Seduta n.231 del 13/09/2006
CCXXXI Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì 13 settembre 2006
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
Presidenza del Presidente Spissu
indi
Presidenza del Vicepresidente Secci
La seduta è aperta alle ore 16 e 39.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 5 settembre 2006 (225), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Calledda, Cugini, Maninchedda, Porcu e Uggias hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 13 settembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
"Atzeri - Scarpa - Norme in materia di etica pubblica e conflitto di interessi." (6/STAT)
(Pervenuta il 13 settembre 2006 e assegnata alla prima Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata rilevazione dei dati relativi ai flussi turistici nelle annualità 2005 e 2006". (604)
"Interrogazione Floris Mario - Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla "linea di impostazione concordata con gli organi del Ministero per i beni e le attività culturali" del Piano paesaggistico regionale". (605)
Continuazione della discussione del testo unificato 44-138-223/A: "Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura" - della proposta di legge Biancu - Addis - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cocco - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Istituzione degli ecomusei per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali". (44/A), della proposta di legge Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano: "Istituzione di una rete museale dell'emigrazione" (138/A) e del disegno di legge: "Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura" (223/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del Testo unificato numero 44-138-223/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Gessa. Ne ha facoltà.
GESSA (Progetto Sardegna). Presidente, colleghi. I miei colleghi stamattina hanno illustrato abbastanza bene il problema e tutti gli aspetti della legge che regolamenta i beni culturali e penso che io potrò aggiungere poco su questo. Io vorrei invece utilizzare un'esperienza che è stata della Commissione, quella di fare una visita conoscitiva in Sardegna - così come ha fatto Ciriaco Davoli - in un sito particolare, un paese che io non avevo mai visitato prima, ha un nome giapponese "Tadasuni" e in questo paese, Tadasuni, abbiamo scoperto, molti di noi che non avevano mai visto questo gioiello, abbiamo scoperto il museo etnografico che riguarda gli strumenti musicali. Da questa visita abbiamo potuto rilevare quali sono le luci e le ombre che, in qualche modo, si attengono alle condizioni dei musei in Sardegna. Il museo diretto da un sacerdote, Don Dore, è un museo che per me è stata un'esperienza esaltante. Intanto non l'avevo mai visto e non l'avevano mai visto neanche alcuni membri della Commissione. Questo, era una spia che già ci dice che le visite ai musei vengono fatte prevalentemente su dieci musei della Sardegna e molti di questi nessuno li vede, anche se qualcuno di noi è abbastanza acculturato da aver visitato pinacoteche o musei nel mondo. La legge si preoccupa anche di questo. Si preoccupa di diffondere la cultura dei musei in Sardegna. Il problema dei musei in Sardegna, probabilmente, è che sono troppi e vedremo, centoottanta musei. Un'altra delle caratteristiche di questa visita è che il museo era, apparentemente, un contenitore-ufficio. Cosa significa? Un sito nel quale degli strumenti di straordinario valore vengono, praticamente, contenuti in armadi anche inidonei, però, questo museo-contenitore finalmente si è trasformato. Si è trasformato quando il curatore, finalmente, ha fatto vivere gli strumenti e per tutti noi sentire suonare degli strumenti preistorici, sentire praticamente descrivere da questo curatore ciascuno degli strumenti è stata, come dicevo, un'esperienza esaltante. E' nata immediatamente, diciamo, la riflessione che il curatore di questo museo ha anche ottantatré anni, è un entusiasta, naturalmente, curatore di questo museo, forse anche troppo affezionato al suo museo, nel senso che lo considera cosa propria, e questo è un altro degli aspetti che la legge vuole in qualche modo correggere. Che cosa significa? Significa che Don Dore, abbia lunga vita, ma a me sembra un valore culturale anche lui, probabilmente da immortalare! Immortalare come? Immortalare con degli interventi, nel senso di potenziare con delle tecnologie moderne, visive e auditive, le cose che abbiamo visto! E anche questo la legge si preoccupa di, appunto, immettere nei musei questi aspetti che rendano il museo più fruibile. Naturalmente Don Dore parla in italiano e invece noi potremmo o dovremmo preoccuparci che i visitatori non sono solo italiani, quindi, e la legge si preoccupa appunto di educare delle persone, di formare delle persone, nel senso di farne dei curatori che poi possano trasmettere queste straordinarie ricchezze. Durante la visita a questo museo abbiamo assistito - in maniera addirittura per noi, come dicevo, esaltante - suonare tutti questi strumenti, inclusi degli strumenti stranissimi che emettevano dei suoni addirittura cacofonici e lui ci ha spiegato che servivano, a volte, ai banditi perché con questo suono si spaventassero i cavalli dei carabinieri, anche questo, il suono di questo tamburo era particolare perché fatto con una pelle di cani o di cavalli morti di fame; e anche qui è una stranezza e gli abbiamo chiesto: "Ma perché morti di fame?". Perché la pelle non deve contenere del grasso, perché altrimenti il timbro del suono non è esattamente quello che dovremmo ottenere. Guardando questa collezione mi sono sorpreso guardando un violino che era conservato in un armadio, come qualsiasi altro di questi strumenti, un armadio non protetto naturalmente e ho chiesto ironicamente o provocatoriamente gli ho chiesto: "non sarà uno Stradivarius?", e lui salendo su una scala ha preso una chiave da sotto un cappello e finalmente, nascosta lì, ha aperto quest'armadio e mi ha detto: "legga", io ho letto: Stradivarius fecit nel 1710. A questo punto mi è venuto naturalmente da chiedergli: "ma questo lo lasciate così?", l'urlo di Munch è stato rubato in condizioni molto molto più difficili, chiunque volesse rubare questo Stradivari lo ruba, la legge si preoccupa appunto delle condizioni anche di sicurezza nei musei. Una preoccupazione che abbiamo naturalmente, l'ho già detta prima, non solo di immortalare Don Dore ma anche di fare dei nuovi curatori e la legge si preoccupa anche di questo, cioè in pratica di formare dei giovani. Nella facoltà di architettura o nella facoltà di lettere a Cagliari ci sono tanti giovani che hanno la passione realmente per l'archeologia e che non trovano lavoro in Sardegna, noi, come voi sapete, abbiamo 8000 nuraghi mi dicono, non 7000, e 8000 nuraghi sono una ricchezza immensa, potremmo realmente dire che in Sardegna noi potremmo dire per la Sardegna ciò che è stato detto per l'Italia: "museo Italia" direi: "museo Sardegna", questa ricchezza di 8000 nuraghi non esiste nel mondo e questo la legge si preoccupa appunto di creare attorno a queste aree delle aree di rispetto e a me non dispiacerebbe che ci fossero 8000 aree di rispetto attorno a questi nuraghi. Abbiamo visitato anche altri musei, un altro era per esempio quello del giocattolo che ci ha dato degli spunti. C'erano anche qui, sarebbe stato anche noioso magari, soprattutto per me che quei giocattoli gli ho usati quand'ero piccolo non mi incitavano, però vedere il curatore che fa vivere per esempio sa barduffula, cioè una trottola, la fa vivere nel senso che ce la dimostra, ci ha effettivamente suggerito quanto questi musei possano vivere ed attrarre se naturalmente ci sono dei curatori che sono in grado di trasmettere, ricordiamo naturalmente che l'utente dei musei di oggi è sofisticato è acculturato e quindi non dobbiamo avere dei curatori che aprano, chiudano la porta o controllino semplicemente se qualcuno ruba o non ruba, è importantissimo trasmettere questo. Io ricordo che una volta sono stato nel Texas, molti anni fa, e mi condussero a vedere un pezzo per loro importante, una sedia di un barbiere sulla quale era stato ammazzato un famoso bandito, e lì vicino c'era un negozio che vendeva …. oppure winchester, ecco io penso che nel nostro museo per esempio di Luras, in Gallura, dove c'è il famoso martello de sa accabadora, quella donna, o quelle donne che ammazzavano in maniera precisa e indolore le persone sofferenti, o forse insofferenti, con un bel colpo di martello, bene lì si potrebbe vendere il martello de sa accabadora e sono sicuro che farebbe un sacco di in queste attività appunto connesse al museo e la legge prevede appunto questa interazione, questo rapporto con gli imprenditori in modo da far aumentare appunto gli introiti che non sono solo il biglietto, ricordiamoci che oggi si propongono delle ferie "spalmate" come si dice nell'anno per cui molti di questi musei che in pieno agosto magari non sarebbero visitati potrebbero esserlo, anche ricordiamo un libro recente sulla accabadora, un libretto direi, di Buccarelli che ha fatto aumentare i visitatori a questo museo, come curiosità, perché effettivamente l'eutanasia col martello è una cosa straordinaria! Vi ricordo che questa di far aumentare la curiosità degli utenti attraverso attività culturali è anch'essa contemplata nella legge, e vediamo, questo lo sapete, dopo quel libro di Dan Brown, Il codice da Vinci, le visite alla Gioconda sono raddoppiate, quindi quanto è importante. Noi abbiamo questa straordinaria ricchezza che naturalmente così distribuita e poco coordinata e la legge si preoccupa appunto di fare queste reti museali e si dovrebbe pensare non solo a delle reti museali dentro la Sardegna ma eventualmente anche al di fuori della Sardegna.
Il problema dei beni culturali, quando sono abbondanti purtroppo danno alla nazione la non consapevolezza del loro valore, vi ricordo che l'Italia è uno degli ultimi paesi in Europa per la mancanza di attenzione ai musei e la Sardegna è ancora indietro rispetto all'Italia; è un problema annoso. Io termino qui dicendovi, vi ricordo che un sovrintendente famoso alle belle arti, si chiamava Raffaello Sanzio, diceva a Leone X: fai una legge perché altrimenti stanno depredando tutti i beni della Roma antica. E da allora di leggi ce ne sono state, in Sardegna ancora questa legge finalmente ce l'abbiamo e speriamo che venga approvata. Io condivido naturalmente ciò che hanno detto molti di noi, ma soprattutto l'hanno detto quelli della minoranza, e cioè che ci siano anche i soldi perché queste cose poi vengano attuate, l'ha detto anche Giovanna Cerina, cioè è un vero peccato che questa legge, che protegge la ricchezza più grande della Sardegna, poi non abbia finalmente quell'attenzione che vuol dire anche fare delle ricerche per sviluppare. Cioè c'è una ricchezza ancora sottoterra, recentemente hanno scoperto, forse lo sapete, a Flumini, il primo nuraghe a base triangolare, lo hanno appena scoperto, è sulla fascia costiera, prima della legge Soru naturalmente, però fatto da architetti che non guardavano al presente, guardavano all'eternità. Grazie.
PIRISI (D.S.). Se ci fosse stato non l'avrebbero potuto fare!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gessa.
E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signora Presidente, colleghi consiglieri. Un po' di emozione tra le sedie del barbiere e le martellate che sono svolazzate in Aula, ci fanno riflettere appunto su questa legislazione regionale che, in tema di beni culturali e museali, è il risultato di queste complesse stratificazioni, pensate in periodi storici diversi. Il risultato a pioggia è evidente: norme contraddittorie, poca certezza per gli operatori, mancanza di un modello di sviluppo fondato sull'identità etno-storica e quindi sulla nostra vera specialità, perché non siamo né in Lombardia e né in Basilicata.
Troppo spesso si è assistito, specialmente nell'ambito di molte leggi finanziarie, alle sovvenzioni ad personam attuate con singole disposizioni che sono state, a torto o a ragione, accusate di favorire qualcuno a danno di qualcun altro. Il problema è che una legge, dagli obiettivi così ambiziosi, dovrebbe regolare con precisione, con procedure certe e con finanziamenti adeguati, una macchina complessa e strategica come quella, appunto, dei beni culturali e museali. Una legge di settore di riordino dovrebbe, insomma, consentire una più incisiva operazione di valorizzazione del nostro, immenso e sommerso, patrimonio etnico ed identitario sia in funzione della crescita culturale e civile del popolo sardo, sia in funzione dello sviluppo imprenditoriale e turistico della nostra Regione speciale. Va sottolineato con rammarico che al contrario, ancora una volta, s'è persa una grande occasione storica, per l'ennesima volta si deve discutere di leggi infarcite di principi altisonanti, ma prive di norme di carattere organizzatorio e di procedure. Si tratta di una legge che in gran parte, al di là delle dichiarazioni di principio, fotografa l'esistente, ci dice cosa s'intende per museo, per parco archeologico, per ecomuseo e sistema museale, ci dice addirittura cosa s'intenda per biblioteca e per archivio storico, e ovviamente ci dice anche cosa s'intende per sistema bibliotecario. Una cosa meravigliosa! In molte norme si celebra il festival dell'ovvio!
Agli operatori e ai cittadini fruitori non interessano definizioni e neppure fastidiosi elenchi di funzioni che già oggi sarebbero proprie di un museo, di un archivio storico o di una biblioteca pubblica. Il problema, semmai, sarebbe stato quello di valutare con quali strumenti e con quali finanziamenti si può garantire una migliore e più efficiente fruizione del bene culturale. Ma, si sa, quando una legge è infarcita di ripetizioni, di principi e di dichiarazioni altisonanti, che ben figurerebbero in un preambolo di una Costituzione, si nasconde il vuoto. O meglio, dietro un generale vuoto, emerge poi la vera finalità: concentrare risorse per favorire la catalogazione, l'informatizzazione, l'archiviazione. E' una legge pensata ad hoc per le oligarchie universitarie, per le cooperative, per un'idea di tutela ben culturalista che appare fondata sulla conservazione, piuttosto che sulla valorizzazione. Non è sbagliato certo pensare anche a questi problemi. Ma, in mancanza di un coerente modello di sviluppo, sarebbe stato indispensabile un collegamento organico, e non solo di facciata, con lo sviluppo del turismo culturale. In che modo, con quali strumenti, risorse umane e finanziarie si possono realmente valorizzare i nostri beni culturali? Siamo sicuri che l'attuale proliferazione di musei, piccoli e piccolissimi, consolidatesi in questi decenni sia un valore aggiunto? Non sarebbe stato più logico e coerente razionalizzare il settore e attivare meccanismi più stringenti e selettivi per la creazione di nuovi musei? Si tratta di domande relative agli stessi principi ispiratori della legge, e tra questi è significativa ed emblematica la palese mancanza di riferimenti alla lingua sarda e alla promozione del suo integrale utilizzo, ad esempio, nei materiali pubblicitari e informativi con i quali s'intenderebbe veicolare meglio la comunicazione istituzionale mediatica intorno al nostro patrimonio. Ma tutto ciò non dovrebbe sorprendere, già il 14 luglio del 2004, nell'ambito della discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, avevamo sottolineato come l'intero impianto politico e culturale dell'Esecutivo apparisse pericolosamente sbilanciato in tema di restauro, conservazione e tutela. La visione politica presidenziale appariva, poi è stata confermata ampiamente dai fatti, legata ad una visione tradizionalistica e statica del bene culturale, storicamente diffidente nei confronti della cultura etnica; si celebrava il primato della visione monumentalistica, della cultura di ispirazione accademica ed elitaria, e al contempo si lasciava in secondo piano la promozione dei valori culturali-etno-storici della cultura orale diffusa fuori dai circuiti accademici allevati in salsa italianista. E così questa legge potrebbe essere tranquillamente applicata, come dicevo prima, in Lombardia, in Basilicata, in Molise, dato che da nessuna parte si coglie in che modo è stata esaltata la nostra specialità. E la nostra specialità, tanto per fare un esempio, appare caratterizzata in particolare per la presenza capillare di nuraghi e monumenti megalitici, contati nell'ordine di migliaia, i quali necessiterebbero di essere valorizzati. Si pensi a quei tantissimi siti di straordinario valore storico ed identitario che sono di fatto abbandonati all'incuria e al degrado; si pensi a quei tantissimi siti che, pur rilevati, non possono essere adeguatamente supportati da campagne di scavo per mancanza di fondi. Solo pochi esempi ma eloquenti che dimostrano la necessità di una legge capace di recuperare fondi per le vere finalità, anziché disperderli in mille rivoli che accontentano, forse, un'élite acculturata, ma che non appaiono funzionali a creare vero sviluppo.
Inoltre, la legge sconta per tratto culturale d'origine dato che storicamente la cultura accademico-universitaria e le logiche ben culturaliste hanno sempre avversato le tematiche identitarie. Se poi si scende nel dettaglio, appaiono evidenti tali e tante distorsioni da meritare importanti critiche di metodo e di merito.
Ricordiamo, in via preliminare, che pur con un gravissimo ritardo, la Sardegna ha recepito i principi della legge Bassanini in tema di conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. In base a tale recepimento anche la Sardegna, almeno sotto il profilo formale, può contare su un'organizzazione amministrativa fondata sul principio di sussidiarietà, che relegherebbe finalmente la Regione alla sua naturale funzione: quella di programmare e coordinare. Relegherebbe, perché un simile disegno autonomistico può sostenersi a due sole condizioni: che i compiti e le funzioni, istituzionalmente propri delle autonomie locali, corrispondessero ad adeguate risorse umane e finanziarie, cosa che non accade; che l'Esecutivo non fosse fisiologicamente orientato a creare il più pericoloso e antidemocratico neocentralismo regionale, che di fatto esautora il ruolo degli enti locali.
Una conferma testuale di questa posizione si ritrova all'articolo 5 comma 4 dove, pleonasticamente, si ricorda che la Regione esercita il potere sostitutivo in caso di inadempienza dei livelli istituzionali subregionali, ma è lecito chiedersi come possono Province e Comuni ottemperare a tanti e tali compiti, quando, in molte realtà, non ci sono neppure i fondi per l'ordinaria amministrazione? Così come puntualmente denunciate da noi sardisti in tempi non sospetti. Oggi i nodi vengono al pettine, poiché languono i trasferimenti agli enti locali, questi, di fatto, non potranno esercitare le nuove funzioni e saranno fatalmente esautorati dalla Regione, o meglio da l'esecutivo. E' infatti il vero strumento che conferma tale evidenza è suggerito dall'articolo 7, dedicato al piano regionale per i beni culturali, il piano persegue una filosofia istituzionale tutta orientata a spogliare il Consiglio regionale di qualunque reale controllo di merito sui contenuti concreti di una riforma così strategica. Tutto ciò che la legge regionale avrebbe dovuto disciplinare, criteri, ripartizioni, standard di qualità, requisiti professionali, è demandata all'ennesima cambiale in bianco in favore della Giunta, con la conseguenza che la potestà regolamentare dell'esecutivo, oggi sostituisce di fatto la potestà legislativa regionale, e le leggi regionali si riducono ad articolati di principi, buoni per ogni stagione, ma indeterminati nella loro concreta attuazione. Sulla stessa linea, ormai sperimentata in questi due anni di legislatura, anche la legge sui beni culturali non poteva mancare di dotarsi di organismi consultivi inutili e pretorici, oltre che, naturalmente, a carico del contribuente, l'articolo 13 "osservatorio regionale dei musei", l'articolo 16 "osservatorio regionale delle biblioteche", l'articolo 19 comma tre "commissione scientifica" rappresentano l'ennesima riprova di come non si sia rinunciato mai ad una mentalità burocratica, e alla moltiplicazione degli organismi utili, non certo alla collettività, ma solo per sistemare lo sterminato popolo dei "senza ruoli", politici trombati, amici degli amici, consulenti elettori esigenti. Ma ci sono anche altri elementi di palese incongruità, l'articolo 19 comma cinque, destinato a finanziare manifestazioni celebrative di figure protagoniste della storia della cultura sarda, si pone come un doppione rispetto alla legge regionale istitutiva di Sa Die, relegata la festa del popolo sardo, a pura manifestazione accademica a porte chiuse, Sa Die è di fatto esautorata da questa nuova disposizione, di cui francamente non si comprende la ragione d'essere, l'aspetto più inaccettabile della legge appare in ogni caso evidente all'articolo 20, dedicato ai finanziamenti regionali. La norma consta di un lunghissimo e pretorico elenco di finalità, 18 nel primo comma e 8 nel secondo, che rappresentano i capitoli di un ideale libro dei sogni dove si trova di tutto, funzionamento dei musei regionali, e dei relativi sistemi informatici, gestione del catalogo regionale dei beni culturali, restauro dei beni culturali, acquisizione di opere d'arte, formazione, funzionamento di istituti archivi, organizzazioni di manifestazioni. In particolare è da sottolineare che tra i tanti interventi di carattere generale, ve ne sono alcuni come minimo discutibili, all'articolo 20 comma uno lettera b, si prevede di finanziare annualmente, tra le finalità principali, il funzionamento del centro per i servizi culturali "umanitaria" e relativa biblioteca, al comma due lettera h del medesimo articolo è nuovamente citato il funzionamento dei centri per i servizi culturali UNLA e "umanitaria" e relative biblioteche; l'amore sconfinato per i citati centri è, certo non casualmente, confermato dalla previsione di cui all'articolo 14 comma otto della proposta di legge sul cinema, quando arriveremo a quella proposta di legge, troveremo quest'amore ripetitivo continuo e spassionato. Al di là dei numerosi aspetti tecnici che rendono questa proposta di legge assai poco utile per lo sviluppo culturale ed imprenditoriale della Sardegna, emergono complessivamente alcuni profili che costringono noi Sardisti per lo meno all'astensione. E' un articolato normativo che fotografa l'esistente, cristallizza posizioni dominanti favorisce i soliti noti. Le risorse finanziarie non consentono di concretizzare i compiti e le funzioni, gli enti locali sono di fatto esautorati dal neocentralismo regionale e dalla mancanza cronica di risorse, non è chiaro in che modo questa legge sia organicamente collegata alla politica turistica, e più generale al modello integrato di sviluppo, di cui ancora non si intravede traccia, per questo motivo ci siamo preoccupati di presentare alcuni emendamenti, con la speranza di sensibilizzare la Giunta, la maggioranza, e rendere questa legge più scorrevole e più apprezzabile.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Grazie Presidente, buonasera signori consiglieri. Allora, io ho sentito davvero tante cose tra stamane e questo primo pomeriggio, e credo che però ci siano alcuni elementi che accomunano un po' tutti gli interventi. Quindi mi pare che sia importante partire da questa constatazione. Credo che tutti abbiano condiviso l'importanza che la Regione presti la dovuta attenzione del patrimonio culturale della Sardegna, e che prenda in esame la possibilità di normare un ambito che è stato spesso trascurato, o quanto meno, com'è stato detto, da più interventi, anche dal consigliere Lombardo, è stato oggetto di norme frammentarie per lo più di carattere finanziario. Allora se è vero che tutti siamo convinti del valore della ricchezza delle potenzialità, non soltanto economiche, quindi rispetto al turismo culturale, ma anche rispetto al nostro senso di appartenenza, e quindi rispetto ai caratteri di identità di questo patrimonio. Io credo che tutti, responsabilmente, dobbiamo constatare quello che è successo in questi anni. Ecco sono d'accordo con l'onorevole Diana quando dice che non è vero che non è stato fatto niente, sono state fatte molte cose in qualche settore magari in maniera un po' più organica, in qualche altro diciamo che le cose sono avvenute in maniera un po' più disordinata, è un settore molto vasto, molto ampio e il concetto di beni culturali, così come quello degli istituti della cultura che poi altro non sono che biblioteche, archivi, parchi archeologici e così via, ha subito nel tempo molte modificazioni, ed in effetti come ha detto appunto l'onorevole Lombardo dal '39 in poi questo concetto si è arricchito e si è modificato. Per arrivare però nel 2004, diciamo, ad una definizione, che poi è diventata oggetto di un codice, il codice dei beni culturali, in cui sostanzialmente, è vero quello che si dicevano, vengano presi in considerazione principalmente beni di carattere materiale, e su questo io vorrei osservare che questa legge fa attenzione, invece, ad ampliare questo concetto del patrimonio culturale, estendendolo al patrimonio immateriale, e in questo senso si è fatto riferimento alla convenzione Unesco del 2003, che per la prima volta nel mondo ha riconosciuto l'importanza di tutto ciò che è intangibile e che perciò, che però che caratterizza connota molto fortemente la storia l'identità di ciascuna comunità, piccola o grande, e in questo senso la rende diversa specifica anche in un contesto globalizzato, come è stato detto stamattina. Quali sono i presupposti da cui parte la legge, non soltanto dotarci di una legge tanto per fare una legge, anche se è vero che da questo settore, così composito, arrivano molte segnalazioni e arrivano anche molte aspettative, quindi non soltanto fare una legge ma a differenza di quello che è stato detto da taluni, mai riconosciuti da altri, cercare di mettere ordine nel settore. Si è parlato prevalentemente del settore museale un po' di meno di quello bibliotecario, a parte il primo intervento dell'onorevole Lombardo, e allora forse qualche elemento in più io vorrei aggiungerlo, portarlo all'attenzione dei consiglieri. Intanto il settore bibliotecario ha avuto la fortuna di essere supportato, forse prima che i musei, da norme di carattere finanziario che hanno contribuito alla crescita di quest'ambito, ha avuto anche la possibilità, diciamo, di utilizzare, di arricchirsi di interventi formativi, lunghi e prolungati del personale che dentro le biblioteche lavora. Si è mosso, diciamo, tenendo nella dovuta considerazione quanto in questo ambito avveniva a livello nazionale e a livello internazionale, anche se è vero che, Regioni ordinarie, che hanno avuto questa competenza in ambito delle biblioteche, solo nel '72, in realtà sono già alla quarta generazione di leggi, e noi non ne abbiamo nessuna, se si esclude la 64 del 1950. Quindi, il riferimento è stato, non soltanto l'elaborazione molto avanzata da un punto di vista professionale in ambito nazionale e internazionale, ma anche una forte compattezza delle strutture che si sono aggregate, che hanno costituito i sistemi e che hanno rappresentato e rappresentano adesso, oggi, ancora, dei presìdi importantissimi dentro le nostre comunità, anche nei piccolissimi paesi.
Non è vero che le biblioteche, soprattutto quelle di ente locale, che sono oggetto di questa legge, sono così numerose come si diceva: non è vero che a Nuoro ci sono più di 200 biblioteche, non è vero che ad Oristano ce ne sono più di 150...
(Interruzione del consigliere Diana)
Eh, ma c'è una bella differenza! Le biblioteche aperte al pubblico, di ente locale, sono 343, quindi c'è una copertura, è vero, molto alta, più o meno una copertura del novanta per cento su tutto il territorio regionale. Poi ovviamente ci sono le biblioteche che fanno capo allo Stato, quindi le due biblioteche universitarie di Sassari e Cagliari, ci sono le biblioteche ecclesiastiche che sono una quindicina in tutta la regione, ci sono alcune biblioteche private che fanno capo ad istituti culturali oppure addirittura sono fondi privati messi a disposizione del pubblico. E comunque le biblioteche rappresentano, e hanno rappresentato anche nell'intenzione di questa proposta di legge, essendo una realtà più avanzata del settore, un po' un punto di riferimento e hanno saputo dimostrare che, appunto, la cooperazione, la professionalità, la condivisione dei servizi, in qualche modo paga e aiuta davvero a far sviluppare questo settore. Purtroppo non è successo altrettanto nell'ambito museale o nell'ambito delle aree archeologiche; ambito museale che è contraddistinto da una realtà molto frammentata in cui, è vero, coesistono punti di eccellenza e realtà che invece lasciano, come dire, un po' a desiderare. E allora, però, io credo che la Regione non possa muoversi nella prospettiva, che ritengo aridamente efficientistica, di cancellare tutto quello che esiste, oppure di premiare soltanto quelli che sono bravi, che sono più capaci, che vendono più biglietti. Credo che, più correttamente, la prospettiva degli amministratori regionali debba essere quella di valorizzare sicuramente l'eccellenza ma di creare le condizioni perché, anche su queste eccellenze, possono svilupparsi e migliorare anche quelle realtà che sono piccole e che devono ancora crescere.
Il numero dei musei, onorevole Artizzu. Allora, La relazione della Corte dei Conti che lei ha citato, e per la quale tra l'altro il documento strategico della Giunta sulla razionalizzazione dei musei è stato presentato a Roma dove sono state presentate tutte le analoghe indagini che la Corte dei Conti ha fatto in tutte le regioni d'Italia, il riferimento, in quell'indagine, non comprende i musei in senso stretto, comprende anche le aree, i parchi e i siti culturali. Nella relazione c'è scritto così. Tanto più che la relazione ha avuto per oggetto, in particolare, quelli gestiti con il supporto di finanziamenti regionali...
ARTIZZU (A.N.). Mi fa piacere apprenderlo ma non glielo avevo chiesto.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ah, mi scusi, ha ragione, ho citato l'onorevole sbagliato, scusi, era l'onorevole Alberto Randazzo, scusi.
Allora, dicevo, rispetto alla realtà museale, non è vero assolutamente che la legge proposta si limiti a fotografare la realtà, in realtà, per la prima volta in Sardegna, introduce delle procedure di riconoscimento e introduce degli standard di qualità. In questo senso la Regione riscatta un ritardo molto lungo e molto pesante e si pone al passo di tutte le altre Regioni, recependo un decreto ministeriale dell'allora ministro Melandri, del 2001, in cui vengono indicati dei requisiti minimi di funzionamento, al di sotto dei quali un museo non può essere neanche considerato tale. E con questo approfitto anche per dare una risposta all'onorevole Atzeri quando dice e ci sono definizioni, definizioni... Intanto, io vorrei ricordare che le definizioni sono una scelta stilistica legislativa che fa capo a tutte le riforme Bassanini e che poi è la metodologia che viene adottata soprattutto in ambito europeo. La seconda considerazione è che io credo che sia molto importante che siano state date delle definizioni, anche ritoccate da alcuni membri della Commissione, perché spesso non sappiamo di che cosa parliamo quando parliamo di biblioteche, quando parliamo di parchi e quando parliamo di musei. Spesso riteniamo, infatti, che chiunque sia in grado di aprire un museo, di allestire una biblioteca o di gestire un parco. E allora le definizioni, non solo garantiscono chiarezza e trasparenza, ma aiutano anche a condividere le caratterizzazioni degli istituti culturali, e quindi ciò che ha un po' stupito l'onorevole Sardista invece, dal punto di vista della proposta, è stata una precisa scelta.
Ancora, la qualità e la professionalità, che sono due criteri che vengono ripetutamente ricordati insieme alla cooperazione e all'integrazione.
L'integrazione. Si parla, nella legge, di integrazione dei compiti di tutela, di valorizzazione, di fruizione, nei confronti dello Stato e si utilizzano in questo senso tutti gli spazi lasciati aperti dal codice Urbani, il quale, dopo la riforma del titolo V, ha riconosciuto soprattutto la caratterizzazione locale dei beni culturali, il che vuol dire che ha consentito la possibilità alla Regione, alle Province, ai Comuni, di partecipare a stabilire criteri di gestione ma anche a concorrere a funzioni molto importanti che sono state appannaggio dello Stato per tutta la legislazione fino al 2004, mi riferisco in particolare alla tutela.
Quindi, partendo da questo presupposto e dagli spazi lasciati aperti dal codice Urbani, la legge cerca di disegnare un assetto pluralista in cui la Regione lavora, insieme alle Province e insieme ai Comuni, per gestire e valorizzare questi beni; e quindi non soltanto per innescare meccanismi virtuosi di sviluppo locale, integrando gli istituti, i beni, con tutte le filiere dell'enogastronomico, dell'artigianale e chi più ne ha appena più ne metta, ma uno dei presupposti è quello di puntare a far conoscere meglio i beni culturali. Non è infatti un caso che pochi musei siano visitati anche dagli stessi residenti - infatti i visitatori sono perlopiù turisti se eccettuiamo il caso del MAN di Nuoro -, perché purtroppo molti dei musei che abbiamo aperto in Sardegna sono musei morti, non sono dei musei dinamici, non hanno attivato tutte quelle possibilità di interazione, per esempio, con la scuola, con le associazioni culturali, con le associazioni professionali, con le associazioni di artigianato e così via.
Spesso si è ritenuto che per fare un museo fosse sufficiente avere un bel locale storico, ristrutturato con i fondi PIA, appendere due pale e quattro quadri e abbiamo ritenuto che quello fosse un museo, e ci siamo qualche volta anche sentiti gratificati per aver fatto qualche cosa di utile alla nostra comunità. In realtà un museo, come una biblioteca, come un parco archeologico, sono cose un po' più complesse e quindi non sono esclusivamente una sommatoria di beni che dobbiamo conservare meglio, ma sono dei beni che dobbiamo conoscere, per i quali dobbiamo attivare attività didattiche, attività di ricerca, attività espositive e di scambio.
Un'altra cosa che mi piace sottolineare è il fatto che - è stato detto stamattina - la legge prende in esame anche altri due ambiti collaterali ai beni culturali: l'arte contemporanea e gli scavi archeologici e paleontologici. L'arte contemporanea qualcuno diceva "ma perché dobbiamo occuparci anche dei quadri degli artisti contemporanei", io credo che invece sia fondamentale proprio per avere un senso della continuità dell'espressione artistica dalla preistoria fino al '900 o ai primi anni 2000, credo che sia altrettanto importante perché quello che è arte contemporanea oggi è bene culturale domani, e credo che la Regione debba anche occuparsi di sostenere in maniera più fattiva di quello che ha fatto fino adesso tutti quei giovani artisti della Sardegna che per essere sardi, purtroppo, vivono tutta una serie di limitazioni che derivano da un mercato dell'arte che è abbastanza ridotto e dal fatto che spesso i nostri artisti si trovano tagliati fuori dai circuiti nazionali e internazionali.
Gli scavi archeologici. Io credo che siano fondamentali. Pensate che Barumini non sarebbe quella che noi conosciamo se nel 1950 Lilliu non avesse trovato un po' di soldi, anche dentro gli Assessorati della Regione e presso lo Stato. Così come credo che siano importantissime le indagini di carattere paleontologico, si diceva di Masullas stamattina, giusto per fare due esempi circa la ricchezza di questo patrimonio, ci sono immensi giacimenti in tutta la Marmilla e nel Nord-Ovest della Sardegna. Sostenere gli scavi non significa che dobbiamo scavare in tutta la Sardegna in maniera assurda e indiscriminata, significa però che abbiamo la possibilità di valorizzare anche zone in cui gli scavi per esempio siano già iniziati e che qualche volta lo scavo ci consenta anche di fare interventi di restauro più adeguati, più attenti.
Una cosa sui parchi. Credo che forse si sia fatta un po' di confusione tra parchi in generale e parchi archeologici. I parchi archeologici sono quelli che non hanno niente a che fare con i parchi ambientali, sono quelli sui quali insistono delle emergenze archeologiche, che vuol dire manufatti dal preistorico fino all'epoca romana. E allora, noi abbiamo circa centosessanta parchi potenziali in Sardegna che sono stati oggetto di studio, di analisi, di tesi di laurea, ma pensate che soltanto quarantasei sono gestiti, e quindi immaginatevi quante potenzialità ci possono essere nel momento in cui vengono regolamentati, perimetrati e anche dati in gestione alle migliaia e migliaia di ragazzi laureati in beni culturali che non hanno lavoro. La perimetrazione del parco non è affatto generica, com'è stato detto dall'onorevole Diana la zona di rispetto, perché le norme tecniche di attuazione del PPR, all'articolo 47 e 48 indicano precisamente a quanto ammonta questa zona di rispetto: ammonta a 100 metri. La proposta iniziale della Giunta era di 200 metri. Poi, nei confronti che abbiamo avuto presso sovrintendenze archeologiche, con le amministrazioni locali e anche con il Ministero, questa zona si è ridotta di circa il 50 per cento e che comunque mi pare sia, dico forse, se non sufficiente, soddisfacente, perché spesso abbiamo assistito ad una strada asfaltata a 20 metri da un nuraghe significativo. E quindi l'idea è quella di creare una zona di rispetto intorno al bene e di spostare oltre i 100 metri tutti quei servizi aggiuntivi, diciamo di accoglienza e di comfort per il turista.
Servizi aggiuntivi. Sempre onorevole Randazzo, lei ne parlava stamattina. La proposta di legge li prevede espressamente, nel senso che sia per tutte le tipologie degli istituti, tranne le biblioteche e gli archivi, anche sull'esperienza di quanto accade in tutte le parti del mondo è chiaro che dobbiamo muoverci nella prospettiva non soltanto di promuovere l'informazione dei beni contenuti in quel museo, in quell'area, ma anche di promuovere tutto quello che quel territorio può offrire, ma anche di rendere più agevole la visita. Pensate che dall'indagine della Corte dei conti - ma ci sono altre due indagini importanti, una fatta dall'Assessorato con Federculture e un'altra fatta dal Crenos - uno degli elementi di disagio segnalati dai tanti visitatori è che per esempio non ci sono quasi mai i servizi igienici.
Allora, per concludere, io vorrei dire ancora un paio di cose. L'osservatorio regionale dei musei e delle biblioteche. Ovviamente non condivido il fatto che sia un organo pletorico, ma così come per i sistemi provinciali sarà possibile un momento di confronto tra la provincia e i comuni, altrettanto necessario io credo che sia garantire la presenza di tutti gli operatori di questi istituti culturali, perché è importante rispettare la professionalità, le conoscenze tecnico-scientifiche di questi operatori. Non si può programmare prescindendone. Nessuno penserebbe di aprire un ambulatorio medico senza avvalersi di professionalità specifiche.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Potrà avere testimonianza dai colleghi che non concedo mai deroghe a nessuno perché le regole devono essere uguali per tutti. Grazie.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Otto consiglieri che appoggino.
(Appoggia la richiesta il consigliere Ladu.)
Prego i colleghi di prendere posto.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto contrario al passaggio agli articoli, intanto perché già da me precedentemente annunciato, ma soprattutto perché nessuna delle considerazioni che ha fatto l'Assessore sono state sufficienti a fugare i dubbi che io ho, che avevo e che mi rimarranno anche per il futuro. C'era un aspetto particolare, Assessore, che avevo sollevato, che era il comma 2 dell'articolo 4. Io capisco che lei non abbia voluto rispondere a quel punto, perché è difficile rispondere a quel punto, perché lei sa benissimo, Assessore, che quel comma è un comma da cassare, è assolutamente illegittimo, perché la Regione Sardegna non potrà mai avere la competenza esclusiva sui beni culturali, potrà avere una competenza sussidiaria e ce l'ha, ce l'ha, ce l'ha quanto meno, colleghi del centrosinistra, perché proprio nella modifica del Titolo V il centrosinistra, allora, indicò, precisando che non poteva assolutamente concedersi una competenza esclusiva alle regioni, salvo quanto successe in Sicilia all'inizio della sua autonomia, altro argomento che ci troverà poi divisi quando si parlerà di statuto, proprio perché la Sicilia fece una grande battaglia sull'esclusività sui beni culturali, tant'è che è l'unica Regione che non ha le sovrintendenze. Noi non possiamo privarci di questo strumento, lo potremo fare nel momento in cui il nostro Statuto, quindi con norma costituzionale riconosciuta dallo Stato, diremo che la Regione Sardegna è in grado, è autosufficiente e può camminare con le sue gambe senza bisogno delle sovrintendenze. In assenza di questo, inserire in un provvedimento legislativo come questo la possibilità, voi lo dite a chiare lettere, di intesa con lo Stato, Assessore, non c'è l'intesa con lo Stato, lei deve avere l'intesa con questo Consiglio perché lo Statuto della Regione Sardegna non lo modifica lo Stato, lo modifica questo Consiglio regionale anche con la Consulta che voi avete voluto. Per cui, in assenza di questo, noi mai e poi mai potremmo avere una competenza esclusiva sui beni culturali. Da qui ne deriva il fatto che questa legge, così come l'avete concepita, verrà certamente impugnata come sono state impugnate gran parte delle leggi che voi avete voluto portare all'attenzione, facendo forzature col Consiglio regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Grazie, Presidente. Volevo precisare una cosa all'Assessore. Siccome quando citiamo i documenti qua abbiamo i documenti in mano, la Corte dei conti della Sardegna, delibera numero 7 del 20 giugno 2005, "Corte dei conti, sezione Sardegna, delibera… ricognizione e indagine sulla gestione dei musei locali della Sardegna", non rientra in quello che è lo standard nazionale. Si è fatta una delibera ad hoc specificando provincia per provincia, comune per comune quelli che sono i musei censiti in Sardegna. Quando le ho chiesto quanti sono i musei, l'ho chiesto perché un dubbio che è sorto spontaneo è che la Corte dei conti, il 20 giugno, ha dichiarato che sono stati censiti con risposte dalla Regione, comuni, province, 160 musei, siccome nella legge presentata quattro mesi dopo, la Giunta dichiara che ne abbiamo già 20 in più rispetto a quello comunicato alla Corte dei Conti ho chiesto esattamente quanti sono, ad oggi, i musei presenti in Sardegna, non a parole, non le ho chiesto le biblioteche, le ho chiesto il numero esatto dei musei, se è possibile averlo visto che avete un censimento e le comunicazioni di apertura devono essere fatte di concerto con la Regione, province e comuni. Non ho chiesto niente di anormale per quest'Aula, non ho parlato di Parco generale del Gennargentu e così via nella discussione, ho parlato di avere dei dati e, soprattutto, una risposta ai tre quesiti che le ho posto. Uno: la salvaguardia dei posti di lavoro, lei è andata sulla professionalità, sono d'accordo con lei, l'ho ribadito stamattina, il problema è che, tra quegli 818 dipendenti abbiamo il quadro esatto, ad oggi, del titolo professionale che hanno? Abbiamo un quadro serio per sapere, visto che siamo tutti bravi, stiamo parlando di formazione e migliorare le qualifiche, sappiamo, ad oggi, la Regione, o meglio, la Giunta sa, ad oggi, quante di queste qualifiche ha in organico con quelle persone che sta pagando? Perché sono d'accordo che lei ha detto: "Ci sono un sacco di disoccupati con professionalità" ma siccome ho parlato chiaro stamattina, dico, siccome dobbiamo valorizzare i dipendenti in organico, ad oggi, io non ho avuto un quadro, ho chiesto anche in Commissione, di quelle che sono le professionalità presenti tra queste persone che gestiscono le cooperative, se non ho dati reali, come faccio a votare a favore? Le domande erano specifiche per venire incontro…. io comunque comunico il voto contrario del Gruppo e mi avvarrò di riferire, articolo per articolo, quali sono le perplessità che sollevano e i dubbi che vengono spontanei con le dichiarazioni che sono state fatte in quest'Aula. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Randazzo.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Per dichiarare il voto favorevole al passaggio agli articoli e anche per sottolineare che, finalmente, noi arriviamo ad una trattazione organica complessiva di questa materia ben sapendo che non è da oggi, ma da anni, che i beni culturali sono considerati, in modo particolare anche a fini occupazionali come un grande patrimonio, come una grande possibilità per sviluppare un'attività lavorativa professionalmente alta, finalizzata alla valorizzazione delle grandi ricchezze che, in modo particolare quest'Isola ha, anche a fini, ma non esclusivamente, a fini turistici. E quindi, il lavoro che ha fatto la Commissione, l'Assessorato, l'Assessore attorno a questo argomento è un lavoro sicuramente pregevole, è un provvedimento articolato, coglie le questioni più significative all'ordine del giorno e le propone alla valutazione del Consiglio. Essere sempre contrari, anche quando, di fatto, si partecipa, lo diceva stamattina l'onorevole Davoli e altri, che hanno lavorato in Commissione insieme agli esponenti delle minoranze, l'essere sempre contrari per questioni di dettaglio poi, insomma, quanti sono il numero dei musei, se c'è un problema di Costituzionalità, ma la Regione è titolare, non è titolare, c'è il previo intesa, l'intesa non si raggiunge, ci sono limiti di natura normativa, eh, vorrà dire che non si farà così, si farà in altro modo, ma perché tagliarci la possibilità di avere una relazione con lo Stato proprio orientata verso la sussidiarietà, ciò che facciamo noi non lo faccia lo stato, concordiamo insieme che nel nostro territorio la sovranità per le materie che ci compete è anche una sovranità pienamente esercitata dalla Regione. Cioè, su questo io penso si dovrà riflettere e mi auguro che tutti quanti lavoreremo a rendere migliore questa legge al fine di approvarla e di introdurla nell'ordinamento Regionale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie Presidente, anche, probabilmente con un po'di…. riflettendoci sopra e forse, anche non volendo, probabilmente si è costretti a votare contro questa legge. Il primo è un motivo istintivo, non politico e cioè noi diciamo un detto "a su cane chi a dadu s'abba carda, timede s'abba fritta a piddighinu" e cioè, quando a un cane gli si butta addosso l'acqua bollente, molte volte no, per farlo andar via, questo succedeva prima, oggi l'arrestano, teme anche quando gli si butta l'acqua fredda, poverino e scappa lo stesso, e risposta a Luciano Uras, al collega Uras, non è vero che abbiamo votato sempre contro, abbiamo votato anche a favore di molte leggi, salvo poi, posteriormente, vedere e constatare che il nostro voto, primo: non è stato in alcun modo preso in considerazione. Secondo: che in molti casi, politicamente, questo è stato, per noi, un ritorno negativo grazie anche all'azione dalla maggioranza. E questo è il motivo istintivo che non giustifica, comunque, l'azione, perché l'azione deve essere meditata politicamente e quindi, di conseguenza, agire con azione politica. Il voto contrario non è espresso tanto per i principi e per gli scopi di cui la legge è stata presentata e formulata che, anzi, sono encomiabili e ritengo io indispensabili e arrivano anche in ritardo, perché questa è una legge di cui la Sardegna avrebbe dovuto dotarsi completamente trent'anni fa e mi spiace, magari, se un po' sono in contrasto sotto questo aspetto col collega Diana, io ho combattuto sempre i Proconsoli romani, cioè le sovrintendenze, cioè i funzionari mandati dallo Stato che in Sardegna, guardate, hanno bloccato e non poco lo sviluppo socioeconomico dell'Isola. Questo lo dico con competenza, per esperienza personale a maggior veduta, però, la legge è incompleta, sotto molti aspetti contraddittoria, si basa molto sugli aspetti burocratici, gestioni … e quant'altro e non tratta del bene unico e del bene del soggetto principale che è il bene archeologico e culturale che non è fruibile ancora dalla Sardegna ma è in mani ancora, e mi consenta ancora il collega Diana, dello Stato italiano, non della Sardegna, per cui facciamo una legge sull'usufruibilità dei beni che non sono ancora nella nostra disponibilità, e poi continuo il mio concetto. Ecco perché ho perplessità a votare a favore di questa legge che, sotto molti aspetti è burocraticizzata al massimo, ma di concreto, poi, non parliamo della dotazione finanziaria, per carità, perché è irrisoria, in completo poi denuncia molte manchevolezze e molte limitazioni.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente, per annunciare il voto favorevole dei socialisti della Rosa nel pugno al passaggio all'esame degli articoli e per sottolineare il lavoro proficuo svolto dalla Commissione e brillantemente sintetizzato in Aula dalla relatrice onorevole Barracciu che ha manifestato, ampiamente, le finalità di questa legge che sono state, appunto, potute definire grazie anche alla collaborazione dell'assessore Pilia. Si tratta di una norma importante, è stata più volte sottolineato, ma è una norma che soprattutto consentirà di fare chiarezza in particolare in alcuni settori, e mi riferisco nello specifico a quello dei beni librari e professionalità che esistono, che si sono costruite nel tempo e che fanno parte, ormai, del patrimonio della Regione. Non dimentichiamo, soprattutto, il lavoro fatto dalle cooperative e da tutto quel mondo del volontariato, cui ha fatto cenno anche l'onorevole Davoli stamani che, con grande senso di responsabilità, ha consentito di mantenere vivo il patrimonio e di, diciamo così, garantirne la qualità. E' una legge necessaria e io mi auguro che il Consiglio con gli apporti di tutti, anche delle opposizioni, sia in grado di vararla compiutamente in tempi brevi e con soddisfazione di tutti. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Io voterò a favore della legge e voterò convinto a favore della legge. In Sardegna abbiamo sempre speso molto per questi settori. Credo che il filo d'unione, il trait d'union di questa spesa sia stata sempre l'estemporaneità, dalla legge numero 28, dal Piano per il lavoro e così via… in modo estemporaneo è sempre stato dominato dal tentativo di dare una risposta spesso più alla disoccupazione che ad affrontare davvero il problema della gestione dei beni culturali. E si crearono molti posti di lavoro per quelli che allora erano giovani, oggi non lo sono più, sino a realizzare una significativa mole di iniziative e di strutture, ma non si è creato un sistema. Io sono d'accordo con chi ha detto che questa legge l'avremmo dovuta fare molti anni fa, ma oggi è bene farla, senza creare un sistema, senza uno straccio di collegamento tra le diverse strutture, senza legami con la scuola e sicuramente da queste iniziative non è venuto un concorso allo sviluppo della Sardegna. Certo, si sono creati anche punti di eccellenza, ma in un panorama complessivo sicuramente non eccezionale. In questo quadro le cooperative che - onorevole Diana, le cooperative sono sempre belle sia quando ci sono simpatiche, sia quando non ci sono simpatiche, simpatiche nel senso etimologico del termine naturalmente - hanno creato anche con sacrifici personali e va il nostro rispetto al di là delle cose mie, insomma, anche con grandi sacrifici personali hanno costituito la struttura portante, hanno consentito spesso di sopperire persino ai ritardi della pubblica amministrazione. Quindi ben venga una legge che razionalizza e tenta di creare un sistema, forse un po' troppo di biblioteco-centrico, (ma io credo che la realtà poi ci dimostrerà se questa è la strada unica o la strada migliore) che io non credo che crei da solo quel valore aggiunto di cui parlava l'onorevole Atzeri nel suo garbato intervento, ma credo che comunque l'armonia, un sistema di strutture sia anche la condizione indispensabile per valorizzare e per togliere il comparto da quel ghetto che le iniziative estemporanee del passato gli hanno destinato. Credo anche che probabilmente se si riesce anche un po' di più con uno sforzo di valorizzazione anche delle esperienze imprenditoriali che sono state fatte in questi anni e, quindi, con l'intervento dei privati e così come la Regione in altri comparti incentiva e aiuta la crescita delle imprese credo che da queste possa venire anche un contributo ad una crescita più complessiva della Sardegna. Un'ultima cosa che è stata toccata dall'onorevole Pirisi e che anch'io voglio riprendere, sull'ipotizzato museo del nuraghe a Cagliari. Anch'io credo che un museo se contiene dentro tante cose come il Louvre, come l'Hermitage lo si può mettere anche in capo al mondo, quando un museo ha queste caratteristiche deve…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cherchi.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Posso dire un'ultima cosa?
PRESIDENTE. No.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Ecco, preferirei che si facesse il museo dei mestieri e del mare a Cagliari.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CASSANO - DEDONI - PISANO - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 72
votanti 66
astenuti 6
maggioranza 34
favorevoli 40
contrari 26
(Il Consiglio approva).
Onorevole Diana, è iscritto a parlare? Su che cosa intende intervenire?
DIANA (A.N.). Sull'articolo 1.
PRESIDENTE. No, sospendiamo i lavori per una mezz'ora per consentire alla Commissione di esaminare gli emendamenti, per cui riprenderanno esattamente alle ore 18 e 20. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 50, viene ripresa alle ore 18 e 24.)
PRESIDENTE. Riprendiamo per comunicare che la Commissione ha la necessità di un'altra mezz'ora per cui lavori vengono sospesi e aggiornati alle ore 18 e 55. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 25 , viene ripresa alle ore 19 e 02.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Prego i colleghi di prendere posto. Pregherei un consigliere segretario di prendere posto ai banchi della Presidenza. Grazie. Onorevole Sanna…
Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta di seguito il testo del titolo:
Titolo
Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). La ringrazio, Presidente. Io mi ricollego alla dichiarazione di voto che ho fatto sul passaggio agli articoli. Questa è una norma - come ho detto poc'anzi - che sotto molti aspetti di principio è senz'altro una norma indispensabile, necessaria, anzi che arriva anche in ritardo però, come ho avuto modo di dire, è una norma che sotto molti aspetti si presenta ancora incompleta, contraddittoria in determinate sue parti e basata su che cosa? Sulla fruibilità e disponibilità di beni di cui ancora, e in legge non è citato, la Regione non dispone poiché determinate funzioni (e sono le più importanti) la Regione potrà esplicarle, così dice almeno il comma 2 dell'articolo 4, "previa intesa con lo Stato". Bene, i beni archeologici e monumentali della Sardegna giustamente, così come in tutta l'Italia, tuttora sono nella disponibilità dello Stato, in manos anzenas perché, io dico ingiustamente, in questo non concordo con qualche collega che mi ha preceduto, e dico che prima di tutto la legge è necessario che sia chiara e chieda e dica espressamente che i beni archeologici, le aree archeologiche e i beni monumentali della Sardegna devono essere nella titolarità dei sardi e della Sardegna. E' chiaro che appartenendo al patrimonio indisponibile dello Stato non so se possa lo Stato stesso trasferire il bene stesso nella disponibilità assoluta della Sardegna, ma senz'altro possono essere trasferiti nella disponibilità temporanea se non definitiva, almeno di 99 anni. Perché dico questo? Perché ad oggi, a tutt'oggi, ieri, oggi e così sarà poiché la Regione dice che d'intesa con lo Stato può, d'ora in avanti, fare da soprintendente a questi beni. Ma i beni, è necessario che prima, per essere fruibili, vengano portati, vengano ceduti al patrimonio dei sardi perché sono beni che denunciano e testimoniano la nostra cultura, la nostra storia, la nostra civiltà, la nostra identità. Una cultura, una storia, una civiltà e una identità che nell'area mediterranea, in Europa e nel mondo è unica e questi beni per noi rappresentano e possono rappresentare il futuro socio-economico delle generazioni che attualmente si stanno affacciando al mondo del lavoro, perché il futuro della Sardegna, mettiamocelo bene in testa, a parte l'agro-alimentare è puntato e deve puntare principalmente sulla cultura, sulla fruibilità della cultura, quindi, di questi beni e, quindi, sul turismo culturale dell'interno. Ma per far questo è necessario non chiedere, e con questo non concordo con il parere di qualche altro collega, non chiedere il permesso allo Stato, è ora che questi proconsoli romani vengano mandati via dalla Sardegna a calci! Lo dico, e mi dispiace di usare questa espressione, ma questo perché lo dico? Perché nella mia esperienza ultraventennale da sindaco se ho avuto un nemico, un nemico giornaliero, costante, inesorabile sono state proprio le sovrintendenze che non hanno permesso al Comune, al mio Comune come a tantissimi altri Comuni, 25-30 anni fa, di poter usufruire di quei beni culturali, di quei beni archeologici che potevano dare sbocco occupazionale alle generazioni di allora e abbiamo avuto grandissime difficoltà. Io, non faccio per vanto, sono stato il sindaco che nel 1977 ha creato il museo archeologico ed etnografico della valle e del nuraghe del Logudoro-Meilogu, assieme a me è partito Pusceddu con Villanovaforru, ed Ittireddu con Diego Satta. I primissimi musei della Sardegna, ma non musei come contenitore, il museo era concepito da una parte come contenitore del reperto archeologico e come mostre tematiche, etnografiche, biennali e quant'altro, ma bensì era un laboratorio scientifico, era uno strumento che esercitava l'attività culturale, l'attività di ricerca e un'attività promozionale in tutto e per tutto ostacolato, governato da un comitato scientifico, di cui ne faceva parte dall'Università sino alle scuole elementari, come docenti, ostacolato giorno per giorno e continua ad esser ostacolato dalla soprintendenza. Il soprintendente è un funzionario dello Stato non è un Deus ex machina! E' un funzionario dello Stato che in Sardegna ha, in questi ultimi 30 anni, credetemi, bloccato lo sviluppo socio-economico legato alle attività culturali, allo sfruttamento dei beni archeologici-ambientali. Io credo che dopo l'Egitto non esiste altro posto al mondo dove esistano i tombaroli e dove i nostri beni archeologici e monumentali siamo depredati quotidianamente, sotto gli occhi di tutti, perché questa gente non è stata ancora capace di fare un censimento totale, un censimento completo dei beni archeologici che la Sardegna ha. Ma questo perché? Perché gli Enti locali e le Province per loro non sono un collaboratore o un partner, sono dei nemici! Il libero cittadino e il proprietario del fondo per le soprintendenze diventa un elemento contrario, laddove si può occupare, espropriare il terreno senza nulla dare e con prepotenza univoca, con prepotenza univoca ed incontrastata. Ecco perché ben venga questa legge, ma la domanda è questa, Assessore, ha detto bene il professor Gessa, noi disponiamo di oltre 8 mila nuraghi, ma disponiamo di altre migliaia di monumenti tra tombe di giganti, i dolmen, e quant'altro. Il nostro territorio penso sia uno dei più ricchi della Sardegna, nel 1977 quando io feci queste proposte mi risero in faccia in tutto il territorio, perché ancora non c'era neanche una parvenza del turismo culturale interno. Erano paesi che vivevano prettamente sull'economia pastorale ed agricola. Quando io aprii il museo mi accusarono, fecero ricorso da tutte le parti, giustamente, l'opposizione...che era un peso e una spesa per il Comune. Oggi è una realtà che occupa 25 persone in una cooperativa, una cooperativa che gestisce altri siti archeologici. Bene, la domanda è questa, oggi come oggi è la soprintendenza che dispone e che comanda, perché? Perché i monumenti sono ancora nella proprietà indisponibile dello Stato. Questa legge, che l'ho letta bene, che sotto molti aspetti, sinceramente, per quanto riguarda i musei, istituti, è un po' - ha ragione il collega Atzeri - burocratizzata, i monumenti archeologici, i nuraghi, i dolmen, le domus de janas, i siti archeologici, in che maniera la Regione ne usufruirà? Cosa si intende per intesa con lo Stato? Questi beni verranno ceduti alla Sardegna se non come patrimonio indisponibile, e potrebbe anche essere chiesto questo perché la Costituzione ce lo consente, per essere chiari, perché per noi, non per avere un bene dello Stato, non per decentrare, non tanto meno per mettere lo Stato da una parte, no! Perché questi sono beni nostri, appartengono alla nostra civiltà e possono, e rappresentano per noi un futuro sbocco occupazionale, rappresenteranno e rappresentano per noi un sicuro sviluppo socio-economico, rappresentano e rappresenteranno per noi l'occupazione per migliaia, migliaia e migliaia di giovani, solo per questo. Bene, questi beni archeologici, questi monumenti verranno ceduti a noi? Perché se non verranno ceduti questa legge sarà solo una legge che regolamenterà, è vero, l'attività dei musei, è vero, ma basta così. Però, dobbiamo chiedere sempre il permesso per poter mandare avanti un'iniziativa e per poter usufruire di quel bene. Alla base, al cardine di questa proposta di legge, ci deve essere in assoluto la disponibilità incontrastata del bene perché se non c'è la disponibilità incontrastata del bene non andiamo avanti, è tutto inutile, è tutto inutile! Ben venga la gestione regionale dei nostri monumenti archeologici perché, come ho detto prima, rappresentano l'unico sbocco occupazionale del turismo culturale per oggi e per il futuro. Ma è necessario regolamentare la gestione dei siti archeologici e dei monumenti, sennò è del tutto inutile, sennò diventa una legge che sì regolamenta le attività museali, tutto quello che si dice, valorizza le cooperative e quant'altro, ma resta una legge fine a se stessa, cioè che si attorciglia su se stessa, la leggiamo noi quando poi il solito funzionario di turno dello Stato ci dice qui non passi e non passi! Perché ti blocca una strada per 20 anni, ti blocca un monumento archeologico per altri 20 anni, continuano a non censire i nostri monumenti che sono depredati, come ho detto poc'anzi, giornalmente dai tombaroli e non permettono ai Comuni, che devono essere i loro partner e diventano i loro nemici, perché questa è la realtà che si vede in Sardegna. Ed allora, poi proseguirò negli altri interventi, prima di tutto se questa legge deve essere operante e operativa e deve avere un senso e concretezza deve la Regione, prima di tutto, disporre dei beni archeologici e dei beni monumentali se non come disponibilità perenne, come disponibilità novantanovennale. Almeno questo, sennò è tutto inutile, caro Assessore, questo io volevo chiedere a lei affinché desse in sintesi questa risposta. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente, solo per riprendere un attimino il filo del discorso. Vede assessore Pilia, io difficilmente dico a chiunque, all'interno di quest'Aula e anche fuori, che un qualcosa non è vero. Posso dire che non ho capito bene, posso dire che, forse, non è esatto, che non è corretto, ma che non è vero no, perché io normalmente parlo sempre con dovizia di particolari. Allora, se io le dico che in provincia di Oristano ci sono 88 Comuni e in ogni Comune c'è almeno una biblioteca ora, se lei non le equipara le biblioteche è un altro discorso, ma se parla di biblioteche di altro genere è chiaro che lei ne può parlare più di altri di biblioteche e, quindi, ovviamente non metto in dubbio questo, però in provincia di Oristano ci sono 88 biblioteche comunali, ci sono 16 biblioteche all'interno degli istituti superiori, ci sono biblioteche che fanno parte della Chiesa, le 3 diocesi, anzi 4 diocesi, perché Oristano ha anche questa fattispecie, ha 4 diocesi e, quindi, sono altre biblioteche, c'è quella del seminario, c'è quella delle suore e poi ce ne sono alcune private, e non poche. Insomma, in totale arrivano al numero che le ho detto io. Questo non vuol dire che debbano essere biblioteche che riguardano o che avranno riguardo o particolare riguardo a questa legge, certamente no, qui non si vuole mettere in discussione la funzione delle biblioteche o l'utilità delle biblioteche, io ho detto semplicemente che le biblioteche, secondo me, il sistema bibliotecario in genere doveva essere stralciato da questa norma o da questa legge, è chiaro che per la sua formazione professionale trovare anche il modo di accogliere all'interno di questo testo il sistema bibliotecario è stata cosa facile, credo che l'abbiano soddisfatta pienamente i colleghi della maggioranza.
Vabbè, volete così, e io non metto in dubbio assolutamente questo, per quanto riguarda le altre questioni, onorevole Silvio Cherchi, ed è, lungi da me fare battaglie contro il sistema cooperativistico, per altro non è nato con voi, quindi insomma è nato con la memoria antica il sistema cooperativistico, vero, quindi, insomma c'eravamo già, certo c'eravamo tutti, il problema non è questo, se lei fosse stato appena appena più attento, in questa legislatura questo sistema delle cooperative, non tocco gli aspetti che lei conosce quanto me e che troveremo occasione per misurarci in altra sede, ma per quanto riguarda questo particolare aspetto è sorto tre volte, una è questa e ancora non lo abbiamo affrontato nel merito, l'altra l'avete affrontata con la legge 4 col collegato alla finanziaria, e proprio voi dei DS avete fatto una grossa battaglia in quel momento a tutela, facendo anche degli emendamenti e portando la Giunta nella diversificazione delle risorse ai Comuni perché favorissero quel sistema, poi con la legge 9 si è andato alle Province quindi avete già cambiato con la legge 4 la legge 9 e adesso siamo qui senza avere certezze di quello che succederà a quel sistema perché non ne abbiamo di certezze, perché se la legge come l'ho capita io prevederà i poli provinciali o i Piani provinciali e comunque saranno le Province che se ne dovranno interessare, beh, io le comincio a dire che già dal primo esame che di questa legge hanno dato alcuni Comuni stanno già pensando di dismettere quel sistema e di gestire in proprio le biblioteche o i musei o tutti quei luoghi che comunque sono aperti al pubblico e che servono per tutte le finalità che voi avete voluto evidenziare in questa legge. Quindi come vede non è che si vuole buttare giù, io ho detto semplicemente, e lo ribadisco qui, che l'ottanta se non il novanta percento delle cooperative che gestiscono i musei, le biblioteche e quant'altro riguardi questa legge sono certamente appartenenti ad una parte politica ben identificata, benissimo, siete bravissimi, non a caso il mondo della cultura vi è molto vicino, per responsabilità nostra probabilmente più che per capacità vostra o forse anche per capacità vostra e per incapacità nostra, però così è lo stato dell'arte. Non lo so cosa succederà con questa legge perché so di cooperative che hanno già avuto modo di leggere questo testo e sono piuttosto preoccupate per il futuro, è ovvio che debbono essere preoccupate, tutte queste cose e le altre cose che abbiamo detto in sede di discussione generale non servono per demolire il sistema della cultura o il sistema culturale, non c'era bisogno del professor Gessa per dirci qual è la grande attrattiva e attrazione che può destare il museo di Don Dore a "Tadasuni".
E' una storia antica, certamente, mi preoccupo di ciò che succederà nel momento in cui Don Dore non sarà più in grado di essere l'elemento unico oggi in Sardegna e forse nel Mediterraneo in grado di far suonare tutti quegli strumenti, perché questo è il grande dilemma. Quel museo ha una funzione importantissima ma per il fatto che Don Dore è capace di suonare tutti gli strumenti, ad arco, a fiato, a percussione, tutti li sa suonare! Nel momento in cui Don Dore, e io auguro a Don Dore una lunghissima vita e salute, insomma, però anche lui ha i suoi anni, va oltre gli ottant'anni e quindi, immagino, che un museo come quello, unico in Sardegna certamente, debba essere certamente considerato e annoverato tra quei piccoli musei che pur non avendo una frequentazione importantissima, debba comunque avere una vita, quindi non voglio demolire il sistema culturale, il sistema museale, non lo voglio demolire, io dico solo che con questa legge, con queste norme, noi non stiamo ottenendo quel risultato che voi vi auspicate, e la dimostrazione è che anche il collega Davoli ha dovuto ammettere che certo questa non è una legge perfetta, è una legge che certamente avrà bisogno di essere rivista, ritoccata, io spero che la ritocchiate prima di approvarvela perché nel merito dell'articolato vedrete che ci sono delle cose, e una l'ho citata per tutte, quella la quale non mi dato risposta l'assessore Pilia, io rimango del parere che su alcuni aspetti il conflitto di competenze con lo Stato sorgerà sicuramente, non può che non sorgere, perché ci sono norme ben precise che dicono le cose che ho già detto, il Titolo V, la Costituzione, dovremmo adeguare lo Statuto se vogliamo, se volessimo, e qui poi lo deciderà il Consiglio, certamente, stabilire che tutto il sistema culturale sardo non è più competenza primaria dello Stato e sussidiaria della Regione ma è competenza esclusiva della Regione Sardegna, se vogliamo questo, se volessimo questo, se ne può discutere, ma metterlo in legge come avete fatto voi prima ancora di discuterlo, prima ancora di parlarne, prima ancora che ci siano le intese con lo Stato, beh, io credo che non sia corretto e con questa formulazione io credo che la legge verrà impugnata.
Per il resto mi riservo di intervenire nell'articolato perché intanto sono convinto che questa legge non avrà la fine della legge sul cinema perché su questa avete raggiunto un accordo prima, siete stati più bravi, insomma, non avete aspettato a farlo in aula, insomma, siete tutti d'accordo, andiamo avanti con questa legge però vi assicuro che non stiamo facendo un gran favore alla cultura, assolutamente stiamo facendo un qualcosa che per quanto ho potuto leggere non è certamente il meglio di quello che si poteva fare, avevate tutti gli strumenti, avevate tutte le capacità, c'è un corpo importante di consiglieri regionali che conosce la materia, avete dalla vostra parte tutta una serie di docenti, di professori, di esperti che potevano sostenervi meglio in quest'impresa, non l'avete fatto, avete voluto approvarla immediatamente alla ripresa dei lavori dell'aula dopo le ferie, beh, io credo che questa, veramente, non sia la miglior legge della quale voi possiate fregiarvi. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Onorevole Scarpa, non le posso dare la parola perché non si è iscritto entro la fine del primo intervento, grazie.
Poiché nessuno è iscritto a parlare sul titolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1. All'articolo 1 è stato presentato l'emendamento aggiuntivo numero 3.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento:
Art. 1Finalità e oggetto
1. La Regione autonoma della Sardegna persegue la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale della Sardegna quale fattore di crescita civile, sociale, economica e significativa componente della civiltà e dell'identità del popolo sardo, nonché della sua specialità nel contesto delle culture regionali del Mediterraneo ed europee.
2. La Regione, per le finalità di cui al comma 1, favorisce l'integrazione delle funzioni e dei compiti concernenti la tutela, la valorizzazione, la fruizione dei beni culturali e il coordinamento degli interventi anche in armonia con le politiche di governo del territorio, di tutela del paesaggio, dell'istruzione, della ricerca, del turismo e promuove l'organizzazione di un sistema regionale di istituti e luoghi della cultura, nonché la qualità dei relativi servizi e attività.
3. La Regione promuove e valorizza l'arte contemporanea sostenendo la ricerca e la sperimentazione artistica, nonché l'incremento del patrimonio pubblico d'arte contemporanea anche in applicazione della Legge 29 luglio 1949, n. 717 (Norme per l'arte negli edifici pubblici).
4. La presente legge disciplina:
a) le attività di valorizzazione e di fruizione dei beni e degli istituti e luoghi della cultura, di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 101 del decreto legislativo 16 gennaio 2004, n. 42, non appartenenti allo Stato o dei quali sia stata trasferita la disponibilità, assicurando, nel rispetto dell'autonomia degli enti locali e dei compiti e delle funzioni ad essi conferite ai sensi dell'articolo 77 della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9, condizioni omogenee di efficace gestione;
b) l'esercizio delle funzioni programmatorie e amministrative relative ai musei, compresi quelli dedicati ai temi dell'emigrazione, ai parchi archeologici, agli ecomusei, alle biblioteche e agli archivi storici di ente locale e di interesse locale.
Emendamento aggiuntivo Scarpa - Atzeri.
Articolo 1
All'articolo 1, comma 3, dopo le parole "arte contemporanea" sono aggiunte le parole "prodotta da artisti sardi". (3).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, Assessore, colleghi. Noi avevamo visto nei mesi scorsi con interesse, anche con curiosità le affermazioni che il presidente Soru ha fatto sulla stampa, e cito un articolo apparso sulla "Nuova Sardegna" il 15 luglio dove il Presidente ha sintetizzato, sintetizzava sei punti della rivendicazione della Regione sarda nei confronti dello Stato, citava le entrate, le servitù militari, i demani, le questioni infrastrutturali, la conoscenza e i beni culturali. Naturalmente siamo stati, come dire, soddisfatti del fatto che questi punti siano stati tutti, come dire, messi al centro della vertenza con lo Stato e però quando abbiamo, ancora più soddisfatti siamo stati, quando abbiamo letto che sui beni culturali il Presidente ha detto "vogliamo farcene carico, spesso le sopraintendenze sembrano delle prefetture e lo Stato non si è occupato granché dei nostri beni come dimostrano i giganti di Monte Pranu. Naturalmente questa posizione non è condivisa dagli esponenti del governo italiano, il sovrintendente di Cagliari si sente sotto attacco da parte della Regione, il 23 aprile del 2006 dichiara alla "Nuova Sardegna" virgolettato dice che si sente sotto attacco e dichiara perché le fanno attacchi del genere, è semplice, per ottenere la graduale delegittimazione degli uffici periferici del Ministero per i beni e le attività culturali, l'obiettivo non dichiarato rimane sempre quello, la volontà di ottenere il passaggio di competenze dallo Stato alla Regione nel settore della tutela dei beni culturali paesistici come peraltro ribadito dall'Assessore alla cultura Elisabetta Pilia con l'inaugurazione della recente settimana della cultura. Come ho già detto in altre occasioni, questo passaggio è il sogno nel cassetto coltivato dall'assessore Lilliu da oltre un trentennio, non avrei difficoltà a ritenere che in questo campo ci sia integrale identità di vedute, di piani teorici e strategici tra il professor Lilliu e il presidente Soru, è evidente che noi sardisti su questa vertenza siamo integralmente sulla posizione del presidente Soru e sulla posizione dell'Assessore, abbiamo avuto il piacere anche di, appunto, di verificare che formalmente l'Assessore ha sostenuto questa legittima e sacrosanta rivendicazione. Ecco però, nel leggere questa legge, diciamo che questo dibattito è stato così gentilmente evitato, schivato. Noi ci saremmo aspettati, ecco, un atteggiamento diverso soprattutto dopo il coraggio che la maggioranza, il Presidente della Regione hanno dimostrato sulla questione della sovranità. Ricorderete il dibattito di questi mesi sulla stampa ma anche in quest'Aula, che appunto è stato attivato da una posizione coraggiosa che ha portato la nostra Regione, la nostra classe politica a dibattere su questo tema, il dibattito non è certamente concluso ma, voglio dire, aprendo nuove prospettive anche della dialettica politica. Ecco, leggendo questa legge invece ci sembra di vedere proprio uno zelante sovrapporsi alle disposizioni statali, cioè, quasi la paura in qualche maniera di contraddire quelle norme, di contraddire un equilibrio di poteri stabilito dal decreto che è citato anche nella legge, dalla normativa nazionale. Io ho avuto quasi la sensazione che il presidente Soru non l'abbia letto, comunque, non abbia a che fare con questa cosa, come se questa legge fosse, così, l'espressione di una cautela tipica dei partiti italiani che non vogliono forse sottoporsi ad ulteriori vicende con lo Stato italiano. Ecco, su questo - poi nel merito della legge farò qualche ulteriore osservazione - ma su questa cosa, su questa delusione profonda personale e anche del mio partito volevo porre l'accento, perché mi sembrava questo tema e questa legge una possibile occasione per, ecco, rimarcare delle aspettative che poi sulla stampa invece sono state poste con forza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi. E' giusto che nella discussione generale sul tema in discussione siano intervenuti coloro che più di altri hanno seguito e dibattuto l'argomento. In particolare coloro che fanno parte della Commissione consiliare competente. E' stato sicuramente giusto il metodo utilizzato con l'interlocuzione, i sopralluoghi effettuati nei territori della Sardegna oltre lo spirito unitario e di sereno confronto presente nei lavori della Commissione. Come si evince dalla relazione. Credo che ciò sia avvenuto perché da tempo si sentiva l'esigenza di porre mano a questioni troppo spesso sottovalutate e che venivano sollecitate ed attese da tanti; in particolare dalla parte più sensibile del mondo culturale, degli enti locali e degli operatori, spesso mortificati nel loro ruolo che è stato di straordinaria utilità e che ha permesso la sopravvivenza e la crescita del settore in tempi difficilissimi e pionieristici. Anch'io sono tra coloro che erano in attesa di questa legge, che finalmente pone al centro la valorizzazione dei beni culturali di cui è ricca una terra unica e irripetibile come la Sardegna. Che non è esagerato definire un immenso museo a cielo aperto. Questo perché sono stato a lungo amministratore locale, in vari enti, che hanno posto il problema della valorizzazione dei beni culturali, in tempi in cui spesso si irrideva alle potenzialità di questo settore, tacciandoci di essere legati al piccolo mondo antico. Quanti ritardi! Quante incomprensioni! Quanti danni fatti alla Sardegna per il perdurare di questa mentalità auto-coloniale, raccogliticcia, tesa a sottovalutare tutto ciò che ci circonda, la nostra storia, la nostra cultura, a volte noi stessi che siamo parte del Popolo sardo! Ricordo bene cosa successe nel 1981 quando, da giovane componente della minoranza della comunità montana del Sarcidano-Barbagia di Seulo, stanziammo 300 milioni di vecchie lire per aprire quello scrigno che è il nuraghe Orrubiu di Orroli, aprendo un capitolo inedito e originale dei beni culturali in quel territorio. Fummo sommersi da critiche molto dure, che ci dicevano che valorizzavamo quattro pietre, anziché sistemare una strada rurale. Per quei tempi era normale smontare i nuraghi per costruire ponti stradali! Ci fu un grande dibattito, che fece crescere culturalmente gli amministratori e i cittadini e l'incoraggiò a fare tanti altri progetti. La strada percorsa è stata lunga e ardua ma alla fine abbiamo vinta la battaglia! Perché oggi sono pochi coloro che non capiscono che sulla cultura e l'ambiente si gioca una parte significativa della futuro della nostra Isola. Questo lo dico perché anche se non siamo all'anno zero, perché tanto abbiamo fatto, è importante che oggi il Consiglio regionale della Sardegna discuta e approvi un testo di legge di questa portata. Ho avuto la fortuna di lavorare in questo campo con i professori di Lilliu e Atzeri, col dottor Murru, che tanto hanno scritto e fatto per sensibilizzarci al tema e farci assumere decisioni importanti, che oggi sono sotto gli occhi di tutti e continuano a svilupparsi. Il professor Lilliu mi disse, non appena fui eletto per la prima volta sindaco: "Il museo non è un semplice contenitore di reperti archeologici ma un luogo dove poter sviluppare permanentemente una attività culturale". In questo articolo 1 sono sintetizzate, secondo me, queste esigenze, questi valori, queste attese. Dove si chiarisce che la valorizzazione dei beni culturali non sono fine a se stessi ma rappresentano un fattore di crescita civile, sociale, economica e significativa componente della civiltà e dell'identità del popolo sardo; nonché della sua specialità nel contesto delle culture dei popoli - il termine "regioni" che è citato non è un concetto culturale ma politico, preferirei che si sostituisse - i popoli del Mediterraneo, europei, del mondo. Sono spiegazioni di alto valore culturale e politico, della bella musica per le mie orecchie, che denotano mi auguro una nuova consapevolezza di questo Parlamento sardo, che rappresenta degnamente l'essenza e l'anima più profonda del suo popolo. I colleghi Barracciu, Cerina, Davoli ed altri hanno ben sottolineato questi aspetti, per cui non ci ritorno. Anche se la rete regionale dell'emigrazione mi entusiasma particolarmente! Devo invece sottolineare qualche aspetto della legge che spero dia una definitiva risposta a tutti i problemi in essa trattati. Ma in particolare al sistema mussale, articolato nei sistemi locali che si stanno costituendo, che se opportunamente coordinati e con una intelligente promozione possono diventare il vero fiore all'occhiello del turismo culturale in Sardegna, in particolare per le zone interne. Noi che siamo espressione di quei territori oltre che rappresentanti del popolo sardo abbiamo investito molto sui beni culturali e ambientali, come da tempo hanno fatto l'Umbria, il Trentino Alto Adige e la Val d'Aosta. Anche se siamo in un'isola e non abbiamo gli Appennini e le Alpi! Perché pensiamo sia una parte rilevante del nostro sviluppo e benessere sociale. Non c'è comune, nei nostri territori, che non abbia capito questo e che si stia adoperando in questa direzione. Quello che mancava era una consapevolezza della classe politica regionale e una legge di questo tipo, che non è l'unica e non risolve tutto certamente, ma può rappresentare una svolta importante per i comparti in questione. Questa dev'essere una legge non solo di belle parole ed intenzioni ma deve contenere le risorse necessarie per far sì che il sistema funzioni e gli operatori possano operare con serenità nel tempo. Perché si tratta di beni culturali di interesse regionale, che danno alla Sardegna quel valore aggiunto e originale che la rende unica e interessante, per aumentare in modo consistente la fruizione dei residenti e il flusso turistico culturale esterno. Vedete, io sono presidente di un consorzio turistico che si chiama Perda Iddocca, che coinvolge molti comuni dell'interno e presenta progetti anche con gli altri consorzi. Uno dei progetti che abbiamo presentato ai lavoratori territoriali è titolato "Le valli dei menhir della Sardegna centrale", essendo per ragioni storiche queste emergenze culturali dislocate in questi territori. Si tratta di un vero e proprio parco archeologico. E' stato ammesso e adesso dobbiamo passare alla seconda fase, ma devo anche dire che la Regione sarda e l'Unione Europea hanno già condiviso e finanziato la valorizzazione di questo patrimonio culturale. Cito solo l'esempio di Laconi, il mio paese, che conosco meglio. Dove esiste l'unico museo dei menhir della Sardegna. Non so se è stato visitato! L'Unione Europea però ha finanziato l'acquisto, la ristrutturazione, l'arredo del palazzo Aymerich, una struttura bellissima con cinquemilacinquecento metri quadro di coperto e di duemilacinquecento di scoperto, esattamente come gli ottomila metri quadri del museo di Picasso a Malaga, in Spagna, dove non solo verrà trasferito il museo dei menhir, ma ci saranno gli spazi per dar risalta a tutto il fenomeno della statuaria antropomorfa nelle zone interne e in tutta la Sardegna. Inoltre, nel secondo piano ci sarà il centro di documentazione delle civiltà preistoriche del Mediterraneo. Si tratta di un risultato straordinario di cui non si può non tener conto! Infine, mi appello a lei assessore Pilia, al presidente Soru, che sicuramente leggerà il mio intervento come ha letto tutti gli altri, alla Giunta regionale, mi chiedo cosa si aspetta ad includere nei periodi storici da valorizzare anche quello prenuragico che non riguarda solo quello della stagione antropomorfa ma anche il paleontologico e chissà quanti altri periodi non ancora conosciuti della nostra preistoria, sottolineo questa urgenza, già indicata dagli studiosi, ma soprattutto perché sta per essere portata a termine la struttura di Laconi deputata a rappresentare di fatto questo periodo, spero non si vogliano fare dei doppioni o allocare questi centri nelle solite città o fuori contesto.
Sono fiducioso che questa legge verrà approvata a larga maggioranza, che la Giunta e l'assessore Pilia si occuperanno a breve di inserire anche il prenuragico nei periodi più importanti della storia della civiltà del popolo sardo, per questo annuncio all'articolo il mio voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Il parere della Commissione all'emendamento numero 3 è negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Parere conforme a quello della Commissione.
(E' approvato)
Metto ora in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 3.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). L'emendamento aveva lo scopo di formalizzare una affermazione che era contenuta anche nell'intervento dell'assessore Pilia che ha detto che questa, come dire, apertura, era dedicata ai giovani artisti sardi, se non ho capito male nel suo intervento, naturalmente questo è agli atti del Consiglio, io volevo che questo venisse formalizzato, mi sembrava una cosa importante, ci sembrava, a me a collega Atzeri una così importante, questo diniego non motivato né dalla Giunta né dalla Commissione lascia perplessi, però se questo è il metodo, ne prendiamo atto.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Scarpa, poiché nessun altro ha domandato di parlare metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 3.
SCARPA (Gruppo Misto). Chiedo la votazione con scrutinio elettronico palese.
PRESIDENTE. La chiede il suo capogruppo? Perchè altrimenti occorrono otto consiglieri.
ATZERI (Gruppo Misto). La richiedo io.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento aggiuntivo numero 3 a firma Scarpa e Atzeri.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Pirisi ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CALIGARIS - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - PETRINI - RASSU - SANNA Matteo - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 49
votanti 48
maggioranza 25
favorevoli 12
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2
Art. 2Principi generali
1. Gli interventi della Regione si ispirano ai principi di:
a) cooperazione, coordinamento e sviluppo delle progettualità comuni fra soggetti pubblici e privati;
b) valorizzazione del rapporto tra beni, istituti e luoghi della cultura e relativi contesti territoriali;
c) qualità dei progetti e delle azioni attuative;
d) sostegno all'attività di ricerca e riconoscimento dell'autonomia tecnico-scientifica degli istituti della cultura;
e) promozione di rapporti tra produzione e fruizione culturale, sviluppo del territorio e orientamento sociale ed economico all'innovazione e alla conoscenza.)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione. Poiché nessuno è iscritto a parlare su questo articolo, lo metto in votazione.
(Interruzioni)
Ma arriva in ritardo, onorevole Scarpa, io ho aspettato ho detto è aperta la discussione sull'articolo 2, ho aspettato, non è arrivata la prenotazione….
SCARPA (Gruppo Misto). Posso assicurarle di avere premuto il pulsante appena lei ha detto è aperta la discussione.
PRESIDENTE. Fatelo molto tempo prima perché arriva in ritardo.
Io ho anche aspettato proprio memore di quello che è successo nella votazione precedente, le concedo la parola per dichiarazioni di voto sull'articolo 2.
SCARPA (Gruppo Misto). Brevissimo per annunciare l'astensione per chiedere, anche ai fini della valutazione del voto finale sulla legge alla Giunta regionale di chiarire se il parere contrario all'emendamento 3 prelude alla intenzione di dedicare le risorse su quel punto stanziate anche ad artisti non sardi quindi acquistare e collezionare anche opere di artisti non sardi.
Lo chiedo per valutare come esprimere poi voto sul provvedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, siamo in fase di dichiarazione di voto per cui…
SCARPA (Gruppo Misto). Ho dichiarato il voto.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sono stati presentati gli emendamenti sostitutivi parziali numero 11 e 4 e gli aggiuntivi numero 12 e 20.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti:
Art. 3Rapporti con lo Stato, gli enti locali, l'università,
le istituzioni di ricerca e di cultura e i soggetti privati
1. Per le finalità della presente legge la Regione opera congiuntamente con gli enti locali, promuove ogni intesa con lo Stato, con soggetti pubblici e privati, secondo i principi di leale collaborazione e di sussidiarietà, nonché forme di consultazione, informazione e coordinamento con le istituzioni universitarie, di ricerca e di cultura.
2. La Regione promuove atti di coordinamento, di intesa e di accordo con lo Stato che possano accrescere il livello di integrazione nell'esercizio delle funzioni relative ai beni, agli istituti e ai luoghi della cultura, particolarmente ai seguenti fini:
a) conferimento di ulteriori funzioni e compiti di tutela del patrimonio culturale al sistema regionale e locale, ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
b) organizzazione, integrazione e sviluppo delle attività di fruizione e di valorizzazione degli istituti e dei luoghi della cultura, di cui al comma 4 dell'articolo 1, compresi quelli appartenenti allo Stato, e individuazione di forme di gestione idonee, ai sensi degli articoli 102 e 112 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
c) definizione degli indirizzi generali per assicurare il coordinamento regionale della cooperazione degli enti locali alle funzioni di tutela.
3. La Regione riconosce agli enti locali funzioni di integrazione, coordinamento e gestione dei rapporti tra beni culturali e contesto paesaggistico e territoriale.
4. La Regione, mediante le procedure previste dalla legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1, garantisce la partecipazione degli enti locali alla definizione di obiettivi e piani regionali, al processo di elaborazione delle proprie proposte ai fini di cui alla lettera c) del comma 2, agli accordi su base regionale, ai sensi dell'articolo 112 del decreto legislativo n. 42 del 2004, e determina indirizzi generali sulle attività di fruizione e di valorizzazione affinché siano assicurate condizioni omogenee di efficace gestione nel territorio regionale.
5. La Regione promuove l'elaborazione di programmi comuni con università, istituzioni di ricerca e di cultura e altri soggetti pubblici e privati; può partecipare a fondazioni, associazioni, comitati e altri organismi di carattere culturale sulla base di progetti definiti in applicazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e di congruità dimensionale, tecnica e gestionale.
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GESSA - BARRACCIU - CERINA - DAVOLI - SANNA FRANCO - SANNA Simonetta.
Articolo 3
Nel comma 2 la lettera b) è sostituita dalle seguenti:
"b) organizzazione, integrazione e sviluppo delle attività di fruizione degli istituti e dei luoghi della cultura, compresi quelli appartenenti allo Stato, nonché attribuzione della disponibilità e della gestione di istituti e luoghi della cultura statali al sistema regionale e locale, ai sensi dell'articolo 102 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
b1) organizzazione, integrazione e sviluppo delle attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica, ai sensi dell'articolo 112 del decreto legislativo n. 42 del 2004;". (11)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI.
Articolo 3
Nell'articolo 3, comma 5, le parole "partecipare a" sono sostituite dalle parole "sostenere finanziariamente l'attività di". (4)
EMENDAMENTO aggiuntivo GESSA - BARRACCIU - CERINA - DAVOLI - SANNA FRANCO - SANNA Simonetta.
Articolo 3
Nel comma 2, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente:
"c bis) istituzione, con il concorso del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali della Soprintendenza per i beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro con sede Li Punti (Sassari), delle università e di altri soggetti pubblici e privati, di un Centro di ricerca e conservazione dei beni culturali, avente anche funzioni di scuola di alta formazione e studio per l'insegnamento del restauro, ai sensi dei commi 9 e 11 dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 42 del 2004.". (12)
EMENDAMENTO aggiuntivo GESSA - BARRACCIU - CERINA - DAVOLI - SANNA FRANCO - SANNA Simonetta.
Articolo 3
Dopo il comma 5 dell'articolo 3 è aggiunto il seguente comma:
"6. La Regione riconosce il ruolo degli operatori pubblici e privati, singoli o associati, e ne promuove la crescita professionale e imprenditoriale". (20).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, ho visto che è iniziata la serie degli emendamenti che ovviamente era facile aspettarselo sono in gran parte a firma della maggioranza, probabilmente si è avuto modo di osservare, di qualcuno non è capisco la ragione, onestamente non ne capisco la ragione, però evidentemente ci sono necessità che mi sfuggono in questo momento e continuo ai rapporti con lo Stato. Nell'emendamento numero 11, l'organizzazione integrazione e sviluppo anche compresi quelli appartenenti allo Stato, continuiamo ad interessarci di una materia che non è la nostra o può diventare la nostra, ma non può assolutamente essere menzionata in questo modo, ci saranno intese, ci sarà la possibilità, ma che su questo articolato si scriva: "compresi quelli appartenenti allo Stato", ma…Assessore voglio capire! Colleghi della maggioranza di che cosa vi volete occupare? Di quale parte del patrimonio dello Stato oggi in Sardegna vi volete occupare e come ve ne volete occupare? Previe intese? Benissimo, prima si facciano le intese dopo di che si norma, ma fare una norma prima che ci siano delle intese, ammesso che queste intese possano esserci, io non so, a meno che … non ci dica che le intese ci sono già che tutto ciò che decide il Consiglio regionale della Sardegna va bene anche per il Governo, va bene anche per lo Stato, non è assolutamente possibile un fatto di questo genere.
Sui soggetti privati, è un altro argomento importante questo dei soggetti privati, perché le collezioni private sono importantissime in Sardegna, ce ne sono alcune credo ancora sconosciute probabilmente, comunque non totalmente conosciute, anche i privati debbono essere messi nella condizione di poter rendere fruibili i loro averi, avere le garanzie che hanno le strutture pubbliche. Il fatto che la Regione promuova l'elaborazione di programmi comuni con Università ed istituzioni di ricerca e di cultura e altri soggetti pubblici e privati, perché questa possibilità non è adatta agli enti locali? Perché per come è formulato gli enti locali non potrebbero, non so su quale base, per esempio Don Dore non l'abbiamo mai formalizzato ma quando io ero presidente alla provincia, per un certo periodo era pronto a sottoscrivere un protocollo d'intesa con la provincia di Oristano perché la provincia di Oristano intervenisse anche finanziariamente sul museo di Don Dore. Ora, se la Regione promuove l'elaborazione di programmi comuni con l'Università, istituzioni di ricerca e di cultura e altri soggetti pubblici e privati, che non si capisce che siano, perché sono enti locali bisogna scriverlo, se non sono enti locali mi viene da pensare che probabilmente c'è un qualcosa che non coincide con quello che è il mio intendimento. Quale contributo e quale interesse possono avere gli enti locali se non possono interagire con strutture private, oppure con strutture pubbliche, perché questo gli è precluso dalla norma che dice che la Regione può fare questo, non lo possono fare gli enti locali, lo può fare la provincia lo possono fare i comuni, no perché poi, quando andiamo a vedere l'articolato successivo dove ci sono le competenze delle province e dei comuni un pochino stride con quello che c'è scritto nel comma 5 dell'articolo 3, quindi anche su questo probabilmente il Presidente della Commissione che non mi sono permesso di menzionare degli interventi che ho fatto, non per non avere riguardo, perché ha ascoltato con attenzione la sua relazione, l'ho trovata molto puntuale e attenta quindi, siccome si stanno sperticando le lodi nei confronti dell'assessore Barracciu e non lo so se sono dovute alla relazione oppure al fatto che, come dire…
PIRISI (D.S.). Non è un Assessore…
DIANA (A.N.). Non l'ho detto apposta… L'ho detto apposta?
PIRISI (D.S.). Ironia!
DIANA (A.N.). Giusto perché… Ecco, la relazione dell'onorevole Barracciu è una relazione attenta, certamente, rispettosa, puntuale ha tutte le caratteristiche di una bella relazione. Quindi, non è in discussione.
Ho ascoltato con meno attenzione l'intervento che ha fatto il collega Pisu, vede Assessore, eh, collega Pisu almeno dei menhir lei poteva fare a meno di menzionarli, soprattutto in presenza del fatto che la relatrice di maggioranza di questa legge, guarda caso, è di quel Comune, che probabilmente ha un patrimonio pari a quello del suo Comune, se non superiore, per cui forse, un po' di garbo ci sarebbe voluto, insomma, proprio in questa fase. Perché, non si può elogiare ciò che ha fatto l'onorevole Barracciu e poi, in pompa magna, vantare le bellezze archeologiche, architettoniche, culturali… Sappiamo tutto di Laconi! Onorevole Pisu, sappiamo tutto e anche di più! Quindi, per il futuro, si astenga perché altrimenti ognuno di noi si cura il paesello, l'orticello… Sa una volta si riesce ad essere eletti con un certo numero di voti, la volta successiva no eh! Non è più sufficiente un paese, capito?
PISU (R.C.). Ho fatto un esempio!
DIANA (A.N.). E quindi, onorevole Pisu, glielo dico perché troppo spesso risuona il Comune di Laconi, che certamente ha grandissime bellezze di tutti i generi: paese molto verde, non è verde quando Sorgono, per esempio, però è verde anche quello; ha un bel parco certamente, però le montagne di Sorgono non sono inferiori a quelle. Insomma non ho capito per quale motivo lei parla di un territorio, e dovrebbe parlare di un territorio, visto che lei è Presidente guarda caso del consorzio de "Sa perda 'e iddocca". Se lei continua a parlarne in questo modo, io ho la vaga sensazione che qualcuno dei sindaci cominci a pensare: "Ma, insomma, è Presidente de "Sa perda 'e iddocca" perché ha l'interesse di governare un territorio, vuol far sì che quel territorio, de "Sa perda 'e iddocca", esca da una fase difficile, e certamente com'è difficile la fase delle zone interne; oppure sta curando l'orticello di Laconi?". Perché se così è non va bene, onorevole Pisu! Già un'altra volta mi ero permesso di riprenderla su questo aspetto, sì so che a lei dà fastidio, però vede Sant'Ignazio da Laconi non è Sant'Ignazio da Laconi solo perché è nato a Laconi, è il Santo di tutti, lo veneriamo tutti quanti, in Sardegna. Quindi, non è patrimonio solo suo, così come i menhir non sono solo patrimonio suo, così come nel palazzo che sta facendo restaurare, ancora, che è una bella struttura certamente, andrebbe conservata, salvaguardata, spero che lo stia facendo nel migliore dei modi. Però non esiste solo Laconi, esiste un territorio, e quel territorio, sa perché me ne preoccupo tanto? Perché è un'appendice della Provincia di Oristano e io mi occupo della Provincia di Oristano, adesso anche degli altri territori, a dire la verità. Ma, parlando della Provincia di Oristano, lei è un ex sindaco, consigliere regionale, ha amministrato per due legislature Laconi, è arrivato in Provincia di Oristano, e ne siamo felici tutti quanti che Laconi sia in provincia di Oristano, beh, provi a spendere una parola anche per la Provincia di Oristano, non solo per il suo Comune!
PISU (R.C.). Per la Sardegna io parlo! Mamma mia!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Approfitto della discussione generale su questo articolo per segnalare ai colleghi l'emendamento numero 4, che io e il collega Atzeri abbiamo depositato, e che appunto è riferito al comma 5 di questo articolo. La ragione per cui abbiamo presentato questo emendamento è che il testo della norma non è chiaro nel configurare, con precisione, il tipo di rapporto che si configurerebbe tra la Regione e questi soggetti pubblici e privati. Ecco, questa "partecipazione" non capiamo se si configuri una partecipazione come socia, come componente del gruppo, oppure semplicemente un sostegno finanziario. Siccome, se fosse, il senso della norma, quello di far entrare la Regione in questi organismi, noi lo troveremmo assolutamente sbagliato e inopportuno, perché non riteniamo che la Regione debba compiere ingerenze sul funzionamento e sulla vita di questi organismi, abbiamo pensato di proporre questo emendamento che chiarisce che la Regione interviene in questi casi, sempre sulla base di progetti eccetera, a finanziare le iniziative di questi organismi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Allora, l'emendamento numero 11 è accolto, emendamento numero 4 è respinto, emendamento numero 12 è accolto e l'emendamento numero 20 è accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Parere conforme.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare sull'emendamento sostitutivo parziale numero 11, lo metto in votazione…
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, chiedo scusa avevo chiesto di parlare… Sono arrivata al limite del primo intervento e quindi non intervengo adesso interverrò successivamente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 4…
PRESIDENTE. Siamo in votazione dell'emendamento numero 11…
SCARPA (Gruppo Misto). No, allora interverrò sull'emendamento numero 4, Presidente, grazie.
(E' approvato)
Metto ora in votazione l'emendamento numero 4.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Ecco, nel leggere la norma interessata si dice, appunto, che la Regione può partecipare a fondazioni, associazioni, comitati e altro; credo che il senso sia esplicito della norma, cioè che la Regione entra a far parte di questi organismi, ripeto il giudizio assolutamente negativo di questa circostanza. Siccome, stiamo facendo emendamenti con spirito costruttivo e migliorativo, siamo disposti anche ad essere convinti, ci piacerebbe che la maggioranza e la Giunta ci spiegassero anche il loro parere, se fosse possibile, visto che nessuno dei consiglieri regionali sardisti fa parte della Commissione cultura, purtroppo. Ma, ecco, questo nostro spirito costruttivo e collaborativo si trova di fronte a un semplice diniego non motivato, siccome vogliamo che rimangono agli atti le cose che stiamo dicendo, continuo a sollecitare la maggioranza, il relatore di maggioranza e l'Assessore a motivare il diniego, perché questo ci occorre anche ai fini di un giudizio sull'intero provvedimento. Perché, se la maggioranza ritiene che la Regione debba diventare socia di fondazioni e di associazioni, questo fatto è gravissimo dal nostro punto di vista e intendiamo denunciarlo in tutte le sedi, perché un'ingerenza culturale è inaccettabile! Però, vogliamo che venga sprecata una parola su questo, che si dica che l'intenzione politica della Regione è di partecipare alle fondazioni e alle associazioni culturali, di diventarne socia, di usare, quindi, il potere del denaro dentro questi organismi, per condizionarne le attività culturali! Credo che su questo abbiamo diritto a una risposta, colleghi della maggioranza! Se vogliamo che ci sia una collaborazione in quest'Aula!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente. Io ho letto e ho visto questo emendamento e il mio voto è contrario all'emendamento perché a me sembra che l'espressione "partecipare", questa è una mia interpretazione e l'ho letto così, non significhi entrare nei consigli di amministrazione, ma venga usato come "sostenere" finanziariamente, cioè il significato sia quello. Con una possibilità, tra l'altro, si mantiene il concetto di "può sostenere", cioè "può partecipare". E' vero, onorevole Scarpa, che sembrerebbe esserci un margine di ambiguità, però la partecipazione è sempre stata intesa, e io così l'ho interpreta, come un'opportunità e una possibilità di sostenere le attività delle fondazioni. Io in questo senso ritengo di dover votare contro l'emendamento. Grazie.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Gentilmente vorrei chiedere la votazione elettronica su questo emendamento e poi è chiaro rinnovo l'invito alla Giunta e alla relatrice a essere più generosi nell'eventualità che stiano respingendo questo emendamento. Grazie.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. E' uscita.
SCARPA (Gruppo Misto). Allora sospendiamo il voto!
PRESIDENTE. Aspettiamo un secondo che torni l'Assessore.
Assessore, stiamo votando l'emendamento numero 4.
E' stato chiesto il voto elettronico quindi invito intanto i colleghi...
Assessore, vuole intervenire, prima di votare?
Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Sì, per precisare il senso di quella "partecipazione" che, ne abbiamo anche discusso in Commissione, è stato lasciato così generico nel senso che ci può essere un'associazione, un progetto culturale di particolare rilievo da sostenersi anche semplicemente con un patrocinio, mentre ci può essere, magari, una fondazione museale, un'iniziativa un po' più ponderosa, che eventualmente la Regione nel bilancio può decidere di finanziare; quindi, mettere "sostenere finanziariamente" significa che sempre e comunque la Regione è costretta ad un esborso finanziario.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 4.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CONTU - DIANA - LA SPISA - LIORI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 49
votanti 48
astenuto 1
maggioranza 25
favorevoli 11
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Indico la votazione dell'articolo 3... chiedo scusa, onorevole Diana, per dichiarazione di voto?
DIANA (A.N.). Sull'emendamento successivo.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, su che cosa? Dichiarazione di voto sull'articolo 3?
CALIGARIS (Gruppo Misto). No, sull'emendamento successivo.
PRESIDENTE. Sull'emendamento successivo. Allora votiamo l'articolo.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 12.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, Presidente, intervengo su questo emendamento perché mi era sfuggito un attimo fa. Non so chi abbia ideato questa bella cosa, insomma, la definisco così perché... Dunque, da un lato si cerca di demolire le Soprintendenze e poi, con questo emendamento: " istituzione, con il concorso... del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali della Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Sassari Nuoro con sede a Li Punti......", è un laboratorio eh, colleghi, stiamo parlando di un laboratorio non stiamo parlando di..., "delle Università e di altri soggetti pubblici e privati...". Che cosa istituiamo? un "Centro di ricerca e conservazione dei beni culturali, avente anche funzione" - è questa la cosa che mi interessa maggiormente - "avente anche funzione di scuola di alta formazione e studio per l'insegnamento del restauro ai sensi dei commi 9 e 11". Siete arrivati in ritardo, perché forse vi è sfuggito che in Sardegna esiste un corso di laurea in conservazione e restauro dei beni culturali che ha sede in una città che non sta molto a cuore all'onorevole Pisu, lo capisco, però è la città di Oristano che ha l'unico corso in conservazione e restauro dei beni culturali. E allora dico: mettiamoci un attimino d'accordo. Capisco che il rettore Maida - non essendo mio elettore lo posso anche citare - vuole trasferire ancora di più, perché ha utilizzato... è un fatto che sta diventando sistema, questo, di utilizzare i territori più emarginati, di utilizzare le sedi periferiche, per iniziare una certa attività salvo poi riportarla indietro. E' successo con i beni culturali: restauro e conservazione dei beni culturali, istituito ad Oristano con il presidente Diana, onorevole Pisu, non sindaco di Laconi, Presidente di una Provincia! Istituito anche con risorse della provincia di Oristano! Restauro e conservazione dei beni culturali, il primo corso in assoluto in Sardegna, il primo è l'unico. Successivamente ci siamo fermati qui? No: archeologia subacquea, unico corso in Italia, ad Oristano! Non Giurisprudenza, non Ingegneria, non Lingue, non Scienze dell'educazione, lauree particolari, lauree dove è necessaria una grandissima professionalità e probabilmente si riesce a garantire anche una certa occupazione, a pochi laureati, certamente, ma importantissimi per quello che stiamo facendo. Ma possibile che non ci sia un altro sito in Sardegna se non Cagliari e Oristano, in questo caso Sassari,...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, grazie. Io voterò a favore dell'emendamento numero 12 perché pone l'accento sulla questione del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali della Soprintendenza; resta, ovviamente, anche un problema di capire bene come potremo gestire anche i finanziamenti per mantenere le aree archeologiche però mi sembra che questo emendamento faccia e dia anche la possibilità di valorizzare anche il Centro tutela e restauro dei beni librari della Regione che è un gioiello che la Regione ha costruito negli anni e che ha sicuramente necessità di vedere migliorato perché ci sono degli aspetti legati alle professionalità che esistono in questo Centro che è stato costituito come Centro tutela e restauro dal 2001 e che hanno necessità di essere riconosciute a tutti gli effetti. Io spero che anche questa legge possa servire come stimolo perché le professionalità che sono cresciute all'interno del Centro regionale possono trovare una collocazione adeguata e possono quindi avere garantito il lavoro, visto che fino ad ora sono in una condizione di precarietà. Quindi sì all'emendamento ma forse bisognerebbe anche tenere in considerazione il Centro perché è una realtà che è sorta all'interno della regione e che veramente si avvale di professionisti che da vent'anni invece si trovano in uno stato di precarietà del lavoro e questo non va bene. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io annuncio il mio voto di astensione sull'emendamento e ribadisco la profonda insoddisfazione rispetto al fatto che è stata posta una domanda precisa, cioè se è intenzione della Giunta regionale di partecipare ad associazioni, fondazioni, comitati, entrando nella compagine dei componenti, oppure no. La risposta non mi soddisfa perché nessuno nega la concessione di un patrocinio gratuito, anche con l'eventuale approvazione del nostro emendamento, ma il punto centrale non è stato chiarito, cioè se la norma è stata approvata perché è nelle intenzioni della Giunta di entrare in questi organismi. Su questo aggiungo anche un altro fatto che, ora che abbiamo delegato tutte le norme di spesa alle Province e ai Comuni, questa norma insieme ad altre forse serve a giustificare l'intervento diretto della Regione su questi organismi, e anche su questo forse sarebbe il caso di chiarire meglio.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Presidente, Assessori, colleghi, anch'io ho qualcosa da dire su questo emendamento per il quale annuncio il voto contrario pur con grande dispiacere, soprattutto considerando le persone che lo firmano che sono tutte degnissime, carissime e simpatiche persone, e colleghi. Però, dopo quanto detto dall'onorevole Diana, vorrei sottolineare altri aspetti, che qui in Sardegna, purtroppo, non abbiamo mai brillato per collaborazione, e sottolineo anche io le divisioni che ci sono sempre stati tra la sovrintendenza e l'università, che hanno sempre cercato di fare a cazzotti, di appropriarsi l'una delle competenze dell'altro, e non penso che basti scrivere in legge, che si debba collaborare che bisogna rimettere tutto insieme per fare collaborare coloro che nessuna intenzione hanno mai dimostrato di voler fare, quanto questa legge, giustamente, anche se vogliamo, auspica ma che mi sembra piuttosto velleitario. Così come mi sembra velleitario classificare una scuola di alta formazione per legge, quando poi, in effetti, mi sembra che le premesse non siano le migliori, questa scuola era ad Oristano, che ha avuto l'idea, ha identificato la città di Oristano come luogo di vocazione per l'istituzione di questa scuola, che poi è stata dal rettore sottratta, non so quanto intelligentemente, e con quanta fortuna, perché poi mi sembra che la scuola abbia dei limiti, che sono dovuti al fatto, che è una volta conseguito il titolo, gli studenti che il perfezionamento dopo la laurea breve, debbano per forza recarsi in continente, recarsi oltre Tirreno per proseguire la specializzazione. Era un'idea buona quella dell'alta specializzazione per la conservazione e restauro dei beni archeologici, però a maggiore ragione, quando si parla d'Italia che è la nazione leader mondiale del settore, dove c'è tanto da imparare, però la Sardegna, purtroppo, anche in questo, ha un mare di mezzo e per poter arrivare ai livelli di eccellenza, che questi si sono a Roma per esempio, sono a Firenze e in tante altre città, dobbiamo mandare i nostri giovani a proseguire gli studi oltre Tirreno. Bene avrebbe fatto il rettore Maida a continuare a tenere legato quest'istituto, come ci si auspicava, per altri musei, per altri istituzioni nel territorio, dove esistono degli studi complementari, tipo quello dell'archeologia subacquea, citato dall'onorevole Diana, e dove anche. Per portare avanti questo tipo di disegno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori. Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). Grazie Presidente, per specificare il senso dell'emendamento numero 12, intanto volevo dire che con… in legge noi non stiamo istituendo un centro di ricerca e di conservazione dei beni culturali, noi stiamo prevedendo, lasciando la porta aperta, affinché, attraverso delle intese, questo possa essere istituito. Non vedo, rispetto a questo centro, la contrapposizione con la facoltà che è stata istituita ad Oristano, anzi penso al contrario, che l'istituzione di questo centro, che dovrà avvenire, perché non lo stiamo facendo con questa legge, potrà essere un luogo dove quei laureati potrebbero eventualmente trovare occupazione, quindi non vedo la contrapposizione, anzi, una finalità anche occupativa per quei laureati.
(E' approvato)
Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 20, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. Onorevole Licheri adesso è arrivata.
Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). No per chiedere il voto elettronico palese.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 20.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA.
Risponde no il consigliere: SANCIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - LIORI.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 39
Votanti 36
Astenuti 3
Favorevoli 35
Contrari 1
PRESIDENTE. Colleghi non siamo in numero legale. Possiamo proseguire colleghi? Va bene? Va bene colleghi, facciamo una votazione per alzata di mano sull'emendamento numero 20, annulliamo la votazione.
(E' approvato)
Prego i colleghi di stare attenti e di seguire l'andamento dell'Aula. Per non farsi del male, insomma, volendo fare del bene, naturalmente.
Passiamo all'esame dell'articolo 4. All'articolo 4 sono stati presentati gli emendamenti soppressivo parziale 13, soppressivo parziale 28 e aggiuntivo 17.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:
Art. 4
Funzioni e compiti della Regione
1. La Regione esercita le funzioni di tutela e valorizzazione dei beni culturali ad essa attribuite dalla Costituzione, dalle intese ai sensi del comma 3 dell'articolo 118 della Costituzione, dall'articolo 10 della Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, dallo Statuto speciale e successive norme di attuazione, dal decreto legislativo n. 42 del 2004 e le funzioni di indirizzo, coordinamento, programmazione generale e valutazione in materia di beni, istituti e luoghi della cultura degli enti locali o ad essi affidati; in particolare:
a) predispone il Piano regionale per i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura, di cui all'articolo 7;
b) promuove, d'intesa e in concorso con gli organi statali competenti, con gli enti locali e con i titolari di istituti e di luoghi della cultura, nonché con altri soggetti pubblici e privati, il censimento, l'inventariazione e la catalogazione dei beni culturali e lo sviluppo delle relative banche dati regionali, secondo metodologie definite con lo Stato ed eventualmente con altre regioni, favorendo l'interoperabilità tra i diversi sistemi informatizzati;
c) coopera con il Ministero per i beni e le attività culturali e con i soggetti proprietari in ordine alla tutela di beni mobili e immobili degli enti locali o di interesse locale, o comunque inclusi nei musei, nei parchi archeologici, negli ecomusei e nelle altre strutture degli enti locali o di interesse locale, sottoposti a tutela o destinatari di contributi finanziari, diretti e indiretti, della Regione;
d) promuove e coordina progetti per la valorizzazione dei beni culturali, l'organizzazione delle connesse attività, l'allargamento delle capacità e delle competenze di fruizione culturale;
e) promuove e coordina progetti per la valorizzazione dell'arte contemporanea e ne favorisce la catalogazione;
f) promuove e coordina interventi di restauro dei beni culturali sulla base di metodologie definite d'intesa con gli organi statali competenti, ai sensi dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
g) collabora alle azioni per il recupero dei beni culturali trafugati e acquista beni culturali anche attraverso l'esercizio del diritto di prelazione;
h) promuove, d'intesa con gli organi statali competenti, con le università e gli istituti di ricerca, interventi di ricerca archeologica e paleontologica nel territorio della Sardegna;
i) esprime il parere per l'esportazione di opere d'arte, di cui al comma 7 dell'articolo 68 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
l) esercita le funzioni e i compiti di soprintendenza dei beni librari, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio 1975, n. 480, attraverso il Centro regionale di tutela e restauro dei beni librari;
m) predispone e aggiorna l'Albo regionale degli istituti e dei luoghi della cultura, di cui all'articolo 18;
n) determina, con il concorso degli organi statali competenti e delle organizzazioni professionali, gli standard di qualità dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura, di cui al comma 4 dell'articolo 1, e ne verifica periodicamente la sussistenza;
o) contribuisce alla definizione di linee di indirizzo e di standard tecnici concernenti l'intervento pubblico in tema di beni culturali a livello nazionale e predispone, nel rispetto delle competenze statali, le linee guida per i profili professionali e i percorsi formativi del personale degli istituti e dei luoghi della cultura e promuove la formazione e l'aggiornamento degli operatori;
p) coordina la rilevazione dei dati sugli istituti e luoghi della cultura, i loro servizi, attività ed utenti;
q) promuove la ricerca di soluzioni innovative per il coordinamento e la qualità della gestione del patrimonio e dell'offerta culturale sul territorio;
r) assicura, su richiesta degli enti locali, servizi di supporto e di assistenza tecnica, amministrativa e giuridica nelle materie della presente legge;
s) promuove azioni e accordi diretti all'integrazione sociale e multiculturale e allo sviluppo delle collezioni bibliografiche e documentarie e di servizi bibliotecari rivolti alle fasce di utenti svantaggiati;
t) cura lo sviluppo e l'inserimento delle attività e dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura della Sardegna nel contesto europeo ed extraeuropeo, favorendo la collaborazione e la cooperazione, la circolazione delle persone e delle idee e gli scambi professionali;
u) esercita le funzioni che le sono attribuite da norme di attuazione statutaria.
2. La Regione, previa intesa con lo Stato, esercita i compiti e le funzioni di soprintendenza regionale dei beni culturali.
3. La Regione e gli enti locali, nei rispettivi ambiti di competenza, possono stipulare, anche mediante la partecipazione finanziaria agli oneri di gestione, convenzioni o accordi con soggetti pubblici e privati titolari di istituti della cultura o di raccolte museali o bibliografiche e documentarie di riconosciuto interesse culturale, qualora la rilevanza del patrimonio o dei servizi sia tale da concorrere allo sviluppo del sistema regionale; le convenzioni e gli accordi riguardano la partecipazione a specifiche iniziative e comportano l'obbligo per tali soggetti di garantire l'accesso pubblico al proprio patrimonio e ai relativi servizi culturali.
Emendamento soppressivo parziale Gessa - Barracciu - Cerina - Davoli - SANNA Franco - Sanna Simonetta.
Articolo 4
Nel comma 1, lettera b), sono soppresse le parole: "secondo metodologie definite con lo Stato ed eventualmente con altre regioni,". (13)
Emendamento soppressivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo.
Articolo 4
Il comma 2 dell'articolo 4 è soppresso. (28)
Emendamento aggiuntivo Gessa - Barracciu - Cerina - Davoli - SANNA Franco - Sanna Simonetta.
Articolo 4
Al comma 2 dell'articolo 4, dopo le parole "...con lo Stato" sono aggiunte le seguenti: "ai sensi del comma 3 dell'articolo 118 della Costituzione". (17).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Solo per far rilevare ai colleghi della maggioranza e alla Giunta, la disponibilità dei consiglieri regionali Sardisti al procedere dei lavori, disponibilità che in questo momento non riteniamo ricambiata.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Intervengo su questo articolo perché è un po' la cosa che ho sollevato tutte le volte che mi è stata data la parola. Brevemente sul problema che è stato sollevato con l'emendamento 12. Il problema onorevole Barracciu esiste, ed è un problema, io dico grave, per i rapporti che intercorrono tra amministrazioni, tra istituzioni, che dovrebbe intercorrere anche tra la Regione e il mondo universitario sardo. Questo è un altro degli argomenti, che non mi pare sia identificabile all'interno di questo articolato. Perché è vero che oggi con l'autonomia scolastica è possibile tutto e di più, pensate che è possibile, per esempio, che ci sia una generazione di oristanesi che fino all'età di 17-18 anni era convinta che gli eschimesi abitassero l'Antartide. Era una scuola elementare piuttosto numerosa questo insegnante ha avviato ad un processo di educazione scolastica, ci siamo ritrovati con generazioni di ragazzi che erano ancora convinti che gli eschimesi abitassero in Antartide. Per dire che cosa può fare la Regione Sardegna, non lo so se lo possa fare, ma certo che l'articolo di ieri sui giornali identificava e fotografava molto bene una certa situazione. Allora l'università, e i rapporti con la Regione Sardegna, forse sono difficili, o forse è difficile averli, o forse è facilissimo, per il momento in cui, tutti quanti noi sosteniamo e incentiviamo con risorse importanti in finanziaria l'attività universitaria, anche per quei famosi corsi di laurea dislocati nel territorio regionale, tutto va bene; ora il problema, lo dico ai docenti universitari presenti in quest'aula, è uno solo il problema della corso di laurea di restauro e conservazione dei beni culturali istituito ad Oristano, al terzo anno è stato chiuso, ma non è stato chiuso, è stato riportato, anzi non c'era mai stato a Sassari, è stato chiuso ad Oristano ed è stato portato a Sassari, perché classificava, perché era un corso importante ed è importantissimo, certamente, oggi lo diventa ancora di più. Perché è successo il tutto? Ufficialmente, perché non sarebbero sufficienti le risorse. Presidente, siamo nella discussione.
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Diana. Solo che è rimasto il tempo… Prego.
DIANA (A.N.). Grazie. Quindi, il problema è sostenere i costi dei docenti ad Oristano. Non era più possibile, pur con il grande contributo che la Regione Sardegna per il tramite del Consorzio universitario di Oristano elargiva all'Università di Sassari. Ciò nonostante il corso di conservazione e restauro dei beni culturali è tornato a Sassari. E' importante questo. Io sono d'accordo con l'onorevole Barracciu. Mi auguro che un domani la scuola di specializzazione, questa sì, perché Oristano ha costruito i laboratori per il restauro e conservazione dei beni culturali. Abbiamo investito tutti quanti noi, la Regione Sardegna per prima, con il contributo di 2 milioni e 250 mila euro in tre finanziarie diverse, compresa l'ultima, per costruire i laboratori ad Oristano, che servivano proprio per restauro e conservazione, anche per restauro e conservazione dei beni culturali oltre che per enologia. Beh, nonostante tutto questi corsi sono tornati a Sassari.
Allora, quando io leggo quell'emendamento è chiaro che un attimino mi sento quasi urtato, permettetemi questo termine, perché conosco troppo bene la vicenda. E adesso noi con questa legge vorremmo sostenere, spero che non sia così. L'ha detto bene l'onorevole Liori, i rapporti tra l'Università e le sovrintendenze sono sempre conflittuali, sempre lo sono stati, sono due mondi completamente diversi. Dappertutto, è sempre stato così. Però, nel momento in cui si vogliono investire delle risorse per creare un centro di ricerca, un centro di specializzazione, beh, nominate Li Punti, va benissimo. A Li Punti c'è un laboratorio che è della sovrintendenza, non c'entra niente né con l'Università di Sassari e né con la Regione Sardegna, è finanziato interamente dallo Stato. Ecco perché mi sono permesso di sollevare il problema relativamente e per finire la conversazione sull'articolo 4. Abbiamo già detto abbastanza. Continuo a pensare che il comma 2, così come formulato, e non ho trovato nella modifica dell'emendamento presentato nessuna novità perché, vedete colleghi, nel momento in cui voi dite al comma 2 dell'articolo 4, dopo le parole "con lo Stato" sono aggiunte, mi fa piacere che abbiate preso buona nota del fatto che il problema esiste, ma voi dite "con lo Stato" sono aggiunte le seguenti "ai sensi del comma 3 dell'articolo 118 della Costituzione". C'è qualcuno che se la ricorda a memoria la Costituzione, l'articolo 3? No, perché se c'è qualcuno forse sarebbe meglio leggerla, così capiamo se stiamo aggirando l'ostacolo oppure non stiamo facendo assolutamente nulla, perché questo è uno di quegli articoli che fa capo al titolo V della Costituzione che non ha permesso alla Regione Toscana in due consecutive leggi di escludere le sovrintendenze dal controllo del patrimonio culturale della Regione Toscana. E non ho capito, se non è stato possibile per una Regione a statuto ordinario, dovrebbe essere possibile per una Regione a statuto speciale che ha maggiori difficoltà da un lato, ma ha un'arma, la modifica dello Statuto. L'ho detto già prima, lo ribadisco adesso, questa è una norma che verrà certamente impugnata.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Sì, per dichiarare il voto di astensione, ma fare una segnalazione ai colleghi e alla Giunta.
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, se fa una dichiarazione di voto quella è successiva. Adesso siamo in discussione.
SCARPA (Gruppo Misto). A meno che lei non mi faccia intervenire in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Va bene.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Brevissimamente, per segnare il fatto che il comma 2 dell'articolo 4 fa riferimento ad un'intesa con lo Stato per esercitare compiti e funzioni di sovrintendenza regionale e di beni culturali. Ora, la Regione ha già, se non ricordo male, competenze esclusive in materia di beni librari. Cosa succederebbe se non vi fosse quest'intesa? Cioè, stiamo assoggettando una nostra competenza già esclusiva a quest'intesa e, se non arriva, perché assoggettare una competenza che già abbiamo a titolo esclusivo ad un'intesa con lo Stato? Non è possibile forse una formulazione diversa di questa norma che metta al riparo questa competenza da dubbi di cedere su un terreno sul quale invece dovremmo essere combattivi?
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi. Io sono favorevole a questo articolo 4 per le stesse ragioni che ho espresso nel mio precedente intervento. Debbo però anche dire, brevemente, che sono rimasto di stucco nell'ascoltare le considerazioni dell'onorevole Diana sul mio intervento e su altre questioni che poco hanno a che fare, a che vedere con l'argomento in discussione. Vede, onorevole Diana, io sono, come lei ben sa, poco propenso alla sterile polemica fine a se stessa. Se ho fatto quell'intervento e se sono in quest'aula è semplicemente perché sono interessato, ma molto interessato all'approvazione di questa importante legge.
Lei, anche oggi, vuol fare il signor no, ci descrive ogni tanto nei suoi interventi a catena scenari apocalittici, lo fa anche su tutte le altre leggi che proponiamo. Oggi, pare abbia scelto me, non il presidente Soru o qualche altro collega, come bersaglio delle sue insoddisfazioni. Vede, se avesse ascoltato più attentamente e non distrattamente il mio intervento, avrebbe notato che ho parlato di una legge che esalta e valorizza i beni culturali della Sardegna per presentarli al meglio nel contesto internazionale. Questo io ho fatto, l'ho fatto come ho potuto farlo, con i miei ragionamenti e citando anche dei fatti. Se ho citato Laconi, il mio paese, non l'ho fatto perché ho sbagliato sede. No! Ma l'ho fatto semplicemente perché era un esempio che conoscevo bene, che merita di essere citato in questa discussione e perché mi sembrava importante farlo conoscere ai fini della valorizzazione di un periodo che non c'è nei periodi prescelti dalla Regione per essere valorizzato. L'ho fatto semplicemente per questo. Non capisco come si possa collegare questo fatto a tutte le altre, mi permetta, barzellette che lei ci ha raccontato oggi sulle tante motivazioni turistiche del mio paese, comprese quelle di Sant'Ignazio, di cui dovrebbe, come dire, onorarne perlomeno la persona, quello che rappresenta per decine di migliaia, per centinaia di migliaia di sardi. E glielo dico io che sono anche laico e dunque sono anche, come dire, forse meno impegnato di lei in questo tipo di valorizzazione. Vede, il Consorzio turistico Sa Perda 'e iddocca non lo cito mai a sproposito, lo cito come un esempio importante perché ci è servito a superare il campanilismo, ci è servito a mettere assieme paesi, ma poi quando lei passa in tutta la Sardegna e legge tour dei nuraghi, quello è un lavoro fatto con altri tre consorzi, con decine di paesi, è un lavoro enorme, costato anni di lavoro, forse il collega Attilio Dedoni ne sa qualcosa, perché ha seguito tutta questa vicenda ed è un esempio citato per aver valorizzato beni culturali che riguardano la civiltà nuragica e prenuragica della Sardegna sud-ccidentale, che coinvolge prevalentemente la Provincia di Oristano.
Dunque, stiamo parlando di queste cose, non di banalità che riguardano un piccolo villaggio delle zone dell'interno. Non devo ricordare a lei che ci siamo battuti e siamo dentro il sistema museale della Provincia di Oristano o devo ricordare a lei le critiche che mi sono cadute addosso per anni, quando ho guidato, assieme ad altri sindaci, il passaggio alla provincia di Oristano di comuni che stavano in altre province, io ero sindaco, facevo queste battaglie e le abbiamo vinte, e non le abbiamo vinte grazie a lei, le abbiamo vinte grazie alla nostra determinazione che ci ha portato non a chiacchierare, ma a farci raggiungere l'obiettivo e oggi, il mio paese e gli altri nove che assieme a noi hanno portato avanti questa battaglia sono dentro la provincia di Oristano e ci sono, non solo perché facenti parte di quella provincia, ma perché stiamo costruendo, anche nel terreno culturale, anche nel terreno della valorizzazione dei beni ambientali, una rete che sicuramente ci porterà a fare un lavoro utile alle nostre popolazioni, ma tutto questo non lo vediamo in chiave provinciale, lo vediamo in chiave regionale, perché pensiamo non solo a Laconi, al consorzio, alla provincia di Oristano, pensiamo alla Sardegna, pensiamo a questa terra che merita amministratori che possano, veramente, valorizzarla su questo piano, per presentarla al meglio. Forse lei si scaglia contro di me, si scaglia contro chi propone questa legge, si scaglia contro Soru, si scaglia contro questa maggioranza perché ha la coda di paglia, perché sicuramente la sua maggioranza precedente, su questo settore non ha le carte in regola, non ha fatto il suo dovere, non ha valorizzato culturalmente né ambientalmente questo territorio, non ha proposto nulla, il nulla, il nulla che lei usa oggi per bersagliare me che non capisco proprio perché mi abbia scelto e mi abbia privilegiato in tal senso. Per cui, atteniamoci al tema che stiamo discutendo, parliamo di cultura, parliamo di valorizzazione di beni culturali e se ha da passare il tempo ad inventarsi altre storie, lo faccia con un'altra persona perché io neanche lo gradisco. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisu.
E' iscritta a parlare la consigliera Barracciu. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). Sì Presidente, per chiedere cortesemente la sospensione dell'analisi dell'articolo 4, al fine di verificare le sollecitazioni che ha portato l'onorevole Scarpa circa il comma 2.
PRESIDENTE. Onorevole Barracciu, va bene, si sospende l'articolo 4 perché mi sembra che ci sia un'osservazione dell'onorevole Scarpa che è fondata. Sospendiamo l'articolo 4.
Passiamo all'esame dell'articolo 5. All'articolo 5 è stato presentato un emendamento sostitutivo parziale, il numero 15.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 5 e del relativo emendamento:
Art. 5Funzioni e compiti delle province
1. Le province concorrono alla valorizzazione e assicurano la fruizione dei beni culturali della Sardegna ed esercitano i compiti e le funzioni indicati al comma 1 dell'articolo 77 della legge regionale n. 9 del 2006. In particolare, nel rispetto degli indirizzi regionali:
a) programmano e coordinano, con il concorso dei comuni, lo sviluppo dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura del territorio provinciale, promuovendo l'attivazione di sistemi museali e bibliotecari, a partire dalle potenzialità del territorio e dalle esperienze in esso presenti e mediante la stipula di appositi accordi;
b) approvano, sulla base delle proposte dei comuni singoli o associati, il piano provinciale di cui all'articolo 8, suddiviso per singoli settori d'intervento;
c) garantiscono il buon funzionamento e la fruizione degli istituti e dei luoghi della cultura di cui hanno titolarità o loro affidati;
d) curano il monitoraggio sui servizi e le attività degli istituti e dei luoghi della cultura operanti in ambito provinciale;
e) promuovono la didattica dei beni culturali mediante progetti definiti con gli operatori del settore, le istituzioni scolastiche e universitarie e realizzano attività di promozione del patrimonio culturale anche a fini di turismo culturale;
f) coordinano e pubblicano un calendario trimestrale e annuale delle attività degli istituti e dei luoghi della cultura organizzate in ambito provinciale e lo trasmettono alla Regione.
2. Le province erogano annualmente contributi propri e regionali agli istituti e ai luoghi della cultura di ente locale e d'interesse locale e ai sistemi museali e bibliotecari operanti nell'ambito provinciale sulla base dei criteri indicati nel Piano regionale di cui all'articolo 7. In particolare erogano ai comuni singoli o associati del proprio territorio contributi per:
a) la costituzione, il funzionamento e l'incremento delle biblioteche e degli archivi storici di ente locale;
b) la gestione dei servizi relativi a musei, parchi archeologici, ecomusei, biblioteche e archivi storici;
c) il funzionamento dei sistemi museali e bibliotecari;
d) il funzionamento dei centri e delle istituzioni bibliografiche private di cui al comma 1 dell'articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348.
3. Per lo svolgimento delle funzioni e dei compiti di cui al presente articolo le province si avvalgono di personale professionalizzato privilegiando quello appartenente a istituti e luoghi della cultura operanti sul territorio provinciale.
4. La Regione esercita il potere sostitutivo ai sensi dell'articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2006.
Emendamento sostitutivo parziale Gessa - Barracciu - Cerina - Davoli - SANNA Franco - Sanna Simonetta.
Articolo 5
Nel comma 1, lettera a), le parole: ", promuovendo l'attivazione di sistemi museali e bibliotecari, a partire dalle potenzialità del territorio e dalle esperienze in esso presenti e mediante la stipula di appositi accordi" sono sostituite dalle parole: "e istituiscono i sistemi museali e bibliotecari provinciali, cui aderiscono gli istituti, i luoghi della cultura e i sistemi del territorio.". (15).)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Il parere è conforme a quello della Commissione.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 6. All'articolo 6 non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 6:
Art. 6Funzioni e compiti dei comuni
1. I comuni sono i primi custodi dei valori della cultura e dell'identità locale e operano per la conservazione del patrimonio di memorie e tradizioni della comunità regionale e delle singole comunità della Sardegna.
2. I comuni concorrono alla valorizzazione e assicurano la fruizione dei beni culturali della Sardegna ed esercitano le funzioni indicate al comma 2 dell'articolo 77 della legge regionale n. 9 del 2006 e quelle non espressamente riservate dalla legislazione vigente allo Stato, alla Regione o alle province; provvedono in particolare:
a) in concorso con le province, all'elaborazione dei piani provinciali di cui all'articolo 8;
b) singolarmente o in maniera associata, alla gestione e alla valorizzazione delle attività e dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura di cui hanno titolarità o loro affidati;
c) alla cura e alla conservazione delle aree e dei parchi archeologici e dei complessi monumentali di loro titolarità o loro affidati, anche attraverso la realizzazione di interventi di prevenzione, manutenzione e restauro secondo metodologie concordate con la Regione e con gli organi statali competenti;
d) all'integrazione degli istituti e dei luoghi della cultura di loro titolarità, o loro affidati, nei sistemi museali e bibliotecari e alla collaborazione con le istituzioni scolastiche e universitarie e con le associazioni culturali e sociali presenti sul territorio;
e) all'organizzazione di forme di servizio diffuso di lettura, accompagnamento alla fruizione e all'informazione sul proprio territorio;
f) al monitoraggio sui servizi e le attività degli istituti e dei luoghi della cultura operanti in ambito locale.
3. Per lo svolgimento dei compiti di cui al comma 2 i comuni si avvalgono di personale professionalizzato, privilegiando quello appartenente agli istituti e ai luoghi della cultura di propria pertinenza.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 7. All'articolo 7 è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale numero 5, gli aggiuntivi numero 6, il numero 7 e il numero 8.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 7e dei relativi emendamenti:
Art. 7Piano regionale per i beni culturali,
gli istituti e i luoghi della cultura
1. La Regione, in coerenza con le finalità e i principi della presente legge e con gli indirizzi del Piano regionale di sviluppo, elabora il Piano regionale per i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura, di seguito denominato Piano regionale, sulla base delle proposte e dei programmi degli enti locali. In sede di prima applicazione le proposte degli enti locali, elaborate dalle province d'intesa con i comuni singoli o associati, sono trasmesse alla Regione entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge; successivamente le proposte sono inserite nei programmi annuali provinciali di cui all'articolo 8.
2. Il Piano regionale è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente, previa intesa in sede di Conferenza permanente Regione-enti locali ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 1 del 2005. Il Piano ha, di norma, durata triennale e può essere aggiornato prima della scadenza con le medesime procedure.
3. Il Piano regionale contiene gli obiettivi e le priorità strategiche, nonché le relative linee di intervento; in particolare prevede:
a) la ripartizione delle risorse per la programmazione degli interventi per i beni, gli istituti e i luoghi della cultura, compresa la quota da trasferire agli enti locali e la definizione dei criteri per l'assegnazione dei contributi regionali;
b) gli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni degli istituti e dei luoghi della cultura necessari per ottenere il riconoscimento regionale, nonché i criteri per l'istituzione di musei, parchi archeologici, ecomusei, biblioteche e archivi storici, tenuto conto delle esigenze di differenziazione e di equilibrio territoriale dell'offerta culturale, nonché di sostenibilità culturale del progetto;
c) le metodologie e gli standard definiti a livello nazionale e internazionale che i musei, i parchi archeologici, gli ecomusei, le biblioteche e gli archivi storici devono adottare per l'inventariazione e la catalogazione;
d) i requisiti professionali del personale da impiegare nei musei, nei parchi archeologici, negli ecomusei, nelle biblioteche e negli archivi storici;
e) le linee dell'intervento regionale per la conservazione dei beni culturali, per la ricerca archeologica e paleontologica e per l'arte contemporanea;
f) gli orientamenti per la realizzazione delle attività didattiche, scientifiche e culturali, di promozione della lettura e di accompagnamento alla fruizione;
g) le direttive per la redazione di statuti e regolamenti, nonché le forme di intesa e di cooperazione tra gli enti locali e gli altri soggetti pubblici, privati ed ecclesiastici;
h) gli indirizzi per la promozione e comunicazione dei sistemi museali e bibliotecari;
i) i criteri per la valutazione di efficienza ed efficacia di utilizzo delle risorse da parte degli enti beneficiari, in conformità alle priorità strategiche e agli obiettivi stabiliti;
l) ogni altro intervento rivolto ad assicurare il funzionamento e lo sviluppo del sistema regionale degli istituti e dei luoghi della cultura.
4. Il Piano regionale è predisposto entro nove mesi dall'entrata in vigore della presente legge ed attuato tramite programmi annuali approvati dalla Giunta regionale.
Emendamento soppressivo parziale Scarpa - Atzeri.
Articolo 7
All'articolo 7, comma 1, le parole "e con gli indirizzi del piano nazionale di sviluppo" sono soppresse. (5)
Emendamento aggiuntivo Scarpa - Atzeri.
Articolo 7
Al comma 2 dell'articolo 7 dopo le parole "regionale competente" sono inserite le parole: "assunto il parere obbligatorio e non vincolante della competente Commissione consiliare". (6)
Emendamento aggiuntivo Scarpa - Atzeri.
Articolo 7
Dopo la lettera l) al comma 3 è inserita la seguente:
"l bis) le somme da destinarsi alla realizzazione di un monitoraggio indipendente per la valutazione di efficienza ed efficacia di utilizzo delle risorse da parte dei soggetti beneficiari e le modalità con le quali procedere alla pubblica selezione del soggetto che deve effettuare il monitoraggio". (7)
Emendamento aggiuntivo Scarpa - Atzeri.
Articolo 7
Al comma 4, dopo la parola "nazionale" sono aggiunte le parole: "previa assunzione del parere della competente Commissione consiliare". (8).)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
SCARPA (Gruppo Misto). Mi sono iscritto a parlare.
PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole Scarpa aveva un'iscrizione precedente, quindi pensavo fosse rimasta.
E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Soltanto per illustrare l'emendamento numero 5 e cioè per dire che, approvare oggi una legge che sostiene che il Piano regionale per i beni culturali debba essere approvato in coerenza con gli indirizzi del Piano regionale di sviluppo, nel momento in cui oggi noi non abbiamo a disposizione un piano regionale di sviluppo, potrebbe essere un riferire uno strumento del quale ci dobbiamo dotare subito, al più presto, ad un sistema di valori che oggi non è disponibile, quindi, non so se questo possa essere un impedimento materiale, cioè finché non c'è il Piano di sviluppo non si può fare il piano… ecco, allora, per questa ragione, probabilmente, è più opportuno levarlo, e se la regione mette "in coerenza con i programmi del…" non lo so, ecco, mi sembra che ci sia un problema formale perché, approvare una legge che fa riferimento ad uno strumento che non esiste potrebbe creare dei problemi nella sua attuazione proprio perché questo Piano regionale di sviluppo, purtroppo, ancora non è disponibile. Quindi il senso dell'emendamento che sottopongo ai colleghi e anche alla Giunta è quello di evitare un'addizione normativa che possa, nel momento dell'attuazione della legge, creare un qualche problema.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Allora, la Commissione esprime il parere negativo sull'emendamento numero 5, il parere positivo sull'emendamento numero 6, il parere negativo sull'emendamento numero 7. Ma, Presidente solo sul numero 5 o su tutti gli emendamenti?
PRESIDENTE. Su tutti, su tutti.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Ah, niente, negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io volevo precisare che circa l'emendamento presentato dai consiglieri Scarpa e Atzeri, che suggeriscono, forse anche fondatamente, di non fare specifico riferimento ad un Piano che è in cantiere, ma non esiste ancora, la Commissione aveva in una prima fase indicato il DPEF e poi, invece, nell'ambito dell'incontro dei confronti della commissione autonomia, c'era stato suggerito di indicare quello che sarebbe stato poi, il documento di programmazione più importante della Regione. Quindi, probabilmente, in questo momento di transizione, in cui non esiste ancora di fatto quel documento, penso che l'emendamento possa essere accolto.
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, se posso aiutare, perché il senso del suo emendamento è comprensibilissimo. Nella legge di contabilità che abbiamo approvato, si prevede il Piano regionale di sviluppo che dev'essere fatto 180 giorni dopo le elezioni. Nella norma transitoria di attuazione della legge di contabilità, sta scritto che di qui al 2009 cioè alle elezioni, non c'è il Piano regionale di sviluppo, ma c'è un documento approvato con delibera della Giunta regionale che contiene le strategie e gli obiettivi per il 2007, il 2008 e il 2009 sui quali può essere fondato il bilancio e i bilanci di questi anni. Quindi, è evidente che il Piano regionale di sviluppo, si intende Piano regionale di sviluppo, quando questo ci sarà, e gli strumenti che la legge di contabilità prevede di qui, appunto, al Piano regionale di sviluppo. Quindi, insomma, diciamo che c'è la strada, comunque, per fare riferimento ad un Piano di carattere generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, sì, se la Giunta ritiene che l'attuale dicitura non costituirà un problema, in sede applicativa della norma, io ritiro l'emendamento, se invece si ritiene di usare un'espressione più generica, di riferirsi agli atti di programmazione regionale, non so, abbiamo fatto l'emendamento con spirito così, costruttivo, ecco, se la Giunta ritiene che non ci sono problemi l'emendamento viene ritirato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Penso che il Consiglio abbia chiarito esattamente i termini della faccenda e quindi, abbiamo l'escamotage che ci rassicura sul fatto che, anche se il Piano regionale di sviluppo viene fatto dopo il 2009, ci saranno documenti di programmazione emanati dalla Giunta e che conterranno le strategie di sviluppo. Quindi, a questo punto, abbiamo fatto bene ad approfondire però si può lasciare il testo così com'è.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, volevo intervenire sull'emendamento però se l'onorevole Scarpa lo ritira ovviamente non intervengo.
SCARPA (Gruppo Misto). L'emendamento è ritirato.
PRESIDENTE. Va bene, mi pare che con questi chiarimenti e con questo contributo dell'onorevole Scarpa all'approfondimento di questo punto possiamo procedere. Quindi l'emendamento numero 5 è ritirato.
Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 6.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Per chiedere il voto elettronico.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, è stata richiesta la votazione elettronica sull'emendamento numero 6.
Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). No, semplicemente per dichiarare il voto favorevole all'emendamento numero 6 degli onorevoli Scarpa e Atzeri.
PRESIDENTE. C'era il parere favorevole della Commissione… Va bene.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 6.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DIANA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LA SPISA - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SCARPA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 44
votanti 43
astenuti 1
maggioranza 22
favorevoli 43
(Il Consiglio approva).
LIORI (A.N.). Visto il risultato lo poteva approvare la Giunta!
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento numero 7.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Sì, per dichiarazione di voto e per illustrare ai colleghi l'esigenza che ha fatto nascere questo emendamento, cioè quella di sottoporre la spesa in questo delicato settore ad un'attività di monitoraggio indipendente ed esterno sia dalla Regione che dal mondo verso il quale gli stanziamenti sono destinati. Dico questo perché credo che sia indispensabile munirci di uno strumento di questo genere sia perché più avanti c'è un riferimento al punto 3 dell'articolo 8 a un monitoraggio provinciale che dovrebbe essere sulle stesse materie che invece, secondo me, dovrebbe essere superato da un monitoraggio regionale indipendente, ma anche perché il sistema di monitoraggio che è previsto dalla norma dove parla degli Osservatori è secondo me inopportuno, tanto è vero che abbiamo presentato degli emendamenti soppressivi in quanto ci troveremmo a far monitorare la spesa agli stessi soggetti a cui la spesa destinata, con l'aggravante che questi soggetti provengono da un processo elettivo fra tutti i componenti… e quindi voglio dire è inopportuno, per questa ragione l'emendamento dice: facciamo un monitoraggio indipendente, il Piano stabilisce le somme e le modalità della selezione del monitoraggio. Fra l'altro il monitoraggio indipendente è uno strumento ampiamente utilizzato e verso il quale, credo, la Regione dovrebbe orientare tutta la sua spesa e quindi il senso del emendamento è questo, appunto, di evitare i problemi che nascono nel momento in cui si dice che le valutazioni degli Osservatori sui beni archeologici, sulle biblioteche sono vincolanti verso la spesa. E questa è una cosa assolutamente inopportuna, mentre credo sia indispensabile che ci sia un'attività di monitoraggio. Per questa ragione il voto è favorevole e invito i colleghi a riflettere su questa circostanza e su questa proposta perché trovo veramente indispensabile che le attività di monitoraggio, che saranno determinanti su questo settore, siano affidate a soggetti terzi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Questo emendamento in effetti esprime un principio che è assolutamente condivisibile però mi permetto di sottolineare che così come è formulato non è chiaro chi lo debba fare, cioè il soggetto terzo in questo caso come verrà individuato? Esiste, a mio avviso, un livello di ambiguità che permane perché parlare di monitoraggio indipendente con questa formulazione forse non è idoneo. Ho visto che è collegato anche con l'emendamento numero 9 perché pone l'accento sugli aspetti proprio legati alla valutazione. Ecco, la mia perplessità nell'accogliere nasce… ho sentito il parere negativo della Commissione, ma la mia perplessità nasce dal fatto che non esiste poi l'indicazione di un oggettivo strumento e di criteri oggettivi per poter effettivamente realizzare un monitoraggio indipendente che, voglio dire, deve essere fatto da una parte terza che non può essere ovviamente… In che modo lo si vuole attuare? Mi sembra che questa formulazione sia generica, ecco. Grazie.
SCARPA (Gruppo Misto). Scriviamola di nuovo, scriviamola meglio!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Per spiegare semplicemente che i principi contenuti all'interno dell'emendamento numero 7 di una valutazione indipendente sono condivisibili, però noi riteniamo che tutte le specificazioni contenute in questo emendamento possono far parte, anzi dovrebbero far parte di un regolamento attuativo e non far parte della legge in questo momento.
SCARPA (Gruppo Misto). Ma, se c'è l'emendamento e ci sono le norme…
PRESIDENTE. Va bene colleghi, è in votazione…
SCARPA (Gruppo Misto). Sulle modalità di voto…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Per formulare la richiesta il voto elettronico palese, il mio Capogruppo mi sostiene…
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri)
PRESIDENTE. E' stato richiesto il voto elettronico palese. Prego i colleghi di predisporsi alla votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 7.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - DEDONI - LA SPISA - LOMBARDO - PISANO - RASSU - SANCIU - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 42
votanti 41
astenuto 1
maggioranza 21
favorevoli 9
contrari 32
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 8, degli onorevoli Scarpa e Atzeri.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, per dichiarare il voto favorevole. Non ho percepito il parere della Commissione su questo emendamento e rilevo che comunque ha lo stesso contenuto dell'articolo che abbiamo poc'anzi approvato che prevedeva il passaggio in Commissione del Piano, l'emendamento numero 6. Ecco, l'emendamento numero 8 fa passare in Commissione anche il Piano annuale e mi sembra un doveroso completamento di quella precedente norma che, appunto, abbiamo approvato anche con il parere favorevole della Commissione. Quindi invito i colleghi a sostenere anche questo emendamento, se lo riterranno opportuno.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 8 ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Parere contrario all'emendamento numero 8 poiché è una ripetizione. Il Piano regionale abbiamo già deciso che passa alla Commissione competente nella fase antecedente alla fase finale e, quindi, è una ripetizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, io invece voterò a favore dell'emendamento numero 8 perché a me sembra, intanto si tratta di un parere non vincolante e, quindi, diciamo così fa parte...però, resta nella linea del precedente emendamento e, chiaramente, ripropone la centralità del Consiglio e, quindi, l'opportunità che si possa esprimere la Commissione competente. Quindi, il mio voto sarà a favore proprio nell'ottica di questa valorizzazione del lavoro all'interno delle Commissioni. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Sì, sulle modalità di voto, per chiedere il voto elettronico palese, col sostegno del mio Capogruppo.
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 8.
(Segue votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CALIGARIS - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - RASSU - SANCIU - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 44
votanti 43
astenuti 1
maggioranza 22
favorevoli 10
contrari 33
(Il Consiglio non approva).
SCARPA (Gruppo Misto). Dove stiamo andando a finire!
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 8. All'articolo 8 non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 8:
Art. 8 Piani provinciali1. Coerentemente con gli obiettivi e gli indirizzi del Piano regionale di cui all'articolo 7, d'intesa con i comuni singoli o associati e sentiti i responsabili dei musei, dei parchi archeologici, degli ecomusei, delle biblioteche e degli archivi storici di ente locale e di interesse locale del proprio territorio, la provincia approva il piano provinciale degli interventi per i beni culturali e gli istituti e i luoghi della cultura, di seguito denominato piano provinciale.
2. Il piano provinciale, di norma di durata triennale, e i relativi programmi annuali di attuazione, specificano i progetti e le iniziative della provincia e dei comuni, singoli o associati, con indicazione delle relative risorse e stabiliscono, inoltre, le modalità di richiesta dell'intervento provinciale, i criteri e le priorità per la concessione, l'erogazione, la revoca dei contributi e i termini di presentazione delle richieste.
3. La provincia, entro il mese di ottobre, trasmette alla Regione una relazione sull'attuazione del programma annuale del piano provinciale e i risultati del relativo monitoraggio.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 9. All'articolo 9 non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9:
Art. 9
Musei
1. Il museo è un'istituzione permanente aperta al pubblico, che, in armonia con i principi sanciti dall'articolo 9 della Costituzione, acquisisce, conserva, ordina ed espone beni culturali, salvaguardando e portando a conoscenza dei cittadini testimonianze di cultura materiali e immateriali, a fini di studio, di educazione e di diletto.
2. Ai fini della presente legge sono equiparati ai musei di ente locale o di interesse locale le raccolte museali, comprese quelle relative ai temi dell'emigrazione, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali, gli ecomusei, i siti di interesse naturalistico e i beni mobili e immobili, di proprietà pubblica e privata, che rivestono particolare interesse e che possono essere funzionalmente integrati nell'organizzazione museale regionale.
3. I musei hanno il compito di:
a) conservare, ordinare, catalogare, incrementare ed esporre le proprie collezioni;
b) assicurare la fruizione pubblica e la valorizzazione delle collezioni, anche tramite l'organizzazione di mostre e altre attività culturali;
c) organizzare eventuali mostre temporanee su tematiche conformi alla missione e alle caratteristiche del museo;
d) svolgere attività didattica e di accompagnamento alla fruizione, anche in rapporto con le istituzioni scolastiche;
e) sviluppare programmi di studio e di ricerca a partire dalle proprie raccolte, anche in collaborazione con università e centri di ricerca;
f) operare in collegamento e in collaborazione con altri musei e istituti della cultura locali, nazionali e internazionali;
g) svolgere opera di sensibilizzazione circa i temi della salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale, agendo quale presidio per la tutela del territorio;
h) attivare rapporti con l'imprenditoria locale per creare un'offerta coordinata di servizi aggiuntivi e realizzare iniziative congiunte di valorizzazione e promozione.
4. I musei assolvono ai propri compiti mediante personale professionalmente qualificato, si dotano di un proprio statuto o regolamento approvato dagli organi competenti e provvedono alla rilevazione dei dati sui propri servizi, attività e utenti.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 10.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10:
Art. 10 Parchi archeologici1. Il parco archeologico è un ambito territoriale caratterizzato dalla presenza di importanti testimonianze archeologiche, insieme a valori storici, paesaggistici o ambientali, organizzato e gestito per assicurarne la fruizione e la valorizzazione a fini scientifici e culturali. Sono equiparati ai parchi archeologici i complessi monumentali e, in particolare, santuari, chiese campestri, luoghi di culto, torri e sistemi di difesa costiera, edificati anche in epoche diverse e che, con il tempo, hanno acquisito per la Sardegna, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica ed etnoantropologica.
2. I parchi archeologici hanno lo scopo di salvaguardare, conservare, gestire e difendere il patrimonio archeologico, architettonico, ambientale e paesaggistico regionale ed hanno il compito di:
a) perseguire la conservazione e la salvaguardia degli interessi storico-archeologici e paesaggistico- ambientali;
b) promuovere e realizzare iniziative volte ad accrescere la consapevolezza dei cittadini riguardo ai problemi della tutela del patrimonio culturale;
c) svolgere attività didattica e di accompagnamento alla fruizione;
d) promuovere progetti educativi relativi all'archeologia, alla storia, alla cultura locale, all'ambiente e al paesaggio, rivolti prioritariamente alle istituzioni scolastiche;
e) provvedere alla catalogazione del patrimonio e alla predisposizione di documenti informativi da mettere a disposizione del pubblico in appositi luoghi di documentazione e di informazione;
f) promuovere ogni iniziativa utile alla conoscenza del patrimonio culturale e allo sviluppo locale e turistico del territorio;
g) cooperare con i musei del territorio;
h) attivare rapporti con l'imprenditoria locale per creare un'offerta coordinata di servizi aggiuntivi e realizzare iniziative congiunte di valorizzazione e promozione, anche con i musei e le biblioteche locali;
i) favorire l'inserimento della propria offerta culturale nei programmi di marketing e di valorizzazione territoriale promossi dai sistemi turistici locali;
l) coordinare la propria attività con i progetti integrati di sviluppo locale promossi nel territorio da soggetti pubblici e privati.
3. I parchi archeologici assolvono ai propri compiti mediante personale professionalmente qualificato, si dotano di un proprio statuto o regolamento approvato dagli organi competenti e provvedono alla rilevazione dei dati sui propri servizi, attività e utenti.
4. I parchi archeologici sono istituiti dalla Giunta regionale su proposta delle amministrazioni locali interessate, sentite le soprintendenze competenti, secondo i criteri definiti nel Piano regionale di cui all'articolo 7; il perimetro del parco può subire variazioni in aumento qualora lo richiedano nuove scoperte archeologiche o ritrovamenti di reperti.
5. Il parco, in funzione della sua gestione, può essere suddiviso in zone assoggettate a prescrizioni differenziate, nel rispetto comunque delle previsioni del Piano paesaggistico regionale, e si articola in:
a) zona archeologica, ossia l'area su cui insistono i beni (monumenti, insiemi architettonici ed emergenze d'interesse archeologico);
b) zona ambientale e paesaggistica, comprendente l'area di rispetto intorno alla zona archeologica e idonea a garantire l'inserimento e la conservazione dei valori paesaggistici del contesto in cui la zona archeologica è inserita;
c) zona naturale attrezzata, comprendente le aree residue del parco in cui possono essere attrezzati servizi ad uso esclusivamente scientifico, culturale, ricreativo e turistico ai fini di valorizzazione e fruizione dell'area archeologica e di accoglienza dei visitatori.
6. L'istituzione dei parchi è condizionata al possesso preliminare dei seguenti requisiti:
a) presenza nel territorio di risorse archeologiche, architettoniche, artistiche, storiche di rilevante interesse regionale;
b) elaborazione di un piano di gestione e di un progetto pluriennale.
7. La Regione favorisce il coinvolgimento di più comuni nei cui territori siano presenti beni di cui al comma 1, al fine di realizzare modalità integrate di gestione e valorizzazione.
8. I parchi sono funzionalmente integrati nell'organizzazione museale regionale.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente, non intervengo tanto per sollevare un piccolo problema tecnico relativo ad un emendamento che, può darsi anche che con i poteri che ci sono stati conferiti dal corpo elettorale si possano anche esaminare due testi, due disegni di legge o due proposte di legge diverse.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue DIANA.) Insomma, uno sul cinema e uno sui beni culturali, però, insomma, forse non siamo ancora arrivati a questo. Insomma, forse solo la distrazione o la stanchezza ha fatto sì che un emendamento ove si parla di cinema, Giovanni eh, è un'anticipazione, è un emendamento che riguarda l'articolo 10 sul cinema!
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Diana, un secondo soltanto per dirle che l'emendamento numero 26 è ritirato.
DIANA (A.N.). Io sto intervenendo sull'articolo e sugli emendamenti e quindi...
PRESIDENTE. Sull'articolo si può continuare ad esprimere, sull'emendamento al prossimo...
DIANA (A.N.). No, no, infatti non mi sarei espresso comunque. Perché vorrei che venisse un attimino sfatato perché sembra, quasi quasi, almeno dall'unica voce che pare emergere dal centrosinistra ma che, insomma, io sono abituato in politica ad essere serio quando devo essere serio e scherzare quando devo scherzare, credo che ci voglia anche. Poi ci sono i colleghi che sono più suscettibili di altri e non va bene, non essere suscettibili o essere troppo suscettibili, perché poi dopo dobbiamo stare 5 anni in quest'aula e forse anche altri 5 per cui, insomma, diventa un po' difficile convivere. Ma, come dire, io che mi adatto sempre a tutto, mi adatterò anche a questo e per cui farò, come dire, tesoro delle considerazioni che sono state fatte e cercherò di non fare nomi per il futuro ma, ovviamente, le cose che debbo dire le continuerò a dire comunque e sempre. Non per offendere, non per vilipendere, non per accusare, ma per parlare dei problemi che ha quel territorio o quell'altro territorio, che hanno i territori della Sardegna. Io assicuro i colleghi di intervenire sempre e comunque non con l'arroganza di chi vuole demolire, perché mi sarebbe fin troppo facile, sono nato e cresciuto in un partito che in fatto di opposizione credo che avesse pochi rivali a suo tempo, ma non è questo che m'interessa. Credo di aver sollevato dei problemi su questa legge sui quali c'è molta condivisione, anche nel centrosinistra, perché c'è, non può non esserci, i problemi esistono, stiamo facendo una legge, ne abbiamo sbagliato tante, forse sbaglieremo anche questa, non in toto ma in parte. Sul problema dei parchi archeologici il problema l'ho sollevato, certo, poi il territorio del Mandrolisai, Barbagia di Seulo e quant'altro può diventare un Parco archeologico, lo è, è nei fatti che sia un Parco archeologico, che ci siano o non ci sia Menhir. E' un parco, è un parco naturale, è un parco molto bello, ne vogliamo fare un parco archeologico? Benissimo, aggiriamo l'ostacolo della "31", aggiriamo il Parco del Gennargentu, facciamo un altro Parco archeologico, benissimo! Va bene tutto, ma non deve urtare la suscettibilità di nessuno. Io continuo a dire che la Sardegna deve essere, certamente così come avete voluto peraltro, salvaguardata. Non c'è stata una voce di un qualcuno, qui dentro, che abbia detto che non dobbiamo assolutamente mettere come un fatto primario il fatto della salvaguardia e la conservazione dei beni ambientali, culturali, archeologici, tutto quello che volete, però io credo che stiamo esagerando perché quando ho menzionato il comma 5 dell'articolo 10, poi dopo ho ascoltato con attenzione il Presidente della Commissione, professor Gessa, che mi ha corretto non sono più 7 mila, ma sono diventati 9 mila, forse fra qualche anno diventeranno 11 mila...
DEDONI (Riformatori Sardi). No, 16 mila sono!
DIANA (A.N.). Adesso mi soggiunge l'onorevole Dedoni che sono diventati, nel frattempo, 16 mila. Qualsiasi numero sia, è un numero enorme e probabilmente non è quello reale, non so quanti sardi abitassero la Sardegna in quel periodo però se già ci sono 16 mila nuraghi mi fa pensare che ci fosse una super popolazione in Sardegna. Ma al di là di questo, poter vincolare o voler vincolare, con i vincoli che sono qui, che si aggiungono ai vincoli del Piano paesaggistico, vincolare tutti i territori circostanti, io credo che sia un'esagerazione e, quindi, non la vedo... e tra l'altro anche qui stiamo andando a incidere sui territori che hanno una loro amministrazione, che hanno un sindaco, che hanno degli assessori, che hanno un Consiglio comunale, che spesso hanno investito delle risorse loro e lo sanno bene coloro che fanno gli scavi, lo sanno bene i professori universitari che, spesso e volentieri, si avvicinano alle amministrazioni per sollecitare lo scavo di un sito archeologico, ne è pieno il mondo, ma ne è piena la Sardegna di scavi. C'è un affannarsi continuo da parte delle amministrazioni locali che dicono, o che credono in queste emergenze archeologiche, e le vogliono portare alla luce perché è giusto che così sia. Beh, arriva la Regione, intanto, comincia a porre un vincolo. Prima c'era il vincolo della soprintendenza, adesso arriva il vincolo della Regione Sardegna. Io credo che sia eccessivo, avrei messo almeno una misura di salvaguardia, avrei detto con accordi, avrei messo un qualcosa, ma qui già si sta vincolando, lo si dice chiaramente, di rispetto intorno a una zona archeologica bisogna garantire eccetera, zona di rispetto è una zona dove non si può entrare, questa è la zona di rispetto! Allora, mi chiedo, vogliamo i parchi? Benissimo, sono perfettamente d'accordo sui parchi, però abbiamo la possibilità agli amministratori comunali, ove non fosse necessaria l'amministrazione provinciale, perchè quello è l'articolo precedente abbiamo visto quali sono i compiti delle amministrazioni provinciali, ma questi Consigli comunali, ma questi sindaci alla fine di tutte queste leggi, io credo che non abbiano più nessuna possibilità di incidere nel loro territorio, vuoi per questioni urbanistiche, vuoi per questioni ambientali, vuoi per questioni culturali, insomma, alla fine questi sindaci vorrei capire di che cosa si debbono occupare, delle rogne! La nettezza urbana, i servizi alla persona, i servizi ai cittadini, le strade in ordine, di questo si devono occupare, tutte quelle che sono le scelte strategiche e importanti di un sindaco vengono assommate alle numerosissime competenze della Regione Sardegna. Ecco perché dico che questa legge ha dei problemi, non perché non condivida la filosofia che ispira la salvaguardia e la conservazione dei beni culturali, me ne guardo bene, non condivido l'impostazione che gli è stata data, e soprattutto non condivido tutti i vincoli che si assommano ad altri vincoli che voi avete voluto dare, o meglio non li avete voluti dare voi, perché questo non è frutto di un consigliere regionale, non può essere così, io mi sono andato a leggere anche le proposte di legge che hanno fatto sì che ci fosse questo testo coordinato e ho trovato moltissime novità, moltissimi problemi sono nati proprio dall'accorpamento di quelle leggi, da quelle proposte di legge e quindi ecco perché io sono fortemente contrariato, non, ripeto, sulla salvaguardia dei beni culturali della Sardegna, me ne guardo bene, perché ci ho sempre creduto e ci credo anche adesso, però se io non posso manifestare un dissenso sulle modalità di attuazione che voi avete voluto dare alla salvaguardia dei beni culturali, beh, io vorrei capire colleghi di che cosa vogliamo parlare, no, perché altrimenti veramente il ruolo dell'opposizione quale ruolo dev'essere? Non stiamo chiedendo il voto segreto e non lo chiediamo, non abbiamo chiesto la verifica del numero legale e l'avremmo potuta chiedere stasera quindici o venti volte, ma io vorrei capire, ma è questo il modo che avete voi di dialogare con l'opposizione o minoranza a seconda delle necessità che avete?
Io credo che non sia corretto, poi si boccia l'emendamento, si boccia l'articolo o meglio, non condividete la filosofia nostra, benissimo! Ma se ci volete levare anche la possibilità di parlare, beh, insomma, io credo che questo non sia da condividere, io perlomeno continuerò a discutere quando conosco i problemi, quando non conosco i problemi preferisco stare zitto, non riesco a farmi il compitino a casa, non ci riuscivo quando ero in prima elementare e non lo faccio manco adesso, quando parlo ho questo brutto vizio di parlare a braccio e parlo per le cose che sento e che conosco, non parlo per le cose che non so e che non conosco.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto).Grazie Presidente. Come ho avuto modo di dire in precedenza, purtroppo nessuno dei due consiglieri sardisti partecipa ai lavori della Commissione ottava e quindi potrebbe darsi che io dica adesso qualche cosa che è stata affrontata in Commissione e magari anche risolta, però anche per questa ragione vorrei porre alcune domande e spero che la maggioranza o la Giunta, insomma, possano rispondere proprio su questa figura dei parchi archeologici. La prima riflessione che faccio è questa: rispetto alla dinamica della spesa regionale che cosa cambia rispetto al passato, prima il Comune con una cooperativa di gestione, con l'accordo della sopraintendenza si rivolgeva all'ottimo servizio beni culturali della Regione che valutava il progetto e poi la Giunta regionale valutava se ammetterlo o meno al finanziamento, progetti generalmente triennali con percentuali diverse di finanziamento a seconda dell'anno nel quale ci si trovava del triennio. Adesso il Comune sempre con un soggetto gestore, se non ho capito, e con il consenso della sopraintendenza chiede l'istituzione del Parco archeologico, l'iscrizione all'albo e successivamente quindi anche il finanziamento, quindi c'è questo passaggio che serve per mettere il parco archeologico nella rete che è stata studiata che è in più rispetto al passato, e mi domando questo, questi organismi, questi parchi archeologici, sostanzialmente non fanno tutela perché non possono farla come è stato detto in precedenza, non fanno restauro dei beni archeologici, non fanno recupero, non lo so se faranno la pulizia, se faranno la guardiania, non si capisce dalla legge che rapporto ci sarà tra questi parchi e le cooperative e i soggetti che saranno presenti e gli operatori che con un emendamento sono stati difesi dall'aula poc'anzi. Quindi cosa succede, il Comune si attiva e chiede l'istituzione del parco, ma se la Regione non istituisce il parco opponendo un rifiuto, oppure se il Comune si disinteressa e non chiede la costituzione di questo parco cosa facciamo noi? La Regione che cosa fa?
Si disinteressa di questo bene culturale, cioè creiamo due fasce, un bene archeologico di serie A e un bene archeologico di serie B perché non è inserito in questo strumento del parco oppure la Regione continua ad occuparsi e si occuperà anche di questi altri beni archeologici? Questa è una prima domanda che volevo fare.
Seconda domanda: come si relazione questo strumento del Parco archeologico con i beni di proprietà dello Stato? Sono più preciso, facciamo l'ipotesi di Portotorres, nella mia città c'è un parco archeologico bellissimo, c'è lì un insediamento della sopraintendenza con operatori, con cooperative e un istituto statale, esiste, attiguo anche a un museo c'è un istituto statale, come ci relazioniamo? Istituiamo anche lì un parco oppure due istituti che si sovrappongono, quello dello Stato e quello della Regione oppure ce n'è uno solo, sto solo chiedendo dei chiarimenti, Assessore, per valutare la questione nel suo insieme. Altra domanda: le risorse regionali le destiniamo solo ai parchi, quindi tutto il nostro intervento sarà solo per gli immobili che sono compresi nei parchi oppure anche gli altri immobili potranno ottenere finanziamenti? E poi immagino che ricominceremo da capo cioè le decine di cooperative, di Comuni che avevano già i progetti delle loro importanti strutture finanziati dovranno riessere assoggettate a valutazione per decidere se lì c'è il parco o non c'è il parco.
Faccio un'ulteriore riflessione, un'ulteriore richiesta di chiarimenti, questo parco come funziona sul piano gestionale-organizzativo? Si parla al punto 5 in funzione della sua gestione, dice il punto 4 " i parchi archeologici sono istituiti dalla Giunta regionale" all'articolo 12 invece quando parla di reti e sistemi museali dice che il sistema è riconosciuto dalla Regione. Pongo questa domanda perché non è una questione di poco conto, cioè se questo organismo ha una sua natura giuridica una sua propria personalità giuridica, se è un'entità regionale di emanazione regionale visto che è istituita dalla Regione, se è una cosa che è nella competenza del Comune se ci sarà un direttore, un Presidente, che tipo di organismo è, come funziona, e lo chiedo perché sono cose che hanno delle spese, dei costi, chi le nomina queste persone? Prima era il Comune che decideva queste cose, si relazionava con la Regione, con lo cooperativa con la sopraintendenza e si metteva in funzionamento e in esercizio la struttura. Ecco, queste sono alcune richieste di chiarimento che mi sento di fare alla Giunta e anche alla maggioranza, se vorrà darle, proprio per valutare più compiutamente questo istituto come funziona. Il punto 8 dell'articolo 10 dice " i parchi sono funzionalmente integrati nell'organizzazione museale regionale" questo è un ulteriore indizio che ci porta a pensare che questi parchi siano delle emanazioni della Regione, siano degli istituti di natura pubblica regionale, questo se fosse così non è di poco conto perché mentre oggi le cooperative prendono il finanziamento e poi si devono arrangiare, se fosse un istitutuzione regionale la differenza è evidente dal punto di vista delle responsabilità e degli obblighi, quindi ecco se fosse possibile ripeto, scusandomi per non aver partecipato ai lavori della Commissione, se è possibile su questo che qualcuno dia qualche chiarimento e qualche ulteriore notizia.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.Allora, qualche risposta. Io credo che dobbiamo fare un po' lo sforzo di staccarci da quelle che sono state fino ad oggi le modalità di sostegno da parte della Regione nei confronti della gestione dei beni culturali, biblioteche eccetera. La legge, dicevo che, disegna proprio un assetto di MultiGovernance in cui la Regione si riserva esclusivamente, diciamo, le sue potestà di indirizzo, di coordinamento ma non gestisce proprio un bel niente e quindi non ha neanche titolarità a scegliere a livello regionale chi deve gestire, cosa deve gestire, e dove deve gestire. Abbiamo altresì previsto che venga riconosciuta coerentemente con la legge 9 una funzione importantissima, sia alle Province che ai Comuni.
La Provincia oltre che la gestione e ovviamente la valorizzazione dei beni di propria titolarità ha un compito importante, è lo snodo intermedio attraverso il quale viene fatta la programmazione dello sviluppo di biblioteche, musei e archivi in una forma però coordinata all'interno di un territorio. Dopodiché c'abbiamo i comuni, sia da soli che in forme aggregate, tutte quelle che la legge consente. Quindi, sostanzialmente che cosa succede? Che la Regione stabilisce quali sono i criteri minimi di funzionamento, di qualità, di professionalità ovviamente rispettando tutti vincoli che qualche volta lo Stato ci mette e quindi fa tutte le intese del caso. Però chi chiede alla Regione di istituire un parco sono i comuni, quindi sono gli enti locali che si mettano insieme, si intendono tra di loro, quindi non sono le cooperative. In qualche modo la legge assegna anche, come dire, una primazia, un ruolo più da protagonista proprio agli enti locali ed elimina questo rapporto diretto cooperative o comunque gestori e Regione. L'altra cosa, non è che questa legge, diciamo, per come è stata pensata dia la stura alla moltiplicazione dei pani e dei pesci! Quando parliamo di parchi, noi dobbiamo pensare che stiamo parlando di luoghi della cultura che hanno determinate caratteristiche, beni archeologici, complessi monumentali eccetera ma, soprattutto, hanno la caratteristica di essere gestiti affinché sia possibile e garantita la loro fruibilità pubblica. Il che vuol dire che intorno ad ogni nuraghe noi non è che andiamo a fare un parco. Vuol dire che ovviamente a seconda delle emergenze e l'importanza dei beni che ci sono nelle diverse località, i comuni si attiveranno per istituire i parchi. Ma vuol dire anche che anche attraverso la perimetrazione dobbiamo organizzare, poi, tutta un serie di servizi che garantiscono la migliore conservazione di quel bene ma anche la migliore conoscenza e fruibilità da parte dei residenti e da parte dei visitatori. Per esempio, noi abbiamo, come dicevo insomma, tra centocinquanta e duecento aree archeologiche di vastissima importanza; però soltanto quarantasei sono gestite. Se voi andate a vedere che cose bellissime che ci sono a Santimbenia ad Alghero, sono assolutamente abbandonate non ce nessuno che le gestisca, non c'è un servizio di guardiania, non c'è un servizio di polizia, non si fa bigliettazione. E quindi, diciamo che si tenta, in questa maniera, un po' di mettere delle regole che ovviamente sono regole condivise perché saranno poi sottoposte anche alla Conferenza delle Autonomie, alla Conferenza regione e autonomie locali e dopodiché ognuno dovrà cercare di applicarle. Ma soprattutto sarà importantissima l'iniziativa propositiva da parte dei comuni. Poi, sistema mussale. La stupiva il fatto che nel sistema museale si parlasse anche di parchi. Sostanzialmente si è cercato di disegnare un sistema unico regionale che mette insieme tutti i beni e gli istituti, per costringerli in qualche modo, per potenziare un po' il raccordo, il coordinamento e anche il fatto che si devano promuovere vicendevolmente, soprattutto, nell'ambito di certi territori che talvolta sono davvero molto circoscritti. Questo sistema regionale è articolato in due grandi sistemi, che sono quello bibliotecario e quello museale. Sono due grandi sistemi e quindi dentro il sistema museale c'è tutto ciò che non è, diciamo, riferito ai beni librari o ai beni archivistici. Quindi, i musei, i parchi, gli eco-musei ma anche, in prospettiva, diverse tipologie che in questo momento noi non abbiamo neanche indicato esplicitamente ma che potrebbero, diciamo, crearsi più in avanti. Per esempio, gli eco-musei pur presenti da qualche anno in altre regioni, non avevano mai trovato accoglienza in Sardegna. Tant'è vero che in Sardegna c'è un unico eco-museo, che possa essere chiamato così perché strutturato, ha degli organi di gestione, delle modalità di partecipazione, dei percorsi strutturati eccetera, che è quello di Seulo, non ne abbiamo altri! Però, non è detto che in prospettiva non solo nascano altri eco-musei, ma ci siano anche altre tipologie organizzative di istituti o di luoghi, per valorizzare al meglio questi beni. Non so se ho risposto! Così, ecco, altrettanto nel sistema bibliotecario, vengono assimilati gli archivi, le fototeche, le videoteche cioè tutti quegli istituti che hanno delle similarità, delle affinità perché sono tutti finalizzati alla conservazione e all'accesso dell'informazione.
PRESIDENTE. Onorevole Pisano su che cosa intende parlare?
PISANO (Riformatori Sardi). Sull'articolo!
PRESIDENTE. Eh, si doveva iscrivere prima onorevole Pisano! Grazie.
Metto in votazione l'articolo 10.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Io intervengo brevemente, anche perché sollecitato dall'intervento dell'Assessore, per parlare un attimo dei parchi archeologici alla luce, soprattutto, di quanto sta accadendo in questi giorni per la partecipazione al bando POR, che sicuramente l'Assessore conosce bene! Tutti i comuni, tutti quei sindaci che poco fa il collega Diana invitava alla via della depressione, si stanno naturalmente attivando appositamente perché in rete, insieme, partecipino a questo bando POR, abbastanza importante. Uno dei tratti e delle condizioni che pone il bando POR, io dico per fortuna, è quello di riservare il 50 per cento delle risorse alla gestione dei nuovi parchi. E quindi, questo significa, in maniera ovviamente sistematica, moltiplicare per due quel numero che lei poco fa ha citato di 46. Proprio perché il 50 per cento delle risorse andranno per nuove gestioni di parchi archeologici. La cosa che invece davvero andrebbe rilevata e che non è contenuta naturalmente nell'articolo 10 e che è opportuno annotare è che nel momento in cui si chiede in cofinanziamento, da parte naturalmente dei comuni in maniera uguale, identico rispetto naturalmente alla differenziazione dei comuni della Sardegna, è chiaro che si pongono dei limiti quasi fisiologici alla partecipazione stessa a questi bandi. Io sindaco di questo piccolo comune, portatore di questa depressione veicolata poco fa dall'onorevole Diana, è chiaro che ho difficoltà a recuperare quel 25 per cento che dovrei cofinanziare, nel caso e nell'ipotesi - speriamo favorevole - che la Regione accolga questo nostra progetto che stiamo andando a presentare. Ma il 25 per cento, obiettivamente, è una cifra difficile da poter affrontare, difficile per il mio comune che è un comune dell'interno, forse più facile per comuni le cui entrate, naturalmente, sono entrate superiori e rilevabili in altre tipologie di entrate comunali. Ecco perché andrebbe meglio identificato nel bando una perequazione rispetto, naturalmente, alla ricchezze, alle risorse che già posseggono i comuni. Io comunque approfitto per annunciare il voto favorevole all'emendamento… c'è un emendamento numero 10 vero?
PRESIDENTE. Sull'articolo onorevole Pisano!
PISANO (Riformatori Sardi). Ah, per l'articolo! Il voto di astensione all'articolo. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano!
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 11.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:
Art. 11Ecomusei
1. L'ecomuseo è un'istituzione culturale volta a rappresentare, valorizzare e comunicare al pubblico i caratteri, il paesaggio, la memoria e l'identità di un territorio e della popolazione che vi è storicamente insediata, anche al fine di orientarne lo sviluppo futuro in una logica di sostenibilità, responsabilità e partecipazione dei soggetti pubblici e privati e della comunità locale in senso lato.
2. Gli ecomusei hanno il compito di:
a) documentare e conservare la memoria storica del territorio nelle sue manifestazioni materiali ed immateriali, attraverso la salvaguardia e la ricostruzione di edifici e ambienti secondo i criteri dell'edilizia tradizionale e nel rispetto di un corretto rapporto tra consumo e rinnovamento delle risorse, nonché attraverso il recupero di strumenti, saperi e pratiche tradizionali, anche nella prospettiva di proporre al mercato turistico servizi, attività e produzioni locali sostenibili e a basso impatto ambientale;
b) predisporre percorsi nel paesaggio volti a far conoscere le caratteristiche del patrimonio territoriale nelle sue componenti ambientali, storico-culturali, produttive, etnoantropologiche;
c) promuovere e realizzare attività di ricerca e progetti educativi relativi all'ambiente e alla cultura locale, rivolti prioritariamente alle istituzioni scolastiche;
d) provvedere alla catalogazione del patrimonio e alla predisposizione di documenti informativi da mettere a disposizione del pubblico in appositi luoghi di documentazione e di informazione;
e) cooperare con ecomusei di altre realtà territoriali;
f) favorire l'inserimento dell'offerta ecomuseale nei programmi di marketing e di valorizzazione territoriale promossi dai sistemi turistici locali;
g) coordinare la propria attività con i progetti integrati di sviluppo locale promossi nel territorio da soggetti pubblici e privati.
3. Gli ecomusei svolgono il ruolo di catalizzatori dei processi di valorizzazione condivisa dei territori e dei loro patrimoni e delle reti di relazioni locali, attraverso il coinvolgimento delle comunità, delle istituzioni culturali e scolastiche e delle associazioni del territorio.
4. Gli ecomusei assolvono ai propri compiti mediante personale professionalmente qualificato, si dotano di un proprio statuto o regolamento approvato dagli organi competenti e provvedono alla rilevazione dei dati sui propri servizi, attività e utenti.
5. Gli ecomusei sono istituiti dalla Giunta regionale su proposta delle amministrazioni interessate e sulla base del possesso dei seguenti requisiti:
a) presenza nel territorio di risorse naturalistiche, architettoniche, artistiche, storiche di particolare rilievo e messa a disposizione di almeno un edificio caratteristico di interesse storico;
b) coinvolgimento di associazioni operanti nel territorio nel settore della valorizzazione della cultura locale, mediante accordi di programma indicanti compiti e risorse materiali e finanziarie di ogni partecipante;
c) elaborazione di un piano di gestione e di un progetto pluriennale;
d) partecipazione attiva dei residenti al progetto e ampio coinvolgimento delle realtà economiche locali.
6. L'istituzione degli ecomusei è promossa da comuni singoli o associati.
7. Ogni ecomuseo ha una propria denominazione e un proprio marchio esclusivo, coerente graficamente con il sistema di identità visiva del patrimonio culturale di cui al comma 4 dell'articolo 17.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 12. All'articolo 12 sono stati presentati gli emendamenti: 14 e 19, sostitutivi parziale; 1 e 2 aggiuntivi.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:
Art. 12Sistemi museali
1. La Regione promuove il Sistema museale della Sardegna quale organizzazione di rete rivolta a favorire sul territorio regionale la fruizione dei beni culturali e la qualità dei servizi di conservazione, gestione e valorizzazione ai fini della conoscenza del patrimonio culturale da parte dei residenti e della promozione del turismo culturale.
2. Il Sistema museale della Sardegna adotta la cooperazione come base dello sviluppo programmato dei servizi e delle attività e si articola su base territoriale. Aderiscono al Sistema museale della Sardegna, purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale di cui all'articolo 7, i musei regionali, i musei e gli istituti e i luoghi della cultura equiparati ai sensi dell'articolo 9 e i sistemi museali territoriali; vi possono aderire, previe le opportune intese e purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale, musei pubblici e privati, di qualsiasi natura giuridica e titolarità istituzionale, presenti nel territorio.
3. I sistemi museali sono aggregazioni di musei e costituiscono lo strumento per mezzo del quale gli enti locali attuano la cooperazione e l'integrazione dell'offerta culturale, la qualificazione e lo sviluppo dei servizi, promuovono la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico dei loro territori.
4. I sistemi museali hanno i seguenti compiti:
a) coordinare la programmazione degli istituti e dei luoghi della cultura associati;
b) cooperare con il sistema informativo regionale e assicurare la circolazione delle informazioni, nonché la divulgazione degli studi e delle ricerche;
c) istituire e gestire servizi comuni agli istituti e ai luoghi della cultura associati;
d) promuovere le attività comuni di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale;
e) raccogliere ed elaborare le rilevazioni sui servizi, sulle attività e sugli utenti dei musei associati e trasmetterle alle province;
f) coordinare la collaborazione degli istituti e dei luoghi della cultura associati con strutture e servizi sociali, culturali e scolastici del territorio.
5. I sistemi museali sono istituiti sulla base di un accordo formale di cooperazione tra enti e il loro funzionamento è regolato da un atto approvato dagli enti titolari e redatto in armonia con i principi e le finalità della presente legge; gli accordi formali per l'istituzione dei sistemi devono prevedere:
a) l'ambito territoriale e la struttura organizzativa;
b) le funzioni del sistema museale;
c) la composizione e le attribuzioni degli organi di gestione e di rappresentanza;
d) i servizi tecnico-amministrativi comuni e il relativo personale;
e) le modalità di finanziamento e di riparto degli oneri.
6. I musei possono istituire altre forme di collaborazione attraverso reti regionali tematiche, con particolare riguardo all'istituzione della rete museale dell'emigrazione. I sistemi museali territoriali e le reti tematiche sono riconosciuti dalla Regione, sentiti gli enti locali interessati. Possono aderire ai sistemi museali territoriali o alle reti tematiche, previe le opportune intese e purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale di cui all'articolo 7, musei pubblici e privati, o istituti e luoghi della cultura equiparati di qualsiasi natura giuridica e titolarità.
Emendamento sostitutivo parziale Gessa - Barracciu - Cerina - Davoli - SANNA Franco - - - - Sanna Simonetta.
Articolo 12
Il comma 2 è sostituito dal seguente:
"2. Il Sistema museale della Sardegna adotta la cooperazione come base dello sviluppo programmato dei servizi e delle attività e si articola su base territoriale. Aderiscono al Sistema museale della Sardegna, purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale di cui all'articolo 7, i musei regionali, ossia quelli promossi dalla Regione con la partecipazione di enti pubblici o privati e di istituzioni scientifiche e di ricerca, i musei di ente locale, i parchi archeologici, gli ecomusei, e i sistemi museali territoriali; vi possono aderire, previe le opportune intese e purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale, musei pubblici e privati, di qualsiasi natura giuridica e titolarità istituzionale, presenti nel territorio". (14)
Emendamento sostitutivo parziale Gessa - Barracciu - Davoli - SANNA Franco - - Sanna Simonetta.
Articolo 12
Al comma 6 dell'articolo 12 le parole "...sentiti gli" sono sostituite da "su proposta degli". (19)
Emendamento aggiuntivo Dedoni - Vargiu.
Articolo 12
Dopo l'articolo 12 è aggiunto il seguente:
"12 bis
Rete museale dell'emigrazione
1. La Regione, nell'ambito delle reti regionali tematiche, di cui al comma 6 dell'articolo 12, promuove l'istituzione di una rete museale dell'emigrazione volta a rappresentare ciascuna realtà locale particolarmente soggetta nel passato a significativi flussi di emigrazione.
2. La rete museale dell'emigrazione ha in particolare lo scopo di conservare, documentare e diffondere la conoscenza della cultura e dei valori identitari degli emigrati sardi, di rafforzare la coscienza di appartenenza alle loro radici culturale e storiche, di realizzare la maggiore integrazione possibile fra la comunità regionale e la comunità dei sardi nel mondo.
3. La rete museale dell'emigrazione è formata da ogni museo istituito o da istituirsi, che conservi, anche in sezioni a ciò dedicate, testimonianza documentarie sulle diverse comunità di sardi emigrati. Ad essa concorrono, con i propri materiali, le sezioni di storia locale delle biblioteche e gli archivi storici.
4. La rete museale dell'emigrazione raccoglie, organizza e diffonde, anche a fini di ricerca e di didattica, tutti i materiali idonei alle finalità di cui ai commi precedenti, in particolare:
a) materiali archivistici sull'emigrazione sarda comprendenti anche dati quantitativi/statistici e di carattere demografico, normativa italiana e straniera, rapporti delle compagnie di navigazione e inchieste parlamentari;
b) libri, italiani ed esteri, sulla materia, con particolare attenzione alla diffusione della lingua sarda nelle comunità residenti all'estero;
c) testimonianze inedite autobiografiche, epistolari o di memorialistica, relative all'emigrazione dei sardi in Italia e all'estero;
d) materiali demoetnoantropologici sulle esperienze, storia di usi e costumi degli emigrati, i prodotti dell'incrocio fra la cultura materiale e immateriale degli immigrati e quella e dei nuovi luoghi, le integrazioni complete, parziali o ancora incompiute, tra emigrati sardi e società di accoglienza;
e) materiali audiovisivi quali film, documentari, pellicole e registrazioni anche amatoriali, registrazioni di interviste, di spettacoli e manifestazioni folcloristiche, utili a documentare la cultura dell'emigrazione sarda.
5. La rete museale dell'emigrazione, attiva rapporti di collaborazione con il Ministero degli italiani all'estero, con università, istituzioni e associazioni culturali italiane e straniere, pubbliche e private, ambasciate, associazioni imprenditoriali e sindacali e di studiosi.". (1)
Emendamento aggiuntivo Pisano - Cassano - Vargiu.
Articolo 12
Dopo l'articolo 12 è aggiunto il seguente:
"Art.12 bis
Istituzione dei sistema museale regionale dell'emigrazione sarda nel mondo "Martino Mastinu e Bonarino Marras"
1. La Regione autonoma della Sardegna nel riconoscere l'alto valore, storico, culturale, sociale e antropologico rappresentato dal processo dell'emigrazione sarda e al fine di tutelare e favorire la conservazione della memoria storica di un fenomeno che è anche patrimonio e risorsa del popolo sardo, nell'ambito dell'attività di promozione dei sistemi museali di cui al precedente articolo 12, costituisce l'associazione "Museo dell'emigrazione sarda nel mondo Martino Mastinu e Bonarino Marras" con sede a Cagliari presso la Regione Sardegna.
2. L'associazione organizza il museo con logica a rete, come parte del sistema unico museale regionale, rapportando con tale modalità la sede centrale di Cagliari con tutte le realtà museali e documentaristiche della Sardegna, con il Museo nazionale dell'emigrazione, con altri musei regionali e con quelli di altre nazioni a forte presenza di emigrazione sarda, in cui operano circoli e federazioni di circoli di emigrati sardi, associazioni di tutela e rappresentanza delle comunità sarde, con altre espressioni amministrative e culturali (enti locali, scuole, biblioteche, emittenti radio televisive e periodici).
3. L'associazione, con personalità giuridica di diritto pubblico e a maggioranza pubblica, ha lo scopo di provvedere mediante l'istituzione e gestione di tale museo:
a) al reperimento, alla organizzazione e alla valorizzazione di materiali, documentazione e testimonianze dell'emigrazione sarda nel mondo;
b) alla organizzazione e raccolta di testimonianze fotografiche e cinematografiche (documentari, pellicole amatoriali) e film con soggetto l'emigrazione dalla Sardegna e dall'Italia, di produzione nazionale ed estera;
c) alla raccolta e sistemazione di libri e riviste, italiane ed estere, sulla materia, con particolare attenzione alla diffusione della lingua sarda nelle comunità residenti all'estero;
d) alla rilevazione, raccolta e sistematizzazione di produzioni radiofoniche e televisive, teatrali, folcloristiche, della cultura, dell'alimentazione, dei rapporti economici con le altre regioni italiane e con i Paesi esteri, siti internet che abbiano un effettivo riferimento con la Sardegna e con la sua cultura ed economia;
e) la rete museale gestita dall'associazione è strutturata su specifico sito internet tale da permettere un'interazione tra il centro e le diverse sedi, nonché consentire la consultazione da parte del pubblico.
4 . Il Museo dell'emigrazione sarda nel mondo "Martino Mastinu e Bonarino Marras" è dotato al proprio interno di un centro studi permanente, di un laboratorio didattico per la scuola, di una biblioteca e di una cineteca; tutto ciò con l'obiettivo di tutelare e favorire la memoria storica del più grande fenomeno sociale vissuto nell'ultimo secolo dalla Regione sarda e di riappropriarsi delle proprie radici per capire la cultura, la tradizione, lo stile e la vita, ma anche i sacrifici e le sofferenze dei sardi che hanno lasciato i propri affetti e la loro terra per raggiungere popoli e nazioni di tutto il mondo alla ricerca di un lavoro per sopravvivere.
5. Fanno parte dell'associazione "Museo dell'emigrazione sarda nel mondo Martino Mastinu e Bonarino Marras" in qualità di soci fondatori:
a) la Regione Sardegna;
b) le federazioni dei circoli sardi e le associazioni di tutela;
c) il Comune di Cagliari;
d) la Provincia di Cagliari;
e) l'Università agli studi di Cagliari;
f) l'ANCI Sardegna.
6. Possono aderire all'associazione, secondo le prescrizioni statutarie:
a) gli enti locali della Sardegna;
b) i circoli e le associazioni degli emigrati sardi;
c) gli enti pubblici o privati;
d) le fondazioni;
e) i soggetti pubblici e privati del settore delle comunicazioni multimediali;
f) le scuole e le università.
7. I soci fondatori del museo predispongono lo Statuto e ne danno comunicazione all'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
8. Lo Statuto deve prevedere un comitato scientifico costituito da undici componenti, di cui:
a) tre nominati dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore regionale del lavoro;
b) due dalle Federazioni dei circoli sardi;
c) uno dalle associazioni di tutela;
d) due dal Comune di Cagliari, sede del Museo;
e) uno dalla Provincia di Cagliari;
f) uno dall'Università degli studi di Cagliari;
g) uno dall'Anci Sardegna.
9 . La Giunta regionale con proprio provvedimento stabilisce, entro novanta giorni dall'atto costitutivo del Museo, l'ubicazione della sede centrale dello stesso, sentita l'assemblea dei soci fondatori e informata la competente Commissione del Consiglio regionale della Sardegna.
10. È istituitala giornata regionale dell'emigrazione che viene celebrata annualmente il 7 luglio, giorno dell'anniversario dell'uccisione di Bonarino Marras e della scomparsa di Martino Mastinu avvenuta a Buenos Aires il 7 luglio del 1976, che rappresenta il giorno della memoria di tutti i sardi, in qualunque parte del mondo si trovino, su quello che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l'emigrazione sarda.
11. L'associazione "Museo dell'emigrazione sarda nel mondo Martino Mastinu e Bonarino Marras " propone, entro il 31 gennaio di ogni anno, il programma delle manifestazioni della "Giornata regionale dell'emigrazione" all'Assessore regionale del lavoro che lo sottopone all'approvazione della Giunta regionale entro il 31 marzo successivo.
12. L'associazione "Museo dell'emigrazione sarda nel mondo Martino Mastinu e Bonarino Marras" organizza ed esegue il programma delle manifestazioni riferite alla "Giornata regionale dell'emigrazione" che si svolgono nella giornata del 7 luglio e che possono avere anche una articolazione in più sedi di diverse città dell'Isola. (2).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Come dicevo stamane, questo articolato è il testo unificato di tre proposte di legge. Quando si è arrivati a questa decisione in Commissione su proposta dell'onorevole Biancu, si era, o ero meglio dire convinto che tutte le tre proposte di legge avessero pari dignità o quanto meno raccogliessero quelle che erano le intenzioni di soddisfare esigenze che erano ben precise e puntualmente riferite all'interno delle proposte di legge originarie. Strada facendo, nella discussione in Commissione questo problema è stato posto in una posizione di dibattito che vedeva lo schieramento di centrosinistra contrastare perlomeno una proposta di legge quasi quasi ritenendola spuria e non inseribile all'interno del testo unificato. Mi riferisco alla proposta di legge da me presentata e da Vargiu, Cassano e Pisano, sulla istituzione della rete museale dell'emigrazione. Io francamente devo dire, lo dico perché resti agli atti, non ho ritenuto di fare bandiera partitica né di opposizione, e comunque non era una posizione preconcetta era solo l'attenzione che voleva essere riservata da parte mia ad un fenomeno, quello dell'emigrazione che ho avuto modo di conoscere, di capire e di apprezzare. Proprio ho trovato posizioni addirittura forti e contrastanti nel voler inserire una dichiarazione di intenti puntuale di quello che era l'articolato proposto nella proposta di legge. Dopo grandi discussioni, ci sono i dati della Commissione, per grazia ricevuta furono inseriti due riferimenti in due articoli del testo unificato. Ritenni, come ritengo che non sia una cosa apprezzabile, per quello che è il fenomeno della emigrazione in Sardegna. Lo dico con estrema tranquillità, sono cifre da 6 a 700 mila sardi che stanno fuori dalla Sardegna, che hanno cercato riparo alle difficoltà sociali ed economiche portandosi fuori, in tempi diversi, addirittura nella diaspora che risale al 1790 per una emigrazione riconosciuta in Brasile. Credo che fosse anche un fenomeno storico, un fenomeno da tutelare, un fenomeno da far emergere in tutta la sua importanza storico e culturale. Così non è stato, abbiamo preso carta e penna e calamaio e una volta presentato il testo unificato abbiamo ritenuto di porre all'attenzione dell'Aula un emendamento, il numero 1, con cui si recuperava in sintesi quelle che erano le espressioni più vive della volontà di tributare un ricordo a un fenomeno ripeto storico, culturale ed economico in modo che questa esperienza drammatica per alcuni versi trovasse significativa attenzione nel presente e fosse monito per il futuro.
Ho avuto modo di partecipare stasera alla valutazione degli emendamenti in Commissione e ancora una volta ho trovato lo sbarramento anche tra l'altro da un giovane collega che è arrivato l'altro giorno e che ha ritenuto di dover esprimere con grande conoscenza e con grande rilievo intellettuale quelli che erano i pensieri della propria attenzione verso questo fenomeno, era uno dei rappresentanti de La Margherita, siccome non credo che sia una cosa che tocchi solo una parte politica io credo che questa sia una cosa che tocca il cuore, l'anima, il sentimento, l'essere vicini da parte del popolo sardo all'altra metà del popolo sardo, meriti e meritasse maggiore attenzione da parte di tutti e si trovasse una giusta collocazione, un giusto riferimento a questo popolo, a questa diaspora dei sardi e non fosse utilizzata ora dall'una ora dall'altra parte solo esclusivamente in ambito elettorale o per accaparrarsi i voti di Tizio Caio e Sempronio.
Io credo che meriti qualcosa di più, e il creare un sistema museale, non diversamente da quello che poteva essere un sistema museale di altra specie e natura significasse anche spirito a quello che dice Luciano Uras qualche volta: "alla carne e al sangue che è stato dato da questo popolo di Sardegna" e che tanto ha aiutato anche in termini economico sociali la nostra Isola.
Io credo che faccia male e stia facendo male questa rappresentanza del centrosinistra a negare la giusta appartenenza di una realtà significativa come quella della flusso migratorio che ha veramente creato una presenza, anche oggi, più che importante e di rilievo dove si è collocata all'interno di altre società. Non so quale sia l'accoglienza che l'Aula vorrà riservare a questo problema. Forse sarebbe stato meglio non dibatterne per niente anziché umiliare questo fenomeno, forse sarebbe stato un bene aspettare che si dibattesse esclusivamente in questa proposta di legge e trovare una soluzione e vedere quello che in quella circostanza il centrosinistra avrebbe potuto offrire. Sta di fatto che oggi noi ci troviamo a leggere, insieme agli altri, la disattenzione, se non la volgare attenzione di qualche parte che vuole speculare in qualche maniera sulla volontà politica di voler rappresentare qualcuno che non può parlare qui dentro e che spesso e volentieri si è negato o si è utilizzato meglio dire in altre circostanze il voto di quest' Aula per non consentire neanche la presenza di quelle espressioni esterne alla nostra Isola.
Io non so quanto bene si stia facendo, non so neanche se la proposta di sintesi della proposta di emendamento fatta da me possa essere valida, purché si tagli non si dà neanche, ho avuto modo di vedere una bozza, non si vede neanche quella che è la correlazione esatta di quello che è il modo di fare e di operare. Comunque vi dico andatevi a rileggere perlomeno quelle che sono le presentazione le proposte di legge fatte dal centrosinistra a livello nazionale perché sono molto vicine a quelle che ha presentato lo scrivente e probabilmente, ancora una volta, capirete quanta contraddizione c'è pur di dire no ad una proposta che viene dalla minoranza e dall'opposizione e voi poi vi arroccate in posizione a dire: "siamo aperti per la democrazia". Questa è la dimostrazione!
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. C'era un impegno assunto dai Capigruppo per concludere i lavori alle 21 e 30, abbiamo due alternative: completare l'intervento dell'onorevole Pisano e votare gli articoli e gli emendamenti, se si fa tutto in tempi sufficientemente rapidi; se no finiremo a questo punto e l'onorevole Pisano parla alla ripresa dei lavori domani mattina. Ci sono le condizioni perché approviamo l'articolo? Chiedo lumi… Se non ci sono lumi la seduta è conclusa, si riprendono i lavori domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 26.
Allegati seduta
CCXXXI Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì 13 settembre 2006
Presidenza della Vicepresidente Lombardo
indi
Presidenza del Presidente Spissu
indi
Presidenza del Vicepresidente Secci
La seduta è aperta alle ore 16 e 39.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 5 settembre 2006 (225), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Calledda, Cugini, Maninchedda, Porcu e Uggias hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 13 settembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
"Atzeri - Scarpa - Norme in materia di etica pubblica e conflitto di interessi." (6/STAT)
(Pervenuta il 13 settembre 2006 e assegnata alla prima Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CASSANO, Segretario:
"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata rilevazione dei dati relativi ai flussi turistici nelle annualità 2005 e 2006". (604)
"Interrogazione Floris Mario - Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla "linea di impostazione concordata con gli organi del Ministero per i beni e le attività culturali" del Piano paesaggistico regionale". (605)
Continuazione della discussione del testo unificato 44-138-223/A: "Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura" - della proposta di legge Biancu - Addis - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cocco - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci: "Istituzione degli ecomusei per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali". (44/A), della proposta di legge Dedoni - Vargiu - Cassano - Pisano: "Istituzione di una rete museale dell'emigrazione" (138/A) e del disegno di legge: "Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura" (223/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del Testo unificato numero 44-138-223/A.
E' iscritto a parlare il consigliere Gessa. Ne ha facoltà.
GESSA (Progetto Sardegna). Presidente, colleghi. I miei colleghi stamattina hanno illustrato abbastanza bene il problema e tutti gli aspetti della legge che regolamenta i beni culturali e penso che io potrò aggiungere poco su questo. Io vorrei invece utilizzare un'esperienza che è stata della Commissione, quella di fare una visita conoscitiva in Sardegna - così come ha fatto Ciriaco Davoli - in un sito particolare, un paese che io non avevo mai visitato prima, ha un nome giapponese "Tadasuni" e in questo paese, Tadasuni, abbiamo scoperto, molti di noi che non avevano mai visto questo gioiello, abbiamo scoperto il museo etnografico che riguarda gli strumenti musicali. Da questa visita abbiamo potuto rilevare quali sono le luci e le ombre che, in qualche modo, si attengono alle condizioni dei musei in Sardegna. Il museo diretto da un sacerdote, Don Dore, è un museo che per me è stata un'esperienza esaltante. Intanto non l'avevo mai visto e non l'avevano mai visto neanche alcuni membri della Commissione. Questo, era una spia che già ci dice che le visite ai musei vengono fatte prevalentemente su dieci musei della Sardegna e molti di questi nessuno li vede, anche se qualcuno di noi è abbastanza acculturato da aver visitato pinacoteche o musei nel mondo. La legge si preoccupa anche di questo. Si preoccupa di diffondere la cultura dei musei in Sardegna. Il problema dei musei in Sardegna, probabilmente, è che sono troppi e vedremo, centoottanta musei. Un'altra delle caratteristiche di questa visita è che il museo era, apparentemente, un contenitore-ufficio. Cosa significa? Un sito nel quale degli strumenti di straordinario valore vengono, praticamente, contenuti in armadi anche inidonei, però, questo museo-contenitore finalmente si è trasformato. Si è trasformato quando il curatore, finalmente, ha fatto vivere gli strumenti e per tutti noi sentire suonare degli strumenti preistorici, sentire praticamente descrivere da questo curatore ciascuno degli strumenti è stata, come dicevo, un'esperienza esaltante. E' nata immediatamente, diciamo, la riflessione che il curatore di questo museo ha anche ottantatré anni, è un entusiasta, naturalmente, curatore di questo museo, forse anche troppo affezionato al suo museo, nel senso che lo considera cosa propria, e questo è un altro degli aspetti che la legge vuole in qualche modo correggere. Che cosa significa? Significa che Don Dore, abbia lunga vita, ma a me sembra un valore culturale anche lui, probabilmente da immortalare! Immortalare come? Immortalare con degli interventi, nel senso di potenziare con delle tecnologie moderne, visive e auditive, le cose che abbiamo visto! E anche questo la legge si preoccupa di, appunto, immettere nei musei questi aspetti che rendano il museo più fruibile. Naturalmente Don Dore parla in italiano e invece noi potremmo o dovremmo preoccuparci che i visitatori non sono solo italiani, quindi, e la legge si preoccupa appunto di educare delle persone, di formare delle persone, nel senso di farne dei curatori che poi possano trasmettere queste straordinarie ricchezze. Durante la visita a questo museo abbiamo assistito - in maniera addirittura per noi, come dicevo, esaltante - suonare tutti questi strumenti, inclusi degli strumenti stranissimi che emettevano dei suoni addirittura cacofonici e lui ci ha spiegato che servivano, a volte, ai banditi perché con questo suono si spaventassero i cavalli dei carabinieri, anche questo, il suono di questo tamburo era particolare perché fatto con una pelle di cani o di cavalli morti di fame; e anche qui è una stranezza e gli abbiamo chiesto: "Ma perché morti di fame?". Perché la pelle non deve contenere del grasso, perché altrimenti il timbro del suono non è esattamente quello che dovremmo ottenere. Guardando questa collezione mi sono sorpreso guardando un violino che era conservato in un armadio, come qualsiasi altro di questi strumenti, un armadio non protetto naturalmente e ho chiesto ironicamente o provocatoriamente gli ho chiesto: "non sarà uno Stradivarius?", e lui salendo su una scala ha preso una chiave da sotto un cappello e finalmente, nascosta lì, ha aperto quest'armadio e mi ha detto: "legga", io ho letto: Stradivarius fecit nel 1710. A questo punto mi è venuto naturalmente da chiedergli: "ma questo lo lasciate così?", l'urlo di Munch è stato rubato in condizioni molto molto più difficili, chiunque volesse rubare questo Stradivari lo ruba, la legge si preoccupa appunto delle condizioni anche di sicurezza nei musei. Una preoccupazione che abbiamo naturalmente, l'ho già detta prima, non solo di immortalare Don Dore ma anche di fare dei nuovi curatori e la legge si preoccupa anche di questo, cioè in pratica di formare dei giovani. Nella facoltà di architettura o nella facoltà di lettere a Cagliari ci sono tanti giovani che hanno la passione realmente per l'archeologia e che non trovano lavoro in Sardegna, noi, come voi sapete, abbiamo 8000 nuraghi mi dicono, non 7000, e 8000 nuraghi sono una ricchezza immensa, potremmo realmente dire che in Sardegna noi potremmo dire per la Sardegna ciò che è stato detto per l'Italia: "museo Italia" direi: "museo Sardegna", questa ricchezza di 8000 nuraghi non esiste nel mondo e questo la legge si preoccupa appunto di creare attorno a queste aree delle aree di rispetto e a me non dispiacerebbe che ci fossero 8000 aree di rispetto attorno a questi nuraghi. Abbiamo visitato anche altri musei, un altro era per esempio quello del giocattolo che ci ha dato degli spunti. C'erano anche qui, sarebbe stato anche noioso magari, soprattutto per me che quei giocattoli gli ho usati quand'ero piccolo non mi incitavano, però vedere il curatore che fa vivere per esempio sa barduffula, cioè una trottola, la fa vivere nel senso che ce la dimostra, ci ha effettivamente suggerito quanto questi musei possano vivere ed attrarre se naturalmente ci sono dei curatori che sono in grado di trasmettere, ricordiamo naturalmente che l'utente dei musei di oggi è sofisticato è acculturato e quindi non dobbiamo avere dei curatori che aprano, chiudano la porta o controllino semplicemente se qualcuno ruba o non ruba, è importantissimo trasmettere questo. Io ricordo che una volta sono stato nel Texas, molti anni fa, e mi condussero a vedere un pezzo per loro importante, una sedia di un barbiere sulla quale era stato ammazzato un famoso bandito, e lì vicino c'era un negozio che vendeva …. oppure winchester, ecco io penso che nel nostro museo per esempio di Luras, in Gallura, dove c'è il famoso martello de sa accabadora, quella donna, o quelle donne che ammazzavano in maniera precisa e indolore le persone sofferenti, o forse insofferenti, con un bel colpo di martello, bene lì si potrebbe vendere il martello de sa accabadora e sono sicuro che farebbe un sacco di in queste attività appunto connesse al museo e la legge prevede appunto questa interazione, questo rapporto con gli imprenditori in modo da far aumentare appunto gli introiti che non sono solo il biglietto, ricordiamoci che oggi si propongono delle ferie "spalmate" come si dice nell'anno per cui molti di questi musei che in pieno agosto magari non sarebbero visitati potrebbero esserlo, anche ricordiamo un libro recente sulla accabadora, un libretto direi, di Buccarelli che ha fatto aumentare i visitatori a questo museo, come curiosità, perché effettivamente l'eutanasia col martello è una cosa straordinaria! Vi ricordo che questa di far aumentare la curiosità degli utenti attraverso attività culturali è anch'essa contemplata nella legge, e vediamo, questo lo sapete, dopo quel libro di Dan Brown, Il codice da Vinci, le visite alla Gioconda sono raddoppiate, quindi quanto è importante. Noi abbiamo questa straordinaria ricchezza che naturalmente così distribuita e poco coordinata e la legge si preoccupa appunto di fare queste reti museali e si dovrebbe pensare non solo a delle reti museali dentro la Sardegna ma eventualmente anche al di fuori della Sardegna.
Il problema dei beni culturali, quando sono abbondanti purtroppo danno alla nazione la non consapevolezza del loro valore, vi ricordo che l'Italia è uno degli ultimi paesi in Europa per la mancanza di attenzione ai musei e la Sardegna è ancora indietro rispetto all'Italia; è un problema annoso. Io termino qui dicendovi, vi ricordo che un sovrintendente famoso alle belle arti, si chiamava Raffaello Sanzio, diceva a Leone X: fai una legge perché altrimenti stanno depredando tutti i beni della Roma antica. E da allora di leggi ce ne sono state, in Sardegna ancora questa legge finalmente ce l'abbiamo e speriamo che venga approvata. Io condivido naturalmente ciò che hanno detto molti di noi, ma soprattutto l'hanno detto quelli della minoranza, e cioè che ci siano anche i soldi perché queste cose poi vengano attuate, l'ha detto anche Giovanna Cerina, cioè è un vero peccato che questa legge, che protegge la ricchezza più grande della Sardegna, poi non abbia finalmente quell'attenzione che vuol dire anche fare delle ricerche per sviluppare. Cioè c'è una ricchezza ancora sottoterra, recentemente hanno scoperto, forse lo sapete, a Flumini, il primo nuraghe a base triangolare, lo hanno appena scoperto, è sulla fascia costiera, prima della legge Soru naturalmente, però fatto da architetti che non guardavano al presente, guardavano all'eternità. Grazie.
PIRISI (D.S.). Se ci fosse stato non l'avrebbero potuto fare!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gessa.
E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signora Presidente, colleghi consiglieri. Un po' di emozione tra le sedie del barbiere e le martellate che sono svolazzate in Aula, ci fanno riflettere appunto su questa legislazione regionale che, in tema di beni culturali e museali, è il risultato di queste complesse stratificazioni, pensate in periodi storici diversi. Il risultato a pioggia è evidente: norme contraddittorie, poca certezza per gli operatori, mancanza di un modello di sviluppo fondato sull'identità etno-storica e quindi sulla nostra vera specialità, perché non siamo né in Lombardia e né in Basilicata.
Troppo spesso si è assistito, specialmente nell'ambito di molte leggi finanziarie, alle sovvenzioni ad personam attuate con singole disposizioni che sono state, a torto o a ragione, accusate di favorire qualcuno a danno di qualcun altro. Il problema è che una legge, dagli obiettivi così ambiziosi, dovrebbe regolare con precisione, con procedure certe e con finanziamenti adeguati, una macchina complessa e strategica come quella, appunto, dei beni culturali e museali. Una legge di settore di riordino dovrebbe, insomma, consentire una più incisiva operazione di valorizzazione del nostro, immenso e sommerso, patrimonio etnico ed identitario sia in funzione della crescita culturale e civile del popolo sardo, sia in funzione dello sviluppo imprenditoriale e turistico della nostra Regione speciale. Va sottolineato con rammarico che al contrario, ancora una volta, s'è persa una grande occasione storica, per l'ennesima volta si deve discutere di leggi infarcite di principi altisonanti, ma prive di norme di carattere organizzatorio e di procedure. Si tratta di una legge che in gran parte, al di là delle dichiarazioni di principio, fotografa l'esistente, ci dice cosa s'intende per museo, per parco archeologico, per ecomuseo e sistema museale, ci dice addirittura cosa s'intenda per biblioteca e per archivio storico, e ovviamente ci dice anche cosa s'intende per sistema bibliotecario. Una cosa meravigliosa! In molte norme si celebra il festival dell'ovvio!
Agli operatori e ai cittadini fruitori non interessano definizioni e neppure fastidiosi elenchi di funzioni che già oggi sarebbero proprie di un museo, di un archivio storico o di una biblioteca pubblica. Il problema, semmai, sarebbe stato quello di valutare con quali strumenti e con quali finanziamenti si può garantire una migliore e più efficiente fruizione del bene culturale. Ma, si sa, quando una legge è infarcita di ripetizioni, di principi e di dichiarazioni altisonanti, che ben figurerebbero in un preambolo di una Costituzione, si nasconde il vuoto. O meglio, dietro un generale vuoto, emerge poi la vera finalità: concentrare risorse per favorire la catalogazione, l'informatizzazione, l'archiviazione. E' una legge pensata ad hoc per le oligarchie universitarie, per le cooperative, per un'idea di tutela ben culturalista che appare fondata sulla conservazione, piuttosto che sulla valorizzazione. Non è sbagliato certo pensare anche a questi problemi. Ma, in mancanza di un coerente modello di sviluppo, sarebbe stato indispensabile un collegamento organico, e non solo di facciata, con lo sviluppo del turismo culturale. In che modo, con quali strumenti, risorse umane e finanziarie si possono realmente valorizzare i nostri beni culturali? Siamo sicuri che l'attuale proliferazione di musei, piccoli e piccolissimi, consolidatesi in questi decenni sia un valore aggiunto? Non sarebbe stato più logico e coerente razionalizzare il settore e attivare meccanismi più stringenti e selettivi per la creazione di nuovi musei? Si tratta di domande relative agli stessi principi ispiratori della legge, e tra questi è significativa ed emblematica la palese mancanza di riferimenti alla lingua sarda e alla promozione del suo integrale utilizzo, ad esempio, nei materiali pubblicitari e informativi con i quali s'intenderebbe veicolare meglio la comunicazione istituzionale mediatica intorno al nostro patrimonio. Ma tutto ciò non dovrebbe sorprendere, già il 14 luglio del 2004, nell'ambito della discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, avevamo sottolineato come l'intero impianto politico e culturale dell'Esecutivo apparisse pericolosamente sbilanciato in tema di restauro, conservazione e tutela. La visione politica presidenziale appariva, poi è stata confermata ampiamente dai fatti, legata ad una visione tradizionalistica e statica del bene culturale, storicamente diffidente nei confronti della cultura etnica; si celebrava il primato della visione monumentalistica, della cultura di ispirazione accademica ed elitaria, e al contempo si lasciava in secondo piano la promozione dei valori culturali-etno-storici della cultura orale diffusa fuori dai circuiti accademici allevati in salsa italianista. E così questa legge potrebbe essere tranquillamente applicata, come dicevo prima, in Lombardia, in Basilicata, in Molise, dato che da nessuna parte si coglie in che modo è stata esaltata la nostra specialità. E la nostra specialità, tanto per fare un esempio, appare caratterizzata in particolare per la presenza capillare di nuraghi e monumenti megalitici, contati nell'ordine di migliaia, i quali necessiterebbero di essere valorizzati. Si pensi a quei tantissimi siti di straordinario valore storico ed identitario che sono di fatto abbandonati all'incuria e al degrado; si pensi a quei tantissimi siti che, pur rilevati, non possono essere adeguatamente supportati da campagne di scavo per mancanza di fondi. Solo pochi esempi ma eloquenti che dimostrano la necessità di una legge capace di recuperare fondi per le vere finalità, anziché disperderli in mille rivoli che accontentano, forse, un'élite acculturata, ma che non appaiono funzionali a creare vero sviluppo.
Inoltre, la legge sconta per tratto culturale d'origine dato che storicamente la cultura accademico-universitaria e le logiche ben culturaliste hanno sempre avversato le tematiche identitarie. Se poi si scende nel dettaglio, appaiono evidenti tali e tante distorsioni da meritare importanti critiche di metodo e di merito.
Ricordiamo, in via preliminare, che pur con un gravissimo ritardo, la Sardegna ha recepito i principi della legge Bassanini in tema di conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. In base a tale recepimento anche la Sardegna, almeno sotto il profilo formale, può contare su un'organizzazione amministrativa fondata sul principio di sussidiarietà, che relegherebbe finalmente la Regione alla sua naturale funzione: quella di programmare e coordinare. Relegherebbe, perché un simile disegno autonomistico può sostenersi a due sole condizioni: che i compiti e le funzioni, istituzionalmente propri delle autonomie locali, corrispondessero ad adeguate risorse umane e finanziarie, cosa che non accade; che l'Esecutivo non fosse fisiologicamente orientato a creare il più pericoloso e antidemocratico neocentralismo regionale, che di fatto esautora il ruolo degli enti locali.
Una conferma testuale di questa posizione si ritrova all'articolo 5 comma 4 dove, pleonasticamente, si ricorda che la Regione esercita il potere sostitutivo in caso di inadempienza dei livelli istituzionali subregionali, ma è lecito chiedersi come possono Province e Comuni ottemperare a tanti e tali compiti, quando, in molte realtà, non ci sono neppure i fondi per l'ordinaria amministrazione? Così come puntualmente denunciate da noi sardisti in tempi non sospetti. Oggi i nodi vengono al pettine, poiché languono i trasferimenti agli enti locali, questi, di fatto, non potranno esercitare le nuove funzioni e saranno fatalmente esautorati dalla Regione, o meglio da l'esecutivo. E' infatti il vero strumento che conferma tale evidenza è suggerito dall'articolo 7, dedicato al piano regionale per i beni culturali, il piano persegue una filosofia istituzionale tutta orientata a spogliare il Consiglio regionale di qualunque reale controllo di merito sui contenuti concreti di una riforma così strategica. Tutto ciò che la legge regionale avrebbe dovuto disciplinare, criteri, ripartizioni, standard di qualità, requisiti professionali, è demandata all'ennesima cambiale in bianco in favore della Giunta, con la conseguenza che la potestà regolamentare dell'esecutivo, oggi sostituisce di fatto la potestà legislativa regionale, e le leggi regionali si riducono ad articolati di principi, buoni per ogni stagione, ma indeterminati nella loro concreta attuazione. Sulla stessa linea, ormai sperimentata in questi due anni di legislatura, anche la legge sui beni culturali non poteva mancare di dotarsi di organismi consultivi inutili e pretorici, oltre che, naturalmente, a carico del contribuente, l'articolo 13 "osservatorio regionale dei musei", l'articolo 16 "osservatorio regionale delle biblioteche", l'articolo 19 comma tre "commissione scientifica" rappresentano l'ennesima riprova di come non si sia rinunciato mai ad una mentalità burocratica, e alla moltiplicazione degli organismi utili, non certo alla collettività, ma solo per sistemare lo sterminato popolo dei "senza ruoli", politici trombati, amici degli amici, consulenti elettori esigenti. Ma ci sono anche altri elementi di palese incongruità, l'articolo 19 comma cinque, destinato a finanziare manifestazioni celebrative di figure protagoniste della storia della cultura sarda, si pone come un doppione rispetto alla legge regionale istitutiva di Sa Die, relegata la festa del popolo sardo, a pura manifestazione accademica a porte chiuse, Sa Die è di fatto esautorata da questa nuova disposizione, di cui francamente non si comprende la ragione d'essere, l'aspetto più inaccettabile della legge appare in ogni caso evidente all'articolo 20, dedicato ai finanziamenti regionali. La norma consta di un lunghissimo e pretorico elenco di finalità, 18 nel primo comma e 8 nel secondo, che rappresentano i capitoli di un ideale libro dei sogni dove si trova di tutto, funzionamento dei musei regionali, e dei relativi sistemi informatici, gestione del catalogo regionale dei beni culturali, restauro dei beni culturali, acquisizione di opere d'arte, formazione, funzionamento di istituti archivi, organizzazioni di manifestazioni. In particolare è da sottolineare che tra i tanti interventi di carattere generale, ve ne sono alcuni come minimo discutibili, all'articolo 20 comma uno lettera b, si prevede di finanziare annualmente, tra le finalità principali, il funzionamento del centro per i servizi culturali "umanitaria" e relativa biblioteca, al comma due lettera h del medesimo articolo è nuovamente citato il funzionamento dei centri per i servizi culturali UNLA e "umanitaria" e relative biblioteche; l'amore sconfinato per i citati centri è, certo non casualmente, confermato dalla previsione di cui all'articolo 14 comma otto della proposta di legge sul cinema, quando arriveremo a quella proposta di legge, troveremo quest'amore ripetitivo continuo e spassionato. Al di là dei numerosi aspetti tecnici che rendono questa proposta di legge assai poco utile per lo sviluppo culturale ed imprenditoriale della Sardegna, emergono complessivamente alcuni profili che costringono noi Sardisti per lo meno all'astensione. E' un articolato normativo che fotografa l'esistente, cristallizza posizioni dominanti favorisce i soliti noti. Le risorse finanziarie non consentono di concretizzare i compiti e le funzioni, gli enti locali sono di fatto esautorati dal neocentralismo regionale e dalla mancanza cronica di risorse, non è chiaro in che modo questa legge sia organicamente collegata alla politica turistica, e più generale al modello integrato di sviluppo, di cui ancora non si intravede traccia, per questo motivo ci siamo preoccupati di presentare alcuni emendamenti, con la speranza di sensibilizzare la Giunta, la maggioranza, e rendere questa legge più scorrevole e più apprezzabile.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Grazie Presidente, buonasera signori consiglieri. Allora, io ho sentito davvero tante cose tra stamane e questo primo pomeriggio, e credo che però ci siano alcuni elementi che accomunano un po' tutti gli interventi. Quindi mi pare che sia importante partire da questa constatazione. Credo che tutti abbiano condiviso l'importanza che la Regione presti la dovuta attenzione del patrimonio culturale della Sardegna, e che prenda in esame la possibilità di normare un ambito che è stato spesso trascurato, o quanto meno, com'è stato detto, da più interventi, anche dal consigliere Lombardo, è stato oggetto di norme frammentarie per lo più di carattere finanziario. Allora se è vero che tutti siamo convinti del valore della ricchezza delle potenzialità, non soltanto economiche, quindi rispetto al turismo culturale, ma anche rispetto al nostro senso di appartenenza, e quindi rispetto ai caratteri di identità di questo patrimonio. Io credo che tutti, responsabilmente, dobbiamo constatare quello che è successo in questi anni. Ecco sono d'accordo con l'onorevole Diana quando dice che non è vero che non è stato fatto niente, sono state fatte molte cose in qualche settore magari in maniera un po' più organica, in qualche altro diciamo che le cose sono avvenute in maniera un po' più disordinata, è un settore molto vasto, molto ampio e il concetto di beni culturali, così come quello degli istituti della cultura che poi altro non sono che biblioteche, archivi, parchi archeologici e così via, ha subito nel tempo molte modificazioni, ed in effetti come ha detto appunto l'onorevole Lombardo dal '39 in poi questo concetto si è arricchito e si è modificato. Per arrivare però nel 2004, diciamo, ad una definizione, che poi è diventata oggetto di un codice, il codice dei beni culturali, in cui sostanzialmente, è vero quello che si dicevano, vengano presi in considerazione principalmente beni di carattere materiale, e su questo io vorrei osservare che questa legge fa attenzione, invece, ad ampliare questo concetto del patrimonio culturale, estendendolo al patrimonio immateriale, e in questo senso si è fatto riferimento alla convenzione Unesco del 2003, che per la prima volta nel mondo ha riconosciuto l'importanza di tutto ciò che è intangibile e che perciò, che però che caratterizza connota molto fortemente la storia l'identità di ciascuna comunità, piccola o grande, e in questo senso la rende diversa specifica anche in un contesto globalizzato, come è stato detto stamattina. Quali sono i presupposti da cui parte la legge, non soltanto dotarci di una legge tanto per fare una legge, anche se è vero che da questo settore, così composito, arrivano molte segnalazioni e arrivano anche molte aspettative, quindi non soltanto fare una legge ma a differenza di quello che è stato detto da taluni, mai riconosciuti da altri, cercare di mettere ordine nel settore. Si è parlato prevalentemente del settore museale un po' di meno di quello bibliotecario, a parte il primo intervento dell'onorevole Lombardo, e allora forse qualche elemento in più io vorrei aggiungerlo, portarlo all'attenzione dei consiglieri. Intanto il settore bibliotecario ha avuto la fortuna di essere supportato, forse prima che i musei, da norme di carattere finanziario che hanno contribuito alla crescita di quest'ambito, ha avuto anche la possibilità, diciamo, di utilizzare, di arricchirsi di interventi formativi, lunghi e prolungati del personale che dentro le biblioteche lavora. Si è mosso, diciamo, tenendo nella dovuta considerazione quanto in questo ambito avveniva a livello nazionale e a livello internazionale, anche se è vero che, Regioni ordinarie, che hanno avuto questa competenza in ambito delle biblioteche, solo nel '72, in realtà sono già alla quarta generazione di leggi, e noi non ne abbiamo nessuna, se si esclude la 64 del 1950. Quindi, il riferimento è stato, non soltanto l'elaborazione molto avanzata da un punto di vista professionale in ambito nazionale e internazionale, ma anche una forte compattezza delle strutture che si sono aggregate, che hanno costituito i sistemi e che hanno rappresentato e rappresentano adesso, oggi, ancora, dei presìdi importantissimi dentro le nostre comunità, anche nei piccolissimi paesi.
Non è vero che le biblioteche, soprattutto quelle di ente locale, che sono oggetto di questa legge, sono così numerose come si diceva: non è vero che a Nuoro ci sono più di 200 biblioteche, non è vero che ad Oristano ce ne sono più di 150...
(Interruzione del consigliere Diana)
Eh, ma c'è una bella differenza! Le biblioteche aperte al pubblico, di ente locale, sono 343, quindi c'è una copertura, è vero, molto alta, più o meno una copertura del novanta per cento su tutto il territorio regionale. Poi ovviamente ci sono le biblioteche che fanno capo allo Stato, quindi le due biblioteche universitarie di Sassari e Cagliari, ci sono le biblioteche ecclesiastiche che sono una quindicina in tutta la regione, ci sono alcune biblioteche private che fanno capo ad istituti culturali oppure addirittura sono fondi privati messi a disposizione del pubblico. E comunque le biblioteche rappresentano, e hanno rappresentato anche nell'intenzione di questa proposta di legge, essendo una realtà più avanzata del settore, un po' un punto di riferimento e hanno saputo dimostrare che, appunto, la cooperazione, la professionalità, la condivisione dei servizi, in qualche modo paga e aiuta davvero a far sviluppare questo settore. Purtroppo non è successo altrettanto nell'ambito museale o nell'ambito delle aree archeologiche; ambito museale che è contraddistinto da una realtà molto frammentata in cui, è vero, coesistono punti di eccellenza e realtà che invece lasciano, come dire, un po' a desiderare. E allora, però, io credo che la Regione non possa muoversi nella prospettiva, che ritengo aridamente efficientistica, di cancellare tutto quello che esiste, oppure di premiare soltanto quelli che sono bravi, che sono più capaci, che vendono più biglietti. Credo che, più correttamente, la prospettiva degli amministratori regionali debba essere quella di valorizzare sicuramente l'eccellenza ma di creare le condizioni perché, anche su queste eccellenze, possono svilupparsi e migliorare anche quelle realtà che sono piccole e che devono ancora crescere.
Il numero dei musei, onorevole Artizzu. Allora, La relazione della Corte dei Conti che lei ha citato, e per la quale tra l'altro il documento strategico della Giunta sulla razionalizzazione dei musei è stato presentato a Roma dove sono state presentate tutte le analoghe indagini che la Corte dei Conti ha fatto in tutte le regioni d'Italia, il riferimento, in quell'indagine, non comprende i musei in senso stretto, comprende anche le aree, i parchi e i siti culturali. Nella relazione c'è scritto così. Tanto più che la relazione ha avuto per oggetto, in particolare, quelli gestiti con il supporto di finanziamenti regionali...
ARTIZZU (A.N.). Mi fa piacere apprenderlo ma non glielo avevo chiesto.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ah, mi scusi, ha ragione, ho citato l'onorevole sbagliato, scusi, era l'onorevole Alberto Randazzo, scusi.
Allora, dicevo, rispetto alla realtà museale, non è vero assolutamente che la legge proposta si limiti a fotografare la realtà, in realtà, per la prima volta in Sardegna, introduce delle procedure di riconoscimento e introduce degli standard di qualità. In questo senso la Regione riscatta un ritardo molto lungo e molto pesante e si pone al passo di tutte le altre Regioni, recependo un decreto ministeriale dell'allora ministro Melandri, del 2001, in cui vengono indicati dei requisiti minimi di funzionamento, al di sotto dei quali un museo non può essere neanche considerato tale. E con questo approfitto anche per dare una risposta all'onorevole Atzeri quando dice e ci sono definizioni, definizioni... Intanto, io vorrei ricordare che le definizioni sono una scelta stilistica legislativa che fa capo a tutte le riforme Bassanini e che poi è la metodologia che viene adottata soprattutto in ambito europeo. La seconda considerazione è che io credo che sia molto importante che siano state date delle definizioni, anche ritoccate da alcuni membri della Commissione, perché spesso non sappiamo di che cosa parliamo quando parliamo di biblioteche, quando parliamo di parchi e quando parliamo di musei. Spesso riteniamo, infatti, che chiunque sia in grado di aprire un museo, di allestire una biblioteca o di gestire un parco. E allora le definizioni, non solo garantiscono chiarezza e trasparenza, ma aiutano anche a condividere le caratterizzazioni degli istituti culturali, e quindi ciò che ha un po' stupito l'onorevole Sardista invece, dal punto di vista della proposta, è stata una precisa scelta.
Ancora, la qualità e la professionalità, che sono due criteri che vengono ripetutamente ricordati insieme alla cooperazione e all'integrazione.
L'integrazione. Si parla, nella legge, di integrazione dei compiti di tutela, di valorizzazione, di fruizione, nei confronti dello Stato e si utilizzano in questo senso tutti gli spazi lasciati aperti dal codice Urbani, il quale, dopo la riforma del titolo V, ha riconosciuto soprattutto la caratterizzazione locale dei beni culturali, il che vuol dire che ha consentito la possibilità alla Regione, alle Province, ai Comuni, di partecipare a stabilire criteri di gestione ma anche a concorrere a funzioni molto importanti che sono state appannaggio dello Stato per tutta la legislazione fino al 2004, mi riferisco in particolare alla tutela.
Quindi, partendo da questo presupposto e dagli spazi lasciati aperti dal codice Urbani, la legge cerca di disegnare un assetto pluralista in cui la Regione lavora, insieme alle Province e insieme ai Comuni, per gestire e valorizzare questi beni; e quindi non soltanto per innescare meccanismi virtuosi di sviluppo locale, integrando gli istituti, i beni, con tutte le filiere dell'enogastronomico, dell'artigianale e chi più ne ha appena più ne metta, ma uno dei presupposti è quello di puntare a far conoscere meglio i beni culturali. Non è infatti un caso che pochi musei siano visitati anche dagli stessi residenti - infatti i visitatori sono perlopiù turisti se eccettuiamo il caso del MAN di Nuoro -, perché purtroppo molti dei musei che abbiamo aperto in Sardegna sono musei morti, non sono dei musei dinamici, non hanno attivato tutte quelle possibilità di interazione, per esempio, con la scuola, con le associazioni culturali, con le associazioni professionali, con le associazioni di artigianato e così via.
Spesso si è ritenuto che per fare un museo fosse sufficiente avere un bel locale storico, ristrutturato con i fondi PIA, appendere due pale e quattro quadri e abbiamo ritenuto che quello fosse un museo, e ci siamo qualche volta anche sentiti gratificati per aver fatto qualche cosa di utile alla nostra comunità. In realtà un museo, come una biblioteca, come un parco archeologico, sono cose un po' più complesse e quindi non sono esclusivamente una sommatoria di beni che dobbiamo conservare meglio, ma sono dei beni che dobbiamo conoscere, per i quali dobbiamo attivare attività didattiche, attività di ricerca, attività espositive e di scambio.
Un'altra cosa che mi piace sottolineare è il fatto che - è stato detto stamattina - la legge prende in esame anche altri due ambiti collaterali ai beni culturali: l'arte contemporanea e gli scavi archeologici e paleontologici. L'arte contemporanea qualcuno diceva "ma perché dobbiamo occuparci anche dei quadri degli artisti contemporanei", io credo che invece sia fondamentale proprio per avere un senso della continuità dell'espressione artistica dalla preistoria fino al '900 o ai primi anni 2000, credo che sia altrettanto importante perché quello che è arte contemporanea oggi è bene culturale domani, e credo che la Regione debba anche occuparsi di sostenere in maniera più fattiva di quello che ha fatto fino adesso tutti quei giovani artisti della Sardegna che per essere sardi, purtroppo, vivono tutta una serie di limitazioni che derivano da un mercato dell'arte che è abbastanza ridotto e dal fatto che spesso i nostri artisti si trovano tagliati fuori dai circuiti nazionali e internazionali.
Gli scavi archeologici. Io credo che siano fondamentali. Pensate che Barumini non sarebbe quella che noi conosciamo se nel 1950 Lilliu non avesse trovato un po' di soldi, anche dentro gli Assessorati della Regione e presso lo Stato. Così come credo che siano importantissime le indagini di carattere paleontologico, si diceva di Masullas stamattina, giusto per fare due esempi circa la ricchezza di questo patrimonio, ci sono immensi giacimenti in tutta la Marmilla e nel Nord-Ovest della Sardegna. Sostenere gli scavi non significa che dobbiamo scavare in tutta la Sardegna in maniera assurda e indiscriminata, significa però che abbiamo la possibilità di valorizzare anche zone in cui gli scavi per esempio siano già iniziati e che qualche volta lo scavo ci consenta anche di fare interventi di restauro più adeguati, più attenti.
Una cosa sui parchi. Credo che forse si sia fatta un po' di confusione tra parchi in generale e parchi archeologici. I parchi archeologici sono quelli che non hanno niente a che fare con i parchi ambientali, sono quelli sui quali insistono delle emergenze archeologiche, che vuol dire manufatti dal preistorico fino all'epoca romana. E allora, noi abbiamo circa centosessanta parchi potenziali in Sardegna che sono stati oggetto di studio, di analisi, di tesi di laurea, ma pensate che soltanto quarantasei sono gestiti, e quindi immaginatevi quante potenzialità ci possono essere nel momento in cui vengono regolamentati, perimetrati e anche dati in gestione alle migliaia e migliaia di ragazzi laureati in beni culturali che non hanno lavoro. La perimetrazione del parco non è affatto generica, com'è stato detto dall'onorevole Diana la zona di rispetto, perché le norme tecniche di attuazione del PPR, all'articolo 47 e 48 indicano precisamente a quanto ammonta questa zona di rispetto: ammonta a 100 metri. La proposta iniziale della Giunta era di 200 metri. Poi, nei confronti che abbiamo avuto presso sovrintendenze archeologiche, con le amministrazioni locali e anche con il Ministero, questa zona si è ridotta di circa il 50 per cento e che comunque mi pare sia, dico forse, se non sufficiente, soddisfacente, perché spesso abbiamo assistito ad una strada asfaltata a 20 metri da un nuraghe significativo. E quindi l'idea è quella di creare una zona di rispetto intorno al bene e di spostare oltre i 100 metri tutti quei servizi aggiuntivi, diciamo di accoglienza e di comfort per il turista.
Servizi aggiuntivi. Sempre onorevole Randazzo, lei ne parlava stamattina. La proposta di legge li prevede espressamente, nel senso che sia per tutte le tipologie degli istituti, tranne le biblioteche e gli archivi, anche sull'esperienza di quanto accade in tutte le parti del mondo è chiaro che dobbiamo muoverci nella prospettiva non soltanto di promuovere l'informazione dei beni contenuti in quel museo, in quell'area, ma anche di promuovere tutto quello che quel territorio può offrire, ma anche di rendere più agevole la visita. Pensate che dall'indagine della Corte dei conti - ma ci sono altre due indagini importanti, una fatta dall'Assessorato con Federculture e un'altra fatta dal Crenos - uno degli elementi di disagio segnalati dai tanti visitatori è che per esempio non ci sono quasi mai i servizi igienici.
Allora, per concludere, io vorrei dire ancora un paio di cose. L'osservatorio regionale dei musei e delle biblioteche. Ovviamente non condivido il fatto che sia un organo pletorico, ma così come per i sistemi provinciali sarà possibile un momento di confronto tra la provincia e i comuni, altrettanto necessario io credo che sia garantire la presenza di tutti gli operatori di questi istituti culturali, perché è importante rispettare la professionalità, le conoscenze tecnico-scientifiche di questi operatori. Non si può programmare prescindendone. Nessuno penserebbe di aprire un ambulatorio medico senza avvalersi di professionalità specifiche.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Potrà avere testimonianza dai colleghi che non concedo mai deroghe a nessuno perché le regole devono essere uguali per tutti. Grazie.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Otto consiglieri che appoggino.
(Appoggia la richiesta il consigliere Ladu.)
Prego i colleghi di prendere posto.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto contrario al passaggio agli articoli, intanto perché già da me precedentemente annunciato, ma soprattutto perché nessuna delle considerazioni che ha fatto l'Assessore sono state sufficienti a fugare i dubbi che io ho, che avevo e che mi rimarranno anche per il futuro. C'era un aspetto particolare, Assessore, che avevo sollevato, che era il comma 2 dell'articolo 4. Io capisco che lei non abbia voluto rispondere a quel punto, perché è difficile rispondere a quel punto, perché lei sa benissimo, Assessore, che quel comma è un comma da cassare, è assolutamente illegittimo, perché la Regione Sardegna non potrà mai avere la competenza esclusiva sui beni culturali, potrà avere una competenza sussidiaria e ce l'ha, ce l'ha, ce l'ha quanto meno, colleghi del centrosinistra, perché proprio nella modifica del Titolo V il centrosinistra, allora, indicò, precisando che non poteva assolutamente concedersi una competenza esclusiva alle regioni, salvo quanto successe in Sicilia all'inizio della sua autonomia, altro argomento che ci troverà poi divisi quando si parlerà di statuto, proprio perché la Sicilia fece una grande battaglia sull'esclusività sui beni culturali, tant'è che è l'unica Regione che non ha le sovrintendenze. Noi non possiamo privarci di questo strumento, lo potremo fare nel momento in cui il nostro Statuto, quindi con norma costituzionale riconosciuta dallo Stato, diremo che la Regione Sardegna è in grado, è autosufficiente e può camminare con le sue gambe senza bisogno delle sovrintendenze. In assenza di questo, inserire in un provvedimento legislativo come questo la possibilità, voi lo dite a chiare lettere, di intesa con lo Stato, Assessore, non c'è l'intesa con lo Stato, lei deve avere l'intesa con questo Consiglio perché lo Statuto della Regione Sardegna non lo modifica lo Stato, lo modifica questo Consiglio regionale anche con la Consulta che voi avete voluto. Per cui, in assenza di questo, noi mai e poi mai potremmo avere una competenza esclusiva sui beni culturali. Da qui ne deriva il fatto che questa legge, così come l'avete concepita, verrà certamente impugnata come sono state impugnate gran parte delle leggi che voi avete voluto portare all'attenzione, facendo forzature col Consiglio regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Randazzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Grazie, Presidente. Volevo precisare una cosa all'Assessore. Siccome quando citiamo i documenti qua abbiamo i documenti in mano, la Corte dei conti della Sardegna, delibera numero 7 del 20 giugno 2005, "Corte dei conti, sezione Sardegna, delibera… ricognizione e indagine sulla gestione dei musei locali della Sardegna", non rientra in quello che è lo standard nazionale. Si è fatta una delibera ad hoc specificando provincia per provincia, comune per comune quelli che sono i musei censiti in Sardegna. Quando le ho chiesto quanti sono i musei, l'ho chiesto perché un dubbio che è sorto spontaneo è che la Corte dei conti, il 20 giugno, ha dichiarato che sono stati censiti con risposte dalla Regione, comuni, province, 160 musei, siccome nella legge presentata quattro mesi dopo, la Giunta dichiara che ne abbiamo già 20 in più rispetto a quello comunicato alla Corte dei Conti ho chiesto esattamente quanti sono, ad oggi, i musei presenti in Sardegna, non a parole, non le ho chiesto le biblioteche, le ho chiesto il numero esatto dei musei, se è possibile averlo visto che avete un censimento e le comunicazioni di apertura devono essere fatte di concerto con la Regione, province e comuni. Non ho chiesto niente di anormale per quest'Aula, non ho parlato di Parco generale del Gennargentu e così via nella discussione, ho parlato di avere dei dati e, soprattutto, una risposta ai tre quesiti che le ho posto. Uno: la salvaguardia dei posti di lavoro, lei è andata sulla professionalità, sono d'accordo con lei, l'ho ribadito stamattina, il problema è che, tra quegli 818 dipendenti abbiamo il quadro esatto, ad oggi, del titolo professionale che hanno? Abbiamo un quadro serio per sapere, visto che siamo tutti bravi, stiamo parlando di formazione e migliorare le qualifiche, sappiamo, ad oggi, la Regione, o meglio, la Giunta sa, ad oggi, quante di queste qualifiche ha in organico con quelle persone che sta pagando? Perché sono d'accordo che lei ha detto: "Ci sono un sacco di disoccupati con professionalità" ma siccome ho parlato chiaro stamattina, dico, siccome dobbiamo valorizzare i dipendenti in organico, ad oggi, io non ho avuto un quadro, ho chiesto anche in Commissione, di quelle che sono le professionalità presenti tra queste persone che gestiscono le cooperative, se non ho dati reali, come faccio a votare a favore? Le domande erano specifiche per venire incontro…. io comunque comunico il voto contrario del Gruppo e mi avvarrò di riferire, articolo per articolo, quali sono le perplessità che sollevano e i dubbi che vengono spontanei con le dichiarazioni che sono state fatte in quest'Aula. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Randazzo.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Per dichiarare il voto favorevole al passaggio agli articoli e anche per sottolineare che, finalmente, noi arriviamo ad una trattazione organica complessiva di questa materia ben sapendo che non è da oggi, ma da anni, che i beni culturali sono considerati, in modo particolare anche a fini occupazionali come un grande patrimonio, come una grande possibilità per sviluppare un'attività lavorativa professionalmente alta, finalizzata alla valorizzazione delle grandi ricchezze che, in modo particolare quest'Isola ha, anche a fini, ma non esclusivamente, a fini turistici. E quindi, il lavoro che ha fatto la Commissione, l'Assessorato, l'Assessore attorno a questo argomento è un lavoro sicuramente pregevole, è un provvedimento articolato, coglie le questioni più significative all'ordine del giorno e le propone alla valutazione del Consiglio. Essere sempre contrari, anche quando, di fatto, si partecipa, lo diceva stamattina l'onorevole Davoli e altri, che hanno lavorato in Commissione insieme agli esponenti delle minoranze, l'essere sempre contrari per questioni di dettaglio poi, insomma, quanti sono il numero dei musei, se c'è un problema di Costituzionalità, ma la Regione è titolare, non è titolare, c'è il previo intesa, l'intesa non si raggiunge, ci sono limiti di natura normativa, eh, vorrà dire che non si farà così, si farà in altro modo, ma perché tagliarci la possibilità di avere una relazione con lo Stato proprio orientata verso la sussidiarietà, ciò che facciamo noi non lo faccia lo stato, concordiamo insieme che nel nostro territorio la sovranità per le materie che ci compete è anche una sovranità pienamente esercitata dalla Regione. Cioè, su questo io penso si dovrà riflettere e mi auguro che tutti quanti lavoreremo a rendere migliore questa legge al fine di approvarla e di introdurla nell'ordinamento Regionale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras.
Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie Presidente, anche, probabilmente con un po'di…. riflettendoci sopra e forse, anche non volendo, probabilmente si è costretti a votare contro questa legge. Il primo è un motivo istintivo, non politico e cioè noi diciamo un detto "a su cane chi a dadu s'abba carda, timede s'abba fritta a piddighinu" e cioè, quando a un cane gli si butta addosso l'acqua bollente, molte volte no, per farlo andar via, questo succedeva prima, oggi l'arrestano, teme anche quando gli si butta l'acqua fredda, poverino e scappa lo stesso, e risposta a Luciano Uras, al collega Uras, non è vero che abbiamo votato sempre contro, abbiamo votato anche a favore di molte leggi, salvo poi, posteriormente, vedere e constatare che il nostro voto, primo: non è stato in alcun modo preso in considerazione. Secondo: che in molti casi, politicamente, questo è stato, per noi, un ritorno negativo grazie anche all'azione dalla maggioranza. E questo è il motivo istintivo che non giustifica, comunque, l'azione, perché l'azione deve essere meditata politicamente e quindi, di conseguenza, agire con azione politica. Il voto contrario non è espresso tanto per i principi e per gli scopi di cui la legge è stata presentata e formulata che, anzi, sono encomiabili e ritengo io indispensabili e arrivano anche in ritardo, perché questa è una legge di cui la Sardegna avrebbe dovuto dotarsi completamente trent'anni fa e mi spiace, magari, se un po' sono in contrasto sotto questo aspetto col collega Diana, io ho combattuto sempre i Proconsoli romani, cioè le sovrintendenze, cioè i funzionari mandati dallo Stato che in Sardegna, guardate, hanno bloccato e non poco lo sviluppo socioeconomico dell'Isola. Questo lo dico con competenza, per esperienza personale a maggior veduta, però, la legge è incompleta, sotto molti aspetti contraddittoria, si basa molto sugli aspetti burocratici, gestioni … e quant'altro e non tratta del bene unico e del bene del soggetto principale che è il bene archeologico e culturale che non è fruibile ancora dalla Sardegna ma è in mani ancora, e mi consenta ancora il collega Diana, dello Stato italiano, non della Sardegna, per cui facciamo una legge sull'usufruibilità dei beni che non sono ancora nella nostra disponibilità, e poi continuo il mio concetto. Ecco perché ho perplessità a votare a favore di questa legge che, sotto molti aspetti è burocraticizzata al massimo, ma di concreto, poi, non parliamo della dotazione finanziaria, per carità, perché è irrisoria, in completo poi denuncia molte manchevolezze e molte limitazioni.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie Presidente, per annunciare il voto favorevole dei socialisti della Rosa nel pugno al passaggio all'esame degli articoli e per sottolineare il lavoro proficuo svolto dalla Commissione e brillantemente sintetizzato in Aula dalla relatrice onorevole Barracciu che ha manifestato, ampiamente, le finalità di questa legge che sono state, appunto, potute definire grazie anche alla collaborazione dell'assessore Pilia. Si tratta di una norma importante, è stata più volte sottolineato, ma è una norma che soprattutto consentirà di fare chiarezza in particolare in alcuni settori, e mi riferisco nello specifico a quello dei beni librari e professionalità che esistono, che si sono costruite nel tempo e che fanno parte, ormai, del patrimonio della Regione. Non dimentichiamo, soprattutto, il lavoro fatto dalle cooperative e da tutto quel mondo del volontariato, cui ha fatto cenno anche l'onorevole Davoli stamani che, con grande senso di responsabilità, ha consentito di mantenere vivo il patrimonio e di, diciamo così, garantirne la qualità. E' una legge necessaria e io mi auguro che il Consiglio con gli apporti di tutti, anche delle opposizioni, sia in grado di vararla compiutamente in tempi brevi e con soddisfazione di tutti. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Io voterò a favore della legge e voterò convinto a favore della legge. In Sardegna abbiamo sempre speso molto per questi settori. Credo che il filo d'unione, il trait d'union di questa spesa sia stata sempre l'estemporaneità, dalla legge numero 28, dal Piano per il lavoro e così via… in modo estemporaneo è sempre stato dominato dal tentativo di dare una risposta spesso più alla disoccupazione che ad affrontare davvero il problema della gestione dei beni culturali. E si crearono molti posti di lavoro per quelli che allora erano giovani, oggi non lo sono più, sino a realizzare una significativa mole di iniziative e di strutture, ma non si è creato un sistema. Io sono d'accordo con chi ha detto che questa legge l'avremmo dovuta fare molti anni fa, ma oggi è bene farla, senza creare un sistema, senza uno straccio di collegamento tra le diverse strutture, senza legami con la scuola e sicuramente da queste iniziative non è venuto un concorso allo sviluppo della Sardegna. Certo, si sono creati anche punti di eccellenza, ma in un panorama complessivo sicuramente non eccezionale. In questo quadro le cooperative che - onorevole Diana, le cooperative sono sempre belle sia quando ci sono simpatiche, sia quando non ci sono simpatiche, simpatiche nel senso etimologico del termine naturalmente - hanno creato anche con sacrifici personali e va il nostro rispetto al di là delle cose mie, insomma, anche con grandi sacrifici personali hanno costituito la struttura portante, hanno consentito spesso di sopperire persino ai ritardi della pubblica amministrazione. Quindi ben venga una legge che razionalizza e tenta di creare un sistema, forse un po' troppo di biblioteco-centrico, (ma io credo che la realtà poi ci dimostrerà se questa è la strada unica o la strada migliore) che io non credo che crei da solo quel valore aggiunto di cui parlava l'onorevole Atzeri nel suo garbato intervento, ma credo che comunque l'armonia, un sistema di strutture sia anche la condizione indispensabile per valorizzare e per togliere il comparto da quel ghetto che le iniziative estemporanee del passato gli hanno destinato. Credo anche che probabilmente se si riesce anche un po' di più con uno sforzo di valorizzazione anche delle esperienze imprenditoriali che sono state fatte in questi anni e, quindi, con l'intervento dei privati e così come la Regione in altri comparti incentiva e aiuta la crescita delle imprese credo che da queste possa venire anche un contributo ad una crescita più complessiva della Sardegna. Un'ultima cosa che è stata toccata dall'onorevole Pirisi e che anch'io voglio riprendere, sull'ipotizzato museo del nuraghe a Cagliari. Anch'io credo che un museo se contiene dentro tante cose come il Louvre, come l'Hermitage lo si può mettere anche in capo al mondo, quando un museo ha queste caratteristiche deve…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cherchi.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Posso dire un'ultima cosa?
PRESIDENTE. No.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Ecco, preferirei che si facesse il museo dei mestieri e del mare a Cagliari.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo.
Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CASSANO - DEDONI - PISANO - SCARPA - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 72
votanti 66
astenuti 6
maggioranza 34
favorevoli 40
contrari 26
(Il Consiglio approva).
Onorevole Diana, è iscritto a parlare? Su che cosa intende intervenire?
DIANA (A.N.). Sull'articolo 1.
PRESIDENTE. No, sospendiamo i lavori per una mezz'ora per consentire alla Commissione di esaminare gli emendamenti, per cui riprenderanno esattamente alle ore 18 e 20. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 50, viene ripresa alle ore 18 e 24.)
PRESIDENTE. Riprendiamo per comunicare che la Commissione ha la necessità di un'altra mezz'ora per cui lavori vengono sospesi e aggiornati alle ore 18 e 55. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 25 , viene ripresa alle ore 19 e 02.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Prego i colleghi di prendere posto. Pregherei un consigliere segretario di prendere posto ai banchi della Presidenza. Grazie. Onorevole Sanna…
Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta di seguito il testo del titolo:
Titolo
Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). La ringrazio, Presidente. Io mi ricollego alla dichiarazione di voto che ho fatto sul passaggio agli articoli. Questa è una norma - come ho detto poc'anzi - che sotto molti aspetti di principio è senz'altro una norma indispensabile, necessaria, anzi che arriva anche in ritardo però, come ho avuto modo di dire, è una norma che sotto molti aspetti si presenta ancora incompleta, contraddittoria in determinate sue parti e basata su che cosa? Sulla fruibilità e disponibilità di beni di cui ancora, e in legge non è citato, la Regione non dispone poiché determinate funzioni (e sono le più importanti) la Regione potrà esplicarle, così dice almeno il comma 2 dell'articolo 4, "previa intesa con lo Stato". Bene, i beni archeologici e monumentali della Sardegna giustamente, così come in tutta l'Italia, tuttora sono nella disponibilità dello Stato, in manos anzenas perché, io dico ingiustamente, in questo non concordo con qualche collega che mi ha preceduto, e dico che prima di tutto la legge è necessario che sia chiara e chieda e dica espressamente che i beni archeologici, le aree archeologiche e i beni monumentali della Sardegna devono essere nella titolarità dei sardi e della Sardegna. E' chiaro che appartenendo al patrimonio indisponibile dello Stato non so se possa lo Stato stesso trasferire il bene stesso nella disponibilità assoluta della Sardegna, ma senz'altro possono essere trasferiti nella disponibilità temporanea se non definitiva, almeno di 99 anni. Perché dico questo? Perché ad oggi, a tutt'oggi, ieri, oggi e così sarà poiché la Regione dice che d'intesa con lo Stato può, d'ora in avanti, fare da soprintendente a questi beni. Ma i beni, è necessario che prima, per essere fruibili, vengano portati, vengano ceduti al patrimonio dei sardi perché sono beni che denunciano e testimoniano la nostra cultura, la nostra storia, la nostra civiltà, la nostra identità. Una cultura, una storia, una civiltà e una identità che nell'area mediterranea, in Europa e nel mondo è unica e questi beni per noi rappresentano e possono rappresentare il futuro socio-economico delle generazioni che attualmente si stanno affacciando al mondo del lavoro, perché il futuro della Sardegna, mettiamocelo bene in testa, a parte l'agro-alimentare è puntato e deve puntare principalmente sulla cultura, sulla fruibilità della cultura, quindi, di questi beni e, quindi, sul turismo culturale dell'interno. Ma per far questo è necessario non chiedere, e con questo non concordo con il parere di qualche altro collega, non chiedere il permesso allo Stato, è ora che questi proconsoli romani vengano mandati via dalla Sardegna a calci! Lo dico, e mi dispiace di usare questa espressione, ma questo perché lo dico? Perché nella mia esperienza ultraventennale da sindaco se ho avuto un nemico, un nemico giornaliero, costante, inesorabile sono state proprio le sovrintendenze che non hanno permesso al Comune, al mio Comune come a tantissimi altri Comuni, 25-30 anni fa, di poter usufruire di quei beni culturali, di quei beni archeologici che potevano dare sbocco occupazionale alle generazioni di allora e abbiamo avuto grandissime difficoltà. Io, non faccio per vanto, sono stato il sindaco che nel 1977 ha creato il museo archeologico ed etnografico della valle e del nuraghe del Logudoro-Meilogu, assieme a me è partito Pusceddu con Villanovaforru, ed Ittireddu con Diego Satta. I primissimi musei della Sardegna, ma non musei come contenitore, il museo era concepito da una parte come contenitore del reperto archeologico e come mostre tematiche, etnografiche, biennali e quant'altro, ma bensì era un laboratorio scientifico, era uno strumento che esercitava l'attività culturale, l'attività di ricerca e un'attività promozionale in tutto e per tutto ostacolato, governato da un comitato scientifico, di cui ne faceva parte dall'Università sino alle scuole elementari, come docenti, ostacolato giorno per giorno e continua ad esser ostacolato dalla soprintendenza. Il soprintendente è un funzionario dello Stato non è un Deus ex machina! E' un funzionario dello Stato che in Sardegna ha, in questi ultimi 30 anni, credetemi, bloccato lo sviluppo socio-economico legato alle attività culturali, allo sfruttamento dei beni archeologici-ambientali. Io credo che dopo l'Egitto non esiste altro posto al mondo dove esistano i tombaroli e dove i nostri beni archeologici e monumentali siamo depredati quotidianamente, sotto gli occhi di tutti, perché questa gente non è stata ancora capace di fare un censimento totale, un censimento completo dei beni archeologici che la Sardegna ha. Ma questo perché? Perché gli Enti locali e le Province per loro non sono un collaboratore o un partner, sono dei nemici! Il libero cittadino e il proprietario del fondo per le soprintendenze diventa un elemento contrario, laddove si può occupare, espropriare il terreno senza nulla dare e con prepotenza univoca, con prepotenza univoca ed incontrastata. Ecco perché ben venga questa legge, ma la domanda è questa, Assessore, ha detto bene il professor Gessa, noi disponiamo di oltre 8 mila nuraghi, ma disponiamo di altre migliaia di monumenti tra tombe di giganti, i dolmen, e quant'altro. Il nostro territorio penso sia uno dei più ricchi della Sardegna, nel 1977 quando io feci queste proposte mi risero in faccia in tutto il territorio, perché ancora non c'era neanche una parvenza del turismo culturale interno. Erano paesi che vivevano prettamente sull'economia pastorale ed agricola. Quando io aprii il museo mi accusarono, fecero ricorso da tutte le parti, giustamente, l'opposizione...che era un peso e una spesa per il Comune. Oggi è una realtà che occupa 25 persone in una cooperativa, una cooperativa che gestisce altri siti archeologici. Bene, la domanda è questa, oggi come oggi è la soprintendenza che dispone e che comanda, perché? Perché i monumenti sono ancora nella proprietà indisponibile dello Stato. Questa legge, che l'ho letta bene, che sotto molti aspetti, sinceramente, per quanto riguarda i musei, istituti, è un po' - ha ragione il collega Atzeri - burocratizzata, i monumenti archeologici, i nuraghi, i dolmen, le domus de janas, i siti archeologici, in che maniera la Regione ne usufruirà? Cosa si intende per intesa con lo Stato? Questi beni verranno ceduti alla Sardegna se non come patrimonio indisponibile, e potrebbe anche essere chiesto questo perché la Costituzione ce lo consente, per essere chiari, perché per noi, non per avere un bene dello Stato, non per decentrare, non tanto meno per mettere lo Stato da una parte, no! Perché questi sono beni nostri, appartengono alla nostra civiltà e possono, e rappresentano per noi un futuro sbocco occupazionale, rappresenteranno e rappresentano per noi un sicuro sviluppo socio-economico, rappresentano e rappresenteranno per noi l'occupazione per migliaia, migliaia e migliaia di giovani, solo per questo. Bene, questi beni archeologici, questi monumenti verranno ceduti a noi? Perché se non verranno ceduti questa legge sarà solo una legge che regolamenterà, è vero, l'attività dei musei, è vero, ma basta così. Però, dobbiamo chiedere sempre il permesso per poter mandare avanti un'iniziativa e per poter usufruire di quel bene. Alla base, al cardine di questa proposta di legge, ci deve essere in assoluto la disponibilità incontrastata del bene perché se non c'è la disponibilità incontrastata del bene non andiamo avanti, è tutto inutile, è tutto inutile! Ben venga la gestione regionale dei nostri monumenti archeologici perché, come ho detto prima, rappresentano l'unico sbocco occupazionale del turismo culturale per oggi e per il futuro. Ma è necessario regolamentare la gestione dei siti archeologici e dei monumenti, sennò è del tutto inutile, sennò diventa una legge che sì regolamenta le attività museali, tutto quello che si dice, valorizza le cooperative e quant'altro, ma resta una legge fine a se stessa, cioè che si attorciglia su se stessa, la leggiamo noi quando poi il solito funzionario di turno dello Stato ci dice qui non passi e non passi! Perché ti blocca una strada per 20 anni, ti blocca un monumento archeologico per altri 20 anni, continuano a non censire i nostri monumenti che sono depredati, come ho detto poc'anzi, giornalmente dai tombaroli e non permettono ai Comuni, che devono essere i loro partner e diventano i loro nemici, perché questa è la realtà che si vede in Sardegna. Ed allora, poi proseguirò negli altri interventi, prima di tutto se questa legge deve essere operante e operativa e deve avere un senso e concretezza deve la Regione, prima di tutto, disporre dei beni archeologici e dei beni monumentali se non come disponibilità perenne, come disponibilità novantanovennale. Almeno questo, sennò è tutto inutile, caro Assessore, questo io volevo chiedere a lei affinché desse in sintesi questa risposta. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rassu.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente, solo per riprendere un attimino il filo del discorso. Vede assessore Pilia, io difficilmente dico a chiunque, all'interno di quest'Aula e anche fuori, che un qualcosa non è vero. Posso dire che non ho capito bene, posso dire che, forse, non è esatto, che non è corretto, ma che non è vero no, perché io normalmente parlo sempre con dovizia di particolari. Allora, se io le dico che in provincia di Oristano ci sono 88 Comuni e in ogni Comune c'è almeno una biblioteca ora, se lei non le equipara le biblioteche è un altro discorso, ma se parla di biblioteche di altro genere è chiaro che lei ne può parlare più di altri di biblioteche e, quindi, ovviamente non metto in dubbio questo, però in provincia di Oristano ci sono 88 biblioteche comunali, ci sono 16 biblioteche all'interno degli istituti superiori, ci sono biblioteche che fanno parte della Chiesa, le 3 diocesi, anzi 4 diocesi, perché Oristano ha anche questa fattispecie, ha 4 diocesi e, quindi, sono altre biblioteche, c'è quella del seminario, c'è quella delle suore e poi ce ne sono alcune private, e non poche. Insomma, in totale arrivano al numero che le ho detto io. Questo non vuol dire che debbano essere biblioteche che riguardano o che avranno riguardo o particolare riguardo a questa legge, certamente no, qui non si vuole mettere in discussione la funzione delle biblioteche o l'utilità delle biblioteche, io ho detto semplicemente che le biblioteche, secondo me, il sistema bibliotecario in genere doveva essere stralciato da questa norma o da questa legge, è chiaro che per la sua formazione professionale trovare anche il modo di accogliere all'interno di questo testo il sistema bibliotecario è stata cosa facile, credo che l'abbiano soddisfatta pienamente i colleghi della maggioranza.
Vabbè, volete così, e io non metto in dubbio assolutamente questo, per quanto riguarda le altre questioni, onorevole Silvio Cherchi, ed è, lungi da me fare battaglie contro il sistema cooperativistico, per altro non è nato con voi, quindi insomma è nato con la memoria antica il sistema cooperativistico, vero, quindi, insomma c'eravamo già, certo c'eravamo tutti, il problema non è questo, se lei fosse stato appena appena più attento, in questa legislatura questo sistema delle cooperative, non tocco gli aspetti che lei conosce quanto me e che troveremo occasione per misurarci in altra sede, ma per quanto riguarda questo particolare aspetto è sorto tre volte, una è questa e ancora non lo abbiamo affrontato nel merito, l'altra l'avete affrontata con la legge 4 col collegato alla finanziaria, e proprio voi dei DS avete fatto una grossa battaglia in quel momento a tutela, facendo anche degli emendamenti e portando la Giunta nella diversificazione delle risorse ai Comuni perché favorissero quel sistema, poi con la legge 9 si è andato alle Province quindi avete già cambiato con la legge 4 la legge 9 e adesso siamo qui senza avere certezze di quello che succederà a quel sistema perché non ne abbiamo di certezze, perché se la legge come l'ho capita io prevederà i poli provinciali o i Piani provinciali e comunque saranno le Province che se ne dovranno interessare, beh, io le comincio a dire che già dal primo esame che di questa legge hanno dato alcuni Comuni stanno già pensando di dismettere quel sistema e di gestire in proprio le biblioteche o i musei o tutti quei luoghi che comunque sono aperti al pubblico e che servono per tutte le finalità che voi avete voluto evidenziare in questa legge. Quindi come vede non è che si vuole buttare giù, io ho detto semplicemente, e lo ribadisco qui, che l'ottanta se non il novanta percento delle cooperative che gestiscono i musei, le biblioteche e quant'altro riguardi questa legge sono certamente appartenenti ad una parte politica ben identificata, benissimo, siete bravissimi, non a caso il mondo della cultura vi è molto vicino, per responsabilità nostra probabilmente più che per capacità vostra o forse anche per capacità vostra e per incapacità nostra, però così è lo stato dell'arte. Non lo so cosa succederà con questa legge perché so di cooperative che hanno già avuto modo di leggere questo testo e sono piuttosto preoccupate per il futuro, è ovvio che debbono essere preoccupate, tutte queste cose e le altre cose che abbiamo detto in sede di discussione generale non servono per demolire il sistema della cultura o il sistema culturale, non c'era bisogno del professor Gessa per dirci qual è la grande attrattiva e attrazione che può destare il museo di Don Dore a "Tadasuni".
E' una storia antica, certamente, mi preoccupo di ciò che succederà nel momento in cui Don Dore non sarà più in grado di essere l'elemento unico oggi in Sardegna e forse nel Mediterraneo in grado di far suonare tutti quegli strumenti, perché questo è il grande dilemma. Quel museo ha una funzione importantissima ma per il fatto che Don Dore è capace di suonare tutti gli strumenti, ad arco, a fiato, a percussione, tutti li sa suonare! Nel momento in cui Don Dore, e io auguro a Don Dore una lunghissima vita e salute, insomma, però anche lui ha i suoi anni, va oltre gli ottant'anni e quindi, immagino, che un museo come quello, unico in Sardegna certamente, debba essere certamente considerato e annoverato tra quei piccoli musei che pur non avendo una frequentazione importantissima, debba comunque avere una vita, quindi non voglio demolire il sistema culturale, il sistema museale, non lo voglio demolire, io dico solo che con questa legge, con queste norme, noi non stiamo ottenendo quel risultato che voi vi auspicate, e la dimostrazione è che anche il collega Davoli ha dovuto ammettere che certo questa non è una legge perfetta, è una legge che certamente avrà bisogno di essere rivista, ritoccata, io spero che la ritocchiate prima di approvarvela perché nel merito dell'articolato vedrete che ci sono delle cose, e una l'ho citata per tutte, quella la quale non mi dato risposta l'assessore Pilia, io rimango del parere che su alcuni aspetti il conflitto di competenze con lo Stato sorgerà sicuramente, non può che non sorgere, perché ci sono norme ben precise che dicono le cose che ho già detto, il Titolo V, la Costituzione, dovremmo adeguare lo Statuto se vogliamo, se volessimo, e qui poi lo deciderà il Consiglio, certamente, stabilire che tutto il sistema culturale sardo non è più competenza primaria dello Stato e sussidiaria della Regione ma è competenza esclusiva della Regione Sardegna, se vogliamo questo, se volessimo questo, se ne può discutere, ma metterlo in legge come avete fatto voi prima ancora di discuterlo, prima ancora di parlarne, prima ancora che ci siano le intese con lo Stato, beh, io credo che non sia corretto e con questa formulazione io credo che la legge verrà impugnata.
Per il resto mi riservo di intervenire nell'articolato perché intanto sono convinto che questa legge non avrà la fine della legge sul cinema perché su questa avete raggiunto un accordo prima, siete stati più bravi, insomma, non avete aspettato a farlo in aula, insomma, siete tutti d'accordo, andiamo avanti con questa legge però vi assicuro che non stiamo facendo un gran favore alla cultura, assolutamente stiamo facendo un qualcosa che per quanto ho potuto leggere non è certamente il meglio di quello che si poteva fare, avevate tutti gli strumenti, avevate tutte le capacità, c'è un corpo importante di consiglieri regionali che conosce la materia, avete dalla vostra parte tutta una serie di docenti, di professori, di esperti che potevano sostenervi meglio in quest'impresa, non l'avete fatto, avete voluto approvarla immediatamente alla ripresa dei lavori dell'aula dopo le ferie, beh, io credo che questa, veramente, non sia la miglior legge della quale voi possiate fregiarvi. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Onorevole Scarpa, non le posso dare la parola perché non si è iscritto entro la fine del primo intervento, grazie.
Poiché nessuno è iscritto a parlare sul titolo lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1. All'articolo 1 è stato presentato l'emendamento aggiuntivo numero 3.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento:
Art. 1Finalità e oggetto
1. La Regione autonoma della Sardegna persegue la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale della Sardegna quale fattore di crescita civile, sociale, economica e significativa componente della civiltà e dell'identità del popolo sardo, nonché della sua specialità nel contesto delle culture regionali del Mediterraneo ed europee.
2. La Regione, per le finalità di cui al comma 1, favorisce l'integrazione delle funzioni e dei compiti concernenti la tutela, la valorizzazione, la fruizione dei beni culturali e il coordinamento degli interventi anche in armonia con le politiche di governo del territorio, di tutela del paesaggio, dell'istruzione, della ricerca, del turismo e promuove l'organizzazione di un sistema regionale di istituti e luoghi della cultura, nonché la qualità dei relativi servizi e attività.
3. La Regione promuove e valorizza l'arte contemporanea sostenendo la ricerca e la sperimentazione artistica, nonché l'incremento del patrimonio pubblico d'arte contemporanea anche in applicazione della Legge 29 luglio 1949, n. 717 (Norme per l'arte negli edifici pubblici).
4. La presente legge disciplina:
a) le attività di valorizzazione e di fruizione dei beni e degli istituti e luoghi della cultura, di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 101 del decreto legislativo 16 gennaio 2004, n. 42, non appartenenti allo Stato o dei quali sia stata trasferita la disponibilità, assicurando, nel rispetto dell'autonomia degli enti locali e dei compiti e delle funzioni ad essi conferite ai sensi dell'articolo 77 della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9, condizioni omogenee di efficace gestione;
b) l'esercizio delle funzioni programmatorie e amministrative relative ai musei, compresi quelli dedicati ai temi dell'emigrazione, ai parchi archeologici, agli ecomusei, alle biblioteche e agli archivi storici di ente locale e di interesse locale.
Emendamento aggiuntivo Scarpa - Atzeri.
Articolo 1
All'articolo 1, comma 3, dopo le parole "arte contemporanea" sono aggiunte le parole "prodotta da artisti sardi". (3).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, Assessore, colleghi. Noi avevamo visto nei mesi scorsi con interesse, anche con curiosità le affermazioni che il presidente Soru ha fatto sulla stampa, e cito un articolo apparso sulla "Nuova Sardegna" il 15 luglio dove il Presidente ha sintetizzato, sintetizzava sei punti della rivendicazione della Regione sarda nei confronti dello Stato, citava le entrate, le servitù militari, i demani, le questioni infrastrutturali, la conoscenza e i beni culturali. Naturalmente siamo stati, come dire, soddisfatti del fatto che questi punti siano stati tutti, come dire, messi al centro della vertenza con lo Stato e però quando abbiamo, ancora più soddisfatti siamo stati, quando abbiamo letto che sui beni culturali il Presidente ha detto "vogliamo farcene carico, spesso le sopraintendenze sembrano delle prefetture e lo Stato non si è occupato granché dei nostri beni come dimostrano i giganti di Monte Pranu. Naturalmente questa posizione non è condivisa dagli esponenti del governo italiano, il sovrintendente di Cagliari si sente sotto attacco da parte della Regione, il 23 aprile del 2006 dichiara alla "Nuova Sardegna" virgolettato dice che si sente sotto attacco e dichiara perché le fanno attacchi del genere, è semplice, per ottenere la graduale delegittimazione degli uffici periferici del Ministero per i beni e le attività culturali, l'obiettivo non dichiarato rimane sempre quello, la volontà di ottenere il passaggio di competenze dallo Stato alla Regione nel settore della tutela dei beni culturali paesistici come peraltro ribadito dall'Assessore alla cultura Elisabetta Pilia con l'inaugurazione della recente settimana della cultura. Come ho già detto in altre occasioni, questo passaggio è il sogno nel cassetto coltivato dall'assessore Lilliu da oltre un trentennio, non avrei difficoltà a ritenere che in questo campo ci sia integrale identità di vedute, di piani teorici e strategici tra il professor Lilliu e il presidente Soru, è evidente che noi sardisti su questa vertenza siamo integralmente sulla posizione del presidente Soru e sulla posizione dell'Assessore, abbiamo avuto il piacere anche di, appunto, di verificare che formalmente l'Assessore ha sostenuto questa legittima e sacrosanta rivendicazione. Ecco però, nel leggere questa legge, diciamo che questo dibattito è stato così gentilmente evitato, schivato. Noi ci saremmo aspettati, ecco, un atteggiamento diverso soprattutto dopo il coraggio che la maggioranza, il Presidente della Regione hanno dimostrato sulla questione della sovranità. Ricorderete il dibattito di questi mesi sulla stampa ma anche in quest'Aula, che appunto è stato attivato da una posizione coraggiosa che ha portato la nostra Regione, la nostra classe politica a dibattere su questo tema, il dibattito non è certamente concluso ma, voglio dire, aprendo nuove prospettive anche della dialettica politica. Ecco, leggendo questa legge invece ci sembra di vedere proprio uno zelante sovrapporsi alle disposizioni statali, cioè, quasi la paura in qualche maniera di contraddire quelle norme, di contraddire un equilibrio di poteri stabilito dal decreto che è citato anche nella legge, dalla normativa nazionale. Io ho avuto quasi la sensazione che il presidente Soru non l'abbia letto, comunque, non abbia a che fare con questa cosa, come se questa legge fosse, così, l'espressione di una cautela tipica dei partiti italiani che non vogliono forse sottoporsi ad ulteriori vicende con lo Stato italiano. Ecco, su questo - poi nel merito della legge farò qualche ulteriore osservazione - ma su questa cosa, su questa delusione profonda personale e anche del mio partito volevo porre l'accento, perché mi sembrava questo tema e questa legge una possibile occasione per, ecco, rimarcare delle aspettative che poi sulla stampa invece sono state poste con forza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi. E' giusto che nella discussione generale sul tema in discussione siano intervenuti coloro che più di altri hanno seguito e dibattuto l'argomento. In particolare coloro che fanno parte della Commissione consiliare competente. E' stato sicuramente giusto il metodo utilizzato con l'interlocuzione, i sopralluoghi effettuati nei territori della Sardegna oltre lo spirito unitario e di sereno confronto presente nei lavori della Commissione. Come si evince dalla relazione. Credo che ciò sia avvenuto perché da tempo si sentiva l'esigenza di porre mano a questioni troppo spesso sottovalutate e che venivano sollecitate ed attese da tanti; in particolare dalla parte più sensibile del mondo culturale, degli enti locali e degli operatori, spesso mortificati nel loro ruolo che è stato di straordinaria utilità e che ha permesso la sopravvivenza e la crescita del settore in tempi difficilissimi e pionieristici. Anch'io sono tra coloro che erano in attesa di questa legge, che finalmente pone al centro la valorizzazione dei beni culturali di cui è ricca una terra unica e irripetibile come la Sardegna. Che non è esagerato definire un immenso museo a cielo aperto. Questo perché sono stato a lungo amministratore locale, in vari enti, che hanno posto il problema della valorizzazione dei beni culturali, in tempi in cui spesso si irrideva alle potenzialità di questo settore, tacciandoci di essere legati al piccolo mondo antico. Quanti ritardi! Quante incomprensioni! Quanti danni fatti alla Sardegna per il perdurare di questa mentalità auto-coloniale, raccogliticcia, tesa a sottovalutare tutto ciò che ci circonda, la nostra storia, la nostra cultura, a volte noi stessi che siamo parte del Popolo sardo! Ricordo bene cosa successe nel 1981 quando, da giovane componente della minoranza della comunità montana del Sarcidano-Barbagia di Seulo, stanziammo 300 milioni di vecchie lire per aprire quello scrigno che è il nuraghe Orrubiu di Orroli, aprendo un capitolo inedito e originale dei beni culturali in quel territorio. Fummo sommersi da critiche molto dure, che ci dicevano che valorizzavamo quattro pietre, anziché sistemare una strada rurale. Per quei tempi era normale smontare i nuraghi per costruire ponti stradali! Ci fu un grande dibattito, che fece crescere culturalmente gli amministratori e i cittadini e l'incoraggiò a fare tanti altri progetti. La strada percorsa è stata lunga e ardua ma alla fine abbiamo vinta la battaglia! Perché oggi sono pochi coloro che non capiscono che sulla cultura e l'ambiente si gioca una parte significativa della futuro della nostra Isola. Questo lo dico perché anche se non siamo all'anno zero, perché tanto abbiamo fatto, è importante che oggi il Consiglio regionale della Sardegna discuta e approvi un testo di legge di questa portata. Ho avuto la fortuna di lavorare in questo campo con i professori di Lilliu e Atzeri, col dottor Murru, che tanto hanno scritto e fatto per sensibilizzarci al tema e farci assumere decisioni importanti, che oggi sono sotto gli occhi di tutti e continuano a svilupparsi. Il professor Lilliu mi disse, non appena fui eletto per la prima volta sindaco: "Il museo non è un semplice contenitore di reperti archeologici ma un luogo dove poter sviluppare permanentemente una attività culturale". In questo articolo 1 sono sintetizzate, secondo me, queste esigenze, questi valori, queste attese. Dove si chiarisce che la valorizzazione dei beni culturali non sono fine a se stessi ma rappresentano un fattore di crescita civile, sociale, economica e significativa componente della civiltà e dell'identità del popolo sardo; nonché della sua specialità nel contesto delle culture dei popoli - il termine "regioni" che è citato non è un concetto culturale ma politico, preferirei che si sostituisse - i popoli del Mediterraneo, europei, del mondo. Sono spiegazioni di alto valore culturale e politico, della bella musica per le mie orecchie, che denotano mi auguro una nuova consapevolezza di questo Parlamento sardo, che rappresenta degnamente l'essenza e l'anima più profonda del suo popolo. I colleghi Barracciu, Cerina, Davoli ed altri hanno ben sottolineato questi aspetti, per cui non ci ritorno. Anche se la rete regionale dell'emigrazione mi entusiasma particolarmente! Devo invece sottolineare qualche aspetto della legge che spero dia una definitiva risposta a tutti i problemi in essa trattati. Ma in particolare al sistema mussale, articolato nei sistemi locali che si stanno costituendo, che se opportunamente coordinati e con una intelligente promozione possono diventare il vero fiore all'occhiello del turismo culturale in Sardegna, in particolare per le zone interne. Noi che siamo espressione di quei territori oltre che rappresentanti del popolo sardo abbiamo investito molto sui beni culturali e ambientali, come da tempo hanno fatto l'Umbria, il Trentino Alto Adige e la Val d'Aosta. Anche se siamo in un'isola e non abbiamo gli Appennini e le Alpi! Perché pensiamo sia una parte rilevante del nostro sviluppo e benessere sociale. Non c'è comune, nei nostri territori, che non abbia capito questo e che si stia adoperando in questa direzione. Quello che mancava era una consapevolezza della classe politica regionale e una legge di questo tipo, che non è l'unica e non risolve tutto certamente, ma può rappresentare una svolta importante per i comparti in questione. Questa dev'essere una legge non solo di belle parole ed intenzioni ma deve contenere le risorse necessarie per far sì che il sistema funzioni e gli operatori possano operare con serenità nel tempo. Perché si tratta di beni culturali di interesse regionale, che danno alla Sardegna quel valore aggiunto e originale che la rende unica e interessante, per aumentare in modo consistente la fruizione dei residenti e il flusso turistico culturale esterno. Vedete, io sono presidente di un consorzio turistico che si chiama Perda Iddocca, che coinvolge molti comuni dell'interno e presenta progetti anche con gli altri consorzi. Uno dei progetti che abbiamo presentato ai lavoratori territoriali è titolato "Le valli dei menhir della Sardegna centrale", essendo per ragioni storiche queste emergenze culturali dislocate in questi territori. Si tratta di un vero e proprio parco archeologico. E' stato ammesso e adesso dobbiamo passare alla seconda fase, ma devo anche dire che la Regione sarda e l'Unione Europea hanno già condiviso e finanziato la valorizzazione di questo patrimonio culturale. Cito solo l'esempio di Laconi, il mio paese, che conosco meglio. Dove esiste l'unico museo dei menhir della Sardegna. Non so se è stato visitato! L'Unione Europea però ha finanziato l'acquisto, la ristrutturazione, l'arredo del palazzo Aymerich, una struttura bellissima con cinquemilacinquecento metri quadro di coperto e di duemilacinquecento di scoperto, esattamente come gli ottomila metri quadri del museo di Picasso a Malaga, in Spagna, dove non solo verrà trasferito il museo dei menhir, ma ci saranno gli spazi per dar risalta a tutto il fenomeno della statuaria antropomorfa nelle zone interne e in tutta la Sardegna. Inoltre, nel secondo piano ci sarà il centro di documentazione delle civiltà preistoriche del Mediterraneo. Si tratta di un risultato straordinario di cui non si può non tener conto! Infine, mi appello a lei assessore Pilia, al presidente Soru, che sicuramente leggerà il mio intervento come ha letto tutti gli altri, alla Giunta regionale, mi chiedo cosa si aspetta ad includere nei periodi storici da valorizzare anche quello prenuragico che non riguarda solo quello della stagione antropomorfa ma anche il paleontologico e chissà quanti altri periodi non ancora conosciuti della nostra preistoria, sottolineo questa urgenza, già indicata dagli studiosi, ma soprattutto perché sta per essere portata a termine la struttura di Laconi deputata a rappresentare di fatto questo periodo, spero non si vogliano fare dei doppioni o allocare questi centri nelle solite città o fuori contesto.
Sono fiducioso che questa legge verrà approvata a larga maggioranza, che la Giunta e l'assessore Pilia si occuperanno a breve di inserire anche il prenuragico nei periodi più importanti della storia della civiltà del popolo sardo, per questo annuncio all'articolo il mio voto favorevole. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Il parere della Commissione all'emendamento numero 3 è negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Parere conforme a quello della Commissione.
(E' approvato)
Metto ora in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 3.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). L'emendamento aveva lo scopo di formalizzare una affermazione che era contenuta anche nell'intervento dell'assessore Pilia che ha detto che questa, come dire, apertura, era dedicata ai giovani artisti sardi, se non ho capito male nel suo intervento, naturalmente questo è agli atti del Consiglio, io volevo che questo venisse formalizzato, mi sembrava una cosa importante, ci sembrava, a me a collega Atzeri una così importante, questo diniego non motivato né dalla Giunta né dalla Commissione lascia perplessi, però se questo è il metodo, ne prendiamo atto.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Scarpa, poiché nessun altro ha domandato di parlare metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 3.
SCARPA (Gruppo Misto). Chiedo la votazione con scrutinio elettronico palese.
PRESIDENTE. La chiede il suo capogruppo? Perchè altrimenti occorrono otto consiglieri.
ATZERI (Gruppo Misto). La richiedo io.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento aggiuntivo numero 3 a firma Scarpa e Atzeri.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Pirisi ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CALIGARIS - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - PETRINI - RASSU - SANNA Matteo - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 49
votanti 48
maggioranza 25
favorevoli 12
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2
Art. 2Principi generali
1. Gli interventi della Regione si ispirano ai principi di:
a) cooperazione, coordinamento e sviluppo delle progettualità comuni fra soggetti pubblici e privati;
b) valorizzazione del rapporto tra beni, istituti e luoghi della cultura e relativi contesti territoriali;
c) qualità dei progetti e delle azioni attuative;
d) sostegno all'attività di ricerca e riconoscimento dell'autonomia tecnico-scientifica degli istituti della cultura;
e) promozione di rapporti tra produzione e fruizione culturale, sviluppo del territorio e orientamento sociale ed economico all'innovazione e alla conoscenza.)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione. Poiché nessuno è iscritto a parlare su questo articolo, lo metto in votazione.
(Interruzioni)
Ma arriva in ritardo, onorevole Scarpa, io ho aspettato ho detto è aperta la discussione sull'articolo 2, ho aspettato, non è arrivata la prenotazione….
SCARPA (Gruppo Misto). Posso assicurarle di avere premuto il pulsante appena lei ha detto è aperta la discussione.
PRESIDENTE. Fatelo molto tempo prima perché arriva in ritardo.
Io ho anche aspettato proprio memore di quello che è successo nella votazione precedente, le concedo la parola per dichiarazioni di voto sull'articolo 2.
SCARPA (Gruppo Misto). Brevissimo per annunciare l'astensione per chiedere, anche ai fini della valutazione del voto finale sulla legge alla Giunta regionale di chiarire se il parere contrario all'emendamento 3 prelude alla intenzione di dedicare le risorse su quel punto stanziate anche ad artisti non sardi quindi acquistare e collezionare anche opere di artisti non sardi.
Lo chiedo per valutare come esprimere poi voto sul provvedimento.
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, siamo in fase di dichiarazione di voto per cui…
SCARPA (Gruppo Misto). Ho dichiarato il voto.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sono stati presentati gli emendamenti sostitutivi parziali numero 11 e 4 e gli aggiuntivi numero 12 e 20.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti:
Art. 3Rapporti con lo Stato, gli enti locali, l'università,
le istituzioni di ricerca e di cultura e i soggetti privati
1. Per le finalità della presente legge la Regione opera congiuntamente con gli enti locali, promuove ogni intesa con lo Stato, con soggetti pubblici e privati, secondo i principi di leale collaborazione e di sussidiarietà, nonché forme di consultazione, informazione e coordinamento con le istituzioni universitarie, di ricerca e di cultura.
2. La Regione promuove atti di coordinamento, di intesa e di accordo con lo Stato che possano accrescere il livello di integrazione nell'esercizio delle funzioni relative ai beni, agli istituti e ai luoghi della cultura, particolarmente ai seguenti fini:
a) conferimento di ulteriori funzioni e compiti di tutela del patrimonio culturale al sistema regionale e locale, ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
b) organizzazione, integrazione e sviluppo delle attività di fruizione e di valorizzazione degli istituti e dei luoghi della cultura, di cui al comma 4 dell'articolo 1, compresi quelli appartenenti allo Stato, e individuazione di forme di gestione idonee, ai sensi degli articoli 102 e 112 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
c) definizione degli indirizzi generali per assicurare il coordinamento regionale della cooperazione degli enti locali alle funzioni di tutela.
3. La Regione riconosce agli enti locali funzioni di integrazione, coordinamento e gestione dei rapporti tra beni culturali e contesto paesaggistico e territoriale.
4. La Regione, mediante le procedure previste dalla legge regionale 17 gennaio 2005, n. 1, garantisce la partecipazione degli enti locali alla definizione di obiettivi e piani regionali, al processo di elaborazione delle proprie proposte ai fini di cui alla lettera c) del comma 2, agli accordi su base regionale, ai sensi dell'articolo 112 del decreto legislativo n. 42 del 2004, e determina indirizzi generali sulle attività di fruizione e di valorizzazione affinché siano assicurate condizioni omogenee di efficace gestione nel territorio regionale.
5. La Regione promuove l'elaborazione di programmi comuni con università, istituzioni di ricerca e di cultura e altri soggetti pubblici e privati; può partecipare a fondazioni, associazioni, comitati e altri organismi di carattere culturale sulla base di progetti definiti in applicazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e di congruità dimensionale, tecnica e gestionale.
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GESSA - BARRACCIU - CERINA - DAVOLI - SANNA FRANCO - SANNA Simonetta.
Articolo 3
Nel comma 2 la lettera b) è sostituita dalle seguenti:
"b) organizzazione, integrazione e sviluppo delle attività di fruizione degli istituti e dei luoghi della cultura, compresi quelli appartenenti allo Stato, nonché attribuzione della disponibilità e della gestione di istituti e luoghi della cultura statali al sistema regionale e locale, ai sensi dell'articolo 102 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
b1) organizzazione, integrazione e sviluppo delle attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica, ai sensi dell'articolo 112 del decreto legislativo n. 42 del 2004;". (11)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI.
Articolo 3
Nell'articolo 3, comma 5, le parole "partecipare a" sono sostituite dalle parole "sostenere finanziariamente l'attività di". (4)
EMENDAMENTO aggiuntivo GESSA - BARRACCIU - CERINA - DAVOLI - SANNA FRANCO - SANNA Simonetta.
Articolo 3
Nel comma 2, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente:
"c bis) istituzione, con il concorso del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali della Soprintendenza per i beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro con sede Li Punti (Sassari), delle università e di altri soggetti pubblici e privati, di un Centro di ricerca e conservazione dei beni culturali, avente anche funzioni di scuola di alta formazione e studio per l'insegnamento del restauro, ai sensi dei commi 9 e 11 dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 42 del 2004.". (12)
EMENDAMENTO aggiuntivo GESSA - BARRACCIU - CERINA - DAVOLI - SANNA FRANCO - SANNA Simonetta.
Articolo 3
Dopo il comma 5 dell'articolo 3 è aggiunto il seguente comma:
"6. La Regione riconosce il ruolo degli operatori pubblici e privati, singoli o associati, e ne promuove la crescita professionale e imprenditoriale". (20).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, ho visto che è iniziata la serie degli emendamenti che ovviamente era facile aspettarselo sono in gran parte a firma della maggioranza, probabilmente si è avuto modo di osservare, di qualcuno non è capisco la ragione, onestamente non ne capisco la ragione, però evidentemente ci sono necessità che mi sfuggono in questo momento e continuo ai rapporti con lo Stato. Nell'emendamento numero 11, l'organizzazione integrazione e sviluppo anche compresi quelli appartenenti allo Stato, continuiamo ad interessarci di una materia che non è la nostra o può diventare la nostra, ma non può assolutamente essere menzionata in questo modo, ci saranno intese, ci sarà la possibilità, ma che su questo articolato si scriva: "compresi quelli appartenenti allo Stato", ma…Assessore voglio capire! Colleghi della maggioranza di che cosa vi volete occupare? Di quale parte del patrimonio dello Stato oggi in Sardegna vi volete occupare e come ve ne volete occupare? Previe intese? Benissimo, prima si facciano le intese dopo di che si norma, ma fare una norma prima che ci siano delle intese, ammesso che queste intese possano esserci, io non so, a meno che … non ci dica che le intese ci sono già che tutto ciò che decide il Consiglio regionale della Sardegna va bene anche per il Governo, va bene anche per lo Stato, non è assolutamente possibile un fatto di questo genere.
Sui soggetti privati, è un altro argomento importante questo dei soggetti privati, perché le collezioni private sono importantissime in Sardegna, ce ne sono alcune credo ancora sconosciute probabilmente, comunque non totalmente conosciute, anche i privati debbono essere messi nella condizione di poter rendere fruibili i loro averi, avere le garanzie che hanno le strutture pubbliche. Il fatto che la Regione promuova l'elaborazione di programmi comuni con Università ed istituzioni di ricerca e di cultura e altri soggetti pubblici e privati, perché questa possibilità non è adatta agli enti locali? Perché per come è formulato gli enti locali non potrebbero, non so su quale base, per esempio Don Dore non l'abbiamo mai formalizzato ma quando io ero presidente alla provincia, per un certo periodo era pronto a sottoscrivere un protocollo d'intesa con la provincia di Oristano perché la provincia di Oristano intervenisse anche finanziariamente sul museo di Don Dore. Ora, se la Regione promuove l'elaborazione di programmi comuni con l'Università, istituzioni di ricerca e di cultura e altri soggetti pubblici e privati, che non si capisce che siano, perché sono enti locali bisogna scriverlo, se non sono enti locali mi viene da pensare che probabilmente c'è un qualcosa che non coincide con quello che è il mio intendimento. Quale contributo e quale interesse possono avere gli enti locali se non possono interagire con strutture private, oppure con strutture pubbliche, perché questo gli è precluso dalla norma che dice che la Regione può fare questo, non lo possono fare gli enti locali, lo può fare la provincia lo possono fare i comuni, no perché poi, quando andiamo a vedere l'articolato successivo dove ci sono le competenze delle province e dei comuni un pochino stride con quello che c'è scritto nel comma 5 dell'articolo 3, quindi anche su questo probabilmente il Presidente della Commissione che non mi sono permesso di menzionare degli interventi che ho fatto, non per non avere riguardo, perché ha ascoltato con attenzione la sua relazione, l'ho trovata molto puntuale e attenta quindi, siccome si stanno sperticando le lodi nei confronti dell'assessore Barracciu e non lo so se sono dovute alla relazione oppure al fatto che, come dire…
PIRISI (D.S.). Non è un Assessore…
DIANA (A.N.). Non l'ho detto apposta… L'ho detto apposta?
PIRISI (D.S.). Ironia!
DIANA (A.N.). Giusto perché… Ecco, la relazione dell'onorevole Barracciu è una relazione attenta, certamente, rispettosa, puntuale ha tutte le caratteristiche di una bella relazione. Quindi, non è in discussione.
Ho ascoltato con meno attenzione l'intervento che ha fatto il collega Pisu, vede Assessore, eh, collega Pisu almeno dei menhir lei poteva fare a meno di menzionarli, soprattutto in presenza del fatto che la relatrice di maggioranza di questa legge, guarda caso, è di quel Comune, che probabilmente ha un patrimonio pari a quello del suo Comune, se non superiore, per cui forse, un po' di garbo ci sarebbe voluto, insomma, proprio in questa fase. Perché, non si può elogiare ciò che ha fatto l'onorevole Barracciu e poi, in pompa magna, vantare le bellezze archeologiche, architettoniche, culturali… Sappiamo tutto di Laconi! Onorevole Pisu, sappiamo tutto e anche di più! Quindi, per il futuro, si astenga perché altrimenti ognuno di noi si cura il paesello, l'orticello… Sa una volta si riesce ad essere eletti con un certo numero di voti, la volta successiva no eh! Non è più sufficiente un paese, capito?
PISU (R.C.). Ho fatto un esempio!
DIANA (A.N.). E quindi, onorevole Pisu, glielo dico perché troppo spesso risuona il Comune di Laconi, che certamente ha grandissime bellezze di tutti i generi: paese molto verde, non è verde quando Sorgono, per esempio, però è verde anche quello; ha un bel parco certamente, però le montagne di Sorgono non sono inferiori a quelle. Insomma non ho capito per quale motivo lei parla di un territorio, e dovrebbe parlare di un territorio, visto che lei è Presidente guarda caso del consorzio de "Sa perda 'e iddocca". Se lei continua a parlarne in questo modo, io ho la vaga sensazione che qualcuno dei sindaci cominci a pensare: "Ma, insomma, è Presidente de "Sa perda 'e iddocca" perché ha l'interesse di governare un territorio, vuol far sì che quel territorio, de "Sa perda 'e iddocca", esca da una fase difficile, e certamente com'è difficile la fase delle zone interne; oppure sta curando l'orticello di Laconi?". Perché se così è non va bene, onorevole Pisu! Già un'altra volta mi ero permesso di riprenderla su questo aspetto, sì so che a lei dà fastidio, però vede Sant'Ignazio da Laconi non è Sant'Ignazio da Laconi solo perché è nato a Laconi, è il Santo di tutti, lo veneriamo tutti quanti, in Sardegna. Quindi, non è patrimonio solo suo, così come i menhir non sono solo patrimonio suo, così come nel palazzo che sta facendo restaurare, ancora, che è una bella struttura certamente, andrebbe conservata, salvaguardata, spero che lo stia facendo nel migliore dei modi. Però non esiste solo Laconi, esiste un territorio, e quel territorio, sa perché me ne preoccupo tanto? Perché è un'appendice della Provincia di Oristano e io mi occupo della Provincia di Oristano, adesso anche degli altri territori, a dire la verità. Ma, parlando della Provincia di Oristano, lei è un ex sindaco, consigliere regionale, ha amministrato per due legislature Laconi, è arrivato in Provincia di Oristano, e ne siamo felici tutti quanti che Laconi sia in provincia di Oristano, beh, provi a spendere una parola anche per la Provincia di Oristano, non solo per il suo Comune!
PISU (R.C.). Per la Sardegna io parlo! Mamma mia!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Approfitto della discussione generale su questo articolo per segnalare ai colleghi l'emendamento numero 4, che io e il collega Atzeri abbiamo depositato, e che appunto è riferito al comma 5 di questo articolo. La ragione per cui abbiamo presentato questo emendamento è che il testo della norma non è chiaro nel configurare, con precisione, il tipo di rapporto che si configurerebbe tra la Regione e questi soggetti pubblici e privati. Ecco, questa "partecipazione" non capiamo se si configuri una partecipazione come socia, come componente del gruppo, oppure semplicemente un sostegno finanziario. Siccome, se fosse, il senso della norma, quello di far entrare la Regione in questi organismi, noi lo troveremmo assolutamente sbagliato e inopportuno, perché non riteniamo che la Regione debba compiere ingerenze sul funzionamento e sulla vita di questi organismi, abbiamo pensato di proporre questo emendamento che chiarisce che la Regione interviene in questi casi, sempre sulla base di progetti eccetera, a finanziare le iniziative di questi organismi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Allora, l'emendamento numero 11 è accolto, emendamento numero 4 è respinto, emendamento numero 12 è accolto e l'emendamento numero 20 è accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Parere conforme.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare sull'emendamento sostitutivo parziale numero 11, lo metto in votazione…
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, chiedo scusa avevo chiesto di parlare… Sono arrivata al limite del primo intervento e quindi non intervengo adesso interverrò successivamente. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 4…
PRESIDENTE. Siamo in votazione dell'emendamento numero 11…
SCARPA (Gruppo Misto). No, allora interverrò sull'emendamento numero 4, Presidente, grazie.
(E' approvato)
Metto ora in votazione l'emendamento numero 4.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Ecco, nel leggere la norma interessata si dice, appunto, che la Regione può partecipare a fondazioni, associazioni, comitati e altro; credo che il senso sia esplicito della norma, cioè che la Regione entra a far parte di questi organismi, ripeto il giudizio assolutamente negativo di questa circostanza. Siccome, stiamo facendo emendamenti con spirito costruttivo e migliorativo, siamo disposti anche ad essere convinti, ci piacerebbe che la maggioranza e la Giunta ci spiegassero anche il loro parere, se fosse possibile, visto che nessuno dei consiglieri regionali sardisti fa parte della Commissione cultura, purtroppo. Ma, ecco, questo nostro spirito costruttivo e collaborativo si trova di fronte a un semplice diniego non motivato, siccome vogliamo che rimangono agli atti le cose che stiamo dicendo, continuo a sollecitare la maggioranza, il relatore di maggioranza e l'Assessore a motivare il diniego, perché questo ci occorre anche ai fini di un giudizio sull'intero provvedimento. Perché, se la maggioranza ritiene che la Regione debba diventare socia di fondazioni e di associazioni, questo fatto è gravissimo dal nostro punto di vista e intendiamo denunciarlo in tutte le sedi, perché un'ingerenza culturale è inaccettabile! Però, vogliamo che venga sprecata una parola su questo, che si dica che l'intenzione politica della Regione è di partecipare alle fondazioni e alle associazioni culturali, di diventarne socia, di usare, quindi, il potere del denaro dentro questi organismi, per condizionarne le attività culturali! Credo che su questo abbiamo diritto a una risposta, colleghi della maggioranza! Se vogliamo che ci sia una collaborazione in quest'Aula!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente. Io ho letto e ho visto questo emendamento e il mio voto è contrario all'emendamento perché a me sembra che l'espressione "partecipare", questa è una mia interpretazione e l'ho letto così, non significhi entrare nei consigli di amministrazione, ma venga usato come "sostenere" finanziariamente, cioè il significato sia quello. Con una possibilità, tra l'altro, si mantiene il concetto di "può sostenere", cioè "può partecipare". E' vero, onorevole Scarpa, che sembrerebbe esserci un margine di ambiguità, però la partecipazione è sempre stata intesa, e io così l'ho interpreta, come un'opportunità e una possibilità di sostenere le attività delle fondazioni. Io in questo senso ritengo di dover votare contro l'emendamento. Grazie.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Gentilmente vorrei chiedere la votazione elettronica su questo emendamento e poi è chiaro rinnovo l'invito alla Giunta e alla relatrice a essere più generosi nell'eventualità che stiano respingendo questo emendamento. Grazie.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. E' uscita.
SCARPA (Gruppo Misto). Allora sospendiamo il voto!
PRESIDENTE. Aspettiamo un secondo che torni l'Assessore.
Assessore, stiamo votando l'emendamento numero 4.
E' stato chiesto il voto elettronico quindi invito intanto i colleghi...
Assessore, vuole intervenire, prima di votare?
Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Sì, per precisare il senso di quella "partecipazione" che, ne abbiamo anche discusso in Commissione, è stato lasciato così generico nel senso che ci può essere un'associazione, un progetto culturale di particolare rilievo da sostenersi anche semplicemente con un patrocinio, mentre ci può essere, magari, una fondazione museale, un'iniziativa un po' più ponderosa, che eventualmente la Regione nel bilancio può decidere di finanziare; quindi, mettere "sostenere finanziariamente" significa che sempre e comunque la Regione è costretta ad un esborso finanziario.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 4.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CONTU - DIANA - LA SPISA - LIORI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANCIU - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 49
votanti 48
astenuto 1
maggioranza 25
favorevoli 11
contrari 37
(Il Consiglio non approva).
Indico la votazione dell'articolo 3... chiedo scusa, onorevole Diana, per dichiarazione di voto?
DIANA (A.N.). Sull'emendamento successivo.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, su che cosa? Dichiarazione di voto sull'articolo 3?
CALIGARIS (Gruppo Misto). No, sull'emendamento successivo.
PRESIDENTE. Sull'emendamento successivo. Allora votiamo l'articolo.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 12.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, Presidente, intervengo su questo emendamento perché mi era sfuggito un attimo fa. Non so chi abbia ideato questa bella cosa, insomma, la definisco così perché... Dunque, da un lato si cerca di demolire le Soprintendenze e poi, con questo emendamento: " istituzione, con il concorso... del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali della Soprintendenza per i beni archeologici delle province di Sassari Nuoro con sede a Li Punti......", è un laboratorio eh, colleghi, stiamo parlando di un laboratorio non stiamo parlando di..., "delle Università e di altri soggetti pubblici e privati...". Che cosa istituiamo? un "Centro di ricerca e conservazione dei beni culturali, avente anche funzione" - è questa la cosa che mi interessa maggiormente - "avente anche funzione di scuola di alta formazione e studio per l'insegnamento del restauro ai sensi dei commi 9 e 11". Siete arrivati in ritardo, perché forse vi è sfuggito che in Sardegna esiste un corso di laurea in conservazione e restauro dei beni culturali che ha sede in una città che non sta molto a cuore all'onorevole Pisu, lo capisco, però è la città di Oristano che ha l'unico corso in conservazione e restauro dei beni culturali. E allora dico: mettiamoci un attimino d'accordo. Capisco che il rettore Maida - non essendo mio elettore lo posso anche citare - vuole trasferire ancora di più, perché ha utilizzato... è un fatto che sta diventando sistema, questo, di utilizzare i territori più emarginati, di utilizzare le sedi periferiche, per iniziare una certa attività salvo poi riportarla indietro. E' successo con i beni culturali: restauro e conservazione dei beni culturali, istituito ad Oristano con il presidente Diana, onorevole Pisu, non sindaco di Laconi, Presidente di una Provincia! Istituito anche con risorse della provincia di Oristano! Restauro e conservazione dei beni culturali, il primo corso in assoluto in Sardegna, il primo è l'unico. Successivamente ci siamo fermati qui? No: archeologia subacquea, unico corso in Italia, ad Oristano! Non Giurisprudenza, non Ingegneria, non Lingue, non Scienze dell'educazione, lauree particolari, lauree dove è necessaria una grandissima professionalità e probabilmente si riesce a garantire anche una certa occupazione, a pochi laureati, certamente, ma importantissimi per quello che stiamo facendo. Ma possibile che non ci sia un altro sito in Sardegna se non Cagliari e Oristano, in questo caso Sassari,...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, grazie. Io voterò a favore dell'emendamento numero 12 perché pone l'accento sulla questione del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali della Soprintendenza; resta, ovviamente, anche un problema di capire bene come potremo gestire anche i finanziamenti per mantenere le aree archeologiche però mi sembra che questo emendamento faccia e dia anche la possibilità di valorizzare anche il Centro tutela e restauro dei beni librari della Regione che è un gioiello che la Regione ha costruito negli anni e che ha sicuramente necessità di vedere migliorato perché ci sono degli aspetti legati alle professionalità che esistono in questo Centro che è stato costituito come Centro tutela e restauro dal 2001 e che hanno necessità di essere riconosciute a tutti gli effetti. Io spero che anche questa legge possa servire come stimolo perché le professionalità che sono cresciute all'interno del Centro regionale possono trovare una collocazione adeguata e possono quindi avere garantito il lavoro, visto che fino ad ora sono in una condizione di precarietà. Quindi sì all'emendamento ma forse bisognerebbe anche tenere in considerazione il Centro perché è una realtà che è sorta all'interno della regione e che veramente si avvale di professionisti che da vent'anni invece si trovano in uno stato di precarietà del lavoro e questo non va bene. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io annuncio il mio voto di astensione sull'emendamento e ribadisco la profonda insoddisfazione rispetto al fatto che è stata posta una domanda precisa, cioè se è intenzione della Giunta regionale di partecipare ad associazioni, fondazioni, comitati, entrando nella compagine dei componenti, oppure no. La risposta non mi soddisfa perché nessuno nega la concessione di un patrocinio gratuito, anche con l'eventuale approvazione del nostro emendamento, ma il punto centrale non è stato chiarito, cioè se la norma è stata approvata perché è nelle intenzioni della Giunta di entrare in questi organismi. Su questo aggiungo anche un altro fatto che, ora che abbiamo delegato tutte le norme di spesa alle Province e ai Comuni, questa norma insieme ad altre forse serve a giustificare l'intervento diretto della Regione su questi organismi, e anche su questo forse sarebbe il caso di chiarire meglio.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Presidente, Assessori, colleghi, anch'io ho qualcosa da dire su questo emendamento per il quale annuncio il voto contrario pur con grande dispiacere, soprattutto considerando le persone che lo firmano che sono tutte degnissime, carissime e simpatiche persone, e colleghi. Però, dopo quanto detto dall'onorevole Diana, vorrei sottolineare altri aspetti, che qui in Sardegna, purtroppo, non abbiamo mai brillato per collaborazione, e sottolineo anche io le divisioni che ci sono sempre stati tra la sovrintendenza e l'università, che hanno sempre cercato di fare a cazzotti, di appropriarsi l'una delle competenze dell'altro, e non penso che basti scrivere in legge, che si debba collaborare che bisogna rimettere tutto insieme per fare collaborare coloro che nessuna intenzione hanno mai dimostrato di voler fare, quanto questa legge, giustamente, anche se vogliamo, auspica ma che mi sembra piuttosto velleitario. Così come mi sembra velleitario classificare una scuola di alta formazione per legge, quando poi, in effetti, mi sembra che le premesse non siano le migliori, questa scuola era ad Oristano, che ha avuto l'idea, ha identificato la città di Oristano come luogo di vocazione per l'istituzione di questa scuola, che poi è stata dal rettore sottratta, non so quanto intelligentemente, e con quanta fortuna, perché poi mi sembra che la scuola abbia dei limiti, che sono dovuti al fatto, che è una volta conseguito il titolo, gli studenti che il perfezionamento dopo la laurea breve, debbano per forza recarsi in continente, recarsi oltre Tirreno per proseguire la specializzazione. Era un'idea buona quella dell'alta specializzazione per la conservazione e restauro dei beni archeologici, però a maggiore ragione, quando si parla d'Italia che è la nazione leader mondiale del settore, dove c'è tanto da imparare, però la Sardegna, purtroppo, anche in questo, ha un mare di mezzo e per poter arrivare ai livelli di eccellenza, che questi si sono a Roma per esempio, sono a Firenze e in tante altre città, dobbiamo mandare i nostri giovani a proseguire gli studi oltre Tirreno. Bene avrebbe fatto il rettore Maida a continuare a tenere legato quest'istituto, come ci si auspicava, per altri musei, per altri istituzioni nel territorio, dove esistono degli studi complementari, tipo quello dell'archeologia subacquea, citato dall'onorevole Diana, e dove anche. Per portare avanti questo tipo di disegno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori. Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). Grazie Presidente, per specificare il senso dell'emendamento numero 12, intanto volevo dire che con… in legge noi non stiamo istituendo un centro di ricerca e di conservazione dei beni culturali, noi stiamo prevedendo, lasciando la porta aperta, affinché, attraverso delle intese, questo possa essere istituito. Non vedo, rispetto a questo centro, la contrapposizione con la facoltà che è stata istituita ad Oristano, anzi penso al contrario, che l'istituzione di questo centro, che dovrà avvenire, perché non lo stiamo facendo con questa legge, potrà essere un luogo dove quei laureati potrebbero eventualmente trovare occupazione, quindi non vedo la contrapposizione, anzi, una finalità anche occupativa per quei laureati.
(E' approvato)
Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 20, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. Onorevole Licheri adesso è arrivata.
Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). No per chiedere il voto elettronico palese.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 20.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA.
Risponde no il consigliere: SANCIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - LIORI.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 39
Votanti 36
Astenuti 3
Favorevoli 35
Contrari 1
PRESIDENTE. Colleghi non siamo in numero legale. Possiamo proseguire colleghi? Va bene? Va bene colleghi, facciamo una votazione per alzata di mano sull'emendamento numero 20, annulliamo la votazione.
(E' approvato)
Prego i colleghi di stare attenti e di seguire l'andamento dell'Aula. Per non farsi del male, insomma, volendo fare del bene, naturalmente.
Passiamo all'esame dell'articolo 4. All'articolo 4 sono stati presentati gli emendamenti soppressivo parziale 13, soppressivo parziale 28 e aggiuntivo 17.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:
Art. 4
Funzioni e compiti della Regione
1. La Regione esercita le funzioni di tutela e valorizzazione dei beni culturali ad essa attribuite dalla Costituzione, dalle intese ai sensi del comma 3 dell'articolo 118 della Costituzione, dall'articolo 10 della Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, dallo Statuto speciale e successive norme di attuazione, dal decreto legislativo n. 42 del 2004 e le funzioni di indirizzo, coordinamento, programmazione generale e valutazione in materia di beni, istituti e luoghi della cultura degli enti locali o ad essi affidati; in particolare:
a) predispone il Piano regionale per i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura, di cui all'articolo 7;
b) promuove, d'intesa e in concorso con gli organi statali competenti, con gli enti locali e con i titolari di istituti e di luoghi della cultura, nonché con altri soggetti pubblici e privati, il censimento, l'inventariazione e la catalogazione dei beni culturali e lo sviluppo delle relative banche dati regionali, secondo metodologie definite con lo Stato ed eventualmente con altre regioni, favorendo l'interoperabilità tra i diversi sistemi informatizzati;
c) coopera con il Ministero per i beni e le attività culturali e con i soggetti proprietari in ordine alla tutela di beni mobili e immobili degli enti locali o di interesse locale, o comunque inclusi nei musei, nei parchi archeologici, negli ecomusei e nelle altre strutture degli enti locali o di interesse locale, sottoposti a tutela o destinatari di contributi finanziari, diretti e indiretti, della Regione;
d) promuove e coordina progetti per la valorizzazione dei beni culturali, l'organizzazione delle connesse attività, l'allargamento delle capacità e delle competenze di fruizione culturale;
e) promuove e coordina progetti per la valorizzazione dell'arte contemporanea e ne favorisce la catalogazione;
f) promuove e coordina interventi di restauro dei beni culturali sulla base di metodologie definite d'intesa con gli organi statali competenti, ai sensi dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
g) collabora alle azioni per il recupero dei beni culturali trafugati e acquista beni culturali anche attraverso l'esercizio del diritto di prelazione;
h) promuove, d'intesa con gli organi statali competenti, con le università e gli istituti di ricerca, interventi di ricerca archeologica e paleontologica nel territorio della Sardegna;
i) esprime il parere per l'esportazione di opere d'arte, di cui al comma 7 dell'articolo 68 del decreto legislativo n. 42 del 2004;
l) esercita le funzioni e i compiti di soprintendenza dei beni librari, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio 1975, n. 480, attraverso il Centro regionale di tutela e restauro dei beni librari;
m) predispone e aggiorna l'Albo regionale degli istituti e dei luoghi della cultura, di cui all'articolo 18;
n) determina, con il concorso degli organi statali competenti e delle organizzazioni professionali, gli standard di qualità dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura, di cui al comma 4 dell'articolo 1, e ne verifica periodicamente la sussistenza;
o) contribuisce alla definizione di linee di indirizzo e di standard tecnici concernenti l'intervento pubblico in tema di beni culturali a livello nazionale e predispone, nel rispetto delle competenze statali, le linee guida per i profili professionali e i percorsi formativi del personale degli istituti e dei luoghi della cultura e promuove la formazione e l'aggiornamento degli operatori;
p) coordina la rilevazione dei dati sugli istituti e luoghi della cultura, i loro servizi, attività ed utenti;
q) promuove la ricerca di soluzioni innovative per il coordinamento e la qualità della gestione del patrimonio e dell'offerta culturale sul territorio;
r) assicura, su richiesta degli enti locali, servizi di supporto e di assistenza tecnica, amministrativa e giuridica nelle materie della presente legge;
s) promuove azioni e accordi diretti all'integrazione sociale e multiculturale e allo sviluppo delle collezioni bibliografiche e documentarie e di servizi bibliotecari rivolti alle fasce di utenti svantaggiati;
t) cura lo sviluppo e l'inserimento delle attività e dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura della Sardegna nel contesto europeo ed extraeuropeo, favorendo la collaborazione e la cooperazione, la circolazione delle persone e delle idee e gli scambi professionali;
u) esercita le funzioni che le sono attribuite da norme di attuazione statutaria.
2. La Regione, previa intesa con lo Stato, esercita i compiti e le funzioni di soprintendenza regionale dei beni culturali.
3. La Regione e gli enti locali, nei rispettivi ambiti di competenza, possono stipulare, anche mediante la partecipazione finanziaria agli oneri di gestione, convenzioni o accordi con soggetti pubblici e privati titolari di istituti della cultura o di raccolte museali o bibliografiche e documentarie di riconosciuto interesse culturale, qualora la rilevanza del patrimonio o dei servizi sia tale da concorrere allo sviluppo del sistema regionale; le convenzioni e gli accordi riguardano la partecipazione a specifiche iniziative e comportano l'obbligo per tali soggetti di garantire l'accesso pubblico al proprio patrimonio e ai relativi servizi culturali.
Emendamento soppressivo parziale Gessa - Barracciu - Cerina - Davoli - SANNA Franco - Sanna Simonetta.
Articolo 4
Nel comma 1, lettera b), sono soppresse le parole: "secondo metodologie definite con lo Stato ed eventualmente con altre regioni,". (13)
Emendamento soppressivo parziale Diana - Liori - Artizzu - Moro - Sanna Matteo.
Articolo 4
Il comma 2 dell'articolo 4 è soppresso. (28)
Emendamento aggiuntivo Gessa - Barracciu - Cerina - Davoli - SANNA Franco - Sanna Simonetta.
Articolo 4
Al comma 2 dell'articolo 4, dopo le parole "...con lo Stato" sono aggiunte le seguenti: "ai sensi del comma 3 dell'articolo 118 della Costituzione". (17).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Solo per far rilevare ai colleghi della maggioranza e alla Giunta, la disponibilità dei consiglieri regionali Sardisti al procedere dei lavori, disponibilità che in questo momento non riteniamo ricambiata.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Intervengo su questo articolo perché è un po' la cosa che ho sollevato tutte le volte che mi è stata data la parola. Brevemente sul problema che è stato sollevato con l'emendamento 12. Il problema onorevole Barracciu esiste, ed è un problema, io dico grave, per i rapporti che intercorrono tra amministrazioni, tra istituzioni, che dovrebbe intercorrere anche tra la Regione e il mondo universitario sardo. Questo è un altro degli argomenti, che non mi pare sia identificabile all'interno di questo articolato. Perché è vero che oggi con l'autonomia scolastica è possibile tutto e di più, pensate che è possibile, per esempio, che ci sia una generazione di oristanesi che fino all'età di 17-18 anni era convinta che gli eschimesi abitassero l'Antartide. Era una scuola elementare piuttosto numerosa questo insegnante ha avviato ad un processo di educazione scolastica, ci siamo ritrovati con generazioni di ragazzi che erano ancora convinti che gli eschimesi abitassero in Antartide. Per dire che cosa può fare la Regione Sardegna, non lo so se lo possa fare, ma certo che l'articolo di ieri sui giornali identificava e fotografava molto bene una certa situazione. Allora l'università, e i rapporti con la Regione Sardegna, forse sono difficili, o forse è difficile averli, o forse è facilissimo, per il momento in cui, tutti quanti noi sosteniamo e incentiviamo con risorse importanti in finanziaria l'attività universitaria, anche per quei famosi corsi di laurea dislocati nel territorio regionale, tutto va bene; ora il problema, lo dico ai docenti universitari presenti in quest'aula, è uno solo il problema della corso di laurea di restauro e conservazione dei beni culturali istituito ad Oristano, al terzo anno è stato chiuso, ma non è stato chiuso, è stato riportato, anzi non c'era mai stato a Sassari, è stato chiuso ad Oristano ed è stato portato a Sassari, perché classificava, perché era un corso importante ed è importantissimo, certamente, oggi lo diventa ancora di più. Perché è successo il tutto? Ufficialmente, perché non sarebbero sufficienti le risorse. Presidente, siamo nella discussione.
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Diana. Solo che è rimasto il tempo… Prego.
DIANA (A.N.). Grazie. Quindi, il problema è sostenere i costi dei docenti ad Oristano. Non era più possibile, pur con il grande contributo che la Regione Sardegna per il tramite del Consorzio universitario di Oristano elargiva all'Università di Sassari. Ciò nonostante il corso di conservazione e restauro dei beni culturali è tornato a Sassari. E' importante questo. Io sono d'accordo con l'onorevole Barracciu. Mi auguro che un domani la scuola di specializzazione, questa sì, perché Oristano ha costruito i laboratori per il restauro e conservazione dei beni culturali. Abbiamo investito tutti quanti noi, la Regione Sardegna per prima, con il contributo di 2 milioni e 250 mila euro in tre finanziarie diverse, compresa l'ultima, per costruire i laboratori ad Oristano, che servivano proprio per restauro e conservazione, anche per restauro e conservazione dei beni culturali oltre che per enologia. Beh, nonostante tutto questi corsi sono tornati a Sassari.
Allora, quando io leggo quell'emendamento è chiaro che un attimino mi sento quasi urtato, permettetemi questo termine, perché conosco troppo bene la vicenda. E adesso noi con questa legge vorremmo sostenere, spero che non sia così. L'ha detto bene l'onorevole Liori, i rapporti tra l'Università e le sovrintendenze sono sempre conflittuali, sempre lo sono stati, sono due mondi completamente diversi. Dappertutto, è sempre stato così. Però, nel momento in cui si vogliono investire delle risorse per creare un centro di ricerca, un centro di specializzazione, beh, nominate Li Punti, va benissimo. A Li Punti c'è un laboratorio che è della sovrintendenza, non c'entra niente né con l'Università di Sassari e né con la Regione Sardegna, è finanziato interamente dallo Stato. Ecco perché mi sono permesso di sollevare il problema relativamente e per finire la conversazione sull'articolo 4. Abbiamo già detto abbastanza. Continuo a pensare che il comma 2, così come formulato, e non ho trovato nella modifica dell'emendamento presentato nessuna novità perché, vedete colleghi, nel momento in cui voi dite al comma 2 dell'articolo 4, dopo le parole "con lo Stato" sono aggiunte, mi fa piacere che abbiate preso buona nota del fatto che il problema esiste, ma voi dite "con lo Stato" sono aggiunte le seguenti "ai sensi del comma 3 dell'articolo 118 della Costituzione". C'è qualcuno che se la ricorda a memoria la Costituzione, l'articolo 3? No, perché se c'è qualcuno forse sarebbe meglio leggerla, così capiamo se stiamo aggirando l'ostacolo oppure non stiamo facendo assolutamente nulla, perché questo è uno di quegli articoli che fa capo al titolo V della Costituzione che non ha permesso alla Regione Toscana in due consecutive leggi di escludere le sovrintendenze dal controllo del patrimonio culturale della Regione Toscana. E non ho capito, se non è stato possibile per una Regione a statuto ordinario, dovrebbe essere possibile per una Regione a statuto speciale che ha maggiori difficoltà da un lato, ma ha un'arma, la modifica dello Statuto. L'ho detto già prima, lo ribadisco adesso, questa è una norma che verrà certamente impugnata.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Sì, per dichiarare il voto di astensione, ma fare una segnalazione ai colleghi e alla Giunta.
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, se fa una dichiarazione di voto quella è successiva. Adesso siamo in discussione.
SCARPA (Gruppo Misto). A meno che lei non mi faccia intervenire in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Va bene.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Brevissimamente, per segnare il fatto che il comma 2 dell'articolo 4 fa riferimento ad un'intesa con lo Stato per esercitare compiti e funzioni di sovrintendenza regionale e di beni culturali. Ora, la Regione ha già, se non ricordo male, competenze esclusive in materia di beni librari. Cosa succederebbe se non vi fosse quest'intesa? Cioè, stiamo assoggettando una nostra competenza già esclusiva a quest'intesa e, se non arriva, perché assoggettare una competenza che già abbiamo a titolo esclusivo ad un'intesa con lo Stato? Non è possibile forse una formulazione diversa di questa norma che metta al riparo questa competenza da dubbi di cedere su un terreno sul quale invece dovremmo essere combattivi?
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa.
E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi. Io sono favorevole a questo articolo 4 per le stesse ragioni che ho espresso nel mio precedente intervento. Debbo però anche dire, brevemente, che sono rimasto di stucco nell'ascoltare le considerazioni dell'onorevole Diana sul mio intervento e su altre questioni che poco hanno a che fare, a che vedere con l'argomento in discussione. Vede, onorevole Diana, io sono, come lei ben sa, poco propenso alla sterile polemica fine a se stessa. Se ho fatto quell'intervento e se sono in quest'aula è semplicemente perché sono interessato, ma molto interessato all'approvazione di questa importante legge.
Lei, anche oggi, vuol fare il signor no, ci descrive ogni tanto nei suoi interventi a catena scenari apocalittici, lo fa anche su tutte le altre leggi che proponiamo. Oggi, pare abbia scelto me, non il presidente Soru o qualche altro collega, come bersaglio delle sue insoddisfazioni. Vede, se avesse ascoltato più attentamente e non distrattamente il mio intervento, avrebbe notato che ho parlato di una legge che esalta e valorizza i beni culturali della Sardegna per presentarli al meglio nel contesto internazionale. Questo io ho fatto, l'ho fatto come ho potuto farlo, con i miei ragionamenti e citando anche dei fatti. Se ho citato Laconi, il mio paese, non l'ho fatto perché ho sbagliato sede. No! Ma l'ho fatto semplicemente perché era un esempio che conoscevo bene, che merita di essere citato in questa discussione e perché mi sembrava importante farlo conoscere ai fini della valorizzazione di un periodo che non c'è nei periodi prescelti dalla Regione per essere valorizzato. L'ho fatto semplicemente per questo. Non capisco come si possa collegare questo fatto a tutte le altre, mi permetta, barzellette che lei ci ha raccontato oggi sulle tante motivazioni turistiche del mio paese, comprese quelle di Sant'Ignazio, di cui dovrebbe, come dire, onorarne perlomeno la persona, quello che rappresenta per decine di migliaia, per centinaia di migliaia di sardi. E glielo dico io che sono anche laico e dunque sono anche, come dire, forse meno impegnato di lei in questo tipo di valorizzazione. Vede, il Consorzio turistico Sa Perda 'e iddocca non lo cito mai a sproposito, lo cito come un esempio importante perché ci è servito a superare il campanilismo, ci è servito a mettere assieme paesi, ma poi quando lei passa in tutta la Sardegna e legge tour dei nuraghi, quello è un lavoro fatto con altri tre consorzi, con decine di paesi, è un lavoro enorme, costato anni di lavoro, forse il collega Attilio Dedoni ne sa qualcosa, perché ha seguito tutta questa vicenda ed è un esempio citato per aver valorizzato beni culturali che riguardano la civiltà nuragica e prenuragica della Sardegna sud-ccidentale, che coinvolge prevalentemente la Provincia di Oristano.
Dunque, stiamo parlando di queste cose, non di banalità che riguardano un piccolo villaggio delle zone dell'interno. Non devo ricordare a lei che ci siamo battuti e siamo dentro il sistema museale della Provincia di Oristano o devo ricordare a lei le critiche che mi sono cadute addosso per anni, quando ho guidato, assieme ad altri sindaci, il passaggio alla provincia di Oristano di comuni che stavano in altre province, io ero sindaco, facevo queste battaglie e le abbiamo vinte, e non le abbiamo vinte grazie a lei, le abbiamo vinte grazie alla nostra determinazione che ci ha portato non a chiacchierare, ma a farci raggiungere l'obiettivo e oggi, il mio paese e gli altri nove che assieme a noi hanno portato avanti questa battaglia sono dentro la provincia di Oristano e ci sono, non solo perché facenti parte di quella provincia, ma perché stiamo costruendo, anche nel terreno culturale, anche nel terreno della valorizzazione dei beni ambientali, una rete che sicuramente ci porterà a fare un lavoro utile alle nostre popolazioni, ma tutto questo non lo vediamo in chiave provinciale, lo vediamo in chiave regionale, perché pensiamo non solo a Laconi, al consorzio, alla provincia di Oristano, pensiamo alla Sardegna, pensiamo a questa terra che merita amministratori che possano, veramente, valorizzarla su questo piano, per presentarla al meglio. Forse lei si scaglia contro di me, si scaglia contro chi propone questa legge, si scaglia contro Soru, si scaglia contro questa maggioranza perché ha la coda di paglia, perché sicuramente la sua maggioranza precedente, su questo settore non ha le carte in regola, non ha fatto il suo dovere, non ha valorizzato culturalmente né ambientalmente questo territorio, non ha proposto nulla, il nulla, il nulla che lei usa oggi per bersagliare me che non capisco proprio perché mi abbia scelto e mi abbia privilegiato in tal senso. Per cui, atteniamoci al tema che stiamo discutendo, parliamo di cultura, parliamo di valorizzazione di beni culturali e se ha da passare il tempo ad inventarsi altre storie, lo faccia con un'altra persona perché io neanche lo gradisco. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisu.
E' iscritta a parlare la consigliera Barracciu. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). Sì Presidente, per chiedere cortesemente la sospensione dell'analisi dell'articolo 4, al fine di verificare le sollecitazioni che ha portato l'onorevole Scarpa circa il comma 2.
PRESIDENTE. Onorevole Barracciu, va bene, si sospende l'articolo 4 perché mi sembra che ci sia un'osservazione dell'onorevole Scarpa che è fondata. Sospendiamo l'articolo 4.
Passiamo all'esame dell'articolo 5. All'articolo 5 è stato presentato un emendamento sostitutivo parziale, il numero 15.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 5 e del relativo emendamento:
Art. 5Funzioni e compiti delle province
1. Le province concorrono alla valorizzazione e assicurano la fruizione dei beni culturali della Sardegna ed esercitano i compiti e le funzioni indicati al comma 1 dell'articolo 77 della legge regionale n. 9 del 2006. In particolare, nel rispetto degli indirizzi regionali:
a) programmano e coordinano, con il concorso dei comuni, lo sviluppo dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura del territorio provinciale, promuovendo l'attivazione di sistemi museali e bibliotecari, a partire dalle potenzialità del territorio e dalle esperienze in esso presenti e mediante la stipula di appositi accordi;
b) approvano, sulla base delle proposte dei comuni singoli o associati, il piano provinciale di cui all'articolo 8, suddiviso per singoli settori d'intervento;
c) garantiscono il buon funzionamento e la fruizione degli istituti e dei luoghi della cultura di cui hanno titolarità o loro affidati;
d) curano il monitoraggio sui servizi e le attività degli istituti e dei luoghi della cultura operanti in ambito provinciale;
e) promuovono la didattica dei beni culturali mediante progetti definiti con gli operatori del settore, le istituzioni scolastiche e universitarie e realizzano attività di promozione del patrimonio culturale anche a fini di turismo culturale;
f) coordinano e pubblicano un calendario trimestrale e annuale delle attività degli istituti e dei luoghi della cultura organizzate in ambito provinciale e lo trasmettono alla Regione.
2. Le province erogano annualmente contributi propri e regionali agli istituti e ai luoghi della cultura di ente locale e d'interesse locale e ai sistemi museali e bibliotecari operanti nell'ambito provinciale sulla base dei criteri indicati nel Piano regionale di cui all'articolo 7. In particolare erogano ai comuni singoli o associati del proprio territorio contributi per:
a) la costituzione, il funzionamento e l'incremento delle biblioteche e degli archivi storici di ente locale;
b) la gestione dei servizi relativi a musei, parchi archeologici, ecomusei, biblioteche e archivi storici;
c) il funzionamento dei sistemi museali e bibliotecari;
d) il funzionamento dei centri e delle istituzioni bibliografiche private di cui al comma 1 dell'articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348.
3. Per lo svolgimento delle funzioni e dei compiti di cui al presente articolo le province si avvalgono di personale professionalizzato privilegiando quello appartenente a istituti e luoghi della cultura operanti sul territorio provinciale.
4. La Regione esercita il potere sostitutivo ai sensi dell'articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2006.
Emendamento sostitutivo parziale Gessa - Barracciu - Cerina - Davoli - SANNA Franco - Sanna Simonetta.
Articolo 5
Nel comma 1, lettera a), le parole: ", promuovendo l'attivazione di sistemi museali e bibliotecari, a partire dalle potenzialità del territorio e dalle esperienze in esso presenti e mediante la stipula di appositi accordi" sono sostituite dalle parole: "e istituiscono i sistemi museali e bibliotecari provinciali, cui aderiscono gli istituti, i luoghi della cultura e i sistemi del territorio.". (15).)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Il parere è conforme a quello della Commissione.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 6. All'articolo 6 non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 6:
Art. 6Funzioni e compiti dei comuni
1. I comuni sono i primi custodi dei valori della cultura e dell'identità locale e operano per la conservazione del patrimonio di memorie e tradizioni della comunità regionale e delle singole comunità della Sardegna.
2. I comuni concorrono alla valorizzazione e assicurano la fruizione dei beni culturali della Sardegna ed esercitano le funzioni indicate al comma 2 dell'articolo 77 della legge regionale n. 9 del 2006 e quelle non espressamente riservate dalla legislazione vigente allo Stato, alla Regione o alle province; provvedono in particolare:
a) in concorso con le province, all'elaborazione dei piani provinciali di cui all'articolo 8;
b) singolarmente o in maniera associata, alla gestione e alla valorizzazione delle attività e dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura di cui hanno titolarità o loro affidati;
c) alla cura e alla conservazione delle aree e dei parchi archeologici e dei complessi monumentali di loro titolarità o loro affidati, anche attraverso la realizzazione di interventi di prevenzione, manutenzione e restauro secondo metodologie concordate con la Regione e con gli organi statali competenti;
d) all'integrazione degli istituti e dei luoghi della cultura di loro titolarità, o loro affidati, nei sistemi museali e bibliotecari e alla collaborazione con le istituzioni scolastiche e universitarie e con le associazioni culturali e sociali presenti sul territorio;
e) all'organizzazione di forme di servizio diffuso di lettura, accompagnamento alla fruizione e all'informazione sul proprio territorio;
f) al monitoraggio sui servizi e le attività degli istituti e dei luoghi della cultura operanti in ambito locale.
3. Per lo svolgimento dei compiti di cui al comma 2 i comuni si avvalgono di personale professionalizzato, privilegiando quello appartenente agli istituti e ai luoghi della cultura di propria pertinenza.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 7. All'articolo 7 è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale numero 5, gli aggiuntivi numero 6, il numero 7 e il numero 8.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 7e dei relativi emendamenti:
Art. 7Piano regionale per i beni culturali,
gli istituti e i luoghi della cultura
1. La Regione, in coerenza con le finalità e i principi della presente legge e con gli indirizzi del Piano regionale di sviluppo, elabora il Piano regionale per i beni culturali, gli istituti e i luoghi della cultura, di seguito denominato Piano regionale, sulla base delle proposte e dei programmi degli enti locali. In sede di prima applicazione le proposte degli enti locali, elaborate dalle province d'intesa con i comuni singoli o associati, sono trasmesse alla Regione entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge; successivamente le proposte sono inserite nei programmi annuali provinciali di cui all'articolo 8.
2. Il Piano regionale è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente, previa intesa in sede di Conferenza permanente Regione-enti locali ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 1 del 2005. Il Piano ha, di norma, durata triennale e può essere aggiornato prima della scadenza con le medesime procedure.
3. Il Piano regionale contiene gli obiettivi e le priorità strategiche, nonché le relative linee di intervento; in particolare prevede:
a) la ripartizione delle risorse per la programmazione degli interventi per i beni, gli istituti e i luoghi della cultura, compresa la quota da trasferire agli enti locali e la definizione dei criteri per l'assegnazione dei contributi regionali;
b) gli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni degli istituti e dei luoghi della cultura necessari per ottenere il riconoscimento regionale, nonché i criteri per l'istituzione di musei, parchi archeologici, ecomusei, biblioteche e archivi storici, tenuto conto delle esigenze di differenziazione e di equilibrio territoriale dell'offerta culturale, nonché di sostenibilità culturale del progetto;
c) le metodologie e gli standard definiti a livello nazionale e internazionale che i musei, i parchi archeologici, gli ecomusei, le biblioteche e gli archivi storici devono adottare per l'inventariazione e la catalogazione;
d) i requisiti professionali del personale da impiegare nei musei, nei parchi archeologici, negli ecomusei, nelle biblioteche e negli archivi storici;
e) le linee dell'intervento regionale per la conservazione dei beni culturali, per la ricerca archeologica e paleontologica e per l'arte contemporanea;
f) gli orientamenti per la realizzazione delle attività didattiche, scientifiche e culturali, di promozione della lettura e di accompagnamento alla fruizione;
g) le direttive per la redazione di statuti e regolamenti, nonché le forme di intesa e di cooperazione tra gli enti locali e gli altri soggetti pubblici, privati ed ecclesiastici;
h) gli indirizzi per la promozione e comunicazione dei sistemi museali e bibliotecari;
i) i criteri per la valutazione di efficienza ed efficacia di utilizzo delle risorse da parte degli enti beneficiari, in conformità alle priorità strategiche e agli obiettivi stabiliti;
l) ogni altro intervento rivolto ad assicurare il funzionamento e lo sviluppo del sistema regionale degli istituti e dei luoghi della cultura.
4. Il Piano regionale è predisposto entro nove mesi dall'entrata in vigore della presente legge ed attuato tramite programmi annuali approvati dalla Giunta regionale.
Emendamento soppressivo parziale Scarpa - Atzeri.
Articolo 7
All'articolo 7, comma 1, le parole "e con gli indirizzi del piano nazionale di sviluppo" sono soppresse. (5)
Emendamento aggiuntivo Scarpa - Atzeri.
Articolo 7
Al comma 2 dell'articolo 7 dopo le parole "regionale competente" sono inserite le parole: "assunto il parere obbligatorio e non vincolante della competente Commissione consiliare". (6)
Emendamento aggiuntivo Scarpa - Atzeri.
Articolo 7
Dopo la lettera l) al comma 3 è inserita la seguente:
"l bis) le somme da destinarsi alla realizzazione di un monitoraggio indipendente per la valutazione di efficienza ed efficacia di utilizzo delle risorse da parte dei soggetti beneficiari e le modalità con le quali procedere alla pubblica selezione del soggetto che deve effettuare il monitoraggio". (7)
Emendamento aggiuntivo Scarpa - Atzeri.
Articolo 7
Al comma 4, dopo la parola "nazionale" sono aggiunte le parole: "previa assunzione del parere della competente Commissione consiliare". (8).)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
SCARPA (Gruppo Misto). Mi sono iscritto a parlare.
PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole Scarpa aveva un'iscrizione precedente, quindi pensavo fosse rimasta.
E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Soltanto per illustrare l'emendamento numero 5 e cioè per dire che, approvare oggi una legge che sostiene che il Piano regionale per i beni culturali debba essere approvato in coerenza con gli indirizzi del Piano regionale di sviluppo, nel momento in cui oggi noi non abbiamo a disposizione un piano regionale di sviluppo, potrebbe essere un riferire uno strumento del quale ci dobbiamo dotare subito, al più presto, ad un sistema di valori che oggi non è disponibile, quindi, non so se questo possa essere un impedimento materiale, cioè finché non c'è il Piano di sviluppo non si può fare il piano… ecco, allora, per questa ragione, probabilmente, è più opportuno levarlo, e se la regione mette "in coerenza con i programmi del…" non lo so, ecco, mi sembra che ci sia un problema formale perché, approvare una legge che fa riferimento ad uno strumento che non esiste potrebbe creare dei problemi nella sua attuazione proprio perché questo Piano regionale di sviluppo, purtroppo, ancora non è disponibile. Quindi il senso dell'emendamento che sottopongo ai colleghi e anche alla Giunta è quello di evitare un'addizione normativa che possa, nel momento dell'attuazione della legge, creare un qualche problema.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Allora, la Commissione esprime il parere negativo sull'emendamento numero 5, il parere positivo sull'emendamento numero 6, il parere negativo sull'emendamento numero 7. Ma, Presidente solo sul numero 5 o su tutti gli emendamenti?
PRESIDENTE. Su tutti, su tutti.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Ah, niente, negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io volevo precisare che circa l'emendamento presentato dai consiglieri Scarpa e Atzeri, che suggeriscono, forse anche fondatamente, di non fare specifico riferimento ad un Piano che è in cantiere, ma non esiste ancora, la Commissione aveva in una prima fase indicato il DPEF e poi, invece, nell'ambito dell'incontro dei confronti della commissione autonomia, c'era stato suggerito di indicare quello che sarebbe stato poi, il documento di programmazione più importante della Regione. Quindi, probabilmente, in questo momento di transizione, in cui non esiste ancora di fatto quel documento, penso che l'emendamento possa essere accolto.
PRESIDENTE. Onorevole Scarpa, se posso aiutare, perché il senso del suo emendamento è comprensibilissimo. Nella legge di contabilità che abbiamo approvato, si prevede il Piano regionale di sviluppo che dev'essere fatto 180 giorni dopo le elezioni. Nella norma transitoria di attuazione della legge di contabilità, sta scritto che di qui al 2009 cioè alle elezioni, non c'è il Piano regionale di sviluppo, ma c'è un documento approvato con delibera della Giunta regionale che contiene le strategie e gli obiettivi per il 2007, il 2008 e il 2009 sui quali può essere fondato il bilancio e i bilanci di questi anni. Quindi, è evidente che il Piano regionale di sviluppo, si intende Piano regionale di sviluppo, quando questo ci sarà, e gli strumenti che la legge di contabilità prevede di qui, appunto, al Piano regionale di sviluppo. Quindi, insomma, diciamo che c'è la strada, comunque, per fare riferimento ad un Piano di carattere generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie Presidente, sì, se la Giunta ritiene che l'attuale dicitura non costituirà un problema, in sede applicativa della norma, io ritiro l'emendamento, se invece si ritiene di usare un'espressione più generica, di riferirsi agli atti di programmazione regionale, non so, abbiamo fatto l'emendamento con spirito così, costruttivo, ecco, se la Giunta ritiene che non ci sono problemi l'emendamento viene ritirato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Penso che il Consiglio abbia chiarito esattamente i termini della faccenda e quindi, abbiamo l'escamotage che ci rassicura sul fatto che, anche se il Piano regionale di sviluppo viene fatto dopo il 2009, ci saranno documenti di programmazione emanati dalla Giunta e che conterranno le strategie di sviluppo. Quindi, a questo punto, abbiamo fatto bene ad approfondire però si può lasciare il testo così com'è.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, volevo intervenire sull'emendamento però se l'onorevole Scarpa lo ritira ovviamente non intervengo.
SCARPA (Gruppo Misto). L'emendamento è ritirato.
PRESIDENTE. Va bene, mi pare che con questi chiarimenti e con questo contributo dell'onorevole Scarpa all'approfondimento di questo punto possiamo procedere. Quindi l'emendamento numero 5 è ritirato.
Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 6.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Per chiedere il voto elettronico.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, è stata richiesta la votazione elettronica sull'emendamento numero 6.
Ha domandato di parlare la consigliera Barracciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). No, semplicemente per dichiarare il voto favorevole all'emendamento numero 6 degli onorevoli Scarpa e Atzeri.
PRESIDENTE. C'era il parere favorevole della Commissione… Va bene.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 6.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DIANA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LA SPISA - LANZI - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SCARPA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 44
votanti 43
astenuti 1
maggioranza 22
favorevoli 43
(Il Consiglio approva).
LIORI (A.N.). Visto il risultato lo poteva approvare la Giunta!
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento numero 7.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Sì, per dichiarazione di voto e per illustrare ai colleghi l'esigenza che ha fatto nascere questo emendamento, cioè quella di sottoporre la spesa in questo delicato settore ad un'attività di monitoraggio indipendente ed esterno sia dalla Regione che dal mondo verso il quale gli stanziamenti sono destinati. Dico questo perché credo che sia indispensabile munirci di uno strumento di questo genere sia perché più avanti c'è un riferimento al punto 3 dell'articolo 8 a un monitoraggio provinciale che dovrebbe essere sulle stesse materie che invece, secondo me, dovrebbe essere superato da un monitoraggio regionale indipendente, ma anche perché il sistema di monitoraggio che è previsto dalla norma dove parla degli Osservatori è secondo me inopportuno, tanto è vero che abbiamo presentato degli emendamenti soppressivi in quanto ci troveremmo a far monitorare la spesa agli stessi soggetti a cui la spesa destinata, con l'aggravante che questi soggetti provengono da un processo elettivo fra tutti i componenti… e quindi voglio dire è inopportuno, per questa ragione l'emendamento dice: facciamo un monitoraggio indipendente, il Piano stabilisce le somme e le modalità della selezione del monitoraggio. Fra l'altro il monitoraggio indipendente è uno strumento ampiamente utilizzato e verso il quale, credo, la Regione dovrebbe orientare tutta la sua spesa e quindi il senso del emendamento è questo, appunto, di evitare i problemi che nascono nel momento in cui si dice che le valutazioni degli Osservatori sui beni archeologici, sulle biblioteche sono vincolanti verso la spesa. E questa è una cosa assolutamente inopportuna, mentre credo sia indispensabile che ci sia un'attività di monitoraggio. Per questa ragione il voto è favorevole e invito i colleghi a riflettere su questa circostanza e su questa proposta perché trovo veramente indispensabile che le attività di monitoraggio, che saranno determinanti su questo settore, siano affidate a soggetti terzi.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Questo emendamento in effetti esprime un principio che è assolutamente condivisibile però mi permetto di sottolineare che così come è formulato non è chiaro chi lo debba fare, cioè il soggetto terzo in questo caso come verrà individuato? Esiste, a mio avviso, un livello di ambiguità che permane perché parlare di monitoraggio indipendente con questa formulazione forse non è idoneo. Ho visto che è collegato anche con l'emendamento numero 9 perché pone l'accento sugli aspetti proprio legati alla valutazione. Ecco, la mia perplessità nell'accogliere nasce… ho sentito il parere negativo della Commissione, ma la mia perplessità nasce dal fatto che non esiste poi l'indicazione di un oggettivo strumento e di criteri oggettivi per poter effettivamente realizzare un monitoraggio indipendente che, voglio dire, deve essere fatto da una parte terza che non può essere ovviamente… In che modo lo si vuole attuare? Mi sembra che questa formulazione sia generica, ecco. Grazie.
SCARPA (Gruppo Misto). Scriviamola di nuovo, scriviamola meglio!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Per spiegare semplicemente che i principi contenuti all'interno dell'emendamento numero 7 di una valutazione indipendente sono condivisibili, però noi riteniamo che tutte le specificazioni contenute in questo emendamento possono far parte, anzi dovrebbero far parte di un regolamento attuativo e non far parte della legge in questo momento.
SCARPA (Gruppo Misto). Ma, se c'è l'emendamento e ci sono le norme…
PRESIDENTE. Va bene colleghi, è in votazione…
SCARPA (Gruppo Misto). Sulle modalità di voto…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Per formulare la richiesta il voto elettronico palese, il mio Capogruppo mi sostiene…
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri)
PRESIDENTE. E' stato richiesto il voto elettronico palese. Prego i colleghi di predisporsi alla votazione.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 7.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - DEDONI - LA SPISA - LOMBARDO - PISANO - RASSU - SANCIU - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 42
votanti 41
astenuto 1
maggioranza 21
favorevoli 9
contrari 32
(Il Consiglio non approva).
Metto in votazione l'emendamento numero 8, degli onorevoli Scarpa e Atzeri.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente, per dichiarare il voto favorevole. Non ho percepito il parere della Commissione su questo emendamento e rilevo che comunque ha lo stesso contenuto dell'articolo che abbiamo poc'anzi approvato che prevedeva il passaggio in Commissione del Piano, l'emendamento numero 6. Ecco, l'emendamento numero 8 fa passare in Commissione anche il Piano annuale e mi sembra un doveroso completamento di quella precedente norma che, appunto, abbiamo approvato anche con il parere favorevole della Commissione. Quindi invito i colleghi a sostenere anche questo emendamento, se lo riterranno opportuno.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 8 ha facoltà di parlare la consigliera Barracciu, relatrice.
BARRACCIU (D.S.), relatrice. Parere contrario all'emendamento numero 8 poiché è una ripetizione. Il Piano regionale abbiamo già deciso che passa alla Commissione competente nella fase antecedente alla fase finale e, quindi, è una ripetizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, io invece voterò a favore dell'emendamento numero 8 perché a me sembra, intanto si tratta di un parere non vincolante e, quindi, diciamo così fa parte...però, resta nella linea del precedente emendamento e, chiaramente, ripropone la centralità del Consiglio e, quindi, l'opportunità che si possa esprimere la Commissione competente. Quindi, il mio voto sarà a favore proprio nell'ottica di questa valorizzazione del lavoro all'interno delle Commissioni. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Sì, sulle modalità di voto, per chiedere il voto elettronico palese, col sostegno del mio Capogruppo.
(Appoggia la richiesta il consigliere Atzeri.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 8.
(Segue votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CALIGARIS - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - RASSU - SANCIU - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 44
votanti 43
astenuti 1
maggioranza 22
favorevoli 10
contrari 33
(Il Consiglio non approva).
SCARPA (Gruppo Misto). Dove stiamo andando a finire!
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 8. All'articolo 8 non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 8:
Art. 8 Piani provinciali1. Coerentemente con gli obiettivi e gli indirizzi del Piano regionale di cui all'articolo 7, d'intesa con i comuni singoli o associati e sentiti i responsabili dei musei, dei parchi archeologici, degli ecomusei, delle biblioteche e degli archivi storici di ente locale e di interesse locale del proprio territorio, la provincia approva il piano provinciale degli interventi per i beni culturali e gli istituti e i luoghi della cultura, di seguito denominato piano provinciale.
2. Il piano provinciale, di norma di durata triennale, e i relativi programmi annuali di attuazione, specificano i progetti e le iniziative della provincia e dei comuni, singoli o associati, con indicazione delle relative risorse e stabiliscono, inoltre, le modalità di richiesta dell'intervento provinciale, i criteri e le priorità per la concessione, l'erogazione, la revoca dei contributi e i termini di presentazione delle richieste.
3. La provincia, entro il mese di ottobre, trasmette alla Regione una relazione sull'attuazione del programma annuale del piano provinciale e i risultati del relativo monitoraggio.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 9. All'articolo 9 non sono stati presentati emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9:
Art. 9
Musei
1. Il museo è un'istituzione permanente aperta al pubblico, che, in armonia con i principi sanciti dall'articolo 9 della Costituzione, acquisisce, conserva, ordina ed espone beni culturali, salvaguardando e portando a conoscenza dei cittadini testimonianze di cultura materiali e immateriali, a fini di studio, di educazione e di diletto.
2. Ai fini della presente legge sono equiparati ai musei di ente locale o di interesse locale le raccolte museali, comprese quelle relative ai temi dell'emigrazione, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali, gli ecomusei, i siti di interesse naturalistico e i beni mobili e immobili, di proprietà pubblica e privata, che rivestono particolare interesse e che possono essere funzionalmente integrati nell'organizzazione museale regionale.
3. I musei hanno il compito di:
a) conservare, ordinare, catalogare, incrementare ed esporre le proprie collezioni;
b) assicurare la fruizione pubblica e la valorizzazione delle collezioni, anche tramite l'organizzazione di mostre e altre attività culturali;
c) organizzare eventuali mostre temporanee su tematiche conformi alla missione e alle caratteristiche del museo;
d) svolgere attività didattica e di accompagnamento alla fruizione, anche in rapporto con le istituzioni scolastiche;
e) sviluppare programmi di studio e di ricerca a partire dalle proprie raccolte, anche in collaborazione con università e centri di ricerca;
f) operare in collegamento e in collaborazione con altri musei e istituti della cultura locali, nazionali e internazionali;
g) svolgere opera di sensibilizzazione circa i temi della salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale, agendo quale presidio per la tutela del territorio;
h) attivare rapporti con l'imprenditoria locale per creare un'offerta coordinata di servizi aggiuntivi e realizzare iniziative congiunte di valorizzazione e promozione.
4. I musei assolvono ai propri compiti mediante personale professionalmente qualificato, si dotano di un proprio statuto o regolamento approvato dagli organi competenti e provvedono alla rilevazione dei dati sui propri servizi, attività e utenti.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 10.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10:
Art. 10 Parchi archeologici1. Il parco archeologico è un ambito territoriale caratterizzato dalla presenza di importanti testimonianze archeologiche, insieme a valori storici, paesaggistici o ambientali, organizzato e gestito per assicurarne la fruizione e la valorizzazione a fini scientifici e culturali. Sono equiparati ai parchi archeologici i complessi monumentali e, in particolare, santuari, chiese campestri, luoghi di culto, torri e sistemi di difesa costiera, edificati anche in epoche diverse e che, con il tempo, hanno acquisito per la Sardegna, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica ed etnoantropologica.
2. I parchi archeologici hanno lo scopo di salvaguardare, conservare, gestire e difendere il patrimonio archeologico, architettonico, ambientale e paesaggistico regionale ed hanno il compito di:
a) perseguire la conservazione e la salvaguardia degli interessi storico-archeologici e paesaggistico- ambientali;
b) promuovere e realizzare iniziative volte ad accrescere la consapevolezza dei cittadini riguardo ai problemi della tutela del patrimonio culturale;
c) svolgere attività didattica e di accompagnamento alla fruizione;
d) promuovere progetti educativi relativi all'archeologia, alla storia, alla cultura locale, all'ambiente e al paesaggio, rivolti prioritariamente alle istituzioni scolastiche;
e) provvedere alla catalogazione del patrimonio e alla predisposizione di documenti informativi da mettere a disposizione del pubblico in appositi luoghi di documentazione e di informazione;
f) promuovere ogni iniziativa utile alla conoscenza del patrimonio culturale e allo sviluppo locale e turistico del territorio;
g) cooperare con i musei del territorio;
h) attivare rapporti con l'imprenditoria locale per creare un'offerta coordinata di servizi aggiuntivi e realizzare iniziative congiunte di valorizzazione e promozione, anche con i musei e le biblioteche locali;
i) favorire l'inserimento della propria offerta culturale nei programmi di marketing e di valorizzazione territoriale promossi dai sistemi turistici locali;
l) coordinare la propria attività con i progetti integrati di sviluppo locale promossi nel territorio da soggetti pubblici e privati.
3. I parchi archeologici assolvono ai propri compiti mediante personale professionalmente qualificato, si dotano di un proprio statuto o regolamento approvato dagli organi competenti e provvedono alla rilevazione dei dati sui propri servizi, attività e utenti.
4. I parchi archeologici sono istituiti dalla Giunta regionale su proposta delle amministrazioni locali interessate, sentite le soprintendenze competenti, secondo i criteri definiti nel Piano regionale di cui all'articolo 7; il perimetro del parco può subire variazioni in aumento qualora lo richiedano nuove scoperte archeologiche o ritrovamenti di reperti.
5. Il parco, in funzione della sua gestione, può essere suddiviso in zone assoggettate a prescrizioni differenziate, nel rispetto comunque delle previsioni del Piano paesaggistico regionale, e si articola in:
a) zona archeologica, ossia l'area su cui insistono i beni (monumenti, insiemi architettonici ed emergenze d'interesse archeologico);
b) zona ambientale e paesaggistica, comprendente l'area di rispetto intorno alla zona archeologica e idonea a garantire l'inserimento e la conservazione dei valori paesaggistici del contesto in cui la zona archeologica è inserita;
c) zona naturale attrezzata, comprendente le aree residue del parco in cui possono essere attrezzati servizi ad uso esclusivamente scientifico, culturale, ricreativo e turistico ai fini di valorizzazione e fruizione dell'area archeologica e di accoglienza dei visitatori.
6. L'istituzione dei parchi è condizionata al possesso preliminare dei seguenti requisiti:
a) presenza nel territorio di risorse archeologiche, architettoniche, artistiche, storiche di rilevante interesse regionale;
b) elaborazione di un piano di gestione e di un progetto pluriennale.
7. La Regione favorisce il coinvolgimento di più comuni nei cui territori siano presenti beni di cui al comma 1, al fine di realizzare modalità integrate di gestione e valorizzazione.
8. I parchi sono funzionalmente integrati nell'organizzazione museale regionale.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente, non intervengo tanto per sollevare un piccolo problema tecnico relativo ad un emendamento che, può darsi anche che con i poteri che ci sono stati conferiti dal corpo elettorale si possano anche esaminare due testi, due disegni di legge o due proposte di legge diverse.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue DIANA.) Insomma, uno sul cinema e uno sui beni culturali, però, insomma, forse non siamo ancora arrivati a questo. Insomma, forse solo la distrazione o la stanchezza ha fatto sì che un emendamento ove si parla di cinema, Giovanni eh, è un'anticipazione, è un emendamento che riguarda l'articolo 10 sul cinema!
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Diana, un secondo soltanto per dirle che l'emendamento numero 26 è ritirato.
DIANA (A.N.). Io sto intervenendo sull'articolo e sugli emendamenti e quindi...
PRESIDENTE. Sull'articolo si può continuare ad esprimere, sull'emendamento al prossimo...
DIANA (A.N.). No, no, infatti non mi sarei espresso comunque. Perché vorrei che venisse un attimino sfatato perché sembra, quasi quasi, almeno dall'unica voce che pare emergere dal centrosinistra ma che, insomma, io sono abituato in politica ad essere serio quando devo essere serio e scherzare quando devo scherzare, credo che ci voglia anche. Poi ci sono i colleghi che sono più suscettibili di altri e non va bene, non essere suscettibili o essere troppo suscettibili, perché poi dopo dobbiamo stare 5 anni in quest'aula e forse anche altri 5 per cui, insomma, diventa un po' difficile convivere. Ma, come dire, io che mi adatto sempre a tutto, mi adatterò anche a questo e per cui farò, come dire, tesoro delle considerazioni che sono state fatte e cercherò di non fare nomi per il futuro ma, ovviamente, le cose che debbo dire le continuerò a dire comunque e sempre. Non per offendere, non per vilipendere, non per accusare, ma per parlare dei problemi che ha quel territorio o quell'altro territorio, che hanno i territori della Sardegna. Io assicuro i colleghi di intervenire sempre e comunque non con l'arroganza di chi vuole demolire, perché mi sarebbe fin troppo facile, sono nato e cresciuto in un partito che in fatto di opposizione credo che avesse pochi rivali a suo tempo, ma non è questo che m'interessa. Credo di aver sollevato dei problemi su questa legge sui quali c'è molta condivisione, anche nel centrosinistra, perché c'è, non può non esserci, i problemi esistono, stiamo facendo una legge, ne abbiamo sbagliato tante, forse sbaglieremo anche questa, non in toto ma in parte. Sul problema dei parchi archeologici il problema l'ho sollevato, certo, poi il territorio del Mandrolisai, Barbagia di Seulo e quant'altro può diventare un Parco archeologico, lo è, è nei fatti che sia un Parco archeologico, che ci siano o non ci sia Menhir. E' un parco, è un parco naturale, è un parco molto bello, ne vogliamo fare un parco archeologico? Benissimo, aggiriamo l'ostacolo della "31", aggiriamo il Parco del Gennargentu, facciamo un altro Parco archeologico, benissimo! Va bene tutto, ma non deve urtare la suscettibilità di nessuno. Io continuo a dire che la Sardegna deve essere, certamente così come avete voluto peraltro, salvaguardata. Non c'è stata una voce di un qualcuno, qui dentro, che abbia detto che non dobbiamo assolutamente mettere come un fatto primario il fatto della salvaguardia e la conservazione dei beni ambientali, culturali, archeologici, tutto quello che volete, però io credo che stiamo esagerando perché quando ho menzionato il comma 5 dell'articolo 10, poi dopo ho ascoltato con attenzione il Presidente della Commissione, professor Gessa, che mi ha corretto non sono più 7 mila, ma sono diventati 9 mila, forse fra qualche anno diventeranno 11 mila...
DEDONI (Riformatori Sardi). No, 16 mila sono!
DIANA (A.N.). Adesso mi soggiunge l'onorevole Dedoni che sono diventati, nel frattempo, 16 mila. Qualsiasi numero sia, è un numero enorme e probabilmente non è quello reale, non so quanti sardi abitassero la Sardegna in quel periodo però se già ci sono 16 mila nuraghi mi fa pensare che ci fosse una super popolazione in Sardegna. Ma al di là di questo, poter vincolare o voler vincolare, con i vincoli che sono qui, che si aggiungono ai vincoli del Piano paesaggistico, vincolare tutti i territori circostanti, io credo che sia un'esagerazione e, quindi, non la vedo... e tra l'altro anche qui stiamo andando a incidere sui territori che hanno una loro amministrazione, che hanno un sindaco, che hanno degli assessori, che hanno un Consiglio comunale, che spesso hanno investito delle risorse loro e lo sanno bene coloro che fanno gli scavi, lo sanno bene i professori universitari che, spesso e volentieri, si avvicinano alle amministrazioni per sollecitare lo scavo di un sito archeologico, ne è pieno il mondo, ma ne è piena la Sardegna di scavi. C'è un affannarsi continuo da parte delle amministrazioni locali che dicono, o che credono in queste emergenze archeologiche, e le vogliono portare alla luce perché è giusto che così sia. Beh, arriva la Regione, intanto, comincia a porre un vincolo. Prima c'era il vincolo della soprintendenza, adesso arriva il vincolo della Regione Sardegna. Io credo che sia eccessivo, avrei messo almeno una misura di salvaguardia, avrei detto con accordi, avrei messo un qualcosa, ma qui già si sta vincolando, lo si dice chiaramente, di rispetto intorno a una zona archeologica bisogna garantire eccetera, zona di rispetto è una zona dove non si può entrare, questa è la zona di rispetto! Allora, mi chiedo, vogliamo i parchi? Benissimo, sono perfettamente d'accordo sui parchi, però abbiamo la possibilità agli amministratori comunali, ove non fosse necessaria l'amministrazione provinciale, perchè quello è l'articolo precedente abbiamo visto quali sono i compiti delle amministrazioni provinciali, ma questi Consigli comunali, ma questi sindaci alla fine di tutte queste leggi, io credo che non abbiano più nessuna possibilità di incidere nel loro territorio, vuoi per questioni urbanistiche, vuoi per questioni ambientali, vuoi per questioni culturali, insomma, alla fine questi sindaci vorrei capire di che cosa si debbono occupare, delle rogne! La nettezza urbana, i servizi alla persona, i servizi ai cittadini, le strade in ordine, di questo si devono occupare, tutte quelle che sono le scelte strategiche e importanti di un sindaco vengono assommate alle numerosissime competenze della Regione Sardegna. Ecco perché dico che questa legge ha dei problemi, non perché non condivida la filosofia che ispira la salvaguardia e la conservazione dei beni culturali, me ne guardo bene, non condivido l'impostazione che gli è stata data, e soprattutto non condivido tutti i vincoli che si assommano ad altri vincoli che voi avete voluto dare, o meglio non li avete voluti dare voi, perché questo non è frutto di un consigliere regionale, non può essere così, io mi sono andato a leggere anche le proposte di legge che hanno fatto sì che ci fosse questo testo coordinato e ho trovato moltissime novità, moltissimi problemi sono nati proprio dall'accorpamento di quelle leggi, da quelle proposte di legge e quindi ecco perché io sono fortemente contrariato, non, ripeto, sulla salvaguardia dei beni culturali della Sardegna, me ne guardo bene, perché ci ho sempre creduto e ci credo anche adesso, però se io non posso manifestare un dissenso sulle modalità di attuazione che voi avete voluto dare alla salvaguardia dei beni culturali, beh, io vorrei capire colleghi di che cosa vogliamo parlare, no, perché altrimenti veramente il ruolo dell'opposizione quale ruolo dev'essere? Non stiamo chiedendo il voto segreto e non lo chiediamo, non abbiamo chiesto la verifica del numero legale e l'avremmo potuta chiedere stasera quindici o venti volte, ma io vorrei capire, ma è questo il modo che avete voi di dialogare con l'opposizione o minoranza a seconda delle necessità che avete?
Io credo che non sia corretto, poi si boccia l'emendamento, si boccia l'articolo o meglio, non condividete la filosofia nostra, benissimo! Ma se ci volete levare anche la possibilità di parlare, beh, insomma, io credo che questo non sia da condividere, io perlomeno continuerò a discutere quando conosco i problemi, quando non conosco i problemi preferisco stare zitto, non riesco a farmi il compitino a casa, non ci riuscivo quando ero in prima elementare e non lo faccio manco adesso, quando parlo ho questo brutto vizio di parlare a braccio e parlo per le cose che sento e che conosco, non parlo per le cose che non so e che non conosco.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto).Grazie Presidente. Come ho avuto modo di dire in precedenza, purtroppo nessuno dei due consiglieri sardisti partecipa ai lavori della Commissione ottava e quindi potrebbe darsi che io dica adesso qualche cosa che è stata affrontata in Commissione e magari anche risolta, però anche per questa ragione vorrei porre alcune domande e spero che la maggioranza o la Giunta, insomma, possano rispondere proprio su questa figura dei parchi archeologici. La prima riflessione che faccio è questa: rispetto alla dinamica della spesa regionale che cosa cambia rispetto al passato, prima il Comune con una cooperativa di gestione, con l'accordo della sopraintendenza si rivolgeva all'ottimo servizio beni culturali della Regione che valutava il progetto e poi la Giunta regionale valutava se ammetterlo o meno al finanziamento, progetti generalmente triennali con percentuali diverse di finanziamento a seconda dell'anno nel quale ci si trovava del triennio. Adesso il Comune sempre con un soggetto gestore, se non ho capito, e con il consenso della sopraintendenza chiede l'istituzione del Parco archeologico, l'iscrizione all'albo e successivamente quindi anche il finanziamento, quindi c'è questo passaggio che serve per mettere il parco archeologico nella rete che è stata studiata che è in più rispetto al passato, e mi domando questo, questi organismi, questi parchi archeologici, sostanzialmente non fanno tutela perché non possono farla come è stato detto in precedenza, non fanno restauro dei beni archeologici, non fanno recupero, non lo so se faranno la pulizia, se faranno la guardiania, non si capisce dalla legge che rapporto ci sarà tra questi parchi e le cooperative e i soggetti che saranno presenti e gli operatori che con un emendamento sono stati difesi dall'aula poc'anzi. Quindi cosa succede, il Comune si attiva e chiede l'istituzione del parco, ma se la Regione non istituisce il parco opponendo un rifiuto, oppure se il Comune si disinteressa e non chiede la costituzione di questo parco cosa facciamo noi? La Regione che cosa fa?
Si disinteressa di questo bene culturale, cioè creiamo due fasce, un bene archeologico di serie A e un bene archeologico di serie B perché non è inserito in questo strumento del parco oppure la Regione continua ad occuparsi e si occuperà anche di questi altri beni archeologici? Questa è una prima domanda che volevo fare.
Seconda domanda: come si relazione questo strumento del Parco archeologico con i beni di proprietà dello Stato? Sono più preciso, facciamo l'ipotesi di Portotorres, nella mia città c'è un parco archeologico bellissimo, c'è lì un insediamento della sopraintendenza con operatori, con cooperative e un istituto statale, esiste, attiguo anche a un museo c'è un istituto statale, come ci relazioniamo? Istituiamo anche lì un parco oppure due istituti che si sovrappongono, quello dello Stato e quello della Regione oppure ce n'è uno solo, sto solo chiedendo dei chiarimenti, Assessore, per valutare la questione nel suo insieme. Altra domanda: le risorse regionali le destiniamo solo ai parchi, quindi tutto il nostro intervento sarà solo per gli immobili che sono compresi nei parchi oppure anche gli altri immobili potranno ottenere finanziamenti? E poi immagino che ricominceremo da capo cioè le decine di cooperative, di Comuni che avevano già i progetti delle loro importanti strutture finanziati dovranno riessere assoggettate a valutazione per decidere se lì c'è il parco o non c'è il parco.
Faccio un'ulteriore riflessione, un'ulteriore richiesta di chiarimenti, questo parco come funziona sul piano gestionale-organizzativo? Si parla al punto 5 in funzione della sua gestione, dice il punto 4 " i parchi archeologici sono istituiti dalla Giunta regionale" all'articolo 12 invece quando parla di reti e sistemi museali dice che il sistema è riconosciuto dalla Regione. Pongo questa domanda perché non è una questione di poco conto, cioè se questo organismo ha una sua natura giuridica una sua propria personalità giuridica, se è un'entità regionale di emanazione regionale visto che è istituita dalla Regione, se è una cosa che è nella competenza del Comune se ci sarà un direttore, un Presidente, che tipo di organismo è, come funziona, e lo chiedo perché sono cose che hanno delle spese, dei costi, chi le nomina queste persone? Prima era il Comune che decideva queste cose, si relazionava con la Regione, con lo cooperativa con la sopraintendenza e si metteva in funzionamento e in esercizio la struttura. Ecco, queste sono alcune richieste di chiarimento che mi sento di fare alla Giunta e anche alla maggioranza, se vorrà darle, proprio per valutare più compiutamente questo istituto come funziona. Il punto 8 dell'articolo 10 dice " i parchi sono funzionalmente integrati nell'organizzazione museale regionale" questo è un ulteriore indizio che ci porta a pensare che questi parchi siano delle emanazioni della Regione, siano degli istituti di natura pubblica regionale, questo se fosse così non è di poco conto perché mentre oggi le cooperative prendono il finanziamento e poi si devono arrangiare, se fosse un istitutuzione regionale la differenza è evidente dal punto di vista delle responsabilità e degli obblighi, quindi ecco se fosse possibile ripeto, scusandomi per non aver partecipato ai lavori della Commissione, se è possibile su questo che qualcuno dia qualche chiarimento e qualche ulteriore notizia.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Scarpa. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.Allora, qualche risposta. Io credo che dobbiamo fare un po' lo sforzo di staccarci da quelle che sono state fino ad oggi le modalità di sostegno da parte della Regione nei confronti della gestione dei beni culturali, biblioteche eccetera. La legge, dicevo che, disegna proprio un assetto di MultiGovernance in cui la Regione si riserva esclusivamente, diciamo, le sue potestà di indirizzo, di coordinamento ma non gestisce proprio un bel niente e quindi non ha neanche titolarità a scegliere a livello regionale chi deve gestire, cosa deve gestire, e dove deve gestire. Abbiamo altresì previsto che venga riconosciuta coerentemente con la legge 9 una funzione importantissima, sia alle Province che ai Comuni.
La Provincia oltre che la gestione e ovviamente la valorizzazione dei beni di propria titolarità ha un compito importante, è lo snodo intermedio attraverso il quale viene fatta la programmazione dello sviluppo di biblioteche, musei e archivi in una forma però coordinata all'interno di un territorio. Dopodiché c'abbiamo i comuni, sia da soli che in forme aggregate, tutte quelle che la legge consente. Quindi, sostanzialmente che cosa succede? Che la Regione stabilisce quali sono i criteri minimi di funzionamento, di qualità, di professionalità ovviamente rispettando tutti vincoli che qualche volta lo Stato ci mette e quindi fa tutte le intese del caso. Però chi chiede alla Regione di istituire un parco sono i comuni, quindi sono gli enti locali che si mettano insieme, si intendono tra di loro, quindi non sono le cooperative. In qualche modo la legge assegna anche, come dire, una primazia, un ruolo più da protagonista proprio agli enti locali ed elimina questo rapporto diretto cooperative o comunque gestori e Regione. L'altra cosa, non è che questa legge, diciamo, per come è stata pensata dia la stura alla moltiplicazione dei pani e dei pesci! Quando parliamo di parchi, noi dobbiamo pensare che stiamo parlando di luoghi della cultura che hanno determinate caratteristiche, beni archeologici, complessi monumentali eccetera ma, soprattutto, hanno la caratteristica di essere gestiti affinché sia possibile e garantita la loro fruibilità pubblica. Il che vuol dire che intorno ad ogni nuraghe noi non è che andiamo a fare un parco. Vuol dire che ovviamente a seconda delle emergenze e l'importanza dei beni che ci sono nelle diverse località, i comuni si attiveranno per istituire i parchi. Ma vuol dire anche che anche attraverso la perimetrazione dobbiamo organizzare, poi, tutta un serie di servizi che garantiscono la migliore conservazione di quel bene ma anche la migliore conoscenza e fruibilità da parte dei residenti e da parte dei visitatori. Per esempio, noi abbiamo, come dicevo insomma, tra centocinquanta e duecento aree archeologiche di vastissima importanza; però soltanto quarantasei sono gestite. Se voi andate a vedere che cose bellissime che ci sono a Santimbenia ad Alghero, sono assolutamente abbandonate non ce nessuno che le gestisca, non c'è un servizio di guardiania, non c'è un servizio di polizia, non si fa bigliettazione. E quindi, diciamo che si tenta, in questa maniera, un po' di mettere delle regole che ovviamente sono regole condivise perché saranno poi sottoposte anche alla Conferenza delle Autonomie, alla Conferenza regione e autonomie locali e dopodiché ognuno dovrà cercare di applicarle. Ma soprattutto sarà importantissima l'iniziativa propositiva da parte dei comuni. Poi, sistema mussale. La stupiva il fatto che nel sistema museale si parlasse anche di parchi. Sostanzialmente si è cercato di disegnare un sistema unico regionale che mette insieme tutti i beni e gli istituti, per costringerli in qualche modo, per potenziare un po' il raccordo, il coordinamento e anche il fatto che si devano promuovere vicendevolmente, soprattutto, nell'ambito di certi territori che talvolta sono davvero molto circoscritti. Questo sistema regionale è articolato in due grandi sistemi, che sono quello bibliotecario e quello museale. Sono due grandi sistemi e quindi dentro il sistema museale c'è tutto ciò che non è, diciamo, riferito ai beni librari o ai beni archivistici. Quindi, i musei, i parchi, gli eco-musei ma anche, in prospettiva, diverse tipologie che in questo momento noi non abbiamo neanche indicato esplicitamente ma che potrebbero, diciamo, crearsi più in avanti. Per esempio, gli eco-musei pur presenti da qualche anno in altre regioni, non avevano mai trovato accoglienza in Sardegna. Tant'è vero che in Sardegna c'è un unico eco-museo, che possa essere chiamato così perché strutturato, ha degli organi di gestione, delle modalità di partecipazione, dei percorsi strutturati eccetera, che è quello di Seulo, non ne abbiamo altri! Però, non è detto che in prospettiva non solo nascano altri eco-musei, ma ci siano anche altre tipologie organizzative di istituti o di luoghi, per valorizzare al meglio questi beni. Non so se ho risposto! Così, ecco, altrettanto nel sistema bibliotecario, vengono assimilati gli archivi, le fototeche, le videoteche cioè tutti quegli istituti che hanno delle similarità, delle affinità perché sono tutti finalizzati alla conservazione e all'accesso dell'informazione.
PRESIDENTE. Onorevole Pisano su che cosa intende parlare?
PISANO (Riformatori Sardi). Sull'articolo!
PRESIDENTE. Eh, si doveva iscrivere prima onorevole Pisano! Grazie.
Metto in votazione l'articolo 10.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Io intervengo brevemente, anche perché sollecitato dall'intervento dell'Assessore, per parlare un attimo dei parchi archeologici alla luce, soprattutto, di quanto sta accadendo in questi giorni per la partecipazione al bando POR, che sicuramente l'Assessore conosce bene! Tutti i comuni, tutti quei sindaci che poco fa il collega Diana invitava alla via della depressione, si stanno naturalmente attivando appositamente perché in rete, insieme, partecipino a questo bando POR, abbastanza importante. Uno dei tratti e delle condizioni che pone il bando POR, io dico per fortuna, è quello di riservare il 50 per cento delle risorse alla gestione dei nuovi parchi. E quindi, questo significa, in maniera ovviamente sistematica, moltiplicare per due quel numero che lei poco fa ha citato di 46. Proprio perché il 50 per cento delle risorse andranno per nuove gestioni di parchi archeologici. La cosa che invece davvero andrebbe rilevata e che non è contenuta naturalmente nell'articolo 10 e che è opportuno annotare è che nel momento in cui si chiede in cofinanziamento, da parte naturalmente dei comuni in maniera uguale, identico rispetto naturalmente alla differenziazione dei comuni della Sardegna, è chiaro che si pongono dei limiti quasi fisiologici alla partecipazione stessa a questi bandi. Io sindaco di questo piccolo comune, portatore di questa depressione veicolata poco fa dall'onorevole Diana, è chiaro che ho difficoltà a recuperare quel 25 per cento che dovrei cofinanziare, nel caso e nell'ipotesi - speriamo favorevole - che la Regione accolga questo nostra progetto che stiamo andando a presentare. Ma il 25 per cento, obiettivamente, è una cifra difficile da poter affrontare, difficile per il mio comune che è un comune dell'interno, forse più facile per comuni le cui entrate, naturalmente, sono entrate superiori e rilevabili in altre tipologie di entrate comunali. Ecco perché andrebbe meglio identificato nel bando una perequazione rispetto, naturalmente, alla ricchezze, alle risorse che già posseggono i comuni. Io comunque approfitto per annunciare il voto favorevole all'emendamento… c'è un emendamento numero 10 vero?
PRESIDENTE. Sull'articolo onorevole Pisano!
PISANO (Riformatori Sardi). Ah, per l'articolo! Il voto di astensione all'articolo. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pisano!
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 11.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:
Art. 11Ecomusei
1. L'ecomuseo è un'istituzione culturale volta a rappresentare, valorizzare e comunicare al pubblico i caratteri, il paesaggio, la memoria e l'identità di un territorio e della popolazione che vi è storicamente insediata, anche al fine di orientarne lo sviluppo futuro in una logica di sostenibilità, responsabilità e partecipazione dei soggetti pubblici e privati e della comunità locale in senso lato.
2. Gli ecomusei hanno il compito di:
a) documentare e conservare la memoria storica del territorio nelle sue manifestazioni materiali ed immateriali, attraverso la salvaguardia e la ricostruzione di edifici e ambienti secondo i criteri dell'edilizia tradizionale e nel rispetto di un corretto rapporto tra consumo e rinnovamento delle risorse, nonché attraverso il recupero di strumenti, saperi e pratiche tradizionali, anche nella prospettiva di proporre al mercato turistico servizi, attività e produzioni locali sostenibili e a basso impatto ambientale;
b) predisporre percorsi nel paesaggio volti a far conoscere le caratteristiche del patrimonio territoriale nelle sue componenti ambientali, storico-culturali, produttive, etnoantropologiche;
c) promuovere e realizzare attività di ricerca e progetti educativi relativi all'ambiente e alla cultura locale, rivolti prioritariamente alle istituzioni scolastiche;
d) provvedere alla catalogazione del patrimonio e alla predisposizione di documenti informativi da mettere a disposizione del pubblico in appositi luoghi di documentazione e di informazione;
e) cooperare con ecomusei di altre realtà territoriali;
f) favorire l'inserimento dell'offerta ecomuseale nei programmi di marketing e di valorizzazione territoriale promossi dai sistemi turistici locali;
g) coordinare la propria attività con i progetti integrati di sviluppo locale promossi nel territorio da soggetti pubblici e privati.
3. Gli ecomusei svolgono il ruolo di catalizzatori dei processi di valorizzazione condivisa dei territori e dei loro patrimoni e delle reti di relazioni locali, attraverso il coinvolgimento delle comunità, delle istituzioni culturali e scolastiche e delle associazioni del territorio.
4. Gli ecomusei assolvono ai propri compiti mediante personale professionalmente qualificato, si dotano di un proprio statuto o regolamento approvato dagli organi competenti e provvedono alla rilevazione dei dati sui propri servizi, attività e utenti.
5. Gli ecomusei sono istituiti dalla Giunta regionale su proposta delle amministrazioni interessate e sulla base del possesso dei seguenti requisiti:
a) presenza nel territorio di risorse naturalistiche, architettoniche, artistiche, storiche di particolare rilievo e messa a disposizione di almeno un edificio caratteristico di interesse storico;
b) coinvolgimento di associazioni operanti nel territorio nel settore della valorizzazione della cultura locale, mediante accordi di programma indicanti compiti e risorse materiali e finanziarie di ogni partecipante;
c) elaborazione di un piano di gestione e di un progetto pluriennale;
d) partecipazione attiva dei residenti al progetto e ampio coinvolgimento delle realtà economiche locali.
6. L'istituzione degli ecomusei è promossa da comuni singoli o associati.
7. Ogni ecomuseo ha una propria denominazione e un proprio marchio esclusivo, coerente graficamente con il sistema di identità visiva del patrimonio culturale di cui al comma 4 dell'articolo 17.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 12. All'articolo 12 sono stati presentati gli emendamenti: 14 e 19, sostitutivi parziale; 1 e 2 aggiuntivi.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:
Art. 12Sistemi museali
1. La Regione promuove il Sistema museale della Sardegna quale organizzazione di rete rivolta a favorire sul territorio regionale la fruizione dei beni culturali e la qualità dei servizi di conservazione, gestione e valorizzazione ai fini della conoscenza del patrimonio culturale da parte dei residenti e della promozione del turismo culturale.
2. Il Sistema museale della Sardegna adotta la cooperazione come base dello sviluppo programmato dei servizi e delle attività e si articola su base territoriale. Aderiscono al Sistema museale della Sardegna, purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale di cui all'articolo 7, i musei regionali, i musei e gli istituti e i luoghi della cultura equiparati ai sensi dell'articolo 9 e i sistemi museali territoriali; vi possono aderire, previe le opportune intese e purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale, musei pubblici e privati, di qualsiasi natura giuridica e titolarità istituzionale, presenti nel territorio.
3. I sistemi museali sono aggregazioni di musei e costituiscono lo strumento per mezzo del quale gli enti locali attuano la cooperazione e l'integrazione dell'offerta culturale, la qualificazione e lo sviluppo dei servizi, promuovono la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico dei loro territori.
4. I sistemi museali hanno i seguenti compiti:
a) coordinare la programmazione degli istituti e dei luoghi della cultura associati;
b) cooperare con il sistema informativo regionale e assicurare la circolazione delle informazioni, nonché la divulgazione degli studi e delle ricerche;
c) istituire e gestire servizi comuni agli istituti e ai luoghi della cultura associati;
d) promuovere le attività comuni di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale;
e) raccogliere ed elaborare le rilevazioni sui servizi, sulle attività e sugli utenti dei musei associati e trasmetterle alle province;
f) coordinare la collaborazione degli istituti e dei luoghi della cultura associati con strutture e servizi sociali, culturali e scolastici del territorio.
5. I sistemi museali sono istituiti sulla base di un accordo formale di cooperazione tra enti e il loro funzionamento è regolato da un atto approvato dagli enti titolari e redatto in armonia con i principi e le finalità della presente legge; gli accordi formali per l'istituzione dei sistemi devono prevedere:
a) l'ambito territoriale e la struttura organizzativa;
b) le funzioni del sistema museale;
c) la composizione e le attribuzioni degli organi di gestione e di rappresentanza;
d) i servizi tecnico-amministrativi comuni e il relativo personale;
e) le modalità di finanziamento e di riparto degli oneri.
6. I musei possono istituire altre forme di collaborazione attraverso reti regionali tematiche, con particolare riguardo all'istituzione della rete museale dell'emigrazione. I sistemi museali territoriali e le reti tematiche sono riconosciuti dalla Regione, sentiti gli enti locali interessati. Possono aderire ai sistemi museali territoriali o alle reti tematiche, previe le opportune intese e purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale di cui all'articolo 7, musei pubblici e privati, o istituti e luoghi della cultura equiparati di qualsiasi natura giuridica e titolarità.
Emendamento sostitutivo parziale Gessa - Barracciu - Cerina - Davoli - SANNA Franco - - - - Sanna Simonetta.
Articolo 12
Il comma 2 è sostituito dal seguente:
"2. Il Sistema museale della Sardegna adotta la cooperazione come base dello sviluppo programmato dei servizi e delle attività e si articola su base territoriale. Aderiscono al Sistema museale della Sardegna, purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale di cui all'articolo 7, i musei regionali, ossia quelli promossi dalla Regione con la partecipazione di enti pubblici o privati e di istituzioni scientifiche e di ricerca, i musei di ente locale, i parchi archeologici, gli ecomusei, e i sistemi museali territoriali; vi possono aderire, previe le opportune intese e purché provvisti degli standard minimi di qualità dei servizi e delle dotazioni definiti dal Piano regionale, musei pubblici e privati, di qualsiasi natura giuridica e titolarità istituzionale, presenti nel territorio". (14)
Emendamento sostitutivo parziale Gessa - Barracciu - Davoli - SANNA Franco - - Sanna Simonetta.
Articolo 12
Al comma 6 dell'articolo 12 le parole "...sentiti gli" sono sostituite da "su proposta degli". (19)
Emendamento aggiuntivo Dedoni - Vargiu.
Articolo 12
Dopo l'articolo 12 è aggiunto il seguente:
"12 bis
Rete museale dell'emigrazione
1. La Regione, nell'ambito delle reti regionali tematiche, di cui al comma 6 dell'articolo 12, promuove l'istituzione di una rete museale dell'emigrazione volta a rappresentare ciascuna realtà locale particolarmente soggetta nel passato a significativi flussi di emigrazione.
2. La rete museale dell'emigrazione ha in particolare lo scopo di conservare, documentare e diffondere la conoscenza della cultura e dei valori identitari degli emigrati sardi, di rafforzare la coscienza di appartenenza alle loro radici culturale e storiche, di realizzare la maggiore integrazione possibile fra la comunità regionale e la comunità dei sardi nel mondo.
3. La rete museale dell'emigrazione è formata da ogni museo istituito o da istituirsi, che conservi, anche in sezioni a ciò dedicate, testimonianza documentarie sulle diverse comunità di sardi emigrati. Ad essa concorrono, con i propri materiali, le sezioni di storia locale delle biblioteche e gli archivi storici.
4. La rete museale dell'emigrazione raccoglie, organizza e diffonde, anche a fini di ricerca e di didattica, tutti i materiali idonei alle finalità di cui ai commi precedenti, in particolare:
a) materiali archivistici sull'emigrazione sarda comprendenti anche dati quantitativi/statistici e di carattere demografico, normativa italiana e straniera, rapporti delle compagnie di navigazione e inchieste parlamentari;
b) libri, italiani ed esteri, sulla materia, con particolare attenzione alla diffusione della lingua sarda nelle comunità residenti all'estero;
c) testimonianze inedite autobiografiche, epistolari o di memorialistica, relative all'emigrazione dei sardi in Italia e all'estero;
d) materiali demoetnoantropologici sulle esperienze, storia di usi e costumi degli emigrati, i prodotti dell'incrocio fra la cultura materiale e immateriale degli immigrati e quella e dei nuovi luoghi, le integrazioni complete, parziali o ancora incompiute, tra emigrati sardi e società di accoglienza;
e) materiali audiovisivi quali film, documentari, pellicole e registrazioni anche amatoriali, registrazioni di interviste, di spettacoli e manifestazioni folcloristiche, utili a documentare la cultura dell'emigrazione sarda.
5. La rete museale dell'emigrazione, attiva rapporti di collaborazione con il Ministero degli italiani all'estero, con università, istituzioni e associazioni culturali italiane e straniere, pubbliche e private, ambasciate, associazioni imprenditoriali e sindacali e di studiosi.". (1)
Emendamento aggiuntivo Pisano - Cassano - Vargiu.
Articolo 12
Dopo l'articolo 12 è aggiunto il seguente:
"Art.12 bis
Istituzione dei sistema museale regionale dell'emigrazione sarda nel mondo "Martino Mastinu e Bonarino Marras"
1. La Regione autonoma della Sardegna nel riconoscere l'alto valore, storico, culturale, sociale e antropologico rappresentato dal processo dell'emigrazione sarda e al fine di tutelare e favorire la conservazione della memoria storica di un fenomeno che è anche patrimonio e risorsa del popolo sardo, nell'ambito dell'attività di promozione dei sistemi museali di cui al precedente articolo 12, costituisce l'associazione "Museo dell'emigrazione sarda nel mondo Martino Mastinu e Bonarino Marras" con sede a Cagliari presso la Regione Sardegna.
2. L'associazione organizza il museo con logica a rete, come parte del sistema unico museale regionale, rapportando con tale modalità la sede centrale di Cagliari con tutte le realtà museali e documentaristiche della Sardegna, con il Museo nazionale dell'emigrazione, con altri musei regionali e con quelli di altre nazioni a forte presenza di emigrazione sarda, in cui operano circoli e federazioni di circoli di emigrati sardi, associazioni di tutela e rappresentanza delle comunità sarde, con altre espressioni amministrative e culturali (enti locali, scuole, biblioteche, emittenti radio televisive e periodici).
3. L'associazione, con personalità giuridica di diritto pubblico e a maggioranza pubblica, ha lo scopo di provvedere mediante l'istituzione e gestione di tale museo:
a) al reperimento, alla organizzazione e alla valorizzazione di materiali, documentazione e testimonianze dell'emigrazione sarda nel mondo;
b) alla organizzazione e raccolta di testimonianze fotografiche e cinematografiche (documentari, pellicole amatoriali) e film con soggetto l'emigrazione dalla Sardegna e dall'Italia, di produzione nazionale ed estera;
c) alla raccolta e sistemazione di libri e riviste, italiane ed estere, sulla materia, con particolare attenzione alla diffusione della lingua sarda nelle comunità residenti all'estero;
d) alla rilevazione, raccolta e sistematizzazione di produzioni radiofoniche e televisive, teatrali, folcloristiche, della cultura, dell'alimentazione, dei rapporti economici con le altre regioni italiane e con i Paesi esteri, siti internet che abbiano un effettivo riferimento con la Sardegna e con la sua cultura ed economia;
e) la rete museale gestita dall'associazione è strutturata su specifico sito internet tale da permettere un'interazione tra il centro e le diverse sedi, nonché consentire la consultazione da parte del pubblico.
4 . Il Museo dell'emigrazione sarda nel mondo "Martino Mastinu e Bonarino Marras" è dotato al proprio interno di un centro studi permanente, di un laboratorio didattico per la scuola, di una biblioteca e di una cineteca; tutto ciò con l'obiettivo di tutelare e favorire la memoria storica del più grande fenomeno sociale vissuto nell'ultimo secolo dalla Regione sarda e di riappropriarsi delle proprie radici per capire la cultura, la tradizione, lo stile e la vita, ma anche i sacrifici e le sofferenze dei sardi che hanno lasciato i propri affetti e la loro terra per raggiungere popoli e nazioni di tutto il mondo alla ricerca di un lavoro per sopravvivere.
5. Fanno parte dell'associazione "Museo dell'emigrazione sarda nel mondo Martino Mastinu e Bonarino Marras" in qualità di soci fondatori:
a) la Regione Sardegna;
b) le federazioni dei circoli sardi e le associazioni di tutela;
c) il Comune di Cagliari;
d) la Provincia di Cagliari;
e) l'Università agli studi di Cagliari;
f) l'ANCI Sardegna.
6. Possono aderire all'associazione, secondo le prescrizioni statutarie:
a) gli enti locali della Sardegna;
b) i circoli e le associazioni degli emigrati sardi;
c) gli enti pubblici o privati;
d) le fondazioni;
e) i soggetti pubblici e privati del settore delle comunicazioni multimediali;
f) le scuole e le università.
7. I soci fondatori del museo predispongono lo Statuto e ne danno comunicazione all'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.
8. Lo Statuto deve prevedere un comitato scientifico costituito da undici componenti, di cui:
a) tre nominati dalla Giunta regionale su proposta dell'Assessore regionale del lavoro;
b) due dalle Federazioni dei circoli sardi;
c) uno dalle associazioni di tutela;
d) due dal Comune di Cagliari, sede del Museo;
e) uno dalla Provincia di Cagliari;
f) uno dall'Università degli studi di Cagliari;
g) uno dall'Anci Sardegna.
9 . La Giunta regionale con proprio provvedimento stabilisce, entro novanta giorni dall'atto costitutivo del Museo, l'ubicazione della sede centrale dello stesso, sentita l'assemblea dei soci fondatori e informata la competente Commissione del Consiglio regionale della Sardegna.
10. È istituitala giornata regionale dell'emigrazione che viene celebrata annualmente il 7 luglio, giorno dell'anniversario dell'uccisione di Bonarino Marras e della scomparsa di Martino Mastinu avvenuta a Buenos Aires il 7 luglio del 1976, che rappresenta il giorno della memoria di tutti i sardi, in qualunque parte del mondo si trovino, su quello che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi l'emigrazione sarda.
11. L'associazione "Museo dell'emigrazione sarda nel mondo Martino Mastinu e Bonarino Marras " propone, entro il 31 gennaio di ogni anno, il programma delle manifestazioni della "Giornata regionale dell'emigrazione" all'Assessore regionale del lavoro che lo sottopone all'approvazione della Giunta regionale entro il 31 marzo successivo.
12. L'associazione "Museo dell'emigrazione sarda nel mondo Martino Mastinu e Bonarino Marras" organizza ed esegue il programma delle manifestazioni riferite alla "Giornata regionale dell'emigrazione" che si svolgono nella giornata del 7 luglio e che possono avere anche una articolazione in più sedi di diverse città dell'Isola. (2).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Come dicevo stamane, questo articolato è il testo unificato di tre proposte di legge. Quando si è arrivati a questa decisione in Commissione su proposta dell'onorevole Biancu, si era, o ero meglio dire convinto che tutte le tre proposte di legge avessero pari dignità o quanto meno raccogliessero quelle che erano le intenzioni di soddisfare esigenze che erano ben precise e puntualmente riferite all'interno delle proposte di legge originarie. Strada facendo, nella discussione in Commissione questo problema è stato posto in una posizione di dibattito che vedeva lo schieramento di centrosinistra contrastare perlomeno una proposta di legge quasi quasi ritenendola spuria e non inseribile all'interno del testo unificato. Mi riferisco alla proposta di legge da me presentata e da Vargiu, Cassano e Pisano, sulla istituzione della rete museale dell'emigrazione. Io francamente devo dire, lo dico perché resti agli atti, non ho ritenuto di fare bandiera partitica né di opposizione, e comunque non era una posizione preconcetta era solo l'attenzione che voleva essere riservata da parte mia ad un fenomeno, quello dell'emigrazione che ho avuto modo di conoscere, di capire e di apprezzare. Proprio ho trovato posizioni addirittura forti e contrastanti nel voler inserire una dichiarazione di intenti puntuale di quello che era l'articolato proposto nella proposta di legge. Dopo grandi discussioni, ci sono i dati della Commissione, per grazia ricevuta furono inseriti due riferimenti in due articoli del testo unificato. Ritenni, come ritengo che non sia una cosa apprezzabile, per quello che è il fenomeno della emigrazione in Sardegna. Lo dico con estrema tranquillità, sono cifre da 6 a 700 mila sardi che stanno fuori dalla Sardegna, che hanno cercato riparo alle difficoltà sociali ed economiche portandosi fuori, in tempi diversi, addirittura nella diaspora che risale al 1790 per una emigrazione riconosciuta in Brasile. Credo che fosse anche un fenomeno storico, un fenomeno da tutelare, un fenomeno da far emergere in tutta la sua importanza storico e culturale. Così non è stato, abbiamo preso carta e penna e calamaio e una volta presentato il testo unificato abbiamo ritenuto di porre all'attenzione dell'Aula un emendamento, il numero 1, con cui si recuperava in sintesi quelle che erano le espressioni più vive della volontà di tributare un ricordo a un fenomeno ripeto storico, culturale ed economico in modo che questa esperienza drammatica per alcuni versi trovasse significativa attenzione nel presente e fosse monito per il futuro.
Ho avuto modo di partecipare stasera alla valutazione degli emendamenti in Commissione e ancora una volta ho trovato lo sbarramento anche tra l'altro da un giovane collega che è arrivato l'altro giorno e che ha ritenuto di dover esprimere con grande conoscenza e con grande rilievo intellettuale quelli che erano i pensieri della propria attenzione verso questo fenomeno, era uno dei rappresentanti de La Margherita, siccome non credo che sia una cosa che tocchi solo una parte politica io credo che questa sia una cosa che tocca il cuore, l'anima, il sentimento, l'essere vicini da parte del popolo sardo all'altra metà del popolo sardo, meriti e meritasse maggiore attenzione da parte di tutti e si trovasse una giusta collocazione, un giusto riferimento a questo popolo, a questa diaspora dei sardi e non fosse utilizzata ora dall'una ora dall'altra parte solo esclusivamente in ambito elettorale o per accaparrarsi i voti di Tizio Caio e Sempronio.
Io credo che meriti qualcosa di più, e il creare un sistema museale, non diversamente da quello che poteva essere un sistema museale di altra specie e natura significasse anche spirito a quello che dice Luciano Uras qualche volta: "alla carne e al sangue che è stato dato da questo popolo di Sardegna" e che tanto ha aiutato anche in termini economico sociali la nostra Isola.
Io credo che faccia male e stia facendo male questa rappresentanza del centrosinistra a negare la giusta appartenenza di una realtà significativa come quella della flusso migratorio che ha veramente creato una presenza, anche oggi, più che importante e di rilievo dove si è collocata all'interno di altre società. Non so quale sia l'accoglienza che l'Aula vorrà riservare a questo problema. Forse sarebbe stato meglio non dibatterne per niente anziché umiliare questo fenomeno, forse sarebbe stato un bene aspettare che si dibattesse esclusivamente in questa proposta di legge e trovare una soluzione e vedere quello che in quella circostanza il centrosinistra avrebbe potuto offrire. Sta di fatto che oggi noi ci troviamo a leggere, insieme agli altri, la disattenzione, se non la volgare attenzione di qualche parte che vuole speculare in qualche maniera sulla volontà politica di voler rappresentare qualcuno che non può parlare qui dentro e che spesso e volentieri si è negato o si è utilizzato meglio dire in altre circostanze il voto di quest' Aula per non consentire neanche la presenza di quelle espressioni esterne alla nostra Isola.
Io non so quanto bene si stia facendo, non so neanche se la proposta di sintesi della proposta di emendamento fatta da me possa essere valida, purché si tagli non si dà neanche, ho avuto modo di vedere una bozza, non si vede neanche quella che è la correlazione esatta di quello che è il modo di fare e di operare. Comunque vi dico andatevi a rileggere perlomeno quelle che sono le presentazione le proposte di legge fatte dal centrosinistra a livello nazionale perché sono molto vicine a quelle che ha presentato lo scrivente e probabilmente, ancora una volta, capirete quanta contraddizione c'è pur di dire no ad una proposta che viene dalla minoranza e dall'opposizione e voi poi vi arroccate in posizione a dire: "siamo aperti per la democrazia". Questa è la dimostrazione!
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dedoni. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. C'era un impegno assunto dai Capigruppo per concludere i lavori alle 21 e 30, abbiamo due alternative: completare l'intervento dell'onorevole Pisano e votare gli articoli e gli emendamenti, se si fa tutto in tempi sufficientemente rapidi; se no finiremo a questo punto e l'onorevole Pisano parla alla ripresa dei lavori domani mattina. Ci sono le condizioni perché approviamo l'articolo? Chiedo lumi… Se non ci sono lumi la seduta è conclusa, si riprendono i lavori domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 21 e 26.
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