Seduta n.249 del 29/11/2006
CCXLIX Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 29 novembre 2006
Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 17.
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 17 ottobre 2006 (243), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Adriano Salis ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 29 novembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 246/B. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Sabatini, relatore .
SABATINI (La Margherita-D.L.), relatore. Presidente, mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, chiedo una breve sospensione dei lavori per consentire un maggiore afflusso di consiglieri..
PRESIDENTE. Sospendo la seduta sino alle ore 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 19, viene ripresa alle ore 10 e 31.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo la verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Sanciu, Vicepresidente di Gruppo.)
Prima verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri Cugini e Cachia risultano presenti.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 28 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - FADDA - FRAU - GIAGU - LAI - LICHERI - LOMBARDO - MARRACINI - MASIA - ORRÙ - PETRINI - PINNA - RASSU - SABATINI - SCARPA - SERRA.)
Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 11 e 04.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Reitero la richiesta di verifica del numero legale.
(Appoggia la richiesta il consigliere Capelli.)
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che il consigliere Uggias risulta presente.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 50 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DIANA - FADDA - FARIGU - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GIAGU - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LOMBARDO - MANINCHEDDA - MARROCU - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PITTALIS - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SANCIU - SANJUST - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS.)
Poiché il Consiglio è in numero legale possiamo procedere.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che intendessero intervenire nel corso della discussione generale che devono iscriversi a parlare durante il primo intervento.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, rivedendo la relazione a cui si è rimesso il relatore in Aula sulla proposta di legge numero 246/B "Orari di apertura degli esercizi commerciali", non sarà sfuggito ai colleghi che stiamo esaminando la terza proposta di modifica della legge numero 5 sul commercio nell'arco di pochi mesi dall'approvazione della stessa (maggio 2006) da parte dell'Aula.
Perché questo percorso? Il percorso è dettato da alcune imprecisioni presenti nella legge numero 5/2006 con particolare riferimento, ma non solo, alla disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali che, dopo la modifica del Titolo V della Costituzione, è stata trasferita alle Regioni; il decreto Bersani del '98 regolava infatti gli orari di apertura definendo le chiusure domenicali degli esercizi con le deroghe per il mese di dicembre e per le altre festività dell'anno. A questa disciplina potevano derogare i comuni ad economia prevalentemente turistica e città d'arte.
La Sardegna con grave ritardo, solo nel 2006, ha recepito quanto previsto dalla Bersani del '98.
Nel testo di legge della "5" noi avevamo previsto le chiusure domenicali, avevamo previsto anche una formula concertativa, avevamo purtroppo inserito tra le chiusure anche il 15 di agosto; non ci eravamo soffermati con la dovuta attenzione sulle conseguenze che avrebbe avuto quella limitazione durante il periodo estivo e nelle fasi successive fino ad oggi. Su questo si è aperto un dibattito sulla stampa e all'interno del Consiglio; la Commissione competente prese in carico nel luglio del 2006 il progetto di legge 246/A che è stato bloccato, non so da chi e non so perché, e non è arrivato in Aula. Ricordo che in sede di Commissione io espressi il mio parere negativo sull'urgenza della proposta del "246/A" che si limitava unicamente a consentire l'apertura del 15 agosto e, per quanto riguarda il comune di Cagliari, l'apertura del primo maggio.
Mi opposi allora, e credo con ragione, visto che arriviamo a discutere questa proposta di legge numero 246/B che affronta con maggiore chiarezza e con maggiore, ponderatezza rispetto al "246/A" la disciplina delle aperture domenicali e dei periodi festivi.
Ricordo anche che ci fu un perentorio intervento del Presidente che, contrario alla rivisitazione delle aperture domenicali e festive, impose per motivazioni diverse dalle mie la non discussione del progetto di legge 246/A in Aula.
Oggi invece esaminiamo questa proposta di modifica della stessa legge che abbiamo esaminato nel maggio del 2006;permettetemi di dire che questo iter è un po' particolare, è particolare nel giro di pochi mesi rivedere per tre volte una legge che il Consiglio ha approvato all'unanimità o con qualche astensione . Perché sottolineo questo dato? Per richiamare l'Aula sul fatto che esaminare un testo in Commissione con una maggiore attenzione, con un maggiore approfondimento, non è perdita di tempo ma, probabilmente, consentirebbe di produrre testi legislativi, non solo in questo ma anche in tanti altri casi, più chiari per i cittadini, per chi le leggi le deve osservare, noi compresi.
E' chiaro che su questa proposta di legge dovremo discutere, per i principi che essa definisce ed afferma, anche alla luce degli ultimi eventi. Credo che le sperimentazioni che ci sono state nell'ultimo periodo nel comune di Cagliari abbiano dimostrato quanto la liberalizzazione delle aperture, rispetto alle limitazioni che molto spesso noi vediamo come agevolazioni al piccolo commercio, porti dei benefici soprattutto nei confronti dei consumatori che sono la gran parte dei cittadini sardi ai quali noi credo dobbiamo dedicare le maggiori attenzioni.
Un esempio è stato qualche domenica fa l'apertura delle strutture del solo centro di Cagliari con la chiusura delle grandi strutture di vendita, oppure nell'ultima domenica l'apertura in contemporanea dei grandi centri commerciali dell'hinterland cagliaritano e delle strutture del centro storico. Va sottolineato che è stata contraddetta da questi fatti la posizione di quella parte di commercianti, una parte storica, ancora ferma ai vecchi principi, direi, di monopolio. L'altro giorno ho letto su una rivista, in aereo, uno studio della Federdistribuzione, non riguardante solo la grande distribuzione, che dimostra comunque quali benefici, in termini di aumento dei consumi, apporterebbero le aperture non contingentate, partendo dalla considerazione che si sono modificate le modalità di fruizione del tempo libero, la qualità dei consumi e della loro offerta, la qualità del lavoro da parte delle famiglie medie italiane, e quindi anche sarde. Quando noi parliamo di aperture non possiamo pensare soltanto alle aperture delle domeniche e dei periodi festivi, non possiamo pensare solo ed esclusivamente ai centri commerciali, al negozio di abbigliamento, al "food o no food", ma dobbiamo pensare anche ai servizi coordinati che si devono creare intorno a esperienze nuove, mi riferisco ai servizi postali, ai servizi bancari, all'alleggerimento del sistema dei parcheggi.
Ma un dato importante, da considerare nella valutazione della proposta di legge all'esame dell'Aula, sarebbe l'incremento dei consumi per un valore di circa 4,16 miliardi di euro. Questo vuol dire un incremento dell'1,96 in percentuale che equivale a un'incidenza sul PIL, fatto base il 2005, dello 0,29. Credo che questo sia un dato significativo, molto significativo, soprattutto in una fase di stagnazione dei consumi e dell'occupazione. Si creerebbero infatti circa 9 mila nuove opportunità di lavoro nella grande distribuzione e 13 mila opportunità di potenziali posizioni nella distribuzione tradizionale. Credo che siano numeri importanti, credo che siano numeri dei quali il legislatore non può non tenere conto. Inserire un comma che decide le chiusure o le limitazioni alle aperture può compromettere tutto questo.
E' una decisione pesante, è una decisione che va contro lo sviluppo, dal mio punto di vista, è una decisione che comunque, per i dati riportati, va pesata e va pesata non sulla base di un contraddittorio politico fra le parti rappresentate in questo Consiglio, siano esse di centrodestra o di centrosinistra, ma sulla base del buon senso. E' necessario un confronto aperto, quale noi stiamo offrendo oggi, non un confronto pregiudiziale legato a posizioni politiche, perché relativamente a questa questione di politico credo ci sia ben poco! Certo ci potrebbe essere uno scontro sulla valenza delle liberalizzazioni all'interno del nostro concetto di organizzazione societaria. Ma questo confronto, se viene liberato dai pregiudizi politici può portare al varo di una normativa che produrrà maggiori consumi, più posti di lavoro, una diversa organizzazione dei servizi offerti ai cittadini, del loro tempo libero, in definitiva una diversa organizzazione della vita sociale.
Ecco perché io chiedo se c'è questa disponibilità ad aprire un confronto in quest'Aula nel corso della discussione generale, sugli emendamenti, anche in Commissione, scevro da condizionamenti. Ma ragioniamo anche sulla base dell'esperienza fatta in Commissione, dei confronti avuti in Commissione, di quanto successo negli ultimi giorni e anche di quella parte di confronti che non sono avvenuti in Commissione. Molto poco spazio è stato dedicato agli enti locali. Molto poco spazio è stato dedicato ai sindaci, agli amministratori locali, agli Assessori competenti in materia che, forse, avrebbero potuto dare un maggior contributo se sentiti più diffusamente e non limitatamente ad alcuni casi.
Io credo che questi siano gli argomenti che noi dovremo sviluppare nel corso del dibattito e che sono alla base di una serie di emendamenti che abbiamo presentato. Emendamenti che, per certi versi, pur raggiungendo lo stesso scopo, invertono il ragionamento. La stessa proposta di legge, la 246/B appunto, all'articolo 2, che sostituisce l'articolo 5 della legge numero 5, al comma 2 recita "Gli esercizi di vendita al dettaglio osservano la chiusura domenicale e festiva". Non è poca cosa se noi come indirizzo, pur raggiungendo lo stesso obiettivo, diamo un'indicazione di tipo diverso.
Negli emendamenti proposti, che vedremo nella successiva fase di discussione, invertiamo il principio, alla luce dei fatti degli ultimi giorni, per cui è consentita l'apertura sempre, delegando la decisione sui giorni di chiusura agli enti locali, previa la fase di concertazione nella quale sentire le associazioni dei consumatori, i sindacati e tutti gli attori del mondo commerciale. Sembra che non cambi la finalità, invece è determinante l'indirizzo che quest'Aula sceglie di dare. Cioè, promuoviamo quei dati che ci provengono dal recentissimo studio della Federdistribuzione, li promuoviamo, li accettiamo, li facciamo nostri e cerchiamo di promuovere il lavoro, i consumi, l'aumento del PIL, maggiori servizi, un decongestionamento del traffico nei sei giorni antecedenti la domenica, oppure partiamo dal presupposto, con questo comma, che comunque accettiamo il principio della chiusura domenicale e festiva? È questa la differenza; l'obiettivo, mi si potrà dire, è lo stesso, ma è decisamente diversa l'indicazione che diamo.
Alcune precisazioni, poi andranno fatte sulle 13 ore di apertura. Noi diciamo, nello stesso articolo 2, che le aperture sono limitate dalle 7 alle 22 e comunque nel limite delle 13 ore. Ma noi sappiamo anche che ci sono delle attività per le quali, soprattutto nel periodo estivo, nelle zone costiere e non solo, le 13 ore non possono andare dalle 7 alle 22, in particolare la chiusura non può essere fissata alle 22. Anche su questo punto si stabilisce un principio generale ma si deve dare all'ente locale la possibilità di derogare in determinate situazioni.
Credo che entreremo nello specifico durante l'esame degli emendamenti, di quelli che l'Aula vorrà discutere, non dimenticando che dobbiamo recepire nel contesto anche l'ultimo decreto Bersani in merito alle vendite promozionali e definire meglio le vendite straordinarie. Queste due forme di vendita si devono effettuare nell'arco dell'anno e in tempi ben definiti; non possiamo avere un continuo periodo promozionale se non lo limitiamo per certi versi, non legato alle promozioni, ma alle vendite straordinarie di cessazione di attività, di cessione d'attività che possono portarci fino alle vendite di fine stagione. Possono sembrare delle cose non significative, ma invece regolano il mondo commerciale in modo determinante, soprattutto quello non legato alle vendite alimentari, per intenderci il sistema no food.
Io credo che noi dovremo riflettere su questi temi così da non essere costretti, spinti dalle masse, dai consumatori, dalla stampa o quant'altro, a tornare in quest'Aula per la quarta volta. Come ho già detto, stiamo riprendendo in mano per la terza volta una norma legislativa perché, a suo tempo, non si è voluto portare avanti nell'Aula un confronto sereno e tranquillo, anche conflittuale, su principi che comunque devono essere sviscerati e maggiormente approfonditi.
Io credo che su questo oggi, vista l'esperienza passata, si possa aprire un dibattito. Se c'è questa disponibilità, noi qui siamo disposti a portare le ragioni che hanno spinto a rivedere, anche in questo caso in Aula, alcune delle fattispecie contenute nella proposta di legge 246/B. Conclusa la discussione generale si potrebbe sospendere, ma non so se l'Aula vorrà, perché la Commissione possa esaminare gli emendamenti proposti e quindi tornare in Aula per un sereno confronto; confronto che comunque non potrà avvenire se c'è un pregiudiziale rifiuto al ragionamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, la legge regionale numero 5 del 2006 è stata la prima riforma ad ampio respiro del settore del commercio perché ha disciplinato in maniera organica il commercio classico su aree private (il negozio), il commercio su aree pubbliche, i mercatini rionali e l'ambulantato, nonché la parte che si riferisce alla somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, quindi pubblici esercizi come i bar e i ristoranti. Questa legge ha trovato un positivo riscontro anche nelle riviste specializzate; viene infatti definita come un positivo passo in avanti perché, per esempio, per i pubblici esercizi viene abolito il Registro per gli esercenti del commercio, il REC.
L'autonomia regionale ha consentito di dettare le regole atte a mantenere quel giusto eppur difficile equilibrio tra le prerogative dell'autonomia regionale, appunto, e il doveroso rispetto dei principi comunitari in materia di libera concorrenza, di libertà di commercio e di tutela del consumatore. Questo aspetto è chiaramente evidenziato nelle finalità della legge, rappresentando sia il motore della nuova disciplina, sia il corretto fine che la norma persegue. Anche leggendo le disposizioni in materia di pubblici esercizi è di tutta evidenza che il fine che la legge si propone è quello di raggiungere il migliore servizio all'utenza, senza tralasciare gli altri elementi relativi alla redditività delle imprese, al controllo della pubblica sicurezza e allo sviluppo corretto dei centri urbani.
Nonostante tutti gli aspetti positivi di tale elaborazione, il dato concreto dell'applicazione pratica delle norme giuridiche ha imposto un'analisi approfondita sugli effetti che la stessa ha avuto nella realtà commerciale sarda. Occorre non scordare mai che il diritto serve a risolvere i problemi pratici e che pertanto va sempre valutato compiutamente l'effetto che una nuova legge produce nella realtà alla quale si applica, per poi procedere in caso di necessità agli evidenti, opportuni e necessari aggiustamenti.
Nel caso della legge regionale numero 5 del 2006 gli organi di stampa hanno dato, a suo tempo, ampio risalto e molta diffusione al problema delle deroghe delle aperture domenicali e festive tralasciando, rispetto a questo problema, tutti gli altri aspetti positivi pure previsti dalla nuova legge; aspetti positivi che i tecnici della materia, in particolare gli uffici comunali per il commercio, che indiscutibilmente sono i tecnici della materia, hanno accolto e utilizzato pienamente e con soddisfazione. Penso al controllo e al rilascio delle autorizzazioni in materia di commercio ambulante; penso all'abolizione delle commissioni comunali e provinciali in materia di pubblici esercizi; e su questo punto la Sardegna ha anticipato di qualche mese, con positiva e lodevole lungimiranza, il contenuto di quanto legiferato a livello nazionale dal cosiddetto decreto Bersani sulle liberalizzazioni.
Mentre molte Regioni, in seguito a tale nuovo decreto Bersani, dovranno procedere ad ampie riforme della propria legislazione regionale, la nostra Regione dovrà soltanto emendare in piccole parti il testo a suo tempo proposto, e questo è il segno e il senso della maggior efficacia e della lungimiranza, di cui parlavo prima, della legge di riferimento. Infatti degli undici articoli della proposta, soltanto la modifica di due si rende necessaria per poter perseguire tale adeguamento, tutti gli altri sono riferimenti a correzioni tecniche o adattamenti, per esempio in materia di orario, perché riferiti alle specifiche esigenze della realtà sarda. Un leggero intervento che dimostra pertanto la bontà complessiva della nuova disciplina.
Il fatto che la disciplina sia complessivamente buona non ci può comunque e non ci impedisce di realizzare dei miglioramenti che si rendono necessari. Attraverso l'articolato, infatti, della proposta di legge che stiamo esaminando, la numero 246/B, si ottiene un corretto e lineare adeguamento della normativa regionale commerciale al diritto comunitario e al diritto costituzionale. Con l'approvazione delle modifiche in oggetto la Regione Sardegna avrà, tra le prime in Italia, una normativa specifica sulle attività commerciali rispettosa degli interessi di tutti i soggetti coinvolti, attraverso tale adeguamento la legge sulla disciplina generale sul commercio costituirà un utile strumento sia come regole per il corretto esercizio dell'attività imprenditoriale (comunicazioni, autorizzazioni e controlli successivi), sia come mezzo per irrobustire e rendere dinamico il settore.
Le disposizioni originali, che con la presente proposta saranno modificate, nascevano dall'esigenza di costruire alcune specificità che interpretavano meglio la situazione sarda e, alla prova dei fatti, come è dimostrato sia dall'attenzione che ad esse è stata rivolta dall'opinione pubblica, sia dall'emanazione delle nuove norme di attuazione dei principi comunitari, non tutti i risultati sono stati quelli auspicati e preventivati. Pertanto tali obiettivi possono essere raggiunti e alcuni miglioramenti essere ancora realizzati e perfezionati. L'approvazione delle modifiche proposte, al fine di risolvere i problemi che sono stati evidenziati, si rende conseguentemente necessaria alla finalità di fornire un migliore servizio all'utenza e alle imprese del settore.
In tal senso, ma soltanto a titolo di esempio, mi permetto di citare in maniera specifica quella parte nella quale si vuole riportare la disciplina dei requisiti per l'esercizio del commercio alimentare ai principi della normativa europea e statale; voglio evidenziare cioè che, prevedendo un miglioramento del sistema della concertazione obbligatoria per la definizione delle deroghe in materia di chiusure domenicali e festive, si persegue un risultato di straordinaria rilevanza sociale e che, contrariamente a prima, è possibile consentire adesso l'apertura anche in orario notturno per particolari evenienze ed esigenze, come eventi e manifestazioni.
È prevista la possibilità di accordi intercomunali per le deroghe, è previsto che dai tre giorni di chiusura inderogabile spariscano il lunedì dell'Angelo e il 15 agosto; è previsto che si inaspriscano le sanzioni relative alla violazione delle norme per quanto riguarda gli orari; è previsto che si corregga il mero errore materiale perché l'istituto giuridico del regolamento regionale per i circoli privati era stato inserito in una posizione sbagliata; e, in maniera particolare per quanto sta accadendo nella realtà della dinamica commerciale oggi della nostra Regione, la deroga sugli agriturismo è riportata a quanto stabilito nella specifica normativa regionale.
Io ritengo che si tratti di una buona correzione, che non è soltanto di carattere estetico-formale ma diventa di carattere sostanziale, che trova il nostro pieno consenso e il nostro pieno appoggio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signora Presidente, ritroviamo in Aula uno dei tormentoni dell'estate sarda appena passata, forse uno dei vostri incubi più ricorrenti, incubi cari al Presidente e ai colleghi della maggioranza. Questa legge sul commercio, che ci accingiamo a modificare, da quando è stata approvata ad oggi ha tenuto prepotentemente banco creando una lunga scia di malumori e proteste a non finire. Ogni giorno siamo stati bombardati da polemiche e da lamentele; ogni giorno siamo stati chiamati da amministratori locali che chiedevano come dovevano comportarsi durante il periodo estivo relativamente alle aperture delle attività commerciali.
Abbiamo assistito ad una unanime levata di scudi contro un provvedimento che ha rischiato di mettere in crisi un intero settore; per non dire poi delle ripercussioni a livello politico con i forti scossoni all'interno della maggioranza, e questo credo che si debba riconoscerlo. Ma, visto tra l'altro quanto sta accadendo in questi giorni, probabilmente si potrebbe dire che siamo soltanto all'inizio; non è certo la legge sul commercio che può creare degli scossoni così esagerati all'interno di una maggioranza, ma è anche questo un segnale abbastanza importante. Segnale di una maggioranza, in questo momento, in evidente difficoltà, una maggioranza traballante e un presidente Soru che cerca, lo abbiamo già detto ieri sera, lo abbiamo detto tante volte, di fare l'equilibrista tra gli alleati e tra i suoi Assessori.
E' un gioco pericoloso, anche questo lo abbiamo detto troppe volte; quando è l'opposizione a schierarsi contro chiaramente non c'è nulla di strano, quando invece lo fa la maggioranza la questione diventa un po' più difficile: per la minoranza è un fatto fisiologico, per la maggioranza il discorso decisamente cambia ed è un segno, inequivocabile, di un malessere che non può più essere tenuto nascosto e che alla prima occasione tornerà sicuramente alla ribalta in modo prepotente, come accade ogni volta che la rosa degli Assessori perde un petalo. Non voglio ritornare su questo argomento che credo sia all'ordine del giorno e l'elemento principale, il più importante, del momento politico che sta vivendo la Sardegna. Siete quasi al giro di boa della metà della legislatura e i risultati non sono certamente esaltanti; le difficoltà della Sardegna, che voi anziché risolvere rendete sempre più gravi, sono sotto gli occhi di tutti.
La legge sul commercio. La legge sul commercio è uno dei tanti esempi che si possono prendere in considerazione. Diciamo pure, per usare un eufemismo calcistico, che è stato un vero e proprio autogol, lo abbiamo fatto tutti insieme, io questo lo riconosco, la legge è stata approvata all'unanimità, quindi su questo non c'è dubbio. È vero che in sede di approvazione si era parlato anche della necessità di un periodo di rodaggio, e un conseguente monitoraggio, per capire le eventuali reazioni; ma le abbiamo capite subito, quanto è accaduto però è andato persino al di là delle nostre più pessimistiche previsioni.
Ora, fortunatamente - diciamolo pure - la Commissione ha deciso di tagliare la testa al toro abrogando completamente il tanto additato articolo 5 sulle chiusure festive e sugli orari. E come avrebbe potuto fare diversamente dopo che per mesi ce lo hanno gridato da una parte all'altra dell'Isola? Ora, è chiaro che è assurdo chiudere dei negozi nei giorni di maggiore afflusso turistico; e la domanda che subito ci siamo posti e che rispecchia la preoccupazione di tutti è: dove dovrebbero andare i nostri vacanzieri? La Sardegna è un'isola turistica, la Sardegna ha questa vocazione; la prima e principale preoccupazione di tutti gli attori che ruotano intorno al mondo del commercio perciò è stata quella di chiedersi: "Che cosa dobbiamo fare, dobbiamo chiudere? Dobbiamo mandare a casa, oltretutto, un numero elevato di lavoratori?"
E' ovvio, poi, che gli stessi sindaci delle località costiere siano stati dissidenti, disobbedendo ad una normativa che si è tirata dietro la bocciatura quasi unanime degli stessi amministratori. Attuare le disposizioni previste in legge per la chiusura sarebbe stato al limite del paradosso: un grave errore, comunque, un gravissimo errore, ma qualcuno aveva proprio pensato la norma in questi termini. Attuarla avrebbe significato, soprattutto, mandare via i turisti dalla nostra Sardegna. Mi tornano in mente in proposito le tasse sul lusso e, inevitabilmente, sarà noioso ripeterla, si affaccia la solita domanda: qual è la vostra filosofia? Qual è la filosofia di questa maggioranza per il rilancio turistico della nostra Isola?
Io spero che voi abbiate un programma abbastanza chiaro e abbastanza preciso oltre che, come ho già detto anche nell'intervento di ieri sera, la capacità di trovare costantemente e continuamente nuovi slogan per il rilancio della nostra Isola. La politica però non si fa - lo abbiamo detto più volte - con gli slogan; io so che all'interno della vostra maggioranza avete ottimi professionisti che lavorano in questo campo e che possono dare delle grandi idee per l'individuazione appunto di slogan incisivi, ma questa non è la politica, a noi sardi interessano i risultati concreti.
Ora, tra nuove gabelle e serrande dei negozi abbassate, è veramente difficile decifrare qual è e quale sarà la vostra reale azione di governo; non offendetevi se in questa circostanza vi paragono a dei kamikaze: si impegnano fior fiore di risorse per la promozione turistica dell'Isola e poi, invece, ci si perde in leggi e leggine che anziché valorizzare la nostra terra rischiano di penalizzarla ulteriormente. Settanta milioni di euro in tre anni, anche questo è stato detto più volte, se ne andranno in spot, slogan e campagne promozionali varie, ma fino adesso ci avete pensato voi a fare una gran bella propaganda!
Io concludo il mio intervento perché credo ci sia ben poco altro da dire; vorrei rivolgere il mio apprezzamento al lavoro svolto dalla Commissione e dal suo Presidente, nel momento in cui ci si è resi conto che occorreva intervenire nei confronti di una legge che presentava dei difetti e delle grosse lacune.
Io credo che all'articolato debba essere proposta qualche piccola modifica sulla quale, credo, potremo essere palesemente tutti d'accordo, sperando che anche stavolta, una volta approvata questa proposta di legge, non ci si renda conto che c'è ancora qualche cosa che non va bene.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). E' chiaro che la popolarità, o impopolarità, estiva di questa legge nasce da una nostra comune sottovalutazione di alcune questioni alla quale era bene rimediare, così come stiamo facendo oggi con la proposta in discussione.
Credo sia necessaria una riflessione su quell'errore tenendo presente anche la difficoltà che c'è stata da parte di quelle articolazioni della società, definite corpi intermedi, forze sociali, a rappresentare le problematiche dei settori interessati. Questo può essere anche un segnale di una difficoltà che la società sarda complessivamente attraversa e per chi, come noi ma credo tutti, ha a cuore la presenza di queste rappresentanze nella società questo è un dato preoccupante, perché è anche un nostro interesse che quel modo di organizzarsi della società funzioni.
Ma, tornando al merito della proposta di legge, io penso che, superato il limite e l'errore, abbiamo confermato l'impianto della normativa; un provvedimento di legge che influisce, in questa parte almeno, sulle aziende, sui cittadini, sull'organizzazione della comunità, non può essere una gabbia calata dall'alto, che disciplina decine e centinaia di situazioni completamente diverse. Per questo confermiamo con forza che le decisioni devono essere prese dagli enti locali, però con una differenza rispetto al testo precedente che credo vada giustamente valutata. Abbiamo reso la concertazione più forte, obbligatoria, stabilendo regole più cogenti che consentano ai sindaci di prendere decisioni condivise e alle forze sociali di essere determinanti.
Ma abbiamo fatto anche di più - e qui poi entriamo nel merito di eventuali differenze - abbiamo anche proposto delle regole sulla sicurezza dei lavoratori, sui loro diritti; cioè introduciamo nelle regole alle quali devono richiamarsi le imprese, l'economia, anche un elemento di qualità sociale. Ritengo infatti che questa sia una questione che le società democratiche debbono affrontare sempre di più e che rimanda anche alla responsabilità sociale delle imprese stesse.
L'onorevole Capelli ci ha invitato ad un dibattito sulla liberalizzazione dei mercati; ebbene, io sono convinto della correttezza dei dati, importanti, elaborati da centri qualificati (dati che tutti leggiamo), relativi alla gabbia che pesa sulla società italiana a causa di una mancata, effettiva, liberalizzazione; sono dati che rappresentano una realtà che viviamo, vediamo e tocchiamo anche con mano. Però, questo non significa, per intenderci, che la liberalizzazione debba dar vita a una sorta di "legge della giungla", una sorta di "O.K. Corral", per citare un famosissimo film. A mio avviso la liberalizzazione deve non solo tenere conto delle regole di mercato, ma soprattutto deve garantire maggiori, pari opportunità per chi partecipa alla gara. Altrimenti non sono liberalizzazioni, ma un riprodurre in forme diverse, che per comodo chiameremo moderne e innovatrici, quelle differenze di ceto e di censo che hanno generato le forme di corporativismo che bloccano oggi in molti settori l'economia italiana.
Per questo dico che non mi convincono molto le argomentazioni dei rappresentanti, diciamo così, dei centri commerciali. Capisco il lavoro di pressione, di difesa degli interessi, per carità, non c'è niente di strano e niente di illegittimo in questo. Non le condivido perché a fronte della richiesta che è stata presentata in Commissione (Commissione che peraltro ha ascoltato e sentito davvero tutti nell'arco di diverse settimane), cioè quella di un blocco di 30-40 festività, a me sembra che il contenuto della nostra risposta, quando entrerà a regime, sarà anche superiore, il che non è secondario, alla richiesta.
Inoltre, va ricordato che a seguito di una concertazione noi prevediamo anche il superamento dell'orario di chiusura alle ore 22; mi sembra difficile che si possa lavorare per 18-20 ore al giorno, comunque consentire un allungamento dell'orario oltre le 22, per favorire in particolare la presenza turistica, credo sia una risposta positiva.
L'aspetto che mi preoccupa maggiormente è il modello di liberalizzazione prospettato dai rappresentanti dei centri commerciali, ma che ha trovato sostenitori anche in questa sede, che genererebbe il rischio di una condanna definitiva dei piccoli esercenti. Ieri sono stati citati a proposito e a sproposito i dati ISTAT; in due anni c'è stata una perdita di circa 11 mila posti di lavoro nella categoria che l'ISTAT chiama dei piccoli esercenti indipendenti, pari a circa il 20 per cento. Credo che questo dato ci debba far riflettere, soprattutto perchè nel corso della prima stesura della proposta di legge, noi abbiamo deciso di respingere il tentativo, presente anche in quest'Aula e fuori da quest'Aula, di demonizzare la grande distribuzione; l'abbiamo ritenuta infatti un fattore di modernità che ha contribuito, come dire, a migliorare le condizioni e le possibilità di scelta degli utenti avendo introdotto elementi fortemente innovativi nel settore del commercio. Abbiamo operato la scelta, quindi, della non demonizzazione, ma dovevamo comunque introdurre degli elementi che creassero le condizioni per rendere competitivo anche il commercio tradizionale.
Questa è stata la scelta che abbiamo fatto, la più saggia che noi potessimo fare, e sulla quale abbiamo ancora da lavorare. Tutti leggiamo gli articoli dei giornali e sappiamo, più o meno, come vanno le cose. Era innegabile che questo provvedimento creasse qualche problema dato che per otto anni la Regione non ha recepito la legge nazionale, ognuno faceva quello che gli pareva e abbiamo avuto di tutto e di più; è chiaro che quando introduci delle regole, per quanto elastiche, a qualcuno staranno strette e ad altri larghe.
Va detto inoltre che spesso la polemica e la politica, più che sui numeri, più che sulle vicende, si fanno sugli aspetti mediatici; però, dopo quella prima fase di tumulto, vediamo che cosa sta avvenendo a distanza di qualche mese, vediamo se e in che maniera, superate le polemiche strumentali e di parte o di chi non vuole le regole,questa legge sta incidendo sulla realtà. A mio avviso, una legge come questa, complessa, che incide anche sull'organizzazione delle aziende e dei cittadini, aveva bisogno di sedimentare.
Io noto, e lo noto con piacere perché dimostra una ricettività della società sarda e, in particolare, di una categoria di imprenditori, quella dei commercianti tradizionali, che non sempre è stata pronta all'innovazione, quello che sta avvenendo a Cagliari sulla base delle parti più interessanti della legge, che non sono sicuramente gli orari ma sono, per esempio, i centri commerciali naturali. Questi centri tentano di creare le condizioni perché anche il commercio tradizionale possa gareggiare con la grande distribuzione, generando peraltro qualche elemento di recupero del vissuto cittadino, del vissuto urbano, che sicuramente non è un male in questo periodo storico.
A Cagliari, grazie alla nuova normativa, il fine settimana noi stiamo vedendo la città piena di cittadini. Naturalmente la prima domenica questo poteva dipendere dalla chiusura della grande distribuzione; nel secondo week-end, però, la grande distribuzione ha aperto e i consumatori, i cittadini, si sono equamente distribuiti tra la grande distribuzione e le strade della città. Gli stessi commercianti hanno espresso parole di soddisfazione, non per tutta la gente che c'era nelle strade, ma per il numero di scontrini che sono stati registrati.
Io credo che quella sia la strada da seguire; ancora non si è fatto molto, la legge sta entrando in vigore, i progetti devono essere avviati, si sta finalmente sbloccando la legge numero 9, però è stata data un'indicazione che oggi è quasi un'indicazione politica, e gli imprenditori, solo con una sponsorizzazione della Provincia di Cagliari di 1000 euro, hanno organizzato la manifestazione; in due settimane si sono visti i segnali di una possibile modifica non solo del settore del commercio, ma del rapporto tra i cittadini e la propria città.
A mio avviso questo è un ottimo segnale che va anche ad onore delle scelte introdotte in quella legge, e che io credo dobbiamo rafforzare. Io non credo ad una crescita dei consumi che si basi soltanto su un'organizzazione più moderna; la crescita dei consumi, può darsi che sia una visione tradizionale, credo sia determinata dalla capacità di spesa dei singoli cittadini. È difficile che si possa andare oltre. Noi non abbiamo altri fenomeni, come quello americano dell'indebitamento dei cittadini; la società americana è molto diversa dalla nostra e non so neanche se quel meccanismo sia auspicabile.
Abbiamo comunque indicato una strada e, proprio per l'impostazione data ad alcune nostre scelte strategiche, a partire dalla prossima finanziaria ritengo necessario investire sulle politiche di recupero del tessuto urbano (basta pensare alla politica che sta emergendo per l'area urbana di Cagliari), ma legandole anche al turismo; politiche che diano vita ad un posto dove i cittadini stanno bene: luoghi, città e comunità belle e ospitali.
Io credo che riportare il commercio all'interno dei centri urbani non serva soltanto a rivitalizzare il commercio, ma riguardi complessivamente lo sviluppo della Sardegna e contribuisca anche a rinsaldare l'organizzazione sociale, la coesione sociale e anche la serenità nelle città. Noi, per fortuna, non conosciamo i fenomeni che si stanno verificando in altre città, in particolare nelle periferie, però giungono segnali di difficoltà relativamente alla sicurezza sociale, e credo che riportare i cittadini all'interno del loro quartiere, delle loro città serva a ridare tranquillità e sicurezza ai cittadini e alle loro famiglie più che l'adozione di politiche di repressione. Parleremo in Commissione di questi temi perché, così come è avvenuto in questi mesi di lavoro, quando c'è stata sempre ampia disponibilità ad ascoltarci, a confrontarci, sicuramente non ci saranno delle chiusure; questa è la strada su cui dobbiamo andare avanti.
Un'ultima annotazione relativamente al fatto che siamo tornati per l'ennesima volta su questo argomento. Il commercio vive una evoluzione rapida e continua che noi abbiamo capito fortemente in ritardo. Questa evoluzione è strettamente legata alle caratteristiche e all'organizzazione di vita dei cittadini; infatti altre regioni, che pure sono state molto più tempestive di noi nel recepire la normativa nazionale, sono tornate diverse volte sulla materia, e non è improbabile che questo accada nuovamente anche a noi. Ma questo io non lo considero un limite. Infatti, quando nella società si verificano dei cambiamenti che non riusciamo a prevedere -non sempre prevediamo tutto - credo sia giusto poi rifletterci modificando, di conseguenza, anche le nostre posizioni.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare per la Giunta l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.
DEPAU, Assessore tecnico del turismo, artigianato e commercio. Signor presidente, onorevoli consiglieri, io ho ascoltato con molta attenzione il dibattito che si è sviluppato intorno a questa proposta di legge e aderisco molto volentieri alla proposta dell'onorevole Capelli di dar vita ad un confronto ampio e senza pregiudizi che ritengo estremamente corretto; come trovo giusta anche la segnalazione del fatto che una maggiore attenzione alle cose, anche un lavoro forse un pochino più lungo, porti a dei risultati più concreti. Non concordo invece sul fatto che siamo dovuti ritornare tre volte su questa legge per un eccesso di rapidità, per disattenzione.
Io credo che, fondamentalmente, il problema rilevante che c'è stato in Sardegna, l'ha detto poco fa l'onorevole Cherchi, sia stato il fatto che per otto anni non si è legiferato sulla materia per cui in mancanza di regole vige il Far West; quindi, si sono create delle situazioni, delle posizioni, espressioni di poteri differenti, che poi è difficile riportare all'interno delle norme. Le norme forse sono faticose, però alla fine convengono a tutti.
Nel corso di questi otto anni sono successe tante cose; è cresciuta in maniera importante la grande distribuzione che io non voglio assolutamente demonizzare, anzi, io dico che è importante per il commercio, è importante per i consumatori perché crea le condizioni per una diversificazione dei prezzi e dell'offerta delle merci. Però, essendo cresciuta in misura non controllata, senza regole, ha determinato quella perdita di posti di lavoro, di cui si è detto, nel commercio tradizionale.
Allora, io ribadisco sempre che l'elemento più importante nel settore del commercio è l'equilibrio fra le varie parti, senza il quale non c'è possibilità di crescita. La legge numero 5 è una legge importante, è stato detto dall'onorevole Ibba e ribadito dall'onorevole Cherchi, una legge che ha dato delle risposte importanti. Sicuramente è stata un errore la chiusura del 15 di agosto, l'abbiamo detto tante volte, ne avevamo discusso in Commissione, dovevamo rivederla in Aula, la legge era complessa, in Aula è sfuggita a tutti, me per prima, e non voleva essere certo una questione di tagliare il turismo o altro, figuriamoci! E questo è stato rivisto. Ma il passaggio in Commissione per correggere questo errore, ci ha dato la possibilità di intervenire subito sulle norme da noi introdotte che confliggevano con quelle del decreto Bersani, varato nel frattempo. Di conseguenza adesso abbiamo una normativa, probabilmente primi fra tutte le altre regioni, in regola.
Consentitemi una considerazione su quanto è successo in questi mesi, e sull'esperimento di Cagliari in particolare, cui hanno già fatto riferimento sia l'onorevole Cherchi che l'onorevole Capelli; anche io ritengo questi avvenimenti molto importanti e dovuti anche al dibattito che si è aperto con la legge e che ha creato determinate condizioni. Noi nella legge numero 5 abbiamo voluto riportare non solo l'equilibrio fra i vari comparti commerciali, ma abbiamo anche voluto ridare forza al piccolo commercio con l'istituzione dei centri commerciali naturali.
L'iniziativa di Cagliari è stata assunta indubbiamente da singoli commercianti che, però, credo si siano sentiti "spalleggiati" da una legge che dà loro degli strumenti; questo istituto dei centri commerciali naturali non è ancora operativo perché ancora non sono stati stanziati i finanziamenti, ma il fatto che già i commercianti si stiano organizzando e stiano portando avanti queste iniziative, comunque previste in legge, vuol dire che è cresciuta una diversa consapevolezza, e credo che questo sia proprio il miglior risultato che la legge numero 5 abbia prodotto.
Pertanto, io ritengo che le norme che oggi vengono portate all'attenzione dell'Aula servano a migliorare le disposizioni della legge numero 5 a beneficio del settore del commercio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.
MILIA (U.D.C.). Presidente, chiedo il voto elettronico palese.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Sanciu e Ladu.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Farigu e Milia si sono astenuti.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PISANO - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - FLORIS Mario - CUCCU Franco Ignazio - FARIGU - LA SPISA - LADU - LOMBARDO - MILIA - MORO - MURGIONI - PETRINI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 57
votanti 40
astenuti 17
maggioranza 21
favorevoli 40
(Il Consiglio approva).
Colleghi, sospendo la seduta sino alle ore 12 e 35 per consentire alla Commissione di esaminare gli emendamenti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 05, viene ripresa alle ore 13 e 02.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
PRESIDENTE. Colleghi, essendo ancora in corso la riunione della Commissione industria, riconvoco il Consiglio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 03.
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