Seduta n.243 del 31/05/2002 

CCXLIII SEDUTA

Venerdì 31 Maggio 2002

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 10 e 18.

Ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 24 aprile 2002, che è approvato.

Assenza per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, l'assessore Felice Contu è assente nella giornata odierna per motivi istituzionali.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Sergio Milia, Giorgio Oppi, Salvatore Piana, Alberto Randazzo, Beniamino Scarpa e Vincenzo Satta hanno chiesto di poter usufruire di un giorno congedo per la seduta del 31 maggio 2002. Se non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Roberto Capelli, Antonio Cappai, Felice Contu, Giorgio Oppi, Salvatore Piana e Alberto Randazzo hanno costituito, in data 29 maggio 2002, il gruppo consiliare dell'U.D.C. (Unione Democratici Cristiani e Democratici di Centro). Le funzioni di Presidente saranno svolte dall'onorevole Capelli.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Integrazioni e modifiche alla legge regionale 22 aprile 2002, n. 7 (Legge finanziaria 2002) e modifiche alla legge regionale 22 aprile 2002, n. 8 (Legge di bilancio)". (324)

(Pervenuto il 17 maggio 2002 ed assegnato alla terza Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

Dai consiglieri BALLETTO - PITTALIS - LOMBARDO - PILO - GIOVANNELLI - SATTA - PIRASTU - MILIA - PISANO - DIANA - BIGGIO - LICANDRO - RANDAZZO - CASSANO - MURGIA - CAPPAI - PIANA - VARGIU - ONIDA - CORONA - CAPELLI: "Garante del minore". (323)

(Pervenuta il 10 maggio 2002 ed assegnata alla seconda Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione CASSANO sulla medicina sportiva". (441)

(Risposta scritta in data 27 maggio 2002.)

"Interrogazione PIANA sui costi di vigilanza e sui ritardi nell'assegnazione delle aziende agricole di 'Mamuntanas e Surigheddu'". (452)

(Risposta scritta in data 27 maggio 2002.)

"Interrogazione PIRASTU - GRANARA - LICANDRO sulle discriminazioni subite dalla squadra sportiva disabili". (464)

(Risposta scritta in data 27 maggio 2002.)

"Interrogazione FADDA - SPISSU - DORE - BALIA - COGODI sull'assunzione di personale qualificato al Centro regionale di programmazione". (478)

(Risposta scritta in data 27 maggio 2002.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

ORTU, Segretario:

"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dei lavoratori dello stabilimento CONVESA di Chilivani". (476)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'indennità di fine rapporto nel periodo pre-ruolo". (477)

"Interrogazione FADDA, SPISSU - DORE - BALIA - COGODI, con richiesta di risposta scritta, sull'assunzione di personale qualificato al Centro regionale di programmazione". (478)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della caserma dei Carabinieri di Uri". (479)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

ORTU, Segretario:

"Interpellanza DORE - GRANELLA sullo sperpero di risorse pubbliche connesso alla gara d'appalto per il noleggio delle auto di rappresentanza per Roma e dintorni". (238)

"Interpellanza SANNA Alberto - BIANCU - SANNA Gian Valerio sulla gravissima situazione venutasi a creare alla Società Bonifiche Sarde (SBS) di Arborea a seguito delle iniziative messe in atto dai dirigenti dell'ERSAT". (239)

"Interpellanza PIRASTU sulla vicenda relativa alla carica di Commissario liquidatore dell'EMSA". (240)

"Interpellanza MARROCU - SPISSU - FADDA - BALIA - DORE - COGODI sui progetti integrati a regia regionale previsti del POR 200-2006, Misura 2.2". (241)

"Interpellanza PACIFICO sulla presenza dello stemma della Regione autonoma della Sardegna, accanto al logo della società 'Eloquentia', nel materiale elettorale di uno dei candidati alla carica di sindaco nel comune di Selargius". (242)

"Interpellanza PIRISI - FALCONI - DEMURU - MORITTU - SANNA Alberto sul completamento della diga di 'Cumbidanovu' sull'alto Cedrino, in agro di Orgosolo". (243)

"Interpellanza PIRISI - FALCONI - DEMURU - MORITTU - SANNA Alberto sulla grave crisi che attraversano gli imprenditori orticoli di Isili a causa della perdurante siccità". (244)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

ORTU, Segretario:

"Mozione DETTORI - SPISSU - DORE - BALIA - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI sulla metanizzazione della Regione Sardegna". (66)

"Mozione SPISSU - FADDA - DORE - COGODI - BALIA - DETTORI - DEMURU - FALCONI - PIRISI - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - VASSALLO sulle problematiche delle zone interne della Sardegna". (67)

Sui congedi

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sui congedi il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C). Presidente, chiedo scusa, io ho posto più volte, creando un piccolo disservizio all'andamento dei lavori del Consiglio, una questione che non vorrei più riproporre, per cui chiedo per cortesia, se non posso chiederlo per altra categoria della politica e delle istituzioni, che quando una domanda viene avanzata, e più volte ripetuta, valga come rispetto delle nostre regole.

Ancora una volta c'è stata una serie di richieste di congedo, cioè di assenza senz'altra conseguenza dai lavori del Consiglio regionale, da parte di una folta schiera di consiglieri regionali, senza però darne motivazione. Ho avuto modo di dire, rispettosamente, che se il Regolamento prevede che il Consiglio "possa concedere" il congedo vuol dire che occorre dare un briciolo di motivazione per cui lo si chiede, se no diventa un fatto meccanico e non c'è bisogno neanche di avanzare una richiesta al Consiglio.

Noto, per altro, che la schiera semifolta dei consiglieri che chiedono il congedo in gran parte appartiene al gruppo neocostituito e annunciato urbi et orbi nella giornata di ieri. E' presente solo il Capogruppo di quella che sarebbe, così si dice, una nuova macchina da guerra della politica regionale. Se la guerra inizia così, auguri per la vittoria sul campo! Tutti i componenti di quel Gruppo, ad esclusione del suo Presidente, hanno chiesto congedo, pur dovendosi oggi discutere di materia riguardante lo Statuto di autonomia. Ci sarà una ragione? Saranno ancora riuniti per redigere lo statuto del nuovo Gruppo? Non so, però posto che il Consiglio può accordare (e ha accordato, quindi non ho voluto sollevare la questione prima, perché non è strettamente formale) o meno il congedo, prego di non costringerci a riproporre sempre la stessa questione, che si traduce poi in un sostanziale rispetto del Regolamento. Per cortesia, si diano le motivazioni - perché devono essere date - delle richieste di congedo del Gruppo neocostituito e pressoché totalmente assente.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei si è rivolto alla Presidenza con cortesia, il Presidente non può che risponderle con altrettanta cortesia. Le faccio notare che quando il Consiglio ha superato un punto all'ordine del giorno deve andare oltre.

Avevo già comunicato i congedi e l'assenza per motivi istituzionali, ormai stiamo per aprire il dibattito sugli altri argomenti all'ordine del giorno e quindi l'argomento congedi è superato. Tuttavia prendo atto della fondatezza della questione che lei ha posto, si renda conto però che il Presidente del Consiglio non può fare altro che comunicare all'Aula le motivazioni indicate da chi chiede di assentarsi, e si tratta di motivazioni familiari. Io l'avevo già detto, ma ripeto che i consiglieri Randazzo, Piana, e Scarpa hanno chiesto congedo per problemi di carattere familiare; Oppi, Milia e Satta per motivi personali.

FADDA (Popolari-P.S.). E l'onorevole Pili?

PRESIDENTE. L'onorevole Pili non ha chiesto congedo. Io comunico all'Aula solo le richieste di congedo che sono state presentate.

SECCI (Popolari-P.S.). Non ha chiesto congedo, ma è assente!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Mi scusi, Presidente, non ho sentito il nome di Enzo Satta tra i consiglieri che hanno chiesto congedo, ma ho provveduto personalmente ieri pomeriggio ad inoltrare la sua richiesta.

PRESIDENTE. Forse le è sfuggito, ma io ho comunicato all'Aula anche il congedo dell'onorevole Satta.

Discussione congiunta del documento "Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1458 concernente 'Statuto speciale per la Sardegna'" (Doc. n. 34/A) e del documento "Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1459 concernente 'Statuto speciale per la Sardegna'" (Doc. n. 35/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei documenti numero 34/A e 35/A. Dichiaro aperta la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo scusa al Presidente del Consiglio e anche all'onorevole Fantola, ma noi riteniamo che il Presidente della Regione debba essere presente durante la discussione di un argomento così importante. Visto che non ha presentato domanda di congedo, io sono convinto che il presidente Pili sia in sede, per cui chiedo una sospensione di cinque minuti per consentirgli di arrivare in aula e di assistere alla discussione.

PRESIDENTE. La richiesta mi pare opportuna. Io utilizzerò i cinque minuti per cercare di mettermi in contatto con il Presidente della Regione, in ogni caso i lavori del Consiglio proseguiranno anche in sua assenza.

La seduta è sospesa per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 10 e 45.)

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, tutto ciò che siamo riusciti a sapere è che il Presidente della Regione è fuori sede per motivi istituzionali, ma la Giunta è autorevolmente rappresentata dall'onorevole Biancareddu.

SELIS (Popolari-P.S.). Tutto sulle spalle di Biancareddu!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, io sono convinto che il presidente Pili, visto che è assente per motivi istituzionali, non abbia delegato l'Assessore degli enti locali ad assistere ai lavori, bensì l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Credo che il dibattito non si possa svolgere senza la presenza del rappresentate massimo della Giunta o quanto meno dell'Assessore competente per materia. Sta arrivando l'assessore Fois, aspettiamo qualche istante.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, poiché le relazioni sono scritte, credo che in ogni caso possiamo cominciare i lavori. L'onorevole Fois sta arrivando, suppongo che a minuti sarà qui. La prego, prenda posto.

Ha facoltà di parlare il consigliere Fantola, relatore di maggioranza.

FANTOLA (Rif. Sardi-U.D.R.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, come sappiamo il Consiglio è chiamato ad esprimere il proprio parere sui documenti numero 34 e 35, concernenti le proposte di legge di iniziativa parlamentare numero 1458 e 1459, trasmesseci dal Governo e in carico alla Commissione parlamentare bicamerale per le questioni regionali.

Come sappiamo queste non sono le uniche proposte di riforma statutaria depositate in Parlamento. Infatti, dal mese di settembre, quindi da otto mesi, la Commissione bicamerale ha in carico tre proposte di legge di modifica dello Statuto, che sono all'ordine del giorno da oramai più di tre mesi. Si tratta della proposta di legge costituzionale approvata dal Consiglio, della proposta di legge numero 1458, presentata da deputati del centrosinistra, di cui è primo firmatario l'onorevole Cabras, e della proposta di legge numero 1459, sottoscritta da diversi parlamentari del centrodestra, che ha come primo firmatario l'onorevole Anedda. Tre proposte di legge che, lo vorrei sottolineare brevissimamente, presentano tra loro alcune singolarità. La prima - mi sembra evidente - riguarda la coincidenza dei tempi della presentazione: il Consiglio regionale ha approvato la propria proposta di legge costituzionale il 31 luglio e nel giro di più o meno ventiquattr'ore, a poche ore di distanza l'una dall'altra, sono state presentate le altre due proposte. La seconda singolarità riguarda la coincidenza nell'impostazione, nei contenuti, negli indirizzi proposti per la nuova forma dell'autogoverno sardo, delle due proposte di legge di iniziativa parlamentare; due proposte di legge quindi coincidenti, quasi sovrapponibili l'una all'altra. La Commissione bicamerale ha doverosamente e giustamente abbinato le tre proposte di legge e il Governo, in base all'articolo 54 del nostro Statuto, ci chiede un parere da trasmettere poi alla Commissione bicamerale medesima.

Su questo tema, prima di esporre una proposta di parere, vorrei fare tre brevissime osservazioni, alle quali vi prego di prestare un minimo di attenzione. Primo punto: il Consiglio regionale, nel momento in cui affronta l'esame dei testi di queste due proposte di legge ed esprime un parere, non può non tenere presente che esiste già una terza proposta, presentata prima delle altre, ed è proprio la proposta del Consiglio regionale, che è stata approvata dopo un dibattito ampio e approfondito, che ha coinvolto la società nel suo complesso, rappresentata dal mondo sindacale e imprenditoriale e dall'università; che su questo tema era stata presentata anche una proposta di legge di iniziativa popolare, sottoscritta da quarantamila cittadini sardi e che vi è stato un dibattito in Consiglio che ha coinvolto tutti noi, Gruppi e singoli consiglieri, un dibattito che è stato sicuramente duro, vivace e aspro in alcuni casi, ma nello stesso tempo chiaro e corretto, in cui le diverse posizioni sono state confrontate e approfondite con serietà.

La proposta di legge approvata dal Consiglio regionale riguarda la modifica dell'articolo 54 - su cui naturalmente torneremo - ed è incardinata su due punti essenziali: il primo attiene all'attribuzione al Consiglio regionale di un potere addizionale, quello di istituire un'Assemblea costituente che abbia la titolarità di avanzare una propria proposta in materia statutaria al Parlamento. Il secondo punto riguarda la possibilità che la proposta dell'Assemblea costituente sia approvata o respinta dal Parlamento, ma non modificata, non può essere cioè smontata, rifatta, emendata. La proposta deve essere accolta o respinta dal Parlamento così com'è. Questo a mio avviso è il secondo punto essenziale.

C'è poi un altro punto che dev'essere chiaro: è l'inconciliabilità tra la procedura prevista dalle proposte di legge numero 1458 e 1459 e quella contenuta nella proposta di legge approvata dal Consiglio regionale. Le proposte di legge Cabras e Anedda seguono la procedura prevista dall'articolo 54, cioè proprio dall'articolo che il Consiglio regionale ha chiesto di poter modificare. Poiché tutto è possibile, è possibile anche, naturalmente, che il Consiglio regionale decida diversamente, cioè smentisca una decisione già presa. E' lecito, è possibile, non è da escludere, ma finché non viene esplicitamente e formalmente presa la decisione di rinunciare a una modifica già chiesta a Roma, sul campo procedurale il Consiglio regionale ha già approvato la propria proposta, quindi ha già scelto.

L'ultima considerazione preliminare che voglio fare consiste in una domanda: è pensabile che la riscrittura complessiva dello Statuto possa essere fatta seguendo la via dell'iniziativa parlamentare? In altre parole, immaginiamo che il Consiglio regionale non abbia fatto nessuna scelta su questo argomento, è possibile che la riscrittura dello Statuto venga fatta su iniziativa parlamentare e che il Consiglio regionale sardo, la Sardegna, la comunità sarda siano coinvolti solamente in un passaggio, cioè siano chiamati ad esprimere un parere su una proposta presentata dai deputati, che poi segue un iter tutto romano? Credo che su questo ci siano da dire poche cose. Sul piano formale sappiamo tutti che l'articolo 54 prevede varie forme di iniziativa legislativa per modificare lo Statuto: l'iniziativa del Consiglio regionale, l'iniziativa popolare, quella governativa e quella parlamentare. Le proposte di legge citate sono appunto di iniziativa parlamentare. Sul piano formale tutte queste forme sono uguali, ma è tuttavia impensabile, a mio avviso, che il nuovo Statuto non nasca da una proposta che parte direttamente dalla comunità sarda, impegnata e protagonista in prima persona. Se noi dovessimo rinunciare a questo, rinunceremmo a cinquant'anni - come si sente sempre dire - di storia del nostro autogoverno e di cultura autonomistica. Se seguissimo una strada di questo genere, a mio modo di vedere, rinnegheremmo l'affermazione dell'identità dei sardi, della nostra specificità, che orgogliosamente viene spesso fatta in quest'Aula.

Far passasse questa proposta, lo dico a chi ha scelto la strada della Costituente, significherebbe rinnegare l'idea stessa della Costituente, un'idea che nasce dalla richiesta di nuovo autonomismo e di modernizzazione, di innovazione e di riforma complessiva della Sardegna, che non può non passare attraverso il coinvolgimento dell'opinione pubblica sarda, attraverso il consenso e la sostanziale mobilitazione della comunità sarda, attraverso la forte e coraggiosa affermazione di una nostra identità politica e istituzionale.

Quindi la procedura prevista dall'articolo 54 - è logico e non potrebbe essere diversamente - può essere seguita per modifiche settoriali, specifiche dello Statuto, ma non per la sua riscrittura complessiva. Credo francamente che anche il legislatore, quando ha scritto l'articolo 54, non pensasse a una riscrittura dello Statuto, ma sicuramente pensava a una via parlamentare limitatamente a modifiche specifiche dello stesso.

Allora, fatte queste considerazioni, concludo con due riflessioni: la prima sul parere, la seconda su ciò che si deve fare in Consiglio regionale. Credo che il parere debba essere chiaro ed esplicito - noi l'abbiamo ripetuto anche in Commissione -, non debba cioè prestarsi a interpretazioni di parte. Su tre punti a me sembra che ci sia una sostanziale convergenza: il primo riguarda la scelta fatta dal Consiglio, voluta dalla maggioranza, ma comunque una scelta del Consiglio verso una linea precisa, quella dell'Assemblea costituente. E' una scelta imperniata, incardinata, lo ripeto, su due aspetti sostanziali: il potere del Consiglio regionale di istituire l'Assemblea costituente e la non emendabilità del testo da parte del Parlamento.

Il secondo punto riguarda la richiesta di accelerazione dell'iter parlamentare della proposta di legge consiliare (non è infatti immaginabile che questa proposta di legge rimanga in Parlamento senza che ci siano date delle risposte) e la necessità che la Commissione bicamerale si pronunci in tempi rapidissimi. Quindi accelerazione dei tempi e risposta immediata.

Il terzo punto riguarda la necessità di mettere in chiaro che le proposte di legge di iniziativa parlamentare contrastano sostanzialmente e formalmente con la decisione già presa da questo Consiglio, perché si ritiene - e non può che essere così, è una convinzione comune a tutti noi - che la riscrittura dello Statuto debba essere elaborata (forse su questo punto abbiamo avuto delle divergenze), pensata, costruita, in Sardegna e non possa quindi seguire l'iter parlamentare previsto dall'articolo 54 ma, lo ribadisco, solo per modifiche limitate dello Statuto.

La seconda riflessione, che è sicuramente a margine del parere, riguarda - ne abbiamo discusso in questi giorni, anche ieri in Commissione - ciò che il Consiglio regionale può fare in attesa che si completi l'iter procedurale. Secondo me il Consiglio può e deve fare molto. Aprire su questo un dibattito adesso sembrerebbe una perdita di tempo, mi limito quindi a dire che il Consiglio deve approfondire la nuova forma di autogoverno sardo. E' evidente che deve approfondire le novità che sono emerse in Sardegna su questo tema e deve farlo seguendo due indirizzi che sono, a mio avviso, abbastanza chiari e distinti: il primo riguarda una parte che non c'entra con lo Statuto, quella relativa alle modifiche del Titolo V. Questa parte può e deve essere approfondita con carattere operativo. Mi riferisco alla forma di governo e alla legge elettorale, su cui - con la modifica del Titolo V è nostro potere - dobbiamo andare avanti. L'altro aspetto riguarda i rapporti tra la Regione e gli enti locali, su cui ci sono diverse proposte di legge, ed è giusto che si proceda operativamente con proposte di legge specifiche su questo tema.

C'è poi un'altra parte che riguarda lo Statuto e che è legata alla nostra scelta per l'Assemblea costituente. Su questo è chiaro che è possibile, auspicabile e giusto che il tema venga approfondito in quest'Aula in maniera propedeutica, in maniera preliminare a quello che sarà il lavoro della Costituente, come contributo indispensabile.

Se su questi due aspetti troviamo un'intesa, e io credo che ci sia un'esigenza collettiva di intenderci, sul tema complessivo possiamo arrivare a sostenere le decisioni già prese con forza, perché prese da tutto il Consiglio, anche se votate a maggioranza: l'approvazione immediata o comunque l'esame immediato da parte della Bicamerale della proposta di legge consiliare, l'accelerazione dei tempi e la presa d'atto che una via parlamentare per la riscrittura complessiva dello Statuto contrasta con le scelte fatte, e non è nemmeno pensabile ed è politicamente illogico che la si possa seguire oggi in Sardegna.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio, relatore di minoranza.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.), relatore di minoranza. Signor Presidente, colleghi, il Consiglio regionale ritorna dopo alcuni mesi sul tema dello Statuto e in generale del futuro dell'autonomia regionale. Credo che mai come su questo tema noi abbiamo speso il nostro tempo e la nostra iniziativa alla ricerca di un valore più alto di quello della necessità di una maggiore autorevolezza e di un maggiore rispetto dell'autonomia nei rapporti con lo Stato intorno a questi temi. L'abbiamo fatto anche in ordine a questo adempimento che chiama il Consiglio regionale ad esprimere un proprio parere su proposte di iniziativa parlamentare che si inquadrano all'interno dell'articolo 54 dello Statuto regionale, che è una norma vigente e che chiama il Consiglio regionale al suo rispetto, non alla sua elusione. Ed è cosa diversa, a nostro giudizio, dall'immaginare che attraverso questo adempimento il Consiglio pensi di smentire se stesso. A chi ci dice che il Consiglio non può smentire se stesso, noi diciamo che una cosa è la decisione del Consiglio regionale, che noi rispettiamo, altra cosa è la richiesta dell'espressione di un parere in virtù e in forza di una legge costituzionale. Ma ad una domanda si può rispondere con un'altra domanda? Certo, è lecito, ma non è consueto per un istituto parlamentare, la cui consuetudine è quella di rispondere sotto il profilo della correttezza parlamentare alle questioni che vengono poste. E noi abbiamo fatto un lavoro, anche in Commissione, per cercare non solo di riconoscere e rispettare il parere del Consiglio regionale, addirittura aderendo preliminarmente all'esigenza di sollecitare la competente Commissione parlamentare per le questioni regionali ad assolvere rapidamente i suoi compiti in ordine alla proposta del Consiglio regionale, ma siamo andati oltre: abbiamo anche riconosciuto, rispetto alla prospettiva e alla necessità di dare alla Sardegna un rilancio e una riscrittura della propria carta autonomistica, che in quella proposta del Consiglio regionale risiedeva anche un carattere pregiudiziale, nel senso che si configurava una strada diversa rispetto a quella proposta dalle leggi costituzionali di iniziativa parlamentare. Però abbiamo ritenuto che fosse opportuno, necessario, non solo intorno a questo appuntamento, rilanciare l'idea che un Consiglio regionale unito abbia una forza e un'autorevolezza superiori da rivendicare livelli più alti della sua autonomia; abbiamo anche detto che dovevamo assolvere il nostro compito entrando nel merito di un giudizio, che in larga misura individuavamo anche in senso critico, sulle due proposte in oggetto.

Credo che l'analisi che è stata esposta dai colleghi che sostengono l'Assemblea costituente non possa essere vista in maniera univoca. Certo, si è aperto un dibattito, in questi mesi, in Sardegna sul futuro dell'autonomia, ma se tiriamo le somme più che un dibattito appare un soliloquio della classe politica regionale su se stessa. E lo è ancora di più questa impressione di forte contrapposizione e di gusto ad una dialettica di separazione, non di mediazione, che ci richiama a questo aspetto. Io domando: per coloro che credono nell'Assemblea costituente è più importante il valore, la forza del contenuto che questa proposta porta con sé, o è più importante caricare oggi questa proposta di quella protervia che vuole impedire il legittimo esercizio di una funzione, peraltro mediabile e non conflittuale nella sua espressione, prevista dalla legge e che chiunque di noi, fosse un solo componente di questo Consiglio regionale, volesse esprimere legittimamente, ha il diritto di esprimere? Noi riteniamo, con voi, che spetti all'autonomia regionale delineare il proprio futuro; lo diciamo perché le proposte di legge di iniziativa parlamentare sono successive a un'iniziativa dai contenuti identici, presa qualche tempo prima da colleghi di questo Consiglio regionale. Questo per spiegare che non abbiamo nessuna remora ad aderire a questo obiettivo, ma, vedete, abbiamo bisogno un po' tutti di fare una riflessione sul significato del tempo, che spesso viene considerato una variabile a sé; abbiamo bisogno di una cognizione più profonda del significato del tempo nella vita degli uomini e anche nella dimensione della politica. Già, il tempo, quel tempo che per noi trascorre diversamente dalla scansione, dal dinamismo di una società globale che diventa più competitiva nell'economia e nell'impresa, nella scienza e nella cultura formativa, nella forza delle idee e nella modernità degli strumenti amministrativi e istituzionali.

Il tempo che invecchia i giovani che non hanno mai lavorato è per voi, dunque, lo stesso tempo che occorre per inseguire l'ambizione di una nuova autonomia in Sardegna? Credo che i due concetti non siano conciliabili. In questa vicenda noi dobbiamo riprendere con obiettività il quadro della società sarda a un anno da quell'inizio e da quelle proposte, e credo che ci sia pressappoco lo stesso livello di partecipazione popolare, forse qualche interessato in più: una nutrita serie di iniziative, una deludente, fallimentare Die de sa Sardinia, che getta ombre sulla coerenza dell'ispirazione a questa idea di rinnovamento della nostra autonomia, forse un inasprimento del confronto, non nella direzione di un'intesa per il rafforzamento del sentimento autonomistico, ma volto a dilatare, spesso anche a consolidare il dissenso e la divaricazione di merito.

Abbiamo comunque fiducia. Noi riproponiamo anche qui, oggi, l'idea che l'esercizio corretto della nostra funzione possa trovare armonia e rispetto delle decisioni che il Consiglio regionale ha preso. Tuttavia, con riguardo ai prossimi appuntamenti, e anche alle iniziative che sono state espresse, vorrei domandare all'onorevole Floris: assumerà lo stesso atteggiamento di fronte alla proposta del senatore Cossiga, considerandola comunque un impedimento allo svolgersi di un'iniziativa da parte della Regione in termini concorrenti con il Parlamento? E all'onorevole Fantola: valgono i sardi nel mondo e gli italiani all'estero nel giusto anelito di riassegnare ad essi ruolo e senso di appartenenza alla Nazione e alla Regione e valgono di meno i parlamentari sardi per la Sardegna? Sono livelli di coerenza che non riusciamo a comprendere, ma che possono essere meglio intesi se riusciamo a rendere coerenti cose apparentemente distanti. Questa chiusura - non voglio caricare di questa affermazione la coalizione, esprimo quindi una valutazione personale - richiama alla mente, alla mia riflessione, una parola forte che non è facile pronunciare in quest'Aula, vale a dire "separatismo". Non credo che nessuno di noi voglia questa prospettiva. Allora dobbiamo dimostrare, oggi, che attraverso il dialogo e la dialettica parlamentare l'autonomia può accedere a livelli più alti di quelli della sua esplicazione federale, non in conflitto con uno Stato che si vuole escludere da questo processo, ma in una dialettica pur aspra con esso per raggiungere questo obiettivo.

A noi sembra che quando in un popolo l'appartenenza prevale sulla cittadinanza normalmente si indeboliscano le virtù civili. E se il senso di responsabilità, per come noi lo intendiamo, non è altro che mettere in coerenza i doveri con i comportamenti, in questa direzione speriamo che si possa ragionare.

Noi abbiamo espresso una valutazione di merito per punti, molto sintetica, riconoscendo la sostanziale coincidenza delle due proposte in oggetto e rilevando che esse si muovono nella direzione di un coordinamento in un unico testo delle riforme costituzionali che sono avvenute nel 2001, con riferimento alle leggi costituzionali numero 2 e 3; abbiamo riconosciuto che soprattutto in alcuni aspetti che riguardano le parti iniziali dei principi queste leggi potenziano i poteri attuali di autogoverno della Regione e danno una prospettiva diversa, più significativa, più personalizzata del ruolo della Sardegna nel contesto e nella partecipazione al governo dell'Unione Europea. Vengono disciplinati diversi aspetti specifici che forse potevano essere meglio e più opportunamente definiti in sede di legislazione ordinaria da parte della Regione: abbiamo riconosciuto il concetto del superamento delle limitazioni derivanti dall'insularità della Sardegna come elemento centrale e motore di una condizione, di una visione, di un orizzonte dell'autonomia che noi con voi intendiamo diversa da quella attuale; abbiamo riconosciuto che l'autonomia finanziaria è vista in senso limitato e vanno riconosciute condizioni particolari e straordinarie di sostegno a questa specialità. Abbiamo dunque svolto un'analisi critica, ma di merito, senza con questo voler interrompere il percorso naturale e doverosamente rispettoso che vogliamo assegnare alle decisioni del Consiglio regionale.

Noi abbiamo anche ricevuto, nei giorni scorsi, una sollecitazione a impegnarci su un terreno che ci compete, quello di adeguare la nostra legislazione alle mutazioni introdotte dalla riforma del Titolo V. E' un cantiere aperto sul quale non ci sottrarremo da un lavoro incessante e puntuale, perché anche su questa parte incombono ritardi forse incolmabili.

Io concludo, colleghi, sperando che dalle mie parole si possano trarre motivazioni di ulteriore dialogo nell'interesse e nel rafforzamento di un'idea di rispetto e di autorevolezza dell'autonomia regionale sarda verso il Parlamento. Il valore dell'autonomia, secondo noi, è stato per troppo tempo trascurato; nell'opera di ricostruzione dei nuovi valori costituivi è necessario riaffermare alcuni comuni principi che nessuno discute sulla nostra identità, e insieme il carattere essenziale di una nuova etica pubblica e di un nuovo modo di intendere e garantire la cittadinanza di tutti i sardi. E tutti noi li rappresenteremo se insieme sapremo trovare collocazioni unitarie e convergenti. Bisognerà, in questa direzione, con prudenza e rispetto anche per chi dissente, agevolare la riscrittura di una storia unica forse della nostra autonomia senza omissis e senza vendette, perché nel riconoscerci tutti, forse, nel valore di un'unica e medesima storia possiamo operare per generare anche un unico e condiviso futuro.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza.

COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Signor Presidente, colleghi, voglio dire subito che se c'è un argomento che può essere utilizzato in favore della Costituente questo argomento è dato dall'andamento di questa riunione del Consiglio regionale. La Costituente basa la sua filosofia sull'ipotesi che questo Consiglio regionale sia incapace di proporre un nuovo Statuto di autonomia. Parrebbe che sia così a vedere come questo Consiglio regionale si dispone, si compone, si attrezza, partecipa a una discussione che tratta nel merito i temi del nuovo Statuto: disinteresse, assenze, prevalentemente proprio nella maggioranza, che dovrebbe essere la parte costituente della Costituente, e nella Giunta, ma, anche a voler riconoscere che la qualità può fare aggio sulla quantità, la qualità eccelsa delle presenze sui banchi della Giunta non può supplire interamente alla mancanza pressoché totale dei suoi componenti in aula.

Il fatto è - non si inorgoglisca Fantola - che se questo Consiglio regionale, intendendo prevalentemente la maggioranza politica che lo costituisce, che esprime il governo, che è sempre e comunque il motore del Consiglio regionale stesso, se questa macchina senza motore, peraltro privata pure della sua consistenza numerica dall'assenza non solo fisica della maggioranza, non ha autorità e forza per pensare, elaborare e proporre il nuovo Statuto di autonomia, meno che mai avrà autorità e forza per proporre un'Assemblea costituente, cioè un altro Consiglio regionale che sarebbe a immagine e somiglianza di quello che già c'è.

Detto della debolezza e della responsabilità che essenzialmente è della maggioranza e della Giunta, inconcludenti e assenti, noi non possiamo ritenere che il discorso sia chiuso. Dobbiamo ancora insistere e tentare, seppure disperatamente, di affermare che questa Regione, la sua autonomia, le sue istituzioni rappresentative debbono essere in grado almeno di legittimare sé stesse, di dare una ragione alla loro esistenza, perché se per davvero la conclusione fosse che questa Regione, la sua autonomia, le sue istituzioni, questo Consiglio, il Governo che c'è, sono totalmente incapaci di porre mano alla più grande e più urgente delle azioni politiche, quella non solo di aggiornare, ma anche di produrre la nuova Carta costituzionale, la conclusione sarebbe non che altri lo debbano fare (altri lo faranno se vorranno), ma che questa Regione si deve dimettere. Non questo Consiglio, questa Regione che non serve!

Ecco perché, nessuno se la prenda a male, noi di Rifondazione Comunista, che come tutti abbiamo cercato di studiare, di capire e infine di avanzare una proposta che da qualche tempo via via stiamo precisando, affinando e arricchendo, abbiamo detto (non siamo di quelli che dicono "l'abbiamo sempre detto"; no, quelli che l'hanno sempre detto sono quelli che dicono il nulla, perché solo il nulla è sempre uguale a se stesso), in quest'Aula e fuori di quest'Aula, agli uni e agli altri, agli assatanati delle Costituenti che non costituiscono nulla, ma anche ai troppo zelanti assertori delle regole e delle procedure date, che in quanto tali mai potrebbero essere innovate e superate: perché non facciamo intanto una delle cose che tutti diciamo, pure voi, deve essere fatta? Cioè cominciamo a pensare, a elaborare, a proporre, a rivendicare elementi e punti di contenuto del nuovo Statuto. Non un nuovo Statuto per una pubblicazione, per una copertina, per una bandiera, ma un nuovo Statuto come strumento efficiente di sviluppo e di progresso, di affermazione dei diritti e di risposta ai bisogni, non della Regione in astratto, ma di chi compone la regione comunità, cioè delle persone, dei sardi e dei non sardi che vivono in Sardegna. Perché non pensiamo a come innanzitutto i sardi, e insieme ai sardi chi è in questa regione e vale quanto noi, acquisiscono, conquistano, hanno e avranno la condizione di cittadini? Da persone a cittadini di questa città, intendendo per città l'ordine produttivo, l'ordine sociale; l'ordine non il disordine, e non qualsiasi ordine, ma l'ordine! Ordine significa anche equità, giustizia, regolazione, garanzie. Quello è l'ordine. Se non c'è un ordine produttivo, un ordine sociale, un ordine morale, un ordine delle cose e dei sentimenti, se non c'è un sentire comune che diventa consapevolezza e capacità reale di autogoverno tutto rimane una petizione di principio, tutto rimane una costruzione astratta, anzi peggio, diventa un alibi alla propria impotenza, e qualche volta anche alla propria malevolenza, perché non è affatto vero che tutti vogliono bene a questa Regione, chi la danneggia le vuole male. E allora se così è, chi impedisce ai costituenti, che pensano a uno strumento nuovo e diverso e - dicono loro - più efficace, di far sì che quello strumento, quel veicolo trasporti l'idea che noi abbiamo di nuovo Statuto, in concorso con altri che pensino con noi, né contro e né oltre noi, ma con noi, cioè con l'Assemblea costituita del popolo sardo, con il Consiglio regionale, con la sua rappresentanza legittima. Chi vi impedisce che nel frattempo - mi rivolgo a Fantola e a tutti quelli che sono con lui in questa avventura - diciate che cosa intendete per nuovo Statuto e per chi lo volete? Perché se voi pensate a un nuovo Statuto peggiore di questo, che garantisca di meno, che isoli questa Regione, che affermi i poteri forti più di quanto non siano affermati, che divida e contrapponga, un nuovo Statuto di questo tipo noi non lo vogliamo.

Noi vogliamo uno Statuto di autonomia che sia nuovo nei contenuti e negli obiettivi, essendo l'autonomia non un indebolimento, ma un rafforzamento della democrazia repubblicana, un di più di democrazia e di partecipazione popolare, di equità, di giustizia e di progresso per tutti. Per questo abbiamo voluto l'autonomia, siamo autonomisti e vogliamo una nuova autonomia, se però ciò significa avere nuovi diritti e più bisogni soddisfatti. Non è un fatto formalistico o istituzionalistico.

Ecco dov'è la debolezza insita, implicita nel ragionamento tutto indotto e ridotto al solo strumento, cioè l'Assemblea costituente; ma se quello strumento vi verrà dato e rafforzerà il ragionamento e la proposta lo si utilizzerà; voi stessi lo dite, ma nel frattempo la vostra inerzia mentale, l'essere refrattari a un ragionamento sul merito delle cose la dice lunga sulla reale intenzione che vi ispira.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue COGODI) Sappiamo bene che nell'ambito dei proponenti la Costituente non vi è omogeneità, che c'è malafede e anche buonafede, che c'è ispirazione sana e volontà innovativa e c'è ugualmente volontà di regressione. Che c'entra il fatto che la destra potrebbe pensare e volere le stesse cose insieme a un pezzo della sinistra? Voi risolvete la contraddizione non risolvendola. Voi dite: "Noi siamo insieme, destra e un pezzo di sinistra, per la Costituente, per lo strumento; ci divideremo quando tratteremo il contenuto". Non è detto, perché la proposta di nuovo Statuto che viene avanzata in Parlamento è identifica solo nella parte in cui prevede l'adeguamento dell'attuale Statuto (e non potrebbe che essere così, è sbagliato il modo, non è che vogliamo fare del qualunquismo, tanto meno noi) alla modifica introdotta nel Titolo V della Costituzione. E' chiaro che, in senso tecnico, sia che quell'adeguamento lo scriva e lo firmi Anedda (A.N.), sia che lo scrivi e lo firmi Cabras o Soro (Ulivo-parte) è ininfluente, ma se destra e sinistra-parte proponessero uno Statuto uguale dovremmo arrivare alla conclusione che, non le istituzioni (che sono un luogo nel quale si esercitano il pluralismo e la rappresentanza articolata della società), ma le regole delle istituzioni, le costituzioni siano neutre? Ma no, la Costituzione italiana, la Costituzione repubblicana, frutto della volontà, della convinzione, dell'idealità anche nella larga convergenza e nel compromesso che è derivato dalla lotta partigiana al fascismo, non è uguale ad ogni altra ipotetica costituzione di qualsiasi stato definibile democratico. Le costituzioni non sono neutre, le costituzioni traducono un equilibrio sociale, politico e ideale che può essere di diverso segno, al di là delle parole. E uno Statuto nostro dell'autonomia, della costituzione interna, che dovrebbe essere modificativo e migliorativo, e arricchente della democrazia repubblicana, nella sana concezione cooperativa, federalista, quanto si vuole, può non tenere conto dei valori essenziali di libertà, di partecipazione, di giustizia sociale, di economia che non prevarichi i valori umani, ma anzi li esalti, di uno sviluppo che sia non solo di quantità, ma di qualità, e che pensi, insieme all'economia, alla grande risorsa e al valore dei beni immateriali?

Su tutto questo noi vi abbiamo invitato e vi invitiamo a riflettere, a pensare. Il collega Fantola dice: "Ma come mai un parlamentare può scrivere e presentare una proposta di Statuto sardo?" Certo che la può presentare, o vogliamo delegittimare la rappresentanza politica nel Parlamento nazionale, che ha il mandato popolare dello stesso elettorato che ha mandato noi qui? Avrà la nostra stessa legittimazione ad avanzare proposte? Il punto è un altro: è che quella rappresentanza del popolo sardo non può fare una cosa senza che sia coinvolta un'altra rappresentanza del popolo sardo, perché entrambe sono state elette dagli stessi cittadini. Quindi un nuovo Statuto di autonomia deve essere pensato, elaborato, proposto, rivendicato e poi attuato in un concorso di idee, di ideazione o di volontà delle rappresentanze politiche, ma soprattutto della società. La pretesa di una parte della rappresentanza, qualunque essa sia, di escludere l'altra parte, quella sì sarebbe viziata e indebolita.

Qualcuno ha detto: "La Costituente non servirà a molto, almeno fa sognare", perché ormai è di moda il sogno, che poi ci sia gente che non ha neanche il tempo di dormire perché non sa come far quadrare il conto della vita, questo poco importa, ma voi potete dormire e potete anche sognare. Ma il problema non è sognare, il problema è realizzare. E quell'idea è amputata oggi, lo sapete, dalla realtà della vostra debolezza politica, della debolezza della maggioranza, che non è l'intero Consiglio regionale. Non c'è contrarietà in molti di noi alla cosa in sé, ma alla sua inefficacia per come si vede. Ha ragione Giacomo Sanna, ma non per una questione antica e affinata nel tempo, perché anche il tempo è galantuomo qualche volta per davvero, nel dare ragione alle verità anche in politica; ha ragione quando dice che l'ispirazione ha la sua bontà, però arrivi a una conclusione.

E allora, signori della destra, che siete maggioranza in questo Consiglio regionale e anche a Roma, non potete imbrogliare le carte dicendo che siete costituenti, se poi la maggioranza del vostro patron Berlusconi a Roma vi seppellisce la proposta e la tiene un anno, due o tre ferma. Voi qui potete dire che siete costituenti e che la colpa sarebbe della maggioranza del Parlamento, del Governo. Ma dalla proposta già si dissocia un partito importante, perché Anedda non è un peone del Parlamento, è un dirigente nazionale e regionale primo di A.N., che è un partito non secondario nella formazione della maggioranza anche in questo Consiglio. Si dissocia anche Cossiga, che con tutte le vicissitudini che volete comunque ha la sua personalità politica, e Floris si riferisce a lui. Neanche Cossiga è un peone a Roma e neppure Floris lo è in questo Consiglio, e se propongono una Convenzione e non una Costituente (la Convenzione altro non è che un consesso locale, è un'altra cosa) non si può dire vale l'una, vale l'altra, vale tutto o non vale niente. E allora vogliamo passare dall'idea e dalla proposta degli strumenti che prevaricano i contenuti alla questione dei contenuti e dire che i contenuti del nuovo Statuto di questa regione devono essere innanzitutto lo Statuto dei diritti dei cittadini? Vogliamo dire che i diritti dei cittadini in questa regione, l'autonomia e la democrazia saranno garantiti non sotto forma di parole scritte in un foglio di carta, ma per davvero e che il diritto al lavoro non è un optional, ma è l'ordine della società, è l'equilibrio e la coesione della società? Vogliamo dire che il diritto per tutti a un lavoro produttivo non è una questione né di assistenza, né di carità, né di benevolenza, ma è una ragione di equilibrio sostanziale dell'economia, ma anche dell'ordine sociale? Lavoro, quindi, e lavoro produttivo per tutti, garantito dalla Costituzione interna, e chi rappresenta quella Costituzione o è capace di soddisfare quel diritto oppure dice: "Non me la sento, non mi azzardo, non mi presento".

Quindi una norma che ha una sanzione, e la sanzione della norma costituzionale è che chi non è capace si ritira. Ma chi si cimenta con l'onere del governo deve produrre un progetto di sviluppo in questa regione e un'economia, un'idea di economia, una pratica di economia che possa soddisfare alla pari, come opportunità naturalmente, non come risultato, il diritto innanzitutto al lavoro produttivo di tutti i cittadini. E' un sogno questo? No, non è un sogno, non è un'utopia, è un obiettivo politico e sociale, è la garanzia dei diritti elementari, sostanziali e fondamentali. Chi può dire che non deve essere garantito interamente a tutti, per esempio, il diritto alla salute e all'istruzione in ogni ordine a grado, o il diritto alla mobilità delle persone e alla partecipazione sociale? Sì, a tutti. Sono diritti fondamentali, ecco che cosa dobbiamo ricercare; dobbiamo individuare gli obiettivi, gli strumenti, usare bene le risorse e quando queste non sono sufficienti dobbiamo produrne di nuove o rivendicarne altre affinché nel tempo via via si realizzi questo obiettivo di una nuova socialità, che vuol dire anche nuova autonomia e nuova e più forte democrazia.

Ecco la differenza tra la nostra e le altre proposte, che non è una differenza minore. Ecco perché vi diciamo, mentre chi è convinto della Costituente aspetta e pone anche un termine, come mi pare che giustamente si stia dicendo, per togliere gli alibi a qualcuno, chi vuole porre mano al nuovo Statuto cominci in questo Consiglio e nella società sarda a redigere il nuovo Statuto, perché al di fuori di questo non c'è polemica, non c'è storia, non c'è politica, non c'è credibilità. Non è che uno è più bravo dell'altro, non c'è nessuno!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà. Avviso i colleghi che le iscrizioni a parlare devono pervenire entro il tempo dell'intervento dell'onorevole Floris, diversamente non sarà concesso ad alcuno di intervenire.

FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, al di là delle presenze in aula, su cui brevemente ritornerò per qualche valutazione di ordine politico, io ritengo che l'ampio dibattito culturale e politico che si sta sviluppando, non tanto nell'aula del Consiglio regionale quanto in Sardegna, sulla riforma dello Statuto sia stato investito, negli ultimi tempi, da alcune iniziative destinate a lasciare il segno nella storia della nostra autonomia.

La proposta di un'Assemblea costituente sostenuta dalle forze di ispirazione cattolica, sardista, laica e socialista può certamente o avrebbe potuto certamente costituire il fatto politico più rilevante di questa legislatura, l'obiettivo più alto per concorrere tutti a riscrivere la Carta costituzionale della nostra autonomia o, se preferite, come diceva il collega Cogodi poco fa, il sogno di tutti i sardi. Però è un sogno che rischia di infrangersi sul muro del centralismo di Roma, che indugia ancora a prendere in considerazione la proposta avanzata dal Consiglio regionale sardo. Ed è in questo quadro politico-istituzionale che si inseriscono le proposte di legge del senatore Cossiga, sulla costituzione della Comunità autonoma di Sardegna, e del sottoscritto, sulla convocazione della Convenzione costituente del popolo sardo, tendenti a dare risalto alla questione statutaria sarda nel dibattito - attenzione al passaggio - regionale e nazionale sul federalismo. Quindi, onorevole Gian Valerio Sanna, qui non si tratta di un'altra proposta; si tratta della stessa proposta studiata certamente dal senatore Cossiga, ma anche da chi vi parla, in Sardegna, poi vedremo come è nata.

La proposta, per altro, ha per la Sardegna un suo respiro - scusate il termine - rivoluzionario, porta al superamento dell'autonomia e del regionalismo tradizionale, vuole affermare una regione-nazione in una dimensione statuale. Il presidente Cossiga, punto di riferimento in Europa delle nazioni mancate, che ha il coraggio di sfidare i capi di stato nella tutela dei popoli nazionalitari, ha avuto l'intuizione e la capacità di collegare la questione nazionale sarda con le altre realtà identitarie dell'Europa, inserendola in una più ampia legittimazione politica e istituzionale e arricchendola delle esperienze e dei contributi provenienti dalla Catalogna, dell'Irlanda, dal Galles, dalla Scozia, dalla Navarra e dai Paesi Baschi. La sua portata storica e culturale, a mio giudizio, va oltre il suo paradosso provocatorio.

La mia proposta di una Convenzione costituente del popolo sardo, complementare e speculare a quella del senatore Cossiga, intende coinvolgere il Consiglio regionale e le componenti più significative della società sarda nel costruire dal basso le nuove frontiere della nostra autonomia. Le due proposte, quella di Cossiga e la mia, in Senato e in Consiglio, non sono da ritenersi in alcun modo confliggenti con l'Assemblea costituente. Alla linea dell'Assemblea costituente, qualora venisse accolta dal Parlamento, va sacrificata ogni altra iniziativa; è una linea che non può appartenere solo all'UDR, così come l'Assemblea costituente non può essere solo prerogativa dei costituenti e patrimonio della maggioranza o di una maggioranza costituente. La posta in palio per la Sardegna è troppo importante perciò dobbiamo riscrivere lo Statuto con la più corale partecipazione politica.

Io ritengo che le elezioni si vincano sullo Statuto, non sulle opere pubbliche; ritengo anche che ogni consigliere regionale, da qualunque parte dovesse arrivare, avrebbe dovuto essere qui, oggi, per parlare del problema dei problemi per la Sardegna, non di altre cose. Questa proposta, che io credo sia coerente su questa linea, non intende bypassare l'Assemblea costituente, che rimane la via maestra dello Statuto e in quanto tale deve superare i confini della maggioranza e diventare un valore politico e istituzionale della Sardegna. Ha ragione qualcuno quando dice che il confronto avverrà sui contenuti della nuova Carta, soprattutto sulla sua impostazione, per quanto ci riguarda, nazionalitaria o no, ma su questo ci torneremo perché mi pare che ci sia una discreta confusione tra il concetto di nazione, il concetto di stato e quello di popolo.

Tutti abbiamo detto che lo Statuto attuale è ormai datato; ci sono stati pochi cambiamenti dal 1948, una decina e non tutti innovativi, ma di mera rispondenza a dettati e normative statuali. La specialità costituzionale dello Statuto, invece che esaltare la sua diversità, l'ha incardinata in una sua fissità storica, rendendo più difficile e complicato il suo cambiamento. Le Regioni a Statuto ordinario hanno imboccato o comunque trovato una via, un itinerario scorrevole e avanzato nel loro ordinamento, lasciando al palo le Regioni a Statuto speciale.

Quanto alle proposte di legge Anedda e Cabras, che bisogna riconoscere sono stati i battistrada, in questo campo, in Parlamento, è chiaro che noi esprimiamo il più vivo apprezzamento per questa iniziativa politica che apre il confronto sul nuovo Statuto a livello nazionale, ma a nostro avviso peccano di alcuni vizi d'origine: sminuiscono la portata e il significato istituzionale dell'Assemblea costituente, calano dall'alto e dall'esterno in Consiglio regionale, utilizzando le norme e le modalità di uno Statuto che le proposte stesse vogliono modificare.

L'articolo 54 dello Statuto è superato dal nuovo contesto storico-istituzionale in tutta Italia; richiamarsi a questo articolo vuol dire essere rimasti fermi nella storia per dieci anni. Spetta alla Regione e al popolo sardo riscrivere lo Statuto, su questo credo che non ci possa che essere la piena convergenza di tutti e quindi il Consiglio deve entrare nel merito. Ma il Consiglio deve entrare nel merito delle proposte Cabras-Anedda o vi è un problema di metodo? In questo caso io credo che il metodo e il merito della questione siano uguali: non possiamo delegare al Parlamento la riscrittura del nostro Statuto; il ruolo e la dignità del Consiglio regionale, l'espressione più alta del popolo sardo, non possono essere sminuiti da questi spero ultimi scampoli di centralismo statuale. Si dice anche: "Siccome esiste, lo dobbiamo applicare!" Ma chi l'ha detto? Occorre trovare, in tempi brevi, un terreno comune di impegno per l'obiettivo costituente. I tempi lunghi non giocano a favore della sovranità dei sardi nell'elaborazione del nuovo Statuto; è il momento di porre fine al nostro masochismo politico, alle piccole invidie che allignano in ogni Gruppo e che paralizzano le battaglie più importanti dell'autonomia.

Servono, io credo, una coraggiosa svolta, uno strappo e una disarticolazione istituzionale nei confronti di uno Stato che continua ad essere tutore e accentratore. La Sardegna ha l'occasione storica per riacquistare la sua dimensione nazionale che, voglio ricordare, abbandonò nel 1847, con la fusione nello Stato sabaudo risorgimentale, rinunciando alla propria autorità e alla propria autonomia, identità semistatuale che portò Siotto Pintor a dire: "E' una pazzia collettiva dei sardi", e Cesare Balbo, nell'ammonire politici e intellettuali sardi recatisi a Torino per chiedere la perfetta fusione con gli Stati di terra ferma: "Voi rinunciate a qualcosa per la quale gli Irlandesi lottano, sacrificando anche la vita, da oltre quattrocento anni". E siamo ancora qui, a consegnare la Sardegna, come quei politici e intellettuali sardi redarguiti da Balbo, a un federalismo nazionale che di fatto perpetua sull'Isola il dominio dello Stato e delle Regioni di terra ferma, quando ormai altre isole del Mediterraneo, piccoline piccoline, e altre espressioni nazionalitarie d'Europa, venute molte tempo dopo l'autonomia speciale sarda, hanno fatto passi da gigante e superato la nostra terra nel riconoscimento della loro identità nazionale. Rischiamo di venire inglobati in un sistema federalista generalizzato per tutte le Regioni, concesso benevolmente dallo Stato per conservare se stesso, ovvero un federalismo gattopardesco.

Abbiamo già avuto il nostro federalismo incompiuto nella specialità cinquantennale del nostro Statuto, una specialità tagliata, una specialità incompiuta. Sono lontani i tempi in cui mi capitò di assistere, in Consiglio dei Ministri, a una discussione tra Carli, allora Ministro del tesoro, e Donat Cattin. In quell'occasione Donat Cattin, nel disegnare il gradiente di autonomia per le regioni italiane, profeticamente affermava: "Qualunque sia il grado di autonomia che noi vogliamo concedere alle altre regioni italiane, bisogna tener conto della storia, dei moti contestativi e del malessere sociale di quest'Isola fiera, per garantire il dislivello tra la Sardegna e le altre regioni, tra la Sardegna e le altre specialità".

Oggi si avanza in Italia, come diceva anche Cossiga, questo federalismo asimmetrico, alla rovescia, di stampo nordista, destinato a porre altre derive economiche e istituzionali nei confronti delle isole e del Meridione. Ecco perché di fronte a tutte queste discussioni io ho voluto ricordare quello che diceva James Madison, uno dei padri della Costituzione federale americana: "Federate i loro portafogli e il loro cuore e la loro mente seguiranno". Il federalismo è un principio etico che deve tener conto della nuova dimensione dell'uomo e dei popoli nella società del terzo millennio. Non è un fatto di geometria istituzionale e di modifica di questa architettura statuale; è trasformazione della società, è cultura della solidarietà, è evoluzione dei ritmi dello sviluppo, è cambiamento dell'economia, è affermazione dei valori della dignità della persona e della sua crescita morale, civile e culturale.

I sardi non possono continuare ad attendere e a guardare passivi l'evoluzione federalista dello Stato. La prospettiva forse maggiormente importante da perseguire per i sardi è quella di una forte aggregazione, cioè di un'integrazione culturale interna. Ciò che pare opportuno è che ciascun sardo senta compiutamente (ma se non lo sentiamo noi, forze politiche, se non lo sentiamo noi, il Consiglio regionale!) di appartenere a una specifica comunità, il che significa - con buona pace di chi preferisce nascondersi dietro un dito - procedere rapidamente alla modifica del nostro Statuto.

Noi confermiamo la nostra appartenenza a una comunità individuale, con i doveri e le responsabilità che ciò comporta e col grande beneficio di disporre di precise radici storiche, culturali ed etiche. Vogliamo nel contempo avanzare nella comunicazione continua e sistematica con l'esterno della comunità dell'Isola - ecco perché questo richiamo all'indipendentismo io non l'ho capito bene, poi, magari sarà chiarito -, sia per rinsaldare i rapporti di appartenenza alla più ampia comunità italiana, sia per incominciare ad avere dei colloqui con la vasta comunità europea ed euromediterranea e più in generale con la stessa comunità internazionale. In questo ambito il sentirsi sardi diventa il presupposto di un cemento che può costituire e far prosperare la nostra comunità o, in altri termini, può consentire ai sardi di partecipare all'avventura della globalizzazione quale piccola comunità, senza esserne travolta, soprattutto rimanendo sé stessi, cioè trovandosi nella condizione per arricchire gli altri e per essere arricchiti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Anche questa di oggi è un'occasione da non sciupare, io sono d'accordo con chi lo ha detto, parte dei colleghi, bisogna riconoscerlo, non assegnano alla discussione di oggi, quindi al parere che dobbiamo esprimere, grande importanza. Lo dobbiamo riconoscere non per formulare accuse, ma per richiamare l'esigenza che questa materia, nella nostra agenda dei lavori e nei nostri impegni personali, abbia sempre una priorità e non solo quando si tratta di partecipare alla fase decisionale, che è quella del voto. E' bene sapere perché votiamo a favore o contro le proposte che vengono avanzate.

Io sono convinto che i colleghi che hanno deciso di impegnare il loro tempo in altre attività istituzionali e politiche abbiano sottovalutato, sul piano politico, la discussione odierna dalla quale, a mio giudizio, attraverso il confronto possono emergere delle soluzioni capaci di far uscire il Consiglio regionale dalla difficoltà nella quale si trova, anche nel rapporto con il Parlamento.

Credo sia corretto porre nella discussione alcuni punti fermi. Intanto non è vero che chi sostiene - come farò anch'io - le proposte Cabras e Anedda lo fa perché si accoda a un'iniziativa esterna al Consiglio regionale. Non è così, lo dico in particolare al collega Floris, perché il "grosso" di quelle proposte è già in Consiglio regionale, contenuto di una proposta avanzata dal collega Salvatore Sanna, insieme ad altri, prima di Anedda e di Cabras e prima di Cossiga. La proposta Sanna e più è stata presentata da molto tempo, ma il Consiglio non l'ha considerata come contributo alla costruzione di un'idea unitaria di nuovo Statuto perché ha ritenuto che questa Assemblea, i consiglieri regionali, quelli che sono qui oggi, non abbiano la competenza - non voglio usare altri termini - per scrivere uno Statuto giusto per la Sardegna. Mi limito a questa considerazione, perché ho molto rispetto di tutti i consiglieri regionali.

Io credo però che occorra fare un ulteriore approfondimento. C'è stata una fase storica in Italia, in Europa e nel resto del mondo - ma voglio riferirmi all'Italia e quindi alla nostra cultura politica - nella quale gli statuti dei partiti hanno conciso con l'organizzazione degli stati. Gli statuti dei partiti erano, nel piccolo, il modello di stato che si proponeva ed erano un elemento di scontro nell'organizzazione degli stati medesimi, scontro soprattutto tra la cultura comunista e quella cattolica. Da lì dobbiamo partire per riconoscere che non è vero che il tema della riscrittura dello Statuto non abbia prodotto convergenze e lacerazioni nel tempo. Io ho avuto la possibilità, da ragazzo, di discutere per ore e ore con chi ha cercato, nella prima parte del secolo scorso, di scrivere uno statuto di partito che prevedeva che la Sardegna diventasse uno stato, e questo ha generato un confronto duro all'interno del Partito comunista di allora, con conseguente minaccia di espulsione (che per alcuni sì è concretizzata) dal partito stesso. Però l'avvocato Antonio Cassitta, l'avvocato Antioco Mura e Fulvio Sanna, promotori di uno statuto di partito che assegnava alla Regione sarda una forma statuale, furono sconfitti ed emarginati politicamente.

Ora gli statuti dei partiti sono cosa diversa, perché sono cosa diversa i partiti nella concezione democratica della nostra organizzazione dello stato; sono uno strumento e non un fine, come allora si riteneva, ed è per questo che per tanti anni ci si è fermati agli statuti che il Parlamento nazionale e la Costituzione ci hanno dato e che ora occorre riscrivere totalmente.

Collega Floris, io dico riscrivere totalmente, ma c'è una parte che è difficile da scrivere, che nessuno riuscirà mai a scrivere, ed è l'animo dei sardi, che non si può fermare con l'inchiostro perché vola alto, sopra le forze politiche, sopra la concezione che noi abbiamo del rapporto con lo Stato. E' qualcosa di più di ciò che abbiamo trattato e discusso tra noi, e questo qualcosa di più è presente in tutti i sardi, perché il sardismo è nella nostra cultura, è nel nostro sangue. Io sono convinto, ultraconvinto che non si tratti, qui, di politicizzazione, però facciamo un piccolo esame di coscienza: è avvenuto così negli ultimi due anni, da quando abbiamo iniziato a trattare questo argomento? Forse hanno scritto una bugia, però quindici o venti giorni fa ho letto sui giornali che sulla Costituente il collega Fantola dice: "O facciamo così o apriamo la crisi". Ecco che allora questo tema assume un valore diverso, e poiché non ho letto nessuna smentita, quello è stato l'elemento - collega Floris - che ha tenuto insieme la maggioranza, ma è chiaro che ora diventa un elemento di divisione e di separazione, anziché di convergenza.

Io penso che si debba chiedere al Parlamento di pronunciarsi sulla richiesta di questo Consiglio regionale, ma non sono un ingenuo, lo dobbiamo chiedere tutti perché la maggioranza che governa il paese non dirà "sì" al contenuto della proposta consiliare. In ogni caso io non chiedo questo, chiedo che si pronunci, perché altrimenti, entrando nel merito del tema, dovrei chiedere ai miei compagni, ai parlamentari, con i quali condivido l'impostazione, di operare per il "no". Invece, siccome vogliamo salvare il principio, chiediamo solamente che si pronuncino. Questo è il punto, perché, ripeto, se approfondissimo un tantino l'argomento introdurremmo un elemento di divisione e di separazione che produrrebbe la paralisi a quel livello. Ecco perché c'è bisogno di fare delle riflessioni, a mio giudizio, unitarie.

La proposta contenuta nella relazione dell'amico Fantola introduce un elemento di divisione, perciò va ripensata e scritta diversamente, perché non coglie l'obiettivo richiamato nei due capoversi finali della relazione. C'è bisogno di un'ulteriore riflessione su questo argomento, diversamente vi sarà un allontanamento tra le considerazioni che ha fatto Gian Valerio Sanna e quelle esposte da Fantola, mentre noi intendiamo recuperare una posizione unitaria. E come la possiamo recuperare? Sono convinto che la recuperiamo se, tolte le sigle in questa discussione, diamo priorità all'impostazione illustrata dal collega Floris. Se siamo d'accordo su quella procedura, questo Consiglio potrà rilanciarsi sul piano istituzionale e su quello politico e avere un nuovo Statuto dal contenuto elevato, che sarà quello pensato dall'Assemblea costituente, se il Parlamento si dovesse pronunciare sulla nostra proposta, o quello che noi stessi elaboreremo in quest'Aula. Perché non si può passare attraverso questa ipotesi di lavoro? Sbilancia la maggioranza che governa o turba i pensieri dell'assessore Ladu? Gli impedisce di sognare, come dice Cogodi?

Dobbiamo entrare nel merito dell'argomento, ecco perché io considero questa un'occasione positiva. Caro Massimo, negli ultimi due capoversi della tua relazione accenni alla trattazione del merito, ma troppo timidamente. La discussione deve essere invece esplicita, perché non si tratta di un sotterfugio per tenere in piedi la maggioranza, che potrà cadere o stare in piedi, ma non c'entra nulla questo. Invece voi l'avete piegato, una parte di voi, perché dal punto di vista politico non è né corretto né serio collocare tutti sulla stessa linea d'onda. Allora, noi pensiamo che da qui a martedì si possa produrre una sintesi tra le diverse posizioni, per consentire al Consiglio regionale di mostrarsi unito nel rapporto col Parlamento, ma dando un'indicazione di merito che ci permetta, nei prossimi mesi, di trattare l'argomento secondo l'ipotesi avanzata dal collega Fantola nella parte finale della sua relazione.

Dobbiamo dirlo, la relazione di Gian Valerio Sanna fa una proposta in termini chiari e precisi, non c'è nessun tentativo di nascondersi, c'è una differenza di intensità tra le proposte contenute nelle due relazioni, perché il collega Fantola deve tener conto degli equilibri interni alla maggioranza. Onorevole Floris, certe difficoltà non sono certamente attribuibili a noi, nonostante i buoni rapporti con Pili, penso però che il cammino indicato possa senz'altro produrre un momento di incontro nel merito delle cose che dobbiamo fare per scrivere uno Statuto sardo - questo lo voglio sottolineare - che faccia diventare i sardi popolo e la Sardegna stato. E' questo lo Statuto che dobbiamo scrivere. Il senatore Cossiga lo ha espresso in termini chiari nei giorni passati, cercando anche il dialogo con l'onorevole Fantola, il quale non parla fuori delle sedi istituzionali, perché diversamente dovrebbe spiegare tante cose sui limiti dell'iniziativa, che non si vogliono riconoscere. Ma i tempi in democrazia non sono qualcosa di estraneo; i tempi in democrazia sono sostanza e quindi una cosa è trattare oggi questa materia, con l'attuale orientamento in ambito europeo sulle competenze da assegnare agli Stati e alle Regioni, altra cosa è trattarla dopo che a livello nazionale ed europeo si saranno prese delle decisioni difficili da modificare.

Allora noi dobbiamo fare la discussione di merito ora (senza aspettare che il Parlamento nazionale si pronunci sulla proposta del Consiglio regionale), assegnando al Consiglio regionale una funzione sulla trattazione di una materia che gli compete per Statuto e ai consiglieri regionali una competenza che deriva loro dalla funzione che sono chiamati a svolgere. Sono convinto che il Consiglio regionale rappresenti una sintesi della società sarda, con professionalità diverse, questo lo so, ma è chiaro che non tutti possiamo guidare l'aereo, e se abbiamo la patente solo per guidare l'automobile non possiamo pretendere di guidare l'aereo. Mi pare allora che con l'indicazione che è stata data delle competenze da assegnare al Consiglio regionale possiamo cominciare a lavorare, perché se la risposta del Parlamento dovesse favorevole all'Assemblea costituente, questo Consiglio avrà prodotto qualcosa di estremamente positivo, cioè avrà dato un'indicazione sul merito e anche sul rapporto tra le forze politiche ed economiche che sarà utile per il confronto successivo, ripeto, qualora si dovesse procedere all'elezione dell'Assemblea costituente. E se invece questo non dovesse essere possibile, sarà comunque questo il contributo che il Consiglio regionale avrà dato alla scrittura del nuovo Statuto, così come lo stiamo intendendo.

Siamo a questo punto nel confronto tra di noi? Io penso di no, ma è possibile, da qui alla prossima settimana, raggiungere un'intesa che ci consenta di trattare dello Statuto che vorremmo, e allora, se dovesse passare un'idea come questa o simile a questa, o quella proposta dal collega Floris, è chiaro che la nostra Regione, nel suo insieme, potrà operare alla costruzione di un grande ragionamento che ci faccia diventare davvero popolo e produrre lo Statuto nuovo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, un sottile e inquietante filo rosso lega l'opposizione alla Costituente e l'autocensura, cui gran parte dei ceti politici sardi fecero ricorso nel processo di formazione dello Statuto che abbiamo e che vogliamo riscrivere, rileggendo quanto si disse e si scrisse ai tempi della Consulta, non può sfuggire alla visione minimalista dell'autonomia sarda, tanto più stramba, perché non sollecitata, che ne ha pervaso i lavori. Un esercizio di autofustigazione che ha portato la Sardegna ad essere molto meno speciale di quanto lo siano la Valle d'Aosta, il Sud Tirolo, la Sicilia, senza, ripeto, che nessuno ci avesse chiesto - per così dire - di moderare proposte e richieste.

Voglio fare riferimento al ragionamento di un grande sardo, Giovanni Lilliu, che sottoscrive le posizioni di chi si schiera per l'Assemblea costituente, e spiega molto bene i motivi del disagio della Consulta che diede vita all'attuale Statuto. Dice Lilliu: "Quando, a partire dal '45, si insediò la Consulta per apprestare la forma e i contenuti dello Statuto speciale del Governo autonomo sardo, si consigliò ai consultori di adottare il modello di Statuto siciliano. Era, questo, uno Statuto con ampi poteri e competenze, che mirava a una crescita fondata sulle risorse materiali, ma anche sui beni immateriali, in evidenza quelli dell'istruzione e della cultura. I consultori sardi, però, ritennero che istruzione e cultura, in un momento in cui prevalevano il bisogno e la domanda economica, fossero di interesse secondario e lasciarono fosse lo Stato a pensarvi in esclusiva. Avendo, la Regione, rinunziato alle competenze primarie nell'istruzione, scuola e cultura sarda hanno una pura presenza morganatica nella legge del 23 febbraio numero 3 del '48. Così è nato uno Statuto sardo zoppo, basato soltanto sul fattore economico, sulla politica cosiddetta di rinascita, dimentico che i valori ideali e culturali stanno alla radice del riscatto autonomistico e determinano il senso di appartenenza del popolo sardo. Valori, questi ultimi, che danno ragione e fondamento perenne alla specialità della regione sarda, una vera regione-nazione perché la Sardegna è una terra con frontiere nette, un paesaggio fisico e morale profondamente diverso da altri, un popolo con segni propri di etnia, storia, lingua, cultura, comportamenti, gesti, modi di pensare che si innervano nella vita quotidiana e operano in tutti i livelli della società. In questa cornice di valori i sardi sono nati e cresciuti col senso della realtà e verità proprie dell'apparato radicale di natura, in uno spazio temporale specifico e inalienabile".

Oggi sembrerebbe che i complessi di inferiorità e la paura di una reale autonomia siano lontani da tutti noi: lontani dalla maggioranza che vuole la Costituente, e questo è nell'ordine delle cose, ma anche lontani dai colleghi che invece la avversano, se c'è della sincerità nell'apprezzamento che essi hanno espresso dell'idea di un'autonomia nazionale sarda prospettata dal senatore Cossiga. Abbandono il sospetto che dietro questo apprezzamento ci sia la tentazione di innalzare la bandiera dell'autonomia nazionale per muovere guerra al solo strumento che la possa realizzare, e chiedo ai colleghi che si oppongono alla Costituente se davvero pensano, in coscienza, che la Repubblica possa riconoscere la natura plurinazionale, senza che su questa nostra nazionalità storica si apra un grande dibattito culturale e politico che rintracci nei sardi la volontà di essere popolo e nazione. Davvero e in coscienza pensano che un tale dibattito possa essere aperto da un invito formale che parta da quest'Aula? E ammesso che sia possibile, come portarlo a sintesi? Come, se non attraverso la conta dei portatori delle diverse idee di autonomia e l'elezione di un'assemblea che lavori alla ricapitolazione di una proposta?

Non c'è, in questo, alcuna sottovalutazione o delegittimazione del Consiglio; nessuno dei fautori della Costituente può essere così masochista da delegittimarsi e da offendere i cittadini che ci hanno eletto. C'è, invece, un doveroso e onesto riconoscimento che bisogna inaugurare la prima vera fase costituente della nostra autonomia, di un'autonomia che vogliamo definire noi sardi con le nostre forze e risorse culturali nel tempo della globalizzazione. Un fenomeno oggettivo la mondializzazione, che tra le altre cose comporta la dissacrazione della sovranità indivisibile, della forzata consonanza tra Stato e Nazione, della sovraordinazione dello Stato rispetto alla Regione, tant'è che il nuovo Titolo V della Costituzione schiera, uno accanto all'altro, Stato, Regione, Provincia e Comune, ma tutti all'interno della Repubblica. In questa cornice complessa il nostro Parlamento regionale e l'Assemblea costituente non solo possono, ma devono coesistere, devono svolgere ciascuno il proprio ruolo secondo il mandato affidato loro dai cittadini.

Questo Consiglio è assolutamente in grado di riformare lo Statuto, di proporre e contrattare col Parlamento della Repubblica qualche competenza e qualche dichiarazione di principio in più, come del resto riconoscono alcune proposte statuali tese ad accordare spazi di maggiore autonomia, ma non vogliamo riformare lo Statuto, vogliamo scrivere la Carta fondamentale della nazione sarda o, secondo la felice definizione di Cossiga, sa Carta de Logu noa de sa Sardigna. Quanto a noi vorremmo, all'interno della Repubblica italiana, stringere un patto, un contratto con lo Stato, per cui alla Sardegna spettino tutti i poteri che non siano da essa delegati per Statuto allo Stato; vorremmo che la Sardegna partecipasse da soggetto alla formazione delle decisioni europee che la riguardano; vorremmo che questo Consiglio regionale si trasformasse nel parlamento sardo inviolabile, come lo sono quelli catalano e basco. Chi, se non il popolo sardo, può pronunciarsi e contarsi su questa visione avanzata dell'autonomia e del vero federalismo, e ovviamente su altre visioni del nostro stare nella Repubblica italiana? Nessuno impedisce al Consiglio regionale, a tutti noi, di contribuire al dibattito che precederà l'elezione della Costituente e ne accompagnerà i lavori. Si possono produrre documenti che diano sia ai cittadini, sia ai costituenti, preziosi elementi per la formazione delle decisioni elettorali e di quelle finali, ma è chiaro che se vogliamo uscire dalla palude del pietismo, del rivendicazionismo e dell'autocensura, per imboccare la strada della rifondazione della nostra autonomia, c'è una sola strada, quella dell'Assemblea costituente.

Io concludo, onorevole colleghi, col richiamarmi ai contenuti del documento sottoscritto dalle parti che aderiscono al movimento per l'Assemblea costituente, che oggi alcuni colleghi, in particolare l'onorevole Fantola, hanno riportato in maniera puntuale. Una questione è stata toccata da tutti, da ultimo e in maniera molto chiara dall'onorevole Cugini: noi abbiamo bisogno di chiarezza anche dei rapporti tra le parti in ordine a questa materia e la necessità che lo Stato, attraverso la Bicamerale, ci dia una risposta in tempi brevi, direi immediati, è fondante della rilettura dei rapporti che tra le parti, in quest'Aula, per la chiarezza nei confronti del popolo sardo, devono essere definiti o ridefiniti.

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta pochi istanti fa, via fax, una comunicazione del presidente Pili, di cui do lettura: "Caro Presidente, come preannunciato personalmente, ti comunico che si tiene stamane a Bari l'incontro istituzionale tra i Presidenti delle Regioni dell'Obiettivo 1 e il Commissario Barnier, responsabile delle politiche regionali della Commissione Europea. Ti chiedo di porgere le mie scuse al Consiglio per la mia assenza. Cordialmente. Mauro Pili. "

E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in tutti i dibattiti che si sono svolti all'interno e all'esterno di quest'Aula abbiamo registrato una pluralità di posizioni e di proposte in relazione ai temi legati alla riforma dello Statuto regionale, ma su un punto, mi pare, si è sempre registrata una sostanziale condivisione di pareri: la necessità improrogabile di mettere mano a un serio ed effettivo progetto di riforma dell'istituzione regionale, passando anche attraverso la scrittura di un nuovo Statuto.

Per quanto mi riguarda ho maturato tale convinzione non muovendo da motivazioni ideologiche, ma partendo prima di tutto dalla constatazione, molto concreta, di un fatto preciso: l'attuale assetto della Regione non rappresenta più la cornice istituzionale a partire dalla quale si vengono a determinare effetti, derivanti da scelte politiche e azioni amministrative, adeguati alle finalità dell'istituzione e all'altezza dei gravissimi problemi della società sarda. Vanno, cioè, ridefinite alcune delle condizioni preliminari attraverso le quali si possono approntare i fondamentali strumenti di autogoverno della nostra Regione.

Voglio subito dire che tale considerazione non può essere utilizzata come una giustificazione per coprire qualunque deficienza. Intendo affermare, con chiarezza, che la crisi istituzionale e amministrativa in cui oggi versa la nostra Regione non deriva soltanto dall'obsolescenza dello Statuto e dall'assetto organizzativo della Regione stessa; essa è il frutto anche delle gravi responsabilità e degli evidenti limiti dell'azione posta in essere nella presente legislatura dalla maggioranza di centrodestra; limiti che sono di natura diversa e che spesso si intrecciano tra loro. Sono limiti strutturali derivanti dalla velleità dirigista di determinare dall'alto le trasformazioni necessarie a far uscire la Sardegna dal ritardo complessivo rispetto alle altre regioni italiane, e oggi anche europee, con le quali occorre confrontarsi. E' una concezione strutturalmente perdente, sconfitta in passato ovunque sia stata applicata, e che anche in Sardegna si sta manifestando attraverso il tentativo di penalizzare e smantellare la grande rete di progetti sorti attraverso i PIT, i PIA e le altre iniziative dal basso che hanno caratterizzato la programmazione negoziata. Sono limiti culturali determinati dall'incapacità di confrontarsi con le grandi antinomie che oggi sono in campo: globale-locale, tradizione-modernità, cultura di mercato-cultura della solidarietà. Troppo spesso, di fronte a questi temi, si scelgono facili anche se magari suggestive vie di fuga: un nuovo rivendicazionismo o il richiamo salvifico a modelli esterni (catalani, irlandesi, gallesi, eccetera). E' francamente troppo poco per una comunità, quella sarda, che sta cercando le ragioni e i valori che diano un nuovo senso e una nuova prospettiva al tema dell'identità e della cultura del suo popolo. Sono limiti tecnici, evidenziati dalla lentezza e dall'inefficienza di una macchina regionale che è sempre in ritardo rispetto alle trasformazioni e ai problemi sui quali dovrebbe incidere e sui quali la maggioranza non ha saputo far altro che annunciare periodicamente l'arrivo di miracolose squadre di emergenza esterne. La verità è che la maggioranza non ha idee sulla riforma dell'organizzazione regionale e non consente al Consiglio regionale di lavorare, come dimostrano le difficoltà delle Commissioni consiliari, così spesso disertate dai consiglieri di centrodestra. Infine sono limiti politici, quelli di una classe dirigente che appare sempre più distaccata da una società che va fortemente differenziandosi e articolandosi, che si confronta quotidianamente con la vita e la cultura di altre società locali, europee o extraeuropee, che si evolve a un ritmo incomparabilmente superiore rispetto a quello tenuto dal gruppo dirigente che dovrebbe governarla. La classe politica che compone questa maggioranza appare in qualche modo spiazzata rispetto al rapporto con gli attori sociali, basti pensare alla recente negativa esperienza del DPEF, nato senza alcun rispetto dei basilari principi del metodo della concertazione con le parti sociali, causando, tra l'altro, lo sciopero annunciato ieri per il 28 del mese prossimo.

Sono limiti e insufficienze, quelli elencati, che non dipendono dallo Statuto o dalle riforme non attuate, ma dalla inadeguatezza della maggioranza e della Giunta. Tuttavia credo si debba comunque riconoscere la necessità di ridisegnare l'istituzione regionale per adeguarla alle esigenze dell'oggi, e occorre partire proprio dalla pietra angolare dell'edificio, ossia da quello Statuto che ne ha sancito la nascita come Regione provvista di un attributo di specialità.

La nostra posizione sul nuovo Statuto sardo nel recente dibattito politico ha voluto caratterizzarsi in termini di grande semplicità e concretezza. L'urgenza delle riforme è drammatica, per cui occorre non soltanto farle, ma farle in fretta. Su questo, in una prima fase, si è determinata una divergenza di vedute tra noi e i promotori dell'Assemblea costituente. Non abbiamo aderito al progetto dell'Assemblea costituente non perché non condividessimo le sollecitazioni che provenivano da associazioni culturali, da organizzazioni sindacali e da rappresentanti delle categorie, che chiedevano l'istituzione di un'Assemblea costituente; al contrario, avvertivamo in pieno la necessità di uno strumento attraverso il quale contrastare l'inerzia che grava sul tema delle riforme in Sardegna e che si caratterizzasse come un luogo di confronto in cui rappresentanti di partito, soggetti politici non partitici, singole personalità, rappresentanti delle istituzioni potessero democraticamente decidere un percorso comune partecipato per un nuovo progetto autonomistico. Il nostro timore, basato su numerosi autorevoli pareri riguardanti gli aspetti giuridici e costituzionali della proposta, era che i tempi per la realizzazione della riforma dello Statuto attraverso l'Assemblea costituente fossero troppo lunghi e che addirittura tale progetto potesse trovare sul suo cammino ostacoli insormontabili proprio sotto il profilo giuridico e costituzionale. In sostanza temevamo che tale percorso potesse non giungere fino alla meta, oppure potesse risultare troppo lungo per le necessità e le urgenze che ben conosciamo. Per questo abbiamo cercato di richiamare con forza il Consiglio regionale alla sua alta funzione di organo legislativo, sperando che l'Assemblea elettiva sarda si assumesse la responsabilità di elaborare e approvare un nuovo testo adeguato alle necessità della nostra regione. Il Consiglio regionale ha però deciso un percorso differente, scegliendo la strada dell'Assemblea costituente. Io credo che la dignità e le prerogative del Consiglio regionale vadano difese sempre, anche quando al suo interno maturano decisioni non da tutti condivise. Conseguentemente ritengo opportuno che da questo Consiglio regionale venga un forte sollecito affinché la competente Commissione parlamentare bicamerale si pronunci sulla proposta di legge che prevede l'istituzione dell'Assemblea costituente. Non credo però che il Consiglio regionale della Sardegna possa attendere sine die tale pronunciamento. Il prolungarsi indefinito della presente situazione di sospensione del parere dell'organo parlamentare nazionale denoterebbe, infatti, un'inaccettabile intenzione dilatoria da parte del Parlamento, ma soprattutto sarebbe incompatibile con le urgenti necessità della comunità regionale sarda. Per tale motivo ritengo sensato stabilire un termine temporale entro il quale mantenere l'attesa del pronunciamento della Commissione bicamerale. Se tale termine giungesse a scadenza senza alcun risultato, credo che il Consiglio regionale dovrebbe assumersi le proprie responsabilità di fronte alla comunità sarda e avviare un altro percorso finalizzato alla riforma dello Statuto regionale, un percorso concreto suscettibile di essere portato a compimento in tempi certi.

Mi permetto, a questo proposito, di richiamare un'iniziativa da noi assunta qualche mese fa, che muoveva dalla valutazione delle conseguenze venutesi a determinare dopo il referendum del 7 ottobre scorso, con il quale è stata approvata la legge costituzionale di riforma del Titolo V della Parte Seconda della Costituzione. Sappiamo tutti che a partire da quella riforma in tutte le Regioni d'Italia si sono attivati processi volti a sfruttare le opportunità offerte dalle nuove regole. Compaiono, dunque, i primi elementi di quel principio di libera competizione tra le Regioni che rappresenta il contributo della cultura liberale al federalismo e non può certo mancare in una società di mercato. Sta a noi impegnarci per far sì che la Sardegna non rimanga indietro e si attrezzi per recepire rapidamente e con efficacia la riforma costituzionale, ma per far questo è necessario che le diverse forze politiche presenti in Consiglio regionale producano uno sforzo che vada ben oltre l'ordinarietà del lavoro consiliare. Per questo abbiamo proposto che venga istituita ad hoc una Commissione consiliare che predisponga rapidamente la normativa di recepimento della riforma costituzionale e possa successivamente affrontare gli altri temi relativi alla riforma della Regione.

Credo che questo Consiglio regionale dovrebbe varare subito tale Commissione per le riforme, alla quale affidare il compito di approntare la necessaria strumentazione normativa e amministrativa in tutti gli ambiti nei quali la competenza statale viene sostituita dalla competenza regionale, e comunque su tutti gli aspetti che vengono modificati o condizionati dalla riforma costituzionale. E se la Commissione bicamerale per le questioni regionali non dovesse formulare il suo pronunciamento entro il prossimo mese di settembre, credo che i compiti della Commissione speciale dovrebbero essere ampliati; essa dovrebbe infatti definire una nuova legge elettorale regionale da sottoporre al Consiglio e farsi carico dell'elaborazione di una proposta di riscrittura dello Statuto non solo per quanto riguarda la parte decostituzionalizzata, ma anche per la parte pattizia che definisce i rapporti tra la Regione e lo Stato.

Questa ipotesi, sia ben chiaro, non intende riportare esclusivamente tra le mura del "palazzo" la discussione sullo Statuto sardo; al contrario sono convinto che qualunque sia lo strumento scelto per riscrivere lo Statuto occorra comunque tenere fermo l'impegno per la costruzione di quello che è stato definito il processo costituente e che richiede d'individuazione, anche tecnico-organizzativa, degli strumenti concreti attraverso i quali caratterizzare in senso partecipativo e democratico tale processo. Si tratta di un punto fondamentale perché solo attraverso efficaci processi di coinvolgimento e di partecipazione dei soggetti interessati alla riscrittura dello Statuto sardo verranno assunte scelte coerenti con le effettive finalità ed esigenze della nostra società.

Per tutte queste considerazioni e con queste finalità credo che qualunque sia il percorso che ci porterà al nuovo Statuto non potrà che iscriversi in un processo costituente, inteso come una grande iniziativa per la costruzione e la valorizzazione di una consapevolezza e di un impegno collettivo per la definizione delle nuove regole della nostra società e delle nostre istituzioni.

Per quanto riguarda il parere che questo Consiglio si appresta a formulare in relazione alle proposte di legge costituzionale concernenti lo Statuto sardo e presentate da diversi parlamentari sardi, credo che non si possa che definirlo all'interno della cornice rappresentata dalle considerazioni finora espresse. Ritengo che qualunque proposta non possa che portare un contributo e un arricchimento al dibattito in corso e dunque anche le due oggetto di discussione rappresenteranno sicuramente un apporto per l'elaborazione dei contenuti del nuovo Statuto. Nel merito mi sembra che dalla lettura delle due proposte, per altro molto simili nei contenuti, emergano alcuni punti di grande importanza e che certamente dovranno essere oggetto di specifiche elaborazioni in sede di scrittura della nuova Carta statutaria. Penso, per esempio, al diritto dei cittadini sardi a una corretta informazione, con l'impegno della Regione a garantirla anche vietando la situazione di monopolio in questo settore cruciale per tutte le democrazie contemporanee, oppure alla partecipazione della Regione all'attività dell'Unione Europea, che rappresenta un importante passo in avanti nell'assunzione, da parte delle nostre comunità e delle nostre istituzioni, di una nuova consapevolezza e di un nuovo ruolo all'interno del contesto internazionale. Inoltre credo vada mantenuta e potenziata l'attenzione, ormai diffusa e comune, in ordine alla realizzazione delle forme di rappresentanza dei cittadini sardi non residenti nella nostra Isola e per la ricerca di forme di coinvolgimento e partecipazione alla vita della Regione.

Accanto a questi spunti indubbiamente positivi, la lettura delle proposte di legge mi induce, però, a formulare almeno altre due considerazioni. Credo innanzitutto che occorra definire con molta chiarezza la portata e il ruolo di tali proposte; esse non devono in alcun modo distogliere l'attenzione e l'impegno dei diversi soggetti istituzionali coinvolti in un processo già avviato e che vede come prossima e urgente tappa il pronunciamento della Bicamerale, che ho più volte richiamato. Su questo punto occorre la massima unità del Consiglio regionale, pena una diminuzione di forza e credibilità delle stesse istituzioni autonomistiche da tutti noi rappresentate. Infine non posso fare a meno di considerare come nelle due proposte si affrontino molte parti dello Statuto che sono state decostituzionalizzate e che oggi sono a tutti gli effetti di competenza del Consiglio regionale.

Sotto questo profilo e in linea generale tutti noi, colleghi, dovremo tenere nella massima considerazione quelle che sono le prerogative e le responsabilità di questo Consiglio regionale che, in quanto assemblea legislativa eletta dal popolo sardo, ha la piena titolarità della sua rappresentanza; una rappresentanza che, in particolare per quanto attiene alla scrittura della Carta fondamentale della nostra comunità, non possiamo e non dobbiamo lasciare che venga esercitata da altri per quanto autorevolissimi rappresentanti in altre istituzioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, vista l'ora e il numero degli iscritti a parlare propongo all'Aula la necessità di una brevissima sospensione per convocare la Conferenza dei Capigruppo al fine di calendarizzare il prosieguo dei lavori e forse stabilire il termine degli stessi, il che interessa tutte le forze politiche.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi scuso per non averla informata prima, ma da un sondaggio tra i Capigruppo è emersa una soluzione: i lavori del Consiglio terminano adesso e riprenderanno martedì alle ore 10. Di pomeriggio continueranno o inizieranno i lavori delle Commissioni, che sono già state convocate.

Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). A me fa solo piacere, però va chiarito che comunque i lavori dovranno essere completati nella mattinata di martedì, a prescindere dall'ora, se no non avrebbe senso programmare le riunioni delle Commissioni e quant'altro.

Occorre arrivare a una conclusione durante l'arco della mattinata di martedì, ripeto, per consentire il mantenimento del calendario delle Commissioni, che è già stato predisposto.

PRESIDENTE. Certo, onorevole Sanna, mi pare di aver capito che c'è questo impegno e sarà mantenuto, ma non possiamo essere noi responsabili, lo sarà l'Aula. Se non vi sono opposizioni i termini sono questi che ho esposto. Il Consiglio è pertanto convocato per martedì 4 giugno alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 12 e 48.



Allegati seduta

isposta scritta ad interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione CASSANO sulla medicina sportiva". (441)

In risposta all'interrogazione in oggetto, si segnala che il problema ha trovato soluzione con quanto disposto dal comma 3 dell'art. 27 della legge finanziaria regionale per il corrente anno 2002.

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione PIANA sui costi di vigilanza e sui ritardi nell'assegnazione delle aziende agricole di 'Mamuntanas e Surigheddu'". (452)

Con riferimento all'interrogazione dell'On.le Tore Piana, di cui si allega copia, sugli argomenti in oggetto, si annota e si riferisce quanto segue:

1. L'iter procedimentale relativo all'istruttoria della gara d'appalto per l'assegnazione delle citate aziende si è protratto oltre le attese in relazione al fatto che, in sede di elaborazione dell'invito a cura degli uffici dell'Assessorato regionale degli EE.LL., sono insorte alcune difficoltà interpretative della deliberazione 31/8 del 18.07.2000;

2. Si è reso, pertanto necessario un ulteriore atto deliberativo con il quale la G.R. ha disposto l'esperimento di due distinte gare per l'aggiudicazione disgiunta delle aziende di "Surigheddu" e di "Mamuntanas";

3. Un ulteriore ritardo è derivato dall'esigenza, posta dagli uffici dell'Assessorato regionale degli EE.LL., di provvedere alla stima delle due aziende prima citate secondo procedimenti estimativi omogenei. Al riguardo, in data 9 Marzo 2001 è stato conferito formale incarico al Dott. Mario Virdis - Direttore del Servizio Dipartimentale dell'Agricoltura di Oristano che aveva elaborato la perizia estimativa dell'azienda di Surigheddu, di eseguire anche quella dell'azienda di Mamuntanas; con nota del 9 Maggio, l'interessato ha provveduto all'invio delle rilultanze della perizia sia all'Assessorato dell'Agricoltura che a quello degli EE.LL., Finanze ed Urbanistica;

4. Allo stato attuale, risulta attivata la procedura di gara relativa alla sola azienda di Surigheddu per la quale sono state presentate complessivamente n. 4 offerte. Queste sono al vaglio della Commissione appositamente costituita;

5. La formazione della Commissione ha, anch'essa, avuto qualche difficoltà connessa all'esigenza di sostituirne il Presidente a seguito dell'indisponibilità, a causa di malattia, di quello già nominato;

6. Con riferimento ai tempi necessari alla conclusione dei lavori della Commissione, è da ritenere che essi non siano brevi in relazione alla complessità delle situazioni da esaminare ed alla ponderatezza delle valutazioni da svolgere per il conseguimento di un risultato oggettivamente equo e, per quanto possibile, incontrovertibile.

7. Al riguardo degli oneri sostenuti dalla Regione per il servizio di sorveglianza delle due aziende in argomento, il comma 4 dell'art. 13 della L.R. 22 Aprile 2002, n. 7 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)" autorizza la concessione all'ERSAT di uno stanziamento di Euro 1.400.000, di cui: Euro 1.091.000 quale rimborso delle spese già sostenute dal medesimo Ente per l'attività di vigilanza e di custodia delle predette aziende, ed Euro 309.000 per le spese conseguenti alla prosecuzione, nel 2002, del suddetto servizio; le relative somme faranno riferimento all'UPB S06.023 che è in carico alle competenze del Servizio Bilancio dell'Assessorato dell'Agricoltura.

8. È doveroso sottolineare che gli oneri sopra quantificati non afferiscono al solo servizio di vigilanza e custodia delle due aziende in argomento, bensì anche a quelli derivanti dalla sorveglianza della diga esistente nell'azienda di Surigheddu e del relativo bacino, nel rispetto dello specifico quadro normativo di riferimento.

Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione PIRASTU - GRANARA - LICANDRO sulle discriminazioni subite dalla squadra sportiva disabili". (464)

Con riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, questo Assessorato condividendo pienamente le legittime preoccupazioni degli interroganti, ha tempestivamente contattato l'Associazione Sportiva O.N.L.U.S. - B.A.D.S. al fine di acquisire ulteriori elementi conoscitivi.

Dall'esame dei medesimi pervenuti all'Assessorato mediante posta elettronica, è emersa l'assoluta estraneità, in esito ai fatti denunciati, della compagnia aerea Air One citata erroneamente nell'interrogazione.

La lettura del comunicato stampa redatto dal Presidente della B.A.D.S. Sig. Maurizio Melis ha permesso di chiarire che i disagi hanno riguardato la compagnia Meridiana relativamente al volo Bologna - Cagliari del 24/02/2002 alla quale lo scrivente con nota Prot. 2589 del 24/04/02 ha chiesto di fornire la propria versione dei fatti.

Meridiana ha dato riscontro a quest'ultima con nota N° 2937 del 10.05.02 nella quale ha prodotto tutta la corrispondenza chiarificatrice intercorsa tra l'Associazione Sportiva O.N.L.U.S. - B.A.D.S. e la compagnia medesima.

La Compagnia aerea ha, inoltre, confermato l'intenzione di provvedere ad aggiornare le procedure in maniera da accertare, in tempo utile, la presenza o meno del numero di accompagnatori, previsti dalla normativa, potendo così risolvere eventuali problemi prima che gli stessi possano provocare ritardi, disagi o imbarazzi agli altri passeggeri.

Meridiana S.p.a. ha comunicato, infine, che sono in corso alcune iniziative, nei confronti dell'E.N.A.C. per l'adozione, di provvedimenti generalizzati che possano evitare il ripetersi dei problemi relativi alla assistenza dei disabili.

Risposta scritta dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio all'interrogazione FADDA - SPISSU - DORE - BALIA - COGODI sull'assunzione di personale qualificato al Centro regionale di programmazione". (478)

Al fine di dare risposta all'interrogazione in oggetto indicata, si comunica quanto segue:

- non è corretto affermare (3° punto della premessa dell'interrogazione) che la L.R. 7/62, in quanto norma di attuazione della legge 588 del 1962, 1° Piano di Rinascita, contiene provvedimenti superati dalla legge 268/74 (2° Piano di Rinascita) e dalla L.R. 33/75, che si configurerebbe come "legge di attuazione della 268". A tale proposito, in primo luogo va rimarcato che la L.R. n. 33 del 1 agosto 1975 disciplina in generale i "Compiti della Regione nella programmazione", e non semplicemente l'attuazione del secondo Piano di Rinascita. Tale legge, secondo quanto richiamato anche nella interrogazione, prevedeva l'istituzione dell'Ufficio del Piano, che sarebbe dovuto subentrare al C.R.P. assorbendone il personale, secondo modalità da stabilire con successiva norma. La predetta L.R. 33/75 dispone che fino all'entrata in vigore della futura norma sull'Ufficio del Piano, "il Centro regionale di programmazione, costituito ed ordinato secondo le disposizioni di cui agli artt. 13, 14 e 15 della L.R. 7/62, opera come organo tecnico a servizio di tutti i soggetti che debbono adottare decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione".

Tuttavia il Consiglio Regionale non ha varato la prevista norma sull'Ufficio del Piano, bensì con la L.R. 5/85, art. 67 ("Funzionamento del Centro regionale di programmazione"), ha riconfermato le funzioni del C.R.P. e la vigenza delle norme ad esso inerenti, ampliandone ulteriormente le competenze. Un anno dopo, con l'approvazione del D.P.G.R. n. 179/86, il Consiglio Regionale ha recepito il Regolamento di attuazione della L.R. 7/62, istitutiva del Centro;

- le ultime assunzioni presso il C.R.P., avvenute nel 1985, hanno riguardato personale che in larga parte aveva seguito una procedura assimilabile a quella del corso-concorso, ovvero superamento di selezione per la frequenza di un corso biennale di specializzazione con relativa borsa di studio e successiva selezione di idoneità. Posteriormente, il personale qualificato del C.R.P., attinto dal ruolo unico regionale, ha sottoscritto un nuovo contratto di lavoro nelle forme previste dalla L.R. 7/62 e dal relativo Regolamento di attuazione (DPGR. n. 179 del 13 novembre 1986), con contestuali dimissioni dal r.u..

Con riferimento alle procedure di assunzione di nuovo personale esterno, nessuna norma successiva alle citate leggi che regolano il C.R.P. ha modificato le relative procedure. Il governo regionale, considerata la grave carenza di personale del C.R.P. anche rispetto ai nuovi compiti di gestione del POR, ha avviato le iniziative idonee per la selezione delle ulteriori professionalità necessarie conformemente al quadro normativo, dando poi mandato all'Assessore della Programmazione per la verifica delle soluzioni procedurali.


Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA DORE - GRANELLA sullo sperpero di risorse pubbliche connesso alla gara d'appalto per il noleggio delle auto di rappresentanza per Roma e dintorni.

I sottoscritti, premesso che:

- l'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica ha recentemente bandito una gara d'appalto per il servizio di noleggio con autista delle auto di rappresentanza per la sede della Regione sarda a Roma;

- la base d'asta relativa al noleggio di 10 autovetture con autista ammonterebbe, per il periodo di tre anni, a 2.500.000 euro (corrispondenti a lire 4 miliardi e ottocentocinquantamilioni), pari ad oltre 800.000 euro all'anno (corrispondenti a lire 1.600.000.000);

- dividendo l'importo annuale per i 365 giorni di calendario, la quota giornaliera ammonta a 2.192 euro (pari a lire 4.245.000 al giorno) mentre se si tiene conto delle sole giornate lavorative (gg. 250) la quota giornaliera è di 3.200 euro (pari a lire 6.400.000);

- il predetto onere, oltre ad essere oggettivamente pesantissimo per le casse regionali, deve ritenersi altresì del tutto ingiustificato ed antieconomico in quanto di gran lunga superiore a quello che deriverebbe dall'acquisto delle autovetture (il cui costo non supererebbe un totale di lire 800.000.000, senza contare la possibilità di ricorrere al più economico sistema del "leasing"), e dall'assunzione di altrettanti autisti (il cui costo non supererebbe per tre anni un totale di lire 2.000.000.000); costo complessivo quindi di euro 1.450.000 pari a lire 2.800.000.000 contro euro 2.500.000 pari a lire 4.850.000.000, con un risparmio, considerando anche le spese di esercizio delle auto, di non meno di euro 850.000 pari a lire 1.650.000.000 circa (oltre al valore di mercato residuo delle auto che dopo soli 3 anni di esercizio, sarebbe ancora notevole) senza contare la creazione di altrettanti posti di lavoro per giovani sardi;

- l'iniziativa di cui sopra determina un grave sperpero delle risorse pubbliche ed un conseguente ingente danno erariale determinabile, come si è detto, in non meno di 850.000 euro (pari a lire 1.650.000.000);

- l'argomento aveva già formato oggetto di due interpellanze fra cui la n. 118/A presentata dai componenti del Gruppo consiliare de "I Democratici" in data 20 dicembre 2000 con riferimento al precedente appalto;

- le risposte dell'Assessore in carica all'epoca non erano risultate soddisfacenti;

tutto ciò premesso chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore degli enti locali finanze e urbanistica per sapere:

1) se è vero che servono 10 autovetture di rappresentanza a disposizione della Regione a Roma;

2) sulla base di quali criteri sono stati determinati il numero delle auto necessarie e la cifra presunta dell'appalto;

3) per quale ragione si è ritenuto di riproporre una iniziativa già rivelatasi ingiustificata ed antieconomica;

4) se, onde evitare un gravissimo sperpero delle finanze regionali ed il conseguente danno erariale, non si ritenga di annullare la gara in questione e di risolvere il problema ricorrendo ad una sistema più economico, quale ad esempio, il noleggio, di volta in volta, delle autovetture necessarie per lo svolgimento del servizio. (238)

INTERPELLANZA SANNA Alberto - BIANCU - SANNA Gian Valerio sulla gravissima situazione venutasi a creare alla Società Bonifiche Sarde (SBS) di Arborea a seguito delle iniziative messe in atto dai dirigenti dell'ERSAT.

I sottoscritti, premesso che:

- la SBS S.p.A. è di proprietà dell'ERSAT al 99 per cento;

- lo stesso ente intenderebbe regolarizzare sul piano giuridico lo stato della proprietà terriera di circa 370 ettari in possesso della SBS S.p.A. che costituisce parte fondamentale dell'azienda agricola medesima;

considerato che:

- nell'azione suddetta di regolarizzazione dei rapporti giuridici relativamente alla proprietà dei 370 Ha richiamati in premessa, l'ERSAT sta seguendo una procedura inusuale e unilaterale che non tiene conto del necessario coinvolgimento dei lavoratori (60), dei loro rappresentanti sindacali, dei comuni interessati;

- l'iniziativa dell'ERSAT non avrebbe solo l'obiettivo di regolarizzare lo stato della proprietà terriera, ma anche di privare la SBS di una quota di terreni (370 Ha) senza i quali verrebbero meno le condizioni minime perché l'azienda possa portare avanti i programmi colturali e progettare il proprio rilancio;

viste le notevoli preoccupazioni relativamente alla difesa del posto di lavoro dei 60 dipendenti della SBS;

accertato che sui terreni in questione è stata avanzata all'ERSAT richiesta di assegnazione da parte della Cooperativa Quotisti Sassu di Arborea;

considerato che sui terreni in questione si stanno creando aspettative eccessive che rischiano di innescare una guerra tra poveri che va assolutamente evitata;

accertato che dei terreni in questione in possesso della SBS la stessa società ne ha la pienezza della disponibilità anche sul piano giuridico;

ritenuto, infine, che sui terreni in oggetto nessuno può assumere demagogicamente impegni verso terzi che non hanno alcun fondamento giuridico e, in quanto tali, non praticabili,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale e il Presidente della Regione per conoscere quali iniziative intendano assumere perché:

a) la SBS S.p.A. mantenga inalterata la sua dimensione aziendale che costituisce la base principale per la sua attività produttiva e per il suo rilancio;

b) siano fugati i sospetti e le incertezze che si sono determinati a seguito dei comportamenti contraddittori della dirigenza dell'ERSAT sui terreni in questione e sulle stesse prospettive della SBS;

c) sia fatta definitiva chiarezza su tutta la vicenda anche al fine di evitare guerre tra poveri e i conseguenti prevedibili problemi di ordine pubblico. (239)

INTERPELLANZA PIRASTU sulla vicenda relativa alla carica di Commissario liquidatore dell'EMSA.

Il sottoscritto, premesso che:

a) la Giunta regionale, con delibera n. 5/11 del 3 febbraio 200, ha dichiarato decaduto l'Ing. Giancarlo Colomo dalla carica di Commissario liquidatore dell'EMSA;

b) con la medesima delibera la Giunta regionale ha provveduto a nominare Commissario liquidatore dell'EMSA il dott. Franco Martucci;

c) l'Ing. Giancarlo Colomo ha impugnato la predetta delibera (ed il successivo decreto n. 9/11.02.2000 del Presidente della Regione) davanti al TAR Sardegna;

d) con fono n. L/1412 dell'11.04.2000 l'Area legale della Presidenza della Giunta trasmetteva copia del ricorso proposto davanti al TAR ala direzione generale della Presidenza della Giunta e dell'assessorato dell'industria chiedendo nel contempo la documentazione necessaria per resistere in giudizio fin dalla riunione della Camera di Consiglio per la discussione della sospensiva richiesta dall'Ing. Colomo;

e) il 12 aprile 2000 il direttore generale della Presidenza della Giunta regionale trasmetteva alla direzione generale dell'area legale copia autentica della deliberazione della Giunta regionale e del relativo decreto del Presidente della Regione;

f) il 18 aprile 2000 (prot. n. 5113) il direttore generale dell'Assessorato dell'industria inviava alla direzione generale dell'Area legale una nota del seguente letterale tenore: "Si fa riferimento al fono di codesta Direzione generale prot. L/1412 dell'11 aprile 2000 per trasmettere copia degli atti vitati nel ricorso in oggetto e precisamente:

- deliberazione della Giunta regionale n. 34/19 del 28 luglio 1999; N.P. 5376-5.3.3.1/A;

- nota di questo Assessorato di trasmissione della succitata deliberazione prot. 11345 del 7 ottobre 1999;

Si comunica che il procedimento oggetto del gravame è stato seguito direttamente dal predecessore dello scrivente.

Si evidenzia l'interesse a resistere in giudizio ritenendo il ricorso giuridicamente infondato.

per ciò che attiene invece ad eventuali integrazioni del corredo documentale si può fare riferimento alla Sig.ra Mariella Serra della segreteria di questa direzione generale.";

g) il TAR non accoglie l'istanza di sospensiva dell'Ing. Colomo;

h) in data 20 dicembre 2001 il TAR decide nel merito accogliendo il ricorso presentato dall'Ing. Colomo;

i) è emerso che la Regione sarda non si è costituita nel giudizio davanti al TAR;

l) la Regione sarda ha quindi provveduto a reiterare la nomina del dott. Franco Martucci con delibera di Giunta del 22 gennaio 2002;

m) il dott. Colomo ha impugnato anche questo nuovo provvedimento di nomina davanti al TAR richiedendo la sospensiva;

n) il TAR ha concesso la sospensiva ed è emerso paradossalmente che anche in questo nuovo giudizio la Regione sarda non si è costituita,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per conoscere chi è il responsabile della mancata costituzione dell'Ing. Colomo e quali provvedimenti, anche di natura disciplinare, si intendano prendere per sanzionare tale gravissimo inadempimento che arreca un notevole danno patrimoniale alla Regione sarda. (240)

INTERPELLANZA MARROCU - SPISSU - FADDA - BALIA - DORE - COGODI sui progetti integrati a regia regionale previsti nel POR 2000-2006, Misura 2.2.

I sottoscritti, premesso:

- che la Misura 2.2 del POR Sardegna 2000-2006 consente la realizzazione, (attraverso il recupero e la valorizzazione di beni e aree che hanno una valenza storica e tecnologica di notevole significato nel quadro della storia industriale europea, nonché la relativa dotazione di servizi per i visitatori), di percorsi, parchi e itinerari tematici in grado di attrarre una domanda turistica qualificata e più estesa nel tempo e nello spazio attraverso progetti integrati tra i diversi settori di intervento ricadenti in altri assi e misure;

- che fra i progetti a regia regionale individuati con atto di programmazione è stato indicato il Parco storico-letterario Giuseppe Dessì, che si basa sulla realizzazione di percorsi storico-culturali attraverso interventi legati all'ambiente e ai luoghi citati dallo scrittore sardo e che ispirarono le sue opere letterarie, per il quale sono stati individuati prioritariamente i comuni di Arbus, Buggerru, Fluminimaggiore, Guspini, San Gavino Monreale e Villacidro;

- che con delibera n. 25/21 del 10 ottobre 2001 la Giunta regionale dava avvio alle procedure relative ai progetti integrati a regia regionale attraverso, fra le altre, la nomina della Commissione interassessoriale e l'invito ai comuni a presentare le proposte di finanziamento "per la realizzazione di progetti integrati relativi ai percorsi del Parco G. Dessì che abbiano rilevanza culturale, carattere di forte innovatività e notevole capacità di attrazione turistica";

considerato che a tale Commissione sono state attribuite le funzioni di programmazione, l'esame e la verifica dell'ammissibilità dei progetti presentati e l'individuazione degli interventi specifici;

sottolineato che i comuni individuati dalla deliberazione n. 25/21 hanno presentato progetti per un ammontare corrispondente al totale dei finanziamenti disponibili (45 miliardi, su un investimento complessivo di 55 miliardi);

rilevato che la Commissione di cui sopra non ha ritenuto ammissibili oltre la metà dei progetti presentati, approvando circa 28 miliardi di richieste e determinando, di conseguenza, un residuo di fondi non utilizzati di circa 17 miliardi di lire;

evidenziato che fra i progetti non ammessi a finanziamento figura anche quello del "Lavatoio di Villacidro", al quale Giuseppe Dessì ha dedicato le pagine più belle del suo libro "Paese d'ombre", che costituisce, pertanto, uno dei luoghi più interessanti del Parco storico letterario,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della pubblica istruzione per sapere:

1) quali siano i criteri che hanno portato la Commissione interassessoriale di cui alla delibera sopra citata ad escludere progetti di rilevanza primaria per cogliere gli obiettivi del Parco storico letterario Giuseppe Dessì;

2) se non ritengano opportuno mantenere le risorse previste nell'ambito del Parco Dessì e consentire ai Comuni una rimodulazione per l'eventuale recupero o integrazione di progetti al fine di realizzare nella sua totalità il progetto del parco, nel rispetto delle finalità del POR. (241)

INTERPELLANZA PACIFICO sulla presenza dello stemma della Regione autonoma della Sardegna, accanto al logo della società "Eloquentia", nel materiale elettorale di uno dei candidati alla carica di sindaco nel comune di Selargius.

Il sottoscritto,

premesso che nel corso della campagna elettorale a Selargius è stata distribuita una carta plastificata che contiene su una facciata l'indicazione di voto per il candidato a sindaco Franco Cordeddu mentre reca sull'altra facciata la pubblicità commerciale di un'azienda denominata "Eloquentia" che si occupa di informazioni telefoniche dei sevizi pubblici e commerciali;

considerato che accanto al logo di "Eloquentia" compare lo stemma della Regione autonoma della Sardegna con l'indicazione dell'Assessorato del turismo, artigianato e commercio;

rilevato che tale iniziativa è palesemente in contrasto con le norme legislative vigenti,

chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del turismo per sapere:

- a quale titolo tale azienda rechi nella sua pubblicità commerciale il distintivo della Regione autonoma della Sardegna;

- se la società sopra indicata risulti, a qualsiasi titolo, beneficiaria di contributi, finanziamenti o emolumenti di qualsiasi natura erogati dall'assessorato del turismo, artigianato e commercio;

- quali provvedimenti la Giunta regionale intenda assumere a tutela della Regione autonoma della Sardegna. (242)

INTERPELLANZA PIRISI - FALCONI - DEMURU - MORITTU - SANNA Alberto sul completamento della diga di "Cumbidanovu" sull'alto Cedrino, in agro di Orgosolo.

I sottoscritti,

premesso che i lavori per il completamento della diga di Cumbidanovu, localizzata in agro di Orgosolo, sull'alto Cedrino, sono bloccati dal mese di febbraio del 1994 a seguito della risoluzione, da parte del Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale, del contratto d'appalto per una serie di gravi inadempienze che l'impresa appaltatrice avrebbe commesso;

sottolineato che nel 1989 venne erogato dall'ex Agensud un primo finanziamento di 40 miliardi e 859 milioni con fondi della Legge n. 64 del 1986 che consentì l'affidamento dell'esecuzione dei lavori all'Impresa Ferrocemento Costruzioni e Lavori Pubblici S.p.A. di Roma, in associazione temporanea con l'impresa S.C.A. di Quartucciu, per un importo di 22miliardi e 176 milioni;

constatato che a causa della condotta conflittuale e contestativa dell'impresa Ferrocemento, oltre che dei forti ritardi nell'esecuzione dei lavori, il Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale pervenne alla risoluzione in danno dell'impresa del contratto d'appalto;

rilevato che, dopo una serie di nuovi accertamenti e aggiornamenti si è pervenuti, con riferimento al primo lotto, alla definizione del nuovo quadro economico di variante che ammonta a 100 miliardi e 322 milioni, dei quali 40 miliardi e 859 milioni a carico dell'ex Agensud, 4,9 miliardi a carico dell'Assessorato dell'industria, 20 miliardi a carico dell'Assessorato dei lavori pubblici e 34 miliardi e 563 milioni fondi CIPE;

evidenziato che l'Assessorato regionale dell'industria ha ritirato per perenzione le somme messe a disposizione nonostante le valide giustificazioni del Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale;

sottolineato che a questo punto, per rendere cantierabile l'opera è necessario acquisire i pareri di competenza del Genio Civile di Oristano, del Comitato tecnico amministrativo regionale e quello di impatto ambientale del Ministero dei lavori pubblici, e procedere all'espletamento della gara d'appalto, che significa poter ipotizzare la ripresa dei lavori non prima della seconda metà del 2003;

preso atto che il ritardo nel riappalto dei lavori è dovuto a motivi esclusivamente di natura burocratica, essendo le risorse finanziarie disponibili da molto tempo;

considerato, inoltre, che la diga di Cumbidanovu, con una capienza di 12,1 milioni di metri cubi d'acqua, consentirebbe la trasformazione irrigua di 2800 ettari di terreno ricadenti nei comuni di Orgosolo, Oliena, Dorgali, Nuoro, Orune e Lula e garantirebbe l'approvvigionamento idrico delle zone industriali di Pratosardo e Oliena, oltre alla possibilità di rendere disponibile l'acqua per l'uso idropotabile civile;

rimarcato che il completamento dell'opera darebbe nuovo impulso all'economia del Nuorese con la trasformazione irrigua di 2800 ettari di terreno, ed il possibile insediamento di nuove piccole e medie industrie di trasformazione delle produzioni agrozootecniche e il pieno utilizzo delle strutture produttive attualmente presenti nel territorio, garantendo nuova occupazione e prospettive future, in particolare per i giovani disoccupati,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, anche nella sua qualità di Commissario straordinario per l'emergenza idrica, perché riferisca con urgenza quali azioni intenda porre in essere al fine di:

1) ottenere la definitiva assegnazione dei fondi CIPE (34miliardi 563 milioni), all'interno dell'Accordo di Programma Quadro, definito nell'Intesa istituzionale di programma;

2) ottenere la rassegnazione dei 4,9 miliardi da parte dell'Assessorato dell'industria, considerato che la mancanza di questi fondi impedisce l'espletamento della nuova gara d'appalto e rischia di far ritirare lo stanziamento statale (40 miliardi e 859 milioni);

3) sollecitare una rapida formulazione dei pareri tecnici dagli organi di competenza (Genio Civile di Oristano, CTAR, Ministero dei Lavori Pubblici) o la indizione di una Conferenza dei servizi;

4) accelerare l'espletamento delle procedure necessarie per il riappalto dei lavori con la selezione delle imprese concorrenti sulla base di criteri che ne garantiscano l'affidabilità per giungere al completamento dei lavori. (243)

INTERPELLANZA Pirisi - Falconi - Demuru - Morittu - Sanna Alberto sulla grave crisi che attraversano gli imprenditori orticoli di Isili a causa della perdurante siccità.

I sottoscritti,

premesso che il comparto orticolo del Comune di Isili rappresenta una importante realtà economica di quella comunità che occupa oltre 150 addetti, e che la perdurante siccità rischia di provocare ingenti danni non sopportabili dagli imprenditori;

considerato che il fabbisogno di quel territorio è stato quantificato in circa 250 mila metri cubi;

constatato che il divieto di erogazione dell'acqua per usi agricoli per la presente stagione, provocherebbe una grave perdita in termini economici ed un pregiudizio per la tenuta dell'occupazione del comparto;

verificato che a partire dal 15 aprile del 2002 il sindaco ha più volte inviato richiesta di incontro al Presidente della Regione nella sua qualità di Commissario governativo per l'emergenza idrica, senza aver mai ricevuto alcuna doverosa risposta;

venuti a conoscenza, da notizie di stampa, che il Presidente della Regione avrebbe dato assicurazioni, nel corso di un incontro svoltosi a Cagliari con i due soli esponenti della opposizione consiliare dell'Assemblea comunale di Isili, della soluzione del problema,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) se risponda a verità la notizia secondo la quale sarebbero state date disposizioni all'ESAF e all'Ente Flumendosa perché venga concessa l'acqua nella quantità di 250.000 metri cubi dallo stesso Presidente della Regione;

2) in caso di risposta affermativa, se non ritenga debba essere considerato un comportamento gravemente irrispettoso e scorretto riferire le informazioni e gli atti che riguardano l'intera collettività isilese a soggetti diversi dagli organi democraticamente ed istituzionalmente rappresentativi del Comune di Isili. (244)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dei lavoratori dello stabilimento CONVESA di Chilivani.

Il sottoscritto,

premesso che, qualche giorno fa alla presenza del sottoscritto, degli Assessori regionali dell'industria, dei trasporti e del lavoro, i rappresentanti del Consorzio per la zona di sviluppo industriale di Chilivani-Ozieri e dell'azienda in oggetto, le Ferrovie dello Stato hanno assunto l'impegno di garantire l'eliminazione degli impedimenti al passaggio presso lo scalo ferroviario di Chilivani di alcuni carrelli ferroviari provenienti da Civitavecchia;

considerato che i carrelli ferroviari di cui sopra devono essere sottoposti a decoimbentazione, pulizia, decontaminazione e successiva rottamazione dei rotabili bonificati, dando così lavoro a circa sessanta addetti;

ritenuto che l'assegnazione di tale commessa - che rischia ora di essere assegnata fuori Sardegna - garantirebbe un minimo di stabilità alle famiglie dei lavoratori che attendono con ansia;

avendo appreso che ad oggi gli impegni assunti dalle Ferrovie dello Stato risultano disattesi, aggravando pertanto la già precaria situazione occupazionale nel nord Sardegna,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere se siano a conoscenza della situazione su esposta e se non ritengano, in tal caso, di dover intervenire presso le Ferrovie dello Stato perché mantengano gli impegni assunti. (476)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sull'indennità di fine rapporto nel periodo pre-ruolo.

Il sottoscritto, premesso che:

a) circa 500 cittadini furono assunti dall'Amministrazione regionale a tempo determinato ai sensi della Legge n. 285 del 1977 e inquadrati nei ruoli ai sensi della legge regionale n. 42 del 1982 a far data dal 1° aprile 1983;

b) l'articolo 1 della legge regionale n. 27 del 1985 ha espressamente chiarito che anche il personale assunto dall'Amministrazione regionale con rapporto di lavoro a tempo determinato, ai sensi della Legge n. 285 del 1977, ha diritto a percepire l'indennità di fine rapporto maturata alla data del 31 marzo 1983 e dunque fino all'inquadramento in ruolo;

c) tutti gli interessati presentarono, per i fini previsti da tale norma ed in osservanza della circolare n. 43831 del 15 novembre 1995, la domanda di liquidazione entro la data del 30 novembre 1995;

d) i dipendenti si sono visti accreditare somme irrisorie e sicuramente di gran lunga inferiori alla reale indennità maturata e attesa;

e) le somme ricevute erano state calcolate - a detta degli uffici - senza la tredicesima mensilità, l'indennità integrativa speciale e senza riconoscere alcuna somma a titolo di interessi e rivalutazione monetaria;

f) stante la situazione di netta chiusura dell'Amministrazione regionale a voler erogare quanto maturato, 303 dipendenti si rivolsero al TAR Sardegna, il quale nel dicembre 2001 riconobbe legittime le richieste, ordinando alla Regione Sardegna il pagamento di quanto dovuto;

g) purtroppo però sono rimasti fuori dal pagamento di quanto maturato quei dipendenti che non avevano fatto ricorso al TAR,

chiede di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere se non sia opportuno riconsiderare anche la posizione di quei dipendenti (circa 200) che - pur non avendo fatto ricorso al TAR - si trovavano per legge nelle condizioni di aver diritto all'erogazione del trattamento di fine rapporto maturato alla data del 31 marzo 1983, comprensivo della tredicesima mensilità, dell'indennità integrativa speciale e degli interessi maturali, anche al fine di non fare figli e figliastri. (477)

INTERROGAZIONE FADDA - SPISSU - DORE - BALIA - COGODI, con richiesta di risposta scritta, sull'assunzione di personale qualificato al Centro regionale di programmazione.

I sottoscritti, premesso che:

- la Giunta regionale, nella seduta del 30 aprile 2002, ha approvato una deliberazione con la quale si da mandato all'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio di "valutare la percorribilità di percorsi alternativi a quello della selezione pubblica già bandita" per l'assunzione di personale qualificato al centro regionale di programmazione;

- nella citata deliberazione viene richiamata la legge regionale 11 luglio 1962, n. 7, per le modalità di assunzione a chiamata diretta;

- la legge regionale n. 7 del 1962 è la norma di attuazione della Legge n. 588 del 1962 (Primo Piano di Rinascita), e che tali provvedimenti sono superati dalla legge n. 268 del 1974 (Secondo Piano di Rinascita) e dalla legge regionale 1° agosto 1975, n. 33, che è la legge di attuazione della n. 268:

- l'articolo 15 della legge regionale n. 33 del 1975 dispone:

"E' istituito l'Ufficio regionale del piano economico e dell'assetto territoriale, organo tecnico al Servizio di tutti i soggetti che debbono adottare le decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione.

Con legge regionale, che la Giunta presenterà al Consiglio entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge, saranno stabiliti l'ordinamento e le funzioni dell'Ufficio regionale del piano economico e dell'assetto territoriale e saranno fissate le modalità per l'attribuzione allo stesso ufficio del personale qualificato del Centro regionale di programmazione la cui assunzione sia stata deliberata antecedentemente all'entrata in vigore della Legge 24 giugno 1974, n. 268, e di altro personale regionale.

Nella stessa legge dovranno essere previsti i criteri per il transito nei ruoli regionali del personale dell'Ufficio regionale di assistenza tecnica e della Segreteria tecnica del Comitato di coordinamento la cui assunzione sia stata deliberata antecedentemente all'entrata in vigore della Legge 24 giugno 1974, n. 268.

Fino all'entrata in vigore della legge di cui al presente articolo, il Centro regionale di programmazione, costituito ed ordinato secondo le disposizioni di cui agli articoli 13, 14 e 15 della legge regionale 11 luglio 1962, n. 7, opera come organo tecnico a Servizio di tutti i soggetti che debbono adottare le decisioni programmatiche o partecipare alla loro formazione.";

- in seguito all'entrata in vigore della legge regionale n. 33 del 1975 sono decaduti tutti gli istituti previsti dalla legge regionale n. 7 del 1962, comprese quindi le disposizioni relative alle assunzioni, come ha più volte fatto rilevare la Corte dei Conti chiedendo il rispetto della legge regionale n. 33 del 1975 in materia di dotazione di personale al Centro regionale di programmazione;

- in seguito all'entrata in vigore della legge regionale n. 33 del 1975 nessuna Giunta regionale ha mai fatto assunzioni secondo le modalità previste dalla legge regionale n. 7 del 1962 e che si è provveduto ad integrare il personale del Centro nel 1983 attraverso pubblica selezione , successiva formazione a cura del Formez, dal novembre 1983 al marzo 1985 e inserimento nel ruolo unico dell'Amministrazione regionale, settima fascia, in coerenza con la legge regionale n. 33 del 1975, previo concorso riservato per titolo ed esami indetto nel 1989 e svoltosi nel 1991;

- in data 6 novembre 2001 è stato emesso un bando di pubblica selezione per l'assunzione delle previste unità di personale qualificato, reso pubblico e aperti i termini per la presentazione delle domande,

tutto ciò premesso chiedono di interrogare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere:

- in base a quali considerazioni la Giunta regionale ha ritenuto di approvare una deliberazione che contrasta palesemente con le norme vigenti in materia di assunzione di personale nella pubblica amministrazione;

- se non ritiene urgente e necessario annullare la delibera citata e, vista l'impraticabilità del ricorso alla chiamata diretta per l'assunzione del personale qualificato per il Centro regionale di programmazione, determinare gli atti conseguenti per lo sviluppo della pubblica selezione. (478)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della caserma dei Carabinieri di Uri.

Il sottoscritto, premesso che:

a) lunedì 13 maggio è stata chiusa la caserma dei Carabinieri di Uri, con motivazioni che non hanno assolutamente convinto la popolazione da sempre orgogliosa di poter ospitare i militi dell'Arma;

b) i cittadini di Uri, giustamente preoccupati, hanno costituito un comitato di lotta e sono scesi in piazza per difendere la "loro caserma" simbolo di sicurezza per tutta la popolazione;

c) la sicurezza dei cittadini non ha prezzo e pertanto qualsiasi ridimensionamento in nome del contenimento della spesa pubblica non è accettabile e comprensibile,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) se sia a conoscenza che a far data dal 13 maggio 2002 è stata chiusa la caserma dei Carabinieri di Uri, col trasferimento del Comandante la Stazione e i militi ad Usini, situazione che sta creando un clima di preoccupazione fra gli uresi;

2) se non sia opportuno un suo autorevole intervento, in qualità di Commissario per la sicurezza, prendendo urgente contatto col Generale Comandante la Legione dei Carabinieri della Sardegna al fine di rivedere la scelta effettuata e assicurare la continuità della presenza dei Carabinieri a Uri;

3) se non sia infine necessario che il Comando Legione dei Carabinieri della Sardegna rispolveri il progetto, a suo tempo predisposto, per dotare il centro di Uri di una caserma idonea, al fine di superare una delle cause che potrebbero aver portato al trasferimento della Stazione. (479)

MOZIONE DETTORI - SPISSU - DORE - BALIA - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI sulla metanizzazione della Regione Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

Premesso che:

- in data 21 aprile 1999 il Governo e la Regione Sardegna hanno firmato l' "Intesa istituzionale dì programma" che, attraverso specifici "Accordi di programma-quadro", fissa le modalità e le scadenze, nonché le disponibilità finanziarie per tutta una serie di interventi a favore dello sviluppo economico della Sardegna;

- tra gli Accordi di programma-quadro vi è quello relativo alla metanizzazione dell'Isola;

- all'attuazione dei suddetti accordi è preposto un Comitato istituzionale di gestione (composto da tre rappresentanti del Governo e da tre rappresentanti della Giunta regionale della Sardegna), coadiuvato da un Comitato paritetico d'attuazione, così come previsto dagli articoli 9 e 10 dell'Intesa istituzionale di programma;

- le direttrici principali secondo le quali l'accordo deve essere attuato sono essenzialmente due:

1) analisi, progettazione e realizzazione dei sistema di adduzione del metano all'isola;

2) progettazione e realizzazione delle reti di distribuzione di gas metano nei comuni isolani;

- per la copertura finanziaria è assegnata, a titolo di dotazione iniziale, la cifra di lire 250 miliardi a valere per 150 miliardi sulla Legge n. 266 del 1997 e per lire 100 miliardi sulla Legge n. 402 del 1994;

- il punto 1 dell'Accordo impegna direttamente la Regione Sardegna in qualità di soggetto attuatore e responsabile della predisposizione di tutti gli atti propedeutici all'indizione della gara; il budget finanziario destinato alla copertura delle spese generali da sostenere per la predisposizione della gara e per il progetto è stato quantificato in lire 20 miliardi, che graveranno sul fondo di lire 250 miliardi di cui sopra;

- rispetto all'Accordo di programma-quadro originario, si è verificata, nel frattempo, una rilevante modificazione;

- in merito all'attuale riformulazione strategica del sistema di adduzione si pongono problemi di diverso ordine: quelli relativi alle risorse, ai tempi, agli accordi di livello internazionale, agli aspetti di carattere tecnico-progettuale;

- per quanto concerne il punto 2, si ricorda che i Comuni di Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro sono già stati finanziati, e che i lavori di costruzione delle reti di distribuzione del gas metano sono tuttora in corso;

- per il finanziamento di ulteriori reti di distribuzione, sempre nell'ambito dei 250 miliardi di lire cui prima si è fatto cenno, è necessario che la Regione individui i Comuni da metanizzare, a norma dell'art. 1, punto 3 dell'Accordo-quadro, e che questi ultimi predispongano un regolare progetto;

- con deliberazione CIPE del 30/06/99 pubblicata in G.U. 16/09/1999, venivano diramate le norme attuative per il completamento del programma generale di metanizzazione del Mezzogiorno;

- all'interno di tale deliberazione veniva anche regolamentata la spendita dei 150 miliardi di lire messi a disposizione della Sardegna dallo Stato;

- allo stato attuale quindi l'Assessore regionale dell'industria è nelle condizioni di programmare la spesa di 250 miliardi di lire per il decollo del programma di metanizzazione della Sardegna;

- con comunicazione del 24 gennaio 2001 e del 9 luglio 2001, l'Assessorato dell'industria ha chiesto ai singoli Comuni di fornire, in vista della predisposizione di un piano di metanizzazione dei centri urbani, i dati relativi alle utenze servibili, alla fase di progettazione, alla gestione ed ai costi dell'opera;

- a seguito di tale indagine emergeva un interesse al piano di metanizzazione di circa 300 Comuni della Sardegna e che di questi un'ottantina hanno già una progettazione esecutiva delle opere e diversi hanno anche individuato i concessionari ed avviato i lavori;

- con deliberazione del 4 dicembre 2001 la Giunta regionale, affrontando la tematica della metanizzazione della Sardegna, affermava la necessità di procedere ad una ridefinizione dei contenuti dell'Intesa istituzionale di programma per ridiscutere le strategie in materia di adduzione del metano, ruoli e competenze tra Stato e Regione rinviando ad uno studio sui bacini d'utenza l'avvio del programma di realizzazione delle reti di distribuzione cittadine;

CONSIDERATO che:

- il mancato avvio della realizzazione delle reti cittadine pone in una condizione di disparità i cittadini degli altri Comuni della Sardegna, rispetto a quelli delle città capoluogo, negando ai primi la possibilità di usufruire, pure nella fase di distribuzione della miscela aria-propano, di un moderno servizio a rete notevolmente più economico rispetto agli attuali sistemi di approvvigionamento energetico presenti nell'Isola;

- il mancato decollo del piano di metanizzazione impedisce l'avvio di una occasione di sviluppo dell'economia della Sardegna precludendo la possibilità di investimenti pubblico-privati che potrebbero valere da subito 500 miliardi e la creazione di numerosi posti di lavoro,

impegna la Giunta regionale

1) a riferire compiutamente sullo stato della questione della metanizzazione;

2) a ridefinire l'accordo di programma quadro per la parte strategica (adduzione, accordi internazionali, etc..);

3) ad avviare il programma di realizzazione delle reti di distribuzione. (66)

MOZIONE SPISSU - FADDA - DORE - COGODI - BALIA - DETTORI - DEMURU - FALCONI - PIRISI - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - ORTU - Pacifico - PINNA - PUSCEDDU - sanna Alberto - SANNA EMANUELE - Sanna GIAN VALERIO - SANNA SALVATORE - Scano - Secci - SELIS - VASSALLO sulle problematiche delle zone interne della Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che gli indicatori economici delle zone interne della Sardegna (occupazione, lavoro sommerso, reddito medio pro-capite) evidenziano con chiarezza gli elementi di costante debolezza, di arretratezza e di ritardo nello sviluppo di quei territori e testimoniano le condizioni profonde e vere della difficoltà, accentuata ed esasperata da assurdi provvedimenti governativi che nel quadro di una contrazione della spesa pubblica tagliano scuole, uffici postali, procure, uffici della Pubblica amministrazione e privano dunque le popolazioni di quella rete essenziale di servizi alla collettività e alle persone;

ATTESO che nelle zone interne rischiano di restare invariate le condizioni che hanno determinato la permanenza della Sardegna nei parametri previsti dall'Unione Europea per le Regioni inserite nell'Obiettivo 1, se non si mettono in campo le iniziative e gli investimenti opportuni;

CONSTATATO come siano assolutamente invariate le condizioni di ritardo nella organizzazione di una adeguata rete di trasporti che accentua la marginalità e l'isolamento; l'assenza di essenziali infrastrutture per lo sviluppo agricolo ed industriale (elettrificazione rurale, reti idriche, acquedotti, etc.) per quello culturale e della ricerca; il difficile e costoso accesso al credito che rende più difficoltosa l'iniziativa di nuova imprenditoria locale e quella del debole tessuto imprenditoriale esistente;

VALUTATO come l'assenza di lavoro, di servizi alle imprese e alle persone, di qualità della vita adeguata, di svago e di crescita culturale stiano provocando fenomeni inarrestabili ed irreversibili di spopolamento e di invecchiamento della gran parte dei comuni;

CONSIDERATO che lo sproporzionato clamore e la caricaturale proiezione mediatica che in queste settimane viene data alle problematiche che interessano le zone interne della nostra Regione, e in modo particolare quelle della Sardegna centrale, rischiano di produrre una visione distorta dei fenomeni sociali, economici, culturali e politici che stanno alla base del profondo malessere delle comunità interessate, senza peraltro avanzare nelle sedi opportune progetti e strategie di inversione di tendenza;

VERIFICATO come una attenta analisi e una puntuale comprensione dei fenomeni che interessano queste aree della Sardegna, siano distanti dalle politiche spettacolari e propagandistiche messe in atto dal centrodestra al governo della Regione e dello Stato, riducendo a ribalta mediatica anche i fondamentali elementi di una emergenza democratica, accendendo impropri e deformanti riflettori soltanto su un aspetto della condizione di vita di quelle comunità;

ATTESO che nonostante il progressivo peggioramento degli indicatori economici e sociali in questi ultimi tre anni, il Governo regionale del centrodestra non ha prodotto alcuna azione organica volta al superamento dello stesso, disattendendo gli indirizzi più volte espressi e deliberati dal Consiglio regionale tesi all'utilizzo di consistenti risorse nelle aree interne, come avvenuto in modo particolare per l'utilizzo dei fondi comunitari attraverso la disastrosa gestione dei PIP;

POSTO che le politiche finanziarie ed economiche del Governo nazionale segnano un arretramento pesante delle politiche per il Mezzogiorno con seri pericoli di crescita ulteriore del divario fra le varie aree del Paese con evidente ripercussione negativa nelle aree più depresse ed in ritardo;

CONSIDERATO che la sicurezza dei cittadini e il ripristino di condizioni di normalità democratica si rinvengono quasi sempre all'interno di una azione complessiva e rispettosa dell'insieme delle variabili in campo ricreando, anzitutto, le condizioni di fiducia verso le Istituzioni democratiche ed attraverso un'adeguata e non episodica azione strutturale in grado di ricostruire i valori e le potenzialità del capitale umano e sociale indispensabile allo sviluppo;

RITENUTA di estrema gravità la decisione del Governo nazionale, annunciata dal sottosegretario Micicché, di interruzione degli strumenti della programmazione negoziata che con la loro positiva azione avviata nella Sardegna centrale da alcuni anni hanno fin qui prodotto 4600 nuovi posti di lavoro e consolidato un metodo partecipativo diffuso che ha interessato le istituzioni, le forze economiche e sociali di quelle aree;

POSTO che le decisioni e le azioni del Governo nazionale si sommano al già grande processo di deindustrializzazione in atto nel sistema industriale territoriale,

impegna la Giunta regionale

- ad elaborare e proporre un programma coordinato di interventi economici, sociali e culturali per lo sviluppo e l'occupazione delle aree interne della Sardegna;

- a proporre e a negoziare con il Governo nazionale un accordo di programma-quadro, che affronti concretamente le grandi questioni che determinano in quei territori malessere sociale ed economico,

in particolare impegna la Giunta regionale

1) ad affrontare con il Governo nazionale le problematiche dello sviluppo culturale e scolastico;

2) ad accompagnare il sostegno agli investimenti produttivi con il completamento e l'ampliamento delle attuali inadeguate infrastrutture;

3) ad avviare in una apposita tornata consiliare un ampio dibattito per definire una nuova legislazione volta ad analizzare e favorire un processo di riequilibrio territoriale dell'Isola,

invita

i Consigli comunali e provinciali ad una mobilitazione permanente e straordinaria volta a ripristinare l'agibilità democratica in tutti i Comuni della Sardegna,

e mentre esprime

piena e incondizionata solidarietà a tutti gli amministratori che hanno subito attentati,

manifesta

ampio sostegno per la loro insostituibile funzione pur nel contesto di una sostanziale resistenza democratica che si manifesta il più delle volte nel silenzio e nella quotidiana abnegazione e dedizione ai problemi piccoli e grandi delle comunità che amministrano e che rappresentano il centro della dimensione autonomistica della Regione sarda. (67)