Seduta n.219 del 14/03/2002
CCXIX SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Giovedì 14 Marzo 2002
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 10 e 05.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 marzo 2002, che è approvato.
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione FRAU sulla sottostazione per rifiuti solidi urbani in agro di Siligo (Sassari)". (395)
(Pervenuta in data 12 marzo 2002.)
"Interrogazione VASSALLO sulla grave situazione dei lavoratori marittimi della compagnia di Navigazione TRIS". (421)
(Pervenuta il 12 marzo 2002.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 295. Siamo in sede di dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 199.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, pur comprendendo il suo intento di sveltire i lavori, chiediamo, cinque minuti di sospensione dei lavori per consentire ad alcuni colleghi di raggiungere l'Aula.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 07, viene ripresa alle ore 10 e 22.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S). Signor Presidente, intervengo per rivolgere una semplice domanda alla Giunta regionale. Poiché sulla stampa è apparsa la notizia che ambienti del centrodestra avrebbero preannunciato la presentazione di un emendamento sull'argomento in discussione, vorrei sapere se la notizia è fondata e se la Giunta regionale intende presentare effettivamente un emendamento.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Il centrodestra non sa niente.
FADDA (Popolari-P.S.). Benissimo, se la Giunta avalla anche la dichiarazione dell'assessore Oppi per noi va benissimo.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, ritiene superato il problema?
FADDA (Popolari-P.S.). Se è valida la risposta dell'assessore Oppi, sì.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Demuru. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 199, che sopprime il comma 15 dell'articolo 2. Più volte in questa discussione è stata richiamata la necessità e l'opportunità che la legge finanziaria non contenesse norme intruse. Ciò è ancora più valido in questo caso, considerato che, come da alcuni è stato argomentato ieri, si vuole modificare una legge, la numero 35 del '95, nell'intento dichiarato di accelerarne l'applicazione e le procedure, ma con il risultato probabile di renderla totalmente inapplicabile.
In sede di discussione di questa seconda parte dell'articolo 2, è stata da tutti condivisa la necessità di alienare quella parte di beni che non sono utili alle finalità dell'amministrazione regionale, sia perché molti di essi costituiscono un costo per le casse regionali, sia perché vendendoli si realizzerebbe un'entrata e soprattutto, facendoli rientrare nel circuito produttivo, si renderebbero finalmente utilizzabili.
Ragionando pacatamente, fuori dalla vis polemica di parte che spesso caratterizza le nostre discussioni, penso che sull'argomento si possano esprimere le seguenti considerazioni. C'è condivisione sull'obiettivo, cioè l'alienazione di parti di quei beni che risultano inutili per l'amministrazione regionale, e c'è condivisione anche sulla necessità di accelerare le procedure, e quindi di rivisitare la legge numero 35 del '95 correggendola, integrandola e migliorandola per renderla efficace. Ci differenziamo sul modo e sullo strumento da utilizzare per apportare queste modifiche. La Giunta propone di apportare le modifiche con questa legge finanziaria, forzando e violando in qualche modo le leggi che ne disciplinano la formazione, con il rischio, ripeto, di ottenere un effetto contrario a quello che si vuole raggiungere. Noi dell'opposizione proponiamo che queste modifiche vengano introdotte con un disegno di legge organico, dopo una valutazione delle cause che rendono inefficace questa legge.
Con queste motivazioni ribadisco il mio voto favorevole all'emendamento e mi unisco all'appello lanciato da molti, ieri, rivolto alla Giunta, affinché riveda la sua posizione in merito a questo problema, e accolga le numerose proposte avanzate dall'opposizione, tra cui l'ultima formulata dall'onorevole Cogodi su una istituenda fondazione che mi sembra particolarmente interessante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io ho grande stima e molta considerazione della intelligenza dei colleghi che ci stanno ad ascoltare, tuttavia a volte è necessario fare il punto della situazione per meglio definire anche la decisione che il Consiglio è chiamato ad assumere.
Noi stiamo discutendo l'emendamento numero 199[S1] , che abroga il comma 15 dell'articolo 2 della legge finanziaria. Perché lo vogliamo abrogare? Perché a sua volta il comma 15 dell'articolo 2 vuole abrogare l'articolo 2 della legge numero 35 del 1995; questo è il contendere. Nel merito della questione, cosa succede? Succede questo: con la richiesta di abrogare il comma 2 della legge numero 35 del '95, la Giunta regionale ci propone di trasferire alcune competenze di una Commissione di questo Consiglio regionale, che deve assolvere a compiti di controllo, così come previsto adesso nella legge numero 35, in capo ad una commissione tecnica istituita presso un Assessorato. Questa è la realtà delle cose.
Perché su una materia così delicata come le dismissioni non si ha fiducia nel Consiglio regionale? Non è titolata una Commissione del Consiglio regionale per controllare se i beni che sono proposti in ammortamento debbano essere trasferiti ai comuni o ad associazioni senza scopo di lucro? Badate, è questo che stiamo decidendo. Stiamo decidendo di togliere competenze a questo Consiglio regionale. Il contendere è esattamente questo.
La politica dell'alleggerimento propugnata da questa Giunta regionale può essere condivisa se si vuole creare una Regione "leggera" per altri versi, cioè se si vogliono trasferire competenze al sistema delle autonomie locali, così come è previsto dalla recente normativa nazionale; allora noi siamo d'accordo; se si vogliono dismettere dei beni assolutamente inutili per l'amministrazione regionale, inutili per il sistema delle autonomie locali, inutili per le associazioni senza scopo di lucro, noi siamo assolutamente d'accordo. Noi a questo progetto di riforma vogliamo partecipare.
Non siamo d'accordo, invece, sul modo col quale si procede. Perché? Perché non si vuole alleggerire l'ente per rendere più efficiente la programmazione all'interno di quest'ente, non si vogliono trasferire competenze e risorse al sistema delle autonomie locali. No, si vogliono alleggerire le casse, si vogliono alleggerire i patrimoni di questo ente per dilapidarli in mille rivoli, così come abbiamo ricordato nei giorni scorsi.
Ma l'aspetto maggiormente preoccupante emerso nella discussione di questo emendamento è quello che ho poc'anzi sottolineato: che si vuole alleggerire, imbavagliare, sminuire questo Consiglio regionale nell'esercizio di un suo ruolo primario: quello della programmazione e del controllo sugli atti della Giunta. Chi controllerà, se questo emendamento non viene approvato, e quindi viene cassato l'articolo 2 della legge numero 35, l'operato della Giunta in merito alle dismissioni grandi, piccole e comunque superiori ai 100 milioni? Quali elementi di controllo avrà questo Consiglio regionale?
Fino ad oggi, con questa vituperata legge numero 35 del 1995 la competenza in materia di autonomie locali spettava alla Commissione quarta; d'ora in poi, se questo emendamento non verrà approvato dal Consiglio regionale, questo Consiglio si autopriverà di una fondamentale sua prerogativa. Questo è il contendere, lo volevo sottolineare ai colleghi di buon mattino, e volevo invitarli a votare a favore, così come voterò io.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, anch'io intendo dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento numero 199, ma vorrei premettere alcune considerazioni anche, come dire, per convincere, tra virgolette, o quanto meno invitare ad una maggiore riflessione i consiglieri della maggioranza.
La normativa regionale vigente, cioè la legge numero 35 del '95, disciplina, all'articolo 1, le procedure per l'alienazione dei beni patrimoniali e il coinvolgimento del Consiglio nella procedura attraverso i programmi che esso approva; all'articolo 2 la composizione è il funzionamento della commissione tecnica regionale che valuta i beni. Il soggetto che governa, diciamo così, la procedura di alienazione, è quindi il soggetto pubblico attraverso il funzionario responsabile del procedimento. In una qualche misura, a me pare, che la legge numero 35 anticipi anche, per quanto riguarda le responsabilità gestionali, la stessa legge regionale numero 31 del 1998.
Quindi io ritengo, al pari di tanti altri colleghi, che questa legge sia ancora una legge valida, e che comunque se vi sono aspetti che possono essere rivisti, per aggiornarla e snellirla, sono aspetti che richiedono sicuramente una riflessione più attenta rispetto a quella che ha generato la norma che ci avete proposto. La norma che voi proponete inizia col dire: "al fine di accelerare le procedure". Ma, guardate, le precedenti amministrazioni regionali le procedure le avevano già avviate, avevano proceduto al censimento generale dei beni, che era la parte più "rognosa", se mi passate il termine, quella più lunga. Questa Giunta due anni e mezzo fa ha ereditato il censimento, doveva predisporre il programma da presentare entro il 30 settembre, ancor prima della legge finanziaria e del bilancio, proprio perché vi è un collegamento tra la alienazione dei beni e le poste presenti in bilancio.
Io a questo proposito vorrei domandare all'assessore Masala, a quanto ammontano i residui attivi e a quale periodo risalgono, e quanto di questi residui attivi abbiamo ad oggi incassato. Per chi non è stato amministratore pubblico, magari di altri enti, ricordo che per residuo attivo si intende una entrata di bilancio che non si è realizzata nell'anno di competenza. Allora sarebbe bene (perché di queste cose ce ne dovremmo occupare per poter esprimere un giudizio sulla finanziaria) sarebbe bene che noi conoscessimo davvero l'entità di questi residui attivi e il periodo al quale risalgono, per capire di che cosa stiamo parlando anche in termini finanziari.
La seconda questione che io voglio porre, sempre all'assessore Masala - che ha risposto ieri, secondo me, in maniera assai evasiva - è quella che è stata sollevata anche dal collega Fadda. Si tratta del problema della compatibilità tra la norma presentata dalla Giunta al comma 14 e la legge regionale numero 35. Io credo che vi sia una forte incoerenza tra queste norme, perché la legge numero 35 prevede come soggetto di tutte le procedure di alienazione, qualunque sia la tipologia di gara con la quale si aliena il bene, il funzionario responsabile del procedimento. Pertanto il responsabile del procedimento di alienazione non può essere una società privata. Ed allora io dico, o voi, anziché abrogare l'articolo 2, abrogate l'intera legge numero 35, oppure la norma che voi ci state proponendo (seppure variata con l'emendamento successivo della Giunta, che poi sostanzialmente la ribadisce nella sostanza) se malauguratamente passasse, non sarebbe applicabile, o comunque confliggerebbe fortemente con l'articolo 1, l'articolo 3 eccetera della legge regionale numero 35.
L'onorevole Contu, ieri, in qualche modo proponeva anche lui una sua riflessione personale, cercando di offrire un contributo positivo alla soluzione del problema. Però mi è parso che anche lui non avesse ben riflettuto sulla norma, anche se è apprezzabile il suo ragionamento. Noi riteniamo che la fretta sia stata una cattiva consigliera, bisognerebbe ritornare indietro e se si vuole innovare la procedura e la norma preesistente, passare attraverso una riflessione ed un esame da parte della Commissione di merito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, i il mio voto sull'emendamento numero 199 sarà favorevole perché la norma che si intende cessare contiene disposizioni concernenti materie diverse da quelle che devono essere espressamente contenute nella manovra; contiene cioè delle norme "intruse" che determinano modifiche sostanziali ad alcune leggi regionali vigenti. Si tratta di disposizioni che modificano norme che richiederebbero un più attento esame nelle commissioni di merito. A me pare che questa Giunta, con questa legge finanziaria, voglia sostanzialmente mettere a repentaglio il patrimonio immobiliare della Regione, che dovrebbe invece essere attentamente valutato, perché sicuramente comprende beni che devono essere alienati, ma non certo con le procedure che voi stabilite in questa norma finanziaria. Vi sono certo punti di vista ed opinioni diversi, ma non per questo è opportuno che si modifichi la legge numero 35 del 1995 senza un preventivo esame nella Commissione di merito. E non è l'unica norma che niente ha a che vedere con la legge finanziaria. Certo, l'hanno detto altri, è un dialogo monco, perché non si capisce se questo confronto abbia un valore e se alla fine si possa trovare anche una mediazione alta, senza quelle trattative di cui ogni tanto si parla e che non si sa se esistano veramente.
Il confronto parlamentare deve portare ad una sintesi politica alta, e questo noi vi stiamo chiedendo. E vi stiamo chiedendo anche di riflettere su quanto dai banchi dell'opposizione viene posto. Per questo motivo auspico che l'emendamento venga accolto dalla Giunta come un primo momento di riflessione collettiva seria di quest'Aula parlamentare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, anch'io essendo fra l'altro firmatario di questo emendamento ovviamente non posso che confermare che lo stesso dovrebbe essere approvato. Ed ancora una volta, usando toni pacati, vorrei rivolgermi agli esponenti della maggioranza che vedo, come al solito, distratti da altre incombenze, e mi domando se non sia il caso, da parte loro, di dedicare un momento di riflessione a ciò che qualcuno gli sta chiedendo di approvare. Mi riferisco al comma che si intende sopprimere, così come al precedente che purtroppo è già stato approvato.
Lo dico perché in quest'Aula ci sono certamente persone di notevole sensibilità, che però vedo distratte o quanto meno smarrite, inerti. E ci sono degli esperti in materia, ci sono degli avvocati che dovrebbero essere in grado di cogliere anche l'aspetto tecnico di queste problematiche, che non sono da sottovalutare. Io mi domando, infatti, ancora una volta: a chi appartiene la mente che ha concepito questo marchingegno, tra l'altro molto rozzo, molto approssimativo e molto pericoloso? Apprezzo lo sforzo profuso ieri sera dall'onorevole Contu, che quanto meno ha dato l'impressione di voler riflettere sul problema. Però sembra che si sia trattato di una voce isolata, e questo è preoccupante.
Io vorrei che si riflettesse e che non si andasse "a rimorchio", perché - come qualcuno ha detto - qualora questo comma non venisse approvato, ciò non significherebbe assolutamente sfiducia alla Giunta, significherebbe semplicemente il rigetto di un principio, di una disposizione che è certamente inopportuna, e probabilmente anche illegittima. E' inopportuna ed è preoccupante perché, per esempio, con la soppressione dell'articolo 2 non si determina solo l'estromissione della commissione dalle valutazioni che in base alla legge numero 35 avrebbe dovuto effettuare, cioè quelle relative agli immobili da vendere, come è già stato osservato dal collega che mi ha preceduto, mi pare l'onorevole Secci ieri sera, ma si determina anche l'abrogazione del secondo comma dell'articolo 2 che riguarda la valutazione degli immobili, non da vendere, ma da acquisire al patrimonio regionale, nonché la determinazione dei canoni e fitti attivi e passivi.
Si tratta quindi di qualche cosa che con la vendita degli immobili regionali non c'entra assolutamente niente, e che determina a cascata altre conseguenze certamente dannose e rischiose per la pubblica amministrazione. C'è infatti da chiedersi chi determinerà i canoni quando sarà il momento, chi determinerà i prezzi d'acquisto degli immobili, ammesso che debbano essere acquistati. Anch'io spero che più che vendere immobili o acquistarne altri si pensi ad utilizzare quelli esistenti, in modo da evitare ulteriori sprechi di risorse pubbliche.
E da questo punto di vista, per concludere, devo aggiungere che non è per niente convincente la spiegazione che ha fornito ieri l'onorevole Masala, perché qui non si tratta di attribuire le funzioni ai dirigenti (quelle sono già in qualche modo previste anticipatamente dalla legge numero 35) si tratta semplicemente di attribuire funzioni a privati che non offrono assolutamente garanzia da questo punto di vista. Quindi io invito tutti a una riflessione prima di procedere come le pecore dietro ad una proposta che è veramente inaccettabile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, prima e durante il lungo confronto su questa seconda parte dell'articolo 2, molti di noi - e credo non solo dell'opposizione - si sono chiesti se gli obiettivi, quelli dichiarati più volte dalla Giunta regionale, cioè lo snellimento e l'accelerazione una procedura che si è dimostrata di difficile attuazione e farraginosa, si vogliono davvero raggiungere o esistono delle riserve mentali.
Ora nel comma 15, che costituisce l'oggetto dell'emendamento numero 199, la Giunta regionale rimuove la commissione tecnica prevista dall'articolo 2 della legge numero 35 del 1995. La stessa Giunta regionale, con suo emendamento successivo, il numero 131, provvede a rimuovere il comma 15, investendo l'ufficio competente dell'assessorato agli enti locali - come ci ha ricordato ieri l'assessore Biancareddu - di tutta la fase istruttoria, però mantiene in piedi la parte finale di un processo istruttorio, cioè la parte decisionale.
La commissione tecnica prevista dall'articolo 2 della legge numero 35 viene ritenuta infatti pletorica, farraginosa nel suo funzionamento, perché deve mettere assieme l'universo mondo della macchina amministrativa dei vari assessorati; per questo si vogliono affidare i compiti e le funzioni previste dalla legge numero 35 all'assessorato competente, che ha un suo ufficio del patrimonio, quindi con una sua direzione, una sua struttura.
Io credo che nessuno di noi sarebbe contrario a semplificazione nell'adempiere alle proprie funzioni da parte dell'Amministrazione regionale. Perché quell'ufficio competente ha appunto una sua struttura che potrebbe essere potenziata anche con professionalità interne alla struttura regionale. I centotrenta componenti del CO.CI.CO., come ricordava ieri Gianvalerio Sanna, non credo debbano essere lasciati con le mani in mano, considerato che sembra sussistere un'intesa unanime per la soppressione della funzione di controllo, anche se l'assessore degli enti locali in prima Commissione ha espresso la sua contrarietà a tale soppressione.
Ma a parte questa parentesi, lì ci sono professionalità, competenze che possono essere utilizzate per questa funzione, così come si può ricorrere anche a competenze, professionalità esterne. Non mi pare, infatti, che manchino le consulenze in altre settori, ce ne sono in tutti i settori, in tutti gli assessorati, non vedo perché non si possano utilizzare anche per queste funzioni. Ma la decisione, la competenza finale rimane dentro l'amministrazione regionale, in modo da non creare quei corti circuiti a cui mi sono riferito in un mio intervento precedente.
Quindi la strada può esserci, non è vero che non c'è, basta un semplice emendamento alla legge, anche se la strada maestra è quella del percorso normale, ordinario, nelle commissioni competenti, la seguito di una discussione ragionata, avendo presente il quadro complessivo. Quindi con la modifica dell'articolo 2 si sarebbe agevolato il compito dell'Esecutivo mettendo in condizioni la stessa Giunta regionale di raggiungere gli obiettivi che più volte ha dichiarato.
Per questi motivi voterò a favore dell'emendamento numero 199.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCU (I Democratici). Signor Presidente, ieri sera ho ascoltato con molta attenzione l'intervento dell'assessore Contu; io ascolto sempre con grande interesse gli interventi dell'assessore Contu, non solo perché proveniamo dallo stesso territorio, ma anche perché dalla sua grande esperienza sicuramente possono prevenire utili indicazioni.
L'assessore Contu ieri sera, sostanzialmente, ha sostenuto la positività della legge numero 35 del 1995, quando ha affermato che l'articolo 1 di quella legge non veniva intaccato dall'emendamento. La sua preoccupazione era infatti quella che venissero mantenute le procedure trasparenti previste per l'alienazione dei beni della Regione, contenute nell'articolo 1.
Io debbo dire che questa argomentazione dell'assessore Contu, in qualche modo, non teneva conto di un elemento, e non teneva conto in particolare del fatto che sia il comma 14, sia l'emendamento numero 131 della stessa Giunta, di fatto tendono o tenderebbero a modificare l'articolo 1 della legge numero 35, cioè tenderebbero a sopprimere quello che di positivo l'assessore Contu affermava essere contenuto nell'articolo. Egli affermava che l'articolo 1, prevedeva tutta una serie di garanzie e di controlli da parte del Consiglio attraverso la commissione, nonché una serie di procedure di evidenza pubblica (asta pubblica e licitazione privata) che, di fatto, avrebbero limitato l'utilizzo dellatrattativa privata ai soli beni inferiori ai cento milioni.
Così non è assessore Contu, perché l'emendamento numero131, che in qualche modo modifica il comma 15, si pone l'obiettivo di eliminare queste procedure di controllo e di trasparenza e di porle in capo, invece, ad un soggetto privato. L'assessore Masala ieri sera ci diceva che questa legge è nata prima della legge numero 31 del 1998 e ha ragione, però assessore Masala la legge numero 31 non elimina un collegio che noi riteniamo altamente qualificato, che è previsto nell'articolo 2 della legge numero 35, ma pone in capo all'ufficio, al responsabile del servizio patrimonio, i compiti di gestione, non i compiti relativi alla valutazione.
Io credo che dovrebbe essere anche una vostra preoccupazione non porre in capo ad un soggetto singolo compiti così importanti, anche per gli errori a cui si può incorrere quando è una sola persona a dover valutare. Quindi ritengo che sia anche nel vostro interesse mantenere l'articolo 2, per quanto riguarda sia la valutazione dei beni che si dovrebbero dismettere, sia i beni che invece si dovrebbero acquisire o si dovrebbero prendere in locazione.
Per queste motivazioni voterò a favore dell'emendamento numero 199, ma credo che sia giunto il momento, assessore Masala ed assessore Biancareddu, che ci diciate qualche cosa che risponda ai criteri di buona amministrazione, così come chiedeva ieri l'assessore Contu e così come vi stiamo chiedendo noi da qualche giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.). Signor Presidente, anch'io volevo esprimere apprezzamento per l'intervento pronunciato ieri sera in quest'Aula dal collega Contu. L'assessore dell'agricoltura ha infatti sostenuto che questa modifica non comporterebbe nessuna variazione sostanziale della legge, che addirittura sarebbe inutile, perché le procedure resterebbero quelle stabilite in legge, soprattutto quelle di cessione finale degli immobili. Occorrerebbe infatti sempre - secondo il collega Contu - procedere a pubblico incanto e quindi in sostanza non cambierebbe niente.
Ora, siccome anch'io credo che occorra ascoltare con molta attenzione il collega Contu per la sua esperienza e per la sua saggezza, che dimostra spesso in quest'Aula, mi chiedo davvero per quale ragione si ostini a continuare a tenere questa posizione, a voler sopprimere la Commissione tecnica regionale, che è l'unico organismo capace, in un certo senso, di assicurare una pluralità di pareri su un fatto estremamente importante.
Collega Contu, è vero che le procedure per la cessione degli immobili restano sempre legate all'esigenza di un'asta pubblica, ma è anche vero che quest'asta pubblica richiede una base d'asta. E proprio qui sta il nocciolo del problema che stiamo trattando, perché questa base d'asta, che l'attuale normativa prevede venga fissata da un organo collegiale (la commissione tecnica), voi volete invece che venga fissata da un apposito ufficio dell'Assessorato, cioè volete passare da una valutazione a più voci, a una valutazione a una sola voce, sotto il controllo diretto dell'Assessore competente, quindi da una valutazione che, per la pluralità di soggetti che contribuisce alla sua formazione, possiamo definire più oggettiva possibile, a una valutazione singola e quindi soggettiva, dettata da un ufficio apposito non meglio precisato, che potrebbe essere anche un ufficio per gli affari speciali dell'Assessorato competente.
Ed allora io credo davvero che qua stia il nocciolo del problema e per questa ragione noi stiamo continuando ad opporci alle modifiche e a queste norme intruse che voi avete voluto inserire nella finanziaria. La nostra battaglia, il nostro continuare a ripetervi che queste norme dovete eliminarle dalla finanziaria, non è quindi una perdita di tempo. La perdita di tempo, lo ripetiamo per tutti - visto che ieri il collega Balletto ha pronunciato un intervento per accusare la minoranza di perdere tempo - la vera perdita di tempo, lo sappiamo tutti, lo sanno i sardi, è una responsabilità che ricade in capo alla Giunta regionale, che, non violando il Regolamento, ma violando la legge, ha presentato con quattro mesi di ritardo questa manovra finanziaria.
E certamente non vi deve meravigliare che le opposizioni, che si sono trovate dieci giorni fa, o meno di dieci giorni fa, questa manovra in Aula, vogliano esercitare il diritto e anche il dovere, per la rappresentanza che hanno di una parte importante del popolo sardo, di esprimere il loro dissenso. E se fosse giusto quello che sostiene il collega Contu, queste modifiche sarebbero indifferenti e pertanto non capisco la vostra pervicacia nel volerle confermare; dall'altra parte il fatto che voi non vogliate rimuoverle conferma per intero i nostri dubbi, le nostre preoccupazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, io voterò a favore di questo emendamento perché ritengo che eliminando l'articolo 2 della legge numero 35 del 1995 si possano provocare dei pasticci - l'ha detto qualcuno prima di me - e sicuramente, di conseguenza, anche dei danni. Però, credo che a nessuno sia venuto in mente, fino ad ora, di chiedere al presidente Pili quante volte, fino ad oggi, è stata applicata la legge numero 35. Se noi infatti sapessimo quante volte questa legge è stata utilizzata per alienare i beni della Regione, forse potremmo anche valutare se è effettivamente necessario introdurre all'interno di questa legge finanziaria procedure che in qualche modo servono ad accelerare il processo di alienazione dei beni immobili.
Peraltro le risorse previste a suo tempo per far funzionare la Commissione tecnica, all'interno della quale esistono alte professionalità che sono espressione del settore pubblico, e quindi di massima garanzia per il processo che devono mettere in atto, sono così irrisorie, che sarebbe stato opportuno prendere in considerazione un loro rimpinguamento, affinchè detta commissione potesse davvero funzionare. E invece no, si è proceduto in maniera opposta, pensando che forse la cosa migliore sarebbe stata quella di abolire la commissione tecnica, mandare all'esterno tutta la procedura per andare avanti con l'alienazione senza entrare nel merito.
Voglio ricordare che quando in legge finanziaria si inseriscono argomenti così importanti senza che siano esaminati prima dalla commissione di merito, è inevitabile che si provochino danni, contribuendo, nel caso di specie, a mantenere gli immobili nella situazione in cui si trovano. Per di più rendendo inoperante la legge numero 35 ci ritroviamo nella situazione di non poter non solo vendere, ma neanche acquisire immobili; qualcuno l'ha detto prima di me. Questa situazione riguarda molti beni che in questo momento interessano l'amministrazione, non ultimo la nuova biblioteca del Consiglio regionale, e vorrei capire chi valuterà in quel momento questo bisogno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, io molto garbatamente, oltre che dichiarare, a nome del mio Gruppo, il voto contrario sull'emendamento numero 199, vorrei esprimere alcune valutazioni semplici e chiare. Noi pensiamo che se l'opposizione interviene in massa, in sede di discussione dell'articolo e degli emendamenti, forse esagera, ma tutto sommato è un suo diritto legittimissimo che va rispettato. Non possiamo quindi affermare tecnicamente che l'opposizione faccia ostruzionismo. Però se su ogni emendamento intervengono trenta colleghi, allora comincerei a pensare che si tratti in realtà assolutamente di una tattica ostruzionistica. Credo che questo stia diventando...
(Interruzioni)
Vorrei non essere interrotto. Per cortesia, vorrei non essere interrotto, noi non vi stiamo interrompendo. Tutte le volte che parlo voi mi interrompete; evidentemente le cose che diciamo non vi piacciono troppo.
Allora io voglio dire questo: noi siamo disponibilissimi ad ascoltare tutte le vostre dichiarazioni, però è anche vero che se si creasse un clima diverso dentro quest'Aula, e cioè di maggiore attenzione nei confronti delle nostre e delle vostre esigenze si potrebbe evitare questo muro contro muro e si potrebbe anche cercare di procedere in maniera più spedita sulla legeg finanziaria. Quindi noi auspichiamo che ovviamente, col concorso della maggioranza, si possano trovare delle soluzioni alternative nell'interesse del buon andamento dei lavori.
SPISSU (D.S.). Ci rimettiamo alla vostra clemenza.
SANNA EMANUELE (D.S.). E' due giorni che ve lo diciamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, il collega Murgia adesso ha introdotto un argomento che ieri anche noi abbiamo proposto all'attenzione dell'Assemblea e che mi sembra degno di essere almeno valutato. Se lui o altri colleghi della maggioranza ci fanno capire su che argomento o su quali argomenti si può trovare un possibile punto di incontro, allora noi potremmo essere chiamati ad una valutazione, se invece la proposta del collega Murgia è destinata solo ad impedirci di intervenire per correggere la legge finanziaria così come è stata proposta, allora, collega Murgia, noi non siamo disponibili.
Qual è il punto del possibile incontro, tenendo presente l'insieme della manovra? Non può trattarsi di un accordo da stringere nei corridoi, deve essere qualcosa da fare in Aula, in modo tale che se c'è punto di incontro, questo punto di incontro sia conosciuto da tutti, perché non ci sono quelli addetti a trattare e quelli addetti a lottare, tutti siamo addetti a trattare e tutti siamo addetti a lottare. Questo per quanto riguarda la nostra parte, quindi parlate e diteci su quali argomenti siete disponibili a misurarvi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Io avevo chiesto la parola sull'emendamento prima che l'onorevole Cugini intervenisse relativamente all'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Mi perdoni un secondo. Io la pregherei di stare alle dichiarazioni di voto; l'onorevole Cugini mi ha chiesto di intervenire sull'ordine del giorno, allungando così i tempi. Lei dica quello che deve dire, ma siamo in sede di dichiarazioni di voto.
BALIA (F.S.D.). Presidente, non ho dubbi, siamo in sede di dichiarazioni di voto, però non posso non rilevare che stamane l'onorevole Cugini appare molto positivo, e anche un po' "buonista". Onorevole Murgia, io mi chiedo se lei stanotte riuscirà a prendere sonno con facilità oppure se sarà tormentato dal dubbio amletico circa la natura ostruzionistica o meno dell'azione dell'opposizione.
Allora, il problema è questo: l'opposizione ha evidenziato con molta forza alcuni punti di questa legge finanziaria assolutamente non condivisibili, sostenendo che su di essi avrebbe fatto le barricate. Ora le sta facendo le barricate, onorevole Murgia. Questi punti riguardano l'indebitamento, questa filosofia della privatizzazione che permea tutta la legge finanziaria, la parte relativa alla legge urbanistica che non è stata ritirata e che è parte fondante, più importante degli emendamenti ritirati, e la legge numero 31 che viene sostanzialmente annullata. Bene, siccome la maggioranza aveva preso un impegno: "Ritireremo una lunga serie di emendamenti" e si è poi limitata a ritirare pochi emendamenti accompagnati da molta paglia, lasciando però la farina, lasciando il grano, lasciando le cose importanti, la maggioranza inizi una riflessione autonoma su tutto questo e poi comunichi all'Aula a quali determinazioni è giunta. Su questa base, evidentemente, l'opposizione farà le proprie valutazioni e ne trarrà anche le conclusioni.
Nel merito invece dell'emendamento, voglio ricordare che la Regione doveva accompagnare alla presentazione dei disegni di legge finanziaria e di bilancio anche il conto del patrimonio. Negli anni passati, a questo proposito la Regione teneva un comportamento per lo meno strano: da un lato, attraverso l'Assessore degli enti locali, verificava che comuni, province e quant'altri, adempissero in maniera precisa all'obbligo di presentare il conto patrimoniale, e dall'altro essa, Regione, era la prima ad essere inadempiente e a non presentarlo perché non in grado di conoscere l'entità e la composizione dettagliata del proprio patrimonio.
Successivamente - era Assessore degli enti locali, mi pare, l'onorevole Cogodi - verso la fine degli anni '80 e i primi anni '90, venne commissionato ad una società privata il compito di procedere alla ricostruzione del patrimonio regionale. Da quel momento in poi il conto del patrimonio ha iniziato ad essere allegato al bilancio in maniera abbastanza trasparente ed abbastanza veritiera rispetto alla situazione reale. Da quel momento si è iniziato a rispettare regole, ne sono state introdotte altre e si è preso coscienza che nel patrimonio della Regione vi erano numerosi beni non necessari, prevedendo norme e procedure per la loro dismissione.
Oggi perché volete cambiare queste procedure, ricreando disordine nel sistema e riattribuendo ai privati un ruolo che invece su argomenti di questo tipo non possono e non debbono svolgere?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, non impegnerò tutto il tempo a mia disposizione perché mi trovo totalmente in sintonia con l'intervento del collega Balia. Anche a mio parere, ed accogliendo l'invito del collega Murgia, ritengo che non si tratti di trovare un punto di incontro tra maggioranza ed opposizione, ma occorre semplicemente che la maggioranza e la Giunta diano risposte all'Assemblea, chiariscano se ritengano opportuno oppure no eliminare dalla legge finanziaria quelle norme che modificano leggi di settore, che non hanno natura finanziaria, che costituiscono per alcuni versi anche un'offesa rispetto alle questioni che noi come centrosinistra abbiamo posto.
E' evidente che si tratta di un'iniziativa tutta della maggioranza, ed è incomprensibile che dopo due giorni, dopo due lunghi giorni di dibattito, ci si trovi ancora a questo punto. Eppure mi pare che le ragioni sostenute dal centrosinistra siano pacificamente evidenti. Tanto è vero che anche un Assessore della Giunta regionale è intervenuto ammettendo che la proposta di fatto non modifica per nulla le procedure previste dall'articolo 1 della legge numero 35 del 1995 e che non vi può essere alcuna accelerazione eliminando soltanto questo Comitato tecnico e affidando a un ufficio dell'assessorato le competenze in merito alla valutazione e alle procedure.
E' stato sostenuto in tutti gli interventi dei colleghi del centrosinistra che l'articolo 2 costituiva il banco di prova della disponibilità della Giunta a riportare la legge finanziaria alla sua vera funzione. Ora, sull'articolo 2, non solo non sono stati accolti proposte ed inviti che provenivano dal centrosinistra, ma c'è stata una chiusura totale persino su un argomento come questo dove mi pare che i colleghi abbiano portato argomenti a sufficienza per dimostrare che è utile sospendere i commi 14 e 15 ed è utile ritirare gli emendamenti, come il numero 131, proposti dalla Giunta regionale.
Quindi, se manca questa disponibilità sull'articolo 2, non si potrà che proseguire, così come si è proseguito fino ad adesso, con 30 - 32 - 35 interventi su ogni emendamento, perché su questi punti - come ricordava il collega Balia - è nostra intenzione fare delle barricate. Se invece c'è la disponibilità della Giunta e della maggioranza a riportare nella legge finanziaria solo i temi che vanno trattati in quella sede, è evidente che ci potranno essere anche altri elementi di contrasto, ma non ci sarà sicuramente quell'atteggiamento che invece c'è stato fino ad oggi.
Aggiungo, per quanto mi riguarda, ma penso che riguardi anche altri, che non si tratta di accordi tra maggioranze e minoranze, che non chiediamo di aumentare la spesa, di accogliere gli emendamenti di spesa che eventualmente possono proporre le minoranze, ma anzi di eliminare emendamenti di spesa nostri, eliminare gli emendamenti di spesa della maggioranza, eliminare le norme di spesa contenute nella finanziaria che sono prive di prospettiva, di ridurre quel debito che invece stiamo contribuendo ad aumentare.
Quindi, anche qui non è necessario un momento di incontro tra maggioranza e minoranza, è necessario semplicemente un atto di buona volontà da parte della maggioranza e della Giunta, per eliminare tutte quelle norme intruse che riguardano la legge numero 35, che riguardano il personale, che riguardano l'urbanistica; eliminare quelle spese di bottega e clientelari e riportare la legge finanziaria alla sua originaria funzione di norma finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA Emanuele (D.S.). Signor Presidente, ho una curiosità che non riesco a soddisfare: perché alcuni colleghi non mettono a disposizione di questa non accademica discussione, la loro preziosa e riconosciuta esperienza? Perché non intervengono per fugare le nostre perplessità? Gli interventi degli Assessori, infatti, non solo non hanno fugato le nostre perplessità ma le hanno addirittura in qualche misura incrementate. Perché alcuni colleghi allora non intervengono per smussare la rigidità incomprensibile, ed io considero a questo punto anche un po' ottusa, della Giunta e della maggioranza, su questa discussione? Chi più dell'onorevole Mario Floris può svolgere questo prezioso ruolo di approfondimento e di cerniera tra due tesi per adesso incomunicabili e praticamente inconciliabili?
Il collega Floris, che ho intravisto prima, ma è sparito di nuovo, tra una conferenza stampa e l'altra, potrebbe per esempio portarci la sua autorevole opinione. E' stato Assessore degli enti locali e del patrimonio, molti anni fa, è stato Presidente della Regione in tempi lontani e in tempi recenti, fino a pochi mesi fa, prima che venisse disarcionato dall'onorevole Pili. Perché non ci fa conoscere, l'onorevole Floris, la sua opinione su questa fretta di modificare una legge organica e specifica varata dal Consiglio regionale nella passata legislatura, non agli albori dell'autonomia?
Questa fretta e queste norme intruse e preoccupanti, come abbiamo detto e ripetuto inutilmente da ieri fino a stamattina, rischiano di aprire la strada ad una politica schizofrenica. Quanti immobili ed aree e migliaia di ettari di terreno sono stati acquisiti dai privati al patrimonio dalla nostra Regione autonoma? Quanti palazzi a Cagliari, a Sassari ed altrove? Questa Regione, come ricordava ieri il collega Morittu, che paga circa 100 miliardi all'anno di locazioni e ha un patrimonio di migliaia di miliardi, perché vuole modificare le norme per una sana alienazione e privatizzazione, verso la quale nessuno di noi ha più opposizioni o pregiudiziali di carattere politico ed ideologico? Perché? Non ce l'avete ancora spiegato e le nostre preoccupazioni, Presidente Pili, aumentano.
Prima si comprava, adesso invece si vende o si vuole svendere scriteriatamente? Noi non lo pensiamo, lo abbiamo detto anche ieri, ma il vostro silenzio, la vostra ostinazione incominciano a diventare preoccupanti. Perché non le espungete queste norme da questa finanziaria che vi sta tanto a cuore e che volete finalmente approvare dopo tanti mesi di esercizio provvisorio e di paralisi del bilancio della Regione? Attenzione: noi aspettiamo e interverremo e se è necessario citeremo anche casi più specifici nel corso di questa discussione, che riguardano l'uso del patrimonio regionale, le migliaia, le centinaia e le decine di miliardi che si sperperano anche per le esigenze istituzionali della nostra Regione autonoma, negli assessorati, negli enti, nelle aziende sanitarie locali. Però voi dovete uscire dalla tana.
Attenzione, la fretta fa i gattini ciechi, Presidente Pili, oppure può portare non oltre la curva pericolosa, nella quale siete bloccati, ma può portare in fondo al precipizio. Quindi noi insisteremo ed eserciteremo fino in fondo su questa delicata questione la nostra funzione di opposizione democratica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, ieri avete detto in chiusura di serata, l'ha detto l'assessore Masala in modo particolare, "Abbassiamo i toni, evitate di aggredirci, confrontiamoci sommessamente, non insultateci". Addirittura non "insultateci".
Nessun insulto, onorevole Masala, la vostra refrattarietà al confronto, la vostra impermeabilità a colloquiare, così come ricordava il collega Emanuele Sanna anche nell'intervento immediatamente precedente al mio, a colloquiare con noi, con l'apposizione democratica, eliminando norme intruse e dannose per i sardi e per la Sardegna, e anche questa vostra improvvida caparbietà a proseguire su una contesa muscolare, ci impone di insistere per indurvi al ragionamento e al confronto. Lo spazio c'è per questo; il collega Murgia diceva che può esserci uno spazio, appalesatelo, esplicitatelo, qui in quest'Aula e non in corridoi, con offerte di natura diversa.
Noi stiamo parlando di questione morale all'interno di quest'Aula, perché si tratta di norme che mettono a pregiudizio seriamente la correttezza amministrativa di un Esecutivo. Noi crediamo che battendo e ribattendo si possa aprire una breccia nelle vostre coscienze, cari colleghi, e riteniamo, senza pensare ad alcun tipo di ostruzionismo, che uno squarcio di luce, di verità, troverà infine spazio anche in qualche organo di informazione che appare distratto o certamente molto partigiano in questa fase e non solo in questa. Sulle questioni di inapplicabilità e impercorribilità delle norme proposte hanno già riferito i colleghi con dovizia di particolari.
Vorrei tornare su un punto che tenterò di sviluppare "a puntate", visto e considerato che abbiamo solo cinque minuti a disposizione. A me pare che esista un nesso tra quello che è successo qualche tempo fa in sede di discussione al Parlamento della legge finanziaria nazionale, e quello che sta succedendo qui oggi. L'articolo 71 della finanziaria nazionale prevedeva infatti l'alienazione ai privati dei beni del demanio. Quell'articolo venne poi ritirato a seguito della forte opposizione del centrosinistra ma anche di forze centriste del Polo e di Alleanza nazionale; era una sorta di arrembaggio che Berlusconi voleva portare su tutto il territorio nazionale.
Ciò che si riuscì a fare uscire dalla porta in ambito nazionale, voi state cercando di reintrodurlo dalla finestra in Sardegna ed in Sicilia; guarda caso, nelle due Regioni che dispongono del patrimonio più prezioso di coste e di territori. Questo non è casuale, onorevole Pili, è un ordine che è venuto da Roma. Ed allora, dico io: dov'è il Polo nazionalitario? Dove sono i difensori della destra, dell'autonomia della Sardegna, del nostro patrimonio? Perché non fanno sentire la loro voce qui, dissociandosi da una proposta che è dissennata? E questa proposta relativa all'articolo 2, commi 14 - 15 - 16, fa il paio con l'emendamento numero 88, quello sulla famigerata ed insultante variante automatica. Bene, questi due aspetti non possono che essere collegati tra loro; non possiamo non guardare alla vostra foga nel cercare di introdurre norme di accelerazione per disfarvi del patrimonio che è di tutti i sardi, senza collegarla con un'altra questione che è di rilevanza fondamentale. E su questo punto la nostra battaglia sarà dura, collega Murgia; nessun ostruzionismo, abbiamo detto che faremo le barricate e le faremo fino in fondo, sino a quando non ritirerete delle norme che sono inaccettabili. Erano inaccettabili a Roma anche per Alleanza Nazionale, crediamo che lo debbano diventare qua anche per voi, cari colleghi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LAI (D.S.). Signor Presidente, è evidente che il punto che riguarda la seconda parte dell'articolo 2 rappresenta per noi un fatto simbolico; simbolico perché riteniamo che costituisca uno dei tanti segni della circostanza che questa legge finanziaria non è la legge finanziaria che la Sardegna meriterebbe. E' anche chiaro che, all'interno dei simboli, ci sono altri elementi che a loro volta rivestono delle funzioni simboliche, e simbolo non significa che non c'è sostanza, simbolo è qualcosa per il quale vale la pena di porre delle questioni di principio.
Allora, questo emendamento per il quale esprimo il mio voto favorevole, che ritengo molto importante, è un simbolo perché si contrappone alla vostra visione della libertà, di una libertà intesa come assenza di norme e non come uguaglianza ed opportunità, come difesa del bene comune. Perché se noi guardiamo la struttura della legge numero 35 del 1995 alcuni elementi di garanzia procedurale restano, ma tutti girano intorno alla circostanza che la valutazione dei beni non avvenga a carico di un singolo, ma a carico di una Commissione composta da più soggetti, che possono avere anche degli interessi in qualche modo contrastanti, ma che nell'insieme, mediando i diversi interessi, garantiscono il perseguimento dell'interesse pubblico, dell'interesse comune, dell'interesse generale.
Allora che si smonti ciò che in qualche modo garantisce una medietà dei valori ed un consenso più ampio nella determinazione del valore di un immobile da acquistare, da vendere o di cui fissare i canoni, significa ledere con un solo colpo tutta la struttura della legge numero 35. Se il problema è l'efficienza, non può essere attribuita la responsabilità della mancata efficienza al fatto che si debba riunire una Commissione di più soggetti; sarebbe come dire che questo Consiglio, siccome è composto da ottanta consiglieri, non rende efficiente la democrazia. Ma io penso che il principio della democrazia, cioè il principio secondo il quale i sistemi assembleari consentono di raggiungere un risultato migliore, una sintesi migliore delle necessità, sia in qualche modo riconosciuto da tutti, altrimenti si svaluta anche la funzionalità, l'esistenza stessa, la funzione stessa dell'Assemblea regionale.
La Commissione tecnica aveva proprio la funzione di mettere insieme più soggetti, con interessi che potevano essere concorrenti, ma che insieme contribuivano a fissare una valutazione che poteva essere quella migliore possibile. Per noi questo è un simbolo di quello che noi pensiamo debba essere anche una procedura democratica. Noi abbiamo proposto di usare anche sull'altra parte dell'articolo il modello dell'advisor, che non è l'affidamento a privati della vendita bensì l'utilizzo di soggetti privati per accompagnare la valutazione dei prezzi e la vendita. Accompagnare, ma la responsabilità resta nel soggetto, ed è un elemento propositivo che vi abbiamo in qualche modo messo a disposizione, non un elemento di contrasto, un elemento migliorativo. Invece quello che proponete voi è eliminare le regole, eliminare l'unica funzione di garanzia, il perno sul quale si basa l'intera legge numero 35. E a noi questo sembra una proposta assolutamente irrinunciabile.
Vedo che nei banchi della maggioranza c'è una certa irrequietezza e le recenti dichiarazioni di alcuni componenti della maggioranza che costantemente insegnano illusioni "terzoforziste", sono un sintomo ma non il solo sintomo di questo malessere. Io ho letto proprio ieri sera qualcosa che può essere d'aiuto al presidente Pili, nella gestione di questa strana maggioranza che conduce. Se il presidente Pili ha la pazienza di ascoltare. E` la teoria delle tre ipocrisie di un noto politologo il cui pensiero ormai è patrimonio di tutti. Secondo questo politologo l'origine dell'irrequietezza deriva dalla mancata identità tra teoria e pratica, una sorta di doppia ipocrisia. Mentre nell'operare c'è una teoria o giustificazione implicita che non si vuole confessare, dall'altra parte si afferma una teoria che non ha una corrispondenza nella pratica. C'è un contrasto tra quello che si fa e quello che si dice, e questo produce irrequietezza, cioè scontentezza e insoddisfazione. C'è infine una terza ipocrisia: all'irrequietezza si cerca una causa fittizia che, non giustificando e non spiegando, non permette di vedere quando l'irrequietezza stessa finirà.
Ecco, la causa dell'irrequietezza, cari colleghi della maggioranza, la dovete cercare nella differenza tra ciò che dite e ciò che fate.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, mi rivolgo al Presidente Pili, noi stiamo per concludere le dichiarazioni di voto su questo emendamento. Sull'argomento però torneremo in occasione dell'esame di altri due emendamenti presentati dalla Giunta. Noi continuiamo a richiedere alla Giunta e ai colleghi della maggioranza che sono disponibili, di verificare i punti di criticità di questi commi che volete approvare, in modo da sospendere queso lungo dibattito ed esaminare gli aspetti che noi abbiamo sottolineato come aspetti che mettono in discussione il perseguimento stesso degli obiettivi che la maggioranza dice di voler perseguire.
Chiediamo ancora una volta al Presidente Pili, che oggi è qui con noi, perché ieri non si capiva con chi si dovesse parlare, di sospendere questa discussione e di verificare in quale modo possiamo uscire da questa complicata e imbarazzante situazione per tutti, e per il Consiglio in modo particolare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io sono sorpreso, lo dico con serenità, per questa ipotesi, questa proposta di lavoro che viene avanzata dal Capogruppo del maggior partito dell'opposizione e che giunge dopo una giornata, quella di ieri, di intenso dibattito. Abbiamo calcolato una trentina di dichiarazioni di voto, cioè in pratica sono intervenuti tutti i consiglieri dell'opposizione, su un singolo emendamento; rito che si è ripetuto anche nella mattinata dell'odierna giornata.
Direi che abbiamo inviato segnali di disponibilità al dialogo, ma non possiamo continuare. Abbiamo dato ieri dimostrazione che esiste una maggioranza, e che la maggioranza, sulle cose che ha proposto la Giunta, intende andare avanti. Noi siamo aperti al dialogo, al confronto, ma a quello costruttivo.
COGODI (R.C.). Andiamo avanti allora!
FADDA (Popolari-P.S.). Sì, andiamo avanti!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Non possiamo continuare ad assistere a una serie di inventive, di calunnie, di sospetti di malaffare, sospetti di chissà cosa si cela dietro una norma della finanziaria che è stata sottoposta all'attenzione non solo di quest'Aula, ma appunto di tutta la...
(Interruzioni)
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, posso continuare? La invito a far cessare…
COGODI (R.C.). Siamo in sede di dichiarazione di voto, allora dichiari il voto, non faccia perdere tempo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Onorevole Cogodi, lei faccia il suo dovere di oppositore, non sostituisca l'onorevole Serrenti.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, facciamo parlare l'onorevole Pittalis. Prego, onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). E allora, per sgombrare il campo da ogni sospetto, da ogni equivoco (siccome il centrodestra governa da due anni e non ha mai proceduto a dismissioni di immobili) siamo del parere che se confronto ci deve essere, deve essere a tutto campo. Vi invitiamo pertanto a denunciare, se ve ne sono, i casi di malaffare - e penso che non siano riconducibili a questi ultimi due anni - e a portarli all'attenzione dell'opinione pubblica.
Voi avete impostato una metodologia di lavoro che è fatta di accuse e di sospetti; se vogliamo riportare il dibattito a serenità allora riportiamolo nella giusta dimensione, si affronti il problema (e su questo siamo disposti a un confronto costruttivo) ma si smetta con questi toni che creano una barriera invalicabile tra questa maggioranza e voi che legittimamente esercitate il ruolo di opposizione.
COGODI (R.C.). Doveva dichiarare il voto o dare i voti all'opposizione?
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, mi rivolgo a lei, ma anche all'onorevole Cugini e a tutti. Lei poteva tranquillamente prendere la parola per dichiarazione di voto e argomentare il suo voto anche in questo modo. Il ricorso continuo ai richiami all'ordine del giorno per poi parlare d'altro non è corretto. Il Regolamento prevede che il Presidente in questo caso deve togliere la parola. Io non voglio essere scortese, però colleghi vi invito ad un utilizzo più corretto di questo strumento.
COGODI (R.C.). Questo non è perdere tempo?
CUGINI (D.S.). Ora è intervenuto il collega Pittalis, prima è intervenuto il collega Murgia, ma qual è la pozione alla quale ci dobbiamo richiamare?
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Se c'è un'interlocuzione politica in corso si può anche chiedere una sospensione di cinque minuti. Credo che diventi estremamente difficile soprattutto ora che ci troviamo alle ultime battute delle dichiarazioni di voto su un emendamento che io spero tra pochi minuti di poter mettere in votazione.
CUGINI (D.S.). Dobbiamo credere a quello che ha detto Murgia o no?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto a favore dell'emendamento, e credo che non sia necessario aggiungere ulteriori contributi o suggerimenti, perché di suggerimenti costruttivi ce ne sono stati diversi.
Colgo anche l'occasione, presidente Pili, per ringraziarla dell'attenzione e della lettera garbata che ha inviato a tutti i Presidenti dei Gruppi consiliari. Lei ha motivato la sua assenza di ieri adducendo impegni di carattere istituzionale importantissimi che l'avrebbero trattenuta fuori sede per discutere su un argomento non meno importante di quello che stiamo discutendo in quest'Aula, cioè sulla possibilità della Regione Sarda di rimanere nell'Obiettivo 1. L'argomento è stato oggetto di grande discussione in quest'ultimo periodo, tanto che interrogazioni, interpellanze, dibattiti a diversi livelli si sono succeduti su questo tema.
Ed allora, la sua assenza di ieri, l'incontro, io spero produttivo, che lei ha avuto fuori sede credo che possa costituire quanto meno un argomento di informazione per quest'Aula, per ciò che rappresentiamo, per ciò che facciamo e dovremmo fare, e certamente tutti noi vogliamo fare. L'informazione su questo argomento credo pertanto che sia un qualcosa di non rinviabile. Preferiremmo riceverlo in quest'Aula da lei, presidente Pili, piuttosto che venire a sapere le notizie magari nei prossimi giorni dagli organi di informazione, di seconda mano e forse anche, per certi versi, non completamente veritieri.
E allora, dato l'argomento, la sua importanza, io richiamo il presidente Pili alla opportunità che quest'Aula nella sua interezza, maggioranza ed opposizione, acquisisca la conoscenza dei fatti, l'informazione nel lavoro svolto e, mi auguro, anche sugli aspetti positivi del lavoro che lei stesso ha svolto nella giornata di ieri.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi creda, comprendo l'esigenza sua e di tutti noi, di conoscere quanto è accaduto ieri a Bruxelles, però voglio ricordare che il Regolamento del Consiglio vale per tutti, compreso il Presidente della Giunta, il quale ha uno strumento che è quello della richiesta di rendere dichiarazioni in Aula. A quel punto io convocherò la Conferenza dei Capigruppo per stabilire quando il Presidente Pili potrà rendere le sue dichiarazioni. Io non posso oggi, a termine di Regolamento, introdurre argomenti che non siano quelli previsti nell'ordine del giorno. Devo applicare il Regolamento.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo di parlare sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Lei mi ha ascoltato prima onorevole Fadda? Io le chiedo un po' di cortesia e anche di comprensione per il mio ruolo. Io non voglio interrompere nessuno, non fatemelo fare, però intervenite sull'ordine del giorno, corredate l'intervento con un minimo di argomentazione e poi avanzate, fate una proposta.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Grazie signor Presidente, mi atterrò alle sue indicazioni. Io sono convinto che la proposta che ha formulato il collega Sanna sia più che giustificata. Noi ci impegniamo a non aprire nessun dibattito sulle dichiarazioni, sull'informativa che il Presidente della Giunta ci darà, però credo che, visto che il Consiglio regionale è riunito, visto che il Presidente della Giunta ci ha inviato una lettera a giustificazione della sua assenza (e noi lo abbiamo giustificato, io l'ho fatto pubblicamente ieri in quest'Aula) ci dispiacerebbe che magari i giornalisti venissero a conoscenza delle notizie prima di noi.
Considerato che il Presidente è qui in Aula, ci riferisca, decida lui il tempo, cinque minuti, dieci minuti, però credo che sia un argomento di così grande importanza che questo Consiglio meriti di conoscerlo direttamente dalla voce del Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Visto che il Presidente non ritiene opportuno pronunciare dichiarazioni, ritornerò sull'ordine del giorno e sul comma 15.
Fa specie, Presidente, che in questo Consiglio si continui ad affermare che da parte di questi banchi vengono lanciate invettive contro non si sa bene chi. Noi come Gruppo non abbiamo mai lanciato invettive verso nessuno, abbiamo soltanto cercato di argomentare le nostre posizioni con estrema chiarezza. Per altro, se fosse stato accolto l'emendamento numero 402 ieri sera, oggi non saremmo qua nemmeno a parlare dell'emendamento numero 199, che si propone di abrogare il comma 15 dell'articolo 2.
Questa disponibilità al dialogo, da voi solamente annunciata, non soltanto non si concretizza in alcunché, ma risulta anche contraddittoria rispetto alle stesse argomentazioni che ieri sono state portate, argomentazioni che si collegano strettamente con l'argomento che stiamo discutendo questa mattina. Le dichiarazioni dell'onorevole Contu, ad interpretazione del comma 14, proprio sulla parte in cui si sopprime la Commissione tecnica di valutazione dei beni della Regione, io penso che siano emblematiche di un ragionamento che dovrebbe fare riflettere tutti.
Contu affermava infatti che la normativa che si introduce è anomala ma comunque compatibile con la legge numero 35 del 1995. In effetti la compatibilità in che cosa consiste? Consiste nel fatto che, rimanendo le procedure in carico comunque al responsabile del procedimento indicato nell'articolo 1 della legge numero 35, permangono comunque in vigore tutte quelle norme che regolano il procedimento. Ora dato che la svendita - io la definisco tale - dei beni della Regione avviene attraverso il concorso di privati, ci troveremo la sovrapposizione di due organismi, uno pubblico ed uno privato. Avendo quello pubblico la responsabilità giuridica di quello che fa, si troverà a fare il 90 per cento del lavoro, mentre il 10 per cento verrà effettuato dai privati. Ma dato che questa azione dei privati nella vendita dei beni non è certamente fine a se stessa succederà che noi lavoreremo e gli altri prenderanno l'aggio.
Trattandosi di beni che valgono svariate e svariate centinaia di milioni si può capire benissimo qual è la partita di carattere finanziario che si intende condurre in favore di terzi. Per cui una ulteriore riflessione su come è stata congegnata questa proposta, io penso che sia veramente necessaria. Peraltro se questa vostra disponibilità al dialogo, a discutere del merito dei problemi vi è realmente, possibile per voi accedere alla nostra proposta di abrogare il comma 15 dell'articolo 2.
Pertanto avete ancora oggi la possibilità di dimostrare che questa vostra reale disponibilità al ragionamento c'è tutta, c'è ancora tutta. Si tratta soltanto di capire se le vostre sono soltanto affermazioni di carattere generico o se invece veramente volete soffermarvi al merito delle questioni e ragionare insieme per raggiungere un obiettivo comune.
PRESIDENTE. Colleghi, permettetemi un piccolo richiamo al Regolamento. Ho risposto alla richiesta dell'onorevole Sanna nel modo in cui ho risposto, perché quando il Presidente rende delle dichiarazioni, può, a volte, senza che si voglia necessariamente in modo surrettizio "allungare il brodo", come si suole dire, aprirsi un altro dibattito che si sovrappone a quello che stiamo facendo. Quindi il Regolamento per questo lo vieta; però il Presidente mi dice che è disponibile a rendere alcune dichiarazioni, e se io acquisisco l'impegno da parte dei colleghi che questo non è un modo per allungare il dibattito, non mi opporrò.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
Cogodi (R.C.). Signor Presidente, ritengo che il Presidente della Giunta e della Regione, se deve rendere delle dichiarazioni importanti al Consiglio, possa chiedere che queste dichiarazioni siano rese e si possa anche concordare che non si apra nessun dibattito. Però ritengo che anche tutto ciò non debba nascere in modo così estemporaneo. Non è ammissibile che un collega dai banchi del Consiglio chieda che l'Aula venga informata e mentre gli si risponde che ciò non è possibile si apprende che alle ore 12 è convocata una conferenza stampa del Presidente per comunicare all'esterno quello che lo stesso non ha inteso prima comunicare al Consiglio. Si creano delle situazioni che sono, non dico antipatiche, ma quanto meno anomale sul piano istituzionale.
Qui è in discussione la legge finanziaria della Regione; il Presidente della Regione può indire le conferenze stampa che vuole, ma non le può svolgere durante i lavori del Consiglio regionale sulla legge finanziaria. Per un elementare dovere di rispetto istituzionale. Noi non riusciamo a discutere sulla finanziaria, ma non riusciamo neanche ad opporci ad essa, perché stiamo discutendo d'altro, ma è quell'altro che voi insistete nel voler tenere dentro la legge finanziaria e che non c'entra nulla. Per favore fatteci discutere della leggefinanziaria della Regione e del bilancio.
Noi vogliamo esprimere la nostra opinione, che è contraria, vogliamo motivare brevemente la nostra opinione sulla legge finanziaria e sul bilancio non sulle altre leggi improprie che voi insistete a inserire nel massimo documento contabile della Regione. Non si può continuare a procedere in questo modo disordinato, improduttivo e dannoso. Quindi io chiedo che si concordino le modalità con le quali il Presidente renderà le doverose informazioni al Consiglio, concordando anche che non si apra un dibattito su queste comunicazioni. Però chiedo anche che le altre iniziative istituzionali, per favore, siano rese, espletate quando non è riunito il Consiglio regionale. Perché la Giunta deve essere sempre presente in Aula, in primis, lo deve essere il Presidente della Giunta.
Se deve andare a Bruxelles a curare gli interessi della Sardegna è giusto che vada, ma tenere una conferenza stampa per informare i giornalisti senza informare prima il Consiglio e durante i lavori dell'Aula è scorretto ed è inammissibile. E lei, Presidente, deve tutelare anche il prestigio, la dignità e soprattutto la funzione del Consiglio regionale.
(Applausi dai banchi di Alleanza Nazionale)
CORDA (A.N.). Bravo, complimenti, sei proprio bravo!
Cogodi (R.C.). Va bene, applaudo io a te, perché non hai capito nulla del perché sei lì. Non fate che dire che noi vorremmo ritardare l'approvazione della legge finanziaria, ma siete voi, in realtà, che non la volete.
PRESIDENTE. Se c'è l'accordo, il Regolamento consente al Presidente del Consiglio altre determinazionise non c'è accordo il Regolamento, all'articolo 121, prevede che se il Presidente della Giunta chiede di fare comunicazioni al Consiglio il Consiglio deve avere ventiquattro ore di tempo.
Se c'è invece un accordo io avrei la possibilità di consentire all'onorevole Pili di rendere subito queste dichiarazioni.
COGODI (R.C.). Ma su quanto ho detto lei non dice nulla?
PRESIDENTE. Sì, ho preso in considerazione quanto lei ha sostenuto, tant'è che ho citato, onorevole Cogodi, l'articolo 121 del Regolamento, lo legga per gentilezza, io non faccio che applicare le norme : "La Giunta regionale può sempre fare al Consiglio comunicazioni che non eccedano i dieci minuti, con un preavviso di almeno ventiquattro ore, salvo diversa determinazione del Presidente del Consiglio". Io ritengo utile in questo momento per andare avanti che brevemente il Presidente della Giunta riferisca quanto deve dire, dopo di che rientriamo, come chiedeva lei, nella discussione dell'ordine del giorno.
Tempo ne abbiamo perso, onorevole Cogodi, non voglio dire che loro abbiano perso tempo, lo abbiamo perso noi, io sicuramente ho perso molto tempo; non saranno i due minuti o i tre minuti che adesso occuperà il Presidente della Giunta per rendere delle dichiarazioni che ci impediranno di procedere nell'esame della legge finanziaria. Detto questo, ha facoltà di parlare, per rendere delle brevi comunicazioni, il Presidente della regione.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie Presidente, io sono abbastanza in difficoltà rispetto ai richiami che mi sono venuti da alcuni colleghi della minoranza, perché era ben lungi da me fare venire meno il rispetto all'Aula, che in maniera così comprensiva ieri mi ha giustificato per l'assenza pomeridiana. Però, vedete io, nel rispetto del Regolamento - anche perché mi rendo conto che è in atto un difficile momento politico tra la maggioranza e l'opposizione su un tema rilevante come quello della gestione del patrimonio della Regione - ho chiesto al Presidente di poter intervenire a condizione che non si determinasse un ulteriore accavallarsi di argomenti e quindi un ulteriore ritardo su una finanziaria, su una legge finanziaria che tutta la Sardegna sta attendendo.
Mi sembrava corretto accogliere la richiesta dell'onorevole Giacomo Sanna, reiterata dell'onorevole Paolo Fadda, per fare una brevissima comunicazione sugli esiti della seduta plenaria di ieri notte del Comitato delle Regioni dell'Unione Europea, riunitosi a Bruxelles nella quarantatreesima sessione, in ordine alla problematica della regioni insulari dell'Unione Europea e le prospettive in vista dell'allargamento.
Tutti voi conoscete anche le polemiche che sono sorte in ordine a queste questioni; mi permetterò di fornire un'ulteriore comunicazione: la Sardegna, rispetto al parametro individuato nel '97, cioè quello relativo al prodotto interno lordo, nel 2006 dovrebbe uscire dall'Obiettivo 1, e quindi dalla possibilità di usufruire di quei fondi strutturali che avrebbero consentito un recupero del gap infrastrutturale, strutturale e geografico della nostra Isola rispetto al resto dell'Europa.
Per essere molto sintetici, nel progetto di parere presentato dal Comitato delle Regioni, relatore il greco Paleologos, vi era una clausola che avrebbe assolutamente danneggiato la Sardegna. Infatti si prevedeva che solo le isole con meno di centomila abitanti avrebbero dovuto far parte de facto dell'Obiettivo 1 mentre tutte le altre per farvi parte, avrebbero dovuto rientrare nella percentuale stabilita dal parametro del prodotto interno lordo.
Ieri il Comitato delle Regioni, - e lo devo dire con estrema franchezza - col sostegno di tutte le parti politiche, del Partito Popolare Europeo come del Partito Socialista, ha invece approvato un emendamento sul progetto di parere che capovolge la situazione. Qui colgo l'occasione per ringraziare tutti i componenti della delegazione italiana, di destra e di sinistra, che hanno sino alla fine atteso il voto dell'emendamento che ho presentato come primo firmatario insieme ai colleghi Tufaro, Gottardo, Durnwalder, Galan, Fitto, Andria ed altri, che appunto offriva la possibilità alla Sardegna di restare nellObiettivo 1. Ecco come recita l'emendamento proposto:
"Le regioni insulari devono rientrare de facto nell'Obiettivo 1 alla luce dell'articolo 158 del Trattato e della dichiarazione numero 30 allegata all'atto finale di Amsterdam che riconosce che devono essere tenuti in conto gli svantaggi sofferti a causa dell'insularità ed adottate di conseguenze misure specifiche". Continua l'emendamento: "Il sostegno finanziario dovrà essere modulato in considerazione del costo aggiuntivo prodotto dalle limitazioni strutturali e dei fattori che aggravano e cumulano gli effetti negativi dell'isolamento".
Ieri, in nottata, vi è stata una contrattazione con i tedeschi i quali hanno proposto che insieme alle limitazioni strutturali e ai fattori che aggravano gli effetti dell'isolamento si tenesse conto anche, in qualche modo, del prodotto interno lordo, cioè che si introducesse anche una variabile di calcolo legata al prodotto interno lordo, perché si sostiene che alcune realtà - le Canarie per tutte - pur essendo isole possano godere di un prodotto interno lordo molto elevato e quindi utilizzare indebitamente queste risorse.
Quindi i parametri restano: il costo aggiuntivo prodotto dalle limitazioni strutturali, i fattori che aggravano gli effetti negativi dell'isolamento e il prodotto interno lordo, che sarà una variabile di calcolo.
Questo emendamento è stato approvato dalla maggioranza del Comitato delle Regioni d'Europa. E' stato altresì approvato un ulteriore emendamento, sempre a mia firma, che prevede appunto che unitamente alle politiche comunitarie in materia di energia, di imposta speciale sui combustibili per il trasporto speciale, venga introdotto anche un principio secondo il quale la riforma delle reti transeuropee per i trasporti, l'energia e le telecomunicazioni debba prioritariamente tenere conto delle condizioni insulari. Quindi vuol dire che le grandi reti transeuropee energetiche delle telecomunicazioni e dei trasporti devono in qualche modo attraversare le regioni insulari per permettere appunto quel tipo di coesione necessaria.
Questi sono gli emendamenti, ce ne sono altri che riguardano l'introduzione del Comitato economico sociale e degli altri gruppi di interesse, come la commissione isola della C.R.P.M., IMEDOC, ISNET, eccetera, per la valutazione, appunto, di questi limiti.
Concludo con la comunicazione di una intesa, che è intervenuta anche questa nelle ultime giornate tra il Governo italiano, la Regione Sardegna e la Regione Sicilia, sulle regioni insulari dell'Unione europea in prospettiva dell'allargamento. Se il Presidente mi consente, ancora qualche minuto, vi leggo il contenuto dell'intesa.
"Il Governo italiano, Regione Sardegna e Regione Sicilia, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, il Ministro per le politiche comunitarie Rocco Buttiglione, per gli affari regionali Nicola Loggia, il Ministro dell'economia e delle finanze delegato Gianfranco Miccichè, il Ministro per l'attuazione del programma di Governo, Giuseppe Pisanu, il Presidente della Regione Sardegna, Mauro Pili, il Presidente Regione Sicilia, Salvatore Cufaro, hanno esaminato la questione relativa alle regioni insulari dell'Unione europea e le prospettive in vista dell'allargamento. In tal senso, nel corso dell'incontro, è stato ribadito che le isole e le regioni insulari dell'Unione europea, come è riconosciuto già dal trattato di Amsterdam, affrontano svantaggi permanenti di carattere geografico e strutturale che ne ostacolano lo sviluppo economico e sociale. La stessa constatazione è contenuta anche nelle conclusioni del Consiglio di Nizza del dicembre del 2000.
Si è preso atto che le politiche finora adottate dall'Unione europea non siano riuscite ad affrontare gli svantaggi naturali, geografici, economici e sociali delle isole, dimostrando così l'inadeguatezza di tali politiche per quanto riguarda la natura permanente e strutturale di tali problemi. Si è constatato che le regioni insulari non hanno avuto la possibilità di attuare politiche e misure particolari, come richiesto dalla loro specificità. In questo senso l'articolo 158 del trattato di Amsterdam, formulato in modo generale, finora non ha funzionato in modo adeguato come base giuridica per produrre impegni concreti. Si è dunque convenuto sull'esigenza di adottare misure immediate che contribuiscano al miglioramento delle competitività delle regioni insulari proprio in virtù della prospettiva dell'allargamento dell'Unione europea.
In questa direzione il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri per le politiche comunitarie, per gli affari regionali, per l'economia e per l'attuazione del programma di Governo, il Presidente della Regione Sardegna e il Presidente della Regione Sicilia si impegnano:
ad avviare tutte le iniziative in ambito comunitario affinché tutte le regioni insulari rientrino de facto nell'obiettivo 1, alla luce dell'articolo 158 del trattato della dichiarazione allegata all'atto finale di Amsterdam, che riconosce che devono essere tenuti in conto gli svantaggi sofferti a causa dell'insularità ed adottate di conseguenza misure specifiche;
a proporre di modulare il sostegno finanziario, in considerazione del costo aggiuntivo prodotto dalle limitazioni strutturali e dai fattori che aggravano e cumulano gli effetti negativi dell'isolamento;
a sottoporre la proposta definitiva alla Commissione europea e ai rappresentanti dei governi degli altri stati;
ad avanzare tale proposta nell'ambito del Comitato delle regioni dell'Unione europea" così come è avvenuto appunto ieri sera.
Come tutti sanno, la rimodulazione del parametro del prodotto interno lordo era prevista per il 2004 - 2005; si tenterà pertanto di anticipare quella clausola per inserire le regioni insulari come soggetti che hanno diritto perenne all'utilizzo dei fondi strutturali.Questo volevo dire al Consiglio, non vado oltre, ma colgo l'occasione, come ho già fatto, per ringraziare davvero tutti i Gruppi presenti nel Parlamento europeo, e soprattutto nel Comitato Regioni, per avere accolto e sostenuto con il voto quasi unanime del Parlamento queste proposte.
FADDA (Popolari-P.S.). Ci può fornire i documenti di cui ha parlato?
PILI (F.I.-Sardegna). Presidente della Regione. Sì
PRESIDENTE. Quando il Presidente Pili ce li fornirà sarà cura di questa Presidenza farli distribuire a tutti i consiglieri.
PRESIDENTE. Continuiamo ora con l'esame delle leggi finanziarie.Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, l'emendamento in discussione mi trova favorevole perché è coerente con l'impostazione che le opposizioni hanno dato al loro intervento nella discussione della legge finanziaria.L'emendamento prevede l'abrogazione del comma 14 dell'articolo 2 della legge finanziaria. E` quel comma che prevede la cancellazione dell'articolo 2 della legge numero 35 del 1995 che regola la gestione e la vendita degli immobili dell'Amministrazione regionale. Noi giudichiamo questa norma una norma estranea, intrusa rispetto alla materia di cui si deve occupare la legge finanziaria.
Ieri nel mio intervento ho chiesto al Presidente Serrenti se il Consiglio regionale deve rispettare le leggi che esso stesso si è dato, e l'articolo 13 della legge sulla contabilità della Regione prevede, con estrema chiarezza, quello che deve contenere e quello che non può e non deve contenere la legge finanziaria. Il comma 14 dell'articolo 2 che la Giunta, e la maggioranza propongono all'approvazione dell'Aula, quindi come parte integrante della finanziaria, è una norma inaccettabile, è una norma non rispettosa dell'articolo 13 della legge regionale di contabilità. Questo dal punto di vista del metodo.
Per quanto riguarda il merito troviamo gravissimo il fatto che si voglia cancellare, con il comma 14, la Commissione tecnica prevista dalla legge numero 35, che costituisce una garanzia di competenza nella valutazione del valore degli immobili e parte fondamentale della procedura di vendita degli stessi immobili. Abolire la Commissione tecnica e trasferire a un apposito ufficio che non è competente in materia, che non si è mai occupato di questa materia, significa creare una situazione di vuoto di competenza e costituire i presupposti perché la vendita di questi immobili avvenga nel modo peggiore possibile.
Quindi non è un problema di sospetti, non si lavora sui sospetti, però ci sono condizioni fondamentali per garantire una corretta procedura delle dismissioni dei beni dell'Amministrazione regionale, e queste procedure vanno rispettate rigorosamente, a garanzia di tutti; non ci sono scorciatoie o semplificazioni che tengano. Quindi noi chiediamo che questa impostazione sia mantenuta ferma.
La nostra battaglia, quindi - questo lo dico a colleghi del centrodestra che ritengono che noi vogliamo perdere tempo - la nostra battaglia sta utilizzando bene il tempo impiegato, noi stiamo, a norma del Regolamento, conducendo la nostra battaglia, stiamo utilizzando molto bene il nostro tempo per impedire che la finanziaria diventi uno strumento, un contenitore dove gettare di tutto per stravolgere l'impianto normativo che l'Amministrazione regionale si è data in tanti anni, non solo nell'ambito della gestione degli immobili, ma, come vedremo più avanti, anche in altri ambiti delicatissimi, come quello urbanistico, come quello dell'organizzazione dell'amministrazione regionale. Naturalmente noi non possiamo, come opposizione, consentire che questo avvenga.
Se questa maggioranza ha la capacità e ha i numeri per farlo, presenti i disegni di legge collegati, per modificare e aggiornare la normativa di settore, ma non è accettabile che questo avvenga con dei blitz all'interno della legge finanziaria, con emendamenti ad articoli di legge, che niente hanno a che vedere con la materia di cui si deve occupare la finanziaria regionale.
Così facendo, onorevole Pili e cari colleghi della maggioranza, sarete voi a ritardare i tempi della spesa delle risorse dell'amministrazione regionale contribuendo a incrementare i residui, che già ammontano a oltre 10.000 miliardi, fatto estremamente grave e dannoso per l'economia della nostra comunità regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Granella. Ne ha facoltà.
GRANELLA (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, cercherò di restituire qualche minuto utilizzato in più dai colleghi della sinistra, dicendo che voterò a favore di questo emendamento. Mi permetto di dirvi che mi sarebbe piaciuto essere paragonato a San Francesco che riusciva a parlare con i lupi, con le volpi, con gli uccelli, con le aquile, con i falchi, con le colombe, però mi pare che potrei essere paragonato, in questo momento, a San Giovanni, che gridava nel deserto senza che nessuno sentisse. Ho comunque fiducia nel genere umano e ci provo, provo anch'io a rivolgere un invito a tutti, alla Giunta, alla maggioranza insieme con l'opposizione affinché provino a valutare in maniera globale tutti questi emendamenti e questi tentativi di correzione del disegno di legge finanziaria che abbiamo alla nostra attenzione.
Il mio voto sarà favorevole, sì, ma sono cosciente che anche se questo emendamento dovesse passare, da solo non risolverebbe proprio niente, non andrebbe ad aggiustare, a sistemare un quadro che per il momento non vedo molto chiaro né ordinato. Da questa situazione io penso che si potrà uscire solo compiendo uno sforzo da entrambe le parti; maggioranza e minoranza, guidati dalla Giunta, potrebbero contribuire a migliorare il quadro e a offrire un qualcosa di compiuto e di serio alla Sardegna.
La mia professione mi spinge a dire che le conoscenze tecnico giuridiche che alcuni di noi hanno possono contribuire a indicare la strada migliore, certamente sempre con il supporto degli infaticabili e preparati funzionari del nostro Consiglio. Io penso che comunque il buon senso e la disponibilità seria di tutti noi, di tutto il Consiglio, siano gli elementi indispensabili e il fondamento dell'attività legislativa, che, ripeto, ma ripeto a me stesso, perché lo sapete meglio di me, deve avere come unico e immodificabile fine la realizzazione, nell'autonomia, di questo tanto sofferto sviluppo sociale ed economico della nostra Isola.
Accorata e sentita è l'esortazione che rivolgo ancora a tutti, maggioranza e opposizione, affinché pur nella distinzione dei ruoli, con quel minimo di umiltà che non guasta, oltre a proporre rivalutino, sia la maggioranza che l'opposizione, quella capacita di ascoltare che mi sembra latente in quest'Aula.
E' bello parlare, è bello esprimere le proprie opinioni, del cui fondamento si è assolutamente convinti, ma penso che sia molto utile anche ascoltare, ascoltare colui che ci si trova davanti, ascoltare l'avversario - avversario dal punto di vista politico, s'intende - perché da quelle parole viene fuori sempre qualcosa di buono, e quel qualcosa di buono noi dobbiamo cercare di prendere e di fare nostro per contribuire tutti insieme a compiere il nostro dovere, a servire questo popolo che ci ha eletto.
Sento l'obbligo di impegnarmi come professionista, ma chiedo anche ai miei colleghi, ottimi, valenti avvocati, di utilizzare la loro preziosissima professionalità per studiare, semplificare e armonizzare queste norme che si presentano qua in ordine sparso, talvolta contrastanti, e di utilizzare un po' di meno il tempo che hanno a disposizione nel cimentarsi in esercizi che sono bellissimi, talvolta onirici, ma spesso inutili per il fine...
PRESIDENTE. Onorevole Granella, la sua passione le ha impedito di tenere fede all'impegno che aveva preannunciato.
GRANELLA (I DEMOCRATICI). Mi rifarò.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, utilizzando i pochi minuti che abbiamo a disposizione, intervengo per dire che chiaramente anch'io, come gli altri componenti del mio Gruppo, voterò a favore dell'emendamento soppressivo. Ma oltre a condividere il merito dell'emendamento soppressivo in relazione al comma 15, voglio anche ricordare che questa è la terza settimana ormai che ci troviamo in Aula a discutere del bilancio.
Così come abbiamo sottolineato nei nostri interventi durante la discussione generale, così come avevamo sottolineato e ribadito ieri e oggi, discutendo sull'articolo 2 e sui vari commi che lo compongono, noi vorremmo discutere del bilancio, sul quale abbiamo già espresso il nostro parere, vorremmo discutere del bilancio perché la Sardegna ha bisogno di poter disporre di una legge finanziaria e di poter disporre di un proprio bilancio, abbiamo bisogno di entrare nel merito delle scelte che pure debbono essere compiute e sulle quali noi, nella discussione generale, abbiamo sottolineato esigenze forti di modifica.
Invece le norme che sono state introdotte in questa ancora una volta abborracciata proposta di finanziaria ci portano su tutt'altra strada e impongono pure una riflessione che dobbiamo tentare di compiere assieme e che dovrebbe tentare di compiere anche la maggioranza. La maggioranza si dovrebbe interrogare su che cosa intende fare, su come intende rispondere ai tanti problemi che le sono stati posti dalle forze sociali anche nel corso di queste ultime settimane. Problemi di non poca rilevanza, tenendo presente che discutiamo in Aula il bilancio a marzo, con l'enorme ritardo che conosciamo e con i guasti che questo ritardo comporterà.
Allora saggezza vorrebbe che davvero, così come è stato chiesto a più riprese in quest'Aula, la maggioranza e la Giunta prendessero atto di quanto sta accadendo, rendessero la finanziaria leggibile e dichiarassero anche la loro disponibilità ad escludere le norme intruse, così come è stato chiesto, per entrare nel merito della discussione sul bilancio.Tenendo presente che le questioni che sono poste con le norme intruse non solo possono essere affrontate in modo specifico con la legislazione ordinaria, ma anche le Commissioni nel corso di questi mesi hanno approvato tutta una serie di provvedimenti che attendono di essere portati in Aula e che sarebbero in grado, se approvati, di offrire una risposta ai problemi che hanno posto e che pongono tutti i giorni le forze sociali.
Solo approvando quei provvedimenti potrebbero essere spese delle somme previste nel bilancio. Somme che in gran parte poi si trasformano, come abbiamo avuto modo anche di dimostrare nella discussione generale, in residui passivi. Per velocizzare la spesa è quindi necessario approvare una legge finanziaria snella, e poi passare all'esame delle tante leggi di settore che pure sono state approvate dalle Commissioni, e che attendono di essere discusse.Solo in questo modo si potranno eliminare gli enormi residui passivi che ci siamo trascinati dall'esercizio dell'anno precedente.
PRESIDENTE. Passiamo al voto. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo la votazione nominale con il procedimento elettronico.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIANCU, DEIANA, GRANELLA, DORE, DEMURU, SECCI, PIRISI.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con il procedimento elettronico, dell'emendamento numero 199.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA -DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 73
votanti 72
astenuti 1
maggioranza 37
favorevoli 31
contrari 41
(Il Consiglio non approva)
Passiamo all'emendamento numero 200. L'emendamento numero 200 e il numero 404 sono identici, pertanto le dichiarazioni di voto e il voto saranno unificati.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io a scanso di equivoci volevo precisarle che noi non intendiamo modificare il nostro atteggiamento in assenza di comportamenti diversi da parte della maggioranza, per cui la invito a non voler creare automatismi tra il passaggio dalla votazione di un emendamento all'altro. In ogni caso credo che sia anche una questione di serietà, perché il Presidente Pili non può venire qua a leggerci comunicati stampa delle cene o delle merende consumate con il Presidente del Consiglio, i Ministri del suo Governo e gli amichetti delle Regioni.
Noi abbiamo bisogno che il Presidente Pili venga a sentire quanto diciamo; serietà parlamentare impone che di fronte a questi argomenti il Presidente sieda sui banchi della Giunta perché io voglio parlare con lui e ho esigenza di parlare con lui, non con la Giunta in senso lato, perché i nodi che stiamo cercando di sciogliere sono nodi centrali della dimensione politica e lui non si può sottrarre ai nostri giudizi e alle nostre riflessioni. Pertanto attendo che il Presidente Pili si presenti in Aula.
SANNA EMANUELE (D.S.). Altrimenti andiamo anche noi alla conferenza stampa.
SPISSU (D.S.). Andiamo a fargli compagnia.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, sul piano, come dire, deontologico, etico, politico non posso non darle ragione, però sul piano puramente formale le ricordo che la Giunta è presente e che non è neanche corretto dire agli Assessori: "Con voi non parlo". La Giunta è presente, c'è l'Assessore.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Ho esigenza di parlare personalmente col Presidente.
PRESIDENTE. Starà tornando, abbia pazienza. Io non so neanche per quale ragione si sia spostato, ho sentito dire che è in corso una conferenza stampa.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Siamo in sede di dichiarazione di voto, non si può intervenire su altri argomenti.
PRESIDENTE. Sì, ma quella dell'onorevole Sanna era una dichiarazione di voto.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, noi abbiamo compreso le ragioni che hanno spinto il Presidente della Giunta ieri ad assentarsi, non comprendiamo le ragioni per le quali si è assentato in questo momento, quindi chiediamo una sospensione di dieci minuti perché intendiamo partecipare anche noi alla conferenza stampa.
Il collega Cogodi le ha fatto osservare che spetta anche a lei evitare che durante i lavori del Consiglio si tengano delle conferenze stampa. Noi ieri abbiamo chiesto, per evitare questo, che il Consiglio iniziasse mezz'ora dopo. Non riesco a comprendere quali siano le ragioni per cui il Presidente della Giunta non debba stare qui ad ascoltare e debba invece tenere durante i lavori dell'Aula delle conferenze stampa. Quindi chiediamo dieci minuti di sospensione per consentire anche a noi di partecipare alla conferenza stampa.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, in seguito mi rivolgerò ai colleghi e chiederò che cosa ne pensano della sua proposta. Però le faccio osservare che il Presidente della Giunta ha nel palazzo del Consiglio un suo ufficio; non ha chiesto a me nessuna autorizzazione per tenere la conferenza stampa. Nel suo ufficio può fare quello che vuole, come del resto tutti gli altri consiglieri regionali.
FADDA (Popolari-P.S.). La tiene là?
PRESIDENTE. Le faccio osservare che ieri si sono svolte due conferenze stampa nelle sedi dei Gruppi e io naturalmente, se le conferenze stampa si fanno nelle sedi dei Gruppi, non ho nulla da eccepire.
FADDA (Popolari-P.S.). Fuori dall'orario del Consiglio!
PRESIDENTE. C'è una richiesta di sospensione di dieci minuti per partecipare alla conferenza stampa; mi rivolgo ai colleghi, se c'è disponibilità io....
Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, io non so se il presidente Pili ha convocato o meno una conferenza stampa, evidentemente come sempre i nostri amici di sinistra sono molto bene informati.
FADDA (Popolari-P.S.). Centro. Ho parlato io.
BIGGIO (A.N.). Sinistra, perché avete aderito in pieno alla sinistra, quindi siete sinistra. Il centro deve venire, si sta cercando di formarlo. Per ora possiamo parlare di sinistra.
Chiedo scusa, vorrei finire di esprimere il mio pensiero. Credo che ognuno sia libero di tenere le conferenze stampa che ritiene opportuno tenere, e se ritiene di tenerle senza invitare terze persone, a qualunque titolo, può non invitare terze persone e questo non può essere impedito. E se uno la tiene nel suo ufficio, non vedo perché si debba andare ad assistere alla conferenza di chiunque nei suoi uffici. Credo che questo non sia consentito. Altro discorso è se vengano richiesti dieci minuti di sospensione per prendere un caffè. Però non mischiamo il sacro con il profano, e non prendiamoci in giro, per cortesia.
PRESIDENTE. Condivido le osservazioni espresse dall'onorevole Biggio. Se c'è l'esigenza di sospendere i lavori dieci minuti per una pausa di ristoro è un discorso, ma interrompere i lavori del Consiglio perché il presidente Pili, nella sua stanza, ha forse convocato qualche giornalista, mi pare non accettabile.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, a me pare che continuando a discutere si perda solo ulteriore tempo. Se l'opposizione ha richiesto dieci minuti di sospensione penso che non sussistano problemi di sorta a concederglieli. Si tratta solo di capire come intendiamo disciplinare l'ulteriore corso dei lavori, cioè se si deve fare una pausa alle ore 13 o alle ore 14, e a che ora si intende riprendere. Perché, se si intende sospendere dieci minuti ed i lavori dovessero terminare alle 13, a questo punto è meglio aggiornare direttamente la seduta a questo pomeriggio.
PRESIDENTE. Forse lei non era in Aula ieri, quando ho riferito le decisioni assunte in sede di Conferenza dei Capigruppo: si lavora fino alle ore 14 e poi dalle 16 alle 21, questo è l'impegno. Pertanto, poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per diei minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 42, viene ripresa alle ore 13 e 12.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Signor Presidente, l'emendamento numero 200 si pone l'obiettivo di sopprimere il comma 17 dell'articolo 2. Se anche per un momento ci discostiamo dall'argomento della dismissione…. Presidente, chiedo di non essere disturbato durante il mio intervento.
PRESIDENTE. Abbia pazienza, onorevole Sanna, è un'Aula difficile da governare, come lei ben sa.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). La comprendo, Presidente. Il comma 17 in effetti obbedisce sostanzialmente alla logica che ispira tutta questa legge finanziaria, e ciò ci preoccupa notevolmente. Anche in questo caso si tenta di intervenire sulla legislazione corrente con modifiche e aggiunte sostanziali. Cosa avviene? Se i colleghi avessero letto l'articolo 15 della legge numero 45 del 1989 avrebbero appreso un concetto molto importante espresso in detta legge in materia di esecuzione delle ordinanze di demolizione, che configura questa procedura - io dico positivamente anche perché va retrodatata all'89 - nella direzione di un rapporto di sussidiarietà nei confronti dei comuni. Vale a dire che la Regione, che viene indicata come competente per materia - già questo è un aspetto molto rilevante - è autorizzata a concedere ai comuni strumenti e mezzi per poter eseguire queste attività di demolizione sugli interventi abusivi.
Che cosa fate voi con questo comma? Trasformate una conquista, un fatto positivo dell'autonomia regionale che concepiva anche questo intervento come straordinario, non ordinario, nella legislazione urbanistica, espressione del principio di sussidiarietà, in un regime vessatorio nei confronti dei comuni, regime vessatorio che - come vi spiegheremo nel corso dei prossimi interventi - ricorre sempre quando si parla di finanziamenti vincolati, quando chiedete il rimborso degli interessi, quando effettuate una serie di altre operazioni di cui parleremo più avanti. Tutto sommato, quindi, intervenite in una materia in maniera impropria, modificandone la sua ispirazione originaria, attribuendogli quasi un significato "a regime", come ho detto in altre occasioni, quasi a sostenere che l'abusivismo costituisca un fatto ordinario e sistematico e non un evento eccezionale. Prevedete a carico dei comuni un obbligo di rimborso entro due anni delle spese sostenute dall'Amministrazione regionale per la demolizione delle opere abusive, inserendo questo comma all'interno di un titolo dedicato alla competenza regionale, e quindi inserendo una norma intrusa in un'altra norma altrettanto intrusa.
La legge numero 45 è infatti divisa per titoli che separano le competenze della Regione, delle Province e dei Comuni. Voi inserite la parte relativa agli oneri dei comuni nel titolo relativo alla competenza regionale, quasi a sottolineare che il regime di sussidiarietà è finito e comincia quello che potremmo definire "della remunerazione" per compensare la dilapidazione che da altre parti voi state perpetrando con altre manovre finanziarie. Il tutto nell'intento miserevole di tirare fuori quattro denari, che fanno proprio ridere, non solo per la dignità che avete conferito a questo comma all'interno di una legge finanziaria, ma proprio per il valore intrinseco dei recuperi finanziari che, di fronte ai bisogni della Sardegna e alla mole incredibile di indebitamento, costituiscono veramente una cifra irrisoria.
Conclusivamente voglio fare un'osservazione al collega Murgia, che è molto giovane e che viene talvolta trascinato da una vis polemica di ruolo, dicendogli che in situazioni normali, di legalità, il nostro atteggiamento può essere correttamente definito ostruzionismo. Ma quando ci troviamo in un clima di sostanziale totalitarismo questo si chiama resistenza democratica. E siccome io non voglio citare me stesso, cito una filosofa di destra, della scuola di Francoforte, che verso la fine del ventesimo secolo ha studiato le forme del totalitarismo moderno.
"Nella quotidianità politica" - afferma Hannah Arendt - "è ancora costume diffuso da parte degli epigoni del totalitarismo, considerare nemico chiunque dia giudizio negativo sui loro comportamenti; essi vorrebbero che su quanto fanno non ci fossero analisi ed indagini, e tanto meno si facessero critiche esplicite. Vorrebbero" - conclude Hannah Arendt - "la condiscendenza ed il silenzio".
Mi sembra che la vostra compagna di area politica abbia interpretato esattamente le modalità con le quali state conducendo un atto grave di irresponsabilità che graverà pesantemente sui sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEMURU (D.S.). Signor Presidente, come giustamente ricordava l'onorevoleGian Valerio Sanna, questo emendamento tende a sopprimere il comma 17. Il comma 17 è una norma un po' strana; ad una prima lettura superficiale appare annoverabile tra le norme che disciplinano il decentramento agli enti locali, il decentramento di competenze e di funzioni, ma a seguito di lettura più approfondita rivela in tutta evidenza la sua vera natura e sostanza.
I comuni hanno per legge l'obbligo di vigilare sull'abusivismo che si verifica nei loro territori. Hanno anche l'obbligo di intervenire, sia denunciando alle autorità competenti gli abusi, sia provvedendo direttamente con ingiunzioni e diffide per ripristinare lo stato antecedente a quello dell'abuso. Questo compito gli amministratori ed i funzionari dei comuni cercano di assolverlo fra grosse difficoltà, difficoltà derivanti talora da carenza di organico e di personale dotato di competenze tali da contrastare le agguerrite difese che spesso gli abusivi mettono in campo per opporsi all'addebito contestato, talaltra da carenze di mezzi, e spesso da difficoltà derivanti dalla cultura e dalla situazione ambientale che esiste in molte delle nostre comunità, che determina insofferenza per tutti i vincoli normativi posti a tutela del territorio.
E` evidente che se si aggravano le difficoltà, aggiungendo anche l'onere finanziario della demolizione, non si può certo sostenere che l'obiettivo è quello di agevolare gli amministratori, né tanto meno quello di combattere il fenomeno dell'abusivismo. A me sembra che questo comma 17 sia piuttosto coerente con l'emendamento numero 88, che poi esamineremo, presentato dalla Giunta. Infatti, come questo comma 17 tende a scoraggiare sindaci ed amministratori nella loro opera di contrasto verso gli abusi in campo urbanistico, e quindi della tutela dei nostri territori e dei nostri paesaggi, così l'emendamento numero 88 incoraggia amministratori e privati ad abusare e depauperare il territorio ed il paesaggio. Per questi motivi voto a favore dell'emendamento numero 200, soppressivo del comma 17.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, mi limito solo a rilevare come la maggioranza cerchi di aggirare l'ostacolo degli emendamenti soppressivi presentati su questo comma 17. Era chiaro che il comma 17 rivestiva un carattere vessatorio, in quanto si richiedeva alle amministrazioni comunali di restituire le somme spese dalla Regione per l'effettuazione delle demolizioni abusive.
Noi avremmo capito il senso di questa proposta se fosse stata legata agli atti che eventualmente i comuni obbligatoriamente sono tenuti a porre in essere nei confronti di coloro che hanno effettuato l'abuso, perché in quel caso si tratterebbe, per il comune, di un illecito arricchimento, e quindi sarebbe naturale che le stesse somme eventualmente recuperate venissero trasferite automaticamente nelle casse della Regione. Ma così com'e' l'emendamento riveste un carattere puramente vessatorio, stabilendo anche un limite temporale per la restituzione delle somme.
Due anni sembrano tanti, ma potrebbero essere anche molto pochi di fronte comunque a cause che richiedono tempi lunghissimi, considerati anche i tempi della giustizia nella nostra Italia e soprattutto nella nostra Sardegna. Quindi questo comma, non soltanto non ha un senso, ma è un comma chiaramente - lo ribadisco - punitivo nei confronti degli enti locali. La sua soppressione ci è sembrata pertanto doverosa. Doverosa per ripristinare un minimo di correttezza nei rapporti tra la Regione e gli enti locali; doverosa perché la stessa filosofia che anima la legge numero 45 del 1989 è quelal di andare in soccorso di quei comuni che, pur avendo grande volontà di combattere l'abusivismo, si trovavano nelle condizioni pratiche di non poter operare la demolizione dell'opera abusiva.
Invece con questa norma si penalizzano proprio coloro che rispetto alla salvaguardia delle coste, alla salvaguardia comunque di tutti quei cittadini che rispettano le norme, si battono in prima linea. Peraltro le stesse articolazioni dell'emendamento numero 131 a modifica del comma 17 si presentano alquanto ambigue, ma su questo torneremo in seguito.
A noi sembra che anche questo comma persegua quella filosofia della deregolamentazione alla quale la Regione si è ispirata negli anni passati, mirando soprattutto a sopprimere leggi fondamentali della nostra Regione. Non è possibile da parte nostra accettare tale filosofia, anche perché, se il motivo era quello di "far cassa", la cassa si poteva fare attraverso semplici direttive, semplici disposizioni emanate direttamente dall'Assessorato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Signor Presidente, intervengo brevemente sul merito delle argomentazioni proposte dai colleghi Demuru e Vassallo, per precisare che l'abusivismo può trovare interlocuzione nell'ente locale in due momenti: nel momento repressivo, quindi nella fase di demolizione dell'opera già eseguita, oppure in quello preventivo.
Il comma 17 mira a valorizzare questa fase, prevedendo per i comuni disattenti nella fase della prevenzione e del controllo, una sanzione di ordine pecuniario se questi decidono di intervenire oramai il verificarsi dell'abuso impone la demolizione. Questo è un comma che di fatto incentiva l'interesse degli enti locali a vigilare verso la prevenzione, perché l'abuso venga intercettato prima della sua realizzazione.
Quindi non è vero che questo è un comma penalizzante; è invece un comma qualificante dell'azione che i comuni devono intraprendere verso l'attività edilizia, spostando l'attenzione al momento preventivo e non a quello repressivo. Pertanto credo che l'emendamento proposto vada respinto, e se aggiungessimo una "p" alla parola "soppresso" sarebbe anche più corretto in italiano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Credo che questo sia un argomento, signor Presidente, sul quale non si può rinunciare a parlare, perché si inserisce ancora una volta, e questa volta anche con prepotenza, fra alcuni articoli che ben altra materia dovrebbero trattare.
Sentendo gli interventi, in particolare l'ultimo, mi sento rafforzato nel convincimento che attraverso la finanziaria si vogliano inserire regole destinate a togliere validità a quanto, invece, attraverso le leggi di cui questa Regione si è dotata, si è raggiunto con grandi sforzi e si è costruito con grande dibattito all'interno di quest'Aula consiliare. Sto parlando appunto della legge numero 45 del 1989, che aveva sicuramente molto a cuore questo problema.
Il problema dell'abusivismo edilizio non si può affrontare nei termini proposti dal collega Locci. L'onorevole Locci sostiene che questa è una norma che deve intendersi come sanzionatoria nei confronti dei comuni che non hanno vigilato. Ecco, questo è il motivo per cui noi con forza la respingiamo, perché quando l'abusivismo è giunto in porto è perché è sfuggito sicuramente all'attenzione di quei comuni che non hanno le risorse - e di questo noi ci dobbiamo far carico - per controllare il territorio che sono obbligati a controllare, e noi come Regione gli dobbiamo fornire gli strumenti perché questo controllo possa essere effettuato.
Di questo argomento ne abbiamo parlato diverse volte. In un emendamento all'interno di questo articolo 2 io mi sono fatto carico, insieme ad altri colleghi, proprio di evidenziare quanto sia necessario per il controllo del territorio offrire quelle risorse e quegli strumenti di carattere urbanistico, pianificatorio che permettano ai comuni di non trovarsi in una situazione dove, oltre alla beffa, devono pagare anche una sanzione a fronte di inadempienze delle quali forse noi, onorevole Locci, avremmo dovuto farci carico.
Credo che questo articolo debba essere eliminato, perché se si sente il bisogno di entrare nel merito ancora una volta di questo argomento, credo che questo debba essere fatto attraverso leggi precise, approvate dopo gli opportuni approfondimenti. Dell'abusivismo anche in questi giorni stiamo vedendo gli effetti. Ci sono interi villaggi sorti abusivamente, c'è un patrimonio sprecato che viene demolito. Credo che se si fosse effettuato il controllo sul territorio come doveva essere effettuato, questi problemi non sarebbero sorti.
Sicuramente però la soluzione peggiore è quella che questa maggioranza sta proponendo in quest'Aula, perché non porta da nessuna parte. Anzi porta, questa volta sì, a rendere più difficili i rapporti fra gli enti locali e questa amministrazione regionale che invece dovrebbe intrattenere con essi rapporti stretti, continui, improntati alla massima attenzione e, perché no, anche alla sensibilità verso i problemi che nelle varie realtà poi qualche volta finiscono, come stiamo vedendo, con soluzioni commissariali, con attentati e con tutto quello che è sotto gli occhi di tutti.
Questa non è la mano migliore che noi possiamo offrire ai nostri amministratori nel territorio; questo articolo interpreta pertanto in maniera veramente fedele il modo di rapportarsi di questa maggioranza nei confronti degli enti locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, mi chiedo quale ragione - o meglio, mi chiedevo, perché dopo l'intervento del collega Locci qualche dubbio forse l'ho dissipato - quale ragione, non dico di principio, ma semplicemente di natura funzionale, possa aver suggerito di concepire una proposta che io ritenevo e ritengo inverosimile. Il massimo organo istituzionale regionale, infatti, anziché tutelare il livello istituzionale più esposto sul fronte della protezione del territorio regionale, che è una competenza della Regione, gli pone apparentemente un piccolo ostacolo. Lo pone a quei comuni, cioè a quel livello istituzionale che certamente è preposto al controllo ed alla prevenzione, ma quando rileva che l'abuso è stato commesso deve intervenire...
LOCCI (A.N.). In ritardo colposo.
ORRU' (D.S.). Certamente, in ritardo. Io non sto sollevando né difendendo chi ha consentito questo.
LOCCI (A.N.). C'è gente che ha costruito le sue fortune sull'abusivismo.
ORRU' (D.S.). Mi consenta, collega Locci, io l'ho ascoltata con religioso silenzio, può darsi che le mie argomentazioni non la convincano, non pretendo questo, però sono mie, e siccome ritengo di appartenere anche a uno dei livelli istituzionali esposti, credo che sia giusto che mi ascolti così come io ho ascoltato lei.
Perché apparentemente è un piccolo ostacolo? Perché, a prima vista, sembrerebbe sufficiente prevedere e disporre di un'adeguata dotazione finanziaria per le emergenze riferite a questa fattispecie. Per tradurla in parole povere, una dotazione finanziaria per pagare la fattura emessa dall'Assessorato degli enti locali, per pagare l'impresa che ha eseguito i lavori di demolizione, perché è di questo che stiamo parlando. Io quindi pensavo si trattasse, in sostanza, di una partita di giro, in quanto il comune avrebeb potuto rivalersi su chi ha commesso l'abuso. Su un principio infatti non si può transigere:deve pagare chi ha commesso l'abuso. Quindi non il comune o la Regione. Pensavo quindi ad una partita di giro. Dopo l'intervento del collega Locci, però, ho qualche dubbio che si tratti di una partita di giro, di una anticipazione; mi sembra, piuttosto, una sorta di multa…
LOCCI (A.N.). No.
ORRU' (D.S.). Una sanzione…
LOCCI (A.N.). Sì.
ORRU' (D.S.). Allora non è una partita di giro, le sanzioni non sono partite di giro, le sanzioni si pagano.
LOCCI (A.N.). Poi te lo spiego.
ORRU' (D.S.). In questo caso la sussidiarietà viaggia al contrario: su una competenza che la legge numero 45 assegna alla Regione (ovviamente anche ai comuni ed alle province) la sussidiarietà viene esercitata dal comune e non dalla Regione, il quale deve pagare. Inoltre, anzichè penalizzare il trasgressore, si multa il vigile che ha ordinato di rimuovere l'abuso. Non c'è male, insomma.
Io credo che, al di là delle dispute su chi avrà più o meno ragione, il messaggio che si sta inviando non sia positivo - e non dico altro - nei confronti dei comuni: se volete demolire pagate. Io penso che alle orecchie attente di chi ha commesso un abuso, o di chi ha intenzione di commettere abusi, questo messaggio non sfuggirà, perché quelle orecchie sono molto vigili, e il messaggio che si sta comunicando - ripeto - non è dei migliori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C). Signor Presidente, la portata dell'articolo che noi proponiamo di emendare è - come è stato detto e non può che essere ribadito - estremamente negativa. I tentativi di motivazione portati dai proponenti o dai sostenitori rivelano chiaramente che questo istituto che si vuole introdurre, cioè la rivalsa della Regione sui comuni per le spese di demolizione di opere abusive nel territorio della Regione, è assurdo sia sotto il profilo politico sia sotto il profilo della legittimità. Della legittimità in senso generale, perché noi ci troviamo in una situazione nella quale c'è chi ha commesso un danno (e chi ha commesso il danno è chi ha commesso l'abuso), e chi può avere altre responsabilità concorrenti, se avendo il dovere di vigilare non ha vigilato, ma sono solo eventuali e concorrenti responsabilità.
Di sicuro chi ha commesso il danno è chi ha commesso l'abuso. Di sicuro la Regione con il suo sistema e le sue leggi, da un certo punto in poi, ha deciso di intervenire in aiuto dei comuni fornendo i mezzi per poter ristabilire l'equilibrio violato, e quindi per procedere a demolizioni in casi estremi, perché non si è certo demolito tutto quello che era abusivo, si è demolito solo quello che gridava vendetta al cospetto degli uomini. La Regione ha approvato una buona legge nell'85 aiutando i comuni ad intervenire nei casi estremi; Baccu Mandara è l'ultimo caso. La Regione da tempo non interviene più, adesso interviene direttamente l'esercito, perché la Regione da anni si rifiuta di intervenire, e non attua neppure la legge numero 23 dell'85.
Adesso con questa norma voi pretendete di punire i comuni, di vessare i comuni. Badate, quando voi volete punire o vessare i comuni non state punendo il sindaco, perché se si punisse il sindaco credo che molti sarebbero assai più cauti, ivi compreso il collega Locci. Qui si punisce la comunità, perché aggredire il bilancio di un comune vuole dire aggredire le possibilità di sviluppo di quelle comunità. Non paga il sindaco, paga la cassa locale, pagano i cittadini di quel luogo.
Allora, tutto questo è inopportuno, è illegittimo e perfino odioso; si pone in contrasto con la legge della Regione che era stata approvata per aiutare i comuni; infatti ha aiutato i comuni, ha aiutato l'interesse pubblico. Perché non dimenticate che c'è uno spartiacque anche in questa materia? Poi torniamo ai beni pubblici, poi arriveremo - speriamo di no, nel senso che ritirerete l'emendamento - all'accordo di programma facilone; stiamo parlando della stessa materia, della stessa cosa. C'è uno spartiacque anche qui, che è costituito dalla legge regionale numero 23 dell'85, perché fino a quando non era stata approvata quella legge l'istituzione autonomistica non aveva mai contrastato l'abusivismo edilizio che dilagava in tutta la Regione.
Per quelli che dicono: "Siete tutti uguali, destra e sinistra", questo fatto sta a dimotrare che non è vero. Fu durante il primo Governo della sinistra, il primo Governo autonomistico che venen approvata la legge urbanistica e la legge di tutela del territorio. Nel giro di pochi mesi venne approvata la legge numero 23 e istituito il servizio di vigilanza edilizia, servizio regionale che prima in Sardegna non esisteva. E la Regione iniziò a vigilare, però fornì anche i mezzi ai comuni per poter intervenire, e i settanta chilometri di litorale della Sardegna furono liberati dagli ingombri dell'abusivismo più perverso. Poi tutto si è fermato, si è tornati nell'alveo del vecchio e dell'antico. Adesso, a distanza di anni, non solo si ferma l'operatività delle buone leggi regionali, ma si vuole operare anche una vendetta nei confronti dei comuni proprio perché si interrompe un'azione di vigilanza, un'azione di intervento attivo per evitare ulteriori abusi al territorio e all'ambiente della regione.
PRESIDENTE. Quindi, onorevole Cogodi, come intende votare? Non l'ha dichiarato.
COGODI (R.C.). Credo che tutti i colelghi abbiano colto che votero' a favore dell'emendamento, visto che l'ho anche presentato, e che la dichiarazione di voto è anche consequenziale in quello che si dice. In ogni caso, se serve per la forma e per la migliore comprensione, dichiaro che votero' a favore dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Collega Locci, io parlo per l'emendamento numero 219, quello con le due "p", ossia quello che ha illustrato il collega Gian Valerio Sanna.
Lei ha sviluppato un ragionamento che prevede nell'esposizione una continuità dell'amministrazione. Io voglio portare invece un caso diverso, perché sono convinto che in questo caso lei concorderà con me.
In un paese si commettono diversi abusi, la popolazione viene informata, si indicono le elezioni, quegli amministratori che hanno poco vigilato si candidano e perdono le elezioni, vince la lista che aveva sostenuto che non bisognava fare gli abusi. Si conclude la parte riferita ai ricorsi, si conclude tutto e quell'amministrazione che ha vinto le elezioni, e che le ha vinte perché ha denunciato l'abuso, deve procedere al risanamento.
Perché questa amministrazione che ha combattuto, ha ottenuto il consenso dei cittadini, poi quando deve ripristinare il suolo deve essere penalizzata e condannata? Perchè quella popolazione che ha premiato quell'amministrazione viene condannata quando si ripristina una situazione precedente all'abuso? Io sono convinto che lei in quel caso sarebbe d'accordo con me, perché farebbe parte di quella lista che condanna o che si contrappone a quella che ha permesso l'abuso.
Siamo di fronte a molti casi di questo tipo, perché normalmente nelle nostre comunità questi aspetti, riferiti al cattivo governo, sono elemento di contrapposizione nelle competizioni elettorali. Io penso che sia giusto votare a favore dell'emendamento illustrato dal collega Gian Valerio Sanna, perché risponde ad un'esigenza di natura politica e amministrativa. Capirei se ci trovassimo in presenza di interventi che colpiscono chi ha permesso l'abuso, ma qui siamo in presenza di interventi che vogliono colpire chi ha combattuto l'abuso.
Ecco perché penso che dobbiamo riflettere; se c'è l'onestà del ragionamento, come lei ha proposto prima, perché è un ragionamento che parte da una considerazione di onestà, è chiaro, a mio giudizio, che il nostro emendamento deve essere accolto. Oppure, se non ci volete dare ragione sull'emendamento, si faccia in modo che la soppressione del 3 bis, così come è stato proposto, venga autonomamente da voi corretta. Non vince nessuno, vince, mi pare, l'interesse collettivo in un argomento estremamente delicato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, sia il collega Cugini sia il collega Cogodi hanno chiarito che è lungi da noi pensare di voler assolvere amministratori locali e sindaci inetti che consentono devastazioni del proprio territorio. Quindi, l'emendamento, su cui voterò a favore, non è un emendamento che tende ad assolvere sindaci e amministratori locali inetti, che hanno consentito devastazioni nel loro territorio.
Il collega Cugini e il collega Cogodi hanno chiarito qual è la diversa responsabilità, e che la sanzione che qui si vuole proporre è una sanzione che va a pesare sulla comunità. Gli esempi che sono stati portati anche da Cugini nel suo intervento hanno dimostrato che spesso a pagare sono proprio gli amministratori che magari hanno combattuto quegli scempi e quelle speculazioni.
Ma io vorrei ricordare al collega Locci un altro caso, che mi pare tra l'altro essere quello più presente nelle nostre coste, e che non chiama neppure a responsabilità sindaci ed amministratori. Spesso l'abuso non è costituito da una costruzione che nasce dall'oggi al domani come un fungo, per cui è facile fare opera di prevenzione e bloccare all'inizio i lavori, quasi sempre l'abuso nasce da un'autorizzazione edilizia regolare prevista per una determinata finalità, e con determinati limiti di cubatura, che poi nella realizzazione cambia finalità e supera i limiti di cubatura. E` il caso ultimo di Maracalagonis, dove è stata autorizzata la costruzione di un albergo, e solo a costruzione ultimata è stato possibile notare che non di un albergo si trattava, ma di case, abitazioni, ville.
Lì l'abuso c'è stato, ma il sindaco si è potuto rendere conto dell'abuso solo quando l'opera è stata portata a termine. Quindi l'abuso non è nato come un fungo, è stat utilizzata un'autorizzazione in modo distorto da un imprenditore privato. La costruzione va pertanto demolita, e quell'imprenditore va richiamato alle sue responsabilità.
Spesso poi l'autorizzazione prevede una determinata cubatura che l'imprenditore magari raddoppia o triplica; anche in questo caso la costruzione costituisce un abuso e va demolita. In tutte queste situazioni l'amministrazione sostiene anche un lungo contenzioso con l'impresa prima che l'abuso venga accertato e rimosso.
Che senso ha allora penalizzare quelle comunità, quelle popolazioni, quei comuni che hanno già subito un danno enorme attraverso la devastazione del loro territorio comminandogli un'ulteriore sanzione di natura economica? E` evidente che questo a noi appare come un fatto non positivo, ed anche come un tentativo di dire all'amministrazione comunale: "stai attenta, guarda che prima di avviare procedure di demolizione dovrai pagarne le spese". Sembra quasi un invito rivolto agli amministratori comunali, affinchè non procedano alla tutela dei loro territori, abbattendo le strutture abusive.
Ecco, è per questo motivo che io voterò a favore dell'emendamento.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 13 e 55.
[S1] O 199?
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente all'Interrogazione Frau sulla sottostazione per rifiuti solidi urbani in agro di Siligo (Sassari). (395)
Il Consorzio per la Zona di Sviluppo Industriale Chilivani - Ozieri, interpellato sull'argomento, ha precisato che l'opera di cui si tratta è stata interamente finanziata con un mutuo della Cassa Depositi e Prestiti, a totale carico dello Stato. L'opera, a quanto dichiarato dallo stesso Consorzio, non è stata ancora messa in esercizio poiché l'ente ne ha ottenuto la piena disponibilità solo dal dicembre 2001, ma è già stata trasferita alla Società Chilivani Ambiente s.p.a., di cui il Consorzio è socio maggioritario.
Lo stesso Consorzio, con riferimento al denunciato stato di abbandono, ha rilevato che le strutture sono realizzate in cemento armato e presentano pertanto una notevole resistenza nel tempo.
Risposta scritta dell'Assessore dei Trasporti all'interrogazione VASSALLO sulla grave situazione dei lavoratori marittimi della Compagnia di navigazione TRIS. (421)
Con riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, pur non avendo questo Assessorato competenza diretta sulla materia, ha ritenuto opportuno intervenire con nota prot. N° 613 del 31.01.02, presso la Compagnia di Navigazione Tris al fine di assicurare la continuità del servizio svolto sulla linea Palau - La Maddalena.
Condividendo pienamente le legittime preoccupazioni dell'interrogante, lo scrivente ha chiesto alla Compagnia di fornire con tempestività tutte le notizie riguardanti la vertenza in atto, al fine di valutare tutte le possibili iniziative volte a scongiurare il pericolo di una interruzione di un servizio di pubblica utilità che comporterebbe gravi disagi alle popolazioni dei territori interessati garantendo nel contempo ai lavoratori la salvaguardia dei loro diritti.
La Compagnia Tris con nota del 05/02/2002 ha cominicato di aver ripianato le pendenze con i propri marittimi di La Maddalena.
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