Seduta n.267 del 11/03/1998 

CCLXVII SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 11 Marzo 1998

Presidenza del Presidente SELIS

indi

del Vicepresidente ZUCCA

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 9 marzo 1998 che è approvato.

Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 382.

Si dia lettura dell'articolo 24 ter.

PIRAS, Segretario:

Art. 24 ter

Intervento organico per l'aeroporto

di Tortolì-Arbatax

1. Il comma 3 dell'articolo 21 della legge regionale 6 dicembre 1997, n. 32, è sostituito dal seguente:

"3. L'attuazione dell'intervento medesimo è data in concessione dalla Regione Autonoma della Sardegna all'Amministrazione provinciale di Nuoro previa stipula di apposita convenzione tra gli Assessori dei trasporti, dell'industria e del turismo, artigianato e commercio e il Presidente dell'Amministrazione provinciale di Nuoro.".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Avremmo voluto la presenza in Aula dell'Assessore dei trasporti, Presidente, per chiedere alcune delucidazioni.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, mi dicono che è qua, si è allontanato un attimo. Per un fatto di economia di tempo, mentre recuperiamo l'Assessore, chiedo all'onorevole Pittalis che ha posto giustamente il problema e perché ci sono delle esigenze di chiarimento se, in attesa che venga l'Assessore dei trasporti che gli uffici mi dicono essere qui nei paraggi, possiamo sospendere l'articolo 24 ter per passare… come non detto, comunico all'Assessore dei trasporti che siamo in discussione dell'articolo 24 ter che riguarda intervento organico per l'aeroporto di Tortolì-Arbatax. L'onorevole Pittalis intendeva, mi pare di capire, che fossero necessarie delle spiegazioni e aveva dei problemi da porre all'Assessore dei trasporti, chiedo chi intende intervenire visto che è arrivato l'Assessore dei trasporti.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Volevamo capire dall'Assessore competente, questo intervento, o meglio l'attuazione dell'intervento, intanto perché viene utilizzato lo strumento concessorio e non una vera e propria delega, e in che cosa si articola esattamente questo intervento, ovverossia le competenze dell'amministrazione provinciale e quali competenze residuino per l'amministrazione regionale.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, Assessore un attimino, le do la parola alla fine, prima vediamo se oltre all'intervento dell'onorevole Pittalis ci sono altri colleghi che intendono parlare. Sull'articolo 24 ter, se non ci sono altri interventi, do la parola all'Assessore dei trasporti che fornisce le precisazioni chieste dall'onorevole Pittalis.

LORRAI, Assessore dei trasporti. Il problema è nato da una lettura della legge numero 24 del 22 aprile 1987 che tratta specificatamente dei lavori pubblici e del modo con cui questi possono venir realizzati. In amministrazione diretta con delega, con sistema concessorio. Per le attività aeroportuali e per la viabilità di interesse regionale, si fa espressamente divieto della delega, quindi si riserva alla Regione una funzione di programmazione e di vigilanza e di direzione. Con la finanziaria dell'anno scorso, invece, è passato nell'operazione di riunificazione dei vari cespiti per le varie somme disponibili per quell'intervento, è passato anche il coinvolgimento dell'amministrazione provinciale col sistema della delega. Io ho ritenuto che sia interesse della Regione e dell'Assessorato che dirigo, che ha competenza nel sistema aeroportuale, una vigilanza e un controllo e una funzione direttiva riservata alla Regione, di concerto con la Giunta e con alcuni Assessori, (programmazione, industria e turismo) ma comunque un controllo vigile e un sistema autorizzativo che passi per via preventiva e non a consuntivo. Questo è lo spirito della norma che io ho proposto e che la Giunta ha fatto sua e che la Commissione ha approvato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 24 ter. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 24 quater.

DEMONTIS, Segretario:

Art. 24 quater

Opere di consolidamento
nel comune di Sennori

1.E' autorizzata, per l'anno 1998, la spesa di lire 800.000.000 per il completamento degli interventi previsti dalla legge regionale 5 novembre 1987, n. 45 (cap. 08259).

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 124, 77, 136, 83, 153. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:







PRESIDENTE. Iniziamo con l'emendamento numero 124. Ha facoltà di illustrarlo il consigliere Balletto.

BALLETTO (F.I.). Signor Presidente, semplicemente per dire che a noi pare che questo emendamento sia estremamente mirato, come poi ovviamente appare anche dal testo. Si tratta di un finanziamento di 800 milioni per il completamento, relativo al comune di Sennori, di interventi previsti dalla legge numero 45 dell'87. Allora sarebbe opportuno intanto avere maggiori chiarimenti sulla entità e caratteristiche delle opere di completamento; e questo è tanto più importante che sia noto all'Aula in relazione al fatto che analogo provvedimento è stato già bocciato da questa Assemblea con riferimento ai problemi edilizi e di ricostruzione e di intervento che sussistono per i comuni di Gairo, Osini e Cardedu. Quindi sarebbe opportuno capire se esistono, in presenza di necessità consimili, atteggiamenti differenziali e preferenze rispetto ad un intervento piuttosto che ad un altro. Se queste differenze di comportamento sono giustificate da fatti obiettivi e concreti è un discorso. Poiché la parte che rappresento non è a conoscenza dell'esistenza di tali differenze, sarebbe opportuno un chiarimento per indirizzare il voto. In assenza di indicazioni di questo genere è evidente che si insiste sull'emendamento.

PRESIDENTE. Dovrebbero esprimere il parere il relatore e l'Assessore. Siccome sono stati chiesti dei chiarimenti, chiedo se possiamo cambiare l'ordine e magari dare la parola alla Giunta per i chiarimenti e poi sentire il parere del relatore. Per fornire chiarimenti l'Assessore della programmazione propone se siete d'accordo e sono d'accordo anche i proponenti dell'emendamento e di tutti gli altri emendamenti, di sospendere questo articolo 24 quater e gli emendamenti relativi, andare all'articolo successivo in modo tale che alle richieste di chiarimento avanzate dall'onorevole Balletto si possa rispondere con la maggiore precisione possibile. Sospendo quindi l'articolo 24 quater e i relativi emendamenti. Si dia lettura dell'articolo 25.

PIRAS, Segretario:

CAPO IV

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI LAVORO, ATTIVITA' CULTURALI E SOCIALI

Art. 25

Formazione professionale

1. E' sospesa l'applicazione della misura della spesa per abitante indicata dall'articolo 31 della legge regionale 1 giugno 1979, n. 47.

2. La quota regionale da destinare alla realizzazione del programma di formazione professionale è determinata, per l'anno 1998, in lire 60.000.000.000 (cap.10001).

3. Il limite massimo retributivo per le convenzioni, previsto dall'articolo 9, comma 1, della legge regionale 2 marzo 1982, n. 7, resta fissato in lire 100.000 orarie.

4. La spesa di cui all'articolo 4 della legge regionale 13 giugno 1989, n. 42, è fissata in lire 95.412.000.000 ed è così ripartita:

capitolo 10001 lire 7.567.000.000

capitolo 10002 lire 23.301.000.000

capitolo 10003 lire 64.544.000.000

5. L'Amministrazione regionale è autorizzata a rimborsare, agli enti di formazione professionale convenzionati che ne facciano richiesta, le somme relative ai contributi previdenziali versati all'INPS, per il periodo per il quale i dipendenti degli enti medesimi, iscritti all'albo del personale di cui alla legge regionale 13 giugno 1989, n. 42, hanno avuto il riconoscimento, ai fini giuridici, del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con sentenza del giudice del lavoro; alla relativa spesa si fa fronte con le disponibilità sussistenti nel capitolo 10001.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 160, che è stato ritirato, 70, 125, 39.

Si dia lettura degli emendamenti numero 70, 125 e 39.

PIRAS, Segretario:





PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 70..

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, si chiede, con quest'emendamento, perché si sospende la misura della spesa e quali siano i criteri che si intendono adottare in alternativa.

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 125 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto.

BALLETTO (F.I.). L'emendamento ha la funzione di regolamentare o delegiferare una situazione che in effetti è già non operativa, per il fatto che per diverso tempo in finanziaria si ripropone puntualmente la disposizione secondo la quale per l'anno a cui si riferisce la legge finanziaria è sospesa l'applicazione della misura della spesa fissata per abitante. E allora, posto che ormai da tempo questa misura, questa indicazione, che poi era contenuta nella legge numero 47 del 79, non trova applicazione, ci si chiede se non sia più ragionevole e più pratico eliminare una disposizione che non ha mai trovato attuazione, se non forse nella fase iniziale di applicazione della legge, ricerca che peraltro non ho fatto e quindi non posso né assicurare né escludere, per cui dal momento che la norma non trova applicazione sarebbe più opportuno addirittura abrogarla.

PRESIDENTE. Vorrei fare presente ai colleghi e soprattutto ai presentatori degli emendamenti che a questo punto abbiamo tre norme che riguardano l'articolo 31 della numero 47: la norma della finanziaria che dice "lo sospendiamo", l'emendamento a firma Biggio che dice "lo lasciamo", l'emendamento Balletto, Pittalis che dice "sopprimiamo l'articolo". Lo dico per precisare che la norma e l'emendamento proposto dai colleghi Masala e Biggio e illustrato dall'onorevole Biggio, sopprimendo il comma 1 dell'articolo 25 praticamente lascia in piedi l'impianto della legge numero 47, quindi questa è la volontà.

Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci.

SECCI (Popolari), relatore. La Commissione ha discusso a lungo di questo problema perché gli stessi emendamenti sono stati presentati anche durante i lavori della Commissione, e pur ravvisando la necessità di rivedere questa materia è stato deciso dalla Commissione di lasciare il testo, così come riportato dal comma primo, con l'impegno, però, che è un impegno operante di fatto, perché esiste un disegno di legge della Giunta sulla riforma della formazione professionale, dove la materia è più giusto che venga trattata in maniera compiuta. Per cui se ci fosse l'intesa in questo senso la richiesta del relatore è quella di pregare i colleghi che hanno presentato l'emendamento numero 70 e l'emendamento numero 125 di ritirarlo per consentire a brevissima scadenza, quando la legge di settore sarà discussa in Commissione e poi in Aula, normare in maniera definitiva alla materia. Per quanto riguarda invece il comma primo, che è stato approvato dalla Commissione e che risulta nel testo della finanziaria, questo ripete in pratica, perché così è stato da molti anni a questa parte, uno stato di transizione che si dovrebbe completare appunto con l'approvazione di una nuova legge che regoli l'attività di formazione dei piani di formazione professionale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è contrario. Aggiungo una rapidissima motivazione: la sospensione dell'applicazione della misura della spesa per abitante è una norma abituale nelle finanziarie, e tuttavia noi l'abbiamo riproposta non solo perché indispensabile per l'operatività della legge, ma perché c'è una connessione, che non siamo riusciti nemmeno in Commissione a sciogliere, tra la norma riguardante la misura per abitante ed elementi di procedura che sono collegati e compresi anzi nell'articolo 31 della legge numero 47. In ogni caso la ragione di fondo è quella che diceva ora il relatore della Commissione, nel senso che la riforma della formazione professionale, non solo è urgente per i motivi tante volte detti, ma c'è anche ormai sollecitata ed imposta dall'Unione Europea, in quanto la normativa che noi abbiamo è ormai non compatibile con le norme comunitarie. Quindi si tratta di metter mano, oltre che all'articolo 31 della legge regionale numero 47, all'insieme della materia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Stiamo discutendo gli emendamenti?

PRESIDENTE. Stiamo discutendo gli articoli e gli emendamenti, perché questi emendamenti riguardano sono gli unici presentati sull'articolo, anche se sono al primo comma, poi discuteremo a parte l'emendamento numero 39 perché è aggiuntivo.

Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo mi dà la possibilità di dire qualcosa sulla formazione professionale, perché leggendo il comma due dell'articolo stesso si sa che la quota regionale da destinare alla realizzazione del programma di formazione professionale è determinata per il 1998 in lire 60 miliardi. Una cifra considerevole che vorremmo sapere come viene spesa. Io vorrei ricordare le relazioni che la commissione ottava ha predisposto negli anni nel dare il parere proprio sulla formazione professionale e da parte di tutti i componenti la commissione in quelle relazioni viene scritto che è necessario rivedere innanzi tutto la legge 47. Purtroppo la legge di riforma tarda ad arrivare, nonostante sia urgente, così come ha detto un attimo fa l'assessore della programmazione. Non solo, perché i corsi professionali come sono organizzati non servono assolutamente a quello che è lo sviluppo economico e sociale della Sardegna, perché a nostro avviso, e non solo a mio avviso, non tiene conto di quelle che sono le necessità e a questo proposito vorrei ricordare brevemente che cosa dice il primo comma della premessa che ci è stato inviato proprio nel momento in cui dovevamo dare il parere sul piano di formazione professionale 1997-1998: "La legge regionale 1° giugno 1979, numero 47, chiama la Regione con l'articolo 11 alla predisposizione di piani pluriennali e annuali di formazione in sintonia con i piani regionali di sviluppo, dai quali si desumono i bisogni formativi da soddisfare per consentire l'attuazione di tali programmi". Sta di fatto, però, che i corsi così come vengono predisposti non sono in sintonia proprio con i piani regionali di sviluppo, continuiamo ancora a sformare parrucchieri, estetisti, falegnami, saldatori e quant'altro, senza renderci conto di quelle che sono le realtà non solo per quanto riguarda la nostra Isola, ma per quanto riguarda le richieste che vengono avanzate da altre parti d'Italia. Spessissimo, infatti, molti nostri giovani non riescono a trovare occupazione in altre parti d'Italia proprio perché non è stato predisposto nessun piano di formazione professionale in funzione delle richieste che vengono avanzate. Quindi sono piani di formazione professionale che continuano a esistere solamente perché bisogna mantenere in vita gli enti che gestiscono i piani della formazione professionale. A questo proposito se mi permettete brevemente vorrei leggere alcune parti della risoluzione ultima che abbiamo predisposto. La relazione dice, tra le altre cose: "Si osserva preliminarmente che gli attuali vincoli normativi rendono il piano di formazione professionale non pienamente rispondente all'obiettivo primario di un raccordo fra opportunità formative, qualificazione ottenuta dalla forza lavoro, inserimento nel processo produttivo e sviluppo economico e sociale. In altri termini l'esigenza di salvare sempre e comunque i livelli occupativi dei formatori". Ecco, mi fermo qui, quindi l'esigenza di salvare sempre e comunque i livelli occupativi dei formatori, cioè noi siamo costretti spessissimo ad attivare dei corsi che non servono assolutamente, ma che servono solamente per fare andare avanti questi enti professionali che sappiamo da chi vengono gestiti.

Quindi, dicevo, dei formatori ma assai spesso a discapito di un'autentica e positiva programmazione che consideri ineliminabile il rapporto costi-benefici inteso non nella maniera rigidamente (?) contabile, ma nella valenza economica in senso lato.

La risoluzione continua ancora: "E' altresì convincimento della commissione che rimanga irrisolto il rapporto fra il complesso dei corsi di formazione professionale e la scuola nei suoi vari gradi di istruzione. Ancora non risolto appare inoltre l'inserimento nelle aree programma dell'insieme dei corsi previsti, nel senso che in taluni casi si ha l'impressione che si inseguono profili professionali riguardanti attività produttive dismesse o fortemente ridimensionate, però i corsi continuano ancora. Non solo. In primo luogo" - è sempre scritto nella risoluzione - "la commissione sollecita da parte dell'Esecutivo la predisposizione di una organica riforma di tutto il settore della formazione professionale, anche in sintonia con le linee di riforma emergenti in campo nazionale ed europeo. Viene altresì auspicata una più puntuale verifica e ricognizione delle realtà economiche dei singoli territori e un vaglio più attento delle richieste degli enti. Si richiede ancora una scelta dei formatori che vada nella direzione di competenze sempre più elevate", eccetera, eccetera. Ecco, ripeto, nonostante queste cose che noi abbiamo scritto negli anni il piano della formazione professionale continua a essere sempre il medesimo, sempre lo stesso. Pertanto i soldi che noi spendiamo, e non sono pochi, 60 miliardi solamente per quanto riguarda la Regione sarda, noi crediamo che siano spesi male, e crediamo che siano spesi male perché innanzi tutto non è stato fatto mai un monitoraggio dei corsi che sono stati attivati negli anni: quanti giovani, quante persone abbiamo specializzato, quante di queste persone hanno trovato realmente lavoro e quindi se è necessario che ancora qualcuno di quei corsi venga attivato. Mentre succede questo invece troviamo sempre pochi soldi per quelli che sono i corsi professionali aziendali, quelli cosiddetti al 60 per cento, che danno uno sbocco realmente occupazionale e per questo, e sarà poi eventualmente illustrato, l'articolo 39 chiede che una quota pari ad un terzo di quello che è stato predisposto nell'articolo 25 possa servire proprio per i corsi professionali aziendali. Perché, ripeto, altrimenti in questo modo noi continueremo malamente a spendere i soldi, a illudere i nostri giovani e a non dare occupazione. Ecco, perché credo che sia necessario, mi dispiace che l'Assessore del lavoro non ci sia in questo momento, gli auguriamo che si riprenda subito, è opportuno che l'Assessore del lavoro, così come ha promesso tante volte, mandi in Commissione il disegno di legge sulla riforma dei corsi professionali, affinché questi corsi servano veramente per lo sviluppo della nostra Isola.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Grazie, signor Presidente. Esprimersi sui mezzi destinati alla formazione professionale ritengo che non sia cosa semplice, perché è un settore che certamente dovrebbe avere la massima attenzione da parte della forze politiche in una Regione dove la scuola non funziona egregiamente, io credo che sia inutile che ce lo nascondiamo. Tutti sappiamo che la scuola è diventata più un fatto burocratico che un fatto didattico. Naturalmente la burocratizzazione della scuola porta a trascurare l'aspetto didattico e l'aspetto formativo. La nostra scuola non è certamente ai primi posti nello Stato italiano e quando una scuola non funziona, o non funziona bene, certo che lo sviluppo economico e civile non è facile. Noi stiamo parlando da un pezzo di riforme della pubblica amministrazione a tutti i livelli ma non si tiene conto mai che le riforme della pubblica amministrazione devono essere fatte dagli uomini e gli uomini capaci di riformare la pubblica amministrazione, la scuola, purtroppo non li sta producendo più, è da un pezzo che la scuola italiana ha seguito nella preparazione e nella formazione un andamento discendente, fortemente discendente. Ecco allora, considerato che nella scuola media, scuola secondaria, noi non possiamo fare molto, tenuto conto che la formazione professionale è affidata alla Regione, allora evidentemente almeno la formazione professionale deve essere fatta con notevole attenzione. Io dico che non tutta la formazione professionale non funziona, ci sono dei settori nei quali la formazione professionale è anche buona, certo che spesse volte non è mirata all'occupazione, cioè non tiene conto delle esigenze reali della società isolana per preparare dei giovani che poi verranno assorbiti nel mondo del lavoro. Pertanto, sotto questo profilo, sarebbe auspicabile che una parte delle risorse venisse destinata alla preparazione professionale e alla formazione professionale da eseguire nelle imprese. Cosa curiosa l'Assessore del bilancio e della programmazione economica ha affermato poc'anzi, si deve fare la riforma della formazione professionale, lo stiamo dicendo da anni che si deve fare la riforma della formazione professionale, ma ha aggiunto, perché l'Unione Europea ce lo impone. E' triste, signor Presidente, che noi dobbiamo procedere a fare le riforme solo quando l'Unione Europea ce lo impone. Siamo veramente cittadini, non so se di serie b o di serie c, perché se noi fossimo cittadini di serie a, evidentemente provvederemmo noi alla riforma della formazione professionale senza alcuna imposizione da parte dell'Europa, perché la formazione professionale riguarda giovani e meno giovani che devono essere assunti, e devono lavorare nelle imprese italiane prevalentemente. Quindi è tutto il nostro interesse che la formazione professionale sia la più efficace possibile. Ci sono, non le so dire quanti sono, gli enti che lavorano in questo settore. Certamente sono tanti e tra questi tanti enti, ce ne sono anche che non funzionano, come diceva poc'anzi il collega Frau, che funzionano male, dove si fanno i soliti corsi, che poi nella pratica, nella realtà economica imprenditoriale del paese, non trovano alcuno sbocco. Ma io vorrei fare alcuni appunti, in particolare alla gestione della formazione professionale. Ecco, spesse volte proprio per ritardi di carattere amministrativo e burocratico della Regione, i corsi vengono autorizzati con molto ritardo, se i corsi vengono autorizzati con molto ritardo evidentemente il personale insegnante a tempo indeterminato, esistente presso gli enti, rimane pressoché inattivo, rimane pressoché inattivo il personale, i giovani non possono frequentare per cui abbiamo un dispendio di energie, di risorse di notevole entità. E' possibile che non riusciamo a preparare, a organizzare, a determinare i corsi in tempo utile in modo tale che non venga perso neanche un giorno di lezione? Io dico che non si dovrebbe perdere neanche un giorno di lezione, e invece, anche questo è un fatto diventato normale, che i corsi vengono ritardati notevolmente per quanto riguarda l'autorizzazione, e quindi per quanto riguarda l'apertura e il funzionamento degli stessi. Ecco, non solo vengano ritardati, ma anche l'aspetto finanziario, e cioè la messa a disposizione dei fondi necessari agli enti che gestiscono la preparazione professionale, viene fatta con tempestività, eppure abbiamo una contabilità speciale, abbiamo una contabilità al di fuori del bilancio, se non vado errando, i fondi escono dal bilancio della Regione, vanno accreditati in una contabilità speciale, di conseguenza dovrebbero essere sbrigate le pratiche con tempestività, neanche questo viene fatto. Quindi che si debba porre mano alla riforma della formazione professionale, io credo che sia un fatto non più procrastinabile ma quando verrà fatto nel 1998 o nel 1999, io ne dubito molto, quindi, continueremo col solito rimandare all'anno successivo, rimandiamo all'anno successivo e non operiamo nell'amministrazione concreta delle cose che noi dobbiamo gestire. Ecco, io l'invito pressante alla Giunta lo faccio, ma sono sicuro che il mio invito, come tutti gli altri che ho fatto in quest'Aula per problemi di un certo rilievo rimarrà inascoltato. Posso Presidente? Mi viene in mente un detto sardo, molto diffuso almeno nella mia zona "cain zabada e procu pasciri"(?), cioè c'è chi parla, chi si lamenta, chi dà suggerimenti, chi indica delle soluzioni, ma l'amministrazione regionale continua imperterrita seguendo quella strada, aspettando che la Comunità Europea ci tiri le orecchie, dopo che la Comunità Europea ci avrà tirato le orecchie, allora dovremmo necessariamente intervenire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cadoni. Ne ha facoltà.

CADONI (A.N.). Brevemente, signor Presidente, perché alcune cose le ha esposte già il collega Frau. I dubbi sono anche su quali basi vengono scelti i corsi, se vengono scelti sulla base delle esigenze di mercato di quella che è la richiesta di questi ragazzi che si avviano verso la formazione professionale, oppure se vengono aggiudicati e scelti in base a quelli che sono gli enti che tengono i corsi che sappiamo da chi dipendono, in genere dipendono sempre dai partiti, dai patronati e dai sindacati. Cioè succede quasi sempre che in base anche a leggi di mercato del continente, non sarde, del continente, c'è stato un periodo che si facevano solo ed esclusivamente corsi per computer e arrivava a tutte le famiglie delle telefonate per sapere se c'erano dei figli disposti a frequentare questi corsi. La gente pensava che fosse una moda, oppure venivano anche entusiasmati dal fatto che il computer comunque bisogna conoscerlo, però bisogna anche sapere che quando sul mercato c'è inflazione di persone abilitate all'uso dei computer alla fine rimangono tutti a spasso e tutto rimane nel libro dei sogni. Eppure noi sappiamo che per la formazione professionale si spendono centinaia di miliardi con annessi e connessi, e il più delle volte succede che quando si vanno a svolgere quei corsi di formazione professionale che sono richiesti dal mercato non abbiamo i giovani che hanno la formazione pronta, e siamo costretti a portare la mano d'opera dal continente. Poi abbiamo anche una legge sui centri storici, che purtroppo è ancora e sempre all'esame della Commissione, dove sono previste le figure professionali di alcuni antichi mestieri che sono stati dimenticati. Per cui, visto che la legge sui centri storici è quasi al traguardo, credo che sarebbe il caso di iniziare a preparare questi ragazzi che dovranno intervenire anche nel recupero dei centri storici avvalendosi di quegli antichi mestieri che oggi non si trovano più; io parlo di pavimentatori, di buggiardatori, di scalpellini, di decoratori, di lavoratori del granito e della trachite e via dicendo, come quegli antichi mestieri quali il maniscalco. Si parla tanto di agriturismo, si parla tanto dei cavalli e poi dobbiamo andare caso mai a portare un maniscalco dal continente per ferrarci un cavallo. Ci sono i maneggi, ci sono anche i contributi per i maneggi, qua abbiamo anche il collega Falconi che ha una grossa fetta di turismo che vive proprio sul fatto che nella sua attività è previsto un maneggio sia per i bambini che per i grandi. E non credo che un domani si debba arrivare a portare qualcuno da fuori per ferrare i cavalli che ha il collega Falconi. Io penso che nei paesi come Fonni, Gavoi, a tradizione agropastorale ci debbano essere anche quei corsi per giovani che vogliono fare quel lavoro. Così come esistono dei corsi che sono abbastanza attuali come i termoidraulici e credo che uno dei pochi centri di formazione dove viene svolta la formazione dei termoidraulici sia a Santa Giusta... (?) ed è predisposto per 16 posti. Io conosco tanti ragazzi che si vorrebbero affacciare verso questa professione e purtroppo debbono concorrere a questa selezione per 16 posti e in più debbono anche trasferirsi a Santa Giusta con tutto quello che costa frequentare il corso, perché uno non potrebbe viaggiare giornalmente e dovrebbe vivere là, con quelle famose 200 mila lire eventualmente che danno. Mentre si sa che ci sono in altre zone della Sardegna dei centri di formazione professionale che si continua ad insistere e dare corsi di computer, corsi di tipografi, corsi di elettricisti, le cui figure non sono richieste dal mercato. A parte che ci sono quei centri che sono fermi da tre anni, demoliti, e si sta ancora aspettando a ricostruirli, con il che dico, perché non si fa un'indagine di mercato? Che cosa vogliamo fare della Sardegna, c'è il turismo, c'è l'agriturismo, c'è il commercio, c'è l'artigianato, quindi dovrebbero essere soprattutto indirizzati i corsi professionali verso quei settori dove noi pensiamo di potenziare lo sviluppo sardo. Non si può ancora privilegiare quei corsi di formazione professionale che servono esclusivamente a portare materiale dal continente e eventualmente anche gli insegnanti dal continente, perché se noi andiamo a fare dei corsi dove non abbiamo gli specializzati sardi, dobbiamo ricorrere agli specializzati continentali così faremo solo corsi per quelle persone che intendono andare fuori e lasciamo la Sardegna così com'è.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo capitolo di bilancio, per altro abbastanza complesso, sorgono parecchi dubbi al consigliere che deve decidere quale posizione assumere nei confronti di una decisione da prendere oggi su una spesa che soltanto per la quota regionale comporta una decisione di spesa di 60 miliardi che sono una cifra non da poco. Intanto il capitolo primo dell'articolo 25 prevede una spesa di circa otto mila lire per abitante della Sardegna, che intanto non si capisce bene come debbano essere spesi, come sono spesi. Perché se questi soldi che noi con questo articolo vogliamo sopprimere, cioè togliamo delle possibilità a quelle zone della Sardegna che sono più bisognose, dove ci sono degli indici di disoccupazione veramente elevati in cui una scelta intelligente, di qualche corso di formazione professionale, potrebbe dare qualche sbocco a qualche giovane del territorio, credo che faremmo un delitto. Comunque i dubbi non si limitano soltanto a questo. Intanto io mi chiedo, come è stato già sottolineato dai colleghi che mi hanno preceduto, se la spesa da parte della Regione di 60 miliardi che poi vanno aggiunti a tutti gli altri fondi spesi dallo Stato e dalla Comunità europea, siano un capitolo che trova giustificazione dopo tanti anni di fallimenti della formazione professionale in Sardegna. Intanto io credo che questi soldi, visti i risultati che abbiamo conseguito nell'isola, con oltre trecentomila disoccupati, si siano rivelati soldi che sono stati produttivi soltanto per la fabbrica dei disoccupati, perché per come sono stati spesi sino ad oggi abbiamo soltanto tolto, allungato il tempo dell'attesa di questi giovani per un lavoro vero, li abbiamo illusi per qualche anno, dandogli quattro lire, tenendoli lontani, magari, forse questo è l'unico risultato buono, dalla strada, però non abbiamo dato risposta alla necessità vera della gioventù. Voglio ricordare a tutta l'Aula che è ripresa in alcune zone della Sardegna, fortemente, l'emigrazione giovanile; stiamo impoverendo, dopo aver speso per formare questi giovani, di risorse più importanti la Sardegna, quella dei giovani che sono preparati al lavoro. Soltanto da Iglesias l'anno scorso mi risulta che siano partiti 400 giovani all'estero. Un mio amico è stato rimpatriato dall'Africa, dal Congo, dove era in atto una rivoluzione, perché rischiava la vita in una miniera della foresta equatoriale. Bene io credo che tutto questo non sia assolutamente giusto, perché se è vero che questi 60 miliardi noi li abbiamo tolti alle attività produttive, sono altri miliardi che si aggiungono a quel discorso che noi abbiamo fatto riguardo al capitolo 20 che ha tenuto inchiodata l'Aula nella discussione sull'utilità di spendere in questo modo le risorse della Sardegna. Intanto nell'articolo 25 io sono convinto che si annidi un sottobosco clientelare, si annidi tutto quell'ambiente umano che serve soltanto non a creare operai, a creare persone preparate ad affrontare il mondo del lavoro, ma soltanto a portare consenso per i partiti che governano questo sottobosco clientelare. E credo che sia uno di quei capitoli che, così ho visto ieri in televisione, per riconoscimento anche dell'Assessore della programmazione, di cui è pieno il bilancio di quest'anno. Intanto mi associo anch'io, signor Presidente, onorevoli colleghi, alle lamentele dell'onorevole Cadoni e degli altri consiglieri per il fatto che i soldi vengano indirizzati soprattutto a quegli enti controllati dai sindacati, controllati dai partiti, e da associazioni più o meno vicine all'apparato che convoglia il consenso verso i gruppi di potere tradizionali dell'Isola. Sorgono lamentele dalla gente per il fatto che mentre questi enti trovano facilità nell'accedere a questi fondi, imprenditori seri che hanno creato posti di lavoro, che sono capaci di crescere e far crescere il mondo che li circonda, anche nell'interno dell'Isola, hanno gravi difficoltà a trovare risposte positive per le richieste anche per poche persone da far accedere ai posti di lavoro nei quali loro sono capaci di trasmettere quelle competenze che hanno fatto sì che si potessero affermare nella società, nel loro lavoro e che possono in questo modo essere come dei fari a cui la società guarda per trovare, con l'imitazione, una possibilità di uscire dalla disperazione per i figli di tante famiglie della Sardegna.

Penso soprattutto agli artigiani; voglio ricordare, oltre a quelli che ha ricordato l'onorevole Cadoni, che oggi in Sardegna non si trova più un sarto. Il Presidente della Regione, per farsi cucine un abito, mi risulta che sia dovuto andare fino ad Orani. Ma questo non capita soltanto a Cagliari, questo succede anche per chi voglia un abito tradizionale, e mi risulta che da Olbia siano lo stesso costretti ad andare a Desulo, ad Orgosolo o a Orani. Bè, io credo che anche questa sia una grave carenza della Regione. Per farsi cucire un paio di scarpe da campagna o le compriamo importate dalla Spagna oppure non le troviamo, perché gli ultimi artigiani in grado di costruirle si trovano o a Cagliari, per chi vuole delle scarpe degne di questo nome, oppure veramente si deve rivolgere al mondo dell'importazione. Credo che ci siano tanti allevatori, per esempio in settori trainanti ed innovativi, anche in campo sperimentale dell'allevamento, in grado di insegnare a tanti giovani come si allevano gli struzzi, come si allevano le lepri. Bè, io non credo che sia giusto che queste persone abbiano delle difficoltà ad accedere, mentre mi sembra strano che invece arrivi una società dal continente o arrivi... però io non credo di essere in grado di parlare col brusio e col disturbo continuo, senza che il Presidente debba intervenire... se volete che sospenda io sospendo.

PRESIDENTE. No, devono sospendere i colleghi.

LIORI (A.N.). Finisco dicendo che ci sono tanti imprenditori turistici che hanno coperto settori del turismo, settori alternativi, che non sono solo quello dell'agriturismo, che hanno insegnato come si può integrare l'economia turistica con quella dell'allevamento, con quella di altri settori dell'agricoltura, integrando l'economia delle zone interne della Sardegna, e anche questi chiedendo di poter formare qualche giovano da avviare al lavoro all'interno della loro azienda, hanno avuto risposte negative e questi giovani sono dovuti emigrare. Bene, io credo che la Regione debba mettersi di fronte alla necessità di un ripensamento generale di come vengono spesi questi soldi. Non è possibile che soltanto perché esiste una voce nel bilancio non si riesca a cancellarla per sottrarre questi soldi dai settori dello spreco e farle diventare delle opportunità per i nostri giovani.

Oggi più che mai che la disoccupazione è dilagante, che la disoccupazione raggiunge livelli intollerabili, oggi più che mai noi abbiamo il dovere di intervenire, non solo con l'accetta, ma con la gomma, perché credo che dobbiamo cancellare completamente questi capitoli, perché nel prossimo bilancio non siano più presenti, perché non possiamo presentarci di fronte agli elettori dicendo che noi abbiamo sulla coscienza il peccato di aver avuto la possibilità di rimediare a un danno così grave per la Sardegna senza che noi siamo intervenuti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, volevo fare alcune osservazioni soltanto sul pregresso di questa attività di formazione professionale e qualche suggerimento per il futuro. Spero che qualcuno riferisca all'Assessore competente, che per la sua assenza più che giustificata, non può partecipare ai nostri lavori e quindi recepire le osservazioni che vengono fatte; probabilmente dovrà leggersi i verbali all'Ufficio Resoconti, perché non credo che attualmente i componenti della Giunta presente abbiano la possibilità di fare un resoconto, anche se sommario, delle cose che diremo.

Intanto è stata distribuita, non so se ai componenti la terza Commissione, una bozza della nuova legge che i consiglieri regionali non conoscono, che avrebbero potuto, probabilmente trattandosi di una bozza e di una bozza in discussione che precede l'approvazione da parte della Giunta e un successivo invio in Commissione e in Consiglio, dare dei suggerimenti utili, non la conosciamo e non siamo in grado di darli. Credo anche che sulla qualità dell'attività svolta finora ci siano delle osservazioni, non tanto per fare un'indagine e cercare responsabilità, ma perché serve al futuro. In verità l'Assessore attuale, almeno, non ha alcuna responsabilità, non credo che porti nessuna responsabilità per quanto riguarda l'apparato, io voglio solo fare alcune osservazioni che mi sembrano assolutamente pertinenti e da tener conto in un proseguo di quest'attività.

Premetto anche una cosa: quello che è eufemisticamente si dice che bisogna recuperare tutte le diseconomie, per trovare fondi tra l'altro da investire per l'occupazione, per questa situazione drammatica che abbiamo in Sardegna, diventa veramente un eufemismo se non cominciamo da stanziamenti che la finanziaria prevede e successivamente il bilancio, abbastanza importanti e sulla quale probabilmente è possibile anche tagliare, o anche aumentare se volete, dando una destinazione tale che assicuri almeno un'attività che consenta a giovani generazioni di essere impegnate in una formazione professionale diversa da quella che è avvenuta finora. Che cosa è successo finora? Noi manteniamo, se non ci sarà una nuova legge continueremo a mantenere un apparato che ha caratteristiche di favoritismi e clientele, soprattutto in ordine a quelli che una volta venivano chiamati gli istruttori e adesso i professori che insegnano in questi corsi di addestramento professionale. Che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo continuare con le cose che hanno detto già i colleghi? Con i parrucchieri, con le estetiste, con i saldatori, con una serie di professionalità che sono anche interessanti e utili ma certamente hanno un mercato saturo nella nostra terra? Noi dobbiamo, credo, indirizzare la nuova formazione professionale sulle nuove professionalità che si affacciano anche in Sardegna con difficoltà, con passi avanti e passi indietro, ma certamente ci sono, altrimenti saremo costretti, come già qualcuno ha detto, a importare persino queste.

Il riferimento al Porto canale di Cagliari è puramente casuale, ma credo che ci sia anche quello, ma ci sono anche altre attività. Poi entriamo in quest'ordine di idee o probabilmente il prossimo bilancio, la prossima finanziaria non verrà neanche discussa, questa parte, perché continuiamo, ripeto, con una formazione professionale che appartiene al passato, che non ha dato risorse finanziarie di un certo rilievo ai lavoratori e ai giovani disoccupati, solo piccolissimi contributi finanziari che non hanno certamente incentivato la formazione professionale, la richiesta di partecipare a questi corsi di formazione professionale. Continueremo ad avere un apparto che assolverà a un'incombenza che non è certo quella di preparare le nuove generazioni sarde a queste nuove professioni. Questo è il problema e di questo bisogna tener conto. Di questo la Giunta regionale e successivamente il Consiglio, bisogna che in questa bozza che io non conosco, immagino che sia inquadrata nei tempi nei quali viviamo e proiettata nel futuro, soprattutto, perché questo è il problema, se dovessimo fare una nuova legge indirizzare una nuova legge per la situazione attuale, senza proiettarla nel futuro, credo che non faremmo una cosa molto interessante per le nuove generazioni e per le nuove professioni.

Se all'Assessore, alla Giunta e successivamente al Consiglio insieme alle altre proposte, agli altri indirizzi anche pratici che verranno dati per affrontare questo problema, credo che le risorse finanziarie della Regione in futuro potranno essere spese meglio. Oggi non lo sono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Colleghi, io intendo intervenire sull'emendamento e sull'articolo. Per quanto riguarda l'emendamento va detto che col comma primo dell'articolo 25 si propone una disposizione che si riproduce annualmente nella legge finanziaria, quindi anche per il 1998 si procede alla sospensione dell'applicazione della misura della spesa per abitante, disposta dall'articolo 31 della legge regionale 1° giugno 1979, numero 47. Non si comprende come sia possibile sospendere l'efficacia di una norma anno dopo anno, senza rilevare l'inutilità della disposizione che si trascina nel tempo, mantenendone formalmente la vigenza, ma senza sostanziale effetto. Per uno snellimento del corpo normativo ormai infarcito di norme non più applicate o applicabili sarebbe opportuno che un'amministrazione attenta provvedesse al dovuto quanto necessario sfoltimento. L'emendamento che Forza Italia ha proposto ha la finalità di adempiere a questo scopo.

L'articolo 25 provvede ad uno stanziamento globale di 155 miliardi e 412 milioni per la copertura delle spese relative alla formazione professionale per il 1998. La risorsa impegnata è cospicua ed è perfettamente allineata a quella prevista dall'articolo 26 della legge finanziaria per l'anno 1997. Da investimenti così ingenti sarebbe stato lecito attendersi risultati nettamente più soddisfacenti in termini di positivo concorso alla soluzione del problema disoccupazione.

I rilievi che si possono muovere non tanto all'articolo, ma alla formazione professionale, così come concepita e portata avanti, hanno radici e origini lontane nel tempo, e più volte si è avuto occasione di metterne in risalto i difetti. La Regione infatti, ben lontana dall'avere conoscenza delle cause e dei fattori determinanti e tra loro concorrenti che hanno impedito o rallentato il processo di sviluppo economico della nostra Isola, in palese ritardo, quanto a crescita, nei confronti di quasi tutte le regioni d'Italia e chiaramente incapace di incidere su di essi, ha elaborato i piani di formazione professionale privilegiando criteri quantitativi a discapito di criteri qualitativi e selettivi della formazione. Nel senso che una corretta formazione professionale non può prescindere dalle esigenze dell'imprenditoria, sia nel presente che nelle attendibili e verosimili prospettive di evoluzione nel futuro, anche con riferimento ai processi di modificazione derivanti da una sempre più estesa liberalizzazione e dai processi di globalizzazione dei mercati.

La Regione è mancata del tutto nel rapporto col mondo dell'impresa e delle associazioni di categoria, riversando le sue attenzioni verso il problema della disoccupazione, inteso questo come necessità di intervento a tampone di situazioni di emergenza, rispondendo anche per fini non sempre nobili, come quello della ricerca del consenso, a politiche facili ma distruttive di tipo assistenzialista, che rispondono nell'immediato ai diffusi bisogni della gente, ma che non affrontano e risolvono i problemi che quei bisogni hanno generato. Il guaio della formazione professionale in Sardegna è rappresentato dal fatto che maggioranze politiche e governi di centro sinistra hanno considerato la formazione professionale alla stregua di un ammortizzatore sociale. Tutto questo non può più esistere, né è permesso da alcuno che si insista sulle logiche del passato, anche e soprattutto perché i tempi degli sprechi e degli sperperi di risorse sempre più scarse, sono ormai finiti. Proporre a questo articolo un emendamento soppressivo, come peraltro si dovrebbe fare se si avesse a cuore, veramente a cuore il problema della formazione professionale e si volesse incidere positivamente su di essa sarebbe stato oggetto di attacchi frontali inauditi e strumentali, si additerebbe Forza Italia come il nemico numero uno dei disoccupati in cerca di lavoro. Così evidentemente non è. E poiché le cose non stanno così, essendo il problema della disoccupazione punto cardine del programma politico di Forza Italia, ci stiamo astenuti, nostro malgrado, dal presentare tale emendamento. Tuttavia il problema esiste e non può essere minimizzato. Con questo intervento si vogliono quindi sollecitare tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale a un costruttivo e più fattivo impegno per rivedere i processi della formazione professionale in Sardegna dalla A alla Z, niente trascurando, affinché si possa incidere per davvero ed efficacemente sui processi di sviluppo e della conseguente stabile occupazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, io vorrei chiudere gli interventi su questo articolo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (F.I.). Per questioni tecniche, l'onorevole Tunis ha bisogno di un attimo di intervallo, intervengo prima di lui. Nell'augurare all'assessore Deiana, che so assente per motivi di salute, una pronta guarigione e nel dispiacermi della sua assenza, perché certamente potrebbe, tramite questi interventi, capire quella che è la volontà del Consiglio, mi accingo a fare un intervento che si associa né più né meno al coro degli scontenti, al coro delle lamentele che arrivano da una parte del Consiglio verso la Giunta, la quale presenta un piano di formazione professionale certamente non attinente a quelle che sono le necessità della nostra Isola.

Questo piano di formazione professionale, così come è stato definito dal collega che mi ha preceduto, l'onorevole Balletto, è ancora un piano in perfetta linea con l'assistenzialismo, è un piano che veramente funziona più da ammortizzatore sociale che non per le necessità oggi impellenti di avere una formazione professionale al passo con la concorrenza europea. E se un appunto posso fare alla Giunta oltre che naturalmente all'Assessore assente, è il seguente: la mancanza di un piano generale di sviluppo, la mancanza di una vera programmazione, l'Assessore non mi segue, la mancanza di una vera programmazione nell'Isola non può che essere evidenziata dall'assenza di una scelta verso le formazioni professionali. Questo intervento ha una sua logica allorquando la Giunta deciderà di fare delle scelte economiche per la nostra Isola. L'assessore Scano ha preannunciato, non un piano generale di sviluppo nuovo, perché il piano generale deve essere, come dice lui, molto flessibile, non può essere un piano che impegni per tanti anni la Regione in una scelta che poi potrebbe dimostrarsi non la migliore che la Regione ha fatto con i precedenti piani generali di sviluppo, però una certa scelta la Regione la può fare, non può essere un piano generale di sviluppo fantasma o comunque non ci può essere un'assenza di una scelta da parte della Regione. Con il documento di programmazione economica e finanziaria probabilmente qualche scelta si vedrà di più e di diverso da parte della Giunta, certamente una scelta più visibile la vedremo con il prossimo piano di investimento sull'Europa, ovvero con la prossima manovra che riguarderà il piano di intervento europeo per il 2006. Allora noi non possiamo attendere che la Regione faccia delle scelte e poi aggiornare i piani di formazione professionale, i piani di formazione professionale dovrebbero anticipare le scelte della Regione, altrimenti ci andremo a trovare verso alcune scelte alle quali non seguono professionalità certe nei lavoratori dell'isola. Pertanto noi ci troviamo di fronte invece ad una formazione professionale, diremo, obsoleta, ad una formazione professionale per cui le figure che vengono fuori da questi corsi sono lavoratori che non troveranno e non potranno trovare occupazione attinente alla formazione da essi praticata e ripeto, voglio concludere l'intervento, richiamando l'attenzione dell'Assessore della programmazione attualmente occupato in altro, nel sollecitarlo affinché sia in stretto collegamento con l'Assessore della formazione perché le scelte economiche che andrà a fare per lo sviluppo dell'isola certamente prevederanno l'inserimento di lavoratori in determinati settori, noi di Forza Italia abbiamo detto che le scelte sono per il turismo e mancano oggi operatori formati attraverso questi piani per poter occupare degnamente posti di rilievo nel settore turistico, scelte per l'agricoltura, anche in agricoltura manca oggi la formazione professionale e per i vari campi la stessa cosa si può dire. Allora, Assessore, io la inviterei a collegarsi in stretto contatto con l'Assessore della formazione professionale affinché già da oggi, già dall'anno prossimo, con il prossimo corso di formazione professionale, le scelte degli stessi corsi siano attinenti alle scelte che questa Giunta va a presentare per i prossimi anni, naturalmente concludo l'intervento dicendo che su questa manovra, cioè sul documento di programmazione economica e finanziaria, su quelle che sono le scelte per gli investimenti europei 2000-2006, noi ci attendiamo come opposizione di essere consultati e di essere partecipi nella scelta anche perché poi saremo quelli che dovranno attuare le scelte che lei oggi si avvia a fare. Grazie Assessore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.

PIRASTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, parlare di formazione professionale significa parlare di uno dei capitoli sicuramente più scandalosi di questi 25 anni di politica regionale, non ci possono venire in mente i tanti politici che hanno fatto le loro fortune piazzando i portaborse di turno a dirigere i corsi, diciamo che l'Ulivo nella formazione professionale era già nato sotto un certo profilo prima che lo inventasse Prodi, vi erano scuole di formazione democristiane, scuole di formazione comuniste, scuole di formazione laiche, repubblicane, socialdemocratiche...

(Interruzioni del consigliere Montis)

No, vostre non erano, onorevole Montis, perché per fortuna all'epoca non esistevate ancora.

PRESIDENTE. Prego il collega Pirastu di continuare e i colleghi di lasciare svolgere l'intervento.

(Interruzione della consigliera Dettori Ivana)

PRESIDENTE. Per cortesia, dopo do la parola all'onorevole Ivana Dettori.

PIRASTU (F.I.). Io capisco che ci possano essere forze politiche con la coda di paglia, ma se mi fate proseguire. Quindi tutto il centro sinistra aveva lottizzato in termini molto pesanti questo settore, in più c'è da dire che la formazione professionale ha avuto anche in parte un collegamento con la vita giudiziaria di quel periodo anche se molti protagonisti della formazione professionale sono finiti nelle aule giudiziarie ma sempre un numero esiguo in confronto a quelli che ci sarebbero dovuti finire. Si è parlato di formazione, i colleghi che mi hanno preceduto, il collega Floris parlava adesso di formazione collegata ai settori produttivi da privilegiare, il fatto è che per rispondere a questa esigenza, bisognerebbe avere un'amministrazione regionale che ha un piano di sviluppo economico e quindi siccome questo per adesso non è avvenuto è molto difficile anche privilegiare dei settori se non a parole, ma sui corsi di formazione, perché qua stiamo parlando, il collega Balletto prima parlava di 155 miliardi, di cifre che così come ieri si diceva sui trasporti possono essere pazze ma quando poi sono collegate a questa realtà della formazione sono cifre che fanno realmente impressione. Io devo dire che negli anni '80 mi è capitato qualche volta di svolgere le funzioni di insegnante, insegnante occasionale, in questi carrozzoni e ho dei ricordi molto interessanti, mi risulta che tuttora anche nella selezione del personale che deve insegnare in questi corsi di formazione i criteri siano molto generici, oggi non esiste come in altre regioni, un albo di insegnati abilitati a svolgere il loro ruolo di docenti nei corsi di formazione professionale e anche, non forse nella stessa misura di come avveniva dieci anni fa, ma tuttora sono molti coloro che insegnano occasionalmente per 2, 3, 4 mesi nei corsi di formazione professionale e sicuramente non hanno titoli, ma soprattutto una minima preparazione. Si tratta anche qui di da re delle risposte non soltanto a coloro che si iscrivono ai corsi di formazione ma anche a coloro che devono insegnare nei corsi di formazione, si parlava prima di turismo e anche qui un collegamento tra formazione professionale e scuole alberghiere è un qualcosa che non è mai stato affrontato in termini seri, anche perché in Sardegna di scuole alberghiere poche ce ne sono, e quelle poche che ci sono, forse con l'unica eccezione della scuola alberghiera di Alghero, le altre è come se non ci fossero. Noi abbiamo nel settore del turismo dei sardi, personale qualificato che si è formato nella scuola svizzera, nella scuola francese, e quando parlo di scuola svizzera e di scuola francese non intendo scuole di formazione professionale, intendo operatori privati, imprenditori, quello che qua manca, perché i rapporti con gli operatori privati sono rapporti che spesso si esauriscono nel mettere a disposizione la struttura a coloro che gestiscono i corsi. Mentre invece gli operatori privati nel settore del turismo, ma anche nel settore dell'artigianato, dovrebbero veramente diventare l'università della formazione professionale, ovviamente sotto un attento controllo pubblico. Quando si parla di operatori privati si parla di imprenditori, non si parla di associazioni composte come ripeto dai portaborse di turno, da qualche altro insegnante passeggero, perché questi elementi ben poco hanno da formare e da insegnare. Conferenza sulla formazione; io vorrei ricordare al presidente Palomba che in occasione delle dichiarazioni programmatiche, non mi ricordo se del Palomba ter o del Palomba quater, però sicuramente fin dalle sue prime dichiarazioni, ha sempre preannunciato questa famosa conferenza regionale sulla formazione. Io mi ricordo che, mi sembra in occasione del Palomba ter invitai il presidente Palomba ad andare avanti su questa iniziativa, di stare però molto attento anche a chi inoltrava gli inviti; proprio riferendomi ad una parte di coloro che sono ancora protagonisti di questa formazione inesistente. Vorrei concludere ribadendo che questi 155 miliardi, in mancanza di una programmazione seria, perché il piano di formazione non vuol dire e non rappresenta una minima programmazione, e persistendo questa non più prevalente come prima ma questa profonda, e siccome il presidente Palomba è un uomo di legge penso sia molto sensibile a questi aspetti, oggi ci sono ancora sacche nella formazione professionale, non più come negli anni Ottanta, ma ci sono ancora, che rubano i soldi all'Amministrazione regionale. Molti di questi 155 miliardi saranno destinati a non formare un bel niente, ma a creare, hanno parlato di ammortizzatori sociali, io invece vado oltre e dico che si tratta di un vero furto nei confronti delle casse regionali.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA

(Segue PIRASTU.) Se dobbiamo investire nella formazione noi siamo non favorevoli, favorevolissimi, ma per investire in una formazione seria, controllata, corretta, dove coloro che insegnano abbiano idoneità ad insegnare, coloro che vanno ad imparare siano pagati e siano coinvolti in una prospettiva seria di inserimento in quei settori produttivi che la Giunta regionale prima o poi vorrà privilegiare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che molti degli argomenti portati oggi dai colleghi che mi hanno preceduto siano argomenti in parte accettabili sull'analisi dell'esistente, però hanno un limite che è quello di vederlo ricadente soltanto sulla realtà regionale sarda e non piuttosto su un intero panorama italiano ed europeo proprio perché da quando questa legge regionale, la legge numero 47 del '79 fu istituita, molte sono state le novità sia dal punto di vista legislativo che nel campo economico e della tecnologia. Noi siamo molti consapevoli che la legge numero 47 del '79 ha dei limiti e che in qualche modo ha rappresentato però nel panorama italiano e regionale, basta vedere i dati Istat del '95, una delle leggi sul piano dei principi più attuale e più innovativa. Poi l'attuazione in questi anni, dal '79 ad oggi, è stata un'attuazione altalenante e bisogna dire che non sempre gli assessorati della formazione professionale sono stati gestiti, così come ha detto un collega che mi ha preceduto, dall'Ulivo che pare si sia formato già allora. Ma diciamolo, è stato gestito in modo alternativo dall'intero arco istituzionale che magari adesso si è diversamente collocato. E bisogna anche dire che innovazioni sostanziali, purtroppo, perché altrimenti le avrei sottolineate molto volentieri, non ne sono avvenute. Bisogna certo dire che la formazione professionale va legata al lavoro, ma non dobbiamo e possiamo dire che la formazione professionale è il lavoro; soprattutto non possiamo più dirlo adesso che nazionalmente ma anche regionalmente stiamo iniziando a dire che la formazione professionale fa parte dell'intero pacchetto della formazione che accompagna qualsiasi ragazzo e ragazza dalla materna fino alla scuola media superiore, e che la formazione professionale deve essere un sistema di formazione, di istruzione, non declassato, di serie B per coloro che non hanno più voglia di continuare gli studi, ma un sistema di libera scelta per coloro che invece vogliono acquisire professionalità e competenze e conoscenze per immettersi o nel campo del lavoro, o alternativamente nel campo di un'istruzione differente da quella scolastica. La legislazione regionale, l'abbiamo detto, sulla formazione richiede interventi di riforma sia per superare i limiti come dicevo mostrati dall'attuale normativa, sia per intervenire con efficacia relativamente alle modificazioni che si sono prodotte nella società e nel mercato del lavoro. Perché voglio dire questo? Perché non possiamo continuare a pensare, e sbaglieremmo se lo facessimo, che la formazione professionale è di fatto e debba essere alternativa al lavoro stesso; in Commissione giacciono già due proposte di legge sulla formazione professionale ed è in arrivo il disegno di legge, credo quindi che in questo caso ci possa essere un confronto a tutto campo sul modo di modificarlo tenendo conto anche della legislazione modificata dell'Unione Europea. Perché, bisogna ricordarlo, che in quest'ultimo periodo l'Unione Europea ha imposto un modo differente sull'affidamento dei corsi; e questo non perché noi dobbiamo come dire modificare la legislazione sulla formazione professionale solo perché l'Unione Europea ce lo impone, ma perché rendendoci conto di un mercato del lavoro modificato, di una legislazione modificata, riteniamo che sia venuto il momento di avere una legislazione più attuale e più innovativa. Quindi dobbiamo innanzitutto, seguendo le direttive dell'Unione Europea, modificare le modalità di affidamento degli interventi; detto per inciso, modalità di affidamento degli interventi che purtroppo non sono state utilizzate quando abbiamo dovuto in Commissione ottava affidare la formazione professionale del porto canale. E su questo taccio oltre. A proposito di formazione affidata all'Ulivo, voglio dire. Quindi le procedure per l'affidamento delle attività previste nei piani regionali dovranno dicevo essere modificate; e bisogna prendere in considerazione le procedure di appalto concorso che sono appunto previste dalla normativa comunitaria. Tale procedura infatti è quella che secondo me, secondo noi, garantisce di più, rispetto all'affidamento diretto, la realizzazione del principio del pluralismo e la valutazione degli standard di qualità richiesti in materia di formazione professionale. Ed è per questo che noi modifichiamo anche la legislazione sulla formazione professionale seguendo le direttive dell'Unione Europea. Nulla voglio dire sul piano di formazione professionale perché io da anni sostengo che il modo in cui il piano di formazione professionale può essere modificato, e debbo dire che in questi ultimi due anni modifiche importanti sono state introdotte, e che è vero che molto spesso non vi è una corrispondenza precisa tra mercato del lavoro, esigenze e piano di formazione professionale. Però bisogna anche dire, per chi conosce, come i miei colleghi che mi hanno preceduto, la normativa con cui poi si procede alla realizzazione del piano di formazione professionale, che vi sono delle regole che noi non possiamo non prendere in considerazione, a meno che non si modifichi la legislazione. E quindi sappiamo anche che alcune richieste di corsi di formazione professionale che a noi possono sembrare vecchi, desueti e quant'altro, sono invece delle richieste che vengono in qualche misura, e noi in Commissione tra l'altro le abbiamo pure abbassate percentualmente, dobbiamo prendere in considerazione, perché non abbiamo la possibilità di fare altrimenti.

Poi voglio dire un'altra questione, che viene posta da un emendamento presentato dai colleghi, ed esattamente sul finalizzato aziendale, ed esattamente la legislazione, sia la 47 che l'Unione Europea, prevede che una certa percentuale per legge sia dato al finalizzato aziendale, e il finalizzato aziendale non lo decide la Giunta. Vi sono delle procedure molto rigide anche per cui si hanno dei punteggi precisi e poi si ha una graduatoria delle aziende che debbono rispondere a determinati requisiti affinché a quelle aziende sia affidata la formazione professionale, che vorrei ricordare prevede anche una percentuale obbligatoria di assunzioni alla fine del corso, e che il finalizzato aziendale è già previsto percentualmente in legge. Quindi, ad esempio, l'emendamento numero 39, in cui si dice che un terzo della somma di cui al comma, sul finalizzato aziendale, non è possibile accettarlo, perché noi innanzitutto dobbiamo modificare la legislazione. E comunque io ritengo che siccome noi abbiamo, per quanto riguarda la formazione professionale, i finanziamenti dell'Unione Europea, cui la Regione concorre, in questo caso per 60 miliardi, e quindi diciamo che praticamente il 94 per cento dei soldi che noi spendiamo in Sardegna sulla formazione professionale provengono dall'Unione Europea, credo che questa percentuale, che ritengo non sia altissima, ma comunque, viste le nostre risorse, sufficiente per far sì che vi sia una ricaduta importante.

Io non sono, come chi mi conosce in Commissione sa, entusiasta del modo in cui alcune parti della formazione professionale ancora stanno in piedi, ma, ripeto, non sono riusciti a modificarla anche chi in questi decenni, e non in questi quattro anni di legislatura, ci hanno preceduto. Poi vi è un'altra questione: il collega Liori ha detto che 60 miliardi sono, e concordo con lui, più che sufficienti e che altrimenti se noi insomma non dobbiamo, visto che abbiamo a disposizione risorse europee ingenti, chiaramente utilizzare possibilmente sia le risorse europee che quelle statali piuttosto che risorse regionali, e comunque le risorse regionali sono sempre aggiuntive.

C'è un altro emendamento, l'emendamento numero 125, che richiede l'abrogazione dell'articolo 31 della legge regionale numero 47. L'articolo 31, per chi non lo ricordasse, è quell'articolo del titolo IV sulle norme finali e transitorie che prevede, per la formazione professionale, uno stanziamento globale annuo non superiore a lire 8000 per abitante. E se noi in questa fase, in questo momento in cui noi andiamo anche a riformare la formazione professionale non abrogassimo quest'articolo stiamo dicendo che per la formazione professionale, così bistrattata dai colleghi dell'opposizione, noi dobbiamo aggiungere altri 60 miliardi, quindi di fatto avremmo 120 miliardi aggiuntivi da parte della Regione Sardegna sugli stanziamenti complessivi della formazione professionale.

Io, guardate, credo e concordo, per concludere, che molte delle questioni poste siano questioni vere, che la maggioranza e la Giunta hanno già sottolineato e che si approntano a modificare col concorso di tutti, perché in Commissione ottava a dire il vero rispetto a questo abbiamo un'unanimità di vedute. Quindi io credo che fra l'altro alcuni emendamenti presentati dai colleghi dell'opposizione sono tra loro in antitesi, perché alcuni propongono una riduzione e altri, con l'abrogazione del comma 1 dell'articolo 25, di fatto aumentano del 50 per cento le risorse da parte della Regione sulla formazione professionale. Per cui io ritengo che in questa fase noi dobbiamo ancora procedere all'approvazione dell'articolo 25, perché in qualche modo non solo permette di partire da dei punti fermi per andare ad una modifica sostanziale, io dico, della legislazione sulla formazione professionale, ma i colleghi della Commissione ottava sanno anche che con l'allegato al piano noi abbiamo anche modificato alcune delle regole che non ci parevano tutelassero sufficientemente sia la trasparenza che il controllo da parte del Consiglio sulla formazione professionale.

Credo che molto ci sia ancora da fare e noi siamo qua per farlo, e credo che in questo, se vogliamo raggiungere risultati eccellenti, vi debba essere il concorso di tutto il Consiglio regionale, a partire dalla Commissione competente. Però, guardate, io questo voglio dirlo con molta serenità, che sulla formazione professionale non c'è nessuno che possa scagliare la prima pietra contro, in qualche modo in momenti bui abbiamo pensato alla formazione professionale come costitutiva del lavoro, ma questo sapevamo tutti che così non era, e sul clientelismo ho paura che possiamo, rispetto a questo, parlare in molti, e non credo che ci sia nessuno in quest'Aula che possa dire in qualche misura, ma non del clientelismo becero, io ad esempio allora, posso dirlo che io rispetto a queste cose... ma non attiene alla mia persona e non ha importanza, però posso dire e vorrei ricordare che ciò che è avvenuto in Commissione ottava quando abbiamo discusso della formazione professionale sul Porto canale abbia fatto riflettere molti di noi. Sul numero delle richieste, e concludo, vorrei ricordare che non solo non si è potuti andare in giro a far telefonate per far sì che vi fosse un numero maggiore di aderenti, ma purtroppo con le norme che noi abbiamo rivisto quest'anno, è stato possibile accettare per corso 30 aderenti, e di questi se ne selezioneranno solamente 15, e vi posso assicurare che pochissimi sono stati, o perlomeno io non ne ho conoscenza ma non per questo non ve ne sono, corsi in cui non è stato sufficiente il numero delle richieste e delle adesioni. Purtroppo, per una serie di motivi che non posso adesso prendere in considerazione, le richieste sono state enormemente superiori alle disponibilità che questo hanno ha posto il piano della formazione professionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, faccio gli auguri di pronto recupero fisico al collega, Assessore del lavoro della Regione, perché gli auguro di riprendersi presto e mi dispiace che non sia qui presente perché qualche osservazione critica l'avrei portata. Questo mi impedisce di essere probabilmente incisivo maggiormente, però vorrei che i colleghi presenti potessero riportare le mie note di critica, anche perché sono state osservazioni portate in altri consessi e che non hanno raggiunto il risultato prefissato.

Orbene, Forza Italia guarda con attenzione al problema della formazione professionale, che ritiene strategico, per uno sviluppo della Sardegna. Alla luce di quanto hanno fatto altre Regioni d'Italia la nostra parte politica ha presentato un progetto di legge di riforma, cioè di ossequio a quelli che sono gli indirizzi ormai nazionali valevoli su tutto il territorio nazionale che facevano propri gli indirizzi di quelli europei, quindi adattandosi a una realtà sovranazionale. Pur avendo la Regione competenza in materia, però la legge 1° giugno 79, numero 47, si può dire che è superata, in quanto non è riuscita a offrire un collegamento tra la società e lo sbocco occupativo, non è riuscita ad essere attuale, ha commesso degli errori che anziché realizzare i corsi di formazione professionale per conto proprio, non potendoli fare interamente, li ha affidati ad altri e da lì sono nati moltissimi problemi. Si è arrivati addirittura alla creazione di 42 + 1 enti di formazione professionale, fino all'anno scorso erano 42 che usufruivano dei contributi della Regione per finanziare questi corsi anche di tipo fantasma. Addirittura se ne è formato un altro per la provincia interna della Sardegna, la quale l'anno scorso, con un atto costitutivo ultimo, è riuscita a battere anche recenti primati. Faccio un esempio: è riuscita ad avere un numero di corsi e, guarda caso, finanziamenti superiori a scuole che vantano 20 anni di esperienza, però questi sono i miracoli che si creano con l'avvento dell'Ulivo, cioè si moltiplicano le olive, le scuole di formazione professionale e anche i corsi. Al momento opportuno, se chiamato in causa, citerò l'ente ultimo e quanto ha ricevuto, perché sono dati reali.

Speriamo che i corsi che vorranno realizzare siano adatti ai tempi, però non è rifacendosi a temi così nuovi o nuovisti che si possono raggiungere figure altamente professionali. La formazione professionale noi la concepiamo come fondamentale, è scuola, è trait-d'union, deve riuscire a dare uno sbocco orientando, valutando, realizzando. La legge prevede che sulla formazione professionale occorre un decentramento; in base alla legge 142 del 1990, tale competenza è passata alle province. Orbene, nella Regione Sardegna questo non è stato realizzato, probabilmente c'è la tendenza a considerare gli Assessorati come enti che devono governare in toto e non possono consentire che siano decentrati ad altri, perché il potere logora colui che non ce l'ha, e quindi a tutti i costi mantenerlo fino a quando non saremo costretti ad attuare la razionalizzazione. Però, per la verità, noi nel campo del lavoro abbiamo assistito a diverse problematiche, non bisogna mettere la testa nella sabbia come fa lo struzzo per parlare dell'Agenzia del lavoro. Avevamo creduto molto in questo strumento, è vero, doveva avere una finalità per situazioni particolari legate a vicende che possono essere di tipo economico, conflittuale, burocratico, abbiamo visto che non ha trovato situazioni positive finali, anzi addirittura c'è una contrapposizione che porta a decapitare il vertice di quest'Agenzia. Comunque sia, con vertice o senza vertice, l'Agenzia del lavoro se non viene inserita in un discorso globale di riforma della formazione professionale, qualsiasi sia il funzionario che si vuole portare, sarà sempre un'Agenzia che non funzionerà, sarà soltanto un'Agenzia che distribuisce soldi senza raggiungere un risultato positivo. E mi spiego: perché nella formazione professionale occorre realizzare la riforma. Il nostro Gruppo e quello sardista hanno presentato sin dal 1995 un progetto di legge di riforma, in ossequio a quanto avevano realizzato le altre regioni. L'Assessore del lavoro della Regione Sardegna, appena nominato, l'onorevole Deiana, ai regolari convegni a cui era invitato e a cui ero invitato anch'io in quanto primo firmatario del provvedimento, prometteva che quel provvedimento sarebbe stato oggetto di esame in Consiglio regionale nel momento stesso in cui egli avrebbe completato e portato in Giunta il progetto di riforma, per cui pregava i componenti del Consiglio di aspettare un momento perché il disegno di legge sarebbe arrivato. Questo è avvenuto nel 1996 al congresso della CISL, nel 1997 c'è stato il congresso della UIL e recentemente anche quello della CGIL, ad ogni congresso l'onorevole Deiana ha promesso che subito dopo avrebbe definito il piano di riforma per la formazione professionale e l'avrebbe trasmesso urgentemente al Consiglio regionale.

Nel botta e risposta ultimo questo quesito io l'ho posto all'Assessore del lavoro, il quale mi ha detto che non era più in grado di poter confermare questa convinzione, però devo prendere atto che la collega che mi ha preceduto ha detto che questo progetto esiste, che quanto prima verrà approvato in Giunta e che quindi verrà esaminato in Commissione insieme agli altri progetti. Probabilmente ci stiamo prendendo in giro. Questo non è il momento certamente di richiamare l'articolo 100, comunque mi riservo di richiamare al momento opportuno quelli che sono i provvedimenti che sto citando, perché senza una seria riforma non si può andare avanti, si continua a prevedere una serie di enti e a vederli crescere, si continua a vedere un elenco di docenti che sono amici molto bravi, ma che sono gli amici degli amici e che probabilmente danno la possibilità, se non si adottano criteri di trasparenza, di favorire uno piuttosto che un altro. La verità è che i corsi e le figure professionali devono essere adatti ad una realtà che muta. L'Europa va avanti a determinate qualifiche, noi dobbiamo fare propri questi orientamenti e portarli, è inutile prevedere ancora corsi per tubista o per meccanico, quando sappiamo che in certe zone si stanno chiudendo le industrie, è come voler favorire...

PRESIDENTE. Onorevole Tunis, la prego di dare uno sguardo alla freccia.

TUNIS MARCO (F.I.). Non ci avevo badato, Presidente, probabilmente non riesco a concludere rapidamente quello che è il mio pensiero, però lo sintetizzo: occorre una riforma, occorre che la Regione sia soltanto coordinatrice e smetta di essere strumento di gestione. E' indispensabile istituire l'Osservatorio regionale che prima deve valutare ed esaminare; è indispensabile valorizzare il ruolo di indirizzo e programmazione della Commissione regionale per l'impiego, eliminandone gli eccessivi adempimenti burocratici; occorre assegnare all'Agenzia del lavoro un altro compito, che è quello di progettare gli strumenti di intervento insieme alla gestione; occorre attivare la grossa potenzialità delle sezioni circoscrizionali per l'impiego che sono radicate prima in ciascun comune e adesso sono in ogni...

(Interruzioni)

No, occorre attivare la potenzialità, perché dovrebbero essere utilizzate con la riforma, informando, orientando...

PRESIDENTE. La prego di fare una sintesi della sintesi, una metasintesi.

TUNIS MARCO (F.I.). …essere servizio di incontro tra domanda e offerta di lavoro e monitoraggio del mercato del lavoro. Queste sono le linee essenziali che mi riservo di ampliare in un secondo intervento, magari in dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Grazie Presidente. Io penso che siamo tutti d'accordo che in Sardegna, oltre ad una indispensabile crescita economica che produca nuove occasioni di lavoro, sia necessaria una concreta politica attiva del lavoro che, assecondando meccanismi di mercato favorisca la soluzione del problema principale di tanti giovani, di tante donne inoccupati e soprattutto di tanti lavoratori che hanno perso o rischiano di perdere il lavoro travolti da una crisi senza precedenti nella nostra isola. Riteniamo che bisogna partire da questo dato per intraprendere un percorso di scelte politiche di fondo che diano sostanza ad un concetto come quello della programmazione soprattutto delle politiche attive del lavoro che è rimasto per molti versi nell'ambito della confusa astrazione e ci auguriamo che non rimanga nell'ambito della confusione astrazione anche quelli che sono i proponimenti da parte della Giunta in relazione alla programmata Conferenza sul lavoro e l'occupazione perché mi pare che tutto ciò che doveva essere studiato, tutto ciò che doveva essere analizzato ed esaminato, è stato, riteniamo, fatto, i dati parlano chiaro, bisogna ora passare dalle parole ai fatti. In questa prospettiva riteniamo che si ponga anche il problema della riqualificazione della formazione professionale come elemento essenziale delle politiche del lavoro e dello sviluppo dell'occupazione. Noi abbiamo un sistema davvero anomalo dove innanzitutto occorre concepire la formazione non tanto in funzione degli enti, non tanto in funzione del mantenimento anche di questo elefantiaco apparato che deve assorbire oltre mille unità, che sono al servizio, come dipendenti, degli enti privati di formazione oltre ai numerosi centri pubblici molti dei quali tutto fanno fuorché appunto formazione. Il problema si pone anche in un ambito più vasto come accennava lo stesso collega Marco Tunis che tra l'altro, voglio ricordare, è il primo firmatario di una proposta di legge che il Gruppo di Forza Italia ha presentato proprio per il riordino del sistema della formazione professionale in Sardegna, al quale devo anche ricordare che non ha fatto seguito quello che era il proponimento della Giunta regionale e dell'assessore Luca Deiana che già da tre anni aveva in qualche modo preannunciato la presentazione di un disegno di legge per riportare ordine e razionalizzare il sistema, ancora ad oggi sono passati quattro anni, voglio ricordare alla collega Dettori che si è riferita anche ai corsi di formazione per il porto canale, voglio ricordare che la gestione della formazione professionale è tutta dell'Assessore "ulivista", non ho capito a che cosa ella si riferisse e soprattutto non ho colto il senso del suo intervento se non in una logica di vedere anche qui responsabili le opposizioni di un sistema che non va. No, cara onorevole Dettori, se le tenga tutte le responsabilità, e le condivida sia con la sua maggioranza che con la Giunta e l'Assessore responsabile del settore. Noi come opposizione insistiamo perché debbano essere valorizzati meglio il ruolo di alcuni centri, commissioni, istituti che ruotano in qualche modo intorno alla formazione professionale o comunque sono interessati direttamente per quel riguarda le politiche attive per il lavoro. Qui l'impegno deve essere forte, perché non possiamo continuare ad assistere ad uno spettacolo quale quello attuale, sia per l'agenzia per il lavoro i cui compiti di progettazione e di gestione degli strumenti di intervento sono in pratica totalmente assenti, in ambito regionale, salvo poi in relazione all'agenzia per il lavoro assistere al solito balletto della questione relativa alla poltrona di direttore dell'agenzia, della rissa scatenatasi o comunque in fieri per chi assegnare secondo quel criterio del manuale Cencelli questo ambito posto. Ecco a che cosa si riduce la politica regionale e intanto i contributi in conto occupazione, quelli della legge numero 33, non solo sono fermi da diversi anni ma addirittura, notizia questa di ieri, un imprenditore si è presentato in banca con il decreto per riscuotere i contributi relativi all'anno 1993 e si è sentito rispondere dalla banca che la legge numero 33 non ha copertura. Per questo mi rivolgo, essendo assente l'Assessore del lavoro, al Presidente della Giunta e all'Assessore del bilancio, proprio per avere qualche ragguaglio, perché se questa notizia fosse davvero confermata e io non ho motivo di dubitare perché l'imprenditore che ha rappresentato il problema è persona seria e affidabile, sarebbe un fatto davvero gravissimo. Allora è un problema che avremmo dovuto porci anche nel corso della discussione di questa finanziaria ad evitare inutili aspettative e giustamente poi il mondo del lavoro, il mondo produttivo, giustamente, come noi non riusciamo a comprendere, così come bisogna valorizzare, lo dico alla Giunta, il ruolo di programmazione e di indirizzo della Commissione regionale per l'impiego anche qui riducendo in maniera consistente gli eccessivi adempimenti burocratici, così come la Regione deve farsi promotore per riacquistare un ruolo attivo per attivare le potenzialità delle commissioni e delle sezioni circoscrizionale che potrebbero garantire un ruolo rilevante in termini di informazione e di orientamento e di servizio all'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro, nonché come ricordava il collega Tunis per il monitoraggio del mercato del lavoro locale. Io voglio ricordare che la nostra Regione spende tra fondi propri e fondi comunitari e fondi dello Stato, circa 150 miliardi all'anno per la formazione professionale, voglio ricordare che il numero degli operatori supera le 1100 unità, lavoratori della formazione professionale convenzionata, mentre quella pubblica è intorno alle 250 unità. Gli enti convenzionali, è stato ricordato, sono circa una quarantina e l'utenza media è di circa 12 mila allievi a fronte di una richiesta che si aggira mediamente intorno alle 150 mila, 160 mila per anno, ed è su questi dati che Forza Italia ha incentrato la propria attenzione nel formulare quella proposta di legge che purtroppo ancora giace nella Commissione competente della quale chiederemo alla ripresa dei lavori, subito dopo la conclusione dell'iter di questa finanziaria, che venga portata subito in aula. Almeno ha il merito di coprire una deficienza, una assenza da parte della maggioranza e della stessa Giunta regionale. Vedo che il tempo è scaduto mi riservo nel corso della dichiarazione di voto di completare il ragionamento che rimarrebbe in questo modo solo a metà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, temo che ad ogni legge finanziaria il dibattito sull'istruzione professionale sia sicuramente il più ripetitivo; questo dimostra che finanziarie ne abbiamo già fatte altre, le cose dette non sono molto diverse da quelle che vengono dette oggi, eppure nulla è cambiato perché probabilmente non c'è nessuna volontà di cambiare un sistema che, per quanto vada male, assicura comunque rendite di posizione che se messe in discussione potrebbero avere riflessi di natura politica nel senso deteriore del termine. Noi spendiamo molto per l'istruzione professionale, spendiamo molto anche perché molti fondi ci provengono dall'Unione Europea; quindi un discorso sulla limitazione della spesa che pure è stato fatto si è sempre scontrato col fatto che è difficile rinunciare a fondi che arrivano. Ma spendiamo molto anche pro capite, perché se dividiamo i 192 miliardi di spesa per i 12 mila allievi noi spendiamo circa 18 milioni per allievo all'anno. Una spesa che sarebbe giustificata se poi dessimo una istruzione professionale adeguata che consenta all'allievo di entrare nel mondo del lavoro. In realtà noi di questi 12 mila allievi facciamo almeno 11.500 disoccupati, per di più frustrati perché credevano di aver aperto le porte del mondo del lavoro. Quindi è una spesa in gran parte inutile; qua non si vuole mettere sotto accusa il mondo dell'istruzione professionale dove allignano centri di ottimo livello e allignano però purtroppo anche corsi burletta dove non si insegna praticamente niente perché gli stessi insegnanti sono degli emeriti ignoranti. A questo proposito occorre risolvere il problema dell'Albo. In questo Albo sono stati parcheggiati con molta malinconia da parte di essi, che infatti poi cercano di ottenere dalla magistratura una collocazione professionale diversa, e le conseguenze le vediamo nel comma 5 dell'articolo in discussione, degli insegnanti che ormai non possono più insegnare perché le materie che conoscevano non formano più oggetto di corso professionale. Occorre prendere di petto la questione, considerato che il personale a cui bene o male la Regione paga lo stipendio, che venga almeno utilizzato per fare qualcosa. Per esempio ci sono dei provetti operai specializzati che sarebbero molto utili sia negli enti regionali ma ancora di più presso gli enti locali. Si provveda ad una razionalizzazione di distacchi e si distacchi questo personale dove può lavorare, anziché stare a bighellonare nei centri di istruzione professionale dove non ha niente da fare, oppure starsene a casa o a fare lavoro nero perché è pagato per non fare niente. Effettivamente noi le risorse utilizziamole per quelle che servono anche le risorse umane; uno può essere ormai obsoleto come istruttore professionale ma può essere un ottimo operaio, capo operaio in un'amministrazione comunale dove effettivamente ci sono dei compiti di manutenzione che i comuni preferirebbero gestire direttamente anziché affidare ad imprese che costano. Quindi in questo settore si può avere una razionalizzazione delle risorse. Ma credo che il motivo fondamentale per cui coloro che prendono l'attestato di istruzione professionale non trovano poi lavoro deriva dal fatto che la scelta dei corsi, degli indirizzi dei corsi è una scelta che avviene a tavolino senza alcun riscontro con la realtà. Le province mandano delle proposte non sempre adeguate, ma che comunque tengono conto delle realtà locali, forse non stabilite con criteri molto scientifici, poi l'Assessorato queste proposte non le tiene in conto, ed elabora un programma di attività che credo faccia più gli interessi degli enti di istruzione professionale che gli interessi degli utenti e dei territori che hanno chiesto i corsi. Perché poi il datore di lavoro quando va a cercare un lavoratore che sappia fare certe cose è ben difficile che lo trovi; per cui tra il mondo del lavoro e il mondo dell'istruzione professionale non c'è praticamente comunicazione. Poi torneremo a discutere dell'emendamento numero 39 che parla della istruzione finalizzata all'azienda, ma io dico che è un discorso più generale, anche considerato che in Sardegna la stragrande maggioranza delle aziende è minima, quindi non può assolutamente gestire la formazione professionale dei propri dipendenti. Però ci sono tendenze del mercato, professionalità che sono necessarie, e queste qui molto spesso non vengono accolte nel piano annuale dell'istruzione professionale. Altra questione sono i tempi; non sempre i tempi di approvazione dei piani dei finanziamenti corrispondono ai tempi ottimali per praticare l'istruzione professionale. Ci sono corsi che si bloccano perché cessano i finanziamenti, corsi che iniziano in ritardo; teniamo conto che questo è negativo non soltanto sotto il profilo dell'istruzione ma anche sotto il profilo sociale perché quanto meno quei 12 mila allievi sono parcheggiati nei corsi e distolti dalla strada o da altri ambienti. Molti genitori chiedono che i loro figli vengano ammessi ai corsi non perché sperano in un lavoro, ma perché così i figli hanno un impegno, una regola di vita, e quindi non fare i corsi, ritardarne l'apertura o interromperli è sommamente negativo dal punto di vista sociale. Si impone quindi nell'istruzione professionale una riforma che razionalizzi le risorse, le finalità, l'effettuazione, che razionalizzi e migliori quelle parti del complesso sistema che funzionano e che danno veramente istruzione. Ma soprattutto occorre adeguarle alle esigenze reali, occorre far sì che serva l'istruzione professionale e non sia solamente un mezzo per dare lavoro agli istruttori professionali.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Abbiamo ascoltato con grande attenzione e moltissime considerazioni sono da condividere. Mi limito ad aggiungere questo, però, perché altrimenti non c'è coerenza e il problema della coerenza esiste per tutti, maggioranza ed opposizione, su ciò che si dice in aula e ciò che poi concretamente si fa. Il programma per la formazione professionale, come è stato ricordato, è stato approvato mi pare all'unanimità in Commissione.

PRESIDENTE. Metto in votazione prima gli emendamenti soppressivi parziali, a partire dal 70 per passare poi al 125, poi l'articolo 25 e poi l'emendamento aggiuntivo numero 39.

Metto in votazione l'emendamento numero 70.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 70

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 66

Votanti 66

Maggioranza 34

Favorevoli 27

Contrari 39

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO -BALLETTO - BERRIA BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - CADONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LADU - LIORI - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA NIVOLI - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCANO - SECCI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

Metto in votazione l'emendamento numero 125. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 25. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Durante la discussione dell'articolo 25 sono emerse tutte le contestazioni che altre volte sono state fatte sul problema della formazione in Sardegna. La formazione, da sempre, si è rivelata feudo delle forze politiche al potere attraverso il quale hanno esercitato un vastissimo mercato per l'acquisizione del consenso. E così come è emerso dal dibattito e dalle dichiarazioni che sono state rese, nessuna forza politica al governo si è sottratta dal partecipare a questo banchetto. Ciò che è grave, ancora più grave oltre all'aspetto certamente immorale, negativo del fenomeno, è che in questa corsa sfrenata non si è ottenuto niente, nulla, alcunché a vantaggio di una formazione reale, di un processo che doveva individuare figure e professionalità da mettere a disposizione dell'apparato produttivo per sostenerne, con efficienza, la competitività della relative produzioni. Questo non è avvenuto, di questo si discute e si dibatte da sempre, e oggi ancora una volta dobbiamo affermare accertando che nulla è cambiato, che al di là delle dichiarazioni di principio, al di là di proclami, di intenzioni niente, infatti in termini concreti si fa verso il risanamento, verso la bonifica di questo settore. Come ho detto durante il mio intervento non sono e non posso essere in assoluto contrario alla formazione professionale, perché sarebbe la negazione invece di una funzione che spetta al potere politico, che spetta all'istituzione e quindi non si può essere assenti.

Va detto che questa formazione professionale va cambiata completamente, va cambiata perché deve prestare finalmente orecchio a quelle che sono le reali esigenze da parte del mondo produttivo, va detto che deve cessare che si mettano in cantiere processi di formazione per categorie di lavoratori per i quali esistono settori, larghi settori, larghe fasce di disoccupazione. Che senso ha formare ancora saldatori, carpentieri, muratori, falegnami quando i settori produttivi espellono continuamente dall'attività aziendale queste figure professionali perché l'economia non tira, perché alla fase di stagnazione si associa una fase vera e propria di recessione? Quindi la formazione deve essere elastica, deve essere indirizzata verso quelle figure professionali che realmente servono, e non essere fatta solo ed esclusivamente tralasciando l'aspetto clientelare della formazione a vantaggio di categorie di lavoratori per i quali esistono grandi fasce di disoccupazione. Per questi motivi qui dichiaro di astenermi dal voto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Onorevoli colleghi, onorevole Presidente della Giunta, onorevole Presidente del Consiglio, riguardo all'articolo 25 è chiaro che le cose che sono state dette sono tante e tantissime. Sulla formazione professionale c'è un'antichissima civiltà in Italia; si partiva da tempi antichi quando i bambini venivano presi dalle famiglie, avviati a fianco ad un artigiano, ad una qualsiasi persona che fosse disposta ad insegnargli l'educazione oltre che il mestiere, e per fortuna da allora si è fatta tanta strada. Però, oggi, in Sardegna, di fronte a tutte quelle problematiche che sono state ricordate dai colleghi e di fronte a una legge di cui tutti riconosciamo, per la sua inattualità, l'esigenza di una riforma, non è pensabile che l'opposizione possa votare un capitolo di bilancio come quello che regola la formazione professionale in Sardegna con una inattualità rispetto alle esigenze che ormai la rende non votabile. Ci sono delle situazioni come quella di un limite massimo retributivo per le convenzioni di cento mila lire orarie, senza specificare neanche se sono lorde o se sono nette, di fronte a professionisti che con tanto di titoli guadagnano cifre sicuramente molto inferiori, dell'ordine di un terzo per intenderci, penso che il consiglio non possa mettersi nelle condizioni di dare una disponibilità, almeno per quanto riguarda l'opposizione. Ci sono dei capitoli che sicuramente non possono avere nemmeno una benevola astensione, come il capitolo 25, il paragrafo 5, che dice che gli enti di formazione professionale convenzionati che ne facciano richiesta hanno diritto dalla Regione di somme relative ai contributi previdenziali versati all'INPS per il periodo per il quale i dipendenti non hanno avuto i versamenti da parte degli enti, i quali enti si rendono inadempienti quindi di fronte alle leggi che tutelano il lavoro dipendente e noi andiamo a sanare situazione di irregolarità, addirittura di illegalità, che non sono soltanto di carattere pecuniario di fronte all'INAIL, ma che possono avere anche altri risvolti. Io credo che di fronte a paragrafi come questo noi non possiamo limitarci a una benevola astensione, ma chiederemo che vengano cassati. Per questo io preannuncio da parte di Alleanza Nazionale la richiesta di votazione per parti di questo capitolo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). E' veramente un peccato non poter esprimere un voto favorevole per il capitolo riguardante la preparazione professionale. Perché non si può esprimere voto favorevole? Perché a fianco a degli enti nei quali operano docenti con elevate capacità e preparazione professionale, che producono dei corsi nei quali frequentano dei giovano volenterosi e che lasciano i corsi con una possibilità di entrare immediatamente nel mondo del lavoro, ecco esistono questi corsi e mi pare che voler escludere del tutto da un fatto positivo nella preparazione professionale non sarebbe cosa corretta. Però esistono anche dei corsi nei quali assume l'insegnamento solo colui che è protetto, che gode di appoggio in alto loco, e questa io credo che sia una cosa deprecabile. E' un peccato che noi non abbiamo affrontato il problema della preparazione professionale in termini seri. La preparazione professionale deve essere fatta in vista dell'entrata nel mondo del lavoro, ma credo che in molti casi questo discorso non sia stato neanche affrontato. Non ho sottomano il numero dei corsi che vengono praticati, ma quando voi leggete di certi corsi vi accorgete che quei corsi sono stati preparati non nell'interesse dei giovani che hanno bisogno di preparazione, non nell'interesse della società, che richiede oggi uomini preparati, non nell'interesse della produzione e nemmeno di tutta la collettività, ma sono stati preparati solo per sistemare qualche insegnante, solo per parcheggiare qualche persona che gode di protezione. Inoltre, ripeto, e mi dispiace che non sia presente, anch'io formulo gli auguri all'Assessore del lavoro, che i corsi non vengano almeno formulati e aperti tempestivamente. Almeno questo io credo che si possa e si debba fare, io so che spesse volte si aspetta giorni, settimane, mesi, prima che arrivi l'autorizzazione dell'Assessorato per l'apertura dei corsi, e questo credo che produca un danno notevole per tutta la comunità sarda. Almeno queste cose ritengo che si potrebbero evitare. Ecco la ragione per la quale non potrò esprimere voto favorevole all'approvazione dell'articolo 25. Grazie.

PRESIDENTE. In questo caso era una dichiarazione di voto, precedentemente l'onorevole Liori mi pare che abbia chiesto la votazione per parti anziché esprimere una vera dichiarazione di voto come preannunciato. Vero, onorevole Liori? Io non ho colto nel suo intervento una dichiarazione di voto nel senso di un voto favorevole, contrario o di astensione, ma ho colto solo la richiesta di votazione per parti. Non gliene sto facendo una colpa, assolutamente.

LIORI (A.N.). Mi scusi, signor Presidente, sono uscito momentaneamente per un chiarimento con un collega. Io ho chiesto la votazione per parti, intendendo per parti per ogni comma del capitolo.

PRESIDENTE. Ma non ha espresso una dichiarazione di voto.

LIORI (A.N.). Evidentemente abbiamo chiesto la votazione per parti perché ogni comma avrà un atteggiamento diverso da parte del gruppo di Alleanza Nazionale.

PRESIDENTE. Adesso è stato esplicito, grazie. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.

LIPPI (F.I.). Per dichiarare l'astensione sull'articolo 25 relativo alla formazione professionale. I colleghi di Forza Italia che mi hanno preceduto in gran parte hanno già detto quello che è il pensiero di Forza Italia rispetto a questa importante materia, cioè la formazione professionale. Da tempo ne chiediamo una revisione completa, ciò nonostante, lo diceva prima l'onorevole Casu, non si ritiene di certo che lo strumento sia negativo in tutti i sensi. E' evidente però che la formazione così come è fatta non emerge oggi nessun tipo di riscontro positivo rispetto alle tante aspettative che si creano intorno a questo strumento, quello della formazione. Anzi, il più delle volte vengono utilizzati i corsi di formazione professionale solo ed esclusivamente per dare la possibilità a giovani disoccupati di poter trovare per un anno, sei mesi, il periodo della durata dei corsi, una sorta di sostentamento economico derivante appunto dalle piccole quote che percepiscono per partecipare ai corsi regionali. Da anni stiamo sostenendo la necessità che i corsi di formazione professionale siano gestiti, il maggior numero possibile, direttamente dagli imprenditori, che sono i veri e gli unici osservatori di quelle che sono le reali necessità di professionalità da integrare all'interno del mondo del lavoro. Il collega Balletto prima ricordava ed elencava la miriadi di corsi, a volte anche inutili, che vengono realizzati e gestiti da strutture che ormai sappiamo benissimo tutti essere etichettate e si nascondono dietro sigle politiche e partitiche, questo evidentemente non può più andar bene in particolare visto l'elevata cifra che ogni anno la Regione mette a disposizione di questo importante strumento. Allora, in conclusione, pur definendo lo strumento generale della formazione professionale uno strumento utile per sostenere e specializzare e integrare delle nuove mansioni all'interno del mondo del lavoro è necessario a nostro avviso che ci sia una riforma totale che rispetto alle richieste del mondo della piccola e media impresa ma dell'imprenditoria in questo caso in generale trovi un giusto riscontro e possa veramente dare quei frutti indispensabili per migliorare la qualità lavorativa delle persone che accedono al mondo del lavoro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.).Completando, signor Presidente, la riflessione proposta all'Assemblea nel corso della discussione generale, riteniamo che sia particolarmente avvertita l'esigenza e l'urgenza di avviare i necessari collegamenti tra l'osservatorio del mercato del lavoro, la commissione regionale per l'impiego, l'agenzia regionale del lavoro e l'orientamento. Si tratta di definire in termini nuovi un sistema nel quale la formazione professionale possa assumere un ruolo meno scolastico, forse meno nozionistico, inteso non come parcheggio per giovani disoccupati, non come mera illusione di una prospettiva di lavoro, ma un sistema che si colleghi veramente con la scuola, con progetti integrati e con percorsi misti di orientamento e di recupero in una logica di formazione permanente, e schematicamente secondo quella che è stata anche la ragione fondamentale sottintesa a quella proposta di legge dell'onorevole Marco Tunis possiamo sintetizzare in questi punti. E' essenziale innanzitutto la programmazione su livello regionale venga riconosciuta con la funzione proprio degli enti intermedi, soprattutto degli enti territoriali e provinciali e quindi la Regione deve dettare gli indirizzi ma la gestione della formazione deve essere rimessa alle province. L'istituzione di servizi finalizzati alla osservazione, alla programmazione della spesa e alla verifica degli esiti formativi, questa, che deve rimanere come compito e responsabilità della Regione e la definizione dei passaggi con responsabilità primaria, lo ribadiamo, a livello provinciale della gestione delle attività di formazione professionale inserendola come competenza primaria delle province. In quarto luogo l'istituzione di strumenti di garanzia per gli operatori della formazione professionale in un quadro di rinnovamento e snellimento del sistema. Per fare questo però non possiamo ancora assistere alla formazione, lo ripetiamo, come il sistema in funzione del mantenimento di una quarantina di enti di formazione privati e quindi il mantenimento di un sistema in cui le risorse per gran parte vengono assorbite per il pagamento di strutture, per il pagamento delle sedi, per il pagamento di tutto il supporto che è necessario e per una irrilevante parte viene destinata alla formazione vera e propria. Quindi noi siamo certi che una migliore qualificazione dell'intervento formativo rispetto al mercato del lavoro, come ricordava qualcuno nel corso della discussione generale, perché non si assista al sovraffollamento di giovani formati come cuochi, come parrucchieri, come ludotecari, quando poi nell'ambito del mercato non solo sardo ma anche quello nazionale queste figure non hanno... insomma non c'è un'offerta di lavoro adeguata e quindi la necessità di definire dei progetti mirati perché vi sia corrispondenza tra domanda e offerta, appunto, rispetto al mercato del lavoro. Progetti mirati al recupero e al superamento di particolari condizioni di disagio e la creazione di un sistema di formazione permanente che si avvalga, e qui noi insistiamo, anche delle competenze del sistema scolastico, dell'università e della ricerca, e siccome anche questa volta il tempo è scaduto e non voglio abusare della pazienza del Presidente a nome del Gruppo non possiamo che certamente assumere una posizione di assoluta intransigenza nel perseguire questi obiettivi, sottolineando che non ci soddisfa ancora come è stata congegnata e non ci soddisfa il piano formativo quale quello presentato dall'Assessore, e certamente non saremo noi a creare le condizioni di perdere quelle ingenti risorse comunitarie che devono essere meglio amministrate anche perché la Regione concorre con un rilevantissimo apporto di 60 miliardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, brevemente per indicare come voterò l'articolo, gli obiettivi di come noi intendiamo la formazione professionale sono stati indicati dal sottoscritto e sono stati completati dal mio Capogruppo testé, il fatto che il collega Liori abbia chiesto la votazione per parti mi obbliga a precisare che voterò contro i primi quattro punti, in quanto l'Assessore non ha fatto altro che applicare il solito cliché in questi ultimi anni, non ha portato alcuna nota di novità, sul quinto punto invece voterò a favore in quanto il contrario è andare contro una categoria di personale che, sebbene assunti a tempo indeterminato, corrono il rischio di non vedersi riconoscere i contributi e sarebbe un danno a una classe di lavoratori. Allora io per il punto quinto non posso che votare a favore per poter vedere riconosciuto al momento della loro quiescenza quel rapporto di lavoro. Per i primi quattro punti voto negativo, per il quinto punto voterò a favore.

PRESIDENTE. A questo punto accogliendo la richiesta dell'onorevole Liori, passiamo alla votazione per parti dell'articolo 25 partendo ovviamente dal primo comma. Mi pare che il titolo non sia il caso di votarlo perché

PRESIDENTE. Mi pare che il titolo non sia il caso di votarlo perché è indiscutibilmente quello. Metto in votazione il primo comma. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il secondo comma. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il terzo comma. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Per chiedere il voto segreto sul quarto comma.

PRESIDENTE. Non è più possibile onorevole Liori, perché ha già espresso il suo voto contrario l'onorevole Tunis. Quindi metto in votazione il comma quattro. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione il comma quinto. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Essendo stati approvati in successione tutti i commi, non ha senso la votazione sull'intero articolo. Metto in votazione l'emendamento numero 39. Chi lo approva alzi la mano. E' stata chiesta la controprova.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Per chiedere il voto a scrutinio segreto su questo emendamento.

BIGGIO (A.N.). Presidente, la discussione sull'emendamento numero 39 non è avvenuta.

PRESIDENTE. Se così è mi scuso per averla data per fatta, perché non mi risultava una procedura diversa da quella che abbiamo seguito fino ad ora. Mi sono basato sull'analogia con quanto avvenuto precedentemente. Quindi bisogna illustrare l'emendamento numero 39.

Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, l'emendamento numero 39 origina proprio da quelle motivazioni che i colleghi molto precisamente hanno evidenziato nel corso dei loro interventi, sia i colleghi di Alleanza Nazionale che i colleghi di Forza Italia. Vuole fissare una quota delle somme stanziate per questi corsi, esattamente un terzo, affinché i corsi vengano indirizzati presso imprese singole od associate. Al riguardo il collega Bonesu osserva, da quell'acuto valutatore che è delle cose, attento osservatore che è delle cose, sia in aula che nel territorio, che il numero delle aziende in Sardegna forse è minimale, per cui ci sarebbero delle difficoltà a poter far fronte al grande numero di corsi rispetto alle aziende che, molte in Sardegna sono piccole e non in condizioni di poter svolgere attività di questo tipo, questo sì. Però l'emendamento stesso pone l'esigenza e pone i problemi che abbiamo esaminato di pensare alla formazione professionale anch'essa decentrata, non solo come la norma già dice, alle province, ma ulteriormente decentrate nei vari territori. Solo così si potrebbe avere qualche risultato più preciso e qualche giovane preparato in maniera più adatta ad affrontare anche sul suo territorio determinate esigenze di ammodernamento culturale e pratico per attività che possono svilupparsi, talvolta, anche presso ogni singolo territorio. Questo è un aspetto. Per quanto riguarda i corsi, approfitto ora perché non sono intervenuto prima data la copiosa partecipazione che c'è stata sull'articolo dei colleghi, voglio tranquillizzare il collega Cadoni perché corsi di masticalcia(?) se ne sono fatti e debbo dire, ad avallare la sua teoria, forse qualche altro corso potrebbe essere fatto; ma non è quello il punto, il punto è l'altro più generale che proprio la posizione liberalista dell'Ulivo che non riconosce più alle classi, alle imprese, alle categorie un ruolo, ma sta operando diversamente in Italia e per parte anche in Sardegna, continua a progettare e a non programmare, ignorando le esigenze reali della società che produce. Il nodo è lì, certo l'osservatorio, certo tutto quanto è stato chiesto, è stato ricordato dal collega Pittalis in chiusura del suo intervento, ma soprattutto la consultazione, la ricerca delle nicchie operative che solo l'imprenditore che è nel mondo reale può indicare al legislatore. Qui invece si continua ad ignorare; sono due muri che non si incontrano, che anzi si stanno divaricando sempre più salvo poi determinati accordi con l'altissima finanza. Allora, il punto qual è, è chiaramente una provocazione, vuole essere una provocazione perché vuole indurre la Giunta, vuole indurre il Governo a pensare in maniera diversa questa legge sulla formazione professionale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (Popolari), relatore. Brevemente, signor Presidente, per dire che la Commissione non accoglie l'emendamento. Però anche in qualche maniera per motivarlo, sia pure con considerazioni molto veloci e molto sintetiche, che comunque spero rendano il senso delle cose che dirò. L'emendamento in se stesso contiene un messaggio straordinario; sarebbe bello che un terzo dei fondi per la formazione professionale potesse andare in Sardegna per favorire da parte delle imprese la creazione di nuova occupazione. Un dato, una parte come tutti sanno dei fondi destinati alla formazione professionale è destinata alla formazione finalizzata aziendale che garantisce l'occupazione di almeno il 60 per cento dei partecipanti al corso. Se io non ho dato sbagliati, non ho la memoria cioè che mi tradisce in questo momento, mi sembra di ricordare che all'anno scorso richieste da parte delle aziende per questo tipo di corsi siano state soddisfatte quasi tutte, e restava una parte molto limitata che sarebbe stata soddisfatta con la quota annuale di quest'anno. Il che è facile da comprendere perché sappiamo in che situazione di crisi straordinaria viva il mondo imprenditoriale sardo. La seconda considerazione che faccio è questa, Presidente. Da questo emendamento potrebbe nascere, ed è un pericolo meno apparente di quanto non si possa dire in questo momento, il professionismo delle imprese che fanno formazione; nel senso che le imprese anziché orientarsi a fare il loro mestiere, che è quello di produrre beni e servizi, si possono orientare a fare formazione perché così come è detto l'emendamento dice che: "parte della formazione che fanno oggi gli enti di formazione professionale va destinata al sistema imprenditoriale". Senza nessuna garanzia evidentemente che invece è prevista dai corsi finalizzati aziendali. Seconda cosa, ed è l'ultima che dico, il sistema di formazione è stato più volte discusso ed è un sistema di formazione integrato, così come si dice in termini moderni. La formazione professionale è una forma di istruzione aggiuntiva alla scuola dell'obbligo, quando non è una forma di istruzione aggiuntiva per i corsi di secondo livello alla scuola superiore. Quindi il sistema di formazione assolve a compiti non soltanto di predisposizione di conoscenze legate ad un mestiere, ma ad un completamento di un modello formativo che prevede che per quel tipo di categorie evidentemente l'accrescimento culturale e complessivo va mantenuto in un ambito specifico se pure con tutte le necessarie riforme che molti colleghi hanno richiamato e su molte delle quali anche io mi trovo d'accordo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Una considerazione telegrafica anch'io. La Giunta non accoglie l'emendamento, tuttavia va detto a chiare lettere che nella riforma ormai indilazionabile, anche per i problemi che si pongono con le norme comunitarie, nella riforma ormai indilazionabile della formazione professionale, è del tutto evidente che l'impresa dovrà avere un ruolo diverso rispetto a quello che ha nell'attuale sistema, che è assolutamente marginale. Come possa trovare attuazione questo indirizzo, e beh per far ciò occorre una normativa, non un emendamento. Non basta una norma di due righe che dice: un terzo è destinato a …serve una normativa complessa, serve una legge di riforma. Il principio sottolineato dal consigliere Biggio, quindi è un principio assolutamente importante e interessante del quale nel pensare la riforma è necessario tener conto molto congruamente, tuttavia l'emendamento così in questo modo non può essere accolto. Però io apprezzo il tipo di ragionamenti che sono stati fatti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.

SANNA NIVOLI (A.N.). Solo per chiedere un chiarimento all'Aula e al collega Secci in particolare, quando dice che l'emendamento proposto dal nostro Gruppo potrebbe paventare l'ipotesi di una cultura parallela nell'impresa, cioè di una impresa che vuole anche assumere il ruolo di una impresa che vuole fare la formazione professionale. E d'altra parte mi pare di aver capito che lei non vuole, collega Secci, che si crei questo mostro. Al contempo l'Assessore della programmazione invece ritiene che questa sorta di mostro potrebbe anche nascere, perché non sembrava altrettanto spaventato da questa ipotesi. Quindi intanto vorrei capire meglio qual è la disponibilità dell'Aula, soprattutto nella sua maggioranza, e poi vorrei ricordare all'Aula che l'articolo 30 bis della legge numero 28 del giugno 1984, cioè la legge sui provvedimenti urgenti per favorire l'occupazione, prevede dei corsi di formazione professionale per cooperative e società giovanili e, leggo, i soggetti di cui all'articolo 1 della presente legge possono presentare, consensualmente allo studio di fattibilità economica e alla richiesta di finanziamento delle iniziative, uno specifico progetto di formazione professionale, finalizzato allo sviluppo delle capacità organizzative eccetera eccetera. Quindi questo mostro esiste già, è già previsto dalla legge 28, quindi semmai, se c'è qualcosa da correggere, è il capitolo di bilancio e non il concetto in sé.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.

BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe, colleghi, fa piacere sentire una volta tanto il relatore non esprimere le semplici parole "non si accoglie" ma finalmente dire, dal suo punto di vista, perché non si accoglie. Così dovrebbe avvenire nel corso dei lavori, sempre; argomentare e spiegare dalla propria ottica perché non si accoglie. Se ne arricchirebbe il dibattito; non è detto che chi presenta, dalla maggioranza e dall'opposizione, degli emendamenti a un testo di legge, ai suoi articoli, ai suoi commi la indovini sempre. E da un dibattito pieno, compiuto, da una attenzione e quindi da un rispetto anche del desiderio da parte di chi porge l'emendamento nel dire no, non si accoglie perché la pensiamo così anziché cosà e via dicendo, né deve avvenire un arricchimento reciproco, evitando la possibilità a chiunque di dire che certi comportamenti sono unicamente strumentali. Allora il mio collega Biggio ha argomentato qualche cosa che dalle stesse dichiarazioni del collega Secci e dell'assessore Scano, praticamente dice qualcosa che è dovuta, è dovuta al nostro ordinamento legislativo, richiama una precisa esigenza, chiaramente riconosciuta, però non lo si accoglie, a modo mio di vedere, troppo semplicisticamente perché, per esempio, l'Assessore della programmazione dice che ci vuole una legge apposita. Ma la finanziaria stessa è di per sé una legge e l'accogliere questo emendamento giustamente innovativo, che dà ai soggetti privati, alle imprese, quell'agibilità, quella funzionalità che per loro stessa natura, al di là degli enti preposti alla formazione professionale, che sappiamo essere in buona parte emanazioni partitiche, di colore, e che svolgono l'una e l'altra funzione, mentre l'impresa non ha colore, l'impresa ha il diretto interesse a crearsi e a creare le sue maestranze altamente professionalizzate per il buon successo, immediato stesso dell'impresa e non con una finalizzazione unicamente politica. Quindi accogliere questo emendamento è un anticipare i tempi di quello che voi stessi avete riconosciuto essere una necessità con una nuova norma. Non si fa niente di sbagliato, è solo una questione di buona volontà, è solo una questione che l'emendamento che questa volta avete riconosciuto con una certa argomentazione, financo imbarazzata, come una cosa giusta, bene questo emendamento deve essere accolto e veramente dimostrare che quando qualcosa di buono spesso viene dall'opposizione in senso costruttivo, non fine a sé stesso, deve essere anche patrimonio di tutto questo Consiglio regionale e deve portare positivi riflessi e risultati alla nostra economia e alla nostra occupazione. Quindi un atto di coraggio di partecipazione e di convergenza su cose positive, ecco questo mi sarei aspettato da una maggioranza che questa finanziaria per lo più invece sta dimostrando affatto nessuna voglia di collaborare, ci costringe a discutere minuziosamente di tutto perché questa finanziaria è una finanziaria troppo politica, troppo rigida, troppo bloccata che raramente o quasi mai accoglie il senso di costruzione che sta sempre portando e non finirà mai di portare il nostro Gruppo, il Polo, cioè una opposizione sì, seria, rigida, ma costruttiva, sempre costruttiva. E proprio il contenuto di questo emendamento come degli altri ne è la pratica dimostrazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono questioni che suscitano grandi discordie, ma poi è bello apprendere che il Parlamento italiano sul decreto sulla cura Di Bella concorda gli emendamenti fra maggioranza e opposizione. Questo non è evidentemente il caso di quest'Aula, in cui invece magari discordie teoricamente non ci sono ma non si concorda un bel niente. E riconoscere che l'emendamento numero 39 risponde a una esigenza sentita non serve a niente se poi non viene recepito. Anzi, le illustrazioni del relatore e dell'Assessore della programmazione destano molte perplessità perché, a sentire l'Assessore, l'approvazione dell'emendamento sarebbe addirittura inutile, perché non sarebbe possibile affidare l'istruzione professionale alle aziende. Io mi chiedo da dove abbia tratto questa convinzione considerato che tale affidamento, anche se in misura limitata, è già avvenuto e quindi è conforme a legge. Sta di fatto che il relatore invece ha palesato un pericolo, cioè che le aziende che si dedicano all'istruzione professionale ne traggano motivo prevalente della loro attività, facendo concorrenza illecita ai centri di istruzione professionale. Io direi che in questo caso ci sarebbe da augurarselo, perché l'azienda fa istruzione professionale finalizzata all'assunzione. Se una azienda fa continuamente istruzione professionale vuol dire che intende continuamente assumere. Magari avessimo delle aziende che si buttassero in questo settore, perché vorrebbe dire che sono aziende che vogliono andare a una espansione continua della occupazione. Purtroppo, invece, temo che le aziende che chiederebbero l'istruzione professionale sarebbero ben poche, perché la tendenza a richiedere nuova occupazione è estremamente limitata anche per i problemi di finanziamento dello sviluppo, di indirizzo dello sviluppo, che in questi giorni sono stati oggetto di molte critiche in quest'aula.

Io nell'intervento precedente sull'articolo avevo palesato il problema del fatto che le aziende sarde sono minute e quindi sono estremamente piccole anche come consistenza occupativa e quindi avrebbero avuto difficoltà per procedere autonomamente alla formazione professionale, ma in questo devo cogliere che l'emendamento risolve il problema destinando fondi alla formazione professionale non solo delle imprese singole ma anche di quelle associate. Vi sono numerose imprese vertenti sullo stesso settore che potrebbero associarsi magari con l'ausilio delle associazioni di categoria e procedere autonomamente a una formazione professionale che tenga conto della realtà aziendale, che non sia astratta, che avvenga con le macchine e gli strumenti con cui poi i lavoratori si troveranno a operare e non con macchine obsolete, con criteri astratti, con tutto un sistema che non ha nessuna relazione col mondo del lavoro. Occorre eliminare il diaframma tra la formazione professionale e il mondo del lavoro e il modo migliore è proprio quello di incaricare le imprese di fare la formazione professionale che a loro abbisogna, senza intermediazioni inutili, senza carrozzoni, senza centri di sottogoverno, senza fenomeni di spreco di risorse che purtroppo abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi. Per cui questo emendamento effettivamente coglie nel segno e se approvato darebbe una svolta a questo grande carrozzone della formazione professionale in Sardegna che credo non giovi alla immagine della Regione e tanto meno giovi allo sviluppo e alla occupazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Io rimango molto perplesso nel sentire il presidente della commissione bilancio quasi ci sia una pregiudiziale per il fatto solo che si parli di aziende, di impresa, e non scandalizzarsi invece quando si deve parlare della formazione professionale tout court, perché si ritiene che l'attività formativa sia adeguatamente esercitata dagli enti di formazione professionale e dai centri pubblici di formazione. Questo, penso che anche l'onorevole Secci lo sappia, non è così e noi ribadiamo che oggi come oggi la formazione professionale e le ingenti risorse che sia lo Stato, sia la Regione, sia l'Unione europea riservano a questo settore sono prevalentemente destinate in funzione del mantenimento degli enti privati di gestione, del pagamento degli stipendi per oltre 1100 unità che sono a carico della Regione, anche se il rapporto di lavoro è con gli enti di formazione, e in funzione del mantenimento di quell'elefantiaco apparato di strutture e di mezzi che occorrono per mettere in moto la macchina, con il risultato però che l'attività formativa è assolutamente carente, è assolutamente insufficiente, è assolutamente inadeguata. E' attività non raccordata con l'Università, con la scuola, non è in alcun modo raccordata con le esigenze del mercato del lavoro, è un sistema che continua ad andare per conto proprio, e le sollecitazioni che vengono dalla Giunta perché si metta mano, si metta ordine e si razionalizzi il sistema finora è stato però soltanto un accavallarsi di buoni intenti, di buone proposte, che però non si traducono mai in atti normativi, in atti concreti. Diciamo subito perché, qual è il nostro se non sospetto comunque legittimo dubbio: è che così vengono ad essere intaccati rilevantissimi interessi di chi intorno alla formazione professionale sicuramente ha da giocarsi non solo, questo ormai è risaputo, intorno alla formazione professionale ruotano sicuramente interessi collegati ad associazioni collegate spesso anche alle parti politiche attraverso organi e enti di tendenza, attraverso sindacati. Ecco, allora, questo, cari colleghi, dobbiamo dircelo con molta franchezza e serenità, non si tratta di accusare nessuno di particolare illiceità o illegittimità, o di addossare responsabilità, però siamo tutti consapevole della situazione, l'Assessore l'ha detto, e allora mettiamoci mano una volta per tutte, cercando di recuperare la formazione al suo vero ruolo, tanto più in una situazione drammatica a cui insomma oggi in Sardegna gli indicatori sono tutti in negativo aumenta la disoccupazione, è preoccupante anche il numero di lavoratori che perdono o rischiano di perdere o hanno già perso il posto di lavoro. Vedete, io ho preso il piano della formazione professionale per curiosità e dando una lettura ad un certo punto leggo: "relativamente alla definizione dell'ente gestore, si è proceduto a saturare la potenzialità dei centri regionali di formazione professionale", già il termine per come è formulato il periodo, si è proceduto a saturare la potenzialità dei centri regionali di formazione professionale e in subordine a saturare le strutture di enti di formazione professionale dando priorità a quelle sedi in cui gli stessi operano in strutture di proprietà dell'amministrazione regionale. Cioè la tensione mi pare delle strutture preposte, ma soprattutto dell'Assessore del lavoro che è competente alla responsabilità politica in questo settore è proprio quello di saturare le potenzialità di questi centri, questo è veramente a nostro modo di vedere limitativo se non anche vergognoso perché conferma che è soltanto fatto in funzione del mantenimento di alcuni carrozzoni. Noi non vogliamo dire che tutti gli enti di formazione professionale siano dei carrozzoni perché probabilmente, anzi sicuramente ci sono enti che fanno seriamente la formazione, ma in questo marasma, in questo numero incontrollato anche di enti, sicuramente alcuni approfittando della mancanza di norme di rigore e di un controllo effettivo poi è facile che possano anche discostarsi da quelle che possono essere le finalità programmatorie della Regione e soprattutto delle leggi comunitarie e nazionali che disciplinano il settore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Presidente, quando si fanno i grandi ragionamenti su quello che deve essere lo sviluppo, che poi è il problema principale, io credo che tutto il dibattito politico poi corra su questi fili, cioè cercare di creare condizioni perché in Sardegna si crei sviluppo vero e non fittizio e si crei una prospettiva per i sardi di domani, perché per quelli di oggi, ahimè, ahinoi, io credo che le occasioni perdute siano per buona parte effettivamente perdute. Però quando appunto avviene il confronto politico il problema poi è quello di come si fa a trovare le risorse per finanziare quei meccanismi che sono in grado di determinare sviluppo. Devo dire che a questo dibattito io partecipo ormai da almeno un decennio quasi. In modo particolare da quando in questa legislatura noi entrammo a far parte della maggioranza e della Giunta e ponemmo, naturalmente non da soli ma assieme ad altri, il problema dello sviluppo e arrivammo subito alla determinazione che bisogna risparmiare dei danari. Dove? Se noi facciamo una valutazione, Presidente, semplice però abbastanza attendibile, ci rendiamo conto che il bilancio della Regione è fatto di circa 10 mila miliardi, un po' di meno, un po' di più, al quale sottraiamo 3 mila miliardi che sono destinati alla sanità, e sottraiamo quella quota di risorse che sono le spese fisse, ci rendiamo conto che poi gli investimenti che noi possiamo fare in quella quota destinata agli investimenti è una quota molto ma molto sottile rispetto al budget complessivo del bilancio. Perché dico questo? Perché allora, Presidente, se noi non sciogliamo un nodo importante che è quello di decidere quale debba essere la politica sociale e quale deve essere invece la politica degli investimenti veri, noi continuiamo a perpetrare una sorta di errore che confonde la gente ma confonde spesso anche gli stessi politici. Cosa voglio dire, Presidente? Che io non trovo affatto disdicevole ma anzi è giusto che noi ci occupiamo di quei giovani o di quei sardi che vivono in una situazione di indigenza per cui hanno bisogno di essere aiutati. Voglio dire che l'ammonizzazione sociale, di questo stiamo parlando, non è un fatto non corretto, a patto che la politica sociale si faccia con estrema chiarezza, che sappiamo che cosa stiamo spendendo per aiutare chi ne ha bisogno e, ripeto, chi ha bisogno di esser aiutato, deve essere aiutato, diamine, se non è la Regione che esprime per prima la solidarietà verso i suoi cittadini, come possiamo pretendere che lo facciano altri, e però dobbiamo però decidere di fare chiarezza in un settore del quale a volte investimento per lo sviluppo e l'assistenza si confondono. Basta pensare, Presidente, che noi stiamo parlando nel caso della formazione professionale di circa 200 miliardi, che non sono tutte risorse della Regione. Però sono risorse che vengono in parte dallo Stato, in parte dalla comunità europea, che entrano nel bilancio, stiamo parlando sempre di quei 10 mila miliardi, e allora 200 miliardi per la formazione professionale, 200 e oltre, 250 li spendiamo per la forestazione che spesso, per buona parte è anche essa ammonizzazione sociale, oltre 200 miliardi li spendiamo poi nei lavori socialmente utili, prevalentemente di ammortizzazione sociale, noi stiamo parlando di una quota di capitale che si aggira tra i 500-600-700 miliardi che sono, Presidente, la metà di ciò che noi spendiamo in investimenti. Allora su questo bisogna fare chiarezza, o noi davvero siamo in grado di fare la scelta che le risorse di cui abbiamo bisogno vanno prese dove ci sono e facciamo gli investimenti, se no, davvero, ci troveremo ogni anno per la finanziaria a fare grandi battaglie qui per cercare di rosicchiare qualche miliardo da togliere da una parte per mettere dall'altra. E' la politica di rigore alla quale ci eravamo ripromessi di accedere fin dall'inizio, come maggioranza allora, devo dire, su questo ci fu un accordo di carattere generale in questo Consiglio e una politica alla quale abbiamo guardato, ma solo guardato e devo dire che la Giunta e la maggioranza non hanno mai avuto il coraggio di fare questo salto di qualità. Io lo capisco, Presidente, e mi rendo conto anche delle ragioni, soprattutto adesso con l'approssimarsi delle elezioni dove entrare nel merito di un settore come quello della formazione professionale, dal quale e anche questo va detto con molta chiarezza soprattutto la maggioranza e la Giunta trae energie elettorali di non poco conto e questo può essere scomodo, però attenzione, prima non si è avuto il coraggio, adesso ci sono le elezioni non si può fare, noi rischiamo di bruciare risorse che invece sono assolutamente necessarie, perché va detto con molta chiarezza che tutte le risorse che noi spendiamo per fare assistenza, e lo ripeto ancora una volta, lo dobbiamo fare nella misura giusta corretta e necessaria, ma sono soldi che non creano ricchezza e che non mettono in moto meccanismi di sviluppo. Questo è evidente. Allora, io credo che come minimo però alcune cose possano essere fatte, cercare di spendere buona parte di queste risorse, 200 miliardi l'anno badate sono una cifra immensa, se noi davvero decidessimo, essendo stato Assessore della pubblica istruzione lo so, se noi decidessimo di spendere 200 miliardi in formazione vera, noi avremmo, se rapportato a una popolazione piccola come la nostra, un milione e mezzo di abitanti di cui i giovani che poi accedono alla formazione sono un numero, stiamo parlando di piccoli numeri, io credo che noi potremmo fare formazione di altissimo livello, quello che davvero ci consente di preparare i nostri giovani a confrontarsi nel mercato del lavoro che è sempre più difficile e che ritiene sempre di più capacità professionali più adeguate e di più alto livello. Purtroppo non è così.[CR1] Allora davvero se non c'è un rapporto molto serio e concreto tra corsi di formazione professionale e mondo delle aziende, attività economiche che si svolgono, davvero corriamo il rischio di perdere buona parte delle risorse. Allora il problema delle aziende che fanno formazione professionale non può essere visto solo dal punto di vista del sostituirsi alla struttura che fa formazione; io ho un'altra visione delle imprese che fanno formazione e la possono fare anche nei modi non canonici, non quelli cioè con l'insegnante che va lì e che insegna una certa materia, ma anche dando aiuti alle imprese che consentono di prendere giovani che non hanno nessuna capacità professionale e che vengano avviati al mondo del lavoro. Certo lo so, ci sono altri meccanismi, il meccanismo dei contratti di formazione e lavoro eccetera eccetera, ma probabilmente non sono sufficienti, perché quando un'azienda assume un ragazzo con contratti di formazione lavoro gli oneri che derivano da questo rapporto di lavoro sono piuttosto elevati e in alcuni settori, molti settori, sempre di più proprio perché l'istruzione professionale è elevata richiede costi per le aziende che sono elevati, sono molto alti, per cui spesso le aziende non vogliono rischiare, non si espandono, cercano di mantenere proporzioni limitate perché così in un mercato molto difficile, sempre più giungla, sempre più complicato riescono a sopravvivere. Allora è lì che dobbiamo intervenire, Presidente, visto che non abbiamo il coraggio di fare la grande rivoluzione; cerchiamo di mettere a disposizione prima di tutto di quelle aziende, io non so se poi la proporzione dell'emendamento numero 39 è giusta, qui si parla di un terzo, forse ne serve un po' di più o forse un po' di meno, non lo so, io credo che studi non se ne siano fatti, sicuramente io credo che una fetta importante di quei 200 miliardi può essere destinata al mondo delle imprese non per fare generica formazione, ma perché vadano ad abbattere i costi della formazione iniziale di quel personale che devono assumere e che quindi è legato al rapporto del lavoro, è legato all'occupazione e non facciamo solamente assistenza, non facciamo solamente spendita di danari sottraendoli allo sviluppo ed alla produzione. Quindi dal mio punto di vista, Presidente, e mi rivolgo anche all'Assessore, io ritengo che forse sarebbe opportuna un'attenzione maggiore ed una valutazione più attenta dell'emendamento numero 39 che ci consentirebbe, forse timidamente, ma di aprire comunque un discorso. La proporzione la possiamo vedere, se non è un terzo può essere un po' di meno, non lo so, però io credo sia arrivato il momento che ci poniamo questo problema. Guardi, Presidente, non sto facendo il discorso dell'oppositore che vuole cogliere in fallo una maggioranza e la sua Giunta, questo problema non l'ha determinato né questa maggioranza né questa Giunta; è un problema vecchissimo ormai della Regione. Caso mai questa maggioranza, così come la precedente, quella della quale io facevo parte, lo ripeto ancora una volta, ha il torto di non aver avuto il coraggio, quella di prima, e quella di adesso ha il torto di temere le troppo vicine elezioni e di non affrontare con il coraggio dovuto un problema come questo che è molto serio, e che aiuterebbe a trovare in parte la soluzione al gravissimo problema dell'occupazione in nome del quale, voglio ricordare, è stata aperta una crisi, e si è chiusa come tutti sapete.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio ripetere ciò che ho detto durante la discussione generale per quanto riguarda i corsi professionali, ma lei, onorevole Presidente, ricorda, perché ha presieduto per qualche anno la Commissione ottava, e per farne parte ancora, tutta la discussione che abbiamo fatto in quell'occasione e la risoluzione che io ho letto stamani. Ma come lei ricorderà e come ricorderanno anche gli altri colleghi, noi qualche mese fa, oltre il piano della formazione professionale, abbiamo approvato anche il piano per quanto riguarda le richieste delle imprese e delle aziende, lei, ricorderà questo, divise per aree programma. Cioè esiste un elenco, io in questo momento non ce l'ho, delle aziende che avevano chiesto questi corsi professionali che poi possono portare all'occupazione, perché questo è importante. Sempre in quell'occasione, nell'audizione tenuta con l'Assessore del lavoro, l'Assessore del lavoro ci ha detto che non avrebbe potuto finanziare tutte quelle imprese che avevano richiesto i corsi perché non aveva quattrini, perché mancava a suo dire la bellezza di 18 miliardi. Noi l'abbiamo pregato di trovare questi soldi; ecco, l'emendamento numero 39 vuol portare proprio a questo. Sarà un terzo di 60 miliardi, sono 20 miliardi, più o meno la cifra che mancava all'Assessore del lavoro per dare una risposta a tutti. Perché queste imprese stanno aspettando, aspettano; io conosco alcune di queste imprese che sono in quell'elenco e che ancora non hanno potuto attivare questi corsi. Mentre gli altri corsi professionali, è stato detto e ripetuto, spessissimo non servono a niente, spessissimo vengono attivati senza essere richiesti, spessissimo sappiamo che vengono attivati solamente , rileggo quello che ho letto stamani e concludo, che era in quella risoluzione della Commissione ottava, in altri termini per "l'esigenza di salvare sempre e comunque i livelli occupativi dei formatori assai spesso a discapito di una autentica e positiva programmazione che consideri ineliminabile il rapporto costo-benefici". Bene, noi non possiamo continuare così, è stato detto spendiamo oltre 200 miliardi e li spendiamo male. A mio avviso l'emendamento numero 39, e concludo perché non voglio ripetere quello che ho detto stamani, credo debba essere accettato proprio per dare sbocco occupazionale ai tanti giovani che aspettano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (Progr. Fed.). Per dire che personalmente condivido la filosofia di questo emendamento e i ragionamenti che sono stati portati dai colleghi a sostegno dell'emendamento, nel senso che sia quelli in negativo rispetto all'attuale situazione della formazione professionale, anch'io ritengo senza voler fare di tutta l'erba un solo fascio, perché non credo che tutto sia generalizzabile il ragionamento sulla formazione che nella formazione ci sia molto di quello che il collega in negativo ha evidenziato, e cioè che spesso serve solo a garantire stipendi ai formatori, che qualche volta questi stessi formatori avrebbero bisogno di essere a loro volta formati e informati. Sia perché ritengo anche io molto condivisibile il ragionamento, e riprendo l'articolo dell'Unione che dice: "non sono sufficienti i cantieri per garantire il lavoro", cioè non servono, e che il piano del lavoro è il piano dell'impresa ed anche la formazione se non è finalizzata all'impresa non è finalizzata al lavoro, e la formazione, che è destinata ad accrescere solo dal punto di vista culturale può avere anche un senso ma non è formazione professionale, ha un'altra funzione, ha una funzione sociale e bisogna chiamarla con un altro nome. Quindi i ragionamenti portati a sostegno di questo emendamento ed il concetto che esprime questo emendamento da me sono condivisi; io credo che noi dobbiamo veramente investire sia sul piano del lavoro, che sul piano della formazione in funzione dell'impresa, solo così si crea veramente sviluppo e si crea lavoro. Però penso che i propositori dell'emendamento possano accogliere l'indicazione che veniva dall'Assessore della programmazione; fra l'altro io personalmente credo che quanto esprime questo emendamento sia contenuto nella base programmatica di questa maggioranza e di questa Giunta, ed era nelle indicazioni delle stesse dichiarazioni programmatiche del presidente Palomba, quando è nata questa Giunta rispetto alla formazione e rispetto all'impresa. Per questo dicevo, proprio perché su questo tema può essere trovata un'intesa più ampia, io ritengo che sia accoglibile l'indicazione che veniva dall'Assessore della programmazione perché non è possibile, anche secondo me, che passi attraverso un semplice emendamento alla finanziaria un concetto che invece ha bisogno di avere una discussione più ampia, che può essere invece questo concetto accolto magari anche con un impegno formale da parte della stessa aula e dell'assemblea e possa essere invece riproposto o con la legge di accompagnamento alla finanziaria o nel pacchetto di proposte sul piano del lavoro che consenta di accogliere con un concetto più ampio quello che, con una articolazione più definita rispetto all'attuale emendamento, i concetti che secondo me vanno accolti e che sono indicati in questo emendamento, un po' raccogliendo il suggerimento ed il ragionamento che ha fatto in questo senso appunto l'Assessore della programmazione che, pur condividendo l'emendamento, lo rinvia ad una situazione più precisa e più dettagliata, magari, ripeto, o con la legge di accompagnamento oppure nel pacchetto delle proposte del piano del lavoro di cui ovviamente saremo chiamati a discutere a breve termine.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari), relatore. Signor Presidente, parlo perché probabilmente sono stato involontaria occasione di uno sviluppo del dibattito in una certa direzione, cosa che era lontanissima dal mio pensiero. Ho detto che annunciavo dei titoli, più che dare spiegazioni sulle cose, però lo sviluppo del dibattito necessità probabilmente per evitare o tentare di evitare di fare una cosa che non è né corretta né giusta, di dare ulteriori elementi di discussione. Non ci sono dubbi che tutti gli intervenuti nel dibattito hanno affrontato il problema dal loro punto di vista, non solo dicendo cose vere, ma dicendo anche cose giuste. Le cose che io ho sentito qua dentro sono tutte vere e tutte giuste, e non sembri un paradosso se però dico che le cose vere e giuste inserite in un contesto portano a determinate conclusioni, inserite in un contesto poco poco più ampio forse possono determinare qualche piccolo dubbio e qualche piccola riduzione del livello di validità delle cose che si propongono. Ed in questo senso che io cerco di sforzarmi per la conoscenza, essendo stato a lungo in Commissione ottava ed avendo discusso di questi problemi, ed avendone anche, perché non dirlo, una competenza personale che mi deriva dall'aver operato anche in questo settore, seppur da giovanissimo, molti anni fa, quando ho iniziato a lavorare. E allora, non dobbiamo correre il rischio, Presidente, anche se penso che occorra metter mano anche a questo, di confondere la formazione con gli enti di formazione. Una cosa è la formazione professionale, una cosa è l'oggetto di un sistema formativo integrato, al quale io penso non si possa rinunciare nei termini in cui è stato pensato e nei termini in cui oggi vige, altra cosa è dire che forse ci sono sistemi di formazione professionale che vanno rivisti. Ci sono enti di formazione professionale, o forse tutti gli enti di formazione professionale, che non corrispondono alle esigenze e alle logiche che gli hanno generati, così come non si può dire, Presidente, che sia, e lo diceva il collega Pittalis, che sia paradossale all'interno del piano della formazione professionale approvato l'anno scorso, quello che il collega Pittalis richiamava, e cioè che prima di tutto il piano tendeva a completare la potenzialità operativa dei centri di formazione professionale pubblica e a completare la potenzialità operativa di quei centri di formazione professionale che occupano il personale di cui alla legge numero 42 del famoso elenco dei 1200 che non so quanti siano diventati adesso. E' inutile ricordare a ciascuno di noi, che si è occupato di questa materia, che esiste per quanto riguarda il controllo della Corte dei Conti, il dovere, da parte della Regione, finché non modifica una sua legge che prevede la retribuzione di personale, che, pur non essendo regionale, e in quell'albo di garanzia, che questo personale vada occupato. Altra cosa è dire naturalmente che questo personale vada occupato tout court e non occupato invece a fare cose che siano produttive ma in materia di tipo differente. Ha fatto bene l'Assessore, e la Commissione ha condiviso questo, di coprire prima di tutto il fabbisogno formativo all'interno delle strutture che rispondono a questa logica. Per non dividerci, né tantomeno per dividere l'Assessore dal Presidente della Commissione, sul discorso del ruolo delle aziende della formazione professionale, io non penso di aver detto cose stranissime e se ne ho detto stranissime cerco di chiarirle molto velocemente. Io credo al sistema integrato nella formazione che preveda il coinvolgimento delle aziende; non ci sono dubbi che il sistema formativo debba rispondere essenzialmente ad una domanda di lavoro, e che quindi debba essere questa la condizione principale per cui un ragazzo va avviato alla formazione, anche se il lavoro non esaurisce, e ho cercato di dirlo prima, il momento formativo di un giovane che sta percorrendo un suo percorso culturale e formativo più generale. E allora però il ruolo delle aziende, cari colleghi, e mi avvio velocemente alla conclusione per non togliere molto tempo, il ruolo delle aziende nella formazione, l'equilibrio tra sistemi e risorse da dare al sistema formativo degli enti di formazione, al sistema informativo aziendale, è una cosa che attiene alla modifica di una serie di norme che non sono certamente l'emendamento numero 39 all'articolo 25 della finanziaria. Perché dire che si riserva un terzo delle risorse per la formazione alla formazione professionale da farsi presso le aziende, significa dover modificare tutta la legislazione in materia di formazione professionale che oggi vige nel nostro sistema, e forse non solo la nostra. E allora io dico che l'emendamento ha ottenuto un risultato, che è quello di aprire un dibattito su un problema, che peraltro è già all'attenzione, e che anche questo dibattito forse contribuisce a una maggiore consapevolezza sui problemi che si stanno esaminando e forse contribuisce anche a rendere più attento ciascuno di noi in quel processo di formazione della legge di riforma della formazione professionale che attendiamo da tanto tempo. Però, per quanto riguarda, e concludo veramente, le risorse destinate alle aziende della formazione professionale, io penso veramente a quello che ho detto, e lo ripeto perché sia chiaro, perché è un sistema che si sente. Ci sono aziende nel nostro sistema dell'impresa, perché non dirlo, di quell'impresa che mira soltanto alla ricerca dei soldi pubblici anziché a creare i presupposti per lo sviluppo. Ed è tanta l'impresa purtroppo che opera in questo sistema, anche attraverso leggi di incentivazione diverse, e ci sono imprese che stanno cominciando a vedere forse un business anche nella formazione professionale. E allora a questo tendevo quando dicevo: stiamo attenti a non creare quello, perché ci mancherebbe altro, collega Serrenti, se qualcuno di noi pensasse di opporsi alla formazione finalizzata all'occupazione. Ci mancherebbe altro, ben venga. Allora io penso che ci siano elementi sufficienti per dire ai colleghi che hanno presentato questo emendamento, che hanno buttato il sasso nello stagno, che i cerchi si stanno allargando e che però non è possibile, in questo momento, che il mare torni piatto, con l'approvazione dell'emendamento in questa forma o con forme immediate di tipo diverso che il collega Serrenti, solo per economia di discorso, ha presentato, e che ritengo che lui stesso abbia qualche dubbio che possano essere accolte in qualche forma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.).Signor Presidente, le prometto che non parlerò per più di uno o due minuti. Mi hanno costretto ad intervenire, soprattutto gli interventi della maggioranza. Mi hanno costretto in questo senso: l'opposizione si deve sempre accontentare in modo platonico, perché sono sempre promesse. Gli ostacoli sono sempre tanti per cui non si può mai arrivare a una soluzione nella finanziaria, mai assolutamente. Riduciamo la percentuale da un terzo al dieci per cento, al quindici per cento, però accoglietelo in finanziaria, fatelo una volta ma non lo fate mai, assolutamente mai, perché promettete sempre, non a domani, a dopodomani. Se aspettiamo a modificare tutta quella selva di leggi, certamente, nell'anno 2000 staremo ancora aspettando a che si introduca nella finanziaria una riserva di una percentuale, seppure modesta, per la formazione professionale nell'ambito delle aziende. Allora è utile che riconosciate la validità del discorso, tutti avete riconosciuto che il discorso è valido, però non siete mai disposti ad accogliere alcunché nella legge finanziaria.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 39. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Ricordo che avevo chiesto la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 39.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 64

Votanti 64

Maggioranza 33

Favorevoli 26

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LADU - LIORI - LIPPI - LOCCI - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)

I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 57.


[CR1]llor