Seduta n.363 del 14/05/2003
CCCLXIII Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì, 14 Maggio 2003
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 17 e 11.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del venerdì 11 aprile 2003 (357), che è approvato.
CongediPRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Alberto Randazzo ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 14 maggio 2003.
Poiché non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
Discussione della mozione Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Balia - Cogodi - Scano sulla mancata costituzione dell'Autorità d'ambito e sullo stato di attuazione del Piano d'ambito in riferimento agli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno n. 76 approvato dal Consiglio regionale in data 13 novembre 2002 (106)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 106. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
MOZIONE SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - BALIA - COGODI - SCANO
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che in data 13 novembre 2002, a conclusione del dibattito sulla mozione n. 91 del 31 ottobre 2002 sullo stato di attuazione della legge regionale n. 29 del 1987 ed in particolare sui ritardi nella definizione delle procedure per l'elezione dell'Autorità d'ambito, è stato approvato un ordine del giorno che impegnava il Presidente e la Giunta regionale:
1) a indire le elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'ambito entro il 30 novembre 2002;
2) a sospendere, in attesa della legittima costituzione della ATO, l'adozione di atti di competenza della stessa ed in particolare l'adozione della convenzione tipo per la disciplina delle modalità di affidamento del servizio idrico integrato;
3) a predisporre una modifica del Piano d'ambito approvato con la previsione di:
- una articolazione territoriale per subambiti gestionali ritenuti più coerenti e funzionali con gli obiettivi della salvaguardia delle gestioni pubbliche esistenti, del rafforzamento e consolidamento del patrimonio aziendale pubblico e della difesa degli attuali livelli occupativi;
- la revisione delle tariffe previste con particolare attenzione alla tutela delle fasce più deboli della società;
VISTA la D.G. n. 39/96 del 7 gennaio 2003 con la quale è stato tardivamente approvato il regolamento definitivo per la elezione dell'Autorità d'ambito ed è stato affidato provocatoriamente all'Assessorato dei lavori pubblici il compito di predisporre il decreto e le relative procedure per le elezioni ;
CONSIDERATO CHE:
- nonostante l'Assessorato dei lavori pubblici abbia provveduto alla predisposizione degli atti ed al loro invio alla Presidenza della Giunta già dal mese di febbraio, non risulta che, a tutt'oggi, siano state indette le elezioni per l'assemblea dell'Autorità d'ambito;
- il Commissario governativo delegato in forza dell'ordinanza del Presidente del Consiglio n. 3243 alla costituzione dell'Autorità d'ambito "sempre che non vi provvedano gli organi competenti", ha impedito, nella veste di Presidente della Regione, la convocazione delle elezioni per la costituzione degli organi dell'Autorità d'ambito da parte dei comuni e delle province;
DENUNCIATO il gravissimo comportamento del Presidente della Regione che ha deliberatamente disatteso la volontà del Consiglio assumendo, ancorché nella doppia veste di Commissario governativo, atti e comportamenti in palese contrasto con gli indirizzi contenuti nel citato ordine del giorno approvato, rinviando pretestuosamente sine die la elezione della Autorità d'ambito;
VISTE le ordinanze n. 335 e n. 336 del 31 dicembre 2002 con le quali si approvano gli atti relativi alla forma di gestione ed alle modalità di affidamento del servizio idrico integrato con riferimento al solo comma 5 dell'articolo 35 della Legge 28 dicembre 2001, n. 448;
RITENUTO che il riferimento al comma 5 dell'articolo 35 della legge finanziaria del 2002, peraltro sotto procedura d'infrazione da parte della Unione Europea per supposta violazione dei princìpi di concorrenza, non sia applicabile alla attuale situazione della Sardegna in quanto, facendo esclusivo riferimento a società di capitali costituite da enti locali, escluderebbe dall'affidamento diretto gli enti regionali che gestiscono oltre l'80% degli schemi acquedottistici di proprietà regionale e le reti cittadine di oltre 200 comuni dell'Isola;
CONSIDERATO che l'attuale situazione di incertezza e di confusione, frutto sopratutto dell'azione solitaria e contraddittoria del Presidente-Commissario che rifiuta non solo il confronto ed il dialogo con tutti i soggetti interessati, ma continua ad estraniare le strutture regionali, in primo luogo l'Assessorato dei lavori pubblici, dai processi decisionali e dalla elaborazione degli atti tecnici ed amministrativi che vengono affidati a società private ed a sconosciuti consulenti di fiducia del Commissario, si riflette negativamente sull'attività degli enti gestori e sui lavoratori dell'intero comparto;
RIBADITA la generale contrarietà agli atti commissariali adottati sia sotto il profilo del metodo che del merito, soprattutto in riferimento all'utilizzo del comma 5 dell'articolo 35 della finanziaria 2002 per quanto attiene agli affidamenti delle gestioni del sistema idrico integrato,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
1) a dare attuazione agli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno approvato e a revocare le ordinanze commissariali in contrasto con i contenuti dello stesso;
2) a procedere immediatamente ad indire le elezioni dell'Autorità d'ambito ed affidare alla stessa i compiti previsti dalle leggi vigenti;
3) ad assumere tutti gli atti e le iniziative necessarie per favorire, in un'ottica di semplificazione funzionale delle gestioni e di riforma complessiva del settore, una presenza forte e qualificata degli enti regionali ridefinendone il ruolo e la funzione strategica nel governo delle risorse idriche della Sardegna. (106)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, nella giornata di ieri abbiamo assistito ad una lunga conferenza stampa trasmessa in lungo e in largo dalle TV nella quale il Commissario Pili ha provocatoriamente illustrato le sue nuove ordinanze. Dico provocatoriamente perché tutte le precedenti ordinanze il Commissario Pili le ha tenute secretate per un lungo tempo. Ordinanze corredate dal solito titolo ad effetto del tipo: "Piano strategico, reti idriche". Ciò che nel piano d'ambito era un semplice progetto obiettivo, di importo peraltro pari, nel sessennio, a 500 e più miliardi di vecchie lire, diventa oggi un piano strategico con soli scarsi 180 miliardi di vecchie lire. Ma si sa al giovane Commissario piacciono gli slogan, gli effetti semantici speciali e la sua specialità! Ma lasciamo stare le enfasi, nel merito di questa ordinanza e dell'allegata delibera frettolosa della Giunta regionale diremo qualcosa più avanti e proviamo, invece, a procedere con ordine cercando di fare un po' il punto sull'intera vicenda commissariale.
La mozione che oggi stiamo per discutere è la terza sull'argomento "acqua" presentate dal centrosinistra in appena otto mesi. Siamo evidentemente di fronte ad una vera e propria anomalia. L'anomalia sta nel fatto che il Consiglio decide ed il Commissario Presidente non ascolta, non adempie.
Cari colleghi, già nella prima mozione del luglio del 2002, oltre alla denuncia dei ritardi e dell'assenza di una strategia nell'affrontare il dramma dell'emergenza idrica, noi ponevamo alcune questioni che sono ancora oggi sul tappeto. I ritardi poi sono oggi tanto più gravi, perché a differenza delle Giunte di centrosinistra che certo portano anch'esse qualche responsabilità nei problemi irrisolti, questa maggioranza e questa Giunta ha ereditato strumenti e risorse cospicue, frutto anche dell'azione positiva, anche se per certi versi tardiva, del centrosinistra regionale, ma soprattutto del centrosinistra nazionale.
Cari colleghi della maggioranza, voi avete ereditato documenti, studi di base per la proposta dell'accordo di programma sulle risorse idriche nel maggio del 2000, un documento tecnico importante che voi avete utilizzato poi, seppure con ritardo, ponendo la base dell'accordo di programma quadro; avete ereditato due leggi, certo incomplete, (la 29 e la 15), che applicavano la Galli in Sardegna, leggi certo da adeguare, da migliorare sicuramente, ma ci chiediamo perché in questi quattro anni voi non avete mosso un dito, voi non avete presentato, né mandato avanti alcuna proposta di riforma del settore. E non può valere ancora l'accusa dei ritardi del passato per difendere o giustificare i ritardi colpevoli, questi sì, del presente e del recente passato di vostra gestione.
Avete ereditato cospicue risorse, una massa finanziaria davvero notevole. Tutto ciò che state spendendo, compresi i 90 milioni di Euro, derivano dai Fondi CIPE del 2000, cioè di un precedente governo del centrosinistra che ormai è lontano di tre anni ad oggi, e avevate anche ereditato, per quanto riguarda il ciclo integrato dell'acqua, circa mille miliardi di vecchie lire sul POR Sardegna. Tutte disponibilità in larghissima parte non spese o che sono state programmate con gravissimo ritardo. Quella prima mozione conteneva anche - oltre all'analisi e alle denunce - alcune proposte che ancora oggi non hanno trovato risposte o le risposte sono state pensate ed attuate dal Commissario in perfetta solitudine e con un atteggiamento che è apparso ai più come una sfida vera e propria nei confronti del Consiglio regionale.
Per tutta risposta poi il Commissario, nominato nel frattempo vice re delle acque in Sardegna da un'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri che gli conferiva poteri davvero straordinari, che venivano sottratti non solo agli enti locali, ma allo stesso Consiglio regionale oltre che alla Giunta. Il 30 settembre il Commissario con propria ordinanza si autonomizza autorità d'ambito e approva contestualmente un piano d'ambito a tutti sconosciuto. Di fronte a questo atto di imperio si solleva la generale protesta delle forze sociali e dei lavoratori, del sistema delle autonomie locali sia dell'ANCI che dell'UPS, degli stessi enti gestori preoccupati da una impostazione che vedevano mirata al ricorso agli affidamenti mediante gara internazionale. Intanto i silenzi del Commissario allora, alimentavano questa ipotesi che nel frattempo non veniva né confermata, né smentita, in un gioco, come dire, del cerino acceso.
Il centrosinistra, facendosi interprete di questa protesta, denunciata anche dalla stessa Commissione lavori pubblici in una sua risoluzione approvata dalla maggioranza, presenta la mozione numero 91 che, dopo un'ampia discussione, si conclude con l'approvazione a maggioranza di un ordine del giorno contenente alcuni vincolanti indirizzi ad oggi completamente disattesi dal Commissario. Si fissava la data del 30 di novembre per indire le elezioni dell'autorità d'ambito. Ancora oggi siamo alla rincorsa della data per indire le elezioni che la delibera di Giunta ultima, che io ho letto qualche minuto fa, praticamente rimanda, come si dice, a settembre. Prevedeva anche la sospensione della convenzione e del disciplinare in attesa dell'atto e prevedeva anche una modifica dello stesso piano d'ambito con la previsione di sub-ambiti in qualche modo coerenti, con affidamenti diretti da farsi agli attuali enti gestori.
In tutta risposta il Commissario Presidente approva in gran segreto e all'insaputa di tutti, mi pare anche - lo ha pubblicamente ammesso lui stesso - dello stesso Assessore dei lavori pubblici, nonché sub-commissario per l'emergenza idrica in Sardegna. Le quattro ordinanze del 31 dicembre contengono materia rilevante non solo sotto il profilo procedurale degli affidamenti, ma soprattutto sotto il profilo programmatico. Mi riferisco in particolare all'ordinanza in cui si approva il piano stralcio di bacino sul quale certo avremo modo in seguito - non dico oggi, ma in futuro - di entrare anche nel merito. Queste ordinanze, guardate, si conoscono ai primi di febbraio, tenute nascoste per mesi a tutti, si conoscono ai primi di febbraio per merito della Commissione lavori pubblici che avutone sentore ha chiesto insistentemente di audire il Presidente in proposito. In quell'occasione, presa conoscenza delle ordinanze, si scoprì che il Commissario presidente non solo non si è preoccupato di attuare gli indirizzi del Consiglio, ma va avanti dritto per la sua strada in perfetta solitudine. Infatti approva con le ordinanze 335 e 336 la convenzione tipo e il disciplinare e definisce la forma di gestione e le modalità di affidamento del servizio idrico integrato con riferimento al solo comma V° dell'articolo 35 della legge finanziaria dello Stato del 2002, peraltro ancora oggi soggetta a procedura di infrazione da parte della Comunità Economica Europea. Da subito noi abbiamo detto che quella norma era inapplicabile nella situazione sarda, perché facendo riferimento a sole società di capitali, costituite da enti locali, escluderebbe dall'affidamento gli enti regionali, quali principalmente l'Esaf, che gestiscono l'80 per cento degli schemi acquedottistici e dei potabilizzatori di proprietà della regione ed inoltre la sola Esaf gestisce oltre il 70 per cento delle reti interne dei comuni della Sardegna. Per la restante parte poi sappiamo che le gestioni sono affidate al Govossai o gestite direttamente dai comuni. Su tutto ciò che è gestito direttamente dai comuni niente si sa delle intenzioni del Commissario.
Lei, signor Presidente della Giunta, in occasione della sua replica alla mozione di novembre, ebbe a dire che la Sardegna non può restare un far west nella gestione del settore idrico, ma ha bisogno di risposte concrete ed immediate. A noi pare che il far west sta nascendo da qualche tempo a seguito della confusa contraddittorietà nell'azione del Commissario Presidente e la confusione e l'incertezza aumenta con l'avvicinarsi dell'ora x, il fatidico 30 di giugno. Un termine che ha validità solo ai sensi dell'articolo 35 citato e ai sensi della 15/99 per quanto riguarda l'Esaf. Ci dicono che qualcuno sta lavorando ancora, e mi pare a tempo scaduto secondo l'ordinanza Commissariale, mi pare di marzo di quest'anno, il 30 aprile doveva scadere la proposta di una società per quanto riguarda la trasformazione dell'Esaf e non si sa bene quale ipotesi di trasformazione sia oggi in campo. Non lo sa questo Consiglio, non lo sanno i comuni, non lo sa il consiglio d'amministrazione dell'ente, non lo sanno i lavoratori che sono tra i soggetti più interessati all'intera vicenda. La concertazione, caro Presidente, non è per lei soltanto una cosa morta, ma non è mai nata nella sua gestione di Presidente della Giunta. Ed intanto si preannunciano nascite di decine di società di gestione ed il far west semmai aumenta inseguendo il miraggio del business dell'acqua. Mi chiedo se tutto questo non risponda ad un disegno politico! Se lo sono chiesti anche i lavoratori dell'Esaf, scesi in sciopero mercoledì scorso, stanchi di vivere nell'incertezza e chiedendo chiarezza e soprattutto rivendicando un futuro produttivo per loro e la loro azienda. Un'azienda che continua a vivere alla giornata e continua a perdere in efficienza, credibilità e anche nei suoi conti economici. A fronte di questa gravissima situazione, e con atteggiamento che non possiamo che definire provocatorio nei confronti del Consiglio, chiamato a discutere oggi la mozione, il Commissario Presidente risponde con il solito coup de theatre, con una conferenza stampa piena di demagogia nella quale presenta un mirabolante piano strategico "reti idriche". A fronte peraltro di un fabbisogno stimato per le reti idriche, che è di circa 700 - 800 miliardi di vecchie lire. Mi domando: ma non era possibile agire in modo coordinato con il bando precedente? I poteri Commissariali, seppure ritenuti da noi illegittimi, risalgono al settembre del 2002, i 90 milioni messi in gioco oggi, per le reti idriche cittadine, sono i miliardi che provengono dai Fondi Cipe 1999/2000, erano fondi disponibili, i poteri erano disponibili da settembre, perché il Presidente ha aspettato oggi per fare qualcosa di scoordinato e anche di irrazionale, avremo modo di dire oggi. Non era più semplice rifinanziare, secondo i criteri di cui alla graduatoria esistente, ed accelerare così i tempi per consentire appalti unici, per esempio? Ed invece si inventa una casistica complessa, piena di ingarbugli, di tempi stretti nei quali i comuni vengono chiamati a rispettare cento e una condizione, pena la decadenza del finanziamento. Ma perché allora si fa questo nuovo bando e poi a che cosa servono davvero tutte quelle prescrizioni?
Questa vicenda è l'evidente dimostrazione dell'azione scoordinata e sovrapposta tra il Commissario e l'Assessore dei lavori pubblici, che sta producendo solo confusione e ritardi, altro che accelerazione o subnomine di sub-commissari ai Sindaci. I sindaci non hanno bisogno di essere nominati sub-commissari da chicchessia, sono investiti di autorità che deriva dal loro consenso elettorale acquisito nella loro comunità. La verità è che il giovane Commissario non fa il Presidente della Giunta; gioca con i suoi poteri straordinari, con la voglia di fare tutto da solo per dimostrare tutta la sua bravura. L'ordinanza poi contiene anche alcune cose davvero confuse, alle quali poc'anzi facevo riferimento, non ho tempo per esaminarle, ne cito soltanto una, che ritengo quella più significativa e anche sintomatica della mentalità di governo del nostro giovane Presidente. Si inventa un meccanismo di premialità per l'accelerazione dei lavori. Questa premialità per l'impresa si ricava, o si dovrebbe ricavare, dal presunto beneficio economico che dovrebbe derivare al comune dal risparmio dell'acqua. In altre parole: tu impresa mi acceleri i lavori e li termini, per esempio, con cento giorni di anticipo e mi fai risparmiare, per esempio, centomila metri cubi, e io comune ti corrispondo il valore presunto dell'acqua. Un meccanismo apparentemente semplice e logico, insomma parrebbe una bella trovata. Ma mi chiedo, e chiedo al Commissario Presidente: ma quanto vale l'acqua in Sardegna? Il valore dell'acqua in Sardegna varia a seconda dei gestori, vale tot per l'Esaf, vale tot per Govossai, vale tot per le gestioni dirette da parte dei comuni. E poi quanta se ne perde di quest'acqua? Io credo che si perda tanta acqua legata alle modalità di erogazione dell'acqua. A Cagliari se si eroga acqua per 24 ore si perde x metri cubi al giorno, se si eroga acqua per 12 ore si perdono y, sicuramente molto meno di x dei metri cubi al giorno. E poi come si fa davvero a valutare la incidenza del risparmio. Sarà davvero un luogo prediletto dalle imprese per un contenzioso infinito con gli enti locali. Ed io dico poveri comuni davvero, che dovranno cercare di rendere razionale ciò che è frutto di semplice demagogia. Ai comuni i problemi, al Commissario il potere e la gloria!
Intanto la costituzione dell'autorità d'ambito vera, quella che affida poteri ai comuni e alle province viene boicottata dal Presidente e rimandata a settembre. A quando la partita sarà definitivamente chiusa o consumata e i comuni dovranno semplicemente prendere atto delle decisioni già prese. Il disegno io credo è abbastanza chiaro, lo dimostrano i ritardi voluti nell'approvazione della delibera di Giunta che approvava il regolamento, che è stata finalmente approvata, ma poi sospesa nonostante gli sforzi, seppure ritardati, dell'Assessore dei lavori pubblici, che nel febbraio di quest'anno recapitava al Presidente della Giunta il suo decreto attuativo per indire le elezioni. Quel decreto è rimasto sino a ieri nel tavolo del Presidente Commissario e ieri - solo perché oggi avevamo la mozione - si è precipitato frettolosamente ad approvarlo in Giunta. Noi chiediamo l'immediata indizione delle elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'ambito; elezioni che devono avvenire ben prima della scadenza del 30 di giugno, noi diciamo entro sicuramente e non oltre il 10 di giugno si devono indire le elezioni, perché al 30 di giugno ci deve essere l'Autorità costituita perché ad essa dovrà competere il compito di fare gli affidamenti agli enti gestori. Noi chiediamo la revoca degli atti in contrasto con l'ordine del giorno approvato dal Consiglio anche per risolvere alcuni problemi sugli affidamenti diretti, riteniamo necessaria una norma di modifica della legge regionale numero 29 e della 15 del 1999. Avevamo, a proposito, presentato un emendamento in finanziaria, peraltro approvato all'unanimità dalla stessa Commissione. L'altro giorno abbiamo approvato in Commissione, dentro un collegato alla finanziaria di quest'anno, una norma che prevede per l'appunto il sopperimento e integrazione della legge regionale 29 per quanto riguarda gli affidamenti, cancellando una volta per sempre il riferimento al comma 5 dell'articolo 35 della finanziaria. Purtroppo l'emendamento alla finanziaria che doveva essere presentato sicuramente dalla Giunta, ma di cui noi come centrosinistra ci siamo fatti carico, è caduto rovinosamente dentro l'articolo 8. Io credo che il Consiglio, chiamato ad approvare...
PRESIDENTE. Solo trenta secondi per concludere, prego.
MORITTU (D.S.). Anche per recuperare il tempo iniziale, Presidente. Io credo che il Consiglio non possa esimersi dall'approvare questa norma, naturalmente potrà sicuramente migliorarla, completarla, ma essa va discussa e approvata con la massima urgenza e sicuramente prima del 30 giugno di quest'anno.
Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi della maggioranza, noi siamo disponibili, fermo restando il nostro netto dissenso nei confronti dell'operato del presidente Pili, ad approvare quanto prima la proposta di legge esitata dalla Commissione e ad avviare un serrato confronto nelle Commissioni di merito al fine di varare la riforma del sistema di governo della risorsa idrica in Sardegna. Onorevole presidente Pili, le parole non sono inutili, come lei ha detto ieri in conferenza stampa, se si trasformano in volontà e fatti concreti. D'altro canto io non conosco altro modo per manifestare la volontà, salvo che la volontà non sia di una sola persona, ma allora non stiamo parlando di governo democratico fondato sul consenso; quello che intende lei e non da oggi, signor Presidente, è un'altra cosa, quello si chiama comandare non governare, e da noi si dice a cumandare in domu tua, e questa, caro Presidente, non è solo la casa sua, è la casa di tutti i sardi.
PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Cogodi. Voglio ricordare ai colleghi che chi vuole intervenire si deve iscrivere durante l'intervento dell'onorevole Cogodi, intervento che durerà dieci minuti. Concluso l'intervento dell'onorevole Cogodi saranno chiuse le iscrizioni, non sarà più possibile iscriversi.
E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Della maggioranza non c'è nessuno?
PRESIDENTE. Lei si preoccupi di fare il suo intervento, cosa c'entra adesso la maggioranza? Ha chiesto la parola, gliel'ho data. Se vuole intervenire intervenga.
COGODI (R.C.). Io mi preoccupo anche del Regolamento, perché se fosse iscritto qualcuno della maggioranza dovrebbe parlare prima. Ho solo fatto una domanda, non ho mica lanciato una pietra! Qua siamo tutti suscettibili. La prego di far decorrere da questo momento il cronometro.
Io intervengo per fare alcune osservazioni, alcune riflessioni peraltro semplici e spero anche molto rapide. Qualcuno in questi giorni, qualcuno di quelli che per funzione svolgono attività di informazione presso l'opinione pubblica, si è rivolto ai presentatori della mozione chiedendo: ma perché una mozione sull'acqua in questo momento da parte delle opposizioni, quando il tema dei temi della politica sarda è la crisi evidente della Giunta e della maggioranza? Perché, nella condizione di difficoltà, nello stato non preagonico, proprio agonico della maggioranza politica che ha tentato di governare con effetti disastrosi in questi anni la regione, voi, invece di presentare subito e immediatamente e prima una mozione di sfiducia politica, volete discutere la mozione sull'acqua? Io credo che a questa domanda noi dobbiamo fornire pubblicamente una risposta. La mozione sulla sfiducia politica è pure presentata, ne chiederemo immediatamente la discussione e il voto, e però, campino o muoiano la Giunta e la maggioranza di destra, questa questione dell'acqua, della gestione, della garanzia pubblica di gestione dell'acqua in Sardegna è questione vitale che deve essere affrontata dal Consiglio regionale, discussa e definita nella sua possibilità di avere soluzioni e garanzie tali che questo elemento vitale non sia messo a rischio; a rischio per la produzione, a rischio per l'economia, a rischio per la vita delle persone in questa nostra regione.
Potrà sembrare esagerato ma non lo è. Abbiamo di fronte a noi - c'era anche Biancareddu, c'era anche Balletto - una scadenza importante, loro continuano a gesticolare e a parlare fra di loro però anche Balletto e anche Biancareddu sanno che al 30 giugno del corrente anno, 2003, le leggi dello Stato hanno posto un limite, una scadenza entro la quale il potere costituito in questa regione può fare cose di grande importanza, cioè può fare la convenzione e affidare attraverso forma convenzionale, quindi contrattuale, ai soggetti gestori in via provvisoria, se essi fossero pubblici, la gestione della risorsa idrica. E questa convenzione, questo contratto entro il 30 di giugno lo farà l'autorità che è costituita. L'autorità democratica che avrebbe dovuto e che dovrà essere costituita è quella che chiamiamo Autorità d'ambito, quella che deriva o deriverà o dovrebbe derivare dai poteri locali, cioè dai sindaci che sono rappresentativi del potere locale delle popolazioni. Invece, usando raggiri e artifizi e, misuro le parole, inganni e imbrogli - e misuro le parole! -, chi è Commissario, cioè chi deriva il potere dall'alto, cioè Pili non Presidente della Regione, ma Pili fiduciario di Berlusconi, Pili Commissario impedisce, con artifizi e raggiri, in danno della regione e delle istituzioni e del Consiglio regionale, che quell'autorità democratica, che le leggi prevedono, possa essere costituita. Con Pili è connivente la Giunta, Ladu che gli è a fianco, è connivente la maggioranza. Qualcuno dirà: "Ma sono le solite critiche, vengono da sinistra, vengono dall'opposizione, vengono soprattutto da Rifondazione!" Vengono soprattutto da quello, che Rifondazione spesso fa una critica molto severa, e io voglio riferirmi invece ai fatti, agli atti formali. Perché il Consiglio non ha lavorato stamani? Stamattina il Consiglio non ha lavorato perché dovevamo acquisire la delibera che ha adottato ieri la Giunta regionale. Doveva essere fotocopiata una delibera di tre pagine, tre foglietti miseri!
USAI (A.N.). E' successo anche con Palomba… Un foglietto misero ci ha messo tre giorni a entrare in aula! Ricordiamocele queste cose!
COGODI (R.C.). Chiedo di avere cinque minuti di interruzione da parte di Usai da recuperare, perché oltre al tempo dell'interruzione c'è anche il tempo del turbamento psichico che ha introdotto una simile osservazione.
USAI (A.N.). Non ne hai bisogno!
COGODI (R.C.). Non ne ho bisogno, e io chiedo un supplemento di tempo per riprendermi anche da questo ulteriore shock.
Abbiamo chiesto di avere la copia della delibera assunta ieri. Il Presidente, che in tutto è veloce come il fulmine, che accelera le opere pubbliche con le fotoelettriche di notte, non riesce a fare o a far fare dai suoi uffici potenti una fotocopia di giorno, e tre foglietti tre ci fanno aspettare tutta una giornata per poter iniziare a discutere dell'argomento. Ma si dirà: "Sono tre foglietti tre in questa delibera", ma il contenuto è di tale rilevanza che meritava, mentre si fotocopiava, di essere ben soppesato. Era un contenuto esplosivo, era un contenuto di portata enorme? No, il contenuto di questa delibera è la conferma di quell'artifizio, di quell'inganno, di quell'imbroglio che non può passare sotto silenzio in Consiglio regionale e di fronte all'opinione pubblica. Cosa dice la delibera di ieri? "Lasciamo perdere i miliardi ai comuni per recuperare le perdite della rete idrica". E` già stato detto, lo sanno tutti; quei miliardi erano già miliardi nella potestà della Regione e il Presidente ha ritenuto di distribuirli ai comuni della Sardegna, come doveva essere fatto, il Commissario meglio dire, come avrebbe dovuto essere normalmente fatto. Erano lì per quello! Almeno perché l'acqua che va nei tubi, se i tubi sono bucati non fuoriesca da quei tubi. Mi pare che non ci voleva tanta strategia e tanta prontezza e capacità per arrivare a questo e almeno la mozione che abbiamo presentato è servita perché quella disposizione venisse emanata. Però la delibera assunta ieri dice sostanzialmente solo una cosa: che la Giunta non vuole fare le elezioni, che non vuole dare l'Autorità democratica in questa regione per il governo delle acque. Presidente Pili, Commissario Pili, ascolti per favore questo passaggio. Pittalis, te ne vuoi andare al tuo posto?
(Interruzioni)
Sto dicendo una cosa che ho diritto e dovere di dire, di poter dire, perché un Commissario che una volta come Commissario blocca e sabota le elezioni democratiche…
PRESIDENTE. La prego arrivi a concludere, trenta secondi per concludere, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Mi serve per concludere e per recuperare davvero il poco tempo che mi è stato sottratto. Come Presidente della Regione qui Pili agisce per impedire le elezioni democratiche, come Commissario trucca le carte. Signor Commissario, in questa delibera è scritto che non si sono potute fare le elezioni perché l'ufficio elettorale, quello presso la Presidenza, non avrebbe una struttura permanente, ma solo una struttura contingente. E siccome l'ufficio elettorale presso la Presidenza, avete deliberato e scritto ieri in questa delibera, non è permanente, ma è contingente, voi, dopo sei mesi da che avevate già deliberate che quello era l'ufficio che doveva indire le elezioni, avete dato mandato a un altro ufficio, quello dell'Assessorato dei lavori pubblici, di indire le elezioni. Ma l'ufficio elettorale presso l'Assessorato dei lavori pubblici non è né strutturato e neppure contingente. Non c'è! E quindi con la delibera di ieri avete detto che siccome non può indire le elezioni l'ufficio che è contingente, dovete costituire un nuovo ufficio contingente presso l'Assessorato dei lavori pubblici, e chiedete all'Assessorato degli enti locali di fare quello che dovrebbe fare l'Assessorato dei lavori pubblici, e cioè voi dite…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Mi consenta di concludere.
PRESIDENTE. Io le ho già dato il tempo per concludere, onorevole Cogodi. Sono dieci minuti, non può parlare per dodici o quindici minuti. Abbia pazienza, la prego.
COGODI (R.C.). Lo capisco bene, la prego anch'io.
PRESIDENTE. Sì, ma io le ho già dato il tempo. Abbia pazienza onorevole Cogodi, adesso devo dare la parola ha chi l'ha chiesto. La prego, trenta secondi per concludere, onorevole Cogodi, va bene?
COGODI (R.C.). Io prego anche lei perché se io avessi avuto i miei dieci minuti per poter svolgere senza essere visivamente disturbato, e non parlo dei secondi dell'interruzione, parlo del disturbo continuo, se questa è un'aula parlamentare e consiliare e si garantisse che le questioni grandemente serie possono essere trattate seriamente io nei miei dieci minuti avrei concluso il mio ragionamento. Ho concluso lo stesso perché per voi valgono i misuratori e non vale quello che si misura, però invito tutti a leggere attentamente cosa contiene la delibera farsa che è stata adottata ieri e che oggi abbiamo aspettato quasi una giornata intera per avere. Dice di istituire un ufficio elettorale che non esiste perché quello istituito sarebbe insufficiente. E' che non si vogliono fare le elezioni e non si vogliono fare elezioni democratiche e non si vogliono fare in tempo utile, perché quel termine del 30 giugno deve decadere perché i grandi affari e i grandi interessi…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io le devo togliere la parola, abbia pazienza. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, io non entrerò in merito alle vicende dell'acqua di questi giorni, lo farà il collega Marco Tunis. Volevo lasciare in Consiglio regionale, in occasione di questa mozione, un mio pensiero.
Come diciamo sempre l'acqua è vita, principio semplice e basilare che però non è affatto scontato se si pensa che l'accesso all'acqua potabile, un diritto fondamentale, un bisogno vitale degli esseri umani, è negato a più di un miliardo e cento milioni di persone, quasi il 20 per cento della mondiale; mentre 2 miliardi e mezzo di persone, ossia il 40 per cento della popolazione del pianeta, non dispongono di impianti igienici adeguati.
L'approvvigionamento e la gestione delle risorse idriche della Sardegna costituisce un problema dalle molteplici articolazioni. Insieme a gran parte delle Regioni del Mediterraneo la Sardegna è stata colpita, come sappiamo, negli ultimi anni da periodi prolungati di siccità. Nel passato si è cercato di rispondere al progressivo squilibrio tra una crescente domanda e una contrazione della disponibilità aumentando la captazione di acque sorgive sotterranee, che ha provocato squilibri nelle falde idriche come le intrusioni saline nelle aree costiere. La gestione soprattutto delle infrastrutture per gli usi idropotabili ed i relativi servizi è caratteristica, come sappiamo, da rilevanti problemi dovuti all'eccessivo numero di soggetti coinvolti, 33, spesso portatori di interessi settoriali con conseguente frammentazione, disordine e sperequazioni fra le varie zone dell'isola. Basta pensare che la sola gestione degli invasi è ripartita tra otto consorzi di bonifica. Inoltre nel settore irriguo si registrano altri consumi dovuti soprattutto al sistema tariffario.
Questa situazione ha determinato finora comportamenti poco attenti nell'utilizzo della risorsa da parte degli operatori agricoli. Ha inoltre disincentivato l'adozione di tecniche irrigue a basso consumo idrico e la modifica di alcuni ordinamenti colturali ad alto consumo di acqua che continuano ancora. Si impone, pertanto, di arrivare ad una gestione sostenibile della risorsa idrica attraverso una gestione integrata della stessa facendo ricorso alle tecniche di risparmio e di ottimizzazione dell'uso dell'acqua, nonché nazionalizzando e riorganizzando il sistema delle competenze.
La terza linea strategica di intervento del DPEF per il rilancio del territorio sardo è indirizzata al miglioramento del sistema idrico e del ciclo delle acque con il duplice obiettivo, da una parte risolvere il problema della siccità e del razionamento idrico nella direzione di un sistema di gestione che migliori le attuali condizioni dell'Isola in relazione alle opportunità di connessione-interazione con l'interno-esterno, diventando in tal modo nuova ricchezza per la Regione; dall'altra migliorare la qualità e l'efficienza del sistema di irrigazione agricolo in modo da sostenere lo sviluppo di una delle principali fonti di reddito regionale senza incidere sull'uso civile delle acque, per esempio l'irrigazione goccia a goccia, captazione e riuso. A tali esigenze risponde la strategia definita dal Por 2000 - 2006 e sul piano operativo la misura 1.1, ciclo integrato dell'acqua, finalizzato a garantire una sufficiente disponibilità di risorse idriche convenzionali e non convenzionali attraverso la razionalizzazione e la valorizzazione delle infrastrutture esistenti, la realizzazione delle interconnessioni tra gli invasi, la riduzione consistente delle perdite idriche, la realizzazione delle condizioni per l'avvio di un efficiente servizio idrico integrato. Sullo sfondo ci sono due filosofie che si riflettono nell'impostazione di forum e contro forum. Per gli alternativi l'acqua deve rimanere un bene pubblico inalienabile; per le grandi organizzazioni internazionali presenti al terzo forum di Kyoto l'acqua è sì un bene universale, come ha stabilito l'O.N.U., tuttavia il servizio idrico può essere privatizzato. E` stato calcolato che nel mondo il business dell'acqua equivarrebbe a quasi la metà dell'economia legata al petrolio. Un affare che fa gola alle multinazionali che si concedono [T1] il mercato mondiale dell'acqua; multinazionali che muovono lobbies potentissime in grado di condizionare le scelte dei governi nazionali. I signori dell'acqua sono, in Francia, Vivendi, Ruè, Acea, ma anche Danone, Nestlè e così via. La Nestlè per esempio vorrebbe acquistare l'acquedotto pugliese, il più grande d'Europa.
Quali sono le conseguenze della privatizzazione in un settore strategico così vitale? L'esperienza degli Stati Uniti d'America, paese liberale per eccellenza, va nel senso opposto. Negli Usa la stragrande maggioranza degli acquedotti è pubblica, perché si ritiene che un servizio così importante non possa rimanere nelle mani dei privati. E non è solo una questione di principio. L'acqua è il più fondamentale dei beni pubblici, anzi è res pubblica nel senso più pieno. Abdicare a questo principio significa mutare profondamente il senso e il fine della politica, perché attraverso la gestione dei servizi idrici si fanno scelte fondamentali per la vita di una comunità. La privatizzazione, la trasformazione dell'acqua in merce, cambia la natura stessa dello Stato e di una pubblica amministrazione.
L'esempio della CEA, il 51 per cento nelle mani del Comune di Roma, è molto chiaro. La società per azioni fa affari in tutto il mondo, gestisce fra gli altri l'acquedotto di Jerevan la capitale dell'Armenia, i profitti realizzati sono enormi. Il Comune di Roma azionista di maggioranza incassa i soldi ricavati dal pagamento delle bollette dei cittadini di Jerevan. E' evidente che la privatizzazione dell'acqua può mutare l'assetto e il senso di una pubblica amministrazione. Insomma, attraverso la mercificazione di un bene universale, si modificano anche i valori, anzi l'acqua, essendo vita, viene sottomessa alle regole del mercato. Stiamo accettando senza reagire che la vita stessa venga mercificata a vantaggio di un cartello dell'oro blu che sarà in grado di condizionare le istituzioni. Le multinazionali dell'acqua hanno interessi in altri settori vitali e strategici come l'energia, l'informazione e anche nel vastissimo settore del largo consumo. Siamo contrari a qualunque privatizzazione di questo bene fondamentale per la vita degli uomini.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Vedo un grande interesse in quest'Aula su un tema di vitale importanza. Capisco che abbiate cercato di depilarvi e non ci siate riusciti, forse il sistema laser o la solita ceretta vi ha creato un certo disturbo, tenetevi Pili, o per meglio dire "i peli", però consentite anche di poter svolgere serenamente il proprio intervento su un qualcosa che riguarda tutti, riguarda l'acqua.
A seguire a quello che ha detto adesso Mario Floris, voglio ricordare che in America, dove hanno privatizzato anche l'aria che respirano, certamente non hanno privatizzato l'acqua, e non è un caso, c'è un qualcosa che certamente ci interessa e del quale dovremmo preoccuparci. E ci dovremmo preoccupare anche per il mancato recepimento delle disposizioni contenute nell'ordine del giorno approvato il 13 novembre dell'anno scorso dal Consiglio regionale, non rappresenta affatto una novità politica, è soltanto l'ultima testimonianza della scarsa considerazione che la Giunta e il suo Presidente riservano ai pronunciamenti del Consiglio regionale, anche per quelli formalmente e democraticamente assunti dall'Aula. Quelli in materia di acqua è evidente che rivestano importanza strategica ed hanno fondamentale valenza politica. Così dovrebbe essere per tutti, maggioranza ed opposizioni, Governo e Assemblea, ma è evidente che così non è per il Presidente della Giunta che, non nuovo a tali discutibili atteggiamenti, evita infatti di rispettarne il dettato, non osserva le scadenze e non adempie a quanto stabilito.
Il termine per l'indizione dell'Assemblea dell'autorità d'ambito è infatti scaduto da 160 giorni rispetto alla data ultima fissata dal Consiglio regionale il 30 novembre 2002, mentre mancano soltanto 46 giorni alla scadenza fissata dalla legge per concludere la procedura di affidamento del servizio idrico integrato in Sardegna e cioè il 30 giugno di quest'anno.
Il Consiglio regionale ritorna invece ad occuparsi delle questioni dell'acqua per iniziativa delle opposizioni che, attraverso la mozione oggi in discussione, chiedono il rispetto degli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno approvato oltre cinque mesi fa; indirizzi totalmente disattesi e largamente inattuati. Il Presidente, nel frattempo, con la consueta correttezza istituzionale, ha già anticipato alla stampa quale sarà la sua risposta. Una risposta scontata e allo stesso tempo disarmante, afferma infatti che non spetta al Presidente commissario autorità d'ambito indire le elezioni dell'assemblea della stessa autorità d'ambito, ma che tale incombenza spetta all'Assessore dei lavori pubblici, nonché subcommissario per l'emergenza idrica, come a lasciare intendere che la responsabilità politica degli atti della Giunta non è in capo al suo Presidente. Ma la dimostrazione è in quell'atto deliberativo di ieri, dove la competenza del Presidente è stata trasferita all'Assessore dei lavori pubblici. E` quasi che il commissario per l'emergenza idrica non debba fare ciò che eventualmente il suo subcommissario evita di fare. La verità è soltanto nella giornata appunto di ieri nella quale ci si è occupati dell'apposito regolamento per l'elezione dell'autorità d'ambito. Cogodi diceva di andare a leggere quell'atto deliberativo, chi non lo avesse fatto è invitato a farlo per capirne il contenuto e soprattutto gli obiettivi. Se la questione non fosse tremendamente seria ci sarebbe di che divertirsi per davvero.
Il problema è però grave e preoccupante. Senza retorica si può affermare infatti che insieme all'acqua è in gioco il futuro della nostra Isola, ed è sempre concreto il rischio di materializzare la privatizzazione del servizio idrico in Sardegna, un'eventualità che in molti della maggioranza a parole dicono di voler scongiurare ma che nella realtà in pochi contrastano con i fatti. I silenzi e gli ingiustificati ritardi fino ad oggi accumulati scippano infatti i sindaci e i Presidenti delle province di quelle competenze che la legge gli assegna per organizzare il servizio idrico. Rappresentano in sintesi una minaccia concreta per gli interessi… di Balia e Cogodi se smettessero di parlare, voi avete già parlato, forse tu dovrai parlare… rappresentano in sintesi una minaccia concreta per gli interesse delle nostre popolazioni. Per difenderli, e per scongiurare un danno emergente per i nostri territori, proprio in questi giorni si sono mobilitati numerosi sindaci di diversi comuni della Sardegna a prescindere dalla colorazione, dalle maggioranze e dalle coalizioni che hanno contribuito ad eleggerli perché il problema non è nè di destra, né di sinistra, il problema è delle nostre comunità, dell'intera Sardegna. I sindaci infatti, da oltre un anno, hanno ricevuto la proposta definitiva dello Statuto d'ambito, da più di novanta giorni non hanno comunicazioni ufficiali, e nonostante abbiano fornito persino i dati anagrafici per la costituzione dell'autorità d'ambito non avendo certezze sulla convocazione dell'assemblea hanno deciso di promuovere un'iniziativa straordinaria, mobilitarsi per autoconvocarsi e costituire così il legittimo e democratico organismo di governo dell'acqua in Sardegna.
Il Partito sardo è affianco di quei sindaci che con coraggio hanno deciso di rompere gli indugi, uscire dai tatticismi e incalzare il Presidente commissario per il rispetto degli impegni assunti e delle scadenze prefissate. E' qualcosa in più di una semplice, seppure efficace, provocazione politica, è il proseguo di una battaglia di libertà e di civiltà, iniziata nel Consiglio regionale che le forze politiche dell'opposizione e i sindacati hanno saputo socializzare in Sardegna perché battaglia di sviluppo e di progresso. E` noto a tutti infatti che chi governa l'acqua nell'Isola controllerà anche il nostro sviluppo. Noi vogliamo che questo ruolo strategico sia riservato esclusivamente alle nostre comunità di fatto ancora oggi estromesse dal governo dell'acqua, pretendiamo cioè che si proceda nell'elezione dei 36 rappresentanti dei nostri enti locali nell'assemblea dell'autorità d'ambito, e vogliamo che, chi deve, assuma atti politici e di governo conseguenti tali da rispettare la volontà dell'Assemblea dei sardi, una volontà condivisa dalla stragrande maggioranza dei sindaci della Sardegna, una necessità non più derogabile per le popolazioni dell'Isola. Occorre infatti riportare al più presto la gestione delle risorse idriche dentro un percorso democratico e legittimo, abbandonando la logica dell'emergenza e quella del commissariamento che in Sardegna è assai poco straordinario. Riteniamo che le mobilitazioni degli amministratori della Sardegna, dei nostri sindaci, unitamente all'attenzione politica del Consiglio regionale, sarà tale da costringere anche il riottoso Presidente commissario a procedere perché sia costituita regolarmente l'autorità d'ambito. Comprendiamo la sua preoccupazione, così come siamo ormai assuefatti alle sue trovate mediatiche che precedono con regolarità gli importanti appuntamenti consiliari. Nel momento in cui cresce la mobilitazione dei sindaci ecco spuntare da Villa Devoto con straordinaria coincidenza 90 milioni di euro e poteri straordinari per i primi cittadini. Straordinari non sono, i 90 milioni di euro erano lì in attesa dell'approvazione del piano d'ambito e così è stato.
Soltanto nel momento però tutto ciò avviene che il Consiglio regionale chiede che vengano rispettate le scadenze prefissate. La Giunta partorisce la modifica al regolamento per la convocazione dei sindaci e dei Presidenti delle province, allunga i tempi e quindi si parla già di fine agosto, settembre, quando la scadenza sappiamo benissimo per legge è invece il 30 di giugno… non cancella le precise responsabilità politiche del Presidente e della sua Giunta, del Commissario e del subcommissario. Così come niente può fermare la costituzione dell'autorità d'ambito prima del 30 giugno di quest'anno, prima cioè del termine ultimo fissato per la conclusione della procedura di affidamento del servizio idrico. Un servizio vitale per la nostra economia e il nostro sviluppo che non può essere lasciato alle volontà del Presidente commissario, cioè a volontà estranee ai reali interessi dei sardi e della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, preliminarmente occorre rilevare che la mancata costituzione dell'autorità d'ambito non è effettivamente l'unico adempimento che è stato disatteso dalla Giunta regionale. Infatti non è chiaro, nell'ambito del dettato della legge 183/89, quali siano le direttive sulla ripartizione della risorsa idrica per i diversi usi alla quale essa è destinato, per esempio in ordine alle priorità se sia da preferire e in che percentuale l'uso idropotabile, quello agricolo o quello industriale per esempio, e questo alla luce del fatto che neanche l'autorità di bacino, che pure è prevista dalla legge 183/89, risulta insediata e tanto meno operante in tutte le sue funzioni. Quindi è condivisibile per quanto riguarda la valutazione che una gara di evidenza pubblica, così come è previsto dall'articolo 35 della legge del 28 dicembre 2001, 488, escluderebbe tutti i soggetti presenti sul territorio della Sardegna, per esempio l'ESAF, la SIINOS, il consorzio del Govossai. Infatti l'articolo 5 detta che l'erogazione del servizio da svolgere in regime di concorrenza, avviene secondo le discipline di settore con conferimento della titolarità di servizio a società di capitali individuate attraverso l'espletamento di gare con procedure di evidenza pubblica, quindi sottolineo con titolarità del servizio a società di capitali individuate attraverso l'espletamento di gare con procedura di evidenza pubblica, e da qui discendono una serie di conseguenze. Per altro le direttive comunitarie e la stessa legge Galli impongono alcune procedure che non solo non possono essere disattese neanche dalla figura del Commissario straordinario, ma devono essere oltretutto accelerate al massimo. Per cui l'ipotesi di affidamento diretto di tutto l'ambito regionale o di una porzione di esso, una volta naturalmente che dovessero essere definiti i subambiti nei quali si ripartisce ad un ente regionale come può essere l'ESAF, faccio un nome a caso, sarebbe auspicabile dopo aver imposto al medesimo ente tutte quelle iniziative di risanamento del proprio bilancio, cosa che tutt'oggi è ancora da fare, anche attraverso, non ultimo, l'individuazione di una tariffa per erogare il servizio. Siamo quindi nell'ipotesi pregiudiziale dell'adozione di un piano industriale, perché anche questo deve essere fatto da parte di chi come io auspico che l'ESAF non venga escluso da questo bando, preliminarmente comunque l'ESAF deve darsi un piano industriale credibile che porti ad un risanamento della stessa e quindi preveda il recupero dei costi come l'azzeramento delle perdite in bilancio, con l'ammortamento degli impianti, un serio piano di investimenti nelle reti e nella distribuzione. Questo perché altrimenti, signor Presidente, noi rischiamo, come già diceva il collega Sanna poc'anzi, di avere un assorbimento di questa risorsa strategica e importante per lo sviluppo della Sardegna a società o a enti che possono essere anche d'oltre Tirreno quando non oltre d'oltre Alpe, il che sarebbe veramente grave per lo sviluppo della Sardegna.
Noi ci auguriamo tutti che questo non accada, e sicuramente anche il Presidente della Giunta regionale, così come l'Assessore dei lavori pubblici, non possono non aver preso in considerazione ogni eventuale sviluppo di questo tipo di iniziativa.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, il collega Morittu, opportunamente, introducendo l'articolazione della mozione ha parlato di anomalie; anomalie di merito sulla materia. Io non posso sottacere rispetto alle sensazioni che avverto e che molti di noi avvertono in questo momento, che noi abbiamo più di una anomalia oggi davanti. La prima è quella di sviluppare una mozione su un argomento così importante, quasi esclusivamente nella consapevolezza di un rispetto sostanziale al parlamento della Sardegna, ma altrettanto consapevoli della mancanza e della pressoché totale incertezza della presenza di un interlocutore sia di maggioranza, quindi di responsabilità, che di governo e cioè di operatività.
Noi non possiamo scordarci in un attimo del fatto che questo Governo regionale e il suo Presidente sono stati sfiduciati formalmente dai propri alleati, in un batti e ribatti che se non hai inutilmente macchiato le pagine dei giornali non cambia la realtà dei fatti, cioè la delegittimazione palese di una responsabilità di governo.
Poi c'è un'altra anomalia presente nei ragionamenti anche di alcuni colleghi della maggioranza. Floris ha detto correttamente: "L'acqua è vita", io aggiungo "le risorse sono anche aspettative e speranze di sviluppo". Ebbene, la vita, le aspettative, le speranze di sviluppo sono oggi in Sardegna nelle mani di un potere monocratico cioè, assessore Ladu, sottratte alla democrazia, ovvero legate a un potere che appare all'opinione pubblica, non a noi e non solo a noi, manifestamente ostile al consenso democratico e alle regole democratiche. Diversamente perché l'ordine del giorno del 13/11/2002 è ancora lì senza essere attuato?
Noi abbiamo detto, io stesso nell'argomentazione della mozione del 13 novembre iniziai il mio intervento assolvendo, nella buona fede, l'operato dell'assessore Ladu.
(Interruzione dell'onorevole Corona)
Onorevole Corona, siccome per lei va tutto bene può anche assentarsi, Io stesso introducendo l'intervento nel novembre 2002, come stavo dicendo, avevo avvertito in un certo senso una buona fede dell'assessore Ladu indicando anche tecnicamente come questa buona fede poteva essere dimostrata, ancorché intercettata e compromessa dalla irresponsabilità del suo Presidente. Oggi non posso fare altrettanto leggendo gli atti di questa delibera tardiva e assolutamente chiara nel suo contenuto, dove l'assessore Ladu dichiara di aver mandato a febbraio di quest'anno tutta la procedura regolamentare per l'insediamento dell'Autorità d'ambito, dice nella delibera l'Assessore: "Con una raccomandazione d'urgenza visti i tempi ristrettissimi disponibili", continua, tutto premesso, Assessore, lei fa presente che ad un certo punto si è reso necessario modificare l'articolo 7 perché il Presidente ha rilevato che le strutture elettorali della Presidenza non potevano avere un carattere stabile, quindi avevano costituzioni puramente provvisorie e contingenti, esclusivamente finalizzate alle elezioni regionali e referendum e che pertanto, non essendo una struttura permanente, ne dovevate costituire un'altra altrettanto non permanente presso i lavori pubblici e che poi lei stesso dice deve essere supportato dalla collaborazione dell'Assessorato degli enti locali. Insomma, un maneggiamento senza spiegazioni. Se precaria era quella struttura elettorale presso la Presidenza, e se la discussione sull'articolo 7 si imperniava su questa motivazione, perché rinunciare ad una struttura provvisoria per farne un'altra provvisoria? Qual era la ragione? Forse ce lo potrà dire più sinteticamente se avesse la cultura della sincerità il Presidente Pili, ma il Presidente Pili ha rinunciato ad essere sincero e ad essere rispettoso delle regole democratiche.
Ma ha rinunciato anche ad avere, nella sua responsabilità, la consapevolezza che oggi più di ieri, oggi più di quando voi potevate additare a noi le responsabilità su questo aspetto, le municipalità, cioè le comunità locali, non possono che avere una centralità superiore e primaria nell'articolazione dei poteri e della democrazia in Sardegna. Ma non ci meravigliamo neanche di questo, siete nella parte politica che rappresentate, i portatori dei principi della devolution e poi qua, nella pratica, nella finanziaria, in tutti gli atti, nelle problematiche dell'acqua siete i più grandi oppressori degli enti locali. E` questo che dovete spiegare ai cittadini della Sardegna, non a noi, perché ormai gli echi, le lamentazioni, i commenti invadono l'intero territorio regionale e solo chi non vuol sentire non sente. Ma tutto questo tempo a che cosa doveva servire? Certamente alla concezione di strumenti straordinari, tipo quelli che derivano dal fatto che, oggi lo acclarate voi nei documenti e nelle ordinanze del commissario, state cercando di utilizzare, non utilizzando, dopo quattro, tre anni, fondi che il CIPE aveva deliberato con la delibera numero 4 del '99, con la delibera numero 84 del 2000 e con la delibera 138 del 2000, cioè dichiarate l'inadeguatezza, i ritardi, l'inefficienza del vostro governare; per poi inventarvi cose incredibili, come quella che abbiamo letto sull'ordinanza pubblicata sul BURAS e che è una variante, oppure, per meglio dire, la variante madre della concezione dell'accelerazione delle opere pubbliche. Vale a dire quello di riferirsi al decreto del Ministero dei lavori pubblici 145/2000 articolo 23, per la stima degli oneri di accelerazione e invece inventate una formuletta che contraddice e viola formalmente quelle leggi. Un'invenzione fatta ad hoc che, sulla base di questa ordinanza 337 del dicembre 2002, comporta che a fronte di 75 milioni di euro che sono necessari per fare le opere idriche, che voi annotate qua, ve ne vincolate altri 10 milioni di euro, cioè altri 20 miliardi per garantire un'accelerazione che non ha senso dal momento che tutte le opere di connessione, di raccordo sono soggette a rigorose, lunghe e tempisticamente definite operazioni di collaudo e che rendono vano ogni processo se non quello di manipolare la base d'asta, senza dire per altro a noi - come dovremmo sapere noi e i sindaci della Sardegna - con che metodo aggiudicherete questi appalti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Con i poteri con i quali il presidente Pili ha assegnato le progettazioni del giugno del 2002 a due grandi gruppi di progettazioni, facilmente riconoscibili per essere riconducibili a persone qui presenti? Con queste procedure, con queste violazioni di legge? Spiegatelo ai sindaci, spiegate se loro nella loro responsabilità vorranno violare le norme sui lavori pubblici solo perché un Presidente così fatto ha concepito, nel segreto delle sue stanze e nella solitudine di questo potere monocratico che sembra pervaderlo fino alla fine di questa esperienza politica, norme che non hanno nessun riferimento con la legittimità e con la possibilità…
PRESIDENTE. Concluda onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Credo che gli amministratori della Sardegna siano molto più seri e molto più vigili rispetto agli oneri che gli competono, alla responsabilità che hanno primariamente di rispettare le leggi dello Stato e non le leggi di un potere monocratico che sta sottraendo - come diceva opportunamente il collega Floris - la vita ai sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'approvazione del Piano d'ambito, avvenuta con ordinanza del commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna, numero 321 del 30 settembre 2002, avrebbe dovuto imporre all'Amministrazione regionale la creazione, così come previsto all'articolo 3 della legge regionale numero 15 del 7 maggio '99, di una società di capitale capace di gestire il servizio idrico integrato con efficacia, efficienza e economicità.
A tale riguardo la Regione, proprietaria del capitale, avrebbe dovuto provvedere ad intervenire sulle ingenti perdite che si verificano nelle reti idriche e che sono la causa principale del dissesto finanziario dell'ESAF e che, non avendo adottato alcuna decisione concreta al riguardo, non solo ne ha implementato il deficit finanziario, ma ne ha deprezzato il valore dirottando i fondi dell'emergenza idrica su altre finalità, perseguite sempre in splendido isolamento senza il concorso consultivo di alcun organismo, neppure di tipo istituzionale.
Da precisare che in data di ieri la Giunta ha preso delle decisioni molto importanti, riguardanti l'istituenda Autorità d'ambito, secondo quanto stabilisce la legge nazionale Galli e così pure il Presidente Pili ha preannunciato importanti decisioni in merito al rifacimento delle reti idriche colabrodo.
Importanti decisioni, ma sempre adottate in extremis con la preoccupazione della spinta della gente, degli organismi, dei comitati spontanei, della Commissione lavori pubblici, che sull'argomento ha espresso il suo orientamento ed anche quello dei singoli consiglieri. Francamente ritengo che si poteva fare di più e prima d'ora.
Il sistema della gestione dell'idropotabile vede oggi in Sardegna la presenza del comparto pubblico, costituito per l'85 per cento dall'ESAF e per la restante parte, il 15 per cento, da un gruppo di comuni autogestiti dal Consorzio Govossai che gestisce altrettanti comuni nell'ambito del territorio della provincia di Nuoro.
Questo sistema si sarebbe potuto riordinare entro il 2002, attraverso un'aggregazione avente nell'ente di proprietà della Regione il suo collante e motore trainante. Tutto ciò non è stato adottato per diversi intendimenti del commissario governativo Pili che, inizialmente orientato per la gara internazionale, è stato poi corretto dal Consiglio regionale tramite prima una risoluzione della Commissione lavori pubblici e poi con una mozione sull'acqua, che si è conclusa con un ordine del giorno che stabiliva direttive precise in cui procedere al riguardo in maniera difforme dalla volontà del Presidente della Giunta, ancorché Commissario per l'emergenza idrica ed altrettanto Autorità d'ambito, l'onorevole Pili.
Il Commissario, con altre ordinanze, si è arroccato su posizioni ampiamente delegittimate dalla Commissione Europea e da diversi organi istituzionali dello Stato, individuando invece l'impercorribilità dell'articolo 35 come strumento per l'affidamento diretto del sistema idrico integrato.
Si è quindi arrivati oramai fuori tempo massimo ed essere costretti a portare in Aula e affrontare un problema che si sarebbe dovuto e potuto risolvere molto tempo prima in altre sedi e invece si è voluto, attraverso un susseguirsi di ordinanze criticabili, rendere ancora più precario tutto il sistema creando preoccupazione nei lavoratori, malcontento nei sindaci e soprattutto dando la chiara percezione di voler svendere fuori dai confini dell'Isola un servizio così essenziale per lo sviluppo e il mantenimento dello Stato sociale.
L'approvazione di un Piano d'ambito ancora una volta non confacente al territorio della Sardegna, basti pensare alla tariffa che viene portata dall'attuale costo medio delle vecchie 700 lire a metro cubo ad oltre 2000 lire di vecchie lire, dimostra che gli studi che il Commissario sta continuando ad affidare al di fuori dell'Isola non hanno l'obiettivo di tutelare i sardi nella loro già precaria situazione socio economica, bensì di spremerli ulteriormente. Si deve quindi prendere atto, ancora una volta, di una mancanza di volontà per una soluzione concertata dei problemi con l'aggravante che in questo caso si specula sulle tasche dei cittadini sardi per far dirottare gli introiti lontano dalla Sardegna.
La distribuzione dell'idropotabile è un fatto sociale che non ha bisogno di consulenze discutibili, che altro non fanno che fotocopiare ancora una volta situazioni che con la Sardegna non hanno alcuna somiglianza. Si rende necessario pertanto che questo Consiglio regionale si sostituisca con provvedimenti urgenti, finalizzati ad un cambio di rotta, per salvaguardare un servizio essenziale e soprattutto quegli enti che hanno valorizzato, pur nelle gravi situazioni di carenza idrica in cui in questi anni la Sardegna è andata incontro. E` necessario quindi che entro il mese di maggio, cioè molto presto, si provveda alla modifica della legge regionale numero 15 del '99, affinché si possa procedere non alla svendita, ma alla valorizzazione dell'attuale ente gestore di proprietà della Regione, prorogandone di almeno un anno la data di scadenza affinché nel frattempo si possa procedere all'aggregazione del restante territorio non gestito dall'ESAF e sostenere tutte le iniziative che l'ente gestore ha più volte sollecitato, finalizzate al risanamento del bilancio. All'uopo occorre precisare altresì che la Commissione lavori pubblici del Consiglio regionale, mio tramite, ha deliberato all'unanimità e ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio regionale ed ai Presidenti di Gruppo perché il collegato alla finanziaria 2003, il disegno di legge 385/A approvato in Commissione, che contiene un articolo preciso di modifica alla legge regionale 29 del '97 per l'affidamento diretto del sistema idrico integrato, venga portato in discussione rapidamente in Aula. Nel frattempo si potrà provvedere anche alla formazione della vera autorità d'ambito, sempre rivendicata e finalmente deliberata - abbiamo visto sui giornali di oggi - dalla Giunta regionale, è stata approvata finalmente in data di ieri, dando ai sindaci il ruolo che gli è dovuto per legge, ponendo fine a questo balzello di commissari e ordinanze che hanno ritardato le procedure che si sarebbero dovute seguire. Un ultimo punto e ho finito, anche per questo è necessario un congruo periodo transitorio di mantenimento di un ente strumentale della Regione, in linea anche con gli ultimi orientamenti politici che vedono a livello internazionale a confronto due filosofie sul servizio idrico integrato: la prima, la filosofia sociale, che prevede un servizio senza scopo di lucro ai minimi regimi tariffari possibili e l'altra filosofia, che è quella del saccheggio...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Tunis.
TUNIS (Rif. Sardi - U.D.R.). … che vede infine, la fortuna di pochi è l'esborso di molti. Noi siamo per la prima filosofia, ed è per questo che ci batteremo in maniera energica e determinata per evitare lo scippo anche di questa risorsa ai sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Signor Presidente, mi consenta un accenno che però è propedeutico all'intervento e che è un richiamo ad un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera, però già letto su un giornale sardo, del cagliaritano, Il Corsivo, relativamente alle decisioni prese dal Governo centrale per l'assegnazione dei beni demaniali ad una regione. Altre regioni hanno potere contrattuale, è un potere contrattuale che fanno valere nei confronti del Governo; noi, sebbene alcuni di quei diritti siano garantiti e fortemente garantiti, non riusciamo invece a intessere un rapporto che sia un rapporto paritario. Probabilmente perché da un lato, Presidente Pili, a mio avviso siamo all'emergenza democratica e dall'altro lato perché sinceramente io sono profondamente mortificato, profondamente a disagio, fortemente preoccupato per la spregiudicatezza attraverso la quale vengono assunti due atti che sono atti fondamentali e importanti. Il primo di questi è l'ordinanza del 12 maggio 2003 attraverso la quale lei, Presidente Pili, interessato a chiacchierare mentre nell'Aula di questo Consiglio regionale si svolge il dibattito, dibattito che evidentemente non la riguarda perché lei è inamovibile nelle sue decisioni... Presidente del Consiglio io la prego di invitare il Presidente della Giunta regionale a seguire.
PRESIDENTE. Comprendo la sua richiesta, ma lei comprenda anche la nostra funzione.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Io comprendo, Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE. Noi rivolgiamo costantemente l'invito alla Giunta e al Presidente di essere attenti.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Comprendo perfettamente anche il suo disagio, non può fare più di quanto le è consentito fare quando mancano le volontà e le disponibilità all'ascolto. Eppure l'ascolto, Presidente Pili, dovrebbe essere una caratteristica positiva dei politici. Dicevo che sono fortemente scandalizzato e preoccupato per la spregiudicatezza che nell'operare il Presidente della Giunta regionale ha assunto, sostenuto da una Giunta o incerta o inconsapevole, nell'uno e nell'altro caso questo fatto è fonte evidentemente di forte preoccupazione. Il primo elemento di spregiudicatezza è contenuto nell'ordinanza del Presidente della Giunta regionale che attribuisce, nell'articolo 7, formalmente ai sindaci la nomina di sub commissari, con la piena e totale consapevolezza del Presidente della Giunta regionale che ciò serve per consentire ad esso, Presidente, di continuare a fare esattamente ciò che vuole e che quell'attribuzione di sub commissari non viene attribuita dal Presidente della Giunta regionale, ma in quanto vi è una responsabilità che di fatto la legge attribuisce di per se stessa ai sindaci. L'ulteriore elemento di preoccupazione è la delibera del 13 maggio 2003. Chiedo scusa, signor Presidente del Consiglio regionale, ma è una delibera che rappresenta un totale imbroglio. Questa delibera è un imbroglio palese, è una evidente mistificazione, attraverso questa delibera si vuol fingere di intraprendere intanto un percorso e una procedura e di inserire elementi di accelerazione, ma nella stessa delibera sono contenuti solo elementi di decelerazione e che tendono a contenere ogni ipotesi di avanzamento e in ogni caso a far slittare nel tempo tutte le procedure. Io dicevo che è un imbroglio palese, che ciò rappresenta una mistificazione. Badate, è un imbroglio nei confronti di questo Consiglio regionale, è un imbroglio nei confronti dei sindaci, è un imbroglio nei confronti della popolazione! La mia domanda è se gli altri Assessori della Giunta regionale, oltre l'Assessore Ladu, sono consapevoli di ciò che hanno approvato e in quel caso sono anch'essi conniventi e responsabili, se sono inconsapevoli rappresentano in ogni caso o rappresenta in ogni caso questa loro inconsapevolezza, motivo di preoccupazione per noi e per il popolo sardo. Ma come si fa a dire che l'onorevole Assessore ai lavori pubblici - siamo in apertura del provvedimento, della delibera - riferisce che ai sensi eccetera, eccetera, è urgente procedere all'elezione dei componenti dell'Assemblea, dell'autorità d'ambito, in rappresentanza dei comuni interessati? Come si fa a dire che a tal fine il Regolamento dei componenti l'Assemblea è stato approvato il 10 dicembre del 2002, conferendo mandato all'Assessore perché provvedesse alla predisposizione degli atti necessari; come si fa poi a dire che si procedeva ad allestire in tempi brevissimi uno schema di decreto presidenziale contenente il bando di indizione delle elezioni, sempre dei componenti dell'autorità d'ambito, e a dire che questo decreto viene trasmesso al Presidente della Giunta regionale qualche mese dopo, cioè nella data del 25 febbraio 2003.
Bene, il Presidente della Giunta regionale con la celerità, col decisionismo che lo caratterizza e con la fermezza che spesso manifesta, ma relativamente ad altri eventi, soltanto in data 28 aprile, e quindi vedete un po' quale fretta c'era, quale urgenza, con quale rapidità si rispondeva all'urgenza manifestata, se si lasciano trascorrere inutilmente due mesi, soltanto il 28 aprile 2003 il Presidente della Giunta Regionale - bontà sua - segnala l'esigenza di sostituire gli uffici elettorali della Presidenza con quelli dell'Assessorato dei lavori pubblici. Perché? Qual è la motivazione che induce il Presidente, a distanza di due mesi, a sostenere questa tesi? La motivazione sta nel fatto che gli uffici elettorali della Presidenza non rappresentano una struttura permanentemente organizzata, ma sono uffici che funzionano in maniera contingente. Vi prego di tenere a mente il termine contingente, perché l'onorevole Assessore dei Lavori Pubblici, nell'avviare la procedura, decide di costituire un ufficio elettorale, con quali funzioni? Ma guarda un po', lo si legge qua: "Ufficio con funzioni contingenti e limitate nel tempo", cioè stesso linguaggio, stessa situazione prevista e che si ritrova negli uffici elettorali della Presidenza.
PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Grazie Presidente, qualche secondo. Siccome l'onorevole Assessore dei Lavori Pubblici non può provvedervi direttamente, chiede un ulteriore supporto e delega a sua volta gli Enti Locali perché provvedano in quella direzione. Insomma è una delega continua e permanente che tende a snaturare il provvedimento ed a farlo slittare nel tempo. Non solo, ma quando si arriva alla proposta, all'articolo, al punto 1, e dopo che si parla all'articolo 7 della convocazione del corpo elettorale, si parla di esigenza di individuazione del corpo elettorale. Onorevole Presidente e onorevole Assessore, ma che cosa volete individuare quando tutti siamo perfettamente consapevoli che corpo elettorale attivo sono i sindaci più i presidenti della Provincia, che cos'altro dovremmo individuare se non utilizzare questa metodica quale strumento per una ulteriore perdita di tempo. Ecco perché si resta scandalizzati soprattutto quando poi questo tempo viene...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Sto concludendo Presidente ...viene individuato nell'ambito dei tre mesi. Le elezioni dovrebbero, ad occhio e croce, essere indette intorno al 15 di agosto; questo, onorevole Presidente, la dice lunga, questo onorevole Assessore dei Lavori Pubblici è l'accelerazione di cui voi parlate da altre parti del provvedimento che volete introdurre rispetto a questi argomenti, questa è la chiara consapevolezza per parte nostra che state mirando soltanto a spostare i problemi nel tempo. Io credo che chi non è connivente debba preoccuparsene e chi non è connivente debba ribellarsi rispetto a questa logica, che è una logica utile - badate - non a tutti voi signori della Giunta, è una logica utile solo a qualcuno.
PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Balia conclude la discussione.
Ha facoltà di parlare il presidente Pili per replica.
PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Regione. Grazie onorevole Presidente, grazie onorevoli colleghi per le puntali segnalazioni che non sono mancate nei vostri interventi e per i giusti richiami che in alcuni degli interventi sono venuti all'attività sia del Commissario Governativo, sia del Presidente della Giunta che dell'Esecutivo. Io vorrò, nella mia replica, tentare di ripristinare la realtà storica, evitando che tanti "Ministri dell'informazione irachena" compaiano in quest'Aula affermando l'esatto contrario della realtà.
E` un dato che io voglio...
SPISSU (D.S.). Una nota distensiva!
PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Regione. Collega Spissu e collega Sanna la distensione vale quando è da ambo le parti, io spero anche per me di poter onorare anche seguendo gli insegnamenti autorevoli come i vostri. Credo di dover assolutamente partire da dati di fatto, partendo da un elemento che è richiamato nella legge 36 del 5 gennaio del 1994. Io non mi stancherò in quest'Aula di ripercorrere nel singolo dettaglio le norme che regolano la gestione del servizio idrico integrato in Sardegna e in Italia.
L'articolo 9 della legge 36 del 1994 con estrema puntualità, dice: "I comuni e le province di ciascun ambito territoriale, entro il termine perentorio di 6 mesi dalla delimitazione dell'ambito, devono provvedere ad organizzare il servizio idrico integrato", la legge - ribadisco - 5 gennaio 1994. "Per le finalità di cui al presente articolo (dice sempre la legge) le regioni determinano, entro il termine di 6 mesi, le forme e i modi della collaborazione, della cooperazione fra gli enti ricadenti nel medesimo ambito ottimale per la gestione del servizio idrico integrato". Cioè questa legge diceva che entro giugno del 1994 tutto doveva essere completato e definito per la realizzazione del servizio idrico integrato. E' la legge che parla di termine perentorio di 6 mesi. Mi domando e domando a quest'Aula, e domando a tanti sindaci che hanno dovuto aspettare quei 6 mesi, chi governava e perché in quei 6 mesi non si è adempiuto alla realizzazione dell'autorità d'ambito, del piano d'ambito e di tutto quanto previsto nelle norme vigenti.
E andiamo avanti perché non è vero che niente si è mosso, dopo tre anni, e siamo al 17 ottobre del 1997, questo Consiglio regionale mette mano al servizio idrico integrato con tre anni e mezzo di ritardo e dice, e mi riferisco citando questi articoli, puntualmente a tutti i richiami di merito e di forma che sono stati elencati, puntualmente nelle mozioni dei mesi scorsi e in quella odierna, dove si dice: "Bisogna fare più ambiti o più sub-ambiti territoriali".
La maggioranza che governava allora all'articolo 3 dice: "Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali: il territorio regionale sardo è delimitato in un unico ambito territoriale ottimale". Ma chi c'era allora a fare quella scelta senza aver fatto nessun tipo di concertazione, di consultazione né con i sardi, né con i comuni? Io che ero sindaco non ne sapevo assolutamente niente. Mai un bando, mai una consultazione che avesse detto: "Vogliamo fare un ambito o più ambiti, subambiti, o come regolare?" Nessuno! Una legge del Consiglio regionale ha scelto l'ambito unico e io ho detto più volte che condivido quella scelta dell'ambito unico. Poi c'erano le clausole per modificarle.
Oggi dite: "Il Presidente della Regione utilizza arrogantemente, in maniera presuntuosa, svilendo il Consiglio regionale, i poteri commissariali" e nella stessa mozione mi chiedete di modificare gli ambiti in subambiti! Sapete che cosa c'è scritto in una legge della Regione Autonoma della Sardegna? Che queste modifiche le può fare solo ed esclusivamente il Consiglio regionale, mi state cioè chiedendo, in base all'articolo 4, "Le modifiche territoriali sono approvate dal Consiglio regionale con legge", di utilizzare quei poteri commissariali, che voi tanto indicate al pubblico dominio, al pubblico ludibrio, credo che sia assolutamente improponibile che voi mi chiediate, con quei poteri commissariali, di venir meno a una legge che sancisce l'autonomia del Consiglio regionale in materia di modifica degli ambiti territoriali ottimali.
E poi, costituzione dell'autorità d'ambito, vi vorrei ricordare che siamo a ottobre del 1997, e dice la legge, articolo 5: "Costituzione dell'autorità d'ambito: i Comuni e le Province ricompresi nel territorio dell'ambito territoriale ottimale organizzano, entro il termine di sei mesi…". Colleghi consiglieri, entro sei mesi! Ma come è possibile che oggi quasi nove anni dopo quelle scadenze, dopo tre più tre, sei anni, si chieda a uno che è in carica sedici mesi - sedici mesi! - di aver recuperato tutto quello che in dieci anni questo Consiglio regionale, le classi politiche che hanno preceduto non hanno saputo fare? E' evidente che vi è una forzatura politica, un tentativo di scaricare su questa Giunta regionale, su questa maggioranza, su questo Presidente, responsabilità che sono chiare, che sono evidenti, di chi non solo non ha voluto porre regime e governo al sistema idrico, ma che ha perseguito dai rapporti con Enel-Idro, di privatizzazione, di vendita, di svendita ai privati del sistema idrico regionale, non certo questa parte politica, non certo questo Presidente che non ha mai avuto né l'idea, né il pensiero, né nessun rapporto per privatizzare il servizio idrico. Certo è che molti della storia politica di questa Regione, che siedono in quest'Aula, rapporti ne hanno avuto, e a chi mi riferisco sanno bene che è meglio tacere, è meglio tacere perché non ci sono i fatti, non ci sono gli atti.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Faccia i nomi, lei parla sempre al passato.
COGODI (R.C.). Deve fare i nomi.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Faremo al momento opportuno, onorevole Cogodi, anche i nomi.
PRESIDENTE. Onorevole Balia, onorevole Cogodi, per cortesia.
COGODI (R.C.). Deve parlare chiaro.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Faccio, onorevole Cogodi, quello che ha fatto lei accusando me, senza avere un solo elemento lei mi ha accusato, lei ha gratuitamente accusato questo Presidente.
COGODI (R.C.). No, io ho letto la delibera.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi. Onorevole Cogodi. per cortesia.
COGODI (R.C.). Non deve dire "farò", deve fare i nomi, deve parlare chiaro.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Detto questo, all'articolo 6 sono elencate le procedure di costituzione dell'Autorità d'ambito: nessuna di queste è stata perseguita. Ma c'è di più, che rileggendo la storia del Servizio idrico integrato in Sardegna apre uno scenario di riflessione e di valutazione che non può sfuggire. In questa mozione sottoposta oggi all'attenzione del Consiglio regionale, i proponenti sostengono che occorra rivedere e modificare il principio della tariffazione del servizio idrico e parlano addirittura di fasce deboli.
Se io dovessi fare un'azione del genere la farei con i poteri commissariali contro una legge del Consiglio regionale, che all'articolo 15 dice: "La tariffa d'ambito in Sardegna è unica"! Articolo 15, comma 1. E dice, a proposito di quanto è la tariffa, il costo unitario da proporre in Sardegna, posto che è unico, che la legge del Consiglio regionale nel 1997 ha sancito che è unico, dice all'articolo 2: "La tariffa costituisce il corrispettivo del Servizio idrico integrato che deve essere posto a carico dell'utenza ed essa è determinata in modo da consentire, sulla base degli atti di indirizzo, la copertura di tutti i costi di esercizio e di investimento", e aggiunge la legge "ivi compresi gli oneri finanziari conseguenti alla contrazione di mutui da parte della Regione per la realizzazione di interventi nel settore idrico, anche cofinanziati dall'Unione Europea". Ma come si può aver scritto nel 1997, quella maggioranza di Governo, che i sardi devono pagare tutto quello che è necessario per coprire i costi e oggi chiedere a un'altra maggioranza di fare l'esatto contrario? Con quale credibilità politica, perché quando si parla di un tema come quello dell'acqua, la credibilità, l'affidabilità delle argomentazioni vale ieri come vale oggi, e questa è una legge votata da una maggioranza in questo Consiglio regionale.
Sempre la legge 29/97 parla dell'ESAF, e io vorrei soffermarmi un attimo su questo aspetto, perché tutti hanno parlato di privatizzazione dell'ESAF, tutti fuorché uno: il sottoscritto, che non ha alcuna idea su come poter pensare di distruggere un meccanismo di accorpamento dei comuni che la storia - quella sì - positiva di quell'ente ha accorpato e ha reso integrato e razionale. Non c'è un solo atto, una sola idea che possa pensare di privatizzare l'ESAF. Lo ha pensato il centrosinistra, che ha scritto con estrema chiarezza...
COGODI (R.C.). Abbiamo detto il contrario!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia, lei ha già svolto il suo intervento, per cortesia.
COGODI (R.C.). Non può dire bugie!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia.
COGODI (R.C.). Abbiamo detto il contrario, abbiamo detto: non privatizzare niente. Non può dire bugie! Ma ci sarà un principio di decenza!
PRESIDENTE. Ma per cortesia, onorevole, il principio di decenza lo metta in pratica lei smettendola di intervenire e di interrompere l'intervento del Presidente.
COGODI (R.C.). Non può dire "tutti eccetto lui".
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia, la sto richiamando. Prego, onorevole Presidente.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Presidente, le chiedo ovviamente di poter recuperare il tempo perso nell'interruzione. Dicevo che mai in nessun atto commissariale e di questa maggioranza, di questa Giunta, si è parlato di privatizzazione dell'ESAF, escluso quello che è previsto dal comma 6 dell'articolo 3 della legge 7 maggio 1999, numero 15, in cui si dice: "Al conseguimento degli obiettivi contenuti nel piano, e comunque entro un periodo massimo di quattro anni decorrenti dalla data di approvazione del piano…" - siamo nel 1994 - "l'ESAF è soppresso e trasformato in società mista pubblico-privata a prevalente capitale pubblico, capace di gestire il servizio idrico integrato con efficienza, efficacia ed economicità". Parola di privatizzazione, società mista pubblico-privata.
Come il legislatore sardo ha pensato di reperire quella quota minoritaria per privatizzare l'ESAF? Con quale principio? Gli amici degli amici, le cordate delle cordate? O forse hanno pensato a una gara internazionale, per la quale io sono contrario? Io ho detto più volte di essere contrario a qualsiasi principio privatizzazione perché i dati ci dicono che il sistema idrico sardo oggi, e credo per molti anni, non potrà essere ceduto, perché è debole, perché è economicamente non valido rispetto al capitale di investimenti realizzato.
Allora credo che gli atti debbano essere presi per quello che rappresentano, cioè la concretezza delle posizioni. Se da una parte o dall'altra si è cercato di alterare con informazioni o devianze informative l'aspetto sostenuto da questa maggioranza e da questo Presidente, va tutto riportato agli atti concreti. Le ordinanze dicono tutto quello che è stato fatto, è per questo motivo che io voglio citare l'ordinanza 321 del 30 settembre 2002, dove si dice con estrema chiarezza che: "Nelle more dell'espletamento delle procedure di affidamento si potrà procedere a un affidamento diretto del servizio idrico integrato, ai sensi dell'articolo 35 della legge 488 del 2001, se ritenuto" - ed è scritto nell'ordinanza - "compatibile con l'ordinamento comunitario fino all'affidamento definitivo". Cioè c'era in Italia e c'è in Italia e in Europa una incertezza totale sulle modalità di affidamento sia ai soggetti attualmente gestori, che a quelle quote di partecipazione privata che l'Europa dice devono essere obbligatorie. E dice la Commissione Europea, rispondendo al Governo italiano: "La Commissione sottolinea che nella maggior parte delle ipotesi gli affidamenti di appalti o di concessioni di servizi, rilasciati con procedura diversa dall'evidenza pubblica" - quindi anche l'affidamento diretto - "che beneficerebbero del periodo transitorio di cui trattasi, costituiscono già oggi degli affidamenti illegittimi dal punto di vista del diritto comunitario". Lo dice la Commissione Europea nella risposta al Governo italiano. Cioè, per essere più chiari, non vi è percorso diverso se non quello della evidenza pubblica. Ma c'è un punto 25 che segue, che apre un piccolo spiraglio per quell'unica strada, l'unica strada, l'alternativa è la gara, cioè chi non persegue un regime transitorio di affidamento diretto vuol dire che vuole la gara, e quindi bisogna dirlo con estrema chiarezza, che il punto 25 della risposta dell'Unione Europea al Governo italiano dice: "In questa prospettiva è quindi necessario che eventualmente tale periodo transitorio sia contenuto entro i più brevi termini che consentano di tener conto al contempo delle aspettative legittime dei gestori uscenti e delle esigenze di assicurare l'adeguamento al diritto comunitario nel breve periodo". Questa è la norma comunitaria, l'indicazione data dalla Commissione Europea in una partita fondamentale e si spiega così l'ordinanza 336 del 31 dicembre 2002 dove si dice (perché forse non si è letta con l'attenzione che è dovuta, quando si parla di fatti di questa delicatezza, di questa puntualità giuridica, è necessario leggere tutto con grande attenzione), all'articolo 1: "La gestione del servizio idrico integrato verrà affidata direttamente in via transitoria" - che è l'unico passaggio, l'unico viatico che vi era a disposizione - "entro il 30 giugno del 2003" - data riportata nell'unica legge alla quale un Commissario governativo può rispondere, una legge dello Stato Italiano - "ad un unico gestore costituito in forma societaria quale aggregazione di tutti i soggetti gestori esistenti ed operanti nell'ambito territoriale ottimale della Regione Sardegna". Dove c'è scritto che viene escluso l'ESAF, la SINOS o qualsiasi altro ente? C'è scritto l'esatto contrario, c'è scritto che tutti gli enti attuati che operano oggi in Sardegna faranno parte della holding del servizio idrico integrato in Sardegna. C'è scritto nell'ordinanza, è un atto non è una parola al vento, è un'ordinanza e credo che su questo ci sia tutta un'altra serie di atti che hanno dichiarato con estrema chiarezza qual è il concetto che noi abbiamo del servizio idrico integrato. Abbiamo approvato il 30 settembre del 2002 un piano d'ambito che prevedeva, nelle sue linee strategiche, un obiettivo numero 1, che era quello dell'efficientamento delle reti di distribuzione ed erano previste sei annualità per affrontare e risolvere il problema, sei annualità. Primo anno, 25 milioni di euro; secondo anno, 25 milioni di euro; terzo anno, 30 milioni di euro, quarto anno, 33 milioni di euro. Quello che è previsto in questo quadriennio è stato messo a correre nei primi sei mesi dell'attività commissariale subito dopo l'approvazione del Piano d'ambito. Da una parte l'Assessorato dei lavori pubblici, l'assessore Ladu, che ha fatto partire con tempismo i fondi dell'Asse 1, della misura 1.1 sulle reti, stanziando oltre 50 milioni di euro e poi lo stanziamento aggiuntivo di 90 milioni di euro che non ha regalato né il passato, né il presente, che sono stati recuperati grazie a un'ordinanza, quella del 24 febbraio del 2002, che ha consentito di superare tutti i limiti posti dalla normativa nazionale e comunitaria sulla pianificazione delle risorse e dei residui non pianificati e non programmati dal 2000 al 2002.
Detto questo, la pianificazione è stata per la prima volta affiancata dalla concreta realizzazione degli interventi. Sull'ordinanza delle reti idriche non c'è il tempo per rispondere. Io spero, credo, sono convinto che il buon senso che alberga in tutti i sindaci della Sardegna dimostrerà che quell'ordinanza aveva un suo obiettivo puntale, che è quello di soddisfare il principale interesse di questa Regione di mettere a regime e corretta gestione un sistema che per troppi anni - come si può riscontrare dalle date - senza poter avere le giuste risposte.
Per quanto riguarda l'Autorità d'ambito, la Giunta regionale, a differenza di quanto è successo nel passato, non farà trascorrere una legislatura senza che niente venga fatto. Noi abbiamo preso l'impegno con i sindaci innanzitutto, ma col Consiglio regionale che l'Autorità d'ambito sarà costituita, gli atti possono piacere o non possono piacere, forse si toglie un ulteriore elemento artefatto di polemica per realizzare l'Autorità d'ambito. E' un processo importante che consentirà di fare qualsiasi scelta; il 30 giugno una scelta sarà fatta, ma sarà una scelta che l'Autorità d'ambito in qualsiasi momento potrà mettere in discussione e la responsabilità di chi governa, di chi rispetto al passato non ha avuto la capacità di assumersi nessuna responsabilità e di dare nessun segnale concreto alla Sardegna, noi questa responsabilità ce la siamo assunta con l'assessore Ladu, con la Giunta, con la maggioranza, che vorrà sostenere questo progetto, noi realizzeremo ciò che nel passato non è stato realizzato.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Presidente, io esordisco col dire che ho apprezzato molto l'intervento fatto stasera in aula dall'onorevole Floris. E' un intervento che ricorda molto alcuni passaggi che noi avevamo proposto all'attenzione e alla riflessione del Consiglio nella nostra mozione del luglio del 2002. Dicevamo al primo punto che l'acqua è una risorsa naturale unica e limitata, che appartiene a tutti e che il suo uso deve essere garantito come un diritto universale ed inviolabile, secondo criteri di equità, di efficienza e di economicità.
Ricordavamo in quell'occasione il dramma che miliardi di persone vivono per carenza di acqua, voglio ricordare anche che quest'anno è stato proclamato dalle autorità internazionali come l'anno dell'acqua. E` evidente che il problema che tocca questo bene è un problema che riguarda non una merce, ma riguarda un elemento vitale per l'uomo e per la natura intera, per le piante, per gli animali, per tutto ciò di cui l'uomo ha bisogno.
Ho apprezzato la volontà espressa dall'onorevole Floris quando afferma che la gestione di questa risorsa deve rimanere saldamente nelle mani pubbliche. Non ho apprezzato - devo dire - l'intervento di replica dell'onorevole Pili, ma non è per me questa una novità. Peraltro l'onorevole Pili nella sua replica recita esattamente il copione del suo intervento del novembre del 2002, io ho qua il testo stenografato di quell'intervento e in quell'intervento l'onorevole Pili fa la stessa cronistoria fermandosi immancabilmente al 1999, per lui la storia della gestione dell'acqua si ferma al 1999; dal 1999 al 2003, come dire, è tutto rose e fiori, non ci sono ritardi, non ci sono inadempienze, non ci sono problemi; è davvero un intervento - mi consenta Presidente, senza offesa - di una supponenza anche un po' - come dire - insopportabile.
L'elenco delle inadempienze del passato che in maniera assolutamente demagogica ci ha riproposto stasera a partire dalla Galli del 1994, ma guardate la Galli del 1994 a livello nazionale si sta applicando oggi, perché è una legge che ha avuto difficoltà applicative e la Regione sarda con il varo della legge 29 del 1997 non era l'ultima in Italia nel recepire la legge Galli, certo non era la prima, ma sicuramente non era l'ultima. Comunque, anche se quella legge aveva bisogno di essere sperimentata per essere corretta, come tutte le leggi peraltro, questa Giunta, questa maggioranza ha sprecato quattro anni. In questi quattro anni non si è peritata di verificare se la 29 era o no applicabile in Sardegna e se vi erano modifiche da fare. Ci dice, ci accusa l'onorevole Pili, che noi nel nostro ordine del giorno contraddiciamo alcuni indirizzi o alcune decisioni del passato quando rivendichiamo o chiediamo, in coerenza peraltro con le richieste della maggioranza dei comuni della Sardegna, che si vada ad una sperimentazione per subambiti gestionali. Chi ha detto che non si possono fare i subambiti gestionali? Non è assolutamente vietato né dalla 29, né dalla 36 e noi abbiamo chiesto un'altra cosa, onorevole Pili, noi abbiamo chiesto la modifica del Piano d'ambito prevedendo i subambiti gestionali, non ambiti ottimali; poi se agli ambiti ottimali numerosi in Sardegna si deve andare, ci andiamo anche dopo una giusta sperimentazione della legge, non con un corto circuito democratico per cui le leggi non esistono in base ad ordinanze di ministri o di Presidenti dei Consigli e il Presidente della Giunta in qualità di Commissario fa quello che vuole, facendo carta straccia delle leggi e della volontà di questo Consiglio.
Questo ragionamento ci ha riproposto oggi l'onorevole Pili difendendosi, attaccando in maniera spregiudicata le azioni del passato, ma non proponendo sostanzialmente niente di nuovo rispetto alla contraddittorietà, alla confusione delle sue ordinanze. Il comma 5 dell'articolo 35, caro Commissario Presidente, in Sardegna non si può applicare per l'ESAF, perché l'ESAF non è una società di capitali costituita da enti locali, voglio vedere se voi riuscite in quindici giorni a trasformarla in una società di capitali degli enti locali, dovreste dismettere e darla agli enti locali; noi molto più coerentemente ed anche più saggiamente in Commissione abbiamo discusso molto del problema trovando una convergenza tra maggioranza ed opposizione nell'elaborare una norma che abbiamo proposto alla Giunta in sede di finanziaria e la Giunta non ha assolutamente accolto. Dopodiché il centrosinistra ha presentato un suo emendamento prevedendo una norma che, guardate, è uguale o simile, adattata alla situazione sarda, ma è simile a una norma che la Regione Emilia Romagna ha approvato qualche mese fa, non stiamo parlando dell'Iraq, caro Presidente, stiamo parlando di una delle Regioni più riformiste e più avanzate che abbiamo in Italia, ha approvato questa norma, questa norma non è stata impugnata dal Governo, né è stata impugnata dalla Comunità Economica Europea. La Comunità Economica Europea ha impugnato, invece, il comma 5 dell'articolo 35 della finanziaria, al quale solo si riferisce il Presidente Pili; è vero che c'è solo quella norma, ma allora perché non fare una norma che sia adatta alla situazione della Sardegna, perché il Presidente Pili anziché sciabolare ordinanze in continuazione non si è peritato di proporre a questo Consiglio, in sede di finanziaria, lui capo della Giunta, di introdurre già dentro la finanziaria una norma simile a quella che la Commissione ha proposto e la Commissione poi ha riapprovato un collegato alla finanziaria dove inserisce una norma adatta alla situazione della Sardegna. Allora il Presidente Pili anziché ingiuriare o anziché difendersi accusando...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, scusi onorevole Morittu. Colleghi per cortesia.
(Interruzioni)
MORITTU (D.S.). E` vero, sì.
PIRISI (D.S.). Se urlate come dei galli, è chiaro.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, mi scusi. Prego onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). Il Presidente Pili solitamente mi porta a sfoderare la passione insomma, perché di fronte anche, caro Presidente, ad una serie tra virgolette di "bugie", anche spudoratamente recitate in quest'Aula, insomma ad uno davvero gli viene voglia, siccome non ha altro che le parole, lei ha il potere commissariale, il potere dell'unto che gli deriva dall'unto del Signore e quindi può agire, noi possiamo parlare, possiamo dirgli, possiamo indirizzare, ma non c'è polemica sull'autorità d'ambito se davvero entro il 10 di giugno si indicono le elezioni per la stessa autorità, non ci può essere polemica. Ma mi chiedo se lei qua afferma che gli affidamenti saranno fatti nella salvaguardia di tutti, se afferma che l'acqua è un bene pubblico primario e deve rimanere saldamente in mano pubblica, ma io mi chiedo: ma in tutti questi mesi, in questi otto mesi nei quali abbiamo discusso tre mozioni su questo argomento, con posizioni divaricate all'interno di questo Consiglio e con posizioni divaricate - onorevole Pili - all'interno della sua maggioranza, io mi chiedo ma perché allora la polemica dell'onorevole Floris con l'onorevole Pili, ma perché la polemica dei larghi strati della maggioranza con il Commissario, da dove nasce? E` semplicemente una pura invenzione? E` un sogno, come dire di rivalsa solo nei confronti del Presidente Pili...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). A me pare che non sia così, a me pare che davvero il Presidente Pili sulla base delle pressioni forti da parte del Consiglio, dell'opposizione innanzitutto, da parte delle forze sociali, da parte degli stessi enti gestori, stia tornando indietro su questo argomento. Noi proporremo all'attenzione di questo Consiglio un ordine del giorno che raccoglie le nostre indicazioni e una nostra volontà, che mi pare però sia una volontà largamente maggioritaria in questo Consiglio così come abbiamo avuto modo di sentire dai diversi interventi sia della maggioranza che dell'opposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Un collega Segretario che legga l'ordine del giorno che è stato presentato, preannunciato peraltro dall'onorevole Morittu. Nel frattempo l'ordine del giorno può essere distribuito.
LICANDRO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO sulla mancata costituzione dell'Autorità d'Ambito e sullo stato di attuazione degli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale in data 13 novembre 2002.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della discussione sulla mozione n. 106 concernente lo stato di attuazione degli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno n. 76 del 13 novembre 2002,
VISTE le ordinanze commissariali nn. 335 e 336 con le quali si approvano gli atti relativi alla forma di gestione e alle modalità di affidamento dei servizi idrici;RITENUTO che il riferimento al comma 5 dell'articolo 35 della legge finanziaria nazionale 2002 proposto nelle citate ordinanze commissariali non sia applicabile alla situazione della Sardegna in quanto escluderebbe, tra l'altro, dall'affidamento diretto gli enti pubblici regionali che gestiscono attualmente circa l'80 per cento degli schemi acquedottistici regionali e le reti cittadine di oltre 200 comuni dell'Isola;
RAVVISATA pertanto la necessità di integrare le leggi regionale n. 29 del 1997 e n. 15 del 1999 con una apposita norma, da approvare entro il 30 giugno 2003, tesa a salvaguardare la gestione pubblica principalmente attraverso il miglior utilizzo degli attuali gestori pubblici del servizio idrico e a favorire una loro presenza forte e qualificata, in un'ottica di semplificazione funzionale delle gestioni, improntata a princìpi di efficienza, economicità ed equità;
PRESO ATTO del dibattito consiliare,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
1) a dare completa attuazione agli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno approvato in data 13 novembre 2002 e a revocare le ordinanze commissariali in contrasto con il contenuto dello stesso;
2) a indire le elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'Ambito entro e non oltre il 10 giugno 2003 e a procedere all'insediamento entro e non oltre il 30 giugno 2003;
3) a sospendere tutte le procedure commissariali in atto per l'affidamento del Servizio idrico integrato in attesa della costituzione dell'Autorità d'Ambito da parte dei Comuni e delle Province. (1)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sul ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Non lo accoglie.
PRESIDENTE. La Giunta non lo accoglie. Naturalmente i firmatari della mozione debbono dichiarare il ritiro della mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Per dichiarare il ritiro della mozione e la richiesta di votazione per scrutinio segreto sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. La mozione è stata ritirata e sull'ordine del giorno è stato richiesto il voto a scrutinio segreto. Invito tutti i colleghi a prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 77
votanti 77
maggioranza 39
favorevoli 40
contrari 37
(Il Consiglio approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)
Colleghi, i lavori sono conclusi, la seduta è tolta. Colleghi, è convocata la Conferenza dei Capigruppo, per cortesia. Ricordo ai Capigruppo che è convocata la Conferenza dei Capigruppo.
La seduta è tolta alle ore 19 e 28.
[T1] Ha detto proprio così, ma forse si dovrebbe intendere "contendono".
Allegati seduta
CCCLXIII Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì, 14 Maggio 2003
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Salvatore Sanna
La seduta è aperta alle ore 17 e 11.
LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del venerdì 11 aprile 2003 (357), che è approvato.
CongediPRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Alberto Randazzo ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta pomeridiana del 14 maggio 2003.
Poiché non vi sono opposizioni questo congedo si intende accordato.
Discussione della mozione Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Balia - Cogodi - Scano sulla mancata costituzione dell'Autorità d'ambito e sullo stato di attuazione del Piano d'ambito in riferimento agli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno n. 76 approvato dal Consiglio regionale in data 13 novembre 2002 (106)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 106. Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
MOZIONE SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - BALIA - COGODI - SCANO
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che in data 13 novembre 2002, a conclusione del dibattito sulla mozione n. 91 del 31 ottobre 2002 sullo stato di attuazione della legge regionale n. 29 del 1987 ed in particolare sui ritardi nella definizione delle procedure per l'elezione dell'Autorità d'ambito, è stato approvato un ordine del giorno che impegnava il Presidente e la Giunta regionale:
1) a indire le elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'ambito entro il 30 novembre 2002;
2) a sospendere, in attesa della legittima costituzione della ATO, l'adozione di atti di competenza della stessa ed in particolare l'adozione della convenzione tipo per la disciplina delle modalità di affidamento del servizio idrico integrato;
3) a predisporre una modifica del Piano d'ambito approvato con la previsione di:
- una articolazione territoriale per subambiti gestionali ritenuti più coerenti e funzionali con gli obiettivi della salvaguardia delle gestioni pubbliche esistenti, del rafforzamento e consolidamento del patrimonio aziendale pubblico e della difesa degli attuali livelli occupativi;
- la revisione delle tariffe previste con particolare attenzione alla tutela delle fasce più deboli della società;
VISTA la D.G. n. 39/96 del 7 gennaio 2003 con la quale è stato tardivamente approvato il regolamento definitivo per la elezione dell'Autorità d'ambito ed è stato affidato provocatoriamente all'Assessorato dei lavori pubblici il compito di predisporre il decreto e le relative procedure per le elezioni ;
CONSIDERATO CHE:
- nonostante l'Assessorato dei lavori pubblici abbia provveduto alla predisposizione degli atti ed al loro invio alla Presidenza della Giunta già dal mese di febbraio, non risulta che, a tutt'oggi, siano state indette le elezioni per l'assemblea dell'Autorità d'ambito;
- il Commissario governativo delegato in forza dell'ordinanza del Presidente del Consiglio n. 3243 alla costituzione dell'Autorità d'ambito "sempre che non vi provvedano gli organi competenti", ha impedito, nella veste di Presidente della Regione, la convocazione delle elezioni per la costituzione degli organi dell'Autorità d'ambito da parte dei comuni e delle province;
DENUNCIATO il gravissimo comportamento del Presidente della Regione che ha deliberatamente disatteso la volontà del Consiglio assumendo, ancorché nella doppia veste di Commissario governativo, atti e comportamenti in palese contrasto con gli indirizzi contenuti nel citato ordine del giorno approvato, rinviando pretestuosamente sine die la elezione della Autorità d'ambito;
VISTE le ordinanze n. 335 e n. 336 del 31 dicembre 2002 con le quali si approvano gli atti relativi alla forma di gestione ed alle modalità di affidamento del servizio idrico integrato con riferimento al solo comma 5 dell'articolo 35 della Legge 28 dicembre 2001, n. 448;
RITENUTO che il riferimento al comma 5 dell'articolo 35 della legge finanziaria del 2002, peraltro sotto procedura d'infrazione da parte della Unione Europea per supposta violazione dei princìpi di concorrenza, non sia applicabile alla attuale situazione della Sardegna in quanto, facendo esclusivo riferimento a società di capitali costituite da enti locali, escluderebbe dall'affidamento diretto gli enti regionali che gestiscono oltre l'80% degli schemi acquedottistici di proprietà regionale e le reti cittadine di oltre 200 comuni dell'Isola;
CONSIDERATO che l'attuale situazione di incertezza e di confusione, frutto sopratutto dell'azione solitaria e contraddittoria del Presidente-Commissario che rifiuta non solo il confronto ed il dialogo con tutti i soggetti interessati, ma continua ad estraniare le strutture regionali, in primo luogo l'Assessorato dei lavori pubblici, dai processi decisionali e dalla elaborazione degli atti tecnici ed amministrativi che vengono affidati a società private ed a sconosciuti consulenti di fiducia del Commissario, si riflette negativamente sull'attività degli enti gestori e sui lavoratori dell'intero comparto;
RIBADITA la generale contrarietà agli atti commissariali adottati sia sotto il profilo del metodo che del merito, soprattutto in riferimento all'utilizzo del comma 5 dell'articolo 35 della finanziaria 2002 per quanto attiene agli affidamenti delle gestioni del sistema idrico integrato,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
1) a dare attuazione agli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno approvato e a revocare le ordinanze commissariali in contrasto con i contenuti dello stesso;
2) a procedere immediatamente ad indire le elezioni dell'Autorità d'ambito ed affidare alla stessa i compiti previsti dalle leggi vigenti;
3) ad assumere tutti gli atti e le iniziative necessarie per favorire, in un'ottica di semplificazione funzionale delle gestioni e di riforma complessiva del settore, una presenza forte e qualificata degli enti regionali ridefinendone il ruolo e la funzione strategica nel governo delle risorse idriche della Sardegna. (106)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, nella giornata di ieri abbiamo assistito ad una lunga conferenza stampa trasmessa in lungo e in largo dalle TV nella quale il Commissario Pili ha provocatoriamente illustrato le sue nuove ordinanze. Dico provocatoriamente perché tutte le precedenti ordinanze il Commissario Pili le ha tenute secretate per un lungo tempo. Ordinanze corredate dal solito titolo ad effetto del tipo: "Piano strategico, reti idriche". Ciò che nel piano d'ambito era un semplice progetto obiettivo, di importo peraltro pari, nel sessennio, a 500 e più miliardi di vecchie lire, diventa oggi un piano strategico con soli scarsi 180 miliardi di vecchie lire. Ma si sa al giovane Commissario piacciono gli slogan, gli effetti semantici speciali e la sua specialità! Ma lasciamo stare le enfasi, nel merito di questa ordinanza e dell'allegata delibera frettolosa della Giunta regionale diremo qualcosa più avanti e proviamo, invece, a procedere con ordine cercando di fare un po' il punto sull'intera vicenda commissariale.
La mozione che oggi stiamo per discutere è la terza sull'argomento "acqua" presentate dal centrosinistra in appena otto mesi. Siamo evidentemente di fronte ad una vera e propria anomalia. L'anomalia sta nel fatto che il Consiglio decide ed il Commissario Presidente non ascolta, non adempie.
Cari colleghi, già nella prima mozione del luglio del 2002, oltre alla denuncia dei ritardi e dell'assenza di una strategia nell'affrontare il dramma dell'emergenza idrica, noi ponevamo alcune questioni che sono ancora oggi sul tappeto. I ritardi poi sono oggi tanto più gravi, perché a differenza delle Giunte di centrosinistra che certo portano anch'esse qualche responsabilità nei problemi irrisolti, questa maggioranza e questa Giunta ha ereditato strumenti e risorse cospicue, frutto anche dell'azione positiva, anche se per certi versi tardiva, del centrosinistra regionale, ma soprattutto del centrosinistra nazionale.
Cari colleghi della maggioranza, voi avete ereditato documenti, studi di base per la proposta dell'accordo di programma sulle risorse idriche nel maggio del 2000, un documento tecnico importante che voi avete utilizzato poi, seppure con ritardo, ponendo la base dell'accordo di programma quadro; avete ereditato due leggi, certo incomplete, (la 29 e la 15), che applicavano la Galli in Sardegna, leggi certo da adeguare, da migliorare sicuramente, ma ci chiediamo perché in questi quattro anni voi non avete mosso un dito, voi non avete presentato, né mandato avanti alcuna proposta di riforma del settore. E non può valere ancora l'accusa dei ritardi del passato per difendere o giustificare i ritardi colpevoli, questi sì, del presente e del recente passato di vostra gestione.
Avete ereditato cospicue risorse, una massa finanziaria davvero notevole. Tutto ciò che state spendendo, compresi i 90 milioni di Euro, derivano dai Fondi CIPE del 2000, cioè di un precedente governo del centrosinistra che ormai è lontano di tre anni ad oggi, e avevate anche ereditato, per quanto riguarda il ciclo integrato dell'acqua, circa mille miliardi di vecchie lire sul POR Sardegna. Tutte disponibilità in larghissima parte non spese o che sono state programmate con gravissimo ritardo. Quella prima mozione conteneva anche - oltre all'analisi e alle denunce - alcune proposte che ancora oggi non hanno trovato risposte o le risposte sono state pensate ed attuate dal Commissario in perfetta solitudine e con un atteggiamento che è apparso ai più come una sfida vera e propria nei confronti del Consiglio regionale.
Per tutta risposta poi il Commissario, nominato nel frattempo vice re delle acque in Sardegna da un'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri che gli conferiva poteri davvero straordinari, che venivano sottratti non solo agli enti locali, ma allo stesso Consiglio regionale oltre che alla Giunta. Il 30 settembre il Commissario con propria ordinanza si autonomizza autorità d'ambito e approva contestualmente un piano d'ambito a tutti sconosciuto. Di fronte a questo atto di imperio si solleva la generale protesta delle forze sociali e dei lavoratori, del sistema delle autonomie locali sia dell'ANCI che dell'UPS, degli stessi enti gestori preoccupati da una impostazione che vedevano mirata al ricorso agli affidamenti mediante gara internazionale. Intanto i silenzi del Commissario allora, alimentavano questa ipotesi che nel frattempo non veniva né confermata, né smentita, in un gioco, come dire, del cerino acceso.
Il centrosinistra, facendosi interprete di questa protesta, denunciata anche dalla stessa Commissione lavori pubblici in una sua risoluzione approvata dalla maggioranza, presenta la mozione numero 91 che, dopo un'ampia discussione, si conclude con l'approvazione a maggioranza di un ordine del giorno contenente alcuni vincolanti indirizzi ad oggi completamente disattesi dal Commissario. Si fissava la data del 30 di novembre per indire le elezioni dell'autorità d'ambito. Ancora oggi siamo alla rincorsa della data per indire le elezioni che la delibera di Giunta ultima, che io ho letto qualche minuto fa, praticamente rimanda, come si dice, a settembre. Prevedeva anche la sospensione della convenzione e del disciplinare in attesa dell'atto e prevedeva anche una modifica dello stesso piano d'ambito con la previsione di sub-ambiti in qualche modo coerenti, con affidamenti diretti da farsi agli attuali enti gestori.
In tutta risposta il Commissario Presidente approva in gran segreto e all'insaputa di tutti, mi pare anche - lo ha pubblicamente ammesso lui stesso - dello stesso Assessore dei lavori pubblici, nonché sub-commissario per l'emergenza idrica in Sardegna. Le quattro ordinanze del 31 dicembre contengono materia rilevante non solo sotto il profilo procedurale degli affidamenti, ma soprattutto sotto il profilo programmatico. Mi riferisco in particolare all'ordinanza in cui si approva il piano stralcio di bacino sul quale certo avremo modo in seguito - non dico oggi, ma in futuro - di entrare anche nel merito. Queste ordinanze, guardate, si conoscono ai primi di febbraio, tenute nascoste per mesi a tutti, si conoscono ai primi di febbraio per merito della Commissione lavori pubblici che avutone sentore ha chiesto insistentemente di audire il Presidente in proposito. In quell'occasione, presa conoscenza delle ordinanze, si scoprì che il Commissario presidente non solo non si è preoccupato di attuare gli indirizzi del Consiglio, ma va avanti dritto per la sua strada in perfetta solitudine. Infatti approva con le ordinanze 335 e 336 la convenzione tipo e il disciplinare e definisce la forma di gestione e le modalità di affidamento del servizio idrico integrato con riferimento al solo comma V° dell'articolo 35 della legge finanziaria dello Stato del 2002, peraltro ancora oggi soggetta a procedura di infrazione da parte della Comunità Economica Europea. Da subito noi abbiamo detto che quella norma era inapplicabile nella situazione sarda, perché facendo riferimento a sole società di capitali, costituite da enti locali, escluderebbe dall'affidamento gli enti regionali, quali principalmente l'Esaf, che gestiscono l'80 per cento degli schemi acquedottistici e dei potabilizzatori di proprietà della regione ed inoltre la sola Esaf gestisce oltre il 70 per cento delle reti interne dei comuni della Sardegna. Per la restante parte poi sappiamo che le gestioni sono affidate al Govossai o gestite direttamente dai comuni. Su tutto ciò che è gestito direttamente dai comuni niente si sa delle intenzioni del Commissario.
Lei, signor Presidente della Giunta, in occasione della sua replica alla mozione di novembre, ebbe a dire che la Sardegna non può restare un far west nella gestione del settore idrico, ma ha bisogno di risposte concrete ed immediate. A noi pare che il far west sta nascendo da qualche tempo a seguito della confusa contraddittorietà nell'azione del Commissario Presidente e la confusione e l'incertezza aumenta con l'avvicinarsi dell'ora x, il fatidico 30 di giugno. Un termine che ha validità solo ai sensi dell'articolo 35 citato e ai sensi della 15/99 per quanto riguarda l'Esaf. Ci dicono che qualcuno sta lavorando ancora, e mi pare a tempo scaduto secondo l'ordinanza Commissariale, mi pare di marzo di quest'anno, il 30 aprile doveva scadere la proposta di una società per quanto riguarda la trasformazione dell'Esaf e non si sa bene quale ipotesi di trasformazione sia oggi in campo. Non lo sa questo Consiglio, non lo sanno i comuni, non lo sa il consiglio d'amministrazione dell'ente, non lo sanno i lavoratori che sono tra i soggetti più interessati all'intera vicenda. La concertazione, caro Presidente, non è per lei soltanto una cosa morta, ma non è mai nata nella sua gestione di Presidente della Giunta. Ed intanto si preannunciano nascite di decine di società di gestione ed il far west semmai aumenta inseguendo il miraggio del business dell'acqua. Mi chiedo se tutto questo non risponda ad un disegno politico! Se lo sono chiesti anche i lavoratori dell'Esaf, scesi in sciopero mercoledì scorso, stanchi di vivere nell'incertezza e chiedendo chiarezza e soprattutto rivendicando un futuro produttivo per loro e la loro azienda. Un'azienda che continua a vivere alla giornata e continua a perdere in efficienza, credibilità e anche nei suoi conti economici. A fronte di questa gravissima situazione, e con atteggiamento che non possiamo che definire provocatorio nei confronti del Consiglio, chiamato a discutere oggi la mozione, il Commissario Presidente risponde con il solito coup de theatre, con una conferenza stampa piena di demagogia nella quale presenta un mirabolante piano strategico "reti idriche". A fronte peraltro di un fabbisogno stimato per le reti idriche, che è di circa 700 - 800 miliardi di vecchie lire. Mi domando: ma non era possibile agire in modo coordinato con il bando precedente? I poteri Commissariali, seppure ritenuti da noi illegittimi, risalgono al settembre del 2002, i 90 milioni messi in gioco oggi, per le reti idriche cittadine, sono i miliardi che provengono dai Fondi Cipe 1999/2000, erano fondi disponibili, i poteri erano disponibili da settembre, perché il Presidente ha aspettato oggi per fare qualcosa di scoordinato e anche di irrazionale, avremo modo di dire oggi. Non era più semplice rifinanziare, secondo i criteri di cui alla graduatoria esistente, ed accelerare così i tempi per consentire appalti unici, per esempio? Ed invece si inventa una casistica complessa, piena di ingarbugli, di tempi stretti nei quali i comuni vengono chiamati a rispettare cento e una condizione, pena la decadenza del finanziamento. Ma perché allora si fa questo nuovo bando e poi a che cosa servono davvero tutte quelle prescrizioni?
Questa vicenda è l'evidente dimostrazione dell'azione scoordinata e sovrapposta tra il Commissario e l'Assessore dei lavori pubblici, che sta producendo solo confusione e ritardi, altro che accelerazione o subnomine di sub-commissari ai Sindaci. I sindaci non hanno bisogno di essere nominati sub-commissari da chicchessia, sono investiti di autorità che deriva dal loro consenso elettorale acquisito nella loro comunità. La verità è che il giovane Commissario non fa il Presidente della Giunta; gioca con i suoi poteri straordinari, con la voglia di fare tutto da solo per dimostrare tutta la sua bravura. L'ordinanza poi contiene anche alcune cose davvero confuse, alle quali poc'anzi facevo riferimento, non ho tempo per esaminarle, ne cito soltanto una, che ritengo quella più significativa e anche sintomatica della mentalità di governo del nostro giovane Presidente. Si inventa un meccanismo di premialità per l'accelerazione dei lavori. Questa premialità per l'impresa si ricava, o si dovrebbe ricavare, dal presunto beneficio economico che dovrebbe derivare al comune dal risparmio dell'acqua. In altre parole: tu impresa mi acceleri i lavori e li termini, per esempio, con cento giorni di anticipo e mi fai risparmiare, per esempio, centomila metri cubi, e io comune ti corrispondo il valore presunto dell'acqua. Un meccanismo apparentemente semplice e logico, insomma parrebbe una bella trovata. Ma mi chiedo, e chiedo al Commissario Presidente: ma quanto vale l'acqua in Sardegna? Il valore dell'acqua in Sardegna varia a seconda dei gestori, vale tot per l'Esaf, vale tot per Govossai, vale tot per le gestioni dirette da parte dei comuni. E poi quanta se ne perde di quest'acqua? Io credo che si perda tanta acqua legata alle modalità di erogazione dell'acqua. A Cagliari se si eroga acqua per 24 ore si perde x metri cubi al giorno, se si eroga acqua per 12 ore si perdono y, sicuramente molto meno di x dei metri cubi al giorno. E poi come si fa davvero a valutare la incidenza del risparmio. Sarà davvero un luogo prediletto dalle imprese per un contenzioso infinito con gli enti locali. Ed io dico poveri comuni davvero, che dovranno cercare di rendere razionale ciò che è frutto di semplice demagogia. Ai comuni i problemi, al Commissario il potere e la gloria!
Intanto la costituzione dell'autorità d'ambito vera, quella che affida poteri ai comuni e alle province viene boicottata dal Presidente e rimandata a settembre. A quando la partita sarà definitivamente chiusa o consumata e i comuni dovranno semplicemente prendere atto delle decisioni già prese. Il disegno io credo è abbastanza chiaro, lo dimostrano i ritardi voluti nell'approvazione della delibera di Giunta che approvava il regolamento, che è stata finalmente approvata, ma poi sospesa nonostante gli sforzi, seppure ritardati, dell'Assessore dei lavori pubblici, che nel febbraio di quest'anno recapitava al Presidente della Giunta il suo decreto attuativo per indire le elezioni. Quel decreto è rimasto sino a ieri nel tavolo del Presidente Commissario e ieri - solo perché oggi avevamo la mozione - si è precipitato frettolosamente ad approvarlo in Giunta. Noi chiediamo l'immediata indizione delle elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'ambito; elezioni che devono avvenire ben prima della scadenza del 30 di giugno, noi diciamo entro sicuramente e non oltre il 10 di giugno si devono indire le elezioni, perché al 30 di giugno ci deve essere l'Autorità costituita perché ad essa dovrà competere il compito di fare gli affidamenti agli enti gestori. Noi chiediamo la revoca degli atti in contrasto con l'ordine del giorno approvato dal Consiglio anche per risolvere alcuni problemi sugli affidamenti diretti, riteniamo necessaria una norma di modifica della legge regionale numero 29 e della 15 del 1999. Avevamo, a proposito, presentato un emendamento in finanziaria, peraltro approvato all'unanimità dalla stessa Commissione. L'altro giorno abbiamo approvato in Commissione, dentro un collegato alla finanziaria di quest'anno, una norma che prevede per l'appunto il sopperimento e integrazione della legge regionale 29 per quanto riguarda gli affidamenti, cancellando una volta per sempre il riferimento al comma 5 dell'articolo 35 della finanziaria. Purtroppo l'emendamento alla finanziaria che doveva essere presentato sicuramente dalla Giunta, ma di cui noi come centrosinistra ci siamo fatti carico, è caduto rovinosamente dentro l'articolo 8. Io credo che il Consiglio, chiamato ad approvare...
PRESIDENTE. Solo trenta secondi per concludere, prego.
MORITTU (D.S.). Anche per recuperare il tempo iniziale, Presidente. Io credo che il Consiglio non possa esimersi dall'approvare questa norma, naturalmente potrà sicuramente migliorarla, completarla, ma essa va discussa e approvata con la massima urgenza e sicuramente prima del 30 giugno di quest'anno.
Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi della maggioranza, noi siamo disponibili, fermo restando il nostro netto dissenso nei confronti dell'operato del presidente Pili, ad approvare quanto prima la proposta di legge esitata dalla Commissione e ad avviare un serrato confronto nelle Commissioni di merito al fine di varare la riforma del sistema di governo della risorsa idrica in Sardegna. Onorevole presidente Pili, le parole non sono inutili, come lei ha detto ieri in conferenza stampa, se si trasformano in volontà e fatti concreti. D'altro canto io non conosco altro modo per manifestare la volontà, salvo che la volontà non sia di una sola persona, ma allora non stiamo parlando di governo democratico fondato sul consenso; quello che intende lei e non da oggi, signor Presidente, è un'altra cosa, quello si chiama comandare non governare, e da noi si dice a cumandare in domu tua, e questa, caro Presidente, non è solo la casa sua, è la casa di tutti i sardi.
PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Cogodi. Voglio ricordare ai colleghi che chi vuole intervenire si deve iscrivere durante l'intervento dell'onorevole Cogodi, intervento che durerà dieci minuti. Concluso l'intervento dell'onorevole Cogodi saranno chiuse le iscrizioni, non sarà più possibile iscriversi.
E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Della maggioranza non c'è nessuno?
PRESIDENTE. Lei si preoccupi di fare il suo intervento, cosa c'entra adesso la maggioranza? Ha chiesto la parola, gliel'ho data. Se vuole intervenire intervenga.
COGODI (R.C.). Io mi preoccupo anche del Regolamento, perché se fosse iscritto qualcuno della maggioranza dovrebbe parlare prima. Ho solo fatto una domanda, non ho mica lanciato una pietra! Qua siamo tutti suscettibili. La prego di far decorrere da questo momento il cronometro.
Io intervengo per fare alcune osservazioni, alcune riflessioni peraltro semplici e spero anche molto rapide. Qualcuno in questi giorni, qualcuno di quelli che per funzione svolgono attività di informazione presso l'opinione pubblica, si è rivolto ai presentatori della mozione chiedendo: ma perché una mozione sull'acqua in questo momento da parte delle opposizioni, quando il tema dei temi della politica sarda è la crisi evidente della Giunta e della maggioranza? Perché, nella condizione di difficoltà, nello stato non preagonico, proprio agonico della maggioranza politica che ha tentato di governare con effetti disastrosi in questi anni la regione, voi, invece di presentare subito e immediatamente e prima una mozione di sfiducia politica, volete discutere la mozione sull'acqua? Io credo che a questa domanda noi dobbiamo fornire pubblicamente una risposta. La mozione sulla sfiducia politica è pure presentata, ne chiederemo immediatamente la discussione e il voto, e però, campino o muoiano la Giunta e la maggioranza di destra, questa questione dell'acqua, della gestione, della garanzia pubblica di gestione dell'acqua in Sardegna è questione vitale che deve essere affrontata dal Consiglio regionale, discussa e definita nella sua possibilità di avere soluzioni e garanzie tali che questo elemento vitale non sia messo a rischio; a rischio per la produzione, a rischio per l'economia, a rischio per la vita delle persone in questa nostra regione.
Potrà sembrare esagerato ma non lo è. Abbiamo di fronte a noi - c'era anche Biancareddu, c'era anche Balletto - una scadenza importante, loro continuano a gesticolare e a parlare fra di loro però anche Balletto e anche Biancareddu sanno che al 30 giugno del corrente anno, 2003, le leggi dello Stato hanno posto un limite, una scadenza entro la quale il potere costituito in questa regione può fare cose di grande importanza, cioè può fare la convenzione e affidare attraverso forma convenzionale, quindi contrattuale, ai soggetti gestori in via provvisoria, se essi fossero pubblici, la gestione della risorsa idrica. E questa convenzione, questo contratto entro il 30 di giugno lo farà l'autorità che è costituita. L'autorità democratica che avrebbe dovuto e che dovrà essere costituita è quella che chiamiamo Autorità d'ambito, quella che deriva o deriverà o dovrebbe derivare dai poteri locali, cioè dai sindaci che sono rappresentativi del potere locale delle popolazioni. Invece, usando raggiri e artifizi e, misuro le parole, inganni e imbrogli - e misuro le parole! -, chi è Commissario, cioè chi deriva il potere dall'alto, cioè Pili non Presidente della Regione, ma Pili fiduciario di Berlusconi, Pili Commissario impedisce, con artifizi e raggiri, in danno della regione e delle istituzioni e del Consiglio regionale, che quell'autorità democratica, che le leggi prevedono, possa essere costituita. Con Pili è connivente la Giunta, Ladu che gli è a fianco, è connivente la maggioranza. Qualcuno dirà: "Ma sono le solite critiche, vengono da sinistra, vengono dall'opposizione, vengono soprattutto da Rifondazione!" Vengono soprattutto da quello, che Rifondazione spesso fa una critica molto severa, e io voglio riferirmi invece ai fatti, agli atti formali. Perché il Consiglio non ha lavorato stamani? Stamattina il Consiglio non ha lavorato perché dovevamo acquisire la delibera che ha adottato ieri la Giunta regionale. Doveva essere fotocopiata una delibera di tre pagine, tre foglietti miseri!
USAI (A.N.). E' successo anche con Palomba… Un foglietto misero ci ha messo tre giorni a entrare in aula! Ricordiamocele queste cose!
COGODI (R.C.). Chiedo di avere cinque minuti di interruzione da parte di Usai da recuperare, perché oltre al tempo dell'interruzione c'è anche il tempo del turbamento psichico che ha introdotto una simile osservazione.
USAI (A.N.). Non ne hai bisogno!
COGODI (R.C.). Non ne ho bisogno, e io chiedo un supplemento di tempo per riprendermi anche da questo ulteriore shock.
Abbiamo chiesto di avere la copia della delibera assunta ieri. Il Presidente, che in tutto è veloce come il fulmine, che accelera le opere pubbliche con le fotoelettriche di notte, non riesce a fare o a far fare dai suoi uffici potenti una fotocopia di giorno, e tre foglietti tre ci fanno aspettare tutta una giornata per poter iniziare a discutere dell'argomento. Ma si dirà: "Sono tre foglietti tre in questa delibera", ma il contenuto è di tale rilevanza che meritava, mentre si fotocopiava, di essere ben soppesato. Era un contenuto esplosivo, era un contenuto di portata enorme? No, il contenuto di questa delibera è la conferma di quell'artifizio, di quell'inganno, di quell'imbroglio che non può passare sotto silenzio in Consiglio regionale e di fronte all'opinione pubblica. Cosa dice la delibera di ieri? "Lasciamo perdere i miliardi ai comuni per recuperare le perdite della rete idrica". E` già stato detto, lo sanno tutti; quei miliardi erano già miliardi nella potestà della Regione e il Presidente ha ritenuto di distribuirli ai comuni della Sardegna, come doveva essere fatto, il Commissario meglio dire, come avrebbe dovuto essere normalmente fatto. Erano lì per quello! Almeno perché l'acqua che va nei tubi, se i tubi sono bucati non fuoriesca da quei tubi. Mi pare che non ci voleva tanta strategia e tanta prontezza e capacità per arrivare a questo e almeno la mozione che abbiamo presentato è servita perché quella disposizione venisse emanata. Però la delibera assunta ieri dice sostanzialmente solo una cosa: che la Giunta non vuole fare le elezioni, che non vuole dare l'Autorità democratica in questa regione per il governo delle acque. Presidente Pili, Commissario Pili, ascolti per favore questo passaggio. Pittalis, te ne vuoi andare al tuo posto?
(Interruzioni)
Sto dicendo una cosa che ho diritto e dovere di dire, di poter dire, perché un Commissario che una volta come Commissario blocca e sabota le elezioni democratiche…
PRESIDENTE. La prego arrivi a concludere, trenta secondi per concludere, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Mi serve per concludere e per recuperare davvero il poco tempo che mi è stato sottratto. Come Presidente della Regione qui Pili agisce per impedire le elezioni democratiche, come Commissario trucca le carte. Signor Commissario, in questa delibera è scritto che non si sono potute fare le elezioni perché l'ufficio elettorale, quello presso la Presidenza, non avrebbe una struttura permanente, ma solo una struttura contingente. E siccome l'ufficio elettorale presso la Presidenza, avete deliberato e scritto ieri in questa delibera, non è permanente, ma è contingente, voi, dopo sei mesi da che avevate già deliberate che quello era l'ufficio che doveva indire le elezioni, avete dato mandato a un altro ufficio, quello dell'Assessorato dei lavori pubblici, di indire le elezioni. Ma l'ufficio elettorale presso l'Assessorato dei lavori pubblici non è né strutturato e neppure contingente. Non c'è! E quindi con la delibera di ieri avete detto che siccome non può indire le elezioni l'ufficio che è contingente, dovete costituire un nuovo ufficio contingente presso l'Assessorato dei lavori pubblici, e chiedete all'Assessorato degli enti locali di fare quello che dovrebbe fare l'Assessorato dei lavori pubblici, e cioè voi dite…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Mi consenta di concludere.
PRESIDENTE. Io le ho già dato il tempo per concludere, onorevole Cogodi. Sono dieci minuti, non può parlare per dodici o quindici minuti. Abbia pazienza, la prego.
COGODI (R.C.). Lo capisco bene, la prego anch'io.
PRESIDENTE. Sì, ma io le ho già dato il tempo. Abbia pazienza onorevole Cogodi, adesso devo dare la parola ha chi l'ha chiesto. La prego, trenta secondi per concludere, onorevole Cogodi, va bene?
COGODI (R.C.). Io prego anche lei perché se io avessi avuto i miei dieci minuti per poter svolgere senza essere visivamente disturbato, e non parlo dei secondi dell'interruzione, parlo del disturbo continuo, se questa è un'aula parlamentare e consiliare e si garantisse che le questioni grandemente serie possono essere trattate seriamente io nei miei dieci minuti avrei concluso il mio ragionamento. Ho concluso lo stesso perché per voi valgono i misuratori e non vale quello che si misura, però invito tutti a leggere attentamente cosa contiene la delibera farsa che è stata adottata ieri e che oggi abbiamo aspettato quasi una giornata intera per avere. Dice di istituire un ufficio elettorale che non esiste perché quello istituito sarebbe insufficiente. E' che non si vogliono fare le elezioni e non si vogliono fare elezioni democratiche e non si vogliono fare in tempo utile, perché quel termine del 30 giugno deve decadere perché i grandi affari e i grandi interessi…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io le devo togliere la parola, abbia pazienza. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, io non entrerò in merito alle vicende dell'acqua di questi giorni, lo farà il collega Marco Tunis. Volevo lasciare in Consiglio regionale, in occasione di questa mozione, un mio pensiero.
Come diciamo sempre l'acqua è vita, principio semplice e basilare che però non è affatto scontato se si pensa che l'accesso all'acqua potabile, un diritto fondamentale, un bisogno vitale degli esseri umani, è negato a più di un miliardo e cento milioni di persone, quasi il 20 per cento della mondiale; mentre 2 miliardi e mezzo di persone, ossia il 40 per cento della popolazione del pianeta, non dispongono di impianti igienici adeguati.
L'approvvigionamento e la gestione delle risorse idriche della Sardegna costituisce un problema dalle molteplici articolazioni. Insieme a gran parte delle Regioni del Mediterraneo la Sardegna è stata colpita, come sappiamo, negli ultimi anni da periodi prolungati di siccità. Nel passato si è cercato di rispondere al progressivo squilibrio tra una crescente domanda e una contrazione della disponibilità aumentando la captazione di acque sorgive sotterranee, che ha provocato squilibri nelle falde idriche come le intrusioni saline nelle aree costiere. La gestione soprattutto delle infrastrutture per gli usi idropotabili ed i relativi servizi è caratteristica, come sappiamo, da rilevanti problemi dovuti all'eccessivo numero di soggetti coinvolti, 33, spesso portatori di interessi settoriali con conseguente frammentazione, disordine e sperequazioni fra le varie zone dell'isola. Basta pensare che la sola gestione degli invasi è ripartita tra otto consorzi di bonifica. Inoltre nel settore irriguo si registrano altri consumi dovuti soprattutto al sistema tariffario.
Questa situazione ha determinato finora comportamenti poco attenti nell'utilizzo della risorsa da parte degli operatori agricoli. Ha inoltre disincentivato l'adozione di tecniche irrigue a basso consumo idrico e la modifica di alcuni ordinamenti colturali ad alto consumo di acqua che continuano ancora. Si impone, pertanto, di arrivare ad una gestione sostenibile della risorsa idrica attraverso una gestione integrata della stessa facendo ricorso alle tecniche di risparmio e di ottimizzazione dell'uso dell'acqua, nonché nazionalizzando e riorganizzando il sistema delle competenze.
La terza linea strategica di intervento del DPEF per il rilancio del territorio sardo è indirizzata al miglioramento del sistema idrico e del ciclo delle acque con il duplice obiettivo, da una parte risolvere il problema della siccità e del razionamento idrico nella direzione di un sistema di gestione che migliori le attuali condizioni dell'Isola in relazione alle opportunità di connessione-interazione con l'interno-esterno, diventando in tal modo nuova ricchezza per la Regione; dall'altra migliorare la qualità e l'efficienza del sistema di irrigazione agricolo in modo da sostenere lo sviluppo di una delle principali fonti di reddito regionale senza incidere sull'uso civile delle acque, per esempio l'irrigazione goccia a goccia, captazione e riuso. A tali esigenze risponde la strategia definita dal Por 2000 - 2006 e sul piano operativo la misura 1.1, ciclo integrato dell'acqua, finalizzato a garantire una sufficiente disponibilità di risorse idriche convenzionali e non convenzionali attraverso la razionalizzazione e la valorizzazione delle infrastrutture esistenti, la realizzazione delle interconnessioni tra gli invasi, la riduzione consistente delle perdite idriche, la realizzazione delle condizioni per l'avvio di un efficiente servizio idrico integrato. Sullo sfondo ci sono due filosofie che si riflettono nell'impostazione di forum e contro forum. Per gli alternativi l'acqua deve rimanere un bene pubblico inalienabile; per le grandi organizzazioni internazionali presenti al terzo forum di Kyoto l'acqua è sì un bene universale, come ha stabilito l'O.N.U., tuttavia il servizio idrico può essere privatizzato. E` stato calcolato che nel mondo il business dell'acqua equivarrebbe a quasi la metà dell'economia legata al petrolio. Un affare che fa gola alle multinazionali che si concedono [T1] il mercato mondiale dell'acqua; multinazionali che muovono lobbies potentissime in grado di condizionare le scelte dei governi nazionali. I signori dell'acqua sono, in Francia, Vivendi, Ruè, Acea, ma anche Danone, Nestlè e così via. La Nestlè per esempio vorrebbe acquistare l'acquedotto pugliese, il più grande d'Europa.
Quali sono le conseguenze della privatizzazione in un settore strategico così vitale? L'esperienza degli Stati Uniti d'America, paese liberale per eccellenza, va nel senso opposto. Negli Usa la stragrande maggioranza degli acquedotti è pubblica, perché si ritiene che un servizio così importante non possa rimanere nelle mani dei privati. E non è solo una questione di principio. L'acqua è il più fondamentale dei beni pubblici, anzi è res pubblica nel senso più pieno. Abdicare a questo principio significa mutare profondamente il senso e il fine della politica, perché attraverso la gestione dei servizi idrici si fanno scelte fondamentali per la vita di una comunità. La privatizzazione, la trasformazione dell'acqua in merce, cambia la natura stessa dello Stato e di una pubblica amministrazione.
L'esempio della CEA, il 51 per cento nelle mani del Comune di Roma, è molto chiaro. La società per azioni fa affari in tutto il mondo, gestisce fra gli altri l'acquedotto di Jerevan la capitale dell'Armenia, i profitti realizzati sono enormi. Il Comune di Roma azionista di maggioranza incassa i soldi ricavati dal pagamento delle bollette dei cittadini di Jerevan. E' evidente che la privatizzazione dell'acqua può mutare l'assetto e il senso di una pubblica amministrazione. Insomma, attraverso la mercificazione di un bene universale, si modificano anche i valori, anzi l'acqua, essendo vita, viene sottomessa alle regole del mercato. Stiamo accettando senza reagire che la vita stessa venga mercificata a vantaggio di un cartello dell'oro blu che sarà in grado di condizionare le istituzioni. Le multinazionali dell'acqua hanno interessi in altri settori vitali e strategici come l'energia, l'informazione e anche nel vastissimo settore del largo consumo. Siamo contrari a qualunque privatizzazione di questo bene fondamentale per la vita degli uomini.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Vedo un grande interesse in quest'Aula su un tema di vitale importanza. Capisco che abbiate cercato di depilarvi e non ci siate riusciti, forse il sistema laser o la solita ceretta vi ha creato un certo disturbo, tenetevi Pili, o per meglio dire "i peli", però consentite anche di poter svolgere serenamente il proprio intervento su un qualcosa che riguarda tutti, riguarda l'acqua.
A seguire a quello che ha detto adesso Mario Floris, voglio ricordare che in America, dove hanno privatizzato anche l'aria che respirano, certamente non hanno privatizzato l'acqua, e non è un caso, c'è un qualcosa che certamente ci interessa e del quale dovremmo preoccuparci. E ci dovremmo preoccupare anche per il mancato recepimento delle disposizioni contenute nell'ordine del giorno approvato il 13 novembre dell'anno scorso dal Consiglio regionale, non rappresenta affatto una novità politica, è soltanto l'ultima testimonianza della scarsa considerazione che la Giunta e il suo Presidente riservano ai pronunciamenti del Consiglio regionale, anche per quelli formalmente e democraticamente assunti dall'Aula. Quelli in materia di acqua è evidente che rivestano importanza strategica ed hanno fondamentale valenza politica. Così dovrebbe essere per tutti, maggioranza ed opposizioni, Governo e Assemblea, ma è evidente che così non è per il Presidente della Giunta che, non nuovo a tali discutibili atteggiamenti, evita infatti di rispettarne il dettato, non osserva le scadenze e non adempie a quanto stabilito.
Il termine per l'indizione dell'Assemblea dell'autorità d'ambito è infatti scaduto da 160 giorni rispetto alla data ultima fissata dal Consiglio regionale il 30 novembre 2002, mentre mancano soltanto 46 giorni alla scadenza fissata dalla legge per concludere la procedura di affidamento del servizio idrico integrato in Sardegna e cioè il 30 giugno di quest'anno.
Il Consiglio regionale ritorna invece ad occuparsi delle questioni dell'acqua per iniziativa delle opposizioni che, attraverso la mozione oggi in discussione, chiedono il rispetto degli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno approvato oltre cinque mesi fa; indirizzi totalmente disattesi e largamente inattuati. Il Presidente, nel frattempo, con la consueta correttezza istituzionale, ha già anticipato alla stampa quale sarà la sua risposta. Una risposta scontata e allo stesso tempo disarmante, afferma infatti che non spetta al Presidente commissario autorità d'ambito indire le elezioni dell'assemblea della stessa autorità d'ambito, ma che tale incombenza spetta all'Assessore dei lavori pubblici, nonché subcommissario per l'emergenza idrica, come a lasciare intendere che la responsabilità politica degli atti della Giunta non è in capo al suo Presidente. Ma la dimostrazione è in quell'atto deliberativo di ieri, dove la competenza del Presidente è stata trasferita all'Assessore dei lavori pubblici. E` quasi che il commissario per l'emergenza idrica non debba fare ciò che eventualmente il suo subcommissario evita di fare. La verità è soltanto nella giornata appunto di ieri nella quale ci si è occupati dell'apposito regolamento per l'elezione dell'autorità d'ambito. Cogodi diceva di andare a leggere quell'atto deliberativo, chi non lo avesse fatto è invitato a farlo per capirne il contenuto e soprattutto gli obiettivi. Se la questione non fosse tremendamente seria ci sarebbe di che divertirsi per davvero.
Il problema è però grave e preoccupante. Senza retorica si può affermare infatti che insieme all'acqua è in gioco il futuro della nostra Isola, ed è sempre concreto il rischio di materializzare la privatizzazione del servizio idrico in Sardegna, un'eventualità che in molti della maggioranza a parole dicono di voler scongiurare ma che nella realtà in pochi contrastano con i fatti. I silenzi e gli ingiustificati ritardi fino ad oggi accumulati scippano infatti i sindaci e i Presidenti delle province di quelle competenze che la legge gli assegna per organizzare il servizio idrico. Rappresentano in sintesi una minaccia concreta per gli interessi… di Balia e Cogodi se smettessero di parlare, voi avete già parlato, forse tu dovrai parlare… rappresentano in sintesi una minaccia concreta per gli interesse delle nostre popolazioni. Per difenderli, e per scongiurare un danno emergente per i nostri territori, proprio in questi giorni si sono mobilitati numerosi sindaci di diversi comuni della Sardegna a prescindere dalla colorazione, dalle maggioranze e dalle coalizioni che hanno contribuito ad eleggerli perché il problema non è nè di destra, né di sinistra, il problema è delle nostre comunità, dell'intera Sardegna. I sindaci infatti, da oltre un anno, hanno ricevuto la proposta definitiva dello Statuto d'ambito, da più di novanta giorni non hanno comunicazioni ufficiali, e nonostante abbiano fornito persino i dati anagrafici per la costituzione dell'autorità d'ambito non avendo certezze sulla convocazione dell'assemblea hanno deciso di promuovere un'iniziativa straordinaria, mobilitarsi per autoconvocarsi e costituire così il legittimo e democratico organismo di governo dell'acqua in Sardegna.
Il Partito sardo è affianco di quei sindaci che con coraggio hanno deciso di rompere gli indugi, uscire dai tatticismi e incalzare il Presidente commissario per il rispetto degli impegni assunti e delle scadenze prefissate. E' qualcosa in più di una semplice, seppure efficace, provocazione politica, è il proseguo di una battaglia di libertà e di civiltà, iniziata nel Consiglio regionale che le forze politiche dell'opposizione e i sindacati hanno saputo socializzare in Sardegna perché battaglia di sviluppo e di progresso. E` noto a tutti infatti che chi governa l'acqua nell'Isola controllerà anche il nostro sviluppo. Noi vogliamo che questo ruolo strategico sia riservato esclusivamente alle nostre comunità di fatto ancora oggi estromesse dal governo dell'acqua, pretendiamo cioè che si proceda nell'elezione dei 36 rappresentanti dei nostri enti locali nell'assemblea dell'autorità d'ambito, e vogliamo che, chi deve, assuma atti politici e di governo conseguenti tali da rispettare la volontà dell'Assemblea dei sardi, una volontà condivisa dalla stragrande maggioranza dei sindaci della Sardegna, una necessità non più derogabile per le popolazioni dell'Isola. Occorre infatti riportare al più presto la gestione delle risorse idriche dentro un percorso democratico e legittimo, abbandonando la logica dell'emergenza e quella del commissariamento che in Sardegna è assai poco straordinario. Riteniamo che le mobilitazioni degli amministratori della Sardegna, dei nostri sindaci, unitamente all'attenzione politica del Consiglio regionale, sarà tale da costringere anche il riottoso Presidente commissario a procedere perché sia costituita regolarmente l'autorità d'ambito. Comprendiamo la sua preoccupazione, così come siamo ormai assuefatti alle sue trovate mediatiche che precedono con regolarità gli importanti appuntamenti consiliari. Nel momento in cui cresce la mobilitazione dei sindaci ecco spuntare da Villa Devoto con straordinaria coincidenza 90 milioni di euro e poteri straordinari per i primi cittadini. Straordinari non sono, i 90 milioni di euro erano lì in attesa dell'approvazione del piano d'ambito e così è stato.
Soltanto nel momento però tutto ciò avviene che il Consiglio regionale chiede che vengano rispettate le scadenze prefissate. La Giunta partorisce la modifica al regolamento per la convocazione dei sindaci e dei Presidenti delle province, allunga i tempi e quindi si parla già di fine agosto, settembre, quando la scadenza sappiamo benissimo per legge è invece il 30 di giugno… non cancella le precise responsabilità politiche del Presidente e della sua Giunta, del Commissario e del subcommissario. Così come niente può fermare la costituzione dell'autorità d'ambito prima del 30 giugno di quest'anno, prima cioè del termine ultimo fissato per la conclusione della procedura di affidamento del servizio idrico. Un servizio vitale per la nostra economia e il nostro sviluppo che non può essere lasciato alle volontà del Presidente commissario, cioè a volontà estranee ai reali interessi dei sardi e della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, preliminarmente occorre rilevare che la mancata costituzione dell'autorità d'ambito non è effettivamente l'unico adempimento che è stato disatteso dalla Giunta regionale. Infatti non è chiaro, nell'ambito del dettato della legge 183/89, quali siano le direttive sulla ripartizione della risorsa idrica per i diversi usi alla quale essa è destinato, per esempio in ordine alle priorità se sia da preferire e in che percentuale l'uso idropotabile, quello agricolo o quello industriale per esempio, e questo alla luce del fatto che neanche l'autorità di bacino, che pure è prevista dalla legge 183/89, risulta insediata e tanto meno operante in tutte le sue funzioni. Quindi è condivisibile per quanto riguarda la valutazione che una gara di evidenza pubblica, così come è previsto dall'articolo 35 della legge del 28 dicembre 2001, 488, escluderebbe tutti i soggetti presenti sul territorio della Sardegna, per esempio l'ESAF, la SIINOS, il consorzio del Govossai. Infatti l'articolo 5 detta che l'erogazione del servizio da svolgere in regime di concorrenza, avviene secondo le discipline di settore con conferimento della titolarità di servizio a società di capitali individuate attraverso l'espletamento di gare con procedure di evidenza pubblica, quindi sottolineo con titolarità del servizio a società di capitali individuate attraverso l'espletamento di gare con procedura di evidenza pubblica, e da qui discendono una serie di conseguenze. Per altro le direttive comunitarie e la stessa legge Galli impongono alcune procedure che non solo non possono essere disattese neanche dalla figura del Commissario straordinario, ma devono essere oltretutto accelerate al massimo. Per cui l'ipotesi di affidamento diretto di tutto l'ambito regionale o di una porzione di esso, una volta naturalmente che dovessero essere definiti i subambiti nei quali si ripartisce ad un ente regionale come può essere l'ESAF, faccio un nome a caso, sarebbe auspicabile dopo aver imposto al medesimo ente tutte quelle iniziative di risanamento del proprio bilancio, cosa che tutt'oggi è ancora da fare, anche attraverso, non ultimo, l'individuazione di una tariffa per erogare il servizio. Siamo quindi nell'ipotesi pregiudiziale dell'adozione di un piano industriale, perché anche questo deve essere fatto da parte di chi come io auspico che l'ESAF non venga escluso da questo bando, preliminarmente comunque l'ESAF deve darsi un piano industriale credibile che porti ad un risanamento della stessa e quindi preveda il recupero dei costi come l'azzeramento delle perdite in bilancio, con l'ammortamento degli impianti, un serio piano di investimenti nelle reti e nella distribuzione. Questo perché altrimenti, signor Presidente, noi rischiamo, come già diceva il collega Sanna poc'anzi, di avere un assorbimento di questa risorsa strategica e importante per lo sviluppo della Sardegna a società o a enti che possono essere anche d'oltre Tirreno quando non oltre d'oltre Alpe, il che sarebbe veramente grave per lo sviluppo della Sardegna.
Noi ci auguriamo tutti che questo non accada, e sicuramente anche il Presidente della Giunta regionale, così come l'Assessore dei lavori pubblici, non possono non aver preso in considerazione ogni eventuale sviluppo di questo tipo di iniziativa.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, il collega Morittu, opportunamente, introducendo l'articolazione della mozione ha parlato di anomalie; anomalie di merito sulla materia. Io non posso sottacere rispetto alle sensazioni che avverto e che molti di noi avvertono in questo momento, che noi abbiamo più di una anomalia oggi davanti. La prima è quella di sviluppare una mozione su un argomento così importante, quasi esclusivamente nella consapevolezza di un rispetto sostanziale al parlamento della Sardegna, ma altrettanto consapevoli della mancanza e della pressoché totale incertezza della presenza di un interlocutore sia di maggioranza, quindi di responsabilità, che di governo e cioè di operatività.
Noi non possiamo scordarci in un attimo del fatto che questo Governo regionale e il suo Presidente sono stati sfiduciati formalmente dai propri alleati, in un batti e ribatti che se non hai inutilmente macchiato le pagine dei giornali non cambia la realtà dei fatti, cioè la delegittimazione palese di una responsabilità di governo.
Poi c'è un'altra anomalia presente nei ragionamenti anche di alcuni colleghi della maggioranza. Floris ha detto correttamente: "L'acqua è vita", io aggiungo "le risorse sono anche aspettative e speranze di sviluppo". Ebbene, la vita, le aspettative, le speranze di sviluppo sono oggi in Sardegna nelle mani di un potere monocratico cioè, assessore Ladu, sottratte alla democrazia, ovvero legate a un potere che appare all'opinione pubblica, non a noi e non solo a noi, manifestamente ostile al consenso democratico e alle regole democratiche. Diversamente perché l'ordine del giorno del 13/11/2002 è ancora lì senza essere attuato?
Noi abbiamo detto, io stesso nell'argomentazione della mozione del 13 novembre iniziai il mio intervento assolvendo, nella buona fede, l'operato dell'assessore Ladu.
(Interruzione dell'onorevole Corona)
Onorevole Corona, siccome per lei va tutto bene può anche assentarsi, Io stesso introducendo l'intervento nel novembre 2002, come stavo dicendo, avevo avvertito in un certo senso una buona fede dell'assessore Ladu indicando anche tecnicamente come questa buona fede poteva essere dimostrata, ancorché intercettata e compromessa dalla irresponsabilità del suo Presidente. Oggi non posso fare altrettanto leggendo gli atti di questa delibera tardiva e assolutamente chiara nel suo contenuto, dove l'assessore Ladu dichiara di aver mandato a febbraio di quest'anno tutta la procedura regolamentare per l'insediamento dell'Autorità d'ambito, dice nella delibera l'Assessore: "Con una raccomandazione d'urgenza visti i tempi ristrettissimi disponibili", continua, tutto premesso, Assessore, lei fa presente che ad un certo punto si è reso necessario modificare l'articolo 7 perché il Presidente ha rilevato che le strutture elettorali della Presidenza non potevano avere un carattere stabile, quindi avevano costituzioni puramente provvisorie e contingenti, esclusivamente finalizzate alle elezioni regionali e referendum e che pertanto, non essendo una struttura permanente, ne dovevate costituire un'altra altrettanto non permanente presso i lavori pubblici e che poi lei stesso dice deve essere supportato dalla collaborazione dell'Assessorato degli enti locali. Insomma, un maneggiamento senza spiegazioni. Se precaria era quella struttura elettorale presso la Presidenza, e se la discussione sull'articolo 7 si imperniava su questa motivazione, perché rinunciare ad una struttura provvisoria per farne un'altra provvisoria? Qual era la ragione? Forse ce lo potrà dire più sinteticamente se avesse la cultura della sincerità il Presidente Pili, ma il Presidente Pili ha rinunciato ad essere sincero e ad essere rispettoso delle regole democratiche.
Ma ha rinunciato anche ad avere, nella sua responsabilità, la consapevolezza che oggi più di ieri, oggi più di quando voi potevate additare a noi le responsabilità su questo aspetto, le municipalità, cioè le comunità locali, non possono che avere una centralità superiore e primaria nell'articolazione dei poteri e della democrazia in Sardegna. Ma non ci meravigliamo neanche di questo, siete nella parte politica che rappresentate, i portatori dei principi della devolution e poi qua, nella pratica, nella finanziaria, in tutti gli atti, nelle problematiche dell'acqua siete i più grandi oppressori degli enti locali. E` questo che dovete spiegare ai cittadini della Sardegna, non a noi, perché ormai gli echi, le lamentazioni, i commenti invadono l'intero territorio regionale e solo chi non vuol sentire non sente. Ma tutto questo tempo a che cosa doveva servire? Certamente alla concezione di strumenti straordinari, tipo quelli che derivano dal fatto che, oggi lo acclarate voi nei documenti e nelle ordinanze del commissario, state cercando di utilizzare, non utilizzando, dopo quattro, tre anni, fondi che il CIPE aveva deliberato con la delibera numero 4 del '99, con la delibera numero 84 del 2000 e con la delibera 138 del 2000, cioè dichiarate l'inadeguatezza, i ritardi, l'inefficienza del vostro governare; per poi inventarvi cose incredibili, come quella che abbiamo letto sull'ordinanza pubblicata sul BURAS e che è una variante, oppure, per meglio dire, la variante madre della concezione dell'accelerazione delle opere pubbliche. Vale a dire quello di riferirsi al decreto del Ministero dei lavori pubblici 145/2000 articolo 23, per la stima degli oneri di accelerazione e invece inventate una formuletta che contraddice e viola formalmente quelle leggi. Un'invenzione fatta ad hoc che, sulla base di questa ordinanza 337 del dicembre 2002, comporta che a fronte di 75 milioni di euro che sono necessari per fare le opere idriche, che voi annotate qua, ve ne vincolate altri 10 milioni di euro, cioè altri 20 miliardi per garantire un'accelerazione che non ha senso dal momento che tutte le opere di connessione, di raccordo sono soggette a rigorose, lunghe e tempisticamente definite operazioni di collaudo e che rendono vano ogni processo se non quello di manipolare la base d'asta, senza dire per altro a noi - come dovremmo sapere noi e i sindaci della Sardegna - con che metodo aggiudicherete questi appalti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE(Segue SANNA GIAN VALERIO.) Con i poteri con i quali il presidente Pili ha assegnato le progettazioni del giugno del 2002 a due grandi gruppi di progettazioni, facilmente riconoscibili per essere riconducibili a persone qui presenti? Con queste procedure, con queste violazioni di legge? Spiegatelo ai sindaci, spiegate se loro nella loro responsabilità vorranno violare le norme sui lavori pubblici solo perché un Presidente così fatto ha concepito, nel segreto delle sue stanze e nella solitudine di questo potere monocratico che sembra pervaderlo fino alla fine di questa esperienza politica, norme che non hanno nessun riferimento con la legittimità e con la possibilità…
PRESIDENTE. Concluda onorevole Sanna.
SANNA GIAN VALERIO (La Margherita-D.L.). Credo che gli amministratori della Sardegna siano molto più seri e molto più vigili rispetto agli oneri che gli competono, alla responsabilità che hanno primariamente di rispettare le leggi dello Stato e non le leggi di un potere monocratico che sta sottraendo - come diceva opportunamente il collega Floris - la vita ai sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'approvazione del Piano d'ambito, avvenuta con ordinanza del commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna, numero 321 del 30 settembre 2002, avrebbe dovuto imporre all'Amministrazione regionale la creazione, così come previsto all'articolo 3 della legge regionale numero 15 del 7 maggio '99, di una società di capitale capace di gestire il servizio idrico integrato con efficacia, efficienza e economicità.
A tale riguardo la Regione, proprietaria del capitale, avrebbe dovuto provvedere ad intervenire sulle ingenti perdite che si verificano nelle reti idriche e che sono la causa principale del dissesto finanziario dell'ESAF e che, non avendo adottato alcuna decisione concreta al riguardo, non solo ne ha implementato il deficit finanziario, ma ne ha deprezzato il valore dirottando i fondi dell'emergenza idrica su altre finalità, perseguite sempre in splendido isolamento senza il concorso consultivo di alcun organismo, neppure di tipo istituzionale.
Da precisare che in data di ieri la Giunta ha preso delle decisioni molto importanti, riguardanti l'istituenda Autorità d'ambito, secondo quanto stabilisce la legge nazionale Galli e così pure il Presidente Pili ha preannunciato importanti decisioni in merito al rifacimento delle reti idriche colabrodo.
Importanti decisioni, ma sempre adottate in extremis con la preoccupazione della spinta della gente, degli organismi, dei comitati spontanei, della Commissione lavori pubblici, che sull'argomento ha espresso il suo orientamento ed anche quello dei singoli consiglieri. Francamente ritengo che si poteva fare di più e prima d'ora.
Il sistema della gestione dell'idropotabile vede oggi in Sardegna la presenza del comparto pubblico, costituito per l'85 per cento dall'ESAF e per la restante parte, il 15 per cento, da un gruppo di comuni autogestiti dal Consorzio Govossai che gestisce altrettanti comuni nell'ambito del territorio della provincia di Nuoro.
Questo sistema si sarebbe potuto riordinare entro il 2002, attraverso un'aggregazione avente nell'ente di proprietà della Regione il suo collante e motore trainante. Tutto ciò non è stato adottato per diversi intendimenti del commissario governativo Pili che, inizialmente orientato per la gara internazionale, è stato poi corretto dal Consiglio regionale tramite prima una risoluzione della Commissione lavori pubblici e poi con una mozione sull'acqua, che si è conclusa con un ordine del giorno che stabiliva direttive precise in cui procedere al riguardo in maniera difforme dalla volontà del Presidente della Giunta, ancorché Commissario per l'emergenza idrica ed altrettanto Autorità d'ambito, l'onorevole Pili.
Il Commissario, con altre ordinanze, si è arroccato su posizioni ampiamente delegittimate dalla Commissione Europea e da diversi organi istituzionali dello Stato, individuando invece l'impercorribilità dell'articolo 35 come strumento per l'affidamento diretto del sistema idrico integrato.
Si è quindi arrivati oramai fuori tempo massimo ed essere costretti a portare in Aula e affrontare un problema che si sarebbe dovuto e potuto risolvere molto tempo prima in altre sedi e invece si è voluto, attraverso un susseguirsi di ordinanze criticabili, rendere ancora più precario tutto il sistema creando preoccupazione nei lavoratori, malcontento nei sindaci e soprattutto dando la chiara percezione di voler svendere fuori dai confini dell'Isola un servizio così essenziale per lo sviluppo e il mantenimento dello Stato sociale.
L'approvazione di un Piano d'ambito ancora una volta non confacente al territorio della Sardegna, basti pensare alla tariffa che viene portata dall'attuale costo medio delle vecchie 700 lire a metro cubo ad oltre 2000 lire di vecchie lire, dimostra che gli studi che il Commissario sta continuando ad affidare al di fuori dell'Isola non hanno l'obiettivo di tutelare i sardi nella loro già precaria situazione socio economica, bensì di spremerli ulteriormente. Si deve quindi prendere atto, ancora una volta, di una mancanza di volontà per una soluzione concertata dei problemi con l'aggravante che in questo caso si specula sulle tasche dei cittadini sardi per far dirottare gli introiti lontano dalla Sardegna.
La distribuzione dell'idropotabile è un fatto sociale che non ha bisogno di consulenze discutibili, che altro non fanno che fotocopiare ancora una volta situazioni che con la Sardegna non hanno alcuna somiglianza. Si rende necessario pertanto che questo Consiglio regionale si sostituisca con provvedimenti urgenti, finalizzati ad un cambio di rotta, per salvaguardare un servizio essenziale e soprattutto quegli enti che hanno valorizzato, pur nelle gravi situazioni di carenza idrica in cui in questi anni la Sardegna è andata incontro. E` necessario quindi che entro il mese di maggio, cioè molto presto, si provveda alla modifica della legge regionale numero 15 del '99, affinché si possa procedere non alla svendita, ma alla valorizzazione dell'attuale ente gestore di proprietà della Regione, prorogandone di almeno un anno la data di scadenza affinché nel frattempo si possa procedere all'aggregazione del restante territorio non gestito dall'ESAF e sostenere tutte le iniziative che l'ente gestore ha più volte sollecitato, finalizzate al risanamento del bilancio. All'uopo occorre precisare altresì che la Commissione lavori pubblici del Consiglio regionale, mio tramite, ha deliberato all'unanimità e ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio regionale ed ai Presidenti di Gruppo perché il collegato alla finanziaria 2003, il disegno di legge 385/A approvato in Commissione, che contiene un articolo preciso di modifica alla legge regionale 29 del '97 per l'affidamento diretto del sistema idrico integrato, venga portato in discussione rapidamente in Aula. Nel frattempo si potrà provvedere anche alla formazione della vera autorità d'ambito, sempre rivendicata e finalmente deliberata - abbiamo visto sui giornali di oggi - dalla Giunta regionale, è stata approvata finalmente in data di ieri, dando ai sindaci il ruolo che gli è dovuto per legge, ponendo fine a questo balzello di commissari e ordinanze che hanno ritardato le procedure che si sarebbero dovute seguire. Un ultimo punto e ho finito, anche per questo è necessario un congruo periodo transitorio di mantenimento di un ente strumentale della Regione, in linea anche con gli ultimi orientamenti politici che vedono a livello internazionale a confronto due filosofie sul servizio idrico integrato: la prima, la filosofia sociale, che prevede un servizio senza scopo di lucro ai minimi regimi tariffari possibili e l'altra filosofia, che è quella del saccheggio...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Tunis.
TUNIS (Rif. Sardi - U.D.R.). … che vede infine, la fortuna di pochi è l'esborso di molti. Noi siamo per la prima filosofia, ed è per questo che ci batteremo in maniera energica e determinata per evitare lo scippo anche di questa risorsa ai sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Signor Presidente, mi consenta un accenno che però è propedeutico all'intervento e che è un richiamo ad un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera, però già letto su un giornale sardo, del cagliaritano, Il Corsivo, relativamente alle decisioni prese dal Governo centrale per l'assegnazione dei beni demaniali ad una regione. Altre regioni hanno potere contrattuale, è un potere contrattuale che fanno valere nei confronti del Governo; noi, sebbene alcuni di quei diritti siano garantiti e fortemente garantiti, non riusciamo invece a intessere un rapporto che sia un rapporto paritario. Probabilmente perché da un lato, Presidente Pili, a mio avviso siamo all'emergenza democratica e dall'altro lato perché sinceramente io sono profondamente mortificato, profondamente a disagio, fortemente preoccupato per la spregiudicatezza attraverso la quale vengono assunti due atti che sono atti fondamentali e importanti. Il primo di questi è l'ordinanza del 12 maggio 2003 attraverso la quale lei, Presidente Pili, interessato a chiacchierare mentre nell'Aula di questo Consiglio regionale si svolge il dibattito, dibattito che evidentemente non la riguarda perché lei è inamovibile nelle sue decisioni... Presidente del Consiglio io la prego di invitare il Presidente della Giunta regionale a seguire.
PRESIDENTE. Comprendo la sua richiesta, ma lei comprenda anche la nostra funzione.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Io comprendo, Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE. Noi rivolgiamo costantemente l'invito alla Giunta e al Presidente di essere attenti.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Comprendo perfettamente anche il suo disagio, non può fare più di quanto le è consentito fare quando mancano le volontà e le disponibilità all'ascolto. Eppure l'ascolto, Presidente Pili, dovrebbe essere una caratteristica positiva dei politici. Dicevo che sono fortemente scandalizzato e preoccupato per la spregiudicatezza che nell'operare il Presidente della Giunta regionale ha assunto, sostenuto da una Giunta o incerta o inconsapevole, nell'uno e nell'altro caso questo fatto è fonte evidentemente di forte preoccupazione. Il primo elemento di spregiudicatezza è contenuto nell'ordinanza del Presidente della Giunta regionale che attribuisce, nell'articolo 7, formalmente ai sindaci la nomina di sub commissari, con la piena e totale consapevolezza del Presidente della Giunta regionale che ciò serve per consentire ad esso, Presidente, di continuare a fare esattamente ciò che vuole e che quell'attribuzione di sub commissari non viene attribuita dal Presidente della Giunta regionale, ma in quanto vi è una responsabilità che di fatto la legge attribuisce di per se stessa ai sindaci. L'ulteriore elemento di preoccupazione è la delibera del 13 maggio 2003. Chiedo scusa, signor Presidente del Consiglio regionale, ma è una delibera che rappresenta un totale imbroglio. Questa delibera è un imbroglio palese, è una evidente mistificazione, attraverso questa delibera si vuol fingere di intraprendere intanto un percorso e una procedura e di inserire elementi di accelerazione, ma nella stessa delibera sono contenuti solo elementi di decelerazione e che tendono a contenere ogni ipotesi di avanzamento e in ogni caso a far slittare nel tempo tutte le procedure. Io dicevo che è un imbroglio palese, che ciò rappresenta una mistificazione. Badate, è un imbroglio nei confronti di questo Consiglio regionale, è un imbroglio nei confronti dei sindaci, è un imbroglio nei confronti della popolazione! La mia domanda è se gli altri Assessori della Giunta regionale, oltre l'Assessore Ladu, sono consapevoli di ciò che hanno approvato e in quel caso sono anch'essi conniventi e responsabili, se sono inconsapevoli rappresentano in ogni caso o rappresenta in ogni caso questa loro inconsapevolezza, motivo di preoccupazione per noi e per il popolo sardo. Ma come si fa a dire che l'onorevole Assessore ai lavori pubblici - siamo in apertura del provvedimento, della delibera - riferisce che ai sensi eccetera, eccetera, è urgente procedere all'elezione dei componenti dell'Assemblea, dell'autorità d'ambito, in rappresentanza dei comuni interessati? Come si fa a dire che a tal fine il Regolamento dei componenti l'Assemblea è stato approvato il 10 dicembre del 2002, conferendo mandato all'Assessore perché provvedesse alla predisposizione degli atti necessari; come si fa poi a dire che si procedeva ad allestire in tempi brevissimi uno schema di decreto presidenziale contenente il bando di indizione delle elezioni, sempre dei componenti dell'autorità d'ambito, e a dire che questo decreto viene trasmesso al Presidente della Giunta regionale qualche mese dopo, cioè nella data del 25 febbraio 2003.
Bene, il Presidente della Giunta regionale con la celerità, col decisionismo che lo caratterizza e con la fermezza che spesso manifesta, ma relativamente ad altri eventi, soltanto in data 28 aprile, e quindi vedete un po' quale fretta c'era, quale urgenza, con quale rapidità si rispondeva all'urgenza manifestata, se si lasciano trascorrere inutilmente due mesi, soltanto il 28 aprile 2003 il Presidente della Giunta Regionale - bontà sua - segnala l'esigenza di sostituire gli uffici elettorali della Presidenza con quelli dell'Assessorato dei lavori pubblici. Perché? Qual è la motivazione che induce il Presidente, a distanza di due mesi, a sostenere questa tesi? La motivazione sta nel fatto che gli uffici elettorali della Presidenza non rappresentano una struttura permanentemente organizzata, ma sono uffici che funzionano in maniera contingente. Vi prego di tenere a mente il termine contingente, perché l'onorevole Assessore dei Lavori Pubblici, nell'avviare la procedura, decide di costituire un ufficio elettorale, con quali funzioni? Ma guarda un po', lo si legge qua: "Ufficio con funzioni contingenti e limitate nel tempo", cioè stesso linguaggio, stessa situazione prevista e che si ritrova negli uffici elettorali della Presidenza.
PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Grazie Presidente, qualche secondo. Siccome l'onorevole Assessore dei Lavori Pubblici non può provvedervi direttamente, chiede un ulteriore supporto e delega a sua volta gli Enti Locali perché provvedano in quella direzione. Insomma è una delega continua e permanente che tende a snaturare il provvedimento ed a farlo slittare nel tempo. Non solo, ma quando si arriva alla proposta, all'articolo, al punto 1, e dopo che si parla all'articolo 7 della convocazione del corpo elettorale, si parla di esigenza di individuazione del corpo elettorale. Onorevole Presidente e onorevole Assessore, ma che cosa volete individuare quando tutti siamo perfettamente consapevoli che corpo elettorale attivo sono i sindaci più i presidenti della Provincia, che cos'altro dovremmo individuare se non utilizzare questa metodica quale strumento per una ulteriore perdita di tempo. Ecco perché si resta scandalizzati soprattutto quando poi questo tempo viene...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Balia.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Sto concludendo Presidente ...viene individuato nell'ambito dei tre mesi. Le elezioni dovrebbero, ad occhio e croce, essere indette intorno al 15 di agosto; questo, onorevole Presidente, la dice lunga, questo onorevole Assessore dei Lavori Pubblici è l'accelerazione di cui voi parlate da altre parti del provvedimento che volete introdurre rispetto a questi argomenti, questa è la chiara consapevolezza per parte nostra che state mirando soltanto a spostare i problemi nel tempo. Io credo che chi non è connivente debba preoccuparsene e chi non è connivente debba ribellarsi rispetto a questa logica, che è una logica utile - badate - non a tutti voi signori della Giunta, è una logica utile solo a qualcuno.
PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Balia conclude la discussione.
Ha facoltà di parlare il presidente Pili per replica.
PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Regione. Grazie onorevole Presidente, grazie onorevoli colleghi per le puntali segnalazioni che non sono mancate nei vostri interventi e per i giusti richiami che in alcuni degli interventi sono venuti all'attività sia del Commissario Governativo, sia del Presidente della Giunta che dell'Esecutivo. Io vorrò, nella mia replica, tentare di ripristinare la realtà storica, evitando che tanti "Ministri dell'informazione irachena" compaiano in quest'Aula affermando l'esatto contrario della realtà.
E` un dato che io voglio...
SPISSU (D.S.). Una nota distensiva!
PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Regione. Collega Spissu e collega Sanna la distensione vale quando è da ambo le parti, io spero anche per me di poter onorare anche seguendo gli insegnamenti autorevoli come i vostri. Credo di dover assolutamente partire da dati di fatto, partendo da un elemento che è richiamato nella legge 36 del 5 gennaio del 1994. Io non mi stancherò in quest'Aula di ripercorrere nel singolo dettaglio le norme che regolano la gestione del servizio idrico integrato in Sardegna e in Italia.
L'articolo 9 della legge 36 del 1994 con estrema puntualità, dice: "I comuni e le province di ciascun ambito territoriale, entro il termine perentorio di 6 mesi dalla delimitazione dell'ambito, devono provvedere ad organizzare il servizio idrico integrato", la legge - ribadisco - 5 gennaio 1994. "Per le finalità di cui al presente articolo (dice sempre la legge) le regioni determinano, entro il termine di 6 mesi, le forme e i modi della collaborazione, della cooperazione fra gli enti ricadenti nel medesimo ambito ottimale per la gestione del servizio idrico integrato". Cioè questa legge diceva che entro giugno del 1994 tutto doveva essere completato e definito per la realizzazione del servizio idrico integrato. E' la legge che parla di termine perentorio di 6 mesi. Mi domando e domando a quest'Aula, e domando a tanti sindaci che hanno dovuto aspettare quei 6 mesi, chi governava e perché in quei 6 mesi non si è adempiuto alla realizzazione dell'autorità d'ambito, del piano d'ambito e di tutto quanto previsto nelle norme vigenti.
E andiamo avanti perché non è vero che niente si è mosso, dopo tre anni, e siamo al 17 ottobre del 1997, questo Consiglio regionale mette mano al servizio idrico integrato con tre anni e mezzo di ritardo e dice, e mi riferisco citando questi articoli, puntualmente a tutti i richiami di merito e di forma che sono stati elencati, puntualmente nelle mozioni dei mesi scorsi e in quella odierna, dove si dice: "Bisogna fare più ambiti o più sub-ambiti territoriali".
La maggioranza che governava allora all'articolo 3 dice: "Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali: il territorio regionale sardo è delimitato in un unico ambito territoriale ottimale". Ma chi c'era allora a fare quella scelta senza aver fatto nessun tipo di concertazione, di consultazione né con i sardi, né con i comuni? Io che ero sindaco non ne sapevo assolutamente niente. Mai un bando, mai una consultazione che avesse detto: "Vogliamo fare un ambito o più ambiti, subambiti, o come regolare?" Nessuno! Una legge del Consiglio regionale ha scelto l'ambito unico e io ho detto più volte che condivido quella scelta dell'ambito unico. Poi c'erano le clausole per modificarle.
Oggi dite: "Il Presidente della Regione utilizza arrogantemente, in maniera presuntuosa, svilendo il Consiglio regionale, i poteri commissariali" e nella stessa mozione mi chiedete di modificare gli ambiti in subambiti! Sapete che cosa c'è scritto in una legge della Regione Autonoma della Sardegna? Che queste modifiche le può fare solo ed esclusivamente il Consiglio regionale, mi state cioè chiedendo, in base all'articolo 4, "Le modifiche territoriali sono approvate dal Consiglio regionale con legge", di utilizzare quei poteri commissariali, che voi tanto indicate al pubblico dominio, al pubblico ludibrio, credo che sia assolutamente improponibile che voi mi chiediate, con quei poteri commissariali, di venir meno a una legge che sancisce l'autonomia del Consiglio regionale in materia di modifica degli ambiti territoriali ottimali.
E poi, costituzione dell'autorità d'ambito, vi vorrei ricordare che siamo a ottobre del 1997, e dice la legge, articolo 5: "Costituzione dell'autorità d'ambito: i Comuni e le Province ricompresi nel territorio dell'ambito territoriale ottimale organizzano, entro il termine di sei mesi…". Colleghi consiglieri, entro sei mesi! Ma come è possibile che oggi quasi nove anni dopo quelle scadenze, dopo tre più tre, sei anni, si chieda a uno che è in carica sedici mesi - sedici mesi! - di aver recuperato tutto quello che in dieci anni questo Consiglio regionale, le classi politiche che hanno preceduto non hanno saputo fare? E' evidente che vi è una forzatura politica, un tentativo di scaricare su questa Giunta regionale, su questa maggioranza, su questo Presidente, responsabilità che sono chiare, che sono evidenti, di chi non solo non ha voluto porre regime e governo al sistema idrico, ma che ha perseguito dai rapporti con Enel-Idro, di privatizzazione, di vendita, di svendita ai privati del sistema idrico regionale, non certo questa parte politica, non certo questo Presidente che non ha mai avuto né l'idea, né il pensiero, né nessun rapporto per privatizzare il servizio idrico. Certo è che molti della storia politica di questa Regione, che siedono in quest'Aula, rapporti ne hanno avuto, e a chi mi riferisco sanno bene che è meglio tacere, è meglio tacere perché non ci sono i fatti, non ci sono gli atti.
BALIA (S.D.I.-S.U.). Faccia i nomi, lei parla sempre al passato.
COGODI (R.C.). Deve fare i nomi.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Faremo al momento opportuno, onorevole Cogodi, anche i nomi.
PRESIDENTE. Onorevole Balia, onorevole Cogodi, per cortesia.
COGODI (R.C.). Deve parlare chiaro.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Faccio, onorevole Cogodi, quello che ha fatto lei accusando me, senza avere un solo elemento lei mi ha accusato, lei ha gratuitamente accusato questo Presidente.
COGODI (R.C.). No, io ho letto la delibera.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi. Onorevole Cogodi. per cortesia.
COGODI (R.C.). Non deve dire "farò", deve fare i nomi, deve parlare chiaro.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Detto questo, all'articolo 6 sono elencate le procedure di costituzione dell'Autorità d'ambito: nessuna di queste è stata perseguita. Ma c'è di più, che rileggendo la storia del Servizio idrico integrato in Sardegna apre uno scenario di riflessione e di valutazione che non può sfuggire. In questa mozione sottoposta oggi all'attenzione del Consiglio regionale, i proponenti sostengono che occorra rivedere e modificare il principio della tariffazione del servizio idrico e parlano addirittura di fasce deboli.
Se io dovessi fare un'azione del genere la farei con i poteri commissariali contro una legge del Consiglio regionale, che all'articolo 15 dice: "La tariffa d'ambito in Sardegna è unica"! Articolo 15, comma 1. E dice, a proposito di quanto è la tariffa, il costo unitario da proporre in Sardegna, posto che è unico, che la legge del Consiglio regionale nel 1997 ha sancito che è unico, dice all'articolo 2: "La tariffa costituisce il corrispettivo del Servizio idrico integrato che deve essere posto a carico dell'utenza ed essa è determinata in modo da consentire, sulla base degli atti di indirizzo, la copertura di tutti i costi di esercizio e di investimento", e aggiunge la legge "ivi compresi gli oneri finanziari conseguenti alla contrazione di mutui da parte della Regione per la realizzazione di interventi nel settore idrico, anche cofinanziati dall'Unione Europea". Ma come si può aver scritto nel 1997, quella maggioranza di Governo, che i sardi devono pagare tutto quello che è necessario per coprire i costi e oggi chiedere a un'altra maggioranza di fare l'esatto contrario? Con quale credibilità politica, perché quando si parla di un tema come quello dell'acqua, la credibilità, l'affidabilità delle argomentazioni vale ieri come vale oggi, e questa è una legge votata da una maggioranza in questo Consiglio regionale.
Sempre la legge 29/97 parla dell'ESAF, e io vorrei soffermarmi un attimo su questo aspetto, perché tutti hanno parlato di privatizzazione dell'ESAF, tutti fuorché uno: il sottoscritto, che non ha alcuna idea su come poter pensare di distruggere un meccanismo di accorpamento dei comuni che la storia - quella sì - positiva di quell'ente ha accorpato e ha reso integrato e razionale. Non c'è un solo atto, una sola idea che possa pensare di privatizzare l'ESAF. Lo ha pensato il centrosinistra, che ha scritto con estrema chiarezza...
COGODI (R.C.). Abbiamo detto il contrario!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia, lei ha già svolto il suo intervento, per cortesia.
COGODI (R.C.). Non può dire bugie!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia.
COGODI (R.C.). Abbiamo detto il contrario, abbiamo detto: non privatizzare niente. Non può dire bugie! Ma ci sarà un principio di decenza!
PRESIDENTE. Ma per cortesia, onorevole, il principio di decenza lo metta in pratica lei smettendola di intervenire e di interrompere l'intervento del Presidente.
COGODI (R.C.). Non può dire "tutti eccetto lui".
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per cortesia, la sto richiamando. Prego, onorevole Presidente.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Presidente, le chiedo ovviamente di poter recuperare il tempo perso nell'interruzione. Dicevo che mai in nessun atto commissariale e di questa maggioranza, di questa Giunta, si è parlato di privatizzazione dell'ESAF, escluso quello che è previsto dal comma 6 dell'articolo 3 della legge 7 maggio 1999, numero 15, in cui si dice: "Al conseguimento degli obiettivi contenuti nel piano, e comunque entro un periodo massimo di quattro anni decorrenti dalla data di approvazione del piano…" - siamo nel 1994 - "l'ESAF è soppresso e trasformato in società mista pubblico-privata a prevalente capitale pubblico, capace di gestire il servizio idrico integrato con efficienza, efficacia ed economicità". Parola di privatizzazione, società mista pubblico-privata.
Come il legislatore sardo ha pensato di reperire quella quota minoritaria per privatizzare l'ESAF? Con quale principio? Gli amici degli amici, le cordate delle cordate? O forse hanno pensato a una gara internazionale, per la quale io sono contrario? Io ho detto più volte di essere contrario a qualsiasi principio privatizzazione perché i dati ci dicono che il sistema idrico sardo oggi, e credo per molti anni, non potrà essere ceduto, perché è debole, perché è economicamente non valido rispetto al capitale di investimenti realizzato.
Allora credo che gli atti debbano essere presi per quello che rappresentano, cioè la concretezza delle posizioni. Se da una parte o dall'altra si è cercato di alterare con informazioni o devianze informative l'aspetto sostenuto da questa maggioranza e da questo Presidente, va tutto riportato agli atti concreti. Le ordinanze dicono tutto quello che è stato fatto, è per questo motivo che io voglio citare l'ordinanza 321 del 30 settembre 2002, dove si dice con estrema chiarezza che: "Nelle more dell'espletamento delle procedure di affidamento si potrà procedere a un affidamento diretto del servizio idrico integrato, ai sensi dell'articolo 35 della legge 488 del 2001, se ritenuto" - ed è scritto nell'ordinanza - "compatibile con l'ordinamento comunitario fino all'affidamento definitivo". Cioè c'era in Italia e c'è in Italia e in Europa una incertezza totale sulle modalità di affidamento sia ai soggetti attualmente gestori, che a quelle quote di partecipazione privata che l'Europa dice devono essere obbligatorie. E dice la Commissione Europea, rispondendo al Governo italiano: "La Commissione sottolinea che nella maggior parte delle ipotesi gli affidamenti di appalti o di concessioni di servizi, rilasciati con procedura diversa dall'evidenza pubblica" - quindi anche l'affidamento diretto - "che beneficerebbero del periodo transitorio di cui trattasi, costituiscono già oggi degli affidamenti illegittimi dal punto di vista del diritto comunitario". Lo dice la Commissione Europea nella risposta al Governo italiano. Cioè, per essere più chiari, non vi è percorso diverso se non quello della evidenza pubblica. Ma c'è un punto 25 che segue, che apre un piccolo spiraglio per quell'unica strada, l'unica strada, l'alternativa è la gara, cioè chi non persegue un regime transitorio di affidamento diretto vuol dire che vuole la gara, e quindi bisogna dirlo con estrema chiarezza, che il punto 25 della risposta dell'Unione Europea al Governo italiano dice: "In questa prospettiva è quindi necessario che eventualmente tale periodo transitorio sia contenuto entro i più brevi termini che consentano di tener conto al contempo delle aspettative legittime dei gestori uscenti e delle esigenze di assicurare l'adeguamento al diritto comunitario nel breve periodo". Questa è la norma comunitaria, l'indicazione data dalla Commissione Europea in una partita fondamentale e si spiega così l'ordinanza 336 del 31 dicembre 2002 dove si dice (perché forse non si è letta con l'attenzione che è dovuta, quando si parla di fatti di questa delicatezza, di questa puntualità giuridica, è necessario leggere tutto con grande attenzione), all'articolo 1: "La gestione del servizio idrico integrato verrà affidata direttamente in via transitoria" - che è l'unico passaggio, l'unico viatico che vi era a disposizione - "entro il 30 giugno del 2003" - data riportata nell'unica legge alla quale un Commissario governativo può rispondere, una legge dello Stato Italiano - "ad un unico gestore costituito in forma societaria quale aggregazione di tutti i soggetti gestori esistenti ed operanti nell'ambito territoriale ottimale della Regione Sardegna". Dove c'è scritto che viene escluso l'ESAF, la SINOS o qualsiasi altro ente? C'è scritto l'esatto contrario, c'è scritto che tutti gli enti attuati che operano oggi in Sardegna faranno parte della holding del servizio idrico integrato in Sardegna. C'è scritto nell'ordinanza, è un atto non è una parola al vento, è un'ordinanza e credo che su questo ci sia tutta un'altra serie di atti che hanno dichiarato con estrema chiarezza qual è il concetto che noi abbiamo del servizio idrico integrato. Abbiamo approvato il 30 settembre del 2002 un piano d'ambito che prevedeva, nelle sue linee strategiche, un obiettivo numero 1, che era quello dell'efficientamento delle reti di distribuzione ed erano previste sei annualità per affrontare e risolvere il problema, sei annualità. Primo anno, 25 milioni di euro; secondo anno, 25 milioni di euro; terzo anno, 30 milioni di euro, quarto anno, 33 milioni di euro. Quello che è previsto in questo quadriennio è stato messo a correre nei primi sei mesi dell'attività commissariale subito dopo l'approvazione del Piano d'ambito. Da una parte l'Assessorato dei lavori pubblici, l'assessore Ladu, che ha fatto partire con tempismo i fondi dell'Asse 1, della misura 1.1 sulle reti, stanziando oltre 50 milioni di euro e poi lo stanziamento aggiuntivo di 90 milioni di euro che non ha regalato né il passato, né il presente, che sono stati recuperati grazie a un'ordinanza, quella del 24 febbraio del 2002, che ha consentito di superare tutti i limiti posti dalla normativa nazionale e comunitaria sulla pianificazione delle risorse e dei residui non pianificati e non programmati dal 2000 al 2002.
Detto questo, la pianificazione è stata per la prima volta affiancata dalla concreta realizzazione degli interventi. Sull'ordinanza delle reti idriche non c'è il tempo per rispondere. Io spero, credo, sono convinto che il buon senso che alberga in tutti i sindaci della Sardegna dimostrerà che quell'ordinanza aveva un suo obiettivo puntale, che è quello di soddisfare il principale interesse di questa Regione di mettere a regime e corretta gestione un sistema che per troppi anni - come si può riscontrare dalle date - senza poter avere le giuste risposte.
Per quanto riguarda l'Autorità d'ambito, la Giunta regionale, a differenza di quanto è successo nel passato, non farà trascorrere una legislatura senza che niente venga fatto. Noi abbiamo preso l'impegno con i sindaci innanzitutto, ma col Consiglio regionale che l'Autorità d'ambito sarà costituita, gli atti possono piacere o non possono piacere, forse si toglie un ulteriore elemento artefatto di polemica per realizzare l'Autorità d'ambito. E' un processo importante che consentirà di fare qualsiasi scelta; il 30 giugno una scelta sarà fatta, ma sarà una scelta che l'Autorità d'ambito in qualsiasi momento potrà mettere in discussione e la responsabilità di chi governa, di chi rispetto al passato non ha avuto la capacità di assumersi nessuna responsabilità e di dare nessun segnale concreto alla Sardegna, noi questa responsabilità ce la siamo assunta con l'assessore Ladu, con la Giunta, con la maggioranza, che vorrà sostenere questo progetto, noi realizzeremo ciò che nel passato non è stato realizzato.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Presidente, io esordisco col dire che ho apprezzato molto l'intervento fatto stasera in aula dall'onorevole Floris. E' un intervento che ricorda molto alcuni passaggi che noi avevamo proposto all'attenzione e alla riflessione del Consiglio nella nostra mozione del luglio del 2002. Dicevamo al primo punto che l'acqua è una risorsa naturale unica e limitata, che appartiene a tutti e che il suo uso deve essere garantito come un diritto universale ed inviolabile, secondo criteri di equità, di efficienza e di economicità.
Ricordavamo in quell'occasione il dramma che miliardi di persone vivono per carenza di acqua, voglio ricordare anche che quest'anno è stato proclamato dalle autorità internazionali come l'anno dell'acqua. E` evidente che il problema che tocca questo bene è un problema che riguarda non una merce, ma riguarda un elemento vitale per l'uomo e per la natura intera, per le piante, per gli animali, per tutto ciò di cui l'uomo ha bisogno.
Ho apprezzato la volontà espressa dall'onorevole Floris quando afferma che la gestione di questa risorsa deve rimanere saldamente nelle mani pubbliche. Non ho apprezzato - devo dire - l'intervento di replica dell'onorevole Pili, ma non è per me questa una novità. Peraltro l'onorevole Pili nella sua replica recita esattamente il copione del suo intervento del novembre del 2002, io ho qua il testo stenografato di quell'intervento e in quell'intervento l'onorevole Pili fa la stessa cronistoria fermandosi immancabilmente al 1999, per lui la storia della gestione dell'acqua si ferma al 1999; dal 1999 al 2003, come dire, è tutto rose e fiori, non ci sono ritardi, non ci sono inadempienze, non ci sono problemi; è davvero un intervento - mi consenta Presidente, senza offesa - di una supponenza anche un po' - come dire - insopportabile.
L'elenco delle inadempienze del passato che in maniera assolutamente demagogica ci ha riproposto stasera a partire dalla Galli del 1994, ma guardate la Galli del 1994 a livello nazionale si sta applicando oggi, perché è una legge che ha avuto difficoltà applicative e la Regione sarda con il varo della legge 29 del 1997 non era l'ultima in Italia nel recepire la legge Galli, certo non era la prima, ma sicuramente non era l'ultima. Comunque, anche se quella legge aveva bisogno di essere sperimentata per essere corretta, come tutte le leggi peraltro, questa Giunta, questa maggioranza ha sprecato quattro anni. In questi quattro anni non si è peritata di verificare se la 29 era o no applicabile in Sardegna e se vi erano modifiche da fare. Ci dice, ci accusa l'onorevole Pili, che noi nel nostro ordine del giorno contraddiciamo alcuni indirizzi o alcune decisioni del passato quando rivendichiamo o chiediamo, in coerenza peraltro con le richieste della maggioranza dei comuni della Sardegna, che si vada ad una sperimentazione per subambiti gestionali. Chi ha detto che non si possono fare i subambiti gestionali? Non è assolutamente vietato né dalla 29, né dalla 36 e noi abbiamo chiesto un'altra cosa, onorevole Pili, noi abbiamo chiesto la modifica del Piano d'ambito prevedendo i subambiti gestionali, non ambiti ottimali; poi se agli ambiti ottimali numerosi in Sardegna si deve andare, ci andiamo anche dopo una giusta sperimentazione della legge, non con un corto circuito democratico per cui le leggi non esistono in base ad ordinanze di ministri o di Presidenti dei Consigli e il Presidente della Giunta in qualità di Commissario fa quello che vuole, facendo carta straccia delle leggi e della volontà di questo Consiglio.
Questo ragionamento ci ha riproposto oggi l'onorevole Pili difendendosi, attaccando in maniera spregiudicata le azioni del passato, ma non proponendo sostanzialmente niente di nuovo rispetto alla contraddittorietà, alla confusione delle sue ordinanze. Il comma 5 dell'articolo 35, caro Commissario Presidente, in Sardegna non si può applicare per l'ESAF, perché l'ESAF non è una società di capitali costituita da enti locali, voglio vedere se voi riuscite in quindici giorni a trasformarla in una società di capitali degli enti locali, dovreste dismettere e darla agli enti locali; noi molto più coerentemente ed anche più saggiamente in Commissione abbiamo discusso molto del problema trovando una convergenza tra maggioranza ed opposizione nell'elaborare una norma che abbiamo proposto alla Giunta in sede di finanziaria e la Giunta non ha assolutamente accolto. Dopodiché il centrosinistra ha presentato un suo emendamento prevedendo una norma che, guardate, è uguale o simile, adattata alla situazione sarda, ma è simile a una norma che la Regione Emilia Romagna ha approvato qualche mese fa, non stiamo parlando dell'Iraq, caro Presidente, stiamo parlando di una delle Regioni più riformiste e più avanzate che abbiamo in Italia, ha approvato questa norma, questa norma non è stata impugnata dal Governo, né è stata impugnata dalla Comunità Economica Europea. La Comunità Economica Europea ha impugnato, invece, il comma 5 dell'articolo 35 della finanziaria, al quale solo si riferisce il Presidente Pili; è vero che c'è solo quella norma, ma allora perché non fare una norma che sia adatta alla situazione della Sardegna, perché il Presidente Pili anziché sciabolare ordinanze in continuazione non si è peritato di proporre a questo Consiglio, in sede di finanziaria, lui capo della Giunta, di introdurre già dentro la finanziaria una norma simile a quella che la Commissione ha proposto e la Commissione poi ha riapprovato un collegato alla finanziaria dove inserisce una norma adatta alla situazione della Sardegna. Allora il Presidente Pili anziché ingiuriare o anziché difendersi accusando...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, scusi onorevole Morittu. Colleghi per cortesia.
(Interruzioni)
MORITTU (D.S.). E` vero, sì.
PIRISI (D.S.). Se urlate come dei galli, è chiaro.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, mi scusi. Prego onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). Il Presidente Pili solitamente mi porta a sfoderare la passione insomma, perché di fronte anche, caro Presidente, ad una serie tra virgolette di "bugie", anche spudoratamente recitate in quest'Aula, insomma ad uno davvero gli viene voglia, siccome non ha altro che le parole, lei ha il potere commissariale, il potere dell'unto che gli deriva dall'unto del Signore e quindi può agire, noi possiamo parlare, possiamo dirgli, possiamo indirizzare, ma non c'è polemica sull'autorità d'ambito se davvero entro il 10 di giugno si indicono le elezioni per la stessa autorità, non ci può essere polemica. Ma mi chiedo se lei qua afferma che gli affidamenti saranno fatti nella salvaguardia di tutti, se afferma che l'acqua è un bene pubblico primario e deve rimanere saldamente in mano pubblica, ma io mi chiedo: ma in tutti questi mesi, in questi otto mesi nei quali abbiamo discusso tre mozioni su questo argomento, con posizioni divaricate all'interno di questo Consiglio e con posizioni divaricate - onorevole Pili - all'interno della sua maggioranza, io mi chiedo ma perché allora la polemica dell'onorevole Floris con l'onorevole Pili, ma perché la polemica dei larghi strati della maggioranza con il Commissario, da dove nasce? E` semplicemente una pura invenzione? E` un sogno, come dire di rivalsa solo nei confronti del Presidente Pili...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Morittu.
MORITTU (D.S.). A me pare che non sia così, a me pare che davvero il Presidente Pili sulla base delle pressioni forti da parte del Consiglio, dell'opposizione innanzitutto, da parte delle forze sociali, da parte degli stessi enti gestori, stia tornando indietro su questo argomento. Noi proporremo all'attenzione di questo Consiglio un ordine del giorno che raccoglie le nostre indicazioni e una nostra volontà, che mi pare però sia una volontà largamente maggioritaria in questo Consiglio così come abbiamo avuto modo di sentire dai diversi interventi sia della maggioranza che dell'opposizione. Grazie.
PRESIDENTE. Un collega Segretario che legga l'ordine del giorno che è stato presentato, preannunciato peraltro dall'onorevole Morittu. Nel frattempo l'ordine del giorno può essere distribuito.
LICANDRO, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO sulla mancata costituzione dell'Autorità d'Ambito e sullo stato di attuazione degli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale in data 13 novembre 2002.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della discussione sulla mozione n. 106 concernente lo stato di attuazione degli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno n. 76 del 13 novembre 2002,
VISTE le ordinanze commissariali nn. 335 e 336 con le quali si approvano gli atti relativi alla forma di gestione e alle modalità di affidamento dei servizi idrici;RITENUTO che il riferimento al comma 5 dell'articolo 35 della legge finanziaria nazionale 2002 proposto nelle citate ordinanze commissariali non sia applicabile alla situazione della Sardegna in quanto escluderebbe, tra l'altro, dall'affidamento diretto gli enti pubblici regionali che gestiscono attualmente circa l'80 per cento degli schemi acquedottistici regionali e le reti cittadine di oltre 200 comuni dell'Isola;
RAVVISATA pertanto la necessità di integrare le leggi regionale n. 29 del 1997 e n. 15 del 1999 con una apposita norma, da approvare entro il 30 giugno 2003, tesa a salvaguardare la gestione pubblica principalmente attraverso il miglior utilizzo degli attuali gestori pubblici del servizio idrico e a favorire una loro presenza forte e qualificata, in un'ottica di semplificazione funzionale delle gestioni, improntata a princìpi di efficienza, economicità ed equità;
PRESO ATTO del dibattito consiliare,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
1) a dare completa attuazione agli indirizzi contenuti nell'ordine del giorno approvato in data 13 novembre 2002 e a revocare le ordinanze commissariali in contrasto con il contenuto dello stesso;
2) a indire le elezioni dell'assemblea dell'Autorità d'Ambito entro e non oltre il 10 giugno 2003 e a procedere all'insediamento entro e non oltre il 30 giugno 2003;
3) a sospendere tutte le procedure commissariali in atto per l'affidamento del Servizio idrico integrato in attesa della costituzione dell'Autorità d'Ambito da parte dei Comuni e delle Province. (1)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sul ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Non lo accoglie.
PRESIDENTE. La Giunta non lo accoglie. Naturalmente i firmatari della mozione debbono dichiarare il ritiro della mozione.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Per dichiarare il ritiro della mozione e la richiesta di votazione per scrutinio segreto sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. La mozione è stata ritirata e sull'ordine del giorno è stato richiesto il voto a scrutinio segreto. Invito tutti i colleghi a prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 77
votanti 77
maggioranza 39
favorevoli 40
contrari 37
(Il Consiglio approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)
Colleghi, i lavori sono conclusi, la seduta è tolta. Colleghi, è convocata la Conferenza dei Capigruppo, per cortesia. Ricordo ai Capigruppo che è convocata la Conferenza dei Capigruppo.
La seduta è tolta alle ore 19 e 28.
[T1] Ha detto proprio così, ma forse si dovrebbe intendere "contendono".
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