Seduta n.206 del 23/07/1997 

CCVI SEDUTA

(Antimeridiana)

Mercoledì 23 luglio 1997

Presidenza del Presidente SELIS

indi

del Vicepresidente ZUCCA

indi

del Presidente SELIS

La seduta è aperta alle ore 10 e 18.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 31 maggio 1997, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Petrini e Lippi hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 23 luglio 1997. Se non vi sono opposizioni, i congedi si intendono concessi.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giuliano Murgia è confluito nel Gruppo dei Progressisti Sardegna Federazione Democratica a far data dal 5 luglio 1997.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

"Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, relativa a norme in materia di bilancio e contabilità della Regione e successive modifiche". (345)

(Pervenuto l'8 luglio 1997 e assegnato alla terza Commissione.)

"Norme in materia di personale - Anticipazione sull'indennità di anzianità - Modifiche all'articolo 27 bis della legge regionale 5 maggio 1965, n. 15". (346)

(Pervenuto il 15 luglio 1997 e assegnato alla prima Commissione.)

"Nuove norme in materia di pubblico spettacolo". (347)

(Pervenuto il 17 luglio 1997 e assegnato all'ottava Commissione.)

"Interventi per la riconversione produttiva delle aree minerarie e per il riordino e la dismissione delle partecipazioni dell'Ente Minerario Sardo e delle società finanziarie regionali di settore". (350)

(Pervenuto il 10 luglio 1997 e assegnato alla prima Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Masala - Frau - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo:

"Istituzione del Registro speciale degli esercenti l'attività di ottico". (348)

(Pervenuta il 17 luglio 1997 e assegnata alla sesta Commissione.)

dal consigliere Bonesu:

"Bandiera della Regione". (349)

(Pervenuta il 18 luglio 1997 e assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione PITTALIS sulla gestione del personale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Autonoma della Sardegna". (549)

(Risposta scritta in data 9 luglio 1997.)

"Interrogazione MARTEDDU sui residui tossici e nocivi negli stabilimenti Enichem di Ottana". (692)

(Risposta scritta in data 9 luglio 1997.)

"Interrogazione TUNIS Marco sulla mancata erogazione degli indennizzi per il fermo biologico 1996 di cui alle leggi regionali 25/91 e 14/92". (727)

(Risposta scritta in data 9 luglio 1997.)

"Interrogazione AMADU sulla necessità da parte della Regione di riconoscere lo stato di crisi per l'agricoltura sarda ulteriormente danneggiata da circa quattro mesi di siccità". (731)

(Risposta scritta in data 9 luglio 1997.)

"Interrogazione FRAU sulla mancata concessione della licenza di esercizio al "Vialetto" di Sassari". (762)

(Riposta scritta in data 9 luglio 1997.)

"Interrogazione LODDO sull'applicazione della legge 9.1.1991, n. 10, concernente l'erogazione di contributi per il risparmio energetico (installazione di pompe di calore, collettori solari, sistemi fotovoltaici, etc.)". (788)

(Risposta scritta in data 9 luglio 1997.)

"Interrogazione LIORI - CADONI - MASALA - FRAU sulla nomina del coordinatore del servizio amministrativo dell'Ersat". (751)

(Risposta scritta in data 16 luglio 1997.)

"Interrogazione FRAU sul mancato pagamento delle indennità di esproprio". (567)

(Risposta scritta in data 17 luglio 1997.)

"Interrogazione LIORI - MASALA - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LOCCI - SANNA NIVOLI - USAI Edoardo sui disguidi provocati dall'interpretazione della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 33, nella parte riguardante le provvidenze per l'agalassia contagiosa". (737)

(Risposta scritta in data 17 luglio 1997.)

"Interrogazione FANTOLA sul contratto preliminare stipulato dall'Ente Minerario Sardo ed una società del gruppo ENI e sull'acquisizione del patrimonio derivante dalla dismissione delle attività minerarie". (752)

(Risposta scritta in data 17 luglio 1997.)

"Interrogazione CUCCA sulla grave situazione in cui versa l'Ufficio tutela del paesaggio di Nuoro". (759)

(Risposta scritta in data 17 luglio 1997.)

"Interrogazione LODDO sulla mancata approvazione del Piano forestale 1997". (763)

(Risposta scritta in data 17 luglio 1997.)

"Interrogazione CONCAS - MONTIS sulle difficoltà riscontrate nella compilazione della domanda di ammissione alle agevolazioni previste dalla legge 215/92". (775)

(Risposta scritta in data 17 luglio 1997.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interrogazione LADU, con richiesta di risposta scritta, sui finanziamenti alla Sardegna della legge n. 488 del 1992". (792)

"Interrogazione CADONI, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione dei locali del Centro regionale di formazione professionale di Bosa". (793)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'eccessivo carico economico dell'attuale canone demaniale gravante sull'attività delle cooperative dei pescatori lagunari sardi". (794)

"Interrogazione GRANARA, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento di incarichi di progettazione relativi alle opere pubbliche". (795)

"Interrogazione DIANA, con richiesta di risposta scritta, sull'accordo per il prezzo del latte ovino per la campagna casearia 1996/1997". (796)

"Interrogazione CUCCA, con richiesta di risposta scritta, sulla delibera del C.I.P.E. per l'assegnazione di contributi per le aziende della Regione Sardegna". (797)

"Interrogazione LIORI - MASALA, con richiesta di risposta scritta, sulla dislocazione della erigenda facoltà di lingue e letterature straniere di Cagliari". (798)

"Interrogazione LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione dei finanziamenti destinati ad alcune zone industriali della Sardegna". (799)

"Interrogazione GRANARA, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione di una discarica nel Comune di Ussana". (800)

"Interrogazione BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata soppressione dell'ufficio postale di Nuchis (Tempio Pausania)". (801)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione in cui versano i disabili ad Alghero". (802)

"Interrogazione LIORI - MASALA, con richiesta di risposta scritta, sulle travi lignee scomparse durante i lavori di ristrutturazione delle torri pisane di Cagliari". (803)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interpellanza LA ROSA - CONCAS - MONTIS - VASSALLO - ARESU sulla situazione dei lavoratori della RIMISA S.p.A. di Lula". (362)

"Interpellanza NIZZI - LIPPI - PITTALIS - MILIA - FLORIS - MARRAS - BIGGIO - LOMBARDO - PIRASTU - BIANCAREDDU - BALLETTO - FEDERICI - OPPIA - CASU - GRANARA - TUNIS Marco Fabrizio sul finanziamento assegnato dalla legge n. 488 del 1992 alla Compagnia Italiana Sviluppo Industriale (C.I.S.I.)". (363)

"Interpellanza NIZZI - BIANCAREDDU - MILIA - PITTALIS - LOMBARDO - MASALA - FLORIS - PIRASTU - OPPIA - TUNIS Marco Fabrizio - GRANARA - CASU - MARRAS - MARRACINI - FRAU - LIPPI - BERTOLOTTI sulla nomina del Commissario prefettizio nel Comune di La Maddalena". (364)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Mozione FANTOLA - DEMONTIS - MARRACINI sulla individuazione dell'iter procedurale per giungere allo scioglimento del Consiglio regionale della Sardegna". (130)

"Mozione TUNIS Marco Fabrizio - PITTALIS - LOCCI - FLORIS - FOIS Pietro - BERTOLOTTI - BIGGIO - LOMBARDO - LIORI - OPPIA - LIPPI - NIZZI sulla incompleta attuazione, da parte della Regione autonoma della Sardegna, della delibera della Giunta regionale del 24 giugno 1987 (n. 29/21) - Regione Turistica Mediterranea Integrata di Chia - e della delibera del 13 settembre 1988 (n. 37/12)". (131)

"Mozione VASSALLO - CONCAS - LA ROSA - MONTIS - ARESU sulla legge regionale 30 dicembre 1985, n. 32 'Fondo per l'edilizia abitativa'". (132)

"Mozione SCANO - PITTALIS - GIAGU - MASALA - DETTORI Bruno - BALIA - MONTIS - BONESU - AMADU sulle proposte di modifica alle ipotesi di riforma della Costituzione scaturite dai lavori della Commissione bicamerale". (133)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi come di consueto prima di quest'Assemblea, ha deciso all'unanimità l'inversione dei lavori della nostra seduta, e in particolare ha deciso (anche per dare l'importanza e la solennità che merita) che la discussione sugli emendamenti da presentare al testo della riforma della Costituzione, predisposta dalla Commissione bicamerale, venga discussa prima, e verrà discussa discutendo una mozione che è stata disposta dal cosiddetto tavolo politico con i rappresentanti di tutti i Gruppi immediatamente all'apertura della seduta. In seguito verranno discussi gli altri argomenti, cioè il disegno di legge numero 270, la proposta di legge numero 250, la proposta di legge numero 320 e le eventuali elezioni previste dall'ordine del giorno. Comunico anche che la Conferenza dei Capigruppo ha preso in esame la richiesta di alcuni colleghi che chiedevano che venisse portata in Aula la proposta di legge per la Costituente, per la formazione di una Costituente sarda ai sensi dell'articolo 102, l'argomento non è stato accolto, lo dico perché vorrei anch'io unirmi all'invito che da più parti è venuto da alcuni colleghi di partecipare ai lavori del Consiglio. La dialettica politica presuppone che ci sia la completezza dell'Assemblea, e questa è un'Assemblea che è stata sempre libera, sempre partecipata, e ognuno ha sempre potuto esprimere in questa sede tutte le proprie posizioni, nel rispetto delle posizioni degli altri.

Ancora, in Conferenza dei Capigruppo il presidente Palomba ha riferito sui tempi della crisi, e anch'io auspico come tutti voi che la crisi abbia un iter estremamente rapido e accelerato e che si possa tornare alla piena attività qualunque sia la soluzione che le forze politiche presenti in questo Consiglio riterranno di poter dare alla soluzione della crisi.

Vorrei, non è usuale, ma voi mi consentirete di fare due brevissime sottolineature: la prima è per esprimere un riconoscimento sentito a tutti i colleghi che hanno lavorato al tavolo politico e anche ai parlamentari che sono intervenuti per lo sforzo di dialogo che è stato fatto, e non è semplice, tra le diverse componenti politiche per trovare una linea unitaria che privilegiasse non tanto le ragioni di parte, ma gli interessi della Sardegna. Mi sembra che il testo a cui si è pervenuti sia un alto punto di mediazione, un punto di mediazione trovato nei grandi interessi della Sardegna, della specialità, del Mezzogiorno, della partecipazione agli organi legislativi dello Stato e dell'autonomia finanziaria. Lascio naturalmente all'Assemblea le valutazioni del lavoro fatto ma mi pare, e io non entro nel merito, che vada sottolineata con estrema attenzione e positività lo sforzo di dialogo, di confronto e di sintesi che è stato fatto da tutti i Gruppi politici. Il mio auspicio è che questo sforzo possa continuare con il sostegno dei parlamentari, e che in sede di Parlamento alcuni principi fondamentali, quali per esempio il Mezzogiorno, la specialità, eccetera, possano trovare una sanzione positiva. L'altro auspicio che io pongo è che le forze politiche sappiano, così come è stato fatto per questo problema delle riforme, intensificare il dialogo e il confronto, qualunque sia l'esito di questo confronto, su altri problemi che sono di grandissimo interesse penso alla questione meridionale che già in questo dibattito sulla Bicamerale ha avuto momenti di convergenza.

Sulle iniziative contro la pena capitale

PRESIDENTE. Un'ultima sottolineatura, anche questa non è usuale ma mi consentirete ugualmente di farla, esprimo sicuramente a titolo personale, ma forse interpretando anche i sentimenti di moltissimi di voi, l'auspicio di tutta l'Assemblea che ci sia, esprimo una forte preoccupazione per l'accelerazione dei processi che si concludono con pene esecutive, che si stanno moltiplicando nel mondo e anche in molti paesi cosiddetti sicuramente civili e democratici, mi riferisco alla scadenza tra poche ore dell'esecuzione di un condannato a morte, O'Dell, sul quale permangono anche motivi e dubbi sulla sua colpevolezza e il mondo si è, e l'Italia è stata capofila di quest'azione di sensibilizzazione, mi sembra che anche noi nella nostra civiltà giuridica vada ribadito che la vita non appartiene a nessuno, neanche allo Stato, e in questo senso l'Italia è all'avanguardia nel ribadire questo principio. E' una riflessione che pongo a tutti noi, ma naturalmente non voglio in alcun modo impegnare né le forze politiche, né i singoli, né l'Assemblea, ma mi parrebbe che un momento di riflessione su questo tema, nostro, possa essere unito agli altri appelli che ci sono stati in questi giorni da parte del Papa, da parte di altre autorità politiche di tutto il mondo e dei grandi movimenti democratici di questo Paese. Io spero che questo movimento possa portare ad una crescita di coscienza, ad una crescita di sensibilità che possa anche in questo momento contribuire quanto meno a una sospensione dell'esecuzione e a una verifica degli atti processuali e più in generale possa servire a sconfiggere una volta per tutte l'uso della vita come deterrente per i crimini. La criminalità va combattuta con tutte le energie, sarà uno dei prossimi grandi problemi del mondo, ma la vita è sacra comunque.

Discussione e approvazione della mozione Scano - Pittalis - Giagu - Masala - Dettori Bruno - Balia - Montis - Bonesu - Amadu sulle proposte di modifica alle ipotesi di riforma della Costituzione scaturite dai lavori della Commissione bicamerale" (133)

PRESIDENTE. E' stata presentata una mozione a firma dei colleghi Scano, Pittalis, Giagu, Masala, Dettori, Balia, Montis, Bonesu, Amadu sulle proposte di modifica alle ipotesi di riforma della Costituzione, scaturita dai lavori della Commissione Bicamerale. Si dia lettura della mozione.

PIRAS, Segretario:

Mozione Scano - Pittalis - Giagu - Masala - Dettori Bruno - Balia - Montis - Bonesu - Amadu sulle proposte di modifica alle ipotesi di riforma della Costituzione scaturite dai lavori della Commissione Bicamerale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che il 30 giugno '97 la Commissione bicamerale per le riforme costituzionali istituita con Legge costituzionale 24 gennaio 1997, n. 1, ha approvato un corpo organico di proposte di modifica della parte II della Costituzione;

RITENUTO che tali proposte, pur aprendo la strada alla lungamente attesa modifica del testo costituzionale, non prevedono una riorganizzazione dello Stato in senso federale, e contengono posizioni non condivisibili e limiti per quanto attiene agli interessi e al futuro del regionalismo, in particolare di quello speciale;

CONSIDERATO che le conseguenti valutazioni critiche attengono alle ipotesi relative alla forma di Stato, alla specialità di alcune Regioni, alla perequazione e all'uso delle risorse e ai rapporti comunitari e internazionali;

RITENUTO che il Consiglio regionale, nella prospettiva di una fase nuova dell'autogoverno sardo che dovrà portare all'elaborazione di un nuovo e più avanzato Statuto, deve operare per un complessivo quadro costituzionale ispirato a principi di reale e forte autonomismo;

CONSIDERATO che i Parlamentari, in base alla citata Legge costituzionale, hanno facoltà di presentare emendamenti alle proposte della Commissione Bicamerale sino al 31 luglio 1997;

impegna il Presidente della Giunta regionale

e il Presidente del Consiglio regionale

a proporre ai Parlamentari eletti in Sardegna gli emendamenti da apportare alle proposte della Commissione Bicamerale, secondo il testo allegato alla presente mozione,

impegna altresì il Presidente della Giunta regionale

e il Presidente del Consiglio regionale

a sostenere, con ogni possibile iniziativa, l'adozione di tali emendamenti, stabilendo gli opportuni contatti. (133)

PRESIDENTE. Per illustrare la mozione ha facoltà di parlare il consigliere Scano. Prego i colleghi che poi intendono intervenire di iscriversi al banco della Presidenza.

SCANO (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io non farò una puntuale illustrazione degli emendamenti, anche perché alla redazione degli stessi hanno collaborato delegazioni di tutti i Gruppi consiliari, quindi non ritengo che sia utile né necessario. Mi limiterò a porgere alcune sintetiche considerazioni, alcuni sintetici ragionamenti. La prima considerazione è questa: non era né semplice né scontato raggiungere nel Consiglio regionale una intesa sulla valutazione da dare in relazione ai lavori della Commissione bicamerale per la revisione della Costituzione,e sulla proposizione di un pacchetto di emendamenti al testo esitato dalla Commissione medesima. Così come non era e non è semplice trovare una impostazione comune con i parlamentari; ci sarà domani appunto un ulteriore incontro e non era nemmeno scontato né semplice ottenere sul nostro lavoro l'apprezzamento delle associazioni degli enti locali. Io credo dunque si possa affermare che si tratta di una operazione positiva. E penso che possa dirsi che si è fatto un lavoro serio e utile che va ora completato con il pronunciamento della Assemblea, con l'incontro di domani con i parlamentari eletti in Sardegna, incontro che serve appunto per la definizione conclusiva dell'accordo, della intesa. Si sono letti testi, si è studiato, si è ragionato, si è meditato e si è proposto, che sono tutte operazioni più complicate che fare una conferenza stampa per dire che si tratta di un imbroglio, che invece è una cosa che non richiede né studio, né applicazione, né lettura di testi, né capacità di proposta. Basta convocare i giornalisti e dire qualche parola. Infatti credo che sia necessario sgombrare subito la strada da un interrogativo e da un dubbio. E il dubbio che forse molti di noi hanno,e che sicuramente c'è in una parte della opinione pubblica, è che siccome nazionalmente c'è una intesa forte tra le forze politiche nazionali il nostro non sia un esercizio in fondo fine a se stesso. Cioè noi abbiamo lavorato, ci siamo impegnati, è l'assolvimento di un dovere, qualcosa di nobile però in fin dei conti di inefficace. Bene, non è così, innanzitutto, questa è la prima considerazione, perché il processo costituente sarà lungo e difficile. Ci sarà il dibattito parlamentare in doppia lettura, come è noto, il processo sarà concluso dalla effettuazione di un referendum, ci sarà ancora un grande, contrastato, appassionato dibattito di carattere nazionale, e tante questioni sono ancora aperte. E' ancora aperta la questione del federalismo perché la pongono tanti soggetti, e la pone anche una parte non irrilevante del Paese, magari anche con una proposta di segno diverso rispetto per esempio a coloro che in quest'Aula si ritrovano nelle impostazioni che guardano ad una riorganizzazione in senso federale dello Stato. Non è chiusa, anzi è aperta la questione della struttura del Parlamento e la questione dei caratteri, della composizione, delle modalità di elezione, e dei poteri e delle funzioni della seconda Camera. E' aperta la questione della specialità, del suo significato, della sua collocazione nell'edificio costituzionale ed è aperta ancora la questione del come affrontare gli squilibri in relazione alle condizioni di vita e alle differenze esistenti tra le varie aree del Paese. E se il processo costituente sarà ancora lungo e difficile, e se tante questioni sono aperte, e tante di queste questioni riguardano e toccano molto da vicino noi, la vita dei sardi, il ruolo delle istituzioni e della autonomia, allora noi abbiamo la possibilità e il dovere di dire una parola. E la seconda considerazione tocca un altro aspetto del processo costituente, il processo costituente quello che stiamo iniziando come il periodo costituente del periodo '46-'48 si compone di due fasi per quanto ci riguarda: la prima fase è la Costituzione e la seconda fase è lo Statuto speciale della Sardegna. Allora il lavoro che si sta compiendo, che questo Consiglio sta compiendo ha significato ed è utile intanto per l'oggi, per poter partecipare alla elaborazione della Costituzione della Repubblica ma ha significato ed è utile per il domani, perché si stanno ponendo i presupposti e i fondamenti culturali e politici del nuovo Statuto della Sardegna. Quindi il bilancio sulla presenza, la partecipazione dei sardi al processo costituente si farà alla fine. Ci sono noi pensiamo le condizioni perché questo Consiglio regionale, questa Assemblea un tantino bistrattata e vilipesa, porti a compimento come Consiglio, voglio dire, e quindi al di là delle alterne vicende che si svolgono sul piano delle maggioranze e dei governi, porti a compimento un lavoro che rimanga, consegnando al Parlamento la proposta di nuovo Statuto; o perché, a seconda dei tempi del processo costituente nazionale, possa già essere discussa e approvata nell'arco della presente legislatura nazionale, o almeno perché il Consiglio concludendo il suo mandato presenti al Parlamento il testo della riforma statutaria. Quindi non dobbiamo commettere peccati di sottovalutazione del significato politico rilevante che assume l'intesa che abbiamo costruito in Consiglio e l'intesa che stiamo costruendo con i parlamentari; non dobbiamo cioè sottovalutare il senso di una posizione unitaria delle rappresentanze istituzionali della Sardegna. Alcuni nostri colleghi hanno deciso di disertare la seduta. Voglio dire con molta franchezza che sono naturalmente liberissimi di non esserci, sono anche liberissimi di criticare, possibilmente senza cadute di stile assai poco liberal-democratiche, ma a me sembra che possa dirsi, ed è difficile essere smentiti, che si tratta più che altro di un modo per segnalare la propria esistenza politica. L'idea di una costituente sarda, noi diciamo qui la nostra opinione, sapendo che ci sono anche sfumature differenti in quest'Aula, quindi lo diciamo con molto rispetto, l'idea di una costituente sarda è propaganda campata per aria. Per dire una parola nel processo costituente nazionale, e per dirla oggi, perché la presentazione degli emendamenti scade alla fine del mese di luglio, e mi sembra un po' difficile fare la costituente sarda in una settimana, non abbiamo altra strada rispetto a quella che stiamo percorrendo, cioè di studiare degli emendamenti, di concordarli con i parlamentari perché vengano presentati. E anche per l'elaborazione della proposta di Statuto, obiettivo che ci vedrà impegnati a lungo, che comincia adesso ad essere posto all'ordine del giorno, perché chiaramente prima occorre avere chiara la cornice costituzionale in cui lo Statuto nostro dovrà trovare collocazione, il percorso più rapido e semplice, ripeto anche per l'elaborazione della proposta di Statuto, è che ci lavori questa Assemblea; non che se ne elegga un'altra. Quale valutazione diamo del lavoro della Bicamerale? Diamo una valutazione critica. Stiamo parlando, naturalmente, della parte che abbiamo preso in esame, e cioè la parte relativa alla forma dello Stato, al regionalismo, alla specialità, alla collocazione delle Regioni nell'architettura costituzionale complessiva. Ci siamo ritrovati a dare una valutazione critica benché si debba riconoscere (e noi tutti riconosciamo) la positività dell'avvio del processo di riforma costituzionale dopo tanti tentativi falliti. La valutazione critica deriva dal fatto che siamo insoddisfatti per la soluzione che è stata adottata sulla questione della forma dello Stato: non c'è federalismo, c'è un regionalismo meno avanzato di quanto noi vogliamo, siamo insoddisfatti della soluzione che viene proposta per quanto riguarda la struttura del Parlamento, non c'è nella proposta un luogo (nella bozza della Bicamerale) dove centro e Regioni si incontrino, e non c'è partecipazione delle Regioni, questo è il punto, ai processi decisionali nazionali e comunitari. L'autonomia è questo; certo è l'autogoverno nel proprio ambito ma è anche la partecipazione ai processi decisionali dei sistemi di cui si fa parte, quindi del sistema nazionale e comunitario. E siamo insoddisfatti anche per come viene affrontata nella bozza della Bicamerale la questione delle risorse, anche se va detto che certi oltranzismi nordisti sono stati contrastati e sono stati vinti e non hanno trovato rispondenza nel testo approvato dalla Commissione bicamerale. Giudizio critico non significa però rigetto, la posizione che abbiamo concordato al tavolo politico unitario dei Gruppi consiliari è un giudizio critico ma non è l'iscrizione al fronte del no; cioè noi non siamo parte del manifesto di coloro che non ci stanno. La nostra critica ha un senso diverso: ha il senso di un impegno pieno nella battaglia parlamentare per migliorare. Questo è il senso e lo spirito del nostro lavoro. Per quanto riguarda gli emendamenti abbiamo cercato di concentrare il nostro impegno su quattro filoni principali, abbiamo cercato (e mi pare che ci siamo riusciti) di evitare il rischio di presentare una raffica di emendamenti un po' su tutto di cui non si capisse il senso e di cui non fossero chiare le direttrici e le priorità. Abbiamo fatto una scelta di realismo, cioè non ci siamo proposti di scompaginare l'impianto, il che sarebbe stato anche piuttosto velleitario e condannato a insuccesso sicuro, e tuttavia al realismo abbiamo cercato di coniugare determinazione e coraggio sulle questioni di principio e sulle questioni che per noi sono capitali. Allora, rapidamente, il primo filone riguarda la funzione legislativa e il Senato delle regioni. Abbiamo deciso di rispettare (questa è la scelta che abbiamo fatto) l'impianto , la filosofia e la logica dell'articolo 59 del testo della Bicamerale, intervenendo però sulla norma di chiusura, cioè su quella norma che potrebbe portare a travolgere l'ambito delle competenze regionali, là dove si dice che il Parlamento, lo Stato, i poteri centrali hanno sempre la possibilità di intervenire su questioni preminenti e imprescindibili di interesse nazionale. Abbiamo cercato di limitare fortemente questa norma, proponiamo una modifica anche per quanto riguarda i poteri della seconda Camera, introducendo anche un norma di richiamo, ma soprattutto, per quanto riguarda questo primo filone, abbiamo lavorato sul tema della seconda Camera, portando con linearità la proposta del Senato delle regioni e proponendo la cancellazione della Commissione della autonomie territoriali ("la Cameretta," come è stata ironicamente definita). La proposta che avanziamo per quanto riguarda la seconda Camera è imperniata sulla pariteticità, cioè ogni Regione abbia un numero uguali di rappresentanti slegati dal dato demografico, e sul carattere misto, dal sistema misto per quanto riguarda l'elezione, cioè una parte eletti a suffragio diretto e una parte eletti dai Consigli regionali per mantenere il raccordo, il rapporto forte tra le autonomie regionali e il centro. Chi ha qualche pratica di trattative per la scelta dei candidati alle elezioni politiche, sa che prima si scelgono i parlamentari e poi si decide se devono essere candidati alla Camera o al Senato. L'unico vincolo che può davvero legare la rappresentanza parlamentare della seconda Camera alle realtà regionali è il sistema misto di elezione, almeno questo è quanto è scaturito dal lavoro accurato che è stato compiuto. Trovate nel testo due formulazioni per quanto riguarda la Camera delle regioni (o Senato delle Regioni) una più radicale e una più attenuata, ma non sono due emendamenti collocati sullo stesso piano, c'è una gerarchia precisa, nel senso che la proposta nostra è e deve essere la prima, pronti naturalmente a sostenere una linea subordinata qualora venisse battuta la proposta principale imperniata sulla pariteticità della rappresentanza. Il secondo filone è quello della specialità. Qui solo un punto, quello a mio giudizio di fondo: non essendo passata, nel dibattito nazionale, la visione federalistica, noi dobbiamo puntare a sviluppare la nostra tradizione autonomistica e i poteri di autogoverno facendo leva sulla specialità e in prospettiva sul nuovo Statuto. Questa è la scelta che è stata fatta e, conformemente a questa scelta, è contenuta nell'emendamento numero 2 una sistemazione organica o un tentativo di sistemazione organica della tematica delle autonomie differenziate; quindi una riscrittura dell'articolo 116 della Costituzione, l'affermazione della pari ordinazione istituzionale, la potestà legislativa anche in deroga all'ordinamento generale, le procedure di adozione e modificazione dello Statuto. Il terzo filone è quello degli squilibri economici e sociali, e l'opzione compiuta dalle delegazioni dei Gruppi consiliari è di porre in capo all'articolo 65 una grande affermazione di principio consistente nello scrivere nella Costituzione il dovere dello Stato di perseguire, con le sue politiche ordinarie e generali, la coesione economica sociale, il rafforzamento della coesione economica e sociale tra le varie aree del Paese, il riequilibrio strutturale e cioè l'obiettivo di garantire parità di condizioni di partenza e di servizi a tutte le aree e a tutte le popolazioni del Paese.

Abbiamo discusso anche una grande questione che è oggetto di un dibattito appassionato sul livello nazionale, e cioè se debba essere mantenuto nella Costituzione il riferimento alla questione meridionale che è, come sapete, contenuto nell'articolo 119 della vigente Costituzione. C'è chi sostiene, fra di noi e anche nel dibattito nazionale, anche fra i nostri parlamentari, ed è un argomento serio e degno di rispetto, che porre la questione meridionale, quindi avanzare la proposta di scrivere nella Costituzione il riferimento alla questione meridionale renda noi, le parti deboli del Paese, le Isole, il Mezzogiorno, più deboli sul piano tattico nel confronto parlamentare, perché ci sarebbe - e sappiamo che c'è -,una certa ostilità nei confronti di queste impostazioni, ostilità che trova anche una qualche motivazione nell'uso che è stato fatto da parte dei poteri regionali, da parte delle istituzioni del Mezzogiorno. Però c'è anche di dice: attenzione, perché così facendo noi finiremmo con l'abbandonare la questione meridionale che invece è questione così rilevante. Io penso, dico qui la nostra opinione, che la questione meridionale è la questione delle due Italie; non è, cioè, la questione di un generico squilibrio tra varie aree del Paese; la questione meridionale è la questione del divario strutturale, di un divario che è crescente ancora oggi, di un divario che riguarda l'economia, riguarda la cultura, riguarda l'organizzazione civile, di un divario che può essere, senza timore di esagerare, letto nei termini di un divario di civiltà che, badate, non ha pari in Europa: non c'è Paese europeo che sia caratterizzato da un dualismo strutturale così profondo, così evidente, storicamente così radicato come quello che caratterizza l'Italia. E quindi io credo che sia giusto mantenere - ci sono due emendamenti, tuttavia, uno anche qui principale, uno subordinato qualora il Parlamento bocci il primo - perché l'Italia deve risolvere questa questione se vuole essere civile e prospera e se vuole ricomporre la propria unità e pensare unitariamente la propria prospettiva, il proprio futuro.

Il quarto filone riguarda il rapporto Regioni-Unione Europea-rapporti internazionali, e cioè il tema della partecipazione delle Regioni ai processi decisionali comunitari. Nel testo della Bicamerale c'è un passo avanti, ma è un passo avanti che noi giudichiamo insufficiente. La politica comunitaria è e deve diventare sempre più esplicitamente e chiaramente politica interna. Le Regioni, nell'esercizio delle loro competenze, devono poter instaurare un rapporto diretto con le istituzioni comunitarie e stringere accordi con le Regioni di altri paesi comunitari senza il previo assenso del Governo.

In conclusione, si è chiusa una fase della vita del Paese, questo è il senso dell'apertura di un processo di revisione della Costituzione; si è chiusa anche una fase della vita della Sardegna e si è chiusa una fase della storia dell'autonomia. Si è chiusa perché è cambiato il quadro, il contesto in cui siamo inseriti, perché sta mutando la Costituzione, si sta riscrivendo la Costituzione della Repubblica, e perché avanza, con le problematiche e con i limiti che sappiamo, il processo di integrazione europeo. Ma una fase della storia dell'autonomia si è chiusa anche perché non ha avuto successo l'autonomia medesima, perché non ha raggiunto i suoi obiettivi, cioè la trasformazione e la modernizzazione della Sardegna, la realizzazione di un efficace sistema di autogoverno, la formazione di un'adeguata classe dirigente. Tuttavia l'autonomia rappresenta un'esperienza, una storia, una tradizione su cui fondare il nuovo cammino che pensiamo per la nostra comunità. Dobbiamo tornare - questa è la mia considerazione conclusiva - alle radici antiche dell'autonomismo sardo, fondare il futuro nostro sulla storia politica, culturale e civile della Sardegna e del suo popolo. Per poter da oggetto divenire soggetto, come tante volte è stato detto, dobbiamo saper produrre, costruire una fase nuova dell'autonomismo, ossia una moderna soggettività politica della Sardegna che sia strumento reale di progresso economico, sociale e civile. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi non ci scegliamo, chiaramente, la linea di combattimento; andiamo a combattere dove la situazione richiede, e oggi la situazione richiede, considerata la scadenza del 31 luglio per presentare gli emendamenti sulla proposta della Bicamerale, che la linea di combattimento è su questi emendamenti. Credo che il frutto della Bicamerale non sia un frutto positivo e questo anche al di là degli argomenti che hanno interessato in questi giorni questo lavoro preparatorio, che poi si è trasfuso in questa mozione e in questi emendamenti. Io credo che la mancata elezione di una assemblea costituente, aver rimesso al Parlamento, fra l'altro eletto con un sistema maggioritario, e fra l'altro con un sistema maggioritario che non dà le garanzie di pluralismo, di partecipazione, di non asservimento a centri di potere che è in altri Paesi, per esempio gli Stati Uniti, cioè noi abbiamo un sistema maggioritario che non ha elezioni primarie; è un sistema maggioritario in cui i candidati vengono paracadutati nei collegi da parte delle direzioni di partito, dei segretari di partito, per cui la composizione finale del Parlamento risulta distorta, scarsamente rappresentativa della realtà. Invece, è molto rappresentativa di certi centri di potere e ha fatto sì che la proposta della Bicamerale sia in gran parte una proposta estremamente conservatrice e che innova ben poco nel tessuto costituzionale come si è definito. Credo che ci sia più il riconoscimento di una Costituzione di fatto che una vera riforma costituzionale nella proposta della Bicamerale; vi è la consacrazione di un certo modo di procedere e credo che anche su argomenti, al di là della riforma federalista che non esiste essendo stati respinti i tentativi timidi del senatore D'Onofrio, anche su certi temi, come per esempio il presidenzialismo, la proposta della Bicamerale è estremamente carente. Si poteva essere presidenzialisti o non presidenzialisti, ma non si può pretendere di creare un sistema presidenzialista in cui il presidente non ha effettivi poteri, in cui si va alla ricerca del voto popolare sull'elezione del presidente per poi eleggere un presidente che, pur forte di un voto popolare diretto, non ha alcun potere di incidere veramente nella realtà politica e istituzionale della Repubblica. Credo che stiano prevalendo appunto ipotesi di conservazione. Il Gattopardo non è mai morto: occorre che le cose cambino perché restino tali e quali. Questa credo che questa sia la logica che, in fin dei conti, ha ispirato il lavoro della Bicamerale. L'unico aspetto positivo è che un testo c'è, esiste una procedura, esiste una procedura che non è detto debba concludersi con esito positivo. Io ricordo che alla fine ci sarà un referendum confermativo, che chiaramente su un testo così inappagante può spingere masse di cittadini, sfuggendo al controllo dei partiti, di votare contro. Io credo che se questa seconda fase del lavoro, questo dibattito parlamentare continua a darci un aborto di riforma costituzionale, come quello che è uscito, chiaramente l'opinione dei cittadini potrà essere estremamente negativa. A quel punto chiaramente i vincoli per non eleggere una Bicamerale, tutti i ritegni credo che dovrebbero cadere abbondantemente. Ma la Bicamerale ha anche operato al di fuori delle logiche strettamente parlamentari, le decisioni fondamentali non sono state assunte nella sala della regina, le decisioni fondamentali sono state assunte a cena, a casa Letta. E credo che questo sia veramente forse un caso unico di una Costituzione di uno Stato moderno che venga scritta in una sala da pranzo anziché nell'Assemblea parlamentare. Sono i limiti della nostra democrazia, limiti che chiaramente non sono stati superati nel lavoro della Bicamerale. Ma tant'è noi ci troviamo questo testo, abbiamo la possibilità di intervenire grazie alla concorde volontà di collaborazione dei parlamentari sardi su questo testo e dobbiamo su questo testo cercare di portare avanti le nostre azioni.

Sbagliano quei colleghi che hanno ritenuto oggi di non partecipare alla seduta, sbagliano perché la non collaborazione può avere un senso su leggi ordinarie, su leggi di gestione, su attività di governo, la non collaborazione su questioni istituzionali è diserzione, è abbandonare il campo su questioni su cui cittadini ci hanno mandato a parlare e a votare in questa Assemblea. In altri momenti mi sono trovato da solo contro tutti i Gruppi, non per questo noi sardisti abbiamo abbandonato, non per questo non abbiamo fatto la nostra battaglia.

Qua si può venire ad esprimere valutazioni molto critiche, valutazioni contrastanti, valutazioni che presuppongono una visione delle istituzioni e della vita completamente diverse, quello che per certi può essere bianco, per altri può essere nero, sulle questioni istituzionali le questioni di principio hanno la loro estrema valenza, ma non si può abbandonare perché abbandonare vuol dire far mancare il proprio apporto, far mancare la voce di quei cittadini che a quei consiglieri hanno espresso il voto. Io potevo capire che si venisse qui a dire che tutto il lavoro fatto era inutile, che intervenire sulla Bicamerale poteva essere un lavoro inutile visto il ferreo accordo che è stato stabilito fra i big di tutti i partiti politici di destra e di sinistra, ma non riesco a capire perché si voglia abbandonare l'Aula e non dire questo, perché non si voglia dare un voto contrario, io credo che sia un tentativo di delegittimare quest'Assemblea, una delegittimazione che parte da poteri che sono al di fuori di quest'Aula, che trova riscontro in campagne di stampa, che trova riscontro in atteggiamenti pompati della pubblica opinione e credo che in quest'Aula non dovrebbero trovare cittadinanza perché se un consigliere ritiene di far parte di un'Assemblea inutile ha il dovere di dimettersi e di non farne più parte. Il discorso della Costituente in questo caso, lo dice il sottoscritto che è colui che ha scritto il testo della proposta di legge sulla Costituente sarda, viene avanzato strumentalmente, io credo che per redigere uno statuto, per non rifare gli errori che sta facendo la Commissione Bicamerale, sia opportuno un voto dei cittadini per un'Assemblea che si occupi solo dei problemi istituzionali, di riscrittura dello Statuto, di un'Assemblea che abbia un effettivo potere, un'effettiva capacità, un'effettiva volontà e che non sia distolta da compiti contingenti della dialettica governo-opposizione.

Però ritengo che prima di tutto sia difficile arrivare a questo obiettivo, perché non dobbiamo decidere solo noi Consiglio regionale che potremmo anche essere d'accordo, ma deve decidere quel Parlamento che è ingabbiato da quegli schemi di assetto bipolare che stanno bloccando il corretto sviluppo del dibattito costituzionale, e comunque non vi sono i tempi, sicuramente, entro il 31 luglio, per vedere un'Assemblea costituente sarda. Non è che si può decidere di combattere la battaglia quando le condizioni sono ottimali, quando il campo di battaglia è bello spianato, occorre combatterla anche nelle situazioni che l'avversario sceglie e cercando di difendersi per quello che siamo capaci.

L'Assemblea costituente è un obiettivo da raggiungere, è un obiettivo strumentale a darci un effettivo Statuto regionale fondato su un rapporto diverso tra la Repubblica e la Sardegna, un rapporto che non sia di subordinazione, ma di pari ordinazione all'interno di un ordinamento integrato, di uno schieramento che è sempre più aperto all'Europa. Ma credo che non partecipando a quest'Assemblea oggi, si sia anche trascurato un aspetto che per la prima volta il Parlamento italiano, con quella prima norma transitoria approvata dalla Bicamerale, sta attribuendo a questo Consiglio regionale un potere costituente. Non si può chiudere gli occhi e vedere che la realtà si sta evolvendo, non si può chiudere gli occhi e non capire che certe esigenze portate avanti anche con la proposta di Assemblea costituente sarda hanno trovato un timido recepimento anche in sede di Bicamerale. Credo che su questo dobbiamo batterci, sulla nostra capacità come istituzioni sarde di avere un effettivo potere costituente per quanto riguarda lo Statuto, che lo Statuto non ci sia imposto da Roma, credo che l'emendamento apportato all'articolo 58, proposto dall'articolo 58, colga nel segno, lo Statuto non è una normale legge costituzionale, lo Statuto ha un carattere pattizio tra la Repubblica e la Sardegna, lo Statuto va approvato su identico testo dal Parlamento della Repubblica e dal Consiglio regionale. Credo che questo sia un po' il punto della nostra battaglia, perché è fallito il disegno federalista per l'intera Repubblica, noi dobbiamo comunque come Sardegna creare con la Repubblica un rapporto che tenga conto della nostra specialità, specialità che non è un'invenzione giuridica ma è una specialità che è scritta nella geografia, nella storia, nella lingua, nei costumi, nel nostro voler essere popolo e credo che questo noi dobbiamo affermarlo, del fatto che vogliamo essere un popolo libero tra popoli liberi, che non vogliamo essere uno strumento di poteri forti che stanno oltre Tirreno.

In questo senso il lavoro che il Consiglio regionale sta facendo con questa mozione, con questi emendamenti, con la collaborazione dei parlamentari e credo con la collaborazione delle altre regioni quanto meno di quelle a Statuto speciali che hanno gli stessi problemi, è un lavoro che, considerato il quadro in cui ci muoviamo, è un lavoro sicuramente positivo, perché io credo che in questi generi di discussione noi non solo abbiamo preparato questi emendamenti da cui emerge una visione forte della specialità, una visione di un rapporto paritetico e democratico tra le varie comunità di cui si compone la Repubblica, un rapporto che tenga conto dell'uguaglianza necessaria economica e sociale della funzione appunto di organismi più grandi della Regione per assicurare non solo quei poteri che non sono esercitati a livello regionale, ma anche funzioni di riequilibrio perché l'uomo va visto nella sua dignità come comunità e come singolo. Le costituzioni devono in questo senso assicurare il principio di parità delle comunità e il principio di parità dei singoli.

Negli stati federali questo è rappresentato da due assemblee, una eletta in proporzione ai cittadini, al numero dei cittadini, l'altra in proporzione alle comunità, assicurando a tutte le comunità un'equa o uguale partecipazione. Credo che questo sia un argomento di cui la Bicamerale non ha tenuto il debito conto, inventando un Senato simile per sistema elettorale in gran parte per composizione alla Camera, ha trascurato le comunità, ma trascurando le comunità certamente non ha rafforzato i diritti dei cittadini, perché quando la Bicamerale non ha creato un fondo per gli investimenti strutturali, per il riequilibrio strutturale, la Bicamerale ha trascurato che dentro la comunità esiste anche un diritto dei cittadini che possono esercitare come comunità, che nella comunità si esplica un diritto dei cittadini alla pari condizione economica e sociale, quanto meno come punto di partenza, come punto da cui l'individuo grazie alle sue doti, alle sue capacità, alla sua volontà può sviluppare. Credo che il rapporto delle libertà individuali e delle libertà comunitarie sia un rapporto estremamente legato, un rapporto che può trovare in uno Stato moderno la sua esternazione, il suo assetto ottimale, assetto ottimale che chiaramente è sempre un obiettivo che non è stato raggiunto in nessuna comunità, perché chiaramente gli interessi individuali, dei gruppi più forti tendono sempre a prevaricare un equo contemperamento di quegli interessi e l'affermazione di quei diritti che sono dell'uomo e delle comunità. Io credo che il Consiglio regionale si sia mosso su questi filoni, l'aver richiesto anche a livello italiano, come del resto a livello europeo, misure di riequilibrio non al fine di incrementare gli egoismi ma di aumentare la coesione tra le varie comunità nel quadro di organismi più vasti, nel quadro di quegli Stati Uniti d'Europa che noi sardisti sosteniamo dal 1921, credo sia stata un'opera importante. L'aver affermato che la nostra comunità ha interessi distinti da quelli della Repubblica, interessi distinti e non contrastanti, sperabilmente, credo che sia importante l'aver riaffermato in materia di trattati internazionali che vi sono determinati trattati che interessano particolarmente la Regione sarda è una questione importante. Abbiamo fatto un lavoro, credo nelle situazioni in cui eravamo, nella necessità anche di contemperare esigenze di partiti diversi, che difficilmente anzi mai si erano incontrati in passato su temi fondamentali, l'aver raggiunto questa unità dei Gruppi consiliari, l'aver raggiunto un dialogo con i parlamentari, rappresentano comunque obiettivi che era difficile ipotizzare e li abbiamo raggiunti non sulla base di piccoli compromessi, neanche andando a cena per spartirci potere e istituzioni come si è fatto a Roma, ma sulla base del dialogo e sulla ricerca dei valori che ci uniscono, dell'accantonare in questa fase i valori pur importanti che ci dividono. Abbiamo credo costruito qualcosa per il popolo sardo, anche in una situazione politica difficile a livello di questa Assemblea, una Assemblea che da mesi non riesce più ad esprimere la propria capacità di lavoro. E su questi temi invece siamo riusciti a ottenere questi risultati. Per cui il Partito Sardo d'Azione si dichiara, con i limiti derivanti da questa situazione, soddisfatto del lavoro svolto e condivide gli emendamenti proposti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, brevemente questo mio intervento per denunciare, a margine dell'importantissimo lavoro che si è svolto e che si svolgerà per il nuovo assetto istituzionale della nostra Regione, in riferimento a ciò che produrrà la Bicamerale, dicevo per denunciare chi come un topo dopo aver corroso il fasciame della nave dove abbondantemente si è pasciuto, affondando la nave abbandona la nave. Ogni riferimento all'onorevole Fantola è puramente voluto. Non può cercare di pesantemente rimettere a fuoco la sua immagine, abbondantemente scaduta, soprattutto la sua, perché è il primo, il vero, determinante responsabile della nascita della prima e delle successive sciagurate Giunte Palomba, che tanto danno hanno prodotto e vanno producendo alla Sardegna.

E' una sfacciata operazione di stampo pannelliano, di piazzata cercare di prendere le distanze da quel piatto nel quale ha abbondantemente mangiato politicamente anche lui, rifiutando il gioco democratico, il gioco del confronto. L'onorevole Fantola dovrebbe sapere che l'istituto delle dimissioni non è mai abolito; e se quella dignità che cerca di accampare, sostenuto da strani giochi di stampa, l'avesse veramente avrebbe dovuto dare con una certa dignità supporto alle sue esternazioni dando le dimissioni. Ma il suo gioco è sfacciatamente scoperto: essendo lui un fallito, corresponsabile del fallimento generale di queste giunte dell'Ulivastro sardo, essendo lui il principale responsabile, essendo scaduto nella propria città nei confronti della propria opinione pubblica, di quell'elettorato che certo non era di sinistra, di cui ha carpito i voti, allora sta cercando di prepararsi un posticino al prossimo Consiglio comunale di Cagliari, e dalla stampa risulta evidente che questo è il suo tentativo, ma non può venire qui a irridere questo Consesso con i suoi contrasti, con le sue contraddizioni, con le sue manchevolezze di questa maggioranza; ma, soprattutto lui, non ha brillato e non brilla di assenza solo oggi, ma per chi è buon conoscitore dei lavori di quest'Aula, ha sempre brillato per costante assenza, non si può fare il grillo parlante quando non si è svolto appieno il proprio lavoro. E' ora che la stampa seria denunci questo tipo di politica, denunci questo tipo di uomini che vogliono, vomitando anche contro una opposizione seria alla quale io mi onoro di appartenere, e abbiamo dimostrato in tutti i modi di fare l'opposizione, costruttiva come in questo caso, dura, ferma nei momenti del bilancio e della finanziaria dove noi leggevamo senz'altro il disastro che poi si è regolarmente attuato, tristemente realizzato a danno dei sardi, bene la nostra presenza, la nostra opposizione c'è stata tutta anche con due occupazioni dell'Aula. E chiedo a certa stampa che cosa dobbiamo fare per essere opposizione: "Portare i carri armati qua dentro?" Certamente no, non li abbiamo e anche se li avessimo non lo faremmo. E' ben altra la nostra cultura, la nostra opposizione è seria, è concreta, esiste ed è reale e chi la disconosce sta servendo oscuri tentativi di ricostituire il vecchio mai morto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.

FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi richiamo brevemente all'intervento iniziale dell'onorevole Scano, la cui impostazione condivido, per sviluppare un aspetto che mi sembra di grande importanza e di grande utilità per la comprensione dei lavori della Bicamerale e delle proposte che noi abbiamo formulato. Intendo riferirmi a uno di quelli che l'onorevole Scano ha chiamato i filoni del lavoro sviluppato dalla Bicamerale, che è appunto quello dei rapporti della Regione con l'Unione Europea e con Stati stranieri, che fa seguito agli altri filoni, vi ricordo la funzione legislativa, la specialità, la questione degli squilibri economici sui quali le nostre proposte si sono incentrate. Quello che io volevo dire, richiamando l'attenzione del Consiglio, è che questo filone, questo punto, non è un punto, un filone separato dagli altri ma permea, per così' dire, influisce, incide sulle proposte che abbiamo formulato con riferimento agli altri filoni: la questione della funzione legislativa, della specialità, degli squilibri economici. Questo lo possiamo rilevare e nel contesto delle proposte votate dalla Bicamerale e nel contesto delle modifiche che noi abbiamo suggerito rispetto a queste proposte. La questione dei rapporti delle Regioni con l'Unione Europea è, come molti di noi sapranno, regolato nel Titolo V (articoli 116 e 118) ma ci sono delle altre norme, l'articolo 62 e l'articolo 111, che vi fanno riferimento. L'esistenza di questo Titolo V, con tutti i limiti che sono stati ricordati, che io nei lavori del tavolo politico ho più volte sottolineato, è comunque da tenere nella massima considerazione, perché in questo titolo soprattutto sono incentrati i riferimenti ad una realtà, quella dell'Unione Europea che costituisce una sorta di convitato di pietra in questo sistema costituzionale e che lo condiziona o può condizionarlo molto più di quanto si pensi. I lavori della revisione del Trattato di Maastricht e della Costituzione italiana si sono sviluppati parallelamente, si sono conclusi quasi contemporaneamente, ma c'è stata appunto una scarsa considerazione da parte della Bicamerale di quello che si stava consumando, per così dire, a livello di trattato fondamentale della Unione Europea. Basti considerare, per valutare l'incidenza, che la questione della ripartizione di competenze tra lo Stato e le Regioni viene pesantemente condizionata dal fatto che queste competenze sono sottoposte a una possibile appropriazione delle stesse da parte dell'Unione Europea attraverso dei procedimenti che sono previsti nel Trattato. Per cui tutto quello che, in questa materia, peraltro delicatissima, la Bicamerale ha fatto, tutta questa parte può, appunto, subire delle modifiche profonde a seconda di come il quadro si sviluppi all'interno dell'Unione Europea. Quindi ecco, questa centralità nel testo della Bicamerale che, proprio per questa incidenza, si è preoccupata di prevedere un minimo di garanzie per quanto riguarda gli organi diversi dall'Esecutivo, o gli enti. Per cui appunto, nel Titolo V, ma nella parte relativa anche al Parlamento, ci sono delle norme che prevedono una sorta di controllo dei trattati internazionali e degli atti della Comunità Europea da parte del Parlamento ma anche da parte delle Regioni che per la prima volta possono ricorrere alla Corte Costituzionale, sia pure per il tramite del Governo. Infine, in questa formulazione della Bicamerale, che ripeto è incompleta e non del tutto adeguata, ci sono dei riferimenti alla possibilità che le Regioni hanno di concludere degli accordi, anche questo in una logica parzialmente federalista o di riconoscimento di norme che troviamo anche negli Statuti federali, in particolare sappiamo che i Cantoni svizzeri possono concludere degli accordi. Quindi c'erano dei richiami a questa realtà dell'Unione Europea che appunto avrebbe dovuto essere estesa alla realtà delle organizzazioni internazionali, che incidono o possono incidere sull'impianto della Costituzione, e quindi bene ha fatto, sia pure con tutte queste riserve, questi distinguo, queste paure, la Bicamerale a prevedere questo aspetto. Come ci siamo inseriti noi in questo contesto? Con delle proposte appunto relative al quarto filone, rapporti dell'Unione Europea con le Regioni, ma non limitate a questo. Abbiamo essenzialmente proceduto in questi termini: abbiamo da un lato cercato di migliorare la formulazione del testo della Bicamerale per tutte le Regioni, quindi non soltanto per le Regioni a Statuto Speciale; abbiamo migliorato le norme in tema di accordi con paesi e regioni esteri, prevedendo appunto che nel caso di rapporti con stati dell'Unione Europea e regioni appartenenti a stati dell'Unione Europea, l'assenso dello Stato non può avere la stessa estensione e la stessa portata che ha nel caso di rapporti che ha con Stati terzi all'Unione Europea. Abbiamo previsto anche, in una clausola, che si affermi il principio dei rapporti diretti, senza l'assunzione di obblighi con l'Unione Europea, perché appunto la mancanza menzione di questo potrebbe essere addirittura un passo indietro rispetto all'esistenza di uffici di informazione e di collegamento, come quello di Bruxelles, che appunto traduce questa idea di un rapporto diretto con l'Unione Europea. Ed infine abbiamo fatto riferimento a questo problema della erosione delle competenze, non limitandoci soltanto alla questione di un possibile ricorso alla Corte di Giustizia delle comunità europee per il tramite del Governo, ma anche appunto prevedendo una concertazione delle Regioni per quanto riguarda quelle decisioni che possano incidere sulle questioni di competenza regionale svuotando, per così dire, le competenze che alle Regioni erano state riconosciute. Per quanto riguarda le regioni a Statuto speciale questo collegamento, questo richiamo con la realtà comunitaria, ma direi internazionale, è stato utilizzato per dare ben altro senso e una ben altra solidità al principio di specialità. Il principio di specialità, nella Costituzione del 48, non è completato con le indicazioni delle ragioni della specialità, lo stesso ha fatto la Bicamerale, e noi abbiamo ritenuto che questa parte dovesse essere integrata, completata proprio facendo riferimento a una particolarità delle regioni a Statuto speciale, di tutte, anche perché, appunto, ci sono delle norme di diritto internazionale, di diritto comunitario che tutelano, per così dire, o vanno nel senso del riconoscimento di questa specialità. Basti pensare appunto a quello che è l'ultimo orientamento del Trattato di Maastricht che menzione esplicitamente le isole e le regioni insulari per la prima volta. Abbiamo fatto salvi gli Statuti speciali. C'era infatti il rischio che questo principio di specialità sia pure consolidato, rafforzato con questo ancoraggio al diritto internazionale, in assenza di una norma che sancisse la vigenza prorogata ovviamente degli Statuti speciali, potesse rappresentare un passo indietro rispetto a quanto già ottenuto. E per questo il riferimento all'articolo 52 dello Statuto che, unico per tutti gli statuti delle regioni, menziona la competenza della Regione quando si tratta di concludere trattati di commercio, e quindi in genere accordi internazionali, c'è sembrata una ragione sufficiente, insieme ad altri, per questa norma esplicita che abbiamo inserito. E infine, per quanto riguarda lo Statuto, abbiamo innovato, abbiamo già inserito una norma che va oltre quanto previsto dall'attuale Statuto Speciale e abbiamo previsto l'intesa con la Regione sarda, con tutte le regioni a Statuto speciale, quando si tratta di modificare lo Statuto. Per cui, appunto, abbiamo confermato il principio di una specialità vista come uno Statuto specialmente garantito, e per effetto del richiamo alle norme internazionali, e per effetto appunto di questa procedura che impedisce che lo Statuto venga modificato con un atto unilaterale del Parlamento della Repubblica. Abbiamo quindi costruito delle norme che non hanno toccato che marginalmente il nostro Statuto, ma hanno costituito e vogliono costituire una buona base di partenza per dei passi in avanti determinanti quando si tratterà, una volta definito l'assetto della nuova Costituzione, di passare allo Statuto da rivedere della nostra Regione. Credo che quanto abbiamo fatto con riferimento ai rapporti con l'Unione Europea e alla difesa del principio di specialità ancorato a questa realtà comunitaria internazionale costituisca un'ottima base di partenza per quel buon lavoro di revisione e modifica dello Statuto speciale che ci apprestiamo a sviluppare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.

MACCIOTTA (P.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, il mio intervento in questa discussione non ha soltanto l'obiettivo di specificare l'adesione della nostra parte politica alla mozione che oggi è in discussione in quest'Aula. Sappiamo benissimo come dal lavoro proficuamente svolto al tavolo istituzionale si arrivi oggi a sottoscrivere in quest'Aula, da parte di tutti i Gruppi, una mozione che dà il senso conclusivo del lavoro svolto, e quindi è già scontato che l'adesione del nostro Gruppo, come quella degli altri Gruppi, vi sia su questi argomenti.

Intervengo anche perché ritengo che il dibattito in questa sede debba avere una sua massima dignità, con gli interventi dei singoli consiglieri che lo desiderano, per l'importanza degli argomenti che in quest'Aula vengono portati, le conclusioni del proficuo lavoro svolto. Molto mi esime da alcune illustrazioni relative agli emendamenti, su cui il tavolo istituzionale ha trovato la concordia nella presentazione alla Bicamerale, per gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto: dalla puntuale relazione dell'onorevole Scano agli interventi degli altri colleghi di diversi Gruppi che l'hanno seguito. Però, ascoltandoli attentamente, ho colto nelle loro parole, nei loro interventi, diversi accenti e differenziazioni tra i singoli interventi in rapporto anche alle parti politiche che sono rappresentate, per cui penso che qualche sottolineatura ulteriore anche da parte mia possa essere opportuna. Negli interventi che si sono succeduti c'è stata una parte positiva, una parte obiettiva, relativa al lavoro svolto, alla illustrazione di questi emendamenti che vengono proposti, e anche al lavoro che ha preceduto la stesura, la definizione precisa di questi emendamenti, e non sono mancati spunti polemici per quanto riguarda atteggiamenti che da parte di alcuni componenti di questa Assemblea sono stati assunti a proposito di questo dibattito. Io vorrei, in maniera molto pacata, sottolineare che non desidero entrare in nessun apprezzamento di carattere personale, che personalmente non ritengo, in questa sede, corretto, e che non condivido, almeno nell'ambito di certi termini che sono stati usati e di certe considerazioni che sono state svolte. Voglio dire, però, con altrettanta chiarezza, che l'atteggiamento di diserzione dei lavori di questa Assemblea nella seduta odierna, per l'importanza che essi rivestono, per l'importanza degli argomenti trattati, non è certamente condivisibile. Io ritengo, e lo dico con chiarezza, di avere, come parte politica che rappresento, ma anche come singolo consigliere, pagato un prezzo piuttosto alto, che tutti voi conoscete, nella vicenda politica per aver difeso quello che era e rimane un cardine del mandato che ho ricevuto quando sono stato designato a far parte di questa Assemblea. Cioè, il rispetto dell'istituzione e la convinzione profonda che anche se con difficoltà in queste istituzioni deve essere svolto il lavoro che gli elettori ci hanno mandato a compiere. Le istituzioni possono talora, per vicende diverse, anche storiche, essere composte da individui che possono non essere compiutamente all'altezza del compito, ma questo semmai dà una base giusta di critica nei confronti dell'individuo o degli individui. Non è consentito che questa rappresenti una base di critica ingiusta, o di vilipendio addirittura, come si è sfiorato in questi giorni in qualche articolo di stampa, di questa o di altre istituzioni.

Allora, l'evoluzione delle vicende che hanno riguardato il nostro inserimento nella riforma costituzionale, il nostro apporto odierno di emendamento alle conclusioni a cui la Bicamerale è Giunta, penso possa anche avere questo significato, possa dire che chi ha cercato di portare un apporto costruttivo nell'ambito delle istituzioni non abbia sbagliato, pur con tutte le limitazioni e tutte le critiche che si possono porre per quanto riguarda le conclusioni a cui il lavoro della Bicamerale è giunto. Traggo questa considerazione dalla osservazione che anche i più accesi critici delle istituzioni, anche coloro che più di altri hanno ritenuto opportuno che la riforma da tutti auspicata a livello costituzionale e a livello istituzionale si dovesse svolgere fuori delle assemblee legislative, facendo appello diretto al popolo, abbia sbagliato, perché la dimostrazione di questo è che queste stesse persone, in questo momento e direi razionalmente, a questo punto, stanno facendo il lavoro che questa Assemblea, col suo tavolo istituzionale ha svolto nelle settimane e nei giorni scorsi, portando, attraverso quelle istituzioni che hanno tanto combattuto o vilipeso, emendamenti al testo della Bicamerale, esattamente come noi da principio abbiamo ritenuto opportuno fare.

Mi ha colpito molto, ci tornerò poi brevemente, che anche il cosiddetto tavolo dei professori, dei costituzionalisti la cui valenza nessuno discute, ma che in certo qual modo hanno visto diverse loro opzioni non tenute nel debito conto, almeno secondo la propria opinione, dai lavori della Bicamerale. Hanno con molta obiettività, direi anche con molta umiltà, concentrato oggi il loro lavoro non guidando il cosiddetto fronte del "no", non allineandosi in una critica sterile, ma cercando di produrre degli emendamenti concordati che servissero a migliorare il testo che la Bicamerale ha prodotto. Detto questo, vorrei soltanto fare alcune considerazioni su alcuni passi del lavoro svolto dal tavolo istituzionale. Bene, così come non sono voluto entrare in polemiche personali prima, non mi posso esimere però da un piccolo spunto polemico, consentitemelo, per quanto riguarda una considerazione di carattere generale. L'altro giorno, mi pare due giorni fa, leggevo sulla stampa quotidiana locale l'apprezzamento per il lavoro svolto da questo tavolo istituzionale con una sottolineatura: dopo il fallimento del lavoro della Commissione speciale per la riforma dello Statuto. L'ho altre volte affermato in quest'Aula, ma ritengo un dovere di coerenza e un dovere di rispetto dell'obiettività dire che questo può essere una legittima opinione del cronista o del notista politico, non può essere l'opinione di persone di quest'Assemblea che valutino effettivamente le cose per quelle che sono. Perché se oggi valutiamo nei loro aspetti quelle che sono le conclusioni che con molta aderenza alla realtà il tavolo istituzionale ha prodotto, ritroviamo puntualmente la traccia precisa dei lavori che a suo tempo la Commissione speciale per la riforma dello Statuto ha svolto. Se il tavolo istituzionale ha preso con molta aderenza la realtà, la determinazione di non entrare in determinate problematiche che la Bicamerale certamente non ha sciolto in maniera completa e soddisfacente, questo rivaluta quella che è stata l'impostazione dei lavori della nostra Commissione speciale per la riforma dello Statuto e della Costituzione quando ha ritenuto che su argomenti su cui c'era la possibilità di uno scontro frontale di opinioni difficilmente conciliabili, si cercava viceversa di raggiungere l'intesa su quegli argomenti su cui l'intesa era possibile. Desidero, questo sì è un riferimento personale che sento il dovere morale di fare, alla luce anche dei lavori che si sono svolti in queste settimane al tavolo istituzionale, desidero esprimere il mio apprezzamento più vivo per l'opera di equilibrio e di superiorità rispetto alle proprie particolari convinzioni politiche che il Presidente di quella Commissione, l'onorevole Bonesu, ha svolto nel corso dell'anno di lavoro della Commissione e nella stesura del documento che poi l'Assemblea, sbagliando, ha ritenuto di non accogliere e di non discutere. Questo è un qualcosa che devo all'onorevole Bonesu e ci tenevo a dirlo pubblicamente in quest'Aula.

Venendo ora all'aspetto obiettivo dei problemi, la lettura del documento della Bicamerale, certo si presta a quelle critiche, a quelle ampie discussioni critiche che oggi noi seguiamo e leggiamo nel dibattito acceso sulla stampa e anche tra i cittadini. A quelle critiche che sono state puntualizzate sia dalla relazione dell'onorevole Scano, sia sinteticamente dalle frasi introduttive della mozione che oggi abbiamo in discussione. Peraltro la lettura attenta della bozza di costituzione prodotta dalla Bicamerale, a mio avviso, si presta anche a considerazioni non sempre negative. Se la guardiamo dal punto di vista dei nostri specifici interessi di sardi, se la guardiamo sotto l'ottica precisa della nostra autonomia e della nostra specialità (e questo credo che sia il primo compito di componenti di un'Assemblea regionale quale quella sarda) vediamo che ci sono in questo lavoro della Bicamerale delle conclusioni che sono delle conclusioni che recepiscono, è stato già detto da qualche collega che mi ha preceduto, delle istanze sentite dalla nostra popolazione, delle istanze che quest'Assemblea ha più volte discusso e proposto.

Altri aspetti, che sono forse meno evidenti, ad un'attenta riflessione si rivelano non soltanto non di ostacolo all'affermazione della nostra più forte autonomia, ma si rivelano anzi produttivi in futuro per quelle che sono le nostre precise necessità, le nostre precise esigenze. Mi spiego meglio. ; altri colleghi hanno sottolineato questi aspetti, io vorrei sottolineare l'aspetto, per esempio, dei fondi perequativi previsti dalla bozza della Costituzione. Pensiamo anche, e mi riallaccio all'intervento che poc'anzi ha fatto il collega Fois con assoluta padronanza dell'argomento, che si è così ben puntualizzato, pensiamo soltanto a quelle che saranno le ripercussioni di una certa evoluzione a livello comunitario per quanto riguarda la probabile esclusione della Sardegna in un prossimo futuro dalla fruizione di fondi strutturali per l'allargamento della Comunità Europea ai paesi dell'Est. Ora tutto questo sottolinea ancora di più, e questo lavoro la Commissione al tavolo istituzionale ritengo l'abbia egregiamente svolto, la necessità di intervenire legislativamente, costituzionalmente anche in previsione di questo, con la necessità a maggior ragione di quel fondo strutturale ulteriore che è stato proposto appunto con i nostri emendamenti, che servirebbe a colmare o a cercare di colmare quel divario esistente e che rischia di acuirsi ancora di più se non ci sono interventi correttivi precisi, tra il Mezzogiorno d'Italia e il Nord d'Italia.

Allora ecco che vediamo che su questo punto noi stiamo tenendo conto non soltanto di quella che può essere la realtà del nostro Paese e la sua normazione a livello costituzionale, ma stiamo tenendo presente anche la possibile interferenza come Fois diceva di quelle che sono le vicende della legislazione comunitaria in rapporto anche alla situazione del nostro Paese. Quando però mi riferivo ad aspetti della bozza costituzionale che non vanno visti così negativamente, mi riferivo a quello stesso articolo in cui si parla del fondo perequativo, e a cui noi desidereremo aggiungere col nostro emendamento l'istituzione di un fondo strutturale per aggredire questo divario economico e sociale tra il Mezzogiorno e il Nord del nostro Paese, in quello stesso articolo sono contenute delle norme che vanno considerate nella loro importanza. Quando si parla della possibilità che lo Stato intervenga con fondi specifici a destinazione vincolata per la perequazione di livelli, per la tutela di diritti dei cittadini sanciti dalla prima parte della Costituzione, questa è una cosa che nella nostra realtà isolana non dobbiamo certamente trascurare, perché pensiamo un pochino cosa potrebbe significare la tutela del diritto alla salute, la tutela del rispetto di livelli diciamo sovrapponibili nelle diverse realtà italiane e del rispetto di livelli al di sotto dei quali non si può comunque scendere; e quando lo Stato in Costituzione afferma il principio che per situazioni di questo genere lo Stato è disponibile per l'intervento con fondi specifici a specifica destinazione, questo è un qualche cosa che veramente può tutelare delle situazioni come la nostra e sono degli aspetti positivi che devono essere difesi e tenuti ben presenti. Un altro aspetto, e mi avvio alla conclusione, è quello che riguarda gli organi dello Stato, le Assemblee legislative. E' stato già detto e non torno sul concetto del Senato delle Regioni, su quelle che sono state le nostre proposte alternative già così bene illustrate dall'onorevole Scano. Vorrei sottolineare come, ecco il riferimento che facevo prima, anche dal cosiddetto tavolo dei professori costituzionalisti sia venuta nei giorni scorsi una affermazione, una proposta di emendamento che si sovrappone quasi esattamente alla nostra, che è la sottolineatura che una volta che l'impianto della Bicamerale è stato quello che è stato, il Senato andrebbe riformato portandolo su base territoriale; la rappresentanza del Senato dovrebbe essere costituita su base territoriale e quindi si può discutere la forma diretta o indiretta della realizzazione di questa rappresentanza, ma è un concetto importante e condiviso, ed è un concetto sui cui quando si sono iniziati i lavori, sia nella Commissione Statuto, sia a questo stesso tavolo istituzionale, ci si è approcciati a questo problema con un certo pessimismo, pensando che i lavori della Bicamerale si svolgessero in maniera tale che queste prospettive fossero veramente cancellate assolutamente dalla discussione a quel livello. Così fortunatamente non è stato, ovviamente quella che è stata la norma proposta dalla Bicamerale va per noi modificata nel senso che è stato in precedenza illustrato. Voglio dire che molto saranno importanti le modalità di elezione che a suo tempo con legge nazionale saranno disposte; perché le modalità, per esempio delle elezioni dei rappresentanti da parte dei Consigli regionali, se noi vogliamo, come è stato prima detto, non avvenga comportino, anche in quella sede, che quei candidati a quel seggio senatoriale siano soltanto una pura espressione di parte politica, ma siano invece l'espressione delle esigenze del territorio, diciamo svincolati da una precisa sudditanza di rappresentanza politica, certamente questo bisognerà studiarlo nella formulazione della legge elettorale a questo proposito. Vorrei dire a questo proposito sempre che mi ha colpito una considerazione che si faceva per quanto riguarda l'evoluzione del sistema bicamerale degli Stati Uniti da parte di un profondo studioso della materia che diceva come, pur nella rappresentanza dei territori, il Senato degli Stati Uniti con l'elezione a scrutinio segreto a suffragio universale si era andata lentamente nei decenni trasformando dalla rappresentanza degli interessi dei singoli Stati, dei singoli territori, in qualche cosa che andava via via assomigliando a un doppione della Camera dei deputati; perché quel tipo di elezione portava, secondo questo critico, inevitabilmente ad una evoluzione in questo senso. E allora alla luce di queste riflessioni mi pare che il sistema misto, che nelle nostre proposte di emendamento si è avanzato, possa rispondere anche a questa eventuale evoluzione futura cercando di prevenirla. Comunque per concludere su questo punto estremamente importante, che il concetto che a noi sembrava così ostico da digerire per i nostri parlamentari, il concetto cioè della rappresentanza paritaria a livello regionale nel Senato futuro, dove paventavamo giustamente che viceversa prevalesse un criterio proporzionale alla popolazione che privilegiasse le regioni più ricche e più popolose a scapito di quelle meno popolate e meno ricche non si è verificato perché sia nel testo della Costituzione proposto dalla Bicamerale, sia nelle proposte di emendamento che ancora oggi vengono avanzate, mi sembrerebbe che il concetto della parità nelle rappresentanze regionali abbia messo solide radici. Questo mi da lo spunto finale per dire che in questo lavoro futuro che noi affidiamo ai nostri parlamentari con cui domani ci sarà l'incontro conclusivo, vada visto in doppia chiave,: in quella propositiva per migliorare questo testo, in chiave di difesa perché quegli aspetti positivi per noi, per i nostri interessi, per le nostre regioni, per la nostra insularità, per la nostra specialità che pure ci sono, come ho sottolineato, in questa bozza della Bicamerale, non ci fanno ancora gridare vittoria perché nei lunghi e probabilmente complessi lavori del Parlamento il pericolo rimane che quanto c'è stato di buono, dal nostro punto di vista, in questa bozza possa venire modificato e stravolto in senso per noi negativo. Quindi una doppia azione chiediamo ai nostri rappresentanti in Parlamento; una azione di difesa di quanto di buono c'è in questa bozza costituzionale, e un lavoro positivo di miglioramento sulla base degli emendamenti che anche con loro abbiamo concordato. L'altra sera abbiamo avuto al termine dei nostri lavori, l'incontro con i rappresentanti delle autonomie locali. Questa volta, io lo debbo sottolineare, a differenza di altri incontri precedenti, il clima è stato diverso. Non c'è stata tanto una rivendicazione nei confronti del potere centrale delle regioni, quanto una concordanza di fatto su quanto era stato il nostro lavoro. Io ritengo che la ragione di questo sia anche nell'essersi resi conto che la bozza sfornata dalla Bicamerale va incontro a molte delle esigenze poste dalle comunità locali, dai comuni soprattutto e anche dalle province per quanto riguarda le funzioni e le competenze ad esse attribuite. E a proposito di competenze un'ultima considerazione è quella che mi pare importante il lavoro che questa Commissione ha svolto per quanto riguarda un aspetto sostanziale delle rappresentanze regionali, non soltanto ponderando numero o modalità di elezione dei senatori, ma ponderando profondamente le competenze che a questo futuro Senato delle regioni, come abbiamo proposto venga chiamato, verranno attribuite. E in questo senso il lavoro del tavolo mi pare proficuo quando ha allargato le competenze che vanno alle due Camere, quando ha allargato le materie su cui entrambe le Camere si devono pronunciare e quando ha lasciato in piedi una possibilità che il Senato richiami qualunque legge ritenga possa essere di sua competenza o di suo interesse (quelle che riguardano appunto le regioni, le comunità locali e quant'altro) non rischiando di riprodurre un sistema di Bicameralismo, quale quello criticato giustamente attuale, e quindi richiedendo che ci fosse, per questa richiesta di riesame di una legge, una maggioranza molto qualificata, cioè la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA

(Segue MACCIOTTTA.) Non dimentichiamo, infine, perché non è da sottovalutare certamente, che tra i compiti che la stessa bozza costituzionale affida al Senato, alla competenza anche del Senato c'è (ho terminato) la competenza nel discutere, non soltanto di leggi finanziarie ma del discutere della fissazione degli standard (parliamo degli standard sociali, degli standard sanitari, dei livelli minimi che devono essere rispettati per i cittadini di qualunque Regione) e c'è ci sono i criteri e la ripartizione effettiva dei fondi perequativi di cui parliamo prima. E' stato detto, e concludo, che la visione che ha avuto il tavolo istituzionale è stata quella di interferire, senza cercare di stravolgerne l'impianto in senso migliorativo, sulla bozza prodotta dalla Bicamerale, studiandola, come si è fatto, dal primo all'ultimo articolo, per vedere quelle parti che potevano incidere negativamente sui nostri problemi statutari, sui nostri problemi di Regione a Statuto speciale, ma riservandoci di intervenire in sede di Statuto per quanto riguardava poi la sua nuova formulazione in cui trovassero soddisfazione compiuta tutte le nostre esigenze. Io ritengo che questo lavoro, rispetto all'opinione del collega Bonesu, certo possa essere svolto anche da una Assemblea specificamente eletta, di cui però non vedo il percorso istituzionale per arrivarci, onestamente, ma penso che possa, rispettando queste esigenze, essere veramente la sede, trovare la sua sede in una Commissione ad hoc che lavorando parallelamente ai lavori di questa Assemblea, porti a questa Assemblea una precisa formulazione del nostro nuovo Statuto che vada incontro a tutte le esigenze che in quest'aula più volte anche oggi, sono state riaffermate.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la lunga discussione avvenuta tra le forze politiche in quel che è stato chiamato il tavolo per le riforme e l'illustrazione fatta stamattina della mozione che è presentata e firmata da tutti i Gruppi, credo che ci esima di entrare e di allungarci molto in una disquisizione su una discussione che è già avvenuta nel corso delle settimane e dei mesi che hanno preceduto questa riunione. Credo che le forze politiche debbano qui sottolineare le cose essenziali che esse ritengano di particolare importanza riferite a questa mozione e riferite alle decisioni che poi occorre sottolineare perché si possa influire nelle decisioni finali del Parlamento della Repubblica. Noi potremo fare molti rilievi sugli esiti della Commissione Bicamerale, che formerà poi oggetto di dibattito conclusivo in sede parlamentare alla Camera e al Senato della Repubblica. Rifondazione Comunista, come è noto, ha votato contro queste conclusioni, ritenendo che esistano motivi seri per una nostra differenziazione in ordine a questioni di non secondaria importanza. Siamo, come i nostri rappresentati nella Bicamerale, preoccupati perché non è stata rispettata la legge istitutiva della stessa Bicamerale, che prevedeva modifiche soltanto alla seconda parte della Costituzione vigente, salvaguardando quel processo unitario che le forze politiche democratiche seppero trovare dopo l'uscita dal buio della guerra e della lotta di liberazione nazionale nel 1985. Un fatto storico che l'Italia non aveva conosciuto in passato e non so se potrà ripetersi con la stessa unità in futuro e con l'autorevolezza di allora. Motivi del nostro voto contrario sono altri e di ben corposa sostanza, come l'aver affrontato i problemi della giustizia e delle leggi elettorali. A proposito della giustizia occorre anche sottolineare che ieri, in una maggioranza che vedeva confluire i voti, che ha visto confluire, i voti della destra e della sinistra moderata, l'approvazione dell'articolo 513 che riguarda uno degli aspetti essenziali che è stato lungamente discusso in una battaglia parlamentare epica, che ha visto anche divisioni profonde all'interno della stessa istituzione. Il nostro giudizio quindi rimane assolutamente negativo in ordine ai problemi della giustizia e alle leggi elettorali, affrontandoli con leggi ordinarie come nelle precedenti occasioni, nelle assemblee legislative e del paese. Inoltre uno dei passi credo più significativi delle dichiarazioni di voto dei nostri parlamentari alla Bicamerale può essere riassunto come segue: contrastiamo la progettata riorganizzazione dello Stato che alla fine non appare né di tipo federalista perché ben altro sarebbe il federalismo, né fondata su quel forte regionalismo che dovrebbe essere il modo nuovo, efficiente ed efficace del governo della cosa pubblica, grazie ad una rinnovata, irrobustita capacità legislativa e grazie ad una reale autonomia finanziaria delle regioni e dei comuni. In realtà si è disegnato un sistema che, di fatto, sovrappone in modo confuso competenze statali con competenze locali e, nello stesso tempo, esaspera demagogiche tendenze localistiche fino a prefigurare lacerazioni del tessuto unitario che potrebbe divenire premessa di irreparabili separatismi e secessioni. Questo è uno dei motivi fondamentali per i quali Rifondazione Comunista ha votato contro. Tuttavia quello di operare in Sardegna ci porta a valutare il dibattito e gli emendamenti proposti dalle rappresentanze politiche sarde a quel tavolo discusse e per gran parte concordato dai parlamentari nazionali sardi, con rappresentanze delle altre istituzioni, e ci pare, con una opinione pubblica che, se non coinvolta in forme massicce, del resto non lo è neanche questo Consiglio regionale coinvolto in forma massiccia, certamente la parte più avveduta della popolazione e dell'intellettualità sarda e delle forze politiche la condivide e la sostiene. Consideriamo soprattutto il richiamo alla specialità sarda, ad una rivendicazione avanzata dell'autonomia della quale la Sardegna ne rivendica formale decisione costituzionale. Ma continuiamo a credere che lo Stato ha il dovere di assicurare alla Regione Sardegna, così come alle regioni meridionali e alla Sicilia, condizioni di parità dello sviluppo con le regioni del Paese più avanzate in ordine ai trasporti, alla scuola e allo sviluppo complessivo, alla crescita economica e sociale. Questo non significa chiedere assistenza per superare le condizioni di grave disagio sociale in cui si trovano le nostre popolazioni, ma quello che si ritiene un diritto di assicurare a quest'Isola pari opportunità nella competizione economica globale che coinvolge le nazioni europee e l'intera economia mondiale. Per questi motivi e con questi brevi rilievi suesposti noi voteremo questa mozione d'altro canto sottoscritta da Rifondazione. Non c'è contraddizione in questa nostra posizione: c'è una valutazione tra le questioni più formali e i pressanti problemi in cui le nostre popolazioni debbono cimentarsi in questo particolare momento, per assicurare un nuovo quadro economico, moderno, civile, progressista che assicuri lavoro ed eguaglianza di diritti alle popolazioni sarde.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Brevemente, per dire intanto che noi diamo una valutazione positiva del lavoro svolto dal tavolo politico, e cioè dall'incontro non solo tra singoli consiglieri, ma proprio tra diverse forze politiche, tra diverse culture di questo Consiglio regionale della Sardegna, un lavoro che punta a dare un contributo sostanziale alla riforma costituzionale, soprattutto nella parte che riguarda la forma di Stato. Posso garantire che questo lavoro è stato fatto sempre nell'aula della terza Commissione; non c'è stato nessun Letta sardo che abbia organizzato, e questo non è che sia un fatto positivo soprattutto per i pendolari, qualche cena poteva essere anche utile, insomma, oltre che produttiva. Ma per dire che il lavoro è stato fatto molto seriamente e mi rendo conto che un po' tutti abbiamo dovuto cedere in qualche modo o fare un passo indietro rispetto a convinzioni radicate personali, della propria cultura politica, della propria cultura istituzionale. C'è chi questo passo l'ha fatto più corto e chi l'ha fatto più lungo, ma comunque tutti abbiamo fatto un passo indietro per poter approdare ad una sintesi, che credo sia molto positiva, molto utile e, tutto sommato, mette anche i parlamentari sardi nella condizione di esercitare un ruolo importante in sede parlamentare su temi che non attengono solo alla specialità della Sardegna, ma che riguardano l'organizzazione complessiva dello Stato e la riforma complessiva della Costituzione.

Quando si dice che noi diamo una valutazione critica, ed è l'aggettivo usato in maniera direi quasi ossessiva dall'onorevole Scano, al quale, fra l'altro, do atto di aver animato questo tavolo politico, di averlo organizzato, lui dice "valutazione critica", è chiaro che è un eufemismo, una circonlocuzione paludata per dire che siamo abbastanza insoddisfatti della parte che riguarda soprattutto la forma di Stato, perché è emerso un compromesso tra le tesi più radicali del federalismo, anche quelle che puntavano, in qualche modo, a dare una più accentuata conformazione regionalista a questo Stato. Non emerge dalla riforma della Costituzione scaturita dalla Bicamerale l'Italia federale, e chi dicesse questo direbbe una menzogna; esce una forma di accentuazione di regionalismo, e soprattutto è una sorta di compromesso, seppur in alto per certi versi, per altri versi molto pasticciato dell'Italia delle cento città, dell'Italia dei municipi, dell'Italia in qualche modo frantumata, e forse la stagione di un federalismo vero, autentico, è ancora lontana.

Il progetto mi pare che sia sostanzialmente ancora centralista. Allora diciamo che diamo una valutazione critica, come aggettivo che ci mette tutti d'accordo, anche se ci rendiamo conto che il contesto in cui la stagione costituente si è avviata è un contesto molto difficile. Gli anni novanta hanno segnato un periodo, una stagione molto particolare per il nostro Paese, che si è dimostrato rotto in diverse parti, per certi versi in mille pezzi; un Paese che vede ancora non tutti i cittadini avere diritto di cittadinanza; un Paese che non ha ancora portato a compiutezza la prima parte della Costituzione; un Paese in cui i diritti e i doveri non sono uguali per tutti; un Paese in cui i principi etici, consacrati nella prima parte della Costituzione, non sono stati in qualche modo alla base anche dell'attività pubblica; un Paese in cui è stata messa in discussione la moralità pubblica, la legalità; questo è un Paese dove ancora, per certi versi, è necessario l'esercito per garantire quelle condizioni minime di legalità in alcune parti specifiche del nostro Paese; un Paese in cui l'economia funziona a regimi doppi e tripli; un Paese in cui la proiezione in Europa avviene a scartamento ridotto o con una fortissima accelerazione a seconda delle Regioni, a seconda delle classi sociali, a seconda della dimensione economica di varie parti dell'Italia.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS

(Segue MARTEDDU.) Questo è il quadro, mi pare, in cui si è inserito, si sta inserendo questo tentativo di riforma costituzionale, e si sta scontando davvero, lo avvertiamo tutti, la difficoltà di non aver verificato fino in fondo lo stato di attuazione della prima parte della Costituzione, ma nonostante questo credo che passi in avanti se ne siano fatti. Intanto dobbiamo prendere atto direi con soddisfazione che è stato sconfitto il tentativo di imporre dall'alto quello che viene chiamato federalismo fiscale, che non era altro che una sorta di operazione di ingegneria finanziaria per scaricare su alcune parti del Paese le difficoltà dell'economia e, come dicono ormai anche a livello teorico diversi economisti americani, proprio il federalismo fiscale si sposa egregiamente con il centralismo dei poteri. Questa filosofia di riforma costituzionale, se non di diritto, di fatto, è stata sconfitta e credo che noi, Consiglio regionale della Sardegna, ma anche altri consigli regionali, la Conferenza dei consigli regionali delle Regioni, soprattutto con l'attivo impegno della Sardegna e delle Regioni del Mezzogiorno, questa filosofia di cambiamento costituzionale o di presa d'atto di una situazione di fatto, della rottura del Paese, è stata sconfitta, almeno non la leggiamo nel progetto di riforma costituzionale.

Tra le tante difficoltà, lo diceva poc'anzi il collega Macciotta, nell'intervenire e nella insoddisfazione per non poter modificare diverse parti della Costituzione, credo che la strada che abbiamo scelto, che è quella di tentare di intervenire sulle parti che più ci interessano, che sono le parti riguardanti la forma di Stato, sia stata una scelta utile e produttiva. Fra l'altro la fase è molto stringente, è una fase anomala, per certi versi, perché non esiste più nessun rapporto formale tra Consiglio regionale e Aule parlamentari, non c'è nessun rapporto formale. C'è un passaggio solo di tipo politico, se c'è la convinzione politica di questo Consiglio regionale e quindi dei Gruppi politici che sono rappresentati, e se questa convinzione politica così come sembra esserci viene trasferita nei parlamentari sardi, io credo che a qualche risultato si possa approdare. Questa è la situazione.

Quindi è molto importante anche, come sono state importanti quelle precedenti la riunione di domani a Roma, perché dobbiamo coinvolgere e devono sentirsi coinvolti nella fase costituente sarda i parlamentari, non come corpi estranei, non come proiezioni estranee verso un altro pianeta, verso un altro mondo, diceva un parlamentare l'altra mattina nell'incontro che abbiamo tenuto, che ciascuno di loro in qualche modo ha rinunciato a una parte di sovranità per destinarla ai rispettivi Gruppi di appartenenza, era un modo di dire che occorre trovare comunque una sintesi e una possibilità di coinvolgerli nella fase costituente sarda. Fino ad oggi questa disponibilità è stata garantita e io credo che sia importante che trasferiscano poi nella Camera e nel Senato questa volontà di cambiare la parte che ci riguarda della proposta di riforma costituzionale. Ecco perché - lo dico con molto rispetto, devo dire sia politico ma anche personale - mi risulta proprio sul piano della comprensione politica, mi risulta scarsamente comprensibile la posizione dei colleghi che hanno scelto di stare sull'Aventino, come emblematicamente dicono poi i giornali. Perché se il punto è stare fuori dal processo di riforma costituzionale, se il punto è di dichiarare - come dire - l'indipendenza unilaterale della Sardegna, la secessione, è un punto politico sul quale potremmo non essere d'accordo, però è un punto politico chiaro, serio, che aprirebbe un dibattito in Sardegna, come diceva l'onorevole Bonesu. Se il punto è, invece, non partecipiamo alla riforma costituzionale perché chiediamo che si faccia l'Assemblea costituente sarda, beh, anche questo è stato detto, proprio la riforma costituzionale quasi impone a tutte le Regioni, ma in particolare alle Regioni speciali, che le assemblee consiliari si trasformino da subito in assemblee costituenti. Perché si può migliorare, si può adeguare lo statuto vigente alla riforma e al progetto di riforma costituzionale attraverso leggi regionali, e già questo è un processo costituente e si può rifare, si deve rifare lo Statuto, il nuovo Statuto che avrà forza e rango costituzionale, quindi siamo in qualche modo dentro già l'Assemblea costituente. Cosa vuol dire assemblea costituente? Altre persone, altre modalità di elezione, questa è un'Assemblea regionale eletta con il più sacro dei sistemi proporzionali, sono rappresentate tutte le espressioni della Sardegna, tutte le forze politiche, io credo che siamo nelle condizioni ottimali, solo se lo vogliamo, di essere noi da subito assemblea costituente.

Quindi mi pare che sia scarsamente comprensibile un atteggiamento di rifiuto di partecipazione a questo processo riformatore. Tra tutte queste difficoltà, comunque, il varco che è aperto, dobbiamo percorrerlo fino in fondo. La specialità. Io credo che i colleghi abbiano colto nell'emendamento numero 8, mi pare, adesso non ricordo il numero, che abbiamo proposto per la specialità non solo della Sardegna ma per tutte le Regioni a statuto speciale, noi abbiamo introdotto un elemento che a me pare fondamentale, è l'emendamento numero 2. Il testo approvato dalla Bicamerale diceva in maniera così molto burocratica che il Friuli, la Sardegna, eccetera eccetera, sono considerate Regioni speciali, noi affermiamo che in considerazione delle peculiarità delle comunità corrispondenti a queste Regioni, credo che sia una modifica fondamentale dalla quale discendono considerazioni di tipo politico importanti perché la specialità non deriva solo da una dichiarazione formale della Costituzione, ma deriva dal fatto che questa comunità racchiude in sé dei motivi di specialità. E non è solo l'insularità come pure viene richiamata dai trattati comunitari, ultimo quello di Amsterdam, ma è la cultura, sono i legami internazionali, storici, economici, è la sua storia, è la potenzialità che una Regione come la Sardegna può esprimere in Europa e nelle altre Regioni del Mediterraneo. Introdurre il senso di comunità, introdurre come specialità il concetto di comunità credo che sia una scelta che noi dobbiamo mantenere intatta e dobbiamo spingere fino in fondo. Quindi questa stagione si apre con questo varco, è un risultato positivo che è stato raggiunto rispetto anche alle premesse che si intravedevano in qualche modo nei primi passi che muoveva la Bicamerale, soprattutto il comitato "Forma di Stato".

Voi tutti ricordate il primo incontro che c'è stato con Elia e D'Onofrio quando sostanzialmente ci hanno detto che nel momento in cui le Regioni avevano tutte la potestà legislativa, qual era la ragione per la quale noi chiedevamo che dovessero restare le specialità. Quindi c'era già una filosofia di fondo che tendeva ad escludere le specialità. Allora l'aver raggiunto quest'obiettivo mi sembra sia importante, l'aver aperto questo varco all'interno della riforma costituzionale è importante e dobbiamo appunto percorrerlo fino in fondo. Nel formare, nel costruire il nuovo statuto, lì chi ha più filo tesse, chi ha idee, chi ha cultura politica, chi ha tensione autonomistica, tesserà. Io credo che ci siano ancora tutte le possibilità per trasferire e riversare le aspirazioni di un popolo, il popolo della Sardegna, tutte le aspirazioni per un ruolo diverso della Sardegna, non solo in Italia, ma in Europa, queste potenzialità siano ancora intatte e abbiano e possano essere riversate nel nuovo statuto. Si dice che questa proposta di riforma costituzionale non è federale e non è federale, non è ad orizzonte federalista però il varco degli statuti speciali, della specialità non ci può collocare davvero su un orizzonte di tipo federale. Sarà un problema di patto nuovo da stipulare con lo Stato, sarà un terreno straordinario di confronto, di conflitto forse e di scontro con lo Stato, ma è un terreno sul quale le classi politiche e non solo le classi politiche della Sardegna, ma la cultura della Sardegna, gli opinionisti della Sardegna, che sono così bravi da seguire tutte le faccenduole che si muovono attorno alle crisi regionali, ai singoli consiglieri regionali, io credo che anche la cultura opinionistica possa misurarsi molto con questa nuova stagione che si apre per la specialità della Sardegna. La filosofia di fondo che ispira la proposta che oggi il Consiglio regionale è chiamata a votare parte soprattutto da queste considerazioni: la prima è la specialità come punto fermo, fondata non più soltanto da una considerazione astratta, postbellica di uno Stato impaurito ancora perché muoveva i primi passi di uno Stato democratico, di una Repubblica democratica, ma la specialità fondata e inserita, innervata con rango costituzionale nella Costituzione è fondata sulla comunità regionale, sul popolo della Sardegna. Secondo punto di riferimento nella proposta è il ruolo originale che la Regione dovrà svolgere nella Comunità europea e nel rapporto con gli Stati esteri, anche in quelle parti che sembrano un po' azzardate se vogliamo ma che intendono dimostrare che il rapporto ordinamentale, per certi versi, soprattutto sul terreno dei rapporti politici quando un popolo difende le sue prerogative dev'essere paritario. Mi riferisco, è stato già ricordato, alla intesa per i trattati internazionali, per i rapporti e i raccordi economici. Un terreno questo, soprattutto quello dei rapporti e dei raccordi economici, da esplorare per l'intero in sede di Statuto. Ma l'intesa anche sui trattati internazionali, quando riguardano problemi preminenti di interesse regionale, è un istituto anche questo che va difeso e sul quale c'è stato qualche rilievo critico da parte di alcuni parlamentari perché lo configurano in qualche modo come un diritto di veto da parte delle regioni sulla politica estera dello Stato; ma ritengo che ormai i trattati internazionali, come altri hanno sostenuto, non saranno più, e noi lo auspichiamo, che non siano trattati di guerra o di pace, ma saranno essenzialmente trattati di rapporti bilaterali per lo sviluppo economico e sociale e su questi trattati occorre appunto che ci sia l'intesa. Il terzo punto che anima la filosofia di questa proposta, è la coesione del Paese come obiettivo, come fondamento e obiettivo della nuova Costituzione. La coesione è stata introdotta dalla Unione europea; il collega Paolo Fois su questo ha insistito molto, mi pare che sia una proposta molto forte così come è stata proposta fra l'altro dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali, fondamento e obiettivo anche per legarla alla prima parte della Costituzione, della nuova Costituzione, non può che essere la coesione del Paese. Il che significa che vanno recuperati tutti i Sud di ogni Nord d'Italia; non il Sud dell'Italia, ma tutti i Sud di ogni Nord dell'Italia. Questo vuol dire i Sud all'interno della Sardegna rispetto ai Nord della Sardegna, i Sud della Lombardia, del Piemonte, della Calabria e delle Puglie. Ci deve essere una coesione globale sulla quale si fondi oggi la nuova Costituzione. A questo non dobbiamo rinunciare perché stiamo già cancellando dalla nostra cultura l'intervento straordinario, la cultura dell'intervento straordinario per recuperare ritardi che non è stato mai poi di fatto un intervento aggiuntivo, ma che è stato un intervento che per alcuni versi è stato anche positivo, ma per altri versi non ha prodotto quell'obiettivo primario che forse era anche l'obiettivo della Carta costituzionale del 1948. Debbo dire che quando parliamo di coesione come obiettivo e come momento fondante della nuova Carta costituzionale noi mettiamo in discussione, so che questo è anche un terreno minato, la cultura che sottende l'articolo 13, perché l'articolo 13 anch'esso è frutto della cultura dell'intervento straordinario. Io credo che se l'obiettivo della coesione e quindi la prescrizione per tutte le politiche di governo ordinarie, dalla scuola alle politiche economiche, alle politiche dei servizi, alle politiche strutturali devono avere come obiettivo primario la coesione, io credo che anche la filosofia che sottende l'articolo 13, il Piano di rinascita, debba essere in qualche modo un po' accantonata; dovremmo trovare in sede di Statuto strumenti nuovi e diversi per porre alla attenzione del Paese il problema della Sardegna. E su questo, che poi è l'emendamento numero 8, trovano spazio i problemi del Mezzogiorno, i problemi delle isole, i problemi delle aree svantaggiate, il riequilibrio strutturale e le politiche strutturali per tutto il Paese. Anche questo credo sia un punto fermo della nostra proposta e un punto fermo dei parlamentari sardi; ritengo che su questo i parlamentari sardi possano trovare le opportune convergenze dei parlamentari soprattutto del Mezzogiorno, ma non solo del Mezzogiorno perché ogni Regione ha il suo Sud, come dicevo prima. L'altro punto è la garanzia che almeno il processo federale in qualche modo venga avviato; e certo la garanzia che il processo federale venga avviato non può darcela un Senato che ripropone il bicameralismo perfetto, che appunto non ha nessuna funzione di garanzia perché eletto in quel modo e perché avrebbe in qualche modo le stesse prerogative della Camera. Dobbiamo assolutamente imporre che venga abrogato quell'articolo 97 che istituisce il CAT, come dico io, che è la Commissione autonomie territoriali, che è una specie di arlecchinata all'italiana della quale poi fanno parte dalle regioni, alle province ai comuni con funzioni che non si capisce bene a che cosa mirino. Noi dobbiamo puntare al Senato delle regioni perché il Senato delle regioni può essere davvero di garanzia per l'approdo ad uno Stato federale. Su queste basi noi votiamo questo documento e ci dichiariamo d'accordo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Assessore che solitario rappresenta il governo regionale, colleghe e colleghi, indubbiamente quando si parla di riforme della Costituzione, la strada della Assemblea costituente è senza dubbio la strada maestra; ma quando le condizioni politiche non consentono di seguire la strada maestra e viene offerta la possibilità di riformare ugualmente, sia pure limitatamente alla seconda parte della Costituzione, la Carta fondamentale dello Stato attraverso la Bicamerale è chiaro che un Consiglio regionale non può rimanere estraneo al dibattito che riguarda queste riforme. Non so se noi siamo un po' distratti da altre questioni, non so quale sia la ragione, ma a me pare che il dibattito o la partecipazione, che a questo tema fondamentale è stato assicurato dal Consiglio regionale, non mi pare che sia adeguato alla importanza dell'argomento. Qualcuno ha preferito seguire la strada della contestazione globale, totale affermando che è da perseguire per la Sardegna la strada della Assemblea costituente, però colui il quale ha materialmente fatto la proposta di legge ha affermato in quest'Aula, proprio oggi, che quella proposta era strumentale; e allora se strumentale è non vedo quale altro significato possa avere il richiamo continuo da parte di qualche collega a questa proposta di legge se non quella di garantirsi una visibilità gratuita da parte della stampa. La quale dovrebbe essere un pochino più attenta alle vicende consiliari; dovrebbe cioè saper distinguere tra chi lavora all'interno delle istituzioni e chi invece opera esclusivamente per garantirsi il rinnovo dell'elezione. E poiché, in questa ultime settimane, l'opposizione tutta è stata chiamata in causa come quella parte che, di fronte alla inefficienza, di fronte alla conclamata incapacità della maggioranza di assicurare governi a questa Regione, l'opposizione è stata accusata di non avere propri progetti, quasi che fosse l'opposizione a dover presentare i progetti alla maggioranza, è bene che la stampa incominci a imparare, dato che siamo in una fase di processo di revisione costituzionale, e quindi nella fase in cui si riscrivono le regole di questa Repubblica, è bene che ciascuno si collochi nel suo alveo e impari ad osservare le regole del gioco. Ci devono essere delle regole per i consiglieri regionali nel loro complesso e, al loro interno, ci sono le regole e gli obblighi che incombono alla maggioranza, ci sono oneri e responsabilità delle minoranze e delle opposizioni; ci sono obblighi e responsabilità per la stampa, così come per la Magistratura, per la pubblica amministrazione e per tutte le componenti essenziali della vita democratica dello Stato. E la stampa ha un dovere: ha il dovere cioè di registrare, quanto meno di registrare quello che accade nelle sedi istituzionalmente preposte a questi compiti, cioè questo Consiglio. Se qualcuno di noi ha qualche messaggio da lanciare, lo deve fare in quest'Aula; non lo deve fare nei corridoi o attraverso i comunicati stampa per una facile visibilità interna, perché l'onorevole Fantola avrebbe dovuto scegliere questa sede e noi, oggi, lo avremo visto con piacere in quest'Aula a sostenere le sue tesi e non, invece, vederlo in anticipo sulla stampa, con tanto di fotografia, che serve esclusivamente ad alimentare quella strumentalizzazione di cui quella proposta è espressione, come ci ricordava l'onorevole Bonesu. E' stato detto che il Consiglio regionale non è nel fronte del no. Io, per la verità, non mi riconosco in questo fronte così allargato del non essere. Direi e preciserei che, per quanto riguarda Alleanza Nazionale, forse siamo nel fronte del sì, del sì a questo impianto complessivo di Costituzione, della seconda parte della Costituzione che è stata votata dalla Bicamerale. E' una distinzione di non poco conto, perché proprio nella considerazione che il tavolo politico ha accettato di non stravolgere l'impianto che era stato emanato dalla Bicamerale, il tavolo politico ha potuto svolgere il suo ruolo. Così come quando è stata iniziata, prima ancora che la Bicamerale ultimasse i suoi lavori, altra sede, analoga sede, identica sede per cominciare a discutere dei temi, degli argomenti, delle indicazioni che questo Consiglio avrebbe dovuto dare ai nostri parlamentari perché si facessero interpreti presso la Bicamerale, anche in quella occasione l'adesione al tavolo fu fatta a una condizione: e cioè che si tenesse distinto il tavolo delle regole dalle vicende di maggioranza e di opposizione e quindi dalle vicende di governo, perché una cosa è l'attività di governo, altra cosa è la scrittura delle regole che riguardano la maggioranza di oggi ma possono riguardare e riguarderanno anche le maggioranze di domani; che riguardano le opposizioni e le minoranze di oggi, ma riguardano e riguarderanno le opposizione e le minoranze di domani. E allora è stato detto che la nostra attenzione ha riguardato fondamentalmente la parte relativa alla forma di Stato e la parte relativa alla salvaguardia delle specialità e del Parlamento, oltre che all'aspetto economico. Invero la riforma, come viene prospettata, dello Stato, è vero che non è di Stato federale; non è ancora di Stato federale. Però ci sono delle indicazioni forti in questa direzione. Ora, definire regionalismo avanzato o neo regionalismo un sistema che prevede lo stravolgimento, il rovesciamento del sistema di attribuzione delle competenze in materia legislativa, è dire poco. Questo è un elemento caratterizzante degli stati organizzati in senso federale. E cioè le regioni vengono chiamate alla titolarità delle potestà legislative e allo Stato vengono riservate soltanto le potestà legislative residuali. Questo è concezione di natura federalista. Il fatto che nella proposta di Costituzione non sia stata scritta la parola federale non significa che alcuni istituti non siano in questa direzione. Il principio della attribuzione ai comuni della titolarità in materia amministrativa è un principio che si adatta perfettamente ad una concezione moderna di pubblica amministrazione, il principio di sussidiarietà secondo il quale il potere di gestione deve essere il più vicino possibile al cittadino, al destinatario del servizio. Anche questo è un principio che noi chiamiamo di attuazione del principio di sussidiarietà ma che si sposa perfettamente con le concezioni federalistiche. Certo, non altrettanto può dirsi, ed è una contraddizione pesante in questa direzione, l'ipotesi di composizione, ma soprattutto di elezione, del Senato che viene chiamato ancora della Repubblica. Non va dubbio che un organismo legislativo nazionale intanto può essere espressione, manifestazione del principio del federalismo in quanto abbia in se la capacità di poter rappresentare le entità territoriali che compongono lo Stato nella loro globalità e non in rappresentanza o soltanto in rappresentanza della collettività dei cittadini, perché questo compito è attribuito esplicitamente alla Camera dei deputati, ma per quanto riguarda il Senato, indubbiamente una correzione di rotta la Bicamerale e il Parlamento nazionale devono necessariamente farlo. E allora è evidente che la Commissione, il Comitato, il gruppo di persone che si è riunito ha individuato dei percorsi per consentire ai nostri parlamentari di poter trovare una soluzione a questo grosso problema. E' evidente che la soluzione ideale sarebbe quella di avere una Camera delle regioni che pariteticamente partecipi alla Assemblea senatoriale. Ma se ciò non sarà possibile, per avere un riferimento al territorio regionale, e quindi alla sua globalità, non che non si vogliano presentare i cittadini, ma alla sua globalità come ente regionale, si è pensato di trovare il sistema di elezione misto, e cioè una parte dei componenti del Senato eletti, e quella parte in particolare, la stessa parte che viene attribuita in misura paritetica a tutte le regioni, che, secondo il progetto è di 5, verrebbe eletta dal Consiglio regionale, e soltanto la seconda parte, cioè l'eccedenza, quella che viene determinata in rapporto al numero degli abitanti e quindi richiamandosi al principio della proporzionalità, venga espressa, eletta direttamente dai cittadini. Ora, di forma di governo si è parlato poco, sia nel tavolo politico qui in Consiglio regionale, sia - a quanto mi risulta - nella riunione o nei consessi dei costituzionalisti, perché, per la verità, pare che anche a giudizio di questi costituzionalisti le riserve minori siano state sollevate proprio sul capitolo forma di governo, che è quella che prevede l'introduzione nel sistema costituzionale italiano di quello che viene chiamato presidenzialismo all'italiana o semipresidenzialismo, sempre all'italiana perché non può che essere, quando si fanno le cose in Italia, all'italiana. Noi abbiamo conosciuto tante cose italiane: calcio all'italiana, tutto all'italiana, ma è chiaro, è logico, è naturale che determinate istituzioni debbano essere adattate alle caratteristiche dell'Italia. E' fuor di dubbio che si debbano cercare degli adattamenti, ma non sono in discussione le modalità attraverso le quali si estrinsecherà la figura del Presidente della Repubblica. E' essenziale, è fondamentale - per il momento è fondamentale - che questo Presidente della Repubblica sia espressione diretta della sovranità popolare. E' importante, cioè, introdurre nella Costituzione italiana il principio di democrazia diretta, e questo è stato almeno in sede di Bicamerale affermato, e mi auguro che poi l'Aula, Camera e Senato, non stravolga questo risultato. Questo passaggio, per quanto riguarda il Gruppo di Alleanza Nazionale è stato fondamentale per il prosieguo di tutte le altre attività, per aderire o non aderire a determinate istanze che venivano fatte in relazione alla riforma della Carta costituzionale. Non mi interessa se poi questi accordi siano stati raggiunti in quattro o cinque persone di vertice nel corso di una cena. Magari qui in Sardegna si potesse fare qualche cena che consentisse di risolvere i problemi della crisi regionale! Saremmo tutti contenti. Non sarà certamente l'occasione, quello che conta è la sostanza, ciò che conta è il risultato, e il risultato è che, sia pure attraverso un incontro a cena, è stato risolto un problema, cioè è stata trovata la soluzione di far conciliare le esigenze di rappresentatività diretta, di elezione diretta della massima carica costituzionale dello Stato, con le esigenze di rafforzamento del Parlamento, perché è tutto un discorso di pesi e di contrappesi, di equilibri tra il potere esecutivo e il potere parlamentare. Ora, in coerenza a questo a quanto era stato anche da me in quest'aula affermato, e cioè che si parlava o si poteva parlare di Stato federale soltanto in costanza di presidenzialismo, che si sarebbe potuto parlare di riforma dello Stato, ripeto, in senso federale a condizione che venisse trovato un ancoraggio che desse garanzie all'unità nazionale, soprattutto in un'epoca storica in cui questa unità nazionale è fortemente compromessa. E allora, una volta che viene affermato il principio che il Presidente della Repubblica viene eletto direttamente dal popolo, e quindi ci si avvia alla creazione di una repubblica presidenziale, sia pure all'italiana, o semipresidenziale, come è più corretto che si dica, allora è chiaro che noi siamo aperti a qualunque tipo di soluzione venga prospettata per una riforma dello Stato in senso federale. E posso annunciare in quest'aula che i nostri parlamentari presenteranno quelli che noi abbiamo elaborato, in quanto approvati dal Gruppo, se coerenti a questa esigenza che sto per dire, altri se saranno coerenti a questo, su tutti i temi riguardanti la riforma in senso federalista dello Stato. Questa è la formula. Tutto ciò che va nella direzione della riforma dello Stato in senso federalista sarà sostenuto dal gruppo di Alleanza Nazionale alla Camera e al Senato, ed essi stessi si faranno promotori della presentazione di emendamenti di questo genere.

Nel corso degli incontri con i parlamentari è stata sostenuta anche una tesi abbastanza interessante, e cioè il Consiglio regionale può presentare ai propri parlamentari, perché si facciano carico di presentarli, degli emendamenti che contengono dei principi, ma che sono di difficile recepimento da parte degli altri parlamentari, e quindi che sono destinati ad essere bocciati, e quindi avrebbero la stessa funzione delle proposte di assemblee costituenti, e cioè di natura strumentale, oppure bisogna essere realisti e andare a puntare a emendamenti che abbiano la possibilità di affermarsi e di essere accolti. E quelli di cui ho già parlato, del Senato delle Regioni, della tutela della specialità, del mantenimento della specialità, e altri ancora, avranno sicuramente la possibilità di essere approvati.

Poiché non è stato evidenziato da nessuno di coloro che mi hanno preceduto, io del progetto emanato dalla Bicamerale vorrei sottolineare l'importanza che per la Sardegna ha la norma transitoria che consente alla Sardegna e alla Sicilia di recepire con legge regionale i principi di favore che verranno enunciati nella Carta costituzionale. Questo è un elemento di grande importanza, perché mette la Regione Sardegna e la Sicilia di fronte alla grande responsabilità di integrare la Carta costituzionale con una propria legge, e quindi la Sardegna partecipa direttamente al processo di riforma costituzionale senza intermediari; dovrà dare in quella sede, perché quella è la sede dove inizia il processo costituente di questo Consiglio, ed è proprio lì che dovrà cominciare a dare prova delle proprie capacità. Perché la vera prova, invece, verrà svolta quando si dovrà riscrivere lo Statuto, attraverso una legge costituzionale, secondo le norme e le procedure che la Carta costituzionale prevederà per le revisioni ordinarie degli statuti, perché è in quella sede che dovranno essere conquistati gli spazi di maggiore autonomia rispetto alle Regioni a Statuto ordinario; è in quella sede che dovranno essere individuate forme e modalità speciali di autonomia; è in quella sede che si dovrà veramente dimostrare che la Sardegna, divenuta ormai matura e in grado di essere responsabile del proprio destino, lo saprà fare con senso di responsabilità. Grazie.

PRESIDENTE. Avevo prima dato la parola all'onorevole Balia che si era assentato un momento, mi sembra che la natura del dibattito ci consenta di derogare alle norme regolamentari e chiedo all'onorevole Balia di prendere la parola adesso.

BALIA (Progr. S.F.D.). La ringrazio, signor Presidente, chiedo scusa ma ero stato preavvertito che sarei dovuto intervenire subito dopo l'onorevole Masala, quindi il motivo della temporanea assenza risiede in questo fatto. Signor Presidente, sul testo licenziato dalla Bicamerale a conclusione dei suoi lavori sono state da più parti espresse una serie di riserve, di dubbi, di perplessità, di incertezze, talvolta in maniera molto pesante, molto negativa, molto dura, talaltra con alcuni temperamenti dicendo che è un testo sul quale si può esprimere un discreto apprezzamento che va mediato, corretto, integrato, supportato da ulteriori elementi, e completato in alcune sue parti tenendo conto di quel complesso di articolazioni territoriali che rappresentano l'insieme dello Stato italiano, quindi tenendo conto di quello che è l'insieme delle esigenze. Io credo, signor Presidente, al di là delle competenze, al di là degli obblighi di legge o delle esclusioni che il Consiglio regionale non potesse esimersi dall'affrontare un argomento di questa portata al di là di quelle che sono le competenze dei singoli e le specifiche attribuzioni contenute nella legge, è chiaro che è argomento riservato ad altra istituzione, ad altro organo della Repubblica, però è chiaro che tocca in maniera diretta la nostra essenza. E l'unico modo perché il Cosiglio regionale se ne occupasse era seguire una procedura uguale a quella che abbiamo seguito, non poteva, signor Presidente, essere una parte del Consiglio regionale a seguire questo problema, ma bisognava trovare le occasioni di confronto, gli intrecci, gli scambi di idee, gli scambi di opinione, e riuscire a mettere assieme in maniera organica e omogenea i punti di vista degli uni con i punti di vista degli altri, stavolta dimenticandosi, stavolta sì, delle appartenenze, stavolta sì dimenticandosi delle divisioni, dimenticandosi che da una parte sta la maggioranza in Consiglio e dall'altra parte sta la minoranza. Ma questo era l'unico modo perché un testo aggiuntivo, integrativo rispetto ai lavori prodotti dalla Bicamerale, potesse trovare modi e forme per fare un percorso accettabile che noi speriamo poi si traduca attraverso l'intervento dei parlamentari sardi, anche in questa occasione in termini di unitarietà, si traduca in fatto positivo e accoglibile dall'altra istituzione. Credo anche che chi invece ha scelto altre forme, le forme dell'isolamento, e ha criticato questa iniziativa, lo abbia fatto in termini di assoluta ed esclusiva strumentalità, pur con la consapevolezza dell'assoluto e inutile atteggiamento assunto, quell'atteggiamento non serviva e non serve a niente, basta dare uno sguardo a quelli che sono i tempi che si hanno a disposizione per rendersi conto che parlare invece che di assemblea costituente, così come da qualche parte si è fatto, viene fatto esclusivamente per apparire, per esserci, ma non per risolvere il problema, perché il problema può essere risolto solo con il tipo di approccio concreto che il Consiglio regionale rispetto a questo argomento ha avuto. Ecco detto questo io mi limiterò a qualche osservazione generale sul testo così come è stato licenziato dalla Bicamerale e sulla opportunità di alcune modifiche e integrazioni che per parte nostra sono state inserite, il testo licenziato dalla Bicamerale è pervaso da un'idea, da un'ipotesi pure di avanzato regionalismo e però per esempio è totalmente carente, è totalmente insussistente invece per quanto riguarda l'idea di federalismo. Le cose già dette dai colleghi, a partire dall'onorevole Scano in poi, rimarcano poi una conformazione, una composizione del Senato che è totalmente difforme da quella che noi in termini moderni invece ipotizzavamo, cioè il Senato delle Regioni, così come abbiamo espresso e continuiamo ad esprimere un parere totalmente negativo su quella ipotesi di Commissione delle autonomie locali che ci pare una mera riproposizione e forse neanche tanto felice di quella che è l'attuale Commissione per regolare i rapporti Stato-Regioni o se è qualcosa di più avanzato di questa lo è in maniera abbastanza evanescente e certamente poco visibile. E' contenuta nel testo della Bicamerale la specialità ma per quanto riguarda la Sardegna e la Sicilia non si comprende poi però, per quanto riguarda le modifiche statutarie, l'esigenza di dover procedere attraverso metodiche diverse rispetto agli altri casi; abbiamo emendato l'articolo per la parte di competenza, l'articolo 58, e abbiamo preso consapevolezza che nell'articolo 59 del testo vi è un tentativo forse soffuso, ma questa è la nostra chiave di lettura, di far sì che i poteri dello Stato rispetto ai poteri decentrati della Regione pesino in maniera eccessiva, in maniera troppo forte, troppo solenne, così come agli articoli 64 e 65 ci pare che venga ricompreso quel principio dell'autonomia finanziaria e tributaria, ma viene svilito invece l'altro concetto che è quello della perequazione reale, forte, di un forte riequilibrio tra Regioni che hanno storie, peso economico, peso sociale, l'una diversa dall'altra. Questo per noi è punto forte, punto importante, punto sul quale uniti come Consiglio regionale della Sardegna chiediamo che i nostri parlamentari facciano poi a loro volta, recitino poi a loro volta il ruolo che la legge attribuisce loro nell'altra fase e riescano a riportare a condizioni di maggiore giustizia ed eguaglianza Regioni che hanno avuto storie e travagli l'una differente dall'altra. Noi crediamo che il problema della Sardegna, così come il problema di tutto il Meridione, debba obbligatoriamente diventare problema nazionale, nel senso che vi sarà parità, giustizia, certezza di diritto uguale per tutti i cittadini, possibilità per tutti i cittadini di godere e di fruire degli stessi diritti soltanto se certi principi, affermati sotto il profilo puramente ideologico, troveranno poi riscontro operativo e pratico sotto l'aspetto

concreto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, pare proprio che si stia giungendo, sebbene i ripetuti interventi dei molti profeti di sventura, alla scomparsa(?) del noto paradosso delle riforme istituzionali. Paradosso che voleva quelle riforme necessarie ma impossibili per la coincidenza strutturale tra soggetto e oggetto della azione riformatrice. Finalmente si allontana la iattura di un dibattito infinito, spesso confuso, e dunque sommariamente improduttivo. La Commissione Bicamerale per le riforme ha elaborato un testo sul quale riteniamo vi sia parecchio da commentare, molto da cancellare e sicuramente moltissimo da correggere. Tuttavia non possiamo trascurare il dato formidabile che un testo esiste, che un passo in avanti assai significativo è stato fatto e che il processo delle riforme è stato avviato. Siamo ora nella fase delicata e complessa della elaborazione e della proposizione delle correzioni, degli emendamenti al testo proposto dalla Commissione dei settanta. Non possiamo a tale riguardo fare a meno di esprimere una viva soddisfazione per la dimostrazione di capacità e di buona volontà dimostrate dalla Assemblea rappresentativa dei sardi. E prima di articolare dettagliatamente il nostro punto di vista sugli emendamenti, che il Consiglio regionale oggi sottopone alla attenzione dei parlamentari sardi, pare doveroso stigmatizzare proprio la grande sensibilità della istituzione legislativa regionale in questo momento che non esitiamo a definire dolorosissimo e travagliato della storia autonomistica dell'isola. A dimostrazione, questo, che lavorare ad un progetto è possibile anche nella diversità di ruoli, nella diversità di vedute, ben più di quanto non sia invece per chi dovrebbe avere ben altre omogeneità culturali e programmatiche. Desidero anche sottolineare la scarsa considerazione che il Gruppo di Forza Italia attribuisce ad iniziative che a ben vedere non paiono proprio animate da legittime volontà di costruire altro, ma più semplicemente dettate da una non meglio definita smania di protagonismo. Quando si lavora come il Consiglio regionale ha fatto in questi mesi nella più assoluta informalità degli strumenti e con piena apertura mentale a ciascuno è possibile affermare, e con successo, le proprie ragioni. Al contrario rifugiarsi su un comodo Aventino e attendere sinistramente un possibile fallimento altrui non ci pare proprio possa essere un atteggiamento che meriti se non rispetto almeno considerazione. Il Consiglio regionale ha svolto il proprio compito, direi in questo caso egregiamente, e il suo impegno merita il massimo rispetto da parte di tutti, almeno in questa occasione. Ciò doverosamente premesso veniamo al merito del progetto della Bicamerale e quindi degli emendamenti; il plauso cui facevo precedentemente riferimento per il primo traguardo raggiunto, quando nessuno avrebbe scommesso un soldo sul successo della Commissione e la fattiva volontà del mio Gruppo di dare un apporto, diretto e concreto, non debbono ovviamente essere confusi con una soddisfazione tout court per la sostanza del progetto disegnato dalla Bicamerale. Anzi riteniamo che un giudizio complessivo sulla bozza all'esame dell'Aula debba essere dato proprio perché in merito il nostro pensiero risulti more solito articolato e perfettamente chiaro. Il progetto della Bicamerale non ci soddisfa appieno, l'abbiamo detto anche in altre occasioni; in primo luogo per una ragione di carattere tecnico. La Costituzione italiana che rientrava nel genus delle cosiddette Costituzioni lunghe, oggi andrà a costituire una specie particolare e a se stante, quella delle Costituzioni lunghissime. Basta dare uno sguardo d'insieme al progetto per vedere, pur senza leggerlo, che si tratta di una enciclopedia costituzionale abnormemente lunga. Che cosa c'entra la lunghezza del testo, si dirà. C'entra, e c'entra eccome; la Costituzione è e deve rimanere un sistema di principi e un indirizzo per il legislatore ordinario. Concepire articoli o articolati così lunghi e particolareggiati da poter essere spesso confusi con norme regolamentari non gioverà certo alla armonia e alla organicità del sistema delle fonti del diritto e temo darà non pochi problemi in sede di interpretazione. Analogamente dubbi sulla bontà di un sistema compromissorio rimangono anche in merito alla forma di Stato e di governo. Cioè che la scelta per il sistema semipresidenziale sia una vittoria politica, e qui voglio sottolinearlo, ascrivibile al Polo per le libertà e alla sua proposta politica riteniamo non vi sia dubbio. Rimane tuttavia la perplessità che si voglia svuotare in corso d'opera il complesso dei poteri presidenziali a vantaggio di un governo eminentemente parlamentare. Dovrà essere affinato e contestualizzato il principio del ricorso del singolo alla Corte costituzionale, principio in sé giustissimo ma di assai difficile attuazione; così come perplessità rimangono in merito alla riorganizzazione in senso federalista dello Stato senza la previsione capace dei controbilanciamenti adeguati per le realtà maggiormente svantaggiate. Si sa però che la politica è l'arte del possibile e il livello di differenziazione tra le proposte in campo era tale da non consentire probabilmente un migliore compromesso. Da questi dati oggettivi dunque non rimane che prendere le mosse per procedere, come si è proceduto, a stilare emendamenti migliorativi per le nostre esigenze in Sardegna. La sostanziale omogeneità di vedute tra i diversi gruppi politici presenti in Consiglio ha consentito a pochi sprovveduti di favoleggiare di incontri segreti di potere tra maggioranza e opposizione, e a molti invece di procedere per porre rimedio a quelli che sono apparsi, come già è stato sottolineato, i principali limiti del progetto di riforma relativamente alle materie sulle quali ci riteniamo precipuamente legittimati a intervenire. Ed esattamente: una compiuta e concreta attuazione di un decentramento su base federalista, una effettiva possibilità di incidere sulla politica legislativa del rinnovato soggetto statale, una reale perequazione tra le realtà maggiormente avanzate e quelle meno progredite del Paese. In primo luogo è parso opportuno cancellare quella sorta di disutile e pletorica istituzione, con fini consultivi, come è stato già ricordato da chi mi ha preceduto, che è la Commissione paritetica per le autonomie. Organo che, se mai nascerà, e speriamo proprio di no, non avrà altra funzione se non quella di aprire ennesimi spazi alla abitudine bizantina di discussioni oziose perché improduttive. Abbiamo ritenuto più utile, alla nostra bisogna di concreta partecipazione ai meccanismi decisionali, una vera e propria camera delle regioni, un organismo comunque poi lo si voglia chiamare che goda della potestà legislativa ogni qualvolta siano in discussione temi di particolare rilevanza per le regioni e singolarmente e collegialmente. Per questo proponiamo un riformato Senato di duecento membri parzialmente eletto a suffragio universale diretto e per parte invece diretta espressione dei consigli regionali. Si rafforzerebbe in tal modo un nesso di biunivoca corrispondenza tra le regioni e il potere legislativo, ferma restando la totale indipendenza del Parlamento statale, e cioè della Camera alta, nella legiferazione nelle materie di interesse complessivo della Repubblica. Qualche perplessità rimane in merito alla piena democraticità di un sistema che poi di fatto si tramuterebbe in un meccanismo di nomina da parte dei Consigli regionali ben più che un vero e proprio meccanismo elettivo. Ma sono dettagli per i quali si potrà ben trovare gli opportuni accorgimenti anche per via di legislazione ordinaria. Dunque il problema principe, quello che più di ogni altro merita attenzione da parte del mondo politico, ma anche da tutte le altre forze sociali, quello del riequilibrio dei flussi fiscali e delle garanzie costituzionali ad una legislazione tesa a ridurre e non ad approfondire i solchi e le differenziazioni tra chi sempre più ha e chi ha sempre meno. La forza politica che mi onoro di rappresentare ha, come è noto, in sommo spregio tutte le politiche assistenzialistiche. Ciò non di meno vi sono dei dati storici che non sarebbe giusto sottovalutare e non onesto dimenticare. L'intero sviluppo italiano è frutto delle politiche accorte e mirate a favorire una zona del paese che, producendo, ha potuto investire e reinvestire tutti gli utili prodotti in nuovo sviluppo, a danno di zone sempre più svantaggiate, sempre più depresse. Decenni di politiche scellerate, come è noto, hanno fatto il resto. Ecco perché abbiamo voluto, con forza, emendare la formanda costituzione in tutti quei punti in cui non sufficiente è stata la tutela e il riconoscimento della questione meridionale come valore cardine per il legislatore ordinario. Tra questi criteri che impongono al legislatore ordinario di usare occhio attento per lo sviluppo delle aree svantaggiate del paese, uno sta, a me personalmente, ma penso a tutti, a cuore. Ed è il riconoscimento dell'insularità come condizione di svantaggio costituzionalmente rilevante. Non è il caso che sia io qui a ricordare a voi tutti cosa rappresenti, in termini di arretratezza e di sottosviluppo, vivere e operare a così grande distanza dalla terra ferma. Significa costi aggiuntivi su ogni merce, sull'energia, sul costo del denaro. Significa impoverimento del confronto culturale, significa difficoltà di trasporto e comunicazione, significa essere irrimediabilmente pochi, irrimediabilmente periferia. Queste condizioni di isolamento che solo la Sardegna vive nel panorama italiano in proporzioni di tale grandezza e rilevanza, meritano sole una autonomia ancora più speciale e un fattivo, concreto ausilio da parte di quelle regioni che fruiscono di maggiori serenità geografiche ed hanno, in passato, goduto di agevolazioni e trattamenti di tutto riguardo. Solo un esplicito richiamo in Costituzione di tale valore, riteniamo che potrà vedere in qualche modo garantite le nostre esigenze di comprensione da parte della restante collettività della nazione. Ecco il senso che noi abbiamo voluto dare al richiamo solidaristico e al riconoscimento dell'insularità come elemento di tutela.: non elemosina, non assistenza, non compassione ma cultura del diritto, parificazione delle condizioni di partenza, garanzia effettiva di eguaglianza per i cittadini. Proprio in ragione di ciò proponiamo oggi all'Aula di disegnare un nuovo articolo che sia volto solo al riconoscimento della specialità della Sardegna: "La Repubblica promuove effettive condizioni di parità per i cittadini delle isole". Questo significa fare un passo anche avanti rispetto alla complessa questione meridionale. Qui c'è un problema che appunto è la insularità. Tralasciamo gli altri punti già egregiamente trattati dagli interventi che mi hanno preceduto e veniamo ad una considerazione di metodo per i nostri parlamentari che, all'interno dei diversi Gruppi, dovranno perorare la causa sarda. Spetterà in sintesi, a ciascuno di loro, riuscire a costruire pazientemente un vasto consenso attorno a questi emendamenti e spetterà loro non solo portare la bandiera della Sardegna tutti insieme, quanto attivarsi ciascuno presso la propria parte politica per garantire successo alle nostre richieste. Credo e spero che saranno all'altezza del loro grave e onorevole compito. E se riusciranno, se insieme riusciremo a garantisci maggiori spazi di effettiva e non solo virtuale autonomia, toccherà a noi, a questo Consiglio regionale, la prova più ardua. Sarà infatti nella modifica dello Statuto e nel suo adeguamento, la nuova società che questa Carta fondamentale dovrà servire, che si gioca la fondamentale partita. Partita che non potrà che vedere il Consiglio regionale della Sardegna, questo Consiglio tanto vituperato, probabilmente spesso anche con ragione, protagonista adeguato e all'altezza di una stagione di autonomia. Allora avremo bisogno delle radici più profonde della nostra cultura e della nostra dignità di fieri isolani per dimostrare di saper fare insieme, di saper fare bene. E in questo il Gruppo di Forza Italia farà fino in fondo la sua parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Chiedo, signor Presidente, ai sensi dell'articolo 96, V comma del Regolamento, che si proceda alla votazione per appello nominale. Credo che questo fatto, consentendo la conta dei consiglieri e l'espressione del singolo voto, dia solennità a una delibera che ha un carattere di solennità di per se stessa. Credo che un voto per alzata di mano, che non consente né la verbalizzazione del singolo voto né del risultato complessivo, non sia idonea per questo caso. So bene che occorrono otto consiglieri, quindi chiedo ad altri sette colleghi di appoggiare questa richiesta.

(Sette consiglieri si levano in piedi)

PRESIDENTE. Mi sembra una proposta opportuna per sottolineare appunto la solennità e l'importanza del tema della seduta e la serietà del dibattito. Constatato che la proposta è stata appoggiata dal numero richiesto di consiglieri io credo che si possa procedere, in base all'indicazione e all'articolo citato, all'appello nominale.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Progr. S.F.D.). Il Presidente della Giunta regionale e alcuni assessori stanno completando una conferenza stampa. Saranno qui nell'arco di due o tre minuti. Quindi chiedo una sospensione di cinque minuti stando in aula.

PRESIDENTE. Non accordo la sospensione, ma due minuti ci sono perché si avvisino e si possa procedere. E' stato sottolineato da diversi colleghi, io lo sottolineo perché mi sembra opportuno, il documento e gli emendamenti che diamo ai parlamentari naturalmente sono accompagnati dal voto solenne del Consiglio che ne sostiene la presentazione. E' stato detto che ogni parlamentare rinuncia ad una propria quota di sovranità; naturalmente noi dobbiamo anche sapere scontare che nell'incontro tra parlamentari e delegazioni ci può essere qualche adeguamento; cioè non sono blindati. L'auspicio è che vengano presentati così ma questo lo dico perché la sovranità del Consiglio non deve poi mortificare o incidere sulla sovranità dei parlamentari. Anzi, io colgo l'occasione per esprimere, ancora una volta, il ringraziamento oltre che a tutti voi, ai parlamentari per questa disponibilità che hanno dimostrato e l'auspicio è che questo nostro lavoro continui e i progetti di questa natura servono a qualificare una legislatura e un intero Consiglio regionale. Poi sono le cose che rimarranno nella storia e questo credo che dovrebbe darci motivazioni e soddisfazione. In altre occasioni abbiamo espresso anche un po' di perplessità e di autocritica ma credo che il lavoro che sta facendo meriti oggi una sottolineatura positiva, convinta come tutti gli intervenuti hanno fatto e come io spero che gli stessi organi di stampa possano recepire.

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della mozione numero 133.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 66, corrispondente al nome del consigliere Randaccio.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Randaccio.

CONCAS, Segretario procede all'appello.

Rispondono sì i consiglieri: RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SELIS - SERRENTI - TUNIS Marco Fabrizio - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA - AMADU - ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MARRAS - MARTEDDU - MASALA - MONTIS - MURGIA - NIZZI - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PIRASTU - PITTALIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 67

votanti 67

maggioranza 34

favorevoli 67

(Il Consiglio approva).

I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30. Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

La seduta è tolta alle ore 13 e 41.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni


Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta

Interpellanza La Rosa - Concas - Montis - Vassallo - Aresu sulla situazione dei lavoratori della RIMISA S.p.A. di Lula.

I sottoscritti,

PREMESSO CHE:

u il consiglio di fabbrica e le maestranze della RIMISA S.p.A. denunciano gravi inadempienze da parte dell'EMSA e della Regione riguardo al protocollo d'intesa firmato nel mese di novembre 1996;

u in particolare viene denunciato che invece delle iniziative per lo sviluppo e l'occupazione si trovano davanti alla prospettiva della messa in mobilità, della cassa integrazione e dell'incentivazione all'esodo volontario,

chiedono di interpellare l'Assessore competente per conoscere:

a) quali iniziative siano state messe in atto per far fronte alle esigenze occupazionali della RIMISA S.p.A.;

b) quali ragioni abbiano impedito di rispettare gli impegni sottoscritti a seguito della vertenza dei minatori culminata con l'occupazione della miniera;

c) come si possano conciliare gli impegni presi e gli accordi sottoscritti con la prospettiva di messa in mobilità, in cassa integrazione, in esodo incentivato. (362)

Interpellanza Nizzi - Lippi - Pittalis - Milia - Floris - Marras - Biggio - Lombardo - Pirastu - Biancareddu - Balletto - Federici - Oppia - Casu - Granara - Tunis Marco Fabrizio sul finanziamento assegnato dalla Legge n. 488 del 1992 alla Compagnia Italiana Sviluppo Industriale (C.I.S.I.).

I sottoscritti,

PREMESSO che, da notizie apparse sulla stampa, tra 1'elenco delle aziende sarde che beneficiano dei finanziamenti previsti dal secondo bando della Legge 488 del 1992 ha ottenuto un contributo di oltre 60 miliardi la Compagnia Italiana di Sviluppo Industriale;

CONSIDERATO che, a tutt'oggi né il Presidente della Giunta regionale, né l'Assessore regionale dell'Industria hanno dato alcuna risposta in merito alla precedente interrogazione n. 383/A del 18 dicembre 1995 sul caso della fantomatica fabbrica di smaltimento di pneumatici in Tertenia;

CONSTATATO che si sta trattando della spendita di oltre 60 miliardi di lire appartenenti all'intera collettività nazionale ed in particolare a tutti i sardi, i quali ben lieti sarebbero di vedere realizzata una attività industriale in un territorio già pesantemente penalizzato da una grave crisi economico-sociale;

APPURATO che l'assenza di qualsiasi informazione in relazione alla compagine sociale, alle capacità tecniche, finanziarie e professionali di tale società contribuirebbe a creare un'altra cattedrale nel deserto;

PRESO ATTO che è stato espresso parere sfavorevole dalla Giunta Regionale della Sardegna ed è stata annullata la delibera di accreditamento alla stessa C.I S I da parte della banca C.I.S.,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori competenti per sapere:

1) se siano a conoscenza della succitata situazione;

2) quale Istituto bancario abbia istruito la pratica;

3) quali modifiche siano intervenute nella società C.I.S.I. da permettere l'inserimento nella lista delle società beneficiarie della Legge n. 488 del 1992;

4) quali urgenti provvedimenti intendano adottare. (363)

Interpellanza Nizzi - Biancareddu - Milia - Pittalis - Lombardo - Masala - Floris - Pirastu - Oppia - Tunis Marco Fabrizio - Granara - Casu - Marras Ovidio - Marracini - Frau - Lippi - Bertolotti sulla nomina del Commissario prefettizio nel Comune di La Maddalena.

I sottoscritti,

PREMESSO che il giorno 29 giugno 1997 il Consiglio Comunale di La Maddalena (SS) ha votato, accogliendola, una mozione di sfiducia nei confronti del Sindaco, Sig. Gennaro Pasquale Serra;

CONSIDERATO che nella votazione della mozione sono stati rispettati i criteri previsti dall'articolo 18 della Legge n. 81 del 1993, che ha riformulato l'articolo 37 della Legge n.l42 del 1993 e più precisamente:

a) il Consiglio è stato convocato nei modi e nei termini di legge;

b) la mozione ha ottenuto il voto favorevole di 11 consiglieri su 20 componenti;

c) la votazione è stata effettuata per appello nominale;

CONSTATATO che a tutt'oggi non si è ancora provveduto alla nomina da parte del Prefetto di Sassari, del Commissario prefettizio come espressamente previsto dall'articolo. 18, comma 2 della Legge n. 81 del 1993,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli enti locali per sapere:

1) se siano a conoscenza della succitata situazione;

2) quali urgenti iniziative intendano porre in essere affinché si ripristini la legalità nel Comune di La Maddalena. (364)

Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sui finanziamenti alla Sardegna della Legge n. 488 del 1992.

Il sottoscritto,

PREMESSO che l'ultima tornata di finanziamenti della legge 488/92 (che prevede interventi a favore di imprese che operano nelle aree depresse dell'Italia) ha evidenziato una pesante e incomprensibile penalizzazione della Sardegna nei confronti delle altre regioni del Meridione. Infatti, dei circa 4000 miliardi impegnati solo una piccola parte ,inferiore ai 300 miliardi, è stata destinata alla nostra Isola;

CONSIDERATO che da parte del popolo sardo e degli imprenditori in particolare, in questo momento di grave crisi economica e sociale c'era molto attesa per i finanziamenti di questa legge che ha lo scopo di incentivare la produzione industriale e che non si capisce, a parte l'esiguità dell'intervento e la scarsa attenzione per la nostra Regione che ha una disoccupazione altissima , la logica che ha ispirato questa ripartizione di fondi;

RILEVATO che ci sono alcune aree industriali, quale ad esempio quella di Siniscola, che sono state completamente dimenticate nonostante ci siano imprenditori seri che stanno avviando iniziative di una certa rilevanza, utilizzando fondi propri e altri che intendono insediarsi non appena verranno attuate le incentivazioni e le infrastrutture previste. La zona di Siniscola che ha vocazione e tradizione industriale, ha un grosso bacino di utenza ed aspira ad avere un ruolo importante nel territorio e nella Sardegna in quanto ha tutte le carte in regola per farlo;

RITENUTO che questa "dimenticanza" da parte del Governo nazionale è inaccettabile e offende un intero territorio che sta tentando con grande impegno e sacrifici di superare una difficile fase di emergenza,

chiede di interrogare a tal proposito l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

u quali provvedimenti intenda adottare in merito a questa preoccupante esclusione;

u quali criteri siano stati adottati nella ripartizione dei fondi che, come pare, sono stati destinati n modo poco chiaro e non rispondente ad una corretta e sana programmazione industriale ma sicuramente ad altre logiche che noi non conosciamo e che respingiamo con forza;

u quale è stato il livello di coinvolgimento della Regione Sardegna nell'intera operazione, fermo restando che è inaccettabile il ruolo di passivo spettatore in questa materia. (792)

Interrogazione Cadoni, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione dei locali del Centro regionale di formazione professionale di Bosa.

Il sottoscritto,

PREMESSO che l'Assessore del Lavoro, già dal lontano 5 ottobre 1993 ha provveduto tramite licitazione privata all'aggiudicazione dei lavori di demolizione e ricostruzione del Centro regionale di formazione professionale di via Lamarmora 17 - Bosa, all'impresa "Nuova Pavindustria" di Cagliari;

CONSIDERATO che l'impresa in oggetto aveva rinviato i lavori al 1994 e a distanza di pochi mesi aveva interrotto gli stessi per cause non previste;

CONSIDERATO che il cantiere, in completo stato di abbandono, è divenuto un vero e proprio acquitrino, ricettacolo di animali di ogni genere e per di più maleodorante;

CONSIDERATO che lo stesso si trova in pieno centro abitato a ridosso peraltro di una scuola pubblica, e quindi con grave rischio di eventuali epidemie,

chiede di interrogare l'Assessore del lavoro per conoscere:

u quali motivi hanno impedito e impediscono la realizzazione dell'opera o perlomeno il risanamento del cantiere;

u se non sia il caso inoltre di verificare insieme al Comune l'individuazione di un'area più idonea. (793)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sull'eccessivo carico economico dell'attuale canone demaniale gravante sull'attività delle cooperative dei pescatori lagunari sardi.

Il sottoscritto,

PREMESSO che le tariffe di riferimento di canone annuo per la concessione di aree lagunari alle cooperative di pescatori sono pari a lire 5,7 per mq. ovvero le stesse richieste per le aree marine da destinare ad allevamenti ittici intensivi che presentano produzioni unitarie molto superiori rispetto ai compendi ittici lagunari;

CONSIDERATO che a causa di ciò le cooperative dei pescatori lagunari esprimono preoccupazione per l'applicazione di tali tariffe e per il pagamento richiesto degli anni arretrati che andrebbero a gravare notevolmente sulla condizione economica dei gestori lagunari;

RILEVATO che le zone umide rivestono grande importanza per le peculiarità ambientali che le caratterizzano e che il loro utilizzo produttivo è riconosciuto come fondamentale per la loro conservazione;

RITENUTO quindi necessario un intervento della Regione presso il Ministero competente per chiedere con forza l'applicazione del pagamento del solo canone ricognitorio ai pescatori lagunari che utilizzano in modo produttivo le aree in questione;

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere se intende intervenire urgentemente presso il Ministero competente prima che le nuove tariffe siano ufficializzate affinché non gravino in modo oneroso sulle cooperative di pescatori lagunari che con la loro attività produttiva contribuiscono in modo sostanziale alla conservazione delle aree umide della Sardegna. (794)

Interrogazione Granara, con richiesta di risposta scritta, sull'affidamento di incarichi di progettazione relativi alle opere pubbliche.

Il sottoscritto,

VERIFICATO che la Regione Sardegna sta vivendo un momento di gravissima crisi economica ed occupazionale, attribuibile in gran parte alla stasi del settore edile con particolare riferimento alle opere pubbliche;

VERIFICATE le difficoltà tuttora esistenti nell'avvio di cantieri, non solo per motivi di iter burocratico, ma anche in conseguenza dei ritardi sulla progettualità e lo studio delle opere da realizzarsi;

CONSIDERATO che determinate infrastrutture, nel settore della viabilità, delle acque ecc., ancora oggi non sono state realizzate e pertanto nessun processo di sviluppo in difetto di queste opere potrà essere credibilmente avviato;

CONSIDERATO che, stando quanto meno alle frammentarie informazioni sembrerebbe rese solo in parte pubbliche dal competente dicastero regionale dei lavori pubblici, esisterebbe una sproporzione fra progetti di opere pubbliche affidati a tecnici locali e spesso della penisola rispetto ai lavori poi concretamente realizzati;

CONSIDERATO che al fine di evitare inutili sperperi di denaro pubblico per la progettazione di opere non funzionali o comunque non prioritarie, sarebbe opportuno procedere al monitoraggio degli affidandi progetti di competenza regionale e degli enti locali in modo da razionalizzare gli interventi sul territorio, evitando inutili duplicazioni ed infine ricognizione dei programmi effettivamente realizzati,

TUTTO CIÒ PREMESSO chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

1) quali sono i criteri e le modalità adottate per procedere agli affidamenti di studi, progettazioni, collaudi dei lavori di propria competenza e se a riguardo venga rispettata la vigente normativa in materia (la Legge 109/1994 ed D.Lg.vo 157/1995, in particolare);

2) se viene data pubblicità, ed in quale modo tale pubblicità viene data, ai progetti affidati ed ai nominativi dei tecnici incaricati;

3) se ed in quale modo viene garantito il coordinamento della progettazione di opere di competenza regionale con quelle di competenza degli altri enti sul territorio;

4) se presso l'Assessorato regionale dei lavori pubblici opera un ufficio di raccolta dei dati relativi a:

a) progetti di opere pubbliche da affidarsi;

b) progetti di opere pubbliche affidati e nominativi dei tecnici incaricati;

c) progetti di opere pubbliche realizzati dai tecnici affidatari;

d) compensi pagati dalla Regione ai tecnici incaricati;

e) progetti cui sia stata data concreta esecuzione attraverso la realizzazione delle opere progettate;

f) progetti cui non sia stata data concreta esecuzione.

Alla luce di quanto sopra esposto si chiede inoltre al Presidente della Giunta regionale, nella Sua qualità di Capo dell'Esecutivo:

u di voler vigilare affinché venga rispettata la vigente normativa in materia di affidamento di progetti di opere pubbliche e in materia di trasparenza dell'attività amministrativa attraverso la garanzia del diritto del cittadino all'accesso alle informazioni di cui sopra s'è detto e di voler all'uopo disporre con immediatezza le necessarie ispezioni, dando informazioni per iscritto di quanto richiesto all'interpellante;

u se non ritenga opportuno soprassedere a rilasciare ulteriori incarichi di progettazione in attesa di una Giunta i cui programmi potrebbero essere in termini prioritari diversi da quelli attuali;

u di voler intervenire con risolutezza e decisione, anche attraverso l'informazione ai vari organi di competenza in ipotesi in cui da detta attività ispettiva dovessero emergere violazioni di legge o, comunque, irregolarità di qualunque tipo. (795)

Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sull'accordo per il prezzo del latte ovino per la campagna casearia 1996/1997.

Il sottoscritto,

PREMESSO che in data 26 giugno 1997 con nota dell'Ufficio Stampa della Presidenza della Giunta regionale veniva reso noto che i rappresentanti degli industriali e delle organizzazioni di categoria avevano firmato un accordo per il prezzo del latte ovino per la campagna casearia 1996-'97;

RILEVATA che a tutt'oggi sia la Coldiretti, che si era riservata 48 ore di tempo per decidere, che la Confagricoltura, assente all'incontro, dichiarano di non aver nessuna intenzione di firmare quell'accordo, e che insieme le due associazioni rappresentano oltre il 70 per cento dei produttori di latte ovino;

CONSIDERATO che la questione relativa al prezzo del latte ovino interessa oltre 150 mila addetti suddivisi in 35 mila imprese,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura per sapere se e da chi è stato siglato l'accordo e, in caso positivo, se debba essere considerato valido e perciò pubblicato sul BURAS secondo le consuetudini. (796)

Interrogazione Cucca, con richiesta di risposta scritta, sulla delibera del C.I.P.E. per l'assegnazione di contributi per le aziende della Regione Sardegna.

Il sottoscritto,

PREMESSO che in base alla Legge 488/'92 il C.I.P.E ha deliberato l'assegnazione dei contributi alle aziende che ne avevano fatto richiesta. Tale assegnazione ha visto l'accoglimento di 100 aziende sarde (per circa 250 miliardi di finanziamento) e ne vede respinte altre 133. Al di là della apparente oggettività dei criteri che sovrintendono alla ripartizione dei fondi, questi ultimi appaiono assegnati con modalità a volte sconcertanti e vedono assegnati contributi ad aziende dal curriculum e dalle credenziali quantomeno discutibili;

CONSIDERATO che nell'elenco delle aziende sarde appare anche la C.I.S.I. (Compagnia Italiana di Sviluppo Industriale), la quale, dopo avere inoltrato richiesta di finanziamento alla Regione Autonoma della Sardegna e dopo un lungo e laborioso iter della pratica, si è vista respingere la richiesta in quanto la banca preposta all'esame dei requisiti ha stabilito che non era in grado di dare garanzie serie sull'assetto finanziario (non presentando fideiussioni previste dalla legge);

VISTE le giuste proteste delle aziende, che pur operando tangibilmente e concretamente, sono state escluse dai finanziamenti e che hanno il fondato timore di vedere finanziate, come già accaduto in passato, iniziative di aziende da un futuro economico incerto e quindi pronte a chiudere alle prime difficoltà;

SOTTOLINEATO come un'eventualità del genere rappresenterebbe un duro colpo all'economia sarda al limite del collasso e alla sopravvivenza della piccola e media industria in Sardegna,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali atti intenda intraprendere nei confronti del Governo nazionale e dei Ministri competenti per verificare la correttezza e la trasparenza delle procedure per l'assegnazione dei contributi, anche alla luce di quanto lo stesso Governo prevede nel disegno di legge "Interventi urgenti per l'economia". (797)

Interrogazione Liori - Masala, con richiesta di risposta scritta, sulla dislocazione della erigenda facoltà di lingue e letterature straniere di Cagliari.

I sottoscritti,

VENUTI a conoscenza delle preoccupazioni degli abitanti del quartiere La Vega per via della palesata intenzione del proprietario dell'area situata tra la via Trentino e i campi del C.U.S. - Cagliari di vendere la stessa alla Università di Cagliari che la utilizzerebbe per la costruzione della facoltà di lingue;

TENUTO CONTO che l'area di cui trattasi dovrebbe essere sottoposta a vincolo archeologico da parte della sovraintendenza;

CONSIDERATO che la stessa rappresenta per il quartiere uno dei pochi spazi ancora fruibili a scopo sociale;

VALUTATO che la costruzione della facoltà di lingue nella via Trentino comporterebbe un richiamo di traffico automobilistico che il quartiere non è assolutamente in grado di assorbire,

chiede di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione:

a) per avere eventuale conferma della esistenza di un vincolo paesaggistico-archeologico sull'area;

b) per sapere se l'Amministrazione regionale non intenda intervenire per favorire l'acquisto da parte della Università di Cagliari dell'edificio che ospitava l'Assessorato della sanità, che si trova nelle vicinanze e che è incluso nell'elenco dei beni che la Regione sarda indende dismettere, o per ottenere dall'Esercito Italiano, anche tramite permuta, la zona ove si trovano i capannoni, non adibiti ad uso strettamente militare in via Campania, che potrebbero soddisfare le esigenze delle Università e del quartiere;

c) per conoscere come intenda procedere per preservare da speculazioni edilizie tale area che andrebbe viceversa consegnata alla città quale zona verde valorizzandone gli aspetti archeologici. (798)

Interrogazione Ladu, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione dei finanziamenti destinati ad alcune zone industriali della Sardegna.

Il sottoscritto,

PREMESSO CHE:

u l'approvazione da parte della Giunta regionale del finanziamento relativo all'Intesa di programma per la Sardegna centrale è sicuramente un fatto positivo e di grande rilevanza politica per le zone interne;

u questo risultato è stato portato a termine da questa Giunta regionale che ha il merito di aver superato una serie incredibile di intralci amministrativi, burocratici e politici che potevano opportunamente essere evitati anche nel recente passato;

u la soddisfazione di questo importante passo avanti nell'attuazione del programma registra qualche nota stonata per quanto riguarda la ripartizione dei fondi. Infatti non si capisce perché sia stato ridimensionato l'intervento relativo alla zona industriale del Sologo che da 8,8 miliardi previsti inizialmente, passa agli attuali 5 miliardi, mentre la zona industriale di Suni passa dagli iniziali 4 miliardi al miliardo attuale. Si tratta di due zone industriali che rappresentano il baricentro di aree fortemente depresse e con rilevanti problemi di natura occupazionale e socio-economica;

CONSIDERATO che c'è grande attesa da parte delle popolazioni interessate per il decollo di questi siti, basta pensare che nella zona di Sologo si stano concentrando anche le attenzioni della Rimisa (altra realtà industriale del territorio in grave crisi e in attesa di una giusta riprogrammazione),

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

1) quali sono i motivi che hanno determinato tale riduzione di finanziamento in zone industriali programmate da diversi decenni e che solo in questi ultimi anni stanno manifestando iniziali segni di vita;

2) se ci sono delle motivazioni di ordine strategico da parte della Regione Sarda che magari non crede molto nel futuro di queste realtà industriali che al contrario hanno forti potenzialità;

3) se non ritenga giusto e opportuno rimpinguare i finanziamenti per riportarli almeno alla base iniziale come è nelle aspettative della gente e nel rispetto della precedente programmazione. (799)

Interrogazione Granara, con richiesta di risposta scritta, sulla realizzazione di una discarica nel Comune di Ussana.

I sottoscritti,

VERIFICATO CHE:

u in data 11/10/1993 la ditta Pro.Mi.Sa., con sede legale in Quartu S.E. (CA), avrebbe inoltrato alla Regione Autonoma della Sardegna - Assessorato alla Difesa dell'Ambiente (prot. n. 43640 del 12/10/1993) e al Comune di Ussana (CA), una richiesta per la realizzazione di una discarica di tipologia 2B integrata, e in data 29/03/1995 (prot. n. 13983 del 03/04/1995) per la realizzazione di una discarica di 1° categoria, in località "Francischettu" nel territorio comunale di Ussana, proponendo le seguenti volumetrie: 1.300.000 mc per i r.s.i; 370.000 mc per i r.s.u con una durata di esercizio 6 anni;

u il 12/06/1995 il "Comitato tecnico regionale per la individuazione delle aree idonee alla realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti", istituito con decreto dell'Assessore della difesa dell'Ambiente n. 375 del 29/04/1988, presieduto dall'allora Assessore, dott.ssa Maria Ausilia Fadda, avrebbe formulato parere favorevole per l'area indicata nel progetto, prescrivendo per tale discarica di tipologia 2B una riduzione della volumetria a 400.000 mc, in quanto ritenuta sufficientemente adeguata allo smaltimento del relativo bacino di utenza;

u al fine di evitare che il problema restasse circoscritto al solo territorio di Ussana, sarebbe stata concordata una riunione congiunta dei Consigli Comunali con le Amministrazioni limitrofe di Sestu e Monastir;

u nella riunione svoltasi il 10/12/1996, le tre assemblee civiche avrebbero concordato e varato all'unanimità un documento contrario alla realizzazione della discarica;

u il Consiglio Comunale di Ussana, con delibera n. 71 del 19/12/1996, avrebbe anche respinto il progetto e che, successivamente lo stesso atteggiamento di diniego sarebbe stato condiviso anche dai Comuni di Sestu e Monastir;

u le popolazioni interessate avrebbero promosso comitati spontanei contro la realizzazione della discarica, raccogliendo con una petizione popolare oltre 7.000 firme che, in data 02/06/1997 sarebbero state consegnate al Presidente della Regione, on. Federico Palomba, e agli Assessori dell'ambiente, pubblica istruzione e agricoltura;

u contemporaneamente numerosi cittadini avrebbero investito del problema la Prefettura di Cagliari nella persona del Capo di Gabinetto del Prefetto, dott. Bruno Corda che, in data 21 maggio 1997 (prot. n. 9700583/20.2/Gab) avrebbe chiesto all'Amministrazione di Ussana di "fornire cortesi notizie in ordine alla realizzazione di una discarica rifiuti" da ubicare nel territorio comunale;

u nella risposta, inviata alla Prefettura in data 09/06/1997, il sindaco di Ussana, Sig. Efisio Ignazio Marras, avrebbe dichiarato: "non escludo in caso di autorizzazione alla realizzazione della discarica, come ultimo atto, di rispetto della volontà popolare, di rassegnare le dimissioni dalla carica di sindaco del Comune di Ussana";

u nei giorni seguenti, quasi quotidianamente, le amministrazioni comunali di Ussana, Sestu e Monastir, hanno inviato alla stampa e agli organismi competenti, prese di posizione ed iniziative di protesta contro la realizzazione dei due moduli della discarica autorizzata dalla Regione Sarda;

CONSIDERATO CHE:

u il progetto prevederebbe l'utilizzo di una cava d'argilla abbandonata, ubicata al confine fra i Comuni di Ussana e Monastir, la cui capacità naturale sarebbe notevolmente inferiore alle quantità di stoccaggio previste, imponendo, sembrerebbe, per aumentare tale stoccaggio, la ripresa dell'attività estrattiva senza valutarne gli eventuali effetti che tale attività potrebbe causare nel mercato delle argille;

u il sito individuato ricadrebbe in una zona urbanistica di cat. "E" (Agricola), distante circa 1600 metri dal tessuto urbano del comune di Ussana e in zona urbanistica "H" (salvaguardia ambientale) del Comune di Monastir, distante 1400 metri dalle prime abitazioni civili;

u contigue all'area prescelta per la discarica sarebbero ubicate una azienda agricola e di allevamento e, a meno di 2000 metri, una azienda per l'allevamento sperimentale dell'Istituto Zootecnico Caseario Sardo e che la discarica, inoltre, risulterebbe essere adiacente ad una zona nella quale l'Amministrazione di Monastir avrebbe realizzato ingenti investimenti di rimboschimento e che, stante questi dati, l'ubicazione della discarica risulterebbe in totale contrasto con gli articoli 216 e 217 del R.D. 1265/1934 che prevedono una distanza di almeno 2000 metri fra la discarica e gli insediamenti abitativi;

u a circa 3500 metri dal sito individuato per la discarica, nel Comune di Sestu, sorgerebbe la zona "San Gemiliano, posta sotto tutela ambientale, frequentatissima località di attrazione turistica e di grande devozione religiosa, sulla quale l'Amministrazione di Sestu starebbe predisponendo investimenti di salvaguardia delle tradizioni e della cultura locale;

u la discarica dovrebbe sorgete, inoltre, in una località che grava sul bacino scolante del Rio Flumineddu il quale, a sua volta, confluisce nel Rio Mannu, torrente sul quale già gravita l'operante discarica della "Ecoserdiana", condizionando il centro abitato di Ussana sul quale graverebbero, pertanto, due bacini idrici ad altissimo rischio ecologico;

EVIDENZIATO CHE:

u nel progetto di realizzazione della discarica non sarebbe previsto il recupero del degrado ambientale provocato dallo sfruttamento incontrollato delle risorse locali, aggravando le problematiche che si determinerebbero da nuovi e maggiori depauperamenti e deturpamenti del territorio;

u il sito risulterebbe completamente fuori dagli schemi programmatici finora adottati dal piano predisposto dall'Amministrazione regionale .

chiede di interrogare l'Assessore dell'ambiente per sapere:

u quali iniziative si intendano adottare allo scopo di verificare se sul territorio in oggetto siano state effettuate tutte le analisi e valutazioni del caso con particolare riferimento all'impatto ambientale;

u quali provvedimenti urgenti si intendano adottare per verificare che sia stata rispettata la normativa vigente al fine di tutelare il territorio e le comunità interessate da tale procedimento;

u se è giusto continuare a penalizzare i Comuni della zona già da tempo sufficientemente sacrificati, avendo accolto nel territorio altre iniziative similari (800)

Interrogazione Biancareddu, con richiesta di risposta scritta, sulla paventata soppressione dell'uffico postale di Nuchis (Tempio Pausania).

Il sottoscritto,

PREMESSO che per il periodo estivo è stata disposta l'apertura solo in determinati giorni dell'ufficio in oggetto;

RILEVATO che tale provvedimento potrebbe essere il preludio di una chiusura totale di tale servizio;

CONSIDERATO che tutto ciò arrecherebbe grave disagio non solo per la popolazione residente a Nuchis, ma anche per tutti coloro che di tale ufficio si servono (zona industriale - residenti nelle campagne circostanti);

APPURATO che l'ufficio postale di Nuchis serve anche come valvola di sfogo per gli altri uffici dei paesi limitrofi spesso intasati da file lunghissime a causa della mancanza di personale;

APPURATO altresì che ormai è diventata abitudine dei nostri governanti far coincidere la razionalizzazione con la soppressione;

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere se sia a conoscenza di tale problema e quali provvedimenti intenda adottare per evitare che ancora una volta venga soppresso un servizio indispensabile per la popolazione. (801)

Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione in cui versano i disabili ad Alghero.

Il sottoscritto,

PREMESSO CHE:

a) in più occasioni è stata denunciata la grave situazione in cui si sono venuti a trovare gli oltre 400 disabili gravi di Alghero e dintorni dopo la chiusura nel 1995 del Centro riabilitativo dell'AIAS senza che la struttura pubblica abbia programmato servizi sostitutivi per far fronte alle moltissime richieste dei portatori di handicap e delle loro famiglie;

b) il 17 aprile 1997, in risposta ad una interpellanza dello scrivente, fu preso impegno di tenere nel debito conto la particolare emergenza di Alghero e di finanziare tutti i progetti di assistenza che l'Amministrazione catalana aveva o avrebbe presentato in merito e di impegnare la ASL n. 1 di fare quanto di competenza, riconoscendo che la revoca fra l'allora USL n. 2 e l'AIAS fu voluta dalla struttura pubblica, perché interessata a dare risposte in modo diretto;

c) sempre in quella occasione , viste le croniche carenze delle varie ASL, si convenne di rivisitare la possibilità di nuovi accordi per la riapertura del Centro AIAS di Alghero e di stanziare le somme necessarie;

d) nonostante tutto questo a oggi niente è stato fatto e la dirigenza della ASL n. l si lava le mani giustificandosi di non essere in grado di "potenziare organici e servizi",

chiede di interrogare l'Assessore della sanità per sapere:

1) quali iniziative concrete l'Amministrazione regionale abbia assunto - anche in merito alle assicurazioni date in Aula in data 17 aprile 1997 - per risolvere una volta per tutte la grave situazione in cui versano i moltissimi disabili di Alghero e dintorni, ormai da troppo tempo abbandonati a se stessi;

2) quanti fondi - nella distribuzione delle risorse per il 1997 - siano stati assegnati alla Amministrazione comunale algherese per intervenire nei riguardi dei disabili;

3) quali siano i programmi della ASL n. l per l'assistenza a questi portatori di handicap, i quali per mancanza di terapie appropriate tendono giornalmente a regredire, sia dal punto di vista sanitario che psicologico, in modo drammatico, e se fra questi programmi vi sia anche la firma della convenzione con l'AIAS per la riapertura del Centro. (802)

Interrogazione Liori - Masala, con richiesta di risposta scritta, sulle travi lignee scomparse durante i lavori di ristrutturazione delle torri pisane di Cagliari.

I sottoscritti,

AVENDO letto in un articolo di stampa le sorprendenti dichiarazioni di un imprenditore turistico nelle quali affermava di aver utilizzato le travi provenienti dalle torri pisane di Cagliari per ristrutturare un edificio poi utilizzato come albergo e di aver eseguito tali lavori in collaborazione con la Sopraintendenza,

chiedono di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione per conoscere quali provvedimenti intenda assumere per accertare la veridicità di quanto sopra riportato e, nella eventualità che quanto da noi letto corrisponda al vero, per restituire alla città di Cagliari un bene che la Sopraintendenza avrebbe il dovere istituzionale di tutelare. (803)

Mozione Fantola - Demontis - Marracini sulla individuazione dell'iter procedurale per giungere allo scioglimento del Consiglio regionale della Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che:

u la Sardegna, a tre anni dall'inizio dell'undicesima legislatura, vive per l'ennesima volta una pesantissima crisi politica;

u l'Assemblea, in questa prima parte della legislatura, anche a causa di una assurda legge elettorale basata su un ballottaggio a tre, ha purtroppo espresso maggioranze instabili che non hanno potuto mai garantire il suo regolare funzionamento e che hanno, conseguentemente, impedito l'adozione di atti adeguati alla grave crisi economica dell'Isola;

u lo sfaldamento dei Gruppi, testimoniato dalla presenza nel gruppo misto del 10% dei Consiglieri e la obiettiva impossibilità di trovare accordi politici tra i Gruppi, radicalmente divisi al loro interno, hanno tolto al Consiglio regionale ogni possibilità di funzionamento e non è obiettivamente prevedibile una evoluzione in senso positivo della situazione;

u sono da ritenere del tutto inutili ulteriori tentativi per dare vita a Giunte regionali autorevoli sostenute da valide maggioranze;

RILEVATO che:

u tale decisione, per quanto grave, non ha oggi alternative e deve essere responsabilmente assunta nell'esclusivo interesse della Sardegna; non è infatti ipotizzabile che la soluzione, o perlomeno, l'avvio a soluzione degli annosi e pesantissimi problemi dell'Isola, debbano essere ingiustificatamente rimandati per due anni in attesa delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale previste per la primavera del 1999;

u è indispensabile che i sardi possano già dal prossimo autunno scegliere a chi affidare le speranze di riscatto della loro regione attraverso un sistema elettorale che, rompendo gli equilibrismi di quello vigente, preveda il confronto tra schieramenti contrapposti, ben identificati nei valori, nei programmi e negli uomini, dei quali uno abbia la reale possibilità di governare e l'altro possa svolgere l'altrettanto delicata funzione di controllo;

u si è in presenza della condizione per cui "il Consiglio non sia in grado di funzionare" prevista dalla Costituzione (comma 2, art. 126) e dello Statuto (comma 2, art.50) per poter attivare le procedure di scioglimento dell'Assemblea;

impegna il Presidente della Giunta regionale

che comunque dovrà essere eletto per far fronte, nelle more dello scioglimento del Consiglio, alle infinite emergenze della Sardegna e soprattutto per permettere che venga introdotta una nuova legge sulla forma di governo e sulla legge elettorale che ripristini 1'incompatibilità tra il ruolo di Consigliere e quello di Assessore e, compatibilmente con i vincoli statutari, consenta l'elezione diretta del Presidente della Regione

ad individuare

con la massima urgenza, ed a riferire in Consiglio non oltre il 30 luglio, in accordo con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Presidenza della Commissione Interparlamentare per le questioni regionali, l'iter procedurale per giungere allo scioglimento del Consiglio, oggi non sufficientemente chiaro nelle norme statutarie. (130)

Mozione Tunis Marco Fabrizio - Pittalis - Locci - Floris - Fois Pietro - Bertolotti - Biggio - Lombardo - Liori - Oppia - Lippi - Nizzi sulla incompleta attuazione, da parte della Regione autonoma della Sardegna, della delibera della Giunta regionale del 24 giugno 1987 (n. 29/21) - Regione Turistica Mediterranea Integrata di Chia - e della delibera del 13 settembre 1988 (n. 37/12).

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che la Regione Autonoma della Sardegna con delibere della Giunta regionale del 24.06.1987 (n. 29/21) e del 13.09.1988 ( n. 37/12) aventi per oggetto la definizione di un accordo di programma finalizzato alla realizzazione della "Regione Turistica Integrata di Chia - Domus De Maria", espresse apprezzamento per l'iniziativa imprenditoriale e dispose conseguentemente l'invio del progetto all'allora Ministero per il Mezzogiorno per gli ulteriori adempimenti previsti dalla Legge n. 64/86;

RILEVATO che il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) con propria deliberazione del 29.03.1990 approvò il terzo piano annuale di attuazione del programma triennale di sviluppo del Mezzogiorno 1990/92 e inserì tra le iniziative da finanziare la "Regione Turistica Integrata di Chia - Domus De Maria" per una cifra complessiva di lire 18 miliardi (circa 35 miliardi al valore attuale);

DENUNCIATO che la SARIT S.p.A., principale soggetto economico proponente e attuatore dell'iniziativa turistico imprenditoriale in oggetto, a causa di successiva scarsa collaborazione da parte degli enti pubblici territoriali (Regione Sarda e Comune di Domus De Maria), sottoscrittori pure essi dell'accordo di programma per la realizzazione della medesima, non ebbe mai la concreta disponibilità del finanziamento statale sopra indicato;

SOTTOLINEATO che la SARIT S.p.A. (oggi SARIT S.r.l.) - caso raro di grande impresa turistica sarda - malgrado il pesante handicap finanziario ha realizzato l'ottanta per cento dell'investimento complessivo originariamente previsto, con la costruzione tra l'altro anche di infrastrutture civili (invasi montani, viabilità, impianto di depurazione) di interesse collettivo, ricorrendo necessariamente al normale mercato del credito;

EVIDENZIATO che il complesso turistico realizzato, entrato in attività nel 1990, rappresenta una realtà economico-occupazionale fondamentale per tutti i Comuni facenti parte della Comunità Montana n. 22 nonché per i Comuni di S. Anna Arresi, Masainas, Giba, Piscinas e Narcao in quanto grande struttura ricettiva aperta 365 giorni all'anno caratterizzata dall'attività turistico-balneare e turistico-congressuale, le quali incentivano flussi turistici verso l'entroterra sulcitano (grotte di Zuddas e Parco Archeologico di Montessu, Foresta di Pantaleo);

OSSERVATO in particolare che nel complesso turistico-alberghiero del gruppo SARIT lavorano stabilmente oltre 100 persone con punte di 350 nel periodo estivo, e il medesimo ha raggiunto i 15 miliardi di fatturato nel 1996, registrando nello stesso periodo 55 mila presenze, con previsione di una crescita di circa il 40% nel 1997;

CONSIDERATO che, quindi, l'iniziativa turistico-imprenditoriale sebbene non completata si è dimostrata valida e capace quindi di reggere sul mercato, senza alcun intervento assistenzialista;

DENUNCIATO, altresì, che gli Istituti di Credito (Banco di Sardegna, CIS) come già peraltro in altri settori (agricoltura, commercio, e artigianato) praticando interessi elevatissimi pari a circa il 15% tra il 1990 e il 1995 stanno portando alla rovina finanziaria una delle poche grandi imprese turistiche sarde, la quale non ha potuto contare, anche per responsabilità della Pubblica Amministrazione, su un finanziamento già disposto a suo favore, condannandola al fallimento (il primo dei tanti che investiranno nel prossimo futuro, per simili ragioni, altre imprese del settore);

impegna la Giunta regionale

1) ad intervenire presso gli Istituti di Credito citati che peraltro sono di diritto pubblico o addirittura di proprietà pubblica (CIS) affinché venga impedito il vergognoso (per tutti i sardi) tracollo finanziario e, conseguentemente, economico-occupazionale del polo turistico di Domus De Maria;

2) verifichi la possibilità di recuperare ed attuare, con le opportune modifiche e aggiornamenti, quanto non realizzato nell'accordo di programma sottoscritto tra R.A.S., Comune di Domus De Maria, Amministrazione Provinciale di Cagliari, Comunità Montana n. 22, CASIC, Camera di Commercio di Cagliari, EPT, ESIT, ISOLA, GRUPPO SARIT, che in mancanza di altre valide iniziative di area, rappresenterebbe un volano di sviluppo economico per l'intero territorio circostante (come da delibera della Giunta regionale del 13 settembre 1988 n. 37/12. (131)

Mozione Vassallo - Concas - La Rosa - Montis - Aresu sulla legge regionale 30 dicembre 1985, n. 32 "Fondo per l'edilizia abitativa".

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSTATATO che attraverso la L.R. del 30 dicembre 1985, n. 32, migliaia di famiglie hanno avuto la possibilità di accedere al finanziamento per la realizzazione della prima abitazione;

ACCERTATO che in Sardegna tale legislazione rappresenta, oltre alla grande rilevanza sociale, un valido strumento di rivitalizzazione per il comparto edile dal quale traggono beneficio altri filoni produttivi quali i servizi, l'artigianato e il commercio;

CONSIDERATO che in Consiglio regionale, in fase di discussione degli emendamenti al disegno di legge n. 292/A (legge finanziaria 1997), il ritiro dell'emendamento Vassallo, Aresu, Montis, che prevedeva l'elevazione a lire 130.000.000 del massimale concedibile, è avvenuto su impegno della Giunta regionale di valutarne la portata finanziaria e di presentare essa stessa una proposta di modifica legislativa di recepimento dell'emendamento stesso;

ACCERTATO che a tutt'oggi, a distanza di svariati mesi, non risulta depositato nessun atto riguardante tale materia;

PRESO ATTO dei ritardi riscontrati,

impegna la Giunta regionale

a presentare entro 30 giorni:

a) la rideterminazione del massimale del mutuo assistito da agevolazione;

b) la verifica e l'eventuale modifica del costo di costruzione;

c) la rideterminazione dei limiti massimi di reddito in relazione all'ultima variazione ISTAT intervenuta. (132)

Mozione Scano - Pittalis - Giagu - Masala - Dettori Bruno - Balia - Montis - Bonesu - Amadu sulle proposte di modifica alle ipotesi di riforma della Costituzione scaturite dai lavori della Commissione Bicamerale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che il 30 giugno '97 la Commissione bicamerale per le riforme costituzionali istituita con Legge costituzionale 24 gennaio 1997, n. 1, ha approvato un corpo organico di proposte di modifica della parte II della Costituzione;

RITENUTO che tali proposte, pur aprendo la strada alla lungamente attesa modifica del testo costituzionale, non prevedono una riorganizzazione dello Stato in senso federale, e contengono posizioni non condivisibili e limiti per quanto attiene agli interessi e al futuro del regionalismo, in particolare di quello speciale;

CONSIDERATO che le conseguenti valutazioni critiche attengono alle ipotesi relative alla forma di Stato, alla specialità di alcune Regioni, alla perequazione e all'uso delle risorse e ai rapporti comunitari e internazionali;

RITENUTO che il Consiglio regionale, nella prospettiva di una fase nuova dell'autogoverno sardo che dovrà portare all'elaborazione di un nuovo e più avanzato Statuto, deve operare per un complessivo quadro costituzionale ispirato a principi di reale e forte autonomismo;

CONSIDERATO che i Parlamentari, in base alla citata Legge costituzionale, hanno facoltà di presentare emendamenti alle proposte della Commissione Bicamerale sino al 31 luglio 1997;

impegna il Presidente della Giunta regionale

e il Presidente del Consiglio regionale

a proporre ai Parlamentari eletti in Sardegna gli emendamenti da apportare alle proposte della Commissione Bicamerale, secondo il testo allegato alla presente mozione,

impegna altresì il Presidente della Giunta regionale

e il Presidente del Consiglio regionale

a sostenere, con ogni possibile iniziativa, l'adozione di tali emendamenti, stabilendo gli opportuni contatti. (133)