Seduta n.95 del 25/05/2005
XCV Seduta
Mercoledì 25 Maggio 2005
Presidenza del Vicepresidente Fadda
La seduta è aperta alle ore 10 e 12.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del Mercoledì 13 Aprile 2005 (90) che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Nicola Rassu ha chiesto congedo per la seduta del 25 maggio 2005. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato. Onorevole Pinna deve chiedere una sospensiva?
PINNA (Prog. Sardegna). Chiedo una sospensione dei lavori.
PRESIDENTE. Di quanto?
PINNA (Prog. Sardegna). Almeno un quarto d'ora.
PRESIDENTE. Benissimo, sospendiamo la seduta. Riprendiamo alle ore 10.30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale.
È iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà. L'onorevole Pirisi rinuncia.
È iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il confronto su queste linee guida per il piano paesaggistico regionale è stato definito da tutti, ma lo si è visto anche per chi è stato presente in quest'Aula o ha assistito comunque ai lavori, un dibattito molto debole, molto stanco direi, che non ha suscitato e non sta suscitando un grande interesse, pur essendo questo documento un atto previsto formalmente ed esplicitamente dalla legge numero 8 che, proprio nell'ultimo comma dell'articolo 2, ha previsto che preliminarmente alla predisposizione del piano paesaggistico regionale, il Consiglio regionale potesse esprimersi, su proposta della Giunta naturalmente, in qualche modo sulle scelte di fondo, sull'indirizzo politico che sta a monte del piano e non della legge, che è stato già approvata. Non vorrei tornare su polemiche vecchie che ormai sono state superate, dal tempo quanto meno, ma è una legge che è caratterizzata fortemente dalle misure di salvaguardia, cioè da quelle norme che dettano vincoli, che sono state poste come limite, limite temporaneo si è detto, ma noi vorremmo capire quanto sarà temporaneo questo limite, perché il tempo evidentemente si sta dilatando, stiamo esaminando le linee guida con tre mesi di ritardo, se a questi tre mesi di ritardo seguirà, vista anche la genericità di queste linee guida, una lentezza nella predisposizione del piano paesaggistico regionale, è evidente che le intenzioni della legge verranno già di fatto modificate, trasformando le norme di salvaguardia da provvisorie e del tutto temporanee, limitate cioè al tempo necessario per fare le giuste valutazioni sui contenuti del piano paesaggistico regionale, in un limite che inciderà sempre di più sullo sviluppo del territorio, in bene o in male. Forse chi ha voluto porre vincoli di questo tipo ritiene proprio necessario che l'operatività di questi vincoli sia molto ampia. È una scelta politica, che ha evidentemente delle motivazioni, ma noi non possiamo non notare fin da adesso che questa scelta e il modo con cui questa scelta viene poi applicata, sta di fatto rendendo queste norme di salvaguardia ben più forti e ben più incisive sullo sviluppo di quanto fosse possibile prevedere preventivamente.
Quindi notando innanzitutto questo, cioè che siamo già in ritardo nella presentazione e nell'esame da parte del Consiglio delle linee guida, dobbiamo rilevare che questo ritardo è ancora più grave se si tiene conto del significato di un atto di indirizzo che il Consiglio regionale doveva dare, sulla base della proposta della Giunta per verificarne il grado di condivisione da parte della sua maggioranza, per conoscere quali fossero le scelte di fondo poste a monte del piano paesaggistico regionale. Io credo che oggettivamente questo documento, come è stato anche detto, in molte parti sia sicuramente interessante, ma nulla di più che un buon documento di letteratura urbanistica, un utilissimo strumento per inquadrare il significato, la tipologia, la finalità del piano paesaggistico regionale considerato in astratto; è un documento utile per individuare alcuni principi di fondo; chi può contestare che è interessante la formulazione del patto tra società e spazio? Chi può contestare che il paesaggio sia l'ambito privilegiato dell'interazione tra uomo e natura, tra comunità e territorio? Chi può contestare che il paesaggio sia insieme prodotto e produttore di identità? Sono formulazioni sicuramente interessanti, pienamente condivisibili; il paesaggio, così come l'ambiente complessivamente, sono sicuramente sia prodotto sia produttore delle identità; è evidente. Noi nasciamo in un ambiente, fatto anche della sua componente paesaggistica, da questo ambiente, da questo paesaggio siamo condizionati nella nostra crescita, in questo ambiente viviamo ed operiamo e quindi lo trasformiamo. In questo senso il paesaggio diventa prodotto e produttore di un'identità personale, popolare, sociale e quindi anche economica.
Nessuno quindi contesta queste cose, nessuno contesta che il paesaggio debba essere fattore di sviluppo locale, risorsa competitiva; nessuno può contestare neanche che la protezione, a proposito di paesaggio e di sviluppo sostenibile, non vada più considerata un limite allo sviluppo economico e sociale, ma debba essere vista come un suo presupposto fondamentale. Certamente la Sardegna aveva e ha bisogno, nell'evoluzione della sua politica di governo del territorio, della politica urbanistica, della politica e quindi anche dello sviluppo economico, in particolare dello sviluppo del settore turistico, di norme che indichino limiti che nell'utilizzo del territorio non possono essere varcati, pena il sacrificio della risorsa fondamentale su cui si basa anche il nostro sviluppo.
Siamo d'accordo su queste cose, ma non vediamo obiettivamente in queste linee guida quali siano le scelte di fondo per raggiungere questi grandi obiettivi. L'unica indicazione che è stata data ed è stata ampiamente e coraggiosamente sviluppata anche dal collega Cugini, è che in questo piano paesaggistico si prevede che le aree vengano definite e disciplinate in maniera diversificata - quindi adeguando l'intervento edilizio e urbanistico rispetto alla prospettiva, al valore delle singole aree territoriali e anche al grado di compromissione, al grado di intervento della mano dell'uomo nelle diverse porzioni di territorio - distinguendole in aree di conservazione, aree di ricostruzione e aree di trasformazione.
In questo documento si spiega che cosa s'intende fare e quali siano gli scopi per cui il territorio verrà in qualche modo suddiviso, classificato secondo questa linea, secondo questi criteri, secondo questi principi, cercando di individuare le aree che vanno assolutamente conservate, le aree che, essendo anche in qualche modo più o meno compromesse, richiedono una ricostruzione (in certi casi anche un risanamento) e le aree che invece possono essere oggetto di una trasformazione più decisa in vista di un utilizzo del territorio ai fini dello sviluppo. Al di là di questo il documento si conclude con questa indicazione: il piano paesaggistico regionale individuerà le aree di conservazione, le aree di ricostruzione e le aree di trasformazione. Questo è l'unico contenuto reale delle linee guida.
Io credo che gli uffici, i consulenti, i tecnici che verranno incaricati o sono già stati incaricati della redazione del piano paesaggistico, debbano ricevere altre indicazioni più specifiche di questa da parte del Consiglio regionale. È troppo poco dire: "Dividete il territorio, suddividetelo, individuatelo, classificatelo secondo queste tre categorie: aree di conservazione, di ricostruzione e di trasformazione". Credo che serva altro, credo che serva capire quali siano le zone che hanno una maggiore o minore vocazione turistica; credo che sia interessante capire quali siano i valori principali da salvaguardare; credo sia interessante capire come uscire dalla logica del vincolo, dello standard, per cui entro una certa fascia si può costruire o non si può costruire, entro certi parametri si può realizzare o non si può realizzare. La politica urbanistica è fatta certamente anche di vincoli, che devono esserci, la politica urbanistica è fatta anche di standard, di indici che indicano quanti metri cubi si possono realizzare in una superficie; certamente ci sono standard da individuare e da rispettare per quanto riguarda l'indicazione di quanti metri cubi per metro quadro e per abitante si possono realizzare, ma se noi riducessimo la politica urbanistica, la politica del territorio e quindi la politica dello sviluppo economico, sia a livello legislativo sia a livello di pianificazione, soltanto all'individuazione di standard noi faremmo un'operazione vecchia, quella su cui in tutti questi anni si è basata la politica urbanistica in Sardegna. Cioè l'individuazione di alcuni standard sui quali si è operato, a volte rispettandoli completamente, altre volte riducendone in percentuale l'applicazione con decreto (pensiamo a ciò che si è fatto del decreto sull'urbanistica del 1983, se non ricordo male, stiamo parlando di più di vent'anni fa), ma credo che sia fuori discussione per tutti che occorra fare qualcosa di diverso. Dal piano paesaggistico regionale è vero che non ci dobbiamo aspettare indicazioni così vincolanti, così coercitive proprio perché, essendo un piano che ha validità per tutto il territorio regionale, deve lasciare anche uno spazio alla pianificazione locale, allo sviluppo anche di iniziative e di autonome decisioni degli enti locali o degli operatori, ma è evidente che occorre che nel piano noi possiamo trovare non solo riferimenti a vincoli o standard, ma anche scelte concrete.
Il piano deve, a nostro giudizio, indicare davvero quali sono le linee di sviluppo per quanto riguarda il turismo, per quanto riguarda le altre attività economiche compatibili con il territorio, ma anche contenere delle analisi territorio per territorio, che sappiano valorizzare le potenzialità insite nel territorio stesso, ma insite anche nella volontà, nella creatività, nella fantasia, nella capacità di intrapresa dei singoli protagonisti dello sviluppo locale, cioè gli imprenditori privati o anche gli utenti e le amministrazioni locali che sono i veri protagonisti della politica territoriale.
Qui entriamo in un altro grande limite di queste linee guida. Ho cercato di capire quali fossero le interazioni finora realizzate tra l'amministrazione regionale e gli enti locali. Da questo documento non emerge nulla, leggo soltanto ancora l'intenzione di coinvolgere le autonomie locali. Si dice che verranno svolte tutta una serie di iniziative, dagli incontri sul territorio all'attenta lettura di eventuali progetti speciali, progetti pilota, iniziative che possano emergere dal territorio, sia da parte pubblica sia da parte privata. Si dice cioè che si vuole dialogare col territorio, ma non si dice come, soprattutto non emerge che cosa avete fatto fino ad ora. Da quanto ci risulta gli enti locali, sul piano paesaggistico regionale, non credo sappiano granché.
Io non so se voi abbiate avuto particolari rapporti solo con alcune amministrazioni rispetto ad altre, ma alcune importantissime amministrazioni locali non hanno avuto nessun contatto con l'amministrazione regionale riguardo al contenuto del piano paesaggistico regionale. E, attenzione, il piano paesaggistico regionale non riguarda soltanto quelle porzioni di territorio che hanno una valenza naturalistica in quanto non contaminate, non toccate dall'iniziativa dell'uomo, dall'attività urbanistica, fa parte del paesaggio anche quella parte di territorio che è stata toccata nella storia dalla mano dell'uomo, dalla sua attività economica ed urbanistica quindi, e che ha per questo una grande valenza ambientale e paesaggistica. Come si inserisce nel piano paesaggistico regionale il valore ambientale di città, per esempio, come Cagliari, che indubitabilmente ha una sua valenza anche paesaggistica, anche ambientale, perché ha porzioni di territorio che dal punto di vista eminentemente naturalistico sono ancora non contaminate o comunque in gran parte ancora non compromesse dall'azione dell'uomo, aree che hanno una loro validità - pensiamo alle zone umide, ai parchi che stanno attorno alla nostra città - ma che ha anche porzioni di territorio urbanizzate con un grande valore urbanistico e paesaggistico.
Come si inserisce la prospettiva di tutela di questo patrimonio e di valorizzazione delle sue potenzialità di sviluppo per esempio per la città di Cagliari, ma lo stesso discorso si potrebbe fare per altre città della nostra regione. Dico questo perché sicuramente Cagliari, da questo punto di vista, non solo per dimensioni, ma anche per qualità e per peso che può avere sullo sviluppo economico e anche turistico ha una sua validità. Come verranno considerati nel piano paesaggistico questo valore e questa potenzialità? Io vorrei saperlo, vorrei anche dire la mia, vorremmo dire la nostra.
Certamente non emerge nulla dalle linee guida, per questo dico che queste linee guida possono essere approvate certamente dalla maggioranza, che già adesso si dovrà porre il problema di quale parola o virgola possa o debba essere messa o tolta, ma il vero problema, a questo punto, non è neanche l'approvazione di queste linee guida. Il vero problema è politico, cioè quale voce vorrà e potrà avere il Consiglio regionale sulle scelte di fondo in materia di politica dello sviluppo del territorio e in particolare di politica paesaggistica visto che attraverso queste linee guida il Consiglio regionale non dirà nulla, non potrà dire nulla, potrà dire soltanto, la maggioranza naturalmente, a questa Giunta: "Vai avanti ci fidiamo di te, delle tue intenzioni, delle tue elaborazioni". Forse la maggioranza può fidarsi perché magari le conosce, certamente non le conosce e non può fidarsi questa opposizione, che da queste linee guida non vede nulla e che approvandole firmerebbe un atto di fiducia totale, una cambiale in bianco: "Fate voi sulla politica paesaggistica, sullo sviluppo delle parti migliori, delle parti più interessanti del nostro territorio".
Noi non possiamo permetterci di firmare nulla in bianco, forse lo può fare la maggioranza continuando a mantenere, rispetto agli atti di indirizzo politico e di governo, una posizione di totale asservimento alle scelte che non si fanno qua. Forse qualcuno dei colleghi della maggioranza partecipa a qualche riunione, a qualche tavolo in cui vengono assunte queste decisioni. Ve lo auguro cari colleghi di maggioranza, di essere anche voi presenti a quale tavolo importante. Sicuramente non è un tavolo importante questo, quest'Aula non ha una importanza tale da poter scegliere gli indirizzi di fondo della politica e quindi del piano paesaggistico regionale. Ed è per questo motivo che noi esprimiamo la nostra preoccupazione per ciò che si sta facendo al buio per tutti i sardi, non solo per noi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, Presidente, onorevoli consiglieri, sinceramente la Giunta ha poco da replicare sul merito del dibattito che si è svolto in questi giorni. Si è parlato molto di tempi, si è parlato di incomprensione, si è parlato di indefinizione delle linee guida. La prima cosa che va detta e che teniamo a chiarire è che le linee guida sono state trasmesse al Consiglio, con lettera formale del Presidente della Regione del 24 febbraio di quest'anno, nei tempi prescritti dalla legge numero 8. Le cause che hanno protratto i tempi di discussione appartengono alle dinamiche parlamentari, per le quali abbiamo il massimo rispetto, ma anche il Consiglio deve avere la massima considerazione nei confronti dei giudizi conseguenti. Le abbiamo presentate nei termini e ci siano dichiarati pronti fin dal 24 febbraio ad illustrarle secondo la prescrizione di legge.
Ci teniamo a sottolineare questo aspetto, perché secondo noi è abbastanza sintomatico della inconsistenza di alcune eccessive preoccupazioni sui tempi qui manifestate. Tempi che, tra l'altro, qualcuno lega a ipotesi di cosiddette aperture politiche sulla adozione della logica dei due tempi, nel senso: "Rimuoviamo la pesantezza delle norme di salvaguardia contenute nella legge numero 8, liberiamoci dai vincoli e poi facciamo con calma la pianificazione". Ognuno può pensarla come crede, ma non è mai esistito nella storia della pianificazione italiana un percorso di pianificazione che si sia potuto attuare senza norme di salvaguardia che nel frattempo impediscano di modificare e alterare, in modo da tenere sotto controllo e valutazione l'oggetto della pianificazione.
Questo non significa che noi non abbiamo la massima apertura, la totale apertura al confronto di merito, ma anche metodologico, che porti la realizzazione del piano a un livello di così alta partecipazione e consapevolezza da farne realmente uno strumento di utilità collettiva. Questo è importante perché, vedete, se anche la legge numero 45, definendo il percorso della pianificazione, pur senza prevederlo espressamente sottintende, anche per quanto attiene alle modalità di attuazione della pianificazione, che il piano dovrebbe assumere quasi il significato di un atto di governo fatto dalla Giunta, quindi assimilato maggiormente a uno strumento di governo, noi riteniamo, invece, che in questi anni la concezione globale della pianificazione abbia subito una evoluzione tale, che ciò implichi anche da parte nostra, in termini di responsabilità, una revisione dei meccanismi troppo rigidi di attuazione di questo strumento. E non a caso le linee guida contengono pagine che descrivono con grande precisione le funzioni e le attività che noi vorremmo mettere in essere per garantire questa partecipazione.
Ma siamo andati anche oltre, proponendo nella legge numero 8 la modifica della legge 45 prevedendo l'adozione di una procedura pubblica di confronto, quale quella della istruttoria pubblica prevista dall'articolo 18 della legge numero 40 del 1990. Cioè vi abbiamo proposto noi una regola che sancisse in maniera rigorosa una procedura atta a garantire la trasparenza. E, badate, lo stiamo sostenendo da molti mesi, purtroppo ciò non si è mai verificato nella storia della pianificazione in Sardegna, o per lo meno, non voglio generalizzare, non in tutti i casi. Il piano urbanistico comunale non dovrebbe forse essere considerato il provvedimento in cui si esprime il punto più alto della democrazia di una comunità? Eppure quante volte in quei piani, adottati da organi che si richiamavano alla partecipazione, hanno considerato edificabili le aree degli amici e reso in edificabili quelle dei nemici. Hanno indicato come zona F una zona piuttosto che un'altra, senza una motivazione, senza una argomentazione.
Noi abbiamo presenti i limiti di questo modo di operare e vorremmo non proseguire sulla stessa strada, ma mettere in condizioni la Sardegna di adottare il piano. Non la Giunta, la Sardegna deve adottare uno strumento di pianificazione. E a chi contesta che non c'è niente di nuovo, rispondiamo: ma ci siamo dimenticati di quello che è avvenuto? Quali erano le ragioni della pianificazione? Queste sono linee guida, non sono favole, certo sono diverse da quelle che ci sono state in altri tempi. Perché quando, nel settembre del 2002 - e faccio questa citazione per sottolineare che la storia recente è diversa rispetto al passato -, nel vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg, si è cercato di affrontare il nodo centrale di come realizzare lo sviluppo economico e sociale, ma soprattutto di come renderlo sostenibile rispetto all'ambiente e al futuro del genere umano - un tema che fino allora non si era posto in maniera cogente, visto che prevaleva la ragione economica, la ragione dello sviluppo - si è tentato in quel caso, in riferimento - ecco la novità! - alle tre dimensioni dell'economia, dell'ambiente e della società, di trovare un equilibrio umano, non economico, tra crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell'ambiente, a partire dagli indirizzi contenuti nell'Agenda 21. Negli stessi documenti che furono prodotti in quel vertice, per la prima volta non si è affermata la priorità della crescita economica, che era stata fino ad allora il punto unico di confronto, bensì quella di intraprendere uno sviluppo sostenibile, uno sviluppo cioè fondato sui tre pilastri importanti e strettamente legati che ho indicato prima, quello economico, quello ambientale, con la tutela delle risorse naturali, e quello sociale con la sconfitta delle povertà, che erano nell'ambito mondiale considerate uno degli elementi di freno allo sviluppo generale.
Quindi c'è questa novità che non abbiamo inventato noi, e che è esattamente il principio ispiratore che al ministro del Governo Berlusconi ha dato il là per scrivere il Codice Urbani, che è esattamente la disciplina che recepisce in Italia questo patrimonio di lavoro che nei primi anni 2000 si è svolto sul piano internazionale e che porta anche sulla scena sarda una concezione diversa che, mi piace ricordare, non è vero che è sempre esistita, e che comporta una complessità di interrelazioni. Perché vorrei solo sottolineare il fatto che, poiché la pianificazione urbanistica territoriale è una cosa, la concezione economica è un'altra cosa, la difficoltà sarà trovare il punto nel quale le connotazioni di carattere economico e sociale vanno a informare e a condizionare la pianificazione. Voi capite che si interviene in un'area nella quale dobbiamo adottare un sistema di grande flessibilità, superando la concezione statica di un piano che vige fino a quando non lo cambiamo, per assumere una concezione in divenire, quindi dinamica, che comporta da parte della Regione, delle Province e dei Comuni, una diversa capacità di amministrare, una diversa capacità di gestire la pianificazione, concepita come uno strumento vivo che si informa costantemente all'evoluzione in atto. E noi a cosa ci agganceremo? Ci agganceremo sostanzialmente al contenuto, che quest'Aula discuterà, sicuramente, dei documenti di programmazione economica e finanziaria, dei documenti economici, del piano generale di sviluppo, che saranno gli elementi che dovranno indicare gli interventi per la crescita economica in modo che si realizzi attraverso un ragionamento di rispetto e di tutela ambientale.
Ma che cosa abbiamo detto nelle linee guida? Abbiamo detto anche di più. Abbiamo spiegato con quale metodo stiamo lavorando: non in astratto, ma applicandolo ad un ambito pilota, che è stato scelto perché valutato come ambito territoriale con la più articolata complessità possibile delle situazioni, e abbiamo approfondito il lavoro conoscitivo in quell'ambito per arrivare a valutare alcune dinamiche di trasformazione utili a capire se il metodo applicato a quel sito era estendibile a tutto il contesto regionale. E ci siamo limitati a fare questo lavoro, badate, colleghi, senza esprimere un giudizio di valore su quello che è stato, perché chi pianifica non può pianificare dicendo: "Tutto quello che è stato fatto è male". Deve oggettivamente rilevare il territorio, perché le dinamiche si esaminano quando sono note, senza posizioni preconcette, perché se andiamo a definire le dinamiche di sviluppo territoriale con pregiudizi, abbiamo già tratto le conclusioni e non diamo valore alle analisi e alla ricerca che viene fatta.
Allora, i nuovi piani abbiamo detto che ripartiscono - e do qui una risposta a chi si preoccupava degli stralci -, il territorio per ambiti omogenei, come dice la legge, partendo da quelli a elevato pregio paesaggistico, ovviamente, fino a quelli degradati e compromessi, e in funzione dei vari livelli di valori paesaggistici che individueremo attribuiremo a ciascun ambito un obiettivo di qualità paesaggistica, che deve prevedere il mantenimento delle caratteristiche e degli elementi costitutivi e morfologici del paesaggio.
E a questo proposito vorrei dire due cose: identità e paesaggio sono termini ricorrenti. Anche in questo caso vorrei precisare che non si può fare della filosofia su questi termini. L'identità di un popolo, di una comunità e il paesaggio che li accompagna hanno un significato non vago e generico se capiamo come quei fattori identitari e quegli ambiti paesaggistici hanno creato, attraverso l'interazione con gli uomini insediati, delle dinamiche territoriali, delle dinamiche economiche, che noi vogliamo valutare nella loro evoluzione nel tempo. Quando vi abbiamo fatto vedere come dal 1800, dal 1700, le comunità sarde si sono ingrandite, i comuni hanno preso dimensione, sono nate delle frazioni, si è costituito un sistema viario, abbiamo inteso rapportare le condizioni identitarie, le condizioni di contesto al divenire, alle dinamiche di sviluppo territoriale.
Infatti il piano paesaggistico, vi abbiamo detto, avrà carattere descrittivo, prescrittivo e propositivo e prevede varie fasi: la ricognizione dell'intero territorio, che abbiamo fatto; le analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio, attraverso l'individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio che si sono avuti o che si potrebbero avere; l'individuazione degli ambiti paesaggistici, quindi delle zone omogenee dal punto di vista della qualità del paesaggio, e la definizione degli obiettivi di qualità paesaggistica, in funzione della quale è stato fatto questo lavoro preventivo.
Quindi noi abbiamo fatto fino a oggi questo lavoro e a chi si è lamentato per il ritardo devo anche dire che il fatto che noi stiamo discutendo oggi le linee guida non vuol dire che nel frattempo siamo stati fermi, perché l'Ufficio del Piano continua a lavorare ogni giorno, secondo i suoi ritmi e i suoi orari, perché deve portare avanti un impegno previsto in legge e che noi vorremmo onorare e cercheremo di onorare in tutto e per tutto e che riteniamo alla nostra portata, sia per quanto riguarda i livelli conoscitivi oggi in nostro possesso sia perché le prescrizioni alle quali, dal punto di vista metodologico, ci chiama la legge, quelli che vengono definiti gli step, ci impongono un percorso ben definito, che andrà arricchito, ovviamente, con tante altre conoscenze. Ma sul piano del confronto e della partecipazione mi consentirete di dire un'unica cosa, che vorrei fosse chiara: la preoccupazione sul rispetto dei tempi, non può essere accompagnata, nella perfetta buona fede, onorevoli consiglieri, con l'idea di non avere regole chiare e responsabilità definite. In questi anni si invoca la partecipazione e la concertazione, che sono metodi nobili ai quali noi non vorremmo rinunciare, ma ai quali noi diamo un'accezione assolutamente diversa da quella adottata in questi anni: concertare non significa mandare nell'indistinto chi ha la responsabilità di decidere, e quindi non decidere. Concertare significa, poiché la legge lo prevede, che tutti abbiamo la responsabilità di concorrere al raggiungimento di quell'obiettivo.
E noi a quell'obiettivo non rinunceremo e la difficoltà sarà comprendere che senza la partecipazione dei cittadini, senza la partecipazione degli interessi reali noi non abbiamo interesse a fare un piano paesaggistico, perché vogliamo uscire dalla logica degli slogan, perché sappiamo che sarà quella la rete essenziale nella quale si realizzerà il più esteso livello di federalismo interno, la rete essenziale nella quale tutti recupereremo la fiducia dei cittadini nella capacità di trasformazione del territorio.
E allora quelle rigidità, quelle regole servono a dare credibilità a questo percorso e noi le vogliamo rimuovere nel più breve tempo possibile, sapendo che anche i comuni nella loro pianificazione si dovranno rapportare nell'esercitare la loro autonomia ad una corretta lettura dei principi generali che sovrintendono alla nostra vita democratica. Perché è vero che chi è proprietario di un terreno ha un diritto, ma è anche vero che il bene della natura, il bene della collettività, il bene della salute e della sicurezza sono valori tutelati costituzionalmente, quindi vengono prima dell'esercizio compiuto del diritto soggettivo. Ed è per questo che noi abbiamo previsto nelle linee guida, e lo abbiamo anche dichiarato, anche questo è un elemento di novità, che vorremmo usare un sistema di perequazione, di compensazione, che faccia sì che il diritto del singolo non sia sottovalutato e quindi sacrificato inutilmente ma possa essere limitato per tutelare un bene più alto.
La capacità di coniugare entrambe le cose è il segno di una maturità, ma anche di una difficoltà di cui siamo consapevoli ma ci vogliamo assumere queste responsabilità per raggiungere un obiettivo che vi invito a volere condividere con maggiore entusiasmo, sapendo che non ci saranno rivoluzioni, che il piano non sarà uno strumento di parte, non sarà e non dovrà essere uno strumento che passa nel dimenticatoio della storia di questa Regione. Perché ormai, badate, si parla molto spesso oggi di economia e competitività; questo appuntamento rappresenta per la Sardegna uno snodo naturale e fondamentale per la sua futura competitività.
Stiamo dando dimostrazione di rispettare il lavoro delle amministrazioni provinciali, stiamo dando dimostrazione di voler accogliere il contributo di tutti, abbiamo attivato modalità di risposta alle richieste di chiarimenti anche su questa fase transitoria. I nostri uffici, i nostri assessorati sono aperti a tutti; non stiamo ricevendo, onorevole La Spisa, alcuni ed altri no, noi riceviamo tutti, sapendo che però gli appuntamenti decisivi della partecipazione devono essere appuntamenti di grande trasparenza. Con lo stesso metodo vorremmo che si esprimesse, senza timore, ma anche con senso di umiltà, il giudizio morale su di noi e sul lavoro che stiamo portando avanti.
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'Assessore abbiamo ultimato la discussione generale sulle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale. È stato presentato un ordine del giorno a firma Pirisi, Marrocu, Biancu, Pinna, Licheri, Cachia, Balia. Se ne dia lettura.
CHERCHI, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO PIRISI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA sull'approvazione delle linee guida per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sulle linee guida per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale ai sensi della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 (Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale);
CONSIDERATO che le linee-guida elaborate dalla Giunta regionale, in ottemperanza all'articolo 2 della citata legge regionale n. 8 del 2004, definiscono i principi ispiratori ed i criteri metodologici che dovranno caratterizzare il lavoro per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale;
RITENUTO che i principi, così come definiti nel documento proposto al Consiglio regionale, appaiono coerenti con i criteri della pianificazione contemporanea tra i quali quello che afferma il concetto di uno sviluppo sostenibile già presente in tutti i documenti e nelle norme in ambito internazionale e nazionale, oltre che con gli indirizzi generali formulati in sede di discussione della legge regionale n. 8 del 2004 e, pertanto, ampiamente condivisibili;
CONSIDERATO che tra i principi ispiratori per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale è stata indicata la partecipazione al processo di pianificazione che deve essere promossa attraverso forme di coinvolgimento sia delle istituzioni (comuni, province), sia dei cittadini e delle comunità ed in senso lato di tutta la società sarda;
RITENUTO che sia necessario e propedeutico disciplinare sin da questa fase un percorso di coinvolgimento di quanti devono partecipare all'elaborazione del Piano paesaggistico regionale promuovendo intese con soggetti istituzionali e con tutti i soggetti interessati;
CONDIVIDENDO ed approvando le linee-guida,
impegna la Giunta regionale
a dare attuazione alle medesime recependo le indicazioni formulate. (1)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi per illustrare l'ordine del giorno.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, questo ordine del giorno, di cui si chiede l'approvazione, tiene conto anche del confronto e del dibattito che c'è stato e io credo, se mi è consentito, poi tornerò su questo argomento, che oggi abbiamo sentito dei toni diversi rispetto a quelli che avevamo udito echeggiare in quest'Aula quando abbiamo discusso della legge numero 8. E devo dire che le linee guida che la Giunta ha presentato per la realizzazione del Piano paesaggistico regionale, ed anche per le cose che adesso in replica ha detto l'Assessore, sono una continuazione e una esplicitazione del contenuto della legge numero 8.
Nella premessa di questo documento è scritto in maniera chiarissima che le linee guida hanno per oggetto i principi ispiratori per il lavoro di predisposizione del piano paesaggistico regionale, un piano in progress, non un piano statico, e contengono anche delle indicazioni metodologiche, che sono esplicitate in maniera molto chiara, sulle modalità di elaborazione del piano, ma noi sappiamo, perché l'Assessore l'ha detto in maniera chiarissima, che su questo piano paesaggistico si sta già lavorando, si sta già producendo, si sta cercando di dare una risposta nei tempi più brevi possibili a tutta la popolazione sarda.
L'Assessore ha detto chiaramente che ci sono riferimenti importanti al paesaggio, all'ambiente, all'identità. Sono dei concetti non nuovi, però il dato fondamentale è che in questo momento sono diventati centrali nel ragionamento per l'elaborazione del piano paesaggistico regionale; uno strumento che vedrà recepire, esaltare e far diventare valore economico ciò che oggi tutti quanti riteniamo essere, o abbiamo ritenuto essere, soltanto un oggetto di mera contemplazione.
E debbo dire anche che la legge che è stata chiamata "blocca sviluppo" da parte dei colleghi del centrodestra, di fatto ha dimostrato di non essere tale, e anzi non è neanche appropriato definire questa legge, come ha fatto lo schieramento di cui faccio parte, "salva coste", è limitativo e riduttivo definirla in questa maniera, perché si tratta della predisposizione di un nuovo volano per l'economia della Sardegna. Credo che questo aspetto sia fondamentale e le linee guida dicono in maniera chiara che a questo si punterà, che si cercherà di tradurre in uno strumento operativo questi principi.
Qualcuno ha detto, mi pare l'onorevole Pili, che ci si è aggrappati in maniera fortissima al concetto di conservazione, di costruzione, trasformazione perché in qualche misura sono gli unici punti chiari di questa nebulosa (così è stata definita); io credo invece che il documento che abbiamo discusso espliciti le linee che verranno portate avanti per intervenire nelle parti di territorio che sono degradate, per intervenire nelle parti di territorio che dovranno essere completate e per intervenire nelle parti di territorio che bisognerà trasformare.
Non c'è una visione statica del paesaggio, non c'è una visione statica dell'ambiente, non c'è una visione del territorio da cui l'uomo viene espulso e che dia luogo ad una sorta di museificazione, di mummificazione del territorio, come si è detto, ma vi è una visione dinamica di tutti questi concetti, che pone l'uomo sempre al centro di tutte le azioni che dovranno essere compiute. Quindi noi riteniamo che la strada sia quella giusta, che sia la strada che il popolo sardo vuole percorrere, che sia la strada che è rispondente alle esigenze, alle peculiarità, alle potenzialità della nostra regione.
Volevo sottolineare un paio di aspetti ancora; il primo è quello della partecipazione. Il piano deve essere considerato in progress e dovrà vedere gli enti locali, e non solo gli enti locali ma anche le associazioni e i singoli, partecipi delle scelte che dovranno essere compiute e che poi dovranno essere rispettate. L'altro aspetto è che la fascia costiera è soltanto una parte del tutto, è soltanto un pezzo del piano paesaggistico regionale che dovrà essere completato; e dovranno essere messe in relazione le parti ricche della nostra isola, che sono le coste, con le parti più povere, perché il bene ambiente è largamente presente anche all'interno dell'Isolae credo che questo rapporto dovrà essere curato in modo particolare.
Vorrei inoltre dire, se mi è permesso, all'onorevole Pili che ha detto: "Sotterriamo l'ascia di guerra", che noi siamo pronti anche a fumare il calumet della pace. E fuor di metafora vorrei dire che salutiamo con altrettanto piacere questi cenni di presa di coscienza che lo scontro aprioristico non è pagante, per lo schieramento che lo ingaggia, né in termini elettorali né in termini di consensi, ed è dannoso senz'altro per il popolo sardo. Quindi io credo che le aperture, anche il dibattito - le cose che sono state dette le ho apprezzate, cari colleghi, le ho apprezzate molto -, evidenzino una volontà di essere protagonisti e partecipi di questo grande momento per la nostra Isola. All'onorevole La Spisa, che sostiene che quest'Aula non conta, che le decisioni verranno assunte da altre parti, in stanze diverse, vorrei replicare che ha fatto bene ad esternare la sua preoccupazione, però stia tranquillo che ci sarà un'attenzione vigile, perché neanche noi della maggioranza siamo disponibili chiaramente a dare deleghe a chicchessia. Noi e la Giunta siamo un tutt'uno, ma deve esserci reciprocità e rispetto delle posizioni che si assumono e delle...".
(Interruzione del consigliere La Spisa)
PIRISI (D.S). Lo sto dicendo per tranquillizzarla, onorevole La Spisa. Non abbiamo intenzione di abdicare al nostro ruolo e alla nostra funzione di legislatori, assolutamente, noi siamo qui perché abbiamo un mandato pieno da parte del popolo sardo, maggioranza e opposizione. La maggioranza sostiene la Giunta e la Giunta è espressione della maggioranza, per cui stia tranquillo che la minoranza non verrà penalizzata. Inoltre l'Assessore ha detto in maniera chiara che noi avremo la possibilità di seguire passo passo l'iter di predisposizione del piano, l'Assessore ha detto con chiarezza che possiamo andare, che gli uffici sono aperti. Caro collega, stia tranquillo, tra breve ci sarà un incontro formale da parte della Commissione urbanistica con gli esperti dell'Ufficio del piano, e quindi ci sarà un'azione che verrà portata avanti durante tutto l'iter di predisposizione e approvazione del piano.
Per quanto mi riguarda, onorevole La Spisa, io deleghe in bianco non ne do a nessuno, sono cresciuto politicamente in un partito che ha la schiena dritta ed affonda le radici in una storia che è lunga, tra l'altro anche queste elezioni hanno riaffermato il ruolo centrale dei partiti politici e il sogno dell'uomo della provvidenza, padrone delle televisioni, quello che avrebbe dovuto risolvere i problemi di tutta l'Italia, forse è stato ridimensionato e l'anno venturo verrà cancellato. Gli uomini della provvidenza sono semplicemente un miraggio, una suggestione, ciò che conta invece è l'organizzazione dei cittadini attraverso le forze politiche. Forze politiche che, come dice la Costituzione, sono strumento di partecipazione attraverso il quale i cittadini si organizzano per manifestare le proprie necessità, le proprie istanze e le proprie esigenze.
Quindi io chiudo questo mio intervento dicendo che la maggioranza condivide in maniera...
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pirisi, non ha concluso? Va bene, le concedo ancora dieci secondi.
PIRISI (D.S). Dicevo che la maggioranza approva in maniera convinta le linee guida, che sosterrà l'azione della Giunta, che sosterrà in maniera sentita tutto quello che verrà fatto seguendo i principi che sono contenuti nelle linee guida del piano paesaggistico.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. La Giunta si rimette all'Aula. Pongo in votazione l'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Le linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale hanno rappresentato una piacevole lettura, dotta ed accademica, zeppa di concetti che si richiamano alle dichiarazioni programmatiche e sono abbondantemente scritte in "archittetese e antropologhese", neologismi che conio qui per dire che una delle carenze deriva dalla massiccia presenza di antropologi e architetti e la scarsa presenza di agronomi, geografi, pedologi e così via tra i consulenti che hanno il compito di elaborare il piano.
È chiaro che questo strumento così ambizioso si richiama alle dichiarazioni programmatiche. Il presidente Soru ha detto che prima del progetto c'era il senso, un senso che si ispira a questa filosofia, a questi principi che sono condivisibili, noi li abbiamo condivisi, però, col gravame istituzionale, la responsabilità politica che c'è piovuta anche alcuni giorni fa, si è aperta la stagione delle certezze.
In queste linee guida ci sono ancora questi richiami condivisibili, ma un progetto così ambizioso ha il dovere di dare risposta agli amministratori locali, che a loro volta devono darli alle comunità. Le linee guida dovrebbero dare - ed aspettiamo i sei mesi che ci separano dalla regolamentazione di tutta la materia in modo organico - risposta agli imprenditori che devono pianificare gli investimenti per creare occupazione, agli stessi cittadini che devono sapere cosa possono fare sul loro territorio.
È stato detto che sono linee guida. Come non condividere i concetti che si richiamano al lirismo urbanistico: paesaggio come prodotto e produttore di identità, coniugare conservazione e innovazione, concetti che però aiuteranno poco a dare quelle certezze agli amministratori, a dare quelle risposte che indicavo, siamo ancora a livello degli slanci programmatici. Comunque noi voteremo a favore perché condividiamo questa filosofia, anche se è farcita di un vincolismo esagerato, perché la realtà del Sulcis, ad esempio, dal punto di vista biologico, fisico, antropico, è diversa rispetto a quella della Gallura, dove abbiamo visto cosa è successo, che ha subito una saturazione. In Gallura magari si ha bisogno di qualificare le strutture, i servizi che già esistono, invece nel Sulcis gli interventi devono essere compatibili con le politiche ambientali, con lo sviluppo che deve ancora nascere. Ecco perché attendiamo con trepidazione gli altri sei mesi nei quali - come è stato promesso anche in un ordine del giorno che non abbiamo sottoscritto, ma che avremmo firmato volentieri - si promette che ci sarà la concertazione, il coinvolgimento.
Noi spesso abbiamo lamentato l'assenza di questa cultura democratica del confronto, non abbiamo perplessità, pensiamo solo che sia arrivata la stagione delle risposte serie, concrete sulle scelte politiche da attuare. Ho fatto questi esempi, ma in queste linee guida, nella parte sulla prevenzione degli incendi che determinano le condizioni ambientali per la stessa esistenza della vita, non si parla di rimboschimento; certo, mancano tante cose che saranno affrontate in questi sei mesi che ci separano dalla definitiva approvazione del piano previsto dalla legge che sei mesi fa sbrigativamente è stata denominata salvacoste. Ci sono tante perplessità, ma noi voteremo a favore perché condividiamo questi principi e questa filosofia, sperando in questi sei mesi di dare il nostro contributo perché è arrivato il momento di dare risposte serie, precise ed attendibili, soprattutto - come dicevo prima - adesso che, in gran parte per demerito degli altri, ci piove addosso tra capo e collo una responsabilità molto preoccupante perché la Sardegna per disperazione ha scelto un quadro politico differente. Abbiamo visto, infatti, che quando si usa la politica, come ricordava brillantemente l'assessore Sanna, per gratificare figliocci, madrine e parenti, poi si perde anche il consenso elettorale e bisogna riconoscere che spesso anche i piani urbanistici comunali hanno creato quelle tensioni e quelle preoccupanti disamistade che attanagliano tante comunità sarde; ebbene, questo tipo di politica deve essere cambiato, deve essere allontanato perché noi rappresentiamo il nuovo, noi rappresentiamo la certezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cherchi Oscar per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Già nell'intervento di ieri sera avevo sottolineato un aspetto credo abbastanza importante che è tutto sommato quello che emerge dalla sintesi che l'Ufficio stampa del Consiglio regionale predispone dopo i nostri interventi, che ho scaricato dal sito del Consiglio regionale, e che dimostra che tutto sommato alla fine gli interventi sia dell'assessore Pilia che dell'assessore Sanna, non illustrano realmente indirizzi per la realizzazione di un piano paesaggistico regionale. L'ho già spiegato ieri, è realmente una dispensa universitaria; ripeto, una lezione di geografia fatta dalla professoressa Incani, le cui lezioni sono seguite da tantissimi studenti universitari, ma queste linee guida dovrebbero avere un contenuto ben diverso. Questa è un'Aula parlamentare, questo è il Consiglio regionale della Sardegna e qua si fanno delle scelte, non si può dire che queste linee guida sono reali, che non sono favole così come ha appena affermato nella sua replica l'assessore Sanna. Noi qui dobbiamo fare politica, Assessore, noi qui facciamo delle scelte, questa è la verità, e le scelte all'interno di queste linee guida non esistono, non ci sono, perché verranno fatte dopo, questo è in realtà l'esito di questo esame da parte del Consiglio, dovuto e necessario perché previsto dalla legge, che si convertirà solo ed esclusivamente in una attribuzione di fiducia da parte del Consiglio regionale nei confronti del Presidente della Regione, nei confronti della Giunta e soprattutto nei confronti dell'Assessore dell'urbanistica, assessore Sanna. Una fiducia su scelte che ricadono completamente sulle vostre spalle perché queste non sono linea guida, e questo lo ribadisco ancora, non sono indirizzi che dà il Consiglio regionale, vi stiamo soltanto dando la possibilità, attraverso l'approvazione di questo ordine del giorno, di attuare il vostro progetto, di raggiungere l'obiettivo che, come lei ha ben spiegato, è quello di predisporre un piano paesaggistico regionale per il nostro territorio.
È chiaro che si può parlare tanto di filosofia, si può parlare anche - ripeto - di ricerca dell'identità, di ricerca della nostra cultura, possiamo parlarne per anni, per mesi e diremo sempre le stesse cose. Se mi recassi da un professionista per la realizzazione della mia casa, in cui vivere per il resto della mia vita, sarebbe normale non andare a dirgli: "Mi faccia una casa malsana, mi faccia una casa umida, mi faccia una casa instabile, mi faccia una casa invivibile", sarebbe normale chiedergli: "Mi realizzi il miglior progetto possibile", ma alla fine dovrei pur dirgli che voglio tre stanze e voi qui non lo dite, che voglio la cucina grande e voi qui non lo dite, che voglio la casa su due piani anziché su un unico piano e voi questo non lo dite. Quindi, in realtà, queste, e lo ribadisco per l'ennesima volta, non sono linee guida, chiedete soltanto la nostra fiducia, e la mia comunque io ve la darò astenendomi su questo documento predisposto dai colleghi della maggioranza, sottolineando ancora che un aspetto è fondamentale: nella legge regionale numero 8 del 25 novembre del 2004, si sono stabiliti dei tempi, vi chiedo di rispettarli, perché i sardi e la Sardegna hanno bisogno di risposte. Se voi rispetterete questi tempi e riuscirete a dare un piano paesaggistico regionale alla Sardegna realmente nei 18 mesi che avete stabilito, vi ringrazieremo, noi come Consiglio regionale, ma vi ringrazieranno sicuramente la Sardegna e tutti i sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente. Avremmo voluto sbagliare le previsioni, ma la illustrazione di queste linee guida, di questo ordine del giorno che le approva ci fa capire, anche sulla base delle esperienze passate, che, come dicevamo prima, la Sardegna dovrà aspettare tre anni per avere una nuova pianificazione e nel frattempo dovrà sottostare a tutti i vincoli imposti dal Governo regionale perdendo opportunità incalcolabili, ad ampio raggio, nei confronti di una concorrenza sempre più aggressiva. Perché parliamo di tre anni, noi che non vogliamo essere profeti di sventura e che anzi non amiamo gli apocalittici di professione? La questione è molto chiara, se è passato circa un anno dalla delibera "blocca tutto" - che poi invece per certi versi e secondo alcuni non ha bloccato, ma anzi è stata un toccasana per l'economia della Sardegna, e addirittura, come ho sostenuto intervenendo a proposito della legge numero 8, è stato un'intuizione dell'onorevole Soru - e si è riusciti a produrre solo un documento di indirizzo assolutamente generico, lo hanno detto diversi colleghi che mi hanno preceduto, significa che ne serviranno almeno altri due per completare il grosso del lavoro che non si è nemmeno cominciato. Non solo, quindi, la Giunta è stata smentita dai fatti quando aveva parlato di vincoli provvisori di sei mesi, ma ci stiamo avvicinando a grandi passi verso un periodo in cui l'unica certezza dei sardi saranno i divieti.
Recentemente il Presidente Soru ha detto che i divieti servono perché prima si lasciava fare. L'errore grave sta proprio nella premessa filosofica, il lasciar fare che ha sempre contraddistinto la cultura liberale è cosa del tutto diversa dal liberismo, significa soltanto, in estrema sintesi, che tutto ciò che non è vietato è permesso, cioè che ci dovrebbero essere regole possibilmente poche, chiare, procedure semplici e veloci in un quadro di certezze. Questo dovrebbe essere l'obiettivo di ogni governo autenticamente riformatore, questo è ciò che chiedono a gran voce le categorie produttive, questo è ciò che si aspettano i cittadini sardi. Ma il guaio è che queste linee guida vanno in direzioni diametralmente opposte, Assessore, partono da presupposti condivisibili sulla scorta di una bibliografia nazionale ed internazionale, da tempo nota e condivisa, un buon esempio di questo nuovo orientamento è il recente Testo Unico in materia di beni ambientali e culturali, noto come il Codice Urbani, testo tra i migliori oggi in circolazione a livello europeo, ma il Codice Urbani è una sorta di legge quadro, una carta di principi, uno scenario di riferimento, poi sono le regioni che devono stabilire i veri contenuti. Qui non si tratta di inquadrare correttamente i principi, questo è appunto un lavoro che fanno gli organismi internazionali, è materia di convegni, di approfondimenti delle comunità scientifiche, insomma cose da addetti ai lavori, che si fermano giustamente laddove inizia un'altra sfera di competenza istituzionale, quella del legislatore, quella - per intenderci - che le cosiddette linee guida non sfiorano nemmeno e che invece è proprio la materia di cui deve occuparsi il Consiglio regionale, il quale deve lavorare sui fatti e non sulle opinioni.
Molto concretamente c'è da sfatare subito una delle premesse culturali del documento, cioè che in Sardegna si dovesse mettere mano a questa materia con vincoli rigidissimi ed il blocco di tutte le iniziative, senza se e senza ma, perché in presenza di una forte emergenza. Se per forte emergenza si intende quanto viene detto - leggo testualmente -: "la nuova fase della pianificazione paesaggistica regionale si è avviata sulla spinta di una forte emergenza, legata certamente alla crisi (prima e più ancora che all'annullamento e al conseguente voto normativo) dei piani precedentemente in vigore, ma soprattutto alla ben più grave crisi del rapporto comunità - territorio della Sardegna", questa emergenza dove sta? La Sardegna è forse terra di eco-mostri? Sono stati deviati gli alvei dei fiumi per far posto a nuove case a schiera? Qualcuno ha raso al suolo nuraghi (magari di notte)? Ci sono stati episodi di disboscamento selvaggio, a parte quello del Presidente Soru, che però è stato fatto a fin di bene? E se tutto questo fosse accaduto dov'erano...
PRESIDENTE. Onorevole Moro, è concluso il tempo a sua disposizione.
(Interruzione del consigliere Moro)
PRESIDENTE. Guardi, è calcolato dal sistema elettronico. Grazie comunque onorevole Moro.
Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Nel momento in cui il Consiglio regionale approvava la legge 8 del 2004 il lamento che si levava dai banchi della minoranza era sostanzialmente uno, cioè che quella legge avrebbe bloccato un sistema di sviluppo costiero senza disegnarne uno alternativo. Si poneva un vincolo a priori dicendo: "Fermiamo tutto, fermiamoci un attimo ai box di partenza e andiamo a disegnare un nuovo sistema di sviluppo costiero". E' troppo presto, onorevole Pirisi, per dire che i tanto paventati blocchi non si sono verificati, l'approvazione di quella legge è datata 24 novembre, occorre tempo perché le ricadute negative si verifichino nella loro completezza. In queste ore, in questi giorni, il Comune di Oristano sta approvando il piano urbanistico comunale, col suo litorale che si trova in una strana condizione: una grossa parte è compresa nel piano territoriale paesistico numero 7, quello del Sinis che è in vigore, un'altra parte invece ricade nel piano paesistico numero 9, che è stato annullato. Proprio in quella parte è stato proposto un progetto, da tempo approvato, per la realizzazione di un centro salute con una previsione di 120 miliardi di investimento, non ricordo con esattezza il numero dei posti di lavoro. Credo che forse sarà, è un triste primato, il primo caduto della legge numero 8 del 2004; quindi, onorevole Pirisi, è presto per dire che quella legge non ha creato nessun tipo di problema e nessun tipo di blocco.
Noi ci asterremmo sull'ordine del giorno che è stato presentato dai colleghi della maggioranza per due motivi, prima di tutto perché è difficile esprimere un giudizio sul nulla e queste linee guida sono un orpello procedurale, un po' civettuolo, graficamente, gradevole, ma assolutamente vuoto di contenuti, sono equivalenti a quella che i sistemisti del Totocalcio chiamerebbero una tripla, che lascia le mani libere alla cabina di regia che seguirà i saggi nell'elaborazione del piano paesistico regionale. Ci asterremo quindi per questa ragione e perché il tempo degli appuntamenti di mezza strada è finito anche per la maggioranza, il prossimo appuntamento sarà fra dodici mesi con la presentazione del piano paesistico regionale e in quella fase, al di là di tutte le posizioni di comodo che possono essere assunte, tutti, maggioranza e minoranza, saremo chiamati a dare un giudizio politico compiuto, completo, su un atto che dovrebbe, uso il condizionale perché non sono certo che i tempi verranno rispettati e le modalità nemmeno, avere per intero la connotazione di piano di sviluppo del sistema costiero.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Non c'è dubbio che il dibattito di questi due giorni segni una fase nuova della vita del Consiglio, io direi la fase due di questa legislatura. Lo è per i toni usati dall'opposizione, lo è anche per le cose dette dalla maggioranza. Personalmente condivido in gran parte le considerazioni fatte dal collega Pirisi rispetto al modo con cui si deve lavorare in questo Consiglio. Segna una fase nuova magari in parte dovuta al risultato elettorale di questi giorni, però è importante e credo che forse saremo arrivati a questa fase nuova al di là dello stesso risultato elettorale. Io personalmente apprezzo l'apertura e il tono degli interventi dell'opposizione e anche del collega Pili, so che un'opposizione che urla e che annuncia futuri disastri o catastrofi, come è stata quella alla legge numero 8, è un'opposizione che facilita la nostra vittoria elettorale. L'opposizione invece che si mette a discutere, che apre il confronto, che entra nel merito, è un'opposizione che forse non facilita la nostra vittoria elettorale, ma che certamente ci aiuta a governare meglio la Sardegna e tra le due preferisco la seconda, quella che ci aiuta a governare meglio la Sardegna. Quindi apprezzo il modo in cui l'opposizione si è presentata a questo dibattito in queste due giornate, apprezzo anche la decisione di alcune parti di astenersi e della componente del Partito Sardo d'Azione di votare a favore. E' stato forse un nostro errore non chiedere anche al Partito Sardo d'Azione di firmare l'ordine del giorno presentato, si può ancora sottoscrivere e credo che i gruppi di maggioranza e chi ha sottoscritto quell'ordine del giorno siano favorevoli al fatto che si possa aggiungere la firma dei colleghi del P.S.d'Az. al documento, vista anche la loro decisione di votare a favore.
Aggiungo una sola considerazione, mi auguro che il rimettersi all'Aula da parte della Giunta sull'ordine del giorno significhi esclusivamente inaugurare quel clima nuovo di cui parlava, cioè di rispetto delle prerogative dell'Aula e del Consiglio, e che non significhi un prendere le distanze dall'ordine del giorno, perché sinceramente non capirei quale difficoltà avrebbe la Giunta a fare proprio un ordine del giorno col quale il Consiglio approva e fa proprie le linee guida che la stessa Giunta ha presentato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente. noi voteremo a favore di queste linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale. Voteremo a favore perché siamo convinti della bontà di questo piano, perché siamo convinti che finalmente si sia capito, dopo tanto tempo, che il paesaggio - come ha detto un esponente di primo piano della minoranza - e l'ambiente devono essere considerati un valore assoluto. E questo aver considerato il paesaggio, che noi vogliamo preservare, che noi vogliamo abbellire per quanto ci è possibile, come valore assoluto ci convince della bontà di questo piano. È stato detto qui dentro che il contenuto delle linee guida è fatto di concetti filosofici; diceva un mio professore di filosofia che la vita è tutta filosofia, e se il paesaggio viene inteso come il centro del nostro vivere, come un unicum con l'uomo, con la sua storia, con la sua cultura e con la sua intelligenza, allora noi siamo convinti che questa filosofia sia una filosofia giusta. La legge cosiddetta salva coste secondo me era un falso problema, il problema non sono le coste, il problema è il paesaggio in tutta la sua integrità e interezza; preservarlo, governarlo, gestirlo nella sua dinamica, è compito che non ha solo la Giunta ma anche il Consiglio regionale, le autonomie locali, le province, i comuni, perché si possa tutelare quello che - permettetemi questa citazione - Teilhard de Chardin chiamava la meraviglia del creato, il paesaggio inteso come meraviglia del creato, come qualcosa che unisce l'uomo all'immortalità, l'uomo a Dio. Per questo noi voteremo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Grazie signor Presidente. Intervengo per dichiarare il mio voto favorevole. Siamo giunti in tempi brevi dall'approvazione della legge salva coste, che ha suscitato un acceso dibattito in Aula e anche nell'opinione pubblica, alla presentazione delle linee guida per il piano paesaggistico regionale, che tracciano regole certe in una materia complessa che fino ad oggi regole non ne aveva. Il tutto - a mio giudizio - attraverso uno sguardo attento alla difesa e alla valorizzazione del nostro paesaggio.
Le linee guida presentano però alcuni aspetti di grande interesse e innovazione e tra questi va ricordata la volontà di questa maggioranza di coinvolgere più soggetti nella costruzione di questo progetto di conservazione e di ricostruzione del territorio. In una fase importante per il paese, in cui si fa pressante la richiesta di una vera partecipazione popolare al governo della cosa pubblica e alla costruzione di un processo di cambiamento della società, l'aver predisposto un documento sugli indirizzi per la predisposizione del piano paesaggistico che coinvolga le auttonomie locali, le popolazioni, i cittadini, significa aver individuato un percorso innovativo che parte dal basso e che può rappresentare uno strumento nuovo per la politica isolana.
È un documento che fissa degli obiettivi ben precisi e tra questi un nuovo modello di sviluppo che passa attraverso un patto tra comunità locali e ambiente, e questo elemento diventa fondamentale per ricostruire il paesaggio della nostra Isola come identità del territorio regionale. Esso traccia altresì con precisione le procedure di pianificazione che passano attraverso le aree di conservazione, di ricostruzione e di trasformazione. Questa impostazione fa sì che si possa attuare un processo di sviluppo che passa attraverso la valorizzazione del nostro patrimonio ambientale, quindi la differenza è che il nostro approccio ad un argomento come questo, cioè alla salvaguardia del nostro ambiente e dei nostri territori e al loro ruolo di fronte agli obiettivi più generali della conservazione dello sviluppo, è nuovo e originale. Esso deve naturalmente mantenere e promuovere i nostri obiettivi essenziali di conservazione, che dovranno tenere equamente conto degli interessi di tutti coloro che sono coinvolti; è così che si ricostruisce la sinergia tra la conservazione e la riproduzione dei sistemi che sostengono la vita e lo sviluppo durevole. Il nostro ambiente - sto chiudendo - il nostro territorio, i nostri paesi, le nostre coste, il nostro mare, sono per noi un patrimonio vitale per realizzare questa sinergia con efficacia e in modo fruttuoso. La tutela del nostro ambiente è per noi la sorgente di benefici che vanno oltre i confini segnati sulla carta.
Quello che abbiamo discusso non è un documento vuoto, come è stato definito anche stamani da qualche collega del centrodestra, ma ricco di spunti che offrono il terreno per un confronto e per un dibattito sull'idea di nuovo modello di sviluppo, di un nuovo modello di società che noi vogliamo costruire. Si tratta di un tema certamente difficile, ma che traccia il futuro della nostra Isola, il futuro delle nuove generazioni a cui abbiamo il dovere di consegnare un'Isola migliore, più ricca, vivibile, attraverso strumenti nuovi sempre più partecipati, coordinati ed efficaci. Per questo il nostro voto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Grazie Presidente. Avrei bisogno di un chiarimento tecnico per poter esprimere il mio voto favorevole su queste linee guida; mi spiego meglio: il penultimo capoverso della premessa dell'ordine del giorno dice: "Ritenuto che sia necessario e propedeutico disciplinare sin da questa fase un percorso di coinvolgimento di quanti devono partecipare all'elaborazione di un piano paesaggistico regionale promuovendo intese con soggetti istituzionali e con tutti i soggetti interessati", ciò sembra indicare che questo percorso di coinvolgimento non sia già adeguatamente definito nelle linee guida. In realtà, se prendiamo le linee guida al punto 3.1, ci sono circa quattro pagine che descrivono in maniera puntuale questo percorso. Quindi io chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno di dare questo chiarimento e mi riservo eventualmente di proporre, per non correre il rischio di rendere necessaria la predisposizione di un altro documento che indichi le modalità di attuazione di questo percorso di coinvolgimento, un emendamento orale che sostituisca l'inizio di questo capoverso con il seguente: "Ritenuto che sia già adeguatamente disciplinato nelle linee guida il percorso di coinvolgimento" etc., lasciando invariato tutto il resto. Se non fosse possibile accogliere da parte dei presentatori questo emendamento, che consegnerò alla Presidenza, chiederò la votazione separata di questo capoverso. Credo che questo sia veramente un chiarimento tecnico e non ho dubbi che i presentatori dell'ordine del giorno intendessero proprio fare riferimento alle linee guida nel delineare questo percorso, spero che questo emendamento orale venga favorevolmente accolto. In caso affermativo preannuncio il voto favorevole mio e del Gruppo e in caso contrario confermo la richiesta di votazioni per parti. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Porcu, lei non si deve rivolgere soltanto ai presentatori; quando si presenta un emendamento orale è ormai consuetudine che ci si rivolga a tutta l'Aula perché se non si è tutti d'accordo, non soltanto i presentatori, non possono essere ammessi degli emendamenti orali. Quindi se ci sono delle osservazioni sugli emendamenti orali questi non possono essere dichiarati ammissibili; le ricordo poi che siamo in fase di dichiarazione di voto, è chiaro che andremo alla votazione per parti.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Io intervengo semplicemente per annunciare il mio voto contrario sull'ordine del giorno in tutte le formulazioni, compresa quella ultima proposta dall'onorevole Porcu. Credo che non si possa fare diversamente. Vedete colleghi, dalle parole di alcuni di voi sono emersi margini di disponibilità, di dialogo sulle questioni aperte che voi stessi, con parole diverse - cito per tutti il collega Uggias, il collega Manca - avete sottolineato. C'è un problema di tempi, c'è un problema di metodi, di modi per realizzare il piano paesaggistico regionale. Dalla lettura di questo testo che c'è stato illustrato in Aula, emergono tempi e modalità di approvazione assolutamente improponibili rispetto alle implicazioni di carattere economico che pure, come voi stessi avete sostenuto, esistono e di cui si deve tener conto nella predisposizione di un piano paesaggistico regionale.
L'assessore Sanna, nel suo intervento, ha detto che non può esserci una politica dei due tempi, che non ci sono esempi né a livello nazionale né a livello europeo di una politica di due tempi. Io credo che esista un esempio a livello nazionale, che il Codice Urbani indicasse la strada da percorrere fin dall'inizio. Il Codice Urbani ha previsto in maniera puntuale tutte le norme di salvaguardia che avrebbero dovuto essere poste alla base dell'analisi necessaria per predisporre il piano paesaggistico regionale e indica tempi, categorie di beni, aree che devono essere poste sotto sorveglianza, ma dice anche che i parametri devono essere codificati preliminarmente. Questa strada voi non l'avete voluta perseguire; da parte della Giunta è apparso chiaro, netto, il diniego nei confronti di questa politica che va incontro anche alle esigenze della maggioranza; io ne prendo atto con rammarico e spero che le parole del collega Pirisi, che più che a questa parte politica erano rivolte alla Giunta, possano tradursi nel futuro in un'azione autorevole della stessa Commissione. Non credo possa venir meno da parte della stessa Commissione un lavoro che tenti, anche con la legge urbanistica quadro, di porre rimedio ad una legge come questa che è una legge soltanto vincolistica, che non consente alcun approccio serio alle tematiche di sviluppo in quelle aree che invece possono essere già individuate come foriere di nuove iniziative di modifica, di innovazione, di trasformazione urbanistica e di pianificazione del paesaggio.
È evidente che si vuole perseguire la strada dei divieti, ma è una strada difficile da sostenere alla lunga, e io credo che se anche l'entusiasmo per il risultato elettorale possa portare a perseguire questa strada senza alcun ripensamento, poi alla fine essa si rivelerà assolutamente errata sia sul piano strategico (quello della pianificazione paesaggistica), ma ancora di più sul piano politico. Ognuno del resto coltiva le aiuole come meglio crede, e voi avete scelto di coltivarle mettendo tanto diserbante da non consentire la costruzione di alcuna prospettiva seria di sviluppo in Sardegna, proponendo una politica solo vincolistica. Un argomento come questo avrebbe certamente meritato, oltre alle parole e alle preannunciate disponibilità al dialogo, sostanza nel documento che avete presentato, che invece purtroppo non ha nessun segnale di apertura in tal senso.
PRESIDENTE. L'emendamento orale che è stato presentato dal collega Porcu contiene la seguente modifica: "Ritenuto che sia già adeguatamente disciplinato nelle linee guida il percorso di coinvolgimento".
OPPI (U.D.C.). Noi siamo decisamente contrari all'emendamento orale.
PRESIDENTE. Perfetto, va bene, allora andiamo avanti, rimane la richiesta di votazione per parti.
Ha domandato di parlare l'onorevole Marrocu, ma non può intervenire perché ha già fatto dichiarazioni di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Intendo annunciare il voto contrario di Alleanza Nazionale. Non deve trarre in inganno il tono sereno di ieri e di stamattina, perché credo che nessuno abbia pensato che dalla serenità dei toni potesse scaturire poi un qualsiasi consenso; per quanto ci riguarda, vogliamo motivare anche le ragioni del dissenso. Intanto negli interventi, ma soprattutto nell'intervento che io ho portato all'attenzione dell'Aula ieri, non ci è sembrato di aver sostenuto di poter concedere un voto favorevole a queste linee guida in quanto non possono essere considerate linee guida perché linee guida non sono, quindi il voto non può che essere contrario. Qualcuno probabilmente può aver pensato ad un eventuale voto di astensione; io credo che comunque sia ieri che stamattina la maggioranza e la Giunta siano state comunque sollecitate dalle difficoltà indicate dall'opposizione. Io personalmente ho manifestato diverse perplessità su questioni alle quali non è stata data alcuna risposta; non dico che si debbano accettare le considerazioni che fa la minoranza, ma quanto meno puntualizzare alcune cose. Ho fatto un riferimento ben preciso ad un elemento importante, lo stralcio del piano sulla fascia costiera, su questo Assessore non ho avuto il minimo accenno di risposta, forse sarebbe stato opportuno tranquillizzare l'Aula. Questo non è avvenuto, e quindi questo sgombra il campo anche da un eventuale astensione che avrebbe determinato una condivisione più ampia da parte di quest'Aula perché il documento in discussione - e da qui nasce l'ordine del giorno - non è condiviso neanche da una parte della maggioranza, evidentemente qualche problemino si è creato, come capita nelle migliori famiglie ed è giusto anche che così sia. Qualche voce di dissenso credo che sia ancora ammessa.
Per quanto ci riguarda e per le considerazioni che ho fatto adesso ed anche ieri nel mio intervento, ritengo che queste linee guida, come tali definite, non meritino assolutamente né un voto favorevole né un voto di astensione, per cui Alleanza Nazionale voterà contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Confermo la nostra decisione di votare contro l'ordine del giorno, per il fatto innanzitutto che, come è stato già rilevato più o meno da tutti gli interventi dell'opposizione, queste linee guida sono talmente generiche, talmente carenti di indirizzi chiari sulle scelte da operare, e non solo in termini di enunciazione di principio, che è impossibile poter conferire, attraverso un voto favorevole, sostanzialmente una totale delega alla Giunta, da parte del Consiglio regionale, sui contenuti di questo piano. D'altra parte la nostra posizione credo che sia politicamente rafforzata dall'andamento del dibattito, dagli interventi per dichiarazioni di voto, dal contenuto dell'ordine del giorno e dalle modifiche proposte dal collega Porcu, da cui emerge che il vero problema è: chi approva questo piano paesaggistico regionale, quali contenuti avrà e qual è il percorso attraverso cui verranno individuati questi contenuti, attraverso cui cioè verranno individuate le scelte fondamentali del piano paesaggistico. Nell'ordine del giorno si dice: "Ritenuto che sia necessario e propedeutico disciplinare sin da questa fase un percorso di coinvolgimento di quanti devono partecipare all'elaborazione del piano paesaggistico, promuovendo intese coi soggetti istituzionali e con tutti i soggetti interessati". Questa sottolineatura non fa altro che dire, in maniera molto diplomatica, almeno nelle intenzioni, ma in realtà in quest'Aula è emerso che non c'è neanche poi tanta diplomazia, che finora non c'è stato un approfondimento, una disciplina delle forme e dei procedimenti di coinvolgimento dei soggetti istituzionali, e non solo istituzionali, al fine di elaborare un piano paesaggistico che sia corrispondente alle attese.
Questa è la carenza di fondo che noi abbiamo indicato esplicitamente e che, invece, da parte della stessa maggioranza viene rilevata nello stesso ordine del giorno con un certo ritegno, con un messaggio in codice, ma che è evidentemente molto chiaro: il Consiglio regionale non vuol dare alla Giunta una delega in bianco sui contenuti di questo piano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere la nostra condivisione e il nostro voto favorevole sulle linee guida presentate dalla Giunta regionale, oltre che sull'ordine del giorno che approva le stesse linee guida. E' una condivisione e un voto favorevole che riguarda anche il rispetto dei termini temporali previsti nella legge numero 8, così come ricordava l'assessore Sanna nella sua replica; infatti la Giunta ha presentato il 24 febbraio le linee guida, che poi per diversi motivi non è stato possibile esaminare fino a questo momento.
Condividiamo pienamente anche i contenuti, le procedure di pianificazione indicate dalle stesse linee guida, e colgo l'occasione per apprezzare la posizione della componente sardista, che ci ha detto di condividere le linee guida - sicuramente perché in linea con il sentire anche di questa forza politica presente nel nostro Consiglio regionale - perché credo che sia estremamente positivo che queste linee guida riescano a interpretare anche il sentire di altre formazioni politiche non collocate in maggioranza.
Da parte nostra condividiamo pienamente queste linee guida per l'informazione data da parte della Giunta dopo l'approvazione della legge, la presenza continua nel territorio a spiegare la filosofia di questa legge, che sappiamo quanto è costata, sappiamo quanto tempo abbiamo dovuto trascorrere in quest'Aula per la sua definitiva approvazione. Informazione che io credo che dovrà continuare, coinvolgendo sia le istituzioni locali, sia i diversi territori durante tutto il percorso di approvazione del piano paesaggistico regionale. Io credo che il risultato elettorale che ha ampiamente premiato il centrosinistra, stia a significare che anche i sardi condividono la politica portata avanti da questa maggioranza e da questa Giunta regionale relativamente al problema della pianificazione territoriale, anche perché il tema è stato centrale nel dibattito politico, prima e durante la campagna elettorale, la legge approvata risultando agli occhi dei sardi non una legge che blocca, ma una legge che promuove lo sviluppo.
Io credo che vada anche colta positivamente l'apertura dimostrata dalle opposizioni in quest'Aula durante il dibattito, in qualche modo poi abbiamo visto che nelle dichiarazioni di voto ci troviamo di fronte a un sostanziale arretramento, ma io mi fermo alle dichiarazioni e alle disponibilità date dalla minoranza in questo dibattito a partecipare alla discussione, a dare il proprio contributo perché credo che questo strumento, come diceva giustamente l'Assessore, non sia lo strumento di una parte, ma debba essere uno strumento di tutti, non solo di tutti coloro che sono qui in quest'Aula, ma di tutti i sardi.
PRESIDENTE. Sono terminate le dichiarazioni di voto. C'è una richiesta del consigliere Porcu di votazione per parti.
Pongo in votazione la prima parte sino al secondo "Ritenuto" escluso.
Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, RANDAZZO, ARTIZZU, MORO, MURGIONI, OPPI, CAPELLI.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - LADU - MURGIONI - OPPI - RANDAZZO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 78
Votanti 67
Astenuti 11
Maggioranza 34
Favorevoli 49
Contrari 18
(Il Consiglio approva).
Consigliere Amadu, la sua richiesta riguarda anche la seconda parte dell'ordine del giorno?
AMADU (U.D.C.). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'ordine del giorno.
Onorevole Porcu, su cosa intende intervenire?
PORCU (Progetto Sardegna). Per un chiarimento, Presidente.
PRESIDENTE. No, non può intervenire.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, non ha capito non è responsabilità mia. Avevo chiesto di votare l'ordine del giorno in tre parti.
PRESIDENTE. Abbiamo aperto la votazione, onorevole Porcu. Non è possibile intervenire.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU -- CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - BRUNO - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - LADU - MANINCHEDDA - MURGIONI - OPPI - RANDAZZO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 75
Votanti 62
Astenuti 13
Maggioranza 32
Favorevoli 44
Contrari 18
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la mozione numero 33, Pili e più. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, già la settimana scorsa questo argomento è stato aggiornato per l'assenza del Presidente della Regione che aveva chiesto di essere presente al dibattito, quindi chiederei un aggiornamento di questo punto per la medesima ragione.
PRESIDENTE. Mi sembra che la richiesta possa essere accolta, quindi questo punto sarà inserito all'ordine del giorno della prossima seduta.
Pertanto i lavori terminano con la votazione dell'ordine del giorno sulle linee guida. Il Consiglio verrà convocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 12 e 19.
Allegati seduta
XCV Seduta
Mercoledì 25 Maggio 2005
Presidenza del Vicepresidente Fadda
La seduta è aperta alle ore 10 e 12.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del Mercoledì 13 Aprile 2005 (90) che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Nicola Rassu ha chiesto congedo per la seduta del 25 maggio 2005. Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato. Onorevole Pinna deve chiedere una sospensiva?
PINNA (Prog. Sardegna). Chiedo una sospensione dei lavori.
PRESIDENTE. Di quanto?
PINNA (Prog. Sardegna). Almeno un quarto d'ora.
PRESIDENTE. Benissimo, sospendiamo la seduta. Riprendiamo alle ore 10.30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale.
È iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà. L'onorevole Pirisi rinuncia.
È iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Il confronto su queste linee guida per il piano paesaggistico regionale è stato definito da tutti, ma lo si è visto anche per chi è stato presente in quest'Aula o ha assistito comunque ai lavori, un dibattito molto debole, molto stanco direi, che non ha suscitato e non sta suscitando un grande interesse, pur essendo questo documento un atto previsto formalmente ed esplicitamente dalla legge numero 8 che, proprio nell'ultimo comma dell'articolo 2, ha previsto che preliminarmente alla predisposizione del piano paesaggistico regionale, il Consiglio regionale potesse esprimersi, su proposta della Giunta naturalmente, in qualche modo sulle scelte di fondo, sull'indirizzo politico che sta a monte del piano e non della legge, che è stato già approvata. Non vorrei tornare su polemiche vecchie che ormai sono state superate, dal tempo quanto meno, ma è una legge che è caratterizzata fortemente dalle misure di salvaguardia, cioè da quelle norme che dettano vincoli, che sono state poste come limite, limite temporaneo si è detto, ma noi vorremmo capire quanto sarà temporaneo questo limite, perché il tempo evidentemente si sta dilatando, stiamo esaminando le linee guida con tre mesi di ritardo, se a questi tre mesi di ritardo seguirà, vista anche la genericità di queste linee guida, una lentezza nella predisposizione del piano paesaggistico regionale, è evidente che le intenzioni della legge verranno già di fatto modificate, trasformando le norme di salvaguardia da provvisorie e del tutto temporanee, limitate cioè al tempo necessario per fare le giuste valutazioni sui contenuti del piano paesaggistico regionale, in un limite che inciderà sempre di più sullo sviluppo del territorio, in bene o in male. Forse chi ha voluto porre vincoli di questo tipo ritiene proprio necessario che l'operatività di questi vincoli sia molto ampia. È una scelta politica, che ha evidentemente delle motivazioni, ma noi non possiamo non notare fin da adesso che questa scelta e il modo con cui questa scelta viene poi applicata, sta di fatto rendendo queste norme di salvaguardia ben più forti e ben più incisive sullo sviluppo di quanto fosse possibile prevedere preventivamente.
Quindi notando innanzitutto questo, cioè che siamo già in ritardo nella presentazione e nell'esame da parte del Consiglio delle linee guida, dobbiamo rilevare che questo ritardo è ancora più grave se si tiene conto del significato di un atto di indirizzo che il Consiglio regionale doveva dare, sulla base della proposta della Giunta per verificarne il grado di condivisione da parte della sua maggioranza, per conoscere quali fossero le scelte di fondo poste a monte del piano paesaggistico regionale. Io credo che oggettivamente questo documento, come è stato anche detto, in molte parti sia sicuramente interessante, ma nulla di più che un buon documento di letteratura urbanistica, un utilissimo strumento per inquadrare il significato, la tipologia, la finalità del piano paesaggistico regionale considerato in astratto; è un documento utile per individuare alcuni principi di fondo; chi può contestare che è interessante la formulazione del patto tra società e spazio? Chi può contestare che il paesaggio sia l'ambito privilegiato dell'interazione tra uomo e natura, tra comunità e territorio? Chi può contestare che il paesaggio sia insieme prodotto e produttore di identità? Sono formulazioni sicuramente interessanti, pienamente condivisibili; il paesaggio, così come l'ambiente complessivamente, sono sicuramente sia prodotto sia produttore delle identità; è evidente. Noi nasciamo in un ambiente, fatto anche della sua componente paesaggistica, da questo ambiente, da questo paesaggio siamo condizionati nella nostra crescita, in questo ambiente viviamo ed operiamo e quindi lo trasformiamo. In questo senso il paesaggio diventa prodotto e produttore di un'identità personale, popolare, sociale e quindi anche economica.
Nessuno quindi contesta queste cose, nessuno contesta che il paesaggio debba essere fattore di sviluppo locale, risorsa competitiva; nessuno può contestare neanche che la protezione, a proposito di paesaggio e di sviluppo sostenibile, non vada più considerata un limite allo sviluppo economico e sociale, ma debba essere vista come un suo presupposto fondamentale. Certamente la Sardegna aveva e ha bisogno, nell'evoluzione della sua politica di governo del territorio, della politica urbanistica, della politica e quindi anche dello sviluppo economico, in particolare dello sviluppo del settore turistico, di norme che indichino limiti che nell'utilizzo del territorio non possono essere varcati, pena il sacrificio della risorsa fondamentale su cui si basa anche il nostro sviluppo.
Siamo d'accordo su queste cose, ma non vediamo obiettivamente in queste linee guida quali siano le scelte di fondo per raggiungere questi grandi obiettivi. L'unica indicazione che è stata data ed è stata ampiamente e coraggiosamente sviluppata anche dal collega Cugini, è che in questo piano paesaggistico si prevede che le aree vengano definite e disciplinate in maniera diversificata - quindi adeguando l'intervento edilizio e urbanistico rispetto alla prospettiva, al valore delle singole aree territoriali e anche al grado di compromissione, al grado di intervento della mano dell'uomo nelle diverse porzioni di territorio - distinguendole in aree di conservazione, aree di ricostruzione e aree di trasformazione.
In questo documento si spiega che cosa s'intende fare e quali siano gli scopi per cui il territorio verrà in qualche modo suddiviso, classificato secondo questa linea, secondo questi criteri, secondo questi principi, cercando di individuare le aree che vanno assolutamente conservate, le aree che, essendo anche in qualche modo più o meno compromesse, richiedono una ricostruzione (in certi casi anche un risanamento) e le aree che invece possono essere oggetto di una trasformazione più decisa in vista di un utilizzo del territorio ai fini dello sviluppo. Al di là di questo il documento si conclude con questa indicazione: il piano paesaggistico regionale individuerà le aree di conservazione, le aree di ricostruzione e le aree di trasformazione. Questo è l'unico contenuto reale delle linee guida.
Io credo che gli uffici, i consulenti, i tecnici che verranno incaricati o sono già stati incaricati della redazione del piano paesaggistico, debbano ricevere altre indicazioni più specifiche di questa da parte del Consiglio regionale. È troppo poco dire: "Dividete il territorio, suddividetelo, individuatelo, classificatelo secondo queste tre categorie: aree di conservazione, di ricostruzione e di trasformazione". Credo che serva altro, credo che serva capire quali siano le zone che hanno una maggiore o minore vocazione turistica; credo che sia interessante capire quali siano i valori principali da salvaguardare; credo sia interessante capire come uscire dalla logica del vincolo, dello standard, per cui entro una certa fascia si può costruire o non si può costruire, entro certi parametri si può realizzare o non si può realizzare. La politica urbanistica è fatta certamente anche di vincoli, che devono esserci, la politica urbanistica è fatta anche di standard, di indici che indicano quanti metri cubi si possono realizzare in una superficie; certamente ci sono standard da individuare e da rispettare per quanto riguarda l'indicazione di quanti metri cubi per metro quadro e per abitante si possono realizzare, ma se noi riducessimo la politica urbanistica, la politica del territorio e quindi la politica dello sviluppo economico, sia a livello legislativo sia a livello di pianificazione, soltanto all'individuazione di standard noi faremmo un'operazione vecchia, quella su cui in tutti questi anni si è basata la politica urbanistica in Sardegna. Cioè l'individuazione di alcuni standard sui quali si è operato, a volte rispettandoli completamente, altre volte riducendone in percentuale l'applicazione con decreto (pensiamo a ciò che si è fatto del decreto sull'urbanistica del 1983, se non ricordo male, stiamo parlando di più di vent'anni fa), ma credo che sia fuori discussione per tutti che occorra fare qualcosa di diverso. Dal piano paesaggistico regionale è vero che non ci dobbiamo aspettare indicazioni così vincolanti, così coercitive proprio perché, essendo un piano che ha validità per tutto il territorio regionale, deve lasciare anche uno spazio alla pianificazione locale, allo sviluppo anche di iniziative e di autonome decisioni degli enti locali o degli operatori, ma è evidente che occorre che nel piano noi possiamo trovare non solo riferimenti a vincoli o standard, ma anche scelte concrete.
Il piano deve, a nostro giudizio, indicare davvero quali sono le linee di sviluppo per quanto riguarda il turismo, per quanto riguarda le altre attività economiche compatibili con il territorio, ma anche contenere delle analisi territorio per territorio, che sappiano valorizzare le potenzialità insite nel territorio stesso, ma insite anche nella volontà, nella creatività, nella fantasia, nella capacità di intrapresa dei singoli protagonisti dello sviluppo locale, cioè gli imprenditori privati o anche gli utenti e le amministrazioni locali che sono i veri protagonisti della politica territoriale.
Qui entriamo in un altro grande limite di queste linee guida. Ho cercato di capire quali fossero le interazioni finora realizzate tra l'amministrazione regionale e gli enti locali. Da questo documento non emerge nulla, leggo soltanto ancora l'intenzione di coinvolgere le autonomie locali. Si dice che verranno svolte tutta una serie di iniziative, dagli incontri sul territorio all'attenta lettura di eventuali progetti speciali, progetti pilota, iniziative che possano emergere dal territorio, sia da parte pubblica sia da parte privata. Si dice cioè che si vuole dialogare col territorio, ma non si dice come, soprattutto non emerge che cosa avete fatto fino ad ora. Da quanto ci risulta gli enti locali, sul piano paesaggistico regionale, non credo sappiano granché.
Io non so se voi abbiate avuto particolari rapporti solo con alcune amministrazioni rispetto ad altre, ma alcune importantissime amministrazioni locali non hanno avuto nessun contatto con l'amministrazione regionale riguardo al contenuto del piano paesaggistico regionale. E, attenzione, il piano paesaggistico regionale non riguarda soltanto quelle porzioni di territorio che hanno una valenza naturalistica in quanto non contaminate, non toccate dall'iniziativa dell'uomo, dall'attività urbanistica, fa parte del paesaggio anche quella parte di territorio che è stata toccata nella storia dalla mano dell'uomo, dalla sua attività economica ed urbanistica quindi, e che ha per questo una grande valenza ambientale e paesaggistica. Come si inserisce nel piano paesaggistico regionale il valore ambientale di città, per esempio, come Cagliari, che indubitabilmente ha una sua valenza anche paesaggistica, anche ambientale, perché ha porzioni di territorio che dal punto di vista eminentemente naturalistico sono ancora non contaminate o comunque in gran parte ancora non compromesse dall'azione dell'uomo, aree che hanno una loro validità - pensiamo alle zone umide, ai parchi che stanno attorno alla nostra città - ma che ha anche porzioni di territorio urbanizzate con un grande valore urbanistico e paesaggistico.
Come si inserisce la prospettiva di tutela di questo patrimonio e di valorizzazione delle sue potenzialità di sviluppo per esempio per la città di Cagliari, ma lo stesso discorso si potrebbe fare per altre città della nostra regione. Dico questo perché sicuramente Cagliari, da questo punto di vista, non solo per dimensioni, ma anche per qualità e per peso che può avere sullo sviluppo economico e anche turistico ha una sua validità. Come verranno considerati nel piano paesaggistico questo valore e questa potenzialità? Io vorrei saperlo, vorrei anche dire la mia, vorremmo dire la nostra.
Certamente non emerge nulla dalle linee guida, per questo dico che queste linee guida possono essere approvate certamente dalla maggioranza, che già adesso si dovrà porre il problema di quale parola o virgola possa o debba essere messa o tolta, ma il vero problema, a questo punto, non è neanche l'approvazione di queste linee guida. Il vero problema è politico, cioè quale voce vorrà e potrà avere il Consiglio regionale sulle scelte di fondo in materia di politica dello sviluppo del territorio e in particolare di politica paesaggistica visto che attraverso queste linee guida il Consiglio regionale non dirà nulla, non potrà dire nulla, potrà dire soltanto, la maggioranza naturalmente, a questa Giunta: "Vai avanti ci fidiamo di te, delle tue intenzioni, delle tue elaborazioni". Forse la maggioranza può fidarsi perché magari le conosce, certamente non le conosce e non può fidarsi questa opposizione, che da queste linee guida non vede nulla e che approvandole firmerebbe un atto di fiducia totale, una cambiale in bianco: "Fate voi sulla politica paesaggistica, sullo sviluppo delle parti migliori, delle parti più interessanti del nostro territorio".
Noi non possiamo permetterci di firmare nulla in bianco, forse lo può fare la maggioranza continuando a mantenere, rispetto agli atti di indirizzo politico e di governo, una posizione di totale asservimento alle scelte che non si fanno qua. Forse qualcuno dei colleghi della maggioranza partecipa a qualche riunione, a qualche tavolo in cui vengono assunte queste decisioni. Ve lo auguro cari colleghi di maggioranza, di essere anche voi presenti a quale tavolo importante. Sicuramente non è un tavolo importante questo, quest'Aula non ha una importanza tale da poter scegliere gli indirizzi di fondo della politica e quindi del piano paesaggistico regionale. Ed è per questo motivo che noi esprimiamo la nostra preoccupazione per ciò che si sta facendo al buio per tutti i sardi, non solo per noi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, Presidente, onorevoli consiglieri, sinceramente la Giunta ha poco da replicare sul merito del dibattito che si è svolto in questi giorni. Si è parlato molto di tempi, si è parlato di incomprensione, si è parlato di indefinizione delle linee guida. La prima cosa che va detta e che teniamo a chiarire è che le linee guida sono state trasmesse al Consiglio, con lettera formale del Presidente della Regione del 24 febbraio di quest'anno, nei tempi prescritti dalla legge numero 8. Le cause che hanno protratto i tempi di discussione appartengono alle dinamiche parlamentari, per le quali abbiamo il massimo rispetto, ma anche il Consiglio deve avere la massima considerazione nei confronti dei giudizi conseguenti. Le abbiamo presentate nei termini e ci siano dichiarati pronti fin dal 24 febbraio ad illustrarle secondo la prescrizione di legge.
Ci teniamo a sottolineare questo aspetto, perché secondo noi è abbastanza sintomatico della inconsistenza di alcune eccessive preoccupazioni sui tempi qui manifestate. Tempi che, tra l'altro, qualcuno lega a ipotesi di cosiddette aperture politiche sulla adozione della logica dei due tempi, nel senso: "Rimuoviamo la pesantezza delle norme di salvaguardia contenute nella legge numero 8, liberiamoci dai vincoli e poi facciamo con calma la pianificazione". Ognuno può pensarla come crede, ma non è mai esistito nella storia della pianificazione italiana un percorso di pianificazione che si sia potuto attuare senza norme di salvaguardia che nel frattempo impediscano di modificare e alterare, in modo da tenere sotto controllo e valutazione l'oggetto della pianificazione.
Questo non significa che noi non abbiamo la massima apertura, la totale apertura al confronto di merito, ma anche metodologico, che porti la realizzazione del piano a un livello di così alta partecipazione e consapevolezza da farne realmente uno strumento di utilità collettiva. Questo è importante perché, vedete, se anche la legge numero 45, definendo il percorso della pianificazione, pur senza prevederlo espressamente sottintende, anche per quanto attiene alle modalità di attuazione della pianificazione, che il piano dovrebbe assumere quasi il significato di un atto di governo fatto dalla Giunta, quindi assimilato maggiormente a uno strumento di governo, noi riteniamo, invece, che in questi anni la concezione globale della pianificazione abbia subito una evoluzione tale, che ciò implichi anche da parte nostra, in termini di responsabilità, una revisione dei meccanismi troppo rigidi di attuazione di questo strumento. E non a caso le linee guida contengono pagine che descrivono con grande precisione le funzioni e le attività che noi vorremmo mettere in essere per garantire questa partecipazione.
Ma siamo andati anche oltre, proponendo nella legge numero 8 la modifica della legge 45 prevedendo l'adozione di una procedura pubblica di confronto, quale quella della istruttoria pubblica prevista dall'articolo 18 della legge numero 40 del 1990. Cioè vi abbiamo proposto noi una regola che sancisse in maniera rigorosa una procedura atta a garantire la trasparenza. E, badate, lo stiamo sostenendo da molti mesi, purtroppo ciò non si è mai verificato nella storia della pianificazione in Sardegna, o per lo meno, non voglio generalizzare, non in tutti i casi. Il piano urbanistico comunale non dovrebbe forse essere considerato il provvedimento in cui si esprime il punto più alto della democrazia di una comunità? Eppure quante volte in quei piani, adottati da organi che si richiamavano alla partecipazione, hanno considerato edificabili le aree degli amici e reso in edificabili quelle dei nemici. Hanno indicato come zona F una zona piuttosto che un'altra, senza una motivazione, senza una argomentazione.
Noi abbiamo presenti i limiti di questo modo di operare e vorremmo non proseguire sulla stessa strada, ma mettere in condizioni la Sardegna di adottare il piano. Non la Giunta, la Sardegna deve adottare uno strumento di pianificazione. E a chi contesta che non c'è niente di nuovo, rispondiamo: ma ci siamo dimenticati di quello che è avvenuto? Quali erano le ragioni della pianificazione? Queste sono linee guida, non sono favole, certo sono diverse da quelle che ci sono state in altri tempi. Perché quando, nel settembre del 2002 - e faccio questa citazione per sottolineare che la storia recente è diversa rispetto al passato -, nel vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg, si è cercato di affrontare il nodo centrale di come realizzare lo sviluppo economico e sociale, ma soprattutto di come renderlo sostenibile rispetto all'ambiente e al futuro del genere umano - un tema che fino allora non si era posto in maniera cogente, visto che prevaleva la ragione economica, la ragione dello sviluppo - si è tentato in quel caso, in riferimento - ecco la novità! - alle tre dimensioni dell'economia, dell'ambiente e della società, di trovare un equilibrio umano, non economico, tra crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell'ambiente, a partire dagli indirizzi contenuti nell'Agenda 21. Negli stessi documenti che furono prodotti in quel vertice, per la prima volta non si è affermata la priorità della crescita economica, che era stata fino ad allora il punto unico di confronto, bensì quella di intraprendere uno sviluppo sostenibile, uno sviluppo cioè fondato sui tre pilastri importanti e strettamente legati che ho indicato prima, quello economico, quello ambientale, con la tutela delle risorse naturali, e quello sociale con la sconfitta delle povertà, che erano nell'ambito mondiale considerate uno degli elementi di freno allo sviluppo generale.
Quindi c'è questa novità che non abbiamo inventato noi, e che è esattamente il principio ispiratore che al ministro del Governo Berlusconi ha dato il là per scrivere il Codice Urbani, che è esattamente la disciplina che recepisce in Italia questo patrimonio di lavoro che nei primi anni 2000 si è svolto sul piano internazionale e che porta anche sulla scena sarda una concezione diversa che, mi piace ricordare, non è vero che è sempre esistita, e che comporta una complessità di interrelazioni. Perché vorrei solo sottolineare il fatto che, poiché la pianificazione urbanistica territoriale è una cosa, la concezione economica è un'altra cosa, la difficoltà sarà trovare il punto nel quale le connotazioni di carattere economico e sociale vanno a informare e a condizionare la pianificazione. Voi capite che si interviene in un'area nella quale dobbiamo adottare un sistema di grande flessibilità, superando la concezione statica di un piano che vige fino a quando non lo cambiamo, per assumere una concezione in divenire, quindi dinamica, che comporta da parte della Regione, delle Province e dei Comuni, una diversa capacità di amministrare, una diversa capacità di gestire la pianificazione, concepita come uno strumento vivo che si informa costantemente all'evoluzione in atto. E noi a cosa ci agganceremo? Ci agganceremo sostanzialmente al contenuto, che quest'Aula discuterà, sicuramente, dei documenti di programmazione economica e finanziaria, dei documenti economici, del piano generale di sviluppo, che saranno gli elementi che dovranno indicare gli interventi per la crescita economica in modo che si realizzi attraverso un ragionamento di rispetto e di tutela ambientale.
Ma che cosa abbiamo detto nelle linee guida? Abbiamo detto anche di più. Abbiamo spiegato con quale metodo stiamo lavorando: non in astratto, ma applicandolo ad un ambito pilota, che è stato scelto perché valutato come ambito territoriale con la più articolata complessità possibile delle situazioni, e abbiamo approfondito il lavoro conoscitivo in quell'ambito per arrivare a valutare alcune dinamiche di trasformazione utili a capire se il metodo applicato a quel sito era estendibile a tutto il contesto regionale. E ci siamo limitati a fare questo lavoro, badate, colleghi, senza esprimere un giudizio di valore su quello che è stato, perché chi pianifica non può pianificare dicendo: "Tutto quello che è stato fatto è male". Deve oggettivamente rilevare il territorio, perché le dinamiche si esaminano quando sono note, senza posizioni preconcette, perché se andiamo a definire le dinamiche di sviluppo territoriale con pregiudizi, abbiamo già tratto le conclusioni e non diamo valore alle analisi e alla ricerca che viene fatta.
Allora, i nuovi piani abbiamo detto che ripartiscono - e do qui una risposta a chi si preoccupava degli stralci -, il territorio per ambiti omogenei, come dice la legge, partendo da quelli a elevato pregio paesaggistico, ovviamente, fino a quelli degradati e compromessi, e in funzione dei vari livelli di valori paesaggistici che individueremo attribuiremo a ciascun ambito un obiettivo di qualità paesaggistica, che deve prevedere il mantenimento delle caratteristiche e degli elementi costitutivi e morfologici del paesaggio.
E a questo proposito vorrei dire due cose: identità e paesaggio sono termini ricorrenti. Anche in questo caso vorrei precisare che non si può fare della filosofia su questi termini. L'identità di un popolo, di una comunità e il paesaggio che li accompagna hanno un significato non vago e generico se capiamo come quei fattori identitari e quegli ambiti paesaggistici hanno creato, attraverso l'interazione con gli uomini insediati, delle dinamiche territoriali, delle dinamiche economiche, che noi vogliamo valutare nella loro evoluzione nel tempo. Quando vi abbiamo fatto vedere come dal 1800, dal 1700, le comunità sarde si sono ingrandite, i comuni hanno preso dimensione, sono nate delle frazioni, si è costituito un sistema viario, abbiamo inteso rapportare le condizioni identitarie, le condizioni di contesto al divenire, alle dinamiche di sviluppo territoriale.
Infatti il piano paesaggistico, vi abbiamo detto, avrà carattere descrittivo, prescrittivo e propositivo e prevede varie fasi: la ricognizione dell'intero territorio, che abbiamo fatto; le analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio, attraverso l'individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio che si sono avuti o che si potrebbero avere; l'individuazione degli ambiti paesaggistici, quindi delle zone omogenee dal punto di vista della qualità del paesaggio, e la definizione degli obiettivi di qualità paesaggistica, in funzione della quale è stato fatto questo lavoro preventivo.
Quindi noi abbiamo fatto fino a oggi questo lavoro e a chi si è lamentato per il ritardo devo anche dire che il fatto che noi stiamo discutendo oggi le linee guida non vuol dire che nel frattempo siamo stati fermi, perché l'Ufficio del Piano continua a lavorare ogni giorno, secondo i suoi ritmi e i suoi orari, perché deve portare avanti un impegno previsto in legge e che noi vorremmo onorare e cercheremo di onorare in tutto e per tutto e che riteniamo alla nostra portata, sia per quanto riguarda i livelli conoscitivi oggi in nostro possesso sia perché le prescrizioni alle quali, dal punto di vista metodologico, ci chiama la legge, quelli che vengono definiti gli step, ci impongono un percorso ben definito, che andrà arricchito, ovviamente, con tante altre conoscenze. Ma sul piano del confronto e della partecipazione mi consentirete di dire un'unica cosa, che vorrei fosse chiara: la preoccupazione sul rispetto dei tempi, non può essere accompagnata, nella perfetta buona fede, onorevoli consiglieri, con l'idea di non avere regole chiare e responsabilità definite. In questi anni si invoca la partecipazione e la concertazione, che sono metodi nobili ai quali noi non vorremmo rinunciare, ma ai quali noi diamo un'accezione assolutamente diversa da quella adottata in questi anni: concertare non significa mandare nell'indistinto chi ha la responsabilità di decidere, e quindi non decidere. Concertare significa, poiché la legge lo prevede, che tutti abbiamo la responsabilità di concorrere al raggiungimento di quell'obiettivo.
E noi a quell'obiettivo non rinunceremo e la difficoltà sarà comprendere che senza la partecipazione dei cittadini, senza la partecipazione degli interessi reali noi non abbiamo interesse a fare un piano paesaggistico, perché vogliamo uscire dalla logica degli slogan, perché sappiamo che sarà quella la rete essenziale nella quale si realizzerà il più esteso livello di federalismo interno, la rete essenziale nella quale tutti recupereremo la fiducia dei cittadini nella capacità di trasformazione del territorio.
E allora quelle rigidità, quelle regole servono a dare credibilità a questo percorso e noi le vogliamo rimuovere nel più breve tempo possibile, sapendo che anche i comuni nella loro pianificazione si dovranno rapportare nell'esercitare la loro autonomia ad una corretta lettura dei principi generali che sovrintendono alla nostra vita democratica. Perché è vero che chi è proprietario di un terreno ha un diritto, ma è anche vero che il bene della natura, il bene della collettività, il bene della salute e della sicurezza sono valori tutelati costituzionalmente, quindi vengono prima dell'esercizio compiuto del diritto soggettivo. Ed è per questo che noi abbiamo previsto nelle linee guida, e lo abbiamo anche dichiarato, anche questo è un elemento di novità, che vorremmo usare un sistema di perequazione, di compensazione, che faccia sì che il diritto del singolo non sia sottovalutato e quindi sacrificato inutilmente ma possa essere limitato per tutelare un bene più alto.
La capacità di coniugare entrambe le cose è il segno di una maturità, ma anche di una difficoltà di cui siamo consapevoli ma ci vogliamo assumere queste responsabilità per raggiungere un obiettivo che vi invito a volere condividere con maggiore entusiasmo, sapendo che non ci saranno rivoluzioni, che il piano non sarà uno strumento di parte, non sarà e non dovrà essere uno strumento che passa nel dimenticatoio della storia di questa Regione. Perché ormai, badate, si parla molto spesso oggi di economia e competitività; questo appuntamento rappresenta per la Sardegna uno snodo naturale e fondamentale per la sua futura competitività.
Stiamo dando dimostrazione di rispettare il lavoro delle amministrazioni provinciali, stiamo dando dimostrazione di voler accogliere il contributo di tutti, abbiamo attivato modalità di risposta alle richieste di chiarimenti anche su questa fase transitoria. I nostri uffici, i nostri assessorati sono aperti a tutti; non stiamo ricevendo, onorevole La Spisa, alcuni ed altri no, noi riceviamo tutti, sapendo che però gli appuntamenti decisivi della partecipazione devono essere appuntamenti di grande trasparenza. Con lo stesso metodo vorremmo che si esprimesse, senza timore, ma anche con senso di umiltà, il giudizio morale su di noi e sul lavoro che stiamo portando avanti.
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'Assessore abbiamo ultimato la discussione generale sulle linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale. È stato presentato un ordine del giorno a firma Pirisi, Marrocu, Biancu, Pinna, Licheri, Cachia, Balia. Se ne dia lettura.
CHERCHI, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO PIRISI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA sull'approvazione delle linee guida per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione del dibattito sulle linee guida per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale ai sensi della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 (Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale);
CONSIDERATO che le linee-guida elaborate dalla Giunta regionale, in ottemperanza all'articolo 2 della citata legge regionale n. 8 del 2004, definiscono i principi ispiratori ed i criteri metodologici che dovranno caratterizzare il lavoro per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale;
RITENUTO che i principi, così come definiti nel documento proposto al Consiglio regionale, appaiono coerenti con i criteri della pianificazione contemporanea tra i quali quello che afferma il concetto di uno sviluppo sostenibile già presente in tutti i documenti e nelle norme in ambito internazionale e nazionale, oltre che con gli indirizzi generali formulati in sede di discussione della legge regionale n. 8 del 2004 e, pertanto, ampiamente condivisibili;
CONSIDERATO che tra i principi ispiratori per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale è stata indicata la partecipazione al processo di pianificazione che deve essere promossa attraverso forme di coinvolgimento sia delle istituzioni (comuni, province), sia dei cittadini e delle comunità ed in senso lato di tutta la società sarda;
RITENUTO che sia necessario e propedeutico disciplinare sin da questa fase un percorso di coinvolgimento di quanti devono partecipare all'elaborazione del Piano paesaggistico regionale promuovendo intese con soggetti istituzionali e con tutti i soggetti interessati;
CONDIVIDENDO ed approvando le linee-guida,
impegna la Giunta regionale
a dare attuazione alle medesime recependo le indicazioni formulate. (1)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi per illustrare l'ordine del giorno.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, questo ordine del giorno, di cui si chiede l'approvazione, tiene conto anche del confronto e del dibattito che c'è stato e io credo, se mi è consentito, poi tornerò su questo argomento, che oggi abbiamo sentito dei toni diversi rispetto a quelli che avevamo udito echeggiare in quest'Aula quando abbiamo discusso della legge numero 8. E devo dire che le linee guida che la Giunta ha presentato per la realizzazione del Piano paesaggistico regionale, ed anche per le cose che adesso in replica ha detto l'Assessore, sono una continuazione e una esplicitazione del contenuto della legge numero 8.
Nella premessa di questo documento è scritto in maniera chiarissima che le linee guida hanno per oggetto i principi ispiratori per il lavoro di predisposizione del piano paesaggistico regionale, un piano in progress, non un piano statico, e contengono anche delle indicazioni metodologiche, che sono esplicitate in maniera molto chiara, sulle modalità di elaborazione del piano, ma noi sappiamo, perché l'Assessore l'ha detto in maniera chiarissima, che su questo piano paesaggistico si sta già lavorando, si sta già producendo, si sta cercando di dare una risposta nei tempi più brevi possibili a tutta la popolazione sarda.
L'Assessore ha detto chiaramente che ci sono riferimenti importanti al paesaggio, all'ambiente, all'identità. Sono dei concetti non nuovi, però il dato fondamentale è che in questo momento sono diventati centrali nel ragionamento per l'elaborazione del piano paesaggistico regionale; uno strumento che vedrà recepire, esaltare e far diventare valore economico ciò che oggi tutti quanti riteniamo essere, o abbiamo ritenuto essere, soltanto un oggetto di mera contemplazione.
E debbo dire anche che la legge che è stata chiamata "blocca sviluppo" da parte dei colleghi del centrodestra, di fatto ha dimostrato di non essere tale, e anzi non è neanche appropriato definire questa legge, come ha fatto lo schieramento di cui faccio parte, "salva coste", è limitativo e riduttivo definirla in questa maniera, perché si tratta della predisposizione di un nuovo volano per l'economia della Sardegna. Credo che questo aspetto sia fondamentale e le linee guida dicono in maniera chiara che a questo si punterà, che si cercherà di tradurre in uno strumento operativo questi principi.
Qualcuno ha detto, mi pare l'onorevole Pili, che ci si è aggrappati in maniera fortissima al concetto di conservazione, di costruzione, trasformazione perché in qualche misura sono gli unici punti chiari di questa nebulosa (così è stata definita); io credo invece che il documento che abbiamo discusso espliciti le linee che verranno portate avanti per intervenire nelle parti di territorio che sono degradate, per intervenire nelle parti di territorio che dovranno essere completate e per intervenire nelle parti di territorio che bisognerà trasformare.
Non c'è una visione statica del paesaggio, non c'è una visione statica dell'ambiente, non c'è una visione del territorio da cui l'uomo viene espulso e che dia luogo ad una sorta di museificazione, di mummificazione del territorio, come si è detto, ma vi è una visione dinamica di tutti questi concetti, che pone l'uomo sempre al centro di tutte le azioni che dovranno essere compiute. Quindi noi riteniamo che la strada sia quella giusta, che sia la strada che il popolo sardo vuole percorrere, che sia la strada che è rispondente alle esigenze, alle peculiarità, alle potenzialità della nostra regione.
Volevo sottolineare un paio di aspetti ancora; il primo è quello della partecipazione. Il piano deve essere considerato in progress e dovrà vedere gli enti locali, e non solo gli enti locali ma anche le associazioni e i singoli, partecipi delle scelte che dovranno essere compiute e che poi dovranno essere rispettate. L'altro aspetto è che la fascia costiera è soltanto una parte del tutto, è soltanto un pezzo del piano paesaggistico regionale che dovrà essere completato; e dovranno essere messe in relazione le parti ricche della nostra isola, che sono le coste, con le parti più povere, perché il bene ambiente è largamente presente anche all'interno dell'Isolae credo che questo rapporto dovrà essere curato in modo particolare.
Vorrei inoltre dire, se mi è permesso, all'onorevole Pili che ha detto: "Sotterriamo l'ascia di guerra", che noi siamo pronti anche a fumare il calumet della pace. E fuor di metafora vorrei dire che salutiamo con altrettanto piacere questi cenni di presa di coscienza che lo scontro aprioristico non è pagante, per lo schieramento che lo ingaggia, né in termini elettorali né in termini di consensi, ed è dannoso senz'altro per il popolo sardo. Quindi io credo che le aperture, anche il dibattito - le cose che sono state dette le ho apprezzate, cari colleghi, le ho apprezzate molto -, evidenzino una volontà di essere protagonisti e partecipi di questo grande momento per la nostra Isola. All'onorevole La Spisa, che sostiene che quest'Aula non conta, che le decisioni verranno assunte da altre parti, in stanze diverse, vorrei replicare che ha fatto bene ad esternare la sua preoccupazione, però stia tranquillo che ci sarà un'attenzione vigile, perché neanche noi della maggioranza siamo disponibili chiaramente a dare deleghe a chicchessia. Noi e la Giunta siamo un tutt'uno, ma deve esserci reciprocità e rispetto delle posizioni che si assumono e delle...".
(Interruzione del consigliere La Spisa)
PIRISI (D.S). Lo sto dicendo per tranquillizzarla, onorevole La Spisa. Non abbiamo intenzione di abdicare al nostro ruolo e alla nostra funzione di legislatori, assolutamente, noi siamo qui perché abbiamo un mandato pieno da parte del popolo sardo, maggioranza e opposizione. La maggioranza sostiene la Giunta e la Giunta è espressione della maggioranza, per cui stia tranquillo che la minoranza non verrà penalizzata. Inoltre l'Assessore ha detto in maniera chiara che noi avremo la possibilità di seguire passo passo l'iter di predisposizione del piano, l'Assessore ha detto con chiarezza che possiamo andare, che gli uffici sono aperti. Caro collega, stia tranquillo, tra breve ci sarà un incontro formale da parte della Commissione urbanistica con gli esperti dell'Ufficio del piano, e quindi ci sarà un'azione che verrà portata avanti durante tutto l'iter di predisposizione e approvazione del piano.
Per quanto mi riguarda, onorevole La Spisa, io deleghe in bianco non ne do a nessuno, sono cresciuto politicamente in un partito che ha la schiena dritta ed affonda le radici in una storia che è lunga, tra l'altro anche queste elezioni hanno riaffermato il ruolo centrale dei partiti politici e il sogno dell'uomo della provvidenza, padrone delle televisioni, quello che avrebbe dovuto risolvere i problemi di tutta l'Italia, forse è stato ridimensionato e l'anno venturo verrà cancellato. Gli uomini della provvidenza sono semplicemente un miraggio, una suggestione, ciò che conta invece è l'organizzazione dei cittadini attraverso le forze politiche. Forze politiche che, come dice la Costituzione, sono strumento di partecipazione attraverso il quale i cittadini si organizzano per manifestare le proprie necessità, le proprie istanze e le proprie esigenze.
Quindi io chiudo questo mio intervento dicendo che la maggioranza condivide in maniera...
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pirisi, non ha concluso? Va bene, le concedo ancora dieci secondi.
PIRISI (D.S). Dicevo che la maggioranza approva in maniera convinta le linee guida, che sosterrà l'azione della Giunta, che sosterrà in maniera sentita tutto quello che verrà fatto seguendo i principi che sono contenuti nelle linee guida del piano paesaggistico.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. La Giunta si rimette all'Aula. Pongo in votazione l'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Le linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale hanno rappresentato una piacevole lettura, dotta ed accademica, zeppa di concetti che si richiamano alle dichiarazioni programmatiche e sono abbondantemente scritte in "archittetese e antropologhese", neologismi che conio qui per dire che una delle carenze deriva dalla massiccia presenza di antropologi e architetti e la scarsa presenza di agronomi, geografi, pedologi e così via tra i consulenti che hanno il compito di elaborare il piano.
È chiaro che questo strumento così ambizioso si richiama alle dichiarazioni programmatiche. Il presidente Soru ha detto che prima del progetto c'era il senso, un senso che si ispira a questa filosofia, a questi principi che sono condivisibili, noi li abbiamo condivisi, però, col gravame istituzionale, la responsabilità politica che c'è piovuta anche alcuni giorni fa, si è aperta la stagione delle certezze.
In queste linee guida ci sono ancora questi richiami condivisibili, ma un progetto così ambizioso ha il dovere di dare risposta agli amministratori locali, che a loro volta devono darli alle comunità. Le linee guida dovrebbero dare - ed aspettiamo i sei mesi che ci separano dalla regolamentazione di tutta la materia in modo organico - risposta agli imprenditori che devono pianificare gli investimenti per creare occupazione, agli stessi cittadini che devono sapere cosa possono fare sul loro territorio.
È stato detto che sono linee guida. Come non condividere i concetti che si richiamano al lirismo urbanistico: paesaggio come prodotto e produttore di identità, coniugare conservazione e innovazione, concetti che però aiuteranno poco a dare quelle certezze agli amministratori, a dare quelle risposte che indicavo, siamo ancora a livello degli slanci programmatici. Comunque noi voteremo a favore perché condividiamo questa filosofia, anche se è farcita di un vincolismo esagerato, perché la realtà del Sulcis, ad esempio, dal punto di vista biologico, fisico, antropico, è diversa rispetto a quella della Gallura, dove abbiamo visto cosa è successo, che ha subito una saturazione. In Gallura magari si ha bisogno di qualificare le strutture, i servizi che già esistono, invece nel Sulcis gli interventi devono essere compatibili con le politiche ambientali, con lo sviluppo che deve ancora nascere. Ecco perché attendiamo con trepidazione gli altri sei mesi nei quali - come è stato promesso anche in un ordine del giorno che non abbiamo sottoscritto, ma che avremmo firmato volentieri - si promette che ci sarà la concertazione, il coinvolgimento.
Noi spesso abbiamo lamentato l'assenza di questa cultura democratica del confronto, non abbiamo perplessità, pensiamo solo che sia arrivata la stagione delle risposte serie, concrete sulle scelte politiche da attuare. Ho fatto questi esempi, ma in queste linee guida, nella parte sulla prevenzione degli incendi che determinano le condizioni ambientali per la stessa esistenza della vita, non si parla di rimboschimento; certo, mancano tante cose che saranno affrontate in questi sei mesi che ci separano dalla definitiva approvazione del piano previsto dalla legge che sei mesi fa sbrigativamente è stata denominata salvacoste. Ci sono tante perplessità, ma noi voteremo a favore perché condividiamo questi principi e questa filosofia, sperando in questi sei mesi di dare il nostro contributo perché è arrivato il momento di dare risposte serie, precise ed attendibili, soprattutto - come dicevo prima - adesso che, in gran parte per demerito degli altri, ci piove addosso tra capo e collo una responsabilità molto preoccupante perché la Sardegna per disperazione ha scelto un quadro politico differente. Abbiamo visto, infatti, che quando si usa la politica, come ricordava brillantemente l'assessore Sanna, per gratificare figliocci, madrine e parenti, poi si perde anche il consenso elettorale e bisogna riconoscere che spesso anche i piani urbanistici comunali hanno creato quelle tensioni e quelle preoccupanti disamistade che attanagliano tante comunità sarde; ebbene, questo tipo di politica deve essere cambiato, deve essere allontanato perché noi rappresentiamo il nuovo, noi rappresentiamo la certezza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cherchi Oscar per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Già nell'intervento di ieri sera avevo sottolineato un aspetto credo abbastanza importante che è tutto sommato quello che emerge dalla sintesi che l'Ufficio stampa del Consiglio regionale predispone dopo i nostri interventi, che ho scaricato dal sito del Consiglio regionale, e che dimostra che tutto sommato alla fine gli interventi sia dell'assessore Pilia che dell'assessore Sanna, non illustrano realmente indirizzi per la realizzazione di un piano paesaggistico regionale. L'ho già spiegato ieri, è realmente una dispensa universitaria; ripeto, una lezione di geografia fatta dalla professoressa Incani, le cui lezioni sono seguite da tantissimi studenti universitari, ma queste linee guida dovrebbero avere un contenuto ben diverso. Questa è un'Aula parlamentare, questo è il Consiglio regionale della Sardegna e qua si fanno delle scelte, non si può dire che queste linee guida sono reali, che non sono favole così come ha appena affermato nella sua replica l'assessore Sanna. Noi qui dobbiamo fare politica, Assessore, noi qui facciamo delle scelte, questa è la verità, e le scelte all'interno di queste linee guida non esistono, non ci sono, perché verranno fatte dopo, questo è in realtà l'esito di questo esame da parte del Consiglio, dovuto e necessario perché previsto dalla legge, che si convertirà solo ed esclusivamente in una attribuzione di fiducia da parte del Consiglio regionale nei confronti del Presidente della Regione, nei confronti della Giunta e soprattutto nei confronti dell'Assessore dell'urbanistica, assessore Sanna. Una fiducia su scelte che ricadono completamente sulle vostre spalle perché queste non sono linea guida, e questo lo ribadisco ancora, non sono indirizzi che dà il Consiglio regionale, vi stiamo soltanto dando la possibilità, attraverso l'approvazione di questo ordine del giorno, di attuare il vostro progetto, di raggiungere l'obiettivo che, come lei ha ben spiegato, è quello di predisporre un piano paesaggistico regionale per il nostro territorio.
È chiaro che si può parlare tanto di filosofia, si può parlare anche - ripeto - di ricerca dell'identità, di ricerca della nostra cultura, possiamo parlarne per anni, per mesi e diremo sempre le stesse cose. Se mi recassi da un professionista per la realizzazione della mia casa, in cui vivere per il resto della mia vita, sarebbe normale non andare a dirgli: "Mi faccia una casa malsana, mi faccia una casa umida, mi faccia una casa instabile, mi faccia una casa invivibile", sarebbe normale chiedergli: "Mi realizzi il miglior progetto possibile", ma alla fine dovrei pur dirgli che voglio tre stanze e voi qui non lo dite, che voglio la cucina grande e voi qui non lo dite, che voglio la casa su due piani anziché su un unico piano e voi questo non lo dite. Quindi, in realtà, queste, e lo ribadisco per l'ennesima volta, non sono linee guida, chiedete soltanto la nostra fiducia, e la mia comunque io ve la darò astenendomi su questo documento predisposto dai colleghi della maggioranza, sottolineando ancora che un aspetto è fondamentale: nella legge regionale numero 8 del 25 novembre del 2004, si sono stabiliti dei tempi, vi chiedo di rispettarli, perché i sardi e la Sardegna hanno bisogno di risposte. Se voi rispetterete questi tempi e riuscirete a dare un piano paesaggistico regionale alla Sardegna realmente nei 18 mesi che avete stabilito, vi ringrazieremo, noi come Consiglio regionale, ma vi ringrazieranno sicuramente la Sardegna e tutti i sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie Presidente. Avremmo voluto sbagliare le previsioni, ma la illustrazione di queste linee guida, di questo ordine del giorno che le approva ci fa capire, anche sulla base delle esperienze passate, che, come dicevamo prima, la Sardegna dovrà aspettare tre anni per avere una nuova pianificazione e nel frattempo dovrà sottostare a tutti i vincoli imposti dal Governo regionale perdendo opportunità incalcolabili, ad ampio raggio, nei confronti di una concorrenza sempre più aggressiva. Perché parliamo di tre anni, noi che non vogliamo essere profeti di sventura e che anzi non amiamo gli apocalittici di professione? La questione è molto chiara, se è passato circa un anno dalla delibera "blocca tutto" - che poi invece per certi versi e secondo alcuni non ha bloccato, ma anzi è stata un toccasana per l'economia della Sardegna, e addirittura, come ho sostenuto intervenendo a proposito della legge numero 8, è stato un'intuizione dell'onorevole Soru - e si è riusciti a produrre solo un documento di indirizzo assolutamente generico, lo hanno detto diversi colleghi che mi hanno preceduto, significa che ne serviranno almeno altri due per completare il grosso del lavoro che non si è nemmeno cominciato. Non solo, quindi, la Giunta è stata smentita dai fatti quando aveva parlato di vincoli provvisori di sei mesi, ma ci stiamo avvicinando a grandi passi verso un periodo in cui l'unica certezza dei sardi saranno i divieti.
Recentemente il Presidente Soru ha detto che i divieti servono perché prima si lasciava fare. L'errore grave sta proprio nella premessa filosofica, il lasciar fare che ha sempre contraddistinto la cultura liberale è cosa del tutto diversa dal liberismo, significa soltanto, in estrema sintesi, che tutto ciò che non è vietato è permesso, cioè che ci dovrebbero essere regole possibilmente poche, chiare, procedure semplici e veloci in un quadro di certezze. Questo dovrebbe essere l'obiettivo di ogni governo autenticamente riformatore, questo è ciò che chiedono a gran voce le categorie produttive, questo è ciò che si aspettano i cittadini sardi. Ma il guaio è che queste linee guida vanno in direzioni diametralmente opposte, Assessore, partono da presupposti condivisibili sulla scorta di una bibliografia nazionale ed internazionale, da tempo nota e condivisa, un buon esempio di questo nuovo orientamento è il recente Testo Unico in materia di beni ambientali e culturali, noto come il Codice Urbani, testo tra i migliori oggi in circolazione a livello europeo, ma il Codice Urbani è una sorta di legge quadro, una carta di principi, uno scenario di riferimento, poi sono le regioni che devono stabilire i veri contenuti. Qui non si tratta di inquadrare correttamente i principi, questo è appunto un lavoro che fanno gli organismi internazionali, è materia di convegni, di approfondimenti delle comunità scientifiche, insomma cose da addetti ai lavori, che si fermano giustamente laddove inizia un'altra sfera di competenza istituzionale, quella del legislatore, quella - per intenderci - che le cosiddette linee guida non sfiorano nemmeno e che invece è proprio la materia di cui deve occuparsi il Consiglio regionale, il quale deve lavorare sui fatti e non sulle opinioni.
Molto concretamente c'è da sfatare subito una delle premesse culturali del documento, cioè che in Sardegna si dovesse mettere mano a questa materia con vincoli rigidissimi ed il blocco di tutte le iniziative, senza se e senza ma, perché in presenza di una forte emergenza. Se per forte emergenza si intende quanto viene detto - leggo testualmente -: "la nuova fase della pianificazione paesaggistica regionale si è avviata sulla spinta di una forte emergenza, legata certamente alla crisi (prima e più ancora che all'annullamento e al conseguente voto normativo) dei piani precedentemente in vigore, ma soprattutto alla ben più grave crisi del rapporto comunità - territorio della Sardegna", questa emergenza dove sta? La Sardegna è forse terra di eco-mostri? Sono stati deviati gli alvei dei fiumi per far posto a nuove case a schiera? Qualcuno ha raso al suolo nuraghi (magari di notte)? Ci sono stati episodi di disboscamento selvaggio, a parte quello del Presidente Soru, che però è stato fatto a fin di bene? E se tutto questo fosse accaduto dov'erano...
PRESIDENTE. Onorevole Moro, è concluso il tempo a sua disposizione.
(Interruzione del consigliere Moro)
PRESIDENTE. Guardi, è calcolato dal sistema elettronico. Grazie comunque onorevole Moro.
Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Nel momento in cui il Consiglio regionale approvava la legge 8 del 2004 il lamento che si levava dai banchi della minoranza era sostanzialmente uno, cioè che quella legge avrebbe bloccato un sistema di sviluppo costiero senza disegnarne uno alternativo. Si poneva un vincolo a priori dicendo: "Fermiamo tutto, fermiamoci un attimo ai box di partenza e andiamo a disegnare un nuovo sistema di sviluppo costiero". E' troppo presto, onorevole Pirisi, per dire che i tanto paventati blocchi non si sono verificati, l'approvazione di quella legge è datata 24 novembre, occorre tempo perché le ricadute negative si verifichino nella loro completezza. In queste ore, in questi giorni, il Comune di Oristano sta approvando il piano urbanistico comunale, col suo litorale che si trova in una strana condizione: una grossa parte è compresa nel piano territoriale paesistico numero 7, quello del Sinis che è in vigore, un'altra parte invece ricade nel piano paesistico numero 9, che è stato annullato. Proprio in quella parte è stato proposto un progetto, da tempo approvato, per la realizzazione di un centro salute con una previsione di 120 miliardi di investimento, non ricordo con esattezza il numero dei posti di lavoro. Credo che forse sarà, è un triste primato, il primo caduto della legge numero 8 del 2004; quindi, onorevole Pirisi, è presto per dire che quella legge non ha creato nessun tipo di problema e nessun tipo di blocco.
Noi ci asterremmo sull'ordine del giorno che è stato presentato dai colleghi della maggioranza per due motivi, prima di tutto perché è difficile esprimere un giudizio sul nulla e queste linee guida sono un orpello procedurale, un po' civettuolo, graficamente, gradevole, ma assolutamente vuoto di contenuti, sono equivalenti a quella che i sistemisti del Totocalcio chiamerebbero una tripla, che lascia le mani libere alla cabina di regia che seguirà i saggi nell'elaborazione del piano paesistico regionale. Ci asterremo quindi per questa ragione e perché il tempo degli appuntamenti di mezza strada è finito anche per la maggioranza, il prossimo appuntamento sarà fra dodici mesi con la presentazione del piano paesistico regionale e in quella fase, al di là di tutte le posizioni di comodo che possono essere assunte, tutti, maggioranza e minoranza, saremo chiamati a dare un giudizio politico compiuto, completo, su un atto che dovrebbe, uso il condizionale perché non sono certo che i tempi verranno rispettati e le modalità nemmeno, avere per intero la connotazione di piano di sviluppo del sistema costiero.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Non c'è dubbio che il dibattito di questi due giorni segni una fase nuova della vita del Consiglio, io direi la fase due di questa legislatura. Lo è per i toni usati dall'opposizione, lo è anche per le cose dette dalla maggioranza. Personalmente condivido in gran parte le considerazioni fatte dal collega Pirisi rispetto al modo con cui si deve lavorare in questo Consiglio. Segna una fase nuova magari in parte dovuta al risultato elettorale di questi giorni, però è importante e credo che forse saremo arrivati a questa fase nuova al di là dello stesso risultato elettorale. Io personalmente apprezzo l'apertura e il tono degli interventi dell'opposizione e anche del collega Pili, so che un'opposizione che urla e che annuncia futuri disastri o catastrofi, come è stata quella alla legge numero 8, è un'opposizione che facilita la nostra vittoria elettorale. L'opposizione invece che si mette a discutere, che apre il confronto, che entra nel merito, è un'opposizione che forse non facilita la nostra vittoria elettorale, ma che certamente ci aiuta a governare meglio la Sardegna e tra le due preferisco la seconda, quella che ci aiuta a governare meglio la Sardegna. Quindi apprezzo il modo in cui l'opposizione si è presentata a questo dibattito in queste due giornate, apprezzo anche la decisione di alcune parti di astenersi e della componente del Partito Sardo d'Azione di votare a favore. E' stato forse un nostro errore non chiedere anche al Partito Sardo d'Azione di firmare l'ordine del giorno presentato, si può ancora sottoscrivere e credo che i gruppi di maggioranza e chi ha sottoscritto quell'ordine del giorno siano favorevoli al fatto che si possa aggiungere la firma dei colleghi del P.S.d'Az. al documento, vista anche la loro decisione di votare a favore.
Aggiungo una sola considerazione, mi auguro che il rimettersi all'Aula da parte della Giunta sull'ordine del giorno significhi esclusivamente inaugurare quel clima nuovo di cui parlava, cioè di rispetto delle prerogative dell'Aula e del Consiglio, e che non significhi un prendere le distanze dall'ordine del giorno, perché sinceramente non capirei quale difficoltà avrebbe la Giunta a fare proprio un ordine del giorno col quale il Consiglio approva e fa proprie le linee guida che la stessa Giunta ha presentato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente. noi voteremo a favore di queste linee guida per la predisposizione del piano paesaggistico regionale. Voteremo a favore perché siamo convinti della bontà di questo piano, perché siamo convinti che finalmente si sia capito, dopo tanto tempo, che il paesaggio - come ha detto un esponente di primo piano della minoranza - e l'ambiente devono essere considerati un valore assoluto. E questo aver considerato il paesaggio, che noi vogliamo preservare, che noi vogliamo abbellire per quanto ci è possibile, come valore assoluto ci convince della bontà di questo piano. È stato detto qui dentro che il contenuto delle linee guida è fatto di concetti filosofici; diceva un mio professore di filosofia che la vita è tutta filosofia, e se il paesaggio viene inteso come il centro del nostro vivere, come un unicum con l'uomo, con la sua storia, con la sua cultura e con la sua intelligenza, allora noi siamo convinti che questa filosofia sia una filosofia giusta. La legge cosiddetta salva coste secondo me era un falso problema, il problema non sono le coste, il problema è il paesaggio in tutta la sua integrità e interezza; preservarlo, governarlo, gestirlo nella sua dinamica, è compito che non ha solo la Giunta ma anche il Consiglio regionale, le autonomie locali, le province, i comuni, perché si possa tutelare quello che - permettetemi questa citazione - Teilhard de Chardin chiamava la meraviglia del creato, il paesaggio inteso come meraviglia del creato, come qualcosa che unisce l'uomo all'immortalità, l'uomo a Dio. Per questo noi voteremo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Grazie signor Presidente. Intervengo per dichiarare il mio voto favorevole. Siamo giunti in tempi brevi dall'approvazione della legge salva coste, che ha suscitato un acceso dibattito in Aula e anche nell'opinione pubblica, alla presentazione delle linee guida per il piano paesaggistico regionale, che tracciano regole certe in una materia complessa che fino ad oggi regole non ne aveva. Il tutto - a mio giudizio - attraverso uno sguardo attento alla difesa e alla valorizzazione del nostro paesaggio.
Le linee guida presentano però alcuni aspetti di grande interesse e innovazione e tra questi va ricordata la volontà di questa maggioranza di coinvolgere più soggetti nella costruzione di questo progetto di conservazione e di ricostruzione del territorio. In una fase importante per il paese, in cui si fa pressante la richiesta di una vera partecipazione popolare al governo della cosa pubblica e alla costruzione di un processo di cambiamento della società, l'aver predisposto un documento sugli indirizzi per la predisposizione del piano paesaggistico che coinvolga le auttonomie locali, le popolazioni, i cittadini, significa aver individuato un percorso innovativo che parte dal basso e che può rappresentare uno strumento nuovo per la politica isolana.
È un documento che fissa degli obiettivi ben precisi e tra questi un nuovo modello di sviluppo che passa attraverso un patto tra comunità locali e ambiente, e questo elemento diventa fondamentale per ricostruire il paesaggio della nostra Isola come identità del territorio regionale. Esso traccia altresì con precisione le procedure di pianificazione che passano attraverso le aree di conservazione, di ricostruzione e di trasformazione. Questa impostazione fa sì che si possa attuare un processo di sviluppo che passa attraverso la valorizzazione del nostro patrimonio ambientale, quindi la differenza è che il nostro approccio ad un argomento come questo, cioè alla salvaguardia del nostro ambiente e dei nostri territori e al loro ruolo di fronte agli obiettivi più generali della conservazione dello sviluppo, è nuovo e originale. Esso deve naturalmente mantenere e promuovere i nostri obiettivi essenziali di conservazione, che dovranno tenere equamente conto degli interessi di tutti coloro che sono coinvolti; è così che si ricostruisce la sinergia tra la conservazione e la riproduzione dei sistemi che sostengono la vita e lo sviluppo durevole. Il nostro ambiente - sto chiudendo - il nostro territorio, i nostri paesi, le nostre coste, il nostro mare, sono per noi un patrimonio vitale per realizzare questa sinergia con efficacia e in modo fruttuoso. La tutela del nostro ambiente è per noi la sorgente di benefici che vanno oltre i confini segnati sulla carta.
Quello che abbiamo discusso non è un documento vuoto, come è stato definito anche stamani da qualche collega del centrodestra, ma ricco di spunti che offrono il terreno per un confronto e per un dibattito sull'idea di nuovo modello di sviluppo, di un nuovo modello di società che noi vogliamo costruire. Si tratta di un tema certamente difficile, ma che traccia il futuro della nostra Isola, il futuro delle nuove generazioni a cui abbiamo il dovere di consegnare un'Isola migliore, più ricca, vivibile, attraverso strumenti nuovi sempre più partecipati, coordinati ed efficaci. Per questo il nostro voto sarà favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Grazie Presidente. Avrei bisogno di un chiarimento tecnico per poter esprimere il mio voto favorevole su queste linee guida; mi spiego meglio: il penultimo capoverso della premessa dell'ordine del giorno dice: "Ritenuto che sia necessario e propedeutico disciplinare sin da questa fase un percorso di coinvolgimento di quanti devono partecipare all'elaborazione di un piano paesaggistico regionale promuovendo intese con soggetti istituzionali e con tutti i soggetti interessati", ciò sembra indicare che questo percorso di coinvolgimento non sia già adeguatamente definito nelle linee guida. In realtà, se prendiamo le linee guida al punto 3.1, ci sono circa quattro pagine che descrivono in maniera puntuale questo percorso. Quindi io chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno di dare questo chiarimento e mi riservo eventualmente di proporre, per non correre il rischio di rendere necessaria la predisposizione di un altro documento che indichi le modalità di attuazione di questo percorso di coinvolgimento, un emendamento orale che sostituisca l'inizio di questo capoverso con il seguente: "Ritenuto che sia già adeguatamente disciplinato nelle linee guida il percorso di coinvolgimento" etc., lasciando invariato tutto il resto. Se non fosse possibile accogliere da parte dei presentatori questo emendamento, che consegnerò alla Presidenza, chiederò la votazione separata di questo capoverso. Credo che questo sia veramente un chiarimento tecnico e non ho dubbi che i presentatori dell'ordine del giorno intendessero proprio fare riferimento alle linee guida nel delineare questo percorso, spero che questo emendamento orale venga favorevolmente accolto. In caso affermativo preannuncio il voto favorevole mio e del Gruppo e in caso contrario confermo la richiesta di votazioni per parti. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Porcu, lei non si deve rivolgere soltanto ai presentatori; quando si presenta un emendamento orale è ormai consuetudine che ci si rivolga a tutta l'Aula perché se non si è tutti d'accordo, non soltanto i presentatori, non possono essere ammessi degli emendamenti orali. Quindi se ci sono delle osservazioni sugli emendamenti orali questi non possono essere dichiarati ammissibili; le ricordo poi che siamo in fase di dichiarazione di voto, è chiaro che andremo alla votazione per parti.
Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Io intervengo semplicemente per annunciare il mio voto contrario sull'ordine del giorno in tutte le formulazioni, compresa quella ultima proposta dall'onorevole Porcu. Credo che non si possa fare diversamente. Vedete colleghi, dalle parole di alcuni di voi sono emersi margini di disponibilità, di dialogo sulle questioni aperte che voi stessi, con parole diverse - cito per tutti il collega Uggias, il collega Manca - avete sottolineato. C'è un problema di tempi, c'è un problema di metodi, di modi per realizzare il piano paesaggistico regionale. Dalla lettura di questo testo che c'è stato illustrato in Aula, emergono tempi e modalità di approvazione assolutamente improponibili rispetto alle implicazioni di carattere economico che pure, come voi stessi avete sostenuto, esistono e di cui si deve tener conto nella predisposizione di un piano paesaggistico regionale.
L'assessore Sanna, nel suo intervento, ha detto che non può esserci una politica dei due tempi, che non ci sono esempi né a livello nazionale né a livello europeo di una politica di due tempi. Io credo che esista un esempio a livello nazionale, che il Codice Urbani indicasse la strada da percorrere fin dall'inizio. Il Codice Urbani ha previsto in maniera puntuale tutte le norme di salvaguardia che avrebbero dovuto essere poste alla base dell'analisi necessaria per predisporre il piano paesaggistico regionale e indica tempi, categorie di beni, aree che devono essere poste sotto sorveglianza, ma dice anche che i parametri devono essere codificati preliminarmente. Questa strada voi non l'avete voluta perseguire; da parte della Giunta è apparso chiaro, netto, il diniego nei confronti di questa politica che va incontro anche alle esigenze della maggioranza; io ne prendo atto con rammarico e spero che le parole del collega Pirisi, che più che a questa parte politica erano rivolte alla Giunta, possano tradursi nel futuro in un'azione autorevole della stessa Commissione. Non credo possa venir meno da parte della stessa Commissione un lavoro che tenti, anche con la legge urbanistica quadro, di porre rimedio ad una legge come questa che è una legge soltanto vincolistica, che non consente alcun approccio serio alle tematiche di sviluppo in quelle aree che invece possono essere già individuate come foriere di nuove iniziative di modifica, di innovazione, di trasformazione urbanistica e di pianificazione del paesaggio.
È evidente che si vuole perseguire la strada dei divieti, ma è una strada difficile da sostenere alla lunga, e io credo che se anche l'entusiasmo per il risultato elettorale possa portare a perseguire questa strada senza alcun ripensamento, poi alla fine essa si rivelerà assolutamente errata sia sul piano strategico (quello della pianificazione paesaggistica), ma ancora di più sul piano politico. Ognuno del resto coltiva le aiuole come meglio crede, e voi avete scelto di coltivarle mettendo tanto diserbante da non consentire la costruzione di alcuna prospettiva seria di sviluppo in Sardegna, proponendo una politica solo vincolistica. Un argomento come questo avrebbe certamente meritato, oltre alle parole e alle preannunciate disponibilità al dialogo, sostanza nel documento che avete presentato, che invece purtroppo non ha nessun segnale di apertura in tal senso.
PRESIDENTE. L'emendamento orale che è stato presentato dal collega Porcu contiene la seguente modifica: "Ritenuto che sia già adeguatamente disciplinato nelle linee guida il percorso di coinvolgimento".
OPPI (U.D.C.). Noi siamo decisamente contrari all'emendamento orale.
PRESIDENTE. Perfetto, va bene, allora andiamo avanti, rimane la richiesta di votazione per parti.
Ha domandato di parlare l'onorevole Marrocu, ma non può intervenire perché ha già fatto dichiarazioni di voto.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Intendo annunciare il voto contrario di Alleanza Nazionale. Non deve trarre in inganno il tono sereno di ieri e di stamattina, perché credo che nessuno abbia pensato che dalla serenità dei toni potesse scaturire poi un qualsiasi consenso; per quanto ci riguarda, vogliamo motivare anche le ragioni del dissenso. Intanto negli interventi, ma soprattutto nell'intervento che io ho portato all'attenzione dell'Aula ieri, non ci è sembrato di aver sostenuto di poter concedere un voto favorevole a queste linee guida in quanto non possono essere considerate linee guida perché linee guida non sono, quindi il voto non può che essere contrario. Qualcuno probabilmente può aver pensato ad un eventuale voto di astensione; io credo che comunque sia ieri che stamattina la maggioranza e la Giunta siano state comunque sollecitate dalle difficoltà indicate dall'opposizione. Io personalmente ho manifestato diverse perplessità su questioni alle quali non è stata data alcuna risposta; non dico che si debbano accettare le considerazioni che fa la minoranza, ma quanto meno puntualizzare alcune cose. Ho fatto un riferimento ben preciso ad un elemento importante, lo stralcio del piano sulla fascia costiera, su questo Assessore non ho avuto il minimo accenno di risposta, forse sarebbe stato opportuno tranquillizzare l'Aula. Questo non è avvenuto, e quindi questo sgombra il campo anche da un eventuale astensione che avrebbe determinato una condivisione più ampia da parte di quest'Aula perché il documento in discussione - e da qui nasce l'ordine del giorno - non è condiviso neanche da una parte della maggioranza, evidentemente qualche problemino si è creato, come capita nelle migliori famiglie ed è giusto anche che così sia. Qualche voce di dissenso credo che sia ancora ammessa.
Per quanto ci riguarda e per le considerazioni che ho fatto adesso ed anche ieri nel mio intervento, ritengo che queste linee guida, come tali definite, non meritino assolutamente né un voto favorevole né un voto di astensione, per cui Alleanza Nazionale voterà contro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Confermo la nostra decisione di votare contro l'ordine del giorno, per il fatto innanzitutto che, come è stato già rilevato più o meno da tutti gli interventi dell'opposizione, queste linee guida sono talmente generiche, talmente carenti di indirizzi chiari sulle scelte da operare, e non solo in termini di enunciazione di principio, che è impossibile poter conferire, attraverso un voto favorevole, sostanzialmente una totale delega alla Giunta, da parte del Consiglio regionale, sui contenuti di questo piano. D'altra parte la nostra posizione credo che sia politicamente rafforzata dall'andamento del dibattito, dagli interventi per dichiarazioni di voto, dal contenuto dell'ordine del giorno e dalle modifiche proposte dal collega Porcu, da cui emerge che il vero problema è: chi approva questo piano paesaggistico regionale, quali contenuti avrà e qual è il percorso attraverso cui verranno individuati questi contenuti, attraverso cui cioè verranno individuate le scelte fondamentali del piano paesaggistico. Nell'ordine del giorno si dice: "Ritenuto che sia necessario e propedeutico disciplinare sin da questa fase un percorso di coinvolgimento di quanti devono partecipare all'elaborazione del piano paesaggistico, promuovendo intese coi soggetti istituzionali e con tutti i soggetti interessati". Questa sottolineatura non fa altro che dire, in maniera molto diplomatica, almeno nelle intenzioni, ma in realtà in quest'Aula è emerso che non c'è neanche poi tanta diplomazia, che finora non c'è stato un approfondimento, una disciplina delle forme e dei procedimenti di coinvolgimento dei soggetti istituzionali, e non solo istituzionali, al fine di elaborare un piano paesaggistico che sia corrispondente alle attese.
Questa è la carenza di fondo che noi abbiamo indicato esplicitamente e che, invece, da parte della stessa maggioranza viene rilevata nello stesso ordine del giorno con un certo ritegno, con un messaggio in codice, ma che è evidentemente molto chiaro: il Consiglio regionale non vuol dare alla Giunta una delega in bianco sui contenuti di questo piano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere la nostra condivisione e il nostro voto favorevole sulle linee guida presentate dalla Giunta regionale, oltre che sull'ordine del giorno che approva le stesse linee guida. E' una condivisione e un voto favorevole che riguarda anche il rispetto dei termini temporali previsti nella legge numero 8, così come ricordava l'assessore Sanna nella sua replica; infatti la Giunta ha presentato il 24 febbraio le linee guida, che poi per diversi motivi non è stato possibile esaminare fino a questo momento.
Condividiamo pienamente anche i contenuti, le procedure di pianificazione indicate dalle stesse linee guida, e colgo l'occasione per apprezzare la posizione della componente sardista, che ci ha detto di condividere le linee guida - sicuramente perché in linea con il sentire anche di questa forza politica presente nel nostro Consiglio regionale - perché credo che sia estremamente positivo che queste linee guida riescano a interpretare anche il sentire di altre formazioni politiche non collocate in maggioranza.
Da parte nostra condividiamo pienamente queste linee guida per l'informazione data da parte della Giunta dopo l'approvazione della legge, la presenza continua nel territorio a spiegare la filosofia di questa legge, che sappiamo quanto è costata, sappiamo quanto tempo abbiamo dovuto trascorrere in quest'Aula per la sua definitiva approvazione. Informazione che io credo che dovrà continuare, coinvolgendo sia le istituzioni locali, sia i diversi territori durante tutto il percorso di approvazione del piano paesaggistico regionale. Io credo che il risultato elettorale che ha ampiamente premiato il centrosinistra, stia a significare che anche i sardi condividono la politica portata avanti da questa maggioranza e da questa Giunta regionale relativamente al problema della pianificazione territoriale, anche perché il tema è stato centrale nel dibattito politico, prima e durante la campagna elettorale, la legge approvata risultando agli occhi dei sardi non una legge che blocca, ma una legge che promuove lo sviluppo.
Io credo che vada anche colta positivamente l'apertura dimostrata dalle opposizioni in quest'Aula durante il dibattito, in qualche modo poi abbiamo visto che nelle dichiarazioni di voto ci troviamo di fronte a un sostanziale arretramento, ma io mi fermo alle dichiarazioni e alle disponibilità date dalla minoranza in questo dibattito a partecipare alla discussione, a dare il proprio contributo perché credo che questo strumento, come diceva giustamente l'Assessore, non sia lo strumento di una parte, ma debba essere uno strumento di tutti, non solo di tutti coloro che sono qui in quest'Aula, ma di tutti i sardi.
PRESIDENTE. Sono terminate le dichiarazioni di voto. C'è una richiesta del consigliere Porcu di votazione per parti.
Pongo in votazione la prima parte sino al secondo "Ritenuto" escluso.
Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, RANDAZZO, ARTIZZU, MORO, MURGIONI, OPPI, CAPELLI.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - LADU - MURGIONI - OPPI - RANDAZZO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 78
Votanti 67
Astenuti 11
Maggioranza 34
Favorevoli 49
Contrari 18
(Il Consiglio approva).
Consigliere Amadu, la sua richiesta riguarda anche la seconda parte dell'ordine del giorno?
AMADU (U.D.C.). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'ordine del giorno.
Onorevole Porcu, su cosa intende intervenire?
PORCU (Progetto Sardegna). Per un chiarimento, Presidente.
PRESIDENTE. No, non può intervenire.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, non ha capito non è responsabilità mia. Avevo chiesto di votare l'ordine del giorno in tre parti.
PRESIDENTE. Abbiamo aperto la votazione, onorevole Porcu. Non è possibile intervenire.
Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU -- CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - CASSANO - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.
Si sono astenuti i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - BRUNO - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - LADU - MANINCHEDDA - MURGIONI - OPPI - RANDAZZO.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 75
Votanti 62
Astenuti 13
Maggioranza 32
Favorevoli 44
Contrari 18
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la mozione numero 33, Pili e più. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Presidente, già la settimana scorsa questo argomento è stato aggiornato per l'assenza del Presidente della Regione che aveva chiesto di essere presente al dibattito, quindi chiederei un aggiornamento di questo punto per la medesima ragione.
PRESIDENTE. Mi sembra che la richiesta possa essere accolta, quindi questo punto sarà inserito all'ordine del giorno della prossima seduta.
Pertanto i lavori terminano con la votazione dell'ordine del giorno sulle linee guida. Il Consiglio verrà convocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 12 e 19.
Versione per la stampa