata insegue la spesa in maniera progressiva, costante e quasi irreversibile, strada che ci conduce e ci condurrà molto rapidamente al corto circuito finanziario. Questo confronto è inibito da queste iniziative che evitano di aprire un dibattito serrato sulle correlazioni tra le stesse, anche in materia fiscale, ma che riguardano strettamente le politiche di entrata della Regione, che non riesce, a mio giudizio, attraverso questo procedimento legislativo, a dare di sé la consapevolezza saper ancora distinguere le iniziative per le incentivazioni alle imprese da quelle sul terreno della fiscalità.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare…
SELIS (Popolari-P.S.). No, io mi sono iscritto a parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, non avevamo colto la sua prenotazione. Prego. E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Chiedo scusa, Presidente, io ho fatto un cenno, mi sembrava che fosse stato colto. La ringrazio della possibilità che mi dà di svolgere qualche breve considerazione in un dibattito che peraltro non è molto "affollato", tra virgolette, così come non è molto affollata quest'aula: questo è il senso della consapevolezza di una crisi istituzionale, ovvero la mancanza di consapevolezza di una crisi istituzionale che ci stiamo portando appresso. Io chiedo a voi tutti, naturalmente lo chiedo ai presenti, al Presidente e alla Giunta, se questo modo di lavorare, di legiferare, così distratto, così assente, così superficiale corrisponde alla pienezza del nostro dovere, se non stiamo cioè venendo meno, nel fare leggi, quindi non nel fare piccoli provvedimenti amministrativi, alla necessità che tutti abbiamo di essere coscienti, consapevoli, informati e partecipi.
Forse in un clima simile, questo è il mio parere, sarebbe meglio non legiferare, sarebbe meglio prima mettere al centro dei lavori dell'Assemblea la creazione delle condizioni essenziali per legiferare. Invece ho la sensazione che sia subentrata in quest'aula una sorta di distratta rassegnazione. I colleghi escono dall'Aula e entrando poi si rivolgono, o ci rivolgiamo, parlo anche di me, al collega più attento che ha seguito la questione per sapere come bisogna votare, senza avere esatta cognizione di che cosa si stia parlando e che cosa si stia votando. Con molta pacatezza, direi anche con un tono dimesso, io dico che sono molto preoccupato di questo nostro modo di lavorare, di questo nostro modo di legiferare. Questo non è un organismo qualunque, questa è la massima Assemblea rappresentativa - si dice così in maniera roboante e retorica - del popolo sardo, a cui spetta la più alta funzione della politica, quella di fare leggi; chi vedesse quest'Aula, in questo momento della sua attività legislativa, credo che non ne trarrebbe il senso di una coscienza e di una responsabilità collettiva.
Scusate se dico queste cose, non le dico soltanto io, ce le diciamo a vicenda, reciprocamente, per cercare di capire quali possono essere le condizioni che ognuno di noi dovrebbe mettere in campo per migliorare il nostro modo di lavorare, non le cose roboanti, ma il nostro modo di lavorare. Se questo è il senso del discorso complessivo di stamattina, credo che questa legge, alla quale hanno lavorato vari colleghi con impegno (prendo atto dello sforzo di unificazione, lo dicevano i colleghi Scano, Balletto e anche, a suo modo, da un'ottica di opposizione, il collega Cogodi), per trovare la sintesi di di alcune proposte, ne sia il risultato.
Credo che, nel discutere questa legge, dobbiamo tornare al senso della politica degli incentivi. Qual è il senso di una politica degli incentivi? Perché lo Stato, la Regione in questo caso, dovrebbero erogare o rinunciare a delle risorse a favore di alcuni soggetti? Nel dibattito economico che si è svolto in questi ultimi decenni, diciamo così, i motivi per cui si è fatto sono stati diversi: si fa una politica degli incentivi per colmare delle diseconomie che verosimilmente non riguardano uniformemente tutte le imprese, tutti i settori, tutte le aree territoriali, ci sono diseconomie diverse per aree, per settori e per imprese; ma se è questa la politica degli incentivi, va finalizzata ai settori penalizzati, alle aree penalizzate, alle imprese penalizzate. Ci sono necessità di sostenere settori che appaiono, di volta in volta, più trainanti, ci sono categorie di imprese che vanno sostenute e altre meno, per esempio i giovani è stato detto, ci sono funzioni strategiche che vanno premiate, l'innovazione, la formazione, la semplificazione. Qual è la logica della politica degli incentivi, quella delle diseconomie delle aree, delle imprese, delle categorie o delle funzioni? Secondo me, va fatta questa riflessione perché se noi non facciamo una politica di incentivi e di sostegno mirata a categorie, territori, diseconomie, eccetera eccetera, ma la facciamo di tipo generalizzato, rischiamo di non raggiungere nessun obiettivo.
Posto che sicuramente il lavoro svolto in Commissione - con grande unanimità - non è stato carente, in quanto mi pare che si sia optato per una riduzione complessiva, per un alleggerimento fiscale generalizzato, però a me rimane il dubbio che questi interventi generalizzati contraddicono quella strategia degli incentivi di cui dicevo prima. Una strategia di incentivi che deve operare delle scelte, che deve premiare o sostenere, di volta in volta, settori in crisi o settori in dinamica crescita, categorie, giovani o donne o nuovi imprenditori. Deve sostenere e premiare funzioni strategiche e funzioni innovative, le funzioni della formazione.
Stento un momento a comprendere la maniera generalizzata di intervenire in questa logica e qual è l'obiettivo che vogliamo perseguire; spero che la Giunta me lo chiarisca essendo anch'essa portatrice e propositrice di una proposta. L'intervento generalizzato diffuso sostiene il sistema sardo nel contesto nazionale, ma non fa delle scelte all'interno del sistema sardo e non interviene su categorie, su aree, su diseconomie, su funzioni strategie e quant'altro è stato detto.
La seconda considerazione sulla quale vorrei una parola più certa da parte della Giunta è il costo, valutato in termini di minori entrate. La legge propone una certa valutazione, ma essendo di un anno fa, non so se ce ne siano state di ulteriori. Vorrei che capissimo che è necessaria una valutazione più precisa del costo di questo intervento, come minori entrate, perconsentirci di valutare se queste risorse, a cui la Regione rinuncia, non potrebbero essere meglio orientate a sostegno di categorie, imprese, funzioni e territori diversi.
Condivido l'osservazione del collega Scano riguardante il fatto che nella legge ci sono anche degli aspetti innovativi, in particolare gli articoli 5 o 6 che riguardano il monitoraggio; esso sarebbe essenziale nella misura in cui l'amministrazione regionale entrasse con determinazione nell'ottica di monitorare la realtà economica, in questo caso il sistema del gettito fiscale, e se da questo monitoraggio facesse derivare delle politiche. Io condivido il principio e l'esigenza di monitoraggio, purtroppo in troppe leggi noi abbiamo il monitoraggio, di cui però non si è fatto quasi nulla, a cominciare dalla spesa regionale; monitorare la gestione propria dovrebbe essere la cosa fondamentale, se il monitoraggio viene solo enunciato e rimane inattuato, è semplicemente ancora una volta un'affermazione retorica senza conseguenze.
A me sembra, in definitiva, che la guida della politica economica sia ancora una volta carente, che la Giunta regionale non abbia una strategia di politica economica, non abbia una strategia di gestione di crescita e di sviluppo. Noi possiamo intervenire, magari lo faremo tutti, d'accordo o in gran parte d'accordo, in quest'Aula, per alleggerire di un punto la pressione fiscale eccetera eccetera, ma a che cosa servirebbe? In quale politica sarebbe da inquadrare? In quale sostegno alle aree più svantaggiate, alle categorie più dinamiche o più svantaggiate, alle funzioni strategiche? In definitiva, qual è la politica reale che vogliamo conseguire e in che cosa consiste? A me sembra che anche il clima, in cui questo dibattito si svolge, sia proprio un clima di rinuncia, in assenza di guida, in mancanza di strategia di sviluppo, senza che da parte della Giunta, e forse anche del Consiglio, della maggioranza, però in maniera diversa che dell'opposizione, si chiariscano quali sono le strategie di sostegno alle imprese e non alle imprese solo industriali o solo commerciali.
Da tempo giacciono in Commissione, da parte del centrosinistra, ma forse anche da parte delle altre forze politiche, dei testi unici sulla politica dell'impresa. Io credo che sia il momento, non è mai troppo tardi, anzi siamo abbondantemente in ritardo, di affrontare una politica di sostegno alle imprese che sia più razionale, più organica più consapevole; invece i ritardi che continuiamo a segnalare vengono colmati con leggine frammentarie e tutte quante, nel dibattito è stato detto ieri e viene ripetuto oggi, rinviano a chissà quale altro appuntamento. Non si sa quali siano le condizioni per affrontare questi temi, visto che da tempo sono presenti progetti in Commissione, si affrontino e la Giunta ci chiarisca qual è la propria strategia di politica di impresa, di politica degli incentivi, qual è la propria strategia di sostegno e di intervento nell'economia. A oggi non si comprende.
Possiamo anche votare questa leggina che prevede un alleggerimento complessivo della pressione fiscale, può darsi che sia utile, ma sicuramente non è il modo migliore di utilizzare le risorse, perlomeno non è una legge che si inquadra in una chiara politica di crescita e di sostegno alle imprese, al lavoro, allo sviluppo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Grazie Presidente, io intervento brevemente perché come il collega Selis, voglio manifestare i miei dubbi, anche se poi alla fine andremo a votare, chiamiamola giustamente, questa "leggina". Intervengo perché siamo anche abbastanza freschi della discussione sulla manovra finanziaria che quest'Aula ha liquidato qualche settimana fa, durante la quale abbiamo criticato prima di tutto una politica rivolta esclusivamente all'indebitamento, agli sperperi, qualche volta agli investimenti, e poi l'assenza totale di una politica per le entrate da parte di questa Giunta e di questa maggioranza. Oggi la situazione non fa altro che aggravarsi perché assistiamo a un qualcosa che deve seriamente preoccupare non solo noi, ma anche le future generazioni, si tratta di un forte indebitamento della Regione, un abbassamento continuo dei trasferimenti dello Stato e maggiori spese.
Come risponde questa Giunta? In forma organica? Seria? Con un progetto di ampio respiro per il rientro del debito pubblico? Per una politica delle entrate? Come interviene, lo stiamo constatando queste settimane: interviene con il ticket sui medicinali e con questa legge. Sono due interventi assolutamente stridenti tra loro, inversamente proporzionali, che denotano ancora una volta la mancanza di una strategia e di una politica finanziaria.
Per entrare nel merito dell'argomento, devo dire che è stata ricordata poc'anzi l'esistenza di due metodi, molto precisi e monitorati in diversi territori e in diverse nazioni, di incentivo alle imprese. Un metodo prevede la defiscalizzazione, l'altro l'incentivo sotto forma di contributo in conto interessi o contributo in conto capitale, ma delle due l'una, non possono essere tutt'e due come incentivo.
Vi sono esempi di defiscalizzazione che si sono rivelati estremamente efficaci, forse più efficaci del nostro. L'esempio irlandese fa scuola in tutta Europa, dovremmo andare a studiare quel sistema che ha portato l'Irlanda ad essere, da una regione sottosviluppata, una delle maggiori regioni sviluppate dell'Europa nell'arco di qualche decennio. Noi abbiamo adottato - forse anche sbagliando alla luce di quello che è successo e che sta succedendo - l'altro sistema, quello degli incentivi ordinari; lo Stato non segue né un sistema né l'altro, un po' ha adottato questo sistema bivalente, però lo stesso Tremonti si sta orientando sempre di più verso la defiscalizzazione come incentivo alle imprese.
Questo ragionamento non deve per nulla far trasparire che noi siamo, in particolare chi parla, contrari a una defiscalizzazione o contrari a una politica che incentivi l'impresa in Sardegna; lungi da noi, è esattamente il contrario, solo che bisogna fare le cose seriamente, avendo degli obiettivi e, a mio avviso, in alcuni casi, in modo selettivo, come in questo nel quale vi sono imprese che producono beni e imprese che producono servizi, imprese pubbliche e imprese private. Invece si è scelto questo intervento generalizzato senza un obiettivo preciso che suona tanto di intervento più volto alla propaganda che al reale accoglimento di necessità di imprenditori che producono soprattutto beni. Ormai è fatta, bisognerà però porvi rimedio in qualche misura. La Giunta e la maggioranza ci devono dire in quale direzione bisogna andare, munendoci di una bussola altrimenti rischiamo di aggiungere danno al danno, togliendo al bilancio regionale ulteriori 70 miliardi all'anno.
Non mi pare che questa sia la direttrice di marcia che ci consente di rilanciare la produttività in Sardegna; serve esattamente l'inverso, occorre mettere danaro nel sistema produttivo per allargare la base produttiva. Questa è la strategia che deve portarci ad aumentare la dotazione finanziaria in quelle leggi di settore per allargare la base produttiva; questo, solo questo, ci consentirà d'ora in poi di pensare a un risanamento serio del nostro bilancio.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, la ringrazio. Ormai quasi un anno fa, perché il testo è stato licenziato dalla Commissione nel mese di giugno del 2001, io con altri colleghi abbiamo lavorato in un quadro di riferimento generale, nazionale e regionale, nel quale sembrava utile e opportuno operare per consentire alle imprese un accesso automatico a un contributo che si determinava attraverso una diminuzione della pressione fiscale sull'imposta per le attività produttive, sull'imposta regionale per le attività produttive; così sembrava a noi che abbiamo lavorato a questo testo che in Commissione ha raccolto il contributo e il consenso di tutti.
Per la verità, questo disegno di legge non solo opera sul fronte della diminuzione automatica dell'imposta, ma mette in piedi una struttura di verifica e di controllo dell'anagrafe dei contribuenti in Sardegna. Essa consentirà alla Regione di occuparsi in modo puntuale delle competenze che, anche in questa materia, sono diventate sue e per le quali è assolutamente inadeguata in termini di conoscenza, di informazioni, di puntuale verifica di quanto accade sul versante dell'anagrafe dei contribuenti, cioè della platea di coloro i quali devono pagare le imposte e, nel caso specifico, di coloro i quali esercitano un'attività produttiva.
Dicevo che il quadro di riferimento generale, in cui questa discussione avvenne, aveva come scenario nazionale la finanziaria del 2001 e quindi andava incontro o si collocava all'interno di una situazione nella quale i trasferimenti dallo Stato alle Regioni non solo risultavano invariati ma erano destinati, secondo il ragionamento che facemmo allora, a crescere. Mi rendo conto tra l'altro che questa discussione è stata fatta sulla base di una forte pressione del centrodestra, che oggi è così numerosamente presente a sostegno di questo importantissimo provvedimento, a testimonianza del fatto che naturalmente c'è una forte pressione sociale di cui il centrodestra si fa interprete; essa si rivela come una condizione che rende davvero assolutamente impossibile ragionare di questioni importanti riguardanti tutta la Sardegna, perché si ha la sensazione di sprecare le parole, e anche l'intelligenza, così come c'era sembrato di fare provando a ragionare. Tuttavia questa è la situazione che ci deve portare tra qualche minuto, nella Conferenza dei Capigruppo, a decidere di finire qui questi lavori, stamattina, perché non siamo in condizione di produrre nessuna prosecuzione dei lavori e nessun voto, in quanto il centrodestra non garantisce all'Aula un numero sufficiente di consiglieri.
Dicevo che il quadro di riferimento faceva conto di uno scenario nazionale diverso da quello attuale. Lo scenario nazionale è profondamente modificato, la finanziaria del 2002 diminuisce pesantemente i trasferimenti dello Stato alle Regioni, quindi per noi si apre un fronte di valutazione, anche dopo la finanziaria regionale approvata qualche settimana fa, di un ulteriore appesantimento dei conti della Regione per effetto di mancate entrate, che prevediamo nella misura di circa 70 miliardi all'anno, che rischiano di aprire un problemma serio.Rischiamo di dover recuperare le mancate entrate, attraverso l'imposta sulle attività produttive, con balzelli più odiosi e con una tassazione che si scarica in modo diretto e immediato sui cittadini, e soprattutto sui cittadini più deboli. Quindi saremo costretti forse a riutilizzare i tickets sanitari, così come sono stati utilizzati i giorni scorsi, cioè forme di tassazione diretta che non discriminano sulla condizione dei cittadini; quindi non solo noi ci troveremo ad alleviare di un'imposta le attività produttive, ma saremo poi costretti a scaricare questo beneficio sulle attività produttive e sull'intera collettività.
Inoltre, si deve aprire una riflessione più generale, a questo punto e un anno dopo, su tutto il sistema di incentivazione alle imprese che noi stiamo mettendo in campo. Questa incentivazione si somma a tutte le altre, quindi le imprese beneficeranno di questa e delle altre incentivazioni che sono rimaste tutte in piedi attraverso le leggi di settore e il provvedimento di regionalizzazione almeno delle leggi nazionali, così come abbiamo fatto qualche giorno fa in Commissione bilancio. Credo che una riflessione su tutta la materia si imponga, senza farsi prendere dagli entusiasmi facili di approvare una legge, perché pare che dobbiamo dare delle risposte immediate alle categorie produttive, captare immediatamente una benevolenza che non ci serve, ma che rischia in modo particolare di aprire, più tardi, fra qualche settimana e fra qualche mese, ben più vasti problemi con la comunità sarda.
Quindi io credo che una riflessione, a questo punto, si imponga, senza rinnegare, per quanto mi riguarda, il contesto della discussione e le decisioni che abbiamo assunto pervenendo ad un articolato comune un anno fa in Commissione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Condivido questa considerazione finale che faceva il collega Spissu, però siccome ci sono stati alcuni interventi che hanno posto delle questioni in modo anche stimolante, voglio rapidamente dire la mia, e lo farò con molta sintesi, iniziando da questo punto: quando parliamo delle politiche di sviluppo e di incentivazione finanziaria e ci troviamo di fronte ad uno strumento di tipo nuovo (la novità non sempre è positiva, in questo caso, secondo me, lo è) bisogna che evitiamo di avere un riflesso di tipo conservatore, come se, avendo un sistema di incentivazione alle imprese e un insieme di politiche di sviluppo efficienti, efficaci, ci meravigliassimo del fatto che si presenta qualche strumento caratterizzato da una certa novità.
Partiamo da questo, amici cari, la verità - lo dico anche al carissimo amico Selis che stimo tanto - è che noi abbiamo un sistema di incentivazione fallimentare. Dobbiamo partire dalla constatazione che le nostre politiche di sviluppo non hanno raggiunto il bersaglio, anzi talvolta sono diventate strumento rovesciato rispetto all'obiettivo per cui sono state concepite. Vorrei che si partisse da qui, altrimenti non abbiamo chiaro il senso della nostra discussione. Noi abbiamo politiche di incentivazione che sono interminabili, primo punto; secondo punto, clientelari nell'emisfero nord e in quello sud, con uno schieramento politico e anche con l'altro, per essere molto chiari fra di noi, qualcuno un po' di più, qualcuno un po' di meno, però questa è la sostanza.
Se vogliamo che in Sardegna ci sia sviluppo, dobbiamo innanzitutto spazzare via dal campo le politiche clientelari e quelle che si basano su istruttorie interminabili. Secondo punto: bisogna andare ad una revisione. Certo non è compito della proposta di legge IRAP, è compito semmai del DPEF, è compito del confronto, della discussione politica generale. Revisione vuol dire, io credo, puntare su una gamma di strumenti; anche nazionalmente c'è stata una riflessione molto attenta negli anni scorsi su questo punto, meno ora, dopo le elezioni dello scorso anno. Uno di questi strumenti è la programmazione negoziata, su di essa si hanno opinioni differenti; io la penso come coloro che, nazionalmente, negli anni scorsi, a partire da Ciampi, hanno puntato sulla programmazione negoziata e come coloro che ritengono qui - fondamentalmente il centrosinistra - che occorra insistere semmai razionalizzando, semplificando, rendendo più efficace la programmazione negoziata.
Altri strumenti sono le politiche di sviluppo locale. Si è fatto uno sforzo notevole negli anni scorsi, essendo stato uno di quelli che si sono impegnati di più in quel campo, io penso che gli strumenti invecchiano e che vanno anche - sulla base dell'esperienza - rimodulati e corretti. Sicuramente a questo dovremmo applicarci, in modo un tantino più razionale, più concentrato, più politicamente intelligente di quanto si stia facendo con l'esperienza PIT.
Quindi programmazione negoziata, sviluppo locale, leva fiscale, di cui finora qui non si è parlato, se non nei documenti, nel senso di non essere giunti alla fase operativa. Ecco, io giudico, non perfetto, mi guardo bene da questi infantili entusiasmi, ma considero utile questo testo di legge perché apre il discorso dell'uso della leva fiscale, verso la quale io penso che occorra andare, non come unico strumento, ma come strumento da coniugarsi con altri. Allora, dovremmo ragionare, aggiornando sia le impostazioni e sia mettendo mano agli strumenti, su una nuova politica di sviluppo, che utilizzi anche, e sottolineo anche, la leva fiscale; come è stato fatto, per esempio, razionalmente quando si è utilmente introdotto il credito di imposta che, rispetto ad altre forme di incentivazione, ha dimostrato una maggiore riconosciuta efficacia. Eppure, il credito di imposta, che è stato voluto, diciamo, concepito, in un certo quadro politico, questo lo dico ai miei amici del centrosinistra, ha quegli stessi difetti, difetti tra virgolette, perché io non li considero difetti a seconda del paniere di strumenti che vengono utilizzati, di generalità e di automaticità che qui vengono addebitati all'IRAP, a questa proposta di legge.
Terzo punto: non c'è dubbio che le politiche di sviluppo debbono avere selettività e territorialità, perché non tutti i settori vanno sostenuti nello stesso modo, non tutti i territori sono uguali, ci sono da mandare avanti politiche di coesione sociale e territoriale, affrontando anche il problema della differenza di sviluppo tra i territori. Quindi io sono d'accordo con chi dice che selettività e territorialità devono essere perseguite nelle politiche di sviluppo. Possono e debbono essere perseguite con gli strumenti ricordati, lavorando sull'insieme del paniere. Sicuramente selettività e territorialità sono caratteristiche connaturate allo strumento della programmazione negoziata, che infatti in generale si occupa di un territorio. Così pure come la selettività è connaturata, perché nella programmazione negoziata non è che tutti i settori e tutti gli strumenti intervengono nello stesso modo. Così pure, selettività e territorialità sono caratteristiche imprescindibili delle politiche di sviluppo locale, non c'è alcun dubbio. Quindi noi, se vogliamo praticare obiettivi di sviluppo complessivo utilizzando in modo sapiente - ma la sapienza adesso è molto lontana da quest'Aula, parliamoci chiaro - le varie leve disponibili, i settori e i territori, dovremo avere la capacità di concepire questo disegno un po' generale.
Anche la leva fiscale può essere utilizzata in modo selettivo naturalmente, persino in modo territorializzato, tant'è che noi chiediamo che, su scala nazionale e su scala europea, ci siano sistemi fiscali differenziati. In linea di principio, anche se è molto difficile da gestire una cosa di questo genere, si potrebbe perfino pensare a politiche interne differenziate, lo dico solo dal punto di vista della riflessione teorica, non mi sentirei di proporre una cosa di questo genere per i conflitti che innescherebbe, però sicuramente anche la leva fiscale può essere plasmata secondo i criteri della selettività e della territorialità. Può essere che sia anche sbagliato, per carità, può essere sempre utile una riflessione successiva, io non sono affatto per non riflettere sulle cose che vengono dette. In Commissione, in sede di prima applicazione, questa è la riflessione che si è fatta, probabilmente è meglio, per un periodo limitato di tempo (lì è detto cinque anni, può essere anche meno), utilizzare la leva fiscale in modo automatico e generalizzato.
Concludo dicendo che è del tutto evidente che si pongono due problemi che sono stati ricordati da diversi colleghi che mi hanno preceduto e poc'anzi da Spissu. Il primo è che bisogna coniugare gli strumenti, i vecchi e i nuovi, non semplicemente sommarli, non c'è dubbio. Allora, io penso che sarebbe bene, per esempio, già nell'immediato - che non vuol dire in un testo, vuol dire in una stagione - nel momento in cui si introduce un beneficio fiscale, iniziare ad alleggerire in alcune direzioni l'incentivo finanziario, particolarmente, in primis lo dico alla Giunta, quello in conto capitale, su cui anni fa era stata fatta una riflessione iniziando a puntare di più sull'altro strumento finanziario dell'abbattimento degli interessi, rientrando poi negli ultimi anni a vele spiegate nel regno dell'incentivo in conto capitale, che ormai è di nuovo piuttosto presente nelle nostre leggi. Non si deve solo sommare, ma bisogna anche sostituire, razionalizzare, bisogna iniziare a far venire fuori la politica di sviluppo nuova che noi stessi che l'abbiamo introdotta avvertiamo la necessità di aggiornare mantenendone i principi ispiratori.
La seconda questione seria che si pone è indubbiamente quella delle minori entrate. Era seria quando abbiamo parlato di queste proposte di legge, è ancora più seria adesso, dopo i risultati disastrosi, dal punto di vista della contabilità regionale, dell'esercizio 2001, e dopo la recente legge finanziaria che ugualmente si connota negativamente anche nel senso che siccome stiamo per arrivare ai famosi - parlo ancora in lire, perché mi viene più semplice - 1.200 miliardi di rata annua, considerato il massimo di onere sostenibile, e poi, cavato ciò che si potrà cavare dalla manovra sui residui, lì saremo o tra un anno o tra due anni. Allora è chiaro che la diminuzione delle entrate, della misura corrispondente allo sgravio IRAP, è un problema che va affrontato.
Dette queste cose che mi sono sentito di dire per portare contributo a una discussione che, ancorché tra pochi, è rilevante nei suoi contenuti e anche nelle sue differenze, che sono tra gli schieramenti e dentro gli schieramenti, ma è anche naturale che sia così quando si affronta una materia come le politiche di sviluppo, concludo dicendo che per me la cosa positiva di questo testo di legge della Commissione, pur con alcuni difetti, è che si apra la strada anche in Sardegna - esattamente come è stato fatto negli anni scorsi a livello nazionale con il credito di imposta, che ha queste stesse caratteristiche - all'uso della leva fiscale come strumento da usare insieme ad altri strumenti (la programmazione negoziata, la politica di sviluppo locale in particolare, le politiche sociali) per lo sviluppo della nostra Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io non sarei voluto intervenire in discussione generale, ritenendo che nelle due relazioni di maggioranza fossero stati ben espressi i motivi e le ragioni che hanno condotto la Commissione, quasi all'unanimità, contrariamente a quel che sostiene il collega Cogodi, a licenziare il testo che oggi è in discussione, perché dai pochi interventi che ci sono stati, certamente non numerosi, anche nella opposizione…
spissu (d.s.). Abbiamo parlato solo noi!
PIRISI (D.S.). Hai parlato solo tu della maggioranza!
BALLETTO (F.I.-Sardegna). …mi è parso, con diverse sfumature, di cogliere un orientamento attraverso il quale si tende a rimettere in discussione ciò che quanto meno in un passato non molto lontano si è ritenuto condiviso.
Allora, se è vero, come è vero, che l'Aula è il punto massimo delle riflessioni, dove poi devono incontrarsi e formarsi le volontà per licenziare le leggi, io mi chiedo, sulla base però delle esperienze che abbiamo avuto in questi due anni di legislatura, qual è l'utilità effettiva delle Commissioni se, dopo le rare volte nelle quali questa volontà si forma e si incontra, deve essere tutto rimesso in discussione. Non già… collega Cogodi, non mi piace il suo sorrisetto che sembra così ironico… non già perché in Aula non se ne debba discutere, ci mancherebbe altro, tutto è oggetto di rifinitura, tutto è oggetto di miglioramento, come anche a lei spesso piace dire, e io sono concorde, però quando si deve ricominciare da capo e si deve rimettere tutto in discussione, allora io dico che tanto vale che l'Aula sia anche il soggetto che istruisce le leggi perché le Commissioni non servono proprio a nulla.
Qual era, a mio avviso, la finalità di questa norma? Intanto di dare avvio a quel processo riformatore per ciò che riguarda il sistema degli interventi dell'amministrazione regionale nel sostegno verso il mondo produttivo. Perché, come è stato sottolineato oggi, ma anche in passato, nella scorsa legislatura, si è rilevato il totale fallimento dei sistemi di incentivazione attualmente in vigore in quanto le ricadute sul territorio, rispetto alle masse di denaro impiegate, sono state veramente ma veramente squalificanti ed umilianti.
Allora finalmente, nei limiti e nelle facoltà modeste riservate al Consiglio regionale (perché ricordiamoci che la materia fiscale è di competenza statale ed oggi non è neanche più pienamente nella disponibilità statale, perché in tema di materia economica e fiscale l'Unione Europea condiziona e vincola le politiche fiscali), nel nostro piccolo noi volevamo e intendevamo, e vogliamo ancora, almeno alcune parti di questo Consiglio, intervenire in una direzione nuova che da tutti, nessuno escluso, è considerata lo strumento principale per favorire politiche di sviluppo, di allargamento di base produttiva e con essa dare una certa risposta ai gravi problemi della disoccupazione e del sottosviluppo anche in termini sociali. Un tentativo che, in un primo momento, questo Consiglio, attraverso il lavoro della Commissione, aveva recepito, ma che oggi tende così a sfumare perché ho sentito che tutto deve essere messo in discussione.
Intanto mi permetto di confutare la tesi secondo la quale gli scenari nazionali ed internazionali dal giugno dello scorso anno ad oggi sono enormemente cambiati talché si deve necessariamente porre il problema di un ripensamento di misure di questa natura. A me sembra proprio di poter affermare che ci troviamo in un quadro economico e sociale perfettamente identico a quello dello scorso anno. Secondariamente, le politiche fiscali nazionali che tendono a diminuire la pressione fiscale, quindi a diminuire il costo della produzione e ad aumentare la competitività, come dicevo in precedenza, non sono più nella facoltà dello Stato, perché tutti i tentativi che sono stati effettuati a livello europeo per inserire un'aliquota differenziata IRPEF e IRPEG per i territori del Mezzogiorno si sono miseramente infranti in sede comunitaria perché non vi è stata in passato la forza politica di sostenere una linea come altre nazioni europee vedi l'Irlanda, alla quale ha fatto riferimento il collega Falconi, invece sono state capaci di fare.
Il meccanismo del credito di imposta è stato positivamente inserito nella legislazione nazionale, nella finanziaria del 2000 o del 2001, non ricordo esattamente, con il provvedimento 388, anche chiamato Visco perché il padre di quella disposizione è stato il Ministro di allora; una norma che ha dato notevoli frutti a livello nazionale, norma che ha dovuto ottenere il consenso preventivo da parte dell'Unione europea. Tant'è vero che noi, nella nostra modestia e nella nostra piccolezza, trattando appunto di determinazioni in materia fiscale su tributi di competenza regionale, dobbiamo necessariamente intervenire nella concessione del beneficio attraverso l'introduzione del principio limitativo del de minimis. Credo che questa sia una legge con la quale l'intero Consiglio regionale, badate, non solamente la maggioranza che l'ha proposta attraverso il disegno di legge collegato alla finanziaria, ma l'intero Consiglio - valutando e modificando opportunamente questo provvedimento in sede di Commissione - ha dato dimostrazione di essere veramente riformatore, cioè di andare nella direzione da tutti oggi ritenuta l'unica possibile per favorire serie politiche di sviluppo e quindi di aspirazione di tendenza verso un'occupazione più ampia in contrapposizione al grave fenomeno che oggi avvilisce e mortifica le economie dei paesi meno avanzati dell'Unione Europea.
Si era andati proprio nella direzione di incominciare a sostituire un nuovo sistema a quel sistema di incentivi che si è rivelato incapace, inadeguato ed insufficiente, per tendere anche a contrastare quel pericoloso ritorno al favorire le incentivazioni in conto capitale, le quali fra le altre cose hanno una grandissima valenza negativa in termini di diseducazione degli imprenditori, perché lavorare con i denari degli altri e quindi con la certezza di non perdere il proprio capitale di rischio significa avventurarsi il più delle volte in iniziative che, dal punto di vista economico, non si reggono; quindi questa norma, offrendo anche questo vantaggio, si proponeva di sostituire, come dicevo in precedenza, quegli incentivi in conto capitale e quegli incentivi finanziari con altre forme che eliminavano alla radice quel brutto fenomeno del clientelismo, che è sempre esistito, che esiste ancora oggi, che squalifica maggioranze ed opposizioni di turno, facendo sì che questo provvedimento per il semplice fatto della sua esistenza, consentisse a tutti i soggetti che si trovavano in quelle determinate condizioni di poter beneficiare dell'agevolazione senza dover ottenere il favore, il vantaggio, da parte dell'istituzione di turno e del politico di turno.
Tutte le riflessioni ben vengano se sono finalizzate verso la risoluzione di problemi e se si avviano seriamente verso quel processo riformatore delle istituzioni e degli strumenti di cui le istituzioni si avvalgono per portare a compimento nel miglior modo possibile il proprio lavoro e le proprie funzioni; io dico che, se noi tutti quanti, in questa fase, divisi dai criteri e dalle logiche di maggioranza e di opposizione, non facciamo quel passo avanti, abbiamo perso veramente un'occasione unica per dare, pur nella modestia dell'intervento, un tono appena appena superiore a questa legislatura.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, io per la verità in questo momento non so in quale fase del dibattito ci troviamo, perché mi pare che sia stata fatta una richiesta di sospensione dei lavori, se è così vorrei capirlo, oppure se il dibattito è chiuso o se, a conclusione del dibattito, la Giunta fa il suo intervento. Io non capisco in quale fase siamo.
PRESIDENTE. Assessore Masala, le chiarisco la situazione, a cagione di una deroga che è stata fatta per un intervento non richiesto nei termini del Regolamento, si è dovuta concedere ulteriormente la parola anche ad altri che, ugualmente fuori termine, avevano chiesto la parola. Sono terminati gli interventi dei colleghi che ne hanno fatto richiesta, adesso è il momento dell'intervento della Giunta dopo il quale si chiude la discussione generale.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Grazie Presidente, la precisazione è importante perché evidentemente sgombra il campo da un equivoco che almeno mi era apparso di cogliere nel corso del dibattito.
Sentendo le due relazioni dell'onorevole Balletto e dell'onorevole Scano, ho tratto il convincimento che il lavoro della Commissione fosse stato assolutamente proficuo, per cui ci si trovasse di fronte ad un provvedimento legislativo diffusamente condiviso; pertanto ero propenso a non aggiungere una parola a ciò che i due relatori, sicuramente molto meglio di quanto non avrei potuto fare io, hanno detto.
Tuttavia, poiché nel corso del dibattito sono stati posti degli interrogativi (collegati alla notevole distanza di tempo intercorrente tra il momento in cui la Commissione ha licenziato il provvedimento e il momento in cui esso è giunto in Aula), evidentemente non mi posso sottrarre dal dare o dal tentare di dare alcune risposte.
E` di tutta evidenza che questo provvedimento in esame, che si inquadra in una decisione che questo Consiglio aveva assunto in occasione del Dpef del 2000 (in cui si affrontò il problema del nuovo approccio che la politica delle incentivazioni avrebbe potuto avere verso il sistema delle imprese, alla luce delle esperienze nazionali in tema di rimborso di crediti di imposta, ma soprattutto alla luce di quello che è stato consentito ed attuato, dopo averne avuto l'autorizzazione, dall'Irlanda in materia di incentivazione al sistema delle imprese, come è stato ricordato oggi dal collega Falconi),era un canale che non poteva assolutamente non essere intrapreso, pur con i limiti previsti dall'autonomia regionale in questo campo.
Proprio in quel Dpef fu individuato il percorso da perfezionare poi attraverso il disegno di legge che è stato presentato, a seguito dell'iniziativa consiliare, da parte della Giunta regionale. Fu stabilita una stretta connessione, tant'è che, presentato questo progetto come progetto pilota, e dovendo essere poi notificato all'Unione europea, si dovrà verificare prima di tutto il tipo di reazione che l'Unione europea avrà, perché tutto sommato questo provvedimento riguarda un aspetto trascurabile, proprio minimale, diciamo così, del sistema delle entrate, cioè l'1 per cento dell'IRAP; oltre a verificare, rispetto al sistema complessivo dell'incentivazione, le velocizzazioni e le incidenze immediate nel mondo delle imprese, quindi in definitiva se il nuovo percorso ha maggiore efficacia.
E` evidente che l'obiettivo finale al quale si può tendere è anche quello di sostituire il sistema dell'incentivazione finanziaria con il sistema dell'incentivazione fiscale, proprio perché quest'ultima ha una grande capacità di essere immediatamente incisiva nel liberare risorse a favore del sistema delle imprese. Anche se parlare di questo importante argomento in un'occasione slegata da un contesto più generale che può essere, per esempio, la sessione della finanziaria, oppure la discussione del documento economico e finanziario, in cui si incentrano tutte le attenzioni in ordine alle impostazioni della politica economica e fiscale della Regione, evidentemente appare un pochino difficile, noi dobbiamo compiere uno sforzo per fare questo collegamento, cioè per collocare questo provvedimento nei tempi in cui avrebbe dovuto essere discusso, ovverosia a ridosso della legge finanziaria, proprio per la sua natura di legge collegata alla finanziaria, per comprendere meglio che effettivamente esso rappresentava un primo approccio, un primo tentativo, una strada che si tentava di imboccare per venire incontro alle esigenze del sistema delle imprese, ricorrendo al sistema dell'incentivazione fiscale in sostituzione, perché l'obiettivo è quello dell'alternatività all'incentivazione di carattere finanziario.
E' stato fatto il riferimento puntuale all'Irlanda, la quale ha una tassazione che va sul 12 per cento, è evidente che, quando alle imprese viene applicata un'aliquota pari al 12 per cento, a fronte del 30-40-50 per cento che viene applicato in Sardegna, esse ne traggono immediati vantaggi, conseguentemente avremo sviluppo e incremento dell'occupazione sino al raggiungimento di livelli assolutamente impensabili. Questo è di tutta evidenza. Tuttavia noi non possiamo seguire questo percorso senza aver prima impostato una contrattazione simile con l'Unione europea; però, in questo momento, il timido tentativo che è stato compiuto con riferimento all'IRAP a me pare estremamente positivo.
Al di là di questo, è stato rilevato molto bene dall'onorevole Scano, questa legge può avere importanza per l'anagrafe tributaria, soprattutto dal punto di vista organizzativo, con gli effetti non tanto e non solo per l'IRAP, quanto soprattutto per il sistema generale delle entrate, in relazione al quale la Regione Sardegna è totalmente assente, anche se è vero che c'è, come ha ricordato l'onorevole Cogodi, l'obbligo da parte della Regione di collaborare con le autorità finanziarie statali ai fini dell'accertamento indicando e segnalando fatti e circostanze che possono aiutare il fisco a meglio svolgere il proprio ruolo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue MASALA.) Ma è altrettanto vero che una cosa è segnalare fatti e circostanze, altra cosa è avere in mano uno strumento oggettivamente valido, come è l'anagrafe tributaria, attraverso il quale si può controllare la corrispondenza delle entrate agli accertamenti fatti con riferimento all'IRAP, oltre che verificare se lo Stato effettivamente corrisponda le quote nella misura stabilita con riferimento alle entrate riscosse direttamente dallo Stato, cioè l'IRPEF, l'IRAP e l'IRPEG; tutti quanti noi infatti sappiamo che esiste sempre un contenzioso aperto con la Ragioneria Generale dello Stato proprio a cagione del fatto che i dati in possesso della Regione sono sempre diversi e discordanti con quelli della Ragioneria Generale dello Stato. In questo momento, per esempio, esiste una vertenza in atto con lo Stato per quanto riguarda una partita di circa 300 - 350 miliardi di lire, con riferimento all'IVA, che lo Stato non vuole riconoscere perché utilizza dati diversi da quelli in nostro possesso. Evidentemente l'anagrafe tributaria è utilissima per dirimere anche tali questioni.
In definitiva, a me pare che questa legge - nata sia pure su iniziativa del disegno di legge, ma originata da una proposta del Gruppo dei Riformatori - è stata sostanzialmente costruita da 16 componenti della Commissione su 17.
SELIS (Popolari-P.S.). Chi l'ha proposta? I Riformatori?
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La prima proposta è dei Riformatori. La "99".
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). E' per far notare che non c'è nessuno dei Riformatori in Aula!
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'atto di impulso iniziale è stato dato con la proposta di legge numero 99, seguita dal disegno di legge numero 53; poi la Commissione ha elaborato il testo che è giunto qui in Aula, senza alcun emendamento modificativo, sulla base delle mie notizie, salvo quelli presentati dalla Giunta. Quindi io ritengo che se il Consiglio riterrà di doverlo licenziare, senz'altro sarà un provvedimento utile da approvare.
PRESIDENTE. Riterrei utile una breve Conferenza dei Capigruppo.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). E` stata chiesta la sospensiva, mi pare che fare il punto in Conferenza sia utile, perché le dichiarazioni che sono emerse in Aula rappresentano l'opportunità di una riflessione su questa legge per eventuali modifiche profonde e per una diversa impostazione. Io intervengo adesso perché si è chiarito un puntoin via di fatto: noi siamo quell'uno a diciassette, di cui parla l'Assessore, che in Commissione ha espresso parere contrario. Però non corrisponde ai fatti che in Commissione non si siano presentate proposte emendative.
In Commissione noi abbiamo proposto emendamenti soppressivi pressoché per tutti gli articoli di questa legge. Quindi non è che qui tutti siamo distratti; se si deve approfondire, si approfondisca, però si dia atto, se l'Assessore ne è a conoscenza, se non è a conoscenza si informi anche su questo secondo aspetto, che noi abbiamo puntualmente rappresentato tutti i nostri rilievi critici e le nostre contrarietà già in sede di Commissione consiliare.
Se vi è l'esigenza di fare il punto, si faccia il punto e anche la linea, e con l'alfabeto morse si può benissimo rimandare questa legge in Commissione.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 56, viene ripresa alle ore 13 e 26.)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio stamattina finiscono qui. Abbiamo concluso la discussione generale con l'intervento dell'Assessore, per il momento sospendiamo l'esame di questa legge, poi si vedrà che cosa fare.
Il Consiglio è convocato per giovedì 16 maggio alle ore 10 per discutere le mozioni sulla chimica. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Presidente, anche se io non ho - diciamo - tesi preconcette in materia perché sono disponibile a qualsiasi discussione, intervengo solo per dire che non rientra nei poteri della Conferenza dei Capigruppo, quando c'è in discussione una legge, sospenderne l'esito e iniziare con un altro argomento. Quest'argomento è in carico all'Aula, giovedì mattina si parte da qui, magari per sospenderlo, ma lo decide l'Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Scano, forse le sfugge un passaggio; io ho ricevuto qualche giorno fa, a termini di Regolamento, una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio per discutere queste mozioni. Pertanto i lavori ordinari del Consiglio sono sospesi; ci riuniremo giovedì in seduta straordinaria per discutere le mozioni sulla chimica, poi il Consiglio riprenderà i suoi lavori.
SCANO (D.S.). La seduta ordinaria riprenderà da dove si è interrotta.
PRESIDENTE. Non c'è dubbio.
SCANO (D.S.). Così va meglio.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno giovedì 16 maggio alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 13 e 29.
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