Seduta n.268 del 24/07/2002 

CCLXVIII SEDUTA

Mercoledì 24 luglio 2002

(Pomeridiana)

Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

La seduta è aperta alle ore 16 e 32.

Ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 11 luglio 2002 (262), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Giampiero Pinna ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta pomeridiana del 24 luglio 2002. Se non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Ortu.

Ortu (R.C.). Presidente, contestualmente all'Aula è riunita la quarta Commissione con l'audizione del Presidente della Giunta su una materia estremamente delicata, che è quella della siccità e della disponibilità delle risorse idriche, di cui tra l'altro dovremo discutere in quest'Aula essendo iscritte all'ordine del giorno due mozioni che trattano l'argomento. Tra l'altro, la riunione della quarta Commissione si è tenuta contestualmente anche a quella della quinta Commissione che, a sua volta riunita in deroga, si occupa di problemi che sono attinenti alla siccità.

La questione è questa, io chiedo intanto che venga sospesa la seduta, ma anche che si metta davvero ordine ai lavori di quest'Aula e delle Commissioni, perchè ci sono questioni che i consiglieri debbono poter seguire. Quindi non è accettabile che si proceda come è avvenuto oggi.

PRESIDENTE. Collega Ortu, la Presidenza, da quello che mi risulta, non ha accordato nessuna autorizzazione perché era noto alla Presidenza che la Conferenza dei Capigruppo aveva convocato il Consiglio con un ordine del giorno preciso e puntuale che è in corso di svolgimento. E' quindi evidente che durante i lavori del Consiglio, come tutti sanno, non si possono tenere riunioni di Commissione a meno che non vi siano grosse questioni urgenti. Tutto il Consiglio era informato della ripresa dei lavori alle ore 16 e 30. Nessuno, peraltro, ha fatto pervenire alla Presidenza richieste di sospensione per poter continuare a svolgere i lavori in Commissione. Quindi io non ho naturalmente nessuna difficoltà a sospendere la seduta per 10 minuti, ma pregherei i Capigruppo del Consiglio, nell'organizzare i lavori, di tenere conto che la programmazione dei lavori dell'Aula ha, come tutti sanno, priorità rispetto allo svolgimento delle altre riunioni. La seduta è sospesa e riprenderà tra 10 minuti, alle 16 e 46.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 36, viene ripresa alle ore 16 e 45.)

Continuazione della discussione e non approvazione della mozione Spissu - Fadda - Dore - Cogodi - Balia - Dettori - Demuru - Falconi - Pirisi - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Ortu - Pacifico - Pinna - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo sulle problematiche delle zone interne della Sardegna (67)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 67. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Grazie Presidente. Mi sembra che il dibattito che stiamo facendo, anche se non è molto interessante, né coinvolgente per molti colleghi della maggioranza, si svolge in una sequenza temporale, probabilmente casuale, che mette immediatamente a confronto le dichiarazioni del Presidente Pili con le proposte contenute in questa mozione, la 67, che è una mozione che il centrosinistra ha presentato per tentare di riportare all'attenzione dell'Aula il dibattito concreto su elementi che riguardano una situazione di emergenza come quella delle zone interne, e rappresenta - mi pare - una straordinaria occasione di confronto tra il dichiarato e il reale, tra il sogno e la realtà; da una parte c'è la favola raccontata ieri dal Presidente Pili e dall'altra c'è la realtà descritta - mi sembra molto bene - dalla mozione presentata dal collega Falconi.

Certo Capelli può anche lamentare il fatto che la realtà rappresentata persino con sintesi ed anche con un richiamo estremo alle potenzialità sottovaluti eccessivamente - come ieri diceva - i dati positivi e sia resa un po' in termini caricaturali. Però, il mio collega onorevole Capelli corre il rischio di ottenere in qualche modo una risposta scontata, cioè che alla caricatura contribuisca più il Presidente nelle sue uscite in costa, in quella Sardegna di cartapesta e del parco divertimenti di pochi, piuttosto che invece l'osservare e descrivere con grande acutezza quelli che sono i mali veri di una parte importante dell'isola, non solo dal punto di vista economico e politico, ma dal punto di vista culturale, e che il Presidente della Regione sia molto più caricaturale, di chi invece onestamente decide di rappresentare quella realtà e di rappresentarsi - come abbiamo fatto noi in qualche modo, come ha fatto il collega Falconi nella sua illustrazione della mozione - con tutte le preoccupazioni e i timori rispetto al futuro propri di quelli che nelle zone interne ci abitano davvero e contribuiscono con il loro lavoro al difficile percorso di sviluppo e di chi, nel silenzio e nella dignità, vive in quelle condizioni di povertà statistica.

Non ci poteva essere migliore occasione per vedere immediatamente ciò che è reale e ciò che è virtuale, anche quando si fanno le proposte più sincere, come ieri ha tentato di fare, secondo me, il Presidente Pili. Su questo voglio soltanto spendere un minuto: il punto nodale della proposta di ieri del Presidente Pili, con le sue dichiarazioni sulla proposta di Piano di rinascita (se vogliamo chiamarla in questo modo), era quello dell'allargamento della base di consumo che mostra nel dibattito di oggi, e proprio dentro i ragionamenti che questa mattina sono stati fatti da più colleghi, tutta la sua incongruenza e limitatezza. Che cosa c'entra? Quali modifiche porta? E se le porta, in quali tempi, con quale modalità, con quale convinzione e coinvolgimento reale delle persone? Con quale identificazione nei nodi da sciogliere e nella loro soluzione? Insomma, cosa c'entra l'allargamento della base di consumo come l'ha presentata ieri il Presidente Pili con i nodi concreti alla prima vera verifica, quelli delle zone interne che noi abbiamo posto alla vostra attenzione. Che cosa c'entra? Che cosa produce davvero? E come la produce, se produce qualcosa?

E` evidente che la risposta a queste domande non era scontata, ed è negativa e insufficiente, perché l'incongruenza della proposta è non soltanto un'incongruenza di principio ma è un'incongruenza di merito, ed è un'incongruenza che diventa quantitativa e qualitativa. Ieri Pili ha rilanciato ancora la sua proposta, tentando di essere convincente, nella sua replica, quella nella quale ha teso la mano così chiaramente al Partito Sardo d'Azione. Eppure bastano pochi secondi per dimostrare che quella proposta non si regge neanche dal punto di vista quantitativo, perché se anche il turismo in Sardegna aumentasse di dieci volte - dico dieci volte - se anche per ogni turista di oggi ne arrivassero altri nove, una vera invasione, con un incremento del mille per cento dell'attuale accoglienza turistica della Sardegna, si avrebbe un aumento della base di consumo della popolazione sarda corrispondente all'8 per cento. E` evidente che il dato della quantità di turisti che possono arrivare, che la Sardegna può accogliere, è incongruente, ed è incongruente anche se si verificasse questo, rispetto alla quantità reale di potenziale aumento del consumo che si potrebbe ottenere.

Per quanto riguarda l'incongruenza qualitativa poi basta pensare ai prodotti che in teoria questo allargamento della base di consumo dovrebbe in qualche modo realizzare, spingere e orientare. Non sarebbero neanche paragonabili a quelli della Taiwan del secolo scorso se volessimo pensare ai prodotti che dovremmo realizzare per considerare quella una nuova base di consumatori. C'è poi il fatto che continuate a proporre - in questo senso anche l'intervento di ieri era significativo - cose che non si prendono una responsabilità rispetto al futuro, perchè sappiamo tutti (ormai lo dice qualunque soggetto politicamente impegnato e qualunque soggetto che scientificamente si occupa di questi argomenti), che un affrontare lo sviluppo soltanto sulla base del consumo è all'origine di quegli elementi di profonda povertà e di profonda divisione della base sociale ed economica di una popolazione che stiamo registrando anche in questi giorni. Ha fatto scalpore due giorni fa il dato denunciato dall'Assessorato ai Servizi Sociali di Cagliari collegato anche alle statistiche dell'Istat sulla povertà. Guardate, farsi guidare dalla leva del consumo, significa sostenere politiche ingiuste per gli effetti squilibrati che generano, per tutte le conseguenze che generano nell'immediato e nel futuro, ma nel tempo anche prossimo, non lontano. Le politiche equilibrate sono basate su persone che sono lavoratori, non su persone che sono consumatori. Perché se si pensa e si orienta una politica economica sul consumo, l'effetto immediato è quello di una politica squilibrata e di profonde divisioni e povertà che abbiamo tutti davanti.

Insomma, anche le favole vanno raccontate bene, perchè solo quelle migliori sono credibili. Quella di ieri si polverizza prima per i numeri e poi per la credibilità sociale e culturale inesistente, essendo quella politica ormai ampiamente perduta da tempo in questa legislatura; e per entrare nel tema va detta subito una verità, perché esiste una coerenza di fondo tra il lavoro che state facendo e quello di Berlusconi: così come la politica nazionale ha fatto rallentare il meridione in un solo anno, la vostra azione che è fatta di assenza di politica economica, di finanziamenti a pioggia, di sottomissione assistenziale, sta inibendo un percorso virtuoso possibile grazie ai fondi europei aggiuntivi e all'intesa Stato-Regione, che aveva e doveva avere come principale ricaduta lo sviluppo delle zone interne. In questo la politica regionale è perfettamente coerente con la politica nazionale. La vicenda dei Pit lo conferma perché avevamo contribuito in Aula a migliorare le proposte della maggioranza, invece siete andati avanti senza regole certe per i territori e per gli organismi locali, dalle province in giù, e senza un vero sostegno delle aree più deboli, il risultato sono i 13 pit nelle zone forti, e la soluzione che poi avete fatto balenare per riparare quei territori più deboli, illudendoli, è peggiore del male. Richiamo un solo concetto: l'effetto del denaro facile a fronte di un'eventuale progettualità non adeguata e non all'altezza, che cosa produce in quei territori? A vantaggio di chi va? Chi sono i soggetti, i personaggi e quali sono i comportamenti che seleziona?

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue LAI.) Insomma, il rimedio è peggiore del male. La verità però è che la sfida non vi siete dimostrati in grado di coglierla, e dopo tre anni il fallimento è evidente nelle cose banali, figurarsi in quelle che erano sfide, prima di tutto culturali e sociali.

E voi non cogliete la sfida quando introducete le furberie dell'allargamento ad altri territori, nel definire le zone interne, anzi elevate la furbizia a valore attribuendola all'istituzione autonomistica, introducete valori inidonei che hanno prodotto un danno elevato nel modello culturale e comportamentale; non la cogliete quando proponete una visione economica che paga il silenzio con il denaro facile, i finanziamenti semplici e soluzioni solo economiche; non la cogliete quando i nodi culturali di uno sviluppo sociale integrato e radicato, non vengono neanche presi in considerazione. Alcuni esempi. Ambienti e parchi: avete detto di no; ma qual è la vostra politica, la vostra alternativa? Cultura e comportamenti, sicurezza: c'è un clima generale, una sensazione di impunibilità, di tolleranza giuridica che sta producendo effetti e superando costumi e limiti radicati nei secoli, e ciò è dovuto al fatto che ci sono maglie che si estendono dentro le istituzioni, non si dà più la certezza di un'istituzione che tenga ferma la propria parola e tenga ferma la propria posizione. Scuola e istruzione: è vero, ci sono eccellenze, ci sono eccellenze nel nuorese, nell'oristanese, nelle zone interne dell'isola. Ma le eccellenze non cancellano la diffusione del disagio, del malessere, di una povertà vissuta dignitosamente e silenziosamente, ma che non per questo non c'è. Insomma sostituire politiche che avete definito la scorsa legislatura sbagliate, con nessuna politica, si chiama conservazione, che di per sé ha anche una dignità politica se si confronta con il riformismo, ma se si accompagna soltanto al mantenimento dei privilegi di pochi e a una cultura di dipendenza che si diffonde con la politica, allora diventa delittuosa. Insomma, cari colleghi, non è con un confronto distratto e distaccato che si affronta il grido di allarme che con la mozione abbiamo cercato di lanciare, né con un approccio tipo "giornata dell'orgoglio nuorese", né con la solidarietà pelosa e sostenuta dei nuovi ricchi.

La strada invece è quella di un approccio generale, di soluzioni che non sono semplici né semplificabili, di percorsi generati nella fatica della quotidiana costruzione del consenso, e con la capacità di acquisire fiducia su elementi verificabili di un progetto, evitando le promesse e le prospettive generiche che distruggono in un attimo la credibilità di anni. I progetti ci sono, ci sono i progetti per lo sviluppo. Si tratta di decidere quale sviluppo proporre. Io credo che la quantità di finanziamenti erogati nel tempo, e vado a concludere, e i risultati ottenuti siano insufficienti rispetto alle aspettative ed a ciò che noi volevamo e vogliamo per questo territorio.

Ritengo che si debba pensare sempre di più ad uno sviluppo fatto di equilibrio, di espansione delle libertà reali delle persone: libertà sociali, libertà politiche e libertà civili. Ma soprattutto è da considerare un fatto fondamentale: le zone interne non sono un problema per la Sardegna, sono la Sardegna, e non si possono rimuovere né considerarle altro, né si può identificare la Sardegna con la costa di cartapesta, o la burocrazia del capoluogo. Le zone interne sono la Sardegna. O partiamo da questo, oppure diventano solo un problema da eliminare, da distaccare, da non considerare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Noi abbiamo, insieme alla gran parte dei colleghi del centrosinistra, proposto una mozione che mira e ha mirato a portare in Aula una discussione, una riflessione, un'analisi sulla condizione delle zone interne della Sardegna, che non sono da intendersi soltanto come zone ricadenti nella provincia di Nuoro, ma sono tutte quelle aree della nostra Regione, alcune nella provincia di Nuoro, altre nella provincia di Oristano, altre nella provincia di Sassari, altre nel Campidano, che registrano un ritardo di sviluppo, che continuano a far segnalare in maniera progressiva una diminuzione del reddito, un abbandono delle popolazioni a vantaggio delle zone costiere, ma oramai a vantaggio del continente del Paese, una condizione nella quale è più difficile vivere, una condizione nella quale è più difficile studiare, una condizione nella quale è più difficile produrre reddito, una condizione nella quale, in buona sostanza, si registrano segnali di sottosviluppo, segnali di ritardo dello sviluppo, segnali di regressione sociale che spesso si accompagnano a fenomeni che trascendono nella malavita, nella delinquenza, in fatti che richiamano problemi di sicurezza più in generale.

Nel presentare questa mozione, nel richiedere, nel richiamare l'attenzione del Consiglio regionale della Sardegna su problematiche così vaste e così complesse, quasi a tre anni dalla nostra elezione in questo Consiglio regionale, quasi a tre anni (al mese di novembre) dall'inizio di governi di questa Regione guidati dal centrodestra, non c'era in noi nessun intendimento polemico, non c'era in noi nessuna volontà di chiamare alcuno sul banco degli imputati, c'era semplicemente l'esigenza di fare il punto sullo stato della nostra riflessione: avevamo e abbiamo il bisogno di capire se l'analisi che noi facciamo di questi fenomeni è un'analisi condivisa, abbiamo bisogno di capire se le politiche che abbiamo fin qui messo in campo, sono politiche adeguate o politiche inadeguate, se e come possiamo e dobbiamo modificare la nostra azione, se, come e dove dobbiamo mirare la nostra capacità di intervento per modificare questo trend negativo di queste aree della nostra Regione; che certo non nasce tre anni fa, le cose nascono anche da più lontano, ma il fatto che vengano da più lontano non allevia di un grammo la responsabilità nostra, di tutti noi che siamo qui, e non allevia di un grammo la responsabilità di chi, da quasi tre anni governa la Regione e aveva il dovere di dare delle risposte che non ha dato.

Allora, non c'era e non c'è alcun intendimento polemico, e non si capisce perché alcuni dei colleghi del centrodestra che sono intervenuti abbiano fatto una difesa d'ufficio delle posizioni dell'attuale maggioranza e abbiano costruito il loro intervento ricercando responsabilità che vengono non si sa da quale lontano passato, un passato al quale spesso molti di coloro i quali sostengono questa maggioranza sono profondamente intrecciati e nel quale affondano profondamente la loro storia politica.

Allora, io credo che il problema non sia quello di individuare se e dove sono le responsabilità, ma il problema sia quello di capire se abbiamo una qualche idea del modo con il quale si possono mettere in campo politiche per modificare questa tendenza progressiva allo spopolamento e all'impoverimento di queste aree. Il problema è di capire se e quali idee abbiamo per utilizzare, da qui al 2006, le risorse che derivano dalla Comunità europea per migliorare complessivamente lo sviluppo della Sardegna, e se pensiamo che noi possiamo migliorare lo sviluppo della Sardegna senza migliorare la condizione di queste aree della nostra Regione.

In buona sostanza, noi vogliamo sapere se pensiamo che basti il progredire delle aree costiere della nostra Regione per indurre automaticamente un processo di sviluppo nelle aree interne. Noi non siamo convinti della tesi che ci è stata propinata nel documento di programmazione economica e finanziaria nel quale il problema delle zone interne veniva liquidato all'interno del paragrafo in cui si parlava di sviluppo turistico della nostra Regione, e in cui si diceva che siccome si sviluppa il turismo, siccome passeremo da un flusso turistico di 10 milioni ad uno di 20 milioni nei prossimi 10 anni, le zone interne saranno inevitabilmente favorite dallo sviluppo turistico che, naturalmente, si orienterà nelle coste, perché la gente che verrà qui in Sardegna, poi inevitabilmente andrà nelle aree dell'interno dove esistono beni culturali, paesaggistici e tradizioni che non possono non costituire un percorso turistico obbligato. Bene, noi crediamo che questa ipotesi di sviluppo sia un'ipotesi che non porta da nessuna parte, che conduce all'ulteriore impoverimento di queste aree e all'abbandono delle popolazioni di quei paesi che già soffrono di pesantissime condizioni di vita e nei quali non si sposa più nessuno e non nascono più bambini.

Credo che il teorema che è stato qui illustrato ieri a proposito di Piano di rinascita, ripetuto in conclusione da Pili senza assumere nessuna delle proposte e delle offerte di collaborazione e di contributo avanzate ieri in quest'Aula, il teorema - lo diceva bene prima di me il collega Lai - "più consumo, più produzione, più sviluppo, più occupazione", grazie allo sviluppo del turismo, sia un teorema che non regge, che non può reggere, che non può consentirci di riportare queste popolazioni a una condizione accettabile di vita e di sviluppo. Credo che richiamare, come fa Pittalis, l'utilizzo del 34 per cento delle risorse per la contrattazione negoziata, significhi semplicemente mistificare dati di realtà. I soldi usati per la contrattazione negoziata, a cui fa riferimento Pittalis, sono i soldi che la Regione si era già impegnata a destinare ai pia, con tutti i contratti e gli accordi di programma preesistenti, e che sono stati colpevolmente bloccati per quasi due anni. Che Miccichè abbia detto che vuole bloccare la contrattazione negoziata è un fatto all'attenzione di tutti, se poi il Governo Berlusconi nel firmare il Patto per l'Italia ha cambiato idea, a noi non può che fare piacere perché lo dicevamo prima delle esternazioni di Miccichè.

Concludo perché ho esaurito il tempo, non perché non ci siano cose da dire. Credo che anche oggi in questa discussione si stia sviluppando un atteggiamento di difesa del centrodestra - non si capisce bene che cosa debbano difendere - senza accettare un terreno di confronto serio sulle cose da fare e, insieme alle cose da fare, sulle risorse necessarie e sul coinvolgimento delle comunità locali perché queste cose vengano fatte!

Io credo che la questione delle zone interne, delle nostre zone interne, debba costituire la questione centrale sulla quale si valuta il nostro livello di civiltà non solo la nostra capacità di governo, si valuta il nostro livello di civiltà.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Dettori Ivana. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Presidente, colleghe e colleghi, stamane c'è stata una discussione un po' vivace, e credo che anche in quest'Aula noi dobbiamo provare ad esercitare il rispetto e l'ascolto di punti di vista diversi, tutti tendenti a trovare - io credo - soluzioni ai problemi che affliggono quest'Isola, con le responsabilità della maggioranza, naturalmente, e con l'atteggiamento serio e preoccupato dell'opposizione,. Guardate, lo dico sommessamente, quando si esprime la propria opinione si esercita un diritto democratico e non certo si vuole attentare alla sicurezza di alcuno, o di alcuna; pur anche criticando atteggiamenti che non fanno sì che si abbia della Sardegna nel mondo un'idea di Regione altra, ritengo che non si possa davvero dire che sollevare qualche dubbio su quello che è accaduto qualche settimana fa in un luogo ameno della Sardegna, possa essere considerato un attentato ad alcuno. Quindi, io credo che per il rispetto che ciascuno di noi deve avere verso gli altri simili atteggiamenti vadano criticati e non si possano, a mio parere, tollerare insinuazioni di questo tipo.

E' da diversi anni che nella nostra Isola si è levato l'allarme relativamente ad un fenomeno progressivo ed apparentemente inarrestabile che è quello dello spopolamento di molti centri delle zone interne. Frequentemente sulle pagine dei quotidiani locali, ed ultimamente anche su quelle di molti giornali nazionali ed anche internazionali, vi sono state notizie che hanno portato alla ribalta la nostra Isola, cosa che ha portato molti di noi ad aprire di nuovo una riflessione seria, pacata e costruttiva su ciò che deve essere uno sviluppo integrato ed armonico della Sardegna. L'attenzione dell'opinione pubblica viene periodicamente richiamata su un tema di grande interesse, quello delle cosiddette zone interne. E sbaglia chi crede che le zone interne coincidano con il nuorese! Le zone interne non solo non ricadono più nei paesi interni della Sardegna, ma - come dirò tra poco - riguardano anche quei comuni costieri verso i quali solo qualche anno fa l'emigrazione interna era diretta.

Nel rispetto di una tendenza ormai consolidata, dopo una prima fase di attenzione e di coinvolgimento di diversi livelli istituzionali, vi è stato un progressivo calo di attenzione sul tema, nonostante - e lo dico con molta certezza - nella passata legislatura siano state messe in essere politiche che tendevano a fare in modo che vi fosse un'inversione di tendenza nell'economia di quei territori e quindi nell'economia generale della nostra Isola. Le polemiche e le battaglie contro varie ipotesi di riordino e di razionalizzazione di servizi importanti, hanno riportato più o meno direttamente questo tema al centro dell'attenzione di tutti noi.

Ed allora, ci sono certamente stati ritardi, ci sono certamente state iniziative che non hanno prodotto i risultati attesi, ma certamente non è stata mai perseguita una politica fallimentare qual è quella che voi state mettendo in campo per risolvere i problemi strutturali - a vostro parere - dell'isola; le iniziative da voi assunte sono per lo meno davvero curiose. Io provo a richiamarne tre: PIT, finanziaria regionale e Dpef.

Nella finanziaria regionale si parlava di riequilibrio, nel Dpef questa parola è scomparsa, non solo, come ha detto stamane il collega Balia, "zone interne" è stato aggiunto a penna sul documento che illustra la vostra politica e la vostra ideologia sulla riscrittura di un nuovo ed ennesimo Piano di rinascita. I pit, li hanno richiamati diversi colleghi, ma credo che l'argomento sia veramente importante per capire qual è la vostra politica finanziaria. Sulla base del primo bando sono stati approvati tredici PIT: che cosa si aspetta a fare gli accordi di programma? Ci rispondete alla fine? Ce lo volete dire? Ci volete dire quali sono le vostre difficoltà?Vorremmo sapere qualcosa anche sul secondo bando dei PIT. Nel recente Comitato di sorveglianza sono state dette parole pesanti dai funzionari della Commissione Europea; perché non usate gli strumenti della programmazione che avete a disposizione, perché non provate innanzitutto a fare voi delle proposte, ad aprire una discussione su quelli che sono gli strumenti della programmazione che in quest'Isola sono stati messi in essere prima di voi da altri, proprio per far sì che vi fosse un'inversione nello sviluppo di questa Isola?

Guardate, questa mattina qualcuno ha detto che i dati sono leggibili in due modi, come dire che sono bifronti. Io richiamo solo alcuni ultimi dati: per capire la dimensione dello spopolamento che è alla base dell'economia povera delle cosiddette "zone interne" senza avere naturalmente nessuna pretesa di proporre dati strutturati in modo scientifico, ma con l'intento di avere un elemento indicatore delle tendenze in atto, si possono considerare alcuni comuni della provincia di Nuoro e della Provincia di Oristano. Dai dati rilevabili sull'annuario statistico della Sardegna, si evince che se si prendono a campione sette comuni della provincia di Nuoro collocati tra l'Ogliastra, il Sarcidano e il Mandrolisai, e sette della provincia di Oristano, nell'anno 2000 il saldo della popolazione residente è stato di 270 unità in meno su un totale di 17.565 residenti, pari a circa l'1,54 per cento. E se si considerano i dati del periodo '91/'99, la diminuzione media oscilla intorno al 20 per cento circa.

Con dati tendenziali di questo tipo, è facile per tutti pensare a quali scenari possiamo attenderci per queste aree. Credo che sia interesse di tutti i sardi, non solo dei residenti in quei territori, chiedersi quali siano gli interventi che è necessario approntare per arginare il fenomeno. Per invertire la tendenza all'abbandono è necessario garantire uno sviluppo economico credibile e sostenibile di queste aree e complessivamente dell'intero territorio regionale. Non si tratta però di chiedere un puro e semplice spostamento e drenaggio di risorse pubbliche verso queste zone, ma di mettere in atto interventi capaci di modificare sostanzialmente le dinamiche economiche e sociali, ed è per questo infatti che quel 38 per cento di risorse, che l'ex assessore Pittalis dice di avere drenato per quei territori, non ha prodotto risultato alcuno. Non lo dico io, ma lo dicono gli amministratori locali di quei territori.

La domanda principale a cui occorre dare una risposta è garantire una qualità della vita di livello adeguato. Sicuramente tra i parametri che garantiscono la migliore qualità della vita ne vanno annoverati diversi: cultura, servizi, sanità e mobilità, sia interna che esterna. Qualcuno stamane l'ha detto attribuendo alla Giunta di centrodestra il merito di aver garantito una maggiore mobilità interna, dimenticandosi che i relativi progetti erano già predisposti dalla precedente Giunta e che la mobilità interna in termini accettabili deve essere garantita a qualunque territorio, sia per quanto concerne i tempi, sia per quanto concerne la sicurezza; e se si realizzano queste due condizioni, si elimina uno degli ostacoli principali ad un effettivo riequilibrio del territorio, un argine importante ai fenomeni di polarizzazione verso le aree più sviluppate economicamente.

Purtroppo, debbo tagliare il mio intervento ma voglio solo concludere richiamando alcune questioni che io ritengo fondamentali. E` necessario rinegoziare con il Governo i parametri di riferimento delle politiche nazionali che perseguono il riordino dei servizi sociali e quindi dei settori della scuola, della sanità, dell'assistenza, nell'ambito della riforma delle amministrazioni pubbliche, e bisogna avere la capacità di aprire un conflitto con il Governo nazionale.

Caro collega Pittalis, nella passata legislatura quando vi fu la predisposizione dell'intesa tra Stato e Regione si aprì un conflitto tra il Governo regionale di centrosinistra e il Governo nazionale di allora che era di centrosinistra, e venne aperto quel conflitto perché l'interesse primo era quello del benessere della collettività dei sardi. Concludo dicendo che forse da voi non ci si può aspettare che apriate un conflitto totalmente incapaci, come siete, di autonomia e di autorevolezza rispetto alle politiche fallimentari del centrodestra verso le Isole e le aree del Mezzogiorno.

Presidente. Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

Masala (A.N.). Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Signor Presidente, leggendo la mozione che oggi è all'esame di quest'Aula, ciò che inizialmente mi colpisce - e credo che non sia sfuggito a nessuno - è l'animus, cioè la filosofia, la motivazione della mozione stessa. Cioè, si dà o si vuole dare con la mozione la sensazione che, a partire dal dicembre 1999, sia iniziato una specie di Medio Evo: fino all'ottobre 1999, nelle zone interne della Sardegna, ma anche nelle zone esterne, cioè anche nel medio Campidano, anche nel Sulcis-Iglesiente anche nel sassarese e nel cagliaritano, non avevamo spopolamento, avevamo le strade, avevamo superstrade, avevamo una viabilità efficientissima, avevamo le poste in ogni angolo di strada, la sicurezza era garantita a tutti i cittadini sia collegialmente che singolarmente e quant'altro; improvvisamente è arrivato il novembre del 1999, con la Giunta Floris prima e oggi con la Giunta Pili le strade sono scomparse, le poste sono state chiuse, la sicurezza è svanita, le scuole l'ho già detto, e così le poste, la viabilità, tutte le infrastrutture in una parola, sono peggiorate: ecco l'animus. Non è l'animus di chi vuole costruire un discorso propositivo che voglia effettivamente affrontare i problemi.

Partiamo dagli indicatori: del fenomeno dello spopolamento, io ne ho sentito parlare diffusamente quando facevo parte della Commissione prima, che aveva approfondito il problema dello spopolamento dei Comuni delle zone interne a seguito delle denunce degli organi rappresentativi dei comuni, A.N.C.I. e quant'altri; ne ho sentito parlare 7 anni fa! Il che vuole dire che è un fenomeno vecchio, come pure è un problema vecchio quello delle strade, che noi tutti dobbiamo affrontare perché è un problema che riguarda tutta la Sardegna. Quando parliamo dello spopolamento ricordiamoci che, in termini statistici, il maggior tasso di spopolamento si registra nella città di Cagliari e nella provincia di Sassari. Quindi, non è un elemento che di per sé caratterizza le zone interne, così come non lo sono la viabilità, la disoccupazione o l'occupazione perché sono indicatori che, presi da soli, non esprimono esattamente la situazione, perché se noi dovessimo dar retta agli indicatori, ai quali si è fatto riferimento nella premessa della mozione, noi dovremmo chiederci come mai questo Consiglio appena 15 giorni fa o 10 giorni fa ha bocciato l'allegato numero 1 al Dpef, che conteneva non indicazioni di politica economica della Giunta ma un elenco di dati statistici, soltanto dati statistici, dalla prima pagina fino all'ultima, tra i quali ci sono anche i dati relativi all'occupazione e al tasso di disoccupazione. Leggendo quei dati vediamo che la provincia di Nuoro - ma anche quella di Oristano - è quella che ha un tasso di occupazione più alto, ed è quella che ha avuto la maggiore diminuzione della disoccupazione rispetto alle altre Province. Il dato negativo dell'intera Regione viene determinato prevalentemente dal tasso della Provincia di Cagliari nella quale si registra la massima disoccupazione e la minima occupazione, ovviamente in termini percentuali.

Quindi, non sono gli indicatori da soli che servono a dimostrare lo stato di disagio; tanto ciò è vero che alcuni vostri colleghi non miei - per "vostri" intendo dire che appartengono al vostro mondo, quello del centro sinistra - disdegnano persino di parlare delle zone interne; nel corso di incontri ai quali io ho partecipato non vogliono più parlare di zone interne in quanto è riduttivo - anche la collega Dettori, come emerge dall'intervento che ha appena fatto, accetta un discorso di questo genere -; evidentemente noi dobbiamo cominciare a individuare altri percorsi, diversi da quelli della localizzazione delle zone interne in determinate aree specifiche e sopratutto coincidenti con aree provinciali, perché è un errore, perché esistono - come è stato detto dalla collega Dettori - aree costiere che sono in una situazione di maggiore depressione rispetto a certe zone dell'interno. Quindi, non c'entra niente l'uso di parametri di localizzazione.

Per parlare concretamente, Macomer ha avuto il cofinanziamento della Regione per il piano lattiero - caseario, ed è zona interna, come pure l'ha avuto Ottana per l'accordo di programma per la chimica per il quale questo Consiglio ha disposto anche un finanziamento supplementare che è in corso di erogazione! Come pure per Budoni la Regione ha deciso di cofinanziare l'accordo di programma per il turismo, tutti finanziamenti che non hanno avuto altre aree! Non è in questi termini che si deve parlare! Perché ha ragione l'onorevole Pittalis quando afferma che all'area di programma del nuorese è stato riservato il 38 per cento delle risorse destinate ai PIA, superando di ben 13 punti la quota che teoricamente avrebbe dovuto essere attribuita a quell'area di programma!

Cioè, quando si parla di queste cose, bisogna impostare i discorsi abbandonando le logiche di schieramento, perché i territori non possono essere fatti coincidere con questo o quel partito, così come le cosiddette classi sociali non possono essere fatte coincidere con una o altra forza politica. I poveri non sono poveri di quel partito o di quell'altro partito; i ricchi non coincidono con un partito; i poveri e i ricchi sono cittadini della Regione che coincidono con tutto lo schieramento, con una parte e con l'altra. Quindi queste questioni vanno affrontate con un'ottica diversa!

Ed allora, per parlare delle cosiddette "zone interne", io ho già partecipato ad incontri con rappresentati delle amministrazioni locali, con il Presidente della Provincia, il sindaco di Nuoro, le associazioni di categoria, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, e in quelle sedi, cioè nelle sedi istituzionali, si è cominciato ad impostare un discorso di collaborazione tra la Regione ed i rappresentanti di quelle aree, proprio per incominciare a gettare le basi di una sorta di tavolo di concertazione istituzionale tra Regione e rappresentanze locali, perché è stato già avviato il coinvolgimento delle amministrazioni provinciali in un processo che le veda compartecipi, ma come parte attiva, nella definizione degli atti di programmazione della Regione.

Il futuro ce lo dobbiamo giocare insieme, ce lo dobbiamo scrivere insieme, Regione, Provincia, enti locali, sindacato, tutte le parti sociali, facendo partecipare tutte le aree, tutte le istituzioni, in modo da ottenere quella che viene definita in tutti gli atti di programmazione, la coesione tra i vari territori, prescindendo dal fatto che siano interni o esterni in senso geografico. La coesione fra tutti i territori serve a risolvere i problemi di un'area debole dovunque essa sia collocata, sia che sia nella costa, sia che sia all'interno, perché la mancata soluzione di un problema che attiene ad un'area debole finisce per essere una palla al piede anche delle aree cosiddette privilegiate, perché la Sardegna è tutta quanta bisognevole di interventi e di aiuti; quando infatti si parla di viabilità non è che la viabilità sia buona in un'area della Regione e cattiva invece in altre aree regionali, è un problema che riguarda tutta la Regione. Non è che il problema della carenza di infrastrutture possa essere affrontato in termini di quantificazione, però vorrei ricordare che i fondi per l'industria ottenuti dallo Stato a valere sulla legge 488, per esempio, sono stati destinati prevalentemente a certe aree che non sono interne, perché Arbatax non è all'interno, è nella costa. Così come circa il 50 per cento dei finanziamenti per il settore del turismo, a valere sulla medesima legge, sono stati destinati alle cosiddette aree interne, come voi, in questa mozione, le avete volute chiamare. C'è stata da parte di questa Giunta, e della precedente, una riserva importante di tutte le risorse, sia di quelle statali sia regionali sia destinate agli enti locali, a favore delle aree delle cosiddette zone interne, solo che, naturalmente, non si possono risolvere i problemi in cinque minuti.

Non fatemi ricordare quando nel luglio del 1994 qualcuno cominciava a chiedere al governo Berlusconi, che si era insediato da appena due mesi: "Ma dove sono i cinque milioni di posti di lavoro?" Non è possibile che si possano affrontare e risolvere problemi come la viabilità, la infrastrutturazione del territorio, che hanno ritardi di secoli in Sardegna, nel volgere di una legislatura!

Alle volte dal centro sinistra arrivano delle critiche di questo genere: "Non avete in questi due anni o tre inventato altri strumenti, continuate ad operare con gli strumenti che abbiamo inventato noi", anche la collega poc'anzi, ha fatto un riferimento alla legislazione precedente. Allora bisogna uscire da questa contraddizione; se noi sbagliamo perché utilizziamo gli strumenti che erano stati predisposti nella precedente legislatura, e quindi ci accusate, forse giustamente, di non averne inventato di nuovi, allora vuol dire che anche i guai di oggi sono una conseguenza degli strumenti precedenti, perché noi le strade non le abbiamo distrutte, non c'erano, effettivamente non c'erano; le scuole non le ha chiuse il Governo Berlusconi, le ha chiuse il Governo D'Alema; le poste non le ha chiuse il ministro Gasparri, erano state già chiuse prima.

Vogliamo invece tutti insieme affrontare il problema e insieme concorrere a trovare le soluzioni senza fare necessariamente le guerre di religione con lo Stato? Perché è vero che l'Intesa di programma fu stipulata con il Governo precedente anche contrapponendosi ad esso, ma fu stipulata nell'aprile 1999, cioè al termine della precedente legislatura. E' così, cara collega. L'intesa è dell'aprile 1999, quando cioè eravamo in piena campagna elettorale. Se vogliamo usare lo stesso metro di giudizio, aspettate l'aprile del 2004: quando saremo in campagna elettorale potrete eventualmente chiedere di pareggiare il conto; noi invece riteniamo di poter risolvere il problema molto prima di quella data, perché già nel novembre del 2001 è stata avviata, e voi lo sapete, un'intesa a livello politico con il Governo sia in materia di perfezionamento degli accordi di programma quadro che erano già stati annunciati nell'aprile 1999, sia per ottenere quella famosa equiparazione alle altre regioni a Statuto speciale in materia di entrate, perché il problema centrale di questa Regione sono le entrate. Bisogna incominciare a impostare e rovesciare il discorso sull'altro versante, perché è facile reclamare interventi, interventi per questo e per quello, ma è importante anche trovare le risorse per fronteggiare le esigenze di fronte alle quali ci troviamo; io mi riferisco alle risorse ordinarie, e non solo a quelle straordinarie, che pure sono state garantite da questo Governo in misura come mai in passato.

Quindi credo che questa mozione, che noi avremmo potuto tranquillamente redigere per il medio Campidano, oppure per il Sulcis - Iglesiente, o anche per la provincia di Sassari tranquillamente...

PIRISI (D.S.). E' per le zone interne.

MASALA (A.N.). Assessore alla programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Anche per le zone costiere, perché ciò che manca lì manca anche a Porto Torres, manca a Sant'Antioco, manca a Bosa oltre che a Macomer; dappertutto mancano le strade, e le scuole le hanno chiuse a Cagliari perché è diminuita la popolazione, e non ne hanno ancora istituite di nuove a Capoterra e Quartu dove invece la popolazione è aumentata. Questi problemi, a parte il fatto che attengono il livello nazionale e non di questo Governo, vanno risolti con una programmazione ed interventi a lungo termine.

Questa mozione può essere accettata da tutti nel senso che è riferibile alle zone interne come qualunque altra zona della Regione, è l'animus che va respinto, è la filosofia e la motivazione che sottendono a questa mozione che non possono essere assolutamente accettate, perché il problema delle zone interne viene utilizzato in modo strumentale per mettere sotto accusa una Giunta regionale che soltanto da tre anni si trova a fronteggiare il problema della 131, soltanto da tre anni si trova a fronteggiare il problema delle scuole che sono state chiuse prima, delle strade che non c'erano, e delle infrastrutture che non c'erano, cioè di secoli di ritardi in materia di carenze infrastrutturali che hanno colpito la Sardegna. Quindi non è assolutamente pensabile che si possa, nel giro di un anno o di un mese o di sei mesi, o di tre anni, risolvere questi problemi. Noi stiamo lavorando, la Giunta sta lavorando in questa direzione, lasciateci anche lavorare.

FADDA (Popolari - P.S.). Mettetevi a lavorare invece di dire "lasciateci lavorare".

PRESIDENTE. Colleghi, i presentatori della mozione hanno la possibilità di replicare, quindi piuttosto che intervenire in maniera così disordinata, chiedo chi di loro deve intervenire.

Ha domandato di replicare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (D.S.). Grazie Presidente, tra un po' tornerò sulle cose dette e sulla dichiarazione di fallimento fatta dall'attuale Assessore della programmazione della Regione, prima voglio riprendere la discussione che c'è stata su questa mozione, che era seria, ed era proposta dal centro sinistra al centro destra, contando su un grado di sensibilità, contando sulla disponibilità a discutere di politica, di politica vera, quella politica che guarda alle debolezze delle persone, dei territori, ai problemi.

Penso invece che il centro destra sia in fuga rispetto a questi problemi per diversi ordini di motivi; un po' perché non li conosce e un po' perché deve rispondere delle sue responsabilità di questi tre anni. Ma la risposta vera, il pensiero vero io penso sia racchiuso nell'incidente che questa mattina ha visto protagonista il collega Balletto, quando si è rivolto a noi del centro sinistra, a noi tutti, mentre scendeva dai banchi della maggioranza dicendo "buffoni", riferito a noi. Poi, nel successivo intervento, quasi a volersi scusare per questa espressione che non ci appartiene, almeno a me non appartiene e la respingo, il collega Balletto ha detto: "Non mi riferivo alle persone, mi riferivo alla politica, cioè agli argomenti che voi proponete". Sono convinto, ed è questa la prima considerazione che voglio fare, che il pensiero vero del centro destra, di Forza Italia, è racchiuso in quella frase; il problema è che voi non conoscete i problemi veri, ancestrali della Sardegna, e quando non li conoscete insultate, perché non sapete fare altro, perché non li sapete analizzare, perché, caro assessore Masala, le statistiche non le sapete neanche ascoltare, perché abbiamo portato all'attenzione di quest'Aula, statistiche, fatti reali, cose vere che incidono sulla qualità della vita delle persone che abbandonano i nostri territori perché la qualità della vita è bassissima, perché è questa la chiave di volta. Se noi in quei territori riusciamo a innalzare la qualità della vita la gente vi rimane, e scappa e sta scappando, e continuerà a scappare e aggravare i problemi della Sardegna proprio perché voi non intendete conto di quelle statistiche e non le sapete leggere.

Chiedo a voi, che fate del turismo la panacea di tutti i mali, chiedo al collega Diana, che è presidente di una delle province più deboli, se non la più debole delle attuali quattro, e non è voluto intervenire in questo dibattito, se con un flusso turistico nella provincia di Oristano pari al 3 per cento, si sente già gratificato, se non esiste il problema rispetto alla provincia di Sassari che ha un flusso pari al 51 per cento. Se le cose, come afferma la Casa della Libertà, anche per lui vanno bene così, non esiste il problema: 3 per cento, 51 per cento. L'assessore Masala, collega Diana, dice che non c'è problema, che risolveremo tutto con il turismo, naturalmente la provincia di Oristano continua con il 3 per cento e la provincia di Sassari con il suo 51 per cento, non sto parlando della mia provincia.

Ormai l'altra caratteristica che funziona da collante in questa maggioranza, o meglio da tratto d'unione tra Giunta e consiglieri della maggioranza, è l'opposizione al passato. Che l'Assessore della programmazione ancora oggi, a distanza di tre anni, dica: "Badate che non è colpa nostra", è come dire che sta abdicando al suo ruolo di governo dopo tre anni. Non può, assessore Masala, continuare a fare opposizione alla Giunta Palomba, l'ha già fatta per cinque anni nella precedente legislatura, adesso lei deve dare risposte di governo alla Sardegna, e le deve dare lei, non può chiederle al passato, il passato è passato. Guardi avanti, guardi avanti! Questo è il problema. Non c'è più Palomba, le responsabilità se le è assunte fino a tre anni fa, poi ci siete voi. Ma ciò che palesemente sta venendo fuori è che voi abdicate a questo ruolo di governo, state dichiarando fallimento da subito, da metà legislatura.

Allora come uscirne? Dice la Giunta: "Alcune cose le abbiamo fatte". A parte il fatto che state utilizzando esclusivamente, e questo l'avete riconosciuto, la legislazione precedente, e questo non è in assoluto un danno, vi stiamo semplicemente dicendo che le norme vanno aggiornate, riviste, corrette, noi ci siamo per questo, esistono i disegni di legge, esistono le proposte di legge, che modificano nel tempo, a seconda delle necessità, la legislazione vigente. E` vero che qualcosa l'avete fatta, è vero che il bando della legge 488 è stato diviso per metà per le zone interne e per l'altra metà per le altre zone della Sardegna; è vero che le risorse della legge numero 9 sono state per metà impiegate in questa direzione anche stavolta, ma allora perché ci venite a dire che non esiste il problema? Se invece esiste, affrontiamolo e proseguiamo su quella strada fino a quando non avremo reso i territori della Sardegna omogeneamente sviluppati. Voi stessi per un verso lo riconoscete e per l'altro dite che non c'è nessun problema: cercate di mettervi d'accordo! A fare questo non vi hanno dato una mano i vostri colleghi del centro Sardegna che hanno anche loro sminuito il problema, cercato di portare acqua alla Casa della Libertà piuttosto che ai loro territori; anche questo, in assoluto, non è negativo per loro.

Però, badate, nei territori non basta né un po' di bottega, né qualche apparizione televisiva in più; gli abitanti di quei territori chiederanno cose concrete, chiederanno qualità della vita che non c'è rispetto a Cagliari, rispetto a Sassari, rispetto ad Olbia, rispetto alle zone costiere; resteranno i problemi, resteranno, e anche rispetto agli anni scorsi saranno ulteriormente aggravati, perché è questo che dicono le statistiche, che la forbice si sta ulteriormente ampliando, e non lo diciamo noi, lo dicono i rapporti economici che ormai si sprecano, del CRENOS, del Banco di Sardegna, chi più ne ha più ne metta.

Per concludere, perché sto esaurendo il mio tempo, io penso sia importante per questo Consiglio, ma è ancora più importante per quei territori, cercare di trovare punti d'incontro nonostante tutto, e i punti d'incontro sono indicati, Assessore, nel dispositivo della mozione; che poi possa essere rivista, che possano essere corrette alcune espressioni, possiamo anche essere d'accordo, ma per quanto attiene all'impegno, previsto nel dispositivo, ad affrontare con il Governo nazionale le problematiche delle grandi opere infrastrutturali, convenite con noi che se la provincia di Nuoro è l'unica provincia d'Italia che non ha le Ferrovie dello Stato il problema vada affrontato con lo Stato? E' un esempio. Se la Sardegna è l'unica Regione che non è attraversata da una autostrada, il problema va affrontato con lo Stato. Quindi, va aperto un tavolo di rivendicazione nei confronti dello Stato, prescindendo dal fatto che, in questa fase, presidente sia Berlusconi o D'Alema si tratta comunque di una rivendicazione nei confronti dello Stato: se condividete questa richiesta battete un colpo.

Ancora, l'impegno ad accompagnare l'attuale sostegno regionale alle imprese produttive con politiche differenziate per il territorio, lo condividete perché l'avete già messo in pratica con il bando della legge 488 e con il bando della legge regionale numero 9, l'Europa lo faceva già con la sua normativa sugli Obiettivi 1, 1 A, e 1 B, si tratta di applicare ulteriormente quegli indirizzi; anche voi riconoscete che questo è giusto farlo, lo faceva l'Europa da dieci anni, l'ha fatto la Regione Sardegna nella precedente legislatura, avete affermato di averlo fatto voi, si tratta di persistere su questa strada ma applicando questo metodo a tutte le leggi di sostegno.

Ancora, l'impegno a definire da parte della Giunta regionale una nuova legislazione per favorire la coesione tra territori dell'Isola introduce un'altro concetto che forse è sfuggito a molti colleghi, a dire il vero anche della nostra parte. Badate che nelle zone interne rientrano anche le montagne dell'Isola, dove vanno differenziati gli interventi, perché tutte le Regioni lo fanno, tutte le Regioni hanno già recepito la legge nazionale numero 97 del 1994, tranne la Regione Sardegna. Ma forse non ha montagne la Regione Sardegna? Forse non ama la sua montagna? Penso, e chiudo davvero, che sia differente, come ho detto in relazione, costruire infrastrutture a Cagliari o a Ierzu o a Ussassai.

PRESIDENTE. Stiamo per votare, devo chiedere a due Segretari, uno della maggioranza e uno dell'opposizione, di aiutarmi.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, cercherò di parlare velocemente perché ritengo di avere più di una cosa da dire. In primis al collega Falconi a cui devo dire: Caro Bachisio, hai iniziato bene, ma mi sembra che la discussione sia finita abbastanza male, perché che tu non riconosca una responsabilità diretta della tua parte politica e in particolare del tuo Partito, sullo stato di abbandono e trascuratezza delle zone interne mi sembra che sia come chiudersi gli occhi andando a sbattere contro un muro cercando di evitarlo.

Le responsabilità sono chiare, noi guardiamo avanti, decisamente guardiamo avanti, e ne hai dato tu prova, dicendo che appunto questo Governo, questa maggioranza, nell'applicare la legge 488 e la legge regionale numero 9 ha riconosciuto delle differenziazioni di area. Non mi risulta che nell'applicare le vostre leggi voi ve ne siate qualche volta ricordati. Così come è vero che non bastano semplici enunciazioni o apparizioni televisive, ma guardi, onorevole Falconi, l'importante è sempre avere qualcosa da dire, che sia proficua per la gente e magari utilizzare un po' meno formule che non sempre sono condivisibili, per ottenere consenso. Ecco perché mi sorge il dubbio su come votare questa mozione, che devo dire invece nella prima parte mi aveva pienamente convinto.

D'altra parte io condivido quanto detto dall'assessore Masala solo in parte - mi scusi, Assessore - soprattutto, come più volte ho ripetuto in quest'Aula, condivido l'affermazione che in due mesi o in due anni non si possano risolvere problemi che in decenni non sono stati affrontati con la giusta ratio, con la giusta convinzione, problemi atavici, che molto spesso sono stati incancreniti da una miopia politica che serviva unicamente, e lo ripeto per l'ennesima volta, a gestire il bisogno, nel senso di trarre consenso dal bisogno non consentendo ad alcune comunità di crescere perché era meglio gestire l'elemosina. Però non sempre, anche questo l'ho detto ieri, noi stessi siamo stati in grado, o siamo davvero in grado, o anche voi siete davvero in grado, di dire che quelle piccole possibilità che avevamo, le abbiamo sapute utilizzare bene. Ecco perché era importante recitare il mea culpa e dire se quelle poche possibilità, comunque, noi delle zone interne siamo stati capaci di gestirle. Non credo di poter riferire di aspetti positivi in relazione alla gestione sia dei comuni, in stragrande maggioranza in mano vostra, sia della provincia da parte vostra. E ancora oggi, se si legge il contratto d'area di Ottana si può constatare quali sono le condizioni di quel contratto, quali sono le condizioni di quelle imprese strette nella morsa ricattatoria - perché il ricatto non si fa soltanto con la pistola puntata alla testa, c'è anche un ricatto intellettuale, un ricatto politico - ad opera di gran parte dei vostri sindacati e dei vostri uomini politici che siedono anche nei banchi del Parlamento, e su questo forse sarà il caso di fare una mozione da discutere in quest'Aula.

Però, onorevole assessore Masala, io non posso condividere alcune delle sue affermazioni. E` vero, le statistiche sono anche quelle che dicono che se in un condominio con dodici appartamenti si consumano dodici polli c'è un pollo a testa, questo dice la statistica che però non risponde alla realtà perché c'è chi al quinto piano magari ne mangia tre e chi al piano terra non ne mangia alcuno. Non può negare l'evidenza del fatto che la Sardegna sia una clessidra stretta al centro, stretta nel settore delle infrastrutture, stretta nel settore del credito, stretta nel settore culturale, per mancanza dei fondi necessari a una provincia che ha insegnato molto a livello culturale e intellettuale e a livello imprenditoriale a tutta la Sardegna.

Così come, assessore Masala, lei deve sapere cosa vuol dire fare l'imprenditore in quel territorio. Non serve, ha ragione l'onorevole Murgia, soltanto il controllo del territorio da parte dello Stato attraverso le forze dell'ordine, serve il consenso della popolazione, perché un imprenditore si sente protetto se il popolo lo protegge, e potrà allora correre qualche rischio in più e non soltanto di tipo economico.

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere.

CAPELLI (U.D.C.). Basta guardare, l'onorevole La Spisa lo sa, la situazione dell'industria nel nostro territorio: possiamo andare dall'interno alla costa, per verificare la differente dotazione infrastrutturale. E' vero che anche il Sulcis si trova in condizioni simili, è vero che anche altre aree non hanno una eccezionale rete viaria, ma si ricordi che è anche vero che in quel territorio non esiste un porto, non esiste un aeroporto, che fare l'imprenditore e costituire un'impresa nella nostra provincia ha dei costi aggiuntivi che non sono meri dati statistici ma che sono realtà, perché, fino a pochissimo tempo fa, avere i contatti con l'esterno costava di più, trasportare delle merci dall'interno, comporta costi aggiuntivi, e non è una statistica, ma sono costi evidenziati in tutti i bilanci delle imprese della nostra provincia. Fare spettacolo costa di più, fare sport costa di più, e forse qualcuno che non è presente se lo dovrebbe ricordare o stare un po' più attento quando fa i programmi, per consentire di vivere a quel mondo cui noi siamo molto attenti, quello dello sport, dell'associazionismo che sono elemento cardine per i nostri giovani e la nostra società; forse ce ne dimentichiamo perché non fa cassetta, perché gli elettori del nuorese non hanno lo stesso tasso di disoccupazione e di occupazione evidenziato da quelle statistiche che lei richiama. Raddoppiare un bilancio di cento milioni e dire che il giorno dopo se ne fanno duecento è vero che vuol dire un incremento del cento per cento, e credo di potermi fermare a questo esempio sul tasso di occupazione o di disoccupazione, ma insieme a quei dati guardiamo al tasso di emigrazione, e forse faremo delle valutazioni più attente, non solo voi come Giunta, non solo noi come rappresentanti del centrodestra…

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, io devo insistere, la prego.

CAPELLI (U.D.C.). Ma, cari colleghi, potremo farle tutti come Consiglio regionale. Scusi, grazie.

PRESIDENTE. Voglio richiamare i colleghi: cinque minuti per dire perché si condivide o non si condivide una mozione sono sufficienti, insomma è un richiamo cortese a tutti i colleghi ad attenersi ai tempi previsti dal Regolamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

cogodi (R.C.). Esprimo, anche a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista, il voto favorevole alla mozione, ed avverto l'esigenza di confermare questo voto nonostante l'andamento del confronto in Aula, suggerirebbe, non una attenuazione ma forse una accentuazione della denuncia che è contenuta nella mozione e anche delle indicazioni che si propongono per fronteggiare questa emergenza.

Questo non si è potuto fare, perché al di là degli appelli puramente, come dire, retorici, per non dire pelosi, strumentali, di questo o quell'estemporaneo interlocutore della maggioranza, in realtà la maggioranza non solo si è chiusa a riccio e la Giunta si è rifiutata di interloquire - Capelli ha ragione solo in una cosa, non basta parlare per interloquire, non basta parlare per comunicare, infatti lui ne è un preclaro esempio perché fa alcune affermazioni e immediatamente dopo si contraddice per cui alla fine non si può capire quale è la cosa che voleva dire, non se sia giusta o meno - ma è accaduto che, l'abbiamo denunciato stamane, alcuni colleghi hanno rinunciato ad intervenire per protesta, perché della maggioranza erano presenti in otto, poi vengono per alzare la mano e per respingere una mozione, ma respingere una mozione non vuol dire aver risolto i problemi che sono indicati in quella mozione, gli accenti di preoccupazione che sono contenuti in quella mozione, sulle quali questioni bisognerà tornare per forza.

Qui si esprime un disprezzo nei confronti del Consiglio che comincia a diventare preoccupante: quando si pensa che gli atti di indirizzo della Assemblea legislativa, i criteri, l'indicazione politica alla Giunta, condivisibili o meno, siano sempre perdite di tempo, voi state negando il ruolo della Assemblea elettiva. Voi della destra avete una idea e sempre più la esprimete, voi della destra intendete che la politica sia una attività commerciale, non sia una attività di confronto dialettico, di conquista di nuovi traguardi, faticosi quanto si vuole ma nobili, per cui dite, prima lo pensavate e non lo dicevate, adesso lo dite, che l'Aula è sorda e grigia - l'avevano già detto altri - direte fra un po' che il popolo è bue - l'avevano già detto altri - e volete sfuggire ai problemi e assumete un criterio di irresponsabilità politica e morale e gestionale che non può essere tollerata in una democrazia, non dico in una democrazia migliorata come dovrebbe essere la nostra grazie all'autonomia speciale, ma in una qualsiasi democrazia. Cosa vuol dire: "Io non rispondo di nulla perchè governo solo da tre anni". Ammesso e non concesso che tre anni prima governassero altri, ma in gran parte eravate ugualmente voi che vi chiamavate in modo diverso, ma cosa vuol dire che chi governa da tre anni a questa parte non risponde? Deve rispondere, deve dire cosa ha fatto nei tre anni! Ma cosa è capace di fare oggi e cosa si propone di fare domani se no se ne va in democrazia. Un governo non può vivere di irresponsabilità metodologica.

Due: i problemi che sono stati denunciati sono veri? C'è o no lo spopolamento delle aree interne? Lo spopolamento non è solo un impoverimento, lo spopolamento è la morte civile di intere aree della Sardegna, l'abbiamo detto stamane, questo non riguarda solo le aree interne, riguarda tutta le regione. C'è o no nelle aree interne una forma specifica di insicurezza, una espressione anche di micro e ormai purtroppo anche di macro criminalità che è specifica di quelle aree? Per concludere, questo è il tema, questi sono i dati da prendere in considerazione: c'è nelle aree interne o no una azione, una offensiva, anche criminale, che non è solo intimidatoria ma anche offensiva reale contro i pubblici amministratori? C'è o non c'è? E basta eleggere un sindaco di Forza Italia accompagnato da ministri per dire che si è restituita la democrazia? Non basta! Tutto questo accade nelle aree interne.

La parola conclusiva che io vorrei ancora dire - l'abbiamo già detto nel nostro intervento stamane - è questa: il fatto che esista questa faccia della medaglia, cioè il malessere, le difficoltà, i ritardi, i guasti specifici, le responsabilità, il bisogno di intervenire nelle aree interne della Sardegna - e abbiamo detto nelle aree interne territoriali e nelle aree interne sociali, che non sempre coincidono - non vuol dire che non c'è anche il rovescio della medaglia, e forse avremmo fatto bene e faremo benissimo a riproporre la mozione, questa, migliorandola e ponendola insieme a un'altra mozione, quella sulla aree urbane, perché anche lì c'è un diverso malessere, anche lì c'è un'altra povertà, l'abbiamo detto: 30 mila poveri a Cagliari, nella città capoluogo, questo volevamo dire; il fatto di considerare, analizzare, ipotizzare soluzioni per una parte del territorio della Regione e della società sarda che si configura in questo modo, non vuol dire che non ci siano altri territori, un'altra parte di quella società che soffre non degli stessi ma di analoghi problemi che vanno ugualmente analizzati e affrontati. E' una medaglia che ha le sue due facce. Ecco perché ritengo che questa mozione debba essere migliorata e ripresentata insieme all'altra sulle aree urbane, perché vedremo allora che ci sono aspetti che non sono solo di quantità e di danaro....

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io devo insistere abbia pazienza...

COGODI (R.C.). Insista nella misura in cui ha insistito con gli altri.

PRESIDENTE. Io insisto con tutti allo stesso modo, onorevole Cogodi, la prego.

COGODI (R.C.). Insista nella misura in cui ha insistito con gli altri che hanno concluso il loro intervento, lei se potesse...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io le do tutto il tempo che le serve sempre, lei parla sempre più degli altri.

COGODI (R.C.). Se lei mi consentisse di concludere un concetto non è che le farebbe bene, ma potrebbe, misurando il tempo, almeno considerare quali sono stati i minuti in cui un altro collega giustamente...

PRESIDENTE. Ma perché vuole polemizzare a tutti i costi?

SANNA NIVOLI (A.N.). Attieniti al Regolamento. Sei sempre fuori dai limiti.

COGODI (R.C.). Lasci perdere, vada dove deve andare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

sanna alberto (D.S.). Presidente, onorevoli colleghi, io voterò a favore di questa mozione, intanto perché ne condivido pienamente il contenuto, e poi perché la discussione questa sera - stamattina la discussione veramente, a mio parere, non c'è stata - anche se con questo atteggiamento della maggioranza sempre più insofferente al confronto, almeno si è svolta, c'è stata un po' di polemica, e ciò vuol dire che questa maggioranza ha reagito, è già un segno positivo. Anche se io credo, onorevole Masala, - se lei segue, almeno questi pochi minuti che ho a disposizione, le vorrei esprimere la mia opinione - che il fatto che le opposizioni pongano i problemi polemicamente mi sembra nelle cose, sarebbe grave se non lo facessero, però mi sembra sbagliato che chi governa, chi ha il compito di prospettare soluzioni ai problemi, utilizzi in modo strumentale l'atteggiamento critico e polemico delle opposizioni per arrivare poi alla conclusione - ho seguito stamattina l'intervento dell'onorevole Murgia e le conclusioni poi dell'assessore Masala - che il problema delle zone interne non esiste. Questa è la conclusione a cui sono arrivate questa Giunta e questa maggioranza.

Onorevole Masala, lei ha parlato in modo generico e vago degli indicatori economici e sociali che riguardano la nostra comunità regionale, non ha fatto un riferimento, neanche uno, al fatto che la maggior parte dei nostri comuni dell'interno si sta spopolando, cioè che sono venute meno le condizioni per la residenza. Quando la gente se ne va dai propri comuni non ci sono più dati, non ci sono più disoccupati, perché non si sono più le persone. Quindi il problema esiste, è un problema enorme e la cosa più grave è che chi ha il compito di governare questa Regione non ha una proposta e non ha una politica per rispondere a queste esigenze.

Noi con la nostra mozione poniamo due esigenze fondamentali: chiediamo alla Giunta che definisca un programma di interventi finalizzati allo sviluppo di queste aree della nostra regione, e chiediamo poi che si lavori per definire un accordo di programma con lo Stato per rispondere ai problemi legati ai ritardi infrastrutturali e a tutti quegli aspetti che sono di competenza della Stato.

Onorevole Masala, è tanto chiedere questo? Io credo che chi governa abbia il dovere di dare risposte concrete nel merito dei problemi, non di avere atteggiamenti in qualche modo così, evasivi, che poi non portano a nessun risultano concreto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

corda (A.N.). Presidente, colleghi, io sono esausto, stanco per aver perso il mio tempo ad ascoltare gli interventi sulla ennesima mozione.

SPISSU (D.S.). Sono i sigari che fumi!

CORDA (A.N.). Ho raccolto quelle che sono a disposizione dei consiglieri presso il banco della presidenza, ce ne sono sei tra mozioni e interpellanze. In questo Consiglio la specialità non è lavorare, è occuparsi di aria fritta, occuparsi di mozioni, interpellanze, cose che non hanno nessun senso, quando noi abbiamo in attesa di essere esaminati in Consiglio più di 300 provvedimenti importanti, quando noi abbiamo nelle Commissioni altrettanti documenti da esaminare.

FADDA (Popolari-P.S.). Questo è offendere il Consiglio!

Voi state bloccando l'attività del Consiglio e delle Commissioni con cose inutili, con discorsi che non hanno nessun senso.

SPISSU (D.S.). Ma insomma quando c'è da lavorare non è presente e poi viene qui a farci la predica!

(Interruzioni dai banchi del centrosinistra)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, io lascio argomentare le dichiarazioni di voto a tutti, è chiaro che anche l'onorevole Corda ha bisogno di argomentare, lo invito caso mai ad usare un linguaggio più parlamentare, però colleghi non è che possiamo misurare le parole con il bilancino, sarebbe difficile.

corda (A.N.). La vostra fortuna, ma anche la nostra, è che non c'è la diretta televisiva, perché se ci fosse la diretta televisiva i sardi si renderebbero conto di che cosa siete, di quali sono le vostre intenzioni, di cosa voi fate perché la Sardegna progredisca, di cosa voi fate perché i problemi veri, quelli reali, vengano affrontati. Noi abbiamo più di 300 provvedimenti in attesa di essere esaminati da quest'Aula e voi parlate del sesso degli angeli.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, faccia la sua dichiarazione, la prego.

corda (A.N.). Zone interne, parliamone un attimino. So che vi danno fastidio queste cose perché vi tocca, "si pizziada" come si dice, però questa è la realtà, e io ve la dico così come la penso.

CUGINI (D.S). Non puoi pensare perché non hai la testa!

corda (A.N.). Tu Cugini stai buono che poi dirò qualcosina anche a te.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, lasci parlare l'onorevole Corda.

corda (A.N.). Cugini, mettiti il silenziatore che tanto perdi solo una occasione per stare zitto. Devi tacere, Cugini. Presidente, io non riesco a svolgere il mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, se vorrà fare la sua dichiarazione di voto le darò volentieri la parola, adesso lasci parlare il collega, la prego.

corda (A.N.). Presidente, io ho parlato per due minuti, la prego di consentirmi di recuperare il tempo perso.

PRESIDENTE. Quando è acceso il mio microfono il timer si interrompe, quindi lei parlerà per il tempo che le spetta.

corda (A.N.). Dicevo, visto che amano tanto analizzare i problemi, analizziamoli in trenta secondi perché più di tanto non meritano, perché di queste cose ne sento parlare da 25 anni, quindi non c'è niente di nuovo. Le zone interne sono abitate da persone così come le zone costiere. A Cagliari abbiamo quartieri, Is Mirrionis, Sant'Avendrace, Sant'Elia, CEP, che sono disastrati, che hanno una quantità di disoccupati assolutamente più elevata di quella delle così dette zone interne.

PACIFICO (Gruppo Misto). E' tutta gente che viene dall'interno. Ci sono zone del Sulcis - Iglesiente...

(Interruzioni)

corda (A.N.). Vedete, come al solito non vi piace sentire queste cose, perché non vi piace sentire che i problemi che oggi noi abbiamo non sono problemi che ha creato qualche persona sconsiderata che ha governato per due anni, o per tre anni, sono problemi che esistono amici, e se esistono è perché nessuno di voi, non di voi presenti - qualcuno sì - ma comunque della vostra coalizione, del centrosinistra o del centro o della sinistra, non li ha mai affrontati. Vi siete occupati sempre di altre cose, cioè del sesso degli angeli.

FADDA (Popolari-P.S.). Ma si vergogni!

CORDA (A.N.). Vergognatevi voi. Paolo Fadda sei qui da 25 anni, vergognati per quello che non hai fatto, e si vergognino tutti quelli che sono qui da vent'anni a fare niente, a prendere in giro i sardi, vergognatevi, dovete vergognarvi!

PRESIDENTE. Onorevole Corda, mi ascolta per cortesia?

FADDA (Popolari-P.S.). Noemi fagli un certificato. Ritiratelo!

corda (A.N.). Se noi oggi abbiamo i problemi che abbiamo in Sardegna, se non abbiamo l'acqua, se non abbiamo strade, se non abbiamo niente è perché siete stati degli...

PRESIDENTE. Onorevole Corda, mi ascolti se no le devo togliere la parola. Se il Presidente si rivolge a lei la prego di prestare attenzione. Lei deve fare la sua dichiarazione rivolto al Presidente senza polemizzare con i colleghi, questo è perfettamente inutile, poi chiaramente la interrompono, la prego, lei non chiami per nome i suoi colleghi, questo è solo fare polemica. Dica le ragioni politiche per le quali vota a favore o vota contro. Le do ancora la parola per concludere, la prego.

CORDA (A.N.). Presidente io, purtroppo, più che rivolgermi a lei come è doveroso, ho dovuto fare l'intervento per rispondere alle provocazioni violente che ho ricevuto.

PRESIDENTE. Ma questa è la fase delle dichiarazioni di voto.

CORDA (A.N.). Ed allora, siccome a questi signori non piace che gli si ricordi cosa sono stati e cosa sono, io glielo continuo a dire e glielo continuerò a dire sempre, per tutto il periodo del mio mandato, fino a che sarò qua dentro, abbiate fede, io lo farò puntualmente ogni volta.

PRESIDENTE. Onorevole Corda se lei insiste le tolgo la parola definitivamente.

CORDA (A.N.). Certo Presidente, ha ragione. Presidente, io naturalmente voterò, convinto, contro questa mozione, mi auguro che subentri il buon senso in quest'Aula e che ci occupiamo di cose concrete e non di cose che sono un'offesa reale ai sardi ed ai problemi che abbiamo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Presidente, colleghi, cercherò di essere veloce e pacato. Io stamattina ho fatto un intervento che, probabilmente, poteva essere anche provocatorio, e che confermo in pieno. Ho visto una differenza tra lo stile della mozione, le accuse contenute nella mozione e, per esempio, l'illustrazione che il collega Falconi ne ha fatto ieri sera. Secondo me il tono e il taglio erano completamente diversi. Il collega Falconi ha una certa opinione su come vanno le cose nelle nostre zone, ha anche un'idea precisa sull'impresa; ritengo che quello che ha detto ieri possa essere un importante contributo anche sulle cose che possiamo fare insieme, sia pure da schieramenti diversi.

Io stamattina, ponendo alla vostra attenzione i dati, ho semplicemente detto una cosa, ma una cosa della quale sono convinto; permettete, io sono nato forse un po' dopo di voi, quindi sono più giovane sicuramente, e fin da ragazzino ricordo che vi era una retorica esagerata, distruttiva e un lamento continuo sulle zone interne ed in particolare sulle zone nelle quali io vivo. E quindi sul mancato sviluppo, la criminalità e tutte le questioni che voi conoscete.

Io semplicemente ho detto - e questo credo sia condiviso, vorrei dirvelo, anche da persone che sono assolutamente lontane dal mio modo di pensare, dal nostro modo di pensare come centrodestra, cercando anche di ricordare molte delle dichiarazioni che hanno fatto il Sindaco di Nuoro, Zidda, e il presidente della provincia Licheri - che, invece, un qualche movimento su quei territori è avvenuto. Probabilmente voi non siete d'accordo, ed allora questo è un problema che riguarda voi.

Assessore Masala, è ovvio che io penso che le zone interne non siano come le altre zone; voglio dire, tra Orani e Sanluri esiste una differenza che è lapalissiana, certamente l'emigrazione, lo spopolamento e la povertà in Sardegna cominciano a riguardare un po' tutti, anche Arborea, ma io penso - collega Sanna - che nella mozione si parli di zone interne e, secondo me, correttamente Arborea, per esempio, non vi è compresa.

SANNA ALBERTO (D.S.). Secondo Masala non ci sono differenze!

MURGIA (A.N.). Sì, va bene, ma una piccola, corretta e garbata correzione ad alcune opinioni, siamo in democrazia, si può fare. Ma io ho sottoposto a voi una serie di dati, così come ieri Falconi ha fatto, che vanno visti in maniera positiva, perché indicano che qualcosa si muove, che il tessuto imprenditoriale pur fragile in qualche modo va avanti, che esistono sicuramente molte forme di micro credito, che sono nate molte associazioni. C'è un associazionismo debole, fragile, ma comunque diffuso anche nelle nostre zone. Nessuno di voi ha parlato del polo tecnologico nuorese, dell'università, e di una proposta che io ho fatto, peraltro criticata anche da alcuni, chiamando l'assessore Masala ad un tavolo insieme a sindacati, associazioni e imprese, nel quale abbiamo parlato di fondi comunitari chiedendo che vengano accelerati i due bandi. Abbiamo parlato, insieme ai sindacati, di intesa Stato - Regione; addirittura i sindacati, e sono abbastanza d'accordo con loro, hanno chiesto di stanziare mille miliardi per lo sviluppo, noi chiediamo che dentro il piano di rinascita vi sia un'attenzione non solo verso le zone interne, ma anche nei confronti delle situazioni disagiate, per cui io non riesco a capire perché una sinistra che si dichiara moderna, efficiente ed avanzata presenti una mozione il cui contenuto comunque suona come una smentita di cinquant'anni di battaglia che voi avete fatto per l'autonomia, per le zone interne; avete smentito, non uso altri termini, un lungo lavoro che voi avete fatto.

Lavoro che noi abbiamo giudicato fallimentare per i cinquant'anni di governo che a voi possono essere imputati, e noi diciamo: ci siamo da tre anni, con alcune storture

(Interruzioni)

però voi sapete benissimo che lo sviluppo non lo si cambia dalla mattina alla sera, e la mentalità che voi con questa mozione continuate a rafforzare, soprattutto nei giovani sardi, è una mentalità negativa, una forma mentis, una mentalità distruttiva, soprattutto perché c'è un segnale non positivo nei confronti del vasto mondo giovanile, quello che spesso e volentieri va...

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Murgia.

MURGIA (A.N.). Va ad esportare il proprio cervello, soprattutto per questo il nostro voto sarà negativo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Molto brevemente, Presidente. Io, intanto, sono stato chiamato in causa dal collega Falconi, che conosco al di là dell'attività politica, lo conosco come imprenditore e quindi ne conosco le motivazioni, però - insomma - cerchiamo di essere chiari. Questa mozione che è portata a sostegno delle zone interne privilegerebbe, o vorrebbe privilegiare un certo territorio della Sardegna a danno di altri, poi l'onorevole Falconi però si contraddice quando dice che la provincia di Oristano ha circa il 3 per cento del movimento turistico sardo, pur avendo 87 chilometri di coste. E` zona interna o non è zona interna, onorevole Falconi? Giusto per intenderci, diventa una zona interna a questo punto. Giusto per intenderci: dobbiamo considerare zona interna quello che geograficamente è all'interno della Sardegna, o è zona interna tutta la Sardegna? A me pare che sia zona interna, a questo punto, tutta la Sardegna.

SANNA ALBERTO (D. S.), Non tutta.

DIANA (A.N.). Onorevole Sanna, io non voglio scatenare il putiferio che voi avete scatenato qualche istante fa; non interrompo mai nessuno, gradirei essere rispettato quando intervengo.

E` ovvio che ci sono anche delle isole felici, è anche ovvio, e non è condivisibile, che la qualità della vita in Sardegna, come qualcuno di voi ha rilevato, sia inferiore alla qualità della vita di altri territori nazionali. Se l'indice sulla qualità della vita ha un senso, in base a tutte le classifiche di quotidiani quali Il Sole 24 Ore, Italia Oggi, e in base a tutti i rilevamenti che sono stati fatti, io credo che la qualità della vita migliore, forse, ce l'abbiamo proprio noi, se è intesa come qualità della vita. Perché è vero che le città di Bolzano e di Trieste, per fare due esempi, sono al primo e al secondo posto per la qualità della vita in tre graduatorie diverse, sulla base di una quarantina di parametri, però poi andiamo a leggere questi parametri e scopriamo che, per esempio, Trieste ha la più alta percentuale di suicidi ogni centomila abitanti, che Bolzano ha la più alta percentuale di divorzi e di uxorodici. E` questa la qualità della vita? Eppure sono ai primi posti della graduatoria redatta da Il Sole 24 Ore. Quindi la qualità della vita immagino che sia anche qualcosa di diverso.

Lo spopolamento è un fenomeno generalizzato in Sardegna: l'indicatore che ha dato l'onorevole Masala, molto opportunamente, sta proprio a dimostrare che non si può prendere per buono solo il parametro dello spopolamento, perché allora Cagliari, paradossalmente, risulta essere la zona della Sardegna che si è spopolata di più. Questo dato, che non è stato rilevato dalla Regione Sardegna, è un dato che è riconosciuto da tutti, non si capisce come venga fuori, però la città di Cagliari risulta essere quella che ha lo spopolamento maggiore in Sardegna. Io non ve lo so spiegare.

(Interruzione del Consigliere CAPELLI)

DIANA (A.N.). No, onorevole Capelli, anch'io ho pensato a questa spiegazione, ma non è così. Si tratta di cittadini nati e residenti a Cagliari che mancano e non sono andati in altre zone della Sardegna, sono fuori dalla Sardegna, perché queste analisi sono state fatte, sarebbe troppo semplicistica questa spiegazione. E in ogni caso, perché è demagogica questa mozione? E` demagogica certamente, perché tende a sfruttare il problema per salire agli onori della cronaca, in qualche modo, perché motivazioni politiche forti il centro sinistra non ne ha, non ne può tirare fuori perché ha i suoi problemi, come anche noi ne abbiamo, e in questo momento è necessario comunque investire in un qualcosa.

Io credo che il patto per l'Italia che il Governo Berlusconi sta mettendo in piedi, sia un fatto di una importanza notevolissima, perché in quel documento si parla di programmazione negoziata, chi l'ha detto che non si parla di programmazione negoziata, onorevole Biancu? Chi l'ha detto? La regionalizzazione dei patti, è vera o non è vera? Il decreto legge 138 del 2002 le dice queste cose, o no? Il decreto omnibus le dice o non le dice queste cose? Le risorse ci sono, ma come è possibile che ieri l'articolo 13 non andasse bene e che oggi vada bene per fare la ferrovia a Nuoro, per fare l'autostrada in Sardegna.

Bisogna rendersi conto che il nostro accordo con lo Stato ci deve essere, e deve essere un accordo nel quale si stabilisce il metodo e a noi sono lasciate le scelte, ma lo Stato deve essere presente, non può non essere presente, è indispensabile che lo sia. Ed allora, al di là della qualità della vita, io credo che il problema delle zone interne si possa sollevare tutti i giorni in tutte le piazze della Sardegna; io sono personalmente stanco di sentire parlare del problema delle zone interne.

PRESIDENTE. La prego, per concludere, dichiari il suo voto.

DIANA (A.N.). Dichiaro di essere contrario, glielo dico subito così non perdo tempo. Io credo che questo problema delle zone interne non vada affrontato in questo modo; io credo che sia necessario ciò che l'Assessore ha detto e ribadito, che sia necessaria una grande coesione istituzionale, quella che in questo momento non è possibile, e alla quale comunque si sta lavorando, una grande coesione istituzionale tra la Ragione, gli enti locali, le province, le comunità montane e tutti gli enti territoriali, questo sì che è fondamentale, sediamoci attorno ad un tavolo e stabiliamo adesso, subito, che cosa bisogna fare, ma non serve discutere le mozioni. Le mozioni fatte in queste modo sono veramente una perdita di tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Il Presidente della Provincia di Oristano, che adesso ha parlato nella sua veste di consigliere regionale, ha dato un sostegno acritico alla Giunta anche, credo, a scapito di quella parte grande del territorio che è la provincia di Oristano, che non può che essere considerata come zona interna, mentre invece quando parla in veste di Presidente della Provincia usa una veemenza inaudita nei confronti dell'Esecutivo e della Giunta, del potere centrale di Cagliari, che non fa quello che dovrebbe. E` un'anomalia, una contraddizione che è stata per fortuna superata in legge, vietando che il Presidente della Provincia possa essere consigliere regionale - credo che sia un fatto importante per tutti - in modo tale che si parli lo stesso linguaggio dappertutto.

Ma io credo che sia utile chiarire, assessore Masala, per lei, e per quei colleghi che hanno male inteso tutto il dibattito che c'è stato oggi, che noi abbiamo parlato di zone interne, intendendo con questo termine quelle zone che sono emarginate nella nostra regione, o per dirla con definizione europea, quelle zone con grave ritardo di sviluppo. Quindi lei, caro Assessore, nella sua replica ha dato prova di non aver ascoltato, di aver parlato di altro, di aver avuto un preconcetto, questo sì, uno schema mentale che non considera le cose che sono avvenute, perché noi abbiamo parlato di riequilibrio territoriale, e abbiamo detto un'altra cosa fondamentale, che lo spopolamento è l'altra faccia dell'inurbamento, ed è l'altra faccia del disagio che oggi esiste nelle periferie delle città, che crescono a dismisura e dove non esiste, quindi, un tessuto connettivo che faccia in modo che le persone che arrivano in cerca di lavoro si possano inurbare in maniera seria.

Questo è il punto centrale del nostro confronto. Ed allora è giusto che rivendichiamo come centro sinistra uno sviluppo armonico della nostra Isola? Io credo di sì, perché se a livello europeo avessero ragionato come lei ha ragionato nella sua replica, la Sardegna sarebbe stata mandata alla deriva, e non ci sarebbe stato nessun intervento di solidarietà nei confronti della nostra Regione che ha complessivamente un deficit, un grave ritardo di sviluppo a livello europeo.

Quindi, noi non abbiamo chiesto elemosine, e mi stupisce che l'onorevole Murgia, che adesso non vedo, abbia parlato di una sorta di retorica distruttiva. Ma di che parla l'onorevole Murgia? Ma di che parla l'onorevole Murgia? Sta parlando di qualcosa che non è emersa da nessuno degli interventi che noi abbiamo fatto. E devo dire che l'intervento che ha fatto l'onorevole Capelli, prendo la seconda parte del suo intervento, che mi è sembrata corretta e giusta, ha focalizzato una serie di questioni. Noi oggi solleviamo questi problemi non perché vogliamo in qualche misura strumentalmente attaccare questo Esecutivo; chi ha mai detto, come l'assessore Masala ha affermato, che il problema delle strade è nato quando voi vi siete insediati? Che il problema dello spopolamento è iniziato quando vi siete insediati e quant'altro? Nessuno l'ha detto. Abbiamo detto che esiste un problema, ed è un dovere di chi governa affrontarlo. Se nel passato ci sono state delle disfunzioni o delle responsabilità è giusto che vengano indicate, ma voi non potete avere sempre la testa girata all'indietro pensando che il momento vostro per governare arriverà chissà quando. Voi dovete dare conto oggi, a noi e ai sardi, di quello che state facendo, perché nessuno, assessore Masala, pretende che lei abbia la bacchetta magica, ma noi pretendiamo che nel Dpef, che nel fantomatico piano di rinascita che state contrattando, ci siano i requisiti minimi perché si possa parlare di riequilibrio. Di questo noi parliamo. Di questo parliamo, collega Murgia, e mi meraviglia che lei non sollevi la voce al pari degli altri colleghi. Mi meraviglia molto che lei non lo faccia. Noi abbiamo costruito, onorevole Murgia, gli strumenti che hanno consentito oggi...

MURGIA (A.N.). Mi meraviglia quello che stai dicendo.

PRESIDENTE. Onorevole Murgia, lasci concludere, la prego. Onorevole Pirisi dichiari il suo voto, lo supponiamo comunque.

PIRISI (D.S.). Credo che si evinca, ma lo dico esplicitamente: sarà favorevole. Presidente, mi rivolgo a lei, per dire che l'onorevole Murgia si dimentica che quegli strumenti li abbiamo costruiti noi, e posso dire anche, con una piccolissima o grandissima modestia, che anch'io vi ho contribuito. E questo merito, onorevole Murgia, va ascritto a chi ieri ha governato.

L'onorevole Miccichè ha detto che andavano cancellati gli strumenti della programmazione negoziata, ed è un membro del Governo sorretto dalla maggioranza di cui il suo partito fa parte; scusi onorevole Murgia lei sa che glielo dico con grande affetto, ma sto facendo la mia osservazione in quanto lei è oggi un rappresentante autorevole di questa maggioranza, che ha fatto l'intervento che tutti abbiamo ascoltato. Per cui, e concludo veramente, sarebbe opportuno che ci fosse un moto di orgoglio da parte di tutto il Consiglio nell'affrontare un tema soltanto, quello della solidarietà, e non della carità compassionevole come voi avete messo in essere nel Comune di Lula. Questo chiediamo, solidarietà nei confronti di tutti i territori più emarginati, così come questa solidarietà si è manifestata da parte dell'Europa nei nostri confronti, nei confronti di tutti i sardi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (SDI - SU). Presidente, intanto vorrei annunciare il voto favorevole del Gruppo dello SDI-Socialisti Uniti alla mozione e poi fare qualche breve, rapidissima considerazione a seguito del dibattito che si è svolto in Aula.

Ogni qualvolta l'opposizione ricorre ad uno strumento regolamentare, che in quanto strumento regolamentare è strumento di democrazia, da parte della maggioranza scoppia la bagarre. Io credo che la maggioranza possa essere distinta e divisa in categorie separate, differenti; quella dei rissosi offensivi, categoria alla quale credo appartenga l'onorevole Corda, e cito solo questo nome, visto che il consigliere rissoso ed offensivo si è permesso lui di citarne altri, poi ci sono i consapevoli della situazione, delle problematiche, ma la loro ragione è quella di negare, negare sempre, a tutti i costi ed in ogni caso, e poi, ahi noi! ci sono anche gli inconsapevoli.

Assessore Masala, non è che negando l'esistenza di un problema, il problema venga cancellato. Noi non possiamo cancellare i problemi con decreto, non possiamo cancellare i problemi attraverso le esternazioni e le parole; non possiamo cancellarli con le contrapposizioni dialettiche: i problemi si risolvono con i fatti, con le azioni, con le scelte, con la programmazione, destinando risorse a ciò finalizzate. Gli indicatori econometrici, e quelli sulla qualità della vita, vanno letti nella loro interezza, non possiamo citarli in parte; non possiamo estrapolare dati, perché anche l'estrapolazione di dati è un ulteriore infingimento e una ulteriore mistificazione. Non abbiamo, poi, affermato (nessuno di noi lo ha detto) che le uniche zone interne della Sardegna sono allocate nel Nuorese. Zone interne della Sardegna se ne trovano anche al di fuori del Nuorese, ivi compreso l'Oristanese, ivi compreso il Sarrabus - Gerrei, il Goceano. Non si può negare il decremento demografico evidente; non si può negare la ripresa dell'emigrazione; non si può negare la difficoltà del decollo di nuove iniziative imprenditoriali. Ma non stiamo da questa assise chiedendo atti di natura pietistica, quelli li lasciamo ai signori del Billionaire; noi vogliamo promuovere iniziative per la costruzione di un progetto Sardegna, che è altra cosa, che abbia come fulcro le zone interne. Perché in tempi lontani, tornando alle vecchie logiche dei piani di rinascita, di cui certo non sono responsabili alcuni di quelli che oggi seggono nei banchi della Giunta, allora facevano le barricate di altro tipo, si individuava una zona, quella a più alto tasso di sviluppo, nello specifico la zona di Cagliari, e si partiva dal presupposto che essa avrebbe dovuto fare da traino, che essa avrebbe dovuto portare con sé la crescita delle zone interne, e non solo del nuorese, di tutte. Così non è stato, ed oggi vorremmo che le zone interne fossero il fulcro, fossero il centro più importante di quelle iniziative.

Dire che tutta la Sardegna è "zona interna", anche se tutta la Sardegna è zona disagiata rispetto ad altri territori - ma stamani citavo un parametro per Nuoro, la mancanza di un nodo ferroviario accettabile, ne cito un altro - non è colpa vostra, ma è un dato di fatto - credo che sia l'unica città capoluogo al mondo, non solo in Italia, che non abbia un cinema e un teatro! E` un dato di fatto, ed anche quello serve per misurare la qualità della vita - dire che la Sardegna nella sua interezza è "zona interna" senza fare le dovute differenziazioni significa annegare, affossare definitivamente il problema. Ecco perché chiediamo quell'atto di consapevolezza che faccia maturare una decisione e una volontà politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, innanzitutto intendo dichiarare il mio voto favorevole a questa mozione, lo ha già detto il Capogruppo. Ma intervengo come consigliere della Sardegna perché, è stato già detto, io credo che questo non sia un problema dei colleghi che rappresentano quelle parti della Sardegna che vengono definite zona interna; io credo che sia un problema di tutti, credo che tutti in questo dibattito ci dobbiamo sentire in causa per un motivo molto semplice, perché da questo dibattito sono venute fuori alcune cose che io voglio puntualizzare. Sicuramente il confronto che deve essere fatto fra le varie parti del territorio della nostra Regione, e in particolare, dal mio punto di vista, alcune posizioni emerse dalla discussione sono da denunciare. Mi fa specie chi dice che - l'ha detto l'assessore Masala, ma anche alcuni colleghi (Balletto affermava di non avercela con i colleghi ma di essere contrario alle troppe mozioni presentate) intervenendo nel dibattito di stamattina - queste mozioni sono buffonate.

L'assessore Masala dice: "Lasciateci lavorare"; io dico anche che da questo dibattito, che è andato avanti anche in maniera confusa, emerge sicuramente una reazione da parte dei rappresentanti della maggioranza di centrodestra, che è una reazione non soltanto a questa mozione, è una reazione anche alle mozioni che dovremo discutere - sono diverse - ad esempio quelle sulla siccità e sull'emergenza idrica, quelle che, in particolare, criticano il modo con cui è stato approvato il Dpef, senza alcuna concertazione. La posizione che in qualche modo sta venendo fuori, e che io credo emerga dal dibattito di oggi, e che va sicuramente denunciata, è: "guai disturbare il manovratore". Assessore Masala, cosa vogliamo fare? Ci vogliamo vedere il 1° febbraio e il 1° ottobre? Ci vogliamo vedere alla scadenza di questa legislatura per capire qual è il risultato che voi siete riusciti ad ottenere, visto che tutto ciò che è negativo è da ascrivere alle scelte operate dai Governi che ci hanno preceduto? Io allora non c'ero, oggi sono qui per dare il mio contributo, per capire cosa questo Governo, questa maggioranza vogliono portare avanti e cosa propongono in particolare per affrontare alcune situazioni, che stiamo denunciando, come è d'obbligo da parte nostra.

Da questo dibattito è emerso sicuramente che non volete che ci sia solidarietà; se voglio solidarietà per i territori che in qualche modo voglio rappresentare in maniera più specifica, quali appunto quelli che lei dice, Porto Torres, la parte occidentale del nord della Sardegna, io devo essere solidale anche con chi, in questo momento, denuncia situazioni di forte carenza infrastrutturale, di disoccupazione, di ritardi sociali, di abbandono, di spopolamento, così come si è detto. Ed allora io mi sarei aspettato, assessore Masala, negli interventi fatti durante tutta quanta questa giornata, mi sarei aspettato che fossero portati qui alla nostra attenzione dati più precisi, quelli su cui si basano le analisi che sta portando avanti questa maggioranza, il Governo che lei rappresenta, per capire quali sono le soluzioni che devono essere poste in essere. Non soltanto dei dati statistici, che non servono a niente, che lasciano il tempo che trovano, ma i progetti, la programmazione, quella a breve, che serve per dare le risposte a chi, in questo momento, ha trovato, all'interno di questo Consiglio, voce per poter rappresentare questa situazione di forte crisi.

Qualcuno oggi ha riportato anche una situazione sociale che è di forte difficoltà: imprenditori che non si sentono più sicuri, e che probabilmente trovano più facile, forse, andare ad investire da altre parti. Beh, io credo che questo Consiglio si debba far carico anche di questi problemi, la solidarietà è anche questo, cari colleghi della maggioranza! La solidarietà significa entrare nel merito dei problemi di ogni singola parte del nostro territorio e non rifiutare il dibattito, così come si è voluto fare in queste giornate, e come io credo non debba essere fatto quando noi della minoranza solleviamo problemi di questa portata, che sicuramente devono essere affrontati e risolti.

Questo è quello che io denuncio essere emerso da questo dibattito, questo è quello che io colgo, e proprio questo atteggiamento di alcuni che avrebbero voluto qui presente la televisione, forse per poter fare sceneggiate ancora peggiori, alle quali ci hanno abituato sino ad oggi, deve essere modificato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Granella per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

GRANELLA (I DEMOCRATICI). Sarò molto breve, ma non potevo non intervenire dopo aver sentito alcuni colleghi che mi hanno preceduto. In particolare, l'intervento del collega Corda mi ha un po' sorpreso. Le dichiarazioni che ha reso il Presidente Pili sulla rinascita della Sardegna sono state considerate e giudicate nobili, nonostante si limitino ad una serie di enunciazioni di principio, senza alcuna proposta concreta, mentre la mozione del centrosinistra sulle zone interne viene considerata una perdita di tempo. Allora mi dica, siccome io sono ignorante come tutti gli esseri umani, mi dica chi sa queste cose, che cosa può fare la minoranza, forse può adottare una delibera di competenza della Giunta, o fare un decreto assessoriale, o qualcos'altro? Cosa resta alla minoranza, se non presentare mozioni, interpellanze e interrogazioni?

A una persona civile non resta altro che seguire il Regolamento, però mi meraviglia l'arroganza, chiedo scusa per il termine, se può essere considerato forte, il modo in cui dalla maggioranza arrivano queste accuse a me, perché le sento come accuse personali. Dove vi do fastidio? In che modo, con quali numeri? Non sono forte in matematica, ma mi hanno insegnato sin dalle elementari, che avere un numero in più significa essere maggioranza. Ed allora, se si è maggioranza, perché non si adempie sino in fondo a quel compito che ci si è accollato, perché non si governa? Perchè il lavoro nelle Commissioni non va avanti come dovrebbe? Anche questa è una prerogativa, è un dovere, un obbligo della maggioranza, assicurare che le Commissioni lavorino, non riunire due Commissioni contemporaneamente per parlare della stessa cosa, non si può essere così disorganizzati.

I sardi hanno bisogno di una maggioranza che governi, di qualcuno che svolga il compito per cui ha chiesto il voto. Non hanno bisogno di consiglieri che facciano gli istrioni in Aula e che, approfittando dell'ignoranza degli altri accusino chi non è in grado di far loro danno, chi gli fa probabilmente soltanto ombra, ma non è in grado di bloccarli. Quindi lavorate, se ne avete le capacità. Il mio voto sarà favorevole a questa mozione, anche se oggi si è parlato prevalentemente del nuorese, della zona centrale, ma anche un po' di tutte le zone in ritardo di sviluppo. Tra queste, a parte il Logudoro e l'Anglona, volevo citare la Gallura, dove la Costa Smeralda attrae tutti, i governanti e i turisti. Affianco e vicino alla Costa Smeralda ci sono tante famiglie di allevatori di bovini, i famosissimi bovini di Gallura, che stanno per arrivare alla fame, se non lo sono già, per la mancata movimentazione, e nessuno ne ha parlato, nemmeno i galluresi, credo, e nessuno ha preso un provvedimento per poter togliere dalla disperazione quelle famiglie, e questo provocherà non emigrazione, ma uno spopolamento per la morte civile di quelle piccole aziende, di quelle famiglie che hanno reso la Gallura importante per la Sardegna, perché il bovino gallurese, nonostante non sia un...

PRESIDENTE. Onorevole Granella, la prego, le concedo il tempo per una battuta conclusiva.

GRANELLA (I DEMOCRATICI). Solo una battuta perché non ho più voce! Il bovino gallurese, pur non essendo un animale di pregio, ci ha fatto conoscere nel mondo e ha sempre fatto sopravvivere quelle famiglie che lo allevavano. Oggi siamo quasi al punto da non avere più bovini galluresi, da non avere più famiglie che condurranno quelle aziende.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io prendo spunto da un passaggio dell'intervento dell'onorevole Granella che invitava questo Governo a governare, dicendo che sarebbe sufficiente un voto in più, e ha ragione. Ma sicuramente, collega, non si governa certamente approvando questo tipo di mozione che, per la verità, non contiene alcun elemento di cui si possa tener conto nell'azione di governo.

Come abbiamo già detto, è stato posto un giusto problema, il problema delle zone interne, è stato posto con lo strumento giusto, cioè la mozione, ma essa ha un contenuto che è essenzialmente un attacco al Governo attuale della Regione, e riferimenti addirittura al Governo nazionale, che da poco più di un anno governa nel Paese. Questo rappresenta, dal nostro punto di vista, proprio quella ammissione di responsabilità del centrosinistra perché, come ho voluto ricordare questa mattina, quando addirittura nella premessa si pongono in evidenza i tagli alla scuola pubblica, agli uffici postali, agli uffici della pubblica amministrazione, beh, c'è il riconoscimento, l'affermazione di una responsabilità che certo non è né di questo Governo nazionale, né del Governo di centrodestra di questa Regione.

(Brusii)

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, io chiederei, però, un po' di silenzio, io ho ascoltato tutti gli interventi; il vociare, anche se a bassa voce, disturba.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Pittalis.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Per quanto riguarda il territorio della provincia di Nuoro, io voglio ricordare ad alcuni colleghi, proprio del nuorese, che sono intervenuti, che non possiamo rifuggire dalle responsabilità, quelle passate. Si parlerà della responsabilità di questo Governo quando, dopo il 2004, i Sardi saranno chiamati nuovamente a confermare la fiducia in questa maggioranza, oppure a negargliela: loro sono gli arbitri e i giudici. Ma non possiamo non ricordare che proprio la provincia di Nuoro e la stragrande maggioranza dei comuni della provincia di Nuoro sono stati sempre governati, in questo ultimo decennio, da maggioranze di centrosinistra. Ed allora, si dirà: "Ma perché? Il ruolo della Provincia ha un senso?"; eccome se ce l'ha! Ce l'ha perché se ricordate bene tutta la partita della programmazione negoziata è stata proprio definita sui tavoli provinciali, con un rapporto diretto con l'allora Ministero del Tesoro. E se guardiamo all'esperienza del nuorese, Miccichè ha fatto bene a mettere in evidenza un aspetto: non che sono fallimentari gli strumenti della programmazione negoziata come, creando disinformazione, andate dicendo, ma sono state fallimentari, in molti casi, alcune iniziative che avrebbero dovuto produrre migliaia di posti di lavoro e che non hanno prodotto neanche centinaia, e che hanno portato, purtroppo, al fallimento.

Ecco perché, colleghi, allora sarebbe opportuno interrogarci sui fondi stanziati per la Sardegna centrale. L'onorevole Balia si chiedeva dove fossero le risorse; onorevole Balia, bisogna che lei si interroghi, perché ha fatto andare in perenzione lei - lo dico per la sua parte politica, per il centrosinistra - cento miliardi dei fondi destinati appunto alla Sardegna centrale, perché non si sono saputi spendere. Non è produttivo fare un atto d'accusa: la sinistra contro la destra, o la destra contro la sinistra e viceversa, ma è necessario veramente affrontare con serenità e serietà il problema...

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, le concedo, per concludere, qualche secondo ancora.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Il problema delle zone interne, iniziando a valorizzare, non sempre con la politica del piagnisteo, anche le poche cose che sono state fatte. Chiedete oggi un parere sulla nostra politica al Presidente del Consorzio dell'Università del nuorese, Bachisio Porru, che non è certamente di centrodestra, e che ringrazia veramente il ruolo che ha avuto questa maggioranza e questa Giunta; chiedete al Presidente del Govossai, che è uomo del centrosinistra; chiedete al sindaco di Ollolai, che pubblicamente ha detto che per la prima volta, in cinquant'anni di autonomia, ha ricevuto concreta attenzione, e stiamo parlando di comuni delle zone interne. E ho fatto solo alcuni esempi.

Ed allora, cari amici e colleghi, anche del centrosinistra, io dico che sicuramente ancora molto deve essere fatto, ma smettiamola di impostare i problemi sempre con il livore e il pregiudizio ideologico, perché questo non porta da nessuna parte, e certamente non contribuisce a far crescere le zone interne.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, voterò a favore della mozione. Per la verità, prendo la parola molto malvolentieri, perché mi sento un pochino infastidito, lo devo dire, non tanto dal dibattito, che ha avuto dei momenti significativi - ognuno ha dato il proprio contributo in quest'Aula - ma perché credo che ci sia l'esigenza in quest'Aula - e mi propongo, certo non oggi, di assumere l'iniziativa con altri colleghi del centrosinistra e del centrodestra che volessero, su quello che sto per dire, attivare un momento di dibattito serio in quest'Aula - di riaprire la riflessione che ogni tanto serpeggia e poi scompare, sulla nostra storia e sulle nostre responsabilità. Io ho un passato, di cui sono estremamente orgoglioso, di democratico cristiano, di popolare. So benissimo che in questa regione ci sono tanti problemi nelle zone interne, nelle zone urbane, nelle zone periferiche, che ci sono problemi di infrastrutture inadeguate, di ordine pubblico che ancora è insoddisfacente e di disoccupazione che ancora ci affligge, ma se andate a guardare la storia e il progresso che questa regione ha fatto in cinquant'anni, questo è il nocciolo, vedrete che ha compiuto una strada, con traumi anche gravi, che altri paesi sviluppati, dalla Germania all'Inghilterra, alla Francia hanno compiuto in secoli. Credo che l'onesta storica e l'esame della storia debba portare noi ex democristiani, lo dico per me che non ho mai avuto esperienze di governo nei Governi di centrosinistra, a riconoscere le insufficienze e i limiti e debba portare tutti a riconoscere i progressi fatti. Perché l'onestà storica e la lealtà storica sono la base di un confronto tra le forze politiche serie, sottraendolo al terreno della propaganda e della demagogia che se no tenta tutti ma che non ci fa fare grandi passi avanti. Allora, io credo che in quest'Aula un dibattito su quello che siamo stati, su quelli che sono i meriti e le responsabilità delle forze politiche che hanno governato, vada in qualche modo fatto.

E io mi appello a chi ha condiviso con me questa storia e che forse ha avuto più responsabilità di me. Faccio qualche esempio. Il collega Contu, che è stato Presidente del Consiglio, parlamentare, assessore ed è ancora assessore; il collega Oppi che so che è orgoglioso di questa storia; il collega Cappai che è stato dirigente della D.C., il collega Mario Floris che è stato Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, assessore, consigliere; il collega Tunis che è stato dirigente della D.C.; il collega Fantola, che ha avuto vari incarichi; il collega Pisano, che non è stato consigliere regionale ma è stato sindaco; il collega Cassano, che è stato anch'esso sindaco; il collega Onida, che è stato assessore, dirigente di partito per tanti anni; il collega Silvestro Ladu, che ha condiviso con me un'esperienza di partito popolare; il collega Fois, che è stato in Giunta e credo che sia orgoglioso della sua esperienza; il collega La Spisa, che ha condiviso un'esperienza fondamentale di cattolicesimo democratico sia pure in formazioni diverse; il collega Matteo Luridiana, che è stato segretario provinciale della D.C.; il collega Amadu, che è stato con orgoglio consigliere e assessore comunale, consigliere regionale; il collega Capelli, che ha una storia; il collega Piana, consigliere di circoscrizione; il collega Diana, consigliere comunale; il collega Biancareddu, assessore comunale; il collega Pittalis, militante, onorevole di qualità del PSDI.; la collega Lombardo, che ha una storia familiare prestigiosa nel partito socialista; il collega Pili, che ha una storia più complessa sulla quale non entro; il collega Corona, che ha una storia familiare e personale mi auguro non disconosciuta nel partito...

(Interruzioni dai banchi di A.N.)

PRESIDENTE. Colleghi vi prego di lasciar finire l'onorevole Selis anche se avrebbe impiegato un terzo del tempo se avesse elencato i colleghi non democristiani in passato. Prego consigliere Selis.

SELIS (Popolari-P.S.). Siccome mi hanno fatto perdere un minuto, sto proprio concludendo.

(Interruzioni)

SELIS (Popolari - P.S.). No, il collega Diana l'ho già ricordato. Personaggi coi quali..., no scusate, non è una battuta.

SANNA Emanuele (D.S.). Non dimenticare la famiglia Randazzo.

SELIS (Popolari - P.S.). Fatemi andare avanti perché l'elenco è lungo e ci sono suggerimenti. Alberto Randazzo credo che non disconosca la sua storia familiare. La collega Noemi Sanna è stata candidata con noi e credo che sia orgogliosa di questo.

PRESIDENTE. Concediamo qualche secondo al consigliere Selis per concludere. Prego.

SELIS (Popolari-P.S.). Altri coi quali ho mantenuto un rapporto di sincera amicizia sono i parlamentari Manunza, Tunis, per non parlare di Beppe Pisanu col quale siamo stati colleghi nel posto di lavoro e amici tanti anni, e tanti altri che il tempo non mi consente di ricordare; io mi auguro che con costoro noi riusciremo, in quest'Aula, a animare un dibattito serio su quelle che sono state certo le responsabilità e anche sui meriti della Democrazia Cristiana. E io credo storicamente che la Democrazia Cristiana, i suoi alleati di ieri in Sardegna, citavo prima i socialisti, i socialdemocratici e i sardisti, abbiano avuto un'importanza straordinaria per la crescita di questo paese che non conviene a nessuno sottovalutare così in maniera...

(Interruzioni)

SELIS (Popolari-P.S.). No, ma infatti non sei tu; sto dicendo che non conviene a nessuno sottovalutare i meriti perché sulla storia si costruisce il futuro e un paese che tende a dimenticare la sua storia, credo che abbia un futuro molto precario.

PRESIDENTE. Non l'ha detto, ma aggiungo io il partito comunista italiano, non perché io sia comunista, ma è giusto ricordarlo. Colleghi, vi prego, arriviamo alla conclusione di queste dichiarazioni perché dobbiamo votare.

Ha domandato di parlare il consigliere Dore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Brevissimamente vorrei preannunciare il voto favorevole dei componenti del Gruppo dei Democratici ed esprimere il più vivo apprezzamento per coloro che hanno predisposto questa mozione che io ritengo, contrariamente a ciò che è stato detto da diversi esponenti della maggioranza, della cosiddetta maggioranza, sia estremamente opportuna, doverosa e necessaria data la situazione che sta vivendo la Sardegna. Io non credo che, nonostante siamo qui da ieri sera a parlare di questi problemi, abbiamo perso del tempo. Io credo che tutte le persone responsabili di questo Consiglio non possano non riconoscere che questi problemi esistono, sono gravi e il Consiglio regionale, tutto, dal primo all'ultimo dei suoi componenti, debba farsene carico in modo responsabile e serio.

Per il resto, naturalmente, come dicevo prima, dichiaro che il nostro voto sarà favorevole e mi dispiace dover constatare che un'occasione come questa che poteva vederci tutti riuniti, non è stata colta ancora una volta da questa maggioranza che ancora una volta ha mostrato di che pasta è fatta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA. Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione palese, con procedimento elettronico, della mozione numero 67.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU -VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - CAPELLI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 72

votanti 70

astenuti 2

maggioranza 36

favorevoli 33

contrari 37

(Il Consiglio non approva)

Discussione della mozione Balia - Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Cogodi - Dore - Biancu - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Granella - Ibba - Manca - Masia - Pacifico - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - SELIS sulla regolamentazione dell'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati (68)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione della mozione 68 a firma Balia, Spissu, e più. Prego i colleghi di stare al proprio posto; non intendo trattenere nessuno, se uno non è interessato al dibattito faccia quello che ritiene, però chiedo un po' di silenzio e che si faccia parlare il presentatore della mozione.

Ha facoltà di parlare il consigliere Balia per illustrare la mozione.

BALIA (SDI-SU). La mozione riguarda l'uso della canapa indiana per motivi terapeutici. Da alcuni anni a questa parte il mondo scientifico del settore medico ha sviluppato una nuova consapevolezza che interpreta quello che era il detto latino, ma ne allarga gli orizzonti: primum vivere; ma non basta vivere, c'è un problema di come si vive, c'è un problema di qualità della vita, a partire in modo particolare dalla capacità di tenere sotto controllo il dolore. Da una recente indagine, per altro, emerge che in Italia nove ricoverati su dieci accusano sofferenze e che meno di un terzo degli stessi riceve cure idonee ad alleviarle.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

(Segue BALIA) Da questa consapevolezza è nata poi la legge numero 12 dell'8 febbraio 2001 sull'uso degli oppiacei, anche se molte regioni purtroppo non hanno ancora predisposto il ricettario apposito, non si sono ancora attivate perché il programma di formazione degli operatori sanitari venisse avviato ed infine, presumibilmente, le case farmaceutiche, prevedendo un basso ritorno economico, non hanno introdotto in Italia tutti i farmaci di questo tipo. Per altro, non sono ancora stati distribuiti da parte del Governo centrale i fondi necessari alle regioni per la costruzione degli hospices. Grazie a questa nuova consapevolezza, il 26 maggio scorso in tutta Italia si è celebrata la giornata nazionale del sollievo, la Gazzetta Ufficiale 29 giugno 2001, riporta le linee guida del Ministero per un ospedale senza dolore.

L'organizzazione mondiale della sanità ha promosso una sperimentazione in venti ospedali in Italia; purtroppo a questa sperimentazione, che tende all'applicazione di nuove tecniche per una degenza senza dolore, non è interessata nessuna struttura sanitaria in Sardegna. Il punto di partenza dal quale muovono gli esperti del settore è che con un margine di circa il cinque per cento di dolore riducibile, tutte le situazioni possano ricevere una risposta efficace grazie alle strategie terapeutiche di cui attualmente la medicina dispone. Purtroppo però, come dice il professor Marco Visentini, coordinatore della campagna contro il dolore, nonostante i progressi realizzati negli ultimi decenni nel campo della lotta alla sofferenza, e nonostante l'avvio della legge 12, i dati dimostrano che il dolore negli ospedali viene, in generale, sottostimato e in alcuni casi persino trascurato. E` considerata una cosa ineluttabile, quasi si trattasse di una parte integrante della cura e quindi cosa ineludibile, ineliminabile. Molto spesso, anche se non per tutti i medici, accade che, siccome essi considerano il dolore come parte del quotidiano, tendono a ritenerlo un fatto abituale, con il quale si finisce per convivere.

La mozione sulla cannabis per uso terapeutico che è formulata sulla falsariga di quella approvata dal Consiglio regionale della Lombardia, muove i passi da queste consapevolezze, e da un dato che emerge ed è di grande interesse, e cioè la scoperta che i recettori per la cannabis sono presenti non solo nel cervello e nel resto nel sistema nervoso, ma anche nelle cellule immunitarie. C'è, rispetto all'uso per fini terapeutici, una resistenza che risente principalmente, ma non esclusivamente, di due fattori. Uno dei fattori è dato dalla storica collocazione della cannabis nel campo delle droghe. Il secondo fattore è l'assenza di interesse delle grandi case farmaceutiche che operano solitamente con lucrosi brevetti su molecole di sintesi e non su piante o derivati di sostanze naturali. Così si è storicamente instaurato un pregiudizio, pregiudizio che finisce col condizionare, col compromettere, con l'impedire, allo stato delle cose, la sperimentazione clinica.

Da più parti si afferma che la cannabis è inutile perché ci sono farmaci sostitutivi con un accertato effetto analgesico; come esempio viene citata la morfina. E` vero, però io credo che non vi sia medico, non vi sia personale del settore che non abbia piena consapevolezza che la morfina è fortemente tossica, forse perfino più pesante della cannabis e, comunque, i pregiudizi in questo caso continuano ad operare anche sull'uso della morfina, per lo meno in Italia, tant'è che mentre all'estero la morfina è l'oppiaceo più usato per il malato terminale, l'Italia è rispetto a tutti gli altri paesi dell'Europa assolutamente in coda. A causa di questa concezione, si rischia di creare un mercato del dolore. La condizione del paziente merita invece partecipazione e solidarietà. Vi è una sentenza del Tribunale di Venezia che ha autorizzato un paziente malato di tumore a ricorrere alla cannabis per fini terapeutici; noi naturalmente siamo sostenitori della tesi che non debbano essere i tribunali, non debbano essere i magistrati ad autorizzare l'uso di queste sostanze, che non possano essere essi a decidere in quali casi debba potersi fare ricorso a tipi particolari di medicinali.

Così come c'è chi si reca presso la farmacia del Vaticano, che per quanto riguarda noi è considerato come uno Stato estero, per acquistare un collirio a base di canapa indiana, efficace contro il glaucoma e che non presenta assolutamente effetti collaterali. L'alzata di scudi che da più parti vi è stata non lascia ai medici la possibilità di scegliere secondo scienza e coscienza. L'introduzione della cannabis in terapia non deve essere strumentalizzata a fini politici e ideologici, c'è prima di tutto il diritto a non soffrire e la negazione di questo diritto è una violenza psicofisica. In questa materia io credo che non servano crociate, non si vuole certamente aprire attraverso questa o iniziative analoghe assunte da altri Consigli regionali, la strada al consumo di massa o allo spaccio legalizzato; si vuole però introdurre la possibilità che questi tipi di farmaci possano essere usati per motivi terapeutici e non spetta a noi, che abbiamo una funzione completamente diversa, esprimere giudizi che tra l'altro potrebbero essere intrisi di forti pregiudizi. Come dice il professor Umberto Veronesi, bisogna riaffermare la regola chiave della scienza: nel rispetto dei malati bisogna sperimentare tutte le nuove chance terapeutiche.

Io non ho fatto riferimento specifico né ho richiamato tutti i punti della mozione, i comportamenti dei vari Governi e il livello di sperimentazione al quale alcuni paesi adesso sono arrivati; lla mozione è stata distribuita, i consiglieri che ne hanno interesse presumo l'abbiano letta, si siano documentati e abbiano approfondito anche le proprie conoscenze, però voglio richiamare le legislazioni e quindi i comportamenti conseguenti che vengono seguiti in alcuni paesi europei e fuori dall'Europa. Nel Belgio il Governo ne autorizza l'uso terapeutico sperimentale solo ed esclusivamente in ambito ospedaliero; in Inghilterra è in corso la sperimentazione clinica sui malati di sclerosi multipla; entro il 2004, questa è la previsione che si trae da riviste scientifiche, potrebbe essere disponibile su prescrizione di quel servizio sanitario nazionale. In Spagna è stata autorizzata la sperimentazione di studi clinici, dovrebbe esserne approvato l'uso, entro pochissimo tempo, all'interno delle strutture ospedaliere. In Olanda la cannabis ad uso terapeutico è legale, ne è autorizzata anche la coltivazione per scopo medico. In Canada è legale sia l'uso che la coltivazione a scopo terapeutico. In California è legale l'uso a scopo terapeutico, ma è previsto che i pazienti ai quali viene somministrata debbano essere iscritti in appositi registri. Nel Nevada vi è una tessera di registrazione che autorizza i pazienti affetti da un certo tipo di malattia - per esempio AIDS, cancro, glaucoma - a farne uso.

Questi sono i riferimenti più importanti, la mozione ne indica anche di ulteriori. Io chiedo che venga considerata, esaminata, che ci si esprima in maniera ponderata, che si rifletta, che non ci si esprima per pregiudizi, di qualunque natura essi siano, e tanto meno che ci si esprima sulla base di pregiudizi di natura ideologica. Io credo che non servano, non servono in quest'Aula, non servono soprattutto ai pazienti che vivono con sofferenza. Il dolore è sofferenza e per questo si chiede un'espressione consapevole. Il dolore oltre che sofferenza però è anche emarginazione, emarginazione dalla vita sociale, emarginazione dalla vita civile; il dolore è disperazione, il dolore si traduce in solitudine. Per quel poco che noi possiamo fare vorremmo contribuire ad alleviare questo problema in maniera seria, rigorosa, scientemente, senza pregiudizi, ma con molto giudizio. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ricordo a tutti i colleghi che l'iscrizione a parlare deve avvenire durante l'intervento del collega Liori.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io apprezzo la proposta dell'onorevole Balia perché credo e reputo che sia ispirata da principi nobili e anche da una convinzione personale, anche se non la condivido. Non la condivido per una serie di motivi che vado ad elencare: prima di tutto per i tempi, perché in questi giorni il Consiglio è bloccato a discutere cinque o sei mozioni, che avrebbero potuto trovare altri spazi e altri momenti di discussione, mentre la società sarda si attende da noi risposte certamente più cogenti su altri temi più importanti di attualità, o anche la discussione di leggi che giacciono nelle Commissioni o che già sono state approvate in Commissione e che attendono di essere esitate dall'Aula. Ne cito una per tutte: quella sull'istituzione dell'ARPA. Ma in ogni caso io faccio il medico e capisco l'importanza che può avere, per la dignità di una persona ammalata, un paziente terminale o un malato di qualunque malattia che possa far soffrire in maniera, oserei dire, quasi inumana una persona, quale sia l'importanza di un farmaco che allevia il dolore. Il fatto che si riuscisse ad alleviare il dolore era considerata nel passato una virtù riservata alla divinità. E gli uomini al dolore hanno dedicato tanta attenzione, anche nella letteratura, nella scienza, ma in ogni caso è chiaro che la medicina si è posta questi problemi e ha trovato tante risposte, risposte sempre di carattere scientifico. Per quanto riguarda l'uso dei farmaci naturali come la cannabis, io, essendo cardiologo, faccio l'esempio di uno dei farmaci più importanti nella cardiologia: la digitale, che in passato veniva usata in maniera empirica facendo anche danni, anche a causa dell'incapacità di gestirne il dosaggio da parte di medici anche preparati; oggi la stessa sostanza ottenuta per sintesi si usa con maggiore capacità, si usa sotto stretto controllo medico, dopo che i procedimenti di preparazione sono stati standardizzati, questo farmaco si può dosare al milligrammo e se ne conosce perfettamente l'uso.

Oggi, sulla spinta di associazioni culturali, di movimenti di opinione, di movimenti politici, si cavalca l'uso terapeutico della marijuana in particolari condizioni. Io so che la medicina ha dato tante risposte, anche non convenzionali, per alleviare il dolore, ne cito una per tutte: l'agopuntura, che è un sistema analgesico che pur non essendo proprio della medicina occidentale, ha trovato anche nel nostro mondo un utilizzo importante, soprattutto perché gli altri usi poco li condivido, ed oggi è stato riconosciuto anche che ha basi scientifiche di conoscenza profonda per cui la sua applicazione è stata considerata alle volte anche alternativa e indispensabile, perché in casi di allergia ad altri analgesici o ad altri sistemi di anestesia l'agopuntura ha trovato degli spazi di elezione, come si dice in medicina. Però credo che la politica si debba occupare di altri casi, non per togliere importanza al problema sollevato dal collega Balia, perché esistono dei procedimenti, esistono degli spazi ed esistono anche dei sistemi di scelta di qualunque tipo di farmaco, per l'accreditamento, per l'utilizzo ed anche per la dispensazione dei farmaci da parte del sistema sanitario nazionale. E quando la politica entra in questo campo rischia di fare danni; certamente un caso simile si è verificato qualche anno fa, cavalcato indistintamente da persone di destra e da persone di sinistra - allora addirittura lo cavalcava forse più di tutti un sottosegretario alla Sanità, persona che io conosco da tanti anni e che stimo, l'onorevole Giulio Conti - cavalcalo cito come esempio per tuti: l'uso della terapia Di Bella in campo farmaceutico. Si stimolarono delle attività, sorsero tanti movimenti, si creò una grande confusione, soprattutto si alimentarono aspettative che poi non trovarono riscontro e la politica diede un brutto esempio...

FADDA (Popolari -P.S.) La destra in modo particolare.

LIORI (A.N.). Diede un brutto esempio; tu sai bene Paolo che io non fui mai d'accordo su questo modo di procedere, perché la politica deve occuparsi di altre cose. Credo che la medicina abbia i propri campi di azione, abbia i propri sistemi che sono collaudati e che in ogni caso hanno migliorato le condizioni dell'umanità e hanno dato certamente i suoi frutti soprattutto negli ultimi 100/150 anni con tutti i difetti, con tutti gli interessi, che critichiamo, delle case farmaceutiche, la cui attività, comunque, non sempre è dettata da malafede o da motivi ignobili.

Io direi che la prudenza non è mai troppa, c'è un movimento in particolare che spinge per l'uso della cannabis nei malati di sclerosi multipla, che da questa terapia troverebbero alleviamento al loro dolore. A parte che noi conosciamo l'effetto placebo e sappiamo quanta possibilità abbia di incidere la psiche nelle risposte farmacologiche, in ogni caso io credo che l'uso di un farmaco come questo la cui dispensazione è lasciata all'utilizzo personale del singolo malato, certamente costituisca una spinta verso l'abuso, e credo in ogni caso che l'approvazione di una mozione come questa verrebbe vista dalla gente come un segnale di allentamento dell'attenzione che la società deve avere verso il problema più complessivo dell'utilizzo degli oppiacei e comunque delle sostanze psicotrope e degli allucinogeni, eccetera. Credo che l'onorevole Balia non si offenderà se un medico come me, un collega che la stima, non sosterrà questa mozione; ma non perché non credo che non ci sia uno spazio per l'utilizzo della cannabis in senso medico e che non possa trovare una dignità di farmaco, anche da dispensare con il sistema sanitario nazionale, se sarà il caso, però non dobbiamo essere noi politici a spingere in un senso o in un'altro, deve essere il mondo della sanità a trovare da solo i momenti, i criteri, i modi e anche i tempi più giusti per decidere se questo sia da realizzarsi o meno e quando.

Quindi io credo che non ci sia bisogno di una spinta dei Consigli regionali, dei Consigli comunali, dei Parlamenti, che debbono interessarsi di altro. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (SDI - SU). Signor Presidente, io voglio ricordare che questa mozione non pretende di rivoluzionare il mondo della medicina o il mondo della sanità, ma si propone soltanto di informare il Governo nazionale che questo Consiglio regionale, attraverso il Presidente della Giunta e il Presidente del Consiglio, ritiene che sia necessario addivenire ad una legge che permetta di regolamentare l'uso della canapa indiana a scopi terapeutici. Quindi è una mozione che mi sembra proprio difficile pensare di non poter approvare, perché è una mozione che non ha nessuna controindicazione, o nessun effetto collaterale, come si dice in medicina per i farmaci. E` una mozione di indirizzo, che tende certamente a discriminare un atteggiamento di carattere proibizionistico sull'uso di un prodotto che, se mal utilizzato, può avere destinazioni differenti rispetto a quelle delle quali si sta parlando in questa occasione, e che sono state ben esposte dall'onorevole Balia che ha illustrato la mozione. Allora io ritengo che ci siano molti modi per far avanzare la medicina; uno di questi modi è dare alle scoperte scientifiche dignità, valore e forza legale attraverso il loro inserimento in atti normativi che promanano dallo Stato e disciplinano l'azione degli organi amministrativamente subordinati sul piano gerarchico. Perché qualunque cosa noi abbiamo studiato in medicina non è stato possibile applicarla nell'ambito del servizio sanitario nazionale e regionale se non trovava spazio all'interno di una norma di legge. Tutti noi abbiamo studiato l'interruzione volontaria di gravidanza, ma nessuno poteva realizzare l'interruzione volontaria di gravidanza in maniera legittima e legale fino a che non l'ha consentito una legge. Allora questo significa che questa è una riserva che è preclusa alla politica, alla politica compete infatti l'immettere le scoperte scientifiche all'interno del sistema legislativo e giurisprudenziale, perché in assenza di ciò esse non possono essere applicate. Potrei fare l'esempio della fecondazione eterologa, potrei fare molti esempi, ma non è questo il caso.

Ritorno un attimo ai contenuti della mozione, perché mentre l'onorevole Balia parlava e l'onorevole Liori svolgeva il suo intervento mi è venuta in mente la richiesta che l'assessore Oppi ha avanzato, mi pare ieri o avant'ieri, al Presidente del Consiglio di svolgere un dibattito sui problemi della Sanità. Ma io credo che intanto già questa può essere un'occasione, per fare una riflessione sull'attuale livello qualitativo di assistenza nel nostro servizio sanitario regionale, seppure particolarmente orientato e finalizzato a cercare di capire qual è oggi il livello di intervento che il nostro servizio sanitario regionale riesce a garantire a favore dei pazienti, prevalentemente oncologici, soprattutto quelli terminali, soprattutto quelle molte migliaia di pazienti nei confronti dei quali oggi il nostro sistema sanitario regionale è sotto dimensionato rispetto ai bisogni che dovrebbe soddisfare. Perché è facile dire: "Parliamo di dolore, togliamo il dolore", noi qui non stiamo parlando del dolore in generale, perché il dolore in generale al limite, se vogliamo, ha anche un effetto positivo, è un fatto benefico, perché è una reazione di difesa che permette la sopravvivenza dell'individuo e la sopravvivenza della specie, quindi questa forma di dolore non solo non va spenta, ma va addirittura utilizzata. Noi invece qui stiamo parlando di quelle forme di dolore cronico, costante, che non ti abbandonano mai, di giorno e di notte, che non ti permettono di dormire, che non ti permettono di avere relazioni sociali, quella forma di dolore che tu non riesci a superare e che non si riesce a vincere, a causa della quale speri di morire, perché la morte rappresenta in alcuni casi una speranza di liberazione rispetto alla gravità di questa sindrome dolorosa cronica persistente.

Realizzare un servizio sanitario regionale che dia risposte al bisogno di alleviare questo tipo di dolore, non è compito della medicina, è compito della politica, è compito di questo Consiglio regionale. Perché io sono convinto che la battaglia dei prossimi anni in ambito medico sarà la battaglia dell'eutanasia, o meglio sarà la battaglia contro l'eutanasia, nel senso che sarà la battaglia per togliere, per sottrarre le condizioni che spingono l'uomo a ricercare e a richiedere l'eutanasia. E più il dolore è cronico e più il dolore non è combattuto più la persistenza del dolore cronico avvicina l'uomo all'eutanasia. Credo che tutte le volte che questo accade rappresenti un fallimento dell'organizzazione sociale, dell'organizzazione sanitaria, rappresenti un rallentamento del progresso civile di questa società che, come prima cosa, come diceva Balia, deve assicurare ai cittadini una buona qualità della vita e aggiungere anni alla vita, visto che ormai l'età media della nostra popolazione è passata, anche recentemente, da 74 a 76 anni per gli uomini e da 78 a 79 per le donne.

Da questo punto di vista io dico che noi dobbiamo superare la concezione e la cultura fatalistica nei confronti del dolore perché oggi il dolore si può combattere e si può vincere, noi dobbiamo cercare attraverso la terapia del dolore di permettere che tutti coloro che oggi ne sono affetti continuino a poter vivere in maniera dignitosa, possibilmente all'interno delle loro famiglie, perché non possiamo pensare di costruire un servizio sanitario regionale che releghi la moltitudine di questi pazienti all'interno degli ospedali o all'interno degli hospices. Dobbiamo cercare di creare un sistema che permetta di assistere questi pazienti presso le famiglie, dobbiamo cercare di costruire intorno a questo sistema un'assistenza domiciliare integrata, che si avvalga di tutte le figure professionali operanti, dai medici di medicina generale ai medici specialisti, in maniera particolare gli anestesisti e i rianimatori, insieme agli infermieri professionali e a tutte le altre figure del comparto che, a seguito dell'ultimo contratto collettivo nazionale di lavoro, hanno superato il limite e gli steccati del mansionario, che non gli permetteva sino ad ora di accedere a funzioni territoriali. A queste figure dobbiamo aggiungere il volontariato, e devo dire da questo punto di vista che dovremmo anche cercare di pensare ad un volontariato che non sia sostitutivo della funzione pubblica, ma integrativo della funzione pubblica, perché la Lega Italiana per la lotta contro i tumori e l'Associazione Uniti contro il dolore oggi rappresentano nella realtà cagliaritana e dell'hinterland...

PRESIDENTE. Concluda onorevole Ibba.

IBBA (S.D.I.-S.U.). Sì, grazie, sarò brevissimo. Dicevo che tali associazioni rappresentano il massimo punto di riferimento per garantire l'assistenza dal punto di vista della qualità della vita alla maggioranza di questi pazienti. Credo sai mio dovere suggerire all'Assessore regionale della sanità l'elaborazione di un progetto specifico contro il dolore che tenga conto dell'utilizzo delle figure professionali che ho citato, della possibilità di creare una cultura specifica per quelli che sono già professionalizzati e una professionalità specifica per quelli che non ce l'hanno, per individuare le linee guida delle cure palliative e per addivenire, a monte di tutto questo, ad una definizione della condizione statistico-epidemiologica sulla diffusione e sulla presenza di questi malati nel nostro territorio regionale.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Ibba. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Io credo che mentre prima la discussione della mozione sulle zone interne è stata in qualche modo territorio di scontro tra i rappresentanti del territorio delle zone interne appunto, la discussione su questa mozione sarà

SANNA EMANUELE (D.S.). La cannabis ci riunirà.

CAPELLI (U.D.C.). Il territorio dei colleghi medici che si occupano con molta più professionalità, capacità e conoscenza del problema specifico.

Voglio essere brevissimo anche perché quando si è d'accordo, credo che ci sia poco da aggiungere, per cui credo che ci sia pochissimo da discutere nel merito. Però, quando poi si iniziano le discussioni, a volte si propongono degli argomenti che forse sarebbe meglio evitare, perché paragonare, secondo me erroneamente, magari per controbattere quello che diceva l'onorevole Liori, una sollecitazione al Governo nazionale affinché intervenga a favore dell'utilizzo della cannabis nella terapia del dolore, a decisioni quali quelle sulla fecondazione eterologa, l'aborto, la clonazione, l'eutanasia, credo che non sia corretto, perché sono decisioni totalmente diverse che implicano concezioni morali, ideali, valori che niente hanno a che vedere con una scelta di tipo scientifico quale quella dell'uso terapeutico della cannabis e specificatamente dei tetraidrocannabinoidi nella terapia del dolore.

Specifico questo perché è vero che la politica deve intervenire, è giusto che debba intervenire perché deve autorizzare la scienza a procedere in tutte quelle attività che consentano un miglioramento della vita, e specificatamente nella terapia del dolore. Ma credo che non sia da confondere l'utilizzo degli oppiacei per esempio rispetto a quello dei derivati della cannabis, che si può sollecitare sicuramente; tali derivati sono stati paragonati agli oppiacei, è stato detto qui, forse è sfuggito; non mi sembra la stessa cosa, per le mie poche conoscenze. Credo pertanto che sia giusto chiedere che dall'elenco, sicuramente non userò i termini corretti, degli stupefacenti sia tolto il derivato del tetraidrocannabinoide, cioè della cannabis, sia sotto forma di derivato della resina, sia sotto forma di derivato della foglia, perché niente hanno a che vedere con gli stupefacenti. Questo è dimostrato scientificamente e nessuno lo discute, però noi li abbiamo ancora in quell'elenco speciale di farmaci, quali la morfina, che è stata richiamata poc'anzi, che nulla hanno a che vedere con la cannabis e i suoi derivati, e questo potrebbe essere modificato con un decreto ministeriale che potrebbe semplicemente escluderli dall'elenco e quindi renderne più agevole l'utilizzo.

Così come è vero che gli stati dell'Arizona, Alaska, Colorado, Nevada, Oregon hanno approvato l'uso terapeutico della marijuana per i malati terminali di tumore e di Aids, ma io credo che voi abbiate ben presente, meglio di me, che cosa sia un malato terminale, in quali condizioni viva, quale sia il dolore di un malato terminale; la mozione chiede che sia autorizzata la sperimentazione, non l'utilizzo, la sperimentazione sui malati terminali. Così, continuo, l'efficacia terapeutica dei cannabinoidi nella terapia della sclerosi multipla è in via di sperimentazione, così come è detto giustamente e correttamente nella mozione, così come è vero che il Ministro della sanità francese ha riconosciuto che è meno dannosa del tabacco e dell'alcol, che è chiaro che per i suoi effetti sul fegato ha delle conseguenze non sicuramente paragonabili ad essi, anche perché il tabacco e l'alcol non sono utilizzati a fini terapeutici, tutt'altro, tabacco e alcol sono esclusi dall'utilizzo a fini terapeutici, perciò quello che ha riconosciuto la Francia, che è stato messo in discussione è una cosa quanto meno scontata. Anche l'uso per i pazienti affetti dalla sindrome di Gilles è in via di sperimentazione.

Pertanto condivido e condividiamo la mozione, la sosteniamo e voteremo a favore, a sostegno della mozione, però se fosse possibile forse sarebbe meglio chiedere al Governo e al Parlamento - a nostro avviso sarebbe più corretto, ma lo sottoponiamo ad una vostra valutazione - un intervento che favorisca e acceleri la sperimentazione, che porti alla regolamentazione dell'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati, anche perché non è possibile, così come detto, regolamentarne l'uso medico, se non c'è stata preventivamente la corretta sperimentazione scientifica. Se questo è il significato non proponiamo correzioni va bene, mi sentivo invece di sottolinearlo, perché abbiamo preso in esame questa mozione senza pregiudizio e senza preconcetti, che non fanno parte della nostra cultura.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. Sono pervenute a questa Presidenza le richieste di alcuni Gruppi politici di sospendere i lavori per consentire lo svolgimento di alcune riunioni, mancando dieci minuti al normale orario di chiusura, chiudiamo ora la seduta; i lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10; ci sono ancora quattro iscritti a parlare, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Sanna Emanuele.

La seduta è tolta alle ore 19 e 55.