Seduta n.436 del 28/01/2004
CDXXXVI SEDUTA
Mercoledì 28 gennaio 2004
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 12.
MASIA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 7 gennaio 2004, che è approvato.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che il consigliere regionale Pasquale Onida è assente nella seduta antimeridiana del 28 gennaio 2004 per motivi istituzionali.
Continuazione della discussione congiunta sulle dichiarazioni del Presidente della Regione sulla base militare di La Maddalena abbinata alla discussione delle mozioni: COGODI - ORTU - VASSALLO Né scorie né basi militari - Dichiarazione della Sardegna "Terra di pace e di amicizia tra i popoli" - Progetto di sviluppo di qualità ambientale (113); COGODI - VASSALLO - ORTU contro rifiuti tossici, scorie e inquinamenti: progetto regionale di rispetto ambientale; bonifica di tutto il territorio isolano; difesa integrale e ricostituzione dell'ambiente naturale della Sardegna; destinazione a tal fine del prossimo Piano di rinascita (123) CUGINI - SPISSU - CALLEDDA - DEMURU - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore sul progetto di espansione della base americana di La Maddalena (128) e svolgimento delle interpellanze: SANNA Giacomo - MANCA sul potenziamento della base navale di Santo Stefano (325/A); SANNA Giacomo - MANCA sull'ampliamento della base militare USA di Santo Stefano (383/A); CUGINI - DEIANA -GIAGU - GRANELLA - LAI - MASIA -MORITTU - SPISSU sulla ipotizzata chiusura dell'Arsenale militare di La Maddalena e il progetto di espansione della base americana (393/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta sulle dichiarazioni del Presidente della Regione sulla base militare di La Maddalena abbinata alla discussione delle mozioni numero 113, 123 e 128 e allo svolgimento delle interpellanze numero 325/A, 383/A e 393/A che sull'argomento sono state presentate.
E' iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.
SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'argomento in discussione è serio, o meglio dovrebbe essere serio poiché dovrebbe riguardare la salute della popolazione dell'arcipelago di La Maddalena, l'ambiente della nostra Isola, la nostra autonomia. Ma la limitata partecipazione in aula, stamani, lo scarso interesse che ho percepito ieri sera da parte di molti colleghi e certi malcelati toni e riferimenti di alcuni colleghi hanno dato l'impressione a me e non soltanto a me che le mozioni e le interpellanze fossero in un certo qual modo strumentali, ossia che avessero in realtà, purtroppo, poco a che fare con la salute dei sardi, con l'ambiente e con l'autonomia della Sardegna e molto a che fare, non con la probabile ma non accertata nocività dei sommergibili a propulsione nucleare, ma piuttosto con la loro appartenenza agli Stati Uniti.
Io non mi sarei addentrato, come qualche collega ha fatto, in valutazioni di politica internazionale di difesa in maniera semplicistica, ricordando che la guerra fredda è terminata nel 1989 e che quindi non c'è più ragione di questa presenza militare, vorrei piuttosto che l'interesse si accentrasse innanzitutto su quello che potrebbe essere il problema prioritario nell'arcipelago di La Maddalena, come ho detto la salute pubblica.
Ora l'emergenza, se di emergenza si tratta, non deve essere di carattere politico, bensì scientifico. Facciamo in modo che organizzazioni scientifiche e scienziati realmente indipendenti svolgano approfondite analisi che diano risposte scientifiche certe, non condizionate da altri fattori. Ieri un collega, se non ricordo male l'onorevole Scano, ha fatto riferimento ai risultati di una ricerca scientifica sull'alta incidenza di tumori nelle popolazioni dell'area dell'arcipelago maddalenino e di Porto Torres. Io vorrei ricordare che un'altra ricerca scientifica ha rilevato un'alta incidenza di tumori nella popolazione di una vasta area del Logudoro (questi i dati che ho ricevuto dall'ospedale di Ozieri), un'area notoriamente ricca di granito ma non certo di basi militari e di industrie inquinanti. Pertanto il rigore scientifico senza nessun altro condizionamento è essenziale. Oggi la domanda prioritaria è: c'è oppure o no deposito di cobalto 60, di cesio, di torio o di altre sostanze radioattive dovute alla presenza di sommergibili a propulsione nucleare nell'arcipelago di La Maddalena? Se la risposta dovesse essere affermativa occorrerà affrontare nei dovuti modi, ma con determinazione e celerità, la eliminazione della causa; la compatibilità della presenza di questi mezzi nel parco marino, l'opportunità di ristrutturare o meno la base militare e di conseguenza la necessità o l'opportunità di concedere o meno ulteriori quattromila metri cubi ne conseguirà, tutto ne conseguirà dopo i risultati di queste analisi. E' superfluo e inutile parlarne prima, sicuramente meno importante. Superata questa emergenza un altro problema, quello dell'autonomia di decisione di sardi sull'utilizzo del proprio territorio e di concessione a terzi di parte del nostro territorio dovrà affrontato e risolto.
Il mio intervento è breve e vorrei concluderlo in questo modo: nell'attesa di conoscere i risultati di approfondite e serie analisi scientifiche auspico che non ci siano allarmismi che potrebbero compromettere lo sviluppo turistico, economico e sociale non soltanto della Gallura, ma della Sardegna tutta. Perdere la fama che la Sardegna si è guadagnata negli scorsi decenni di isola dal mare e dalla terra incontaminati è molto, molto facile; riconquistarla sarebbe molto, ma molto difficile. Da oltre trent'anni la base americana, le popolazioni dell'arcipelago e il turismo convivono senza problemi ricavandone spesso reciprochi vantaggi. Se dovesse emergere una situazione pericolosa per la salute pubblica e l'ambiente è bene che vengano presi adeguati e se necessario drastici provvedimenti, ma nel frattempo, nell'attesa di conoscere, di sapere, di avere certezze, auspico che i colleghi e la stampa svolgano il loro ruolo con estremo senso di prudenza e sensibilità. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, l'incauta e irresponsabile semplificazione che ha fatto il presidente Masala del grave problema che stiamo affrontando - né inquinamento, né ampliamento, per semplificare - è stata fuorviante rispetto al vero e grande problema che ci troviamo di fronte. Altro che verifica sull'attendibilità delle misure e sulla obsolescenza delle centrali di rilevazione! Altro che disputa sui metri cubi da costruire o presunti CD che stanno circolando sulle volumetrie!
Non voglio entrare in questo dispute, lo hanno fatto altri meglio di me e non ci voglio ritornare, quello che voglio prendere in considerazione è che a Santo Stefano siamo in presenza di armamenti di distruzione di massa veri, non come quelli falsi che si sono inventati Bush e Blair per giustificare una guerra preventiva, ma armamenti atomici veri di distruzione di massa. Qui siamo in presenza di armamenti di distruzione di massa e non esiste in questo caso il dubbio che si usino o no proiettili ad uranio impoverito, come si sospetta avvenga nei poligoni di Teulada e di Perdasdefogu. No, a Santo Stefano siamo in presenza di vere e proprie bombe atomiche, come quelle che armano i sommergibili americani, e del tutto simili a quelle seminarono terrore e distruzione e morte a Hiroshima e a Nagasaki. Siamo in presenza di un deposito di scorie nucleari derivanti dal combustibile nucleare che i sottomarini americani hanno consumato negli ultimi trent'anni, e questo fatto è stato confermato alla Commissione ambiente del Senato in occasione dell'audizione della Giunta regionale.
Di fronte a questa realtà dico che non possiamo tollerare in casa nostra una fonte di così grande e incalcolabile rischio, capace di generare disastrose conseguenze alla nostra terra alla prima manovra sbagliata di un marinaio americano, che pure rientra tra gli inevitabili errori umani. Non possiamo pensare di costruire un futuro migliore per la nostra terra in presenza di questa terribile minaccia. Le conclusioni del collega Satta mi pare che siano emblematiche: ha iniziato dicendo che le mozioni erano strumentali e poi ha finito per dire che se capitasse una cosa del genere noi rischiamo di chiudere baracca in Sardegna, come ambiente, come territorio, come popolazione.
Se era già difficilmente comprensibile la scelta fatta dal nostro Governo in un periodo di guerra fredda, oggi è del tutto ingiustificata e inaccettabile questa presenza. La Sardegna si è ribellata collettivamente contro il rischio delle scorie nucleari, non capisco perché noi non prendiamo coscienza di questo gravissimo rischio che incombe sulla nostra terra, sulla nostra popolazione, sulle nostre genti. Probabilmente non ci rendiamo conto dei gravissimi rischi che questa presenza nucleare comporta e a questo riguardo consentitemi di leggere alcune dichiarazioni, alcuni passaggi del discorso che il parlamentare bielorusso Abramova Olga Mikhailovna ha tenuto al parlamento bielorusso in occasione del quindicesimo anniversario della catastrofe nucleare di Chernobyl: "Noi ex sovietici" - dice la parlamentare - "nati negli anni cinquanta portiamo nelle nostre coscienze le impronte e le ferite dei tempi della guerra fredda. Gli accadimenti di quel periodo, l'idea fissa e ossessiva degli armamenti atom[s1] ici ha portato al formarsi nelle nostre coscienze di un qualche inconscio sedimento di radiofobia. Il pensiero che, per volontà di qualcuno, potesse realizzarsi lo stesso destino" - per volontà di qualcuno o per qualche incidente casuale - "delle vittime di Hiroshima e Nagasaki mi atterriva. Di quel tempo nei miei ricordi si è conservato un sogno". E lo racconta dicendo: "Sto in piedi vicino alla finestra. La solita vista urbana industriale. Non so perché, rami di lillà nel vaso. All'improvviso, alla sinistra nel cielo, si gonfia una vampata penetrante e luminosa. Questa vampata arancione avanza, avanza e quasi mi raggiunge. Io mi butto nell'angolo dove dorme nella culla mio figlio, lo copro con il mio corpo e prego, con tutte le mie forze prego: 'Dio fa' che torni ieri, fa' che questo non accada!' E con il cuore palpitante mi sveglio". Questo è il racconto del suo sogno, poi continua dicendo: "Con la fine della 'guerra fredda' sembrava che niente potesse far rinascere quella paura di fronte all'atomo distruttivo. Improvvisamente il 26 aprile 1986 queste illusioni si dissolsero. Gli accadimenti di quel tragico giorno della catastrofe alla centrale atomica di Chernobyl ha diviso la nostra vita in due parti: 'sino' a quel momento e 'dopo' l'incidente di Chernobyl. La disgrazia pari a 300 Hiroshima ha fatto piombare sulle nostre spalle la pioggia radioattiva. Ha fatto irruzione nelle nostre case, laddove non l'aspettavamo e perciò sembravamo assolutamente indifesi di fronte a questi fatti. Quel 70% dei sedimenti radioattivi ricaduti nel territorio della Bielorussia, non sono passati senza lasciare tracce: contaminati i campi, i boschi, le acque…. La morte invisibile continua ad uccidere ancora oggi! Sono trascorsi quindici anni dall'incidente di Chernobyl: quei problemi, relativi alle conseguenze di Chernobyl, sono oggi sul tappeto. Sulla base dei dati del Fondo per l'Infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF) l'inquinamento degli isotopi radioattivi a lunga vita - cesio, stronzio e plutonio - ha interessato il 23% del territorio della Bielorussia, dove vivevano più di due milioni di persone, tra le quali, più di 500 mila bambini. I danni causati alla nostra repubblica, ammontano a non meno di 32 bilanci annuali del periodo precedente all'incidente, calcolati per un periodo di 30 anni". E a pensare che il collega Piana, ieri, diceva che 37 milioni di dollari sono un grande affare per la Sardegna viene veramente il raccapriccio! "Sulla base dei calcoli degli specialisti l'analisi dei danni presenta perdite dirette e indirette per 29,6 miliardi di dollari, mancate entrate per 13,7 miliardi di dollari, spese aggiuntive collegate al superamento delle conseguenze della catastrofe per 191,7 miliardi di dollari americani. Nei centri abitati situati nei territori contaminati i bambini e gli adolescenti manifestano seri problemi ai sistemi immunitario, digestivo, antiossidante e ad altri sistemi ancora e aumenta l'incidenza del cancro alla tiroide. La frequenza di queste patologie supera in maniera significativa livello medio mondiale e il ritmo di sviluppo del numero dei casi cresce in maniera sostanziale, superando le previsioni degli esperti internazionali. In maniera attendibile è stato evidenziato l'aumento della crescita dei tumori agli organi interni e alle ossa. E' cresciuta di circa una volta e mezzo la frequenza dei difetti di sviluppo congeniti. Nei distretti contaminati della repubblica nel 76,3 per cento dei bambini presenta anomalie funzionali, il 22,4 per cento hanno una immunodeficienza, con l'entrata a scuola si evidenzia che il 39 per cento dei bambini hanno un ritardo nello sviluppo".
Ma quale piano di evacuazione di fronte a questo disastro, ma è pensabile che noi risolviamo tutto con un piano di evacuazione anche contestato, nel quale si dice: chi vuole scappa, chi non vuole resta a La Maddalena. Ma è pensabile che noi non prendiamo coscienza di questo grave, gravissimo problema? Mi chiedo perché noi non ci dobbiamo porre il problema alla radice, perché discutiamo in modo falso delle centraline che non funzionano e non ci poniamo davvero il problema di porre fine a quello che era un approdo provvisorio dei sommergibili nucleari americani, nato in un periodo di guerra fredda ed oggi inconcepibile. Noi abbiamo fatto in Italia un referendum contro il nucleare civile e abbiamo cancellato dalla nostra storia, fortunatamente, il nucleare. Abbiamo il nucleare militare e abbiamo il nucleare militare straniero. La Regione Sardegna, noi tutti all'unanimità abbiamo approvato una legge contro la Sardegna denuclearizzata, ci siamo presi in giro, abbiamo le scorie nelle gallerie di Santo Stefano, abbiamo i sommergibili con tutto il loro carico distruttivo che per un errore umano possono da un momento all'altro far saltare in aria non La Maddalena ma tutta la Sardegna e tutto il Mediterraneo.
Questo punto di approdo, signor Presidente, non deve essere ampliata la base, rese fisse le installazioni mobili, deve essere cancellato. Con il Governo noi dobbiamo trattare il numero dei mesi, il numero degli anni, forse il numero delle settimane di quanto ancora questa base americana anacronistica e pericolosissima per il nostro futuro e per i nostri figli resta ancora in Sardegna, non di quanto funziona la centralina che pure è un fatto di grande importanza. Quindi, non un ampliamento ma uno smantellamento della base, ripeto nata come un approdo temporaneo in un periodo forse giustificabile e con qualche giustificazione, ma oggi assolutamente anacronistica e inaccettabile. Quindi, non si tratta di parlare di metri cubi, si tratta davvero di pensare allo smantellamento serio di questa struttura.
Non è contro gli americani questo e contro il popolo americano, ricordo soltanto la battaglia lunga, difficile dei pescatori di Vieka in Puerto Rico. Puerto Rico un protettorato americano, questa grande battaglia l'hanno vinta contro gli americani per far smantellare le basi dove non c'erano i sottomarini nucleari, c'erano semplicemente armamenti con bombe ad uranio impoverito. Quella grande battaglia l'hanno vinta nella loro terra e in una terra nella quale gli Stati Uniti esercitano il loro protettorato, qua non sono a casa loro, noi dobbiamo essere capaci di riprenderci la sovranità su questo gravissimo problema, che può davvero cancellare dalla faccia della terra il nostro popolo e la nostra terra. E concludo, caro Presidente, che è stato davvero patetico pensare che questa trattativa lei la vuole concludere con il grande successo di avere ottenuto gli immobili militari. È francamente inaccettabile che lei, signor Presidente, che deve rappresentare l'orgoglio della nostra autonomia, pensi di contrattare, di contrabbandare per cose che già ci spettano per statuto, la conferma della presenza della base americana nel nostro territorio.
Io voglio concludere in questo modo, leggendo un passaggio, questa volta breve, di una delle più grandi scrittrici bielorusse contemporanee che si chiama Svetlana Aleksivic, che a distanza di dieci anni dal disastro di Chernobyl ha scritto questo libro "Preghiera per Chernobyl" che è fatto di una serie di interviste con la popolazione, con la gente semplice, con quelli che hanno vissuto sulla loro pelle il disastro, quelli che sono sopravvissuti perché una generazione intera è sparita con gli aborti collettivi, anche delle persone scovate, le persone che non volevano abortire, ricercate per farle abortire, perché le percentuali che nascessero bambini deformi e con tutte le conseguenze che dicevo prima erano altissime, sono raccontate due storie femminili di intensità quasi insostenibile in questo libro, ne leggo il passaggio di una, le parole di una contadina tornata a vivere senza autorizzazione in quella sua casa contaminata che era diventata per lei l'unico mondo possibile, dice alla giornalista "tu Svetosca non prendere nota di quello che ti racconto e non comunicarlo alla gente, sono cose che è impossibile comunicare, io te lo racconto soltanto perché io e te si possa piangere un poco insieme e perché andando via tu ti volti a guardare la mia casetta non una volta, ma due volte".
Allora, presidente Masala, noi se non siamo capaci di ribellarci a questa presenza, io le dico che rischiamo e ci mettiamo nelle condizioni di rischiare di dover piangere un giorno tutti assieme per questa presenza. Allora anch'io, come diceva questa povera contadina alla giornalista, le raccomando, quando va a La Maddalena la guardi andando via non solo una volta, ma due volte, tre volte, cento volte, perché quella meraviglia, che noi abbiamo, potrebbe sparire, potrebbe essere distrutta semplicemente perché noi non siamo stati capaci di fare una battaglia collettiva e di popolo per eliminare definitivamente questo pericolo nucleare dalla Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Pinna, e complimenti per la sua preparazione letteraria bielorussa. È iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Presidente, colleghi, premesso che la informativa del presidente Masala, a mio avviso, ha affrontato la questione in discussione con un duplice taglio: primo, ha ripercorso situazioni datate e già ampiamente conosciute; in secondo luogo, invece, ha affrontato quelle dell'attualità con disarmante e colpevole ingenuità, come se tutto fosse scontato, come se tutto fosse normale, cercando una giustificazione a tutto e a tutti, ignorando colpevolmente, a mio avviso, i contenuti di merito delle interpellanze e delle mozioni.
Le stesse questioni sin qui affrontate, analisi sull'impatto ambientale dell'annunciato insediamento, vecchie e nuove volumetrie, rispetto delle leggi urbanistiche e paesaggistiche, gli effetti dell'inquinamento da incidente o da accumulo, le reti di rilevamento non adeguate a rilevare particolari presenze radioattive, rilevamenti operati dai controllori che diventano essi stessi controllori-controllati. Giustamente tutti questi elementi, seppure importanti, di complessiva conoscenza che il Consiglio regionale dovrebbe avere, a mio avviso, non sono il vero problema. Non sono il problema che oggi noi dobbiamo affrontare o non sono l'unico problema che noi dobbiamo affrontare. Così come ritengo che questi elementi non possono essere usati come elemento condizionante delle nostre scelte rispetto ad una scelta già fatta dal Consiglio regionale, quando ha dichiarato "Sardegna terra denuclearizzata". "Sardegna terra denuclearizzata", lo ripeto. Abbiamo unanimemente fissato questo principio. Possiamo, io chiedo, rimuovere ciò che abbiamo deciso? Tutto è possibile in questo nostro mondo, anche in questo Consiglio regionale, ma io chiedo quali sono le motivazioni che portano a modificare questo orientamento e lo chiedo a quelli che in questo Consiglio sembrerebbero aver cambiato opinione da alcuni mesi a questi parte. Licandro ieri poneva come termine di paragone principale, come elemento dirimente, gli aspetti scientifici, per cui che non si possa decidere se non di fronte alla conoscenza e per cui al fatto che vi fossero certezze scientifiche rispetto alle decisioni che dobbiamo assumere. Peraltro citava, per rafforzare questa sua tesi, le analisi e le verifiche che sono state fatte in alcuni territori della Sardegna dove sono presenti basi militari anche della NATO, anche italiane, dove sembra che vi sia la presenza di uranio impoverito, per sostenere la tesi che nulla è pericoloso e che queste presenze delle basi militari siano compatibili non soltanto con l'ambiente, ma anche col nostro sviluppo. Ribadiva le analisi che sono state fatte che non avrebbero riscontrato niente, così come peraltro citato anche dal Presidente nella sua relazione, come elemento determinante per affermare che questa presenza è compatibile con l'ambiente, è compatibile con lo sviluppo del nostro territorio.
Io penso che gli elementi di discussione non possono essere questi, per due ordini di motivi, primo perché la sovranità della nostra terra, caro Piana, non può essere venduta nemmeno per 37 milioni di dollari; così come si ritiene e così come riteniamo che è fuorviante parlare oggi di aumento di volumetrie, di risistemazione di una base militare che, con l'approvazione di questi progetti, cambierebbe, sostanzialmente, il suo stato di essere. Non più una base appoggio, ma così come dicevano già in precedenza diversi colleghi, diventerebbe a tutti gli effetti una base permanente. Anacronistico è che in questa fase della nostra storia, dove sono caduti i blocchi, si continui a pensare sulla necessità di mantenere tali presenze, soprattutto dopo aver rifiutato già, in Italia, la presenza nucleare civile, e soprattutto dopo aver sancito il concetto della non presenza, del divieto di presenza del nucleare nella nostra isola. Per cui è rinunciare, in effetti, alla nostra sovranità, di tornare indietro rispetto un principio già ben presente non soltanto in Consiglio regionale, ma soprattutto nella società italiana ed in modo particolare in quella sarda.
Per cui io non penso che si possa continuare ad intorbidire le acque, a mischiare le carte in modo che la partita non venga mai definita ed introdurre elementi fuorvianti per dimostrare l'indimostrabile, per cui dimostrare che comunque la presenza non soltanto è incompatibile, ma in qualche caso potrebbe essere anche utile. Ritornando alla questione degli investimenti, 37 milioni di euro, io vorrei ricordare qua che già una storia simile l'abbiamo vissuta, l'ho vissuta in prima persona a Porto Torres col cambio di scelta rispetto all'utilizzo del combustibile, il carbone, e su quella scelta che è stata operata dalle amministrazioni di centrodestra si è basato il più grande affare del nord Sardegna di questo ultimo periodo, con la creazione di società per la gestione di questa risorsa e guarda caso chi gestisce queste società sono stessi politici locali, gente, personaggi che nella politica e dalla politica sono diventati grandi e purtroppo devo qua denunciare, non soltanto del centrodestra, perché ci sono personaggi conosciuti anche del centrosinistra. Non vorrei che la stessa cosa avvenga anche a La Maddalena coi 37 milioni di euro e per cui si facciano voli pindarici per giustificare che comunque, tutto sommato, la presenza americana c'è da trent'anni e ci potrebbe rimanere altri trenta e forse più.
Questo fatto, io penso, che non può essere da noi, da questo Consiglio regionale accettato, oggi noi abbiamo l'opportunità di riscattarci da un trentennio di soprusi perpetrati sulle spalle del popolo sardo, oggi se cedessimo alle lusinghe, alle assicurazioni dei pifferai di turno non solo avvaloreremmo questo trentennio di soprusi e prevaricazioni, ma sanciremmo con un nostro atto la rinuncia ad esercitare le nostre prerogative di sovranità che lo statuto di autonomia ci ha conferito. Vogliamo questo? Io penso di no e mi auguro che questo Consiglio regionale, pur con tutte le vicissitudini che ha avuto in questa legislatura, abbia almeno in questo senso la facoltà di riscattarsi con un atto di libertà, riaffermando la sua sovranità e dicendo chiaramente: fuori le basi dalla Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vassallo. È iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, è sicuramente alta in tutta la Sardegna la preoccupazione intorno alle notizie relative alle analisi effettuate a La Maddalena ed è sicuramente tanta la confusione che si è creata con una ridda di voci, anche autorevoli, che in queste settimane hanno trovato ospitalità sui media. Si è partiti con ventilate ipotese di un raddoppio della base Nato, poi è arrivata la notizia della contaminazione radioattiva rilevata dalla società indipendente francese CRIIAD, con la presenza accertata di torio 234 nelle alghe in misura ritenuta estremamente più elevata di quella tollerabile. A ciò si aggiunge la considerazione che è stata fatta sull'inadeguatezza dei sistemi di rilevazione attualmente dislocati per il monitoraggio dell'inquinamento. Io non mi addentrerò in valutazione scientifiche, né mi sento di sostenere criticamente o fideisticamente una posizione in ragione della mia appartenenza politica. Avverto però la necessità che sul tema inquinamento quanto prima e in maniera inconfutabile si debba fare assoluta chiarezza. Il ricorso ad un percorso conoscitivo di alto rigore scientifico è il primo passo per tranquillizzare la popolazione e per accertare eventuali responsabilità. Responsabilità gravissime per coloro che avessero con superficialità sottovalutato il problema rischiando di produrre incalcolabili danni ambientali e sociali, ma anche responsabilità non meno gravi per chi avesse inteso, con altrettanta superficialità e strumentalità, attraverso una ben orchestrata manovra politica e mediatica, perseguire esclusivamente un disegno politico finalizzato a smantellare la presenza della base militare USA dall'arcipelago maddalenino. Il presidente Masala ha dichiarato che non si deve parlare di aumento di volumetrie, ma semplicemente di una opportuna e necessaria ristrutturazione delle infrastrutture della base militare USA dell'isola di Santo Stefano. In quel sito non si consentirà alcuna trasformazione territoriale che non garantisca la completa tutela del paesaggio. Il presidente Masala ha anche riferito che il Ministero della Difesa si è impegnato a recepire i suggerimenti della Regione per il rispetto del passaggio, io prendo atto delle dichiarazioni rassicuranti del Presidente e concordo anche sul fatto che gli enti territoriali competenti debbano avere la possibilità di esercitare tutti gli opportuni controlli sull'aria, sulla terra e sull'acqua. Concordo anche sulla posizione del Sindaco di La Maddalena, dottoressa Giudice, che ha proposto l'istituzione di un apposito comitato scientifico che costantemente monitorizzi la situazione e renda pubblica informazione dei dati rilevati. Il problema è che noi vogliamo essere più che rassicurati, sicuri che di una semplice ristrutturazione si tratti e che ciò non comporti un significativo aumento delle capacità ricettive della base americana, soprattutto in termini di servizi di manutenzione offerti ai mezzi a propulsione nucleare. Questo sarebbe incompatibile con l'esistenza del parco, con la vocazione turistica dell'arcipelago maddalenino e di tutta la costa del nord est.
Da una ricerca fatta in questi giorni su internet, diverse documentazioni trovate, sono emerse anche delle ipotesi inquietanti, fra tutte quella che prevederebbe un aumento significativo di volumetrie, pari a cinquantadue milioni di metri cubi, con un conseguente potenziamento della capacità ricettiva della base, che potrebbe arrivare ad ospitare altri cinquemila militari americani oltre i tremila attualmente presenti e altri sei sommergibili oltre ai due attualmente presenti. Se così fosse, se queste fossero le reali intenzioni degli americani, i maddalenini e tutti i sardi dovrebbero saperlo.
Per quanto mi riguarda io non sarei assolutamente d'accordo con questo programma e farei il possibile per contrastarlo. Una cosa è la ristrutturazione di quanto attualmente esistente, altra cosa è creare i presupposti logistici per una imponente presenza militare americana che credo nessun sardo vorrà accettare.
Per questo motivo ritengo opportuno il dibattito odierno e ritengo necessaria una precisa ed unitaria presa di posizione del Consiglio regionale a tutela dell'integrità del nostro straordinario patrimonio naturalistico ed ambientale. Il dibattito svolto finora ha offerto degli spunti di riflessione interessanti ed altri sicuramente arriveranno con altri interventi; condivido la necessità di conoscere i termini dell'intesa fra il presidente Masala e il Governo in relazione alle conseguenze sulle procedure del riesame, e su tutto quanto possa chiarire in maniera inconfutabile la reale situazione di fatto e le prospettive che abbiamo di fronte.
Dobbiamo tutti avere la certezza che le apparecchiature utilizzate siano di ultima generazione e che possa essere costantemente monitorato tutto l'inisieme degli elementi radioattivi realmente inquinanti.
Signor Presidente, alla fine di questo dibattito ho avvertito un precisa esigenza di addivenire ad una posizione comune e condivisa a salvaguardia dell'autonomia regionale e dell'interesse di tutti i sardi, che prima di tutto hanno il diritto di conoscere la realtà dei fatti, degli accordi stipulati e delle intenzioni del nostro governo regionale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intanto non posso esimermi dal sottolineare anch'io lo sconcertante atteggiamento della stragrande maggioranza dei componenti di questo Consiglio e anche della maggior parte dei componenti della Giunta che, di fronte ad un problema di enorme gravità, come questo, mostrano una totale indifferenza che veramente giustifica tutti i giudizi negativi che vengono continuamente formulati dall'opinione pubblica. Chissà a cosa stanno pensando gli assenti, quelli che ieri non c'erano e quelli che non ci sono oggi perché non è che le cose siano molto migliorate col cambiamento del giorno, il passaggio dal martedì sera sempre stanco, come al solito sonnolento, al mercoledì mattina quando se non altro i lavori dovrebbero riprendere vigore. È veramente incredibile il menefreghismo, è una parola grossa, è una parola volgare ma va utilizzata perché quando ci verificano comportamenti di questo genere, credo che sia doveroso dire pane al pane e vino al vino.
Detto questo e passando all'esame sommario del problema, che è stato già sviscerato in tutti i modi, sia nei documenti pregevoli ed efficaci che sono stati presentati, sia negli interventi, nella maggior parte degli interventi, alcuni dei quali anche provenienti dai banchi della cosiddetta maggioranza, sebbene in qualche modo attenuati da problemi di natura politica.
Quello che va evidenziato, secondo me, è che ci sono tre soggetti protagonisti in negativo di questa vicenda. C'è quel famoso Presidente del Consiglio che nel 1972 ha violato leggi del nostro Paese prendendo degli accordi senza averne facoltà, o quanto meno senza preoccuparsi di portarli poi in Parlamento per la ratifica, e quindi tenendo un comportamento gravemente arbitrario. Però si può capire, non lo si può giustificare ma lo si può capire; eravamo in tempi di guerra fredda, c'erano dei pericoli reali o supposti tali di possibili aggressioni dall'esterno, c'era la Nato, c'era la difesa dell'Europa, e tante altre cose, e soprattutto una base di questo tipo, magari collocata in una zona assolutamente non indicata, però ritenuta valida a certi fini, poteva anche comprendersi.
Intanto erano ignoti in quel momento, o almeno non sufficientemente conosciuti i rischi del nucleare o di certe applicazioni del nucleare, l'Italia non aveva ancora approfondito il problema con tutto quello che ne deriva e poi, in ogni caso, si trattava di una misura che possiamo chiamare difensiva, e quindi, in qualche modo, conforme allo stesso dettato costituzionale all'articolo 11. Quindi questo è il comportamento censurabile, ma con delle attenuanti, del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'epoca.
Però poi ci sono altri soggetti che invece si sono resi complici di questa vicenda e non hanno alcuna giustificazione: il Presidente del Consiglio in carica e i suoi servitori, il Ministro della difesa e sottosegretario, che fra l'altro è sardo e quindi dovrebbe avere una particolare sensibilità invece a quanto pare, non ce l'ha, si lascia trascinare, è uno yes man, si distingue per interventi e considerazioni veramente patetiche, e quindi si tratta di soggetti che non hanno alcuna attenuante in questa vicenda.
E poi, Presidente Masala, c'è anche lei, e per quanto ci riguarda lei è il punto di riferimento, è, in qualche modo, corresponsabile, sebbene a cose fatte, di questa vicenda. Certo non l'ha causata lei. Certo non ha coperto questa iniziativa, tutto ciò che è successo negli anni precedenti perché non svolgeva questo ruolo, però da quando è Presidente lei è mancato, è mancato gravemente. Lei si muove con molto attivismo, viaggia, si sposta, spesso manca anche alle riunioni del Consiglio perché ritiene di dover seguire gli affari regionali sul continente, però a quanto pare lei è mancato a questa riunione del Consiglio dei Ministri in cui veniva affrontato il problema, quindi lei praticamente è stato costretto a prendere atto di ciò che altri stavano decidendo, e questo non è certamente un comportamento che le fa onore, perché lei, sia pure con questa maggioranza monca di cui dispone, tuttavia sta svolgendo la funzione di Presidente della Giunta regionale, di Presidente della Regione. Ed allora ha il dovere di interpretare le istanze della società sarda, ha il dovere sacrosanto, in qualunque posizione politica si trovi, lei sta rappresentando la Regione e lei deve mostrare di apprezzare, di capire, di rispettare le intenzioni del popolo sardo, questo è il suo dovere principale e dispiace che lei invece, purtroppo, abbia tenuto nei confronti di questo Governo, che veramente non ci ha fatto onore davanti a tutto il mondo internazionale in questi anni e soprattutto in quest'ultimo anno, anche a livello europeo, lei ha tenuto un comportamento, un atteggiamento servile, quasi da vassallo.
Ma insomma, lei sta rappresentando una Regione a statuto autonomo, una Regione che ha una grande dignità e quindi, ripeto ancora una volta, dovrebbe interpretare queste istanze. Le istanze della società sarda sono unanimi, tutte le manifestazioni che sono state fatte per la pace e contro questa follia del nucleare sembra quasi che le siano passate sul capo senza che lei se ne sia nemmeno accorto.
Quelle dichiarazioni che ha fatto ieri sono veramente, non voglio usare la parola meschine, ma sono veramente labili, veramente deboli, veramente pilatesche, non è questo il comportamento che ci si può aspettare da chi rappresenta la Regione sarda. Lei non ha interpretato la volontà, non l'ha interpretata nemmeno quando per esempio qualcuno ha cercato in tutti i modi di opporsi alle problematiche riguardanti le scorie nucleari. Non è tutta colpa sua perché qualcuno prima di lei si è reso latitante su questo problema, però ha tenuto conto che anche una buona parte dei componenti di questo Consiglio regionale non vedendo alcuna risposta da parte di chi guida la Giunta è stato costretto a rivolgersi addirittura alla magistratura per impugnare quel provvedimento illegittimo del Presidente del Consiglio dei Ministri che aveva attribuito ad un commissario i pieni poteri? Di questo non ne ha tenuto conto? Non ne vuole tenere conto che c'è in atto ancora questa vertenza? Che se non ci fosse stata questa reazione di tutta la società sarda, e anche di una buona parte dei componenti di questo Consiglio probabilmente, a questo punto, sarebbe in atto la collocazione delle scorie nucleari in Sardegna? Sono problemi collegati, non stiamo parlando di cose diverse, è sempre il solito problema. E' il problema del rispetto della nostra autonomia, è il problema del rispetto della salute, dell'integrità del nostro territorio e il problema finale e principale alla fine dei conti è il problema della tutela del diritto alla salute perché, veramente, noi ci troviamo, per via di tutte queste cose che sono capitate, di questi comportamenti irresponsabili, nel ventre del vulcano sia per quello che può capitare, e l'incidente che si è cercato di tenere sotto segreto per quasi un mese lo dimostra ampiamente, la tecnologia evidentemente non è sufficiente a scongiurare certi problemi e certi rischi. Qui o si è davanti a degli irresponsabili e a degli incapaci che sono quelli che si occupano di questa base, oppure, evidentemente, le tecnologie, le più moderne, le più avanzate non sono sufficienti ad evitare questi rischi, e non basta dare la colpa, o quanto meno scaricare, la responsabilità delle indagini a queste centraline obsolete delle quali a lungo si è parlato. La Regione, anziché lavarsene le mani come ha fatto, doveva immediatamente attivarsi, invece non ha fatto nulla, ha detto semplicemente che non c'è alcun rischio, che non c'è anche inquinamento, e questo tra l'altro in contrasto con tanti altri indizi che emergono da parte di ambienti estremamente qualificati che non si possono assolutamente tenere sotto gamba, quindi è sempre con riferimento al pericolo. Fra l'altro ci vogliamo rendere conto che c'è anche un altro pericolo che si aggiunge a quello di incidenti casuali? Vogliamo renderci conto che in un momento come questo c'è un pericolo incalcolabile nella sua gravità ed in imprevedibile quale potrebbe essere quello di attentati? Ci rendiamo conto che questo punto d'appoggio, o come lo si chiamare, ma che qualcuno vorrebbe trasformare in base vera e propria, è probabilmente il punto di partenza di determinate spedizioni che non hanno nulla di difensivo e che quindi possono determinare comunque delle ritorsioni? Vogliamo rendercene conto di questo o lo vogliamo prendere sotto gamba e sottovalutare questo problema? Io credo che non sia un comportamento responsabile.
Ed allora, per venire alla sostanza e alla conclusione, credo che richiamandomi a ciò che è stato detto da altri colleghi prima di me e dal contenuto dei documenti e delle mozioni che sono state presentate, la Regione debba svolgere un ruolo, debba fare qualche cosa, debba valutare tutte le ipotesi per approfondire questo problema, per sapere come stanno realmente le cose, perché qui si tratta del suo territorio, si tratta della sua autonomia, si tratta della sua sovranità, sempre limitatamente ovviamente nel quadro della sovranità nazionale, e quindi svolgere un'azione opportuna per approfondire il problema, valutare tutti gli aspetti possibili della questione e assumere le determinazioni conseguenti che devono tendere nel rispetto delle decisioni non di chi ancora una volta vorrebbe rilanciare l'assemblea costituente come il collega Fantola che invece... Vorrei sapere se il mercato è terminato oppure se l'onorevole Corona ha intenzione di proseguire nelle sue interlocuzioni.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, le dispiace. L'onorevole Dore si lamenta perché chiaramente vuole parlare con serenità e tranquillità e non vuole essere disturbato, quindi la prego torni a posto, poi se avrà bisogno di parlare con qualcuno della Giunta potrà spostarsi un momento. Prego onorevole Dore.
DORE (La Margherita-D.L.). L'onorevole Corona sta anticipando probabilmente le discussioni sul condono edilizio, però qui stiamo parlando ancora dell'isola di Santo Stefano, quindi bisognerebbe che ci concentrassimo un momentino su questo problema, onorevole Corona, perché fra la l'altro, non so se se ne rende conto, ma questo problema riguarda anche lei, la sua famiglia e tutti noi, ci sono anche problemi di questo genere.
Concludendo, Presidente, noi desideriamo che ci sia qualcosa, che ci sia una risposta da parte di questa Giunta. Se questa Giunta intende in qualche modo recuperare rispetto a quello che non ha fatto fino a questo momento noi, ma non noi in quanto tali, ma noi in quanto rappresentanti della Sardegna come lei è rappresentante della Sardegna, ci aspettiamo una risposta concreta.
PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Dore era l'ultimo intervento da parte dei consiglieri. Adesso parleranno i Capigruppo, naturalmente escluso quelli che già hanno parlato, alcuni hanno preferito parlare prima. È iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Io credo, signor Presidente, che oggi si stia ripetendo esattamente ciò che in altre occasioni di dibattiti importanti, coinvolgenti, che avrebbero richiesto una particolare attenzione, una attenta partecipazione e, perché no, anche una qual certa tensione morale, oggi invece si stia dando l'ulteriore esempio di un'Aula vuota. Signor Presidente occorre francamente molta determinazione, ma non so neanche a cosa serva continuare ad esprimere opinioni e pareri con i banchi del Consiglio del centrodestra mediamente contenenti quattro consiglieri, quattro consiglieri su quaranta, mi sembra davvero un numero assolutamente assottigliato, assolutamente ridotto, siete quattro e mezzo anziché quattro, ha ragione onorevole Corona, me ne ero dimenticato una metà. È davvero deludente una situazione di questo tipo.
Dico un paio di concetti ma giusto perché risulta un fatto quasi obbligato, una ritualità, ma evidentemente il disinteresse è il termometro dell'attenzione che intendete dedicare ad un problema di questa portata e di questa importanza. La metodica poi, il modo, Presidente Masala, con il quale è stato affrontato, l'approccio che vi è stato rispetto al problema La Maddalena e Santo Stefano, se dovessimo esprimere un giudizio sulla Giunta regionale, che certo non ha determinato il problema, l'hanno detto altri colleghi nei vari interventi, per ultimo l'onorevole Dore, ma non lo ha affrontato neanche con l'efficacia e con la determinazione necessaria, se dovessimo dare un giudizio sul modo in cui questa Giunta regionale si è approcciata a questo problema, diremmo che assomiglia molto a una specie di gruviera morale, piena di buchi, piena di mancanze, con un sacco di vuoti. Lo stesso spazio, ma anche i tempi con i quali la notizia ha avuto risalto in Sardegna rispetto ai danni provocati dal sommergibile nucleare USA, si badi USA non della Nato, che sono rimbalzati nei giornali americani già all'indomani di quel danno, in Sardegna se ne è avuta notizia quasi un mese dopo o forse ben un mese dopo quella data. Cosa sta a significare che non abbiamo non diritto alla salute, alla tutela, al monitoraggio, alle garanzie di vivere in una terra dove questi rischi sono limitati, contenuti o esclusi, ma che non abbiamo neanche il diritto invece all'informazione? Apprendere circa un mese dopo notizie di quella portata significa non avere neanche il diritto alla giusta informazione nei giusti tempi mentre noi però viviamo in questa terra e dovremmo essere i primi soggetti di diritto, e la Giunta regionale e l'intero Consiglio dovrebbero essere i primi informati, altro che affrontare con la leggerezza, la semplicità, direi anche quasi una dose di ingenuità con cui invece il problema è stato affrontato e dalla Giunta, ma anche, mi si consenta, un giudizio per persone che non sono qui presenti, ma anche dal Sindaco di La Maddalena, che ha originariamente liquidato quella problematica come se fosse una problematica inesistente, creata ad arte non so bene da quali fonti.
Mentre noi oggi dovremmo tendere, abbiamo fatto documenti, abbiamo parlato di Sardegna terra denuclearizzata, di Sardegna terra di pace, abbiamo approvato leggi per quanto riguarda le scorie, anche il semplice passaggio di possibili scorie, sono state contestate da altri livelli istituzionali più ampi, sono stati impugnati quei provvedimenti, ma la nostra volontà e quella della Giunta regionale dovrebbero permanere e dovrebbero essere altrettanto forti, invece i rischi quali sono? I rischi sono quelli del potenziamento e di nuove ipotesi edificatorie, altro che dismettere le servitù militari; i rischi sono quelli dell'incremento e delle ulteriori violazioni di quelli che sono i nostri sacrosanti diritti. Si ricorre spesso a mistificazioni e a informazioni poco attendibili, c'è una specie di politica degli inganni. Di tanto in tanto gli inganni arrivano o si ritiene, da alcune parti, possano essere meglio presentati, meglio confezionati parlando di compensazioni di natura economica. Il risultato è un'esposizione dell'ambiente, è un'esposizione della salute dei cittadini, nessuno di questi elementi può naturalmente essere oggetto di compensazioni economiche, non ci può essere un corrispettivo, non ci può essere un prezzo contro la salvaguardia della salute dei cittadini e del territorio. Bisogna procedere a diverse operazioni di monitoraggio, anche più intense e più accurate, più rassicuranti, più tecnologicamente importanti di quanto sino a questo momento non si sia fatto, e soprattutto bisogna avere il coraggio, e concludo Presidente, di dire le cose come sono, senza mistificazioni alcune. Le mistificazioni in questo campo rischiano di tradursi in una caduta del nostro livello di autonomia. Ed allora si abbia il coraggio tutti assieme, se si vuole uscire da quella gruviera morale a cui prima accennavo, di affrontare il problema nel giusto modo, in maniera seria, di pervenire unitariamente, noi abbiamo preparato, poi vedremo nella fase di confronto finale dei documenti, di pervenire unitariamente a soluzioni utili nell'interesse di tutti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ieri, cari colleghi, ricorreva il giorno della memoria, si è ricordato, si è riflettuto da parte di tutti sulla Shoah, sul delirio di onnipotenza che prevedeva lo sterminio di una parte dell'unanimità. Un sopravvissuto, Primo Levi, ricordava con quella famosa e grande espressione, riferendosi a quella condizione, "Se questo è un uomo". Io credo che non sia esagerato dire oggi, parlando di cose altrettanto preoccupanti e gravi, e proverò a dire perché altrettanto preoccupanti e gravi, non "se questo è un nomo" proverò a dire noi "se questo è un Consiglio regionale", se questa è l'Assemblea rappresentativa del popolo sardo, se questo consesso ancora può affermare di rappresentare la coscienza, l'interesse legittimo, le aspirazioni del popolo sardo.
Abbiamo sentito ieri una relazione del Presidente della Regione. Purtroppo il Presidente di questa Giunta è il Presidente della Regione, per legge, per Statuto, e abbiamo commentato ieri che aveva parlato come un notaio, una figura professionale che registra le volontà altrui, che certifica, che non esprime volontà autonome e originarie, che non rappresenta nulla in sé e per sé se non la freddezza della firma e del timbro. Ma era esagerata quella considerazione. A pensarci bene lei, Presidente della Giunta, onorevole Masala, non ha parlato come un notaio, ha parlato come un geometra, un geometra di un ufficio tecnico periferico, che non ha neppure molto da fare, perché ha parlato di metri cubi e di metri quadri quasi che la questione che stiamo trattando fosse una questione edilizia. La questione edilizia è al secondo punto all'ordine del Giorno di questa sessione del Consiglio regionale, perché subito dopo parleremo di abusi edilizi. Ha confuso il secondo con il primo punto dell'ordine del giorno che era progetto di sviluppo di questa Regione, che era sanità dell'ambiente, sicurezza delle persone, relazioni interne ed internazionali cooperative e pacifiche. Temi di grande rilevanza che meritano ancora ben altra attenzione, ben altra considerazione, ben altra sensibilità ed aggiungo per altra capacità.
Il Consiglio regionale è pressocché assente, soprattutto nei banchi del centrodestra che dovrebbe essere il supporto del Governo, di un Governo che non c'è e pertanto anche di una maggioranza che latita. Chi è a Roma a trattare, che cosa? Il futuro della Sardegna, perché ci saranno le elezioni e le elezioni dovranno misurare il tasso di consenso, spero non solo sulle persone, ma soprattutto sulle politiche. Altri sono assenti, sparsi per altre stanze magari in Sardegna, tutti pensosi del futuro della Sardegna, quelli che qui oggi non ci sono, quasi che la questione che trattiamo, le questioni vitale della pace, dello sviluppo pacifico, le questioni terribili del conflitto e della guerra, non fossero cose che vitalmente appartengono al futuro della Sardegna; al futuro della Sardegna apparterrebbero invece altre congetture, alchimie, convergenze, pasticci.
Quindi noi abbiamo chiarissimo il senso, per quanto deprimente in questa fase, della rilevanza dell'argomento che si tratta. Sappiamo bene che questo Consiglio regionale, in questa circostanza, alla fine di questa discussione, non sarà capace di dire una parola seria, non dico conclusiva, di questa vicenda terribile, ma neppure utile fondamentalmente per avviare a soluzione il problema. Ma non sarà la fine della storia, non sarà la fine della vicenda, non sarà la fine della politica, chi vorrà permarrà e chi avrà la forza politica e morale nelle istituzioni e nella società soprattutto di tenere ancora alta questa bandiera, io sono sicuro che la terrà e ci saranno altre circostanze ed altre occasioni dove la voce di un'Assemblea rappresentativa del popolo non sia una voce flebile, ma sia una voce forte, capace anche di farsi ascoltare.
Abbiamo sentito cose in questi giorni, fra ieri ed oggi, non voglio dire terribili, ridicole. Si è detto che tutto sommato non c'è da preoccuparsi anzi, attenti a non creare allarmismo quasi che l'allarme, la preoccupazione, l'angoscia persino non fosse un qualcosa che appartiene ed attraversa la coscienza delle persone oneste e serie in questa nostra Regione.
Il Consiglio regionale ha dibattuto ieri su mozioni presentate da diversi Gruppi, ha dibattuto sulle comunicazioni rese anche dal Presidente della Giunta e i giornali di massima diffusione nella nostra Regione trattano così l'argomento, titoli cubitali: "La Maddalena, tutto in regola, lo dice Masala"! Tutto in regola per chi? Secondo la regola americana e secondo anche la regola vostra è tutto in regola. "Masala non convince il Consiglio". E meno male che almeno questa parte di questo Consiglio che è presente ed attenta non si può lasciar convincere da una rappresentazione chiaramente falsata da una situazione di fatto. Però siccome Masala non convince il Consiglio, è importante invece che con altrettanto titolo cubitale si convinca, o si tenti di convincere, l'opinione pubblica in Sardegna. Un illustre studioso che merita rispetto e considerazione, qualunque siano le opinioni che esprime, viene chiamato a testimoniare in favore di Masala che non convince. Masala non convince, convinca lo studioso. Ed allora:"La base non è a rischio radioattività".
Opinione rispettabile, quella di un illustre studioso sardo, rispettabilissima, ma altrettanto rispettabili non opinioni, ma altrettanto rispettabili studi di valore scientifico dicono altro e un altro del tutto contrario. Il Consiglio regionale non è chiamato a votare fra chi tra gli studiosi o gli scienziati abbia più o meno ragione. No, il Consiglio regionale fa politica e quindi come minimo nella controversia fra autorità scientifiche almeno il dubbio potrà intervenire, almeno il rischio potrà essere tenuto debita considerazione. E non un rischio qualsiasi di un tamponamento all'incrocio stradale, ma il rischio di una contaminazione nucleare! E non è sufficiente il rischio perché un Consiglio regionale, perché una popolazione abbia coscienza della difficoltà di fronte alla quale si trova oggi la generazione presente e soprattutto le generazioni future, quindi dica: questo rischio io non lo voglio correre, questo rischio io non lo voglio tramandare a chi verrà dopo di me? Non è sufficiente il dubbio in materia di vita, di sanità dell'ambiente, di sicurezza delle persone? No, per voi non è sufficiente.
A leggere, però, l'intervista dell'esimio studioso e scienziato della Sardegna il titolo per altro non traduce il contenuto dell'intervista resa neppure dal professor Mario Ladu, perché invito a leggerla quella intervista e laddove al professore si chiede, al di là del titolo che non fanno gli intervistati, ma li fanno gli intervistatori, quando si chiede al professor Ladu: esiste o no una situazione di pericolo? Il professor Ladu risponde: "Esistono due grandi rischi e pericoli: uno, che la base rappresenta comunque un bersaglio bellico. In caso di guerra, se il sommergibile venisse bombardato, colpito, provocherebbe una contaminazione radioattiva. Per una eventualità del genere non c'è previsione di sicurezza che tenga". Se anche le previsioni di sicurezza fossero massime, se anche le centrali non fossero archeologia industriale, come qualche collega ha detto, se anche tutte le autorità scientifiche e tutte le capacità tecniche si adoperassero per controllare al massimo nel frattempo l'andamento delle cose, tuttavia in caso di evento bellico - vi dice lo scienziato sardo professor Mario Ladu - non ci sarebbe previsione di sicurezza che tenga. In caso di conflitto bellico quel sommergibile, se colpito, inquina e di inquinamento radioattivo nucleare il territorio intorno. La nostra e la sorte di chi ci sarà quando mai possa accadere un evento del genere sarebbe segnata.
Ma noi oggi viviamo in un mondo pacifico o viviamo in un mondo nel quale invece i rischi di guerra, e non solo i rischi, sono presenti? Che cosa è la teoria o la pratica della guerra infinita se non una guerra non solo teorizzata e proclamata, ma una guerra che viene fatta in ragione dell'onnipotenza e del delirio di onnipotenza di una parte del mondo e del potere del mondo contro tutti gli altri poteri e tutti gli altri diritti, a partire dagli stati ritenuti canaglia? Ma canaglia in questo mondo, per chi vuole comandare, sono tutti quelli che non si lasceranno comandare. E a turno canaglie saremo tutti, gli uomini e le popolazioni libere in questo mondo, perché questa è la teoria della guerra infinita, che già è terribile la guerra che si pensa possa finire, immaginiamo la guerra che si teorizza e si inizia nel mondo divenuto così piccolo, globalizzato nella distruzione e nel dominio di taluni contro gli altri! Immaginiamo se sono cose così lontane da noi. Siamo in un mondo non pacifico, in un mondo che già è pervaso dalla guerra di chi pensa di potere, in funzione dei suoi intersessi, asservire il mondo, e allora delle due una: o sei servo o verrai bombardato. E ti dice il professore: guarda che nell'ipotesi bellica quel sommergibile nucleare non c'è precauzione e sicurezza che tenga, per quella ipotesi è finita. E dice ancora un'altra cosa il professore, e lo dico e lo riprendo, perché al di là del titolo apparentemente rassicurante c'è un contenuto che dice esattamente il contrario, perché gli viene chiesto: ma quindi non c'è rischio alcuno se non c'è la guerra, però Chernobyl è andata come è andata. E il collega Pinna parlava di Sardegna, non parlava di Bielorussia. E il professore risponde: "Sì, questo è il secondo rischio, questo è il secondo pericolo. A Chernobyl non c'era un evento bellico, il reattore è esploso perché c'è stato l'errore umano". E perché l'umano di Chernobyl può sbagliare e perché mai l'umano di La Maddalena e di Santo Stefano non potrebbe mai sbagliare? Perché l'umano può errare lì e non potrebbe errare qui?
Ecco l'altro rischio terribile, immanente, attuale, di fronte al quale, cari colleghi, siete intervenuti, ho visto, in questo dibattito, principalmente i colleghi della Gallura, perché siete più preoccupati del turismo, e fate bene. Siete quelli che di più siete contigui agli Aga Khan, agli Barrack , adesso un altro signore, Ippolito mi pare che si chiami, cioè a tutti quelli che vengono con grandi borsoni di dollari o di altre monete, adesso non so come si chiami la monete venezuelana, è arrivato da poco un altro che vuol comprare la Sardegna, tutti vengono e tutti vogliono comprare la Sardegna, tutti con i grandi borsoni pieni e con i progetti mirabolanti e voi tutti a seguirli, e tutti a dire "il turismo". Ecco, quello sarebbe il turismo, ma che turismo volete in una condizione nella quale vi è questa apprensione, questa preoccupazione, dove il parco naturale di La Maddalena vive la condizione nella quale i sommergibili a propulsione nucleare la attraversano impunemente ogni giorno? Ma che volete, non siete sinceri! Se volete essere sinceri almeno in nome degli interessi anche speculativi che voi in gran parte volete perseguire, perché la vita e la salute delle persone, degli animali e della natura è più importante anche della speculazione. Seguite almeno la linea speculativa che vi è cara, ma anche in quella logica e in quell'ottica dovete dire no alla permanenza della base militare nucleare.
Dice Licandro, e dicono i colleghi galluresi: "Noi non siamo contro gli americani". Ma chi è contro gli americani? Noi non siamo neppure contro la base americana, è chiaro? Sto dicendo una cosa precisa: se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base turistica, per esempio, noi non siamo contrari; se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base sportiva, noi non siamo contrari; se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base culturale, noi non siamo contrari. Ma se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base militare, noi siamo contrari, e siamo contrari alla base militare, non agli americani. E se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base militare nucleare siamo doppiamente contrari, perché è militare e perché è nucleare, ma non siamo contro gli americani. Quindi smettetela con i giochi delle parole e se davvero tenete a qualcosa e a qualcuno, ivi compresi voi, cercate di essere appena più seri.
E d'altronde, perché questo Consiglio regionale ha approvato all'unanimità, lo ricordavo ieri, non avevo però sott'occhio il testo, in data 3 luglio 2003, una sua legge, quindi la norma suprema che un organo legislativo e rappresentativo può esprimere, nella quale legge, all'articolo 1, è scritto (e questa legge l'ha votata all'unanimità questo Consiglio regionale): "Il Consiglio regionale della Sardegna, dichiara il territorio regionale della Sardegna denuclearizzato e precluso al transito e alla presenza anche transitoria di materiali nucleari"? Perché l'avete votato? Stavate imbrogliando voi stessi e gli altri, quelli che oggi dicono che questa determinazione di legge non vale più a distanza di alcuni mesi. Questa legge è in contenzioso presso la Corte costituzionale, perché il Governo Berlusconi l'ha mandata alla Corte, ma la Regione la sta difendendo, perché la deve difendere di fronte alla Corte costituzionale. E voi la difendete, questa legge unanime del Consiglio regionale, contraddicendola oggi, dicendo che invece che non era vero niente quello che era scritto, quello che era sancito e che era obbligatorio, in questa legge invece se è militare non è più nucleare? E dove è scritto, in questa legge, che è solo il nucleare civile che non può stazionare, non può transitare neppure provvisoriamente, qui c'è scritto? Dove è scritto che è solo civile e non è militare?
Ecco per quali ragioni, queste ed altre ancora, questo Consiglio regionale, per chiarezza, per serietà, per coerenza autonomistica, dovrebbe necessariamente dire una parola che sia un no chiaro e tondo alla permanenza, anche per un istante ancora, della base nucleare americana, non perché americana, ma perché base nucleare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che in questi giorni, tra ieri sera e stamattina, si siano fatti all'interno di questo Consiglio regionale tutta una serie di ragionamenti sicuramente interessanti e approfonditi su un argomento che credo stia a cuore a tutti i sardi, e cioè quello della sicurezza, della sicurezza civile, della sicurezza militare, della sicurezza complessiva della salute e della vita di ciascun cittadino sardo.
Quindi io credo che al di là delle presenze in aula, che forse non sono state pari a quella che è l'importanza dell'argomento, e al di là della capacità di ascolto che c'è stata nei confronti di tutti i colleghi, che forse non è stata la capacità di ascolto che ci sarebbe dovuta essere su un argomento così importante, ci siano stati comunque dei segnali importanti che in quest'Aula siano stati dati e credo che sia stato importante ascoltarsi e sia stato importante che ciascun consigliere abbia, in misura maggiore o minore, sentito quello che gli altri avevano da dire su un tema di importanza così fondamentale.
Per quanto riguarda noi Riformatori io credo che debbano essere dette delle cose chiare, così come ha fatto, dal suo punto di vista, dalla sua logica, il collega Cogodi immediatamente prima di me, ma così come hanno fatto anche gli altri consiglieri che hanno partecipato al dibattito. Credo che le cose chiare aiutino tutti quanti noi a dare piena evidenza di quelle che sono le posizioni di ciascuno e che aiutino chi ci vorrà ascoltare o chi vorrà negli anni seguire gli atti di questo Consiglio regionale a sapere con chiarezza quali erano le posizioni che venivano rappresentate all'interno di questo Consiglio regionale.
E allora, nella logica e nell'alveo di questa chiarezza noi vogliamo dire delle cose che non possono essere fraintese, e la prima cosa che vogliamo dire è che se ogni volta che in quest'Aula riecheggiano ragionamenti che riguardano la situazione di difesa complessiva dell'Isola, legati a problemi di ambiente, legati a problemi di tutela della salute, e sto pensando al caso dell'uranio impoverito, sto pensando al caso sempre legato a problemi bellici, in questo caso di La Maddalena, ma sto pensando anche a casi civili (Porto Torres, Portoscuso), se ogni qualvolta esistono dei collegamenti e dei riferimenti con problematiche che hanno connessione con l'interesse collettivo dell'Isola, e in particolare quando queste afferiscono a problemi e a tematiche di carattere militare, è sempre necessario premettere qual è la posizione complessiva dalla quale si parte e noi lo vogliamo fare. Noi siamo atlantisti, siamo dichiaratamente atlantisti, siamo convinti che la Sardegna partecipi a uno scenario complessivo di difesa bellica che è lo scenario italiano, che è lo scenario atlantico, che è lo scenario nel quale noi ci siamo pienamente inseriti e al quale siamo consapevoli che devono essere pagati dei prezzi, perché sono prezzi di difesa complessiva della nostra terra.
Quindi questa è la prima scelta che va fatta e la prima scelta che va detta in maniera propedeutica ad ogni ulteriore ragionamento. Anche quando abbiamo discusso delle scorie nucleari in Sardigna, quindi quando si ragionava di qualche cosa che niente aveva a che fare con eventi di carattere bellico, sono tornati a galla i sussulti antiamericani, non, come dice il collega Cogodi, contro gli americani in sé, ma contro gli americani per quello che rappresentano come baluardo nella difesa nella libertà nel mondo, che è una cosa in cui noi crediamo, perché l'intervista dell'intellettuale, ma soprattutto fisico Ladu, che oggi è apparsa su L'Unione sarda, è chiara in questo senso, perché Ladu, uomo che si definisce di sinistra e che poi con le dichiarazioni successive è chiaramente di sinistra, non gli piacciono i sommergibili nucleari, non gli piacciono gli americani in Iraq, non gli piace La Maddalena, non gli piace Perdasdefogu, però Ladu, che è un intellettuale di sinistra onesto dice: "Hanno, su La Maddalena, strumentalizzato i politici, di cui io sono disgustato, un problema politico, basi sì, basi no, invocando argomentazioni scientifiche e dicendo un cumulo di sciocchezze. Tutto ciò non è onesto".
Ecco, io credo che questa sia la prima delle considerazioni da cui noi dobbiamo partire, e noi l'abbiamo detto con chiarezza cosa pensiamo su questo. Però se ci fermassimo a questa considerazione probabilmente noi faremmo un gravissimo peccato di omissione, perché questa considerazione ne introduce una seconda e cioè quella della importanza che in Sardegna rivestono le servitù militari: noi accettiamo che la Sardegna, parte dell'Italia, sia inserita in un contesto complessivo di difesa, che è il contesto atlantico, un contesto occidentale, un contesto che si fonda su regole di libertà che noi accettiamo e condividiamo. Però poi ci chiediamo quale deve essere il prezzo che la nostra terra deve pagare a questo complessivo contesto di difesa. Ecco, su questo noi abbiamo dei dubbi e abbiamo delle perplessità perché quando veniamo a scoprire che su quarantamila ettari di servitù militari che oggi ci sono in Italia ben ventiquattromila sono localizzati in Sardegna, insomma a questo punto ci viene più di un dubbio su quale sia il prezzo che viene chiesto ai sardi di pagare alla difesa complessiva della nostra nazione, della nostra terra, e qual è il tributo che ci viene chiesto di pagare a complessive esigenze di libertà che pure noi abbiamo affermato di condividere.
Ecco, su questo io credo che sia necessario fermarsi per una riflessione. Oggi siamo in tempi di federalismo, sta per essere discussa in Parlamento l'ulteriore norma che comporta un ulteriore passo avanti verso quella repubblica federale basata sulle autonomie delle singole regioni italiane. Ed è un federalismo che ci preoccupa se è basato soprattutto su meccanismi di carattere fiscale che rischiano di impoverire ulteriormente le regioni già più povere, quelle meno popolate, quelle meno ricche; che rischia ancora di dare spazio maggiore alle regioni che sono già forti e di ridurre ulteriormente lo spazio delle regioni che sono deboli. Questo federalismo è un federalismo che ci preoccupa, ma quando ragioniamo su questo federalismo ci chiediamo in quale misura, nell'ambito di questo federalismo, viene tenuto conto del tributo che regioni più grandi, ma meno popolate nel contesto complessivo dell'Italia, quali la Sardegna, stanno oggi pagando per conto dell'intera Italia a quelle che sono complessive esigenze di libertà alle quali noi non intendiamo sottrarci. Ecco, questo credo che sia un ragionamento importante, perché quando noi abbiamo più volte affermato in questo contesto di Consiglio regionale, ma in qualsiasi posto più sperduto della Sardegna, che riteniamo che una delle strade fondamentali dello sviluppo della nostra terra sia rappresentata dal turismo, insomma dobbiamo chiederci quanto le scelte militari che ancora gravano sulla nostra Isola siano compatibili con la nostra scelta di fondo per il turismo. Dobbiamo chiederci quanto gli allarmi che sulle scorie nucleari, che sugli incidenti atomici possibili nella base di La Maddalena si diffondono comunque tra l'opinione pubblica, quanto questi allarmi siano compatibili con la scelta di fondo di sviluppo turistico che noi diciamo di avere fatto.
Ecco, questo noi crediamo che sia il problema fondamentale che oggi si pone all'attenzione dei sardi e di chi governa la Sardegna. Se noi siamo convinti, se siamo davvero convinti, cari colleghi, che la scelta della Sardegna per il suo sviluppo futuro abbia nel turismo un caposaldo, una roccaforte importante, allora dobbiamo porci il problema di tutto ciò che può danneggiare, rallentare, in qualche modo rendere difficile lo sviluppo di questa vocazione che noi stiamo riconoscendo tutti insieme alla Sardegna, e questo è un problema importante, uno dei primi problemi, forse il primo problema che noi dobbiamo andare a porre nella Conferenza Stato-Regione, perché in una Conferenza Stato-Regione che ci bastona continuamente per quanto riguarda le attribuzioni delle risorse economiche, che ci penalizza continuamente per quanto riguarda i finanziamenti che vengono trasferiti dallo Stato in Sardegna, noi dobbiamo dire e dobbiamo far capire quanto alto è il prezzo che oggi i sardi stanno continuando a pagare alle esigenze di difesa complessiva e di libertà complessiva del nostro paese. E dobbiamo chiedere con forza che questo prezzo si riduca, ed è vero quanto sostengono coloro che dicono che ciò che preoccupa di più e che preoccupa fortemente noi Riformatori della base di La Maddalena forse non è il rischio incombente potenziale di radioattività, quanto il fatto che l'aumento delle cubature o la ristrutturazione delle cubature in essere è testimonianza della assoluta non volontà di dismettere la base di La Maddalena, quindi è testimonianza di quanto la base di La Maddalena sia considerata ancora strategica nel complessivo quadro di difesa della nostra Nazione. Allora noi vorremmo sapere quanta parte degli insediamenti militari che gravano come servitù sulla terra e sul mare della Sardegna sono ancora considerati sostanzialmente non dismissibili da parte dello Stato o da parte della NATO, perché vorremmo sapere in quale misura può essere realizzato quel progetto di dismissione dei 24 mila ettari di servitù militari in Sardegna che noi riteniamo essere fondamentale per ogni scelta e per ogni strategia di sviluppo turistico della nostra isola.
Quindi, al Presidente della Giunta, noi con forza chiediamo di avere un atteggiamento virile nei confronti dello Stato su questo argomento, un atteggiamento che ci consenta di capire nei prossimi anni come, quando e dove avverranno quelle dismissioni di servitù militari che noi riteniamo che siano elemento fondamentale per lo sviluppo turistico della nostra terra. Quando i cittadini sardi potranno vedere con chiarezza che continua e che nel continuare è sostanziale, per quanto riguarda le parti di territorio, il progetto delle dismissioni delle servitù militari, probabilmente potranno guardare anche più serenamente ai progetti di rinnovo di cubature, di ristrutturazione della base militare di La Maddalena. E il terzo argomento, l'ultimo, sul quale vorrei ugualmente soffermarmi un istante, anche su questo per fare una raccomandazione alla Giunta ed una raccomandazione complessiva oltre che al presidente Masala alle persone che con lui collaborano nella complessiva gestione del governo della Sardegna, è quello della tutela della sicurezza e della salute della popolazione di La Maddalena e della popolazione sarda. Io credo che questo Consiglio regionale abbia una caratteristica simpatica, che la dice anche lunga sulla volontà positiva che ciascun consigliere ha di approfondimento. Ogni qualvolta noi ci avviciniamo ad un argomento che ha dei caratteri di scientificità i consiglieri regionali di norma non si limitano ad esprimere un giudizio politico su quello che sta succedendo, ma attingono direttamente alle fonti e quindi contattano entomologi se servono entomologi, radiologi o radioprotezionisti se il problema è di radioattività, oncologi se il problema è sull'incidenza delle malattie tumorali, scienziati strutturisti se il problema è dei ponti o delle strade, tentano di entrare nell'approfondimento tecnico del problema. Ecco, io non vorrei farlo, non vorrei farlo nel senso che mi rendo conto che chiunque cerchi di approfondire tecnicamente un problema rischia comunque di essere un orecchiante, cioè di essere una persona che appiccica a sputo su un foglietto dal quale deve leggere dati, una serie di elementi che poi processa in maniera più o meno corretta a seconda della parte scientifica che ha sentito e a seconda delle convinzioni della parte scientifica che ha ascoltato. Io credo che i sardi non abbiano bisogno di un Consiglio regionale che si sforzi di prendere il Nobel in qualche materia di carattere tecnico, credo che i sardi abbiano bisogno di un Consiglio regionale che dia loro la garanzia che il monitoraggio di ogni singolo rischio ambientale, di ogni singolo rischio della salute sia effettuato dalla migliore autorità scientifica che possa realizzare questo monitoraggio. Quindi, io credo che l'aspettativa che i sardi fuori da questo Consiglio abbiano è che sulla lingua blu lavorino i migliori scienziati che ci sono disponibili sulla piazza in argomento. Non hanno l'aspettativa che Pierpaolo Vargiu diventi un grande esperto di epidemiologia sulla lingua blu e si metta a dissertare con gli altri consiglieri regionali di caratteristiche tecniche della culicoides imicola, se così si chiama, hanno bisogno di avere la certezza che i più bravi sono già sul campo e non sono qui dentro l'Aula. Dentro l'Aula serve soltanto la propulsione politica, cioè serve soltanto la spinta perché i più bravi stiano sul campo. Ecco, di questo, io chiedo alla Giunta regionale di avere conferma, nel senso che sempre nell'intervista resa oggi a L'Unione Sarda dal professor Ladu, monumento nella scienza di cui oggi stiamo andando a toccare gli aspetti, c'è scritto che alla Ricciolina, io non frequento La Maddalena con costanza… perfetto... Renato sicuramente mi ci inviterà, io me la godrò e la conoscerò, prendo l'invito sulla parola ovviamente, alla Ricciolina esiste già un presidio della A.S.L. diretto dalla dottoressa Floriana Manca che misura regolarmente il fondo di radioattività. Ecco noi vorremmo sapere come Consiglio regionale se questo presidio è efficiente o non è efficiente, se ha gli strumenti tecnici per fare le rilevazioni o se ha strumenti che sono vecchi di vent'anni e quindi le sue rilevazioni non sono attendibili, quante volte fanno le rilevazioni, se le fa il numero di volte che è previsto dalla normativa o se non le fa questo numero di volte, se la dottoressa Floriana Manca è una professionista seria o non lo è. Ecco, questo noi vorremmo sapere, vorremmo avere la certezza che il monitoraggio della situazione ambientale di La Maddalena sia fatto nella maniera più ragionevole, più ottimale, più giustificata sotto il profilo scientifico possibile, perché questo è ciò che compete al mondo della politica, non di andare a discutere del numero (?)... che ci sono in giro, di toni, di cobalto o di cos'altro, a noi spetta di sapere e se non lo abbiamo fatto lo dobbiamo fare, che la popolazione di La Maddalena è protetta dal punto di vista del monitoraggio ambientale, della salute e della sicurezza nel modo più efficace ed efficiente possibile, questo è il compito politico a cui è preposto questo Consiglio. Se questo noi abbiamo fatto, abbiamo fatto il nostro dovere, se questo noi non avessimo fatto, è bene che lo facciamo al più presto per dare garanzia alla popolazione di La Maddalena, ma non solo di La Maddalena perché questi problemi si ripresentano in tante altre parti della Sardegna e quindi sono un problema di ogni giorno di ciascuno cittadino sardo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il dibattito che si sta affrontando, benché a ranghi ridotti, in quest'Aula è giusto e devo dire per certi versi anche inquietante. È giusto il dibattito e doveroso anche perché si sta parlando di una situazione delicata che non può non preoccupare questa Aula e che riguarda La Maddalena, ma soprattutto riguarda tutto il territorio della Sardegna. Può anche darsi, signor Presidente, anzi sicuramente ci sono strumentalizzazioni e speculazioni, visto anche l'avvicinarsi di certe scadenze elettorali, però dopo questo dibattito le informazioni rese dalla stampa e dagli organi di informazione in generale, le successive dichiarazioni del Presidente, tutto quello che si è detto in quest'Aula e fuori, ci hanno fatto riflettere molto, ci fanno riflettere molto, per dire che noi in una situazione come questa non ci sentiamo assolutamente tranquilli e non perché noi oggi come ieri siamo prevenuti nei confronti degli americani, al contrario, ho ritenuto in passato ed ancora oggi il ruolo degli americani insostituibile negli equilibri mondiali, anche se con i dovuti distinguo soprattutto in queste ultime fasi, quindi non è un problema di presenza o meno degli americani, quindi non siamo contro la loro presenza nell'isola di Santo Stefano, anche se la presenza della base per sommergibili nucleari volente o nolente crea comunque sempre una situazione di rischio in Sardegna, che è un rischio di inquinamento nucleare e non solo di inquinamento nucleare. Anch'io oggi come tanti altri ho letto le dichiarazioni del fisico professor Mario Ladu e per certi versi debbo dire che le ho condivise perché partono da una analisi attenta e realistica della situazione e soprattutto io ho colto un aspetto di grande importanza quando dice che la Sardegna sulla base della presenza americana oggi nell'isola di Santo Stefano può diventare un bersaglio di altre nazioni. Io dico anche che la Sardegna in questa situazione è un doppio bersaglio perché potrebbero colpire approfittando di questa situazione sia gli Stati Uniti, ma anche l'Italia che degli Stati Uniti oggi è alleata. Quindi, voglio dire i problemi ci sono comunque anche se le notizie che ci vengono date dallo stesso fisico Ladu sono notizie che sono relativamente confortanti che quindi, praticamente, non ci dovrebbero essere rischi così come sono stati paventati in questi giorni dagli organi di stampa e però io credo che su questo non bisogna assolutamente abbassare la guardia perché comunque noi lo siamo in una situazione di rischio proprio per la presenza strategica oggi di queste basi nella isola de La Maddalena. Ma i veri dubbi, i problemi ce li stiamo creando, io me li sto creando per altre motivazioni e le motivazioni dei dubbi e delle preoccupazioni che io ho, sono dovuti alla poca chiarezza che c'è oggi relativamente ai dati che stanno circolando, alle notizie che stanno venendo fuori di giorno in giorno e sono preoccupazioni dovute alla marginalità della Regione Sardegna e al ruolo che dovrebbe avere la Regione Sardegna in questa vicenda e alla sua sovranità che in qualche modo viene messa in discussione, indebolita da tutte queste vicende, non solo da oggi devo dire, bisogna riconoscere insomma che la vicenda della base di Santo Stefano non riguarda certo soltanto la Giunta attuale, è una situazione che ha sicuramente radici diverse e quindi coinvolge la Sardegna in tempi diversi. Però mi preoccupa anche e mi preoccupano i dati contrastanti sulle emissioni delle radioattività e sia sulle reali intenzioni degli americani, insomma non si capisce bene cosa vogliono fare, così come non sono chiare le richieste in merito alle attuali cubature ed in merito a quelle eventualmente richieste oggi dagli americani. Qualcuno ha parlato di cataste di legno trasformate in cubatura e quindi poi per essere trasformate in nuova volumetria, e questo naturalmente è un fatto che è assolutamente inaccettabile per quanto ci riguarda. La Regione, io credo che in poco tempo, in pochi giorni, per non dire in poche ore, è in grado con i mezzi e le strutture che ha a disposizione di fare un quadro completo della situazione. Non si capisce perché questo non lo abbia ancora fatto. Il presidente Masala ha fatto bene a chiedere il riesame del carteggio, però credo che bisogna anche prendere l'impegno di informare in modo più approfondito questo Consiglio regionale, il quale Consiglio deve sapere se si sta trasformando una servitù in una vera e propria base militare, quali e quante cubature chiedono e se sono comprese all'interno delle cubature richieste quelle dei locali che si trovano dentro il centro abitato de La Maddalena e soprattutto se siamo di fronte ad una richiesta di potenziamento militare bellico o se si tratta semplicemente di una riorganizzazione delle strutture logistiche attualmente presenti che riguardano anche la presenza dei militari nell'Isola di Santo Stefano.
Ecco, io credo che tutto questo è legittimo da parte della Marina statunitense, però questo bisogna saperlo, questo Consiglio regionale deve essere adeguatamente informato su tutto quello che sta succedendo, ma soprattutto questo Consiglio deve essere assolutamente informato sui reali rischi di contaminazione radioattiva.
Ecco, io sono curioso di sapere con quali garanzie e con quali prove noi possiamo affermare oggi il contrario. Io non voglio considerare oro colato i dati diffusi dal CRIIAD anche se questi, a loro detta, non sono risultati definitivi e soprattutto non specificano se dovuti a cause naturali o a causa di emissioni radioattive. Infatti, lo stesso CRIIAD si è limitato a segnalare una quantità di radiazioni superiore alla norma che comunque è un fatto che ci deve far riflettere, che ci preoccupa e pertanto io credo che questi dati comunque non vadano assolutamente sottovalutati, anzi sono fonte di ulteriori preoccupazioni per quanto ci riguarda e quindi a questi dati va data una lettura giusta, senza grande strumentalizzazione, ma anche senza abbassare la guardia in merito a questi accertamenti che sono accertamenti che comunque hanno una loro valenza e che pertanto vanno suffragati anche da altri dati più concreti. Ecco io credo che noi sardi oggi abbiamo bisogno di una informazione più giusta, più corretta, questa senza fare distinzioni politiche perché credo che le radiazioni non abbiamo un colore politico ed io credo anche che questo Consiglio regionale sta affrontando un dibattito credo in modo sereno a parte qualche rara eccezione e devo dire anche che questo Consiglio regionale ha dato prova di grande maturità alcuni mesi fa respingendo con forza e all'unanimità ogni possibile ipotesi di ubicare in Sardegna siti per scorie nucleari o rifiuti tossici e quindi questa è la dimostrazione che c'è una presenza in questo Consiglio regionale che non si fa condizionare da altre situazioni politiche di carattere regionale o nazionale, ma è un Consiglio regionale che è attento soprattutto alle problematiche, a quello che riguarda questa Regione.
Ecco, signor Presidente, io credo che bisognerà riformare e modernizzare i sistemi di controllo i quali devono essere adeguati, completi ed accessibili. Dico questo perché la Regione su questo non deve delegare nessuno, è giusto che le aziende sanitarie locali facciano i loro accertamenti, che il comune di La Maddalena faccia i suoi accertamenti, che tutti quelli che hanno competenza facciano i propri accertamenti, però io credo che deve essere soprattutto la Regione stessa in grado di mettere in atto un proprio sistema di monitoraggio avvalendosi anche dei più sofisticati strumenti di rilevazione. È stata istituita l'ARPA, lo stesso Assessorato regionale dell'ambiente possono essere deputati naturali a svolgere questo ruolo. Allora io non capisco perché la Regione non delega immediatamente queste strutture che possono fare tranquillamente questi rilevamenti e così non dipendiamo da nessuno, noi possiamo essere in condizione in qualsiasi momento di avere dati certi, dati concreti che ci diano la possibilità di sapere se noi come sardi stiamo correndo dei rischi o se invece non stiamo correndo alcun rischio.
Pertanto io credo che noi dopo questo fatto non possiamo ancora rimanere fermi. La Regione Sardegna deve garantire i cittadini sardi assumendo delle iniziative proprie che ci permettano e che ci mettano nelle condizioni di sapere in tempi reali e soprattutto di garantire tutti i cittadini sardi. Io credo che la Regione Sardegna un passo avanti dopo questa situazione deve farlo, anche perché è stato detto da altri che sono intervenuti prima di me, non vanno soltanto fatti i controlli nell'isola di Santo Stefano, ma ci sono tutta una serie di aree destinate a servitù militari sui quali noi non sappiamo molto e pertanto anche su quelle aree vanno fatti dei controlli che io ritengo siano assolutamente indispensabili.
Nei rapporti con lo Stato, il ruolo della Sardegna in questa materia non può essere così come è stato finora; la situazione del 1972, data dei cosiddetti accordi bilaterali che fra l'altro non sono assolutamente bilaterali perché mi pare che il ruolo che ha avuto la regione e lo stesso Parlamento italiano mi pare che sia stato assolutamente marginale, però devo dire insomma che per ovvie ragioni, anche se comprensibili non erano certamente giustificabili così come sono state fatte queste scelte, c'erano situazioni ovviamente politiche e storiche diverse, c'erano situazioni dovute alla guerra fredda, c'erano situazioni che erano inquadrabili sicuramente in un contesto completamente diverso da quello attuale, però io credo che oggi la situazione non può rimanere così come era allora, pertanto io credo che bisogna fare un passo avanti anche in questa direzione e capire quello che è successo in questi ultimi anni e quello che potrebbe succedere anche negli anni futuri.
Quindi, signor Presidente, bisogna conoscere meglio gli obiettivi, diciamo, e gli accordi che si vogliono perseguire, la natura degli accordi e quali sono i tempi che impegnano questi accordi. Il comitato paritetico Stato-Regione così come è mi pare sia davvero poca cosa, per non dire che sia del tutto ininfluente, visto che ormai anche a fronte di un parere negativo da parte del comitato paritetico Stato-Regione le cose siano andate avanti lo stesso. Al comune di La Maddalena e a quelli limitrofi, insieme all'intera Sardegna, vanno date garanzie sui livelli di sicurezza che devono essere inequivocabili, che non possono essere messi in discussione da nessuno. Quello che è successo in questa circostanza ha danneggiato molto l'immagine della Sardegna nel mondo, perché può darsi anche che non ci sia, non si sia corso davvero questo rischio, però noi oggi siamo sembrati, siamo apparsi di fronte all'opinione pubblica mondiale come una regione a rischio, una regione che non garantisce livelli di sicurezza ai suoi abitanti.
Pertanto, noi credo dovremo riprenderci da una situazione come questa e non solo perché qui rischia lo sviluppo turistico, come qualcuno ha detto, io credo che soprattutto qui rischiamo tutti noi sardi, pertanto io credo che questo fatto, aggravato soprattutto dalla incredibile mancanza di informazione tempestiva, di informazione completa e di dati certi, ha creato una situazione strana, una situazione di preoccupazione a livello regionale; ma soprattutto perché noi tutti dopo tutti questi fatti ci sentiamo meno sicuri in questo momento quando invece al contrario oggi la gente sta invocando maggiore sicurezza, al contrario vuole avere maggiori elementi di certezza.
Il protocollo d'impegno siglato a Roma il 14 gennaio del 2004 ha assicurato riunioni periodiche ed un costante monitoraggio, ma anche questo ha bisogno di una maggiore concretezza, perché anche questo mi sembra che sia più un accordo teorico che pratico, che rischia dopo magari questa tempesta attuale di andare nel dimenticatoio.
Signor Presidente, e chiudo, il P.P.S. considera troppo generiche le comunicazioni rese all'Aula da lei, signor presidente Masala, e vorrei che adesso licenzi l'onorevole Liori perché così... Stavo dicendo che il P.P.S. considera troppo generiche le comunicazioni reso all'Aula dal presidente Masala, ma soprattutto non intravede in esse l'inizio di una nuova fase di confronto con lo Stato sulle servitù militari, sul loro ruolo e sulla loro sicurezza. La Sardegna per la difesa della sicurezza dell'Italia ha dato tanto e continua a dare tanto, con i suoi ventiquattromila ettari di territorio sottoposti a vincoli militari, ventiquattromila ettari che oggi sono oltre il cinquanta per cento del territorio destinato a tal fine dal resto dell'Italia. Ma quale è il riguardo e l'attenzione che lo Stato a tal proposito riserva nei confronti della Regione e dei suoi problemi? Non può certamente bastarci il fatto, come mi pare abbia detto il sottosegretario, che verranno erogati gli indennizzi ai pescatori per i danni subiti nel 2002, io credo che l'impegno che noi dobbiamo chiedere da parte dello Stato, deve essere un impegno diverso, un impegno che sia improntato soprattutto sulla solidarietà, sul rapporto vero nei confronti della Regione Sardegna che oggi sta pagando un tributo alto per quanto riguarda questa situazione e per queste ragioni signor Presidente della Giunta regionale io le voglio sottolineare, e questa non è una posizione contro gli Stati Uniti, lo diceva qualcuno in precedenza ma lo ripeto anch'io, noi siamo convintamente atlantisti, il P.P.S. però non si sente tranquillizzato dalle comunicazioni e pertanto chiede impegni più precisi in merito sia alla situazione conoscitiva delle radiazioni attuali, sia per quanto riguarda la futura situazione ed in merito anche al ruolo della Regione in questa vicenda che non può essere, come ha sostenuto qualcuno, troppo notarile, ma deve essere del rango di una Regione veramente autonoma.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). È con un po' di ritardo che svolgiamo in Consiglio regionale questo dibattito, io avevo richiesto seguito poi da quasi tutti i colleghi dell'opposizione già dal mese di novembre che il Presidente della Giunta riferisse su avvenimenti ed accadimenti di cui casualmente siamo stati informati attraverso gli organi di stampa. Un dibattito, quindi, che avviene in ritardo, un dibattito, se mi consente onorevole Masala, aperto dalla sua relazione in maniera assolutamente sotto le righe, al di sotto cioè del livello di attenzione che la nostra Regione dovrebbe porre su questi problemi, qualcuno ha detto che lei ha fatto un'introduzione di tipo notarile, a me è sembrata appunto un'introduzione di tipo burocratico nella quale ha tenuto a rassicurare noi consiglieri regionali e l'opinione pubblica della Sardegna che tutte le carte sono a posto, che è tutto in regola e non c'è alcun motivo di preoccuparsi.
Io penso, invece, che le vicende che stiamo affrontando segnalino una condizione di caduta di sovranità della nostra Regione, di diminuzione del nostro istituto autonomistico, di diminuzione della propria capacità di governo del territorio sulle cose che avvengono nel proprio territorio, nelle proprie acque, nei propri suoli.
A me pare, infatti, che questa vicenda sia troppo segnata da un ruolo marginale e subordinato della nostra massima istituzione su avvenimenti di fondamentale importanza per la nostra comunità, che non devono essere esasperati, e sono d'accordo con chi questo ha detto, però sarebbe altrettanto grave sottovalutarli quando non addirittura ometterli.
Io penso che le questioni che abbiamo davanti siano di fondamentale importanza sia dal punto di vista politico-istituzionale perché riguardano la nostra autonomia e quindi la valenza, lo spessore, la validità del nostro istituto autonomistico, il rapporto del nostro istituto autonomistico, della nostra autonomia nei confronti dello Stato nazionale, la parità dei rapporti con lo Stato nazionale, il diritto e l'accesso all'informazione che dobbiamo avere come Regione autonoma della Sardegna e che è dovuto ai cittadini, la sicurezza che dobbiamo assicurare come governanti ai nostri cittadini e la sicurezza che i cittadini debbono avere nel proprio territorio, nella propria vita quotidiana. Trovo che questi avvenimenti siano fondamentali anche sotto il profilo del diritto alla salute delle popolazioni che è un diritto che noi dobbiamo assicurare in ogni condizione.
E un dato allarmante è emerso in queste settimane, il dato allarmante è che i rilevatori, la rete che dovrebbe rassicurarci, che dovrebbe assicurare alle autorità e ai cittadini una condizione di controllo delle situazioni di pericolo è una rete che è insufficiente, è una rete inadeguata, è una rete della quale nessuno in questi anni, né autorità locali, né autorità regionali, né autorità sanitarie si è curato, creando una condizione secondo me di grave nocumento alla comunità che noi rappresentiamo.
E due episodi segnano negativamente il ruolo del governo regionale in questi mesi, il primo deriva dal fatto che siamo stati informati come amministratori, come rappresentanti del popolo sardo e come cittadini di un incidente occorso ad un sommergibile in navigazione nelle nostre acque, vicino ai nostri paesi, vicino ai nostri abitanti, a coloro che rappresentiamo, non perché c'è stata una comunicazione ufficiale dal governo statunitense al governo nazionale, alla Regione sarda, ma semplicemente perché un quotidiano americano ha dato notizia della rimozione per grave negligenza di un comandante di un sottomarino al quale era occorso un incidente nelle acque territoriali di Santo Stefano, quindi un modo assolutamente casuale di avere un'informazione su quante accade nelle nostre acque, un modo assolutamente casuale, ma non per questo pericoloso, di conoscere se vi siano stati pericoli, se le nostre comunità abbiano corso pericoli e se i pericoli ci fossero stati noi saremmo stati informati non preventivamente, ma saremmo stati informati in presenza di una gravissima condizione di emergenza.
La seconda questione è relativa, anche qui una questione che intacca profondamente il ruolo della nostra istituzione regionale, è relativa alla richiesta di volumetrie che il ministro Martino, superando le autonomie locali, le competenze territoriali e la competenza della nostra Regione ha autorizzato, anche qui introducendo un vulnus in quelle che sono le condizioni di sovranità del nostro istituto autonomistico e dei nostri enti locali.
Lei dice, Presidente: è tutto sotto controllo, non c'è pericolo per la salute dei cittadini, le volumetrie non sono nient'altro che un atto dovuto che consente persino di recuperare sul piano urbanistico edilizio una condizione di degrado, ma se è come dice lei non si capisce perché, per esempio, il Sindaco di La Maddalena si affretti a richiedere una verifica ulteriore delle condizioni delle acque nel proprio territorio dopo aver detto per settimane che non c'è nessun pericolo, che è tutto a posto, che tutti i dati depongono a favore di una situazione di tranquillità e di una situazione di non pericolo per i cittadini.
Si è ripetuto in queste settimane che non bisogna creare allarmismi, io sono d'accordo, lo ripeto, però omettere o sottovalutare pericoli potenziali è un grave atto di negligenza. Lo stesso studio e la stessa intervista del professor Ladu, richiamata oggi ripetutamente in discussione, a ragione e anche a torto, nonostante sia rassicurante, tenda a rassicurare sulla quasi impossibilità che possa accadere un incidente e che i sommergibili nucleari possano rilasciare materiale radioattivo nelle nostre acque, ha una fiducia smoderata nella capacità dell'uomo di evitare incidenti e però apre una contraddizione profonda perché mentre dice che a Chernobyl l'incidente è avvenuto per grave negligenza di un direttore, ha una sfiducia smodata negli operatori americani che avrebbero la situazione permanentemente e costantemente sotto controllo.
Io penso che non sia così, penso che l'errore umano in tutte le attività sia uno dei fattori da prendere in considerazione, penso che in presenza, non solo di un incidente o di un pericolo derivante da una condizione di guerra non voluta da noi e al di fuori dell'atlantismo, dei patti che regolano la nostra adesione ai sistemi di sicurezza e di difesa internazionali, dicevo, una condizione incidentale derivante anche dal fattore umano non è prevista, non è prevedibile, non abbiamo nessun sistema né di controllo né di contro misure adottabili in una condizione di questo genere. Allora penso che sapere che cosa succede, sapere quali potrebbero essere le condizioni alle quali saremmo esposti in presenza di un incidente comunque determinato, penso che sia una cura cui dobbiamo dedicarci.
Ma presidente Masala, io penso che anche la sua rinuncia al riesame in sede di intesa Stato - Regione della richiesta di autorizzazione delle volumetrie a Santo Stefano sia un atto di rinunzia all'esercizio alla propria autonomia e della propria potestà e del proprio potere nell'ambito nel nostro territorio. Il problema non è se la base NATO verrà ampliata come superficie o se la superficie occupata dalla base americana rimarrà tal quale, il problema è che siamo in presenza di un potenziamento della base militare americana nel nostro territorio e il potenziamento è cosa diversa dal mantenimento ed è cosa diversa dal progressivo disimpegno e dalla progressiva dismissione, così come più volte abbiamo richiesto in questo Consiglio regionale, senza per questo venir meno ai nostri doveri di alleanza e di difesa internazionale, cui pure siamo legati da patti statuali e non soltanto da parte regionale. Il problema, dicevo, è la rinuncia all'esercizio della funzione di rappresentanza degli interessi della Sardegna, a cui lei si è in qualche misura adeguato; Presidente, io non so come lei faccia a giudicare l'incontro tenuto in Sardegna tra lei e il sottosegretario Cicu e conclusosi con la firma di un protocollo, come faccia a giudicarlo una cosa importante. Il protocollo, per chiunque lo legga, è acqua fresca, non so da che cosa e in quale misura lei può essere rassicurato da una frase di questo genere. In tale occasione il sottosegretario ha assunto i seguenti impegni: il primo impegno che ha assunto il sottosegretario Cicu è il seguente: "A cura dell'ufficio legislativo del Gabinetto del Ministero della Difesa verrà predisposto un disegno di legge recante una norma interpretativa delle vigenti disposizioni in materia di indennizzi ai pescatori per le limitazioni dovute alle esercitazioni militari nelle aree interdette al fine di disciplinare in modo certo il diritto al conseguimento degli indennizzi stessi". Cioè Cicu si impegna a far fare dal Gabinetto del Ministro un disegno di legge che non si sa bene quando verrà approvato, non si sa bene in quale sede verrà discusso e non si sa bene se la maggioranza che il sottosegretario Cicu rappresenta lo sosterrà con forza. In ogni caso mi sembra che riferire a questo Consiglio regionale di un incontro tra lei e il sottosegretario Cicu che si impegna a pagare gli indennizzi del 2001 e del 2002 ai pescatori, non mi sembra che sia un fatto di straordinaria importanza nei rapporti tra Stato e Regione, è come se chiedessimo al funzionario di pagare gli indennizzi dovuti per legge allo Stato nazionale.
A me pare, Presidente, che lei in tutto questo periodo non abbia tenuto conto delle mozioni e della stessa legge sulla denuclearizzazione della Sardegna approvata da questo Consiglio regionale, che non era riferita soltanto alle scorie e al pericolo che scorie nucleari venissero stoccate nella nostra regione, ma era riferita a tutto il materiale nucleare prodotto in Sardegna, circolante in Sardegna, portato comunque in Sardegna. Quindi, concludendo, non è oggi in discussione l'atlantismo o la nostra fedeltà agli Stati Uniti, anche perchè non capisce perchè dobbiamo essere fedeli agli Stati Uniti se non nell'ambito di un'alleanza di difesa e di salvaguardia della democrazia, non mi pare che il Governo nazionale abbia accompagnato l'azione di guerra degli Stati Uniti nell'Iraq, quindi non capisco davvero cosa significhi oggi il richiamo alla fedeltà agli Stati Uniti e non è oggi, ripeto, questo in discussione, è in discussione oggi il grado di sovranità della nostra Regione, del nostro Governo regionale, delle nostre istituzioni e delle nostre autonomie locali. È in discussione oggi la possibilità che noi abbiamo di rassicurare le nostre popolazioni del nostro diritto all'informazione sui rischi che le nostre popolazioni corrono in maniera tale che li possiamo non solo prevenire, ma valutare e anche affrontare qualora si presentassero.
PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Spissu era l'ultimo nel dibattito generale, ora c'è la replica del Presidente, il quale naturalmente dopo un giorno e mezzo di dibattito, questo volevo dirle, se ha bisogno di ordinarsi un po' le idee per dare delle risposte concrete credo sia giusto e corretto, avviene sempre così. Va bene, allora la replica del Presidente verrà fatta stasera alla ripresa dei lavori e poi naturalmente gli interpellanti avranno diritto ad un minuto per dire se sono soddisfatti o no in merito solo alle interpellanze.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il Consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Ritengo giusto e doveroso, come lei sa io ieri sera ho chiesto una breve sospensione dei lavori per una brevissima Conferenza dei Capigruppo. Intervengo per chiedere scusa alla Presidenza, ai funzionari che erano presenti e ai colleghi Capogruppo che erano presenti in occasione di quella Conferenza per il tono che ho usato; non sono abituato ad usare quei toni però, chiedo scusa, ieri sera veramente ho perso le staffe.
Intervengo adesso invece per chiedere l'applicazione dell'articolo 55 del nostro Regolamento, che prevede che l'Aula si esprima sulla richiesta di inserimento di inversione dell'ordine del giorno e quindi non essendo stato possibile ieri sera risolvere il problema, chiedo che l'Aula si esprima per l'inserimento della proposta di legge 408/A, approvata a suo tempo dalla Commissione all'unanimità, che giace da circa un anno e per la quale ci sono trentamila persone che aspettano che questo Consiglio la discuta. Aggiungo una richiesta anche sulle modalità di voto Presidente.
PRESIDENTE. Questo lo farà al momento del voto, adesso lei ha formulato una richiesta.
CAPPAI (U.D.C.). Ho formulato la richiesta di inversione dell'ordine del giorno inserendo subito dopo la replica del Presidente stasera la discussione della proposta di legge 408/A.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cappai. Il collega Cappai ha chiesto, in applicazione dell'articolo 55 terzo comma, che l'Aula si esprima per l'inversione dell'ordine del giorno per anteporre a tutti gli altri argomenti che sono nell'ordine del giorno che è stato consegnato e che è affisso all'Albo, una leggina, la 408, che riguarda modifica articolo 49 della legge regionale 29 luglio 1998 e 23, norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna, concernente il periodo di caccia, relatore onorevole Frau. Colleghi, a termini di Regolamento, ricordo all'onorevole Cappai e a tutti gli altri, che il Presidente in questi casi si rivolge all'Aula e perchè l'inversione possa essere fatta occorrono due terzi dei votanti, pertanto i colleghi prendano posto.
COGODI (R.C.). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Io le do la parola onorevole Cogodi, però voglio chiarire una cosa: il collega si rivolge al Presidente a termini di Regolamento, non c'è discussione, il Presidente mette ai voti, tuttavia le do brevemente la parola.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io la ringrazio per la sua disponibilità, bontà e cortesia. È chiaro ed evidente che il collega si rivolge al Presidente, il quale Presidente si rivolge all'Aula e nell'Aula i componenti possono chiedere la parola per esprimere loro opinione, non fosse altro almeno per motivare il loro voto, a norma di Regolamento.
Io vorrei rappresentare per la debita informazione, la debita e corretta informazione che è dovuta al Consiglio e all'opinione pubblica, ivi compresa quella parte di opinione pubblica che legittimamente si dedica all'esercizio della caccia, che già in sede di Conferenza non c'è stata una contrarietà di principio da parte di nessuno sull'ipotesi che qualsiasi legge, ivi compresa questa, possa essere discussa e debba essere discussa nel Consiglio, c'è stata invece una richiesta che io mi permetto di reiterare sulla legittimità dell'atto che il Consiglio possa compiere, cioè se una legge approvata due anni fa, tre anni fa e poi due anni fa e per due volte cassata dalla Corte Costituzionale, possa essere ugualmente, identicamente riproposta e se un'Assemblea legislativa possa per la terza volta approvare una legge che la Corte Costituzionale in questo Paese ha dichiarato non legittima e se questo possa determinare, come dire, un esercizio legittimo del nostro potere, oppure una pura finzione. Tutto qui, un parere di legittimità, perché è nella legittimità che il Consiglio può esercitare le sue funzioni. D'altronde sorprende, bisogna pur dirlo, questa legge mi pare che è depositata da circa un anno, per un anno intero anche gli amici, amicissimi dei cacciatori, cacciatorissimi, per un anno intero si dimenticano di questa legge. Siccome questa legge deve allungare la caccia nel mese di febbraio è chiaro ed evidente che bisogna approvarla il primo di febbraio, perché così gli effetti si producono e quando venisse dichiarata nulla il mese di febbraio è già decorso. Questo è un atteggiamento ingannevole che deve essere reso evidente. Ripeto: non c'è contrarietà in via di principio, però un parere di legittimità è d'obbligo che il Consiglio lo abbia, perché amici dei sardi siamo tutti, ivi compresi i sardi cacciatori, però mi sorprende, stiamo parlando di cacciare via una base nucleare dal territorio della Sardegna e volete sospendere il dibattito per cacciare dalla Sardegna una base nucleare per cacciare un uccellino, per andare a caccia di un uccellino nel mese di febbraio. Mi si dirà: "E' un'altra cosa"; va bene è un'altra cosa, ma si discuta ogni cosa a suo tempo. Quindi nella presente condizione la mia opinione è che non sia opportuno che il Consiglio voti un'inversione in questo modo dell'ordine del giorno perchè prelude, dico non è opportuno, non che non possa farlo, lo faccia! Perché vi è l'unanimità dei consensi già espressa in Conferenza, di discutere anche questa legge qualora sia legittima la riproposizione di una legge identica in un consesso legislativo che non è un club di amatori, che non è il bar dello sport, ma è il Consiglio regionale, l'Assemblea legislativa della Sardegna, riapprovare nello stesso testo una legge per due volte dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, tutto qui. Quindi, invito il proponente, i colleghi ed il Presidente a voler soprassedere sul voto e a volere invece acquisire il parere di legittimità che se favorevole spiana la strada mentre invece, se ancora ci si vuole addentrare nel sottobosco dove oltre a uccellini ci possono anche essere altre insidie, se ci si vuole addentrare nel sotto bosco dei percorsi difficili e complicati, pensando di attrarsi un voto di un cacciatore di uccellini nel mese di febbraio, si faccia pure, però il rischio è che ci si addentri in un sotto bosco, ripeto, difficilmente percorribile. La strada è spianata se invece c'è un parere di legittimità perché in quel caso vi è il consenso da parte di tutti, ivi compreso il nostro che è già stato espresso. Questo per la chiarezza e anche per la serietà.
PRESIDENTE. Colleghi, per ragioni di equità tutti gli altri Capigruppo che volessero, su quest'argomento, dire la propria sono pregati di farlo. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, per dire che intanto noi non abbiamo ancora finito la discussione sul punto che abbiamo all'ordine del giorno perchè la seduta la stiamo sospendendo per ascoltare questa sera la replica del Presidente, quindi siamo ancora in corso di discussione del punto all'ordine del giorno chiamato. In ogni caso, insomma, senza farne una questione squisitamente formale e regolamentare, per cui io inviterei lei eventualmente ad affrontare la questione dell'inversione dell'ordine del giorno, esaurito il punto all'ordine del giorno in discussione perchè altrimenti ogni volta che siamo in dibattito su qualunque punto possiamo chiedere inversioni e possiamo introdurre questioni regolamentari che modificano il corso del nostro lavoro; in ogni caso, dicevo, al di là delle questioni squisitamente formali noi, il mio Gruppo intendo, però anche altri Gruppi dell'opposizione ieri sera, non ci siamo dichiarati indisponibili ad affrontare la materia e a accedere ad un'eventuale inversione dell'ordine del giorno. Abbiamo sollevato alcune preoccupazioni, che ripropongo all'Aula e che non modificano il nostro atteggiamento di comprensione verso le associazioni di cacciatori e verso le trentamila doppiette, ma che attengono alla qualità del nostro legiferare e della nostra legislazione. Si ripropone a orologeria, Presidente, perché ogni anno nell'ultima settimana di gennaio e nella prima settimana di febbraio, si ripropone il tema del prolungamento del calendario venatorio per tutto il mese di febbraio, poi per tutto l'anno questo problema non esiste, finché non arrivano le secche di gennaio, allora le doppiette si mobilitano e insistono perché noi assumiamo una legge. Il Consiglio regionale non è uno sportello e noi dobbiamo fare le leggi convinti di quello che facciamo. Per quanto mi riguarda io sono del parere che se facessimo una legge che consentirà ai cacciatori di cacciare per quattro settimane, questa legge verrà ugualmente respinta dalla Corte costituzionale perché impugnata dal Governo nazionale perché è in contrasto con la legge nazionale, perché è in contrasto anche con l'ultima sentenza cui si fa riferimento che avrebbe chiarito questa vicenda.
Vorrei ricordare che il Comitato faunistico regionale, presieduto dall'assessore Pani, ieri ha negato, sulla base di questi argomenti, il prolungamento della stagione venatoria perché altrimenti l'assessore Pani potrebbe anche fare un decreto di prolungamento della stagione venatoria per tutto il mese di febbraio. Allora ripropongo la mia opinione, già espressa in Conferenza dei Capigruppo, su cui ci siamo lasciati ieri: abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio regionale di rassicurarci sull'ammissibilità del nostro operato e di questa legge e di fornirci un parere che ci consenta di non fare leggi che sappiamo con certezza verranno bocciate dalla Corte costituzionale. Quindi siccome lo abbiamo già fatto per ben due volte io chiedo, siccome so che il parere è stato formulato anche dagli uffici, che siamo tutti messi a conoscenza del parere e dell'opinione del Presidente del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, so che lei deve intervenire un'altra cosa.
MURGIA (A.N.). Chiedo di intervenire per un commento.
PRESIDENTE. Un momento, onorevole Murgia, le do subito la parola. Adesso ha chiesto di intervenire per il Gruppo La Margherita l'onorevole Selis, no?
SELIS (La Margherita-D.L.). Volevo sentire la risposta del Presidente sul quesito posto dal collega Spissu.
PRESIDENTE. Senz'altro, onorevole Selis, prima sentiamo gli altri colleghi.
SELIS (La Margherita-D.L.). Dopo chiedo di intervenire.
PRESIDENTE. Dopo la risposta del Presidente no, lei che è stato Presidente del Consiglio sa, se ha questioni di sollevare lei ha diritto di parlare, io le do la parola, ma una volta che il Presidente esprime la sua valutazione quella è definitiva, poi si va oltre, non si apre un dibattito - ci mancherebbe altro! - sull'interpretazione del Regolamento e delle norme da parte del Presidente.
Se lei vuole la parola, onorevole Selis, io gliela do volentieri, dopo non gliela do.
SELIS (La Margherita-D.L.). Per dichiarazione di voto si può intervenire.
PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto quando ci sarà da votare.
Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, io non volevo intervenire sul dibattito che invece si è aperto. In linea con ciò che ha chiesto il collega Cappai, come da Regolamento, io semplicemente chiedevo sulla modalità di votazione, cioè votazione per appello nominale. Dopo tutto, rispetto a quello che ha detto il collega Spissu, la Commissione ambiente non si è posta alcun problema se richiedere o meno un parere, la legge è stata esitata, per cui oggi si apre un problema che secondo noi non ha alcun valore. Per cui, secondo il Regolamento, chiediamo di votare e poi tutte le discussioni vengono fatte dopo il voto. La ringrazio.
PRESIDENTE. Dopo il voto non si discute più su questo argomento, fuori dall'Aula sì. Colleghi, in merito alle questioni poste, onorevole Spissu, la domanda va formulata in modo corretta anche al Presidente del Consiglio perché se il Consiglio vota un documento e lei mi chiede garanzie che su questo la Corte Costituzionale non opporrà resistenza, io questa garanzia non gliela posso dare, è evidente, perché sono valutazioni che spettano alla Corte Costituzionale. Però posso dire questo, che se il Consiglio votasse un provvedimento di questo genere oggi, non ci sarebbe nessuna illegittimità. Sul piano poco ci stanno tutte le valutazioni che ho sentito in quest'Aula, e forse anche altre, naturalmente non spetta al Presidente del Consiglio intervenire nel dibattito politico. Sul piano puramente formale l'Aula è sovrana, posso garantire che non ci sono illegittimità, il Consiglio può, è già stato fatto una volta, il Consiglio ha votato un provvedimento e su quello c'è stata l'opposizione della Corte Costituzionale; nessuno impedisce al Consiglio di farlo anche la terza volta, sul piano formale. Sul piano politico io non so come si esprimerà poi il Consiglio, perché è richiesta una maggioranza piuttosto elevata per l'inversione dell'ordine del giorno, che è una maggioranza dei due terzi.
Peraltro non sta nella disponibilità del Presidente del Consiglio rifiutare una richiesta che viene fatta da parte di un consigliere a termini di Regolamento, io devo per forza rivolgermi al Consiglio. Cosa che sto per fare. E' stata chiesta la votazione per appello nominale, su questo tipo di votazione parla uno per Gruppo, e non ci sono dichiarazioni di voto. Pertanto dobbiamo precedere, i colleghi prendano posto. La richiesta deve essere appoggiata da otto consiglieri.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DIANA, BIGGIO, FRAU, LIORI, USAI, CORONA, BALLETTO.)
PRESIDENTE. Bene, ad abundantiam.
Votazione per appello nominalePRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'inversione dell'ordine del giorno. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 75, corrispondente al nome del consigliere Serrenti.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Serrenti.
MASIA (?), Segretario procede all'appello.
(PRESIDENTE. Onorevole Spissu, i Segretari l'hanno chiamata per il voto.
spissu (d.s.). Ho sentito, Presidente, però confermo che è una procedura un po' strana questa che lei sta adottando.
PRESIDENTE. No, guardi, assolutamente no, lei può comunque mantenere questo parere, se vuole. Adesso è stato chiamato a votare, la prego voti, se ritiene.)
Rispondono sì i consiglieri: TUNIS - USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - PETRINI -PIANA - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: SPISSU - VASSALLO - BALIA - BIANCU - COGODI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - IBBA - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS.
Si sono astenuti : il presidente SERRENTI - SECCI.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 69
votanti 67
astenuti 2
maggioranza 45
favorevoli 42
contrari 25
(Il Consiglio non approva)
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Sì, Presidente, noi abbiamo votato no perché quella proposta di legge venisse in Aula, perché la giudichiamo illegittima e a fortissimo rischio di reiezione da parte della Corte costituzionale.
PRESIDENTE. Guardi, non deve spiegare nulla perché non si commentano i voti espressi, parli sull'ordine del giorno.
SPISSU (D.S.). Mi lasci dire, Presidente. Però, siccome confermo la nostra attenzione per il mondo venatorio, io chiedo che venga inserito nell'ordine del giorno il disegno di legge della Giunta regionale che ha per titolo "Integrazione alla legge 29 luglio 1998 numero 23, Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna, in attuazione della legge 3 ottobre 2002 numero 221". Questo disegno di legge reca il numero 518. Quindi io chiedo che venga inserita all'ordine del giorno questa proposta di legge che ci sembra rispondere al quadro di riferimento nazionale e comunitario e che poi votiamo l'inversione dell'ordine del giorno per discutere di questo.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, non c'è adesso un dibattito, c'è una richiesta. Aspetti, concludiamo questo. Per ciò che riguarda la richiesta dell'onorevole Spissu, quindi l'inserimento del 518, il 518 è stato caricato alle Commissioni il 26 di gennaio, pertanto le Commissioni non l'hanno ancora esitato, quindi come lei ricorderà, per la prima parte della legislatura lei ha fatto il Presidente, quindi ricorderà bene che perchè la sua richiesta possa essere accolta deve passare all'unanimità, cioè ci vuole il parere favorevole di tutti i Presidenti dei Gruppi. Allora in merito a questo, se l'onorevole Cappai intende parlare su questo come Capigruppo io le do la parola.
Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente, per dire la verità avevo già capito che sarebbe successo questo in Aula, lo sapevamo o comunque eravamo preparati, certamente noi non saremmo contrari a discutere il disegno di legge, non fosse altro perchè l'ha presentato una Giunta con maggioranza di centrodestra, però è giusto anche che i cacciatori sappiano che quel disegno di legge non prevede la caccia al tordo.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, c'è stata una richiesta, onorevole Spissu, se c'è un po' di silenzio. Colleghi, il Presidente sta parlando all'Aula, chiedo di essere ascoltato, se un collega fa una richiesta come quella che ha fatto l'onorevole Spissu, a termini di Regolamento va accolta, naturalmente alle condizioni che ho testé detto. Gli altri Capigruppo interverranno e argomenteranno del perché ritengono utile accettare o respingere la richiesta. Le cose che diceva l'onorevole Cappai stanno all'interno di questa argomentazione, sì, come no, per cui chiedo ai colleghi per cortesia di lasciar parlare l'onorevole Cappai. Se poi si vogliono sollevare liti all'interno dell'Aula, io sospendo i lavori e torniamo sull'argomento dopo. Allora, onorevole Cappai, chiedendole scusa per l'interruzione lei parli e argomenti come ritiene, stando però nell'argomento.
CAPPAI (U.D.C.). Certo sto nell'argomento. Va chiarito che quel disegno di legge limita la caccia a solo quattro specie.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, perché non lo lasciamo parlare, ma non sta entrando nel merito, sta dicendo un'altra cosa. Sta dicendo che questo provvedimento non ha nulla a che vedere con l'oggetto di cui si discuteva prima, questo lui lo può dire. Onorevole Fadda, ma lei perché vuole suggerire quello che deve l'onorevole Cappai? Lo lascia parlare. Io ad esempio ritengo interessante e credo che molti altri colleghi riterranno interessante ciò che l'onorevole Cappai sta dicendo, per cortesia. Onorevole Cappai, la prego continui.
CAPPAI (U.D.C.). Comunque, dicevo che il disegno di legge prevede la possibilità di estendere la caccia solo a quattro specie e sicuramente in quel disegno di legge non c'è quello che i cacciatori avrebbero voluto, per cui annuncio già da adesso che io presenterò un emendamento a quel disegno di legge, prima che lo facciano altri.
PRESIDENTE. Questo, se arriveremo a parlarne. Colleghi, scusate procediamo con ordine, anche perché è tardi e poi dobbiamo interrompere per riprendere i lavori questo pomeriggio.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sarò rapidissimo. Io non voglio commentare il voto, ovviamente, il voto si commenta da sé. Voglio riferirmi invece al fatto che il collega Spissu ha avanzato una proposta che noi condividiamo, cioè che arrivi in Aula debitamente istruito un provvedimento legislativo che riordina in modo serio la materia. Che le Commissioni quindi lavorino quando debbono lavorare e che la maggioranza del collega Cappai non sia latitante nelle Commissioni e tenga i disegni di legge a marcire nelle Commissioni impedendo al Consiglio regionale di legiferare seriamente e quindi siamo d'accordo con la proposta che è stata avanzata che risponde…. Non ho capito…
(Interruzioni)
Non ho capito.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non aiutiamo il dibattito e non aiutiamo poi ad arrivare a sintesi corretta delle discussioni. Onorevole Cogodi, la prego.
COGODI (R.C.). Se posso. Allora dicevo, noi concordiamo con la proposta che è stata avanzata, che tratta la materia e la può trattare anche in tempi rapidissimi se le Commissioni si riuniscono e i colleghi dell'onorevole Cappaai e della maggioranza non fanno mancare la loro presenza nelle Commissioni, in quella come nelle altre. E se quindi si esercita responsabilità, perché qui il Consiglio non si è diviso fra amici e nemici dei cacciatori, il Consiglio ha votato su una proposta di inversione dell'ordine del giorno, ripeto, su cui non do giudizi, ma puramente e semplicemente per respingere un atto di provocazione e di prepotenza, perché o si fanno le cose come si debbono fare, regolarmente, o atti di prepotenza e di inganno nei confronti neppure dei cittadini cacciatori si possono consentire.
Quindi siamo perché la materia sia regolata con urgenza, seriamente e meglio di quanto non lo sia e che la Regione eserciti in materia tutti i poteri che l'autonomia consente di esercitare. Però in modo ordinato. Non dimenticando che i cacciatori sono pur essi cittadini, che i cacciatori sono pur essi lavoratori, che sono agricoltori, che sono pastori, che sono artigiani, che hanno i figli che debbono andare a scuola, che hanno cioè tante altre cose insieme, per cui il proclama "lo sapranno i cacciatori", sono cittadini che sapranno questo e giustamente sanno e sapranno questo e anche altro e che sapranno anche apprezzare, come sempre hanno saputo fare, la serietà della politica e invece gli atteggiamenti poco seri di chi non fa lavorare il Consiglio e impedisce alle Commissioni di operare, non vuole il riordino e l'efficacia delle leggi, ma vuole solo le leggi trucco e le leggi inganno.
Ecco perché siamo d'accordo con la proposta, qualunque sia, è un disegno di legge della Giunta, io immagino che non ci soddisfi, io immagino che noi presenteremo emendamenti migliorativi, come sempre facciamo per le leggi che vengono dalle altre parti politiche. Tuttavia la materia deve essere, come dire, correttamente e anche urgentemente trattata nei tempi tecnici e nelle modalità che le regole prevedono. Quindi appena possono si riuniscano le Commissioni, istruiscano la legge, avevano tanto tempo per farlo prima, Cappai e gli altri si potevano anche svegliare invece di dormire in via continuativa, ed oggi forse questa legge sarebbe pronta. Lo sarà appena possibile, questo dipende dalla maggioranza non certo dall'opposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Frau, dopo le do la parola, però un chiarimento… devo dare prima la parola all'onorevole Sanna Giacomo e poi la do a lei. Colleghi, se discutete tra voi non riusciamo ad arrivare da nessuna parte. Poiché ho detto che è necessario su questo argomento avere l'unanimità dei Capigruppo, l'onorevole Cogodi dice "noi siamo d'accordo", ma in realtà non è affatto d'accordo.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
PRESIDENTE. Perché? Glielo dico io perché, perché lei dice che il provvedimento deve andare in Aula, deve andare in Commissione e deve essere istruito.
(Interruzione del consigliere Cogodi.)
Io guardi sto cercando di capire, allora non è d'accordo con la proposta fatta dall'onorevole Spissu. La proposta fatta dall'onorevole Spissu è un'altra cosa. L'onorevole Spissu chiede che il provvedimento arrivi in Aula quindi superando tutta la discussione in Commissione, lei invece sta dicendo "no, vada in Commissione", quindi lei non è d'accordo.
Detto questo, io do la parola all'onorevole Giacomo Sanna.
COGODI (R.C.). Il mio parere lo dico io. Voglio precisare.
PRESIDENTE. Guardi il suo parere è molto chiaro, è registrato. Se ho interpretato male io, lei spieghi meglio allora. Prego. La parola all'onorevole Cogodi perché espliciti meglio il suo pensiero.
COGODI (R.C.). Il mio pensiero era esplicitissimo.
PRESIDENTE. La colpa è la mia, non ho capito bene io, probabilmente.
COGODI (R.C.). No, no, lei non ha mai colpa, lei è super partes, e quindi anche al di là del bene e del male.
Il mio parere l'ho espresso in modo chiarissimo, è chiaro ed evidente che c'è un'emergenza. È chiaro ed evidente che c'è anche una provocazione perché chi aveva il tempo di proporre leggi che il Consiglio potesse istruire in settimane e mesi, che non si sono riunite né Commissioni né Aula, è chiaro ed evidente che la destra ha tentato una provocazione attraverso uno strappo propagandistico che voleva operare inserendo una legge dichiarata incostituzionale in quei termini per già due volte. Il collega Spissu ha avanzato una proposta che serve a smontare, l'ho capito benissimo, la demagogia, la provocazione ed anche la pelandronia, se lo vogliamo dire, della destra e ha detto "c'è un disegno di legge della Giunta, non è ancora istruito in Commissione, iscriviamo all'ordine del giorno quel disegno di legge". Io ho detto che siamo d'accordo ad una condizione, che è implicita però se anche non lo dicessi, che un disegno di legge che non è istruito ancora in Commissione dovrà sopportare i tempi tecnici strettamente necessari perché i consiglieri regionali ne abbiano visione, conoscenza e possibilità di interloquire e di fare una buona legge…
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Cogodi. Adesso lei ha esplicitato meglio il suo pensiero, adesso sono più convinto di prima che era come dicevo io.
COGODI (R.C.). Che non mi si dica che stanotte si deve approvare una legge che non abbiamo visto, questo era il mio pensiero. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
COGODI (R.C.). Grazie del suo grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Intanto per dire che ci troviamo d'accordo con la proposta dell'onorevole Spissu. Secondo per constatare stamattina in quest'Aula che l'utilizzo del Regolamento, a parer mio, in modo più che non legittimo consentirà nei prossimi giorni a partire da oggi, ad ognuno di noi, mi rivolgo a tutti i colleghi, di poter chiedere l'inversione dell'ordine del giorno senza terminare l'argomento in discussione, cioè stamattina si è interrotta la discussione finale sul primo punto all'ordine del giorno per passare a parlare di inversione di ordine del giorno, questo è un precedente che è stato consentito per la prima volta e come tale ogni consigliere in quest'Aula potrà utilizzarlo nei dibattiti ad avvenire, cercando in tutti i modi di evitare la conclusione dell'argomento in discussione. Questo stamattina è stato consentito, e siccome è stato consentito all'onorevole Cappai, io credo di avere pieno diritto come tutti i colleghi presenti in quest'Aula di poterlo utilizzare nei prossimi giorni qualora lo si ritenesse necessario per impedire, perché questo sta accadendo, impedire l'ultimazione della discussione di un argomento importantissimo come quello della base militare americana di Santo Stefano. Con questo precedente credo che i prossimi lavori saranno piuttosto tumultuosi.
PRESIDENTE. Do la parola all'onorevole Frau, però faccio notare che il dibattito sull'argomento stamattina in discussione era chiuso in quanto il Presidente della Giunta ha chiesto di poter replicare stasera. Non avevamo chiuso i lavori del Consiglio, quindi non abbiamo interrotto assolutamente nulla, non c'è nessun escamotage almeno da parte mia peraltro, e lei sa anche bene credo che le cose stanno così.
Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Sì, grazie onorevole Presidente, perché io sono uno dei responsabili di aver presentato una proposta di legge che secondo alcuni è illegittima. Con tutto il rispetto per la Corte Costituzionale, io credo che il Consiglio regionale della Sardegna possa presentare quante volte vuole una legge con la speranza che qualcosa cambi, perché la Sardegna ha una specificità tutta particolare di cui ci riempiamo la bocca sempre, quando non serve va bene. Ci dobbiamo rendere atto di questo, che la proposta di legge numero 408 era stata presentata da buona parte dei componenti la Commissione quinta approvata a suo tempo, non abbiamo, onorevole Cogodi, e non glielo permetto, dormito perché non dormiamo, come non possiamo dormire....
(Interruzioni)
FRAU (A.N.). Calmi, colleghi, calmi, perché questo nuovo disegno di legge a proposito di dormire è arrivato il 26 gennaio in Giunta e l'abbiamo avuto in Commissione ieri sera. È vero siamo andati a dormire perché dormiamo la notte, anche volendolo non l'avremmo potuto esitare in Commissione, ce n'era una già di proposta di legge esitata a suo tempo, che era decantata. Al di là di questo, è detto che avete votato contro la 408 che sicuramente a mio avviso era più organica per quanto ci riguarda, però vorremmo sapere determinate cose perché altrimenti ci giochiamo: vada in Commissione, venga istruita, dobbiamo fare audizioni e quant'altro e pertanto non se ne farà niente, che noi come Gruppo di Alleanza Nazionale siamo disponibilissimi che venga messa all'ordine del giorno e discussa in deroga a tutto quello che è il Regolamento affinché si possa discutere in questi giorni, perché se rinviamo è solamente una presa in giro, così come è successo già nel febbraio 2003; quindi per quanto ci riguarda siamo d'accordo che venga discussa in Aula in tempi certi, stasera, domani mattina e quando volete.
SPISSU (D.S.). Siamo d'accordo!
COGODI (R.C.). Continua a dormire!
PRESIDENTE. Bene colleghi., onorevole Sanna, onorevole Cogodi, onorevole Frau, basta per cortesia. Onorevole Spissu, mi dispiace, la sua richiesta come avrà notato non è stata accolta...
SPISSU (D.S.). E' stata accolta.
PRESIDENTE. Non è stata accolta, chiedo scusa, onorevole Spissu per cortesia siamo chiari, lei ha chiesto che il disegno di legge venisse in Aula senza l'esame in Commissione, questa sua richiesta non è stata accettata; sì, l'onorevole Cogodi e l'onorevole Frau hanno chiesto una cosa diversa, hanno chiesto che l'esame in Commissione sia fatto in tempi rapidissimi, pertanto io credo, colleghi, che il Presidente della Commissione e i commissari abbiano sentito, la Commissione nella sua autonomia si riunisca, esiti il disegno di legge e poi arriverà in Aula nei termini in cui è previsto dal Regolamento.
(Interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. No, l'onorevole Frau ha detto un'altra cosa; l'onorevole Frau ha detto che la Commissione è disponibile...
Ho capito bene o ho capito male? Allora ho capito male.
FRAU (A.N.). No, non è vero.
PRESIDENTE. Onorevole Frau espliciti anche lei meglio il suo pensiero. Mi rilasso così cerco di capire meglio.
FRAU (A.N.). Io ho detto che la commissione non ha dormito per l'altra eccetera, non avrebbe dormito neanche su questa se fosse arrivata qualche giorno fa, ma è arrivata ieri sera. Terminato questo ho detto, affinché non ci siano discussioni, perché se dovesse andare in commissione questa proposta di legge non ne usciamo più, non si va a cacciare, pertanto io sono favorevolissimo affinché venga messa all'ordine del giorno di questo Consiglio e si discuta in tempi brevissimi senza passare in Commissione, questo l'ho detto tranquillamente, questa è la posizione mia, del mio Gruppo ma credo della maggioranza. Questo è chiaro.
PRESIDENTE. Adesso ho capito meglio, però comunque l'unanimità non c'è, perché l'onorevole Cogodi ha chiesto che si discuta in Commissione.
COGODI (R.C.). Chi si è opposto? Chiediamo i tempi tecnici per vederla.
PRESIDENTE. Colleghi siamo seri non c'è unanimità, se c'è l'unanimità torniamo sull'argomento, sE c'è l'unanimità ed andiamo avanti, ma non c'è l'unanimità. Se no chiedo di sbobinare le registrazioni, per cortesia abbiate pazienza, non è che diciamo una cosa pensandone un'altra, e speriamo che gli altri ci interpretino nel modo giusto o nel modo sbagliato.
(Interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi ha già precisato; pertanto sì, possiamo tornare sull'argomento, adesso la questione è chiusa e i lavori del Consiglio riprenderanno stasera alle ore 17 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 32.
[s1]Intervento allegato. Ci sono delle differenze con la traduzione ufficiale disponibile nel sito www.cittadinidelmondo.info/laceneredichernobyl.htm
Allegati seduta
CDXXXVI SEDUTA
Mercoledì 28 gennaio 2004
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 12.
MASIA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 7 gennaio 2004, che è approvato.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che il consigliere regionale Pasquale Onida è assente nella seduta antimeridiana del 28 gennaio 2004 per motivi istituzionali.
Continuazione della discussione congiunta sulle dichiarazioni del Presidente della Regione sulla base militare di La Maddalena abbinata alla discussione delle mozioni: COGODI - ORTU - VASSALLO Né scorie né basi militari - Dichiarazione della Sardegna "Terra di pace e di amicizia tra i popoli" - Progetto di sviluppo di qualità ambientale (113); COGODI - VASSALLO - ORTU contro rifiuti tossici, scorie e inquinamenti: progetto regionale di rispetto ambientale; bonifica di tutto il territorio isolano; difesa integrale e ricostituzione dell'ambiente naturale della Sardegna; destinazione a tal fine del prossimo Piano di rinascita (123) CUGINI - SPISSU - CALLEDDA - DEMURU - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore sul progetto di espansione della base americana di La Maddalena (128) e svolgimento delle interpellanze: SANNA Giacomo - MANCA sul potenziamento della base navale di Santo Stefano (325/A); SANNA Giacomo - MANCA sull'ampliamento della base militare USA di Santo Stefano (383/A); CUGINI - DEIANA -GIAGU - GRANELLA - LAI - MASIA -MORITTU - SPISSU sulla ipotizzata chiusura dell'Arsenale militare di La Maddalena e il progetto di espansione della base americana (393/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta sulle dichiarazioni del Presidente della Regione sulla base militare di La Maddalena abbinata alla discussione delle mozioni numero 113, 123 e 128 e allo svolgimento delle interpellanze numero 325/A, 383/A e 393/A che sull'argomento sono state presentate.
E' iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.
SATTA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'argomento in discussione è serio, o meglio dovrebbe essere serio poiché dovrebbe riguardare la salute della popolazione dell'arcipelago di La Maddalena, l'ambiente della nostra Isola, la nostra autonomia. Ma la limitata partecipazione in aula, stamani, lo scarso interesse che ho percepito ieri sera da parte di molti colleghi e certi malcelati toni e riferimenti di alcuni colleghi hanno dato l'impressione a me e non soltanto a me che le mozioni e le interpellanze fossero in un certo qual modo strumentali, ossia che avessero in realtà, purtroppo, poco a che fare con la salute dei sardi, con l'ambiente e con l'autonomia della Sardegna e molto a che fare, non con la probabile ma non accertata nocività dei sommergibili a propulsione nucleare, ma piuttosto con la loro appartenenza agli Stati Uniti.
Io non mi sarei addentrato, come qualche collega ha fatto, in valutazioni di politica internazionale di difesa in maniera semplicistica, ricordando che la guerra fredda è terminata nel 1989 e che quindi non c'è più ragione di questa presenza militare, vorrei piuttosto che l'interesse si accentrasse innanzitutto su quello che potrebbe essere il problema prioritario nell'arcipelago di La Maddalena, come ho detto la salute pubblica.
Ora l'emergenza, se di emergenza si tratta, non deve essere di carattere politico, bensì scientifico. Facciamo in modo che organizzazioni scientifiche e scienziati realmente indipendenti svolgano approfondite analisi che diano risposte scientifiche certe, non condizionate da altri fattori. Ieri un collega, se non ricordo male l'onorevole Scano, ha fatto riferimento ai risultati di una ricerca scientifica sull'alta incidenza di tumori nelle popolazioni dell'area dell'arcipelago maddalenino e di Porto Torres. Io vorrei ricordare che un'altra ricerca scientifica ha rilevato un'alta incidenza di tumori nella popolazione di una vasta area del Logudoro (questi i dati che ho ricevuto dall'ospedale di Ozieri), un'area notoriamente ricca di granito ma non certo di basi militari e di industrie inquinanti. Pertanto il rigore scientifico senza nessun altro condizionamento è essenziale. Oggi la domanda prioritaria è: c'è oppure o no deposito di cobalto 60, di cesio, di torio o di altre sostanze radioattive dovute alla presenza di sommergibili a propulsione nucleare nell'arcipelago di La Maddalena? Se la risposta dovesse essere affermativa occorrerà affrontare nei dovuti modi, ma con determinazione e celerità, la eliminazione della causa; la compatibilità della presenza di questi mezzi nel parco marino, l'opportunità di ristrutturare o meno la base militare e di conseguenza la necessità o l'opportunità di concedere o meno ulteriori quattromila metri cubi ne conseguirà, tutto ne conseguirà dopo i risultati di queste analisi. E' superfluo e inutile parlarne prima, sicuramente meno importante. Superata questa emergenza un altro problema, quello dell'autonomia di decisione di sardi sull'utilizzo del proprio territorio e di concessione a terzi di parte del nostro territorio dovrà affrontato e risolto.
Il mio intervento è breve e vorrei concluderlo in questo modo: nell'attesa di conoscere i risultati di approfondite e serie analisi scientifiche auspico che non ci siano allarmismi che potrebbero compromettere lo sviluppo turistico, economico e sociale non soltanto della Gallura, ma della Sardegna tutta. Perdere la fama che la Sardegna si è guadagnata negli scorsi decenni di isola dal mare e dalla terra incontaminati è molto, molto facile; riconquistarla sarebbe molto, ma molto difficile. Da oltre trent'anni la base americana, le popolazioni dell'arcipelago e il turismo convivono senza problemi ricavandone spesso reciprochi vantaggi. Se dovesse emergere una situazione pericolosa per la salute pubblica e l'ambiente è bene che vengano presi adeguati e se necessario drastici provvedimenti, ma nel frattempo, nell'attesa di conoscere, di sapere, di avere certezze, auspico che i colleghi e la stampa svolgano il loro ruolo con estremo senso di prudenza e sensibilità. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, l'incauta e irresponsabile semplificazione che ha fatto il presidente Masala del grave problema che stiamo affrontando - né inquinamento, né ampliamento, per semplificare - è stata fuorviante rispetto al vero e grande problema che ci troviamo di fronte. Altro che verifica sull'attendibilità delle misure e sulla obsolescenza delle centrali di rilevazione! Altro che disputa sui metri cubi da costruire o presunti CD che stanno circolando sulle volumetrie!
Non voglio entrare in questo dispute, lo hanno fatto altri meglio di me e non ci voglio ritornare, quello che voglio prendere in considerazione è che a Santo Stefano siamo in presenza di armamenti di distruzione di massa veri, non come quelli falsi che si sono inventati Bush e Blair per giustificare una guerra preventiva, ma armamenti atomici veri di distruzione di massa. Qui siamo in presenza di armamenti di distruzione di massa e non esiste in questo caso il dubbio che si usino o no proiettili ad uranio impoverito, come si sospetta avvenga nei poligoni di Teulada e di Perdasdefogu. No, a Santo Stefano siamo in presenza di vere e proprie bombe atomiche, come quelle che armano i sommergibili americani, e del tutto simili a quelle seminarono terrore e distruzione e morte a Hiroshima e a Nagasaki. Siamo in presenza di un deposito di scorie nucleari derivanti dal combustibile nucleare che i sottomarini americani hanno consumato negli ultimi trent'anni, e questo fatto è stato confermato alla Commissione ambiente del Senato in occasione dell'audizione della Giunta regionale.
Di fronte a questa realtà dico che non possiamo tollerare in casa nostra una fonte di così grande e incalcolabile rischio, capace di generare disastrose conseguenze alla nostra terra alla prima manovra sbagliata di un marinaio americano, che pure rientra tra gli inevitabili errori umani. Non possiamo pensare di costruire un futuro migliore per la nostra terra in presenza di questa terribile minaccia. Le conclusioni del collega Satta mi pare che siano emblematiche: ha iniziato dicendo che le mozioni erano strumentali e poi ha finito per dire che se capitasse una cosa del genere noi rischiamo di chiudere baracca in Sardegna, come ambiente, come territorio, come popolazione.
Se era già difficilmente comprensibile la scelta fatta dal nostro Governo in un periodo di guerra fredda, oggi è del tutto ingiustificata e inaccettabile questa presenza. La Sardegna si è ribellata collettivamente contro il rischio delle scorie nucleari, non capisco perché noi non prendiamo coscienza di questo gravissimo rischio che incombe sulla nostra terra, sulla nostra popolazione, sulle nostre genti. Probabilmente non ci rendiamo conto dei gravissimi rischi che questa presenza nucleare comporta e a questo riguardo consentitemi di leggere alcune dichiarazioni, alcuni passaggi del discorso che il parlamentare bielorusso Abramova Olga Mikhailovna ha tenuto al parlamento bielorusso in occasione del quindicesimo anniversario della catastrofe nucleare di Chernobyl: "Noi ex sovietici" - dice la parlamentare - "nati negli anni cinquanta portiamo nelle nostre coscienze le impronte e le ferite dei tempi della guerra fredda. Gli accadimenti di quel periodo, l'idea fissa e ossessiva degli armamenti atom[s1] ici ha portato al formarsi nelle nostre coscienze di un qualche inconscio sedimento di radiofobia. Il pensiero che, per volontà di qualcuno, potesse realizzarsi lo stesso destino" - per volontà di qualcuno o per qualche incidente casuale - "delle vittime di Hiroshima e Nagasaki mi atterriva. Di quel tempo nei miei ricordi si è conservato un sogno". E lo racconta dicendo: "Sto in piedi vicino alla finestra. La solita vista urbana industriale. Non so perché, rami di lillà nel vaso. All'improvviso, alla sinistra nel cielo, si gonfia una vampata penetrante e luminosa. Questa vampata arancione avanza, avanza e quasi mi raggiunge. Io mi butto nell'angolo dove dorme nella culla mio figlio, lo copro con il mio corpo e prego, con tutte le mie forze prego: 'Dio fa' che torni ieri, fa' che questo non accada!' E con il cuore palpitante mi sveglio". Questo è il racconto del suo sogno, poi continua dicendo: "Con la fine della 'guerra fredda' sembrava che niente potesse far rinascere quella paura di fronte all'atomo distruttivo. Improvvisamente il 26 aprile 1986 queste illusioni si dissolsero. Gli accadimenti di quel tragico giorno della catastrofe alla centrale atomica di Chernobyl ha diviso la nostra vita in due parti: 'sino' a quel momento e 'dopo' l'incidente di Chernobyl. La disgrazia pari a 300 Hiroshima ha fatto piombare sulle nostre spalle la pioggia radioattiva. Ha fatto irruzione nelle nostre case, laddove non l'aspettavamo e perciò sembravamo assolutamente indifesi di fronte a questi fatti. Quel 70% dei sedimenti radioattivi ricaduti nel territorio della Bielorussia, non sono passati senza lasciare tracce: contaminati i campi, i boschi, le acque…. La morte invisibile continua ad uccidere ancora oggi! Sono trascorsi quindici anni dall'incidente di Chernobyl: quei problemi, relativi alle conseguenze di Chernobyl, sono oggi sul tappeto. Sulla base dei dati del Fondo per l'Infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF) l'inquinamento degli isotopi radioattivi a lunga vita - cesio, stronzio e plutonio - ha interessato il 23% del territorio della Bielorussia, dove vivevano più di due milioni di persone, tra le quali, più di 500 mila bambini. I danni causati alla nostra repubblica, ammontano a non meno di 32 bilanci annuali del periodo precedente all'incidente, calcolati per un periodo di 30 anni". E a pensare che il collega Piana, ieri, diceva che 37 milioni di dollari sono un grande affare per la Sardegna viene veramente il raccapriccio! "Sulla base dei calcoli degli specialisti l'analisi dei danni presenta perdite dirette e indirette per 29,6 miliardi di dollari, mancate entrate per 13,7 miliardi di dollari, spese aggiuntive collegate al superamento delle conseguenze della catastrofe per 191,7 miliardi di dollari americani. Nei centri abitati situati nei territori contaminati i bambini e gli adolescenti manifestano seri problemi ai sistemi immunitario, digestivo, antiossidante e ad altri sistemi ancora e aumenta l'incidenza del cancro alla tiroide. La frequenza di queste patologie supera in maniera significativa livello medio mondiale e il ritmo di sviluppo del numero dei casi cresce in maniera sostanziale, superando le previsioni degli esperti internazionali. In maniera attendibile è stato evidenziato l'aumento della crescita dei tumori agli organi interni e alle ossa. E' cresciuta di circa una volta e mezzo la frequenza dei difetti di sviluppo congeniti. Nei distretti contaminati della repubblica nel 76,3 per cento dei bambini presenta anomalie funzionali, il 22,4 per cento hanno una immunodeficienza, con l'entrata a scuola si evidenzia che il 39 per cento dei bambini hanno un ritardo nello sviluppo".
Ma quale piano di evacuazione di fronte a questo disastro, ma è pensabile che noi risolviamo tutto con un piano di evacuazione anche contestato, nel quale si dice: chi vuole scappa, chi non vuole resta a La Maddalena. Ma è pensabile che noi non prendiamo coscienza di questo grave, gravissimo problema? Mi chiedo perché noi non ci dobbiamo porre il problema alla radice, perché discutiamo in modo falso delle centraline che non funzionano e non ci poniamo davvero il problema di porre fine a quello che era un approdo provvisorio dei sommergibili nucleari americani, nato in un periodo di guerra fredda ed oggi inconcepibile. Noi abbiamo fatto in Italia un referendum contro il nucleare civile e abbiamo cancellato dalla nostra storia, fortunatamente, il nucleare. Abbiamo il nucleare militare e abbiamo il nucleare militare straniero. La Regione Sardegna, noi tutti all'unanimità abbiamo approvato una legge contro la Sardegna denuclearizzata, ci siamo presi in giro, abbiamo le scorie nelle gallerie di Santo Stefano, abbiamo i sommergibili con tutto il loro carico distruttivo che per un errore umano possono da un momento all'altro far saltare in aria non La Maddalena ma tutta la Sardegna e tutto il Mediterraneo.
Questo punto di approdo, signor Presidente, non deve essere ampliata la base, rese fisse le installazioni mobili, deve essere cancellato. Con il Governo noi dobbiamo trattare il numero dei mesi, il numero degli anni, forse il numero delle settimane di quanto ancora questa base americana anacronistica e pericolosissima per il nostro futuro e per i nostri figli resta ancora in Sardegna, non di quanto funziona la centralina che pure è un fatto di grande importanza. Quindi, non un ampliamento ma uno smantellamento della base, ripeto nata come un approdo temporaneo in un periodo forse giustificabile e con qualche giustificazione, ma oggi assolutamente anacronistica e inaccettabile. Quindi, non si tratta di parlare di metri cubi, si tratta davvero di pensare allo smantellamento serio di questa struttura.
Non è contro gli americani questo e contro il popolo americano, ricordo soltanto la battaglia lunga, difficile dei pescatori di Vieka in Puerto Rico. Puerto Rico un protettorato americano, questa grande battaglia l'hanno vinta contro gli americani per far smantellare le basi dove non c'erano i sottomarini nucleari, c'erano semplicemente armamenti con bombe ad uranio impoverito. Quella grande battaglia l'hanno vinta nella loro terra e in una terra nella quale gli Stati Uniti esercitano il loro protettorato, qua non sono a casa loro, noi dobbiamo essere capaci di riprenderci la sovranità su questo gravissimo problema, che può davvero cancellare dalla faccia della terra il nostro popolo e la nostra terra. E concludo, caro Presidente, che è stato davvero patetico pensare che questa trattativa lei la vuole concludere con il grande successo di avere ottenuto gli immobili militari. È francamente inaccettabile che lei, signor Presidente, che deve rappresentare l'orgoglio della nostra autonomia, pensi di contrattare, di contrabbandare per cose che già ci spettano per statuto, la conferma della presenza della base americana nel nostro territorio.
Io voglio concludere in questo modo, leggendo un passaggio, questa volta breve, di una delle più grandi scrittrici bielorusse contemporanee che si chiama Svetlana Aleksivic, che a distanza di dieci anni dal disastro di Chernobyl ha scritto questo libro "Preghiera per Chernobyl" che è fatto di una serie di interviste con la popolazione, con la gente semplice, con quelli che hanno vissuto sulla loro pelle il disastro, quelli che sono sopravvissuti perché una generazione intera è sparita con gli aborti collettivi, anche delle persone scovate, le persone che non volevano abortire, ricercate per farle abortire, perché le percentuali che nascessero bambini deformi e con tutte le conseguenze che dicevo prima erano altissime, sono raccontate due storie femminili di intensità quasi insostenibile in questo libro, ne leggo il passaggio di una, le parole di una contadina tornata a vivere senza autorizzazione in quella sua casa contaminata che era diventata per lei l'unico mondo possibile, dice alla giornalista "tu Svetosca non prendere nota di quello che ti racconto e non comunicarlo alla gente, sono cose che è impossibile comunicare, io te lo racconto soltanto perché io e te si possa piangere un poco insieme e perché andando via tu ti volti a guardare la mia casetta non una volta, ma due volte".
Allora, presidente Masala, noi se non siamo capaci di ribellarci a questa presenza, io le dico che rischiamo e ci mettiamo nelle condizioni di rischiare di dover piangere un giorno tutti assieme per questa presenza. Allora anch'io, come diceva questa povera contadina alla giornalista, le raccomando, quando va a La Maddalena la guardi andando via non solo una volta, ma due volte, tre volte, cento volte, perché quella meraviglia, che noi abbiamo, potrebbe sparire, potrebbe essere distrutta semplicemente perché noi non siamo stati capaci di fare una battaglia collettiva e di popolo per eliminare definitivamente questo pericolo nucleare dalla Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Pinna, e complimenti per la sua preparazione letteraria bielorussa. È iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Presidente, colleghi, premesso che la informativa del presidente Masala, a mio avviso, ha affrontato la questione in discussione con un duplice taglio: primo, ha ripercorso situazioni datate e già ampiamente conosciute; in secondo luogo, invece, ha affrontato quelle dell'attualità con disarmante e colpevole ingenuità, come se tutto fosse scontato, come se tutto fosse normale, cercando una giustificazione a tutto e a tutti, ignorando colpevolmente, a mio avviso, i contenuti di merito delle interpellanze e delle mozioni.
Le stesse questioni sin qui affrontate, analisi sull'impatto ambientale dell'annunciato insediamento, vecchie e nuove volumetrie, rispetto delle leggi urbanistiche e paesaggistiche, gli effetti dell'inquinamento da incidente o da accumulo, le reti di rilevamento non adeguate a rilevare particolari presenze radioattive, rilevamenti operati dai controllori che diventano essi stessi controllori-controllati. Giustamente tutti questi elementi, seppure importanti, di complessiva conoscenza che il Consiglio regionale dovrebbe avere, a mio avviso, non sono il vero problema. Non sono il problema che oggi noi dobbiamo affrontare o non sono l'unico problema che noi dobbiamo affrontare. Così come ritengo che questi elementi non possono essere usati come elemento condizionante delle nostre scelte rispetto ad una scelta già fatta dal Consiglio regionale, quando ha dichiarato "Sardegna terra denuclearizzata". "Sardegna terra denuclearizzata", lo ripeto. Abbiamo unanimemente fissato questo principio. Possiamo, io chiedo, rimuovere ciò che abbiamo deciso? Tutto è possibile in questo nostro mondo, anche in questo Consiglio regionale, ma io chiedo quali sono le motivazioni che portano a modificare questo orientamento e lo chiedo a quelli che in questo Consiglio sembrerebbero aver cambiato opinione da alcuni mesi a questi parte. Licandro ieri poneva come termine di paragone principale, come elemento dirimente, gli aspetti scientifici, per cui che non si possa decidere se non di fronte alla conoscenza e per cui al fatto che vi fossero certezze scientifiche rispetto alle decisioni che dobbiamo assumere. Peraltro citava, per rafforzare questa sua tesi, le analisi e le verifiche che sono state fatte in alcuni territori della Sardegna dove sono presenti basi militari anche della NATO, anche italiane, dove sembra che vi sia la presenza di uranio impoverito, per sostenere la tesi che nulla è pericoloso e che queste presenze delle basi militari siano compatibili non soltanto con l'ambiente, ma anche col nostro sviluppo. Ribadiva le analisi che sono state fatte che non avrebbero riscontrato niente, così come peraltro citato anche dal Presidente nella sua relazione, come elemento determinante per affermare che questa presenza è compatibile con l'ambiente, è compatibile con lo sviluppo del nostro territorio.
Io penso che gli elementi di discussione non possono essere questi, per due ordini di motivi, primo perché la sovranità della nostra terra, caro Piana, non può essere venduta nemmeno per 37 milioni di dollari; così come si ritiene e così come riteniamo che è fuorviante parlare oggi di aumento di volumetrie, di risistemazione di una base militare che, con l'approvazione di questi progetti, cambierebbe, sostanzialmente, il suo stato di essere. Non più una base appoggio, ma così come dicevano già in precedenza diversi colleghi, diventerebbe a tutti gli effetti una base permanente. Anacronistico è che in questa fase della nostra storia, dove sono caduti i blocchi, si continui a pensare sulla necessità di mantenere tali presenze, soprattutto dopo aver rifiutato già, in Italia, la presenza nucleare civile, e soprattutto dopo aver sancito il concetto della non presenza, del divieto di presenza del nucleare nella nostra isola. Per cui è rinunciare, in effetti, alla nostra sovranità, di tornare indietro rispetto un principio già ben presente non soltanto in Consiglio regionale, ma soprattutto nella società italiana ed in modo particolare in quella sarda.
Per cui io non penso che si possa continuare ad intorbidire le acque, a mischiare le carte in modo che la partita non venga mai definita ed introdurre elementi fuorvianti per dimostrare l'indimostrabile, per cui dimostrare che comunque la presenza non soltanto è incompatibile, ma in qualche caso potrebbe essere anche utile. Ritornando alla questione degli investimenti, 37 milioni di euro, io vorrei ricordare qua che già una storia simile l'abbiamo vissuta, l'ho vissuta in prima persona a Porto Torres col cambio di scelta rispetto all'utilizzo del combustibile, il carbone, e su quella scelta che è stata operata dalle amministrazioni di centrodestra si è basato il più grande affare del nord Sardegna di questo ultimo periodo, con la creazione di società per la gestione di questa risorsa e guarda caso chi gestisce queste società sono stessi politici locali, gente, personaggi che nella politica e dalla politica sono diventati grandi e purtroppo devo qua denunciare, non soltanto del centrodestra, perché ci sono personaggi conosciuti anche del centrosinistra. Non vorrei che la stessa cosa avvenga anche a La Maddalena coi 37 milioni di euro e per cui si facciano voli pindarici per giustificare che comunque, tutto sommato, la presenza americana c'è da trent'anni e ci potrebbe rimanere altri trenta e forse più.
Questo fatto, io penso, che non può essere da noi, da questo Consiglio regionale accettato, oggi noi abbiamo l'opportunità di riscattarci da un trentennio di soprusi perpetrati sulle spalle del popolo sardo, oggi se cedessimo alle lusinghe, alle assicurazioni dei pifferai di turno non solo avvaloreremmo questo trentennio di soprusi e prevaricazioni, ma sanciremmo con un nostro atto la rinuncia ad esercitare le nostre prerogative di sovranità che lo statuto di autonomia ci ha conferito. Vogliamo questo? Io penso di no e mi auguro che questo Consiglio regionale, pur con tutte le vicissitudini che ha avuto in questa legislatura, abbia almeno in questo senso la facoltà di riscattarsi con un atto di libertà, riaffermando la sua sovranità e dicendo chiaramente: fuori le basi dalla Sardegna.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vassallo. È iscritto a parlare il consigliere Giovannelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, è sicuramente alta in tutta la Sardegna la preoccupazione intorno alle notizie relative alle analisi effettuate a La Maddalena ed è sicuramente tanta la confusione che si è creata con una ridda di voci, anche autorevoli, che in queste settimane hanno trovato ospitalità sui media. Si è partiti con ventilate ipotese di un raddoppio della base Nato, poi è arrivata la notizia della contaminazione radioattiva rilevata dalla società indipendente francese CRIIAD, con la presenza accertata di torio 234 nelle alghe in misura ritenuta estremamente più elevata di quella tollerabile. A ciò si aggiunge la considerazione che è stata fatta sull'inadeguatezza dei sistemi di rilevazione attualmente dislocati per il monitoraggio dell'inquinamento. Io non mi addentrerò in valutazione scientifiche, né mi sento di sostenere criticamente o fideisticamente una posizione in ragione della mia appartenenza politica. Avverto però la necessità che sul tema inquinamento quanto prima e in maniera inconfutabile si debba fare assoluta chiarezza. Il ricorso ad un percorso conoscitivo di alto rigore scientifico è il primo passo per tranquillizzare la popolazione e per accertare eventuali responsabilità. Responsabilità gravissime per coloro che avessero con superficialità sottovalutato il problema rischiando di produrre incalcolabili danni ambientali e sociali, ma anche responsabilità non meno gravi per chi avesse inteso, con altrettanta superficialità e strumentalità, attraverso una ben orchestrata manovra politica e mediatica, perseguire esclusivamente un disegno politico finalizzato a smantellare la presenza della base militare USA dall'arcipelago maddalenino. Il presidente Masala ha dichiarato che non si deve parlare di aumento di volumetrie, ma semplicemente di una opportuna e necessaria ristrutturazione delle infrastrutture della base militare USA dell'isola di Santo Stefano. In quel sito non si consentirà alcuna trasformazione territoriale che non garantisca la completa tutela del paesaggio. Il presidente Masala ha anche riferito che il Ministero della Difesa si è impegnato a recepire i suggerimenti della Regione per il rispetto del passaggio, io prendo atto delle dichiarazioni rassicuranti del Presidente e concordo anche sul fatto che gli enti territoriali competenti debbano avere la possibilità di esercitare tutti gli opportuni controlli sull'aria, sulla terra e sull'acqua. Concordo anche sulla posizione del Sindaco di La Maddalena, dottoressa Giudice, che ha proposto l'istituzione di un apposito comitato scientifico che costantemente monitorizzi la situazione e renda pubblica informazione dei dati rilevati. Il problema è che noi vogliamo essere più che rassicurati, sicuri che di una semplice ristrutturazione si tratti e che ciò non comporti un significativo aumento delle capacità ricettive della base americana, soprattutto in termini di servizi di manutenzione offerti ai mezzi a propulsione nucleare. Questo sarebbe incompatibile con l'esistenza del parco, con la vocazione turistica dell'arcipelago maddalenino e di tutta la costa del nord est.
Da una ricerca fatta in questi giorni su internet, diverse documentazioni trovate, sono emerse anche delle ipotesi inquietanti, fra tutte quella che prevederebbe un aumento significativo di volumetrie, pari a cinquantadue milioni di metri cubi, con un conseguente potenziamento della capacità ricettiva della base, che potrebbe arrivare ad ospitare altri cinquemila militari americani oltre i tremila attualmente presenti e altri sei sommergibili oltre ai due attualmente presenti. Se così fosse, se queste fossero le reali intenzioni degli americani, i maddalenini e tutti i sardi dovrebbero saperlo.
Per quanto mi riguarda io non sarei assolutamente d'accordo con questo programma e farei il possibile per contrastarlo. Una cosa è la ristrutturazione di quanto attualmente esistente, altra cosa è creare i presupposti logistici per una imponente presenza militare americana che credo nessun sardo vorrà accettare.
Per questo motivo ritengo opportuno il dibattito odierno e ritengo necessaria una precisa ed unitaria presa di posizione del Consiglio regionale a tutela dell'integrità del nostro straordinario patrimonio naturalistico ed ambientale. Il dibattito svolto finora ha offerto degli spunti di riflessione interessanti ed altri sicuramente arriveranno con altri interventi; condivido la necessità di conoscere i termini dell'intesa fra il presidente Masala e il Governo in relazione alle conseguenze sulle procedure del riesame, e su tutto quanto possa chiarire in maniera inconfutabile la reale situazione di fatto e le prospettive che abbiamo di fronte.
Dobbiamo tutti avere la certezza che le apparecchiature utilizzate siano di ultima generazione e che possa essere costantemente monitorato tutto l'inisieme degli elementi radioattivi realmente inquinanti.
Signor Presidente, alla fine di questo dibattito ho avvertito un precisa esigenza di addivenire ad una posizione comune e condivisa a salvaguardia dell'autonomia regionale e dell'interesse di tutti i sardi, che prima di tutto hanno il diritto di conoscere la realtà dei fatti, degli accordi stipulati e delle intenzioni del nostro governo regionale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intanto non posso esimermi dal sottolineare anch'io lo sconcertante atteggiamento della stragrande maggioranza dei componenti di questo Consiglio e anche della maggior parte dei componenti della Giunta che, di fronte ad un problema di enorme gravità, come questo, mostrano una totale indifferenza che veramente giustifica tutti i giudizi negativi che vengono continuamente formulati dall'opinione pubblica. Chissà a cosa stanno pensando gli assenti, quelli che ieri non c'erano e quelli che non ci sono oggi perché non è che le cose siano molto migliorate col cambiamento del giorno, il passaggio dal martedì sera sempre stanco, come al solito sonnolento, al mercoledì mattina quando se non altro i lavori dovrebbero riprendere vigore. È veramente incredibile il menefreghismo, è una parola grossa, è una parola volgare ma va utilizzata perché quando ci verificano comportamenti di questo genere, credo che sia doveroso dire pane al pane e vino al vino.
Detto questo e passando all'esame sommario del problema, che è stato già sviscerato in tutti i modi, sia nei documenti pregevoli ed efficaci che sono stati presentati, sia negli interventi, nella maggior parte degli interventi, alcuni dei quali anche provenienti dai banchi della cosiddetta maggioranza, sebbene in qualche modo attenuati da problemi di natura politica.
Quello che va evidenziato, secondo me, è che ci sono tre soggetti protagonisti in negativo di questa vicenda. C'è quel famoso Presidente del Consiglio che nel 1972 ha violato leggi del nostro Paese prendendo degli accordi senza averne facoltà, o quanto meno senza preoccuparsi di portarli poi in Parlamento per la ratifica, e quindi tenendo un comportamento gravemente arbitrario. Però si può capire, non lo si può giustificare ma lo si può capire; eravamo in tempi di guerra fredda, c'erano dei pericoli reali o supposti tali di possibili aggressioni dall'esterno, c'era la Nato, c'era la difesa dell'Europa, e tante altre cose, e soprattutto una base di questo tipo, magari collocata in una zona assolutamente non indicata, però ritenuta valida a certi fini, poteva anche comprendersi.
Intanto erano ignoti in quel momento, o almeno non sufficientemente conosciuti i rischi del nucleare o di certe applicazioni del nucleare, l'Italia non aveva ancora approfondito il problema con tutto quello che ne deriva e poi, in ogni caso, si trattava di una misura che possiamo chiamare difensiva, e quindi, in qualche modo, conforme allo stesso dettato costituzionale all'articolo 11. Quindi questo è il comportamento censurabile, ma con delle attenuanti, del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'epoca.
Però poi ci sono altri soggetti che invece si sono resi complici di questa vicenda e non hanno alcuna giustificazione: il Presidente del Consiglio in carica e i suoi servitori, il Ministro della difesa e sottosegretario, che fra l'altro è sardo e quindi dovrebbe avere una particolare sensibilità invece a quanto pare, non ce l'ha, si lascia trascinare, è uno yes man, si distingue per interventi e considerazioni veramente patetiche, e quindi si tratta di soggetti che non hanno alcuna attenuante in questa vicenda.
E poi, Presidente Masala, c'è anche lei, e per quanto ci riguarda lei è il punto di riferimento, è, in qualche modo, corresponsabile, sebbene a cose fatte, di questa vicenda. Certo non l'ha causata lei. Certo non ha coperto questa iniziativa, tutto ciò che è successo negli anni precedenti perché non svolgeva questo ruolo, però da quando è Presidente lei è mancato, è mancato gravemente. Lei si muove con molto attivismo, viaggia, si sposta, spesso manca anche alle riunioni del Consiglio perché ritiene di dover seguire gli affari regionali sul continente, però a quanto pare lei è mancato a questa riunione del Consiglio dei Ministri in cui veniva affrontato il problema, quindi lei praticamente è stato costretto a prendere atto di ciò che altri stavano decidendo, e questo non è certamente un comportamento che le fa onore, perché lei, sia pure con questa maggioranza monca di cui dispone, tuttavia sta svolgendo la funzione di Presidente della Giunta regionale, di Presidente della Regione. Ed allora ha il dovere di interpretare le istanze della società sarda, ha il dovere sacrosanto, in qualunque posizione politica si trovi, lei sta rappresentando la Regione e lei deve mostrare di apprezzare, di capire, di rispettare le intenzioni del popolo sardo, questo è il suo dovere principale e dispiace che lei invece, purtroppo, abbia tenuto nei confronti di questo Governo, che veramente non ci ha fatto onore davanti a tutto il mondo internazionale in questi anni e soprattutto in quest'ultimo anno, anche a livello europeo, lei ha tenuto un comportamento, un atteggiamento servile, quasi da vassallo.
Ma insomma, lei sta rappresentando una Regione a statuto autonomo, una Regione che ha una grande dignità e quindi, ripeto ancora una volta, dovrebbe interpretare queste istanze. Le istanze della società sarda sono unanimi, tutte le manifestazioni che sono state fatte per la pace e contro questa follia del nucleare sembra quasi che le siano passate sul capo senza che lei se ne sia nemmeno accorto.
Quelle dichiarazioni che ha fatto ieri sono veramente, non voglio usare la parola meschine, ma sono veramente labili, veramente deboli, veramente pilatesche, non è questo il comportamento che ci si può aspettare da chi rappresenta la Regione sarda. Lei non ha interpretato la volontà, non l'ha interpretata nemmeno quando per esempio qualcuno ha cercato in tutti i modi di opporsi alle problematiche riguardanti le scorie nucleari. Non è tutta colpa sua perché qualcuno prima di lei si è reso latitante su questo problema, però ha tenuto conto che anche una buona parte dei componenti di questo Consiglio regionale non vedendo alcuna risposta da parte di chi guida la Giunta è stato costretto a rivolgersi addirittura alla magistratura per impugnare quel provvedimento illegittimo del Presidente del Consiglio dei Ministri che aveva attribuito ad un commissario i pieni poteri? Di questo non ne ha tenuto conto? Non ne vuole tenere conto che c'è in atto ancora questa vertenza? Che se non ci fosse stata questa reazione di tutta la società sarda, e anche di una buona parte dei componenti di questo Consiglio probabilmente, a questo punto, sarebbe in atto la collocazione delle scorie nucleari in Sardegna? Sono problemi collegati, non stiamo parlando di cose diverse, è sempre il solito problema. E' il problema del rispetto della nostra autonomia, è il problema del rispetto della salute, dell'integrità del nostro territorio e il problema finale e principale alla fine dei conti è il problema della tutela del diritto alla salute perché, veramente, noi ci troviamo, per via di tutte queste cose che sono capitate, di questi comportamenti irresponsabili, nel ventre del vulcano sia per quello che può capitare, e l'incidente che si è cercato di tenere sotto segreto per quasi un mese lo dimostra ampiamente, la tecnologia evidentemente non è sufficiente a scongiurare certi problemi e certi rischi. Qui o si è davanti a degli irresponsabili e a degli incapaci che sono quelli che si occupano di questa base, oppure, evidentemente, le tecnologie, le più moderne, le più avanzate non sono sufficienti ad evitare questi rischi, e non basta dare la colpa, o quanto meno scaricare, la responsabilità delle indagini a queste centraline obsolete delle quali a lungo si è parlato. La Regione, anziché lavarsene le mani come ha fatto, doveva immediatamente attivarsi, invece non ha fatto nulla, ha detto semplicemente che non c'è alcun rischio, che non c'è anche inquinamento, e questo tra l'altro in contrasto con tanti altri indizi che emergono da parte di ambienti estremamente qualificati che non si possono assolutamente tenere sotto gamba, quindi è sempre con riferimento al pericolo. Fra l'altro ci vogliamo rendere conto che c'è anche un altro pericolo che si aggiunge a quello di incidenti casuali? Vogliamo renderci conto che in un momento come questo c'è un pericolo incalcolabile nella sua gravità ed in imprevedibile quale potrebbe essere quello di attentati? Ci rendiamo conto che questo punto d'appoggio, o come lo si chiamare, ma che qualcuno vorrebbe trasformare in base vera e propria, è probabilmente il punto di partenza di determinate spedizioni che non hanno nulla di difensivo e che quindi possono determinare comunque delle ritorsioni? Vogliamo rendercene conto di questo o lo vogliamo prendere sotto gamba e sottovalutare questo problema? Io credo che non sia un comportamento responsabile.
Ed allora, per venire alla sostanza e alla conclusione, credo che richiamandomi a ciò che è stato detto da altri colleghi prima di me e dal contenuto dei documenti e delle mozioni che sono state presentate, la Regione debba svolgere un ruolo, debba fare qualche cosa, debba valutare tutte le ipotesi per approfondire questo problema, per sapere come stanno realmente le cose, perché qui si tratta del suo territorio, si tratta della sua autonomia, si tratta della sua sovranità, sempre limitatamente ovviamente nel quadro della sovranità nazionale, e quindi svolgere un'azione opportuna per approfondire il problema, valutare tutti gli aspetti possibili della questione e assumere le determinazioni conseguenti che devono tendere nel rispetto delle decisioni non di chi ancora una volta vorrebbe rilanciare l'assemblea costituente come il collega Fantola che invece... Vorrei sapere se il mercato è terminato oppure se l'onorevole Corona ha intenzione di proseguire nelle sue interlocuzioni.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, le dispiace. L'onorevole Dore si lamenta perché chiaramente vuole parlare con serenità e tranquillità e non vuole essere disturbato, quindi la prego torni a posto, poi se avrà bisogno di parlare con qualcuno della Giunta potrà spostarsi un momento. Prego onorevole Dore.
DORE (La Margherita-D.L.). L'onorevole Corona sta anticipando probabilmente le discussioni sul condono edilizio, però qui stiamo parlando ancora dell'isola di Santo Stefano, quindi bisognerebbe che ci concentrassimo un momentino su questo problema, onorevole Corona, perché fra la l'altro, non so se se ne rende conto, ma questo problema riguarda anche lei, la sua famiglia e tutti noi, ci sono anche problemi di questo genere.
Concludendo, Presidente, noi desideriamo che ci sia qualcosa, che ci sia una risposta da parte di questa Giunta. Se questa Giunta intende in qualche modo recuperare rispetto a quello che non ha fatto fino a questo momento noi, ma non noi in quanto tali, ma noi in quanto rappresentanti della Sardegna come lei è rappresentante della Sardegna, ci aspettiamo una risposta concreta.
PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Dore era l'ultimo intervento da parte dei consiglieri. Adesso parleranno i Capigruppo, naturalmente escluso quelli che già hanno parlato, alcuni hanno preferito parlare prima. È iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (S.D.I. - S.U.). Io credo, signor Presidente, che oggi si stia ripetendo esattamente ciò che in altre occasioni di dibattiti importanti, coinvolgenti, che avrebbero richiesto una particolare attenzione, una attenta partecipazione e, perché no, anche una qual certa tensione morale, oggi invece si stia dando l'ulteriore esempio di un'Aula vuota. Signor Presidente occorre francamente molta determinazione, ma non so neanche a cosa serva continuare ad esprimere opinioni e pareri con i banchi del Consiglio del centrodestra mediamente contenenti quattro consiglieri, quattro consiglieri su quaranta, mi sembra davvero un numero assolutamente assottigliato, assolutamente ridotto, siete quattro e mezzo anziché quattro, ha ragione onorevole Corona, me ne ero dimenticato una metà. È davvero deludente una situazione di questo tipo.
Dico un paio di concetti ma giusto perché risulta un fatto quasi obbligato, una ritualità, ma evidentemente il disinteresse è il termometro dell'attenzione che intendete dedicare ad un problema di questa portata e di questa importanza. La metodica poi, il modo, Presidente Masala, con il quale è stato affrontato, l'approccio che vi è stato rispetto al problema La Maddalena e Santo Stefano, se dovessimo esprimere un giudizio sulla Giunta regionale, che certo non ha determinato il problema, l'hanno detto altri colleghi nei vari interventi, per ultimo l'onorevole Dore, ma non lo ha affrontato neanche con l'efficacia e con la determinazione necessaria, se dovessimo dare un giudizio sul modo in cui questa Giunta regionale si è approcciata a questo problema, diremmo che assomiglia molto a una specie di gruviera morale, piena di buchi, piena di mancanze, con un sacco di vuoti. Lo stesso spazio, ma anche i tempi con i quali la notizia ha avuto risalto in Sardegna rispetto ai danni provocati dal sommergibile nucleare USA, si badi USA non della Nato, che sono rimbalzati nei giornali americani già all'indomani di quel danno, in Sardegna se ne è avuta notizia quasi un mese dopo o forse ben un mese dopo quella data. Cosa sta a significare che non abbiamo non diritto alla salute, alla tutela, al monitoraggio, alle garanzie di vivere in una terra dove questi rischi sono limitati, contenuti o esclusi, ma che non abbiamo neanche il diritto invece all'informazione? Apprendere circa un mese dopo notizie di quella portata significa non avere neanche il diritto alla giusta informazione nei giusti tempi mentre noi però viviamo in questa terra e dovremmo essere i primi soggetti di diritto, e la Giunta regionale e l'intero Consiglio dovrebbero essere i primi informati, altro che affrontare con la leggerezza, la semplicità, direi anche quasi una dose di ingenuità con cui invece il problema è stato affrontato e dalla Giunta, ma anche, mi si consenta, un giudizio per persone che non sono qui presenti, ma anche dal Sindaco di La Maddalena, che ha originariamente liquidato quella problematica come se fosse una problematica inesistente, creata ad arte non so bene da quali fonti.
Mentre noi oggi dovremmo tendere, abbiamo fatto documenti, abbiamo parlato di Sardegna terra denuclearizzata, di Sardegna terra di pace, abbiamo approvato leggi per quanto riguarda le scorie, anche il semplice passaggio di possibili scorie, sono state contestate da altri livelli istituzionali più ampi, sono stati impugnati quei provvedimenti, ma la nostra volontà e quella della Giunta regionale dovrebbero permanere e dovrebbero essere altrettanto forti, invece i rischi quali sono? I rischi sono quelli del potenziamento e di nuove ipotesi edificatorie, altro che dismettere le servitù militari; i rischi sono quelli dell'incremento e delle ulteriori violazioni di quelli che sono i nostri sacrosanti diritti. Si ricorre spesso a mistificazioni e a informazioni poco attendibili, c'è una specie di politica degli inganni. Di tanto in tanto gli inganni arrivano o si ritiene, da alcune parti, possano essere meglio presentati, meglio confezionati parlando di compensazioni di natura economica. Il risultato è un'esposizione dell'ambiente, è un'esposizione della salute dei cittadini, nessuno di questi elementi può naturalmente essere oggetto di compensazioni economiche, non ci può essere un corrispettivo, non ci può essere un prezzo contro la salvaguardia della salute dei cittadini e del territorio. Bisogna procedere a diverse operazioni di monitoraggio, anche più intense e più accurate, più rassicuranti, più tecnologicamente importanti di quanto sino a questo momento non si sia fatto, e soprattutto bisogna avere il coraggio, e concludo Presidente, di dire le cose come sono, senza mistificazioni alcune. Le mistificazioni in questo campo rischiano di tradursi in una caduta del nostro livello di autonomia. Ed allora si abbia il coraggio tutti assieme, se si vuole uscire da quella gruviera morale a cui prima accennavo, di affrontare il problema nel giusto modo, in maniera seria, di pervenire unitariamente, noi abbiamo preparato, poi vedremo nella fase di confronto finale dei documenti, di pervenire unitariamente a soluzioni utili nell'interesse di tutti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Ieri, cari colleghi, ricorreva il giorno della memoria, si è ricordato, si è riflettuto da parte di tutti sulla Shoah, sul delirio di onnipotenza che prevedeva lo sterminio di una parte dell'unanimità. Un sopravvissuto, Primo Levi, ricordava con quella famosa e grande espressione, riferendosi a quella condizione, "Se questo è un uomo". Io credo che non sia esagerato dire oggi, parlando di cose altrettanto preoccupanti e gravi, e proverò a dire perché altrettanto preoccupanti e gravi, non "se questo è un nomo" proverò a dire noi "se questo è un Consiglio regionale", se questa è l'Assemblea rappresentativa del popolo sardo, se questo consesso ancora può affermare di rappresentare la coscienza, l'interesse legittimo, le aspirazioni del popolo sardo.
Abbiamo sentito ieri una relazione del Presidente della Regione. Purtroppo il Presidente di questa Giunta è il Presidente della Regione, per legge, per Statuto, e abbiamo commentato ieri che aveva parlato come un notaio, una figura professionale che registra le volontà altrui, che certifica, che non esprime volontà autonome e originarie, che non rappresenta nulla in sé e per sé se non la freddezza della firma e del timbro. Ma era esagerata quella considerazione. A pensarci bene lei, Presidente della Giunta, onorevole Masala, non ha parlato come un notaio, ha parlato come un geometra, un geometra di un ufficio tecnico periferico, che non ha neppure molto da fare, perché ha parlato di metri cubi e di metri quadri quasi che la questione che stiamo trattando fosse una questione edilizia. La questione edilizia è al secondo punto all'ordine del Giorno di questa sessione del Consiglio regionale, perché subito dopo parleremo di abusi edilizi. Ha confuso il secondo con il primo punto dell'ordine del giorno che era progetto di sviluppo di questa Regione, che era sanità dell'ambiente, sicurezza delle persone, relazioni interne ed internazionali cooperative e pacifiche. Temi di grande rilevanza che meritano ancora ben altra attenzione, ben altra considerazione, ben altra sensibilità ed aggiungo per altra capacità.
Il Consiglio regionale è pressocché assente, soprattutto nei banchi del centrodestra che dovrebbe essere il supporto del Governo, di un Governo che non c'è e pertanto anche di una maggioranza che latita. Chi è a Roma a trattare, che cosa? Il futuro della Sardegna, perché ci saranno le elezioni e le elezioni dovranno misurare il tasso di consenso, spero non solo sulle persone, ma soprattutto sulle politiche. Altri sono assenti, sparsi per altre stanze magari in Sardegna, tutti pensosi del futuro della Sardegna, quelli che qui oggi non ci sono, quasi che la questione che trattiamo, le questioni vitale della pace, dello sviluppo pacifico, le questioni terribili del conflitto e della guerra, non fossero cose che vitalmente appartengono al futuro della Sardegna; al futuro della Sardegna apparterrebbero invece altre congetture, alchimie, convergenze, pasticci.
Quindi noi abbiamo chiarissimo il senso, per quanto deprimente in questa fase, della rilevanza dell'argomento che si tratta. Sappiamo bene che questo Consiglio regionale, in questa circostanza, alla fine di questa discussione, non sarà capace di dire una parola seria, non dico conclusiva, di questa vicenda terribile, ma neppure utile fondamentalmente per avviare a soluzione il problema. Ma non sarà la fine della storia, non sarà la fine della vicenda, non sarà la fine della politica, chi vorrà permarrà e chi avrà la forza politica e morale nelle istituzioni e nella società soprattutto di tenere ancora alta questa bandiera, io sono sicuro che la terrà e ci saranno altre circostanze ed altre occasioni dove la voce di un'Assemblea rappresentativa del popolo non sia una voce flebile, ma sia una voce forte, capace anche di farsi ascoltare.
Abbiamo sentito cose in questi giorni, fra ieri ed oggi, non voglio dire terribili, ridicole. Si è detto che tutto sommato non c'è da preoccuparsi anzi, attenti a non creare allarmismo quasi che l'allarme, la preoccupazione, l'angoscia persino non fosse un qualcosa che appartiene ed attraversa la coscienza delle persone oneste e serie in questa nostra Regione.
Il Consiglio regionale ha dibattuto ieri su mozioni presentate da diversi Gruppi, ha dibattuto sulle comunicazioni rese anche dal Presidente della Giunta e i giornali di massima diffusione nella nostra Regione trattano così l'argomento, titoli cubitali: "La Maddalena, tutto in regola, lo dice Masala"! Tutto in regola per chi? Secondo la regola americana e secondo anche la regola vostra è tutto in regola. "Masala non convince il Consiglio". E meno male che almeno questa parte di questo Consiglio che è presente ed attenta non si può lasciar convincere da una rappresentazione chiaramente falsata da una situazione di fatto. Però siccome Masala non convince il Consiglio, è importante invece che con altrettanto titolo cubitale si convinca, o si tenti di convincere, l'opinione pubblica in Sardegna. Un illustre studioso che merita rispetto e considerazione, qualunque siano le opinioni che esprime, viene chiamato a testimoniare in favore di Masala che non convince. Masala non convince, convinca lo studioso. Ed allora:"La base non è a rischio radioattività".
Opinione rispettabile, quella di un illustre studioso sardo, rispettabilissima, ma altrettanto rispettabili non opinioni, ma altrettanto rispettabili studi di valore scientifico dicono altro e un altro del tutto contrario. Il Consiglio regionale non è chiamato a votare fra chi tra gli studiosi o gli scienziati abbia più o meno ragione. No, il Consiglio regionale fa politica e quindi come minimo nella controversia fra autorità scientifiche almeno il dubbio potrà intervenire, almeno il rischio potrà essere tenuto debita considerazione. E non un rischio qualsiasi di un tamponamento all'incrocio stradale, ma il rischio di una contaminazione nucleare! E non è sufficiente il rischio perché un Consiglio regionale, perché una popolazione abbia coscienza della difficoltà di fronte alla quale si trova oggi la generazione presente e soprattutto le generazioni future, quindi dica: questo rischio io non lo voglio correre, questo rischio io non lo voglio tramandare a chi verrà dopo di me? Non è sufficiente il dubbio in materia di vita, di sanità dell'ambiente, di sicurezza delle persone? No, per voi non è sufficiente.
A leggere, però, l'intervista dell'esimio studioso e scienziato della Sardegna il titolo per altro non traduce il contenuto dell'intervista resa neppure dal professor Mario Ladu, perché invito a leggerla quella intervista e laddove al professore si chiede, al di là del titolo che non fanno gli intervistati, ma li fanno gli intervistatori, quando si chiede al professor Ladu: esiste o no una situazione di pericolo? Il professor Ladu risponde: "Esistono due grandi rischi e pericoli: uno, che la base rappresenta comunque un bersaglio bellico. In caso di guerra, se il sommergibile venisse bombardato, colpito, provocherebbe una contaminazione radioattiva. Per una eventualità del genere non c'è previsione di sicurezza che tenga". Se anche le previsioni di sicurezza fossero massime, se anche le centrali non fossero archeologia industriale, come qualche collega ha detto, se anche tutte le autorità scientifiche e tutte le capacità tecniche si adoperassero per controllare al massimo nel frattempo l'andamento delle cose, tuttavia in caso di evento bellico - vi dice lo scienziato sardo professor Mario Ladu - non ci sarebbe previsione di sicurezza che tenga. In caso di conflitto bellico quel sommergibile, se colpito, inquina e di inquinamento radioattivo nucleare il territorio intorno. La nostra e la sorte di chi ci sarà quando mai possa accadere un evento del genere sarebbe segnata.
Ma noi oggi viviamo in un mondo pacifico o viviamo in un mondo nel quale invece i rischi di guerra, e non solo i rischi, sono presenti? Che cosa è la teoria o la pratica della guerra infinita se non una guerra non solo teorizzata e proclamata, ma una guerra che viene fatta in ragione dell'onnipotenza e del delirio di onnipotenza di una parte del mondo e del potere del mondo contro tutti gli altri poteri e tutti gli altri diritti, a partire dagli stati ritenuti canaglia? Ma canaglia in questo mondo, per chi vuole comandare, sono tutti quelli che non si lasceranno comandare. E a turno canaglie saremo tutti, gli uomini e le popolazioni libere in questo mondo, perché questa è la teoria della guerra infinita, che già è terribile la guerra che si pensa possa finire, immaginiamo la guerra che si teorizza e si inizia nel mondo divenuto così piccolo, globalizzato nella distruzione e nel dominio di taluni contro gli altri! Immaginiamo se sono cose così lontane da noi. Siamo in un mondo non pacifico, in un mondo che già è pervaso dalla guerra di chi pensa di potere, in funzione dei suoi intersessi, asservire il mondo, e allora delle due una: o sei servo o verrai bombardato. E ti dice il professore: guarda che nell'ipotesi bellica quel sommergibile nucleare non c'è precauzione e sicurezza che tenga, per quella ipotesi è finita. E dice ancora un'altra cosa il professore, e lo dico e lo riprendo, perché al di là del titolo apparentemente rassicurante c'è un contenuto che dice esattamente il contrario, perché gli viene chiesto: ma quindi non c'è rischio alcuno se non c'è la guerra, però Chernobyl è andata come è andata. E il collega Pinna parlava di Sardegna, non parlava di Bielorussia. E il professore risponde: "Sì, questo è il secondo rischio, questo è il secondo pericolo. A Chernobyl non c'era un evento bellico, il reattore è esploso perché c'è stato l'errore umano". E perché l'umano di Chernobyl può sbagliare e perché mai l'umano di La Maddalena e di Santo Stefano non potrebbe mai sbagliare? Perché l'umano può errare lì e non potrebbe errare qui?
Ecco l'altro rischio terribile, immanente, attuale, di fronte al quale, cari colleghi, siete intervenuti, ho visto, in questo dibattito, principalmente i colleghi della Gallura, perché siete più preoccupati del turismo, e fate bene. Siete quelli che di più siete contigui agli Aga Khan, agli Barrack , adesso un altro signore, Ippolito mi pare che si chiami, cioè a tutti quelli che vengono con grandi borsoni di dollari o di altre monete, adesso non so come si chiami la monete venezuelana, è arrivato da poco un altro che vuol comprare la Sardegna, tutti vengono e tutti vogliono comprare la Sardegna, tutti con i grandi borsoni pieni e con i progetti mirabolanti e voi tutti a seguirli, e tutti a dire "il turismo". Ecco, quello sarebbe il turismo, ma che turismo volete in una condizione nella quale vi è questa apprensione, questa preoccupazione, dove il parco naturale di La Maddalena vive la condizione nella quale i sommergibili a propulsione nucleare la attraversano impunemente ogni giorno? Ma che volete, non siete sinceri! Se volete essere sinceri almeno in nome degli interessi anche speculativi che voi in gran parte volete perseguire, perché la vita e la salute delle persone, degli animali e della natura è più importante anche della speculazione. Seguite almeno la linea speculativa che vi è cara, ma anche in quella logica e in quell'ottica dovete dire no alla permanenza della base militare nucleare.
Dice Licandro, e dicono i colleghi galluresi: "Noi non siamo contro gli americani". Ma chi è contro gli americani? Noi non siamo neppure contro la base americana, è chiaro? Sto dicendo una cosa precisa: se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base turistica, per esempio, noi non siamo contrari; se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base sportiva, noi non siamo contrari; se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base culturale, noi non siamo contrari. Ma se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base militare, noi siamo contrari, e siamo contrari alla base militare, non agli americani. E se gli americani vengono in Sardegna e fanno una base militare nucleare siamo doppiamente contrari, perché è militare e perché è nucleare, ma non siamo contro gli americani. Quindi smettetela con i giochi delle parole e se davvero tenete a qualcosa e a qualcuno, ivi compresi voi, cercate di essere appena più seri.
E d'altronde, perché questo Consiglio regionale ha approvato all'unanimità, lo ricordavo ieri, non avevo però sott'occhio il testo, in data 3 luglio 2003, una sua legge, quindi la norma suprema che un organo legislativo e rappresentativo può esprimere, nella quale legge, all'articolo 1, è scritto (e questa legge l'ha votata all'unanimità questo Consiglio regionale): "Il Consiglio regionale della Sardegna, dichiara il territorio regionale della Sardegna denuclearizzato e precluso al transito e alla presenza anche transitoria di materiali nucleari"? Perché l'avete votato? Stavate imbrogliando voi stessi e gli altri, quelli che oggi dicono che questa determinazione di legge non vale più a distanza di alcuni mesi. Questa legge è in contenzioso presso la Corte costituzionale, perché il Governo Berlusconi l'ha mandata alla Corte, ma la Regione la sta difendendo, perché la deve difendere di fronte alla Corte costituzionale. E voi la difendete, questa legge unanime del Consiglio regionale, contraddicendola oggi, dicendo che invece che non era vero niente quello che era scritto, quello che era sancito e che era obbligatorio, in questa legge invece se è militare non è più nucleare? E dove è scritto, in questa legge, che è solo il nucleare civile che non può stazionare, non può transitare neppure provvisoriamente, qui c'è scritto? Dove è scritto che è solo civile e non è militare?
Ecco per quali ragioni, queste ed altre ancora, questo Consiglio regionale, per chiarezza, per serietà, per coerenza autonomistica, dovrebbe necessariamente dire una parola che sia un no chiaro e tondo alla permanenza, anche per un istante ancora, della base nucleare americana, non perché americana, ma perché base nucleare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che in questi giorni, tra ieri sera e stamattina, si siano fatti all'interno di questo Consiglio regionale tutta una serie di ragionamenti sicuramente interessanti e approfonditi su un argomento che credo stia a cuore a tutti i sardi, e cioè quello della sicurezza, della sicurezza civile, della sicurezza militare, della sicurezza complessiva della salute e della vita di ciascun cittadino sardo.
Quindi io credo che al di là delle presenze in aula, che forse non sono state pari a quella che è l'importanza dell'argomento, e al di là della capacità di ascolto che c'è stata nei confronti di tutti i colleghi, che forse non è stata la capacità di ascolto che ci sarebbe dovuta essere su un argomento così importante, ci siano stati comunque dei segnali importanti che in quest'Aula siano stati dati e credo che sia stato importante ascoltarsi e sia stato importante che ciascun consigliere abbia, in misura maggiore o minore, sentito quello che gli altri avevano da dire su un tema di importanza così fondamentale.
Per quanto riguarda noi Riformatori io credo che debbano essere dette delle cose chiare, così come ha fatto, dal suo punto di vista, dalla sua logica, il collega Cogodi immediatamente prima di me, ma così come hanno fatto anche gli altri consiglieri che hanno partecipato al dibattito. Credo che le cose chiare aiutino tutti quanti noi a dare piena evidenza di quelle che sono le posizioni di ciascuno e che aiutino chi ci vorrà ascoltare o chi vorrà negli anni seguire gli atti di questo Consiglio regionale a sapere con chiarezza quali erano le posizioni che venivano rappresentate all'interno di questo Consiglio regionale.
E allora, nella logica e nell'alveo di questa chiarezza noi vogliamo dire delle cose che non possono essere fraintese, e la prima cosa che vogliamo dire è che se ogni volta che in quest'Aula riecheggiano ragionamenti che riguardano la situazione di difesa complessiva dell'Isola, legati a problemi di ambiente, legati a problemi di tutela della salute, e sto pensando al caso dell'uranio impoverito, sto pensando al caso sempre legato a problemi bellici, in questo caso di La Maddalena, ma sto pensando anche a casi civili (Porto Torres, Portoscuso), se ogni qualvolta esistono dei collegamenti e dei riferimenti con problematiche che hanno connessione con l'interesse collettivo dell'Isola, e in particolare quando queste afferiscono a problemi e a tematiche di carattere militare, è sempre necessario premettere qual è la posizione complessiva dalla quale si parte e noi lo vogliamo fare. Noi siamo atlantisti, siamo dichiaratamente atlantisti, siamo convinti che la Sardegna partecipi a uno scenario complessivo di difesa bellica che è lo scenario italiano, che è lo scenario atlantico, che è lo scenario nel quale noi ci siamo pienamente inseriti e al quale siamo consapevoli che devono essere pagati dei prezzi, perché sono prezzi di difesa complessiva della nostra terra.
Quindi questa è la prima scelta che va fatta e la prima scelta che va detta in maniera propedeutica ad ogni ulteriore ragionamento. Anche quando abbiamo discusso delle scorie nucleari in Sardigna, quindi quando si ragionava di qualche cosa che niente aveva a che fare con eventi di carattere bellico, sono tornati a galla i sussulti antiamericani, non, come dice il collega Cogodi, contro gli americani in sé, ma contro gli americani per quello che rappresentano come baluardo nella difesa nella libertà nel mondo, che è una cosa in cui noi crediamo, perché l'intervista dell'intellettuale, ma soprattutto fisico Ladu, che oggi è apparsa su L'Unione sarda, è chiara in questo senso, perché Ladu, uomo che si definisce di sinistra e che poi con le dichiarazioni successive è chiaramente di sinistra, non gli piacciono i sommergibili nucleari, non gli piacciono gli americani in Iraq, non gli piace La Maddalena, non gli piace Perdasdefogu, però Ladu, che è un intellettuale di sinistra onesto dice: "Hanno, su La Maddalena, strumentalizzato i politici, di cui io sono disgustato, un problema politico, basi sì, basi no, invocando argomentazioni scientifiche e dicendo un cumulo di sciocchezze. Tutto ciò non è onesto".
Ecco, io credo che questa sia la prima delle considerazioni da cui noi dobbiamo partire, e noi l'abbiamo detto con chiarezza cosa pensiamo su questo. Però se ci fermassimo a questa considerazione probabilmente noi faremmo un gravissimo peccato di omissione, perché questa considerazione ne introduce una seconda e cioè quella della importanza che in Sardegna rivestono le servitù militari: noi accettiamo che la Sardegna, parte dell'Italia, sia inserita in un contesto complessivo di difesa, che è il contesto atlantico, un contesto occidentale, un contesto che si fonda su regole di libertà che noi accettiamo e condividiamo. Però poi ci chiediamo quale deve essere il prezzo che la nostra terra deve pagare a questo complessivo contesto di difesa. Ecco, su questo noi abbiamo dei dubbi e abbiamo delle perplessità perché quando veniamo a scoprire che su quarantamila ettari di servitù militari che oggi ci sono in Italia ben ventiquattromila sono localizzati in Sardegna, insomma a questo punto ci viene più di un dubbio su quale sia il prezzo che viene chiesto ai sardi di pagare alla difesa complessiva della nostra nazione, della nostra terra, e qual è il tributo che ci viene chiesto di pagare a complessive esigenze di libertà che pure noi abbiamo affermato di condividere.
Ecco, su questo io credo che sia necessario fermarsi per una riflessione. Oggi siamo in tempi di federalismo, sta per essere discussa in Parlamento l'ulteriore norma che comporta un ulteriore passo avanti verso quella repubblica federale basata sulle autonomie delle singole regioni italiane. Ed è un federalismo che ci preoccupa se è basato soprattutto su meccanismi di carattere fiscale che rischiano di impoverire ulteriormente le regioni già più povere, quelle meno popolate, quelle meno ricche; che rischia ancora di dare spazio maggiore alle regioni che sono già forti e di ridurre ulteriormente lo spazio delle regioni che sono deboli. Questo federalismo è un federalismo che ci preoccupa, ma quando ragioniamo su questo federalismo ci chiediamo in quale misura, nell'ambito di questo federalismo, viene tenuto conto del tributo che regioni più grandi, ma meno popolate nel contesto complessivo dell'Italia, quali la Sardegna, stanno oggi pagando per conto dell'intera Italia a quelle che sono complessive esigenze di libertà alle quali noi non intendiamo sottrarci. Ecco, questo credo che sia un ragionamento importante, perché quando noi abbiamo più volte affermato in questo contesto di Consiglio regionale, ma in qualsiasi posto più sperduto della Sardegna, che riteniamo che una delle strade fondamentali dello sviluppo della nostra terra sia rappresentata dal turismo, insomma dobbiamo chiederci quanto le scelte militari che ancora gravano sulla nostra Isola siano compatibili con la nostra scelta di fondo per il turismo. Dobbiamo chiederci quanto gli allarmi che sulle scorie nucleari, che sugli incidenti atomici possibili nella base di La Maddalena si diffondono comunque tra l'opinione pubblica, quanto questi allarmi siano compatibili con la scelta di fondo di sviluppo turistico che noi diciamo di avere fatto.
Ecco, questo noi crediamo che sia il problema fondamentale che oggi si pone all'attenzione dei sardi e di chi governa la Sardegna. Se noi siamo convinti, se siamo davvero convinti, cari colleghi, che la scelta della Sardegna per il suo sviluppo futuro abbia nel turismo un caposaldo, una roccaforte importante, allora dobbiamo porci il problema di tutto ciò che può danneggiare, rallentare, in qualche modo rendere difficile lo sviluppo di questa vocazione che noi stiamo riconoscendo tutti insieme alla Sardegna, e questo è un problema importante, uno dei primi problemi, forse il primo problema che noi dobbiamo andare a porre nella Conferenza Stato-Regione, perché in una Conferenza Stato-Regione che ci bastona continuamente per quanto riguarda le attribuzioni delle risorse economiche, che ci penalizza continuamente per quanto riguarda i finanziamenti che vengono trasferiti dallo Stato in Sardegna, noi dobbiamo dire e dobbiamo far capire quanto alto è il prezzo che oggi i sardi stanno continuando a pagare alle esigenze di difesa complessiva e di libertà complessiva del nostro paese. E dobbiamo chiedere con forza che questo prezzo si riduca, ed è vero quanto sostengono coloro che dicono che ciò che preoccupa di più e che preoccupa fortemente noi Riformatori della base di La Maddalena forse non è il rischio incombente potenziale di radioattività, quanto il fatto che l'aumento delle cubature o la ristrutturazione delle cubature in essere è testimonianza della assoluta non volontà di dismettere la base di La Maddalena, quindi è testimonianza di quanto la base di La Maddalena sia considerata ancora strategica nel complessivo quadro di difesa della nostra Nazione. Allora noi vorremmo sapere quanta parte degli insediamenti militari che gravano come servitù sulla terra e sul mare della Sardegna sono ancora considerati sostanzialmente non dismissibili da parte dello Stato o da parte della NATO, perché vorremmo sapere in quale misura può essere realizzato quel progetto di dismissione dei 24 mila ettari di servitù militari in Sardegna che noi riteniamo essere fondamentale per ogni scelta e per ogni strategia di sviluppo turistico della nostra isola.
Quindi, al Presidente della Giunta, noi con forza chiediamo di avere un atteggiamento virile nei confronti dello Stato su questo argomento, un atteggiamento che ci consenta di capire nei prossimi anni come, quando e dove avverranno quelle dismissioni di servitù militari che noi riteniamo che siano elemento fondamentale per lo sviluppo turistico della nostra terra. Quando i cittadini sardi potranno vedere con chiarezza che continua e che nel continuare è sostanziale, per quanto riguarda le parti di territorio, il progetto delle dismissioni delle servitù militari, probabilmente potranno guardare anche più serenamente ai progetti di rinnovo di cubature, di ristrutturazione della base militare di La Maddalena. E il terzo argomento, l'ultimo, sul quale vorrei ugualmente soffermarmi un istante, anche su questo per fare una raccomandazione alla Giunta ed una raccomandazione complessiva oltre che al presidente Masala alle persone che con lui collaborano nella complessiva gestione del governo della Sardegna, è quello della tutela della sicurezza e della salute della popolazione di La Maddalena e della popolazione sarda. Io credo che questo Consiglio regionale abbia una caratteristica simpatica, che la dice anche lunga sulla volontà positiva che ciascun consigliere ha di approfondimento. Ogni qualvolta noi ci avviciniamo ad un argomento che ha dei caratteri di scientificità i consiglieri regionali di norma non si limitano ad esprimere un giudizio politico su quello che sta succedendo, ma attingono direttamente alle fonti e quindi contattano entomologi se servono entomologi, radiologi o radioprotezionisti se il problema è di radioattività, oncologi se il problema è sull'incidenza delle malattie tumorali, scienziati strutturisti se il problema è dei ponti o delle strade, tentano di entrare nell'approfondimento tecnico del problema. Ecco, io non vorrei farlo, non vorrei farlo nel senso che mi rendo conto che chiunque cerchi di approfondire tecnicamente un problema rischia comunque di essere un orecchiante, cioè di essere una persona che appiccica a sputo su un foglietto dal quale deve leggere dati, una serie di elementi che poi processa in maniera più o meno corretta a seconda della parte scientifica che ha sentito e a seconda delle convinzioni della parte scientifica che ha ascoltato. Io credo che i sardi non abbiano bisogno di un Consiglio regionale che si sforzi di prendere il Nobel in qualche materia di carattere tecnico, credo che i sardi abbiano bisogno di un Consiglio regionale che dia loro la garanzia che il monitoraggio di ogni singolo rischio ambientale, di ogni singolo rischio della salute sia effettuato dalla migliore autorità scientifica che possa realizzare questo monitoraggio. Quindi, io credo che l'aspettativa che i sardi fuori da questo Consiglio abbiano è che sulla lingua blu lavorino i migliori scienziati che ci sono disponibili sulla piazza in argomento. Non hanno l'aspettativa che Pierpaolo Vargiu diventi un grande esperto di epidemiologia sulla lingua blu e si metta a dissertare con gli altri consiglieri regionali di caratteristiche tecniche della culicoides imicola, se così si chiama, hanno bisogno di avere la certezza che i più bravi sono già sul campo e non sono qui dentro l'Aula. Dentro l'Aula serve soltanto la propulsione politica, cioè serve soltanto la spinta perché i più bravi stiano sul campo. Ecco, di questo, io chiedo alla Giunta regionale di avere conferma, nel senso che sempre nell'intervista resa oggi a L'Unione Sarda dal professor Ladu, monumento nella scienza di cui oggi stiamo andando a toccare gli aspetti, c'è scritto che alla Ricciolina, io non frequento La Maddalena con costanza… perfetto... Renato sicuramente mi ci inviterà, io me la godrò e la conoscerò, prendo l'invito sulla parola ovviamente, alla Ricciolina esiste già un presidio della A.S.L. diretto dalla dottoressa Floriana Manca che misura regolarmente il fondo di radioattività. Ecco noi vorremmo sapere come Consiglio regionale se questo presidio è efficiente o non è efficiente, se ha gli strumenti tecnici per fare le rilevazioni o se ha strumenti che sono vecchi di vent'anni e quindi le sue rilevazioni non sono attendibili, quante volte fanno le rilevazioni, se le fa il numero di volte che è previsto dalla normativa o se non le fa questo numero di volte, se la dottoressa Floriana Manca è una professionista seria o non lo è. Ecco, questo noi vorremmo sapere, vorremmo avere la certezza che il monitoraggio della situazione ambientale di La Maddalena sia fatto nella maniera più ragionevole, più ottimale, più giustificata sotto il profilo scientifico possibile, perché questo è ciò che compete al mondo della politica, non di andare a discutere del numero (?)... che ci sono in giro, di toni, di cobalto o di cos'altro, a noi spetta di sapere e se non lo abbiamo fatto lo dobbiamo fare, che la popolazione di La Maddalena è protetta dal punto di vista del monitoraggio ambientale, della salute e della sicurezza nel modo più efficace ed efficiente possibile, questo è il compito politico a cui è preposto questo Consiglio. Se questo noi abbiamo fatto, abbiamo fatto il nostro dovere, se questo noi non avessimo fatto, è bene che lo facciamo al più presto per dare garanzia alla popolazione di La Maddalena, ma non solo di La Maddalena perché questi problemi si ripresentano in tante altre parti della Sardegna e quindi sono un problema di ogni giorno di ciascuno cittadino sardo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il dibattito che si sta affrontando, benché a ranghi ridotti, in quest'Aula è giusto e devo dire per certi versi anche inquietante. È giusto il dibattito e doveroso anche perché si sta parlando di una situazione delicata che non può non preoccupare questa Aula e che riguarda La Maddalena, ma soprattutto riguarda tutto il territorio della Sardegna. Può anche darsi, signor Presidente, anzi sicuramente ci sono strumentalizzazioni e speculazioni, visto anche l'avvicinarsi di certe scadenze elettorali, però dopo questo dibattito le informazioni rese dalla stampa e dagli organi di informazione in generale, le successive dichiarazioni del Presidente, tutto quello che si è detto in quest'Aula e fuori, ci hanno fatto riflettere molto, ci fanno riflettere molto, per dire che noi in una situazione come questa non ci sentiamo assolutamente tranquilli e non perché noi oggi come ieri siamo prevenuti nei confronti degli americani, al contrario, ho ritenuto in passato ed ancora oggi il ruolo degli americani insostituibile negli equilibri mondiali, anche se con i dovuti distinguo soprattutto in queste ultime fasi, quindi non è un problema di presenza o meno degli americani, quindi non siamo contro la loro presenza nell'isola di Santo Stefano, anche se la presenza della base per sommergibili nucleari volente o nolente crea comunque sempre una situazione di rischio in Sardegna, che è un rischio di inquinamento nucleare e non solo di inquinamento nucleare. Anch'io oggi come tanti altri ho letto le dichiarazioni del fisico professor Mario Ladu e per certi versi debbo dire che le ho condivise perché partono da una analisi attenta e realistica della situazione e soprattutto io ho colto un aspetto di grande importanza quando dice che la Sardegna sulla base della presenza americana oggi nell'isola di Santo Stefano può diventare un bersaglio di altre nazioni. Io dico anche che la Sardegna in questa situazione è un doppio bersaglio perché potrebbero colpire approfittando di questa situazione sia gli Stati Uniti, ma anche l'Italia che degli Stati Uniti oggi è alleata. Quindi, voglio dire i problemi ci sono comunque anche se le notizie che ci vengono date dallo stesso fisico Ladu sono notizie che sono relativamente confortanti che quindi, praticamente, non ci dovrebbero essere rischi così come sono stati paventati in questi giorni dagli organi di stampa e però io credo che su questo non bisogna assolutamente abbassare la guardia perché comunque noi lo siamo in una situazione di rischio proprio per la presenza strategica oggi di queste basi nella isola de La Maddalena. Ma i veri dubbi, i problemi ce li stiamo creando, io me li sto creando per altre motivazioni e le motivazioni dei dubbi e delle preoccupazioni che io ho, sono dovuti alla poca chiarezza che c'è oggi relativamente ai dati che stanno circolando, alle notizie che stanno venendo fuori di giorno in giorno e sono preoccupazioni dovute alla marginalità della Regione Sardegna e al ruolo che dovrebbe avere la Regione Sardegna in questa vicenda e alla sua sovranità che in qualche modo viene messa in discussione, indebolita da tutte queste vicende, non solo da oggi devo dire, bisogna riconoscere insomma che la vicenda della base di Santo Stefano non riguarda certo soltanto la Giunta attuale, è una situazione che ha sicuramente radici diverse e quindi coinvolge la Sardegna in tempi diversi. Però mi preoccupa anche e mi preoccupano i dati contrastanti sulle emissioni delle radioattività e sia sulle reali intenzioni degli americani, insomma non si capisce bene cosa vogliono fare, così come non sono chiare le richieste in merito alle attuali cubature ed in merito a quelle eventualmente richieste oggi dagli americani. Qualcuno ha parlato di cataste di legno trasformate in cubatura e quindi poi per essere trasformate in nuova volumetria, e questo naturalmente è un fatto che è assolutamente inaccettabile per quanto ci riguarda. La Regione, io credo che in poco tempo, in pochi giorni, per non dire in poche ore, è in grado con i mezzi e le strutture che ha a disposizione di fare un quadro completo della situazione. Non si capisce perché questo non lo abbia ancora fatto. Il presidente Masala ha fatto bene a chiedere il riesame del carteggio, però credo che bisogna anche prendere l'impegno di informare in modo più approfondito questo Consiglio regionale, il quale Consiglio deve sapere se si sta trasformando una servitù in una vera e propria base militare, quali e quante cubature chiedono e se sono comprese all'interno delle cubature richieste quelle dei locali che si trovano dentro il centro abitato de La Maddalena e soprattutto se siamo di fronte ad una richiesta di potenziamento militare bellico o se si tratta semplicemente di una riorganizzazione delle strutture logistiche attualmente presenti che riguardano anche la presenza dei militari nell'Isola di Santo Stefano.
Ecco, io credo che tutto questo è legittimo da parte della Marina statunitense, però questo bisogna saperlo, questo Consiglio regionale deve essere adeguatamente informato su tutto quello che sta succedendo, ma soprattutto questo Consiglio deve essere assolutamente informato sui reali rischi di contaminazione radioattiva.
Ecco, io sono curioso di sapere con quali garanzie e con quali prove noi possiamo affermare oggi il contrario. Io non voglio considerare oro colato i dati diffusi dal CRIIAD anche se questi, a loro detta, non sono risultati definitivi e soprattutto non specificano se dovuti a cause naturali o a causa di emissioni radioattive. Infatti, lo stesso CRIIAD si è limitato a segnalare una quantità di radiazioni superiore alla norma che comunque è un fatto che ci deve far riflettere, che ci preoccupa e pertanto io credo che questi dati comunque non vadano assolutamente sottovalutati, anzi sono fonte di ulteriori preoccupazioni per quanto ci riguarda e quindi a questi dati va data una lettura giusta, senza grande strumentalizzazione, ma anche senza abbassare la guardia in merito a questi accertamenti che sono accertamenti che comunque hanno una loro valenza e che pertanto vanno suffragati anche da altri dati più concreti. Ecco io credo che noi sardi oggi abbiamo bisogno di una informazione più giusta, più corretta, questa senza fare distinzioni politiche perché credo che le radiazioni non abbiamo un colore politico ed io credo anche che questo Consiglio regionale sta affrontando un dibattito credo in modo sereno a parte qualche rara eccezione e devo dire anche che questo Consiglio regionale ha dato prova di grande maturità alcuni mesi fa respingendo con forza e all'unanimità ogni possibile ipotesi di ubicare in Sardegna siti per scorie nucleari o rifiuti tossici e quindi questa è la dimostrazione che c'è una presenza in questo Consiglio regionale che non si fa condizionare da altre situazioni politiche di carattere regionale o nazionale, ma è un Consiglio regionale che è attento soprattutto alle problematiche, a quello che riguarda questa Regione.
Ecco, signor Presidente, io credo che bisognerà riformare e modernizzare i sistemi di controllo i quali devono essere adeguati, completi ed accessibili. Dico questo perché la Regione su questo non deve delegare nessuno, è giusto che le aziende sanitarie locali facciano i loro accertamenti, che il comune di La Maddalena faccia i suoi accertamenti, che tutti quelli che hanno competenza facciano i propri accertamenti, però io credo che deve essere soprattutto la Regione stessa in grado di mettere in atto un proprio sistema di monitoraggio avvalendosi anche dei più sofisticati strumenti di rilevazione. È stata istituita l'ARPA, lo stesso Assessorato regionale dell'ambiente possono essere deputati naturali a svolgere questo ruolo. Allora io non capisco perché la Regione non delega immediatamente queste strutture che possono fare tranquillamente questi rilevamenti e così non dipendiamo da nessuno, noi possiamo essere in condizione in qualsiasi momento di avere dati certi, dati concreti che ci diano la possibilità di sapere se noi come sardi stiamo correndo dei rischi o se invece non stiamo correndo alcun rischio.
Pertanto io credo che noi dopo questo fatto non possiamo ancora rimanere fermi. La Regione Sardegna deve garantire i cittadini sardi assumendo delle iniziative proprie che ci permettano e che ci mettano nelle condizioni di sapere in tempi reali e soprattutto di garantire tutti i cittadini sardi. Io credo che la Regione Sardegna un passo avanti dopo questa situazione deve farlo, anche perché è stato detto da altri che sono intervenuti prima di me, non vanno soltanto fatti i controlli nell'isola di Santo Stefano, ma ci sono tutta una serie di aree destinate a servitù militari sui quali noi non sappiamo molto e pertanto anche su quelle aree vanno fatti dei controlli che io ritengo siano assolutamente indispensabili.
Nei rapporti con lo Stato, il ruolo della Sardegna in questa materia non può essere così come è stato finora; la situazione del 1972, data dei cosiddetti accordi bilaterali che fra l'altro non sono assolutamente bilaterali perché mi pare che il ruolo che ha avuto la regione e lo stesso Parlamento italiano mi pare che sia stato assolutamente marginale, però devo dire insomma che per ovvie ragioni, anche se comprensibili non erano certamente giustificabili così come sono state fatte queste scelte, c'erano situazioni ovviamente politiche e storiche diverse, c'erano situazioni dovute alla guerra fredda, c'erano situazioni che erano inquadrabili sicuramente in un contesto completamente diverso da quello attuale, però io credo che oggi la situazione non può rimanere così come era allora, pertanto io credo che bisogna fare un passo avanti anche in questa direzione e capire quello che è successo in questi ultimi anni e quello che potrebbe succedere anche negli anni futuri.
Quindi, signor Presidente, bisogna conoscere meglio gli obiettivi, diciamo, e gli accordi che si vogliono perseguire, la natura degli accordi e quali sono i tempi che impegnano questi accordi. Il comitato paritetico Stato-Regione così come è mi pare sia davvero poca cosa, per non dire che sia del tutto ininfluente, visto che ormai anche a fronte di un parere negativo da parte del comitato paritetico Stato-Regione le cose siano andate avanti lo stesso. Al comune di La Maddalena e a quelli limitrofi, insieme all'intera Sardegna, vanno date garanzie sui livelli di sicurezza che devono essere inequivocabili, che non possono essere messi in discussione da nessuno. Quello che è successo in questa circostanza ha danneggiato molto l'immagine della Sardegna nel mondo, perché può darsi anche che non ci sia, non si sia corso davvero questo rischio, però noi oggi siamo sembrati, siamo apparsi di fronte all'opinione pubblica mondiale come una regione a rischio, una regione che non garantisce livelli di sicurezza ai suoi abitanti.
Pertanto, noi credo dovremo riprenderci da una situazione come questa e non solo perché qui rischia lo sviluppo turistico, come qualcuno ha detto, io credo che soprattutto qui rischiamo tutti noi sardi, pertanto io credo che questo fatto, aggravato soprattutto dalla incredibile mancanza di informazione tempestiva, di informazione completa e di dati certi, ha creato una situazione strana, una situazione di preoccupazione a livello regionale; ma soprattutto perché noi tutti dopo tutti questi fatti ci sentiamo meno sicuri in questo momento quando invece al contrario oggi la gente sta invocando maggiore sicurezza, al contrario vuole avere maggiori elementi di certezza.
Il protocollo d'impegno siglato a Roma il 14 gennaio del 2004 ha assicurato riunioni periodiche ed un costante monitoraggio, ma anche questo ha bisogno di una maggiore concretezza, perché anche questo mi sembra che sia più un accordo teorico che pratico, che rischia dopo magari questa tempesta attuale di andare nel dimenticatoio.
Signor Presidente, e chiudo, il P.P.S. considera troppo generiche le comunicazioni rese all'Aula da lei, signor presidente Masala, e vorrei che adesso licenzi l'onorevole Liori perché così... Stavo dicendo che il P.P.S. considera troppo generiche le comunicazioni reso all'Aula dal presidente Masala, ma soprattutto non intravede in esse l'inizio di una nuova fase di confronto con lo Stato sulle servitù militari, sul loro ruolo e sulla loro sicurezza. La Sardegna per la difesa della sicurezza dell'Italia ha dato tanto e continua a dare tanto, con i suoi ventiquattromila ettari di territorio sottoposti a vincoli militari, ventiquattromila ettari che oggi sono oltre il cinquanta per cento del territorio destinato a tal fine dal resto dell'Italia. Ma quale è il riguardo e l'attenzione che lo Stato a tal proposito riserva nei confronti della Regione e dei suoi problemi? Non può certamente bastarci il fatto, come mi pare abbia detto il sottosegretario, che verranno erogati gli indennizzi ai pescatori per i danni subiti nel 2002, io credo che l'impegno che noi dobbiamo chiedere da parte dello Stato, deve essere un impegno diverso, un impegno che sia improntato soprattutto sulla solidarietà, sul rapporto vero nei confronti della Regione Sardegna che oggi sta pagando un tributo alto per quanto riguarda questa situazione e per queste ragioni signor Presidente della Giunta regionale io le voglio sottolineare, e questa non è una posizione contro gli Stati Uniti, lo diceva qualcuno in precedenza ma lo ripeto anch'io, noi siamo convintamente atlantisti, il P.P.S. però non si sente tranquillizzato dalle comunicazioni e pertanto chiede impegni più precisi in merito sia alla situazione conoscitiva delle radiazioni attuali, sia per quanto riguarda la futura situazione ed in merito anche al ruolo della Regione in questa vicenda che non può essere, come ha sostenuto qualcuno, troppo notarile, ma deve essere del rango di una Regione veramente autonoma.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). È con un po' di ritardo che svolgiamo in Consiglio regionale questo dibattito, io avevo richiesto seguito poi da quasi tutti i colleghi dell'opposizione già dal mese di novembre che il Presidente della Giunta riferisse su avvenimenti ed accadimenti di cui casualmente siamo stati informati attraverso gli organi di stampa. Un dibattito, quindi, che avviene in ritardo, un dibattito, se mi consente onorevole Masala, aperto dalla sua relazione in maniera assolutamente sotto le righe, al di sotto cioè del livello di attenzione che la nostra Regione dovrebbe porre su questi problemi, qualcuno ha detto che lei ha fatto un'introduzione di tipo notarile, a me è sembrata appunto un'introduzione di tipo burocratico nella quale ha tenuto a rassicurare noi consiglieri regionali e l'opinione pubblica della Sardegna che tutte le carte sono a posto, che è tutto in regola e non c'è alcun motivo di preoccuparsi.
Io penso, invece, che le vicende che stiamo affrontando segnalino una condizione di caduta di sovranità della nostra Regione, di diminuzione del nostro istituto autonomistico, di diminuzione della propria capacità di governo del territorio sulle cose che avvengono nel proprio territorio, nelle proprie acque, nei propri suoli.
A me pare, infatti, che questa vicenda sia troppo segnata da un ruolo marginale e subordinato della nostra massima istituzione su avvenimenti di fondamentale importanza per la nostra comunità, che non devono essere esasperati, e sono d'accordo con chi questo ha detto, però sarebbe altrettanto grave sottovalutarli quando non addirittura ometterli.
Io penso che le questioni che abbiamo davanti siano di fondamentale importanza sia dal punto di vista politico-istituzionale perché riguardano la nostra autonomia e quindi la valenza, lo spessore, la validità del nostro istituto autonomistico, il rapporto del nostro istituto autonomistico, della nostra autonomia nei confronti dello Stato nazionale, la parità dei rapporti con lo Stato nazionale, il diritto e l'accesso all'informazione che dobbiamo avere come Regione autonoma della Sardegna e che è dovuto ai cittadini, la sicurezza che dobbiamo assicurare come governanti ai nostri cittadini e la sicurezza che i cittadini debbono avere nel proprio territorio, nella propria vita quotidiana. Trovo che questi avvenimenti siano fondamentali anche sotto il profilo del diritto alla salute delle popolazioni che è un diritto che noi dobbiamo assicurare in ogni condizione.
E un dato allarmante è emerso in queste settimane, il dato allarmante è che i rilevatori, la rete che dovrebbe rassicurarci, che dovrebbe assicurare alle autorità e ai cittadini una condizione di controllo delle situazioni di pericolo è una rete che è insufficiente, è una rete inadeguata, è una rete della quale nessuno in questi anni, né autorità locali, né autorità regionali, né autorità sanitarie si è curato, creando una condizione secondo me di grave nocumento alla comunità che noi rappresentiamo.
E due episodi segnano negativamente il ruolo del governo regionale in questi mesi, il primo deriva dal fatto che siamo stati informati come amministratori, come rappresentanti del popolo sardo e come cittadini di un incidente occorso ad un sommergibile in navigazione nelle nostre acque, vicino ai nostri paesi, vicino ai nostri abitanti, a coloro che rappresentiamo, non perché c'è stata una comunicazione ufficiale dal governo statunitense al governo nazionale, alla Regione sarda, ma semplicemente perché un quotidiano americano ha dato notizia della rimozione per grave negligenza di un comandante di un sottomarino al quale era occorso un incidente nelle acque territoriali di Santo Stefano, quindi un modo assolutamente casuale di avere un'informazione su quante accade nelle nostre acque, un modo assolutamente casuale, ma non per questo pericoloso, di conoscere se vi siano stati pericoli, se le nostre comunità abbiano corso pericoli e se i pericoli ci fossero stati noi saremmo stati informati non preventivamente, ma saremmo stati informati in presenza di una gravissima condizione di emergenza.
La seconda questione è relativa, anche qui una questione che intacca profondamente il ruolo della nostra istituzione regionale, è relativa alla richiesta di volumetrie che il ministro Martino, superando le autonomie locali, le competenze territoriali e la competenza della nostra Regione ha autorizzato, anche qui introducendo un vulnus in quelle che sono le condizioni di sovranità del nostro istituto autonomistico e dei nostri enti locali.
Lei dice, Presidente: è tutto sotto controllo, non c'è pericolo per la salute dei cittadini, le volumetrie non sono nient'altro che un atto dovuto che consente persino di recuperare sul piano urbanistico edilizio una condizione di degrado, ma se è come dice lei non si capisce perché, per esempio, il Sindaco di La Maddalena si affretti a richiedere una verifica ulteriore delle condizioni delle acque nel proprio territorio dopo aver detto per settimane che non c'è nessun pericolo, che è tutto a posto, che tutti i dati depongono a favore di una situazione di tranquillità e di una situazione di non pericolo per i cittadini.
Si è ripetuto in queste settimane che non bisogna creare allarmismi, io sono d'accordo, lo ripeto, però omettere o sottovalutare pericoli potenziali è un grave atto di negligenza. Lo stesso studio e la stessa intervista del professor Ladu, richiamata oggi ripetutamente in discussione, a ragione e anche a torto, nonostante sia rassicurante, tenda a rassicurare sulla quasi impossibilità che possa accadere un incidente e che i sommergibili nucleari possano rilasciare materiale radioattivo nelle nostre acque, ha una fiducia smoderata nella capacità dell'uomo di evitare incidenti e però apre una contraddizione profonda perché mentre dice che a Chernobyl l'incidente è avvenuto per grave negligenza di un direttore, ha una sfiducia smodata negli operatori americani che avrebbero la situazione permanentemente e costantemente sotto controllo.
Io penso che non sia così, penso che l'errore umano in tutte le attività sia uno dei fattori da prendere in considerazione, penso che in presenza, non solo di un incidente o di un pericolo derivante da una condizione di guerra non voluta da noi e al di fuori dell'atlantismo, dei patti che regolano la nostra adesione ai sistemi di sicurezza e di difesa internazionali, dicevo, una condizione incidentale derivante anche dal fattore umano non è prevista, non è prevedibile, non abbiamo nessun sistema né di controllo né di contro misure adottabili in una condizione di questo genere. Allora penso che sapere che cosa succede, sapere quali potrebbero essere le condizioni alle quali saremmo esposti in presenza di un incidente comunque determinato, penso che sia una cura cui dobbiamo dedicarci.
Ma presidente Masala, io penso che anche la sua rinuncia al riesame in sede di intesa Stato - Regione della richiesta di autorizzazione delle volumetrie a Santo Stefano sia un atto di rinunzia all'esercizio alla propria autonomia e della propria potestà e del proprio potere nell'ambito nel nostro territorio. Il problema non è se la base NATO verrà ampliata come superficie o se la superficie occupata dalla base americana rimarrà tal quale, il problema è che siamo in presenza di un potenziamento della base militare americana nel nostro territorio e il potenziamento è cosa diversa dal mantenimento ed è cosa diversa dal progressivo disimpegno e dalla progressiva dismissione, così come più volte abbiamo richiesto in questo Consiglio regionale, senza per questo venir meno ai nostri doveri di alleanza e di difesa internazionale, cui pure siamo legati da patti statuali e non soltanto da parte regionale. Il problema, dicevo, è la rinuncia all'esercizio della funzione di rappresentanza degli interessi della Sardegna, a cui lei si è in qualche misura adeguato; Presidente, io non so come lei faccia a giudicare l'incontro tenuto in Sardegna tra lei e il sottosegretario Cicu e conclusosi con la firma di un protocollo, come faccia a giudicarlo una cosa importante. Il protocollo, per chiunque lo legga, è acqua fresca, non so da che cosa e in quale misura lei può essere rassicurato da una frase di questo genere. In tale occasione il sottosegretario ha assunto i seguenti impegni: il primo impegno che ha assunto il sottosegretario Cicu è il seguente: "A cura dell'ufficio legislativo del Gabinetto del Ministero della Difesa verrà predisposto un disegno di legge recante una norma interpretativa delle vigenti disposizioni in materia di indennizzi ai pescatori per le limitazioni dovute alle esercitazioni militari nelle aree interdette al fine di disciplinare in modo certo il diritto al conseguimento degli indennizzi stessi". Cioè Cicu si impegna a far fare dal Gabinetto del Ministro un disegno di legge che non si sa bene quando verrà approvato, non si sa bene in quale sede verrà discusso e non si sa bene se la maggioranza che il sottosegretario Cicu rappresenta lo sosterrà con forza. In ogni caso mi sembra che riferire a questo Consiglio regionale di un incontro tra lei e il sottosegretario Cicu che si impegna a pagare gli indennizzi del 2001 e del 2002 ai pescatori, non mi sembra che sia un fatto di straordinaria importanza nei rapporti tra Stato e Regione, è come se chiedessimo al funzionario di pagare gli indennizzi dovuti per legge allo Stato nazionale.
A me pare, Presidente, che lei in tutto questo periodo non abbia tenuto conto delle mozioni e della stessa legge sulla denuclearizzazione della Sardegna approvata da questo Consiglio regionale, che non era riferita soltanto alle scorie e al pericolo che scorie nucleari venissero stoccate nella nostra regione, ma era riferita a tutto il materiale nucleare prodotto in Sardegna, circolante in Sardegna, portato comunque in Sardegna. Quindi, concludendo, non è oggi in discussione l'atlantismo o la nostra fedeltà agli Stati Uniti, anche perchè non capisce perchè dobbiamo essere fedeli agli Stati Uniti se non nell'ambito di un'alleanza di difesa e di salvaguardia della democrazia, non mi pare che il Governo nazionale abbia accompagnato l'azione di guerra degli Stati Uniti nell'Iraq, quindi non capisco davvero cosa significhi oggi il richiamo alla fedeltà agli Stati Uniti e non è oggi, ripeto, questo in discussione, è in discussione oggi il grado di sovranità della nostra Regione, del nostro Governo regionale, delle nostre istituzioni e delle nostre autonomie locali. È in discussione oggi la possibilità che noi abbiamo di rassicurare le nostre popolazioni del nostro diritto all'informazione sui rischi che le nostre popolazioni corrono in maniera tale che li possiamo non solo prevenire, ma valutare e anche affrontare qualora si presentassero.
PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Spissu era l'ultimo nel dibattito generale, ora c'è la replica del Presidente, il quale naturalmente dopo un giorno e mezzo di dibattito, questo volevo dirle, se ha bisogno di ordinarsi un po' le idee per dare delle risposte concrete credo sia giusto e corretto, avviene sempre così. Va bene, allora la replica del Presidente verrà fatta stasera alla ripresa dei lavori e poi naturalmente gli interpellanti avranno diritto ad un minuto per dire se sono soddisfatti o no in merito solo alle interpellanze.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il Consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Ritengo giusto e doveroso, come lei sa io ieri sera ho chiesto una breve sospensione dei lavori per una brevissima Conferenza dei Capigruppo. Intervengo per chiedere scusa alla Presidenza, ai funzionari che erano presenti e ai colleghi Capogruppo che erano presenti in occasione di quella Conferenza per il tono che ho usato; non sono abituato ad usare quei toni però, chiedo scusa, ieri sera veramente ho perso le staffe.
Intervengo adesso invece per chiedere l'applicazione dell'articolo 55 del nostro Regolamento, che prevede che l'Aula si esprima sulla richiesta di inserimento di inversione dell'ordine del giorno e quindi non essendo stato possibile ieri sera risolvere il problema, chiedo che l'Aula si esprima per l'inserimento della proposta di legge 408/A, approvata a suo tempo dalla Commissione all'unanimità, che giace da circa un anno e per la quale ci sono trentamila persone che aspettano che questo Consiglio la discuta. Aggiungo una richiesta anche sulle modalità di voto Presidente.
PRESIDENTE. Questo lo farà al momento del voto, adesso lei ha formulato una richiesta.
CAPPAI (U.D.C.). Ho formulato la richiesta di inversione dell'ordine del giorno inserendo subito dopo la replica del Presidente stasera la discussione della proposta di legge 408/A.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cappai. Il collega Cappai ha chiesto, in applicazione dell'articolo 55 terzo comma, che l'Aula si esprima per l'inversione dell'ordine del giorno per anteporre a tutti gli altri argomenti che sono nell'ordine del giorno che è stato consegnato e che è affisso all'Albo, una leggina, la 408, che riguarda modifica articolo 49 della legge regionale 29 luglio 1998 e 23, norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna, concernente il periodo di caccia, relatore onorevole Frau. Colleghi, a termini di Regolamento, ricordo all'onorevole Cappai e a tutti gli altri, che il Presidente in questi casi si rivolge all'Aula e perchè l'inversione possa essere fatta occorrono due terzi dei votanti, pertanto i colleghi prendano posto.
COGODI (R.C.). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Io le do la parola onorevole Cogodi, però voglio chiarire una cosa: il collega si rivolge al Presidente a termini di Regolamento, non c'è discussione, il Presidente mette ai voti, tuttavia le do brevemente la parola.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io la ringrazio per la sua disponibilità, bontà e cortesia. È chiaro ed evidente che il collega si rivolge al Presidente, il quale Presidente si rivolge all'Aula e nell'Aula i componenti possono chiedere la parola per esprimere loro opinione, non fosse altro almeno per motivare il loro voto, a norma di Regolamento.
Io vorrei rappresentare per la debita informazione, la debita e corretta informazione che è dovuta al Consiglio e all'opinione pubblica, ivi compresa quella parte di opinione pubblica che legittimamente si dedica all'esercizio della caccia, che già in sede di Conferenza non c'è stata una contrarietà di principio da parte di nessuno sull'ipotesi che qualsiasi legge, ivi compresa questa, possa essere discussa e debba essere discussa nel Consiglio, c'è stata invece una richiesta che io mi permetto di reiterare sulla legittimità dell'atto che il Consiglio possa compiere, cioè se una legge approvata due anni fa, tre anni fa e poi due anni fa e per due volte cassata dalla Corte Costituzionale, possa essere ugualmente, identicamente riproposta e se un'Assemblea legislativa possa per la terza volta approvare una legge che la Corte Costituzionale in questo Paese ha dichiarato non legittima e se questo possa determinare, come dire, un esercizio legittimo del nostro potere, oppure una pura finzione. Tutto qui, un parere di legittimità, perché è nella legittimità che il Consiglio può esercitare le sue funzioni. D'altronde sorprende, bisogna pur dirlo, questa legge mi pare che è depositata da circa un anno, per un anno intero anche gli amici, amicissimi dei cacciatori, cacciatorissimi, per un anno intero si dimenticano di questa legge. Siccome questa legge deve allungare la caccia nel mese di febbraio è chiaro ed evidente che bisogna approvarla il primo di febbraio, perché così gli effetti si producono e quando venisse dichiarata nulla il mese di febbraio è già decorso. Questo è un atteggiamento ingannevole che deve essere reso evidente. Ripeto: non c'è contrarietà in via di principio, però un parere di legittimità è d'obbligo che il Consiglio lo abbia, perché amici dei sardi siamo tutti, ivi compresi i sardi cacciatori, però mi sorprende, stiamo parlando di cacciare via una base nucleare dal territorio della Sardegna e volete sospendere il dibattito per cacciare dalla Sardegna una base nucleare per cacciare un uccellino, per andare a caccia di un uccellino nel mese di febbraio. Mi si dirà: "E' un'altra cosa"; va bene è un'altra cosa, ma si discuta ogni cosa a suo tempo. Quindi nella presente condizione la mia opinione è che non sia opportuno che il Consiglio voti un'inversione in questo modo dell'ordine del giorno perchè prelude, dico non è opportuno, non che non possa farlo, lo faccia! Perché vi è l'unanimità dei consensi già espressa in Conferenza, di discutere anche questa legge qualora sia legittima la riproposizione di una legge identica in un consesso legislativo che non è un club di amatori, che non è il bar dello sport, ma è il Consiglio regionale, l'Assemblea legislativa della Sardegna, riapprovare nello stesso testo una legge per due volte dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, tutto qui. Quindi, invito il proponente, i colleghi ed il Presidente a voler soprassedere sul voto e a volere invece acquisire il parere di legittimità che se favorevole spiana la strada mentre invece, se ancora ci si vuole addentrare nel sottobosco dove oltre a uccellini ci possono anche essere altre insidie, se ci si vuole addentrare nel sotto bosco dei percorsi difficili e complicati, pensando di attrarsi un voto di un cacciatore di uccellini nel mese di febbraio, si faccia pure, però il rischio è che ci si addentri in un sotto bosco, ripeto, difficilmente percorribile. La strada è spianata se invece c'è un parere di legittimità perché in quel caso vi è il consenso da parte di tutti, ivi compreso il nostro che è già stato espresso. Questo per la chiarezza e anche per la serietà.
PRESIDENTE. Colleghi, per ragioni di equità tutti gli altri Capigruppo che volessero, su quest'argomento, dire la propria sono pregati di farlo. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Presidente, per dire che intanto noi non abbiamo ancora finito la discussione sul punto che abbiamo all'ordine del giorno perchè la seduta la stiamo sospendendo per ascoltare questa sera la replica del Presidente, quindi siamo ancora in corso di discussione del punto all'ordine del giorno chiamato. In ogni caso, insomma, senza farne una questione squisitamente formale e regolamentare, per cui io inviterei lei eventualmente ad affrontare la questione dell'inversione dell'ordine del giorno, esaurito il punto all'ordine del giorno in discussione perchè altrimenti ogni volta che siamo in dibattito su qualunque punto possiamo chiedere inversioni e possiamo introdurre questioni regolamentari che modificano il corso del nostro lavoro; in ogni caso, dicevo, al di là delle questioni squisitamente formali noi, il mio Gruppo intendo, però anche altri Gruppi dell'opposizione ieri sera, non ci siamo dichiarati indisponibili ad affrontare la materia e a accedere ad un'eventuale inversione dell'ordine del giorno. Abbiamo sollevato alcune preoccupazioni, che ripropongo all'Aula e che non modificano il nostro atteggiamento di comprensione verso le associazioni di cacciatori e verso le trentamila doppiette, ma che attengono alla qualità del nostro legiferare e della nostra legislazione. Si ripropone a orologeria, Presidente, perché ogni anno nell'ultima settimana di gennaio e nella prima settimana di febbraio, si ripropone il tema del prolungamento del calendario venatorio per tutto il mese di febbraio, poi per tutto l'anno questo problema non esiste, finché non arrivano le secche di gennaio, allora le doppiette si mobilitano e insistono perché noi assumiamo una legge. Il Consiglio regionale non è uno sportello e noi dobbiamo fare le leggi convinti di quello che facciamo. Per quanto mi riguarda io sono del parere che se facessimo una legge che consentirà ai cacciatori di cacciare per quattro settimane, questa legge verrà ugualmente respinta dalla Corte costituzionale perché impugnata dal Governo nazionale perché è in contrasto con la legge nazionale, perché è in contrasto anche con l'ultima sentenza cui si fa riferimento che avrebbe chiarito questa vicenda.
Vorrei ricordare che il Comitato faunistico regionale, presieduto dall'assessore Pani, ieri ha negato, sulla base di questi argomenti, il prolungamento della stagione venatoria perché altrimenti l'assessore Pani potrebbe anche fare un decreto di prolungamento della stagione venatoria per tutto il mese di febbraio. Allora ripropongo la mia opinione, già espressa in Conferenza dei Capigruppo, su cui ci siamo lasciati ieri: abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio regionale di rassicurarci sull'ammissibilità del nostro operato e di questa legge e di fornirci un parere che ci consenta di non fare leggi che sappiamo con certezza verranno bocciate dalla Corte costituzionale. Quindi siccome lo abbiamo già fatto per ben due volte io chiedo, siccome so che il parere è stato formulato anche dagli uffici, che siamo tutti messi a conoscenza del parere e dell'opinione del Presidente del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, so che lei deve intervenire un'altra cosa.
MURGIA (A.N.). Chiedo di intervenire per un commento.
PRESIDENTE. Un momento, onorevole Murgia, le do subito la parola. Adesso ha chiesto di intervenire per il Gruppo La Margherita l'onorevole Selis, no?
SELIS (La Margherita-D.L.). Volevo sentire la risposta del Presidente sul quesito posto dal collega Spissu.
PRESIDENTE. Senz'altro, onorevole Selis, prima sentiamo gli altri colleghi.
SELIS (La Margherita-D.L.). Dopo chiedo di intervenire.
PRESIDENTE. Dopo la risposta del Presidente no, lei che è stato Presidente del Consiglio sa, se ha questioni di sollevare lei ha diritto di parlare, io le do la parola, ma una volta che il Presidente esprime la sua valutazione quella è definitiva, poi si va oltre, non si apre un dibattito - ci mancherebbe altro! - sull'interpretazione del Regolamento e delle norme da parte del Presidente.
Se lei vuole la parola, onorevole Selis, io gliela do volentieri, dopo non gliela do.
SELIS (La Margherita-D.L.). Per dichiarazione di voto si può intervenire.
PRESIDENTE. Per dichiarazione di voto quando ci sarà da votare.
Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, io non volevo intervenire sul dibattito che invece si è aperto. In linea con ciò che ha chiesto il collega Cappai, come da Regolamento, io semplicemente chiedevo sulla modalità di votazione, cioè votazione per appello nominale. Dopo tutto, rispetto a quello che ha detto il collega Spissu, la Commissione ambiente non si è posta alcun problema se richiedere o meno un parere, la legge è stata esitata, per cui oggi si apre un problema che secondo noi non ha alcun valore. Per cui, secondo il Regolamento, chiediamo di votare e poi tutte le discussioni vengono fatte dopo il voto. La ringrazio.
PRESIDENTE. Dopo il voto non si discute più su questo argomento, fuori dall'Aula sì. Colleghi, in merito alle questioni poste, onorevole Spissu, la domanda va formulata in modo corretta anche al Presidente del Consiglio perché se il Consiglio vota un documento e lei mi chiede garanzie che su questo la Corte Costituzionale non opporrà resistenza, io questa garanzia non gliela posso dare, è evidente, perché sono valutazioni che spettano alla Corte Costituzionale. Però posso dire questo, che se il Consiglio votasse un provvedimento di questo genere oggi, non ci sarebbe nessuna illegittimità. Sul piano poco ci stanno tutte le valutazioni che ho sentito in quest'Aula, e forse anche altre, naturalmente non spetta al Presidente del Consiglio intervenire nel dibattito politico. Sul piano puramente formale l'Aula è sovrana, posso garantire che non ci sono illegittimità, il Consiglio può, è già stato fatto una volta, il Consiglio ha votato un provvedimento e su quello c'è stata l'opposizione della Corte Costituzionale; nessuno impedisce al Consiglio di farlo anche la terza volta, sul piano formale. Sul piano politico io non so come si esprimerà poi il Consiglio, perché è richiesta una maggioranza piuttosto elevata per l'inversione dell'ordine del giorno, che è una maggioranza dei due terzi.
Peraltro non sta nella disponibilità del Presidente del Consiglio rifiutare una richiesta che viene fatta da parte di un consigliere a termini di Regolamento, io devo per forza rivolgermi al Consiglio. Cosa che sto per fare. E' stata chiesta la votazione per appello nominale, su questo tipo di votazione parla uno per Gruppo, e non ci sono dichiarazioni di voto. Pertanto dobbiamo precedere, i colleghi prendano posto. La richiesta deve essere appoggiata da otto consiglieri.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri DIANA, BIGGIO, FRAU, LIORI, USAI, CORONA, BALLETTO.)
PRESIDENTE. Bene, ad abundantiam.
Votazione per appello nominalePRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale dell'inversione dell'ordine del giorno. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 75, corrispondente al nome del consigliere Serrenti.)
Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello iniziando dal consigliere Serrenti.
MASIA (?), Segretario procede all'appello.
(PRESIDENTE. Onorevole Spissu, i Segretari l'hanno chiamata per il voto.
spissu (d.s.). Ho sentito, Presidente, però confermo che è una procedura un po' strana questa che lei sta adottando.
PRESIDENTE. No, guardi, assolutamente no, lei può comunque mantenere questo parere, se vuole. Adesso è stato chiamato a votare, la prego voti, se ritiene.)
Rispondono sì i consiglieri: TUNIS - USAI - VARGIU - AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - PETRINI -PIANA - PISANO - RANDAZZO - RASSU - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: SPISSU - VASSALLO - BALIA - BIANCU - COGODI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - IBBA - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS.
Si sono astenuti : il presidente SERRENTI - SECCI.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 69
votanti 67
astenuti 2
maggioranza 45
favorevoli 42
contrari 25
(Il Consiglio non approva)
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Sì, Presidente, noi abbiamo votato no perché quella proposta di legge venisse in Aula, perché la giudichiamo illegittima e a fortissimo rischio di reiezione da parte della Corte costituzionale.
PRESIDENTE. Guardi, non deve spiegare nulla perché non si commentano i voti espressi, parli sull'ordine del giorno.
SPISSU (D.S.). Mi lasci dire, Presidente. Però, siccome confermo la nostra attenzione per il mondo venatorio, io chiedo che venga inserito nell'ordine del giorno il disegno di legge della Giunta regionale che ha per titolo "Integrazione alla legge 29 luglio 1998 numero 23, Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna, in attuazione della legge 3 ottobre 2002 numero 221". Questo disegno di legge reca il numero 518. Quindi io chiedo che venga inserita all'ordine del giorno questa proposta di legge che ci sembra rispondere al quadro di riferimento nazionale e comunitario e che poi votiamo l'inversione dell'ordine del giorno per discutere di questo.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, non c'è adesso un dibattito, c'è una richiesta. Aspetti, concludiamo questo. Per ciò che riguarda la richiesta dell'onorevole Spissu, quindi l'inserimento del 518, il 518 è stato caricato alle Commissioni il 26 di gennaio, pertanto le Commissioni non l'hanno ancora esitato, quindi come lei ricorderà, per la prima parte della legislatura lei ha fatto il Presidente, quindi ricorderà bene che perchè la sua richiesta possa essere accolta deve passare all'unanimità, cioè ci vuole il parere favorevole di tutti i Presidenti dei Gruppi. Allora in merito a questo, se l'onorevole Cappai intende parlare su questo come Capigruppo io le do la parola.
Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente, per dire la verità avevo già capito che sarebbe successo questo in Aula, lo sapevamo o comunque eravamo preparati, certamente noi non saremmo contrari a discutere il disegno di legge, non fosse altro perchè l'ha presentato una Giunta con maggioranza di centrodestra, però è giusto anche che i cacciatori sappiano che quel disegno di legge non prevede la caccia al tordo.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, c'è stata una richiesta, onorevole Spissu, se c'è un po' di silenzio. Colleghi, il Presidente sta parlando all'Aula, chiedo di essere ascoltato, se un collega fa una richiesta come quella che ha fatto l'onorevole Spissu, a termini di Regolamento va accolta, naturalmente alle condizioni che ho testé detto. Gli altri Capigruppo interverranno e argomenteranno del perché ritengono utile accettare o respingere la richiesta. Le cose che diceva l'onorevole Cappai stanno all'interno di questa argomentazione, sì, come no, per cui chiedo ai colleghi per cortesia di lasciar parlare l'onorevole Cappai. Se poi si vogliono sollevare liti all'interno dell'Aula, io sospendo i lavori e torniamo sull'argomento dopo. Allora, onorevole Cappai, chiedendole scusa per l'interruzione lei parli e argomenti come ritiene, stando però nell'argomento.
CAPPAI (U.D.C.). Certo sto nell'argomento. Va chiarito che quel disegno di legge limita la caccia a solo quattro specie.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Colleghi, perché non lo lasciamo parlare, ma non sta entrando nel merito, sta dicendo un'altra cosa. Sta dicendo che questo provvedimento non ha nulla a che vedere con l'oggetto di cui si discuteva prima, questo lui lo può dire. Onorevole Fadda, ma lei perché vuole suggerire quello che deve l'onorevole Cappai? Lo lascia parlare. Io ad esempio ritengo interessante e credo che molti altri colleghi riterranno interessante ciò che l'onorevole Cappai sta dicendo, per cortesia. Onorevole Cappai, la prego continui.
CAPPAI (U.D.C.). Comunque, dicevo che il disegno di legge prevede la possibilità di estendere la caccia solo a quattro specie e sicuramente in quel disegno di legge non c'è quello che i cacciatori avrebbero voluto, per cui annuncio già da adesso che io presenterò un emendamento a quel disegno di legge, prima che lo facciano altri.
PRESIDENTE. Questo, se arriveremo a parlarne. Colleghi, scusate procediamo con ordine, anche perché è tardi e poi dobbiamo interrompere per riprendere i lavori questo pomeriggio.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sarò rapidissimo. Io non voglio commentare il voto, ovviamente, il voto si commenta da sé. Voglio riferirmi invece al fatto che il collega Spissu ha avanzato una proposta che noi condividiamo, cioè che arrivi in Aula debitamente istruito un provvedimento legislativo che riordina in modo serio la materia. Che le Commissioni quindi lavorino quando debbono lavorare e che la maggioranza del collega Cappai non sia latitante nelle Commissioni e tenga i disegni di legge a marcire nelle Commissioni impedendo al Consiglio regionale di legiferare seriamente e quindi siamo d'accordo con la proposta che è stata avanzata che risponde…. Non ho capito…
(Interruzioni)
Non ho capito.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non aiutiamo il dibattito e non aiutiamo poi ad arrivare a sintesi corretta delle discussioni. Onorevole Cogodi, la prego.
COGODI (R.C.). Se posso. Allora dicevo, noi concordiamo con la proposta che è stata avanzata, che tratta la materia e la può trattare anche in tempi rapidissimi se le Commissioni si riuniscono e i colleghi dell'onorevole Cappaai e della maggioranza non fanno mancare la loro presenza nelle Commissioni, in quella come nelle altre. E se quindi si esercita responsabilità, perché qui il Consiglio non si è diviso fra amici e nemici dei cacciatori, il Consiglio ha votato su una proposta di inversione dell'ordine del giorno, ripeto, su cui non do giudizi, ma puramente e semplicemente per respingere un atto di provocazione e di prepotenza, perché o si fanno le cose come si debbono fare, regolarmente, o atti di prepotenza e di inganno nei confronti neppure dei cittadini cacciatori si possono consentire.
Quindi siamo perché la materia sia regolata con urgenza, seriamente e meglio di quanto non lo sia e che la Regione eserciti in materia tutti i poteri che l'autonomia consente di esercitare. Però in modo ordinato. Non dimenticando che i cacciatori sono pur essi cittadini, che i cacciatori sono pur essi lavoratori, che sono agricoltori, che sono pastori, che sono artigiani, che hanno i figli che debbono andare a scuola, che hanno cioè tante altre cose insieme, per cui il proclama "lo sapranno i cacciatori", sono cittadini che sapranno questo e giustamente sanno e sapranno questo e anche altro e che sapranno anche apprezzare, come sempre hanno saputo fare, la serietà della politica e invece gli atteggiamenti poco seri di chi non fa lavorare il Consiglio e impedisce alle Commissioni di operare, non vuole il riordino e l'efficacia delle leggi, ma vuole solo le leggi trucco e le leggi inganno.
Ecco perché siamo d'accordo con la proposta, qualunque sia, è un disegno di legge della Giunta, io immagino che non ci soddisfi, io immagino che noi presenteremo emendamenti migliorativi, come sempre facciamo per le leggi che vengono dalle altre parti politiche. Tuttavia la materia deve essere, come dire, correttamente e anche urgentemente trattata nei tempi tecnici e nelle modalità che le regole prevedono. Quindi appena possono si riuniscano le Commissioni, istruiscano la legge, avevano tanto tempo per farlo prima, Cappai e gli altri si potevano anche svegliare invece di dormire in via continuativa, ed oggi forse questa legge sarebbe pronta. Lo sarà appena possibile, questo dipende dalla maggioranza non certo dall'opposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Frau, dopo le do la parola, però un chiarimento… devo dare prima la parola all'onorevole Sanna Giacomo e poi la do a lei. Colleghi, se discutete tra voi non riusciamo ad arrivare da nessuna parte. Poiché ho detto che è necessario su questo argomento avere l'unanimità dei Capigruppo, l'onorevole Cogodi dice "noi siamo d'accordo", ma in realtà non è affatto d'accordo.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
PRESIDENTE. Perché? Glielo dico io perché, perché lei dice che il provvedimento deve andare in Aula, deve andare in Commissione e deve essere istruito.
(Interruzione del consigliere Cogodi.)
Io guardi sto cercando di capire, allora non è d'accordo con la proposta fatta dall'onorevole Spissu. La proposta fatta dall'onorevole Spissu è un'altra cosa. L'onorevole Spissu chiede che il provvedimento arrivi in Aula quindi superando tutta la discussione in Commissione, lei invece sta dicendo "no, vada in Commissione", quindi lei non è d'accordo.
Detto questo, io do la parola all'onorevole Giacomo Sanna.
COGODI (R.C.). Il mio parere lo dico io. Voglio precisare.
PRESIDENTE. Guardi il suo parere è molto chiaro, è registrato. Se ho interpretato male io, lei spieghi meglio allora. Prego. La parola all'onorevole Cogodi perché espliciti meglio il suo pensiero.
COGODI (R.C.). Il mio pensiero era esplicitissimo.
PRESIDENTE. La colpa è la mia, non ho capito bene io, probabilmente.
COGODI (R.C.). No, no, lei non ha mai colpa, lei è super partes, e quindi anche al di là del bene e del male.
Il mio parere l'ho espresso in modo chiarissimo, è chiaro ed evidente che c'è un'emergenza. È chiaro ed evidente che c'è anche una provocazione perché chi aveva il tempo di proporre leggi che il Consiglio potesse istruire in settimane e mesi, che non si sono riunite né Commissioni né Aula, è chiaro ed evidente che la destra ha tentato una provocazione attraverso uno strappo propagandistico che voleva operare inserendo una legge dichiarata incostituzionale in quei termini per già due volte. Il collega Spissu ha avanzato una proposta che serve a smontare, l'ho capito benissimo, la demagogia, la provocazione ed anche la pelandronia, se lo vogliamo dire, della destra e ha detto "c'è un disegno di legge della Giunta, non è ancora istruito in Commissione, iscriviamo all'ordine del giorno quel disegno di legge". Io ho detto che siamo d'accordo ad una condizione, che è implicita però se anche non lo dicessi, che un disegno di legge che non è istruito ancora in Commissione dovrà sopportare i tempi tecnici strettamente necessari perché i consiglieri regionali ne abbiano visione, conoscenza e possibilità di interloquire e di fare una buona legge…
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Cogodi. Adesso lei ha esplicitato meglio il suo pensiero, adesso sono più convinto di prima che era come dicevo io.
COGODI (R.C.). Che non mi si dica che stanotte si deve approvare una legge che non abbiamo visto, questo era il mio pensiero. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie.
COGODI (R.C.). Grazie del suo grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Intanto per dire che ci troviamo d'accordo con la proposta dell'onorevole Spissu. Secondo per constatare stamattina in quest'Aula che l'utilizzo del Regolamento, a parer mio, in modo più che non legittimo consentirà nei prossimi giorni a partire da oggi, ad ognuno di noi, mi rivolgo a tutti i colleghi, di poter chiedere l'inversione dell'ordine del giorno senza terminare l'argomento in discussione, cioè stamattina si è interrotta la discussione finale sul primo punto all'ordine del giorno per passare a parlare di inversione di ordine del giorno, questo è un precedente che è stato consentito per la prima volta e come tale ogni consigliere in quest'Aula potrà utilizzarlo nei dibattiti ad avvenire, cercando in tutti i modi di evitare la conclusione dell'argomento in discussione. Questo stamattina è stato consentito, e siccome è stato consentito all'onorevole Cappai, io credo di avere pieno diritto come tutti i colleghi presenti in quest'Aula di poterlo utilizzare nei prossimi giorni qualora lo si ritenesse necessario per impedire, perché questo sta accadendo, impedire l'ultimazione della discussione di un argomento importantissimo come quello della base militare americana di Santo Stefano. Con questo precedente credo che i prossimi lavori saranno piuttosto tumultuosi.
PRESIDENTE. Do la parola all'onorevole Frau, però faccio notare che il dibattito sull'argomento stamattina in discussione era chiuso in quanto il Presidente della Giunta ha chiesto di poter replicare stasera. Non avevamo chiuso i lavori del Consiglio, quindi non abbiamo interrotto assolutamente nulla, non c'è nessun escamotage almeno da parte mia peraltro, e lei sa anche bene credo che le cose stanno così.
Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Sì, grazie onorevole Presidente, perché io sono uno dei responsabili di aver presentato una proposta di legge che secondo alcuni è illegittima. Con tutto il rispetto per la Corte Costituzionale, io credo che il Consiglio regionale della Sardegna possa presentare quante volte vuole una legge con la speranza che qualcosa cambi, perché la Sardegna ha una specificità tutta particolare di cui ci riempiamo la bocca sempre, quando non serve va bene. Ci dobbiamo rendere atto di questo, che la proposta di legge numero 408 era stata presentata da buona parte dei componenti la Commissione quinta approvata a suo tempo, non abbiamo, onorevole Cogodi, e non glielo permetto, dormito perché non dormiamo, come non possiamo dormire....
(Interruzioni)
FRAU (A.N.). Calmi, colleghi, calmi, perché questo nuovo disegno di legge a proposito di dormire è arrivato il 26 gennaio in Giunta e l'abbiamo avuto in Commissione ieri sera. È vero siamo andati a dormire perché dormiamo la notte, anche volendolo non l'avremmo potuto esitare in Commissione, ce n'era una già di proposta di legge esitata a suo tempo, che era decantata. Al di là di questo, è detto che avete votato contro la 408 che sicuramente a mio avviso era più organica per quanto ci riguarda, però vorremmo sapere determinate cose perché altrimenti ci giochiamo: vada in Commissione, venga istruita, dobbiamo fare audizioni e quant'altro e pertanto non se ne farà niente, che noi come Gruppo di Alleanza Nazionale siamo disponibilissimi che venga messa all'ordine del giorno e discussa in deroga a tutto quello che è il Regolamento affinché si possa discutere in questi giorni, perché se rinviamo è solamente una presa in giro, così come è successo già nel febbraio 2003; quindi per quanto ci riguarda siamo d'accordo che venga discussa in Aula in tempi certi, stasera, domani mattina e quando volete.
SPISSU (D.S.). Siamo d'accordo!
COGODI (R.C.). Continua a dormire!
PRESIDENTE. Bene colleghi., onorevole Sanna, onorevole Cogodi, onorevole Frau, basta per cortesia. Onorevole Spissu, mi dispiace, la sua richiesta come avrà notato non è stata accolta...
SPISSU (D.S.). E' stata accolta.
PRESIDENTE. Non è stata accolta, chiedo scusa, onorevole Spissu per cortesia siamo chiari, lei ha chiesto che il disegno di legge venisse in Aula senza l'esame in Commissione, questa sua richiesta non è stata accettata; sì, l'onorevole Cogodi e l'onorevole Frau hanno chiesto una cosa diversa, hanno chiesto che l'esame in Commissione sia fatto in tempi rapidissimi, pertanto io credo, colleghi, che il Presidente della Commissione e i commissari abbiano sentito, la Commissione nella sua autonomia si riunisca, esiti il disegno di legge e poi arriverà in Aula nei termini in cui è previsto dal Regolamento.
(Interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. No, l'onorevole Frau ha detto un'altra cosa; l'onorevole Frau ha detto che la Commissione è disponibile...
Ho capito bene o ho capito male? Allora ho capito male.
FRAU (A.N.). No, non è vero.
PRESIDENTE. Onorevole Frau espliciti anche lei meglio il suo pensiero. Mi rilasso così cerco di capire meglio.
FRAU (A.N.). Io ho detto che la commissione non ha dormito per l'altra eccetera, non avrebbe dormito neanche su questa se fosse arrivata qualche giorno fa, ma è arrivata ieri sera. Terminato questo ho detto, affinché non ci siano discussioni, perché se dovesse andare in commissione questa proposta di legge non ne usciamo più, non si va a cacciare, pertanto io sono favorevolissimo affinché venga messa all'ordine del giorno di questo Consiglio e si discuta in tempi brevissimi senza passare in Commissione, questo l'ho detto tranquillamente, questa è la posizione mia, del mio Gruppo ma credo della maggioranza. Questo è chiaro.
PRESIDENTE. Adesso ho capito meglio, però comunque l'unanimità non c'è, perché l'onorevole Cogodi ha chiesto che si discuta in Commissione.
COGODI (R.C.). Chi si è opposto? Chiediamo i tempi tecnici per vederla.
PRESIDENTE. Colleghi siamo seri non c'è unanimità, se c'è l'unanimità torniamo sull'argomento, sE c'è l'unanimità ed andiamo avanti, ma non c'è l'unanimità. Se no chiedo di sbobinare le registrazioni, per cortesia abbiate pazienza, non è che diciamo una cosa pensandone un'altra, e speriamo che gli altri ci interpretino nel modo giusto o nel modo sbagliato.
(Interventi fuori microfono)
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi ha già precisato; pertanto sì, possiamo tornare sull'argomento, adesso la questione è chiusa e i lavori del Consiglio riprenderanno stasera alle ore 17 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 32.
[s1]Intervento allegato. Ci sono delle differenze con la traduzione ufficiale disponibile nel sito www.cittadinidelmondo.info/laceneredichernobyl.htm
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