Seduta n.39 del 12/11/2004
XXXIX SEDUTA
Venerdì 12 novembre 2004
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
La seduta è aperta alle ore 11 e 21.
CORDA, Segretario.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Pinna ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 12 novembre. Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
PACIFICO - MASIA - ADDIS - COCCO - FRAU - IBBA - LAI - LANZI - SERRA: "In favore dei soggetti stomizzati ed incontinenti". (60)
(Pervenuta il 9 novembre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)
PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato dei progetti di legge in materia di salvaguardia per la pianificazione paesaggistica. Siamo in fase di illustrazione del settimo gruppo degli emendamenti, dal numero 866 al numero 870. Intanto che i colleghi decidono come intervenire, comunico che la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che i lavori si concluderanno alle ore 13 di questa mattina; poi, dopo un'ulteriore Conferenza dei Capigruppo, comunicheremo la decisione riguardo alla prosecuzione dei lavori, che riprenderanno presumibilmente martedì alle ore 10.
Chi si iscrive a parlare per illustrare? Si dà per illustrato questo gruppo di emendamenti? Va bene, si danno per illustrati.
Passiamo all'emendamento numero 1886, che riguarda il censimento degli immobili entro i 2000 metri, è un emendamento presentato dall'onorevole Oppi. Lo diamo per illustrato, colleghi. Prego?
CAPELLI (U.D.C.). Mi dà un secondo?
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, non mi sono accorto. Emendamento numero 1886.
Lo diamo per illustrato? Va bene.
Ci sono due emendamenti uguali, il numero 64 e il numero 871, a pagina 9 e a pagina 13. Li diamo per illustrati, colleghi?
CAPELLI (U.D.C.). Scusi, Presidente, posso illustrare l'emendamento numero 1886?
PRESIDENTE. Io avevo preso atto che si dava per illustrato, lei intende illustrarlo? Abbiamo detto che è l'emendamento presentato dall'onorevole Oppi, che chiede il censimento dei beni immobili nella fascia dei 2.000 metri.
CAPELLI (U.D.C.). Va bene, si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli.
L'emendamento numero 64 si dà per illustrato. Chiedo scusa, colleghi, se facciamo un pochino di silenzio, possiamo non perdere i passaggi di lavoro.
Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (D.S.), relatore. L'emendamento numero 1887…chiedo scusa Presidente, è stata una cosa talmente veloce che mi ha…
PRESIDENTE. Le do…
PIRISI (D.S.). No, no, non c'è problema, Presidente.
PRESIDENTE. Perfetto.
PIRISI (D.S.). Per quanto riguarda l'emendamento numero 1887, che è un emendamento presentato della Giunta, si ritiene che, nel comma quarto, sia la lettera a) che la lettera b) possano essere viste in sede di coordinamento. Per cui, Assessore, si invita la Giunta a ritirare il comma quarto dell'emendamento numero 1887, significando che il suo contenuto possa essere visto in sede di coordinamento in fase successiva; credo che possa essere accolto in questa maniera, altrimenti il parere della Commissione sarebbe negativo.
Per quanto riguarda gli altri gruppi di emendamenti presentati, si esprime un parere di non accoglimento.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pirisi, breve e sintetico.
Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, il parere della Giunta è sostanzialmente conforme a quello della Commissione. E' del tutto evidente che il comma quarto del "1887" rispondeva…
PRESIDENTE. Mi scusi, Assessore, prego i colleghi dell'opposizione di ascoltare perché poi non ci siano questioni che attengono all'emendamento numero 1887, che è stato oggetto di lunga discussione in Conferenza dei Capigruppo. Prego, Assessore.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Vorrei spiegare meglio all'Aula il senso del comma 4 e, alla luce di questo, aderire all'indicazione della Commissione, in quanto tale comma configurava la possibilità di coordinare due fattispecie di esclusioni, una contenuta nella lettera a) comma 1 dell'articolo 10 bis, con le analoghe esclusioni che venivano ricomprese nel comma 2 dell'articolo 3. Questi due elementi (posti in capo a due leggi regionali che, sul piano della gerarchia legislativa, sono paritarie) avrebbero generato e genererebbero, nell'ambito di vigenza della legge che stiamo esaminando, un conflitto di riferimento fra le due essendo gerarchicamente uguali. Allora andava specificato che nel periodo di vigenza di questa legge si applicano le eccezioni di questa legge, mentre rimangono inalterate, fuori dalla vigenza di questa legge, le esclusioni ricomprese alla lettera a) comma 1 e al comma 2 dell'articolo 10 bis.
Siccome questa esigenza non ha nessuna caratteristica di merito, salvo quella di ripristinare una corretta applicazione delle norme, aderiamo all'ipotesi della Commissione in quanto può essere diversamente coordinata in una fattispecie molto più chiara che elimini e fughi ogni dubbio di intervenire in maniera di merito sui processi di esclusione contenuti nella legge numero 45.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che intendono intervenire che hanno a disposizione dieci minuti di tempo.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signori della Giunta, colleghi, ritengo che questo sia l'articolo fondante della legge che chiaramente, per i prossimi tre anni, normerà tutta la pianificazione urbanistica in Sardegna. Quindi le discussioni che hanno caratterizzato quest'Aula e i molteplici interventi dei giorni scorsi erano propedeutici senz'altro a questo articolo che riporta le misure di salvaguardia e quindi va al cuore della legge stessa.
Peraltro nessuno può negare che l'emendamento numero 1887, presentato dalla Giunta, di fatto stravolge completamente l'articolo 10 bis della legge numero 45, questo leggendo il disposto pur sentendo i chiarimenti dell'assessore Sanna. Si tratta pertanto di una nuova norma che si ricollega comunque all'articolo e che quindi, a mio parere, dovendo vivere, non ritirandolo, deve andare in Commissione. E' un aspetto su cui non voglio insistere poiché il Presidente ha chiarito che è stato oggetto di lunga discussione tra i Capigruppo, quindi penso che nel merito sia stata trovata un'intesa equilibrata che possa permettere all'Aula di poterlo in seguito esaminare.
Tornando all'articolo, in varie occasioni, nei miei interventi, ho tenuto a precisare che il principio della salvaguardia ambientale mi trova perfettamente d'accordo, è un principio che deve essere fatto proprio da tutta l'Aula. Ho anche detto però che uno strumento che si prefigge in modo così profondo e radicale di intervenire su una materia delicatissima, benché motivato e giustificato dall'urgenza e dalla non più procrastinabilità dell'intervento stesso, deve essere uno strumento di legge equilibrato che vada, sì, nel senso della salvaguardia, ma che nel contempo tuteli i diritti acquisiti sia dai privati che dalle amministrazioni comunali e dalle imprese, altrimenti non sarebbe una legge equilibrata ma iniqua; non solo, ma data la particolarità della materia e data la difficoltà e la grande differenza di omogeneità del nostro territorio, zona per zona, non può essere una norma generale, è indispensabile che la legge possa andare, in determinati casi, a normare specificatamente ed equilibratamente quel territorio e quelle zone, anche se, come abbiamo visto, era citato in un comma dell'articolo 2, il piano può essere realizzato anche per zone omogenee.
Mi sono chiesto, come se lo sono chiesto altri, perché il limite di 2.000 metri e non di 1.500 e non di 3 chilometri? Io mi sono fatto una convinzione, che un numero, il 2.000, sia messo così, a caso, per dare una salvaguardia sino a 2 chilometri. Io potrei dimostrare, con carte alla mano, parlo di carte topografiche, di carte catastali e di carte comunali, dove sono presenti gli insediamenti, questa legge avrebbe voluto questo, credetemi. Se fossi sicuro che in sei mesi, dico in sei mesi, ma non più, si potesse avere la legge, voterei ad occhi chiusi, ma sappiamo tutti che è norma transitoria di salvaguardia, e la transitorietà - purtroppo l'esperienza ce lo insegna - in moltissimi provvedimenti di legge, qui, in Sardegna, molte volte è durata anche qualche decennio. In questo caso, mai come ora, i tempi diventano un elemento fondante, che può senz'altro bloccare lo sviluppo socioeconomico di determinati territori e, credetemi, non parlo solo di interventi edilizi.
Sappiamo quindi che, questa norma transitoria, noi l'avremo come norma in Sardegna per almeno tre anni; a quel punto, è solo questo il discorso, non può essere generalizzata così come è riportata qui, perché è dimostrabile senz'altro che, in determinati casi, i 2.000 metri possono essere anche non sufficienti, mentre possono essere più che sufficienti 500 metri.
Io sono sicuro che quello che sto affermando è realtà; se avessimo a disposizione le cartografie necessarie, con gli interventi programmati dai comuni e con gli interventi edilizi già attuati, lo potremmo verificare. La norma generale andrà ad intervenire in determinati punti sui 2.000 metri,in altri ravviserà la necessità di allargarli o restringerli.
Presidente, vorrei un po' di attenzione, non da lei, ma dai colleghi.
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Rassu. Chiedo scusa ai colleghi, c'è troppo brusio in Aula.
RASSU (F.I.). Ecco perché la norma generalizzata fa paura, non si spiegherebbe diversamente (a parte l'aspetto politico e di strategia interna a quest'Aula) la presentazione dell'emendamento numero 1887. Nessuno mette in dubbio la necessità di intervenire.
Per la prima volta, l'altro ieri, feci un esempio al Presidente, fra le decine che si possono fare, in due minuti: chi conosce la Gallura, e non solo la Gallura, sa perfettamente che esiste un fenomeno, chiamiamolo demografico e socioeconomico, caratterizzato dagli stazzi; in ogni stazzo, tutt'oggi esistono, anzi sono valorizzati più di ieri, noi sappiamo che esistono nuclei familiari. Se noi facessimo un'indagine, troveremmo decine di questi casi, ad un chilometro e mezzo o a due chilometri dal mare, perché stiamo parlando già di zone agricole, di zone E, di zone al di fuori del contesto urbano; esistono queste isole di insediamento urbano, ma non da oggi, da centinaia di anni, laddove, compatibilmente con la disponibilità delle superfici, seppur agricole, e compatibilmente con gli strumenti urbanistici del comune in quel settore, una famiglia composta da più figli riesce a costruirsi due o tre case per .
Ho due compari, fratelli, in queste condizioni, hanno costruito le loro case nel podere familiare a distanza di 50 metri una dall'altra. Ora, gli stazzi sono una realtà sociale, demografica, storica, presente in Sardegna, ho fatto un esempio per dimostrare che possono esserci, e ci sono, dei casi di cui…
PRESIDENTE. Un secondo e chiuda; prego.
RASSU (F.I.). Un secondo. Di cui bisogna per forza tener conto. Ora, se un padre ha due o tre figli, dove li deve mandare ad abitare? In città? Questo è uno dei casi.
Allora, ripeto ancora, è necessaria una riflessione serena, poiché se fossimo sicuri che questa norma transitoria durasse 6 mesi, credetemi, non ci sarebbe la necessità di questa battaglia, invece durerà anni, e così si può compromettere non solo lo sviluppo socio economico, ma in molti casi anche l'esistenza, in determinate zone, di veri nuclei familiari. Ecco perché, ancora una volta, voglio portare l'attenzione dell'Aula su questo problema ed esprimere il mio parere contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Sì, Presidente, intervengo solo per un chiarimento, siccome stamattina sono stato oggetto di critiche, vorrei chiarire che io ieri sera ho chiesto per iscritto la certificazione dell'orario di deposito di un emendamento solo ed esclusivamente per liberare l'Aula da qualsiasi incomprensione, tant'è che non sono più intervenuto dopo che ho avuto la certificazione. Pregherei i colleghi e anche i funzionari di prendere atto che la mia richiesta serviva solo a sgombrare il campo da qualsiasi incomprensione.
Contemporaneamente però approfitto per chiedere a lei, signor Presidente, se l'emendamento numero 1887 può essere considerato ancora un emendamento sostitutivo totale una volta che viene tolto il comma 4, oppure se potrebbe anche non essere considerato più un emendamento, dal momento che la semplice posposizione di due frasi non modifica per niente l'emendamento numero 12. Io capisco la Giunta che aveva tutto l'interesse a presentare questo emendamento, però è chiaro che anche a noi deve essere riservata la facoltà di entrare nel merito. Inviterei tutti quanti a rileggere l'emendamento numero 12 e l'emendamento sostitutivo totale dell'emendamento 12 senza il comma 4, per vedere se c'è differenza. Solo questo Presidente.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole, però adesso siamo ancora in fase di discussione.
Abbiamo appreso poco fa della proposta del Presidente della Commissione in favore della Giunta, vedremo in quali termini questo viene scritto e si trasforma all'interno dell'emendamento; valuteremo quando arriveremo al punto in questione e naturalmente, dato che il tema riguarda l'Aula, ne daremo informazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Presidente, colleghi consiglieri, credo che la discussione che si sta svolgendo in quest'Aula, ormai da parecchi giorni, sull'articolo 3 e sugli emendamenti ad esso presentati, sia ovviamente fortemente influenzata dalla presentazione da parte della Giunta dell'emendamento numero 1887, per cui sia difficile non partire da questo emendamento che comunque riscrive il testo dell'articolo 3 e quindi, essendo espressione della Giunta e della maggioranza, è sostanzialmente il testo su cui noi stiamo andando a confrontarci.
Devo dire che il primo ragionamento che è ovviamente necessario fare è un ragionamento già avviato nell'ambito della riunione della Conferenza dei Capigruppo, cioè quello sostanziale sul metodo. Noi, come Riformatori, riteniamo assolutamente legittima, da parte della Giunta, la presentazione dell'emendamento numero 1887 dal punto di vista formale, nel senso che il Regolamento prevede che la Giunta possa presentare, o chiunque altro, un emendamento all'emendamento che sia sostitutivo interamente dell'emendamento precedente, quindi un emendamento che riscriva sostanzialmente il testo dell'articolo 3 sino ad un minuto prima dalla scadenza del termine di presentazione; in questo caso, gli uffici ci attestano che la presentazione è stata fatta nei termini, per cui è assolutamente regolamentare, formalmente, che ci sia questo testo.
Noi vorremmo sottolineare, colleghi, l'evento che si è verificato, il quale comporta che sostanzialmente il testo dell'articolo 3 sia inemendabile da qualunque parte del Consiglio, maggioranza o minoranza, lo si volesse emendare, nel senso che il testo è questo, è possibile votarlo per parti, quindi è possibile accogliere il suggerimento che il Presidente della Commissione fa di non votare o di ritirare il quarto comma, ma non è possibile muoversi di un centimetro dal testo che viene presentato.
Io credo che questo sia un problema di sostanza che forse la Giunta avrebbe fatto meglio a porsi prima di presentare l'emendamento, nel senso che a me non sembra un colpo di genio, ma più che altro un escamotage parlamentare che rischia di essere un ulteriore passo indietro nei rapporti con l'Aula. Perché dico questo? Perché non è che la Giunta abbia scardinato gli elementi di ostruzionismo che sono in mano all'opposizione, nel senso che l'opposizione, utilizzando sempre gli elementi regolamentari che sono in suo possesso, può continuare ad inchiodare, in quest'Aula, l'intero Consiglio; forse questo è l'obiettivo che si vuole raggiungere, per tempo illimitato, perché così il Regolamento consente, almeno su questa legge poi sulla prossima gli esegeti del Regolamento solleveranno ulteriormente il tono del confronto andando a pescare ulteriori cavilli di Regolamento che forse ci permetteranno un'ulteriore escalation nel confronto d'Aula regolamentare.
Quindi resta il problema politico che l'opposizione ha posto, nel senso che l'opposizione non ha mai detto che l'ostruzionismo è una tecnica che noi sposiamo per cultura, ha sempre sostenuto che in questo momento l'ostruzionismo è una risposta politica ad un atteggiamento; abbiamo chiesto di avere una risposta politica da parte vostra, nel senso che vi chiediamo di dare risposte che siano nel campo della politica e non nel campo del Regolamento, perché a quelle nel campo del Regolamento ovviamente viene data ulteriore risposta, sempre stando nell'ambito del Regolamento. Credo che il clima creato, eventualmente, in quest'Aula dall'escalation regolamentare, sempre nel rispetto di norme che comunque sono scritte nel nostro Regolamento, non sia un clima che ci porta da nessuna parte, sia per quanto riguarda la discussione della legge presente che, ovviamente, per quelle discussioni ulteriori che si dovessero fare nel corso della legislatura e che comunque ci saranno.
Rimane la sottolineatura che forse l'atteggiamento migliore e più confacente sia quello di riqualificare la politica all'interno di quest'Aula, nel senso che il Presidente del Consiglio (su questo noi siamo, come Riformatori, assolutamente sintonizzati sulle parole del Presidente del Consiglio) ha rilevato più volte, l'abbiamo fatto anche noi Riformatori negli interventi precedenti, come questa impasse, a cui l'Aula è sino a questo momento condannata, in realtà è un'impasse che non giova al Consiglio, non giova ai singoli consiglieri regionali, non giova alla politica se, come consiglieri regionali, crediamo nelle leggi della politica, crediamo nell'utilità della politica, crediamo che la politica sia fatta di confronto, di dialogo, di dialettica, di rappresentazione di posizioni anche differenti e di sintesi sulle posizioni differenti su piani superiori rispetto a quelle di partenza.
Allora, se crediamo in tutto ciò, è evidente che non è questa la rappresentazione del Consiglio che, in questo momento, noi stiamo dando fuori ed è evidente che il cittadino semplice, per fortuna sua assai meno raffinato rispetto a noi nella decrittografazione dei geroglifici della politica, ha un messaggio complessivo dal Consiglio regionale che è quello di stasi, il quale è il messaggio dell'antipolitica, cioè è il messaggio che gonfia il qualunquismo e che dà forza a tutti coloro che dicono che meglio di ottantacinque consiglieri regionali è un podestà illuminato, quindi che meglio della discussione nelle aule della politica c'è la scelta e il decisionismo più spinto.
Probabilmente noi dovremmo tenere in considerazione questo, nel senso che,dopo aver fatto tanti passi in avanti di tipo negativo, perché ci hanno avvicinato al baratro, è probabilmente giunto il momento di iniziare a fare i passi indietro e di valutare la situazione in cui ci troviamo, l'agibilità dell'Aula per questa e per le prossime leggi, i limiti che ha il nostro Regolamento e il clima, che non sia quello della conculcazione di una parte per gli interessi dell'altra, anche nella convinzione che le parti girano perché la ruota gira e i ruoli sono ciclici e non sono mai sempre gli stessi, senza quindi andare ad atteggiamenti prevaricatori, ma nel pieno rispetto dei diritti di maggioranza, quello di governare, e di minoranza, quello di controllare, di muovere critiche e possibilmente di avere la sensazione e la consapevolezza che le critiche possono essere accettate quando sono ragionevoli e possono portare a modifiche di comportamenti. Quindi nell'attenzione, nel rispetto e nel dialogo reciproco andiamo sia alla valutazione dei modi con cui quest'Aula deve continuare a ragionare sui provvedimenti di legge per il proseguo della legislatura e sia dei modi che ci possono consentire modifiche del Regolamento per concordare i rispettivi spazi di agibilità d'Aula alla maggioranza per fare il mestiere che nessuno le contesta che debba essere fatto in questa legislatura e alla minoranza per continuare a fare o iniziare a fare in maniera costruttiva il proprio mestiere di minoranza.
Credo che questo sia il problema oggi all'attenzione dell'Aula e credo che l'emendamento numero 1887 abbia sicuramente avuto il merito di far comprendere sia alla maggioranza che alla minoranza che non è la muscolarità che può risolvere i rapporti in quest'Aula e che può consentire l'approvazione in tempi ragionevoli del disegno di legge che abbiamo in discussione. L'emendamento numero 1887, facendo immaginare a ciascuna delle parti politiche quali possono essere le ulteriori escalation regolamentari delle tecniche d'Aula, tutte nel rispetto del Regolamento, ha probabilmente fatto capire ad entrambe che questa escalation non giova a nessun consigliere regionale e soprattutto non giova all'istituzione, perché condanna alla perdita totale di credibilità le parti politiche ed accresce la credibilità esclusivamente di chi non crede nella politica. Visto che noi siamo rappresentanti della politica, che abbiamo una cultura che viene dalla politica e che nella politica crediamo, è nostro compito difendere l'agibilità e la credibilità dell'istituzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente. L'articolo 3 è l'elemento cardine della legge in discussione stamani in Consiglio regionale ed è un articolo che sostanzialmente rappresenta il cuore di una scelta politica alla quale mi sento profondamente contrario, sia sul piano economico e sociale sia dell'impatto che avrà tra qualche mese in Sardegna. E' una scelta rischiosa, che non ha come presupposto nessun tipo di analisi economica, sociale e d'impatto sulla nostra Regione. E' una scelta assolutamente azzardata, priva di qualsiasi valutazione tecnica, di pianificazione, che non ha saputo cogliere quegli indirizzi e quelle indicazioni che sono puntuali nelle norme nazionali, e, consentitemi, anche in quelle che hanno preceduto questa norma. Seppure con tutti i suoi peccati, la legge 45 era riuscita sostanzialmente ad individuare alcuni parametri certi sia per le norme di salvaguardia e sia per la continuità del governo della pianificazione pubblica in Sardegna. Questa legge che state per votare irrompe nel panorama legislativo regionale come una sorta di fulmine, capace di bruciare tutto quello che riuscirà a mettere dentro le misure di salvaguardia, considerato , come abbiamo detto più volte, che non si tratta né di una procedura urgente, né provvisoria.
Chi non vuole comprendere la ragione di questa battaglia, faccia pure, da una parte e dall'altra, però credo che molto presto ognuno di noi si troverà di fronte alle conseguenze e alle ripercussioni di questo dato politico e di questa scelta che certamente penalizzerà gran parte della Sardegna, dalle zone interne alle zone costiere. Il concetto economico della sinergia tra le zone costiere e le zone interne doveva essere un cardine di una scelta di valutazione economica e strategica che invece con questa norma viene a crollare. Non ci sarà più sinergia tra i core business dell'attività turistica, che è stata purtroppo stagionalizzata in questi anni e che andava sicuramente ripristinata con un intervento puntuale, proprio nelle zone costiere tese non a costruire nuovo ma a riqualificare l'esistente. Con questa norma sarà vietato qualsiasi tipo di riqualificazione e soprattutto sarà consentito a territori ben più lungimiranti, forse più aperti, forse meno settari sulla concezione della pianificazione, di trovare il giusto equilibrio tra il rispetto dell'ambiente e lo sviluppo economico. Questa legge non tende a questo equilibrio, è una legge tesa a punire, a vietare, a condannare i territori regionali, da quelli costieri a quelli delle zone interne, ad una depressione economica che certamente sentiremo nei prossimi mesi dagli indicatori economici del prodotto interno lordo a quelli dell'occupazione.
Voglio spiegare le ragioni di una battaglia politica così dura che in molti hanno fatto finta di non voler comprendere e di non voler giustificare con il fatto che non c'è in discussione la centralità politica di un uomo, di uno schieramento e di una forza politica. C'è in gioco purtroppo la storia economica della nostra Regione, perché quando si fermerà, come si fermerà, per cinque anni una possibilità di restare nel mercato turistico mondiale, è evidente che sarà un mancare all'obiettivo di riqualificazione, di crescita e di ammodernamento del sistema economico della Regione sarda. E' anche evidente che dovrà trovare traccia delle nostre azioni chi verrà dopo di noi, perché è evidente che aver sostenuto che in Sardegna mancavano le norme di salvaguardia è un azzardo possibile soltanto da chi non conosce le norme vigenti, dal Codice Urbani allo stesso articolo 10 bis, che voi solo oggi avete reintrodotto con un emendamento fittizio assolutamente strumentale. Per cancellare la previsione dell'articolo 3, avete posto e avete ripreso l'articolo 10 bis, a significare che la norma di salvaguardia esisteva, era chiara, era netta ed era condivisa da tutte le parti politiche di questo Consiglio regionale, dalla destra alla sinistra, dalle associazioni di categoria a quelle ambientali. Vi era, sull'articolo 10 bis, un'intesa strategica che diceva: entro i 300 metri vigono queste regole, nelle altre aree occorre avere una pianificazione in linea con i presupposti di valutazione paesaggistica contenuti all'interno di piani territoriali paesistici, sì, già viziati dall'inizio, ma che avevano un fondamento di analisi che comunque aveva individuato le macroaree e le microaree necessarie di valorizzazione e di tutela.
Ecco, io sono convinto che la scelta che si sta facendo oggi, di aver accolto un'azione dura e intransigente da parte dell'opposizione (che per quanto mi riguarda confermo tutta), nasce proprio da questo. Oggi non si possono valutare le ripercussioni di quello che succederà, la gente non ha ancora percezione di che cos'è questa norma, ma certo è che quando sarà ben chiara all'opinione pubblica, sarà ben chiara ai cittadini sardi, sarà ben chiara alle amministrazioni comunali.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA
(Segue PILI.) Per esempio, con l'emendamento che è stato introdotto, che fortunatamente ha portato a qualche dichiarazione abbastanza netta del collega Balia, quando si dice che nei centri storici delle zone costiere, nelle zone A), non si può intervenire per niente, significa passare da un tipo di ripercussione di natura economica al diretto interesse del singolo cittadino. E la ripercussione politica e anche di consenso su questa norma la dirà tutta.
Io vi auguro di poter confermare quella norma che la Giunta ha proposto perché ne abbiate presto le ripercussioni anche sul piano politico. E' evidente, però, che dispiace per quei tanti cittadini che vivono in un ambiente come un centro storico, se pure di un'area considerata marginale nella concezione urbanistica che avete proposto in questa legge; è evidente che quel limite che è stato proposto, modificando il primo comma dell'articolo 10 bis della legge 45, rappresenta davvero un elemento assolutamente dannoso ulteriormente e quindi peggiorativo rispetto all'impostazione che avete proposto sino ad oggi.
E' una scelta politica che ognuno di noi fa, accettare supinamente questo tipo di strategia, mediare con chi ha dimostrato di non voler mediare e di non saper mediare, di chi persegue e di chi subisce interessi diversi. Io sono convinto di quello che abbiamo fatto, ne resto fortemente convinto, anche per il dopo, e sono assolutamente determinato, così come credo tutti coloro che hanno a cuore il ruolo dei comuni, che anche in questo caso è stato cancellato. Non è stata data la possibilità di illustrare ogni singola ripercussione in ogni singolo comune della nostra Regione, con dati che avremmo portato; più volte in Commissione si è chiesto quali sarebbero state le ripercussioni, la Giunta ha risposto: "Non abbiamo analisi, non abbiamo ripercussioni". Noi abbiamo i dati di ogni singola realtà comunale, di ogni singolo comune costiero e delle zone SIC, qualora queste fossero state mantenute all'interno della pianificazione di divieti. Ebbene, quelle ripercussioni sono drammatiche ed è grave decidere senza conoscere cosa tagliare, cosa bloccare, cosa fermare nello sviluppo della Sardegna.
Noi avremmo voluto farlo qui, per ogni singolo comune, perché ogni comune ha una sua entità, una sua identità, ha una sua valutazione economica da mettere alla base di questo presupposto; ebbene ci è stato vietato, non abbiamo potuto illustrare emendamento per emendamento che non era funzionale ai tempi, ma era per far conoscere ad ognuno di voi, su ogni comune, quello che succederà con questa legge.
Non importa, qualcuno mi ha invitato a rimettere le scarpette da tennis, è un invito che gradisco; evidentemente è un invito anche salutare, credo che bisognerà riprendere quelle scarpette per spiegare in ogni comune le ripercussioni di questa legge. Siccome in quest'Aula ci sarà poco da fare, perché avete sottratto tutti i poteri, potremo rimetterci le scarpette da tennis per spiegare quello che succederà in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La discussione su questo articolo e sugli emendamenti via via si indirizza al nocciolo della questione di questa legge. Certamente anche gli articoli successivi, ma in particolare questo articolo 3,i suoi emendamenti e il sub emendamento della Giunta regionale, con le evidenti correzioni di rotta che, almeno in parte, hanno attenuato la spregiudicatezza dell'impostazione politica urbanistica che era contenuta nel testo originario (c'è stato anche un tentativo di aggiungerne altre con il quarto comma, poi ritirato dalla Giunta su invito evidentemente della maggioranza a nome del Presidente della Commissione), credo rivelino, a chi ha seguito attentamente i lavori di questi giorni, qual è la posta in gioco di questa legge, in particolare di questo articolo.
Poi, certamente, il numero degli emendamenti o il peso regolamentare di alcuni altri, in particolare del "1887", i mille e più emendamenti presentati dall'opposizione, con l'intento dichiarato di rallentare il procedimento legislativo per poter mettere in evidenza gli esiti di questa legge, di questo articolo in particolare, ha prodotto un effetto ampiamente compensato dall'effetto dell'emendamento all'emendamento, il quale di fatto introduce un utilizzo del Regolamento, o meglio prosegue sulla linea di un utilizzo del Regolamento che può portare, in prospettiva, anche alla paralisi non tanto dell'attività legislativa, ma a quella di un normale e sano rapporto dialettico tra la maggioranza e l'opposizione, tra qualunque maggioranza e qualunque opposizione in quest'Aula.
Questo è il motivo per cui noi, nella giornata di ieri, abbiamo contestato in maniera forte e decisa, certamente e concordemente tutti, questo punto intransigente, per l'effetto che può avere un'iniziativa della maggioranza che già in quest'Aula ha un rapporto numerico derivato dal sistema elettorale che le dà un premio per la governabilità, ma che, da un utilizzo non ragionevole degli strumenti regolamentari, potrebbe, di fatto, impedire l'emendabilità di un testo di legge che arriva in quest'Aula; ciò significherebbe una sconfitta gravissima per il Consiglio regionale. Credo dobbiamo riflettere, sia nella prossime ore, sia nei prossimi giorni o addirittura nei prossimi mesi, riguardo al percorso di modifica regolamentare attraverso il quale si disegnerà il ruolo, la capacità reale di poter incidere da parte del Consiglio regionale nella politica regionale, per non consegnare tutto all'azione di indirizzo politico e di governo della Giunta regionale e del suo Presidente.
Ma,, lo ribadisco, se l'unico vero obiettivo politico che volevamo raggiungere, era quello di segnalare ai sardi qual è l'efficacia di questa legge, qual è l'impostazione di fondo, che, ribadiamo fino alla stanchezza fisica, è un'impostazione integralista, volutamente scelta, con una concezione che anche da alcuni interventi, in particolare del Presidente, ha un livello di presunzione sull'efficacia, non solo nell'immediato, ma addirittura in un futuro lontano o lontanissimo della nostra Regione, con la scelta di una strada che può essere pericolosissima per l'attività economica dell'oggi, crediamo di averlo raggiunto comunque vada a finire l'iter di questo procedimento legislativo.
Noi ribadiamo che non si può pensare soltanto alla Sardegna del 2504, dobbiamo pensare soprattutto alla Sardegna del 2004 e dei prossimi anni, in cui avremo un sistema di pianificazione del territorio, di intervento sul territorio, per lo sviluppo turistico del nostro sistema, che sarà fortemente condizionato da un rallentamento dei tempi, da un'incertezza del diritto introdotta da un'azione amministrativa prima e poi da un provvedimento di legge che si sta concretizzando in questi giorni in quest'Aula, che dà un pessimo segnale, all'interno e all'esterno, della Sardegna: cioè che la Regione Sardegna non sta all'elementare regola che la disciplina sull'uso del territorio non può essere di volta in volta stravolta nelle sue norme generali per raggiungere obiettivi specifici, magari nell'intenzione di alcuni forse importanti o addirittura nobili, ma capaci invece di spegnere quell'azione di dotazione del nostro sistema territoriale di impianti e di strutture ricettive, di infrastrutture, di opere private e pubbliche, che non possono sopportare vincoli eccessivamente invasivi sul territorio e sull'iniziativa di qualunque operatore, pubblico o privato.
Il nocciolo della questione è quello di un vincolo veramente spropositato (che non ha paragoni rispetto al sistema normativo), e di una voluta indicazione degli obiettivi su cui il vincolo agisce, che di fatto paralizza in gran parte l'attività amministrativa e di governo locale dei comuni e che, in qualche modo, risulta un segnale di sfiducia nei confronti del sistema delle autonomie locali. Io ricordo l'intervento di un collega, presente qui anche oggi, che ha sottolineato che l'amministrazione comunale è troppo vicina al territorio, e agli interessi che ruotano attorno ad esso, per poter essere lasciata libera di agire prestando il fianco ad azioni speculative.
Capisco l'origine di questa osservazione, che può essere anche giusta relativamente ad alcuni episodi, non so quanto numerosi in questa nostra Regione, ma è anche vero che un'impostazione di questo genere, che porta ad accertare in capo alla Regione, per il potere disciplinare in maniera così precisa e così dettagliata, l'uso del territorio, con tempi che vengono allungati in maniera eccessiva, risulta sostanzialmente un atto di sfiducia nei confronti della capacità di autogoverno degli amministratori delle nostre comunità locali e quindi di chi esprime quegli amministratori, ma nello stesso tempo è un segnale di estrema sfiducia nei confronti del sistema imprenditoriale. Abbiamo già sottolineato che la salvaguardia del territorio è un grande obiettivo che noi dobbiamo tener presente sia nell'azione amministrativa, sia in quella legislativa, ma è solo strumentale rispetto ad un uso finalizzato alla crescita del territorio e allo sviluppo economico e sociale.
Non avremmo le città che abbiamo, non avremmo le realizzazioni che danno pregio, quando sono di qualità, al nostro territorio se ci fosse stata sempre nella storia questa posizione vincolistica. Noi crediamo che occorra fermarsi prima di dare alla Sardegna una norma così rigida, dettata probabilmente anche da un giudizio estremamente negativo sul sistema amministrativo pubblico e privato. Io credo che ci si debba fermare a riflettere e dare spazio alla politica per trovare soluzioni di qualità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io credo che, in questi giorni, in alcune occasioni si siano toccati livelli di discussione di grande interesse, nonostante la nostra politica sia stata impostata all'ostruzionismo, cioè alla volontà di poter, in qualche modo, modificare e comunque esprimere la nostra contrarietà a questa legge. In alcuni casi devo dire che ci si è sicuramente abbandonati a valutazioni non consone sia all'Aula, all'ambiente, allo status di consigliere regionale, di Assessore o di Presidente in quest'Aula.
Per quanto mi riguarda, io stesso ieri probabilmente mi sono abbandonato a valutazioni che poco comunque avevano a che vedere con il corretto rapporto che in quest'Aula si dovrebbe sempre tenere, preso dalla necessità di verificare la correttezza degli atti che in quest'Aula vengono prodotti. Ma mi rifaccio a quanto detto dal mio collega Cappai, ritenendo corrette e valide le valutazioni fatte dagli uffici nel merito del "1887"; rimandando, ad altre occasioni e altri luoghi, eventuali chiarimenti che comunque mi hanno portato in quella fase a dubitare della correttezza dell'atto stesso.
Entrando nel merito, vorrei partire proprio dal "1887", il quale, a mio avviso, richiede un'ulteriore valutazione soprattutto dopo la proposta del Presidente della Commissione. Noi avremmo chiesto sicuramente, nel caso quell'emendamento fosse arrivato al voto nella sua interezza, una votazione per parti, in modo da contrastare o sottolineare l'importanza di quel comma 4 in termini negativi, ulteriormente restrittivi. Mancando, nel momento del voto, la discussione o la dichiarazione di voto sull'intero emendamento, essendo stato ritirato il comma 4 del "1887", ritengo che probabilmente possa essere fatta una valutazione diversa sulla qualità dell'emendamento; mi chiedo se esso sia ancora da ritenersi un emendamento sostitutivo totale, modificando il precedente emendamento "4" della Giunta soltanto in una frase, pur estremamente significativa, cioè aggiungendo al contenuto dell'emendamento numero 4 esclusivamente la frase "tassativamente e senza nessuna eccezione". Ritengo perciò che si possa valutare di considerare questo emendamento come un emendamento aggiuntivo per quanto riguarda la frase testé riportata e non un emendamento sostitutivo totale. Credo che ci sia modo e tempo per ragionare su questo ma, nel caso non sia, lo terremmo, così come gli uffici l'hanno valutato, pur essendo cambiate un po' le condizioni.
Dicevo che questo emendamento ci riporta, col comma 4 in particolare, agli elementi di valutazione di questa legge. Il Presidente Soru, nel suo intervento ultimo in quest'Aula, non ho avuto il piacere di avere la sua visita in Consiglio nella giornata di ieri, ogni qualvolta si presenta in Aula è sempre un motivo di confronto e di arricchimento, con lui, o in sua presenza, avrei voluto parlare dell'articolo 3, che effettivamente dà corpo alle intenzioni del Presidente della Regione nell'impostare le misure di salvaguardia, cioè conservare la Sardegna, le sue bellezze, le sue coste, il suo interno per i prossimi 500 anni. Io credo che sicuramente l'articolo 3 sia coerente con quanto il Presidente Soru afferma, l'unico problema è che si rischia di conservare la Sardegna, ma di fare estinguere i sardi, nel senso che c'è un concetto diametralmente opposto tra la proposta del centrosinistra e le nostre valutazioni.
Qualsiasi sardo, ognuno di noi, ritengo abbia il buon senso di comprendere che le nostre bellezze naturali (un dono che abbiamo ricevuto e che dobbiamo saper utilizzare e conservare) sono forse la ricchezza primaria, la materia prima fondamentale per conservarci nello spirito, nella mente, ma anche nel corpo; quindi dobbiamo cercare di conservare tutte queste ricchezze che altre Regioni non hanno la fortuna di avere (hanno avuto altre fortune) e renderle compatibili con la sopravvivenza. Puntiamo sul turismo, anche su questo possiamo essere tutti d'accordo, da ciò deriva la necessità di conservare l'ambiente con questo testo di legge.
Inizialmente, non mi stancherò di dirlo, noi possiamo sostenere di condividere che vadano apportate delle regole chiare, precise, leggibili ed applicabili, che abbiano l'intento di conservare l'ambiente e non ostare allo sviluppo economico; su questo siamo tutti d'accordo. Il primo disaccordo nasce sull'esigenza di temporizzare o di considerare questo disegno di legge prioritario nell'attività legislativa della Regione Sardegna. Diamo uno sguardo alle cronache regionali - da troppo tempo ormai riportano soltanto situazioni di disagio nella società - basta scorrerne alcune, parliamo, per esempio, della situazione alquanto problematica con i dipendenti regionali, che preannunciano uno sciopero che potrebbe mettere in gravi difficoltà la stessa macchina regionale, parliamo dell'agricoltura, per il prezzo del latte si dava per scontato che l'accordo fosse in vista e si rilegge invece che l'accordo si allontana sempre di più, parliamo dei problemi sociali, di convivenza sociale, aumentano le rapine, aumenta la ricerca di dotarsi di armi per poi procedere magari a fatti delinquenziali da compiere nel prossimo futuro; parliamo di un sistema sociale ed economico che, si evince dalle cronache, almeno da quelle, ognuno di noi può rendersene conto, sta peggiorando di giorno in giorno.
Allora perché questa priorità in una Regione totalmente dipendente dal bilancio regionale? Perché c'è un aspetto particolare, non mi stancherò di ripeterlo, se la Regione non sta nei tempi (premetto che noi non ci siamo stati, così tolgo eventuali polemiche con i colleghi del centrosinistra) il sistema economico regionale sardo risente immediatamente della mancata approvazione e stesura della finanziaria regionale, quindi del suo Dpef, ed ancor prima noi andremo ad affrontare l'assestamento di bilancio, perché è una Regione dipendente nella sua struttura economica e sociale dal bilancio regionale.
Allora, non sarebbe stata forse quella la priorità per poi passare a questo argomento in discussione? Noi avremmo proposto in maniera diversa, anzi abbiamo proposto in maniera diversa le priorità della Sardegna, pur individuate nel nostro programma, e non era prima la questione sulla regolamentazione urbanistica; sarebbe stata invece quell'altra una risposta più pronta sia alle enunciazioni del vostro programma, sia alle esigenze reali dei sardi che hanno necessità di disporre del bilancio regionale per poter guardare avanti con un certo ottimismo.
Tutto questo non si è verificato, ma si può ancora verificare, nel senso che noi continueremo ad intervenire e a proporre variazioni della legge per coloro che ne devono usufruire che sono poi i cittadini. Fosse nostra possibilità, vi pregheremmo e vi inviteremmo a ritirare l'intero disegno di legge, ma poiché questo non è possibile, proponiamo le modifiche che possano rendere più sereno lo sviluppo economico dei sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie signor Presidente, sono e siamo sempre più convinti che questa legge sia veramente un danno per i sardi alla luce sempre, anche e oltre, dell'articolo 3 dove appunto con queste misure provvisorie di salvaguardia si vuole cassare la possibilità di costruire, nei comuni della costa, qualsiasi tipo di attività, cioè cristallizzare lo sviluppo di tutta la Sardegna.
E' stato detto a più riprese, in tutti gli interventi, che questo blocco, che non sarà solo ed esclusivamente per 18 mesi, accentuerà le già critiche condizioni della nostra isola, poiché si cerca di impedire qualsiasi attività proprio in quei comuni della costa, che rappresentano il volano dello sviluppo economico dell'isola perché costituiscono proprio la parte sana di quello sviluppo che noi portiamo fuori dalla nostra isola, e che ha fatto della Sardegna un punto di riferimento di tutti i tour operator. Io sono convinto che con ciò si reca un danno che, difficilmente, potrà essere riparato, perché quei paesi, che si trovano appunto nella fascia costiera, non solo sono ma rappresentano anche la crescita, lo sviluppo e le speranze di tanti giovani e di tutta quella fascia di imprenditori, giovani e meno giovani, che abitano nelle parti interne dell'isola stessa..
Ecco per quale motivo bisognava stare attenti, questo l'abbiamo detto sempre, a più riprese, con molta forza, addirittura con la presentazione di tutti quegli emendamenti, perché mettere in piedi una legge come questa sta a significare che si vuole evitare uno sviluppo. Ed ecco ancora per quale motivo era giustificato, per la prima volta nella storia di questa Regione, presentare un tal numero di emendamenti che non solo servivano a migliorare la legge stessa, ma anche a dare il tempo al Presidente Soru di riflettere e di pensare in un modo diverso lo sviluppo dell'isola.
Abbiamo detto che è un'isola già penalizzata per tutti quei siti che ne impediscono l'uso, più del 25 per cento del territorio è rappresentato dai siti di interesse comunitario, un'altra parte è ad appannaggio dell'Esercito, altre ancora hanno problemi idrogeologici, per cui aggiungere ancora vincoli a vincoli stava a significare che volevamo impedire che noi stessi potessimo vendere e venderci per attrarre economia e sviluppo.
Ma non solo, c'è di più, perché in questo articolo 3, fino all'approvazione del piano paesistico regionale, nell'intero territorio regionale è fatto divieto di realizzare impianti di produzioni di energia di fonte eolica. Penso che tutti i consiglieri, i sindaci, gli operatori politici della Sardegna, abbiano ricevuto una lettera di un ritrovato organismo presieduto dall'onorevole Emanuele Sanna che si complimenta con il Presidente Soru perché queste norme di salvaguardia riguardano anche il problema delle torri eoliche..
Apro una parentesi sull'argomento, facendo pubblicità di un invito che ho ricevuto per un incontro, che si terrà mercoledì 17 novembre alle ore 17 a Porto Torres, con eminenti studiosi, anche docenti dell'Università di Sassari, i quali si confronteranno sull'incidenza dei tumori sui lavoratori nella popolazione della zona industriale di Porto Torres, c'è anche un'indagine in corso, e come sapete in quel territorio si brucia carbone. Credo che, durante quell'incontro, si parlerà anche dell'atteggiamento volto ad impedire il nascere di questi cosiddetti parchi eolici, che hanno come unico impatto negativo l'impatto visivo. Allora poiché a Porto Torres spira una tramontana che porta, da nord verso Sassari e giù di lì, tutte le micro particelle di carbone che logicamente saranno respirate, da noi e dai nostri figli, ecco per quale motivo, forse, sarebbe più opportuno rinunciare a bruciare un po' di carbone e prevedere i parchi eolici che forse ci danneggiano solo dal punto di vista visivo, ma non da quello della salute.
Bisogna fare una scelta, anche se certamente sarà difficile. Però quando si legge che si vuole mettere il divieto per gli impianti di produzione di energia di fonti eoliche, salvo per quelli che alla data di entrata in vigore della presente legge abbiano già avuto esito positivo le procedure di dotazione di impatto ambientale e i relativi lavori abbiano avuto inizio, non capisco per quale motivo proprio si vogliano paralizzare gli altri che hanno una procedura in corso, per i quali i consigli comunali si stanno confrontando. Noi abbiamo bisogno di essere autonomi, non soltanto per quanto riguarda l'esportazione dell'energia, ma anche dal punto di vista energetico, oltre tutto questi parchi eolici sono anche fonti di reddito per molti comuni che non hanno certo delle risorse.
Dicevo che abbiamo fatto bene a presentare tutta quella serie di emendamenti, vogliamo arrivare a far capire ed allertare questo Consiglio che si sta andando in una direzione sbagliata, siamo convinti che non sia possibile preparare i piani territoriali paesistici in 18 mesi; non si è mai fatto. Non capisco per quale motivo si voglia pensare che in questo periodo di 18 mesi (già di per sè molto lungo da quando verrà approvata la legge), avremmo il tempo di preparare i piani territoriali paesistici; nella storia abbiamo visto che occorrono cinque, sei, anche sette anni.
Assessore, lei è una persona intelligente, è una persona capace, del settore, al posto suo io mi sarei adoperato in altro modo per non essere responsabili del degrado di un'isola: perché far attendere tutti quei comuni che non hanno approntato il loro piano urbanistico comunale? Questa norma praticamente blocca anche la preparazione; per esempio, se lei a Sassari dice che dovranno essere vincolanti queste norme, personalmente dirò agli esperti, con i quali ci siamo già convenzionati per predisporre il piano urbanistico comunale, di fermarsi.
Senza che stia arrecando danno all'immagine dell'Assessore dell'urbanistica del comune di Sassari o del Sindaco, dico che noi non possiamo predisporre il piano urbanistico comunale pur avendo messo in essere, e lei lo sa, perché ripeto è un uomo del settore, tutte quelle forze necessarie per poter arrivare a redigerlo. Perché reperire i fondi, un miliardo e mezzo per i voli, la cartografia...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moro, il tempo a sua disposizione è terminato, credo che avrà comunque altre occasioni.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente. Durante la discussione dell'articolo 2 eravamo entrati nel merito delle competenze, poi abbiamo avviato una battaglia parlamentare per ribadire l'importanza del Consiglio regionale e per lamentare anche un mancato adeguato coinvolgimento dello stesso e degli organi tecnici, che sono comunque emanazione della Regione, nella politica urbanistica regionale, ecco che nell'articolo 3, di cui stiamo parlando adesso, passiamo invece al dettaglio di queste norme.
Mi pare evidente che proprio la lettura di questo articolo 3 metta in risalto la profonda differenza di impostazioni di fondo esistente tra il provvedimento della Giunta e il nostro modo di vedere le politiche di tutela del territorio e conseguentemente le politiche urbanistiche. Certo che noi intravediamo in questa impostazione della legge, e quindi nell'impostazione della Giunta regionale, alcuni principi sui quali non possiamo essere d'accordo. Da qui deriva la nostra volontà di emendare questa legge e di lavorare con particolare incisività anche sull'articolo 3, francamente partiamo da posizioni diverse, quella della Giunta è troppo limitativa e troppo penalizzante nei confronti dei diritti acquisiti, nei confronti delle categorie produttive, nei confronti di molti risparmiatori che vedono, francamente, messi in pericoli alcuni diritti e alcune situazioni di fatto che si sono venute a creare.
Io penso a quanti sardi potranno veder allontanare la possibilità di un intervento edificatorio del tutto legittimo, del tutto ammissibile, del tutto giusto, non solo in aree di interesse turistico, perché è chiaro che questa legge e le sue ricadute negative non si fermano semplicemente al settore turistico, ma abbracciano settori importanti. Abbiamo già avuto modo di citare l'industria, l'agricoltura e le infrastrutture, che sono determinanti anche per lo stesso sviluppo turistico; sappiamo che una delle nostre carenze maggiori in campo turistico non è solo quella della quantità di posti letto disponibili per l'industria turistica, ma è anche tutto ciò che attorno al turismo ruota, tutto ciò che i turisti cercano quando vengono in Sardegna, tutto ciò che la Sardegna non sempre è in grado di offrire a chi decide di trascorrere un periodo di vacanza di noi.
Allora siamo tutti d'accordo sul fatto che la stagione turistica vada allungata, siamo tutti d'accordo sul fatto che non bastino i quindici giorni di agosto e siamo anche d'accordo sul fatto che il turismo non si debba fermare al turismo marino, al turismo balneare del mese di agosto. Però, per allungare la stagione turistica e per realizzarla di una durata pari almeno a sei od otto mesi l'anno, possibilmente sarebbe meglio che fosse di dodici mesi l'anno, servono le infrastrutture. Ebbene, mi pare che l'articolo 3 di questa legge dia uno stop decisivo e grave anche alla realizzazione di infrastrutture che sono determinanti per l'industria turistica sarda.
Il tutto avviene all'interno di un territorio regionale che, francamente, colleghi, è già penalizzato in modo del tutto eccezionale, perché noi abbiamo le nostre famose servitù militari, che alcuni accettano e altri non accettano, le quali probabilmente hanno rappresentato un freno per lo sviluppo turistico di molte zone, anzi senz'altro, mentre per altri versi hanno contribuito a salvaguardare altre zone che, proprio perché legate da vincoli militari, non sono state oggetto di selvagge speculazioni. Un domani speriamo che una politica seria e concreta di dismissioni da parte dello Stato possa anche consentire di sbloccare alcune aree dove si potranno realizzare interventi turistici, comunque le servitù militari vanno ad aggiungersi ad una serie infinita di altre limitazioni che, alla fine dei conti, riguardano circa il 25 per cento del territorio della Sardegna. Abbiamo i parchi, abbiamo le zone sottoposte a vincoli assoluti demaniali, abbiamo le riserve, abbiamo i SIC, abbiamo le ZPS, ci sono quindi tantissime zone dove, per motivi di tutela ambientale, l'intervento dell'uomo è fortemente limitato.
Questo è sicuramente giusto per molti aspetti, però voi capite bene che aggiungere anche questo immenso territorio dei due chilometri dal mare per tutta la lunghezza del periplo della Sardegna, diventa una penalizzazione francamente difficilmente sopportabile. Ecco che si creano allora dei vincoli allo sviluppo, che noi segnaliamo, denunciamo e vorremmo, per quanto ci compete, in parte modificare. Ecco che si creano quelle famose due velocità che sono state più volte citate ed evocate negli interventi dei colleghi in Aula, che sono una oggettiva ingiustizia nei confronti non tanto e non solo dei comuni che non hanno ancora provveduto all'elaborazione dei piani urbanistici comunali, ma soprattutto di quei cittadini che vivono all'interno di questi comuni e che si trovano, quindi, penalizzati senza avere la minima responsabilità.
Peraltro le stesse amministrazioni comunali, o almeno molte di quelle amministrazioni comunali che non hanno ancora provveduto alla stesura del loro piano urbanistico, possono avere mille valide giustificazioni per non averlo fatto, ci sono state delle crisi, ci sono stati dei consigli comunali decaduti per i quali il commissario non credo nemmeno abbia la competenza, certamente non è normale che un commissario prefettizio predisponga un piano urbanistico comunale, dunque molti dei nostri comuni possono non avere predisposto il piano per mille motivi. Questo crea una profonda ingiustizia perché suscita il pericolo reale per molti cittadini di non poter realizzare una casa, di non poter realizzare un'infrastruttura, di non poter realizzare neanche un capannone dove, nel caso delle aziende zootecniche, realizzare un ricovero di bestiame o un locale per la lavorazione del prodotto.
Io penso, ad esempio, a molti comuni dove questa legge avrebbe effetti proprio totali, non so, i comuni della costa sud di Cagliari, Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Domus de Maria, Teulada; non so quanti di essi, ma mi pare che forse solo uno abbia predisposto un piano urbanistico in tempo, tutti sappiamo che la settimana scorsa, ad esempio, il comune di Pula ha varato e ha votato il proprio piano urbanistico comunale. Tra i comuni che ho citato, prendo ad esempio Domus de Maria, meraviglioso comune della costa sud di Cagliari, che conosco abbastanza bene e che frequento spesso, ho parlato con gli amministratori di quel territorio i quali mi hanno detto che esso ricade completamente all'interno della fascia di totale divieto, quindi praticamente i cittadini di Domus de Maria, circa duemila abitanti, si troveranno in uno stato di paralisi totale. Questo non va bene, questo non è giusto, anche perché il termine di questo vincolo edificatorio totale è lontano ed è inadeguato anche il periodo di 18 mesi che si fissa affinché i comuni possano poi provvedere a mettersi in regola, diciamo così.
Ora mi pare che una limitazione di questo genere vada contro i diritti dei cittadini e contro la programmazione delle amministrazioni comunali, oltre che, senza ombra di dubbio, agli interessi legittimi delle imprese e delle attività produttive in genere. Un comune come Domus de Maria, ad esempio, che vive un po' di pastorizia, pochissimo di agricoltura e molto di turismo, che ha trovato proprio in quest'ultimo la propria carta vincente per dare lavoro ai giovani, per creare nuove aziende e nuove attività imprenditoriali (legate per ora solo alla stagione estiva, ma un domani, ci si augura anche in un periodo di tempo decisamente più largo e più ampio), si trova in questo momento in uno stato di paralisi totale. Il discorso riguarda ovviamente anche gli altri Comuni costieri per arrivare poi ad altre zone della Sardegna che magari conosco meno e delle quali non mi sento di parlare.
Ecco la questione delle due velocità, ecco la questione del blocco delle attività produttive, esse ci stanno particolarmente a cuore e , per quanto ci compete e per quanto il Regolamento ci consente, continueremo a batterci in modo da convincere anche i colleghi della maggioranza dell'opportunità di rivedere questa legge che ha le sue radici in una volontà eccessivamente autoritaria della Giunta e non nasce, secondo noi, da un'adeguata concertazione con i cittadini sardi e con i loro rappresentanti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, diciamo che questo articolo 3 contiene in sé uno dei più importanti punti di contenzioso che ha visto divisa quest'Aula fino ad oggi. La cosa non è di poco conto per le ricadute negative che ha sull'economia dell'Isola il blocco dell'edificabilità, fino all'approvazione del piano paesistico regionale, nella fascia che va dai 300 ai 2 mila metri della linea di battigia marina per i terreni della costa. Abbiamo già avuto modo di dire che intanto ne contestiamo la legittimità perché si viene a modificare, con legge regionale, in senso più restrittivo un limite già previsto dalla legge nazionale. Non mi sembra un buon inizio e neanche una buona prospettiva, non vedo vantaggi importanti per la Sardegna per i prossimi anni rispetto al sacrificio che si fa e rispetto anche agli altri territori nazionali che ci vedono penalizzati. Pensiamo anche a quante aspettative lo sviluppo marino ha creato nella popolazione della Sardegna, stante che in questi anni gran parte della popolazione dell'interno si è spostata verso le coste, creando anche problemi di altro genere, soprattutto di adeguamento dei servizi e di tutto ciò che consegue quando c'è un aumento a dismisura della popolazione in un territorio non preparato ad accogliere tanta gente con la pianificazione regionale.
Questo limite dei 300 metrii certamente, non devo ripetermi, creerà disagi anche ai non speculatori, oltre che agli speculatori, che non sono tutti dei delinquenti, c'è gente che lavora nella legalità, che lavora anche bene, come dimostra il primo grande insediamento turistico avvenuto in Sardegna, il tanto vituperato insediamento dell'Aga Khan che se fosse stato seguito come esempio avrebbe trasformato anche tutti gli altri territori della Sardegna in un giardino e non in obbrobri come è capitato in altre zone della nostra Isola. Esistono costruzioni che danneggiano l'ambiente o che lo rendono più fruibile, lo migliorano e comunque non deturpano in nessun modo la natura, non disturbano la vista, non danno fastidio ad alcuno e sono fonte di ricchezza per la Sardegna, anzi l'hanno portata all'attenzione del mondo; dovremmo ringraziare a lungo quei costruttori e ricordarli in altro modo quando parliamo di loro anche in quest'Aula.
Un altro motivo di osservazione per me è quello che riguarda le isole minori, perché non sono tutte uguali, ne esistono di veramente piccole, nelle quali il limite previsto dalla legge, di una fascia che va dai 150 ai 500 metri, praticamente ricomprenderebbe tutta l'isola. Assolutamente non invito a bloccare le isole minori come Carloforte, così conosciuta l'isola di San Pietro, o Sant'Antioco, però voglio manifestare la disparità di trattamento, dicendo che a Sant'Antioco, oltre i 500 metri, si potrebbe costruire una città in barba a questa deroga; lì sarebbe una cosa legittima mentre non potremmo farlo in un'altra zona della Sardegna. Io credo che sia quantomeno sperequativo, ingiusto e dannoso per il resto della Sardegna. Inviterei la Giunta a riconsiderare l'opportunità di riportare questi limiti verso l'origine e verso questo comma b) dell'articolo 3, anche per il resto del territorio regionale, perché una riduzione dei limiti certamente farebbe diminuire anche il danno di una legge come questa; forse come oppositore farei meglio a stare zitto e sperare che voi la portiate a compimento, lo farei se danneggiasse soltanto voi dal punto di vista politico e non anche i sardi come cittadini.
Sono totalmente d'accordo sulla tutela dei compendi sabbiosi e dunali, perché è in sé che sia così. A tutti voi sarà capitato di andare nella zona della Marina di Arbus e vedere che si sono costruite le ville sulle dune, deturpando uno dei rari esempi di dune vere della Sardegna, di zone sabbiose, di zone sub desertiche più belle che ha l'Italia; sono state deturpate in maniera indecente. Sono totalmente d'accordo su questa norma di tutela, mentre per quanto riguarda le aree esterne e i centri abitati già individuati dalla prevenzione del rischio idrogeologico, credo che non ci fosse nessun bisogno di normarlo, perché esistono delle norme già a tutela di queste zone. Quindi, va da sé che in queste zone non si possa costruire, sono i comuni quelli che prima di tutto devono tutelare; ma in ogni caso so che esiste un servizio della Regione che, per esempio, provvede al censimento delle zone a pericolo di frane, per esempio, credo che su queste zone il vincolo esista in sé, come anche credo che esista un vincolo di inedificabilità non solo per le zone a rischio idrogeologico, ma anche per quelle che hanno subito incendi. Quindi che bisogno c'è di ripetersi in legge, individuando tipi di aree per le quali, tra l'altro, non siamo neanche in grado di dire quali e quante sono?
Per quanto riguarda le aree ricomprese nei siti di interesse comunitario,abbiamo saputo dalla stampa, senza che se ne sia discusso, che era stato posto un vincolo di così grande importanza, cioè ci è calato dall'alto; io apprendo adesso che esistono in Sardegna siti proposti come siti di interesse comunitario, come se non bastassero già quelli che abbiamo, forse sarebbe bene considerare anche una proposta di svincolo di alcune aree per le quali non ha nessun senso. Posso capire che sia vincolato il Gennargentu, posso capire che siano vincolate le zone umide, che peraltro sono già vincolate da altre leggi nazionali, ma che noi pensiamo addirittura di vincolare altre zone proposte per sito di interesse comunitario, praticamente abbiamo trasformato in un parco tutta la Sardegna e non ce ne siamo accorti. La cosa veramente mi da fastidio come cittadino oltre che come politico; inoltre, uscendo fuori da qui, la gente avrebbe ragione di rimbrottarmi e di redarguirmi pesantemente con frasi del tipo: "Ma che cosa stai facendo?". Tra un po' ci impediranno di vivere in Sardegna, abbiamo fatto la riserva indiana e non sappiamo più dove andare a vivere. Qualcuno che non aveva molta dimestichezza con l'italiano alcuni anni fa ebbe occasione di dire: "Stanno parcheggiando la Sardegna". Beh, veramente stiamo trasformando la Sardegna in un parco, è una cosa assolutamente indecente.
Bisogna dire anche che non è pensabile che in Sardegna esistano norme che impediscono la costruzione di un muretto a secco o la messa in opera di una rete per recintare un terreno vicino ad un ruscello nella fascia di 2 mila metri, quando poi invece si redigono norme che permettono di costruire in una zona a 500 metri dal mare e in un'altra a 2 mila metri e poi subito dopo si possono costruire città alla leggera, soltanto con un piano di programmazione urbanistica comunale e la Regione non ha niente da dire. A me sembra quantomeno strano.
Mi sembra doveroso ricalcare ancora la differenza di trattamento che c'è tra i paesi che sono dotati di un piano urbanistico comunale, come quella zona che si è salvata dalla sentenza che ha fatto cadere i piani paesistici della Sardegna, salvando il Sinis. Anche in questo c'è una disparità palese tra i territori comunali, nei quali le prospettive di sviluppo sono assolutamente differenti. Qui c'è da ricordare il vecchio detto "chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto" e, come se niente fosse, noi ci permettiamo di agevolare alcune zone della Sardegna a discapito grave delle altre zone; questo non va assolutamente bene come legislatori.
Presidente, la ringrazio per avermi concesso di superare di qualche secondo il tempo a mia disposizione.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Liori. Con questo intervento chiudiamo i nostri lavori che riprenderanno, come già comunicato, martedì 16 novembre alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 12 e 57.
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